CARLO DOSSI.

NOTE AZZURRE.
Dietro scena dei miei libri.

Trascrizione elettronica ad uso esclusivo dei non vedenti curata da:
Marina De Stasio, Clelia Mussari, Claudio Paganelli.
Parte sesta.

5001. L.d.B. - Vita artificiale - Descrizione di un ambiente e di persone che
non sussistono se non per mezzi artificiali: dalla terra l'uomo ha spremuto
tutto il succo che essa poteva dare, la esagerata produzione l'ha esaurita e
cos anche l'abuso dei nervi e dei muscoli ha esaurito l'uomo. Non si procede
quindi che a forza di eccitanti e di succedanei. Al sole per cos dire bianco,
 sostituito il sole nero (carbone) -: il cibo si fabbrica non pi dal
vegetale e dall'animale, ma dal solo minerale (ferro, arsenico, ecc.): nelle
case, ne' giardini vedi fiori che non si adaquano ma si spolverano: dentiere
di metallo, stomaci di guttaperca, apparecchi ortopedici fanno da gambe e da
braccia ecc. ecc.
5002. Degli intimi rapporti fra la costituzione fisica e l'espressione
letteraria o morale. Sarebbe questo un tema, il cui svolgimento
interesserebbe in pari misura la medicina e la letteratura. Per es. dalla
maggiore o minore celerit del circolo sanguigno, dalle sue intermittenze o
dalla sua continuit, pu ricavarsi il vero ritratto dello stile di uno
scrittore e delle idee di un pensatore. Opere lunghe, eguali, tornite, non le
pu dare che uno in cui la vita fluisce pacatamente costante. Opere a sbalzi,
di corto fiato le offre chi va soggetto a ineguaglianze nella circolazione.
Reciprocamente nella diagnosi delle malattie che affliggono gli uomini di
lettere, i medici potrebbero ottenere preziose indicazioni - indicazioni assai
pi sicure di quelle che pu dar loro l'auscultazione e la percussione - dalla
meditata lettura degli scritti di quelli stessi letterati, ecc. <Rovani,
parlando della poesia di Leopardi, concludeva spesso: La sent semper el
goeub.>
5003. R.F. I miei vecchi avevano non solo la debolezza di ber molte bottiglie
di vino, ma di riporne rilevanti quantit in nascondigli. A Montecalvo dura
tuttora la tradizione che D.na Luigia, moglie del nonno, abbia fatto murare
ne' sotterranei del Castello 10.000 bottiglie di. moscato bianco. A Pavia, nel
palazzo gi nostro in via Corti, l'Arnaboldi suo attuale possessore, nel fare
abbattere un muro scoperse un deposito di un migliajo di bottiglie di
Bordeaux, celatevi a quanto sembra da una cinquantina d'anni. La vecchiezza
aveva per fatta svanire ogni forza a quel vino, diventato aqua cattiva.
5003 [bis]. Mio zio paterno, Gaetano Pisani, gran bevitore come suo padre
Carlo [rasura]. Di notte capitava in camera de' suoi figli (ne aveva quattro e
maschi) li svegliava, e lor teneva in camicia de' predicozzi politici sui
partiti e si scaldava e se la pigliava con avversari imaginari, ecc. E guai a
chi de' suoi forzati ascoltatori si appisolasse. Vergogna! gridava D.n
Gaetano - Un figlio dormire mentre suo padre parla - e gi uno scapellotto.
5004. Gor. La sorella di Gorini, moglie del D.r Arpesani di Milano, era
anch'essa, come il marito e il fratello, donna forte e patriotica. Essendole
stato il marito, per delitti politici, condannato ai lavori forzati e
trasportato a Mantova, essa si rec col figliolino Ercole in questa citt e
tanto fece pubblicamente per mostrare che divideva i sentimenti del marito,
che venne incarcerata pur essa e pot cos passare un mese per condanna de'
giudici, nell'ergastolo, e per piet de' secondini nel medesimo carcere del
D.r Arpesani.
5005. Fu un'epoca in Italia dal 1820 al 1860 circa che tutto quanto vi ha di
pi sgraziato nel gusto e di peggiore nella fabbricazione si era introdotto
nell'arte o nelle industrie paesane. Le foggie degli abiti erano quanto mai
ridicole. I mobili, gli addobbi di quel tempo fanno, oggi, schifo. Basterebbe
descrivere un appartamento d'allora, con certe tendine da parrucchiere, certe
forme di divani e sedie incomodissime, certe litografie appese alle pareti
ecc. - basterebbe sfogliare una di quelle strenne dorate che il Ripamonti
Carpano dava allora alla luce al principio di ogni anno, per persuadersene -
5006. T. Cremona dipinse anche, a tempera, una colossale Fama per una sala
destinata ad una occasionale premiazione: fu poi, dopo una dozzina di anni,
ritrovata dai Grubicy, i quali l'aquistarono col solo compenso di una mancia
al facchino che la rec nel loro magazzino, e vendettero per 500 lire allo
scultore Barzaghi. <E dipinse (a fresco?) due personaggi medio[e]vali pel Duca
Scotti di Milano> - Cremona, mini sull'avorio parecchi magnifici ritratti;
fra gli altri, uno dell'Erminia Mayor, or posseduto (1882) dal S.r Emilio
Civelli, uno di Gina Possenti, posseduto <prima> da Guido Pisani <e ora da me
(1906)>, uno di Maria Marozzi, di propriet di questa ecc. - Nello studio di
T. Cremona, era per terra un mucchio di disegni e aqueforti, sul quale spesso
egli o i suoi amici si gettavano, in mancanza di letti, a dormire. Certo
Fontana, approfittando dei molti momenti di miseria di Tranquillo, gli offerse
40 lire per quel mucchio. E Tranquillo glielo cedette allegramente. Solo in
aquaforti di Rembrandt, di cui Tranquillo aveva la quasi completa collezione,
quel cumulo valeva cinquanta volte pi delle 40 lire pagate. Comprendeva pure
molti studi di costumi delineati da Cornienti, interessantissimi. Fontana fece
una scelta accurata delle cose di Cremona e con esse mise insieme un magnifico
album, che oggi pu dirsi inestimabile. <C. si recava a mangiare con la moglie
e la sorella di questa in un'osteria in via Solferino. Col manzo usava
prendere una salsa verde di prezzemolo. Nella salsiera un giorno trov un
bacherozzo. - Non fece altro che tirarlo un po' in disparte e poi si serv,
indifferente, della salsa, e cos ne' giorni seguenti, finch lo scarafaggio
non rimase al secco.>
5007. Di grossi lavori di appalto che promettono pingui lucri, gl'imprenditori
romaneschi dicono:  lavoro che ce se magna co la forchetta d'argento - Fra i
costruttori di case della nuova Roma, corse poi il proverbio, per le case che
appena murate vengono, bench non asciutte, affittate: er primo anno,  pe' li
nemici, er sicondo pe' li amici, er terzo pe' noi.
5008. Pensieri di epigrafi ed epitafi. - Dedicando i Ritratti di famiglia alla
memoria del babbo mio, v'inscriverei queste parole A colui che mi diede la
vita - e cui la rid - Altre dediche di altri libri potrebbero essere queste
a chi mi compra - Ai pochi - che mi vogliono bene - ed ai moltissimi - cui
ne voglio io - A Tranquillo Cremona - pittore d'affetti - A Lei che verr
- A mio zio Alberto - che mi fece del bene - quantunque parente - Ai neri
tuoi occhi che rapirono i miei.
5009. Il giorno 17 segna in questa parte della mia vita [rasura] avvenimenti
importanti [rasura] - Il 17 dicembre 1875 - nascita di Ida Carlotta figlia di
Guido Pisani Dossi mio fratello - il 17 maggio 1882 morte di Ida Pisani
Quinterio, mia mamma. [rasura] <17 marzo 1851 nascita di Edmondo Mayor mio
amicissimo. 17 giugno 1886 + del bambino di Mayor che io con Bodio avevo
presentato all'ufficio di Stato civile. 17 sett. 87 mio passaggio nelle
Legazioni - 27 sez. del d[iritt]o. Purtroppo, non definitiva!>
5010. Rovani l'elegante, portava nel '57 cravatta coi ballonitt, e calzon
color mognaga.
5011. L.d.B. - La voce del furto - Se ciascuna cosa dicesse ad alta voce la
sua provenienza furtiva qual grido, qual muggito si eleverebbe dal mondo! Non
vi sarebbe periodo di libro che non strillasse - Negli edifici romani composti
di marmi antichi si sentirebbero voci greche, latine, egizie - E quanti
altarini si scoprirebbero! Il piatto che tu hai pagato per lepre, griderebbe
gnao - la stoffa che ti vendettero per seta, farebbe bee! ecc. ecc.
5012. R.U. Parte Ufficiale - Gli Impiegati (v. sparsim) - Il padrone di casa,
Travet, ha le brettelle fatte colle fasciette degli incartamenti - Sua moglie
lega qualunque pacchetto, fa i lacci delle camicie de' bimbi ecc. con nastrini
di seta dai 3 colori... La ceralacca ufficiale serve per le bottiglie, o
sciolta nello spirito, pure dell'ufficio,  usata come vernice pei mobili ecc.
5013. <(rip. al 5080)> marzo 1883 - Il S.r Emilio Bignami, caposezione al
M[iniste]ro di Grazia e Giustizia possiede una bellissima testina a olio, di
paggio, opera di T. Cremona. Fu guadagnata da suo zio Monsignor Bignami alla
lotteria annuale della Societ di Belle Arti di Milano, nell'estrazione del
1860. Sul catalogo di quella Societ era segnata col prezzo di Lire 200. E'
della prima maniera di Tranquillo. <Aquistata da A. Pisani Dossi nel 1897 per
Lire 400.>
5014. L'animo del neonato, borsa vuota. Giornalmente, vi cadono entro gli
spiccioli della memoria, e il borsello comincia a gonfiarsi - e tintinna.
Crescono le memorie e il borsello suona pi ancora. Ma la borsa  zeppa. Non
suona pi. La volont tenta di forzarvi entro nuove memorie: la borsa scoppia
- e tutte le memorie si effondono, n c' pi filo al rammendo - Il nascente
animo dell'uomo potrebbe poi anche assomigliarsi o ad un trasparentissimo
vetro o ad un aere permeabilissimo. Le imagini, che sul veicolo della luce
entrano nell'uomo per la strada degli occhi, o su quello de' suoni per la via
delle orecchie, passano dapprincipio senza quasi fermarsi attraverso il vetro,
attraverso l'aere. Ma, a forza di esser solcato - e per cos dire frustato da
imagini, il vetro prende qualche opacit, l'aere qualche consistenza. Donde un
primo lievissimo ostacolo alle imagini che si presentano per oltrepassare e
una sosta di queste, non vinta senza che le imagini rimettano di s qualche
frammento. Il vetro comincia allora a diventare uno specchio, l'aere,
solidificandosi, una parete contro di cui si ripercuotono, si attaccano le
imagini. Cos si forma un primo sedimento d'idee nell'uomo, cos ha origine la
nostra coscienza. La coscienza umana si pu credere quindi fatta della stessa
materia con cui sono costituite le imagini che si presentano al di lei
giudizio: il che viene a dire che  sempre giudice e parte. E per la
coscienza, sia individuale che nazionale od umanitaria, sarebbe una
fallacissima guida.
5015. Schema di figura rappresentante le relazioni di vicinanza e di
proporzione, tra il genio, la follia, il cretinismo e la mediocrit.
1 Follia - 2 Cretinismo - 3 Genio - 4 Mediocrit.
I dati statistici che si raccoglieranno nel corso di qualche generazione
avvenire potranno dare le proporzioni approssimative di ciascuno dei sudetti
campi rispetto all'altro.
5016. <tripl.> Un governo, perch sussista, non pu essere, almeno nella
grandissima parte de' suoi atti, che conservatore. Volerlo senza fine
progressivo anzi rivoluzionario  un sogno. Distruggerebbe s stesso.
Qualunque governo che esista rappresenta infatti il progresso o la rivoluzione
ad esso anteriori, iniziate e condotte dagli uomini e dai discendenti degli
uomini che lo compongono, i quali sono quindi interessati, una volta raggiunto
il loro scopo, a mantenerlo. Progresso e Governo sono due termini
contradditori, il primo  moto, l'altro  stato. Il progresso attivo non pu
verificarsi che al di fuori del Governo, e siccome  legge ineluttabile e
destinata sempre a trionfare, i suoi aderenti finiscono a prendere il posto e
il potere di chi contrastava loro, e diventano allora, alla lor volta,
conservatori delle idee proprie. Negli Stati dove non vi sono partiti, il
progresso governativo non si ottiene che colle rivolte e coi cambiamenti di
forma di governo. Dove esistano, basta l'alternarsi dei medesimi al governo,
il quale pu quindi durare nelle sue forme esterne (monarchia, repubblica
ecc.) per lunghissimo tempo, inalterato.
5017. Non rado, la bugia  una verit anticipata - e ci tanto nei rapporti
generali che nei personali. Nei generali, si affermano spesso conquiste della
mente umana che si ottennero poi. Nei particolari, valga il seg. esempio. Tale
deve eseguire un lavoro. Il committente glielo chiede. E' fatto risponde
l'artefice - Il lavoro non  fatto ancora ma l'indomani lo sar. L'artefice
colla sua risposta ha fatto quindi una anticipazione sulla verit.
5018. P.O. Le religioni, e le filosofie, dicono ed impongono di fare il bene e
di non fare il male - di seguire la virt, di fuggire il vizio. Ora finch si
tratta di bene o di male, per cos dire, intero, di virt o di vizio per dir
cos completo, facile  il giudizio e la condotta cui attenersi. Senonch - e
questo specialmente coll'affinarsi dell'umano intelletto - sono atti che non
si potrebbero completamente chiamare buoni o malvagi, sonvi qualit che non si
potrebbero ricisamente tacciar di viziose o lodare di buone. Inoltre uno
stesso atto, a chi guarda le cose con filosofica equit, pu per le
circostanze che lo accompagnano, apparire diversissimo. Non bastano quindi i
decaloghi e i precetti delle religioni e i consigli delle filosofie per
giudicare e condursi come si deve nel mondo: ma ci vuole il criterio della
opportunit ecc. Ora nel P. dell'O. il Dossi vorrebbe appunto occuparsi di
quelle mezze tinte, tutte moderne, tra il vizio e la virt, tra il bene ed il
male etc.
5019. La Ghiaia di Roma (V. 4842). Il mosaico antico romano generalmente
bianco e nero, a pezzetti minutissimi e legatissimi d al piede la grata
sensazione di un tappeto, mollemente stagno. Pare, su di esso, di camminare su
pelle di guanto. Si direbbe che tenga caldo. Per farne lo sperimento basta una
passeggiatella nelle sale vaticane. Se il piede non ha scarpa elastica o
delicatezza da burrino, avvertir la differenza dai gelidi campi di marmo ai
tiepidi prati di mosaico.
5020. A proposito degli uomini di genio, i quali solitamente veggono benissimo
le cose lontane e poco le vicine, differentemente agli uomini di semplice
ingegno che scorgendo perfettamente le cose vicine, mal distinguono le
lontane, si ripete il fenomeno fisico della presbiopia che esclude l'altro
della miopia.
5021. I libri di minuta scrittura, almeno per me, sono pi spiritualmente
intelligibili di quelli a caratteri grossi. Attribuisco di ci la causa alla
maggior tensione che i nervi dell'occhio debbono recare allo stampato per
leggerlo, quindi alla maggior copia di sangue che richiamano a s - per
prossimit, al cervello sede della coscienza.
5022. L.B. Riflessioni di un proletario affamato che vede sulle cinque ore
entrare i ricchi in una liquoreria per farsi venir appetito - gente questa che
va a comperarsi la fame, mentr'egli gliela venderebbe loro cos volontieri.
5023. Manzoni a Brusuglio, vecchio gi cadente, seduto sotto piante pur
vecchie ma prosperose dicea a Perelli: vede; queste piante le ho messe io: pi
invecchiano e pi diventano belle: io, invecchiando, peggioro. CFR. lett. di
Voltaire a M.r d'Argence de Dirac (31 ott. 1777) Les arbres qu'on a plants
demeurent et nous nous en allons; e CFR. l'altra celebre lettera di Seneca
(Ep. mor. XII) (v. n. 247 e 3979).
5024. Non vi ha uomo sedicente liberale che non maledica al campanilismo, al
municipalismo, e non predichi l'unit di aspirazioni a tutte le parti di uno
stato. Tale uomo costituisce uno dei cosidetti veri patrioti. Eppure il
patriotismo  un modo anch'esso di campanilismo, un po' pi largo se si vuole,
ma sempre in opposizione agli interessi dell'umanit, presa nel suo complesso.
A noi sembra di aver fatto molto sbarazzandoci di piccoli errori pur
mantenendo i grossi.
5025. [La nota, di circa 12 righe,  abrasa dal ms.].
5026. Voltaire scriveva nel 1777 a M.r d'Argence: je vous aimerai jusqu' ce
que mon corps soit rendu aux quatre lments et l'me  rien de tout ou  peu
de chose, e poco tempo appresso dettava la sua ritrattazione religiosa (almeno
a quanto ne dicono alcuni suoi biografi) je sous-sign, dclare qu'tant
attaqu d'un vomissement de sang  l'ge de 84 ans ecc.
5027. Quando Gorini tenne una conferenza sul suo sistema geologico nella sala
della Societ di lettura a Genova e fu applauditissimo, la S.ra Maria Raiberti
donna hommasse che vi assisteva si fece la via tra i molti spettatori, si
gett fra le braccia di Gorini e baciandolo entusiasta: bravo, Paolino,
sclam, sono proprio contenta di te -Dopo quella scenetta burlesca, Gorini non
fece pi buon viso - e a ragione - alla Raiberti.
5028. <La critica delle cornici.> Durante la prima esposizione nazionale di
Belle Arti in Roma (1883) mi era saltata l'idea di fare uno studio e di
pubblicare una critica, non sui quadri esposti, ma sulle loro cornici. Tutti
parlano de' quadri; perch non si dir parola delle cornici? Eppure, vi ha
spesso un legame tra l'una e l'altro, anche se l'autore non abbia cercato di
ostentarlo, come fa il Michetti e pi ancora i michettisti. <Tra i
michettisti, uno avendo ritratti dei cavalli ad un abbeveratojo, foggi
intorno al suo quadro una cornice fatta a ferri equini. - Un altro, dipinto un
bosco, vi pose intorno una cornice di corteccia d'abete ecc.> - Un quadro
senza cornice  spesso come una donna, anche bella, ma senza capelli o
parucca. Elevando poi le mie note a campi pi generali, avrei toccato delle
cornici morali che si ravvisano in ogni fatto umano ecc. ecc. Ma l'ingegno mi
fall, e l'idea rimase allo stato di seme.
5029. L.B. Supposizioni storiche. Dati certi grandi avvenimenti non successi,
indagare umoristicamente quali ne sarebbero state le conseguenze. Se p. es.
Colombo avesse, scoprendo l'America, trovato invece di un popolo inferiore
all'europeo, uno superiore, per civilt - che sarebbe accaduto? Descrizione di
un'accoglienza con fucili ad ago invece che con freccie - etc.
5030. <dupl.> Nella prima parte de' Ritratti di famiglia, comprendere tutti
coloro che, di nome Pisani o Dossi, furono celebri. Di alcuni indicare i
ricapiti che provano la mia discendenza. Degli altri, osservare che in
quell'incrociamento di adulteri ecc. che costituisce la storia di tutte le
famiglie del mondo grandi e piccole,  pi probabile che i nostri antichi
parenti sieno quelli che non appajono sull'albero genealogico. E se guardiamo
alla prima origine, siamo tutti parenti. E qu descrivere la vita intima dei
secoli X. XI. XII. ecc. Pietro da Pisa, lettore di Carlomagno - Tomaso Pisani
professore di Bologna astrologo di Filippo il Bello ecc. - La galera di
Vettore - Lo studio di scoltura di Nicola Pisano - ecc. ecc.
5031. R.U. La Camaraderie - Descriz. della casa di mio fratello Guido a
Milano, casa bivacco dove tutti gli amici la facevano da padrone, senza neppur
domandarne licenza ai padroni veri. L'amico B. entrava stanco e si gettava
vestito a dormire sul letto della signora, l'amico C. mandava a prender vino
di Guido dalla serva di Guido e se lo beveva senza neppur ringraziare, l'amico
D. si faceva prestare un abito di mio fratello, n pi lo restituiva. Tutti
sapevano gli interessi della casa, ci si immischiavano, ne accrescevano i
debiti ecc. ecc.
5032. Se anche i medici non fossero, la mortalit non segnerebbe una cifra
diversa da quella che segna oggi, in cui sono. I medici, infatti, se
guariscono spesso chi, lasciato alle sole risorse della natura, non potrebbe
campare, uccidono con eguale frequenza chi riuscirebbe a cavarsi dai pi
insidiosi mali solo che fosse abbandonato alle naturali sue forze.
5033. [La nota, di circa 10 righe,  abrasa dal ms.]
5034. Di chi, consumata tutta la vita in istudi, non lascia opera alcuna, pu
dirsi, che ha speso tutto il suo capitale a comperare i mattoni e le pietre
per una casa che intendeva costrurre e che per non gli  rimasto pi un soldo
per la costruzione stessa.
5035. Dei medici che amano di fare consulti e non cure, pu dirsi che sono i
concertisti non i suonatori d'orchestra della medicina.
5036. <dupl.> Rovani, studente a Padova (?), buttava alla rinfusa le svanziche
dell'anticipata mesata paterna (?) nei tiretti dei coumod, nei cassetti dei
diversi tavoli ecc., poi tutti i giorni ne prendeva ora una da un luogo ora da
un altro, per conservarsi la speranza di trovarne sempre fino alla fine del
mese.
5037. Gorini, quando prevedeva di non aver tempo di far colazione e pranzo,
faceva i due pasti uno dopo l'altro alla stessa ora e alla stessa tavola
d'osteria.
5038. Tomaso Moro, la cui beatificazione stette, si dice, pi volte in causa
presso la Corte Romana - approva nella sua Utopia il suicidio nei casi di
infermit disperata o lunga tanto da potere arrecare incomodi ai parenti e
agli amici. Cos lo stesso Moro si mostra fautore del divorzio, regolato per
da prudenti leggi, del matrimonio de' preti, della massima tolleranza
religiosa e della perfetta libert di coscienza, della cremazione <CF.
Campanella - Le spoglie de' defunti non si sepelliscano ma si abbrucino perch
non cagionino pesti>, sconsiglia la pena di morte ecc. N solo nel campo delle
grandi idee, il Moro  precursore delle teorie di oggi (1883) ma anche nel
piccolo delle scoperte industriali, ne previde qualcuna che oggi  un fatto
compiuto, come p. es. l'apparecchio per far nascere le ova delle galline (Lib.
2 dell'Utopia) ecc. Passi notevoli nella sua Utopia sono i seguenti (Ediz.
Daelli, trad. dal latino). Si determinano contra i ladri gravi supplizi,
quando era da provvedere che avessero onde guadagnarsi il vivere, perch non
venissero a cos strana necessit di rubare e poi perdervi la vita - Sono gli
assassini buoni soldati e i soldati gagliardi assassini, tanto queste arti si
rassomigliano insieme - Se non provvedete a questi mali, invano si commenda la
severa giustizia contra i ladri, piuttosto bella che onesta ed utile. Perch
allevarli pessimamente in corrotti costumi e volerli punire quando sono
cresciuti nel vizio altro non  che farli ladri per appiccarli. - Chi 
convinto di furto, lo rende al padrone di quello, non al principe, come si fa
altrove, parendo loro che tanta ragione abbia il principe nella cosa rubata
quanta vi ha il ladro - ...nei Consigli de' principi dove si trattano grandi
cose con grande autorit, giuste cose non hanno luogo - Non potendo ridurre le
cose a bene, studia almeno che sieno men cattive, perch non possono esser le
cose al tutto buone se non sono tutti buoni e questo io non aspetto fin a
molti anni - Ma perch la citt non venga meno di cittadini n cresca oltre
modo, vietasi che niuna famiglia abbia meno di dieci o pi che sedici
fanciulli, poich negli adulti non si pu trovar misura. E fassi questo
agevolmente dando nelle famiglie pi rare quei figliuoli che nascono nelle pi
copiose - E credono aver causa giustissima di guerreggiare e trattar da nemici
coloro, i quali non lasciano lavorare ad altri quel terreno che ad essi avanza
e di cui si possono nodrire molti - La natura ci ammonisce e detta, che
cerchiamo di vivere lietamente con minore ansiet che si pu e che ajutiamo
gli altri ad ottenere questo bene, per la naturale compagnia che  tra noi -
Che naturale diletto porge che alcuno si cavi la berretta o pieghi le
ginocchia ad onorarti? Ti giover forse questo a levarti il dolore del capo o
dei ginocchi? (e segue una magnifica pagina 55-56 dell'ediz. Daelli) -
...dovresti piuttosto moverti a piet mirando la lepre impotente fuggitiva,
timida ed innocente esser stracciata dal cane gagliardo e feroce. Cos gli
Utopiensi hanno rifiutato al tutto quest'esercizio del cacciare, come arte
conveniente ai beccai, la quale hanno commessa ai servi - Alle volutt
intellettuali, vi aggiungono la gioconda memoria di aver vissuto bene - ...Ma
sprezzare la bellezza, diminuire le forze, mutare la destrezza in pigrizia,
estenuare con digiuni il corpo, fare ingiuria alla sanit e rifiutare gli
altri sollazzi dalla natura a noi concessi, se non fosse per giovare alla
repubblica, reputano una sciocchezza e che questo nasce da un animo crudele e
ingrato alla natura, i cui benefici rifiuta, come sdegnandosi di essergliene
debitore, e specialmente facendosi questo per una vana ombra di virt, ovvero
per sopportare con minor dispiacere le avversit, le quali forse non mai
verranno - Nell'eleggere le mogli tengono un modo a mio parere ridicoloso, ma
riputato da loro prudentissimo. Una onesta matrona mostra la vergine o vedova
che sia, nuda allo sposo; e parimenti un uomo di gravit mostra il giovane
nudo alla giovinetta ecc. - Hanno poche leggi e biasimano gli altri popoli che
empiono di leggi e d'interpreti smisurati volumi... Non ammettono avvocati...
Appo loro ciascuno  giureconsulto, perch hanno pochissime leggi e commendano
sommamente la pi semplice interpretazione che loro si dia. Perch la sottile
interpretazione non pu esser da tutti intesa; il che  contra la intenzione
delle leggi, le quali si danno acciocch siano a tutti manifeste. <CF.
Campanella. Le leggi di questi popoli sono poche, brevi, chiare.> - Non tanto
sprezzano la vita che la gettino, n tanto l'hanno cara che, richiedendo
onesta causa di esporla alla morte, se la vogliano avaramente e con biasimo
conservare - Considerando tutte le repubbliche che ora fioriscono, cos mi ami
Dio, che non veggo altro che una congiura di ricchi la quale tratta de' propri
comodi.
5039. Campanella - Citt del Sole - ...L'impiego delle facolt intellettuali
indebolendo gli spiriti animali, lor toglie che possano trasmettere l'energia
del cerebro e quindi osservasi sovente esser fiacca di corpo e tarda d'ingegno
la prole di simile gente - Tutte le azioni fatte dalle differenti parti del
corpo sono egualmente onorevoli.
5042. Il libro di Campanella fu scritto dopo quello di Moro e colla coscienza
di questo. Moro per  pi pratico e sensato di Campanella.
5043. Per bocca degli abitanti della sua Citt del Sole, Campanella crede che
il mondo non sia eterno e che il cielo sia unico: nega il vuoto; pensa il
mondo come lo imaginava pure Bruno, quale un grande animale e noi vivere nel
suo ventre come i vermi nel nostro. -
5045. Opinano (i Solari) i padri trasmettere ai figli pi il male della pena
che della colpa e potere questa risalire dai figli ai padri in quanto
neglessero la generazione o la educazione de' figli. CF. Dante oh quanti figli
piansero le colpe dei padri (corregg. la citaz.).
5047. Campanella, framezzo ad osservazioni sensatissime e ad utopie politiche
di cui taluna  ora gi realt ed altre sono per diventarlo, accoglie, a
differenza di Tomaso Moro, tutte le bambinerie astrologiche de' tempi suoi. Le
congiunzioni degli abitanti della sua citt debbono essere determinate dalle
congiunzioni degli astri; ed il suo opuscolo termina colla ricetta per
preservarsi dal Fato sidereo, ricetta che consiste di chiudere il minacciato
dentro case bianche impregnandone l'ambiente d'odori e d'aceto rosato,
accendendo sette torchi composti di cera ed aromi, ed aggiungendo allegra
musica ed ilari conversazioni... Sul che, pi sensatamente dell'Ammiraglio
che racconta tali melensaggini come da lui viste nel suo viaggio alla citt
del Sole, il gran Maestro che le sta ad ascoltare, esce a dire: Capperi!
queste cose sono tutte eccellenti e ben applicate medicine... pur non mi garba
il numero delle candele quasich la virt sanatrice risiedesse in un dato
numero, cosa che sa di superstizione.
5050. Campanella, ha qualche momento di felice umorismo, p. es., quando nelle
sue Questioni sull'Ottima repubblica parlando dell'amore nella comunit che
non sarebbe, com'egli dice, una goccia di miele in molt'aqua, ma un picciol
fuoco in molta stoppa, osserva: quantunque ciascuno non sia figlio che di un
solo, pu esser dunque amato da tutti quando formano uno solo nella carit.
Onde lo zio ama i nipoti quantunque da lui non generati, perch si considera
di una stessa famiglia. E il papa e i cardinali, chi non vede quanto amino i
nipoti e i consanguinei che pure non hanno generati? - Erano allora i tempi -
di ladra fama - dei Borghesi e dei Barberini.
5051. 26 luglio 1883 - Giorno di S. Anna. Morte di una gentilissima passerina
che possedevo da 3 anni, e che mi era capitata in casa dalla finestra, mezzo
spennacchiata e probabilmente fuggita da qualche malvagio bambino o da qualche
adulto scienziato sperimentalista. Prendeva il cibo di bocca nostra, veniva a
noi quando chiamata e ci faceva intorno colle ali e col becco la pi matta
festa del mondo.
5052. P.O. Il rimorso - insegna la morale convenzionale -  la punizione del
malvagio. Invece il rimorso  spesso la controprova del galantomismo, poich
suppone il sentimento dell'onest. Il rimorso non  tanto il compagno delle
grandi colpe quanto de' piccoli falli:  in altre parole il tormento del
galantuomo.
5053. Nel P.O. - occuparsi anche del cosidetto corpo diplomatico: mostrando
come i veri artefici delle migliori congiunture o fasi politiche, gli eruditi
nel diritto internazionale ecc. sieno generalmente celati negli uffici,
innavertiti dal mondo esterno, modestissimi nelle abitudini ecc. Le lodi e i
premi dell'opera loro sono invece raccolti e conseguiti da un certo numero di
fanulloni, che, sotto il nome di ministri plenipotenziari o di addetti, fa
vita grassa presso le Corti. Descrivere qualcuno di quest'ultimi, prendendo
per tipo il Conte * - ignorantissimo, fino a non saper scrivere quattro righe
in italiano senz'otto spropositi di sintassi, sprovvisto del pi ovvio buon
senso, indelicato tanto da valersi della sua posizione per concludere affari
di suo tornaconto, ecc. ecc. Citare anche i Consoli affaristi come il **, etc.
5054. Quando, nel 1883, mi fu riferito che Enrico Cernuschi aveva assicurato
un suo amico di aver messo il mio nome, non so ancora se fra gli eredi o i
legatari, nel suo testamento, ero in una posizione, finanziariamente,
difficilissima. E ideai un bozzetto sul curioso conforto che un uomo in
perfetta bolletta pu trarre dal sapersi sul testamento di un arcimilionario.
5055. Tranquillo Cremona e Faruffini, tutti e due sommi pittori e scopritori
di nuove vie - tutti e due pavesi - amicissimi uno dell'altro e fratelli di
egregi matematici, tutti e due calunniati e combattuti e perseguitatissimi -,
tutti e due morti in giovane et - tutti e due oggetto dell'ammirazione
attuale e immortali.
5056. Tr. Cremona e Bernardo Celentano. - Il primo pittore principalmente
d'ispirazione, l'altro di studio. Cremona cominci proponendosi a sommo scopo
della sua pittura il soggetto del quadro e fin mettendo in prima linea la
fattura: Celentano all'opposto. I quadri di Cremona si direbbero fusi in un
getto solo; quelli di Celentano tradiscono la lima.
5057. Cremona tendeva a limitare il campo della sua arte per poter riuscire in
essa perfetto.
5058. Cremona conosceva e trattava mirabilmente-matematicamente il disegno.
<Era qualit di famiglia, lo spirito matematico. L. Cremona, fratello di
Tranquillo,  noto a Europa pe' suoi lavori di geometria ecc.> Coloro che
vedendo i suoi quadri in cui l'onda poetica del colorito predomina,
sentenziano ch'egli dipingesse a macchia per non saper disegnare, s'ingannano.
Si ricrederebbero per facilmente sol che dessero un'occhiata ai meravigliosi
suoi schizzi a penna e a matita. Ogni suo nero e bianco  a posto perfetto.
Cremona non faceva distinzione tra forma e colore. Egli disegnava dipingendo:
non empiva cio di colore figurine previamente orlate di nero, non scriveva le
parole degli inni suoi sulla falsariga.
5059. Nell'esposizione di arte retrospettiva alla prima mostra internazionale
di Roma, i soli che si salvarono dal naufragio furono Cremona, Faruffini e
Celentano. <Quando l'Edera di Cremona entr nella sala dell'Arte
retrospettiva, fredda ed uggiosa, parve vi entrasse il sole. Ed era spettacolo
significantissimo il vedere gli attuali mestieranti della piccola arte romana
fermarsi - pallidi d'invidia - dinanzi quel quadro per cercar di rubare il
segreto de' suoi colori, e non potendolo comprendere, allontanarsi
dicendone... male.>
5060. Cremona e Michetti, tutti e due artisti grandissimi, tutti e due
innamorati del colore, ossia veri pittori. Il primo per  pittore per dir
cos aristocratico, l'altro democratico. Poeti, in ogni modo, ambedue, uno
della campagna, l'altro dei salotti. E, curioso a notare, la loro vita sta
appunto al rovescio della loro inclinazione artistica. Cremona, pinge faccie
divine, e intanto caccia fiati e dice sudicerie. Michetti erge alla ganga un
altare (V. il Voto), e nessuno  pi elegante giovinotto di lui. Entrambi si
rifacevano, nella vita artistica, della reale.
5061. Le bizzarrie di Cremona avrebbero fatto la fortuna di dieci Vasari.
Innumerevoli sono i tiri spiritosi e maligni da lui giocati a chi gli dava ne'
nervi. Per citarne uno, ad un risotto masqu della Societ milanese degli
Artisti, il pittore De Albertis, abbigliato da beb, saltava intorno al
Principe Umberto facendogli sciocche moine e cercando d'ingraziarselo. De
Albertis, bench allora gi quarantenne, teneva molto a mostrare le sue forme
femminili e provocanti. Cremona, colto il destro, prese un lembo del camicione
del De Albertis e lo immerse nel salm del cervo che lo stesso principe
Umberto aveva donato alla Societ. De Albertis parve quindi un grosso putto
che s'avesse cacato sotto. Non accorgendosene continu a fare intorno al
principe ereditario que' suoi lazzi che da sciocchi, sembrarono allora, con
quell'appendice, diventati sudici. E il Principe Umberto, nauseato fin col
ritirarsi dalla sala. - (Vedi sullo spirito di Cremona ecc. sparsim).
5062. Ad una festa carnovalesca degli Artisti di Milano si rappresent la
famosa cena di Baldassare - con analoga architettura e costumi. Cremona, che
era entrato a far parte dei decoratori della gran sala, scrisse sulla parete
principale fra ghirigori fosforescenti le famose parole Mane, Tekel, Phares
nella seguente versione Mano toca l'afares.
5063. Tra i principali fattori di civilt, pongono gli storici... la polvere
di cannone, la quale facendo mutare i sistemi delle guerre, rese queste pi
spiccie. Lasciamo stare che, se pi spiccie, le guerre odierne sono anche pi
sanguinose delle antiche e per occorre un tempo maggiore per sanarne le
piaghe; chiediamo solo, dato che la polvere di fucile sia un mezzo di
progresso, che sar mai la dinamite, la nitroglicerina e altre simili materie
ben pi esplosive della polvere? E, davvero,  per essa che noi possiamo non
solo materialmente ma anche moralmente far saltare in aria il cumulo di rovine
de' vecchi tempi che c'ingombra il cammino -  per esse che foriamo le alpi
facendo cos la strada alla comunanza degli interessi ed alla fratellanza
universale, [rasura].
5064. Nel Vol. 2 dei Ritratti Umani (Dal Calamajo di un medico) scrivo che
fra Medicina e Letteratura corse sempre amicizia. Infatti hanno un punto
significantissimo di congiunzione: la menzogna. E mentono entrambe, la prima
per far del bene, l'altra per far del bello.
5065. Ho stima altissima di molti medici, non ne ho alcuna nella medicina -
arte orba - che, se forse talora guarisce chi senza di lei creperebbe,
rimborsa tosto la morte uccidendo chi, senza il suo ajuto, si salverebbe. La
medicina potrebbe definirsi: la scienza dell'ignoranza.
5066. A fare il bene come si deve, non basta avere bont, occorre ingegno; e
quindi il bene  raramente ben fatto. Un manualetto che insegnasse, non gi il
bene, ma i mille modi di farlo sarebbe utilissimo. Quanto ai buoni da dozzina,
veggono una sola forma possibile di bene, quella della elemosina.
5067. Aglio, cipria, sudore - ecco il profumo delle puttane.
5069. Pier Ambrogio Curti era di tale abilit nel comporre gli affari de' suoi
clienti indebitati, che Rovani diceva - di propria scienza - di lui che: sotto
la sua parlantina i creditori si cambiavano in debitori.
5070. Politica esterna italiana - (1882-83). Passi anche l'abbigliare il leone
di pelle agnellina, bench sia pi dignitoso che il leone sembri un leone:
senonch noi, governativamente, vestiamo l'agnello... di coniglio.
5071. 1882. Quando scrivo note ufficiali in cui si domanda soddisfazione di
qualcuno dei molti insulti che si fanno all'estero ai nostri connazionali, mi
sento in corpo il Dandolo e il Duilio. Peccato che poi i miei capi pi o
meno alti, leggendo le note mie, si sentano invece in corpo, quanto dovrebbero
sentirsi coloro cui sono indirizzate, cio l'aqua di Sedlitz e la scialappa, e
si affrettino ad adoperare le mie dignitose e patriotiche espressioni per
forbirsi le traccie della loro paura.
5072. - 1883 agosto - E. Scarfoglio, giovine di poche speranze letterarie, pur
tuttavia pagato dall'editore Sommaruga a fare della rclame intorno alla mia
Colonia Felice, presenta un articolo, in complesso laudativo, su me al
Fanfulla della Domenica e gli  rifiutato, perch parla di me. I fanfullisti
non vogliono neppure udire il nome del Dossi.
5073. Rov. Rovani accoglieva sempre con squisite maniere, talvolta anzi con
festa, i suoi creditori. Serviva loro la migliore bottiglia: li inaffiava di
Barolo e di lodi, cosich, da ingrugnati e duri quali gli si presentavano,
diventavano al suo cospetto umili e miti, e finivano ad andarsene ilari o
quasi lusingati di essere creditori di un tant'uomo e di esserne ancora perch
cos avrebber potuto tornare da lui. E un giorno ad uno che gli chiedeva la
restituzione di non so qual danaro Vede disse Rovani l' question
d'ingranagg: anche a me c' chi ne deve; se si combina il momento in cui me ne
danno con quello nel quale Lei me ne chiede, Ella  soddisfatto, combinaa on
dent, tutti combinen... - e faceva l'atto colle mani - El ved donca, come
disi, che l' tutta question d'ingranagg.
5074. (settembre 1883) Posso oggi dire che i soli momenti di benessere fisico
che ancora gusto, sono quelli durante la concezione intellettuale. E la
ragione mi par di vederla in ci, che il capo  uno de' massimi serbatoi e
regolatori della salute del corpo. Quando il capo sta bene, anche il resto va
pure, solitamente, non male. Ma il capo, perch possa star bene richiede una
quantit di sangue necessaria a riempiere tutti i suoi vasi, nonch vivacit e
rinnovabilit dello stesso sangue. Colla congenita anemia e col sangue che
s'assottiglia continuamente delle parti generatrici di pensiero, il mio capo
soffre oggi, per due terzi della giornata, d'ischeemia, specialmente nelle ore
della seconda digestione. Gli  solo sotto la sferza della prima eccitazione
del cibo appena inghiottito e della insolazione della volont che ambisce al
pensiero che il flusso sanguigno mi risale ancora in sufficente dose al
cervello e allora posso ancora pensare e riaquisto per qualche momento la
salute intellettuale e corporale di un tempo. Senonch i pensieri nel prodursi
distruggono le parti vitali del sangue che li hanno prodotti, e il mio stato
di anemia e di prostrazione peggiora. E' un circolo vizioso da cui non potr
uscire se non colla morte. Per star bene, bisogna che sforzi il sangue al
cervello colla volont di pensare: ma pensando il sangue mi si consuma e torno
nello stato fondamentale di abattimento. -
5075. E' la natura, non la societ che distribuisce inegualmente i suoi
favori. Prendete esempio dalla cresciuta di una pianta di zucche, la quale si
dirama celeremente in centinaja di aquose fistole, ciascuna delle quali mette
fiore e d il suo frutto. Ma di tutti questi frutti, uno solo per pianta
raggiunger il suo pieno sviluppo - rimanendo gli altri o affatto allo stato
embrionale o a met strada. Egli  che il beniamino della natura cresce a
spese degli altri tutti. E cos avviene nella societ umana.
5076. L.B. La razza umana tende, almeno in Italia, da mezzo secolo in qua ad
impicciolirsi. Nelle ultime leve militari, la statistica consigli di
abbassare di parecchi centimetri il limite minimo della statura de'
coscribendi. Troverei, in parte, la ragione di questo impicciolimento negli
ambienti morali e fisici in cui viviamo i quali si vanno ogni d pi
restringendo, specialmente nelle case colla fede di miserabilit di cui si
coprono le nostre citt, massime Roma. Le ragioni del lucro usurajo conducono
gli imprenditori ad usufruire pi che si possa lo spazio, quindi a costrurre
appartamenti piccini e stanze minime: le piccole stanze richiamano del loro
canto mobili minuti, sedioline, tavolucci, roba quasi da bambole. Non c' pi
caso di vedere que' lettoni matrimoniali de' nostri nonni, piazze d'armi nelle
quali si combattevano napoleoniche battaglie d'amore. L'amplesso maritale
avviene oggi nelle pi strozzate ed incomode posizioni. Entrano gli sposi nei
cieli d'amore sempre colla preoccupazione e il timore di mettere una gamba in
fallo e di rotolare nel pitale, vigile sentinella appi del letto. <Non pi i
bene scossi abbracciamenti danno prole robusta. Troppo entusiasmo farebbe
sfasciare il letto e scricchiolare la casa: e la polizia urbana accorrerebbe
coi pompieri a temperare gli ardori fecondatori.> Aggiungasi a questo il caro
prezzo de' viveri che obbliga a ridurre la quotidiana biada e quindi restringe
a poco a poco le budella, aggiungasi gli abiti stretti, per economia, alla
pelle, etc. etc. e si capir come le nuove generazioni, seminate
spilorciamente, debbono crescere mingherline, rachitiche, in una parola,
adattate ad abitare questo nuovo lilipuziano monduccio di scatole da
fiammiferi detti appartamenti, da chincaglieria detta mobiglia, da codardie
dette idee.
5077. (R.U.) Individui pericolosi. Negli archivi dei ministeri dell'Estero e
dell'Interno si trovano file di carte a proposito d'individui trattati come
soggetti incendiari, sovvertitori di costumi e di leggi, permanente minaccia
agli Stati. Costoro sono frugati dapertutto come gatti arrabbiati. Eppure, in
generale, sono la gente pi innocua e melensa del mondo. Dimostrare ci con
esempi. Cit. Ippolito Pederzolli, rubricato e tenuto d'occhio per
repubblicano, nemico dell'unit italiana. Ha barba folta, figura atletica,
voce altitonante: parebbe, quando parla, voler mangiarsi re ed imperatori;
mentre  lepre in forma d'uomo, morigerato ecc. <E dopo di aver mangiato
qualche dozzina di principi al caff, Pederzolli, quando si fa tardi, si fa
accompagnare a casa se  notte (ha casa fuori di Lugano) dal domestico dello
stesso caff - per paura dell'oscurit e de' ladri. Se poi la notte 
inoltrata, si ferma a dormire a Lugano.> A Pederzolli basta di tuonare un pajo
d'ore al caff Straub di Lugano, mettendo in vetrina qualche fascicolo del suo
repertorio di professore o sulla costituzione delle repubbliche antiche o
circa un raffronto fra la monarchia e lo stato repubblicano ecc. ecc.
Pederzolli non ama che ascoltare s stesso: egli si proclama l'uomo felice per
eccellenza; buon stomaco, grossa voce, fortuna sufficente, ecc. Scrisse la sua
biografia pel dizionario di De Gubernatis, che finisce: (Pederzolli) celebre
pel Giuramento d'Annibale. - Cit. gli internazionalisti, i nichilisti ecc.
rifugiati a Lugano - per es. il Bakounin - sempre vestito di tela russa - buon
uomo in fondo - soltanto, diceva lui, non ammetto la famiglia. - Cit. per es.
il Matteucci, che se in giovent appartenne a Societ dette provvisoriamente
sovversive, divent poi un tranquillissimo uomo. E viveva da 7 od 8 anni a
Lugano onestamente colla sua famigliola, guadagnandosi tre lire al giorno. Ma
fu sorpreso dalla polizia italiana. I famosi incartamenti del Ministero
d'Italia parlavano contro di lui. Fu quindi arrestato, processato, condannato.
La famiglia di lui in miseria. Si dovette a Clemente Maraini e ad un lucido
intervallo di Depretis la sua liberazione - condizionata alla partenza per
l'America (1885) - dove, speriamo, far fortuna.
5078. Sul gradino interno di una sedia di coro nella chiesa di S. Rocco a
Lugano si trova rozzamente intagliata una tavola a molino. I preti o i
chierichetti mentre attendevano colla voce a far bordone agli ufficianti, col
piede giocavano a tavola e molino.
5079. Titoli di carte, esistenti nell'Archivio municipale di Lugano -
Miscellanea - n. XVI. 2. - Pace e remissione fatta tra gente di Porlezza per
avere un certo Meneghino ammazzato una donna che gli aveva messo le mani nei
calzoni e preso pei coglioni secondo l'uso di que' tempi - 1535 - Misc. XVI.
7. Diverse dichiarazioni del Sindacato obbligante le grida per la vendemmia e
proibente ai forastieri di portare calzoni larghi, a tutti di far debiti nelle
ostarie, ecc. 1570 -
5080. <rip. al 5013> Di Cremona Tranquillo esiste (1885) un dipinto giovanile
presso il S.r Emilio Bignami, capo sezione al Ministero di Grazia e Giustizia,
abitante in Via Napoli a Roma. Rappresenta un paggio giovanissimo (gli fu
modello una ragazzetta) a mezza figura: era iscritto al n. 431 del catalogo
dell'Esposizione a Brera del 1860, essendogli attribuito il valore di Lire
200, ed era stato vinto da Monsignor Bignami zio di Emilio. E' una tela
pregevolissima e meritevole di trovarsi in migliori mani.
5081. Rov. Rovani scrisse anche nel 1837 un libretto per opera intitolato Don
Garzia che fu musicato dal maestro Costamagna. L'opera fu data a Genova nel
1838 in Carnevale per 11 volte ed applaudita. Ricerche fatte per avere il
libretto riuscirono fino ad oggi (1885) infruttuose. <Poi, trovato
nell'archivio Ricordi e trascritto. Vedi nelle cartelle 16 Arch. Dossi.>
5082. R.F. Sul gusto cattivo della moda dal 1820 al 1860 - e Mobili ed abiti.
La cosidetta manifattura nazionale - Aranci di lana, fiori di pezza, quadri di
margheritine, scatole di conchigliette, frutta d'alabastro, puttini di cera
ecc.
5083. Correnti  tale per natura che, mentre rifiuterebbe anche un milione che
gli fosse offerto per compiere un'azione meno che onesta, si lascerebbe
indurre ad una grossa indelicatezza dal dono di un tartufo. - Con un tartufo o
un pajo di fagiani o qualche dozzina d'ostriche ciascuno pu tirarsi dietro a
s Correnti come, con un pezzo di pane, un cane affamato.
5084. Clemente Maraini, l'Eminence grise di Depretis, gi direttore del
Diritto, uomo dotto e conoscentissimo di tutto il dietro-scena della politica
parlamentare italiana, studi nel collegio dei Somaschi di Lugano. Sedette nel
banco, anzi al medesimo posto, in cui, prima di lui, aveva studiato e dormito
Alessandro Manzoni e dove lo stesso Manzoni aveva intagliato con un temperino
il proprio nome. Tornato ricco a Lugano, Maraini cerc il prezioso banco di
scuola, prezioso s'intende pel ricordo di Manzoni, ma non lo pot pi trovare.
5085. Fabrizi e Cialdini trovaronsi, nello stesso tempo, in Ispagna esuli e
soldati. E in una marcia Cialdini che avea diciassettanni si arrest
stanchissimo e si addorment sotto un albero. Fabrizi, maggiore di lui di 5 o
6 anni, lo copr del suo mantello e gli sedette vicino a vegliarlo. E' tema
che potrebbe inspirare un pittore.
5086. Tranquillo Cremona disegn anche nello Spirito Folletto di Milano,
giornale umoristico stampato dai Sonzogno. <Una tavola litografica da lui
preparata per lo Spirito Folletto, e rappresentante maestri ed allievi del
Conservatorio di musica fu rifiutata dall'editore sciocco. Se ne tir una sola
copia, la quale poi fin perduta nella litografia Danesi incaricata di
riprodurne una piccola parte (che si trova inserita in una piccola strenna
dell'associazione della Stampa, credo del 1885).>
5087. In metafisica, come in aereonautica, si trov il modo di alzarsi di
terra, ma non ancora di dirigersi nel cielo.
5088. Gli incomodi della troppa comodit. Citarne alcuni: gli scalini troppo
bassi, i letti troppo molli. Il telegrafo che ci d le notizie tristi non
appena avviene il relativo fatto, mentre una volta non ci giungevano che dopo
mesi ecc. ecc.
5089. [La nota, di due righe,  stata abrasa].
5090. Al curato di Bren[n]o (Varese), persona avarissima, si present tale
commettendogli una dozzina di messe da dirsi secondo la sua intenzione. Il
curato le disse, poi ne chiese il pagamento al committente. Questi, fattosi
pi volte pregare, rispose: la mia intenzione era di non pagarle. Ella le ha
dette secondo tale intenzione: quindi non le debbo nulla. - Allo stesso curato
fu rubata una cesta di polli mentr'era uscito a processione. E i ladri gli si
inginocchiarono innanzi (mentr'egli passava) colla cesta dinanzi,
semicoprendola colle vesti di certe donne vicine. Il Curato se ne accorse ma
nulla pot dire perch in cappa magna e col Santissimo in mano. Come fu
passato, i ladri se la cavarono n si poterono pi cogliere.
5091. Novelle pei generosi. Una donna maritata ed un amico di suo marito -
entrambi nobilissimi cuori - s'innamorano. Ma n quella, per non tradire il
marito, n l'amico per non tradire l'amico, pur conoscendo di amarsi, si
confessano il loro amore. La donna ha una figlia a lei somigliantissima. Essa
imagina di darla in isposa al tacito amante, quasi l'unica parte libera del
suo amore, e la figlia, altro nobile cuore, che indovina l'amor della madre,
si presta volenterosa, bench ami in cuor suo altri, a secondare la madre.
Senonch l'amico, pur generoso, dissuade la giovinetta da questo che egli
reputa un sagrificio e anzi concorre a formarne la felicit unendola al
giovine amato. Tra la donna e l'amico continua il silenzioso innamoramento e
la felicit del puro desiderio.
5092. Natale - Raff. fra il presepio italiano e l'albero germanico. Come il
primo sia pi poetico. Che c'entra il pino in Italia? - Altro tema: Il Natale
de' tomi scompagnati - cio dei celibi, delle sentinelle, dei conduttori di
omnibus e di ferrovia, de' poveri, ecc. Io, a Natale, amo recarmi a trovare e
portar fiori a' miei morti.
5093. Natale 1884. Maraini va a visitare Correnti. Lo trova inquieto. Correnti
gli rimprovera le sue lunghe assenze: si dice abbandonato dagli amici, ecc.
Finisce per la lamentazione chiamando un servitore e domandando hin vegnuu
sti benedetti ostregh de Napoli? E Maraini: Vedo che vi sta a cuore il cibo
dell'anima ed anche quello del corpo. Correnti risponde che ha invitato a
pranzo alcuni amici e vuol trattarli bene. Il discorso continua. Correnti
ritorna sull'argomento delle defezioni, della solitudine, e diventa, a frasi,
poeticissimo e nell'aspetto malinconicissimo. Ma entra un altro domestico, gli
si avvicina con mistero e gli dice: hiin vegnuu, Eccellenza - Chi? - domanda
Correnti soprapensiero. E il servitore, dando un'occhiata di traverso a
Maraini quasi temesse che, compreso il segreto, Maraini ne approfittasse:
quii de Napoli. La gioja illumina il volto del grande o, a meglio dire, del
grosso uomo.
5094. Penso che la pi grande punizione in un altro mondo, per quelli che in
questo non si condussero bene, vuoi con s, vuoi con altri, potrebbe forse
esser quella di vedersi rappresentare dinanzi, come in una lanterna magica, la
vita che avrebbero potuto e dovuto fare in terra se qu si fossero guidati
secondo migliori o pi opportuni consigli.
5095. Un dotto scrisse un grosso volume sulle comodit del sedere, misurando
le curve di migliaia di culi e gli angoli di migliaja di sedie, e fin per
concludere che il pi comodo modo di sedere era quello di mettersi per terra.
5096. Rimedi popolari - (G.F.) Pel male di gola - Due candele in croce sotto
la gola, pregando nella chiesa di S. Calimero - Per gli orzajoli agli occhi -
11 punture (guai se 12) con uno stecco oppure guardare fisamente
nell'ampollina dell'olio.
5097. Spesso gli scrittori ignoranti scrivono molto pi spigliatamente, e
quindi simpaticamente, dei dotti. Cammina infatti pi svelto chi ha sulle
spalle minor bagaglio.
5098. Regola fratesca e raccomandabile a chi vuol passare nel mondo, senza
nome, ma senza fastidi: bene dicere de priore - facere officium suum taliter
qualiter -sinere mundum ire quomodo vadit.
5099. L.d.B. Lingua internazionale - Mazzini profetizzava una letteratura
europea. Com'essa esiga una unica lingua: quale sar questa? Non l'italiana,
non la francese ecc. Mistura di tutte. Esempi di una lingua internazionale.
<Vedi il Blaja Zimondal del Meriggi e il Volapk dello Schleyer> <e
l'Esperanto.>
5100. Nei mobili, ecc. val sempre meglio povert scelta che lusso da dozzina.
5101. La parola italiana impiombatura nel senso di cosa che non muta, parola
gi felicissima nella lingua milanese, venne per la prima volta usata da Carlo
Cattaneo - Scritti vari Vol. 2, 1a ediz. pag. 146 - la espressione tessuto
cangiante alludendo a stile fu usata prima da Cattaneo (Scritti vari Vol. 2
pag. 183) poi da Rovani.
5102. Leggendo Qutelet -: la regolarit colla quale il Delitto si riproduce
annualmente, se incoraggia la statistica nelle sue ricerche, fa cascar le
braccia al filantropo. N la scuola, n la chiesa, n il codice, sono promessa
e danno fiducia di estinguerlo. Cos  della pazzia. Ma forse le nostre
osservazioni hanno ancora troppo breve suffragio di anni - Fra qualche secolo,
la Statistica riveler se l'uomo migliori davvero. E chiss che la distinzione
fra vizio e virt non appaja affatto convenzionale e che i due termini non si
manifestino come necessario complemento l'uno dell'altro. - L'epoca dell'uomo
individuo e quindi delle monarchie  finita. Si sta oggi passando per mezzo
dei sistemi rappresentativi e degli spedienti internazionali ecc. a quella
dell'umanit. La statistica,  la pi potente preparatrice del periodo
anarchico.
5103. A teatro, lo spettacolo che mi ha, sempre, interessato di pi... sono
gli spettatori. La platea e specialmente i palchi mi rappresentano altrettante
vetrine, dove veggo esposta - in vive stampe - la merce umana. L'attenzione,
per quanto poca, che ogni spettatore presta al palcoscenico, gli conferisce
una transitoria immobilit, indispensabile a me, come a fotografo, per
coglierne la fisionomia. E l osservo che tutti gli uomini politici sono
brutti e aggrondati, e cos gli uomini d'affari. Vestiti di fustagno e
incontrati in un bosco, si potrebbero pigliare per grassatori. La fisionomia
burocratica pende invece al cretino. Vedo le belle donne e quelle che si
credono belle, ecc. ecc.
5104. R.U. Spostati. - Vedete quella moglie atticciata, dal viso petulante e
provocante, dalla voce grossa, dai peli duri? La sorte l'ha congiunta ad un
giovine mingherlino, delicatissimo, che la perseguita colla finezza del suo
humour, coi salti mortali delle sue idee, e vorrebbe farne il suo azzurro
ideale e tenersela quasi in uno scatolino di bambagia. Ora quella moglie 
infelicissima. Ella non comprende le lambiccature dello spirito, le gentilezze
del cuore: ella non chiederebbe che molto cazzo dinanzi e didietro, e pugni e
ceffoni e parolacce. Toglietela da quel giovine poetico anzi molto etico,
dandola ad un facchino di dogana, graveolente di sudore e d'aglio e
perpetuamente ubbriaco. Quella donna, battuta, presa a calci nel sedere...
sarebbe felice.
5105. Ghiaja di Roma. Dapertutto hanno frugato gli archeologi per trovare per
rintracciare i germi delle usanze e delle idee attuali, eppure hanno lasciato
intatto un campo - quello delle cose destinate alla subita distruzione cio
de' cibi. Intendiamoci. Gli archeologi hanno s descritto e commentate le cene
e le vivande degli antichi e ne hanno raccolto qualche frustolo a Pompei ma
non pi. In molti, invece, de' cibi quali si mangiano ancora oggi, noi
possiamo trovare - per cos dire viventi - l'arte e gli usi de' nostri
antichi. Nei girometta del milanese, e nelle figurine di pasta della Ciociaria
troviamo i profili e le forme dei tempi andati. Le figurine della Ciociaria
che si comperano alla festa della Madonna di settembre a Genazzano sembrano
staccate dai dipinti delle tombe etrusche e latine. Le confetture di Giarre in
Sicilia riproducono le scolture (antefisse ecc.) dell'epoca greco-sicula, ecc.
(Qu citare altri molti esempi). E' specialmente nei dolci che si mangiano a
certe feste che si conservano le forme tradizionali antiche. Purtroppo le
feste scompajono e con esse i dolci caratteristici. Occorrerebbe quindi di
fare senza ritardo una collezione di questi e di collocarli in qualche museo.
- Cit. i pani itifallici, un ricordo de' quali dura oggi ancora nei bastoni e
nelle offelle. Cit. le panathenea o panatuneja, feste ateniesi in onore di
Minerva, durante le quali si mangiavano certe focaccie e dolci, e il nostro
panettone ecc.
5106. Cattaneo - Alcuni francesi repubblicani, venuti in Italia durante la
dominazione austriaca e trovatisi con Cattaneo, Maestri, Correnti ecc., si
meravigliavano come la Lombardia potesse sopportare gli austriaci e facevano
uno scialaquo di promesse, dicendo: verremo noi a liberarvi ecc. ecc. Cattaneo
irritato dalle spampanate di costoro, usc a dire: Ma noi stiamo benissimo
come stiamo. Questi austriaci ci fanno il soldato, ci guardano dai ladri,
pensano a riscuotere le imposte, e noi non abbiamo a far altro che a
grattarci, con nostro comodo, i coglioni. Vi accorgerete voi - aggiunse
rivolgendosi agli amici - quando ci toccher di fare el todesch! - Cattaneo,
eletto deputato, si rec a Firenze. Col stette un mese indeciso tra il
giurare e il non giurare. Di carattere timido, uomo pi di studio che
d'azione, egli diceva agli amici: che vado a fare in mezzo a quii bagoloni? mi
metterebbero facilmente in un sacco - e diceva anche: Sti napoletan che quand
scriven ben, scriven insc mal. Ti consegni poeu quand scriven mal! Ah, mi
torni a Castagnoeula - Sull'ampia e bella fronte di Cattaneo, si poteva, per
cos dire, passeggiare col tiro a quattro.
5107. R.U. Parte Ufficiale - Impiegati - Pref. Sulla soglia dell'impiego. In
Italia quasi tutti i giovani, si pu dire, sieno di zappa o di penna, sieno o
no laureati, sappiano o non sappiano, ambiscono un impiego governativo. Basta
che un impiegato dello Stato non assassini, non assalti una diligenza, non
faccia qualche cosa di simile,  sicuro di non essere mai licenziato e di
arrivare pacificamente all'et della pensione. Il giovine comincia quindi a
raccomandarsi ai suoi e agli altrui deputati, i quali lo raccomandano ai
ministri. Il giovine - come si presenta -  pronto a tutto, non desidera che
di prestare i propri servizi allo Stato, per lo Stato ammazzerebbe quasi suo
padre: egli accetta qualunque destinazione, qualsiasi tenue ufficio, fosse pur
quello di far animo agli altri a lavorare (frase testuale di una petizione).
Ecco, il decreto di ammissione in carriera  firmato. La scena, tosto, si
muta. Cominciano le pretese del nuovo impiegato. Egli ha genitori vecchi,
madre inferma, padre imbecille ecc. che vogliono la sua assistenza continua,
quindi chiede un cambiamento di residenza: come biasimare questi suoi
sentimenti figliali? - Da due mesi nell'impiego gi accampa titoli di
promozione, onorificenze ecc., sparla male de' capi, lavora meno che pu ecc.
- Secondo un arguto mio amico, la burocrazia italiana differirebbe dalla
germanica in ci. Nella germanica, chiunque arriva ad ottenere un piccolo
comando, pone in questo tutta la sua ambizione. Per es. il sotto-vice-fraiter
tiene d'occhio a' due uomini posti sotto ai suoi ordini, non pensa che ad
essi, a farli ben manovrare ecc.: il caporale, dal canto suo, non vede che i
vicefraiter, il sargente i caporali, e cos via. Il Ministro poi, sicuro che
ciascuno si occupa de' propri subalterni e si contenta, comandandoli, pu
volgere altrove lo sguardo, e vedere le grandi linee della sua
amministrazione, i rapporti di essa colle altre, ecc. In Italia succede invece
tutto il contrario. Il caporale non vede che il sargente, lo invidia, vorrebbe
essere al suo posto, e cos, via via fino al generale, al ministro. L'attivit
individuale  diretta quindi, non a provvedere ai propri inferiori, ma a
minare il superiore. Arrivati al ministro, succede ancora il fatto opposto che
in Germania. Il ministro italiano vedendo come tutti i suoi impiegati guardino
a lui, non ha tempo n modo di occuparsi se non di essi. La piccola lotta
giornaliera per resistere alle raccomandazioni o per secondarle, lo assorbe.
E, intanto, i grandi interessi dello stato, specialmente quelli all'esterno,
vanno a gambe levate.
5108. Nel Varesotto al confine svizzero-italiano, i contrabbandieri, per
introdurre tabacco in Italia, usano anche di caricarlo, per mezzo di piccole
selle appositamente costruite, sul dorso di cani italiani da caccia che
sequestrano temporariamente ai loro padroni e conducono in Svizzera. Il cane,
lasciato libero, torna a carriera col carico proibito, a casa sua: e l sulla
porta trova il compare del contrabbandiere che lo libera del peso dei sigari e
delle boette.
5109. Modificazione nei desideri. I primi desideri di cui mi ricordo (avevo 7
anni) erano di comandare. La mia professione dovea essere per lo meno quella
di re e fantasiavo eserciti e regni comandando intanto a bacchetta i miei
condiscepoli. - Ingrandendo, i sogni di potenza materiale passarono nel campo
morale. Di qualche cosa volevo essere ancora re e allora m'illusi di essere
nato alla gloria e imaginai e desiderai letterarie corone - Fu un nuovo
errore. Le corone caddero sovr'altre teste. I miei desideri si ridussero
quindi un'altra volta. Io sogno ora una piccola casa in campagna, in riva al
mare, tra i fiori e i libri. Ma anche la casetta non vuol comparire - Chiss
dunque che non finisca a semplificare ancora una volta le mie ambizioni,
confinandole ad una sepoltura tranquilla! Questa almeno, speriamo, non mi
mancher. <Sed habent sua quoque fata sepulchra.>
5110. L.d.B. Igiene della religione cattolica. - [rasura] Es. Il digiuno ad
intervalli aggiusta lo stomaco, guastato dalle scorpacciate, meglio degli
amari e de' purganti, e gli aguzza l'appetito per nuovi banchetti - <l'utilit
di alternare i cibi di magro coi cibi di grasso> - il disabbiglio della casa
durante la settimana santa, provoca e favorisce una completa scopatura,
lavatura delle tende ecc. - il cavarsi il cappello dinanzi le imagini giova ad
una migliore respirazione dei pori capillari - le lampade accese dinanzi alle
imagini de' santi, rischiarano molte vie che altrimenti resterebbero oscure
con pericolo delle nostre gambe - ecc. Vantaggi di un ordine pi elevato li
d, p. es., l'estrema unzione, che tacitamente avverte il malato, senza
torgli ogni speranza, che sta per andarsene. Al libero pensatore si usa invece
celare la prossima morte e questo  talora di gravissimo danno pe' suoi
interessi ecc.
5111. La moglie di un avvocato Benvenuti da Venezia era bellissima donna ma
larga incoronatrice di corni al marito. Una caricatura, appesa sotto le
procuratie, la rappresent in atto di alzar le sottane, mentre tutt'intorno
volavano a lei uccelli d'ogni qualit e grandezza - merli, tordi, piccioni,
barbagianni... - E sotto era la scritta ben venuti! ben venuti!
5112. La scienza della statistica  trovata. Per farla procedere non si tratta
che di raccogliere moltissimi e sinceri dati. Alla prima condizione 
necessario che intervengano i secoli, alla seconda che il modo di riunir le
notizie diventi facile e di applicazione quotidiana a qualsiasi evento della
vita. Meglio di un nuovo libro che annaqui il vino di Qutelet o di altro
autore, giova ora la redazione accorta di popolari questionari. - La
statistica  inoltre il metodo con cui dovrebbero essere guidate tutte le
scienze per farle davvero progredire ed ottenere risultati efficaci. Finch la
medicina non si varr seriamente della statistica, sar sempre una scienza da
Dulcamara e da Baccelli. -
5113. Raiberti defin il dizionario - un cimitero in d di festa - confusione
di vivi e di morti.
5114. Un sacco pieno di biscie, in cui c' una anguilla sola: ecco la sorte
matrimoniale.
5115. L.d.B. Lingua universale. Il commercio e la telegrafia la former.
Intanto si potrebbe unificare la espressione grafica di tutte le lingue. Come
si fece la Convenzione pel metro se ne potrebbe far una per la grafia, per
fissare con segni uniformi le voci che l'uomo pronuncia nelle varie lingue.
5116. L.d.B. Rapporti tra i suoni, i colori, gli odori e i tocchi. Verr tempo
in cui si stabiliranno tavole di equivalenza tra essi. Gi la letteratura, che
nella divinazione precede ogni altra scienza, adopra le imagini di un senso
per esprimere gli effetti dell'altro. Cos, ne' libri si sentono stridere i
colori, gli odori concertarsi ecc. I ciechi gi toccano i colori. Verr tempo
in cui si suoner un mazzo di fiori e si udir un discorso di odori. <Col
migliorarsi e l'affinarsi delle tinture i ciechi oggi (1885) col tatto
conoscono meno i colori di prima.>
5117. A Verona - in via Dante Allighieri, gi Lovera, lessi (agosto 1885)
contro il palazzo della Ragione la seguente iscrizione, incisa su di una
pietra di circa 40 cent. in quadro con un rospo nel mezzo per lettere che
formava bocca ad una faccia diavolesca - Denuncie secrete contro -
contrabbandieri de sede (sete) - e chi tenesse cavaleri - o fornelli - di
tirar seda senza bolletta. Caratteri della fine del XVI o del principio del
XVII secolo.
