    Charles Dickens.
    IL CIRCOLO PICKWICK. (Volume secondo).


    A cura di Lodovico Terzi.
    Con una cronologia della  vita  dell'Autore  e  dei  suoi  tempi,  una
    antologia critica e una bibliografia.
    Copyright Arnoldo Mondadori Editore, 1971.
    Titolo  dell'opera  originale:  "The Posthumous Papers of the Pickwick
    Club".
    Prima edizione Gli Oscar giugno 1971.
    Su concessione Arnoldo Mondadori Editore.










    INDICE.

    27.  Samuel Weller fa un  pellegrinaggio  a  Dorking  e  vede  la  sua
    matrigna: pagina 6.
    28.  Un  sereno  capitolo  di Natale,  che comprende la cronaca di uno
    sposalizio e di altre attivit ricreative,  le quali,  bench  a  loro
    modo  siano usanze buone come il matrimonio stesso,  non sono pi cos
    religiosamente osservate in questi tempi di decadenza: pagina 24.
    29. Storia dei folletti che rapirono un sagrestano: pagina 63.
    30.  Come i Pickwickiani fecero e coltivarono  la  conoscenza  di  due
    simpatici  giovanotti  appartenenti  a una delle professioni liberali;
    come si comportarono sul ghiaccio;  e come si concluse la loro visita:
    pagina 81.
    31.  Che tratta solo della legge e di alcune grandi autorit nel campo
    giuridico: pagina 102.
    32.  Descrive,  in modo assai pi esauriente di quanto non  abbia  mai
    fatto il cronista di corte, un trattenimento di scapoli dato da Mister
    Bob Sawyer nel suo alloggio al Borough: pagina 131.
    33. Mister Weller padre esprime alcuni giudizi critici sull'arte dello
    scrivere; e, assistito da suo figlio Samuel, paga una piccola rata sul
    credito del reverendo signore col naso rosso: pagina 156.
    34.  Interamente  dedicato  a  una  completa  e  fedele  relazione del
    memorabile processo Bardell contro Pickwick: pagina 186.
    35.  Nel quale Mister Pickwick pensa che sia meglio per lui  andare  a
    Bath, e di conseguenza ci va: pagina 231.
    36. I cui tratti principali consistono, come si vedr, in una versione
    autentica  della leggenda del principe Bladud,  e in una straordinaria
    calamit che colse Mister Winkle: pagina 260.
    37.   Che  giustifica  onorevolmente  l'assenza  di   Mister   Weller,
    descrivendo  una  soire  a  cui  venne invitato e and;  e racconta
    inoltre come gli fu affidata da Mister Pickwick un'importante missione
    di carattere riservato: pagina 281.
    38.  Come avvenne che Mister  Winkle,  uscendo  dalla  padella,  cadde
    dolcemente e comodamente nella brace: pagina 305.
    39.  Mister Sam Weller, incaricato di una missione d'amore, la compie;
    con che successo si vedr qui sotto: pagina 329.
    40.  Che mette Mister Pickwick davanti a una scena nuova,  e non priva
    d'interesse, nel grande dramma della vita: pagina 356.
    41. Che cosa accadde a Mister Pickwick quando entr nella Fleet, quali
    prigionieri conobbe, e come pass la nottata: pagina 378.
    42.  Dove  si  illustra,  come  nel  precedente  capitolo,  il vecchio
    proverbio che le avversit fanno accettare all'uomo strani compagni di
    letto.  E  si  riferisce  inoltre  uno  straordinario  e  sensazionale
    annuncio di Mister Pickwick a Mister Samuel Weller: pagina 400.
    43. Rovina economica di Mister Samuel Weller: pagina 426.
    44.  Tratta  di  diversi  fatterelli che accaddero nella Fleet,  e del
    misterioso contegno di Mister Winkle;  e  fa  vedere  come  il  povero
    prigioniero dell'Alta Corte fu alla fine liberato: pagina 451.
    45. Che racconta un commovente colloquio tra Mister Samuel Weller e la
    sua  famiglia.  Mister  Pickwick  fa  un giro nel piccolo mondo in cui
    abita,  e decide di mescolarvisi il meno possibile in  futuro:  pagina
    475.
    46.  Nel  quale si ricorda un atto commovente di delicata sensibilit,
    non disgiunta da un certo umorismo,  compiuto ed eseguito dai  signori
    Dodson e Fogg: pagina 505.
    47.  Dedicato  soprattutto  a  questioni  d'affari,  e  agli interessi
    terreni di Dodson  e  Fogg.  Mister  Winkle  riappare  in  circostanze
    straordinarie. La bont di Mister Pickwick si dimostra pi forte della
    sua ostinazione: pagina 524.
    48. Riferisce come Mister Pickwick con l'aiuto di Sam Weller, cercasse
    di  addolcire  il  cuore  di  Mister  Benjamin Allen,  e di calmare la
    collera di Mister Robert Sawyer: pagina 545.
    49. Storia dello zio del commesso viaggiatore: pagina 568.
    50.  Come Mister Pickwick si affrett a compiere la  sua  missione,  e
    come  ricevette  fin dal principio il rinforzo di un inatteso alleato:
    pagina 598.
    51.  Nel quale Mister Pickwick incontra una vecchia conoscenza;  ed  
    soprattutto  a  questo caso fortunato che il lettore sar debitore del
    qui descritto avvenimento di palpitante  interesse  che  riguarda  due
    grandi e potenti uomini pubblici: pagina 624.
    52.  Importante cambiamento nella famiglia Weller,  e prematura rovina
    di Mister Stiggins col naso rosso: pagina 651.
    53. Mister Jingle e Job Trotter escono dalla scena durante una mattina
    intensa e dedicata agli affari in Gray's Inn Square;  che si  conclude
    con una tempesta di colpi alla porta di Mister Perker: pagina 672.
    54.  Con  qualche  particolare  relativo  a quella fragorosa bussata e
    altre cose ancora: fra le quali certe  interessanti  indiscrezioni  su
    Mister  Snodgrass e una signorina,  che in questa storia hanno la loro
    importanza: pagina 695.
    55.  Mister  Solomon  Pell,   assistito  da  uno  scelto  comitato  di
    cocchieri, sistema gli affari del vecchio Mister Weller: pagina 723.
    56.  Si  tiene  un'importante  conferenza fra Mister Pickwick e Samuel
    Weller, alla presenza del padre di quest'ultimo. Un vecchio signore in
    abito color tabacco arriva inaspettato: pagina 746.
    57. Nel quale il Circolo Pickwick si scioglie definitivamente, e tutto
    si conclude con soddisfazione di tutti: pagina 768.


    CAPITOLO 27.
    Samuel Weller fa un pellegrinaggio a Dorking e vede la sua matrigna.

    Poich mancavano ancora due giorni alla data stabilita per la partenza
    dei Pickwickiani per Dingley Dell, Mister Weller, seduto in una stanza
    verso il cortile del Giorgio e Avvoltoio, dopo aver fatto colazione,
    si mise a pensare al miglior modo di disporre del  suo  tempo;  e  non
    erano ancora dieci minuti che dibatteva la questione,  quando fu preso
    da un improvviso attacco di amor filiale;  e l'idea di dover andare  a
    trovare  suo  padre  e  a  ossequiare  la  sua  matrigna lo colp cos
    fortemente che si stup lui stesso della  sua  trascuratezza  per  non
    aver  mai  pensato prima a questi doveri morali.  Ansioso di rimediare
    senza perder tempo alla sua passata negligenza,  and subito da Mister
    Pickwick,  e  gli chiese il permesso di assentarsi per questo lodevole
    proposito.
    - Certo, Sam, certo - disse Mister Pickwick,  con gli occhi luccicanti
    di  piacere  per  questa manifestazione di sentimento filiale da parte
    del suo servitore. - Certo, Sam.
    Mister Weller ringrazi con un inchino.
    - Sono molto contento di vedere che  avete  un  cos  alto  senso  dei
    vostri doveri di figlio, Sam - disse Mister Pickwick.
    - L'ho sempre avuto, signore - rispose Mister Weller.
    -  Questa    una  riflessione  molto  consolante,  Sam - disse Mister
    Pickwick, approvando.
    - Molto,  signore - rispose Mister Weller.  - Se  ho  dovuto  chiedere
    qualcosa  a  mio  padre,  l'ho  sempre  fatto  con  grande  rispetto e
    gentilezza. Se lui non me la dava, me la prendevo, per paura di essere
    portato a  fare  qualcosa  di  male  per  non  averla  avuta.  Gli  ho
    risparmiato un mondo di fastidi in questo modo, signore.
    -  Non    precisamente quello che intendevo dire,  Sam - disse Mister
    Pickwick, scuotendo la testa con un leggero sorriso.
    -  E'  la  buona  volont  che  conta,   signore:  avevo  le  migliori
    intenzioni,  come  disse il signore che abbandon la moglie perch gli
    sembrava che fosse infelice con lui - rispose Mister Weller.
    - Potete andare, Sam - disse Mister Pickwick.
    - Grazie,  signore - rispose Mister Weller,  e dopo aver fatto il  suo
    migliore inchino,  e indossato i suoi abiti migliori, Sam si piant in
    cima alla diligenza di Arundel, e viaggi verso Dorking.
    Il Marchese di Granby,  al tempo  di  Mister  Weller,  era  un  vero
    modello  fra le osterie di posta di prima categoria: grande abbastanza
    per essere comoda,  e piccola abbastanza per essere  accogliente.  Sul
    lato  opposto  della  strada  c'era un'insegna in cima a un palo,  che
    rappresentava la testa e le spalle di un signore dal viso apoplettico,
    con una giacca rossa dai risvolti blu scuro,  e una  pennellata  dello
    stesso blu intorno al tricorno,  per fare da sfondo.  Sopra c'erano un
    paio di bandiere,  e un paio di cannoni  si  vedevano  sotto  l'ultimo
    bottone  della  giacca;   tutto  l'insieme  formava  un  espressivo  e
    autentico ritratto del marchese di Granby di gloriosa memoria.
    La finestra del bar metteva in mostra una scelta collezione di  piante
    di geranio,  e una fila giustamente polverosa di bottiglie di liquore.
    Attaccate alle persiane aperte c'erano svariate  scritte  in  oro  che
    lodavano la bont dei letti e dei vini;  e lo scelto gruppo di persone
    del  luogo  e  di  stallieri  che  indugiava  presso   la   stalla   e
    l'abbeveratoio,   forniva   indirettamente  la  prova  dell'eccellente
    qualit della birra e dei liquori che si vendevano dentro. Sam Weller,
    una volta sceso dalla diligenza,  si ferm a  osservare  tutti  questi
    piccoli  indizi  di  un  fiorente commercio con l'occhio di un esperto
    viaggiatore; e subito dopo entr, altamente soddisfatto delle cose che
    aveva veduto.
    - Oh, insomma! - disse un'acuta voce di donna,  non appena la testa di
    Sam si affacci alla porta. - Che cosa volete, giovanotto?
    Sam  gir  lo  sguardo nella direzione da cui proveniva la voce.  Essa
    proveniva da una signora piuttosto prosperosa e di aspetto  piacevole,
    seduta accanto al caminetto del bar, che stava soffiando nel fuoco per
    far  bollire  l'acqua  del  t.  Non  era  sola  nella stanza;  poich
    dall'altra  parte  del  caminetto,   seduto  tutto  impettito  su   un
    seggiolone  dallo  schienale  altissimo,  c'era  un uomo con un logoro
    vestito nero, con una schiena lunga e rigida come quella della sedia a
    cui si appoggiava,  che attiro subito e in modo speciale  l'attenzione
    di Sam.
    Aveva  un'espressione  compunta,  un  naso  rosso,  una faccia lunga e
    affilata,  e gli occhi erano del tipo serpente a  sonagli:  abbastanza
    furbi  ma  decisamente cattivi.  Indossava calzoni molto corti e calze
    nere di cotone, che, come tutto il resto del suo abbigliamento,  erano
    molto scolorite.  La sua persona sembrava inamidata,  a differenza del
    suo colletto bianco,  le cui lunghe  estremit  pendevano  flosce  sul
    panciotto  strettamente abbottonato in un modo che non era n elegante
    n pittoresco.  Sopra una sedia vicina erano posati un paio di  guanti
    di  castoro vecchi e frusti,  un cappello a larghe falde e un ombrello
    verde scolorito con molte stecche che spuntavano attraverso  la  tela,
    quasi  per compensale la mancanza del manico all'estremit opposta;  e
    poich questi oggetti erano tutti disposti con gran cura e precisione,
    sembravano implicare che l'uomo col naso rosso,  chiunque  fosse,  non
    aveva alcuna intenzione di andarsene molto presto.
    Per  rendere  giustizia  all'uomo  col  naso  rosso,  bisogna dire che
    sarebbe stato molto sciocco se avesse  avuto  una  simile  intenzione;
    perch,  a giudicare dalle apparenze, avrebbe dovuto avere una cerchia
    di amicizie eccezionali per aver motivo  di  credere  che  vi  fossero
    altri  luoghi  migliori  di quello.  Il fuoco ardeva sfavillando sotto
    l'azione del soffietto, e il bricco dell'acqua borbottava allegramente
    sotto l'azione di entrambi.  Un piccolo servizio da  t  era  disposto
    sulla  tavola;  il burro si scioglieva dolcemente sui crostini,  in un
    piatto  messo  davanti  al  fuoco;   e  l'uomo  col  naso  rosso   era
    personalmente occupato ad abbrustolire una gran fetta di pane mediante
    un  apposito forchettone.  Accanto a lui c'era un bicchiere fumante di
    rum e acqua bollente, con una fetta di limone dentro: e ogni volta che
    l'uomo col naso rosso interrompeva il suo lavoro e alzava la fetta  di
    pane  davanti agli occhi per guardare a che punto era,  inghiottiva un
    sorso o due di rum e  acqua  bollente,  e  sorrideva  alla  prosperosa
    signora che soffiava sul fuoco.
    Sam  era  cos perso a contemplare questa piacevole scena che non fece
    caso alla prima domanda della  prosperosa  signora.  E  fu  necessario
    ripeterla  due  volte,  e  ogni  volta  con voce pi acuta,  perch si
    accorgesse della scorrettezza del suo comportamento.
    - E' in casa il principale? - chiese Sam, per tutta risposta.
    - No,  non c' - rispose  la  signora  Weller;  poich  la  prosperosa
    gentildonna  altri  non  era  che  la  ex vedova e sola esecutrice del
    defunto Mister Clarke. - No, non c', e nemmeno lo aspetto.
    - E' fuori con la diligenza? - disse Sam.
    - Pu darsi di s,  e pu darsi di no;  - rispose la  signora  Weller,
    imburrando  la  fetta  di  pane che l'uomo col naso rosso aveva appena
    abbrustolito - non lo so e soprattutto non me ne importa.  Beneditelo,
    Mister Stiggins.
    L'uomo  col naso rosso benedisse il crostino,  e subito lo addent con
    sfrenata ingordigia.
    Fin dalla prima occhiata,  l'aspetto dell'uomo col  naso  rosso  aveva
    indotto  Sam  a  pensare  che si trattasse di quel vicario del pastore
    metodista di cui gli aveva  parlato  il  suo  stimabile  genitore.  Ma
    quando lo vide mangiare ogni dubbio si dilegu, e subito si rese conto
    che,  se  aveva  intenzione di acquartierarsi sul posto,  doveva stare
    attento a dove metteva i piedi. Incominci dunque col passare una mano
    sopra lo sportello del bar,  lo apr tranquillamente dall'interno,  ed
    entr con aria disinvolta.
    - Mamma cara, - disse Sam - come state?
    -  Ah,  dev'essere un Weller - disse la signora,  alzando gli occhi in
    faccia a Sam con aria non molto soddisfatta.
    - Credo proprio di s,  - disse Sam,  imperturbabile - e spero che  il
    reverendo  mi  scuser  se  dico  che vorrei essere quel Weller che vi
    possiede.
    Era un complimento a doppio taglio.  Esso  implicava  che  la  signora
    Weller era una donna molto piacente, e anche che Mister Stiggins aveva
    un'aria  pretesca.  Comunque,  fece  un'evidente  impressione;  e  Sam
    sfrutt il successo baciando la sua matrigna.
    - Via, via! - disse la signora Weller, respingendolo.
    - Vergogna, giovanotto - disse l'uomo col naso rosso.
    - Non c' offesa, signore, non c' offesa! - rispose Sam. - Per avete
    ragione: non  una cosa da farsi,  quando  la  matrigna    giovane  e
    bella, vero?
    - Tutto  vanit - disse Mister Stiggins.
    - Ah, certo - disse la signora Weller, aggiustandosi la cuffietta.
    Anche Sam pens che era vero, ma prefer non dirlo.
    Il  vicario  non  sembrava  entusiasta dell'arrivo di Sam e si capisce
    che, passata la prima ubriacatura per i complimenti,  anche la signora
    Weller  avrebbe  potuto fare a meno di lui senza la minima difficolt.
    Tuttavia c'era,  e poich non si poteva mandarlo via decentemente,  si
    sedettero tutti insieme a prendere il t.
    - E mio padre come sta? - disse Sam.
    A  questa domanda la signora Weller alz le mani e gli occhi al cielo,
    come se il soggetto fosse  troppo  doloroso  per  poterne  parlare.  E
    Mister Stiggins gemette.
    - Che cos'ha il reverendo? - chiese Sam.
    -  E' scandalizzato per il modo di vivere di vostro padre - rispose la
    signora Weller.
    - Ah,  per questo? - disse Sam.
    - E con tutte le ragioni - aggiunse la signora Weller.
    Mister Stiggins prese un altro crostino, e gemette pietosamente.
    - E' un uomo di spaventosa empiet - disse la signora.
    - Votato alla dannazione eterna! - esclam Mister Stiggins.  Stacc un
    gran morso semicircolare dal crostino, e gemette di nuovo.
    Sam  sent  un  prepotente  impulso  di  fornire  al  reverendo Mister
    Stiggins qualche motivo pi concreto per cui gemere,  ma si  trattenne
    limitandosi a chiedere:
    - Ma che cosa sta combinando, il vecchio, di cos spaventoso?
    -  Ah,  proprio spaventoso!  - disse la signora Weller.  - Ha un cuore
    duro.  Ogni sera quest'uomo eccellente...  non aggrottate  le  ciglia,
    Mister  Stiggins:  non posso fare a meno di dire che siete una persona
    eccellente... viene e si siede qui per ore e ore,  ma su di lui non fa
    nessun effetto.
    - Be',   strano,  - disse Sam - su di me ne farebbe molto se fossi al
    suo posto, vi assicuro.
    - Il fatto , mio giovane amico,  - disse Mister Stiggins solennemente
    -  che  ha  il  cuore indurito.  Ah,  mio giovane amico,  nessun altro
    avrebbe potuto resistere alle preghiere di  sedici  delle  nostre  pi
    gentili  sorelle,  e  di  fronte  alle  loro esortazioni rifiutarsi di
    sottoscrivere alla nostra nobile  iniziativa  di  mandare  ai  bambini
    negri delle Indie Orientali magliette di flanella e fazzoletti morali?
    - Che cosa sono i fazzoletti morali?  - disse Sam.  - Non ho mai visto
    un articolo del genere in una merceria.
    - Sono quelli che uniscono  il  diletto  all'istruzione,  mio  giovane
    amico,  - rispose Mister Stiggins - perch portano stampati raccontini
    edificanti e illustrazioni divertenti.
    - Ah, ho capito, - disse Sam - ce ne sono in mostra nelle mercerie,  e
    ci sono scritte sopra le preghiere dei mendicanti e cose del genere!
    Mister Stiggins attacc un terzo crostino e assent.
    - E lui non si  lasciato convincere da quelle signore?- disse Sam.
    -  E'  rimasto  a sedere fumando la pipa;  e ha risposto che i bambini
    negri erano...  cosa ha detto che erano i bambini negri?  -  disse  la
    signora Weller.
    - Piccoli ipocriti, - rispose Mister Stiggins, profondamente ferito.
    - Ha detto che i bambini negri erano dei piccoli ipocriti! - ripet la
    signora  Weller.   Entrambi  gemettero  al  pensiero  di  quell'atroce
    comportamento del vecchio.
    E sarebbero venute fuori molte altre iniquit del genere se,  dato che
    i crostini erano finiti,  il t era diventato molto chiaro,  e Sam non
    accennava a volersene andare,  Mister Stiggins non si fosse  ricordato
    improvvisamente che aveva un appuntamento urgentissimo col pastore,  e
    quindi non se ne fosse andato via.
    Il servizio da t era stato appena riposto,  e il  focolare  spazzato,
    quando  la  diligenza  di Londra deposit Mister Weller senior davanti
    alla porta;  le sue gambe lo portarono nel bar;  e i  suoi  occhi  gli
    mostrarono suo figlio.
    - Ehi, Sammy! - esclam il padre.
    - Ehi,  nobiluomo! - esclam il figlio. E si strinsero affettuosamente
    la mano.
    - Molto contento di vederti, Sammy - disse il vecchio Mister Weller. -
    Ma come tu abbia fatto ad ammansire la tua matrigna,   un mistero per
    me. Vorrei solo che tu mi scrivessi la ricetta: nient'altro.
    - Zitto! - disse Sam. - E' in casa, vecchio mio.
    - Ah, non pu sentirci - rispose Mister Weller. - Tutti i giorni, dopo
    il t,  va gi da basso e sgrida tutti per un paio d'ore; cos abbiamo
    giusto il tempo di bere qualcosa, Sammy.
    Cos dicendo Mister Weller prepar due bicchieri di "brandy" e acqua e
    tir fuori un paio di pipe.  Padre e figlio sedettero l'uno di  fronte
    all'altro,  Sam  a  un  lato  del caminetto,  nel seggiolone dall'allo
    schienale, e Mister Weller senior all'altro lato,  in una poltrona,  e
    si apprestarono a godere la serata con la dovuta seriet.
    - C' stato qualcuno, Sammy? - chiese seccamente Mister Weller dopo un
    lungo silenzio.
    Sam annu espressivamente.
    - Quello col naso rosso? - chiese Mister Weller.
    Sam annu di nuovo.
    -   Simpatica   persona,   Sammy   -  disse  Mister  Weller,   fumando
    furiosamente.
    - Si direbbe - rispose Sam.
    - Bravissimo a fare i conti - disse Mister Weller.
    - Davvero? - disse Sam.
    - Si fa prestare diciotto "pence" al luned,  e  al  marted  viene  a
    chiedere uno scellino per fare mezza corona; al mercoled viene ancora
    a  prendere  un'altra  mezza corona per fare cifra tonda;  e va avanti
    cos, raddoppiando ogni volta,  finch arriva in brevissimo tempo alla
    cifra di cinque sterline,  Sammy,  come nei libri di aritmetica quando
    bisogna fare il conto di tutti i chiodi dei  ferri  del  cavallo.  Sam
    fece  capire con un cenno del capo che ricordava il problema accennato
    da suo padre.
    - Cos non hai voluto sottoscrivere  alle  magliette  di  flanella?  -
    disse Sam, dopo un'altra pausa dedicata al fumo.
    - No certo! - rispose Mister Weller. - Che se ne fanno delle magliette
    di flanella,  i figli dei negri?  Ma ti dir una cosa,  Sammy, - disse
    Mister Weller abbassando la voce e chinandosi verso di lui  di  fronte
    al  caminetto  -  sarei  molto  pi largo di manica se si trattasse di
    comprare camicie di forza per certa gente, qui da noi.
    Dopo queste parole Mister Weller torn lentamente nella sua  primitiva
    posizione,  e  strizz  l'occhio  al  suo  primogenito  con aria molto
    significativa.
    - Certo  un'iniziativa strampalata,  quella di mandare fazzoletti  da
    naso a gente che non ne conosce nemmeno l'uso - osserv Sam.
    - Tirano sempre fuori qualche imbroglio del genere, Sammy - rispose il
    padre.  -  Domenica scorsa stavo camminando per la strada,  quando chi
    vedo, davanti alla porta della chiesa,  con un piatto fondo dipinto di
    blu? La tua matrigna! Ci sar stato il valore di due sovrane, tutto in
    soldini  di  rame;  e ognuno che usciva gettava il suo penny dentro il
    piatto fondo.  Non avresti mai creduto che un piatto  mortale  potesse
    reggere a tanto peso. E per che cosa credi che lo facesse ?
    - Per un altro t, m'immagino - disse Sam.
    -  Niente  affatto!  -  rispose  il  padre.  -  Per pagare la bolletta
    dell'acqua al pastore, Sammy.
    - La bolletta dell'acqua? - disse Sam.
    - S - rispose Mister Weller. - C'erano tre trimestri di arretrato,  e
    il pastore non aveva messo fuori un soldo, non dubitare. Forse bisogna
    tener conto che di acqua non ne consuma molta,  perch non  certo con
    l'acqua che si toglie la sete,  Sammy,  ti assicuro: conosce un metodo
    molto,  molto  migliore.  Comunque,  non l'aveva pagata,  e allora gli
    avevano tagliato i tubi.
    Il pastore va alla cappella,  proclama che   un  santo  perseguitato,
    dice  che  spera  che  il  cuore di chi gli ha tolto l'acqua si apra e
    accolga sentimenti pi giusti;  ma teme che  sia  gi  destinato  alla
    dannazione eterna.  Allora le donne indicono una riunione,  cantano un
    inno,  eleggono presidentessa la tua matrigna,  si offrono di fare una
    colletta  la  domenica  seguente,  e  tutto  il  ricavato  lo danno al
    pastore. E se non ne ha avuto abbastanza,  Sammy per tutte le bollette
    dell'acqua che gli restano da pagare fino alla fine dei suoi giorni, -
    disse  concludendo Mister Weller - io sono un turco e tu anche,  e non
    ci resta altro da dire.
    Mister Weller fum per qualche minuto in silenzio, poi riprese:
    - Il peggio di questi pastori, ragazzo mio,  che confondono le idee a
    tutte le donne, sempre e dappertutto. Loro credono di far bene, che il
    Signore le benedica,  e non  immaginano  nemmeno  che  si  possa  fare
    diversamente,  ma  sono tutte vittime di un imbroglio,  Samuel,  di un
    imbroglio.
    - Sembra anche a me - disse Sam.
    - Nient'altro che un  imbroglio;  -  disse  Mister  Weller,  scuotendo
    gravemente la testa - e quello che mi fa pi rabbia, Samuel,  vederle
    sprecare  tempo  e  fatica a far vestiti per la gente dalla pelle nera
    che non ne ha bisogno senza preoccuparsi  dei  cristiani  dalla  pelle
    bianca  che  ne  hanno  molto.  Se  potessi  fare a modo mio,  Samuel,
    attaccherei qualcuno di questi pastori fannulloni a una  carriola  ben
    carica,  e  li farei correre su e gi per una tavola larga quattordici
    pollici dalla mattina alla sera.  Questo gli farebbe tornare un po' di
    buon senso, se qualcosa pu farlo.
    E  avendo  enunciato  con grande enfasi questa blanda ricetta,  Mister
    Weller la perfezion con molti cenni del capo e strizzatine di  occhi,
    vuot  il bicchiere tutto d'un fiato e scosse la cenere dalla pipa con
    naturale dignit.
    Stava eseguendo questa operazione,  quando si sent una voce acuta nel
    corridoio.
    -  Ecco  la  tua  cara  congiunta,  Sammy - disse Mister Weller,  e la
    signora Weller irruppe nella stanza
    - Ah, siete tornato, eh? - disse la signora Weller.
    - S cara - rispose Mister Weller, riempiendo ancora la pipa.
    - E' tornato Mister Stiggins? - disse la signora Weller. - No cara,  -
    rispose  Mister  Weller,  accendendo la pipa con l'ingegnoso metodo di
    tenerci sopra con le molle un tizzone ardente preso  dal  caminetto  -
    non  tornato;  e,  quel che pi conta, cercher di sopravvivere anche
    se non dovesse tornare mai pi.
    - Ah, che perfidia! - disse la signora Weller.
    - Grazie, amor mio! - disse Mister Weller.
    - Basta,  basta,  - disse Sam - non essere cos espansivo davanti agli
    estranei. Ecco il reverendo che torna.
    A  questo annuncio la signora Weller si asciug rapidamente le lacrime
    che aveva  appena  incominciato  a  spremere;  e  Mister  Weller  tir
    cupamente la sua sedia contro l'angolo del camino.
    Mister  Stiggins  fu facilmente convinto a prendere un altro bicchiere
    di acqua e rum all'ananasso, poi un secondo, poi un terzo,  e infine a
    riconfortarsi  con  una  cenetta  prima  di ricominciare a bere.  Egli
    sedeva dalla stessa parte di Mister  Weller  senior;  e  questi,  ogni
    volta  che  poteva farlo senza essere visto dalla moglie,  esprimeva a
    suo figlio gli intimi sentimenti  del  suo  cuore  agitando  il  pugno
    dietro  la  testa  del  vicario:  gesto  che  procurava  a  Sam il pi
    autentico  piacere  e  godimento,   tanto  pi  che  Mister   Stiggins
    continuava  tranquillamente  a  bere  acqua  e  rum all'ananasso senza
    accorgersi affatto di quello che stava succedendo alle sue spalle.
    La conversazione era quasi sempre limitata alla signora  Weller  e  al
    reverendo Mister Stiggins,  e verteva soprattutto sulle qualit morali
    del pastore,  sui meriti del suo gregge,  e sulla vita  peccaminosa  e
    malvagia  di ogni altro: argomenti nei quali,  ogni tanto,  il vecchio
    Mister Weller interferiva borbottando qualche  allusione  a  un  certo
    signor Pallonaro e con altri casuali commenti del genere.
    Alla fine Mister Stiggins, mostrando parecchi e inequivocabili sintomi
    di  avere  in  corpo tanto rum all'ananasso quanto ce ne poteva stare,
    prese il cappello e si conged,  e subito dopo  Sam  fu  condotto  dal
    padre in camera sua.
    Il vecchio gli strinse calorosamente la mano, e sembrava desideroso di
    esternargli  qualche  sua meditazione ma all'avvicinarsi della signora
    Weller sembr abbandonare  qualsiasi  intenzione  del  genere,  e  gli
    augur bruscamente la buona notte.
    Sam si alz per tempo,  il giorno dopo, e dopo aver fatto colazione in
    fretta si prepar a tornare a Londra.  Non  appena  ebbe  messo  piede
    fuori dalla porta, si trov davanti a suo padre.
    - Te ne vai, Sammy? - chiese Mister Weller.
    - Parto subito - rispose Sam.
    -  Magari tu potessi fare un pacco di quello Stiggins,  e portarlo via
    con te - disse Mister Weller.
    - Mi vergogno di te!  - disse  Sam,  in  tono  di  rimprovero.  -  Non
    dovresti  permettergli  di farlo nemmeno vedere,  quel suo naso rosso,
    dentro il Marchese di Granby.
    Mister Weller guard intensamente negli occhi del figlio, e rispose:
    - Sono un uomo sposato,  Samuel: questo   il  motivo.  Sono  un  uomo
    sposato.  Quando sarai sposato anche tu,  Samuel, capirai una quantit
    di cose che ora non capisci; ma se valga la pena di passarne tante per
    imparare cos poco,  come disse il  bambino  dell'Orfanotrofio  quando
    arriv in fondo all'alfabeto,  questione di gusti. Io sono propenso a
    credere che non ne valga la pena.
    - Bene, - disse Sam - arrivederci.
    - Arrivederci, Sammy - rispose il padre.
    -  Solo  questo ho da dire: - disse Sam,  fermandosi di colpo - che se
    fossi io il proprietario del Marchese di Granby  e  quello  Stiggins
    venisse a far abbrustolire il pane nel mio bar, io...
    - Che cosa? - lo interruppe Mister Weller ansiosamente. - Che cosa?
    - Gli avvelenerei il rum - disse Sam.
    -  No!  -  disse  Mister  Weller,  stringendo  la mano al figlio in un
    trasporto di affetto. - Lo faresti davvero, Sammy, proprio davvero?
    - S, lo farei,  - disse Sam - ma non vorrei essere troppo duro fin da
    principio.  Perci  incomincerei col gettarlo nella botte dell'acqua e
    metterci sopra il coperchio;  e se lo trovassi insensibile alle  buone
    maniere, proverei a convincerlo in quell'altro modo.
    Il vecchio Mister Weller diede uno sguardo di profonda,  inesprimibile
    ammirazione a suo figlio,  e dopo avergli stretto ancora una volta  la
    mano si allontan, rivolgendo nella mente i numerosi pensieri che quel
    consiglio aveva suscitato.
    Sam  lo  segu  con  lo  sguardo finch non ebbe girato l'angolo della
    strada;  e poi si mise in cammino per Londra.  Riflett dapprima  alle
    possibili  conseguenze del suo consiglio,  chiedendosi se suo padre lo
    avrebbe adottato o no. Ma infine smise di pensarci,  con la consolante
    riflessione  che  solo  il  tempo  poteva  rispondere: e questa stessa
    riflessione noi vorremmo raccomandare al lettore.





















    CAPITOLO 28.
    Un sereno  capitolo  di  Natale,  che  comprende  la  cronaca  di  uno
    sposalizio  e  di altre attivit ricreative,  le quali,  bench a loro
    modo siano usanze buone come il matrimonio stesso,  non sono pi  cos
    religiosamente osservate in questi tempi di decadenza.

    Vivaci  come  api,  se  non  proprio  leggeri  come  fate,  i  quattro
    Pickwickiani si riunirono,  la mattina del ventidue dicembre dell'anno
    di  grazia  in  cui  le  loro  avventure,  qui  fedelmente  rievocate,
    accaddero e furono vissute. Il Natale era ormai prossimo,  in tutta la
    sua  semplice  e  gaia  innocenza;  era  la  stagione dell'ospitalit,
    dell'allegria, della sincerit di cuore;  l'anno vecchio si preparava,
    come  un  antico filosofo,  a radunare i suoi amici intorno a s,  e a
    morire serenamente e tranquillamente in mezzo al rumore delle feste  e
    dei  simposi.  Lieti  e sereni erano i giorni,  e lieti e sereni erano
    almeno quattro dei tanti cuori rallegrati dal loro sopraggiungere.
    Infatti,  sono molti i cuori a cui il Natale reca un breve periodo  di
    felicit  e di gioia.  Quante famiglie,  i cui membri si sono divisi e
    sparpagliati da ogni parte  nell'incessante  lotta  per  la  vita,  si
    riuniscono in questa occasione,  e si ritrovano in quello stato felice
    di affratellamento e di reciproca benevolenza che    fonte  di  gioie
    cos  pure  e  genuine,  cos  lontane  dalle cure e dagli affanni del
    mondo: di gioie che vengono considerate,  sia dal  pensiero  religioso
    delle  nazioni  pi  civili,  sia  dalle  barbare  tradizioni  dei pi
    ignoranti selvaggi,  come un'anticipazione delle gioie riservate  agli
    eletti nella vita futura.  Quanti vecchi ricordi,  e quanti sentimenti
    sopiti risveglia il Natale!
    Mentre scriviamo queste parole,  ci troviamo distanti dal luogo in cui
    il  nostro gruppo di persone allegre e festose si ritrovava per Natale
    tutti gli anni.  Molti dei cuori che allora palpitavano di gioia hanno
    cessato   di   battere;   molti  degli  sguardi  che  brillavano  cos
    vivacemente hanno cessato di splendere;  le mani che  noi  stringevamo
    sono diventate fredde; gli occhi che guardavamo hanno nascosto il loro
    colore  nella  tomba;  eppure la vecchia casa,  la stanza,  l'allegria
    delle voci e il sorriso dei  volti,  lo  scherzo,  la  risata,  i  pi
    piccoli  particolari  di quelle riunioni felici,  ci si affollano alla
    mente a ogni nuovo Natale,  come se l'ultima riunione  fosse  avvenuta
    ieri!  Felice,  felice Natale, che ci restituisce alle illusioni della
    nostra  infanzia,  che  risuscita  nel  vecchio  le  gioie  della  sua
    giovent,  che  riporta  il  marinaio  e il viaggiatore,  mille miglia
    lontano, fino al canto del fuoco, alla sua casa tranquilla.
    Ma torniamo a Mister Pickwick e ai suoi amici,  che nel nostro fervido
    entusiasmo  per tutti i pregi del Natale abbiamo lasciato ad aspettare
    al freddo,  sull'imperiale della diligenza per Muggleton su  cui  sono
    appena  saliti,  ben  avvolti nei loro cappotti,  scialli e sciarpe di
    lana. Valigie e valigette sono gi state sistemate,  e Mister Weller e
    il  postiglione stanno sforzandosi di infilare nel bagagliaio sotto il
    sedile del cocchiere un immenso merluzzo,  troppo grande per entrarci:
    un merluzzo ben imballato in un lungo paniere scuro, con uno strato di
    paglia sopra,  e che  stato lasciato per ultimo perch possa riposare
    al sicuro sulla mezza dozzina di barilotti di vere  ostriche  inglesi,
    tutti  appartenenti  a  Mister  Pickwick,  che  sono stati disposti in
    bell'ordine sul fondo del  bagagliaio.  Il  viso  di  Mister  Pickwick
    dimostra  il  pi  vivo  interessamento,  mentre  Mister  Weller  e il
    postiglione cercano di comprimere il merluzzo  dentro  il  bagagliaio,
    prima per la testa,  poi per la coda,  poi di sopra, poi di sotto, poi
    di fianco, poi per lungo;  tutti artifici a cui l'implacabile merluzzo
    resiste  ostinatamente,  finch  il  postiglione  gli d una btta per
    sbaglio proprio al centro del paniere,  facendolo sparire di colpo nel
    bagagliaio insieme alla testa e alle spalle del postiglione stesso, il
    quale,  non  avendo  previsto  una  cos  improvvisa  cessazione della
    resistenza passiva del merluzzo,  si prende una zuccata  a  tradimento
    fra  la  gioia  irrefrenabile  di  tutti  i  facchini  e  degli  altri
    spettatori.  Al che Mister Pickwick sorride bonariamente,  tira  fuori
    uno  scellino  dalla tasca del panciotto,  e dice al postiglione,  che
    intanto si  districato dal  bagagliaio,  di  bersi  un  bicchiere  di
    "brandy" caldo alla sua salute. Allora sorride anche il postiglione; e
    i  signori  Snodgrass,  Winkle  e  Tupman sorridono tutti insieme.  Il
    postiglione e  Mister  Weller  scompaiono  per  cinque  minuti:  molto
    probabilmente  per  via  di  quel  bicchiere,  perch puzzano molto di
    "brandy" quando ritornano.  Poi il cocchiere sale a  cassetta,  Mister
    Weller si arrampica dietro,  i Pickwickiani si tirano i cappotti sulle
    gambe e le sciarpe sul naso,  i garzoni tolgono le coperte ai cavalli,
    il cocchiere urla un allegro Si parte!, e si parte.
    Passano rumoreggiando per le strade e rimbalzando sul selciato, finch
    non raggiungono l'aperta campagna. Le ruote sfiorano il terreno duro e
    ghiacciato,  e  i  cavalli,  gettandosi  al  galoppo a uno schiocco di
    frusta,  percorrono la strada come se il peso che si portano dietro  -
    vettura,  passeggeri, merluzzo, barilotti di ostriche e tutto il resto
    - non fosse che una piuma risucchiata dal vento della corsa.  Scendono
    un  lieve  declivio,  e  si  lanciano  su  un tratto di pianura duro e
    compatto come un solido blocco di marmo,  lungo due miglia.  Un  altro
    schiocco  di  frusta,  e  i cavalli si gettano furiosamente al galoppo
    scuotendo la testa e facendo tintinnare i finimenti,  quasi  esilarati
    dalla  velocit  mentre il cocchiere,  tenendo frusta e briglie in una
    mano sola,  si toglie il  cappello  con  l'altra  e,  posandolo  sulle
    ginocchia, tira fuori il fazzoletto e si asciuga la fronte, sia perch
    ha  l'abitudine di farlo,  sia perch non c' niente di male a dare ai
    passeggeri una dimostrazione della sua calma, e della facilit con cui
    si guidano due pariglie quando si  ha  tutta  la  sua  pratica.  Fatto
    questo con molta lentezza (se no si guasterebbe l'effetto),  ripone il
    fazzoletto in tasca,  si rimette il cappello,  si aggiusta  i  guanti,
    allarga i gomiti,  schiocca ancora la frusta,  e i cavalli si lanciano
    ancor pi veloci di prima.
    Alcune  casette  sparse  ai   due   lati   della   strada   annunciano
    l'avvicinarsi di una citt o di un paese.  Le note vivaci della tromba
    del postiglione vibrano nell'aria  fredda  e  tersa,  e  svegliano  il
    vecchio  signore  all'interno  della  diligenza.   Questi,  abbassando
    cautamente a mezzo il vetro del finestrino,  e affacciandosi come  una
    sentinella  alla  feritoia,  d una rapida sbirciata fuori,  rinchiude
    accuratamente il vetro,  e informa il suo compagno di viaggio che  sta
    per  avvenire  il cambio dei cavalli;  al che il compagno si sveglia e
    decide di rimandare il prossimo pisolino a  quando  si  ripartir.  La
    tromba squilla ancora con tutta la sua forza,  richiamando la moglie e
    i bambini del contadino, che si affacciano alla porta e seguono con lo
    sguardo la diligenza finch non  svolta  l'angolo,  e  tornano  poi  a
    rannicchiarsi intorno al fuoco, gettandovi un altro ciocco di legno in
    previsione del ritorno del padre; e il padre intanto, a un buon miglio
    di distanza,  ha appena scambiato un cenno amichevole col cocchiere, e
    si volta per dare una lunga occhiata alla diligenza che si allontana.
    E adesso la  tromba  suona  un'aria  pi  vivace,  mentre  la  vettura
    strepita sulle vie mal lastricate di una cittadina di provincia;  e il
    cocchiere, slacciando la fibbia che tiene unite le redini,  si prepara
    a  gettarle  appena  fermo.  Mister  Pickwick  emerge  dal  bavero del
    cappotto e si guarda intorno con gran curiosit;  il cocchiere  se  ne
    accorge,  e  subito gli dice il nome della citt,  e lo informa che il
    giorno prima era giorno di mercato,  informazioni che Mister  Pickwick
    riferisce  ai  suoi compagni di viaggio;  e questi,  allora,  emergono
    anch'essi dai baveri dei loro cappotti per guardarsi  intorno.  Mister
    Winkle,  che  siede  sull'orlo  esterno  del  sedile,  con  una  gamba
    penzoloni nell'aria,  quasi precipita in strada  quando  la  diligenza
    gira  bruscamente  l'angolo  dove  c'  il pizzicagnolo ed entra nella
    piazza del mercato;  e prima  che  Mister  Snodgrass,  che  gli  siede
    vicino, si sia rimesso dallo spavento, sono gi fermi alla stazione di
    posta,  dove  i  cavalli  freschi stanno gi aspettando con le coperte
    addosso.  Il cocchiere getta le redini e scende,  e tutti i passeggeri
    che  si  trovano  sull'imperiale saltano gi,  tranne quelli che hanno
    poca fiducia nella propria abilit a risalire,  che restano invece  al
    loro  posto,  battendo  i  piedi  contro  il tetto della diligenza per
    scaldarseli, e guardando, con occhi bramosi e nasi arrossati, il fuoco
    che splende nel bar della locanda e  i  rametti  di  agrifoglio  dalle
    bacche rosse che adornano la finestra.
    Ma  ormai  il  postiglione  ha  consegnato  al  negozio  di cereali il
    pacchetto di carta scura che ha tolto  dalla  sua  borsa  appesa  alla
    spalla con una cinghia, e ha controllato che i cavalli siano attaccati
    bene,  e ha gettato sul marciapiede la sella trasportata da Londra sul
    tetto della diligenza,  ed  intervenuto nella  conversazione  fra  il
    cocchiere  e gli stallieri sulla cavalla grigia che si era ferita alla
    zampa anteriore marted scorso;  e lui e  Mister  Weller  sono  saliti
    dietro,  il  cocchiere    al suo posto davanti,  e il vecchio signore
    nell'interno, che ha tenuto il finestrino abbassato di due pollici per
    tutto questo tempo, lo ha rialzato; hanno tolto le coperte ai cavalli;
    e tutti sono pronti per partire,  tranne quei due signori grossi  di
    cui  il  cocchiere  s'informa  con  una  certa  impazienza.  Allora il
    cocchiere,  il  postiglione,   Sam  Weller,   Mister  Winkle,   Mister
    Snodgrass,  gli stallieri, e tutti i fannulloni presenti, pi numerosi
    di tutti gli altri messi insieme,  chiamano i due signori mancanti con
    quanto fiato hanno in gola. Una lontana risposta giunge dal cortile, e
    Mister Pickwick e Mister Tupman arrivano di corsa, completamente senza
    fiato,  poich sono stati a bere un bicchiere di birra ciascuno,  e le
    dita di Mister Pickwick sono cos intirizzite che gli ci  sono  voluti
    cinque minuti buoni per trovare la moneta da sei pence con cui pagare.
    Il  cocchiere  grida  un  Presto  signori!  pieno di rimprovero;  il
    postiglione gli fa eco;  il vecchio  signore  chiuso  dentro  riflette
    sull'assurdit di certa gente che vuol scendere a tutti i costi quando
    sa benissimo che non c' tempo; Mister Pickwick si affanna a salire da
    una parte,  e Mister Tupman dall'altra; Mister Winkle grida Pronti!;
    e si parte.  Si aggiustano le sciarpe,  si  tirano  su  i  baveri  dei
    cappotti,  il selciato finisce, le case scompaiono, e ancora una volta
    galoppano in aperta campagna,  con l'aria fresca  e  asciutta  che  li
    sferza sul volto e rallegra il cuore nel petto.
    Questo  fu  il  viaggio  di  Mister  Pickwick  e  dei  suoi  amici sul
    Telegrafo di Muggleton verso Dingley Dell; e alle tre del pomeriggio
    si ritrovarono tutti in porto,  sani e salvi,  forti e allegri,  sugli
    scalini  del  Leone  Azzurro,  dopo  aver bevuto lungo la strada una
    quantit di birra e di "brandy" pi che sufficiente a permettergli  di
    sfidare il gelo che attanagliava la terra nella sua morsa d'acciaio, e
    intesseva  sugli  alberi e sulle siepi le sue splendide trame.  Mister
    Pickwick era tutto indaffarato a contare i barilotti di ostriche  e  a
    sorvegliare  la  fuoriuscita  del  merluzzo dal bagagliaio,  quando si
    sent tirare  gentilmente  per  le  falde  del  cappotto.  Guardandosi
    intorno,  scopr  che  l'individuo  che  aveva adottato questo modo di
    richiamare la sua attenzione altri non era che il valletto favorito di
    Mister Wardle,  meglio conosciuto ai lettori di questa veridica storia
    sotto il bel nome di ragazzo grasso.
    - Ah! - disse Mister Pickwick.
    - Ah! - disse il ragazzo grasso.
    E  cos dicendo gir lo sguardo dal merluzzo ai barilotti di ostriche,
    soffocando una risatina di gioia. Era pi grasso che mai.
    - Be',  avete una bellissima cera,  mio giovane amico -  disse  Mister
    Pickwick.
    -  Mi sono addormentato proprio davanti al fuoco,  nella sala comune -
    rispose il ragazzo grasso,  che in un'ora di sonno si era  arroventato
    come  i  mattoni del caminetto.  - Il padrone mi ha mandato qui con il
    carro per portare i bagagli a casa.  Ha mandato anche dei  cavalli  da
    sella,  ma  pensava  che,  dato il freddo,  avreste preferito venire a
    piedi.
    - S s,  - disse Mister Pickwick frettolosamente,  ricordandosi di un
    altro viaggio fatto in una precedente occasione, attraverso gli stessi
    luoghi o quasi - s, preferiamo andare a piedi. Ehi, Sam!
    - Signore - disse Mister Weller.
    -  Aiutate il servitore di Mister Wardle a caricare la roba sul carro,
    e poi andate con lui. Noi ci avvieremo subito a piedi.
    Impartite queste istruzioni e sistemati i conti col cocchiere,  Mister
    Pickwick e i suoi tre amici imboccarono il sentiero attraverso i campi
    e  si  avviarono  di buon passo,  lasciando Mister Weller e il ragazzo
    grasso faccia a faccia per la  prima  volta.  Sam  guard  il  ragazzo
    grasso con grande meraviglia, ma senza dire una parola, e incomincio a
    caricare  in fretta il bagaglio;  mentre il ragazzo grasso se ne stava
    tranquillamente da una parte,  come  se  trovasse  molto  interessante
    vedere Mister Weller che lavorava da solo.
    - Ecco - disse Sam, gettando dentro l'ultima valigia. - Ecco fatto!
    -  S,  -  disse  il  ragazzo grasso con tono molto compiaciuto - ecco
    fatto.
    - Be',  giovane quintale,  - disse Sam - il tuo allevatore meriterebbe
    un premio alla fiera del paese.
    - Grazie - disse il ragazzo grasso.
    - Non devi averci proprio nessun pensiero che ti tormenta - disse Sam.
    - Nessuno, che io sappia - rispose il ragazzo grasso.
    -  Avrei  detto,  a  guardarti,  che  soffri  di un amore infelice per
    qualche ragazza - disse Sam.
    Il ragazzo grasso scosse la testa.
    - Bene, - disse Sam - sono contento che non sia cos.  E ogni tanto lo
    bevi un goccetto?
    - Preferisco mangiare - rispose il ragazzo grasso.
    - Ah,  - disse Sam - lo immaginavo.  Ma,  volevo dire,  lo berresti un
    goccetto di qualcosa,  giusto  per  scaldarti?  Bench  forse  non  ti
    succede  mai di aver freddo,  con quello strato di roba addosso;  o mi
    sbaglio?
    - Qualche volta mi succede,  - rispose il ragazzo - e un  goccetto  di
    qualcosa lo berrei, se  roba buona.
    - Ah s, eh? - disse Sam - e allora vieni con me.
    La  mescita  del  Leone  Azzurro  fu presto raggiunta,  e il ragazzo
    grasso ingoll il suo bicchiere di liquore in un sorso  solo:  impresa
    che  lo  fece progredire notevolmente nella stima di Mister Weller.  E
    quando anche Mister Weller ebbe sbrigato  una  faccenda  dello  stesso
    genere, salirono sul carro.
    - Sapete guidare? - disse il ragazzo grasso.
    - Direi di s - rispose Sam.
    -  Ecco,  allora:  -  disse il ragazzo grasso,  mettendogli in mano le
    redini e indicandogli un sentiero - sempre dritto fino in  fondo:  non
    c' da sbagliare.
    Con  queste  parole  il  ragazzo  grasso  si sdrai affettuosamente di
    fianco al merluzzo,  si mise un barilotto di ostriche sotto  la  testa
    come cuscino, e si addorment immediatamente.
    -  Be',  -  disse  Sam  -  di tutti i ragazzi tranquilli che ho visto,
    questo giovanotto  il pi tranquillo. Su, sveglia, piccolo idropico!
    Ma siccome il piccolo idropico non dava segno di  volersi  riscuotere,
    Sam  Weller  si  rassegn  a  sedersi davanti,  e,  avviato il vecchio
    cavallo con uno strattone delle redini,  si diresse  sobbalzando  alla
    volta di Manor Farm.
    Nel   frattempo  Mister  Pickwick  e  i  suoi  amici,   riattivata  la
    circolazione   del   sangue,   continuavano   allegramente   la   loro
    passeggiata.  Il  terreno  era duro,  l'erba fragile come il ghiaccio;
    l'aria  fredda  era  fine,   asciutta,   fortificante;   e  il  rapido
    approssimarsi  del  crepuscolo grigio (o meglio color ardesia,  come 
    nelle giornate di gelo) li faceva pensare alla casa  ospitale  che  li
    attendeva,  pregustandone  gli  agi  e  le  comodit.  Era uno di quei
    pomeriggi che potrebbero indurre due  anziani  signori,  in  un  campo
    solitario,  a  togliersi  il  cappotto  e a giocare alla cavallina con
    cuore allegro e mente spensierata;  e noi crediamo fermamente che,  se
    in  quel  momento Mister Tupman si fosse chinato offrendo la schiena a
    Mister  Pickwick,   questi  avrebbe  accolto  l'invito   col   massimo
    entusiasmo.
    Ma Mister Tupman non fece niente del genere,  e gli amici continuarono
    il cammino conversando allegramente.  Mentre imboccavano  un  sentiero
    trasversale,  giunse  alle  loro  orecchie il suono di molte voci;  e,
    senza nemmeno aver avuto tempo di chiedersi di chi fossero, arrivarono
    nel bel mezzo della compagnia che li stava  aspettando:  fatto  che  i
    Pickwickiani appresero subito dal fragoroso Urrah! che scoppi sulla
    bocca del vecchio Wardle, non appena li vide apparire.
    C'erano, prima di tutto Wardle stesso, pi gioviale che mai; poi c'era
    Bella  col  suo  fedele  Trundle;  e  infine  Emily  con  otto o dieci
    signorine,  tutte venute per lo sposalizio che  doveva  celebrarsi  il
    giorno  dopo,  e  tutte con quell'aria di festosit e d'importanza che
    hanno le signorine in queste solenni occasioni: e i campi e i sentieri
    tutt'intorno risonavano dei loro giochi e delle loro risate.
    La cerimonia delle presentazioni, in queste circostanze, fu ben presto
    compiuta;  o sarebbe pi esatto dire che le presentazioni furono fatte
    senza  alcuna  cerimonia.  E  due  minuti  dopo  Mister Pickwick stava
    scherzando con le signorine che non volevano scavalcare  lo  steccato,
    se lui le guardava, o che, avendo bei piedini e ineccepibili caviglie,
    si  fermavano in bilico sullo steccato per cinque minuti,  dicendo che
    avevano  troppa  paura  per  andare  avanti;   e  scherzava  con  loro
    familiarmente  e  senza  alcun  impaccio,  come  se  le  avesse sempre
    conosciute.
    Un altro fatto degno di nota  che Mister Snodgrass offr a Emily  una
    assistenza  molto  maggiore di quanto non fosse strettamente richiesto
    dai rischi offerti dallo steccato (bench questo fosse  alto  ben  tre
    piedi,  e ci fossero solo due scalini di pietra per superarlo), mentre
    una  signorina  dagli  occhi  neri,   con  un  graziosissimo  paio  di
    stivaletti  guarniti  di  pelliccia,  fu  udita  strillare molto forte
    quando Mister Winkle le offerse il suo aiuto.
    Erano tutte cose molto simpatiche e piacevoli.  E,  quando  infine  le
    difficolt  dello  steccato  furono risolte e ci si ritrov su terreno
    aperto,  il vecchio Wardle inform Mister  Pickwick  che  erano  stati
    tutti  insieme  a  vedere  i mobili e l'arredamento della casa in cui,
    dopo le feste di Natale,  dovevano abitare gli sposi;  al che Bella  e
    Trundle  diventarono rossi come il ragazzo grasso davanti al caminetto
    della sala  comune.  Poi  la  signorina  con  gli  occhi  neri  e  gli
    stivaletti  guarniti  di  pelliccia  sussurr qualcosa all'orecchio di
    Emily, con uno sguardo malizioso a Mister Snodgrass;  ed Emily rispose
    dicendole  che era una sciocca,  ma divent molto rossa ugualmente;  e
    Mister Snodgrass,  timido come sempre lo sono tutti i geni pi grandi,
    sent  il  rossore  salirgli  fino alla radice dei capelli,  e nei pi
    profondi recessi del suo cuore si augur ardentemente che la  suddetta
    signorina,  i  suoi  occhi neri,  la sua malizia,  e i suoi stivaletti
    guarniti di pelliccia,  potessero trasferirsi senza alcun danno  nella
    vicina contea.
    Ma se gi erano cos allegri e affiatati fuori di casa figuriamoci con
    quanto  calore e cordialit li festeggiarono alla fattoria!  Perfino i
    servi sogghignarono di piacere alla vista di Mister Pickwick;  ed Emma
    diede a Mister Tupman uno sguardo di riconoscimento,  mezzo contegnoso
    e mezzo sfacciato, ma tanto grazioso che anche la statua di Napoleone,
    nel corridoio,  avrebbe aperto le braccia incrociate per stringerla al
    petto.
    La  vecchia  signora  era  seduta  come  al  solito  in salotto ma era
    piuttosto di cattivo umore,  e quindi particolarmente sorda.  Ella non
    usciva mai,  e,  come moltissime altre vecchie signore del suo stampo,
    era portata a considerare un tradimento della solidariet familiare il
    fatto che altri si permettessero di  fare  ci  che  lei  non  poteva.
    Perci, povera vecchietta, se ne stava pi rigida che poteva sulla sua
    poltrona,  con un'aria severissima... che per non riusciva ad esserlo
    fino in fondo.
    - Mamma, - disse Wardle - Mister Pickwick. Vi ricordate?
    - Non preoccuparti,  - rispose la vecchia signora con grande dignit -
    non  disturbare  Mister  Pickwick per una vecchia come me.  Nessuno si
    interessa di me,  adesso,  ed  naturalissimo che sia  cos.  -  E  la
    vecchia  signora  eresse fieramente la testa,  e si lisci con le mani
    tremanti il vestito di seta color lavanda.
    - Via, via, signora, - disse Mister Pickwick - non posso ammettere che
    non vogliate riconoscere un vecchio amico come me. Sono venuto apposta
    per fare una lunga chiacchierata e un'altra  partita  di  "whist"  con
    voi; e faremo vedere a questi giovani come si balla un minuetto, prima
    che invecchino di altre quarantott'ore.
    La vecchia signora stava cedendo rapidamente,  ma non le piaceva farlo
    tutto in una volta; perci disse soltanto:
    - Ah! Non sento quello che dice!
    - Ma no, mamma! - disse Wardle. - Avanti, non fate cos,  da brava.  E
    di Bella non ve ne importa? Bisogna tenerla allegra, poverina.
    La  buona vecchietta ud queste parole,  perch le tremarono le labbra
    quando suo figlio le disse.  Ma l'eta ha le sue debolezze,  che ancora
    non  le  permettevano di rasserenarsi.  Infine,  lisciandosi sempre il
    vestito color lavanda e rivolgendosi a Mister Pickwick, disse:
    - Ah,  Mister Pickwick,  i giovani erano molto diversi quando  io  ero
    ragazza.
    - Indubbiamente,  signora,  - disse Mister Pickwick, - ed  per questo
    che mi piacciono  tanto  quei  pochi  che  conservano  ancora  qualche
    traccia  del  vecchio  stampo  -  e  cos dicendo Mister Pickwick tir
    gentilmente Bella accanto a s, le diede un bacio in fronte, e la fece
    sedere sullo sgabello ai piedi della nonna.  Forse l'espressione della
    ragazza, quando alz gli occhi verso il viso della vecchia signora, le
    suscit  un  ricordo  di  tempi passati,  o forse ella rimase commossa
    dall'affettuosa gentilezza di Mister Pickwick, ma,  qualunque ne fosse
    la ragione, la vecchia signora si raddolc del tutto, gett le braccia
    al  collo  della nipote,  e il suo piccolo malumore svapor in lacrime
    silenziose.
    Quella sera trascorse felice per tutti. Calmo e solenne il susseguirsi
    delle partite che Mister Pickwick  giocava  con  la  vecchia  signora;
    rumorosa l'allegria intorno alla tavola rotonda.  E, molto dopo che le
    signore si erano ritirate,  il vino di sambuco,  caldo e  aromatizzato
    con  "brandy"  e  spezie,  continuava  a  girare e a rigirare dall'uno
    all'altro e il sonno che segu fu profondo,  e piacevoli i  sogni.  Da
    notarsi  il fatto che quelli di Mister Snodgrass si riferivano tutti a
    Emily Wardle;  e che la figura principale,  nelle  visioni  di  Mister
    Winkle,  era una signorina con gli occhi neri,  il sorriso birichino e
    un paio di graziosissimi stivaletti guarniti di pelliccia.
    Mister Pickwick fu svegliato di mattina presto da un brusio di voci  e
    scalpiccio  di  piedi,  abbastanza rumorosi da interrompere perfino il
    letargico sonno del ragazzo grasso.  Si  sedette  sul  letto  e  porse
    l'orecchio.
    Le  cameriere  e  le signorine correvano continuamente su e gi;  e si
    sentivano tutti i momenti voci che chiedevano acqua calda,  chiamavano
    per  farsi  portare  ago  e filo,  pregavano sommessamente: Venite ad
    allacciarmi qui,  per piacere! tanto che Mister Pickwick,  nella  sua
    semplicit,  incominci  a  pensare  che  fosse  accaduto  qualcosa di
    terribile.  Ma,  quando fu pi sveglio,  si ricord del matrimonio: e,
    data  l'importanza  dell'avvenimento,  si vest con cura particolare e
    scese per la colazione.
    Tutte le cameriere,  in uniformi nuove fiammanti di mussolina rosa con
    fiocchi bianchi sulle cuffiette, correvano per la casa in uno stato di
    cos  frenetica  agitazione che  impossibile descriverlo.  La vecchia
    signora indossava un vestito di broccato che non  vedeva  la  luce  da
    vent'anni,  salvo  ed  eccetto quei pochi raggi vagabondi che si erano
    furtivamente introdotti attraverso le fessure del  cassettone  in  cui
    era  stato  riposto per tutto quel tempo.  Mister Trundle era felice e
    baldanzoso,  sebbene un po'  agitato.  Il  buon  padrone  di  casa  si
    sforzava  di  apparire allegro e disinvolto,  senza riuscirci affatto.
    Tutte le ragazze erano in lacrime e  in  vesti  di  mussolina  bianca,
    tranne  due o tre privilegiate a cui era stato concesso di trattenersi
    al piano di sopra con  la  sposa  e  le  damigelle  d'onore.  Tutti  i
    Pickwickiani  indossavano  i  loro  abiti  pi  sfarzosi.  E dal prato
    davanti alla casa saliva un orrendo clamore,  poich tutti gli uomini,
    i bambini e i ragazzotti della fattoria, ciascuno con un fiocco bianco
    all'occhiello  erano  l  fuori ad acclamare come ossessi;  incitati e
    stimolati dalla parola e dall'esempio di Mister Samuel Weller, che era
    gi riuscito a crearsi una vasta popolarit,  e si trovava a suo  agio
    come se fosse sempre vissuto alla fattoria.
    Si  scherza volentieri,  e molto liberamente,  sugli sposalizi;  ma in
    fondo c' assai poco da scherzare: sulla cerimonia, s'intende,  perch
    sia  ben chiaro che non ci permetteremmo il minimo sarcasmo sulla vita
    coniugale. Mescolato al piacere e alla gioia dell'avvenimento,  c' il
    rimpianto  della casa che si lascia,  le lacrime della separazione fra
    genitori e figli,  la consapevolezza di lasciare gli amici pi cari  e
    migliori   degli   anni   pi   felici  della  vita,   per  affrontare
    preoccupazioni e difficolt a fianco di persone nuove,  non provate  e
    poco conosciute: sentimenti naturali,  che non vogliamo descrivere per
    non rattristare queste pagine,  e ancor pi perch non  si  creda  che
    vogliamo scherzarci sopra.
    Diremo  dunque,  molto  brevemente,  che la cerimonia fu celebrata dal
    vecchio pastore,  nella chiesa parrocchiale di Dingley Dell,  e che il
    nome  di  Mister  Pickwick  si trova nel registro ancora conservato in
    sacrestia;  che la signorina dagli occhi neri scrisse il proprio  nome
    con calligrafia molto incerta e tremante;  che la firma di Emily, come
    quella delle altre damigelle d'onore,   pressocch  illeggibile;  che
    tutto fu compiuto con stile impeccabile; che le signorine trovarono la
    cosa molto meno emozionante di quanto si aspettavano;  e che,  sebbene
    la proprietaria degli occhi neri e del  sorriso  malizioso  dicesse  a
    Mister Winkle che sicuramente non si sarebbe mai sottoposta a nulla di
    cos tremendo,  noi abbiamo ottime ragioni per pensare il contrario. A
    tutto ci possiamo aggiungere  che  Mister  Pickwick  fu  il  primo  a
    congratularsi con la sposa, e che, nel farlo, le mise intorno al collo
    una  bellissima catena d'oro,  con orologio appeso,  che nessun occhio
    mortale tranne quello del gioielliere aveva mai visto  prima.  Poi  la
    campana  della  vecchia  chiesa si mise a suonare pi allegramente che
    pot, e tutti tornarono a casa per la colazione.
    - Dove vanno i tortini di carne tritata, piccolo mangiatore d'oppio? -
    disse Mister Weller al ragazzo grasso,  aiutando a mettere  in  tavola
    quei piatti che non erano gi stati preparati la sera prima
    Il ragazzo grasso gl'indic dove metterli.
    -  Benissimo,  -  disse  Sam - infila un rametto di agrifoglio in ogni
    tortino.  Nell'altro piatto di fronte.  Ecco: adesso tutto  andato  a
    posto, come disse il padre al figlio quando gli ebbe tagliato la testa
    per curargli lo strabismo.
    E,  con questa similitudine,  Mister Weller indietreggi di un passo o
    due per vedere l'effetto complessivo, e gir gli occhi sui preparativi
    compiuti con la massima soddisfazione.
    - Wardle,  - disse Mister Pickwick appena tutti si furono seduti -  un
    bicchiere di vino in onore di questo felice avvenimento!
    - Col massimo entusiasmo,  caro amico - disse Mister Wardle.  - Joe...
    maledetto ragazzo, si sar addormentato.
    - No,  signore - rispose  il  ragazzo  grasso  saltando  fuori  da  un
    angolino  nascosto,  dove,  come  il  santo patrono di tutti i ragazzi
    grassi,  l'immortale Horner,  ("Horner":  personaggio  di  poesie  per
    bambini.  Nota del Traduttore) stava divorando un pasticcio natalizio:
    bench senza la stessa calma e deliberazione che  caratterizzavano  le
    imprese di quel giovinetto.
    - Riempi il bicchiere di Mister Pickwick.
    - S, signore.
    Il  ragazzo  grasso  riemp  il  bicchiere di Mister Pickwick e poi si
    ritir dietro la seggiola del suo padrone a  osservare  il  gioco  dei
    coltelli  e  delle  forchette e il movimento dei prelibati bocconi dai
    piatti alle bocche dei convitati con una specie  di  tetra  e  lugubre
    gioia, molto impressionante a vedersi.
    - E che Dio vi benedica - disse Mister Pickwick.
    -  Lo stesso a voi - rispose Mister Wardle;  e brindarono cordialmente
    l'uno all'altro.
    - Signora Wardle,  - disse  Mister  Pickwick  -  noi  vecchi  dobbiamo
    brindare insieme, in onore di questo lieto avvenimento.
    La  vecchia  signora,  in  tutta  la  sua  dignit,  sedeva  appunto a
    capotavola vestita di broccato, con la nipote sposata da una parte,  e
    dall'altra Mister Pickwick addetto allo scalco.  Mister Pickwick aveva
    parlato con voce non molto alta, ma ella cap subito,  e bevve un gran
    bicchiere  di  vino  augurandogli lunga vita e felicit.  Dopodich la
    buona vecchietta si lanci in un minuziosissimo  resoconto  delle  sue
    nozze,  con  una  digressione  sulla moda di portare i tacchi alti,  e
    alcuni  particolari  relativi  alla  vita  e  alle   avventure   della
    bellissima  Lady Tollimglower,  defunta: e si fece delle grandi risate
    nel raccontare tutte queste cose, facendo ridere anche le ragazze, che
    si domandavano di cosa mai stesse parlando la nonna. Alle loro risate,
    la vecchia signora rise ancor pi  allegramente,  e  disse  che  tutti
    avevano  sempre  trovato  molto divertenti quelle storie: affermazione
    che provoc un'altra risata generale e mise la vecchia  signora  nella
    disposizione di spirito pi lieta.
    Poi  la  torta nuziale fu tagliata e passata in giro;  le signorine ne
    conservarono dei pezzetti da mettere  sotto  il  cuscino  per  sognare
    ognuna  il  suo  futuro  marito;  e  ne nacquero molti rossori e molta
    allegria.
    - Mister Miller,  - disse Mister Pickwick a quel signore caparbio che,
    ormai, era un suo vecchio conoscente - un bicchiere di vino?
    -  Con  grande  piacere,  Mister  Pickwick  -  rispose solennemente il
    signore caparbio.
    - Posso partecipare anch'io? - disse il vecchio pastore, bonariamente.
    - Anch'io, allora - intervenne sua moglie.
    - Anch'io,  anch'io - disse una coppia di parenti poveri,  che avevano
    mangiato  e bevuto generosamente in fondo alla tavola,  e riso di ogni
    cosa.
    Mister Pickwick espresse la pi sincera  soddisfazione  a  ogni  nuova
    richiesta, e i suoi occhi brillavano di ilarit e di allegria.
    -   Signore   e   signori   -   disse   Mister   Pickwick,   alzandosi
    improvvisamente.
    - Attenzione attenzione! Discorso! discorso! Attenzione, attenzione! -
    grid Mister Weller, nella foga dei suoi sentimenti.
    - Fate  entrare  tutta  la  servit!  -  esclam  il  vecchio  Wardle,
    intervenendo per evitare il rimprovero che certo,  altrimenti,  Mister
    Weller avrebbe ricevuto dal suo padrone.
    - Date un bicchiere di vino a tutti,  perch brindino anche  loro  qui
    con noi. Avanti, Pickwick.
    Fra il silenzio dei convitati,  i bisbigli delle cameriere, e un certo
    goffo imbarazzo dei servi, Mister Pickwick procedette.
    - Signore  e  signori...  no,  non  dir  signore  e  signori,  voglio
    chiamarvi  tutti  amici,  cari amici,  se le signore mi permettono una
    cos grande libert...
    Qui Mister Pickwick fu  interrotto  da  un  fragoroso  applauso  delle
    signore, riecheggiato dai signori, durante il quale si ud chiaramente
    la  proprietaria  degli  occhi  neri affermare che le sarebbe piaciuto
    dare un bacio a quel caro Mister Pickwick. Allora Mister Winkle chiese
    galantemente se non si poteva far la cosa per procura;  e la signorina
    dagli occhi neri rispose: State lontano, voi accompagnando le parole
    con  uno sguardo che diceva,  con la massima chiarezza possibile a uno
    sguardo: se potete.
    - Cari amici,  - rispose Mister Pickwick - voglio proporvi un brindisi
    alla salute della sposa e dello sposo, che Iddio li benedica (applausi
    e  lacrime).  Il mio giovane amico Trundle  un uomo vero,  e pieno di
    eccellenti qualit;  e la sua sposa  una dolce e adorabile fanciulla,
    con  tutte le doti per trasferire nel suo nuovo mondo familiare quella
    felicit che per vent'anni ha diffuso intorno a s nella casa  di  suo
    padre  (qui  il  ragazzo  grasso  ruppe in singhiozzi stentorei,  e fu
    portato fuori per il bavero della giacca da Mister Weller). - Vorrei -
    aggiunse Mister Pickwick - vorrei essere giovane abbastanza per  poter
    essere  il  marito di sua sorella (applausi),  ma poich questo non ,
    sono felice di essere abbastanza vecchio per poter essere  suo  padre;
    cos  non  sar  sospettato  di nessun secondo fine quando dico che le
    ammiro, le stimo, e le amo entrambe (applausi e singhiozzi).  Il padre
    della  sposa,  il  nostro buon amico,   una nobile persona,  che sono
    orgoglioso  di  conoscere  (scroscianti  acclamazioni).   E'  un  uomo
    cortese,  pieno  di  qualit,  dalla  mente  aperta  e  dai sentimenti
    delicati,  ospitale e generoso (grida entusiastiche dei parenti poveri
    a tutti questi aggettivi, e soprattutto agli ultimi due). Possa dunque
    sua  figlia  godere di tutta la felicit che egli desidera per lei;  e
    possa egli stesso trarre dalla contemplazione di  quella  felicit  la
    gioia  del  cuore  e  la pace dello spirito che ha cos bene meritato:
    questo , ne sono certo, l'augurio di tutti.  Perci beviamo alla loro
    salute, e auguriamo loro una lunga vita e ogni benedizione!
    Un uragano di applausi salut la fine del discorso; e ancora una volta
    l'ugola della bassa forza, sotto il comando di Mister Weller, fu messa
    efficacemente  in  azione.  Mister  Wardle  brind  a Mister Pickwick;
    Mister Pickwick brind alla vecchia signora, Mister Snodgrass brind a
    Mister Wardle;  Mister Wardle  brind  a  Mister  Snodgrass.  Uno  dei
    parenti poveri brind a Mister Tupman, e l'altro parente povero brind
    a  Mister  Winkle;  e  tutto  fu  gioia e festa,  finch la misteriosa
    scomparsa di tutti e due i parenti poveri sotto la tavola non  avvert
    la compagnia che era tempo di smettere.
    Si  incontrarono  ancora  a cena,  dopo una passeggiata di venticinque
    miglia intrapresa  dagli  uomini,  dietro  consiglio  di  Wardle,  per
    smaltire il vino bevuto a colazione.  I parenti poveri erano rimasti a
    letto  tutto  il  giorno,   sperando  di  ottenere  lo  stesso  felice
    risultato,  ma,  non  avendolo  ottenuto,  dovettero restarci anche la
    sera. Mister Weller tenne la servit in uno stato di continua ilarit;
    e il ragazzo grasso divise il suo tempo in brevi periodi alternati  di
    masticazione e di sonno.
    La cena fu festosa come la colazione,  e altrettanto rumorosa,  tranne
    le lacrime. Poi venne il dessert, con alcuni altri brindisi. Poi il t
    e il caff; poi il ballo.
    Il salotto pi bello,  a Manor Farm,  era una stanza lunga e spaziosa,
    con pannelli di legno scuro alle pareti, un alto caminetto e un'enorme
    cappa, che avrebbe lasciato passare una vettura di piazza con le ruote
    e tutto.
    In  fondo  alla  sala,  sotto una pergola di agrifoglio e sempreverdi,
    sedevano i due migliori violinisti e  la  sola  arpa  della  citt  di
    Muggleton.  In  tutti  gli  angoli  e su ogni sorta di mensole c'erano
    vecchi candelabri d'argento massiccio a quattro bracci. Il tappeto era
    stato  arrotolato,   le  candele  brillavano,   il  fuoco   ardeva   e
    scoppiettava  nel  caminetto,   e  voci  allegre  e  risa  spensierate
    risonavano per la sala.  Se fosse stato vero che gli antichi  abitanti
    delle campagne inglesi si trasformavano in folletti dopo morti, quello
    era il posto che avrebbero scelto per le loro feste.
    E  il  tocco  finale,  che  aggiungeva  una nota di interesse a questa
    gradevole scena,  era dato dal fatto assai notevole di  vedere  Mister
    Pickwick  senza  ghette,  per  la  prima  volta a memoria dei suoi pi
    vecchi amici.
    - Avete intenzione di ballare? - disse Wardle.
    - Si capisce - rispose Mister Pickwick.  - Altrimenti perch mi  sarei
    vestito  cos?  -  e  Mister  Pickwick richiam l'attenzione sulle sue
    calze di seta ricamate e sulle eleganti scarpette infiocchettate.
    - Voi in calze di seta? - esclam scherzosamente Mister Tupman.
    - E perch no, signore? Perch no? - disse Mister Pickwick, voltandosi
    aggressivamente verso di lui.
    - Oh,  certo,  non c' ragione perch non dobbiate portarle -  rispose
    Mister Tupman.
    -  Credo  proprio di no,  signore,  credo proprio di no - disse Mister
    Pickwick con tono molto perentorio.
    Mister Tupman si era preparato a ridere, ma scopr che la faccenda era
    seria;  perci prese un aspetto grave e disse che quelle  calze  erano
    molto eleganti.
    - Spero che lo siano,  - disse Mister Pickwick, con gli occhi fissi in
    quelli dell'amico - e spero che non  vediate  nulla  di  straordinario
    nelle calze in quanto tali. Vero, signore?
    -  No  certo.  Ah,  no certo - rispose Mister Tupman;  e si allontan,
    mentre  il  volto  di  Mister  Pickwick  riprendeva  la   sua   solita
    espressione bonaria.
    -  Siamo tutti pronti,  mi sembra - disse Mister Pickwick,  che si era
    messo con la vecchia signora davanti a tutte le altre coppie,  e aveva
    gi fatto quattro false partenze, nell'ansia di incominciare.
    - Allora incominciamo subito! - disse Wardle. - Via!
    I due violini e l'arpa attaccarono e Mister Pickwick si present nella
    prima figura,  a mani incrociate,  quando tutti si misero a battere le
    mani e a gridare Ferma, ferma!.
    - Cosa succede?  - disse Mister  Pickwick,  che  si  era  fermato  per
    l'interruzione  della  musica,  perch  nient'altro  al  mondo avrebbe
    potuto fermarlo, neanche se fosse andata a fuoco la casa.
    - Dov' Arabella Allen? - esclamarono una dozzina di voci.
    - E Winkle? - aggiunse Mister Tupman.
    - Eccoli! - esclam quest'ultimo, emergendo da un angolo della stanza;
    e sarebbe difficile dire quale dei due fosse pi rosso in  faccia,  se
    lui o la signorina dagli occhi neri.
    - E' incomprensibile, Winkle, - disse Mister Pickwick, un po' irritato
    - che non abbiate potuto prender posto prima.
    - Niente affatto incomprensibile - disse Mister Winkle.
    -  Gi,  -  disse  Mister  Pickwick  con  un  sorriso molto eloquente,
    fermando lo sguardo su Arabella - gi, neanche a me, in fondo,  sembra
    cos incomprensibile.
    Ma non c'era pi tempo di continuare l'esame della questione, perch i
    violini e l'arpa riattaccarono, e questa volta sul serio.
    Mister  Pickwick  part  a  mani incrociate,  dal centro fino al fondo
    della sala, poi a met strada verso il caminetto,  e di nuovo indietro
    fino  alla  porta:  in ogni posto una piroetta...  avanti con la prima
    coppia... via ancora...  ripetere ancora la stessa figura...  e ancora
    un  colpo  di  tacco per segnare il tempo...  e da una coppia a quella
    dopo, all'altra,  e all'altra ancora...  Quel volteggiare non ebbe mai
    l'eguale!  E  alla  fine,  quando  ebbe raggiunto la quattordicesima e
    ultima coppia della fila,  dopo che la vecchia signora si fu  ritirata
    esausta, e la moglie del pastore ebbe preso il suo posto, egli, bench
    nessuno  gli  chiedesse  questa  nuova fatica,  continu a danzare sul
    posto senza fermarsi, segnando il tempo,  sorridendo alla sua compagna
    con dolcezza tale da sfidare ogni descrizione.
    Molto  prima  che  Mister  Pickwick si fosse stancato di ballare,  gli
    sposini avevano abbandonato la scena. Ma questo non imped a tutti gli
    altri di riunirsi intorno a una splendida cena,  e di fermarsi  poi  a
    lungo in chiacchiere; e la mattina dopo Mister Pickwick si svegli con
    un   confuso  ricordo  di  aver  invitato,   ripetutamente  e  in  via
    confidenziale, qualcosa come quarantacinque persone a pranzare con lui
    al Giorgio e Avvoltoio la prima volta che venivano a Londra: ci che
    Mister Pickwick interpret  giustamente  come  un  indizio  sicuro  di
    essersi  preso  qualche  altra  distrazione,  oltre il ballo,  la sera
    prima.
    - E cos questa sera si fa festa in cucina,  mia cara?  - chiese Sam a
    Emma.
    - S,  Mister Weller - rispose Emma.  - Lo facciamo tutti gli anni, la
    notte di Natale.  Il padrone ci tiene moltissimo a tener  vive  queste
    usanze.
    -  Il  vostro padrone ha la buona abitudine di tener vivo tutto,  cara
    mia - disse Mister Weller.  - Non ho mai visto una persona con le idee
    cos chiare come lui. E' un signore come si deve.
    -  Eh,   proprio  cos!  -  disse  il  ragazzo  grasso  unendosi  alla
    conversazione.
    - Guardate che bei maiali alleva,  per esempio!  - E il ragazzo grasso
    diede  a  Mister  Weller uno sguardo semicannibalesco,  mentre pensava
    agli zampini arrosto e al loro sugo.
    - Ah, ti sei svegliato finalmente! - disse Sam.
    Il ragazzo grasso annu.
    - Ti  dir  io  cosa  c',  piccolo  pitone,  -  disse  Mister  Weller
    severamente  -  se non dormi un po' meno e non ti muovi un po' di pi,
    quando sarai un uomo fatto rischi di trovarti in un  bel  guaio,  come
    quello che capit al vecchio signore col codino.
    - Quale? - chiese il ragazzo grasso con voce tremante.
    -  Ora  te  lo dico - rispose Mister Weller.  - Era uno dei pi grossi
    esemplari della razza, un uomo grassissimo, che non riusciva a vedersi
    le scarpe da quarantacinque anni.
    - Santo cielo! - esclam Emma.
    - Non le vedeva proprio,  mia cara,  - disse Mister Weller - e se  gli
    avessero messo un calco delle sue gambe sul tavolo da pranzo,  davanti
    ai suoi occhi, non le avrebbe riconosciute. Dunque,  tutti i giorni se
    ne  andava in ufficio con una bellissima catena d'oro lunga un piede e
    un quarto che gli pendeva  sulla  pancia,  e  un  orologio  d'oro  nel
    taschino dei pantaloni che poteva valere...  non oso nemmeno dirlo, ma
    certo il massimo che un orologio possa  valere:  un  oggetto  rotondo,
    grande  e pesante,  altrettanto grosso come orologio quanto lo era lui
    come uomo,  e con un  quadrante  delle  stesse  proporzioni.  Fareste
    meglio  a  non portare quell'orologio, gli dicono i suoi amici ve lo
    ruberanno dicono. Ah, s? dice lui. S dicono loro.  Bene, dice
    lui  mi  piacerebbe  conoscere  il  ladro  capace di tirarlo fuori di
    tasca,  perch io non ci riesco mai,  neanche a bestemmiare,  tanto  
    compresso  dice  e quando voglio saper l'ora mi tocca guardar dentro
    le botteghe dei fornai dice.  Poi fa una risata  cos  fragorosa  che
    sembra debba andare in pezzi;  ed esce per strada con la parrucca e il
    codino, e va gi per lo Strand con la catena davanti pi in mostra che
    mai,  e col grande orologio rotondo che  quasi  gli  fa  scoppiare  le
    brache di velluto grigio.  Non c'era borsaiolo in tutta Londra che non
    avesse dato uno strappone a quella catena, ma la catena non si era mai
    spezzata e l'orologio non era mai uscito,  e  perci  si  erano  tutti
    stancati  di trascinare un vecchio signore cos pesante per la strada,
    e lui tornava a casa ogni volta ridendo tanto forte che il codino  gli
    andava  su  e gi come il pendolo di un orologio olandese.  Un giorno,
    alla fine,  il  vecchio  signore  era  a  passeggio,  quando  vede  un
    borsaiolo che conosceva di vista venir su a braccetto con un ragazzino
    dalla  testa  molto  grossa.  Qui  si  ride,  dice fra s il vecchio
    signore vogliono fare un tentativo,  ma tanto  non  ci  riescono.  E
    incomincia a ridacchiare,  tutto soddisfatto,  quando tutt'a un tratto
    il ragazzino lascia andare il braccio del  borsaiolo,  e  si  getta  a
    testa  bassa  proprio  sullo  stomaco  del  vecchio signore,  e per un
    memento lo fa piegare in due dal dolore.  Assassino! dice il vecchio
    signore. Gi fatto gli bisbiglia il borsaiolo all'orecchio. E quando
    si raddrizza,  orologio e catena sono spariti,  e quel che  peggio la
    digestione del vecchio signore ne fu rovinata per  sempre,  fino  alla
    fine dei suoi giorni.  Perci stai attento,  giovanotto, e bada di non
    diventare troppo grasso.
    Quando Mister Weller ebbe concluso questo racconto morale  da  cui  il
    ragazzo grasso sembr molto impressionato, tutti e tre si trasferirono
    nella  grande  cucina,  dove  nel  frattempo  si  era riunita tutta la
    famiglia per festeggiare la notte di Natale,  secondo l'usanza che gli
    antenati  del  vecchio  Wardle  avevano  osservato  ogni anno da tempo
    immemorabile.
    Al centro del soffitto di questa cucina il vecchio Wardle aveva appeso
    proprio in quel momento,  con le sue stesse mani,  un enorme fascio di
    vischio  che  subito  diede  luogo  a  un fuggi fuggi generale e a una
    piacevolissima baraonda;  nel mezzo della quale Mister  Pickwick,  con
    galanteria  che avrebbe fatto onore a un discendente della stessa Lady
    Tollimglower, prese per mano la vecchia signora,  la condusse sotto il
    simbolico  fascio,  e  la  baci  con  perfetto decoro e cortesia.  La
    vecchia signora ricevette il gentile omaggio con tutta la dignit  che
    comportava la seria e importante cerimonia; ma le ragazze giovani, non
    altrettanto comprese di superstiziosa venerazione per l'antica usanza,
    o pensando che il valore di un bacio cresca moltissimo se costi un po'
    di  fatica ottenerlo,  strillavano e si difendevano,  scappavano negli
    angoli,  minacciavano,  e facevano tutto tranne  lasciare  la  stanza,
    finch,  quando  qualcuno  dei  signori  meno  audaci  stava  gi  per
    desistere,   tutt'a  un  tratto  trovarono   inutile   prolungare   la
    resistenza,  e accettarono con buona grazia di essere baciate.  Mister
    Winkle baci la signorina con gli occhi neri, e Mister Snodgrass baci
    Emily,  e Mister Weller,  senza curarsi eccessivamente se si trovava o
    no  sotto  il vischio,  baci Emma e le altre cameriere ogni volta che
    gli riusc di prenderle.  Quanto ai parenti poveri,  baciarono  tutti,
    senza  eccettuare  nemmeno  le signorine pi brutte,  che,  nella loro
    confusione e per puro caso,  erano corse dritto sotto il  vischio  non
    appena  era  stato appeso al soffitto.  Wardle stava con la schiena al
    fuoco,  osservando la scena col massimo piacere;  e il ragazzo  grasso
    colse l'occasione per afferrare e divorare sul posto un pasticcetto di
    carne  particolarmente  invitante,  che  era stato tenuto da parte con
    gran cura per qualcun altro.
    Ormai gli strilli si erano quietati,  le guance erano in  fiamme  e  i
    riccioli in disordine, e Mister Pickwick, dopo aver baciato la vecchia
    signora  come  si    detto sopra,  stava sotto il vischio guardandosi
    intorno con aria soddisfatta,  quando la signorina dagli  occhi  neri,
    dopo  aver  confabulato  sotto  voce con le altre signorine,  si butt
    avanti tutt'a un  tratto  gettando  le  braccia  al  collo  di  Mister
    Pickwick,  e lo baci affettuosamente sulla guancia sinistra;  e prima
    che Mister Pickwick si rendesse ben conto di quello che succedeva,  fu
    circondato da tutto il gruppo e baciato da ognuna di loro.
    Era bello vedere Mister Pickwick al centro del gruppo, tirato di qua e
    di l,  e baciato prima sul mento, poi sul naso, poi sugli occhiali, e
    udire le risate argentine che si alzavano da ogni parte; ma ancora pi
    bello fu vederlo  poco  dopo,  bendato  con  un  fazzoletto  di  seta,
    sbattere contro il muro, barcollare negli angoli, e sperimentare tutti
    i  segreti  della  moscacieca  prendendo  grandissimo  gusto al gioco,
    finch all'ultimo riusc ad  acchiappare  uno  dei  parenti  poveri  e
    dovette  scappare  a  sua  volta,  ci  che  fece  con una sveltezza e
    un'agilit che strapparono l'ammirazione  e  l'applauso  a  tutti  gli
    spettatori. 1 parenti poveri acchiapparono quelli a cui, secondo loro,
    piaceva  farsi  prendere,  e se il gioco languiva si acchiappavano fra
    loro. Quando tutti furono stufi della moscacieca,  prepararono un gran
    piatto  di  zibibbo nel "brandy",  gli diedero fuoco,  e si dedicarono
    accanitamente a quell'audace gioco natalizio finch  le  dita  non  si
    furono  bruciate  a sufficienza e ogni chicco non fu tirato fuori: poi
    si sedettero accanto al gran fuoco di ceppi fiammanti,  davanti a  una
    cena sostanziosa e a un capace mastello di vin caldo, poco pi piccolo
    di  una normale tinozza per lavare,  in cui sibilavano e gorgogliavano
    le mele bollenti con un  aspetto  cos  invitante  e  un  rumore  cos
    allegro che non si poteva proprio resistere.
    -  Sono  queste,  -  disse  Mister Pickwick guardandosi intorno - sono
    queste le cose pi belle della vita.
    - Per noi  una tradizione immutabile - rispose  Mister  Wardle  -  La
    notte  di  Natale  ci sediamo qui tutti insieme come ci vedete adesso,
    con tutta la servit,  e aspettiamo che  l'orologio  batta  le  dodici
    annunciando che il Natale  arrivato, e inganniamo il tempo con giochi
    e vecchie storie.  Trundle,  ragazzo mio, attizzate il fuoco - Miriadi
    di faville lucenti si alzarono,  quando  i  ceppi  furono  smossi.  Le
    fiamme,  ravvivandosi,  mandarono  un rosso chiarore che raggiunse gli
    angoli pi remoti e si riverber allegramente sui volti di tutti.
    - Su,  - disse Wardle - una canzone,  una canzone  di  Natale!  Ve  la
    canter io, in mancanza di meglio.
    - Bravo! - disse Mister Pickwick.
    - Riempite i bicchieri - esclam Wardle.  - Ci vorranno due ore buone,
    prima che possiate vedere il fondo  del  mastello  attraverso  il  bel
    rosso  cupo  di  questo  vino  caldo;  riempite tutti il bicchiere,  e
    sentite la canzone
    Cos dicendo il vecchio signore,  con una bella voce calda e  robusta,
    incominci subito a cantare allegramente:


    Canzone di Natale.

    Non voglio primavera. Sull'ala sua leggera
    fiori e germogli reca:
    dal tramonto all'aurora li cresce e li colora
    e li sparge e li spreca;
    folletto capriccioso, mutevole e curioso,
    che non sa quel che vuole,
    con un riso annoiato fa languir poi sul prato
    le pi tenere viole.

    Lascio il sole d'estate alle sue vie bruciate,
    non andr mai a cercarlo;
    se un nuvolone scuro lo copre, io non mi curo,
    rido di non trovarlo;
    perch col suo calore fa nascere nel cuore
    la febbre e la demenza:
    ed i pi folli amanti son sempre i pi incostanti,
    si sa per esperienza.

    Dolce sotto la luna giace la notte bruna
    se l'autunno  arrivato;
    certo pi dolce, io dico, quel suo raggio pudico
    di un meriggio sfacciato.
    Ma ogni foglia che cade il cuore mi pervade
    di tristissime pene:
    l'autunno ha molti pregi nel suo genere egregi,
    ma per me non va bene.

    Levo dunque il mio canto per Natale soltanto,
    fiducioso e cordiale;
    e vuoto il mio bicchiere e grido con piacere
    tre evviva per Natale!
    Un gran chiasso faremo e allegri accoglieremo
    il vecchio che aspettiamo,
    che mangi e beva e stia allegro in compagnia
    finch ci separiamo.

    Con onesta fierezza, del suo volto disprezza
    le gran rughe celare:
    non fanno disonore, anche il navigatore
    porta i segni del mare.
    Delle nostre canzoni ogni stanza risuoni
    e pei muri rintroni:
    o gran vecchio canuto, ti diamo il benvenuto,
    o re delle stagioni!


    La  canzone  fu tumultuosamente applaudita,  perch amici e dipendenti
    costituiscono un ottimo pubblico,  e i parenti poveri  in  particolare
    erano letteralmente rapiti in estasi.
    Si mise nuova legna sul fuoco e si riempirono ancora i bicchieri.
    - Come nevica! - disse uno degli uomini a bassa voce.
    - Nevica, eh? - disse Wardle.
    - Una nottataccia fredda, signore, - rispose l'uomo - e si  alzato un
    vento che spinge la neve per i campi, come fosse un nuvolone bianco.
    - Che dice Jem?  - chiese la vecchia signora. - Non  successo niente,
    vero?
    - No, no, mamma, - rispose Wardle - dice che c' un po' di tormenta, e
    un vento freddo e  pungente.  Dovevo  capirlo  da  come  lo  si  sente
    brontolare nella cappa del camino.
    - Ah! - disse la vecchia signora. - C'era proprio un vento cos, e una
    nevicata  cos,  ricordo,  molti  anni fa...  precisamente cinque anni
    prima che il tuo povero padre morisse.  Era la notte di Natale,  e  mi
    ricordo  che  proprio  quella notte ci raccont la storia dei folletti
    che portarono via il vecchio Gabriel Grub.
    - La storia di chi? - disse Mister Pickwick.
    - Oh!  niente,  niente - rispose Wardle.  - Un vecchio sagrestano.  La
    buona gente di qui crede che sia stato portato via dai folletti.
    - Crede? - esclam la vecchia signora. - C' qualcuno cos testardo da
    metterlo ancora in dubbio?  Crede!  Crede! Non hai sempre sentito dire
    fin da quando eri piccolo che fu davvero portato via dai  folletti,  e
    non ne sei convinto anche tu?
    - Benissimo, mamma,  cos, se vi fa piacere - disse Wardle ridendo. -
    Dunque fu portato via dai folletti, Pickwick; e sia finita.
    - No,  no, - disse Mister Pickwick - non  finita, vi assicuro; perch
    io devo ancora sapere il perch, il percome, e ogni particolare.
    Wardle sorrise, mentre ogni testa si sporgeva avanti per ascoltare; e,
    attingendo generosamente al vino caldo,  fece il gesto di  brindare  a
    Mister Pickwick e incominci come segue.
    Ma,  benedetto  il  nostro cuore editoriale.  in che razza di capitolo
    lungo  ci  siamo  cacciati!  Ci  eravamo  completamente  scordati  che
    esistessero    restrizioni   come   i   capitoli,    lo   riconosciamo
    pubblicamente.  Perci facciamo punto,  per  introdurre  degnamente  i
    folletti con un nuovo capitolo.
    Scena vuota e nessun favoritismo per i folletti, signore e signori, se
    non vi dispiace.

    CAPITOLO 29.
    Storia dei folletti che rapirono un sagrestano.

    In  una  vecchia citt abbaziale di questa parte d'Inghilterra,  molto
    molto tempo fa (tanto che per credere a questa storia dobbiamo basarci
    sul fatto che ci credevano i nostri bisnonni) un  certo  Gabriel  Grub
    esercitava le funzioni di sagrestano e di becchino nel cimitero. Non 
    detto  che un uomo,  perch  segrestano e continuamente circondato da
    emblemi  di  morte,  debba  essere  per  forza  un  malinconico  e  un
    misantropo:  gli impresari di pompe funebri sono i pi allegri ragazzi
    del mondo;  e una volta ho avuto l'onore  di  essere  in  rapporti  di
    amicizia con un accompagnatore di funerali,  che, nella vita privata e
    compiuti i suoi doveri d'ufficio,  era il compagno  pi  ridanciano  e
    scherzoso che abbia mai cantato una canzone stravagante senza scordare
    una sillaba, o vuotato un buon bicchiere ricolmo tutto d'un fiato. Ma,
    nonostante   questi   procedimenti,   Gabriel  Grub  aveva  un  brutto
    carattere,  arcigno e scontroso: era un uomo tetro  e  solitario,  che
    andava  d'accordo  solo  con  se  stesso  e con una vecchia fiaschetta
    sempre infilata nella tasca profonda e capace del suo panciotto, e che
    gettava su ogni volto allegro che gli passava accanto  un'occhiataccia
    nera e cattiva da non potersi incontrare senza un senso di disagio.
    La  vigilia di Natale,  un po' prima del tramonto,  Gabriel si mise la
    vanga sulle spalle,  accese la lanterna,  e si avvi verso il  vecchio
    cimitero:  doveva  finir di scavare una tomba per la mattina seguente,
    e,  sentendosi molto gi,  pensava che portare avanti  il  suo  lavoro
    avrebbe  potuto  forse sollevargli il morale.  Mentre camminava per le
    vecchie strade,  vedeva le luci allegre dei caminetti accesi  brillare
    attraverso  le vecchie finestre,  e udiva le risate sonore e l'allegro
    vocio delle persone riunite intorno a essi; osservava gli affaccendati
    preparativi per la festa del giorno seguente,  e fiutava i conseguenti
    appetitosi odori che si sprigionavano in nubi di vapore dalle finestre
    delle cucine.
    Tutto  questo  era  fiele e assenzio per il sangue di Gabriel Grub;  e
    quando un gruppo di bambini usc saltellando di  casa,  attravers  la
    strada  di  corsa e incontr,  prima di arrivare al portone di faccia,
    un'altra mezza dozzina di  furfantelli  ricciuti  che  si  affollarono
    intorno  a  loro,  per  andar  poi tutti insieme al piano di sopra,  a
    passar la sera nei giochi di Natale, Gabriel, con un sorriso sinistro,
    chiuse pi forte il pugno sul manico della vanga, e pens al morbillo,
    alla scarlattina, alla difterite,  alla tosse canina,  e a molte altre
    sorgenti di consolazione dello stesso genere.
    In  questa felice disposizione di spirito,  Gabriel camminava a grandi
    passi,  rispondendo con un breve e cupo grugnito al cordiale saluto di
    qualche  vicino  che  gli  passava  accanto;  e  alla  fine svolt nel
    viottolo scuro che portava al cimitero.
    Gabriel era ansioso di arrivare al viottolo scuro, perch, parlando in
    generale, era un simpatico posticino,  tetro e funereo,  dove la gente
    della  citt non andava volentieri tranne che in pieno giorno e quando
    c'era il sole;  per  conseguenza  non  fu  poca  la  sua  indignazione
    nell'udire un monello che cantava a squarciagola un'allegra canzone di
    Natale  proprio  nel  suo santuario,  che era sempre stato chiamato il
    Sentiero della Bara,  fin da quando era sorta la vecchia abbazia con i
    monaci dalla testa rasata.
    Proseguendo  il suo cammino e avvicinandosi alla voce,  Gabriel scopr
    che questa proveniva da un  ragazzetto  che  si  stava  affrettando  a
    raggiungere uno dei tanti gruppi sulla vecchia strada,  e che,  un po'
    per farsi compagnia,  il un po' per prepararsi all'occasione,  cantava
    con  quanto  fiato  aveva in gola.  Gabriel aspett che il ragazzo gli
    arrivasse  accanto,   lo  costrinse  in  un  angolo,   e  gli  picchi
    ripetutamente  sulla  testa con la lanterna per insegnargli a modulare
    la voce.  Poi,  quando il ragazzo scapp via con una mano sulla testa,
    intonando una musica tutta diversa,  Gabriel Grub si fece una risatina
    ed entr nel cimitero, chiudendo il cancello alle sue spalle.
    Si tolse la giacca,  pos la lanterna,  ed entrando  nella  fossa  che
    doveva finire, lavor gagliardamente per un'ora circa. Ma la terra era
    indurita dal gelo, e non era fatica da poco romperla e spalarla; e pur
    essendoci la luna, era ancora al primo quarto, e poteva illuminare ben
    poco  la  fossa  che si trovava nell'ombra della chiesa.  In qualsiasi
    altra occasione queste difficolt avrebbero reso  Gabriel  Grub  molto
    triste  e  infelice,  ma  egli era cos contento di aver interrotto la
    canzone del ragazzo che  non  se  la  prese  affatto  per  gli  scarsi
    progressi  che  aveva  compiuto  col  suo  lavoro,  e quando decise di
    smettere guard la fossa  con  lugubre  soddisfazione,  canticchiando,
    mentre raccoglieva i suoi strumenti:

    Ecco un'inclita dimora - un alloggio sontuoso;
    quattro palmi di terra fredda - per l'estremo tuo riposo.
    Una pietra sotto il capo, - una i piedi tiene fermi:
    un banchetto delizioso - bell'e pronto per i vermi.
    L'erba cresce sulla testa - stringe il fango da ogni lato:
     bellissimo abitare - in terreno consacrato.

    Uh!  uh! rise Gabriel Grub,  si sedette sopra una lapide orizzontale
    ch'era uno dei suoi posti preferiti per  riposare,  e  tir  fuori  la
    fiaschetta. Una bara per Natale! Una cassa natalizia! Uh! uh! uh!.
    Uh! uh! uh! ripet una voce dietro di lui.
    Gabriel si ferm un po spaventato,  con la fiaschetta a mezz'aria e si
    guard intorno. Il cimitero,  sotto il pallido raggio della luna,  era
    immobile  e  tranquillo  come  l'interno  della tomba pi vecchia.  La
    brina, bianca e gelata,  brillava sulle pietre tombali,  e scintillava
    sui  rilievi  scolpiti  della vecchia chiesa come tante file di pietre
    preziose. La neve al suolo era fragile come vetro,  e copriva la fitta
    distesa  dei  monticelli di terra con un lenzuolo cos bianco e liscio
    da far pensare che  i  cadaveri  sepolti  l  sotto  fossero  nascosti
    soltanto dal loro sudario di morte. Non il pi piccolo fruscio rompeva
    la profonda e solenne tranquillit della scena.  Sembrava che anche il
    suono si fosse gelato, tanto fredda e immota appariva ogni cosa.
    Era l'eco disse Gabriel Grub, riportando la fiaschetta alle labbra.
    Non era l'eco disse una voce profonda.  Gabriel balz  in  piedi,  e
    rest  inchiodato  sul posto dalla meraviglia e dal terrore,  perch i
    suoi occhi avevano incontrato una forma che gli fece  agghiacciare  il
    sangue.  Seduta  su una lapide verticale vicina a lui c'era una strana
    figura soprannaturale, un essere, che, come Gabriel si accorse subito,
    non apparteneva a questo mondo.  Le sue gambe inverosimilmente lunghe,
    che  avrebbero potuto toccare per terra,  erano tirate su e incrociate
    in una posa grottesca;  le braccia muscolose erano nude;  e  aveva  le
    mani  appoggiate sulle ginocchia.  Sul corpo tozzo e rotondo indossava
    un vestito attillato, su cui si aprivano occhielli ornamentali.  Sulle
    sue  spalle  pendeva  un  corto  mantello  con uno strano bavero tutto
    frastagliato,  che teneva luogo di collare o di scialle;  e le  scarpe
    avevano punte lunghissime e arricciate. In testa portava un cappello a
    pan  di  zucchero  con  le tese larghe,  ornato di una sola piuma.  Il
    cappello era bianco di brina;  e il folletto aveva l'aria di  trovarsi
    perfettamente a suo agio,  come se fosse stato seduto su quella stessa
    lapide per due o trecento anni di seguito.  Se ne stava immobile,  con
    la  lingua fuori in segno di derisione,  sogghignando all'indirizzo di
    Gabriel Grub con una smorfia che solo un folletto pu fare.
    Gabriel Grub era paralizzato, e non pot rispondere nulla.
    -  Che  cosa  fai  qui  la  notte  di  Natale?  -  disse  il  folletto
    severamente.
    - Sono venuto a scavare una fossa, signore - balbett Gabriel Grub.
    -  Chi  mai pu andare a spasso fra tombe e cimiteri in una notte come
    questa? - esclam il folletto.
    - Gabriel Grub!  Gabriel Grub!  - strill un coro iroso  di  voci  che
    sembravano riempire il cimitero. Gabriel si guard intorno spaventato:
    non si vedeva niente.
    - Che cos'hai in quella bottiglia? - disse il folletto.
    - Gin olandese,  signore - rispose il sagrestano tremando pi che mai;
    perch  l'aveva  comprato  di  contrabbando,  e  pensava  che  il  suo
    inquisitore potesse appartenere al dipartimento doganale dei folletti.
    -  E chi pu bere gin olandese da solo e in un cimitero,  in una notte
    come questa? - disse il folletto.
    - Gabriel Grub! Gabriel Grub! - esclamarono ancora le voci iraconde.
    Il folletto diede un'occhiata maliziosa  all'atterrito  sagrestano,  e
    poi, alzando la voce, esclam:
    - E chi, allora,  la nostra giusta e legittima preda?
    A  questa  domanda  il coro invisibile rispose con voce cos forte che
    sembrava quella  di  tutti  i  cantori  della  vecchia  chiesa  quando
    cantavano  al  diapason  pi  alto  dell'organo;  un  acuto che sembr
    giungere alle orecchie del sagrestano sull'ala di  un  vento  furioso,
    oltrepassarlo, e morire lontano; ma il cui senso era sempre lo stesso:
    - Gabriel Grub! Gabriel Grub!
    Il  folletto  sogghign  con una smorfia ancora pi larga di prima,  e
    disse:
    - E allora, Gabriel Grub, che cos'hai da dire?
    Il sagrestano boccheggi senza fiato.
    - Che cos'hai da dire, Gabriel?  - disse il folletto,  alzando i piedi
    per  aria da tutt'e due le parti della lapide,  e guardandosi le punte
    arricciate con la stessa soddisfazione con cui avrebbe potuto guardare
    il pi elegante paio di stivali di tutta Bond Street.
    - E'... ... molto curioso,  signore,  - rispose il sagrestano,  mezzo
    morto di paura - molto curioso,  e molto carino, ma io credo che dovr
    tornare a finire il mio lavoro se permettete.
    - Lavoro? - disse il folletto. - Che lavoro?
    - La fossa, signore, debbo scavare la fossa - balbett il sagrestano.
    - Ah,  la fossa,  eh?  - disse il folletto.  - Chi  che scava  quando
    tutti  gli  altri uomini fanno festa,  e per di pi ci prova gusto?  E
    ancora le misteriosi voci risposero:
    - Gabriel Grub, Gabriel Grub!
    - Temo proprio che i miei  amici  ti  vogliano,  Gabriel  -  disse  il
    folletto,  cacciando fuori la lingua un'altra volta (ed era una lingua
    incredibile). - Temo che i miei amici ti vogliano,  Gabriel - disse il
    folletto.
    - Chiedo scusa,  signore,  - rispose il sagrestano inorridito - ma non
    lo credo possibile,  signore.  Non mi conoscono;  non credo  che  quei
    signori mi abbiano mai visto.
    - Invece s, - rispose il folletto - conosciamo benissimo l'uomo dalla
    faccia arcigna e dal cipiglio malevolo, che questa sera passava per la
    strada  lanciando occhiatacce ai bambini e stringendo pi forte la sua
    vanga da becchino.  Conosciamo l'uomo dal cuore invidioso  e  cattivo,
    che  ha  picchiato  il  ragazzo  solo  perch il ragazzo poteva essere
    allegro e lui no. Lo conosciamo, lo conosciamo.
    Qui il folletto scoppi in  una  risata  stridula  che  l'eco  riport
    centuplicata  da  ogni  parte;  e  buttando le gambe per aria,  rimase
    dritto sulla testa,  o meglio sull'estrema punta del cappello a pan di
    zucchero  sopra  lo  stretto  spessore  della lapide,  da cui,  con un
    agilissimo  salto  mortale,   and  a  cadere  proprio  ai  piedi  del
    sagrestano,   e   qui  si  ferm  seduto  nella  posizione  che  hanno
    generalmente i sarti al loro tavolo di lavoro.
    - Io...  io temo di dovervi lasciare,  signore - disse il  sagrestano,
    sforzandosi di staccarsi dal suolo.
    - Lasciare? - disse il folletto. - Gabriel Grub sta per lasciarci. Ah!
    ah! ah!
    Mentre il folletto rideva, il sagrestano vide per un attimo una vivida
    luce nelle finestre della chiesa, come se il vecchio edificio si fosse
    illuminato  tutto;  poi  la luce scomparve,  l'organo suon una musica
    vivace,  e intere squadre di  folletti,  tutti  uguali  al  primo,  si
    riversarono nel cimitero e incominciarono a giocare alla cavallina con
    le  pietre  tombali,  senza  fermarsi  un momento a prendere fiato,  e
    saltando le pi alte, una dopo l'altra, con stupefacente destrezza. Il
    primo folletto era uno straordinario saltatore e nessuno  degli  altri
    riusciva  a  raggiungerlo: pur nell'estremo terrore in cui si trovava,
    il sagrestano non pot fare a meno di osservare  che,  mentre  i  suoi
    amici si accontentavano di saltare le lapidi di grandezza normale.  il
    primo sceglieva le grandi tombe di  famiglia,  con  archi  a  volta  e
    cancelli,  superandole  con  la massima disinvoltura,  come se fossero
    stati paracarri lungo una strada.
    A poco a poco il gioco raggiunse un ritmo vertiginoso: l'organo sonava
    sempre pi in fretta,  e  i  folletti  saltavano  sempre  pi  svelti,
    facendo  capriole,  rotolandosi  per  terra con la testa fra le gambe,
    rimbalzando fra le lapidi come palle di gomma. La testa del sagrestano
    girava con la stessa rapidit dei movimenti che vedeva, e le gambe gli
    si piegavano,  mentre gli spiritelli  volteggiavano  davanti  ai  suoi
    occhi:  e  all'improvviso  il re dei folletti si slanci verso di lui,
    gli mise una mano sul colletto, e sprofond con lui nella terra.
    Quando Gabriel Grub pot riprendere il fiato  che  la  rapidit  della
    discesa  gli  aveva  tolto  per  un  momento,  si  trov in quella che
    sembrava una grande caverna,  circondato da ogni parte  da  nugoli  di
    folletti,  arcigni  e  mostruosi:  al centro della stanza,  in un alto
    seggio, sedeva il suo amico del cimitero, e vicino a lui stava Gabriel
    Grub in persona, incapace di muovere un dito.
    - Freddo, stanotte, - disse il re dei folletti - molto freddo. Presto,
    qualcosa di caldo da bere!
    A quest'ordine una mezza dozzina di volonterosi folletti con le labbra
    atteggiate a un eterno sorriso  (Gabriel  Grub  pens  che  fossero  i
    cortigiani)  sparirono immediatamente,  e subito furono di ritorno con
    una coppa di fuoco liquido che presentarono al re.
    - Ah!  - esclam il folletto,  cui le guance e la gola si erano  fatte
    trasparenti  mentre  inghiottiva  la fiamma.  Questo riscalda davvero!
    Portatene un boccale per Mister Grub.
    Inutilmente l'infelice sagrestano protest che durante  la  notte  non
    era  abituato  a  prendere  niente di caldo: uno dei folletti lo tenne
    fermo, mentre un'altro gli versava il liquido fiammeggiante in gola; e
    tutti  risero  a  crepapelle  nel  vederlo  tossire  e  annaspare,   e
    asciugarsi le lacrime che gli sgorgavano abbondanti dagli occhi,  dopo
    ch'ebbe inghiottito l'ardente beveraggio.
    - E ora,  - disse il re,  ficcando fantasiosamente la punta aguzza del
    suo  cappello  a  pan  di  zucchero  nell'occhio  del  sagrestano,   e
    procurandogli cos la pi raffinata tortura - ed ora mostrate a questo
    campione di ipocondria e di tetraggine  qualche  quadro  della  nostra
    collezione!
    A   queste  parole  del  folletto  una  nuvola  densa,   che  oscurava
    l'estremit pi lontana della caverna,  si spost pian piano e  scopr
    la  visione,  che sembrava molto distante,  di una cameretta angusta e
    con pochi mobili,  ma ordinata e pulita.  Intorno al fuoco era riunito
    un gruppo di bambini piccoli, che stavano attaccati alle sottane della
    madre e saltellavano intorno alla sedie. Ogni tanto la madre si alzava
    e  scostava  la  tendina  della  finestra,  come  se stesse aspettando
    qualcuno.  Un pasto frugale era  apparecchiato  sulla  tavola;  e  una
    poltrona  era disposta vicino al fuoco.  Si ud bussare alla porta: la
    mamma apr,  e i bambini le fecero ressa intorno e  battendo  le  mani
    dalla gioia all'entrare del padre.  Era bagnato e stanco,  e si scosse
    la neve dai vestiti,  mentre i bambini si affollavano intorno  a  lui,
    gli prendevano il mantello,  il cappello,  il bastone, i guanti, molto
    indaffarati,  correndo fuori dalla stanza con tutta questa roba.  Poi,
    quando  si  fu  seduto  a  tavola  davanti al fuoco,  i bambini gli si
    arrampicarono sulle ginocchia: la madre gli sedeva accanto, e su tutto
    sembrava regnare una serena felicit.
    Ma quasi impercettibilmente sopravvenne un cambiamento.  La  scena  si
    spost  in una piccola camera da letto,  dove il bambino pi piccolo e
    pi bello stava morendo: il colore aveva abbandonato la sua guancia, e
    la luce i suoi occhi;  e,  mentre il sagrestano  lo  guardava  con  un
    interesse mai sentito o conosciuto prima, egli mor. I fratellini e le
    sorelline  si  affollavano  intorno  al  suo lettuccio e prendevano la
    piccola mano,  cos fredda e  inerte;  ma  subito  si  ritraevano  dal
    contatto  e guardavano timorosi quel volto infantile: per quanto fosse
    calmo e tranquillo,  per quanto il bel bambino sembrasse  riposare  in
    pace nel sonno,  essi vedevano che era morto, e sapevano che ormai era
    un angelo che  abbassava  lo  sguardo  su  di  loro  e  li  benediceva
    dall'alto di un cielo luminoso e felice.
    Ancora  la  nuvola  pass  sopra il quadro,  e ancora cambi la scena.
    Adesso il padre e la madre erano vecchi e  deboli,  e  il  numero  dei
    figli che li circondavano era ridotto a meno della met; ma allegria e
    contentezza  illuminavano ogni faccia e risplendevano in ogni sguardo,
    mentre facevano ressa intorno al fuoco,  e raccontavano e  ascoltavano
    vecchie storie del tempo passato.  Poi, a poco a poco, serenamente, il
    padre scese nella tomba,  e subito dopo lo segu nella pace eterna  la
    compagna  di  ogni  suo  dolore e preoccupazione terrena.  I pochi che
    ancora vivevano si inginocchiarono davanti alle loro tombe e bagnarono
    di lacrime le verdi  zolle  sopra  di  esse;  poi  si  alzarono  e  si
    allontanarono   tristi  e  addolorati,   ma  senza  amarezza  e  senza
    disperazione, poich sapevano che un giorno si sarebbero ritrovati.  E
    ancora  una volta si mescolarono alla vita e agli interessi del mondo,
    e riacquistarono la loro contentezza e la loro allegria.  Poi la  nube
    ricopr la scena e la nascose alla vista del sagrestano.
    -  Che cosa ne pensi di questo?  - disse il folletto,  voltando la sua
    larga faccia verso Gabriel Grub.
    Gabriel borbott qualche parola dicendo  che  era  molto  carino,  con
    un'aria  piuttosto vergognosa,  mentre il folletto abbassava su di lui
    lo sguardo irato.
    - Miserabile!  - disse il folletto con tono di  estremo  disprezzo.  -
    Miserabile! - E sembrava che stesse per aggiungere ancora qualcosa, ma
    lo sdegno gli soffoc le parole in bocca: allora sollev una delle sue
    snodatissime  gambe,  la fece roteare sopra la testa per aggiustare la
    mira, e somministr una sonora pedata a Gabriel Grub. Subito tutti gli
    altri folletti si affollarono intorno al disgraziato sagrestano  e  lo
    presero  a  calci  senza  piet,  secondo la pi radicata e immutabile
    tradizione di tutti i cortigiani,  che prendono a calci chi  preso  a
    calci dal re, e abbracciano chi  abbracciato dal re.
    A queste parole la nube si dissip,  scoprendo un magnifico paesaggio:
    se ne vede uno eguale anche oggi,  a mezzo miglio  di  distanza  dalla
    vecchia citt abbaziale.
    Il  sole  brillava  nel  cielo azzurro e limpido,  l'acqua scintillava
    sotto i suoi raggi,  e gli alberi sembravano pi verdi,  i  fiori  pi
    vivaci  e  allegri nella sua luce.  L'acqua si increspava con un dolce
    sciacquio; le piante frusciavano al vento leggero che mormorava fra le
    foglie;  gli uccelli cantavano fra i rami;  e  l'allodola  cinguettava
    nell'aria  il suo saluto al mattino.  Gi,  era mattino: il luminoso e
    fragrante mattino d'estate, quando anche la foglia pi minuta,  il pi
    piccolo germoglio d'erba,   un inno alla vita.  La formica usciva per
    il suo lavoro quotidiano;  la farfalla volava inebriandosi  nei  caldi
    raggi del sole,  miriadi di insetti aprivano le loro ali trasparenti e
    si beavano della  loro  breve  ma  felice  esistenza.  E  gli  uomini,
    attirati da questo spettacolo, uscivano dalle case; e tutto era luce e
    splendore.
    -  Miserabile!  -  disse il re dei folletti con tono pi sprezzante di
    prima. E ancora il re dei folletti rote la sua gamba, e ancora questa
    cal sulla schiena  del  sagrestano;  e  ancora  i  folletti  presenti
    imitarono l'esempio del loro signore.
    La nuvola continu ad andare e venire molte altre volte, e diede molte
    lezioni a Gabriel Grub, che, pur avendo la schiena tutta indolenzita e
    bruciante  per  le  frequenti  pedate  del  folletto,  guardava con un
    interesse che nulla  poteva  diminuire.  Vide  uomini  che  lavoravano
    duramente  e  si guadagnavano il loro pezzo di pane con tutta una vita
    di sacrifici,  ed erano allegri e felici;  e vide che anche per il pi
    rozzo di essi il dolce volto della natura era un'inesauribile sorgente
    di gioia e di allegria. Vide uomini nati fra gli agi e abituati a ogni
    delicatezza restare allegri nelle privazioni e non lasciarsi abbattere
    da sofferenze che avrebbero piegato molti altri pi duri e temprati di
    loro,  perch  portavano  nell'interno  dell'anima  gli elementi della
    felicit,  della contentezza e della pace.  Vide che le donne,  le pi
    tenere  e  fragili di tutte le creature di Dio,  erano quasi sempre le
    pi forti di fronte al dolore, alle avversit,  alle angustie;  e vide
    che  esse traevano la loro forza dalla fonte inesauribile di affetto e
    di devozione che portavano nel cuore. Soprattutto, vide che gli uomini
    come lui, che schernivano la gioia e l'allegria degli altri,  erano la
    peggiore  gramigna  che  allignasse  sulla terra;  e mettendo tutto il
    buono di questo mondo  a  confronto  col  cattivo,  egli  giunse  alla
    conclusione  che si trattava di un mondo assai decente e rispettabile,
    a conti fatti.  Non appena ebbe pensato questo,  la nube  che  si  era
    chiusa  sull'ultima  scena  sembr  stendersi  sopra  i  suoi  sensi e
    invitarlo al riposo.  A uno a uno i folletti svanirono davanti ai suoi
    occhi, e quando anche l'ultimo fu scomparso, egli cadde addormentato.
    Era  giorno  fatto  quando  Gabriel Grub si svegli,  e si trov lungo
    disteso sulla lapide orizzontale,  nel  cimitero,  con  la  fiaschetta
    vuota al fianco,  e il cappotto, la vanga e la lanterna, completamente
    bianchi di brina,  sparsi per terra.  La pietra su cui aveva visto per
    la  prima volta il folletto era l dritta davanti a lui,  e la fossa a
    cui aveva lavorato la sera prima non era molto distante.
    Al momento ebbe qualche dubbio sulla realt delle sue avventure, ma un
    dolore acuto alla schiena,  quando cerc di alzarsi,  gli restitu  la
    certezza  che  le  pedate  dei  folletti non erano state una fantasia.
    Dubit ancora nel vedere che non era  rimasta  alcuna  orma  di  passi
    sulla  neve,  dove  i  folletti  avevano giocato alla cavallina con le
    pietre tombali;  ma trov facilmente una  giustificazione,  ricordando
    che i folletti,  essendo spiriti,  non lasciano tracce visibili dietro
    di s.  Cos Gabriel Grub si alz in piedi con tutta l'agilit che  il
    dolore alla schiena gli permetteva,  scosse la brina dal cappotto,  se
    lo mise, e si avvi in direzione della sua citt.
    Ma era un uomo diverso, e non poteva sopportare il pensiero di tornare
    in un posto dove nessuno avrebbe preso sul serio il suo pentimento,  o
    creduto  alla  sua  trasformazione.  Esit per qualche istante,  e poi
    prese un'altra direzione, deciso ad andarsene lontano, alla ventura, e
    a cercarsi altrove il suo pane.
    La lanterna,  la vanga e la fiaschetta furono  trovate  quello  stesso
    giorno  nel  cimitero.  Dapprima si fecero molte congetture sulla fine
    del sagrestano, ma ben presto si giunse alla conclusione che era stato
    portato via dai folletti;  e non mancarono i testimoni oculari che  lo
    avevano visto benissimo,  rapito in volo da un cavallo scuro, cieco da
    un occhio,  con le zampe posteriori da leone e  la  coda  d'orso.  Col
    passar  del tempo tutto questo fu scrupolosamente creduto;  e il nuovo
    sagrestano usava far vedere ai curiosi,  per pochi  soldi,  un  grosso
    pezzo  della  banderuola  della  chiesa  che il suddetto cavallo aveva
    urtato con gli zoccoli,  nella sua fuga aerea,  e sbattuto via,  e che
    era stata raccolta da lui stesso nel cimitero un anno o due prima.
    Disgraziatamente    queste    storie   furono   piuttosto   screditate
    dall'inattesa riapparizione di Gabriel  Grub,  circa  dieci  anni  pi
    tardi,  sotto  forma di un vecchio allegro,  sbrindellato,  e pieno di
    reumatismi.  Egli raccont la  sua  storia  al  pastore,  e  anche  al
    sindaco:  col  passar  del  tempo  la cosa acquist il carattere di un
    fatto storico,  e sotto questa forma  stata tramandata fino ai nostri
    giorni.  Quelli  che  avevano  creduto  alla  storia della banderuola,
    avendo mal riposto una  volta  la  loro  fiducia,  non  si  lasciarono
    convincere  facilmente  a  concederla  una seconda volta: quindi,  con
    l'aria pi sorniona che riuscivano a prendere,  si toccavano la fronte
    stringendosi  nelle  spalle,  e  andavano  mormorando che Gabriel Grub
    aveva bevuto tutto il gin olandese  della  fiaschetta  e  che  si  era
    addormentato  sulla lapide orizzontale;  e si ostinavano a spiegare le
    visioni che lui aveva avuto nella caverna dei  folletti,  dicendo  che
    quelle cose le aveva imparate pi tardi, quando era andato in giro per
    il mondo.  Ma questa opinione,  che non fu mai popolare, a poco a poco
    fu abbandonata del tutto.  Comunque,  poich Gabriel Grub fu  afflitto
    dai reumatismi fino alla fine dei suoi giorni, questa storia ha per lo
    meno  una  morale:  insegna  cio,  se non altro,  che se un uomo  di
    cattivo umore e beve da solo la notte di Natale,  pu star sicuro  che
    non  ne  avr  alcun vantaggio,  sia che gli spiriti non siano affatto
    cos buoni e molto superiori  ad  ogni  aspettativa  come  quelli  che
    Gabriel  Grub  vide  nella  caverna  dei folletti,  sia che invece gli
    spiriti siano proprio cos.







    CAPITOLO 30.
    Come i Pikwickiani fecero e coltivarono la conoscenza di due simpatici
    giovanotti appartenenti a una  delle  professioni  liberali;  come  si
    comportarono sul ghiaccio; e come si concluse la loro visita.

