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Carlo Alberto Pisani Dossi (alias Carlo Dossi).

AMORI.

INDICE.

Primo cielo. Ricciarda.
Secondo cielo. Tilia.
Terzo cielo. Amelia.
Quarto cielo. Elvira.
In terra. Ester e Lisa.
Ancora in terra. Adele.
[Sempre in terra. Tea].
Di nuovo al cielo. Antonietta.
Quinto cielo. Diana.
Sesto cielo. Celeste.
Settimo cielo. . . . .


CARTEGGIO.



. PRIMO CIELO..

Ricciarda

Ben presto comincii ad amare e ben alto posi sbito le mie mire. La mia et non esprimvasi ancora con due nmeri, e gi mi trovavo innamorato di una regina. Era questa - non sorrder di m, amica geniale, ch in amore vi ha cose assi pi grottesche - la regina di cuori, una cio delle quattro di un mazzo di tresette con cui mia nonna e i due reverendi pasciuti alla sua unta cucina, si disputvano seralmente la lor cinquantina di centesimini. Quando, a m - che solitamente assistevo al cartaceo torno seduto ad un ngolo del tavoliere, rosicchiando libri e cioccolata - quella Maest gentile apparve la prima volta sul verde prato di felpa col suo visoccio dalla paffuta bont e col suo cor rosseggiante presso l'orecchio sinistro quasi a dire "agli altri in petto, a m fu posto in fronte" - casta Susanna in mezzo a'bramosi vecchioni - senti nel sangue quella vampa di caldo, quella scottante puntura come tocco di acceso carbone, che segn poi sempre in m l'annunciazione di un amore. E allora piglii l'abitdine di mttermi a lato del giocatore cui la fortuna aveva concesso la mia regina e di l rimanere finch'egli non la abbandonasse sul verde tappeto e io non la vedessi raccolta e ammucchiettata con altre figure - figure indegne. Oh quanto io le auguravo, che, dalle ditaccia negre e tozze - piedi mal dissimulati - de'due sacerdoti, ella passasse tra le fine e bianche e trasparenti ditine di mia nonna! Una sera, non mi fu possbile di resstere alla tentazione e la rapi. Ricordo ancora il clere bttito del mio cuoricino (la regina gi posava sovr'esso) e insieme l'imperturbabilit del mio sguardo, dinanzi alla commozione desttasi, per l'improvvisa scomparsa di Sua Maest, nei tre giocatori, curvi coi candelieri in mano a cercarla fra le gambe del tvolo e le loro; ancora ricordo il gran sospiro di soddisfazione e di gioja, quando nonna, esaurita ogni indgine ed ogni speranza, chiam il domstico perch le recasse un mazzo nuovo di carte. Fu quella la mia prima conquista, una conquista rispetto alla quale poche altre mi dovvano poi inorgoglire altrettanto.
Quasi contemporaneamente alla regina, o poco dopo, m'innamori di un'altra dama - una dama ancora pi eccelsa, avuto almeno riguardo al suo domicilio - la Madonna. Pendeva al capezzale del mio lettuccio un quadro litografato a colori, imgine pia, empiet pittrica, tutto ngioli e santi col Padre eterno in lontananza. A sera, non appena mi si ava insaccato nella mia toeletta notturna, ossa in un camicione lungo pi di m, la cameriera mi suggeriva in gran premura parecchie spropositate orazioni, che io ripetevo sbadigliosamente, stando in pie'sui guanciali col viso rivolto al quadro. Altre parole non comprendevo di quella filastrocca che pnem nstrum. Poi mi si diceva di baciare, sul quadro, il buon bambino Ges in braccio alla Madonna. Io sbagliavo scrupolosamente e baciavo la celeste signora, una bombolotta in veste rossa e turchina. Una volta mi si volle per forza far appoggiare la bocca sulla barba malpettinata del santo patriarca e soddisfatto marito. Pianti e strilli da parte mia, finch la cameriera, impietosita, non si persuase a lavarmi, con un lembo bagnato dell'asciugamani, la colla da falegname di cui puzzvano - cos gridavo - le mie labbra. Dal bacio, invece, della Madonna scendeva, si diffondeva, in tutto il mio ssere, consolazione. Mi brillava quel bacio e circolava nel sangue. Io mi sdrucciolavo, mi tuffavo voluttuosamente nelle cndide onde delle lenzuola, fantasiando di sser cullato sovra nubi di paradiso, sffici e profumate; io mi sentivo perfino la mano proteggitrice della Madonna posar sulla fronte... n quest' illusione: era la mano della mia mamma.
Ma, nell'amor per le imgini, dovevo fare un passo pi innanzi. Un giorno mi si condusse a vedere una gallera di statue e quadri. Qual sensazione forte e nuovssima! Nelle cllule del mio cervello, sgombre ancor di mobiglia, entr e si addens, tumultuosa, una turba d'ogni forma e colore: corpi che si abbraccivano con furia di sensualit e corpi che si torcvano tetanicamente, faccie che sghignazzvano e volti che piangvano, pugni levati a minaccia e palme giunte a preghiera; negri marosi di galoppanti cavalli e verdi chiome di selve; nubi in tempesta e cieli sereni - una confusione, una soffocazione di cose e d'ide che io non aveva conosciuto mai tra la folla vera.
Troppo strana e viva, sifatta emozione, perch la curiosit non mi sollecitasse a ritentarla, e perch la nuova prova non mi invitasse ad altre. E allora le mie prime impressioni comincirono a sgarbugliarsi, a coordinarsi, a modificarsi. Bast una settimana perch io pi non entrassi nella galleria delle statue. La loro bianchezza mi dava noja alla vista e freddo al cuore. Sentivo pena, quasi vedessi persone nude sotto la neve o gente improvvisamente pietrificata come nella fiaba della "Bella addormentata nel bosco."
Ma, anche nel campo del pensiero dipinto, condensi in breve spazio le mie simpate. Le tele vaste e di figure assiepate, che mi avvano, sulle prime, meravigliato, mi si ridssero a poco a poco all'ufficio di sfondo, di tappezzera per le tele pccole. Odii sempre la moltitdine, pur essendo prontssimo ad amare ogni uomo di cui  composta e a innamorarmi di ogni donna.
 dunque sulle tele pccole e caste che io volsi la mia attenzione, trattenndola singolarmente su quelle che frmano l'aristocraza della pittura - i ritratti. Per un'nima, nulla  pi interessante dello studio di un'nima o almeno del quadrante delle sue ore, il volto. Ogni corpo somiglia appressapoco ad un altro, e, in tutti i casi,  quasi sempre eguale a s stesso, perloch - fosse pur formosssimo - finisce per diventare indifferente, la qual cosa avverrebbe assi presto se gli biti non lo dissimulssero e se, merc le lor variazioni, non sembrasse variare. Raramente invece, due faccie si psson scambiare: dir di pi; non c' viso che sia quotidianamente idntico a s medsimo; donde, la variet che dssipa la stanchezza e rinnova il piacere.
Ora, fra i ritratti di quella pinacoteca, io mi presi specialmente dei femminili, preferendo quelli, per cos dire, fuor della strada maestra.
E, in una sala remota, ne scopersi uno, del cui autore non mi sovviene pi il nome e neppure ricordo se mai lo seppi, e che era il ritratto a mezza figura, grande al vero, di una giovinetta quattordicenne, bionda e ricciuta, vestita da paggio. La giovinetta ava sguardo melancnico e buono. La "Guida" taca di essa; nessun la copiava, nessun la avvertiva; mi trovi quindi, issofatto, spinto verso di lei da quel sentimento di compassione che fu sempre la nota fondamentale, o quanto meno, il primo impulso ne'mii amori. E davvero, quando m'imbatto in una fanciulla petulante di belt e salute, sfavillante di gioja e ricchezza, circondata da omaggi e sospiri, bench le fibre inobedienti pssano in m oscillare di desiderio, il cuore non vi f eco alcuna e io m'allontano pi presto da essa che non m'avvicini. Coli ha pi di quanto le occorra; non ha bisogno di m. Qual filo di luce potri aggingere io al trionfante suo sole? qual raggio si degnerebbe ella di scndere, indiviso, su m? Foss'anche mia, non sarebbe mai solamente mia, n dovrebb'sserlo. Bellezza  fatta per gli occhi di tutti:  una istituzione pbblica. Ma se, invece, la fanciulla che incontro  di quelle creature tmide e delicate sulle cui guancie, appassite dalla continua aspettazione, sguonsi i solchi delle lgrime e il cui sguardo sognante e mesto pare sospiri: chi indoviner il cuore mio? - creature, destinate alla poesa ed alla infelicit, per le quali fu scritto "molti fiori son nati a fiorire non visti e a prder la loro fragranza nell'aria deserta" - allora io sento per essa un mpeto di simpata, una tenerezza d'amore, e vorri ssere il sole che scalda il suo pllido viso e la rugiada che aderge il suo sile stelo e il bacio che raccoglie il suo bacio. Solo da una smil fanciulla potri sperare amore: nessun'altra, fuorch lei, potrebb'ssere tutta mia.
E questa gentile era pinta - stavo per dire, pensando a t, preveduta - nel ritratto che, a specchio del mio amore, avevo scelto. A lei, ricciutella, diedi il nome di Ricciarda. Mi trattenevo mezz'ore dinanzi a lei, e, a forza di fisarla, prestndole quasi met del mio sguardo, finivo a crdermi guardato pure da essa. Le dicevo, nell'intimo, le parole pi affettuose e me le sentivo da lei ripetute. Non so se tu abbia letto la storia di quel givane prncipe indiano delle "Mille e una notti", che, refrattario all'amore e pi al matrimonio, era stato rinchiuso dallo shah padre, impaziente di aver nipotini, in una torre, acciocch mutasse opinione, e che nella torre, avendo scoperto in un antico stipetto la miniatura di una magnfica principessa, se ne era pazzamente invaghito; che poi, apprendendo dal padre che quella bellssima era vissuta mille e mille anni prima, in una regione lontana lontana, aveva, senza prdersi d'nimo, impugnato la sicura sua spada e inforcato l'ardente ginnetto e galoppato il mondo in traccia di lei - tant'era la sua fiducia amorosa! - finch non l'ebbe trovata. Ebbene, io a poco a poco, m'imagini trasformato in un quid-smile al prncipe indiano. Non possedendo per n cavallo n brando n tampoco soldi per qualsisa viaggio, mi contenti di scrvere alla mia principessa una lttera - lunga e straziante dichiarazione d'amore - sulla cui busta posi "alla bionda Ricciarda presso la regia pinacoteca di..." e che, munita di un francobollo per la citt, lascii cadere, chiudendo gli occhi, nella buca postale. E poi, per molti e molti d, quando il procaccino suonava al nostro uscio, io correva ad aprirgli, e sottovoce, quasi temendo che altri ci sorprendesse, gli domandavo se avesse qualchecosa per m e lo guardavo supplichevolmente, con un barlume di speme che mi rispondesse di s...
Ma la lttera della mia benamata non , a tutt'oggi, ancor giunta.

. SECONDO CIELO..

Tilia

Ancor prima che il nostro amore prenda un nome, amiamo. Vi ha una et, che in alcuno confndesi colla infantile, in cui l'nima, anelante di congiungersi ad altra e non trovando chi incontro le venga, dona parte di s perfino ad oggetti della natura inorgnica, i quali, sotto il suo soffio, si fanno quasi sensbili: non potendo raddoppiarsi, si divide. Adelide Maraini, dalla mano che sculpendo pensa, ha espresso plasticamente questa et, questo sentimento, in un gruppo di marmo "la preghiera a Vnere." Una giovinetta sedicenne, in cui il succhio vitale pulsa in tutte le vene e ne inturgidisce le mammelle e le labbra, accorre, si aggrappa ad un'erma di arcica divinit, tagliata a rette ed a spgoli. Nulla pi appassionato e carnale della fanciulla; nulla pi indifferente e petrigno del simulacro che essa abbraccia: eppure, il masso, a contatto dell'amore, diventa amore, e assume le sembianze di Vnere. Col vuoto dinanzi a noi, senza scopi, il nostro desiderio si perderebbe negli spazi: un velo, un'ombra, un sogno, che esso trovi sul suo cammino, bstano a trattenerne la dispersione e a rndercelo come un'eco, come un riflesso.
Qual bimbo, e, pi ancora, quale bambina non frono innamorati del loro fantoccio o della loro pupazza e non si coricrono, non mangirono, non pinsero o sorriser con essi, tanto pi appassionati e sollciti intorno al loro balocco quanto esso men riproduceva il vero e per pi lasciava alla fantasia libero campo di migliorarlo e quasi di crearlo? Gi ti narri - amica geniale - della regina di cuori, mia prima fiamma. Di smili amori, altri ebbi e non pochi, e bench, per la lontananza degli anni e per gli occhi della memoria che vanno affievolndosi, io oggi li scorga velati come da nebbia, distinguo ancora tra essi una marionetta in vaporosa veste di ballerina, stelleggiata di talco, che, piroettando, fisvami col verniciato suo sguardo, acceso roteante fiammifero, e una salutatrice magoghetta cinese che s graziosamente moveva la testolina dal lungo ago crinale... - cari amori di legno, di stoffa, di porcellana, che abitrono, a tratti, il cuor mio e ne ingannron la fame.
[Chi lo direbbe? Tra gli oggetti de'miei innamoramenti, c' anche un orologio. Pur nella solitdine ebbi istanti ancora pi solitari. Anche il deserto contiene stese di maggiore desolazione, dove traccia non scorgi di carovana e di belve, orme ed ossa. Studente in una citt, nella quale non conoscevo persona e non osavo conscerne, passavo intere giornate senza uscire di cmera, senza staccarmi dal tvolo. Per vedere qualcuno, per avere una parola altri dovevo farmi malato e mandare pel mdico. Bisognoso allora di un cuore che al mio si accompagnasse n decidndosi esso a venire a m dalla cappa del fumo o dal buco della serratura, lo trovi nell'orologio a pndolo del caminetto, un orologio napolenico dal vibrato tic-tac. E il montono monosillbico bttito prese tosto modulazioni di lingua. Era una voce che mi diceva continuamente quanto io bramava di udire "ti amo, ti amo". E da quell'ora non fui pi solo.]
Cos, pei mbili grandi e piccoli, vissuti con m o con i mii genitori o coi padri, per quanto lontani, de'padri mii, io ebbi ed ho profonde affezioni. Perocch mi sembra che parte dell'anteriore mia vita e di quella di chi mi die'sangue e nome, sia in essi materialmente indugiata. Quel pccolo crocifisso, incrostato di madreperla incisa, che posa sul mio scrittojo, io non lo posso, nella mia mente, distaccar dalle mani, anch'esse in croce e perlacee, di Anna Camilla, mnaca bionda e da trecent'anni mia zia, consntasi giovanssima tra gli incendi divini e i rimorsi della castit: quel ventaglio dalle stecche d'avorio dorato e dalla pittura di rosei grassocci amorini messi all'asta fra dame in guardinfante e cicisbi in parrucca, mi svntola ancora in viso le risate mondane e il profumo di muschio e peccato della incipriata quadrisvola mia, Matilde: quel fazzoletto dagli stemmi tarmati, mi sembra, quando lo spiego, evaporare acri lgrime delle infinite piovute dai negri ed alteri occhi di mia trisvola Mara Luca, piangente il fulvo marito trafitto sull'ucciso cavallo ne'campi di Slesia, la corazza lucente ai raggi, invano pietosi, della luna.
E quando libo in quel clice cristallino di Boemia, intagliato a cacce di irsuti cinghiali e di pi spidi cacciatori, sento come avvicinarsi e congingersi alle mie le labbra di mia bisnonna, la tonda e butirosa Mara Rosala, ed  un bacio attraverso un scolo: quando guardo quella machinosa poltrona di damasco verde smontato, la veggo ancora occupata dalla addormentata mia nonna nella sua veste eternamente nera - la buona nonna Luigia, s bella pure in vecchiaja, sorridente nel sonno, ringiovanita nei sogni. Che pi? io m'imgino, a volte, seduto su'no sgabellino a'sui piedi ed ascolto, insaziato, lei che novella della rivoluzione francese e batto le mani di gioja, udendo della sua fuga, entro una gerla, dal monastero e da Parigi; e singhiozzo al racconto della mano della sua compagna Isolina, mano bianchssima, inanellata di gemme, recisa e gettata dalla repubblicana bordaglia tra le spaventate educande. Un passo pi innanzi sulla via delle allucinazioni, e riccomi cullato dalla canterellante mia mamma in quella cuna di giunchi che attende inutilmente un mio bimbo.
Oh letti in cui tanti parenti mii sono nati e son morti, tvoli che li riuniste a banchetti di festa, sedie che li stringeste a commemorazioni di duolo, scritti che ne componeste le ire, specchi che ne rifletteste gli aspetti, io vi amo, e bench tarlati e fessi e cadenti, vi amer sempre. Vecchi servi fedeli di casa mia, partcipi delle gioje nostre e dei nostri dolori, non vi metter mai - state certi - alla porta.
Ma, tra i mbili, i libri bbero sempre le mie predilezioni. N qu parlo dell'nimo di ciascuno di essi, ma della sola esterna lor forma. Ami i libri ancor prima che li sapessi lggere e mi ricordo della commozione riverenziale con cui li guardavo allineati nelle vaste biblioteche - reggimenti d'ingegno pronti a muver battaglia alla ignoranza, colla differenza, rispetto agli altri soldati, che mostrvano il dorso prima del combattimento, non dopo. E oggi pure, in cui lo studio mi ha quasi al punto tornato donde parti cio alla tbula rasa, apro talvolta la mia minscola librera e li percorro con li occhi, disopra le rilegature. Parmi di avere dinanzi una folla di amici - amici che non tradscono. E io li palpo carezzevolmente sul dorso come generosi destrieri e li bacio anche, e, sedndomi, qualche volta, sullo sporto della librera, appoggio la mia testa contr'essi e l rimango beato, come sulla spalla di una donna cara, quasi assorbendo - feconda pioggia - il lor genio, quasi sentendo il mio ferro, al contatto della loro magnete, farsi magnete.
Senonch, un'altra e pi possente voce d'amore a s mi lusinga e m'attre.  la voce della terra, la gran genitrice degli umini e degli Dei, come la dssero i nostri antichi; la grande amante, come io, in aggiunta, la chiameri.
L'uomo non capit sulla terra, come Cristforo Colombo nelle Indie occidentali, quasi venuto d'altro pianeta e in atto di glorioso predone; ma si trov, lentamente, dalla medsima terra formato e modificato; prende quindi da essa le ragioni della sua esistenza, il movente de'sui sentimenti, gli indirizzi delle sue azioni, cosicch l'uomo, di faccia alla terra, si dovrebbe chiamare, non un conquistatore ma un conquistato. Dir meglio per: l'uomo e la terra, come Filmone e Buci sotto un nico tetto, si comndano e srvono reciprocamente e sempre corre tra loro uno scambio, non di materia soltanto, ma di pensieri e d'affetti, sue vibrazioni. Montesquieu ha fondato su ci la sua teora del clima e Buckle la sua teora geogrfica, ed  pure per ci che nell'uomo e specialmente in coli, nel quale il sentimento originario non  affievolito o distratto, si sommove, si risveglia, in presenza di questo o di quel brano di paesaggio, un fondo d'insospettate memorie, un senso, quasi dirbbesi, di parentela preumana.
Oh quali rapimenti d'amore ci sopracclgono sulla spiaggia, al chiaro di luna, quando il mare rutolasi e striscia a pie'nostri, come tappeto di diamanti e di perle che copra movntisi forme di donne! quali pugnaci entusiasmi ci asslgono sotto un cielo in tempesta, mentre il mare sferza - negro toro furioso - la coda sua, contro lo scoglio che ci sorregge, sibilando, muggendo tormentosamente, come il cuor nostro! E olmpici orgogli ci salrono, quale fumo d'incenso, alla fronte, quando, in cima di un monte, non ad altro vassallo, e in una ebbrezza di puro ere, guardammo in gi le bassure del mondo e la miseria degli umini, e tenerezze improvvise ci rattnnero il passo e c'inumidrono il ciglio presso lembi di terra verdi e riposti, nei quali avremmo s volentieri giaciuto sovra le zolle mide e intatte, o, pi, ancora, sott'esse.
N la sovrana natura ci dmina solo con gli ampli sui abbracciamenti ma anche con i pi tenui sorrisi e le pi fuggvoli occhiate. L'agucchiatrice che sul davanzale del solitario abbaino, donde non vede che tgole e gatti, coltiva pochi vasi di fiori, sente per essi qualche cosa di pi di un'affezione botnica: il prigioniero che avverte l'arrampicarsi di un filo di dera verso la sbarra della muta sua cella, ne segue con trepidanza la faticosa ascesa ostinata e lo attende, non come ramicello di pianta, ma qual vivo ssere che venga a recargli i conforti dell'amicizia e l'odore della libert.
Ed io pure, per l'umanit verde, senti, tra non poche amicizie, una vera passione. Nel giardino della mia nonna, sorgeva - nico lbero - una Tilia grandflora. A m piccino, sembrava immensa, fors'anche perch il giardino era mnimo (un prato come una sala) che essa tutto copriva della sua ombra. Nella frondeggiante chioma convenvan d e notte i psseri del vicinato ai loro pettegolezzi e ai lor sposalizi, e, quando fioriva, vi alivano urei sciami di api. Sotto di lei io portavo, nella buona stagione, dozzine di libri, e disteso sull'erba, appoggiavo contro il liscio e molle suo tronco - dalla corteccia cara agli amori e alle lttere - il capo, come Amleto sul grembo di Ofelia. Pispiglivano i psseri sovra di m e si baciucchivano, rombvan le api, di miele grvide, tra le radici celesti; un olezzo intensssimo si spandeva d'intorno e dal ligneo tronco quasi emanava una respirazione. E allora aprivo i mii libri, ed essa, la buona pianta, li leggeva con m.
Senonch, dopo la verde e la rossa, veniva la gialla stagione. Le cuoriformi barbate foglie della mia pianta comincivano ad ingiallire, ad accartocciarsi, a cadere. Oh quale provavo dolore, veggndola, l'amata mia, obbligata a svestirsi, proprio quando la nonna indossava a m il primo giubboncino di lana! qual mi stringeva timore che non avesse pi a rinfogliarsi! come assistevo con pena, dietro i vetri delle nostre calde stanzette, al fioccar della neve che faca incanutire anzi tempo e piegare que'spogli rami imploranti il sole! Imgina dunque con quanta ansiet, al rintepidirsi dell'aria, io spiassi lo sgelo del verde sangue della mia Tilia, e come gioissi scoprendo il suo primo germoglio!
Ma, una primavera, la vaga pianta rest assopita nel risveglio dell'anno. Tutto gi rinverdiva e metteva fiore intorno a lei. Essa sola continuava a protndere nudi rami e, gi s presta a saldare le sue ferite, mostrava ora nel mrbido legno piaghe irrimarginbili. Si consult il giardiniere di una villa vicina. Come una mdica celebrit, chiamata al letto di un morto, il giardiniere pronunci solennemente quella sentenza che chiunque, salvo un amante, avrebbe anticipata. Tuttava, per contentare mia nonna, o piuttosto i gonfi occhi del suo nipotino, egli si arrese a tentare una amputazione senza risparmio e senza speranza. Pvera Tilia! Decapitata, con due moncherini scheltriti per aria, rimase l in mezzo al prato, in spplice atto, come il San Jmolo della Legenda urea. Ma invano! Anche lo stormo de'neri psseri l'ava abbandonata, e gi la nonna e la cuoca confabulvano collo spaccalegna. Io solo, ne'mii affetti ostinato, giravo, coll'inaffiatojo, intorno alla insensbile pianta e le versavo continuamente al piede aqua e lgrime, e sospiravo aspettando che la sua vita e l'amore, merc mia, rigermoglisser per m.