5118. - R.U. (App.) Bestie - Il cane, quando, in cerca del padrone, si trova
ad un bivio fiuta una delle due strade, e, se non sente su quella l'odor del
padrone, si mette tosto per l'altra senza pi fiutare. E' dunque un
ragionamento che fa.
5119. Censimento. Ad un governo che voglia regolare le proprie leggi e le
proprie azioni secondo ragione (che  quanto dire, secondo natura) 
indispensabile di levare a determinati periodi e con metodi acconci
l'inventario di tutti i beni della nazione, primo tra i quali  la
popolazione. Incompleto  per quel censimento che si occupa delle sole
persone e non delle cose.
5120. Rovani era affetto da fimosi. Gorini assomigliava il pene colpito da
tale disturbo alla bocca di un sacco da caff che si torca nel chiudersi.
5121. Nello scrivere la storia  gi molto evitare le grandi menzogne. Delle
piccole  impossibile sbarazzarsi.
5122. I Ministeri a Copenaghen (Danimarca) si trovano in un sol palazzo, anzi
in [un] unico corritojo. Per questa parte si va dal ministro dell'Interno, per
quella prossima al ministro della Giustizia ecc. Cos appressapoco in
Svizzera. In Svizzera nessuno si accorge del Governo: on est pri de fermer
doucement les portes - sta scritto nei pochi e piccoli uffici elvetici. Da noi
e in Francia, vi ha invece scialaquo di burocrazia e di affari inutili. Si pu
anche fare qualche raffronto tra i nostri e i Ministeri inglesi. Persino i
mobili esprimono i due sistemi. Semplice, severo e massiccio  il mobiglio del
Board of trade, fastoso, di cattivo gusto, ingannatore  quello del nostro
ministero delle finanze.
5123. (Principio di testamento, steso nel 1879 a Roma - dicembre:) La morte ha
gi segnato colla sua scure il tronco della mia vita. Non  un solo nemico che
mi circonda: son mille e tutti senza remissione. Lo stomaco male si piega al
suo ufficio: il piede mi si  fatto briaco: la vista appannata: svapor la
memoria; e il cervello, nonostante ogni sforzo ed ogni irritamento non mi d
pi che scarse ed infeconde ejaculazioni di pensiero. Caddi, insomma, preda
della paralisi progressiva che mi consuma strato a strato. Pi non spero che
essa s'arresti: altro non bramo se non che accelerar il suo lavoro e che i
materiali che ora compongono il corpo mio ritornino presto, attraverso le
fiamme purificatrici, alla terra, immenso serbatojo di vita. Nel mio stato
d'oggi, non pu essermi l'esistenza che dolorosissima. Nato alle lettere,
gustatone le prime volutt, dovetti, per rovesci economici, fatti inguaribili
dagli stolti rimedi che cercai d'apportarvi, sottopormi al giogo di un ufficio
governativo, dovetti, per sussistere, cessare d'esistere ed il lavoro a
contraggenio, a contracuore, stancandomi doppiamente la intelligenza del
volontario, me la esaur. N andr molto che sar pur costretto ad abbandonare
l'impiego forzato ma pagato e a ridurmi in un letto, aspettando il becchino.
Povera mamma mia! I bisogni e i capricci del suo malato struggeranno allora il
pochissimo che ancora le resta, e la mia morte, per quanto sollecita, giunger
sempre tarda per salvar le reliquie della fortuna di lei. Fossi stato
veramente onesto, avrei gi dovuto sopprimermi!...
5124. L'economia  l'igiene del galateo - Per es. il precetto di adoperar
forchetta e coltello in ogni vivanda, perfino nel mangiar salame. Il sistema
che ritarda la distruzione del cibo. Se si adoperassero, come natura insegna,
le comode mani, si mangerebbe il doppio con danno dell'anfitrione e dello
stomaco nostro.
5125. In una nuova edizione de' Ritratti Umani - dal calamajo di un medico (e
sarebbe ora la III) si aggiunga una 2a prefazione intitolata L'arte della
medicina. Scopo della maggior parte de' medici, almeno rispetto ai ricchi
ammalati,  di coltivare le malattie. Cit. le finissime adulazioni dei medici.
Anche l'infermo pi coraggioso ama di essere illuso. La fama di ruvidezza e di
dire, a qualunque costo, la verit, da alcuni medici conseguita (beninteso
diagnosticando la povera gente), conspira nell'aquistare loro simpatie e
credito e lauti salari, quando, sfacciatamente mentendo, trovano i colori
della salute in chi giallo e verde galoppa verso l'eternit... ecc. Cit. il
medico ruffiano (D.r *) - lo sgrassatore (Prof.r **) che si fa pagare prima
delle operazioni e poi uccide senza riguardo - il calunniatore ecc.
Concludere, caldeggiando il sistema giapponese di appaltare l'opera di un
medico ad anno, in modo che non appena il cliente cade malato, il salario del
medico  sospeso e cos resta finch l'ammalato guarisce. Per conseguenza, il
medico ha tutto l'interesse di mantener sano il suo cliente.
5126. Altri in gola ha la voce, io nella penna.
5127. Nel 1882, salvo errore, fu polemica tra i due poeti Carducci e Rapisardi
che si copersero vicendevolmente, in prosa e in versi, di contumelie che
avrebbero fatto arrossire due beceri. E poi li dicono poeti civili!
esclamava allora stupita la gente educata. <Il Poeta civile sarebbe tema di
un buon brano di satira.>
5128. E' l'enfant gat della conversazione, si dice spesso di persona che
improvvisa asinaggini in societ, che l'ammira, mentre dovrebbesi dire invece
 un enfant bt (col basto).
5129. Adamo, bandito dal paradiso quia de ligno comederit (ap to xlou).
5130. (da Grozio) Video consentire Hebreos Regi - in eas leges, quae de
officio Regis extabant - peccanti inflicti verbera. Sed apud illos infamia
carebant (verbera) - perch mancava la pubblica opinione la quale oggi
sostituisce sul dorso dei re le antiche sferzate.
5131. Gli orologi non vanno mai completamente insieme proprio come le umane
opinioni. Un principe tedesco, che avea appreso come sua arte manuale, secondo
il costume di tedescheria, l'orologeria, tentava da anni inutilmente di far
andar di conserva un centinajo d'orologi. Un d, alzatosi spazientito, urt
nel tavolo di lavoro e lo rovesci. Tutti gli orologi rotolarono in terra.
Finalmente! - sclam il principe - sono andati una buona volta insieme.
5132. (Principio d'articolo contro il sepelimento di Re V.E. nel Pantheon. -
Non finito). Roma d'Italia, fu lo scopo della vita gloriosa di Vittorio
Emanuele: in Roma l'ottimo Re chiuse trionfante gli occhi;  in Roma che la
sua salma deve eternamente restare. Rettorica! qu si esclama. Sia! Auguro al
nostro paese molta di questa rettorica, fatta non solo di grandi frasi ma di
grandissime opere. Essa, accennando con quella della parola, la magnificenza
delle idee, la rende a tutti perspicua e muta spesso il sogno in realt. Non
il calcolo gramaticale ma l'entusiasmo inspirarono a Cattaneo, a Tommaseo, a
Garibaldi, a Mazzini, a Crispi, a Correnti que' proclami patriotici - detti
oggi rettorici dai deputati affaristi - che sollevarono le popolazioni
italiane contro la tirannia straniera e le trascinarono alla vittoria... ecc.
-
5133. Pisanus Albertus, generale dei Francescani, nato a Pisa, morto nel 1239
- Vedi Dizionario dei nomi e pseudonimi latini del Franklin.
5134. Sulla Porta del Popolo a Roma, quando fu allargata, si incise la
seguente iscrizione: Urbs - Italiae vindicata - auctis civibus - duplicem
fornicem extruxit - L'autore dell'iscrizione intendeva dire che Roma,
rivendicata all'Italia, cresciuti i suoi cittadini, avea costrutta una duplice
porta - Letteralmente per e filologicamente la iscrizione significava invece
che Roma rivendicata all'Italia, cresciuti i suoi cittadini (qu mancava per
l'espressione numero) costrusse due postriboli.
5135. Ha il sangue debole - dicono i contadini della Varesina per indicare
chi ha sangue povero di globuli rossi, e soffre il freddo - ecc. - Pi
curioso di un orinale altra frase degli stessi contadini per indicare chi
vuol sapere tutti i segreti del prossimo - Parlava rose e fiori - altra
frase che allude ai complimenti di un amante alla sua bella ecc.
5136. Per le virt delle donne Vedi in Plutarco Ediz. latina Opuscoli Vol. III
pag. 300 - Mulierum virtutes. <Recog. Theod. Doehner Vol. 5 Parisiis - Didot
1857 e seg.>
5137. Progetti letterari. Un libriccino che raccogliesse i molti versi volanti
di argomento transitorio, politico ecc. - epigrammi, distici, sonetti, stanze
ecc. che si scrissero spesso l'un contro l'altro molte persone di riputazione
nell'epoca nostra, a cominciare dai versi di Manzoni contro Monti e Bonaparte,
di Correnti contro Cant, di Rovani contro Maffei; a finire con quelli di
Occioni, Prati, Guerrieri Gonzaga ecc. pubblicati in parte sul Fanfulla
contro Minghetti, Bonghi, Luzzatti, ecc.
5138. Pallidezza color di genio e amore.
5139. Non vi ha che una medicina efficace; quella di regolare la vita in modo
da non aver mai bisogno di rimedi.
5140. Nella Descrizione di una inondazione, non dimenticare un cimitero di
campagna travolto dalla furia delle aque - le casse schiodate suornotanti - i
morti di fresco, nella fiumana o impigliati negli alberi, le croci di legno
ecc.
5141. Un uomo il cui ingegno e le cui opere gli diano promessa che l'avvenire
lo ricorder deve desiderare di morire in et giovine. Cos egli lascia alla
posterit la sua imagine non corrotta dalla vecchiaja. - <CF. tra i bei vecchi
dell'antichit e i brutti dei ns. tempi.> Tasso, Foscolo, Rovani ecc. ci si
presentano alla mente aitanti e belli e la scoltura e la pittura ne
riproducono con orgoglio le forme. Manzoni, Mamiani ed altri ci passano invece
dinanzi come valetudinari, fiacchi di corpo, di cuore, di testa e le arti
figurative non ci san dare di essi che scheletri e mummie.
5142. Chiss in mezzo a quanti libri ha scritto lei la Giovinezza di Giulio
Cesare, diceva a Rovani un ammiratore della sua profonda dottrina archeologica
e storica - Ch'el disa in mezz a quanti liter - rispose Rovani - e dir pi
giusto.
5143. S - io e te abbiamo detta la stessa cosa, ma io con un venti lire
d'oro, tu con uno stajo di quattrinacci di rame.
5144. Per la Ghiaja di Roma Vedi le Quaestiones romanae, negli opuscoli di
Plutarco (Ediz. Didot - Parigi in 5 vol.- 1857 ecc.)
5145. Il costume romano, secondo Plutarco, voleva che la sposa si unisse la
prima volta allo sposo nelle tenebre e dopo di aver masticata una mela cidonia
- Ci per celare i difetti suoi, compreso quello dell'alito. <A Sparta
(Athenei lib. XIII) usavasi di rinserrare sotto catenaccio le vergini e i
giovani celibi e questi facevano a piglia a piglia, dovendosi poi ciascuno
accontentare di quanto la sorte gli avesse dato in mano. I nostri matrimoni
non si fanno diversamente. ->
5148. Quaest. 79 Plut. (opusc.) Cur Quirinalia festum stultorum appellant? -
Vedi Quaest. 10. - sul coprirsi la testa entrando in chiesa e nel pregare,
costumanza ancora viva in Roma.
5149. Arch. milanese - A Pasqua, qualunque tempo facesse, bisognava mettersi
in abito d'estate - vestito di nankin, cappellino di paglia e scarpette
lucide.
5150. Le palle che uccisero Misdea lacerarono la riputazione di Mancini.
5151. Le sostanze che i dottori prescrivono come medicamenti, sono in gran
parte venefiche e atte a provocare malanni. Nella libreria medica molti sono i
libri che trattano de' Rimedi de' mali - non uno ch'io sappia, che si occupi
dei Mali de' rimedi.
5152. La scoperta della locomozione aerea coincider colla fratellanza
universale. Nell'aria infatti, non ci sarebbe possibilit di serbare i
confini. Via i confini, cessano gli Stati.
5153. Di persona che, paralitica o vecchia, cammini barcollando, pu dirsi:
ha bevuta troppa vita: ne  ubbriaca.
5154. Compiendo i quarant'anni, la moglie di Manzoni si avvicin al marito, e
secondo la frase e l'uso milanese, gli disse: set (sai), Lisander, dervi
(apro) on'anta - E Manzoni: e mi sari la gelosia. -
5155. Goriniana. Mot[ivo] della prefazione. In quella maniera che le opere
scientifiche di Gorini possono servire a formare dei pensatori e ad ispirare
nuove scoperte, la sua vita, ove fosse fedelmente raccontata, gioverebbe a
fare gli uomini virtuosi e loro insegnerebbe le vie dei veraci godimenti. Il
cittadino universale dell'Utopia di Moro trovavasi in Gorini. Non ispida era
la filosofia di lui, etc.
5156. Nel 1884 a Frascati un padre ed un figlio trovaronsi implicati in una
rissa che fin coll'uccisione di un terzo. Gli indizi accusatori erano tanto a
carico dell'uno quanto dell'altro, e per entrambi vennero arrestati. Il padre
chiam a s il suo avvocato e gli disse: chi uccise  mio figlio, ma io vi
scongiuro, e sono ai pi vostri, fate condannare me. Mio figlio  giovane, 
la forza della famiglia - di mia moglie e della sua - e de' miei nipotini. Io
vecchio: che mi fanno tre o quattro anni pi o meno al mondo? - L'avvocato si
commove, si persuade e conduce le cose in modo che il tribunale condanna il
padre assolvendo il figlio. La sentenza fu accolta con uno scoppio di gioja
dal padre e di pianto dal figlio e con generale commozione nel pubblico.
Vittima del suo eroismo, il vecchio va in galera per venti anni. E non era che
un contadino!
5157. Quando i liberali, nel Canton Ticino, arrivarono al potere, Carlo
Cattaneo disse, forse pi sul serio che per celia, a qualcuno di loro: ora
saprete almeno fare in modo che i tribunali vi dieno ragione. - Nel Canton
Ticino, ad ogni cambiamento di partito al potere, i vincitori sopprimono
moralmente tutti gli aderenti de' vinti, sostituendoli in tutte le cariche,
persino le pi umili coi loro partigiani. E' un sistema che ricorda il Ciman
in cui ogni mutamento di sovrano non avviene che colla totale distruzione di
tutti i competitori possibili al trono - Quando in Isvizzera qualcuno non paga
le dovute imposte federali, la Confederazione ritiene responsabile
solidariamente tutto il comune cui appartiene il debitore, e fa sequestrare a
mano armata la propriet del pi ricco, salvo a questi di rivalersi sul
comune. -
5158. 3-10-85 - Zanardelli, ex ministro, a pranzo di Maraini a Lugano, tra
parecchi repubblicani del Cantone, afferm di non essere monarchico - (strana
confessione per un ex ministro del re) ed aggiunse (e in ci aveva ragione)
che la forma di un governo non gli faceva n caldo n freddo. - Tutti i viaggi
all'estero dell'on. Zanardelli si riducono a quelli di Lugano fatti nel 58,
credo, e nel 85. Che idee larghe possa avere un avvocato che ha s poco
viaggiato - n viaggi pure sui libri -  facile a capire. - <Zanardelli
chiama il cancelliere dell'Impero germanico: quell'antipatico di Bismarck.>
Zanardelli  poi ignorantissimo in tutto quanto non s'attenga alla politica
parlamentare e al garbuglio forense. Gli citai qualche nome illustre di
letterato, di artista, di scienziato contemporaneo: non l'aveva sentito mai a
nominare. Che razza d'uomini di stato ha l'Italia!
5159. Al tempo delle elezioni nel Canton Ticino, mentre la lotta ferveva,
anche a schioppettate, fra i liberali e i codini, Vincenzo Vela passeggiava
con un grosso randello. Passa un uomo a corsa, quasi in fuga, e Vela, gi una
randellata, che lo manda a gambe levate. Lo conosci? gli si chiede. Risponde
Vela: se l' on oreggion (clericale) ghe l'hoo ben dada: se l' on liberal mei
anm perch el scappava - e i liberai deven scapp no.
5160. Conelli, sindaco di Belgirate, celebre sciocco e degno sindaco del
Comune dove villeggia Cairoli. Cairoli fa uno dei soliti discorsi conviviali.
Conelli tutto ammira e applaude. Finito il discorso: Gran belle parole ha
detto Cairoli - fa agli amici - Col popolo ci vuole pane e stangate.
5161. Filosofia e utilit dei racconti da fate. Quando nell'ufficio o fuori
m'incombe qualche lavoro materiale, antipatico, confuso, grave, penso a quella
fanciulla dei contes des fes costretta da una fata cattiva (ossia da qualche
sorte - fata lat[ina]mente - avversa) a lavori pressoch impossibili. Ma la
buona volont, rappresentata nella fiaba dalla fata buona, le d una mano e il
lavoro  fatto. Vinta la prova, compare il meritato premio, che il ricordo
della fatica rende pi grato. - Cos incoraggio me stesso e compio il dovere
mio, per quanto pesante.
5162. Rapporti d'intima amicizia fra i cosidetti fisico e morale. Una madre,
quando vedeva qualcuno de' suoi bimbi cattivo contro il solito o pi del
solito non si perdeva ad infliggergli castighi o sermoni sulla bont, ecc. ma
gli somministrava tosto un piccolo purgante. Disoppilato l'intestino, il bimbo
tornava buono, o, come dicono i catechisti, sulla strada della virt. Cos io,
allorch mi manca l'inspirazione, non mi metto gi a cercarla n in Omero n
in Virgilio n in altri simili scrittori, ma prendo un buon cucchiajo di
magnesia. Una abbondante scarica alvina equivale per me una pagina di poeta
divino: il mio spirito riaquista la sua elasticit e torna a pensare generose
cose e a trovar belle forme.
5163. R.F. - Tra i colori d'abito che furono di moda all'epoca napoleonica,
uno gialliccio ebbe il nome di caca du roi de Rome, un altro violetto
pallido di vin-vomi - Mia nonna Luigia chiamava il suo ragioniere Biancardi
sa machine  lire. Nonna Luigia era capricciosissima. Si faceva venire da
Parigi gli abiti e i cappellini, e quando non gli andavano ai versi li
stracciava e schiacciava sotto i piedi.
5164. (1885) Il castello di Montecalvo si trova oggi in possesso, credo, di
certi Fiora cugini, vinajoli, che l'hanno comperato dai Brignole-Sale per
22.000 lire. E' quasi in isfascio. Valgono per qualchecosa le vigne
circostanti, calcolandosi il loro reddito a circa 1000 lire all'anno. - E' fra
i miei sogni di ricomperarlo: bisognerebbe per, oggi, pagarlo almeno il
doppio - Sul pozzo che sta sulla spianata del castello copiai le due seguenti
iscrizioni: Suae utilitati posterumque - usui jugem puteum alte - fodientem
eundemque ext - ruendum Federicus Bec - caria Annibalis filius - suis
sumptibus curavit - Anno MDXCVI. - E sotto: Provexit ornavit aquarumque -
copiae consuluit - pluviales immittens - Aloisia Caroli Pisani uxor A.
MDCCCXXIII - In un muro interno era incastrata la seguente lapide: Hanc
ecclesiam Divo - Rocho dicatam Anni - ball Beccaria suis pr - opriis expensis
a fundamentis erexit Anno - 1580. <Sopra la lapide  scolpito lo stemma dei
Beccaria> <Ora la lapide dell'oratorio  in mia mano, a Corbetta> -
Montecalvo, come le rocche e i paesi circostanti era antico feudo dei Beccaria
signori di Pavia: pass poi ai marchesi Pietragrossa, quindi ai Pisani Dossi e
finalmente ai Brignole Sale - Nella famiglia Pisani Dossi scorre per anche il
sangue dei Beccaria. -
5165. (1885) Su un uscio interno della sala erano ancora, a matita, de' segni
che indicavano le diverse stature dei ragazzi Pisani, Pippo, Gaetano, Antonio
ecc. nel 1835.
5166. Mia gita a Montecalvo ai 14 e 15 ottobre 1885. Accolto con festa da D.n
Giacomo Patri, il simpatico prevosto da me nominato nel 1877; riverito dal
sindaco, ecc. Dolore mio che il castello si trovi in mano di gente rozza, mio
intenso desiderio di ricomprarlo e di restaurarlo. - Sogni inutili!
5167. L.d.B. L'abuso del pensiero va minando le facolt cerebrali dell'uomo. I
casi di pazzia sono ora assai pi frequenti di una volta. Una volta erano cos
rari, che la pazzia era detta sacra e il pazzo guardato con rispetto. Per
impedire che il male faccia progressi, il Congresso degli Stati Uniti del
Mondo determina con legge, fortificata da severissime pene, che l'umanit
sospenda per lo spazio di 100 anni ogni lavoro mentale. Sospesi quindi gli
studi, suggellate le biblioteche, chiuse le scuole ecc. affine di ridonare
all'uomo la tempra forte e lo spirito equanime di un tempo - ecc. -
5168. E' certo che quando si sar maggiormente studiata e conosciuta la natura
fisica del pensiero, si trover il modo di migliorare ed anche di suscitare le
distinte intelligenze con opportuni cibi o apparecchi.
5169. La morte dell'uomo-individuo  condizione indispensabile al progresso
delle idee. L'individuo che reca nuove idee al magazzino comune o migliora le
gi ammucchiate, vi si attacca poi sifattamente che, mentre fu, prima, cagione
di progresso, riesce poi di sosta. La natura quindi dispose le cose in modo di
sostituire gli individui non pi atti a progredire con sempre nuovi individui
ecc.
5170. L.d.B. Il mondo  pieno. <Alla generazione naturale, gli scienziati
hanno saputo aggiungere anche la maledizione della generazione artificiale.
Mentre la medicina trov finalmente le vie per guarire, e divent, da arte
della malattia, arte della salute, la filantropia, fattasi sovrana dei mondo,
abol definitivamente la guerra, colle conseguenti distruzioni di vite, e il
benessere economico, resosi universale, tolse pressoch tutte le spinte ai
delitti di sangue, d'altronde gi quasi estirpati da una educazione
scientifica del cervello fisico. Anche i pericoli naturali rimossi. Strade
dapertutto, colmati gli abissi, costretto il cielo a non far pi che l'ufficio
di benefico inaffiatojo, distribuita la brutale forza del mare e della terra
(maremoti e terremoti) ad usi domestici, adoperati i vulcani come colossali
stufe russe, ecc. Inoltre, l'elettricit, sostituendo il vapore, rese sicuri i
viaggi. Progredendo l'istruzione, il minimo macchinista aquist la dottrina di
un Eddison ecc. - In conclusione riusc quasi impossibile di morire prima dei
90 anni. Aumentati solo i suicidi per sovrabbondanza di felicit.> Il caldo
fiato dell'umanit ha sciolto i ghiacci del polo: il formicajo d'Adamo
nereggia sulla fulva arena del deserto libico. N solo la terra  occupata, ma
l'aqua. I laghi sono coperti di zattere: l'oceano  diventato un porto, gli
aereostati offuscano il sole. Il lavoro ha domato ogni pi sterile piaga, ecc.
- Preoccupazione degli Stati Uniti del Mondo di questa esagerata prosperit. -
Mezzi che si propongono per mitigarla. - La decimazione - Il ritorno alle
guerre, alle epidemie, all'antropofagia. - Dichiarazione di guerra ai Lunari
(abitanti della Luna) etc.
5171. Non vi ha uomo politico, come non vi ha cantante od artista, che dica
bene del collega. I ministri caduti sono poi nemicissimi dei ministri che
rimangono a posto. Lanza chiamava Sella quel birichino - e Sella chiamava
Lanza quell'imbecille. Correnti era per Cattaneo el cagon e Bonghi per
Correnti - una cloaca massima. E cos  di Mancini, Baccarini, Minghetti,
Crispi ecc. che si odiano con perfetta reciprocit.
5172. Il maestro elementare Repossi usava di recarsi, ogni gioved, dal
paesello dove faceva scuola, a Milano per visitare Rovani. L'ultimo gioved
che precedette la morte del grande scrittore, Repossi lo trov a letto alla
Casa di salute <(ora demolita) in P[or]ta Nuova>. Accomiatandosi da lui, gli
disse che sarebbe tornato, come al solito, il gioved prossimo. E Rovani,
stringendogli la mano a buon conto, torna domenica.
5173. Importanza del tavolo comune pel buon esito di un congresso o di una
conversazione. E'questione di fluido e di simpatia nervosa. Quando si deve
parlare ad altri senza il medium di un tavolo ossia quando fra due o pi
interlocutori non intercede che una parete d'aria cosicch i loro occhi
possono esser distratti dalla vista delle gambe, la corrente di simpatia fra
chi dice e chi ascolta non si former cos presto come nell'altro caso. Egli 
perci che i discorsi nei salotti, senza tavoli in mezzo, riescono
generalmente sconclusionati o freddi. Mettete invece una dozzina di persone
intorno ad un tavolo, possibilmente in modo che i gomiti dell'una sfiorino
quelli dell'altra, e coi piedi che talvolta s'incontrino e talvolta si
ricerchino: si former tosto un ambiente unico di simpatia e il narratore
trover pi facile ed efficace la parola, l'uditorio comprender pi
uniformemente il discorso, e vi si interesser, vi si entusiasmer ecc.
5176. Il Deipnosofista di Ateneo pu considerarsi un dizionario in forma di
narrazioni, di dialoghi ecc.
5178. Fra le prove della fraternit delle tre arti (letteraria, figurativa,
musicale) ce n' una storica. La scrittura, espressione dell'arte letteraria,
era in origine plastica e pittura (scrittura geroglifica o letteratura rebus).
Pi tardi, la scrittura rappresent, invece del segno, il suono (scrittura
fonetica) donde il legame colla musica. - La scrittura  la pi antica delle
arti plastiche.
5179. Tutti i grandi guerrieri, conduttori di popoli armati, furono anche
grandi edificatori. Nabucodonosor, Ramses, Cesare, Napoleone - raccomandarono
la loro celebrit, non solo a colossali distruzioni di vite ma anche a
sterminate creazioni architettoniche, stradali ecc. Si direbbe che volessero
compensare l'annientamento di que' piccoli edifici d'ossa e di carne che si
chiamano uomini, suscitando enormi corpi di pietra e calce, oppure che
sopprimendo le mille vocine di maledizione di que' minimi esseri volessero
sostituirvi una voce immensa in lode loro, qual' quella delle preci e delle
cronache scolpite e dipinte sui palazzi assiri o egiziani, sulli archi romani
o napoleonici ecc.
5180. Vincenzo Vela diceva. - Non vi sono in Italia se non due citt dove si
possa vivere bene - Milano e Roma. Pare impossibile che Michelangiolo sia nato
a Firenze. Dev'esserci qualche errore in proposito. Guardate p. es. Quando si
passeggia, la mattina, sui bastioni di Milano, incontrate cacate tanto fatte -
senza risparmio - olimpiche. Passeggiate invece pei prati intorno a Firenze.
Vedrete cacherelle misere misere (stremii stremii) stronzetti da cani e non da
cristiani.
5181. Certo Minetti di Lugano, uomo coraggioso e gran mangiatore, nelle
parecchie battaglie garibaldine a cui prese parte, si portava sempre con s
qualche salsicciotto. Anche le fucilate gli aguzzavano l'appetito, per il che,
nel mezzo del combattimento, si metteva spesso a tagliare colla daga fette dei
suoi salami. Chi per mangia caca, e il nostro Minetti provava non rado il
bisogno di vuotarsi per poi riempirsi. E allora scendeva in qualche fosso a
fare le occorrenze sue. Ma, mentre era in simile posizione, fu visto un giorno
da un ufficialetto, il quale, brandendo il suo spadino, si pose a gridargli
vigliacco! hai paura! - Mi paura? gli rispose il Minetti - ch'el vegna
ch e ch'el tasta se l' molla o l' dura -
5182. Appunti biografici su Clemente Maraini - Luganese, di famiglia oriunda
per di Como. <Forse da Maraino - paesello presso Cernobbio.> Era il maggiore
di 14 figli, di cui 9 ancor vivono (1885). Prestiti fatti dal padre di lui ad
amici e non restituiti cambiarono l'agiatezza della famiglia in una quasi
povert. Clemente si diede a tutt'uomo al lavoro. Aveva un parente ingegnere a
Costantinopoli: questi gli fece proposte: Clemente ragrannell 500 lire e
disse a sua madre Maria che voleva recarsi in Turchia dal cugino. La madre gli
annunci che il cugino era morto. Cl. non si smosse dal suo proposito. Sul
piroscafo che lo trasportava a Cos[tantino]poli fece conoscenza con un
inglese, certo Moore che simpatizz presto con lui. Scesero allo stesso
albergo. A C. non rimanevano che 200 lire. Moore gli chiese se aveva trovato
occupazione e, alla sua risposta negativa, gli domand se voleva stendere una
relazione in francese su una concessione di telegrafi in Bulgaria stata data
al Moore. Maraini accett e in 5 o 6 giorni stese la relazione che gli venne
pagata 15 sterline. La relazione lo fece conoscere nel mondo burocratico turco
ed entrare in rapporti con un bey, che gli ottenne l'incarico di andare a
misurare tra il Mar Nero e l'Asia Minore il corso di non so che fiume. Lo
stipendio era 1000 franchi al mese, pagate tutte le spese. Maraini, con una
squadra di trabuccanti, fece su una zattera il fiume e i rilievi. Dormiva
sulla zattera e sotto la tenda. Una sera si addorment invece a terra, su di
una terrazza. Una violentissima febbre lo colse. Cerc di combatterla, non vi
riusc. Si fece allora legare su un cavallo e disse: al mare - portatemi anche
cadavere - Dopo 6 giorni fu al mare. A Cos[tantino]poli sopport una fiera
malattia, ma la vinse. Completato il lavoro che gli era stato affidato, ebbe
proposte per la ferrovia dell'India. Era gi sulla strada per recarvisi,
quando ad Aden ricevette lettere di casa che gli parlavano delle faccende
d'Italia, delle vittorie contro gli austriaci, del risveglio intellettuale ed
economico che si credeva imminente. Torn quindi in Italia. Fece da segretario
a Bertani, presso la Dittatura di Sicilia. Poi lasci l'impiego e spos (23
febbrajo 1862) l'Adelaide Pandiani colla quale si era promesso fino da bimbo -
<era un sabato grasso. Spos l'A. a Milano e part con essa per Torino.> Si
rec quindi in Abbruzzo ai lavori di quella ferrovia. Dall'Abbruzzo pensava di
passare a Parigi, e gi aveva col, per mezzo dell'avv. Zaccheroni,
accaparrate due stanzette. Voleva a Parigi fare un corso alla scuola di arti
industriali. Passando per da Torino vi fu trattenuto dagli amici
collaboratori del Diritto. E qu comincia la carriera politica di Maraini.
5183. Il Diritto giornale politico, organo della democrazia, pass per pi
mani. Ecco la lista delle sue incarnazioni fino al 1879 - (I) Fondato da
Depretis, De Boni ecc. in sostituzione del Progresso stato soppresso. - (II)
Scissasi la sinistra, il Diritto rimase a Depretis - (III) Poi fu comprato
da Bertani, quand'era alla Dittatura di Sicilia (IV) poi pass al Lemmi. - In
seguito, per aver preso le parti dei piemontesi, nel fatto di [lacuna] decadde
e vide caduta la sua tiratura da diecimila copie a duemila. Essendone
direttore Bargoni, vi fu persino un momento che Bargoni dovette vendere
l'orologio e la catena d'oro della moglie per stampare il numero: avanzategli
30 lire si rec a Belgirate, dove ottenne da Cairoli 500 lire. I collaboratori
del Diritto pensando che Maraini avesse molti denari (aveva allora circa
75.000 l.) lo eccitarono a comprare il giornale: essi vi avrebbero lavorato
gratuitamente, ecc. Maraini si lasci persuadere e compr il Diritto (V) per
30.000 lire. Ma appena fatta la compera, gli antichi collaboratori
cominciarono ad avanzare pretese: questi non v'avrebbe pi scritto se non gli
si pagavano i debiti, quello voleva anticipazioni di tre o quattro mila lire,
ecc. Maraini, per non perdere tutto, si diede, com'egli si esprime, a fare da
boja e da appiccato, ossia da direttore, redattore ecc. Cerc collaboratori di
poco prezzo (e si dovrebbe anche aggiungere, di poco valore) e trov il Mussi
Giovanni, allora impiegato postale a 120 lire al mese ed oggi prefetto.
Maraini domin il Diritto fino 1879, cio 16. - Lo vendette in seguito al
Civelli (VI) per 200.000 lire pagabili a rate, per cui, avuto riguardo agli
sconti, non ne prese che 180.000. Civelli lo trasmise ad Oblieght (VII) e
questi lo ritorn a Civelli (VIII) - Otto quindi sarebbero a tutt'oggi (1884)
le incarnazioni del Diritto.
5184. P.U. L'attuale rettore (1885) dell'Universit di * <(secondo ne dice il
Prof. Onorato Occioni)> e che fu altre volte rettore della stessa Universit -
certo sig.**, scont sotto l'Austria (35 anni fa), cinque anni di galera a
Capodistria per falsificazione di firma. La famiglia **  composta tutta di
persone che ebbero sempre a fare colla polizia e colla questura in qualit o
di malfattori o di spie - Contuttoci, il **  rettore,  presidente
dell'Accademia scientifico-letteraria di Venezia, fu premiato dall'Accademia
de' Lincei per una sua Storia di Carlo V. - roba abboracciata ecc. -
5185. (maggio 1885) Mommsen, invitato ad una pomposa colazione, data in suo
onore, dal principe di Venosa (Ludovisi-Boncompagni) si mostr a tavola,
contro il suo solito, taciturno e aggrondato. Dopo colazione, il principe
circondato da archeologi ed altri scienziati, present a Mommsen parecchie
fotografie pregandolo di accettarle. Erano le fotografie della celebre villa
Ludovisi, dalle piante trisecolari - villa, che, come sa - cos disse il
Venosa allo storico tedesco - dovr presto scomparire. <Venduta, aggiungo
io, dal Ludovisi per farne inconditi falansteri di 6 piani.> E vedendo che
Mommsen rifiutava, accigliato, colla mano, quelle imagini ma le prenda,
professore,  un ricordo... - Non sapevo - rispose severamente Mommsen - che
i principi Ludovisi si facessero fotografare le proprie vergogne. Il Venosa
rimase a bocca aperta. Pareva fulminato.
5186. Don Giuseppe (Don Giuspin), prete che andava a dir messa a Villa-lunga
possedimento di casa Pisani Dossi, aveva le saccoccie lunghissime e foderate
di cuojo. In esse finiva tutto quanto su cui metteva mano; vi versava perfino
la minestra di riso e fagioli preparata pel desinare dei contadini - Altro
prete, tra il pedagogo e il servitore, era il sacerdote Amaretti, che dava
settimanalmente le classificazioni alle sue allieve, Elena, Angioletta e
Carlotta Pisani, in versi.
5187. In mezzo alle coercizioni pi odiose e alle continue offese alla libert
e alla dignit umana, la polizia pontificia di Pio IX concedeva in Roma agli
artisti licenza sfrenata. Gli artisti potevano impunemente raccogliersi in
piazza vestiti nelle foggie pi strambe e traversare le vie, schiamazzando ed
urlando e facendo persino le fucilate di gioja.
5188. Uno fra i molti tratti antipatici del mediocrissimo Depretis  quello di
obbligare la moglie, ancora giovine e bella, a dormire nella sua stanza.
Vecchio, pieno d'acciacchi e di sudiciume, Depretis passa il giorno e la notte
tra i fazzoletti intabaccati, gli sputini, i cataplasmi, i pitali, e la sua
signora deve subirseli.
5189. *, gi segretario nel Ministero di grazia e giustizia, gran protettore
delle ballerine e delle cantanti, appassionato de' viaggi in pallone, e
fornitore di carne fresca a Vittorio Emanuele. Frequentando, sempre per
ragione della sua duplice professione, il palcoscenico dell'Apollo, venne un
ordine del Sindaco di non lasciare pi entrare sul palcoscenico persone
estranee. Che fa lo *? Si arruola come pompiere (notisi che a Roma, pel modo
raccogliticcio con cui il corpo de' pompieri  formato, non  difficile di
farvisi inscrivere) e si fa destinare al Teatro Apollo. - L'uniforme de'
vigili gli giov poi anche per salvarsi dai creditori quando era ancora in
vigore la prigione pei debitori. E ci, perch la legge non permetteva che un
cittadino in uniforme fosse arrestato. Cosicch * si recava sempre all'Ufficio
vestito da pompiere. - Scomparve in seguito da Roma, e dopo non molto tempo lo
si vide al Cairo d'Egitto, guidando una magnifica pariglia di cavalli
attaccati ad uno splendido phaton, di cui forse non era suo neppure il
pignone d'una ruota.
5190. Nonno Carlo e suo figlio Gaetano discutevano taluna volta di diversi
argomenti e si trovavano spesso in disaccordo. Bevendo tutti e due largamente
mentre discutevano, le loro dispute si facevano rumorose e letichine. E un d
il cozzo delle opinioni fu tale, che nonno Carlo si alz di botto, dicendo:
sfidiamoci. E prese due fioretti senza bottone e ne offerse risoluto uno al
figlio - Se questi non fosse stato allora colto da un accesso di riso, la lite
sarebbe finita in un parricidio -
5191. Quando la Sinistra arriv al potere nel 1876, fu un allarme fra tutti
gli impiegati appartenenti alla Destra. Giacomo Malvano era allora direttore
della sezione commerciale al Ministero degli Affari Esteri. Abitava al foro
Trajano nella casa dove teneva i suoi uffici Il Diritto. Si rec - come al
solito - piagnucolando e spaventato da Maraini, chiedendogli chi sarebbe stato
il ministro e raccomandandoglisi. Maraini gli annunci come ministro
dell'estero Melegari; poi parl di Malvano a Depretis. Anzi, dovendo Melegari
arrivare la mattina seguente, Maraini si rec a prenderlo alla stazione e gli
tenne subito parola di Malvano. Melegari promise di tirarselo presso e infatti
fece cos - e Malvano divent capo-divisione degli Affari politici - Quando
poi Cairoli fu assunto al Ministero dell'Estero, eccoti ancora Malvano da
Maraini a raccomandarsi, esprimendogli il desiderio di presentarsi in un
collegio elettorale e di ottenere il segretariato generale degli Esteri.
Maraini ne parl tosto a Cairoli. Ma questi rispose di avere gi precedenti
impegni col conte Maffei, il noto sciocco. Data la risposta a Malvano, costui
si pose letteralmente a piangere. Maraini ritent la raccomandazione con
Cairoli, e allora, allo scopo di aquietare Malvano, si cre per lui la
direzione degli affari politici. - Non fu crisi politica dal 76 al 85 in cui
Malvano non si recasse a piagnucolare giudaicamente da Maraini.
5192. Quando * - altra fama usurpata -  incaricato di missioni dal governo
per l'estero, usa farsele pagare da due o tre ministeri. Approfitta della
missione per rimontare di vesti e d'oggetti s e tutta la sua famiglia. Ogni
volta, compera nuove sacche e bauli, sempre a conto dello Stato, poi giunto
sul luogo della missione, aquista parapioggia, orologi, abiti ecc. per tutti
quelli di casa, sempre a conto, come sopra. Gode di forti diarie e con tutto
ci lascia la nota dell'albergo a carico dello Stato - Il *, inoltre, 
vanitosissimo. Per un articolo di giornale, leccherebbe le scarpe del
giornalista laudatore. Ed  per gli articoli da gazzetta, che nonostante la
sua avarizia giudaica, cede a ricatti d'ogni genere.
5193. Cesare Correnti - Gli era morta l'unica figlia gi grandicella. Stette
undici anni senza poterne mettere insieme un'altra, avendo inutilmente ricorso
alle aque pi prolifiche di Europa. Finalmente - avvenne una rivoluzione
parlamentare (dicembre 1867) in cui, Correnti, contrariamente a quanto aveva
fatto sino allora, vot coll'opposizione. E il Ministero cadde, per un solo
voto di maggioranza contraria, il suo. Correnti ne rest s sorpreso, confuso,
indispettito e venne ad una tale agitazione d'animo - come se non il Ministero
ma l'intero mondo fosse caduto - che... - 9 mesi dopo, sua moglie partor
l'Adelaidina.
5194. Correnti, incoerentissimo. Frequentava i convegni del Diritto. Stavasi
per comporre un nuovo ministero. Correnti scrisse un articolo contro tale
combinazione, cos violento che Maraini dovette temperarlo sulle bozze. Di ci
Correnti si offese e l'articolo non si pubblic. Ma che avvenne? Il giorno
appresso Correnti accettava scetticamente di entrare - come ministro della
pubblica istruzione - nel Gabinetto da lui osteggiato - Pressapoco successe
cos all'epoca del macinato. Correnti, strettosi con Maraini e Depretis lesse
loro un discorso contro la nuova imposta. Il discorso era denso di forti frasi
e per la forma felice dovea fare grande impressione nell'animo degli
ascoltatori. Del che Correnti si accorse leggendolo e se ne spavent: disse
quindi: sar meglio che io non parli - e offerse il ms. a Depretis. Depretis
lo prese tosto e lo intasc. Mancavano due giorni alla discussione
parlamentare - due giorni di continui pentimenti e ripentimenti da parte di
Correnti. Venuta la discussione, il deputato Depretis tenne, contro il
macinato, un discorso in cui erano tutte le idee di Correnti ed anche le
frasi. Finito che ebbe, Correnti domand la parola, e disse, a sua volta, un
discorso in confutazione di quello di Depretis, ossia del suo, e vot a favore
del Macinato e del Ministero.
5195. Epoca degli agostiniani - e del terzo partito <(novembre 1876)> - Una
sera erano riuniti nell'ufficio del Diritto Depretis, Medici, Bixio, tutti
pezzi d'uomini grandi e grossi. Si annunci una rappresentanza del terzo
partito per concertarsi. Entr. Era composta dei deputati Salvagnoli, Alippi e
Pasquali, tre omettini. Il contrasto suscit l'ilarit. Salvagnoli cominci a
parlare di certa erba che egli adoperava per guarire certi dolori in un
braccio: Depretis parl di non so quali altri rimedi per le gambe: Bixio cit
uno specifico per il culo e cos si parl di malanni e cerotti sino a mezza
notte, ora in cui la radunanza si sciolse. Il giorno dopo, tutti i giornali si
occupavano su tutti i toni della famosa intervista e delle importanti vedute
che vi si erano scambiate.
5196. Ad un ispettore di p.s. di Milano mio conoscente, si present un d una
donna, lagnandosi di suo marito parrucchiere che la trascurava, lei e i suoi
quattro figli, per una altra femmina pi giovine. L'ispettore chiam il
parrucchiere e gli fece un predicozzo, rammentandogli i suoi doveri maritali
ecc. Il parrucchiere si mostr meravigliato delle lagnanze della moglie,
dicendo che questa sapeva benissimo che aveva sempre qualche altra donna per
le mani e ne aveva gi passate quaranta o cinquanta. L'ispettore non arrivava
a capire che razza di difese facesse di s il parrucchiere: ma si spieghi
gli fece. E' subito spiegato - rispose l'interpellato con calma - capir
benissimo, S.r Ispettore, che colla forbice non c' troppo da guadagnare. Ora,
io ho moglie e quattro figli e bisogna che li mantenga. Ho per anche la
fortuna - non faccio per vantarmi - di un cazzo a tutta prova. Ci sono tante
vecchie che ne hanno bisogno, poverette! ed io vado - mediante un congruo
pagamento, a contentarle. Posso assicurarle in coscienza - signor Ispettore
(aggiunse il parrucchiere, mettendosi la mano sul petto) che i miei quattro
figli li ho tutti tirati-su colla punta dell'uccello - Il parrucchiere
infatti faceva il chiavatore di vecchie. Ne aveva 4 o 5. Serviva una al
luned, l'altra al marted ecc. e prendeva qua due, l tre lire. Da una
cinquantenne levatrice si recava tutti i venerd. Entrava rispettosamente
nella sua camera. Come sta, Signora? chiedeva ecc. La vecchia era [a] letto.
Egli le sollevava le coperte. Era gi pronta con le gambe allargate. Il
parrucchiere la contentava in pochi minuti, poi si pigliava le tre lire, gi
preparate sul comodino: la salutava ossequiosamente e spariva - La gelosia
improvvisa di sua moglie dipendeva solo da ci, che lei, sapendo come tra la
di lui clientela di vecchie fosse entrata una giovine, temeva che si sciupasse
pel gusto di paidopoen con essa l'istrumento de' suoi guadagni domestici.
5197. Correnti non vuole amici, ma servitori. Non riescono con lui che le
persone sfacciate e avariate.
5198. Thalak, interprete di lingue orientali presso il Ministero degli Esteri,
di nazionalit croata e gi al servizio dell'Austria. Quando fu a Vienna,
imperando Ferdinando, fu multato dal governatore della citt, come reo di
portare un nome che non poteva, secondo il d[etto] governatore, che essere
preso a prestito (!). Thalak gli osserv che, in croato come in sanscrito, il
suo nome era onomatopea del rumore della spola del tessitore e significava
appunto quanto in tedesco si chiama Weber. Et alors - gli disse il conte -
pourquoi ne vous appellez pas Weber?
5199. Un vecchio milanese non era mai, ne' suoi settant'anni, uscito dal
dazio ch'egli considerava come le colonne d'Ercole, di l di cui c'era la
terra ignota. Arrendendosi finalmente alle preghiere insistenti di alcuni suoi
amici che gli dicevano che almeno una volta, prima di morire, doveva vedere la
sua citt anche dal di fuori, il vecchio si rec con essi a fare un pranzetto
all'Isola Bella. Usciti dalla trattoria, scoppi un temporale con tuoni,
lampi, grandini e un rovescio di pioggia. I suoi amici, pi giovani e pi
svelti, si posero a correre verso la porta della citt e si ripararono sotto
l'arco. Il vecchio tutto spaventato, borbottando, bestemmiando, zoppicando,
tenne lor dietro e li raggiunse sotto il voltone. E le sue prime parole
furono: Ah per me non mi lascio pi prendere a viaggiare per l'Europa!
L'aneddoto si potrebbe applicare alla farsa attuale (1885) di Massaua, di cui
si parla come se si trattasse del globo intero e da cui il governo italiano,
che vi and a contraggenio, non vedrebbe l'ora di ritirarsi.
5200. L'avv.to Francesco Crispi-Genova, esule a Torino, scriveva nel
Progresso. Direttore del giornale era Correnti con 100 lire al mese:
amministratore Depretis. Crispi prendeva 50 lire al mese per la cronaca e le
notizie varie: Seismit-Doda, 5 lire per articolo e Spaventa 10. I libri
d'amministrazione del Progresso sono oggi (1884) posseduti da Maraini. Fu
Crispi che fece decidere l'impresa di Sicilia, mostrando dispacci falsi da
Marsala che annunciavano la continuazione, anzi l'aumento della rivoluzione
siciliana, mentre, in verit, era gi cessata. L'impresa riusc poi per un
complesso di circostanze casuali. A Napoli si conoscevano per filo e per segno
i preparativi della spedizione: il nome de' due piroscafi ad essa destinati
(Piemonte e Lombardo) e il numero dei componenti la spedizione <(Fonte
della notizia - il capo di gabinetto del Principe di Castelcicala che fu
vicer di Sicilia dal 1854 al 1860)>. Il fratello dell'Acton, che fu ministro
della marina del regno d'Italia, trovavasi nei mari di Sicilia con tre
corvette, pronto a calare a fondo le due navi garibaldine. A Trapani si
accasermavano 2000 Soldati borbonici e 2000 a Messina. Altri 3000 a Napoli -
(truppa bavarese) stavano preparati a recarsi nel punto necessario sia della
Sicilia, sia della Calabria, poich un telegramma avvertiva che la spedizione
sarebbe sbarcata sulle coste clabre. Ora, mentre attendevasi a Napoli la
notizia dell'affondamento delle due navi garibaldine, giunse quella che due
bastimenti da guerra inglesi si erano messi fra le caravelle di Acton e il
Piemonte e il Lombardo. Furono tosto spedite truppe da Napoli. Il generale
Lanza (?) che le comandava part dicendo coi rivoluzionari avrei
combattuto... ma, cogli inglesi, come si fa? avremo tutta l'Europa addosso.
Protetti dalle navi inglesi, i garibaldini sbarcarono a Marsala. Accoglienza
glaciale. Si diressero alle parti montuose dell'isola. A Calatafimi
incontrarono le truppe di Lanza e di altri. Grandinavano le palle. Si comand
ai garibaldini di gettarsi a faccia in terra. Unico Garibaldi stette in piedi.
Ci contribu alla vittoria. Un successo chiam l'altro. Il panico cominci a
propagarsi fra le truppe borboniche. A Palermo, il panico fece, in una
quindicina di giorni, sparare inutilmente centomila fucilate. Le cause del
panico, erano talvolta ridicole. Un giorno, per es., un soldato d'ordinanza
puliva un fucile carico, il quale spar. Al colpo rispose, dalla vicina
caserma, un fuoco di fila: e ne segu uno dal corpo di guardia del Palazzo
Reale, e cos si seguit tutto il giorno. - Il Borbone voleva mandare altre
truppe in Sicilia. Nunziante lo dissuase additandogli il pericolo di uno
sbarco nel napoletano. - Il ministero del borbone d'allora era mite, compreso
Maniscalco, amatissimo dal popolo. Esso non fece fucilare che il Bentivegna
(?) soldato ribelle preso colle armi alla mano e si noti che ci avvenne
soltanto per ordine di un ministro, il Filangeri, duca di Satriano, inclinando
il resto del ministero alla grazia. Gli italiani invece, cogli abusi della
legge Pica, fucilarono ben 7000 contadini napoletani, parte,  vero, briganti,
ma parte innocentissimi. Non si fucil mai tanto dai governi tiranni dei 7
stati d'Italia negli ultimi cinquant'anni, quanto dal governo italiano nella
campagna contro il brigantaggio.
5201. Fino al 1860, Crispi non fu che una figura secondaria. - A Torino,
Nicotera, Corte e Crispi erano riuniti a tavola in casa di Crispi colla 2a
moglie di questi, la Montmasson, per mangiare dei maccheroni che lo stesso
Nicotera aveva cucinati. La zuppiera era appena in tavola e gi Nicotera stava
colle due forchette per servire i maccheroni, quando si apre a un tratto la
porta ed appare infuriata una donna. Era una siciliana, antecedente amante di
Crispi e dicono moglie. Essa prese a due mani la zuppiera e la scaravent in
faccia a Crispi, che rest l - tutto confuso - coi maccheroni appiccicati
alla barba (Fonte Maraini).
5202. Essendo ministro in Francia Casimiro Prier (1838) si tratt di
istituire un consolato francese a Milano. La proposta trov opposizione da
parte del governo austriaco, il quale temendo che quel consolato non servisse
a fomentare le idee liberali in Lombardia, scriveva: non capire come si
pensasse ad istituire un simile consolato in Milano, citt che non era mai
stata, n era, n sarebbe mai commerciale. Metterne uno a Trieste, poteva
andare, ma a Milano! ecc.
5203. Si potrebbe fare uno studio di raffronto tra il principe di Metternich e
Agostino Depretis. Sono entrambi politici dai piccoli mezzi che essi reputano
valere quanto i grandi. In essi la furbizia fa sufficentemente bene le parti
del genio.
5204. Artisti. - Loro ignoranza crassa. - Giuseppe Grandi chiama per es. la
Venere di Milo - la Venere dei Mille. - Lo scultore Magni a malapena sapeva
scrivere il suo nome e si firmava Magnani etc.
5205. Luigi Bodio - statistico. Suo padre era chincagliere e teneva negozio
sotto il Portico dei Figini, sull'attuale piazza del Duomo di Milano. Era uomo
tagliato all'antica, rigidissimo, di una onest eccezionale. Di que' mercanti
che credono, vendendo, di fare un favore agli avventori, egli trattava sempre
d'alto in basso i suoi clienti. Nello stesso tempo si affannava a mostrar loro
i difetti dell'oggetto che essi avevano scelto. Atterrato il coperto de'
Figini, si trov uomo perduto e non riapr pi bottega. Pur, tutti i giorni si
recava in Piazza del Duomo a guardare il luogo dove gi sorgeva il suo negozio
e l volle esser trasportato poco tempo prima di morire per darvi un'ultima
occhiata - Il padre Bodio era poi uomo che faceva conti mentali (proporzioni,
equazioni di I grado, ecc.) con una straordinaria facilit. Avea una mezza
dozzina di aforismi che gli servivano per tutti i bisogni della vita morale;
fuori, oltre ad essi non andava. E tenea una superstiziosa venerazione per la
teologia, che, naturalmente, non sapeva manco che fosse. Quando suo figlio
Luigi tentava di persuaderlo di qualche cosa nuova, egli rispondeva: Provati a
domandar questo a un teologo - Ogni abitudine gli s'inveterava sifattamente
che messosi un vestito non trovava mai il momento opportuno per smetterlo,
cosich spesso finiva a trovarsi, d'estate, col paletot col pelo, d'inverno in
tela e col cappellino di paglia. - Luigi Bodio e il fratello abbandonarono
presto la casa paterna. Bodio, che avea la vocazione per le matematiche,
voleva far l'ingegnere. Essendosi a ci opposto il padre, cominci la carriera
delle lettere, poi si addottor in leggi e procedette per la carriera
dell'insegnamento. E scelse l'insegnamento della statistica, cosich, per la
via di questa torn alle matematiche, sua vocazione - Quanto al nonno di
Bodio, egli voleva che studiassero i soli suoi figli che dovevano andare a
prete; per gli altri doveva bastare un po' d'abachino e un po' di
gramatichetta. - Bodio ha due manie, quella di far regali, e di aver belle
serve.
5207. Mariano, filosofo di professione, vanitosissimo - la cui scienza 
piombo per il peso e flati per la consistenza, ha uno staffile con cui
somministra egli stesso le correzioni alla figlioletta, una cara bambina - E
la batte crudelissimamente, facendole denudare le chiappine. La bimba ha
terrore del filosofo padre.
5208. * - altro professore di filosofia morale all'Universit di ** (1884)
chiacchierone senza fondo e senza sostanza. Chiede 600 lire a prestito da un
collega (De Ruggiero) domandandogli di lasciargliele prendere sulla somma di
stipendio che il collega ha ancora nella cassa dell'universit. Il collega gli
risponde per lettera che  spiacente di non potere esaudire il suo desiderio
poich ha il fitto che scade, ecc. * colla lettera di De Ruggiero va di filato
dal cassiere e gli dice il collega Ruggiero mi ha autorizzato come vede (e
gli squaderna la lettera sotto il naso senza dargli tempo di leggerla) a
prendere le 600 lire che ha nella cassa - Il cassiere, contentandosi di
vedere la firma del Ruggiero e trovandosi dinanzi ad una affermazione di un
professore di universit - gli paga la somma. - Lo stesso *, quando Baccelli
ordin lo scioglimento del Museo didattico esistente nell'Universit e il suo
riparto fra altri istituti, si prese per s dal museo parecchi oggetti - e tra
questi, un pendolo e un tappeto - *, seccantissimo ne' suoi discorsi, li
comincia spesso con questa frase non far parole inutili. Allora taccia -
gli disse una volta Occioni.
5209. *, giornalista, professore, deputato - di facile parola ma di poca
dottrina e di minore ingegno - uomo senza carattere, avido, sfacciatissimo.
Cambia parere a seconda di chi lo paga e piglia da tutti. Oggi scrive a
Mancini lettere servili per essere scelto come rappresentante tecnico
dell'Italia alla conferenza del Congo e perch Mancini non lo pu scegliere,
15 giorni dopo attacca alla Camera il ministro e gli d dell'asino, parlando
di lui. Quando Telfener il milionario comparve a Roma, * lo circond e gli
fece fondare con 40.000 lire la Sezione commerciale (presso la societ
Geografica), la quale avrebbe dovuto inaugurarsi con una mostra di campioni.
Questa mostra era fatta per render necessario, prima un magazzino, poi un
apposito edificio, il cui secondo piano doveva naturalmente esser riservato
all'abitazione del direttore del Museo> cio di *. Come primi campioni, fece
venire casse di carbon fossile (mentre ne sarebbero bastati de' pezzetti)
tronchi d'albero ecc., e tutto a grande velocit con una spesa enorme. Da
Parigi fece arrivare 10 fazzoletti di nessun valore, racchiusi in un armadio a
vetri con raggere d'ottone ecc. - Quando si tratt della Riforma del codice
commerciale, * si fece incaricare di raccogliere termini di paragone tra i
vari codici stranieri. *, sfacciatamente, present un lavoro tutto cifre ed
indicazioni... errate. Manc poco che il Ministro Zanardelli non basasse sullo
stesso la sua relazione. Il caso fece scoprire un errore. Rimesso ad esame il
lavoro di *, si dovette interamente rifarlo. - * era direttore del Giornale
** . Persuase *** ad aquistarlo, dopo di aver riscosso per s tutti gli
abbonamenti dell'anno che stava per cominciare.
5210. Il ritratto di Ernesto Cairoli, disegnato a matita da Faruffini - di cui
io posseggo (1885) l'originale - fu litografato dalla Lit. Armanino di Genova.
Reca la data del 26 luglio 1859 e la dedica: Alla Nobil Donna Adelaide Bono
Cairoli - madre affettuosa di quattro propugnatori dell'Italica Libert -
questa imagine del figlio Ernesto eroicamente caduto - alla battaglia di
Varese, 26 maggio 1859 - Ing. Giovanni Ferrari d. d. d. - La litografia non
porta la firma di Faruffini.
5211. Molte scoperte che l'archeologo francese signor Mariette diede per sue e
che appajono pur troppo come tali anche nei libri stampati dall'italiano Luigi
Vassalli sotto il geloso controllo di Mariette, furono invece di Vassalli. Tra
queste scoperte, c' da annoverare quella della tavola funeraria di Zacarah
che fu un avvenimento nel mondo degli egittiologi facendo conoscere cartelli
reali sconosciuti della 4a dinastia. Il trovamento cos avvenne. Si lavorava a
Zacarah per sgombrare non so qual tempio. A sera, le squadre dei lavoranti e
insieme a loro i due direttori, Mariette e Vassalli (quest'ultimo subalterno
del primo), lasciavano il luogo del lavoro e si recavano agli alloggi. La
strada era scoscesa, piena di pozzi e di buche. Una sera, Vassalli, precedendo
di qualche centinaja di passi Mariette inciamp in una pietra. Si chin e vide
il frammento di un cartello reale che lesse. Trattavasi del nome di un re
della IV dinastia. Chiam con un grido Mariette annunciandogli la importante
scoperta. Si riunirono tosto, quanti si pot, degli operai che tornavano a
casa e scavando presso al frammento scoperto, se ne trovarono altri. Ripreso
poi lo scavo la mattina seguente, la celebre tavola di Zacarah era, prima di
sera, tutta in luce. - Eppure Mariette nelle sue opere non cita nemmeno
Vassalli, quantunque non faccia in gran parte che riprodurre relazioni e
memorie di questi. Non solo - ma le 120 tavole che corredano l'opera francese
furono, salvo le poche fatte dal Deveria, disegnate tutte dal Vassalli, mentre
il nome del pittore - ed archeologo nostro non figura che nelle ultime otto. E
figura in queste, perch un giorno, a pranzo, avendo Mariette chiesto a
Deveria se fosse contento di come erano riusciti litograficamente i suoi
disegni, Deveria rispose mancarvi il suo nome. Che per, avendo fatti que'
disegni sotto la sua responsabilit, voleva che il nome vi apparisse, anzi
minacciando di un processo Mariette se non ce lo metteva - Mariette si trov
dunque obbligato a far rifare le tavole di Deveria, e, nello stesso tempo, per
ogni buon conto, pose anche il nome di Vassalli nelle ultime tavole che
restavano ancora a stamparsi. - Mariette in Egitto non faceva che l'interesse
della Francia. Vassalli tent dal suo canto, quanto pot, per
contrabilanciarlo facendo l'interesse dell'Italia. Difatti, i migliori crani
di mummia raccolti da Vassalli si trovano al Museo Civico di Milano. Vassalli
era stato pregato da Cornalia di raccogliergliene. Egli ne aveva chiesto il
permesso a Mariette, che, non comprendendo l'importanza di simili collezioni,
glielo aveva facilmente dato. Senonch la cosa fu avvertita da uno scienziato
francese che la segnal a Quatrefages. Piovvero lettere dal Governo francese e
dallo stesso Napoleone III al Kedive con invito di serbare tutti i crani che
si trovassero, pel Museo antropologico di Parigi. Vassalli dovette restituire
tutti quelli che avea gi raccolti e classificati (e li restitu dopo di
averli spogliati da ogni indicazione scritta) ma ne sottrasse i migliori che
mand a Milano e cos continu a raccoglierne per conto suo, pagandoli 1/2
tallero ciascuno - Quando poi, nel 1870, Parigi si trovava assediata dai
prussiani e i francesi avevano momentaneamente perduta ogni influenza in
Egitto, Vassalli scrisse al suo amico Maraini di Roma, dicendogli che se il
governo italiano esprimesse al Kedive il desiderio di completare i suoi musei
di antichit egizie, egli impegnavasi di mandare in Italia una nave carica
della miglior roba esistente nei magazzini archeologici di Boulag. E ci non
sarebbe costato un soldo all'Italia. Maraini si affrett di presentare e
caldeggiare la proposta di Vassalli a Correnti e a Visconti Venosta che
l'approvarono ma... non fecero nulla. Scioltosi poi l'assedio di Parigi,
Mariette torn in Egitto, e non vi fu pi possibilit per la spedizione ideata
da Vassalli. Notisi che il console Drouet, anteriormente, dopo di aver offerto
una sua raccolta di antichit egizie alla Francia che la rifiut, la offr al
Piemonte, il quale la comper subito per 300.000 lire, formando con essa quel
Museo torinese che oggi vale molti e molti milioni. -
5213. Vassalli, sovrintendente agli scavi in Egitto, cav da una piramide a
Menfi, due statue di calcare colorato di due principi della III dinastia. Si
trovavano nel cuore della piramide e ad esse si giungeva per un lungo
corritojo. Atterrate le pietre che chiudevano la porta del corritojo,
apparvero in fondo le due statue sedute che parevano vive, poich i loro occhi
di cristallo di rocca, raccogliendo la luce che veniva dall'esterno, sembrava
guardassero. Gli operai arabi si diedero a fuggire, gridando che c'era il
diavolo. Vassalli entr solo. Estratte quelle statue furono fatte fotografare.
Qualche anno dopo, il prof. Panceri, egittiologo, trovavasi al teatro del
Fondo a Napoli. Vi cantava la Selene Bignami Rebora. A Panceri sembr di
averla gi vista altra volta ma non sapeva racapezzarsi dove. Tornato a casa,
ito a letto, rifrugando nella mente, si ricord della fotografia della statua
della principessa Nefrid, che gli aveva data Vassalli. Si fece allora
presentare alla Bignami e la persuase a lasciarsi fotografare con una
acconciatura simile a quella della statua. La rassomiglianza tra le due faccie
apparve nella sua pienezza. La statua di Nefrid di 6000 anni prima sembrava il
ritratto della Selene Bignami.
5214. (R.F.) Can, paisan, Pisan, sara mai i port coi man - proverbio
dell'Oltrep. - Dall'album delle pubbl. matrimoniali di Milano (11 ott. 1885)
Oleario de Bellagente Ercole con Volpi Marcellina, agiata - Una Oleario de
Bellagente nobildonna di famiglia decurionale pavese spos il nonno di mio
nonno -
5215. (1885) Secondo lo Statuto del Regno d'Italia, ci dovrebbe essere un re.
Oggi ne abbiamo due, come nello Siam. Il secondo  Depretis. Come l'altro,
difatti, egli  al sicuro d'ogni voto parlamentare, sia questo pure contrario:
non cade al cadere dei Ministeri, anzi ci pensa lui a farli cadere, si volge a
destra o a sinistra secondo il vento della maggioranza parlamentare, nomina i
ministri,  inviolabile rispetto alle pubbliche stampe, e gi si d aria di
tirannello e di reazionario. E questo secondo re  pi potente del primo.
5216. Nel 1849, salvo errore, fu ministro dell'interno in Piemonte un s.r
Pernati, che impose il riposo festivo ai negozianti. S'inizi allora in Torino
il costume e qualche tempo dur, ossia finch dur il decreto Pernati, di
aprire alla festa la porticina posteriore delle botteghe, acciocch gli
avventori vi potessero entrare a fare egualmente le loro spese. I giornali
umoristici fecero grandi risa intorno al Pernati che apriva il didietro ai
torinesi, e le porticine postiche dei negozi si chiamarono per qualche tempo
le pernatiche.
5217. (1884-85). Intorno a Depretis si form il cosidetto quadrilatero
napoletano, composto da Nicotera - De Zerbi - Bernardino (Grimaldi) e San
Donato. Tra essi si muove come sensale il Fzzari. Se potessero arrivare al
potere, spadroneggerebbero il napoletano e lo spoglierebbero come lupi
affamati.
5218. L'agosto 1885 lo passai a Roncegno nel Trentino. Vi ho fatto qualche
bagno d'aqua arsenicale che non mi giov. - Il Trentino  schiettamente
italiano nella lingua, nel costume, nelle aspirazioni, nei prodotti stessi del
suolo. Vi si odia l'austriaco come prima del 1859 in Lombardia. Nelle
solennit di casa d'Austria (onomastico od anniversario dell'imperatore ecc.)
la popolazione, bench di sentimenti religiosi, diserta la chiesa e lascia che
i preti vi sacramentino da soli il tedeum. La popolazione  simpatica e
intelligentissima. Incontrai per non pochi campioni di rachitismo e di
storture. Le donne vi sono brutte, condizione indispensabile per potere, con
successo, fare una cura ricostituente la quale prescrive anzitutto
l'allontanamento degli eccitamenti sessuali. Tornando all'odio contro
l'Austria, in Trentino quando si pronuncia il nome di Francesco Giuseppe, lo
si accompagna solitamente colla frase per la disgrazia di Dio e distruzione
de' suoi popoli imperatore. Vi ha rivalit fra trentini e tirolesi. I primi
non vogliono saperne dell'espressione Tirolo orientale con cui si battezz
il loro territorio: e negli avvisi, ecc. mettono sempre stabilimento... tale
- nel Trentino, non mai nel Tirolo. I cacciatori cos detti tirolesi che
formano il nucleo della guarnigione in Trentino, sono per la met del paese, e
sarebbero pronti, alle prime fucilate cogli italiani, a far fuoco addosso
all'altra met, i tirolesi. A Borgo, il teatro  solitamente vuoto. Le
compagnie comiche quando vogliono riempirlo hanno per un mezzo infallibile:
dare cio una produzione in cui o si tratti di cose italiane o il cui autore
sia un patriota. Cos fu data a pieno teatro rimbombante di applausi l'Agnese
perch di Cavallotti, la Disfida di Barletta, perch ricordava una battosta
agli stranieri e sopratutto il Disastro di Casamicciola, perch, nell'ultima
scena, come in una apoteosi, appariva la figura di Re Umberto che distribuiva
soccorsi. La polizia pi non permise poi questa produzione che nelle
ultimissime sere della residenza di una compagnia drammatica. - Nel Trentino
il suolo d grano bastante per 5 mesi e vino per tre o quattro anni. La
viticoltura va quindi sostituendosi alla coltura de' cereali. Altrevolte vi
fioriva la filatura delle sete: oggi le filande sono quasi tutte chiuse. C'
una vena di carbon fossile a Castelnuovo - Caratteristiche esterne, i
campanili a foggia di turbante turco e coperti di zinco, lucicanti come soli a
grandi distanze; stufe grandissime di mattoni verniciati. Lenzuoli e coperte
impossibili per la scarsezza. Arrosto colle prugne allo zucchero per contorno
ecc. - Le contadine di Roncegno, quando hanno chiesto qualche soldo al
forastiero che passa (e generalmente lo chiedono tutte) e vedono che il
passante cava il borsello, non baciano la mano al benefattore ma a s stesse -
A Borgo (Arena Unione) il 20 agosto 1885 si rappresentava oltre l'Agnese di
Cavallotti un grazioso balletto figurato con 20 signorine di Borgo che
gentilmente si prestano. - A Borgo Vendita di carne fina e di salami. - A
Pergine  un manicomio che raccoglie tutti i pazzi del Trentino e del Tirolo e
ne guarisce molti. - Al Confine italo-austriaco, tra Peri ed Ala (31 agosto
1885) gli austriaci hanno piantato il loro bravo palo dipinto di giallo e di
nero: noi non abbiamo osato pingere il nostro che in rosso - rosso di
vergogna.