    -  Allora,  Sam,  -  disse  Mister  Pickwick,  mentre  quel  fortunato
    servitore entrava nella sua camera con l'acqua calda,  la  mattina  di
    Natale -  ancora gelato fuori?
    -  L'acqua  nella  catinella    coperta  da  una  lastra di ghiaccio,
    signore. Bel tempo per quelli che sono ben imbacuccati, come disse fra
    s l'orso polare mentre si esercitava al pattinaggio - rispose  Mister
    Weller.
    -  Scender  fra  un  quarto  d'ora,  Sam  -  disse  Mister  Pickwick,
    slacciandosi il berretto da notte.
    - Benissimo,  signore - rispose Sam.  - C' un paio  di  segaossi,  al
    piano terreno.
    - Un paio di che cosa?  - esclam Mister Pickwick,  alzandosi a sedere
    sul letto.
    - Un paio di segaossi - disse Sam.
    - Che cos' un segaossi?  - chiese  Mister  Pickwick,  incerto  se  si
    trattasse di un animale o di qualcosa da mangiare.
    - Come!  Non sapete cos' un segaossi, signore? - disse Mister Weller.
    - Credevo che tutti sapessero che un segaossi  un chirurgo.
    - Ah, un chirurgo? - disse Mister Pickwick sorridendo.
    - Proprio cos,  signore - rispose Sam.  - Questi che stanno da basso,
    per,  non  sono  segaossi gi fatti e rifiniti;  ma sono sulla via di
    diventarlo.
    - Allora,  in altri termini,  sono studenti in medicina - disse Mister
    Pickwick.
    Sam Weller annu.
    -  Ne sono lieto!  - disse Mister Pickwick,  gettando energicamente il
    suo berretto da notte sulla trapunta.- Sono ragazzi simpatici, ragazzi
    simpaticissimi,  con  la  mente  esercitata  all'osservazione  e  alla
    riflessione  e il gusto educato dalla lettura e dallo studio.  Ne sono
    molto lieto.
    - Fumano sigari vicino al camino di cucina - disse Sam.
    - Ah!  -  osserv  Mister  Pickwick  fregandosi  le  mani.  -  Giovani
    esuberanti, pieni di buonumore e di vita. Proprio come piace a me.
    - E uno di loro,  - disse Sam, senza far caso all'interruzione del suo
    padrone - uno di loro ha allungato le gambe sulla tavola e sta bevendo
    "brandy" puro, mentre l'altro, quello con gli occhiali, si  messo fra
    le ginocchia un barilotto di ostriche,  e le apre tanto in fretta  che
    sembra una vaporiera, e a mano a mano che le mangia tira i gusci sulla
    testa  del piccolo idropico che dorme come un sasso sul pavimento,  di
    fianco al caminetto.
    - Eccentricit del genio, Sam - disse Mister Pickwick.- Potete andare.
    Di conseguenza Sam si ritir,  e Mister Pickwick,  nel termine  di  un
    quarto d'ora, scese a far colazione.
    - Eccolo,  finalmente! - disse il vecchio Wardle. - Pickwick, questo 
    il fratello della signorina  Allen,  Mister  Benjamin  Allen.  Noi  lo
    chiamiamo Ben,  e cos potete fare anche voi.  Questo signore  il suo
    pi caro amico, Mister...
    - Mister Bob Sawyer - intervenne Mister Benjamin Allen;  al che Mister
    Sawyer e Mister Allen scoppiarono a ridere.
    Mister  Pickwick  si  inchin a Bob Sawyer,  e Bob Sawyer si inchin a
    Mister Pickwick;  poi Bob e il suo pi caro amico  si  dedicarono  con
    grande  concentrazione ai cibi che avevano davanti,  e Mister Pickwick
    pot osservarli entrambi.
    Mister Benjamin Allen era un giovanotto rozzo,  robusto  e  tarchiato,
    con  i  capelli  neri  tagliati  piuttosto corti,  e una faccia bianca
    piuttosto lunga.  Era abbellito da un paio di occhiali,  e portava una
    cravatta  bianca.  Sotto  la  giacca  chiusa  a un petto solo,  nera e
    abbottonata fino al mento,  spuntava il solito numero di gambe  in  un
    paio di calzoni pepe e sale, che terminavano in un paio di stivali non
    molto puliti. Bench le maniche della sua giacca fossero corte, non si
    vedeva  traccia  di  polsini;  e  bench  la  sua  faccia fosse grande
    abbastanza per non sfigurare vicino a  un  colletto  di  camicia,  non
    c'erano nemmeno le vestigia di questo onorifico accessorio.  Aveva, in
    complesso, un'aria piuttosto ammuffita, e un fragrante odore di sigari
    neri di Cuba.
    Mister Bob Sawyer portava un giubbone blu di  stoffa  grossolana  che,
    senza  essere n un cappotto n una veste da prete,  partecipava della
    natura e delle qualit di entrambi,  e aveva  quell'aria  di  elegante
    indolenza  e  quella  camminata  spavalda  propria  dei giovanotti che
    fumano per le vie della citt durante il giorno,  e nelle  stesse  vie
    gridano  e  fanno  chiasso di notte,  chiamano i camerieri per nome di
    battesimo,  e compiono altri  gesti  e  fatti  altrettanto  spiritosi.
    Indossava  un  paio di calzoni a scacchi e un largo panciotto a doppio
    petto piuttosto ordinario. Fuori di casa portava un grosso bastone con
    un gran pomo.  Aborriva l'uso dei  guanti  e,  nel  complesso,  poteva
    sembrare una frivola copia di Robinson Crusoe.
    Questi  erano  i  due  illustri  personaggi  a  cui Mister Pickwick fu
    presentato mentre prendeva posto a tavola, la mattina di Natale.
    - Splendida giornata, signori - disse Mister Pickwick.
    Mister Bob Sawyer fece un breve cenno di assenso, e chiese la senape a
    Mister Benjamin Allen.
    - Da dove siete partiti stamani? - chiese Mister Pickwick.
    - Leone Azzurro di Muggleton - rispose brevemente Mister Allen.
    - Avreste potuto raggiungerci ieri - disse Mister Pickwick.
    - Avremmo potuto - rispose Bob Sawyer - ma c'era  del  "brandy  troppo
    buono per andarsene in fretta; vero, Ben?
    -  Certo,  -  disse Mister Benjamin Allen - e anche i sigari non erano
    cattivi, e nemmeno le bistecche di maiale; vero, Bob?
    - No di sicuro - disse Bob.  E i due pi cari  amici  riattaccarono  a
    mangiare  con  slancio,  come se il ricordo della cena avesse aggiunto
    nuovi pregi alla colazione.
    - Mastica,  Bob - disse Mister Allen al  suo  compagno,  a  titolo  di
    incoraggiamento.
    -  E'  quello  che faccio - rispose Bob Sawyer.  E bisogna riconoscere
    onestamente che lo faceva davvero.
    - Niente come la dissezione per mettere appetito -  disse  Bob  Sawyer
    girando lo sguardo sulla tavola.
    Mister Pickwick rabbrivid leggermente.
    - Bob, - disse Allen - hai gi finito quella gamba?
    - Quasi, - rispose Sawyer, mettendosi una mezza pollastra sul piatto -
     molto muscolosa per essere quella di un bambino.
    - Ah s? - chiese Allen con noncuranza.
    - Molto - disse Bob Sawyer con la bocca piena.
    - Mi sono prenotato per un braccio, all'Istituto - disse Mister Allen.
    -  Ci  siamo messi insieme per comprare un cadavere e la lista  quasi
    al completo,  ma non riusciamo a pescare nessuno che voglia la  testa.
    Potresti prenderla tu.
    - No, - rispose Bob Sawyer - non posso permettermi questi lussi.
    - Sciocchezze! - disse Allen.
    -  Non  posso  davvero!  -  ribatt  Bob  Sawyer.  - Il cervello sarei
    disposto a prenderlo, ma la testa intera costa troppo.
    - Basta,  basta,  signori,  prego!  - disse Mister Pickwick.  - Stanno
    arrivando le signore.
    Le  signore,  infatti,  stavano  rientrando  in  quel  momento  da una
    passeggiata  mattutina,   cavallerescamente   scortate   dai   signori
    Snodgrass, Winkle e Tupman.
    -  Come  mai,  Ben?  -  disse Arabella,  con un tono che esprimeva pi
    sorpresa che piacere, nel vedere il fratello.
    - Sono venuto per portarti via domani - rispose Ben.
    Mister Winkle impallid.
    - Non hai visto Bob Sawyer,  Arabella?  - chiese Mister Benjamin Allen
    con  tono  di  rimprovero.  Arabella porse graziosamente la mano a Bob
    Sawyer,  in riconoscimento della sua  presenza.  Un  brivido  di  odio
    percorse  Mister Winkle fin nei precordi,  mentre Bob Sawyer imprimeva
    su quella mano una stretta visibilissima.
    -  Ben,  caro!  -  disse  Arabella  arrossendo.  -  Sei...  sei  stato
    presentato a Mister Winkle?
    -  Non  ancora,  ma  sar  ben  felice di esserlo,  Arabella - rispose
    solennemente il fratello.  Mister Allen fece un tetro inchino a Mister
    Winkle,  mentre  Mister  Winkle  e  Mister  Bob  Sawyer si scambiavano
    sguardi diffidenti.
    L'arrivo dei due nuovi ospiti,  e il conseguente imbarazzo  di  Mister
    Winkle  e  della  signorina  con gli stivaletti guarniti di pelliccia,
    avrebbe  quasi  certamente  tolto  il  buonumore  alla   brigata,   se
    l'allegria  di Mister Pickwick e la giovialit del padrone di casa non
    avessero fatto prodigi per il bene di tutti.  Cos  Mister  Winkle  si
    insinu  a  poco  a poco nel favore di Mister Benjamin Allen,  ed ebbe
    perfino una conversazione amichevole con Mister Bob Sawyer;  il quale,
    animato  dal "brandy",  dalla colazione e dalle chiacchiere,  matur a
    poco a poco uno stato d'animo assai faceto,  e si divert moltissimo a
    raccontare  un  grazioso aneddoto sull'asportazione di un tumore dalla
    testa di un tale, illustrando l'operazione con un coltello da ostriche
    e una mezza pagnotta,  con grande edificazione di tutta la  compagnia.
    Poi  andarono  tutti  in chiesa,  dove Benjamin Allen si addorment di
    colpo,  mentre Bob Sawyer si astrasse dal pensiero delle cose  terrene
    con  l'ingegnoso  sistema  di  intagliare  il  suo nome sul sedile del
    banco, in grosse lettere.
    - E ora,  - disse  Wardle,  dopo  che  tutti  ebbero  reso  ampiamente
    giustizia  al  pasto di mezzogiorno,  abbondante e innaffiato da birra
    forte e "cherry-brandy" - che cosa  ne  dite  di  passare  un'ora  sul
    ghiaccio? Abbiamo tutto il tempo che vogliamo.
    - Magnifico! - disse Mister Benjamin Allen.
    - Fantastico! - esclam Mister Bob Sawyer.
    - Winkle, voi certo pattinate, - disse Wardle.
    - Sss... s, s, s - rispose Mister Winkle. - Io... io... sono un po'
    fuori esercizio.
    - Oh, pattinate, Mister Winkle, vi prego - disse Arabella.
    - Ah,  un movimento cos armonioso - disse un'altra signorina.
    Una  terza signorina disse che era elegante,  e una quarta espresse la
    sua opinione che fosse come il volo del cigno.
    - Ne sarei felicissimo, vi assicuro,  - disse Mister Winkle arrossendo
    - ma non ho i pattini.
    L'ostacolo fu superato immediatamente. Trundle ne aveva due paia, e il
    ragazzo  grasso  annunci  che  ce  ne erano un'altra mezza dozzina da
    basso: al che Mister  Winkle  dichiar  di  essere  straordinariamente
    felice della cosa, e prese un'aria straordinariamente infelice.
    Il  vecchio  Wardle  li  condusse  a  un  campo di ghiaccio abbastanza
    grande; e,  quando il ragazzo grasso e Mister Weller ebbero spalato la
    neve caduta durante la notte,  Mister Bob Sawyer si allacci i pattini
    con una destrezza che a Mister Winkle sembr del tutto meravigliosa, e
    si mise a descrivere cerchi con la gamba sinistra,  a fare degli  otto
    sul  ghiaccio,  a  disegnare moltissime altre piacevoli,  fantasiose e
    stupefacenti figure,  senza fermarsi una volta a prender fiato,  e con
    grandissima soddisfazione di Mister Pickwick, di Mister Tupman e delle
    signore:  soddisfazione  che  raggiunse una nota di genuino entusiasmo
    quando il vecchio Wardle e Benjamin Allen,  assistiti dal suddetto Bob
    Sawyer,  compirono alcune misteriose evoluzioni, a cui diedero il nome
    di una danza scozzese.
    Nel frattempo Mister Winkle, con la faccia e le mani viola dal freddo,
    aveva tentato di cacciarsi una vite  nelle  piante  dei  piedi,  e  di
    infilarsi  i  pattini alla rovescia,  e di allacciare le cinghie in un
    garbuglio complicatissimo, con l'assistenza di Mister Snodgrass che di
    pattini ne sapeva meno di un ind.  Per alla  fine,  con  l'aiuto  di
    Mister  Weller,  gli  sciagurati  pattini furono saldamente avvitati e
    allacciati, e Mister Winkle fu sollevato in piedi.
    - Forza  adesso,  signore,  -  disse  Sam  con  tono  incoraggiante  -
    buttatevi fuori, e fategli vedere come si fa.
    - Fermo, Sam, fermo! - disse Mister Winkle tremando a verga a verga, e
    aggrappandosi al braccio di Sam con la stretta convulsa di un uomo che
    affoga.
    - Come si scivola, Sam!
    -  Non  una novit sul ghiaccio,  signore - rispose Mister Weller.  -
    State dritto, signore.
    Queste ultime parole di Mister  Weller  si  riferivano  al  fatto  che
    proprio  in  quel momento Mister Winkle stava dimostrando un frenetico
    desiderio di buttare  i  piedi  per  aria  e  sbattere  la  testa  sul
    ghiaccio.
    - Questi...  questi pattini non funzionano bene;  vero,  Sam?  - disse
    Mister Winkle, vacillando.
    - Ho paura che non funzioni bene quello che ci sta  sopra,  signore  -
    rispose Sam.
    -  Avanti,   Winkle,   -  grid  Mister  Pickwick,   senza  sospettare
    minimamente  che  qualcosa  non  andasse  -  forza!  Le  signore  sono
    impazienti.
    -  S,  s,  -  rispose  Mister  Winkle con un sorriso spettrale - sto
    arrivando.
    - Sta appunto per incominciare!  - disse Sam,  tentando  di  liberarsi
    dalla sua stretta. - Avanti, signore, partite!
    -  Fermo un momento,  Sam,  - boccheggi Mister Winkle,  aggrappandosi
    affettuosamente a Mister Weller - mi viene in mente che a casa ho  due
    vestiti che non mi servono, Sam. Potete prenderli voi, Sam.
    - Grazie, signore - rispose Mister Weller.
    -  Non  importa che vi togliate il cappello,  Sam - aggiunse in fretta
    Mister Winkle.  - Non c' bisogno che mi lasciate andare con  la  mano
    per  farmi  il  saluto.  Avevo  intenzione  di  darvi cinque scellini,
    stamane, per le feste di Natale. Ve li dar nel pomeriggio, Sam.
    - Siete molto buono, signore - rispose Mister Weller.
    - Reggetemi solo per i primi passi,  Sam,  per favore -  disse  Mister
    Winkle.  - Ecco...  cos.  Mi orienter subito, Sam. Non troppo forte,
    Sam; non troppo forte.
    E Mister Winkle,  con la testa protesa e  il  corpo  piegato  a  met,
    avanz  sul  ghiaccio  assistito  da  Sam,  in  modo molto singolare e
    dissimile dal volo di un cigno, quando Mister Pickwick, con innocenza,
    grid dalla riva opposta:
    - Sam, venite qui. Ho bisogno di voi.
    - Lasciatemi,  signore,  - disse  Sam  -  non  avete  sentito  che  il
    principale mi chiama? Lasciatemi andare.
    Con  uno  sforzo  violento  Mister  Weller  si  liber  dalla  stretta
    dell'agonizzante  pickwickiano,   e  cos  facendo  diede  una  spinta
    poderosa  all'infelice  Mister  Winkle.  Con  una  precisione  che  la
    destrezza  e  l'applicazione  pi  grandi  non  avrebbero  mai  potuto
    raggiungere, l'infelice signore piomb nel centro della danza scozzese
    a  tutta velocit,  proprio nel momento in cui Mister Bob Sawyer stava
    descrivendo una curva di impareggiabile bellezza. Mister Winkle and a
    sbattergli contro  con  violenza,  e  con  un  gran  fracasso  caddero
    entrambi  al suolo.  Mister Pickwick accorse sul posto.  Bob Sawyer si
    era rialzato,  ma Mister Winkle aveva troppo buon senso per  fare  una
    cosa  simile  coi  pattini ai piedi.  Egli sedeva sul ghiaccio facendo
    sforzi spasmodici per sorridere;  ma l'angoscia gli stava dipinta  sul
    volto.
    -  Vi  siete  fatto male?  - chiese Mister Benjamin Allen,  con grande
    ansiet.
    - Non  tanto  -  disse  Mister  Winkle,  fregandosi  energicamente  la
    schiena.
    -  Sarebbe meglio che vi facessi un salasso - disse Mister Allen,  con
    molto zelo.
    - No, grazie - rispose in fretta Mister Winkle.
    - Credo proprio che sarebbe meglio - disse Allen.
    - Grazie! - rispose Mister Winkle. - Preferirei di no.
    - Che cosa ne dite voi, Mister Pickwick? - chiese Bob.
    Mister Pickwick era sdegnato e furente. Fece un cenno a Mister Weller,
    e disse con voce severa:
    - Levategli i pattini.
    - Ma no, vi prego; ho appena incominciato - protest Mister Winkle.
    - Levategli i pattini - ripet Mister Pickwick fermamente.
    Era un ordine che non si poteva discutere.  Mister Winkle  permise  in
    silenzio che Sam obbedisse.
    - Alzatelo - disse Mister Pickwick. Sam lo aiut ad alzarsi.
    Mister Pickwick si ritir a qualche passo di distanza dagli altri; poi
    fece cenno al suo amico di avvicinarsi, gli piant addosso uno sguardo
    scrutatore,  e sillab con voce bassa, ma chiara ed espressiva, queste
    notevoli parole:
    - Voi siete un fanfarone, signore.
    - Che cosa? - disse Mister Winkle sobbalzando.
    - Un fanfarone,  signore.  Voglio dirvelo ancora  pi  chiaro,  se  lo
    desiderate.  Un  impostore.  -  E  Mister Pickwick gli volt le spalle
    lentamente e si riun agli amici.
    Mentre Mister Pickwick stava  esprimendo  nel  modo  suddetto  i  suoi
    sentimenti, Mister Weller e il ragazzo grasso, riunendo i loro sforzi,
    avevano  battuto  una  pista per giocare a scivolarella,  e la stavano
    provando con perfetta padronanza di stile.  Sam Weller in  particolare
    si  esibiva  in  quella virtuosa variante della scivolarella che viene
    volgarmente chiamata chi bussa alla porta  del  ciabattino?,  e  che
    consiste  nello  scivolare sul ghiaccio con un piede solo,  dando ogni
    tanto con l'altro piede un colpo, che raffigura appunto il bussare del
    postino. Era una bella pista lunga,  e in quel gioco c'era qualcosa da
    cui  Mister Pickwick,  intirizzito dalla sosta all'aperto,  non poteva
    non sentirsi attirato.
    - Mi sembra un esercizio divertente, e che riscalda; vero?  - chiese a
    Wardle,   quando   quest'ultimo   ritorn  completamente  senza  fiato
    dall'aver convertito le sue gambe  in  un  infaticabile  compasso  che
    aveva tracciato complicati problemi sul ghiaccio.
    - Oh, certo! - rispose Wardle. - Sapete scivolare?
    -  Lo facevo spesso per strada,  sugli scoli dell'acqua,  da ragazzo -
    rispose Mister Pickwick.
    - Provate ancora - disse Wardle.
    - Oh, s, prego, Mister Pickwick! - esclamarono le signore.
    - Sarei felicissimo di farvi divertire, - rispose Mister Pickwick - ma
    non faccio una cosa del genere da trent'anni.
    - Macch, macch, tutte storie! - disse Wardle tirandosi via i pattini
    con l'impetuosit che caratterizzava tutti i suoi atti.  - Avanti,  vi
    terr compagnia, andiamo!
    E  il  buon  vecchio  si  slanci  sulla  pista a una tale velocit da
    eguagliare quasi Mister Weller,  e da  polverizzare  letteralmente  il
    ragazzo grasso.
    Mister Pickwick si ferm,  riflett,  si tolse i guanti, e li mise nel
    cappello;  poi prese due o tre volte una  breve  rincorsa,  ritornando
    ogni  volta sui suoi passi,  e alla fine,  con una altra rincorsa,  si
    slanci lento e solenne sulla pista, coi piedi divaricati di circa una
    iarda e un quarto, fra le grida e la delizia di tutti gli spettatori.
    - Non mollate la presa,  signore!  - disse Sam;  e si  slanciarono  di
    nuovo,  prima Wardle, poi Mister Pickwick, poi Sam, poi Mister Winkle,
    poi Mister Bob Sawyer,  poi il ragazzo grasso,  poi Mister  Snodgrass,
    uno  dietro  l'altro,  rincorrendosi  con  tanto zelo come se tutte le
    prospettive della loro vita futura dipendessero dalla loro velocit.
    Era davvero una cosa di palpitante  interesse  osservare  come  Mister
    Pickwick  faceva  la  sua  parte;  cogliere l'ansia torturante con cui
    guardava  il  suo  inseguitore  che  guadagnava  terreno  su  di  lui,
    rischiando di raggiungerlo e farlo inciampare; vederlo esaurire a poco
    a  poco  lo  slancio  preso  faticosamente  al  principio,  e  ruotare
    lentamente sul ghiaccio con la faccia rivolta al  punto  di  partenza;
    contemplare  il  giocondo  sorriso che rischiarava il suo volto quando
    aveva compiuto il percorso,  e lo zelo con cui si  voltava  e  correva
    dietro  a  quello  che  lo precedeva,  mentre le ghette nere danzavano
    lietamente sulla neve e  gli  occhi  scintillavano  di  piacere  e  di
    allegria dietro gli occhiali.  E quando faceva un capitombolo (ci che
    accadeva in media ogni tre giri),  era lo spettacolo  pi  rincuorante
    che si possa immaginare vederlo raccogliere il cappello, i guanti e il
    fazzoletto,  rosso come il fuoco, e riprendere il suo posto nella fila
    con ardore ed entusiasmo.
    Il gioco era al culmine,  il giro si era fatto pi veloce,  le  risate
    pi  alte,  quando si ud un fortissimo scricchiolio.  Tutti accorsero
    verso   la   superficie   ghiacciata,    le   signorine    strillarono
    disperatamente,  Mister  Tupman  diede  un  urlo.  Una grande massa di
    ghiaccio scomparve,  e su di essa gorgogli l'acqua: sulla  superficie
    galleggiarono  il  cappello,  i  guanti  e  il  fazzoletto  di  Mister
    Pickwick, e questo fu tutto ci che di Mister Pickwick si vide ancora.
    Angoscia e  disperazione  si  dipinsero  su  ogni  volto:  gli  uomini
    impallidirono;  le  donne  persero i sensi;  Mister Snodgrass e Mister
    Winkle si afferrarono l'un l'altro la mano,  e fissarono il  punto  in
    cui  era sprofondato il loro capo,  con folle ansiet;  Mister Tupman,
    allo scopo di assicurare il pi rapido aiuto,  e di dare nello  stesso
    tempo  un'idea  abbastanza  chiara  della  catastrofe  a  chiunque  si
    trovasse a portata di voce,  si gett a corsa pazza per  la  campagna,
    strillando con tutte le sue forze: Al fuoco, al fuoco!.
    E proprio in questo momento,  mentre il vecchio Wardle e Sam Weller si
    stavano avvicinando al buco con passi cauti,  e Mister Benjamin  Allen
    si  consultava  frettolosamente con Mister Bob Sawyer sull'opportunit
    di salassare tutta la compagnia,  per migliorare con un po' di pratica
    le  proprie  capacit  professionali...  proprio in questo momento una
    testa e due spalle emersero dall'acqua,  scoprendo i lineamenti e  gli
    occhiali di Mister Pickwick.
    - Reggetevi a galla per un attimo... per un attimo solo! - url Mister
    Snodgrass.
    -  S,  reggetevi;  ve  ne supplico...  fatelo per me!  - tuon Mister
    Winkle,  profondamente commosso.  La supplica era  piuttosto  inutile,
    poich se anche Mister Pickwick si fosse rifiutato di reggersi a galla
    per  amore  di qualcun altro,   probabile che si sarebbe ricordato di
    farlo per amore di se stesso.
    - Toccate il fondo, laggi, vecchio mio? - disse Wardle.
    - S, certo!  - rispose Mister Pickwick tergendosi l'acqua dalla testa
    e dal volto,  e prendendo fiato.  - Ero caduto sulla schiena. Non sono
    riuscito ad alzarmi subito in piedi.
    La mota che impiastricciava la parte visibile della giacca  di  Mister
    Pickwick confermava la veridicit della sua affermazione; e, quando la
    paura degli astanti fu ulteriormente alleviata dal ragazzo grasso, che
    a  un  tratto  si  ricord  che l'acqua non superava i cinque piedi di
    profondit in nessun punto,  si fecero prodigi di valore  per  tirarlo
    fuori.  Dopo  una  gran  quantit  di sciacquii,  di scricchiolii e di
    sforzi,  si riusc a tirar fuori Mister Pickwick da quella  spiacevole
    posizione, e a riportarlo in terraferma.
    - Oh, morir di freddo - disse Emily.
    - Povero caro!  - disse Arabella.  - Lasciate che vi avvolga in questo
    scialle, Mister Pickwick.
    - Gi,  questa  la cosa migliore che potete fare,  - disse  Wardle  -
    quando vi siete ben avvolto,  correte a casa con tutta la velocit che
    vi consentono le gambe, e ficcatevi immediatamente a letto.
    Subito furono offerti una dozzina di scialli.  Tre o quattro  dei  pi
    pesanti  furono  scelti  per  avvolgere  Mister Pickwick;  e questi si
    slanci,  sotto la guida di Mister Weller,  presentando  il  singolare
    fenomeno di un signore anziano, bagnato zuppo e senza cappello, con le
    braccia  strette  ai fianchi,  che correva come avesse le ali ai piedi
    senza uno scopo ben definito, alla velocit di sei miglia all'ora.
    Ma nei casi estremi Mister Pickwick non si curava delle apparenze,  e,
    sospinto  da  Sam  Weller,  si  mantenne al massimo della sua velocit
    finch non ebbe raggiunto la porta di Manor Farm. Mister Tupman ci era
    arrivato circa cinque minuti prima,  spaventando la  vecchia  signora,
    facendole  venire  le  palpitazioni di cuore e ispirandole la certezza
    incrollabile che il caminetto di cucina si fosse incendiato:  calamit
    che  si  dipingeva  sempre a colori di fuoco nella mente della vecchia
    signora,  ogniqualvolta notava la pi piccola agitazione in  qualsiasi
    persona.
    Mister  Pickwick  non  si  concesse un momento di tregua finch non si
    trov ben coperto,  a letto.  Sam Weller accese  un  bel  fuoco  nella
    camera,  e  gli  port la cena;  poi fu portata di sopra una brocca di
    ponce,  e un gran simposio fu tenuto in onore  della  sua  salute.  Il
    vecchio  Wardle  non  volle saperne di lasciarlo alzare: perci fecero
    del letto la sedia presidenziale,  e Mister Pickwick presiedette.  Una
    seconda e una terza brocca furono richieste;  e quando Mister Pickwick
    si svegli la mattina seguente,  non c'era il pi piccolo  sintomo  di
    reumatismi  nel  suo corpo;  il che dimostra,  come Bob Sawyer osserv
    molto giustamente,  che non c' nulla come il ponce  caldo  in  questi
    casi,  e  che,  se  il  ponce  caldo dovesse mai fallire la sua azione
    preventiva,  questo  solo perch il paziente cade nel volgare  errore
    di non prenderne abbastanza.
    L'allegra  brigata si separ la mattina dopo.  Queste separazioni sono
    grandi avvenimenti finch si va a scuola,  ma dopo,  nella vita,  sono
    sempre penose. La morte, gli affari, i mutamenti di fortuna, sciolgono
    ogni  giorno  pi  di  una  compagnia  felice;  e non ci si ritrova al
    prossimo trimestre.  Non vogliamo dire che si trattasse esattamente di
    questo, nel nostro caso particolare: desideriamo soltanto informare il
    lettore che i diversi membri della compagnia si divisero per tornare a
    casa;  che  Mister  Pickwick  e  i suoi amici presero posto ancora una
    volta sull'imperiale della diligenza  di  Muggleton;  e  che  Arabella
    Allen  si diresse all'indirizzo di casa sua,  qualunque fosse (noi non
    lo conosciamo,  ma Mister Winkle forse s),  sotto la responsabilit e
    la  sorveglianza  di  suo  fratello  Benjamin e del suo pi caro amico
    Mister Bob Sawyer.
    Prima  di  separarsi,  per,  quest'ultimo  e  Mister  Benjamin  Allen
    trassero  Mister  Pickwick  da  parte,  in gran segreto,  e Mister Bob
    Sawyer,  cacciando l'indice fra  due  costole  di  Mister  Pickwick  e
    dimostrando cos in un sol tratto la sua naturale stravaganza e la sua
    conoscenza  anatomica  dello  scheletro  umano,  chiese: - Ehi,  dico,
    vecchio mio, dov' il vostro posto di branda?
    Mister Pickwick rispose che alloggiava temporaneamente al  Giorgio  e
    Avvoltoio.
    - Mi piacerebbe che veniste a trovarmi - disse Bob Sawyer.
    - Con grande piacere - rispose Mister Pickwick.
    -  Questo   il mio indirizzo: - disse Mister Bob Sawyer tirando fuori
    il  suo  biglietto  da  visita  -  Lant  Street,  Borough;     vicino
    all'ospedale di Guy, e per me  comodo, sapete? Poco dopo la chiesa di
    Saint George... una traversa di High Street, a destra andando avanti.
    - Vi trover - disse Mister Pickwick.
    -  Venite  il  secondo gioved a partire da oggi,  e portate gli altri
    ragazzi con voi -  disse  Mister  Bob  Sawyer.  -  Ci  saranno  alcuni
    compagni della facolt, quella sera.
    Mister   Pickwick  espresse  il  piacere  che  gli  avrebbe  procurato
    incontrare degli studenti in medicina, e, dopo aver appreso ancora che
    Mister Bob Sawyer aveva intenzione di farli star bene  e  che  il  suo
    amico  Ben  sarebbe  stato  della  partita,  si strinsero le mani e si
    separarono.
    Ci rendiamo conto che,  a questo punto,  qualcuno vorr  chiederci  se
    Mister   Winkle  abbia  sussurrato  qualcosa,   durante  questa  breve
    conversazione, ad Arabella Allen; e, se s, che cosa le abbia detto; e
    inoltre se Mister Snodgrass abbia chiacchierato in disparte con  Emily
    Wardle;  e,  se s, che cosa le abbia detto. A questo rispondiamo che,
    qualsiasi cosa possano aver detto alle signorine, non dissero una sola
    parola a Mister Pickwick  e  a  Mister  Tupman  per  ventotto  miglia,
    sospirando  continuamente,  rifiutando  birra e "brandy",  e apparvero
    tetri e malinconici.  Se le nostre perspicaci lettrici possono  trarne
    qualche deduzione soddisfacente, noi le preghiamo di farlo senz'altro.
















    CAPITOLO 31.
    Che  tratta  solo  della  legge  e di alcune grandi autorit nel campo
    giuridico.

    Sparse qua e l nei diversi buchi e recessi del Temple ci  sono  certe
    camere  buie e sporche,  dentro e fuori delle quali,  tutte le mattine
    durante le vacanze  del  Tribunale,  e  anche  nella  prima  met  del
    pomeriggio  durante  le  sessioni,   si  pu  vedere  una  fila  quasi
    ininterrotta di impiegati degli  studi  legali  che  vanno  e  vengono
    frettolosamente, con fasci di carte che spuntano da sotto il braccio o
    dalle tasche.  Ci sono vari ordini di impiegati. C' il praticante che
    ha versato una cauzione,  destinato a diventare avvocato,  che  ha  un
    conto aperto col sarto,  riceve inviti,  conosce una famiglia in Gower
    Street,  una altra in Tavistock Square e durante  le  ferie  va  fuori
    Londra  a  trovare  suo  padre  che  possiede molti e bei cavalli;  e,
    insomma,  fa parte della vera aristocrazia  degli  impiegati.  C'  il
    giovane  di studio stipendiato,  esterno o interno a seconda dei casi,
    che dedica la maggior parte dei suoi trenta  scellini  settimanali  al
    piacere  e  all'abbigliamento  della  propria  persona,  va  al teatro
    Adelphi a met prezzo almeno tre volte alla settimana, poi gozzoviglia
    grandiosamente a base di sidro,  ed    una  caricatura  sporca  della
    persona alla moda di sei mesi prima.  C' lo scritturale di mezza et,
    con una famiglia numerosa, che  sempre malvestito e spesso ubriaco. E
    ci sono i fattorini col loro primo paio di calzoni lunghi, che sentono
    un adeguato disprezzo per i ragazzi che vanno a scuola, e che di sera,
    tornando a casa, si mettono in societ per comprarsi salsiccia e birra
    forte,  e pensano che occorra  soprattutto  conoscere  la  vita.  Le
    variet  del genere sono troppo numerose per ricordarle tutte,  ma per
    quanto numerose siano, si possono vedere tutte,  in certe ore cruciali
    della giornata,  entrare e uscire frettolosamente,  in quei luoghi che
    abbiamo detto.
    Questi ricettacoli fuori mano sono i pubblici uffici della professione
    legale, dove si emettono gli atti, si firmano le sentenze,  si mettono
    a  verbale  le dichiarazioni e si manovrano altri numerosi e ingegnosi
    meccanismi per la tortura e il tormento  dei  fedeli  sudditi  di  Sua
    Maest,  e per il bene e il guadagno di chi svolge la propria attivit
    in questo campo.  Si tratta per lo pi di stanze  basse  e  ammuffite,
    dove innumerevoli rotoli di pergamena, che marciscono in segreto da un
    secolo,  mandano  un  grato odore che si mischia durante il giorno con
    l'aroma della muffa,  e durante la notte con le varie  esalazioni  che
    salgono  dai mantelli bagnati,  dagli ombrelli in putrefazione e dalla
    peggior qualit di candele di sego.
    Verso le sette e mezzo del pomeriggio, dieci o quindici giorni dopo il
    ritorno a Londra di Mister Pickwick e dei suoi amici,  entr di  corsa
    in uno di quegli uffici un individuo vestito di scuro e coi bottoni di
    metallo,  la  cui  lunga  capigliatura era scrupolosamente disposta in
    riccioli intorno all'orlo del cappello spelacchiato,  e i cui  sporchi
    calzoni grigiastri erano tirati a forza sugli stivaletti, per modo che
    le  ginocchia minacciavano ogni momento di uscire dal riparo.  L tir
    fuori dalla tasca  della  giacca  una  striscia  lunga  e  stretta  di
    pergamena, su cui il funzionario responsabile impresse un timbro nero,
    indecifrabile.  Poi  estrasse  quattro  pezzi  di  carta  delle stesse
    dimensioni,  tutte copie stampate della striscia di pergamena,  con  i
    nomi in bianco;  e, dopo aver riempito i vuoti, si mise in tasca tutti
    e cinque i documenti e usc in gran fretta.
    L'uomo vestito di scuro, con quei documenti cabalistici in tasca,  non
    era  altri  che  il nostro vecchio amico Mister Jackson,  dello studio
    Dodson e Fogg,  Freeman's Court  Cornhill.  Ma,  invece  di  ritornare
    nell'ufficio da dove veniva,  egli volse i suoi passi verso Sun Court,
    ed entrando difilato nell'albergo Giorgio e Avvoltoio,  chiese se un
    certo Mister Pickwick fosse in casa.
    - Chiamate il servitore di Mister Pickwick, Tom - disse la barista del
    Giorgio e Avvoltoio.
    -  Non disturbatevi - disse Mister Jackson.  - Sono venuto per affari.
    Se volete mostrarmi la stanza di Mister Pickwick, andr io da lui.
    - Il vostro nome, signore? - disse il cameriere.
    - Jackson - rispose l'impiegato.
    Il cameriere sal al piano di sopra per annunciare Mister Jackson:  ma
    Mister  Jackson  gli  risparmi  la  fatica  seguendolo  a un passo di
    distanza ed entrando nella camera prima  che  potesse  articolare  una
    sillaba.
    Quel  giorno Mister Pickwick aveva invitato a pranzo i suoi tre amici;
    e sedevano tutti intorno al fuoco bevendo il loro vino,  quando,  come
    dicevamo, si present Mister Jackson.
    - Come state, signore? - disse Mister Jackson, con un cenno del capo a
    Mister Pickwick.
    Questi si inchin con aria piuttosto sorpresa, perch la fisionomia di
    Mister Jackson non gli ricordava nulla.
    - Vengo da parte di Dodson e Fogg - spieg Mister Jackson.
    Nel sentire questi nomi Mister Pickwick si alz di scatto:
    - Rivolgetevi al mio avvocato,  signore: Mister Perker, di Gray's Inn.
    Cameriere, accompagnatelo alla porta.
    -.Chiedo scusa, Mister Pickwick, - disse Jackson,  posando il cappello
    con  studiata  lentezza  e  tirando  fuori  di  tasca  la  striscia di
    pergamena - ma in  questi  casi,  sapete  bene,  Mister  Pickwick,  la
    notifica va fatta personalmente,  per mezzo di un impiegato o di altra
    persona autorizzata. In materia di legge,  signore,  la prudenza non 
    mai troppa.
    Qui Mister Jackson diede un'occhiata alla pergamena; e posando le mani
    sulla tavola e girando lo sguardo intorno, con un sorriso avvincente e
    persuasivo,  disse: - Andiamo,  dunque;  non mettiamoci a discutere di
    queste piccolezze. Quale dei signori si chiama Snodgrass?
    A questa domanda Mister Snodgrass trasal  in  modo  cos  evidente  e
    sensibile che non ci fu bisogno di altra risposta.
    - Lo immaginavo! - disse Mister Jackson, sempre pi affabilmente. - Ho
    qui un piccolo fastidio anche per voi.
    - Per me? - esclam Mister Snodgrass.
    - E' soltanto una "sub poena" nella causa Bardell contro Pickwick come
    testimonio dell'accusa - rispose Jackson,  scegliendo uno dei fogli di
    carta e tirando fuori uno scellino dalla tasca  del  panciotto.  -  Si
    discuter  durante  la  prossima  sessione;  il  quattordici febbraio,
    probabilmente;  l'abbiamo iscritta fra i processi con giuria speciale,
    ed    solo la decima a ruolo.  Ecco a voi,  Mister Snodgrass.  - Cos
    dicendo Jackson mise la pergamena sotto gli occhi di Mister Snodgrass,
    e gli mise in mano la carta e lo scellino.
    Mister Tupman  aveva  assistito  attonito  a  queste  manovre,  quando
    Jackson, girandosi di scatto verso di lui, disse:
    - Credo di non sbagliare se dico che vi chiamate Tupman, vero?
    Mister  Tupman  guard Mister Pickwick;  ma,  non potendo cogliere nei
    suoi occhi sbarrati il minimo  incoraggiamento  a  negare  il  proprio
    nome, disse:
    - S, mi chiamo Tupman.
    -  E  quell'altro  signore    Mister Winkle,  suppongo - disse Mister
    Jackson.
    Mister Winkle balbett qualche parola  di  conferma;  e  i  due  amici
    furono  immediatamente  dotati di un foglio di carta e di uno scellino
    ciascuno dall'esperto Mister Jackson.
    - Ed ora,  - disse Jackson - ho paura che  mi  giudicherete  piuttosto
    seccante,  ma ho bisogno di qualcun altro,  se non vi dispiace. Ho qui
    il nome di Samuel Weller, Mister Pickwick.
    - Mandate qui il mio domestico, cameriere - disse Mister Pickwick.  Il
    cameriere usc,  notevolmente stupito,  e Mister Pickwick fece cenno a
    Jackson di sedersi.  Segu un penoso silenzio che alla fine  fu  rotto
    dall'innocente convenuto.
    - Immagino,  signore, - disse Mister Pickwick, gonfiandosi di sdegno a
    mano a mano che parlava - immagino che  i  vostri  superiori  vogliano
    provare  la  mia  colpevolezza  con  la  testimonianza dei miei stessi
    amici.
    Mister Jackson si batt pi volte l'indice contro la  narice  sinistra
    del  naso,  per  significare  che non era l a svelare i segreti della
    giustizia criminale, e ribatt giocondamente:
    - Non posso dirlo perch non lo so.
    - E per quale altra ragione - prosegu  Mister  Pickwick  queste  "sub
    poenae" sarebbero state inviate, se non per questo?
    -  La trappola  buona,  Mister Pickwick,  - rispose Jackson scuotendo
    lentamente la testa - ma non serve a niente.  Non c' nulla di male  a
    tentare, ma da me caverete fuori ben poco.
    Qui   Mister   Jackson  fece  un'altro  sorriso  alla  compagnia,   e,
    applicandosi il pollice sinistro alla punta del naso, si mise a girare
    con la destra un immaginario macinino da  caff,  eseguendo  cos  una
    graziosissima   pantomima   (allora   molto   in   voga,   ma  adesso,
    disgraziatamente,  caduta  in  disuso)  che  si  chiamava  volgarmente
    marameo.
    -  No,  no,  Mister Pickwick,  - concluse Jackson - la gente di Perker
    dovr indovinare perch noi abbiamo inviato queste  "sub  poenae".  Se
    non  ci  riusciranno,  dovranno  aspettare che si apra il processo,  e
    allora lo scopriranno.
    Mister Pickwick diede uno sguardo di estremo  disgusto  allo  sgradito
    visitatore,   e  avrebbe  scagliato  probabilmente  qualche  terribile
    anatema sulla testa dei signori Dodson e  Fogg,  se  non  fosse  stato
    interrotto da Sam che entrava in quel momento.
    - Sam Weller? - domand Mister Jackson.
    -  Una  della  cose  pi vere che abbiate detto da molti anni a questa
    parte - rispose Sam con la massima tranquillit.
    - Questa "sub poena"  per voi, Mister Weller - disse Jackson.
    - Cosa sarebbe in inglese? - chiese Sam.
    -  Ecco  l'originale  -  disse  Jackson.  senza  dare  la  spiegazione
    richiesta.
    - Quale? - disse Sam.
    - Questo - rispose Jackson, agitando la pergamena.
    -  Ah,  questo   l'originale,  no?  - disse Sam.  - Bene,  sono molto
    contento di aver visto l'originale,  perch  un genere  di  cosa  che
    piace e rasserena lo spirito.
    - E questo  lo scellino, - disse Jackson - da parte di Dodson e Fogg.
    - Ed  veramente gentile da parte di Dodson e Fogg mandarmi un regalo,
    pur conoscendomi cos poco - disse Sam. - La considero una grandissima
    cortesia;  ed    una cosa che fa molto onore saper premiare il merito
    dovunque si trova. Oltre a ci,  una cosa che tocca il cuore.
    Cos dicendo, Mister Weller si frizion leggermente la palpebra destra
    con la manica della giacca,  alla miglior maniera degli  attori  nelle
    pi patetiche manifestazioni di affetto familiare.
    Mister  Jackson parve un po' sconcertato da questo modo di agire;  ma,
    avendo consegnato le "sub poenae" e non avendo  altro  da  aggiungere,
    fece  il  gesto  di infilarsi l'unico guanto che teneva sempre in mano
    per amore delle apparenze,  e torn in ufficio a riferire  come  erano
    andate le cose.
    Mister  Pickwick  dorm  poco  quella  notte:  l'azione  della signora
    Bardell gli era stata sgradevolmente  rinfrescata  nella  memoria.  La
    mattina   dopo   fece  colazione  presto,   e,   ordinando  a  Sam  di
    accompagnarlo, usc alla volta di Grays Inn Square.
    - Sam! - disse Mister Pickwick guardandosi intorno,  quando arrivarono
    in fondo a Cheapside.
    - Signore? - disse Sam, avvicinandosi al suo padrone.
    - Da che parte?
    - Su per Newgate Street.
    Mister  Pickwick  non  si  volt  subito,  ma fiss vacuamente Sam per
    alcuni secondi, e sospir profondamente.
    - Cosa avete, signore? - domand Sam.
    - Questa causa,  Sam,  - disse Mister Pickwick - si dovrebbe discutere
    il quattordici del prossimo mese.
    - Una curiosa coincidenza, signore - rispose Sam.
    - Perch curiosa, Sam? - chiese Mister Pickwick.
    - San Valentino, signore, - rispose Sam - proprio il giorno adatto per
    discutere una mancata promessa di matrimonio.
    Il  sorriso  di  Mister Weller non suscit alcuna luce di allegria sul
    volto del suo padrone. Mister Pickwick si gir bruscamente,  e riprese
    il cammino in silenzio.
    Avevano fatto un po' di strada,  Mister Pickwick trotterellando avanti
    immerso in profonda meditazione,  e Sam dietro  con  un'invidiabile  e
    serena  espressione  di  sfida  a  tutto  e a tutti dipinta sul volto,
    quando quest'ultimo,  sempre molto sollecito nel dare al  suo  padrone
    ogni  notizia  di  sua  esclusiva  propriet,  allung il passo fino a
    raggiungere Mister Pickwick, e indicando una casa di fronte alla quale
    stavano passando, disse:
    - Quella  un'ottima salumeria, signore.
    - Gi, cos sembra - disse Mister Pickwick.
    - Una celebre fabbrica di salsicce - disse Sam.
    - Davvero? - disse Mister Pickwick.
    - Davvero?! - ribatt Sam, leggermente indignato. - Oserei dire di s.
    Ma non sapete,  signore,  benedette le vostre innocenti  pupille,  che
    questo     il  luogo  dove  un  rispettabile  commerciante  scomparve
    misteriosamente quattro anni fa?
    - Non vorrete dire che fu ammazzato,  Sam?  - disse  Mister  Pickwick,
    guardandosi rapidamente intorno.
    - No,  no davvero,  signore,  - rispose Mister Weller - vorrei poterlo
    dire,  davvero.  E' molto peggio.  Era il  padrone  di  quel  negozio,
    signore,  e  l'inventore  della  macchina  a  vapore brevettata per la
    fabbricazione  automatica  delle  salsicce;   una  macchina   che,   a
    metterglielo  troppo  vicino,  si  sarebbe  inghiottito un lastrone da
    selciato e ne avrebbe fatto salsicce,  con la stessa facilit con  cui
    poteva schiacciare un bambino lattante. Era molto orgoglioso di quella
    macchina, come  naturale, e se ne stava sempre in cantina a guardarla
    in  piena  azione,  fino a diventare malinconico dalla gioia.  Avrebbe
    potuto essere il pi felice degli uomini,  insieme a quella macchina e
    ai due graziosi bambini che aveva,  se non fosse stato per sua moglie,
    che  era  una  noiosa  insopportabile.   Gli  andava   sempre   dietro
    dappertutto facendogli rintronare la testa con le solite lagne, finch
    gli fece perdere la pazienza. Le cose stanno cos, mia cara, le dice
    un  bel  giorno  se  continui con questo tuo genere di divertimento,
    dice me ne vado in  America,  perdio.  E  per  me  la  discussione  
    chiusa.  Fannullone  farabutto,  dice lei chiss che gioia per gli
    Americani fare un cos  bell'acquisto.  E,  dopo  averlo  maltrattato
    senza  sosta  per  mezz'ora,  si  precipita  nel  salottino  dietro il
    negozio, si mette a gridare,  dice che lui sar la sua morte,  e si fa
    venire  una  crisi,  ma  di  quelle crisi tutte a base di strilli e di
    calci,  che dura tre ore buone.  Be',  la mattina dopo il  marito  non
    c'era  pi.  Non  aveva  preso un soldo dalla cassa,  non si era messo
    nemmeno il cappotto,  e perci era chiaro che  in  America  non  c'era
    andato. Il giorno seguente non torn; la settimana seguente non torn;
    la  signora fece stampare dei cartelli dove era scritto che,  se fosse
    tornato,  gli avrebbe perdonato ogni cosa (il che era molto  generoso,
    dato  che  non  aveva  fatto  nulla);  si cerc in fondo ai canali,  e
    d'allora in avanti per due mesi, quando veniva a galla un cadavere, lo
    portavano dritto al negozio di salsicce come se fosse  stata  la  cosa
    pi   naturale   del  mondo.   Ma  nessuno  era  quello  buono;   cos
    sentenziarono che era fuggito, e lei tir avanti l'azienda.  Un sabato
    sera  entra  in  negozio un ometto anziano,  arrabbiatissimo,  e dice,
    Siete voi la padrona di questo negozio?. S dice lei. Ah,  bene,
    dice  lui  sono  entrato  solo per dirvi che io e la mia famiglia non
    abbiamo nessuna intenzione di morire soffocati;  e inoltre,  signora,
    dice permettetemi di osservare che,  siccome le salsicce non si fanno
    con i pezzi di carne pi scelti, non credo che il bue venga a costarvi
    pi caro dei bottoni. Dei bottoni, signore? dice lei. Dei bottoni,
    signora dice l'ometto anziano,  disfacendo un cartoccio e mostrandole
    venti  o  trenta  mezzi  bottoni.  Bel  condimento  per le salsicce i
    bottoni da calzoni, signora.  Sono i bottoni di mio marito! dice la
    vedova  sul  punto  di  svenire.  Cosa?  grida l'ometto,  diventando
    pallidissimo Ora  capisco  tutto  dice  la  vedova  in  un  accesso
    improvviso di pazzia si  fatto ridurre in salsicce!.
    -  S,   questo  fece,   signore,   -  disse  Mister  Weller  fissando
    intensamente il volto inorridito di Mister Pickwick - o  per  lo  meno
    rest  impigliato nella macchina;  ma,  comunque siano andate le cose,
    l'ometto anziano,  che per tutta la sua vita  aveva  sempre  avuto  un
    debole  per  le  salsicce,  si  precipit  fuori  del  negozio come un
    forsennato, e non se ne riseppe pi nulla!
    Il racconto di questo impressionante incidente di vita familiare aveva
    condotto padrone e servitore agli uffici  di  Mister  Perker.  Lowten,
    attraverso  la  porta semiaperta,  stava parlando con un uomo misero e
    mal vestito, con gli stivali scalcagnati e i guanti senza dita. Il suo
    volto affilato e consunto mostrava segni di privazioni  e  sofferenze,
    quasi   di  disperazione;   e  soffriva  della  sua  povert,   perch
    all'avvicinarsi di Mister Pickwick si ritir contro la parete pi buia
    delle scale.
    - Una vera disdetta - disse lo sconosciuto sospirando.
    - Proprio!  - disse Lowten,  scribacchiando il suo nome sullo  stipite
    della porta con la punta della penna,  e cancellandolo di nuovo con la
    piuma. - Volete lasciar detto qualcosa per lui?
    - Quando credete che torner? - chiese lo sconosciuto.
    - Davvero non saprei - rispose Lowten,  strizzando l'occhio  a  Mister
    Pickwick  nel  momento  in  cui  lo sconosciuto abbassava lo sguardo a
    terra.
    - Credete proprio che sia inutile aspettarlo?  - disse lo  sconosciuto
    con uno sguardo ansioso all'interno dell'ufficio.
    -  Oh,  ne  sono  pi  che sicuro - rispose il sostituto,  cercando di
    occupare il centro preciso della porta.  - Per  questa  settimana  non
    torner certamente, e andr bene se torner la prossima: quando Perker
     fuori citt, non ha mai fretta di tornare indietro.
    - Fuori citt? - disse Mister Pickwick. - Santo cielo, che disdetta!
    - Non andatevene, Mister Pickwick, - disse Lowten - ho una lettera per
    voi.
    Lo sconosciuto sembr esitare, abbass ancora lo sguardo a terra, e il
    sostituto  strizz l'occhio a Mister Pickwick con aria sorniona,  come
    per  fargli  capire  che  stava  accadendo  qualcosa  di  sovranamente
    spiritoso,  bench  Mister Pickwick non riuscisse proprio a immaginare
    di che cosa si trattasse.
    - Entrate,  Mister Pickwick,  - disse Lowten - dunque,  volete lasciar
    detto qualcosa, Mister Watty, o volete passare un'altra volta?
    -  Chiedetegli  per  cortesia  di  lasciarmi due righe per dirmi a che
    punto  la mia causa  -  disse  l'uomo.  -  Per  amor  del  cielo  non
    scordatevene, Mister Lowten.
    - No,  no; non me ne scorder - rispose il sostituto. - Venite avanti,
    Mister Pickwick. Buongiorno, Mister Watty; bella giornata per andare a
    spasso, vero? - Poi, vedendo che lo sconosciuto indugiava ancora, fece
    cenno a Sam Weller di seguire il suo padrone nell'interno e gli chiuse
    la porta in faccia.
    - Da che mondo  mondo non si   visto  un  fallito  pi  seccante  di
    quello,  credetemi!  -  disse  Lowten  gettando la penna per terra con
    l'aria di un uomo oltraggiato.
    - Non sono nemmeno quattro anni che la sua causa   in  tribunale,  ma
    che  mi  venga  un  accidente  se  non    sempre qui,  due volte alla
    settimana, a scocciare il prossimo. Da questa parte,  Mister Pickwick.
    Perker c',  e so che vuole vedervi.  Un freddo d'inferno,  - aggiunse
    irritatissimo  -  starsene  sulla  porta  a  perder  tempo  con  degli
    straccioni vagabondi!  - E,  dopo aver attizzato rabbiosamente un gran
    fuoco con un piccolissimo attizzatoio,  il sostituto precedette Mister
    Pickwick fino alla stanza del suo principale, e lo annunci.
    -  Ah,  caro  signore,  -  disse  il piccolo Mister Perker,  alzandosi
    premurosamente in piedi - dunque, caro signore, che notizie ci portate
    sulla vostra causa?  Sapete qualcosa dei  nostri  amici  di  Freeman's
    Court?  Non  hanno  dormito,  questo lo so.  Ah,  sono gente in gamba;
    molto, molto in gamba.
    E per  concludere  l'ometto  fiut  significativamente  una  presa  di
    tabacco  in  omaggio  alla valentia professionale dei signori Dodson e
    Fogg.
    - Sono dei gran farabutti - disse Mister Pickwick.
    - Gi, gi, - disse l'ometto -  questione di opinioni, sapete bene, e
    non  il caso di discutere sulle parole;  del resto  logico  che  voi
    non  possiate  vedere  queste cose da un punto di vista professionale.
    Dunque,  noi abbiamo fatto tutto il  necessario.  Mi  sono  assicurato
    l'appoggio dell'avvocato Snubbin.
    - E' bravo?- chiese Mister Pickwick.
    -  Bravo  ?  -  rispose  Perker.  - Ma Dio vi benedica,  caro signore,
    l'avvocato Snubbin  una vera cima nel suo campo.  Ha  tre  volte  pi
    cause  di  qualsiasi  altro,   in  Tribunale:  ha  le  mani  in  pasta
    dappertutto.  Non c' bisogno che andiate a  dirlo  in  giro,  ma  noi
    diciamo, fra noi avvocati, che Snubbin si rigira la Corte come vuole.
    Nel  fare  questa  dichiarazione  l'ometto  fiut  un'altra  presa  di
    tabacco, e annu con un'aria piena di sottintesi.
    - Hanno chiamato a testimoniare  i  miei  tre  amici  -  disse  Mister
    Pickwick.
    - Ah! naturalmente! - rispose Perker. - Testimonianza importantissima.
    Vi hanno visto in una situazione delicata.
    -  Ma  lei  svenne  per conto suo,  - disse Mister Pickwick - fu lei a
    gettarsi nelle mie braccia.
    - Molto probabile, caro signore,  - rispose Perker - molto probabile e
    molto naturale.  Nulla di pi probabile,  caro signore,  nulla. Ma chi
    potr provarlo?
    - Hanno chiamato a testimoniare anche il  mio  servo  -  disse  Mister
    Pickwick  lasciando perdere il punto precedente,  poich la domanda di
    Mister Perker l'aveva un po' sconcertato.
    - Sam? - disse Perker.
    - Appunto - disse Mister Pickwick.
    - Si capisce, caro signore; si capisce.  Sapevo che l'avrebbero fatto.
    Avrei potuto dirvelo un mese fa.  Vedete, caro signore, se vi ostinate
    a far di testa vostra dopo avere affidato i vostri affari a un legale,
    dovete anche sopportarne  le  conseguenze.  -  Qui  Mister  Perker  si
    impett, conscio della propria dignit, e spazz via dal polsino della
    camicia qualche isolato granello di polvere di tabacco.
    -  E  che cosa vorranno fargli provare?  - chiese Mister Pickwick dopo
    due o tre minuti di silenzio.
    -  Che  voi  l'avete  mandato  dalla  querelante   per   offrirle   un
    compromesso,  suppongo, - rispose Perker - ma non me ne preoccupo gran
    che;  non credo  che  ci  siano  avvocati  capaci  di  cavargli  fuori
    qualcosa.
    -  Non  lo  credo  neanch'io!  -  disse  Mister  Pickwick,  sorridendo
    involontariamente, a dispetto della sua irritazione,  all'idea che Sam
    sarebbe comparso come testimonio. - E che linea seguiremo?
    -  Possiamo  seguirne una soltanto,  caro signore,  - rispose Perker -
    fare un controinterrogatorio ai testimoni;  affidarci all'eloquenza di
    Snubbin;  gettare  polvere  negli  occhi del giudice;  e rimetterci al
    verdetto della giuria.
    - E se il verdetto mi sar sfavorevole? - disse Mister Pickwick.
    Mister Perker sorrise,  s'indugi a  fiutare  una  presa  di  tabacco,
    attizz  il  fuoco,  si  strinse nelle spalle,  e rest eloquentemente
    zitto.
    - Volete dire che in quel caso dovrei pagare i  danni?-  disse  Mister
    Pickwick,  che  aveva  seguto  questa  simbolica risposta con sguardo
    severo.
    Perker diede un altro inutilissimo colpo al fuoco,  e disse: - Temo di
    s.
    -  Allora  permettete  che vi annunci la mia incrollabile decisione di
    non pagare affatto i danni -  disse  Mister  Pickwick  con  enfasi.  -
    Assolutamente,  Perker.  Non una sterlina, non un penny del mio denaro
    dovr andare a finire nelle tasche di Dodson e Fogg.  Questa  la  mia
    ponderata e irrevocabile decisione.  - E Mister Pickwick diede un gran
    pugno sulla tavola per confermare l'assoluta irrevocabilit.
    - Benissimo,  caro signore,  benissimo,  - disse Perker voi  siete  il
    miglior giudice, naturalmente.
    -  Naturalmente!  -  ribatt Mister Pickwick.  - Dove abita l'avvocato
    Snubbin?
    - In Lincoln's Inn Old Square - rispose Perker.
    - Vorrei vederlo - disse Mister Pickwick.
    -  Vedere  l'avvocato  Snubbin,   caro  signore?   -  ripet   Perker,
    letteralmente stupefatto. - Macch, macch, caro signore, impossibile.
    Vedere l'avvocato Snubbin! Dio vi benedica, caro signore, non si  mai
    sentito  che  succedesse una cosa simile senza aver pagato in anticipo
    gli onorari del consulto e aver fissato un appuntamento.  Non si  pu,
    caro signore, non si pu.
    Tuttavia Mister Pickwick aveva deciso,  non solo che si poteva, ma che
    si doveva fare; e,  per conseguenza,  entro dieci minuti da quando gli
    aveva  assicurato  che  era impossibile,  il suo legale lo introduceva
    nell'anticamera dell'ufficio del grande avvocato Snubbin in persona.
    Era una stanza senza tappeti,  di discrete dimensioni,  con una grande
    scrivania  messa vicino al caminetto,  ricoperta da un panno che aveva
    perso da lungo tempo ogni pretesa al suo verde primitivo ed era a poco
    a poco divenuto grigio per la polvere e gli anni,  tranne i punti dove
    ogni  traccia  del suo colore naturale era stata cancellata da macchie
    di inchiostro.  Sulla scrivania c'era un  gran  mucchio  di  fascicoli
    legati  con spago rosso;  e dietro di essa sedeva un vecchio impiegato
    il cui aspetto lustro e la cui pesante  catena  d'oro  balzavano  agli
    occhi  come  un  simbolo  della vasta e lucrosa attivit professionale
    dell'illustre avvocato Snubbin.
    - L'avvocato  nella sua stanza,  Mister  Mallard?  -  chiese  Perker,
    offrendo  la  sua  tabacchiera  con  tutta  la  cortesia  possibile  e
    immaginabile.
    - S, c', - fu la risposta - ma  molto occupato.  Guardate qua;  non
    ha  ancora dato un parere su nessuno di questi casi,  e per ciascuno 
    stata  pagata  la  tariffa  d'urgenza.  -  L'impiegato  sorrise,  cos
    dicendo,  e  annus  una presa di tabacco con una volutt che sembrava
    comprendere la passione del tabacco e il gusto delle tariffe insieme.
    - Questo  ci che si dice avere una clientela - disse Perker.
    - S,  -  disse  l'impiegato,  tirando  fuori  la  sua  tabacchiera  e
    offrendola con la massima cordialit - e il bello  che nessun mortale
    tranne  me riesce a leggere la scrittura dell'avvocato,  e perci sono
    obbligati ad aspettare i pareri, quando lui li ha dati,  finch io non
    ne ho fatto una copia, ah... ah... ah!
    -  A  tutto  vantaggio  di  una persona di nostra conoscenza,  che pu
    spremere  ancora  qualcosa  dai  clienti,   oltre  a  ci  che  prende
    l'avvocato, vero? - disse Perker. - Ah, ah, ah! - Qui l'impiegato rise
    ancora: non una risata grassa e rumorosa, ma un gorgoglio silenzioso e
    soffocato  che a Mister Pickwick fece una cattiva impressione.  Quando
    un uomo sanguina dentro di s,   pericoloso per lui;  ma quando  ride
    dentro di s, non si annuncia nulla di buono per gli altri.
    -  Mi  avete preparato quella piccola lista delle spettanze che ancora
    vi debbo? - disse Perker.
    - No, non ancora - rispose l'impiegato.
    - Vorrei che lo faceste - disse Perker. - Fatemela avere, e vi mander
    un assegno.  Ma immagino che siate  troppo  occupato  a  intascare  il
    denaro contante per ricordarvi dei debitori,  eh? ah, ah, ah! - Questa
    battuta dovette divertire straordinariamente  l'impiegato,  perch  si
    gust ancora una volta la sua risatina silenziosa fra s e s.
    -  Per,  Mister Mallard,  caro amico,  - disse Perker,  riacquistando
    improvvisamente la sua gravit,  e tirando in un angolo per  la  falda
    della  giacca  il  grand'uomo  al  servizio  del  grand'uomo  - dovete
    persuadere l'avvocato a ricevere me e questo mio cliente.
    -  Andiamo,  via,  -  disse  l'impiegato  -  questa    buona.  Vedere
    l'avvocato!  Ma andiamo, che assurdit! - Per, nonostante l'assurdit
    della proposta, l'impiegato si lasci tirare gentilmente lontano dalle
    orecchie  di  Mister  Pickwick;   e,   dopo  una  breve  conversazione
    sottovoce,  s'incammin  con  passi leggeri per un corridoio scuro,  e
    scomparve nel santuario del luminare della legge.  Ne torn poco  dopo
    in  punta  di  piedi per informare Mister Perker e Mister Pickwick che
    l'avvocato si era lasciato convincere,  contro ogni  regola  e  usanza
    stabilita, a riceverli subito.
    L'avvocato  Mister  Snubbin era un uomo dal colorito giallognolo e dal
    viso allampanato,  di  circa  quarantacinque  anni,  o  forse  -  come
    vogliono  i romanzi - di cinquanta.  Aveva quello sguardo inespressivo
    da pesce morto,  cos frequente negli occhi delle persone che si  sono
    applicate  per molti anni a un corso di studi noioso e affaticante,  e
    che sarebbe stato di per s sufficiente, anche senza l'occhialetto che
    pendeva da una larga striscia  di  seta  nera  intorno  al  collo,  ad
    avvertire il forestiero che era molto miope. I suoi capelli erano radi
    e deboli,  fenomeno da attribuirsi in parte al fatto che non aveva mai
    dedicato   molto   tempo   alla   pettinatura,    in   parte   all'uso
    venticinquennale della parrucca forense che pendeva da un attaccapanni
    dietro di lui.  Le tracce di cipria che la parrucca aveva lasciato sul
    collo della giacca, e la cravatta bianca mal lavata e peggio annodata,
    mostravano che dopo  aver  lasciato  il  tribunale  non  aveva  ancora
    trovato  il tempo di introdurre qualche variante al suo abbigliamento:
    e,  d'altra parte,  lo stile sciatto di tutto ci  che  aveva  indosso
    autorizzava a credere che,  se anche avesse trovato il tempo di farlo,
    il suo aspetto personale non se ne sarebbe avvantaggiato gran che.
    Testi di diritto, mucchi di carte e lettere aperte erano sparsi per la
    tavola,  senza nessuna pretesa a una disposizione ordinata;  i  mobili
    della stanza erano vecchi e sconnessi; gli sportelli della libreria si
    putrefacevano  sui  cardini;  sbuffi  di polvere si sollevavano a ogni
    passo dal  tappeto;  le  tendine  erano  gialle  per  gli  anni  e  la
    sporcizia:   lo   stato   di  ogni  cosa  nella  stanza  mostrava  con
    inequivocabile chiarezza che l'avvocato Mister  Snubbin  era  di  gran
    lunga  troppo  occupato nella propria attivit professionale per avere
    molto riguardo o cura alcuna delle proprie comodit.
    Quando i clienti entrarono l'avvocato stava scrivendo: egli si inchin
    distrattamente quando  Mister  Pickwick  gli  fu  presentato  dal  suo
    legale,  e poi,  facendo cenno di accomodarsi,  pos con cura la penna
    sul calamaio, si prese il ginocchio sinistro fra le mani e aspett che
    gli si parlasse.
    - Mister Pickwick  il  convenuto  nella  causa  Bardell  e  Pickwick,
    avvocato Snubbin - disse Perker.
    - Mi sono impegnato a difenderlo, vero? - disse l'avvocato.
    - S, signore - rispose Perker.
    L'avvocato annu; e aspett il resto.
    -  Mister Pickwick era ansioso di vedervi,  avvocato Snubbin,  - disse
    Perker - per avvertirvi,  prima che incominciaste ad  occuparvi  della
    causa,   che  nega  l'esistenza  di  qualsiasi  fondamento  o  ragione
    all'azione promossa contro di lui,  e che,  se non potesse entrare  in
    aula  con le mani nette e con l'onesta convinzione di avere il diritto
    di opporsi alle richieste della querelante,  non vi andrebbe  nemmeno.
    Credo  di  aver  espresso esattamente il vostro pensiero,  non  cos,
    Mister Pickwick? - disse l'ometto rivolgendosi a Mister Pickwick.
    - Esattamente - rispose quest'ultimo.
    L'avvocato Mister Snubbin apr l'occhialetto e lo port agli occhi; e,
    dopo aver guardato  Mister  Pickwick  per  qualche  secondo  con  gran
    curiosit, si rivolse a Mister Perker con un lieve sorriso.
    - E' una causa messa bene quella di Mister Pickwick?
    Il legale si strinse nelle spalle.
    - Avete intenzione di citare dei testimoni?
    - No.
    Il  sorriso  si fece pi marcato sul volto del grande oratore: egli si
    cull la gamba con accresciuta violenza,  e lasciandosi  andare  sullo
    schienale della poltrona tossicchi dubbiosamente.
    Questi segni delle previsioni dell'avvocato sull'argomento, per quanto
    deboli fossero,  non sfuggirono a Mister Pickwick. Assest sul naso le
    lenti,  attraverso le quali aveva osservato con attenzione quanto  dei
    suoi  sentimenti  interiori  il  grande  oratore  si  era  permesso di
    esprimere, e disse con grande energia e assoluto disprezzo di tutte le
    strizzatine d'occhi e le occhiate ammonitrici di Mister Perker:
    - Il desiderio di venire da voi per una simile  ragione  sembrer  una
    stranezza,  signore,  lo so bene,  a una persona che vede tanti affari
    del genere quanti dovete necessariamente vederne voi.
    L'avvocato cerc di star serio  guardando  il  fuoco,  ma  il  sorriso
    rifece capolino.
    -  Nella  vostra  professione  - continu Mister Pickwick - si vede il
    lato peggiore della natura umana.  Tutta la sua  litigiosit,  la  sua
    malvagit,  il  suo  egoismo  vi  saltano agli occhi ogni momento.  La
    vostra esperienza delle giurie vi ha insegnato (sia detto senza offesa
    per voi o per loro) che molto dipende dall'effetto che si  produce;  e
    siete  propensi  ad  attribuire agli altri il desiderio di usare,  per
    inganno o per tornaconto personale,  quegli stessi mezzi di  cui,  con
    propositi assolutamente onesti e onorevoli e col lodevole desiderio di
    fare  quanto pi potete per il vostro cliente,  conoscete cos bene la
    natura e il valore,  poich li usate continuamente voi  stessi.  Credo
    che  sia  proprio  questa  l'origine  del  luogo comune universalmente
    accettato  che  definisce  gli  avvocati  come   persone   sospettose,
    diffidenti,   e  piene  di  eccessive  precauzioni.  Ma,  pur  essendo
    consapevole,  come vedete,  degli inconvenienti che comporta il  farvi
    una simile dichiarazione, io sono venuto qui, signore, perch desidero
    farvi  capire  chiaramente,  come il mio amico Mister Perker ha detto,
    che sono innocente della falsa accusa sollevata contro di me; e bench
    mi renda  conto  molto  bene  dell'inestimabile  valore  della  vostra
    assistenza,  lasciatemi aggiungere,  signore, che, se voi non credeste
    sinceramente a quanto vi ho detto,  preferirei rinunciare  a  servirmi
    della vostra abilit piuttosto che goderne il vantaggio.
    Molto  prima  che  Mister Pickwick chiudesse il suo discorso,  che per
    lui, dobbiamo dirlo, era molto prolisso,  l'avvocato era caduto in uno
    stato di profonda astrazione.  Tuttavia dopo alcuni minuti,  durante i
    quali aveva ripreso la penna in mano, sembr accorgersi di nuovo della
    presenza dei suoi clienti,  e sollevando il  capo  dalle  carte  disse
    piuttosto seccamente:
    - Chi  con me in questa causa?
    - Mister Phunky, avvocato - rispose Perker.
    - Phunky,  Phunky...  - disse l'avvocato.  - E' un nome che non ho mai
    sentito. Dev'essere molto giovane.
    - S,   molto giovane - rispose Perker.  - Ha avuto  questo  incarico
    solo  qualche  giorno  fa.  Fatemi pensare...   avvocato da otto anni
    appena.
    - Ah,  lo immaginavo - disse l'avvocato con quel tono  compassionevole
    che  si  usa  generalmente parlando di un bamboletto inerme.  - Mister
    Mallard, mandate qualcuno da Mister... Mister...
    - Phunky...  Holborn Court,  Gray's Inn - intervenne Perker.  (Holborn
    Court, sia detto per inciso,  l'odierna South Square).
    -  Mister Phunky - disse l'avvocato.  - E ditegli se pu venire qui un
    momento, per favore.
    Mister Mallard and a fare la sua commissione, e l'avvocato Snubbin si
    astrasse di nuovo finch Mister Phunky non fu introdotto nella stanza.
    Questo bambino lattante della professione  legale  era  per  un  uomo
    fatto.  Mostrava  un  gran nervosismo nei modi e una penosa esitazione
    nel parlare; ma,  questo,  piuttosto che un vizio di natura,  sembrava
    effetto   di  timidezza,   derivante  dalla  coscienza  di  essere  in
    condizioni di inferiorit,  per mancanza  di  mezzi,  di  clienti,  di
    parentela  o di impudenza,  a seconda dei casi.  Era sopraffatto dalla
    grandezza dell'avvocato, e pieno di cortesia per Mister Perker.
    - Non ho mai avuto il piacere di incontrarvi prima,  Mister  Phunky  -
    disse l'avvocato Snubbin con superba condiscendenza.
    Mister  Phunky  si  inchin.  Lui,  invece,  aveva avuto il piacere di
    vedere l'avvocato Snubbin,  e anche di invidiarlo con tutta  l'invidia
    di un poveraccio, per otto anni e tre mesi.
    -  Mi  dicono  che  siete  con  me  in  questa  causa,  vero?  - disse
    l'avvocato.
    Se Mister Phunky  fosse  stato  ricco,  avrebbe  immediatamente  fatto
    chiamare il suo impiegato per farselo ricordare; se fosse stato saggio
    avrebbe  portato  l'indice  alla  fronte,  e  si  sarebbe  sforzato di
    ricordare se,  nella moltitudine dei suoi  impegni,  avesse  accettato
    anche  questo:  ma  non  essendo  n  ricco n saggio (in questo senso
    almeno) arross e si inchin.
    - Avete esaminato la pratica, Mister Phunky? - chiese l'avvocato.
    Anche qui Mister Phunky avrebbe dovuto dichiarare di aver  dimenticato
    tutto  ci  che riguardava la causa;  ma,  poich aveva letto tutte le
    carte che gli erano pervenute durante  il  corso  dell'azione,  e  non
    aveva pensato ad altro,  giorno e notte,  da due mesi,  cio da quando
    aveva ricevuto l'incarico di fungere da aiuto  dell'avvocato  Snubbin,
    divent ancora pi rosso e si inchin di nuovo.
    -  Questo   Mister Pickwick - disse l'avvocato,  puntando la penna in
    direzione di quest'ultimo.
    Mister Phunky s'inchin a Mister Pickwick  con  la  reverenza  che  il
    primo  cliente  riesce  sempre a suscitare;  e chin di nuovo la testa
    verso il suo superiore.
    - Potreste accompagnare fuori Mister Pickwick,  - disse  l'avvocato  -
    e...  e...  e...  ascoltare  tutto  ci  che a Mister Pickwick piacer
    dirvi. Poi dovremo avere un abboccamento, si intende.
    Lasciando cos capire che avevano abusato abbastanza  del  suo  tempo,
    l'avvocato Mister Snubbin,  divenuto a poco a poco sempre pi astratto
    e distante, si port le lenti agli occhi per un attimo,  fece un lieve
    inchino circolare, e torn a immergersi profondamente nel caso che gli
    stava  davanti;  il  quale  nasceva  da un'interminabile azione legale
    originata dal fatto che un tizio,  morto all'incirca un secolo  prima,
    aveva  chiuso  un  passaggio  che,  da un posto da cui nessuno era mai
    venuto, conduceva a un altro posto in cui nessuno era mai andato.
    Mister Phunky si rifiut di  passare  da  qualsiasi  porta  se  Mister
    Pickwick  e il suo legale non erano passati prima di lui,  e quindi ci
    volle un po' di tempo per uscire nella piazza;  e,  quando  infine  ci
    arrivarono,  passeggiarono  su  e  gi e tennero una lunga conferenza,
    pervenendo alle seguenti conclusioni: che  era  molto  difficile  dire
    quale  sarebbe  stato  il  verdetto;  che  nessuno  pu  prevedere con
    certezza l'esito di un processo;  che era stata una bella fortuna aver
    impedito  alla parte avversaria di accaparrarsi l'avvocato Snubbin;  e
    altri argomenti di  dubbio  e  di  consolazione,  assai  comuni  nelle
    situazioni del genere.
    Poi  Mister  Weller fu svegliato dal suo padrone da un dolce sonno che
    durava gi da un'ora; e, salutato Lowten. fecero ritorno alla City.



















    CAPITOLO 32.
    Descrive,  in modo assai pi esauriente di quanto non abbia mai  fatto
    il  cronista di corte,  un trattenimento di scapoli dato da Mister Bob
    Sawyer nel suo alloggio al Borough.

    C' una quiete  per  tutta  Lant  Street,  nel  Borough,  che  insinua
    nell'anima una malinconica dolcezza. C' sempre un buon numero di case
    da  affittare,  nella  strada:    una  via  secondaria,  silenziosa e
    rassicurante.  Una casa  in  Lant  Street  non  si  potrebbe  chiamare
    propriamente una residenza di prim'ordine, nella stretta accezione del
    termine;  ma    nondimeno  un luogo dei pi desiderabili.  Se un uomo
    volesse astrarsi dal mondo,  allontanarsi dal raggio  delle  possibili
    tentazioni,  mettersi  nelle  condizioni di non avere alcun motivo per
    affacciarsi alla finestra,  dovrebbe assolutamente trasferirsi in Lant
    Street.
    In   questo   felice  ritiro  vive  una  colonia  composta  di  alcune
    stiratrici,  qualche sparso operaio di legatoria,  due o  tre  guardie
    carcerarie  del tribunale per debitori,  un discreto numero di piccoli
    affittacamere impiegati dei Docks, una buona manciata di sartine, e un
    pizzico di lavoranti sarti. La maggioranza degli abitanti, o indirizza
    le proprie energie ad affittare camere ammobiliate,  o  si  dedica  al
    salubre   e  corroborante  esercizio  di  cilindrare  biancheria.   Le
    caratteristiche principali della vita tranquilla della strada sono  le
    persiane  verdi,  i cartelli delle camere sfitte,  le targhe di ottone
    alle porte,  e i tiranti dei campanelli: i principali esemplari  della
    vita   animale   sono  lo  sguattero  dell'osteria,   il  garzone  del
    pasticcere,  e il  venditore  di  patate  arrosto.  La  popolazione  
    migratoria: generalmente scompare quando sta per scadere l'affitto,  e
    per solito di notte. Le rendite di Sua Maest si riscuotono di rado in
    questa felice  vallata;  le  pigioni  sono  problematiche;  e  i  tubi
    dell'acqua vengono tagliati molto spesso.
    Nelle  prime  ore  della  sera per cui aveva invitato Mister Pickwick,
    Mister Bob Sawyer ornava di s un lato del caminetto, nella sua camera
    sulla strada al primo piano, mentre Mister Ben Allen ornava l'altro. I
    preparativi  per  accogliere  gli  ospiti  sembravano  completi.   Gli
    ombrelli nel corridoio erano stati ammucchiati nel cantuccio dietro la
    porta che dava in salotto; la cuffietta e lo scialle della serva della
    padrona  di  casa  erano stati tolti dalla ringhiera delle scale;  non
    c'erano pi di due paia di zoccoli sullo stuoino della porta di  casa,
    e  una  candela  da  cucina  con  uno  stoppino  lunghissimo  bruciava
    allegramente sul marmo della finestra delle scale.  Mister Bob  Sawyer
    aveva  ordinato personalmente i liquori in una cantina di High Street,
    ed era tornato a  casa  col  garzone  che  li  portava  per  eliminare
    qualsiasi  possibilit  di  errore  nella  consegna.  Il ponce era gi
    pronto in una fruttiera rossa, nella camera da letto;  dal salotto era
    stato prelevato un tavolino coperto da un tappeto verde, per giocare a
    carte;  e i bicchieri della casa, insieme a quelli che l'osteria aveva
    imprestato per l'occasione,  erano tutti schierati  sopra  un  vassoio
    posato sul pianerottolo fuori dalla porta.
    Ma, nonostante l'alto grado di perfezione di tutti questi preparativi,
    una  nuvola  oscurava  il  volto  di Mister Bob Sawyer,  mentre sedeva
    vicino al fuoco.  E i  tratti  di  Mister  Ben  Allen  esprimevano  la
    solidariet nella disgrazia, mentre fissava lo sguardo sui carboni del
    caminetto;  e  c'era tristezza nella sua voce,  quando disse,  dopo un
    lungo silenzio:
    - Ma guarda che sfortuna!  Proprio in questa occasione doveva  venirle
    in mente di piantare la grana. Poteva aspettare almeno fino a domani.
    -  E'  tutta  malignit,  tutta  malignit - rispose Mister Bob Sawyer
    furiosamente.   -  Dice  che  se  posso  sostenere  la  spesa  di   un
    trattenimento,   dovrei   poterle   pagare   anche  il  suo  maledetto
    conticino.
    - Da quanto tempo vai avanti a credito? - chiese Mister Ben Allen.
    Il credito,  sia detto per inciso,   la  pi  straordinaria  macchina
    locomotrice che il genio dell'uomo abbia mai creato.  Continuerebbe ad
    andare avanti per tutta una lunga vita,  senza mai fermarsi una  volta
    per conto suo.
    - Solo da un trimestre pi un mese circa - rispose Mister Bob Sawyer.
    Ben  Allen  toss  sconfortato e diresse uno sguardo attraverso le due
    sbarre pi alte della griglia del caminetto.
    - Sarebbe una diabolica seccatura,  se le venisse in mente di mettersi
    a  blaterare  quando ci saranno quei ragazzi,  no?  - disse Mister Ben
    Allen alla fine.
    - Orribile, - rispose Bob Sawyer - orribile.
    Si ud  battere  leggermente  alla  porta.  Mister  Bob  Sawyer  diede
    un'occhiata  espressiva al suo amico,  e grid di entrare;  al che una
    ragazza sporca e ciabattona con le calze di cotone nero,  che  avrebbe
    potuto  passare  per la figlia abbandonata di uno spazzino a riposo in
    gravi ristrettezze finanziarie, cacci dentro la testa e disse:
    - Prego, Mister Sawyer, la signora Raddle ha bisogno di parlarvi.
    Prima che Mister Bob Sawyer potesse rispondere verbo la ragazza  spar
    improvvisamente,   come  se  qualcuno  l'avesse  tirata  violentemente
    indietro;  e subito dopo quest'uscita misteriosa si ud un altro colpo
    alla  porta,  un colpetto secco ed energico che sembrava volesse dire:
    Sono qui io, e sto per entrare.
    Mister Bob Sawyer diede all'amico uno sguardo pieno di  apprensione  e
    di sgomento, e disse ancora: - Avanti!
    L'invito  non  era  affatto necessario,  perch,  prima che Mister Bob
    Sawyer avesse pronunciato queste tre sillabe,  una donnetta  bellicosa
    irruppe nella stanza, tutta tremante di collera e pallida di rabbia.
    - Dunque, Mister Sawyer, - disse la donnetta bellicosa, sforzandosi di
    sembrare  calmissima,  -  se voleste avere la cortesia di saldare quel
    mio conticino, ve ne sarei grata, perch dovrei pagare la pigione oggi
    pomeriggio,  e il mio padrone di casa  qui sotto  che  aspetta.  -  A
    questo punto la donnetta si freg le mani, e fiss lo sguardo sopra la
    testa  di Mister Bob Sawyer,  in un punto del muro che stava dietro di
    lui.
    - Sono molto spiacente che vi troviate in  imbarazzo  per  causa  mia,
    signora Raddle, - disse Bob Sawyer con la massima deferenza - ma...
    - Oh, nessun imbarazzo, - rispose la donnetta con un risolino stridulo
    -  non  ne  avevo particolarmente bisogno fino a oggi;  o per lo meno,
    poich doveva andare pari pari al mio padrone di casa,  che lo teneste
    voi o io era lo stesso. Avevate promesso per stasera, Mister Sawyer, e
    tutti  i  signori che hanno abitato qui hanno sempre mantenuto la loro
    parola,  come del resto deve  fare  chiunque  pretenda  di  essere  un
    signore.  - La signora Raddle scosse la testa,  si morse le labbra, si
    freg le mani pi forte,  e guard il muro  pi  che  mai.  Si  vedeva
    chiaramente,  come  Mister  Bob  Sawyer  ebbe  a notare in seguito con
    un'allegoria  di  gusto  esotico,   che  si  stava   mettendo   sotto
    pressione.
    -  Sono spiacentissimo,  signora Raddle,  - disse Bob Sawyer con tutta
    l'umilt possibile - ma il fatto  che oggi sono tornato a mani  vuote
    dalla City.
    Straordinario  luogo  la  City!  Un  incredibile  numero di persone ne
    ritorna a mani vuote ogni giorno.
    - Ebbene,  Mister Sawyer,  -  disse  la  signora  Raddle,  piantandosi
    fermamente  sopra un cavolfiore rosso del tappeto di Kidderminster - e
    io che c'entro, signore?
    - Io...  io...  sono  sicuro,  signora  Raddle,  -  disse  Bob  Sawyer
    ignorando  quest'ultima  domanda  -  che  entro  la  prima  met della
    prossima settimana potremo metterci in pari,  e andare avanti  con  un
    sistema migliore in seguito.
    La signora Raddle non aveva bisogno d'altro.  Si era precipitata nella
    stanza dell'infelice Bob Sawyer in uno  stato  d'animo  cos  propenso
    all'ira  che  molto  probabilmente  un pagamento sarebbe stato pi che
    altro una delusione per lei.  Era nella disposizione migliore  per  un
    piccolo  sfogo  del  genere,  poich aveva appena avuto uno scambio di
    complimenti preparatori con Mister Raddle, in cucina.
    - Credete forse, Mister Sawyer, - disse la signora Raddle,  alzando la
    voce per erudizione dei vicini - credete forse che abbia intenzione di
    tenermi  in  casa  per  sempre  un  individuo  che  non  pensa neanche
    lontanamente a pagarmi l'affitto,  o anche soltanto a  rimborsarmi  il
    costo del burro fresco e delle zollette di zucchero che debbo comprare
    per  la  sua  colazione,  compreso  il latte che trovo alla porta ogni
    mattina?  Credete forse che una donna industriosa  e  lavoratrice  che
    vive in questa strada da vent'anni (dieci nella casa di fronte, e nove
    anni  e  nove  mesi  in  questa  casa)  non  abbia  altro  da fare che
    ammazzarsi di fatica per una manica di fannulloni, sempre a fumare,  a
    bere  e a perder tempo,  quando dovrebbero essere felici di trovare un
    lavoro che li aiutasse a pagare i conti? Credete...
    - Ma no, ma no! - intervenne dolcemente Mister Benjamin Allen.
    - Abbiate la bont di tenere per voi le vostre osservazioni,  signore,
    prego  -  disse  la  signora  Raddle  arrestando  di botto il torrente
    impetuoso delle sue parole,  e rivolgendosi al terzo  intervenuto  con
    impressionante lentezza e solennit.  - Non mi risulta,  signore,  che
    abbiate alcun diritto di venirmi a raccontare la vostra opinione.  Non
    mi sembra di aver affittato a voi queste stanze.
    - No, questo no, certamente - disse Mister Benjamin Allen.
    - Benissimo,  signore, - rispose la signora Raddle con altera cortesia
    - vogliate dunque limitarvi a rompere le  braccia  e  le  gambe  della
    povera gente in ospedale,  e state al vostro posto, signore, o ci sar
    forse qualcuno qui che vi insegner a starci, signore.
    - Ma non siate cos irragionevole! - protest Mister Benjamin Allen.
    - Scusate, giovanotto,  - disse la signora Raddle sudando freddo dalla
    rabbia  -  ma  vorreste  avere  la  bont di ripetere quello che avete
    detto?
    - Non intendevo dare alcun significato offensivo alla parola,  signora
    - rispose Mister Benjamin Allen, incominciando a sentirsi a disagio.
    - Scusate, giovanotto, - chiese la signora Raddle con voce pi forte e
    pi imperiosa - ma chi avete chiamato irragionevole? Volevate chiamare
    me in questo modo, signore?
    - Ma, santo cielo! - disse Mister Benjamin Allen.
    -  Avete  rivolto a me quella parola,  vi domando?  - lo interruppe la
    signora Raddle con aggressiva violenza,  spalancando la porta  con  un
    colpo.
    - Ma s, naturalmente - rispose Mister Benjamin Allen.
    - S,  naturalmente, - disse la signora Raddle, indietreggiando a poco
    a poco verso la porta,  e alzando la voce al massimo per  edificazione
    particolare  di  Mister Raddle in cucina - s,  naturalmente!  E tutti
    sanno che mi si pu tranquillamente insultare in casa mia,  mentre mio
    marito  se  ne sta di sotto a dormire,  e non s'interessa di me pi di
    quanto farebbe per un cane  randagio.  Dovrebbe  vergognarsi  (qui  la
    signora  Raddle  singhiozz) di permettere che sua moglie sia trattata
    cos da una manica di giovinastri che tagliano  e  affettano  i  corpi
    delle persone vive,  screditando gli alloggi (un altro singhiozzo),  e
    di lasciarla esposta a ogni  sorta  di  insulti;  un  uomo  pauroso  e
    meschino, d'animo basso e debole, che ha paura di salire le scale e di
    affrontare i malfattori...  che ha paura...  che ha paura di venire! -
    La  signora  Raddle  si  interruppe  per  ascoltare  se  la   ripetuta
    provocazione  avesse riscosso la sua migliore met;  poi,  vedendo che
    non era servita a niente,  si avvi gi per la scala con  innumerevoli
    singhiozzi.  Fu a questo punto che si ud bussare forte due volte alla
    porta di strada: allora ella scoppi in un attacco isterico di pianto,
    unito a lugubri lamentazioni,  che durarono finch i colpi non  furono
    ripetuti sei volte.  Quindi, in un impeto incontrollabile di angoscia,
    gett per terra tutti gli ombrelli e scomparve nel salotto,  sbattendo
    la porta alle sue spalle con un orrendo rumore.
    - Abita qui Mister Sawyer?  - disse Mister Pickwick quando la porta fu
    aperta.
    - S,  - disse la ragazza - al primo piano.  La sua porta  quella  di
    faccia,  quando  avete  salito  le  scale.  -  Dopo  aver  dato queste
    indicazioni,  la serva,  che era stata allevata fra gli  aborigeni  di
    Southwark,  scomparve  con  la  candela  in  mano gi per le scale che
    portavano in cucina, pienamente soddisfatta di aver compiuto tutto ci
    che si poteva richiedere da lei in quella circostanza.
    Mister Snodgrass,  che entr per ultimo,  chiuse la porta  di  strada,
    dopo  diversi  inutili  tentativi,  mettendo  la  catena;  e gli amici
    salirono incespicando al piano  superiore,  dove  furono  ricevuti  da
    Mister  Bob  Sawyer,  che non aveva osato scendere per paura di essere
    intercettato dalla signora Raddle.
    - Come state?  - disse lo sconfitto studente.  - Lieto  di  vedervi...
    attenzione  ai  bicchieri.  - Questo avvertimento era rivolto a Mister
    Pickwick che aveva posato il cappello sul vassoio.
    - Mamma mia, - disse Mister Pickwick - scusate.
    - Prego, prego! - disse Bob Sawyer. - Lo spazio  un po' scarso,  qui,
    ma a queste cose bisogna adattarsi quando si va a trovare uno scapolo.
    Entrate.  Avete gi conosciuto questo signore, vero? - Mister Pickwick
    strinse la mano a Mister Benjamin Allen,  e i suoi amici seguirono  il
    suo esempio. Si erano appena seduti quando si udirono altri due colpi.
    -  Speriamo  che  sia  Jack Hopkins!  - disse Mister Bob Sawyer.  - Un
    momento. S,  lui. Vieni su, Jack, vieni su.
    Si ud  un  passo  pesante  sulle  scale,  e  Jack  Hopkins  comparve.
    Indossava un panciotto di velluto nero con bottoni di panno grigio;  e
    una camicia blu a righe con un colletto bianco di celluloide.
    - Come mai in ritardo, Jack? - disse Mister Benjamin Allen.
    - Trattenuto all'ospedale di San Bartolomeo - rispose Hopkins.
    - Qualche novit?
    - No,  niente di speciale.  Un caso abbastanza bello trasportato  alla
    guardia medica.
    - Di che si trattava ? - chiese Mister Pickwick.
    -  Solo  un  uomo  caduto dal quarto piano.  Ma  proprio un bel caso,
    veramente bellissimo.
    - Volete dire che il paziente  sulla  buona  strada  per  guarire?  -
    chiese Mister Pickwick.
    - No,  - rispose Hopkins con noncuranza - no,  direi piuttosto che non
    guarir.   Comunque  avremo  una  splendida  operazione  domani,   uno
    spettacolo magnifico, se la far Slasher.
    -  Credete  che  Mister  Slasher sia un buon chirurgo?  - disse Mister
    Pickwick.
    - Il maggior chirurgo vivente - rispose Hopkins. - La settimana scorsa
    amput la gamba di un ragazzo all'anca.  Il ragazzo si  mangi  cinque
    mele  e  un  pan pepato,  ed esattamente due minuti dopo che tutto era
    finito il ragazzo disse che era stufo di starsene l sdraiato a  farsi
    prendere in giro,  e che,  se non incominciavano, l'avrebbe detto alla
    mamma.
    - Santo cielo! - disse Mister Pickwick stupefatto.
    - Bah!  Questo non  niente,  proprio niente,  - disse Jack Hopkins  -
    vero, Bob?
    - Proprio niente - rispose Bob Sawyer.
    - A proposito,  Bob, - disse Hopkins con un'occhiata impercettibile al
    viso attento di Mister Pickwick - abbiamo avuto un caso  curioso  ieri
    sera.  E'  stato  ricoverato  un  bambino  che  aveva  inghiottito una
    collana.
    - Inghiottito che? - interruppe Mister Pickwick.
    - Una collana - rispose Jack  Hopkins.  -  Non  tutta  in  una  volta,
    sapete,  sarebbe esagerato.  Non la mandereste gi voi,  se vi dicessi
    che l'ha mandata gi il bambino...  eh,  Mister Pickwick?  Ah!  ah!  -
    Mister  Hopkins  sembr  molto  divertito  dal suo gioco di parole;  e
    continu: - No,  la faccenda and cos.  I genitori del bambino  erano
    povera  gente  che  abitava  in  un  cortile.  La sorella maggiore del
    bambino compr una collana;  una collana  di  poco  prezzo,  fatta  di
    grossi grani di legno nero.  Il bambino,  che aveva una passione per i
    ninnoli,  trov un cantuccio per la collana,  la  nascose,  ci  gioc,
    tagli il filo,  e inghiott un grano. Trov la cosa molto divertente,
    torn sul posto il giorno dopo, e inghiott un altro grano.
    - Benedetto Iddio,  - disse Mister Pickwick - che  spavento!  Scusate,
    signore. Proseguite.
    - Il giorno seguente il bambino inghiott due grani;  il quarto giorno
    se ne concesse tre,  e cos via,  finch nel giro di una settimana era
    arrivato  alla fine: venticinque grani in tutto.  La sorella,  che era
    una ragazza industriosa,  e  raramente  si  concedeva  qualche  lusso,
    pianse  fino  a consumarsi gli occhi per la perdita della collana;  la
    cerc a destra e a sinistra,  ma,    inutile  dirlo,  non  la  trov.
    Qualche  giorno  dopo  la  famiglia era a pranzo...  spalla di montone
    arrosto con  contorno  di  patate...  e  il  bambino,  che  non  aveva
    appetito,  stava giocando per la stanza, quando improvvisamente si ud
    un rumore del diavolo,  come una grandinata in  miniatura.  Non  fare
    queste cose,  bambino disse il padre.  Non ho fatto niente disse il
    bambino. Be', non farlo pi disse il padre. Ci fu un breve silenzio,
    poi il rumore riprese,  peggio di prima.  Se  non  fai  attenzione  a
    quello  che  dico,  ragazzo  mio,  disse il padre ti faccio filare a
    letto in quattro e quattr'otto.  Diede uno scapaccione al bambino per
    farlo obbedire,  e ne venne fuori uno strepito inaudito. Maledizione,
    ma  dentro il bambino! disse il padre. La tosse canina ha sbagliato
    di posto!. No, non  la tosse, pap, disse il bambino incominciando
    a piangere  la collana; l'ho inghiottita,  pap.  Il padre prese in
    braccio  il bambino e corse con lui all'ospedale: per tutta la strada,
    sobbalzando  nello  stomaco  del  ragazzo,  i  grani  fecero  un  gran
    fracasso,  mentre  la  gente  guardava per aria o verso le cantine per
    vedere da dove veniva quello strano rumore.  Adesso  all'ospedale,  -
    disse  Jack  Hopkins  -  e  fa  un  chiasso  talmente infernale quando
    cammina,  che sono  obbligati  ad  avvilupparlo  nella  giacca  di  un
    guardiano per paura che svegli i pazienti!
    -  E'  il  caso  pi  straordinario che abbia mai udito - disse Mister
    Pickwick con un enfatico colpo sulla tavola.
    - Oh, questo  niente, - disse Jack Hopkins - vero, Bob?
    - Ah, certo - rispose Mister Bob Sawyer.
    - Accadono cose molto strane nella nostra professione, signore,  posso
    assicurarvi - disse Hopkins.
    - Non faccio fatica a crederlo - rispose Mister Pickwick.
    Un altro colpo alla porta annunci un giovanotto con la testa grossa e
    la  parrucca  nera,  che  portava  con s un giovane scorbutico con un
    lungo solino.  Poi venne un signore con la camicia ricamata di  ancore
    rosa,  subito  seguto da un giovane pallido con una catena dorata sul
    panciotto. L'arrivo di un individuo pieno di sussiego,  con la camicia
    fresca di bucato e le scarpe di panno,  rese completa la riunione.  Il
    tavolino col tappeto verde fu tirato fuori; la prima aliquota di ponce
    fu portata dentro in una brocca bianca; e le successive tre ore furono
    dedicate al "vingt-et-un" a sei "pence" la  dozzina,  interrotte  solo
    una  volta da una lieve disputa fra il giovane scorbutico e il signore
    con le ancore rosa,  nel  corso  della  quale  il  giovane  scorbutico
    espresse  l'ardente  desiderio  di  tirare  il naso al signore con gli
    emblemi della speranza,  e questi in risposta dichiar fermamente  che
    non  avrebbe  tollerato  impertinenze  gratuite,   n  dall'irascibile
    giovanotto dalla faccia scorbutica n da qualsiasi altra  persona  che
    si fregiasse di una testa sul collo.
    Quando l'ultimo "ventuno" fu dichiarato,  e fatto il conto dei gettoni
    e delle monete da sei "pence" vinte  e  perse,  con  soddisfazione  di
    tutti i giocatori, Mister Bob Sawyer son per la cena, e gli ospiti si
    strinsero negli angoli mentre si apparecchiava.
    L'operazione non riusc cos facile come qualcuno potrebbe immaginare.
    Prima di tutto bisognava svegliare la ragazza, che si era addormentata
    con  la faccia sul tavolo di cucina;  questo richiese un po' di tempo,
    e,  quando poi ebbe risposto al campanello,  un altro quarto d'ora  si
    perse nel cercare inutilmente di suscitarle un lontano e fioco barlume
    di ragione.  L'uomo a cui erano state ordinate le ostriche,  non aveva
    avuto istruzioni di aprirle:  difficilissimo aprire un'ostrica con un
    coltello troppo flessibile o con una forchetta a due punte, e ben poco
    si riusc a concludere. Ben poco arrosto, d'altra parte, era cotto;  e
    lo  stesso  potrebbe  dirsi del porco salato (che pure era stato preso
    alla salumeria dell'angolo).  Per,  c'era una grossa latta  piena  di
    birra;  e  al  formaggio si fece molto onore,  perch era molto forte.
    Cos, in complesso, direi che la cena non and peggio di quanto vadano
    generalmente queste cose.
    Dopo cena un'altra brocca di ponce fu portata sul tavolo insieme a  un
    mazzo  di  sigari  e  a un paio di bottiglie di liquore.  Poi ci fu un
    momento di  paurosa  sospensione;  e  questa  paurosa  sospensione  fu
    provocata  da  una  circostanza  comunissima in simili casi,  ma molto
    imbarazzante lo stesso.
    Il fatto  che la ragazza stava lavando i bicchieri.  La  pensione  ne
    vantava  quattro;  e  non lo diciamo affatto per screditare la signora
    Raddle,  perch non c' mai stata finora una pensione che non fosse  a
    corto  di  bicchieri.  Quelli della padrona di casa erano bicchieri di
    vetro  soffiato,  piccoli  e  sottili,  e  quelli  presi  in  prestito
    all'osteria erano grandi,  panciuti, idropici, sostenuti da una grossa
    gamba gottosa.  Gi questo sarebbe stato sufficiente a illuminare  gli
    ospiti  sullo  stato  reale  delle  cose;  ma  la  ragazza  tutto fare
    distrusse fin l'ultima possibilit che  nella  mente  di  qualcuno  si
    formasse  qualsiasi errata interpretazione in proposito,  strappando a
    forza il bicchiere a ogni commensale molto prima che avesse finito  la
    sua  birra,  e  dichiarando ad alta voce,  nonostante le occhiate e le
    interruzioni di Mister Bob Sawyer,  che doveva  portarlo  da  basso  e
    sciacquarlo immediatamente.
    Quando le cose vanno storte,  vanno storte per tutti.  L'uomo pieno di
    sussiego con le scarpe di panno,  che aveva cercato senza successo  di
    dire  una  spiritosaggine  per  tutto il tempo in cui si era giocato a
    carte,  vide la buona occasione e ne approfitt.  Mentre  i  bicchieri
    sparivano  incominci  una  lunga  storia  intorno  a  un  grande uomo
    politico,  il cui nome aveva dimenticato,  che aveva dato una risposta
    particolarmente  felice a un altro eminente e illustre individuo,  che
    non era mai riuscito a sapere chi fosse.  Si diffuse ampiamente e  con
    grande minuziosit su diverse circostanze laterali, vagamente connesse
    con  l'aneddoto  in  questione,  ma  non  gli riusc a nessun costo di
    ricordare in quel preciso momento quale fosse  l'aneddoto,  bench  da
    dieci  anni  avesse  l'abitudine  di  raccontare  la  storia  con gran
    successo.
    - Accipicchia, - disse l'uomo pieno di sussiego con le scarpe di panno
    -  una cosa ben strana.
    - Mi dispiace che  l'abbiate  scordato  -  disse  Mister  Bob  Sawyer,
    guardando  ansiosamente  la  porta,  mentre  gli  sembrava di udire un
    tintinnio di bicchieri.- Mi dispiace molto.
    - Anche a me,  - rispose l'uomo pieno di sussiego - perch sono  certo
    che vi avrebbe divertito moltissimo. Non importa; vedrete che riuscir
    a ricordarlo nella prossima mezz'ora.
    Quando  l'uomo  pieno  di  sussiego  arriv a questo punto i bicchieri
    tornarono indietro, e Mister Bob Sawyer, che aveva atteso quel momento
    in uno stato di tensione concentrata,  disse che gli sarebbe  piaciuto
    immensamente  ascoltarne  la  fine,  perch  fino  a quel punto era la
    storia pi bella che avesse mai sentito, senza eccezioni di sorta.
    La vista dei bicchieri riport Bob Sawyer a un grado di  serenit  che
    non aveva pi raggiunto dal suo colloquio con la padrona di casa.  Gli
    si illumin il volto, e incominci a sentirsi allegro e socievole.
    - Adesso,  Betsy,  - disse Mister Bob Sawyer con gran soavit,  mentre
    distribuiva   i   bicchieri   che   la   ragazza   aveva   raggruppato
    disordinatamente in mezzo alla tavola adesso,  Betsy,  l'acqua  calda;
    svelta, da brava.
    - No, l'acqua calda non si pu avere - rispose Betsy.
    - Non c' acqua calda? - esclam Mister Bob Sawyer.
    -  No,  -  disse la ragazza,  scuotendo la testa con tanta energia che
    nemmeno il pi ricco linguaggio avrebbe potuto esprimere un pi  fermo
    rifiuto - la signora Raddle ha detto di non darvene neanche un goccio.
    La  sorpresa  dipinta sul volto degli invitati infuse all'ospite nuovo
    coraggio.
    - Portate su l'acqua calda immediatamente...  immediatamente!  - disse
    Mister Bob Sawyer con disperata severit.
    - No, non posso - rispose la ragazza. - La signora Raddle ha spento il
    fuoco in cucina prima di andare a letto, e ha chiuso nella credenza il
    bricco dell'acqua.
    - Oh, non fa niente, non fa niente. Vi prego, non preoccupatevi di una
    simile sciocchezza;  - disse Mister Pickwick,  notando il conflitto di
    passioni che si dipingeva sul volto di Bob  Sawyer  -  l'acqua  fredda
    andr benissimo.
    - Oh, magnificamente - disse Mister Benjamin Allen.
    -  La  mia  padrona  di  casa    soggetta  a qualche lieve attacco di
    squilibrio mentale - si giustific Bob Sawyer con un sorriso funereo -
    e temo che dovr darle la disdetta.
    - No, no - disse Ben Allen.
    - Temo che dovr farlo - disse Bob con eroica fermezza.  - Le  pagher
    quanto  le debbo,  e le dar la disdetta domattina.  - Povero ragazzo!
    come avrebbe desiderato di poterlo fare davvero!
    I  pietosi  tentativi  di  Mister  Bob  Sawyer  per  risollevarsi   da
    quest'ultimo  colpo  ebbero  un  effetto  demoralizzante  su  tutta la
    compagnia, la maggior parte della quale,  per risollevarsi lo spirito,
    si  attacc  generosamente al "brandy" con acqua fredda,  le cui prime
    sensibili conseguenze si mostrarono nel rinnovarsi delle ostilit  fra
    il giovanotto scorbutico e il signore con le ancore.
    I  belligeranti sfogarono i loro sentimenti di reciproco disprezzo per
    qualche  tempo,  con  variet  di  sbuffi  e  di  cipigli;  infine  il
    giovanotto  scorbutico  ritenne  necessario  venire  a  una pi franca
    spiegazione: e ne venne fuori la brillante spiegazione che segue.
    - Sawyer - disse ad alta voce il giovane scorbutico.
    - S, Noddy? - rispose Mister Bob Sawyer.
    - Sarei dolentissimo,  Sawyer,  -  disse  Mister  Noddy  -  di  creare
    qualsiasi  incidente  spiacevole alla tavola di un amico,  e tanto pi
    alla vostra, Sawyer, credetemi; ma debbo cogliere l'occasione per dire
    a Mister Gunter che non  un gentiluomo.
    - E io sarei dolentissimo,  Sawyer,  di creare confusione nella strada
    in cui abitate,  - disse Mister Gunter - ma temo che sar costretto ad
    allarmare i vicini gettando fuori dalla finestra  la  persona  che  ha
    appena finito di parlare.
    - Cosa intendete dire con questo, signore? - chiese Mister Noddy.
    - Quello che ho detto, signore - rispose Mister Gunter.
    - Mi piacerebbe vedere come farete - disse Mister Noddy.
    - Lo sentirete su voi stesso fra mezzo minuto - rispose Mister Gunter.
    -  Vi  invito  a darmi il vostro biglietto da visita,  signore - disse
    Mister Noddy.
    - Non far nulla del genere, signore - rispose Mister Gunter.
    - Perch no, signore? - chiese Mister Noddy.
    - Perch lo attacchereste sulla mensola del caminetto,  e ingannereste
    i vostri ospiti dando loro ad intendere che un gentiluomo sia venuto a
    trovarvi - rispose Mister Gunter.
    - Signore, un mio amico verr da voi domattina - disse Mister Noddy.
    -  Signore,  vi  sono  obbligatissimo per avermi avvertito,  e lascer
    speciali  istruzioni  ai  miei  domestici  perch  chiudano  a  chiave
    l'argenteria - rispose Mister Gunter.
    A  questo  punto  gli altri invitati intervennero,  e rimproverarono a
    tutte e due le parti la  scorrettezza  della  loro  condotta;  al  che
    Mister   Noddy  desider  far  notare  che  suo  padre  non  era  meno
    rispettabile del padre di Mister Gunter;  e Mister Gunter ribatt  che
    suo padre era un signore rispettabile come il padre di Mister Noddy, e
    che il figlio di suo padre non era inferiore a Mister Noddy, in nessun
    giorno della settimana.  Poich questa affermazione sembrava preludere
    a una ripresa della disputa,  ci fu un altro intervento da parte della
    compagnia;  e  ne segu gran quantit di parole e di grida,  nel corso
    delle quali Mister Noddy si lasci a poco a poco sopraffare  dai  suoi
    sentimenti,   e   profess   di   aver   sempre   avuto  personalmente
    un'affettuosa devozione per Mister  Gunter.  A  questo  Mister  Gunter
    rispose  che,  tutto  considerato,  egli preferiva Mister Noddy al suo
    stesso fratello;  e,  nell'udire una simile ammissione,  Mister  Noddy
    sorse  magnanimamente dalla sua sedia e offr la mano a Mister Gunter.
    Mister Gunter la strinse con affettuoso fervore;  e tutti dissero  che
    l'intera  disputa  era  stata condotta in modo altamente onorevole per
    entrambe le parti.
    - E ora,  - disse Jack Hopkins - tanto per  ritrovare  l'affiatamento,
    Bob,  potrei cantare una canzone.  - E Hopkins, incitato da tumultuosi
    applausi, attacc di slancio Il Re,  Dio lo benedica,  che cant con
    quanta  voce  aveva  in  corpo su un'aria nuova,  una via di mezzo fra
    Golfo di Biscaglia e Una rana lui vorrebbe.
    La canzone s'imperniava essenzialmente  sul  coro;  e,  poich  ognuno
    cantava   sull'aria  che  conosceva  meglio,   l'effetto  era  davvero
    impressionante.
    Fu appunto alla fine del  coro,  dopo  la  prima  strofa,  che  Mister
    Pickwick  alz  la  mano con l'atteggiamento di chi voglia mettersi in
    ascolto; e, non appena il silenzio fu ristabilito, disse:
    - Zitti,  per favore!  Mi sembra di aver sentito chiamare dal piano di
    sopra.
    Segu  subito  un  profondo  silenzio;  e  Mister  Bob Sawyer fu visto
    impallidire.
    - Mi pare di averlo sentito ancora - disse Mister Pickwick.  - Abbiate
    la cortesia di aprire la porta.
    Appena la porta fu aperta scomparve ogni dubbio in proposito.
    -   Mister  Sawyer!   Mister  Sawyer!   -  si  sentiva  strillare  dal
    pianerottolo del secondo piano.
    - E' la mia padrona di casa - disse Bob  Sawyer,  guardandosi  intorno
    avvilitissimo. - S, signora Raddle?
    -  E  questo  che cos',  Mister Sawyer?  - rispose una voce stridula,
    parlando a precipizio.  - Non vi sembra abbastanza  avermi  defraudato
    della  pigione,  oltre  al denaro che ci ho rimesso di tasca mia,  e i
    maltrattamenti e gli insulti che ho ricevuto  dai  vostri  amici,  che
    hanno il coraggio di chiamarsi uomini?  C' ancora bisogno di mettermi
    a soqquadro la casa e far tanto chiasso da portar qui i pompieri, alle
    due del mattino? Cacciate via quei disgraziati.
    - Dovreste vergognarvi di voi stessi - disse la voce di Mister Raddle,
    che aveva tutta l'aria di  venire  da  sotto  le  coperte  di  qualche
    lontano giaciglio.
    -  Vergognarsi?!  -  disse  la  signora  Raddle.  - Perch non scendi,
    piuttosto,  e non li scaraventi gi dalle scale tutti  quanti?  Questo
    faresti, se tu fossi un uomo.
    -  Lo  farei  se  fossi  una  dozzina  di  uomini,  mia cara - rispose
    pacificamente Mister Raddle.  - Loro hanno su di me la superiorit del
    numero.
    - Puah,  vigliacco! - rispose la signora Raddle con supremo disprezzo.
    - Allora, li cacciate fuori o no quei disgraziati, Mister Sawyer?
    - Se ne vanno, signora Raddle, se ne vanno!  - disse il miserando Bob.
    - Temo che fareste meglio ad andare, - disse Mister Bob Sawyer ai suoi
    amici - sembrava anche a me che faceste troppo chiasso.
    -  E'  un  gran  peccato,  -  disse l'uomo pieno di sussiego - proprio
    adesso che cominciavamo a stare cos bene!  L'uomo pieno  di  sussiego
    incominciava  proprio  allora  a  ricordare  vagamente  qualcosa della
    storia che aveva dimenticato.
    - E' dura da sopportare,  una cosa simile!  - disse  l'uomo  pieno  di
    sussiego guardandosi intorno. - E' dura da sopportare, no?
    - E' intollerabile - rispose Jack Hopkins.  - Cantiamo l'altra strofa,
    Bob. Avanti, coraggio!
    -  No,  no,  Jack,  no-  intervenne  Bob  Sawyer.  -  E'  una  canzone
    straordinaria,  ma temo che sia meglio non cantare l'altra strofa.  E'
    gente violenta, quella della casa.
    - Se volete,  salgo di sopra e volo addosso al padrone di casa,- disse
    Hopkins  -  o  preferite  che mi attacchi al campanello,  o che vada a
    ululare per scale? Basta un ordine, Bob.
    - Vi sono obbligatissimo per il sentimento di amicizia e la bont  che
    mi dimostrate, Hopkins, - disse l'infelice Bob Sawyer - ma ritengo che
    la soluzione migliore, per evitare altre discussioni, sia di separarci
    senz'altro.
    - Be', Mister Sawyer! - grid la voce stridula della signora Raddle. -
    Se ne vanno quegli animali?
    - Stanno solo cercando i loro cappelli,  signora Raddle, - disse Bob -
    se ne vanno immediatamente.
    - Se ne vanno!  -  disse  la  signora  Raddle,  affacciando  oltre  la
    ringhiera  la  cuffia  da  notte  proprio  nel  momento  in cui Mister
    Pickwick, seguto da Mister Tupman, usciva dal salotto. - Se ne vanno!
    Perch sono venuti, vorrei sapere!
    - Ma, cara signora - protest Mister Pickwick guardando in su.
    - Via di qui voi, vecchiaccio! - rispose la signora Raddle,  ritirando
    in  fretta la cuffia.  - Potreste essere suo nonno,  delinquente.  Voi
    siete il peggiore di tutti.
    Mister Pickwick ritenne inutile protestare la propria innocenza,  e si
    affrett  quindi  a  scendere  in strada,  dove fu subito raggiunto da
    Mister Tupman,  Mister Winkle,  e Mister Snodgrass.  Mister Ben Allen,
    paurosamente depresso dai liquori e dalle emozioni, li accompagn fino
    al ponte di Londra, e durante il cammino confid a Mister Winkle, come
    alla  persona  pi adatta per accogliere il segreto,  che era deciso a
    tagliare la gola a chiunque,  ad eccezione di  Bob  Sawyer,  aspirasse
    all'amore di sua sorella Arabella. Avendo espresso la sua decisione di
    compiere  questo  penoso  dovere  fraterno con la necessaria fermezza,
    scoppi in lacrime,  si cacci il cappello sugli occhi,  e,  dopo aver
    fatto la strada di ritorno come meglio poteva,  continu fino all'alba
    a picchiare colpi prodigiosi contro la porta dell'ufficio del  Borough
    Market,  e  a  schiacciare  di  tanto  in  tanto  qualche pisolino sui
    gradini,  fermamente convinto di abitare l,  e di aver dimenticato la
    chiave.
    Partiti  tutti  gli  ospiti,  in ottemperanza alla richiesta piuttosto
    vivace della signora Raddle,  l'infelice Bob Sawyer fu lasciato solo a
    meditare  sui  probabili  eventi  dell'indomani  e  sui  piaceri della
    serata.






    CAPITOLO 33.
    Mister Weller padre esprime alcuni  giudizi  critici  sull'arte  dello
    scrivere; e, assistito da suo figlio Samuel, paga una piccola rata sul
    credito del reverendo signore col naso rosso.

    La  mattina  del  tredici  febbraio,  che,  come  i  lettori di questa
    autentica storia sanno al pari di noi,  era  il  giorno  precedente  a
    quello  fissato  per  il  dibattito della causa promossa dalla signora
    Bardell,  Mister Samuel Weller ebbe molto da fare,  e fu continuamente
    occupato  ad  andare  avanti  e  indietro  dal  Giorgio  e Avvoltoio
    all'ufficio di Mister Perker,  dalle ore nove del mattino alle due del
    pomeriggio,  comprese.  Non  che  ci fosse realmente da fare qualcosa,
    perch il consulto era avvenuto,  e la linea di condotta  al  processo
    era  stata stabilita definitivamente;  ma Mister Pickwick,  essendo in
    uno stato di estrema agitazione, si ostinava a mandare tutti i momenti
    al suo legale dei biglietti che contenevano questa sola domanda: Caro
    Perker,   va  tutto  bene?  ai   quali   Mister   Perker   rispondeva
    invariabilmente:  Caro Pickwick,  il meglio possibile.  Il fatto era
    che,  come abbiamo gi accennato,  non c'era pi  niente  che  potesse
    andare bene o male,  finch la corte non si fosse riunita,  la mattina
    dopo.
    Ma chi deve presentarsi per la prima volta davanti alla  giustizia,  o
    di  propria  spontanea  volont,  o per forza,   comprensibile che si
    senta un po' emozionato e nervoso; e Sam, con debita indulgenza per le
    debolezze della natura umana,  ubbid  a  tutti  gli  ordini  del  suo
    padrone   senza   mai   perdere   il   suo  incrollabile  buonumore  e
    quell'imperturbabile  serenit  che  costituiva  una  delle  sue   pi
    notevoli e simpatiche caratteristiche.
    Si era poi rifocillato con un ottimo pranzetto,  e stava aspettando al
    banco il bicchiere di mistura calda in cui Mister  Pickwick  lo  aveva
    pregato  di  affogare  la  stanchezza  di  tutti  gli  andirivieni del
    mattino,  quando un ragazzetto alto circa tre piedi o gi di  l,  con
    berretto  di  pelo  e  calzoni di fustagno (la foggia dei suoi vestiti
    parlava di una lodevole ambizione a raggiungere col tempo il grado  di
    stalliere),  entr  nel  vestibolo  del Giorgio e Avvoltoio e guard
    prima su per le scale, poi nel vestibolo, e poi dentro il bar, come se
    cercasse qualcuno a cui fare una commissione;  al che la  ragazza  del
    bar,  per  prevenire  l'eventualit  che la suddetta commissione fosse
    rivolta ai cucchiai da tavola o a quelli da t,  si rivolse al ragazzo
    in questi termini:
    - Ehi, giovanotto, cosa vai cercando?
    -  C'  qualcuno qui che si chiama Sam?  - domand il giovane con voce
    molto acuta e sonora.
    - E l'altro  nome  qual  ?  -  disse  Sam  Weller,  con  uno  sguardo
    circolare.
    -  E io che ne so?  - ribatt subito il signorino sotto il berretto di
    pelo.
    - Sei un ragazzo in gamba,  tu - disse Mister Weller.  - Ma io non  lo
    metterei troppo in mostra tutto quest'acume, se fossi in te, per paura
    che qualcuno me lo spunti. Come ti permetti di entrare in un albergo e
    chiedere di Sam, con l'educazione di un indiano selvaggio?
    - Perch me l'ha detto un signore anziano - rispose il ragazzo.
    - Quale signore? - chiese Sam, con profondo disprezzo.
    -  Quello  che  guida  la diligenza di Ipswich,  e frequenta il nostro
    locale - rispose il ragazzo.  - Mi ha detto ieri mattina di venire  al
    Giorgio e Avvoltoio oggi pomeriggio, e chiedere di Sam.
    -  E'  mio  padre,  cara  -  disse Mister Weller alla ragazza del bar,
    spiegandole benevolmente la cosa.  - Scommetto che non sa nemmeno qual
     il mio cognome. E allora, broccoletto, cosa c'?
    -  Dunque,  - disse il ragazzo - dovreste venire da lui alle sei,  nel
    nostro locale,  perch ha bisogno  di  vedervi.  Cinghiale  Azzurro,
    Mercati di Leadenhall. Posso dire che verrete?
    -  E'  un'affermazione  che potrai fare con coraggio,  direi - rispose
    Sam.  Munito di questi poteri,  il signorino se  ne  and,  svegliando
    tutti  gli  echi  di George Yard con alcune purissime e molto corrette
    imitazioni del fischio  di  un  mandriano,  modulate  con  eccezionale
    ricchezza di toni e di volume.
    Mister Weller,  col permesso di Mister Pickwick, al quale, nello stato
    di eccitazione e di inquietudine in cui  si  trovava,  non  dispiacque
    affatto di essere lasciato solo,  usc molto prima dell'ora stabilita,
    e avendo a sua disposizione tutto il tempo  che  voleva,  se  ne  and
    bighellonando  fino  alla Mansion House,  dove si ferm a contemplare,
    con sguardo sereno e filosofico,  i cocchieri degli  omnibus  e  delle
    vetture  pubbliche che si riuniscono numerosi nei pressi di quel luogo
    notoriamente affollato,  con gran terrore e confusione  delle  vecchie
    signore  di  questi  reami.  Dopo essersi gingillato sul posto per una
    mezz'oretta,  Mister Weller si volt,  dirigendo i suoi passi verso  i
    mercati  di  Leadenhall  attraverso  un  dedalo  di  piazzali e di vie
    traverse.  Poich se ne andava a zonzo a tempo perso e  si  fermava  a
    guardare quasi ogni cosa che gli cadeva sott'occhio, non fa meraviglia
    che  Mister  Weller  si fermasse davanti alla vetrina di un negozio di
    stampe e di  cartoleria;  ma  farebbe  meraviglia  sapere,  senz'altra
    spiegazione,  che non appena i suoi occhi si fermarono su certe stampe
    colorate messe in vendita  l  dentro,  sussult  improvvisamente,  si
    percosse  con gran forza la gamba destra,  ed esclam con energia: Se
    non era per questo mi sarei dimenticato di tutto,  e poi sarebbe stato
    troppo tardi!.
    La  stampa  su cui in particolare erano fissi gli occhi di Sam Weller,
    mentre diceva cos,  rappresentava con profusione di colori due  cuori
    umani  infilzati in una freccia e messi a cuocere davanti a un'allegra
    fiammata,  mentre due cannibali,  maschio e femmina,  in abiti moderni
    (giacca  blu  e  calzoni  bianchi  il  signore,  veste  rosso  cupo  e
    ombrellino in tinta la signora),  si avvicinavano al pasto  con  occhi
    famelici, lungo un viottolo ghiaioso tutto curve che conduceva proprio
    l.  Un  signorino  senza  alcun pudore,  con due alucce e nient'altro
    addosso, era dipinto nell'atto di sorvegliare la cottura; sullo sfondo
    si vedeva rappresentata la  guglia  della  chiesa  di  Langham  Place,
    Londra: e il tutto formava una valentina,  di cui, come affermava un
    cartello dietro la vetrina, c'era in negozio un vasto assortimento che
    il  cartolaio  si  impegnava  a  mettere  a  disposizione   di   tutti
    indistintamente i suoi concittadini,  al modico prezzo di uno scellino
    e sei "pence".
    Me ne sarei scordato; me ne sarei scordato certamente! disse Sam;  e
    cos  dicendo entr senz'altro nel negozio del cartolaio,  e ordin un
    foglio della miglior carta da lettere bordata in oro e una  penna  con
    la  punta  dura  che  desse  garanzia  di  non  schizzare.   Rifornito
    prontamente di questi articoli,  si avvi diritto verso i  mercati  di
    Leadenhall camminando a passo svelto, molto diverso dal suo precedente
    bighellonare.  L  giunto,  guardandosi intorno vide un'insegna su cui
    l'arte del pittore aveva delineato qualcosa di lontanamente  simile  a
    un  elefante ceruleo,  con un naso aquilino al posto della proboscide.
    Immaginando giustamente che  si  trattasse  del  Cinghiale  Azzurro,
    entr nel locale e chiese di suo padre.
    -  Non  sar qui prima di tre quarti d'ora almeno - disse la signorina
    che  sovrintendeva   all'organizzazione   domestica   del   Cinghiale
    Azzurro.
    -  Molto  bene,  mia cara - rispose Sam.  - Mandatemi "brandy" e acqua
    calda per nove "pence", e il calamaio, per favore.
    Il "brandy", l'acqua calda e il calamaio furono portati nella saletta;
    e,  quando la signorina ebbe coperto i carboni  perch  non  facessero
    fiamma,  e  portato via l'attizzatoio per eliminare la possibilit che
    il fuoco fosse riattizzato  senza  prima  aver  avuto  e  ottenuto  il
    concorso  e  il riconoscimento del Cinghiale Azzurro,  Sam Weller si
    sedette a un tavolino vicino al fuoco e tir fuori il foglio di  carta
    da lettere bordata in oro e la penna con la punta dura. Poi, esaminata
    attentamente la punta per vedere che non ci fossero peli, e spolverato
    il  tavolino  perch  non  restassero  delle briciole di pane sotto la
    carta, Sam si rimbocc i polsini della giacca, allarg i gomiti,  e si
    accinse a scrivere.
    Per  le  signore  e  i signori che non hanno l'abitudine di esercitare
    materialmente la scienza calligrafica, scrivere una lettera non  cosa
    facile,   poich  in  questi  casi  chi  scrive  considera  necessario
    reclinare  la  testa  sul  braccio  sinistro cos da mettere gli occhi
    quanto pi  possibile al livello del  foglio,  e,  mentre  guarda  di
    scorcio  le  lettere  che  va costruendo,  forma con la lingua i segni
    immaginari che gli corrispondono.  Queste mosse,  bench indubbiamente
    di  grande  aiuto  alla  composizione originale,  ritardano un poco il
    progresso di chi scrive; e Sam aveva passato senza accorgersene un'ora
    e mezzo buona, scrivendo parole in stampatello, cancellando le lettere
    sbagliate col mignolo,  e  mettendone  al  loro  posto  di  nuove  che
    bisognava  ripassare molte volte per farle emergere visibilmente dalla
    macchia,  quando l'aprirsi della porta e l'ingresso di suo  padre  gli
    fecero alzare la testa.
    - Be', Sammy, - disse il padre.
    -  Be',  caro  Blu di Prussia,  - rispose il figlio posando la penna -
    qual  l'ultimo bollettino sulla mia matrigna?
    - La signora Weller ha passato benissimo  la  nottata,  ma  stamani  
    straordinariamente  perversa  e spiacevole.  Firmato sotto giuramento:
    Tony Weller, padre.  Questo  l'ultimo bollettino promulgato,  Sammy -
    rispose Mister Weller allentandosi la sciarpa.
    - Ancora nessun miglioramento? - chiese Sam.
    -  Tutti  i  sintomi  aggravati  -  rispose Mister Weller scuotendo la
    testa.  - Ma cos' che stai facendo?  Qualche difficolt  sul  cammino
    della scienza, Sammy?
    - Ormai ho finito - disse Sam con un lieve imbarazzo. - Ho scritto una
    lettera.
    -  Lo  vedo  -  rispose  Mister  Weller.  - Non sar diretta a qualche
    ragazza, spero, Sammy.
    - Be',  inutile che lo neghi: - rispose Sam -  una valentina.
    - Che cosa? - esclam Mister Weller, inorridito.
    - Una valentina - rispose Sam.
    - Samuel,  Samuel,  - disse Mister Weller con accento di rimprovero  -
    non  credevo  che  avresti fatto questo.  Dopo l'esempio che hai avuto
    delle viziose tendenze di tuo padre; dopo tutto quello che ti ho detto
    su questo preciso argomento;  dopo che hai visto coi tuoi occhi e  sei
    stato  in  compagnia  della  tua  matrigna,  ci che pensavo fosse una
    lezione morale che nessun uomo avrebbe potuto scordare fino al  giorno
    della sua morte! Non credevo che avresti fatto una cosa simile, Sammy,
    non  credevo  che  l'avresti  fatta!  -  Questi  pensieri erano troppo
    angosciosi per il buon vecchio.  Egli sollev il bicchiere di Sam alle
    labbra e lo vuot d'un fiato.
    - Che cosa c' adesso? - disse Sam.
    -  Lascia  perdere,  Sammy,  -  rispose Mister Weller - sar una prova
    molto dolorosa per me, alla mia et, ma ho la pelle abbastanza dura, e
    questa  gi una consolazione, come osserv il vecchio tacchino quando
    il fattore gli  disse  che  era  spiacente  di  doverlo  uccidere  per
    venderlo al mercato di Londra.
    - Ma di che prova stai parlando? - chiese Sam.
    -  Vederti  sposato,  Sammy.  Vederti  cadere  vittima dell'illusione,
    credendo nella tua innocenza che tutto sia bello e grande!  -  rispose
    Mister  Weller.  - E' una prova tremenda per i sentimenti di un padre,
    questa, Sammy.
    -  Sciocchezze!  -  disse  Sam.  -  Io  non  sto  per  sposarmi,   non
    preoccuparti.  Ma  so  che  sei buon giudice in questo genere di cose.
    Fatti portare la pipa, e ti legger la lettera. Avanti!
    Non potremmo dire con sicurezza se fosse il pensiero della pipa,  o la
    consolante  riflessione che una fatale tendenza al matrimonio corresse
    nel sangue della famiglia e non si potesse evitare,  ma qualcosa calm
    i sentimenti di Mister Weller e mitig il suo dolore. Saremmo propensi
    ad  affermare  che questo risultato fu raggiunto dalle due sorgenti di
    consolazione insieme combinate, perch, mentre ripeteva la seconda pi
    volte a bassa voce,  suonava il campanello per farsi portare la prima.
    Infine si lev il pastrano;  e, accendendo la pipa e mettendosi con la
    schiena davanti al fuoco, cos da poterne sentire tutto il calore e da
    potersi appoggiare nello stesso tempo contro la mensola del caminetto,
    egli si rivolse a Sam, e con volto assai raddolcito dalla rasserenante
    azione del tabacco gli chiese di dar fuoco alle polveri.
    Sam immerse  la  penna  nell'inchiostro  per  essere  pronto  ad  ogni
    eventuale correzione, e incominci con aria molto teatrale:
    - Dolcissima...
    - Alt!  - disse Mister Weller suonando il campanello. - Doppia razione
    del solito, mia cara.
    - Benissimo,  signore - rispose la ragazza,  che con grande  sveltezza
    apparve, svan, torn e scomparve di nuovo.
    - Sembra che conoscano le tue abitudini, qui - osserv Sam.
    - S, - rispose il padre - ci sono gi stato, ai miei tempi. Prosegui,
    Sammy.
    - Dolcissima creatura - ripet Sam.
    - Non sar mica in poesia? - interruppe il padre.
    - No, no - rispose Sam.
    -  Sono contento di sentirlo - disse Mister Weller.  - La poesia non 
    naturale; nessuno parla mai in poesia, tranne i bidelli per Natale, la
    pubblicit del lucido da scarpe Warren o dell'olio  Rowland,  e  altra
    robaccia del genere; non abbassarti mai a parlare in poesia, figliolo.
    Ricomincia, Sammy.
    Mister Weller riprese la pipa con critica solennit,  e Sam incominci
    di nuovo e lesse come segue:
    - Dolcissima creatura, mi sento avvinazzato...
    - Questo non sta bene - disse Mister Weller,  togliendosi la  pipa  di
    bocca.
    -  No,  non    "avvinazzato",  - osserv Sam mettendo bene in luce la
    lettera -  "imbarazzato": c' una macchia qua. Mi sento imbarazzato.
    - Benissimo, - disse Mister Weller - va avanti.
    - Mi sento imbarazzato e completamente  circ...  non  mi  ricordo  che
    parola  ho  messo  - disse Sam grattandosi la testa con la penna,  nel
    vano tentativo di ricordarsene.
    - Perch non ci guardi, allora? - chiese Mister Weller.
    - E' quello che sto facendo,  - rispose Sam - ma c' un'altra macchia.
    Vedo una "o" e una "t".
    - "Circonvenuto", forse - sugger Mister Weller.
    - No, non  cos - disse Sam. - "Circoscritto", ecco com'.
    -  Non    una  parola  cos bella come "circonvenuto",  Sammy - disse
    gravemente Mister Weller.
    - Credi di no? - disse Sam.
    - Non c' confronto - rispose il padre.
    - Ma non credi che sia pi espressiva? - chiese Sam.
    - Be',  forse  pi tenera,  come parola - disse Mister  Weller,  dopo
    qualche momento di riflessione. - Va avanti, Sammy.
    -  Mi  sento  imbarazzato  e  completamente  circoscritto nel mandarvi
    questa mia,  perch siete una ragazza molto simpatica e su questo  non
    ci sono dubbi.
    -  Questo    un  pensiero molto gentile - disse Mister Weller senior,
    togliendosi la pipa di bocca per lasciar via libera alle parole.
    - S, mi sembra piuttosto azzeccato - osserv Sam, molto lusingato.
    - Quello che mi piace nel tuo modo di scrivere - disse  Mister  Weller
    vecchio  -    che  non ci sono dentro dei nomi falsi: Veneri,  e roba
    simile.  Che vantaggio c' a chiamare una  ragazza  Venere  o  Angelo,
    Sammy, non lo so proprio.
    - Ah, neanch'io, davvero - rispose Sam.
    -  Allo  stesso  modo  potresti  chiamarla  Grifone,   o  Unicorno,  o
    addirittura  Dizionario  Araldico,  che,  come  tutti  sanno,     una
    collezione di animali favolosi - aggiunse Mister Weller.
    - Sarebbe la stessa cosa - rispose Sam.
    - Riparti, Sammy - disse Mister Weller.
    Sam  accondiscese  alla richiesta,  e prosegu come segue,  mentre suo
    padre continuava a fumare con  espressione  mista  di  saggezza  e  di
    compiacenza, molto edificante a vedersi.
    - Prima di conoscervi pensavo che tutte le donne fossero uguali.
    - E lo sono - osserv fra parentesi Mister Weller padre.
    - Ma ora, - continu Sam - ora scopro che razza d'incredula rapa dalla
    testa  frolla ero prima;  perch non c' nessuno come voi,  a parte il
    fatto che voi mi piacete pi di niente che mi piace cos  -  Sam  alz
    gli  occhi.  -  Ho  pensato che questo fosse meglio dirlo ben chiaro -
    disse.
    Mister Weller approv con un cenno, e Sam riprese a leggere.
    - Perci colgo l'occasione di questo giorno, Mary mia cara,  come quel
    signore indebitato che usciva di casa soltanto di domenica,  per dirvi
    che la prima e sola volta che vi ho visto la vostra immagine mi  si  
    stampata  nel  cuore  in minor tempo e con colori pi luminosi di come
    un'immagine  mai stata stampata da una macchina per profili  (di  cui
    forse avete udito parlare, Mary mia cara), anche se questa macchina fa
    un  ritratto  completo  di vetro e di cornice e uncino per appenderlo,
    tutto in due minuti e un quarto.
    - Ho paura che tu stia scivolando nel poetico,  Sammy -  disse  Mister
    Weller dubbiosamente.
    - Non credo - rispose Sam,  continuando a leggere molto in fretta, per
    evitare di discutere la questione.
    - "Eccettuatemi",  Mary mia cara,  come vostro valentino,  e pensate a
    quello che vi ho detto.  Mia cara Mary,  adesso ho finito...  Questo 
    tutto - disse Sam.
    - Non ti sembra una frenata piuttosto brusca,  Sammy?  - chiese Mister
    Weller.
    - Niente affatto - disse Sam.  - A lei rester il desiderio di saperne
    di pi, e questa  la grande arte di scrivere lettere.
    - Bene,  - disse Mister Weller - c' qualcosa di giusto in quello  che
    dici;  e  vorrei  che  la  tua matrigna regolasse la sua conversazione
    esclusivamente su questo elegante principio. E non la firmi?
    - Questo  il difficile - disse Sam. - Non so come firmarla.
    - Firmala Weller - disse il pi vecchio proprietario vivente di questo
    nome.
    - Non va, - disse Sam - mai firmare una valentina col proprio nome.
    - Firmala Pickwick,  allora,  - disse Mister Weller -  un  bellissimo
    nome, e facile a pronunciarsi.
    - Quello che ci vuole! - disse Sam. - Potrei finire con un verso; cosa
    ne pensi?
    - Non mi piace, Sammy, - rispose Mister Weller - non ho mai conosciuto
    un  cocchiere  rispettabile  che  scrivesse  poesie,  tranne uno,  che
    compose un'affliggente quantit di versi  la  notte  prima  di  essere
    impiccato  per  una  rapina  sulla  strada  maestra;  ma  era  uno  di
    Camberwell, e perci non fa regola.
    Ma Sam non si lasci dissuadere dall'ispirazione poetica che  gli  era
    venuta, e firm la sua lettera cos:

    Firma questo scritto
    il tuo Pickwick dal cuore trafitto.