. TERZO CIELO..

Amelia

Ma io doveva salire, ne'mii amori, pi alto - sempre pi alto. Dal campo della linea esterna, tracciata dalla natura sia colla nuda mano sia colla maga verghetta dell'arte, presto passi a quello della linea interna, passi dalle pinacoteche (e metto anche tra esse le collezioni di paesaggi di vivo verde ed azzurro) alle biblioteche.
Qui, tuttava, mi trovi innanzi due vie. M'incoraggiava verso la prima un professore di lingue clssiche. Sbadigliavo io, allora, il mio primo anno di lico. Quel professore, gi nell'bito prete, aveva mutato il plumbeo latino de'santi padri con l'ureo dei padri profani Agli istrici, ai gramtici, ai filsofi, egli, per, preferiva i poeti, e tra questi i pi donnajuoli, commentndoci a tutto spiano e Catullo ed Orazio e Properzio ed Ovidio.
Oh come, leggendo egli di amori, tra una folla di visi, come allora i nostri, freschi e femminei, orto vero di rose, i sui occhi rospini diventvano lcidi, oh come la voce di lui facvasi capreggiante, quando, ai passi pi sdrccioli, sostava per illustrare e farci gustare bellezze, ch'egli chiamava filolgiche!
E, dall'onda de'versi armoniosi, sembrvano emrgere e posare nell'ula semicircolare, come modelle in una scuola di disegno, le formose matrone e fanciulle di Roma antica - patrizie e vestali, liberte e schiave, canfore e citarede, danzatrici e dittridi. E sorgeva Glicera dalle membra bianche e splendenti qual marmo pario e Llage che sorrideva parole e Tindride ancor pi bella della bellssima madre; sorgvano Nmesi e Delia, le spossatrici del delicato Tibullo, ed Acme in grembo del suo Settimiello e Lesbia catulliana dagli innumervoli baci, col pssero suo. E, presso loro, la gladiatoria Filene dall'amor sffico e la mentita Licisca dal colmo seno e dagli indorati capzzoli, ed Ipsitilla fida e Neera spergiura, eppur s cara, Neera il cui volto e pi l'ira piacvano tanto a Properzio. Quindi, sdrajata asiaticamente sui cuscini porpurei di una lettiga dorata e gemmata, che nel sole para un sole, passava, recndosi al mare d'Anzio, la giunnica Cinzia dalla fulva chioma e dalla mano affilata: otto schiavi etiopi reggvano sulle spalle ebanine la lettiga, ad essa legati da tintinnanti catene d'argento: due mastini, dai collari aspri di punte, la accompagnvano, ringhiosa scorta. Poi la notte si addensava nell'ere e Diana mostrava la sua pllida faccia: le tnere vrgini, in cerchio, tenndosi a mano, cantvano con voce argentina le ludi della fredda castit della dea, mentre gli amanti appendvano alle immiti porte, corone di rose bagnate dalla rugiada del pianto. Ma un rombo di applusi e una mbile striscia di fuoco rompvano in lontananza la calma e le tnebre: pi-veloci fanciulle, fra due siepi di vidi givani acclamanti, corrvano nude e pudiche, impugnando e scuotendo ficcole. Il rumore aumentava, vi si aggiungeva il fracasso di cmbali furiosamente picchiati e di scossi sistri concitatori: la sacra orgia ava invaso la immensa citt, e baccanti, in mezzo a luperci dal fecondatore flagello e satiretti dalle coscie villose, la percorrvano tumultuosamente, le chiome sparse, agitando tirsi, ebbre di vino e d'amore.
Era questo un latino a capirsi ben fcile anche senza commenti, e tanto pi fcile che il professore ava, nello spiegrcelo, vere alzate d'ingegno; metteva, per cos dire, le ali, pur restando un majale. N io vi potri certo giurare che la mia pelle fosse pi impervia alle carezze della sensualit di quelle de'mii compagni e che non mi trovassi tanto quanto commosso a sifatta esposizione di bionde e nere capigliature che toccvano il suolo, di occhi che rubvano al mare il colore e alle stelle il fulgore, di labbra tmide e ardenti, di spalle trionfali, di seni trgidi e eretti, di fianchi voluttuosi, di rosati ginocchi e pi inavvertbili... - a tutta questa filata, dinanzi a noi sultanucci, di non smorfiose ragazze, spiranti ellnica grazia, odor di mela cotogna, scollate fino al mallolo.
Tuttava, la mia nima ne usc illesa. L'ostcolo che gi si era frapposto tra essa e le creazioni della plstica - la mancanza di affettuosit - rialzava qu il capo. Quell'amor greco o latino, cos ricco di polpe, m'aveva, in complesso, un viso insulso. Nell'amore, come in pittura, come in letteratura, come in tutto, gli antichi non possedvano le mezze tinte, quelle delicate espressioni di sentimento che pnetrano assi pi addentro in un cuore delle forti. Dai cieli dell'amor platnico, dai pincoli dell'amor trgico precipitvano addirittura nello stabbio della priapografa. Era forse il loro un amor pi sincero, perch pi bestiale, del nostro; era forse pi adatto a mttere assieme robusti gaglioffi, ma non conduceva che a nozze di carne, e le pvere nime sospirvano escluse dal tlamo.
Molte donne dell'antichit ammiri, non ne ho amata alcuna. rano grandi, non affettuose: rano belle, non gentili. Non conoscvano il pudore del vizio, non la modestia della virt. Boriose sempre, la loro casa poteva dirsi una variet della piazza. Capaci di pronunciare una sentenza sublime, ignorvano il commosso mrmure dell'amore; pronte ad uccdersi teatralmente sul corpo dei loro amati, non sapvano pingerli con celate lgrime e morir di cordoglio. Tisbe che si lascia cadere sul ferro ancora tepente del sangue di Pramo suo, Didone tradita che spegne la fiamma amorosa tra le fiamme di un rogo, Leandro che affoga, nel mar burrascoso, sotto la torre e gli occhi ansii di Ero, altri ed altri amori infelici, finiti nel laccio di un cnape, da un'alta rupe, sovra una spada, nell'aqua, nel fuoco, invitvano certo a piet, ma la piet cedeva in m presto alla indifferenza. Per tanti funerali non avev( pi lutto. Anche per Arianna, abbandonata in Nasso dall'ingrato Teso, la commiserazione mi si mut in ilarit, quando la vidi s facilmente consolarsi con Bacco - la dive bouteille. Di tutte le innamorate della antichit, una sola conquist le mie simpate e fu Bcchide, la givine e dolce etera, rejetta da Ipride, la quale, a coloro che, parlndole dell'amante di un tempo, ora in braccio d'altra donna, le chiedvano: e tu che fai? - rispondeva: l'attendo. -
Senonch, a casa, io dimenticava fortunatamente la scuola, e la campana dell'nima mia tornava a librarsi e a squillare, senza alcuno che le tirasse la corda, nell'aerea sua torre.
Mi ero allora assoggettato ad una nutrizione, spinta alle dosi pi alte, di romanzi moderni, e debbo ssermene certo cacciati in corpo pi che non ne potessi assimilare, perocch oggi non riusciri a frcene stare uno di pi, compresi i mii. Oggi il capo dello scrittore paralizz lo stmaco del lettore.
Abbandonndomi dunque alla sdrucciolina del romanzo - sola menzogna onesta e lodvole - comincii allora a pigliare, per le eroine che vi campeggivano, il pi vivo interesse, caddi anzi di taluna di esse sifattamente innamorato da sentir gelosa per gli amanti che l'autore aveva lor destinato, da irritarmi persino con essi, quando parvami che trattssero le loro dame men bene di quanto le avri io trattate. N una passione, col mutar di romanzo, sostituvasi all'altra. De'sui amori, Margherita di Navarra dica che l'ltimo le rinfrescava sempre la memoria del primo, e altrettanto potri dir io de'mii. Ogni nuovo amore, per m, era ed  un fiore che aggingesi al mazzo dei precedenti e ne aumenta il profumo. A questo mazzo imposi per un nome nico, quasi srico nastro che collegasse i vari fiori, "Amelia", creatura ideale tra la nvola e l'ombra, in cui impersonavo, mano a mano, le virt e bellezze delle mie eroine e che tutte insieme me le rappresentava, come nel nome di "donna italiana" splndono fuse la formosit delle romane e l'eleganza delle lombarde, lo sprito delle vnete e il calor delle scule.
Ma a costituire questa amante romntica, complessiva o media, come si chiamerebbe in statstica, duolmi dover confessare che i romanzi italiani - accenno a quelli di una trentina di anni f ed escludo i Cento Anni - non bbero parte. Le donne di tali romanzi rimsero sempre, a'mii occhi, piatte, impiombate nelle lor pgine. Non parlo di quelle dame medioevali, losche e sbilenche, che sembrvano stratagliate dai figurini di un vestiarista teatrale o da una tela di Hyez. Le latine e le greche, pazienza!, non avvano cuore sentimentale: queste lo avvano, ma di pezza rossa e cucito sovra il corsetto, come su un piastrone di scherma. E debbo pur confessare - e mi picchio il petto - che neanche la protagonista del romanzo pi celebrato, e meritamente, dell'Italia odierna, Luca Mondella, seppe co'sui occhioni bassi e la lusinga delle sue ritrose, pormi terzo fra Renzo e Don Rodrigo. La tosa, sicuramente, possedeva un cuor non dipinto, ma tramandava anche - almeno al sospettoso mio olfato - il caratterstico odore di cotonina e stalltico delle villane lombarde. Con essa avri forse potuto fare all'amore in tempi d'infreddatura. Disgraziatamente, a quell'poca, non ero infreddato.
Le eroine da m preferite, frono invece, pressoch tutte, straniere e specialmente inglesi e tedesche - fanciulle che avvano nei capelli il sole e nella pupilla il sereno mancanti al lor cielo, e nelle carni trasparenze d'alabastro e d'opale, fanciulle in cui non si sapeva discrnere dove il sogno finisse e cominciasse la realt. S'impadronrono esse dei centri sessuali del mio cervello dando sguardi e parola e movenze alla letteraria mia Amelia. E verso m, cangiato provvisoriamente nel givane Wlter, vedevo accrrere e rifugiarsi Fiorenza, la mite figlia del duro Dombey, o trasportavo tra le mie braccia, dal giardino alla sua stanzuccia, la pvera Dora Copperfield che diventava di giorno in giorno pi lieve, o, a mano di Agnese, scendevo dal tempio, dove ci eravamo sposati, verso una vita felice. Eppi, seduto con Saint-Preux ascoltavo i saggi consigli di Giulia, ma pi mi piacvan le labbra donde venvano, e mi sollazzavo con Lil e le sue colombelle, la ridente Lil ignara d'amore bench gi innamorata. E ancora: reggevo colla buona Cordelia il titubante passo dell'allucinato r Lear, o sepelivo, con silenziosa ambascia, Atala nella solitaria grotta, od incontrtomi in qualche angioletta di Klpstock smarrtasi in terra, ci abbracciavamo tuttotremanti di gioja.
Ma, molto pi che a quelle dei romanzi, fui e sono devoto alle eroine dei loro autori. Parlo delle nclite donne, che amrono i sommi scrittori o ne frono amate, e le chiamo, pur'esse, eroine - specialmente le prime - perocch non ama davvero un gran cuore se non coli che ha un cuor grande. Quasi sempre, l'uomo destinato alla gloria, appare solo nel mondo ed  da questo per lungo tempo sfuggito, calunniato anzi e deriso come incompreso da coloro s fcili ad sser capiti, gli stolti. Senonch, la donna magnnima lo ha scorto, lo ha indovinato, e, prsaga del futuro, sdegnosa della moltitdine, generosa a lui ed a s, accorre al suo fianco.
Tali donne han diritto alla perenne riconoscenza dell'ammirante posterit. Le pi splndide rose dell'ingegno fiorrono al sole dell'amore. Dare un uomo, pssono quasi tutte; un grand'uomo, pochssime. Sono, queste, le vere muse invocate dalla poesa, le vestali conservatrici del sacro fuoco del genio. Diri, ricordndole, che nella generazione intellettuale avviene come nell'altra, nulla si pu produrre senza il concorso di fmmina. Acceso dallo sguardo di Bice, il sangue di Dante si slancia ai clmini del pensiero e tocca il cielo. Senza Lura, Petrarca compone la morta "Africa"; con Lura, il canzoniere immortale. Ed ecco Margherita di Scozia bacia la bocca di Alano Chartier, il deforme poeta, quella bocca dond'rano usciti tanti motti arguti e virtuose sentenze, e Vittoria Colonna corona di casto amore l'altera gloria di Michelngiolo, e Luisa d'Albana debella col suo sorriso il cipiglio d'Alfieri, e la Dama gentile teneramente consola colle lettere, non potendo colle carezze, l'sule Fscolo. Ed ecco ancora, Carolina Mier, la timida giovinetta, fatta di sbito ardita alla vista di Jean-Paul, si china a lui e gli bacia appassionatamente, tra gli scandolezzati parenti, la mano, quella mano che sar sua, e Federica Brion, gi felice e sempre altera dell'amplesso del letterario Giove della Germania, respinge ogni offerta pi seducente di nozze, e muor sola, dicendo, che "donna amata da Goethe non poteva sser d'altri, nemmeno di un r."
Benedette voi tutte, insigni donne, di ogni tempo e paese, che foste madri agli umini eccelsi, assi pi di quelle che li hanno portati, spesso indegne, per pochi mesi nel grembo; che di essi ascoltaste il silenzio e vedeste il cuore; che loro versaste nelle vene l'agitante liquor dell'amore, e foste patria a chi l'aveva perduta e gloria a cui era contesa; voi, nelle cui braccia fedeli, il genio obli la sventura e nella cui voce sent l'oricalco incitante a nuove pugne e vittorie. Non vi ha gagliardo intelletto, che non rimanga talvolta sorpreso da smarrimenti e sgomenti: gui allora, se solo ei si trovi; se la gemella nima confortatrice gli manchi! Beato invece coli che pu riposare lo sguardo afflitto in una femminile pupilla che splenda fede incrollbile. Lo odii, lo persguiti il mondo; a lui basta che ella sorrida. Si addensi pure la notte, l'uragano imperversi, strida il gelo; allacciato con lei, egli  nella luce, nel caldo, nella sicurezza. Benedette, ripeto, tutte voi, o elettssime! Il premio che vi concede la storia  ben meritato. Nell'aurola che circonda la fronte dei vostri amanti od amati, voi pur risplendete - voi, attraverso i scoli, niche, indissolbili loro spose.

. QUARTO CIELO..

Elvira

Nel sommo del cielo letterario  la soglia del musicale, ed io su questa sosti. Non l'ho varcata, ma, a giudicare dall'emozione che m'invest solo tendendo l'orecchio verso l'abisso di melodiosi bagliori innanzi a m spalancato, dico e credo che se il paradiso ha un'anticmera,  questa. Qualche passo pi in l e il mio ssere si sarebbe di volutt liquefatto, rarefatto, in uno sprito puro.
Giordano Bruno, in quelle sue pgine s geniosamente mal scritte, chiamava la divinit "nima dell'nima". Con egual frase io definiri la msica; quella dei suoni, intendimoci, non quella dei rumori. Essa infatti ha un nonsoch di divino, e, a differenza delle altre arti, non s esprmere ottimamente che la bont. I colori, gli odori, le forme hanno occulti e stretti rapporti con essa, e verr tempo in cui si canteranno e suoneranno dal vero un mazzo di fiori, un vassojo di dolci, una statua, un edificio, come oggi un foglio di romanza od uno spartito di melodramma, aperti sul leggio. Poich due lingue universali ci andiamo preparando noi umini, mentre si tende a riaffratellarci travolgendo governi e frontiere - una di cifre, una di note - e se diverremo completamente malvagi, intprete delle nostre ide sar la prima; se torneremo buoni, l'altra.
Ora, io ebbi un amore interamente musicale. Della mia vita, numeravo in quel tempo diciottanni di meno. Una notte, verso le dieci, stavo nel mio studiuolo, colla finestra aperta. La finestra guardava sopra una serie di giardinetti ben pettinati, che dall'alto sembrvano fazzoletti a colori, e da essi, col tepore del maggio, salivano a m le mille fragranze e i mille silenzi della verde addormentata natura. Stvomi nell'oscurit, sdrajato in una poltrona, fiso al cielo stellato, in un vaneggio di pensieri.
A un tratto oscill nel silenzio un sospiro di violino, lungo, lamentvole. Il mio cuore drizz palpitando l'orecchio. Al sospiro tenne dietro un motivo bizzarro e insieme soave, una trina di suoni dal capriccioso disegno su un fondo di malinconia. Io ascoltavo e tremavo. Quando il violino si taque, m'accorsi di avere le guance bagnate e gli occhi pieni di lgrime.
Indifferentemente si pu udire, impunemente si pu suonare il pianoforte, non il violino. Nel pianoforte il fabbricatore mette quel tanto di sentimento che il prezzo concede e alla mano non resta che di evocarlo meccanicamente - si tira, per cos dire, al cane la coda e il cane guaisce - n pi del vino che  in botte si cava. I cembalisti pssono tutti arrivare ad un segno; i cembalisti si fbbricano come i loro strumenti. Nel violino, invece,  l'nima di chi suona che, allendosi alle vocali minugie, trova una lingua. Tante nime, tanti violinisti. Nel pianoforte senti sempre la materia inorgnica, metallo e legno; nel violino odi la mesta eco di una vita che fu. Uno suona, l'altro canta. L  lo strumento la principal parte, qui chi l'adopra. L non ti stanchi se non le dita e pui mttere pancia: qui soffri e ti si affilan le gote.
La notte appresso, all'ora medsima, la musicale voce ricominci il suo innamorato lamento, e cos l'altra ancora e cos la seguente. Io non sapevo, n mi curavo sapere, donde venisse, io non cercavo d'indovinare se sulla sua cuna di abete fosse chinato un volto di mamma o di babbo: solo sentivo di ssere perdutamente innamorato di lei. E tutto il giorno durava in m la vibrazione di quella voce e ansioso desideravo che la notte, funerea coltre, si adagiasse sulla bara terrestre, per andarmi a rinchidere - perocch nulla  pi dolce dell'amore furtivo - nello studiuolo, e l attndere la mia invisibile amica fatta di suoni.
Ned essa mancava mai al convegno. Al primo rinsenso della conosciuta voce, correva per tutto il mio frgile ssere un trmito. Come ipnotizzato da lei, io gioiva o soffriva ogni sorta di sensazione che le piacesse d'impormi.
Mi sembrava talvolta, da lei guidato, di trovarmi fra alte disabitate montagne in riva ad un lago senza vele, senz'onde, sull'aqua del quale scivolasse un raggio lunare e nel raggio una tcita frotta di cndidi cigni; talaltra, di ssere in una immota atmosfera di luce elttrica, in mezzo a un paese, i cui monti ran cristallo di rocca e le piante vitrificazioni a colori, vitrifatto pure io: talaltra ancora, di scndere scndere per caverne rutilanti d'oro e scintillanti di gemme, finch - restringndosi intorno a m le pareti della spelonca e sul punto di rimanere asfissiato - si squarciava, di colpo, la terra, e io mi sentivo attirato all'ins qual bolla d'aria e trasportato (oh la serena, oh la fresca mattina di primavera!) in una selva odorosa di castagno e di timo e gorgheggiante d'augelli, dove mi smarrivo estasiato - come il mnaco santo della leggenda - per scoli.
Ma, poi, dalle mgiche corde balzvano cozzo d'armi e fanfare guerresche. Senonch, la nota della mestizia riaquistava sbito il sopravvento. Pareva allora di udire due vecchi valorosi raccontarsi la loro ltima avversa battaglia. All'urto infuriato de'cavalli nemici, si aprivano i reggimenti de'granatieri e cadevano le quile sotto i cadveri dei loro alfieri. Solo un uomo, dal cappellino sugli occhi aggrondati e dalla destra nella bottoniera del bigio soprbito, stava eretto ed immbile nella sventura, e il suo proftico sguardo imperiale veda la gloria - all'inno della "Marsigliese" - coronare i vinti.
Altre volte, l'addolorata nima del mio violino sembrava rammaricarsi teneramente coll'amato e dirgli: "perch svegliasti il mio cuore se non gli volevi accompagnare il tuo? perch tante promesse, collo sguardo, m'hai fatto se pensavi tradirle? perch lasciasti lagrimare quest'occhi che chiamavi s belli e impallidir questa guancia che tanto desideravi?", Ma, impietosito, l'amato para azzittisse la dolce querela, sulla bocca di lei, con un bacio, ed era allora un duello di baci, temendo ognuno di darne meno dell'altro. Tutto finiva in un rugugliar di colombi, in un sospiro di felicit.
Ma la voce del dolore erompeva di nuovo ed il suo flutto copriva, inghiottiva il sottil velabro di gioia. Solenne era il lamento. Una grand'nima, alto-appesa in cospetto del mondo, bramava inutilmente di stringere tra le sue braccia l'umanit che gliele aveva divise e inchiodate. "Perch" - sembrava essa dire - "sar io la sola, che, non riamata, eternamente ama?" Il cielo nereggiava di nubi, e le sue vscere rumoreggivan tempesta. Dalla croce fuggvano, in ogni parte, battendo spaventati le ali, i paffutelli amorini pagani. Grosse lgrime cadvano dalla grande nima abbandonata, mutndosi sulla terra in rose, ed ella elevvasi lentamente a Dio ed in lui si aquietava.
Io rimanevo, intanto, come incantato. assorbendo la misteriosa musica, sentndone, per cos dire, il contatto, abbraccindola quasi, finch l'arco non si fosse staccato dal fecondo suo congiungimento con le corde canore, gocciante ancora di note.
Allora solo potevo alzarmi ed uscire dalla stanzuccia, gonfio di bont. Oh quanto mi sari riputato felice di avere allora un nemico, ch sari corso a domandargli perdono! Ed  a questo perodo della mia vita che io debbo, pressoch tutte, attribuire le poche buone pere che mi fu fatto di cmpiere e le molte d'imaginare.
Ma una notte - dopo due mesi di amore - la musicale mia amante non apparve al convegno. E inutilmente due, tre, quattro d l'aspetti. Non pi melode, non pi sospiri amorosi, tremolanti per l'ere. Dai cespugliosi giardini, avvolti nell'ombra, non mi arrivava che il montono grido dei grilli e il singulto del ccolo.
Una strana inquietdine mi sorprese, un'angoscia muta, come il presentimento di una sventura. Che era avvenuto di lei? A nessuno osavo chiderne: trattvasi di un segreto d'amore e non potevo tradirlo. Giravo dunque, giravo da solo e come smarrito, intorno all'isolato di case dov'era pure la mia e che rinserrava, con s gran nmero di pigionanti, quell'ngiolo nico di violino, spiando a ogni porta, ad ogni finestra, cercando con le pupille di traversar tanta spessezza di muri e di fronti.
Cos passrono quindici giorni - giorni di strazio - quasi assistessi alla lenta agona di una persona cara. Finalmente, un mattino, uscendo, vidi, dinanzi al portone di una casa vicina, un carro mortuario. Stvano sulla soglia e sul marciapiede parecchie fanciulle abbigliate e velate di nero, e disotto i veli apparivan visetti dagli occhi rossi e dalle labbra aggreppate, visi che ricordavo di aver qualche volta incontrati nella prssima via del Conservatorio di msica. Una bara fu trasportata fuor dal portone - ed era breve e para leggera - e collocata sul carro e coperta da una coltre bianca ed argentea, sulla quale e sul padiglione del carro fron posate corone di cndide rose dai lunghi nastri pendenti e dalla scritta "Ad Elvira, le coallieve". Lentamente il carro si mosse. Le gentili compagne gli si raggrupparono intorno, segundolo, col fazzoletto sugli occhi.
Portvano a sepelirmi la Msica. E la cortina del quarto mio cielo pesantemente cadde.