5219. Cinque o sei anni or fa (1885) fu trovato presso Tevere un anello d'oro
massiccio a foggia di una dga piegata e di uno scudo, coll'iscrizione M. V.
AGRIPPAE e sotto MAECENAS -
1 fulmini
2 alloro
3 testa di Icone ad alto rilievo
4 probabilmente delfini in memoria della battaglia d'Azio


<Il V. (Vipsanius) posto dopo M. - darebbe forse qualche sospetto
sull'autenticit dell'anello, essendo noto che M. Agrippa non amava di
ricordare la famiglia oscura dalla quale era uscito (Vedi Seneca,
controversie).> L'anello, trafugato, pass, pare, nelle mani del celebre
ricettatore di roba archeologica * ma, per quanto il M[iniste]ro della P.I.
facesse, non pot pi rinvenirlo. Pass, dicesi, all'estero, bench un orefice
affinatore, presso il quale era corsa la voce trovarsi l'anello, abbia
risposto alla giustizia inquirente, di averlo liquefatto... <(squagliato).>
Esiste ancora per la forma in gesso dell'anello presso un tale Bajocchi. Io
ne ebbi in mano un esemplare di cera. <Fiorelli - al quale feci mostrare
l'impronta cerea dell'anello, lo giudic bellissimo e singolarissimo e
sincero.> Maraini che ne aveva pure un esemplare intendeva di farlo fondere in
bronzo dalla fonderia Nelli.
5220. Epitafi dettati dal Dossi nel nov. 1885. - Pel maestro Edoardo Perelli:
Edoardo di Giovanni Perelli - milanese - dalle musicali terrene armonie - di
cui fu interprete, compositore, maestro - egualmente insigne - pass alle
armonie del cielo - il XXVII giorno del luglio - MDCCCLXXXV - (linea) La
moglie Maddalena Tencajoli - e il fratello Luigi - qu ne composero lagrimando
la cara spoglia - Per la mamma del mio Conconi: Amalia Conconi Gamba - moglie
e madre elettissima - qu nella pace riposa - che a' suoi tolse morendo -
(linea) N. il [lacuna] - M. il [lacuna] MDCCCLXXXV.
5221. 1885 maggio-giugno. Amici comuni tentano, in previsione di una uscita di
Mancini dal Ministero, una combinazione Depretis, Crispi, Zanardelli. Crispi 
per sospettoso e a ragione. Difatti, qualche anno prima, Correnti erasi
recato da lui per proporgli, a nome di Depretis, di entrare nel Ministero e
gli aveva fatto promesse. Ma nulla avvenne. Crispi credette di essere stato
scientemente ingannato e and su tutte le furie. Era stato Correnti, che,
forse a fin di bene, aveva fabbricato un romanzo a spese di Crispi.
5222. Nella storia millenale dell'Umanit, il lavoro di un genio, per quanto
grande, non  che una lettera di una parola, di una linea di una pagina di un
volume di un'opera che il genio non ha letto bench talora confusamente
preveduta. La moltitudine poi costituisce la parte bianca del foglio su cui la
lettera e le parole e le linee sono impresse. La moltitudine non esprime nulla
ma serve a rendere visibile l'espressione del genio.
5223. Ogni autore ha presso il suo scrittojo o sulle ginocchia, come dice la
frase convenzionale, la Musa (che qualche volta  la serva). Io invece mi
contento del musino. Parlo cio del piccolo muso del mio Gniff, canino
terrigno, che mi sta in grembo mentre scrivo, e mi scalda il basso ventre e
con questo il sangue e le idee.
5224. La mia vita ebbe un circolo pi ristretto della comune, ma il circolo si
svolse e si chiuse completamente. Invece di 9, stetti 7 mesi nel seno di mia
madre. Cominciai a pensare a cinque anni, e a scrivere a 7. A 16 anni
stampavo. [rasura nel ms.] Ai 37 ero gi entrato in vecchiaja con disturbi
visivi, essiccamento di pelle, ateroma ecc. [rasura nel ms.]
5225. (R.F.) Nel Saggio d'Iscrizioni italiane. Mantova. Dalla tipografia
dell'Aquila all'Apollo di Fr. Branchisi - 1833 - si legge un epitafio in
brutti versi relativi ad una delle parecchie sorelle di mia nonna Luigia -
Questo sasso d'amor verace pegno - D'Antonietta Milesia il fral racchiude -
L'alma, volata a pi sublime regno - Miglior vi compie eterna gioventude. -
Ricca di prole, di belt, d'ingegno - vivendo in cuor de' suoi, morte delude.
- O tu che leggi, oh, se sapessi quanto - a una suora gentil cost di pianto!
- e sotto: Diletta sposa a Francesco Gabrini - gli fu tolta al 17 d'agosto
1815 - (Cav. Angelo Petracchi).
5226. Correnti parlandomi (7. VIII. 85) d'incisori di cui ha molte prove
d'artisti e avanti lettere ricord Juvara siciliano, che, nominato
direttore dell'officina calcografica di Roma sollev invidie e clamori tra gli
artisti romani insofferenti di vedersi posposti ad un siciliano. Juvara tanto
si accor della mossagli guerra, che, mentre il suo luogo nato lo invitava a
feste e trionfi, rinchiusosi in una stanza e buttati al suolo tutti i suoi
disegni, si seg le vene e sedette aspettando la morte. E di cinque in cinque
minuti notava su un foglio le sensazioni che provava. Pochi istanti prima di
morire si pent del fiero proposito e scrisse domandando perdono agli amici
della irreparabile risoluzione. Poi mor.
5227. Pucinotti, se non erro, altro egregio incisore, giovanissimo, mandato
dal governo a Parigi per perfezionarsi nella sua arte, si trov in quella
citt nel 1870. Entrati i versagliesi, degli amici gli attaccarono all'abito
una croce rossa suggerendogli di recarsi a curare i feriti. Ma i versagliesi
se ne impadronirono egualmente e riconosciutolo per italiano - n per altra
causa - lo fucilarono. Era allora ministro della P. I. Correnti. Chiestosi per
via diplomatica di Pucinotti, Thiers che sapeva com'era andato a finire, tir
in lungo finch pot a rispondere, sotto la scusa che Pucinotti era stato in
isbaglio deportato in un lontano possedimento. Altro che lontano!
5228. Un popolo che gi fu guida di altri, una volta che si  lasciato fuggire
di mano le redini, non le riaquista pi. La supremazia italiana  finita.
L'apparenza di vitalit attuale non , in lei, che un'estate di San Martino.
5229. R.U. Uno studio sull'uomo attraverso le bestie sarebbe
interessantissimo. Nelle bestie noi troviamo difatti, allo stato semplice,
ossia non adulterato dagli usi, dalle abitudini, dal progresso, tutte le virt
ed i vizi che compongono l'uomo.
5230. C'era poco a desinare - e si mangiava e si beveva fame e sete. Dissi al
mio commensale (il nipotino Alberto): Imaginiamoci di essere invitati a pranzo
da un ricco signore.
5231. Annibale Cressoni, comasco spirito bizzarro, visse in mezzo agli usurai
e mor indebitatissimo. Trasportato miseramente al cimitero, non vi si trov
preparata alcuna fossa a riceverlo. Indignazione negli astanti. Una signora
del corteggio prende generosamente le parti del morto e se non ha la fossa -
dice - io gli cedo un posto nella mia tomba di famiglia. La signora  presa
in parola: ella non pu pi ritirarsi e Cressoni  collocato nella tomba della
famiglia *. Ora, il *, marito della signora che aveva fatto l'offerta, era uno
de' principali strozzini del Cressoni, il quale, cos, anche morto pass in
pegno a' suoi creditori.
5232. La storia del risorgimento italiano sino al 1849, nelle sue
particolarit e ne' suoi aspetti umoristici non fu ancora fatta. Potrebbe
trovar posto ne' R. d. F. L'idea della unificazione d'Italia e della sua
costituzione a regno fu principalmente sparsa dai militari napoleonici, che,
sciolto il grande esercito, tornarono ai loro focolari. I mazziniani non erano
che una setta, di poco seguito, solo accessibile ad un nucleo di pensatori. Il
mazzinismo giov certo anch'esso, ma nel risveglio del 1848 fu come la pulce
che essendo indosso al leone si attribuisce la forza del leone. Pi che il
Mazzinismo giov la letteratura romantica: la Disfida di Barletta del
d'Azeglio, i romanzi di Guerrazzi, la Storia convenzionale della Germania in
cui si vedeva Barbarossa seminar di sale Milano; giovarono i quadri
rappresentanti gli ostaggi di Brescia ed il resto; giov sovratutto la musica
di Verdi con versi scellerati, ma patriotici (Finch d'Ezio rimane la spada
ecc. - Ma noi, noi donne italiche, cinte di ferro il seno ecc.). - La parte
grottesca del 1848  rappresentata dai tentativi di ritorno, nelle forme
esterne, alla citt municipale. Non pochi passeggiavano tronfi col cappello a
piume, il vestito di velluto nero e lo stiletto al fianco. Si risurrezion la
Compagnia della morte. Uno della compagnia, certo Luigi Perelli Paradisi,
rifugiatosi a Lugano e col richiesto che significasse il cranio di latta
sul suo berretto, rispose con accento meneghino e col suo comico
balbettamento:  pe...erch dobbiamo o vi... vere o mo... orire. - E intanto
stava a Lugano. Un altro della stessa compagnia, descriveva cos la campagna
degli austroitalici: Se semm solevaa - i todesch han daa indree - e nun
avanti (e qu batteva colla mano sinistra sull'avambraccio destro) e i todesch
indree - e nun avanti. Ma i todesch (aggiungeva con sorpresa) s'hin fermaa. E
nun indree. E i todesch avanti... e nun indree... finch semm rivaa a...
Lugan.
5233. Il cane lupetto di un albergo di S. Rocco in Val d'Intelvi amava un mio
amico (Benedetto Giussani), d'alloggio a quell'albergo. I padroni del cane,
gente ignorante e cattiva, non volevano che stesse con quel mio e suo amico.
Questi, di notte, calava una cesta dalla finestra; il cane vi si accucciava e
passava la notte col suo amico, poi di prima mattina scendeva coll'istesso
mezzo ed andava pe' fatti suoi. Partitosi l'amico dall'albergo, ogniqualvolta
vi passava dinanzi e il cane lo vedeva, non si moveva il cane, ma non appena
l'amico si era dilungato dall'albergo in una strada fuori dalla vista
dell'albergo correva per una scorciatoja a lui e gli faceva un mondo di
carezze. Tent il mio amico di comperare il cane, offrendo somme, per lui che
era poverissimo, forti, ma gli albergatori, malvagi sin nel midollo, non ne
vollero sapere, anzi gli risposero uccidendo vigliaccamente il povero cane.
5234. Opera - di - Bartolomeo Scappi - mastro dell'arte del cucinare - con la
quale si pu ammaestrare qualsivoglia cuoco, scalco, trinciante o mastro di
casa (fig.) - In Venetia - Per Alessandro De Vecchi MDCXXII. Precede un breve
di Pio V. (tertio kal. Aprilis Anno V) in cui  dato privilegio per 10 anni a
Francesco e Michele Tramezino librai di Venezia di stampare il libro, non
prima impresso, dello Scappi ex intimis coquis vaticanis ed  minacciato di
scomunica e di multa di 200 ducati d'oro chiunque altri lo stampasse. - Una
parte non piccola  dedicata ai piatti di magro e in essa si scorge come
graziosamente i signori papi e cardinali fan penitenza. - Interessantissima la
lista de' piatti secondo i giorni. Che razza di pacchi facevano i preti
vaticani! - Il pranzo si divideva in servizio di credenza e di cucina con due,
tre, sei ecc. scalchi e trincianti. Cominciava un servizio di credenza
(biscotti, mostacciuoli, offelle ecc.) poi seguiva un primo servizio di cucina
(animelle, testa di capretto, polpette ecc.) poi un altro di credenza (torte,
caci, neve di latte ecc.) finch si stava per iscoppiare. E allora levata la
tovaglia et data l'acqua alle mani si muteranno le salviette bianche - e si
metteva sempre in tavola - finocchio dolce fresco - stecchi in piatti con aqua
di rose, mazzetti di fiori, canditi e confetioni a beneplacito - In occasione
di pranzi di lusso i finocchi avevano mondo il gambo, gli stecchi erano
profumati, i mazzetti di fiori lavorato il piede di seta e d'oro - Nei pranzi
solenni poi, si levava parecchie volte la tovaglia e si dava aqua alle mani e
si mutavano le salviette candide lavorate a diverse foggie (Levossi le
salviette et se ne rimesse delle altre candide con diversi uccelletti vivi
dentro con cocchiari d'oro & d'argento). Ecco ora la descrizione di una
colazione, tra prelati, fatta in Transtevere l'ultimo maggio 1536 il giorno di
Venere, in un giardino. Era posta la tavola con tre tovaglie, adornata con
diversi fiori & fronde, la Bottiglieria con diversi vini dolci & garbi, la
credenza ben fornita di varie sorti di tazze d'oro, d'argento, di majolica e
di vetro, e prima che fosse data l'aqua odorifera alle mani, fu posto sotto
ciascuna salvietta una ciambella grossa, fatta con latte, ova e zuccaro &
butiro e fu servita a otto piatti con otto Scalchi & 4 Trincianti, e ogni
volta si lev la tovaglia, si mut salviette candide & per li canditi si messe
forcine d'oro e d'argento con coltelli. Per le confettioni si messe cocchiari
& a ogni servitio si messe sulla tavola sei statue di rilievo in piedi; le
prime erano di zuccaro, le seconde di butiro e le terze di pasta reale & tale
collezione fu fatta dopo il vespero con varie sorta di strumenti e musiche. -
Ora, le statue erano, nel primo servizio, Diana con la luna in fronte, con
l'arco et canni al laccio, con cinque Ninfe - Prima Ninfa, con un dardo in
mano; seconda con l'arco & la faretra; terza con la viola; quarta con
cornetta; quinta con un cembalo - Nel 2 servizio - Sei statue di butiro: un
elefante con un castello sulla schiena - Hercole che sbrana la bocca al leone;
un gran villano di Campidoglio, un cammello con un re moro sopra, un alicorno
che ha il corno in bocca al serpente, il cignale di Meleagro con la frezza in
petto - Nel 3 ed ultimo servizio: Paride con un pomo d'oro in mano, Pallade
ignuda, Giunone ignuda, Venere ignuda; Elena trojana adornata di veste &
capelli d'oro, Europa sul toro con le mani alle corna - E tutto questo per
una colazione di preti.
5235. Gorini nutriva i topi che abbondavano nel suo laboratorio, ma
confidenzialmente diceva agli amici: non  tutta benevolenza per le bestie la
mia; con pochi soldi di pane al giorno io salvo i miei cadaveri, che
sarebbero, altrimenti, consumati dai topi.
5236. Quando Francesco Giuseppe venne in Lombardia corse un'ottava in milanese
attribuita a Raiberti. E' questa: Corii gent de Milan, gent de defoeura -
Corii frances, todesch, russi, biftecch - L' ch l'imperator de la niscioeura
- accompagnaa de Bruck, Bach, Burger e Kubeck - El vedaremm in mezz ai so
todesch - Cont i baffi insevaa per tanta festa - El vedaremm Peppin
cavalleresch - a pass sott i arch de carta pesta - Coll'istessa bontaa del
pap grand - e col mus de porscell de Ferdinand. - Alcuni burloni fecero poi
recitare a F. G. da un credulo maestro di scuola una lunga filastrocca delle
pi stolte, colle rime le pi grottesche - L'imperatore avito - domato il reo
partito -  giunto in questo sito - mostro e segnato a dito ecc. E poi: e le
populee strade - mentre il colera invade - e vostra maestade... ecc. - E
dicesi che il redattore della pappolata sia stato il Giovanni Visconti Venosta
autore della Partenza del crociato e della Morte di un milite in Crimea
due parodie nate in Milano e stampate del giornale carnovalesco il Rabadan
(1876-80?).
5237. Quelle diffrence il y a entre un ministre et un journaliste? - chiese
un giorno il barone di Malaret, ministro francese a Ruggero Bonghi - Voil,
monsieur le baron - le ministre est un journaliste qui ne fait pas <o qui ne
sait pas crire> ses articles.
5238. Quando si trattasse di rivendicare diplomaticamente Trento all'Italia si
potrebbe citare a sostegno della tesi nostra anche questo fatto, quasi
sconosciuto - il fatto del riconoscimento della italianit di Trento per parte
nientemeno che di un imperatore tedesco. Difatti, Macchiavelli e Vettori
ebbero incarico dalla Repubblica fiorentina di recarsi dall'imperatore di
Lamagna per indurlo a venire in Italia a dare una pettinata a paesi nemici di
Fiorenza. Sapendo che l'imperatore era in bisogno di denaro gli dovevano
offrire 25.000 fiorini con facolt di aumentare l'offerta fino ai 50 mila. La
legazione riusc. L'imperatore si mise in viaggio. Met della somma doveva,
credo, pagarsi al momento della prima entrata in campagna, e l'altra met alla
prima citt d'Italia che si fosse toccata. Arrivarono a Trento. L'imperatore
chiese subito il resto della somma. I legati fiorentini s'informarono
accortamente se si trovassero in terra italiana: risult loro che il confine
era a parecchie miglia da Trento verso Lamagna. E allora pagarono e
l'imperatore fece probabilmente la sua brava ricevuta, riconoscendo cos
implicitamente l'italianit di Trento.
5239. Sinecure. C' un tal Romolo Querini, di professione patriota. Vantando
servigi - non prestati - alla causa italiana riusc a farsi mettere in
pianta nelle Ferrovie romane col titolo di Bibliotecario-capo delle stesse
ferrovie a lire 6000 all'anno. Ora, sapete qual' l'ufficio del Bibliotecario?
E' quello di sorvegliare i panchi dei libri che si vendono nelle stazioni di
quelle ferrovie.
5240. L'autore del bozzetto pazzesco (descritto nei Mattoidi al Concorso pel
Mon[umento] a V. E.) intitolato Dante, Vittorio Emanuele e l'Unit italiana
era di Palermo. Giovane di non mediocri qualit artistiche, fu allievo di
Tenerani. Ebbe per sempre tendenze bizzarre. Essendo a studiare a Roma e
tornando da una scampagnata con amici, fece scommessa di cacciare la testa
sotto il getto d'aqua della fontana dell'Aqua felice a Termini, dinanzi la
quale stavano appunto passando. E difatti pose la testa sotto la gelida aqua e
cadde come fulminato. Gli tenne dietro una lunga malattia di tre anni, si
riebbe fisicamente ma non riusc pi nulla a connettere n colla mano n colla
testa. Diceva sembrargli che un globo di cristallo gli fosse caduto in capo e
continuamente lo minacciasse. Tornato a Palermo si rimesse alquanto. Ora
dicono che egli ricominci a modellare non del tutto pazzescamente.
5241. La marcia progressiva dell'umanit  ordinata come quella di un
esercito. C' l'avanguardia e la retroguardia, e, in mezzo, il grosso delle
truppe. Retroguardia e avanguardia (chi vede indietro e chi vede innanzi) sono
composte di pochi militi, indispensabili. L'avanguardia guadagna il nuovo
terreno, il grosso dell'esercito lo occupa, la retroguardia non lo perde.
5242. Non c' uomo che non odii a morte altro uomo (compreso le donne). Se il
desiderio bastasse per ottenere lo scopo, la schiatta umana, uccisa dai
reciproci odii, scomparirebbe in un giorno, in un atimo solo.
5243. Oggi, i viaggi non allettano pi. Non ci sono pi terre veramente
incognite. Nel nostro studiolo possiamo percorrere il mondo sulle riviste e le
fotografie. Soltanto un viaggio alla Luna o a qualche altro pianeta o stella
mi adescherebbe. Cos, mi contento di viaggiare nei regni della fantasia, dove
almeno ci sono ancora sorprese.
5244. (1885) Sciupio del pubblico denaro in Italia. V. i volumi dell'Inchiesta
mercantile, specialmente le conclusioni - Vol. VII - e in modo particolare la
pag. 403. Per la intromissione di quattro o cinque deputati, il Governo nelle
nuove convenzioni colla Societ generale di navigazione le impose una fermata
a Pisciotta (Calabria). La sovvenzione garantita  di lire 121 mila e pi.
Pisciotta in 11 mesi ha dato per l'importazione 7 tonnellate, quasi tutto
tabacco della regia; per l'esportazione 120 chilog.: i passeggieri 85, di cui
soli 5 di 1a classe. L'onere della Societ  di circa 100.000 lire annue. Per
ogni somma di 19 lire e centesimi che ciascun viaggio a Pisciotta rende alla
Societ, questa e lo Stato spendono annualmente 300 mila lire. Contro due
Pisciotte si potrebbe avere una linea bimensile per l'India con il che si
usufruirebbe a ns. vantaggio l'apertura del Gottardo, mentre oggi le merci
estere per l'India vanno ad imbarcarsi a Marsiglia. Ma a Bombay non ci sono
deputati mentre ve ne sono nei contorni di Pisciotta. E cos vanno gli affari
in Italia.
5245. Bastiat  uno de' principali contradittori del sistema proibitivo, vulgo
protettore - Il protezionismo doganale - scrive Bastiat - non  che comunismo
applicato: l'uno e l'altro equivalgono a spogliazione -
5246. La beneficenza pubblica e la carit legale hanno per effetto di
mantenere e di aumentare in un paese l'indigenza. La rega della carit
(carit legale)  esiziale come ogni altra rega.
5247. Il blocco continentale napoleonico (1806) fu una colossale sciocchezza
solo pareggiata dalla sciocchezza inglese del blocco marittimo, ultima eco del
mare clausum di Seldeno.
5248. Gli antichi regolamenti delle corporazioni strozzavano ogni genio
inventivo e quindi concorrevano a mantenere, colla immobilit industriale, la
politica e la morale. Per lo statuto degli apprendisti del V anno di
Elisabetta d'Inghilterra, il fabbricatore di carrozze non ne poteva fabbricare
le ruote, per le quali doveva rivolgersi ad un operajo di ruote.
5249. Filippo il bello, nella Francia medioevale sarebbe stato come lo chiama
il Bodin - premier affaiblisseur (alteratore) de la monnaie - Bodino (1530)
appartiene agli utopisti, benefica falange d'uomini, come Moro, Campanella
etc.
5250. In Francia non dura lungamente che il provvisorio.
5251. Le architetture in generale prendono il motivo dominante dalla
conformazione della natura che circonda l'occhio dell'artista. Le spianate
della Mesopotamia che terminano in monti orizzontali, dentati, ebbero la loro
eco nel palazzo babilonese ed assiro - quadrato, merlato - i monti puntuti e
le foreste di pino inspirarono la cattedrale gotica etc. Le relazioni tra le
parti piene e le vuote negli edifici ha poi stretto rapporto col clima pi o
meno caldo, col cielo pi o meno nebuloso. Nella grigia Olanda le finestre
sono pi numerose che in una casa parigina, in questa pi che in una italiana.
-
5252. I fenici si potrebbero chiamare gli inglesi dell'antichit.
5253. Secondo i bigotti ignoranti la letteratura cos detta invereconda od
immonda sarebbe una invenzione de' giorni nostri. I nostri vecchi e i nostri
antichi sarebbero stati immuni da tanta lebbra. Eppure  tutto il contrario. A
paragone della letteratura de' tempi passati non ce n' una pi casta, pi
corretta della presente. Leggete i greci, i latini, i cinquecentisti, i
secentisti ecc. quale sconcezza nelle espressioni, che turpiloquio!
L'ingrediente delle oscenit era indispensabile alla novella del 400 ed alla
produzione teatrale del 500. Ma veniamo ai tempi pi vicini ai nostri. Nessun
ritegno nelle frasi. Si parlava a una dama come non si parlerebbe oggi ad una
baldracca. I giuochi di societ facevano schifo. Possiedo un pitale di Faenza
del 1700 con scritto intorno per uso della conversazione, e sopra: io sono
alla mancina l'orinale chi qu non la sa far  un gran stivale - fabbricato
in modo che chi non pisciasse servendosi della mano sinistra, spandeva orina
dapertutto. E questo bel ordigno era messo sotto il letto degli ospiti dalle
contessine di casa, per fare uno scherzo. Bel scherzo! La sconcezza aveva
invaso anche i libri di orazione, che equivalevano pressapoco ai famosi Livres
des heures delle nobildonne medioevali, alluminati con lettera capitale in cui
si vedevano scimmiotti che stupravano frati. Un mio amico possiede fra gli
altri un libriccino stampato in Verona per Francesco Rossi 1641 con licenza
de' superiori e s'intitola Vita di Maria - nel ventre di Sant'Anna, offerta
all'anime divote come Cibo di vera divotione, stimolo alla Santit, Specchio
di perfectione, Esemplare d'ogni virt e Manna di delicie spirituali e
divine. Il libro  dedicato con una prima lettera alli Santissimi genitori di
- Maria - Gioachino & Anna, e con una seconda Alla molto Rev. madre - Anna
Maria - Pirovano - Priora del monastero di S. Paolo di Milano ed alle sue
figliuole spirituali che angeliche di titolo faccia il Signore anche di
virt. Il libro ha tutte le approvazioni imaginabili. Si divide in 63
capitoli. Citiamo l'intestazione di alcuni che baster a dare una idea del
libro. V Per mezzo dell'orazione fu concepita Maria - VI Maria concepita da
Anna sterile - VII Allegrezza di S.ta Anna in quel momento che nel suo ventre
l'anima di Maria fu unita al corpo - XI A Maria nel ventre di sua madre fu
accelerato l'uso della ragione - XIV Santit di Maria nel ventre di sua madre
- XVI Eccellenza della vita di Maria nel ventre di S.ta Anna - XVII Merito di
Maria stando ancora nel ventre di sua madre - XXIX Contemplazione di Maria nel
ventre di S.ta Anna - XXXIV Maria con quanta purit d'intenzione cominciasse a
servire il suo Dio stando ancora nel ventre di S.ta Anna - XXXVI Nel ventre di
S.ta Anna fece la Vergine voto di verginit - XLIII Delizie ineffabili che
godeva l'anima di Maria mentre ancora era nelle viscere di sua madre - XLVIII
Compiacimenti dello Spirito Santo per la vita di Maria mentre ancora stava nel
ventre di sua madre - XLVIIII Quant'allegrezza recasse agli angeli Maria
stando ancora nel ventre di sua madre - L Quante grazie partorisse la Vergine
a suo padre S. Gioachino avanti ancora ch'ella fosse da S.ta Anna partorita -
LII Carit verso il prossimo esercitata da Maria nel ventre di S.ta Anna -
LVIII Nel ventre di S.ta Anna comincia Maria ad esser terrore e freno dei
demoni - LX Desiderio di Maria di uscir dal ventre di sua madre e venir alla
luce di questo mondo - LXIII Maria subito uscita dal ventre materno comincia
ad impiegarsi in servizio di Dio.
5254. Il comm. Cerboni costa 170 mila lire annue allo Stato. Ha inventato un
sistema che gi esisteva di ragioneria e lo chiam logismografia. La sua 
mania e crede che la Nazione gli dovrebbe decretare una pubblica ricompensa.
Cerboni ha fatto, tra le altre scioccaggini, stampare a migliaja di esemplari
un certo suo modulo diviso in 19 colonne raffigurante i 19 secoli del mondo
storico latino-italiano: la prima colonna  intestata avanti l'era
volgare.... Quali calcoli da ragioniere si possano piantare in queste 19
colonne neppure Cerboni lo sa. N basta il maestro, ma vi sono i cerboniani
esageratori del suo metodo. Tra questi un S.r Bonalumi che applica la
logismografia alle questioni morali e teologiche e fa le partite di dare ed
avere coi sentimenti. Il Bonalumi mette p. es. su un foglio intitolato Partita
fra Dio e l'uomo - Nell'avere  la vita, la salute ecc. nel dare la nostra
riconoscenza al creatore, l'amore al nostro simile ecc. - Il Bonalumi si
esprime poi nel modo il pi buffo. Per dire per es. che il sistema
logismografico  solidissimo, scrive questo  un sistema imperniato su due
fulcri. A spropositi il Bonalumi non pu essere forse pareggiato che dallo
Stoppani, il geologo-abate nemico di Gorini, che nel suo trattato di Geologia
scrive la perpendicolare orizzontale per dire normale.
5255. Hanno scritto tanti trattati sull'armonia che non sarebbe inutile
scriverne uno sulle stonature. Anch'esse hanno importanza, e potrebbero, come
i vizi, esser guidate a fin di bene. Una musica tutta di scientifiche
stonature potrebbe dare un'impressione al nostro sistema nervoso, se non
piacevole, qualche volta medicinale. Le stonature corrispondono alle puzze.
Non c' peggiore odore dell'assafetida, eppure giova.
5256. Filopanti (prof. Barile) mattoide - Si crede inviato da Dio - Nel suo
Dio liberale, un librone pieno di scioccaggini molte, certe linee pitagoriche
che fanno discendere suo padre da Manco Capuc e sua madre dalla moglie di
Manco Capuc. Chiama il padre Berillo falegname, e la madre Berilla. In altro
opuscolo stato ritirato dagli amici confid poi la sua discendenza spirituale
incominciando da Dio e passando da Ges ecc. - Scrisse anche in inglese un
volume intitolato Miranda or stars, souls, numbers, che ha per tema appunto la
sua missione divina. E per provar questa con solidi argomenti dice che
nell'anno della sua nascita fu una strepitosa vendemmia in Francia. E perch?
perch il cielo voleva copertamente annunciare che stava per nascere Barile
divino ossia lui Filopanti!
5257. Nella letteratura da salotto dei nostri bisnonni imperavano i romanzi
dell'abate Chiari (1770) scimunitaggini della forza appressapoco di quelle di
Giulio Carcano ecc. Tra questi vi ha La Bella Pellegrina ossia memorie di una
donna moscovita - scritta da lei medesima e pubblicata dall'ab. Chiari poeta
di S. A. S. - In Venezia 1775 - Il libro ha vignette allegoriche e l'epigrafe
Bellezza, giovent, sdegno e dolore - Piet domanda e qu ritrova amore - La
moscovita cominciando le sue memorie cos si esprime non ho mai
categoricamente studiato - e tira innanzi di questo stile... Un altro libro 
Il merlotto spennacchiato - ossia storia piacevole - del conte Enea P.
friulano - pubblicata dall'abate Pietro Chiari, in Napoli 1775. E cos scrive
il Chiari nella prefazione: nel giro di pochissimi anni scrissi tante
avventure lugubri ch'hanno esaurito di flebili concetti e di funeste imagini
l'animo mio per condizioni di natura inclinato alle occupazioni malinconiche e
tetre - Altre produzioni di quest'epoca divoratrice di romanzi come la nostra
avevano per es. i seguenti titoli - La filosofante italiana - tomi 4 - La
ballerina onorata - La commediante in fortuna - Il soldato ingentilito -
L'Artaserse e Achille in Sciro e Zenobia tradotti in ridicolo - Il filosofo
inglese - La francese in Italia - La nuova Marianna - Lo specchio del
disinganno tra una dama e un parroco - Memorie di un uomo di qualit - Lo
sfortunato napoletano - Il cappuccino suezzese - Storia di Madino
contrabbandiere di Francia - Nuovo viaggio all'intorno del mondo gentile - La
cicceide legittima - Istoria delle immaginazioni stravaganti del signor Oufle
- Memorie ed avventure di una dama di qualit ecc. - Nella lunga filza di
libri non troviamo se non uno che si sia salvato dall'oblio, ossia il Tom
Jones del Fielding.
5258. Sepelendomisi in Roma nella tomba di mia mamma (come pu farsi mediante
una piccola tassa, credo, di 25 lire) si potrebbero incidere nella base di
travertino del monumento le seguenti parole - ALLA TERRA, DOPO... ANNI DA CHE
NE ERA GERMOGLIATO - ALLA MADRE, DOPO... ANNI DA CHE NE ERA STATO DISGIUNTO -
ALBERTO PISANI DOSSI - TORN - IL... DEL...
5259. Conferenza di Berlino (dicembre 1884), per gli affari dell'Africa
equatoriale - De Launay fece una dichiarazione per stabilire che l'Italia
avrebbe considerato come caso di guerra ogni atto di qualunque Potenza per
impadronirsi della Tripolitania. Cristoforo Negri, delegato tecnico alla
Conferenza con Mantegazza, voleva a tutti i costi dire ci che a lui
sembravano verit, e all'Ambasciatore inopportunit. Era esasperato di come le
cose procedevano per l'inettezza dell'Ambasciatore. Fu da Mantegazza e da De
Launay chiuso in camera all'albergo, e Mantegazza prese la parola anche a nome
di Negri per dichiarare che nelle tali e tali altre questioni (sulle quali
Negri voleva suscitare un vespajo) l'Italia non aveva niente da dire - Negri,
secondo il suo pettegolo collega Mantegazza, intramezz i suoi discorsi alla
Conferenza di... peti. Ma Negri essendo sordo tirava innanzi
imperturbabilmente mentre i conferenzieri trattenevano a stento le risa.
5260. Raoul Spifane (1500) nella sua Dicearchiae Henrici II proponeva alcune
riforme poi eseguite come l'unificazione de' pesi e misure, la proibizione di
accumular impieghi ecc.
5263. A San Vito, a due ore di salita da Genazzano, vi ha una lunga strada che
attraversa il paese. Sul crepuscolo, quando dal pezzo di cielo che si presenta
a uno sbocco di questa strada si vede il sole scendere rutilante, chi sta allo
sbocco opposto scorge una gran massa nera apparire sul fondo giallo del cielo
e procedere sovrammontonandosi, grufolando. Sono i majali che ritornano dalla
pastura. E trottano a quattro a quattro come tanti soldati disciplinati. Ad
ogni casa, ad ogni viuzza traversale, due, tre, quattro si staccano dal
battaglione e scompajono negli angiporti e nelle porticine; chi sale per una
scaletta di legno, chi scende per una di pietra in cantina. Ciascuno annusa
casa sua e la trova. I pochi majali che arrivano alla fine del paese, prendono
la corsa, sparpagliandosi nelle vicine cascine. Seguono poi i ritardatari, che
hanno qualche callo, gli ammalati. Poi i porcari colle aste. - Molti bambini,
aspettano sulle porte de' loro tuguri il reduce porco, e gli vanno incontro, e
gli fanno festa e ne sono ricambiati con majalesche moine, come se si
trattasse di cagnoletti. - Alla mattina poi, altro interessante spettacolo. I
porcari attraversano la lunga via, vociando in una conchiglia marina. Tutti i
porci scendono dalle loro case, appajono dalle viuzze, dagli angiporti, si
attruppano militarmente e s'incamminano in schiere ordinate verso la pastura.
5264. Sovente, Tranquillo Cremona, Giuseppe Grandi, Luigi Perelli, Ranzoni ed
altri, artisti e giornalisti in eguale bolletta, giocavano alla sera al
bigliardo o alle carte. Quando non avevano pi danaro, giocavano i bottoni
degli abiti. Una sera Grandi li perdette tutti, compresi quelli delle mutande,
della camicia, e torn a casa (fortuna che era notte!) in uno stato il pi
comicamente compassionevole del mondo.
5265. (18 dic. 1883) In casa di Luigi Cremona, direttore dell'Istituto
politecnico di Roma, la maggioranza  di matematici. Che faccie cretine!
L'arte anche a' suoi pi scadenti cultori d un riflesso di simpatia, la
scienza, fuorch talvolta nei sommi, imprime il marchio del cretino. N solo
l'aspetto, ma le idee che si esprimono in quella casa sono sciape, meschine,
vigliacche. Due soli visi brillano di luce geniale, quello di Luigi Cremona, e
del giovine architetto Basile, siciliano.
5266. Durante il Congresso di Verona (1818), si trov scritto sui muri - Qui
si tratta il grande affare - che la terra fa tremare - dall'occaso sino
all'orto - L se un cazzo  dritto o storto.
5267. Nella inchiesta generale sullo stato del personale della Compagnia di
navigazione italiana Florio-Rubattino (1884-85) fatta da Maraini e da Cagnola,
gli inquirenti, a Palermo, ebbero a udire che il direttore della Compagnia,
Comm. Lagan, percepiva il 5 per % su tutti i noli ecc. Ci parve enorme, ma
stante la persona di Lagan, gli inquirenti si trovavano imbarazzati di come
avvertirne Florio, principale azionista. Cagnola assunse l'incarico e si rec
una mattina da Florio e con molte circonlocuzioni gli espose il fatto da essi
constatato. E Florio ad accogliere la narrazione come la cosa pi naturale del
mondo, dicendo semplicemente che si trattava di un uso di piazza, che forse il
5% era un po' forte, ma che si sarebbe trovato modo di ridurlo. Florio
evidentemente non capiva la sconvenienza di una simile percentuale pagata dal
pubblico ad un impiegato pagato dalla Societ. - In una seduta poi del
Consiglio della navigazione, vedendosi in lista, tra gli stipendiati della
Societ, certo Comm.r Cimino di Napoli per 12.000 lire annue, Maraini ed altri
ingenui osservarono che tale stipendio pareva un po' grosso per un semplice
agente. Ma Lagan sorse a difendere lo stanziamento. Non sanno loro chi  il
Comm.r Cimino? La Societ non potrebbe trovare uno migliore di lui per curarle
i suoi interessi. Come si farebbe per es. senza il Comm.r Cimino a far
figurare alle Dogane un carico mentre in realt ce n' un altro? Cimino  in
relazione con tutti gli impiegati doganali e sa dare opportune mancie e
regalare... e cos via di questo tono credendo di affermare le cose pi
oneste del mondo. Bisogna dunque dire che in Italia ci sieno delle ben curiose
sorta di onest.
5268. Il teatro napoletano  la schietta espressione del mezzogiorno d'Italia.
Nelle sue comedie non vi si rappresenta che una societ di scrocconi, di
mentitori sfacciati, di stupratori ecc. E' un teatro che, a noi del
Settentrione per quanto corrotti la nostra parte, f nausea.
5269. Come in amore, in amicizia il primo periodo, che  il pi bello,  il
periodo degli entusiasmi e delle espansioni. Il secondo  quello della
analisi: comincia quando i due cuori si trovano pi vicini. E' periodo
pericoloso. Gli  allora infatti che i vizi che da lontano sembravano nei,
appajono nelle loro naturali proporzioni. Se si resiste a questa seconda prova
l'amicizia, come l'amore, ha certezza e lunghezza di vita.
5270. Federico Faruffini, di spiriti mazziniani, discorreva un giorno al caff
Greco col conte Ignazio Crivelli - monarchico puro - sul memorandum di Cavour
al Congresso di Parigi e diceva che non bisognava fidarsi dei piemontesi,
l'altro sosteneva il contrario. Faruffini, colto da subita ira, appoggi un
gran pugno al Crivelli che gli rispose con un altro pugno. - S'interposero gli
amici e il tutto fin, come al solito, con una bicchierata. - Un altro d,
Faruffini torn a casa, colla pelle tutta tagliata da temperinate - La brigata
di Faruffini e compagni passava solitamente la sera al caff Greco. Uscendone
facevano parte della strada saltandosi vicendevolmente l'un l'altro. La
brigata usava anche recarsi a Porta S. Sebastiano in una vigna dov'erano stati
allora scoperti due bellissimi colombari. E scendevano in essi a banchettare,
ravvolti in bianche lenzuola che figuravano i lenzuoli funebri e posando le
bottiglie nei loculi. Il padrone della vigna e dei colombari, certo Piero, era
chiamato da essi Pier dalle Vigne.
5271. Tranquillo Cremona disegn anche parecchie copertine per le musiche
della Ditta Ricordi di Milano. Tra queste, una che ricordava Anacreonte in
mezzo alle ragazze. Il disegno doveva esser fatto dal decrepito Hayez. Hayez
segn colla mano tremolante - uno sgorbio impossibile. Ricordi consegn allora
lo schizzo a Tranquillo perch lo aggiustasse, e Tranquillo lo rifece, si pu
dire, di pianta. Sotto il disegno, ai due lati vi  il nome di Hayez e di
Cremona. Dicono che Hayez se ne compiacesse assai, imaginandoselo suo.
5272. Frasi fatte - camminare coi tempi - I tempi sono fatti di ci che
cammina e di ci che non cammina. A determinare il progresso degli uomini 
necessario che una parte di essi stia ferma. Non si avanza se qualche cosa non
resta indietro. Camminare coi tempi  frase senza significato.
5273. La biblioteca reale del palazzo di Ninive era composta di tavolette di
terra cotta. Sulla creta umida erano incisi i caratteri cuneiformi: poi la
creta era fatta cuocere. Le tavolette recavano segnature d'ordine come i
nostri libri.
5274. Un bambino  colto dinanzi un tavolato di bachi da seta che stanno per
salire al bosco, mangiandoli golosamente, la bocca tutta piena e
impiastricciata di glutine e di bave. E il bambino, punito, dice che sono
dolcissimi. Non avrebbero quindi i cinesi che fanno frittarelli di bachi da
seta cattivo gusto.
5275. Il tatto della Signora Maraini appare anche nelle minime cose; per es.
quando colloca a tavola i suoi ospiti. Ciascuno si trova, merc sua, vicino
alla persona che preferisce. Io per es., a fianco della S.ra Adelaide.
5276. (1885) - (Montecalvo) Don Pasquale Cartasegna ex cappuccino, in
religione Padre Ilario, mi racconta lepidamente le sue avventure - di quando
specialmente recavasi in giro pel collettemur. E un d si port da un avvocato
che possedeva un grosso cane di fiera fama. Entrato nel cortile del villino,
il cane gli fu subito incontro latrando. Che fare? Padre Ilario con una
straordinaria prontezza di spirito, si copr col cappuccio, ritrasse le mani
nelle maniche della tonaca e si gett a terra sulle quattro zampe, movendo a
balzelloni incontro al mastino. Il quale all'inaspettata trasformazione in
bestia del cappuccino, prese paura e corse in casa, colla coda in mezzo alle
gambe. Uscito sulla soglia l'avvocato e visto il curioso spettacolo, ammir lo
spirito di Padre Ilario e comand gli si desse un sacco di grano. - Nel gergo
cappuccinesco la sottana color terra d'ombra del frate  chiamata il campanone
-
5277. - Gli autori dal vero, come Manzoni, Shakespeare, Dante, Rovani, Foscolo
ecc. furono oggi sostituiti dagli amanuensi dal vero.
5278. - Dicono, la letteratura  l'arte che costa meno. Basta un quaderno di
carta, un po' d'inchiostro e una penna. Va bene. Ma sapete quanto ci vuole
perch, accoppiati, quell'inchiostro, quella penna, quella carta, producano un
libro? Ci vogliono studi - e questi costano -: ci vuole una sostanziosa
nutrizione, e costa -: ci vuole tranquillit, e costa pi che tutto.
L'inchiostro dello scrittore peser nella bilancia celeste quanto il sangue
del guerriero - dice il Corano e ben dice. Scrivere  un consumar sangue.
5279. Ghiaja di Roma. Le preghiere a Roma. E' sera. Passo da un vecchio
monastero. Mi arriva l'eco di un canto religioso. In quel monastero
anticamente sorgeva una chiesa bizantina, e prima un tempio romano. Penso a
tutte le preci che s'innalzarono in Roma dalla sua fondazione. Roma fu sempre
la citt delle chiese e de' sacerdoti e delle cerimonie. Calcolo statistico
[parola abrasa]. Tutta Roma prega. E Roma  la citt pi peccatrice del mondo.
5280. R.U. Impiegati (Parte ufficiale) Urrah! accettarono le mie dimissioni.
Riprendo i coglioni, che col mio primo giuramento, ho deposto rispettosamente
nelle mani de' miei superiori, e torno uomo, etc.
5281. Un conduttore d'omnibus a Milano, vecchio e alquanto brillo, borbottava
contro l'attuale governo dicendo: Viva la faccia dei tedeschi! quelli s che
erano tempi ecc. ecc. Per un po' lo si lasci mormorare, ma poi vedendo che
seguitava, uno nell'omnibus, salt su a dire ma che diavolo borbotti! che
cosa c'era di bello a quel maledetto tempo dei tedeschi. Il conduttore gli
diede una sguardatina di traverso e rispose: Allora mi tirava
(sottointen[den]do il cazzo).
5282. Composizioni che si direbbero non scritte colla penna, ma, come la
musica degli organetti, sonate col manubrio.
5283. La. morte  condizione indispensabile della vita. E tu vedi che per
poter fingere di vivere il giorno, bisogna fingere di morire tutte le notti.
5284. Zllner, tedesco, distinto professore di matematiche, morto, credo nel
1882, scrisse volumi sullo spiritismo di cui fu ardente credente, pubblicando
fotografie di spiriti ecc. Defin gli spiriti esseri che vivono nella quarta
dimensione. Per concepire metafisicamente questa dimensione, suppongasi un
mondo di due dimensioni larghezza e lunghezza - e (fatta astrazione da noi)
s'imaginino esseri che si movano limitatamente in queste due sole dimensioni.
Noi, dalle tre dimensioni si potrebbe stare ai medesimi come gli esseri dalle
quattro dimensioni rispetto a noi, etc. - Anche il prof.re Crookes, inglese,
distinto fisico, credeva fermamente nel mondo spiritico, non solo, ma gli
volle applicare il metodo sperimentale. Una traduzione delle sue pazzie fu
stampata a Locarno nel 1877 - Tip. lit. cantonale - ed ha per titolo Indagini
sperimentali intorno allo spiritualismo di William Crookes membro della
Societ Reale di Londra.
5285. Tale, credo di nome Grnhardt, gi corrispondente del giornale La
Rassegna a Berlino, insigne briccone, spacciavasi (nel 1878-79) come amico di
Bismarck, frequentava i circoli di corte e si diceva agente della Ambasciata
italiana a Berlino, anzi sul suo biglietto di visita recava queste parole:
Gurko Grnhardt agente segreto della Amb. d'Italia! - E il ministro Cairoli lo
fece cavaliere.
5286. Un improvvisatore domandava una rima in amore. Grid uno dal loggione:
felicit.
5287. Il capitano Celso Cesare * - mattoide. Tutte le pi grandi scoperte ed
imprese de' nostri tempi le ha lui ideate o prevedute - tagli d'istmi,
annessione di terre ecc. La sua vita fu avventurosissima. Fu ministro - dice
egli - del Re Kalakana di Hawai; fu direttore delle poste a Bangkok (dove pare
abbia lasciato un vuoto di cassa) ecc. C. C. * propone di tempo in tempo ai
governi europei progetti di conquiste. Al Gabinetto Ricasoli aveva presentato
un piano per l'occupazione di parte di Sumatra, non ancora invasa dagli
olandesi. Chiedeva 300 soldati colla barba nera, perch gli indigeni non li
pigliassero per inglesi od olandesi. Egli aveva sposato - contava egli - non
so se la sorella o la nipote del re di Accin. Occupato il regno accinese si
sarebbe pel momento incoronato re dei luogo, nominando vicer il S.r Cuttierez
di Milano: poi avrebbe ceduto il regno all'Italia. In casa Maraini avvenne una
disputa vivacissima fra * e Guttierez sulla forma della corona che il primo si
sarebbe fatta fabbricare. * chiedeva poi al Governo parecchie botti di olio di
cocco per ungere i suoi soldati e cos renderli atti a sopportare il clima de'
luoghi. Ricasoli inclinava ad accettare la proposta. Si nomin una commissione
per esaminare la proposta, e la commissione, nella maggioranza, pareva non ci
dissentisse. Senonch il * si accapigli con Nino Bixio, uno della
commissione, il quale negava l'esattezza di certe relazioni di * su Sumatra e
i contorni - cosicch l'idea di C. Cesare rimase arenata. - Tra * e Cristoforo
Negri ebbe pur luogo una graziosa scenetta - un buffo diverbio - a proposito
della lunghezza dell'Irawaddy che Negri diceva, credo, di 1000 leghe
sull'appoggio di una carta geografica e * di 12.000 fondato sul ricordo de'
propri piedi.
5288. Lo Stato, come esprime anche etimologicamente il suo nome, rappresenta
l'immobilit. Stato  cosa che non si muove.
5289. Che la gente sia in generale riluttante ad accogliere le novit, a
sostituire il nuovo al vecchio, e ci, fatta anche astrazione di ogni
particolare interesse, religioso o politico, per la nuda forza dell'abitudine,
ce lo prova un minimo fatto che ricorre tutti gli anni, quello cio della data
delle lettere nei primi giorni d'ogni anno, data, che per quanto riguarda
l'anno, si trova indicata colla cifra dell'anno spirato. Su cento lettere, una
buona met presenta questo errore. E s che il primo d'ogni anno 
contrassegnato da speciali solennit.
5290. P. Uff. - Gli Impiegati - L'incontro quotidiano. Traccia di bozzetto.
Tutte le mattine, recandomi all'ufficio, incontro un vecchietto, anche lui
pubblico impiegato che va all'ufficio suo. Ci guardiamo, e, senza conoscerci,
simpatizziamo. Reciproca invidia: egli forse pensa ch'io sono giovine e potrei
lasciare da un momento all'altro l'uggiosa carriera e vivere di vita vera; io,
ch'egli  quasi sul punto di lasciarla e di essere giubilato. Fortunato
quell'impiegato che tocca la giubilazione, senza prima scivolare nel
manicomio. Il vecchietto non sa ch'io sono pi vecchio, che il mio cuore ha
pi rughe del suo viso. Sappiamo solo ambedue di essere due infelici ecc.
5291. Il sogno  un tacito delirio.
5292. Il sonno - Modi con cui i vari popoli dormono. Taluni placidamente
distesi, sicuri. Altri, come i boemi, pi seduti sul letto che giacenti, con
su le mutande ecc. Ricordano questi i barbari nel loro accampamento, ecc.
5293. Impiegati. - Nella casa dell'impiegato le donne si recingono i fianchi
colle cinghie delle posizioni; il bambino si fa il ghitarrino colle punte
delle penne d'acciajo; la ceralacca fine serve per incatramare le bottiglie,
ecc.
5294. L'uomo che dice male delle donne dice male di sua madre.
5295. Andar contro alla corrente nel mondo fisico come nel mondo morale ha i
suoi inconvenienti e i suoi vantaggi. Inconvenienti, la maggior fatica nel
procedere; vantaggi, veder meglio dove si va, quindi di conoscere meglio il
mondo contemporaneo e di essere visti.
5296. Guadagnerai il pane col sudore della tua fronte - disse Dio all'uomo -
ma soltanto all'uomo. Alla donna, invece, aggiunse sottovoce e tu mangerai
comodamente il pane guadagnato dall'uomo.
5297. In cerca di un amico - tema per bozzetto - Difficolt non solo morale,
ma fisica per trovarlo. Fin dove la divergenza delle opinioni giovi alla
concordia degli animi: divergenze inconciliabili e divergenze-legami. I
patrimoni. La statura: una vera amicizia parebbe impossibile tra due di
differente statura: la passeggiata discorrendo  una delle cause, e insieme
dei vantaggi delle buone amicizie. Impossibile di scambiare comodamente idee e
di assorellarsi le anime fra persone di cui l'una sia alta un metro e l'altra
due. Il torcicollo  contrario all'amicizia, ecc.
5298. Ghiaja di Roma. Le statue oziose ne' musei, mentre dovrebbero esser
sparse nelle citt anzi ne' villaggi a suscitare o a mantenere il sentimento
dell'arte. Scolture decorative, fatte per le strade e per i culmini degli
edifici, confinate fra quattro pareti. Statue colossali in un gabinetto. Lo
scopo de' nuovi conservatori de' musei  quello semplicemente di decorar
stanze. Sono le statue ne' musei disposte come la chincaglia sul canterano
della portinara - un candeliere di qua e uno di l, in mezzo la pendola, poi
due vasetti. I restauri, fatti da mestieranti: gli archeologi che al naso
trovato aggiungono la statua... -
5299. Ghiaja di Roma - Fisionomia de' nomi greci e romani. Gli antichissimi:
quelli dell'epoca media: quelli dell'epoca di decadenza. Come nel nome risuoni
l'eco della condizione dell'arte.
5300. Bibliografia artistica. I libri considerati dal punto di vista non del
contenuto ma del contenente. - Colore della carta, caratteri di stampa,
Rilegature. Gli antichi messali, le lettere capitali, i frontispizi del 600.
Come il gusto vada oggi peggiorando.
5301. *, letterato esimio, uomo volgare. Come l'Aretino egli tutto accetta,
anche presenti che sa rovinosi per chi glieli f e naturalmente i suoi favori
diventano a pagamento. Quando sa che qualche conoscente  per partire per
paese straniero, gli d commissioni, spesso gravi per il borsello, guardandosi
per bene di consegnargli il necessario denaro. Avuto l'oggetto che
desiderava, si dimentica facilmente di pagarlo. Umile, strisciante coi
potenti, *  burbanzoso cogli inferiori. Nella sua casa non si riceve che
l'adulazione e la stecca. Accett da un tal conte polacco, di ristrettissime
finanze, il dono di un pianoforte di 2000 lire. I suoi favori mauriziani e
lazzaroni sono quindi sparsi sul capo di gente immeritevole, e intanto
l'ingegno langue. Il falegname Noci gli mobigli la casa; * lo incavalier,
cos saldando il conto. Ci vuol altro, o Cesare ambrosiano, che coniar belle
frasi; onest ci vuole.
5302. La luna, specialmente la piena, ha una fisica influenza sulle mie
glandule lacrimarie. La luna mi evoca la marea del sentimento e della
malinconia e mi f piangere.
5303. (luglio 1884) Quando avvenne l'incidente Pidal - quando cio questo
ministro spagnuolo fece pubblicamente voti per la ristorazione del potere
temporale de' papi e Mancini che allora reggeva il Ministero degli esteri
italiano non seppe n far ritrattare Pidal n ottenere altra qualsiasi
soddisfazione - corsero i seguenti versi: giace qu Mancin Pasqual - che
vissuto in peste rea - ebbe fin come dovea - annegato in un pital.
5304. Modello di rclame farmaceutico-religiosa. Gli stessi angioli per
mantenersi cos diafani e leggieri e candidi si purgano settimanalmente
coll'olio di ricino che si fabbrica nel nostro stabilimento in via di ecc.
5305. Mi sento abitualmente s male, che quando uno spiraglio di benessere
m'illumina brevi istanti quasi per sbaglio, mi spavento.
5306. Ghiaja di Roma. Archeologia alla buona e in manica di camicia. Non
temino le signore e non si meraviglino li signori. Parleremo di archeologia
senza tirar fuori testi greci, latini, oschi ecc., tutt'al pi citeremo
qualche classico in lingua meneghina. Gli unici passi che citeremo saranno
quelli che abbiamo fatto noi stessi camminando per Roma - e son molti - per
mettere insieme le nostre collezioni. Le nostre impressioni le trarremo non
dai classici, non dai numismatici, dagli sfragistici, dagli Enni Q. Visconti,
dai Borghesi ecc., ma dagli oggetti. - Un fatto ci ha generalmente sorpreso
nella lettura degli archeologi, quello cio che nella interpretazione delle
iscrizioni e degli oggetti antichi, dimentichino completamente il tempo
moderno, ossia gli oggetti che li circondano nella stessa lor casa e
corrispondono non raramente agli antichi, anzi ne sono una figliazione
legittima. Abbiamo cos degli archeologi che fanno le pi strane ipotesi
intorno alle cose di pi facile significato: trovano per es. un vaso che  un
perfetto orinale e lo interpretano con una lunga dissertazione irta di latino
e di greco per un vaso sacro. Basterebbe che codesti archeologi prendessero
per collaboratore la loro serva per colpir giusto. - Gli archeologi non vedono
che mitologia ecc. Cit. i Fasti d'Ovidio che se non fossero scritti in latino
si direbbero descrizioni di cose moderne.
5307. Ghiaja di Roma. Lampadine antiche e pipe moderne. Come gli antichi si
sbizzarissero a foggiare le terrecotte delle loro lampaduccie. Cit. alcuni
tipi di lampade - la pigna, l'oca, il piede, il membro virile - Cit. i vari
nomi dei figuli ecc. E cos i moderni nel foggiare le terrecotte e la schiuma
marina delle loro pipe. La pipa moderna come il lampadino antico era l'oggetto
artistico di tutti, dal ricco pi sfondato al povero pi miserabile.
Paragonare alla spicciolata, il gessino colle lampadine plebee e vie via
arrivare fino alle lampade auree polilicne ed alle pipe turche ornate di
gemme.
5309. Le decorazioni e ogni altra onorificenza esterna furono inventate o
devono essere riservate per la gente senza valore, come le gualdrappe e i
finimenti pomposi e abbondosi sono fatti per le rozze.
5310. Quando Luigi Bonaparte era esule in Isvizzera, trovandosi ne' Grigioni,
gli fu regalata un'aquila addomesticata. Ed egli, continuando l'educazione
della bestia, le apprese a volargli sulla spalla per prendere il cibo, come su
un paletto. Si portava poi l'aquila con s in una gabbia e a Boulogne-sur-Mer,
mentre sbarcava come riconquistatore del trono dello zio, se la fece, per
mezzo di un compare, volar sulle spalle in mezzo allo stupore della
moltitudine ciurmata.
5311. Napoleone III fece due grandi benefici all'Italia, il primo
d'inaugurarne la sua liberazione dallo Straniero, l'altro, a Mentana, di
liberarla dal debito della riconoscenza.
5312. Nella mia vita fui generoso, come di denaro, d'ingegno; e molti ne
approfittarono. Parecchi bozzetti miei passano sotto il nome di Perelli e vi
passa la critica da me fatta al Giulio Cesare di Rovani e una comedia in
milanese. - Le relazioni sul bilancio degli affari esteri dell'on. Damiani
sono mie. Molte idee nate da me e da me nudrite col mio sangue mi furono poi
prese da altri che le vantarono per loro: ci mi accadde frequentissimamente
in burocrazia. Certo R. mio vicino di tavolo non faceva altro che svaligiarmi.
- Ideai pel primo un regolamento internazionale fra l'Austria e l'Italia che
proteggesse i nostri pescatori nell'Adriatico: lo propugnai sui giornali e
avviai felicemente le pratiche per mezzo di Robilant a Vienna: sul pi bello,
intervenne R. - che fu mandato alla Conferenza di Gorizia come segretario per
la conclusione di tale regolamento e torn decorato, ecc. Risollevai la
quistione di una convenzione sanitaria internazionale, ma mi fermai -
compren[den]do le gravi difficolt che vi si opponevano: il polyprgmatos
collega mio se ne impossess e tanto fece che una conferenza si riun a Roma.
La Conferenza fece naturalmente fiasco, ma egli ne usc con altra decorazione
ecc. - Scrissi memorie diligentissime e ampie sulla questione danubiana. R. le
lesse per sue all'Istituto veneto di scienze e lettere e le fece stampare col
suo nome. Il Governo deve a me se non fece una brutta figura nell'affare di
emigrazione di Port Breton; segnalai io pel primo gli inganni
dell'avventuriero * ecc. R. confisc tutto il mio lavoro, e se ne valse per
tenere una conferenza alla Societ geografica, dove neppure mi cit. Delle
imitazioni a parecchi miei scritti, dico in altra nota.
5313. Censura politica. - La censura letteraria, ai tempi delle dominazioni
straniere in Italia era certo una cosa iniqua ma avea anche un lato non
cattivissimo. Lo scrittore con quello spauracchio dinanzi non scriveva, come
oggi si fa, senza pensarci pi che tanto ma pesava e vagliava le sue frasi: e
tutti sanno che novanta volte su cento il secondo pensiero, a non parlare de'
successivi,  migliore del primo. Si aggiunga che nel lavoro di revisione in
polizia s'incontravano non sempre, ma meno raramente di quanto si creda,
censori che con una critica anticipata e non solo politica, utile assai,
miglioravano i lavori. Il desiderio poi di dir tutto quanto si aveva in animo
di patriotico e grande, nonostante gli occhiali e le forbici delle censure,
faceva trovare agli scrittori finezze di frase che altrimenti non avrebbero
pure cercate.
5314. Un cronista dice che la Leonora andata sposa a Borso d'Este aveva faciam
pictam, dotem fictam, vulvam non strictam.
5315. Lambertini sal al pontificato sotto il nome di Benedetto XIV colle idee
pi vaste e nobili. In soglio si mostr inettissimo. Rimproverato da un amico,
rispose che una volta seduti su quella sedia di pelle di coglioni si
rimaneva come istupiditi. CF. col sonetto di Belli, che parlando
dell'incoronazione del papa, finisce co' quello straccio de strumento (la
tiara) - je danno, fio mio, l'intontimento.
5316. A migliorare l'umanit e gli ordini sociali, noi abbiamo preso la
peggiore e pi lunga via, quella di voler persuadere moralmente gli uomini ad
essere onesti sia per convenienza, sia per soddisfazione intima. I soli studi
fisici potranno migliorare la specie umana sino a renderla capace di reggersi
anarchicamente. Conosciuta esattamente la composizione chimica e la meccanica
organica dell'uomo, si potr ajutare e forzare la natura a produrre uomini che
non possano essere se non onesti. Ci ottenuto, sar possibile di abolire
tutte le coazioni legali e governative e l'umanit potr diventare il pacifico
armento senza pastore del poeta.
5317. Il galateo l'ho letto, ma non vi appresi che quando s'incontra un somaro
in istrada, bisogna salutarlo - Ad un nuovo coinquilino che cerca d'entrare in
subita relazione con noi non mancher di avere rapporti con Lei in caso
d'incendio.
5318. A Milano i cocchieri delle case signorili sentono l'odor di muschio e le
loro padrone quello del fieno.
5319. [Nota di circa tre righe abrasa]
5320. [Nota di tre righe abrasa]
5321. (25-VIII-1884) Visita con Bodio e Mayor al manicomio romano della
Lungara, diretto dal d.r Fiordespini. In Roma dove la maggior parte dei
pubblici istituti va alla peggio, questo fa onorevole eccezione. Il manicomio
vecchio dai cameroni attuffati, va scomparendo a poco a poco dinanzi al nuovo,
a case staccate ed ariose in mezzo a un giardino. L'impressione generale  di
veder gente non malcontenta del suo stato. Hanno pressoch tutti la coscienza
di essere al manicomio. Appare chiaramente come la stessa pazzia sia anch'essa
un tessuto di saviezza con qualche scucitura. In generale i pazzi, concentrati
nella loro idea fissa, vivono ciascuno a s. Pochi tra loro fanno crocchio.
Coi visitatori si mostrano invece pi socievoli. Il lavoro, mentre li distrae
dalla loro idea fissa, utilizza forze talora ragguardevoli - Vi ha per casi
in cui la vera filantropia consiglierebbe la distruzione. I sucidi. Le
epilettiche. La maniaca di suicidio per paura di morte - I pazzi si possono
distinguere in due grandi classi. I nati-pazzi per anormalit di costruzione
cerebrale, spinale ecc., e i diventati pazzi per abusi alcoolici o sessuali.
Fra gli impazziti quasi nessuno diventa pazzo per troppo studio. - Nella
manifestazione della pazzia ha gran parte la forma della vanit. La marchesa
di Ros che si crede czarina. Il teologo Vercellese che si crede il vero papa.
- I furiosi, quando sentono l'avvicinarsi dell'estro maniaco chiedono essi
stessi la camicia e i polsini di forza. - In mezzo a tanta onda di pazzia il
visitatore savio dubita a volte di essere lui il pazzo.
5322. Il nome del villaggio dove naqui, tra i colli dell'Oltrep pavese,
predisse il mio carattere: Zenevredo ossia Ginepreto - odoroso ed ispido.
5323. (Roma, 16-III-1889) Primo ricevimento a Palazzo Farnese
dell'ambasciatore francese Mariani. L'ambasciatore non  ufficiale della
Legion d'onore: porta per il gran cordone rosso dell'ordine del Cristo di
Portogallo in modo da far credere che sia quello della legion d'onore. Dal
canto suo il pubblicista tedesco Weidemann porta la croce di cavaliere della
corona d'Italia al collo perch abbia aspetto di una commenda. Le sigarette
Caporal dell'ambasciata sono di quelle considerate di contrabbando in Francia
perch fabbricate privatamente contro il divieto del Governo.
5324. La pace giova ai progressi della medicina - disse in un suo discorso il
ciarlatano dott.r Semmola. Poteva aggiungere: e la guerra giova a quelli della
chirurgia.
5325. (luglio 1890) Emin Tazi, amministratore del Sultano del Marocco, al
seguito dell'Ambasciatore straordinario Hagi el Maati, parlando degli ebrei,
mi diceva quando dai la mano ad un giudeo contane prima le dita.
5326. L'architettura antica italiana (dopo il 1400) ricordava l'ospitalit,
tetti sporgenti, sedili sulle vie, grandi atrii. L'architettura odierna -
tutta cancelli, punte, nessun spazio lasciato al pubblico dimostra dapertutto
ostilit.
5327. - Errori di stampa. Un articolo di fondo in un giornale friulano che
ineggiava all'arrivo in Cadore della Regina d'Italia, fu per errore di stampa
intitolato la regina in Calore - Cos in altri articoli parlavasi de
reggimenti scoglionati per scaglionati, beni indemoniati per indemaniati,
Rovani si diede ai generi pi disperati per disparati, ecc.
5328. Iscrizione da me composta per la tomba del generale Ribotti, eretta a
spese principalmente di Crispi (1888) - Ignazio Ribotti conte di Molires -
italianissimo fra i nizzardi - che allo stemma avito - la gloria aggiunse
delle pugne - in Sicilia, in Calabria, in Romagna, in Portogallo, in Ispagna
per la libert combattente - e, non minor gloria - nove anni di borbonica
carcere e dieci di esiglio - qu  sepolto, non morto. - Al soldato, al
deputato, all'amico - dedic questo marmo - per religione di patria -
Francesco Crispi - n. a Nizza il [lacuna] 1809 - M. a [lacuna] il 25 settembre
1884.
5329. (1887-91) Strana sorte la mia di esser diventato io - io, l'amante,
l'entusiasta di ogni nuovo principio o forma avvenire - il collaboratore di un
uomo il cui pensiero e la cui dottrina  tutta roba da rigattiere, roba
vecchia senz'essere antica, stracca ed usata.
5330. Chi semina benefici, miete ingratitudine.
5331. Il Giornale senza titolo - che usc in Milano dall'agosto 1797 al
dicembre 1798 era un gazzettino pieno di vituperi, aperto alle ingiurie ed
alle calunnie di tutta la canaglia. Ne furono successivamente direttori Nova,
Costa, Bianchini, Barrelle. A pag. 202, invece di porre il numero esatto pose
per errore di stampa il 102 e cos continu senza accorgersi sino alla fine
dell'annata. Fu ucciso dalla legge del bollo. Io ne posseggo un esemplare
completo (All. a Cart. A) che pu considerarsi unico. E' da porsi tra i
precursori delle sozze Forche Caudine del mattoide Sbarbaro. - Vedi nel
Giornale senza titolo per la famiglia Pisani di Pavia e famiglie ad essa
congiunte, a pag. 31. 43. 80. 83. 118. 184. - Per Pavia e i pavesi, a pag. 19.
31. 32. 59. 64. 76. 80. 84. 86. 87. 91. 94. 97. 106. 124. 128. 131. 134. 143.
147. 152. 163. 175. 180. 182. 247 (147). 248 (148). 361 (261). 392 (292). 396
(296). Per nonno Carlo - 46. 68. 75. 78. 87. 98. - Per Salvador 45. 115. Per
anarchia 53. Per due coccarde genovesi 19 - Per Monti 16. 82. 88. 90. - Per
notizie utili 75. 152 - 8 (II anno) - Descrizione di Milano 381 (281) -
Articolo di Foscolo e polemica con Lattanzi N.i 101 e 105 - foglio
forbiculario.
5332. Misc. I rimorsi di un Macbeth burocratico. Parodiando la creazione di
Shakespeare, fare un monologo in cui parlo alle ombre dei diplomatici e
prefetti cretini, licenziati da Crispi. Evocare il Conte *, cocotte fane,
Corti senza naso, Barbolani, Oldoini ecc. La macchia d'inchiostro che non vuol
scomparire, nonostante l'acetosella, ecc.