    E  dopo averla piegata in modo intricatissimo,  scrisse fitto fitto in
    un angolo il seguente  indirizzo  A  Mary,  cameriera  presso  Mister
    Nupkins,  Sindaco, Ipswich, Suffolk, e se la mise in tasca, sigillata
    e pronta per le Poste.  Condotto a termine questo  importante  affare,
    Mister  Weller  padre  pass a quello per cui aveva fatto chiamare suo
    figlio.
    - La prima cosa che avevo da dirti riguarda il tuo  padrone,  Sammy  -
    disse  Mister  Weller.  -  Dovr comparire in tribunale domani,  non 
    vero?
    - Sta per incominciare il processo - rispose Sam.
    - Bene,  - disse Mister Weller - allora  credo  che  avr  bisogno  di
    testimoni  che  parlino  del  suo  carattere,  o magari per provare un
    "allib". Ci ho pensato e ripensato sopra, e pu cavarsela facilmente,
    Sammy. Ho degli amici disposti a fare tutte e due le cose per lui,  ma
    il  mio  consiglio  sarebbe  questo:  lasciar perdere il carattere,  e
    puntare tutto sull'"allib".  Non c' nulla come un  "allib",  Sammy,
    nulla.
    Mister  Weller  aveva  un'aria  molto  profonda nel dare questo parere
    legale;  e,  immergendo il naso nel bicchiere,  ammicc  al  di  sopra
    dell'orlo al suo stupefatto figliolo.
    - Ma cosa intendi dire?  - disse Sam.  - Non crederai che debba essere
    processato davanti alla Corte Criminale, no?
    - Questo non c'entra con quello  che  sto  dicendo,  Sammy  -  rispose
    Mister  Weller.  - Dovunque debba essere processato,  ragazzo mio,  un
    "allib"  quello che ci vuole per tirarlo fuori. Abbiamo tirato fuori
    Tom Wildspark da quell'omicidio colposo con un "allib",  quando tutti
    i parrucconi erano d'accordo nel dire che nulla ormai poteva salvarlo.
    E  la mia opinione,  Sammy,   che,  se il tuo principale non prova un
    "allib", sar, come dicono gli Italiani,  regolarmente buscherato,  e
    chi s' visto s' visto.
    Poich  Mister Weller senior aveva la ferma e inalterabile convinzione
    che la Corte Criminale fosse la suprema corte di giustizia del  paese,
    e  che  le sue regole e forme procedurali avessero valore di norma per
    qualsiasi altra corte o tribunale,  egli non diede  alcuna  importanza
    agli  argomenti  e alle assicurazioni del figlio,  intese a dimostrare
    che un alibi era inammissibile;  e afferm  con  grande  veemenza  che
    Mister Pickwick era stato mistificato.
    Vedendo  che  era  inutile  discutere  ancora  della cosa,  Sam cambi
    discorso,  e chiese quale  fosse  l'altro  argomento  di  cui  il  suo
    riverito genitore desiderava parlargli.
    -  E'  una  questione  di  strategia  familiare,  Sammy - disse Mister
    Weller. - Quello Stiggins...
    - L'uomo col naso rosso? - chiese Sam.
    - Proprio lui - rispose Mister Weller.  - Quest'uomo col  naso  rosso,
    Sammy, viene a trovare la tua matrigna con una cortesia e una costanza
    che non ne ho mai visto una uguale. E' tanto amico di famiglia, Sammy,
    che  quando    lontano  non  si sente bene se non ha qualcosa che gli
    serva a ricordarsi di noi.
    - E io,  se fossi in te,  gli darei qualcosa che si incida e si stampi
    nella sua memoria per i prossimi dieci anni - interruppe Sam.
    -  Aspetta  un  momento,  -  disse  Mister Weller - stavo per dire che
    adesso porta sempre una bottiglia schiacciata che contiene  circa  una
    pinta e mezzo, e la riempie col rum di ananasso prima di andar via.
    - E la vuota prima di tornare, immagino- disse Sam.
    - Fino all'ultima goccia! - rispose Mister Weller. - Non ci lascia mai
    niente fuorch il tappo e l'odore, sta' tranquillo, Sammy. Be', quella
    gente,  ragazzo  mio,  ha  organizzato per stasera la riunione mensile
    della Sezione Brick Lane della Grande Associazione  Riunita  Ebenezer
    per la Temperanza. Doveva andarci la tua matrigna, Sammy, ma ha preso
    i reumatismi e non pu;  ed io,  Sammy... ho preso i due biglietti che
    le avevano mandato.  - Mister Weller comunic questo segreto con  gran
    giubilo,  e  continu  ad  ammiccare  infaticabilmente,  tanto  da far
    sorgere il dubbio a Sam che gli fosse venuto un tic nervoso all'occhio
    destro.
    - E allora? - disse il giovanotto.
    - Allora,- continu il suo progenitore guardandosi  intorno  con  gran
    circospezione - ci andremo tu e io,  puntualissimi. Ma non il vicario,
    Sammy, non il vicario.  Qui Mister Weller fu clto da un parossismo di
    risate  gorgoglianti  che  gradatamente  lo  condussero tanto vicino a
    soffocare quanto un anziano signore pu  reggere  senza  rischiare  la
    vita.
    - Non ne ho mai visto un altro come te,  da quando sono nato,  vecchio
    mio!  - esclam Sam,  fregando la schiena del vecchio cos  forte  che
    avrebbe potuto prendere fuoco. - Di che stai ridendo, pancione?
    -  Zitto,  Sammy!  -  disse  Mister  Weller  guardandosi  intorno  con
    accresciuta cautela e parlando  in  un  soffio.  Due  amici  miei  che
    guidano  sulla strada di Oxford,  e sono sempre pronti a ogni scherzo,
    Sammy,  si sono presi a rimorchio il vicario;  e quando lui verr alla
    sede  dell'Associazione  Ebenezer (possiamo star tranquilli che verr,
    perch lo accompagneranno fino alla porta,  e lo butteranno dentro  se
    sar necessario), sar cos pieno di rum come lo  sempre al Marchese
    di Granby,  a Dorking, e non  dir poco! - Cos dicendo Mister Weller
    scoppi ancora una volta a ridere a crepapelle,  e  ancora  una  volta
    cadde in uno stato di parziale soffocamento.
    Niente  avrebbe  potuto  accordarsi  cos  bene  coi sentimenti di Sam
    Weller come il  progetto  di  smascherare  il  carattere  e  le  reali
    tendenze dell'uomo col naso rosso; ed essendo vicina l'ora fissata per
    la  riunione,  padre  e  figlio s'incamminarono senz'altro verso Brick
    Lane: non senza che Sam,  lungo la strada,  imbucasse la sua lettera a
    un ufficio postale.
    La   riunione   mensile   della   Sezione  Brick  Lane  della  Grande
    Associazione Riunita Ebenezer per la  Temperanza  si  teneva  in  una
    grande stanza, piacevolmente e ariosamente situata in cima a una scala
    a  pioli  sicura  e  maneggevole.  Presidente  era  il virtuoso Mister
    Anthony Humm,  un pompiere convertito,  adesso maestro  di  scuola,  e
    all'occasione  predicatore  girovago;  il  segretario era Mister Jonas
    Mudge, negoziante di candele, alfiere di entusiasmo e di disinteresse,
    che vendeva il t ai membri.
    In attesa di cominciare la cerimonia, le signore sedevano sulle panche
    e bevevano il t,  finch non pensavano che fosse venuto il momento di
    smettere;  e  un  gran salvadanaio di legno era messo ben in vista sul
    tappeto verde del tavolo  presidenziale,  dietro  il  quale  stava  il
    segretario  che  ringraziava  con un gentile sorriso per ogni aggiunta
    alla ricca vena di rame che si nascondeva l dentro.
    In questa particolare occasione  le  donne  bevevano  t  in  quantit
    allarmante;  con grande orrore di Mister Weller padre,  che, senza far
    caso alle gomitate ammonitrici di Sam,  girava gli occhi da  tutte  le
    parti con patente meraviglia.
    -  Sammy,  -  sussurr  Mister  Weller - se qualcuna di loro non dovr
    farsi aprire il ventre, domattina, non sono pi tuo padre, ecco com'.
    Accipicchia, questa vecchia signora qui vicino sta annegando nel t.
    - Sta' tranquillo, non puoi? - mormor Sam.
    -  Sam,   -  sussurr  Mister  Weller  un  momento  dopo,   con   tono
    profondamente agitato - ricordati quello che dico,  figliolo.  Se quel
    segretario l va avanti ancora cinque  minuti,  scoppier,  con  tutte
    quelle tartine e quell'acqua.
    - Be', lascialo scoppiare, se vuole, - rispose Sam - non  affar tuo.
    - Se tutto questo continua ancora molto,  Sammy, - disse Mister Weller
    sempre a bassa voce -  sentir  il  dovere  umanitario  di  alzarmi  e
    prendere la parola. C' una donna giovane, due o tre panche pi in l,
    che  ne ha bevuto nove tazze e mezzo;  e si sta dilatando visibilmente
    davanti ai miei occhi.
    Non c' dubbio che Mister Weller avrebbe messo immediatamente in  atto
    la sua benigna intenzione, se il tintinnio delle tazze e dei piattini,
    che  venivano  riposti  con  gran  chiasso,  non avesse fortunatamente
    annunciato che il t era finito.  Quando le terraglie  furono  portate
    via, la tavola col tappeto verde fu portata in mezzo alla stanza, e la
    serata fu aperta da un ometto enfatico, con la testa calva e i calzoni
    corti,  che arriv a precipizio su dalla scala,  con grande rischio di
    spezzarsi le due gambette infilate nei calzoni corti, e disse:
    - Signore e  signori,  metto  alla  presidenza  il  nostro  eccellente
    fratello, Mister Anthony Humm.
    A  questa  frase  le  signore  sventolarono  una  scelta collezione di
    fazzoletti;  e l'impetuoso ometto mise letteralmente Mister Humm sulla
    poltrona presidenziale,  prendendolo per le spalle e spingendolo in un
    nudo telaio di mogano che aveva un tempo rappresentato quel genere  di
    mobile. Lo sventolio dei fazzoletti si rinnov; e Mister Humm, un uomo
    dal viso liscio e bianco, che sudava sempre, fece un umile inchino fra
    la  generale ammirazione delle donne,  e si insedi formalmente al suo
    posto.  Quindi l'ometto in calzoni corti ordin il silenzio,  e Mister
    Humm  si  alz e disse che,  col permesso dei fratelli e delle sorelle
    della Sezione Brick Lane in quel luogo e in quel momento presenti,  il
    segretario avrebbe letto la relazione del comitato della Sezione Brick
    Lane;  parole  che  furono  accolte  con  un'ulteriore  esibizione  di
    fazzoletti.
    Poi, quando il segretario ebbe starnutito in maniera molto solenne,  e
    la tosse, che coglie sempre un'assemblea in procinto di fare qualcosa,
    si fu debitamente esaurita, fu letto il seguente documento:


    Rapporto   del   Comitato  della  Sezione  Brick  Lane  della  Grande
    Associazione Riunita Ebenezer per la Temperanza.

    Il Comitato ha proseguito il mese scorso nelle sue grate  fatiche,  e
    ha  l'indicibile  piacere  di  riferire i seguenti,  ulteriori casi di
    conversioni alla Temperanza.
    H.  Walker,  sarto,  moglie  e  due  bambini.  Confessa  che,  quando
    guadagnava di pi, aveva la costante abitudine di bere ogni qualit di
    birra; dice che non potrebbe assicurare di non avere gustato due volte
    alla  settimana,  per vent'anni,  il "naso di cane",  che il comitato,
    sulla base di una propria specifica  inchiesta,  ha  stabilito  essere
    composto  di  birra  forte  calda,  melassa,  gin,  e noce moscata (un
    lamento, e un "Proprio cos!" da parte di un'anziana signora).  Adesso
      senza  lavoro  e  senza soldi;  crede che sia per colpa della birra
    (applausi), o perch ha perso l'uso della mano destra; non ne  certo,
    ma gli sembra molto probabile che,  se avesse bevuto  solo  acqua  per
    tutta  la sua vita,  il suo compagno di lavoro non gli avrebbe ficcato
    un ago arrugginito nella mano,  causando in tal modo la sua  disgrazia
    (tremendi applausi).  Ora non ha da bere nient'altro che acqua fresca,
    e non ha mai sete (grandi applausi).
    Betsy Martin, vedova,  un figlio e un occhio solo.  Lavora a giornata
    come stiratrice e lavandaia;  non ha mai avuto pi di un occhio, ma sa
    che  sua  madre  beveva  birra  forte   in   bottiglia,   e   non   si
    meraviglierebbe  se  questa ne fosse la causa (immensi applausi).  Non
    ritiene impossibile che, se si fosse sempre astenuta dall'alcool, oggi
    potrebbe  avere  tutti  e  due  gli  occhi  (tremendi  applausi).  Era
    abituata,  dovunque lavorasse,  a farsi dare diciotto pence al giorno,
    una pinta di birra,  e un  bicchiere  di  "brandy";  ma  da  quando  
    divenuta membro della Sezione Brick Lane,  ha sempre chiesto,  invece,
    tre scellini e sei "pence" (l'annuncio di questo fatto cos  pieno  di
    interesse fu accolto con assordante entusiasmo).
    Henry  Beller   stato per molti anni direttore di mensa ai pranzi di
    varie societ, e durante tutto quel tempo ha bevuto molto vino estero;
    gli sembra di averne portato a  casa  una  bottiglia  o  due,  qualche
    volta;  non ne  del tutto sicuro,  ma  certo che, se lo ha fatto, ne
    ha bevuto il contenuto.  Si sente molto depresso e malinconico,  ha la
    febbre alta,  e una sete continua lo tormenta; pensa che sia colpa del
    vino che beveva (applausi).  Ora  disoccupato: e  non  tocca  pi  un
    goccio di vino estero in nessuna occasione (tremendi battimani).
    Thomas  Burton   il fornitore della carne per i gatti del sindaco di
    Londra,  dei vicesindaci,  e di parecchi membri del Consiglio Comunale
    (il  nome  di  questo signore lasci l'assemblea senza fiato).  Ha una
    gamba di legno;  trova che una gamba  di  legno  costi  cara,  dovendo
    camminare sulle pietre; usava portare gambe di legno di seconda mano e
    bere ogni sera regolarmente un bicchiere di gin caldo annacquato,  e a
    volte due (profondi sospiri).  Ha notato che  le  gambe  di  legno  di
    seconda  mano si rompono e si consumano molto in fretta;   fermamente
    convinto che la loro struttura sia  stata  minata  dal  gin  (applausi
    prolungati).  Ora compra gambe di legno nuove,  e non beve nient'altro
    che acqua e t debole. Le gambe nuove durano il doppio delle altre, ed
    egli  attribuisce  questo  fatto  esclusivamente  alle  sue  abitudini
    moderate (applausi trionfali).
    Qui Anthony Humm invit l'assemblea a concedersi la gioia di un canto.
    Con  un  occhio  alla  natura  razionale  e morale del loro godimento,
    fratello Mordlin aveva adattato le belle parole di Chi non conosce un
    giovane battelliere? al motivo del centesimo Salmo,  che ora invitava
    tutti   a   cantare   con   lui   (grandi  applausi).   Avrebbe  clto
    quell'occasione per esprimere la sua profonda certezza che il  defunto
    Mister  Dibdin,  scorgendo  gli errori della sua vita passata,  avesse
    scritto quella canzone per mostrare i vantaggi della  temperanza.  Era
    un  inno  alla  temperanza  (turbini  di  applausi).  La propriet del
    vestito del giovanotto,  la sua destrezza di  rematore,  l'invidiabile
    stato della sua mente che lo metteva in grado, secondo le belle parole
    del poeta, di

    scivolare sull'acqua senza pensare a nulla,

    tutto  concorreva  a  provare  che  doveva  essere un bevitore d'acqua
    (applausi).   Ah,   quale  stato  di   virtuosa   letizia!   (applausi
    entusiastici).  E qual era la ricompensa del giovanotto?  Lo notassero
    tutti i giovani associati:

    accorrean le ragazze con slancio al suo battello

    (forti battimani,  ai  quali  si  unirono  le  signore).  Che  fulgido
    esempio! Le sorelle, le fanciulle, accorse in folla intorno al giovane
    battelliere,   lo   sospingono  sulla  corrente  del  dovere  e  della
    temperanza.  Ma  erano  solo  le  fanciulle  di  umile  stato  che  lo
    vezzeggiavano, lo confortavano, e lo sostenevano? No!

    ... scelto fra tutti,
    imbarcava le belle signore di citt

    (immensi applausi). Il sesso debole come un sol uomo... "pardon", come
    una sola donna...  si raccoglieva intorno al giovane battelliere, e si
    allontanava con disgusto  dal  bevitore  di  alcoolici  (applausi).  I
    fratelli  della  Sezione  Brick  Lane  erano i battellieri (applausi e
    risate).  Quella stanza era il loro  battello;  l'assemblea  erano  le
    vergini;  e  lui  (Mister Anthony Humm),  bench indegnamente,  era lo
    scelto fra tutti (irrefrenabili applausi).
    - Che cosa intende quando parla di sesso debole, Sammy? - chiese in un
    sussurro Mister Weller.
    - Le donne - rispose Sam con il medesimo tono di voce.
    - Quasi l'ha azzeccata,  Sammy,  - rispose Mister Weller - bisogna che
    siano  proprio un sesso debole,  un sesso molto,  molto debole,  se si
    lasciano turlupinare da un tipo come quello.
    Ogni ulteriore osservazione dell'indignato Mister Weller fu interrotta
    dall'inizio del canto, che Mister Antony Humm intonava, due versi alla
    volta,  a titolo di informazione per quelli dei suoi  ascoltatori  che
    non  conoscessero  le parole.  Mentre si cantava,  l'ometto in calzoni
    corti scomparve;  e  ritorn  non  appena  fu  finito  per  sussurrare
    qualcosa  all'orecchio  di Mister Anthony Humm,  con un'aria di grande
    importanza,  - Amici,  - disse Mister Humm,  alzando la mano con gesto
    severo  per  chiedere  silenzio  ad  alcune grosse signore anziane che
    erano rimaste indietro di qualche verso -  amici,  un  delegato  della
    Sezione  di  Dorking della nostra Associazione,  il fratello Stiggins,
    attende da basso.
    Ricomparvero, pi che mai impetuosamente, i fazzoletti;  poich Mister
    Stiggins  era  popolarissimo  fra  la  cittadinanza femminile di Brick
    Lane.
    - Possiamo farlo  entrare,  credo  -  disse  Mister  Humm  guardandosi
    intorno con un sorriso untuoso.  - Fratello Tadger,  ditegli che venga
    pure a salutarci.
    L'ometto in calzoni corti,  che rispondeva al nome di fratello Tadger,
    si precipit gi dalla scala a gran velocit,  e lo si ud subito dopo
    risalire incespicando insieme al reverendo Mister Stiggins.
    - Sta arrivando,  Sammy - sussurr Mister Weller,  col volto  paonazzo
    nello sforzo di trattenere il riso.
    - Non dirmi niente!  - rispose Sam. - Non riesco pi a trattenermi. Si
    avvicina alla porta. Senti? Ha battuto la testa contro il muro.
    Mentre Sam  Weller  parlava,  la  porticina  si  spalanc,  e  apparve
    fratello Tadger seguto dal reverendo Mister Stiggins,  l'ingresso del
    quale suscit immediatamente un gran battere di  mani,  e  pestare  di
    piedi,  e  sventolar  di  fazzoletti: a tutte queste manifestazioni di
    letizia fratello Stiggins non diede altro segno di riconoscimento,  se
    non  fissando  co-n  occhio  vitreo e un sorriso ebete l'estrema punta
    dello  stoppino  della  candela  sulla  tavola,  pencolando  avanti  e
    indietro in modo assai incerto e malfermo.
    -  Non vi sentite bene,  fratello Stiggins?  - bisbigli Mister Antony
    Humm.
    - Sto benissimo, signore,  - rispose Mister Stiggins,  con tono in cui
    la  ferocia si mescolava a un'estrema difficolt di di pronunzia - sto
    benissimo.
    - Oh, ne sono lieto - rispose Mister Anthony Humm,  indietreggiando di
    qualche passo.
    - Spero che nessuno, qui, abbia osato dire che non sto bene, signore -
    disse Mister Stiggins.
    - Oh, no certo - disse Mister Humm.
    -  Gli  consiglio di non farlo,  allora;  gli consiglio di non farlo -
    disse Mister Stiggins.
    Nel  frattempo  l'assemblea  era  rimasta  in  silenzio  assoluto,   e
    aspettava con una certa ansiet che la seduta continuasse.
    - Volete dire qualche parola all'assemblea,  fratello?  - disse Mister
    Humm, con un sorriso invitante.
    - No, signore,- rispose Mister Stiggins - no, signore, non voglio.
    I presenti si guardarono in  faccia  con  gli  occhi  sbarrati;  e  un
    mormorio di meraviglia corse per la sala.
    - La mia opinione,  signore, - disse Mister Stiggins, sbottonandosi la
    giacca e parlando molto forte  -  la  mia  opinione,  signore,    che
    quest'assemblea sia ubriaca. Fratello Tadger! - disse Mister Stiggins,
    aumentando  improvvisamente  di ferocia,  e voltandosi di scatto verso
    l'ometto in calzoni corti,  -  Voi  siete  ubriaco,  signore!  -  Cos
    dicendo Mister Stiggins, mosso dal lodevole desiderio di promuovere la
    sobriet   dell'assemblea,   e  di  escludere  pertanto  ogni  indegna
    presenza,  colp fratello Tadger sulla punta del naso  con  mira  cos
    precisa  che  i  calzoni corti disparvero con la velocit di un lampo.
    Fratello Tadger era stato scaraventato a testa in gi dalla scala.
    Qui le donne levarono alte e lugubri grida; e precipitandosi a piccoli
    gruppi verso i loro fratelli prediletti,  gettarono loro le braccia al
    collo  per  proteggerli  dal  pericolo.  Esempio  di affetto che quasi
    riusc fatale a Mister Humm, il quale, essendo popolarissimo, fu quasi
    completamente asfissiato dalla folla di  femmine  devote  che  gli  si
    appendevano  al  collo  e lo soffocavano di carezze.  La maggior parte
    delle candele furono ben presto rovesciate,  e null'altro che rumore e
    confusione risuon da ogni parte.
    -  Adesso,  Sammy,  - disse Mister Weller,  togliendosi con deliberata
    lentezza il pastrano - esci un momento e porta qui una guardia.
    - E tu che cosa hai intenzione di fare, intanto? - chiese Sam.
    - Non preoccuparti di me,  Sammy - rispose il vecchio.  -  Passer  il
    tempo  a saldare un piccolo debito con quello Stiggins.  - E prima che
    Sam potesse far qualcosa per impedirglielo,  il suo eroico genitore si
    era  spinto in un angolo remoto della stanza,  attaccando il reverendo
    Mister Stiggins con destrezza tutta manuale.
    - Vieni via! - disse Sam.
    - Sotto!  - grid Mister  Weller;  e  senz'altre  cerimonie  diede  al
    reverendo  Mister  Stiggins un manrovescio preliminare sulla testa,  e
    incominci  a  ballargli  intorno  freneticamente,   come  un  sughero
    nell'acqua,  cosa  che in un signore dell'et di Mister Weller era una
    pura meraviglia a vedersi.
    Vedendo che ogni protesta era inutile,  Sam si calc bene il cappello,
    si gett il pastrano del padre sul braccio, e prendendo il vecchio per
    la vita lo trascin a forza gi dalla scala fino in strada,  senza mai
    lasciare la  presa  o  permettergli  di  fermarsi  finch  non  furono
    arrivati all'angolo.  Qui giunti, poterono udire le grida del popolino
    che assisteva alla scena del  reverendo  Mister  Stiggins  condotto  a
    passare la notte in guardina; e poterono udire il rumore che facevano,
    disperdendosi  in varie direzioni,  i membri della Sezione Brick Lane
    della Grande Associazione Riunita Ebenezer per Ia Temperanza.
















    CAPITOLO 34.
    Interamente dedicato a una completa e fedele relazione del  memorabile
    processo Bardell contro Pickwick.

    Chiss  che  cosa ha mangiato a colazione il capo della giuria - disse
    Mister Snodgrass,  per tenere  su  la  conversazione,  nella  fatidica
    mattina del quattordici febbraio.
    - Ah! - disse Perker - spero che abbia mangiato bene.
    - Perch mai? - domand Mister Pickwick.
    - Molto importante: importantissimo, caro signore rispose Perker. - Un
    giurato allegro, soddisfatto e ben nutrito,  una cosa importantissima
    da  ottenere.  Un  giurato  malcontento  e con lo stomaco vuoto,  caro
    signore,  sempre propenso a dar ragione all'accusa.
    - Ma,  buon Dio,  - disse Mister Pickwick,  molto sconcertato - non ne
    capisco la ragione.
    -  Be',  non saprei dirvi - rispose tranquillamente l'ometto.  - Forse
    per risparmiare tempo; se l'ora del pranzo  vicina, quando la guardia
    si  ritira,  il  capo  della  giuria  tira  fuori  l'orologio  e  dice
    Perbacco,  signori, mancano dieci alle cinque! Io pranzo alle cinque,
    signori Anch'io dice ognuno degli altri,  tranne due che  avrebbero
    dovuto  pranzare  alle tre,  e ormai sarebbero disposti a restare.  Il
    capo della giuria sorride e mette via  l'orologio.  Dunque,  signori,
    per  chi  ci pronunciamo,  per l'accusa o per la difesa,  signori?  Io
    sarei propenso, per quel che mi riguarda, signori...  ho detto,  sarei
    propenso... ma questo non deve influenzarvi... io sarei propenso a dar
    ragione  all'accusa.  Allora  ce  ne  sono sempre altri due o tre che
    dicono di pensarla allo stesso modo... ed  vero naturalmente;  e cos
    si raggiunge facilmente l'unanimit. Le nove e dieci! - disse l'ometto
    guardando l'orologio. - Avremmo gi dovuto uscire, caro signore; causa
    per  rottura di fidanzamento...  l'aula  sempre piena in questi casi.
    Fareste meglio a ordinare una carrozza, caro signore,  o arriveremo in
    ritardo.
    Mister  Pickwick suon immediatamente il campanello;  fu procurata una
    carrozza;  e i quattro Pickwickiani e Mister Perker vi si accomodarono
    e  si  diressero  a Guildhall,  mentre Sam Weller,  Mister Lowten e la
    borsa blu seguivano in carrozzella.
    - Lowten,  - disse Perker quando arrivarono nell'atrio del tribunale -
    mettete  gli  amici  di  Mister  Pickwick nella tribuna riservata agli
    studenti; quanto a Mister Pickwick, sar meglio che sieda vicino a me.
    Da questa parte,  caro signore,  da questa parte.  - Prendendo  Mister
    Pickwick  per  la manica della giacca,  l'ometto lo condusse verso gli
    scanni che si  trovano  in  basso,  proprio  sotto  la  tribuna  degli
    avvocati,  per  comodit  dei  procuratori  legali  che  da quel posto
    possono bisbigliare all'orecchio dei rispettivi avvocati tutte  quelle
    istruzioni che possono risultare necessarie durante lo svolgimento del
    processo.  Chi  occupa  quegli scanni resta invisibile alla gran massa
    del pubblico,  poich siede molto pi in basso degli  avvocati  e  del
    pubblico,  i cui seggi sono alti sopra il pavimento.  E, naturalmente,
    volta le spalle a entrambi, e la faccia al giudice.
    - Quello  il banco dei testimoni,  immagino - disse Mister  Pickwick,
    indicando una specie di pulpito con una ringhiera di metallo, alla sua
    sinistra.
    -  Quello    il  banco dei testimoni,  caro signore - rispose Perker,
    disseppellendo una quantit di carte dalla borsa blu che Lowten  aveva
    appena deposto ai suoi piedi.
    -  E  l,  -  disse  Mister  Pickwick,  indicando  due ordini di seggi
    separati, sulla destra - l siedono i giurati, non  vero?
    - Esattamente,  caro  signore  -  rispose  Perker,  tamburellando  sul
    coperchio della sua tabacchiera.
    Mister  Pickwick rimase in piedi in uno stato di grande agitazione,  e
    diede un'occhiata all'aula. C'era gi un certo numero di persone nelle
    tribune del pubblico, e un folto gruppo di signori con la parrucca nel
    banco  degli  avvocati,   i  quali  presentavano  nell'insieme  quella
    piacevole  e  grande  variet  di  nasi  e  di basette per cui il foro
    d'Inghilterra  cos giustamente celebrato. Di questi signori,  alcuni
    che avevano con s un incartamento lo portavano pi in vista che fosse
    possibile, e di tanto in tanto vi ficcavano dentro il naso per far pi
    colpo  sul  pubblico che li stava a guardare.  Altri,  che non avevano
    incartamenti da mettere in mostra,  portavano sotto il braccio  grossi
    volumi  in  ottavo,  con l'etichetta in rosso sulla costola,  e quella
    rilegatura color focaccia malcotta  che  tecnicamente  si  chiama  in
    pelle forense.  Altri,  che non avevano n incartamenti n libri,  si
    cacciavano le mani in tasca,  con  l'aria  pi  pensosa  che  potevano
    ottenere senza eccessiva fatica;  altri, infine, si muovevano qua e l
    senza requie,  col massimo impegno,  accontentandosi di suscitare cos
    l'ammirazione  e  lo  stupore dei creduli profani.  Tutti quanti,  con
    grande meraviglia di Mister Pickwick,  erano divisi in  gruppetti  che
    chiacchieravano  e  discutevano  le  novit  del giorno con la massima
    indifferenza,  proprio come se il processo che doveva incominciare non
    esistesse nemmeno.
    L'attenzione  di  Mister  Pickwick  fu richiamata dall'inchino che gli
    fece Mister  Phunky,  entrando  e  prendendo  posto  nel  banco  degli
    avvocati;  e aveva appena risposto al saluto quando apparve l'avvocato
    Mister Snubbin, seguto da Mister Mallard: questi nascose l'avvocato a
    met dietro una grande borsa scarlatta che pos sul  tavolo,  e,  dopo
    aver  stretto la mano a Perker,  si ritir.  Poi entrarono altri due o
    tre avvocati,  fra i quali uno grasso con la faccia rossa,  che salut
    amichevolmente  con un cenno l'avvocato Mister Snubbin e gli disse che
    era una bella giornata.
    - Chi  quell'uomo dalla faccia rossa,  che ha detto che   una  bella
    giornata  e  ha  salutato  il  nostro  difensore?  -  sussurr  Mister
    Pickwick.
    -  L'avvocato  Mister  Buzfuz  -  rispose  Perker.   -  E'  il  nostro
    avversario: il primo patrono dell'accusa. Quel signore dietro di lui 
    Mister Skimpin, il secondo.
    Mister  Pickwick  stava  per  chiedere,  con  profondo disgusto per la
    gelida perfidia dell'uomo,  come l'avvocato Mister Buzfuz,  patrono di
    parte avversa, si permettesse di dire all'avvocato Mister Snubbin, suo
    patrono,  che  era  una  bella  giornata,  quando  fu interrotto da un
    alzarsi in piedi generale di tutti gli avvocati,  mentre  gli  uscieri
    gridavano  energicamente:  Silenzio nell'aula!.  Girando lo sguardo,
    vide che tutto ci derivava dal fatto che stava entrando il giudice.
    Il giudice Mister Stareleigh (che faceva le  veci  del  primo  giudice
    della  corte,  attualmente  indisposto)  era  un  uomo incredibilmente
    basso,  e tanto grasso che sembrava tutto  faccia  e  panciotto.  Egli
    rotol  nell'aula  sopra  due  gambette  ben  tornite,  e dopo essersi
    inchinato gravemente agli  avvocati,  che  si  inchinarono  gravemente
    verso di lui,  mise le sue gambette sotto la tavola,  e il suo piccolo
    tricorno sopra;  e quando il  giudice  Mister  Stareleigh  ebbe  fatto
    questo,  tutto  ci  che  di lui si vide ancora furono i due occhietti
    bizzarri,  il suo faccione rosa,  e circa met di una  rossa  parrucca
    molto comica a guardarsi.
    Non  appena  il  giudice ebbe preso il suo posto,  l'usciere che stava
    davanti a lui grid Silenzio! con voce di comando, e subito un'altro
    usciere nella tribuna  grid  irosamente  Silenzio!,  al  che  altri
    quattro  o  cinque  uscieri  urlarono Silenzio! con tono di sdegnato
    rimprovero.  Fatto questo,  un signore in nero,  che sedeva  in  basso
    accanto al giudice, procedette a fare l'appello dei giurati; e dopo un
    gran vociare si scopr che solo dieci giurati speciali erano presenti.
    Allora l'avvocato Mister Buzfuz chiese alla corte che fossero nominati
    dei giurati supplenti; il signore in nero procedette all'immissione di
    due giurati ordinari nella giuria speciale; e furono scelti senz'altro
    un fruttivendolo e un farmacista.
    - Rispondete ai vostri nomi,  signori,  prima di prestare giuramento -
    disse il signore in nero. - Richard Upwitch!
    - Presente - disse il fruttivendolo.
    - Thomas Groffin.
    - Presente - disse il farmacista.
    - Prendete la Bibbia,  signori.  Voi giudicherete con animo  sereno  e
    veritiero...
    -  Chiedo  scusa  alla  corte,  -  disse il farmacista,  un uomo alto,
    sottile e dal viso giallognolo - ma spero che la corte  mi  dispenser
    da questo ufficio.
    - Per quale ragione? - disse il giudice Mister Stareleigh.
    - Non ho nessuno in farmacia, Vostro Onore - disse il farmacista.
    - Non so che farci,  signore - rispose il giudice Mister Stareleigh. -
    Assumete un commesso.
    - Non posso permettermelo, Vostro Onore - ribatt il farmacista.
    - Allora mettetevi in grado di potervelo permettere - disse il giudice
    diventando rosso,  poich il giudice Stareleigh  era  di  temperamento
    piuttosto irritabile, e non ammetteva di essere contraddetto.
    -  Lo so anch'io,  e lo farei se gli affari andassero come dovrebbero;
    ma invece non vanno, Vostro Onore - rispose il farmacista.
    - Fatelo giurare - disse perentoriamente il giudice.
    Il cancelliere aveva appena ripetuto le parole Voi  giudicherete  con
    animo   sereno  e  veritiero  quando  fu  nuovamente  interrotto  dal
    farmacista.
    - Volete proprio che giuri,  Vostro Onore,  o mi  sbaglio?-  disse  il
    farmacista.
    - Certo, signore - rispose il piccolo giudice testardo.
    - Benissimo, Vostro Onore, - rispose il farmacista con aria rassegnata
    -  vuol  dire  che  avverr un omicidio prima che il processo finisca:
    tutto qui.  Prego,  fatemi giurare,  signore - e il farmacista  prest
    giuramento prima che il giudice potesse articolare risposta.
    -  Vorrei  semplicemente  far  notare,   Vostro  Onore,   -  disse  il
    farmacista,  prendendo con deliberata lentezza il suo posto - che  non
    ho lasciato nessuno in farmacia, tranne un fattorino. E' un ragazzetto
    molto  simpatico,  Vostro  Onore,  ma  non  ha nessuna familiarit coi
    medicinali;  e so che la sua mente  portata a  credere  che  il  sale
    amaro  e  l'acido ossalico siano la stessa cosa,  e che lo sciroppo di
    senna equivalga al laudano.  Non c' altro,  Vostro Onore.  Con ci il
    lungo  farmacista si mise comodamente a sedere,  e prese l'espressione
    serena e rassegnata dell'uomo che  preparato al peggio.
    Mister Pickwick stava  guardando  il  farmacista  coi  sensi  del  pi
    profondo orrore,  quando una certa agitazione si produsse nell'aula; e
    subito dopo la signora Bardell,  sostenuta dalla signora Cluppins,  fu
    condotta   dentro   e   fatta   sedere,   in  uno  stato  di  profondo
    accasciamento,  all'estremo opposto del banco  su  cui  sedeva  Mister
    Pickwick.  Poi  un  ombrello di enormi dimensioni fu portato da Mister
    Dodson,  e un paio di soprascarpe da Mister  Fogg,  entrambi  i  quali
    avevano  preparato  per l'occasione il volto della piet e del dolore.
    Poi apparve la signora Sanders, conducendo il signorino Bardell.  Alla
    vista  del  suo  bambino  la  signora Bardell sussult;  riprendendosi
    improvvisamente, lo baci con frenetico trasporto;  poi,  ricadendo in
    uno  stato  di  isterica  imbecillit,  la buona signora chiese che le
    dicessero dove si trovava.  In risposta,  la  signora  Cluppins  e  la
    signora  Sanders  voltarono  la  testa  da  un'altra parte e piansero,
    mentre i signori Dodson e Fogg pregavano la  querelante  di  calmarsi.
    L'avvocato  Buzfuz  si  freg  energicamente  gli  occhi  con  un gran
    fazzoletto bianco, e lanci uno sguardo implorante alla giuria, mentre
    il  giudice  era  visibilmente  commosso,   e  parecchi  dei  presenti
    cercavano di nascondere la loro emozione tossendo.
    - Bel colpo,  questo, veramente, - sussurr Perker a Mister Pickwick -
    sono straordinari questi Dodson e Fogg; eccellenti trovate di effetto,
    caro signore, eccellenti.
    Mentre  Perker  parlava,   la  signora  Bardell  si  stava  lentamente
    riprendendo,  e  la  signora  Cluppins,  dopo un'accurata ispezione ai
    bottoni  del  signorino   Bardell,   e   alle   asole   rispettive   e
    corrispondenti,  mise  il  ragazzetto  nello  spazio  vuoto dell'aula,
    davanti alla  madre:  posizione  strategica  in  cui  non  poteva  non
    risvegliare  la  piena  commiserazione  e  simpatia  del giudice e dei
    giurati.  Questo non fu compiuto senza l'ostinata opposizione e  molte
    lacrime  da  parte  del  signorino,  cui  certi  intimi  presentimenti
    dicevano che andare a  finire  proprio  sotto  gli  occhi  severi  del
    giudice  non  era  che  un  formale  preludio ad essere condannato per
    direttissima o a un'esecuzione immediata o alla deportazione oltremare
    per tutto il tempo della sua vita mortale come minimo.
    - Bardell e Pickwick! - esclam il signore in nero chiamando la causa,
    che era la prima iscritta a ruolo in quel giorno.
    - Io sono il patrono dell'accusa,  Vostro  Onore  -  disse  l'avvocato
    Mister Buzfuz.
    -  Chi  c'  con  voi,  avvocato Buzfuz?  - chiese il giudice.  Mister
    Skimpin s'inchin, per far capire che c'era lui.
    - Io sono il patrono della difesa,  Vostro Onore  -  disse  l'avvocato
    Mister Snubbin.
    - C' qualcuno con voi, avvocato Snubbin? - chiese i! giudice.
    - Mister Phunky, Vostro Onore - rispose l'avvocato Snubbin.
    - L'avvocato Buzfuz e Mister Skimpin per l'accusa,  - disse il giudice
    scrivendo i nomi sul  suo  quaderno  di  appunti,  e  leggendo  mentre
    scriveva - e per la difesa l'avvocato Snubbin e Mister Monkey.
    - Chiedo scusa, Vostro Onore, Phunky.
    - Oh,  benissimo,  - disse il giudice - non ho mai avuto il piacere di
    udire il nome  di  questo  signore,  in  passato.  Qui  Mister  Phunky
    s'inchin  e sorrise,  e il giudice si inchin e sorrise anche lui,  e
    Mister Phunky,  arrossendo fino al bianco degli occhi,  cerc  di  far
    finta  di  non  sapere  che  tutti  lo  stavano guardando: cosa in cui
    nessuno    mai  riuscito  finora,   e,   secondo   ogni   ragionevole
    probabilit, nessuno riuscir mai.
    - Proseguiamo - disse il giudice.
    Gli uscieri ordinarono ancora il silenzio, e Mister Skimpin procedette
    ad  aprire  il  caso;  e  il caso dimostr di avere un contenuto ben
    scarso, quando fu aperto,  poich l'oratore tenne completamente per s
    tutti  i  particolari che conosceva,  e sedette,  dopo un lasso di tre
    minuti,  lasciando la giuria nello stesso preciso e avanzato stato  di
    conoscenza nel quale era prima.
    L'avvocato Buzfuz sorse allora con tutta la maest e la dignit che la
    grave natura dell'azione richiedeva,  e dopo aver bisbigliato qualcosa
    a Dodson,  e conferito brevemente con Fogg,  si  tir  la  toga  sulle
    spalle, si aggiust la parrucca, e si rivolse alla giuria.
    L'avvocato Buzfuz incominci col dire che mai, in tutto il corso della
    sua esperienza professionale... mai da quel primo momento in cui aveva
    deciso di applicarsi allo studio e alla pratica della legge...  si era
    avvicinato a una causa con sentimenti di cos profonda emozione, e con
    un senso cos pesante della responsabilit che gravava su di lui.  Una
    responsabilit,  ci teneva a dirlo, che non avrebbe potuto sopportare,
    se non fosse stato rincuorato e  sostenuto  dalla  convinzione,  tanto
    forte  da  sfiorare  l'assoluta certezza,  che la causa della verit e
    della giustizia,  o in altri termini la causa della sua oltraggiata  e
    oppressa  cliente,  dovesse  ottenere il riconoscimento di quei dodici
    uomini magnanimi e intelligenti che egli vedeva nella tribuna  davanti
    a s.
    Gli   avvocati  incominciano  sempre  in  questo  modo,   perch  cos
    riconciliano i giurati con se stessi e li inducono a pensare di essere
    persone eccezionali.
    L'effetto fu visibile immediatamente: parecchi giurati  incominciarono
    a prendere gran quantit di appunti, col massimo zelo.
    - Avete sentito dal mio illustre amico, signori, - continu l'avvocato
    Buzfuz,  ben  sapendo  che  dall'illustre  amico  a  cui si riferiva i
    signori della giuria non avevano sentito proprio nulla - avete sentito
    dal mio illustre amico, signori, che questa  un'azione per rottura di
    promessa  di  matrimonio,   per  cui  si  chiede  un  risarcimento  di
    millecinquecento  sterline.  Ma  ci  che  non avete ascoltato dal mio
    illustre amico,  perch non spettava al mio  illustre  amico  dirvelo,
    sono  i  fatti  e  le circostanze del caso.  Tali fatti e circostanze,
    signori,  voi li ascolterete dettagliatamente da me,  confermati dalla
    testimonianza  accusatrice  della  donna che far salire su quel banco
    davanti a voi.
    Qui l'avvocato Mister Buzfuz,  pronunciando  con  enfasi  tremenda  la
    parola  banco,   picchi  sul  tavolo  con  gran  rumore,   e  diede
    un'occhiata  a  Dodson  e  Fogg  che  annuirono  con  ammirazione  per
    l'avvocato, e sprezzante sfida per il convenuto.
    - La querelante,  signori. - continu l'avvocato Buzfuz con voce dolce
    e malinconica - la querelante  una vedova; s,  signori,  una vedova.
    Il defunto Mister Bardell,  dopo aver goduto per molti anni la stima e
    la fiducia del suo sovrano in qualit di custode delle  rendite  della
    corona,  trapass quasi impercettibilmente da questo mondo per cercare
    altrove quel riposo e quella pace che  un  ufficio  doganale  non  pu
    dare.
    A  questa patetica descrizione del decesso di Mister Bardell,  che era
    morto nella cantina di un'osteria per  un  colpo  di  bottiglia  preso
    sulla testa,  la voce dell'illustre avvocato trem,  mentre proseguiva
    con grande emozione:
    - Qualche tempo prima della sua morte egli  aveva  riprodotto  la  sua
    immagine  in  un  bambinello.  Con questo bambinello,  unico pegno del
    defunto doganiere,  la signora Bardell volse le  spalle  al  mondo,  e
    cerc  il  ritiro  e la tranquillit di Goswell Street;  e qui attacc
    alla finestra del salotto che dava sulla strada un cartellino  con  le
    seguenti  parole:  Camere  ammobiliate  per  signore  solo.  Chiedere
    dentro.  - Qui l'avvocato Buzfuz  si  interruppe,  mentre  i  diversi
    signori della giuria prendevano nota del documento.
    - Il cartello non porta data, signore? - chiese un giurato.
    -  No,  signori,  non ne porta,  - rispose l'avvocato Buzfuz - ma sono
    autorizzato a dirvi che fu appeso alla finestra della  querelante  tre
    anni  fa,  proprio  in  questi giorni.  Io richiamo l'attenzione della
    giuria sul significato del documento.  Camere ammobiliate per signore
    solo!  L'idea  che la signora Bardell si era fatta del sesso opposto,
    signori,   derivava  dalla  lunga  contemplazione  delle  inestimabili
    qualit del suo povero marito. Ella non aveva paura, n diffidenza, n
    sospetto:  era  tutta certezza e fiducia.  Mister Bardell, diceva la
    vedova Mister Bardell era un uomo d'onore e  Mister  Bardell  era  un
    uomo di parola, Mister Bardell non ingannava e Mister Bardell un tempo
    era  un  signore solo;  ai signori soli io guardo per protezione,  per
    assistenza,  per conforto,  e per consolazione;  nei signori  soli  io
    vedr sempre qualcosa che mi ricordi ci che Mister Bardell era quando
    conquist il mio cuore giovane e inesperto; ai signori soli, pertanto,
    affitter  le mie camere.  Mossa da questo bello e commovente impulso
    (fra i pi begli impulsi della nostra imperfetta natura, signori),  la
    vedova  desolata  e  sola  asciug le sue lacrime,  ammobili il primo
    piano, strinse il bambolotto innocente al suo petto materno, e mise il
    cartello alla finestra del salotto. Vi rimase a lungo? No. Il serpente
    era in agguato,  la miccia era accesa,  la mina si stava scavando,  il
    diabolico  artificiere era all'opera.  Non erano passati tre giorni da
    quando il  cartello  si  trovava  alla  finestra  del  salotto...  tre
    giorni...  signori... quando un essere, un essere eretto su due gambe,
    e che aveva tutti i connotati esteriori di un uomo e non di un mostro,
    buss alla porta di casa della signora Bardell.  Chiese  informazioni;
    fiss le camere; e subito il giorno dopo ne prese possesso. Quest'uomo
    era Pickwick... Pickwick, il convenuto.
    L'avvocato  Buzfuz,  che aveva parlato con tanta foga da riportarne il
    volto paonazzo,  si ferm a prender  fiato.  Il  silenzio  svegli  il
    giudice Mister Stareleigh, che immediatamente scrisse qualcosa con una
    penna senza inchiostro e prese un'aria insolitamente profonda, per dar
    l'impressione  alla  giuria di aver pensato molto profondamente mentre
    aveva gli occhi chiusi. L'avvocato Buzfuz prosegu:
    - Del nominato Pickwick c' poco da dire;  il  soggetto  non  presenta
    molte attrazioni; e io, signori, non sono l'uomo, n voi, signori, gli
    uomini,   da   compiacersi   nella   contemplazione  di  una  crudelt
    ripugnante, e di una sistematica perfidia.
    Qui Mister Pickwick,  che gi da un poco si agitava  in  silenzio  sul
    posto, ebbe un violento sussulto, come se gli si fosse presentata alla
    mente la vaga idea di saltare addosso all'avvocato Buzfuz, all'augusta
    presenza della giustizia e della legge.  Un cenno ammonitore di Perker
    lo arresto,  ed egli ascolt il resto della  dotta  orazione  con  uno
    sguardo  di  sdegno  che contrastava vivamente coi volti delle signore
    Cluppins e Sanders.
    -  Dico  sistematica  perfidia,  signori  -  disse  l'avvocato  Buzfuz
    trafiggendo  Mister  Pickwick  con  lo  sguardo  e  rivolgendosi a lui
    direttamente. - E quando io dico sistematica perfidia, lasciatemi dire
    anche al convenuto Pickwick, se si trova,  come ho saputo,  nell'aula,
    che sarebbe stato pi decoroso per lui,  pi proprio, pi intelligente
    e pi di buon gusto,  se ne fosse  rimasto  lontano.  Lasciatemi  dire
    ancora,  signori,  che  ogni gesto di dissenso o disapprovazione a cui
    egli possa indulgere in quest'aula non avr nessun effetto su di  voi;
    saprete  farne  il  conto che merita;  e lasciatemi aggiungere infine,
    come  del  resto  vi  dir  il  giudice,  signori,   che  un  avvocato
    nell'adempimento  del  proprio  dovere verso il cliente non pu essere
    sottoposto a intimidazioni, a minacce,  o a pressioni di sorta;  e che
    ogni  tentativo  di fare questa o quella cosa,  o la prima o l'ultima,
    ricadr sulla testa di chi voglia compierlo,  si tratti dell'attore  o
    del convenuto, si chiami esso Pickwick, o Noakes, o Stoakes, o Stiles,
    o Brown, o Thompson.
    La   piccola   digressione   dal  tema  centrale  del  discorso  ebbe,
    naturalmente,  l'effetto voluto di far convergere tutti gli  occhi  su
    Mister  Pickwick.  L'avvocato  Buzfuz,  discendendo  un poco da quello
    stato di elevazione morale a cui era assurto, riprese:
    - Vi mostrer, signori,  che per due anni Pickwick continu ad abitare
    costantemente,  e  senza interruzioni o sospensioni,  nella casa della
    signora Bardell.  Vi mostrer che la  signora  Bardell  durante  tutto
    questo tempo vegli su di lui, si preoccup delle sue comodit, cucin
    i  suoi  pasti,  sorvegli  la  sua biancheria quando veniva mandata a
    lavare fuori di casa,  la rammend,  la fece  asciugare,  e  la  stir
    quando  la  lavandaia veniva a casa,  e,  in breve,  godette della sua
    fiducia e confidenza pi piena. Vi mostrer che, in diverse occasioni,
    egli diede mezzo "penny",  e in qualche occasione perfino sei "pence",
    al bambino; e vi prover, per mezzo di un testimone la cui deposizione
    non  potr  essere  n  indebolita n messa in dubbio dal mio illustre
    amico,  che una volta egli diede uno scappellotto al ragazzo  e,  dopo
    avergli  chiesto  se  non avesse vinto nessuna biglia o boccina di
    recente (si tratta,  come  facile  capire,  di  speciali  qualit  di
    palline molto apprezzate dai giovani della citt),  fece uso di questa
    notevolissima espressione: Ti piacerebbe avere un altro  babbo?.  Vi
    dimostrer,   signori,  che  circa  un  anno  fa  Pickwick  incominci
    improvvisamente ad assentarsi da casa per lunghi intervalli,  come  se
    avesse intenzione di staccarsi a poco a poco dalla mia cliente;  ma vi
    far anche vedere  che  a  quel  tempo  la  sua  risoluzione  non  era
    abbastanza forte,  o che i suoi migliori sentimenti, se pure ne ha, lo
    vinsero o che il fascino e le perfezioni della mia cliente  ebbero  il
    sopravvento  sulle  sue  intenzioni indegne di un uomo.  E questo far
    provandovi che in una occasione,  ritornando dalla campagna,  le offr
    chiaramente e formalmente di sposarla,  premunendosi tuttavia con cura
    particolare dalla presenza di  eventuali  testimoni  al  loro  solenne
    contratto;  e sono in grado di dimostrarvi, sulla testimonianza di tre
    dei  suoi  stessi  amici...  testimoni  assai  riluttanti,  signori...
    testimoni  assai  riluttanti...  che proprio quella mattina egli fu da
    loro scoperto mentre teneva la querelante fra le braccia, e calmava la
    sua agitazione con carezze e lusinghe.
    Questa parte dell'arringa  dell'illustre  avvocato  fece  visibilmente
    impressione sull'uditorio.  Estraendo due piccolissimi pezzi di carta,
    egli prosegu:
    - E adesso,  signori,  non ho che una sola parola da  aggiungere.  Due
    lettere sono state scambiate fra le parti, lettere che, per sua stessa
    ammissione,  sono  di pugno del convenuto,  e che dicono pi di interi
    volumi. Queste lettere, ancora, illustrano il carattere dell'uomo. Non
    sono aperte, ferventi,  eloquenti epistole,  in cui spiri la brezza di
    un  linguaggio  affettuoso e innamorato.  Sono brevi messaggi pieni di
    ipocrisia, di prudenza, di dissimulazione, ma fortunatamente molto pi
    conclusivi di quanto non sarebbe il pi  scintillante  linguaggio,  le
    immagini pi poetiche...  lettere che si debbono analizzare con occhio
    cauto  e  sospettoso...   lettere  in  cui  si  riscontra   l'evidente
    intenzione  di  Pickwick  di mistificare e trarre in inganno qualsiasi
    terzo nelle cui mani potessero cadere a  quel  tempo.  Vi  legger  la
    prima:  Garraway,  ore  12.  Cara  signora  B.  Braciole  e  salsa di
    pomodoro. Vostro Pickwick. Signori, che significa questo?  Braciole e
    salsa di pomodoro.  Vostro Pickwick!  Braciole!  Buon Dio!  e salsa di
    pomodoro!  Signori,   lecito farsi gioco della felicit di una  donna
    sensibile e fiduciosa con trucchi volgari come questi?  La seconda non
    porta data, e questo  di per s sospetto. Cara signora B.,  non sar
    a  casa  fino  a  domani.  Corriera  molto lenta.  E poi segue questa
    notevolissima  frase:  Non  datevi  pensiero  per  lo  scaldino.  Lo
    scaldino!  Dite,  signori,  chi  si darebbe pensiero per uno scaldino?
    Quando mai la tranquillit di un uomo o di una donna  fu  incrinata  o
    disturbata da uno scaldino, che di per s  soltanto un oggetto di uso
    domestico,  inoffensivo,  utile,  e aggiunger, signori, confortevole?
    Perch  la  signora  Bardell  fu  cos  ardentemente  pregata  di  non
    preoccuparsi  per  lo  scaldino,  a  meno  che (com' senza dubbio nel
    nostro caso) questo non celasse un'allusione a  un  fuoco  nascosto...
    non  servisse  a  sostituire  qualche  parola  carezzevole  o  qualche
    promessa,  secondo un sistema convenuto di corrispondenza,  escogitato
    apposta  da Pickwick in vista del suo premeditato abbandono,  e che io
    non sono in grado di interpretare?  E che significa  questa  allusione
    alla  lentezza  della  corriera?  Per  quanto ne so io,  pu essere un
    riferimento allo  stesso  Pickwick,  che    stato  indubbiamente  una
    corriera  di  una  lentezza criminale durante tutto il tempo di questa
    relazione,   ma  la  cui  velocit  sar  ora  molto  inaspettatamente
    aumentata, e le cui ruote, signori, com'egli si accorger a sue spese,
    saranno ben presto ingrassate da voi!
    A questo punto l'avvocato Mister Buzfuz si interruppe per vedere se la
    giuria   sorrideva  alla  sua  battuta:  ma  siccome  nessuno  l'aveva
    afferrata,   tranne  il   fruttivendolo,   particolarmente   sensibile
    all'argomento   perch  quella  stessa  mattina  aveva  sottoposto  un
    carretto al processo sopra descritto,  l'illustre avvocato  pens  che
    fosse  consigliabile  abbandonarsi  un  poco alla tristezza,  prima di
    chiudere.
    - Ma basta di ci,  signori - disse l'avvocato  Mister  Buzfuz.  -  E'
    difficile  sorridere  quando  fa  male il cuore;  e lo scherzo  amaro
    quando vibrano le corde pi profonde della  piet.  Le  speranze  e  i
    progetti della mia cliente sono crollati,  e non  una figura retorica
    dire che con essi anche la sua attivit  terminata. Il cartello non 
    pi alla finestra...  ma dentro  non  ci  sono  inquilini.  Degnissimi
    signori  soli  passano  e ripassano...  ma non c' per essi l'invito a
    chiedere dentro,  o fuori.  Tutto  tristezza e silenzio  nella  casa;
    anche  la  voce  del  bambino si tace;  non c' pi posto per i giochi
    infantili,  quando la mamma piange;  le biglie e le boccine  sono  del
    pari neglette; egli ha scordato il grido lungamente familiare tira la
    biglia, e al gioco della lippa e a pari o dispari non  pi pronta la
    sua  piccola  mano.   Ma  Pickwick,  signori,  Pickwick,  lo  spietato
    distruttore di questa oasi domestica nel deserto di Goswell  Street...
    Pickwick, che ha inaridito la sorgente e sparso le ceneri sul prato...
    Pickwick,  che  comparso davanti a voi oggi con la sua spietata salsa
    di pomodoro e gli scaldini...  Pickwick solleva ancora  la  testa  con
    sfacciata  protervia,  e  contempla  senza un sospiro la rovina che ha
    compiuto. I danni, signori, il pagamento dei danni... questa  la sola
    punizione che potete infliggergli;  il solo  risarcimento  che  potete
    garantire  alla mia cliente.  E per avere questo risarcimento ella qui
    si  rivolge   a   un'illuminata,   magnanima,   retta,   coscienziosa,
    spassionata,  sensibile,  e  pensosa giuria di concittadini del nostro
    civilissimo paese.
    Con questo bel pistolotto finale l'avvocato Mister Buzfuz si  sedette,
    e il giudice Mister Stareleigh si svegli.
    -  Chiamate  Elisabeth  Cluppins  -  disse  l'avvocato  Mister Buzfuz,
    alzandosi un minuto dopo con rinnovata energia.
    L'usciere pi vicino chiam Elisabeth Tuppins;  un altro,  un po'  pi
    lontano,  domand di Elizabeth Jupkins;  e un terzo si precipit senza
    fiato in King Street urlando il  nome  di  Elizabeth  Muffins  fino  a
    diventar rauco.
    Nel  frattempo  la  signora  Cluppins,  con l'assistenza della signora
    Bardell,  della signora Sanders,  e dei  signori  Dodson  e  Fogg,  fu
    installata  nel  banco  dei  testimoni;  e  quando  si  fu  saldamente
    appollaiata sull'ultimo gradino, la signora Bardell si ferm sul primo
    con il fazzoletto e le soprascarpe in una mano,  e  una  bottiglia  di
    vetro  che  poteva  tenere  circa un quarto di pinta di sali aromatici
    nell'altra,  pronta per ogni emergenza.  La signora Sanders,  con  gli
    occhi  piantati sul volto del giudice,  si accamp nelle vicinanze con
    l'ombrello,   tenendo  il  pollice  destro  premuto  sulla  molla  con
    espressione  serissima,  come se fosse pienamente preparata ad aprirlo
    al primo segnale.
    - Signora Cluppins,  - disse  l'avvocato  Buzfuz  -  prego  calmatevi,
    signora!  - Naturalmente, non appena la signora Cluppins fu pregata di
    calmarsi,  singhiozz con accresciuta violenza,  e mostr disparati  e
    allarmanti sintomi di uno svenimento incipiente,  o,  come ebbe a dire
    dopo, di essere troppo profondamente emozionata.
    - Vi ricordate,  signora Cluppins,  -  disse  l'avvocato  Buzfuz  dopo
    alcune domande di scarso rilievo - vi ricordate di essere stata in una
    stanza  interna  della  signora  Bardell,  al  primo piano,  una certa
    mattina dello scorso luglio,  mentre  essa  spolverava  la  camera  di
    Mister Pickwick?
    - S, Vostro Onore e signori giurati, mi ricordo, - rispose la signora
    Cluppins.
    -  Il  salotto  di Mister Pickwick dava sulla strada,  al primo piano,
    vero?
    - S, signore - rispose la signora Cluppins.
    - Che cosa stavate facendo nella stanza interna, signora?  - chiese il
    piccolo giudice.
    - Vostro Onore e signori giurati,  - disse la signora Cluppins con una
    certa agitazione - io non vi voglio ingannare.
    - Non vi conviene farlo, signora - disse il piccolo giudice.
    - Ero l,  - rispose la signora Cluppins - all'insaputa della  signora
    Bardell;  ero  stata  fuori  con un cestino,  signori,  a comprare tre
    libbre di patate novelle,  che per tre libbre fanno due pence e mezzo,
    quando vidi la porta di casa della signora Bardell un po' socchiusa.
    - Un po' cosa? - esclam il piccolo giudice.
    - Semiaperta, Vostro Onore - disse l'avvocato Snubbin.
    -  No,  ha  detto  un po' socchiusa - disse il piccolo giudice con uno
    sguardo astuto.
    - E' lo stesso, Vostro Onore - disse l'avvocato Snubbin.
    Il piccolo giudice sembr perplesso,  e disse  che  ne  avrebbe  preso
    nota. La signora Cluppins continu:
    -  Allora  entrai,   solo  per  salutare,   salii,  senza  cercare  di
    nascondermi,  al piano di  sopra,  ed  entrai  nella  stanza  interna.
    Signori, dalla stanza sulla strada veniva un suono di voci, e...
    - E le avete ascoltate,  immagino, signora Cluppins - disse l'avvocato
    Buzfuz.
    - Chiedo scusa, signore, - rispose la signora Cluppins maestosamente -
    sarebbe stata un'azione spregevole.  Ma le  voci  erano  molto  forti,
    signore, e mi entravano per forza nelle orecchie.
    - Dunque,  signora Cluppins,  voi non ascoltavate,  ma udiste le voci.
    Una di quelle voci era di Pickwick?
    - Proprio la sua, signore.
    E la signora Cluppins,  dopo aver esplicitamente affermato che  Mister
    Pickwick stava parlando con la signora Bardell, ripet a poco a poco e
    con l'aiuto di molte domande la conversazione che i nostri lettori gi
    conoscono.
    I  giurati  presero  un'aria  sospettosa,  e  l'avvocato Mister Buzfuz
    sorrise e si sedette. La situazione parve aggravarsi quando l'avvocato
    Snubbin rinunci a interrogare la  testimone  perch  Mister  Pickwick
    desiderava dichiarare esplicitamente che era suo dovere riconoscere la
    sostanziale veridicit di quella deposizione.
    La signora Cluppins,  una volta rotto il ghiaccio, ritenne l'occasione
    favorevole per fare una breve dissertazione sui suoi affari domestici;
    e immediatamente procedette a informare la corte che era madre di otto
    figli,  perlomeno fino a  quel  momento,  e  che  nutriva  fiducia  di
    regalarne  un nono a Mister Cluppins entro sei mesi circa.  Arrivati a
    questo   punto   interessante,    il   piccolo   giudice    intervenne
    irritatissimo;  e l'effetto del suo intervento fu che la degna signora
    e la sua amica Sanders vennero educatamente  portate  fuori  dall'aula
    sotto la scorta di Mister Jackson, senza ulteriori discussioni.
    - Nathaniel Winkle! - disse Mister Skimpin.
    - Presente!  - rispose una debole voce.  Mister Winkle entr nel banco
    dei testimoni,  e dopo aver prestato giuramento si inchin al  giudice
    con molta deferenza.
    -  Non  guardate  me,  signore - disse aspramente il giudice per tutta
    risposta. - Guardate la giuria.
    Mister Winkle obbed,  e guard verso il posto dove gli  sembrava  pi
    probabile  che  fosse  la  giuria:  perch,  nello stato di confusione
    mentale in cui si trovava,  non c'era nemmeno da pensare  che  potesse
    vederla.
    Mister  Winkle  fu  poi  esaminato  da Mister Skimpin,  un promettente
    giovanotto  di  quarantadue  o  quarantatr  anni,   comprensibilmente
    ansioso  di  confondere  un  testimonio  che  si sapeva predisposto in
    favore della parte avversa.
    - Dunque, signore, - disse Mister Skimpin - abbiate la cortesia di far
    sapere alla corte e alla giuria qual   il  vostro  nome,  prego  -  e
    Mister  Skimpin  chin  la  testa da una parte per ascoltare con acume
    critico la risposta,  dando nel frattempo  uno  sguardo  alla  giuria,
    quasi  a  far intendere che si aspettava che l'innata propensione allo
    spergiuro di Mister Winkle lo inducesse a dire  un  nome  diverso  dal
    vero.
    - Winkle - rispose il teste.
    - Qual  il vostro nome di battesimo, signore? - domand rabbiosamente
    il piccolo giudice.
    - Nathaniel, signore.
    - Daniel... altri nomi?
    - Nathaniel, signore... Vostro Onore, voglio dire.
    - Nathaniel Daniel o Daniel Nathaniel?
    - No, Vostro Onore, solo Nathaniel; non mi chiamo Daniel.
    -  E  allora  perch  mi avete detto di chiamarvi Daniel,  signore?  -
    chiese il piccolo giudice.
    - Non l'ho detto, Vostro Onore - rispose Mister Winkle.
    - L'avete detto, signore! - rispose il giudice con cipiglio severo.  -
    Come  potrei aver scritto Daniel nei miei appunti,  se non me l'aveste
    detto voi, signore?
    L'argomento era inoppugnabile.
    - Mister Winkle  ha  la  memoria  piuttosto  corta,  Vostro  Onore,  -
    intervenne  Mister  Skimpin  con un altro sguardo alla giuria - ma noi
    troveremo i mezzi per rinfrescargliela,  prima che lasci il banco,  ne
    sono certo.
    -  Vi  consiglio  di  essere  pi preciso,  signore - disse il piccolo
    giudice lanciando al teste uno sguardo sinistro.
    Il povero Mister Winkle si inchin e cerc di fingere una disinvoltura
    che, nel suo attuale stato di confusione,  lo faceva sembrare un ladro
    preso con le mani nel sacco.
    -  Dunque,  Mister  Winkle,  - disse Mister Skimpin - vi prego di fare
    attenzione a quello che vi dico,  e vi raccomando,  nel vostro  stesso
    interesse,  di  ricordare  ci  che  vi  ha detto la corte e di essere
    preciso.  Credo  che  voi  siate  un  intimo  amico  di  Pickwick,  il
    convenuto, vero?
    - Ho conosciuto Mister Pickwick, per quanto ricordo in questo momento,
    circa nel...
    - Prego,  Mister Winkle,  non eludete la domanda. Siete o non siete un
    intimo amico del convenuto?.
    - Stavo appunto per dire che...
    - Volete o non volete rispondere alla mia domanda, signore?
    - Se  non  risponderete  alla  domanda  sarete  arrestato,  signore  -
    intervenne  il  piccolo giudice guardando al di sopra del suo libro di
    appunti.
    - Dunque, signore, - disse Mister Skimpin - decidetevi prego. S o no?
    - S, lo sono - rispose Mister Winkle.
    - S,  lo siete.  Perch non potevate dirlo subito,  signore?  E forse
    conoscete anche la querelante, non  vero, Mister Winkle?
    - Non la conosco; l'ho vista.
    - Ah,  non la conoscete,  ma l'avete vista! Allora abbiate la bont di
    spiegare ai signori della giuria che cosa intendete dire  con  questo,
    Mister Winkle.
    -  Voglio  dire che non sono in confidenza con lei,  ma che l'ho vista
    quando andavo da Mister Pickwick in Goswell Street.
    - Quante volte l'avete vista, signore?
    - Quante volte?
    - S, Mister Winkle, quante. Posso ripetervi la domanda una dozzina di
    volte, se  questo che volete,  signore.  - E l'uomo di dottrina,  con
    fermo  e  severo  cipiglio,   mise  le  mani  sui  fianchi  e  sorrise
    allusivamente alla giuria.
    A questo punto nacque il solito edificante battibecco.  Mister  Winkle
    disse  che  gli  era assolutamente impossibile dire quante volte aveva
    visto la signora Bardell. Allora gli fu chiesto se l'aveva vista venti
    volte, al che egli rispose:
    - Certo... anche di pi.  Allora gli fu chiesto se l'aveva vista cento
    volte...  se  poteva  giurare  di averla vista pi di cinquanta...  se
    poteva dire di averla vista almeno settantacinque volte,  e cos  via;
    arrivando  alla  soddisfacente conclusione che gli conveniva di essere
    pi preciso e di badare a quello che faceva. Ridotto in questo modo il
    teste  nella  voluta  condizione  di  accasciamento   e   di   nervosa
    perplessit, l'interrogatorio prosegu come segue:
    - Mister Winkle,  vi ricordate di essere andato dal convenuto Pickwick
    nel suo alloggio in casa della  querelante,  in  Goswell  Street,  una
    certa mattina dello scorso mese di luglio?
    - S.
    - E in quell'occasione eravate con un amico di nome Tupman,  e con uno
    di nome Snodgrass?
    - S, ero con loro.
    - Si trovano qui?
    - S - rispose Mister Winkle guardando ansiosamente nella direzione in
    cui si trovavano i suoi amici.
    - Prego,  fate attenzione a me,  Mister Winkle,  e  lasciate  stare  i
    vostri  amici  -  disse Mister Skimpin con un altro sguardo espressivo
    alla giuria.  -  Essi  dovranno  rendere  la  loro  deposizione  senza
    consultarsi preventivamente con voi, se pure non l'hanno gi fatto (un
    altro sguardo alla giuria).  Dunque, signore, dite ai giurati che cosa
    avete visto entrando nella camera del convenuto quella certa  mattina.
    Coraggio, toglietevi questo peso, tanto dovete dirlo prima o poi.
    - Il convenuto,  Mister Pickwick, teneva la querelante fra le braccia,
    sorreggendola con le mani per la vita,  - rispose  Mister  Winkle  con
    comprensibile esitazione - e la querelante sembrava priva di sensi.
    - E non avete udito dire nulla dal convenuto?
    -  Gli  ho  sentito dire alla signora Bardell su,  da brava,  e l'ho
    udito pregarla di rientrare in s, di considerare in che situazione si
    sarebbe trovata se fosse sopraggiunto qualcuno, o qualcosa del genere.
    - Ora, Mister Winkle, non mi resta che una sola domanda da farvi, e vi
    prego di non scordare le raccomandazioni della corte. Siete disposto a
    giurare che Pickwick,  il convenuto,  non abbia  detto  invece,  cara
    signora Bardell,  su, da brava; rientrate in voi stessa e rassegnatevi
    perch a questa situazione bisognava arrivare, o qualcosa del genere.
    - Io...  io non ho certo sentito niente  del  genere  -  disse  Mister
    Winkle,  sbalordito  da  questa  ingegnosa  rielaborazione delle poche
    parole che aveva ascoltato.  -  Ero  sul  pianerottolo  e  non  potevo
    sentire distintamente; ma ho l'impressione che...
    -  I  signori  della  giuria  non hanno bisogno di conoscere le vostre
    impressioni, Mister Winkle, le quali, temo,  sarebbero di scarso aiuto
    a  uomini onesti e retti,  - intervenne Mister Skimpin.  - Eravate sul
    pianerottolo e non potevate sentire  distintamente;  ma  non  potreste
    giurare  che  Pickwick non abbia usato l'espressione che ho detto?  E'
    cos?
    - No,  non potrei giurarlo - rispose Mister Winkle e Mister Skimpin si
    sedette con aria di trionfo.
    Le  cose  non  si erano messe nel modo pi felice per Mister Pickwick,
    fino a quel momento,  e ogni nuovo sospetto gettato su di  lui  poteva
    essere fatale alla sua causa. Occorreva dunque metterlo sotto una luce
    migliore,  e  Mister  Phunky si alz col proposito di ricavare qualche
    elemento importante, controinterrogando Mister Winkle.
    - Credo,  Mister Winkle,  - disse Mister Phunky - che Mister  Pickwick
    non sia un giovanotto, vero?
    - Oh, no, - rispose Mister Winkle - potrebbe essere mio padre.
    -  Voi  avete detto al mio illustre amico di conoscere Mister Pickwick
    da molto tempo.  Avete mai avuto ragione di supporre o di credere  che
    stesse per sposarsi?
    - Oh no,  no certo, - rispose Mister Winkle, con tanto zelo che Mister
    Phunky avrebbe dovuto farlo scendere dal banco dei testimoni  a  tutta
    velocit.  Gli  avvocati  dicono  che  ci  sono  due tipi di testimoni
    particolarmente infidi: il  testimonio  riluttante,  e  quello  troppo
    volenteroso. Era destino che Mister Winkle li incarnasse entrambi.
    -  Dir  di  pi,  Mister Winkle - continu Mister Phunky coi modi pi
    dolci e pi suadenti.  - Avete mai notato nella sua condotta verso  il
    sesso opposto,  in questi ultimi anni, qualcosa che vi abbia indotto a
    credere che  Mister  Pickwick  pensasse,  sia  pure  lontanamente,  al
    matrimonio?
    - Oh no, no certo - rispose Mister Winkle.
    -  E  la  sua  condotta,  in presenza delle donne,  non  sempre stata
    quella di un uomo che,  inoltratosi abbastanza nel cammino della  vita
    contento  delle sue occupazioni e dei suoi passatempi,  le tratta solo
    come un padre tratta le proprie figlie?
    - Senza alcun dubbio! - rispose Mister Winkle con magnifico slancio. -
    Cio... s... oh s... certamente.
    - Non avete mai notato nel suo comportamento verso la signora Bardell,
    o verso qualsiasi altra donna,  qualcosa che lasciasse  adito  al  pi
    lieve sospetto?  - disse Mister Phunky,  accingendosi a sedere, perch
    l'avvocato Snubbin gli aveva strizzato l'occhio.
    - N...  n...  no,  -  rispose  Mister  Winkle  -  tranne  che  in  una
    banalissima   occasione,   che  senza  dubbio  pu  essere  facilmente
    spiegata.
    Ora,  se l'infelice Mister Phunky si fosse  seduto  quando  l'avvocato
    Snubbin  gli  aveva strizzato l'occhio,  o se l'avvocato Buzfuz avesse
    fermato questo controinterrogatorio irregolare fin dall'inizio (ma era
    troppo furbo  per  farlo,  data  l'ansiet  di  Mister  Winkle,  e  la
    probabilit  che  ne  uscisse qualcosa di utile per l'accusa),  questa
    infelice affermazione non sarebbe stata fatta.  Nel momento in cui  le
    parole uscivano dalle labbra di Mister Winkle,  Mister Phunky sedette,
    e l'avvocato Snubbin disse frettolosamente al  testimonio  che  poteva
    lasciare  il  banco:  ci  che  Mister  Winkle si preparava a fare con
    grande prontezza, quando l'avvocato Buzfuz lo ferm.
    - Aspettate, Mister Winkle,  aspettate!  - disse l'avvocato Buzfuz.  -
    Volete  avere  la  bont  di  chiedergli,   Vostro  Onore,   in  quale
    circostanza questo signore,  vecchio abbastanza per essere suo  padre,
    si comport in modo sospetto con una donna?
    -  Avete  sentito  che cosa ha detto l'illustre avvocato,  signore?  -
    osserv il giudice rivolgendosi al misero e angosciato Mister  Winkle.
    - Riferite l'episodio in questione.
    -  Vostro  Onore,  - disse Mister Winkle tremando di ansia - io...  io
    preferirei di no.
    - Pu darsi, - disse il piccolo giudice - ma dovete.
    Nel  profondo  silenzio  dell'aula,  Mister  Winkle  balbett  che  il
    banalissimo episodio sospetto consisteva nel fatto che Mister Pickwick
    era stato trovato a mezzanotte nella camera da letto di una signora, e
    riteneva  che  questo avesse portato come conseguenza alla rottura del
    progettato matrimonio della signora in  questione,  e  comunque,  come
    sapeva per diretta esperienza, aveva portato tutta la comitiva davanti
    a Sua Eccellenza George Nupkins,  Sindaco e Giudice di Pace del Comune
    di Ipswich.
    - Potete lasciare il banco, signore - disse l'avvocato Snubbin. Mister
    Winkle lasci finalmente il banco e si precipit con fretta  delirante
    al  Giorgio e Avvoltoio,  dove fu scoperto qualche ora pi tardi dal
    cameriere mentre si lamentava con voce cupa e disperata,  con la testa
    sepolta sotto i cuscini del sof.
    Tracy  Tupman  e  Augustus Snodgrass furono chiamati a turno al banco;
    entrambi confermarono la testimonianza del  loro  infelice  amico;  ed
    entrambi   furono   portati   al  culmine  della  disperazione  da  un
    interrogatorio esasperante.
    Susannah Sanders fu poi chiamata e interrogata dall'avvocato Buzfuz, e
    controinterrogata dall'avvocato Snubbin.  Aveva sempre detto e creduto
    che  Pickwick  volesse  sposare  la  signora  Bardell;  sapeva  che il
    fidanzamento  della  signora  Bardell  con  Pickwick  era  il  normale
    argomento di conversazione del vicinato, dopo lo svenimento del luglio
    scorso;   le  era  stato  confermato  anche  dalla  signora  Mudberry,
    stiratrice,  e dalla  signora  Bunkin,  inamidatrice,  ma  non  vedeva
    nell'aula  n  l'una  n  l'altra.  Aveva  udito  Pickwick chiedere al
    ragazzino se gli sarebbe piaciuto avere un altro pap. Non sapeva se a
    quell'epoca ci fosse qualcosa fra la signora Bardell e il fornaio,  ma
    sapeva  benissimo che il fornaio allora era scapolo e ora era sposato.
    Non poteva giurare che la signora Bardell  non  fosse  innamoratissima
    del  fornaio,  ma  riteneva  che  il fornaio non fosse innamoratissimo
    della  signora  Bardell,  altrimenti  non  avrebbe  sposato  un'altra.
    Credeva  che la signora Bardell fosse svenuta quella mattina di luglio
    perch Pickwick le aveva chiesto di fissare il giorno delle nozze; lei
    stessa (la teste) era svenuta lunga distesa per terra quando il signor
    Sanders le aveva chiesto di fissare il  giorno  delle  nozze,  ed  era
    convinta  che ogni vera signora avrebbe fatto lo stesso in circostanze
    analoghe.  Aveva udito Pickwick  fare  al  ragazzo  la  domanda  sulle
    palline, ma affermava sotto giuramento di non sapere la differenza tra
    una biglia e una boccina.
    Interrogata  dal  giudice,  rispose  che,  durante  il periodo del suo
    fidanzamento con Mister Sanders, aveva ricevuto lettere amorose,  come
    ogni altra signora. Nel corso della loro corrispondenza Mister Sanders
    l'aveva spesso chiamata oca, ma in nessun caso braciola, e nemmeno
    salsa di pomodoro. A lui piacevano moltissimo le oche. Forse, se gli
    fossero  piaciute  altrettanto  le  braciole  e  la salsa di pomodoro,
    l'avrebbe chiamata cos, come vezzeggiativo.
    L'avvocato Buzfuz sorse allora con maggior prosopopea,  se  possibile,
    di quanta non avesse dimostrato in precedenza, e tuon:
    - Fate entrare Samuel Weller.
    Ma  non fu necessario far entrare Samuel Weller,  perch Samuel Weller
    entr vivamente da solo nel banco dei testimoni,  nello stesso momento
    in cui il suo nome fu pronunciato;  e, posando il cappello per terra e
    le braccia sulla ringhiera, diede un rapido sguardo alla tribuna degli
    avvocati e prese una visione generale  della  corte,  con  l'aria  pi
    allegra e pi briosa del mondo.
    - Come vi chiamate, signore? - chiese il giudice.
    - Sam Weller, Vostro Onore - rispose questi.
    - Si scrive con la V o con la W? - chiese il giudice.
    -  Dipende  dal  gusto e dalla fantasia di chi scrive,  Vostro Onore -
    rispose Sam.  - Io non ho mai avuto occasione di scriverlo tranne  una
    volta o due nella mia vita, ma lo scrivo con la V.
    A   questo  punto  una  voce  dalle  tribune  del  pubblico  grid:  -
    Giustissimo, Samuel, giustissimo. Mettete una V, Vostro Onore, mettete
    una V.
    - Chi  colui che osa  rivolgersi  alla  corte?  -  disse  il  piccolo
    giudice alzando lo sguardo. - Usciere!
    - S, Vostro Onore.
    - Portate qui subito quell'uomo.
    - S, Vostro onore.
    Ma poich l'usciere non trov quell'uomo,  non pot portarlo;  e, dopo
    una gran confusione,  tutta la gente che si era alzata  in  piedi  per
    vedere il colpevole sedette di nuovo. Il piccolo giudice si rivolse al
    testimonio, non appena il suo sdegno gli consent di parlare, e disse:
    - Sapete chi  stato, signore?
    - Ho una mezza idea che fosse mio padre, Vostro Onore - rispose Sam.
    - Lo vedete nell'aula? - disse il giudice.
    - No, Vostro Onore - rispose Sam fissando gli occhi sul lampadario che
    pendeva dal soffitto.
    -  Se  aveste potuto indicarmelo,  lo avrei arrestato immediatamente -
    disse il giudice.
    Sam  si  inchin  a  titolo  di  ringraziamento  e  si   rivolse   con
    ineguagliabile giocondit all'avvocato Buzfuz.
    - Dunque, Mister Weller - disse l'avvocato Buzfuz.
    - Dunque, signore - rispose Sam.
    -  Credo  che  voi siate al servizio di Mister Pickwick,  convenuto in
    questa causa. Parlate dunque, vi prego, Mister Weller.
    - E' quello che ho intenzione  di  fare  -  rispose  Sam.  -  Sono  al
    servizio di questo signore, ed  un ottimo servizio.
    - Poco da fare e molto da prendere, immagino - disse l'avvocato Buzfuz
    con tono scherzoso.
    -  Oh,  da  prendere ce n' proprio abbastanza,  come disse il soldato
    quando lo condannarono a trecentocinquanta frustate - rispose Sam.
    - Non  dovete  dirci  cosa  disse  il  soldato  o  qualsiasi  altro  -
    intervenne il giudice. - Non c'entra con la testimonianza.
    - Benissimo, Vostro Onore - rispose Sam.
    - Vi ricordate che sia accaduto qualcosa di speciale il mattino in cui
    foste assunto dal convenuto, Mister Weller? - disse l'avvocato Buzfuz.
    - S, signore - rispose Sam.
    - Abbiate la bont di raccontarlo alla giuria.
    -  Ebbi un autentico vestito nuovo di panno,  quella mattina,  signori
    della giuria,  - disse Sam - e questa fu una cosa davvero  speciale  e
    insolita per me, a quel tempo.
    Segu una risata generale;  e il piccolo giudice,  guardando con volto
    rabbioso al di sopra del tavolo, disse:
    - Vi consiglio di fare attenzione, signore.
    - Cos mi disse anche Mister Pickwick quella volta,  Vostro  Onore,  -
    rispose Sam - e io feci molta attenzione a quell'abito di panno, molta
    attenzione, Vostro Onore.
    Il giudice guard severamente Sam per due minuti buoni, ma il volto di
    Sam  rimase cos perfettamente calmo e sereno che il giudice non disse
    nulla e fece cenno all'avvocato Buzfuz di proseguire.
    -  Intendete  dire,   Mister  Weller,   -  disse  l'avvocato   Buzfuz,
    incrociando  enfaticamente  le  braccia  e  girandosi  a met verso la
    giuria,  come per assicurarla che avrebbe fatto scontare al  teste  la
    sua impertinenza - intendete dire con questo,  Mister Weller,  che non
    avete visto nulla dello svenimento della querelante fra le braccia del
    convenuto, descritto or ora dagli altri testimoni?
    - No certo,  - rispose Sam -  rimasi  nel  corridoio  finch  non  fui
    chiamato, e quando entrai la vecchia signora non c'era pi.
    -  Ora  fate  attenzione,  Mister  Weller,  -  disse l'avvocato Buzfuz
    intingendo  una  gran  penna  nel  calamaio  che  aveva  davanti,  per
    spaventare  Sam  facendogli  vedere  che  avrebbe preso nota della sua
    risposta - eravate nel corridoio,  eppure non avete visto nulla di ci
    che accadeva. Non avete un paio d'occhi, Mister Weller?
    -  S,  ho  un  paio  d'occhi,  - rispose Sam - questo  il punto.  Se
    fossero un paio di microscopi a vapore  ultrapotenti,  brevettati  per
    ingrandimenti  di due milioni di volte,  sarei riuscito forse a vedere
    attraverso una rampa di scale e una porta  di  legno;  ma  trattandosi
    soltanto di occhi, voi capite, la mia visuale  limitata.
    A  questa  risposta,  che  venne  fuori  senza il pi piccolo segno di
    irritazione e con la pi completa semplicit e serenit  di  modi,  il
    pubblico  ridacchi,  il piccolo giudice sorrise,  e l'avvocato Buzfuz
    prese  un  aspetto  singolarmente  scemo.   Dopo  essersi   consultato
    brevemente   con  Dodson  e  Fogg,   l'illustre  avvocato  si  rivolse
    nuovamente a Sam, e disse,  compiendo uno sforzo penoso per nascondere
    la sua contrariet: - Ora,  Mister Weller, vi interrogher su un altro
    punto, se non vi dispiace.
    - Se non dispiace  a  voi,  signore  -  ribatt  Sam  con  la  massima
    giocondit.
    -  Ricordate  di essere andato a casa della signora Bardell,  una sera
    dello scorso novembre?
    - Oh s, benissimo.
    - Ah,  ve ne  ricordate,  Mister  Weller  -  disse  l'avvocato  Buzfuz
    rianimandosi. - Ero certo che alla fine saremmo approdati a qualcosa.
    -  Ne  ero quasi certo anch'io,  signore - rispose Sam;  e il pubblico
    ridacchi di nuovo.
    - Bene,  immagino che siate andato l per fare quattro chiacchiere  su
    questa  causa,  non  vero,  Mister Weller?  - disse l'avvocato Buzfuz
    dando un'occhiata significativa alla giuria.
    - Sono andato a pagare la pigione;  ma quattro chiacchiere sulla causa
    le abbiamo fatte - rispose Sam.
    -  Ah,  quattro  chiacchiere  sulla  causa  le  avete  fatte!  - disse
    l'avvocato Buzfuz illuminandosi al presentimento di qualche importante
    scoperta.  - E che cosa diceste della causa?  Volete avere la bont di
    raccontarcelo, Mister Weller?
    -  Col  pi  grande piacere del mondo,  signore - rispose Sam.  - Dopo
    alcune osservazioni di poca importanza, fatte dalle due virtuose donne
    che sono state interrogate qui, oggi le signore entrarono in uno stato
    di grandissima ammirazione per la nobile condotta di Dodson e  Fogg...
    quei due signori che sono l, seduti vicino a voi.
    Queste  parole,  naturalmente,  attrassero  l'attenzione  di  tutti su
    Dodson e Fogg, che presero l'aria pi virtuosa possibile.
    - Gli avvocati della querelante!  - disse l'avvocato Buzfuz.  -  Bene!
    fecero dunque le lodi della nobile condotta dei signori Dodson e Fogg,
    avvocati della querelante, non  vero?
    -  S,  -  rispose Sam - dissero che era stato molto generoso da parte
    loro assumersi il patrocinio della signora Bardell per speculazione, e
    non farle pagare nemmeno le spese, se potevano tirarle fuori da Mister
    Pickwick.
    A questa inaspettata risposta il pubblico soffoc le risate,  e Dodson
    e  Fogg,  rossi come il fuoco,  si chinarono verso l'avvocato Buzfuz e
    gli sussurrarono frettolosamente qualcosa all'orecchio.
    - Giustissimo - disse  l'avvocato  Buzfuz  ad  alta  voce,  con  calma
    forzata. - E' perfettamente inutile, Vostro Onore, cercare di ottenere
    qualche indizio dall'ottusa stupidit di questo testimone.  Non voglio
    annoiare la corte facendogli altre domande. Potete andare.
    - Qualche altro signore desidera chiedermi qualcosa?  -  domand  Sam,
    prendendo il cappello e guardandosi ostentatamente intorno.
    - Io no, Mister Weller, grazie - disse l'avvocato Snubbin ridendo.
    -  Potete  andare  -  rispose l'avvocato Buzfuz,  agitando la mano con
    impazienza.  E Sam scese dal banco,  dopo aver fatto  alla  causa  dei
    signori  Dodson e Fogg tutto il danno che poteva,  e detto il meno che
    poteva di Mister Pickwick,  ci che era stato  appunto  il  suo  scopo
    durante la deposizione.
    -  Non  ho  nulla  in  contrario ad ammettere,  Vostro Onore,  - disse
    l'avvocato Snubbin - se questo pu evitare l'escussione  di  un  altro
    testimonio,  che  Mister  Pickwick  si  ritirato dagli affari,  e che
    possiede un notevole patrimonio privato.
    - Molto bene - disse l'avvocato Buzfuz,  riponendo le due lettere  che
    si  era  accinto  a leggere.  - Allora non ho bisogno d'altro,  Vostro
    Onore.
    Poi l'avvocato Snubbin si rivolse alla giuria in difesa del convenuto;
    e lunghissima ed eloquentissima fu la sua arringa, nella quale profuse
    i pi alti elogi sulla condotta e sul carattere di Mister Pickwick; ma
    poich i nostri lettori sono in grado  di  formarsi  sui  suoi  meriti
    un'opinione di gran lunga pi precisa di quanto non potesse l'avvocato
    Snubbin,  non  ci  sentiamo  obbligati a riportare nemmeno in parte le
    osservazioni dell'illustre signore.  Egli cerc inoltre di  dimostrare
    che  le  lettere  esibite  riguardavano  puramente  e semplicemente il
    pranzo di Mister Pickwick,  o i  preparativi  per  riceverlo  nel  suo
    alloggio  al  ritorno  da  qualche  gita  in  campagna.  Baster  dire
    genericamente che fece del suo meglio per Mister  Pickwick;  e  meglio
    del meglio,  come tutti sanno e come afferma autorevolmente il vecchio
    adagio, non si pu fare.
    Il giudice Mister Stareleigh  tir  le  somme  del  dibattito  secondo
    l'antica  e  pi  radicata consuetudine.  Lesse alla giuria quel tanto
    delle sue note che gli riusc di decifrare l per l,  e fece  qualche
    fuggevole  commento  sulle  prove testimoniali.  Se la signora Bardell
    aveva ragione,  era perfettamente chiaro  che  Mister  Pickwick  aveva
    torto;  se  la  giuria  riteneva  degna  di  fede la deposizione della
    signora Cluppins,  doveva crederci,  e se non la  riteneva  tale,  non
    doveva crederci.  Se erano convinti che una promessa di matrimonio era
    stata  rotta,   dovevano  pronunciarsi  in  favore  della  querelante,
    concedendole  il  risarcimento  dei  danni nella misura che ritenevano
    giusta;  e se,  d'altra parte,  sembrava  loro  che  una  promessa  di
    matrimonio non fosse mai stata fatta,  dovevano pronunciarsi in favore
    del convenuto negando qualsiasi risarcimento.  Poi la giuria si ritir
    nella  propria  stanza  per  discutere  la questione,  e il giudice si
    ritir nella sua per rifocillarsi con una bistecca  di  montone  e  un
    bicchiere di Xeres.
    Un  quarto  d'ora  pieno d'ansia spir;  la giuria torn indietro;  il
    giudice fu richiamato.  Mister Pickwick inforc gli occhiali  e  fiss
    gli  occhi  sul  capo  della  giuria  con  viso ansioso e il cuore che
    batteva forte.
    - Signori,  - disse l'individuo in nero - siete  tutti  d'accordo  sul
    verdetto?
    - Lo siamo - rispose il capo della giuria.
    - Vi pronunciate per l'accusa, signori, o per la difesa?
    - Per l'accusa.
    - A quanto stimate i danni, signori?
    - Settecentocinquanta sterline.
    Mister Pickwick si tolse gli occhiali, asciug accuratamente le lenti,
    li  ripose  nell'astuccio  e  se li mise in tasca;  poi,  infilatisi i
    guanti con gesto molto preciso,  con lo sguardo sempre fisso sul  capo
    della giuria,  segu meccanicamente Mister Perker e la borsa blu fuori
    dall'aula.
    Si fermarono in una stanza laterale,  mentre Perker pagava le spese di
    cancelleria;  e  qui Mister Pickwick fu raggiunto dai suoi amici.  Qui
    gli accadde inoltre di incontrare i signori  Dodson  e  Fogg,  che  si
    fregavano le mani con tutti i segni esteriori della soddisfazione.
    - Dunque, signori - disse Mister Pickwick.
    - Dunque, signore - disse Dodson, per se stesso e per il suo socio.
    - Voi credete di farmi pagare le vostre spese,  non  cos, signori? -
    disse Mister Pickwick.
    Fogg disse che lo ritenevano piuttosto probabile.  Dodson  sorrise,  e
    disse che ci avrebbero provato.
    - Voi potete provare e riprovare quanto volete, signori Dodson e Fogg,
    -  disse  Mister Pickwick con veemenza - ma da me non otterrete mai un
    soldo n per le spese  n  per  il  risarcimento  dei  danni,  dovessi
    passare il resto della mia vita nella prigione per debitori.
    - Ah, ah! - rise Dodson. - Ci ripenserete prima che finisca l'inverno,
    Mister Pickwick.
    - Ih, ih, ih! Questo lo vedremo, Mister Pickwick - sogghign Fogg.
    Senza parole per l'indignazione, Mister Pickwick permise al suo legale
    e  ai  suoi amici di condurlo alla porta,  dove fu fatto salire in una
    vettura noleggiata per l'occasione dal sempre vigile Sam Weller.
    Sam aveva rialzato il predellino e si preparava a salire  a  cassetta,
    quando si sent toccare leggermente sulla spalla; e girando lo sguardo
    vide  suo  padre  in  piedi  davanti  a lui.  Il vecchio aveva un'aria
    funerea,  mentre scuoteva gravemente  la  testa  e  diceva,  con  tono
    ammonitore:
    - Non  questo il modo di trattare gli affari,  te l'avevo detto.  Oh,
    Sammy, Sammy, perch non avevate un "allib"?



















    CAPITOLO 35.
    Nel quale Mister Pickwick pensa che sia meglio per lui andare a  Bath,
    e di conseguenza ci va.