. IN TERRA..

Ester e Lisa

Mi ritrovi dunque in terra. Non era la prima volta, n doveva sser l'ltima, che io fossi riafferrato dalla realt, ma le mie catture tra le mani di questa frono sempre brevi. Toccavo terra ma a modo di augello, che ne'sui voli posa a tratti su'n ramo d'lbero, su'no scoglio, su'n fumajolo, per riapprovvigionarsi - mnimo Anto pennuto - di forze e slanciarsi dalla cocca terrestre a mete pi eccelse. Se lo specchio de'mii amori ideali rest talora annebbiato dal fumo dell'umana palude, l'appannamento ben presto si dissolveva, lasciando lo specchio pi lucente di prima.
Un cuore fin qu vedesti, o amica geniale, che, anelndone e invano cercndone un altro, foggia quest'ltimo con parte di s: ora il cuore st in presenza di un suo possbil compagno, e bench l'amore ch'ei ne risente sia ancor fatto pi di sui plpiti che d'altri, prende almeno, da questi, calore.
Siamo al captolo dov'io vorri ricordare, con fervore di gratitdine, tutti gli sguardi che rispsero ai mii, tutte le strette parlanti di mano e le dolci parole e i sorrisi - udbili e visbili baci - e gli innocenti rossori per colpe non commettende e i sbiti imbarazzi e persino le iruzze e i dispettucci adorbili, gmiti d'amor represso, tutte, in una parola, le caste concessioni di cui donne e fanciulle mi beneficrono.  sulla terra che noi qu camminiamo, ma  terra vestita di muschio e sparsa di gigli.
N dal mio atto di grazia io intendo quelle di escldere - e sono le pi - che pur non sentendo amore per m, me ne ispirrono vivo per esse. Innamorarla,  gi fare ad un'nima dono divino. Come la volutt di oprare il bene, quella di volerne, , per s sola, tale, che, anche priva di contraccambio, basta. Esger di pi,  usura.
Certamente, l'uomo il cui midollo sentimentale  difeso da una pelle ippopotamina, l'uomo pel quale nessuna donna satis nuda jacet, capir nulla affatto di questi ch'egli potrebbe chiamare prime aste od arpeggi scolstici, e, sturo di grassa concupiscenza o di soddisfatta sensualit, si burler delle gioje, che io vanto, del desiderio puro e del tcito innamoramento. Ma a m poco importa. Io non scrivo per lui. I mii lettori ed io con essi, possessori di fibre men spesse, sappiamo per prova che i mnimi presentimenti d'amore bstano a suscitare in noi emozioni che appena si accennerbbero, nei contatti pi ntimi della carne, in que'grossolani cui, cosicch la donna che a noi  cortese di un sorriso o di una occhiata di simpata, di un sospiro desideroso o pietoso, d assi pi che non dia, concedndosi tutta, a que'nostri non-smili.
Oh quanto mai vi rammento e ancora mi confortate, gentili mie, di cui non sfiori che la veste, se pure! Nessuna di voi mi ha lasciato e lascer mai, a cominciare da quella frotta folleggiante di ragazzette, che, su'n gran prato, tenndosi a mano, mi sorprendvano, mi accerchivano, m pi bimbo di esse, girotondando schiamazzanti, mentr'io, in mezzo di loro, cercavo afferrar questa o quella, senza - come poi sempre mi accadde - riuscirvi, perch mi piacvano tutte e le avri tutte volute.
E, una appresso all'altra, mi riappjono tre fanciulle dai ddici ai qundici anni, lietezza della mia adolescenza.
La prima, fulva come uno scojttolo e che sapa lieve di ginepro, ava per m le tenerezze selvtiche di una scimmietta: la mi guardava fiso in pien volto con occhi di maliziosa affettuosit, mi saltava talvolta pazzerellamente alle spalle battndomele forte, mi si pendeva con improvvisi abbandoni al braccio o mi stringeva e pizzicottava con mani che rano tanagliette, sino a farmi guair dal dolore, un dolor delizioso.
Era l'altra una giovinetta frgile e trasparente, devota a prssima morte. Quante tmbole ho mai giocato con essa! Ella, che, tra le prosperose compagne, para una cndida rosa in un cestello di rosse, amava sedersi presso presso di m, e, quando parlvami, ava nella voce soavit e tremoli e frusci commoventi. E mettevamo, s'intende, in comune le nostre cartelle, ma, mentre gli altri badvano ai loro nmeri, noi badavamo ai nostri occhi: ci guardavamo sempre e vincevamo mai.
Quanto alla terza, tena guancie lattee e maggiostrine che ricordvano l'imbellettatura e la bmbola. Questa non era uscita mai di citt - una citt geograficamente ed intellettualmente ben bassa - cosicch l'aria montana in cui era venuta colla sua mamma a passare una quindicina di giorni presso la mia, avvala come ubbriacata. Frono qundici d, per m e per lei, di moto e di gudio. In pie'alle cinque della mattina, salivamo a far colazione sui poggi circostanti, correvamo pei prati inseguendo or le farfalle, volanti fiori, or noi stessi, ci arrampicavamo sugli lberi del frutteto, o, eretti sulla assicella della bicincola, faccia a faccia, ci lanciavamo, al mutuo impulso de'ginocchi, nello spazio, facendo a gara a chi spingesse pi alto; poi, gi, a crrere ancora col cerchio o la corda, a giuocare alla palla, ad abbtter birilli, a scompigliar natre ed oche, finch, giunta la sera, ballavamo al suono di qualche avventizio organetto, non smettendo se non con esso. Ma il giorno del distacco ci sopraccolse. Quando, in uno dei due momenti (l'altro  quello dell'arrivo, o se vui meglio, della nscita) in cui l'uomo - come scrive Jean-Paul - sembra pi caro del slito, il momento della partenza (e cos della morte), le nostre mani trovronsi per l'ltima volta una nell'altra, un singhiozzo mi mont alla gola, e gli occhi s'imbambolrono a lei. Addo, fanciulla latte e frgole! Gi lontani, ella, sporgndosi dalla carrozza che me la portava via, sventolava ancora il suo fazzoletto, bianco ospizio di lgrime; io, dal giardino che sovrastava alla tortuosa strada, tenevo alto e agitavo i fiori che, ltimi, essa m'ava donati e che non dovvano mai, nell'nima mia, essiccare.
E qu mi ritorni anche tu, fanciulla bruna dai grossi coralli agli orecchi, i cui capelli ran notte e lo sguardo giorno, e con t l'emozione di quando, sullo stesso divano, sfogliavamo qualche gran libro di stampe, aperto sui nostri ginocchi, o guardavamo, nella medsima ampia lente, imgini di lontani paesi, in cui ci para di camminare a braccetto. Fra la mia guancia e la tua, appena appena sarebbe passato un velo da sposa ed entrambe scottvano della stessa fiamma; eppur restvan disgiunte. Un ricciolino della tua chioma, avvicinndosi a'mii capelli, pur ricci, cercava quasi di allacciarsi con essi, eppure non si toccvano, n si toccrono mai.
E voi, belle incgnite, apparse e quasi tosto sparite ne'mii viaggi, come potri obliarvi? L'intera notte l'ava trascorsa in vagone colla misteriosa signora. Era il vagone occupato da viaggiatori, umini tutti: non rimaneva altro posto per m che al fianco di lei. I nostri ginocchi, i gmiti nostri, non potvano non incontrarsi. Ned ella sfuggiva i mii, ma vi appoggiava, anzi, contro, i sui lievissimamente. Uno sbigottimento soave inondava - son certo - ambede, e lo gustavamo in silenzio. Oh quanti rosati castelli edifici quella notte! oh qual romanzo credetti di aver cominciato! Ma il viaggio fin, e i castelli si scilsero, e del romanzo non rest scritto che il ttolo.
Or che vui? io preferi sempre l'amore in bocciuolo a quello, non dir pure in frutto, ma in fiore; io non seppi decdermi mai, perch l'ngelo non mi fuggisse, a tagliargli le ali. E anche tu lo pui dire, o gentile, il cui volto para uno schizzo a carbone su'n bianco muro, tu, che, divisa da m da una via, uscivi sul terrazzino a coltivar fiori, quand'io mettvomi con un libro al mio davanzale, rimpetto al tuo. Noi sentivamo, io ci che tu confidavi ai fiori, tu quello che io leggevo nel libro. Quando poi, venuta la sera, la tua finestra s'illuminava, scorgevo, dietro le calate tendine di mssolo, il grazioso profilo di una inclinata testina e di dita che agucchivano svelte. Ma capo e mani, talvolta, si confondvano in una sola ombra qual di piangente, e allor mi era dolce di lagrimare teco. Un d apparisti sul balconcino con una lttera in mano; ne leggevi una linea, poi mi guardavi, ne leggevi un'altra e tornavi a guardarmi. Quella lttera, non v'ha dubbio, ti annunciava amore e ti era stata inviata da un amico a t ignoto ed anche, disgraziatamente, a m. Oh quanto io gioivo della tua gioia e insieme dolvami di non avrtela procurata io! Ma ora tu avevi trovato e avresti posseduto tra poco chi ti amava; io dunque non ti abbisognavo pi, cara givine; e da quel giorno, per t felice, infusto per me, cessi dal guardarti.
Ma, pi che ogni altra, io ho in cuore t - come mai ti chiamavi? - buona e sana e rubiconda fanciulla, dal volto e dalle manine piene di fossarelle, dallo sguardo lmpido e aperto... - ah s, ster - che eri, ad un tempo, la cameriera e la confidente di una mia zia. Il tuo eburneo allegro sorriso, quel sorriso che  il sale della bellezza, ava in s la luminosit di mille candele. Sovente, io passavo la sera da zia, cenando e poi giocando con essa al pacfico dmino. Tu intanto, silenziosamente seduta in un ngolo della sala, cucivi, e tratto tratto sospiravi. Oh avessi saputo come io attendevo con ansia - colla stessa tua ansia forse - l'istante di potrmene andare, perocch, uscendo, tu mi accompagnavi a farmi lume gi per le scale e ad aprirmi il portone. Pi scendevamo e pi il passo facvasi lento. Talora ci soffermavamo, minuti, sui pianerttoli senza saperne il perch, in uno di que'silenzi zeppi di tante parole, mentre il lume fumoso nella distratta tua mano pinga di accusatrici macchie la parete. A m le fresche fragranze delle verginali tue carni affluvano come ure primaverili da prati di mmmole. Mangiavo con gli occhi le mele appiuole della tua faccia e le rosse ciliegie della tua bocca, mature ai baci; e di baci avri voluto rimpiere le tue cento fossette, i capelli, gli occhi, i rosei ginocchietti delle dita. Senonch, tutti e due si ripigliava la pigra discesa. Giunti al portone, tu non riuscivi mai, se non dopo assi prove, ad infilare la chiave nella toppa, n io sapeva ajutarti, cosicch, spesso, si rimaneva l, uno in faccia dell'altro, arrossendo, balbettando, finch qualche inquilino - soprarrivando dalla strada - non ci togliesse dal grato imbarazzo. E allora io doveva, melanconicamente, rivedere le stelle, e tu risalire le scale... con l'inquilino. Poi, mor zia. Casa sua, e tu con essa, spariste. Dove ora sei, buona ster?
Un altro mio amore naque, crebbe, fin a strette di mano. Fra i tatti, quel della mano  il r. Mssima intrprete o cmplice della volont, la mano coltiva ed edfica, scrive e plasma, carezza ed uccide. Essa  l'azione ed  la persona: essa ci f sbito noto con chi trattiamo, ch vi ha la mano intellettuale e la mano cretina, una tutta frmiti, geli, accensioni, l'altra impassbile, dura: vi ha la mano che attira e quella che respinge; vi ha la mano di pressoch tutte e la mano di... Lisa.
Era, questa, lunga e bianca, liscia qual perla, trasparente come alabastro, dalle dita le cui cime polseggivano - dita affusolate e flessbili s da poterle rovesciar su s stesse quasi fsser senz'ossa, eppur tali, per nervosit, da non sser piegate che a forza, se non volvano cdere. I microscpici rgani elettro-motori, da Pacini scoperti ne'polpastrelli, dovvano ssere in sifatta mano sturi di elettricit. La prima volta che io l'ebbi nella mia, para muta, marmorea, cadavrica: il suo tocco, una forma convenzionale di saluto, non l'accrrere di una sensibilit verso l'altra. Ma, a poco a poco, le nostre mani si intsero: quella di Lisa cominci a prmer pi forte quand'io mi congedavo da lei di quando me le presentavo. Oh come bianca quella manina! oh come negri gli occhi di chi me la offriva! Una sera, toccndola, scatt da essa un trmito che mi arriv sino al cuore. D'allora in poi, Lisa pi non mi porse la palma sua con l'abbandono, pi non serr la mia con la sicurezza di prima: nell'istante del commiato un indefinbil ritegno, una parntesi di riflessione, si metteva fra noi, incerti a chi primo dovesse stnder la mano. Dove l'amore  molto, poca  la disinvoltura. Senonch, quando il casto connubio era osato, non pi sapevamo, quasi a compenso della anteceduta tardanza, disslverlo. E allora, guardndoci, tacevamo. Non  forse il silenzio, in amore, la pi deliziosa delle sue dichiarazioni? Ma, pur troppo, altri parl in vece mia. Costi pota coprire di gemme quanto io avri solo potuto di baci, e fu dai parenti, se non da Lisa, ascoltato. Or la manina di lei, quell'augelletta che, a volte, io dubitavo, per non sciuparla, di strngere, giace sepolta nel cavo di una manaccia rozza, callosa, insensbile - teca di piombo e di quercia ad un inno, in cinque strofe, d'amore.
Oh strette di mano, celate elemsine di affetto, oh sguardi densi di preghiere e promesse, oh titubanze e rossori, impallidimenti e sospiri, oh cento e mille sottintesi e presensi, quanto mai vi ricordo, e come, tuttora, mi consolate! N tra voi manca il bacio - nico bacio che nel dar mi fu dato.
Era allora il settembre dell'anno e il maggio della mia vita. Io mi trovavo sulla sponda di un lago straniero, in un vasto albergo. L'albergo era stipato di gente che io non conoscevo neppur di linguaggio, e per in esso, vivente deserto per m, godevo tutti i vantaggi, tutto il piacere della solitdine. E un d, sul tramonto, rincasavo da una delle mie camminate a caccia di fiori e di ide. La campanella ava gi sussultato di bronzea tosse chiamando a tvola, dal giardino, dai prtici, dalle cmere, i forastieri sbadigliosi e nojati. Solo, dietro la grande vetriata del salone che si apriva sul prtico esterno, una fanciulla indugiava. Un rosso scialletto le copriva le spalle cingndole i fianchi, e il pellcido volto di lei, improntato a sofferenza gentile e serbante le traccia di una pioggia di lgrime, appoggivasi estaticamente all'ampio cristallo, contro il quale la punta del suo nasino e le labbra mostrvansi, a m di qu della lastra, espanse e come schiacciate. E sulle labbra para sospeso un sospiro in attesa di un bacio.
Come negrglielo? Con un sbito moto posi la mia bocca sovra il cristallo contro la sua e bacii. Le nime nostre toccronsi. Fu un istante ineffbile. La fanciulla si distacc, si strapp quasi dalla vetriata e fugg. Ma splendeva.
Ed io? Io, all'alba seguente, partivo - sbigottito e felice di aver tanto osato o s poco.

. ANCORA IN TERRA..