5333. Visite illustri. La prima mia visita al padre Luigi Tosti a S. Calisto
(Roma, 4 giugno 1887). Vedi nella Cart. IV2 Vaticano - Tentativo di
conciliazione. - 1a visita a Crispi (1877) mentre si fa fare la barba. 7 del
mattino. Descrizione della barba crispina, ispida, monumentale. Prosopopea del
piccolo barbiere paziente, taciturno. L'operazione dura una o due ore. Tutti i
momenti  interrotta. Crispi, col viso insaponato, legge la sua corrispondenza
e i giornali del mattino, riceve amici e sollecitatori, detta relazioni a'
suoi segretari,  scocciato dalla moglie, d ordini al mastro di casa, fa le
barzellette ecc. I modi rovaneschi di Crispi. <La barba di Crispi ricorda
l'aneddoto del diavolo quando vestito da forastiere and dal barbiere che si
era fatto beffe di lui e gli porse la guancia. Il barbiere gli disfece la
barba da una parte, poi cominci dall'altra. Senonch finita questa trov che
la barba dall'altra parte era ricresciuta subito. E cos via, finch il
barbiere scapp facendosi il segno di croce.>
5334. Negli ultimi giorni di sua vita, Fabrizi quando aveva gi quasi perduta
interamente la memoria e la percezione e la parola, la riebbe ad un tratto per
pochi istanti, sentendo instintivamente entrare nella stanza Cialdini al quale
disse con una voce di tenerezza, d'angoscia, di gioia Oh Enrico! - Sotto
Corelia (?) in Ispagna, Enrico Cialdini era stato messo agli arresti. Le
truppe muovono arditamente all'assalto; fra i primi  Borso dei Carminati uno
dei capi. Sta per salire primo la breccia, quando, sulla breccia stessa si
trova dinanzi, a porgergli la mano, Cialdini. Cialdini che fuggito dagli
arresti, s'era cacciato davanti a tutti nella mischia.
5335. Si corregga l'ultima parte del mio bozzetto Un prode (Luigi Vassalli)
pubblicato nel 1886 (?) sul Capitan Fracassa di Roma. Si tratta dell'episodio
del mantello. Fu nella ritirata da Rimini che, inseguito dai tedeschi, Fabrizi
stanco a non potere pi reggersi, si gett sul nudo terreno per dormire,
disposto anche a cadere nelle mani degli inseguitori ed a farsi fucilare.
Svegliatosi dopo qualche ora, si trov coperto da un mantello e videsi presso,
a vegliarlo, un giovanetto. Era Enrico Cialdini, che si era tolto di dosso il
suo mantello per coprirne il suo capitano. - Fabrizi rincontr poi in Ispagna
il giovine del mantello e divennero amici.
5336. P.U. Consiglio di ministri. Descrivere gli uscieri in anticamera,
mentre i ministri sono riuniti a consiglio. Parodia di una discussione di alta
politica. Tipi d'uscieri. L'usciere della presidenza che si crede pi degli
altri: il presidente gli ha detto ti prego di fare la tal cosa ecc. Egli
spacca sentenze ecc. L'usciere della guerra ecc. - P.U. L'Antro dei
sollecitatori alla Camera. L'elettore influente - Il ferito delle patrie
battaglie - Gli stoccatori ecc.
5337. Gerghi. V. nel dizionario della Langue verte di Delvau. Abat-faim, plat
de rsistance - Abcs, uomo il cui viso somiglia a un tumore la sua faccia
enfiata e violetta sembrava un tumore l per scoppiare - abigotir, diventar
bigotto - imbigottirsi - absinthe (l'heure d') dalle 4 alle 6 ore - accomoder
quelqu'un en sauce piquante = batterlo - accomoder quelqu'un au beurre noir =
lui pocher les yeux  coups de poing - Aller  la chasse avec un fusil de
toile, mendicare, portar la bisaccia - Allumer son ptrole, la sua fantasia.
Amandes de pain d'pices, denti neri e radi - Arlequin - piatto dei poveri,
composto dei residui delle tavole dei ricchi - avoir le compas dans l'oeil,
veder esattamente - N'avoir pas invent le fil pour tailler le beurre = tre
niais - Banque, escroquerie - faire une banque, imaginer un expdient d'une
honntet douteuse pour gagner de l'argent, ecc. Nei dizionari di gergo, molti
scrittori potrebbero trovare nuovi colori per le loro stracche tavolozze.
5338. Progetti librari. Si potrebbe illustrare splendidamente e
umoristicamente la Cabala (Gabola) con 90 tavole fatte da artisti e descritte
da poeti satirici - Un'altra illustrazione interessante sarebbe quella del
Marchionn di gamb avert del Porta.
5339. Miei numeri, 17 e 27. - Il 27 [lacuna] del 1851 naque Edmondo Mayor che
fu mio carissimo amico e torner tale. - Il 17 luglio 1886 mor il figlietto
di Mayor, dopo pochi d dalla sua nascita e che io insieme a Bodio avevo
dichiarato all'Ufficio di Stato civile, imponendogli i nomi di Carlo (Dossi) e
Luigi (Bodio) - Il 27 agosto 1891 conobbi Carlotta Borsani - or quasi mia (18
sett. 91).
5340. Montecalvo. Trascrizioni di lapidi - Stemma Beccaria. I Hanc ecclesiam
- divo Rocho - dedicatam (?) - Annibal Beccaria suis propriis expensis a
fundamentis erexit anno 1580 - 2 Suae utilitati posterumque usui jugem puteum
alte fodiendum eundemque extruendum Federicus Beccaria Annibalis filius suis
sumptibus curavit MDXCVI - 3 Provexit ornavit aquarumque copiae consuluit
pluviales immittens - Aloisia Caroli Pisani uxor. An. MDCCCXXIII. -
5341. (7-X-1886). Sono, oggi, un orologio i cui congegni - di buona fabbrica -
si trovano ancora in buon stato. Ma se l'orologio cammina, gli manca il
pendolo, quindi corre precipitoso o si arresta improvvisamente. E il pendolo
non potrebbe essere che una creatura femmina amante ed amata.
5342. Il comm.re Cerboni logismografo e mattoide, gi ragioniere generale
dello Stato. Scrisse una voluminosa opera nei cui prolegomeni fa la storia de'
Fenici e degli Egizi ecc. per concludere che essendo essi commercianti
dovevano necessariamente tenere una contabilit. Scrive poi che in qualunque
atto della vita vi sono tre momenti cio il giuridico, l'amministrativo e il
contabile. (Anche nel pisciare?) Ciascuno poi di questi momenti  composto di
16 categorie. - Tra le sue espressioni: Questo fatto s'impernia su due
fulcri (!)
5343. Nel soffitto di una camera di Casa Pisani Dossi in Via dell'Aqua a Pavia
era una decorazione del 1800 che rappresentava un intreccio di culi di bambini
e di serviziali in azione.
5344. Un ricco milanese, dopo una corpacciata diceva gaudente piena la
panscia oh che bella vita! Peccaa (aggiungeva con un rutto) che se p minga f
diger dai noster servitor!
5345. Sbarco a Marsala nel '60, secondo la narrazione di Crispi fattami nel
1887 recandoci a Friedrichsruh. - Si doveva scendere in altro luogo.
S'incontr una nave: alla domanda rispose: English steamer. Si seppe che la
squadra napoletana volgeva a levante. Videsi una barca peschereccia diretta a
Marsala: si pens allora di volgersi a questo porto. Detto fatto, vi si entra
colle due navi. Una, quella di Bixio, s'incaglia. Scende, primo fra tutti,
Crispi, seguito da 60 uomini. Entrano nella citt. Il primo incontrato  un
frate che grida Viva l'Italia!. Si va al municipio. Il decurione fuggito.
S'impadronisce Crispi della cassa comunale, 6000 ducati. Si arresta il secondo
assessore per redigere con esso il verbale del sequestro della Cassa. Intanto,
si ode un cannoneggiamento. Spavento nel decurione e sua moglie. Crispi dice
loro che sono cannonate di festa. Si era la squadra napoletana appostata
dietro il molo. Ma i suoi colpi o andavano troppo alti o si perdevano
nell'aqua. Due navi mercantili inglesi postesi per caso dall'altra parte
impedivano che la squadra napoletana colpisse i garibaldini. L'unico ucciso
dalle palle borboniche fu un povero cane.
5346. Burrini - in lingua romanesca sono i contadini dell'agro romano. Scrive
Festo: burrhum dicebant antiqui quod nunc dicimus rufum, unde rustici burrham
appellant buculam quae rostrum habet rufum, quomodo rubens cibo ac potione ex
prandio burrhus appellatur. - Bardus seu stultus a tarditate ingeni
appellatur.
5347. In Buganda, paese selvaggio nell'Africa equatoriale, una specie di topo
comestibile si chiama musa (CFR. mus lat.) e i vasi da bere - ebibia (CFR.
ebibere) - Mangiare un paese in Buganda, significa governarlo. Il mangiatore
di Buganda cio il suo sovrano.
5348. Cave  liqueur potrebbe con utile comicit tradursi in latino Cave a
liquoribus.
5349. Gergo. Quartier souffrant = quartiere dei poveri - spia de' ladri = la
luna - philosophie = povert. (CFR. povera e nuda vai filosofia) - consolation
= aquavite - Sorbonne, boussole = il cervello - oeil aux anchois = occhio
dalle palpebre rosse e prive di ciglia - andouille = persona senza energia -
les anglais ont dbarqus = la donna ebbe il suo incomodo mensile - panier 
deux anses = uomo che ha una donna a ciascun braccio - boire son perroquet =
bere il suo bicchiere di assenzio verde - avoir une araigne dans le plafond =
sragionare.
5350. Di Buridano non rimase che l'asino. - Raide comme la iustice (CFR. mil.
cicch come la giustizia) - Redimer dal peccato la ricchezza tua (uomo onesto
e generoso che sta per sposare la figlia di un usurajo) - Cagnolina la cui
lingua vibra continuamente incerta fra le labbra della padrona e il proprio
deretano. - Aria corretta col mistr (di atmosfera leggermente nebbiosa).
5351. Programma di un viaggio allo scopo di perdersi. Non occorre recarsi in
Africa o in Polinesia: basta rimanere in Italia. Bisogna anzitutto far uno
studio preparatorio per dimenticare qualunque nozione geografica che possa
esser rimasta in noi. Dimenticare completamente dove sia il nord e il sud, da
che parte spunti e dove cali il sole: lasciare a casa la bussola, l'orario
delle ferrovie ed anche l'orologio. Si va naturalmente nelle pi inospiti
regioni meridionali: l si prende il primo treno o la prima vettura che capita
e si scende alla stazione di un luogo che non si conosce. Ci si mette a
camminare senza mai domandare dove si , e dove si va, senza mai guardare
quando ve ne siano le mete colle indicazioni dei chilometri e delle
direzioni... In un viaggio fatto col suddetto sistema si possono avere
sorprese ed emozioni equivalenti a quelle di un viaggio in Africa e ci senza
i pericoli, ecc.
5352. Progetti letterari. Periodico settimanale intitolato La
contraddizione. Suo scopo: trovar sempre in ogni questione la nota discorde
da quella seguita dalla gran maggioranza, nota per non d'invidia ma di
analisi acuta. C' un'opera che tutti fischiano. Mostrarne i lati buoni. C'
un'opera che tutti applaudono: scoprirne i lati cattivi. Napoleone  alle
Tuileries: fulminarlo;  a Sant'Elena, esaltarlo... Il giornale dovrebbe avere
un carattere eccezionalmente letterario. Esso non potrebbe fare assegnamento
che su un pubblico molto scelto e molto scettico. Parigi sarebbe il suo
ambiente naturale. - Il programma del giornale potrebbe figurare nel L.d.B. e
si trova gi abbozzato (Vedi relativa cartella).
5353. E. Mayor colla sua monografia psicologica sui ritratti dei Cesari non
fece che eseguire un progetto e accogliere una ispirazione del Dossi. Questi
raccont a Mayor che voleva suggerire a Lombroso uno studio di statistica
psichiatrica sulle teste de' grandi uomini. Le verit statistiche non appajono
che per mezzo delle grosse cifre. Se non  difficile di raccogliere fin d'ora
molti dati per ci che riguarda le qualit comuni degli uomini, stante la
vastissima massa dei soggetti mediocri, non sarebbe possibile che fra molti
secoli di avere un corredo sufficente di dati relativi alle qualit
straordinarie ossia a quelle che costituiscono il genio. I geni non sorgono
che ad intervalli ed in numero scarso. I geni passati restituirono alla terra
le loro spoglie senza che nessuno le misurasse e pesasse e analizzasse. E' un
tesoro che sembra irremisibilmente perduto. Eppure qualche cosa ne fu salvato,
grazie all'arte. A tacere che dall'attento studio cranico ecc. dei geni nuovi
si sapr entrare nella segreta compagine dei geni vecchi, perch a pari causa,
effetti pari, l'arte antica ci ha lasciato sculture e ritratti che,
interpretati a dovere, possono, se non sostituire la sperienza effettiva,
attenuare in certo qual modo il danno della sua deficienza. L'arte antica
specialmente romana se usciva dai confini della realt scolpendo o dipingendo
esseri fuori dal vero come gli Iddii, attenevasi scrupolosamente alle forme
reali nei ritratti degli uomini, specialmente nel busto. La serie dei busti
capitolini (principi e filosofi)  una splendida prova di ci. <Vedi anche
busti vaticani, busti del Museo Torlonia alla Lungara ecc.> Qui l'arte 
sinceramente umana: non  un modello ideale unico che guida la mano
dell'artista ma la variet infinita. Ogni busto  una biografia. Nella testa
di Catone leggiamo la cocciutaggine, in quella di Marco Aurelio la solenne
bont, in quella di Cajo Caligola la vanitosa pazzia, ecc. E' una miniera,
questa, inesplorata ch'io sappia di cranioscopia. Credo che su quelle teste di
marmo si potrebbero misurare gli indici cefalici e far studi come su teste
vere ecc. ecc.
5354. Progetti letterari. Nuove preghiere, in cui si trovino unitamente alla
elevazione alla Divinit i sentimenti moderni. Monsignor Bignami tent il
lavoro ma non riusc. Aveva la pi pura volont; gli mancavano idee e stile.
Prendere per temi delle preghiere gli stessi del libro di Bignami. Vedi Cart.
dei Progetti - Altro libro utile sarebbe uno di Nuove prediche. I parroci
delle nostre campagne fanno dal pergamo ai loro parochiani disquisizioni
teologiche incomprensibili non rado a loro stessi. Quanto invece gioverebbe
una predica umana, a consigli morali, a eccitazioni di bont, intermezzata
anche d'insegnamenti igienici e agricoli, secondo i paesi e i momenti!
Suggerii tal lavoro al mio buon amico Don Jacopo Patri, parroco di Montecalvo,
persona colta e buona ma egli, nelle strettoje della prestidigitazione
teologica e del bizantinismo pontificio, non sa risolversi a mostrarsi com'
semplice e sincero.
5355. (1887) Motivi di poesia. - I. L'aspettata. - Da bambino io l'attendo.
Ne' sogni della mia infanzia era il grembo della donna che avrebbe raccolto il
mio delicato corpicino e riscaldato e dolcemente addormentato: giovane la
sognai incendiatrice di poesia, guida all'immortalit. Uomo, vedevo in essa la
mia fedele compagna, la madre de' miei figliuoli: vecchio la figlia amante
sulla quale mi appoggio come Re Lear sul braccio di Cordelia, e prega Iddio
con me. Pass l'infanzia, la giovent, la virilit, e la donna ideale non mi
apparve. Eccola infine. E' la madre nel grembo di cui riposer la stanca mia
testa,  l'amante nelle cui braccia avr immortalit,  la sposa che mi dar
figli non perituri,  la figlia che mi condurr a Dio. E' la pallida e cara
morte.
5356. Amo la luna e il sol non ne  geloso... - La mia volont  ne' tuoi
occhi - Quante fanciulle amai, nessuna mai mi am -
5357. La morte del cuore <(1887)>. Tema per versi. Dal primo battere delle sue
ali, il mio cuore cominci a vagare cercando il cuore gemello al quale
congiungersi. Tutti i cuori che incontrava o erano gi accoppiati o erano
troppo differenti da lui. Uno troppo piccolo, l'altro troppo grosso, uno
troppo acceso, l'altro troppo gelato. Finalmente ne scoperse uno che pareva lo
attendesse. Era un cuor virginale e che fremeva musicalmente. Gli si pose a
lato, le loro ali sfioraronsi: per un istante credette di non esser pi solo.
Ma il nuovo cuore si stacca improvvisamente da lui e fugge. Il povero mio
cuore si ritrova solo. Tenta riaprire le ali e tornare al suo malinconico
volo. Impossibile! Inutili sforzi. La stanca ala gli cede. Non pu pi
alzarsi. Si trascina malamente sul terreno come colomba ferita e scoppia
rigando il suolo di sangue e lagrime.
5358. Preghiera ad Elvira <(1887)>. Se difesi - o adolescente Elvira - le tue
ossa dalla massa villana e copersi di fiori la breve tua tomba e di baci la
tua imagine e d'immortale affetto il tuo ricordo oh vola, vola, a colei che
adoro e di amarmi le inspira. - Non vi ha giovinetta pi di lei modesta e
cara. La sua anima musicale  una corda di quell'arpa di cui fosti tu pure
minugia ed io sono. - E la tua anima scenda sul suo violino o sorga dai tasti
del suo pianoforte dond'ella evoca suoni con mano maestra e a lei ricordi il
mio nome e le renda grato il mio viso, incendendola della mia fiamma. - Oh
Elvira mi sia tu misericordiosa e propizia. Se da te inspirato, il cuore di
quella gentile volger verso il mio, se io potr nelle sue braccia placare
l'amore che mi consuma, e coprirla tutta di baci come io copersi la tua
imagine, non mancheranno mai fiori freschi alla tua tomba. Io e lei, vi
appenderemo intorno corone piangendo di dolore per te e di gioja per noi.
5359. Desiderio. Baciando i baci di fanciulla amante e posando sul fragrante
suo seno e nella sua voce soave vorrei l'amore che tocca il cielo ed  dal
cielo abbracciato - O almeno vorrei, scambiando con una gentil lontana fiori e
sospiri desiderosi <e guardando insieme all'ora stessa la luna>, l'amor che
guarda il cielo e il ciel lo guarda - O almeno, inginocchiato dinanzi a donna
che adoro e non mi guarda, che supplico e non m'ascolta <donna che adoro e
passa fredda e sdegnosa senza farmi la carit di uno sguardo e mi lascia
ginocchioni colle mani giunte in mezzo la via>, vorrei l'amore che prega il
cielo e il cielo gli  muto. - O almeno ancora, odiato da una donna amante,
bellissima e senza piet, vorrei l'amore che ha il cielo irato e n' percosso
- Ma l'amore mio non ha sul labbro baci - n lontani sospiri - n sdegni - n
odi. N rose n almeno spine circondano il mio cuore. Egli batte
disperatamente solo e muore deserto.
5360. Hoc est factum monumentum - Maarco Caicilio - Hospes gratum est quom ad
meas restitieis sedes - Bene rem geras, valeas et dormias sine qura (Via
Appia).
5361. Sotto un brutto dipinto di Cristo in un quadrivio campestre: O
passeggier bench ti sembri un mostro - io sono Ges Cristo Signor nostro -
5362. Il nome di Duomo (domm in milanese) per indicare la chiesa maggiore pu
essere derivato o da domus = casa (la casa per eccellenza) od anche dalle 3
lettere D.O.M che si leggono sul frontone dei templi (Deo optimo maximo) o
come le interpretava quel parroco dell'epoca napoleonica Demanius omnia
manducavit.
5363. Nel 1849, credo, a Roma erano tre generali francesi: Cacaud, Saint-Malo,
Maury. Il popolo romano li chiamava tutti e tre insieme. Cac, s'ammal, mor.
(CFR. col veni, vidi, vici)
5364. Nel 1859 in Lombardia, dopo gli entusiasmi specialmente femminili per
l'esercito francese sedicente liberatore, i bambini lombardi (cos contava un
burlone) non gridavano pi nascendo o, o, ma oui, oui.
5365 Una principessa Sciarra romana, ignorantissima, passando dalla casa di
una sua amica francese le lasci scritto Chre amie, je suis constipe, je ne
puis salir l'echelle.
5366. Bacio a marmitta (ktra) prendendo per le orecchie il bambino a baciare
(Polluce X. 100 - Plutarco, de auditu - Tibullo II. V). Giuoco del bacio
(kynetnda) presso i greci. Giovanette e giovincelli danzavano a tondo,
intorno ad una ragazza che sceglieva con un bacio a marmitta il garzone col
quale accompagnarsi.
5367. (Da Burton, Anathomy of melancoly) Lucifer delivered into chains of
darkness - L'origine della medicina omeopatica pu rintracciarsi nella famosa
lancia di Achille che feriva e sanava: una eademque manus vulnus opemque feret
- Ut filii non tam possessionum quam morborum haeredes sint. - And sure it
hath been ordered by God's especial providence that in all ages there should
be (as usually there is) once in 600 years a transmigration of nations to mend
and purify the blood of families, as we after seed upon our land. -
Malinconico come il bimbo di un vecchio - (della birra) Stygiae monstrum
conforme paludi - ...Nil spissius illa - dum bibitur, nil clarius dum
mingitur, unde - constat quod multas faeces in corpore linquat - Offellius
Bibulus, qui, dum vixit aut bibit aut minxit - Burton scrive seriamente degli
angeli e dei diavoli buoni e cattivi, citando autorit, e li divide in classi
e sottoclassi e parla delle loro dignit, operazioni, studi ecc. (I diavoli)
jactant se laedere quando non laedunt.
5368. Una signora dicevami che da ragazza era tanto delicata che si sentiva
stancare solo nel veder gli altri a lavorare.
5369. La Svizzera batt pur essa bandiere di mare. Quando il Giappone aperse i
suoi porti all'Europa, gli Stati Uniti d'America furono i primi a stipulare
trattati con esso, credo nel 1862. Poi segu la Svizzera. Aim Humbert,
plenipotenziario elvetico, noleggi un treponti in Olanda, vi iss la bandiera
della Confederazione e recatosi in Giappone vi concluse uno de' migliori
trattati. - L'emigrazione dal Canton Ticino  di circa 15 o 20000 persone ed 
subito sostituita da altrettanta immigrazione italiana. Esce chi  adatto a
lavori di fatica; entra solitamente il terrazziere. I ticinesi vanno a fare il
caffettiere, il pasticcere ecc. a Londra, il bronzista, lo stuccatore a
Parigi, il caldarrostaio e il cappellajo in Lombardia. Molti tornano ricchi.
Un Bernasconi recatosi in America rincas in et ancor fresca con parecchi
milioni: si fa venire ancora il cuojo dall'Argentina per farsene scarpe - roba
grossa, da Alpigiano: il Bernasconi frod anche le dogane italiane, a tiro di
quattro, col legno imbottito d'orologi. - In talune valli del lago di Lugano
troviamo il tipo romano, ultime immagini del centurione antico, presso il tipo
sbiadito germanico. I carbonai e gli s'ceppa legna delle valli luganesi davano
il dialetto per le canzoni carnevalesche milanesi antiche. - Meestar Hagadel,
uno dei condannati nel processo politico del 1821 fatto dall'Austria,
rifugiatosi a Lugano lasci parecchie migliaja di lire di reddito alla
Repubblica italiana. Sin qui l'esecutore testamentario (Gabrini) non riusc di
ottenere che il Governo italiano - governo regio - accettasse il legato per
l'espressione usata dal testatore. - Propaganda evangelica nel Canton Ticino.
A Biasca ecc. si predica sulle piazze in mezzo al generale rispetto. E ci
mentre il Cantone  in mano del partito degli oreggiatt (orecchioni) - i
clericali.
5370. Conconi dice - il mare! cosa  infine questo mare - on navili senza
sponda.
5371. (1891). Zia Elena, sorella di mio padre, oggi ottantatreenne, si ricorda
ancora di quando, bimba di 3 anni, fu presa una notte nuda dal suo lettino e
portata in sala e baciata da Ugo Foscolo che ammir la sua bellezza.
5372. Un Pisani Alessandro scrisse - Lettres sur divers endroits de l'Europe,
Asie et Afrique parcourues en 1788-89 - Londres Dennelt 1793 - Viaggio
pittorico per alcune parti d'Europa, Asia ed Africa con osservazioni sullo
stato attuale della societ e degli avanzi di antichi edifici - Londra, 1793,
con i disegni di J. Stuart (in inglese).
5373. Nella Chiesa di Montecalvo di patronato Pisani Dossi si vedono ancora
scolpiti nei due panchi di sinistra dinanzi l'altare gli stemmi Pisani. - Una
strada che scende ripida dal castello si chiama strada Pisana. - Nel 1891, A.
Pisani Dossi, patrono, ottenne per la Chiesa di Montecalvo un breve del papa
che accorda l'indulgenzia plenaria ad septennium il giorno della festa di S.
Alessandro Martire (26 agosto celebranda la prima domenica di settembre) -
Present pure alla Chiesa, a nome del Cardinale e Principe di Hohenlohe un
reliquiario co[n] 34 reliquie de' maggiori santi, gi della famiglia romana
Colonna, poi conservato nella cappella della tiburtina Villa d'Este.
5374. (1891 - 10 sett.). Conosco un signor Amati, agente di casa Arnaboldi,
dimorante a Casco presso Montecalvo. Mi narra che fu presentato nel 1848 a
Garibaldi da mio nonno Don Carlo. Garibaldi era appena reduce dall'America.
Andarono a bere insieme. Trova ch'io sono somigliantissimo al nonno. Don Carlo
regal a sua moglie un bel anello antico con cameo nero.
5375. Il S.r Amati (V. n. 5374) racconta parecchi aneddoti sul [parola abrasa]
della famiglia Cairoli. [rasura] Benedetto era praticante nello studio del
pavese avvocato Mai, il quale, sperimentatolo per citrullo, si meravigliava
poi come sifatta bestia fosse giunta ad aquistarsi tanto credito e popolarit.
Essendo stati sequestrati i beni dei Cairoli, per poterli riavere si doveva
come d'uso fare un'istanza all'I. R. Governo. Benedetto la fece, Mai la
tradusse in tedesco. Presentata, fu subito esaudita. Causa della insolita
premura fu l'esservi stato unito un attestato del generale D'Aspre, intimo
amico di D.na Adelaide, da cui il generale diceva di esser sempre stato
trattato con ogni riguardo ed onore in casa Cairoli, anche recentissimamente.
- Il giorno in cui abort la congiura Barsanti (cos asserisce Amati) B.
Cairoli era sulla porta della sua casa di Groppello attendendo ansioso
l'annuncio della proclamazione della repubblica italiana.
5376. Tranquillo Cremona ajut talvolta il pittore Lazzari a fare le sue
marine. Il Lazzari pittore in miseria portava sempre un cappellaccio. A chi
chiedeva perch il Lazzari non mettesse nelle sue marine in burrasca che due
dita di cielo, Tranquillo rispose: Lazzari non ne vede di pi perch 
impedito di pi vederne dell'ala del cappello.
5377. (1886-15 luglio) Visito Cant nell'Archivio di Stato di Milano e gli
presento un permesso del Ministro Depretis per prender visione ed appunti sul
processo politico 1821 e sul mio nonno C. P. D. Cant ha una faccia sospettosa
e arrovesciata. Pure, mi accompagna nell'archivio segreto. Dice che poca fede
va data a simili processi perch allora abbiamo tutti mentito. Vuol dare ad
intendere di essere stato anche lui cospiratore. Grazioso quel suo atteggiarsi
ad ex-martire.
5378. Luigi Bodio, statistico. Il nonno paterno di Bodio (milanese del vecchio
stampo) aveva per massima che quelli soli che volevano fare il prete dovevano
studiare: gli altri non avevano, secondo lui, tal bisogno. Perci si limitava
a far apprendere a' suoi figliuoli il leggere, lo scrivere e il conteggio. -
Il padre di Bodio, chincagliere, aveva bottega sotto i portici dei Figini.
Quando i portici furono demoliti per allargare la piazza del Duomo, sembr
demolito egli pure: chiuse bottega e non seppe pi darsi pace. Tutti i giorni
si recava sulla piazza del Duomo, sull'area dove sorgevano i portici e
indugiava malinconicamente sul posto dello scomparso negozio - Il padre di
Bodio era di una onest unica. Vendendo certi bastoncini di canna di zucchero,
si compiaceva di mostrare all'aquirente la loro elasticit. Ne prendeva uno,
lo piegava contro terra - tac - il bastoncino si spezzava. Allora diceva:
quest l' per m - ne prendeva un altro, ripeteva l'esperimento: e la canna
sottile si rompeva ancora. E anche quest l' per m - e cos via finch
trovava un bastoncino che vinceva la prova. Offrendo il quale all'aquirente
diceva tutto contento E quest l' per lu, n glielo faceva pagare pi del
prezzo usuale. - Arrivavano di tempo in tempo in negozio casse di balocchi.
Del coperchio restava aperto qualche piccolo vano. Il piccolo Gigi Bodio e i
suoi fratellini v'introducevano dentro le curiose ditina e ne cavavano fuori a
sorte, ora una marionetta, ora una pecorella ecc. Gigi Bodio si ricorda
specialmente una certa cassa sulla quale era scritto cani e gatti - Bodio
aveva conosciuto Matteucci a Milano in una conversazione. Sapendo Bodio il
tedesco, Matteucci l'aveva chiamato in un angolo della sala pregandolo di
volergli a voce tradurre alcuni passi di un libro che teneva fra le mani. Era
un libro di uno scienziato tedesco in cui si dicevano corna di Matteucci come
fisico ecc. Pass qualche mese. Matteucci, nominato ministro della Istruzione
Pubblica, chiam tosto Bodio al suo gabinetto. Capo di questi era nominalmente
Cesare Donati, di fatto Bodio. L'orario di Matteucci era stranissimo perch il
Ministro si metteva talvolta al lavoro alle 3 dopo mezzanotte, cosicch i suoi
segretari dovevano essere in piedi a quell'ora. Ma la maggior parte, salvo
Bodio, dormiva. Bodio lavor 7 mesi con Matteucci, senza un soldo di paga.
5379. Il padre di Adelaide Maraini era Giovanni Pandiani, scultore. Aveva la
malattia morale della controvolont. Ogni sera, lasciando lo studio, nel far
girare la chiave nella serratura non sapeva mai precisamente se chiudeva o no.
L' avert, l' saraa, diceva a mezza voce, volgendo e rivolgendo la chiave
finch non sapeva pi se fosse aperto o chiuso. E in istrada, tornando a casa
colla moglie o la figlia continuava a fare calmee se la porta era o no chiusa,
finch, nel dubbio, finiva a tornare allo studio e lo trovava aperto -
Pandiani, prima di andar a letto, barricava la porta. Non c'era nulla da
portar via, salvo le statue difese dal loro peso, ma, si sa mai! Tutte le sere
era uno strascicare di mobili contro l'uscio. Vi metteva contro il pesante
coumod, poi su, una sedia, poi, sulla sedia un catino e nel catino un lume. E
diceva se i ladri vengono, il lume cadr nel catino e far rumore. Alla
mattina poi, quando il lattivendolo picchiava all'uscio, la scenetta di
disfare la barricata era comicissima. Cos pure, inchiavando la porta interna
dello studio, Pandiani vi applicava una stanga e posava su questa il
candeliere acceso. E diceva alla moglie e alla figlia: vedete, se il
candeliere sta sulla stanga,  segno che la stanga c'. Se la stanga non
fosse, il candeliere cadrebbe. Giurate che il candeliere sta sulla stanga ecc.
- Pandiani era sempre all'asciutto, nonostante i grossi guadagni che faceva
come scultore. Portando a casa il sacchetto del denaro, la prima impresa era
quella di contare le svanziche. Fatto il primo conto, gridava tutto giulivo
alla moglie: si sono sbagliati; cento svanziche di pi; stasera andremo al
teatro - La moglie gli suggeriva sommessamente di rifare il conto. Pandiani,
brontolando, lo rifaceva e trovava cento lire di meno. Allora si disperava.
Bricconi, ladri diceva. - Insomma non gli riusciva mai di avere la somma
esatta. E col denaro voleva subito pagare tutti i debiti. La moglie lo
consigliava a dare degli acconti, perch altrimenti non sarebbe loro rimasto
abbastanza per tirare innanzi. Ma che! egli voleva pagare i debiti - Paga e
paga, rimaneva a mani vuote - Altra impresa difficile per il Pandiani, come
per tutti gli scultori, era quella di scrivere una lettera. Consumava
solitamente per ogni lettera un pajo di dozzine di fogli, poich sbagliava
sempre o il nome della persona cui scrivere o la data o il ragionamento.
Ricopiando poi in bella la minuta, ometteva sempre qualche pajo di linee. - Il
Pandiani amava le decorazioni e ne aveva parecchie. Quando si metteva in
marsina per recarsi a qualche festa o ricevimento, tutta la casa era sossopra.
Faceva correre tutti a prendere questo o quello: poi s'impazientava se la
moglie o le figlie gli giravano intorno. Non movetevi, diceva, che me fee
sud. Quindi usciva: ma subito rientrava tutto scalmanato. Aveva dimenticato
le decorazioni. E la cadenella! - gridava - e la cadenella! - Pandiani aveva
delle innocenti furberie. Tornando a casa tardi, camminava svelto brandendo
allegramente la sua canna. Appena alla soglia della porta di casa, si faceva
zoppo, appoggiandosi dogliosamente sul bastoncino. Ma la moglie e le figlie lo
avevano gi visto, sano, dalla finestra. - Adelaide figlia di Gio. Pandiani
moglie di Clemente Maraini uomo di grande ingegno. A 16 anni Adelaide mal
conteneva la sincerit de' suoi moti. Tale ch'era stato in America veniva
spesso in sua casa e tediava tutti colla sua voce e i suoi racconti monotoni.
Narrava sempre dell'America e ripeteva in maniera asfissiante la frase
facciamo un passo indietro. Or un giorno, incominciando egli a dire per f
on pass indree la giovinetta Adelaide non seppe pi tenersi e preso un
cuscino dal canap si pose a darlo addosso senza piet al seccatore, il quale
sotto la improvvisa tempesta, pi non sapeva che fare e dire. Adelaide non
cess che all'ingiunzione della madre e si rimase tutta confusa - Altra volta
giocavasi in casa sua a far girare una tafferia (basletta). I giovani dovevano
uno appresso all'altro raccoglierla prima che cadesse. Venne la volta di certo
francese, grosso, che aveva un culo tondo e colossale, il quale francese nel
chinarsi in fretta s'ebbe spaccati i calzoni sul deretano. Adelaide non pot
trattenersi di dargli con la mano una rumorosa sculacciata. - Adelaide
diventata Maraini era un d a passeggio, modestamente vestita come al solito
della sua giacca. Ricord una conoscente, la prefettessa Gadda, e cos,
com'era, si rec a visitarla. Nella sala prefettizia era circolo. Dame
abbigliate in gran lusso. Entrando la Maraini vestita alla buona, fu accolta
da occhiate di traverso. La Gadda non le rivolse che qualche parola, non
parlandole che d'arte. Allora la Maraini si accorse d'esser vestita male e si
conged. Giunse a casa infuriata: voleva ad ogni costo mandare alla Gadda uno
de' suoi manichini, abbigliati in gran lusso, si diede anzi premurosamente a
pulirne e vestirne uno. Avrebbe dato seguito al suo proposito se il marito
Clemente non vi si fosse opposto.
5380. (1886 giugno) Fra le due Adelaidi Maraini. Non so se pi amo la figlia o
la madre. Ma ahim! per la prima naqui troppo tardi e per l'altra troppo
presto. Rimango tra esse dando una mano all'una, e l'altra all'altra senza
poter abbracciare nessuna delle due.
5381. [Nota, di circa quattro righe, abrasa]
5382. Carlo Cattaneo diceva scherzando: mi capissi propri n perch ghe l'avii
s tant coi todesch che ve fann inveci insc comod. Guardee: lor ne fann de
giudes, lor ne ciappen i lader: ven la guerra, hin lor che ne fann i soldaa
ecc. Ve accorgiarii quand dovrii f vialter i todesch!
5383. Edmondo Mayor, gi mio amico e che torner, spero, amico mio, aveva 6
anni e si trovava sul lago di Ginevra a Montreux nella vecchia casa Mayor. Un
d chiese al babbo non so quanti centesimi. Il babbo glieli neg. Allora
Edmondo si propose di guadagnarseli. Detto fatto, scappa di casa, va
all'imbarcadero del lago, e si offre a portare la sacca a chi scende dal
battello a vapore. Una signora gli d la sua valigetta. Edmondo gliela porta a
casa e si guadagna dodici soldi. Il d appresso la signora, amica della mamma
di Edinondo, va a far visita a questa e riconosce nel bambino della S.ra Mayor
il suo piccolo facchino - Altra volta, Edmondo, sentendo che lo si voleva
condurre in collegio, si asserragli in una certa capanna fatta di assi del
giardino di casa, e vi si difese sifattamente che non pot esser preso se non
dopo che ebbe consumata tutta la sua provvisione di ciottoli e di assi.
5384. Agostino Bertani mand il suo ritratto a Paolo Gorini con questa
epigrafe. - A Paolo Gorini - conservatore e distruttore della carogna umana -
L'amico Agostino Bertani - offre e raccomanda questa imagine sua - perch,
ricordandolo affettuosamente - come suo ammiratore - gli propizii i misteriosi
fuochi - che combureranno la logorata carcassa - 24 febbrajo 1879 -
5385. Gorini era amantissimo dell'Ars amandi di Ovidio e ne citava spesso i
versi. E difatti  un poemetto pieno di sapienza - Fra gli amici di Gorini,
porre Carlo Francesco Nocca di Pavia, morto nell'agosto 1886. Studiava chimica
e geologia sperimentale, ma tutto il suo edificio scientifico si ridusse alla
fabbrica di una gran torre nella quale aveva fatto il suo laboratorio pi da
negromante che da chimico. Eresse anche, a sue spese, una statua a Volta nel
cortile dell'Universit.
5386. L'umore milanese o lombardo oggi  quasi irremissibilmente perduto.
Invano cerchi qualche scampolo di quella stoffa ambrosiana che diede Manzoni,
Cattaneo, Bertani, Gorini, Vassalli, Rovani, e molti minori. Era gente di alto
ingegno e insieme cavalleresca, amabile e bonariamente spiritosa. Nutriti di
Rossini e di Porta, erano amanti della gonnella, senz'essere puttanieri, erano
giocondi senza mai essere sguajati. Oggi si  loro sostituita la volgarit,
l'ingrugnatura, il portinarismo del Secolo, il bohemismo scimiottescamente
francese ed odioso; l'ubbriaco che rece al brillo che canta, ecc.
5387. Certo Manara, bel tipo milanese l'aveva coi provvedimenti contro
l'idrofobia. Diceva tutti moeuren de tifo, de fever acutta... nissun de
idrofobia. E tutti se scalmanen contra i pover can. Gh on tifo che porta via
mezza la contrada, e ven nanca foeura el mazzacan.
5388. Arme Marozzi di Pavia (parenti miei) d'azzurro alla stella d'oro a sei
raggi cimato d'oro con aquila nera ali spiegate - coronata - Arme Quinterio di
Lodi (famiglia di mia madre) d'argento al leone quadripartito di rosso e
azzurro tenente un anello d'oro. - <Altro stemma Marozzi: 1 d'oro all'aquila
nera linguata di rosso e coronata d'oro - 2 d'azzurro alle fiamme di rosso - 3
d'azzurro al cavallo bianco (rozza) uscente dal mare al naturale tenuto da
mano con briglie rosse. E' un rebus araldico MAR-ROZZA>
5389. All'aneddoto gi registrato del villano bidello dell'Ambrosiana al quale
Rovani disse che non sarebbe pi tornato in biblioteca finch egli ci fosse
stato e sarebbe tornato presto <Non torner pi qu finch ci sarete voi e
torner presto> come avvenne infatti per la morte, quasi subita, del bidello
- si aggiunga - che Rovani si vide venire a casa gli eredi a portargli danaro
con vivi ringraziamenti. Il morto bidello era ricco, avaro e cattivo.
Naturalmente Rovani rifiut, ma gli eredi gli vollero dare ad ogni costo un
pranzo.
5390. Far ricerca di una canzone di A. Ghislanzoni, pubblicata in uno de' suoi
giornaletti (o Capriccio, o Giornale per ridere ecc.) e descrittiva di Rovani.
Ricordo questi versi. E' Rovani che parla. In riva del naviglio - io naqui e
trassi i d - il soldo d'applicato - consumo dall'Hagy  - ...Quando i ronzini
trottano - e il carro non traballa - pu rimanere in stalla - il nobile
corsier - ...La storia de' cent'anni - ad intervalli scrivo - se un altro
secol vivo - la leggerete un d. - ...del vecchio Lambertin (?)...
5391. (Dal Vol. I delle opere di Mazzini) Nella Prefazione, Mazzini scrive
non ho serbato mai note, copie di lettere o memorie di date. 1821, aprile.
Mazzini in Genova, d'anni 13 - 1827, prime pagine scritte da Mazzini pella
Antologia di Firenze che non le pubblic - Io non credevo allora (quando
scrisse la lettera a Carlo Alberto) n credo oggi che possa dalla monarchia,
venir salute all'Italia, cio all'Italia come io la intendo o come la
intendevamo tutti pochi anni addietro, una, libera, forte, indipendente da
ogni supremazia straniera e morale e degna della propria missione. - Noi
siamo di quel popolo che Bonaparte ricusava di unire perch lo temeva
conquistatore di Francia e d'Europa (1831 - Lett. a C. Alberto) - Nello
statuto della Giovane Italia (1831) Mazzini parlava per le isole italiane di
una organizzazione amministrativa speciale. Con l'Italia unita voleva per la
libert comunale. Nel giuramento d'iniziazione, gran sciupio della parola
Dio. Nel giuramento: giuro di consacrarmi tutto e per sempre a costituire
l'Italia in nazione una, indipendente, libera, repubblicana. La Giovane
Italia chiudeva il periodo delle sette ed apriva quello delle Associazioni
educatrici (V. in Bianca Milesi Mojon - Processo del 1821) - Io piego la
testa, dolente, alla sovranit nazionale, ma la monarchia non m'avr impiegato
n servo. -
5392. Bianca Milesi Mojon sorella di mia nonna, diede, nel 1831, commendatizia
a Mazzini che recavasi a Parigi in esiglio, per Sismondi. Sismondi, ai molti
esuli italiani che gli stavano intorno e pendevano dalle sue inspirazioni,
predicava il federalismo.
5393. Nel 1831 in un Comitato che stava preparando un'invasione dalla Savoja
entrava un Pisani. - Tra i fondatori della Giovine Italia (Marsiglia, 1831)
Nicola Fabrizi, Gustavo Modena, Melegari, ecc.
5394. Per comprendere interamente la critica rovaniana vuol esser letto
Mazzini. La letteratura del primo cinquantennio del secolo XIX aveva
certamente intenti pi nobili della attuale: l'attuale ha migliori forme di
quella. Quando si riuniranno i due elementi?
5395. Agostino Depretis deputato di Stradella sedeva a sinistra nelle file
dell'opposizione. Parlava di rado, ma con vigore e con senno. Poco splendido
ma molto succoso. Bench ardente democratico, il suo contegno era d'uomo
freddo e riservato; pi caldo forse nelle opere che ne' consigli. La
democrazia, che capitani non vuole perch indomita e riottosa, gli mostrava
molta deferenza, non disputata che da Lorenzo Valerio, bench in sostanza n
l'uno n l'altro fossero veracemente seguiti mai... Nuovi tempi lo
attendevano. Governatore in Brescia con Garibaldi, ministro a Torino con
Rattazzi, ecc. (brano trascritto, da chi?).
5396. Nel 1848 erano stati eletti deputati Gabrio Casati ed Alessandro Manzoni
ma cessarono dal mandato. Gabrio Casati fu poi ministro, nato da una crisi
provocata dalla Lombardia, in un ministero composto interamente di lombardi.
Non dest in Piemonte molta confidenza e non ebbe alcun prestigio.
5397. La polizia sarda, dopo il 1849, sembrava agli stipendi dell'Austria.
5398. Elezioni del 1886. Cesare Correnti invitato dagli elettori di Milano di
far conoscere le proprie idee, dopo che gi tante volte le aveva espresse,
prepar, irritato, una lettera che incominciava: Chi sieto? dove andee? che
mestee fee diceto!... continuando poi in lingua italiana. Mostr poi la
lettera a Depretis <Maraini dice che la mostr a lui>, che gli sugger di
levare la frase milanese perch avrebbe consigliato come risposta il
successivo verso foo el cavalier (o meglio foo i cavalier) vivi d'entrada
etc. - Correnti chiam poi Maraini cui lesse la lettera, avvertendolo come a
preambolo che in essa non si vantava che di due cose, del traforo del
Gottardo, e de' nuovi quartieri di Milano. Per questi ultimi chiedeva a
Maraini la concessione morale del suo privilegio, che Maraini (il quale fu il
vero primo ideatore della nuova Milano) gli accord ridendo, mentre Correnti
dei nuovi quartieri di Milano non si era mai occupato, neppure in sogno.
5399. Nel discorso letto da S. E. Correnti, ministro della Pubblica
Istruzione, per l'apertura del Museo Etrusco a Firenze, 12 marzo 1871 -
(volume stampato a Firenze coi tipi Lemonnier, 1871)  scritto testualmente: E
in questo caso sopratutto non mi  difficile n ingrato il ricordare che
nell'uso del popolo fiorentino, balio, dicono, della lingua nazionale, tanto
vale ministro quanto esecutore e serviziale...
5400. La giornada del b (giornata del bue) frase dell'Oltrep pavese per
dinotare un giorno senza nube. Due proprietari avevano scommesso, il primo, di
dare all'altro un bue ogni d perfettamente sereno, l'altro di dare al primo
una pecorella ogni d in cui ci fosse qualche nuvola, per quanto piccola. Il
bue non fu dato mai. Quello delle pecore si rovin completamente.
5401. 1878. Crispi, ministro dell'Interno, sposa la 3a moglie, dopo di aver
presentata la seconda (la Montmasson) a Corte. La regina, ricevendo una
mattina i ministri salut tutti, salvo Crispi cui volse le spalle. Quella
stessa mattina la regina aveva trovato sulla sua toeletta una copia
fotografata dell'atto del matrimonio religioso celebrato a Malta tra Crispi e
la Montmasson. E chi l'aveva messo sotto gli occhi della regina era stato -
Nicotera. - Nel marzo 1887 Depretis offerse a Crispi un portafogli. Crispi
pose come condizione l'entrata di Zanardelli nel Ministero. Depretis inclinava
ad accettare, ma Zanardelli avendo chiesto consiglio a Cairoli, questi pose il
veto. - (9 marzo 1887) Vigilia della riapertura della Camera: sono alle 6 p.
nel gabinetto di D.na Amalia Depretis. Nella stanza da letto vicino a noi 
raccolto il consiglio dei ministri intorno al letto del Presidente Depretis,
malato. Donna Amalia si sfoga con me a dir male di parecchi ministri e
specialmente dell'altezzoso e ignorante Robilant. Io patrocino la causa di
Crispi e mi si ascolta con piacere.
5402. (Frammenti di note della 1a visita a Friedrichsruh con Crispi. Mayor
tenne e avr certo ancora un diario particolareggiato). 1 ottobre 1887. Nel
nostro vagone-salon, noleggiato dai Fratelli Gondrand e mezzo sconquassato, si
giunge la sera a Luneburgo. Con treno espresso mandatoci da Bismarck si arriva
a Buchen dove troviamo il conte Erberto di Bismarck. Il conte sale nel nostro
vagone assieme al suo segretario conte di Pourtales. Si giunge a
Friedric[h]sruh. Il principe-cancelliere  alla stazione a ricevere Crispi.
Accoglienza affettuosa. Si va in carrozza a casa distante cinque minuti dalla
stazione. Casa signorilmente modesta. Cena. Il principe e la principessa
amabilissimi. Ricordi antichi. Avendo Crispi rammentato il trattato di Parigi
quasi tutto morto, Bismarck ricorda quello di Berlino osservando che anche di
esso il n'en reste pas grande chose. Si parla della piccola Prussia, quando
Manteuffel ambasciatore prussiano fu lungamente fatto aspettare a Parigi. Se
fossi stato io dice Bismarck non avrei certo aspettato. Si accenna al
sistema parlamentare, si parla degli interruzionisti alle Camere. Crispi
ricorda di aver detto a uno di essi qui interrompt ne sait pas parler. <La
principessa non fu mai alla Camera.> Dopo pranzo Bismarck offre sigari e fa
portare bottiglie di birra. Colla sua lunga pipa in bocca il principe loda i
benefici fisici e morali del tabacco. <Il principe fuma tre pipe ogni sera.>
Essendo un soporifero, rende pi calmi i discorsi: poi la preoccupazione di
chi ha in mano uno sigaro o in bocca una pipa, perch non si spenga, d modo
di calcolare e di far risaltare le proprie frasi. - <Bism. si meraviglia che
Crispi non fumi n beva.> Salvatore, servo di Crispi, mi riferisce che il
cuoco di Bism. gli ha chiesto che cosa il ministro sia venuto a fare a
Friedric[h]sruh. - 2 ottobre 1887. Il principe entra alle 101/2 nella camera
di Crispi dove mi trovavo. Bismarck domanda scusa di essersi levato tardi.
Domanda a Crispi se ha preso il suo latte. Cr. gli chiede se non va pi a
caccia. Risponde: j'ai piti de ces pauvres btes. Bism. domanda il permesso
di andare ad aprire il suo corriere, dicendo che torner da Cr. Dopo un'ora un
cameriere viene ad invitar Cr. a nome del principe di passare nel suo studio.
I lungo colloquio col Cancelliere. - Nella giornata passeggiata nel parco.
Pioviggina. Il principe e Cr. in una carrozzella. La principessa avvolge Cr.
nel mantello del cancelliere - un mantello che aveva veduto la guerra del
1870. A tavola il dott.r Schweninger, medico fidato di Bismarck, che lo aveva
salvato da un esaurimento nervoso gravissimo colla cura specialmente delle
arringhe salate. Schweninger fa un po' come quel segretario di Sancio Pancia
all'isola Barataria che gli inibisce il tale o tal altro piatto. Oggi per
Bismarck si trova lontano di posto da Schweninger, e a me che gli sto a
sinistra dice mostrandomi una vivanda di cui si serve largamente: de ceci je
ne devrais pas goter. Mais, le soir, le docteur ne voit pas. Profitons-en. -
Sentendo che io era milanese, Bismarck aveva fatto imbandire quella sera un
gran risotto. Mi domand come mi sembrava. Lo lodai - ma mancava di zafferano.
(Le altre note, fatte a matita, sono smarrite).
5403. (1889. IX. 8) Dal cardinale di Hohenlohe. Mi racconta della duchessa di
Hamilton, madre della moglie del principe ereditario di Monaco, che quando fu
a Roma per la questione del divorzio della figlia, venutolo a visitare a ora
tarda e facendosi bujo ed essendo gi l'ora della cena del Cardinale, che gli
arrivava per mezzo di un ascensore dalla cucina a terreno, l'ascensore
movendosi dava di tanto in tanto de' piccoli fischi. E la duchessa se ne
allarmava, dicendo Eminence, on me siffle. La stessa duchessa cont ad
Hohenlohe che sua figlia non voleva saperne del principe Alberto perch gli
puzzava il fiato. Sposatolo a controcuore, le prime due sere la principessa
gli rifiut l'amplesso, fuggendo. Il principe ricorse alla duchessa madre la
quale disse state tranquillo, stasera ci sar io. E difatti fu nella camera
nuziale, e comandando militarmente, uno, due, tre, obblig la figlia a farsi
fottere, lei presente, dal principe.
5404. (1890-V-16) Da Hohenlohe a colazione col canonico Coccanari. E' venerd;
pranzo di puro grasso, con sciampagna ecc. Si parla delle missioni francesi in
Africa. Il missionario si sforza di far capire i dogmi che non capisce neppure
lui stesso e la storia sacra ai selvaggi, sui quali getta di tempo in tempo
qualche secchio d'aqua per potere poi dire di averli battezzati. Il
missionario mostra ai selvaggi una gran tabella illustrata. Madeleine
pcheresse! I selvaggi rispondono a coro, sbagliandosi tant mieux! E il
missionario, mostrando loro un'altra figura Madeleine pnitente! al che i
selvaggi tant pis! - Hohenlohe, quando abitava in Vaticano, possedeva nel
suo appartamento un ritratto di papa Ganganelli, dipinto da Raph. Mengs, che
poi don al duca di Sassonia Coburgo, proprietario di Villa Carlotta sul lago
di Como. Allorch il generale dei gesuiti veniva a visitare Hohenlohe, questi
lo faceva sempre sedere di faccia al ritratto del papa antigesuita. Il
generale faceva allora continuamente dei profondi inchini, meno per salutare
Hohenlohe che per non vedere l'effigie del pontefice nemico -
5405. Hohenlohe si trov spesso in famigliare conversazione col principe
Enrico di Prussia e sua moglie. Si parlava una volta di Roma. La principessa
diceva: Guglielmo regal tanti bei diamanti a quel vecchiaccio (alludeva al
papa) che avrebbero tanto piaciuto a me. - Domand poi a H. Come mai avete
potuto mettervi insieme a quella cattiva gente di preti romani? - Il
principe, ammiraglio tedesco, diceva poi scherzando che Re Umberto aveva
voluto fargli cosa grata, mettendolo vicino alla marchesa di Villamarina,
essendo egli marinaro.
5406. A Tivoli, presso Villa d'Este, nel demolire il muro di una cella di
frate, si trov una nicchia ed in essa una scatola di tartaruga con entro
calce e due scheletri di canarini. L'iscrizione sulla scatola diceva Frat.
Theodosius, 1621. Nella scatola era una pergamena coll'arme di un papa e i
nomi di parecchi cardinali.
5407. Nella politica  come sul teatro. Vi ha gli autori che scrivono le opere
da recitarsi e non appajono sul palco; e gli attori che le recitano
pubblicamente e non le hanno scritte.
5408. (1886 genn.) Il generale Menabrea, ambasciatore d'Italia a Parigi, si
trovava ad un pranzo ufficiale dov'erano parecchi generali francesi. Dopo
pranzo si fece circolo. I francesi si posero a discorrere dello stato
dell'esercito della Repubblica. Dimenticandosi della presenza
dell'ambasciatore italiano uno salt fuori a dire nous ferons nos preuves
sur les italiens. Menabrea fece le mostre di non accorgersi della frase, ma
ne inform tosto il Ministero, poi, a voce, il re.
5409. (Durante il lungo Ministero Depretis - fino all'86) La giovine Italia,
bollente d'entusiasmo, costretta a starsi al passo dell'acciacosa e paurosa
politica del vecchio di Stradella, ricorda una giovine sposa, piena di vita,
obbligata a dormire con un vecchio [puzzolente ed a fasciargli le ferite di
vergognose battaglie in cui essa non ha combattuto.]
5410. Anche i bambini - di condizione civile - quando sono malvestiti in mezzo
ad altri bambini vestiti bene si sentono come avviliti. Il ragazzino
coll'abituccio pezzato, che a scuola era chiamato dai compagni il signor
Pezzoli.
5411. Nel giro delle idee capita spesso come in quello delle strade. Quando ci
si comincia ad abituare, nella nostra quotidiana passeggiata, a prendere una
via, non si sa pi mutarla.
5412. Crispi ha una virt massima = la celerit: e un massimo difetto = la
fretta.
5413. Le piante topografiche, pi che agevolare la retta conoscenza di un
edificio o di una citt, la confondono. Sono guide spesso traditrici. Un
edificio dev'essere considerato nel suo alzato perch se ne possa avere una
idea esatta. Le irregolarit sue che, nella pianta, spesso offendono la vista
sono talvolta la condizione della sua bellezza nella realt.
5414. I migliori (o per dir meglio i peggiori) gesuiti sono quelli che non
sembrano tali. Chi ti si presenta col tradizionale collo torto, collo sguardo
basso, colla parola untuosa e adulatrice non  che un mezzo gesuita, perch si
fa scorgere; inganna a met. Il gesuita, invece, di gran stile ti viene
incontro con piglio franco, con parola generosa, con occhi che cercano
simpaticamente i tuoi... E questi inganna completamente.
5415. Dormire si pu quasi sempre: basta chiudere gli occhi. Mangiare, no; non
basta aprire gli occhi.
5416. Veggo due uomini seduti ad un medesimo tavolo colle gambe nascoste dal
tappeto. Uno sembra un omaccione. Sopravanza con molta parte del busto. Ha
grosso testone, grosse mani. L'altro, oligocefalo, di poco eccede l'altezza
del tavolo e si direbbe che le sue gambe non tocchino terra. Si alzano
insieme. L'uomo grosso ha corte le gambe ed appare nano, l'altro le ha
lunghissime e si mostra uno spilungone.
5417. Per riuscire in cose d'arte bisogna essere milionari o bohmiens.
5418. L'arte non imita, interpreta.
5419. Il Journal de Stendhal (Henri Beyle) 1801-1814  cosa mediocre
specialmente pei primi due terzi dei cahiers, negli ultimi si rialza. Dimostra
specialmente la vanit di Beyle. <Preoccupazione continua di Beyle di essere
bene o mal vestito.> Non  confessione sincera di una vita perch vi sono
taciuti alcuni fatti, sui quali non vi sarebbe poi niente da arrossire come
l'impiego di Beyle in un negozio di Marsiglia. Dimostra per anche l'amore
dello scrittore per l'Italia e principalmente per Milano e contiene preziosi
passi sui francesi - P. es. Tonnerre 29 aot 1811. Je craignais d'avoir pour
compagnons des militaires franais garnis de leurs croix et rejoignant leurs
corps en Italie, btes, insolents, hbleurs et criards, ce qui m'aurait oblig
 blaguer. Heureusement j'at t quitte de cette engeance dont on ne relve
point les ridicules mais on les relvera - Milan, 8 sept. 1811. Dirai-je ce
qui m'a mu le plus, en arrivant  Milan! on va bien voir que ceci n'est crit
que pour moi. C'est une certaine odeur de fumier particulire  ses rues.
Cela, plus que tout le reste me prouvait apparemment que j'tais  Milan -
(CFR. la citt della merda per indicare Milano, di U. Foscolo). - (Parlando di
s quand'era giovine di 18 anni): j'tais dvor de sensibilit, timide, fier
et mconnu - Paris, 2 mai 1810. Entendu dire hier  la queue. Pour corriger
cette Nation (France) il faut discrditer, ridiculiser si l'on peut la gloire
militaire - Pour connatre l'homme il suffit de s'tudier soi mme; pour
connatre les hommes il faut les pratiquer. je connais trs peu les hommes;
mes tudes ont t sur l'homme.
5420. Vi ha persone che si potrebbero assomigliare all'Etna, fuoco dentro:
neve fuori; altre ad un dolce, freddo dentro, fuori ardente di una pellicola
di cognac. Tra quelle Carlotta, tra queste Alberto.
5421. Montecarlo (28-29 sett. 1891). Bench io preferisca i paesaggi selvaggi
 luogo incantevole per la situazione e sorprendente per le cure che vi hanno
posto gli uomini. L'intero principato si pu considerare un giardino. Piante
che hanno per patria regioni le pi distanti fra loro <che vogliono terreni
differentissimi> si trovano vicino e formano talora un bosco solo e
prosperano. Rendono imagine dei forastieri che qu convengono da tutte le
parti, salvo che questi ultimi non prosperano. E' un museo pratico e vivente
di botanica. Forse il giardino  un po' troppo pettinato. Vidi un giardiniere
a ginocchioni su un prato con una bottiglietta vicino, e, pareva, un
pennelletto nelle mani. Si sarebbe detto che stesse pingendo un filo d'erba
che fosse smontato di verde. - Il casino costruzione faragginosa, una insalata
di tutti gli stili, brutta se si vuole ma utile per la storia dell'arte e
simbolo del secolo ecclettico e Christophle. La sala della rollina e del
trente et quarante. Le descrizioni de' romanzieri tutte false. I giocatori vi
si mostrano tutti correttissimi, quanto al contegno. Tutte fandonie le smanie
della cupidigia, le provocazioni delle cocotte, le disperazioni de' perdenti,
ecc. Posto l'innato amore all'azzardo, questo <di Montecarlo> sotto forma di
giuoco  utile fonticolo. Si aggiunga che il gioco vi si fa in condizioni
molto pi eque di quelle del lotto in altri paesi. Qu difatti la probabilit
nella rollina  1 contro 35 e nel 30 e 40  circa eguale fra il banco e il
giocatore, mentre all'onesto lotto nell'estratto semplice si gioca 1 contro
89. Poi  scuola di contegno. Vi s'impara a frenare le proprie emozioni.
Giocai e perdetti qualche napoleone. Nulla sentii, n dispiacere per la
perdita n smania di rivincita. Si aggiunga ancora che i guadagni del Banco
sono in molta parte destinati a mantenere comoda, pulita e bella la citt. -
Il principe, unico superstite di tutti i feudatari imperiali della costa
ligure s' salvato merc la rollina. Se questa non fosse, Monaco sarebbe stato
incorporato prima alla Italia poi alla Francia. Poich la rollina d il
benessere a tutto il principato: ma n Francia, n Italia, bench per un falso
pregiudizio, potrebbero mantenerla. Il benessere del principato difende dunque
l'istituzione della rollina e questa il principato. Monaco dovrebbe erigere un
tempio a Santa Rollina e ai Santi Trenta e Quaranta.
5422. Elena Pisani Dossi sorella di mio babbo, nata nei primi anni del secolo
(1808) ballava il minuetto e la gavotta come una ballerina.
5423. Don Sisto Pisani, frate, fratello di nonno Carlo, uomo di grande
ingegno, aveva villa propria a Mairano presso Casteggio dove abitava con una
monaca in odore di santit. Tutta la nobilt pavese si recava a visitarlo e a
domandargli consigli e a bere la sua cioccolata che era squisita. Aveva pure
casa propria a Pavia sulla piazza del Collegio Ghislieri. Lasci quest'ultima
a don Carlo Ruta figlio di una sorella sua (Teresa). Al letto di morte, in
tarda et, disse ad Emilio Marozzi marito di Elena Pisani nipote sua ora
andiamo a vedere l'ultima scena - Delle due sorelle Hlly di Niedersmensdorff
figlie del barone Federico, slesiano, e di una Beccaria d'Arena di Pavia, una
and sposa a Gelasio Pisani padre di D.n Carlo - l'altra al maresciallo
<austriaco> Re. - Teresa Pisani sorella di don Carlo spos don Pio Ruta ed
ebbe per figlio don Camillo Ruta - Maria sorella di Teresa e di don Carlo
spos il consigliere nobile Della Porta. Ebbe una figlia Carolina che spos il
conte Del Mayno milanese. Da Carolina 2 maschi (Luchino generale, marito ad
una Simonetta - Cesare marito ad una Vassalli) <e 1 femmina, Marianna moglie
al generale Incisa Beccaria di S.to Stefano> - <I due maschi non ebbero
figli>.
5424. Antonio Gabrini, figlio putativo di Camillo Gabrini marito di Antonia
(?) Milesi sorella di mia nonna Luigia, ma in verit figlio del generale
Mazzuchelli. Il padre non volle mai riconoscerlo. Fu raccolto dalla vecchia
Elena Milesi Viscontini madre di mia nonna e da lei educato. Poi mandato in
Isvizzera, dove dovette rimanere non essendo tornato in Italia per la leva.
Negli anni di povert, fu distinto medico. Eredit da Ciani. Divent
ricchissimo ma rimase avaro.
5425. Zia Elena sarebbe stata baciata, nuda, da Foscolo a 3 anni e non a
sette. Correggere l'analoga nota.
5426. Molti anni prima che un pittore francese rappresentasse l'apparizione di
Cristo nel suo vestito convenzionale in mezzo ad una cena di personaggi in
abito 1890, Luigi Conconi aveva ideato una crocifissione con costumi moderni.
I giudei vestiti da guardie di questura, Cristo cogli stivali ecc. - Cos,
Conconi voleva dipingere alcuni quadretti applicando letteralmente le ricette
di Leonardo da Vinci per fare la mattina, il giorno ecc.
5427. (1883) Quando la giovent e la salute correvano rubiconde ed ilari per
le mie vene la morte sembravami una vecchiaccia dall'aspetto spaventoso. Ma la
salute e la giovent cominciarono a pulsare meno forti nel mio sangue, e la
morte mi apparve fredda, malinconica, pur non paurosa. Oggi la malattia e la
nausea morale e la povert hanno invaso la mia esistenza: veggo ancora la
morte e ci sorridiamo. Essa mi appare giovinetta coronata di rose, liberatrice
da questo dolorosissimo peso che si chiama vita.
5428. (1888) Il mio nome non ha bisogna di titoli. E' edificio che sta ritto
senza necessit di puntelli. E con tanti bei fiori da mettersi all'occhiello,
perch appendervi il cencio e il metallo malsagomato di una decorazione?
5429. Cani tascabili (terrier o pinch).
5430. [Nota, di circa due righe, abrasa]
5431. Un poeta indirizzando un sonetto al ministro Vacca incominciava Tu che
della giustizia, Vacca, ministro sei....
5432. Le malinconie di Adelaide Maraini. Il mare, il cielo stellato le evocano
il desiderio della morte. Da ragazzina preg spesso la morte. Una volta mangi
una tavoletta di color verde all'aquarello credendo di trovare in essa la
morte desiderata.
5433. L.d.B. Museo etnologico. Sezione X. Selvaggi dell'Europa civile. Secoli
XVIII. XIX. XX. - Nelle vetrine decorazioni, arredi sacri, pennacchi da
generali, ordinamenti ecc.
5434. Descrizione comica del Paradiso cattolico convenzionale. Il premio dei
giusti. Disgraziato colui al quale  messo in mano un violino, obbligato a
suonarlo per tutta l'eternit!
5435. aria corretta col mistr = di tempo nebbioso.
5436. Un pedante not come contraria alla buona italianit l'intitolazione
della comedia L'egoista per progetto e sugger di mutarla in quella di
L'Amante smoderato di s medesimo a disegno.
5437. Artisti (Roma). Tal Micoletta brutto magogo che faceva da segretario a
molti pittori, fu adoperato da uno di questi come modello per la Immacolata
Concezione - A Roma ci sono pittori che dipingono decine di metri quadrati di
tela con scene di miracoli di santi etc. per le repubbliche dell'America
meridionale.
5438. Ghiaja di Roma. Siccome dell'antichit non ci sono rimaste che le rovine
degli oggetti fatti di materie dure, c'imaginiamo ambienti tutti di marmo e
metallo. Completiamo quel mondo coll'imaginazione. Copriamo le sue stanze di
lacunari di legno, i suoi pavimenti di tappeti, le sue sedie di cuscini,
disponiamo sui tavoli i vasi di vetro, sulle muraglie le tavole dipinte ecc.
lo vedremo totalmente cangiato. Le dimore che sembravano degli Dei,
ridiventeranno degli uomini.
5439. Ipnotismo. Trasmissione del pensiero senza bisogno della parola, dello
scritto e della vista ma solo della volont. Realt dei fenomeni magnetici ed
ipnotici. All'obbiezione perch non avvertiti e coltivati prima si pu
rispondere: perch il cervello umano non era ancora, merc la successione
migliorantesi delle generazioni, preparato abbastanza per produrre tali
fenomeni. - La suggestione ipnotica non riesce che sovra colui che  poco
padrone di s, o per dir meglio non riesce che sovra persona che abbia volont
pi fiacca del suggestionante. Giulio Carcano non riuscirebbe mai ad
ipnotizzare Tomaso Grossi, n questi Manzoni. Nessuno potrebbe ipnotizzare
Dante. L'influenza magnetica viene dagli sguardi, che sono la via del cuore
pi che la lingua. Ed  influenza che si conosce perch si teme. La maggior
parte delle persone sfugge col suo lo sguardo del prossimo: il gesuitismo fa
anzi un precetto di tener bassi gli occhi. Persona scettica o di controvolont
dovrebbe potere difficilmente imporre collo sguardo una suggestione. Sarei
anzi tentato a credere che la generalit degli scettici non abbia eguale la
potenza visiva de' due occhi. L.d.B. Ove tutti conoscessero la forza del
proprio sguardo se ne vedrebbero delle belle. Si vedrebbe il debitore che
guardando fissamente il suo creditore, lo costringe a rimettergli il debito ed
anzi a confessarsene debitore lui: si vedrebbe lo spazzaturajo obbligare il
sovrano a cavargli il cappello e a domandargli umilmente la scopa in cambio
dello scettro. - Cit. l'etichetta spagnola che impone al sovrano ed ai grandi
di fissare con intensit di sguardo i piccoli.
5440. La contraddizione morale che spesso si verifica in taluni uomini, i
quali, poeticissimi e nobilissimi di sentimento scivolano spesso nelle lordure
della vita potrebbe in certo qual modo, se non spiegarsi, illustrarsi con una
metafora. Chi cammina collo sguardo volto al cielo, ha pi probabilit di un
altro di porre il piede nel sudicio.