    -  Seriamente,  caro  signore,  -  disse Perker,  che si trovava nella
    stanza di Mister Pickwick la mattina dopo il  processo  -  seriamente,
    avete davvero intenzione...  sul serio, dico, e irritazione a parte...
    non vorrete ostinarvi a rifiutare  il  pagamento  delle  spese  e  dei
    danni?
    - Non un soldo, - disse Mister Pickwick fermamente - non un centesimo.
    -  Orrore  per  il  principio,  come  disse  l'usuraio  che non voleva
    rinnovare la cambiale - osserv Mister Weller che stava  sparecchiando
    la tavola.
    - Sam, - disse Mister Pickwick - fate la cortesia di scendere al piano
    di sotto.
    - Certo,  signore - rispose Mister Weller;  e raccogliendo il delicato
    suggerimento di Mister Pickwick, Sam si ritir.
    - No,  Perker,  - disse Mister Pickwick con tono molto serio - i  miei
    amici,  qui,  hanno gi cercato di dissuadermi da questa decisione, ma
    inutilmente. Riprender la mia solita vita finch la parte avversa non
    avr ottenuto l'autorizzazione  a  procedere  direttamente  sulla  mia
    persona;  e  se  saranno  tanto  vigliacchi  da avvalersene e da farmi
    arrestare,  io mi sottometter con  animo  allegro  e  sereno.  Quando
    potrebbero farlo?
    -  Potrebbero ottenere il mandato,  caro signore,  per l'ammontare dei
    danni e delle spese processuali, alla prossima sessione del tribunale,
    - rispose Perker - due mesi esatti a partire da oggi, caro signore.
    - Benissimo! - disse Mister Pickwick. - Nel frattempo, amico mio,  non
    voglio  pi  sentir  parlare  della  cosa.  E  ora,  - continu Mister
    Pickwick,  dando un'occhiata circolare ai suoi amici  con  un  bonario
    sorriso  e  una  luce  negli  occhi che nessun paio di occhiali poteva
    offuscare o nascondere - il solo problema  questo: dove andremo?
    Mister Tupman e Mister Snodgrass erano  troppo  commossi  dall'eroismo
    del  loro amico per poter rispondere.  Mister Winkle non si era ancora
    ripreso abbastanza dal ricordo della testimonianza resa  al  processo,
    per  poter  fare  un'osservazione qualsiasi su qualsiasi argomento;  e
    perci Mister Pickwick attese invano.
    - Allora,  - disse quest'ultimo - se lasciate a  me  di  suggerire  la
    nostra prossima destinazione,  io dico Bath.  Credo che nessuno di noi
    ci sia mai stato. - Nessuno c'era stato; e poich l'idea fu caldamente
    appoggiata da Perker,  il quale considerava molto  probabile  che,  se
    Mister  Pickwick  avesse  sperimentato  una  vita un po' diversa e pi
    gaia,  sarebbe stato propenso a ritornare  sulla  sua  decisione  e  a
    vedere sotto una luce peggiore la prigione per debiti,  la proposta fu
    accolta all'unanimit;  e Sam fu  subito  inviato  alla  Cantina  del
    Cavallo  Bianco  a fissare cinque posti sulla diligenza delle sette e
    mezzo, la mattina dopo.
    C'erano giusto due posti liberi dentro,  e tre sull'imperiale;  perci
    Sam Weller li impegn tutti, e dopo aver scambiato qualche complimento
    con l'impiegato dell'ufficio a proposito di una mezza corona falsa che
    avevano cercato di affibbiargli insieme al resto,  ritorn al Giorgio
    e Avvoltoio,  dove lavor attivamente fino all'ora di andare a letto,
    riducendo  vestiti  e  biancheria  nel  volume  pi  piccolo che fosse
    possibile,  ed esercitando il suo genio meccanico  nel  costruire  una
    variet  di ingegnosi artifizi per chiudere i coperchi delle casse che
    non avevano n lucchetti n serrature.
    Il giorno dopo non prometteva niente di  buono  per  un  viaggio:  era
    umido,  scuro e piovoso. I cavalli delle diligenze in partenza, appena
    attraversata  la  citt,   fumavano  gi  tanto   che   i   passeggeri
    sull'imperiale non si vedevano pi.
    I giornalai avevano l'aria di essere fradici e sapevano di bagnato; la
    pioggia  colava  dai cappelli dei venditori d'arance che cacciavano la
    testa  nei  finestrini  delle  carrozze,  e  andava  a  rinfrescare  i
    viaggiatori   nell'interno.   Gli  Ebrei  che  vendevano  temperini  a
    cinquanta lame,  li rinchiudevano disperati;  i venditori di  taccuini
    tascabili se li tenevano davvero in tasca.
    Le  catene  da  orologio  e  le  forchette per abbrustolire il pane si
    vendevano sottoprezzo, e le scatole di matite e le spugne non valevano
    pi nulla sul mercato.
    Lasciando Sam Weller a difendere il bagaglio dai sette o otto facchini
    che si erano gettati selvaggiamente su di esso,  nel momento in cui la
    diligenza si era fermata,  e accorgendosi di essere circa venti minuti
    in anticipo,  Mister Pickwick e i suoi amici  cercarono  riparo  nella
    sala d'aspetto: estrema risorsa dell'abiezione umana.
    La sala d'aspetto della Cantina del Cavallo Bianco ,  naturalmente,
    scomodissima; non sarebbe una sala d'aspetto se non fosse cos.  E' il
    salotto  a destra entrando,  in cui  stata trasferita una stufa fatta
    per la cucina, insieme a una paletta,  a un attizzatoio e a un paio di
    molle  ribelli.  E'  divisa  in  spazi  separati,  per  riguardo  alla
    solitudine dei  viaggiatori,  ed    ammobiliata  con  un  orologio  a
    pendolo,  uno  specchio  e  un cameriere vivo: quest'ultimo articolo 
    confinato in uno sgabuzzino per lavare i bicchieri, in un angolo della
    stanza.
    Uno di questi tavolini separati era occupato,  in  quella  particolare
    occasione,  da un uomo con lo sguardo severo,  di circa quarantacinque
    anni,  che aveva una fronte calva e lucida con una folta  chioma  nera
    sulle  tempie  e sulla nuca,  e grandi basette nere.  Aveva una giacca
    scura abbottonata fino al mento;  e posati sulla sedia accanto c'erano
    un  gran  berretto  da  viaggio  di pelle di foca,  un cappotto,  e un
    mantello. Quando vide entrare Mister Pickwick, sollev gli occhi dalla
    sua colazione con aria aggressiva e perentoria, molto solenne;  e dopo
    aver scrutato esaurientemente il vecchio signore e i suoi compagni, si
    mise a canticchiare un motivetto, con un tono che sembrava voler dire:
    c' qualcuno che vuol farmela, ma non ci riuscir.
    - Cameriere - disse il signore con le basette.
    -  Signore?  -  rispose  un  uomo con la faccia sporca e un tovagliolo
    della stessa tinta, uscendo fuori dallo sgabuzzino pi sopra citato.
    - Dell'altro pane abbrustolito.
    - S,  signore.  - Pane abbrustolito e burro,  badate bene - disse  il
    signore ferocemente.
    - Subito, signore - rispose il cameriere.
    Il  signore con le basette riprese a canticchiare nello stesso tono di
    prima, e aspettando l'arrivo del pane abbrustolito si port davanti al
    fuoco,  mise le falde della giacca sotto le  braccia,  si  guard  gli
    stivali e medit.
    -  Mi  chiedo  in  che  punto  di Bath si fermer la diligenza - disse
    Mister Pickwick rivolgendosi soavemente a Mister Winkle.
    - Uhm... eh... cosa c'? - disse lo strano individuo.
    - Parlavo al mio amico, signore - rispose Mister Pickwick,  gi pronto
    ad attaccar discorso. - Mi chiedevo a quale albergo di Bath si fermer
    la diligenza. Forse potete dirmelo voi.
    - Andate a Bath? - disse lo strano individuo.
    - S, signore - rispose Mister Pickwick.
    - E questi altri signori?
    - Anche loro - disse Mister Pickwick.
    - Non dentro...  perbacco, non ditemi che viaggerete dentro - disse lo
    strano uomo.
    - No, non tutti - disse Mister Pickwick.
    - No, non tutti!  - disse lo strano uomo con enfasi.  - Ho fissato due
    posti.  Se  vorranno strizzare sei persone in quella scatola infernale
    che ne contiene solo quattro,  nolegger una carrozza  privata  e  gli
    far  causa.  Ho  pagato  i  biglietti.  Non  lo permetter;  ho detto
    all'impiegato che mi ha fissato i posti che non l'avrei  permesso.  So
    che queste cose sono gi accadute.  So che accadono ogni giorno; ma io
    non mi sono mai lasciato sopraffare,  e non ho intenzione di lasciarmi
    sopraffare  adesso.  Quelli che mi conoscono bene,  ben lo sanno;  per
    tutti i diavoli!  - E il bellicoso signore  suon  il  campanello  con
    grande  violenza,  e  disse  al  cameriere che gli conveniva portare i
    crostini entro cinque secondi, o gli avrebbe fatto capire lui perch.
    - Ma,  caro  signore,  -  disse  Mister  Pickwick  -  permettetemi  di
    osservare  che  la  vostra collera  assolutamente fuori luogo.  Io ho
    fissato solo due posti all'interno.
    - Sono lieto di sentirvelo dire -  disse  il  bellicoso  individuo.  -
    Ritiro  le mie parole.  Vi chiedo scusa.  Questo  il mio biglietto da
    visita. Vogliamo fare conoscenza?
    - Con gran piacere,  signore  -  rispose  Mister  Pickwick.  -  Saremo
    compagni  di viaggio e spero che la compagnia ci riesca reciprocamente
    gradita.
    - Lo spero anch'io, - disse il bellicoso signore - anzi ne sono certo.
    Il vostro aspetto mi  simpatico: mi piacete. Signori,  le vostre mani
    e i vostri nomi. Presentatevi.
    Naturalmente,   a  questo  grazioso  discorso  segu  uno  scambio  di
    amichevoli saluti;  e il bellicoso signore procedette immediatamente a
    informare gli amici,  con parole altrettanto brevi,  secche e brusche,
    che si chiamava Dowler;  che andava a  Bath  per  diporto;  che  aveva
    servito nell'esercito; che attualmente si era messo in affari, in modo
    conveniente a un gentiluomo;  che viveva di rendita;  e che la persona
    per cui era stato fissato il  secondo  posto  era  nientemeno  che  la
    signora Dowler, la signora sua moglie.
    - E' una bella donna - disse Mister Dowler.  - Sono orgoglioso di lei.
    Ne ho tutti i motivi.
    - Spero che avr il piacere di giudicare di  persona  -  disse  Mister
    Pickwick con un sorriso.
    - L'avrete - rispose Dowler. - Lei vi conoscer. Lei vi stimer. Le ho
    fatto  la  corte  in  circostanze  singolari.  La  conquistai  con  un
    giuramento temerario. Cos. La vidi; l'amai; chiesi la sua mano;  ella
    mi rifiut.  Amate un altro?.  Non fatemi arrossire. Lo conosco?
    Si. Benissimo, se lui resta qui, io lo scortico vivo
    -Buon Dio! - esclam involontariamente Mister Pickwick.
    - E lo scorticaste, signore? - chiese Mister Winkle, pallidissimo.
    - Gli scrissi un biglietto. Gli dissi che era una cosa dolorosa.  E lo
    era.
    - Certamente - interruppe Mister Winkle.
    -  Gli  dissi  che mi ero impegnato di scorticarlo sulla mia parola di
    gentiluomo.  Ne andava del mio onore.  Non avevo  altra  scelta.  Come
    ufficiale  al  servizio  di  Sua  Maest  ero obbligato a scorticarlo.
    Deploravo  una  simile  necessit,  ma  tuttavia  dovevo.  Egli  seppe
    comprendere.  Cap  che  certe  regole  sono  di carattere imperativo,
    nell'esercito. Scomparve. Io la sposai. L c' la diligenza.  Quella 
    la sua testa.
    Nel  concludere  il  suo  discorso  Mister  Dowler indic una carrozza
    appena arrivata, dal finestrino aperto della quale un volto abbastanza
    grazioso,  incorniciato  da  una  cuffietta  azzurra,  si  sporgeva  a
    guardare  fra  la folla che stava nel cortile: molto probabilmente per
    cercare l'impulsivo ex ufficiale.
    Mister Dowler pag il conto e usc  in  fretta  col  suo  berretto  da
    viaggio,  il cappotto,  e il mantello;  e Mister Pickwick lo segu con
    gli amici per prendere possesso dei posti.
    Mister Tupman e Mister Snodgrass si erano messi dietro sull'imperiale,
    Mister Winkle era entrato dentro,  e Mister Pickwick  si  preparava  a
    seguirlo,  quando  Sam  Weller  raggiunse  il suo padrone e gli chiese
    sottovoce, con l'aria del pi profondo mistero, se poteva parlargli.
    - Sentiamo, Sam, - disse Mister Pickwick - che cosa c' adesso?
    - Sta succedendo qualcosa di strano, signore - rispose Sam.
    - Che cosa? - domand Mister Pickwick.
    - Questo, signore - rispose Sam.  - Ho paura che il proprietario della
    diligenza ci stia giocando qualche brutto tiro.
    -  Come   possibile?  - disse Mister Pickwick.  - Non hanno scritto i
    nomi sui biglietti, forse?
    - Non solo hanno scritto i nomi sui biglietti, signore,  - rispose Sam
    -  ma  ne  hanno pitturato uno sullo sportello della carrozza.  - Cos
    dicendo,  Sam indic quel punto dello sportello in cui generalmente si
    trova  dipinto  il  nome del proprietario;  e l,  non c' dubbio,  in
    lettere dorate di notevoli dimensioni,  spiccava  il  magico  nome  di
    PICKWICK!
    - Giusto cielo!  - esclam Mister Pickwick,  completamente sconcertato
    dalla coincidenza. - Che cosa veramente straordinaria!
    - Si,  ma questo  non    tutto  -  disse  Sam  richiamando  di  nuovo
    l'attenzione  del  suo  padrone  sullo  sportello.  -  Non contenti di
    scrivere Pickwick, ci hanno messo davanti Mos,  che  un aggiungere
    al  danno  le  beffe,  come  disse  il pappagallo quando,  dopo averlo
    strappato al suo paese natale,  gli insegnarono  anche  a  parlare  in
    inglese.
    -  Certo  molto strano,  Sam,  - disse Mister Pickwick - ma se stiamo
    qui a parlare perderemo i posti.
    - Come,  non vogliamo reagire a una cosa simile,  signore?  -  esclam
    Sam, scosso e stupito della calma con cui Mister Pickwick si preparava
    ad accomodarsi nella diligenza.
    - Reagire? - disse Mister Pickwick. - E che cosa vorresti fare?
    - Non c' nessuno da fare a pezzi, per essersi presa questa libert? -
    disse  Mister Weller che si aspettava come minimo di essere incaricato
    di sfidare il postiglione e il vetturino a un incontro pugilistico sul
    posto.
    -  No  certo,   -  rispose  Mister  Pickwick   premurosamente   -   no
    assolutamente. Montate al vostro posto, subito.
    - Ho proprio paura,  - borbott Sam fra s, mentre si voltava - che ci
    sia qualcosa che non va,  nel  principale,  altrimenti  non  l'avrebbe
    presa  con  tanta rassegnazione.  Spero che quel processo non lo abbia
    buttato gi di morale, ma certo sembra mal messo,  molto mal messo.  -
    Mister Weller scosse gravemente il capo.  E vale la pena di ricordare,
    per far capire quanto si prese a cuore il fatto,  che  non  disse  pi
    verbo  finch la diligenza non ebbe raggiunto la dogana di Kensington:
    intervallo di tempo cos lungo, per il suo carattere,  che il fatto si
    pu considerare senza precedenti. Durante il viaggio non accadde nulla
    che  meriti di essere menzionato.  Mister Dowler raccont una quantit
    di aneddoti,  che illustravano tutti il suo valore personale e il  suo
    temerario   coraggio,   rivolgendosi   alla   signora   Dowler  perch
    testimoniasse sulla loro veridicit;  e la signora Dowler  introduceva
    tutte  le  volte,  sotto forma di appendice,  qualche notevole fatto o
    circostanza che Mister Dowler aveva dimenticato,  o forse taciuto  per
    modestia:  poich  le  aggiunte venivano in ogni caso a dimostrare che
    Mister Dowler era un tipo ancor pi stupefacente di quanto egli stesso
    si considerava. Mister Pickwick e Mister Winkle ascoltavano con grande
    ammirazione, e ogni tanto conversavano con la signora Dowler,  persona
    simpaticissima  e  piena  di  fascino.  Cos,  fra le storie di Mister
    Dowler, i vezzi della signora Dowler, il buonumore di Mister Pickwick,
    e l'attenzione di quel buon ascoltatore che era Mister Winkle,  quelli
    che viaggiavano dentro passarono il tempo facendosi buona compagnia.
    Quelli di fuori fecero come fanno sempre quelli di fuori. Furono molto
    allegri  e  discorsivi  al  principio  di  ogni  tappa,  molto tetri e
    sonnacchiosi a met strada,  e molto brillanti e svegli verso la fine.
    C'era un giovane con un impermeabile di gomma che fum sigari tutto il
    giorno;  e  c'era  un altro giovane con una parodia di cappotto che ne
    accendeva moltissimi e,  sentendosi evidentemente poco  bene  dopo  la
    seconda  tirata,  li  gettava via quando pensava che nessuno lo stesse
    guardando.  C'era un terzo giovanotto a cassetta  che  si  vantava  di
    intendersi  di  bestiame;  e  un  vecchio  dietro  che  era pratico di
    coltivazioni agricole.  Ci fu una  successione  continua  di  tipi  in
    camiciotto   e   giacca  di  lana  che,   interpellati  per  nome  dal
    postiglione, erano invitati a salire per dare un colpo di redini,  e
    che  conoscevano  ogni  cavallo  e  ogni  stalliere sulla strada e nei
    dintorni;  e ci fu un pranzo che sarebbe  stato  conveniente  a  mezza
    corona  per  bocca,  se un numero pur scarso di bocche avesse fatto in
    tempo a considerarlo.  E alle sette del pomeriggio Mister Pickwick e i
    suoi  amici,  e  Mister  Dowler  e  sua  moglie,  si  ritirarono nelle
    rispettive salette  private  al  Cervo  Bianco  davanti  al  Grande
    Stabilimento  Termale  di Bath,  dove i camerieri,  a giudicare dalla
    livrea,  potrebbero essere scambiati per studenti di  Westminster,  se
    non distruggessero poi l'illusione con il loro comportamento molto pi
    educato.
    La  mattina  seguente,  subito  dopo colazione,  un cameriere port un
    biglietto da visita su cui  Mister  Dowler  chiedeva  il  permesso  di
    presentare  un  amico.  Mister Dowler segu immediatamente la consegna
    del biglietto, portando con se l'amico.
    L'amico era un  incantevole  giovanotto  poco  pi  che  cinquantenne,
    vestito   con   una   giacca   di  vistosissimo  azzurro  coi  bottoni
    scintillanti, calzoni neri,  e un paio di stivali lucidissimi e molto,
    molto attillati. Un occhialetto d'oro era sospeso a un corto nastro di
    velluto nero che gli pendeva dal collo;  egli stringeva dolcemente una
    tabacchiera d'oro nella  mano  sinistra;  sulle  dita  gli  brillavano
    innumerevoli anelli d'oro;  e una grande spilla di diamanti montata in
    oro scintillava sulla gala della sua camicia.  Aveva un orologio d'oro
    e  una  catena placcata in oro con grandi sigilli d'oro;  e portava un
    flessibile bastoncino d'ebano  con  un  pesante  pomo  d'oro.  La  sua
    biancheria  era  la pi bianca,  la pi fine,  la pi inamidata che si
    potesse immaginare. Ia sua parrucca la pi lucida, la pi nera, la pi
    riccioluta.  Il suo tabacco da fiuto era del tipo pi costoso;  il suo
    profumo era "bouquet du roi".  I suoi lineamenti erano contratti in un
    eterno sorriso;  e i denti  erano  in  condizioni  cos  perfette  che
    sarebbe stato difficile distinguere anche a breve distanza quelli veri
    da quelli falsi.
    - Mister Pickwick,  - disse Mister Dowler - questo  il mio amico,  N.
    H. Angelo Cyrus Bantam, Maestro di Cerimonie; Bantam,  questo  Mister
    Pickwick. Fate la vostra conoscenza.
    - Benvenuto a Ba-ath,  signore.  E' un vero acquisto per noi. Siate il
    benvenuto a Ba-ath. signore. E' molto... molto tempo, Mister Pickwick,
    che non bevete le acque.  Sembra un  secolo,  Mister  Pickwick.  Stra-
    ordinario!
    Queste  furono  le espressioni con cui Angelo Cyrus Bantam,  N.  H.  e
    Maestro di Cerimonie, strinse la mano a Mister Pickwick, trattenendola
    nelle sue e alzando le spalle in una costante successione di  inchini,
    come  se  veramente  non potesse rassegnarsi ad affrontare la prova di
    lasciarla ancora libera.
    - E' certamente moltissimo tempo che non  bevo  le  acque,  -  rispose
    Mister  Pickwick - perch,  a quanto ne so io,  non sono mai stato qui
    prima d'ora.
    - Mai stato a  Ba-ath,  Mister  Pickwick?  -  esclam  il  Maestro  di
    Cerimonie,  lasciando cadere la mano dallo stupore.  - Mai stato a Ba-
    ath! Ih,  ih!  Mister Pickwick,  siete un burlone.  Non  male,  non 
    male. Buona, buona. Ih, ih, ih! Stra-ordinario!
    - A mia vergogna devo dire che ho parlato molto seriamente;  - ribatt
    Mister Pickwick - davvero, non sono mai stato qui prima d'ora.
    - Oh,  vedo,  - esclam il Gran Maestro con aria molto divertita - s,
    s...  bene,  bene...  di bene in meglio.  Voi siete il signore di cui
    abbiamo udito parlare.  S,  vi conosciamo gi,  Mister  Pickwick;  vi
    conosciamo gi.
    La  cronaca  del  processo  su  quei maledetti giornali pens Mister
    Pickwick. Sapranno gi tutto di me.
    - Voi siete il signore che sta in Clapham Green,  - riprese  Bantam  -
    quello  che  perse  l'uso degli arti per aver commesso l'imprudenza di
    prender freddo dopo aver bevuto vino  di  Porto;  e  che  per  l'acuta
    sofferenza  non poteva pi muoversi;  e che si fece spedire l'acqua di
    Bath imbottigliata a centotr gradi,  e se la fece portare  fin  nella
    sua camera da letto in citt,  dove prese il bagno,  starnut, e guar
    il giorno stesso. Proprio stra-ordinario!
    Mister   Pickwick   ringrazi   del   complimento   implicito    nella
    supposizione,  ma ebbe la coraggiosa modestia di smentirla ugualmente;
    e cogliendo l'occasione di un momento in cui il Gran  Maestro  taceva,
    chiese  di  presentare  i  suoi amici,  Mister Tupman,  Mister Winkle,
    Mister Snodgrass: presentazione che onor e delizi il  Gran  Maestro,
    sopraffacendone addirittura i sentimenti.
    - Bantam,  - disse Mister Dowler - Mister Pickwick e i suoi amici sono
    forestieri. Devono dare il loro nome. Dov' il libro?
    - Il registro dei visitatori importanti di Ba-ath sar alle Terme oggi
    alle due - rispose il Maestro di Cerimonie.  - Volete guidare i nostri
    amici  a  quello  splendido stabilimento,  e permettermi di ottenere i
    loro autografi?
    - S, certo - rispose Dowler. - Ma abbiamo parlato abbastanza.  E' ora
    di andare. Torner fra un'ora. A pi tardi.
    - Questa sera si danza,  - disse il Gran Maestro, prendendo la mano di
    Mister Pickwick mentre questi si alzava per  andare.  -  Le  feste  da
    ballo  a  Ba-ath  sono  momenti rubati al paradiso;  resi affascinanti
    dalla   musica,   dalla   bellezza,    dall'eleganza,    dalla   moda,
    dall'etichetta,  e...  e...  soprattutto dall'assenza dei commercianti
    per i quali davvero non c' posto in paradiso: si trovano fra  loro  a
    Guildhall  ogni  quindici  giorni.  E  questo  ,  a  dir poco,  stra-
    ordinario.  Addio,  addio!  - E continuando per tutte le scale a  dire
    quanto  era  contento,  incantato,  rapito  e lusingato,  Angelo Cyrus
    Bantam,  N.  H.  e  Maestro  di  Cerimonie,  entr  in  un  carrozzino
    elegantissimo che lo aspettava alla porta, e part al trotto.
    All'ora stabilita Mister Pickwick e i suoi amici,  scortati da Dowler,
    entrarono nelle Sale  di  Ritrovo  e  scrissero  i  loro  nomi  in  un
    registro:  a  questo  gesto  di benevolenza Angelo Bantam fu ancor pi
    rapito di prima.  I biglietti di invito al ballo della sera  avrebbero
    dovuto essere pronti per tutta la compagnia, ma poich non erano stati
    riempiti, Mister Pickwick si incaric, nonostante tutte le proteste di
    Angelo Bantam,  di mandare Sam a prenderli alle quattro del pomeriggio
    in Queen Square, a casa del Maestro di Cerimonie.
    Dopo una breve passeggiata attraverso la citt, e dopo essere arrivati
    all'unanime conclusione che  Park  Street  assomigliava  moltissimo  a
    quelle strade perpendicolari che si vedono in sogno, e su per le quali
    non  si  riesce  ad  arrampicarsi a nessun costo,  tornarono al Cervo
    Bianco e mandarono Sam per quella commissione che Mister Pickwick  si
    era impegnato a fargli fare.
    Sam  Weller  si  mise  il  cappello  con  mossa  facile e graziosa,  e
    cacciandosi le mani nelle tasche del panciotto si  avvi  piano  piano
    verso  Queen  Square,  fischiettando  durante  il percorso molte delle
    ariette pi popolari in quel momento,  trascritte e adattate per  quei
    nobili  strumenti che sono l'organetto e l'armonica a bocca.  Arrivato
    al numero di Queen Square che gli avevano detto,  smise di fischiare e
    buss  allegramente:  subito  gli  fu aperto da un lacch con la testa
    incipriata, con una sontuosa livrea e un'adeguata statura.
    - E questa la casa di Mister Bantam,  amico?  - chiese Sam Weller  per
    nulla intimidito dall'abbagliante splendore che ardeva davanti ai suoi
    occhi,  nella persona del lacch con la testa incipriata e la sontuosa
    livrea.
    - Perch volete saperlo,  giovanotto?  - fu  l'altezzosa  domanda  del
    lacch dalla testa incipriata.
    -  Perch,  se    questa,  non dovete far altro che andare da lui con
    questo biglietto,  e dirgli che Mister Weller sta aspettando,  prego -
    disse  Sam.  E  cos  dicendo  entr  tranquillamente  nell'atrio e si
    sedette.
    Il  lacch  dalla  testa  incipriata  sbatt  la  porta   e   aggrott
    maestosamente  le  ciglia;  ma  sia  la porta sbattuta che il cipiglio
    erano sprecati per Sam, che stava guardando un portaombrelli di mogano
    con tutti i segni esteriori di una critica approvazione.
    Evidentemente,  il modo con  cui  il  suo  padrone  aveva  accolto  il
    biglietto  impression  il lacch con la testa incipriata in favore di
    Sam,   perch  tornando  dall'averlo  consegnato  sorrise   con   aria
    amichevole e disse che la risposta sarebbe venuta immediatamente.
    -  Benissimo!  - disse Sam.  - Dite al vecchio di non fare una sudata.
    Non c' fretta, anima lunga. Ho gi pranzato.
    - Pranzate presto, signore - disse il lacch dalla testa incipriata.
    - Ho scoperto che,  se faccio cos.  mi trovo poi meglio quando vado a
    cena - rispose Sam.
    -  Siete  da  molto  a Bath,  signore?  - chiese il lacch dalla testa
    incipriata. - Non ho mai avuto il piacere di sentire il vostro nome.
    - Non ho ancora avuto tempo di far colpo, qui,  - rispose Sam - perch
    io  e  gli  altri,  tutte persone alla moda,  siamo arrivati solo ieri
    sera.
    - Bel posto, signore - disse il lacch dalla testa incipriata.
    - Cos sembra - osserv Sam.
    - Una societ  simpatica,  signore,  -  not  il  lacch  dalla  testa
    incipriata - e la servit  di gradevole compagnia.
    -  Avevo idea che fosse cos - rispose Sam.  - Ragazzi affabili,  alla
    buona, che non ti rivolgono neanche la parola.
    - Oh, proprio cos,  davvero - disse il lacch dalla testa incipriata,
    prendendo  le parole di Sam come un gran complimento.  - Proprio cos.
    Avete  anche  voi  questo  vizio,  signore?  -  chiese  l'alto  lacch
    mostrando  una piccola tabacchiera con una testa di volpe scolpita sul
    coperchio.
    - S, ma mi fa starnutire - rispose Sam.
    - Gi,   difficile evitarlo,  signore,  lo confesso  -  disse  l'alto
    lacch. - Ci si riesce a poco a poco per volta. Il caff  il migliore
    esercizio.  Ho  fiutato caff per molto tempo,  signore.  E assomiglia
    moltissimo alla polvere di tabacco.
    A questo punto un secco scampanellio ricondusse il lacch dalla  testa
    incipriata  all'ignominiosa  necessit di mettere la testa di volpe in
    tasca,  e di affrettarsi con volto umile verso  lo  studio  di  Mister
    Bantam.  Tra parentesi,  dov' mai quell'uomo che,  pur non leggendo e
    non scrivendo mai niente, non abbia un salottino interno che si ostina
    a chiamare il suo studio?
    - Ecco la risposta,  signore - disse il lacch dalla testa incipriata.
    - Temo che la troverete un po' troppo voluminosa.
    -  Non  fa  nulla  -  disse  Sam,  prendendo  una  lettera  e  qualche
    bigliettino allegato. - C' ancora la possibilit che l'esausta natura
    umana riesca a sopravvivere allo sforzo.
    - Spero che ci incontreremo ancora,  signore - disse il  lacch  dalla
    testa incipriata, fregandosi le mani e seguendo Sam fuori dalla porta.
    -  Vi  sono  molto  obbligato,   signore  -  rispose  Sam.  -  Ma  non
    affaticatevi oltre le vostre  forze,  adesso;  siete  troppo  gentile.
    Considerate i vostri doveri verso la societ, e non vi sciupate per il
    troppo  lavoro.  Per amore dei vostri amici,  state pi tranquillo che
    potete;  pensate solo che perdita sareste per  noi!  -  E  con  queste
    patetiche parole Sam Weller si allontan.
    -  Un  giovanotto  molto  originale  -  disse  il  lacch  dalla testa
    incipriata,  seguendo Mister Weller  con  uno  sguardo  che  esprimeva
    chiaramente tutta la sua perplessit. Sam non disse pi nulla. Strizz
    l'occhio,  scosse la testa,  sorrise, strizz l'occhio di nuovo; e con
    espressione molto divertita se ne and allegramente.
    Venti minuti precisi prima delle otto, Angelo Cyrus Bantam, Maestro di
    Cerimonie,  scese dal suo carrozzino alla porta delle Sale di  Ritrovo
    con la stessa parrucca,  la stessa dentiera, lo stesso occhialetto, lo
    stesso orologio coi sigilli, gli stessi anelli, la stessa spilla, e lo
    stesso bastone.  Il  suo  aspetto  era  un  poco  mutato  solo  perch
    indossava  una  giacca  azzurra pi vistosa,  foderata di seta bianca,
    stretti calzoni neri, calze di seta nera, scarpette molto scollate,  e
    panciotto bianco, ed era, se possibile, leggermente pi profumato.
    Cos  abbigliato,  il  Maestro  di  Cerimonie,  nell'adempimento degli
    importanti doveri del suo gravosissimo ufficio, si install nelle Sale
    a ricevere gli invitati.
    Bath era affollatissima,  e gli invitati e i sei  "pence"  per  il  t
    piovevano dentro da tutte le parti. Nella sala da ballo, nel salone da
    gioco,  nella  sala  da  gioco  ottagonale,  sui  pianerottoli  e  nei
    corridoi,  il brusio delle voci e  il  rumore  dei  passi  frastornava
    letteralmente  il  cervello.  Frusciavano  i vestiti,  ondeggiavano le
    piume,  le luci brillavano,  e i gioielli scintillavano.  Si udiva una
    musica...  non quella dell'orchestra ingaggiata per la quadriglia, che
    non aveva ancora incominciato,  ma una musica di  piedini  leggeri,  e
    ogni tanto di un allegro riso argentino,  delicato e gentile,  e molto
    piacevole a udirsi in una gola di donna,  a Bath o in qualsiasi  altro
    luogo. Occhi brillanti, illuminati dalla gioia dell'attesa, rilucevano
    da  ogni  parte;  dovunque  si guardasse,  qualche deliziosa figuretta
    scivolava leggera fra la gente,  e non  era  ancora  sparita  che  gi
    un'altra ugualmente perfetta e affascinante la sostituiva.
    Nella  sala  da t e intorno ai tavolini da gioco c'era un gran numero
    di vecchie signore stravaganti e di signori decrepiti, che discutevano
    ogni  pi  piccolo  pettegolezzo  e  scandalo  del  giorno   con   una
    compiacenza  e un gusto che dicevano chiaramente quanto fosse per essi
    piacevole quell'occupazione. Mischiate con questi gruppi c'erano tre o
    quattro mamme ansiose  di  combinare  matrimoni,  che,  pur  sembrando
    completamente  assorbite  dalla  conversazione a cui prendevano parte,
    non trascuravano ogni tanto di lanciare un'occhiata  di  sbircio  alle
    figlie;  e  queste,  memori delle ammonizioni materne di fare buon uso
    della loro giovinezza,  avevano gi incominciato a  sfoderare  qualche
    civetteria,  imbrogliandosi  in  un velo,  lasciando cadere un guanto,
    posando una tazzina, e cos via: cose da nulla, a prima vista,  ma che
    possono aprire prospettive impensate, se fatte con una certa abilit.
    Vicino  alle  porte  o  in angoli appartati oziavano vari gruppetti di
    giovanotti scemi,  che mettevano in  mostra  tutte  le  variet  della
    vuotaggine  e  dell'idiozia;  che  divertivano la gente di buon senso,
    vicino a loro, a forza di sciocchezze e di vanit;  e si consideravano
    felicemente  gli  oggetti dell'ammirazione generale: illusione che una
    saggia e pietosa provvidenza gli aveva concesso,  e che nessun uomo di
    buona volont vorrebbe togliere loro.
    E  infine,  sedute  sui  divani in fondo alla sala,  avevano gi preso
    posto per la serata diverse signore nubili,  non lontane  dai  tredici
    lustri  di  et,  che,  non  ballando  per mancanza di cavalieri e non
    giocando a carte per paura  di  essere  considerate  irrimediabilmente
    zitelle,  erano nella favorevole condizione di poter dir male di tutti
    senza pensare a se stesse. Insomma,  dicevano male di tutti i presenti
    per il solo fatto che erano presenti.  E la scena era gaia,  brillante
    ed elegante;  fatta  di  persone  sontuosamente  vestite,  di  specchi
    enormi,  di pavimenti lucidati,  di lampadari e di candele di cera;  e
    per tutta la scena,  trascorrendo di luogo  in  luogo  con  silenziosa
    dolcezza,  inchinandosi  ossequiosamente  a  questo gruppo,  salutando
    quell'altro con un cenno familiare, e sorridendo a tutti,  si aggirava
    l'azzimata  figura  di  Angelo  Cyrus  Bantam,  N.  H.  e  Maestro  di
    Cerimonie.
    - Fermatevi nella sala da t.  Spendete anche voi  i  sei  "pence"  di
    prammatica.  E' acqua calda, e lo chiamano t. Bevetelo - disse Mister
    Dowler ad alta voce,  guidando Mister Pickwick che avanzava alla testa
    della  piccola  compagnia  con la signora Dowler sottobraccio.  Mister
    Pickwick entr nella sala: e,  non appena lo vide,  Mister  Bantam  si
    fece  strada  nella  calca  per  raggiungerlo  e salutarlo,  rapito in
    estasi.
    - Mio caro signore, io sono altamente onorato.  Ba-ath  privilegiata.
    Signora Dowler, voi abbellite queste sale. Mi congratulo per le vostre
    bellissime piume. Stra-ordinarie!
    - Chi c' - chiese Dowler sospettosamente.
    -  Chi  c'?  La  "lite"  di Ba-ath.  Mister Pickwick,  vedete quella
    signora col turbante di velo?
    -  Quella  vecchia  signora  grassa?  -  chiese  Mister  Pickwick  con
    innocenza.
    - Zitto,  mio caro... nessuno  grasso e vecchio a Ba-ath. Quella  la
    vedova Lady Snuphanuph.
    - Davvero? - disse Mister Pickwick.
    - Lei in persona.  Vi assicuro!  - disse il Maestro  di  Cerimonie.  -
    Attenzione.  Fatevi  un  po'  vicino,  Mister  Pickwick.  Vedete  quel
    giovanotto cos elegante che viene da questa parte?
    - Quello coi capelli lunghi e la fronte molto bassa?  - chiese  Mister
    Pickwick.
    -  Proprio  quello.  E'  il  giovane  pi ricco che ci sia a Ba-ath in
    questo momento. Il giovane Lord Mutanhed.
    - Sul serio? - disse Mister Pickwick.
    - S.  Sentirete la sua voce fra un attimo,  Mister Pickwick.  Verr a
    parlarmi. Il signore che  con lui, quello col "gilet" rosso e i baffi
    neri,    l'onorevole  Mister Crushton,  il suo amico del cuore.  Come
    state, mylord?
    - Fa molto caldo, Bantam - disse Sua Signoria.
    - Fa veramente caldo, mylord - rispose il Maestro di Cerimonie.
    - Maledettamente - conferm l'onorevole Mister Crushton.
    - Avete visto il furgoncino postale di Sua Signoria, Bantam?  - chiese
    l'onorevole Mister Crushton dopo una breve pausa,  durante la quale il
    giovane Lord Mutanhed aveva cercato di intimidire Mister Pickwick  con
    le sue occhiate, e Mister Crushton aveva riflettuto su quale argomento
    Sua Signoria avrebbe preferito parlare.
    -  Buon  Dio,  no!  -  rispose il Maestro di Cerimonie.  Un furgoncino
    postale che idea fantastica. Stra-ordinario!
    - M santo cielo! - disse Sua Signoria - io cvedevo che tutti avessevo
    visto il mio nuovo fuvgoncino;  la cosa pi fine,  pi elegante,  pi
    gvaziosa  che  mai abbia covso su quattvo vuote.  Dipinta in vosso,  e
    scveziata di giallo cvema.
    - Con una vera cassetta per le  lettere,  e  tutto  completo  -  disse
    l'onorevole Mister Crushton.
    -  E  un  seggiolino  davanti,  con una vinghievina pev il guidatove -
    aggiunse Sua Signoria. - L'ho guidato pevsonalrnente a Bvistol l'altva
    mattina,  con una giacca vossa,  con due sevvitovi che mi  galoppavano
    dietvo a un quavto di miglio;  e,  pevdinci,  la gente usciva di covsa
    dalle case e veniva a fevmavmi pev sapeve se  povtavo  la  posta.  Una
    delizia, una delizia!
    A   questo   aneddoto   Sua   Signoria  rise  compiaciutissimo,   come
    naturalmente fecero i suoi ascoltatori.  Poi,  prendendo sotto braccio
    l'ossequioso Mister Crushton, Lord Mutanhed si allontan.
    - Delizioso giovane, Sua Signoria - disse il Maestro di Cerimonie.
    - Oh, certo rispose - freddamente Mister Pickwick.
    Nel frattempo erano incominciate le danze, le necessarie presentazioni
    erano  state  fatte,  e tutti i preliminari compiuti,  e quindi Angelo
    Bantam condusse Mister Pickwick nella sala da gioco.
    Quando entrarono,  la vedova Lady Snuphanuph e due altre  signore  con
    l'aspetto  stagionato  delle  giocatrici di "whist" stavano indugiando
    intorno a un tavolino libero;  e non  appena  posarono  gli  occhi  su
    Mister  Pickwick  che  giungeva  sotto la scorta di Angelo Bantam,  si
    scambiarono un'occhiata fra loro,  decidendo che quella era proprio la
    persona adatta per fare una partita.
    -  Carissimo  Bantam,  -  disse  la  vedova  Lady  Snuphanuph con aria
    civettuola - trovateci una persona simpatica per fare  il  quarto,  da
    bravo.  -  Approfittando del fatto che Mister Pickwick stava guardando
    da un'altra parte,  Sua Signoria accenn con la testa  verso  di  lui,
    alzando espressivamente le sopracciglia.
    -  Il  mio amico Mister Pickwick,  milady,  sar felicissimo,  ne sono
    certo, certissimo - disse il Maestro di Cerimonie,  afferrando a volo.
    -  Mister  Pickwick;  Lady  Snuphanuph,  la  Signora Wugsby moglie del
    colonnello, la signorina Bolo.
    Mister Pickwick si inchin a ciascuna delle signore,  e vedendo che la
    fuga era impossibile,  vi rinunci.  Conseguenza: Mister Pickwick e la
    signorina Bolo contro lady  Snuphanuph  e  la  moglie  del  colonnello
    Wugsby.
    Mentre  veniva  scelto l'"atout",  all'inizio della seconda mano,  due
    signorine fecero irruzione nella stanza e si fermarono ai  lati  della
    sedia della signora Wugsby, dove aspettarono pazientemente che la mano
    fosse finita.
    - Dunque,  Jane, - disse la moglie del colonnello Wugsby, rivolgendosi
    a una delle ragazze, - che cosa c'?
    - Sono venuta a chiedervi, mamma, se posso ballare con Mister Crawley,
    il pi giovane - sussurr la pi carina e pi piccola delle due.
    - Ma Jane,  santo cielo,  che idee ti vengono in mente!- rispose mamma
    indignatissima.  -  Non  ti  stato detto mille volte che suo padre ha
    solo ottocento sterline all'anno, che per di pi finiranno con lui? Mi
    vergogno di te. No, assolutamente.
    - Mamma,  - bisbigli l'altra,  che  era  molto  pi  vecchia  di  sua
    sorella,  e  molto  insipida  e artificiale - mi hanno presentato Lord
    Mutanhed. Gli ho detto che credevo di non essere fidanzata, mamma.
    - Amore!  sei proprio una cara bambina,  - rispose la  signora  Wugsby
    dandole  un  colpetto sulla guancia con il ventaglio - e con te si pu
    star tranquilli. E' immensamente ricco, mia cara.  Sei stata brava!  -
    Con   queste   parole   la   moglie   del   colonnello   Wugsby  baci
    affettuosamente  la  figlia  maggiore,  e,  dando  un'occhiata  severa
    all'altra, mescol le carte.
    Povero  Mister  Pickwick!  Egli  non  aveva  mai giocato prima con tre
    giocatrici tanto esperte.  Erano cos disperatamente brave da riuscire
    a  spaventarlo.  Se giocava una carta sbagliata,  la signorina Bolo lo
    trafiggeva con un piccolo arsenale di scimitarre nello sguardo;  se si
    fermava  a  pensare  quale  fosse la carta giusta,  Lady Snuphanuph si
    lasciava andare contro la spalliera della seggiola  e  rivolgeva  alla
    signora  Wugsby  un  sorriso  e  un'occhiata  misti  d'impazienza e di
    commiserazione;  al che la signora Wugsby alzava le spalle e  dava  un
    colpo  di  tosse,  quasi per esprimere il dubbio che il gioco si fosse
    impantanato per sempre su quella carta.  Poi,  alla fine di ogni mano,
    la  signorina  Bolo  chiedeva  con volto tetro e un sospiro accusatore
    perch Mister Pickwick non avesse risposto a quadri, o preso la mano a
    fiori,  o fermato a picche,  o fatto un "empasse"  a  cuori,  o  fatto
    cascare gli onori,  o calato l'asso,  o giocato una carta pi alta,  e
    simili, e in risposta a tutte queste gravi accuse, Mister Pickwick era
    assolutamente  incapace  di  trovare  una  giustificazione  qualsiasi,
    avendo nel frattempo dimenticato tutte le vicende del gioco. La gente,
    inoltre, si fermava a guardare, e questo rese Mister Pickwick nervoso.
    Oltre a ci,  accanto al tavolino era nata una gran conversazione, che
    distraeva  il  giocatore,   tra  Angelo  Bantam  e  le  due  signorine
    Matinters, che, zitelle e senza compagnia, facevano una corte spietata
    al  Maestro  di  Cerimonie  nella  speranza  di ottenere ogni tanto un
    cavaliere occasionale.  Tutte queste cose,  insieme ai rumori  e  alle
    interruzioni  di  tutti quelli che entravano e uscivano continuamente,
    fecero s che Mister Pickwick  giocasse  piuttosto  male;  inoltre  le
    carte  gli  erano  contro,  e quando alle undici e dieci lasciarono il
    gioco,  la signorina Bolo si alz dal suo posto molto agitata,  e and
    dritta a casa in un fiume di lacrime e in una portantina.
    Raggiunto  dai  suoi  amici,  che  dichiararono  tutti di non aver mai
    passato una serata pi bella, Mister Pickwick torn con loro al Cervo
    Bianco; e,  dopo aver rasserenato il suo cuore con qualcosa di caldo,
    and a letto e si addorment immediatamente.

















    CAPITOLO 36.
    I  cui  tratti principali consistono,  come si vedr,  in una versione
    autentica della leggenda del principe Bladud,  e in una  straordinaria
    calamit che colse Mister Winkle.

    Poich  Mister  Pickwick  prevedeva  di  fermarsi al minimo due mesi a
    Bath,  gli sembr consigliabile affittare un alloggio privato per s e
    per gli amici; e offrendosi la favorevole occasione di un ultimo piano
    al  Royal  Crescent,  a  buon  prezzo,  ma  pi  grande  di quanto non
    occorresse,  i coniugi Dowler si offrirono di prendere una  stanza  da
    letto  e  un  salottino.  La  proposta fu subito accettata;  tempo tre
    giorni erano tutti sistemati nel nuovo alloggio e Mister Pickwick pot
    incominciare la cura delle acque  con  la  massima  assiduit.  Mister
    Pickwick beveva sistematicamente. Ne prendeva un quarto di pinta prima
    di colazione, e poi saliva su un'altura; un altro quarto di pinta dopo
    colazione, e poi scendeva gi; e dopo ogni quarto di pinta che beveva,
    Mister  Pickwick  dichiarava  con  la  massima  enfasi  e solennit di
    sentirsi molto meglio: e i suoi amici se ne  rallegravano  moltissimo,
    bench non si fossero mai accorti prima che avesse dei disturbi.
    Gli  impianti  delle  Terme  erano  in  uno  spazioso salone ornato di
    colonne corinzie, di un palco per l'orchestra, di un orologio Tompion,
    di una statua di Nash,  e di un'iscrizione in oro che tutti i bevitori
    di  acqua  dovrebbero leggere,  perch si appella alla loro franchezza
    qualora si trovino in certe difficolt.  C' una grande ringhiera  con
    una vasca di marmo da cui l'uomo di servizio attinge l'acqua; e c' un
    buon numero di boccali gialli da cui l'attinge il pubblico; ed  molto
    edificante  e piacevole vedere la perseveranza e la gravit con cui la
    inghiottono.  A un passo di distanza ci sono i bagni,  nei  quali  una
    parte  del  pubblico  si  immerge;  e  una  banda suona all'uscita per
    congratularsi con quelli che si sono gi bagnati. C' un altro salone,
    dove le signore e i signori infermi sono trasportati  sopra  una  tale
    stupefacente variet di sedie a rotelle e carrozzette, che se qualcuno
    si  avventurasse l dentro camminando sul solito paio di gambe sortito
    dalla natura,  sarebbe ogni momento nel  pericolo  di  doverne  uscire
    senza. Una terza sala  frequentata da chi vuole maggior tranquillit,
    perch    meno rumorosa delle altre.  C' un immenso via vai di gente
    che passeggia con o senza grucce,  con o senza bastone,  e una  grande
    quantit di chiacchiere, vivacit e buonumore.
    Ogni  mattina,  invariabilmente,  i  soliti bevitori d'acqua,  fra cui
    Mister Pickwick, si incontravano nel salone, prendevano il loro quarto
    di pinta e si facevano la loro passeggiata igienica.  Nel  pomeriggio,
    Lord Mutanhed, l'onorevole Mister Crushton, la vedova Lady Snuphanuph,
    la  signora  del  colonnello  Wugsby,  tutto  il  bel mondo compresi i
    bevitori d'acqua della mattina,  si incontravano in pompa magna.  Dopo
    di che uscivano a piedi,  o in carrozza, o trasportati su seggioloni a
    rotelle,  e si incontravano di nuovo l'uno con l'altro.  Poi i signori
    andavano  nelle  sale di lettura,  dove si incontravano a gruppi.  Poi
    andavano a casa.  Se alla sera c'era  il  teatro,  era  possibile  che
    s'incontrassero  a  teatro;  se  c'era  il  ballo,  s'incontravano  al
    circolo;  e se non c'era nulla,  s'incontravano il  giorno  dopo.  Una
    "routine"  molto piacevole,  con una sfumatura,  forse,  di monotonia.
    Mister Pickwick era rimasto alzato,  dopo un giorno passato in  questo
    modo,  per fare alcune registrazioni sul suo libro dei conti, mentre i
    suoi amici erano andati a letto,  quando fu  richiamato  da  un  lieve
    battere alla porta.
    - Chiedo scusa,  signore,  - disse la signora Craddock,  la padrona di
    casa, sporgendo il capo - avete bisogno di nulla?
    - Di nulla, signora - rispose Mister Pickwick.
    - La mia figliola  andata  a  letto,  signore,  -  disse  la  signora
    Craddock - e Mister Dowler  stato cos gentile da dirmi che aspetter
    lui  la  signora Dowler,  dato che probabilmente non far molto tardi;
    perci pensavo che,  se non avete bisogno di nulla,  Mister  Pickwick,
    potrei andare a letto.
    - Ma certo, signora - rispose Mister Pickwick.
    - Vi auguro buona notte, signore - disse la signora Craddock.
    - Buona notte, signora - disse Mister Pickwick.
    La  signora  Craddock  chiuse la porta,  e Mister Pickwick si rimise a
    scrivere.
    In mezz'ora ebbe finito le sue  registrazioni:  asciug  accuratamente
    l'ultima  pagina  con  la  carta  sugante,  chiuse il libro dei conti,
    asciug la penna con l'interno della falda della  giacca,  e  apr  il
    tiretto del calamaio per metterlo via.  Nel tiretto del calamaio c'era
    un paio di fogli di carta da  lettera,  tutti  coperti  di  una  fitta
    scrittura  e  piegati  in  modo  che  il titolo,  scritto in una bella
    calligrafia rotonda,  gli salt subito agli occhi.  Vedendo che non si
    trattava di un documento privato, e poich sembrava che si riferisse a
    Bath,  ed era molto breve, Mister Pickwick lo apr, accese la candela,
    che poteva comodamente durare finch non avesse finito,  e tirando  la
    sedia vicino al fuoco lesse quanto segue:


    La vera leggenda del principe Bladud.

    Meno  di duecento anni fa,  in uno dei bagni pubblici di Bath fu posta
    una lapide in onore del suo  potente  fondatore,  il  famoso  principe
    Bladud. Oggi la scritta non si legge pi.
    Ma  prima  di  allora,  da  molti  secoli,  era  stata  tramandata  di
    generazione in generazione  l'antica  leggenda  secondo  la  quale  il
    principe,  colpito  dalla  lebbra  al  suo ritorno da Atene dove aveva
    raccolto gran messe di sapienza,  schivava  la  corte  del  suo  reale
    genitore,  accompagnandosi  tristemente ai bifolchi e ai porci.  Nella
    mandria (cos dice la leggenda) c'era un  porco  di  aspetto  grave  e
    solenne,  verso  il  quale  il  principe aveva sentimenti di amicizia,
    perch anche il porco era  un  saggio:  un  maiale  dal  comportamento
    pensoso  e  riservato;  un  animale  superiore  ai suoi compagni,  dal
    grugnito terribile  e  dalle  zanne  acuminate.  Il  giovane  principe
    sospirava  profondamente  guardando  in faccia il maestoso suino;  gli
    ricordava il suo reale genitore,  e i suoi  occhi  si  offuscavano  di
    lacrime.
    Questo  sagace maiale aveva la passione di bagnarsi in un'abbondante e
    molle fanghiglia.  Non d'estate per rinfrescarsi,  come fanno i maiali
    comuni,  e come facevano anche in quegli antichi tempi (e questo prova
    che la luce della civilt aveva gi incominciato  ad  albeggiare,  sia
    pur debolmente), ma nelle fredde e rigide giornate d'inverno, e il suo
    pelo era sempre cos liscio,  e la pelle cos chiara,  che il principe
    decise di provare le qualit purificatrici di quella  stessa  acqua  a
    cui  era  ricorso  il  suo  amico.  Egli fece la prova.  Sotto la nera
    fanghiglia ribollivano le calde sorgenti di Bath.  Vi si bagn,  e  fu
    guarito.  Allora  si precipit alla corte di suo padre per porgergli i
    suoi omaggi,  e,  ritornando subito indietro,  fond questa citt e  i
    suoi famosi bagni.
    Cerc  il  maiale  con tutto l'ardore della loro antica amicizia,  ma,
    ahim! le acque erano state la sua morte. Avendo imprudentemente fatto
    un bagno a temperatura troppo alta, il grande naturalista non era pi!
    Gli successe poi Plinio, che cadde anch'egli vittima della sua sete di
    sapere.
    Questa  la leggenda. Udite ora la vera storia.
    Molti e molti secoli fa  assurse  a  superba  grandezza  il  famoso  e
    rinomato Lud Hudibras,  re di Britannia.  Egli era un potente monarca.
    La terra tremava al suo passaggio,  tanto era  grosso.  I  sudditi  si
    scaldavano alla luce del suo volto,  tanto era rosso e rubicondo.  Era
    davvero un re in ogni fibra del suo corpo.  E le fibre del  suo  corpo
    erano molte, perch, pur non essendo molto alto, era assai voluminoso,
    e  quello che gli mancava in altezza lo riguadagnava in circonferenza.
    Se qualche degenere monarca dei tempi  moderni  potesse  essergli  sia
    pure  lontanamente  paragonato,  direi  che solo al venerabile re Cole
    potrebbe toccare questa distinzione.
    Il buon re aveva una regale consorte, che diciott'anni prima gli aveva
    dato un figlio chiamato col nome di Bladud.  Questi  fu  messo  in  un
    seminario  inglese  finch  non  ebbe compiuto i dieci anni,  e poi fu
    spedito, sotto la responsabilit di un fedele messaggero,  a finire le
    scuole  ad Atene;  e poich la spesa era la stessa anche se ci restava
    durante le vacanze,  e non c'era bisogno di preavviso per ritirare  un
    allievo dalla scuola,  egli rimase l per otto lunghi anni,  alla fine
    dei quali il re suo padre  mand  il  Lord  Ciambellano  oltremare,  a
    pagare il conto e a ricondurlo a casa.  Il Lord Ciambellano,  compiuta
    la sua  missione,  fu  ricevuto  con  grandi  evviva,  e  ricompensato
    immediatamente con un vitalizio.
    Quando  il  re  Lud  vide  il  principe  suo figlio,  e si accorse che
    crescendo era diventato un cos bel giovane,  subito pens che sarebbe
    stata una gran cosa farlo sposare senza indugio, cos che attraverso i
    suoi  bambini si perpetuasse la gloriosa razza di Lud fino all'estremo
    limite del tempo.  A  questo  scopo  mand  una  speciale  ambasceria,
    composta  di  grandi  dignitari  che non avevano nient'altro da fare e
    abbisognavano di un'occupazione lucrosa,  presso un re  confinante,  a
    chiedere  in  sposa  la  bella  figlia di lui per il proprio figliolo;
    dichiarando nello stesso tempo che nulla gli stava pi a  cuore  della
    pace e dell'amicizia col suo fratello e amico, ma che, se non avessero
    potuto  mettersi d'accordo sulla questione del matrimonio,  si sarebbe
    trovato nella  spiacevole  necessit  di  invadergli  il  regno  e  di
    strappargli  gli  occhi.  A  questo l'altro re (che dei due era il pi
    debole) rispose che era molto obbligato al suo amico  e  fratello  per
    tanta  bont  e  magnanimit,  e  che  sua  figlia  era pronta a farsi
    sposare, quando piacesse al principe Bladud di venirsela a prendere.
    Non appena questa risposta fu portata in Britannia,  l'intera  nazione
    si  abbandon  alla  gioia.  Da  ogni  parte non si udiva che suono di
    festini e banchetti,  oltre al tintinnio  del  denaro  che  il  popolo
    versava  all'esattore della Tesoreria Reale per coprire le spese della
    fausta cerimonia.  Fu in questa occasione che il  re  Lud,  seduto  al
    sommo  del suo trono in pieno consiglio,  si alz,  nell'esultanza del
    suo cuore,  e ordin al Lord Guardasigilli di far venire  i  vini  pi
    preziosi  e i menestrelli di corte: atto di regale condiscendenza che,
    per l'ignoranza di storici  troppo  ligi  alla  tradizione  orale,  fu
    attribuito  al  re  Cole  in  quei  famosi  versi  in cui Sua Maest 
    rappresentata mentre

    Chiedeva la sua pipa, chiedeva la sua brocca,
    E chiedeva a gran voce i suoi tre menestrelli.

    Il che  una palese  ingiustizia  alla  memoria  del  re  Lud,  e  una
    disonesta esaltazione delle virt del re Cole.
    Ma  in mezzo a tutte queste manifestazioni di festa e di gioia,  c'era
    una sola persona che non assaggiava i  vini  scintillanti  quand'erano
    versati,  che  non  ballava  quando i menestrelli sonavano.  E non era
    altri che lo stesso principe Bladud in onore  della  cui  felicit  un
    intero popolo stava in quel momento allargando le gole e le borse.  La
    verit   che  il  principe,  scordando  l'indiscutibile  diritto  del
    Ministro  degli Esteri a innamorarsi per conto del proprio sovrano,  e
    contro ogni precedente politico e diplomatico,  si era gi  innamorato
    per  proprio  conto,  legandosi  privatamente  alla bella figlia di un
    nobile ateniese.
    Qui abbiamo un suggestivo esempio di  uno  dei  tanti  vantaggi  della
    civilt  e  della  cultura.  Se il principe fosse vissuto in tempi pi
    recenti,  avrebbe potuto sposare subito l'oggetto della scelta del suo
    genitore,  e  mettersi poi seriamente al lavoro per liberarsi dal peso
    che gli sarebbe gravato addosso.  Avrebbe potuto cercare di  spezzarle
    il  cuore  adottando  sistematicamente  l'insulto  e la trascuratezza;
    oppure, se l'orgoglio del sesso e un'altera coscienza dei torti subti
    avessero sostenuto la  donna  contro  questi  maltrattamenti,  avrebbe
    potuto  cercare  di toglierle la vita e cos liberarsi definitivamente
    di lei.  Ma nessuna di queste soluzioni si  present  alla  mente  del
    principe  Bladud;  perci egli chiese un'udienza privata e disse tutto
    al padre.
    E' una vecchia prerogativa dei re di governare ogni  cosa,  tranne  le
    proprie  passioni.  Re  Lud  si  abbandon  a un accesso spaventoso di
    collera,  scagli la corona contro il soffitto e la  riprese  al  volo
    (perch  in quei giorni i re tenevano la corona in testa,  e non nella
    Torre),  pest i piedi per terra,  si batt la fronte  col  pugno,  si
    domand  perch  la  sua  stessa  carne  e  il  suo  stesso  sangue si
    ribellavano contro di lui, e infine,  chiamate le guardie,  ordin che
    il  principe  fosse  immediatamente  rinchiuso  in  una eccelsa torre;
    trattamento che in antico i re riserbavano sempre  ai  loro  figlioli,
    quando  le loro inclinazioni matrimoniali non coincidevano esattamente
    con le proprie.
    Quando il principe Bladud ebbe trascorso,  chiuso nell'eccelsa  torre,
    la  maggior  parte  di un anno,  senza altra prospettiva di un muro di
    pietra davanti agli occhi corporali,  o di  una  prigionia  prolungata
    davanti  a quelli della mente,  incominci come  logico a meditare un
    piano di fuga,  che,  dopo mesi di preparazione,  port a  compimento;
    lasciando  deliberatamente  il  suo coltello da tavola nel carceriere,
    per  timore  che  il  povero  diavolo  (che  aveva   famiglia)   fosse
    considerato   complice  della  sua  fuga,   e  punito  in  conseguenza
    dall'infuriato sovrano.
    Il monarca sembr impazzire alla perdita del figlio. Non sapeva su chi
    sfogare la rabbia e il dolore,  finch fortunatamente si  ricord  del
    Lord Ciambellano che lo aveva riportato a casa, e gli tolse insieme la
    pensione e la testa.
    Nel  frattempo  il  giovane  principe,  sotto mentite spoglie,  andava
    errabondo a piedi per i domni di suo padre, confortato e sostenuto in
    tutte le avversit dal dolce pensiero della fanciulla ateniese,  causa
    innocente delle sue traversie.  Un giorno si ferm per riposarsi in un
    villaggio di campagna; e vedendo intrecciarsi gioiose danze sui prati,
    e volti gioiosi passare avanti e indietro, si azzard a chiedere a uno
    dei convitati per quale ragione si facesse tanta festa.
    Non sapete dunque nulla,  o straniero, fu la risposta  del  recente
    proclama del nostro Grazioso Sovrano?.
    Proclama? No. Quale proclama? rispose il principe, che aveva seguto
    le strade secondarie e meno frequentate, e non sapeva nulla di ci che
    avveniva sulle strade maestre.
    Ebbene,  rispose  il  villano  la  signora  straniera che il nostro
    principe desiderava sposare si  maritata a un  nobile  straniero  del
    suo  paese;  e  il  re  ha  fatto proclamare l'avvenimento,  indicendo
    pubbliche feste;  perch  adesso,  naturalmente,  il  principe  Bladud
    torner  e sposer la donna che suo padre gli ha scelto,  e dicono che
    sia bella come il sole di mezzogiorno.  Alla vostra  salute,  signore.
    Dio salvi il re!.
    Il  principe  non  rimase  ad  ascoltare  altre  parole.  Si allontan
    rapidamente e si addentr nei  pi  profondi  recessi  di  una  vicina
    foresta.  Avanti,  sempre avanti,  a casaccio, egli proseguiva notte e
    giorno il suo cammino: sotto il sole fiammeggiante e sotto la  fredda,
    pallida  luna,  nell'asciutto  calore  del  giorno e nell'umido freddo
    della notte,  nella grigia luce dell'alba e nei purpurei riflessi  del
    tramonto Ed era cos straniato da ogni senso del tempo e dello spazio,
    che  essendo  diretto  ad Atene si allontan tanto dalla sua strada da
    giungere a Bath.
    Dove ora c' Bath,  a quel tempo non  c'era  una  citt.  Non  c'erano
    vestigia  di  abitazioni  umane,  n segni del passaggio dell'uomo,  e
    quindi non aveva nome.  Ma era pur sempre una nobile contrada,  con la
    sua  vasta distesa di colline e di valli,  e il bel fiume che scorreva
    lontano; e queste alte montagne che,  come i guai della vita,  viste a
    distanza  e velate in parte dalla nebbia del mattino,  perdono la loro
    ruvida asprezza e sembrano dolci  e  levigate.  Commosso  dalla  dolce
    bellezza  della scena,  il principe si lasci cadere sull'erba e bagn
    di lacrime i suoi piedi enfiati.
    Oh! disse l'infelice Bladud,  torcendosi le mani e alzando al  cielo
    gli  occhi pieni di dolore possa qui avere fine il mio vagabondaggio!
    E queste lacrime consolatrici,  con le  quali  io  piango  adesso  una
    fiducia  delusa  e un amore disprezzato,  possano scorrere in pace per
    sempre!.
    La sua invocazione fu accolta.  Era il tempo delle deit  pagane,  che
    solevano  di  tanto  in  tanto  prendere  la gente in parola,  con una
    prontezza a volte estremamente inopportuna. Il terreno si apr sotto i
    piedi del principe;  egli sprofond nell'abisso,  che  subito  gli  si
    rinchiuse per sempre sul capo tranne che nel punto in cui le calde sue
    lacrime  sgorgavano  attraverso  il  terreno,  e  da  cui hanno sempre
    continuato a sgorgare da allora in poi.
    Si pu ancora osservare che fino a oggi una gran quantit di signore e
    di signori anziani  che  sono  rimasti  delusi  nella  ricerca  di  un
    compagno  e  di una compagna per la propria vita,  e quasi altrettanti
    giovani ansiosi di trovarli,  accorrono ogni anno a Bath per  bere  le
    acque,  da  cui  traggono conforto ed energia grandissimi.  E questo 
    molto lusinghiero per le virt delle lacrime del  principe  Bladud,  e
    costituisce una prova evidente della veracit di questa leggenda.


    Mister Pickwick sbadigli parecchie volte,  quando fu giunto alla fine
    di questo breve manoscritto;  lo ripieg accuratamente e lo ripose nel
    tiretto  del  calamaio;   poi,  con  l'espressione  della  pi  grande
    stanchezza sul volto, accese il lume e sal nella sua camera da letto.
    Si ferm alla porta di Mister Dowler,  e  buss  come  al  solito  per
    augurare la buona notte.
    - Ah! - disse Dowler. - Andate a letto? Vorrei andarci anch'io. Brutta
    notte. Vento. Non  vero?
    - Verissimo! - disse Mister Pickwick. - Buona notte.
    - Buona notte.
    Mister  Pickwick  and  a letto,  e Mister Dowler riprese il suo posto
    accanto al fuoco per adempiere all'incauta promessa  di  star  sveglio
    finch sua moglie non tornava a casa.
    Poche  cose  sono  pi  fastidiose  che star su ad aspettare qualcuno,
    specialmente se questo qualcuno  andato a una festa.  Non si pu fare
    a  meno di pensare come passa presto il tempo per lui,  mentre per voi
    si trascina pesantemente di minuto in minuto;  e pi ci  pensate,  pi
    perdete  la  speranza  che ritorni presto.  Gli orologi battono le ore
    troppo forte,  quando si veglia da soli,  e sembra di aver addosso una
    camicia di ragnatele. Prima qualcosa vi solletica il ginocchio destro,
    poi  lo stesso pizzicore vi prende il sinistro.  Avete appena cambiato
    posizione che lo sentite nelle braccia;  e quando avete dimenato tutti
    e  quattro  gli  arti  in  ogni sorta di strane posizioni,  il prurito
    riprende improvvisamente al naso e voi lo  grattate  come  se  voleste
    distruggerlo:   ci  che  senza  dubbio  fareste,   se  ne  aveste  la
    possibilit.  Anche gli occhi servono solo per  dare  fastidio;  e  lo
    stoppino di una candela diventa lungo un pollice e mezzo, mentre state
    smoccolando quello di un'altra.  Questi, e vari altri piccoli disturbi
    nervosi,  rendono l'attesa,  se si prolunga oltre un certo limite dopo
    che  gli  altri  sono  andati  a  letto,  un passatempo tutt'altro che
    allegro o divertente.
    E questa era anche l'opinione di Mister Dowler,  mentre sedeva davanti
    al fuoco, onestamente indignato con tutta quella gente senza cuore che
    partecipava alla festa,  costringendolo a star sveglio.  N lo metteva
    di miglior umore il pensare che fin dal pomeriggio  si  era  messo  in
    testa  di avere l'emicrania,  e perci era rimasto a casa.  Alla fine,
    dopo essersi addormentato molte volte cadendo  verso  la  griglia  del
    caminetto,  ed essersi buttato indietro ogni volta appena in tempo per
    non bruciarsi la faccia,  Mister Dowler decise di gettarsi  sul  letto
    nella camera accanto, e di "pensare"... non di dormire, naturalmente.
    -  Ho  il sonno pesante - disse Mister Dowler gettandosi sul letto.  -
    Debbo restare sveglio.  Credo che si senta  bussare  da  qui.  S.  Lo
    immaginavo.  Si sente la guardia notturna.  Eccola che passa. Adesso 
    pi lontana. Sempre pi lontana. Volta l'angolo.  Ah!  - Quando Mister
    Dowler  arriv  a  questo punto,  volt lui stesso l'angolo davanti al
    quale aveva esitato cos a lungo, e si addorment di colpo.
    L'orologio batteva le tre quando su per la strada spazzata  dal  vento
    arriv una portantina con la signora Dowler,  portata da un uomo basso
    e grasso e da uno lungo e sottile,  che avevano gi molto da fare  per
    tenere  in  posizione  verticale  se  stessi,  per non dir nulla della
    portantina. In quel punto elevato, poi, al principio della strada,  il
    vento  soffiava  turbinoso  come  se  volesse  strappare le pietre dal
    selciato,  e la sua  furia  era  tremenda.  Gli  uomini  furono  molto
    contenti  di  posare  la portantina e di battere un buon paio di colpi
    sonori alla porta di casa.
    Aspettarono un po', ma non venne nessuno.
    - I servitori sono nelle braccia di "Orfeo",  mi  sembra  -  disse  il
    portatore basso scaldandosi le mani alla torcia del ragazzo che faceva
    da battistrada.
    - Potrebbe dargli una strizzata,  allora, questo "Orfeo", e svegliarlo
    - osserv quello lungo.
    - Battete ancora, prego,  per favore!  - grid la signora Dowler dalla
    portantina. - Battete due o tre volte, per favore.
    L'uomo  basso non desiderava altro che farla finita al pi presto;  si
    ferm dunque sulla soglia,  e batt quattro o cinque colpi prodigiosi,
    ciascuno  dei  quali  contava  per otto o dieci;  nel frattempo quello
    lungo and in mezzo alla strada,  per vedere se  qualche  finestra  si
    illuminava.
    Non venne nessuno. Tutto era buio e silenzioso come prima.
    - Povera me!  - disse la signora Dowler. - Dovreste bussare ancora, se
    non vi dispiace.
    - Non c' un campanello, signora? - disse il portatore basso.
    - S,  c' - intervenne il battistrada.  - L'ho gi suonato  tante  di
    quelle volte!
    - C' solo la maniglia, - disse la signora Dowler - il filo  rotto.
    - Varrei che lo fossero le teste dei servitori - grugn quello lungo.
    -  Abbiate  pazienza,  battete un'altra volta,  per piacere - disse la
    signora Dowler con la massima urbanit.
    L'uomo  basso  batt  ancora  parecchie  volte  senza  ottenere  alcun
    risultato. Poi quello alto, sempre pi impaziente, gli diede il cambio
    e si mise a battere colpi furiosi a due per volta, senza pi fermarsi,
    come un postino impazzito.
    Finalmente Mister Winkle incominci a sognare di essere al circolo,  e
    che i membri erano molto turbolenti e il presidente  era  costretto  a
    battere  gran  colpi sulla tavola per mantenere l'ordine;  poi ebbe la
    confusa immagine di un'asta pubblica,  dove non c'erano offerenti e il
    banditore  si  aggiudicava  tutto  battendo un colpo per ogni pezzo in
    vendita; e da ultimo incominci a pensare alla lontana possibilit che
    qualcuno stesse bussando  alla  porta  di  casa.  Per  esserne  certo,
    tuttavia,  rest a letto per circa dieci minuti ad ascoltare; e quando
    ebbe contato trentadue o trentatr colpi, fu convinto e soddisfatto, e
    si rallegr con se stesso per la sua prontezza.
    - Toc toc... toc toc... toc toc... toc, toc, toc, toc, toc, toc,  toc!
    - continuava gi da basso il forsennato.
    Mister  Winkle salt gi dal letto,  chiedendosi meravigliato che cosa
    stesse succedendo, e infilandosi in fretta le calze e le ciabatte,  si
    avvolse nella vestaglia,  accese un mozzicone di candela al lumino che
    ardeva sulla mensola del caminetto, e corse gi per le scale.
    - Finalmente sta scendendo qualcuno,  signora  -  disse  il  portatore
    basso.
    - Vorrei stargli dietro con un punteruolo - borbott quello pi lungo.
    - Chi ? - grid Mister Winkle, togliendo la catena.
    -  Non  perder tempo a far domande,  testa di legno rispose l'uomo con
    gran disgusto,  senza nemmeno dubitare che  non  si  trattasse  di  un
    lacch. - Apri la porta piuttosto.
    -  Avanti,  svegliati,  ninna  nanna  -  aggiunse  l'altro a titolo di
    incoraggiamento.
    Mister Winkle,  mezzo addormentato,  obbed meccanicamente al comando,
    apr un poco la porta, e sporse la testa. La prima cosa che vide fu la
    fiamma rossa della torcia del battistrada. Clto improvvisamente dalla
    paura che la casa si fosse incendiata,  spalanc in fretta la porta e,
    sollevando la candela sopra la testa,  fiss lo sguardo davanti a  s,
    senza capire bene se vedeva una portantina o il carro dei pompieri. In
    quel  momento arriv una violenta raffica,  il lume si spense,  Mister
    Winkle fu trascinato irresistibilmente gi dagli scalini,  e la  porta
    sbatt chiudendosi con gran fracasso.
    - Bene, giovanotto, l'avete fatta bella! - disse il portatore basso.
    Mister  Winkle,  vedendo  il volto di una signora allo sportello della
    portantina, si volt di botto,  si attacc al batacchio picchiando con
    tutte le sue forze, e grid freneticamente ai due uomini di portar via
    la portantina.
    - Portatela via,  portatela via!  - gridava Mister Winkle. - C' gente
    che  sta  uscendo  da  un'altra  casa;   mettetemi  nella  portantina.
    Nascondetemi! Fate qualcosa per me!
    Nel  frattempo  tremava  tutto dal freddo;  e ogni volta che alzava la
    mano al batacchio, il vento giocava con la sua veste da camera in modo
    molto sconveniente.
    - C' gente che sta venendo dalla strada, adesso.  Ci sono anche delle
    signore.  Datemi qualcosa per coprirmi.  Mettetevi davanti!  - ruggiva
    Mister Winkle.  Ma i portatori erano troppo  esausti  dal  ridere  per
    dargli la pur minima assistenza, e le signore si facevano ogni istante
    pi vicine.
    Mister  Winkle diede un ultimo colpo disperato;  le signore erano solo
    poche porte pi in l. Gett via la candela spenta, che per tutto quel
    tempo aveva tenuto alta sulla testa,  e  si  rifugi  precipitosamente
    nella portantina dove si trovava la signora Dowler. Intanto la signora
    Craddock aveva udito finalmente i colpi e le voci;  e,  indugiatasi un
    momento a mettersi in testa qualcosa di pi grazioso della sua  cuffia
    da  notte,   era  corsa  nella  saletta  che  dava  sulla  strada  per
    assicurarsi che si trattasse della signora che doveva  arrivare.  Ella
    apr  la  finestra  proprio  nel  momento  in  cui  Mister  Winkle  si
    precipitava nella portantina, e non appena ebbe dato un'occhiata a ci
    che succedeva da basso,  gett un grido alto  e  disperato,  e  chiam
    Mister  Dowler  implorandolo  di  alzarsi  immediatamente,  perch sua
    moglie stava fuggendo con un altro.
    Mister Dowler salt gi dal letto  di  rimbalzo,  come  una  palla  di
    gomma,  e si precipit nella saletta, arrivando a una finestra proprio
    mentre Mister Pickwick apriva quell'altra: e la prima cosa  che  cadde
    sotto  gli  occhi  di  entrambi fu Mister Winkle che si chiudeva nella
    portantina.
    - Guardie! - urlava Dowler furiosamente. - Fermatelo... arrestatelo...
    tenetelo stretto... chiudetelo dentro,  finch non sono sceso io.  Gli
    taglier  la  gola...  a  me  un  coltello...  gliela  squarcer da un
    orecchio all'altro,  signora Craddock...  vedrete!  - e  svincolandosi
    dalla urlante padrona di casa e da Mister Pickwick, l'indignato marito
    afferr un coltellino da frutta e fece irruzione nella strada.
    Ma  Mister  Winkle non rimase ad aspettarlo.  Non appena ebbe udito le
    orribili minacce del valoroso Dowler,  schizz fuori dalla  portantina
    con la stessa sveltezza con cui vi era entrato, e gettando le ciabatte
    sulla  strada  part  a gambe levate intorno all'isolato,  ferocemente
    inseguito da Dowler e dalla guardia notturna.  Riusc a  mantenere  il
    distacco;  la  porta  era aperta alla fine del secondo giro;  vi balz
    dentro, la sbatt sulla faccia di Dowler, sal nella sua stanza,  mise
    il lucchetto alla porta,  accatast contro di essa un portacatino,  un
    cassettone e un  tavolo,  e  fece  un  fagotto  delle  cose  di  prima
    necessit, disponendosi a fuggire alle prime luci dell'alba.
    Dowler  arriv  davanti  alla  porta;  conferm  davanti al buco della
    serratura la sua incrollabile decisione di tagliare la gola  a  Mister
    Winkle il giorno dopo; e, dopo una gran confusione di voci in salotto,
    fra  le  quali  si  ud  distintamente  quella  di Mister Pickwick che
    cercava di  mettere  pace,  gli  inquilini  si  diressero  nelle  loro
    rispettive stanze, e tutto fu quieto di nuovo.
    -  Forse  qualcuno vorr sapere,  a questo punto,  dove si trovava nel
    frattempo Mister Weller. Glielo diremo nel prossimo capitolo.













    CAPITOLO 37.
    Che giustifica onorevolmente l'assenza di Mister  Weller,  descrivendo
    una soire a cui venne invitato e and;  e racconta inoltre come gli
    fu affidata da Mister Pickwick  un'importante  missione  di  carattere
    riservato.

    - Mister Weller,  - aveva detto la signora Craddock la mattina di quel
    giorno denso di eventi - c'e una lettera per voi.
    - Molto strano - aveva  risposto  Sam.-  Ho  paura  che  sia  successo
    qualcosa,  perch  non  ricordo  che  nessuno,  nella cerchia dei miei
    conoscenti, sia capace di scriverne una.
    - Forse  accaduto qualcosa di insolito - osserv la signora Craddock.
    - Insolito  dir poco, veramente, se ha potuto spremere una lettera da
    uno dei miei amici, - rispose Sam scotendo dubbiosamente la testa - un
    attacco di nervi,  quanto meno,  come diceva quel giovane  quando  gli
    veniva il tremito convulso. Non pu essere del vecchio; - prosegu Sam
    guardando l'indirizzo - lui scrive sempre in stampatello,  lo so bene,
    perch ha imparato a scrivere sui cartelli delle agenzie  di  viaggio.
    E' molto strano: chi sa da che parte viene questa lettera.
    Cos  dicendo,  Sam  fece  quello  che quasi tutti fanno,  quando sono
    incerti sulla provenienza di una lettera: guard prima il sigillo, poi
    la busta, davanti, dietro, e ai lati, e poi la soprascritta;  e,  come
    ultima  risorsa,  pens  infine  che  era forse il caso di aprirla per
    cercare di venirne a capo.
    - E' scritta su carta coi margini dorati,  - disse Sam spiegandola - e
    il  sigillo di ceralacca color bronzo  stato messo con l'estremit di
    una chiave. Be', vediamo.
    E con volto grave Mister Weller lesse lentamente quanto segue:

    Un scelto gruppo di domestici di Bath presenta i suoi  complimenti  a
    Mister  Weller,  e chiede il piacere della sua compagnia questa sera a
    un'amichevole "suar", che consister in una coscia di montone bollita
    con i soliti contorni.  La "suar" sar in tavola alle  nove  e  mezzo
    precise.

    Questo invito era piegato dentro un altro foglio su cui c'era scritto:

    Mister John Smauker, il signore che ha avuto il piacere di incontrare
    Mister  Weller  a  casa  della loro comune conoscenza,  Mister Bantam,
    pochi giorni fa,  si pregia di  accludere  per  Mister  Weller  questo
    invito.  Se  Mister  Weller  passer da Mister John Smauker alle nove,
    Mister John Smauker avr il piacere di presentare Mister Weller.
    (Firmato) John Smauker.

    La busta era indirizzata al N.  H.  Weller,  nome  in  bianco,  presso
    Mister Pickwick;  e fra parentesi,  in un angolino a sinistra, c'erano
    le parole campanello in alto, come istruzione per il lettore.
    - Be' - disse Sam - questa   piuttosto  grossa,  direi.  Non  ho  mai
    sentito chiamare "suar" una coscia di montone lessa, prima d'ora. Chi
    sa come chiameranno l'arrosto.
    Comunque,  senza indugiarsi a discutere la questione,  Sam si present
    immediatamente a Mister Pickwick,  e gli chiese il permesso di  uscire
    per quella sera, ci che gli fu prontamente accordato. Forte di questo
    permesso e della chiave del portone, Sam Weller usc di casa un po' in
    anticipo  e  si  avvi tranquillamente verso Queen Square,  dove,  non
    appena fu arrivato,  ebbe  la  soddisfazione  di  vedere  Mister  John
    Smauker che appoggiava la sua testa incipriata contro un lampione poco
    distante, fumando un sigaro con un bocchino d'ambra.
    -  Come state,  Mister Weller?  - disse Mister John Smauker sollevando
    graziosamente  il  cappello  con  una  mano,  mentre  agitava  l'altra
    mollemente, con aria di condiscendenza. - Come state, signore?
    - Be',  non c' male per un convalescente - rispose Sam. - E voi, come
    vi sentite, caro amico?
    - Cos cos - disse Mister John Smauker.
    - Oh,  avete lavorato troppo - osserv Sam.  - Lo temevo.  Cos non va
    bene,  sapete; non dovete lasciarvi trasportare da quel vostro spirito
    orgoglioso.
    - Non  tanto questo,  Mister Weller,  - rispose John Smauker - quanto
    il vino cattivo. Temo di aver fatto qualche stravizio.
    - Oh! Si tratta di questo? - disse Sam. - Un brutto affare, allora.
    -  E  tuttavia  la tentazione...  voi capite,  Mister Weller - osserv
    Mister John Smauker.
    - Ah certo - disse Sam.
    - Tuffato nel vortice della societ,  voi mi capite,  Mister Weller  -
    disse Mister John Smauker con un sospiro.
    - Spaventoso! - rispose Sam.
    -  Ma inevitabile - disse Mister John Smauker.  - Se il vostro destino
    vi  porta  alla  vita  pubblica  e  alle  cariche  pubbliche,   dovete
    aspettarvi  di  essere  esposto  a  tentazioni  da  cui gli altri sono
    liberi, Mister Weller.
    - Proprio come diceva mio zio, quando entr nella pubblica carriera di
    vinaio - disse Sam - e aveva perfettamente ragione, il vecchio, perch
    in meno di tre mesi mor alcoolizzato.
    Mister  John  Smauker  sembr  profondamente  indignato  da  qualsiasi
    paragone  fra se stesso e quel defunto signore;  ma poich il volto di
    Sam era  imperturbabilmente  sereno,  non  ne  fece  niente,  e  torn
    affabile come prima.
    - Sar forse meglio che ci avviamo - disse Mister Smauker, consultando
    un orologio montato in rame che teneva in fondo a un abissale taschino
    del  panciotto,  e poteva essere riportato alla superficie mediante un
    nastro nero con una chiave di rame all'altra estremit.
    - Forse s,  - rispose Sam - altrimenti  la  "suar"  si  stracuoce  e
    potrebbe rovinarsi.
    -  Avete  bevuto  le acque,  Mister Weller?  - chiese il suo compagno,
    mentre andavano verso High Street.
    - Una volta sola - rispose Sam.
    - Che cosa ne pensate, signore?
    - Mi hanno fatto l'impressione di essere particolarmente sgradevoli  -
    rispose Sam.
    -  Ah,  -  disse Mister John Smauker - non vi  piaciuto il loro gusto
    ferruginoso, forse?
    - Non me ne intendo molto, - disse Sam - ma mi  sembrato che avessero
    un gran gusto di ferro scaldato.
    - Appunto,  ferruginoso,  Mister Weller - osserv Mister John  Smauker
    con disprezzo.
    - Be',  se si dice cos,   una parola molto inespressiva,  e questo 
    quanto!  - disse Sam.- Pu darsi che sia giusta ma siccome di  chimica
    non  me ne intendo,  non potrei dirlo.  - E qui,  con grande orrore di
    Mister John Smauker Sam Weller incominci a fischiare.
    - Chiedo scusa, Mister Weller, - disse Mister John Smauker, angosciato
    da quel suono cos poco signorile - volete prendermi il braccio?
    - Grazie, siete molto buono, ma non voglio privarvene - rispose Sam. -
    Ho preso il vizio di tener le mani in tasca,  se per voi fa lo stesso.
    - Cos dicendo,  Sam fece seguire l'azione alle parole, fischiando pi
    forte di prima.
    - Per di qua - disse il suo nuovo amico, girando con evidente sollievo
    in una strada secondaria. - Arriveremo in un momento.
    - Davvero? - disse Sam,  per nulla commosso al pensiero che si trovava
    ormai vicinissimo ai pi scelti domestici di Bath.
    -  S  -  disse  Mister John Smauker.  - Non vi impressionate,  Mister
    Weller.
    - Oh. no - disse Sam.
    - Vedrete delle bellissime livree,  Mister Weller,  - continu  Mister
    John  Smauker  -  e  forse qualcuno di quei signori vi sembrer un po'
    altezzoso al principio, sapete? Ma si faranno subito pi affabili.
    - Molto gentile da parte loro - rispose Sam.
    - E,  sapete,  - rispose Mister John Smauker con  un'aria  di  sublime
    protezione  - sapete,  voi siete nuovo di qui,  e forse saranno un po'
    duri con voi al principio.
    - Ma non saranno troppo crudeli, vero? - chiese Sam.
    - No, no, - rispose Mister John Smauker,  estraendo la testa di volpe,
    e  fiutando  una presa da gentiluomo - ma ci sono dei mattacchioni fra
    noi,  e vorranno prendersi la loro parte di divertimento,  voi capite;
    ma non dovete farci caso, non dovete farci caso.
    -  Cercher  di  far fronte a questo uragano di intelligenza - rispose
    Sam.
    - Cos va bene,  - disse Mister John Smauker  riponendo  la  testa  di
    volpe e alzando la sua - io vi sar vicino.
    Nel  frattempo erano arrivati davanti a un piccolo negozio di verdura,
    e Mister John Smauker vi entr,  seguto da Sam,  che  non  appena  si
    trov  dietro  alle  sue  spalle  si  abbandon  a una serie delle sue
    smorfie pi aperte e pi feroci e manifest altri segni di trovarsi in
    uno stato sommamente invidiabile di allegrezza interiore.
    Attraversato il negozio, e posati i cappelli sugli scalini del piccolo
    corridoio dietro la bottega, entrarono in un salottino; e qui la scena
    si present alla vista di Mister Weller nel suo pieno splendore.
    Un paio di tavole erano state riunite nel mezzo del salotto e  coperte
    da tre o quattro tovaglie di et e di sporcizia diverse, messe in modo
    da  sembrare  una sola,  per quanto lo permettevano le circostanze del
    caso.  Sopra di esse c'erano coltelli  e  forchette  per  sei  o  otto
    persone. I manici dei coltelli erano verdi o rossi, e qualcuno giallo;
    e  poich  tutte le forchette erano nere,  il contrasto dei colori era
    davvero suggestivo.  Un numero corrispondente di piatti stava al caldo
    accanto  al  fuoco;  e  gli  invitati  si  stavano anch'essi scaldando
    davanti al caminetto.  Il  principale,  il  pi  importante,  sembrava
    essere  un  corpulento  signore con una giacca rosso vivo dalle lunghe
    code,  brache scarlatte,  e cappello a tricorno,  che stava  in  piedi
    volgendo la schiena al fuoco, e aveva l'aria di essere appena entrato,
    perch, oltre al fatto che teneva ancora il tricorno in testa, portava
    in  mano  una  lunga  mazza  che  i signori della sua professione sono
    soliti portare un po' inclinata sopra i tetti delle carrozze.
    - Smauker, ragazzo mio,  qua la zampa - disse il signore col tricorno.
    Mister  Smauker pos l'ultima falange del mignolo della mano destra in
    quella del signore col tricorno, e disse che era incantato di vedergli
    un cos bell'aspetto.
    - Gi,  mi dicono tutti che ho una bella  cera,  -  disse  l'uomo  col
    tricorno - ed  veramente strano. Sono quindici giorni che vado dietro
    alla  vecchia  di  famiglia,  due  ore  ogni giorno;  e se la continua
    visione del modo con cui  si  allaccia  dietro  quelle  sue  infernali
    vecchie  sottane  viola  non  sufficiente per mettere chiunque in uno
    stato di nera disperazione per tutta la vita, toglietemi il salario di
    tre mesi.
    A queste parole la scelta riunione rise fragorosamente;  e un  signore
    col  panciotto giallo e la livrea da cocchiere sussurr a un vicino in
    brache verdi che Tuckle era in forma, quella sera.
    - Fra parentesi, - disse Mister Tuckle - Smauker, ragazzo mio,  voi...
    -  il  resto  della  frase  si  perse in un bisbiglio nell'orecchio di
    Mister John Smauker.
    - Oh, buon Dio, me ne ero dimenticato! - disse Mister John Smauker.  -
    Signori, questo  il mio amico Mister Weller.
    - Spiacente di privarvi del fuoco, Weller - disse Mister Tuckle con un
    familiare cenno del capo. - Spero che non abbiate freddo, Weller.
    -  No,  Fulgore,  per  nulla,  - rispose Sam - ci vorrebbe un tipo ben
    freddoloso per sentire ancora freddo stando  davanti  a  voi.  Fareste
    risparmiare  carbone,  se  vi mettessero davanti alla stufa nella sala
    d'aspetto di un pubblico ufficio, ne sono convinto.
    Poich la risposta sembrava contenere un'allusione piuttosto personale
    alla livrea scarlatta di Mister Tuckle,  questi prese un'aria severa e
    maestosa  per  alcuni  secondi;  ma  scostandosi poi a poco a poco dal
    fuoco, si sforz di sorridere e disse che la battuta non era male.
    - Obbligatissimo per la vostra approvazione,  signore,  - disse Sam  -
    vedo  gi che andremo avanti per gradi.  Ne proveremo una migliore fra
    poco.
    A questo punto  la  conversazione  fu  interrotta  dall'arrivo  di  un
    signore in velluto arancione, accompagnato da un altro privilegiato in
    viola  e  con  una  grande estensione di calze.  I nuovi venuti furono
    salutati dagli altri,  e Mister Tuckle propose di far portare la cena,
    tra l'unanime approvazione di tutti.
    Il  verduraio e sua moglie disposero allora sulla tavola una coscia di
    montone bollito, caldo,  con salsa di capperi,  rape e patate.  Mister
    Tuckle si mise a capotavola,  e di fronte a lui,  dalla parte opposta,
    sedette il signore in velluto arancione.  Il verduraio  si  infil  un
    paio  di guanti scamosciati per passare i piatti,  e si mise dietro la
    sedia di Mister Tuckle.
    - Harris - disse Mister Tuckle con tono di comando.
    - Signore - disse l'ortolano.
    - Vi siete messo i guanti?
    - S, signore.
    - Allora alzate il coperchio.
    - S, signore.
    Il verduraio ubbid con grande spreco di umilt e di premura,  e porse
    ossequiosamente  a  Mister  Tuckle  il trinciante;  nel far questo gli
    venne da sbadigliare.
    - Che significa questo,  signore?  - disse Mister  Tuckle  con  grande
    asprezza.
    - Vi chiedo scusa, signore - rispose avvilitissimo il verduraio. - Non
    l'ho  fatto  apposta,  signore:  sono stato alzato fino a tardi,  ieri
    sera.
    - Vi dir che cosa penso di voi,  Harris: - disse  Mister  Tuckle  con
    schiacciante severit - siete un volgare animale.
    -  Spero,  signori,  - disse Harris - che non sarete troppo severi con
    me.  Certo  io  vi  sono  obbligatissimo,   signori,   per  la  vostra
    protezione,  ed anche per le vostre raccomandazioni, signori, tutte le
    volte che c' bisogno d'un aiuto per servire a tavola. Spero, signori,
    di potervi accontentare.
    - No, - disse Mister Tuckle - ne siete ben lungi, signore.
    - Noi vi  consideriamo  un  villano  disattento  -  disse  il  velluto
    arancione.
    -  E  un  miserabile  ladruncolo  -  aggiunse il signore con le brache
    verdi.
    - E un incivile senza speranza - aggiunse il signore in viola.
    Il povero verduraio s'inchin con grande umilt,  mentre questi  lievi
    epiteti  gli venivano scagliati addosso nel pi puro spirito della pi
    meschina tirannia; e quando ognuno ebbe detto qualcosa per mostrare la
    sua superiorit,  Mister Tuckle procedette a  scalcare  la  coscia  di
    montone e a distribuirne le parti alla brigata.
    Questa importante fase della serata aveva appena avuto inizio,  quando
    la porta si spalanc improvvisamente e  un  altro  signore,  in  abito
    celeste coi bottoni di metallo, comparve sulla soglia.
    -  Contro  ogni regola - disse Mister Tuckle.  - Troppo tardi,  troppo
    tardi.
    - No,  no;  vi assicuro che non ho potuto  venir  prima!  -  disse  il
    signore in celeste.  - Mi appello alla compagnia.  Un impegno galante:
    avevo un appuntamento a teatro.
    - Ah, cos? - disse il signore in velluto arancione.
    - Certo; sul serio, vi dico;  sul mio onore - disse l'uomo in celeste.
    -  Avevo  promesso  di  accompagnare  a  casa  la nostra signorina pi
    giovane alle dieci e mezzo,  ed  una ragazza cos  straordinariamente
    carina  che  davvero non ho avuto cuore di deluderla.  Senza offesa ai
    presenti, signore, ma quando c' di mezzo una sottana...  una sottana,
    signore... non si pu mancare di parola.
    -  Incomincio  a  sospettare che ci sia sotto qualcosa - disse Tuckle,
    mentre il nuovo venuto prendeva posto vicino a Sam.  - Ho notato,  una
    volta  o  due,  che si appoggia molto forte sulla vostra spalla quando
    sale o scende di carrozza.
    - No, Tuckle, davvero non dovreste,  - disse l'uomo in celeste - non 
    leale.  Posso avere detto a qualche amico che  una creatura veramente
    divina,  e che ha rifiutato due o tre partiti senza ragione apparente,
    ma...  non  simpatico...  non dovevate.  Delicatezza, mio caro amico,
    delicatezza!  - E l'uomo  in  celeste,  aggiustandosi  la  cravatta  e
    mettendo  a posto il risvolto della giacca,  scosse la testa e alz le
    sopracciglia come per far capire che, volendo, poteva dire di pi,  ma
    che il senso dell'onore lo costringeva a star zitto.
    L'uomo in celeste, un tipo di lacch dai capelli biondi e dal colletto
    inamidato, disinvolto, spavaldo e impertinente, aveva attratto fin dal
    principio  la  particolare  attenzione  di  Mister  Weller,  ma quando
    incominci a uscire con questi discorsi,  Sam si  sent  pi  che  mai
    disposto   a   coltivare   la   sua   conoscenza;   quindi  si  lanci
    immediatamente  nella  conversazione   con   la   sua   caratteristica
    originalit.
    -  Alla  vostra  salute,  signore!  -  disse Sam.  - Il vostro modo di
    parlare mi piace molto. Mi  sembrato molto simpatico.
    L'uomo in celeste sorrise,  come se fosse  abituato  a  ricevere  quei
    complimenti; ma nello stesso tempo guard Sam con simpatia e disse che
    sperava di conoscerlo meglio,  perch, senza complimenti, gli sembrava
    che avesse l'aria di un simpaticissimo ragazzo, e che fosse proprio il
    tipo che piaceva a lui.
    - Siete molto buono,  signore,  - disse Sam -  e  che  tipo  fortunato
    siete!
    - Cosa intendete dire? - chiese il signore in celeste.
    - Quella signorina,  - rispose Sam - una ragazza che sa quel che fa, a
    quanto vedo.
    Mister Weller strizz un  occhio  e  scosse  il  capo  in  modo  molto
    lusinghiero per la vanit personale del signore in celeste.
    - Ho paura che siate un furbacchione, Mister Weller - disse questi.
    -  No,  no,  -  disse Sam - questa  una qualit che lascio a voi.  E'
    affar vostro molto pi che mio,  come disse il signore dietro al  muro
    del  giardino  a  quello  che  stava  allo  scoperto,  quando  un toro
    infuriato si present all'imbocco del sentiero.
    - Bene, bene, Mister Weller - disse il signore in celeste. - Penso che
    abbia notato il mio aspetto e i miei modi, Mister Weller.
    - Direi che non poteva non notarli - disse Sam.
    - E voi non avete nulla del genere per le mani?  - chiese il fortunato
    signore  in  celeste  tirando fuori uno stuzzicadenti dal taschino del
    panciotto.
    - Non precisamente - disse Sam. - Non ci sono ragazze dove sto io,  se
    no, certo, ne avrei scelto una. Ma, stando cos le cose, non credo che
    muoverei  un  dito  per meno di una marchesa.  Potrei mettermi con una
    giovane  e  molto  ricca,  anche  se  non  titolata,   solo  se  fosse
    innamoratissima di me. Non altrimenti.
    - No certo,  Mister Weller - disse il signore in celeste.  - Ci si pu
    mettere nei fastidi per nulla,  voi capite;  e  noi  sappiamo,  Mister
    Weller...  noi, uomini di mondo... che una bella uniforme fa sempre il
    suo effetto sulle donne, prima o poi. Infatti, detto fra noi, questa 
    la sola ragione per cui valga la pena di entrare in servizio.
    - Proprio cos, - disse Sam - la ragione  questa, naturalmente.
    Arrivati a questo punto di confidenza furono portati  i  bicchieri,  e
    ognuno  ordin  quello  che  preferiva prima che il bar chiudesse.  Il
    signore in celeste e l'uomo in arancione,  che erano i  raffinati  del
    gruppo, ordinarono una bibita fredda, ma per gli altri acqua, zucchero
    e  gin  fu  la  bevanda  preferita.   Sam  si  rivolse  al  verduriere
    chiamandolo scellerata canaglia,  e gli ordin una gran  caraffa  di
    ponce;  due  cose  che lo fecero salire moltissimo nella stima di quei
    privilegiati.
    - Signori,  - disse l'uomo in celeste con  l'aria  del  pi  consumato
    dandismo - un brindisi alle signore, forza!
    - Udite, udite! - disse Sam. - Alle padroncine.
    Subito  da  ogni  parte  si  grid:  mozione d'ordine! e Mister John
    Smauker, come colui che aveva presentato Mister Weller alla compagnia,
    si alz ad informarlo che la parola di cui aveva appena fatto uso  non
    era ammessa.
    - Che parola volete dire? - chiese Sam.
    -  Padroncine,  signore  -  rispose Mister John Smauker con minaccioso
    cipiglio. - Noi non riconosciamo queste differenze qui.
    - Oh,  benissimo!  - Sam disse.  - Allora mi corregger e le  chiamer
    quelle care creature, se Fulgore mi d il suo consenso.
    Qualche  dubbio  sembr manifestarsi nella mente del signore in brache
    verdi sulla legittimit del nome Fulgore rivolto al  presidente,  ma
    poich  la  compagnia  sembrava  pi propensa a irrigidirsi sui propri
    diritti che su quelli di lui,  la questione non fu  sollevata.  L'uomo
    col  tricorno ansim di rabbia e diede a Sam una lunghissima occhiata,
    ma evidentemente pens bene di tacere per paura di avere la peggio.
    Dopo un breve silenzio,  un signore con una palandrana ricamata  lunga
    fino ai calcagni,  e un panciotto in tinta che gli teneva caldo fino a
    mezza gamba, agit con grande energia il suo gin e acqua, e mettendosi
    in  piedi  tutto  d'un  colpo  con  uno  sforzo  violento,  disse  che
    desiderava  rivolgere  alcune  osservazioni  alla  compagnia.  Subito,
    quello dal tricorno rispose che era certo  che  la  compagnia  sarebbe
    stata felicissima di ascoltare qualsiasi osservazione che l'uomo dalla
    lunga palandrana desiderasse rivolgerle.
    -  Non toccherebbe forse a me,  signori,  prendere la parola,  - disse
    l'uomo con la  palandrana  -  poich  ho  la  sfortuna  di  essere  un
    cocchiere,  ammesso  a  queste  belle  "suar"  soltanto  come  membro
    onorario; ma mi sento obbligato,  signori...  addirittura forzato,  se
    posso  usare l'espressione...  a rendere nota una dolorosa circostanza
    che sono venuto a conoscere: accaduta, potrei dire,  nell'ambito della
    mia giurisdizione. Signori, il nostro amico Mister Whiffers (tutti gli
    sguardi  si  rivolsero  all'individuo  in arancione),  il nostro amico
    Mister Whiffers si   licenziato.  Meraviglia  e  stupore  afferrarono
    l'uditorio.  Ognuno guard in faccia il suo vicino,  e trasfer poi lo
    sguardo sul cocchiere in piedi.
    - Potete ben essere sorpresi, signori! - disse il cocchiere.  - Io non
    mi permetter di dire le ragioni di questa irreparabile perdita per il
    servizio,  ma  voglio pregare Mister Whiffers di spiegarle lui stesso,
    perch servano di incitamento e di esempio ai suoi amici e ammiratori.
    Il suggerimento fu accolto a gran  voce,  e  Mister  Whiffers  spieg.
    Disse  che certo avrebbe desiderato restare nell'ufficio da cui si era
    appena dimesso.  L'uniforme era molto elegante  e  costosa,  le  donne
    della  famiglia  molto simpatiche,  e i doveri inerenti al suo ufficio
    non erano,  doveva riconoscerlo,  troppo  gravi,  perch  il  servizio
    principale che si richiedeva da lui era quello di guardare fuori dalla
    finestra dell'atrio il pi possibile, in compagnia di un altro signore
    che  s'era  anch'egli licenziato.  Avrebbe desiderato risparmiare alla
    compagnia il doloroso e disgustoso episodio a cui stava per  giungere,
    ma  poich  gli  era stata richiesta una spiegazione,  non aveva altra
    alternativa se non quella di dire,  chiaro e forte,  che gli era stato
    chiesto di mangiare carne fredda.
    E' impossibile immaginare il disgusto che questa confessione risvegli
    nel petto degli ascoltatori. Alte grida di vergogna! miste a lamenti
    e a fischi si susseguirono per un quarto d'ora.
    Mister  Whiffers  aggiunse  allora che l'oltraggio,  temeva,  forse in
    parte da attribuirsi al suo spirito di tolleranza e di  conciliazione.
    Ricordava  chiaramente  di  aver  gi  una volta consentito a mangiare
    burro salato,  e di  avere  in  altra  occasione,  essendosi  ammalato
    improvvisamente  un servo,  dimenticato a tal segno la propria dignit
    da portare un secchio di carbone fino al secondo piano.  Confidava  di
    non  esser sceso nella buona opinione dei suoi amici con questa franca
    confessione dei suoi errori;  e sperava che la prontezza con cui aveva
    reagito  a  quest'ultimo  inumano  oltraggio  fatto  alla sua dignit,
    potesse in ogni caso riabilitarlo.
    Un grido di ammirazione rispose all'appello di Mister Whiffers, e alla
    salute del  martire  si  bevve  col  massimo  entusiasmo;  il  martire
    ringrazi e propose di brindare all'ospite,  Mister Weller, un signore
    che non aveva il piacere di conoscere intimamente, ma che era amico di
    Mister John Smauker,  e questa era una raccomandazione sufficiente per
    qualsiasi societ di gentiluomini,  in ogni tempo e in ogni luogo. Per
    queste ragioni egli avrebbe voluto  brindare  alla  salute  di  Mister
    Weller con tutti gli onori,  se i suoi amici avessero bevuto vino,  ma
    poich,  tanto  per  cambiare,  bevevano  liquori,   e  sarebbe  stato
    sconveniente  vuotare il bicchiere a ogni brindisi,  proponeva che gli
    onori fossero sottintesi.
    Alla fine di questo discorso ciascuno bevve una sorsata  in  onore  di
    Sam;  e  Sam,  dopo essersi versato e aver bevuto due bei bicchieri di
    ponce in onore di se stesso, ringrazi con un elegante discorso.
    - Vi sono molto riconoscente, amici miei,  - disse Sam attingendo alla
    caraffa  di  ponce  con la maggior disinvoltura del mondo - per questi
    vostri complimenti,  che,  provenendo da una simile banda,  sono molto
    lusinghieri.  Avevo sentito parlare moltissimo di voi,  nel complesso,
    ma debbo dire che non avrei mai creduto di trovare persone cos  fuori
    del comune come siete a starvi insieme. Mi auguro soltanto che abbiate
    cura  di  voi  stessi e non compromettiate in nulla la vostra dignit,
    perch  una cosa affascinante a vedersi quando si va a spasso,  e  mi
    ha sempre messo allegria fin da quando ero bambino,  e arrivavo a met
    del bastone col pomo di ferro del mio rispettabilissimo amico  Fulgore
    qui  presente.  Quanto alla vittima dell'oppressione col vestito color
    zolfo,  voglio dire di lui solo una cosa,  che spero possa trovare  la
    cuccia che merita,  nel qual caso non sar certo tormentato ancora con
    "suar" freddo.
    E Sam sedette con un piacevole sorriso,  mentre il suo discorso veniva
    applaudito a gran voce. Poi la riunione si sciolse.
    -  Come,  non  vorrete dirmi che ve ne andate di gi,  vecchio mio!  -
    disse Sam Weller al suo amico Mister John Smauker.
    - Devo proprio andare -  disse  Mister  Smauker.  -  L'ho  promesso  a
    Bantam.
    - Oh, benissimo, - disse Sam - allora  un'altra cosa. Forse anche lui
    si  licenzierebbe,  se  gli  faceste  sgarbo.  Ve ne andate anche voi,
    Fulgore?
    - S - disse l'uomo col tricorno.
    - Avreste il coraggio di lasciarvi tre quarti di una caraffa di  ponce
    alle  spalle?  -  disse  Sam.  - Che assurdit,  rimettetevi a sedere.
    Mister Tuckle non resistette all'invito. Pos accanto a s il tricorno
    e il bastone che aveva appena preso  in  mano,  e  disse  che  avrebbe
    bevuto un bicchiere per amore della buona compagnia.
    Poich  il  signore  in celeste abitava negli stessi paraggi di Mister
    Tuckle, fu anch'egli convinto a restare per far poi la strada insieme.
    Quando il ponce fu  ridotto  a  circa  met,  Sam  fece  venire  delle
    ostriche  dalla  bottega  del  verduraio;  e  l'effetto delle due cose
    combinate insieme fu tanto esilarante che Mister Tuckle,  con tanto di
    mazza  e  di  tricorno,  fece  la  danza  della rana fra i gusci delle
    ostriche  sulla  tavola,   mentre  il  signore   in   celeste   sonava
    l'accompagnamento  con  un  ingegnoso  strumento musicale fatto con un
    pettine  e  carta  velina.  Alla  fine,  quando  il  ponce  fu  finito
    completamente,  e  la  notte  quasi,  uscirono  per accompagnarsi l'un
    l'altro a dormire.  Mister Tuckle era appena uscito  all'aria  aperta,
    quando   fu   preso  da  un  improvviso  desiderio  di  sdraiarsi  sul
    marciapiede: Sam pens che sarebbe stato un peccato contraddirlo, e lo
    lasci fare a  modo  suo.  Poich  il  tricorno  si  sarebbe  sciupato
    restando  l,  Sam  lo  calc prudentemente sulla testa del signore in
    celeste,  e mettendogli in mano la grossa mazza lo appoggi contro  la
    porta di casa sua, suon il campanello, e se ne and tranquillamente a
    dormire.
    La  mattina  dopo,  molto  pi  presto di quanto non fosse abituato ad
    alzarsi,  Mister Pickwick scese le scale completamente vestito e suon
    il  campanello.  -  Sam,  - disse Mister Pickwick quando Mister Weller
    rispose alla chiamata - chiudete la porta.
    Mister Weller esegu.
    - Sam,  ieri sera  accaduto un  infelice  episodio,  -  disse  Mister
    Pickwick  - per cui Mister Winkle ha motivo di temere qualche violenza
    da parte di Mister Dowler.
    - Ne ho sentito parlare dalla vecchia in  cucina,  signore  -  rispose
    Sam.
    -  E sono dolente di dover dire,  Sam,  - continu Mister Pickwick con
    un'aria molto imbarazzata - che per paura di  questa  violenza  Mister
    Winkle  fuggito.
    - Fuggito? - disse Sam.
    -  Ha  lasciato  la casa questa mattina all'alba,  senza una parola di
    avvertimento, - rispose Mister Pickwick - e dove sia andato nessuno lo
    sa.
    - Avrebbe dovuto fermarsi  e  battersi,  signore  -  rispose  Sam  con
    disprezzo.  -  Non dovrebbe essere molto difficile metter a posto quel
    Dowler, signore.
    - Ebbene,  Sam,  - disse Mister Pickwick - posso anche  avere  i  miei
    dubbi sul suo coraggio e sulla sua decisione. Ma, comunque sia, Mister
    Winkle  se  n'  andato.   Bisogna  ritrovarlo,   Sam.   Ritrovarlo  e
    riportarmelo indietro.
    - E nel caso che non voglia tornare? - disse Sam.
    - Bisogna costringerlo, Sam - disse Mister Pickwick.
    - E chi deve farlo, signore? - chiese Sam con un sorriso.
    - Voi - rispose Mister Pickwick.
    - Benissimo, signore.
    Con queste parole Mister Weller lasci la stanza,  e  subito  dopo  fu
    udito  chiudere la porta di strada.  Tempo due ore era tornato,  calmo
    come se fosse stato mandato a fare una commissione qualsiasi, portando
    la notizia che un uomo con gli identici  connotati  di  Mister  Winkle
    aveva  preso  quella  mattina  la corriera per Bristol che partiva dal
    Royal Hotel.
    - Sam,  - disse Mister Pickwick  stringendogli  la  mano  -  siete  un
    ragazzo straordinario; un ragazzo impagabile. Dovete seguirlo, Sam.
    - Certo, signore - rispose Mister Weller.
    -  Appena lo avrete scoperto scrivetemi immediatamente,  Sam;  - disse
    Mister Pickwick  -  se  cerca  di  sfuggirvi  prendetelo  a  pugni,  o
    chiudetelo a chiave. Avete la mia autorizzazione, Sam.
    - Non mi lascer sorprendere, signore - rispose Sam.
    - Gli direte,  - disse Mister Pickwick - che io sono molto in collera,
    molto dispiaciuto,  e naturalmente indignato,  per la  inqualificabile
    linea di condotta che ha creduto opportuno seguire.
    - Lo far, signore - rispose Sam.
    -  Credete  di  riuscire  a  trovarlo,  Sam?  -  disse Mister Pickwick
    guardandolo ansiosamente in faccia.
    - Ah, lo trover,  se non  andato sulla luna - rispose Sam con grande
    fiducia.
    -  Benissimo!  -  disse Mister Pickwick.  - Allora pi presto partite,
    meglio .
    Insieme a queste istruzioni,  Mister Pickwick consegn al  suo  fedele
    servitore  una  somma di denaro e gli ordin di partire immediatamente
    per Bristol all'inseguimento del fuggitivo.
    Sam prepar una borsa da viaggio con le cose di prima necessit,  e fu
    pronto per partire.  Arrivato in fondo al corridoio,  si ferm,  torn
    indietro senza far rumore,  e si affacci  di  nuovo  alla  porta  del
    salotto.
    - Signore - bisbigli Sam.
    - Che c', Sam - disse Mister Pickwick.
    - Ho capito bene gli ordini, vero, signore? - chiese Sam.
    - Lo spero - disse Mister Pickwick.
    - Non ci sono dubbi sul fatto di prenderlo a pugni,  vero,  signore? -
    chiese Sam.
    - Nessun dubbio - rispose Mister Pickwick. - Assolutamente. Fate tutto
    ci che credete necessario. Sotto la mia responsabilit.
    Sam fece un cenno di intelligenza e,  ritirato il  capo  dalla  porta,
    part per il suo pellegrinaggio a cuor leggero.


















    CAPITOLO 38.
    Come  avvenne  che  Mister  Winkle,   uscendo  dalla  padella,   cadde
    dolcemente e comodamente nella brace.

    L'infelice signore che disgraziatamente era stato la causa di tutto il
    chiasso e l'insolito trambusto che avevano allarmato gli abitanti  del
    Royal Crescent nei modi e nelle forme gi descritti,  dopo una notte
    di ansia e di grande confusione mentale lasci il tetto sotto il quale
    i suoi amici riposavano ancora, senza saper lui stesso dove andare. Le
    considerazioni e i buoni sentimenti che  spingevano  Mister  Winkle  a
    questo   passo   non  potranno  mai  essere  apprezzati  abbastanza  o
    abbastanza caldamente elogiati.
    Se, ragionava Mister Winkle  se  questo  Dowler  cerca  (come  far
    sicuramente)  di  porre  in  atto  le  sue minacce contro di me,  sar
    costretto a sfidarlo a duello.  Egli  sposato;  sua moglie lo  ama  e
    vive  a  suo carico.  Oh cielo!  Se,  accecato dalla collera,  dovessi
    ucciderlo, il rimorso non mi darebbe pace mai pi!.
    Questo doloroso pensiero ag cos fortemente sullo spirito  dell'umano
    giovanotto,  da  fargli  battere  le  ginocchia l'una contro l'altra e
    apparire sul volto segni  allarmanti  del  suo  turbamento  interiore.
    Sotto  l'impulso  di  tali  riflessioni  afferr  la borsa da viaggio,
    strisci furtivamente al piano di sotto,  e,  chiusa col minor  rumore
    possibile  la  porta  di  strada,  ormai  odiosa  ai  suoi  occhi,  si
    allontan.  Dirigendo  i  suoi  passi  al  Royal  Hotel,  trov  una
    diligenza che stava per partire per Bristol,  e,  pensando che Bristol
    facesse al caso suo quanto qualsiasi altro posto,  sal a cassetta,  e
    arriv a destinazione nel tempo in cui due cavalli,  che coprono tutto
    il percorso di andata e ritorno due o pi  volte  al  giorno,  possono
    ragionevolmente arrivarci.
    Prese  alloggio  al Cespuglio,  e,  decidendo di rimandare qualsiasi
    contatto epistolare con Mister Pickwick fino a quando  la  collera  di
    Mister  Dowler  non  potesse supporsi almeno in parte svanita,  usc a
    visitare la citt,  che lo colp per essere leggermente pi sporca  di
    qualsiasi  altro  luogo visto prima.  Dopo aver visitato il porto e la
    rada, e visto la cattedrale, chiese quale fosse la strada per Clifton,
    e, avuta l'informazione, prese la via che gli era stata indicata.  Ma,
    come  il  selciato di Bristol non  il pi largo e il pi pulito della
    terra,  cos le sue strade non sono per nulla le pi diritte e le meno
    intricate.  Mister Winkle, molto disorientato dalle innumerevoli curve
    e spirali,  si guard intorno cercando un negozio dall'aria decente  a
    cui rivolgersi ancora per averne consigli e indicazioni.
    I suoi occhi caddero su un pianterreno dipinto di fresco che era stato
    di  recente convertito in qualcosa di mezzo fra una bottega e una casa
    d'abitazione,  e  che  una  lampada  rossa,   sporgente  sulla  strada
    dall'arco  della  porta,  indicava  chiaramente  come  la dimora di un
    medico,  anche se la parola Ambulatorio non fosse stata  scritta  in
    lettere  dorate su una tavoletta attaccata alla finestra di quello che
    in altri tempi era stato il salotto.  Sembrandogli che fosse un  luogo
    adatto per chiedere informazioni,  Mister Winkle entr nel botteghino,
    pieno dei soliti cassetti coi cartellini dorati, e di boccette;  e non
    trovando  nessuno  batt  con  una mezza corona sul banco per attrarre
    l'attenzione di chi eventualmente si trovasse  nella  stanza  interna,
    che pens fosse l'intimo e segreto santuario della casa,  poich sulla
    porta era ripetuta la parola Ambulatorio, dipinta in bianco,  questa
    volta, per rompere la monotonia.
    Al  primo  tintinnio  della  moneta,  un  suono  come  di  persone che
    tirassero di scherma con le molle del caminetto,  e che  fino  a  quel
    momento  si  era  udito chiaramente,  cess di colpo;  al secondo,  un
    giovanotto dall'aria studiosa, con gli occhiali verdi e un grossissimo
    libro in mano,  scivol senza rumore nel botteghino e passando  dietro
    il banco domand al cliente in che cosa potesse servirlo.
    - Scusate il disturbo,  signore,  - disse Mister Winkle - ma se aveste
    la bont di indicarmi...
    - Ah! ah! ah!  - scoppi a ridere il giovane studioso gettando in aria
    il  grosso  libro e prendendolo a volo con molta destrezza nel momento
    stesso in cui stava per mandare in  briciole  tutte  le  boccette  del
    banco. - Questa si che  una sorpresa!
    E  lo era,  senza dubbio;  perch Mister Winkle rimase cos sbalordito
    dalla straordinaria condotta del medico, che involontariamente arretr
    verso la porta,  e il suo volto espresse la massima  inquietudine  per
    quella strana accoglienza.
    - Come, non mi riconoscete? - disse il medico.
    Mister Winkle rispose balbettando che non aveva questo piacere.
    - Meglio cos - disse il medico.  - C' ancora speranza per me;  posso
    curare met delle vecchie di Bristol con un minimo di  fortuna.  Fuori
    dai  piedi,  vecchia porcheria ammuffita,  fuori dai piedi!  - E,  con
    questa invettiva,  che era diretta al grosso libro,  il professionista
    diede  un  calcio  agilissimo  al  volume  lanciandolo all'estremo del
    botteghino,  e,  togliendosi gli occhiali verdi,  scopri tutti i denti
    nel  sorriso  di  Robert  Sawyer,  laureato in medicina,  gi studente
    presso l'ospedale di Guy nel Borough, e residente in Lant Street.
    - Non ditemi che non siete venuto apposta per cercarmi! - disse Mister
    Bob Sawyer stringendo la mano a Mister Winkle con calore fraterno.
    - No, parola d'onore - rispose Mister Winkle ricambiando la stretta.
    - Mi meraviglio che non abbiate visto  il  nome  -  disse  Bob  Sawyer
    richiamando  l'attenzione  dell'amico sulla porta d'ingresso,  su cui,
    sempre in bianco, erano dipinte le parole Sawyer, gi Nockemorf.
    - Mi  sfuggito - rispose Mister Winkle.
    - Perbacco, se avessi saputo chi eravate, vi sarei corso incontro e vi
    avrei preso fra le braccia,  - disse Bob  Sawyer  -  ma,  parola  mia,
    credevo che fosse l'esattore delle tasse.
    - Ma no! - disse Mister Winkle.
    - Si, davvero, - rispose Bob Sawyer - e stavo appunto per dire che non
    ero  in  casa,  ma  che  se  aveste  lasciato  un  biglietto  lo avrei
    certamente consegnato a me stesso. Gi,  perch lui non mi conosce;  e
    nemmeno quelli della luce e della manutenzione stradale.  Credo che il
    collettore dei contributi ecclesiastici abbia indovinato chi  sono,  e
    so che l'esattore dell'acqua mi conosce, perch gli ho cavato un dente
    appena  arrivato qui.  Ma entrate,  entrate!  - e cos chiacchierando,
    Mister Bob Sawyer sospinse Mister Winkle nella stanza  interna,  dove,
    divertendosi  a  scavare  piccole  caverne  sferiche nella mensola del
    caminetto con un  attizzatoio  incandescente,  sedeva  nientemeno  che
    Mister Benjamin Allen.
    -  Bene!  -  disse  Mister  Winkle.  -  Questo  un piacere che non mi
    aspettavo. Vi siete sistemato proprio bene, qui!
    - Non c' male,  non c' male - rispose Bob  Sawyer.  -  Ho  preso  la
    laurea subito dopo quella serata di buona memoria, e i miei amici sono
    venuti gi con tutto il necessario per incominciare;  cos ho messo un
    vestito nero, un paio di occhiali,  e sono venuto qui prendendo l'aria
    pi solenne che mi riesce.
    -  E vi sarete gi fatto la vostra clientela - disse Mister Winkle con
    aria di intelligenza.
    - Come no? - rispose Bob Sawyer.  - Se va avanti cos,  fra pochi anni
    potr  mettere  tutti  i  miei  guadagni  in  un bicchiere da tavola e
    coprirli con una foglia di ribes.
    -  Non  direte  sul  serio!  -  disse  Mister  Winkle.  -  Soltanto  i
    medicinali...
    - Tutta scena,  ragazzo mio - disse Bob Sawyer.  - Met dei cassetti 
    vuota, e l'altra met non si apre.
    - Scherzate?- disse Mister Winkle.
    - Sul serio, parola! - rispose Bob Sawyer ritornando nel botteghino, e
    dimostrando la veridicit  della  sua  affermazione  con  alcuni  duri
    strapponi  alle  piccole  maniglie dorate dei cassetti finti.  - Tutto
    falso in questa bottega, tranne le sanguisughe, e anche quelle sono di
    seconda mano.
    - Non l'avrei mai pensato! - esclam Mister Winkle molto sorpreso.
    - Lo spero bene,  - rispose Bob Sawyer - se no  a  che  servirebbe  la
    messa in scena? Ma che cosa volete prendere? Fate come noi? Benissimo.
    Ehi, Ben, figliolo caro, metti una mano nella credenza e tira fuori il
    digestivo brevettato.
    Mister  Benjamin  Allen sorrise ed estrasse prontamente dalla credenza
    una bottiglia nera, mezzo piena di "brandy".
    - Acqua non ne volete, naturalmente - disse Bob Sawyer.
    - Grazie,  - rispose Mister Winkle  -  ma    ancora  un  po'  presto.
    Preferirei annacquarlo, se non vi dispiace.
    - A me no,  se la vostra coscienza  tranquilla!  - rispose Bob Sawyer
    tracannando un bicchiere con gran gusto. - Ben, il bricco!
    Mister Benjamin Allen tir fuori dallo stesso nascondiglio un  piccolo
    bricco  di  metallo,  e  Bob Sawyer disse che ne era molto orgoglioso,
    soprattutto perch aveva  un'aria  cos  medico-chirurgica.  Dopo  che
    l'acqua  fu  giunta  in  tempo  debito  a  bollore  nel bricco medico-
    chirurgico,  con l'aiuto di molte piccole palettate di carbone che Bob
    Sawyer  prendeva  da  una  cassetta  adibita a sedile e posta sotto la
    finestra,  e sulla quale era scritto Acqua di Seltz,  Mister  Winkle
    annacqu  il  suo  "brandy": e la conversazione era divenuta generale,
    quando entr nel botteghino un ragazzo con una semplice livrea grigia,
    cappello con galloni dorati,  e un piccolo cestino  coperto  sotto  il
    braccio,  al  quale Bob Sawyer rivolse immediatamente questo saluto: -
    Tom, vagabondo, vieni qui.
    - Ti sei fermato a  tutti  i  cantoni  di  Bristol,  piccolo  brigante
    fannullone! - disse Mister Bob Sawyer.
    - No signore, non  vero - rispose il ragazzo.
    -  E  allora  non  farlo  mai!  -  disse Mister Bob Sawyer con aspetto
    minaccioso.  - Credi tu che la  gente  si  rivolgerebbe  ancora  a  un
    professionista,  dopo  aver visto il suo fattorino giocare alle biglie
    lungo i marciapiedi,  o alla cavallina in mezzo alla strada?  Non  hai
    coscienza della tua professione,  disgraziato? Hai consegnato tutte le
    medicine?
    - S, signore.
    - Le polveri per il  bambino  a  quella  casa  grande,  dove  c'  una
    famiglia arrivata da poco,  e le pillole da prendersi quattro volte al
    giorno a quel signore anziano, sempre nervoso, con la gotta?
    - S, signore.
    - Allora chiudi la porta e stai in bottega.
    - Andiamo,  - disse Mister Winkle mentre il ragazzo si ritirava -  non
    sembra  poi  che le cose vadano cos male come vorreste farmi credere.
    Qualche medicina da recapitare c'.
    Mister Bob Sawyer  diede  una  sbirciata  in  bottega  per  vedere  se
    qualcuno poteva sentirlo, poi, curvandosi verso Mister Winkle, disse a
    bassa voce:
    - Le lascia tutte a indirizzi sbagliati.
    Mister  Winkle  prese  un'aria perplessa,  e Bob Sawyer e il suo amico
    risero.
    - Non capite?  - disse Bob.  - Vede una casa,  si avvicina,  suona  il
    campanello  di  servizio,  mette  un  pacchetto  di  medicinali  senza
    indirizzo nelle mani del domestico, e se ne va.  Il domestico porta il
    pacchetto  in sala da pranzo;  il padrone lo apre e legge l'etichetta:
    Pozione da prendere prima di andare a letto...  pillole come sopra...
    lozione come al solito...  polverina.  Sawyer,  gi Nockemorf. Ricette
    mediche accuratamente preparate e cos via. Lo fa vedere alla moglie,
    e anche lei legge l'etichetta;  lo rimanda  ai  servi,  e  anche  loro
    leggono  l'etichetta.  Il  giorno  dopo  il  ragazzo  ripassa:  Molto
    spiacente...  stato un errore... troppi clienti...  troppe ricette da
    spedire...  tanti saluti da Mister Sawyer...  gi Nockemorf. Cos uno
    si fa conoscere,  e questo   l'importante,  ragazzo  mio,  nel  campo
    medico.  Vedete,  mio  caro,  questo    meglio  di  tutti  gli avvisi
    pubblicitari del mondo.  Abbiamo qui una bottiglia da quattro once che
    ha girato mezza Bristol, e non ha ancora finito.
    - Perbacco, capisco, - comment Mister Winkle - un piano magnifico!
    -  Oh,  Ben e io ne abbiamo fatti una dozzina del genere - rispose Bob
    Sawyer molto divertito. - Il lampionaio ci costa diciotto "pence" alla
    settimana,  per tirare il campanello  delle  chiamate  notturne,  ogni
    volta che passa,  per dieci minuti di seguito;  e il ragazzo ha ordine
    di correre in chiesa prima dei salmi,  quando la gente non ha altro da
    fare  che guardarsi intorno,  e di chiamarmi ad alta voce con orrore e
    sgomento dipinti sul volto.  Misericordia! dicono tutti qualcuno si
     sentito male improvvisamente!  Hanno mandato a chiamare Sawyer,  gi
    Nockemorf. Come lavora quel giovanotto!.
    Dopo aver rivelato in questo modo i misteri della medicina, Mister Bob
    Sawyer e il suo  amico  Ben  Allen  si  lasciarono  andare  contro  lo
    schienale  delle  rispettive seggiole,  e risero fragorosamente.  Poi,
    quando il loro cuore si fu saziato dello scherzo e  del  divertimento,
    il  discorso venne ad argomenti che interessavano Mister Winkle pi da
    vicino.
    Ci sembra di aver gi accennato  altrove  che  Mister  Benjamin  Allen
    tendeva al sentimentalismo, dopo il "brandy".
    Ci che,  del resto,  non succede a lui solo; come noi stessi possiamo
    testimoniare, poich in qualche occasione abbiamo avuto a che fare con
    pazienti afflitti dallo stesso disturbo.  In  questo  preciso  periodo
    della  sua  vita  Mister  Benjamin Allen aveva forse una tendenza alla
    sbornia malinconica pi grande di quanto non avesse mai conosciuto;  e
    vi  diremo  in  breve  quale  fosse la causa del suo male.  Gi da tre
    settimane all'incirca stava con Mister Bob Sawyer;  Mister Bob  Sawyer
    non si distingueva per la sua temperanza, n Mister Benjamin Allen per
    la  resistenza  dei  suoi  centri  nervosi all'azione dell'alcool;  di
    conseguenza,  durante tutto il tempo suddetto  Mister  Benjamin  Allen
    aveva ondeggiato fra l'essere ubriaco del tutto, o solo in parte.
    - Mio caro,  - disse Mister Ben Allen,  approfittando della temporanea
    assenza di Mister Bob Sawyer,  che si era ritirato dietro il banco per
    consegnare  alcune di quelle sanguisughe di seconda mano ricordate pi
    sopra - mio caro, io sono molto infelice.
    Mister Winkle espresse il pi sentito dispiacere per questa notizia, e
    chiese se poteva fare qualcosa per alleviare i  dolori  del  tribolato
    studente.
    - Nulla,  caro ragazzo, nulla - disse Ben. - Vi ricordate di Arabella,
    Winkle?  Mia sorella Arabella...  una ragazzina con  gli  occhi  neri,
    Winkle...  quando  eravamo  dai  Wardle?  Forse  l'avete  notata,  una
    ragazzina simpatica, Winkle.  Mi assomiglia un poco: se mi guardate in
    faccia forse ve la ricordate.
    Mister  Winkle non aveva bisogno di nulla per ricordare l'affascinante
    Arabella;  ed era gran fortuna che fosse cos,  perch i lineamenti di
    suo  fratello  Benjamin  sarebbero  stati di ben scarso aiuto alla sua
    memoria.  Rispose,  con  quanta  calma  gli  riusc  di  fingere,  che
    ricordava   perfettamente   la  signorina  in  questione,   e  sperava
    sinceramente che fosse in buona salute.
    - Il nostro amico Bob  un simpaticissimo ragazzo, Winkle - fu la sola
    risposta di Mister Ben Allen.
    - Simpaticissimo - disse Mister  Winkle,  senza  apprezzare  molto  la
    stretta connessione fra i due nomi.
    -  Li  avevo destinati l'uno all'altra: erano fatti l'uno per l'altra,
    messi al mondo l'uno per l'altra,  nati l'uno per  l'altra,  Winkle  -
    disse  Mister  Ben  Allen  posando  il bicchiere con enfasi.  - C' un
    singolare destino in questa  cosa,  mio  caro;  solo  cinque  anni  di
    differenza fra loro, e tutti e due sono nati in agosto.
    Mister  Winkle  era  troppo  ansioso  di  ascoltare  il  seguito,  per
    esprimere molta meraviglia a  questa  straordinaria  coincidenza,  per
    quanto  meravigliosa  potesse  essere;  cos  Mister  Ben Allen,  dopo
    qualche lacrima, prosegu dicendo che,  nonostante tutta la stima,  il
    rispetto,  la  venerazione  che  egli  sentiva  per  il proprio amico,
    Arabella aveva inspiegabilmente e  irrispettosamente  manifestato  una
    fiera antipatia per la stessa persona.
    -  E dubito,  - disse Mister Ben Allen concludendo - dubito che vi sia
    un affetto precedente.
    - Non avete idea di chi possa esserne oggetto?  - chiese Mister Winkle
    trepidante.
    Mister Ben Allen afferr l'attizzatoio,  lo brand con gesto bellicoso
    sopra il capo, inferse un colpo selvaggio su di un cranio immaginario,
    e concluse dicendo in modo molto  espressivo  che  aspettava  solo  di
    poterlo indovinare; e si sarebbe visto.
    -  Gli  farei vedere ci che penso di lui - disse Mister Ben Allen.  E
    l'attizzatoio descrisse un altro cerchio, con pi ferocia che mai.
    Tutto ci, naturalmente,  era rugiada per il cuore sensibile di Mister
    Winkle,  che  rest  in  silenzio  per  qualche  minuto;  ma alla fine
    raccolse il coraggio a due mani e chiese  se  la  signorina  Allen  si
    trovava nel Kent.
    -  No,  no  - disse Mister Ben Allen posando l'attizzatoio e prendendo
    un'aria molto furba.  - Non direi che casa Wardle sia il posto  adatto
    per una ragazza testarda.  Perci,  poich io sono il suo protettore e
    custode naturale da quando i nostri genitori sono morti,  l'ho portata
    da  queste parti a passare qualche mese presso una vecchia zia,  in un
    bel posticino noioso e lontano da tutti.  Credo che la far rinsavire,
    ragazzo  mio.  Se  no,  la  porter all'estero per un po' di tempo,  e
    vedremo se anche questo non le servir.
    - Oh, e questa zia sta a Bristol? - farfugli Mister Winkle.
    - No,  no,  non a Bristol,  - rispose Mister Ben Allen,  indicando col
    pollice  dietro  la propria spalla - da quella parte,  gi di l.  Ma,
    zitto, c' Bob. Non una parola, caro amico, non una parola.
    La conversazione, bench breve,  ridusse Mister Winkle in uno stato di
    estrema  eccitazione  e  ansiet.  Il  dubbio  che  Arabella avesse un
    affetto  precedente  gli  sconvolgeva  il  cuore.  Forse  ne  era  lui
    l'oggetto?  Forse  era per lui che la dolce Arabella aveva disprezzato
    l'allegro Bob Sawyer,  o c'era un altro fortunato  rivale?  Decise  di
    vederla  a  tutti i costi;  ma qui sorgeva un ostacolo insormontabile,
    perch non era certo  possibile  indovinare  se,  dicendo  da  quella
    parte,  e  gi  di  l,  Mister  Ben  Allen  voleva riferirsi a una
    distanza di tre miglia, di trenta, o di trecento.
    Ma non ebbe tempo di pensare al suo amore,  perch il ritorno  di  Bob
    Sawyer  precedette  di  poco  l'arrivo  di un pasticcio di carne dalla
    pizzicheria,  e il padrone di casa insistette  perch  si  fermasse  a
    mangiare.  La  tavola  fu apparecchiata da una donna a mezzo servizio,
    che fungeva da governante della casa; e, presi in prestito un coltello
    e una forchetta dalla madre del ragazzo con l'uniforme grigia  (poich
    l'organizzazione   domestica   di   Mister  Sawyer  era  ancora  molto
    limitata,) sedettero a cena;  e la birra fu servita,  come not Mister
    Sawyer, in tradizionali recipienti di peltro.
    Dopo  cena  Mister  Bob  Sawyer  si fece portare il pi grosso mortaio
    della bottega,  che us per mescolarvi dentro una generosa quantit di
    ponce fumante, agitando e amalgamando gli ingredienti con un pestello,
    con uno stile farmaceutico perfetto.  Mister Sawyer,  essendo scapolo,
    aveva solo un bicchiere in casa,  e lo assegn  a  Mister  Winkle  per
    dovere  di  ospitalit;  mentre  Mister  Ben  Allen si arrangi con un
    imbuto tappato in fondo,  e Bob Sawyer adoper una di quelle  provette
    di  cristallo  a  forma  di  cono,  piene  di  segni  e  di iscrizioni
    cabalistiche,  nelle  quali  i  farmacisti  misurano  gli  ingredienti
    liquidi  delle  ricette.  Compiuti  questi  preliminari,  il  ponce fu
    assaggiato e giudicato eccellente;  e,  stabilito che Bob Sawyer e Ben
    Allen  dovessero considerarsi liberi di riempire i loro recipienti due
    volte contro una di  Mister  Winkle,  attaccarono  a  bere  con  molta
    soddisfazione e spirito di amicizia.
    Non   ci  furono  canzoni,   perch  Mister  Sawyer  disse  che  erano
    incompatibili con la sua dignit di professionista; ma,  per rimediare
    alla  loro  mancanza,  si  fecero  tanti  discorsi  e tante risate che
    avrebbero potuto udirsi,  e molto probabilmente si  udirono,  fino  in
    fondo  alla strada.  E questa conversazione rallegr le ore e nutr lo
    spirito del fattorino di Mister Bob Sawyer, che, invece di dedicare il
    pomeriggio alla solita occupazione di scrivere il suo nome sul banco e
    cancellarlo di nuovo,  rimase a spiare attraverso i vetri della porta,
    ascoltando e guardando nello stesso tempo.
    L'allegria  di  Mister  Bob Sawyer maturava rapidamente in una collera
    furiosa,   Mister  Ben  Allen  stava  addirittura   precipitando   nel
    sentimentalismo,  e  il  ponce  era quasi finito del tutto,  quando il
    ragazzo piomb nella stanza,  annunciando che una  giovane  donna  era
    venuta in quel momento a dire che Sawyer,  gi Nockemorf, era chiamato
    d'urgenza un paio di traverse pi in l.  Questo sciolse la  riunione.
    Mister Bob Sawyer,  il quale,  dopo essersi fatto ripetere una ventina
    di volte il messaggio,  era riuscito a capirlo,  si avvolse  un  panno
    bagnato  intorno  alla  testa  per farsi passare la sbornia,  e,  dopo
    esserci parzialmente riuscito,  si mise gli occhiali  verdi  e  part.
    Resistendo  a  tutte  le  richieste di restare fino al suo ritorno,  e
    vedendo che era impossibile ottenere da Mister Ben Allen  un  discorso
    intelligibile  sull'argomento pi vicino al suo cuore,  come del resto
    su  qualsiasi  altro,  Mister  Winkle  prese  commiato  e  ritorn  al
    Cespuglio.
    L'ansia  e  tutti i pensieri che il nome di Arabella aveva risvegliato
    impedirono che la parte bevuta del mortaio di ponce producesse  su  di
    lui  l'effetto che avrebbe avuto in altra occasione.  Cos,  dopo aver
    preso un bicchiere di "brandy" e  soda  al  bar,  entr  in  sala  pi
    depresso che sollevato dagli avvenimenti della sera. Seduto davanti al
    fuoco, con la schiena verso di lui, c'era un signore alto col cappotto
    addosso: il solo nella stanza vuota. Era una sera piuttosto fredda per
    essere  in  quella  stagione,  e  il  signore  scost la sua sedia per
    permettere al nuovo venuto di avvicinarsi al fuoco.  Ora immaginate  i
    sentimenti  di Mister Winkle quando l'altro,  cos facendo,  rivel il
    volto e la figura del vendicativo e sanguinario Dowler!
    Il primo impulso di Mister Winkle fu di dare un violento strappone  al
    pi vicino campanello,  ma sfortunatamente questo si trovava dietro la
    testa di Mister Dowler. Aveva gi fatto un passo avanti,  ma subito si
    arrest.
    Nel vederlo muovere Mister Dowler si trasse precipitosamente indietro.
    -  Mister  Winkle,  signore.  State  calmo.  Non  mi  colpite.  Non lo
    sopporterei.  Una  percossa?  Giammai!   -  disse  Mister  Dowler  con
    espressione molto pi mite di quanto Mister Winkle si aspettasse da un
    signore della sua ferocia.
    - Una percossa, signore? - balbett Mister Winkle.
    - Una percossa! - rispose Dowler. - Dominatevi. Sedete. Ascoltatemi.
    - Signore,  - disse Mister Winkle tremando da capo a piedi - prima che
    io consenta a sedermi di fianco o di fronte a voi senza la presenza di
    un cameriere,  dovete darmi altre spiegazioni.  Voi mi avete fatto una
    minaccia,  la notte scorsa,  una tremenda minaccia,  signore. - Mister
    Winkle divent pallidissimo e si interruppe.
    - E' vero, - disse Dowler, pallido in volto quasi come Mister Winkle -
    le circostanze erano sospette.  Ora sono state chiarite.  Rispetto  il
    vostro  coraggio.  I vostri sentimenti sono retti.  Forte della vostra
    innocenza. Questa  la mia mano. Stringetela.
    - Veramente, signore, - disse Mister Winkle esitando a dare la mano, e
    con  un  residuo  di  paura  che  gli  fosse   stata   richiesta   per
    immobilizzarlo - veramente, signore, io...
    -  So cosa state per dire - l'interruppe Dowler.  - Vi sentite offeso.
    E' naturale. Lo sarei anch'io al vostro posto. Ho sbagliato. Vi chiedo
    scusa.  Conservatemi la vostra amicizia.  Perdonatemi.  -  Con  queste
    parole  Dowler  afferr  la mano di Mister Winkle,  e stringendola col
    massimo vigore gli dichiar che era un valoroso e che aveva per lui la
    massima stima.
    - Ora, - disse Dowler - sedete. Raccontatemi tutto. Come avete fatto a
    trovarmi? Quando mi avete seguto? Siate franco. Dite.
    - E' stato un caso,  - rispose Mister  Winkle,  molto  imbarazzato  da
    quello strano e inatteso discorso - una pura coincidenza.
    -  Ne  sono lieto - disse Dowler.  - Mi sono svegliato stamane.  Avevo
    scordato la minaccia. Ho riso dell'incidente. Vi consideravo un amico.
    Glielo ho detto.
    - A chi? - chiese Mister Winkle.
    - Alla signora Dowler. Hai fatto un giuramento, dice lei. S, dico io.
    Un giuramento avventato,  dice lei.  Lo so,  dico io,  chieder scusa.
    Dov'?
    - Chi? - rispose Mister Winkle.
    - Voi! - rispose Dowler. - Scesi le scale. Non vi si trovava. Pickwick
    aveva  un  aspetto  tetro.  Scuoteva  la  testa.  Sperava  che nessuna
    violenza sarebbe stata commessa.  Mi resi conto della  situazione.  Vi
    sentivate insultato. Eravate uscito, forse per cercare un amico. Forse
    per le pistole. Che fierezza! dissi. Lo ammiro.
    Mister  Winkle  toss,  e incominciando a capire come stavano le cose,
    prese un'aria d'importanza.
    - Vi lasciai un  biglietto  -  riprese  Dowler.  -  Dicevo  di  essere
    spiacente.  E lo ero. Un affare urgente mi chiamava qui. Voi non siete
    rimasto soddisfatto.  Mi  avete  seguto.  Esigevate  una  spiegazione
    verbale.  Avevate  ragione.  Ora  tutto    chiarito.  Il mio affare 
    concluso. Io torno domani. Venite con me.
    A mano a mano che Dowler proseguiva nella sua spiegazione, il volto di
    Mister Winkle si faceva sempre pi dignitoso. Ci che all'inizio della
    loro conversazione era  apparso  inspiegabile,  era  adesso  chiarito;
    Mister  Dowler  detestava il duello quanto lui stesso;  insomma,  quel
    tracotante e tremendo personaggio era uno  dei  pi  illustri  codardi
    viventi,  e  interpretando l'assenza di Mister Winkle sotto l'influsso
    della  propria  paura,   aveva  preso  la  stessa  decisione  del  suo
    avversario  e  si  era prudentemente dileguato per aspettare che tutta
    quell'eccitazione si calmasse.
    Quando Mister Winkle incominci a capire  come  stavano  veramente  le
    cose,  prese un'aria terribile e disse che si sentiva soddisfatto;  ma
    lo disse in modo tale da far capire senza possibilit  di  equivoco  a
    Mister   Dowler   che,   se  non  fosse  stato  soddisfatto,   sarebbe
    inevitabilmente accaduto qualcosa di molto orribile e rovinoso. Mister
    Dowler  apparve  debitamente   impressionato   dalla   magnanimit   e
    condiscendenza di Mister Winkle; e i due belligeranti si augurarono la
    buona notte con molte proteste di eterna amicizia.
    Era circa mezzanotte e mezzo, e Mister Winkle godeva da una ventina di
    minuti  la  piena dolcezza del primo sonno,  quando fu improvvisamente
    svegliato da un forte bussare alla porta, che,  ripetuto con crescente
    violenza,  lo  costrinse  a  fare  un salto sul letto e a chiedere chi
    c'era e che cosa voleva.
    - Prego,  signore,  c' qui  un  giovanotto.  Dice  che  deve  vedervi
    immediatamente - rispose la voce della cameriera.
    - Un giovanotto? - esclam Mister Winkle.
    -  Su  questo  non  c' da sbagliare,  signore - rispose un'altra voce
    attraverso il buco della serratura.  - E se quello stesso interessante
    giovanotto  non   lasciato entrare senza indugio,  sar facile che le
    sue gambe entrino prima della sua testa.  -  E  il  giovane  diede  un
    colpetto col piede a uno dei pannelli pi bassi della porta, dopo aver
    espresso  questa  velata  minaccia,   quasi  per  aggiungere  forza  e
    convinzione alle sue parole.
    - Siete voi, Sam? - chiese Mister Winkle - saltando gi dal letto.
    - E' impossibile identificare un uomo con una  certa  sicurezza  senza
    guardarlo in faccia, signore - rispose la voce dogmaticamente.
    Mister Winkle,  senza pi dubbi sull'identit del giovanotto,  apr la
    porta;  non l'aveva ancora fatto che Mister Weller entr di furia,  la
    rinchiuse  accuratamente dall'interno,  si mise la chiave in tasca con
    gesto deciso,  e,  dopo aver squadrato Mister Winkle da capo a  piedi,
    disse:
    - Voi siete un giovane molto spiritoso, signore!
    -  Che  significa  questo  modo di fare,  Sam?  - chiese Mister Winkle
    sdegnato. - Uscite immediatamente. Che significa questo?
    - Che significa?  - ribatt Sam.  - Andiamo,  signore,  troppa grazia,
    come  disse  quella  signorina protestando col rosticcere che le aveva
    venduto il  pasticcio  di  maiale  tutto  pieno  di  grasso.  Chiedere
    spiegazioni a me! Be', questa  proprio carina.
    -  Aprite  la  porta  e  lasciate  subito questa stanza - disse Mister
    Winkle.
    - Lascer questa  stanza,  signore,  nello  stesso  esatto  e  preciso
    momento che la lascerete voi!  - rispose Sam,  parlando con tono molto
    energico e sedendosi con assoluta gravit. - Se sar necessario che vi
    porti via sulle spalle,  la lascer una frazione di secondo  prima  di
    voi, naturalmente; ma permettetemi di esprimere la speranza che non mi
    ridurrete a questi estremi;  e dicendo questo io mi limito a citare il
    discorso che fece quel  tale  alla  chiocciola  testarda,  quando  non
    voleva  uscire  dal  suo guscio a colpi di spillo,  e lui cominciava a
    temere di essere costretto a schiacciarla fra i  cardini  della  porta
    del  salotto.  Alla  fine di questo discorso,  insolitamente lungo per
    lui,  Mister Weller si piant le mani sulle ginocchia e guard  Mister
    Winkle  dritto  negli  occhi,  con  una faccia che escludeva qualsiasi
    possibilit che stesse scherzando.
    - Bisogna avere il cuore molto tenero, non faccio per dire,  - riprese
    Mister Weller col tono di un sermone morale - per trascinare il nostro
    principale, buono com', in ogni sorta di pazzie, quando sapete che di
    ogni cosa lui fa una questione di principio. Voi siete molto peggio di
    Dodson;  e quanto a Fogg, io lo considero un angelo del cielo a vostro
    confronto!  - E Mister Weller,  dopo  aver  accompagnato  quest'ultimo
    sfogo  con  una gran manata su ciascun ginocchio,  incroci le braccia
    con aria di estremo disgusto,  e si lasci andare contro lo  schienale
    della seggiola quasi aspettando che il criminale si difendesse.
    -  Mio  caro  ragazzo,  -  disse Mister Winkle porgendogli la mano,  e
    battendo i denti,  perch durante tutto il discorso di  Mister  Weller
    era rimasto in camicia da notte - mio caro ragazzo, rispetto il vostro
    attaccamento  al  mio  ottimo amico,  e sono spiacentissimo davvero di
    avergli dato ulteriori motivi di inquietudine. Via, Sam, via!
    - Bene,  - disse Sam restando sulle sue,  ma dando nello stesso  tempo
    una  rispettosa stretta alla mano che gli veniva offerta - bene,  cos
    dovreste essere,  e sono molto  contento  di  trovarvi  ben  disposto;
    perch,  finch  posso  evitarlo,  non  voglio  che nessun gli dia dei
    dispiaceri, e questo  quanto.
    - Certo, Sam - disse Mister Winkle.  - Suvvia!  Adesso andate a letto,
    Sam, e ne riparleremo domattina.
    - Mi dispiace moltissimo, - disse Sam - ma non posso andare a letto.
    - Non posso andare a letto? - ripet Mister Winkle.
    - No, - disse Sam scuotendo la testa - non  possibile.
    -  Non  vorrete  dire  che  tornate  indietro stanotte,  Sam - esclam
    stupefatto Mister Winkle.
    - No,  se voi stesso non lo desiderate,  - rispose Sam - ma non  posso
    lasciare questa stanza. Gli ordini del principale sono ben precisi.
    -  Sciocchezze,  Sam,  - disse Mister Winkle - devo fermarmi qui due o
    tre giorni; e per di pi, Sam, dovete fermarvi anche voi per aiutarmi.
    Devo avere un colloquio con una signorina, la signorina Allen, Sam: vi
    ricordate di lei? Debbo e voglio vederla prima di lasciare Bristol.
    A ognuna di queste affermazioni Sam rispondeva scuotendo la testa  con
    grande fermezza e ripetendo energicamente: - E' impossibile.
    Dopo  un  grande  sciupio di ragionamenti e di perorazioni da parte di
    Mister Winkle, tuttavia, e dopo una completa esposizione di quello che
    era avvenuto nel colloquio con Dowler,  Sam cominci  a  vacillare;  e
    alla fine si venne a un compromesso,  i cui termini principali erano i
    seguenti.   Che  Sam  si   ritirasse   e   lasciasse   Mister   Winkle
    nell'indisturbato  possesso  della  sua  stanza,  alla  condizione che
    avesse facolt di chiudere la porta dal  di  fuori  e  portar  via  la
    chiave;  sempre,  beninteso,  che  in  caso  di  incendio  o  di altra
    pericolosa contingenza, la porta fosse subito riaperta. Che il mattino
    seguente, appena svegli, si scrivesse a Mister Pickwick una lettera da
    inviarsi per mezzo di Dowler, chiedendogli per entrambi il permesso di
    restare a Bristol  con  lo  scopo  e  il  proposito  gi  indicato,  e
    pregandolo  di  mandare  la  risposta  con  la  prima diligenza: se la
    risposta  fosse  stata  favorevole,   le  parti  contraenti  sarebbero
    rimaste,  se  no  sarebbero  tornate  immediatamente a Bath non appena
    ricevuto il messaggio.  E finalmente,  che Mister Winkle si  ritenesse
    esplicitamente  impegnato a non ricorrere nel frattempo alla finestra,
    al  camino,  o  ad  altri  surrettizi  modi  di  evasione.   Stipulato
    l'accordo, Sam chiuse la porta a chiave e se ne and.
    Era  quasi  arrivato  al pianterreno,  quando si ferm e tir fuori la
    chiave.
    - Mi ero completamente scordato di prenderlo a  pugni!  -  disse  Sam,
    girandosi  a  mezzo.  -  Il  principale mi aveva detto chiaramente che
    bisognava farlo.  Brutto stupido che non sono altro!  Non  importa,  -
    disse Sam illuminandosi in volto - potr farlo domani, in ogni modo.
    Molto  consolato  da  questa  riflessione  Mister  Weller si rimise la
    chiave in tasca, e, scendendo il resto delle scale senza altri rimorsi
    di coscienza, sprofond ben presto,  insieme agli altri abitanti della
    casa, in un sonno profondo.