Adele

E non solo de'mii, ma degli amori degli altri ho goduto e specialmente di quelli degli amici. Se taluno qu sogghignando dicesse: "ci  d'uso", potri rispndergli col fiero e pudico motto dei cavalieri della Giarrettiera. Le brciole degli altri banchetti amorosi hanno sempre avuto per m sapori e profumi, insospettati a coloro medsimi che vi sedvano, ingordi o nauseati.
Ho gi detto quanto mi appassionassi ai romanzi, sino a confndermi coi lor personaggi, e come mi innamorassi delle simptiche eroine, fino ad incollerirmi coi loro amanti, quando questi le trattvano non a seconda delle mie intenzioni. Soggiunger che la lieta fine di un amore scritto - raramente lieta in uno vissuto - il matrimonio, rendeva m pure beato. Merc i romanzi, io mi trovi dunque, pi volte, amante riamato o sposo felice, senz'bblighi notarili o morali di rimangiarmi per tutta quanta la vita i detriti della felicit.
E, come sul cammino del romanzo, cos in quello della vita reale, io sempre mi rallegri e rallegro all'incontro di una coppia ben assortita e contenta. La direte folla - non per tu, amica geniale - ma io credo e mi persuado ognor pi che ciascuno di noi  il volume di un'nica pera, la molcola di un medsimo sterminato individuo sulla foggia del Leviathan di Hobbes o dei mondi animati del Nolano. E per le altri glorie, quando schiette, m'inorgoglscono come se fssero mie; gli amori degli altri, quando veri e profondi, mi conslano come se appartenssero a m. Nulla mi  pi gradito degli sguardi mutuati tra pupille che si comprndono e si vgliono bene; io mai non mi posi tra essi; anzi, fin dove  onesto, li favori. Oh, con quale occhiata tu mi ringraziavi, o fanciulla, quando, uscendo a passeggio, io sequestravo alla tua spida istitutrice il braccio, mentre l'amato givane offriva a t il suo: oh come, ritardando, pi che potevo, il passo, mentre vojaltri lo allungavate, accompagnavo con occhio di affetto la vostra coppia gentile che si scambiava sussurri, inarrivbili alle tesi reti acstiche della tua vgile!
Senonch, quanto mi  a gioja l'assstere ad una msica mite d'amore a quattro mani suonata, a due desideri placati in un'nica soddisfazione, altrettanto m'indispettisce lo spettcol di donna che, amando ssere amata, gli amanti odia, e li cangia, coi mille capricci della sua malvagit, in spregvoli servi; o, peggio ancora, d'uomo che, feroce e vigliacco, f pinger coli che lo adora. E qui ricordo un mio condiscpolo d'universit, del quale si era pazzamente innamorata una fanciulla buona e bella. Di quale plebo combustbile si alimntano molte volte le pure fiamme di una ragazza,  strano! in bocca di quali gattacci vdano spesso a finire tante canarine graziose,  deplorvole! Aveva egli una di quelle faccie convenzionali di bel-givine che vggonsi sui giornali dei sarti. N l'animaccia, che, come il sale, impedvagli di completamente marcire, disaccordvasi dall'aspetto. Costi, sempre in ammirazione di s medsimo - e tenasi addosso, pensa! uno specchietto in cui si mirava di tratto in tratto scimmiescamente - riceveva, spesso, lttere della pvera bimba e, tra lo sprezzante e il vanesio, me le mostrava. Certamente, non rano testi di lingua: a scuola non avrbbero, forse, neppur riportato i punti occorrenti alla promozione, tuttava spirvano tale una ingenua e profonda passione che, leggndole io, mentr'egli, il furfante, sogghignava arriccindosi i baffi, mi sentivo commosso di tenerezza per la innocente fanciulla e d'ira per l'indegnssima cusa delle sue afflizioni. E allora, per una magntica trasposizione di sentimenti, mi sembrava che tutte le lttere che io leggeva di lei, fssero, non a lui, ma veramente dirette a m che le meritavo, e godevo delle loro espressioni come se fssero a m dedicate. Non solo: ma componevo le pi amorose risposte, le ricopiavo sulla carta pi fina e le mettevo in... pila.  un epistolario, come altri clebri, in cui la posta nulla ha che vedere e che potrebbe, quandochessa, sser dato alle stampe senza percolo di rossori mii od altri. Un giorno, mi venne poi fatto - ned era cos diffcile, poich il mio condiscpolo piacvasi di dimenticar dappertutto i documenti della sua vanit - d'impossessarmi di una lttera di quel cuore malcapitato. Per lungo tempo, essa mi fu soave compagna: la recavo con m nelle passeggiate: la miravo talvolta con le pupille annuvolate di lgrime e ne baciavo con religione d'amore la firma: quando poi, coricndomi, l'avevo nascosta sotto il guanciale, mi pareva di giacere men solo. Oh fanciulla non vista mai n a m nota, che ti disperavi di non sser riamata, quanto invece lo fosti! Se nelle regioni spirtiche, se nel mondo della quarta dimensione, c'incontreremo, come impallideri di giojosa sorpresa, trovando negli occhi mii le mille dichiarazioni d'amore da t sognate, quelle dichiarazioni, che tante volte ti ho dette e tu non udisti, che tante volte ti ho scritto e tu non leggesti!
Pronto invece fui sempre, come Ovidio, a favorire gli amori altri. Abitavo - molti anni son corsi - un pccolo alloggio, in una via fuori di mano e tranquilla, tutta giardini e conventi. Di tempo in tempo, un amicssimo mio me la chiedeva in prestanza per un segreto convegno - con chi non diceva - ma dal suo occhio sereno capivo trattarsi di ben differenti cospirazioni delle poltiche, ed il silenzio di lui rane prova. E allora abbigliavo a festa la mia casetta, come se la sponsa de Lbano dovesse scndere a m, non a lui; cancellavo dagli specchi ogni mnima appannatura e dai mbili ogni velo di plvere; stendevo i lini pi mrbidi e i tappeti pi sffici, non lasciando clice senza fiore, n fiala senz'essenza odorosa n cuscinetto senza spilli: disponevo perfino sui tvoli libri di gentilezza, e sul leggo del pianoforte pgine musicali, diri amorose se tutta la msica non fosse voce, anche nell'ira, d'amore. Rientrando poi, a notte alta, in casa, bench l'ngiolo nel suo passaggio non vi avesse piuma perduto, sentivo cullarsi nell'aria una sottile fragranza come di violette fiorite in ajuole celesti, e negli specchi mi pareva sorprndere ancora il riflesso di una forma di cherubino; e, quella notte, il letto mi si cangiava, tra i sogni, in cndide braccia femminee. Sovratutto gioivo, allorch qualche fiore, di quelli che avevo io colto e apprestato, mancava, imaginndomelo ne'sui capelli. Una volta, per contro, ne trovi uno di pi - posato sulla "Divina comedia", e precisamente ai versi "amore - acceso di virt sempr'altri accese, - purch la fiamma sua paresse fuore", un incoraggiamento e un consiglio. E con riconoscente tremore me lo avvicini alle labbra, come se offrtomi, e lo bacii. Molti anni - ripeto - son corsi. Il mio amico dimentic interamente questo episodio della sua vita. Io serbo tuttora, nella tomba immortale dove fu posto, quel fiore e con esso il ricordo di un annimo amore che ogni d pi v facndosi mio.
Un'altra volta, un altro amico mi preg di dargli una mano in un incontro ch'egli desiderava di avere con una givine da lui amata e lontana. Il mio amico reggeva, in una borgata pettgola, un pbblico uffcio che non gli avrebbe permesso di accgliere in casa ragazze sole senza esporsi a commenti infiniti. La givine, che io non conoscevo neppur di veduta, dova figurar, quindi, come sorella mia e tutti e due passare per nipoti sui. Io mi sarei recato a ricverla sulla riva di un lago, distante poche ore dalla borgata, e gliela avri condotta. Per riconscerci, era inteso che la givine, nello sbarcare, terrebbe in mano un volumetto dalla verde rilegatura e che io me le sari presentato con un garfano rosso all'occhiello.
Mi reci dunque, nel giorno e nell'ora posta, all'indicato luogo ed ivi aspetti la mia improvvisata parente. Il pirscafo apparve (oh come il cuore mi palpit quand'esso riunissi alla riva!) e tra i passeggeri che ne discsero, vidi la givine col volumetto verde - una magrolina ventenne, tutta sola, che intorno guardvasi miopemente, cercando, essa pure, qualcuno. A lei mi avvicini arrossendo, e anch'essa arross. Una carrozzella attendeva l presso. Ella vi mont su, svelta, da un predellino, io dall'altro, e la carrozzella si mosse.
Era ben naturale che nei primi momenti ci si sentisse assi imbarazzati. Ambede ci vedevamo in una posizione delicatissima, dubitando e temendo ciascuno di parere all'altro quello che veramente non era. Io studiavo sott'occhio l'aspetto della mia compagna. Ella era tutta modestia, nell'bito, nell'atteggiamento, nel viso - un viso che io avri definito: un complesso simptico di difetti. Per interrmpere un silenzio che cominciava a farsi uggioso, le domandi quale fosse il nome del libro che teneva fra mani... - n come ella si nominasse sapevo ancora.
Ella, confusa, mi disse invece il suo - Adele -, e mel disse con una melodiosa oscillazione di voce: poi, accrtasi, mentre mi rispondeva, della domanda che fatta gli avevo, mi porse, arrossendo, il libro.
Era questo un poema in versi, breve di mole, denso di affetto, "Enoch Arden" di Tnnyson, un di que'libri la cui lettura  per l'nimo come un bagno di bont. Io espressi le mie simpate pel generoso poeta ed ella si un a m nella lode. Avviato il discorso sulla carreggiata della letteratura, scopersi presto in Adele, non solo una leggitrice insazibile ed un finssimo crtico, ma - quanto pi mi fu caro - un'alleata nelle mie letterarie adorazioni. Comunanza di amicizie  di amicizia cagione. Frequentatori ambede di casa Shakspeare, casa Montaigne, casa Lamb, Rchter, Manzoni e altrettali, non potevamo pi considerarci, reciprocamente, forastieri.
Passava la strada fra vigneti gravi di porpuree uve e sparsi di vendemmiatori. Adele usc in una esclamazione ammirativa e desiderosa. Feci fermare la carrozzella, e comprammo dai vignajuoli una grembialata di grppoli. Steso quindi un giornale sulle mie e sulle ginocchia di lei e ammucchitavi l'uva, ci mettemmo deliziosamente a mangiarla, spiccando gli cini dallo stesso grppolo e insieme cianciando e ridendo all'ombra delle vaste impassbili spalle del vetturino.
E pi Adele parlava ed io mirvala e pi mi sembrava che le sue cento bruttezze minscole si fondssero in una sola e grande bellezza, quella della intelligente bont: la sua medsima miopa, che dapprincipio parami fastidiosa, conferiva al suo viso una espressione tutta speciale di attentivit, gratssima a chi la guardava e parlvale. All'imbarazzo era insomma sottentrato una vera famigliarit e la parte di stretti parenti, sttaci imposta, ci diventava sempre pi fcile.
Ma, ad un tratto, il battuto della piana strada di campagna cede'all'acciottolato fracassoso e trabalzatore di una citt.
- Siamo giunti! - dissi.
- Di gi! - esclam ella in tuon di rammrico, e taque.
La carrozzella si arrest ad una bianca casetta. Il mio amico, un giovinottone acceso di colorito e baffuto, era sul marciapiede ad attnderci. Si fe'al predellino ed ajut a scndere Adele, o a meglio dire, la trasport gi come un cuscino di penne. "Come state, carssimi nipoti mii?" - vociava egli a noi o piuttosto ai vicini affacciati a tutte le porte e finestre - "spero bene che questa volta non mi scapperete via s presto!" - E in casa ci trasse, sollevndoci quasi di terra, uno per braccio.
Verso sera, mi congedi da lui e... da lei. Ella mi accompagn fino all'albergo dove il vetturino era andato a staccare e donde sari ripartito - solo - con esso. Gli occhi di Adele rano midi e tristi, e anche i mii. Non mai fratello fu salutato con affetto pi intenso, non mai sorella lasciata con maggiore dolore.


. [SEMPRE IN TERRA.

Tea

In procinto di riallargare le ali, mezzo impacciate di terra, per ritentare la via dei cieli, mi si attacca alla punta di una un pccolo ssere abbigliato da cagnolina, che facendo lingua degli occhi e della coda par dica: non mi scordare. E come lo potri, Tea mia? come oseri, scrivendo di amori, non citare il tuo nome, non fare anche a t, cui debbo tanto, una carezza di carta?
Chiunque, sia egli il pi scellerato, il pi duro, il pi odiato tra gli umini, ha vitale bisogno di voler bene a qualcuno, a qualchecosa. Finch a t fan corona le bionde chiome de'tui figliuoletti e le nere della tua sposa alternate coi grigi capelli de'tui genitori ed i bianchi de'nonni, e sulla tvola vostra il cibo spera l'appetito, n il notajo vi si presenta se non per rogare contratti di nozze, il prete per benedire neonati, il mdico per brindeggiare alla salute di tutti,  probbile che l'umanit a quattro gambe o con ali o con pinne non desti in t pi di quel senso di generale benevolenza che un cuor contento non pu non sentire per ogni cosa animata. Ma avvenga che que'capelli non ti sieno pi se non recise memorie, che nessun braccio pi attenda il sostegno del tuo od il tuo speri quello degli altri, avvenga che degli opimi banchetti pi non ti avanzi neppure la tvola e col cuoco ti abbian fuggito amici e clienti e favor pbblico, avvenga in una parola che tutte le maledizioni dell'rebo seno scoppiate sulla innocente tua testa, che, a t, tradito persino dalla Illusione e dalla Speranza - le due meno incerte amiche dell'uomo - ti si affacci, la prima volta, il terrore della solitdine, oh allora sentiri quale onda di riconoscenza, di amore, di gioja sorger nel tuo petto all'apparizione di un mile cane che cerchi le tue carezze, come a dire "io ti resto". Peggiori ancora il tuo stato: dell'ampio universo non ti si concdano che pochi metri quadrati di prigione; sia tu privo del volto persino de'tuoi carcerieri - e allora al minscolo topo che avresti, a piena dispensa, tranquillamente cibato... di veleno, offriri grato il pan nero a t scarso, e allora trarri pur dalla compagna di un ragno, di cui tanti schiacciasti colle piatte pantfole, consolazioni che, uguali, non ti didero mai gli amici scomparsi.
Qual meraviglia dunque, se, in una vita, come la mia, pressoch tutta da chiostro e da crcere - una vita da Rbinson Crusoe senza Venerd - le bestie (tra le quali io mi comprendo ben volentieri) bbiano avuto una parte non indifferente? Prima ancora che giungessi a scoprire di che affetti sono esse capaci,  attraverso le bestie che mi fu facile di studiar l'uomo e me stesso. In quella maniera, di fatti, che per tentar di rislvere i problemi del mondo esteriore occorre anzitutto osservarli nelle loro espressioni pi smplici, cos, per formarci una giusta ida del mondo interiore, dei sentimenti che lo govrnano, delle passioni che lo contrbano, d'uopo sar analizzare gli organismi intellettualmente men complicati. Cento virt, mille vizi ha in s medsimo ogni uomo, virt e vizi che s'intrcciano, si confndono, si neutralzzano reciprocamente, e rndono malagvole e quasi impossbile la sngola lor percezione: nella bestia invece (questo anagramma dell'uomo, come fu definita) trovi l'umana natura lbera dalle sofisticazioni della civilt, dagli artifici della educazione: una sola qualit buona o cattiva dmina in ciascuna lor progenie: non vi sono le altre che semplicemente accennate, come i denti del giudizio in noi. Fcile ei quindi - ripeto - di rilevare e studiare le caratteristiche della qualit dominante.
Oh a quante ide, nella cui rbita, filsofi, economisti, poltici non riscono spesso di lusingarci, voi, bestie, praticamente ci persuadete. Uno fra i temi favoriti dagli scrittori di socialismo  quello del godimento in comune delle ricchezze, del boccone che tocchi a ciascuno in eguale misura: senonch, pur ammirando il generoso propsito, fieri dubbi pssono srgere in voi, come srsero in m, sulla permanente applicabilit sua. Orbene, egli basta che voi passiate vicino, come io passi, ad un mucchio d'immondezza sovra il quale cani, gatti, topi, banchttino insieme senza litigi e senza alcun desiderio di assaggiarsi l'un l'altro, e tosto l'ida della universa comunione dei beni vi sembrer piana ed attubile. Medesimamente; corazztevi pure di tutto il ricettario di Sneca per non temere la morte e di Tomaso a Kmpis per spregiare la vita, quando la morte vi chiamer, voi tremerete entro la vostra corazza: possiate invece in quel punto ricordar solo il pacfico velarsi degli occhi nella eternit di un mile gatto, di un mnimo augelletto, e tranquillamente uscirete di vita, come si esce di casa, senza bisogno di filosofa e teologa. Dignit e pazienza, indipendenza e coraggio, risparmio e self-help, tutte insomma le virt imaginabili, noi le possiamo conscere e apprndere nella loro purezza, assai pi che nei libri degli umini in un prtico corso di zoologa morale.
Di tutte le bestie, per, quella che io preferisco, dopo la donna,  il cane. L'quila che, con le ali aperte e gli occhi ardenti, piomba dal cielo, il leone dalla faccia gigantescamente umana e dall'incesso maestoso, il tigre che flessuoso ed armato sta per lanciarsi sulla preda, sscitano,  vero, una esttica ammirazione, pur sar sempre prudente di mantenere fra essi e noi una buona inferriata. Ben volentieri si palpa il collo superbo del cavallo e con interesse si guarda il meditabondo occhio del bove e la filosfica fronte dell'asino, ma il troppo volume dell'individuo da amarsi  di ostcolo all'intimit dell'affetto. Solo gli uccellini ed i gatti potrbbero comptere coi cani nelle nostre affezioni. Senonch, per gli augelli, esiste al rovescio l'ostcolo che abbiamo rispetto alla bestie maggiori di noi - son troppo pccoli; e quanto ai loro destinatari... Quanto ai gatti, cio, ben concedo che essi possidono una qualit nobilssima di cui il cane difetta, l'amore della indipendenza. Pur se si ldano le virt, mal si sopprtano i virtuosi, tanto pi trattndosi di virt - come questa - che offende noi altri padroni. Perci preferisco - ripeto - i cani.
N dimenticher mai Tea. Era Tea una cagnolina quasi tascabile di schiatta terragnola, a chiazze bianche, nere e castagne, bastardetta anzich n - ma quale pi nobile schiatta non ha in s del bastardo? In compenso, possedeva coda ed orecchie intatte e sapeva con esse esprmersi pi chiaramente che non noi, verso lei, colla voce. Tea mi era stata donata gi grandicella, e nel suo stato di servizio contava parecchi fatti ammirvoli, tra i quali la pacificazione di una famiglia. Perocch in questa famiglia, composta di tre ricche ed oziose quindi nojate persone, scoppivano quotidianamente, prima che Tea vi comparisse, grosse liti. A ci sceglivasi solitamente l'ora dei pasti. Ava ciascuno il suo sacchetto di bile a vuotare: la signora garriva aspra il marito: il padre rimproverava a torto e a ragione il figlio: quest'ltimo rispondeva villanamente a tutti e due. Rado il giorno, in cui si arrivasse alle frutta senza aver rotto un pajo di piatti e di bicchieri o rovesciata qualche sedia. Senonch il nero musetto, appena nato, di Tea, appar, luminoso, in siffatta casa. Que'tre strumenti di capi, che non potvano mai accordarsi in nessun tuono e motivo, trovronsi, per la prima volta, all'unsono nel far festa alla nuova venuta. Ed essa, a festeggiar loro. Tea divenne, in breve, la pi grande, l'nica preoccupazione dei suoi tre padroni, lo scopo dei loro discorsi, la messaggera delle loro carezze, la particella congiuntiva degli nimi loro - i quali, cos occupati senza interruzione di lei, dimenticvano presto e completamente s stessi. E, dov'era guerra, fu pace.
L'intelligente affettuosit di Tea avrebbe potuto suggerire non poche pgine d'appendice al plutarchiano opuscolo de soltio animalium. Quand'io rincasavo, ella sbito indovinava, mentre la fantesca non si addava di nulla, il mio umore; e, se gajo, ballvami intorno la pi allegra accoglienza: se melancnico, andava a raggomitolarsi in un ngolo del canap e mi fisava con certi furbi e lcidi occhietti, che parvano cini d'uva nera, finch non mi avesse cavato un sorriso d'invito che me la faceva balzare sulle ginocchia. Sempre vispa e contenta, del resto, perfino ne'sui ltimi istanti, allorch con l'rida e stanca lingua, lambvami ancora la mano, non si querelava e piangeva che al suono vespertino delle campane. Ed era un lamento lungo, ineffbile. La Tea doveva esser l'nima di una monachella morta d'amore.
Oh quanti buoni consigli Tea mi diede che non segui. Fu un'estate in cui avevo preso abitdine di recarmi di buon mattino ai giardini pbblici, e l sedermi con un libro su'na panchetta, mentre la mia pccola amica col suo musetto studiava, tra la prssima erba, botnica. Ora, di rimpetto a m, di l dall'alla, non s se per caso suo o mio, si metteva sempre a sedere su un'altra panchetta o gi si trovava seduta una signora modestamente elegante e bella, pur con un libro. Ella leggeva ed anch'io, ma i nostri sguardi s'incontrvano spesso di sopra le pgine. Tea non tard ad accrgersi delle nostre simpate, e fece quanto avri dovuto fare io: attravers l'alla e si ferm dinanzi alla graziosa signora, con un'amichevole aria d'interrogazione tra chi domandi e chi offra. La signora la chiam a s sottovoce. Tea non si fece pregare. Raccolta carezzosamente da terra, si acchiocciol tutta contenta nel nuovo grembo, come in casa sua, volgndomi una guardatina, come a dire: impara o sciocco. Ma io non mi mossi. Allora Tea salt gi con una scosserella dalla invidibil nicchiuccia e corse a me, piroettndomi intorno, abbajando, tirndomi per i calzoni, finch io mi alzi, ed andi... via. E questa pantomima a tre attori si ripet suppergi il d successivo e parecchi d appresso. Finalmente un mattino, in cui dopo molti s e n, conchiusi, secondo il mio slito, con un getto di dadi, avevo risoluto di osare, la graziosa signora manc allo spontaneo convegno. N pi apparve. Moderata aspettazione - come lieve soffio - infiamma il desiderio, troppo - come buffo violento - lo spegne. Tea aveva fatto quanto poteva per ajutarci, ma il suo padroncino era nato per arrivar, sempre ed in tutto, un momento dopo. In qualsiasi amore vi ha un quarto d'ora, in cui la vittoria  fcile e certa. Guai a coli o a coli che non ne approfittano. Quel quarto d'ora non torna pi.
Grazie, o Tea, de'tui savi consigli, quantunque, per colpa mia, intili. Grazie delle tante volte che col tuo vezzeggiare, colle smorfiuccie, colla sola presenza, cangiasti in un sorriso il greppo delle mie labbra. Sempre mite, obediente, paziente, riempisti d'affetto - come tregga in una sctola di grossi dolci - gli interstizi tra un mio amore e l'altro, cosicch posso dire che, merc tua, durante alcuni anni, sul mio cuore non pend mai l'est locanda. E oggi ancora, dall'alto della libreria, che di faccia mi st mentre scrivo, tu bianco-nera, imbalsamata mia amica, col tuo zampino anteriore levato, le orecchie tese, il codino all'ins, mi proteggi, e col tuo sguardo di nero cristallo fra punti di sopragitto, sembri dirmi: ti amo.
Oh, a te credo.]