5441. Dans l'me de chaque homme - Il y a un cochon qui sommeille - gare,
gare s'il se rveille! - Si potrebbe parafrasare, per le donne. Dans l'me
de chaque femme - il y a un ange qui sommeille - Dieu fasse qu'il se rveille
-
5442. Nell'arte, come nel coito, se hai dinanzi un bel tema o una bella donna
ti senti acceso, inspirato, esaltato e nasce il figlio artistico o carnale: se
il tema  vecchio, brutto; se la donna  sgradevole, nulla fai, nulla nasce.
5443. Our viceregal life - giornale di Lady Dufferin moglie
dell'Ambasciatore d'Inghilterra (1889-90-91)  libro in generale fatuo <vera
imagine della societ dove vive la nobile signora>, salvato solo da qualche
frase o mezza pagina di buon umorismo. Da cima a fondo, Lady D.  hante dalla
preoccupazione delle correnti d'aria e della ricerca del luogo per il long
tennis. Il D. significa Lord Dufferin. 31 colpi di cannone which are now D's
due. A pag. 18  umoristica la descrizione di S. E. D. in uniforme costellato
di decorazioni. Buona la descrizione di un combattimento di parata the killed
and wounded who lay in our path and who looked very pictoresque and
comfortable ecc. Lady D. ci racconta che scarrozza quasi sempre a tiro di
quattro con postiglioni e lacch e scorta in livree scarlatte ed oro, che si 
tagliata un dito, che hanno pranzato, che hanno preso il th, che hanno
giocato al tennis, che D. ebbe tanto da lavorare, che non si vest pel pranzo
ecc. Il libro  di qualche utilit (e qual libro  interamente inutile?) per
studiare come i ricevimenti e le feste fatte ai grandi appajono agli occhi di
questi.
5444. Una parte degli uomini  fatta di paurosi che non ha forza di reagire
alle offese. Molti di essi hanno per bastevole dignit per sentire l'offesa.
Sono costoro, che inventarono l'abito fratesco che loro permette di sopportare
le ingiurie senza che loro ne venga discredito, traendo anzi vanto dalle
ingiurie.
5445. In campagna. - Il prete buono non vuol ricevere il compenso della messa
fattagli dire da persone che non hanno di che mangiare. Ma le poverelle non
gli chiedono pi messe e ricorrono invece ai preti che le fanno pagare. La
messa gratuita non la credono buona.
5446. Il torto di molti ladri in faccia al pubblico e alla giustizia  quello
di non aver rubato abbastanza per celare il furto.
5447. Racconti d'amore. Un giovane ed una giovane si amavano ardentemente,
tacitamente. Il giovane, non osando altre vie per dichiarare la sua passione,
scrisse un biglietto a lei in cui diceva che se ella, la prima sera in cui si
sarebbero incontrati, si fosse messa al collo un nastrino azzurro, quel segno
lo avrebbe incoraggiato a chiederla in isposa a' suoi parenti; altrimenti
sarebbe senz'altro partito per lontani paesi. Nascose quindi il biglietto in
un mazzolino di fiori e l'offerse alla giovane. Venne la sera desiderata e
s'incontrarono. Ella non aveva al collo il nastro invocato. Il giovane non si
fece pi vedere e part - come aveva giurato - per remote plaghe. -
Quarant'anni passarono per tutti due di silenzioso dolore. Un giorno, ella che
aveva conservato gelosamente tutti i mazzolini donatile dall'amato suo e
piangeva spesso su di essi, trov in uno l'amoroso biglietto. Quanta gioja era
in quel mazzolino rinchiusa! Quanto dolore ne usciva! L'antico amante
rimpatri. Si sposarono. Ma la giovent era per sempre passata e per lui e per
lei.
5448. Dalle opere di Mazzini vol. I. Poche parole mutate qua e l dal
lettore basterebbero a fare degli scritti che seguono una insistente chiamata
alla giovent per sorgere e fondare colle armi la patria...- Fino allora
l'arte descriveva o pregava. Con Manzoni, Mazzini, Rovani cominci a
combattere.
5449. Lo Zajotti critic i Promessi Sposi di Manzoni dicendolo partecipare
al difetto degli altri romanzi cio mancanza d'interesse e calore (Mazzini) -
Le teoriche di Rovani sui Promessi sono in gran parte tolte di peso da
Mazzini. Le critiche rovaniane sentono in generale di quelle di Mazzini e
Cattaneo, non solo per le idee ma per il modo.
5450. Le lotte tra il Q e il K in Francia verso il 1600. I kamkamisti e i
quamquamisti.
5451. La civilt cammina per una spirale e non retrocede mai che nelle
apparenze (Mazzini) - Quando grandi pensieri sono grandi presentimenti,
fruttano lentamente e solo dopo le esequie dell'uomo che li ha raccolti
primo;... e per qualunque, proponendosi un alto intento accarezzi le ali di
una speranza che ei potr vederlo compito, morr scettico o fatalista
(Mazzini).
5452. Pellegrini, toscano che aveva per madre una donna dell'antica famiglia
Medici e teneva i lineamenti di quella famiglia, dopo di aver consumato tutto
il suo patrimonio si rec nel 1860 (?) a Londra. Si present <in miseria> alla
Legazione italiana. Il vecchio portiere, un italiano, gli dava giornalmente
dei pezzi di pane con entro i ritagli di carne avanzati ai pranzi del
ministro. Un giorno fu incontrato da un addetto, Catalani, che gli domand che
sapesse fare. Scrivere? No, non aveva neppure buona calligrafia. Musica?
niente. Lingua? nemmeno. Pellegrini disse che alle volte gli era riuscita
qualche caricatura. Si prov a disegnarne una. Bellissima. Gli addetti della
delegazione lo presentarono al direttore del Vanity fair giornale allora poco
conosciuto. Disegn una caricatura da pubblicarsi che gli fu pagata una
ghinea. Pellegrini port ad impegnare la ghinea, prima guadagnata, per
conservarsela. Da quella prima caricatura la sua fortuna. Entr in voga. Le
sue caricature settimanali, colorate con un processo speciale, gli erano
pagate 2, 3, 6, 8 ghinee la settimana e si giunse a dargli perfin 50 sterline.
Ma Pellegrini volle allora darsi alla pittura a olio, abbandonando la
caricatura. Fece fiasco e ricadde in miseria. Inoltre, egli che nei primi
tempi della sua voga aveva aquistato simpatie nell'alta societ inglese e
presso il principe di Galles, venne a perderle abusando della famigliarit che
gli si dimostrava, passando p. es. un braccio sulla spalla del principe,
parlando sboccato ecc. E arriv al punto che in un club aristocratico,
incontrandosi con un signore, inglesamente attillato, serio, duro, gli domand
a bruciapelo scommette che io posso presentarle qu sui due piedi un piatto
con due uova? E si fece dare un piatto dal domestico, poi sbottonandosi e
mettendo i suoi coglioni sul piatto Ecco il piatto e le uova - Fin, come
aveva cominciato, in miseria.
5453. La Trattoria di zio, taverna romana dove convenivano gli artisti, e dove
per vedere gli artisti traevano pure personaggi forastieri (1840-70).
Completava il Caff Greco di via Condotti, altro ritrovo di artisti.
Bicchierate di Faruffini ed altri bizzarri artisti nei colombari di via Appia.
Tornandone, si drappeggiavano intorno le tovaglie ad uso toga e passeggiavano
in processione entrando nel Colosseo e cantando canzoni patriotiche. Precedeva
Faruffini con un palo e sul palo era messa una tovaglia bianca, ed una
inzuppata di vino rosso con un fascio di erba verde in cima. Cos si
raffigurava la bandiera nazionale. Il popolo applaudiva. E la polizia papale
lasciava correre.
5454. Amici vecchi. Quando dopo venti, trent'anni c'incontriamo in amici
d'infanzia od anche di giovent, qual disinganno! Li avevamo conosciuti
allegri, spensierati, buoni, li ritroviamo tristi, interessati, cattivi.
Beviamone un goccio. Che! il vino! peuh! fa male alla pancia -
Tratteniamoci un po' stasera... Di sera? con questa umidit? sei matto -
Guarda, ci sarebbe una povera famiglia da soccorrere... Non parlarmi dei
poveri. Tutti falsari. Ti arrivo a dire che muojono persino di fame finta.
Accidenti ai poveri...! ecc. ecc.
5455. R.U. (Parte ufficiale) Lamento dell'impiegato diligente - Oppresso dal
lavoro. Tutti gli passano il loro e siccome egli fa tutto, cos tutti i
rimproveri sono per lui. E' indispensabile nell'ufficio, quindi gli negano i
congedi e gli ritardano le promozioni. Nessuna probabilit di migliorare la
propria posizione perch ci sarebbe di danno al servizio - Per giunta si
parla di lui, come di un coglione. Inno dell'impiegato negligente. Suo
decalogo: I non farsi mai trovare in ufficio, essere tutt'al pi l'ultimo a
venire e il primo ad andarsene, o come diceva Rovani arrivare all'ufficio
appena a tempo di mettersi in coda ai colleghi che escono. 2 Far male 
l'unico modo di progredire sollecitamente: ogni ufficio vuol sbarazzarsi
dell'impiegato negligente, e siccome, salvo il caso di aver assassinato suo
padre, non si fa luogo a destituzioni, cos si manda quell'impiegato a sempre
migliori sedi. 3 non sbrigare mai nessun affare. C' una provvidenza per la
quale le cose si accomodano da s stesse. Gli affari si svolgono nelle
posizioni per conto loro. Tale per es. domanda un sussidio dicendo che sta
per morire di fame. Lasciate passare 15 giorni. O  morto e allora non occorre
pi sussidio, o  vivo ancora, come  probabile, e allora vuol dire che il
sussidio era superfluo - Cit. come modello l'amministrazione turca e
l'egiziana. Quest'ultima, seguendo il Chedive si trasportava tutti gli anni da
Alessandria al Cairo e viceversa. A date epoche dell'anno si caricavano i
camelli colle carte dei vari ministeri. La carovana si metteva in viaggio e
lungo la strada perdeva met delle carte. Cos avveniva nel ritorno. Il che
semplificava grandemente l'amministrazione. - Semplice era pure
l'amministrazione papale che sbrigava gli affari cestinandoli. CF. Belli...
e strapp tutt'er giorno i mormoriali e butt li pezzetti nel cestino.
L'Imperatore di Etiopia in cui si concentrano tutti gli affari, tiene le carte
in sacchi di pelle bovina. Quando occorre cercarne una si slacciano tutti i
sacchi. Si rovesciano alla rinfusa le carte, si cerca la carta necessaria, che
non si trova pressoch mai, parte delle carte sono disperse: si ricaccia il
resto confusamente nei sacchi, vi si zeppa coi piedi sudici, e buona notte; i
tarli, le cimici ecc. compiono l'opera archivistica.
5456. P.U. Il Re nostro <(Umberto I)> obbligato all'ossessione continua della
sua fanfara. La provvidenza, per, sempre sollecita per i sovrani, gli ha
negato l'orecchio musicale. Il perpetuo cavarsi di cappello ecc. - Circolo
della regina per le presentazioni pei balli di corte. Fatto di signori e
signore disposti intorno alla sala dai cerimonieri. La Regina ha imparato a
memoria le parole da dire alle diverse persone, sono cenni biografici
fornitile dalle sue dame. Comincia il giro. Manca il primo invitato. S. M.
rivolgendo la parola al secondo, ripete la lezione che aveva imparato pel
primo, e cos via. Situazione comica. I celibi scambiati per maritati, i
matematici per poeti ecc. <Le regine parlano senza mai ascoltare.> - I
cortigiani tutti sciocchi. Necessit di esser tali, perch nessun uomo di
valore potrebbe adattarsi a far da domestico, per quanto gallonato. Adulatori
smaccati degli uomini in favore, calunniatori di quelli in disgrazia.
5457. I cibi giudicati dagli occhi.- Vi ha cibi estetici ed altri inestetici
sia pei colori sia per la forma. I cibi dei preraffaelisti, spec. verdure dai
colori teneri. Il pranzo dato da Cattaneo per riconciliare classici e
romantici. A un piatto classico (per es. il bove omerico) ne seguiva uno
romantico (p. es. un flan d'indivia in forma di torre gotica) ecc. - Il pranzo
ideale del racconto nelle Mille e una notti, cio piatti senza cibi. Il
mecenate invita un affamato a pranzo. Tavola sontuosamente preparata di
vasellame vuoto. Il mecenate finge mangiare incoraggiando l'affamato a farsi
onore, magnifica l'odore e la squisitezza dei cibi e dei vini ecc. L'affamato
per non disgustare il mecenate finge anche lui di mangiare e di bere e di
lodare.
5458. Non cercavo n potenza n ricchezza; cercavo solo l'amore. Venne invece
ricchezza e potenza; e allora senza che pi lo cercassi, venne anche l'amore.
Ma di sifatto amore, non so che farmi.
5459. La formica. Alberto  fallito in amore e in fortuna. Dopo lungo
desiderio aveva trovato un cuore che aveva compreso il suo, dopo intenso
lavoro si era messo insieme una fortuna. Un colpo di vento bancario gli fece
naufragar questa, e a lui povero, l'amante fu dal padre negata. Alberto fugge
di casa colla rivoltella in tasca, si reca in un bosco. Piange, si dispera:
cade vinto dal duolo. Ma, guardando nella fissit della profonda angoscia a
terra, vede una processione di formiche. Una di esse con un granello di miglio
in bocca era arrivata faticosamente per via difficilissima alla sua alta
dimora. Ma la corteccia su cui posava si smuove e la formica cade dove aveva
preso le mosse. Tanto fa, ricerca il suo chicco di miglio, lo riprende e si
rimette pazientemente in cammino fino a raggiunger la meta. Il cuore di
Alberto si rialza. Torna calmo in citt, vende la rivoltella al primo armajolo
che gli capita. Ricomincia coraggiosamente con nuova vita la sua fortuna e il
suo amore.
5460. Orta Novarese (ottobre 1891). Vedo incorniciato e sotto il vetro nella
sala dell'albergo un mezzo foglio del registro dei viaggiatori, come segue -
di pugno di Cavour - Agosto 1856 - C. Cavour dichiara essere l'albergo
Ronchetti uno dei migliori alberghi dello Stato, epperci augura
all'attivissimo e intelligente suo proprietario un ognor crescente concorso di
avventori.
5461. A Milano quando in consiglio municipale si propose di dare il nome di
Rovani ad una via della citt, Gino Visconti Venosta consigliere, anima
pallida, si oppose dicendo che si sarebbe dato il cattivo esempio di onorare
pubblicamente l'ubbriachezza. Alla gogna Rovani che col vino e i liquori
eccitando la mente stanca creava tanti capolavori. Viva coloro che fanno
bieche opere, ma bevono aqua!
5462. Autunno in Lombardia. Le pannocchie di grano giallo stese o pendenti
dalle loggie dei contadini.
5463. Alcuni amici pranzavano da un parroco che aveva una bella serva e la
voce correva che amoreggiasse con lei. Il giorno appresso il parroco trova
mancante una posata d'argento. Dubita uno scherzo da parte di qualcuno dei
convitati, capi bizzarri. Ridomanda la sua posata. Gli amici credono che chi
l'abbia presa sia un tale. Questi non nega, ma afferma che non l'ha seco.
Dir, aggiunge, dove si trova, se il nostro parroco ci dar un altro pranzo.
Il pranzo  promesso e dato. Alle frutta il parroco insiste nuovamente per
riavere la posata. Dopo qualche scherma l'amico dichiara che la posata non 
uscita dalla casa del parroco e invita tutti a seguirlo. Vanno in processione
nella camera della bella serva. L'amico solleva le coltri del letto e tra le
lenzuola appare la posata. Da quindici notti vi giaceva in tranquilla
solitudine. Dove aveva intanto dormito la serva? Confusione di questa e del
parroco. Risa che non sono finite ancora oggi.
5464. Moncalvo, celebre attore meneghino e patriota, la sera recitava, il
giorno lo passava in carcere perch non perdeva occasione di fare sulla scena
allusioni antiaustriache. Per es. ordinando un risotto diceva demmel minga
giald - e dopo una pausa e nanca negher.
5465. All'epoca di Carlo Porta, a Milano, i pret vicciuritt solevano stare
sotto i Portici dei Figini in piazza del Duomo a sbatt la frusta cio ad
aspettare gli avventori. Con loro si contrattavano messe, battesimi, funerali
come se si trattasse di porci e di buoi.
5466. Da San Francesco venne cos gran numero di ordini (francescani, minori
osservanti ecc.), che volendo, una volta, tutti questi ordini insieme
solennizzare il centenario del loro fondatore commisero a un pittore un gran
quadro. Senonch ciascuno voleva che San Francesco fosse vestito col suo
speciale abito. Il pittore per non scontentare alcuno dipinse il Santo a letto
in una cella sulle cui pareti stavano appesi tutti gli abiti de' diversi
ordini. E disse: quando si lever, sceglier l'abito che pi gli accomodi.
5467. (da Hohenlohe, 22 marzo 91) Litzt, in un concerto, stava sedendosi al
piano. Entra il Re di Prussia. Tutti si alzano. Il re accenna che si continui.
Litzt, si guarda intorno impacciato e non comincia. Il re gli chiede la
cagione del suo imbarazzo. Il maestro pi a cenni che colla voce gli fa capire
che una grossa baronessa berlinese si era seduta sulla partitura che Litzt
aveva deposta sopra una poltrona. Guglielmo I si avvicina galantemente alla
baronessa e le dice: Pardon baronessa, la partitura che ella ha sotto non 
per istrumenti da fiato.
5468. Il ruggito di Shakespeare in Carcano (suo traduttore) diventa belato.
5469. Nelle Visite illustri porre le seguenti - Paolo Gorini (suo
laboratorio, topi, passeri) - Francesco Crispi (suo gabinetto, il barbiere,
sue istruzioni ai segretari ecc.) - Pietro Antonelli (Villa Mirafiori,
Maconn) - Ottone di Bismarck (Friedrichsruh, il bosco, i cani) - Cletto
Arrighi (Teatro milanese) - Tranquillo Cremona (Studio giardino, la neve, gli
stronzi, sua moglie) - Padre Tosti (San Calisto) - Luigi Anelli (San
Francesco) - C.no Casati (pranzo con Filonardi, Dal Verme, Antonelli ecc.) -
Cesare Lombroso (presentazione di A. P. fatta da C. D.) - Stanley (in casa
Correnti) - A. Depretis (Colloquio con Saracco sui calli, la S.ra Amalia) -
Francesco Durante (visita sua a me) - Cesare Cant (archivio segreto) -
Gustavo di Hohenlohe (S.ta Maria Maggiore, i due appartamenti).
5470. Nell'articolo Les colonies italiennes de l'Amrique du sud (E. des
Planches <E. Mayor> pag. 648 del tomo X, fascicolo V, 25 maggio 1886 della
Revue internationale, Rome, si cita spesso il nome di A. P. D. e la sua opera
sul censimento degli italiani all'estero.
5471. Il sistema costituzionale parlamentare  il peggiore di tutti per
condurre a buon fine molte imprese di utilit pubblica, per es. una strada.
Logicamente, infatti, il quesito di una strada si porrebbe cos: dato due
localit da collegare, tanti corsi d'aqua da traversare, tanti monti da
varcare, tanti metri cubi di terra da scavare e tanti di terrapieno da erigere
ecc. fare una strada. I termini invece della questione sono i seguenti: dato
un Parlamento da corrompere, date esigenze di collegi elettorali da
soddisfare, dato un ministero al quale occorrono puntelli, fare una strada. E
cos del resto. Per il che, furono oggi inventate le ferrovie elettorali che
costano il doppio di quelle semplicemente necessarie al commercio e
rimuneratrici.
5472. Le mie lingue sono tutte, per cos dire, a mezza cottura. Basta per che
io le rimetta, quando occorre, qualche minuto sul fornello per finire di
cuocerle.
5473. Le muse - la nera, quella di Voltaire, il caff - la rossa, di Carducci,
il vino - la gialla, di Byron, il cognac - la verde, di Rovani, l'assenzio -
la bianca, di Maupassant, l'etere.
5474. Dottor Francesco Mussi, zio di Carlotta Borsani, mia moglie. Vecchio
scapolo, lavoratore assiduo nella amministrazione de' propri beni, avaro in
piccolo e generoso in grande. Raccoglie i piedi dei bicchieri rotti e se ne
serve di pressepapiers, fa da suoi contadini sceverare l'immondezza che
proviene dalle fogne della sua casa di Milano per cavarne i pezzetti, le
pallottoline di gomme, tutti i detriti di cautciu che vi getta il fabbricante
Halphen di oggetti di gomma elastica, abitante in sua casa. Nel tempo stesso
erige un asilo per bambini che gli costa centinaja di mille lire. - In casa
sua, tutti vecchi - cavalli e domestici. Il Mussi tenne per 8 anni sua nipote
Carlotta [parola cassata] in prigione. Non le lasciava respirare altra aria
che quella del balcone. E stava presso la nipote, facendo la critica di coloro
che passavano in istrada e specialmente de' giovani. - Ha una speciale paura e
insieme odio contro i framassoni.
5475. Carlotta baciata la prima volta da un cugino stette per molto tempo
impaurita, credendo che il bacio l'avesse ingravidata.
5476. 15 novembre 1871. Osteria del pino a Porta Furba - Roma. Siamo a far
colazione. Ci si presenta un vecchio in cattivo arnese con un rotoletto in
mano il quale si mette a recitare in una cantilena stonata una filastrocca di
versi sbagliati, poi chiede l'elemosina. Gli diamo qualche soldo e da bere. Ci
narra che se lo si conoscesse bene, godrebbe pi celebrit di Garibaldi. Ha
trovato un sistema per arricchire l'Italia, la quale non ha altro bisogno che
di essere concimata. Ora egli saprebbe trar concime da tutto e specialmente da
certi vegetali. Soltanto da parte sua s'impegnerebbe a fornire 1500 quintali
di merda al giorno. Ha presentato molte volte delle memorie ai ministri, ma
questi lo trattano da pazzo. Le scuole attuali di agricoltura non servono a
nulla. Invece d'impararvi a far concime, vi s'impara la musica! Se la piglia
contro i preti e gli avvocati; per far pagare a un debitore 5 lire bisogna
darne 10 agli avvocati e 15 al tribunale. C'informa che naque a Cossogno sul
lago Maggiore e che si chiama Stramba Agnisetta Gian Giacomo meccanico
fumista. Possedeva, dice lui, una rendita di 70 mila lire al giorno. Comincia
a leggerci un ms. in cui parla di Papa Stefano II nato nel mandamento di
Pallanza. Ad ogni tratto ricorda gli antichi romani. Mi viene il sospetto
ch'egli sia il Bosisio nemico pazzesco dei trafori alpini e che gira l'Italia
vestito da antico romano, salvo quando viaggia com'egli dice in incognito
ossia in borghese. <Il Bosisio dell'Italia settentrionale mattoide grafomane -
codino - abbaja contro i pitocchi come un cane contro la gente mal vestita.>
5477. (Anno 1888) <Prima di Carlotta> Ti amo queste maghe parole che,
annunciate da un labbro o da uno sguardo adorato, hanno aperto tanti cieli di
gloria e spalancato tanti abissi d'infamia, queste parole che plutonizzano il
sangue e gli riaccendono la virt genitrice delle idee e de' figli, queste
parole di cui il pi disavventurato tra gli uomini, l'ultimo de' mortali, fu
almeno in sua vita beneficato, io mai non udii. Lunghi anni le attesi,
spiandole nelle nere tempeste e nella calma cilestrina, nelle grigie malizie o
nella bruna piet de' begli occhi che rapivano i miei, arrossendo,
impallidendo al loro presenso; e non vennero mai. La mia giovinezza sparve
intanto, ed eccomi ancora seduto, fatto quasi pietra con esso, su questo
scoglio oceanino che par da lontano s superbo ed  dapresso s misero,
scoglio vestito di cardi e d'ortiche che sembrano a chi non li vede vicino
fiori e foglie, ancor solo, sempre solo, inutilmente stancando lo sguardo
pregno di lagrime verso l'estremo orizzonte, avidamente cercando nel mare
azzurro la bianca vela, che mai non appare, della mia salvazione -
5478. Il governo cosidetto costituzionale fondato sul suffragio dei molti  il
peggiore de' governi. Statisticamente pu difendersi, intellettualmente no.
Pi il suffragio allarga e pi il suo frutto  la mediocrit. Il Governo
costituzionale composto dunque necessariamente dei mediocri, non ha fatto mai
n potrebbe far mai progredire, neppure di un passo, un paese. E' governo di
piccole corruzioni, di meschini spedienti, di bassi interessi. L'autocratismo
di genio  il solo governo che possa far grande uno Stato. E' vero che l'uomo
di genio al potere facilmente trasmoda, ma almeno un paese non sfinisce di
vigliaccheria.
5479. L'avvocato Carotti di Torino (1892) possiede una collezione di 4500
libretti d'opera a cominciare da uno del 1600 Il rapimento di Cefalo del
Caccia.
5480. Una donna di Corbetta, durante una processione, aveva smarrito il suo
bimbo. Lo cercava affannosamente senza trovarlo. Finalmente lo trova.
Descrivendo l'emozione che prov nel vederlo, diceva: l'hoo quattaa de bott e
basin; basin e bott!
5481. Milano. Quando la processione di S. Ambrogio passava dinanzi la Chiesa
di S. Satiro, le porte di questa si chiudevano in ricordo della rivalit fra i
due fratelli - tutti e due santi - Ambrogio e Satiro. [rasura]
5482. La floricoltura in Colombia. - Floricoltura  parola che dovrebbe esser
quasi sinonimo di gentilezza, di amore verso i fiori. Orbene in Colombia, in
Bogot, vi ha il detto che sembra essere la parodia di quello di Salomone (Chi
ben ama ben batte) che pi i fiori si trattano male e pi crescono bene.
Difatti la coltivazione delle rose si fa con frusta e staffile con le quali si
battono i rosai, fino a lasciarli rotti e sfogliati.
5483. Mattoidi letterari italiani. S'incontrano specialmente dove c' maggior
ignoranza come nel Napoletano. Cit. il comm. Nobili autore di un subbisso di
libri uno pi stupido dell'altro. Altro uomo, il *, presidente della Societ
dei Salvatori d'Italia (cos s'intitola modestamente) e traduttore della
Divina Comedia in dialetto napoletano - Il Carbone, commissario di governo in
Sicilia, scrittore di tragedie e comedie pazzesche - il Guglielmuzzi che ha
trovato tutte le cose introvabili ecc. - Fra i cretini, il Pancaldi del Lago
maggiore. Scrive e stampa e gira pel lago a distribuire un suo giornale. Nel
giornale si fanno specialmente dissertazioni di politica estera. Quando Paolo
Mantegazza capit sul lago maggiore, l'omonimo giornale stamp: E' arrivato
Paolo Mantegazza, il celebre propagatore della generazione spontanea.
5484. Solertia animalium. - Il Dottor Facai (1884) mi assicurava di aver
conosciuto una signora, che, trovatasi per la morte del marito poverissima, si
pose ad educare un cagnolino terrier che le si era da poco regalato e con
esso riusc a guadagnarsi la vita, anzi a mettersi assieme un patrimonietto.
Ed ecco come. Quella signora aveva osservato che quando, sfogando il suo
dolore, parlava al suo cagnolino, questi la guardava fiso e pareva la
comprendesse. E il cagnolino intendeva i suoi cenni e quand'essa diceva di
portarle la tal cosa, si metteva a cercarla e spesso riusciva a trovargliela.
Con una pazienza straordinaria, quella signora pot, nello spazio di cinque
anni, far imparare al suo cagnolino l'alfabeto. Tagliati tanti pezzi di
cartoncino quante le lettere, scriveva sovra ciascuno di essi una di queste in
grandi caratteri. Poi recava questi pezzetti nelle conversazioni e li metteva
sul tavolo. Pregava quindi qualcuno a scrivere su un foglio di carta un nome,
pure in grande carattere. La persona scriveva p. es. il nome di Cavour. Il
cagnolino lo guardava fiso, poi andava ai pezzetti di cartoncino e prendeva in
bocca la prima lettera del nome scritto, C., e cos di seguito finch avesse
composto tutto il nome. Lo stesso cagnolino distingueva persino le fotografie.
La signora ne poneva un mucchietto sul tavolo e diceva: va a prender
Garibaldi. Il cagnolino colla zampina cavava dal mucchietto la fotografia
chiesta e la recava alla padrona. E cos via. S'intende che ad ogni esercizio
riuscito c'era, a premio, uno zuccherino. - In via Urbana a Roma (1884) c'era
un cane che chiamando la sua padrona articolava distintamente la parola
mamma.
5485. Viva il Re Pino! gridavano i villani di casa Traversi invadendo la
casa del ministro Prina e saccheggiandola. Il generale Pino fu poi relegato a
Cernobbio colla ballerina Calderara.
5486. In Italia tutti domandano croci, medaglie, pensione. Non c' toscano che
non sia stato a Curtatone e Montanara: stando al numero delle pensioni
chieste, una cinquantina di mille uomini, un corpo adirittura di esercito
avrebbe combattuto in quelle battaglie. Non c' milanese che non sia stato
alle barricate delle 5 giornate ecc. Verr un tempo in cui i bambini
nasceranno reduci delle patrie battaglie e pensionati.
5488. Nel 1848 i militi patrioti marciando alla guerra dell'indipendenza
dicevano, guardandosi alle scarpe In te sola confido (sola ossia suola).
5489. Vi ha prodotti che portano da secoli il nome di localit dove non hanno
mai esistito. Per es.: Cacio parmigiano - mentre nel parmense non se ne
fabbrica, bens nel lodigiano e nel pavese. Pepe di Cajenna. Ora a Cajenna non
ce n'. Smeraldi del Per. Gli smeraldi che giungono a Parigi per la
faccettazione provengono da cave colombiane. Il Per non d smeraldi...
5490. Dopo il 1848 il popolaccio di Milano cantava Evviva Radetsky - evviva
Metternich - morte ai sciori - evviva i poveritt. - Nell'odio ai sciori
[secondo] Carlo Cattaneo era la sincera espressione dell'opinione popolare
milanese.
5491. - 1891-22 ottobre - Corneno. Per la prima volta ho baciato la mia
Carlotta. [rasura] - Vorrei scrivere 12 sonetti intitolati Le bellezze di
Carlotta cio: 1 Siloetta intera - 2 Capelli - 3 Occhi - 4 Bocca e denti - 5
Nidos de amor (fossette nelle guancie e orecchie) - 6 Collo e seno - 7 Ventre
(tronchino) - 8 Gamba, ginocchio, piede - 9 Braccio e mano - 10 Intelligenza -
11 Sentimento - 12 Cuore -
5492. Il cardinale di Hohenlohe mi diceva: Papa Leone incolpa sempre la
massoneria delle persecuzioni contro la chiesa. E' la sua minchioneria, non la
massoneria.
5493. Progetto di scuola libera di disegno, e pittura e scoltura da fondarsi a
Milano in contropposizione all'Academia governativa di Brera fatta su criteri
antiquati e cretini. La scuola, aperta a tutti, senza pagamento di tasse. I
migliori artisti giovani s'incaricherebbero di sorvegliarla per turno dando
succinti e gratuiti consigli e fornendo esempi di loro mano: potrebbero anche,
le domeniche, o la sera, tener conferenze d'arte. La lezione di uno
correggerebbe le tendenze di quella di un altro, e lo scolare imparando
l'originalit altrui troverebbe o conserverebbe la sua. Niente modelli
stereotipati: bando ai gessi stancati dalla riproduzione, ai nojosi solidi,
alla tanto vecchia quanto stupida collezione dal campanello innanzi.
Qualunque oggetto servirebbe da modello: un fiore vero, un frammento di
capitello antico (da Roma se ne potrebbero avere carettate), una brocca, una
scopa ecc. La spesa non dovrebbe esser grande. Gli artisti-consiglieri
presterebbero gratuitamente l'opera loro. Il municipio potrebbe egualmente
fornire il locale, mi basterebbe uno stanzone e un giardino. <Con annuali
sottoscrizioni si potrebbe procurare alla scuola il corredo necessario di
carta, colori, tele ecc.> Tutta la spesa si ridurrebbe a quella dei panchi e
dei tavoli, del riscaldamento in inverno, ed eventualmente di un custode.
5494. Progetti letterari. Se morir ricco, lascier una somma sufficente
perch si fondi in Milano una cattedra di milanese. E' un gran peccato che
questa lingua cos efficace <ppinire di parole efficaci per la lingua
italiana> e che ha tanti scrittori di primo ordine vada perdendosi. Vorrei
evitare ai futuri milanesi la disgrazia di non poter pi comprendere e gustare
Carlo Porta.
5495. Rovaniana - (1891 ott. Racconto dell'avv.to Della Chiesa, Varese). Lucio
Tal[l]acchini, morto qualche anno prima, era persona di molto ingegno e
dottrina specialmente classica. Amico a Rovani e, come questi,
disordinatissimo nelle cose domestiche, fin nell'estrema miseria. Scrisse
tragedie, dicono buone. Aveva figura e portamento dignitoso, nobile. Vestiva
con una certa qual bizzarria. Portava sempre o un cilindro bianco peloso, o un
gran cappello di feltro nero pure col pelo. Ampi colli. Panciotto bianco.
Guanti in una mano, coi quali batteva sulla palma dell'altra. Negli ultimi
anni viveva di spedienti per carpir prestiti. Appena ottenesse un po' di
danaro, lo gettava subito in sciali. Della Chiesa fu pi volte imbrogliato da
Tallacchini, il quale, del resto, non solo patrocinava la causa delle proprie
saccoccie asciutte ma quella anche degli amici in bolletta. - Un d, a Milano,
Tallacchini invit a pranzo un altro disperato, certo Ponti. Questi si rec da
lui, contento di aver provvisto per un giorno al suo stomaco latrante e
proponendosi di fare una scorpacciata. Casa di Tallacchini, ben messa con
mobili e quadri antichi, bench tutto sotto sequestro. Tavola preparata.
Senonch manca il pane. E il pane? dov' il pane? chiede con voce baritonale
Tallacchini al ragazzo che gli faceva da domestico. E il ragazzo L'ha ditt el
prestinee che se lu el paga no, el ghe d pu pan. Screanzato! esclama
Lucio. Allora va a comprarne... e si cerca nei taschini del panciotto. Ma
pare che nulla trovi - Amico Ponti - dice al convitato che attendeva
impaziente di precipitarsi sul cibo - non ho moneta. Avresti tu qualche
lira? E il Ponti gli d due lire, con le quali l'anfitrione manda a prendere
il pane. Pranzo scarso, insufficente per uno. Poi Tallacchini accompagna
l'ospite all'albergo di questi dove ordina una bottiglia di vino, che lascia
naturalmente da pagare al Ponti. - Un'altra volta si doveva fare una
esecuzione in casa della sorella di Tallacchini, che si opponeva. Ma l'usciere
non voleva partire senza averla fatta. La signora, per indurre l'usciere ad
andarsene, gli disse, presenti Tallacchini e l'avv.to Della Chiesa ecco el
voster marengh che l'avvocatt della Chiesa el tegner in deposit. E
rifiutandosi Della Chiesa a riceverlo, Lucio stese la mano, lo acchiapp a
mezza strada, dicendo lo terr io in deposito. Nessuno vide pi quel
marengo. - Lucio aveva parecchi figli in giovane et. Un giorno li condusse
all'Albergo di Robarello, sotto la Madonna del Monte, e ve li lasci non
incaricandosene pi. L'oste, aspetta e aspetta, fin a reclamare, giustamente
irritato, il suo credito. Pag poi il fratello di Tallacchini facendo figurare
il curato di S. Ambrogio. - Lucio componeva facilmente sonetti, e discorreva
bene assai di letteratura. Ogni suo discorso letterario finiva per sempre con
una stoccata per denaro all'ammirato ascoltante. - Un'altra volta un altro suo
fratello, incaric Lucio di ritirare un certo deposito di 2000 lire. Tosto fu
veduto Lucio a tiro di due in Varese spendendo e scialaquando per qualche
giorno. Erano i denari del deposito. Mor abbandonato da tutti s'un giaciglio,
colla bottiglia dell'aquavite sul comodino, ultima ed unica sua compagna -
Lucio Tallacchini, dicesi, conosceva i versi endecasillabi del Carme
all'Italia, che Rovani stava componendo negli ultimi suoi anni.
5496. Una monaca bigotta si diceva adoratrice di S. Giuseppe e lo pregava
continuamente per ogni minimo desiderio che le passasse pel capo. Il suo San
Giuseppe era rappresentato da una statuina di gesso verniciata a colori e
teneva in braccio un bimbo Ges movibile. Quando il Santo non le faceva la
grazia che ella chiedeva, lo puniva togliendogli di braccio il bambino.
5497. (29 ottobre 1891) - Milano, Annunciata 9 - Racconto della Signora
Vassalli - Nel 1860 (?), Luigi Vassalli trovavasi a Napoli dove conobbe * che
guadagnava una lira al giorno ed era pieno di debiti. Simpatizzarono perch *
aveva molto ingegno. Fecero partite di piacere insieme. Pressato dai
creditori, * si rivolse a Vassalli. Questi gli fece avere da Lemmi pi di un
migliajo di lire per pagare i debiti urgenti. * si serv invece del denaro per
cavarsela da Napoli, e si rec a Milano dove dimorava **, di cui era
innamorato. E Vassalli dovette ripagare del suo i debiti di *. Tutto ci
risultava dalla corrispondenza fra * e V. lasciata da quest'ultimo e che la
vedova Vassalli ebbe la dabbenaggine di chiudere in una delle tre casse
(contenenti libri, manoscritti di opere sulle antichit egizie ecc.) che mand
in consegna a * a Lugano. Oggi * afferma di aver ricevuto due casse solo,
mentre la S.ra Vassalli ha la ricevuta ferroviaria di tutte e tre. E la cassa
che manca  proprio quella che conteneva le lettere di * confermanti il fatto.
La signora Vassalli tiene ancora la chiave della cassa perduta o, a meglio
dire, fatta sparire da *. Ma Vassalli ben aveva pi volte letta la
corrispondenza compromettente a sua moglie, e questa se la ricorda ne' suoi
particolari. - *, il sensale di ministeri, el marossee de ministeri.
5498. Dal volumetto - Le Camere nel 1858 e nel 1859 - Schizzi parlamentari di
uno sconosciuto - (Pinerolo. Coi tipi di Giuseppe Lobelli Bedoni - 1859)
LXXIV. Gallini avvocato (Collegio di Voghera). Indole calma e raccolta, rigor
di coscienza nello studiare le questioni, larghezza di principii ma ferma
moderazione nel cercarne l'applicazione, mente elevata, parola severa: ecco le
doti che segnalano questo deputato a cui se per la vita politica manca
qualchecosa  la scorrevolezza e l'espansione. In qualunque occorrenza per si
pu esser certi che il suo voto non verr mai meno alla causa della libert.
5499. Quando si allargava in Milano la Corsia dei servi (Corsia di serv) Carlo
Cattaneo disse il seguente epigramma. Invece de slarg quella di serv - el
sarav mei de strengela ai padronn.
5500. Nonno Carlo morosatt. La moglie del suo amico e ragioniere Biancardi.
La Gabriella de Gallay - la Malgarita Scazzosi, albergatrice della Gran
Bretagna. - Sempre per strade e sentieri, in cabriol.
5501. Quesito se sia preferibile che le lingue si vadano sempre modificando
fino a mutarsi in altre o rimangano stabili. Da una parte parrebbe migliore la
fissit. Quando una lingua sia giunta a certa consistenza, i posteri
possedendo la stessa parlata dei loro antecessori hanno meno difficolt a
conservarne e comprenderne i documenti ecc. Sotto questo punto di vista sono
perci utili le grammatiche, i dizionari, le academie. Senonch in qual
momento si pu dire che una lingua  fissata? D'altra parte fra i compiti di
una lingua  quello di scrivere, per s stessa, la storia di un popolo. I nomi
di qualche fiume o di qualche monte, sono talvolta gli unici documenti che ci
rivelino l'esistenza di una societ umana. Lo sviluppo e la decadenza di una
lingua rispecchiano il progresso e il decadimento della popolazione che la
parlava e la scriveva. In ogni modo, una lingua immobile,  un assurdo
smentito dalla storia e dalla giornaliera esperienza.
5502. R.U. Nei ciarlatani, prendere dai tipi di Leone e Leonardo Carpi, padre
e figlio - Angelo De Gubernatis - Pierantoni - Esperson - Abele Damiani - etc.
5503. Non fare agli altri quello che non vorresti che fosse fatto a te. Sono
in una casa d'affitto piena di topi e di altre maledizioni. Vorrei
subaffittarla. Vengono a visitarla altri candidati all'inquilinatura. Mi
chiedono come vi si abita. Che debbo rispondere? Secondo il precetto
evangelico, dovrei, in riguardo al padrone di casa, rispondere che vi si sta
benissimo; in riguardo all'aspirante inquilino che non vi si pu vivere. In
questo caso la ricetta evangelica  inapplicabile.
5504. Carlo Quinterio nonno di mia madre era notajo collegiato e nobile. Mor
il I giugno 1822, vedovo di Giuseppa Ghezzi. Suo figlio Felice spos, il I
agosto 1818, Maddalena Pelosi, dopo di averne avuto un anno prima (27 marzo
1817) un bambino, Alberto Quinterio.
5505. Non  vero che le spese per l'esercito e l'armata, quando fatte in
paese, sieno utili all'economia nazionale, come dicono i proprietari delle
grandi fonderie, acciajerie, cantieri, ecc. Tu fabbrichi una marra, la dai a
un lavoratore e questi lavora con essa la terra e la marra produce grano,
cavoli ecc. Fabbrichi invece un fucile e lo dai a un soldato. Il ferro fu
estratto in paese come quello della marra, lo schioppo fu fucinato in paese
come la marra, ma dallo schioppo nulla ottieni che distruzione e morte.
5506. A Venezia, quando c' la luna, par di passeggiare in una aquaforte - A
Venezia l'architettura d le emozioni della musica.
5507. Sistema costituzionale. L.B. Della retta applicazione dei principii
costituzionali. La Camera dovrebbe rappresentare il paese, il pi
schiettamente possibile. Ora, dovrebbe logicamente contenere un tanto per
cento d'ogni classe e d'ogni grado d'intelligenza. E siccome gli ignoranti
superano i dotti, i bricconi i galantuomini, i pazzi i savi, dovrebbe nella
sua gran maggioranza, esser composta (e forse ) di pazzi, di bricconi,
d'ignoranti.
5508. V. I. - Il primo viaggio all'estero dell'on. Zanardelli (A Lugano - N
vide altro. - E' naturale che, parlando di Bismarck, Zanardelli lo chiami
quello sciocco!)
5509. La madre di Giuditta Pasta fece la Dea Ragione a Saronno.
5510. Bianca Milesi era in molta relazione con Melchiorre Gioja. - Si trovano
poesie politiche ms. (1821-50) presso la Signora Corbetta Tenca Maddalena.
5512. La principessa austriaca Windischgratz (i milanesi dicevano
Vint-disgrazi) amica di Listz invitava spesso a pranzo, poi si dimenticava
dell'invito fatto. Un giorno invit il P. inquisitore e il Padre dei
Cappuccini a colazione. Vennero. Intavol con essi discorsi teologici. Giunse
il mezzod. Niente colazione. Uno dei due si era purgato il d prima per
prepararsi meglio lo stomaco. Alla una capit un maestro di musica. La
principessa gli fece sonare musica sacra pei due visitatori. Si sentivano
mancare. La principessa fece portare dei bicchieretti di vermouth. Bevutili a
stomaco vuoto, si sentirono peggio. Si accomiatarono verso le quattro. Sulla
scala il padre cappuccino cadde sfinito. Fu portato in botticella al convento.
E i padri cappuccini venendogli incontro, gli chiedevano se aveva ben
pranzato. I due infelici gridavano, salame, cacio, pane, ova ... tutto quanto
avete ... portate ma subito ... - La principessa scrisse un'opera in 29
volumi Causes intrieures de la dcadence extrieure de l'Eglise o come
corresse il cardinale Hohenlohe de madame la Princesse de Windischgratz.
L'opera stampata in parecchie migliaja di esemplari giace in una cantina di un
castello della principessa, ora posseduto da un erede. Scrisse anche un libro
sugli angeli. - Nelle sue disposizioni funerarie, prescrisse drappi bianchi,
fiori bianchi, tutto bianco. Proibizione assoluta a tutti di piangere. - Ita a
visitare la Certosa dei camaldolesi, pose il convento tutto sossopra. Voleva
legare un monaco ad una pianta. Ad un altro spavent e quasi accopp
l'uccelletto che gli faceva compagnia ecc.
5513. La virt  come la cimice. Perch esali il suo odore bisogna
schiacciarla.
5514. R.U. Bimbi. Un maschietto faceva da medico alla bambola della sua
sorellina. Un d, tastatole il ventre, le ordin e le applic una polentina di
seme di lino scottante. La popattola ne ebbe la pancia bucata. - Un altro
maschietto <Beppe Marozzi> si pose un giorno a galoppare pel giardino dicendo
che voleva fare come i cavalli. E difatti slacciatosi i calzoncini, trottava e
galoppava facendosela sotto e insudiciandosi fin nelle scarpe.
5515. Quando nel 1888 parve che il Papa, sollecitato dagli Intransigenti,
ruminasse il progetto di abbandonar Roma quasi ne fosse cacciato dal Governo
usurpatore, il cardinale di Hohenlohe gli <chiese una udienza. Essendo questa
stata negata Hohenlohe> scrisse e fece rimettere <al papa> dal cameriere
pontificio Centra una lettera in cui gli esponeva le ragioni della udienza
chiesta che erano di persuadere Leone XIII a non partire. La lettera
cominciava mando le fotografie promesse... (Erano le fotografie del viaggio
di Re Umberto a Berlino che io aveva donato a Hohenlohe) e finiva Ecco quanto
Le dovevo dire. <Copia della lettera deve trovarsi nell'Archivio Crispi.> Sua
Santit, pochi d poi, mand al Cardinale Monsignor Salua, piemontese,
commissario del S. Offizio, gi vicario di S. Maria Maggiore e amico di
Hohenlohe. Salua disse che il papa era molto afflitto per la lettera sulla
partenza. H. rispose che era piuttosto lui che doveva lamentarsi della
condotta del Papa verso lui. Leone XIII avrebbe invece dovuto ringraziare Hoh.
che gli aveva fatto conoscere la verit sulla situazione attuale. Anche gli
altri governi erano dell'opinione espressa da Crispi, che cio nessuno si
sarebbe inquietato della partenza del papa. Il non volermi ammettere
all'udienza - soggiunse Hoh. -  un voler provocarmi, ma io non dar la
soddisfazione a lui e a' miei nemici di fare passi inconsiderati. <La partenza
 una scenata che disgusta molta parte di clero e scuote la fede della
moltitudine pia.> Ringrazi Dio se io mi conduco con tanta moderazione, e lo
ringrazi anche se diventai cardinale, perch Pio IX nel 1852 non lo voleva
nemmeno vedere, e fui io, io solo, che seppi mitigare lo sdegno di Pio IX
contro il Pecci. Gli dica poi che sarebbe ora di finirla con quella bugia
della prigione. Monsignor Salua si fece pallido e si pose a piangere. Scusava
il papa citando la sua vecchia et... E Hoh. Lo scuso bene - Leone  nelle
mani di pochi intriganti e di agenti del cardinal Monaco che  un villano di
scarpe grosse e di cervello fino che spaventa il papa colla dipintura
dell'inferno. - In ogni modo Hoh. crede che la sua lettera ha giovato.
5516. Rudin e i suoi - rappresentarono un periodo, fortunatamente breve,
della politica italiana in cui si cercava di farci pi umili, e poveri, e
spregiati che fosse possibile. Essi avevano la vanit della vigliaccheria.
5517. Progetti letterari - Lettere alla mia ignota amante. E' aprile. Tutto
ama. Io solo senza speranze e senza memoria di amore. Nessuna donna mi ha mai
sorriso - Ma  necessario proprio di vedersi per amarsi? E mi divido
spiritualmente in due. Ho una voce: l'eco mi risponder. Ho due occhi: la
fonte rifletter in essi la mia imagine. Chiss se fra le mie leggitrici non
sia la mia futura amante? - Tutte sono mie - Scrivere 10 lettere, domande e
risposte - dove l'amore, gradino a gradino si espande dalla donna fisica
all'umanit e all'universo. - Capitoli - degli sguardi - delle carezze - dei
baci - etc.
5518. La villa di Walter Fol a [lacuna] - Vera imagine del suo cervello
disordinato. Il Fol era svizzero, di Ginevra. Dotato di un certo ingegno a
base artistica, ricco e generoso, si stabil a Roma dove si circond di
artisti pittori e scultori e si cre un ambiente di buon gusto. Andatigli male
gli affari, si ritir a [lacuna] dove raccolse les paves del suo naufragio
artistico. Il talento intanto gli marciva in follia. Mut la cascina in cui
s'era ridotto in una villa con successive costruzioni una addosso all'altra,
una pi sconclusionata dell'altra. Egli stesso faceva da architetto. Adoperava
mattoni vuoti, ma aveva cura di empirli di cemento prima di metterli in opra.
Scalette strettissime ed egli era uomo corpulento. Alle finestre tende fatte
di paglia tolta dalle sedie di Vienna. Al soffitto inchiodati preziosi arazzi,
bordati di bordura da livrea - cornici di conchigliette attorno ad una
fotografia, aquarelli di Villegas e Fortuny incollati sovra ante di armadi,
oleografie orrende in cornici intagliate e dorate. - Piede di marmo, con su
una statuina dell'impero e sopra questa una tazza araba - Cassepanche con
centinaja di mille pezzetti di stoffa - Aquila colossale di gesso sotto una
tettoja di zinco fabbricata apposta - migliaja di quadranti d'orologio - Nelle
terre che circondavano la casa non permetteva che si mietesse, o si facesse
vendemmia. Cos, diceva, si risparmier l'anno venturo la fatica di seminare.
- Un giorno un suo servitore, al quale egli aveva detto una mala parola, gli
appoggi uno schiaffo. Fol gli mise tosto in mano un mezzo marengo,
dicendogli: bravo. - Ingravidata una donna, diede una somma al suo cuoco
perch la sposasse col bimbo in pancia. Scrisse studi critici su Fortuny ed
altri. Regal la sua splendida raccolta di antichit al museo di Ginevra che
oggi porta il suo nome. Del museo stamp un catalogo illustrato. Molti fra i
pi illustri artisti stranieri che abitarono Roma dal 50 al 60 furono in
corrispondenza con lui.
5519. L.B. Si  oggi trovato il modo d'immagazzinare i suoni, di renderli
perpetui, mediante il fonografo, come si era gi trovato quello di conservare
le imagini merc la fotografia. A poco a poco si sapranno fissare le
espressioni di tutti gli altri sensi dell'uomo. E potremmo, dopo cento anni,
non solo udire la voce di una data persona, ma vederla, sentirla ecc. E cos
si riuscir poi a riunire tutte queste qualit umane. E si potr anche
costruire l'uomo perfetto, colle sembianze di un Apollo, la forza di un
Ercole, la voce di un Garibaldi ecc.
5520. Uno scolaretto descrivendo la vita della Tebaide, diceva: I deserti
popolati di solitari... -
5521. Una volta Manzoni, essendo terzo in una conversazione che si aggirava su
un tema astruso, diede ragione ad uno degli interlocutori, poi, alla replica
dell'altro, oppositore, diede ragione anche a questi. Un suo nipotino che lo
udiva, gli osserv, Ma... gran pap, te ghe daa reson a tutt e duu. E anca
t te ghe reson rispose a lui il grand'uomo. E difatti la ragione non solo
non  mai tutta da una parte e niente dall'altra, ma pi di uno, opposti fra
loro nelle idee, possono parimenti aver ragione.
5522. Rov. - El par un car de lavandee diceva Rovani di letterati che fanno
un gran rumore per nulla.
5523. L.d.B. A S. E. il Ministro della Guerra - Istanza di X.Y.Z. diplomatico
senza posto. I giornali annunciano la nomina del generale Calabrache al posto
di ambasciatore del nostro augusto sovrano presso l'imperatore del Tolu: la
savia determinazione ha raccolto l'approvazione universale. I diplomatici di
carriera - uomini di pace - non fanno che compromettere la pace dell'Europa:
bisogna bene ricorrere, per ristabilirla, agli uomini di guerra. S'aggiunga
che la missione di un ambasciatore  quella di seguire, dapertutto, come una
moglie il marito, il sovrano presso il quale  accreditato. Se questo sovrano
va a cavallo come volete che l'ambasciatore lo segua soltanto su due piedi? Ci
vuole quindi uno che monti a cavallo e i generali, almeno, sanno stare a
cavallo. Quando il sovrano sar automobilista, ci vorr un chauffeur. Un
generale sapr poche lingue, da quella all'infuori del bugianen, che par
francese. Ma in compenso ha una bella uniforme. Aggiungetevi un buon cuoco e
l'ambasciatore  perfetto. Al resto pensano i segretari. La nomina
dell'illustre Calabrache ad ambasciatore e le molte altre che si prevedono,
m'incoraggiano, Eccellenza, a domandarle un posto di generale. Premetto che io
nulla so d'arte militare ma  questo appunto il mio maggior titolo. Per
perdere le battaglie o per vincerle in isbaglio non sar secondo a nessuno. Ho
poi tanta finezza gesuitica da disgradarne un ufficiale di Stato Maggiore.
Lasciate che mi capiti sotto qualche innocente Dreyfus e vedrete. E chiss poi
che non vinca davvero qualche battaglia... E' appunto la strategia
inaspettata, improvvisata che scompiglia gli avversari. Datemi quindi con
sicurezza un posto di comandante d'esercito. Non mi mostrer da meno del mio
collega generale fatto ambasciatore. Anzi sarebbe forse il caso - pel maggior
bene del paese - di elevare a norma generale simile eccezione, nominando
sempre ai posti vacanti le persone dotate di ogni qualit negativa per quel
posto. Quando non si sa, s'inventa. E' l'ignoranza che produce il genio. Se i
giurati di pitture e sculture fossero ciechi, se quelli musicali fossero
sordi, vedreste che scelte felici! etc. etc. Sviluppare umoristicamente il
tema.
5524. Ob magnam delectationem habitam cum Adelaide X, il conte * di Novara
le lasci per testamento 2 oncie d'aqua in perpetuo ne' suoi fondi. I
contadini del luogo chiamano il relativo condotto bocchell del fottisterio
oggi propriet dell'ospitale di Novara.
5525. (11 giugno 1899) Cletto Arrighi pubblic i suoi primi articoli nel
giornale La Solitudine del Redaelli (1845-46); scrisse poi nell'Eco della
Borsa del Battaglia (prima del 48) e dopo il 48 nel Fuggilozio: poi fond
l'Uomo di pietra. Scrisse nel [lacuna] di Rattazzi, diretto dal Biffi e
nell'Unione di Civelli in cui tutto era inventato, a cominciare dai
telegrammi.
5526. Societ umana della fine del XIX secolo. Predominano il ristauro, la
raccolta, il catalogo delle cose passate, piuttostoch le opere originali. Si
direbbe che il secolo XIX e fors'anche l'umanit stia per fare l'inventario
delle sue sostanze, di fatti e pensieri, il suo testamento.
5527. Rovani, scongiurato dagli amici che temevano per la sua salute, promise
di non bere pi assenzio. Difatti, un giorno passa dinanzi al liquorista dove
usava di berne, e non si ferma. Passa fiero e continua la sua strada, felice
di aver vinto la tentazione. Ma, giunto in fondo della via, si arresta ad un
tratto e dice: Bravo, Rovani, meriti un premio. E rif la strada e va a bere
il suo assenzio.
5528. (1897. 21 nov.) Alla fiera di Sant'Ambrogio di Milano (detta degli oh
bei! oh bei!) trovo presso un rigattiere una tela che da lungo tempo cercavo
di riavere, andata travolta nel naufragio finanziario di mio fratello Guido,
cio il ritratto di donna Elena Viscontini Milesi (la sura Lenin di Carlo
Porta) fatto da sua figlia Bianca - ritratto che era gi in casa di mia nonna
Luigia Milesi Pisani sorella della Bianca. La tela  sdrucita, ma
fortunatamente riparabile. Vi riconosco, tra i buchi, quello fatto da una
stecca di bigliardo poich il ritratto si trovava nella sala del bigliardo a
Milano. Manca della cornice. Compro il ritratto per 15 lire. Sul ritratto, nel
foglio che tiene in mano Elena Milesi  scritto E' pur dolce conforto al duol
che sente - La figlia, della sua madre lontana - Sempre tener l'imagine
presente - Bianca Milesi pinse per la sorella Luisa. 1820. - (24 nov. 97) Il
rigattiere (certo Magni, via Gorani 5) che mi vendette il quadro, dice di
averlo avuto 6 o 7 anni fa dal Napoleone, nipote del Bertini (?). Soggiunge
che il ritratto  opera del Palagi. Invece  di Bianca Milesi scolara di Hayez
che vi mise pure del suo, come si diceva in casa nostra.
5529. Nel settembre 1897, un nobile Gaetano Pisani di Messina si spos in
Monza ad una signora Uboldi de' Caprei. Nessuna parentela, almeno prossima,
con noi.
5530. (Dalla Memoria sul Reale Tenimento di Polenzo, Torino, Tipi Fontana 1843
a pag. 10:) La terza pezza (del tenimento) il San Marco, abbonda pi
d'argilla, sebbene, scorrendovi alla roversa il rivo di Pocapaglia, v'abbia
trascinato tanta arena che in molti siti l'abbia reso appena atto alla
coltivazione della segale e dei legumi. Il sottosuolo, da quanto si pu
riconoscere,  un terreno eminentemente argilloso. Ed  forse qu dove
l'antica citt romana fabbricava i tanto stimati suoi vasi fittili dei quali
faceva s lontano smercio...
5531. Progetti letterari. Libro intitolato Mirabilia. Campione: un treno di
festanti, in occasione della fondazione di una societ atea, scomunicata dal
parroco del luogo, entra a tutto vapore in un tunnel. E il tunnel
miracolosamente non finisce mai. I gitanti, prima in chiassosa allegria,
uomini e donne, bestemmianti, cominciano ad impensierirsi e ammutoliscono. E
il treno continua nel bujo. Lo spavento si fa generale. E il treno va e va per
anni finch arriva alla fornace dell'Inferno dov' ricevuto dal signor Diavolo
in marsina rossa di fuoco.
5532. Preti greci. Pressoch tutti analfabeti e tutti simoniaci. Purch si
paghi al vescovo quanto chiede dopo tirato di prezzo il pi rozzo contadino
pu essere ordinato prete. Un pope per assolvere, non bada ai peccati
confessati ma al mucchietto dei soldi sulla mano che li offre. A Tine (in
marzo) gran festa di una Panegia (Madonna) miracolosissima; e qualche d prima
si stampa ad Atene un gazzettino dei miracoli che far quella imagine.
5533. Giuseppe Grandi scultore, seccato dai veterani delle patrie battaglie
del 48 (o sedicenti tali) che volevano dargli consigli mentre attendeva al suo
monumentale gruppo delle 5 giornate, e venivano a seccarlo nel suo studio,
diceva sti veterani, sti veterani! on quai d, metti un barettin de croat su
un pal, e scappen tucc - Si vantava a Grandi, una statua del D'Orsi di Napoli
e gli si domandava se fosse andato a vederla. Rispose g'hoo mandaa el me
pontador. <Grandi, parlando di certi scultori che avevano bottega di statue
fabbricate col braccio de' loro puntatori, diceva quand moeuren, va inanz la
vedova.> Di certe cattive scolture che non valevano il marmo in cui erano
fatte, Grandi diceva che si sarebbero dovute rompere in minuti pezzetti per
faa disimpar ai can el vizi de mangi el zuccher. Ultimi momenti di Giuseppe
Grandi (dicembre 1894, da racconto di Monsignor Pietro Bignami). L'ultima
frase caratteristica che disse, due giorni prima di morire, fu al suo
infermiere, un mezzo contadino di Ganna i dottor hin tutti asen. Se guarissi,
te faroo on monument; se mo[eu]ri, te faroo f vescov dal Signor. L'ultima
persona che riconobbe fu Monsignor Bignami, allora a Bregazzana, che andava a
visitarlo quotidianamente. Grandi, il d prima di morire, non ripeteva che il
suo solito intercalare gi... gi.... Chiamato ad alta voce da Bignami
Peppin! Grandi aperse gli occhi e tosto li rinchiuse. - Le cure dei medici
furono savie ed affettuose, ma la malattia era mortale. Ed anche se fosse
quella volta guarito, la morte l'avrebbe poco dopo vinto, perch aveva polmoni
tubercolotici. La famiglia sua era tutta di rachitici. Grandi prese dalla
famiglia circa lire 30/m. che teneva in un libretto comune di risparmio. La
scienza scultoria di Grandi, fondata sul solo suo genio. Grandi non aveva
fatto alcun studio. Il genio lo cre scultore in marmo e fonditore in bronzo.
5534. Presso gli eredi di Giuditta Pasta a Blevio (figlio della figlia) si
conservano le carte del divino usignuolo, che Giuditta teneva in perfetto
ordine. Vi si trovano lettere di molte celebrit dell'epoca, di Carlo Porta,
Grossi, di principi, generali ecc. La Pasta conservava tutti gli articoli di
giornale che parlavano di lei e tutti i figurini dei personaggi da lei
rappresentati. Non solo, ma nella guardaroba, gi sua, esistono ancora
(22-9-98) le vesti di Norma, di Romeo ecc.
5535. (16-8-96). A Longone al Segrino, in casa Tagliasacchi visito alcuni
oggetti gallo romani. Furono cavati, una ventina d'anni fa, da tombe scoperte
nel giardino della stessa famiglia - braccialetti di bronzo, pezzi di vaso...
Mi si mostrarono due buche nel giardino, rivestite di ciottoloni e coperte di
due grosse lastre di sarizzo. In una si trovarono le ossa di 12 cadaveri,
nell'altra di due. Insieme a queste ultime, era (mi si disse) un rotoletto di
metallo con iscrizione, non saputa decifrare da Mommsen (?) e che ora trovasi
nel Museo archeologico di Como insieme a fibule ecc. <Nella copia
dell'iscrizione parmi di avervi letto la parola SVI.> Vidi pure in casa
Tagliasacchi due dei soliti piatti rossi romani (di cattiva vernice) con marca
in uno e due piccole scodelle pure rosse trovate presso Proserpio -; e una
forchetta e un cucchiajo di bronzo, forse medioevali.
5536. Una principessa di sangue reale aveva dedicato un monumento alla regina
sua madre con questa iscrizione: MATRI MAGNAE FILIA GRATA che fu tradotto da
un romanesco, cos: la madre magna e la figlia se gratta (dal cardinale di
Hohenlohe).
5537. Toselli, che fu grande attore nel Teatro piemontese, era attore pessimo
della Real Compagnia dramatica al Servizio di S. M. Sarda. Non vi faceva che
le parti di servitore e destava l'ilarit sol che aprisse la bocca, per la sua
goffa pronuncia.
5538. Radesky, maresciallo austriaco, nel 1849 entr in Novara dopo la
battaglia con 4 bande musicali in testa che suonavano l'inno patriotico
italiano Su, figli d'Italia - l'Italia s' desta etc. Poi seguiva lui con
uno splendido stato maggiore, circondato dalla guardia czeca in gran lusso.
5539. Il rispetto al passato, che in questa fine di secolo, si manifesta nei
ristauri architettonici, negli studi storici, fa risorgere idee antiquate e
non giova troppo al rapido sviluppo dell'umanit. I nostri vecchi che
distruggevano i monumenti del passato o li rivestivano di forme alla lor moda
servivano meglio di noi al progresso del pensiero. E difatti il ristauro delle
chiese cattoliche port seco il ristauro del culto, la rifabrica dei castelli,
il ritorno a titoli nobiliari e feudali, la ripulitura di tavole antiche al
prerafaellismo etc.: condusse insomma ad un risorgimento al rovescio.
5540. faccia de mezz franc sbiavaa - faccia scialba, da vizioso.
5541. Epigrafi da scolpire sul dorso di sedie e seggioloni in una sala da
pranzo: Leves tibi somni, et digestio facilis - Un bel seder tutta la vita
onora - Invitato qu sei, non inchiodato - Chi ben siede ben pensa -
Post prandium stabis - After dinner sit awhile etc.
5542. Fra i bizzarri progetti di quadri del pittore Luigi Conconi, porre
questi: Un'Elena greca splendida, e a traverso di essa, i piedi e le scarpe
lacere del pittore che l'ha dipinta e che la sta ammirando. Il pittore,
s'intende, sottinteso - Una finestra aperta in una casa da contadino, con un
paesaggio magnifico. Ma, appeso a met della finestra,  uno specchietto nel
quale si scorge il viso del contadino che si f la barba.
5543. Mor nel gennajo 1895 a Strevi (Alessandria) il sacerdote Giovanni
Pisani di 77 anni che fu per lungo tempo maestro in quel comune. Nessuna
parentela con noi, almeno recente.
5543 bis. Il cavaliere Ceresa del Ministero della Guerra, lodigiano, nipote
della Signora Caterina Bignami amicissima di Paolo Gorini conosce molti
annedoti su questi. Mi raccont che a Torino, un inverno, Gorini, soffrendo
molto il freddo vide nella mostra di un sarto un bel soprabito. Vi pass
innanzi per parecchi giorni; finalmente si decise ad entrare nella bottega e
chiese al sarto il prezzo del soprabito. Udita la cifra, chiese di provarlo, e
si cav di dosso il suo pi leggero. Come vuole fece il sarto con un
sorriso. E Gorini si toccava il petto, dicendo, mi pare qu davanti un po'
comodo:  anche un po' lunghetto davanti... E il sarto: ma, se  un paletot
da donna! - E Gorini non s'era accorto! - I segreti e le carte di Gorini sono
oggi (1895 dic.) posseduti dal dott. Ezio Omboni, medico condotto a Palazzolo
sull'Oglio, nipote di Gorini, cio figlio di un Omboni che aveva per madre una
sorella di Gorini e di una Vignati nipote a sua volta di Cesare Vignati lo
storico. Il dottor Rovida di Lodi insegn poi al giovane Omboni anche il
principio della conservazione goriniana de' cadaveri. Per le materie vulcanica
e plutonica il processo  meno chiaro.
5544. <V. 5731> Tre quarti della vita di un uomo civile va in complimenti,
congratulazioni, condoglianze, e difatti, ogni giorno, ci arrivano lettere e
biglietti di visita inutili che obbligano a risposte ancora pi inutili. Oh
venisse una legge ad abolire, almeno per un secolo, l'uso dell'alfabeto!
5545. bombe, grosse pillole per purgare l'umanit, secondo il sistema degli
anarchici.
5546. Bottero <violonista> dormiva col suo contrabasso, e lo copriva
amorosamente di flanella l'inverno.
5547. Grecia. (Dalle lettere di Thouvenel pag. 271.279 ecc.) Nel 1850 si
parlava italiano dagli inglesi nei rapporti fra il corpo diplomatico e il
Ministero degli affari esteri d'Atene - La Grce en banqueroute ds sa
naissance - toujours  la veille ou au lendemain d'une crise ministrielle -
Le pays fait en avant tous les pas que le Gouvernement fait en arrire... -
5548. Quando si allarg la cosidetta contrada o corsia dei servi in Milano, un
tale D'Alberti chirurgo all'Ospitale Maggiore, scrisse Sur podestaa, ch'el
senta, cossa serv - f slarg i strad e fa spes bozzaronn? - Invece de slarg
quella di serv - ch'el ne strengia on poo quella di padronn! - Questi versi
furono anche attribuiti, pare a torto, a Carlo Cattaneo (V. in altra nota <n.
5499>).
5549.(22-9-1896). Vignati mi racconta che Giusti gli dett, al Caff Doney,
una poesia satirico-politica che poi Vignati, per timore di persecuzioni,
distrusse. Era il lamento di un tedesco per la morte di Pio IX. Se ne trova
uno analogo stampato nelle raccolte giustiane ma non  lo stesso. Vignati si
ricorda che finiva Sto a veder se Lambruschini - gli vuol dar l'arsenico -
Altri versi: su date l'amnistia - sono cose da principe...
5550. Le capanne coniche di pietre ammonticchiate dei contadini baresi
ricordano, per la forma, la tenda. E' la tenda che s' pietrificata. E
potrebbe dirsi: quando la tenda si mut in casa, la pastorizia randagia
cedette alla stabile agricoltura. Naque la propriet immobiliare.
5551. Vi ha bottegai e professionisti che portano il nome del loro mestiere:
per es. - un Fromage che  un mercante di formaggi ricchissimo a Parigi -
Decotti, farmacista a Londra - Resegotti, chirurgo a Como - Shraps (doct.)
medico a Londra (Shraps vuol dire Cassa da morto) - Porcellini, salumajo a
Milano - Lumire, fabbricante di lastre fotografiche.