    CAPITOLO 39.
    Mister Sam Weller,  incaricato di una missione d'amore, la compie; con
    che successo si vedr qui sotto.

    Per tutto il giorno seguente Sam non perse  di  vista  Mister  Winkle,
    deciso  a  non  togliergli  gli  occhi di dosso nemmeno per un istante
    finch non avesse  ricevuto  precise  istruzioni  dal  suo  signore  e
    padrone.  Ma,  per  quanto  sgradevole fosse la strettissima guardia e
    serrata vigilanza di Sam,  Mister Winkle  pens  bene  di  accettarla,
    piuttosto  di rischiare con un gesto di ribellione violenta che Mister
    Weller lo portasse via a viva forza,  poich  quest'ultimo  gli  aveva
    fatto  capire  chiaramente  pi  d'una volta che uno stretto senso del
    dovere lo avrebbe obbligato a seguire una tale linea  di  condotta.  E
    non  c'  ragione di credere che Sam non avrebbe quietato ben presto i
    suoi scrupoli portando Mister Winkle, legato mani e piedi, a Bath,  se
    la pronta attenzione di Mister Pickwick al messaggio che Dowler si era
    incaricato di recapitare non avesse prevenuto qualsiasi iniziativa del
    genere.  In breve,  alle otto di sera Mister Pickwick in persona entr
    nella sala grande del Cespuglio e disse a Sam con un sorriso,  e con
    grandissimo  sollievo  di  quest'ultimo,  che aveva agito bene,  e che
    ormai non era pi necessario montare di guardia.
    - Ho pensato che fosse  meglio  venire  di  persona,  -  disse  Mister
    Pickwick  rivolgendosi  a  Mister  Winkle,  mentre Sam lo liberava del
    cappotto e della sciarpa da viaggio - per accertarmi, prima di dare il
    mio consenso all'impiego di Sam in questa faccenda,  che  voi  abbiate
    intenzioni serie e scrupolose riguardo a quella signorina.
    -  Serissime,  ve lo dico con tutto il cuore...  con tutta l'anima!  -
    rispose Mister Winkle con grande energia.
    - Ricordatevi bene, - disse Mister Pickwick,  illuminandosi in volto -
    che  l'abbiamo  conosciuta  in  casa  di  un  ottimo e ospitale amico,
    Winkle.  Sarebbe un brutto modo di  esprimere  la  nostra  gratitudine
    lusingare  con  leggerezza.   e  senza  la  dovuta  considerazione,  i
    sentimenti di questa signorina.  Io non potrei  permetterlo,  signore.
    Non potrei permetterlo.
    -  Non  ho  alcuna  intenzione  del  genere,   credetemi,   -  esclam
    calorosamente Mister Winkle - ci ho pensato bene e a  lungo,  e  sento
    che la mia felicit  legata alla sua.
    -  Questo    ci  che  si dice due cuori in un cartoccio - intervenne
    Mister Weller con un piacevole sorriso.
    Mister Winkle accolse l'interruzione con  molta  freddezza,  e  Mister
    Pickwick, un po' irritato, disse al suo domestico di non scherzare con
    uno  dei  pi  bei sentimenti della natura umana;  al che Sam rispose,
    che non l'avrebbe fatto se l'avesse saputo;  ma ce n'erano tanti  che
    non  sapeva quali fossero i belli e quali i brutti,  quando li sentiva
    nominare.  Mister Winkle raccont allora  ci  che  aveva  saputo  da
    Mister  Ben  Allen  su  Arabella;  dichiar  che  il  suo scopo era di
    ottenere un colloquio con la signorina per dichiararle formalmente  il
    suo amore; ed espresse la propria convinzione, fondata su certe oscure
    allusioni   e  brontolii  del  suddetto  Ben,   che,   dovunque  fosse
    imprigionata in quel  momento,  non  dovesse  trovarsi  lontana  dalla
    brughiera  di Bristol.  E questo era tutto ci che sapeva o immaginava
    sull'argomento.
    Con la guida di questo debolissimo indizio,  fu stabilito  che  Mister
    Weller partisse la mattina dopo in avanscoperta; fu deciso inoltre che
    Mister  Pickwick  e  Mister  Winkle,   meno  fiduciosi  nelle  proprie
    capacit,  battessero nel frattempo le vie di Bristol e facessero  nel
    corso  della  giornata  qualche puntatina da Mister Bob Sawyer,  nella
    speranza di vedere o di sentire qualcosa  sulla  localit  in  cui  si
    trovava la fanciulla.
    Cos  la  mattina  dopo  Sam  Weller  usc in esplorazione,  per nulla
    intimidito dalle scoraggianti prospettive che gli stavano di fronte; e
    se ne and per strade  in  salita  e  in  discesa  (stavamo  per  dire
    colline, anzich strade, ma a Clifton le colline sono tutte in salita)
    senza  incontrare  qualcosa  o qualcuno che fosse in grado di far luce
    sulla faccenda.  Molte furono le discussioni che Sam intavol con  gli
    stallieri  che portavano a passeggio i cavalli sulle strade,  e con le
    balie che portavano a passeggio i bambini sui  viali;  ma  nulla  pot
    cavare,  da queste o da quelli, che si riferisse sia pure lontanamente
    all'oggetto delle sue oculate ricerche.  C'erano moltissime  signorine
    in  moltissime  case,  la  maggior  parte  delle quali era astutamente
    sospettata  dai  domestici  di  ambo  i  sessi  d'essere  perdutamente
    innamorata  di  qualcuno,   o  prontissima  a  diventarlo  alla  prima
    occasione.  Ma poich nessuna di queste signorine  era  Miss  Arabella
    Allen, dopo ogni informazione Sam ne sapeva esattamente quanto prima.
    Nella  brughiera  Sam  dovette  lottare  contro  un  gran  vento,   e,
    domandandosi se in quel paese fosse necessario reggersi il cappello  a
    due  mani,  arriv  in  un  luogo ombroso e appartato intorno al quale
    erano sparse parecchie villette dall'aspetto tranquillo  e  solitario.
    Davanti  alla porta di una stalla,  in fondo a un lungo sentiero senza
    uscita,  un mozzo in maniche di camicia stava oziando,  con l'aria  di
    volersi  convincere  che  stava  invece  lavorando con una vanga e una
    carriola.  Si potrebbe notare a questo punto  che  non  abbiamo  visto
    quasi  mai  un  mozzo  vicino  a  una stalla che,  nei suoi momenti di
    pigrizia,  non  fosse  pi  o  meno  vittima  della  stessa  singolare
    illusione.
    Sam pens che avrebbe potuto parlare con quel mozzo come con qualsiasi
    altra persona, tanto pi che era molto stanco di camminare e che c'era
    una  bella pietra larga proprio di fronte alla carriola;  quindi venne
    gi per il sentiero, e sedutosi sulla pietra apr la conversazione con
    la disinvoltura e la libert che lo distinguevano.
    - 'ngiorno, amico - disse Sam.
    - Semmai buonasera - rispose  lo  stalliere  gettandogli  uno  sguardo
    ostile.
    -  Giustissimo,  amico,  -  disse Sam - volevo dire appunto buonasera.
    Come state?
    - Be',  non  che mi senta molto meglio a guardarvi - replic  arcigno
    lo stalliere.
    - E' molto strano, - disse Sam - perch voi mi sembrate cos allegro e
    avete un'aria tanto vivace che fa bene al cuore vedervi.
    A  queste  parole  lo  stalliere arcigno prese un'aria pi arcigna che
    mai,  bench non abbastanza da produrre qualche effetto  su  Sam,  che
    domand subito dopo,  dimostrando la maggiore ansiet,  se per caso il
    suo padrone si chiamava Walker.
    - No - disse lo stalliere.
    - E nemmeno Brown? - disse Sam.
    - No.
    - E neppure Wilson?
    - No, nemmeno cos - disse lo stalliere.
    - Be', - rispose Sam - allora mi sono sbagliato,  e lui non ha l'onore
    di  conoscermi,  mentre  credevo  che l'avesse.  Non vi trattenete per
    riguardo a me;  - disse Sam,  vedendo che lo stalliere stava  portando
    dentro la carriola e si preparava a chiudere la porta - prima i propri
    comodi e poi le cerimonie, ragazzo mio; siete scusato.
    -  Vi  romperei la testa per mezza corona - disse l'arcigno stalliere,
    mettendo il saliscendi a un battente della porta.
    - E' una cosa che non vi converrebbe fare per quel  prezzo  -  ribatt
    Sam.  -  Potrebbe  essere conveniente solo se vi assicurassero vitto e
    alloggio per il resto dei vostri giorni come minimo,  e sarebbe ancora
    a  buon prezzo.  I miei complimenti a quelli di casa.  Dite che non mi
    aspettino a pranzo, e dite che non si preoccupino di mettermi qualcosa
    da parte perch si raffredderebbe prima che arrivi
    Lo stalliere, sempre pi iracondo, borbott un desiderio di rompere le
    ossa  a  qualcuno;  ma  scomparve  senza  eseguire  il  suo  progetto,
    sbattendo   rabbiosamente  la  porta  dietro  di  s,   e  trascurando
    completamente l'affettuosa preghiera di  Sam  che  gli  lasciasse  una
    ciocca dei suoi capelli prima di andarsene.
    Sam  rimase  a  sedere  sulla grossa pietra,  meditando su ci che gli
    conveniva fare,  e accarezzando il piano di bussare a tutte  le  porte
    che si trovassero nel raggio di cinque miglia da Bristol,  a gruppi di
    centocinquanta o duecento al giorno,  per vedere se gli riusciva  cos
    di trovare Arabella,  quando tutt'a un tratto il caso gli mise davanti
    ci che non avrebbe mai trovato,  se fosse rimasto l  seduto  apposta
    per un anno di fila.
    Sul sentiero,  lungo i muri di cinta,  si aprivano tre o quattro porte
    che appartenevano ai giardini  di  altrettante  case,  separate  l'una
    dall'altra  e  confinanti  proprio  mediante  quei giardini.  E poich
    questi erano grandi e fittamente alberati,  le case si trovavano a una
    certa distanza, e la maggior parte della loro superficie restava quasi
    completamente  nascosta.  Sam sedeva l,  con gli occhi fissi sopra un
    mucchio di spazzatura che si trovava a fianco della porta successiva a
    quella  che  si  era  chiusa  dietro  lo  stalliere,   rimuginando  le
    difficolt  del  suo compito,  quando la porta si apr e una domestica
    usc sul sentiero per sbattere alcuni scendiletto.
    Sam era cos immerso nei suoi pensieri che probabilmente  non  avrebbe
    prestato  alla fanciulla maggior attenzione di quanta ne occorreva per
    alzare la testa e notare che era molto graziosa e ben fatta, se i suoi
    sentimenti di cavalleria non fossero rimasti colpiti  nel  vedere  che
    non  c'era  nessuno  ad  aiutarla,  e  che i tappeti sembravano troppo
    pesanti per le sue forze. Mister Weller era molto galante, a modo suo,
    e non appena ebbe notato la cosa si alz di scatto dalla grossa pietra
    e le si accost.
    - Mia cara, - disse Sam,  facendosi avanti con aria di grande rispetto
    -  questo  vostro  grazioso  corpicino  si malmener tutto,  se volete
    sbattere quei tappeti da sola. Posso aiutarvi?
    La signorina,  che timidamente aveva finto  di  non  accorgersi  della
    vicinanza di un uomo,  si volt alle parole di Sam... senza dubbio (lo
    disse lei stessa,  pi tardi) per declinare l'offerta che le veniva da
    uno sconosciuto....  ma, invece di parlare, fece un salto indietro con
    un grido mezzo soffocato. Sam non era meno stupito di lei,  perch nel
    volto  della graziosa cameriera aveva visto gli stessi occhi della sua
    valentina, la bella domestica di Mister Nupkins.
    - Voi, Mary, mia cara! - disse Sam.
    - Oh, Mister Weller, - disse Mary - che spavento mi avete fatto!
    Sam non diede risposta verbale a questa lamentela,  n  potremmo  dire
    precisamente che genere di risposta diede. Sappiamo soltanto che, dopo
    una breve pausa,  Mary disse: - Dio mio, basta, Mister Weller! - e che
    il cappello di lui era caduto  qualche  momento  prima...  indizi  dai
    quali  siamo  portati  a  inferire  che  un  bacio  o  pi siano stati
    scambiati tra le parti.
    - E come mai siete qui?  - disse Mary,  quando la  conversazione  cos
    interrotta fu ripresa.
    -  Sono  venuto  a cercarvi,  amor mio,  naturalmente - rispose Mister
    Weller,  permettendo una volta tanto alla sua passione di prendere  il
    sopravvento sulla verit.
    -  E  come  facevate  a sapere che ero qui?  - chiese Mary.  - Chi pu
    avervi detto che avevo cambiato  padrone  a  Ipswich,  e  che  poi  ci
    eravamo trasferiti qui? Chi pu avervelo detto?
    - Ah,  certo,  - disse Sam con uno sguardo astuto - questo  il punto.
    Chi pu avermelo detto?
    - Non  stato Mister Muzzle, vero? - chiese Mary.
    - Oh, no,  - rispose Sam scuotendo solennemente la testa - non  stato
    lui.
    - Dev'essere stata la cuoca - disse Mary.
    - Naturalmente - disse Sam.
    -Be', non ho mai visto una cosa simile! - esclam Mary.
    - Neanch'io!  - disse Sam.  - Ma,  Mary, mia cara, - qui i modi di Sam
    divennero affettuosissimi...  - Mary,  mia cara,  ho un  altro  affare
    molto urgente per le mani.  C' un amico del mio principale...  Mister
    Winkle, lo ricorderete.
    - Quello con la giacca verde? - disse Mary. - Oh, s, lo ricordo.
    - Dunque,  - disse Sam -  innamorato  che  fa  spavento;  ha  perduto
    completamente la testa, ed  cotto e stracotto.
    - Ges! - esclam Mary.
    -  S,  - disse Sam - ma questo non sarebbe nulla se potessimo trovare
    la ragazza. - E con molte digressioni sulle personali bellezze di Mary
    e sulle indicibili  torture  da  lui  sofferte  prima  di  riuscire  a
    rivederla,  Sam  fece  un  fedele resoconto della situazione di Mister
    Winkle.
    - Be', - disse Mary, - non lo avrei mai creduto!
    - Si capisce,  - disse Sam - nessuno poteva o potr  mai  crederlo;  e
    cos  me  ne  vado  in  giro  come  l'ebreo errante...  un personaggio
    sportivo di cui forse avrete udito parlare, Mary,  mia cara,  e che si
    era  messo  in gara col tempo e non andava mai a dormire...  tutto per
    cercare questa signorina Arabella Allen.
    - Signorina come? - disse Mary stupefatta.
    - Arabella Allen - disse Sam.
    - Bont divina!  - disse Mary indicando  la  porta  del  giardino  che
    l'arcigno stalliere aveva chiuso dietro di s. - Eccola,  quella casa
    l;  ci  abita  da  sei  settimane.  La  loro governante,  che  anche
    cameriera della signorina,  mi ha raccontato tutto allo  steccato  del
    lavatoio una mattina, prima che la famiglia si alzasse.
    - Come, proprio la porta accanto a questa? - disse Sam.
    - Proprio quella - rispose Mary.
    Mister  Weller  fu cos profondamente commosso nel ricevere la notizia
    che sent l'assoluto bisogno di abbracciare la sua bella  informatrice
    per sostenersi,  e molti piccoli gesti d'amore si scambiarono fra loro
    prima che potesse riprendersi e tornare all'argomento.
    - Bene,  - disse Sam alla fine - questa fa proprio ridere,  come disse
    il  Lord  Mayor quando il primo segretario di Stato fece un brindisi a
    sua moglie alla fine di un pranzo.  Proprio la casa accanto!  Pensate,
    ho un'ambasciata per lei,  e ho cercato tutto il giorno di potergliela
    fare.
    - Ah, - disse Mary - ma non potete fargliela adesso,  perch scende in
    giardino  solo verso sera,  e per pochissimo tempo;  e non esce mai di
    casa senza la signora vecchia.
    Sam ci pens per qualche istante,  e  arriv  infine  a  stabilire  il
    seguente  piano  di  battaglia:  egli  sarebbe  tornato all'imbrunire,
    quando Arabella faceva la sua solita  passeggiata,  e,  introdotto  da
    Mary  nel  giardino  della  casa  in  cui serviva,  avrebbe cercato di
    arrampicarsi sul muro al riparo dei  rami  di  un  gran  pero  che  lo
    avrebbero  nascosto alla vista di eventuali osservatori;  avrebbe cos
    riferito il messaggio e,  se possibile,  combinato un appuntamento con
    Mister  Winkle  per  la  sera  dopo alla stessa ora.  Cos,  sistemata
    rapidamente la questione, si dedic ad assistere Mary nell'occupazione
    cos a lungo ritardata di sbattere i tappeti.
    Non  una cosa innocente come sembra,  sbattere i  tappeti.  O  quanto
    meno,  se  non  c' un gran pericolo nello sbatterli,  il ripiegarli 
    pieno di insidie.  Finch si sbattono,  e le  due  parti  sono  divise
    dall'intera  lunghezza  del  tappeto,   il gioco pi innocente che si
    possa immaginare;  ma quando si incomincia a ripiegarli e la  distanza
    fra le parti diminuisce a poco a poco a met della primitiva lunghezza
    del tappeto, a un quarto, a un ottavo, a un sedicesimo, e perfino a un
    trentaduesimo se il tappeto  lungo abbastanza,  allora la faccenda si
    fa rischiosa.  Noi non  sappiamo  con  precisione  quanti  scendiletto
    furono  ripiegati  in  questo  caso,  ma ci sentiamo di affermare che,
    qualunque fosse il loro numero, altrettante furono le volte che Sam si
    trov a baciare la bella cameriera.
    Mister Weller si concesse poi qualche diversivo,  ma con  moderazione,
    alla taverna pi vicina,  e all'imbrunire torn sul sentiero.  Mary lo
    introdusse nel giardino e gli fece molte raccomandazioni relative alla
    salvezza dei suoi arti e dell'osso del collo; poi Sam si arrampic sul
    pero e attese che Arabella si facesse vedere.
    Dovette aspettare molto,  prima che questo evento ansiosamente  atteso
    accadesse;  e  gi incominciava a credere che non sarebbe accaduto mai
    pi, quando ud un leggero rumore di passi sulla ghiaia, e subito dopo
    vide Arabella che passeggiava pensierosa per il  giardino.  Quando  fu
    giunta quasi sotto l'albero,  Sam,  per segnalare delicatamente la sua
    presenza,  apr una serie di rumori  diabolici,  che  sarebbero  stati
    naturali,  forse,  in  una persona di mezza et afflitta fin dalla pi
    tenera infanzia da una combinazione di tonsillite, faringite,  e tosse
    canina.
    La   signorina   gett  un  rapido  sguardo  nella  direzione  da  cui
    provenivano questi rumori  spaventosi;  e,  poich  la  sua  primitiva
    inquietudine  non fu affatto diminuita quando vide un uomo fra i rami,
    avrebbe certamente preso la fuga e messo la casa  sottosopra,  se  una
    paura  provvidenziale non l'avesse privata della capacit di muoversi,
    costringendola a lasciarsi  cadere  su  una  panchina  che  per  buona
    fortuna si trovava vicino a lei.
    Sviene  disse  Sam fra s,  molto perplesso.  Non si capisce perch
    tutte queste ragazze si facciano scrupolo di perdere i  sensi  proprio
    quando non dovrebbero.  - Ehi, signorina, signorina Segaossi, signora
    Winkle, non svenite!
    Fosse la magia  del  nome  di  Mister  Winkle,  o  l'aria  fresca  del
    giardino, o un certo ricordo della voce di Mister Weller, non importa:
    Arabella torn in s. Alz la testa e disse languidamente: - Chi siete
    e che cosa volete?
    -  Zitta!  - disse Sam lasciandosi cadere sul muro,  e rannicchiandosi
    pi che poteva per non farsi vedere.  - Sono io,  signorina,  soltanto
    io.
    - Il domestico di Mister Pickwick! - esclam vivacemente Arabella.
    -  Proprio  lui,  signorina!  -  rispose  Sam.  -  C'  Mister  Winkle
    completamente rincorbellito dalla disperazione, signorina.
    - Ah! - disse Arabella facendosi pi vicina al muro.
    - Ah, davvero! - disse Sam. - Credevamo di dovergli mettere la camicia
    di forza ieri sera; ha vaneggiato tutto il giorno; e dice che,  se non
    potr vedervi entro domani sera, giura su qualcosa di molto brutto che
    si affogher.
    - Oh, no, no, Mister Weller! - disse Arabella torcendosi le mani.
    - Questo  quello che ha detto,  signorina - rispose Sam. - E' un uomo
    di parola, e credo che lo far, signorina.  Ha saputo tutto di voi dal
    Segaossi con gli occhiali.
    -  Da mio fratello?  - disse Arabella,  sembrandole di capire qualcosa
    dalla descrizione di Sam.
    - Non so bene quale sia vostro fratello,  signorina rispose Sam.  - E'
    il pi sudicio dei due?
    - S, s, Mister Weller, - rispose Arabella - continuate. Fate presto,
    vi prego.
    -  Bene,  signorina  -  disse  Sam.  -  Ha  saputo tutto da lui;  e il
    principale crede  che,  se  non  acconsentite  subito  a  vederlo,  il
    Segaossi  di cui abbiamo parlato ricever tanto piombo superfluo nella
    testa da compromettere lo sviluppo degli organi,  se dopo li  vorranno
    mettere sotto spirito.
    -  Oh,  che  posso  fare  per  impedire questi terribili contrasti?  -
    esclam Arabella.
    - Il dubbio che abbiate un affetto precedente  la causa  di  tutto  -
    rispose Sam. - Sar meglio che lo vediate, signorina.
    - Ma come?...  dove?  - esclam Arabella.  - Non oser lasciare questa
    casa da sola. Mio fratello  cos duro, cos irragionevole!  So quanto
    vi  sembrer strano che vi dica tutte queste cose,  Mister Weller,  ma
    sono molto,  molto infelice...  -  E  la  povera  Arabella  scoppi  a
    piangere cos amaramente che la cavalleria di Sam sal alle stelle.
    -  Pu  anche  sembrare  strano  che parliate con me di questi affari,
    signorina, - disse Sam impetuosamente - ma tutto ci che posso dirvi 
    questo,  che sono non solo pronto,  ma ansioso di fare qualsiasi  cosa
    per  appianare  le  difficolt;  e  se buttare dalla finestra quei due
    Segaossi pu servire,  contate su di me.  - Cos dicendo Sam Weller si
    rimbocc  i  polsini  correndo  il rischio di cader gi dal muro,  per
    dimostrare che era pronto a mettersi subito al lavoro.
    Per lusinghiere che  fossero  queste  espressioni  di  buona  volont,
    Arabella  rifiut  decisamente  (e molto irragionevolmente a parere di
    Sam) di avvalersene.  Si rifiut per un poco  di  concedere  a  Mister
    Winkle  il  colloquio  richiesto  da Sam con parole cos toccanti;  ma
    infine,  quando la conversazione minacci  di  essere  interrotta  dal
    malaugurato arrivo di una terza persona,  essa gli fece capire in gran
    fretta, e con molte espressioni di gratitudine,  che c'era una lontana
    possibilit  di  poterla trovare in giardino la sera dopo,  un'ora pi
    tardi.  Sam cap alla perfezione;  e Arabella,  rivolgendogli uno  dei
    suoi pi dolci sorrisi,  si allontan saltellando,  e lasciando Mister
    Weller in uno stato di grandissima ammirazione per le sue qualit  sia
    fisiche che mentali.
    Disceso sano e salvo dal muro, e dopo aver dedicato qualche momento ai
    suoi  affari privati della stessa natura,  Mister Weller rifece al pi
    presto la via del ritorno  al  Cespuglio,  dove  la  sua  prolungata
    assenza aveva dato origine a molte ipotesi e a qualche apprensione.
    -  Dobbiamo  essere  prudenti  -  disse  Mister  Pickwick,  dopo  aver
    ascoltato attentamente il racconto di Sam.  -  Non  per  noi,  ma  per
    riguardo alla ragazza. Dobbiamo essere molto cauti.
    - Dobbiamo? - disse Mister Winkle, calcando la parola.
    Il  lampo  di  sdegno  che  pass  negli  occhi  di  Mister  Pickwick,
    nell'udire  il  tono  di  questa  domanda,   si   mitig   nella   sua
    caratteristica espressione di benevolenza, mentre rispondeva:
    - Dobbiamo, signore! Perch io vi accompagner.
    - Voi?! - disse Mister Winkle.
    -  Io - rispose serenamente Mister Pickwick.  - Nell'accordarvi questo
    colloquio,  la signorina ha fatto una cosa naturale,  forse,  ma certo
    molto imprudente. Se io sar presente all'incontro, come amico comune,
    abbastanza  vecchio  per  essere  padre  di  entrambi,  la  voce della
    calunnia non potr alzarsi contro di lei.
    - Gli occhi di Mister Pickwick brillavano di onesta esultanza  per  la
    sua  previdenza,  mentre  cos  parlava.  Mister  Winkle fu toccato da
    questa dimostrazione di delicatezza e di rispetto di  Mister  Pickwick
    per  la sua giovane "protege",  e gli strinse la mano con un senso di
    stima che si avvicinava alla venerazione.
    - S, dovete venire - disse Mister Winkle.
    - Verr - disse Mister Pickwick. - Sam, preparate il mio pastrano e il
    mio scialle, e ordinate che una vettura venga a prenderci domani sera,
    un po' prima di quanto sia strettamente necessario,  in modo da  avere
    un buon margine di tempo.
    Mister  Weller  si  tocc  il  cappello  per  sottolineare  la propria
    obbedienza,  e si ritir per fare tutti i preparativi  necessari  alla
    spedizione.
    La  carrozza  giunse puntualmente all'ora stabilita;  e Mister Weller,
    dopo aver installato Mister Pickwick  e  Mister  Winkle  nell'interno,
    prese  il  suo  posto  a cassetta vicino al guidatore.  Scesero,  come
    avevano  stabilito,   a  circa  un  quarto   di   miglio   dal   luogo
    dell'appuntamento,  e  ordinando  al  cocchiere  di  aspettare il loro
    ritorno, fecero a piedi il resto del percorso.
    Fu allora che Mister Pickwick,  con molti sorrisi e vari altri  indizi
    di  essere  molto  soddisfatto  di  s,  tir  fuori  da una tasca del
    pastrano una lanterna cieca  di  cui  si  era  provvisto  apposta  per
    l'occasione,  e la cui grande bellezza tecnica volle spiegare a Mister
    Winkle,  mentre camminavano fianco a fianco,  con molta  sorpresa  dei
    rari passanti che incontravano.
    -  Mi  sarei trovato meglio con qualcosa del genere,  nella mia ultima
    spedizione notturna in un giardino; eh, Sam?  - disse Mister Pickwick,
    voltandosi a guardare allegramente il suo uomo che veniva dietro.
    -  Cose  bellissime,  se  usate  al momento giusto,  signore - rispose
    Mister Weller. - Ma quando non si vuole essere visti, io penso che sia
    pi utile tenere la candela spenta piuttosto che accesa.
    Mister Pickwick sembr colpito dall'osservazione  di  Sam,  perch  si
    rimise la lanterna in tasca, e continuarono a camminare in silenzio.
    - Per di qua,  signore - disse Sam. - Lasciatemi andare avanti. Questo
     il sentiero, signore.
    Si avviarono per il sentiero: era gi buio. Mister Pickwick tir fuori
    la lanterna una volta o due, mentre procedevano a tentoni, gettando un
    piccolo cono di luce vivissima davanti a loro,  largo circa un  piede.
    Era molto grazioso a vedersi,  ma sembrava avesse l'effetto di rendere
    ancora pi buia ogni cosa intorno.
    Finalmente arrivarono alla grossa pietra. Qui Sam preg il suo padrone
    e Mister Winkle di sedersi,  mentre lui  andava  in  ricognizione  per
    vedere se Mary stava ancora aspettando.
    Dopo cinque o dieci minuti Sam torn dicendo che la porta era aperta e
    tutto era tranquillo. Seguendolo con passi guardinghi, Mister Pickwick
    e  Mister  Winkle si trovarono nel giardino.  Qui tutti e tre dissero:
    Silenzio! per un buon numero di  volte;  e,  fatto  questo,  nessuno
    parve sapere chiaramente che cosa dovesse fare poi.
    -  La  signorina  Allen   ancora in giardino,  Mary?  - chiese Mister
    Winkle molto agitato.
    - Non so,  signore,  - rispose la bella cameriera -  sar  meglio  far
    cos:  Mister  Weller  vi dar una mano a salire sull'albero,  e forse
    Mister Pickwick avr la  bont  di  guardare  che  nessuno  venga  dal
    sentiero, mentre io far la guardia in fondo al giardino. Santo cielo,
    che cos' questo?
    -  Quella  maledetta  lampada  sar  la  nostra  morte!  - esclam Sam
    irritato.  - Attenzione a quel che fate,  signore;  state mandando  la
    luce proprio contro la finestra del salotto.
    -  Povero me!  - disse Mister Pickwick voltandosi di scatto.  - Non me
    n'ero accorto.
    - E adesso illuminate la casa vicina - insistette Sam.
    - Accidenti! - disse Mister Pickwick girandosi di nuovo.
    - E adesso la stalla,  e penseranno che abbia preso fuoco - disse Sam.
    - Spegnetela, signore, non potete?
    -  E'  la  lanterna  pi straordinaria che abbia visto in tutta la mia
    vita!  - esclam Mister Pickwick sbalordito dagli  effetti  che  aveva
    prodotto senza volere. - Non ho mai visto un riflettore cos potente.
    -  Sar  anche  troppo potente per noi,  se lo tenete acceso in questo
    modo - rispose Sam,  mentre  Mister  Pickwick,  dopo  molti  tentativi
    inutili, riusciva finalmente a chiudere lo sportello.
    - Ecco i passi della signorina. Avanti, Mister Winkle, signore, salite
    su.
    -  Ferma,  ferma!  -  disse Mister Pickwick.  - Devo parlare prima io.
    Aiutatemi, Sam.
    - Fate piano,  signore - disse Sam piantando la testa contro il muro e
    facendo  gradino  della  sua  schiena.  -  Salite sopra questo vaso da
    fiori. E adesso, su!
    - Ho paura di farvi male, Sam - disse Mister Pickwick.
    - Non preoccupatevi di me, signore - rispose Sam.  - Dategli una mano,
    Mister Winkle.  Reggetevi,  signore,  reggetevi!  Questo  il momento,
    forza!
    Mentre Sam parlava Mister Pickwick,  con sforzi  quasi  soprannaturali
    per  un signore della sua et e del suo peso,  era riuscito a salirgli
    sulle spalle;  e fra Sam che si alzava a  poco  a  poco,  lui  che  si
    aggrappava  alla  sommit  del  muro,  e  Mister  Winkle che lo teneva
    stretto per le gambe,  in tre riuscirono a portare i suoi occhiali  un
    pochino al di sopra dell'ostacolo.
    -  Mia  cara,  -  disse  Mister  Pickwick guardando dall'altra parte e
    vedendo Arabella - non vi spaventate, mia cara, - sono io.
    - Oh, prego,  andate via,  Mister Pickwick,  - disse Arabella - dite a
    tutti gli altri che se ne vadano.  Sono tanto spaventata.  Caro,  caro
    Mister Pickwick,  non restate l.  Cadrete di sicuro e vi ammazzerete,
    lo so.
    -  Vi  prego,  adesso non agitatevi,  mia cara - disse Mister Pickwick
    dolcemente.  - Non c' nessuna ragione di  aver  paura,  vi  assicuro.
    Fermo, Sam - disse Mister Pickwick guardando in gi.
    - Benissimo.  signore! - rispose Mister Weller. - Ma non vi trattenete
    pi del necessario, signore. Siete piuttosto pesante.
    - Ancora un momento,  Sam - rispose Mister  Pickwick.  -  Volevo  solo
    farvi  sapere,  mia  cara,  che  non avrei mai concesso al mio giovane
    amico di vedervi clandestinamente,  se la situazione in cui vi trovate
    gli  avesse  lasciato  un'altra  alternativa;  e  se l'irregolarit di
    questo passo vi facesse sentire a disagio,  bambina mia,  vi rassicuri
    il fatto che io sono presente. Non c' altro, mia cara.
    -  Davvero,  Mister  Pickwick,  vi  sono molto obbligata per la vostra
    bont e delicatezza - rispose Arabella  asciugandosi  le  lacrime  col
    fazzoletto. E probabilmente avrebbe detto molte altre cose se la testa
    di  Mister  Pickwick  non  fosse  scomparsa con rapidit fulminea,  in
    conseguenza di  uno  scivolone  che  dalle  spalle  di  Sam  lo  port
    immediatamente  per  terra.  Si  rialz  in  un  attimo,  tuttavia,  e
    ordinando a Mister Winkle di sbrigarsi a dire ci  che  doveva,  corse
    fuori  a  far la guardia sul sentiero con tutto il coraggio e l'ardore
    della giovent.  Mister Winkle,  intanto,  in un attimo si  trov  sul
    muro,  fermandosi  soltanto per chiedere a Sam di stare attento al suo
    padrone.
    - Ci penso io, signore - disse Sam. - Lasciate fare a me.
    - Dov'? Che sta facendo, Sam? - chiese Mister Winkle
    - Dio benedica le sue vecchie ghette, - rispose Sam guardando verso la
    porta del giardino - sta facendo la guardia sul sentiero  con  la  sua
    lanterna cieca, come un buon Guy Fawkes! (Cos  chiamato il fantoccio
    che si brucia tutti gli anni il 5 novembre nelle piazze d'Inghilterra,
    dopo una fiaccolata,  a ricordo della famosa Congiura delle polveri (5
    novembre 1605),  in cui Guy Fawkes tent di far saltare il  Parlamento
    [Nota del Traduttore]). Non ho mai visto un uomo come lui, in tutta la
    mia vita. Il suo cuore dev'essere nato almeno venticinque anni dopo il
    suo corpo per essere cos giovane, scommetto.
    Mister  Winkle  non  si ferm ad ascoltare le lodi del suo amico.  Era
    saltato gi dal muro;  si era gettato ai piedi di Arabella;  e in quel
    momento  stava dichiarando la sincerit del suo amore con un'eloquenza
    degna di Mister Pickwick stesso.
    Mentre queste cose accadevano  all'aria  aperta,  un  vecchio  signore
    profondamente  versato  nella scienza era seduto nella sua biblioteca,
    due o  tre  case  pi  in  l,  scrivendo  un  trattato  filosofico  e
    inumidendo  di tanto in tanto sia la creta di cui era impastato sia il
    proprio lavoro con un bicchiere di chiaretto, che gli stava accanto in
    una bottiglia di aspetto venerando.  Nel travaglio della  composizione
    il  vecchio signore guardava ora il tappeto,  ora il soffitto,  ora il
    muro; e quando n il tappeto, n il soffitto,  n il muro riuscivano a
    ispirarlo con la necessaria intensit,  guardava fuori dalla finestra.
    In una di  queste  soste  della  creazione  l'uomo  di  scienza  stava
    fissando  distrattamente  le  ombre dense della notte,  quando con sua
    grande meraviglia osserv un  raggio  di  luce  intensissima  guizzare
    nell'aria, a breve distanza dal suolo, e quasi immediatamente svanire.
    Dopo  qualche  minuto il fenomeno si ripet,  non una volta o due,  ma
    parecchie volte: finch lo scienziato, posando la penna,  incominci a
    pensare quale potesse essere la causa naturale di quelle apparizioni.
    Non  erano  meteore:  erano  troppo  basse.  Non erano lucciole: erano
    troppo alte.  Non erano fuochi fatui;  non erano pirofori;  non  erano
    fuochi  artificiali.  Cos'erano mai?  Uno straordinario e meraviglioso
    fenomeno di natura che nessun filosofo aveva mai visto prima; qualcosa
    che era toccato a lui solo scoprire e che avrebbe  reso  immortale  il
    suo nome attraverso le cronache,  a beneficio dei posteri. Tutto preso
    dalla sua idea,  lo scienziato afferr la penna e  affid  alla  carta
    parecchie  note  su queste apparizioni senza precedenti,  con la data,
    giorno, ora, minuto, e secondo esatto, in cui erano state visibili; il
    tutto per servire di base a un ponderoso trattato di severa ricerca  e
    profonda  dottrina,  che  avrebbe  stordito  tutti  gli  studiosi  dei
    fenomeni atmosferici in ogni parte del mondo civile.
    Si lasci  andare  contro  lo  schienale  della  poltrona,  rapito  in
    contemplazione della sua futura grandezza.  La misteriosa luce apparve
    pi vivida di prima,  danzando su e gi per il  sentiero,  illuminando
    prima  un lato poi l'altro,  e muovendosi secondo un'orbita eccentrica
    come quella delle comete.
    Lo scienziato era scapolo.  Non aveva una  moglie  da  chiamare  e  da
    stupire, e quindi suon il campanello perch venisse il suo domestico.
    -  Pruffle,  - disse l'uomo di scienza - c' qualcosa di straordinario
    nell'aria, stasera. Avete visto?  - disse lo scienziato accennando col
    dito fuori della finestra mentre la luce ricompariva.
    - S, signore.
    - Che ne pensate, Pruffle?
    - Di quella cosa l, signore?
    - S.  Voi siete cresciuto in questi luoghi.  Dunque,  quale  secondo
    voi la causa di quelle luci?
    Lo scienziato sorrise prevedendo che Pruffle gli avrebbe  risposto  di
    non averne la pi pallida idea. Pruffle meditava.
    - Direi che sono ladri, signore - disse Pruffle alla fine.
    - Siete uno sciocco, e potete tornare in cucina - disse lo scienziato.
    - Grazie, signore - disse Pruffle. E se ne and.
    Ma  l'uomo  di  scienza  non  poteva  sopportare l'idea che il gentile
    trattato da lui concepito fosse perso per il mondo,  ci  che  sarebbe
    inevitabilmente  successo  se  l'ipotesi dell'ingegnoso Mister Pruffle
    non fosse stata soffocata sul nascere.  Si mise il  cappello  e  scese
    rapidamente in giardino, deciso ad andare in fondo alla cosa.
    Poco prima che lo scienziato scendesse in giardino, Mister Pickwick si
    era gettato a corsa lungo il sentiero, pi svelto che poteva, per dare
    un  falso  allarme;  e  ogni  tanto apriva lo sportello della lanterna
    cieca per non cadere nel fosso. Dato l'allarme, Mister Winkle scavalc
    rapidamente il muro e Arabella scapp in casa;  la porta del  giardino
    fu  chiusa,  e i tre audaci avventurieri stavano rifacendo il sentiero
    pi in fretta che potevano,  quando il  rumore  dello  scienziato  che
    apriva la porta del suo giardino li arrest di colpo.
    -  Fermi!  - sussurr Sam,  che naturalmente veniva per primo.  - Fate
    luce per un attimo, signore.
    : Mister Pickwick obbed,  e Sam,  vedendo una testa umana  che  stava
    sbirciando  cautamente  a  mezzo  metro di distanza dalla propria,  la
    colp gentilmente a pugno chiuso facendola sbattere con un cupo rumore
    contro la  porta.  Compiuta  questa  impresa  con  grande  rapidit  e
    destrezza,  Mister Weller prese sulle spalle Mister Pickwick,  e segu
    Mister Winkle gi per il sentiero a una velocit che,  considerando il
    carico, era assolutamente sbalorditiva.
    -  Avete ripreso fiato adesso,  signore?  - chiese Sam quando uscirono
    dal sentiero.
    - Completamente, completamente - rispose Mister Pickwick.
    - Allora andiamo,  signori - disse Sam rimettendo il padrone sui  suoi
    piedi.  -  Mettetevi  fra  noi due,  signore.  Meno di mezzo miglio di
    corsa. Fate conto di dover battere un record. Avanti.
    Cos incoraggiato Mister Pickwick us  le  proprie  gambe  meglio  che
    poteva.  E  si pu tranquillamente affermare che mai un paio di ghette
    nere compirono un percorso con stile  migliore  di  quelle  di  Mister
    Pickwick, in quella memorabile occasione.
    La carrozza aspettava,  i cavalli erano freschi, la strada era buona e
    il  cocchiere  volenteroso.  La  compagnia  arriv  sana  e  salva  al
    Cespuglio prima ancora che Mister Pickwick avesse ripreso fiato.
    - Dentro immediatamente, signore - disse Sam aiutando il suo padrone a
    scendere.  - Non fermatevi un attimo in strada, dopo tutto il moto che
    avete fatto. Scusate,  signore,  - continu Sam toccandosi il cappello
    mentre  Mister  Winkle  scendeva  -  spero che non ci fosse un affetto
    precedente, signore.
    Mister Winkle strinse la mano  al  suo  umile  amico  e  gli  sussurr
    all'orecchio:
    - Tutto a posto,  Sam. Tutto bene. - Al che Mister Weller si diede tre
    colpi distinti sul naso in segno  di  intelligenza,  sorrise,  strizz
    l'occhio,  e  rialz il predellino della carrozza con l'aria della pi
    viva soddisfazione.
    Quanto all'uomo di scienza,  egli dimostr in un  trattato  magistrale
    che quelle luci meravigliose erano effetto di elettricit;  e lo prov
    chiaramente descrivendo come un raggio di luce era balenato davanti ai
    suoi occhi, quando aveva messo il capo fuori dalla porta, dandogli una
    scossa tale che lo aveva  lasciato  intontito  per  un  quarto  d'ora:
    questa dimostrazione mand in visibilio tutte le Societ Scientifiche,
    che d'allora in poi lo considerarono sempre un luminare.















    CAPITOLO 40.
    Che  mette  Mister  Pickwick  davanti  a una scena nuova,  e non priva
    d'interesse, nel grande dramma della vita.

    Il resto del periodo che Mister Pickwick aveva stabilito di passare  a
    Bath  trascorse  senza  che  accadesse nulla di notevole.  La sessione
    estiva del tribunale si era aperta.  Dopo la  prima  settimana  Mister
    Pickwick e i suoi amici tornarono a Londra; e il primo, insieme a Sam,
    naturalmente,  prese  subito  possesso  del  suo  antico  alloggio  al
    Giorgio e Avvoltoio.
    Il terzo giorno dopo il loro arrivo,  proprio mentre tutti gli orologi
    della citt battevano le nove, se considerati individualmente, e tutti
    insieme le novecentonovantanove circa, Sam stava prendendo una boccata
    d'aria  in  George  Yard  quando uno strano tipo di veicolo dipinto di
    fresco si ferm l davanti,  e  ne  usc  fuori  con  grande  agilit,
    gettando  le redini a un uomo massiccio che sedeva accanto a lui,  uno
    strano tipo di signore che sembrava fatto apposta per il veicolo, e il
    veicolo per lui.
    Non si trattava esattamente n di un calesse,  n di un biroccio.  Non
    era  ci  che  si  chiama  una  basterna,  una berlina,  o una vettura
    "cabriolet";  ma aveva qualcosa in comune con tutte queste  specie  di
    carrozze.  Era  dipinto  di un giallo vivo,  con le stanghe e le ruote
    listate di nero; e il cocchiere sedeva,  secondo lo stile sportivo pi
    ortodosso,  su  una  pila  di  cuscini  che  superava  di due piedi la
    ringhiera.  Il cavallo era  baio,  un  animale  abbastanza  bello;  ma
    tuttavia con qualcosa di fittizio e di litigioso nell'aspetto,  che si
    accordava sia col veicolo che col padrone.
    Quest'ultimo era un uomo sulla  quarantina,  coi  capelli  neri  e  le
    fedine ben pettinate.  Era vestito in modo assai vistoso, con una gran
    quantit di oggetti preziosi addosso,  tutti grossi circa il triplo di
    quelli  che  si  portano  generalmente,  e un gran cappotto ruvido per
    coronare l'insieme. Smontando di carrozza, si mise la mano sinistra in
    tasca,  mentre dall'altra tasca del cappotto tir fuori con la  destra
    uno sgargiante fazzoletto di seta con cui si tolse dagli stivali uno o
    due  granelli  di polvere;  poi,  gualcendolo con la mano,  attravers
    fieramente il cortile.
    A Sam non era sfuggito che,  mentre colui scendeva,  un uomo  male  in
    arnese,  con il cappotto scuro privo di parecchi bottoni, e che gi da
    un poco passeggiava con aria inquieta sul marciapiede  opposto,  aveva
    attraversato  la  strada e si era fermato l vicino.  Avendo pi di un
    semplice sospetto sullo scopo del  signore  appena  arrivato,  Sam  lo
    precedette  all'ingresso del Giorgio e Avvoltoio,  dove,  voltandosi
    bruscamente, si piant in mezzo alla porta.
    - Ehi,  amico bello!  - disse l'uomo  dal  cappotto  ruvido  con  tono
    imperioso, cercando di spingerlo da parte per passare.
    -  Ehi,  signore,  che  cosa cercate?  - rispose Sam restituendogli lo
    spintone con gli interessi composti.
    - Andiamo, questo no,  giovanotto;  queste cose con me non servono!  -
    disse  il  proprietario  del  cappotto  ruvido,   alzando  la  voce  e
    diventando pallido. - Ehi, Smouch!
    - C' qualcosa che non va?  - grugn l'uomo dal cappotto scuro che  si
    era avvicinato furtivamente attraverso il cortile durante questo breve
    dialogo.
    - Soltanto l'insolenza di questo giovane - disse il principale dando a
    Sam un'altra spinta.
    - Avanti,  non fate lo spiritoso - grugn Smouch, dandogliene un'altra
    pi forte.
    Quest'ultimo spintone  ebbe  l'effetto  che  l'esperto  Mister  Smouch
    intendeva  produrre:  infatti,  mentre  Sam,  ansioso di restituire il
    complimento, lo sbatteva contro lo stipite della porta,  il principale
    scivol dentro e si diresse al bar;  dove Sam, dopo aver scambiato con
    Mister Smouch alcuni epiteti, lo segu immediatamente.
    -  Buon  giorno,  cara,  -  disse  il  principale,  rivolgendosi  alla
    signorina  del  bar  con  una  disinvoltura degna del penitenziario di
    Botany Bay e una gentilezza adatta a quello della Nuova Galles del Sud
    - qual  la camera di Mister Pickwick, cara?
    - Accompagnatelo di sopra - disse la  barista  rivolta  al  cameriere,
    senza degnare il bellimbusto di un altro sguardo.
    Il cameriere si diresse al piano di sopra, come gli era stato detto, e
    l'uomo dal cappotto ruvido gli and dietro,  seguto da Sam; che lungo
    le scale si abbandon a una ricca mimica,  in segno di sfida e supremo
    disprezzo,  con  indicibile  godimento  della  servit  e  degli altri
    spettatori.  Mister Smouch,  che era affetto da una  tosse  catarrosa,
    rest abbasso a sputare nel corridoio.
    Mister  Pickwick  dormiva  ancora quando il suo visitatore mattiniero,
    seguto da Sam,  entr nella stanza.  Il rumore che fecero entrando lo
    svegli.
    -  L'acqua  per  la  barba,  Sam  - disse Mister Pickwick da dietro le
    cortine.
    -  Radetevi  in  fretta,  Mister  Pickwick,   -  disse  il  visitatore
    scostandone  una  dalla  spalliera  del  letto  -  ho  qui  un mandato
    d'arresto contro di voi,  su richiesta di  Bardell...  Ecco  l'atto...
    Tribunale  di  Common  Pleas...  Questo   il mio biglietto da visita.
    Immagino che verrete a casa mia.  - E dando un colpo amichevole  sulla
    spalla  di  Mister  Pickwick,  l'aiuto  sceriffo  (poich  di  lui  si
    trattava) gett il suo biglietto sulla  coperta  e  tir  fuori  dalla
    tasca del panciotto uno stuzzicadenti d'oro.
    -  Mi  chiamo  Namby - disse l'aiuto sceriffo,  mentre Mister Pickwick
    prendeva gli occhiali da sotto il cuscino e se li metteva per  leggere
    il biglietto. - Namby, Bell Alley, Coleman Street.
     A  questo  punto Sam Weller,  che era rimasto fino a quel momento con
    gli occhi fissi sul fiammante cappello di  castoro  di  Mister  Namby,
    intervenne:
    - Siete quacquero, voi ? - disse Sam.
    -  Vi  insegner chi sono prima che sia finita!  - rispose sdegnato il
    poliziotto.  - Vi insegner le buone  maniere,  amico  bello,  uno  di
    questi giorni
    -  Grazie  -  disse  Sam.  - Io far lo stesso con voi.  Toglietevi il
    cappello.  - E Mister Weller,  con  un  colpo  magistrale,  sbatt  il
    cappello  di  Mister  Namby  all'altro  lato  della stanza,  con tanta
    violenza che per poco non gli fece  ingoiare  anche  lo  stuzzicadenti
    d'oro.
    - Notate questo, Mister Pickwick - ansim il poliziotto maltrattato. -
    Sono aggredito nell'adempimento del mio dovere dal vostro servo, nella
    vostra  camera.  Si  minaccia  la  mia incolumit personale.  Mi siete
    testimonio.
    - Non testimoniate nulla,  signore!  - intervenne Sam.  -  Tenete  gli
    occhi  chiusi.  Lo  butterei  dalla  finestra,  ma non si farebbe male
    abbastanza perch c' la tettoia sotto.
    - Sam,  - disse Mister Pickwick con voce severa,  mentre il suo  servo
    faceva  varie  dimostrazioni  di  ostilit - se dite un'altra parola o
    toccate ancora questa persona, vi licenzio subito.
    - Ma, signore! - disse Sam.
    - Tenete la bocca chiusa - l'interruppe Mister Pickwick. - Raccogliete
    quel cappello.
    Ma Sam disse chiaro e tondo che questo non l'avrebbe mai fatto,  ne fu
    severamente  rimproverato dal suo padrone,  e alla fine il poliziotto,
    che aveva fretta,  si rassegn a raccoglierlo da solo,  lanciando  nel
    frattempo  gran  quantit  di  minacce contro Sam che le ricevette con
    assoluta tranquillit e osserv soltanto che,  se Mister Namby  avesse
    avuto  la squisitezza di rimettersi il cappello,  glielo avrebbe fatto
    volare fino alla fine della settimana seguente.  Mister  Namby,  forse
    pensando  che questo procedimento gli avrebbe recato qualche disturbo,
    rinunci a metterlo in tentazione. Subito dopo chiam Smouch di sopra,
    lo inform che l'arresto era stato eseguito,  gli disse  di  attendere
    che  il  prigioniero  finisse  di  vestirsi,  e,  uscito maestosamente
    dall'albergo,  Namby ripart sul suo  carrozzino.  Smouch,  dopo  aver
    detto  con  arroganza  a Mister Pickwick di sbrigarsi perch aveva da
    fare,  tir una sedia vicino alla porta e si sedette  aspettando  che
    fosse  pronto.  Poi  Sam  fu  mandato a cercare una vettura di piazza,
    dentro la quale il  triumvirato  si  diresse  a  Coleman  Street.  Per
    fortuna la distanza era breve, perch Mister Smouch, oltre a non avere
    una conversazione molto affascinante, era certo un compagno spiacevole
    in  uno  spazio  limitato,  a causa del difetto fisico che abbiamo gi
    detto.
    Dopo aver girato in una strada molto stretta e buia,  la  carrozza  si
    ferm davanti a una casa con le inferriate a tutte le finestre, la cui
    soglia  aveva  il  privilegio  di portare la seguente scritta: Namby,
    Ufficiale al servizio degli Sceriffi di Londra. La porta fu aperta da
    un signore che poteva passare per un fratello gemello di Mister Smouch
    in peggiori condizioni,  e che  portava  una  gran  chiave,  e  Mister
    Pickwick fu introdotto in sala da pranzo.
    Questa  sala  da  pranzo  era  una  specie  di salotto,  le principali
    caratteristiche del quale  erano  la  segatura  fresca  e  l'odore  di
    tabacco stantio.  Mister Pickwick salut con un inchino le tre persone
    che sedevano l dentro quando entr;  e,  mandato Sam  da  Perker,  si
    ritrasse  in  un angolo scuro da cui si mise a osservare con una certa
    curiosit i suoi nuovi compagni.
    Uno di questi era soltanto un ragazzo di  diciannove  o  vent'anni  il
    quale, bench non fossero che le dieci di mattina, stava bevendo gin e
    acqua e fumando un sigaro;  divertimenti a cui,  giudicando dal colore
    acceso del volto,  doveva essersi dedicato con notevole costanza da un
    anno o due.  Gli stava davanti,  occupato ad attizzare il fuoco con la
    punta dello stivale destro,  un  giovane  rozzo  e  volgare  di  circa
    trent'anni, dal colorito giallastro e dalla voce roca, che mostrava di
    possedere quella conoscenza del mondo e quella affascinante libert di
    modi  che  si possono acquistare nelle osterie e nelle pi infime sale
    da biliardo.  Il terzo era un uomo di mezza et vestito con un vecchio
    abito  nero,  dal  volto  pallido  e smunto,  che passeggiava su e gi
    incessantemente,  fermandosi ogni tanto a guardare con grande  ansiet
    dalla  finestra  come  se  aspettasse  qualcuno,  e  riprendendo poi a
    camminare.
    - Fareste  meglio  a  usare  il  mio  rasoio  questa  mattina,  Mister
    Ayresleigh  -  gli  disse  l'uomo  che attizzava il fuoco,  strizzando
    l'occhio al ragazzo suo amico.
    - No grazie, non ne ho bisogno; fra un'ora o poco pi sar gi fuori -
    rispose l'altro in fretta.  Poi,  dopo essere andato alla  finestra  e
    venuto  via  disilluso  per l'ennesima volta,  sospir profondamente e
    lasci la stanza;  mentre gli altri due scoppiavano in  una  fragorosa
    risata.
    -  Be',  non  ho mai visto uno scherzo simile,  - disse il signore che
    aveva offerto il rasoio, che pareva si chiamasse Price - mai visto!  -
    Mister  Price conferm la sua asserzione con una bestemmia e si rimise
    a ridere,  mentre il ragazzo (che lo considerava uno degli uomini  pi
    in gamba che vivessero) gli fece eco.
    -  Non  lo  credereste,  ma vi assicuro,  - disse Price rivolgendosi a
    Mister Pickwick - che quel tale  qui da otto giorni e non si  ancora
    fatto la barba una volta,  perch  cos  sicuro  di  andarsene  entro
    mezz'ora che pensa di poter rimandare a quando arriva a casa.
    -  Poveraccio!  -  disse  Mister  Pickwick.  - E le sue possibilit di
    cavarsela sono davvero cos grandi?
    - Possibilit un corno! - rispose Price.  - Non ne ha nemmeno l'ombra.
    Non darei un soldo per la sua possibilit di andarsene liberamente per
    le   strade   di  qui  a  dieci  anni.   -  E  Mister  Price  schiocc
    sprezzantemente le dita e suon il campanello.
    - Datemi un  foglio  di  carta,  Crookey,  -  disse  Mister  Price  al
    cameriere  che dal vestito e dall'aspetto generale sembrava una via di
    mezzo fra un mandriano fallito  e  un  cocchiere  indebitato  -  e  un
    bicchiere di "brandy" e acqua,  Crookey,  capito?  Devo scrivere a mio
    padre e ho bisogno di uno stimolante,  altrimenti non sarei capace  di
    maltrattare il vecchio come si deve.  - A questa facezia il ragazzo, 
    inutile dirlo, fu preso da un convulso di risa.
    - Cos va bene!  - disse Mister Price.  - Non darti mai per morto.  E'
    tutta una farsa, no?
    - Certo! - disse il giovane.
    - Hai la pelle dura, tu - disse Price. - Un po' di vita la conosci.
    -  Direi!  -  rispose il ragazzo.  L'aveva guardata attraverso i vetri
    sudici di una bettola.
    Mister  Pickwick,  non  poco  disgustato  da  questi  discorsi,   come
    dall'aria  e  dai  modi  delle due persone che li facevano,  stava per
    chiedere se potevano dargli una stanza privata, quando entrarono due o
    tre sconosciuti di aspetto civile,  alla vista dei  quali  il  ragazzo
    gett il sigaro nel fuoco,  e, dopo aver sussurrato a Mister Price che
    erano venuti per sistemare le cose,  li raggiunse presso una  tavola
    all'altro capo della stanza.
    Sembrava per che le cose non potessero sistemarsi cos in fretta come
    il  giovane aveva annunziato,  perch segu una lunga conversazione di
    cui Mister Pickwick non pot non udire alcune frammentarie espressioni
    di rimprovero che alludevano a una condotta dissoluta e a  un  perdono
    troppe  volte concesso.  Alla fine il pi vecchio di quei signori fece
    un'allusione molto esplicita a una certa Whitecross Street,  e  allora
    il  giovane,  nonostante  la  sua boria,  la sua pelle dura,  e la sua
    conoscenza  della  vita,   pos  il  capo   sul   tavolo   e   scoppi
    disperatamente a piangere.
    Molto  soddisfatto  per  il crollo improvviso di tutta la baldanza del
    giovanotto  e  per  la  sua  umiliazione,  Mister  Pickwick  suon  il
    campanello  e  fu  introdotto  dietro  sua  richiesta  in  una  stanza
    riservata, ammobiliata con un tappeto, una tavola,  alcune sedie,  una
    credenza  e un sof,  e ornata con uno specchio e diverse stampe.  Qui
    ebbe il privilegio di ascoltare la signora Namby che suonava il  piano
    sopra  la  sua  testa:  nel frattempo gli preparavano la colazione;  e
    quando questa arriv, arriv anche Mister Perker.
    - Ah!  caro signore,  - disse l'ometto -  vi  hanno  messo  le  unghie
    addosso,  eh?  Via,  via,  non me ne dispiace troppo, in fondo, perch
    adesso capireste l'assurdit della vostra condotta.  Ho fatto il conto
    dei  danni  e  delle  spese  sulla  base  dei  quali  stato emesso il
    mandato,  e sar meglio sistemare la cosa adesso,  senza perdere altro
    tempo.  Namby  sar arrivato a quest'ora.  Che ne dite,  caro signore?
    Preparo io l'assegno,  o volete farlo voi?  - Cos dicendo l'ometto si
    freg  le  mani con ostentata allegria ma,  guardando in faccia Mister
    Pickwick,  non pot fare a meno di rivolgere uno sguardo scoraggiato a
    Sam Weller.
    -  Perker,  -  disse  Mister  Pickwick  -  non voglio nemmeno sentirne
    parlare,  vi prego.  Non vedo a che serva restar qui,  cos  andr  in
    prigione stasera stessa,
    -  Non  potete andare a Whitecross,  caro signore!  - disse Perker.  -
    Impossibile!  ci sono sessanta letti per camerata e le  camerate  sono
    chiuse sedici ore su ventiquattro.
    -  Preferirei  andare  in  un  altro  luogo  di  reclusione,  se fosse
    possibile - disse Mister Pickwick. - Se no, bisogner che mi adatti.
    - Potreste andare alla Fleet, caro signore,  se siete proprio deciso -
    disse Perker.
    - Benissimo,  - disse Mister Pickwick - ci andr appena finito di fare
    colazione.
    - Un momento, un momento, caro signore; non c' alcuna ragione di aver
    tanta fretta per entrare  in  un  posto  da  cui  molti  altri  uomini
    sarebbero altrettanto impazienti di uscire!  - disse il buon avvocato.
    - Dobbiamo avere  un  "habeas  corpus".  Nessun  giudice  arriver  in
    ufficio  prima  delle  quattro  del pomeriggio.  Nel frattempo dovrete
    aspettare.
    - Molto bene - disse Mister  Pickwick,  imperturbabile.  -  Allora  ci
    faremo portare una bistecca qui alle due.  Pensateci voi,  Sam, e dite
    che siano puntuali.
    Poich,  nonostante tutte le rimostranze e gli  argomenti  di  Perker,
    Mister Pickwick fu irremovibile, le bistecche comparvero regolarmente;
    poi egli fu messo in un'altra carrozza e portato a Chancery Lane, dopo
    aver aspettato una mezz'oretta Mister Namby, il quale aveva invitati a
    pranzo e non poteva assolutamente essere disturbato.
    C'erano  due  giudici  di turno alla Cancelleria Centrale,  un giudice
    istruttore e un giudice ordinario,  e sembrava che avessero un gran da
    fare, giudicando dal numero degli impiegati che andavano e venivano in
    gran  fretta  con  un'enorme  quantit  di  carte.  Quando raggiunsero
    l'arcata bassa all'ingresso della Cancelleria,  Perker si trattenne un
    momento  a  discutere  col vetturino sul prezzo e sul resto;  e Mister
    Pickwick,  facendosi da parte  per  non  intralciare  la  strada  alla
    fiumana  di gente che entrava e che usciva,  si guard intorno con una
    certa curiosit.
    In particolare attrassero la  sua  attenzione  tre  o  quattro  uomini
    vestiti  con  pretenziosa  miseria,  che  si toccavano il cappello per
    salutare molti avvocati che passavano,  e pareva che si trovassero  l
    per  affari,  ma Mister Pickwick non capiva di che genere.  Erano tipi
    strani a vedersi.  Uno era un uomo esile e zoppicante,  con  un  abito
    nero stinto e una cravatta bianca;  un altro, grosso e corpulento, era
    vestito nello stesso modo, con un gran fazzoletto rosso e nero intorno
    al  collo;  un  terzo  era  un  ometto  rinsecchito,  con  un'aria  da
    alcoolizzato e il volto foruncoloso. S'indugiavano l intorno, le mani
    dietro  la  schiena,  e  ogni  tanto  bisbigliavano qualcosa con volto
    ansioso nell'orecchio di quelli che passavano in fretta  con  le  loro
    carte.   Mister   Pickwick   ricord  di  averli  notati  molte  volte
    gingillarsi sotto l'arcata,  quando gli era  accaduto  di  passare  l
    davanti; e gli venne una gran curiosit di sapere a quale branca della
    professione legale potessero appartenere quei sudici fannulloni.
    Stava  per chiederlo a Namby,  che stava succhiandosi un grande anello
    d'oro sul mignolo vicino a lui,  quando Perker li  raggiunse  in  gran
    fretta,  e,  osservando  che  non  c'era  tempo  da perdere,  li guid
    nell'interno.  Mentre Mister Pickwick gli andava  dietro,  quello  che
    zoppicava  gli  si accost,  e toccandosi educatamente il cappello gli
    porse un biglietto che Mister Pickwick,  non volendo ferire l'uomo con
    un rifiuto, accett cortesemente e mise nella tasca del panciotto.
    - Eccoci - disse Perker,  voltandosi indietro, prima di entrare in uno
    degli uffici, per vedere se gli altri due lo seguivano.  - Qua dentro,
    caro signore. Ehi, voi che volete?
    Quest'ultima  domanda era rivolta allo zoppo che,  senza essere notato
    da Mister Pickwick,  si era unito al gruppo.  In risposta lo zoppo  si
    tocc di nuovo il cappello,  con la massima cortesia,  e indic Mister
    Pickwick.
    - No, no,  - disse Perker con un sorriso - non abbiamo bisogno di voi,
    caro amico, non abbiamo bisogno di voi.
    - Chiedo scusa, signore, - disse lo zoppo - questo signore ha preso il
    mio  biglietto.  Spero che vorrete impiegarmi.  Il signore mi ha fatto
    cenno. Chiedetelo a lui stesso. Mi avete fatto cenno, vero, signore?
    - Puah,  puah,  sciocchezze.  Non avete fatto cenno a  nessuno,  vero,
    Pickwick? Un equivoco, un equivoco - disse Perker.
    -  Questo  signore  mi  ha  dato  il  suo biglietto,  - rispose Mister
    Pickwick tirandolo fuori dalla tasca del panciotto - l'ho preso perch
    mi sembrava che il signore lo desiderasse... difatti mi incuriosiva un
    po', e volevo esaminarlo non appena avessi potuto. Io...
    Il piccolo avvocato scoppi fragorosamente a ridere,  e restituendo il
    biglietto  allo  zoppo lo inform che era tutto un equivoco;  e mentre
    l'uomo se ne andava risentito, sussurr a Mister Pickwick che era solo
    un garante.
    - Un che? - esclam Mister Pickwick.
    - Un garante - ripet Perker.
    - Un garante?
    - S, caro signore... ce n' una mezza dozzina qui fuori. Garantiscono
    per qualunque  somma,  al  modico  prezzo  di  mezza  corona.  Curioso
    mestiere, no? - disse Perker concedendosi una presa di tabacco.
    -  Come!  Debbo dunque arguire che questi uomini si guadagnano la vita
    prestandosi a spergiurare davanti ai giudici del paese,  al prezzo  di
    mezza corona per delitto? - esclam Mister Pickwick stupefatto.
    - Be',  quanto a spergiurare non saprei dirvi,  caro signore - rispose
    l'ometto.  - E' una parola forte,  caro signore,  molto forte.  E' una
    finzione legale,  caro signore, nient'altro. - Cos dicendo l'avvocato
    alz le spalle,  sorrise,  fiut  un'altra  presa  di  tabacco,  e  li
    precedette  nell'ufficio attiguo a quello del giudice.  Era questa una
    stanza dall'aria particolarmente sporca; col soffitto molto basso e le
    pareti a pannelli molto  vecchie;  e  cos  male  illuminata  che  sui
    tavoli,  pur essendo pieno giorno,  bruciavano grandi candele di sego.
    Da un lato c'era una porta  che  conduceva  nell'ufficio  privato  del
    giudice,  e  intorno  a  essa  era  riunita una folla di avvocati e di
    giovani di studio che venivano chiamati dentro secondo  la  precedenza
    stabilita  dall'elenco degli appuntamenti.  Ogni volta che la porta si
    apriva per  lasciarne  uscire  uno,  quello  che  veniva  dopo  doveva
    affrontare  una  colluttazione  per  entrare;  e  siccome  ai numerosi
    dialoghi fra i  signori  che  aspettavano  di  vedere  il  giudice  si
    aggiungevano  i  vari  litigi  personali  fra quelli che l'avevano gi
    visto,  il baccano era il massimo possibile in  un  ambiente  di  cos
    limitate dimensioni.
    N  la  conversazione di questi signori era il solo rumore che colpiva
    le orecchie. In piedi,  dietro un banco di legno in fondo alla stanza,
    c'era  un  impiegato  con  gli  occhiali che registrava le deposizioni
    giurate, e ne inviava ogni tanto grandi fasci nell'ufficio privato del
    giudice,  per la firma.  C'era un gran numero di impiegati degli studi
    legali  che  dovevano  giurare,  ed  essendo materialmente impossibile
    farli giurare tutti insieme,  gli sforzi di  costoro  per  raggiungere
    l'impiegato  con  gli occhiali erano paragonabili a quelli della gente
    che vuole entrare nel ridotto di un teatro quando la  Graziosa  Maest
    del Re l'onora con la sua presenza.  Un altro funzionario, di tanto in
    tanto,  esercitava le sue corde vocali chiamando i nomi di quelli  che
    avevano giurato, per restituire loro gli originali che tornavano dalla
    firma;  e  questo  faceva  nascere altre baruffe;  e tutte queste cose
    insieme creavano un  tale  putiferio  che  la  persona  pi  attiva  e
    frenetica  non  avrebbe  potuto desiderare di pi.  C'era poi un'altra
    categoria di persone,  quelli che aspettavano che  fossero  emesse  le
    citazioni  richieste  dai  loro principali secondo una procedura a cui
    l'avvocato di parte avversa poteva essere presente o no,  e il compito
    dei   quali   consisteva  nel  gridare  di  tanto  in  tanto  il  nome
    dell'avvocato  avversario,  per  essere  sicuri  che  egli  non  fosse
    presente a loro insaputa.
    Per  esempio,  appoggiato al muro,  vicinissimo al posto in cui si era
    seduto Mister Pickwick,  c'era un fattorino di quattordici anni con la
    voce da tenore; accanto a lui uno scrivano con la voce da basso.
    Un impiegato entr di furia con un fascio di fogli, e si cerc intorno
    con lo sguardo.
    - Sniggle e Blink - strill il tenore.
    - Porkin e Snob - tuon il basso.
    - Stumpy e Deacon - disse il nuovo venuto.
    Nessuno  rispose:  il prossimo che entr fu salutato nello stesso modo
    da tutti e tre;  ed egli a sua volta url altri  due  nomi;  e  allora
    qualcun altro ne berci altri due a squarciagola; e cos via.
    Intanto l'uomo con gli occhiali continuava accanitamente a far giurare
    gl'impiegati:  giuramento che veniva prestato senza alcun tentativo di
    punteggiatura, e generalmente in questi termini:
    - Prendete la Bibbia con la mano destra questo  il vostro nome  e  la
    vostra  scrittura  voi  giurate  che  il  contenuto  di  questa vostra
    deposizione  vero com' vero Iddio uno scellino avete moneta  io  non
    ne ho.
    -  Dunque,  Sam,  -  disse  Mister  Pickwick  -  immagino  che  stiano
    preparando l'"habeas corpus".
    - S, - disse Sam, - e spero che lo tirino fuori, questo abbia-la-sua-
    carcassa.  E' molto maleducato tenerci qui ad aspettare.  Io avrei gi
    preparato una dozzina di carcasse, incartate e tutto, in questo tempo.
    Che  genere di macchina ingombrante e poco maneggevole fosse l'"habeas
    corpus" secondo Sam Weller,  non   chiaro;  perch  in  quel  momento
    arriv Perker e condusse Mister Pickwick con s.
    Esaurite  le formalit della procedura,  la persona di Samuel Pickwick
    fu affidata alla custodia di un gendarme, perch fosse da lui condotta
    alla prigione della Fleet,  e quivi incarcerata finch i  danni  e  le
    spese  imputatigli  nel  processo  Bardell contro Pickwick non fossero
    pienamente pagati e i creditori soddisfatti.
    - E ci vorr molto tempo -  disse  ridendo  Mister  Pickwick.  -  Sam,
    chiamate un'altra carrozza. Perker, mio buon amico, arrivederci.
    -  Verr  con  voi,  per  vedere come vi sistemerete l dentro - disse
    Perker.
    - Vi prego,  - rispose Mister Pickwick -  preferirei  che  nessuno  mi
    accompagnasse,  tranne  Sam.  Non  appena sar a posto vi scriver per
    farvelo sapere, e attender la vostra visita. Per il momento, addio.
    Cos dicendo  Mister  Pickwick,  seguto  dal  gendarme,  entr  nella
    carrozza. Sam si mise a cassetta, e la vettura part.
    -  Che  uomo  straordinario!  -  disse  Perker fermandosi a infilare i
    guanti.
    - Che fallito sarebbe stato, signore! - osserv Mister Lowten, che gli
    stava vicino.  - Come avrebbe preso in giro  i  creditori,  sfidandoli
    ogni volta che lo minacciassero di farlo arrestare!
    L'avvocato    non   sembr   apprezzare   molto   questa   valutazione
    professionale del carattere di  Mister  Pickwick,  perch  s'incammin
    senza degnare di risposta il suo impiegato.
    La carrozza percorse Fleet Street traballando,  come sempre le vetture
    di piazza hanno fatto. I cavalli andavano meglio disse il cocchiere,
    quando avevano qualcosa davanti (chiss come andavano piano quando non
    c'era nulla),  e perci la vettura si accod a un carretto: quando  il
    carro  si  fermava,  essa  si  fermava,  e  quando il carro ripartiva,
    ripartiva anche lei. Mister Pickwick sedeva di faccia alla guardia;  e
    la guardia sedeva col cappello fra le ginocchia, fischiando un'arietta
    e guardando fuori dal finestrino.
    Il  tempo  fa miracoli.  E con l'aiuto di questa vecchia potenza anche
    una vettura di piazza riesce a coprire  mezzo  miglio.  Si  fermarono,
    alla fine, e Mister Pickwick scese davanti al portone d'ingresso della
    Fleet.
    Il  gendarme,  guardando al di sopra della spalla se il prigioniero lo
    seguiva dappresso, precedette Mister Pickwick nella prigione: voltando
    a sinistra, dopo essere entrati, passarono attraverso una porta aperta
    in un atrio, chiuso da un pesante portone che stava di fronte a quello
    d'ingresso e che era sorvegliato da un robusto secondino con la chiave
    in mano, e attraverso di esso si trovarono finalmente all'interno.
    Qui si fermarono,  mentre il gendarme mostrava le carte;  e qui Mister
    Pickwick  apprese di doversi trattenere,  finch non fosse compiuta la
    cerimonia nota agli iniziati come la seduta del ritratto.
    - Una seduta per farmi il ritratto? - disse Mister Pickwick.
    -  Per  avere  i  vostri  connotati,  signore  -  rispose  il  robusto
    secondino.  - Siamo bravissimi qui a prendere i connotati.  Facciamo i
    ritratti presto, e sempre somiglianti. Entrate,  signore,  e fate come
    se foste a casa vostra.
    Mister  Pickwick  obbed all'invito e si mise a sedere,  mentre Mister
    Weller da dietro la sedia gli bisbigliava che la seduta  era  solo  un
    modo di dire, e serviva ai vari secondini per esaminare i prigionieri,
    in modo da poterli riconoscere dai visitatori.
    - Bene,  Sam,  - disse Mister Pickwick - comunque vorrei che i pittori
    venissero. Questo  un posto di passaggio.
    - Non si faranno aspettare molto, direi - rispose Sam. - Ma, guardate,
    c' un orologio a pendolo.
    - Lo vedo - osserv Mister Pickwick.
    - E' una gabbia per uccelli,  signore,  - disse Sam -  un  ingranaggio
    nell'ingranaggio, una prigione nella prigione. Non  cos, signore?
    Mentre  Mister  Weller  faceva questa osservazione filosofica,  Mister
    Pickwick si rese conto che la  seduta  era  incominciata.  Il  robusto
    secondino,  dopo  aver dato la chiave a un altro,  si era seduto e gli
    dava di tanto in tanto un'occhiata;  mentre un uomo  alto  e  sottile,
    quello  che  aveva preso la chiave,  gli si era messo di fronte con le
    mani  sotto  le  falde  della  giacca,  e  stava  osservandolo  a  suo
    piacimento.   Un  terzo  signore  dall'aria  piuttosto  arcigna,   che
    probabilmente era stato interrotto mentre prendeva il t,  poich  era
    entrato masticando l'ultimo pezzo di un crostino col burro, piantatosi
    vicino  a  Mister  Pickwick  con  le  mani  sui fianchi lo ispezionava
    minutamente;  mentre altri due nel gruppo studiavano i suoi lineamenti
    con  volto  concentrato  e  pensoso.  Mister Pickwick si sent molto a
    disagio durante l'operazione,  e  sembrava  che  sedesse  sui  carboni
    ardenti;  ma  non  disse  nulla,  nemmeno  a Sam,  il quale intanto si
    curvava sulla spalliera del suo padrone,  riflettendo  in  parte  alla
    situazione di lui,  in parte alla gran gioia che gli avrebbe procurato
    condurre un fiero  assalto  contro  tutti  quei  secondini,  uno  dopo
    l'altro,   se  una  cosa  simile  si  fosse  potuta  fare  nell'ambito
    dell'ordine e della legalit.
    Alla fine il ritratto fu compiuto,  e Mister Pickwick fu informato che
    poteva proseguire nell'interno della prigione.
    - Dove debbo dormire stanotte? - chiese Mister Pickwick.
    -  Be',  stanotte  non  saprei - rispose il robusto secondino - domani
    sera vi metteremo con qualcuno,  e allora  avrete  ogni  comodit.  La
    prima  notte  di solito si passa come si pu,  ma domani tutto andr a
    posto.
    Parlando,  si venne a scoprire che uno dei secondini aveva un letto da
    affittare, e poteva darlo a pagamento per quella sera. Mister Pickwick
    fu ben lieto di prenderlo.
    -  Se  venite  con me,  ve lo mostrer subito - disse l'uomo.  - Non 
    molto grande,  ma per dormirci non ce n' un altro.  Da questa  parte,
    signore.
    Passarono  attraverso il portone interno e scesero alcuni gradini.  La
    chiave gir dietro di loro;  e Mister Pickwick si trov,  per la prima
    volta nella sua vita, dentro le mura di una prigione per debitori.





    CAPITOLO 41.
    Che  cosa  accadde  a Mister Pickwick quando entr nella Fleet,  quali
    prigionieri conobbe, e come pass la nottata.

    Tom Roker,  l'uomo che aveva accompagnato Mister Pickwick  all'interno
    della  prigione,  volt bruscamente a destra in fondo alla breve rampa
    di scalini, e fece strada;  oltrepassato un cancello aperto,  salirono
    un'altra  rampa che portava in un corridoio lungo e stretto,  sporco e
    basso,  col pavimento di pietra,  e assai malamente illuminato da  due
    finestre alle due estremit.
    -  Questo,  -  disse  l'uomo  cacciandosi  le  mani  in  tasca e dando
    un'occhiata indifferente a Mister Pickwick che veniva dietro -  questo
     il pianterreno.
    - Oh, - rispose Mister Pickwick guardando in gi, verso una scala buia
    e sudicia che conduceva a una fila di arcate di pietra, umide e scure,
    ricavate nel sottosuolo - e quelle,  immagino, saranno le cantine dove
    i prigionieri tengono le loro piccole  provviste  di  carbone.  Brutto
    posto per scenderci, ma comodo per l'uso.
    - Gi,  dev'essere comodo per forza, - rispose l'uomo - dato che molta
    gente ci vive, e mica male. Questa  la Fiera: si chiama cos.
    - Amico mio,  - disse Mister Pickwick - non vorrete dire sul serio che
    laggi, in quelle orribili segrete, vivono esseri umani?
    - Ah no?  - rispose Mister Roker con stupore e indignazione - e perch
    non dovrei dirlo?
    - Ci vivono? Vivono laggi? - esclam Mister Pickwick.
    - Ci vivono, certo, e ci muoiono anche,  molto spesso - rispose Mister
    Roker.  - E con questo?  C' qualcosa da ridire? Vivono laggi, certo,
    ed  un ottimo posto per viverci, no?
    Poich Roker aveva preso un'aria piuttosto aggressiva, nel dire queste
    cose,  e inoltre borbottava  irritato  certe  spiacevoli  imprecazioni
    relative  ai  suoi  stessi  occhi,  arti  e fluidi circolanti,  Mister
    Pickwick ritenne pi opportuno non proseguire il discorso.  Poi  Roker
    sal  un'altra  scala,  non  meno  sporca  di  quella  che  portava al
    sotterraneo, seguto nell'ascesa da Mister Pickwick e da Sam.
    - Ecco,  - disse Roker fermandosi  a  prendere  fiato,  quando  ebbero
    raggiunto un altro corridoio della stessa forma e dimensione di quello
    sottostante  -  questo  il piano dello spaccio.  Quello di sopra  il
    terzo, e sopra ancora c' l ultimo.  E la stanza dove andate a dormire
    questa sera  la stanza del guardiano.  Da questa parte. Andiamo. Dopo
    aver detto questo tutto d'un fiato, Roker sal un'altra rampa di scale
    con Mister Pickwick e Sam alle calcagna.  Le scale prendevano luce  da
    varie  finestre  che si aprivano ad un'altezza poco superiore a quella
    del pavimento e davano su uno spiazzo ghiaioso,  recinto  da  un  alto
    muro  di  mattoni  in  cima  al  quale  c'era il filo spinato.  Questo
    cortile, come spieg Mister Roker,  era il campo da gioco;  e si seppe
    inoltre,  sulla  testimonianza dello stesso,  che c'era anche un altro
    cortile pi piccolo,  in quella parte della prigione che confinava con
    Farringdon Street,  denominato e chiamato Il Cortile Dipinto, perch
    un tempo i suoi muri avevano mostrato le immagini  di  varie  navi  da
    guerra  con  tutte  le vele spiegate,  e altre opere d'arte realizzate
    durante il tempo libero da qualche disegnatore prigioniero,  in  tempi
    ormai remoti.
    Dopo  aver dato tutte queste informazioni,  pi per sgravarsi il cuore
    dal grave segreto che con l'intenzione specifica di illuminare  Mister
    Pickwick,  la  guida  raggiunse un altro corridoio,  in fondo al quale
    infil un corridoietto pi piccolo,  apr  una  porta,  e  mostr  una
    stanza  dall'aspetto  assai poco invitante,  che conteneva otto o nove
    letti di ferro.
    - Ecco,  - disse Mister Roker,  tenendo la porta aperta  e  voltandosi
    trionfalmente a guardare Mister Pickwick - questa  una stanza!
    Il  volto  di  Mister  Pickwick,  tuttavia,  suggeriva una cos scarsa
    soddisfazione alla vista del proprio alloggio,  che Mister Roker cerc
    simpatia  per  il  proprio entusiasmo nel volto di Sam Weller,  chiuso
    fino a quel momento in un dignitoso silenzio.
    - Questa  una stanza, giovanotto - osserv Mister Roker.
    - Lo vedo - rispose Sam con un placido cenno del capo.
    - Una stanza cos non la trovereste nemmeno al Farringdon Hotel, state
    pur certo - disse Mister Roker con un sorriso compiaciuto.
    Mister Weller rispose  con  una  spontanea  e  disinvolta  strizzatina
    d'occhio, il cui significato poteva essere, a scelta dell'osservatore,
    che  ne era certo,  che non lo era affatto,  o che la cosa lo lasciava
    indifferente.  Eseguita questa operazione e riaperto l'occhio,  Mister
    Weller  chiese  quale  fosse  in particolare il letto che Mister Roker
    aveva descritto in modo tanto lusinghiero,  dicendo che  per  dormirci
    non aveva l'eguale.
    - E' questo - rispose Mister Roker, indicandone uno molto rugginoso in
    un angolo.  - Farebbe dormire tutti,  questo letto, anche a non averne
    voglia.
    - M'immagino,  - disse Sam guardando il mobile in  questione  con  uno
    sguardo  di estremo disgusto - m'immagino che l'oppio non sia nulla al
    confronto.
    - Nulla - disse Mister Roker.
    - E c' da credere,  - disse Sam con  un'occhiata  di  sbieco  al  suo
    padrone,  quasi  per vedere se dava segni di tentennamento di fronte a
    queste cose,  - c' da credere che gli altri signori che  dormono  qui
    siano signori davvero.
    -  Potete  dirlo!  - disse Mister Roker.  - Uno di loro si beve le sue
    dodici pinte di birra al giorno,  e non smette mai di  fumare  nemmeno
    quando mangia.
    - Dev'essere un fuoriclasse - disse Sam.
    - Di prim'ordine - rispose Mister Roker.
    Incrollabile,   perfino  dopo  questa  informazione,  Mister  Pickwick
    annunci sorridendo che,  per quella notte,  era pronto a sperimentare
    le virt narcotiche del letto;  e Mister Roker,  dopo averlo informato
    che poteva andare a dormire quando voleva,  se ne and senza ulteriori
    informazioni o formalit, lasciandolo nel corridoio solo con Sam.
    Si faceva buio;  vale a dire che pochi becchi a gas venivano accesi in
    quel luogo,  dove non c'era mai luce,  in omaggio alla  sera  che  era
    scesa  di  fuori.  Faceva  piuttosto  caldo,  e  alcuni abitanti delle
    numerose camerette che si aprivano ai due lati del  corridoio  avevano
    lasciato  la  porta  aperta.  Mister Pickwick,  nel passare,  guardava
    dentro con grande interesse e  curiosit.  In  una  stanza  quattro  o
    cinque omaccioni,  appena visibili attraverso una nube di fumo,  erano
    impegnati in una conversazione rumorosa e turbolenta davanti a caraffe
    di birra semivuote,  o giocavano a sette e mezzo con un mazzo di carte
    molto  unto.  Nella  stanza  accanto  si  poteva  vedere  un inquilino
    solitario,  curvo alla luce debole di una candela  di  sego  sopra  un
    mucchio  di fogli sporchi e spiegazzati,  gialli di polvere e macerati
    dal  tempo,  intento  a  scrivere  per  la  centesima  volta  l'elenco
    interminabile  delle  sue  lamentele  rivolte a qualche grand'uomo che
    certamente non le  avrebbe  mai  lette,  e  comunque  non  si  sarebbe
    commosso.  In  una  terza un uomo,  con la moglie e un'intera folla di
    bambini,  si industriava a preparare un piccolo giaciglio per terra  o
    su due sedie,  perch i pi piccoli potessero passarci la notte.  E in
    una quarta, in una quinta, in una sesta,  in una settima,  il rumore e
    la birra e il fumo e le carte si ritrovavano tutti insieme,  peggio di
    prima.
    Anche nei corridoi,  e soprattutto per le scale,  andava a  zonzo  una
    gran  folla  di  persone  che  preferivano star fuori dalle stanze,  o
    perch erano vuote e solitarie, o perch erano calde e piene di gente:
    nella maggior parte  dei  casi  perch  queste  stesse  persone  erano
    inquiete   e  infelici,   e  non  possedevano  il  segreto  di  sapere
    esattamente che cosa fare di s.  C'erano molte categorie  di  uomini,
    dall'operaio  con  la  giacca  di  fustagno al dissipatore rovinato in
    vestaglia di seta debitamente rotta ai gomiti;  ma  tutti  avevano  la
    stessa  aria,  quell'arroganza apatica e trascurata da galeotti,  quel
    modo di fare da vagabondi impudenti  che  non  si  pu  descrivere  in
    parole,  ma  che  balza subito agli occhi quando si metta piede in una
    qualsiasi prigione per debitori e si guardi la gente,  il primo gruppo
    che s'incontra, con lo stesso interesse di Mister Pickwick.
    -  Ci  sarebbe da credere,  - disse Mister Pickwick appoggiandosi alla
    ringhiera del pianerottolo -  ci  sarebbe  da  credere,  Sam,  che  la
    prigione per debiti non costituisca una vera e propria punizione.
    - Perch, signore? - chiese Mister Weller.
    - Basta vedere come bevono,  fumano e fanno chiasso!  - rispose Mister
    Pickwick. - Non hanno certo l'aria di prendersela molto, quelli l.
    - Ah,  qui sta il punto,  signore - ribatt Sam.  - Quelli non  se  la
    prendono;  per loro  sempre vacanza: birra e birilli, come si dice.
    Sono gli altri che ci vanno di mezzo in questo affare: quei  poveracci
    sconsolati  che  non  possono nemmeno gustare la birra o divertirsi al
    gioco  dei  birilli;  quelli  che  pagherebbero  se  potessero,  e  si
    disperano  nel  vedersi  chiusi qua dentro.  Vi dir io come stanno le
    cose,  signore: quelli che stanno sempre a far niente nelle osterie ci
    si  trovano  benissimo,  e quelli che lavorano sono rovinati.  Non c'
    uguaglianza,  come diceva mio padre quando gli versavano pi acqua che
    "brandy": non c' uguaglianza, e qui sta il male.
    - Questo mi sembra giusto,  Sam,  - disse Mister Pickwick dopo qualche
    istante di riflessione - molto giusto.
    - Forse c' anche qualche brava persona che ci  si  trova  bene,  ogni
    tanto,  -  osserv  Mister Weller con tono meditativo - ma non ricordo
    nessun caso del genere,  tranne quello dell'ometto col viso sudicio  e
    il cappotto scuro; e fu solo per forza d'abitudine.
    - E chi era? - chiese Mr Pickwick
    -  Gi,  questo  proprio il punto che non si  mai chiarito - rispose
    Sam.
    - Ma che cosa fece?
    - Be',  quello che molti altri uomini pi noti  di  lui  hanno  fatto,
    signore - rispose Sam.  - Mise in gara le entrate con le uscite,  e le
    uscite vinsero.
    - In altre parole, - disse Mister Pickwick - si indebit.
    - Proprio cos,  signore - rispose Sam.  - E dopo un certo tempo venne
    qui,  come    logico.  Non si trattava di molto.  Solo nove sterline,
    moltiplicato  cinque  per  le  spese.   Per  rimase  qua  dentro  per
    diciassette  anni.  Se  gli era venuta qualche ruga sulla faccia,  era
    tenuta su dalla sporcizia,  perch sia la faccia che il cappotto scuro
    non erano mai stati lavati in tutto quel tempo. Era un ometto pacifico
    e inoffensivo,  sempre in faccende per qualcun altro,  e che giocava a
    tamburello senza vincere mai;  finch alla fine  i  secondini  gli  si
    affezionarono  tanto  che lui era sempre nel corpo di guardia tutte le
    sere, a chiacchierare con loro, a raccontare storie, e via di seguito.
    Una sera si trovava l come al solito, con un suo vecchissimo amico di
    servizio alla porta,  quando improvvisamente dice: Non  ho  visto  il
    mercato, Bill, dice (allora qui c'era il mercato della Fleet) non ho
    visto il mercato qua fuori,  Bill, dice da diciassette anni. Lo so
    anch'io, dice il secondino fumando la pipa. Mi piacerebbe vederlo un
    momento,  Bill dice lui.  Lo credo bene,  dice il secondino fumando
    furiosamente  la  pipa  e fingendo di non capire dove mirava l'ometto.
    Bill, dice l'ometto bruscamente ne ho una  voglia  matta.  Lasciami
    vedere le vie della citt una volta ancora,  prima di morire, e se non
    mi viene un colpo apoplettico sar di ritorno entro cinque minuti. E
    a me,  che cosa mi succederebbe  se  ti  prendesse  davvero  un  colpo
    apoplettico?  gli disse il secondino.  Be', dice l'ometto chiunque
    mi trovi mi porter in prigione,  perch ho il mio biglietto in tasca,
    Bill dice.  Numero 20, Tinello, Fleet. E questo era vero, state pur
    certo,  perch lui,  per fare conoscenza coi  nuovi  arrivati,  tirava
    sempre fuori un biglietto sgualcito con quelle parole e nient'altro, e
    per  questo lo chiamavano sempre Numero Venti.  Il secondino lo guarda
    dritto negli occhi e poi gli  dice  solennemente:  Venti,  gli  dice
    avr fiducia in te;  non mettere il tuo vecchio amico nei guai. No,
    ragazzo mio;  spero di averci  qualcosa  di  buono  qua  dentro  dice
    l'ometto; e cos dicendo si d un gran colpo sul panciotto, e gli esce
    una  lacrima  da  ciascun occhio,  cosa veramente straordinaria perch
    sembrava impossibile che l'acqua,  o qualcosa di simile,  potesse  mai
    toccare la sua faccia. Strinse la mano al secondino, e usc.
    - E non torn mai pi? - disse Mister Pickwick.
    -  Questa  volta avete sbagliato,  signore,  - rispose Mister Weller -
    perch torn indietro  con  due  minuti  di  anticipo,  schiumante  di
    rabbia,  dicendo  che per poco non andava sotto una carrozza pubblica,
    che a certe cose non era abituato,  e che gli cascassero gli occhi  se
    non scriveva al Sindaco di Londra.  Alla fine riuscirono a calmarlo; e
    per altri cinque anni non volle nemmeno guardare fuori dal cancello.
    - Alla fine dei quali, immagino, mor - disse Mister Pickwick.
    - No,  non mor,  signore - rispose Sam.  - Gli venne la curiosit  di
    andar a sentire la birra in una nuova bettola di fronte alla prigione,
    un  locale  molto  simpatico,  tanto che gli venne in mente di andarci
    tutte le sere,  e cos fece per molto tempo tornando  indietro  sempre
    regolarmente un quarto d'ora prima che chiudessero i cancelli, e tutto
    andava  nel  modo  migliore  e  pi piacevole.  Alla fine incominci a
    tornare un po' cotto, e non si accorgeva pi del tempo che passava,  o
    magari se ne infischiava e arrivava sempre pi tardi,  finch una sera
    il vecchio amico stava chiudendo il cancello (anzi aveva girato gi la
    chiave) quando lo vide tornare.  Aspetta un momento,  Bill dice lui.
    Come,  non  eri  gi  tornato,  Venti  ? dice il secondino dovresti
    essere dentro gi da un pezzo.  No,  non c'ero dice l'ometto con un
    sorriso.  Ah  s?  Allora  stammi  a  sentire,  amico,  gli  dice il
    secondino aprendo  il  cancello  lentamente  e  con  aria  severa  ho
    l'impressione  che  ti  sia  messo  a frequentare dei cattivi compagni
    negli ultimi tempi, e mi dispiace molto di doverlo constatare. Bene, a
    me non piace essere duro, dice ma se non sai regolarti da  solo  per
    tornare all'ora giusta,  com' vero che sei qui ti chiudo fuori, e sia
    finita!.  All'ometto gli prese uno spavento che  non  finiva  pi  di
    tremare, e non ebbe mai pi il coraggio di uscire dalla prigione!
    Quando Sam ebbe finito, Mister Pickwick torn lentamente indietro fino
    al pianterreno,  e rest per un poco pensieroso a passeggiare su e gi
    nel Cortile Dipinto, che, scesa la sera, era quasi deserto.  Poi disse
    a  Mister  Weller  che era tardi,  e che poteva andare,  e lo preg di
    cercarsi un letto in qualche  taverna  l  vicino,  e  di  tornare  al
    mattino  presto  per  predisporre  il  ritiro  del  suo guardaroba dal
    Giorgio e Avvoltoio.  Mister Samuel Weller si accinse a obbedire con
    la  miglior  grazia  che  seppe,  e tuttavia mostrando una grandissima
    riluttanza.  Si spinse perfino a fare parecchi  inutili  accenni  alla
    possibilit di coricarsi sul pavimento,  per quella notte; ma trovando
    Mister Pickwick  ostinatamente  sordo  a  qualsiasi  suggerimento  del
    genere, alla fine se ne and.
    Non  nasconderemo  che  Mister  Pickwick  si  sentiva molto depresso e
    inquieto; non per mancanza di compagnia,  perch la prigione era piena
    zeppa, e una bottiglia di vino gli avrebbe procurato immediatamente la
    fraterna  solidariet  di  alcuni  spiriti  eletti,  senza  bisogno di
    formalit o di presentazioni;  ma perch si  trovava  solo  tra  gente
    rozza e volgare,  e provava quel senso di scoraggiamento e di angoscia
    che sono la naturale conseguenza del sapersi chiuso e messo in gabbia,
    senza nessuna prospettiva di libert.  L'idea di riacquistarla cedendo
    ai raggiri di Dodson e Fogg non gli pass nemmeno per la testa.
    In  questo  stato  d'animo  risal  fino  al corridoio dello spaccio e
    passeggi lentamente su e gi. Il luogo era insopportabilmente sporco,
    e il fumo di tabacco dava alla gola.  C'era un  continuo  sbattere  di
    porte  per  tutta  la  gente  che entrava e usciva dalle stanze,  e il
    rumore delle voci e dei passi riecheggiava senza tregua nel corridoio.
    Una giovane donna con un bambino in braccio, cos denutrito e affamato
    che non avrebbe potuto reggersi nemmeno a quattro  zampe,  passeggiava
    su e gi nel corridoio parlando col marito,  che non aveva altro luogo
    per vederla. Quando gli passavano accanto Mister Pickwick poteva udire
    i singhiozzi della donna;  e una volta essa fu clta da una tale crisi
    di disperazione che dovette appoggiarsi al muro per sostenersi, mentre
    l'uomo prendeva il bambino in braccio e cercava di consolarla.  Mister
    Pickwick, che gi si sentiva il cuore gonfio,  non riusc a sopportare
    anche questo spettacolo;  sal al piano di sopra e decise di andarsene
    a letto.
    La stanza del guardiano,  bench non fosse  certo  accogliente  (sotto
    ogni  aspetto,  estetico e pratico,  era di gran lunga inferiore a una
    qualunque infermeria di una prigione  di  provincia),  aveva  in  quel
    momento il gran pregio di essere completamente deserta, fuorch per la
    presenza di Mister Pickwick stesso. Cos egli sedette ai piedi del suo
    lettuccio  di  ferro,  e incominci a pensare quanto poteva rendere al
    guardiano quella sudicia stanza,  nel corso  di  un  anno.  Dopo  aver
    soddisfatto  la  propria  curiosit  calcolando  che  la  camera  dava
    all'incirca la stessa rendita annua di una piccola via  nei  sobborghi
    di  Londra,  pass  a  domandarsi  quale  tentazione avesse mai potuto
    indurre  una  mosca  polverosa,  che  stava  arrampicandosi  sui  suoi
    calzoni,  a  entrare  nel  chiuso  di  una prigione,  con tanti luoghi
    all'aria aperta che si  offrivano  alla  sua  scelta,  e  arriv  alla
    necessaria  conclusione  che  l'insetto  era  pazzo.  Sistemato  anche
    questo,  incominci ad accorgersi di aver sonno;  e allora estrasse il
    berretto  da  notte  dalla  tasca in cui aveva avuto la precauzione di
    metterlo al mattino, e, spogliatosi con tutta calma,  entr in letto e
    si addorment.
    -  Bravo!  Tacco  e punta...  salta e striscia,  col piede...  via col
    vento,  Zefiro!  Nato e sputato per il Teatro dell'Opera,  quello  il
    tuo posto. Forza! Di!
    Queste  parole,   pronunziate  a  voce  altissima  e  accompagnate  da
    fragorosi scoppi di risa,  svegliarono Mister Pickwick da uno di  quei
    sonni  profondi  che,  quando siano durati mezz'ora,  sembra quasi che
    durino da tre settimane o da un mese.
    Non appena la voce si tacque, la camera fu scossa con tale violenza da
    far tintinnare i vetri  delle  finestre  e  tremare  i  letti.  Mister
    Pickwick  balz  a sedere e rimase per qualche minuto,  stupefatto,  a
    fissare in silenzio la scena che gli stava davanti.
    Sul pavimento della stanza un uomo  con  una  giacca  verde  a  larghe
    falde,  calzoni  corti  di  fustagno  e calze grigie di cotone,  stava
    eseguendo i passi pi noti di una danza  popolare  con  un'istrionesca
    parodia di grazia e leggerezza che, unite al suo costume perfettamente
    in carattere, era indicibilmente assurda. Un altro uomo, evidentemente
    molto ubriaco, e probabilmente trascinato sul letto dai suoi compagni,
    stava  a  sedere  fra  i  lenzuoli  mugolando tutto ci che riusciva a
    ricordare di una canzonetta, col tono e l'espressione pi patetica del
    mondo; mentre un terzo, seduto sopra un letto, applaudiva entrambi gli
    artisti con l'aria di un profondo intenditore,  e li incoraggiava  con
    quelle  esplosioni  di  entusiasmo  che  poco  prima avevano strappato
    Mister Pickwick dal suo riposo.
    Era,   quest'ultimo,   un  mirabile  esemplare  di  una  categoria  di
    gentiluomini che non raggiungono il loro pieno sviluppo se non in quei
    luoghi:  si  possono incontrare,  bench in uno stadio pi imperfetto,
    nei pressi delle scuderie e delle bettole;  ma non raggiungono mai  la
    loro  piena fioritura se non in quelle serre,  che sembrerebbero quasi
    create dal prudente legislatore al solo scopo di coltivarli.
    Era un tipo alto,  olivastro,  dai lunghi capelli neri e dalle basette
    folte  e cespugliose che gli si riunivano sotto il mento.  Non portava
    cravatta,  perch aveva giocato a palla a muro tutto il giorno,  e  il
    colletto  aperto della camicia le metteva in mostra,  in tutta la loro
    villosa esuberanza.  In testa portava un basco  di  tipo  francese  da
    diciotto  pence,  da  cui pendeva una nappa sgargiante che si intonava
    felicemente con una giacca ordinaria di fustagno.  Le gambe -  lunghe,
    ma  purtroppo debolucce - si ornavano di un paio di calzoni di tela di
    Oxford,  fatti apposta per mostrare la perfetta  simmetria  di  questa
    parte del suo corpo.  Ma,  essendo malamente affibbiati in cintura,  e
    pi che altro imperfettamente abbottonati,  cadevano in una  serie  di
    pieghe   non   proprio  graziose  su  un  paio  di  scarpe  abbastanza
    scalcagnate da mostrare un  paio  di  calze  bianche,  molto  sporche.
    Aveva, nel complesso, una sua grinta da teppista, da pirata, e un'aria
    da furfante fanfarone che valeva un per.
    Questo  individuo  fu  il  primo  ad accorgersi che Mister Pickwick li
    stava guardando;  e subito strizz l'occhio allo Zefiro e lo preg con
    beffarda gravit di non svegliare il signore.
    - Ah,  benedetta l'anima e il cuore onesto di questo signore!  - disse
    lo Zefiro voltandosi e fingendosi al colmo della sorpresa - il signore
    si  proprio svegliato. Ehi, dico, Shakespeare, piacere di conoscervi.
    Come stanno Mary e Sarah? E la cara vecchietta che aspetta? Siate cos
    gentile da mettere i miei saluti nella prima letterina che  mandate  a
    casa,  signore,  dicendo che non l'ho fatto prima perch temevo che si
    sciupassero durante il viaggio.
    - Non dar fastidio al signore con  tutti  questi  convenevoli,  quando
    vedi  benissimo  che   ansioso di bere qualcosa - disse quello con le
    basette,  con aria divertita.  - Perch non chiedi al signore che cosa
    vuole?
    -  Che  stupido,  me  n'ero  scordato!  - rispose l'altro.  - Che cosa
    volete, signore?  Volete vino di Porto o Xeres?  Io vi consiglierei la
    birra chiara,  o forse preferite assaggiare quella scura?  Concedetemi
    il privilegio di appendere il vostro berretto da notte, signore.
    Cos dicendo strapp questo indumento dalla testa di Mister Pickwick e
    lo infil velocissimo su quella  dell'ubriaco,  il  quale,  ben  fermo
    nella sua convinzione di deliziare una numerosa assemblea,  continu a
    mugolare la sua canzonetta con i pi malinconici accenti del mondo.
    Strappare un berretto da  notte  dalla  testa  del  suo  possessore  e
    metterlo  su  quella di uno sconosciuto dall'aria sudicia,  per quanto
    spiritosa possa sembrare la trovata in se stessa,   indubbiamente ci
    che  si chiama una presa di bavero.  Considerando la cosa sotto questo
    aspetto,  Mister  Pickwick,  senza  una  parola  di  preavviso,  balz
    vigorosamente  gi  dal  letto  e colp lo Zefiro con un tal pugno nel
    petto da togliergli gran parte  di  quel  soffio  che,  quando  non  
    zefiro,  si chiama fiato; poi, recuperato il suo berretto da notte, si
    mise coraggiosamente in posizione di guardia.
    - Su, - disse Mister Pickwick ansimando per l'eccitazione non meno che
    per lo sperpero di tante energie - fatevi avanti tutti e due...  tutti
    e due!  - Con questa sfida generosa. il degno signore comunic ai suoi
    pugni serrati un movimento rotatorio allo scopo di sgomentare  i  suoi
    nemici con uno sfoggio di tecnica.
    Fu  forse  l'inatteso  valore  di  Mister  Pickwick,  o  forse il modo
    complicato con cui era uscito dal letto e si era gettato  di  schianto
    addosso   al   ballerino,   che  impression  i  suoi  avversari.   Ma
    impressionati furono;  perch,  invece di compiere in quel posto e  in
    quel momento stesso un tentativo di omicidio in seguito a rissa,  come
    Mister Pickwick si aspettava, si fermarono, si guardarono negli occhi,
    e finalmente scoppiarono a ridere.
    - Bene,  siete un eroe,  e tanto pi mi piacete per questo - disse  lo
    Zefiro.
    -  Ora  tornate  subito  a  letto se non volete prendere i reumatismi.
    Senza rancore, eh?  - disse l'uomo,  porgendogli la mano,  grossa come
    quelle  che  si  vedono  talvolta  pendere  davanti  alla  porta di un
    guantaio.
    - Certo - si affrett a  dire  Mister  Pickwick;  perch,  adesso  che
    l'eccitazione era passata, incominciava a sentire freddo alle gambe.
    -  Fatemi l'onore - disse il signore con le basette porgendo la destra
    e calcando la erre.
    - Con molto piacere - disse Mister Pickwick;  e dopo una lunghissima e
    solennissima stretta di mano torn a letto.
    - Mi chiamo Smangle, signore - disse l'uomo con le basette.
    - Oh! - disse Mister Pickwick.
    - E io Mivins - disse l'uomo coi calzoni corti.
    - Sono lieto di saperlo - disse Mister Pickwick.
    - Ehm - toss Mister Smangle.
    - Dicevate? - disse Mister Pickwick.
    - Nulla, non ho parlato- disse Mister Smangle.
    - Mi sembrava che aveste parlato - disse Mister Pickwick.
    Tutto ci era molto corretto e piacevole; e, per rendere la situazione
    ancora   pi   facile,   Mister   Smangle   assicur  Mister  Pickwick
    ripetutamente che aveva un altissimo concetto  dei  sentimenti  di  un
    gentiluomo;  e questo,  certo,  gli faceva molto onore,  poich non si
    poteva nemmeno pensare che li conoscesse.
    - Dovete fare un salto in Tribunale? - rispose Mister Smangle.
    - Un salto dove? - disse Mister Pickwick.
    - In Tribunale,  Portugal Street: il Tribunale per il  Condono  dei...
    voi mi capite.
    - Ah, no - rispose Mister Pickwick. - No.
    - State per uscire, forse? - sugger Mivins.
    -  No,  purtroppo  -  rispose Mister Pickwick.  - Mi rifiuto di pagare
    certi danni, e per questo sono qui.
    - Ah! - disse Mister Smangle - la mia rovina  stata la carta.
    - Sarete cartolaio, immagino - disse Mister Pickwick innocentemente.
    - Cartolaio? No, no;  che mi venga un accidente,  piuttosto!  Non sono
    sceso  cos  in  basso.  Niente  commercio.  Quando dico carta intendo
    cambiali.
    - Ah,  usate la  parola  in  questo  senso.  Capisco  -  disse  Mister
    Pickwick.
    -  Maledizione!  Un  gentiluomo  pu  ben  andare  in rovina!  - disse
    Smangle. - E con questo? Eccomi qua nella Fleet. D'accordo. E poi?  Ci
    ho forse rimesso qualcosa?
    - Niente affatto - rispose Mister Mivins.
    E  aveva  pienamente ragione;  lungi dall'averci rimesso qualcosa,  ci
    aveva anzi guadagnato,  poich,  per rendersi  degno  del  posto,  era
    entrato  nel  gratuito  possesso di certi articoli di gioielleria che,
    molto tempo prima, avevano preso la strada del Monte di piet.
    - Be',  lasciamo andare,  - disse  Mister  Smangle  -  qui  si  lavora
    all'asciutto.  Sciacquiamoci  la  bocca  con un goccio di Xeres caldo;
    l'ultimo arrivato lo paga,  Mivins lo va a prendere,  e io  aiuter  a
    berlo.  Questa  mi  sembra un'onesta e signorile divisione del lavoro,
    che mi venga un accidente!
    Non desiderando rischiare un altro litigio, Mister Pickwick accolse di
    buon grado la proposta e consegn il danaro a Mister Mivins, il quale,
    essendo gi vicine le undici,  and senza indugio nello spaccio a fare
    la sua commissione.
    -  Dico,  -  sussurr Smangle non appena il suo amico ebbe lasciato la
    stanza - quanto gli avete dato?
    - Mezza sovrana- disse Mister Pickwick.
    - E' un simpaticone, di un'onest diabolica - disse Mister Smangle.  -
    Simpatico  in  modo  infernale.  Non conosco nessuno che lo sia pi di
    lui;  ma...  - qui Mister Smangle si ferm improvvisamente e scosse la
    testa con aria dubbiosa.
    -  Temete  che  possa  appropriarsi del danaro a proprio vantaggio?  -
    disse Mister Pickwick.
    - Oh, no! Badate bene che non dico questo;  ho detto espressamente che
      un  ragazzo  di  un'onest  diabolica,  - disse Mister Smangle - ma
    penso,  forse,  che se qualcuno andasse gi,  solo per controllare che
    non  bagni il becco nella brocca per disgrazia o faccia il malaugurato
    errore di perdere il resto per le scale,  sarebbe  meglio.  Ehi,  voi,
    signore,  fate  un  salto  gi  e date un'occhiata a quell'altro,  per
    favore.
    Queste parole furono rivolte a un ometto nervoso dall'aria timida,  il
    cui   aspetto  parlava  di  una  grande  povert,   e  che  era  stato
    rannicchiato sul suo letto fino a  quel  momento,  ancora  sbalordito,
    all'apparenza, dalla novit della sua situazione.
    -  Sapete  dov'  lo  spaccio,  -  disse  Smangle - correte gi e dite
    all'altro che  siete  venuto  ad  aiutarlo  a  portare  la  brocca.  O
    magari...  un momento... vi dir io che cosa... vi dir io come gliela
    faremo - disse Smangle con uno sguardo astuto.
    - Come? - disse Mister Pickwick.
    - Andategli a dire che deve spendere il resto in  sigari.  Formidabile
    trovata. Correte a dirglielo, capito? Non saranno sprecati, - continu
    Smangle rivolgendosi a Mister Pickwick - li fumer io.
    Questa   manovra  era  stata  cos  ingegnosa  e  condotta  con  tanta
    impassibile calma e padronanza di s,  che Mister Pickwick non avrebbe
    voluto sventarla anche se avesse potuto. Mister Mivins torn dopo poco
    portando  lo Xeres,  che Mister Smangle distribu in due piccole tazze
    sbrecciate: notando pensosamente, con riferimento a se stesso,  che un
    gentiluomo non deve guardare tanto per il sottile in certi momenti,  e
    che per parte sua non era tanto superbo da non voler bere alla brocca.
    Con la quale,  per mostrare la sua  sincerit,  immediatamente  brind
    alla compagnia tirandone un sorso che la vuot a mezzo.
    Stabilita  in questo modo una cordiale intesa,  Mister Smangle pass a
    intrattenere i suoi ascoltatori con un racconto di diverse  romantiche
    avventure  in  cui  di  tanto  in  tanto era rimasto coinvolto,  e che
    comprendevano vari interessanti aneddoti su un cavallo di razza  e  su
    una  magnifica  ebrea,  entrambi  di  impareggiabile  bellezza e assai
    bramati dalla grande e piccola nobilt dei nostri reami.
    Molto prima  che  questi  eleganti  estratti  dalla  biografia  di  un
    gentiluomo  fossero  conclusi,  Mister  Mivins  si era messo a letto e
    aveva incominciato a  russare  con  regolarit,  lasciando  al  timido
    sconosciuto e a Mister Pickwick tutto il beneficio delle esperienze di
    Mister Smangle.
    Ma  nemmeno  questi ultimi due ne rimasero edificati in proporzione al
    merito di quella commovente  narrazione.  Mister  Pickwick  stava  gi
    sonnecchiando  da un po' quando ebbe la vaga impressione che l'ubriaco
    si fosse rimesso a cantare la canzonetta e fosse gentilmente avvertito
    da Mister Smangle, per mezzo della brocca d'acqua,  che l'uditorio non
    si  trovava  disposto alla musica.  Poi Mister Pickwick cadde di nuovo
    addormentato con la confusa idea che Mister  Smangle  si  fosse  messo
    ancora a raccontare una lunga storia, il cui punto principale sembrava
    essere  questo:  che,  in una certa occasione descritta ed esposta con
    molta esattezza, egli aveva,  in un colpo solo,  girato una cambiale e
    raggirato un gentiluomo.





    CAPITOLO 42.
    Dove si illustra,  come nel precedente capitolo,  il vecchio proverbio
    che le avversit fanno accettare all'uomo strani compagni di letto.  E
    si  riferisce  inoltre  uno  straordinario  e sensazionale annuncio di
    Mister Pickwick a Mister Samuel Weller.