. DI NUOVO AL CIELO..

Antonietta

Ava diciasettanni, si chiamava Antonietta, era bella, era buona, e mor. Dcono fosse consunta da un amore profondo che non volle mai palesare. Cos, tra una farggine di parole, e nel rassettarmi la cmera, mi raccont la portiera, la mattina stessa in cui Antonietta era stata portata via.
La ragazza abitava all'ltimo piano della casa dov'io studentescamente avevo alloggio. Viveva, insieme alla madre, vdova di un impiegato, colla scarsa pensione di questa, e pi col lavoro delle sue dita di cucitrice. Io non le avevo parlato mai: solo mi ricordavo di avere, qualche rara volta, incontrato sulle scale o sotto il portone, un viso pllido e ovale, dagli occhi bassi e cerchiati di lividure, che dova ssere il suo. Ebbene; all'annuncio che ella era partita per non pi ritornare, un affanno mi strinse, come se si trattasse di sventura mia. Quasi afferrato pel braccio e strappato da una mano invisbile, usci sul ripiano, scesi le scale, ancor di rosa e di cera odoranti, e m'incammini verso la citt della morte.
E l giunto (non so qual senso pi sottile degli altri cinque facssemi certo della via) tenni diritto a un gran prato trafitto di croci, dov'era un pccolo spazio e sovr'esso fresche corone di fiori. Sarbbesi detto, dinanzi quel rigonfiamento di suolo, che la terra si sollevasse per non sciupare il virgineo corpo che le dormiva sotto, e quasi stesse per schidersi a ritornarlo al sole. Ivi sosti, guardando gli oziosi fiori uniti in corone, che, ad uno ad uno, avrbber destato altrettanti sorrisi nella fanciulla ancor viva, e mi senti nella conchiglia degli occhi nscer la perla del dolore. Sventurata Antonietta! Di tutte le povert, la pi tormentosa  quella d'amore. Io ti vedevo, chinata la sofferente testina sul telajo del ricamo o il tmbolo del merletto, le pupille ammaccate da un lavor senza tregua e dal pianto, sempre aspettando sulla fossarella del collo il bacio che ti avrebbe fatto felice e guarita. Ma nulla, nulla mai, ed anche la speme - sogno di chi veglia - si dilegua da t. Solo dura la malincona, quel verme in un bottone di rosa, roditrice delle tue gote, del seno, del cuore, n pi ti manca, per ssere morta completamente, che di serrar le palpebre.
Senonch, qu mi sorse il pensiero, insinuante, insistente, che io, io stesso, l'avri potuta salvare, con una parola, con uno sguardo d'affetto. E chi sa mai che l'nimo suo non si trovasse gi schiuso a ricvere il mio, che, anzi, Antonietta segretamente non mi amasse? Fosse ci stato, il non ssermi io accorto di lei, era, pi che una disgrazia per tutti e due, un torto non perdonbile in m. E di fantasa in fantasa, avvolgndomi nei labirinti della lgica sentimentale, la quale ha rgole affatto al rovescio dell'altra, fini col persuadermi che tutte le imaginazioni mie non fssero che realt, a ravvisarmi quasi colpvole della immatura morte di lei, a soffrire, in ogni suo aculeo, quel tormento del galantuomo, che  il rimorso.
Insomma, capit a m quello che avvenne, quattrocento e pi anni f, a Lorenzo de'Mdici, quando vide portata, scoperta, alla sepoltura la salma di Simonetta Cattaneo "che ava nella morte superato quella bellezza che in lei viva pareva insuperbile", m'innamori della gentil trapassata. Di questa mia nuova passione la nota fondamentale fu il dolore. In nessun'altra poca scialaqui tante lgrime come in questa. Forse in m gi celvasi un'annima ambascia, cosicch altro non feci che darle un nome - Antonietta. Ma il pianto non solamente  sollievo,  piacere. Recvomi dunque, pressoch tutti i giorni, al camposanto, e l, innanzi al tmulo della mia pstuma amante, riandavo tutta una storia non avvenuta, da quando, sulle scale, ella avrebbe udito da m la tanto aspettata parola a quando me la avrebbe ripetuta tra i baci: cos m'imbevevo, qual carta sugante, m'inzuppavo, quale rida spugna, di amorosa piet, e tornato a casa, chisomi in cmera, singhiozzavo e piangevo fino al semi-deliquio. Se non mi guadagni, in quell'poca, una cardiopata, bisogna dir proprio o che il mio cuore fosse ben forte o il dolore ben tenue.
Col tempo, questa ertica sofferenza per Antonietta si mitig - non dico si cancell, perocch io mai non cedetti una sola delle mie illusioni - e pass ad agglomerarsi, colle molte altre, in quell'amor complessivo in cui si abbrcciano cose e persone; tuttava mi continurono a parte, e ancor drano, l'abitdine e il gusto di passeggiare e pensare nelle campagne della messe umana falciata.
Silenziosa  la felicit, silenziosa  la morte. Luogo di pace e riposo fu sempre detto il cimitero, questo gran dormitorio della vita, e, certamente, a prima vista, par tale. Presso il ricco, il msero giace senza invidia, presso il msero il ricco senza paura. Marito e moglie bitano la medsima angusta arca sine querella; tccano le ossa del debitore quelle del creditore: il mdico vi ha raggiunto il cliente, e con l'uccisore si confonde l'ucciso. Senonch, tendendo l'orecchio dell'nimo, ti accorgi che tanta quiete e silenzio cprono un moto febbrile, un lavoro instancbile Anche qu, come nella vita, qualchecosa si attende, asprasi ad una meta e vi si industria, vi si sforza di pervenire. Sulla terra sono scopi l'amore, la ricchezza, il dominio, raramente raggiunti, non il sepolcro, a tutti aperto; sottoterra, i vinti dalla morte crcano risollevarsi, anticipando lo squillo delle trombe divine, e lavrano indefessamente per disslversi e sprgersi nelle innumervoli vie della terra e de'cieli e conquistar nuove forme. In questa pugna ostinata, in questa vita di putrefazioni, i pveri si trvano sempre pi favoriti dei ricchi, poich non dbbon lottare che con s stessi: gli amici, i parenti, hanno lor fatta la carit di non vestirli neppure di abete. Ai ricchi, invece, gli eredi, i quali tmono le risurrezioni, dnan lenzuola di piombo, mura grantiche, bronzee porte... oh pveri ricchi! Di tutti, per, il pi sventurato, il pi lagrimando,  sempre il sovrano, che, cangiato in mummia grottesca,  costretto a restar morto per scoli, inutilmente invocante pietosi violatori alla regia sua tomba, troppo ben custodita.
Quand'oggi entro in un cimitero, mi par d'sservi accolto da un immenso gmito. Quel passato che cerca affannosamente di prepararsi un avvenire, sembra raccomandarsi a noi - nico suo presente - e supplicarci perch la terra gli sia davvero, come noi usiamo augurargli, fcile e pervia. Il mio sguardo passa di pietra in pietra, di croce in croce, ed ogni ricordo di un tnero bamb spezzato ha un sospiro da m. E penso ai tanti disavventurati, tornati al comune crogiuolo, senza aver veduto fiorire, nel loro giardino, le due pi belle rose dell'esistenza, l'amicizia e l'amore. Pi avanzo negli anni e pi la voce "che dal tmulo a noi manda Natura" ha conosciute e care note per m. Lungo il fiume della memoria, dalla sponda buja (quella della vita), scorgo sull'altra sponda (la luminosa, ossa della morte) sempre pi aumentarsi i volti amici, che intorno a m van mancando. Ed io ed essi scambiamo sorrisi e saluti e baci dall'una all'altra riva.
E, dalla riva in luce, mi sorride Tranquillo Cremona, il pittore della bellezza casta, le cui tele, dense di sole e d'amore, smbrano, non fatte ma create; il mio Tranquillo dal genioso epigramma e dalla sapiente spensieratezza, insostitubile amico.
E, presso a lui,  Polo Gorini di tanti pccoli mondi e di s gran pensamenti suscitatore. Pi non crscono le sue montagnuole, or selvose di minerbina, sono spenti i sui vulcanetti, perocch sovr'essi pi non si china la bianca barba e la fronte affollata d'ide e la pupilla mida di bont del lor Creatore. Ma le fiamme del nostro affetto per Polo slgono sempre pi alte e vivaci, e sempre il monte pi cresce della ammirazione nostra e di tutti per lui.
E, tra Gorini e Cremona, tra la scienza e l'arte, un altro esploratore glorioso degli intellettuali dominii dell'avvenire mi guarda benignamente. Grazie, o Giuseppe Rovani, maestro mio, scrittore e dicitore magnfico di cose degne a dirsi ed a scrversi - nato alle cttedre universitarie ed alle tribune de'parlamenti, eppure, dalla ignorante vilt de'tui concittadini costretto al tvolo dell'amanuense ed alla panca della taberna! Ma tu, quale un dio, recavi dovunque il tuo tempio, e quel tempio ancor si erge e si erger eternamente, festoneggiato di fiori e fumante d'incenso, sulle nostre caspole.
Amici mii, e tu, ombra soave, con essi - madre mia - ho ben coraggio, credete, se, scorgndovi di l del fiume, qu tuttava rimango in tnebre e in gelo, attendendo la zttera del destino che a voi mi trasporti, e se ancor vinco la smania di gettarmi nel gorgo per raggingere a nuoto la riva donde voi mi accennate - riva primaverilmente verde e fiorita, e soleggiata d'amore.

. QUINTO CIELO..

Diana

Un raggio di luna si spinge tra le imposte socchiuse e inonda il guanciale del letto sul quale mi sono buttato vestito, vinto dalla malincona e con essa abbracciato.  una bianca luminosa carezza che sembra dirmi: lvati, la tua amante ti aspetta. -
Ed io mi levo con quel tremore che d il preannuncio di una gran gioja, e scendo dalla mia campanilare dimora, donde si scprono tanti tetti - tranquilli coperchi a sctole piene di gui - scendo insieme dai clmini del mio dolore.
Nelle rughe della vecchia citt, la luna mal si diffonde, quasi sdegnando mischiarsi al giallore delle terrestri lanterne. Le strade sono affollate. La gran belva del pbblico ha appena compiuto il suo pasto e in s ritratti gli artigli della rapina. Ora, la foja le batte il fianco: la jena ha messo grugno porcino.
E al suo contatto mi si solleva quel senso di disgusto e di nusea che sal alla strozza e alle narici di Glliver, quando, rduce dal cavallino paese degli Honyhnhnns, ricimentvasi, la prima volta, agli effluvi dell'umanit. Impaziente di sottrarmi al lezzo de'mii cosidetti fratelli, allungo il passo. Mi caccio in vie ed in vittoli fuori di mano. Della bpede folla pi non incontro che rari campioni - ltimi chicchi di una grndine devastatrice, ltime fucilate di una sanguinosa battaglia, ltime piante di una semovente appiccatoja foresta. Per strade affondate tra cieche mura di monastero, per porticati che sono vorgini di oscurit, il mio passo risuona alto nella solitdine.
Ma la citt che s d'uomo si arresta. Le spalle mi si sgrvan come di un peso: respiro. Dinanzi a m, nella lata campagna, cinta ancor dalle mura, giciono le ossa di un'altra citt, la premorta; un naufragio di templi e di case da cui sornutano tronchi di colonne e punte d'obelisco. Era gi il luogo pianura: le ruine lo mutrono in colle, e nella pioggia argentea della luna che copre tutto, smbrano i montcoli assmere fantasticamente le forme degli edifici scomparsi. Il mio passo s' fatto - quasi diri - lare: bevo luna e me ne inebrio come di Sciampagna. Musicali pensieri fioriscono spontaneamente sulle mie labbra: poesa, onde vergogno tramezzo la gente, mi esulta, solitario orgoglio, nel cuore. Tutte le femminine giovanili parvenze degli obliati mii libri mi vngono incontro, mi sguono, mi circndano. Cammino, porgendo il braccio alla pvera Elvira sul cui volto la forma perdvasi nell'espressione, Elvira che amava, non faceva all'amore, e tenendo a mano la piccioletta Ga, creatura da scatolino e bambagia, dai lucentssimi occhi che lo sguardo lascivano dove posvansi. Veggo Ines, color d'amore e piet, correggesca madonna fuggita alla gloria di un quadro; e Aurora, la maestrina d'inglese, cui gli occhi furbetti ed un germe di malizioso ghignuzzo, sul destro canto del labbro, dvano il moscadello: veggo Clara, la sempre esttica suora che par barlume di perla e par nebbia, e Camilla, faccia di rosa-bengala, soda e fresca come la dea Salute, alla cui gaja voce mettvansi a chiucchiurlare tutti gli uccelli di gabbia del vicinato. Sorge Isolina, frgile e svelta come un clice di Murano, dalle bianche manine coperte di zaffiri e smeraldi; appjono, amichevolmente allacciate in un nico amplesso, le tre educande, Eugenia in istile barocco, bianco-rossa, "come pomi a odorar, soave e buona", Isa smilza, elegante, dai guanti eterni, Elda superba, dal pallor di magnolia e dai grigi occhi mordenti.
E Forestina biondssima, che era tutto un sorriso, a s mi chiama collo sguardo lmpido e aerino e colla mrbida voce, e l'adolescente ostina solleva verso di m - non pi insodisfatta - il suo volto dai colori contadineschi ma dal profilo di dama, e la sua bocca da baci, e il mento dal sigillo d'amore. Tutte tutte, in una parola, mi risscitano intorno e mi accompgnano le fanciulle gentili, di cui fui babbo nei libri, non potndolo ssere nella vita.
E cammino - cammino viepi spedito - talvolta con la sensazione di leggerezza di chi vola, sognando. Anche le rovine si arrstano. I scoli le hanno pur esse distrutte e ne tornrono i materiali al greggio stato di natura. Fin dove l'occhio arriva,  una grandiosa pianura lievemente ondulata, senza un tetto, senza un arbusto - una nevicata lunare. La si direbbe la superficie di un bacino di aque increspata da un venticello e impietrita; un mare di luna e silenzio nel quale mi sembra di navigare - nica vela perduta.
Ma ecco un grosso arrotondato macigno, memoria forse di un ghiacciajo ritrttosi; ecco il luogo (m'imgino) dove la misteriosa mia amante mi ha dato la posta e verr. Col mi fermo e la attendo.
Ella non pu tardare. La luna, che io miro intensissimamente,  gi veduta da lei, e gi i nostri occhi s'incntrano e spcchiansi nel terso suo scudo. Immbile come per opra d'incanto, celando l'immenso mio gaudio, io la sento avvicinrmisi lieve lieve alle spalle e quasi toccarmi; io ne avverto il caldo e fragrante respiro, mentre una palma leggera par che mi sfiori i capelli. Osassi solo di vlgermi, la vedri in pien volto e le cadri nelle braccia.
Chi sei tu, invisbile ssere, che sempre a m scendi per la scala d'argento della luna, recndomi i doni celesti dell'amore? Sei forse l'eco di una armona che cess sulla terra o il motivo, come credo piuttosto, di una non ancor cominciata? E allora, o ida gentile, che aleggi nell'aria che io aspiro o nuoti nell'tere nel quale  tuffato l'opaco nostro pianeta, perch tardi a posarti in questo punto che si chiama vita, e non scegli o non subisci, anche tu, una forma abbraccibile, intanto che ho braccia per strngerti? Ma io conosco chi sei. Io ti vedo attraverso i tempi e gi brilli nel mio equatoriale come stella distante da m anni e scoli, e, insieme, vicina pochi minuti secondi. Sei la cara fanciulla che trover questo mnimo libro, e, leggndolo, sospirer dell'amore ond'io gemo scrivndolo. Io non sar allora che quanto tu fosti - polve ed ombra - tuttava, non lamentarti... non lamentimoci. La vita umana ha radici nel profondo passato e rami e fronde nel pi remoto avvenire; l'nima non  in noi solamente ma intorno a noi, e amore non s confini. Finch io a t penso e tu a m, non potremo mai dire che amore ci manchi. In questo stesso momento - nico per tutti e due - in cui io scrivo e tu leggi, il mio passato diventa il tuo avvenire, le nime nostre s'incntrano, si riconscono, si fndono in un bacio schioccante, che non ha fine.

. SESTO CIELO..