5552. I Greci ebbero sempre fama di corridori. Il pi veloce Achille. Il
vincitore ai giochi olimpici restaurati nello Stadio di Atene del 96,
ricostruito a spese del banchiere greco d'Alessandria Averoff, fu un greco.
Nella guerra turco-ellenica che poi segu, i greci si segnalarono per le fughe
precipitose. Essi stessi, parlando de' fuggenti, dicono: Anr o phegon plin
machsetai - uomo che fugge combatter ancora.
5553. Menandro scrisse ton eutychonton eis pntes synghenes - Fortunatorum
omnes sunt cognati.
5554. Chi offende, rado perdona all'offeso.
5555. Moncalvo, attore che faceva il meneghino nelle comedie milanesi
all'epoca della dominazione austriaca 1818-1848. - Spesso passava le notti in
prigione per le sue allusioni politiche, recitando. Parlando, per es., della
polenta e del pajolo li diceva tanto belli e buoni, salvo nel colore (giallo e
nero, bandiera austriaca). E frequentemente, al calar della tela si volgeva al
pubblico, dicendo stanott, p dass, paghi no el fitt de casa e faceva colle
braccia l'atto di aver le manette. Fra gli attori patrioti, citare
principalmente Gustavo Modena.
5556. Cognomi greci. Quelli che finiscono in poulo indicano l'origine
peloponesiaca; quelli in akis l'origine cipriota. Molti cognomi greci
cominciano, in papa e finiscono in pollo (poulo): Paparigopoulo, Papadopoulo,
Papadiamantopoulo...
5557. Cappuccini italiani. Il padre Sommaripa, missionario in Atene, mi
raccontava (1895) di aver visto novizi comandati, per mortificazione, a
cibarsi col viso a terra nel piatto de' gatti. Un cappuccino non mangiava che
broccoli con su un palmo di muffa. La muffa gli teneva luogo, diceva,
dell'aceto.
5558. Porta e Pulci. CFR. il Miserere di Porta (per quanto riguarda il
motivo) con un sonetto di Pulci, citato nella Menagiana (vol. III pag. 258
della mia edizione - V. in Libreria di Corbetta), specialmente colla
imitazione dello stesso sonetto (pag. 259).
5559. La canzone oggi detta di La Palisse, nella Menagiana reca il nome di
Galisse.
5560. I libri, specialmente di letteratura, debbono essere pensati e scritti
piuttosto pel pubblico che pei letterati. Caenae fercula nostrae - malim
conviviis quam placuisse cocis (Marziale).
5561. I lanzichenecchi tagliavano orecchi e testicoli ai preti. Colliones
sacros Pretis Monachisque revellunt - deque illis faciunt andouillas atque
bodinos - aut cervellatos pratico de more Milani (Remy Belleau Dictamen
metrificum).
5562. A che serve? Titolo e motivo di articolo dove si dovrebbe dimostrare
l'utilit vera di molti studi e ricerche apparentemente oziose per non dir
pazze. A che serve la spedizione di Andr? a che certe collezioni di muffe? a
che le speculazioni metafisiche? ecc. E gi si domand nei tempi passati a
che lo studiare il fluido elettrico nelle rane? L'articolo potrebbe servire
di prefazione al libro-catalogo della mia raccolta di bolli figulini.
5563. Scene elleniche (1894). Il bosco di Cefisia e il presidente Euclide. Una
signora italiana passeggiava in quel bosco: ad un tratto sbuc fuori un uomo
attempato coi calzoni sbottonati e il veretro in mano. La signora si diede a
fuggire e lui dietro. Ma sopravennero persone ed ella si salv. Seppesi che
quel satiro era il presidente di tribunale Euclide. Disse per scusarsi che
siccome la signora era italiana, cos l'avea creduta una prostituta.
5564. (Ad Atene). Tale Acmet, segretario della legazione ottomana, invitato ad
una colazione sull'erba fra amici vi si rec, e si mostr allegrissimo. Nel
ritorno, divent, di subito, malinconico e cupo. Richiestolo del perch,
rispose con aria tragicamente comica: Ma femme creve, moi boeuf! (veuf). La
notizia l'aveva saputa fin dalla mattina, ma aveva sospeso il suo dolore sin
dopo la colazione, salvo a riprenderlo alla digestione.
5565. Macchiette umane. - La signora Speluzzi moglie del decoratore milanese,
era una indiana olivastra dai capelli neri lunghissimi. Aveva braccia cos
lunghe che poteva grattarsi i piedi senza chinarsi. Era madre di cinque o sei
bimbi, se li metteva dinanzi ad un tavolo per sorvegliarli mentre facevano il
loro compito di scuola. E li guardava, coi gomiti ossuti poggiati al tavolo e
le palme sulle guancie. Quando un bimbo faceva male, essa, senza allungare
tutto il braccio, lo colpiva stendendo il solo avambraccio. E se il bimbo
faceva peggio, essa si alzava e lo mordeva sul coppino (nuca) come una vera
scimietta.
5566. Grecia 1895. Iscrizione esistente sovra una casa al Pireo: Questa casa
fu edificata colle economie fatte nel non fumare.
5567. Errori tipografici - letti in giornali. La Regina in Calore, per la
Regina in Cadore (titolo di articolo) - Provveditore agli stupri (studi) -
Questa egregia cantante soddisfer a tutte le esigenze del coito pubblico
(colto pubblico) - si diede ai pi disperati generi di studio (disparati). E
si parlava di Rovani.
5568. Ai molti citati nel Manuale di enimmistica (Hoepli) si potrebbero
aggiungere questi: Bernardo Tanlongo = Gran ladro ben noto - Perseveranza =
serve e pranza - madraperla e ceralacca = la par merda e l'era cacca.
5569. Invecchiando, nell'uomo tutto si ossifica, compreso il sentimento. Da
giovanetti piangiamo anche sulle sventure ideali: vecchi rimaniamo
indifferenti alle reali.
5570. Mattoidi - criminali-nati. * dell'Italia meridionale, credo tranese,
maestro di musica in Atene <1895>, gi indiziato di complicit in assassinio,
scrive un Arepagos - valse che vuol dedicare al Re. Me ne mostra il
manoscritto. Il valzer, secondo il *, dovr essere preceduto da una prefazione
giuridico-filosofica la giustizia della coscienza e la coscienza della
giustizia. Nell'introduzione musicale,  scritto fra i righi: La sance est
ouverte - Discours du Prsident - Harangue du plaignant - L'avocat de l'accus
- Questions aux tmoins - L'accus parle en pleurant - Sanglots - La cour se
retire - La cour dlibre - Condamnation  mort - E qu 4 valses brillantes,
che cominciano abbastanza bene perch il motivo  rubato, continuano male, e
finiscono peggio perch il resto  roba del maestro, poi - (sempre fra i
righi) Excution du condamn - Coup de poignard - Suicide (del boja) - Coup de
pistolet. - Sopratutto, la parte condanna ed esecuzione,  un sintomo
psichico della vocazione criminale del *. E al * che mi chiedeva il mio parere
sul suo lavoro risposi che mi ero divertito.
5571. (Dalle confidenze del Cardinale Gustavo di Hohenlohe - 17-8-91) Pio IX
riposava. Hohenlohe, allora semplice monsignore stava nell'antisala leggendo
un libro. Comparve alla porta un brutto figuro, magro, allampanato che chiese
di vedere il papa. Hohenlohe rispose che non si poteva, perch stanco. L'altro
insistette dicendo che aveva una lettera del cardinale Lambruschini e che era
il vescovo di Perugia, Pecci. Sedette anzi presso Hohenlohe infilzando una
serqua di spropositi. Hohenlohe va all'appartamento di Pio IX. Bussa
all'uscio. Che c'? fa il papa di malumore. Hohenlohe gli dice il nome del
petente. Ah quel birbaccione! quell'infingardo! quel... grida Pio IX, ma
alle insistenze di Hohenlohe finisce col dire che lo ricever ma intanto
aspetti. E il futuro Leone XIII aspett un pajo d'ore con gran noja e dispetto
di Hohenlohe.
5572. (da Hohenlohe) Pio IX favoriva in cuor suo Rosmini, anzi lo approvava
interamente. Combattuto poi questi dai gesuiti, non si stancava di sottoporre
le proposizioni rosminiane a sempre nuovi esami. Le diede anche da esaminare a
certo Padre Secchi-Muro, chiamato il gobbo di San Marcello, uomo onesto il
quale si convert alla fede di Rosmini. Il Secchi Muro, scrisse anche la
seguente epigrafe per Pio IX. Pius Nonus - Italiam nolens fecit.
5573. Gorini - Era sempre quasi sfornito di abiti perch dava tutto per
carit. Oggi i preti lo combattono collo sciocco pretesto ch'egli fosse
massone mentre non lo era. Gorini invece fu sempre in buoni rapporti con
moltissimi sacerdoti, specialmente Anelli e Vignati. Le sue Origini delle
montagne furono copiate in seminario da alcuni chierici (che copiarono, fra
l'altro, il potente cataclisma per potente catechismo). Concorse in varie
opere di carit col vescovo di Lodi, Bersani. - Manzoni, a Gorini che
offrivagli il suo libro, dicendo: forse, don Alessandro, vi trover qualche
cosa che non va completamente d'accordo colla storia del mondo secondo i
cattolici, scuser..., rispose: Chi non crede al progresso della scienza, non
ha fede. E' Manzoni che dedic un suo volume a Gorini colle parole A Paolo
Gorini in segno di una ammirazione non dotta, ma non cieca - Mettendosi a
scrivere le sue Montagne Gorini confid a Cesare Vignati i suoi dubbi di non
conoscere sufficentemente la lingua italiana e per il suo proposito di
scrivere il libro in francese. Vignati allora gli diede una grammatica
italiana. - Ezio Omboni a Palazzolo sull'Oglio ha molte carte e libri di
Gorini. Alcuni mss. sono vergati nella speciale crittografia di lui. C' anche
un libretto di stenografia convenzionale che dovrebbe contenere le poesie di
Berchet. Esso potrebbe dare la chiave del resto. - Lettere di uomini illustri
a Gorini furono arbitrariamente trattenute presso di s dal d.re Dossena di
Lodi.
5574. La diligenza che ribaltava, allo scultore Grandi, che ne era sbalzato e
giaceva a terra col viso all'ins, pareva (secondo la frase dello stesso
Grandi) un soffitto del Tiepolo.
5576. Dicono gli psichiatri grafologi che dalla scrittura si conosce l'animo
dell'individuo, che il carattere grafico rivela quello dell'uomo. E infilzano
esempi, presentando scritture di uomini di cui gi conoscono vita, morte e
miracoli. <Grafologi, profeti spesso a posteriori.> Eppure, nella scrittura ha
spesso pi parte l'insegnamento generale del calligrafo che non l'impulso
dell'animo individuale. Spesso  anche questione non di mano ma di penna. <Per
que' grafologi, cambia la penna e diventi galantuomo.> Vi ha intere burocrazie
i cui impiegati scrivono tutti ad un modo, tradizionalmente, da anni, per es.
le cancellerie inglese e tedesca.
5577. Catalani, nel 1894, fu mandato a Londra da Crispi per ottenere da Herz
la restituzione di alcuni documenti compromettenti. Ivi and con Palumbo
Cardella segretario particolare di Crispi, e raggiunse lo scopo con fatiche
indicibili ed ambascie, tanto pi che si sapeva pedinato dalla polizia turca.
Tornato a Costantinopoli, dov'era ambasciatore, dopo pochi giorni,
improvvisamente mor. La moglie di lui, conscia di tutto attribu la sua morte
a veleno. Forse i turchi, insospettiti che la sua gita avesse uno scopo
politico a loro avverso, vollero sopprimerlo. Io ne attribuisco invece la
morte ad un attacco di angina pectoris di cui gi aveva sofferto un attacco
l'anno prima a Roma in casa mia.
5578. Plis kechenaon di Aristofane, ossia Atene, l'antica Parigi. Ville
des badauds, ossia Parigi, la nuova Atene. -
5579. R.U. - Bimbi - La mamma diceva al suo bimbo mentre gli uccellini
cantavano alla mattina Senti, gli uccellini dicono le loro orazioni al
Signore. E il bambino: E' un grande uccello, il Signore? - Mamma e bimbo
entrano in una chiesa nella settimana santa. Bujo e silenzio. Sono i sepolcri.
Il Signore  morto dice la mamma. Ma, non  nato jeri? fa il bimbo. E
vedendolo effigiato colla barba era gi tanto vecchio?!... che sia forse suo
pap!? - Chi  Dio? gli chiedeva la mamma. E il bimbo: il sindaco. - Questo
bimbo apriva talvolta lo sportello della stufa donde esce il calore, e
fantasiava di vedere il Duomo coi preti in coro che cantavano ed anch'egli
cantava: poi, ad un tratto chiudeva lo sportello, dicendo ciao, Madonna,
ciao.
5580. Un contadinello di Corbetta and a confessarsi. Il prete gli chiese che
mestiere facesse. Rispose che conduceva le vacche a pascolare. E il prete a
domandargli se lasciasse andare la vacca sul prato degli altri. Rispose quai
volta, ma l' la vacca. E il confessore a dirgli che doveva opporvisi. Ma il
ragazzo: I (s) ma, vidii. Vu sii la vaca (e accennava al confessore) quel
rob che ghii al col (il collarino) l' ol soghett (la corda che tiene la
vacca). Va tiri (vi tiro...) voer vign no (non volete venire) andee a mangi
l'erba di oltri (andate a mangiare l'erba degli altri).
5581. Difficilissimo per non dire impossibile  di fare bene il bene ad un
ministro di Stato e ad un Sovrano, impediti come sono dall'ambiente di opposte
tendenze in cui sono, se neanche un uomo privato, che non ha da dar conto a
nessuno, e che quindi  pi potente di un re, non ne pu fare (ed io sono in
grado di attestarlo) di fronte agli stessi suoi dipendenti.
5582.(1897)    FRANCISCO PISO NAE
          CIVI NOBILISSIM     O
          INVIDA MORT
               .......VS FV
     .            ............     BET
                     ...........   ERITO
                    .....     ER
......    VS
Frammento d'iscrizione letta (probabilmente male) in una bottega di
scalpellino in via S. Maria Fulcorina di Milano.
5583. Levate le maschere sceniche, con le quali si lusingano e si allettano le
plebi, i partiti politici dominanti in un paese non possono fondamentalmente
essere che tre cio quello che vuole ordinamenti pi stretti degli esistenti
(retrogradi), quello che li vuole pi larghi (progressisti), quello infine che
si contenta degli ordinamenti in vigore (conservatori o moderati). Gli attuali
cos detti socialisti, se giungessero domani al potere, come giungeranno,
diverrebbero issofatto conservatori, conservatori s'intende dello stato di
cose al quale aspiravano e che hanno ottenuto, nonch moderati, cio colle
idee intermedie fra il nuovo partito che tosto si formerebbe per pi larghi
ordinamenti ed il partito vinto - Il cristianesimo d'oggi, eminentemente
conservatore e temperato, era, al suo nascere, partito di rivoluzione. - La
rivoluzione che diventa perpetuamente Stato  la storia del mondo politico.
5584. Fra i prigionieri lombardi fatti da Federico nella battaglia di
Cortenova (27 nov. 1237) si cita anche un Pisani da Lugnare (?) dato in
custodia a Berengario de Bizano (V. Historia diplomatica Frederici Secundi par
J. L. A. Huilard Brholles - 1857) .
5585. Sulla villa gi di Bernardino Biondelli, distinto numismatico, filologo,
archeologo,  la seguente iscrizione: O beata solitudo, o sola beatitudo.
5586. (1895-1900) Momento attuale di generale insoddisfazione ed inquietudine.
Tutti, di qualsiasi parte, desiderano qualche cosa di diverso senza sapere
precisamente che. I timidi vorrebbero tornare all'antico, ma quale antico non
sanno; gli ardenti sospirano avveniri che non veggono. In nessuna altra epoca
si  tanto studiato ed esaminato quanto oggi; in nessuna si  tanto ipotecato
l'avvenire, in arte, in morale, in finanza, come nella presente. Tutti si
attendono e fors'anche invocano universale miscuglio e confusione, sperando
che dal nebbione delle idee presenti sorga il nuovo giorno, che dal caos di
mezzi vizi e mezze virt erompa la forma ben netta del tempo avvenire. - E il
miscuglio delle attuali contraddizioni potrebbe segnare anche il momento che
precede la mondiale follia.
5587. (1895 marzo 26). Arrivo alle 5 a Patrasso. Ricevuto dal V. Console
Toscani. Cani vaganti, mangianti in cassettine rimasugli di cibo. Torello che
gira ballonzolando per le strade e strappa la paglia da un mucchio di sedie
accatastate dinanzi un caff. Greci in fustanella che si puliscono il naso
colle dita - In ferrovia per Atene. Il paese tutto olivi. Aigon. Prendo un
caff. Il caffettiere mi ruba 1 dramma sul minimo conto. So che me la ruba, ma
piacemi constatarlo. Guardo con Gigi Perelli che mi  compagno di viaggio la
carta di Grecia della Guida Bedaecker. Egli traduce Mer de Candie (merda
candita). Ad una stazione vedo un lustrascarpe col suo bravo numero. E chi mai
lucida le scarpe? Scarpe col fiocco sulla punta. Perelli osserva che qu si
possono dar piedate coi fiocchi. Vediamo molti cani. Perelli vi cerca
inutilmente il cane d'Alcibiade, perch nessuno  privo di coda. Seguendo il
viaggio in ferrovia, vediamo continuamente viti e olivi, olivi e viti. Il
golfo di Corinto si allarga intensamente azzurro. Scorgiamo nelle varie
stazioni Greci col rosario in mano, sgranandone le avemarie. In lontananza
l'isola di Salamina. Perelli proporrebbe di coltivarla a cavoli (verze -
Salamin coi verz) e chiamerebbe il suo versante, verzante. Si giunge ad Atene.
Alla stazione, Cariati segretario della Legazione, Revel console al Pireo,
Serpieri, Rossi, Lifonti, La Barbera, Bacci, Cervi, italiani. Passeggiata alla
sera in carrozza. - 27-3 Atene. Acropoli. Partenone. Spettacolo
indescrivibile. - 28-3 Asilo d'infanzia e scuole italiane. - Partenone. Teatro
di Bacco, Odeo[n] di Erode Attico etc. - 29-3 A Kefisia - Aria marina e di
montagna. Vedo casa Boltazz, e casa Limbritis per prendervi l'alloggio. - 30-3
Ricevuto dal Re e dalla Regina.
5588. (Grecia 1895) Angelo Maino, di 75 anni di et, medico, milanese, fu il
primo che, nel 1848, insieme a Paolo Arpesani e ad altri cinque fidegh san
s'impadronisse del palazzo del Governo in via Monforte (Milano) uccidendo la
sentinella austriaca e facendo fuggire il corpo di guardia. <Mentre Maino e i
suoi compagni andavano verso il palazzo del Governo, quasi a gatton cio
facendosi pi piccoli che potevano, videro comparire sul balcone di una
casetta, oggi inglobata nella Casa Cicogna, tre donne, cio una madre colle
sue due figlie, la prima vestita di bianco, e le due altre rispettivamente di
rosso e di verde.> Trov, nel palazzo, il Governatore O'Donnel esterefatto.
Capitava in quel momento, in carrozza, l'arcivescovo Romilli, in fama di
austriacante. Maino fece tagliare i finimenti dei cavalli, e la carrozza,
rovesciata, fu il primo materiale della prima barricata milanese. - Maino
conobbe molti patrioti, Correnti, Fabrizi, Manin, Vela, etc. Vela gli raccont
di Vittorio Emanuele che si rec a posare da lui per un monumento che una
citt del Piemonte voleva erigere a quel sovrano. Un giorno, V. E., entrando
nello studio dello scultore, gitt il cappello sulla sedia dicendo gran
brutto mestiere quello di fare il Re! E Vela: Ella pu lasciarlo quando
vuole. Ma Vittorio fiammeggiando negli occhi: No. Voglio prima fare l'Italia
- E un altro giorno V. E. disse a Vela, che era di fede repubblicana: Anch'io
sono repubblicano. Veda e, sfoderando la sciabola, che fu gi quella di
Massena, gli fece leggere sulla lama le parole: libert, galit, fraternit.
-
5589. Piace lo svegliarsi, ma anche l'addormentarsi; si gode introducendosi
cibo, ma si gode pure smaltendolo;  gioja il cominciamento di un amore, ma 
anche gioja la sua fine;  godimento la vita, perch non sar tale la
cessazione di questa?
5590. I poeti. Ferdinando Fontana, poeta di maniera. Ci arriva ad Induno Olona
(1874) dove villeggiavo con mia madre. Aveva fatto il tifo, s'era accorciato
la convenzionale chioma poetica ed aveva un formidabile appetito. Profitta
della nostra ospitalit, mangiando e bevendo come un orco. Va a dormire e la
mattina se la cava, insalutato hospite. Dopo qualche giorno, guidato dal
tanfo, il nostro domestico scopre, nella camera dove aveva dormito il poeta,
il suo saluto di ringraziamento, dico un vaso ricolmo di quanto gli era gi
entrato dalla bocca, regalo-ricordo del poeta. D'allora in poi le poesie di
Fontana, che i critici dicono odoranti d'ambrosia, mi puzzano sempre di
sterco.
5591. Fede greca (Atene 1895-96). Certo uomo d'affari ateniese disse un giorno
all'italiano signor Pontremoli, per scusarsi di non avere adempiuto a un suo
impegno verbale: La parola che v'ho data era mia, non vostra, e quindi potevo
riprendermela.
5592. Les sauvages de la civilisation - ossia gli americani del Nord che non
vivono, non pensano, non fanno nulla che per l'interesse materiale, tutto
valutando a tariffa monetaria.
5593. Parte Ufficiale. Un consiglio di ministri. Descrivere un consiglio degli
usceri dei vari ministri che aspettano in anticamera i loro principali
riuniti. L'usciere del presidente, fa naturalmente da presidente. C' chi si
mostra pi informato degli altri ecc. discussioni, battibecchi ecc. insomma
una parodia di quanto avviene sul serio nella sala vicina. Eppure anche il
vero Consiglio ministeriale  forse pi ancora comico e risibile di quello
scimioteggiato dagli uscieri. - Sul tappeto verde del Consiglio ministeriale
si raccolgono pezzetti di carta con figurine scollate disegnate dal ministro
donnajolo Grimaldi, ricette di Bacelli, caricature di Brin ecc.
5594. Epitafio progettato per Giuseppe Sacchetti medico mio ed amico, e non
eseguito: LAGRIME E BENEDIZIONI A GIUSEPPE SACCHETTI MEDICO - CHE DAL... 18...
AL... 1896, - DI RITORNO ALLA VITA DE' CIELI - ATTRAVERSO' QUESTA TERRENA -
SANANDO E CONSOLANDO.
5595. (dicembre 1897) Conducendo in tram a Milano la cinquenne Angioletta,
figlia della balia asciutta della mia Elenina, le dico che a Natale manger in
casa nostra il panettone e il tacchino. E tu che hai mangiato a Natale l'anno
scorso?, le chiedo. Risponde: hoo mangiaa ol gatt! E dice questo con un
fare orgoglioso, quasi avesse fatto un pasto da re, la poveretta!
5596. Ta-fu = (in cinese) ministri (?) CFR. con Caf, milanese, uomo
d'importanza.
5597. (Atene 3-11-95 - Da racconto della Signora Cassandra Catalani Musurus)
Telepatia - Essendo a Londra, giovinetta di 15 anni, mentre suo padre, Musurus
pasci, vi risiedeva come ambasciatore di Turchia, una notte Cassandra sogn
di vedere sua madre (la quale era fuori di casa, ad una festa da ballo) morta
e distesa su un materasso. Si svegli gettando un grido acutissimo. Poi si
riaddorment. Verso mattina, sent bussare alla porta. Una cameriera le
annunci che sua madre si sentiva male - poi malissimo - e fin col dirle che
era gi morta. La principessa Musurus madre soffriva malattia di cuore. Mentre
saliva, ansando, uno scalone assai erto, al braccio del Granduca di Hesse, che
camminava in fretta, si sent ad un tratto a soffocare e cadde rovescia. Il
marito Musurus le tagli colla sciabola i lacci del corsetto, ma inutilmente.
E la povera signora fu adagiata morta, vestita da ballo, nell'anticamera su un
materasso - come la figlia Cassandra avevala esattamente veduta in sogno. <V.
5780>
5598. (21- 10-99) La Madonna del Bisbino (Lago di Como)  chiamata da questi
contadini la Madrona. La relativa statuetta fu trovata in una vicina valletta
e fatta portare sulla cima da un signore del luogo che vi edific una
cappella. CF. le matronae protettrici degli antichi pagi (p. es. Vimodrone,
Vicus Matronae ecc.) colle Madonne de' nuovi. Sarebbe bene recarsi sul Bisbino
per esaminare davvicino quella statua forse pagana.
5599. P.U. Il discorso del Re. I molti che vi mettono mano. Lo si disegna in
consiglio de' ministri, poi s'incarica uno dei ministri di cucire insieme le
varie membra. Membra solitamente di bestie di speci assolutamente diverse.
Piedi d'elefante, su ventri di scimia e teste d'oca. Il ministro ci si prova
ma non riesce. <E il lavoro urge perch fra un pajo di giorni il discorso
dev'essere imbeccato a S. M.> Chiama il suo sottosegretario di Stato e gli
affida il compito. Il sottosegretario ha quella sera un convegno dolce, n
vuol perderlo. Chiama a sua volta il segretario particolare e gli passa note e
appunti. Ma anche il segretario ha il suo appuntamento. Si sfoga colla
fantesca, una vecchia fidata. Questa gli fa animo e gli suggerisce il nome di
un giovanotto vicino d'uscio che sa scrivere. Difatti, scrive in un botteghino
del lotto. La fantesca anzi glielo presenta, ed il segretario gli passa la
fatta o meglio il da farsi e gli promette qualche decina di lire. E il
lottajolo si mette al lavoro e alla mattina consegna il discorso, in bella
calligrafia, al segretario, che lo rimette al sottosegretario di Stato che lo
presenta al Ministro che lo umilia a S. M. che lo legge alle Camere!
5600. R.U. I preti. Fare anche un capitolo sui preti di spirito, come
Hohenlohe, Bignami (Monsignor), Curato dei 3 Ronchetti, Coccanari, Mamos ecc.
pieni d'arguzia. Citare le frecciate del cardinale Hohenlohe. Si discorreva
del papa Leone, poco favorevolmente. Uno diceva: Eppure, c' il caso di
Castelar che usc dalla visita al papa ammirato, innamorato di S. S. - E il
cardinale Anche S. Antonio era innamorato del suo porco - Parlando di Leone
XIII, Hohenlohe esce talvolta a dire, come per isbaglio quel cane..., ma,
riprendendosi subito, quel santo uomo... - Monsignor Coccanari di Tivoli non
poteva dormire perch tale gli cantava, per ore, sotto la finestra, con voce
stonata, la frase dell'Ebrea di Halvy Dio mi guida...Dio mi guida...!
finch, furente, Monsignore aperse la finestra, gridandogli va al diavolo tu
e il cocchiere! - Monsignor Bignami, canonico ordinario della Metropolitana
di Milano (ma assai fino d'intelligenza), amava far burle dove passava. Una
mattina, in un albergo svizzero, alzatosi di presta ora e scorgendo sovra una
tavola tutte le scarpe dei forastieri, pulite e pronte ad esser portate
dinanzi ai vari usci, le spaj, ricomponendo ogni pajo con scarpe diverse. Fu
una indescrivibile confusione tra i forastieri che non sapevano pi calzarsi,
mentre il treno stava per partire.
5601. R.U. Preti. Grotteschi ecclesiastici. In parecchi comuni di Lombardia
(1892-93) si distribuivano e vendevano dai preti fogliolini ascetici del Sacro
Cuore alcuni in forma di biglietti ferroviari o di tram con su stampato Linea
del Paradiso. E nel biglietto era indicato se di classe I o II o III,
naturalmente con diversi prezzi, oltre l'avvertenza che non si davano
biglietti d'andata e ritorno. - A Cremona uscirono fogli rappresentanti il
diavolo colla gerla che raccoglieva le bestemmie dei peccatori. E le bestemmie
pi sconcie vi erano letteralmente scritte. Usc pure un libretto di certo
teologo, insegnando un modo spiccio e poco visibile per dire il benedicite ed
altre preghiere nella giornata. Diceva che basta intendersi con Dio,
combinando mentalmente con lui che con alzare per es. il mignolo s'intende
recitato il Pater noster, alzando la gamba sinistra, l'avemaria e cos di
seguito
5602. Mattoidi (15-11-1891). Mi si presenta al Ministero certo Agnisetta
Stramba (cos, almeno si chiama lui stesso) domiciliato all'Osteria del Pino -
Roma - gi fumista meccanico di specialit a Issogne sul lago Maggiore e ora
filosofo, sociologo, il quale viene a confidarmi in gran segreto che la
salvezza dell'Italia sta sola nel concime e che egli s'impegna di poterne da
solo produrre ed offrire al Governo 150 quintali al giorno. <V. altra
consimile nota.>
5603. R.U. - I Papi. Non  un papa solo, cio il successore di Pietro, il capo
della cattolicit, ma molti. Persone che sentenziano sempre ex cathedra, che
si reputano in buona fede infallibili, in arte, in politica, in scienza ecc.
Citare l'Adriano Lemmi, Gran maestro della Massoneria, il professore Ellero,
il Filopanti, il senatore o seccatore Damiani, Primo Levi etc. etc. e tutti
gli altri infallibili.
5604. Motivi di quadri (Stile conconiano). Una ragnatela col ragno e la solita
mosca sul punto di essere tragicamente divorata. A traverso la ragnatela si
vede in lontananza un immenso paese, con montagne, boschi, citt ecc.
5605. Tipi di spirito. Sullo spirito di Cova milanese V. sparsim. La storia,
ch'egli raccontava, del guerriero catafratto. Guerriero a coke, serve anche
da stufa. Il guerriero piglia la ruggine. Reso terso (sgurato) colla cenere:
venduto col rame di cucina. <V. n. 5675>
5606. Bimbi. Qual' il gioco che pi ti piace? si chiedeva ad un bimbo.
Rispose: il rompere.
5607. Contenzioso diplomatico. In una questione colla Turchia, sottoposta al
Consiglio del Contenzioso diplomatico si parlava della legge sacra musulmana.
Per svista di amanuense, la legge divent sarda. Il relatore tess un
elaboratissimo studio (che nessuno lesse) su questa legge sarda e riport
vittoria.
5608. (1894-11-3) Il ministro dei lavori pubblici Saracco ha sottoposto oggi
alla firma reale un decreto che mette in aspettativa un impiegato per le
troppe raccomandazioni che si faceva fare a pr suo.
5609. Trattato di Berlino. Un giorno De Launay ambasciatore d'Italia a Berlino
chiam il maggiore Luchino del Mayno addetto militare all'Ambasciata e gli
annunci che sarebbe stato nominato delegato per lo stabilimento dei confini
insieme ad altri ufficiali d'altre potenze. Del Mayno nulla conosceva dei
Balcani, e poco pi di lui gli altri delegati, salvo il turco Mehemet Al e un
capitano inglese. Compr alcune carte di Kiepert e studiacchi la questione
come meglio poteva. E siccome Launay gli aveva detto che i tre delegati
francese, inglese ed italiano, come i meno interessati, dovevano far come da
sensale fra i delegati interessati, turco, austriaco, russo, Del Mayno chiese
quale direzione dovesse seguire. Launay rispose con sapienza ministeriale
Faccia Lei. E tutto fu fatto a casaccio. - E un giorno Mehemet Al venne a
trovare Del Mayno e a dirgli ajutatemi; se no, sono perduto. Nel confine che
si attribuirebbe alla Serbia, c' il villaggio di (e disse un nome) dove si
confeziona il tabacco cosidetto del Serraglio, favorito dal Sultano. Se Sua M.
I. viene a perdere quella fabbrica, mi fa tagliare la testa. Offrite quel
compenso che meglio vi pare ma conservatemi le sigarette del Sultano. E Del
Mayno si adoper in modo da riuscire all'intento - (da Dal Verme (?)
20-11-1893).
5610. Quando Crispi fu ministro degli esteri, per uno dei soliti grandi pranzi
che si davano alla Consulta il 14 marzo (compleanno del Re Umberto) fu
telegrafato nell'Alta Italia per avere trote. Giunsero magnifiche e furono
mangiate da Donna Lina Crispi.
5611. Nel 1849, rioccupando gli austriaci Milano, il popolaccio cantava: Quei
de Milan - Sonee i campann de festa - Dervii la porta - Lassee pass i todesch
= Viva Radetsky e viva Metternich - E mort ai sciori - evviva i poveritt =
Viva Radetsky - che n'ha salvaa la vitta - Nanca el duca Litta - A Milan el
chiga pu. = I Milanes hin reussii - a mand i pollin (gendarmi) a trii a trii.
-
5612. Il sistema parlamentare  il ricatto eretto a costituzione politica. Un
deputato, un partito intima a chi governa o mi fate il tal favore, nominate
il tale alla tal carica etc. o vi voto contro....
5613. Le navi formidabili ma di congegni complicatissimi dell'attuale marina
italiana, le quali destarono ammirazione nelle recenti riviste e festivals,
sono istrumenti di guerra fatti pei tempi di pace.
5614. Onest politica. Tema. Un grande diplomatico che ad una disonest
politica di primo ordine riuniva una lealt personale senza paragone.
Esaminare se le due qualit possano coesistere laudabilmente. Difficolt di
segnare il vero confine fra il delitto politico e l'umano. Citare i cosidetti
scandali bancari, le soppressioni dei nemici di uno stato ecc.
5615. Leggendo la storia del medioevo, dove le genti erano in perpetua lotta
fra loro, cercando reciprocamente di sopraffarsi, oggi alleate per abbattere
un terzo, domani nemiche dell'alleato, ed amiche del gi nemico; il pensiero
corre spontaneamente agli attuali tempi che si potrebbero pur dire di mezzo,
almeno dal lato della imperante mediocrit, e vede gli intrighi dei politici,
le cabale parlamentari, le lotte elettorali, gli assassinii colle parole e le
stampe, tutti i delitti della odierna mediocrit, forse peggiori di quelli
medioevali di sangue. Combattere le istituzioni costituzionali che sono il
fulcro e il trionfo della mediocrit. E' impossibile coi sistema dei voti e
della maggioranza che l'alto ingegno predomini. Possono,  vero, essere
esclusi i pessimi dalle cime sia del governo, che del pensiero artistico,
letterario ecc. ma sono esclusi anche gli ottimi. Tutto va per medie. Col
socialismo le cose anderanno anche peggio, poich, allargandosi la cerchia dei
chiamati al governo, diminuir la media dell'ingegno e degli studi, necessaria
a toccare il potere. Al trionfo del genio non pu giovare che un sistema di
monarchia assoluta o di anarchia completa.
5616. Le favole di La Fontaine e di altrettali apologhisti sono altrettanti
spropositi di Storia naturale.
5617. Andrea Doria prima della battaglia di Lepanto eman un proclama agli
uomini delle sue navi che  in genovese, ed  una serqua d'insolenze oscene
all'indirizzo de' turchi.
5618. Cassiodoro fa onorevole menzione degli aurighi milanesi. V. in Scipione
Maffei Libro 7 Cap. 28 var. lib. 3. 29.
5619. Scheggino (Umbria). Una dozzina di bambini, maschi e femmine, in
processione si avviano verso il ponte del fiume. A capo di tutti una bimba
novenne con un gattino appena nato in braccio. Gli altri bambini, tengono in
mano ciascuno un pugno di sassolini. Chiesto alla bimba che intendesse fare di
quel gattino, risponde con semplicit affettuosa, carezzando la bestiolina: la
gattina sua mamma ne ha fatto tre e non pu allattarli tutti. Bisogna quindi
gettarne uno a fiume. E la processione continua sino a mezzo del ponte. L si
ferma. La bimba bacia e carezza il gattino che passa di mano in mano carezzato
e baciato finch, tornato alla bimba, questa lo lascia dolcemente cadere dal
parapetto nell'aqua. E ogni bambino getta i suoi sassolini nel luogo dove
cadde il gattino. Tutto avviene con compostezza rituale e affettuosa serenit.
Cos dovevano celebrarsi le antiche primavere sacre, i religiosi sagrifizi
umani, non fatti per crudelt ma piet.
5620. Le istituzioni parlamentari sono la causa dell'attuale pervertimento del
senso morale. Il popolo assiste ad un continuo mutamento di opinione, a base
non di ragionamenti ma d'interessi, vede il pi accorto, non il pi valoroso
ed onesto salire al potere, cosicch dalla sfiducia passa presto allo sprezzo
nel Governo e quindi alla rivolta.
5621. L'ultimo imperatore indigeno del Messico (Guacomosin?), condannato alla
graticola dagli Spagnoli e sollecitato a farsi cristiano perch cos sarebbe
andato in Paradiso, chiese ai frati della inquisizione se in Paradiso
andassero anche gli spagnoli. Essendogli stato risposto di s, disse: e allora
non mi far mai cristiano - per non trovarmi con essi, e si stese eroicamente
sulla graticola ardente.
5622. (Da Lattuada Descrizione di Milano, vol. IV, pag. 386). Negli arredi
sacri gi esistenti nella Chiesa di S. M. delle Grazie in Milano erano due
paramenti di garza d'oro ne' quali il duca (Lodovico Maria) e la moglie sua
(Beatrice Estense) scherzarono. Mentre cio Lodovico faceva tessere nel Drappo
alcune serrature con chiave, la moglie pose nel suo paramento un crivello
scosso a due mani col motto: Ti a mi e mi a ti.
5623. faccia de municipi antigh - espressione corbettina per indicare un uomo
brutto e brontolone.
5624. cobbia-parpai = fabbricatore di seme bachi - casa con incomod de
carrozza = case che, con piccolo cortile, hanno scuderia e rimessa. I maistaa
(milanese) imagini di santi, derivano dalle vecchie imagini con su Dio e sotto
sua divina maest.
5625. R.F. 1848-49. Elena Pisani Dossi Marozzi. La polizia austriaca fece pi
volte visite e perquisizioni, a Pavia, in casa Marozzi sospetta di
patriotismo. Donna Elena guidava accortamente i poliziotti a visitare la casa.
<La visita fu fatta di notte. Emilio Marozzi, possessore di molti libri ed
opuscoli rivoluzionari li fece scomparire sotto il cartone di altri. Donna
Elena disse sottovoce ad uno de' commissari ma non ha vergogna lei che 
italiano di fare questo che fa? E il commissario Non vede che non guardo.
Poi Elena sedette su una cassa che sapeva piena di pubblicazioni proibite,
dicendo questa  gi visitata.> Sotto l'imbottitura dei mobili, erano carte
compromettenti, ma non se ne avvidero. Un poliziotto trov i libri di scuola
del figlio Camillo, testo ufficiale, dal frontispizio de' quali era stata
tagliata fuori l'aquila bicipite Ecco - sclam trionfante, come si comincia!
Fin dalla scuola! Vedendo poi nella cucina un gufo, propriet del cuoco
Lisander, uno dei perquisitori chiese che fosse. E donna Elena, franca: vun de
lor. Donna Elena si oppose poi che entrassero nella camera delle figliole
Elisa e Clementina, dicendo che dovevano passare prima sul suo corpo. Quei
poliziotti non insistettero. Erano, in fondo, di buon carattere. <La mattina
appresso si rifugi nell'oltrep pavese nella sua campagna di Mairano.>
5626. Le tre ragazze Pisani di Pavia, figlie di Don Carlo - Elena, Angioletta
e Carlotta - bellissime vivevano come tutte le signorine pavesi,
conventualmente. Un giorno passeggiando in carrozza chiusa, la carrozza venne
circondata dagli studenti della Universit che la fermarono gridando vogliamo
vedere le belle Pisani! E le videro.
5627. Quando, cacciati via gli austriaci nel [lacuna], il Governatore di Pavia
s'insedi per la prima volta nel palazzo del Governo (Palazzo Mezzabarba) e
diede una festa, Elena Marozzi Pisani fu tra le prime invitate. E vi fu anche
Donna Adelaide Cairoli Bono, la quale avvicinandosi alla Pisani, le disse:
Donn'Elena conoscer gi questi bei saloni - No, rispose Elena, li conoscer
certo Lei, non io - E difatti la Bono li aveva assai frequentati all'epoca
austriaca.
5628. Nel 1833, quando Emilio Marozzi fu improvvisamente arrestato a Mairano
dal Governo Sardo, sua moglie Elena Pisani lo segu fino ad Alessandria in
cuffia e pantofole. Non la volevano lasciar salire nella carrozza del marito
requisita per tradurlo in carcere. Disse, la carrozza  mia e la prima ad
entrarvi debbo essere io. Ad Alessandria respinse pi volte le profferte
galanti del generale Galateri, capo della fortezza, che la minacciava ogni
tratto di farle fucilare il marito e tanto fece e disse che riusc a far
liberare Emilio.
5629. Portoni di P. Nuova. La Gazzetta di Milano in due articoli di Rovani ed
in uno di Y., il Crepuscolo, il Fotografo, e la Cronaca d'Ignazio Cant si
chiarirono a favore dell'opinione che voleva conservare i Portoni. L'Eco della
Borsa, L'Universale e un articolo della Gazzetta di Milano di A. Londonio
stettero per la decisione comunale di abbatterli. Gi Cesare Cant nell'opera
Milano e il suo territorio e Giuseppe Sacchi nelle Veglie di famiglia,
oltre Carlo Cattaneo avevano levato la voce contro il pensiero di atterramento
che era gi venuto in mente a taluno del Municipio fin dal 1839. V. Articolo
di P. A. Curti. Vol. 2 Fuggilozio pag. 376 - e Politecnico Vol. I pag. 66.
Tip. Pirola, Milano, 1839.
5630. L'Hagy - antico negozio di liquori in Milano  chiamato el racanatt di
sciori.
5631. Portoni di Porta Nuova (Dal Fuggilozio, Anno 2 n. 25 - Milano, 21
giugno 1856). Al Caff Martini dur in questi giorni accanita la lotta fra i
portonisti e gli antiportonisti per avversare o sostenere la risoluzione
municipale di atterrare gli archi di Porta Nuova e vi fu chi propose di dare a
Rovani in benemerenza del suo zelo a propugnarne l'esistenza il titolo di
Guardaportoni. Il principe B. (Belgiojoso), intrepido antiportonista, dopo
aver preso parte al gioco degli spropositi (come il Rovani chiamava le ragioni
de' suoi avversari) inve contro i giornalisti, affermando che essi per pochi
talleri scrivono pro e contro in qualunque controversia. Tutti gli diedero
sulla voce e qualcuno gli avrebbe volontieri insegnato a non fare d'ogni erba
fascio. Cessato il diverbio, un amico si accost al Principe B. e gli domand:
Perch avete tanta ira coi giornalisti? - Perch - rispose il Principe, la
mania pi grande di mia moglie fu sempre quella di scrivere nei giornali.
5632. Cajo Tantardini, nipote dello scultore, e per suo conto puntatore, era
un misto di generosit e di furfanteria teppistica. Rubava legna per
scaldare la stufa di Tranquillo Cremona di cui era ammiratore, rubava blocchi
di marmo allo zio scultore, per portarli a Giuseppe Grandi. I blocchi li
rubava nelle notti d'inverno, quando nevicava, accomodando poi la neve in modo
che questa sembrasse ricoprirli. Dileguandosi poi la neve, lo zio vedeva, con
sorpresa, dileguarsi anche i marmi.
5633. Rovani chiamava la signora Giovannina Lucca moglie dell'editore di
musica e formoso donnone <con cui era famigliarissimo> il bel granatiere di
Slesia, cavalla normanna.
5634. Rov. Rovani aveva spesso alle coste certo Marini in perfetta bolletta.
Egli lo sopportava perch figlio del celebre cantante Ignazio Marini, e lo
faceva sedere alla sua tavola, all'osteria. Il Marini, dopo un profondersi in
scuse, finiva a comandare come padrone ed a mangiare per quattro. E Rovani
sclamava, guardandolo con sprezzo Si spinge fino all'amaretto!
5635. Rovani, da giovane, ebbe il vajolo nero. Convalescente, sua madre tenne
la pazienza e il coraggio di punzecchiargli una per una tutte le pustole,
perch non restasse segnato. E ci riconosceva Rovani, bench memore anche
delle carezze calcate della madre, di cui diceva, che fra le sue disgrazie,
contava anche quella di aver avuto una madre tirolese. - Far ricerca di
documenti rovaniani a Castelleone presso la famiglia Albanese e Villani.
5636. Rov. - Tale, incontratosi in una bettola con Rovani si diede ad
esprimergli in termini strampalati la sua ammirazione, dandogli
dell'illustre a brazza de pann. E fra l'altro, avendogli detto io sono
entusiasta di Lei, signor Rovaglia... - Vedo, interruppe Rovani, che bestia
Ella ! che mi ammira, e non sa neppure il mio nome. - Un giorno si venne a
dire a Rovani che una via di Milano portava il suo nome. Egli non ne parve
malcontento. E volle recarsi con Perelli a vedere dove la via si trovasse. La
via era lontanissima, nei sobborghi. Non vi era nessuna iscrizione. Era la via
alla cascina Rovana. Non ne fu lusingato.
5637. Rov. La intensit dell'applicazione cerebrale, l'incendio della
fantasia, la gravezza della memoria, parevano, alle volte, esaurirlo e lo
obbligavano a ricorrer al suo giovane di studio, l'assenzio. <Egli beveva
liquori agitanti e fantasiosi per amore dell'arte, e sebbene i medici lo
supplicassero a smettere quell'uso od abuso, a onta che sospettasse di dover
essere vittima di quell'abitudine, per amore dell'arte vi persistette.> Ma i
suoi sonni erano quelli del leone o di Foscolo. Ogni suo lavoro, gli ultimi
specialmente, gli devono esser costati uno sforzo laceratore di nervi, come
costarono i loro a Giusti e a Branger. Noi abbiamo nelle avvertenze
intermezzate al Giulio Cesare, nelle Appendici della Gazzetta di Milano un
fedele diario della sua ipertrofia cerebrale che gi toccava al suo massimo.
<Quella lenta infiammazione cerebrale che  il genio.> - Quando lo colse la
morte, Rovani stava meditando il Tiberio. Doveva riuscire in certo qual modo
la difesa del tiranno - e imaginava anche un Carme all'Italia. - Rov. mor di
56 anni - Ariosto a 59, Dante a 56, Gray a 57, Pope a 56, Tasso a 52, Camoens
a 55 ecc
5638. Rov. Il 25 dicembre 1873 (Natale) Rovani fu trasportato dall'Albergo del
Gallo alla Casa di Salute in corso di Porta Nuova. - Ricord i versi: Casa di
salute vid'io scritto al sommo di una porta - da cui usciva una persona morta
- Allor chies'io a un tale: -  di salute eterna o temporale? - Il 21 gennajo
1874, I bollettino della malattia di Rovani - Il 26 gen[n]ajo 1874, Morte di
Rovani. Lasci otto capi di vestiario e 2 fazzoletti bianchi <found nothing
left but poverty and praise>. - L'anno prima, ai 22 maggio 1873 era morto
Alessandro Manzoni. - Rovani (sul suo letto di morte). Solo, seduto sul letto,
colle pupille tese e moventisi allora soltanto che ad un pensiero succede un
altro pensiero, e sul labbro di quando in quando un tremito come a dimostrare
che le parole vestono allora l'idea...
5639. Carlo Cattaneo. Nel 1848 l'Istituto lombardo lo nomin segretario
generale perpetuo. Era per lui onniscente il suo vero posto. Rinsediatosi per
il Governo austriaco, Cattaneo dovette esulare e si ritir a Castagnola sul
lago di Lugano ad insegnare filosofia. Venne il 59 e la libert. L'Istituto
lombardo conferm la sua deliberazione del 1848. Senonch, Cavour - e fu uno
degli ultimi atti del suo ministero - cancell piemontesemente ossia
cretinamente la deliberazione. E cos Cattaneo, splendore di Lombardia e
d'Italia, venne bandito dalla nuova Italia com'era stato dalla vecchia. Ci lo
afflisse profondamente e forse determin il suo atteggiamento politico. Ben fu
cercato poi e pregato da Matteucci ministro, per mezzo di Brioschi, perch
tornasse alla vita dell'insegnamento italiano, la ferita era ancora aperta, si
rifiut - Cattaneo direttore del Politecnico correggendo, col tocco magico
della sua penna, i pi scadenti articoli degli altri autori, li rendeva
attraenti.
5640. I tre parucchini del Senatore Massarani. Uno  di capelli corti, come se
appena tagliati. Dopo una quindicina di giorni (Parr. n. 2) i capelli
diventano pi lunghi. Passa un'altra quindicina (Parr. n. 3) Massarani ha la
zazzera. E subito dopo (Parr. n. 1) si ripresenta con capelli corti, appena
tagliati.
5641. Carlo Cattaneo non volle mai lasciarsi ritrattare. Gaetano Strambio,
medico egregio, tent pi volte con pretesti di condurlo dal fotografo. Egli
se ne schermiva e sfuggivagli come un cane che presentisca l'accalappiacani.
<Non mi sono fatto fare il ritratto - osserva - quando ero giovine ed avevo un
bel faccino. Pensate se lo debbo far ora con questo brutto muso.> Ernesta
Bisi, la pittrice che mor improvvisamente al Casino cos detto delle Streghe
sopra Corneno gli aveva schizzato e donato un ritratto a matita. Cattaneo non
lo poteva soffrire e diceva: Vedete che faccia di lecca-potta mi ha fatto.
5642. El carrozzon de ca Verra. Quando si discorreva appassionatamente della
questione romana e dell'andata dell'Italia a Roma, Alessandro Manzoni,
ambrosianamente, cos diceva: El vecc cont Verri el ghaveva on gran carrozzon
ch'el serviva a mand la famiglia in campagna. Quand vegneva la stagion de
tirall foeura e l'era in cort cont i duu cavai attaccaa e la portera averta,
el cont Verr el cominciava a mandagh dent la contessa, poeu i tosann, poeu la
camerera, poeu el papagall, el can, i bors, i sciall, i scatolon. Dent, tutti,
se saveva minga come podeven stagh, e vosaven e diseven de spett per
comodass, ma el cont Verr el sarava d'on colp la portera disend: Andee. Ve
giustarii in strada.... Andee a Roma. Ve giustarii poeu.
5643. L.d.B. Temi. Proposta di Convenzione universale per abolire il
telegrafo, il telefono, le ferrovie etc. La nostra vita, oggimai  una corsa
affannosa, precipitosa alla morte, non abbiamo pi tempo di assaporare il
piacere, di centellinare il dolce della vita e neppur di pensare, di riposare.
Gi il Petrarca a' suoi tempi, scriveva questa vita ch' un correre alla
morte. Che scriverebbe mai ora! <Felici gli orientali che prendono le cose
con pazienza, e sanno aspettare, e dicono non gi time is money come gli
occidentali, ma non fare oggi quello che puoi fare domani.> - Aboliti, del
resto, tutti e per tutti, i nuovi mezzi di rapida vertiginosa comunicazione,
nessun interesse rimarrebbe leso. - Per la bizzarria la terra  piena (Vedi
a suo posto). Nel 2072, secondo il prof. Ravenstein, la terra per il continuo
crescere in numero de' suoi figli e l'assidua distruzione degli avversari
microbiotici della esistenza avr raggiunto il massimo grado di saturazione
nel quale le sar possibile di offrir loro bastante sussistenza (5977 miliardi
di abitanti) (Vedi nel Malthusismo di Lebrecht, pag. 33) - Semplificazione
della macchina umana. Tutto si va semplificando e meccanizzandosi. La
trasmissione elettrica degli oggetti visibili, udibili, tattili; gli
ascensori, i tapis roulants, le ferrovie, automobili ecc. rendono a poco a
poco superfluo l'uso delle gambe. Rimanendo nella propria stanza si pu
assistere alle rappresentazioni teatrali, alle discussioni della Camera ecc.
quindi a molti le gambe, per inazione, vanno denutrendosi, paralizzandosi,
abolendosi <come il cosidetto dente del giudizio grosso e potente nelle epoche
preistoriche che cessando il bisogno di romper le ossa delle carni comestibili
crude gradatamente va scomparendo>. Sistemi scientifici per la propagazione
della specie si sostituiranno ai naturali; gli organi del coito e della
generazione restano quindi inutilizzati e si sopprimono. Intanto i grandi
progressi della chimica e della chirurgia, dimostrano la superfluit di molti
visceri, e cos si asportano senza pericolo, anzi con vantaggio
dell'organismo, glandole, fegato, milza, parte degli intestini, polmoni ecc.
Via via, taglia di qua, semplifica di l il corpo umano si riduce ad un
cervello su un piatto attaccato con fili elettrici al mondo esteriore.
5644. L.B. Teoria di Croll sui periodi glaciali di cui gi molti apparvero
sulla terra, e per conseguenza, molti ancora torneranno ad intervalli di
centinaja di mille anni. Ci perch la terra continua allontanandosi, nella
sua orbita, dal sole per periodi quasi regolari. A ciascuna era della massima
eccentricit corrisponderebbe un periodo glaciale.
5645. 14 genn. 1892. Mio matrimonio con Carlotta Borsani. Fu un momento per me
fortunato, perch colla caduta del Ministero Crispi e conseguente mio ozio,
tornavo ad aver tempo di far all'amore e di scrivere della letteratura.
Carlotta, in urto collo zio Mussi, era in un momento di solitudine e
desiderava chi s'interessasse di lei. Metto nel conto a mio favore, anche la
corta sua vista, dico fisica. Con una vista pi lunga, Carlotta avrebbe scorto
troppi fili bianchi ne' miei capelli, troppe rughe nella mia pelle - Carlotta
mi dice che, maritata, le sembra di essersi con me raddoppiata, di aver
quattro braccia, quattro gambe, due teste, quattro occhi. Solo i cuori, da
due, si son fatti uno. - Carlotta, pregnante, in Colombia. Suo spirito. Si
parlava dei bimbi che appena nati sono rossi rossi, e che anche il suo che si
attendeva poteva nascer cos. Disse: el sar on angiolin scalmanaa. Stava
facendo un guantuccio in lana da bimbo. Cadutole in terra, lo raccolse
premurosamente dicendo non dovete toccare il suolo colombiano. Stee sul
milanes, e si toccava i ginocchi. - Quando vide i bimbi delle negre in
braccio alle loro mamme, disse: guarda Alberto, paren cornab. - Era vero.
5646. Don Giacomo Zaccheo, preposto di Corbetta e gran cacciatore mi racconta
(11 giugno 1899) che trovandosi, fra i monti di Luino, in agguato di caccia,
vide un topolino che passava e ripassava portando delle castagne. Seguendolo
senza farsi scorgere, scopr che aveva formato un grosso mucchio di magnifiche
castagne. E don Zaccheo si appropri il mucchio mettendoselo nel carniere. Ma
il topolino, tornato con una castagna al suo mucchio, non trovando pi questo,
fu preso dalla disperazione, si mise a correre come impazzito qua e l in
cerca del suo bottino, poi non trovandolo proprio pi, si sbatt violentemente
per terra, tre, quattro volte, finch rest morto. CF. colla poesia milanese
di Ventura L'avarizia, storia de un ratt - Vedi anche in Lombroso dove parla
del suicidio nelle bestie.
5647. Kefissia (presso Atene) 1895 - Montagne rosse che sembrano evaporare
nell'atmosfera.
5648. Un piacere che gli elettori greci usano chiedere ai loro deputati,  che
questi diventino compari al battesimo de' loro figlioli. S'intende che il
piacere costa parecchio a chi lo fa, in regali al figlioccio, alla puerpera,
al prete ecc. Ralli, capo di una parte dell'opposizione fu padrino a quest'ora
(1895) di circa 3000 figli di suoi elettori. Skonzes, ministro degli esteri,
ne battezza anch'esso quotidianamente e dice che non si fermer sinch non
avr superato il numero raggiunto da Ralli.
5649. Leggendo il libro di William Morris, an history of nowhere, una delle
molte Utopie descriventi tempi avvenire migliori del presente. La mia anima
si sente in parentela con quella di Morris. Come avrei fatto volentieri il
libro ch'egli fece! Come sono felice ch'egli mi abbia prevenuto! E' una
poetica visione dell'avvenire, in cui ci troviamo tra un felice ed amante
popolo che ha cast away riches and attained to wealth in una vita di riposo
e insieme di energia, di lavoro che  piacere, di piacere che  lavoro.
L'umanit non  pi triste: essa gode le gioje dell'infanzia; si compiace
delle belle giornate, segue con affezione il progressivo svilupparsi della
natura, l'avvicendarsi delle stagioni ecc. <La mente dell'autore pregusta i
benefici della pace e della fratellanza universale.> Le grandi citt ed anche
le piccole sono scomparse: il mondo  un parco seminato di cottages: vive la
gente scambiandosi servigi. Una donna, che in altri tempi si sarebbe chiamata
serva, curva sotto il peso dell'umiliazione, sta scopando, nell'Utopia di
Morris, felice come una regina perch sente che scopa per l'umanit.
Naturalmente non vi sono pi n leggi, n giudici, n soldati. Il mondo di
Morris vive nella pi pacifica ed armonica anarchia. - Dapertutto traspare la
buona e onesta anima dell'autore. E' certo che se tutti fossero pari a lui, il
suo sogno sarebbe gi realt. Ma l'anarchia suppone uno stato di perfezione
morale, raggiungibile forse dall'individuo, non dall'intera umanit. -
Sott'altro punto di vista, il libro del Morris  una requisitoria contro la
societ moderna (del XIX secolo) e in modo speciale contro il Governo inglese
e Londra. L'antica Parl[i]ament House, la si adopera nella nuova societ come
Dung Market. Accenna al tempo in cui l'Africa era infestata da un uomo
chiamato Stanley: accenna agli ufficiali generali d'oggi the stupidest men in
the country, ai collegi antichi dove gli aristocratici mandavano i loro figli
maschi per liberarsene una parte dell'anno, al paesaggio odierno cockneyfied
and sop[h]isticated con gli odiosi ponti gotici di ferro fuso. Morris
combatte contro il commercialismo della Gran Bretagna, contro la produzione a
basso prezzo wares were made to sell and not to use. Artista per eccellenza,
vorrebbe che ogni opera dalla massima alla minima fosse fatta apposta, avesse
un'impronta personale. Nel suo sogno, gli uomini avendo tutto il tempo per
lavorar bene, farebbero artistico, anche a loro insaputa, ogni loro lavoro
(del che io dubito assai). <L'arte  l'eccellenza del lavoro.> Nel libro per
si riscontrano delle puerilit. Si direbbe che lo scopo della nuova societ 
di vestirsi bene (vestirti di seta ricamata) e di cogliere e di offrirsi
reciprocamente fiori. <Banditi i tristi abiti dal triste secolo XIX, tutti
sono gajamente abbigliati.> I dipinti, in stile preraffaelistico, non
rappresentano che fiabe. - Dei molti progetti per un nuovo stato della Societ
umana, quello di Morris  il pi poetico e pratico. Orribile sarebbe invece
l'avvenire minacciatoci dagli incubi del Fournier, fortunatamente impossibile.
Il futuro del Morris, tutto serenit arte ed abbondanza  per fatto per
pochi. Difatti nel libro suo non  mai folla. Eppure coll'amore spontaneo e
libero, che vorrebbe Morris, la popolazione della sua Utopia si dovrebbe
moltiplicare pi rapidamente che non oggi colle attuali restrizioni legali,
morali, fisiche. Avvenendo tale eccessiva moltiplicazione tutto il castello
suo di pace abbondanza e gioja sfumerebbe per inedia.
5650. A spegnere il male e a fortificare il bene, pi che l'opera morale,
giover la scientifica colla selezione del germe umano.
5651. Secondo Cesare Lombroso, i geni debbono essere rachitici, gobbi o
sciancati, impotenti a procreare, mancanti di senso morale!
5652. [Nota di 5 righe abrasa].
5653. CF. il Giovinetto di Giusti (1845) con la Adolescencia di Manuel
Breton de los Herreros, pubblicata nel giornale La Risa, pag. 84, Madrid
1843 e Bogot 1852.
5654. I peruviani antichi chiamavano mama la madre e papa il gran
sacerdote (Prescott, Conquest of Peru) - hidalgo ossia higo de algo o de
alguien, figlio di qualchecosa a differenza di un trovatello.
5655. Corbetta. Festa del Perdono. 21 aprile. Qu operai e contadini si
sprezzano reciprocamente e non vogliono aver contatto fra loro. Alla mattina
della festa, i contadini si mettono in gala e vanno in chiesa a confessarsi e
comunicarsi, mentre gli operai, nei peggiori abiti possibili, si allontanano
dalla festa. Dopo mezzod tutto cambia. Gli operai si mettono i migliori abiti
e i contadini tornano ai loro stracci. E la festa si chiama del perdono!
5656. Com' degli uomini,  delle bestie. Le pi loquaci (p. es. i papagalli)
sono le meno intelligenti. Il quasi muto elefante  invece intelligentissimo.
5657. R.U. Alla bassa. In stoo ann, dicevami un villano, gh'hoo vuu (avuto)
do grazi dal Signor: m' mort on fioeu e m' guarii la vacca.
5658. Il curato di Laglio sul lago di Como, miserrimo, d per penitenza alle
donne che si confessano da lui di fargli delle calzette. Nelle montagne, i
curati sono talvolta cos poveri che le loro Perpetue li mantengono facendosi
dare un uovo dall'uno, un boccone di pane dall'altro etc. Quando qualche
forastiero arriva inopinatamente dove sono, fuggono come selvaggi. La mia
Carlotta, in una gita sui monti, ne vide scappar uno, vestito di verde (cio
il nero dell'abito diventato verde per l'et, la pioggia etc) con ghette
stracciate, e un berretto rosso, fatto a calzetta.
5659. Una nuova divisione teologica de' peccati (ne hanno imaginate tante i
dottori e sagristi della Chiesa!) sarebbe quella di peccati piacevoli e
peccati spiacevoli. Per es. la gola, l'adulterio, la fornicazione
apparterrebbero alla prima classe; l'invidia, l'ira... alla seconda. E ne
verrebbe che tanto gli uni che gli altri meriterebbero scuse: i piacevoli
perch  nella natura umana di mirare al piacere, sfuggendo il dolore: gli
spiacevoli, perch recherebbero in s, col dolore che producono, l'espiazione
e quindi il perdono. Dio non avrebbe pi nulla a vedere nei nostri peccati e
potrebbe riposare tranquillo.
5660. Il duca * milanese, mattoide, bigotto spesso posto in burletta dagli
ambrosiani. Allevato dai gesuiti, per non esser distratto a passeggio da
qualche bel visetto, cammina, preoccupandosi di non mettere i piedi sulle
giunture delle pietre de' marciapiedi: donde il suo procedere a zig-zag, da
paralitico o da ubbriaco. Ricco a milioni faceva patire la fame ai suoi
figlioli, per dar denaro ai preti. In campagna i figli erano nudriti a sola
polenta e molti esercizi spirituali: di pi la duchessa madre somministrava
loro tutte le settimane un purgante perch evitassero le replezioni!
5661. Il diritto dei morti - tema per un articolo contro i profanatori delle
tombe antiche per cercarvi gli oggetti che la piet dei parenti e degli amici
vi aveva deposti. Prima le tombe si svaligiavano per cupidigia: oggi, dicono,
 per scienza, ma  sempre un furto. Il codice punisce i violatori dei
sepolcri, mentre il governo protegge gli archeologi saccheggiatori dei morti.
5662. I vulcani = le bestie feroci dei monti - Casa del boton (occhiello) -
barriga de la pierna = polpaccio - moral (dial. lomellino) cesta dove si pone
il pesce che si prende pescando, CF. lo spagnolo morral = custodia.
5663. Del poeta Giovanni Ventura che scrisse splendidi e patriotici versi in
milanese nel Vesta Verde di Correnti (El passerin, la farfalla ecc.) sono
anche i seguenti frammenti (da completarsi:) Corrii gent de Milan, gent de
defoeura - Corrii frances, todesch, russi e bistecch - l' ch l'Imperator de
la niscioeura - Accompagnaa de Bruck, Bach, Burger e Kubeck. - ...El vedaremm
in mezz ai so todesch - cont i baffi insevaa per tanta festa - el vedaremm
Pepin cavaleresch - a pass sott'ai arch de carta pesta - cont l'istessa
bontaa del pap grand - e col mus de porscell de Ferdinand -
5664. Quando arriv Francesco Giuseppe imperatore a Monza alcuni bontemponi
scrissero una poesia che doveva parere adulatoria ed era minchionatoria e la
fecero imparare ad un ingenuo maestro di scuola che la recit con enfasi
all'imperatore. E' una lunga tiritera, di cui ecco alcune strofe che hanno
desinenza in ito mentre altre l'hanno in ade ecc. Maestade riverito - che
foste tanto ardito - di venire in questo sito - un popolo infinito - anche del
reo partito - a voi non favorito - ha visto ed ha sentito - che in voi lo
scettro avito - dell'Austria impero avito - non  fuori di sito ecc. -
5665. Certo Baratta, torinese, compose dal 1845 al 1855 epigrammi felicissimi.
Non furono, credo, mai stampati. Forse li ricorda ancora (1901) un suo amico,
il farmacista Mosca di Torino. Citer fra gli altri, questo. Tale Romani,
gazzettiere, chiam ruffiano il Baratta. Questi si vendic, dicendo: Roman,
nel gazzettino - ruffian mi segna a dito - Oh ciel! qual dubbio atroce! - Sua
moglie m'ha tradito! - Il Baratta mor schiacciato da un albero divelto ad un
tratto da un colpo di vento mentr'egli passeggiava a Torino sotto una Allea.
Anche morendo, compose un epigramma sopra la sua strana morte.
5666. I jankees, corruzione da ingles, inglese. A Lima, gli inglesi sono
chiamati gringo, perch i marinai britannici, scesi a terra durante una delle
solite rivoluzioni, cantavano gringogringos.
5667. Plat e ciciar (milanese) da Platone e Cicerone.
5668. Luigia Milesi Pisani, mia nonna paterna, donna bizzarra, morsic sulle
guancie sua figlia Elena, bellissima, che si era recata col fratello a ballare
il minuetto e aveva fatto furore.
5669. Si potrebbe suggerire a D'Annunzio, una corona di sonetti, degna del suo
genio poetico, [2 righe abrase] etc.
5670. Fra i libri o capitoli che vorrei scrivere, uno sulla Coltivazione
della volont; l'altro: Ricordi diplomatici cio la descrizione di tutti
gli insetti che mi tormentarono nelle diverse residenze, compresi gli uomini
seccatori. Fare il raffr. tra la sporcizia africana e la colombiana.
5671. Motivi di epitafi: X scultore riprodusse in questo marmo le sembianze
mortali di N. N. - Voi che ammirate, riproducete le immortali nel vivere
vostro - Questa pietra copre le spoglie mortali di Giuseppe Verdi. L'anima sua
vive eterna e lass e quaggi - Qu giace il tale: non  pi uomo, ma pace -
Qu giace col tale la pace della sua famiglia - Qu X riposa nella pace, che
tolse, morendo, ai suoi - Qu giace la tale, morta a 25 anni di parto,
lasciando al marito un figlio e un eterno dolore - Qu riposa X. Visse a tutti
ignoto e a s stesso.
5672. Parlata corbettina Debet de la soa ca (debito casa sua), figlio di
famiglia che non vuol metter la testa a partito. - Quando nella campagna di
Corbetta avviene qualche disgrazia (per es. una grandinata) i villani dicono
che l' per i peccaa di sciori.