    Quando gli occhi di Mister Pickwick si aprirono,  la mattina dopo,  il
    primo  oggetto su cui si fermarono fu Samuel Weller,  seduto sopra una
    valigetta nera,  che guardava intensamente,  e in apparenza con estasi
    profonda,  la  maestosa  figura  dell'irruente Mister Smangle;  mentre
    Mister Smangle stesso, gi parzialmente vestito, sedeva sul suo letto,
    occupato nel tentativo disperatamente inutile di mettere in soggezione
    Mister Weller.  Diciamo disperatamente inutile  perch  Sam,  con  uno
    sguardo  globale che comprendeva il berretto,  i piedi,  la testa,  il
    volto,  le gambe,  e le basette  di  Mister  Smangle,  tutto  insieme,
    continuava a fissarlo dimostrando la pi viva soddisfazione,  e, per i
    sentimenti personali di Mister Smangle, lo stesso riguardo che avrebbe
    avuto di fronte a una statua di legno o a un Guy Fawkes impagliato.
    - Cosa c' da guardare; avete paura di non riconoscermi per la strada?
    - disse Mister Smangle aggrottando la fronte.
    - Giurerei di riconoscervi dappertutto - disse Sam allegramente.
    - Non siate impertinente con un gentiluomo - disse Mister Smangle.
    - Non lo sarei mai! - rispose Sam. - Se mi dite quando si sveglia, gli
    user un trattamento extra-super!  - Questa osservazione,  avendo  una
    remota  tendenza a insinuare che Mister Smangle non era un gentiluomo,
    accese la sua collera.
    - Mivins! - disse Mister Smangle rabbiosamente.
    - Che succede? - rispose questi dal suo letto.
    - Chi diavolo  questo tale?
    - Perdio,  - disse Mister Mivins mettendo pigramente un  occhio  fuori
    dalle coperte -  a te che lo chiedo. C' qualcosa che deve fare qui?
    - No - rispose Mister Smangle.
    -  Allora  scaraventalo gi dalle scale e digli che non osi alzarsi in
    piedi finch non vengo io a prenderlo a calci - ribatt Mister Mivins;
    e con questo pronto consiglio l'eccellente signore sprofond di  nuovo
    nel sonno.
    Poich  la  conversazione mostrava inequivocabili sintomi di diventare
    troppo personale,  Mister Pickwick  giudic  opportuno  intervenire  a
    questo punto.
    - Sam - disse Mister Pickwick.
    - Signore - rispose questi.
    - E' successo qualcosa di nuovo da ieri sera?
    -  Nulla  di particolare - rispose Sam con un'occhiata alla basette di
    Mister Smangle.  - Il luogo chiuso e l'aria pesante,  in queste ultime
    ore hanno favorito la crescita di certe erbe selvatiche,  di un genere
    fastidioso e maligno;  ma tranne questa eccezione  tutto  il  resto  
    tranquillo.
    - Mi alzer; - disse Mister Pickwick - datemi la roba pulita.
    Per  quanto  ostili  fossero  le intenzioni di Mister Smangle,  i suoi
    pensieri furono immediatamente deviati dall'aprirsi della valigia;  il
    cui contenuto parve ispirargli subito la pi favorevole opinione,  non
    solo di Mister Pickwick, ma anche di Sam, di cui disse subito,  a voce
    abbastanza alta per essere udita da quell'eccentrico personaggio,  che
    era un vero originale di razza,  e pertanto un uomo  fatto  secondo  i
    suoi  gusti.  Quanto a Mister Pickwick,  l'affetto che sentiva per lui
    non conosceva limiti.
    - Non c' nulla che possa fare per voi, caro signore? - disse Smangle.
    - Nulla che io sappia, grazie - rispose Mister Pickwick.
    -  Non  avete  biancheria  da  mandare  alla  lavandaia?  Conosco  una
    simpaticissima  lavandaia  di fuori,  che viene a prendere la mia roba
    due volte alla settimana; e, perbacco!  che diabolica fortuna!  Oggi 
    proprio  il  giorno che viene.  Volete che metta qualcosa delle vostre
    cosucce con le mie?  Non parlate di disturbo.  Al diavolo il disturbo!
    Se  un  gentiluomo in disgrazia non vuol muovere un dito per assistere
    un altro gentiluomo nelle stesse condizioni,  che cos' mai la  natura
    umana?
    Cos diceva Mister Smangle, accostandosi nel frattempo alla valigia il
    pi   possibile,   e   irradiando   occhiate   della  pi  fervente  e
    disinteressata amicizia.
    - Non avete qualcosa da far spazzolare fuori,  caro amico?  -  riprese
    Smangle.
    - No,  niente, bello mio - rispose Sam incaricandosi della risposta. -
    E forse,  se una buona spazzolata potessimo  darcela  fra  noi,  senza
    incomodare un estraneo,  ci sarebbe pi gusto per tutti, come disse il
    maestro al signorino che non voleva lasciarsi frustare dal bidello.
    - Insomma,  non c' proprio nulla che  possa  mandare  alla  lavandaia
    nella  mia  cassettina?  -  disse  Smangle  girandosi  da Sam a Mister
    Pickwick, con una cert'aria di sconfitta.
    - No,  niente,  signore,  - ribatt Sam - e ho paura che la cassettina
    sia piena da scoppiare anche solo con la roba vostra.
    Questo  discorso  fu  accompagnato  da  una occhiata cos espressiva a
    quella particolare porzione dell'abbigliamento di  Mister  Smangle  il
    cui  aspetto  rivela di solito l'abilit delle lavandaie nel preparare
    la biancheria,  che egli  fu  costretto  a  girare  sui  tacchi  e  ad
    abbandonare,  almeno  per  il momento,  ogni disegno sulla borsa e sul
    guardaroba di Mister Pickwick.  Si ritrov dunque di cattivo umore nel
    campo da gioco, dove fece una colazione leggera e salutare con un paio
    dei sigari acquistati la sera prima.
    Mister Mivins,  che non era fumatore, e il cui conto di piccoli generi
    coloniali aveva gi raggiunto il fondo  della  lavagna  ed  era  stato
    riportato a capo,  rest a letto, e, secondo le sue stesse parole, si
    rifece dormendo.
    Dopo aver mangiato in uno stanzino attiguo  allo  spaccio  (che  aveva
    l'imponente  titolo  di  Saletta,  e  il cui temporaneo occupante,  in
    cambio di una piccola aggiunta al conto,  aveva l'ineffabile vantaggio
    di  ascoltare  tutta  la  conversazione dello spaccio summenzionato) e
    dopo aver mandato Mister Weller a fare qualche necessaria commissione,
    Mister Pickwick and in portineria per consultare Mister Roker sul suo
    alloggio futuro.
    - Alloggio,  eh?  - disse questi,  consultando un gran registro.  - Ne
    abbiamo in abbondanza,  Mister Pickwick.  Il vostro numero di camerata
    sar il ventisette, al terzo piano.
    - Oh, - disse Mister Pickwick - il mio che cosa? Come avete detto?
    - Il vostro numero di camerata - rispose Mister Roker.- Ci siete?
    - Non del tutto - rispose Mister Pickwick con un sorriso.
    - Ecco,  - disse Mister Roker -  chiaro come il sole.  Vi  daremo  un
    biglietto  per la camerata numero ventisette al terzo piano,  e quelli
    che sono nella stanza saranno i vostri camerati.
    - Ce ne sono molti? - chiese Mister Pickwick dubbiosamente.
    - Tre - rispose Mister Roker.
    Mister Pickwick toss.
    - Uno di loro   un  parroco,  -  disse  Mister  Roker  riempiendo  un
    pezzetto di carta - un altro  macellaio.
    - Eh? - esclam Mister Pickwick.
    -  Un  macellaio  - ripet Mister Roker,  battendo sul tavolo la punta
    della penna per raddrizzarla. - Un tipo che non faceva le cose a met,
    vi  assicuro!  Ti  ricordi  di  Tom  Martin,  Neddy?   -  disse  Roker
    rivolgendosi  a  un  altro  carceriere che stava scrostandosi il fango
    dalle scarpe con un temperino a venticinque lame.
    - Io?  Come no!  - rispose questi,  pronunciando con grande enfasi  il
    pronome personale.
    -  Buon  Dio!  -  disse  Mister Roker,  scuotendo lentamente il capo a
    destra e a sinistra e guardando assorto fuori delle  inferriate,  come
    se  stesse  rievocando  amorosamente  una  dolce  visione  della prima
    giovent.  - Mi sembra ieri quando  pest  il  carbonaio  dietro  alla
    Volpe Rintanata,  laggi vicino al molo.  Mi par di vederlo,  mentre
    percorreva lo Strand tra due gendarmi,  un po' rinsavito  dalla  btta
    presa,  con  un  impacco  di  carta  inzuppata  nell'aceto sull'occhio
    destro, seguto da quel bellissimo mastino,  quello che poi azzann un
    ragazzetto. Che strana cosa  il tempo, vero, Neddy?
    Il  signore  a  cui erano rivolte queste osservazioni,  e che sembrava
    taciturno e pensieroso per natura,  si limit a far eco alla  domanda;
    Mister  Roker,  riscuotendosi dall'incanto di quelle poetiche e tristi
    rimembranze,  scese alla prosa della vita  quotidiana  e  ripigli  la
    penna.
    -  Sapete  chi    il  terzo?  -  chiese  Mister Pickwick,  non troppo
    soddisfatto dalla descrizione dei suoi futuri compagni.
    - Che tipo  quel Simpson, Neddy? - disse Mister Roker rivolgendosi al
    suo collega.
    - Quale Simpson? - disse Neddy.
    - S,  quello del ventisette,  al terzo piano,  la  camerata  dove  va
    questo signore.
    -  Ah,  quello!  -  rispose  Neddy.  - Non  nulla di preciso.  Era un
    mercante di cavalli brocchi una volta, ora imbroglia sulle corse.
    - Ah,  mi sembrava - rispose Mister  Roker  chiudendo  il  registro  e
    mettendo il pezzetto di carta in mano a Mister Pickwick. - Questo  il
    biglietto, signore.
    Molto  sconcertato  dalla  sommaria  sistemazione  che aveva ricevuto,
    Mister Pickwick torn verso l'interno della prigione meditando sul  da
    farsi. Convinto, per, che prima di prendere qualsiasi decisione fosse
    meglio  conoscere  e  avvicinare personalmente i tre signori coi quali
    gli era stato proposto di alloggiare, sal subito al terzo piano.
    Dopo aver brancolato nel corridoio per un po' di  tempo,  cercando  di
    decifrare  nella  penombra i numeri delle diverse porte,  alla fine si
    rivolse a un ragazzetto che stava eseguendo il suo lavoro mattutino di
    raccogliere le brocche sporche.
    - Qual  il ventisette, amico mio? - disse Mister Pickwick.
    - Cinque porte pi avanti - rispose il garzone.  - C' il ritratto  di
    un impiccato che fuma la pipa disegnato col gesso sulla porta.
    Guidato  da  questa informazione,  Mister Pickwick prosegu lentamente
    per il corridoio fino a incontrare  il  ritratto  di  signore  sopra
    descritto,  sul cui volto buss con la nocca del dito indice, dapprima
    dolcemente, poi pi forte. Dopo aver ripetuto pi volte, e senza alcun
    risultato,  quest'atto,  si azzard  ad  aprire  la  porta  e  a  dare
    un'occhiata dentro.  Nella stanza c'era solo un uomo,  che si sporgeva
    dalla finestra quasi al limite di perdere  l'equilibrio,  tutto  preso
    dal  tentativo  di  sputare  sul  cappello  di  un amico che stava nel
    cortile. Poich n parlare, n tossire, n starnutire, n bussare,  n
    alcun   altro   modo  normale  per  attrarre  l'attenzione  riusc  ad
    avvertirlo della presenza di  un  visitatore,  Mister  Pickwick,  dopo
    qualche  incertezza,  si  avvicin alla finestra e lo tir gentilmente
    per la falda della giacca.  L'individuo ritir immediatamente la testa
    e le spalle,  e squadrando Mister Pickwick da capo a piedi, gli chiese
    villanamente che diavolo  (o  magari  us  un'espressione  pi  forte)
    volesse da lui.
    -  Questo,  -  disse  Mister  Pickwick  consultando il suo biglietto -
    questo dovrebbe essere il ventisette, al terzo piano.
    - Ebbene? - rispose l'altro.
    - Sono venuto qui perch mi hanno dato questo pezzo di carta - riprese
    Mister Pickwick.
    - Fate vedere - disse l'altro.
    Mister Pickwick obbed.
    - Roker avrebbe potuto mandarvi in  qualche  altra  camerata  -  disse
    Mister  Simpson  (di  lui  si  trattava),  dopo  una  pausa  piena  di
    contrariet.
    Mister Pickwick era dello stesso  parere;  ma,  date  le  circostanze,
    ritenne che la pi elementare cortesia lo obbligasse a star zitto.
    Mister Simpson ci pens sopra per qualche minuto,  e poi,  mettendo il
    capo fuori dalla finestra, fece un fischio lacerante e url qualcosa a
    pi riprese.  Che cosa,  Mister Pickwick non pot  capire;  ma  doveva
    essere  il  soprannome  di  Mister  Martin,  perch  un gran numero di
    signori gi in cortile si mise immediatamente a gridare:  Macellaio!
    imitando  il  tono  di  voce  con  cui i membri di questa utile classe
    sociale annunciano tutti i giorni la loro presenza davanti ai cancelli
    delle case.
    I fatti che seguirono confermarono  la  prima  impressione  di  Mister
    Pickwick:   infatti   entro  pochi  secondi  un  signore  precocemente
    ingrassato,  col camiciotto azzurro della sua professione e un paio di
    stivali rovesciati dalle punte rotonde, entr nella stanza quasi senza
    fiato,  subito  seguto  da  un  altro signore con un abito nero molto
    stinto e un berretto di pelo di foca.  Quest'ultimo,  che  portava  la
    giacca abbottonata fino al mento alternando bottoni e spilli per tutta
    la  lunghezza  della bottoniera,  aveva una faccia rossa e volgare,  e
    l'aspetto di un prete ubriaco; e cos era in realt.
    Questi  due  signori  osservarono  a  turno  il  biglietto  di  Mister
    Pickwick,  l'uno esprimendo l'opinione che fosse un trucco,  l'altro
    la convinzione  che  fosse  un  guaio.  Avendo  manifestato  i  loro
    sentimenti in termini cos intelligibili, guardarono Mister Pickwick e
    si guardarono l'un l'altro in un silenzio imbarazzante.
    -  E'  una  bella  seccatura,  proprio quando c'eravamo sistemati cos
    comodamente - disse il prete dando un'occhiata a tre sporchi materassi
    arrotolati sopra una coperta, e che, durante il giorno,  occupavano un
    angolo  della  stanza  formando  una  specie  di  parapetto  su cui si
    trovavano  una  vecchia  catinella  incrinata,   una   brocca   e   un
    portasapone,  tutti di comune terracotta gialla con un fiore turchino.
    - Una gran bella seccatura.
    Mister Martin espresse la stessa  opinione  in  termini  alquanto  pi
    forti;  Mister  Simpson,  dopo  aver  rivolto  al  gruppo una serie di
    aggettivi qualificativi senza un solo sostantivo per accompagnarli, si
    rimbocc le maniche e incominci a lavare la verdura per il pranzo.
    Nel frattempo Mister Pickwick  aveva  osservato  la  stanza,  che  era
    sporca da far schifo e puzzava di chiuso in maniera intollerabile. Non
    c'era traccia di tappeto,  di tende,  o di persiane. Non c'era nemmeno
    un armadio. Del resto, se ci fosse stato,  non c'era molto da metterci
    dentro;  ma  pur  essendo  pochi di numero e di piccole dimensioni,  i
    resti di pane, i pezzetti di formaggio, le tovaglie umide, le ossa,  i
    capi di vestiario, le stoviglie rotte, i soffietti senza beccuccio, le
    forchette   senza   denti,   costituivano   uno  spettacolo  piuttosto
    spiacevole,  sparsi com'erano sul pavimento di una piccola stanza  che
    doveva servire da soggiorno e da camera da letto a tre uomini oziosi.
    - E' una cosa che si pu sempre risolvere - disse il macellaio dopo un
    silenzio abbastanza lungo. - Quanto volete per andarvene?
    -  Chiedo  scusa,  -  rispose  Mister  Pickwick  - che cosa dite?  Non
    capisco.
    - Quanti soldi volete per star fuori?  -  disse  il  macellaio.  -  Il
    prezzo di regola  due scellini e mezzo. Ne volete tre?
    - E sei pence - sugger l'uomo di chiesa.
    -  Per  me  va  bene;  sono  soltanto due pence a testa in pi - disse
    Mister Martin.  - Allora che ne dite?  Vi daremo tre scellini e  mezzo
    alla settimana. Forza!
    -  Suggelleremo  il  patto  con  un gallone di birra - fece eco Mister
    Simpson. - Su!
    - E lo berremo immediatamente - disse il prete.- Coraggio!
    - Io sono cos completamente all'oscuro delle regole di questo luogo -
    rispose Mister Pickwick - che  ancora  non  riesco  a  capirvi.  Posso
    alloggiare altrove? Io credevo di no.
    A  questa  domanda Mister Martin guard con espressione di grandissima
    sorpresa gli altri due,  e poi ognuno  di  loro  accenn  col  pollice
    destro  al  di  sopra della spalla sinistra.  Questo gesto,  malamente
    descritto a parole dalla frase eufemistica    uno  svitato,  quando
    compiuto  da  un  certo  numero di signore o signori abituati ad agire
    all'unisono, ha un effetto molto arioso e pieno di grazia,  ed esprime
    una lieve e scherzosa presa in giro.
    - Se potete? - ripet Mister Martin con un sorriso di compatimento.
    - Be',  se conoscessi la vita cos poco da fare certe domande,  vorrei
    mangiarmi il cappello e inghiottirmi  la  fibbia  -  disse  l'uomo  di
    chiesa.
    - Io pure - aggiunse solennemente quello che imbrogliava alle corse.
    Dopo questa prefazione introduttiva, i tre compagni informarono Mister
    Pickwick  che  il  denaro  era  nella Fleet esattamente quello che era
    fuori;  che gli avrebbe potuto procurare all'istante quasi  tutto  ci
    che  poteva  desiderare;  e che,  se ne aveva e non aveva difficolt a
    spenderlo,  bastava che esprimesse il desiderio di  avere  una  camera
    individuale  per ottenerla,  ammobiliata e messa a punto,  nel giro di
    mezz'ora.  Con ci le parti si separarono con reciproca soddisfazione:
    Mister  Pickwick  per  ritornare  in portineria;  e i tre compagni per
    raggiungere lo spaccio e quivi spendere i cinque scellini  che  l'uomo
    di chiesa, con ammirevole prudenza e preveggenza, gli aveva chiesto in
    prestito appositamente.
    - Lo sapevo! - disse Mister Roker gorgogliando, quando Mister Pickwick
    gli spieg la ragione per cui era tornato. - Non l'avevo detto, Neddy?
    Il  filosofico possessore del temperino universale grugni una risposta
    affermativa.
    - Lo sapevo che volevate una camera riservata, benedetto uomo! - disse
    Mister Roker.  - Lasciatemi vedere.  Avrete bisogno di qualche mobile.
    Penso  che  li  vorrete  prendere  in  affitto  da me.  E' la cosa pi
    semplice.
    - Con grande piacere - rispose Mister Pickwick.
    -  C'  una  bellissima  camera,  su,  al  piano  dello  spaccio,  che
    appartiene  a  un  prigioniero  dell'Alta  Corte  di Giustizia - disse
    Mister Roker.  - Vi coster una sterlina alla settimana.  Per voi  non
    sar certo troppo cara.
    - No, infatti - disse Mister Pickwick.
    -  Allora facciamo un passo fin l - disse Roker prendendo il cappello
    con gran sollecitudine.  - La cosa andr a  posto  in  cinque  minuti.
    Santo cielo, perch non me l'avete detto subito che eravate disposto a
    venirci incontro?
    La  cosa  fu presto sistemata,  come il carceriere aveva predetto.  Il
    prigioniero dell'Alta Corte era stato dentro abbastanza  a  lungo  per
    aver perso amici,  fortuna,  casa e felicit, e per aver acquistato il
    diritto di occupare una camera da solo.  Ma poich  si  trovava  assai
    spesso nella noiosa situazione di non avere un pezzo di pane,  ascolt
    con molto interesse la  proposta  di  affittare  la  stanza  a  Mister
    Pickwick,  l'accett  prontamente  e  acconsenti  a trasferirgliene il
    completo e indisturbato possesso contro il  pagamento  settimanale  di
    venti scellini; dalla cui somma inoltre si impegn a detrarre la cifra
    necessaria per allontanare ogni persona o persone che potessero venire
    assegnate a quella stanza.
    Nel  concludere  il contratto,  Mister Pickwick osserv il prigioniero
    con doloroso interesse. Era un uomo alto, scarnito, cadaverico, con un
    vecchio pastrano e le pantofole: aveva le guance infossate, e l'occhio
    ardente e irrequieto.  Le sue labbra erano esangui,  le ossa fragili e
    aguzze. Potesse aiutarlo Iddio! I denti ferrei della prigionia e delle
    privazioni lo avevano limato a poco a poco per vent'anni.
    -  E  voi  dove  vivrete  adesso?  - disse Mister Pickwick posando sul
    tavolo zoppo l'ammontare della prima settimana d'affitto,  a titolo di
    caparra.
    L'uomo raccolse il denaro con mano tremante,  e rispose che ancora non
    lo sapeva; doveva cercare un posto dove trasportare il suo letto.
    - Temo,  signore,  - disse Mister  Pickwick  posandogli  la  mano  sul
    braccio  con gentile compassione - temo che dovrete vivere in un posto
    rumoroso e pieno di gente. Dunque, vi prego, considerate vostra questa
    stanza ogni volta che avrete bisogno di quiete; o che un amico verr a
    trovarvi.
    - Amici! - lo interruppe l'uomo, mentre la voce gli tremava in gola. -
    Se giacessi morto nelle  viscere  della  pi  profonda  miniera  della
    terra, o in una bara ben avvitata e saldata a fuoco, o messo a marcire
    nella  fogna  buia  e  putrida  che  trasporta  il  suo  limo sotto le
    fondamenta di questa prigione,  non potrei essere  pi  dimenticato  e
    trascurato  di  quello  che sono.  Io sono un uomo morto: morto per la
    societ,  e non ho diritto nemmeno alla piet che  si  concede  a  chi
    giace in cimitero. Amici che vengano a trovarmi? Mio Dio! Sono rimasto
    qui sepolto dalla giovinezza alla vecchiaia, e non c' pi nessuno che
    possa  alzare  la sua mano sul mio letto di morte,  e dire: Per lui 
    meglio cos.
    L'eccitazione, che aveva gettato un'insolita luce sul suo volto mentre
    parlava, quando ebbe finito disparve; e,  premendo le mani rinsecchite
    l'una  contro  l'altra  con  gesto nervoso e disordinato,  l'uomo usc
    dalla stanza strisciando i piedi.
    - Ha fatto il suo sfogo!  - disse Mister Roker con un sorriso.  -  Eh,
    sono  come  gli  elefanti.  Ogni  tanto  se  ne  ricordano,  e  allora
    s'imbestialiscono.
    Fatta questa riflessione profondamente caritatevole,  Mister Roker  si
    dedic  ai propri affari con tanta sollecitudine che in breve tempo la
    camera fu ammobiliata con un tappeto,  sei seggiole,  una  tavola,  un
    divano-letto,  una  teiera,  e  vari  altri ammennicoli,  affittati al
    prezzo molto ragionevole di ventisette scellini e mezzo la settimana.
    - Allora,  c' qualcos'altro che posso fare per voi?  - chiese  Mister
    Roker  guardandosi  intorno  soddisfatto  e  facendo  sonare  in  mano
    allegramente l'affitto della prima settimana.
    - S, forse - disse Mister Pickwick,  che gi da un po' stava pensando
    a  qualcosa.  -  Non  c'  qualcuno  che  si  presti  a  fare  qualche
    commissione, e via dicendo?
    - Fuori, volete dire? - chiese Mister Roker.
    - Si. Che possa andar fuori. Non un prigioniero.
    - S,  c' - disse Roker.  - C' un povero diavolo che ha un amico  al
    reparto  dei  poveri,  e  che    contento  se ha da fare qualcosa del
    genere.  Sono  gi  due  mesi  che  si  arrangia  con  questi  piccoli
    straordinari. Debbo mandarvelo?
    - Ve ne prego - rispose Mister Pickwick.  - Anzi,  no.  Il reparto dei
    poveri, avete detto? Mi piacerebbe vederlo. Andr io da lui.
    Il reparto dei poveri di una prigione per debitori  ,  come  dice  il
    nome,  quello in cui  chiusa la pi miserabile e abietta categoria di
    debitori.  Un prigioniero assegnato al padiglione dei poveri non  paga
    affitto  n  diritti di coabitazione.  Sia per l'ammissione che per il
    rilascio,  paga alla prigione tassa ridotta;  e gli spetta una piccola
    razione  di  cibo,  a  cui  provvedono di tanto in tanto poche persone
    caritatevoli con somme irrisorie lasciate per  testamento.  Molti  dei
    nostri  lettori  ricorderanno  che,  fino  a pochi anni fa,  c'era una
    specie di gabbiotto di ferro incastrato nel muro esterno della  Fleet,
    con  dentro  un  uomo  dall'aria  affamata  che ogni tanto scuoteva un
    bussolotto e invocava con voce lamentosa: Fate la  carit  ai  poveri
    debitori,  fate  la  carit  ai  poveri  debitori.  Il  contenuto del
    bussolotto,  quando c'era,  veniva diviso fra i prigionieri poveri;  e
    gli  uomini  del  reparto  poveri  si alternavano in questa degradante
    bisogna.
    Bench quest'uso sia stato abolito e il gabbiotto sia stato murato, la
    condizione di quegli infelici  rimasta la stessa, misera e disperata.
    Noi  non  permettiamo  pi  che  si  rivolgano  alla  carit  e   alla
    compassione  del  passante,  alle  porte  della prigione;  ma lasciamo
    ancora intatta nelle pagine del nostro  codice,  per  la  reverenza  e
    l'ammirazione  delle et che verranno,  la giusta e provvida legge che
    vuole il violento malfattore nutrito e vestito, e il debitore senza un
    soldo abbandonato  a  morire  di  freddo  e  di  fame.  Questa  non  
    letteratura. Non passa settimana senza che alcuni di questi uomini, in
    ciascuna delle nostre prigioni per debitori,  non si trovino sul punto
    di morire lentamente per le torture della fame, se non vengono aiutati
    dai loro compagni di reclusione.
    Rimuginando su queste cose,  mentre saliva  la  stretta  scalinata  ai
    piedi  della  quale  Roker  lo  aveva  lasciato,  Mister  Pickwick era
    arrivato a poco a poco a scaldarsi oltre il punto di  ebollizione;  ed
    era  cos  eccitato  dalle  sue  riflessioni sull'argomento che piomb
    nella stanza indicatagli senza pi ricordarsi del luogo in cui  era  o
    dello scopo della sua visita.
    L'aspetto  generale  della  stanza  lo  richiam subito in s;  ma non
    appena ebbe posato gli  occhi  sulla  figura  di  un  uomo  che  stava
    meditando sopra un fuoco semispento, lasci cadere il cappello a terra
    e rimase immobile e attonito a guardarlo.
    Proprio cos: coi vestiti laceri e senza giacca, con una rozza camicia
    ingiallita e a brandelli, coi capelli pendenti sul viso e i lineamenti
    mutati  dalle  sofferenze e scarniti dalla fame,  l si trovava seduto
    Mister Alfred Jingle,  la testa appoggiata alla mano,  gli occhi fissi
    sul fuoco, e i segni della miseria e della rovina su tutta la persona.
    Accanto a lui, appoggiato al muro con aria indolente, stava un robusto
    provinciale  che  si  batteva  lo stivale destro con un frustino tutto
    consumato: il piede sinistro (era un uomo che si vestiva a tappe)  era
    ancora  infilato in una vecchia ciabatta.  Cavalli,  cani e liquori lo
    avevano portato l,  di comune accordo.  Su quell'unico stivale  c'era
    uno   sprone  arrugginito  con  cui  ogni  tanto  infilzava  il  vuoto
    dell'aria,  battendosi un gran colpo sullo stivale e mugolando  alcuni
    di  quei suoni che servono a un cavaliere per incitare il cavallo.  Si
    fingeva di correre chiss quale stremante percorso campestre,  in quel
    momento.   Povero  disgraziato!   Il  pi  veloce  animale  della  sua
    costosissima scuderia non lo aveva mai portato a un traguardo con met
    della fretta che lo aveva travolto nella corsa terminata nella Fleet.
    Al lato opposto della stanza un vecchio  sedeva  su  una  cassetta  di
    legno,  con  gli  occhi  fissi  sul  pavimento e il volto contratto in
    un'espressione  della  pi  profonda   e   disperata   sfiducia.   Una
    ragazzetta,  sua  nipote,  gli  stava  intorno,  sforzandosi con mille
    trucchi infantili di attirare la sua attenzione;  ma il vecchio non la
    vedeva  n  udiva.  La  voce  che  era stata la sua musica,  gli occhi
    ch'erano stati la sua luce,  non riuscivano a scuotere i  suoi  sensi.
    Gli  arti  malati tremavano,  e la paralisi gli insidiava il cervello.
    Nella stanza,  c'erano  ancora  due  o  tre  persone,  riunite  in  un
    gruppetto,  che  parlavano  rumorosamente fra loro.  E c'era una donna
    magra e patita, moglie di un prigioniero, che innaffiava con gran cura
    il gambo appassito di una  pianta  secca  e  gialliccia  che,  com'era
    facile capire,  non avrebbe mai pi dato una foglia verde: simbolo fin
    troppo fedele del compito ch'era venuta ad assumersi l.
    Queste furono le  cose  che  si  presentarono  alla  vista  di  Mister
    Pickwick, mentre si guardava intorno stupito. Lo riscosse il rumore di
    qualcuno  che  entrava  incespicando nella stanza.  Girando lo sguardo
    verso la porta,  i suoi occhi incontrarono il nuovo venuto;  e in lui,
    attraverso  i  cenci  e la sporcizia,  riconobbe i tratti familiari di
    Mister Job Trotter.
    - Mister Pickwick! - esclam Job ad alta voce.
    - Come?  - disse Jingle balzando in piedi  dalla  seggiola.  -  Gi...
    Proprio lui.  Buffo posto. E' strano. Mi sta bene. Veramente. - Mister
    Jingle cacci le mani nei buchi dove erano state le  tasche  dei  suoi
    calzoni, e lasciando cadere il mento sul petto, ricadde a sedere.
    Mister  Pickwick  era turbato: i due uomini avevano un aspetto davvero
    miserabile. Lo sguardo avido,  che Jingle aveva dato involontariamente
    a un pezzettino di coscia di montone crudo portato da Job,  diceva pi
    di quanto non avrebbero fatto due ore di spiegazione,  sullo stato  in
    cui  erano  ridotti.  Mister  Pickwick  guard Jingle con dolcezza,  e
    disse:
    - Vorrei parlarvi in privato. Volete uscire un momento?
    - Certo - disse Jingle alzandosi subito.  - Non andremo molto lontano.
    Non  c' pericolo che vi stanchiate,  qui.  Parco con cancellata.  Bel
    giardino.  Romantico ma non  molto  grande.  Aperto  al  pubblico.  La
    famiglia    sempre  in  citt.  Il  padrone  di casa non ti perde mai
    d'occhio. Veramente.
    - Avete dimenticato la  giacca  -  disse  Mister  Pickwick  mentre  si
    avviavano verso la scala, dopo aver chiuso la porta alle loro spalle.
    -  Eh?  - disse Jingle - L'ho prestata.  Un carissimo parente.  Lo zio
    Monte dei Pegni.  Non ho potuto dire di no.  Bisogna mangiare,  sapete
    bene. La natura ha i suoi bisogni... e via discorrendo.
    - Che volete dire?
    - Andata, mio caro signore. Ultima giacca. Niente da fare. Con un paio
    di stivali... ho mangiato due settimane. Un ombrello di seta... manico
    d'avorio... una settimana. E' un fatto. Parola. Chiedete a Job. Lui lo
    sa.
    -  Mangiato  per tre settimane con un paio di stivali e un ombrello di
    seta col manico d'avorio!  - esclam Mister Pickwick che aveva sentito
    parlare  di  cose  simili  soltanto  nelle  storie  di  naufragi o nei
    racconti polizieschi.
    - Proprio cos - disse Jingle annuendo.  - Monte dei  Pegni.  Ecco  le
    polizze. Piccole somme. Quasi nulla. Tutti ladri.
    - Oh,  - disse Mister Pickwick molto sollevato da questa spiegazione -
    adesso capisco. Avete impegnato il vostro guardaroba.
    - Tutto. Anche Job. Tutte le camicie andate. Pazienza. Si risparmia di
    lavarle.  Pi nulla fra poco.  A letto  malato.  Denutrizione.  Morte.
    Inchiesta. Fossa comune. Carcerato povero... morto d'inedia. Soffocare
    lo  scandalo.  I  signori  della  Giuria...  fornitori  del carcere...
    tengono la  cosa  per  s.  Morte  naturale.  Permesso  di  sepoltura.
    Funerale di terza classe. Mi sta bene. Tutto finito. Cala il sipario.
    Jingle  butt fuori questo singolare sommario delle sue prospettive di
    vita con la solita volubilit,  e con varie smorfie che  cercavano  di
    fingere  il sorriso.  Mister Pickwick si accorse facilmente che quella
    disinvoltura era falsa,  e  guardandolo  bene  in  faccia,  pur  senza
    mostrarsi indiscreto, vide che aveva gli occhi bagnati di lacrime.
    -  Brava persona,  voi - disse Jingle stringendogli la mano e voltando
    la testa da un'altra parte.  - Io,  sporco ingrato.  Puerile piangere.
    Non  riesco  a  trattenermi.   Febbre  maligna.   Debole...  malato...
    affamato.  Meritato tutto.  Ma molto sofferto.  Veramente.  - Incapace
    ormai di dominarsi pi oltre e forse spossato dallo sforzo,  il misero
    guitto sedette sugli  scalini  e  coprendosi  il  volto  con  le  mani
    singhiozz come un bambino.
    - Andiamo,  andiamo,  - disse Mister Pickwick molto commosso - vedremo
    che cosa si pu fare, quando mi avrete detto tutto. Ehi, Job;  dove si
    sar cacciato?
    - Sono qui, signore - rispose Job comparendo sulle scale.
    Diremo incidentalmente che, se in tempi migliori aveva avuto gli occhi
    profondamente  infossati,  ora,  in  quello  stato  di  miseria  e  di
    esaurimento,  sembrava quasi che se ne fossero andati tutti e  due  in
    vacanza.
    - Sono qui, signore- esclam Job.
    -  Avvicinatevi  -  disse Mister Pickwick cercando di sembrare severo,
    mentre  quattro  grosse  lacrime  gli  rotolavano  sul  panciotto.   -
    Prendete.
    Prendere  che  cosa?  A  rigor  di  termini  avrebbe  dovuto essere un
    manrovescio.  A regola di bzzica avrebbe dovuto essere  un  sonoro  e
    cordiale  cazzotto;   perch  Mister  Pickwick  era  stato  ingannato,
    mistificato e offeso da quel derelitto vagabondo che si trovava ora in
    suo potere.  Volete sapere la verit?  Si trattava invece di  qualcosa
    che usc dal taschino del panciotto di Mister Pickwick,  che rison in
    mano a Job, e la cui offerta, non si sa bene perch, fece brillare gli
    occhi e allarg il  cuore  del  nostro  eccellente  amico,  mentre  si
    allontanava in fretta.
    Quando  Mister  Pickwick  rientr nella sua stanza,  Sam era tornato e
    stava esaminando i miglioramenti compiuti con  una  specie  di  severa
    soddisfazione  molto  divertente  a vedersi.  Nettamente contrario per
    principio al soggiorno del suo padrone in quel  luogo,  Mister  Weller
    considerava suo preciso dovere morale non mostrarsi troppo contento di
    nulla che fosse fatto, detto, suggerito, o proposto.
    - Dunque, Sam - disse Mister Pickwick.
    - Dunque, signore - rispose Mister Weller.
    - Va abbastanza bene adesso, eh, Sam?
    -  Abbastanza,  signore  -  rispose  Sam  guardandosi intorno con aria
    piuttosto spregiativa.
    - Avete visto Mister Tupman e gli altri amici?
    - S,  li ho visti,  signore:  verranno  domani,  e  mi  sono  stupito
    moltissimo  sentendo  che  non  sarebbero venuti oggi stesso - rispose
    Sam.
    - Avete portato le cose che mi occorrono?
    Mister Weller rispose indicando vari pacchi che  aveva  sistemato  nel
    miglior modo possibile in un angolo della stanza.
    -  Benissimo Sam - disse Mister Pickwick dopo una breve esitazione.  -
    Fate attenzione a quello che sto per dire, Sam.
    - Certamente,  signore - rispose Mister Weller.  -  Fuoco  a  volont,
    signore.
    - Mi sono accorto fin dal principio,  Sam, - disse Mister Pickwick con
    aria molto solenne - che questo non  un luogo adatto per un giovane.
    - Nemmeno per un vecchio, signore - osserv Mister Weller.
    - Giustissimo, Sam, - disse Mister Pickwick - ma un vecchio pu venire
    qua dentro per propria trascuratezza o ingenuit,  mentre  un  giovane
    pu esserci trascinato dall'egoismo del suo padrone.  E' meglio, sotto
    ogni punto di vista,  che quel  giovane  non  rimanga  qui.  Mi  avete
    capito, Sam?
    -  No  certo,  signore,  non ho capito niente - rispose arcigno Mister
    Weller.
    - Fate uno sforzo, Sam - disse Mister Pickwick.
    - Ebbene,  signore,  - rispose Sam dopo una breve  pausa  -  credo  di
    sapere  a che cosa mirate;  e se quello che credo  giusto,  penso che
    stiate esagerando,  come disse il vetturino postale alla  tempesta  di
    neve che lo aveva ricoperto.
    -  Vedo  che  mi  avete  compreso,  Sam  -  disse  Mister Pickwick.  -
    Indipendentemente dal fatto che non desidero vedervi in un luogo  come
    questo,  forse  per  anni,  mi  sembra  una mostruosa assurdit che un
    debitore nella Fleet abbia un domestico al suo servizio. Sam,  - disse
    Mister Pickwick - per un po' di tempo dovete lasciarmi.
    - Ah s ?  Per un po' di tempo, vero, signore? - ribatt Mister Weller
    con tono sarcastico.
    - S.  Per tutto il tempo che rester in questo luogo,  - disse Mister
    Pickwick  -  continuer a pagare il vostro salario.  Ciascuno dei miei
    tre amici sar felice di prendervi, non fosse che per riguardo a me. E
    se mai lascer questo luogo,  Sam,  -  aggiunse  Mister  Pickwick  con
    allegria  forzata  -  se  mai  lo  lascer,  vi  do  la mia parola che
    tornerete con me immediatamente.
    - Ora vi dir io cosa c' di nuovo -  disse  Mister  Weller  con  voce
    grave  e solenne.  - Questo genere di cose non serve a niente,  perci
    non parliamone pi.
    - Io sono seriamente deciso a fare come ho detto,  Sam - disse  Mister
    Pickwick.
    - Ah s?  Siete deciso,  signore?  - disse Mister Weller fermamente. -
    Benissimo, signore. E allora lo sono anch'io.
    Cos dicendo Mister Weller si calc in testa il  cappello  con  grande
    precisione, e lasci bruscamente la stanza.
    - Sam! - gli grid dietro Mister Pickwick - Sam! Venite qua!
    Ma l'eco dei suoi passi si era spento nel lungo corridoio.  Sam Weller
    se n'era andato.











    CAPITOLO 43.
    Rovina economica di Mister Samuel Weller.

    In un camerone male illuminato e peggio ventilato,  che  si  trova  in
    Portugal Street, Lincoln's Inn Fields, siedono in permanenza per quasi
    tutto l'anno uno,  due,  tre, o quattro signori in parrucca, a seconda
    dei casi, dietro piccole scrivanie costruite come quelle in uso presso
    i giudici del nostro paese,  tranne la lucidatura  di  tipo  francese.
    Alla loro destra c' un banco per gli avvocati;  a sinistra una gabbia
    per  i  debitori  insolventi;   e  un   piano   inclinato   di   facce
    straordinariamente  sporche sta loro di fronte.  Questi signori sono i
    Commissari del Tribunale dei Debitori Insolventi,  e il luogo  in  cui
    siedono  il Tribunale dei Debitori stesso.
    Singolare  destino  di  questo  Tribunale  ,  ed    stato  da  tempo
    immemorabile, di essere considerato,  non si sa per quale ragione,  ma
    per  generale  consenso  di  tutti i parassiti pi meschini di Londra,
    come loro comune risorsa e quotidiano  rifugio.  E'  sempre  pieno.  I
    vapori della birra e delle bevande alcooliche salgono continuamente al
    soffitto, condensati dal calore, e scorrono gi dai muri come pioggia;
    ci  sono  pi vestiti vecchi l dentro in una sola volta di quanti non
    se ne vedano in tutta Houndsditch  durante  un  anno;  e  tante  facce
    sporche  e barbe grigie che tutte le fontane e i barbieri fra Tyburn e
    Whitechapel non basterebbero a renderle decenti,  lavorando  dall'alba
    al tramonto.
    Non  bisogna  credere che questa gente abbia l'ombra di un interesse o
    la  pi   lontana   relazione   col   luogo   che   frequentano   cos
    indefessamente.   Se   ne   avessero,   non   ci  sarebbe  ragione  di
    meravigliarsi,  e la stranezza della cosa cesserebbe.  Alcuni di  loro
    dormono  per  la  maggior  parte  delle  sedute;  altri si portano una
    piccola colazione che avvolgono nel fazzoletto,  o  che  spunta  fuori
    dalle  tasche logore,  e masticano e ascoltano con eguale piacere;  ma
    nessuno di loro,  a memoria d'uomo,  ebbe mai il pi piccolo interesse
    personale alle cause che si discutono.  Qualsiasi cosa accada,  stanno
    l seduti dal principio alla fine.  Quando piove molto  forte  vengono
    tutti l, bagnati zuppi, e in questo caso il Tribunale  cos pieno di
    vapore che sembra debbano nascervi i funghi.
    Un  visitatore  occasionale  potrebbe  scambiare  questo  luogo per un
    Tempio dedicato al Genio dello Sfacelo.  Non c' fattorino  o  usciere
    che  indossi  un  abito  fatto per lui;  non un uomo di aspetto sano o
    giovanile in tutto l'edificio,  tranne una piccola guardia dalla testa
    bianca e dalla faccia rubiconda: e anche lui,  come una ciliegia mezza
    conservata   sotto   spirito,    sembra   prosciugato   e    avvizzito
    artificialmente  per  raggiungere uno stato di conservazione a cui non
    aveva alcun diritto per natura.  Anche  le  parrucche  degli  avvocati
    difensori sono male incipriate e coi riccioli sfatti.
    Ma i procuratori che siedono a un gran tavolo nudo, sotto le scrivanie
    dei  Commissari,  rappresentano,  in  fondo,  la  maggiore  curiosit.
    L'organizzazione professionale del  pi  opulento  di  questi  signori
    consiste  in  una borsa per le carte e in un ragazzo,  generalmente di
    religione ebraica.  Non hanno studio,  e trattano i loro affari legali
    nelle  salette  delle  osterie  o nei cortili delle prigioni,  dove si
    dirigono in gruppo e vanno a caccia  di  clienti,  come  vetturini  di
    piazza.  Hanno  un  aspetto  untuoso e corrotto;  e se si pu dire che
    abbiano dei vizi,  i pi notevoli sono  forse  quelli  di  bere  e  di
    truffare  il prossimo.  Abitano generalmente nei dintorni,  pi o meno
    entro il raggio di un miglio dall'obelisco di Saint  George's  Fields.
    Il  loro  aspetto    piuttosto  sgradevole,  e  i loro modi piuttosto
    discutibili.
    Mister Solomon Pell, membro di questa illustre categoria,  era un uomo
    grasso,  floscio  e pallido,  con un soprabito che sembrava ora verde,
    ora bruno,  provvisto di un colletto di  velluto  della  stessa  tinta
    camaleontica. Aveva la fronte bassa, la faccia larga, la testa grossa,
    e il naso tutto storto da una parte, come se la Natura, sdegnata dalle
    tendenze  che  aveva  visto  in  lui al momento della nascita,  glielo
    avesse tirato cos rabbiosamente da lasciargli il  segno.  Ma,  poich
    era  asmatico  e  corto  di  collo,  il naso gli era preziosissimo per
    respirare: cos,  forse,  ci che gli mancava in bellezza riacquistava
    in utilit.
    - Sono sicuro di toglierlo dai pasticci - disse Mister Pell.
    - Davvero? - rispose la persona a cui era rivolta questa affermazione.
    -  Sicurissimo,  -  rispose  Pell  -  ma  se  foste  andato da qualche
    praticante non autorizzato,  ricordatevelo bene,  non  avrei  risposto
    delle conseguenze.
    - Ah! - disse l'altro con la bocca aperta.
    -  Non  avrei  potuto  risponderne  -  disse Mister Pell;  e sporse le
    labbra,  aggrottando le sopracciglia e scuotendo la testa con aria  di
    mistero.
    Il  luogo  dove avveniva questa conversazione era la bettola di fronte
    al Tribunale dei Debitori;  e l'interlocutore non era altri che Mister
    Weller  padre,  qui  venuto  per  portare conforto e consolazione a un
    amico, di cui si doveva discutere in quel giorno la richiesta di piena
    assoluzione, e il cui avvocato egli stava in quel momento consultando.
    - E dov' George? - chiese il vecchio.
    Mister Pell accenn con la testa in direzione di una saletta  interna,
    dove  Mister  Weller si diresse immediatamente,  salutato nel modo pi
    caloroso e lusinghiero da una mezza dozzina di colleghi e  confratelli
    molto  contenti  del  suo arrivo.  Il cocchiere insolvente,  che aveva
    contratto un'audace ma imprudente passione per il noleggio dei cavalli
    di posta,  per cui si trovava ora nei  pasticci,  aveva  un  magnifico
    aspetto e stava calmando la propria inquietudine interna con gamberi e
    birra.
    I  saluti  fra  Mister  Weller  e  i  suoi  amici furono stretta mente
    limitati alla simbologia del mestiere,  consistente nel far girare  la
    mano  destra intorno al polso e al tempo stesso sporgere il mignolo in
    fuori.  Conoscevamo due famosi vetturini (sono  morti  adesso,  poveri
    ragazzi), che erano fratelli gemelli e tra i quali esisteva un sincero
    e  devoto attaccamento.  Si incrociarono sulla strada di Dover tutti i
    giorni per ventiquattro anni,  e non si scambiarono mai  altro  saluto
    che questo;  ma, quando uno mor, l'altro incominci a deperire e dopo
    poco lo segu nella tomba!
    - Ehi,  George - disse Mister Weller senior togliendosi il pastrano  e
    sedendosi con la solita gravit. - Come vanno le cose? L'imperiale sta
    a posto, e dentro  pieno?
    - Tutto a posto, vecchio mio - rispose il signore nei pasticci.
    - La cavalla grigia  stata venduta a qualcuno? - chiese Mister Weller
    ansiosamente. George annu.
    - Ben fatto, - disse Mister Weller - e alla carrozza ci avete pensato?
    -  L'ho messa in un posto sicuro - rispose George facendo schizzare le
    teste di una mezza  dozzina  di  gamberi  e  ingoiandoli  senza  altre
    complicazioni.
    - Benissimo, benissimo! - disse Mister Weller. - Bisogna sempre badare
    al  freno  quando  si  va in discesa.  E' tutto chiaro e in regola sul
    foglio di via?
    - L'inventario,  signore?  - disse Pell  indovinando  il  pensiero  di
    Mister  Weller.  -  L'inventario    il pi chiaro e soddisfacente che
    penna e inchiostro possano fare.
    Mister  Weller  fece  un  cenno  di  assenso  che  esprimeva  la   sua
    approvazione di questi preparativi;  poi, rivolgendosi a Mister Pell e
    indicando il suo amico George, disse:
    - Quand' che gli togliete la coperta?
    - Dunque, - ripose Mister Pell -  il terzo iscritto a ruolo,  e direi
    che  entro  mezz'ora  dovrebbe  venire  il suo turno.  Ho detto al mio
    impiegato che ci avverta quando si avvicina il momento.
    Mister  Weller  squadr  il  legale  da  capo  a  piedi   con   grande
    ammirazione, e disse enfaticamente:
    - E voi cosa bevete, signore?
    - Ecco,  veramente,  - rispose Mister Pell - voi siete molto... Parola
    d'onore,  non ho l'abitudine di...  E' ancora  mattina  presto,  e  in
    questo  momento  sono  quasi...  Un  bicchiere  di  rum  da tre pence,
    bambola.
    La damigella di servizio,  che aveva gi previsto l'ordinazione,  pos
    il bicchiere di liquore davanti a Pell, e si ritir.
    -  Signori,  -  disse  Mister  Pell  dando  un'occhiata circolare alla
    compagnia - alla vittoria del vostro amico!  Non  mi  piace  vantarmi,
    signori, non  nel mio stile; ma non posso fare a meno di dire che, se
    il  vostro  amico non avesse avuto la fortuna di cadere in mani che...
    ma non voglio dire quello che  stavo  per  dire.  Signori,  ai  vostri
    ordini!  -  Vuot  il  bicchiere tutto d'un fiato,  fece schioccare le
    labbra, e gir soddisfatto lo sguardo sulla riunione dei vetturini che
    lo guardavano come si guarda una specie di divinit.
    - Dunque, vediamo, - disse l'autorit legale - che cosa stavo dicendo,
    signori?
    - Stavate osservando, mi sembra,  che non sareste contrario a berne un
    altro - disse Mister Weller con scherzosa seriet.
    - Ah,  ah! - rise Mister Pell. - Non  cattiva, non  cattiva. Sono un
    professionista, non ci pensate?  A quest'ora di mattina sarebbe troppo
    comodo abbandonarsi a... Be', non so neanch'io, mio caro... ordinatene
    pure un altro, se volete. Ehm!
    Quest'ultimo  suono  era  un  colpo  di  tosse solenne e dignitoso che
    Mister  Pell  ritenne  necessario,  osservando  che  alcuni  dei  suoi
    ascoltatori mostravano una sconveniente tendenza all'allegria.
    - Il defunto Lord Cancelliere, signori, aveva un debole per me - disse
    Mister Pell.
    - E' una cosa che lo mette in buona luce - intervenne Mister Weller.
    - Sentiamo,  sentiamo,  - rincar il cliente di Mister Pell - e perch
    non avrebbe dovuto avercelo?
    - Ah! Sicuro! - disse un uomo rosso in faccia, che fino a quel momento
    era stato zitto,  e che con ogni probabilit lo sarebbe rimasto  anche
    in seguito. - Perch non avrebbe dovuto?
    Un mormorio di approvazione corse fra i presenti.
    - Mi ricordo, signori, - disse Mister Pell - di una volta che pranzavo
    con  lui;  eravamo solo noi due,  ma era un pranzo sontuoso come se ci
    fossero state venti persone: il gran sigillo sopra  un  tavolino  alla
    sua destra,  e un uomo in parrucca di gala e giustacuore che faceva la
    guardia alla mazza,  con la spada sguainata e le calze  di  seta...  e
    questo in continuazione,  signori,  notte e giorno. A un tratto disse:
    Pell, disse senza falsi pudori, Pell. Voi siete un uomo di talento;
    potete far assolvere qualsiasi  debitore  in  Tribunale,  Pell;  e  il
    vostro paese dovrebbe essere orgoglioso di voi.  Queste furono le sue
    precise parole.  Mylord, dissi voi mi adulate.  Pell, disse  lui
    mi venga un accidente se vi ho adulato.
    - Cos disse? - chiese Mister Weller.
    - Cos - rispose Pell.
    -  Be'!  -  disse  Mister  Weller.  - Allora io dico che il Parlamento
    avrebbe dovuto accusarlo di spergiuro: se fosse stato un poveretto  lo
    avrebbe fatto certamente.
    - Ma,  amico mio carissimo, - ragion Mister Pell - parlavamo in forma
    privata.
    - In cosa? - disse Mister Weller.
    - In forma privata.
    - Ah! Benissimo! - rispose Mister Weller dopo breve riflessione.  - Se
    voleva un accidente in forma privata, naturalmente  un'altra cosa.
    - Naturalmente - disse Mister Pell.  - La distinzione  ovvia,  capite
    bene.
    - Cambia completamente le cose - disse Mister  Weller.  -  Proseguite,
    signore.
    -  No,  non  voglio  proseguire pi oltre - disse Mister Pell con voce
    bassa e seria. - Voi mi avete ricordato, signore, che si tratt di una
    conversazione  confidenziale...  privata  e  confidenziale,   signori.
    Signori,  io sono un avvocato.  Pu darsi che sia tenuto in gran conto
    nella mia professione,  pu darsi di no.  C' molta gente che potrebbe
    dirlo.  Io  non  dico nulla.  Sono gi state fatte,  in questa stanza,
    osservazioni ingiuriose per la memoria del mio  nobile  amico.  Dovete
    scusarmi,  signori;  sono  stato  indiscreto.  Sento  che non avevo il
    diritto di ricordare questo episodio senza il  suo  consenso.  Grazie,
    signore, grazie. - Cos dicendo Mister Pell si cacci le mani in tasca
    e girando intorno lo sguardo severamente offuscato,  fece risonare tre
    monete da mezzo penny con terribile risolutezza.
    Questa virtuosa decisione era stata appena formulata quando il ragazzo
    e la borsa delle carte,  compagni  inesorabili,  piombarono  di  furia
    nella  stanza,  e  dissero (o per lo meno il ragazzo disse,  poich la
    borsa delle carte non prese parte all'annuncio) che la causa stava per
    incominciare.  Appena ricevuta la  notizia,  tutti  attraversarono  in
    fretta  la  strada e si gettarono nella mischia per riuscire a entrare
    nell'aula: cerimonia preparatoria che,  nei casi ordinari,  si calcola
    possa richiedere dai venticinque ai trenta minuti.
    Mister Weller, che era grande e grosso, si lanci subito in mezzo alla
    calca  con la temeraria speranza di sbucare alla fine in qualche posto
    che andasse bene per  lui.  Ma  il  successo  non  fu  pari  alle  sue
    aspettative, perch, avendo trascurato di togliersi il cappello, ci fu
    qualcuno  non  meglio  identificato,  sui  piedi  del quale egli aveva
    pestato con notevole forza,  che glielo  cacci  immediatamente  sugli
    occhi.  Ma  subito  dopo costui sembr pentirsi della sua impetuosit,
    perch,  borbottando un'indistinta esclamazione di sorpresa,  tir  il
    vecchio  fuori  dalla mischia,  nel vestibolo,  e dopo sforzi violenti
    riusc a liberargli il viso e la testa.
    - Samuel!  - esclam Mister Weller quando fu in grado di vedere il suo
    salvatore.
    Sam annu.
    -  Sei proprio un ragazzo rispettoso e affezionato,  sei,  davvero!  -
    disse Mister Weller.  - Dare una sberla a tuo padre negli  anni  della
    vecchiaia!
    -  Come potevo sapere che eri tu?  - rispose il figlio.  - O credi che
    dovessi riconoscerti dal peso?
    -  Be',  questo    vero,  Sammy,  -  rispose  Mister  Weller,  subito
    raddolcito - ma che stai facendo qui? Non  qui che il tuo padrone pu
    guadagnarci  qualcosa,  Sammy.  Non  gli  passeranno il verdetto,  non
    glielo passeranno,  Sammy.  - E Mister  Weller  scosse  la  testa  con
    solennit tutta legale.
    -  Ma  non  finir  mai  questa  storia!  -  esclam Sam.  - Prima gli
    "allib",  adesso i verdetti,  e chiss poi.  Chi ha  mai  parlato  di
    verdetti?
    Mister Weller non rispose, ma scosse nuovamente la testa con l'aria di
    quello che se ne intende.
    -  Smetti  di  traballare con la testa,  se non vuoi che ti partano le
    molle,   -  disse  Sam  con  impazienza  -  e  comportati  da  persona
    ragionevole. Mi son fatto tutta la strada fino al Marchese di Granby
    per cercarti, ieri sera.
    - E la Marchesa di Granby l'hai vista,  Sammy?  - chiese Mister Weller
    con un sospiro.
    - S - rispose Sam.
    - Che aspetto aveva quella brava donna?
    - Molto strano,  - disse Sam - mi sembra che stia sciupandosi a poco a
    poco  con  dosi esagerate di rum di ananasso,  e altre medicine troppo
    forti della stesso genere.
    - Dici davvero, Sam? - disse il vecchio ansiosamente.
    - S, certo - rispose il giovane.
    Mister Weller afferr la mano del figlio,  la  strinse,  e  la  lasci
    cadere.  L'espressione del suo volto,  mentre cos faceva,  non era di
    dolore o di apprensione, ma aveva piuttosto il carattere dolce e soave
    della speranza.  Una luce di  gioconda  rassegnazione  gli  pass  sul
    volto,  mentre  diceva  lentamente:  -  Non  ne sono del tutto sicuro,
    Sammy;  non voglio dire di averne l'assoluta certezza,  perch  potrei
    restar deluso in seguito,  ma mi sembra, ragazzo mio, mi sembra, dico,
    che il pastore abbia preso il mal di fegato!
    - Ha una cattiva cera? - chiese Sam.
    - E' molto pallido,  - rispose suo padre - tranne il naso  che    pi
    rosso di prima. L'appetito va maluccio, ma beve come una spugna.
    Il  pensiero del rum sembr turbare la mente di Mister Weller,  mentre
    diceva queste parole,  poich si fece  triste  e  pensieroso;  ma  ben
    presto  si  riprese,  come prov quel perfetto alfabeto di ammicchi al
    quale  era  solito  abbandonarsi  solo   nei   momenti   di   maggiore
    soddisfazione.
    - Bene,  - disse Sam - veniamo al mio affare. Apri solo le orecchie, e
    non dir nulla finch non ho finito. - Dopo questo breve preambolo, Sam
    rifer nel modo pi succinto che gli fu possibile l'ultimo  memorabile
    colloquio che aveva avuto con Mister Pickwick.
    -  Starsene l da solo,  pover'uomo,  - esclam Mister Weller senior -
    senza nessuno che lo difenda! Non va bene, Samuel, non va bene.
    - Certo che non va bene! - disse Sam. - Lo sapevo prima di venir qui.
    - Perbacco, quelli se lo mangiano vivo, Sam - esclam Mister Weller.
    Sam espresse con un cenno del capo la stessa opinione.
    -  E'  entrato  piuttosto  crudo,   Sammy,   -  disse  Mister   Weller
    metaforicamente  -  e  ne  uscir cos cotto e bruciato che i suoi pi
    cari amici non potranno riconoscerlo.  Il piccione  arrosto  non  sar
    nulla a confronto, Sammy.
    Ancora Sam Weller annu.
    - Non si pu permetterlo, Sammy - disse Mister Weller gravemente.
    - Non si deve - disse Sam.
    - No certo - disse Mister Weller.
    - Be', - disse Sam - la parte del profeta la sai fare molto bene, come
    quel  Nixon  dalla  faccia rossa che  dipinto sugli almanacchi da sei
    pence.
    - Chi , Sammy? - chiese Mister Weller.
    - Poco importa chi sia,  - ribatt Sam - non  un vetturino,  e per te
    basta questo.
    -  Conoscevo  uno stalliere che si chiamava cos - disse Mister Weller
    meditando.
    - Non era lui; - disse Sam - il signore che dico io era un profeta.
    - Che cos' un profeta? - chiese Mister Weller,  guardando severamente
    il figlio.
    -  Be',  un  uomo  che dice quello che deve ancora succedere - rispose
    Sam.
    - Mi sarebbe piaciuto conoscerlo Sammy,  - disse Mister Weller - forse
    avrebbe  potuto  illuminarmi  su  quel mal di fegato di cui ti parlavo
    poco fa. Per, se  morto e non ha lasciato il mestiere a nessuno,  la
    questione    chiusa.  Va  avanti,  Sammy - disse Mister Weller con un
    sospiro.
    - Bene,  - disse Sam - hai  profetizzato  e  predetto  ogni  cosa  che
    accadr al principale,  se resta solo. Ma per evitarlo non vedi nessun
    sistema?
    - No,  Sammy - disse Mister Weller con faccia  pensosa.  -  Nessuno  -
    disse  Mister Weller.  - A meno che...  - e uno sprazzo d'intelligenza
    gli illumin la faccia,  mentre abbassava la voce  in  un  sussurro  e
    accostava  la  bocca all'orecchio del suo rampollo - a meno che non si
    possa farlo  uscire  arrotolato  in  un  materasso,  all'insaputa  dei
    secondini, Sammy, o vestito da vecchia con un velo verde.
    Sam  Weller accolse tutte e due le proposte con inatteso disprezzo,  e
    rifece la domanda.
    - No,  - disse il vecchio - se non vuole che ti  fermi  l,  non  vedo
    nessuna soluzione. E' un vicolo cieco, Sammy, un vicolo cieco.
    - Bene,  allora ti dico io come stanno le cose, - disse Sam - scusa il
    disturbo, e prestami venticinque sterline.
    - E con questo? - chiese Mister Weller.
    - Non ci pensare,  - rispose Sam - pu darsi che cinque minuti dopo tu
    le  rivoglia  indietro,  e  pu darsi che io mi rifiuti di pagare e ti
    mandi all'inferno.  Non vorrai fare  arrestare  tuo  figlio  per  quel
    denaro, e gettarlo nella Fleet, non  vero, padre snaturato?
    A  questa  risposta  di  Sam,  padre e figlio si scambiarono un intero
    codice telegrafico di gesti e ammicchi,  dopo di che il vecchio Mister
    Weller  si  sedette  su  uno scalino di pietra e rise fino a diventare
    paonazzo.
    - Ma che roba  questa! - esclam Sam, indignato per quella perdita di
    tempo.  - Bel gusto star  l  seduto  a  ridursi  la  faccia  come  un
    pomodoro, quando c' tanto da fare. Dov' il denaro?
    -  Nel portabagagli,  Sammy,  nel portabagagli - rispose Mister Weller
    ricomponendosi. - Tieni il cappello, Sammy.
    Liberatosi di questo ingombro,  Mister Weller  fece  compiere  al  suo
    corpo  una improvvisa torsione su un fianco,  e,  piegandosi con molta
    abilit,  riusc a ficcare la mano destra in una gran  tasca  da  cui,
    dopo  molto  ansimare  e  agitarsi,  riusc  a togliere un portafoglio
    grosso come un libro di discrete  dimensioni,  legato  con  una  larga
    cinghia di cuoio.  Dal portafoglio estrasse un paio di corregge per la
    frusta, tre o quattro fibbie, un campione di biada in un sacchetto,  e
    finalmente un piccolo rotolo di banconote sporche luride, da cui tolse
    la somma richiesta e la porse a Sam.
    -  E  adesso,  Sammy,  - disse il vecchio,  quando corregge,  fibbie e
    sacchetto furono tutti riposti nel portafoglio,  e questo  rimesso  in
    fondo alla tasca - adesso, Sammy, conosco un signore, qui, che far il
    resto senza perdere tempo: un uomo di legge, Sammy, che ha il cervello
    come  le  rane,  sparso  per tutto il corpo e che gli arriva fino alle
    unghie dei piedi;  un amico del Lord Cancelliere,  Sammy,  che se  gli
    dici di che cosa hai bisogno, ti fa rinchiudere per tutta la vita come
    niente fosse.
    - Ehi, - disse Sam - queste cose non mi piacciono.
    - Quali cose? - chiese Mister Weller.
    -   Be',   questi   sistemi  illegali  di  agire  -  rispose  Sam.   -
    L'"abeascorpus", ovvero dov' la carcassa?,  dopo il moto perpetuo 
    una delle pi felici invenzioni che siano mai state fatte.  L'ho letto
    sui giornali molte volte.
    - Ma che cosa vuoi fartene? - chiese Mister Weller.
    - Ora te lo dico: -  disse  Sam  -  voglio  lanciare  l'invenzione,  e
    servirmene per andar dentro.  Lasciamo fuori il Cancelliere, non mi va
    l'idea.  Potrebbe non essere pi tanto in gamba,  trattandosi di farmi
    uscire.
    Cedendo  su  questo  punto  ai  timori del figlio,  Mister Weller and
    subito in cerca del dottissimo  Solomon  Pell,  e  gli  rese  noto  il
    proprio desiderio di far spiccare subito un mandato di arresto, per la
    somma  di venticinque sterline pi le spese di processo,  da eseguirsi
    senza indugio sulla persona  di  un  certo  Samuel  Weller:  le  spese
    relative da pagarsi in anticipo a Solomon Pell.
    Il legale era raggiante perch il noleggiatore di cavalli nei pasticci
    era  stato  assolto con formula piena.  Approv altamente l'affetto di
    Sam per il suo padrone;  dichiar che questo gli  ricordava  vivamente
    quei  sensi di devozione che egli stesso aveva avuto pel il suo amico,
    il Cancelliere;  e subito condusse Mister Weller senior fino al Temple
    per  giurare  la  dichiarazione  del  credito non soddisfatto,  che il
    ragazzo, aiutato dalla borsa, aveva gi steso seduta stante.
    Nel frattempo Sam,  formalmente presentato al cocchiere assolto  e  ai
    suoi  amici come il rampollo di Mister Weller della Bella Selvaggia,
    era trattato con grande distinzione e invitato a festeggiare con  loro
    la   bella  occasione:  invito  che  non  ebbe  alcuna  riluttanza  ad
    accogliere.
    L'allegria dei  signori  di  quella  professione  ha  generalmente  un
    carattere  grave  e  tranquillo;  ma  l'occasione  era particolarmente
    festosa,  e comportava  un  certo  abbandono.  Dopo  qualche  brindisi
    alquanto tumultuoso al primo Commissario e a Mister Solomon Pell,  che
    aveva in quel  giorno  mostrato  un'abilit  cos  trascendentale,  un
    signore  con la faccia a chiazze e la sciarpa blu propose che qualcuno
    cantasse una canzone.  Il primo e pi naturale suggerimento fu che  il
    signore  dalla faccia a chiazze,  poich desiderava tanto una canzone,
    la cantasse lui stesso; ma il signore dalla faccia a chiazze oppose un
    fermo e piuttosto offensivo rifiuto.  Ne segu,  come accade spesso in
    simili casi, un colloquio piuttosto vivace.
    -  Signori,  -  disse  il noleggiatole di cavalli - per non disturbare
    l'armonia di questa lieta riunione,  forse Mister Samuel Weller  vorr
    favorire la compagnia.
    -  Credetemi,  signori,  -  disse Sam,  - io non sono molto abituato a
    cantare senza strumento;  ma tutto per il quieto  vivere,  come  disse
    quel tale quando divenne guardiano del faro.
    Con  questo  preambolo  Mister  Samuel  Weller  inton  senz'altro  la
    seguente ballata: bella e selvaggia canzone,  che ci  sembra  non  sia
    molto conosciuta e che pertanto vorremmo trascrivere. Vorremmo inoltre
    richiamare l'attenzione sul bisillabo finale del quarto verso, che non
    solo permette al cantore di prendere fiato,  ma giova molto anche alla
    metrica.


    Romanza.

    1.
    Il fiero Turpino una volta nel piano di Hounslow
    andava a cavallo di Bess, la sua fiera cavalla;
    allorch vide da lungi venir la carrozza
    del vescovo, che sulla strada correva, leee-hop!
    Si gett allora al galoppo, raggiunse i cavalli,
    e mise dentro la testa dal finestrino;
    e il vescovo disse: Di certo, se i galli son galli,
    la testa che vedo  la testa del fiero Turpino.

    Coro:
    E il vescovo disse: Di certo? se i galli son galli,
    la testa che vedo  la testa del fiero Turpino.

    2.
    Ribatte Turpino: Rimangiati questa parola
    condita con salsa piccante di palle di piombo;
    e sulla bocca gli punta una lunga pistola
    e gliela scarica gi per la gola, leee-hop!
    La sosta il cocchiere del vescovo pi non apprezza,
    e lancia i cavalli al galoppo, non certo pi al trotto,
    ma Dick con un paio di colpi la zucca gli spezza,
    e in questo modo lo induce a fermarsi di botto.

    Coro (sarcasticamente):
    Ma Dick con un paio di colpi la zucca gli spezza,
    e in questo modo lo induce a fermarsi di botto.


    - Io sostengo che questa canzone  offensiva per la categoria -  disse
    il  signore  dalla faccia a chiazze,  interrompendo a questo punto.  -
    Chiedo il nome di quel cocchiere.
    - Nessuno lo seppe - rispose Sam.  - Nelle sue tasche il biglietto  da
    visita non c'era.
    -  Protesto  contro  l'introduzione  della politica - disse il signore
    dalla faccia a chiazze.  - Faccio osservare  ai  presenti  che  questa
    canzone ha un colore politico;  cio che non  veritiera.  Affermo che
    il cocchiere non fugg affatto, ma che mor combattendo... combattendo
    come un gallo; e non ammetto che si dica il contrario.
    Poich il signore dalla faccia a chiazze parlava con grande energia  e
    risolutezza,  e  poich  le  opinioni  degli altri sembravano discordi
    sull'argomento,  gi si profilava la  minaccia  di  un  nuovo  alterco
    quando arrivarono molto opportunamente Mister Weller e Mister Pell.
    - Tutto a posto, Sammy - disse Mister Weller.
    -  L'ufficiale  giudiziario  sar  qui  alle  quattro in punto - disse
    Mister Pell. - Spero che non vorrete fuggire nel frattempo, vero?  Ah,
    ah!
    - Forse il mio crudele genitore,  nel frattempo, si lascer commuovere
    - rispose Sam con una smorfia.
    - No certo - disse Mister Weller senior.
    - Ti prego - disse Sam.
    - Assolutamente no - rispose quell'inesorabile creditore.
    - Ti far altrettante cambiali di sei pence al mese - disse Sam.
    - Non le accetto - disse Mister Weller.
    - Ah, ah, ah! Benissimo, benissimo, - disse Mister Solomon Pell mentre
    stava  facendo  la  nota  delle  sue  spettanze  -  un  litigio  molto
    divertente, davvero! Benjamin, copiate questo. - E Mister Pell sorrise
    ancora richiamando l'attenzione di Mister Weller sulla nota.
    -  Grazie,  grazie!  -  disse il professionista prendendo un altro dei
    biglietti bisunti che Mister Weller aveva tolto dal suo portafoglio. -
    Tre  sterline  e  dieci  pi  una  e  dieci  fanno  cinque   sterline.
    Obbligatissimo  a  voi,  Mister Weller.  Vostro figlio  un giovanotto
    pieno di meriti, veramente,  signore.  E' stato un bellissimo gesto da
    parte  di  un  giovane,  veramente - aggiunse Mister Pell con un dolce
    sorriso ai presenti, mentre intascava il denaro.
    -  Che  scherzo!   -  disse  Mister  Weller  senior  gorgogliando   di
    soddisfazione. - Un vero figlio prodigio!
    - Prodigo, un figliol prodigo - sugger amabilmente Mister Pell.
    - Non preoccupatevi, signore - disse Mister Weller con grande dignit.
    - Io so che ore sono. Quando non lo sapr lo chieder a voi, signore.
    Quando  arriv l'ufficiale,  Sam era divenuto cos popolare che quella
    riunione di gentiluomini decise di accompagnarlo in  massa  fino  alla
    prigione.  Cos  si  avviarono:  l'attore  e il convenuto a braccetto,
    l'ufficiale in testa,  e otto massicci  cocchieri  alla  retroguardia.
    Allo  spaccio della Cancelleria Centrale l'intera brigata si ferm per
    ristorarsi,  e,  ultimate le formalit legali,  il corteo si rimise in
    marcia.
    Qualche confusione nacque in Fleet Street,  perch gli otto signori di
    scorta si ostinavano allegramente a camminare per quattro: si  dovette
    inoltre lasciare indietro il signore dalla faccia a chiazze che si era
    fermato a fare a pugni con un facchino, rimanendo d'accordo che i suoi
    amici l'avrebbero ripreso al ritorno.
    Nessun altro incidente, tranne questi pochi, avvenne lungo il cammino.
    Arrivato  davanti  al  portone  della  Fleet  il  corteo,  a  un cenno
    dell'attore, lanci tre terribili evviva per il convenuto,  e,  quando
    tutti gli ebbero stretto la mano, lo lasciarono.
    Sam,  formalmente  consegnato  in  custodia  al guardiano con profonda
    meraviglia di Roker e con evidente emozione  dello  stesso  flemmatico
    Neddy,   pass   subito   nell'interno  della  prigione,   si  diresse
    immediatamente alla stanza di Mister Pickwick, e buss alla porta.
    - Avanti - disse Mister Pickwick.
    Sam comparve, si tolse il cappello, e sorrise.
    - Ah,  Sam,  mio caro ragazzo!  - disse Mister Pickwick  con  evidente
    gioia,  nel  rivedere  il  suo umile amico.  - Non avevo intenzione di
    ferire i vostri sentimenti, ieri,  con quello che vi dissi.  Posate il
    cappello,  Sam,  e  lasciate  che  vi  spieghi pi precisamente le mie
    intenzioni.
    - Non si potrebbe rimandare la cosa? - chiese Sam.
    - Certo, - disse Mister Pickwick - ma perch non farlo subito?
    - Preferirei non subito, signore - rispose Sam.
    - Perch? - chiese Mister Pickwick.
    - Perch... - disse Sam esitando.
    - Perch che cosa?  - chiese Mister Pickwick un po' allarmato dal modo
    di fare del suo domestico. - Parlate. Sam.
    -  Perch,  -  rispose  Sam  -  perch  avrei bisogno di sistemare una
    piccola questione.
    - Quale questione?  - chiese Mister Pickwick,  sorpreso dall'imbarazzo
    di Sam.
    - Niente di speciale, signore - rispose Sam.
    -  Allora,  se  non    niente  di  speciale,  - disse Mister Pickwick
    sorridendo - potete parlare prima con me.
    - Credo invece che farei meglio  a  sistemarla  subito  -  disse  Sam,
    ancora esitando.
    Mister Pickwick lo guard stupito, ma non disse nulla.
    - Il fatto ... - disse Sam, e si interruppe di colpo.
    - Ebbene? - disse Mister Pickwick. - Parlate dunque, Sam.
    -  Ecco,  il  fatto  - disse Sam con uno sforzo disperato - che forse
    farei bene a cercarmi un letto prima di qualsiasi altra cosa.
    - Un letto! - esclam attonito Mister Pickwick.
    - S,  un letto,  signore,  - rispose Sam - sono prigioniero  anch'io.
    Sono stato arrestato oggi nel pomeriggio, per debiti.
    -  Voi  arrestato  per  debiti?  - esclam Mister Pickwick lasciandosi
    cadere su una sedia.
    - S, per debiti, signore,  - rispose Sam - e l'uomo che mi ha mandato
    dentro non mi lascer uscire, finch non uscirete anche voi.
    -  Anime  sante  del  purgatorio!  - sbott Mister Pickwick.  - Ma che
    volete dire?
    - Quello che ho detto,  signore -  rispose  Sam.  -  Fosse  anche  per
    quarant'anni  di  seguito,  star  in  prigione  anch'io,  e  ne  sono
    felicissimo,  e se fosse stato Newgate per me era proprio  lo  stesso.
    Ormai l'ho fatto e indietro, perbacco, non si torna pi!
    Con  queste  parole,  che ripet una seconda volta con grande enfasi e
    veemenza, Sam Weller scaravent per terra il suo cappello in uno stato
    di eccitazione assolutamente insolito, e poi,  incrociando le braccia,
    guard il suo padrone fermo e fisso negli occhi.















    CAPITOLO 44.
    Tratta  di  diversi  fatterelli  che  accaddero  nella  Fleet,  e  del
    misterioso contegno di Mister Winkle;  e  fa  vedere  come  il  povero
    prigioniero dell'Alta Corte fu alla fine liberato.

    Mister  Pickwick  si sentiva troppo commosso dall'affettuosa devozione
    di Sam,  per potersi dimostrare  anche  solo  minimamente  irritato  o
    dispiaciuto   dell'imprudenza   con  cui  quest'ultimo  si  era  fatto
    rinchiudere volontariamente in  una  prigione  per  debitori,  per  un
    periodo  indefinito.  Il solo punto su cui continu a chiedere qualche
    chiarimento fu l'identit del creditore  di  Sam;  ma  con  la  stessa
    ostinazione Mister Weller si rifiut di rispondere.
    -  E'  inutile,  signore,  - diceva Sam tutte le volte -  una persona
    maligna  e   malintenzionata,   attaccata   al   denaro,   dispettosa,
    vendicativa;  con  un  cuore cos duro che nulla potrebbe commuoverlo,
    come osserv  quel  prete  caritatevole,  quando  il  vecchio  signore
    idropico  gli  disse  che,  tutto sommato,  pensava di lasciare il suo
    patrimonio alla moglie piuttosto che far costruire una cappella.
    - Ma riflettete,  Sam,  - protest Mister Pickwick - la somma    cos
    piccola che si pu pagare molto facilmente;  e poich mi sono deciso a
    tenervi qui,  capite anche voi quanto mi sareste pi utile se  poteste
    uscire dalla prigione.
    - Vi sono obbligatissimo,  signore, - rispose Mister Weller gravemente
    - ma preferisco di no.
    - Perch no, Sam?
    - Ecco,  non vorrei umiliarmi a chiedere un  favore  a  questo  nemico
    senza cuore.
    -  Ma  non   un favore chiedergli di riprendere il suo denaro,  Sam -
    argoment Mister Pickwick.
    - Chiedo scusa, signore,  - rispose Sam - ma pagarlo sarebbe rendergli
    un grande favore, e non lo merita: questo  il fatto.
    Mister  Pickwick  si gratt il naso con aria piuttosto contrariata,  e
    Mister Weller ritenne pi prudente cambiare discorso.
    - Ho preso la mia decisione per principio, signore,  - osserv Sam - e
    per la stessa ragione voi avete preso la vostra; e questo mi fa venire
    in  mente quell'uomo che si uccise per principio,  come avrete sentito
    dire certamente.  - A questo punto Mister Weller si  ferm,  e  guard
    allegramente il suo padrone con la coda dell'occhio.
    -  Non    il  caso di dire certamente,  Sam - disse Mister Pickwick
    schiudendosi a poco a poco al sorriso,  nonostante  le  preoccupazioni
    che la testardaggine di Sam gli aveva procurato. - La fama del signore
    in questione non ha mai raggiunto le mie orecchie.
    - Davvero?  - esclam Mister Weller.  - Voi mi stupite,  signore;  era
    impiegato in un ministero, signore.
    - Ah, ministero? - disse Mister Pickwick.
    - S, ministero,  signore - riprese Mister Weller.  - Ed era anche una
    persona  molto  simpatica:  uno  di quei tipi precisi e ordinati,  che
    mettono i piedi in quella specie di secchielli di gomma, quando piove,
    e non hanno amici pi cari del  bavero  di  pelo  del  loro  cappotto.
    Metteva da parte i soldi per principio, si cambiava la camicia tutti i
    giorni  per  principio,  non  parlava con nessuno dei suoi parenti per
    principio,  per paura che gli chiedessero soldi  in  prestito;  e  nel
    complesso  era  davvero  una  persona  simpaticissima.  Una volta ogni
    quindici giorni si faceva tagliare i capelli per principio,  e  quanto
    al  vestire  aveva  fatto  un  contratto  fondato  su questo principio
    economico: tre vestiti all'anno, restituendo quelli vecchi. Essendo un
    uomo abitudinario pranzava ogni giorno nello stesso  posto,  dove  con
    uno  scellino e nove si aveva diritto a tagliarsi la carne da soli;  e
    che bella fetta di carne da uno scellino  e  nove  si  tagliava!  Come
    diceva  sempre  il  padrone con le lacrime che gli rigavano la faccia.
    Senza contare l'arte con cui attizzava il fuoco d'inverno, che era una
    perdita secca di quattro pence e mezzo al giorno per  quel  brav'uomo,
    oltre  alla  sofferenza  che  provava  nel vederglielo fare.  Anche in
    questo era proprio un gran signore!  Il "Morning Post" dopo  l'ultimo
    che  si    prenotato  gorgheggiava  ogni giorno ancora sulla soglia.
    Cercatemi il "Times",  Thomas;  fatemi dare un'occhiata  al  "Morning
    Herald" quando  libero; non dimenticate di chiedere il "Chronicle"; e
    portatemi intanto l"'Advertiser",  per favore. Poi si metteva con gli
    occhi fissi sull'orologio e si precipitava fuori un quarto  di  minuto
    in  anticipo  per  far  la  posta al ragazzo che arrivava col giornale
    della sera,  e lo leggeva con interesse e perseveranza tali da portare
    gli  altri  avventori  al  limite  della  disperazione e della rabbia,
    specialmente un vecchio irascibile  che  il  cameriere  doveva  sempre
    sorvegliare  da  vicino  in  quei momenti,  per paura che non avesse a
    commettere un atto di violenza col  trinciante.  Dunque,  dicevo,  lui
    restava  l  nel  miglior  posto  del locale per altre tre ore,  senza
    prendere nulla dopo pranzo, tranne un po' di riposo;  poi se ne andava
    in un caff,  qualche traversa pi avanti, prendeva due tazze di caff
    e quattro focaccette,  e se ne andava a casa sua,  a  Kensington,  per
    mettersi  a letto.  Una notte si sente molto male: manda a chiamare il
    dottore, e il dottore arriva in un carrozzino verde, con una specie di
    predellino da Robinson Crusoe,  che poteva abbassare da  s  prima  di
    scendere  e  rialzare quando era salito,  in modo che il cocchiere non
    fosse costretto a muoversi e la gente non vedesse che la sua livrea si
    riduceva puramente alla giacca,  mentre i calzoni  erano  scompagnati.
    Cosa  c'? dice il dottore.  Sto malissimo dice il paziente.  Che
    cosa avete mangiato? dice il dottore.  Arrosto di vitello  dice  il
    paziente.  Qual   l'ultima cosa che avete messo nello stomaco? dice
    il dottore.  Focaccette dice il paziente.  Sono  quelle!  dice  il
    dottore.  Vi  mander  subito  una scatola di pillole,  e non dovrete
    prenderne  pi  dice.  Pi  di  che  cosa?  dice  il  paziente  di
    pillole?.  No,  di  focaccette  dice il dottore.  Perch? dice il
    paziente facendo un salto sul letto. Sono quindici anni che ogni sera
    mangio quattro focaccette per principio.  Bene,  allora sar  meglio
    che  smettiate  per  principio dice il dottore.  Le focaccette fanno
    bene,  signore dice il  paziente.  Le  focaccette  non  fanno  bene,
    signore  dice il dottore incominciando a scaldarsi.  Ma costano cos
    poco dice il paziente con aria pi remissiva e riempiono  tanto  per
    quel prezzo.  Per voi sarebbero care a qualsiasi prezzo;  care anche
    se vi pagassero gli altri per mangiarle  dice  il  dottore.  Quattro
    focaccette ogni sera dice vi liquideranno in sei mesi!. Il paziente
    lo  guarda  dritto  in faccia,  ci pensa sopra,  e alla fine dice: Ne
    siete  ben  sicuro,   signore?.   Ci  gioco   la   mia   reputazione
    professionale  dice  il  dottore.  Quante  focaccette credete che mi
    ucciderebbero, se le mangiassi tutte in una volta ? dice il paziente.
    Non saprei dice il dottore.  Credete che mezza corona di focaccette
    basterebbe?  dice il paziente.  Forse s dice il dottore.  Con tre
    scellini si potrebbe star certi, no? dice il paziente. Senza dubbio
    dice il  dottore.  Benissimo,  dice  il  paziente  buonanotte.  La
    mattina  dopo  si  alza,  accende  il  fuoco,  ordina  tre scellini di
    focaccette,  le fa tostare,  le mangia  tutte,  e  si  fa  saltare  le
    cervella.
    - E perch fece questo? - domand bruscamente Mister Pickwick, che era
    molto colpito dalla tragica fine della storia.
    - Perch lo fece,  signore?  - ribatt Sam. - Appunto per sostenere il
    grande principio che le focaccette facevano bene, e per dimostrare che
    nessuno gli avrebbe fatto cambiare sistema!
    Con tali diversivi e cambiamenti di discorso Mister  Weller  eluse  le
    domande  del  suo padrone,  la sera in cui prese alloggio nella Fleet.
    Alla fine,  dimostrandosi vana  ogni  affettuosa  rimostranza,  Mister
    Pickwick,  bench  riluttante,  permise  a  Sam  di  mettersi  con  un
    ciabattino calvo che affittava a settimana un letto in uno  sgabuzzino
    all'ultimo piano.  In quest'umile stanzetta Mister Weller trasport un
    materasso e il necessario per dormire, il tutto preso a nolo da Mister
    Roker;  e quando l'ora di coricarsi fu giunta si sentiva  gi  a  casa
    propria,  come  se fosse nato e cresciuto in prigione,  e tutta la sua
    famiglia avesse vegetato l dentro per tre generazioni.
    - Fumate sempre quando siete a letto, vecchio brocco?  - chiese Mister
    Weller al suo ospite quando entrambi si furono sdraiati.
    - Sempre, puledrino - rispose il ciabattino.
    -  Potrei  chiedervi  perch vi preparate il letto sotto la tavola?  -
    disse Sam.
    - Perch ero abituato a un baldacchino,  prima di venir qui,  e  trovo
    che  le  gambe  della  tavola  rispondono  allo  scopo  -  rispose  il
    ciabattino.
    - Avete del carattere, signore - disse Sam.
    - Non ho mai posseduto niente del  genere,  -  ribatt  il  ciabattino
    scuotendo  la testa - e se cercate una persona come si deve,  temo che
    non otterrete molto rivolgendovi a questo sportello.
    Durante questo breve  dialogo  Mister  Weller  era  sdraiato  sul  suo
    materasso  a  un'estremit  della  stanza,   e  il  ciabattino  anche,
    all'estremit opposta: la stanza era  illuminata  dalla  luce  di  una
    candela  di  sego  e  dalla  pipa del ciabattino che riluceva sotto la
    tavola come un carbone ardente.  La conversazione,  per quanto  breve,
    dispose  Mister  Weller molto favorevolmente verso il suo ospite;  per
    cui, sollevandosi su un gomito, lo osserv meglio di quanto non avesse
    ancora avuto tempo e voglia di fare.
    Era un uomo dal colorito giallastro (tutti i  ciabattini  lo  sono)  e
    aveva  una  barba  dura  e ispida (tutti i ciabattini ce l'hanno).  Il
    volto era un lavoro d'intaglio tutto grinze,  dall'aria stravagante  e
    bonaria,  con  due  occhi  che  un  tempo  dovevano essere stati molto
    allegri,  perch brillavano ancora.  L'uomo era  in  questo  mondo  da
    sessant'anni,  e sa il cielo da quanti era in prigione,  e perci quel
    barlume di allegria e di serenit nello sguardo era davvero singolare.
    Era un ometto piccolo,  e cos raggomitolato nel letto sembrava ancora
    pi  piccolo,  come  se  fosse stato senza gambe.  Aveva una gran pipa
    rossa in bocca,  e stava fumando e fissando la candela in uno stato di
    invidiabile tranquillit.
    -  Siete  qui da molto tempo?  - chiese Sam,  rompendo il silenzio che
    durava da un po'.
    - Dodici anni - rispose il ciabattino,  mordendo  la  cannuccia  della
    pipa nel parlare.
    - Disprezzo della Corte? - chiese Sam.
    Il ciabattino annu.
    -  Bene,  -  disse  Sam  con  una  certa  severit  -  e allora perch
    continuate a ostinarvi sprecando la vita,  che  preziosa,  in  questo
    enorme  porcile?  Perch  non  cedete e non dite al Cancelliere che vi
    dispiace molto di aver disobbedito alla Corte e che non lo farete pi?
    Il ciabattino spost la pipa all'angolo della  bocca,  sorrise,  e  la
    riport nel mezzo come prima; ma non disse verbo.
    - Perch? - disse Sam, testardo, insistendo nella sua domanda.
    -  Ah,  -  disse  il  ciabattino  - voi non ne sapete proprio nulla di
    queste cose. Ebbene, cosa credete che mi abbia mandato in rovina?
    - Ecco,  - disse Sam smoccolando la candela  -  immagino  che  abbiate
    incominciato facendo dei debiti.
    -  Non  ho  mai  dovuto un soldo a nessuno!  - disse il ciabattino.  -
    Riprovateci.
    - Be',  forse avete comprato delle case,  che  un modo  elegante  per
    dire  che si  impazziti;  o avete incominciato a costruire,  che  un
    termine medico per dire che si  incurabili.
    Il ciabattino scosse la testa e disse: - Riprovateci.
    - Non avrete fatto causa a qualcuno, spero! - disse Sam, come clto da
    un sospetto.
    - Non l'ho mai fatto in vita mia - rispose il ciabattino.  - La verit
     che mi sono rovinato perch ho avuto una eredit.
    - Ehi,  ehi,  - disse Sam - non attacca.  Vorrei avere un nemico ricco
    che cercasse di rovinarmi in questo modo. Non mi opporrei di certo.
    -  Oh,  vedo  che  non  mi  credete  -  disse  il  ciabattino  fumando
    tranquillamente  la  sua pipa.  - Non ci crederei neanch'io nei vostri
    panni; ma  vero dalla prima parola all'ultima.
    - E come and? - chiese Sam,  gi mezzo convinto dall'occhiata che gli
    aveva lanciato il ciabattino.
    - Cos: - rispose il ciabattino - un vecchio signore per cui lavoravo,
    un  signore  di  campagna,  di cui avevo sposato una parente povera (
    morta, Dio la benedica,  e siano rese grazie al Cielo!) fu preso da un
    colpo e se ne and.
    -  Dove?  -  chiese  Sam che aveva sonno,  stanco com'era dai numerosi
    eventi della giornata.
    - Come posso sapere dove and?  - disse  il  ciabattino  parlando  nel
    naso, mentre succhiava voluttuosamente la pipa. - Se ne and all'altro
    mondo.
    - Ah, cos - disse Sam. - E allora?
    -  Allora,  -  disse  il  ciabattino - lasci un'eredit di cinquemila
    sterline.
    - Molto gentile da parte sua - disse Sam.
    - Mille delle quali - continu il ciabattino - le lasci a me,  perch
    avevo sposato quella sua parente, capite?
    - Capisco - mormor Sam.
    -  E  siccome  era circondato da un numero di nipoti maschi e femmine,
    sempre in contrasto e in  lite  fra  loro  per  l'eredit,  mi  nomina
    esecutore  testamentario  e  mi  affida  tutto il resto a discrezione,
    perch lo divida fra di loro nel modo previsto dal testamento.
    - Che significa a discrezione? - chiese Sam svegliandosi un poco. - Se
    non era denaro contante, non potevate mica scappare con qualche ettaro
    di terra in tasca!
    - E' un termine legale, nient'altro- disse il ciabattino.
    - Mi sembra strano - disse Sam scuotendo la testa. - Di discrezione ce
    n' pochina in quella bottega. Comunque proseguite.
    - Insomma,  - disse il ciabattino - quando  andai  per  registrare  il
    testamento,  i  nipoti e le nipoti,  terribilmente delusi di non avere
    avuto tutto, misero un'impugnativa su di esso.
    - Che cos' un'impugnativa? - chiese Sam.
    - Uno strumento legale che   come  dire  fermi  tutti  -  rispose  il
    ciabattino.
    -   Capisco,    -   disse   Sam   -   una   specie   di   fratellastro
    dell'"abeascorpus". Benissimo.
    - Ma, - continu il ciabattino - vedendo che non riuscivano a mettersi
    d'accordo,  e non potevano quindi impugnare validamente il testamento,
    ritirarono  l'impugnativa e io pagai ogni legato.  Avevo appena finito
    di farlo quando un nipote fa causa per  annullare  il  testamento.  La
    causa  si discute qualche mese pi tardi,  davanti a un vecchio sordo,
    in una stanzetta dalle parti del cimitero di San Paolo;  e,  dopo  che
    quattro  avvocati ebbero impiegato un giorno per uno a confondergli la
    testa,  si prende una settimana o due per pensarci e per  leggere  gli
    atti del processo in sei volumi,  e poi sentenzia che il testatore non
    aveva il cervello a posto e pertanto io dovevo restituire il denaro  e
    pagare le spese.  Andai in appello: la causa fu discussa davanti a tre
    o  quattro  signori  molto  assonnati,   che  l'avevano  gi   sentita
    nell'altra Corte come semplici ascoltatori: la differenza, se riuscite
    a  capirla,    che  qui  li  chiamavano  dottori,  e nell'altra Corte
    delegati.  Essi confermarono doverosamente la  decisione  del  vecchio
    signore  di cui sopra.  Dopo di che andammo in cassazione,  e ci siamo
    ancora, e ci resteremo sempre. I miei avvocati si sono gi presi da un
    pezzo le mille sterline; e fra le responsabilit, come le chiamano,  e
    le spese,  sono qui per diecimila sterline, e qui mi fermer fino alla
    morte,  risuolando scarpe.  Certi signori hanno parlato di portare  la
    cosa in Parlamento, e l'avrebbero anche fatto, ma non avevano tempo di
    venire  da  me e io non potevo andare da loro.  Cos alla fine si sono
    stancati delle mie lunghe lettere e hanno lasciato cadere la  cosa.  E
    questa    verit di Vangelo,  non ho taciuto o esagerato nulla,  come
    sanno benissimo una cinquantina di persone dentro e fuori di qui.
    Il ciabattino s'interruppe per vedere l'effetto della  sua  storia  su
    Sam;  ma accorgendosi che si era addormentato, vuot la pipa, sospir,
    la ripose, si tir le coperte sulla testa, e si addorment anche lui.
    Il mattino dopo Mister Pickwick stava facendo colazione da  solo  (Sam
    era  occupato  a lucidargli le scarpe e a spazzolargli le ghette nella
    stanza del ciabattino), quando si ud bussare alla porta, e, prima che
    Mister  Pickwick  potesse  dire   avanti,   comparvero   una   folta
    capigliatura  e  un  berretto  di  velluto in cui non gli fu difficile
    riconoscere due propriet personali di Mister Smangle.
    - Come state?  - disse quella degna persona accompagnando  la  domanda
    con  serie  intere  di smorfie e gesticolamenti.  - Dicevo,  aspettate
    qualcuno stamattina?  Tre uomini,  ragazzi dall'aspetto diabolicamente
    signorile,  hanno chiesto di voi gi da basso,  e hanno bussato a ogni
    porta del pianterreno; i colleghi che hanno avuto il fastidio di dover
    aprire, li hanno coperti di infernali maledizioni.
    - Povero me! ma che sciocchi sono - disse Mister Pickwick alzandosi. -
    S, senza dubbio sono gli amici che aspettavo ieri.
    - Amici  vostri?  -  esclam  Smangle  stringendo  la  mano  a  Mister
    Pickwick.  - Non una parola di pi.  Mi venga un accidente,  da questo
    istante sono anche amici miei, e anche amici di Mivins. Diabolicamente
    simpatico, un tipo signorile quel Mivins, no? - disse Smangle con gran
    calore.
    - E' un signore  che  conosco  cos  poco,  -  disse  Mister  Pickwick
    esitando - che...
    - Lo so,  - intervenne Smangle prendendo Mister Pickwick per la spalla
    - lo conoscerete meglio. Vi piacer moltissimo. E' un uomo, signore, -
    disse Smangle con espressione solenne - di una  comicit  che  farebbe
    onore al Teatro di Drury Lane.
    - Ah, davvero? - disse Mister Pickwick.
    - Ah,  per Giove, s! - rispose Smangle. - Dovreste sentirlo quando fa
    i quattro gatti in carriola: quattro  gatti  uno  diverso  dall'altro,
    parola mia d'onore.  Capite che ci vuole un'abilit infernale!  Quando
    uno  capace di fare queste cose,  maledizione,  non pu non piacervi.
    Ha un solo difetto: quella debolezza di cui vi ho parlato, sapete.
    A  questo punto,  Mister Smangle scosse la testa con aria d'intesa,  e
    Mister Pickwick, credendo di dover dire qualcosa,  fece Ah! e guard
    con impazienza la porta.
    - Eh! - fece eco Mister Smangle con un lungo sospiro. - E' un compagno
    piacevolissimo  Mivins,  signore.  Non conosco un compagno migliore di
    lui;  ma ha quella sola debolezza.  Se tutt'a un tratto il fantasma di
    suo  nonno  sorgesse  di  fronte a lui,  gli chiederebbe di mettere la
    firma su una cambiale da diciotto pence.
    - Sul serio ? - esclam Mister Pickwick.
    - S,  - aggiunse Mister Smangle - e,  se avesse il potere di evocarlo
    un'altra  volta,  lo  farebbe  fra  due mesi e tre giorni,  per fargli
    rinnovare la cambiale!
    - Sono tratti molto notevoli,  - disse Mister Pickwick - ma temo  che,
    mentre  noi  chiacchieriamo,  i miei amici si trovino in imbarazzo non
    riuscendo a trovarmi.
    - Gli mostrer io la strada, - disse Smangle facendo un passo verso la
    porta - buon  giorno.  Non  vorrei  disturbarvi  quando  saranno  qui,
    sapete. Detto fra parentesi... - Nel dire queste ultime parole Smangle
    si  ferm  bruscamente,  richiuse  la  porta  che aveva aperto,  torn
    silenziosamente verso Mister Pickwick,  e gli si ferm vicino in punta
    di piedi bisbigliando con un filo di voce:
    -  Vi  scomoderebbe  prestarmi  mezza  corona  fino  alla  fine  della
    settimana prossima?
    Mister Pickwick riusc appena a nascondere un sorriso,  e cercando  di
    mantenersi  serio  tir  fuori  la  moneta  e la mise in mano a Mister
    Smangle; allora quest'ultimo,  con gran sciupio di cenni e di ammicchi
    che  alludevano  a qualcosa di profondamente misterioso,  scomparve in
    cerca dei tre ignoti visitatori coi quali ben presto ritorn; e,  dopo
    aver  tossito  tre volte e annuito altrettante per assicurare a Mister
    Pickwick che non avrebbe scordato di restituirgli il denaro strinse la
    mano a tutti con grande impegno, e alla fine si lev dai piedi.
    - Cari amici miei, - disse Mister Pickwick stringendo la mano a Mister
    Tupman,  Mister Winkle e Mister Snodgrass,  che erano i tre visitatori
    in questione - sono felice di vedervi.
    Il  triumvirato  era  molto  commosso.  Mister Tupman scosse la testa;
    Mister Snodgrass estrasse il fazzoletto senza riuscire a nascondere la
    propria emozione,  e Mister Winkle si ritrasse nel vano della finestra
    soffiandosi forte il naso.
    -  Buongiorno,  signori,  -  disse Sam entrando in quel momento con le
    scarpe e le ghette - bando alla  malinconia,  come  disse  il  bambino
    quando mor la sua maestra. Benvenuti in Collegio, signori.
    - Questo ragazzaccio, - disse Mister Pickwick dando uno scappellotto a
    Sam,  mentre  questi  si  inginocchiava  per abbottonargli le ghette -
    questo ragazzaccio si  fatto arrestare per starmi vicino.
    - Cosa? - esclamarono i tre amici.
    - S, signori. - disse Sam - sono anch'io... state fermo, signore, per
    piacere... sono anch'io un prigioniero. Non posso uscire di casa, come
    disse la signora che aveva le doglie.
    -  Un  prigioniero!   -  esclam  Mister  Winkle  con  incomprensibile
    violenza.
    - Oh, signore! - disse Sam guardando in su. - Che succede, signore?
    -  Io speravo,  Sam,  che...  niente,  niente - disse precipitosamente
    Mister Winkle.
    Il comportamento di Mister Winkle era cos inquieto e  sconclusionato,
    che  lo  sguardo di Mister Pickwick corse involontariamente agli altri
    due, cercando una spiegazione.
    - Non sappiamo  -  disse  Mister  Tupman  rispondendo  a  quella  muta
    domanda.  - Sono due giorni che  molto eccitato e si comporta in modo
    assai diverso dal solito.  Noi temiamo che ci sia sotto  qualcosa,  ma
    lui nega risolutamente.
    - No, no, - disse Mister Winkle, arrossendo sotto lo sguardo di Mister
    Pickwick - davvero non c' nulla.  Vi assicuro che non c' nulla.  mio
    caro signore.  Dovr lasciare  la  citt  per  breve  tempo,  per  una
    faccenda privata,  e speravo di farmi accompagnare da Sam,  col vostro
    permesso s'intende.
    Mister Pickwick era pi meravigliato di prima.
    - Credo,  - farfugli Mister Winkle - che Sam non avrebbe avuto  nulla
    in  contrario;  ma naturalmente il fatto che sia qui prigioniero rende
    la cosa impossibile. Cos dovr andare da solo.
    Mentre Mister Winkle diceva queste parole,  Mister Pickwick si accorse
    con meraviglia che le dita di Sam avevano avuto un tremito vicino alle
    sue ghette,  come se fosse molto sorpreso o scosso. Sam, inoltre, alz
    gli occhi verso Mister Winkle, quando ebbe finito di parlare; e bench
    lo  sguardo  che  si  scambiarono  fosse  rapidissimo,  parve  che  si
    capissero immediatamente.
    - Voi non ne sapete nulla, Sam? - disse bruscamente Mister Pickwick.
    - No,  signore - rispose Mister Weller,  mettendosi ad abbottonare con
    impegno esagerato.
    - Ne siete certo, Sam? - disse Mister Pickwick.
    - S signore, - rispose Mister Weller - ne sono pi che certo,  perch
    non  ho  mai  sentito nulla su questo argomento prima d'ora.  Se posso
    fare qualche ipotesi,  - aggiunse Sam guardando Mister Winkle - non ho
    il diritto di parlarne ad altri, dato che potrei sbagliare.
    -  Non  ho  alcun  diritto  di fare domande sugli affari privati di un
    amico,  per quanto intimo sia - disse Mister Pickwick  dopo  un  breve
    silenzio.  - Posso dire soltanto,  per ora, che non ne capisco niente.
    Ecco, non voglio parlarne pi.
    Dopo di che Mister Pickwick venne a parlare di altre  cose,  e  Mister
    Winkle  sembr sentirsi sempre pi a suo agio,  pur restando ben lungi
    dall'esserlo completamente.  Avevano tutti tante cose di  cui  parlare
    che  la  mattina  pass in un attimo;  e quando alle tre Mister Weller
    dispose sopra un tavolino una coscia di montone arrosto  e  un  enorme
    pasticcio di carne,  con diverse qualit di verdura e caraffe di birra
    distribuite sulle sedie, sul divano-letto, o dove si poteva,  tutti si
    sentirono  disposti  a  rendere giustizia al pasto,  nonostante che la
    carne fosse comprata e cucinata e il pasticcio fatto e cotto nel forno
    secondo i metodi culinari della prigione.
    Seguirono una bottiglia o due di ottimo vino che Mister Pickwick mand
    a prendere al Caff del Corno,  in Doctors' Commons.  La  bottiglia  o
    due,  veramente,  dovrebbe  essere  pi  esattamente definita come una
    bottiglia o sei, perch quando furono bevute tutte, e preso il t, era
    gi l'ora in cui la campana della prigione  avverte  gli  estranei  di
    ritirarsi.
    Ma,  se  il  contegno  di  Mister  Winkle  era  stato inesplicabile al
    mattino,  divenne assurdo e solenne oltre misura  quando,  spinto  dai
    suoi sentimenti e dalla sua porzione della bottiglia o sei, si accinse
    a  prendere congedo dal suo amico.  Aspett che Mister Tupman e Mister
    Snodgrass fossero usciti,  e poi prese fervidamente la mano di  Mister
    Pickwick,  con  volto in cui l'espressione della pi profonda e feroce
    risolutezza  era  paurosamente  mischiata  a  un  altissimo  grado  di
    avvilimento.
    - Buona notte, mio caro signore - disse Mister Winkle in un sospiro.
    -  Dio  vi  benedica,  caro  ragazzo  - rispose affettuosamente Mister
    Pickwick, ricambiando la stretta di mano del suo giovane amico.
    - Sbrigatevi - grid Mister Tupman dal corridoio.
    - S, s, subito! - rispose Mister Winkle. - Buona notte!
    - Buona notte - disse Mister Pickwick.
    Ci fu un'altra buona notte,  un'altra ancora,  e  poi  un'altra  mezza
    dozzina,  mentre  Mister  Winkle  tratteneva  la  mano dell'amico e lo
    guardava in volto con la stessa strana espressione.
    - C' qualcosa che non va?  - disse Mister Pickwick alla fine,  quando
    ebbe il braccio indolenzito a forza di scuoterlo.
    - Nulla - disse Mister Winkle.
    -  Bene,  allora  buona  notte  -  disse  Mister  Pickwick cercando di
    liberare la mano.
    - Amico, benefattore,  mio venerato compagno,  - mormor Mister Winkle
    afferrandolo  per il polso - non giudicatemi severamente;  non fatelo,
    quando saprete che,  spinto agli estremi da  ostacoli  insormontabili,
    io...
    - E allora? - disse Mister Tupman riaffacciandosi alla porta. - Venite
    o dobbiamo farci chiudere dentro?
    - S,  s,  sono pronto - rispose Mister Winkle. E riusc finalmente a
    strapparsi di l.
    Mentre Mister Pickwick  li  seguiva  con  lo  sguardo  nel  corridoio,
    silenzioso e stupito,  Sam Weller comparve sul pianerottolo e sussurr
    qualcosa all'orecchio di Mister Winkle.
    - Oh, certo, fidatevi di me - disse quest'ultimo ad alta voce.
    - Grazie, signore. Non ve ne scorderete? - disse Sam.
    - No certo - rispose Mister Winkle.
    - Buona fortuna,  signore!  - disse Sam toccandosi il cappello.  -  Mi
    sarebbe piaciuto moltissimo venire con voi.
    -  Vi  fa  molto  onore  restar qui - disse Mister Winkle.  Con queste
    parole scomparve insieme agli altri gi per le scale.
    - Straordinario davvero - disse Mister Pickwick rientrando  nella  sua
    stanza  e  sedendosi presso il tavolo con aria pensierosa.  - Che cosa
    avr intenzione di fare quel ragazzo?
    Era l seduto a pensarci gi da un po',  quando la voce di  Roker,  il
    secondino, chiese se poteva entrare.
    - Prego, venite avanti - disse Mister Pickwick.
    -  Vi ho portato un guanciale pi morbido,  signore,  disse Roker - al
    posto di quello provvisorio che vi ho dato ieri sera.
    - Grazie - disse Mister Pickwick. - Volete un bicchiere di vino?
    - Siete molto buono,  signore - rispose  Mister  Roker  accettando  il
    bicchiere offerto. - Alla vostra, signore.
    - Grazie - disse Mister Pickwick.
    -  Sono  dolente di dovervi dire che il vostro padrone di casa  stato
    malissimo stanotte  -  disse  Roker,  posando  il  bicchiere  e  dando
    un'occhiata alla fodera del cappello, prima di rimetterselo in testa.
    - Che? Il prigioniero dell'Alta Corte? - esclam Mister Pickwick.
    -  Non  sar  prigioniero  dell'Alta Corte per molto tempo,  signore -
    rispose Roker facendo girare il cappello in modo da  portare  il  nome
    del fabbricante in alto a destra, e guardando dentro.
    - Mi fate gelare il sangue nelle vene!  - disse Mister Pickwick. - Che
    intendete dire?
    - Era tisico gi da molto tempo,  - disse Mister Roker e  stanotte  il
    respiro  si  fatto difficile.  Il dottore aveva detto sei mesi fa che
    nulla avrebbe potuto salvarlo, tranne un cambiamento d'aria.
    - Gran Dio!  - esclam Mister Pickwick.  - Quest'uomo  stato ucciso a
    poco a poco, durante sei mesi, dalla legge?
    - Questo non lo so - rispose Roker bilanciando il cappello per le tese
    con tutte e due le mani. - Immagino che gli sarebbe successa la stessa
    cosa,  dovunque fosse. E' entrato in infermeria stamattina: il dottore
    ha detto che bisogna tenerlo su il pi possibile,  e il direttore  gli
    ha mandato vino,  brodo, e cose simili, dalla sua stessa cucina. Non 
    colpa del direttore, vedete bene.
    - Naturalmente - si affrett a rispondere Mister Pickwick.
    - Ma ho paura - disse Roker scuotendo la  testa  -  che  per  lui  sia
    finita.  Ho  offerto  a  Neddy  uno scellino contro mezzo scellino che
    muore,  ma non ha voluto accettare la  scommessa,  e  ha  fatto  bene.
    Grazie, signore. Buona notte, signore.
    -  Un  momento,   -  disse  Mister  Pickwick  premurosamente  -  dov'
    l'infermeria?
    - La prima porta dopo la vostra - rispose Roker. - Ve la mostrer,  se
    volete. - Mister Pickwick prese il cappello senza parlare e lo segu.
    Il  secondino  lo  precedette in silenzio;  e,  alzando piano piano il
    chiavistello della porta, fece cenno a Mister Pickwick di entrare.  La
    stanza era grande,  nuda,  desolata,  piena zeppa di piccole brande di
    ferro: in una di esse giaceva l'ombra di un  uomo,  pallido,  esangue,
    spettrale.  Aveva il respiro difficile e affannoso, che gli costava un
    gemito di sofferenza ogni volta che tirava il fiato e ogni  volta  che
    lo emetteva.  Sulla sponda sedeva un vecchio basso di statura,  con un
    grembiule da ciabattino,  che con l'aiuto di  un  paio  d'occhiali  di
    corno leggeva ad alta voce la Bibbia.  Era l'equivalente del fortunato
    erede.
    Il malato pos la mano sul  braccio  del  vecchio  e  gli  accenn  di
    smettere. Questi chiuse il libro e lo pos sul letto.
    - Aprite le finestre - disse il malato.
    L'altro apr. Il rumore dei carri e delle carrozze, lo strepitio delle
    ruote,  il  vociare  degli uomini e dei ragazzi,  tutti i suoni di una
    moltitudine di gente indaffarata e piena di vita, mescolati in un solo
    confuso clamore,  si riversarono nella stanza.  Sopra il forte,  rauco
    brusio  si alzava ogni tanto una risata sonora;  o un pezzo di qualche
    ritornello,  cantato a squarciagola da una persona qualunque in quella
    folla  frenetica,  colpiva  l'orecchio per un istante e si perdeva nel
    rumore di tutte le voci e dei  passi;  ogni  suono  si  frangeva  come
    risacca,  nell'inquieto  mare  di  vita che si moveva l fuori.  Suoni
    malinconici  sempre,  anche  se  chi  ascolta    sereno;  quanto  pi
    malinconici per chi veglia al capezzale di un morente!
    -  Non  c'  aria qui - disse il malato debolmente.  - Questo luogo la
    contamina. Era fresca qui fuori,  quando passavo davanti alla prigione
    tanti anni fa; ma diventa calda e pesante non appena oltrepassa questi
    muri. Non posso respirare.
    - L'abbiamo respirata insieme per tanto tempo!  - disse il vecchio.  -
    Su,  coraggio.  - Segu un breve  silenzio  durante  il  quale  i  due
    spettatori si avvicinarono al letto.  Il malato tir a s una mano del
    suo vecchio compagno di prigione,  e,  prendendola affettuosamente tra
    le sue, la strinse.
    - Spero,  - ansim dopo un poco, cos debolmente che dovettero chinare
    la testa sul letto per cogliere i suoni quasi indistinti che  uscivano
    dalle  sue  labbra  esangui  -  spero che il mio pietoso Giudice terr
    conto di  quanto  grave  sia  stata  la  mia  punizione  sulla  terra.
    Vent'anni, amico mio, vent'anni in quest'orribile tomba! Quando il mio
    bambino  mor,  mi  si spezz il cuore;  ma non potei nemmeno baciarlo
    nella sua piccola bara.  Da allora la mia solitudine,  in tutto questo
    chiasso e tumulto,  stata spaventosa. Che il Signore mi perdoni! Egli
    ha visto la mia lenta solitaria agonia.
    Giunse  le  mani  e mormorando qualcos'altro che non poterono udire fu
    preso dal sonno...  solo dal sonno  al  principio,  perch  lo  videro
    sorridere.
    Bisbigliarono  un  po'  fra di loro,  poi il secondino,  curvatosi sul
    guanciale, si ritrasse di colpo.
    - Finalmente  libero, per Dio! - disse l'uomo.
    Lo era.  Ma la sua vita era divenuta cos simile alla morte che non si
    erano accorti del trapasso.









    CAPITOLO 45.
    Che racconta un commovente colloquio tra Mister Samuel Weller e la sua
    famiglia  - Mister Pickwick fa un giro nel piccolo mondo in cui abita,
    e decide di mescolarvisi il meno possibile in futuro.