Celeste

Dai sogni ad occhi aperti, fin qu descritti, a quelli ad occhi chiusi, mnima  la distanza. Basta, a varcarla, un moto di plpebra.
Quale filsofo abbia detto ci, non ricordo (sono tanti i filsofi e tanti i lor dispareri!) ma certamente fu detto che in ciascuno di noi esstono parecchie individualit e che si vive, successivamente, pi di una vita. Se questo sia esatto, riguardo alla maggior parte degli umini, non giureri: di molti anzi potrebbe dirsi che non s'accrgono pure - e sano pur lunghi gli anni durante i quali rminano la bassa lor erba terrestre - di aver vissuto una volta sola. Riguardo per a m e ad altri sognatorelli mii pari, la molteplicit della vita  cosa interamente vera. Soltanto, non mi accorderi con que'signori filsofi sulla successivit delle diverse nostre esistenze, essendo queste - a mio avviso - piuttosto contemporanee, paragonbili quindi a pi cavalli attaccati, in una sola schiera, ad un nico giogo di cocchio. Fatto , che quando, coricndomi, dall'esistenza che chiamerbbesi verticale, trnsito alla orizzontale, mi si prono a due battenti le porte di un altro mondo e l rivedo cose e persone, non rifritture di quelle che gi conosco, e l ritrovo le fila di avvenimenti e di affetti, rimasti sospesi nell'intervallo del d, alle quali mi riannodo. E allora mi desto - diri - dalla veglia quotidiana.
Oh sogni benedetti - delirio muto della salute che dorme - quanto vi debbo mai! e quanto pi vi dovr! Finch voi non mi abbandoniate, non potr dirmi infelice. Se, delle ventiquattr'ore, che frmano il slito giorno, ne possiamo solo contare - contro quattrdici o sdici di desiderio e dolore - otto o sei di soddisfazione e piacere, basta: la vita ci  largamente indennizzata. Or, da voi, ebbi tutto ci che quasi sempre invano si ambisce, ricchezza, potenza, amore; e sopratutto gusti quel lbero arbitrio, che, ad occhi aperti, non  pi lungo della catena di circostanze, di tradizioni, di casi, alla quale ciascuno  legato. Ma, nel sogno, polsi e malloli sono fuori da ogni strettoja lgica e convenzionale, nessuna fsica legge, a cominciare da quella della gravit, ci preme le spalle, la materia, di cui siamo schiavi e figliuoli, ci obbedisce a sua volta, n la riflessione pi insorge a turbare la schietta pera del sentimento. Tutto, dinanzi a noi, piega. Dio, che cercavamo inutilmente nel cielo, troviamo in noi.
Quanto io viaggi, la notte, negli spazi e ne'tempi  indescrivbile! Non vi ha treno-lampo, non vi ha palla lanciata dal pi potente cannone, che mi possa seguire. Liberato dal peso del corpo, io mi sento quasi mutato in una di quelle creature fatte di trasparenza e luminosit del "Paradiso" di Dante, che guzzano come raggi di luce nell'empireo e cantando vanscono "come, per aqua cupa, cosa grave."
Ne'mii voli trapasso le scene di cui si compone la storia del globo, da esso sollevtesi come strati d'imgini, come fogli carbonizzati di un libro, e diffondntesi, per gli spazi inteplanetari, nella eternit.
Io attraverso i paesaggi pi vari. Ecco l'ampia terra: le pioggie e le nevi di slice snosi appena indurite in sabbie e macigni, e forme spettacolose di neri mostri si muvono per le valli e pe'monti o nutano nel mare fumante. Altre belve, che saranno poi umini, si aggrano in selve che smbrano lacerare coi rami il cielo, e l'rebo colle radici, e parecchie si bttono a colpi furiosi di clava. Una donna, ferinamente bella e non coperta che della chioma rossa, st alle fuci di un antro, a guardarli. I lottatori procmbono uno appresso all'altro, massacrati. Uno solo, bench acciaccato di colpi,  ancora in piedi, e la donna gli si getta, gli si avvinghia al villoso torace, baciando avidamente il sangue che da lui cola, misto a quello de'sui rivali. E si dona al pi forte.
Ma le secolari piante prndono aspetto di gigantesche colonne dai capitelli a fiore di loto e il sacro orror della selva si diffonde in un tempio. La vrgine figlia di Faraone siede alta su un trono, dinanzi la mstica cella, circondata dai sacerdoti di Ammone, stretta la fronte da regie bende, il braccio destro appoggiato al ricurvo bastone dei pastori d'umini. A lei si presntano i givani eredi de'regni vicini, e i sacerdoti pngono loro quistioni pi enigmtiche delle sfingi della grande alla del tempio, pi acute degli obelischi che rgonsi innanzi ai venerati piloni. Pur qu non si tratta di piegar l'arco pesante del r d'Etiopia n di vincere al corso la leggera gazzella n di atterrare furibondi leoni, e i prncipi, poderosi di membra, grcili d'intelletto, impallidscono e si ritrggon confusi. Non ne rimane che uno, a sostenere, a superare lo sguardo astuto e la insidiatrice loquela de'sacerdoti, che, a volta loro, allibscono. La principessa si alza imperiosa, e invita a sedersi seco sul trono - dolce promessa del tlamo - il vincitore. Ella ha eletto il pi saggio.
La scena ancor cangia. Nel cielo immacolatamente azzurro, su una tondeggiante collina, posa un tempio drico, dalle colonne pinte di bianco e di rosso e dal frontone ornato di trpodi d'oro, scintillanti al sole. Una processione ascende, a larghe spire, il pendo: vecchi con rami d'ulivo, fanciulle in cndida veste con canestri di frutta sul capo, umini armati di lancia e di scudo. Solennemente rcano al tempio il nuovo peplo di Pllade, ricamato dalle vrgini della citt. La intatta figlia dell'arconte regge il peplo e v a deporlo, inginocchindosi, sull'altar di Minerva. Ma il cuore di lei prega Vnere. E Vnere l'esaudisce. Un givine ardito, e splendente come l'Apollo sagittario, sorge a lato dell'ara. Ella non  pi di s stessa:  del pi bello.
Poi tanta festa di luce si abbuja in un labirinto di midi corriti sotterranei. Senonch, amore  sceso l pure. Guidate da una fanciulla in bigia stola e reggente una lmpada accesa, parecchie altre procdono rpide e zitte nel cuncolo, le cui pareti, vestite di marmi scritti, ricrdano, a un tempo, la morte e la vita perpetua. Smbrano gente in fuga. Or sstano in un'ula dalle ampie nicchie dipinte, e sggono sul gradino di un sarcfago-altare. Cercano incoraggiarsi con ammonimenti di piet ed esempi di virt. Tutte riptono il nome di un nuovo loro fratello, il givane centurione, confortatore de'mesti, difensore degli innocenti, preparato al martirio. Una inslita tenerezza inonda il seno della fanciulla, che nelle tnebre arrossa. L'agnello di pace, la pura colomba che ella adora, prndono in lei forma umana. Ella sar del pi buono.
Ritorna la luce. Ma  luce di candelabri riflettntesi e raddoppintesi nei grandi specchi e nelle dorature di un appartamento. Dapertutto umini in nero e donne in rosa.  il d natalizio della signorina di casa, ed essa, una pupa di qundici anni, dall'aria fresca ed ingenua, accoglie gli omaggi ed i doni dei molti che la desderano. A lei i forti ed i belli, pavoneggiando, s'inchnano; a lei i buoni sosprano; a lei sussrrano gli intellettuali gentilezze potiche. Ma ella a tutti ride, non sorride a nessuno. Quand'ecco, dalla via, un rumore di ruote e uno scalpito di cavalli. L'occhio di lei gitta un lampo. Sono sdici ferri che bssano il selciato, a non contare i due del padrone dell'equipaggio. Entra il losco milionario banchiere, sfolgoreggiante gemme, nella pi innocente di cui giace almeno la ruina di una famiglia. La verginella a lui corre e gli stende, semplicetta, le mani, gi venduta al pi ricco...
Ma in mezzo a tante imgini di cose che gi fron quaggi o ancor sono, altre ccciansi, di cui non ravviso la provenienza - imgini forse che si distccan da mondi che non sono il terrestre, e si confndono, negli spazi, con quelle diraggiate dal nostro.
Perocch l'nima mia erra talvolta in baratri di oscurit, in cui gallggiano accese lanterne di mille forme e colori. Globi rossi s'incntrano e s'accompgnano con cubi azzurri, coni gialli con voli violacei, stelle bianche con tringoli verdi, e smbrano parlottare amorosamente tra loro. Altre, invece, ltigano e czzano una contro dell'altra, finch si rmpono e spngonsi. Qu,  una processione di lampioncini cndidi, seguita da un lanternone color caff, e si direbbe una fila di collegiali che sia uscita a passeggio; l parecchie variopinte lanterne, accoppiate, dnzano a tondo mentre tre o quattro, pi grosse, bttono loro il ritmo; pi in l una porpurea lanternina corre appresso - quasi moglie infuriata - ad un lungo e verdastro lampione, il marito; da ogni parte  una viva popolazione di mccoli e carta oliata e dipinta, varia, mobilssima.
Ma, di colpo, come a soffio improvviso, lanterne e lampioni scppiano, e le loro innmeri luci si fndono in un chiarore nico, vivacssimo. ccomi in una immensa citt, tutta fabbricata di fiori; case di gelsomino con tetti di geranio sanguigno e persiane di luro; campanili che altro non sono se non altssimi gigli, suonanti dalle loro campane profumi: sospesi ponti di glcini, sotto i quali scrrono fiumi di argenteo ginerio. Le vie sono affollate di belle ortensie e amarllidi, di olee fragranti e camelie, di asprule odorose e balsamine momrdiche, con girasoli, astri, adnidi primaverili, begli-umini e tulipani che loro prgono il braccio o fan l'occhiolino. Una reseda s'incontra con una viola del pensiero e pgolansi sottovoce mille cose affettuose. Prmule-cameriere, fritillarie-cuoche, margherite-bonnes, petunie e orchide-istitutrici, grisantemi-domstici, vanno a fare la spesa, o condcono i bimbi - bottoncini di rosa - a spasso. In una piazza, dinanzi una chiesa fatta di passiflora fiorita, un papvero prdica, da una specie di plpito, ad una dormente assembla di matricarie e erbe-savie, mentre tussilggini odorose (priore della dottrinella) grano seccando il prssimo, ed mili violette chidono la carit. Ma l'assembla dell'erbe si desta, ma la folla dei fiori si ritre a spalliera sul marciapiede, e due giganteschi cactus-carabinieri si pngono in posizione per il saluto. Scortata da rose e da gigli, Sua Maest passa - e anch'io mi inchino a lei - la mia graziosa quanto sensbil regina, Mimosa pudica.
N lo spettcolo finisce qui, perocch i fiori trasfrmansi a poco a poco in penne ed in piume di tutti i colori. Ali di piccioni, di tacchino, di fagiano, di falco, si dispngono a colline, a vallate. Sterminate penne paonine s'innlzano come piante isolate; penne di cigno e di struzzo, si aggrppano a boschetti. Una langine da collo di trtora si stende - quasi erba - sul suolo, qu e l smaltata da penne papagalline e da uccello-mosca Si avanza una penna d'oca.  probabilmente un poeta che gira in cerca della poesia. E intanto una respirazione soave, qual di bambino, f tremolar tutto il paesaggio di piume, ed io passo di leggerezza in carezza.
Talora, invece, viaggio negli abissi infiniti della bont. Ci mi accade, per slito, quante volte ho subito ad occhi aperti la mortificazione di non aver potuto o voluto fare o ajutare un'pera buona, oppure fremetti d'indignazione udndone o vedndone commttere una malvagia, senza potrmivici opporre. Senonch, nel campo de'sogni, io mi rifaccio lautissimamente. Tutte le utope de'poeti, dalla generosit inspirate, tutti i disegni dei filntropi dalla utilit suggeriti, divntano, sul mio notturno guanciale, cose vere e certe. La navigazione aerea, che ne'mii sogni  gi un fatto compiuto, ha cancellato, rendendo impossbile il mantenimento delle frontiere, le nazioni. Annientato lo sprito nazionale, ogni ragione o bisogno di guerre cess e i soldati fan quell'orrore che fanno oggi i carnfici. Torna il ferro, non pi omicida, alla gleba e il pane si pareggia alle bocche. Ogni donna ha l'uomo che la f madre e non l'abbandona, ogni bambino una mamma che lo nutre e lo bacia. L'nima mia non scorge se non visi felici e nella contentezza altri trova la sua.
Ed  pure in queste corse notturne della fantasa, non distratta dal mondo esteriore, che io spesso riprendo, come dissi, qualcuna delle mie individualit, le quali, durante il giorno, stan mescolate e sbiadite in una media insignificantssima. Ne'sogni, dunque, io mi riveggo potente signore, potente solo, s'intende, nel fare il bene, o trovatore di paradisache melode inesaurbili, o scopritore e domatore di nuove leggi della natura; e rientro in tante e tant'altre personalit, una pi miracolosa dell'altra; e mi ritrovo perfino - chi il crederebbe? - donna.
Geniale amica, non rdere! Io non so se tra quella legione di mdici che mi sper e tambuss e pes, coli che disse, che - aperto e frugato sul tavolaccio anatmico - il mio corpo avrebbe embrionicamente tradito i segni della femminilit, spropositasse meno degli altri, ma l'apparenza , che, non rado, quando la morte quotidiana mi grava il ciglio, la metamrfosi del poeta Tiresia in m si ripete. E della donna io ho conosciuta l'infanzia e l'adolescenza, quando, sognavo, fanciullo, di giocare alla bmbola, e, giovinetto, di starmi, come educanda, in un monastero, e cos via, fino a ragginger quest'oggi, in cui m'illudo, dormendo, di sser ragazza - bench un po'matura - da marito.
Che faccio ora,  presto detto: amo. Donna che non ami, non appartiene al sesso gentile. Ma io faccio qualche cosa di pi: amo bene. A m - che allora mi chiamo Celeste - amor si presenta come una variet delle pere caritatvoli. Il divino maestro ne invita a cibare chi ha fame e a dissetare chi ha sete: anche l'amore  sete ed  fame e noi donne dobbiamo placarlo.
Celeste cerca dunque il suo amante. Intorno a lei molti fan ressa ed ella scorge nei loro occhi brillar desideri, n le vngon taciuti. Ma s grossolani sono que'givani sotto le loro fine vernici, s ottusi alle poese della vita, s soddisfatti di s medsimi, che amore non potrebb'sser per loro che uno svago, una carnale dilettosit, un affare matrimoniale, non un bisogno dell'nima.
Celeste cerca ancora. Finalmente incontra la pupilla di un givane che spa timidamente la sua. Nessuna fronte pi pensierosa di quella di lui: nessun sorriso, del suo pi melancnico. Si direbbe che l'nima di quel givane, sebbene pronta a elevarsi ai pi sublimi ideali, giaccia oppressa, accasciata sotto il peso di una umiliazione profonda. Oltre amore, in quelli occhi,  infelicit: egli ha dunque necessit di ssere amato.
E Celeste lo ama, e gliel dice. Investito dalle fiamme di lei, le ntime forze del givane si risvgliano tutte ed ermpono. Ella gli inspira tra le sue braccia l'entusiasmo che cra: e l'ingegno di lui divien genio, la timidit, ardire. Di questo givane ignoto, Celeste potrebbe fare un guerriero invincbile, un uomo di stato non eguaglibile, un poeta immortale; e f un poeta.
E, in brev'ora, egli, che gi stanco sedeva sul mrgine della via a lui destinata e non ancora percorsa, l'ha tutta compiuta, e deve, per avanzar nuovamente, aprirsi altra strada.
Ora, Celeste pi non gli occorre. Ei l'ha lasciata e fors'anche la dimentic. Ma ella, pur piangendo,  felice. Il mondo ammira il nuovo grand'uomo e le madri lo addtano ai bimbi ad esempio. Nella folla che applude  pur confusa Celeste, ma le foglie di rosa e di luro versate in capo al poeta, vlano al conscio cuore della ignota sua musa.

. SETTIMO CIELO..

....

Ho molto amato, vero? fors'anche, in amore, ipoteci l'avvenire, ti pare? non rstami, dunque, mrgine o via per amare di nuovo o di pi, credi? Dillo pur francamente. Io stesso, or f qualche tempo, credevo cos, ma non oggi.
Oggi, il sttimo cielo si  aperto anche a m, quel tolemico cielo che avvolge, terzltima buccia, i sei altri, e, nel mezzo di tutti, il ncciuolo della terra. Coli che era il sospiro ineffbile delle profondit dell'nima mia  finalmente apparsa e mi vide.
O geniale! Tutti i mii amori passati ritrnano, si rinfrscano, si riassmon nel tuo.
In t riconosco la mia regina di cuori, ma il cuor rosseggiante or sussulta nel petto di lei e con esso il mio. In t ravviso Ricciarda stacctasi dalla sua tela e uscita di pinacoteca; e la lttera, che io ho tanto e tanti anni aspettata,  infine giunta.
Tu sei l'dera che arrmpica sino al pertugio del crcere mio recndomi verde speranza; tu l'orologio che segna le niche ore della mia felicit, e quelle son della tua; tu la pianta, la Tilia grandflora, rinverdita e rivestita di fronde, nella cui ombra proteggitrice riposo la fatica del vvere e sul tronco di cui ho per sempre intagliato, col tuo, il mio nome.
Per t, Amelia, l'eroina del mio romanzo  trovata. Se il roseto dell'intelletto pi non mi dava che spine, oggi il sole dell'amor tuo vi f germogliare e sbocciare altre foglie, altri fiori. Che il mondo or mi spregi e derida, non m'importa! Mia gloria  il tuo sorriso.
Tu, la msica. La cortina del quarto cielo si risolleva dinanzi a t. L'nima addolorata e innamorata di Elvira plpita e freme nelle minugie del tuo violino e s'innalza gemendo dai meldici abissi del tuo rgano. Tutte le note musicali, pellegrine nell'ere, vlano a t, cingndoti di una divina atmosfera.
Dolci presensi, soavi melancone, sbigottimenti, accensioni, gitansi in m, solo a sfiorarti la punta del mgnolo. Le giovinette che mi baciron bambino o mi accarezzrono adolescente, in t resprano. Delle mie compagne di viaggio, care misteriosamente, so oggi il nome ed  il tuo, mentre il libro d'amore che sui nostri ginocchi or sfogliamo, ha pgine senza fine. Ed io discendo con t lentamente, rinnovellata mia ster, che mi fai lume, le scale dell'esistenza, e, ancor prima di uscire alle stelle, le miro negli occhi tui. Posa la fina e pulsante mano di Lisa - la tua - nella mia, n mai se ne staccher. E la cristallina lastra, framezzo a noi, cade, dinanzi alle nostre labbra infocate che si crcano.
Sulle rive di un lago potico sono venuto a cercarti, nuova Adele, ma non ti ho condotta a un amico. Nella cameretta del cuore mio sei bene entrata, ma fu per m - n mai ne usciri.
Antonietta non giace pi nella bara virginea. Ella siede sul tmulo, or mutato in giardino, e mi guarda cogli occhi buoni e tui. Finch io ti abbia vicino, su questa riva di cui sei fiore e serenit, non mi getter, st sicura, nei gorghi, per raggingere la riva opposta.
O Diana cndida, che la fronte m'illmini ed vochi in m la mara del sentimento, quanto soavemente lagrimi nel tuo raggio! Pur tu m'abbreviasti il cammino dei scoli. Una futura lontana lettrice era ne'voti mii. Come poss'io desiderarla ancora ed attenderla, or che mi leggi?
Tutte infine le imgini di gentilezza e di generosit che ho sognato, le ritrovi, al mio risveglio, vedndoti. Il sogno tu sei, fatto corpo. N alcuno ti potr sciorre da m, non tu stessa - perocch sei la mia inspiratrice Celeste, nima dell'nima mia.

. CARTEGGIO.
. fra Carlo Dossi, Felice Cameroni, Luigi Conconi .
. e altri per la stampa di Amori .
. .

1.
A FELICE CAMERONI

R[oma] 23.2.87

Mio carissimo!
Nella nostra amicizia, da parecchio tempo io dormivo. Un raggio del benigno tuo "sole" viene ora a svegliarmi.
Dormivo, ma insieme sognavo. E sognavo un libro, che sar, spero, compiuto, fra una quindicina di giorni.
S'intitola "Amori" e fa riscontro e contrasto alla Desinenza in A, perocch in esso cerco di raccogliervi la luce rosea del mondo femminino in quella maniera che nel precedente libro vi avea accumulato le tenebre. Senonch il bene che si pu dir delle donne  purtroppo pi scarso del male, e per il nuovo volume sar minore, per mole, dell'altro.
 libro castissimo. Il pi ardito atto di amore che vi si compie,  un bacio - e, anche questo -  attraverso il cristallo di una finestra. Ora, si tratta di dargli il battesimo dell'inchiostro tipografico. Mi rivolgo quindi anche a te perch tu ne faccia parola a qualche editore. Che le mie proposte per quanto miti vengano accolte ho poca o nessuna speranza - tuttavia le metto fuori. Al rimorso di non aver tentato, preferisco il dolore di aver fallito nel tentativo.
Quanto offrirei e chiederei all'editore, sta scritto nel fogliuzzo a parte che qui compiego. Modestissimi sono i miei patti. Se esigo che si stampi a Roma il volume,  perch voglio curarne colle mie assidue forze la perfetta edizione; se desidero che esca tipograficamente abbigliato in un modo piuttosto che nell'altro  perch la veste  condizione - presso che sempre indispensabile - del buono o cattivo successo e degli uomini e delle opere loro.
Qualunque risposta tu mi possa ottenere e mi faccia presto conoscere, sar sempre cara, per la mano onde scritta, al
				tuo Dossi


2.
A EDMONDO MAYOR

R[oma] 23.2.87

Mio Edmondo
eccoti un progetto di accordo librario per la stampa de'miei Amori. Rimane a trovare chi lo accetti, e per questo mi raccomando anche a te e al tuo amico S.r Le[...], che conobbi in tua casa per uomo colto e gentile.
I patti che io propongo sono certamente miti e dovrebbero tali sembrare ad ogni onesto editore. Se domando che si stampi il volume in una tipografia romana,  perch esca veramente dalle mie mani - con correttezza assoluta - e se desidero di scegliere io stesso il suo formato, i suoi tipi, la sua carta,  perch questo libro fu da me ideato per cos dire vestito, [in modo da] costituire in esso il pensiero, la forma letteraria e la forma tipografica un tutto inscindibile, indispensabile al suo miglior successo.
Il titolo erotico potrebbe sollevare sospetti a qualche editore. Ebbene: ti d pieni poteri di garantire che si tratta di un lavoro castissimo dove l'amore non oltrepassa l'atto del bacio, se pur vi arriva, perch tra le due bocche havvi in mezzo il cristallo di una finestra.
In ogni modo, se le condizioni che io presento non piacciono, si abbia tanta pazienza da contrapporne altre. Di facilissima contentatura, ben sai, 
							il tuo Dossi


3.
DA FELICE CAMERONI

Milano, I/3/87

Mio Dossi
Pel primo, interpellai l'editore Galli, che sa lanciare i libri, dalla Galleria V.E., ma la retroscritta sua risposta mi ricondusse presso l'amico Dumolard. Questi accetta le tue proposte, ai seguenti patti:
I   Una prima edizione di 500 esemplari
II  La propriet del libro per 4 anni, riservando all'autore quella delle edizioni successive
III Consegna dell'edizione completa, non pi tardi dei primi giorni di giugno, perch subito dopo comincia la morta stagione, oppure rinvio dell'edizione alla met del venturo ottobre, in cui si riapre il commercio librario.
IV Tanto per la carta, che per la stampa, Dumolard s'intender con te, giacch non vorrai immobilizzare gli Amori con un'edizione troppo costosa e quindi fuori commercio.
Manda direttamente all'editore G. Galli (Galleria V.E.) ed al Dumolard, la tua risposta. Dal canto mio, mi sento tanto nauseato dell'iniqua distribuzione dei compensi al lavoro praticamente utile ed al vero ingegno, in questa Beozia di cantanti e di ciarlatani ciondolati, che vorrei divenire il Porati delle nostre classi dirigenti, per infliggere loro dei clisteri di melanite. Quattromila lire per sera al macellaio Tamagno e si sofistica sulla gratuita cessione d'un lavoro inedito di Dossi!
Dammi tue notizie. Salutami il Valentini della Riforma. Appena mi sar possibile, verr a trovarti.
		Ex travet, ora milionario Pessimista

P.S. = Hai vista la prefaz.e di Rod ai Malavoglia, nella parte che ti riguarda? - Come vanno i tuoi Amori... non a base d'inchiostro, ma di fisiologia? - E la tua mania archeologica? - Libero da ogni vincolo, rosicchio novit letterarie, sbadiglio nella buona societ, sogno l'eremitaggio dello Stelvio, oppure la modernit febbrile dei boulevards.