5673. L'Amico del Re - Progetto per un giornale, altamente patriotico e che
perci potrebbe facilmente venir soffocato con sequestri dal governo. - Il Re
anche il pi autocrata, non fa, non pu fare sempre di testa sua. Le persone
da cui  circondato influiscono, anche indirettamente, sulla sua volont. Da
buoni o da cattivi consiglieri ed influenzatori dipendono spesso le sue
decisioni, i suoi successi, quindi la sua fama. Napoleone I fu grande non solo
per virt sua, ma per quella de' suoi collaboratori. <Napoleone I nelle leggi
si chiama [lacuna], nelle scienze Volta, Cuvier, Arago, nella guerra i suoi
marescialli ecc. ecc.> Ci non gli toglie il merito, anzi glielo aumenta,
perch il saper scoprire gli uomini pel tale o tale scopo  una delle prime
qualit di un reggitore di popoli. L'occhio politico per un regnante  come
l'occhio medico per un clinico ecc. e sono qualit che si hanno principalmente
per intuito. Coi buoni consiglieri un re pu essere insieme grande artista
ecc. Ma se un re guarda e ascolta soltanto le persone che per ragioni di
nascita o grado o successione gli si trovano intorno, ben raramente pu
accrescere il patrimonio del suo ingegno e della sua dottrina. [Seguono tre
righe abrase]. I partiti parlamentari portano,  vero, al Governo elementi
fuori della Corte, ma purtroppo il Re poco ci guadagna, poich il sistema
parlamentare che  quello delle medie, come non apre le porte della
deputazione n agli ottimi n ai pessimi, cos non crea ministri che
mediocrit. Soggiungiamo, che questa Italia appena nata,  gi colpita di
senilit. Bene  giovane il Re attuale; bene  istrutto; bene ha nobili e
patriotici desideri: ma come - da solo - potrebbe superare le pastoje
burocratiche, le adulazioni cortigianesche, le vigliaccherie d'ogni sorta da
cui  circondato? Egli  per ci che noi fondammo questo giornale, chiamando a
collaborarvi quante anime giovanili e patriotiche ardono ancora in Italia. Non
altro giornale potrebbe essere pi monarchico del nostro. Nella funzione dello
Stato costituzionale il monarca non  superflua, irresponsabile ruota come
qualcuno la dice. <Il re non dev'essere una macchina a semplice firma delle
decisioni ministeriali: dev'essere un esempio, una guida in tutto: non un
pedissequo, ma un iniziatore, un precursore.> Noi ci chiamiamo amici del Re -
amici veri, non vili adulatori, come altri si chiamano amici del Popolo. Noi
vogliamo essergli sempre vicino collo spirito, quand'anche l'etichetta non ci
permetta di oltrepassare le soglie del suo palazzo - e senza chiedergli
udienza, vogliamo sempre dirgli la verit ed offrirgli quanto di meglio la
nostra mente pu imaginare. Nella ininterrotta serie di avvenimenti per cui
passa un paese, capitano occasioni, che, afferrate a tempo, farebbero la
fortuna e la gloria di un sovrano. Ma pochi sovrani le vedono coi propri
occhi, e la vigliaccheria cortigiana, quando pure le avverte, non osa
indicarle... - Il re d'Italia non  sovranuccio africano che pu anche far
senza della gloria artistica, letteraria: egli  il successore della dinastia,
non solo dei guerreschi sabaudi, ma dei Medici, degli Sforza, dei Gonzaga ecc.
Perch il Re d'Italia non fu al capezzale di Giuseppe Verdi, un altro sovrano?
perch non rierge, come successore di Teodorico cristiano e dei pontefici
massimi pagani, la basilica palatina, recentemente scoperta al Foro romano,
riaffermando cos la sua preminenza anche spirituale? Ma i suoi attuali
consiglieri non vedono altre utili riforme che la pizzarda pei generali invece
dell'elmo, e la risurrezione dei tamburi nei reggimenti, e dei Giolitti nel
governo ecc. ecc. A collaborare (sempre anonimamente nel giornale) si
potrebbero chiamare i pi promettenti e originali e giovani ingegni d'Italia -
Il giornale dovrebbe publicarsi settimanalmente a Roma, sostenendo e
patrocinando l'iniziativa reale in tutte le questioni, indicandogli, appena si
presentino, le occasioni dove il Re potrebbe, col vantaggio del paese,
aquistar gloria per s, richiamando la sua attenzione sui giovani ingegni o
studi che meritano ajuto, e sui vecchi nomi che vogliono essere riscattati
dall'obblio, svelandogli gli inganni e gli ingannatori che lo accerchiano,
prestandogli, ove occorra, intelligenza, spirito e cuore. - Lo stile dovr
essere il pi piano e perspicuo, il tono il pi calmo e deferente. - Il
giornale si potrebbe anche stampare in una copia sola, pel Re.
5674. Il maestro romano di piano Sgambati fu invitato da Riccardo Wagner, in
casa di questi, colla moglie e il figlio per le 71/4 . Vi si recarono in
toilette da pranzo, credendo pranzarvi. Invece, Wagner gli pose dinanzi uno
spartito e lo obblig a suonare un pezzo di musica della durata di un pajo
d'ore. I tre arrivarono quasi allo svenimento per fame.
5675. Cova, impiegato nel Municipio di Milano, morto nel 1899 (?), uomo pieno
di uno spirito tutto suo, che avrebbe potuto essere il Mark Twain italiano, se
invece di dire, avesse scritto. V. nell'Antologia milanese di F. Fontana,
sotto il nome di Cova e, sparsim, in queste note (per es. 5605). Per es. egli
raccontava di una festa da ballo a[l] 5 piano. Si manda a prendere un
organetto, ma non pu passare dalla scala. Allora, lo si tira su dalle
finestre con corde e pezzi di lenzuola. Le donne [ai] vari piani, spingono
fuori le scope per allontanarlo dal muro. Tira tira  quasi all'ultimo piano,
quando, ad un tratto, si rompe la corda. L'organetto precipita, fracassandosi
sul selciato. Ma si vuol ballare ad ogni costo, e si va a prendere di premura
la compagnia del Tirazza (suonatori ambulanti di strumenti di fiato). C' un
sonatore di que' tromboni che s'allungano e accorciano. La sala  stretta,
cosicch, il sonatore, quando gli passa dinanzi, ballando, l'unica coppia che
pu danzare, grida: o, la vita! I ballerini abbassano la testa, passando
sotto il trombone - Cova diceva anche, col suo spirito paradossale, che invece
di eserciti d'uomini gagliardi, si dovevano creare eserciti... d'invalidi. In
tempo di guerra i forti starebbero a casa a lavorare e a figliare. Gli storpi,
i ciechi, i sordi, i tisici si manderebbero ad accopparsi per la difesa del
paese. Anche perdendo, il paese ci avrebbe guadagnato. E descriveva un
reggimento di ciechi cui il capitano comandava andee semper drizz - un
soldato cade in un fosso, l'altro batte la testa contro un albero. Poi, un
reggimento di sordi. Al comando alla baionetta! tutti mettono la mano
all'orecchio, chiedendosi cosa l'ha ditt? - Il generale, in un semicupio
colle rotelle e la manivella passa in rassegna la fronte delle sue truppe...
Quando poi uno guarisce, lo si manda subito a casa... in congedo illimitato. -
Il Cova dipinge anche l'impiegato municipale in modo insuperabile, facendo
talvolta la satira a s stesso. Narrava dell'impiegato ritardatario e delle
sue scuse. Dovette sostare, dice, due ore in piazza della Scala, perch al
cocchiere del tram s' imbrogliata la frusta in un funerale - Graziosissima 
anche la storiella della frittata. Tale si picca di saper fare la frittata in
modo meraviglioso. Capita un amico all'ora del pranzo. Gli vanta il suo
piatto. Detto fatto, ravviva il fuoco, prende un lucente padellino - ova
fresche - burro fumante - la frittata si gonfia sotto la mano maestra - odore
delizioso - Aspettazione ansiosa - Siamo all'ultimo tocco, quello di voltar la
frittata - Egli d un colpo secco al padellino. La frittata salta in su per
capovolgersi... Che , che non ? il padellino rimane vuoto. La frittata non
si vede pi - in nessuna parte. Ricerca affannosa, inutile, generale
delusione... La primavera appresso, venendo lo spazzacamino per pulir la
cappa, si trova, a met di questa, i residui della frittata in un buco - pieno
di fuliggine.
5676. Progetti bizzarri. Un giornale La Carota. Non stamparvi il titolo, ma
l'imagine rossa della carota. Il giornale potr intitolarsi della verit
vera. Vi si riprodurranno tutti i fatti narrati dagli altri giornali, ma in
senso opposto: per es. i delitti saranno compresi nella cronaca del bene
etc. Una Societ (ad imitazione di quella americana dell'Edison per le idee
meccaniche) fra i letterati, artisti, musicisti per lo scambio delle loro
idee. Istituto destinato a sfruttare le trovate. Quante mai ne vanno perdute,
per mancanza di chi le raccolga e noti, nei caff, nelle conversazioni!
Occorre di aver sempre sottomano persone d'ingegno che le afferrino, le
sviluppino, le sappiano usare. -
5677. <duplicato V. 4857> Progetti di quadri. - Pio IX che gioca al bigliardo,
in abito bianco, che sta per colpire la palla, una gamba in aria. Dei
cardinali, in abito rosso, presso il bigliardo, colla stecca in mano, in alto,
attenti al colpo. - Carducci che declama una sua poesia alla Regina Margherita
d'Italia.
5678. Conconiana. Satira e critica d'arte in azione. Citare alcune delle sue
improvvisazioni pittoriche e burlesche contro le ridicolaggini della I
maniera del Michetti, che incaricava le cornici de' suoi quadri di chiamare
l'attenzione del pubblico sulle tele. Conconi pinse p. es. dei bachi da seta,
che uscivano poi in rilievo sulla cornice e vi facevano il bozzolo, dei veri
bozzoli in un vero bosco. - Pinse pure una testa di donna colle guancie
enfiate pel dolor di denti. Stelle parte sulla tela e parte in rilievo e
dorate sulla cornice: illustrando la frase milanese ved i stell!: e in un
angolo della cornice un grosso molare strappato. Il quadro era intitolato:
Contemplazione del firmamento - Pinse pure dell'erba e dei fiorellini sui
quali erano impastate delle margheritine di vetro <di quelle che s'infilano>,
a simulare le goccioline della rugiada, col motto come rugiada al cespite -
E cos un tramonto di sole, giallo d'uovo, rassomigliante ad una gran
rossumata, e sulla cornice, appeso un frullino. - C'era poi anche una
spiaggia di mare, con su impastate della vera sabbia e delle piccole
conchiglie ecc., satira dell'arte realista.
5679. Descrizione di un appartamento dal 48 al 59 quando mobili e vesti, in
disaccordo colla poesia del patriotismo d'allora, erano brutti, incomodi,
orribilmente fatti.
5680. Il primo Ministero Crispi, cominciato nel 1887 alla morte di Depretis
aveva sollevata l'Italia dalla depressione morale in cui era caduta per opera
principalmente dello scettico stradellino e del suo trasformismo. La politica
dei grandi concetti aveva sostituita quella dei piccoli spedienti, il
proposito di tener alta l'Italia e di farla camminare a pari delle grandi
Potenze aveva preso il posto della timida preoccupazione di prolungare una
gretta vita di ministero. Crispi vince diplomaticamente a Firenze, a Tunisi, a
Massaua ecc. (Vedi i vari incidenti). Sorgono le scuole italiane all'estero e
sono gremite di scolari. Nella ripartizione dell'Africa - il tesoro
dell'avvenire - anche l'Italia reclama la sua parte e l'ottiene. Animati dal
genio di Crispi, Antonelli in Etiopia e Filonardi nell'Africa orientale
riprendono, a pr dell'Italia, le tradizioni dell'antica Roma. E nel regno,
una nuova primavera d'idee. Citare la riforma sanitaria che fu l'ammirazione
dell'Europa, il riordinamento delle amministrazioni, l'allargamento del
suffragio, la giustizia anche per gli impiegati, colla nuova sezione al
Consiglio di Stato, etc. etc. (insomma, enumerare le leggi e i progetti del
secondo periodo crispiano). - Senonch la turba dei microcefali, sulle prime
scompigliata e fugata dalla mente di Crispi, cominci a poco a poco a
risollevare gli occhi, a riagrupparsi, a riatteggiarsi ad esercito. Essa, la
feccia di tutti i pi differenti partiti, riunita sotto una bandiera unica,
quella della vigliaccheria, chiamata a raccolta da un solo grido indietro!
tornava a rubare il governo come si fura un fazzoletto [segue una riga
abrasa] - Alla parola d'ordine generale fuggiamo si abbandona l'Africa.
Menelik allunga un calcio all'Italia; questa gli presenta il sedere. Il
Vaticano ci minaccia: gli riconosciamo libera l'elezione de' Vescovi anche di
r[egio] patronato. La Triplice alleanza, nostra forza nella politica
internazionale, ci fa paura, e noi disarmiamo. I partiti estremi, debolezza
dell'Italia, minacciano la monarchia e, invece di domarli, ci mettiamo nelle
loro mani. L'Italia ha bisogno di credito e si grida al fallimento,
affrettandolo con una intempestiva proclamazione di miseria. Anche dalla
scienza, perch troppo costosa, si fugge. Si abolisce l'indagine periodica
demografica, si chiudono le scuole all'estero, vendendo i banchi, i libri, e
perfin la bandiera nazionale e i ritratti dei Sovrani all'asta, si lasciano
andare in rovina gli edifici monumentali, si rinuncia alla linea di
navigazione delle Indie, si tronca la mirabile riforma sanitaria. - Insomma i
nuovi nani hanno per unica meta di fare all'opposto di quanto Crispi ha fatto.
Apostoli di miseria e vergogna, preparatori di sconfitte. E i capi di questa
sollevazione di vigliacchi si chiamano *, il Ninco Nanco della politica, **,
il querelo giudeo, *** le cui tradizioni gentilizie sono tutte di vilt e
scempiaggine. E l'Italia racchiusa in s stessa torn ad immobilizzarsi come
un fachiro che rimane per anni instupidito nella contemplazione del proprio
umbilico.
5681. Nel dialetto milanese l'ubbriacatura (ciocca) ha quattro stadii -
cicciarina (in cui si chiacchiera) - traversina (in cui si va di traverso) -
betteghina (in cui si balbetta e straparla) - pondet l (in cui se non [ci] si
appoggia, si va a gambe levate) - Nel dialetto pavese, si cammina pi svelto e
si arriva alla perfetta ciocca in tre colpi - cirla -virla e patarlaca.
5682. Credo sia il pittor Elena, milanese, che in una satira contro il
cavaliere Pompeo Marchesi, scultore, scriveva Era grande anche Prassitele -
ma non era cavalier! -
5683. R.F. Donna Bianca Sacchi, bisnonna di mia moglie Carlotta Borsani,
l'ultima sera in cui gli austriaci stettero in Milano (1848) temeva
giustamente una invasione nella sua casa di Milano (Via di Brera) presso il
Comando Militare. E i croati non scherzavano. Mentre la famiglia era tutta
raccolta, inginocchiata in una sala pregando e aspettando il saccheggio, D.na
Bianca, con un mucchio di sacchetti di svanziche stava nell'anticamera,
attendendo, colla speranza di ammansarli, i croati. I croati vennero ma si
fermarono in portineria allettati da un gran barattolo di marene allo spirito
che D.na Bianca aveva regalato ai portinai per inspirar loro coraggio. Il
tempo che i croati impiegarono a mangiarsi le marene bast perch arrivasse
l'ora della ritirata. I tamburi rullarono al Comando: la disciplina austriaca
era ferrea; e i croati dovettero lasciare ancor mezzo pieno il barattolo ed
intatta la casa. Un barattolo di marene allo spirito salv cos Casa Mussi.
5684. Certa signora Prina di Milano fece calzette per una sua bambina col pelo
di una bellissima cagnolina che possedeva. I cani correvano appresso a quella
bambina, pisciandole sui piedi.
5685. All'epoca Napoleonica, quando naque il Re di Roma venne di moda certo
colore tra il giallo e il verde che prese il nome di caca roi de Rome.
5686. Luigi Perelli, mio primo amico fin dal 1864, mor improvvisamente il 23
mattina <(agosto 1900)> all'Albergo Milano di Milano, nella stanza al n. 38.
Era nato nel 1848. La sera antecedente erasi sentito male. Pranzando alla
tavola dello Spatz, albergatore del Milano, aveva rigettato. Usc ci
nonostante nella serata e pare siasi trattenuto con conoscenti giornalisti
(Valera etc.) sino a tarda ora al caff dell'Aspetti (Martini). Perelli aveva
il vizio del superbibere. La sua morte fu attribuita a sincope. Fu trovato sul
letto dalla parte dei piedi. Portava calze. Non si cap se stesse per
levarsele o mettersele. Il 23 stesso giunse Primo Levi che villeggiava a
Varese. Nella sera (non essendo io ancora arrivato dal Dosso, dove Monsignor
Bignami mi aveva telegrafato la dolorosa notizia) furono decisi i suoi
funerali civili, perch ascritto alla Societ per la cremazione de' cadaveri.
Al suo funebre che ebbe luogo alle 2 p. del 24 molti gli amici e le corone di
fiori. Pioveva. Ai lati del carro, io, Luca Beltrami, Spatz e Primo Levi.
C'era il senator De Angeli, il deputato Sormani, il pittore Conconi - Il 26
domenica fu cremato nel forno Gorini-Spaziani e le sue ossa religiosamente
raccolte da Primo e deposte nel tempio crematojo del Cimitero Monumentale di
Milano. - Perelli, il 21 agosto di sera era stato a trovare Cesare
Confalonieri, l'antico e celebre obo della Scala, ridotto dalla paralisi
progressiva alla quasi immobilit su una poltrona. Era allegro come al solito
ed aveva promesso a Confalonieri di tornare due giorni dopo da lui per
mangiare il manzo allesso. Da circa due settimane era a Milano. Pochi d prima
della sua morte, P., trovandosi a Cernobbio dallo Spatz proprietario
dell'Htel Milano, gli disse indicandogli il Dosso che si vedeva in distanza
in quella villa che sta costruendo il mio amico Alberto c' gi la mia
cameretta. Forse meglio che a Paul Louis Courier sulla tomba di Gigio Perelli
si potrebbe incidere l'epi[te]to di milanese. Vedi sparsim.
5687. La letteratura, il romanzo cinetografico dello Zola.
5688. 1900. 27 novembre. Al Dosso Pisani, in loggiato, alle 91/4 di sera.
Appare stella filante, splendente (bolide), cadendo apparentemente dietro il
Monte di Brunate, della grossezza - alla vista - di una testa d'uomo. Ha coda
fluttuante simile a fiamma che esce dai camini degli alti forni.
5689. - 1901. 11 aprile. Morte di Maria Righetti, di 67 anni, via Sant'Andrea,
16 - gi domestica di mia madre Ida <(Quinterio Pisani)> ultimamente
portinaja. Le passavo un piccolo sussidio di 50 lire ogni trimestre. Cur
devotamente e coraggiosamente mia mamma, quando questa fu colpita da grave
difterite.
5690. Il Dossi  citato come umorista a pag. 45 e 125 del libro Humour di
Paolo Bellezza - Strenna a beneficio del Pio Istituto dei rachitici - Milano
1900. Stampato a Milano da Pietro Agnelli.
5691. - Caterina f el pan d'or giuoco che facevano i ragazzi quando i
torroni di Cremona avevano la carta d'oro o d'argento. Con questa carta, che
umettavano di saliva, si coprivano il dorso della mano sinistra e battendosela
colla palma dell'altra mano, cantavano Caterina f el pan d'or finch
rimaneva sulla mano battuta l'argentatura o indoratura della carta.
5692. Appunti per una prefazione al Catalogo dei sigilli fittili della
collezione Pisani Dossi, esistente a Corbetta. Alle parole che sto per
scrivere seguir un catalogo di nomi di antichi vasai. Dopo tante promesse
letterarie - di romanzi - di storie - di critiche d'arte - finire con un
catalogo, parebbe pochino: eppure non provai mai tanta soddisfazione quanta ne
provo illustrando i rossi coccetti della mia raccolta. La riconoscenza che io
debbo a que' cari frantumi scritti  molta. Essi mi rappresentano una mite
consolazione, un intimo piacere duratomi gi, a quest'ora, una trentina di
anni. Mentre la loro ricerca m'indusse a salutari camminate, togliendomi dalla
immobilit dello scrittojo, la loro lettura mi apprese la virt della
pazienza, l'acutezza della indagine epigrafica, la gioja della divinazione.
Assorto nella ricostruzione di un nome, che spesso aveva le apparenze di un
piccolo rebus o sciarada, dimenticai spesso reali fastidi, mi confortai del
livore umano e delle sventure. - La scoperta di qualsiasi cosa, sia essa
un'America, sia un nuovo microbo, una pianticina, un coccio, equivale ad una
creazione e ne fa godere la volutt. - La ceramica sempre avuta in gran pregio
dalla pi remota antichit. Suo primo autore se leggiamo la Bibbia lo stesso
Dio che impast la creta e ne form l'uomo. I monumenti pi antichi sono di
terra. Pi solida e duratura del bronzo e del granito, resistente al fuoco,
all'aqua, alla cupidigia umana, la terracotta  veramente destinata alla
immortalit delle persone e de' fatti. Cit. le biblioteche di Ninive ecc. i
cui volumi sono scritti in tavolette fittili. Nell'evo moderno continua la
nobilt delle ceramiche. Le fabbriche cinesi, viennesi, sassoni, italiane in
mano dello Stato, dei principi e d'illustri famiglie (per es. Ginori) - La
storia dell'umanit la pi antica ha per principale base i prodotti delle
ceramiche arcaiche, scavate nelle tombe. La tomba ha conservato la vita, pi
che la morte. La risurrezione dei cadaveri, , per cos dire, in piena azione
- La materia si presta a centinaja di volumi, e infatti ne furono gi scritti
centinaja. Noi intendiamo limitarla alla ceramica latina, detta volgarmente
aretina, comprendendo in essa i prodotti d'imitazione delle Gallie, della
Bretagna, Germania ecc. - La ceramica italica preesistente al vaso aretino.
Probabilmente la origine di quest'ultima va ripetuta da Samo, che diede il
vaso e le forme un po' tozze. - Il vaso italico a rilievi, a contatto del
greco dipinto dovette cedere. In Grecia non pot espandersi, bench vi sia
copia di esempi di vasi a rilievi, fabbricati per in Grecia (tazze di Megara
ecc.) - La terra sigillata latina interessantissima e dal lato delle
rappresentazioni figurate e da quello delle leggende de' figuli e de' graffiti
de' possessori. - <Prima di entrare in argomento, ringraziamento ai piccoli
cocci: poi dividere la prefazione in 3 capitoli - I Impasto - forme e figure -
II Sigilli - III Graffiti.> - I. I vasi, cosidetti aretini, ci conservano in
terracotta le forme e le figure dei vasi potori e commissori in metallo. Era
un lusso che poteva ornare le mense dei poveri - era l'arte popolarizzata,
l'arte democratica - La forma tozza dovuta alla materia. CF. colle coppe del
tesoro di Micene, con quelle di Megara, Samo, e colle altre italiche.
Destinati quasi esclusivamente agli usi della tavola: donde la ragione del
trovarsi sempre rotti, mentre il vaso che si nascondeva nella tomba (dipinto,
o nero ecc.) si ritrova spesso intatto o almeno con tutti i suoi pezzi. -
Sull'impasto dei vasi. Esame chimico. Le varie crete. La creta aretina,
impressionabile come la cera. Vi ha frammenti in cui si avverte la tessitura
della pelle dei diti del figulo. - Si direbbe la creta tremoli ancora. - La
loro colorazione. Ricorda le lacche giapponesi e cinesi. Resiste agli acidi e
al coltello <ed alle imitazioni. Imitazioni antiche>. Processo nella
coloritura. (Vedi studio sulla polarizzazione magnetica delle terre crete) -
Circa le figure, alcune ricordano la pura arte greca. Rappresentazioni
mitologiche in genere, bacchiche, cacce e pugne, amorose, comiche ecc. (V.
Dragendorf, Terra sigillata) - frutta, fiori - ornati in genere - Il
vasellame originis externae, barbarico - II Sigilli. Abbiamo detto che la
ceramica era tenuta in gran pregio nell'antichit. Donde, nei vasai latini, la
gloriola d'imprimere il loro nome nei rispettivi prodotti. Le fabbriche di
vasellame dovevano essere molte - tutti i giorni si scopre qualche nuovo nome
- e gli operai (solitamente servi) numerosissimi. Troviamo fra i padroni di
fabbriche nomi gentilizii celebri (Corneli, Flavi ecc.). Alcuni padroni sono
associati: vi hanno famiglie i cui membri si succedono per lunga serie di anni
ecc. Il padrone lascia porre il suo nome anche al servo - che talvolta lo
mette anche da solo (sia che aprisse bottega da s sia che si distinguesse in
modo speciale). I nomi gentilizii dei padroni sono generalmente romani e
latini, quelli dei servi, greci. Vi ha serie di servi numerate, per cos dire,
(Primus, Secundus, Tertius, Quartus, Quintus, Sex, Septimius, Octavius,
Decimius ecc.) - I nomi sono inscritti in cornici di numerosissime forme. Si
vedono nel C.L.I. del Dressel, e non sono ancora tutte. La pi frequente 
l'orma del piede ([lacuna] p. %). Opinioni su questa forma = indizio di
padronanza - Rarissima invece la forma della mano, mentre parrebbe dovesse
essere il contrario. Molti piedi, a mio avviso, dovrebbero ricordare la parte
superiore colle bende che si attaccano alla suola del calzare. Credo anche che
il figulo abbia, in alcuni stampi, disposte intenzionalmente quelle bende, per
far rappresentare da esse le lettere del suo nome (per es. MU di Munati, TELIX
di Felix ecc.). Spesso poi i figuli si compiacevano di porre il loro nome
nelle pi strane maniere, in modo da costituire un vero indovinello e
rompicapo, sia rovesciando il nome, sia disponendone bizzarramente le lettere
etc. Es.  - <La lettura dei sigilli fittili coi loro innumeri nessi,
abbreviazioni etc. specialmente l'interpretazione dei male stampati o rotti
equivale ad un corso pratico di epigrafia, e pu farsi facilmente in una
stanza. Non studiamo iscrizioni gi passate per la trafila spesso infedele dei
copisti e dei commentatori, ma il piccolo monumento originale, vergine.> I
servi debbono essere stati - se egregi - oggetto di reciproche invidie fra i
vasai e di gare per averli: si potrebbe desumere dai nomi OPTATUS, CVPITVS,
SPERATV[S], NACTVS - Non c', si pu dire, fabbrica che non abbia il suo
operajo favorito EROS CORNELI - EROS SAVFEI - EROS VALERI etc. In modo
speciale ci tenevano ad esser considerati aretini, del quale aggettivo fanno
pompa nella leggenda. Alcuni anzi, si chiamano tout court aretinus fig. - ed
anche aretinus verus (da non confondersi cio con quell'altro che s'intitola
aretino mentre non ). Cos dicasi pel nome di Samia, ecc. quantunque potrebbe
anche essere che questo come Heraclia ecc. sia un nome relativo alla fabbrica
pi che al fabbricatore (fictilia samia, heraclia ecc.). - E trovo anche
figuli che mettono per cos dire l'insegna della loro ditta, le loro armi
parlanti, p. es. una pelle di lione (che ricorderebbe la fabbrica Heraclia),
un gallo, il fabbricatore GALLVS etc. - III Graffiti. Oltre il marchio del
figulo i vasi rossi offrono l'interesse delle sigle, nomi ecc. scolpitevi
talvolta dai loro possessori. Qu per, a differenza del marchio, che  sempre
veramente antico, l'industria degli antiquari falsificatori ha influito,
specialmente in questi ultimi tempi, in cui il coccio rosso  ricercato dagli
studiosi anche per i graffiti. E' quindi da mettere in quarantena ogni
scalfitura che si trovi su coccio che esca da un negozio di anticaglie. A
Roma, certo Scorcelletti antiquario si faceva graffire da un archeologo di sua
conoscenza ogni frammento di terracotta aretina che gli capitasse, il quale
cos dal non valer nulla veniva ad aquistare il valore almeno di un 15
centesimi. Quando si  sicuri che il graffito  ingenuo, allora ci pu dare
notizie e modelli sulla scrittura volgare dell'epoca romana. Esemp[lificare].
5693. Quando nel 1900 fu demolito l'Arco dei fabbri a Milano (antica postierla
della citt medioevale, l'unica rimasta) in odio alla storia patria e al
decoro architettonico e stradale, per accontentare ignobili speculatori che
avevano edificato case sui lati dell'arco, le pietre dell'arco di mezzo furono
ritirate in Castello dal Municipio; le mura di cotto sui fianchi, caddero in
parte da s e i loro materiali furono manomessi o sparpagliati. Carlo
Frisiani, patrizio milanese, amante degli studi archeologici e storici, pot
ricuperare qualche parte del materiale che raccolse nella sua casa in Piazza
S. Ambrogio. Una ferriata di ballatojo del XVI secolo che correva sulla porta,
la mand a collocare nella sua nuova villa di Carate Brianza. Nel materiale
pot anche trovare una lapide quadrata, corniciata, ch'egli ritiene del 1300,
di marmo bianco (io non la vidi), sulla quale  un'aquila in bassorilievo e
sotto una porta con merli ghibellini - probabilmente rappresentante la stessa
postierla - fra le lettere F e R gotiche (Porta f[ab]r[um]). Sull'arco si
trov anche una delle solite sigle del nome di Ges. Forse era la stessa
pietra sulla quale, secondo il Giulini, stava l'imagine di Imeneo, origine
dell'acclamazione milanese a la minee in occasione d'uno sposalizio, imagine
che fu barbaramente scalpellata via nel 1700 per darvi posto alla suddetta
sigla. <L'effigie di Imeneo che si diceva trovarsi anticamente sull'Arco de'
fabbri, alla quale gli sposi novelli solevano appendere corone di fiori,
gridando i monelli la minee la minee - effigie stata fatta ritirare dal
podest di Milano, come ricordante riti pagani, si trova nel Cortile
dell'Ambrosiana di Milano. E' la testa di donna con corona turrita e
l'iscrizione di Asti, rappresentando infatti questa citt.> Fra i mattoni, ne
fu pure raccolto uno sesquipedale (ora, luglio 1901, presso Frisiani)
coll'incavo, a forma di mano, dove prenderlo. <In casa di Frisiani a
Sant'Ambrogio si trovano anche due rocchi di colonna, di una breccia rosata,
scavati nelle sue cantine e simili ad una colonna che si trova nel vicino
Sant'Ambrogio. Frisiani crede sieno colonne del Tempio di Bacco che pare
sorgesse l presso. Hanno le incassature della cancellata.>
5694. Francesco Crispi (vedi nella cartella J del mio archivio personale e in
queste note) mor a Napoli (Villa Lina, Rione Amedeo) l'11 agosto 1901,
domenica, alle ore 19,40, dopo lunga agonia. Lasci esecutori testamentari
Abele Damiani, Giuseppe Palumbo Cardella e l'avv. Giampietri, coll'incarico di
esaminare e disporre de' suoi documenti, sia per essere depositati in archivi
pubblici, sia per essere pubblicati, sia anche per esser distrutti. Mor pochi
giorni dopo l'anniversario del Re assassinato Umberto, e pochi giorni prima
dell'anniversario della morte di Luigi Perelli, che gli fu tra i pi fedeli,
sino a compromettere le sue sostanze e rischiare la sua fama per lui. <Mentre
Crispi agonizzava, il Ministero (Prinetti) fece firmare dal Re un decreto che
mi collocava a riposo, mentre non avevo ancora gli anni per la pensione e
potevo rendere ancora servigi allo Stato.>
5695. (Monza, 12-8-1901) Colloquio colla S.ra Angiola Gagliati vedova del
patriota ed archeologo Luigi Vassalli bey. Mi chiam desiderando che gli
oggetti personali e cari di Vassalli, dopo la morte di questi sieno da me
raccolti, invece che da * falso amico suo e di suo marito. Mi racconta che
tutti gli oggetti del Museo egiziano che * tiene a Lugano furono dati
gratuitamente da Vassalli e non pagati da *, salvo le monete che furono pagate
la met del loro valore... A Costantinopoli *, era nutrito e vestito da
Vassalli coi guadagni non sempre lauti che questi faceva nell'arte pittorica.
Una volta Vassalli, sulla somma di 500 lire avuta per un quadro, pass L. 300
a * perch si pagasse il conto dell'Albergo. * torn invece col denaro in
Italia, lasciando ancora il conto da pagare all'Albergo. Tutto questo ed altro
risultava da lettere dello stesso * scritte a Vassalli e conservate da questi.
Alla morte di Vassalli, * riusc ad averle dalla vedova e non le restitu pi.
Cos avrebbe sottratto molti documenti da una cassa affidatagli dalla stessa
vedova in deposito, di cui forz la serratura. Comp l'opera, dimostrando, lui
oramai ricchissimo, la pi completa indifferenza riguardo alla vedova che gli
era stata raccomandata da Vassalli che lo aveva beneficato. La Signora Angiola
confid tutto all'abate A. Stoppani, pregandolo ad interessarsi di lei presso
*. Stoppani le rispose che pu sperare da quell'uomo dal cuore de scimes?
5696. (1901) [Nota di 7 righe abrasa].
5697. Mascotte e Guignon. Sotto questi due nomi si potrebbe tracciare in
forma di novella fantastica la storia di uno nato, come si dice, col cavicchio
e di un altro nato colla disdetta. Il primo, per male che faccia, anzi peggio
fa e pi la sorte gli  favorevole. All'altro tutto riesce a danno. Dove va il
primo, va la fortuna, impressiona uomini e bestie; si vincono lotterie, non
cade grandine; l'altro porta seco, aperto, il vaso di Pandora e se lo rovescia
adosso etc.
5698. L'incompleto. Se descrivessi questo tipo, farei la mia autobiografia. Io
non riuscii a condurre a perfetta fine, nulla. In letteratura cominciai
arditamente; scrissi scrissi, dovevo essere un innovatore, mille progetti,
tutti saggi, essays, nessuna opera e, tanto meno, conclusione. L'oeuvre non fu
compiuta. In diplomazia, mille cose iniziate e bene, ma tutto troncato e
disfatto. La riforma del Ministero, le scuole all'estero, l'espansione in
Africa, Tripoli, il Marocco, la politica in Oriente ecc. - In Arte; mosso
dall'illusione d'incoraggiare i giovani promettenti, mi disgustai con tutti,
colpa certamente pi di loro che mia. In ricchezza, ereditato, non saputo
mantenere un patrimonio. In architettura posto i fondamenti ad un palazzo,
dovuto lasciare a met, simbolo della mia vita, che persino, nascendo,
pronosticava perch settimestre.
5699. 1900. L'immediata conseguenza del cos detto rialzamento delle nostre
plebi operaje e contadinesche fu quello che diventarono, se possibile, ancor
pi villane di quanto erano. L'esagerata coscienza di avere riaquistati i loro
diritti le rese burbanzose e scortesi oltre ogni dire, anche per la falsa
persuasione che mostrandosi con qualche resto di gentilezza verso i superiori
di classe darebbero indizio di timidit. <Anche il clero che venuto altre
volte da classi gentili portava una nota di carit e di Poesia nelle plebi;
oggi venuto dai pi bassi fondi della societ e nudrito soltanto d'odio e di
teologia, diffonde sentimenti di vendetta e di crudelt.> Nelle officine, nei
campi, negli uffici si gareggia in scortesia. Le arti fabbrili gi dure per s
stesse perch a contatto della materia bruta, aumentano, per lo spirito di
rivolta, in durezza e brutalit. Il socialismo male inteso conduce alla
irreligione e alla distruzione della famiglia. Eppure non era questo il
socialismo fantasiato poeticamente da William Morris nella sua An history of
Nowhere!
5700. 1900. Passeggiata triste. Torno a Milano, la citt della mia giovinezza,
dopo lunghi anni di assenza. E' sera: desinai da solo; passeggio da solo. Il
piede mi porta dove molti anni prima correva: alla casa d'angolo tra via
Ciovasso e Carmine, dove abitava Luigi Perelli, mio primo amico. La casa, il
terrazzino, sul quale egli stava ad aspettarmi sono ancora, ma egli 
scomparso: il suo ingegno vivace, il suo sguardo ilare, la sua bont senza
fine sono cenere ed ombra; [segue circa una riga abrasa]; mi fu negato perfino
il suo ritratto ch'egli intenzionalmente e testamentariamente mi lasciava.
Abbandono colle lagrime agli occhi la soglia della sua casa, e allungo il
passo, verso la via Solferino, al n. 11, dove abitava un altro amico. Anche
qu, la casa non ha subito modificazioni. Ma non vi abita pi Tranquillo
Cremona. Morto  lui, morta  la sua bimba Ada che io tenni a battesimo. Sono
pure spariti i suoi vicini, il gajo fratello mio Guido, tempra d'artista, e la
sua moglie - Fuggo quasi da via Solferino, ed eccomi in Piazza Fontana, a quel
numero 5, dove Paolo Gorini, quando si recava a Milano, pranzava con una fetta
di manzo e un bicchier d'aqua. Ma anche Gorini non appare pi da un pezzo in
quella trattoria. La sua anima vive immortale ne' suoi libri, ma il corpo 
fatto marmo in una piazza di Lodi... Mi trovo solo solo. Amici vecchi e
giovani, tutti si dipartirono. Ma no, non sono solo, intorno di me ondeggia la
folla de' miei cari morti che sempre cresce e mi chiama a s. Tutti tutti i
miei veri grandi amici sono al di l. - Grandi - Crispi - Correnti - Hohenlohe
- Camerini - Antonelli... Spiriti eletti e immortali mi circondano, mi
parlano, abbracciano.
5701. (8.1.1886) Alle 10 di mattina mi si presenta improvvisamente in casa mia
l'editore Sommaruga, direttore della Cronaca bizantina. Dice che  venuto da
me, fidando della mia lealt, per un consiglio. Vorrebbe, riparando
all'estero, cavarsela dinanzi la minaccia di una condanna che gli pende sul
capo, non so per quali pasticci cambiari. Chiede dove potrebbe andare per
mettersi al coperto d'ogni pericolo d'estradizione. Gli rispondo ch'egli mi
chiede un consiglio che non posso dargli. Egli insiste, mi supplica. Gli
replico che dapertutto abbiamo un trattato di estradizione. Egli obbietta che
potrebbe recarsi nell'Argentina. Gli ribatto che anche in Argentina non
troverebbe sicurezza. Lo consiglio a lasciare che la giustizia segua il suo
corso e a rassegnarsi. Non ha ammazzato nessuno. Se anche la Cassazione non
annullasse la sentenza, certo esagerata, potr sempre ricorrere in grazia. Non
 impossibile che, dopo qualche anno, mutato ministero, sopiti i rancori
contro di lui, egli ottenga un abbreviamento di pena, tanto pi, se, com'egli
assicura, Michetti e Carducci intendono d'intercedere presso il re. Se ne va
poco soddisfatto. - 9.1.1886. Alla solita ora, S. torna da me. Si dice in gran
dubbio di rimanere in Italia. Crede che cavandosela, farebbe piacere al
Governo, perch questo, colla libert provvisoria che gli ha concesso
larghissima, potrebbe desiderare, pi che altro, la sua fuga. Gli rispondo che
dapertutto si esporrebbe alla estradizione od alla espulsione od alla prigione
- che il meglio  dunque di restar qu, salvo a suo tempo di ricorrere in
grazia. Risponde S. che tale  anche il parere dell'avv. Panattoni.
Discorrendo con lui circa la sua azienda, met letteraria e met imbrogliona,
mi racconta episodi relativi al Martini deputato e al De Renzis - ecc.
5701 [bis]. 1901-18-9. Al Dosso. Uccido a colpi di pietra un aspide di una
specie velenosissima. Mi sembr ad un tratto che l'aspide prendesse le
sembianze del giudeo Malvano.
5702. A Como nel sett. 1901, poco prima dello svolto della via Maurizio Monti
nella via Giuseppe Brambilla lessi la seguente ditta: Osteria del Rovan, di
Corti Andrea. -
5703. Le sue argomentazioni erano come i sentieri in un giardino, fatti per
allungare, non per accorciare la strada.
5704. Lo scultore Giuseppe Grandi di Milano aveva comperato ad Amsterdam un
leoncino per servirsene di modello in un gruppo del suo Monumento delle 5
giornate, e poich gli occorreva che apparisse belva feroce e non pelle
impagliata da Museo zoologico, lo eccitava in ogni maniera. Inenarrabili i
suoi tiri, i suoi scherzi, che gli faceva attraverso le sbarre, gettandogli
pezzi di scarpe e di carbone e gomitoli di filo in bocca. A forza di questo
trattamento il leone era diventato adirittura feroce e... stitico. Allora si
pens a dargli un serviziale per farlo evacuare. Imaginiamoci le difficolt.
Con un sistema ingegnoso d'assi gli si circoscrisse gradatamente lo spazio
libero, fino ad arrivare al suo deretano e ad imboccarvi la canna di peltro,
mentre gli si teneva ferma la coda attraverso le sbarre. Il furore del Re del
deserto di trovarsi in simile ridicola posizione giunse al colmo. Squass
orrendamente la gabbia, tanto che i somministratori del clistere,
abbandonarono l'istrumento e fuggirono.
5705. Il lamento di un automobilista. Pareva gi che il biciclo fosse il pi
incomodo modo di viaggiare, ma oggi ha la palma l'automobile. Trepidazione
continua, polvere, vento, aqua, perpetuo pericolo e per i viaggianti e per i
passanti, pericolo di rovesciare, di saltar per aria. Maledizioni, ingiurie,
lungo tutto il percorso. Non si sa quando si pu partire n quando si pu
arrivare. Stragi di cani e di oche. Bastonate dai villani. Soste di ore sotto
la pioggia, in strade isolate. L'automobilista fatica quanto un cocchiere e
quanto una pariglia. Non gli  permesso di parlare co' suoi compagni, di
godere il paesaggio ecc.
5706. (Sett. 1901 - Dal pretore Vedovi del I mand[amento] di Milano) -
Iniquit legali - Tale signora venuta a morte, dichiar per testamento, come
aveva gi in vita replicatamente affermato, e prov con documento il suo
asserto, come il suo unico figliolo non era del marito legale, ma lo aveva
avuto da altri e disse da chi. Il marito legale lo sostenne invece per suo, e
il tribunale gli diede ragione. Ma la generosit di questo marito aveva per
motivo e scopo la sostanza della moglie. Morta questa egli diventava, e
divenne, l'amministratore legale del figlio, di cui poteva impunemente
consumare le sostanze ereditate dalla madre.
5707. Alla ricerca di un confessore. Motivo di bozzetto e potrebbe anche
essere di romanzo, per dimostrare quanto sia difficile per un'anima onesta e
intellettuale di avvenirsi in un buon prete. I sacerdoti di manica larga e
quelli implacabili. Quelli fatti ignorantissimi dalla teologia. Gli
antipatriotici, i sudici ecc.
5708. Menagio opinava che il greco antico si dovesse leggere colla pronuncia
del moderno ed aveva ragione. Lo stesso (vol. I pag. 240 Menagiana) riteneva
che le confessioni strappate dalla tortura erano inattendibili - Depuis trente
ans on ne rit plus que des bouts des lvres. -
5709. Aqua lanea (erides) ossia neve.
5710. (Dall'Archivio Storico lombardo Vol. VII  pag. 571) - Nell'obituario
della Cattedrale di Cremona 1376. - Haec tibi summa dies perimit tua membra,
sacerdos - De Dossis, Jacobine, hujus canonice templi.
5711. (Dall'Arch. storico lombardo pag. 574 vol. VII) V. Kal obit presbiter
Christoforus de Mussis hujus Ecclesiae mansonarius 1469.
5713. Parlata corbettina - d'impiss = un momento fa.
5714. Quando gli austriaci tornarono a Milano nel 1849 si misero loro in bocca
i seguenti versi Ti credar mi cojona - Mi sapera alfabeta -: ti scriver Pio
nona - Mi meter ti maneta -
5715. L.d.B. L'uomo pieno di colpe e delitti improvvisamente muore. In un
atimo l'anima sua si trova dinanzi al tribunale di Dio. La sfolgorante luce
che ne diraggia, scende a destargli, ed illuminargli, ad un tratto la
coscienza nelle celle le pi recondite. Egli che, in terra, commetteva delitti
quasi per istinto e poi dormiva come il giusto i suoi sonni inorridisce da
capo a piedi di tutto s stesso ed attende di essere sprofondato negli abissi
infernali senza fine. Ma una voce calma e solenne risuona nel maestoso
silenzio delle sfere. Essa enumera uno per uno i delitti dell'uomo, ma ad ogni
accusa aggiunge, essa stessa, una scusa, che trova nei diversi atomi che hanno
costituito l'uomo reo, o nelle circostanze occasionali <e questo  dovuto alle
vigne bevute dal suo nonno - o alla morfina che s'injettarono i suoi genitori:
va quindi a debito del medico, ed a credito del farmacista>. E una colpa dal
suo registro passa a quello di un suo antico progenitore, e un'altra va sul
gran libro mastro della Societ irresponsabile <come da questo trapassa ad
altro ed altro registro sino a quello primordiale>. Mano a mano il peso delle
colpe si solleva dall'anima del reo e questa si rialza in s come fiammella -
e purificata, rinnovata, si ricongiunge alla divinit.
5716. La moglie di Rovani, bella ma disordinatissima - fin dai primordi del
suo matrimonio: dapertutto, nelle camere, lasciava vesti, stivaletti infangati
ecc. E Rovani la chiamava solitamente, non pel nome, ma coll'appellativo di
cavallina selvaggia.
5717. E' una ben cattiva speculazione quella di nascondere al confessore parte
de' suoi peccati, come all'avvocato proprio parte della verit.
5718. Col libro sui Rimedi dei Mali bisognerebbe rilegar sempre quello Sui
mali dei rimedi. (Qu nella annotazione dei miei pensieri giornalieri lascio
la penna alla mia amata moglie Carlotta per un grave indebolimento dell'occhio
sinistro il solo con cui potessi leggere e scrivere. Spero per di potere
rieducare l'altro occhio che sino ad oggi non potendo vedere se non da lontano
s' dato al buon tempo - 26 ottobre 1901).
5719. Gli uccelli per meglio farli cantare talvolta si acciecano. Almeno la
perdita della vista mi facesse pensare letterariamente meglio!
5720. A questo mondo nessuno  inutile e nessuno indispensabile.
5721. Niente  buono per gli occhi detto probabilmente venuto dal nome
dell'antico rimedio per gli occhi malati nihil albius che era il solfato di
piombo - Variazioni sul mio occhio sinistro, malato e quasi spento, e
sostituito dall'altro, prima ozioso. La collezione de' miei sigilli aretini
m' costata un occhio - Vedo ora il mondo con un occhio diverso da quello
con cui lo vedevo da giovine ecc.
5723. Etimologie comiche. Mai-ale. Nel senso figurato per indicare il pi vile
degli animali, sempre col naso nel brago (leggi, uomo), che non ha ali mai.
5724. Monsignor Rossi di Milano, fortunato scopritore (o, come si scrive,
inventore) di ossa di santi, scrisse su s stesso il seguente epigramma (di
cui conservo l'autografo donatomi da Don Carlo Frisiani) Coss'en disii de sto
Monsignor Ross - ch'el cerca e el troeuva di nost Sant i oss? - Disi ch'el
mret l' poeu minga tant; - gh' i can de triffol e gh i can de Sant.
5724 [bis]. 1902. Telepatia. Qualche anno fa, la moglie del signor Ravizza,
ragioniere nel Municipio di Milano, trovandosi a letto si dest per qualche
minuto, lamentandosi di un gran dolore alla gamba e gridando di mandarle
subito un medico. Poi si riaddorment. Alla mattina, un messo venne ad
annunciare ai signori Ravizza che nella notte (e proprio all'ora in cui la
signora si era lamentata del forte dolore alla gamba) il loro figlio si era
rotta la gamba appunto nel posto dov'essa aveva sentito il dolore, dolore
interamente scomparso.
5725. [Nota di circa 1 riga abrasa]
5726. Il re costituzionale pu essere paragonato ad una meretrice che  per
cos dire propriet di chi la paga, ossia del ministro al potere. Cambia il
ministro ed egli cambia di gusti, d'idee, di desideri, fossero pure contrari
al programma precedente. Liberale, clericale, radicale, socialista, volta a
volta, anarchico se occorre, il re costituzionale  sempre passivo, vigliacco
sempre.
5727. Anche i nomi hanno la loro fisionomia, ed anche dalla loro scelta si
capisce il gusto, il tatto dei loro autori, sia letterari sia naturali.
Testimonio Manzoni che trov cos appropriati nomi per i personaggi del suo
romanzo (Renzo Tramaglino e Lucia Mondella), testimonio l'attuale nostro Re
che trov s male quello della sua seconda figliola, Mafalda, che ricorda il
nome di Marcolfa e simili. E il popolo milanese, sempre arguto storpi subito
il nome della principessina non desiderata in quello di Malfada (quasi a dire
Mal-fatta). E c'era il dantesco Matelda che significava con grazia lo stesso!
5728. Ogni sovrano scelse ed ebbe sempre presso di s consiglieri condegni del
suo cuore e del suo ingegno. Trajano ebbe Plinio e Nerone Sejano. Napoleone I
una plejade d'illustri. Vittorio Emanuele II il grande, ebbe Cavour; Vittorio
Emanuele III il piccolo, Giolitti e il microcefalo Brusati.
5729. Telegrafia senza fili. La scoperta di Guglielmo Marconi ha per base
l'intonazione dell'apparecchio trasmettente col ricevente. Questo principio
potr in avvenire essere fecondo di altre molte sorprendenti applicazioni,
anche nell'ordine morale. Esso riveler il segreto delle simpatie e delle
antipatie tra persona e persona, tra persone e cose, e ne trover il
correttivo e il rimedio; scoprir la fonte dell'ipnotismo, della dominazione
di una volont sull'altra, delle divinazioni geniose, <ci dar forse il
veicolo del pensiero da pianeta a pianeta>: chiss anche servir al rintraccio
della cos detta anima gemella che ciascuno di noi dovrebbe avere. Nella
vecchia frase l'unisono dei cuori, era gi preveduta, nel campo dell'anima, la
scoperta dell'unisono.
5730. Di tre ova di gallina, fatte, la prima la vigilia dell'Ascensione, la
seconda il giorno dell'Ascensione, la terza il d dopo, e riposte - la prima e
l'ultima si corrompono, mentre quella dell'Ascensione resta incoruttibile.
L'Ing.r Olivares di Corbetta fece esperienza della verit di questa tradizione
popolare e mi assicura di essersene accertato.
5731. <Gi reg. 5544.> Una gran parte della nostra vita va sciupata in
complimenti - congratulazioni o condoglianze - lettere e biglietti di visita
inutili, che obbligano a risposte e ringraziamenti ancora pi inutili. Quanto
sarebbe benefico un decreto periodico che proibisse a date epoche
l'insegnamento dell'alfabeto o almeno ne sospendesse l'uso.
5732. Gian Pietro Lucini, letterato milanese di molto ingegno e di molta
dottrina, d'idee pi che avanzate e onestamente anarchiche, dalla Natura
condannato al gobbo ed alla rachitide, come dal Genio alla fama, aveva
carattere subitaneo, iroso, e, bench giusto, violento. Citer due fatti. Da
giovinetto, amava tirare al bersaglio con una pistola. Assisteva ai suoi
esercizi una servetta, cresciuta compagna a' suoi giochi. Questa, per celia,
gli gettava sassolini nel bersaglio e gli faceva fallire i colpi. Lucini le
disse: ti avverto ancora tre volte, e se non smetti, tiro a te. La servetta
non smise, e alla terza avvertenza Lucini le tir senz'altro un colpo,
trapassandole la mano ch'essa si era messa a riparo della faccia. Altra volta,
in un caff di Pavia, essendo studente universitario, era seccato da un
compagno che si ostinava a leggere ad alta voce un insulso giornale. O smetti,
gli disse Lucini, o se continui - alla terza volta, ti rompo questo piatto
sulla testa. Il compagno non smise, e Lucini gli ruppe infatti il tondo sul
capo. Il compagno era assai pi robusto di lui. Se altri non s'intrometteva,
separando i contendenti, Lucini sarebbe stato accoppato. Ma egli diceva:
quando si promette, bisogna sempre mantenere.
5733. Prendendo le mosse dal recente assassinio dei reali di Serbia (giugno
1903) perpetrato dall'esercito vile di quel paese, ad eccitazione, pare, del
pretendente Pietro Caragiorgiovich, potrebbe essere tema interessante ad uno
studio la criminalit dei sovrani d'Europa poich per quelli d'Africa ed
Asia il delitto  quasi una funzione, un attributo della regalit. Come,
fisicamente, un naso, una fronte, un orecchio si riproducono in una famiglia
attraverso i secoli, cos ritornano nella stessa certe qualit psichiche,
specialmente le peggiori. Solo il genio raramente si rinnova, e tutt'al pi si
corrompe in pazzia. Le premier des rois fut un brigand heureux. Le arti
della guerra, cio dell'omicidio autorizzato e glorioso, piuttosto di quelle
della pace, hanno creato i primi sovrani: l'assassinio, il furto (leggi
conquista, bottino bellico, confisca) diventato abitudine in un uomo, si fa
ereditario in una famiglia. - Se ricerchiamo le origini di pressoch tutte le
grandi famiglie dominatrici, troviamo laghi di sangue umano che scendono poi
in rivoletti dissimulati fra sponde erbose e gaje dei fiori dell'arte e della
poesia. Citare qu partitamente i misfatti antichi e nuovi della pi parte dei
fondatori delle dinastie europee e dei loro successori. - Concludere,
ricordando quel paese dello Stato pontificio che fu fatto distruggere per
spegnere il mal seme del brigantaggio ereditario; essere quindi la distruzione
di tutte le famiglie sovrane il mezzo pi radicale per spegnerne la
criminalit. Vero  che bisognerebbe poi fare lo stesso con gli uccisori di
quelle famiglie. Uccidi di qua, uccidi di l, si finirebbe a sopprimere tutta
l'umanit.
5734. Gennaro Viscontini, ottantenne, mio lontano cugino, ultimo discendente
della famiglia di Elena Viscontini, maritata Milesi (la Sura Lenin del Porta
<mia bisavola>) chiesto, a nome di Lucini che sta scrivendo uno studio sullo
Stendhal a Milano, mi risponde che non possiede n documenti n memorie in
proposito <sui Viscontini, sui Dembowski, sui Milesi>, che un signore francese
(di cui non ricordo il nome) <e che sta scrivendo un libro consimile> fu da
lui parecchie volte, ma che gli diede la stessa risposta. I Viscontini sono
discendenti da un figlio bastardo del magno Matteo Visconti - Il nonno di
Gennaro, Carlo, portava titolo nobiliare e cos i suoi avi, ma egli, bench
sollecitato da Felice Calvi della Commissione araldica non volle mai far
riconoscere il suo titolo, dicendo che non amava di essere ascritto fra i
discendenti di una famiglia di assassini. -
5735. Due monache giravano questuando pei poveri. Entrate in una bottega di
pizzicagnolo, questi, uomo rozzo, si pose ad insultarle, chiamandole
sfaccendate, oziose ecc.: anzi diede un ceffone ad una di esse, dicendo
questo  per voi. Ed una delle monache, cristianamente rispose, s, questo
 per me, ma e per i miei poveri? L'avaro villano, tocco dalla sublime
risposta, arross pi che la guancia percossa della monaca, le chiese colle
lagrime agli occhi perdono, le riemp di doni il canestro, e divenne da quel
giorno generosamente caritatevole.
5736. L.d.B. C' un proverbio che dice i morti hanno sempre torto.
Riflettendovi bene si trova che la cosa sta precisamente cos... al rovescio.
Per quanto i vivi facciano e dicano di buono, c' sempre a traverso al loro
cammino qualche morto che li smentisce, che loro si oppone, che li fa
naufragare. Precedenti, leggi, frasi fatte, usi, tutta roba morta o quasi,
soffoca, strozza, od acciacca ogni idea nuova ed originale. Col nome di
archeologia, giurisprudenza, teologia l'opposizione de' morti prende credito e
vince. I morti hanno una grande, troppa importanza nella esistenza de' vivi.
Aristotile ferm il progresso per secoli, come Giosu il sole. - Tramontato
Aristotile, sorsero mille altri piccoli aristoteli. Cimiteri di libri, detti
biblioteche, attaccano la putrefazione al cervello vivente. Il vivo per
diventare qualcosa, per aquistar credito ecc., non ha spesso altra via che
quella di morire. Il posto del vivo viene quotidianamente conteso e rubato da
quello del morto, ecc.
5737. Vita, morte e miracoli del mio occhio sinistro. E' da premettersi che la
natura mi di due occhi disimigliantissimi: il sinistro, miope; il dritto
presbiope, e che per circa 50 anni io usai anzi abusai del primo, lasciando
quasi in assoluto riposo l'altro. Male potevo adoperarli contemporaneamente.
L'occhio sinistro si stanc quindi orribilmente, specialmente per la lettura
di documenti paleografici e di minutissime epigrafi fittili (sigilli dei cocci
aretini). Nell'ottobre del 1901 ebbi i primi attacchi congestizi, lampi
nell'occhio e farfalloni neri - Poi, a Corbetta, impossibilit di leggere e
storture nella visione. La retina si era sollevata e staccata. Lainati e Denti
(il primo pessimista, l'altro ottimista) tentarono di rimediarvi con injezioni
di cloruro di sodio sottocongiuntivali, ma a nulla valsero. Il dott. Cicardi
di Monte Olimpino, medico di poca capacit, mi fece una injezione di
calomelano alla tempia (sistema Rampoldi) (febbrajo 1902): peggio - la poca
vista che mi era rimasta, scomparve. Segu una infezione alla tempia con
relativa febbre. Ne guarii, merc Trazzi e Lainati. Nell'agosto 1902 mi recai
a Zurigo con Carlotta, per consultare il d.r Banziger. Mi tolse ogni speranza
per l'occhio sinistro: mi assicur che il dritto non correva pericolo e mi
avrebbe lungamente servito. Cos continuai sino al gennajo 1904, con torpori,
fastidio ecc. Il 13 gennajo mi si manifest congiuntivite bilaterale, che il
d.r Cicardi mi cur come al solito male. Venuto Lainati, mi persuase
facilmente a lasciarmi estirpare l'occhio malato per salvar l'altro. Una calma
straordinaria - sopranaturale, s'impossess providenzialmente di tutto il mio
essere. Il 18 luned gennajo ero a Milano nell'Asilo evangelico in via Monte
Rosa, n. 12 - il 19 Lainati mi enucleava l'occhio, me dormente per somnio
formio. Nessuna febbre. Rapida convalescenza e guarigione. Il [lacuna] mi feci
mettere da Lainati un occhio artificiale. E l'occhio estirpato lo collocai in
un barattolo di alcool a Corbetta, in mezzo ai miei cocci rossi colle seguenti
iscrizioni:
I Occhio sinistro di Alberto Pisani Dossi che cominci a vedere il 27 marzo
1849, lavor senza posa per circa anni cinquanta e fin collo spegnersi,
abbacinato dai rutilanti minutissimi caratteri dei sigilli rossi aretini,
letti in pieno sole a traverso lenti fortissime o al fioco lume di una
candela; soppresso alfine dal ricamatore di bistouri, Saverio Lainati, il 19
gennajo 1904 e qu deposto il [lacuna] in mezzo alla collezione archeologica
da lui iniziata e di cui fu vittima, con meritato titolo d'imbecille.
2 Per cinquanta e pi anni, o mio povero occhietto sinistro, hai lavorato
senza riposo al mio servizio, d e notte, nell'ombra, nel sole, nella luna,
sempre da solo, da nessuno soccorso, fuorch da lenti affaticatrici, leggendo,
interpretando, indovinando migliaja di fittili epigrafi minutissime, finch
stanco, esaurito, improvvisamente cessasti - ed eccoti qua, ucciso dai rossi
cocci che tu dominavi, invetrito, impetrito - esempio tu pure della triste
sorte che nella storia della umanit attende chi lavora. E intanto - ben
altrimenti rimunerato, ecco il fratello tuo, l'occhio dritto, che nulla ha mai
fatto salvo di godere la bella vista e sa appena leggere i caratteri delle
insegne e che, sano ed eretto come un corno, passeggia erede e padrone nei
campi non coltivati da lui - altro esempio non meno istruttivo della
distribuzione dei meriti e delle ricompense, eternamente iniqua, almeno in
terra.
5738. Medici popolari. Ne esiste in ogni comune rurale. E' il celtico druida,
 lo stregone medioevale. E qualche volta fanno vere e prodigiose cure. La
fede dei villani in essi non ha confine. Gli stessi medici diplomati, di buona
fede, riconoscono che talvolta l'ignorante ha pi scienza del dotto. Corneo,
medico egregio di Corbetta cita vari fatti in proposito. Aveva uno zio malato
di una distorsione e non lo aveva mai saputo guarire. Lo zio ricorse ad un
conciaossa di Arluno e questi lo guar perfettamente in brevissimo tempo. - Ad
Albairate vive (1903) un altro medegh stobbiareu. Nel cortile del dott.
Corneo abitava un povero fanciullo affetto da gonilite. Corneo non riusc a
guarirlo. Il ragazzo si rec a consultare l'empirico ad Albairate e, non si sa
per virt di quali fomenti, il ragazzo risan - E' notissima la contadina di
Cassano d'Adda che guarisce le sciatiche e il suo segreto si trasmette di
generazione in generazione - In non poche famiglie distinte ed antiche, che
forse ebbero qualche medico fra i loro antenati, sono rimedi e segreti medici
che hanno fama e sicurezza secolare. - Si pu citare l'aqua di Casa Vidiserti
di Milano per gli occhi - l'anello di Casa Quinterio di Varedo (che figura
anche nella zampa del leone quadripartito dello stemma di quella Casa) -
anello dalla pietra color celeste, che si metteva negli occhi malati i quali
lagrimavano e guarivano. C' anche in Casa Pisani di Besate certo osso di
santo, di cui si grattugiava la polvere, e, sciolta nell'aqua, e bevuta,
guariva i pellegrini da infiniti mali. Ora dell'osso non restano che poche
briciole, ma la fede perdura e guarisce ancora. I malati traggono tuttavia a
Besate dalle pi lontane provincie della Lombardia e del Piemonte.
5739. Cusani Francesco, marchese, compilatore di una storia di Milano, fu
chiamato a Reggio per riordinare quell'archivio. Tagli via dalle carte tutti
i sigilli (di ceralacca, sull'ostia, di piombo ecc.) bench i sigilli
facessero parte integrante del documento originale. E non ne faceva neppure
una collezione a s: ma li bruciava. Fu sollevato finalmente dalla sua
disastrosa missione. Scrisse allora al sindaco di Reggio una lettera, dicendo
che aveva la coscienza di aver soddisfatto al suo mandato, riordinando
l'archivio. Poco pi restava a completare il lavoro, ma per far ci bastava
un usciere con una forbice!
5740. Il Cova (V. 5605.5675.<5743>) aveva in casa sua un solajo pieno di ogni
sorta di roba dalla quale cavava quanti costumi volesse. Fu celebre il suo
abito di babilonese. In testa si pose una scatola conica di latta, da tonno.
Intorno al mento dei turaccioli infilati, raffiguranti la barba; sul petto e
sulle spalle due tendine verdi col loro ferretto - Qualche mese prima di
morire per malattia di fegato (egli, cos allegro!) passeggiava lungo il
Naviglio colla faccia giallo nera, pel male che lo minava. Gli si chiese: che
fai? Faccio Lodovico il Moro rispose alludendo al colore del suo viso.
5741. Arte pittorica. Diceva il pittore Casnedi ai suoi scolari: Voialtri,
giovani, cominciate un ritratto e se non vi riesce ne cavate fuori una marina.
E capita un amico, il quale vi dice: Voj, l' bon: mttela a l'esposizion. -
Conconi, pittore, vedendo, nel passare presso una campagna, tre preti neri
neri, stretti a colloquio vicino ad una macchia di alberi, disse mettigh in
bocca ona loeuva de formenton, e hin trii merli. - Si parlava di mostri da
pingersi in un quadro. Il pittore Carlo Agazzi, disse: la mei manera d'invent
di moster l' de tir in grand i besti piccoi. On ragn ingrandii, el ve parir
la bestia la pussee spettacolosa e terribil del mond - Nel collegio reale
delle fanciulle di Milano, fu nominata maestra di disegno certa Martignoni, in
concorrenza col pittore Mos Bianchi. Questi non se ne adont, ma disse
semplicemente: L' ona bona dona. L'insegna un po' de disegn. E intanta i
fioeu vegnen grand. - Nel giorno che a Parigi chiamano del vernissage alcuni
artisti malelingue criticavano, a Brera, una tela di Mos Bianchi
rappresentante una marina con una barca. E uno diceva che l'onda doveva agire
a seconda del vento, cio piegarsi piuttosto da una parte che dall'altra.
Compare improvvisamente Bianchi che aveva udito la critica, e con voce
tonante: Ma che vento! ma che vento! T' minga anm de capii che tutt l'
piituraa? - Il critico interdetto, non seppe pi che rispondere.
5742. Luigi Conconi pittore non aveva ancora visto il mare e non aveva alcun
desiderio di vederlo. E diceva: in fond cosa l' sto mar. On gran Navili che
nol gha che ona sponda.
5743. Il Cova (V. 5740) - bizzarro raccontatore diceva di quel tale che
entrava da un mercante di panno, come se dovesse fare un grande aquisto e si
faceva portare sul banco una montagna di pezze, e le guardava e le toccava e
non pareva mai contento, cos il mercante sciorinandogli dinanzi sempre nuove
pezze, gli chiedeva, tanto per ajutarlo nella ricerca, a che doveva servire la
pezza. E il compratore raccontava al mercante che possedeva sul suo scrittojo
un nettapenne, con s un leoncino di stagno colorato, il quale leoncino
mostrava un linguino rosso. Ma la serva nello spolverarlo aveva fatto cadere e
perduto il linguino: quindi doveva cercare un pezzetto di panno rosso per
rimetterglielo. Si trattava di un pajo di centimetri quadrati di panno rosso!
- Lo stesso Cova diceva che a Baltimora la gran comodit di trovare dapertutto
mezzi facili e a buon mercato di trasporto, aveva disusati gli abitanti dal
camminare colle proprie gambe. Le autorit cittadine per riabituare i
cittadini alle gambe escogitarono quindi dei trams i cui vagoni non avevano
fondo. I passeggieri, movendosi a corsa il tram, erano per ci obbligati a
correre a precipizio entro le quattro pareti del carrozzone.
5744. Nella seconda parte della vita umana, cio nel mondo della retribuzione,
m'imagino che la pena pi atroce e insieme la pi giusta, sarebbe quella che
l'anima spogliata dalle sue vesti terrene si trovasse dinanzi a tutti gli atti
e fatti che l'avrebbero nobilitata ed innalzata verso regioni pi alte, ma che
non si verificarono per ignavia sua, mentre per poco pi di sua ferma volont
avrebbero potuto essere a decoro suo e beneficio altrui. Vergogna infinita
dovrebbe allora pervadere la poveretta anima, rimpiangente inutilmente il
passato.
5745. (1904. 1 dicembre) Se Dio mi conceder ancora qualche anno di vita, mi
proporrei il seguente programma. 1905 (et 56) Rovaniana, contratto
coll'editore e collo stampatore. 1200 copie. Vendita 1000 a L. 5, di cui 3
allo stampatore, 1 all'editore, 1 all'autore. 100 copie giornali. 100
all'autore - Compiere facciata Corbetta Scuderie al Dosso. Stampa Cilapponi -
Aquisti Museo Corbetta e scavi. Relazione su Verdesiacum. <- Archivio Corbetta
-> 1906-07 (et 57-58) Libro delle bizzarie - Commemorazione zia Elena -
Stampa degli Intermezzi Cento Anni - e Articoli critici 3 arti - Continuazione
Dosso - (Affare Casenove) - 1908-09 (59-60) Goriniana - Altri libri -
Continuazione Dosso - Compimento Casa Corbetta. -
5746. A tratti, nella moda, c' anche quella della merda e della piscia.
Quando naque il re di Roma, figlio di Napoleone I, venne in voga - proveniente
da Parigi - il colore caca du Roi de Rome, e mia nonna si ricordava una
splendida toletta di giovent couleur caca du Roi de Rome. Parecchi anni dopo,
credo nel 1838, ebbero voga in Milano certi dolciumi, fatti, in principale
parte, di cioccolato - esposti in una offelleria sull'angolo di via Orso alla
Vedra (Vetera) raffiguranti stronzi umani e bestiali, d'ogni colore e forma.
Si facevano con essi i pi graziosi scherzi, le pi amene sorprese, mettendoli
p. es. nel letto delle proprie innamorate, sul tavolo da pranzo, offrendoli
nei palchetti, succhiandoli e mangiandoli deliziosamente nelle societ ecc.
5747. Pudore delle monache (Istituto delle Orsoline, 1905). Le monache
ordinano alle loro educande, quando s'incontrano in un uomo (fosse magari il
loro fratello, il loro padre), di farsi il segno della croce! A Capriolo, in
un monastero, gli uomini compreso il medico non potevano entrarvi che con due
guandalini, uno allacciato dinanzi e l'altro dietro. Cos, l'ortolano del
monastero  obbligato a lavorare l'orto con quei due coprigambe, allacciati a
foggia di sottana.