    Qualche giorno dopo il suo arresto,  Mister Samuel Weller,  dopo  aver
    riordinato  la  camera del suo padrone con tutta la cura possibile,  e
    aver lasciato lui comodamente seduto davanti ai suoi libri e alle  sue
    carte, si ritir per passare un po' di tempo da solo, nel miglior modo
    possibile.  Era una bella mattina,  e Sam pens che una pinta di birra
    all'aria aperta gli avrebbe rallegrato il prossimo  quarto  d'ora  non
    meno di qualsiasi altra distrazione o divertimento.
    Arrivato a questa conclusione,  si trasfer allo spaccio; e acquistata
    la birra, e ottenuto il giornale di solo due giorni prima,  si diresse
    verso  il  campo  da  gioco.  Qui  sedette su una panca e si accinse a
    godersi metodicamente con tutta calma la sua bevanda.
    Per cominciare bevve un sorso rinfrescante  di  birra,  poi  alz  gli
    occhi a una finestra e strizz platonicamente l'occhio a una signorina
    che stava lass a sbucciar patate.  Quindi apr il giornale e lo pieg
    in modo da portare  all'esterno  la  pagina  della  cronaca  nera;  ed
    essendo  questa una cosa noiosa e difficile a farsi quando tira un po'
    di vento,  dopo averla fatta bevve un altro sorso di birra.  Poi lesse
    due  righe  del giornale,  e si interruppe per guardare due uomini che
    stavano finendo una partita di palla a muro;  e quando fu finita grid
    un  benissimo  con  tono  di approvazione,  e gir uno sguardo sugli
    spettatori per accertarsi che  i  loro  sentimenti  coincidessero  coi
    propri.  Questo  implicava  la  necessit  di  guardare  di  nuovo  la
    finestra;  e poich la signorina era ancora  lass,  era  un  atto  di
    semplice  cortesia  strizzarle  ancora  l'occhio,  e  bere  con  gesto
    eloquente un altro sorso di birra alla sua salute: e Sam lo fece. Poi,
    dopo aver fulminato con lo  sguardo  un  ragazzino  che  era  stato  a
    guardare questa mimica a occhi aperti, accavall una gamba sull'altra,
    tenne  il  giornale  con entrambe le mani,  e incominci a leggere sul
    serio.
    Aveva appena raggiunto il necessario stato di astrazione,  quando  gli
    sembr  di udire il proprio nome gridato in qualche lontano corridoio.
    N si sbagliava,  perch il nome pass rapidamente di bocca in  bocca,
    ed  entro  pochi  secondi  l'aria  tremava  da  ogni parte al grido di
    Weller!.
    - Qui! - rugg Sam con voce stentorea.  - Cosa c'?  Chi lo vuole?  E'
    venuto  qualcuno  ad  avvertirlo  che  la  sua  casa  di campagna si 
    incendiata?
    - C' qualcuno nell'atrio che chiede di voi - disse un uomo l vicino.
    - Date  un'occhiata  al  giornale  e  alla  brocca,  vecchio  mio,  vi
    dispiace?  - disse Sam. - Vengo subito. Accipicchia, se mi chiamassero
    in Tribunale non potrebbero fare pi chiasso di cos!
    Accompagnando queste parole con  uno  scappellotto  al  signorino  pi
    sopra  ricordato,  che,  ignaro  di  essere  vicinissimo  alla persona
    cercata,  stava  urlando  Weller!  con  tutta  la  sua  forza,   Sam
    attravers  in  fretta  il  campo  e  fece  di  corsa  gli scalini che
    portavano  nell'atrio.   Qui  il  primo  oggetto  che  i  suoi   occhi
    incontrarono fu il suo beneamato genitore,  seduto in fondo alla scala
    col cappello in mano che urlava Weller! a squarciagola, a intervalli
    di mezzo minuto.
    - Che cos'hai da gridare? - disse Sam impetuosamente quando il vecchio
    ebbe lanciato un altro dei suoi urli. Non c' bisogno che tu ti scaldi
    tanto da sembrare un soffiatore di vetro apoplettico. Che succede?
    - Ah!  - rispose il vecchio.  - Incominciavo a credere  che  tu  fossi
    andato a passeggio per il Regent Park, Sammy.
    -  Andiamo,  -  disse  Sam - non offendere ancora la vittima della tua
    avarizia,  e vieni via da quello scalino.  Si pu sapere  perch  stai
    seduto l sopra? Io non abito l.
    -  Ti ho preparato un cos bel divertimento,  Sammy - disse il vecchio
    Mister Weller alzandosi.
    - Un momento, - disse Sam - sei tutto bianco dietro.
    - Benissimo, Sammy, puliscimi allora,  - disse Mister Weller mentre il
    figlio lo spolverava - potrebbe sembrare offensivo, qua dentro, andare
    in  giro coi vestiti imbiancati come una fedina penale rifatta,  vero,
    Sammy?
    Poich  Mister  Weller  a  questo  punto  dava  non   equivoci   segni
    dell'avvicinarsi di un convulso di risa, Sam intervenne per fermarlo.
    -  Stai  tranquillo,  via,  - disse Sam - non ho mai visto una vecchia
    caricatura come te. Cosa c' da sghignazzare adesso?
    - Sammy,- disse Mister Weller asciugandosi la fronte -  ho  paura  che
    uno di questi giorni mi verr un colpo apoplettico, ragazzo mio.
    -  Perch fai cos,  allora?  - disse Sam.  - Avanti,  che cosa hai da
    dire?
    - Chi credi che sia venuto con  me,  Samuel?  -  disse  Mister  Weller
    indietreggiando di un passo o due,  sporgendo le labbra,  e sollevando
    le sopracciglia.
    - Pell? - disse Sam.
    Mister Weller scosse la testa e le sue  guance  rosse  si  allargarono
    nella risata che gli tremava sottopelle.
    - L'uomo dalla faccia a chiazze, forse? - sugger Sam.
    Mister Weller scosse ancora la testa.
    - Chi allora? - chiese Sam.
    -  La tua matrigna - disse Mister Weller;  e fu fortuna che lo dicesse
    perch le sue guance si sarebbero certo crepate  per  quella  tensione
    contro natura.
    - La tua matrigna,  Sammy, - riprese Mister Weller - e l'uomo col naso
    rosso, ragazzo mio; l'uomo col naso rosso. Oh, oh, oh!
    E Mister Weller si abbandon a un convulso  di  risa,  mentre  Sam  lo
    guardava  con  un largo sogghigno che a poco a poco gli si diffuse per
    tutta la faccia.
    - Sono venuto per farti un discorsetto serio,  Samuel,  - disse Mister
    Weller  asciugandosi  gli  occhi  -  non  lasciarti  scappar  nulla  a
    proposito del creditore snaturato, Sammy.
    - Come! Non sanno chi ? - chiese Sam.
    - Non ne sanno niente - rispose il padre.
    - Dove sono? - disse Sam, ripetendo tutte le smorfie del vecchio.
    - Nella saletta dello spaccio! - rispose Mister Weller. - Trova l'uomo
    dal naso rosso in qualche posto dove  non  ci  siano  liquori,  se  ci
    riesci:  no,  Samuel,    impossibile.  Abbiamo  fatto  una bellissima
    passeggiata in carrozza stamani, dal Marchese a qui, Sammy,  - disse
    Mister   Weller   quando   si  sent  in  grado  di  parlare  in  modo
    intelligibile - ho attaccato la vecchia  baia  a  quel  biroccino  che
    apparteneva  al primo marito della tua matrigna: dentro ci avevo fatto
    mettere una poltrona per il pastore;  voglio essere dannato,  -  disse
    Mister  Weller  con  uno sguardo di profondo disprezzo - voglio essere
    dannato se non gli  hanno  portato  una  scaletta  mobile  in  strada,
    davanti alla nostra porta, per aiutarlo a salire.
    - Dici sul serio? - fece Sam.
    - Sul serio,  Sammy, - rispose il padre - e vorrei che tu avessi visto
    come si teneva forte sulla sponda, mentre saliva, come se avesse avuto
    paura di precipitare da un'altezza di sei piedi e  frantumarsi  in  un
    milione di atomi. Alla fine, per, riusc a rotolarci dentro, e via; e
    ho  il  vago  sospetto,  dico,  ho  il vago sospetto,  Samuel,  che si
    sentisse un po' sballottato alle curve.
    - Be',  immagino che ti sar capitato di andare contro un paracarro  o
    due - disse Sam.
    -  Ho  paura,  -  rispose  Mister Weller in un'estasi di ammicchi - ho
    paura di averne presi uno o due,  Sammy;  ogni  momento  volava  fuori
    dalla sua poltrona.
    E  qui  il  vecchio  scosse  la testa e fu preso da un rauco gorgoglio
    interno,  accompagnato da un violento gonfiarsi  delle  guance,  e  un
    improvviso aumentare di volume di tutti i suoi lineamenti: sintomi che
    allarmarono non poco suo figlio.
    - Non spaventarti, Sammy, non spaventarti, - disse il vecchio, quando,
    a  prezzo  di  molti  sforzi  e  di  un  convulso  pestar di piedi sul
    pavimento,  ebbe recuperato la voce -   solo  una  specie  di  risata
    silenziosa che sto cercando d'imparare, Sammy.
    - Bene,  se si tratta di questo,  - disse Sam - sarebbe meglio che non
    cercassi di impararne di  pi.  Pu  darsi  che  l'invenzione  risulti
    pericolosa.
    - Non ti piace, Sammy? - chiese il vecchio.
    - Per niente - rispose Sam.
    -  Be'  - disse Mister Weller con le lacrime che gli scorrevano ancora
    gi per le gote - mi avrebbe  fatto  molto  comodo,  e  avrebbe  fatto
    risparmiare  un  sacco  di  parole alla tua matrigna e a me,  in certe
    occasioni;  ma temo che tu abbia ragione,  Sammy:  troppo  vicino  al
    colpo apoplettico... un po' troppo, Samuel.
    Cos  parlando  erano arrivati alla porta della saletta dello spaccio,
    in cui Sam, voltatosi un momento a gettare un'occhiata d'intesa al suo
    onorato genitore che ancora gli stava gorgogliando dietro,  entr  per
    primo.
    - Mamma, - disse Sam salutando educatamente la signora - vi sono molto
    obbligato per questa visita. Reverendo, come state?
    - Oh, Samuel - disse la signora Weller. - Questo  terribile.
    - Niente affatto, mamma, - rispose Sam - non  vero, reverendo?
    Mister Stiggins alz le mani e stralun gli occhi finch non ne rimase
    che il bianco, o meglio il giallo; ma non rispose verbo.
    -   Ha   qualcosa   che   lo   tormenta?   -   disse   Sam   guardando
    interrogativamente la sua matrigna.
    - Il brav'uomo  addolorato  di  vederti  qui,  Samuel  -  rispose  la
    signora Weller.
    - Oh,   per questo? - disse Sam. - Avevo paura, dal suo modo di fare,
    che si fosse dimenticato di mettere il pepe sull'ultimo  cetriolo  che
    ha  mangiato.  Sedete,  signore;  non  vi saranno fatti altri addebiti
    anche se state seduto,  come diceva il re quando rimproverava  i  suoi
    ministri.
    - Giovanotto,  - disse Mister Stiggins con molta prosopopea - ho paura
    che la prigione non vi abbia ammorbidito.
    - Chiedo scusa, signore, - rispose Sam - che cosa vi siete gentilmente
    degnato di osservare?
    - Mi accorgo,  giovanotto,  che la vostra natura non ha perso  la  sua
    durezza dopo il castigo - disse Mister Stiggins ad alta voce.
    -  Signore,  -  rispose  Sam  -  siete molto buono a dire cos.  Spero
    proprio che il mio carattere non si sia rammollito,  signore.  Vi sono
    molto obbligato per la buona opinione che avete di me.
    A  questo  punto  della  conversazione  un  suono,  che  si avvicinava
    indecorosamente a quello del riso, si ud provenire dalla sedia in cui
    sedeva Mister Weller vecchio: al che la signora Weller, dopo un rapido
    esame di tutti gli estremi del  caso,  consider  suo  stretto  dovere
    abbandonarsi gradualmente all'isterismo.
    - Weller,  - disse la signora (il vecchio stava seduto in un angolo) -
    Weller! Venite fuori di l.
    - Ti ringrazio moltissimo, mia cara,  - rispose Mister Weller - ma sto
    benissimo dove mi trovo.
    La signora Weller scoppi in lacrime.
    - C' qualcosa che non va, mamma? - disse Sam.
    - Oh,  Samuel!  - rispose la signora Weller.  - Tuo padre mi rovina la
    vita. Non c' nulla che possa renderlo migliore?
    - Hai sentito?  - disse Sam.  - La  signora  desidera  sapere  se  c'
    qualcosa che possa renderti migliore.
    -   Obbligatissimo   alla   signora   Weller   per   il   suo  cortese
    interessamento,  Sammy - rispose il vecchio.  -  Credo  che  una  pipa
    potrebbe giovarmi molto. Posso essere accontentato, Sammy?
    Qui  la  signora  Weller  lasci cadere qualche altra lacrima e Mister
    Stiggins si lament.
    - Ehil!  Questo infelice signore si sente male di nuovo.  - disse Sam
    guardandosi intorno. - Dove vi fa male adesso, signore?
    -  Nello stesso posto,  giovanotto,  - ribatt Mister Stiggins - nello
    stesso posto.
    - Dove? - chiese Sam con finta ingenuit.
    - Nel cuore,  giovanotto  -  rispose  Mister  Stiggins  toccandosi  il
    panciotto con l'ombrello.
    A  questa toccante risposta la signora Weller,  assolutamente incapace
    di reprimere i suoi sentimenti,  singhiozz rumorosamente  e  dichiar
    che per certo l'uomo col naso rosso era un santo; al che Mister Weller
    senior  si  azzard  a  suggerire  a  bassa  voce che doveva essere il
    rappresentante delle parrocchie riunite di San Sincero di Fuori e  San
    Bugiardo di Dentro.
    -  Ho  paura,  mamma,  - disse Sam - che questo signore,  con tutte le
    smorfie che fa,  sia stato clto dalla sete al triste  spettacolo  che
    gli sta davanti. E' cos, mamma?
    La degna signora diede uno sguardo interrogativo a Mister Stiggins,  e
    questi, roteando ripetutamente gli occhi, si prese la gola con la mano
    destra e fece l'atto di inghiottire, per far capire ch'era assetato.
    - S,  Samuel,  temo proprio che la commozione gli abbia fatto  questo
    effetto - disse dolorosamente la signora Weller.
    - Qual  la vostra marca preferita, signore? - chiese Sam.
    -  Oh,  mio  caro giovane amico,  - rispose Mister Stiggins - tutte le
    marche sono vanit!
    - Fin troppo vero,  fin troppo vero - disse la signora Weller  con  un
    fievole lamento, scuotendo la testa con aria di approvazione.
    - Be' - disse Sam - pu darsi; ma qual  la vostra vanit particolare?
    Di quale vanit preferite il sapore?
    -  Oh,  mio  caro  giovane  amico,-  rispose  Mister  Stiggins - io le
    disprezzo tutte. Se,  - disse Mister Stiggins - se tuttavia ce n' una
    meno odiosa delle altre,  questa  il liquore chiamato rum. Caldo, mio
    caro giovane amico, con tre zollette di zucchero nel bicchiere.
    - Dolentissimo,  signore,  - disse Sam - ma  non    permesso  vendere
    quella particolare vanit in questo luogo.
    -  Oh,  la durezza di cuore di questi peccatori inveterati!  - esclam
    Mister Stiggins.  - Oh,  l'esecranda crudelt  di  questi  persecutori
    inumani!
    Con  queste  parole Mister Stiggins alz di nuovo gli occhi al cielo e
    si batt il  petto  con  l'ombrello;  e  bisogna  rendergli  giustizia
    dicendo che la sua indignazione sembrava veramente sincera e genuina.
    Dopo  che  la  signora  Weller  e  il  signore  col  naso rosso ebbero
    commentato quest'uso inumano con espressioni molto forti,  e  lanciato
    una quantit di religiose e sante invettive contro i responsabili,  il
    secondo consigli una bottiglia di vino di Porto,  caldo e con un  po'
    d'acqua,  spezie  e zucchero,  perch gradevole allo stomaco e meno di
    altre miscele profumato di vanit. Cos si ordin che lo preparassero.
    E mentre lo preparavano, l'uomo col naso rosso e la signora guardarono
    il vecchio Weller emettendo lamenti.
    - Be' Sammy,  - disse quest'ultimo - spero che questa allegra visitina
    ti risollevi lo spirito. Conversazione utile e divertente, non  vero,
    Sammy?
    - Sei un reprobo, - rispose Sam - e, ti prego, non rivolgerti pi a me
    se devi dire delle malignit.
    Ben lungi dal sentirsi toccato da questa appropriatissima risposta, il
    vecchio Mister Weller non si cur di trattenere un largo sogghigno;  e
    questa spietata condotta costrinse la  signora  e  Mister  Stiggins  a
    chiudere gli occhi e ad agitarsi sulle sedie con vivo disagio.  Poi si
    abbandon a una serie di azioni mimiche che esprimevano  il  desiderio
    di  ammaccare  e  di torcere il naso al suddetto Stiggins,  traendo da
    questa esibizione un grande sollievo spirituale. Una volta, per,  per
    poco  non fu scoperto: perch Mister Stiggins,  sobbalzando all'arrivo
    del vino caldo,  port la testa a bruciante contatto col pugno  chiuso
    con cui,  da qualche minuto, Mister Weller stava descrivendo girandole
    immaginarie nel vuoto a distanza di due pollici dal suo orecchio.
    - Ma  che  modo  selvaggio  di  allungare  la  mano  per  prendere  il
    bicchiere!  Cosa fai? - disse Sam con grande prontezza. - Non vedi che
    hai colpito il signore?
    - Non l'ho fatto apposta,  Sammy - disse Mister Weller un po' smontato
    dall'incidente imprevisto.
    -  Fatevi  un impacco caldo nello stomaco,  signore - disse Sam mentre
    l'uomo dal naso rosso si fregava malinconicamente la testa.  - Che  ne
    pensate di un buon bicchiere di vanit calda, signore?
    Mister  Stiggins  non  rispose  a  parole,   ma  i  suoi  atti  furono
    sufficientemente espressivi.  Egli assaggi il contenuto del bicchiere
    che Sam gli aveva messo in mano; pos l'ombrello sul pavimento e bevve
    un altro sorso,  passandosi lentamente la mano sullo stomaco due o tre
    volte;  poi bevve il resto tutto d'un fiato,  e schioccando le  labbra
    porse il bicchiere per averne ancora.
    N la signora Weller fu da meno nel rendere giustizia alla ricetta. La
    buona  signora  incominci  col  protestare che non ne avrebbe toccato
    nemmeno un goccio...  poi ne prese un piccolo goccio...  poi un grosso
    goccio... poi molti gocci; e poich l'animo suo aveva la stessa natura
    di  quelle  sostanze  che  non  offrono  alcuna  resistenza all'azione
    corrosiva delle acque forti,  lasci sgorgare una lacrima dagli  occhi
    per  ogni  lacrima  di  vino  che  inghiottiva,  e  cos  and  avanti
    liquefacendo i  suoi  sentimenti,  finch  arriv  a  un  grado  molto
    patetico e decoroso d'infelicit.
    Il  vecchio Mister Weller osservava questi sintomi e segni premonitori
    con molte manifestazioni di  disgusto,  e  quando,  dopo  una  seconda
    brocca del medesimo beveraggio, Mister Stiggins incominci a sospirare
    angosciosamente,    egli    espresse   chiaramente   la   sua   totale
    disapprovazione  con  un  lungo  discorso   piuttosto   incoerente   e
    spezzettato,   di   cui   si   poteva  percepire  soltanto  la  parola
    gabbamondo ripetuta con rabbiosa frequenza.
    - Ti dir io come stanno le cose, Samuel,  ragazzo mio,  - sussurr il
    vecchio  all'orecchio  del  figlio,  dopo  aver  contemplato a lungo e
    freddamente la signora e Mister Stiggins - credo che la  tua  matrigna
    abbia qualcosa che non funziona dentro, e anche l'uomo col naso rosso.
    - Che cosa vuoi dire? - disse Sam.
    - Voglio dire questo,  Sammy, - rispose il vecchio - quello che bevono
    non li nutre; si trasforma tutto in acqua calda e gli esce fuori dagli
    occhi. Credimi, Sammy,  una malattia costituzionale.
    Mister Weller espresse questa opinione scientifica  confortandola  con
    molte  smorfie  e cenni del capo,  notando i quali,  e immaginando che
    dovessero avere qualche riferimento poco lusinghiero a lei stessa, o a
    Mister Stiggins,  o a tutti e due,  la signora Weller  stava  gi  per
    avere   un  grande  peggioramento  del  male:  quand'ecco  che  Mister
    Stiggins, mettendosi dritto in piedi come meglio poteva,  si lanci in
    un edificante discorso a beneficio della compagnia,  ma soprattutto di
    Mister Samuel,  al quale raccomand con  parole  assai  commoventi  di
    essere vigile,  in quella sentina d'iniquit in cui era stato gettato;
    di guardarsi dall'ipocrisia e dall'orgoglio; e di prendere in tutte le
    cose lui stesso (Stiggins) come  esempio  e  modello,  nel  qual  caso
    poteva   essere   certo  di  giungere  prima  o  poi  alla  consolante
    conclusione di essere,  come lui stesso,  un uomo degno della  massima
    stima e senza macchia, e che tutti i suoi amici e conoscenti erano dei
    disgraziati  dissoluti  e  ormai  perduti  senza speranza di salvezza.
    Considerazione questa,  egli disse,  che non poteva non procurargli il
    pi vivo piacere.
    Lo  ammon  inoltre  di evitare sopra tutte le cose il vizio del bere,
    che paragon alle schifose abitudini del  maiale  e  a  quelle  droghe
    velenose  e  terribili  che,  tenute  in  bocca  e masticate,  si dice
    facciano perdere la memoria.  A  questo  punto  del  suo  discorso  il
    reverendo  signore  col  naso  rosso  divenne  molto  incoerente,   e,
    ondeggiando avanti e indietro nell'eccitazione oratoria,  fu costretto
    ad  afferrare  la spalliera della seggiola per mantenersi in posizione
    verticale.
    Mister Stiggins non esort i  suoi  ascoltatori  a  stare  in  guardia
    contro  quei falsi profeti e sciagurati sbeffeggiatori della religione
    che,  senza senno per esporne le  principali  dottrine,  o  cuore  per
    sentirne  i  princpi fondamentali,  sono pi dannosi alla societ dei
    delinquenti comuni;  che si impongono,  come    inevitabile,  ai  pi
    deboli  e  ai pi ignoranti,  gettano l'onta e il disprezzo su ci che
    dovrebbe essere pi sacro,  e screditano grandi categorie  di  persone
    oneste  e  virtuose  che  appartengono a stte e confessioni religiose
    nobilissime. Ma poich rimase curvo sullo schienale della seggiola per
    un certo tempo,  e chiudendo  un  occhio  continu  ad  ammiccare  con
    l'altro  per un bel pezzo,   presumibile che pensasse a tutto questo,
    ma lo tenesse per s.
    Durante la predica, la signora Weller singhiozz e pianse alla fine di
    ogni paragrafo;  mentre Sam,  seduto all'incontrario e con le  braccia
    appoggiate alla spalliera della seggiola,  guardava l'oratore con gran
    soavit e dolcezza,  gettando  ogni  tanto  uno  sguardo  d'intesa  al
    vecchio   che   al  principio  si  era  divertito  e  a  met  si  era
    addormentato.
    - Bravo,  molto grazioso!  - disse Sam quando l'uomo col  naso  rosso,
    finito  il  discorso,  si  infil  i guanti,  cos logori e rotti alle
    estremit che le dita ne uscirono fino alle nocche. - Molto grazioso.
    - Spero che vi abbia giovato,  Samuel - disse solennemente la  signora
    Weller.
    - Penso di s, mamma - rispose Sam.
    -  Vorrei poter sperare che abbia giovato anche a vostro padre - disse
    la signora Weller.
    - Grazie, mia cara,  - disse Mister Weller senior - e tu come ti senti
    adesso, amore?
    - Empio! - esclam la signora Weller.
    - Creatura delle tenebre! - disse il reverendo Mister Stiggins.
    -  Se non avr luce migliore di questo vostro chiaro di luna,  signore
    illustrissimo,  - disse Mister Weller senior -  molto  probabile  che
    continui  a  fare servizio notturno finch la carrozza non sar uscita
    di strada per sempre.  Ora,  signora Weller,  se la cavalla baia resta
    ancora  molto  alla greppia,  non sar pi possibile tenerla sulla via
    del ritorno, e forse la poltrona sar sbalzata fuori, in una siepe,  e
    il pastore con lei.
    A   questa   ipotesi  il  reverendo  Mister  Stiggins,   con  evidente
    costernazione,  raccolse il cappello e l'ombrello e propose di partire
    immediatamente, e la signora Weller acconsent. Sam li accompagn alla
    porta della prigione e prese doverosamente congedo.
    - Adi Samuel - disse il vecchio.
    - Come adi? - chiese Sam.
    - Be', addio - disse il vecchio.
    - Oh,  questo che avevi in testa? - disse Sam. - Allora addio.
    -  Sammy,  -  sussurr  Mister  Weller  guardandosi  intorno  con aria
    circospetta - ossequi al tuo principale e digli che, se cambia idea su
    questo affare,  si metta in contatto con me.  Io e un ebanista abbiamo
    un  progetto per farlo uscire.  Un piano,  Samuel,  un piano!  - disse
    Mister Weller picchiando col dorso della mano sul petto del  figlio  e
    indietreggiando di un passo o due.
    - Che piano? - disse Sam.
    -  Un pianoforte,  Samuel,  - rispose Mister Weller in modo sempre pi
    misterioso - che lui pu prendere a nolo; ma non lo soner, Sammy.
    - E a che cosa gli serve, allora? - disse Sam.
    - Manda a dire al mio amico,  l'ebanista,  di  venirlo  a  riprendere,
    Sammy - rispose Mister Weller. - Hai capito, adesso?
    - No - rispose Sam.
    -  Dentro  non c' nessun meccanismo,  - bisbigli il padre - ci potr
    stare comodamente,  senza  togliersi  il  cappello  n  le  scarpe,  e
    respirer  attraverso  le gambe che sono vuote.  Avr un biglietto gi
    fissato per la  Merica.  Il  governo  mericano  lo  protegger  quando
    scopriranno  che ha dei soldi da spendere,  Sammy.  Il principale deve
    fermarsi laggi finch la signora Bardell   morta  o  Dodson  e  Fogg
    impiccati  (e  questo   molto probabile che accada prima,  Sammy),  e
    allora torner e scriver un libro sui mericani  con  i  proventi  del
    quale  gli sar possibile pagare tutte le spese e anche di pi,  se li
    maltratta abbastanza.
    Mister Weller fece questo affrettato riassunto del suo  piano  con  un
    impetuoso  sussurrio  di  parole;  poi,  come se temesse di indebolire
    l'effetto di questa tremenda comunicazione  prolungando  ulteriormente
    il colloquio, fece il saluto del cocchiere e svan.
    Sam  aveva  appena ritrovato la sua solita compostezza,  sconvolta dal
    segreto confidatogli dal suo onorato genitore,  quando Mister Pickwick
    gli si avvicin.
    - Sam - disse.
    - Signore - rispose Mister Weller.
    -  Voglio  fare  una  passeggiata  per la prigione,  e desidero che mi
    accompagniate.   Vedo  venire  da  questa  parte  un  prigioniero  che
    conosciamo, Sam - disse Mister Pickwick sorridendo.
    - Quale,  signore? - chiese Mister Weller. - Il signore con tutti quei
    capelli, o quell'interessante carcerato con le calze?
    - N l'uno n l'altro - rispose Mister Pickwick.  - E' un vostro amico
    di pi lunga data, Sam.
    - Un mio amico? - esclam Mister Weller.
    -  Sono  certo  che  lo  ricordate  benissimo,  Sam,  - rispose Mister
    Pickwick - a meno che non siate pi leggero e smemorato di quello  che
    credo. Zitto! non una parola, Sam, non una sillaba. Eccolo.
    Mentre Mister Pickwick parlava, Jingle veniva avanti. Aveva un aspetto
    meno  miserando,  poich indossava un abito non del tutto logoro,  che
    con l'aiuto di Mister Pickwick aveva disimpegnato dal Monte di  Piet.
    Portava anche biancheria pulita, e si era fatto tagliare i capelli. Ma
    era  sempre molto pallido e magro;  e mentre si trascinava piano piano
    verso di loro appoggiandosi a un bastone, era facile capire che doveva
    aver sofferto parecchio per la miseria e la malattia, e che era ancora
    molto debole. Quando Mister Pickwick lo salut si tolse il cappello, e
    parve molto umiliato e mortificato alla vista di Sam Weller.
    Lo seguiva alle calcagna Mister Job Trotter, tra i cui vizi non poteva
    elencarsi,  tutto sommato,  la mancanza di fedelt e di affetto per il
    suo  compagno.  Era ancora lacero e cencioso,  ma il suo volto non era
    pi cos scarnito come al suo  primo  incontro  con  Mister  Pickwick,
    qualche  giorno  prima.  Togliendosi  il  cappello  davanti  al nostro
    vecchio e buon amico,  mormor con parole incerte qualche  espressione
    di  gratitudine  e borbott che gli aveva salvato la vita.  o qualcosa
    del genere.
    - Va bene,  va bene - lo interruppe  Mister  Pickwick  con  una  certa
    impazienza.  - Seguitemi pure con Sam.  Ho bisogno di parlarvi, Mister
    Jingle. Potete camminare senza appoggiarvi al suo braccio?
    -  Certo,  signore.   Sono  pronto.   Non  troppo  in  fretta.   Gambe
    traballanti.  Testa  fuori  squadra...  gira sempre...  un po' come in
    mezzo a un terremoto. Veramente.
    - Qua, datemi il braccio - disse Mister Pickwick.
    - No, no, - rispose Jingle - non vorrei, davvero... preferisco di no.
    - Sciocchezze,  - disse Mister Pickwick - appoggiatevi  a  me,  prego,
    signore.
    Vedendo  che  era  confuso  e  agitato e incerto sul da farsi,  Mister
    Pickwick tagli corto mettendo il braccio del commediante sopra il suo
    e incamminandosi, senza fare ulteriori discussioni sull'argomento.
    Durante tutto questo tempo il volto  di  Mister  Samuel  Weller  aveva
    riflettuto  l'espressione  del  pi  totale e madornale stupore che si
    possa immaginare.  Dopo aver girato lo sguardo da Job a  Jingle  e  da
    Jingle a Job senza far motto,  esclam a bassa voce: Un accidente che
    mi pigli! E lo ripet almeno una dozzina di volte; dopo di che sembr
    perdere di nuovo l'uso della parola, e torn a girare lo sguardo prima
    sull'uno e poi sull'altro, muto, perplesso e sbalordito.
    - Ehi, Sam! - disse Mister Pickwick voltandosi indietro.
    - Vengo,  signore - rispose Mister Weller,  seguendo meccanicamente il
    suo padrone; e ancora non riusciva a staccare gli occhi da Job Trotter
    che camminava al suo fianco in silenzio.
    Job tenne gli occhi bassi per un po'.  Sam,  con i suoi incollati alla
    faccia di Job, andava a sbattere contro la gente che passava,  cascava
    addosso  ai  bambini  piccoli,  e  inciampava  contro gli scalini e le
    ringhiere senza accorgersi di nulla,  finch Job,  alzando fugacemente
    lo sguardo, disse:
    - Come state, Mister Weller?
    -  E' proprio lui!  - esclam Sam;  e avendo stabilito che Job era Job
    senza alcun dubbio,  si batt una manata sulla coscia,  e con un lungo
    acutissimo fischio lasci libero sfogo ai suoi sentimenti.
    - Le cose sono cambiate per me, signore - disse Job.
    - Direi!  - esclam Mister Weller,  osservando con palese meraviglia i
    cenci del suo compagno.  - Lo  chiamerei  un  cambiamento  in  peggio,
    Mister  Trotter,  come  disse quel signore che cambi una mezza corona
    d'argento con due scellini e sei pence falsi.
    - E' cos,  - rispose Job scuotendo la testa -  non  ci  sono  inganni
    adesso,  Mister Weller.  Le lacrime, - disse Job con un fugace sguardo
    d'intesa - le lacrime non sono le sole prove della  disgrazia,  n  le
    migliori.
    - Giusto - rispose Sam ricambiando lo sguardo.
    - Si possono far venire apposta, Mister Weller - disse Job.
    - Lo so,  - disse Sam - e c' qualcuno che le ha sempre a disposizione
    e pu spillarle a comando.
    - S, - rispose Job - ma cose di questo genere, invece, non si possono
    contraffare cos facilmente, Mister Weller,  e costa pi caro averle a
    disposizione.  -  Cos  dicendo  indic  le  proprie  guance pallide e
    scarnite,  e tirando su le maniche della giacca scopr un braccio  che
    sembrava dovesse rompersi a toccarlo,  tanto l'osso appariva fragile e
    aguzzo sotto il sottile strato di carne che lo ricopriva.
    - Che cosa avete fatto per ridurvi cos? - disse Sam indietreggiando.
    - Niente - rispose Job.
    - Niente? - ripet Sam.
    - Sono molte settimane che non ho niente da fare,  -  disse  Job  -  e
    altrettanto, o quasi, da bere e da mangiare.
    Sam  diede  un'occhiata  complessiva  al  volto  affilato e al vestito
    cencioso di Mister Trotter; poi, afferratolo per il braccio,  cominci
    a trascinarlo impetuosamente.
    - Dove state andando,  Mister Weller?  - disse Job dibattendosi invano
    nella stretta vigorosa del suo antico avversario.
    - Venite, - disse Sam - venite! - E non diede altra spiegazione finch
    non ebbero raggiunto lo spaccio;  allora ordin una caraffa di  birra,
    che fu prontamente servita.
    -  Adesso,  - disse Sam - buttate gi tutto fino all'ultima goccia,  e
    poi scaravoltate la  caraffa  per  farmi  vedere  se  avete  preso  la
    medicina.
    - Ma, caro Mister Weller... - protest Job.
    - Gi tutto! - disse Sam in tono perentorio.
    Allora  Mister Trotter sollev la caraffa alle labbra,  e lentamente e
    quasi impercettibilmente ne alz il fondo in aria. Si ferm una volta,
    e solo una volta,  per prendere un lungo respiro,  ma senza alzare  la
    faccia  dal  recipiente,  che  poco  dopo teneva capovolto col braccio
    teso. Solo qualche particella di schiuma cadde, staccandosi lentamente
    dall'orlo e gocciando leggermente per terra.
    - Ben fatto! - disse Sam. - Come vi sentite adesso?
    - Meglio, signore. Credo di star meglio - rispose il giovane.
    - E' naturale,  - disse Sam con tono dimostrativo -  come mettere del
    gas  in  un  pallone.  Vi  ho  visto  ingrassare a occhio nudo durante
    l'operazione. Che ne direste di un altro delle stesse dimensioni?
    - Meglio di no, signore, tante grazie, - rispose Job - molto meglio di
    no.
    - Be', che ne direste allora di qualcosa da mangiare?- chiese Sam.
    - Grazie al vostro generoso padrone,  - disse Mister Trotter -  avremo
    gi mezza coscia di montone al forno, alle tre meno un quarto; e anche
    le patate, cotte insieme alla carne per risparmiare la bollitura.
    - Come? Ve le ha procurate lui? - chiese Sam, meravigliato.
    - S, lui, - rispose Job - e per di pi, Mister Weller, siccome il mio
    padrone  molto malato,  ci ha trovato una stanza (prima stavamo in un
    canile) e paga lui,  signore;  e viene a  trovarci  di  notte,  quando
    nessuno  lo  vede.  Mister Weller,  - disse Job con gli occhi pieni di
    lacrime finalmente sincere  -  mi  sentirei  di  servirlo  finch  non
    cadessi morto ai suoi piedi.
    -  Ehi!  -  disse Sam.  - Amico,  andate in cerca di guai!  Non ditelo
    nemmeno per scherzo!
    Job Trotter lo guard stupito.
    - Nemmeno per scherzo,  dico,  giovanotto - ripet Sam  fermamente.  -
    Nessuno  lo serve tranne me.  E gi che ci siamo vi confider un altro
    segreto: - disse Sam pagando la birra  -  non  ho  mai  sentito  dire,
    tenetelo  bene a mente,  n letto in un libro,  n visto in un quadro,
    che ci fossero degli angeli in ghette e calzoni.  E  nemmeno  con  gli
    occhiali,  per  quanto ricordo,  bench questo magari  successo senza
    che io venissi a saperlo.  Ma ricordatevi le mie parole,  Job Trotter,
    lui    un  angelo nato e sputato e con tutti gli accessori;  e voglio
    vedere chi ha il coraggio di dirmi che ne conosce uno migliore.  - Con
    questa sfida Mister Weller si mise il resto in tasca, e, sottolineando
    le  sue  parole  con  molti gesti e cenni del capo,  si avvi in cerca
    dell'oggetto di questo discorso.
    Ritrovarono Mister Pickwick in compagnia di Jingle, cos immerso nella
    conversazione da non accorgersi nemmeno dei gruppetti che si riunivano
    nel campo da gioco: i quali, tuttavia, erano assai pittoreschi e degni
    di essere osservati, non fosse che per curiosit.
    - Bene,  - diceva Mister Pickwick,  mentre Sam e il  suo  compagno  si
    avvicinavano  -  mentre  cercate  di  rimettervi in salute,  pensateci
    sopra.  Quando vi sentirete in grado di farlo,  mettete  la  cosa  per
    iscritto,  e io ne discuter con voi dopo averla ben ponderata. Adesso
    tornate nella vostra stanza.  Siete stanco,  e non abbastanza in forze
    per star fuori a lungo.
    Mister  Alfred  Jingle,  senza  pi  una  scintilla  della  sua antica
    vivacit, senza nemmeno quella penosa gaiezza che aveva assunto quando
    aveva incontrato Mister Pickwick per la prima volta  in  prigione,  si
    inchin profondamente senza parlare,  fece cenno a Job di aspettare un
    momento prima di seguirlo, e si allontan strascicando i piedi.
    - Curioso spettacolo questo, non  vero, Sam?  - disse Mister Pickwick
    guardandosi intorno di buon umore.
    -  Curiosissimo,  signore  -  rispose  Sam.  -  Non  si finisce mai di
    meravigliarsi - aggiunse poi parlando  fra  s.  -  O  mi  sbaglio  di
    grosso,  o  anche quel Jingle sta aprendo le cateratte nello stile del
    suo migliore amico!
    Lo spazio chiuso dal muro,  in quella parte  della  Fleet  in  cui  si
    trovava  Mister  Pickwick,  aveva  proprio  l'ampiezza sufficiente per
    formare un buon  campo  da  gioco:  un  lato  del  quale  era  appunto
    costituito  dal  muro  e l'altro da quella facciata della prigione che
    guardava (o meglio avrebbe guardato se non ci  fosse  stato  il  muro)
    verso la cattedrale di San Paolo.  Bighellonando qua e l, o seduti in
    ogni atteggiamento possibile di oziosa indolenza, c'era un gran numero
    di debitori,  la maggior parte dei quali stava aspettando in  prigione
    che  arrivasse  il  giorno  di  comparire  davanti  al Tribunale degli
    Insolventi;  mentre altri,  la cui causa era stata rinviata  di  varie
    sessioni,  ammazzavano  il  tempo  come meglio potevano.  Alcuni erano
    cenciosi, alcuni eleganti, la maggior parte sporchi,  qualcuno pulito;
    ma  tutti  stavano in ozio,  si gingillavano,  si trascinavano lungo i
    muri, svogliati e senza scopo come le bestie di un serraglio.
    Dalle  finestre  che  dominavano  questa  specie  di  passeggiata   si
    sporgevano  altre  persone,  alcuni  chiacchierando  rumorosamente con
    quelli di sotto,  altri giocando a palla  con  qualche  intraprendente
    lanciatore in cortile, altri guardando i giocatori di palla a muro o i
    ragazzi che strillavano intorno.  Donne sudicie e in ciabatte andavano
    e venivano dalla cucina che si trovava in un angolo del cortile; in un
    altro i bambini strillavano, facevano la lotta e giocavano fra loro; i
    tonfi dei birilli e le urla dei giocatori si mescolavano continuamente
    con questi e cento altri suoni;  e tutto  era  chiasso  e  confusione,
    tranne  che  sotto una piccola tettoia miserabile,  pochi metri pi in
    l,  dove giaceva calmo e spettrale il corpo del prigioniero dell'Alta
    Corte  che  era  morto  la  sera  prima,  aspettando  l'estrema  beffa
    dell'inchiesta ufficiale. Il corpo!  E' il termine legale per indicare
    quell'insieme turbinoso e inesausto di preoccupazioni,  di affanni, di
    amori, di speranza, di sofferenze,  che costituiscono l'uomo vivo.  La
    legge  aveva  il  suo corpo: ed esso giaceva l,  avvolto nel sudario,
    terribile testimonio della sua benigna piet.
    - Vi piacerebbe vedere una bottega fischiante,  signore?  - chiese Job
    Trotter.
    - Cosa avete detto? - fu la controinterrogazione di Mister Pickwick.
    - Bottega fischiante, signore - interloqu Mister Weller.
    - Che cos', Sam? Uccelli ammaestrati? - chiese Mister Pickwick.
    -  No,  signore,  che  Dio  vi  benedica,  - rispose Job - una bottega
    fischiante  dove si vendono alcoolici.  - E Mister Job Trotter spieg
    brevemente che nelle prigioni per debitori era proibito a tutti,  pena
    gravi sanzioni,  di introdurre bevande spiritose,  le  quali,  d'altra
    parte, sono un genere altamente apprezzato dalle signore e dai signori
    qui  rinchiusi;  e cos era successo che qualche carceriere pi dotato
    per gli  affari  avesse  deciso,  per  sue  considerazioni  di  ordine
    lucrativo,  di non accorgersi che due o tre prigionieri vendevano gin,
    liquore fra tutti favorito, a proprio profitto e vantaggio.
    - Questo sistema,  signore,   stato introdotto a poco a poco in tutte
    le prigioni per debiti - disse Mister Trotter.
    - E ha questo grandissimo vantaggio,  - disse Sam - che i secondini si
    fanno scrupolo di cogliere  in  fallo  tutti,  tranne  quelli  che  li
    pagano,  e perfino i giornali li elogiano per la loro vigilanza.  Cos
    prendono due piccioni con una fava: impediscono la concorrenza,  e  si
    fanno dei meriti.
    - Proprio cos, Mister Weller - osserv Job.
    - Gi, ma non succede mai che si perquisiscano le stanze per vedere se
    ci sono dei liquori nascosti ? - disse Mister Pickwick.
    -  Certo,  signore,  -  rispose  Sam - ma i secondini lo sanno prima e
    passano parola ai fischiatori,  e  quando  arrivate  l  siete  voi  a
    fischiare, perch non c' pi niente.
    Intanto  Job aveva bussato a una porta,  e un signore tutto spettinato
    era venuto ad aprirla,  richiudendola subito a chiave dietro di  loro,
    quando furono entrati,  e facendo un sogghigno d'intesa. Job sogghign
    a sua volta, e Sam anche: al che Mister Pickwick,  pensando di doversi
    adeguare, continu a sorridere per tutta la durata del colloquio.
    Il  signore  dalla  testa  spettinata sembr pienamente soddisfatto di
    questa muta spiegazione.  per quanto riguardava lo scopo della visita,
    e  prendendo  sotto  il  letto  una  bottiglia piatta di terraglia che
    poteva tenere quattro pinte,  riemp tre  bicchieri  di  gin  che  Job
    Trotter e Sam trattarono in modo molto sbrigativo e plebeo.
    - Ancora? - disse il signore fischiante.
    - Basta - rispose Job Trotter.
    Mister  Pickwick  pag,  la porta fu riaperta,  e uscirono,  mentre il
    signore spettinato faceva un cenno amichevole a Mister Roker che stava
    passando per caso in quel momento.
    Poi Mister Pickwick continu a passeggiare per tutti i corridoi,  sal
    e  scese tutte le scale,  e fece ancora una volta il giro completo del
    cortile. La gran massa degli abitanti della prigione sembrava fatta di
    altrettanti  Mivins,  Smangle,  cappellani,  macellai,  e  allibratori
    imbroglioni,  tutti uguali,  dovunque. C'erano lo stesso squallore, lo
    stesso  chiasso,  lo  stesso  disordine,   le  stesse  caratteristiche
    generali  in ogni buco,  nel migliore come nel peggiore.  Sembrava che
    quel posto fosse inquieto e  affannato  dappertutto;  e  la  gente  si
    affollava  e  si  spostava  avanti  e  indietro come ombre in un sogno
    agitato.
    - Ne ho visto abbastanza, - disse Mister Pickwick,  quando si gett su
    una  sedia  nella  sua  stanzetta  -  mi  fa male la testa dopo questo
    spettacolo, e anche il cuore.  D'ora in poi voglio restare prigioniero
    nella mia stanza.
    E mantenne fermamente la sua parola.  Per tre lunghi mesi rest chiuso
    in camera tutto il giorno;  uscendo solo  di  notte,  segretamente,  a
    prendere  un po' d'aria,  quando la maggior parte dei suoi compagni di
    prigionia erano a letto o a bere nelle  loro  stanze.  La  sua  salute
    incominciava a soffrire per questa reclusione cos rigorosa,  ma n le
    preghiere pi volte ripetute di  Perker  e  dei  suoi  amici,  n  gli
    avvertimenti  e  le  esortazioni  ancor  pi numerose di Mister Samuel
    Weller,  poterono smuoverlo  di  un  pollice  dalla  sua  inflessibile
    risoluzione.













    CAPITOLO 46.
    Nel  quale si ricorda un atto commovente di delicata sensibilit,  non
    disgiunta da un certo  umorismo,  compiuto  ed  eseguito  dai  signori
    Dodson e Fogg.

    Circa  una  settimana  prima  della  fine  di luglio,  una carrozzella
    "cabriolet",  il cui numero resta imprecisato,  fu vista  avanzare  di
    buon  passo  lungo  Goswell  Street.  Tre  persone  vi stavano stipate
    dentro,  oltre il cocchiere che sedeva nel  suo  seggiolino  laterale:
    sulla  coperta  da  viaggio  pendevano  due sciarpe appartenenti a due
    piccole signore dall'aria petulante,  che  stavano  sotto  la  coperta
    stessa, e fra le quali, compresso in pochissimo spazio, era pigiato un
    signore dall'espressione ottusa e sottomessa, che, se mai si azzardava
    a  fare  un'osservazione,  era  bruscamente  rimbeccato  da  una delle
    signore petulanti di  cui  sopra.  In  quel  momento  le  due  signore
    petulanti  e  il signore ottuso stavano dando al cocchiere indicazioni
    contraddittorie,  ma tutte intese all'identico scopo di farlo  fermare
    alla  porta  della  signora  Bardell: porta che il signore ottuso,  in
    diretto contrasto e sfida con le signore petulanti,  sosteneva  essere
    verde e non gialla.
    -  Fermatevi  alla  casa  con  la  porta  verde,  cocchiere - disse il
    signore.
    - Ah, ma che testardaggine!  - esclam una delle signore petulanti.  -
    Avanti fino alla casa con la porta gialla, vetturino.
    Il  vetturino,  il  quale,  nel brusco sforzo di fermarsi davanti alla
    casa con la porta verde,  aveva tirato cos forte  le  redini  che  il
    cavallo,  impennandosi,  si  era  quasi  rovesciato all'indietro sulla
    vettura, lasci ricadere l'animale sulle gambe davanti, e si ferm.
    - Allora,  dove debbo fermarmi?  - chiese il  vetturino.  -  Mettetevi
    d'accordo. Io chiedo soltanto, dove?
    Qui  la  contesa  fu  rinnovata  con  maggiore  violenza;   mentre  il
    vetturino,  vedendo che il cavallo era tormentato da una mosca che gli
    ronzava  sul naso,  occupava il suo tempo dandogli dei colpi di frusta
    sulla testa, in base all'umano principio che chiodo scaccia chiodo.
    - La maggioranza vince! - disse una delle signore petulanti alla fine.
    - Alla casa con porta gialla, cocchiere.
    Ma,  dopo che la vettura ebbe frenato con splendido stile davanti alla
    casa  dalla  porta  gialla (facendo come una delle signore petulanti
    ebbe trionfalmente a dire davvero pi chiasso che se fosse stata  una
    carrozza  padronale)  e dopo che il vetturino fu smontato per aiutare
    le signore a scendere,  la piccola testa rotonda del signorino  Thomas
    Bardell  si  affacci alla finestra del primo piano di una casa con la
    porta rossa, qualche numero pi avanti.
    - Disgraziato!  - disse la signora petulante che  abbiamo  citato  per
    ultima, scoccando al signore ottuso uno sguardo da incenerirlo.
    - Cara, non  colpa mia - disse il signore.
    -  Non mi parlare,  tu,  non mi parlare!  - lo rimbecc la signora.  -
    Vetturino, alla casa con la porta rossa. Oh! se mai una donna fu messa
    in croce da un bruto che si fa un vanto e un piacere di svergognare la
    propria moglie in ogni occasione, davanti agli estranei,  quella donna
    sono io!
    - Dovreste vergognarvi di voi stesso, Raddle - disse l'altra donnetta,
    che era poi la signora Cluppins.
    - Ma che cosa ho fatto? - chiese Mister Raddle.
    -  Non  mi  parlare,  mostro,  o  potrei  dimenticare  il  mio sesso e
    prenderti a schiaffi! - disse la signora Raddle.
    Mentre si svolgeva questo dialogo, il vetturino stava ignominiosamente
    conducendo il cavallo per la briglia fino alla casa dalla porta rossa,
    che il signorino Bardell aveva  gi  aperto.  Che  modo  miserabile  e
    meschino  di  arrivare a casa di amici!  Niente pi frenata,  brusca e
    turbolenta nello sforzo di trattenere l'impetuoso animale; n il balzo
    a terra del cocchiere;  n i forti colpi bussati  alla  porta;  n  lo
    strappo  dato alla coperta solo all'ultimo momento,  perch le signore
    non prendano freddo aspettando,  mentre l'uomo porge loro  le  sciarpe
    come se fosse un cocchiere privato! Tutto il pepe della faccenda se ne
    era andato: era pi banale che venire a piedi.
    - Allora,  Tommy, - disse la signora Cluppins - come sta la tua povera
    mammina?
    - Oh,  sta benissimo,  - rispose il signorino Bardell -  in  salotto,
    gi  pronta.  Sono pronto anch'io,  sono.  - E il signorino Bardell si
    ficc le mani in tasca,  mettendosi a saltellare su e  gi  dal  primo
    scalino davanti alla porta.
    -   Viene   qualcun  altro,   Tommy?   -  disse  la  signora  Cluppins
    aggiustandosi la mantellina.
    - Viene la signora Sanders,  viene,  - rispose Tommy - vengo  anch'io,
    vengo.
    - Benedetto ragazzo,  - disse la piccola signora Cluppins - pensa solo
    a se stesso. Di', Tommy, caro.
    - S? - disse il signorino Bardell.
    - Chi altri viene,  amore?  -  disse  la  signora  Cluppins  con  voce
    insinuante.
    -  Oh!  Viene  la  signora  Rogers  -  rispose  il  signorino Bardell,
    spalancando gli occhi mentre forniva la notizia.
    - Come!  La signora che ha affittato le camere?  - esclam la  signora
    Cluppins.
    Il signorino Bardell ficc le mani ancor pi gi nelle tasche, e annu
    trentacinque  volte  esatte  per  significare  che si trattava appunto
    della nuova inquilina, e di nessun altro.
    - Santo cielo!  - disse la signora Cluppins.  - Saremo proprio un  bel
    gruppo!
    - Ah,  se sapeste cosa c' nella credenza, poi! - rispose il signorino
    Bardell.
    - Che cosa, Tommy? - disse civettando la signora Cluppins.  - Non vuoi
    dirmelo, Tommy?
    - No - rispose il signorino Bardell scuotendo la testa e ritornando al
    suo scalino.
    -  Benedetto  figliolo,  - brontol la signora Cluppins - che razza di
    furfantello dispettoso!  Andiamo,  Tommy,  dillo  alla  tua  cara  zia
    Cluppins.
    - La mamma mi ha detto di non dirlo - rispose il signorino Bardell.  -
    Ne daranno anche a me, ne daranno. Rallegrato da questa prospettiva il
    precoce ragazzetto ritorn al  gioco  dello  scalino  con  accresciuta
    energia.  Questo  interrogatorio  di un minorenne in tenera et veniva
    fatto mentre il signore e la  signora  Raddle  stavano  litigando  col
    vetturino sul prezzo della corsa: quando il vetturino l'ebbe spuntata,
    la signora Raddle si avvicin traballando.
    - Mary Ann, per carit! Cos' successo? - disse la signora Cluppins.
    -  Sono  cos  sconvolta  che tremo tutta,  Betsy - rispose la signora
    Raddle. - Raddle non  un uomo; lascia tutto sulle mie spalle.
    Questo non era leale verso l'infelice Mister  Raddle,  che  all'inizio
    della  discussione  era  stato  messo  da  parte  dalla sua eccellente
    signora,  con l'ordine perentorio di tener la lingua a posto.  Ma  non
    ebbe   modo   di  difendersi  perch  la  signora  Raddle  dava  segni
    inequivocabili di voler perdere i  sensi:  la  cosa  fu  notata  dalla
    finestra  del  salotto;   la  signora  Bardell,  la  signora  Sanders,
    l'inquilina e la serva dell'inquilina piombarono  precipitosamente  in
    strada e la trasportarono dentro,  parlando tutte insieme e proferendo
    diverse espressioni di piet e  condoglianza,  come  se  si  trattasse
    della  pi  disgraziata  donna del mondo.  Trasportata in salotto,  fu
    deposta sul sof;  e la signora del primo piano corse appunto al primo
    piano,  torn  con  una  bottiglia di sali,  afferr saldamente per il
    collo la signora Raddle,  e le accost la bottiglia al naso con grazia
    e  piet  tutte  femminili,  finch  la  detta  signora,  annaspando e
    dibattendosi un poco,  fu costretta a dichiarare di sentirsi veramente
    molto meglio.
    - Ah, poverina! - disse la signora Rogers. - So fin troppo bene quello
    che prova.
    -  Ah,  poverina!  anch'io  -  disse la signora Sanders;  e le signore
    gemettero tutte insieme,  e dissero che conoscevano bene queste cose e
    la  compiangevano dal pi profondo del cuore.  Anche la servetta della
    nuova inquilina, che aveva tredici anni ed era alta tre piedi, mormor
    la sua commiserazione.
    - Ma che cosa  successo? - disse la signora Bardell.
    - Gi, che cos' che vi ha tanto agitato? - chiese la signora Rogers.
    - Mi hanno fatto innervosire tanto - rispose  la  signora  Raddle  con
    tono  di rimprovero.  Le signore lanciarono sguardi indignati a Mister
    Raddle.
    - Be',  il fatto  questo - disse l'infelice signore facendo un  passo
    avanti.  -  Quando  ci siamo fermati qua sotto  sorta una discussione
    col conducente della carrozza...  -  Uno  strillo  acutissimo  di  sua
    moglie,  nell'udire  questa  parola,  rese impossibile qualsiasi altra
    spiegazione.
    - Sar meglio che lasciate fare a noi,  Raddle,  -  disse  la  signora
    Cluppins - non si riprender mai finch voi state qui.
    Tutte  le  signore appoggiarono questa opinione: cos Mister Raddle fu
    spinto fuori dalla stanza con l'ordine di andare a prendere  aria  nel
    cortile.  E  questo fece per circa un quarto d'ora,  finch la signora
    Bardell non gli annunci con volto solenne che  poteva  rientrare,  ma
    che  doveva  stare  molto attento a come si comportava con sua moglie.
    Sapeva che non aveva intenzione di essere scortese;  ma Mary  Ann  era
    una donna molto delicata, e se non stava attento poteva perderla da un
    momento  all'altro,  e  questo  avrebbe dovuto costituire una tremenda
    preoccupazione per lui da quel momento in  poi;  e  cos  via.  Mister
    Raddle  ascolt  tutto  con  grande umilt,  e torn subito in salotto
    docile come un agnello.
    - Oh,  Dio,  signora Rogers,  - disse la signora Bardell - non  vi  ho
    ancora presentato nessuno, mi viene in mente adesso! Mister Raddle, la
    signora Cluppins, la signora Raddle.
    -  Che  sarebbe  sorella  della  signora Cluppins - sugger la signora
    Sanders.
    - Ah, davvero? - disse la signora Rogers con molta degnazione;  poich
    lei  era  l'inquilina  e  aveva  una  serva  ai suoi ordini,  e la sua
    posizione le dava diritto ad essere pi condiscendente che amichevole.
    - Ah, davvero?
    La signora Raddle sorrise dolcemente,  Mister Raddle si inchin,  e la
    signora  Cluppins  disse  che era certo molto felice di conoscere una
    signora di cui aveva sentito  parlare  tanto  bene,  come  la  signora
    Rogers.   Complimento   che   quest'ultima   accett   con   graziosa
    condiscendenza.
    - Mister Raddle,  - disse la signora Bardell - dovreste sentirvi molto
    onorati, voi e Tommy, ad essere i soli cavalieri di tante signore, per
    tutta la strada da qui agli Spagnoli ad Hampstead.  Non sembra anche
    a voi, signora Rogers?
    - Oh, certo, signora! - rispose la signora Rogers; e dopo di lei tutte
    le altre ripeterono: - Oh, certo.
    - Certamente,  signora,  - disse Mister Raddle fregandosi  le  mani  e
    mostrando  una leggera tendenza a rianimarsi un po' - anzi,  per dirvi
    la verit, stavo appunto dicendo nel venir qui in carrozza...
    Nel sentir ripetere la parola che risvegliava tanti ricordi  dolorosi,
    la  signora  Raddle  si  port  il  fazzoletto agli occhi ed emise uno
    strillo soffocato;  la signora Bardell,  allora,  fece gli occhiacci a
    Mister  Raddle per fargli capire che era meglio non dire pi nulla,  e
    chiese  alla  serva  della  signora  Rogers,   con  una  cert'aria  di
    importanza, di servire il vino.
    A  questo  segnale  furono  messi  in  mostra  i  riposti tesori della
    credenza,  che comprendevano vari piatti di arance e  biscotti  e  una
    bottiglia  di  vecchio Porto appannata dai fondi - prezzo uno e nove -
    con un'altra del famoso Xeres delle  Indie  Orientali  da  quattordici
    "pence",  il  tutto  in  onore  della nuova inquilina e per la massima
    soddisfazione di tutti. La signora Cluppins pass un momento di panico
    quando  il  piccolo  Tommy  tent  di  raccontare  come  fosse   stato
    interrogato  sulla  credenza attualmente in servizio attivo (tentativo
    fortunatamente soffocato sul nascere da un  mezzo  bicchiere  di  quel
    vecchio Porto,  che gli and di traverso e lo mise per qualche momento
    in pericolo di  morte),  poi  la  comitiva  usc  alla  ricerca  della
    diligenza per Hampstead.  Questa fu subito trovata, e in un paio d'ore
    arrivarono tutti sani e salvi al Caff degli Spagnoli, dove il primo
    atto dell'infelice Mister  Raddle  rischi  di  provocare  un  secondo
    svenimento  alla  buona  signora,  trattandosi  n  pi n meno che di
    questo: egli aveva ordinato il t per sette,  mentre  (come  tutte  le
    signore  gli  fecero notare),  niente sarebbe stato pi facile che far
    bere Tommy alla tazza di qualcuno - o di  tutti,  se  era  il  caso  -
    quando  il  cameriere  non guardava.  E questo avrebbe risparmiato una
    razione di t.  senza nemmeno doverlo allungare!  Ma ormai la cosa era
    fatta,  e il t arriv con sette tazze e sette piattini, e altrettante
    porzioni di pane e burro.  La signora Bardell fu eletta  presidentessa
    all'unanimit,  con  la  signora  Rogers  alla sua destra e la signora
    Raddle alla sua sinistra,  e la merenda si svolse allegramente  e  con
    successo.
    -  Eh,  s,  com' bella la campagna!  - sospir la signora Rogers.  -
    Quasi vorrei poterci stare per sempre.
    - Ah, non potrebbe piacervi, signora, - rispose la signora Bardell con
    una certa premura, perch,  pensando alle sue camere,  non le sembrava
    consigliabile incoraggiare certe idee - non potrebbe piacervi.
    -  Eh,  direi  che  siete  troppo  vivace  e  corteggiata  per potervi
    accontentare della campagna - disse la piccola signora Cluppins.
    - Forse  vero, signora.  Forse  vero - sospir l'inquilina del primo
    piano.
    -  Per la gente che vive sola e non ha nessuno di cui interessarsi o a
    cui voler bene,  gente ferita nei propri sentimenti e cose  simili,  -
    osserv  Mister Raddle per rallegrare un poco i presenti,  guardandosi
    attorno - la campagna  quello che ci vuole.  Campagna  per  le  anime
    malate, dicono.
    Ora,  qualunque altra cosa avesse detto quell'infelice,  sarebbe stata
    preferibile a questa.  Naturalmente  la  signora  Bardell  scoppi  in
    lacrime,  e  chiese che la portassero subito via da quella tavola;  al
    che l'affettuoso figlioletto si mise a berciare disperato.
    - Chi crederebbe,  signora,  - esclam la signora Raddle  rivolgendosi
    bellicosamente  all'inquilina  dei  primo  piano - che una donna possa
    essere sposata con un essere talmente inumano,  che riesce a ferire la
    sensibilit di una donna a ogni ora del giorno e della notte?
    - Ma, cara, - protest Mister Raddle - non l'ho fatto apposta, cara.
    - Non l'hai fatto apposta,  eh?  - ripet la signora Raddle con grande
    sdegno e disprezzo. - Via di qui.  Non posso sopportare la vista di un
    bruto.
    - Non dovreste agitarvi,  Mary Ann, - intervenne la signora Cluppins -
    dovreste avervi riguardo, seriamente,  cara,  e non fare cos.  Andate
    via, Raddle, da bravo, o riuscirete soltanto a farla stare peggio.
    - Sar meglio che prendiate il t da solo,  signore - disse la signora
    Rogers ricorrendo di nuovo alla bottiglia dei sali.
    La signora Sanders, che, come al solito,  si trovava occupatissima col
    pane e burro,  espresse la stessa opinione, e Mister Raddle se ne and
    in silenzio.  Dopo di che ci fu un  gran  traffico  per  sollevare  il
    signorino  Bardell,  gi  un  po'  troppo  grosso  per essere preso in
    braccio,  in grembo a sua madre: operazione durante la quale egli mise
    i suoi stivaletti sul vassoio del t,  provocando una certa confusione
    fra le tazze e i piattini Ma questo genere di  svenimenti,  contagiosi
    fra  le signore,  raramente durano molto;  cos dopo qualche lacrima e
    molti baci sparsi su di lui,  la signora Bardell si riebbe,  lo rimise
    gi,  si meravigli di essere stata cos sciocca,  e si vers un'altra
    tazza di t.
    In questo momento si ud un rumore di ruote avvicinarsi, e le signore,
    alzando gli occhi,  videro  una  carrozza  fermarsi  al  cancello  del
    giardino.
    - Altra gente! - disse la signora Sanders.
    - E' un signore - disse la signora Raddle.
    -  Ma s,   Mister Jackson,  quel giovanotto dello studio di Dodson e
    Fogg! - esclam la signora Bardell.  - No,  buon Dio!  Non  possibile
    che Mister Pickwick abbia pagato i danni!
    - O che voglia sposarvi! - disse la signora Cluppins.
    - Dio mio,  come va piano quel signore,  - esclamo la signora Rogers -
    non potrebbe andare pi in fretta?
    Mentre la signora diceva queste parole Mister Jackson  si  allontanava
    dalla  carrozza,  dove  si  era trattenuto per dire qualcosa a un uomo
    malvestito, coi gambali neri, sceso anch'egli dallo stesso veicolo con
    un pesante bastone di frassino in mano,  e si dirigeva verso il  luogo
    dove  si  trovavano le signore,  arricciandosi nel frattempo i capelli
    intorno alle falde del cappello.
    - E' successo qualcosa? C' qualcosa di nuovo, Mister Jackson? - disse
    ansiosamente la signora Bardell.
    - Proprio nulla, signora!  - rispose Mister Jackson.  - Come stanno le
    signore?  Devo chiedere scusa per il disturbo...  ma la legge, signore
    mie... la legge... - Cos giustificandosi Mister Jackson sorrise, fece
    un inchino circolare,  e si diede un'altra arricciata ai  capelli.  La
    signora  Rogers  sussurr  alla signora Raddle che quel giovanotto era
    proprio elegante.
    - Sono stato a cercarvi in Goswell Street,  - riprese a dire Jackson -
    e quando la serva mi ha detto che eravate qui, ho preso una carrozza e
    sono  venuto.  I  principali  vi  vogliono  subito  in citt,  signora
    Bardell.
    - Dio mio! - esclam la signora, sobbalzando per l'improvvisa notizia.
    - S,  -  disse  Jackson  mordendosi  le  labbra  -  un  affare  molto
    importante  e  urgentissimo,  che  non pu essere rimandato per nessun
    motivo. Dodson me lo ha detto chiaramente, e cos pure Fogg.  Ho fatto
    aspettare la vettura apposta per voi, per riportarvi indietro.
    - E' molto strano! - esclam la signora Bardell.
    Le  signore  convennero  tutte  che era molto strano,  ma furono anche
    dell'opinione che doveva essere molto importante,  altrimenti Dodson e
    Fogg non l'avrebbero mandata a prendere; e inoltre che, data l'urgenza
    della cosa ella doveva andare senza indugio da Dodson e Fogg.
    Dava  un  senso  d'orgoglio  e d'importanza essere chiamata dai propri
    legali con una fretta cos terribile,  e non dispiacque  affatto  alla
    signora  Bardell,  soprattutto  pensando  che le avrebbe dato un certo
    lustro agli occhi dell'inquilina del primo piano. Atteggi la bocca al
    sorriso,  fece mostra di essere molto seccata e incerta sul da farsi e
    arriv infine alla conclusione che forse doveva proprio andare.
    - Ma non volete prendere qualcosa dopo la passeggiata, Mister Jackson?
    - disse la signora Bardell con voce persuasiva.
    - No, veramente non c' tempo da perdere, signora, - rispose Jackson -
    e  ho  un  amico  qui con me - continu dando un'occhiata all'uomo col
    bastone di frassino.
    - Be', dite al vostro amico di venir qui, - disse la signora Bardell -
    ve ne prego.
    - Grazie,  ma preferirei di no,  - disse Mister Jackson con  un  certo
    imbarazzo  -  non  molto abituato alla compagnia delle signore,  e si
    sentirebbe intimidito.  Piuttosto,  se dite al cameriere di  portargli
    qualcosa di forte,  forse non lo berr tutto d'un fiato,  forse...  Ma
    mettetelo  alla  prova!  -  Le  dita  di  Mister  Jackson  si  mossero
    scherzosamente intorno al naso,  a questo punto del suo discorso,  per
    far capire agli ascoltatori che stava parlando ironicamente.
    Subito il cameriere fu mandato dal signore timido, e il signore timido
    prese qualcosa;  Mister Jackson prese qualcosa anche lui e le  signore
    presero  qualcosa  per dovere di ospitalit.  Poi Mister Jackson disse
    che era spiacente, ma bisognava andare; al che la signora Sanders,  la
    signora  Cluppins  e  Tommy  (che  fu  destinato a scortare la signora
    Bardell,  lasciando le altre sotto la protezione  di  Mister  Raddle),
    entrarono nella carrozza.
    -  Isaac  -  disse  Jackson,  mentre la signora Bardell si preparava a
    salire, alzando lo sguardo all'uomo col bastone di frassino che sedeva
    a cassetta fumando un sigaro.
    - Be' ?
    - La signora Bardell  questa.
    - Uh, lo sapevo da un pezzo - disse l'uomo.
    La signora Bardell sal, Mister Jackson sal dopo di lei,  e i cavalli
    partirono.  La signora Bardell non pot fare a meno di riflettere alle
    parole dell'amico di Mister Jackson.  Che gente acuta,  gli  avvocati!
    Dio ci salvi, come riconoscono subito le persone!
    - Brutto affare, quello delle spese che abbiamo sostenuto, non  vero?
    -  disse  Jackson  quando  la signora Cluppins e la signora Sanders si
    furono addormentate. - Le spese del vostro processo, voglio dire.
    - Mi dispiace moltissimo che non riusciate a farvele pagare, - rispose
    la signora Bardell - ma se voi uomini di legge fate  queste  cose  per
    speculazione,  dovete pur subire qualche perdita di tanto in tanto, si
    capisce.
    - Ho saputo che avete firmato  un  "cognovit"  per  l'ammontare  delle
    spese, dopo il processo, vero? - disse Jackson.
    - S. Una semplice formalit - rispose la signora Bardell.
    - Certo,  - rispose freddamente Jackson - una semplicissima formalit,
    nient'altro.
    La carrozza viaggiava e la signora Bardell si addorment. Si risvegli
    dopo un po' di tempo al fermarsi della carrozza.
    - Santo Cielo!  - disse la signora.  - Siamo gi arrivati a  Freeman's
    Court?
    - Non dobbiamo andare fin l - rispose Jackson.  - Abbiate la cortesia
    di scendere.
    La signora Bardell, non ancora completamente sveglia,  ubbid.  Era un
    luogo  strano:  si  vedeva un gran muro,  con un portone in mezzo e un
    lume a gas da una parte.
    -  Avanti,   signora!   -  grid  l'uomo  col  bastone  di   frassino,
    affacciandosi  all'interno  della  carrozza  e  scuotendo  la  signora
    Sanders per svegliarla.  - Su!  - Dopo aver  svegliato  anche  la  sua
    amica,  la signora Sanders scese. La signora Bardell, appoggiandosi al
    braccio di Jackson e tenendo il bambino per  mano,  era  gi  arrivata
    sotto l'androne. Le altre due la seguirono.
    La  stanza  in  cui  entrarono  aveva  un  aspetto  ancora  pi strano
    dell'androne.  C'erano  tanti  uomini  in  piedi  l  intorno!   E  la
    guardavano tutti con certi occhi!
    - Che luogo  questo? - chiese la signora Bardell fermandosi.
    -  Non    che  uno  dei  nostri  Uffici  pubblici  -  rispose Jackson
    spingendola frettolosamente attraverso una porta e guardandosi intorno
    per vedere se le altre venivano dietro.  - Tenete  gli  occhi  aperti,
    Isaac!
    -  Niente paura - rispose l'uomo col bastone di frassino.  La porta si
    rinchiuse pesantemente alle loro spalle,  ed essi  scesero  una  breve
    rampa di scale.
    - Ci siamo,  finalmente.  Adesso tutto  a posto,  signora Bardell!  -
    disse Jackson guardandosi intorno con esultanza.
    - Che volete dire?  - disse  la  signora  Bardell  col  cuore  che  le
    batteva.
    - Semplicemente questo - rispose Jackson tirandola un poco da parte. -
    Non  vi  spaventate,  signora  Bardell.  Non c'e mai stato un uomo pi
    delicato di Dodson, signora, o pi umano di Fogg. Era loro dovere,  da
    un  punto  di vista professionale,  procedere contro di voi per quelle
    spese,  ma erano ansiosi di  risparmiare  la  vostra  sensibilit  per
    quanto  fosse loro possibile.  Che conforto dev'essere per voi il modo
    in cui  stata condotta la cosa!  Questa  la  Fleet,  signora.  Buona
    notte, signora Bardell. Buona notte, Tommy!
    Mentre  Jackson  se  ne  andava  in  fretta  con l'uomo col bastone di
    frassino, un altro uomo,  che era stato ad aspettare con una chiave in
    mano, condusse la povera sbalordita lungo una seconda rampa di scalini
    che  conducevano  a  un'altra porta.  La signora Bardell diede un alto
    strillo; Tommy url; la signora Cluppins si fece piccina piccina; e la
    signora Sanders spar senza far rumore.  Poich l stava l'oltraggiato
    Mister  Pickwick,  che  prendeva  la  sua  boccata d'aria notturna;  e
    accanto a lui si trovava Samuel Weller  che,  nel  vedere  la  signora
    Bardell,  si  tolse il cappello con beffarda riverenza,  mentre il suo
    padrone voltava sdegnato la schiena.
    - Non tormentate questa donna,  - disse il secondino a Mister Weller -
     appena entrata.
    -  Prigioniera  anche  lei?  -  disse  Sam rimettendosi prontamente il
    cappello. - Chi l'ha accusata? E perch? Sputate, vecchio mio.
    - Dodson e Fogg,  - rispose l'uomo - esecuzione su "cognovit"  per  le
    spese.
    - Ehi,  Job,  Job! - grid Sam precipitandosi nel corridoio. - Correte
    da Mister Perker, Job. Ho bisogno di lui immediatamente. Mi sembra che
    ci sia del buono,  in questo.  E' un bel  pasticcio  Urrah!  Dov'  il
    principale?
    Ma  a  questa  domanda  non ci fu risposta,  perch Job era partito in
    fretta e furia non  appena  ricevuta  la  commissione,  e  la  signora
    Bardell era svenuta, e questa volta proprio sul serio.


















    CAPITOLO 47.
    Dedicato soprattutto a questioni d'affari, e agli interessi terreni di
    Dodson e Fogg.  - Mister Winkle riappare in circostanze straordinarie.
    - La bont  di  Mister  Pickwick  si  dimostra  pi  forte  della  sua
    ostinazione.

    Job  Trotter,  senza perdere nulla della sua velocit iniziale,  corse
    fino a Holborn: ora in mezzo alla strada,  ora  sul  marciapiede,  ora
    lungo  lo  scolo dell'acqua,  a seconda delle possibilit di sgusciare
    fra la calca di uomini, donne bambini e carrozze nei diversi punti del
    percorso;  e,  incurante di ogni ostacolo,  non si  ferm  un  momento
    finch  non ebbe raggiunto il cancello di Gray's Inn.  Ma,  nonostante
    tutta la sua fretta,  il cancello era gi chiuso da una buona mezz'ora
    quando  arriv,  e  prima  che  avesse  potuto  scovare la donna delle
    pulizie di Mister Perker (che viveva con una figlia maritata, la quale
    aveva concesso la sua mano a un cameriere a mezzo servizio,  il  quale
    occupava il primo piano al tal numero della tale via,  proprio accanto
    a quella tale birreria che si  trova  all'incirca  dietro  Gray's  Inn
    Lane) mancava gi meno di un quarto d'ora alla chiusura della prigione
    per  la  notte.  Bisognava  ancora stanare Mister Lowten dalla saletta
    interna della Gazza e Ceppo; e Job era appena riuscito a farcela e a
    comunicargli il messaggio di Sam Weller  quando  l'orologio  batt  le
    dieci.
    - Ecco, - disse Lowten - ormai  troppo tardi. Stanotte non potete pi
    entrare: vi hanno dato la chiave della strada, caro mio.
    - Non pensate a me,  - rispose Job - posso dormire dappertutto. Ma non
    sarebbe meglio vedere Mister Perker  stasera  stessa,  cos  da  poter
    entrare domattina presto, appena aprono il portone?
    - Be',  - rispose Lowten dopo un momento di riflessione - in qualsiasi
    altro caso Perker non sarebbe molto contento  di  vedermi  arrivare  a
    casa   sua;   ma  trattandosi  di  Mister  Pickwick  credo  che  posso
    arrischiarmi a prendere una carrozza e metterla in conto all'ufficio.
    Stabilita questa linea di condotta Mister Lowten  prese  il  cappello,
    preg l'assemblea riunita di nominare un presidente che lo sostituisse
    durante  la  sua  assenza  temporanea,  e  si  diresse  al  pi vicino
    posteggio di  carrozze.  Qui  giunto,  chiam  la  vettura  che  aveva
    l'apparenza  pi  promettente,  e  ordin  al cocchiere di dirigersi a
    Montague Place, Russel Square.
    Mister Perker aveva gente a pranzo quella sera,  come dimostravano  le
    finestre  del  salotto  tutte illuminate,  il suono di un pianoforte a
    coda perfezionato e quello di una voce da concerto perfezionabile  che
    ne uscivano,  e un greve odore di vivande che stagnava sugli scalini e
    nell'ingresso. Era successo, infatti, che un paio di degnissimi agenti
    di commercio fossero venuti a Londra  dalla  provincia,  tutti  e  due
    nello stesso giorno,  e una festicciuola era stata fatta in loro onore
    con la partecipazione di Mister  Snicks,  il  segretario  dell'Ufficio
    Assicurazioni  sulla  vita,  Mister  Prosee,  il famoso avvocato,  tre
    procuratori,  un curatore di fallimenti,  un penalista del Temple,  un
    giovane  dai  modi perentori e dagli occhi piccini,  suo allievo,  che
    aveva scritto un brillante studio sul diritto di successione - con una
    grande quantit di note a pi di pagina e una ricca bibliografia  -  e
    parecchi altri eminentissimi e distintissimi personaggi.
    Alla  compagnia  di  queste  persone  fu  strappato  il piccolo Mister
    Perker,  quando  gli  bisbigliarono  all'orecchio  che  c'era  il  suo
    impiegato:  e,  passando  in  camera da pranzo,  trov Mister Lowten e
    Mister Job Trotter  che  si  profilavano  nella  penombra  presso  una
    candela  da cucina,  che,  con appropriato disprezzo per l'impiegato e
    per tutto ci che si riferiva all'ufficio, era stata posata sul tavolo
    dal signore che accettava di mostrarsi in pubblico in  brache  strette
    al ginocchio e calze di cotone in cambio di uno stipendio trimestrale.
    - Dunque,  Lowten, - disse il piccolo Mister Perker chiudendo la porta
    - che c' di nuovo? E' arrivata una lettera importante?
    - No,  signore,  - rispose Lowten - c' qui un uomo mandato da  Mister
    Pickwick.
    -  Da Pickwick,  eh?  - disse l'ometto,  rivolgendosi subito a Job.  -
    Allora, che cosa  successo?
    - Dodson e Fogg hanno fatto arrestare la signora Bardell per le  spese
    - disse Job.
    -  No!  - esclam Perker,  mettendosi le mani in tasca e appoggiandosi
    alla credenza.
    - S,  - disse Job - sembra che le abbiano fatto firmare un "cognovit"
    per le spese, subito dopo il processo.
    - Per Giove!  - disse Perker togliendo di nuovo le mani dalle tasche e
    picchiando enfaticamente  le  nocche  della  destra  sul  palmo  della
    sinistra. - Sono i pi astuti furfanti con cui ho avuto a che fare!
    -  I  pi  abili  professionisti  che abbia mai conosciuto,  signore -
    osserv Lowten.
    - Abilissimi!  - fece eco Perker.  -  Impossibile  prevenire  le  loro
    mosse.
    - Verissimo,  signore,  impossibile - rispose Lowten; e sia il padrone
    che l'impiegato  restarono  pensosi  per  qualche  secondo,  con  aria
    eccitata,  come  se  meditassero  su  una  delle  pi  belle e geniali
    scoperte della mente umana in tutti i tempi.  Quando si furono riavuti
    a  sufficienza  da quella crisi di ammirazione,  Job Trotter rifer il
    resto del suo messaggio.  Perker croll il capo  pensosamente  e  tir
    fuori l'orologio.
    - Alle dieci precise sar l! - disse l'ometto. - Sam ha perfettamente
    ragione. Diteglielo. Prendete un bicchiere di vino, Lowten?
    - No, grazie, signore.
    -  Immagino che no voglia dire s - disse l'ometto voltandosi verso la
    credenza per prendere una caraffa e dei bicchieri.
    E  siccome  Lowten,  effettivamente,  voleva  dire  di  s,  non  fece
    ulteriori  proteste,  ma  chiese a Job,  bisbigliando in modo da farsi
    sentire,  se il ritratto di Perker appeso di fronte al  caminetto  non
    era straordinariamente somigliante: e Job,  si capisce, rispose che lo
    era. Nel frattempo il vino era stato versato: Lowten bevve alla salute
    della signora Perker e dei bambini,  e Job a quella di Perker  stesso.
    Poi,  visto  che  il signore in brache strette al ginocchio e calze di
    cotone,  non considerando che fosse di propria spettanza  accompagnare
    alla  porta  la  gente dell'ufficio,  si rifiutava in modo assoluto di
    rispondere al campanello,  i due si accompagnarono alla porta  fra  di
    loro. L'avvocato torn in salotto, l'impiegato alla Gazza e Ceppo, e
    Job  and  al mercato di Covent Garden a passare la notte in una cesta
    di verdura.
    Puntualissimo,  all'ora stabilita del mattino seguente  il  piccolo  e
    bonario avvocato bussava alla porta di Mister Pickwick, premurosamente
    aperta da Sam Weller.
    -  Mister  Perker,  signore  -  disse  Sam annunciando il visitatore a
    Mister Pickwick,  che  sedeva  presso  la  finestra  in  atteggiamento
    pensoso.  -  Sono molto contento che siate capitato qui,  signore.  Ho
    l'impressione che il principale voglia scambiare due parole con voi.
    Perker diede a Sam uno sguardo d'intesa,  per  segnalargli  che  aveva
    capito e che non avrebbe detto di essere venuto apposta; e, facendogli
    cenno di avvicinarsi, gli sussurr qualcosa nell'orecchio.
    - Dite sul serio,  signore?  - disse Sam facendo un salto indietro per
    la sorpresa. Perker annu e sorrise.
    Samuel Weller guard il piccolo avvocato, poi Mister Pickwick,  poi il
    soffitto,  e  infine  di  nuovo  Perker;  fece un largo sorriso,  rise
    apertamente,   e  da  ultimo,   afferrato  il  cappello  sul  tappeto,
    senz'altre spiegazioni scomparve.
    - Che significa questo?  - chiese Mister Pickwick guardando stupefatto
    Mister Perker. - Che cosa ha ridotto Sam in questo stato?
    - Oh, niente, niente - rispose Perker. - Suvvia, caro signore,  tirate
    la vostra seggiola accanto al tavolo. Ho molte cose da dirvi.
    -  Che  carte sono queste?  - chiese Mister Pickwick,  mentre l'ometto
    posava sul tavolo un piccolo fascio di documenti legati con un  nastro
    rosso.
    -  Le  carte  della  causa  Bardell contro Pickwick,  - rispose Perker
    sciogliendo il nodo coi denti.
    Mister  Pickwick  avvicin  la  seggiola  facendola   strisciare   sul
    pavimento,  e, lasciandosi cadere su di essa, si prese le mani in mano
    e guard severamente,  se pure lo sguardo di  Mister  Pickwick  poteva
    essere severo, il suo amico avvocato.
    -  Non  vi  piace  nemmeno sentirla nominare,  vero?  - disse l'ometto
    sempre occupato a sciogliere il nodo.
    - No, non mi piace - rispose Mister Pickwick.
    - Molto dolente,  - riprese Perker - perch  invece  sar  l'argomento
    della nostra conversazione.
    -  Preferirei  che  questo  argomento non fosse toccato mai pi fra di
    noi, Perker - disse bruscamente Mister Pickwick.
    - Be',  be',  caro signore,  - disse l'ometto slegando il fascicolo  e
    scrutando  Mister  Pickwick  con  la  coda  dell'occhio -  necessario
    toccarlo. Sono venuto qui apposta.  Adesso,  siete pronto ad ascoltare
    quello  che  devo dirvi,  caro signore?  Non c' fretta;  se non siete
    pronto posso aspettare.  Ho portato i  giornali  del  mattino.  Quando
    sarete  comodo  lo sar anch'io.  Ecco qua!  - Cos dicendo,  l'ometto
    accavall le gambe e si mise ostentatamente a leggere con molta  calma
    e concentrazione.
    -  Andiamo,  andiamo,  -  disse  Mister Pickwick sospirando,  ma nello
    stesso tempo raddolcendosi in un sorriso - dite pure quel che avete da
    dire. Sar sempre la stessa storia, suppongo.
    - Con una differenza,  caro signore,  con una  differenza!  -  rispose
    Perker ripiegando con deliberata lentezza il giornale e rimettendoselo
    in  tasca.  - La signora Bardell,  la querelante in questa azione,  si
    trova fra queste mura, signore.
    - Lo so - fu la risposta di Mister Pickwick.
    - Benissimo,  - ribatt Perker - e immagino che saprete anche  in  che
    modo c' venuta; voglio dire per quali ragioni e su richiesta di chi.
    -  S;  perlomeno  ho saputo quello che mi ha detto Sam - disse Mister
    Pickwick con affettata noncuranza.
    - Quello che vi ha detto  Sam  -  rispose  Perker  -  sono  certo  che
    corrisponde alla realt dei fatti. Dunque, caro signore, la prima cosa
    che  debbo  chiedervi    questa:  deve  quella  donna restare qui per
    sempre?
    - Restare qui? - ripet Mister Pickwick.
    - Restare qui,  caro signore  -  riprese  Perker,  appoggiandosi  allo
    schienale della seggiola e guardando negli occhi il suo cliente.
    - Perch lo chiedete a me? - disse quest'ultimo. - Dipende da Dodson e
    Fogg, lo sapete benissimo.
    -  Non  so nulla di simile,  - ribatt Perker fermamente - non dipende
    affatto da Dodson e Fogg: voi li  conoscete,  caro  signore,  come  li
    conosco io. Dipende solamente, completamente, e interamente da voi.
    -  Da  me?  -  esclam  Mister  Pickwick  alzandosi nervosamente dalla
    seggiola e risedendosi subito dopo.
    L'ometto batt due volte sul coperchio della sua tabacchiera,  l'apr,
    fiut  una  grossa presa,  la richiuse,  e ripet le parole: - Da voi,
    dico,  caro signore.  - Continu l'ometto,  con l'aria di aver trovato
    nuova forza nel tabacco. - Dico che la sua pronta liberazione o la sua
    perpetua prigionia dipendono da voi, e da voi solo. Lasciatemi finire,
    caro signore,  vi prego,  e non agitatevi tanto, perch questo servir
    solo a farvi sudare e non risolver nulla.  Dico,  -  continu  Perker
    numerando  ogni  nuovo  argomento  sulle  dita  a  mano  a mano che li
    esponeva - dico che nessuno tranne voi pu liberarla da quest'antro di
    miseria,  e che  voi  potete  farlo  soltanto  pagando  le  spese  del
    processo,  sia  dell'attore  che  del  convenuto,  a  quelle  iene  di
    Freeman's Court. Ora vi prego: state calmo, caro signore.
    Mister  Pickwick,   il  cui  volto  aveva  fatto  i  pi  straordinari
    cambiamenti durante questo discorso, e che mostrava tutti i sintomi di
    uno  scoppio d'indignazione giunto al culmine,  calm come meglio pot
    la sua collera. Perker, rafforzando le sue capacit di convinzione con
    un'altra presa di tabacco, continu:
    - Ho visto la donna,  stamani.  Pagando le spese vi sar restituita la
    libert  e  condonato  il risarcimento dei danni;  e inoltre,  ci che
    ritengo sia molto pi importante per voi,  caro  signore,  avrete  una
    dichiarazione scritta spontaneamente di suo pugno,  sotto forma di una
    lettera a me,  che tutto questo affare fu fomentato,  incoraggiato,  e
    portato  avanti  fin dal principio da quei due,  da Dodson e Fogg: che
    ella rimpiange profondamente di aver servito loro per recarvi disturbo
    e offesa;  e che mi prega di intercedere presso di voi e implorare  il
    vostro perdono.
    -  Tutto  questo,  se  pago le spese per lei!  - disse sdegnato Mister
    Pickwick. - Un documento di valore, veramente!
    - Non c' nessun se, caro signore,  - disse Perker con aria trionfante
    -  ecco  la  lettera di cui stavo parlando.  Portata al mio ufficio da
    un'altra donna alle nove di stamane,  prima che avessi messo piede  in
    questo luogo,  o avuto alcun contatto con la signora Bardell,  sul mio
    onore. - E scegliendo la lettera dal fascicolo, il piccolo avvocato la
    mise davanti a Mister  Pickwick,  e  annus  tabacco  per  due  minuti
    consecutivi senza batter ciglio.
    -  E'  tutto  ci  che  dovevate  dirmi?   -  chiese  Mister  Pickwick
    gentilmente.
    - Non ancora - rispose Perker.  - Non posso  dire  con  certezza,  per
    adesso,  se  la  formula  del  "cognovit",  il  modo  come  sono state
    giustificate le spese, e le prove che potremmo raccogliere su tutta la
    condotta della causa, saranno sufficienti a giustificare un'azione per
    truffa. Temo di no,  caro signore: ho paura che siano troppo abili per
    questo.   Mi  sembra  chiaro,  per,  che  l'insieme  dei  fatti  sar
    sufficiente per mettervi dalla  parte  della  ragione  agli  occhi  di
    qualsiasi  persona  sensata.  Ed  ora,  caro  signore,  vi  faccio una
    proposta. Queste centocinquanta sterline o quel che siano,  diciamo la
    cifra  tonda,  non  sono  niente  per  voi.  Una  giuria  vi    stata
    sfavorevole; il verdetto  ingiusto, certo,  ma pure  stato emesso in
    buona  fede,  ed    contro  di  voi.  Vi  si offre ora l'occasione di
    mettervi a un livello moralmente molto pi alto di quello che potreste
    raggiungere restando qui: cosa che sarebbe imputata soltanto,  da  chi
    non  vi  conosce,   a  semplice  ostinazione,   a  maligna  e  brutale
    testardaggine e nient'altro, caro signore, credetemi. Potete esitare a
    coglierla,  sapendo che vi restituisce  ai  vostri  amici,  ai  vostri
    vecchi interessi, alla salute del vostro corpo e ai vostri svaghi; che
    libera  un  servo  affezionato e fedele,  condannato altrimenti da voi
    stesso a stare in prigione per tutta la vostra vita; e soprattutto che
    vi d il mezzo di prendere una magnanima vendetta, una vendetta,  caro
    signore,  lo so,  che  la sola di cui il vostro cuore sarebbe capace,
    liberando quella donna da una scena di miseria e di corruzione  a  cui
    non  vorrei  condannare nessun uomo,  ma che per una donna  ancor pi
    spaventosa e crudele?  Ora io vi chiedo,  caro signore,  non solo come
    vostro  consigliere  legale,  ma  come  vostro sincerissimo amico,  se
    volete lasciarvi sfuggire  l'occasione  di  raggiungere  tutti  questi
    risultati  e  fare  tanto  bene per la gretta considerazione che poche
    sterline andranno a finire nelle tasche di un  paio  di  furfanti  che
    tanto resterebbero furfanti lo stesso,  col semplice risultato che pi
    guadagnano,  pi vorranno  guadagnare,  e  pi  presto  si  lasceranno
    indurre  a  qualche  porcheria  che  li  porter  alla  rovina.  Vi ho
    sottoposto questi argomenti, caro signore,  in modo molto inefficace e
    imperfetto,  ma vi chiedo di pensarci.  Pensateci sopra tutto il tempo
    che volete. Io aspetto qui pazientemente la vostra risposta.
    Ma prima che Mister Pickwick potesse rispondere,  e prima  che  Mister
    Perker  avesse  annusato la ventesima parte del tabacco che comportava
    un discorso cos insolitamente lungo,  si sent mormorare a bassa voce
    fuori dalla porta, e poi bussare timidamente.
    - Uffa!  - esclam Mister Pickwick,  evidentemente scosso dalle parole
    del suo amico. - Che noia quella porta! Chi ?
    - Io, signore - rispose Sam Weller mettendo dentro la testa.
    - Non posso parlare con voi per adesso, Sam, - disse Mister Pickwick -
    sono occupato in questo momento, Sam.
    - Chiedo scusa,  - insist Mister Weller - c' una  signora  qui,  che
    dice di avere qualcosa di molto privato da raccontarvi.
    -  Non  posso  vedere nessuna signora - rispose Mister Pickwick la cui
    mente era piena di immagini della signora Bardell.
    - Non lo direi con tanta sicurezza,  signore!  - insist Mister Weller
    scuotendo  la  testa.  -  Se  sapeste  chi  c'  qui  vicino credo che
    cambiereste tono,  come diceva il falco tra se,  ridendo allegramente,
    mentre ascoltava il pettirosso cantare dietro l'angolo.
    - Chi ? - chiese Mister Pickwick.
    - Volete riceverla,  signore?  - chiese Mister Weller tenendo la porta
    accostata, come se dietro ci fosse qualche curioso animale vivente.
    - Non posso esimermi,  immagino  -  disse  Mister  Pickwick  guardando
    Perker.
    -  Bene,  allora  si  va  a  incominciare!  - esclam Sam.  - Suona la
    grancassa, si alza il sipario, ed entrano i due cospiratori.
    Cos  dicendo  Sam  Weller  spalanc  la  porta,   ed  ecco  irrompere
    tumultuosamente  nella  stanza Mister Nathaniel Winkle,  trascinandosi
    dietro per mano la stessa signorina che a  Dingley  Dell  calzava  gli
    stivaletti guarniti di pelliccia,  e che, in un piacevolissimo insieme
    di rossore, confusione, seta lilla, cappellino, e ampio velo ricamato,
    appariva pi graziosa che mai.
    - La signorina Arabella Allen!  - esclam Mister Pickwick alzandosi in
    piedi.
    -  No,  -  rispose  Mister  Winkle  cadendo  in ginocchio - la signora
    Winkle! Perdono, mio caro amico, perdono!
    Mister Pickwick non poteva credere ai  suoi  occhi,  e  forse  non  ci
    avrebbe creduto davvero senza la testimonianza del volto sorridente di
    Perker e della presenza concreta,  sullo sfondo,  di Sam e della bella
    cameriera,  i quali sembravano contemplare la scena con  la  pi  viva
    soddisfazione.
    -  Oh,  Mister Pickwick!  - disse Arabella a bassa voce,  allarmata da
    quel silenzio. - Potrete perdonare la mia imprudenza?
    Mister Pickwick non rispose parola a questo appello,  ma si tolse  gli
    occhiali di furia, e prendendo tutte e due le mani della ragazza nelle
    proprie,  le  baci  molte  volte  (forse  pi  di  quanto  non  fosse
    strettamente necessario) e poi,  trattenendo ancora una delle mani  di
    lei,  disse  a  Mister Winkle che era un ragazzaccio temerario,  e gli
    ordin di alzarsi.  E quando Mister Winkle,  che in segno di penitenza
    era  rimasto  per  alcuni secondi a grattarsi il naso con la falda del
    cappello,  si fu alzato,  Mister Pickwick gli diede un buon numero  di
    pacche  sulla  schiena,  e poi strinse calorosamente la mano a Perker,
    che,  per non restare indietro nei complimenti  del  caso,  salut  la
    sposa  e la bella cameriera con gran calore,  strinse la mano a Mister
    Winkle con la massima cordialit,  e concluse queste dimostrazioni  di
    gioia  fiutando  tanto tabacco da far starnutire per tutta la vita una
    mezza dozzina di uomini forniti di un naso normale.
    - Dunque,  bambina cara,  -  disse  Mister  Pickwick  com'  successo?
    Avanti!  Sedetevi  e  raccontatemi  tutto.  Com'  carina,  non  vero
    Perker? - aggiunse Mister Pickwick osservando il volto di Arabella con
    lo sguardo orgoglioso ed esultante di un padre.
    - Deliziosa,  caro signore - rispose l'ometto.  -  Se  non  fossi  gi
    sposato, dovrei proprio invidiarvi, ragazzaccio.
    Cos  dicendo  il  piccolo  avvocato  diede  una pacca sullo stomaco a
    Mister  Winkle,   da  questi  contraccambiata:  poi  risero   entrambi
    fragorosamente,  ma  non  quanto Mister Samuel Weller.  Il quale aveva
    appena dato sfogo ai suoi sentimenti baciando la bella  cameriera,  al
    riparo dell'anta dell'armadio.
    - Non potr mai esservi abbastanza grata,  Sam,  vi assicuro,  - disse
    Arabella col pi dolce sorriso del mondo.  - Non dimenticher  mai  le
    vostre gesta nel giardino, a Clifton.
    -  Non ditelo nemmeno per scherzo,  signora!  - rispose Sam.  - Non ho
    fatto che aiutare la natura, come disse il dottore alla madre,  quando
    il bambino gli mor dopo un salasso.
    -  Mary,  cara,  sedetevi  -  disse  Mister Pickwick tagliando corto a
    questi complimenti. - Dunque, da quando siete sposati?
    Arabella guard timidamente il suo signore e padrone,  che rispose:  -
    Solo da tre giorni.
    - Solo da tre giorni,  eh ?  - disse Mister Pickwick. - Ma allora, che
    cosa avete fatto negli ultimi tre mesi?
    - Ah,  sicuro!  - intervenne Perker.  - Sentiamo!  Giustificate questa
    pigrizia.  Voi  vedete  che Mister Pickwick si stupisce solo del fatto
    che tutto non fosse gi compiuto qualche mese fa.
    - Ecco,  il fatto  - rispose Mister Winkle guardando la  sua  giovane
    moglie  che  stava arrossendo - che per un bel po' non sono riuscito a
    convincere Bella a fuggire. E quando si fu convinta pass ancora molto
    tempo prima che si presentasse l'occasione. D'altra parte, Mary doveva
    dare un mese di preavviso,  prima di poter lasciare il suo posto nella
    casa accanto, e non era possibile far nulla senza il suo aiuto.
    -  Parola d'onore,- esclam Mister Pickwick,  che nel frattempo si era
    rimesso gli occhiali e girava lo sguardo da Arabella  a  Winkle  e  da
    Winkle ad Arabella,  con tanta gioia dipinta sul volto quanto un cuore
    generoso e  gentile  pu  comunicare  ai  lineamenti  umani  -  parola
    d'onore!  Sembra  che  siate molto sistematico nel realizzare i vostri
    piani. E vostro fratello  a conoscenza di tutto, cara?
    - Oh,  no,  no!  - rispose Arabella cambiando colore.  -  Caro  Mister
    Pickwick,  deve  saperlo  solo  da voi,  dalle vostre labbra.  E' cos
    violento,  cos prevenuto,  ed era...  cos favorevole  al  suo  amico
    Mister  Sawyer,  - aggiunse Arabella abbassando gli occhi - che ho una
    terribile paura delle conseguenze.
    - Ah, sicuro! - disse Perker gravemente. - Voi dovete prendere la cosa
    in mano,  caro signore.  Quei giovanotti  avranno  rispetto  per  voi,
    mentre  non  darebbero  ascolto  a  nessun altro.  Dovete impedire che
    accada qualche guaio, caro signore. Sangue bollente, sangue bollente -
    e l'ometto annus un'altra presa ammonitrice di tabacco  e  scosse  la
    testa con aria dubitosa.
    -  Dimenticate,  mia  cara,  -  disse  Mister  Pickwick  gentilmente -
    dimenticate che io sono in prigione.
    - No, non lo dimentico davvero, caro signore - rispose Arabella. - Non
    l'ho mai dimenticato.  Non ho mai cessato  di  pensare  un  momento  a
    quanto  avete dovuto soffrire in quest'orribile posto.  Ma speravo che
    per la nostra felicit avreste fatto ci  che  nessuna  considerazione
    per  i  vostri  interessi  vi avrebbe indotto a fare.  Se mio fratello
    sapr la cosa da voi,  sono certa che ci riconcilieremo.  Non ho altri
    parenti  che  lui  su  questa  terra,  Mister  Pickwick,  e se voi non
    intercedete per me,  temo che dovr perderlo.  Ho agito  male,  molto,
    molto  male,  lo  so.  -  E  la  povera  Arabella nascose il volto nel
    fazzoletto e pianse amaramente.
    Mister Pickwick fu scosso nel profondo del cuore  da  queste  lacrime;
    quando la signora Winkle, asciugatisi gli occhi, incominci a pregarlo
    con  parole  carezzevoli  e coi toni pi dolci di una dolcissima voce,
    divenne particolarmente inquieto e palesemente indeciso sul da  farsi.
    Cosa dimostrata dal nervosismo con cui si strofinava gli occhiali,  il
    naso, i calzoni, la testa, e le ghette.
    Approfittando di questi sintomi di incertezza,  Mister Perker (da  cui
    la giovane coppia era andata direttamente quel mattino stesso,  appena
    arrivata) fece notare con finezza e sagacia tutte  legali  che  Mister
    Winkle  padre  non  sapeva  ancora  nulla del grave passo compiuto dal
    figlio,  e della grave responsabilit  che  si  era  assunto;  che  le
    prospettive  future  del  suddetto  figlio si fondavano esclusivamente
    sulla speranza che il suddetto Mister  Winkle  padre  gli  conservasse
    immutato il suo affetto e il suo attaccamento,  cosa improbabile se la
    grande novit gli fosse tenuta a lungo segreta;  che Mister  Pickwick,
    andando  a  Bristol  a  trovare  Mister  Allen,  poteva anche andare a
    Birmingham a trovare Mister Winkle padre;  e infine che Mister  Winkle
    padre  aveva ragione e diritto di considerare in un certo senso Mister
    Pickwick come la guida e il  consigliere  di  suo  figlio,  e  che  di
    conseguenza  Mister  Pickwick,  anche  per riguardo a se stesso e alla
    propria seriet,  era tenuto ad avvertire il  suddetto  Mister  Winkle
    padre, personalmente e a viva voce, di tutte le circostanze del caso e
    della parte che egli stesso aveva avuto.
    A  questo  punto  del dibattito arrivarono molto opportunamente Mister
    Tupman e Mister Snodgrass,  e poich si  dovette  spiegar  loro  tutto
    l'accaduto,  e  le  diverse ragioni e i pro e i contro,  gli argomenti
    furono ripetuti molte volte,  e ognuno  ripet  ogni  argomento  nello
    stile che, per quantit e qualit di parole, gli era proprio. E infine
    Mister  Pickwick,  nel vedere tutte le sue risoluzioni scosse da tanti
    ragionamenti e proteste,  e rischiando ormai da vicino di perderci  il
    senno,  prese  Arabella fra le braccia e le disse che era una creatura
    adorabile e che, non sapeva come,  gli era sempre piaciuta moltissimo,
    e  che  non  avrebbe  mai  avuto  cuore  di ostacolare la felicit dei
    giovani, e che potevano fare di lui quel che volevano.
    Il primo atto di  Mister  Weller,  nell'udire  queste  parole,  fu  di
    mandare  Job  Trotter dall'illustre Mister Pell con l'autorizzazione a
    rilasciare nelle mani del latore la  remissione  formale  del  debito:
    documento  che  il  suo  prudente e previdente genitore aveva lasciato
    nelle mani dell'uomo di legge, nel caso che fosse stato necessario, in
    qualsiasi momento, disporne d'urgenza; il secondo atto fu di investire
    tutti gli spiccioli che aveva in tasca  nell'acquisto  di  venticinque
    galloni di birra dolce, che distribu personalmente nel campo da gioco
    a  chiunque  ne volesse: fatto questo,  attravers in lungo e in largo
    gli edifici della prigione gridando urrah fino a perdere la voce,  e
    alla fine si lasci ricadere tranquillamente nel suo stato abituale di
    compostezza filosofica.
    Alle  tre  del pomeriggio Mister Pickwick diede un ultimo sguardo alla
    sua cameretta,  e facendosi  strada  alla  meglio  fra  la  folla  dei
    debitori,  che si spingevano avanti per stringergli la mano,  si avvi
    alla portineria.  Qui giunto si volt a guardarsi intorno,  e  il  suo
    sguardo s'illumin. In tutta quella folla di visi pallidi e smunti non
    ne vide uno che non fosse reso pi felice dalla sua piet e umanit.
    - Perker, - disse Mister Pickwick accennando a un giovane vicino a lui
    - questo  Mister Jingle di cui vi ho parlato.
    - Benissimo,  caro signore - rispose Perker guardando fisso Jingle.  -
    Ci rivedremo domani, giovanotto. Spero che possiate vivere a lungo per
    ricordarvi sempre di quello che vi dir.
    Jingle si inchin rispettosamente, strinse tremando la mano che Mister
    Pickwick gli offriva, e si ritir.
    - Conoscete Job,  immagino - disse Mister Pickwick  presentando  anche
    1ui.
    -  Conosco  questo birbante - rispose Perker di buon umore.  - Abbiate
    cura del vostro amico  e  trovatevi  qui  domani  all'una.  Capito?  E
    adesso, c' altro?
    -  Nient'altro  -  rispose  Mister  Pickwick.  - Avete consegnato quel
    pacchetto al vostro vecchio padrone di camera, Sam?
    - S, signore - rispose Sam. - E' scoppiato a piangere, signore,  e ha
    detto che voi siete molto buono e generoso, e quanto a lui, desiderava
    soltanto che gli regalaste una tisi galoppante,  perch il suo vecchio
    amico che ha vissuto qui tanto tempo  morto,  e non sa dove andarne a
    cercare un altro.
    - Poveretto,  poveretto!  - disse Mister Pickwick.  - Dio vi benedica,
    amici miei!
    A questo addio di Mister Pickwick la folla lev un alto  grido.  Molti
    di loro si spinsero avanti pel stringergli nuovamente la mano, ma egli
    prese  il  braccio di Perker e usc bruscamente dalla prigione;  molto
    pi triste e malinconico in quel momento di  quando  vi  era  entrato.
    Ahim! Quante tristi e infelici creature lasciava alle sue spalle!
    Quella  sera fu lieta,  almeno per la piccola brigata che si radun al
    Giorgio e Avvoltoio;  e allegri e leggeri  erano  i  due  cuori  che
    uscirono dal suo portone ospitale,  la mattina dopo. I proprietari dei
    quali erano Mister Pickwick e Sam Weller;  il primo di essi  fu  fatto
    accompagnare  immediatamente nell'interno di una bella carrozza con un
    seggiolino dietro, dove il secondo agilmente sal.
    - Signore - disse Mister Weller rivolgendosi al suo padrone.
    - Che c', Sam?  - rispose Mister Pickwick mettendo la testa fuori dal
    finestrino.
    - Vorrei che questi cavalli fossero stati almeno tre mesi nella Fleet,
    signore.
    - Perch, Sam? - chiese Mister Pickwick.
    -  Be',  signore,  -  esclam  Mister Weller fregandosi le mani - come
    correrebbero se ci fossero stati!








    CAPITOLO 48.
    Riferisce come Mister Pickwick, con l'aiuto di Sam Weller, cercasse di
    addolcire il cuore di Mister Benjamin Allen,  e di calmare la  collera
    di Mister Robert Sawyer.

    Mister  Ben  Allen  e  Mister  Bob Sawyer sedevano insieme nel piccolo
    ambulatorio dietro la bottega,  discutendo  sopra  uno  spezzatino  di
    vitello  e  sulle  prospettive  del  futuro,  quando il discorso cadde
    naturalmente sulla clientela acquistata dal suddetto Bob,  e sulle sue
    attuali  possibilit di raggiungere un'adeguata indipendenza economica
    mediante l'onorevole professione a cui si era dedicato.
    - Le quali,  mi sembra,  - osserv Mister Bob Sawyer seguendo il  filo
    del discorso - le quali, mi sembra, sono piuttosto dubbie, Ben.
    -  Che  cosa  c'  di  piuttosto  dubbio?  -  chiese  Mister Ben Allen
    aguzzando la sua intelligenza con un sorso di birra.- Che cosa c'  di
    dubbio?
    - Be', le possibilit - rispose Mister Bob Sawyer.
    -  Me  n'ero  dimenticato  - disse Mister Ben Allen.  - La birra mi ha
    ricordato che me n'ero dimenticato, Bob. S, sono senz'altro dubbie.
    - E' straordinario come la povera gente mi appoggia - disse Mister Bob
    Sawyer, riflettendo. - Vengono a chiamarmi a tutte le ore della notte;
    prendono medicine in quantit che non credevo possibile;  si applicano
    impiastri  e  sanguisughe  con  una  costanza  degna di miglior causa;
    aumentano il numero dei loro figli con rapidit spaventosa.  Di queste
    cambialette a nove mesi, ce ne sono sei che scadono tutte nello stesso
    giorno, Ben, e sono tutte intestate a me!
    -  Deve darti una grande soddisfazione,  no?  - disse Mister Ben Allen
    porgendo il piatto per chiedere ancora un po' di spezzatino.
    - Oh, grandissima,  - rispose Bob - ma ancora pi grande me la darebbe
    la fiducia di pazienti che avessero uno scellino o due da spendere. La
    cosa  era  spiegata  magnificamente  nell'inserzione,   Ben.   E'  una
    clientela, una vastissima clientela... e nient'altro.
    - Bob,  - disse Mister  Ben  Allen  posando  coltello  e  forchetta  e
    fissando gli occhi negli occhi dell'amico - Bob, ti dir io cosa c'.
    - Che cosa? - chiese Mister Bob Sawyer.
    - Devi impadronirti al pi presto delle mille sterline di Arabella.
    -  Tre  per  cento,  rendita  consolidata,  intestate  a  suo nome nel
    registro o nei registri della Compagnia e del Governatore della  Banca
    d'Inghilterra - aggiunse Bob Sawyer con fraseologia legale.
    -  Esattamente  - disse Ben.  - Ne entrer in possesso raggiungendo la
    maggiore  et,   o  sposandosi.   Le  manca  un  anno  per   diventare
    maggiorenne,  e  se  ti ci metti di buzzo buono le mancher meno di un
    mese per essere sposata.
    - E' una creatura affascinante e deliziosa  -  rispose  Mister  Robert
    Sawyer - e ha un solo difetto che io sappia,  Ben.  Ma sfortunatamente
    questa unica pecca  la mancanza di gusto. Io non le piaccio.
    - La mia opinione  che lei stessa non sa quel che le  piace  -  disse
    Mister Ben Allen con disprezzo.
    -  Forse  -  osserv Mister Bob Sawyer.  - Ma la mia opinione  che sa
    invece quello che non le piace, e questo  molto pi importante.
    - Vorrei,  - disse Mister Ben Allen stringendo i denti e parlando  pi
    come  un  guerriero selvaggio,  intento a divorare carne di lupo cruda
    sbranandola con le sue mani,  che come un pacifico giovanotto di buona
    famiglia  che  mangi  spezzatino di vitello con coltello e forchetta -
    vorrei sapere se qualche farabutto le   stato  intorno,  cercando  di
    farla innamorare. Credo che lo ucciderei con le mie mani, Bob.
    - Io gli metterei una palla in corpo,  se lo trovassi!  - disse Mister
    Sawyer interrompendo a met un  lungo  sorso  di  birra,  e  guardando
    ferocemente  oltre  l'orlo  del  boccale.  -  E se questo non bastasse
    gliela estrarrei con bisturi e forbici, e lo ucciderei in questo modo.
    Mister Benjamin Allen guard distrattamente il suo amico  per  qualche
    istante, senza parlare, poi disse:
    - Non le hai mai fatto una dichiarazione "apertis verbis", Bob?
    - No.  Perch capivo che sarebbe stato inutile - rispose Mister Robert
    Sawyer.
    - Devi farlo prima che tu sia di ventiquattr'ore pi vecchio - ribatt
    Ben con calma disperata.  -  Dovr  accettarti,  o  spiegarmi  le  sue
    ragioni. Eserciter tutta la mia autorit.
    - Bene, - disse Mister Bob Sawyer - vedremo.
    - Vedremo,  amico mio - rispose Mister Ben Allen fieramente.  Si ferm
    per qualche istante,  poi aggiunse con voce rotta dall'emozione: -  Tu
    l'ami  da  quando  era  bambina,  amico  mia.  L'amavi  quando eravamo
    ragazzi,   compagni  di  scuola,   e  anche  allora  era  scontrosa  e
    disprezzava il tuo affetto giovanile.  Ti ricordi quel giorno,  quando
    con tutta la passione di un amore infantile cercavi di convincerla  ad
    accettare due biscotti coi pinoli e una mela dolce,  ben rinvoltati in
    un pacchetto con un foglio di quaderno?
    - Mi ricordo - rispose Bob Sawyer.
    - Rifiut, non  vero? - disse Ben Allen.
    - S - rispose Bob.  - Disse che avevo tenuto il pacchetto nella tasca
    dei calzoni, e la mela era diventata calda.
    -  Ricordo  -  disse  Mister  Ben Allen con aria tetra.  - E allora la
    mangiammo noi, un morso per uno.
    Bob Sawyer fece capire,  alzando tristemente  i  sopraccigli,  che  si
    ricordava  anche di quella circostanza;  e i due restarono per qualche
    tempo assorti, ciascuno nei suoi pensieri.
    Mentre Mister Bob Sawyer e Mister Benjamin Allen si scambiavano queste
    osservazioni;  e mentre il ragazzo dalla livrea  grigia,  meravigliato
    dall'insolito  prolungarsi  del pasto,  gettava ogni tanto uno sguardo
    ansioso attraverso la porta di vetro, turbato da cattivi presentimenti
    sulla quantit di spezzatino di vitello che  sarebbe  stata  riservata
    alle  sue  personali  necessit;  per  le  strade  di Bristol rotolava
    tranquillamente un carrozzino privato,  dipinto  di  un  verde  opaco,
    tirato da una specie di morello panciuto, e guidato da un uomo arcigno
    calzato come un mozzo di stalla e vestito come un cocchiere.  Questo 
    comune a molti veicoli che  sono  posseduti  e  mantenuti  da  vecchie
    signore  con  tendenza  al risparmio;  e in questo veicolo particolare
    sedeva appunto  una  vecchia  signora  padrona  e  proprietaria  dello
    stesso.
    -  Martin!  -  disse  la  vecchia  signora,  chiamando  l'uomo arcigno
    attraverso il finestrino anteriore.
    - S? - disse l'uomo arcigno toccandosi il cappello.
    - A casa di Mister Sawyer - disse la vecchia signora.
    - Ci stavo andando - disse l'uomo arcigno.
    La  vecchia  signora  espresse  con  un  cenno  del  capo   tutta   la
    soddisfazione  che questa prova della preveggenza dell'uomo arcigno le
    aveva procurato;  l'uomo arcigno diede un secco  colpo  di  frusta  al
    cavallo  panciuto;  e  tutti insieme si diressero a casa di Mister Bob
    Sawyer.
    - Martin!  - disse la vecchia signora quando il  carrozzino  si  ferm
    davanti alla porta di Mister Robert Sawyer gi Nockemorf.
    - S? - disse Martin.
    - Dite al ragazzo di uscire e di badare al cavallo.
    -  Bader  io  stesso  al cavallo - disse Martin posando la frusta sul
    tetto del carrozzino.
    - Non posso permetterlo assolutamente - disse la vecchia signora. - La
    vostra testimonianza  importantissima e  dovete  entrare  con  me  in
    questa  casa.  Non  dovete  allontanarvi  dal  mio fianco per tutto il
    colloquio. Capito?
    - Capito - rispose Martin.
    - E allora che cosa aspettate?
    -  Niente  -  rispose  Martin.   Cos  dicendo  l'uomo  arcigno  scese
    svogliatamente dalla ruota su cui si era indugiato a bilanciarsi sulla
    punta  delle dita del piede destro,  e,  dopo aver chiamato il ragazzo
    dalla livrea grigia,  apr lo sportello  della  carrozza,  abbass  il
    predellino,  cacci  dentro  una  mano  infilata in un guanto scuro di
    pelle scamosciata,  e tir fuori la  vecchia  signora  con  la  stessa
    indifferenza con cui avrebbe tirato fuori una scatola di cartone.
    -  Oh Dio!  - esclam la vecchia signora.  - Ora che sono qui mi sento
    cos agitata, Martin, che tremo tutta.
    Mister Martin tossicchi dietro il guanto scuro di pelle  scamosciata,
    ma   non  dimostr  compassione  alcuna;   cos  la  vecchia  signora,
    ricomponendosi, trotterell su per gli scalini di Mister Bob Sawyer, e
    Mister Martin la  segu.  Non  appena  la  vecchia  signora  entr  in
    bottega,  Mister Benjamin Allen e Mister Bob Sawyer, che avevano fatto
    sparire i liquori e l'acqua, e sparso essenze nauseabonde per togliere
    l'odore del fumo,  le si precipitarono incontro  in  un  trasporto  di
    gioia e di affetto.
    - Cara zia, - esclam Mister Benjamin Allen - come siete stata gentile
    a passare di qui!  Mister Sawyer,  zia: il mio amico Mister Bob Sawyer
    di cui vi ho parlato relativamente a...  voi mi capite,  zia.  - E qui
    Mister Ben Allen,  che in quel momento non era particolarmente sobrio,
    aggiunse la parola Arabella con un tono di voce che voleva essere un
    sussurro,  ma che invece era molto percepibile e distinto,  tanto  che
    nessuno avrebbe potuto evitare di udirla se soltanto lo avesse voluto.
    -  Mio  caro  Benjamin,  -  disse  la  vecchia signora lottando contro
    l'affanno che le stringeva il petto e tremando dalla testa ai piedi  -
    non allarmarti, mio caro, ma credo che farei meglio a parlare a Mister
    Sawyer da solo, per un momento. Soltanto per un momento.
    - Bob - disse Mister Ben Allen - fa entrare mia zia in ambulatorio, ti
    prego.
    - Certo - rispose Bob con voce molto professionale. - Da questa parte,
    cara signora.  Non spaventatevi, signora, vi rimetteremo a posto in un
    batter d'occhio, state tranquilla. Eccoci qui, cara signora. Sentiamo,
    adesso!  - E Mister Bob Sawyer,  dopo aver  fatto  sedere  la  vecchia
    signora,  chiuse  la  porta,  tir  un'altra seggiola vicino a lei,  e
    aspett che gli descrivesse  dettagliatamente  i  sintomi  di  qualche
    malattia  da  cui  vedeva  gi  profilarsi  una  lunga  prospettiva di
    guadagni e di vantaggi.
    La prima cosa che fece la vecchia signora fu di scuotere la  testa  un
    gran numero di volte, e mettersi a piangere.
    - Nervi - disse Bob Sawyer con indulgenza. - Sciroppo di canfora in un
    mezzo bicchiere d'acqua tre volte al giorno, e una pozione calmante la
    sera.
    - Non so come incominciare,  Mister Sawyer, - disse la vecchia signora
    -  una cosa tanto dolorosa e straziante.
    - Non dovete preoccuparvi di  incominciare  nulla  signora  -  rispose
    Mister  Bob  Sawyer.  -  Quello  che  mi direste,  posso dirvelo io in
    anticipo. Il male sta nella testa.
    - Temo purtroppo,  invece,  che stia nel  cuore  -  disse  la  vecchia
    signora con un piccolo gemito.
    - Non c' assolutamente alcun pericolo signora, - rispose Bob Sawyer -
    la causa primaria  lo stomaco.
    - Mister Sawyer! - esclam la vecchia signora sobbalzando.
    -   Non   c'   alcun  dubbio,   signora,   -  riprese  Bob  con  aria
    d'indescrivibile sapienza - una cura medica al  momento  giusto,  cara
    signora, avrebbe prevenuto ogni cosa.
    -  Mister Sawyer,  - disse la vecchia signora sempre pi agitata - per
    comportarvi in questo modo con una persona  nella  mia  situazione,  o
    siete  molto  impertinente,  o  non  avete  capito  lo scopo della mia
    visita.  Se avessi potuto prevenire la cosa che  successa  usando  la
    scienza medica o in qualsiasi altro modo,  certo lo avrei fatto.  Sar
    meglio che veda subito mio nipote - disse la vecchia signora  roteando
    la borsetta e alzandosi in piedi.
    - Un momento, signora, - disse Bob Sawyer - temo di non avervi capito.
    Che cosa  successo?
    - Mia nipote,  Mister Sawyer,  - disse la vecchia signora - la sorella
    del vostro amico...
    - S,  signora - disse Bob con impazienza;  perch la vecchia signora,
    pur molto agitata, parlava con la pi esasperante lentezza, come fanno
    spesso le donne della sua et. - S signora.
    - E' uscita di casa tre giorni fa, Mister Sawyer, dicendo che andava a
    trovare mia sorella, un'altra sua zia, che dirige quel grande collegio
    situato  subito  dopo  la terza pietra miliare,  dove c' quell'enorme
    pianta di citiso e un portone di quercia - disse  la  vecchia  signora
    fermandosi a questo punto per asciugarsi gli occhi.
    - Ah,  il diavolo si porti la pianta di citiso,  signora!  - disse Bob
    cui l'ansia aveva fatto dimenticare la sua dignit di  professionista.
    -  Andate  un  po'  pi  in  fretta,  metteteci  un po' pi di vapore,
    signora, vi prego.
    - Questa mattina,  - disse lentamente  la  vecchia  signora  -  questa
    mattina ella...
    -  Sar  tornata,  immagino,  signora,  -  disse Bob molto agitato - 
    tornata, vero?
    - No, non  tornata. Ha scritto - rispose la vecchia signora.
    - Che cosa dice? - chiese Bob ansiosamente
    - Dice,  Mister Sawyer,  - rispose la vecchia signora - e questa   la
    notizia  che  volevo incaricarvi di dare a Benjamin,  preparandolo con
    tatto e per gradi... dice che si ...  ho la lettera in tasca,  Mister
    Sawyer,  ma i miei occhiali sono rimasti in carrozza,  e vi farei solo
    perdere tempo,  se cercassi di trovare quel  punto...  dice,  insomma,
    Mister Sawyer, che si  sposata.
    - Cosa? - disse, o meglio grid, Mister Bob Sawyer.
    - Sposata - ripet la vecchia signora.
    Mister  Bob  Sawyer  non  si  ferm ad ascoltare di pi;  ma piombando
    dall'ambulatorio in  bottega,  esclam  con  voce  stentorea:  -  Ben,
    ragazzo mio, ha preso il volo!
    Mister Ben Allen, che stava sonnecchiando dietro il banco con la testa
    affondata  di  circa un palmo fra le ginocchia,  non appena ud questa
    terrificante rivelazione balz impetuosamente addosso a Mister Martin,
    e,  afferrato  per  la  cravatta  il  taciturno  servitore,   espresse
    l'intenzione  di  strozzarlo  sul posto.  Tale intenzione,  con quella
    prontezza che tanto  spesso    effetto  di  disperazione,  incominci
    subito a realizzare con gran vigore e perizia chirurgica.
    Mister  Martin,  uomo  di  poche  parole,  che  possedeva  solo scarse
    possibilit di persuadere con l'eloquenza del discorso, si sottomise a
    questa operazione con  volto  tranquillo  e  compiaciuto  per  qualche
    secondo;   ma  poi,   vedendo  che  la  cosa  minacciava  di  giungere
    rapidamente a un punto tale  che  non  gli  avrebbe  pi  permesso  di
    reclamare  in  futuro  alcuna  forma di stipendio,  vitto,  alloggio e
    simili,  mugol una protesta inarticolata  e  sbatt  Mister  Benjamin
    Allen per terra.  Ma poich quest'ultimo aveva le mani aggrappate alla
    sua cravatta,  dovette necessariamente seguirlo nella caduta.  Stavano
    lottando entrambi sul pavimento, quando la porta della bottega si apr
    e  il numero dei presenti fu accresciuto dall'arrivo di due visitatori
    inattesi: cio Mister Pickwick e Mister Samuel Weller.
    La prima impressione di Mister Weller a quella  vista  fu  che  Mister
    Martin  fosse  stato  assunto  dallo  studio  Sawyer gi Nockemorf per
    prendere potenti medicine o per prestarsi a esperimenti di convulsioni
    epilettiche, o per inghiottire di tanto in tanto del veleno allo scopo
    di provare 1'efficacia di qualche nuovo antidoto,  o comunque per fare
    qualcosa  per il progresso della scienza medica e per la soddisfazione
    dell'ardente spirito di ricerca che bruciava nel petto dei due giovani
    scienziati.   Perci,   senza   osare   d'intromettersi,   Sam   rest
    perfettamente   immobile   a  guardare,   grandemente  interessato  al
    risultato dell'esperimento in corso. Non cos Mister Pickwick. Egli si
    gett  subito  con  la  solita  energia  sugli  storditi  combattenti,
    invitando a gran voce gli astanti a intervenire.
    Questo riscosse Mister Bob Sawyer,  che era rimasto paralizzato fino a
    quel momento dalla frenesia del suo compagno.  Col  suo  aiuto  Mister
    Pickwick rimise in piedi Ben Allen.  Mister Martin,  ritrovandosi solo
    sul pavimento, si alz e si guard intorno.
    - Mister Allen.  - disse  Mister  Pickwick  -  che  cosa  vi  succede,
    signore?
    - Non ve ne preoccupate,  signore!  - rispose Mister Allen con accento
    di sfida.
    - Che cos'ha?  - chiese Mister Pickwick guardando  Bob  Sawyer.  -  Si
    sente poco bene?
    Prima che Bob potesse rispondere,  Mister Ben Allen afferr la mano di
    Mister Pickwick e mormor con accento doloroso:
    - Mia sorella, caro signore, mia sorella!
    - Oh,  si tratta solo di questo?  - disse Mister  Pickwick.  -  Allora
    metteremo facilmente le cose a posto,  ne sono certo. Vostra sorella 
    al sicuro e sta bene, e io sono qui, caro signore, per...
    - Scusate  se  il  mio  intervento  potr  interrompere  questa  bella
    conversazione,  come  disse  il  re  quando  sciolse  il  Parlamento -
    interloqu Mister Weller dopo aver dato  una  occhiata  attraverso  la
    porta  a  vetri  -  ma  c'  un  altro  esperimento in corso.  C' una
    venerabile vecchia signora distesa sul tappeto,  che aspetta di essere
    sezionata,   galvanizzata,   o   risuscitata  mediante  qualche  altra
    invenzione scientifica.
    - Dimenticavo! - esclam Mister Ben Allen. - E' mia zia.
    - Oh Dio!  - disse Mister Pickwick.  -  Povera  signora!  Piano,  Sam,
    piano.
    -  Strana  situazione  per  uno  della  famiglia  - osserv Sam Weller
    adagiando la zia sopra una sedia.  - Tu,  vicesegaossi,  tira fuori  i
    sali.
    Quest'ultima  osservazione  era  rivolta  al  ragazzo in grigio,  che,
    avendo affidato il carrozzino alle cure dello spazzino  comunale,  era
    rientrato per vedere la causa di tutto quel trambusto.  Fra il ragazzo
    in grigio, Mister Bob Sawyer, e Mister Benjamin Allen (che,  dopo aver
    spaventato sua zia fino a farla svenire,  si affannava affettuosamente
    a farla tornare in s) la vecchia signora alla fine riprese  i  sensi;
    allora  Mister  Ben Allen,  rivolgendosi con aria travagliata a Mister
    Pickwick,  gli chiese che cosa stesse dicendo quando  era  stato  cos
    bruscamente interrotto.
    -  Siamo  tutti  amici  qui,  non    vero?  -  disse  Mister Pickwick
    schiarendosi la voce e guardando verso il taciturno signore  dall'aria
    arcigna che guidava il carrozzino col cavallo panciuto.
    Mister  Bob  Sawyer  si  ricord  allora  che il ragazzo in grigio era
    sempre l,  con gli occhi spalancati e le orecchie dritte.  Subito  il
    neo  farmacista fu sollevato per il colletto della giacca e portato di
    peso fuori dalla porta,  e Bob Sawyer  assicur  Mister  Pickwick  che
    poteva parlare apertamente.
    - Vostra sorella, caro signore, - disse Mister Pickwick rivolgendosi a
    Benjamin Allen -  a Londra; sta bene ed  felice.
    -  La  sua  felicit  non    affar  mio - disse Mister Benjamin Allen
    alzando una mano per aria.
    - Affar mio  suo marito, invece!  - disse Bob Sawyer.  - Un affare da
    concludere a dodici passi di distanza,  e glielo far concludere io, a
    quel vigliacco farabutto!
    Queste parole, prese alla lettera,  costituivano una bella e magnanima
    sfida;  ma  Mister  Bob  Sawyer  ne  indebol notevolmente l'efficacia
    concludendola con frasi generiche come gli spacco la  testa  o  gli
    faccio due occhi cos, che suonavano piuttosto volgari al paragone.
    - Un momento,  signore!  - disse Mister Pickwick. - Prima di rivolgere
    questi epiteti a un gentiluomo, considerate spassionatamente la natura
    del suo fallo, e soprattutto ricordate che si tratta di un mio amico.
    - Cosa? - disse Mister Bob Sawyer.
    - Il suo nome! - esclam Ben Allen. - Il suo nome!
    - Mister Nathaniel Winkle - disse Mister Pickwick.
    Mister Benjamin Allen  ridusse  deliberatamente  in  briciole  i  suoi
    occhiali,  calpestandoli col tacco,  e, dopo averne raccolto i pezzi e
    averli messi in tre tasche diverse,  incroci le braccia,  si morse le
    labbra, e guard minacciosamente il volto sereno di Mister Pickwick.
    -  Allora  siete  stato  voi,   signore,  a  incoraggiare  e  favorire
    quest'unione? - chiese infine Mister Benjamin Allen.
    - Ed  il servo di questo signore,  suppongo - intervenne la zia - che
    si  aggira  di  soppiatto  intorno alla mia casa cercando di indurre i
    miei domestici a cospirare contro la loro padrona. Martin!
    - S? - disse l'uomo arcigno facendosi avanti.
    - E' questo il giovanotto che avete visto sul sentiero,  e di  cui  mi
    avete parlato stamattina?
    Mister  Martin,  che  come gi si  visto era un uomo di poche parole,
    diede un'occhiata a Sam Weller, annu, e grugn:
    - E' lui!
    Mister Weller,  sempre affabile con tutti,  dimostr  con  un  sorriso
    amichevole  di  riconoscere  l'arcigno stalliere,  mentre i loro occhi
    s'incontravano,  e ammise in termini molto cortesi che lo  aveva  gi
    conosciuto prima.
    -  Fedele  creatura!  - esclam Ben Allen.  - E pensare che l'ho quasi
    strangolato!  Mister Pickwick,  come avete osato permettere al  vostro
    scagnozzo di partecipare al rapimento di mia sorella? Io vi chiedo una
    spiegazione, signore.
    - Spiegatevi, signore! - esclam bellicosamente Bob Sawyer.
    - E' una cospirazione - disse Ben Allen.
    - Un complotto vero e proprio - aggiunse Mister Bob Sawyer.
    - Un vergognoso sopruso - osserv la vecchia signora.
    - Un imbroglio - aggiunse Martin.
    - Prego,  ascoltatemi!  - protest Mister Pickwick,  mentre Mister Ben
    Allen si abbatteva sulla seggiola dei salassi e metteva in funzione il
    fazzoletto.  - Io non ho favorito in alcun modo questa faccenda;  solo
    una volta fui presente a un colloquio fra i due giovani, colloquio che
    non  potevo  impedire  e che senza la mia presenza avrebbe forse avuto
    qualcosa di sconveniente. Questa  la sola parte che ho avuto in tutta
    la storia,  e non sospettavo assolutamente che si stesse meditando  un
    matrimonio  cos  affrettato.  Ma,  badate  bene,  -  aggiunse  Mister
    Pickwick passando bruscamente all'attacco - badate  bene,  non  voglio
    dire che lo avrei impedito, se l'avessi saputo.
    -  Lo avete sentito?  Lo avete sentito tutti?  - disse Mister Benjamin
    Allen.
    - Spero di s,  -  osserv  serenamente  Mister  Pickwick  guardandosi
    intorno - e,  - aggiunse incominciando a riscaldarsi - spero che tutti
    sentano anche questo,  signore.  Da quello che mi    stato  riferito,
    affermo  che  voi non avevate alcun diritto di forzare i sentimenti di
    vostra sorella, come invece facevate, e che dovevate piuttosto cercare
    con pazienza e amorevolezza di supplire alla mancanza di quei  parenti
    pi  stretti  che  ella  non  ha mai conosciuto da quando era bambina.
    Quanto al mio giovane amico,  debbo aggiungere che  la  sua  posizione
    sociale  sotto ogni aspetto pari alla vostra,  se non molto migliore,
    e che mi rifiuto di ascoltare una sola parola sull'argomento,  se  non
    sar discusso con calma e moderazione convenienti.
    - Io,  poi, vorrei dire soltanto due parole in aggiunta a quello che 
    stato detto adesso dall'onorevole signore  che  ha  parlato,  -  disse
    Mister  Weller  facendo  un  passo  avanti  -  e  cio  queste: c' un
    individuo qui presente che mi ha chiamato scagnozzo.
    - Non ha nulla a che vedere col discorso,  Sam - lo interruppe  Mister
    Pickwick. - Vi prego, tenete la lingua a posto.
    -  Non voglio dire nulla sulla questione dello scagnozzo,  signore,  -
    rispose Sam - ma solo questo.  Forse lui pensa che ci fosse un affetto
    precedente;  ma non c'era nulla del genere,  perch la signorina disse
    fin da prima che non lo poteva  soffrire.  Nessuno  gli  ha  fatto  lo
    sgambetto:  per  lui  sarebbe  stato  proprio  lo  stesso  anche se la
    signorina non avesse mai visto  Mister  Winkle.  Questo  volevo  dire,
    signore, e spero cos di avergli messo il cuore in pace.
    Una  breve pausa segu queste consolanti parole di Mister Weller.  Poi
    Mister Ben Allen si alz in piedi e dichiar che non voleva vedere  il
    volto  di  Arabella  mai  pi:  e  Mister  Bob  Sawyer,  nonostante le
    lusinghiere assicurazioni di Sam,  giur terribile vendetta allo sposo
    felice.
    Ma, proprio quando la cosa era giunta a questi estremi e minacciava di
    rimanerci,  Mister  Pickwick  trov  un  potente  aiuto  nella vecchia
    signora, che,  certamente colpita dal modo con cui egli aveva perorato
    la  causa  della  nipote,  si  fece  coraggio  e  si avvicin a Mister
    Benjamin  Allen  con  alcune  riflessioni  confortanti,   di  cui   le
    principali erano queste: che forse,  dopo tutto, poteva andare peggio;
    che meno si chiacchiera, pi presto si rimedia, e che,  tutto sommato,
    il  diavolo non  cos brutto come lo si dipinge;  che cosa fatta capo
    ha,  e ci che non si pu rimediare si deve sopportare;  e molte altre
    affermazioni  non  meno  originali  ed  efficaci.  Alle  quali  Mister
    Benjamin Allen rispose che non intendeva mancare di rispetto a sua zia
    o a qualsiasi altra persona, ma che,  se per loro era lo stesso,  e se
    gli permettevano di fare a modo suo,  desiderava concedersi il piacere
    di odiare sua sorella fino alla morte ed oltre.
    Alla fine,  quando questa decisione fu  ripetuta  una  cinquantina  di
    volte, la vecchia signora si impenn, e con aria molto maestosa chiese
    che  le  fosse  spiegato che cosa aveva fatto perch le si mancasse di
    rispetto alla sua et e nella sua posizione,  e perch fosse obbligata
    a implorare e pregare cos suo nipote, che lei ricordava fin da quando
    non  era ancora nato,  e che aveva conosciuto di persona quando ancora
    non aveva un dente in bocca.  Per non dir nulla del fatto che lo aveva
    accompagnato lei stessa a tagliarsi i capelli per la prima volta, e lo
    aveva  assistito  in  molte altre occasioni e cerimonie durante la sua
    infanzia,  tutte abbastanza importanti per darle un certo  diritto  al
    suo affetto, obbedienza, e premura, per tutta la vita.
    Mentre  la buona signora rimproverava in questo modo Mister Ben Allen,
    Bob Sawyer e Mister Pickwick  si  erano  ritirati  a  discutere  nella
    stanza interna, dove si vide Mister Sawyer portarsi ripetutamente alla
    bocca una bottiglia nera,  sotto l'influenza della quale i suoi tratti
    presero a poco a poco una espressione allegra e  perfino  gioviale.  E
    alla fine venne fuori dalla stanza,  bottiglia in mano,  e dicendo che
    gli dispiaceva  moltissimo  di  aver  fatto  lo  stupido,  propose  di
    brindare  alla  salute  e  alla  fortuna  del  signore e della signora
    Winkle, con cui, lungi dall'invidiare la loro felicit,  voleva essere
    il  primo a congratularsi.  Udendo questo Mister Ben Allen balz dalla
    sua sedia,  e afferrando la bottiglia nera brind  con  tanto  slancio
    che,  data  la  forte  gradazione del liquore,  divent nero in faccia
    quasi come la bottiglia.  Infine la bottiglia nera  fece  il  giro  di
    tutti  e  fu vuotata,  e tale fu lo stringersi delle mani e lo scambio
    dei complimenti che perfino la faccia da indiano di Mister  Martin  si
    ammorbid in un sorriso.
    -  E  adesso,  -  disse  Bob  Sawyer  fregandosi  le  mani - passeremo
    un'allegra serata.
    - Sono spiacente,  - disse Mister Pickwick - ma debbo tornare  al  mio
    albergo.  Ho perso l'abitudine a viaggiare,  negli ultimi tempi,  e mi
    sono molto stancato.
    - Volete del t,  Mister Pickwick?  - disse  la  vecchia  signora  con
    irresistibile dolcezza.
    - Grazie, preferirei di no - rispose quest'ultimo.
    La  verit   che Mister Pickwick desiderava andar via soprattutto per
    la palese e crescente ammirazione della vecchia signora.  Si ricordava
    della signora Bardell; e ogni occhiata della zia di Arabella lo faceva
    sudar freddo.
    Poich  Mister  Pickwick  non  si lasci assolutamente convincere,  si
    decise l per l,  su proposta dello stesso Ben Allen,  che questi  lo
    avrebbe  accompagnato  dal  padre di Mister Winkle,  e che la carrozza
    sarebbe passata  a  prenderli  la  mattina  dopo,  alle  nove.  Mister
    Pickwick prese allora congedo, e, seguito da Samuel Weller, ritorn al
    Cespuglio. Merita di essere ricordato che la faccia di Mister Martin
    si contorse orribilmente quando strinse la mano a Sam per salutarlo, e
    che  si  lasci sfuggire insieme un sorriso e un'imprecazione: sintomi
    dai quali,  conoscendo bene le caratteristiche  dell'uomo,  si  poteva
    dedurre  che  era  molto  contento  della compagnia di Mister Weller e
    sollecitava l'onore di conoscerlo meglio.
    - Debbo ordinare che vi sia riservato un salottino, signore?  - chiese
    Sam quando arrivarono al Cespuglio.
    - No,  no, - rispose Mister Pickwick - ho gi cenato nella sala comune
    e andr a letto presto: non ne vale la pena.  Piuttosto,  guardate chi
    c' nel soggiorno.
    Mister  Weller esegu la commissione e ritorn subito indietro dicendo
    che c'era soltanto un signore con un occhio solo,  che  stava  bevendo
    una caraffa di "vin brul" insieme all'albergatore.
    - Ci andr anch'io - disse Mister Pickwick.
    - E' un bel tipo quel guercio,  signore - osserv Mister Weller mentre
    faceva strada.  - Ha rimbambito  di  chiacchiere  l'albergatore,  che,
    poveraccio, non sa pi nemmeno se cammina sulla testa o sui piedi.
    Quando   Mister  Pickwick  entr,   la  persona  in  questione  sedeva
    all'estremit opposta della stanza fumando una gran pipa olandese, con
    l'occhio fisso sulla faccia rotonda  dell'albergatore:  un  vecchietto
    piuttosto  comico,  a  cui  aveva  appena finito di raccontare qualche
    storia mirabolante,  come era provato da  varie  esclamazioni,  quali,
    perbacco,  non  l'avrei mai creduto!,  la cosa pi strana che abbia
    mai sentito!,  non avrei immaginato che fosse  possibile!  e  altre
    espressioni  di  meraviglia  che  gli  uscivano  dalle  labbra  mentre
    guardava a sua volta l'occhio intento del guercio.
    - Servo vostro, signore,  - disse il guercio a Mister Pickwick - bella
    serata, signore.
    -  Bellissima  davvero - rispose Mister Pickwick,  mentre il cameriere
    gli metteva davanti una piccola caraffa di "brandy" e un  po'  d'acqua
    calda.
    Mentre  Mister  Pickwick  si  mesceva  "brandy"  e  acqua,  il guercio
    l'osserv attentamente da capo a piedi, e alla fine disse:
    - Mi sembra di avervi gi visto.
    - Io non ricordo - rispose Mister Pickwick.
    - Non potete ricordarvi -  disse  il  guercio.  -  Voi  non  mi  avete
    conosciuto,  ma  io  conobbi  due  amici  vostri  che  alloggiavano al
    Pavone a Eatanswill, al tempo delle elezioni.
    - Ah, davvero? - esclam Mister Pickwick.
    - S - riprese il guercio.  - Raccontai loro un fatterello accaduto  a
    un certo Tom Smart, amico mio. Forse ve ne avranno parlato.
    - Spesso - rispose Mister Pickwick sorridendo. - Era vostro zio, vero?
    - No, no; solo un amico di mio zio - rispose il guercio.
    -  Un  uomo davvero straordinario,  vostro zio - osserv l'albergatore
    scuotendo la testa.
    - Be', direi di s,  direi che non posso negarlo - rispose il guercio.
    -  Potrei  raccontarvi  una  storia su di lui,  signori,  che forse vi
    stupirebbe.
    - Davvero? - disse Mister Pickwick. - Raccontatela, allora.
    Il commesso viaggiatore con un occhio solo  attinse  alla  caraffa  di
    "vin  brul",  riempiendosi  il bicchiere,  e lo bevve;  tir una gran
    boccata della sua pipa olandese;  e dopo aver chiamato Sam Weller  che
    si  stava gingillando vicino alla porta,  e avergli detto che restasse
    pure se non aveva altro da fare,  perch la storia  non  era  segreta,
    fiss  il suo unico occhio in quelli dell'albergatore e incominci nel
    modo che leggerete nel prossimo capitolo.











    CAPITOLO 49.
    Storia dello zio del commesso viaggiatore.