4.
DA LUIGI CREMONA

Gioved, 3/3 87

Carissimo Alberto,
Ricevo ora il fascicolo luglio 1874 del Bollettino Consolare, che ti avevo domandato per Vittorio.
Non abbiamo ora nel nostro Orto piante, rivestite di foglie, della mimosa pudica; ma ho mandato a cercarne all'Orto botanico, e potr averne una quando tu mi dica di mandartela.
Mander oggi, dopo le 5, a ritirare i volumi dello Zollner, secondo l'intelligenza.
Spero che avrai ricevute le copie del mio libretto, e fatto gradire all'illustre Crispi quella che gli era destinata. Sarei felice ch'egli trovasse le mie idee concordanti colle sue proprie. Mi stanno ferme nella mente le cose che mi dicesti avantieri sera.
Sinora i Trattati non sono venuti.
Come sempre
		il tuo
	   Luigi Cremona


5.
AI F.LLI DUMOLARD

7.3.87

Egregi signori
L'ottimo nostro Cameroni mi ha comunicato la Loro favorevole risposta circa la prima edizione degli "Amori" che avverrebbe sotto il patrocinio della spettabile loro ditta. Acconsento dal canto mio che tale edizione non superi le 500 copie - e [parola illegg.] che la propriet del libro rimanga alla Ditta editrice per 4 anni. Solo desidererei che quest'ultima clausola fosse modificata nel senso che la propriet cesserebbe coll'esaurirsi delle 500 copie da essa stampate e ci quand'anche non fossero scaduti i quattr'anni.
Il manoscritto sar consegnato in tipografia tra 15 o 20 giorni, e poich la stampa del centinajo di pagine di cui si compone non prender certamente molto tempo, il libro - al pi tardi - potr essere messo in commercio alla fine del prossimo aprile.
Se ho messa la condizione che la stampa sia fatta a Roma,  perch ci mi d modo di sorvegliare l'edizione anche in macchina. Il mio carissimo amico Perelli, direttore dell'Istituto tipografico italiano, s'incaricherebbe, se Loro credono, della stampa del libro, al prezzo di puro costo. Qui accludo una sua lettera in tal senso. Perch non venga stampata una copia sola in pi del numero da Loro fissato, potrebbe bastare la mia parola di galantuomo: allo scopo per di evitare l'ombra del menomo sospetto sull'onesto adempimento di questo patto desidererei che qualche persona di Loro particolare fiducia qui a Roma controllasse la tiratura de'fogli.
Resta la questione della carta e della rilegatura. Gli "amori" - sono libro, bench castissimo, da salotto elegante e quindi richiedono una edizione civettuola. Io ne avrei imaginato [una] affatto nuova, e che dovrebbe - spero - concorrere al buon successo del libro. Vorrei cio impiegarvi [di] quella carta giapponese (tratta dalla [mo]rus papyrifera) leggera come ali [di far]falle. L'ho gi esperimentata [col tipo]grafo e mi sono persuaso che essa riceve e conserva la stampa cogli inchiostri europei. Ebbi inoltre assicurazione che il suo costo non oltrepassa quello della carta usuale buona. Un mio conoscente si  incaricato di trovarla in quantit sufficiente e fra pochi giorni avr la sua risposta, coll'indicazione dei prezzi - risposta che mi affretter a comunicare Loro. In ogni modo se i prezzi non converranno l'edizione sar condotta in bella carta italiana circa la quale sar facilissimo intenderci.
Conchiudo, ringraziandoli sentitamente dell'accoglienza alle mie proposizioni, le quali, ad ogni buon fine, troveranno, nell'unito foglietto, colle modificazioni di Loro desiderio.
E siano cortesi di una stretta di mano al Loro autore
							C. Dossi


6.
A FELICE CAMERONI

8.2.87

Per un autore, sospettosamente guardato dal pubblico e dagli editori come son io, tu Cameroni fai da Provvidenza intelligente, perch non solo mi spingi, coll'incoraggiante tua voce, a continuare il letterario mio solco e a seminarlo, ma una volta maturata e mietuta la messe impedisci che mi si ammuffi in granajo e la trasformi in pani librari.
Delle due proposte ho naturalmente accolta - e accolta con riconoscenza - quella dei S.ri Dumolard, ai quali andr - raccomandandola a te - la lettera qui compiegata.
Senza certo pretendere una edizione di lusso principesco la vorrei per bella e gentile e superbetta [parola illegg.]. Gli Amori sono libro da salotto elegante e perci debbon avere una veste adatta. Quali sieno in ci i miei intendimenti, vedrai dalla lettera pei Dumolard. Caldeggiali, te ne prego.
Al S.r Galli scrivo un biglietto con un ringraziamento e un rifiuto.
Buone le mie notizie. Assai migliori per mi sembrano le tue. "Non pi impiegato e ora milionario" ti sottoscrivi - Che potresti desiderare di pi? E poi ti dici pessimista! O incorreggibile calunniatore e della sorte e di te stesso, accogli un bacio riconoscente
										dal Dossi tuo.

Se i Dumolard accettano definitivamente di essere miei editori, puoi fin d'ora annunciare il libro - Amori - di Carlo Dossi.


7.
DA LUIGI PERELLI

14.3.87

Caro Alberto
Eccoti i campioni della carta venuti da Parigi.
Spero che stii gi meglio e di vederti al lavoro domani.
Ti bacio
		tuo Gigio


8.
DAI F.LLI DUMOLARD

Milano 15 Marzo 1887

Stimatissimo Signore
In replica alla stimata Sua 8 Corr.te
Cesser per noi il diritto del suo lavoro "Amori" prima dei 4 anni dal giorno della pubblicazione qualora l'edizione si esaurisca prima di quell'epoca.
La publicazione dovr aver luogo non dopo il 1 Maggio.
La tiratura sar di copie Cinquecento e verr eseguita in Roma, ma il preventivo della spesa ed un saggio della carta dovr essere spedito alla nostra ditta.
L'Autore avr per solo compenso copie Cinquanta e dovr occuparsi della pubblicit.
Della coperta pure si desidera vedere la prova.
Non avendo altro ad aggiungere, colla massima stima ci protestiamo
									Devotissimi
								           f.lli Dumolard


9.
A LUIGI CONCONI

20.3.87

Amatissimo Bigio:
lo scorso luglio, quando anche ci vedemmo a Milano, ti ho raccontato come stessi mettendo insieme un libro di presensi d'amore. Ora il libro  compiuto, e sar edito pel 1 maggio dai Dumolard. La stampa verr per condotta in una tipografia di Roma, acciocch io possa sorvegliarne meglio la correzione tipografica.
E perch il libro non riesca almeno pesante dal lato dell'edizione, avrei deciso d'imprimerlo in quella carta giapponese che sembra pelle di cipolla, ed  chiamata di seta bench in verit sia tratta non dalla bava del baco ma dal suo alimento, il gelso. Un libro stampato con sifatta carta, presenta in ogni modo il vantaggio una volta letto, ed anche come io desidererei per il mio, di poter servire da fazzoletto di naso.
Ora io ho bisogno di te. Il libro per dov' pubblicato dev'essere una imitazione, non una falsificazione japonica. Per la copertina, la quale dovrebbe rappresentare un ramo di sensitiva (simbolo del contenuto del volumetto) i miei amici mi hanno fatto sperare il concorso di Guido Boggiani, che tu pure conosci e certamente ammiri. Per il frontispizio io invocherei poi il tuo.
E il frontispizio, se accogli la mia preghiera, dovrebbe essere fatto in inchiostro nero secondo il progetto che qui ti accludo. Importa che le lettere, pur restando leggibilissime, riproducano con macchie il carattere delle giapponesi.
Ti mander sotto fascia [parole illegg.].
In mezzo alla pagina sarebbe da porsi una cartelletta nera colle lettere in bianco e grosse
A
M
O
R
I

- Da un lato e dall'altro, due scritte, colle lettere in nero e disposte una sull'altra - Roma - Carlo Dossi - autore - Milano - Dumolard editore. Sotto alla cartella il millesimo 1887. - Il formato dev'essere identico a quello da me indicato sul foglietto. - Il disegno deve eseguirsi a penna in modo da [potersi] riprodurre in zincotipia il che si farebbe qui a Roma.
Se hai un'ora di tempo da dedicare a questo lavoruccio, ti sar gratissimo. In ogni modo mandami una linea perch io possa regolarmi.
Dimmi che ti tratto con troppa confidenza. Non mi vergogno, ma aspetto che tu mi imiti.
						    Tuo, nell'amicizia e nell'arte,
								Dossi


10.
AI F.LLI DUMOLARD

22.3.87

Accetto le modificazioni dalle LL.SS. apportate colla Loro lettera del [15 marzo] alle mie proposte per l'edizione del volume: Amori. Il volume sar pubblicato al 1 del prossimo maggio ed io destiner una parte delle 50 copie che Loro mi lasciano alla pubblica stampa.
Fra pochi giorni invier loro un foglio del libro stampato in carta giapponese ed uno in carta nostra (sono prove a mie spese), coi prezzi particolareggiati, e far seguire, in bozze, l'intero lavoro come pure il progetto della copertina. Sono d'avviso che l'eleganza dell'edizione debba grandemente conferire al buon successo commerciale del libro, essendo esso [parola illegg.] destinato alle signore ed alle signorine le quali non ammettono ne'loro salotti gente [parola illegg.].
Dai miei primi calcoli, ogni volume non dovrebbe oltrepassare - per costo - tutto compreso - le lire 1.40. Vendendolo a 5 lire, la Loro ditta avrebbe margine di dare larghi sconti agli altri librai e di realizzare un guadagno. In ogni modo, non volendo io che un mio libro possa riuscire loro cagione di un danno, mi impegnerei, se ci credono, dopo i quattr'anni stabiliti per le condizioni proposte all'editore, di rilevare da Loro al prezzo di costo tutte le copie rimaste invendute. Nella peggiore ipotesi la Ditta Dumolard, pubblicando il libro, non avrebbe fatto un guadagno.
Accolgano intanto, spettabili signori, le espressioni della mia stima e riconoscenza.
										Dev.mo
										A. Pisani

11.
A FELICE CAMERONI

R[oma] 22.3.87.

Mi permetto ancora carissimo Cameroni di mandare per mezzo tuo ai S.ri Dumolard una mia lettera. Scelgo questa via perch la lettera riesca pi accetta e perch io abbia occasione di abbracciarti e ringraziarti di nuovo, amico mio, ora due volte felice.
									Dossi tuo

12.
DA LUIGI CONCONI

Milano 22/3 87

Carissimo Alberto.
I dubbi che ti fossi stancato delle mie sempre insoddisfatte promesse li considero momentaneamente spariti colla tua ultima carissima e col massimo piacere vedr di accontentarti in quel poco che posso. Mi metter subito a questo piccolo lavoro e spero indovinare i tuoi gusti che in fatto di giapponesismo sono anche i miei come vedrai da una prova di stampa della riproduz.e di un quadro ultimamente esposto a Brera e che ora espongo a Venezia, alla quale poso la scritta coi tuoi stessi principii - Per mi spiace di non coincidere con te che in questo.
Far i disegni un po'pi grandi della misura speditami, ma in proporzioni giuste, perch rimpicciolendoli con la fotozincotipia fino alla misura che vuoi tu riescono meglio e prima della fine del mese calcola di averli a Roma. - Mi sembra inutile mandarmi il volume giapponese avendo qu occasione di vederne e anzi avendone io qualcuno. Per fa come vuoi.
Ho sentito dalla Sig.ra Odazio che intendi lasciare l'ingrata patria divoratrice dei suoi figli e me ne duole sinceramente quantunque convinto che tutto il mondo  paese. Parmi che a Roma tu mi sia vicino e che dobbiamo vederci ogni quarto d'ora e invece stiamo dei mesi senza vederci e senza scriverci.
Avrei bisogno che stessimo sempre insieme - Ecco un altro desiderio che sar forse sempre insoddisfatto quantunque cos semplice e naturale e possibile. Carissimo Albertino, ti mander qualche cosa che ti ho promesso, il pi presto possibile, sicch puoi far conto che passer ancora molto tempo. Possibile che non ne indovini una? Ti saluto col massimo affetto e la pi grande amicizia
				tuo
		     	          Luigi


13.
A LUIGI CONCONI

26.3.87

Bigio carissimo - Cento e mille grazie della benigna accoglienza che hai fatto alla mia domanda. Accettando di essere padrino artistico del nuovo libro che sto per stampare, esso entra nella vita letteraria con fiducia e coraggio.
				Sempre tuo, riconoscentissimo
								Alberto


14.
A LUIGI CONCONI

R[oma] 2.4.87

Carissimo Bigio
Tutti i buoni artisti, sono falsificatori - falsificatori s'intende della natura - e tu sei ottimo artista. Il tuo frontispizio giapponese  tale che se un nato nel paese delle gru e dei bamb lo vedesse, ci si proverebbe ingenuamente a leggerlo. Tu hai non solo compreso ma oltrepassato il mio desiderio e perci ringraziandoti vivamente e nella speranza che tu usi il mio poveretto alfabeto come io usai del tuo ricco pennello, ti abbraccio
							il tuo Dossi


15.
A LUIGI CREMONA

R[oma] 2.4.87

Caro ed illustre amico
Sulla crisi avrei parecchio da dirti, non da scriverti. Occioni, per, mi avverte che tu dovresti essere qui il giorno 5 per il consiglio dell'ordine di Savoja: e, in quel d, ti verr a cercare.
E ti cercher anche per pregarti di affidarmi per una settimana la Mimosa pudica che mi [parola illegg.] trovare e un ramo di cui dovrebbe esser raffigurato sulla copertina del mio nuovo libercolo.
	Con riconoscente amicizia
			tuo
		        Alberto


16.
DA LUIGI CREMONA

Luned [4.4.87]

Eccoti la mimosa pudica; ne puoi disporre come ami meglio - tenerla quanto tempo ti occorra - o anche ritenerla come tua -
Nel caso che non amassi ritenerla, indica al latore ovvero fa sapere pi tardi a me il giorno in cui si dovr venire a riprenderla.
Non dimenticher Occioni e Vertunni, n i marmi antichi.
Ciao dal cuore.
		il tuo
	       L. Cremona


17.
AD AMALIA DEPRETIS

R[oma] 3.4.87

Eccelsa signora
Presento alla sua benedizione le bozze de'miei "amori". Non badi agli errori di stampa e anche di forma, ma a quelli di cuore, e sia, per questi, severa, inflessibile.
Domani a sera mi permetter di venire da Lei a riprenderle e le trover - sono certo - ingentilite dal suo sguardo gentile.
			Con affettuosa riverenza
		     mi dico Suo Alberto Pisani Dossi


18.
A LUIGI CONCONI

R[oma] 3.4.87

Mio Bigio
Mi hai appena fatto un favore - ed eccomi a chiedertene un altro. Impara a dirmi di s.
Ma sono s appropriati e ben riusciti i tuoi caratteri italo-giapponesi che non so resistere alla tentazione di impiegarli anche nella intestazione de'10 capitoli di cui si compone il volume.
Io ti sar quindi gratissimo se vorrai su un foglio solo di carta tracciare dieci campi quadrangolari e dentro di ognuno i seguenti titoli
Primo cielo
Secondo cielo etc.
Il frontispizio e l'indice sono gi da Virano. Il libro  tutto composto e deve uscire il 1 di maggio. Spero avr buona accoglienza, merc tua
					se non del tuo riconoscentissimo
							Alberto


19.
A FELICE CAMERONI

15.4.87

Felice mio
Ti ho messo insieme, come desideravi, alcuni articoli sui miei libri. Nella fretta della ricerca, non mi riusc di trovarne parecchi che pure so di avere serbati, e che potrebbero se la memoria non m'inganna ajutarti assai nel tuo studio.
Troppo conosco la tua virt dell'ordine e della diligenza perch io abbia da raccomandare questi brani di stampa, non pochi dei quali, una volta smarriti, sarebbero irrecuperabili.
Tra i miei lavori potresti ricordare anche gli statistici: quello p.es. sull'emigrazione - e, in cima a tutti, la relazione sul censimento del 1881, in cui avrei tentato di ingentilire lo stile burocratico. Potresti anche accennare ai vari articoli di critica che ho sparso in diversi giornali (e specialmente nella Riforma) - e che raccoglier in qualche libera ora di riposo.
Ci terrei anche tu toccassi del mio "debole" archeologico.
Capuana mi fa nascere a Montecarlo. Erra. Sono nato a Zenevredo presso Stradella. Il paese citato da Capuana dovrebbe essere invece Montecalvo in val Versiggia che fu antico possesso e castello della mia famiglia.
Si telegraf a Parigi per la carta - e nella prossima settimana la stampa sar cominciata. Conconi ha, anche, gi disegnato e dato ad eseguire la copertina.
Parlando con Dumolard, caldeggia anche l'idea dell'edizione francese. E salutami carissimamente quel mio buon editore.
				A te, un bacio
						dal tuo
						Dossi


20.
DA LUIGI CAMERONI

Luned sera = Sette novit letterarie aspettano sullo scrittoio, che dedichi loro una delle mie solite masturbazioni bibliografiche e non so decidermi a questa inutile funzione giornalistica, se prima non ho terminato l'articolo per gli Amori. Guai, se mi monto per qualche cosa! L'eretismo nervoso mi tormenta, sino al momento beato della parola fine. Il pacco postale, da te annunziato, non mi  ancora giunto. Ed io lo sospiro, quanto una gita sullo Stelvio! Implorai (sic) da Papa, lo spazio per due articoli, a caratteri piccoli, sull'Italia del 1 e 2. maggio. E mi fu concesso, bench la bibliografia sia l'ultima tra le rubriche giornalistiche nel nostro paese. Si vede che ti vuol bene. Io divider la mia roba cos: Presentazione degli Amori - L'autore e la critica it.a e straniera - Il tema del libro, spiegato colle stesse tue parole, mutando io in egli - L'edizione. Appunto perch non credo niente affatto all'influenza de'miei giudizi sui lettori, preferisco servirmi di te stesso e degli illustri critici tuoi, per indurre il pubblico a prendere in mano il tuo nuovo volume. - Pompeo cerca il caldo sull'Eupili suo. Non gli ho potuto parlare dell'ediz.e francese, ma a priori credo, ch'essa farebbe dannosa e costosa e vana concorrenza all'italiana -
Riposa calmo sulla conservazione de'tuoi documenti. Molto meglio dei quattrini, so custodire i libri - Hai avuto torto, non venendo con me da Grandi. Ti avrebbe accolto trionfalmente, e tu avresti fatto lo stesso pel suo meraviglioso modello. Salutami Levi e Valentini e non abusare delle eminenti.


21.
DA LUIGI CONCONI

Gioved 21 Aprile 1887

Carissimo Alberto
I zinchi me li ha promessi per Sabato pross. - ritengo che Turati te li avr mandati avendolo anche sollecitato appena ricevuta la tua. Per la copertina ci vorr qualche giorno ancora, essendo stata consegnata dopo. - Spero che queste parole ti vadano bene - Caso mai scrivimi subito che le rifar e ti far fare lo zinco a Milano.
Voglimi bene e credimi aff. tuo
					Luigi


22.
DA FELICE CAMERONI

21/4 87

I    Ricevuti i documenti e gi consultati.
II   A volta di corriere (60 chil. all'ora) mandami il volume francese dei Malavoglia, che ti lasciai nel brougham di Via P.e Umberto. Mi occorre pel cenno della pref.e, che ti riguarda.
III  Sgobbo per gli Amori; poi salir sul Calvario delle novit, che minacciano sorgere all'altezza del Monte Bianco. Maledetta la grafomania!
IV   Cristo, che meraviglia il modello del Grandi! Non esagerai nell'articoletto di cronaca del Sole di ieri.
V    E la farsa dei ciondoli?
VI  Capisco, dal lato pecuniario, la determinazione di Pompeo, riguardante l'ediz.e francese. Scrivimi a lungo, borghese al potere!


23.
DA EDMONDO MAYOR

Carissimo Alberto.
Mandami le bozze di Ricciarda. Persisto a credere che convenga di pi che l'Elvira alla Revue internationale, salvo che dell'Elvira si lascino le prime righe, le quali richiederebbero la spiegazione di cielo letterario.
Bada poi alla frase: "s'apre la soglia del (cielo) musicale, ed io su questa sosti". Non mi par ben detto s'apre la soglia. Soglia  quella pietra che sta per piano sotto alla porta e su cui poggiano gli stipiti. E se prendi soglia per porta, dovrebbe essere a patto di non farla aprire, poich la porta si pu aprire, la soglia no. Ti pare?
Seguito a pedanteggiare. Scusami ed abbimi
						tuissimo
							Edmondo
23/4/87
Con queste righe riceverai i volumi.


24.
A LUIGI CONCONI

R[oma] 7.5.87.

Bigio car(issi)mo avrai, spero, ricevuto da Venezia un letterino in cui ti esprimevo la mia completa soddisfazione per la copertina degli Amori, e ti pregavo di far procedere il lavoro della sua tiratura. Jeri ti rinnovai, per telegramma, la preghiera. Il volume  stampato e non attende altro che la veste che gli hai cos artisticamente dipinta.
A volta di corriere procura farmi conoscere i nom(inati)vi dello stabilimento o degli stabilimenti che concorsero all'esecuzione della intitolazione dei capitoli, e della copertina, acciocch io ne faccia, come ora si usa, cenno nell'ultima pagina del libro.
								Abbracciandoti mi dico tuo
									     Alberto


25.
DA LUIGI CONCONI

Mil. 8/5 87.

Carissimo Alberto
Ho ricevuto il tuo letterino e in ritardo di un giorno il telegramma, essendo stato assente da Milano. La copertina  dal tipografo Lombardi Via Fiori oscuri indicatomi dal Dumolard. - Ma fino ad oggi non si  potuta stampare perch aveano precedenti impegni - Io insisto sempre perch si decidano e ritengo che domani Luned ci riesca.
Gli zinchi che ti ho spediti e quello della Copertina furono eseguiti nello stabilim. del Conte Vittorio Turati - Mil. V. Bramante 21. Non mi ha ancora data fattura. Ander a prenderla. M'immagino che ti diverta stando un po'fuori d'Ufficio e ti auguro di continuare in questa occupaz.e pi interessante e viva certamente - Abbimi con un cordialissimo abbraccio
										tuo. Aff. Luigi


26.
AI F.LLI DUMOLARD

	R[oma] 10.5.87.