5748. L.d.B. - Fra le cause del poco smercio de' libri italiani, sarebbe il
mal vezzo, specialmente nelle signore, di farsi prestare i libri che leggono
invece di comperarseli. Ora si dovrebbe fare in modo che il libro, oltre di
servire alla lettura potesse essere impiegato in altri usi che ne affrettino
la distruzione. Uno, sarebbe quello del forbirsi. Proporrei quindi d far
stampare i libri in carta da cesso, in modo che collocati nelle latrine si
possano i libri strappare foglio a foglio o svolgerli a pezzi da rotoletti.
Cos pure, si potrebbero st[am]pare in carta da profumi, da accendere, o da
sigarette ecc.
5749. L'arte ufficiale in Italia segna in questo periodo (1900-1905) uno dei
momenti pi deplorevoli. Si sperava coll'avvento a re del principe di Napoli
raccoglitore di monete vecchie che almeno ne fruissero la monetaria, i
francobolli, la carta bollata, ma fu peggio. La moneta italiana e il timbro
postale scaddero. Le medaglie che il governo fa coniare per distribuire come
premio diventarono cos stoltamente burocratiche che commissioni artistiche
che dovevano aggiudicarle ad opere d'arte preferirono di non usarne - ed
avvenne, tal volta, che in un concorso per una medaglia artistica fosse[ro]
messe a premio medaglie governative, d'oro e d'argento, ma schifosamente
antiestetiche.
5750. Poemetti archeologici - In forma breve e poetica si potrebbero trattare
i seguenti argomenti. I. Verdesiacum. La piccola tomba della bambina (m. 0,93)
di frammenti di laterizio romano. Il coperchio in cotto e il tumulo di terra
sembrano appena scomposti per lasciar passare l'animicola nel suo volo verso
il cielo. Non traccia di ossicino. Sembra che il tenuissimo corpo si sia tutto
sfumato. CF. colle ossa vecchie che durano ancora a staccarsi dalla terra e a
sciogliersi nell'etra. - II. Hic felicitas. - Motto dipinto sull'anfora prima
vinaria poi cineraria, circondato da pampani. La felicit  in Lieo o in Lete?
- III. M[A]ECENAS M. V. AGRI PPAE - L'anello aureo donato da Mecenate al
trionfatore d'Azio - coi fulmini di Giove, i delfini, il lauro. Descrizione in
lontananza del trionfo - colla libert incatenata e i disastri senza fine nei
costumi etc. - IV. La sacerdotessa di Plesio. Descriverla, ornata dei monili e
delle collane che si scopersero nel suo sepolcro mentre predice la scomparsa
della sua gente e il prossimo avvento dei romani - Scena: una foresta di
roveri presso una gran pietra cupeliforme ne' cui canaletti scorre ancora il
sangue di una vittima umana - V. EUPROSINE PIA - dotta nelle 9 muse e filosofa
- La istitutrice liberta - morta a 25 anni. I suoi patimenti ignorati. I
bambini romani devono essere stati crudeli come i nostri, come tutti i bambini
- VI. Tertullus, il soldato veterano, che diventato agricoltore per donazione
di terre dell'imperatore, riposa colla sua spada e il suo vasellame aretino
nei campi di Verdesiacum finch l'archeologo non arriva a disturbarlo (la sua
vita battagliera nelle campagne di Dacia ecc.) e sopra gli passeggiano le orde
longobarde ecc. che inutilmente egli combatt ecc. - VII. Padre Alessio -
(Canevaro del convento Olivetano) trovato ancora colla chiave presso la sua
mano dritta - ma anche con un coltello e la punta di un giavellotto. La chiesa
e il convento rasi al suolo. - VIII. Aretina rubra - Descrizione dei vasi
vinari e commissori. CF. il vaso rosso allegro col nostro bianco triste, che
ricorda la faccia e il lenzuolo dei morti. Le scene liete intorno alle coppe.
Quanto pi gaja e filosofica la vita antica! - IX. Le sante Matrone
Concannianae - che proteggono i cereali, le frutta e la genitura umana - Del
pago di cellae concannianae. - X. Lo specchio - di bronzo trovato in una
anfora. Lo specchio riflette ancora: chiss che begli occhi vi si guardavano
ecc.; della donna di cui vi si raccolsero le ceneri, non resta altro che la
vanit. - XI. Sanctibus Faustino et Jovitae - Far risorgere poeticamente
l'antica chiesa del campo di S. Faustino. Il litigio fra il prete di Albairate
e l'abate di S. Vittore di Corbetta ecc. - XII. La coppa itifallica. Gli
antichi che non amavano le ipocrisie etc. - Prima traccia di poemetti che
potrebbero essere anche sonetti - da completare, densificandoli ed
individualizzandoli.
5751. Traccie di fiabe, raccontate - inventandole - a' miei bambini in un
giorno di neve (1 febbrajo 1902). 1. Cinbichetti. Rosina possedeva una
bellissima bambola, che chiamava per nome Cinbichetti, e che passionatamente
amava. E spesso le diceva, e la pregava e scongiurava di parlare: almeno una
parola, un sospiro. E la bambola mosse un giorno gli occhi e le parl. Ma
l'avvert che era un segreto suo e di non tradirlo. Rosina promise. E
Cinbichetti colle parole le diede i pi buoni consigli, e Rosina, fiera delle
confidenze divent la pi cara fanciulla del mondo, facendo la felicit di
mamma e di babbo. Ogni giorno sospirava il momento di trovarsi da sola colla
sua piccola misteriosa amica. Fatta buona buona, Cinbichetti si accomiat da
lei. E Rosina seguit ad essere buona. - 2. La fata della quercia. D'inverno
presso Natale. Una povera madre torna colla sua bambina dalla citt al casale
nativo per raggiungervi il marito, tornato a sua volta con un ragazzino
dall'essersi recato a lavorare all'estero. Sorpresa dalla neve in una foresta,
non pu pi n avanzare n retrocedere. Si appiatta nel cavo tronco di una
quercia secolare aspettando la morte. I gelidi soffi del vento, le fanno
stringere al petto la bambina sofferente. Ad un tratto sente un lieve tepore
sotto i suoi piedi. Smove le zolle e avverte un filo nebuloso di luce. Fruga
ancora nelle zolle e solleva pezzi di asse marce. Appare il primo gradino di
una scala di marmo, poi un secondo vestito di tappeto. Essa comincia a
scendere colla bambina, e il tepore e la luce si fanno sempre maggiori. Arriva
in una ricca sala, riscaldata a tappezzerie e tappeti; poi in un'altra. Non
incontrano nessuno. Silenzio completo. Le viene il dubbio di essere morta
colla bimba e di trovarsi in paradiso. Nella sala  una tavola imbandita,
profumata da cibi appetitosi, sfolgorante di luce. Prima esita. Poi, mossa
dalla fame e dalla stanchezza, siede. La tavola  preparata per due. Dice il
padrone mi perdoner, e lo ringrazia in cuor suo. Mangia, beve e fa mangiare
la bimba. Poi passa in altra camera dov' un lettone, colle lenzuola
rimboccate, riscaldato, col sentore di lavanda. Sempre ringraziando e
chiedendo scusa all'ignoto signore del luogo si corica allacciata alla sua
piccina ed entrambe si addormentano facendo sogni felici. Di mattina si
svegliano. Teme di aprire gli occhi per non ritrovarsi nel freddo e nella
miseria. Ma il sogno dura ancora ad occhi aperti. Vede nella stanza forzieri
aperti, zeppi d'oro e di gemme. Tocc il cibo ed il letto per bisogno, ma le
ricchezze non la muovono: queste non sono sue. Vede sul tavolo un gran libro
aperto. In esso  scritto: Il Signore non abbandona mai i buoni. Ritrova
colla bambina la via dell'uscita e il vestibolo della quercia. La neve s'
sciolta. Uccellini cantano sulla quercia. Violette coprono i prati. Un
asinello li attende, con due bisaccie, vi [sale] colla bambina in braccio e
l'asinello le porta al casale natio dove il marito e il figliolo le accolgono
nelle loro braccia. Nelle bisaccie, oro e gemme. La vita  d'ora innanzi per
loro, col condimento della buona coscienza, felice. - 3. Il tamburino. Un
reggimento di granatieri sta per mettersi in marcia. Uomini alti due metri,
con cappelloni di pelo, baffuti, con sciaboloni, fuciloni ecc. Un bambino di
sette anni si presenta ad un soldato e chiede di parlare al colonnello.
Questi, pi alto e grosso e terribile degli altri. Il bambino gli domanda di
essere arrolato nel reggimento come tamburino. Troppo piccolo. Il bimbo dice
di no e chiede un tamburo. Glie se ne d uno. Lo suona splendidamente. Il
colonnello gli domanda come far a tener dietro, senza stancarsi, ai lunghi
passi in misura dei suoi granatieri. Il tamburino risponde: provatemi. Lo
vestono da tamburino. Giubba gialla, calzoni rossi, uosa nere, berrettone con
pelo. In pochi giorni fa col suo tamburo marciare ritmicamente il reggimento,
come non fece mai. Ammirazione generale. S'incontra il nemico. Fucilate. Il
pericolo incalza. I granatieri soprafatti, stanno per voltare i tacchi. Ma un
tratto si ode un fragoroso rullo. Il tamburino ha guadagnato un'altura e
colla faccia verso il nemico rulla e rulla con tale impeto e fragore che il
coraggio rientra nelle file gi sgominate e il panico invade il nemico. Fuga
generale. E i granatieri trionfano. Il colonnello chiama in rassegna il
reggimento e proclama il tamburino come l'eroe e il trionfatore della
giornata. Il tamburino risponde: io non ho fatto che dimostrarti la mia
riconoscenza. Forse tu non sovvieni, che or fa un anno risparmiasti la vita a
un piccolo ragno che era entrato nella tua stanza e gi stava per essere
schiacciato dallo stivale del tuo attendente. Quel minuscolo essere ero io.
Nel corso delle mie metempsicosi dovevo passare anche per quella forma, prima
di vestire l'attuale di fanciullo e d'uomo. Chi fa bene, trova bene. - 4. I
due sposi di neve. Una turba di monelli - fratelli e cugini, costruiscono nel
giardino un grand'uomo di neve. Dalle gambe, s'innalzano coll'ajuto anche di
casse e scale alla testa. Gli fanno una faccia truce. Bocca spalancata, occhi
sbarrati. Gli mettono intorno un grembialone, e, in mano, una scopa. Poi, si
mettono intorno a motteggiarlo. Ma l'uomo di neve muove ad un tratto gli
occhiacci e la mano minacciandoli e alzando il braccio colla scopa, ed intima
loro di portargli, tutti, da mangiare, perch fa freddo ed ha fame. I bambini
corrono tutti a prendere ed offrirgli la loro colazione. Egli li saluta e dice
di recarsi a fare una passeggiata tanto da pigliar caldo, e comanda loro di
preparargli il loro pranzo se non vogliono essere mangiati crudi da lui.
Partito l'orco di neve, i bimbi restano spaventati. Fagiolino, il pi piccolo
ed il pi arguto di tutti, incuor i compagni e loro sugger di subito
fabbricargli una moglie di neve e di farlo fuggire con quella. Difatti, in
poco tempo la moglie  pronta, moglie col naso adunco e sospettoso, e nel
fabbricarla le susurrano tutti i veleni possibili contro l'assente marito
mettendole in mano un pajo di molle. All'ora indicata, il marito ritorna. La
moglie si sveglia come di soprassalto e gli corre incontro colle molle alzate,
chiedendogli conto delle sue gesta. L'uomo di neve le risponde con una scopata
ed essa gli assesta un colpo di molle. Ne nasce una baruffa indiavolata, il
gelo  rotto, e tutti e due, in un feroce amplesso conjugale, si sfasciano. I
bimbi gridano Evviva! mangiando cannibalescamente il naso dei loro nemici. -
5. La padellina. Un bimbo povero povero fa servizietti per guadagnare un pane
alla sua mamma ammalata. Va alla stazione a portare le sacche ai forestieri e
cambiare in pane i pochi soldi che riceve. Vede un giorno scendere dal treno
un vecchio con un involto. Gli si offre. Risponde il vecchio che l'involto
pesa troppo poco. Giovannino risponde che qualche volta bisogna servire per
nulla. Porta l'involto sino all'angolo di una via, raccontando intanto al
vecchio le sue peripezie e come il suo unico desiderio sarebbe quello di poter
sempre dar da mangiare un pezzetto di pane e di carne alla mamma. E il
vecchio, prima di lasciarlo, apre l'involto. Ci si trova una padellina, un
piccolo batticarne, un pezzetto di carbone e un crostino di pane. E il vecchio
gli dice che quando lui e la sua mamma hanno fame, dica al carbone accendi
accendi - al padellino friggi friggi - al batticarne, batti - al pane
scrocchia... poi scompare. A casa la mamma si lamenta per la fame. Il bimbo
piange, imaginandosi di non aver portato a casa che giochetti. Tuttavia, quasi
giocando, pronunzia le parole che gli insegn il vecchio. E il carbone si
accende, e su una fiammata come se fosse di fascina - e il padellino frigge
come se pieno di burro, e vi si sentono a cader dentro delle ova, e
affritellarvisi, e il batticarne si trova sotto un grosso pezzo di carne e il
crostino diventato pagnotta scrocchia frag[r]ante come pane di Vienna. Gioja.
Col cibo abbondante torna la salute, la fortuna, la contentezza. - 6. I
capricci di Bianchina. C'era una bambina che faceva tanti tanti capricci,
dieci, dodici al giorno, tutto il giorno. Prometteva sempre alla mamma di non
farne pi e ne faceva sempre. La mamma le perdonava spesso ed era male ma
qualche volta la castigava mettendola a sola minestra od anche rinchiudendola
in soffitta. E un giorno che aveva fatto pi del solito e stava naturalmente
in solajo, piangendo, sent due passeri sul tetto che pigolavano di lei
dicendo quant' capricciosa Bianchina! Ah se non viene la fata che strappa i
capricci colla pinzetta d'oro non diventa pi savia quella bimba! La fata
apparve nella soffitta in fondo in fondo: era bella, ma aveva un visetto
severo. Si avvicin a Bianchina e le chiese perch facesse tanti capricci.
Rispose, non so: sono forse i miei capelli ricciuti. E non ti rincresce? le
domand la fata. - S, mi rincresce, ma ci ricasco sempre, perch non ricordo
mai quanto prometto alla mamma. Non  il cuoricino che manca, ma la memoria.
Allora la fata le disse: ti regaler qualche cosa che ti dar la memoria. E le
porse uno specchietto quando farai un capriccio, guardati nello specchietto.
Bianchina alla vista del bel oggetto, azzitt. La mamma che veniva di tempo in
tempo ad ascoltare all'uscio della soffitta, sentendo che la bambina taceva,
l'aperse. Bianchina l'abbracci e la mamma, tutta felice, la condusse,
perdonata, a tavola. Il d dopo, la bimba fu buona, come sempre le succedeva
dopo un castigo, ma poi fece un capriccio. Si guard nello specchio e vide la
sua faccia diventata lunga e gialla come malata. Torn subito savia e la mamma
ne fu contenta. Ma il giorno dopo, altro capriccio pi grosso. Consult lo
specchietto e vide che la sua faccia era diventata come quella di un morto -
testa pelata, occhiaje infossate... Cos, di seguito per qualche d, finch un
giorno vedendosi nello specchietto pi brutta del solito, gitt per terra e
ruppe lo specchietto. Non pass molto che la mamma fu costretta a rimetterla a
pane ed aqua e a ricorrere alla soffitta. E qu sent ancora i passeri a
cippire de' suoi capricci e della necessit della pinzetta fatale
strappa-capricci. E la fata comparve e chiese a Bianchina perch avesse rotto
lo specchietto e continuasse ne' suoi capricci nonostante i pentimenti e le
promesse. E Bianchina rispose: perch non ricordo e quando lo specchio mi fa
memoria,  gi troppo tardi. Allora la fata le porse un fiore che pareva una
rosa e le disse: porta questo fiore. Finch sente soave  segno che sei buona;
quando comincia a sapere di altro odore, vuol dire che fai capricci mentre hai
promesso di non farne pi. Bianchina ringrazi tutta contenta del fiore. La
mamma sentendola zitta, riaperse la soffitta e la condusse, perdonata, a
tavola. Col fiore le cose parvero mettersi bene, perch quando la bimba si
metteva a far capricci il buon odore se ne andava e ne veniva uno cattivo in
suo luogo. Ma, prendendo confidenza anche col fiore, questo incominci a
puzzare in pianta stabile finch Bianchina se lo tolse gualcito dal seno e lo
gitt via. Si apr dunque un terzo periodo di capricci e castighi col solito
pane e aqua e la solita soffitta. Nella quale, trovandosi un giorno e sentendo
gli uccellini lamentarsi delle sue cattiverie e delle pinzette della fata,
questa sopravvenne e le chiese ancora pi vivacemente conto de' suoi inutili
doni. E Bianchina raccont ingenuamente che cosa era successo, aggiungendo per
scusarsi che avendo avuto una infreddatura non era pi capace di distinguere
se il fiore sapesse di buono o di cattivo odore. Allora la fata disse: far
l'ultima prova, e le regal un sonaglietto d'argento, dicendo: sentirai bene
quando stai per fare qualche capriccio. E il sonaglietto fu davvero
miracoloso. Appena cominciava un capriccio il sonaglino dava un piccolo suono;
se il capriccio continuava, il suono diventava pi forte. Bianchina si sent
in soggezione del campanello. Fors'anche coll'et erasi fatta pi ragionevole.
Fatto , che il sonaglietto a poco a poco cess di suonare ed essa di fare
capricci e la sua mamma di porla in castigo. Pure, qualche capriccio, piccolo
piccolo, quasi inavvertibile c'era ancora, bench il campanello non si movesse
quasi pi. Ma Bianchina, la cui attenzione sovra s stessa era diventata
finissima, lo sapeva, e non sapendo come disfarsene interamente supplic un
giorno la fata di concederle le sue pinzette. Questi le disse la buona fata
sono capricci ben piccoli, indipendenti quasi dalla tua volont. Dagli altri
ti sei corretta da te stessa. Di questi non si pu guarire senza l'ajuto di
una fata. E toltasi di seno la pinzetta magica - tic-tic-tic - le strapp i
tre ultimi capriccetti che le erano rimasti fra i ricci. Bianchina parve
allora diventata l'ottava meraviglia, tanto che si veniva dai pi lontani
paesi per vederla ed ammirarla. - Poich di bambini senza capricci non se ne
trovano che nei paesi delle fate. - 7. I doni dell'Angelo. Gli angioli una
volta scendevano in terra pi di frequente che non sogliono ora. Si mutavano
di veste ripiegando e nascondendo le loro candide ali sotto le giubbe o le
gonne (poich non si sa ancora se gli angioli siano maschi o femmine) per
qualche penna usciva loro per di sotto e in ogni caso il loro viso sempre
luminoso e femineo tradiva la loro origine. E un giorno, Ariel, angelo della
[lacuna] sfera celeste, scese in terra in un paesaggio rurale e travestito da
viandante pass di podere in podere, movendo domande ai coltivatori. E ad uno
che stava seminando chiese dolcemente che seminasse. Il villano <che putiva
come un caprone> rispose, semino corna, in modo s arcigno, che l'angelo non
pot a meno di dirgli: e corna avrai. Poi pass ad altro campicello dove un
altro contadino piantava semi di zucca. Gli domand se fosse ammogliato, se
avesse figli. Quello, ruvido pure, non tuttavia scortese gli rispondeva
asciutto e Ariel alla risposta che non aveva figli, gli richiese se gli
sarebbe piaciuto di averne uno. E il villano replic alzando le spalle, uno o
cento  lo stesso. Al che, Ariel sorridendo, te ne accorgerai. Pass qualche
tempo, i frumenti cominciarono a spuntare e sul campo di Sor Taddeo, il primo
villano, si avvertirono dei pungiglioni rossi uscenti dal suolo e nel campo di
Sor Andrea cominciarono a manifestarsi protuberanze con una lanugine come di
pesca. E i mesi si aggiunsero ai mesi e i pungiglioni crebbero e diventarono
duri, prendendo forma, prima di capretto, poi di bue, poi di bufalo, mentre
nel campo di Sor Andrea le protuberanze aumentarono in altrettanti capini e ai
capini si attacc un collo, poi un torso, poi delle gambette. In breve, colla
rapidit colla quale sorgono gli sparagi, apparvero cento rosei puttini maschi
e femminuccie, attaccati al suolo per la sola pelle del tallone. Inenarrabile
la sorpresa dei due compari, nel trovarsi Sor Taddeo possessore di 100
formidabili corni e Sor Andrea pap di 100 bambini. E ricordarono allora
l'augurio dell'ignoto viandante. - Sor Andrea, per, dopo tutto era un buon
uomo. Si sent toccare il cuore dinanzi a quei graziosi visetti che dicevano,
o, o, e non appena vennero a perfetta maturanza, li stacc colla moglie
delicatamente dal suolo e se li port a casa a carrettate. Sor Andrea aveva
una casa sua ed una certa agiatezza. E l la domestica mucca aliment le cento
boccuccie. Ma l'impresa era vasta e Andrea e sua moglie cominciavano ad
impensierirsene, bench la salute dei bambini fosse buonissima, e tutti
prosperassero fin troppo. Senonch un giorno che Sor Andrea stava sulla porta
coll'idea fissa di rincontrarsi nel magico viandante, vide proprio costui che
passava, e lo supplic di consigliarlo su come provvedere a quella numerosa
discendenza. Ariel gli rispose compiacendosi prima della sua grande bont, e
poi suggerendogli di recarsi da Sor Taddeo e di comperargli tutti i corni
della sua messe, dandone poi uno a ciascun bambino. Sor Andrea aveva troppa
ammirazione pel prodigioso incognito per disobbedirgli. Si rec tosto da Sor
Taddeo che aveva i suoi magazzini riempiuti di corni, non avendone potuto
vender uno a nessun pettinajo, perch ritenuta merce di provenienza diabolica,
e pot facilmente farsi cedere quelle robe di osso per una cinquantina di
lire. E come gli aveva consigliato l'Angelo ne diede uno a ciascun bambino. -
Oh magia! oh sorpresa! Ogni corno, come quello dell'Abbondanza, si riemp di
balocchi e sotto si rinvennero spalline di generali, mitrie arcivescovili,
borse d'oro, perfino una corona e un triregno. Ogni bambino vi trov la sua
dote e il suo avvenire. - 8. Le briciole per gli uccellini del buon Dio. Una
mamma e due sue bambine (Edvige di 8 anni ed Elenina di 6, la prima
cattivella, la seconda buonissima). La mamma esce di prima mattina per recarsi
in casa altrui a far servizi e guadagnarsi la vita per s e le sue bimbe.
Torna a sera tarda alla soffitta. Lascia anche, alla Edvige, calze da fare, e
a tutte e due per cibo un po' di pane e dell'olio in cui intingerlo. Appena
uscita la mamma, Edvige getta calza e ferri e si mette a far dispetti alla
piccola Elenina che raccoglie ferri e calzette, e si mette a lavorare come
pu. Edvige mangia anche parte del pane della piccola. Quest'ultima si aquieta
la fame col poco che rimane e le briciole le d agli uccellini che vengono a
picchiettare i loro beccucci ai vetri dell'abbaino. C' una imagine della
Madonna pinta sul muro. Elenina raccoglie in cortile un alberello (beviroeu)
di vetro, vi mette del suo olio in cui dovrebbe intingere il pane, forma, con
filaccie, una specie di lucignolo, ed accende un lumino dinanzi la Madonna e
prega fervorosamente la Madre Celeste. Tornando a casa la mamma, Elenina nulla
dice dei male trattamenti della sorella, e delle sue lividure incolpa la
sbadataggine propria e le cadute. Edvige, mostra intanto alla mamma, come
lavoro suo, quello della sorella e ne ha tutte le carezze. Ma la piccola prega
sempre. E la Madonna viene a vederla in sogno, e la conforta e la carezza. Un
giorno Edvige in uno de' suoi malumori batte fortemente Elenina, ma oh
meraviglia! il colpo colpisce lei stessa, lei sola. Ritenta. Nuovo colpo,
nuova lividura. Tornata a casa la mamma, Edvige accusa Elenina. Un altro
giorno, questa distribuisce le briciole del suo pane ad un nugolo di
uccellini, i quali poco dopo ritornano portando in becco, ciascuno, un
granello, color giallo dorato, che depongono nelle mani di Elenina. La mamma
lo mostra ad un orefice;  oro del pi puro. Edvige racconta alla mamma che
gli uccellini lo portarono ad essa. Distribuite per le sue briciole agli
uccellini, questi portarono ad Edvige altrettanti cacherelli di topo. Edvige
finisce per confessare alla mamma la sua cattiveria e a chiedere scusa alla
sorella. Gli uccellini riempiono di chicchi d'oro il solajo. L'agiatezza entra
nella famiglia. La Madonna sorride dalla sua imagine. - 9. Nonorino. C'era una
volta un bel bimbo, biondo, ricciuto, pieno d'ingegno, che avrebbe potuto
essere l'amore di tutti se non avesse avuto il cattivo vezzo di rispondere
sempre sgarbatamente di no in ogni cosa che gli si offrisse o chiedesse, anche
se gradita da lui. Inutilmente, la mamma lo accarezzava per persuaderlo a fare
diversamente, inutilmente il pap lo castigava. No era sempre sulla sua bocca,
tantoch, in vece di Franchino com'era il suo nome, veniva chiamato da tutti
Nonorino. Un giorno, dopo di avere risposto un brutto no alla mamma che lo
pregava di rimanere in casa, perch il tempo minacciava tempesta, scapp in
giardino e fugg attraverso i campi e nei boschi vicini. Il temporale scoppi
furioso. Lampi, tuoni, saette, fiumi d'aqua, grandine. Nonorino senza
mantello, senza cappello, correndo all'impazzata, cercando dove salvarsi. E
fuggi fuggi, si trov in una parte della foresta dove non era mai stato, un
luogo che dicevano il sasso delle streghe <(descrivere i sassi cupelliformi
della valletta di Rondineto presso Como)>. Scorse la fenditura di una grotta
vi si rifugi. Faceva bujo. Fuori, la pioggia scrosciava, e il truono bombava
e di tratto in tratto il riflesso di un lampo illuminava la grotta. Egli
tremava e piangeva. E in fondo alla spelonca, apparve ad un tratto la figura
di una donna vestita di bianco dall'aria buona ma severa che s'avvicina a
Nonorino e lo prende per mano tirandolo con s. Nonorino vorrebbe dire di no
ma la signora bianca lo trae con forza. E va e va lungo le pareti che sudano
freddo si arriva infine ad una altra grande apertura dove sono accolti dal
sole e si trovano in un vasto prato in mezzo del quale sorge un palazzo di
marmo. Non aveva mai visto cosa pi bella. Entrato nel palazzo colla signora,
questa dice: tu sei qu, perch hai sempre detto di no a chi ti vuol bene. E
qu avrai la tua punizione. La donna bianca lo conduce per le sale del palazzo
e lo fa entrare in una bella sala dove  un pranzo preparato che esala i
profumi pi appetitosi. Hai appetito? gli chiede. Nonorino che ne aveva
moltissimo, voleva dire di s ma la lingua abituata a rispondere diversamente
risponde per una forza insuperabile, no. E allora la signora bianca lo conduce
in altra parte ed egli si muove di forza. E dapertutto le stesse domande, e la
identica risposta. Vede un magnifico letto. Hai sonno? Ne ha volont immensa.
Risponde no. Nel giardino piante che gli offrono le loro frutta pi squisite,
zampilli che lo tentano colle aque pi pure. Ed egli sempre no. E intanto
piangeva piangeva. Ma la fata era buona, voleva correggerlo no perderlo. Un
giorno mostr uno specchio a Nonorino. Che vi desideri vedere? Rispose: la
mamma. E vide infatti la mamma vestita di nero. E' vestita di nero - dice la
signora bianca - perch ti ha perduto. Perdono, mamma, perdono! E la fata:
chiudi gli occhi, disse. Li chiuse, ma riapertili subito si trov nella sua
camera, nel suo lettuccio, con la mamma chinata su di lui a baciarlo. Seppe
poi che erano passate solo poche ore dalla sua scappata. Era stato ritrovato
nel bosco, sulla soglia della spelonca. Ma promise e giur alla mamma, che
dopo quanto gli era capitato, non le avrebbe mai pi risposto che s. - 10.
Uomo allegro il ciel l'ajuta. C'era una famiglia, composta di un padre vecchio
di 9[0] anni e di 25 figlioli, dai 20 ai 50 anni. Ventiquattro di questi figli
oltre il padre erano di carattere sempre arrovesciato e moroso e pareva che il
loro naso aguzzo, volto all'ingi, minacciasse malanni a tutto il mondo, solo
il figliolo minore era ilare e il suo nasetto volgeva all'ins. La famiglia
era perci sopranominata dei nasoni, meno il minore che era chiamato
Allegria. Ma questo ultimo figliolo, roseo di pelle e limpido negli occhi
cerulei faceva piet in mezzo di quella gente muffa. Bisognava vederlo a
tavola. Ogni suo tratto di spirito, ogni suo motto gajo era accolto con un
grugnito dal fratelli. Finalmente il vecchio padre mor e i fratelli si
divisero il piccolo peculio. Fatte 25 parti della limitatissima torta, ne
rimase a ciascuno una fetta ben insignificante. Allegria disse subito ai
fratelli: tenetevi pure la parte mia; io far fortuna girando il mondo: con
voi, morirei di malinconia. E si part portandosi seco soltanto, al collo, il
ritrattino della sua mamma, donna di buon umore come lui ed anima generosa. I
fratelli lo lasciarono naturalmente partir volontieri, e rimasero nella loro
musoneria. E va e va dopo tre giorni di cammino, Allegria mangiando a' suoi
pasti pane e formaggio e dissetandosi alle fonti giunse ad un paesello presso
il quale si ergeva un castello in rovina. Chiesto dove poteva trovare
alloggio, gli si rispose il castello se ne avesse avuto il cuore, essendo
fama che fosse abitato dagli spiriti. Ma siccome Allegria non si era mai
domandato che cosa fosse il coraggio sal francamente la strada che menava al
castello e vi entr facilmente, perch la porta era gi dai cardini. E perch
la notte non era arrivata, si pose a girare, curiosando, di sala in sala.
Tutto, a cominciare dai muri, in disordine. L'aqua che vi era piovuta da
lunghi anni dai tetti e dai soffitti vi aveva fatte marcire e cadere le
tappezzerie: il vento che vi era sempre entrato liberamente, buttati gi i
vetri e le imposte: i topi ed il tarlo, bucati e sfondati i mobili ecc.
Allegria scelse la sua stanza da letto dov'era un lettone a colonne di legno.
Non c'erano coperte, n caminetto, ma la luna poteva entrare liberamente dalle
finestre senza serramenti. Allegria si svegli machinalmente e nel lume lunare
che entrava senza risparmio scorse come serpeggiare un movimento nei mobili
della ampia stanza. In pari tempo si ud una musica da ballo, in sordina, come
proveniente da una spinetta chiusa. Sedette sul letto e scorse un seggiolone
venire nel mezzo e chinarsi dinanzi ad una poltrona che gli viene incontro. Le
due sedie si accoppiano e si mettono a ballare: poi altre due le imitano, e
cos fanno tutti i mobili della sala. La danza si fa sempre pi vivace e
accelerata. Una sola rimane immobile: una vecchia poltrona a braccioli,
coperta di seta verde smontata vicino al suo letto. Sopra il dossale era
scolpita in legno una faccetta di nonna che pareva sospirasse e dicesse chi
si ricorda di me? Allegria salt gi dal letto, e, sempre buono e gentile, ne
prende un braccio e la invita a ballare. La faccetta accenna di s e le sue
labbra si muovono a un grazie. Allegria balla di lena colla vecchia poltrona e
le sussurra gentilezze. Cessa la musica e gli scranni riconducono le seggiole
al loro posto. Ma la poltrona verde mormora ad Allegria, attendi che ti debbo
parlare. E gli racconta che dugento anni prima in quella casa dimorava una
gaja famiglia di ragazze e giovinotti che amava sovratutto di fare all'amore e
di danzare. Uno dopo l'altro morirono tutti e l'anima di ciascuno entr nel
purgatorio di un mobile. Avevano chiesto al Signore di ballare anche dopo
morti. Cos, tutte le notti, salvo la settimana santa, ballano - attenuante al
purgatorio. Senonch la vecchia padrona di casa, la cui anima si rifugia nella
poltrona di seta verde smontato non  mai chiesta a ballare da nessuno. E
nessuno dei forastieri che capitano nel castello ha la cortesia di ricordarsi
di lei. Donde la gragnuola di bastonate, invisibili ma pure dolorose, che si
scaraventano sui forastieri e la fama dei cattivi spiriti che abitano il
castello. Ma Allegria col suo buon umore e la sua cortesia ha rotto l'incanto
e domani tutte le anime liberate dal purgatorio dei mobili saliranno alle
danze celesti. E la vecchia prigioniera della poltrona verde salir anche lei,
ma prima vuol lasciare un ricordo ad Allegria e gli dice aprimi il ventre.
Allegria si rifiuta, si scusa. Ma la sua ballerina insiste ed egli finisce a
tagliarle i cuscini e i braccioli imbottiti trovando in essi un grosso mucchio
di monete d'oro. Con queste, Allegria compera il castello e i terreni
circostanti e diventa ricco. Torna a casa: trova i fratelli in miseria e in
litigio, li sovviene, li pacifica, si sposa la sua innamorata, ha molti
figlioli e vive con essi gli anni di Matusalemme - 11. La buona bambina di
pasta frolla. <CF. Con Cinbichetti, fiaba 1a.> Quel giorno il Sig. Galbusera,
pasticciere all'insegna del croccante reale, premiato pi volte, dopo di avere
lungamente meditato dinanzi a un tavolo di marmo, coperto di pastafrolla
appena rullata, pens di creare come il buon Dio, non un esse, n nuove
stelle, n un bastoncino, ma una bambina minuscola. E colla mano maestra cav
infatti dalla molle pasta la pi graziosa pupazzetta che fosse mai uscita da
uova e farina, zucchero e sputa. La pupazzetta troneggia nella vetrina e tutti
i bimbi del quartiere le si affollano dinanzi, Nandino il figlio del
parucchiere, che possiede 50 centesimi tutti suoi, entra nel negozio del Sig.
Galbusera chiedendogli di aquistare il suo capolavoro. Teme che gli si domandi
chiss quale prezzo. Ma non sono che 50 centesimi. E' tutto il suo patrimonio,
ma Nandino lo sacrifica volentieri, ed esce trionfante colla pupazzetta
incartata in carta bianca e legata con nastrino rosa. A casa, guarda la bimba
tra l'appetito e l'amore. Ma la bimba sembra aprire la boccuccia e,
guardandolo con occhio di uva di Corinto, dirgli: sono appena fatta: lasciami
vivere. Ti vorr tanto bene. - Nandino, nonostante la gola, la lascia vivere.
E la pupazzina, per molto tempo riposta nel suo cassettone, gli parla, gli d
buoni consigli, tantoch Nandino, da sventatello e infingardo diventa buono ed
attivo. Un giorno per, dopo cinque o sei mesi, aprendo il cassettone, un
odore pi sollecitante del solito gli titilla le nari e gli f risvegliare la
gola. Combatte, ma finisce col cedere alla tentazione, mangiando
antropofagamente il capo della bambina. Grida di questa. Ma Nandino  punito
della sua ingratitudine. S'ammala e va in fine di vita. La pastafrolla
rafferma gli aveva fatto indigestione. Senonch, all'ultimo, gli appare in
sogno la bambina divorata e dice che gli ha perdonato purch gli prometta di
seguire i suoi consigli e di non mangiare pi pasta frolla rafferma. - 12. Il
prato degli asini. <Cercare di ricordarsela> -
5752. Parole per musica. = I T'amo! alfin del dolce accento - mi fu fatto
carit. - Frena, o core, il tuo contento - sembra amore ed  piet - Ma,
stringendomi al suo petto - Ella, t'amo dice ancor - Sia l'inganno benedetto
- La pietade  anch'essa amor = 2 Non te lo dissi mai - n mai me lo dicesti
- ma che t'adoro, sai - e che tu m'ami, io so = N mai te lo dir - n tu lo
dirai mai - ma sempre sentirai - quello che io sento, amor = l'anima mia  di
un metal sifatto - che vibra ad un sospiro e d lamenti - e splende ad un
sorriso, come sol.
5753. - 1904-05 - Aumentando il furore per gli automobili, cagione di
frequenti disgrazie e massacri di chi li guidava (solitamente della classe
ricca) il popolo milanese chiamava gli automobili i mazzasciori.
5754. Nei conti della famiglia Borri, una fra le pi nobili di Corbetta,
andata poi al disotto, ora estinta, si legge in data 1816 (conto dello
speziale) per dato un clistere alla Signora Contessa, e in pari data (conto
del falegname) per aver fatto il coperchio al comodo delle popole Borri.
5755. Nella notte dall'1 al 2 giugno 1902, dopo che l'orologio del campanile
di Corbetta aveva sonato le 31/4 il campanile (stato recentemente sopralzato a
straordinaria altezza) si sfasci alla altezza della parte vecchia, cedendo,
sedendo su s stesso. Fece come un canocchiale che si ritira dentro s. Fu un
rumore come di cento carri rovesciati, al quale ne successe un altro quasi
eguale, per una parte della chiesa che parimenti si sfasci. Nessuna disgrazia
di persone. Notte limpida e chiaro di luna (I quarto). Alla mattina del 2
giunsero i costruttori, architetto Perrone e capomastro Gadola. Nel momento
stesso in cui il campanile cadeva, Perrone a Milano in casa e nel letto suo si
svegli di soprasalto, mentalmente pensando cadde il campanile di Corbetta,
poi riaddormentossi, e quando la mattina appresso fu svegliato, perch
[lacuna] era venuto da Corbetta per annunciargli il fatto, disse a questo
prima che parlasse, so che cosa veniste per dirmi. Caso di telepatia. - L'idea
che il campanile stesse per cadere, era pur fissa in me, e coricandomi la sera
dell'1, aspettavo, non so perch, il fragore della rovina.
5756. In molte localit di origine antica, dura la tradizione di tesori
nascosti. Anche in Corbetta (Cellae concannianae e poi Curia picta) un tesoro
si troverebbe presso il Pozzo vecchio <o pozzo bianco> (dove?) e Giuseppe
Mussi, gi deputato e senatore, sindaco di Milano, uomo che possedeva molti
libri e aveva letto molti frontispizi, bottega de pattee, come lo chiamava
il cugino suo Francesco, citava il seguente passo latino, tolto secondo il
Mussi dal cronista Prato: thesaurum apud Puteum blancum seu campanam
argenteam, auro repletam. Si noti per che il Prato  scritto in italiano e
non in latino e che non vi si trova cenno neppure lontano di tesoro in
Corbetta.
5757. Tale prete diceva sempre a chi lo invitava, sovente, a pranzo, non
s'incomodi troppo. Io mi accontento di quello che c'. A me basta il piatto di
buona cera! Allora l'anfitrione fece preparare un piatto con su dipinto a
fuoco un faccione allegro e di buona cera e quando il prete capit da lui per
pranzare, gli pose dinanzi il piatto vuoto senz'altro, dicendogli eccovi
accontentato, col piatto che pi desiderate.
5758. Agli edifici  prescritto dalla natura de' loro materiali e dalla data
della loro iniziale costruzione un limite di vita come agli uomini. Ed  entro
quel limite, che pu ben essere prolungato con qualche cura ricostituente
fatta a tempo, ma non scongiurato, che debbono soccombere. A questa pi che ad
altra cagione  da attribuire la contemporaneit della morte di parecchi
edifici, specialmente campanili, che hanno una data d'origine
approssimativamente eguale, come fu dei campanili di Corbetta e di Venezia,
caduti a poca distanza di tempo.
5759. Ingegni precoci. Ettore Perrone di 11 anni (1902), nipote
dell'architetto Luigi, figlio di altro uomo d'ingegno, e di una siciliana,
tipo arabo, di temperamento matematico. Dimostra con frasi scientifiche che la
testa cammina pi dei piedi, essendo la testa pi lontana dal centro della
terra che non i piedi. Dice anche non esser vero che l'occhio del bue, vedendo
l'uomo pi grande di quello che veramente , crede l'uomo pi grande e ne ha
paura, perch ammessa la pi grande apparenza nell'apparato visivo, vede anche
s stesso e i suoi simili maggiori di quello che sono, quindi tutto rimane
nella relativa apparenza di grandezza, n l'uomo diventa pi grande del bue,
n questo diminuisce di grandezza.
5760. Nel maggio 1889, feci un viaggio con Crispi in Germania al seguito del
Re. Presi delle note, che smarrii in parte, non rimanendone che alcuni
frammenti a matita. Partiti il 19 maggio, traversando la Svizzera, da Chiasso.
In alcune stazioni, accoglienza cordiale: in altre sospettosa. I gendarmi
gravi ma con tenuta poco militare. Chiamati dal popolino ammazzalucerte -
Gschenen. Compagnia d'onore; bella tenuta, ma faccie da guiba. Il comandante
nel momento in cui il Re Umberto passa in rivista la compagnia, dice a voce
alta Je suis commandant corps d'honneur. Occhiata terribile del presidente
della Confederazione che camminava a fianco del re e dice je vous infligerai
15 jours de prison. Il re, saputo poi che il presidente aveva detto ci non
per burla, gli telegrafa dalla Germania intercedendo in favore del comandante.
- A Basilea, si presenta un generale con due mazzi di fiori. 20 maggio. Si
entra in Germania. Prima e generale impressione di pompa e disciplina. <I
soldati, allineati, ricordano le file dei soldatini di stagno.> I tedeschi,
anche se non militari fanno tutto come se irregimentati ed impiegando tre,
quattro volte pi muscoli di quanto occorrerebbe. Marciano lanciando innanzi i
piedi come se volessero gettar via le scarpe od i piedi, e battendo
rumorosamente i tacchi. Suonano fragorosamente, selvaggiamente la marcia reale
d'Italia come se picchiassero incudini. La marcia, gi tanto brutta, diventa
orribile. Nella loro banda esiste ancora il tamtam coi campanelli e lo
stridulo piffero che predomina sugli altri strumenti. Sono sempre i barbari
invasori che calano con Attila e Uraja. Del resto, bellissima gente. La folla,
essa pure reggimentata. Saluta i sovrani con tre hoch, poi zitta e immobile.
Differenza fra Italia e Germania. Nella prima, tutti comandano, nella seconda
tutti obbediscono...
5761. Tale che aveva l'abitudine della sbornia, diceva, quando ben bevuto
passeggiava a sghembo le strade Ah gli architetti del giorno fanno tutte
storte le strade.
5762. Fra le bestie pi feroci e crudeli, non parebbe che una ... il
coniglio. Ne studiai uno, ferocissimo, a Corbetta. Non lasciava mangiare il
suo compagno di gabbia. Questo poverino, mezzo affamato, quando allungava lo
zampino a qualche briciola di cavolo, l'altro lo investiva, gli strappava il
cibo e lo faceva fuggire. La vittima con il pelo lacero, temeva persino lo
sguardo del suo persecutore. Fin cogli occhi strappati e il ventre forato ad
unghiate. Non c' furore che eguagli quello di un pauroso al potere.
5763. Di molte cose pare che non si possa far senza: poi quando si perdono o
loro si rinuncia, ci accorgiamo che si pu far senza benissimo anche di esse.
E cos dovrebbe essere anche per la vita che sembra, a chi la possiede,
indispensabile.
5764. Il socialismo ha finalmente trionfato. Tutti i seggi parlamentari sono
occupati da socialisti salvo una infinitesimale minoranza. L'individualit
umana ha cessato di esistere. I Re hanno rinunciato alle loro corone. Si 
proclamato la costituente socialistica e si discutono gli articoli del nuovo
Statuto. Stabilita, consacrata l'assoluta e perfetta eguaglianza tra gli
uomini, tutti gli articoli di quello Statuto mirano a combattere il riprodursi
di qualsiasi individualit ed eccezione. Queste sono confiscate a pr della
universalit. Appena qualcuno nasca con qualche rara virt, questi 
sequestrato dal resto dei cittadini,  nutrito a spese dello stato, ma deve
dar tutto allo stato. Il genio sar obbligato a pensare, a far scoperte pel
bene di tutti, non potr farsi un patrimonio a s e neppure una famiglia. Le
pi belle cittadine generose saranno tenute a concedergli i loro favori, a
tempo e luogo e secondo le prescrizioni mediche: cos saranno alimentati
igienicamente a spese della comunit, alla quale dovranno tutto...
L'eguaglianza sar sopratutto basata, non sull'ottimo, ma sul pessimo ecc. -
Farne un capitolo pel L.d.B. Il tema che va molto pensato e sviluppato.
5765. Un libro curioso sarebbe quello in cui si raccogliessero le castronerie
della gente dotta a cominciare da quelle di Cesare Cant, segnalate in molta
parte da Bianchi Giovini e da Carlo Cattaneo (vedi sparsim). Cant saccheggia
come ladro e non come conquistatore da ogni parte. 7 od 8 pagine della
Encyclopdie catholique costituiscono la prefazione della sua Storia
Universale, ma gli spropositi sono specialmente del Cant, bench poi
scomparissero nella seconda edizione. Dal suo canto, Ignazio Cant, il fratel
degno,  celebre per le sue traduzioni e riduzioni spropositate. V. p. es. i
cavalieri di Portogladio (porteglaive), fece combattere Ezio nei piani della
Catalogna, scrisse che il pittore francese Il Sudore (Le Sueur) era negro ecc.
G. B. Carta che tradusse e pubblic un libro di storia naturale, in una
orazione pronunciata a Milano nel I congresso dei dotti, disse ch'egli era
solo - solo come un rettile nella sua chiocciola - Porro, preside della
Universit di Torino, in un libro da lui scritto pei fanciulli, definiva
l'ippopotamo cavallo di mare e grosso pesce, e chiamava il fegato frittura
- Schiapparelli, geografo, insegnava che la terra  attraversata da masse di
ferro. Don Margotti, giornalista dell'Armonia (gazzetta cattolica), stampava
che sul campo di battaglia era improvvisamente capitato il generale Tagbefehl
(ordine del giorno) ecc.
5766. Quando lo scultore Giuseppe Grandi, per guarire il suo leone vivo che
teneva in gabbia e serviva da modello pel suo monumento delle 5 giornate (il
leoncino avea fatto una indigestione e soffriva di stitichezza), si decise a
somministrargli un clistere, aspett il momento in cui gli volgesse il
deretano e profittandone gli infil d'improvviso la canna dei serviziale,
esclamando Ah tu sei il re delle foreste!? Ciappa.
5767. Descrizione burlesca del sorger del sole. - Il nero cominci a
diminuire. Poi arross, l'infiammazione aumentava: poi ingiall. E il giallore
diventando pi chiaro, ad un tratto si apr in una macchia rossa di sangue. E'
un bubone che scoppia? No,  il sole che sorge.
5768. Franco il passo, il guardo, il cuore.
5769. Non spandere aqua. - Dice il cartel vietato -  qu spandere aqua - E
il pisciator sorpreso - in flagrante reato - aqua non  ma piscia.
5770. [rasura] In generale la donna,  la genitrice e la perpetua mantenitrice
della umanit. Dicono alcuni, che conserva anche e fomenta la vita
intellettuale e che il capo del genio si conflagra spesso nel grembo della
donna, [seguono 13 righe abrase].
5771. Le frutta e i legumi, una volta marci, si gettano nel letamajo: gli
uomini, guasti e infraciditi, si mandano al Senato del Regno.
5772. Nella mia vita, ebbi parecchie volte periodi di esaurimento, e
frequentemente momenti di assenze cerebrali. Frugo nella memoria. A parte la
difficolt grande di impadronirmi dei pensieri, e lo stento dello esprimermi,
il primo lungo periodo di esaurimento lo ebbi a' 17 anni. Per due mesi stetti
chiuso nella mia camera quasi senza toccar cibo. Il pensiero mi girava intorno
al cervello, senza, per cos dire, entrarci. Per forza mia madre mi salv,
facendomi viaggiare in Italia. A Venezia nel 1866 ebbi anche uno svenimento in
gondola, direi soffersi uno svenimento se invece non mi fosse parsa cosa
dolcissima. Mi rifeci colla cura idroterapica di Andorno. Il secondo lungo
periodo di esaurimento mi ritorn, a 33 anni, nel 1882 dopo la morte di mia
madre. I miei spiriti vitali stettero un istante per evanescere in tenues
auras. Il dr. Cardarelli e Durante, mi rimisero in piedi. In quel periodo,
l'eccitazione intellettuale era molta, ma nulla la facolt esplicativa. Dopo
debbo arrivare al 1892 alla mia missione in Colombia, per conoscere una breve
ma forte assenza cerebrale. Una mattina, a Bogot, a letto, cercavo di dire
l'ora che leggevo nell'orologio e ne dicevo un'altra. E pi mi sforzavo, e pi
mi impacciavo, sinch vinto mi taqui. <Manrique dottore colombiano l'attribu
ad una transitoria paresi reumatica.> La seconda assenza nel 1894 a Comeno,
effetto del surmenage intellettuale di Roma. La terza (con straparlio) al
Dosso nel 1905. La quarta nel 1906 in marzo sui campi della Faustina dove mi
ero recato pei miei scavi archeologici. Questa per pi forte delle altre.
Colazione frettolosa: poi al sole - accoccolato. Comincia formicolio nelle
dita e perdita della sensibilit; poi friggio nel sangue - velo e caligine
all'occhio sano - e straparlio insistente. A casa, mi corico - e mi rimetto a
poco a poco - In tutti questi anni, specialmente negli ultimi, il lavoro
cerebrale mi si fa assai pi lento. Senza che raggiunga lo stato della
allucinazione, della dormiveglia che talora  cos propizio alla generazione
delle idee, vivo e penso con una mezza coscienza, sempre colla preoccupazione
e nell'attesa di perderla intera. Il dr. Trazzi attribuisce questi fatti a
disturbi di stomaco - il dr. Corneo ad arterio sclerosi -Vedi nella cart. 1
dell'Epistolario le note col titolo di salutomania, di dove si possono
cavare dati utili a chiarire questo tema in ci che mi riguarda.
5773. (1906) Il mio figlioletto Franco di 13 anni d sempre nuove prove del
suo vividissimo ingegno. In questi ultimi tempi, parlandosi di nobilt mostr
di avere su di essa un concetto ben meschino. E disse: che cosa sono infine
questi titoli di conti, di marchesi ecc.! Sono quelli, che pei nostri
contadini di Corbetta sono i sopranomi, come pioggiatt, mascherpa, cdega,
sotterroo ecc. ecc.
5774. Dizione corbettina. Di chi  malato di cosa che non si sa, neppure da
lui, si dice el gha la malatia del pet-cavra -
5775. Cletto Arrighi, mor nell'ospedale a pagamento di S. Vittore, il 3
novembre 1906 (Casa di S. Giuseppe) a ore 171/2. Qualche giornale parl di
lui. Negli ultimi tempi era decadutissimo. Carlo Dossi lo soccorse parecchie
volte. Una volta svenne in piazza della Scala. Raccolto e trasportato
all'ospedale maggiore e facendosegli coraggio e incoraggiandolo a non aver
paura - rispose che non ne avea mai avuto, che era stato soldato, che avea
avuto 5 duelli. Un cappellone cialtrone lo insult chiamandolo reduce dalle
patrie bottiglie - Qualche giorno prima di morire - desider di avere un
giovane che gli leggesse. Trovatogli il giovane, volle gli leggesse la Divina
Comedia, e Righetti si entusiasm.
5776. Iscrizione sulla cantina dei monaci nel Convento di S. Giovanni Laterano
in Milano, Inter alios hoc unum est necessarium - Sulla porta di entrata nel
convento di Voltorre: ingrediere onustus non onerosus amicus.
5777. - 22 nov. 1906. Da Vittore Grubicy. Mi mostra un aquarello di T.
Cremona, da lui riaquistato dagli eredi del Sig. Forbes, che l'aveva comperato
vivente Tranquillo. L'avrebbe ceduto a certo Della Torre, parente di Giulio
Pisa. E' l'aquarello intitolato Le curiose. Mi mostra anche tre quadretti ad
olio di piccoli paesaggi di Cremona. Li aquist, per mezzo di certo
Tettamanti, a Roma, da un signore che li aveva avuti da Tranquillo. Erano
prima quattro, un bosco per cui passa una processione col viatico, un
paesaggio con caprette e una contadina,... Aggiunge che quando vede dipinti di
Tranquillo, sente nel suo cuore come un carillon che sonasse. Mi mostra anche
in due esemplari due aquarelli del Silenzio amoroso, I progetto, in cui  gi
architettato anche il secondo. Si vede che il quadro era gi stato trovato
anche prima della apparizione della famiglia dei modelli, Cagnoli, cio
dell'Esther e del fratello della moglie - Mi mostra poi un abbozzo di
Segantini, che rappresenta il pittore, morto, nudo colla moglie che lo piange.
Un altro consimile abbozzo lo aveva fatto, rappresentante un guerriero morto,
colle sue armi appese. La moglie volle che lo dipingesse con capelli gialli
per attenuare la figura del cadavere.
5778. Quando considero il mio proprio io, l'intima coscienza, parmi che questa
debba essere eterna, senza diminuzione: se invece guardo la personalit
esterna, la memoria mi ricorda che ho avuto un principio, e quante cause mi si
affacciano di continuo, d'imminente disfacimento!
5779. Carlotta, da bimba, in monastero aveva udito che dopo la comunione ci si
sentiva pi leggeri, pi aerei, e si sentiva correre un fresco per tutto lo
stomaco. E avendo detto ci alla maestra, questa port subito la bimba in
refettorio e le fece prendere subito in gran premura una tazza di cioccolata -
Lia Marozzi, di 9 anni, confess di aver fatto adulterio. Naturalmente il
confessore non le credette. Lei credeva che l'aver fatto adulterio era di
essersi gettata su un canap colle sottane in aria, perch il catechismo, alla
parola adulterio, la spiegava dicendo: far cose indecenti.
5780. Leggo un libro di Camillo Flammarion sull'ignoto e i problemi
dell'anima, ricchissimo di casi di telepatia, i quali mi ricordano alcuni
capitati ad alcuni miei conoscenti e specialmente alla famiglia del mio amico
Catalani <V. 5597>. A. Cassandra Musurus, che fu poi moglie di Tomaso
Catalani, mentre ancora giovinetta di 14 anni, era a Londra in casa del padre
suo, l'ambasciatore Musurus, una notte, dormendo, verso le due o tre della
mattina, vide la madre sua, bella signora di una cinquantina di anni, distesa
su un letto in grande toeletta di ballo, in un gran salone, che la benediva, e
pareva morta in quel momento. E la figliola piangeva disperatamente s da far
svegliare la sorella minore che dormiva nella stessa stanza e che inutilmente
cerc di consolarla. Verso mattina una cameriera batt all'uscio, e le port
la notizia che nella notte ad un gran ballo che s'era dato a Corte era infatti
morta improvvisamente la signora Musurus salendo, a braccio del granduca di
Hess, lo scalone. Musurus pasci le tagli colla sciabola il busto e fu
distesa su un materasso nell'anticamera (1867) - B. La istessa signora
Cassandra Musurus, maritata a Catalani, essendo il marito a Londra, sogn del
fratello che si trovava a Roma e che le annunci di essersi salvato
miracolosamente da una malattia mortale. Si rec la mattina appresso
all'ambasciata turca e sent riconfermata la notizia del fratello. - C. Tomaso
Catalani, tornato a Costantinopoli, dopo la missione che aveva avuta da Crispi
a Londra, raccont una mattina alla moglie di aver visto nella notte suo padre
in sogno, nel lenzuolo funebre, che gli preannunciava la morte e lo avvertiva
che nulla gliela avrebbe risparmiata. Difatti tre giorni dopo mor, pare per
angina pectoris. - D. Cassandra Catalani, trovandosi qualche anno dopo a
Palermo presso suo cognato, sogn di suo figlio che la avvertiva d'aver un
principio di mal d'occhi, e che questo lo avrebbe presto tormentato. Il che
avvenne.
5781. Uno fra i libri che mi fecero pi impressione e che mi consolarono
nell'intimo dell'animo, e che mi parve vero o molto prossimo alla verit,  di
Vittorio Girard, stampato a Parigi, (Perrin e C. 35 Grands Augustins). Non ne
conosco la data della pubblicazione. Vorrei, traendolo dalle mie memorie gi
notate sulla carta e dal cervello, aggiungervi un commento, che potrebbe
essere utilissimo per me [e] per gli altri. <Il tema fu anche trattato da
certo Giovanni Francesco Bartolini nel 1780 (Stamperia bonducciana) sotto il
titolo Della rinnovazione de' cieli e della terra e de' suoi abitatori -
libri tre, ma tutto a citazioni bibliche ecc. V. anche Dean, Vicar of
Middleton (1768), Saggio sulla vita futura degli animali [... ]>.
5782. Ricordo con mia moglie due casi che si ebbero nella sua vita che hanno
attinenza con apparizioni o sogni. Per mio conto, non ne posso annoverare,
almeno sinora, uno solo. Il primo le avvenne in Colombia, nel primo anno del
nostro matrimonio. Era a Bogot, nella sua stanza da letto, verso mattina. Ci
era giunta la notizia della morte di suo zio Francesco, che l'avea lasciata
erede universale. Sent sollevarsi per tre volte le coperte dal letto come se
vi passasse sotto un soffio freddo, poi le coperte ricadere: nulla vide n
ud. Giunta poi nel 1893 in Italia e a Milano (luglio), nella camera da letto
dello zio sogn dello zio Francesco. Lo vide sorgere presso la poltrona a capo
il letto e moversi lentamente colla sua andatura stanca. Lo salut
chiedendogli come stesse. Rispose: bene, proprio bene... Carlotta si sentiva
pressata a parlargli. E gli disse, e di me sei contento? - Rispose: s, sono
proprio contento - e si sciolse e spar.
5783. Ho 58 anni (e ne avr 59 al 27 marzo) e sono in un continuo
peggioramento. La lenta e quasi nativa nevrastenia, alternata da esaurimento
cerebrale e da larvati colpi apopletici, m'ha condotto alla quasi imbecillit.
Tra poco, forse questione d'anni o di mesi, mi dissiper, e ridar le mie
spoglie alla terra, speriamo per una rinnovazione, e per riprendere la mia
vita, sott'altre forme, e completare le precedenti esistenze. Questa volta ero
venuto al mondo chiamato terra con una buona dote, ma gli avvenimenti non mi
furono favorevolissimi, o forse non ebbi sufficiente virt di domarli al mio
servizio. - Ero nato alle lettere, alle scienze specialmente archeologiche, ma
non ebbi il coraggio di tendere ad un unico scopo l'arco della mia mente. Chi
legger attentamente queste mie note potr raccogliere una messe vasta di
pensieri in germe, e profittare di alcuni. - Io cominciai a morire colla morte
di alcuni illustri amici e che io reputo sempre grandissimi. Paolo Gorini,
Giuseppe Rovani, Tranquillo Cremona, Giuseppe Grandi... Anche Luigi Perelli
amico mio, morendo (1900), port con s parte dell'anima mia. - Molte grandi,
molte belle cose disegnai, molte abbozzai, nessuna ho compiuta. Prego mia
moglie, prego mio figlio e le mie figliole di completarmi. Alla villa chiamata
il Dosso Pisani,  affidata la mia memoria. Vorrei (naturalmente con quei
temperamenti economici e di tempo che la cosa richiede) che la compissero,
cominciando dalle epigrafi che sono preparate e si trovano nei cassetti del
mio scrittojo e che vanno scolpite sulle colonne di marmo. I portici dovranno
essere anche decorati dal monumento pei tre artisti - Carlo Dossi - Luigi
Perrone e Luigi Conconi, e cos dalla lapide a mio nonno, Carlo Pisani Dossi.
Sul gran terrazzo dovr sorgere il gruppo delle tre arti. Se il mio Franco
diventer, come gli auguro, un buon artista in scultura, potr decorarlo colle
statue de' pi grandi italiani, specialmente scegliendo quelli che oltre di
avere merito grandissimo non furono raccomandati alla posterit da una degna
fama in vita, come Gorini, Marzolo, Rovani etc.
5784. Il 16 febbraio 1907 - ore 1,28 della mattina, mor in Bologna nella casa
a lui donata dalla Regina Margherita Giosue Carducci - di un attacco
d'influenza, che per avea trovato un corpo gi esaurito (fin dal 1884) pel
molto lavoro, per congestioni cerebrali parziali. - Era nato il 27 luglio 1835
-
5785. Non posso prevedere se, prima di morire, avr potuto compiere la capella
gentilizia pe' miei morti nel cimitero di Corbetta per la quale, a tutt'oggi,
ho aquistato l'arca, e ho fatto preparare il disegno dall'architetto Luigi
Perrone, marito di mia nipote Ida Pisani Dossi, ma in ogni caso, raccomando il
suo compimento a mia moglie e a' miei figli. Deve poter raccogliere, oltre le
mie spoglie e quelle di mia moglie, le spoglie di mia madre che riposano a
Campo Verano di Roma in tomba perpetua (V. per le carte nella Cart. B.
dell'archivio di famiglia, e le spoglie devono essere richiamate di Roma,
avvertendo che mia madre desiderava che fossero cremate) e cos le spoglie di
mio padre, gi in vaso di cristallo nel crematojo di Milano, quelle di mia
cognata moglie di mio fratello Guido, sepelite nel cimitero di Fornovo, quelle
del detto mio fratello in bara di piombo nel cimitero di Ancona (V. cart. D
dell'archivio di famiglia). Se mi avanzasse del tempo, si potrebbe tentare
ricerche per i resti di mia nonna (Luigia Milesi Pisani Dossi) sepelita in un
cimitero di Milano (mor in parochia di San Francesco di Paola nel [lacuna]) e
di mio nonno (Carlo Pisani Dossi) che mor a Milano in via Zecca Vecchia n. 6,
casa Borsani, nel 1852: cos anche i resti di Gelasio Pisani Dossi padre di
don Carlo che dovrebbero trovarsi non so se a Broni o Stradella dove mor e
degli altri antichi parenti (Vedi nelle cart. dell'archivio di famiglia dalla
Cart. A).
5786. La morte di G. Carducci mi fa risovvenire quella di Giuseppe Rovani.
Carducci si spegne, nella sua massima gloria, da tutti riconosciuta - con
onori, pensioni, applausi. Rovani in perfetta bolletta, sprezzato... E Rovani
non  certo minore di Carducci, anzi, considerando i tempi infelici,  qualche
cosa di pi. La fede che noi abbiamo nella giustizia divina, ci conduce quindi
a credere che l'avvenire di Rovani non  ancora giudicato e otterr il suo
meritato guiderdone come gi ebbero molti sommi prima di lui, trattati in
principio sconoscentemente dalla posterit.
5787. Alle 11/2 ant. del 19 febbrajo, mor in Milano, via Circo, Casa Biandr,
la nostra buona amica Maddalena Campione, gi dama di compagnia di mia moglie
Carlotta, che tanto contribu al nostro matrimonio insieme a mia zia Elisa
Marozzi maritata Quinterio, e ci accompagn in Colombia. Avea 75 anni. Molto
sofferse, essendogli stata tagliata una mano, divorata dal cancro. Temeva una
agonia spasmodica, fin invece placidamente. Sar domani trasportata a Como e
sepelita nel cimitero montano di Lemna.
5788. Fra qualche giorno si celebrer il 25 anniversario della nascita del
giornale settimanale il Guerin Meschino, da me inaugurato con lettera che
serv di programma. Molti amici si riuniscono a festeggiarlo. Nessuno si
ricord del mio nome. Il Pozza direttore, senza pi ricordare, ch'egli non pi
restitu neppure il disegno di Tranquillo da me prestatogli sub conditione di
restituirmelo: e che si mostr ingrato verso mio fratello Guido, della cui
casa e del cui ingegno fu amico ladro, e lo abbandon completamente, quando in
miseria, mostra come sia meritevole di tutto il mio disprezzo.
5789. Parlo con Conconi del motto pel camino della cucina del Dosso che non
riuscivo a trovare adatto. Disse: potresti mettere a similitudine del cave
canem, del pavimento a Pompei - cave gatum! ricordando le devastazioni dei
gatti in cucina. E io porr cave felem! -
5790. Conconi mi racconta del pittore Bertini, figlio del noto Pompeo, il
quale dice sono uomo robusto perch mia madre  di Rh e mio padre di Busto.
Pieno di debiti e sempre assediato dai creditori egli ha imaginato di
comperarsi una tigre, che gli coster sempre meno della quantit de' suoi
debiti. La chiuderebbe in una stanza con porte senza maniglie all'interno, e
fuori farebbe scrivere cassa. Quando gli si presenteranno creditori, cosa
molto frequente, dopo aver liquidati con grandi riduzioni i loro conti,
l'inviterebbe a passare alla cassa. Dentro si troverebbero al tu per tu colla
tigre affamata e non potrebbero scappare, e finirebbero mangiati. Rimarrebbe
un mucchietto di soldi, di bottoni, orologi, dentiere ecc. che si scoperebbero
via. Per le indigestioni in cui sarebbe continuamente la tigre, si dovrebbe di
tanto in tanto purgarla. Bertini si creerebbe poi uno stemma - in cui sarebbe
un creditore d'oro in campo d'oro. Bertini quando gli capita qualche nuova
idea bizzarra, pianta l il suo lavoro di pittore, e va da tutti gli amici,
uno dopo l'altro, a contargliela e a riderne insieme.
5791. Nel nuovo quartiere alle Casenove, gi Mussi, si potrebbero intitolare
parte delle vie coi seguenti nomi. - Bartolomeo Arese (presidente del senato
di Milano) - Bianca Milesi - Elena Milesi (nostre antenate) - Carlo Pisani
Dossi (nostro nonno, patriota cospiratore nel 21 contro il dominio austriaco)
- Francesco di Brossano Petrarca (che spos la figlia di Petrarca, antenato di
mia moglie Carlotta) - Francesco Mussi, uomo beneficente.
5793. (ottobre 1907) In questi giorni ho letto e sto ancora leggendo tre libri
di Lon Denys, del quale autore non sapevo neppure il nome, comperati per
desiderio della mia Carlotta, che mi fanno una indicibile buona impressione:
trattano di comunicazioni spiritiche, delle rinnovazioni delle vite. Sono
ispirati e vi permea l'anima cristiana, restituita al progresso, messa a pari
del tempo. Consolano e fanno risorgere le forze gi latenti per questa vita e
l'avvenire. E' uno sguardo al di l e la coscienza mi dice che non erra. Nella
mattina del 29, ripensando alla rinnovazione della vita, le affinit della
attuale mia personalit con quella delle precedenti vite che avr gi
trascorso mi tornano alla memoria. Non  senso spiritico o di sognante, ma di
cosciente. Mi sembra di essere stato prima Jean Paul Richter, poi Montaigne,
poi Sant'Agostino, poi Luciano. Tra l'uno e l'altro trovo una genealogia di
simpatia. Credo, spero, che il tempo potr scoprire tutti gli altri della
catena. Anche il Prof. Quirico Filopanti scopr, tanti anni f, una simile
genealogia, per riguardo alle sue incarnazioni, e quando la conobbi mi
rammento di aver riso. Prego Dio e gli spiriti che mi circondano di
proteggermi e di illuminarmi. - Raccoglier e studier le opere delle anime
che m'illudo essere state mie predecessore nella scala dell'umanit.
5794. (1907) Un giorno mi lamentavo colla mia Carlotta, dicendomi abbandonato
apparentemente da Dio. I miei amici che tanto confortavano la mia esistenza
erano pressoch tutti scomparsi. Ero stato tolto immaturamente dalla carriera
degli uffici. Altra volta, la letteratura cui ricorrevo ne' miei sconforti e
volentieri mi dava quanto gli altri mi negavano: ingegno, freschezza d'idee,
audacia. Oggi tutto  muto, a cominciare dall'ingegno. Dio, dopo molti anni di
povert, mi aveva finalmente dato quanto gi aveva a Salomone che gli chiedeva
sapienza, cio l'oro. Con esso mi fabbricherei un mondo di opere buone,
perch farei tanti felici, sovvenendo bisognosi, afflitti, infermi. Ma la
disdetta mi segue anche in questo campo. Solo mi resta quel tanto d'ingegno
per accorgermi che non ne ho pi. Ma Carlotta mi dice che Dio mostra di
volermi ancora bene negandomi il compimento di quest'ultimo desiderio. Qu in
terra siamo tutti venuti per espiazione. Sta bene che io dedicherei la mia
fortuna alla carit, ma, a parte che il bisogno sar sempre superiore ai
mezzi, Dio forse intende che io non sia soddisfatto anche in questa
consolazione come fui in altre, dovendo anch'io pagare la mia quota di debito
colla giustizia divina.

FINE.