Egregi S.i Dumolard
Il signor Bianchi direttore della "Cronaca Rossa" che si stampa cost mi preg di permettergli la pubblicazione di qualche stacco degli "Amori". Risposi che il libro era attualmente di propriet della Loro Ditta, e che quindi egli doveva rivolgersi a loro non a me.
Ora, il S.r Bianchi mi telegrafa che le Loro SS. accorderebbero quant'egli desidera, ma che, mancando dell'originale, io gli dovrei spedire qualche brano di bozze a mia scelta. Aggiunge che Cameroni raccomanda vivissimamente la cosa.
Rispondo, pure telegraficamente, al Bianchi che "mander le bozze ai Signori Dumolard, perch, se consentono, vengano a lui rimesse."
E, difatti, invio, contemporaneamente alla presente, sotto fascia, il capitolo intitolato Quinto cielo (Diana).
Non conoscendo pero n l'indole della Cronaca Rossa n il criterio di cui gode, non avendo anzi neanche visto alcun esemplare di essa, lascio le S.S. Loro completamente arbitri di rimettere o no quel capitolo al S.r Bianchi.
Il libro  tutto stampato, e non aspetta che di essere rilegato. Ma per far ci occorrono le copertine che si stampano a Milano nella tipografia Lombardi. So che Conconi le ha sollecitate. Aggiungano, li prego, anche la loro parola autorevole perch il lavoro di tiratura sia presto compiuto e siano le copertine spedite senza ritardo a Roma (Stabilimento tipografico italiano).
Nel fascicolo della Revue Internationale che uscir, credo, domani sono pubblicati in traduzione francese due brani degli Amori. Essi possono servire Loro come di campione, per l'eventuale traduzione che si combinasse poi di stampare.
Accolgano intanto, egregi signori, le espressioni della migliore mia stima e della mia riconoscenza.
		A. Pisani Dossi


27.
AI F.LLI DUMOLARD

R[oma] 12.5.87

Egregi S.ri Dumolard
Facendo seguito alla mia di jeri, rinnovo Loro la preghiera di voler sollecitare la tiratura e la spedizione delle copertine a Roma.
A richiamare l'attenzione del pubblico sul libro sarebbe poi opportuno di far precedere la sua pubblicazione da avvisi da distribuirsi e diffondersi nelle diverse citt. A me parrebbe che se gli avvisi fossero stampati con quei caratteri italogiapponesi trovati dal bravo Conconi, la curiosit del pubblico ne sarebbe solleticata assai, e il libro potrebbe avere un buon successo almeno commerciale. Qualora credano che questo convenga loro, ne parlino a nome mio a Conconi, e mi avvertano, nello stesso tempo, perch io gli possa scrivere sull'argomento.
						Mi abbiano per dev.mo obbl. loro
							    A. Pisani Dossi


28.
DA LUIGI CONCONI

Mi. 13.Maggio 87

Carissimo Alberto
Ritengo domani di spedirti le copertine. Mi sembrano riuscite bene - Dumolard  contento - Volle lui che ritardassero la spedizione perch non sono abbastanza asciutte e potrebbero sciuparsi nel viaggio. Scusami l'involontario ritardo - Credevo che si potessero spedire gi da un pajo di giorni essendo finite. Abbimi con una stretta di mano
									tuo aff. Amico Luigi


29.
DA POMPEO DUMOLARD

Milano 14/5 87

Stimatissimo Signore
In risposta alle stimate sue del 10 e 12 Corr.te
Spero che le coperte saranno ora in possesso dell'editore o meglio del tipografo.
Oggi stesso diedi ordine di stampare un avviso che far distribuire unitamente alle copie.
Sar bene ch'Ella abbia la gentilezza di attendere tre o quattro giorni dopo avermi spedito le mie copie a distribuirlo ai giornali poich mi occorreranno non meno di quattro giorni per far in modo che arrivi in tutta Italia contemporaneamente, e sarebbe bene che i giornali ne parlassero quando il libro trovasi gi presso i principali libraj.
Null'altro che augurarci una seconda edizione fra poco, mi creda colla massima stima
								Suo Devotissimo P. Dumolard

Senza altra domanda a m diretta Ella pu sempre accordare a giornali di pubblicarne dei brani, sempre in un dato limite.


30.
DA LUIGI CONCONI

15. Maggio 1887.

Carissimo Alberto
Jeri sera ti sono state spedite le copertine - prima cio di quanto mi avevano detto, quindi non ho potuto unire una prova con incollati i cartellini come proporrei, il che faccio ora con questa prova unica rimasta in stamperia - perch  necessario che ti avverta che su ogni copia vi sono quattro punti segnati cos = _| agli angoli per servire di norma per risvoltare l'eccesso della carta.
Avevo fatto qualche prova coi cartellini dorati, oppure colla polvere d'oro sul fondo nero; ma ho creduto migliore la presente semplicit.
Spero che ti andranno bene e di leggere il contenuto presto il quale, te autore,  il pi importante, cosa difficilissima nelle pubblicazioni d'oggi.
Tanti saluti e che l'essere io, come tu dici, padrino del libro non ti impedisca la fortuna del libro che ti auguro
		tuo affezionatissimo Luigi


31.
A LUIGI CONCONI

Roma, 18.5.87

Mio Bigio,
Le copertine sono arrivate. Artisticamente nulla lasciano a desiderare ma tecnicamente s. L'essersi adoperata una carta lucida e per soprapi un inchiostro zeppo d'olio rende gi difficile per non dire impossibile d'incollarvi sovra i cartellini rossi. Si cambi pi volte la colla e i cartellini si staccano sempre, asportando la tinta nera. Inoltre, questa tinta insudicia le mani. Si dir che i miei amori lasciano il segno.
Oggi si fa un ultimo tentativo per vedere se riesce di fissare la tinta delle copertine o di attaccarvi in modo sicuro i cartellini. Ove ci non si possa, ti telegrafer, affinch d'accordo coll'editore, tu faccia ancora stampare le copertine in modo di evitare gli inconvenienti ora manifestati.
Del resto, ripeto, per quanto concerne l'opera tua, non si potrebbe essere pi contenti. La sensitiva ha il nome scritto in tutte le sue foglie e la mia vecchia domestica e Bertone, che sono i miei consueti giudici d'arte, l'hanno subito riconosciuta.
					Tuo, con grandissimo affetto e riconoscenza
								Alberto


32.
DA LUIGI CONCONI

20 maggio 1887

Accordatomi Dumolard e tipografia tutto disposto come vuoi spedizione entro 6 giorni
										+ Conconi


33.
DA LUIGI CONCONI

22/5 87 Mil.

Carissimo Alberto
Scusami se prima di inviarti le due righe che aspetti non ho potuto fare a meno di divorare il tuo squisito libriccino - Scusami anche se io incompetente sento il bisogno di dirti che lo trovo una meraviglia di finezza e il frutto di un animo straordinariamente delicato e gentile - ti confesser anche una cosa: In questo quarto d'ora  stato per me un balsamo e una rivelazione. Ho imparato a conoscere un altro mondo che non avevo sospettato - Non so ancora se mi addatter a contentarmi di quello solo, sono felicissimo per di essermi accorto che esiste. - Mi spiegher male ma importa poco perch non vale la pena di spiegarsi meglio per quanto si riferisce a me. Ora veniamo alla copertina. Subito appena ricevuto il telegramma ho concluso con Dumolard di ristamparla - Egli trov giusto il tuo desiderio e ho ordinato subito la ristampa. Anzi era gi ordinata dal d prima in seguito a tua lettera - ma si doveva ugualmente aspettare fino a Luned essendo i torchi impediti - Ritengo tuttavia che arriveranno nel termine che ti ho telegrafato - Intanto ho scelto la carta.  migliore della prima - non lucida e di tinta migliore cio pi intonata al fondo nero sebbene non tanto vera quanto a verde, il che  pi giapponese = Non si tratta, credo, di ottenere dell'illusione come di fare una cosa elegante - tanto pi che pensandoci dopo a lavoro finito mi pareva che quel verde cos deciso su quel fondo nero facesse sembrare la copertina di marmo di Varallo.
La carta per esigenze tipografiche  ancora grossa come la prima per non lucida e in questo devo rimettermi a chi  pi pratico di me, avendo veduto durante la tiratura tagliarsi la carta e distaccarsi a stento dallo zinco per aver dovuto addottarsi un inchiostro denso e una gran pressione. Con una carta pi sottile bisognerebbe accontentarsi di un nero pi sbiadito il che credo non convenga. Per i cartellini rossi anche terrei la stessa tinta di prima perch sarebbe pi intonata col nuovo verde e son certo migliori di un rosso pi pallido. I cartellini si attaccheranno certo perch ho fatta allo zinco l'operaz.e suggeritami. - Non puoi credere come mi sia spiaciuto questo inconveniente - come l'avrei evitato se pi pratico di cose tipografiche: ti prego scusarmi.
Anche l'inchiostro sar migliore. Stampando poi su carta non lucida verr pi nero e i tuoi amori non lasceranno il segno come vorresti -
Se avr qualche cosa a dirti in proposito mi affretter a scriverti e procurer di far sollecitare il massimo possibile - Ti auguro che in tutti vi sia l'impazienza di leggere il libro che ebbi io - almeno sar indizio di simpatia, interesse e amicizia verso l'autore - Credimi con un affettuosissimo saluto tuo amicissimo.
					Luigi


34.
DA FELICE CAMERONI

Milano (pur troppo!) - il sabato sera dell'11/6 87

Alberto e Carlo e Pisani e Dossi
Ma insomma? Avviene a Roma la secrezione spermatico-tipografica degli Amori, od in quel sobborgo europeo, che  il Giappone? Almeno una dozzina di volte ne ho chiesto notizie a Dumolard e con comune nostro rammarico, sempre nix! Se la memoria non m'inganna, tu dovevi consegnare le copie stampate e legate, pel 15 maggio scorso. Bada che il ritardo per la copertina, o per altro motivo - compresa l'inerzia atavistica de'tuoi Quiriti - non abbia a recar danno alla diffusione del nuovo lavoro. La quasi unanimit degli Italiani non legge, perch analfabeta, - al verde come l'Irlanda, o gi di l - senza gusto artistico, - cretinescamente tronfia di s nelle classi dirigenti, - infetta di masturbazione politica nel proletariato e via dicendo. Non vorrei, che a questo diavolo di ostacoli, si aggiungesse anche la catrannonaccia di quei figli di preti e delle vigne delli Castelli da cui dipende la rilegatura degli Amori. Le stupide ed odiose nostre caste dirigenti leggono pochissimo, per secolare eredit. Figurarsi con questo caldo e colla scusa delle acque, dei bagni di S. Caterina e di Recoaro! In conclusione: affretta, affretta, affretta; se no tu stesso avrai contribuito alla scarsa diffusione del tuo nuovo libro... quasi non bastassero tante altre cause di insuccesso in questo mercato di tenori e di onorevoli politicanti.
Se ti pu giovare, ecco un piccolo elenco di persone, le quali sui giornali, o per lettera, forse diranno la loro opinione sugli Amori. A quelle segnate in matita azzurra ti consiglio mandare una copia del libro, accennando come intermediario il mio nome. "Da parte di Cameroni" ci - forse - le indurr a prendere la penna.
In quanto al mio caro bizantinofilo Pica - ecco il suo indirizzo a Roma. Se hai una copia disponibile, portala tu stesso, od inviala presto, al N. 24 di Via di S. Andrea delle Fratte. La desidera vivamente;  uno de'tuoi ammiratori e - forse - l'intervento di questo vecchio topo di libreria fra te e lui baster come cordiale presentazione reciproca di Pica a Dossi, di Dossi a Pica. Almeno nell'amore per l'arte, si va d'accordo, pur essendo avversari in tante questioni letterarie, politiche, sociali, ecc., ecc., ecc., ecc., di temperamento, d'ambiente, d'abitudine, ecc., ecc., ecc., ecc.
T'avverto, che il terreno -  proprio terreno, o marcita nel senso Rovaniano della parola? - dei S.S.M. e L. per Pompeo dev'essere gi stato preparato da quel carissimo - e come! - regio patriota, che  S.E. il canonico Cesare Correnti. Per Dumolard, in occasione d'un certo volume sul Museo del risorgimento, la crocefissione doveva aver luogo gi da tempo. Ci per tua norma.
In quanto allo zio Davide Centemeri, Capo Ragioniere dell'Ospitale Maggiore di Milano, sappimi dire qualche cosa, in risposta a ci che ti scrissi due mesi fa. Ce ne sono tante delle Corone d'Italia! Una dippi - e questa volta ad un galantuomo, zelante e laborioso - e sua moglie ne sar beata.
In fretta e furia - e sollecitando risposta - saluto te e Primo e S. Pietro in Montorio.
											Orso


35.
DA FELICE CAMERONI

Domenica, 12/6 = Non ti dissimulo, che mi immaginava una copertina molto pi tipica. Tutto il suo giapponismo si riduce al perditempo, od al rompicapo del titolo italiano in caratteri esotici all'apparenza. Mi aspettavo una fantasia orientale ed invece...! Il resto va benone, a patto che la spilorcia ed ignorante borghesia non trovi il volumetto troppo caro, a 4 lire - Mandane una copia alla signora Beatrice Speraz (Milano, via Stella, 33A). Ne terr parola sulle Scintille di Zara, fervido giornale letterario irredentino della Dalmazia - A proposito dell'autrice di Numeri e sogni (Bruno Sperani), prega Primo Levi di una bibliografia sopra questa novit, che a me sembra notevole per la fisiologia dei pittori Lombardi dei nostri giorni, per il suo indirizzo ribelle alle menzogne sociali e per la finale intonazione alla Tolstoi. Il volume fu gi spedito alla Riforma - Ricordati di Pica, a cui ieri scrissi per la mutua presentazione - Domani, ritorno a Merate presso mia madre, ma gioved sar quaggi - Scrivimi presto e disponi di me. Sto combinando con Pompeo per la diffusione. Ciao


36.
DA FELICE CAMERONI

Milano, il 15/6 87 = Di ritorno da Merate - dove ad intervalli tengo compagnia a mia madre ammalata - speravo trovar la sospirata tua risposta, ma nix per la seconda volta. Dal 17 al 25 corrente, mi recher tutti i giorni alla Posta di Merate, nella speranza che il tuo segretariato ti lasci 5 minuti per attendere, non a me, ma alla diffusione degli Amori. Scrivimi subito, fermo in posta a Merate, tenendo calcolo anche di quanto segue: 1 Manda a Pompeo l'elenco delle copie da te spedite direttamente, per non far dei doppi alle stesse persone. 2 Mandagli altres l'elenco dei giornali, a cui sarebbe conveniente spedire gli Amori, secondo la tua opinione. 3 Gioverebbe altres mandare a Pompeo quel certo volume della G.C. di statistica, o del Bodio, in cui trovansi esposti tutti i giornali, che ora si pubblicano in Italia. 4 Hai visto Pica? Gl'hai data la copia per parlarne sul Fanf. della Dom.? 5 Pompeo diffonder, in fogli separati, il mio articolo di maggio sull'Italia, per comodo dei giornalisti, che ricevono i volumi, ma non li leggono e tutt'al pi riproducono qualche giudizio altrui. 6 Dimmi qualche cosa sui Soliti Santi e per la zia che aspetta


37.
A FELICE CAMERONI

R[oma] 16 6 87

Mio carissimo
Dalla tua lettera dell'11 e dalla Cartolina del 12, come pure da un numero del Sole, ho capito che tu non avesti una mia - breve se si vuole - ma in cui ti ringraziavo caldamente di quanto hai fatto e fai per me, e che io, di parte mia, non ho ricevuto una tua raccomandazione per una decorazione al S.r Centemeri.
Se non ti scrivo spesso e a lungo e con tutti quei particolari che desidereresti, gli  perch me ne manca assolutamente il tempo. L'ufficio che ho presso Crispi grave di lavoro e di responsabilit mi vieta di occuparmi di molte cose.
Per quanto posso sollecitai e sollecito il rilegatore; egli [parola mancante] alle promesse, ma il lavoro non  dei pi facili. Ci che ritard grandemente la consegna dell'edizione, fu la ristampa della copertina, avvenuta non per mia colpa. In ogni modo, l'editore non ne avr danno. Egli sa benissimo, e glielo ho scritto, che se dopo un certo lasso di tempo, l'edizione non sar esitata, io ricomprer le copie rimaste al prezzo di costo.
Non domando il tuo consenso sulla copertina, che a me pare riuscitissima. Le cosidette fantasie orientali che tu desidereresti sono cose da libretto di ballo. L'arte giapponese ha un fondo di seriet e di [parola illegg.]. D un'occhiata alle copertine dei libri giapponesi e ti persuaderai che quella del nostro Conconi ci pu stare benissimo insieme.
Distribuir i libri alle persone che mi hai indicato. Avea pensato di stringer la mano al S.r Pica, ma, per le ragioni che ti ho accennato pi sopra, mi  impossibile di andarlo a cercare. Abbia dunque tanta compiacenza di passare da me. Mi trover, pressoch tutti i giorni, a Palazzo Braschi.
Non dispero di ottenere una croce mauriziana al Dumolard [parole illeggibili]; ma non ti nascondo che la cosa non  facilissima perch bisogna passare dal Ministro della P.I. e dai rinnovati statuti dell'ordine. Se si trattava della Corona d'ltalia, la difficolt era minore [parola illegg.]. Valga ci per tuo zio Centenari, che si accontenterebbe della Corona. Mandami, perci, un promemoria intorno a lui - e fa in modo che, qualora il Ministro chieda l'avviso del Prefetto, questi non ne dia uno contrario al conferimento dell'onoreficenza.
Tuo per riconoscenza [parola illegg.] ed affetto
							C. Dossi


38.
DA FELICE CAMERONI

Milano, il 25/7 87, 30 cent. in casa

Ai residui del filibus Dossi, nell'ambiente termometrico di 37 gradi dell'alma urbs.
Continuo nei numeri di protocollo, bench da alcune settimane restino quasi tutti inevasi, per colpa dell'eccessivo tuo lavoro.
1 Dumolard ricevette dal tuo amico Perelli, 470 copie, sino ad ora.
2 Oltre le 35 copie da te inviate direttamente, altre 70 circa furono spedite da Pompeo in base ad un elenco di giornalisti e d'uomini di lettere, che ho compilato io stesso, assumendo informazioni ad hoc. Sopra 100 persone vedremo se una dozzina si degner far il proprio dovere, annunziando gli Amori.
3 Quasi tutti gli esemplari vennero dal Dumolard trasmessi alle librerie Italiane; presso di lui ne restano forse 80. Da Napoli e da Genova gli pervennero richieste del tuo libro.
4 Analfabetismo, - pessimo gusto ed indifferenza letteraria nelle classi dirigenti, - mancanza di rclame ciarlatanesca, - silenzio della stampa finora, tolti Pica e Depanis, - stagione nefasta in causa dei bagni, delle acque e della cura climatica, - prezzo di lire 4, spaventoso pei buoni borghesi, che comperano i libri a chili - queste ed altre ragioni mi fanno dubitare della diffusione degli Amori. Nulla di pi logico del resto, in un paese, ove si vendettero 50,000 copie del Cuore in pochi mesi.
5 Hai pregato Primo di raccogliere i giornali, che parleranno degli Amori? Io e Pompeo faremo altrettanto, se non altro per procurarci la millesima prova del beotismo giornalistico Italiano, per quanto riguarda la letteratura.
6 La Speraz e il Ghisleri di Cuore e critica mi hanno formalmente promesso l'articolo. E non dubito d'altri buongustai e pensatori, a meno che tutto quanto il nostro giornalismo sia diventato una bottega alla Bocconi.
7 Qualsiasi il risultato della seccatura che ti inflissi per lo zio Davide Centemeri - non Centenari come tu vai ripetendo - te ne ringrazio per la buona intenzione. Ma non far mai un passo - neppure di formica, - n scriver una sola parola - nemmeno d'una sillaba - per raccomandarlo ad altri. Se piover il ciondolo, sar una gradita sorpresa per quella famiglia ultra borghese. Se no, amen. Naturalmente, n il Centemeri, n sua moglie, n nessun'altro sa niente affatto di tutto ci. E dire, che noi due - anticavalieri a vita - abbiamo sciupate tante parole per questo argomento offenbachiano!
8 Quando ti riposerai quass nel nostro settentrione, o laggi nel sud? Vorrei offrirti contro le noie del viaggio certe curiosit della letteratura nevrotica e faisande, da destarti l'aquolina in bocca, come si trattasse d'un bel pezzo di Marcantonio del tuo Trastevere.
9 M'astengo dall'accennarti le mie condizioni fisico-intellettuali-psicologiche, perch dovrei bestemmiare per un'ora di seguito contro il cos detto Padre eterno. E siccome questo stupido ente non  un ente, ma una fiaba, cos sarebbero sagrati iti a male.
Scrivi meno telegraficamente al tuo vecchio orso
							Cameroni

P.S. =  venuto Berri a farti visita? Gli diedi il tuo indirizzo.


39.
A M. DANIELI

29.8.87

Caro S.r Danieli
Al conto per Dumolard che ricopier Ella vorr aggiungere le fatture della carta e della legatura.
Aggiunger pure una lettera nella quale dir che i troppi scarti di fogli risultati nella rilegatura fecero s di non poter ottenere il numero di 600 esemplari come si era convenuto ma solo di 585.
Del resto, il prezzo dei medesimi non supera quello previsto. Il S.r Dossi mi dice di averle scritto in anticipazione che ogni esemplare sarebbe costato circa lire 1.40 tutto compreso. E il conto darebbe lire 1.41 per esemplare.
Le 35 copie che mancano a formare il numero sovraindicato furono spedite il 28.8.87, aggiunga, alla ditta.
		Suo A. Pisani Dossi

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