    Mio zio,  signori,  disse il  commesso  viaggiatore,  era  l'uomo  pi
    allegro,   simpatico  e  vivace  del  mondo.   Vorrei  che  lo  aveste
    conosciuto,  signori.  Ma ripensandoci,  signori,  non vorrei  che  lo
    aveste  conosciuto,  perch  in  tal  caso  a quest'ora,  per legge di
    natura, sareste tutti morti, o perlomeno tanto vecchi da dover restare
    a casa e rinunciare  alla  compagnia:  e  questo  mi  avrebbe  privato
    dell'inestimabile  piacere  di  rivolgermi  a  voi  in questo momento.
    Signori,  vorrei che  i  vostri  padri  e  le  vostre  madri  avessero
    conosciuto  mio zio.  Sarebbero andati pazzi per lui,  specialmente le
    vostre rispettabili madri; ne sono sicuro. Se,  fra le tante virt che
    adornavano  il suo carattere,  ce n'erano due predominanti,  direi che
    fossero queste: il ponce che preparava e le canzoni che  cantava  dopo
    cena.  Scusate  se  indugio in questi malinconici ricordi delle glorie
    del passato: ma un uomo come mio zio non s'incontra ogni giorno  della
    settimana.
    Ho sempre considerato di straordinaria importanza nella personalit di
    mio  zio,  signori,  il fatto che fosse intimo amico e compagno di Tom
    Smart, della grande Casa Bilson e Slum, Cateaton Street, City. Mio zio
    viaggiava per Tiggin e Welps,  ma per molto tempo il suo giro fu quasi
    lo stesso di Tom;  e la prima sera che si incontrarono mio zio piacque
    molto a Tom,  e Tom a  mio  zio.  Dopo  mezz'ora  che  si  conoscevano
    scommisero un cappello nuovo a chi preparava meglio un quarto di ponce
    e  lo  beveva  pi  in  fretta.  Mio  zio  fu  giudicato vincitore nel
    prepararlo. Ma Tom Smart vinse,  nel berlo,  di circa mezzo cucchiaino
    da  sale.  Allora  ordinarono  un  altro  quarto per uno per bere alla
    salute l'uno dell'altro,  e d'allora in poi furono amici per la pelle.
    C' un destino in queste cose, signori: l'uomo non pu farci nulla.
    Di  corpo  mio  zio  era  un  tantino pi basso della media,  ed anche
    un'ombra pi grosso della maggioranza delle persone,  e la sua  faccia
    era  forse un poco pi rossa.  Aveva la faccia pi allegra che abbiate
    mai visto,  signori: un po' come Pulcinella,  col mento e il naso  pi
    regolari.  Gli  occhi ammiccavano e brillavano sempre di buonumore,  e
    sulla sua faccia c'era sempre un sorriso: non una  di  quelle  smorfie
    legnose e senza senso,  ma un vero sorriso allegro, cordiale, bonario.
    Una volta fu sbalzato fuori dal suo calessino,  e and a sbattere  con
    la  testa  contro  un paracarro.  Rest l intontito,  e con la faccia
    tutta tagliuzzata dalla ghiaia  che  era  stata  ammucchiata  in  quel
    punto,  tanto che, per usare l'efficace espressione di mio zio, se sua
    madre fosse tornata al mondo non l'avrebbe riconosciuto.  E in realt,
    quando mi capita di ripensarci,  signori,  anch'io mi convinco che non
    lo avrebbe riconosciuto: perch essa mor quando  mio  zio  aveva  due
    anni  e  sette  mesi,  e  mi  sembra molto probabile che,  anche senza
    l'ostacolo di una pietra tombale davanti agli occhi,  i  suoi  stivali
    rovesciati avrebbero sconcertato un poco la buona signora; per non dir
    nulla della sua allegra faccia rossa.  Comunque rest l, e ho sentito
    raccontare da mio zio molte volte che l'uomo che lo raccolse diceva di
    averlo  trovato  allegro  e  sorridente  come  se  avesse   fatto   un
    capitombolo per gioco,  e che,  dopo aver subto un salasso,  al primo
    vago risorgere della coscienza e delle  forze  salt  gi  dal  letto,
    scoppi  in  una  risata  fragorosa,  baci  la ragazza che reggeva la
    catinella,  e chiese una bistecca di montone e delle noci  sott'aceto.
    Andava matto per le noci sott'aceto, signori. Aveva sempre constatato,
    diceva,  che  mangiandole dopo averle tolte dall'aceto danno pi gusto
    alla birra.
    Mio zio faceva il suo giro pi importante all'epoca in cui  cadono  le
    foglie,   quando  andava  a  riscuotere  i  debiti  e  a  prendere  le
    ordinazioni nel nord: da Londra a Edimburgo,  da Edimburgo a  Glasgow,
    da Glasgow di nuovo a Edimburgo,  e poi a Londra col battello.  Dovete
    sapere che questa seconda visita a Edimburgo la faceva per suo piacere
    personale. Ci tornava di solito per una settimana, per fare una visita
    ai vecchi amici; e facendo con uno la prima colazione, con un altro la
    seconda,  pranzando con un terzo,  e cenando con un quarto,  ne veniva
    fuori una bella settimana piena.
    Non so se qualcuno di voi, signori, ha mai partecipato a un'autentica,
    sostanziosa,  ospitale  colazione  scozzese,  e  sia  passato poi allo
    spuntino di mezzogiorno,  costituito da una tinozza di  ostriche,  una
    dozzina  di  bottiglie  di  birra,  e  una mezza pinta di "whisky" per
    finire.  Se l'avete fatto,  converrete con me che  ci  vogliono  teste
    forti per continuare col pranzo e con la cena.
    Ma,  benedette  le  vostre  innocenti  pupille,  queste cose non erano
    niente per lui!  Era cos ben stagionato che per lui si trattava di un
    gioco  da  ragazzi.  Gli  ho sentito dire che riusciva a mettere fuori
    combattimento quelli di Dundee,  tutti i giorni,  e poi tornare a casa
    senza  barcollare:  eppure quelli di Dundee hanno le teste pi forti e
    il pi forte ponce, signori, che si possano trovare tra i due poli. Ho
    sentito dire che uno di Glasgow e uno di Dundee bevvero  l'uno  contro
    l'altro  per  quindici ore di fila.  Questo si sa,  che morirono di un
    colpo apoplettico tutti e due nello stesso momento,  ma tranne  questo
    particolare di minore importanza non ne risentirono affatto.
    Una  sera,  circa  ventiquattr'ore  prima  di prendere il battello per
    Londra,  mio zio and a cena in casa  di  un  suo  vecchio  amico,  un
    assessore  che si chiamava Mac eccetera (un nome di quattro sillabe) e
    che  abitava  nella  citt  vecchia,  a  Edimburgo.  C'era  la  moglie
    dell'assessore,   le  tre  figlie  dell'assessore,  il  figlio  grande
    dell'assessore,  e tre o quattro scozzesi di razza pura,  dalle spalle
    quadre  e  dalle  sopracciglia  cespugliose,   che  l'assessore  aveva
    radunato  perch  facessero  onore  a   mio   zio   e   contribuissero
    all'allegria generale. Fu una cena memorabile. C'erano il salmone e le
    aringhe  affumicate,  una  testa  di  agnello  e uno stomaco di pecora
    ripieno - famoso piatto scozzese,  signori,  di cui mio zio usava dire
    che  gli  sembrava  il  ventre di Cupido,  quando veniva in tavola - e
    molte altre cose di cui non ricordo il nome,  ma tutte eccellenti.  Le
    ragazze  erano  carine e simpatiche;  la moglie dell'assessore era una
    delle migliori creature che siano mai vissute;  e mio zio era in  gran
    forma.  Per  conseguenza  le signorine cinguettarono e trillarono,  la
    signora rise apertamente,  e  l'assessore  e  gli  altri  uomini  cos
    fragorosamente  da  diventare  cianotici per tutto il resto della loro
    vita mortale. Non ricordo proprio quanti bicchieri di "whisky" e acqua
    calda bevve ciascun uomo dopo cena; ma questo so,  che verso l'una del
    mattino  il  figlio  grande  dell'assessore  and  fuori combattimento
    mentre cercava di attaccare il  primo  verso  di  Willie  riemp  due
    galloni  di ponce;  e poich da circa mezz'ora egli era stato l'unico
    uomo visibile sopra la tavola,  mio zio incominci a pensare  che  era
    quasi ora di andarsene,  soprattutto perch si era incominciato a bere
    alle sette appunto  per  permettergli  di  tornare  a  casa  a  un'ora
    decente.  Ma, pensando che non sarebbe stato educato andar via subito,
    mio zio si nomin presidente,  si prepar un altro bicchiere,  si alz
    per  proporre un brindisi alla sua salute,  si rivolse un discorso ben
    fatto e piuttosto lusinghiero, e bevve con grande entusiasmo.  Nessuno
    si svegli: allora mio zio ne bevve ancora un goccetto - puro,  questa
    volta,  per evitare che l'acqua calda ingerita gli facesse  male  -  e
    mettendo saldamente le mani sul suo cappello, usc nella strada.
    Era  una  notte di bufera: mio zio chiuse la porta dell'assessore,  si
    piant il cappello ben fermo sulla testa per  impedire  che  il  vento
    glielo  portasse  via,  si  mise le mani in tasca e guard in su,  per
    esaminare rapidamente lo stato del tempo.  Le nubi  passavano  davanti
    alla  luna  con  una  velocit  che dava il capogiro,  ora oscurandola
    completamente,  ora lasciandola splendere  in  tutta  la  sua  luce  e
    diffondere  il  suo  chiarore  su  tutti  gli  oggetti  intorno,   ora
    tornandole davanti con accresciuta velocit e  ripiombando  ogni  cosa
    nel buio.
    No, questo non va disse mio zio rivolgendosi al tempo col tono di un
    uomo  personalmente offeso.  Non  questo di cui avevo bisogno per il
    mio viaggio.  Non va a nessun costo disse  mio  zio  con  tono  molto
    severo.  E  dopo  aver  ripetuto  queste  parole molte volte,  ritrov
    l'equilibrio con una certa difficolt, poich guardare cos a lungo il
    cielo lo aveva reso piuttosto instabile,  e prosegu  allegramente  il
    cammino.
    La casa dell'assessore si trovava a Canongate, e mio zio doveva andare
    all'altro capo di Leith Walk,  a molto pi di un miglio di cammino. Ai
    suoi fianchi si ergevano qua e l, contro il cielo nero,  edifici alti
    e  desolati  con  le  facciate  scolorite  dal tempo e le finestre che
    sembravano occhi umani,  appannati e scavati dalla vecchiaia.  Le case
    avevano  sei,  sette,  otto piani: uno sull'altro,  come i castelli di
    carte che fanno i bambini, e gettavano le loro ombre nere sul selciato
    sconnesso della strada,  rendendo pi buia la notte.  Poche lampade  a
    olio  si  vedevano  qua e l,  a grande distanza l'una dall'altra,  ma
    servivano solo a indicare qualche sporco ingresso in un cortile,  o  a
    mostrare  il  luogo  dove  una  scala,  attraverso  ripidi e intricati
    labirinti,  portava ai vari piani.  Guardando tutte  queste  cose  con
    l'aria  di  chi le ha gi viste troppe volte per considerarle degne di
    molta attenzione, mio zio camminava in mezzo alla strada con i pollici
    infilati nei taschini del  panciotto,  intonando  ogni  tanto  qualche
    strofetta e cantandola con tanta buona volont ed energia che la brava
    gente  tranquilla balzava dal primo sonno e restava tremante nel letto
    finch il suono si spegneva  in  lontananza,  e  allora,  consolandosi
    all'idea  che  si  trattasse  solo  di  qualche ubriaco che cercava la
    strada  di  casa,   si  ficcava  di  nuovo  sotto  le  coperte  e   si
    riaddormentava.
    Ho  insistito sul fatto che mio zio camminava in mezzo alla strada con
    i pollici nei taschini del panciotto, signori, perch, come egli usava
    dire spesso (e aveva  pienamente  ragione),  non  troverete  nulla  di
    straordinario in questa storia se non vi rendete conto chiaramente fin
    dal  principio  che  egli non era affatto portato al meraviglioso o al
    romantico.
    Signori,  mio zio camminava con i pollici nei taschini del  panciotto,
    tenendo il mezzo della strada,  e cantando ora un brano di una canzone
    d'amore, ora un verso di un canto conviviale, e,  quando era stanco di
    entrambi,  fischiando  melodiosamente,  finch  non raggiunse il ponte
    nord che unisce in quel punto la vecchia e la nuova Edimburgo.  Qui si
    ferm  un  momento a guardare gli strani e irregolari grappoli di luci
    messi l'uno sull'altro, lontani e alti come le stelle,  che brillavano
    sulle  mura  del  castello da una parte,  e su Calton Hill dall'altra,
    come se illuminassero  veramente  dei  castelli  in  aria;  mentre  la
    vecchia citt pittoresca, in basso, continuava a dormire profondamente
    avvolta  nel  buio:  col palazzo e la cappella di Holyrood sorvegliati
    giorno e notte,  come soleva dire un amico  di  mio  zio,  dall'antico
    Trono  di  Arturo,  torreggiante,  arcigno  e  cupo,  quasi fosse il
    burbero genio protettore della vecchia citt che aveva guardato cos a
    lungo. Dicevo, signori, che mio zio si ferm l un momento a guardarsi
    intorno;  poi,  detta una buona parola al tempo  che  si  era  un  po'
    rischiarato,  bench  la luna stesse tramontando,  si rimise in marcia
    con la stessa maest di prima, tenendo il mezzo della strada con molta
    dignit e con l'aria di chi  desideri  solo  incontrare  qualcuno  che
    gliene voglia contestare il possesso.  Ma non c'era nessuno disposto a
    contestarglielo;  e cos proseguiva il  cammino,  con  i  pollici  nei
    taschini del panciotto, buono come un agnello.
    Quando  mio  zio arriv in fondo a Leith Walk,  si trov davanti a uno
    spazio abbastanza grande di terreno scoperto,  oltre il quale c'era la
    stradina  che  conduceva  al  suo alloggio.  Ora,  in questo spazio di
    terreno scoperto c'era a quel tempo un recinto che  apparteneva  a  un
    carraio,  e  gli serviva per contrattare con le Poste l'acquisto delle
    vecchie diligenze fuori uso;  e mio  zio,  appassionato  di  carrozze,
    vecchie, giovani, o di mezza et, tutt'a un tratto si mise in testa di
    deviare  dalla  sua  strada,  non per altro che per dare un'occhiata a
    queste carrozze fra i pali del recinto,  poich  ricordava  di  averne
    viste  l  dentro  circa  una  dozzina,   ammucchiate  insieme,  tutte
    sgangherate e in uno  stato  pietoso.  Mio  zio  era  un  tipo  d'uomo
    impulsivo  ed esuberante,  signori;  perci non riuscendo a veder bene
    attraverso i pali,  li scavalc,  e sedutosi tranquillamente sopra  un
    vecchio  timone,  incominci  a  osservare  le  carrozze  di posta con
    straordinaria gravit.
    Potevano essercene una dozzina,  o anche pi (mio zio non  ne  fu  mai
    completamente sicuro,  ed essendo un uomo molto scrupoloso e veritiero
    per ci che riguarda i numeri, preferiva non pronunciarsi), ma in ogni
    modo erano l,  ammucchiate l'una addosso  all'altra,  nelle  peggiori
    condizioni  che  si  possano  immaginare.  Gli  sportelli  erano stati
    scardinati e rimossi;  le fodere strappate  via:  solo  qualche  lembo
    pendeva  qua  e l da un chiodo arrugginito;  le luci non c'erano,  le
    stanghe erano scomparse da molto tempo, le parti in ferro arrugginite,
    la vernice tutta scrostata;  il vento fischiava attraverso le  fessure
    dei legni vuoti;  e la pioggia, che si era fermata sui tetti, cadeva a
    goccia a goccia dentro di esse con suono  triste  e  cupo.  Erano  gli
    scheletri  in  putrefazione  delle  vetture  morte,  e  in  quel luogo
    solitario, a quell'ora di notte, apparivano freddi e tetri.
    Mio zio si prese la testa fra  le  mani  e  pens  a  tutta  la  gente
    rumorosa  e indaffarata che un tempo se n'era andata in giro su quelle
    vecchie carrozze, e che adesso era muta e trasformata come loro; pens
    a quanta gente ciascuna di quelle vetture sconnesse e putrefatte aveva
    portato tutte le sere,  per tanti anni e con tutti i tempi la  notizia
    ansiosamente aspettata, il denaro lungamente atteso, la conferma della
    buona salute e della salvezza,  l'improvviso annuncio della malattia e
    della morte.  Il mercante,  l'innamorato,  la moglie,  la  vedova,  la
    madre,  lo scolaro, il bambino stesso che va trotterellando alla porta
    ad aprire al postino...  come avevano aspettato tutti  l'arrivo  della
    vecchia diligenza! E dov'erano tutti, adesso!
    Signori,  mio zio soleva dire che aveva pensato tutte queste cose,  ma
    io sono propenso a credere che le abbia imparate da qualche  libro  in
    seguito,  perch  diceva esplicitamente di essere caduto in una specie
    di dormiveglia quando si fu seduto sul vecchio timone  a  guardare  le
    diligenze  in rovina,  e di essersi svegliato improvvisamente al suono
    profondo di una campana che batteva le due.  Ora,  mio zio non fu  mai
    molto  rapido nel pensare le cose,  e io sono convinto che,  se avesse
    dovuto pensare tutto quello  che  poi  raccontava,  ci  avrebbe  messo
    almeno mezz'ora in pi. Ragion per cui sono convinto, signori, che mio
    zio  sia  caduto  in  quella  specie di dormiveglia senza aver pensato
    proprio a niente.
    Comunque sia,  la campana di una chiesa  batt  le  due.  Mio  zio  si
    svegli, si freg gli occhi, e balz in piedi stupefatto
    Non  appena  l'orologio  ebbe suonato le due,  in un attimo quel luogo
    deserto  e  tranquillo  era  divenuto   il   teatro   di   una   scena
    straordinariamente  vivace  e  piena  di animazione.  Le porte di ogni
    diligenza erano tornate sui cardini,  le fodere erano di nuovo al loro
    posto,  il ferro era come nuovo, le vernici restaurate, i lumi accesi;
    a cassetta di ogni  carrozza  c'erano  cuscini  e  cappotti;  facchini
    infilavano  pacchi  nei portabagagli,  postiglioni riponevano le borse
    della posta,  stallieri gettavano secchi d'acqua sulle ruote rimesse a
    nuovo,  una  quantit  di  inservienti  si affaccendavano a fissare le
    stanghe  alle  carrozze;   arrivavano  continuamente  passeggeri,   si
    issavano valigie,  si attaccavano cavalli;  insomma,  era evidente che
    ogni carrozza in quel posto era in procinto di partire.  Signori,  mio
    zio sbarr gli occhi in modo tale,  nel vedere questo spettacolo,  che
    fino all'ultimo istante della sua vita si chiese come  mai  gli  fosse
    accaduto di poterli richiudere ancora.
    - Andiamo!  - disse una voce,  mentre mio zio sentiva una mano posarsi
    sulla sua spalla.  - Siete prenotato  per  un  posto  dentro.  Fareste
    meglio a salire.
    - Prenotato io? - disse mio zio voltandosi.
    - S, certo.
    Mio zio,  signori,  non pot rispondere nulla,  tanto era stupito.  La
    cosa  pi  strana  era  che,   pur  essendoci  tanta  gente  e  bench
    spuntassero facce nuove ogni momento, non si riusciva a capire da dove
    venissero.  Sembrava  che  saltassero  fuori in qualche strana maniera
    dalla terra o dall'aria,  e scomparissero allo stesso modo.  Quando un
    facchino  aveva  messo il suo carico nella diligenza e ricevuto il suo
    denaro,  si voltava e non c'era pi;  e  prima  che  mio  zio  potesse
    domandarsi  che  cosa  era  accaduto di lui,  ne comparivano una mezza
    dozzina di nuovi,  traballanti sotto il peso  di  certi  carichi  cos
    grossi che sembrava dovessero schiacciarli.  I passeggeri,  poi, erano
    vestiti in modo  cos  bizzarro!  Grandi  giacche  a  larghe  falde  e
    alamari,  con  grandi risvolti alle maniche e senza colletto;  e certe
    parrucche, signori,  certi parrucconi cerimoniosi e col fiocco dietro!
    Mio zio non ci capiva niente.
    - Dunque,  vi decidete a salire?  - disse la persona che aveva parlato
    con mio zio poco prima. Era vestito da postiglione, con la parrucca in
    testa ed enormi risvolti alle maniche,  e aveva una  lanterna  in  una
    mano,  e  nell'altra  un  trombone  che  stava  per  riporre nella sua
    custodia.
    - Vi decidete a salire, Jack Martin? - disse il postiglione alzando la
    lanterna in faccia a mio zio.
    - Ehil! - disse mio zio indietreggiando di un passo o due. - Che cosa
    sono queste confidenze?
    - E' il nome che c' scritto sul biglietto - rispose il postiglione.
    - E non c' scritto signore davanti?  -  disse  mio  zio.  Perch  gli
    sembrava,  signori,  che,  per  un  postiglione che lui non conosceva,
    chiamarlo semplicemente Jack Martin era una libert che  la  direzione
    delle Poste non avrebbe approvato, se l'avesse saputo.
    - No, non c' scritto - rispose tranquillamente il postiglione.
    - Il biglietto  pagato? - chiese mio zio
    - Si capisce - rispose il postiglione.
    - Ah s, eh? - disse mio zio. - Allora va bene! Quale diligenza?
    -  Questa - disse il postiglione,  indicando un'antiquata corriera del
    servizio postale Edimburgo-Londra, che aveva il predellino abbassato e
    lo sportello aperto.  - Un momento!  Ci  sono  gli  altri  passeggeri.
    Lasciateli salire prima.
    Mentre  il  postiglione parlava comparve tutt'a un tratto,  proprio di
    fronte a mio zio,  un giovanotto con la  parrucca  incipriata,  e  una
    giubba  azzurro  cielo  coi ricami d'argento e le falde molto larghe e
    abbondanti e foderate di tela rigida.  Tiggin e  Welps  lavoravano  in
    cotoni  stampati  e  fodere  da panciotto,  signori,  e quindi mio zio
    riconobbe a prima vista l'articolo.  Portava i calzoni  al  ginocchio,
    con un certo tipo di gambali affibbiati sulle calze di seta,  e scarpe
    con le fibbie;  aveva i polsini di pizzo,  un tricorno in testa,  e un
    lungo  spadino  appuntito  al  fianco.  Le  falde  del  panciotto  gli
    scendevano fino a  mezza  coscia,  e  i  fiocchi  della  cravatta  gli
    arrivavano  alla  vita.  Si  avvicin  gravemente allo sportello della
    carrozza,  si tolse il tricorno e lo tenne sollevato sulla  testa  col
    braccio  teso,  sporgendo  il mignolo in aria,  come fanno certuni per
    affettazione quando prendono una tazza di t. Poi riun i piedi e fece
    un profondo serissimo inchino,  e infine porse la mano  sinistra.  Mio
    zio  stava per fare un passo avanti e stringerla cordialmente,  quando
    si accorse che questi riguardi non erano  rivolti  a  lui,  ma  a  una
    fanciulla  che comparve proprio in quel momento davanti al predellino,
    vestita con un abito antiquato di velluto verde, di quelli con la vita
    lunga e il corpetto molto aderente. Sul capo non portava la cuffietta,
    signori, ma un cappuccio di seta nera che la nascondeva; per vi fu un
    momento,  mentre si preparava a salire in carrozza,  che  si  volse  a
    guardare,  e cos facendo mostr un viso cos bello che mio zio non ne
    aveva mai visto l'eguale, nemmeno dipinto.  Sal in vettura reggendosi
    la  veste  con  una  mano;  e  quando mio zio raccontava questa storia
    diceva sempre,  con una solenne  imprecazione,  che  non  avrebbe  mai
    creduto  possibile che gambe e piedi potessero raggiungere proporzioni
    cos perfette, se non avesse visto quelli coi propri occhi.
    Ma,  in questa fuggevole visione del  bellissimo  volto,  mio  zio  si
    accorse che la giovane donna gli aveva dato uno sguardo implorante,  e
    che sembrava atterrita e angosciata.  Not inoltre che  il  giovanotto
    con  la  parrucca  incipriata,  nonostante i suoi modi galanti e tutto
    quello sfoggio di finezza e di nobilt, l'afferr stretta per il polso
    mentre saliva, e la segu subito dopo nell'interno. Faceva parte della
    comitiva un tipo dall'aria straordinariamente losca,  con una  piccola
    parrucca  bruna  e  un  vestito  color  prugna,  che portava un enorme
    spadone e stivali alti fino alle anche;  e quando  costui  si  sedette
    vicino alla fanciulla,  e lei, nello stesso momento, si ritrasse in un
    angolo,  mio zio si  conferm  nella  sua  primitiva  impressione  che
    qualcosa di oscuro e misterioso stesse accadendo,  o,  come lui stesso
    diceva,  che c'era una  vite  spanata  da  qualche  parte.  Ci  che
    stupisce  la prontezza con cui egli decise di aiutare la damigella in
    ogni pericolo, se di aiuto aveva bisogno.
    -  Tuoni e fulmini!  - esclam il giovane portando la mano alla spada,
    quando mio zio sal in vettura.
    - Peste e maledizione! - tuon l'altro.  Cos dicendo snud la spada e
    tir  una  botta a mio zio senza ulteriori cerimonie.  Mio zio non era
    armato,  ma con grande  destrezza  strapp  il  tricorno  dalla  testa
    dell'uomo  dall'aria  losca,  e  ricevendo  la punta della spada nella
    calotta, vi schiacci sopra le falde e la tenne stretta.
    - Infilzatelo da dietro! - grid l'uomo losco al suo compagno,  mentre
    si sforzava di recuperare la spada.
    - Non glielo consiglio, - esclam mio zio mostrando minacciosamente il
    tacco  di  una  delle  sue scarpe - con un calcio gli faccio uscire il
    cervello, se ne ha, o gli fracasso il cranio se non ne ha. - E in quel
    momento,  concentrando tutte le sue forze,  mio zio strapp  la  spada
    dalle  mani  dell'uomo  losco e la scaravent fuori dal finestrino: al
    che il giovanotto vocifer ancora tuoni e fulmini e  port  la  mano
    all'elsa  della  spada  con aria molto bellicosa,  ma non la estrasse.
    Forse, signori, come diceva mio zio con un sorriso,  forse aveva paura
    di spaventare la fanciulla.
    - Dunque,  signori,  - disse mio zio sedendo con deliberata lentezza -
    non voglio morti, con o senza peste e maledizioni,  in presenza di una
    signora,  e tuoni e fulmini ne abbiamo gi avuti abbastanza per questo
    viaggio; perci, se non vi dispiace, sediamoci ognuno al proprio posto
    come tranquilli viaggiatori. Ehi,  postiglione,  raccogliete il rasoio
    del signore!
    Mio  zio  aveva appena finito di parlare che il postiglione apparve al
    finestrino con la spada in mano.  Nel porgerla a mio zio tenne alta la
    lanterna e lo guard fisso in volto;  allora,  a quella luce,  mio zio
    vide con sua grande sorpresa che un'immensa folla  di  postiglioni  si
    era  riunita  intorno  al  finestrino,  e ciascuno di essi lo guardava
    fisso negli occhi.  Non aveva mai visto un mare cos grande  di  facce
    bianche, di corpi rossi e di occhi spalancati, in tutta la sua vita.
    E'  la  cosa  pi  strana  che  mi  sia  capitata  pens mio zio.  -
    Permettetemi di restituirvi il cappello. signore.
    L'uomo dall'aria losca ricevette  il  tricorno  in  silenzio,  esamin
    preoccupato  il  buco  sulla calotta,  e da ultimo se lo ficc in cima
    alla parrucca,  con una solennit che fu solo leggermente incrinata da
    un violento starnuto che glielo fece ricascare immediatamente.
    -  Pronti!  - esclam il postiglione con la lanterna,  salendo sul suo
    piccolo sedile posteriore. E partirono. Mio zio spiava dal finestrino,
    mentre uscivano  dal  cortile,  e  osserv  che  le  altre  diligenze,
    complete  di  cocchieri,  postiglioni,  passeggeri e cavalli,  stavano
    girando intorno intorno,  a un piccolo trotto di circa  cinque  miglia
    all'ora.  Mio  zio  scoppiava di indignazione,  signori.  Come uomo di
    commercio sapeva che il servizio postale non  cosa da prendersi sotto
    gamba,  e decise di mandare un promemoria alla direzione  delle  Poste
    non appena fosse arrivato a Londra.
    In  quel  momento,  per,  i suoi pensieri erano interamente assorbiti
    dalla damina che sedeva nel pi remoto angolo della diligenza  con  la
    faccia tutta chiusa nel cappuccio,  e dai due signori che continuavano
    a sorvegliarla attentamente: quello con la giubba azzurro cielo che le
    sedeva davanti,  e quello  col  vestito  color  prugna  che  le  stava
    accanto.  Se appena lei faceva frusciare le pieghe del cappuccio,  mio
    zio sentiva il colpo della mano che l'uomo losco dava sull'elsa  della
    spada,  e  capiva  dallo  sbuffare  dell'altro  (era buio e non poteva
    vederlo in faccia) che si gonfiava come se  volesse  mangiarla  in  un
    boccone. Mio zio si sentiva sempre pi eccitato, e decise di andare in
    fondo alla cosa,  a qualsiasi costo.  Aveva una grande ammirazione per
    gli occhi lucenti,  i dolci visini,  le gambe e i piedini  ben  fatti:
    insomma,  aveva  una  gran passione per tutto il sesso debole.  E' una
    cosa di famiglia, signori, anch'io sono cos.
    Con sempre nuovi espedienti mio zio  cerc  di  attrarre  l'attenzione
    della fanciulla, o quanto meno di intavolare una conversazione coi due
    misteriosi signori. Tutto fu invano: i signori non volevano parlare, e
    la fanciulla non osava. Ogni tanto mio zio cacciava la testa fuori dal
    finestrino  e  chiedeva  a  squarciagola  perch non si andasse pi in
    fretta. Ma pot urlare fino a perdere la voce: nessuno gli dava retta.
    Allora si ritir nell'interno della carrozza e penso a quel  volto,  a
    quei  piedini,  a  quelle  gambette cos belle.  Questo andava meglio:
    faceva passare il  tempo  e  gli  evitava  di  chiedersi  dove  stesse
    andando,  e  come si fosse trovato in una situazione cos strana.  Non
    che questo gli desse una grande preoccupazione,  badate bene: mio  zio
    era  un  tipo  d'uomo  franco e disinvolto,  vagabondo e pronto a ogni
    avventura; questo era mio zio, signori.
    Tutt'a un tratto la diligenza si ferm.
    - Ehil! - disse mio zio. - Che c' di nuovo adesso?
    - Scendete qui - disse il postiglione abbassando il predellino.
    - Qui? - disse mio zio.
    - Qui - ripet il postiglione.
    - Non far niente del genere - disse mio zio.
    - Benissimo, allora restate dove siete - disse il postiglione.
    - Lo far - disse mio zio.
    - Fatelo - disse il postiglione.
    Gli altri passeggeri avevano ascoltato con  grande  attenzione  questo
    colloquio,  e,  visto  che  mio  zio  era  deciso  a non scendere,  il
    giovanotto gli pass davanti e  si  strinse  contro  la  portiera  per
    aiutare  la donna a scendere.  L'uomo dall'aria losca stava osservando
    il buco nella calotta del suo tricorno.  La fanciulla,  passando a sua
    volta  in fretta,  lasci cadere un guanto sulla mano di mio zio e gli
    sussurr pianissimo, con le labbra cos vicine alla sua faccia ch'egli
    sent sul naso il caldo alito di lei,  questa  sola  parola:  Aiuto.
    Signori,  mio  zio salt subito gi dalla carrozza con tale impeto che
    la fece ondeggiar e sulle molle.
    - Ah! Ci avete ripensato,  eh?  - disse il postiglione quando vide mio
    zio a terra.
    Mio  zio  guard il postiglione per qualche istante,  in dubbio se non
    fosse il caso di strappargli  il  trombone,  scaricarlo  sulla  faccia
    dell'uomo  con lo spadone,  dare qualche randellata in giro col calcio
    dell'arma, prendere in braccio la fanciulla,  e sparire nel fumo della
    battaglia.  Ma,  ripensandoci,  rinunci a questo piano, un po' troppo
    melodrammatico nella sua esecuzione, e segu i due misteriosi signori,
    che,  tenendo la dama in mezzo,  stavano entrando in una vecchia  casa
    davanti a cui si era fermata la diligenza. Essi entrarono nella stanza
    d'ingresso, e mio zio li segu.
    Di tutti i posti desolati e in rovina che mio zio aveva visto,  questo
    era il peggiore.  Doveva essere stato una volta un grande  albergo  di
    posta;  ma  il  tetto  era  crollato in diversi punti e le scale erano
    ripide, corrose e smozzicate.  Nella stanza in cui entrarono si vedeva
    un grande camino con la cappa annerita dal fumo;  ma non c'era fuoco a
    illuminarlo,  adesso.  La cenere bianca e leggera della legna bruciata
    era  ancora  sparsa  per terra,  ma il focolare era freddo e tutto era
    buio e tetro.
    - Be'? - disse mio zio guardandosi intorno - una diligenza che viaggia
    alla media di sei miglia e mezzo all'ora,  e che si ferma per un tempo
    indeterminato  davanti a una tana come questa,  si comporta in un modo
    piuttosto irregolare,  direi.  E' una cosa che deve essere  denunciata
    Scriver ai giornali.
    Mio  zio  disse  questo  a voce alta,  in modo aperto e cordiale,  per
    vedere se poteva attirare i due sconosciuti  nella  conversazione.  Ma
    nessuno  dei due mostr di badargli,  se non bisbigliando qualcosa fra
    loro e gettandogli qualche rapida occhiata.  La damina  era  in  fondo
    alla  stanza,  e  una  volta si arrischi di agitare la mano,  quasi a
    implorare l'aiuto di mio zio.  Alla  fine  i  due  sconosciuti  fecero
    qualche passo avanti e la conversazione incominci sul serio.
    - Ehi, voi, non sapete forse che questa stanza  riservata? - disse il
    signore in azzurro.
    - Ehi,  voi,  non lo so - ribatt mio zio. - Ma se questa  una stanza
    privata,  ordinata per l'occasione,  chiss come dev'essere comoda  la
    sala  comune.  -  Cos  dicendo  mio zio si sedette,  si appoggi alla
    spalliera,  e misur l'uomo con lo sguardo,  con tanta precisione  che
    Tiggin  e  Welps  avrebbero  potuto  fornirgli,  in base a quella sola
    stima,  l'occorrente per un vestito intero di cotone  stampato,  senza
    sbagliare di un pollice.
    -  Lasciate questa stanza - dissero insieme i due uomini afferrando le
    spade.
    - Eh ?  - disse mio  zio,  senza  mostrare  di  aver  capito  le  loro
    intenzioni.
    -  Lasciate  la  stanza  o  siete  un  uomo morto - disse l'uomo losco
    estraendo lo spadone e agitandolo in aria.
    - Addosso!  - esclam il signore in azzurro,  sguainando anch'egli  la
    spada e indietreggiando di tre o quattro passi. - Addosso! - La damina
    diede un alto grido.
    Ora,  mio  zio  si  era  sempre  distinto per grande coraggio e grande
    presenza di spirito. Mentre sembrava cos indifferente a ci che stava
    succedendo,  senza parere si  era  guardato  intorno  per  cercare  un
    proiettile  o  un'arma  di  difesa,  e quando gli altri sguainarono le
    spade, egli scorse appoggiato a un angolo del camino un vecchio stocco
    con l'elsa a coccia,  in un fodero rugginoso.  Con un balzo mio zio lo
    prese in mano,  lo snud, lo brand fieramente sulla testa, grid alla
    donna di mettersi da parte,  scaravent la sedia addosso  all'uomo  in
    azzurro  e  il  fodero  addosso  a  quello  vestito  color  prugna,  e
    approfittando della confusione piomb impetuosamente su di loro.
    Signori, una vecchia storia (che ha il pregio, tra l'altro,  di essere
    vera)  racconta  che  un  giovane  gentiluomo irlandese,  richiesto se
    sapesse suonare il violino,  rispose che credeva di s,  ma non poteva
    affermarlo  con  assoluta  certezza perch non aveva mai provato.  Non
    diverso era il caso di mio zio e della scherma.  Non aveva  mai  avuto
    una spada tra le mani,  prima,  tranne una volta che aveva recitato la
    parte di Riccardo Terzo in un teatrino privato;  nella quale occasione
    si  accord  con  Richmond  perch  si lasciasse infilzare alle spalle
    senza nemmeno far finta di combattere. Eppure adesso era l che tirava
    btte e fendenti con due spadaccini consumati:  passando  dall'affondo
    alla guardia,  dalla stoccata al colpo di striscio,  e cavandosela con
    tutto il coraggio e la destrezza  possibili,  bench  non  avesse  mai
    saputo  prima  di  avere  la  pi  piccola nozione di quell'arte.  Ci
    dimostra soltanto come sia vero il vecchio detto: un uomo non  sa  mai
    di che cosa  capace, finch non ha provato, signori.
    Il  rumore  della  battaglia era terribile: ognuno dei tre combattenti
    bestemmiava come un soldato di cavalleria e  le  spade  cozzavano  con
    orrendo  fracasso,  come se tutti i coltelli e gli articoli in acciaio
    del mercato  di  Newport  stessero  sbattendo  l'uno  contro  l'altro.
    All'apice   del   combattimento   la   fanciulla   (probabilmente  per
    incoraggiare mio zio) si tir indietro il cappuccio e scopr un  volto
    di  tale  abbagliante  bellezza  che  lui avrebbe affrontato cinquanta
    uomini per averne un sorriso  e  poi  morire.  Se  prima  aveva  fatto
    prodigi, adesso incominci a tempestare come un gigante impazzito.
    In questo preciso momento il signore in azzurro,  voltandosi e vedendo
    la fanciulla col volto scoperto,  con una esclamazione di rabbia e  di
    gelosia  gir  l'arma  contro il suo bellissimo petto e fece per darle
    una stoccata al cuore. Mio zio diede un urlo che fece tremare la casa.
    La fanciulla si scost leggermente da una parte, e strappando la spada
    di mano al giovane,  prima che avesse ripreso l'equilibrio  lo  spinse
    contro  il  muro,  e  con  un  colpo  magistrale lo inchiod contro il
    pannello, infilando la spada fino all'elsa. Era uno splendido esempio.
    Mio zio, con un urlo di trionfo e con violenza irresistibile, ricacci
    il suo avversario nella stessa  direzione,  e  affondando  il  vecchio
    stocco  proprio  nel  mezzo di un gran fiore rosso che gli decorava il
    panciotto,  lo inchiod accanto al suo amico;  e l rimasero entrambi,
    signori,  agitando  le  braccia e le gambe in agonia,  come marionette
    mosse da un pezzo di spago.  Mio zio diceva sempre,  in  seguito,  che
    questo  era  uno  dei  mezzi  pi  sicuri che conosceva di trattare un
    nemico,  bench offra il fianco a una critica  in  sede  di  bilancio,
    comportando  la  perdita  di  una  spada  per  ogni  uomo  messo fuori
    combattimento.
    - La diligenza! La diligenza! - grid la fanciulla correndo incontro a
    mio zio e gettandogli al collo le sue bellissime braccia.  -  Possiamo
    ancora fuggire.
    - Possiamo?  - esclam mio zio.  - Be', mia cara, non c' nessun altro
    da uccidere, mi sembra. - Mio zio era un po' deluso,  signori,  perch
    pensava  che  sarebbe  stato simpatico,  dopo la strage,  dedicarsi un
    pochino all'amore in santa pace, non fosse che per cambiare argomento.
    - Non abbiamo un istante da perdere - disse la fanciulla.  - Questi (e
    indicava  il  giovane  vestito d'azzurro)  l'unico figlio del potente
    marchese di Filletoville.
    - Be', in questo caso,  mia cara,  temo che non arriver mai a portare
    il  titolo  -  disse  mio  zio  guardando  freddamente  il  giovanotto
    infilzato contro il muro come uno scarabeo,  nel modo che vi ho detto.
    - Avete tagliato l'albero genealogico, amore mio.
    -  Sono stata rapita alla mia casa e ai miei amici da questi furfanti!
    - disse la fanciulla avvampando di sdegno.- Quel miserabile mi avrebbe
    costretto con la forza a sposarlo, fra un'ora.
    - Villano temerario!  - disse mio zio con uno sguardo di disprezzo  al
    morente erede di Filletoville.
    -  Come  potete capire da ci che avete visto,  - disse la fanciulla -
    erano pronti a uccidermi se avessi chiesto aiuto a qualcuno. Se i loro
    complici ci trovano qui,  siamo perduti.  Fra due  minuti  pu  essere
    troppo  tardi.  La  diligenza!  -  E  con  queste parole,  sopraffatta
    dall'angoscia  e  dallo  sforzo  compiuto  per  infilzare  il  giovane
    marchese di Filletoville, svenne fra le braccia di mio zio. Mio zio la
    sollev e la port alla porta.  La carrozza c'era, coi quattro cavalli
    neri dalle lunghe code e dalle criniere ondeggianti;  ma non c'era pi
    cocchiere, n postiglione, n stalliere a reggere i cavalli.
    Signori,  spero  di  non  fare  ingiustizia  alla  memoria  di mio zio
    esprimendo l'opinione che,  sebbene fosse scapolo,  egli aveva  tenuto
    altre volte una donna fra le braccia; credo, anzi, che fosse piuttosto
    abituato a baciare le donne di servizio;  e so che una volta o due era
    stato visto, da testimoni degni di fede, abbracciare senza possibilit
    di equivoco la stessa albergatrice.  Dico questo per farvi capire  che
    la  bella  damina doveva essere proprio straordinaria per aver colpito
    cos profondamente mio zio: egli diceva che,  quando i lunghi  capelli
    bruni  tremarono  sul suo braccio e i begli occhi neri si fissarono su
    di lui non appena si riebbe,  si sent cos imbarazzato e nervoso  che
    le  gambe  gli  tremarono nei calzoni.  Ma chi pu guardare un paio di
    dolcissimi occhi neri senza sentirsi turbato? Io no di certo, signori.
    Non ho coraggio di guardare certi occhi che so io, questo vi dico.
    - Non dovete lasciarmi mai pi - mormor la fanciulla.
    - Mai pi - disse mio zio. E lo diceva sul serio.
    - Mio salvatore! - esclam la fanciulla. - Mio caro,  buono,  valoroso
    salvatore!
    - Tacete - disse mio zio interrompendola.
    - Perch? - chiese la fanciulla.
    -  Perch  la vostra bocca  cos bella quando parlate,  - rispose mio
    zio - che temo di essere cos brutale da baciarla.
    La fanciulla alz la mano come per ammonire mio zio,  e  disse...  no,
    non  disse  nulla...  sorrise.  Quando  guardate  un  paio  delle  pi
    deliziose labbra del mondo  e  le  vedete  aprirsi  soavemente  in  un
    sorriso  malizioso...  e  voi  siete  vicinissimo,  e  non  c' nessun
    altro... non potete esprimere meglio la vostra ammirazione per la loro
    bellezza,   per  la  loro  forma   e   colore,   se   non   baciandole
    immediatamente. Mio zio lo fece, e io lo rispetto per questo.
    - Ascolta!  - esclam la fanciulla sussultando. - Un rumore di ruote e
    di cavalli!
    - S - disse mio zio ascoltando.  Aveva orecchio per le ruote e per lo
    scalpitio  degli  zoccoli;  ma sembrava che ci fossero tanti cavalli e
    tante  vetture  in  corsa  verso  di  loro,  in  lontananza,  che  era
    impossibile indovinare il loro numero. Si sarebbe detto che ci fossero
    cinquanta vagoni con sei puro sangue per ciascuno di essi.
    - Siamo inseguiti!  - esclam la fanciulla torcendosi le mani. - Siamo
    inseguiti. Non ho altra speranza che in te!
    C'era una tale espressione di terrore nel suo bellissimo volto che mio
    zio si decise immediatamente.  La mise in carrozza,  le disse  di  non
    aver paura,  premette ancora una volta le sue labbra su quelle di lei,
    e poi, raccomandandole di tirar su i vetri per non prendere aria, sal
    a cassetta.
    - Aspetta, amore - esclam la fanciulla.
    - Che c'? - disse mio zio a cassetta.
    - Ho bisogno di parlarti - disse la fanciulla. - Solo una parola,  mio
    carissimo.
    -  Debbo scendere?  - chiese mio zio.  La dama non diede risposta,  ma
    sorrise di nuovo.  Che sorriso,  signori!  Batteva quell'altro,  senza
    paragone. Mio zio scese dal suo trampolino in un lampo.
    -  Dunque,  mia  cara?  -  disse  mio zio affacciandosi al finestrino.
    Accadde che la dama si curvasse verso di lui in quel momento,  e a mio
    zio  sembr  che fosse pi bella di quanto non era mai stata.  In quel
    momento egli le stava vicinissimo,  signori,  e quindi doveva  saperlo
    bene.
    - Dunque, mia cara? - disse mio zio.
    - Non amerai nessun'altra che me;  non sposerai nessun'altra?  - disse
    la fanciulla.
    Mio zio fece solenne giuramento di non sposare mai nessun'altra,  e la
    fanciulla  ritrasse  la testa e tir su i vetri.  Lui salt a cassetta
    allarg i gomiti, mise a posto le briglie, afferr la frusta sul tetto
    della vettura,  diede una frustata al cavallo di testa,  e  i  quattro
    neri  animali dalle lunghe code e dalle criniere ondeggianti partirono
    alla velocit di buone  quindici  miglia  inglesi  all'ora,  tirandosi
    dietro la vecchia diligenza. Iuuh! Come andavano forte!
    Il  rumore  dietro  di  loro  cresceva sempre.  Pi correva la vecchia
    diligenza, pi correvano gli inseguitori: uomini, cavalli, cani, tutti
    uniti nella caccia.
    Il rumore era spaventoso,  ma su di  esso  si  alzava  la  voce  della
    fanciulla che incitava mio zio gridando: - Pi forte! Pi forte!
    Passarono in un turbine davanti agli alberi neri, come foglie sospinte
    dall'uragano. Case, cancelli, chiese, pagliai, ogni cosa sfrecciava ai
    loro lati con la velocit e il fragore di una cascata quando si aprono
    improvvisamente  le cateratte.  Ma il rumore cresceva sempre alle loro
    spalle,  e mio zio udiva sempre la voce della  fanciulla  che  gridava
    disperata: - Pi forte! Pi forte!
    Mio  zio  manovrava  vigorosamente la frusta e le redini.  e i cavalli
    volavano ventre a terra facendosi bianchi di spuma;  e ancora cresceva
    il  fracasso  dietro  di  loro;  e  ancora la fanciulla gridava: - Pi
    forte! Pi forte!  - Nella tensione di quel momento,  mio zio diede un
    gran  colpo  col piede sul parapetto,  e...  si accorse che il mattino
    schiariva e che lui se ne stava seduto nel recinto delle  carrozze  in
    disarmo,  a  cassetta  di  una  vecchia diligenza del servizio postale
    edimburghese,  tremante di freddo e di umidit,  battendo i piedi  per
    scaldarseli!  Scese  e guard ansiosamente nell'interno per cercare la
    bellissima fanciulla.  Ahim!  Non c'erano sportelli n  sedili  nella
    vettura: era solo una carcassa.
    Naturalmente  mio  zio  cap  benissimo  che  doveva  esserci  qualche
    mistero,  e che  ogni  cosa  era  accaduta  esattamente  come  poi  la
    raccont.   Egli   rest  fedele  al  solenne  giuramento  fatto  alla
    bellissima fanciulla,  e rifiut  per  amor  suo  diversi  vantaggiosi
    partiti,  morendo infine scapolo. Certo  una cosa singolare, com'egli
    diceva sempre,  che un uomo,  solo per aver scavalcato una  palizzata,
    scopra  che  gli  spiriti  delle  corriere postali,  dei cavalli,  dei
    postiglioni,  dei cocchieri,  e dei passeggeri,  hanno l'abitudine  di
    viaggiare regolarmente ogni notte.  E,  aggiungeva,  egli era forse la
    sola persona vivente che fosse stata presa come passeggero in  una  di
    queste escursioni.  Credo che avesse ragione, signori; o almeno non ho
    mai saputo che ce ne fosse un altro.
    - Chiss che cosa portano nelle sacche  della  posta  gli  spiriti  di
    queste  antiche  diligenze  -  disse l'albergatore che aveva ascoltato
    tutta la storia con profonda attenzione.
    - Le lettere morte, si capisce - disse il commesso viaggiatore.
    - Ah, ah! ma certo! - rispose l'albergatore. - Non ci avevo pensato.





    CAPITOLO 50.
    Come Mister Pickwick si affrett a compiere la sua  missione,  e  come
    ricevette fin dal principio il rinforzo di un inatteso alleato.

    I  cavalli  furono attaccati puntualmente alle nove meno un quarto del
    mattino dopo, e quando Mister Pickwick e Sam Weller furono saliti,  il
    primo dentro e il secondo fuori,  il postiglione ricevette l'ordine di
    dirigersi in primo luogo a casa di Mister  Bob  Sawyer,  per  caricare
    Mister Benjamin Allen.
    Quando  la  carrozza  si  fu fermata davanti alla porta con la lampada
    rossa e la  leggibilissima  insegna  Sawyer,  gi  Nockemorf  Mister
    Pickwick sporse la testa dal finestrino e vide con sua grande sorpresa
    il  ragazzo in livrea grigia tutto affaccendato a chiudere le imposte:
    procedimento cos insolito  e  contrario  a  ogni  sana  abitudine  di
    lavoro,  a quell'ora del mattino,  che subito gli sugger due ipotesi:
    la prima che qualche buon amico e paziente di Mister Bob Sawyer  fosse
    morto, la seconda che Mister Bob Sawyer stesso fosse fallito.
    - Cos' successo? - disse Mister Pickwick al ragazzo.
    -  Nulla  successo - rispose il ragazzo allargando la bocca fino alle
    orecchie.
    - Tutto a posto,  tutto  a  posto!  -  esclam  Bob  Sawyer  apparendo
    improvvisamente  sulla  porta  con un piccolo zaino di pelle floscio e
    sporco in una mano,  e  un  cappotto  ruvido  e  una  sciarpa  gettati
    sull'altro braccio. - Vengo anch'io, amici.
    - Voi! - esclam Mister Pickwick.
    - S,  - rispose Bob Sawyer - ne faremo una vera spedizione. Ehi, Sam!
    Attento!
    Richiamando cos brevemente l'attenzione di Mister Weller,  Mister Bob
    Sawyer gett lo zaino di pelle sul seggiolino, dove fu preso e riposto
    immediatamente  da  Sam  che  guardava  ammirato  le sue mosse.  Fatto
    questo, Mister Bob Sawyer,  con l'aiuto del ragazzo,  si infil a viva
    forza  nel  cappotto  ruvido che era di misura molto pi piccola della
    sua,  e portatosi davanti al finestrino cacci dentro la testa e  rise
    fragorosamente.
    - Che trovata,  vero?  - esclam Bob tergendosi le lacrime dagli occhi
    sul risvolto di una manica del cappotto ruvido.
    - Mio caro signore,  - disse Mister Pickwick con un certo imbarazzo  -
    non immaginavo assolutamente che ci avreste accompagnato.
    - Naturale, questo  il bello - rispose Bob afferrando Mister Pickwick
    per il bavero. - Questo  il lato pi divertente.
    - Ah,  questo il lato pi divertente? - disse Mister Pickwick.
    -  Si  capisce  -  rispose  Bob.  -  E' il perno di tutta la faccenda,
    vedete,  e vi dico anche questo: lascio che gli affari  si  curino  da
    soli,  poich  sembrano  decisi  a  non curarsi di me.  - E con questa
    spiegazione del fenomeno  delle  imposte  chiuse,  Mister  Bob  Sawyer
    indic la bottega e si abbandon a un'estasi di allegria.
    -  Ma,  buon  Dio,  non  sarete  sul serio cos pazzo da abbandonare i
    vostri pazienti senza nessuno che possa  curarli!  -  protest  Mister
    Pickwick con voce molto seria.
    - Perch no?  - ribatt Bob. - Sar sempre un risparmio, se non altro.
    Nessuno di loro mi ha mai pagato.  Inoltre,  - disse Bob abbassando la
    voce  in  un  sussurro confidenziale - per loro sar molto meglio.  Ho
    quasi esaurito le medicine e non posso rifornire la mia scorta per  il
    momento; perci sarei stato obbligato a dare calomelano a tutti, e per
    qualcuno di loro non  certo una sostanza adatta. Tutto per il meglio,
    dunque.
    C'erano una filosofia e una forza di ragionamento, in questa risposta,
    che  trovarono  impreparato Mister Pickwick.  Egli rest un momento in
    silenzio, poi aggiunse, con meno fermezza di prima:
    - Ma questa carrozza, mio giovane amico, porta solo due persone;  e io
    sono gi impegnato con Mister Allen.
    -  Non ci pensate,  - rispose Bob - ho gi risolto ogni cosa: Sam e io
    ci divideremo il seggiolino posteriore.  Guardate.  Attacc alla porta
    della  bottega  questo biglietto: Sawyer,  gi Nockemorf.  Rivolgersi
    alla signora Cripps,  di fronte.  La signora Cripps   la  madre  del
    fattorino.  Mister Sawyer  dolentissimo dir la signora Cripps non
    ha potuto esimersi...  lo hanno portato via stamattina presto  per  un
    consulto  fra  i primissimi chirurghi del paese...  non si poteva fare
    senza  di  lui...   avrebbero  pagato  qualsiasi  cosa  per  averlo...
    un'operazione terribile. In realt, - disse Bob concludendo - la cosa
    non pu portarmi che bene.  Se va a finire in uno dei giornali locali,
    far la mia fortuna. Ecco Ben; avanti, salta dentro!
    Dette  queste  parole  a  precipizio,  Mister  Bob  Sawyer  spinse  il
    postiglione  da  una  parte,  cacci  il  suo amico in vettura con uno
    spintone,  sbatt  lo  sportello,  alz  il  predellino,   attacc  il
    biglietto alla porta, la chiuse, si mise le chiavi in tasca, salt sul
    seggiolino   e   diede   l'ordine  di  partire,   e  tutto  con  tanta
    precipitazione che,  quando Mister Pickwick si mise a considerare  con
    calma se Mister Bob Sawyer dovesse venire o no, stavano gi galoppando
    con  Mister  Bob  Sawyer  ben saldo al suo posto come parte integrante
    dell'equipaggio.
    Finch la carrozza non fu uscita dalla cerchia cittadina  di  Bristol,
    il  faceto  Bob  tenne gli occhiali verdi dall'aria professionale e si
    comport con conveniente severit e gravit  di  modi,  limitandosi  a
    pronunciare   vari   motti   di   spirito  ad  esclusivo  vantaggio  e
    divertimento di Mister Samuel Weller.  Ma quando uscirono sulla strada
    maestra,   si   spogli   degli   occhiali  verdi  e  dei  modi  gravi
    contemporaneamente,  ed esegu un gran numero di scherzi non puramente
    verbali,  intesi  ad  attrarle l'attenzione dei passami e a rendere la
    vettura, e coloro che la occupavano, oggetto della pi viva curiosit:
    di questi scherzi,  il meno cospicuo fu l'assordante imitazione di una
    tromba  militare,  e  l'enfatico alzabandiera di un fazzoletto di seta
    rossa sopra un bastone da passeggio, che ogni tanto veniva agitato per
    aria con vari gesti di arroganza e di sfida.
    - Chiss,  - disse Mister Pickwick,  interrompendosi nel mezzo di  una
    tranquilla conversazione con Ben Allen sulle numerose buone qualit di
    sua  sorella e di Mister Winkle - chiss che cosa vede di strano tutta
    la gente che passa, per spalancare gli occhi a quel modo.
    - E' un bellissimo  equipaggio  -  rispose  Ben  Allen  con  un  certo
    orgoglio nella voce.  - Non credo che siano abituati a vederne tutti i
    giorni.
    - Forse - rispose Mister Pickwick. - Pu darsi. Sar.
    E probabilmente Mister Pickwick si sarebbe convinto  che  davvero  era
    cos, se guardando per caso dal finestrino proprio in quel momento non
    avesse  osservato  che  gli  sguardi  dei  passanti dimostravano tutto
    tranne meraviglia e rispetto,  e che fra loro e qualcuno a bordo della
    carrozza  sembravano  incrociarsi messaggi in un gergo convenzionale e
    molto  appariscente;   e  allora  gli  venne  in  mente   che   queste
    dimostrazioni potessero essere in qualche rapporto,  sia pure lontano.
    con lo spiritoso comportamento di Mister Robert Sawyer.
    - Spero - disse Mister Pickwick - che il  nostro  volubile  amico  non
    stia facendo qualche assurdit qua fuori, sul seggiolino.
    - Macch,  non c' pericolo, - rispose Ben Allen - se non  brillo Bob
     la creatura pi quieta della terra.
    Qui una prolungata imitazione della tromba  militare  fece  tremare  i
    timpani agli astanti,  e fu seguita da urla e grida di giubilo,  tutte
    provenienti senza possibilit di  errore  dalla  gola  e  dalle  corde
    vocali  della  creatura pi quieta della terra,  o in parole povere di
    Mister Bob Sawyer.
    Mister Pickwick e Mister Ben Allen si guardarono espressivamente negli
    occhi,  e  il  primo,   togliendosi  il  cappello  e  sporgendosi  dal
    finestrino  della  carrozza  fino  all'ultimo  bottone  del panciotto,
    riusc finalmente a dare un'occhiata al suo faceto amico.
    Mister Bob Sawyer era seduto,  non sul seggiolino,  ma sul tetto della
    carrozza,  con  le  gambe  divaricate  fino al limite consentito dalla
    natura,  il cappello di Mister Samuel Weller di traverso e  un  enorme
    "sandwich" in una mano,  mentre nell'altra teneva una bottiglia piatta
    di  notevole  capacit:  e  passava  dall'uno  all'altra   con   molta
    soddisfazione,  combattendo  la  monotonia  dello  spuntino  con  urla
    furibonde e con lo  scambio  di  qualche  vivace  motteggio  con  ogni
    sconosciuto che passava. La bandiera rossa era stata legata al bastone
    e  fissata  alla  ringhiera  del seggiolino,  in mezzo al quale sedeva
    Mister Samuel Weller,  decorato del cappello di Mister Bob Sawyer,  in
    animata  discussione  con  un  doppio  "sandwich",  e  con un'aria che
    dimostrava la sua piena e perfetta approvazione di tutta la faccenda.
    Ce n'era abbastanza per irritare un signore scrupoloso e corretto come
    Mister Pickwick.  Ma la cosa era ancora pi grave perch,  proprio  in
    quel momento,  stavano incrociando una diligenza piena zeppa, dentro e
    fuori,  e la meraviglia dei viaggiatori era fin troppo evidente.  E le
    grida di giubilo di una famiglia irlandese, che correva a fianco della
    carrozza   e  chiedeva  continuamente  l'elemosina,   erano  anch'esse
    piuttosto  rumorose;  specialmente  quelle  del  padre,  che  sembrava
    considerare  quella  gazzarra  come  parte  integrante  di  un  corteo
    trionfale, o politico o di altra natura.
    - Mister Sawyer!  - grid  Mister  Pickwick  eccitatissimo.  -  Mister
    Sawyer, signore!
    - Ehil! - rispose questi sporgendosi a guardare con la massima calma.
    - Siete matto, signore? - domand Mister Pickwick.
    - Neanche per sogno, - rispose Bob - soltanto allegro.
    -  Allegro,  signore?  - esclam Mister Pickwick.  - Tirate gi quello
    scandaloso fazzoletto rosso, vi prego. Insisto, signore. Sam, tiratelo
    gi.
    Prima  che  Sam  potesse  intervenire.   Mister  Bob  Sawyer   abbass
    graziosamente  i  suoi  colori,  se li mise in tasca,  fece un cortese
    inchino a Mister Pickwick,  asciug la bocca  della  bottiglia,  e  vi
    applic la propria; e cos lo inform, senza inutile spreco di parole,
    che intendeva con quel sorso augurargli ogni felicit e una vita lunga
    e prospera.  Fatto questo, Bob rimise accuratamente il tappo a posto e
    guardando benignamente in gi,  verso Mister Pickwick,  diede un  gran
    morso al "sandwich" e sorrise.
    -   Andiamo,   -   disse   Mister  Pickwick,   disarmato  dalla  calma
    imperturbabile di Bob - vi prego, non fate pi di queste sciocchezze.
    - No no,  - rispose Bob scambiando di nuovo  il  cappello  con  Mister
    Weller - non avrei voluto farlo.  Ma la corsa mi ha tanto eccitato che
    non ho resistito alla tentazione.
    - Pensate a quelli che ci vedono - preg Mister Pickwick.  - Badate un
    poco alle convenienze.
    - Oh,  certo,  - disse Bob - sono cose che non vanno.  Lo spettacolo 
    finito, capo.
    Soddisfatto da questa assicurazione,  Mister Pickwick rimise la  testa
    dentro  e  tir su il vetro;  ma aveva appena ripreso la conversazione
    che era stata interrotta da  Bob  Sawyer,  quando  apparve,  facendolo
    trasalire,  un piccolo oggetto scuro di forma oblunga che picchiettava
    contro il vetro del finestrino, come se volesse farsi aprire.
    - Che cos'? - esclam Mister Pickwick.
    - Sembra una bottiglia - osserv  Ben  Allen  guardando  l'oggetto  in
    questione attraverso gli occhiali, con un certo interesse. - Direi che
     quella di Bob.
    L'ipotesi  era esatta;  perch Mister Bob Sawyer,  dopo aver legato la
    bottiglia alla punta del bastone da passeggio, stava battendola contro
    il  finestrino  per  far  capire  agli  amici  che  desiderava   farli
    partecipare ai suoi piaceri in buona amicizia e armonia.
    - Che dobbiamo fare? - disse Mister Pickwick guardando la bottiglia. -
    Questa nuova buffonata  peggio ancora dell'altra.
    -  Io direi di prenderla - rispose Mister Ben Allen.  - Sar una buona
    lezione per lui se la prendiamo e ce la teniamo, non  vero?
    - E' vero - disse Mister Pickwick. - La prendo?
    - Credo che sia l'unica cosa da farsi - rispose Bob.
    Poich questo consiglio coincideva con la sua stessa opinione,  Mister
    Pickwick  abbass  piano  piano  il  vetro  e  sleg  la bottiglia dal
    bastone: questo fu ritirato,  e Mister  Bob  Sawyer  fu  udito  ridere
    allegramente.
    - Che allegro ragazzaccio! - disse Mister Pickwick voltandosi verso il
    suo compagno con la bottiglia in mano.
    - Davvero - disse Mister Allen.
    - Non si pu tenergli il broncio - osserv Mister Pickwick.
    - Neanche parlarne - not Benjamin Allen.
    Durante questo breve scambio di idee Mister Pickwick, in un momento di
    distrazione, aveva stappato la bottiglia.
    - Che cos'? - chiese Ben Allen con aria indifferente.
    - Non so - rispose Mister Pickwick con uguale indifferenza.  - L'odore
    mi sembra quello del ponce al latte.
    - Ah, davvero? - disse Ben.
    - Mi sembra, ho detto,  - rispose Mister Pickwick,  cautelandosi molto
    opportunamente  contro  la possibilit di dire una cosa inesatta - ma,
    badate,   non  mi  sento  di  affermarlo  con  certezza  senza  averlo
    assaggiato.
    - Fareste meglio a farlo, - disse Ben - cos potremo sapere cos'.
    -  Credete?  -  rispose Mister Pickwick.  - Bene,  se volete togliervi
    questa curiosit, io non ho certo obiezioni da fare.
    Sempre pronto a sacrificare i propri desideri a quelli  di  un  amico,
    Mister Pickwick bevve subito una lunga sorsata d'assaggio.
    -  Che  cos'?  -  chiese  Ben  Allen,  interrompendolo  con una certa
    impazienza.
    - Curioso, - disse Mister Pickwick schioccando la lingua - non capisco
    bene. Ah, s!  - disse Mister Pickwick dopo un secondo assaggio.  - E'
    ponce.
    Mister Ben Allen guard Mister Pickwick; Mister Pickwick guard Mister
    Ben Allen; Mister Ben Allen sorrise; Mister Pickwick no.
    -  Sarebbe  una  buona  lezione per lui,  - disse quest'ultimo con una
    certa severit -  sarebbe  una  buona  lezione  berglielo  tutto  fino
    all'ultima goccia.
    - Anche a me era venuta in mente la stessa cosa - disse Ben Allen.
    - Davvero? - rispose Mister Pickwick. - Allora, alla sua salute! - Con
    queste  parole  l'eccellente  signore  bevve  una  gran  sorsata  alla
    bottiglia e la porse a Ben Allen,  che non fu pigro a seguire  il  suo
    esempio.  I  sorrisi  divennero  reciproci  e  il  ponce  al  latte fu
    gradualmente e allegramente eliminato.
    - Dopo tutto,  - disse Mister Pickwick scolando l'ultimo goccio  -  le
    sue buffonate sono molto divertenti; veramente molto spassose.
    - Potete dirlo - rispose Mister Ben Allen. E per dimostrare che il suo
    amico  era  un tipo dei pi sollazzevoli,  pass a intrattenere Mister
    Pickwick con un lungo e circostanziato racconto da cui  risultava  che
    una  volta  Bob Sawyer aveva bevuto fino a farsi venire la febbre e si
    era fatto radere i capelli a zero;  e il resoconto di questa simpatica
    e  piacevole  avventura  si  arrest soltanto,  insieme alla carrozza,
    davanti alla Campana di Berkeley Heath per il cambio dei cavalli.
    - Dico!  Ci fermiamo a mangiare,  no?  - disse  Bob  affacciandosi  al
    finestrino.
    - A mangiare?  - disse Mister Pickwick. - Ma se abbiamo fatto soltanto
    diciannove miglia e ne abbiamo ancora ottantasette e mezzo.
    - Mi sembra una buona ragione per prendere qualcosa che  ci  metta  in
    grado di reggere la fatica - ribatt Mister Bob Sawyer.
    -  Ma  non  si  pu  pranzare alle undici e mezzo di mattina - rispose
    Mister Pickwick guardando l'orologio.
    - Giustissimo,  - rispose Bob - ci  vuole  una  colazione.  Ehi,  voi!
    Colazione per tre,  immediatamente, e riportate indietro i cavalli per
    un quarto d'ora.  Dite che mettano in tavola tutto quello che  c'  di
    freddo,  e  qualche bottiglia di birra,  e fateci assaggiare il vostro
    migliore  Madera.   -  Emettendo  questi  ordini   con   straordinaria
    importanza  e  agitazione  Mister  Bob  Sawyer corse subito dentro per
    sovrintendere  ai  preparativi;   in  meno  di  cinque  minuti   torn
    dichiarando che tutto era eccellente.
    La colazione,  per la sua qualit,  giustific pienamente l'elogio che
    Bob le aveva fatto,  e le fu resa assoluta giustizia non solo da  lui,
    ma  anche da Mister Ben Allen e da Mister Pickwick.  Sotto gli auspici
    dei tre,  le  bottiglie  di  birra  e  il  Madera  furono  prontamente
    eliminati; e quando (riattaccati i cavalli per la seconda volta) tutti
    ripresero  i  loro posti e la bottiglia piatta fu riempita col miglior
    surrogato di ponce al latte che si pot trovare l per l,  la  tromba
    militare son,  la bandiera rossa sventol, e Mister Pickwick non fece
    la minima opposizione.
    Alla  Pergola  di  Tewkesbury  si  fermarono  a   pranzare;   e   in
    quest'occasione  ci furono altre bottiglie di birra,  altro Madera,  e
    anche un po' di Porto: e qui la bottiglia piatta fu  riempita  per  la
    quarta volta.  Sotto l'influsso combinato di questi stimolanti, Mister
    Pickwick e Mister Ben Allen dormirono come sassi  per  trenta  miglia,
    mentre Bob e Mister Weller cantavano duetti sul seggiolino.
    Quando Mister Pickwick fu di nuovo abbastanza sveglio da guardar fuori
    dal  finestrino,  era gi buio pesto.  Le casette sparse ai lati della
    strada,  il sudiciume che tingeva ogni oggetto  visibile,  l'atmosfera
    pesante,  le  tracce  di  cenere  e  polvere  di mattone,  il bagliore
    rossastro delle fornaci in distanza,  le masse di fumo greve  e  denso
    che  uscivano dalle alte ciminiere pericolanti,  annerendo e oscurando
    ogni cosa intorno,  il brillare di luci lontane,  i pesanti traini che
    avanzavano faticosamente lungo la strada,  carichi di sbarre d'acciaio
    sferraglianti o di pesanti cumuli di merci: tutto dimostrava il rapido
    avvicinarsi  della  carrozza  alla   grande   citt   industriale   di
    Birmingham.
    Mentre  andavano  sobbalzando per le anguste viuzze che conducevano al
    centro di tutto quel traffico,  la vista e il  rumore  di  un  intenso
    lavoro  umano  lo  colpirono  ancor pi intensamente.  Le strade erano
    affollate di operai.  In ogni casa si udiva il brusio della  gente  al
    lavoro,  agli  ultimi  piani  delle lunghe file di edifici le finestre
    erano tutte illuminate,  e il rumore  delle  ruote  e  delle  macchine
    faceva  tremare  i  muri.   I  fuochi,  i  cui  bagliori  spettrali  e
    fantasmagorici  si  vedevano  a  distanza  di  miglia,  fiammeggiavano
    paurosamente  nei  grandi  opifici  e nelle fabbriche della citt.  Il
    battere dei martelli,  il fischio delle valvole a vapore,  il  pesante
    rumore  metallico dei meccanismi,  erano la rozza musica che proveniva
    da ogni quartiere.
    Il postiglione guidava adesso i cavalli scalpitanti attraverso  strade
    pi  larghe,  e  passava  davanti  ai  bei negozi pieni di luci che si
    trovano fra i sobborghi della citt e il Vecchio  Albergo  Reale,  e
    ancora  Mister  Pickwick  non  aveva  incominciato  a  considerare  la
    difficolt e la delicatezza della missione che lo aveva  condotto  fin
    l.
    La  delicatezza  di  questa  missione  e  la  difficolt di portarla a
    termine in  modo  soddisfacente  non  erano  affatto  diminuite  dalla
    presenza  volontaria  di  Mister  Bob Sawyer.  A dire il vero,  Mister
    Pickwick pensava che la sua  partecipazione  all'impresa,  per  quanto
    generosa e lusinghiera, era un onore di cui avrebbe fatto volentieri a
    meno:  anzi,  avrebbe  speso  di  buon  grado una ragionevole somma di
    denaro perch  Mister  Bob  Sawyer  fosse  portato  senza  indugio  in
    qualsiasi altro posto, a non meno di cinquanta miglia di distanza.
    Mister  Pickwick  non  aveva mai avuto contatti personali col padre di
    Mister  Winkle,  bench  gli  avesse  scritto  una  volta  o  due  per
    rispondere  alle  sue  domande  sul  carattere  e sul comportamento di
    Mister Winkle,  e per tranquillizzarlo sul  conto  del  figlio;  e  si
    accorgeva  con  un certo nervosismo che andarlo a trovare per la prima
    volta accompagnato da Bob Sawyer e Ben Allen,  tutti e due leggermente
    brilli,  non  era  il  sistema pi geniale e pi adatto che si potesse
    escogitare per guadagnarsi la sua simpatia.
    - Eppure,  - disse Mister Pickwick cercando di rassicurare se stesso -
    debbo fare il meglio che posso.  Debbo vederlo questa sera,  perch ho
    dato la mia parola.  Se loro insistono a volermi  accompagnare,  dovr
    abbreviare  il colloquio il pi possibile,  e accontentarmi di sperare
    che, nel loro stesso interesse, non si mettano troppo in mostra.
    Mentre si consolava con queste riflessioni,  la carrozza si ferm alla
    porta  del  Vecchio  Albergo  Reale.  Quando  Mister Ben Allen si fu
    parzialmente svegliato da un sonno di piombo, e fu tirato fuori per il
    bavero da Mister Samuel Weller,  anche Mister Pickwick pot  scendere.
    Furono condotti in una comoda stanza,  e subito Mister Pickwick chiese
    al cameriere dove abitasse Mister Winkle.
    - Vicinissimo,  signore,  - disse il cameriere - a meno di cinquecento
    yarde.  Mister Winkle ha uno scalo privato sul canale, signore. La sua
    residenza ...  che dico,  no,  signore,  nemmeno a cinquecento yarde,
    signore. - Qui il cameriere spense una candela e fece finta di doverla
    riaccendere,  per  dar  modo a Mister Pickwick di fare qualsiasi altra
    domanda se lo desiderava.
    - Volete prendere qualcosa,  signore?  - disse il cameriere accendendo
    infine la candela,  disperato per il silenzio di Mister Pickwick. - T
    o caff, signore? Il pranzo, signore?
    - Nulla per ora.
    - Benissimo, signore. Volete ordinare la cena, signore?
    - Pi tardi.
    - Benissimo, signore. - Si avvi piano piano alla porta,  poi si ferm
    bruscamente, si volt, e disse con gran soavit:
    - Debbo mandare la cameriera, signore?
    - Se volete - rispose Mister Pickwick.
    - Se volete voi, signore.
    - E portate dell'acqua minerale - disse Bob Sawyer.
    - Acqua minerale, signore? S, signore. - Con lo spirito evidentemente
    sollevato da un peso insopportabile per aver ricevuto infine un ordine
    qualsiasi,  il  cameriere  spar  senza  far  rumore.  I camerieri non
    camminano e  non  corrono.  Hanno  una  loro  misteriosa  capacit  di
    scivolare fuori dalla stanza, che gli altri mortali non posseggono.
    L'acqua  minerale  risvegli  qualche  barlume  di  vita in Mister Ben
    Allen,  che si lasci convincere a lavarsi la faccia e  le  mani  e  a
    farsi spazzolare da Sam.  Mister Pickwick e Bob Sawyer si rassettarono
    gli abiti pesti dal viaggio, e il trio usc a braccetto dirigendosi da
    Mister Winkle: Bob Sawyer impregnando l'atmosfera col fumo del  sigaro
    lungo il cammino.
    Dopo  circa un quarto di miglio,  in una strada tranquilla e dall'aria
    signorile, trovarono una vecchia casa di mattoni rossi con tre scalini
    davanti alla porta e una targa di ottone sopra, che portava scritto in
    grosse lettere maiuscole le parole: Mister Winkle. Gli scalini erano
    bianchissimi, i mattoni erano molto rossi,  e la casa molto pulita;  e
    qui  si fermarono Mister Pickwick,  Mister Benjamin Allen e Mister Bob
    Sawyer, mentre l'orologio sonava le dieci.
    Una  vivace  servetta  venne  ad  aprire  e  sussult  vedendo  i  tre
    sconosciuti.
    - E' in casa Mister Winkle, mia cara? - chiese Mister Pickwick.
    - Sta andando a cena in questo momento, signore - rispose la ragazza.
    -  Dategli  questo  biglietto,  vi prego,- rispose Mister Pickwick - e
    ditegli che mi dispiace disturbarlo a quest'ora,  ma ho molta  premura
    di vederlo, e sono arrivato solo adesso.
    La ragazza guard timidamente Mister Bob Sawyer,  che esprimeva la sua
    ammirazione per  il  fascino  di  lei  con  una  quantit  di  smorfie
    meravigliose,  e,  dando  un'occhiata ai cappelli e ai cappotti appesi
    nel corridoio,  disse a un'altra ragazza di badare alla  porta  mentre
    lei saliva al piano di sopra. La sentinella fu presto rilevata, perch
    la  ragazza  torn immediatamente,  chiese scusa ai signori per averli
    lasciati nella strada,  e li condusse in un  salottino  col  pavimento
    coperto  da  una  "moquette",  met ufficio e met spogliatoio,  i cui
    mobili principali, sia per uso che per ornamento, erano una scrivania,
    un lavabo con lo specchio per radersi,  un armadietto per le scarpe  e
    un cavastivali,  un altissimo sgabello, quattro sedie, un tavolo, e un
    vecchio orologio a pendolo.  Sulla mensola del camino si vedevano  gli
    sportelli  a muro di una cassaforte d'acciaio,  mentre due scaffali di
    libri,  un almanacco,  e fasci di carte  polverose  appese  a  diversi
    chiodi decoravano le pareti.
    -  Mi  dispiace  moltissimo  di  avervi  lasciato  fuori  della porta,
    signore,  - disse la ragazza accendendo una lampada e  rivolgendosi  a
    Mister  Pickwick con un sorriso pieno di fascino - ma non vi avevo mai
    visto,  e ci sono tanti vagabondi da queste parti che vengono solo per
    vedere se possono mettere le mani su qualcosa...
    -  Non avete nessun bisogno di scusarvi,  cara - disse Mister Pickwick
    bonariamente.
    - Nessunissimo,  tesoro - disse Bob Sawyer allargando giocosamente  le
    braccia  e  saltando  da  destra  a  sinistra,  come per impedire alla
    fanciulla  di  lasciare  la  stanza.   La  signorina  non  fu  affatto
    intenerita  da  questi  vezzi,  perch  subito  espresse il parere che
    Mister Bob Sawyer fosse un essere odioso;  e visto che insisteva  un
    po' troppo, gli impresse le sue cinque dita sulla faccia e fugg dalla
    stanza con numerose espressioni di ripugnanza e di disprezzo.
    Privato  dalla  compagnia  della  ragazza,  Mister Bob Sawyer cerc di
    distrarsi frugando nella scrivania,  guardando in  tutti  i  cassetti,
    fingendo  di  far  saltare  la  serratura  della cassaforte,  voltando
    l'almanacco con la faccia al muro, provando a infilarsi gli stivali di
    Mister Winkle padre sopra i suoi,  e  facendo  molti  altri  spiritosi
    esperimenti sul mobilio,  ognuno dei quali procurava a Mister Pickwick
    un orrore e un'angoscia indicibili,  e dava a Mister  Bob  Sawyer  una
    porzione uguale e contraria di diletto.
    Alla fine la porta si apr e un vecchio signore piuttosto piccolo, con
    un vestito color tabacco,  e con la testa e il viso che sembravano una
    copia di quelli di Mister Winkle junior,  tranne una  certa  calvizie,
    entr frettolosamente nella stanza col biglietto di Mister Pickwick in
    una mano e un candeliere d'argento nell'altra.
    - Mister Pickwick,  signore,  come state?  - disse Mister Winkle padre
    posando il candeliere e porgendo la mano.  - Spero  che  stiate  bene,
    signore.  Lieto di vedervi.  State seduto,  Mister Pickwick, vi prego,
    signore. Questo signore ...?
    - Il mio amico Mister Sawyer,  - intervenne Mister Pickwick - amico di
    vostro figlio.
    -  Oh - disse Mister Winkle padre dando un'occhiata piuttosto severa a
    Bob. - Spero che anche voi stiate bene, signore.
    - Sano come un pesce, signore - rispose Bob Sawyer.
    - Quest'altro signore - esclam Mister Pickwick - , come vedrete dopo
    aver  letto  la  lettera  che  mi    stata   affidata,   un   parente
    strettissimo,  o  forse  dovrei  dire un intimissimo amico,  di vostro
    figlio. Il suo nome  Allen.
    - Questo signore?  - chiese Mister Winkle indicando col biglietto  Ben
    Allen,  che  dormiva  tutto  raggomitolato  in modo da lasciare vedere
    soltanto la sua schiena e il bavero della giacca.
    Mister Pickwick stava per  rispondere  alla  domanda  e  recitare  per
    esteso   il  nome  e  i  titoli  di  Mister  Benjamin  Allen,   quando
    l'esuberante Bob Sawyer,  allo  scopo  di  risvegliare  nell'amico  Ia
    coscienza  della  sua  situazione,  gli  diede sulla parte carnosa del
    braccio un tremendo pizzicotto che lo fece balzare  in  piedi  con  un
    urlo.  Poi,  accortosi  improvvisamente  di trovarsi in presenza di un
    estraneo,   Mister  Ben  Allen  and  incontro  a  Mister  Winkle,   e
    stringendogli  affettuosamente  tutte  e  due le mani per circa cinque
    minuti,   borbott,   con  alcuni  frammenti  di   frase   scarsamente
    comprensibili,   quale  gioia  provasse  nel  vederlo,  e  gli  chiese
    ospitalmente se si  sentiva  disposto  a  prendere  qualcosa  dopo  la
    passeggiata  o  se  preferiva aspettare fino all'ora di pranzo;  fatto
    questo, si sedette e si guard attorno con occhio vitreo,  come se non
    avesse  la  pi  lontana  idea  del  luogo  in cui si trovava,  il che
    corrispondeva a verit.
    Tutto ci era molto imbarazzante per Mister Pickwick,  tanto  pi  che
    Mister  Winkle  padre  dimostrava  un  evidente stupore di fronte alla
    condotta eccentrica (per non dire inaudita) dei suoi due compagni. Per
    sbrigare la faccenda al pi presto possibile si tolse una  lettera  di
    tasca, e porgendola a Mister Winkle disse:
    - Questa lettera,  signore,   di vostro figlio. Vedrete dal contenuto
    che la sua felicit e il suo benessere futuri dipendono dal  favore  e
    dalla  paterna  considerazione con cui l'accoglierete.  Vi sarei molto
    grato se voleste leggerla con la massima calma e serenit di giudizio,
    e discuterne poi con me nel tono e nello spirito che soli si  addicono
    a discutere una cosa come questa. Potete giudicare l'importanza che ha
    la  vostra  decisione per vostro figlio,  e la sua profonda ansiet di
    conoscerla,  dal fatto che io sia venuto senza  avvertirvi,  a  un'ora
    cos tarda,  e,  - aggiunse Mister Pickwick con una rapida occhiata ai
    suoi due compagni - in circostanze tanto sfavorevoli.
    Con questo preambolo Mister Pickwick pose in mano allo stupito  Mister
    Winkle  senior  quattro facciate fitte fitte di pentimento in carta da
    lettere di lusso.  Poi si rimise a sedere,  e rest a  sorvegliare  le
    mosse  e  le  espressioni dell'altro: con ansia,   vero,  ma a fronte
    alta, da uomo con la coscienza a posto,  che non deve nascondere nulla
    n chiedere scusa a nessuno.
    Il vecchio mercante si rigir la lettera in mano, la guard di fronte,
    di dietro,  di fianco;  esamin minuziosamente il putto grassoccio del
    sigillo;  alz gli occhi  in  faccia  a  Mister  Pickwick;  e  infine,
    sedutosi  sullo sgabello e avvicinata la lampada,  ruppe la ceralacca,
    spieg la lettera, e l'alz contro la luce preparandosi a leggere.
    Proprio in quel momento Mister Bob Sawyer,  la cui arguzia era rimasta
    per  qualche  minuto  in  letargo,  si  mise le mani sulle ginocchia e
    rifece la smorfia del pagliaccio che si vede nei ritratti  in  costume
    del  povero  Grimaldi.  Si  dava il caso che Mister Winkle,  invece di
    essere profondamente assorto nella lettura,  come  Mister  Bob  Sawyer
    credeva,  stesse  guardando  al  di  sopra  della lettera,  proprio in
    direzione di Mister Bob Sawyer;  e immaginando giustamente che  quella
    smorfia fosse stata fatta per deriderlo e metterlo in ridicolo,  fiss
    Bob negli occhi con tale espressione di severit che i lineamenti  del
    defunto  Grimaldi  si  trasformarono a poco a poco in un'efficacissima
    espressione di umilt e di vergogna.
    - Avete parlato, signore? - chiese Mister Winkle padre dopo un pauroso
    silenzio.
    - No,  signore - rispose Bob,  che  del  pagliaccio  aveva  conservato
    soltanto l'estremo rossore della guance.
    - Ne siete sicuro, signore? - disse Mister Winkle padre.
    - Ma certo, s, signore, sicurissimo - rispose Bob.
    -  Mi sembrava che aveste parlato - insist il vecchio con voce carica
    d'indignazione. - Forse guardavate verso di me, signore?
    - Oh,  no!  No,  assolutamente,  signore -  rispose  Bob  con  estrema
    cortesia.
    -  Sono  molto lieto di sentirlo - disse Mister Winkle senior,  e dopo
    aver incenerito con lo sguardo lo svergognato Bob Sawyer,  il  vecchio
    rimise la lettera sotto la luce e incominci a leggerla sul serio.
    Mister Pickwick l'osserv attentamente mentre passava dall'ultima riga
    della prima pagina alla prima riga della seconda,  e dall'ultima della
    seconda alla prima della terza,  e dall'ultima della terza alla  prima
    della  quarta;  ma non ci fu il pi piccolo mutamento di espressione a
    suggerirgli con quali sentimenti  era  stato  accolto  l'annuncio  del
    matrimonio, che, come Mister Pickwick sapeva, era dato nelle prime sei
    righe.
    Lesse la lettera fino all'ultima parola;  la ripieg con tutta la cura
    e la precisione d'un uomo d'affari;  e,  quando infine Mister Pickwick
    si  aspettava  di  vederlo esplodere,  intinse la penna nel calamaio e
    disse tranquillamente,  come  se  stesse  parlando  della  pi  banale
    questione d'ufficio:
    - Qual  l'indirizzo di Nathaniel, Mister Pickwick?
    - Giorgio e Avvoltoio, per il momento - rispose questi.
    - Giorgio e Avvoltoio. Dov'?
    - George Yard, Lombard Street.
    - Nella City?
    - S.
    Il  vecchio signore scrisse metodicamente l'indirizzo dietro la busta;
    poi,  dopo averla messa nella scrivania e chiuso a chiave il cassetto,
    allontan  lo  sgabello,  si  mise  il mazzo delle chiavi in tasca,  e
    disse:
    - Non credo che abbiamo altro da dirci, vero, Mister Pickwick?
    - Non credete,  caro  signore?  -  osserv  quel  cuore  generoso  con
    indignata meraviglia.  - Non credete? Non avete una parola di commento
    su un fatto di tale importanza nella vita del  nostro  giovane  amico?
    Non  desiderate  che  lo  rassicuri  a  nome vostro sulla costanza del
    vostro affetto e della vostra protezione?  Non avete nulla da dire che
    rallegri  e tranquillizzi lui e l'ansiosa fanciulla che vede in lui il
    suo conforto e il suo sostegno? Caro signore, pensateci.
    - Ci penser - rispose il vecchio. - Per ora non ho nulla da dire.  Io
    sono un uomo d'affari,  Mister Pickwick.  Non prendo mai una decisione
    senza averci pensato, ma vi dico subito che, di primo acchito,  questa
    cosa  non  mi  piace  affatto.  Mille sterline di dote non sono molte,
    Mister Pickwick.
    - Giustissimo, signore - intervenne Ben Allen,  sveglio quel tanto che
    gli bastava per ricordare di aver speso le sue mille sterline senza la
    minima difficolt.  - Voi siete un uomo intelligente. Bob, questo  un
    tipo che la sa lunga.
    - Sono lietissimo che proprio voi  mi  rendiate  giustizia  su  questo
    punto,  signore  - disse Mister Winkle padre,  guardando con disprezzo
    Ben Allen che stava scuotendo la testa,  meditabondo.  - Il  fatto  ,
    Mister  Pickwick,  che quando diedi a mio figlio il permesso di andare
    dove voleva per un anno,  perch conoscesse qualcosa  degli  uomini  e
    delle  cose  (ci  che  ha fatto sotto la vostra guida) e non entrasse
    nella vita come uno scolaretto spaurito che si fa mettere nel sacco da
    tutti, questo non era nei patti. E lui lo sa, lo sa benissimo; perci,
    se gli volto le spalle per quello che ha  fatto,  non  ha  diritto  di
    meravigliarsi.   Avr  mie  notizie,  Mister  Pickwick.  Buona  notte,
    signori. Margaret, aprite la porta.
    Per tutto questo tempo Bob Sawyer aveva preso a  gomitate  Mister  Ben
    Allen  perch  dicesse  finalmente  qualcosa non a sproposito;  e Ben,
    senza il pi piccolo cenno di avvertimento,  si lanci pertanto in  un
    breve ma appassionato squarcio di eloquenza.
    - Signore,  - disse Mister Ben Allen fissando il vecchio con due occhi
    molto languidi e velati,  e agitando il braccio destro su  e  gi  con
    moto violento - voi... voi dovreste vergognarvi.
    -  Come  fratello  della  signora,  naturalmente,  voi siete un ottimo
    giudice della questione - ribatt Mister Winkle padre.  - Be',  adesso
    basta.  Prego,  non  dite  pi  nulla,  Mister Pickwick.  Buona notte,
    signori!
    Con queste parole il vecchio prese il candeliere,  e aprendo la  porta
    indic cortesemente l'uscita.
    -  Un giorno ve ne rammaricherete - disse Mister Pickwick stringendo i
    denti per trattenere la collera. perch sapeva quanto fosse importante
    trattenerla nell'interesse del suo giovane amico.
    - Per il momento io sono di opinione diversa -  rispose  calmo  Mister
    Winkle padre. - Ancora una volta, signori, vi auguro una buona notte.
    Mister  Pickwick  usc  nella strada a gran passi.  Mister Bob Sawyer,
    completamente domato dalla fermezza del  vecchio  signore,  si  infil
    dietro  di  lui.  Subito  dopo  il  cappello di Mister Ben Allen scese
    rotolando gli scalini,  seguto immediatamente dal corpo di Mister Ben
    Allen. Tutti e tre andarono a letto in silenzio e senza cena; e Mister
    Pickwick  pens,  un  momento prima di addormentarsi,  che,  se avesse
    saputo fino a che punto la mentalit dell'uomo d'affari era  l'aspetto
    predominante di Mister Winkle senior,  certo non sarebbe mai andato da
    lui con una simile commissione.





    CAPITOLO 51.
    Nel quale Mister  Pickwick  incontra  una  vecchia  conoscenza;  ed  
    soprattutto  a  questo caso fortunato che il lettore sar debitore del
    qui descritto avvenimento di palpitante  interesse  che  riguarda  due
    grandi e potenti uomini pubblici.

    La  mattina  che  si apr davanti agli occhi di Mister Pickwick,  alle
    otto del giorno dopo,  non era  fatta  di  certo  per  sollevargli  lo
    spirito  o  per  diminuire  lo  scoraggiamento  che  gli  ispirava  il
    risultato negativo della sua ambasceria.  Il cielo era buio  e  tetro,
    l'aria  umida  e  fredda,  le  strade  bagnate  e  scivolose.  Il fumo
    ristagnava greve sopra le ciminiere, quasi gli mancasse il coraggio di
    sollevarsi, e la pioggia scendeva lenta e uggiosa,  come se non avesse
    la forza di scrosciare.  Un gallo nel cortile, senza pi una scintilla
    della sua solita vivacit,  si bilanciava tristemente su una gamba  in
    un  angolo;  un asino svogliato e con la testa bassa,  sotto l'angusta
    protezione di una tettoia,  aveva l'aria pensosa e miserabile  di  chi
    sta  meditando il suicidio.  Non si vedeva altro che ombrelli,  per la
    strada, e non si udiva che lo scalpiccio degli zoccoli da pioggia e il
    picchiettare delle gocce.
    La colazione trascorse senza molte parole;  perfino Mister Bob  Sawyer
    sentiva  l'influsso del tempo e le conseguenze di una giornata intensa
    come quella precedente.  Secondo il suo linguaggio espressivo,  era a
    terra Cos pure Mister Ben Allen. Cos pure Mister Pickwick.
    In  attesa  che  il  tempo  migliorasse,  l'ultimo giornale della sera
    arrivato da Londra fu letto e riletto con un'attenzione e un interesse
    che  si  dnno  solo  in  casi  di  estremo  abbandono;   con   uguale
    perseveranza si passeggi su ogni pollice del tappeto;  si guard cos
    a lungo dalle finestre,  da giustificare l'imposizione  di  una  nuova
    tassa  sul  panorama;  ogni  possibile  argomento  di conversazione fu
    toccato senza successo;  e  alla  fine  Mister  Pickwick,  arrivati  a
    mezzogiorno senza alcun cambiamento in meglio,  suon risolutamente il
    campanello e ordin la carrozza.
    Bench le strade fossero fangose e la pioggia scendesse  pi  fitta  e
    pi  forte di prima,  e bench la mota e l'acqua schizzassero dentro i
    finestrini aperti della vettura,  tanto che il disagio dei viaggiatori
    all'interno  e  all'esterno  era  quasi uguale,  tuttavia il movimento
    stesso,  e la sensazione di non subire passivamente uno stato di cose,
    erano  talmente  preferibili  al  restar  chiusi in una stanza uggiosa
    guardando la pioggia uggiosa cadere in una strada uggiosa,  che  tutti
    d'accordo,  alla  partenza,  si  rallegrarono  del  cambiamento  e  si
    meravigliarono di averlo rimandato cos a lungo.
    Quando si fermarono al cambio di Coventry,  il vapore che  saliva  dai
    cavalli era cos denso da nascondere lo stalliere,  del quale tuttavia
    si ud la voce uscire dalla nebbia per dichiarare che si aspettava  la
    medaglia  d'oro  di  prima  classe,  alla  prossima  premiazione della
    Societ Umanitaria,  per aver tolto il cappello al postiglione: poich
    l'acqua che gli scorreva dalle falde, secondo l'invisibile gentiluomo,
    avrebbe sicuramente affogato il postiglione stesso,  se lui non avesse
    avuto la presenza di spirito di levarglielo prontamente dalla testa  e
    asciugargli la faccia boccheggiante con una manciata di fieno.
    - Che allegria!  - disse Bob Sawyer alzando il risvolto del cappotto e
    tirandosi lo scialle sulla bocca per trattenere i fumi di un bicchiere
    di "brandy" appena inghiottito.
    - Gi - rispose Sam tranquillamente.
    - Sembra che non ve la prendiate gran che - osserv Bob.
    - Be',  non vedo che guadagno ci farei se me la  prendessi  -  rispose
    Sam.
    - Questo  un argomento inconfutabile - disse Bob.
    - S, signore - rispose Mister Weller. - Prendo quello che viene, come
    osserv  soavemente  quel  giovane  cavaliere  quando  gli diedero una
    pensione di Stato, perch il nonno della moglie dello zio di sua madre
    aveva acceso una volta la pipa al re con un acciarino tascabile.
    - Un incidente simpatico, Sam - disse Mister Bob Sawyer approvando.
    - Proprio quello che disse il giovane cavaliere d'allora  in  poi,  al
    principio  di  ogni  trimestre,  per  tutto  il resto della sua vita -
    rispose Mister Weller.  - Siete mai stato chiamato,  - chiese Sam dopo
    un  breve  silenzio,  dando un'occhiata al postiglione e abbassando la
    voce a un misterioso bisbiglio -  siete  mai  stato  chiamato,  quando
    facevate pratica da un segaossi, a visitare un postiglione?
    - No, non ricordo che sia mai successo - rispose Bob Sawyer.
    - E nell'ospedale che visitavate (come si dice anche dei fantasmi) non
    avete mai visto un postiglione? - chiese Sam.
    - No - rispose Bob Sawyer. - Mi sembra di no.
    -  Non  avete  mai  scoperto  un cimitero dove ci fosse la tomba di un
    postiglione,  o visto un postiglione morto?  chiese Sam continuando il
    suo catechismo.
    - No, - rispose Bob - mai visto.
    - No certo!  - riprese Sam con aria trionfante.  - E mai lo vedrete; e
    c' un'altra cosa che nessuno vede mai,  cio un asino morto.  Nessuno
    ha  mai  visto un asino morto,  tranne quel signore ("signore": Yorick
    (Lawrence Sterne) nel "Sentimental Journey" [Nota del Traduttore]) con
    le brache di seta nera che conosceva la ragazza con la capra;  ma  era
    un asino francese e quindi  molto facile che non fosse di razza pura.
    - S, ma che c'entra questo coi postiglioni? - chiese Bob Sawyer.
    - C'entra - rispose Sam.  - Senza arrivare al punto di asserire,  come
    del resto fanno persone molto assennate, che i postiglioni e gli asini
    sono immortali,  questo dico io: che quando  incominciano  a  sentirsi
    legati  nei  movimenti  e  fiacchi sul lavoro,  allora se ne vanno via
    insieme,  un postiglione per ogni due animali,  come al  solito.  Cosa
    accade  di  loro  nessuno  lo  sa,  ma   molto probabile che vadano a
    divertirsi in qualche altro mondo,  perch non c' persona vivente che
    abbia mai visto un asino o un postiglione divertirsi in questo!
    Spaziando  su  questa  dotta  e  importante teoria,  e citando diverse
    curiose statistiche e altri fatti per confortarla,  Sam Weller ingann
    il tempo finch giunsero a Dunchurch, dove ebbero cavalli freschi e un
    postiglione asciutto. La tappa successiva fu Daventry, e la successiva
    Towcester;  e  alla  fine  di  ogni  tappa  pioveva  pi  forte che al
    principio.
    - Dico  -  protest  Bob  Sawyer  affacciandosi  al  finestrino  della
    carrozza,  quando  si  fermarono  davanti  alla  porta della Testa di
    Saraceno, a Towcester - che cos non va, sapete?
    - Che guaio!  - disse Mister Pickwick svegliandosi in quel momento  da
    un pisolino - temo che siate bagnato zuppo.
    - Non temete,  non temete - rispose Bob.  - S,  forse lo sono un po'.
    Spiacevolmente inumidito, direi.
    E che avesse un aspetto umido era innegabile  se  si  tien  conto  che
    sgocciolava pioggia dal collo,  dai gomiti,  dai polsini,  dalle falde
    del cappotto,  e dai ginocchi;  e tutto il suo vestito era cos lucido
    di  pioggia  che si sarebbe potuto prendere per un costume completo di
    tela cerata.
    - S,  sono piuttosto bagnato - disse Bob  scrollandosi  e  spruzzando
    tutt'intorno come un cane di Terranova quando esce dall'acqua.
    - E' assolutamente impossibile proseguire stanotte - intervenne Ben.
    -  Nemmeno  parlarne,  signore,  -  ribad  Sam  Weller  entrando  nel
    discorso. - Sarebbe una crudelt per gli animali, signore,  chiedergli
    una  cosa  simile.  Ci  sono  dei  letti  qui,  signore,  -  disse Sam
    rivolgendosi al suo padrone - e il posto  comodo e  pulito.  Un  buon
    pranzetto  possono prepararlo in mezz'ora: due polli,  signore,  e una
    cotoletta di  vitello;  fagioli  francesi,  patate,  torta,  e  tavola
    imbandita.  Fareste  meglio  a  fermarvi,  signore,  se posso darvi un
    parere.   Seguite  il  mio  consiglio,   come   diceva   il   dottore.
    L'albergatore  della Testa di Saraceno apparve in quel momento molto
    opportunamente a confermare le affermazioni  di  Mister  Weller  sulle
    comodit della casa e ad appoggiare le sue istanze con una quantit di
    lugubri pronostici sullo stato delle strade,  sull'incertezza di avere
    cavalli freschi alla prossima tappa,  sulla matematica  sicurezza  che
    sarebbe piovuto tutta la notte,  sull'altrettanto matematica sicurezza
    che sarebbe schiarito il giorno dopo, e con altri argomenti e lusinghe
    comuni agli albergatori.
    - Bene - disse Mister Pickwick.  - Ma  debbo  mandare  una  lettera  a
    Londra  con  qualche  mezzo,  in  modo  che  sia  consegnata domattina
    immediatamente, o dovr proseguire a ogni costo.
    L'albergatore sorrise deliziato.  Nulla di pi facile per  il  signore
    che  avvolgere  la lettera in un foglio di carta da pacco,  e spedirla
    per  posta  oppure  con  la  diligenza  della  notte  proveniente   da
    Birmingham.  Se  il  signore  era  particolarmente  ansioso  di  farla
    giungere a destinazione al  pi  presto  possibile,  poteva  scriverci
    sopra:  recapitare  immediatamente,  e  dormire tranquillo.  Oppure:
    mezza corona  di  mancia  per  immediato  recapito,  e  dormire  pi
    tranquillo ancora.
    - Benissimo, - disse Mister Pickwick - allora ci fermeremo qui.
    - Fate luce nella stanza a mezzogiorno,  John;  attizzate il fuoco;  i
    signori sono bagnati!  -  grid  l'albergatore.  -  Da  questa  parte,
    signori;  non  preoccupatevi  del postiglione adesso,  signore.  Ve lo
    mander quando sonerete il campanello. Avanti, John, le candele.
    Le candele furono portate,  il fuoco fu attizzato,  e vi fu  messo  un
    altro  ciocco  di  legno.   Tempo  dieci  minuti  un  cameriere  stava
    preparando la  tavola:  le  tendine  erano  tirate,  il  fuoco  ardeva
    vivacemente,  e  sembrava  (come sembra sempre in ogni decente locanda
    inglese) che i viaggiatori fossero aspettati, e ogni cosa preparata da
    parecchi giorni apposta per loro.
    Mister  Pickwick  sedette  a  un  tavolino  appartato,   e  butt  gi
    frettolosamente   un   biglietto   per  Mister  Winkle,   informandolo
    semplicemente che era stato trattenuto dal maltempo,  ma  che  sarebbe
    stato certamente a Londra il giorno dopo, riservandosi di raccontargli
    a voce l'esito della sua missione.  Questo biglietto fu subito avvolto
    in un foglio di carta da pacco, legato,  e consegnato al bar da Mister
    Samuel Weller.
    Sam  lo  affid  all'albergatrice,  e  stava ritornando a togliere gli
    stivali al suo padrone dopo  essersi  asciugato  presso  il  fuoco  in
    cucina,  quando,  gettando  per  caso  lo sguardo attraverso una porta
    socchiusa,  lo colp la vista di un signore  dai  capelli  rossi,  che
    aveva  un  gran  fascio  di  giornali  sul tavolo davanti a s e stava
    leggendo un articolo di fondo con un sogghigno che gli  arricciava  il
    naso  e  tutti  i  lineamenti  in  un'espressione  maestosa di superbo
    disprezzo.
    - Oh! - disse Sam.  - Quella testa e quella faccia dovrei conoscerle;
    e  l'occhialetto,   e  quel  cappellone  a  larghe  tese!   Eatanswill
    dev'essere, o io sono turco.
    Sam fu clto immediatamente da un tosse fastidiosissima, allo scopo di
    attrarre l'attenzione di quel signore;  e il signore con  un  sussulto
    alz  la  testa  e  l'occhialetto,   svelando  i  profondi  e  pensosi
    lineamenti di Mister Pott della Gazzetta di Eatanswill.
    - Chiedo scusa, signore - disse Sam facendosi avanti con un inchino. -
    Il mio padrone  qui, Mister Pott.
    - Zitto, zitto! - esclam Pott tirando Sam nella stanza e chiudendo la
    porta con aria molto preoccupata, spaventata, e piena di mistero.
    - Che succede,  signore?  - disse Sam girando  vacuamente  lo  sguardo
    intorno.
    - Non fate il mio nome, - rispose Pott - questo  territorio dei Bigi.
    Se  sapessero  che  mi  trovo  qui,  sarei fatto a pezzi dalla collera
    popolare.
    - No! A pezzi, signore? - chiese Sam.
    - Vittima del loro furore - rispose Pott. - E allora, giovanotto,  che
    dicevate del vostro padrone?
    - Si ferma qui stanotte con un paio di amici;  sta tornando a Londra -
    rispose Sam.
    - Uno di essi  Mister Winkle?  - chiese Pott aggrottando  leggermente
    le  sopracciglia.  -  No,  signore.  Mister  Winkle  non viaggia pi -
    rispose Sam. - Si  sposato.
    - Sposato?  -  esclam  Pott  con  terribile  violenza.  S'interruppe,
    sorrise  cupamente,  e aggiunse in tono basso e vendicativo: - Gli sta
    bene!
    Dopo aver cos sfogato questo crudele rigurgito di un odio mortale,  e
    trionfato senza piet sopra un vinto,  Mister Pott chiese se gli amici
    di Mister Pickwick erano Blu. E quando Sam, che ne sapeva meno di lui,
    gli ebbe giurato solennemente che lo erano,  acconsent ad andare  con
    lui  nella  stanza di Mister Pickwick,  dove lo attendeva una cordiale
    accoglienza. Subito fu stipulato e ratificato un accordo per riunire i
    due pranzi in uno solo.
    - E come vanno le cose a Eatanswill?  - chiese Mister Pickwick  quando
    Pott  si  fu  seduto  accanto  al  fuoco,  e tutti si furono tolti gli
    stivali bagnati ed ebbero infilato le  pantofole  asciutte.  -  Esiste
    ancora L'Indipendente?
    - L'Indipendente, signore, - rispose Pott - trascina ancora una vita
    sciagurata  e precaria.  Aborrito e disprezzato da quelle stesse poche
    persone che  ne  conoscono  la  miserabile  e  disgraziata  esistenza,
    soffocato  dal  fango stesso che sparge con tanta profusione,  reso ci
    eco e sordo dalle esalazioni della sua stessa bava, l'osceno giornale,
    con  beata  incoscienza  della  sua   degradazione,   sta   affondando
    rapidamente  nel fango traditore che,  mentre sembra dargli una solida
    base tra le classi pi infime e abiette della societ,  tuttavia  gi
    arrivato   all'altezza  della  sua  odiosa  testata  e  fra  breve  lo
    sommerger per sempre.
    Dopo aver recitato con foga questa  dichiarazione  (compresa  nel  suo
    articolo di fondo della settimana precedente), il direttore si ferm a
    prender fiato e guard maestosamente Bob Sawyer.
    - Voi siete giovane, signore - disse Pott.
    Mister Bob Sawyer annu.
    - E anche voi - disse Pott rivolgendosi a Mister Ben Allen.
    Ben accett la lieve imputazione.
    -  E siete tutti e due profondamente imbevuti di quei princpi blu che
    ho promesso al popolo e al re di difendere e  sostenere  finch  abbia
    vita? - sugger Pott.
    - Be',  non ho idee molto precise in proposito - rispose Bob Sawyer. -
    Io sono...
    - Non un Bigio, Mister Pickwick! - interruppe Pott tirando indietro la
    sedia. - Il vostro amico non sar un Bigio, signore!
    - No, no, - rispose Bob - sono una specie di scialle scozzese,  per il
    momento composto di tutti i colori.
    -  Un incerto,  - disse Pott solennemente - un incerto.  Mi piacerebbe
    mostrarvi una serie di otto articoli, signore,  che sono apparsi nella
    Gazzetta   di  Eatanswill.   Ritengo  di  poter  affermare  che  non
    tardereste a formarvi opinioni sicure su di una solida base blu.
    - Scommetto che diventerei Blu molto prima di essere arrivato in fondo
    - rispose Bob.
    Mister Pott guard sospettosamente Bob Sawyer per qualche  secondo,  e
    rivolgendosi a Mister Pickwick disse:
    -  Avete  visto gli articoli letterari che sono apparsi periodicamente
    sulla Gazzetta di Eatanswill nel corso degli ultimi tre mesi.  e che
    hanno   suscitato   una   cos   generale...   potrei  dire  una  cos
    universale... attenzione e ammirazione?
    - Ecco,  -  rispose  Mister  Pickwick,  lievemente  imbarazzato  dalla
    domanda - per dir la verit ho avuto tante altre cose da fare che mi 
    mancato materialmente il tempo di leggere.
    - Dovreste farlo, signore - disse Pott con aria severa.
    - Lo far - disse Mister Pickwick.
    -  Uscirono  sotto  forma  di  una  vasta  recensione a un trattato di
    metafisica cinese - disse Pott.
    - Oh, - disse Mister Pickwick - uscita dalla vostra penna?
    - Da quella del mio critico, signore - rispose Pott con molta dignit.
    - Un soggetto astruso, se ho ben capito - disse Mister Pickwick.
    - Molto astruso,  signore - rispose Pott con aria grave e profonda.  -
    Ha dovuto sgobbare,  per usare un'espressione tecnica ma efficace.  Ha
    consultato, dietro mio consiglio, l'"Enciclopedia Britannica".
    - Davvero?  - disse Mister Pickwick.  -  Non  sapevo  che  quest'opera
    preziosa contenesse informazioni sulla metafisica cinese.
    -  Ha  cercato,  signore,  -  rispose  Pott,  appoggiando una mano sul
    ginocchio di Mister Pickwick e  guardandosi  intorno  con  un  sorriso
    d'intellettuale  superiorit  - ha cercato sotto la lettera M per la
    metafisica,  e sotto la lettera C per la Cina,  e  ha  combinato  le
    notizie insieme.
    I  tratti  di  Mister  Pott  insuperbirono  talmente  al ricordo della
    potenza di indagine nella dotta dissertazione,  che  passarono  alcuni
    minuti prima che Mister Pickwick trovasse il coraggio di riprendere il
    discorso;  e  finalmente,  poich il volto del direttore si spianava a
    poco a poco nella sua solita  espressione  di  supremazia  morale,  si
    azzard a riaprire la conversazione, dicendo:
    -  E'  lecito  chiedervi  quale  importante  scopo vi ha condotto cos
    lontano da casa?
    Lo scopo che mi muove e mi d forza in  ogni  mia  gigantesca  fatica,
    signore,  - rispose Pott con un tranquillo sorriso -  il bene del mio
    paese.
    - Pensavo appunto che si trattasse di una missione politica -  osserv
    Mister Pickwick.
    - S,  signore,  - riprese Pott -  cos.  - E piegandosi verso Mister
    Pickwick gli sussurr con voce cavernosa: - Un ballo  bigio,  signore,
    si terr domani sera a Birmingham.
    - Santi numi! - esclam Mister Pickwick.
    - S, signore, e una cena - aggiunse Pott.
    - Non ditemi una cosa simile! - esclam Mister Pickwick.
    Pott annu energicamente.
    Ora,  bench  Mister Pickwick fingesse di restare senza fiato a questa
    rivelazione,  era cos poco informato della vita politica  provinciale
    che  non  poteva formarsi un'idea adeguata dell'importanza del nefasto
    complotto;  e Mister  Pott.  essendosene  accorto,  estrasse  l'ultimo
    numero  della  Gazzetta di Eatanswill e declam leggendo il seguente
    paragrafo:


    INTRIGHI DEI BIGI.

    Un rettile contemporaneo ha recentemente trasudato il suo nero veleno
    nel vano e disperato tentativo di sporcare  il  chiarissimo  nome  del
    nostro   distinto  ed  eccellente  parlamentare,   l'Onorevole  Mister
    Slumkey: quello Slumkey che noi,  molto prima che arrivasse  alla  sua
    nobile ed elevata posizione attuale,  predicemmo che un giorno sarebbe
    stato, come ora egli , il pi fulgido onore e il pi superbo orgoglio
    del suo paese,  il suo fiero difensore e chiarissimo vanto.  Il nostro
    rettile contemporaneo,  dicevamo, si  divertito a spese di un secchio
    per il carbone,  argentato  e  superbamente  cesellato,  che    stato
    offerto  in dono a quell'uomo glorioso dai suoi entusiastici elettori,
    e sull'acquisto del quale il ribaldo che  non  nominiamo  insinua  che
    l'Onorevole  Mister  Slumkey  stesso ha versato,  attraverso un intimo
    amico del  suo  maggiordomo,  pi  di  tre  quarti  dell'intera  somma
    sottoscritta.  Ma  come  non vede quella strisciante creatura che,  se
    anche il fatto fosse vero,  l'Onorevole Mister Slumkey ne uscirebbe in
    una luce ancor pi simpatica e radiosa,  se pur fosse possibile? Non 
    chiaro perfino alla sua  ottusit  che  questo  amabile  e  commovente
    desiderio  di  realizzare  i desideri del corpo elettorale non pu che
    renderlo  per  sempre  caro  al  cuore  e  all'anima  di   quei   suoi
    concittadini che non siano peggiori dei porci,  o, in altre parole che
    non siano scesi al livello di quel nostro contemporaneo?  Ma tali sono
    gli  intrighi  e  i maneggi miserabili dei Bigi!  E i loro trucchi non
    finiscono  qui.   Il  tradimento     alle   porte.   Noi   affermiamo
    coraggiosamente,  poich  ci  si  costringe a rivelarlo (e ci mettiamo
    sotto la protezione del paese e  dei  suoi  pubblici  ufficiali),  noi
    affermiamo  coraggiosamente  che  sono  in  corso  in  questo  momento
    preparativi segreti per un ballo bigio,  che avr luogo in  una  citt
    bigia,  nel  cuore  stesso e nel centro di una popolazione bigia;  che
    sar diretto da un maestro di cerimonie bigio; che sar presenziato da
    quattro membri del parlamento ultrabigi,;  e al  quale  non  si  potr
    intervenire  se  non  muniti di biglietti bigi!  Si torce di rabbia il
    nostro diabolico contemporaneo?  Si dibatta dunque nelle  spire  della
    sua  impotente  perfidia,  mentre  tracciamo  queste parole: CI SAREMO
    ANCHE NOI.
    - Ecco,  signore,  - disse Pott ripiegando il giornale,  completamente
    esausto  - le cose sono a questo punto.  L'ingresso dell'albergatore e
    del cameriere col pranzo costrinsero Mister Pott a  mettersi  un  dito
    sulle labbra,  per far capire che la sua vita era nelle mani di Mister
    Pickwick e dipendeva dalla sua segretezza. Per svegliare i signori Bob
    Sawyer e Benjamin Allen,  che si erano  irriverentemente  addormentati
    durante   la   lettura  del  pezzo  e  non  avevano  partecipato  alla
    discussione, bast sussurrare le magiche parole:  pronto in tavola; e
    a tavola andarono con un ottimo stomaco al servizio dell'appetito, una
    buona salute al servizio dell'uno e  dell'altro,  e  un  cameriere  al
    servizio di tutti e tre.
    Nel  corso  del  pranzo e della siesta che gli successe,  Mister Pott,
    scendendo per qualche minuto  ad  argomenti  di  carattere  domestico,
    inform Mister Pickwick che l'aria di Eatanswill nuoceva alla signora,
    la  quale  adesso  si trovava in giro per le diverse stazioni balneari
    alla moda per recuperare la salute e la  vivacit  abituale:  un  modo
    velato  per  accennare  al  fatto  che  la  signora Pott,  attuando la
    separazione tante volte minacciata,  in virt di un accordo  negoziato
    da  suo  fratello il tenente e concluso da Mister Pott se n'era andata
    per sempre,  con la  sua  fedele  guardia  del  corpo,  accettando  il
    cinquanta  per cento,  ovvero la met delle entrate e dei profitti che
    derivavano  dalla  gestione  e  dalla  vendita  della   Gazzetta   di
    Eatanswill.
    Mentre  il  grande  Mister  Pott  si intratteneva su questo e su altri
    argomenti, ravvivando ogni tanto la conversazione con diversi estratti
    delle sue elucubrazioni letterarie, un truce sconosciuto,  sporgendosi
    dal  finestrino  di  una  diligenza  di  passaggio  che si era fermata
    davanti all'albergo per consegnare alcuni pacchi,  chiese se,  qualora
    avesse interrotto il viaggio e si fosse trattenuto a dormire,  avrebbe
    potuto avere un letto e tutto il necessario per passare la notte l.
    - Certo, signore - rispose il padrone dell'albergo.
    - Allora posso? - chiese lo sconosciuto che sembrava sospettare sempre
    di tutto e di tutti.
    - Senza dubbio, signore - rispose il padrone.
    -  Bene!  -  disse  lo  sconosciuto.  -  Cocchiere,   io  scendo  qui.
    Postiglione, la mia valigia!
    Augurando piuttosto bruscamente la buona notte ai compagni di viaggio,
    lo sconosciuto smont.  Era un signore bassottello, con i capelli neri
    e molto ispidi tagliati a porcospino o a spazzola da scarpe,  che  gli
    stavano  dritti  e  puntati sulla testa;  il suo aspetto era pomposo e
    carico di minaccia;  i suoi modi erano perentori;  gli occhi  acuti  e
    irrequieti;  e tutto il suo comportamento esprimeva un senso di grande
    fiducia in se stesso e la  coscienza  della  propria  incommensurabile
    superiorit su tutti gli altri.
    Questo signore fu introdotto nella stanza originariamente assegnata al
    patriottico Mister Pott;  e il cameriere,  notando con muto stupore la
    strana coincidenza, vide che, non appena le candele furono accese,  il
    signore, frugando nel suo cappello, ne trasse un giornale e incominci
    a leggerlo con la stessa espressione di sdegnoso disprezzo che,  vista
    sui maestosi tratti di Pott,  aveva paralizzato le  sue  forze  un'ora
    prima.  L'uomo osserv inoltre che, mentre il disprezzo di Mister Pott
    era  stato  suscitato  da  un  giornale  che  portava  sulla  testata:
    L'Indipendente di Eatansville il bruciante disdegno del nuovo venuto
    era destato da un giornale intitolato: La Gazzetta di Eatanswill.
    - Chiamate il padrone - disse lo sconosciuto.
    - S, signore - rispose il cameriere.
    L'albergatore fu chiamato e venne.
    - Siete voi il padrone? - chiese il signore.
    - S, signore - rispose il padrone.
    - Mi conoscete? - chiese il signore.
    - Non ho questo piacere - rispose il padrone.
    -  Mi chiamo Slurk - disse il signore.  L'albergatore chin lievemente
    la testa.
    - Slurk - ripet altezzosamente lo sconosciuto. - Mi conoscete adesso,
    furfante?
    L'albergatore si gratt la testa,  guard prima il  soffitto,  poi  lo
    sconosciuto, e sorrise debolmente.
    - Non mi conoscete, furfante? - chiese lo sconosciuto rabbiosamente.
    L'albergatore fece un estremo tentativo, e alla fine rispose:
    - No, signore, proprio non vi conosco.
    - Gran Dio! - disse lo sconosciuto con un gran pugno sulla tavola. - E
    questa sarebbe la popolarit?
    L'albergatore  fece  un  passo o due verso la porta: e lo sconosciuto,
    fissandolo negli occhi, riprese a parlare.
    - Questa,  - disse lo sconosciuto - questa  dunque la gratitudine per
    anni  di  fatica  e  di studio a favore delle masse.  Arriva bagnato e
    stanco;  nessuna folla entusiastica si accalca  per  salutare  il  suo
    campione;  le  campane della chiesa sono mute;  il mio stesso nome non
    evoca alcun ricordo nei torpidi petti di costoro.  Ce n' abbastanza -
    disse  l'esagitato  Mister  Slurk  camminando  avanti e indietro - per
    congelare  l'inchiostro  sulla  penna  di  un  uomo,   e  indurlo   ad
    abbandonare la loro causa per sempre.
    -  Avete  detto  "brandy"  e  acqua,  signore?  - disse l'albergatore,
    azzardando un suggerimento.
    - Rum - disse Mister Slurk voltandosi fieramente verso di lui. - Avete
    un fuoco acceso da qualche parte?
    - Possiamo accenderlo immediatamente, signore - disse il padrone.
    - Perch incominci a scaldare quando si va a letto!  -  lo  interruppe
    Mister Slurk. - C' qualcuno in cucina, piuttosto
    Non  c'era un'anima.  C'era invece un bellissimo fuoco.  La servit se
    n'era andata e il portone della locanda era stato chiuso per la notte.
    - Berr rum e acqua in cucina - disse Mister  Slurk.  Raccogliendo  il
    cappello  e  il  giornale  segu  con  passo maestoso l'albergatore in
    quell'umile locale, si accomod sopra una cassapanca accanto al fuoco,
    e,  ripresa la sua espressione di scherno,  incominci a leggere  e  a
    bere con silenziosa dignit.
    Ora il demone della discordia,  che proprio in quel momento passava in
    volo sulla Testa di Saraceno,  abbassando oziosamente gli occhi  per
    pura  curiosit  vide Slurk comodamente insediato accanto al caminetto
    di cucina,  e Pott leggermente eccitato dal vino in  un'altra  stanza,
    per   cui   quel   demone  maligno,   piombando  in  quest'ultima  con
    inconcepibile rapidit,  si trasfer  immediatamente  nella  testa  di
    Mister Bob Sawyer e,  per raggiungere i suoi scopi malvagi, lo indusse
    a parlare come segue:
    - Dico,  abbiamo lasciato spegnere il fuoco.  Fa un freddo  cane  dopo
    tutta quella pioggia, no?
    - Davvero - rispose tremando Mister Pickwick.
    -  Che ne direste di fumarci un sigaro davanti al caminetto di cucina?
    - disse Bob Sawyer, sempre istigato dal suddetto demone.
    - Secondo me,  proprio quello che ci vuole - rispose Mister Pickwick.
    - Mister Pott, che ne dite?
    Mister Pott acconsent prontamente,  e tutti e quattro i  viaggiatori,
    ciascuno col suo bicchiere in mano,  si trasferirono immediatamente in
    cucina, con Sam Weller che guidava il corteo per mostrare la strada.
    Lo sconosciuto stava ancora leggendo;  alz  lo  sguardo  e  sussult.
    Mister Pott sussult.
    - Che succede? - chiese sottovoce Mister Pickwick.
    - Quel rettile! - rispose Pott.
    -  Quale  rettile?  -  disse Mister Pickwick,  guardandosi intorno per
    paura di pestare qualche enorme scarafaggio o qualche ragno gigante.
    - Quello! - sussurr Pott, afferrando Mister Pickwick per un braccio e
    indicando   lo    sconosciuto.    -    Quel    rettile    di    Slurk,
    dell'Indipendente!
    - Forse  meglio che torniamo indietro - sussurr Mister Pickwick.
    -  Giammai,  signore,  - rispose Pott,  spirito valoroso rafforzato da
    spirito liquoroso - giammai!  - Con queste parole  Mister  Pott  prese
    posizione  sulla  cassapanca  opposta,  e  scegliendo  un giornale dal
    fascio si mise a leggerlo in faccia al suo nemico.
    Mister Pott, com' logico,  leggeva L'Indipendente,  e Mister Slurk,
    com' logico,  leggeva La Gazzetta,  e ciascuno dei due esprimeva ad
    alta voce il suo disprezzo per la prosa dell'altro con risatine  acide
    e sbuffi sarcastici. Poi incominciarono a esprimere pi apertamente le
    loro opinioni con parole come assurdo,  meschino,  atroce,  che
    impostura, che disonest, che porcheria, che schifo,  questo 
    fango,  questa    risciacquatura  di  piatti  e altre osservazioni
    critiche della stessa natura.  Mister Bob Sawyer e  Mister  Ben  Allen
    avevano  osservato  questi  sintomi  di  odio  e  di rivalit con tale
    godimento da render loro pi squisito il gusto dei sigari che  stavano
    fumando  con  grandi sbuffi.  E quando incominciarono a diradarsi,  il
    perfido Bob Sawyer si volse a Slurk con grande cortesia, dicendo:
    - Permettete che dia un'occhiata al vostro giornale,  signore,  quando
    avete finito?
    - Troverete ben poco compenso al vostro fastidio,  signore,  in questa
    "roba" spregevole - rispose Slurk dando uno sguardo satanico a Pott.
    - Fra un istante vi dar il  mio  -  disse  Pott  alzando  gli  occhi,
    pallido  per la rabbia e con la voce tremante per lo stesso motivo.  -
    Ah! Ah! L'improntitudine di quell'"individuo" vi far divertire.
    Un'enfasi terribile marc le due parole  roba  e  individuo;  e  i
    volti dei due direttori incominciarono ad arrossarsi minacciosamente.
    -  La disonest di questo miserabile  spregevole e disgustosa - disse
    Pott ostentando di rivolgersi  a  Bob  Sawyer  e  guardando  Slurk  di
    sottecchi.
    Mister  Slurk fece una gran risata,  e piegando il giornale in modo da
    mettere in evidenza un'altra colonna,  disse che quella testa di legno
    lo divertiva molto.
    -  Che impudente imbecille  quell'individuo - disse Pott passando dal
    rosa al rosso cupo.
    - Non avete mai letto le baggianate di quell'uomo?  chiese Slurk a Bob
    Sawyer.
    - Mai! - rispose Bob. - Sono davvero cos grosse?
    - Oh, impressionanti! impressionanti! - rispose Slurk.
    -  Buon Dio,  no!  questo  il colmo!  - esclam Pott in quel momento,
    sempre fingendo di essere immerso nella lettura.
    - Se riuscite a digerire un discorso fatto di malvagit,  di bassezza,
    di falsit,  di spergiuro,  di tradimento e d'ipocrisia, - disse Slurk
    porgendo il giornale a Bob - potrete forse rifarvi la  bocca  con  una
    risata sullo stile di questo sgrammaticato grafomane.
    -  Che avete detto,  signore?  - chiese Mister Pott alzando gli occhi,
    tutto tremante di rabbia.
    - Che ve ne importa, signore? - rispose Slurk.
    - Sgrammaticato grafomane, avete detto? - disse Pott.
    -  S,  signore,  cos  ho  detto  -  rispose  Slurk.  -  E  aggiungo:
    "sbrodolone blu", se preferite. Ah! ah!
    Mister  Pott non rispose verbo a questo spiritoso insulto,  ma piegato
    deliberatamente il giornale che aveva in mano,  lo stese in terra  con
    cura,  lo pest sotto i piedi, vi sput sopra come compisse un rito, e
    lo gett nel fuoco.
    - Ecco,  signore,  - disse Pott scostandosi dal fuoco -  questo    il
    trattamento  che  vorrei  usare alla vipera che lo dirige,  se per sua
    fortuna non ne fossi impedito dalle leggi del mio paese.
    - Fatelo,  dunque,  signore!  - esclam Slurk balzando in piedi.  -  A
    queste leggi non far ricorso, signore, vi assicuro. Fatelo pure.
    - Attenzione! Attenzione! - disse Bob Sawyer.
    - Non potrebbe essere pi leale - osserv Mister Ben Allen.
    - Fatelo, dunque, signore! - ripet Slurk a voce altissima.
    Mister  Pott dardeggi uno sguardo di disprezzo che avrebbe incenerito
    l'ncora di una nave.
    - Fatelo, dunque, signore! - ripet Slurk, alzando ancora la voce.
    - Non voglio farlo, signore - rispose Pott.
    - Ah no, eh?  non volete?  - disse Mister Slurk sprezzantemente.  - Lo
    sentite,  signori!  Non  vuol  farlo;  non  che  abbia  paura,  oh no!
    semplicemente non vuole. Ah! ah!
    - Io vi considero,  signore,  - disse Mister  Pott,  punto  da  questo
    sarcasmo - io vi considero una vipera. Vi guardo come un uomo che si 
    messo al di fuori della societ civile con una temeraria,  ignominiosa
    e abominevole condotta  pubblica.  Sia  come  persona  che  come  uomo
    politico,  signore,  io  non  vi  giudico diverso dalla pi velenosa e
    perfida vipera.
    Lo sdegnato Indipendente non aspett di ascoltare la  fine  di  questa
    invettiva a lui rivolta,  e afferrando la sacca da viaggio ben stipata
    di oggetti e di indumenti e roteandola in aria mentre Pott si  voltava
    per  andarsene,  gliela  fece  volare con moto parabolico sulla testa,
    colpendolo proprio con un angolo in cui c'era una grossa spazzola  per
    capelli,  con  un  colpo  secco  che  rintron  nella cucina e lo fece
    stramazzare al suolo.
    - Signori,  - esclam Mister Pickwick mentre  Pott  balzava  in  piedi
    afferrando  la  paletta  - signori!  Ragionate,  per amor del cielo...
    aiuto!... Sam... a me... prego, signori... qualcuno li divida!
    Esclamando queste incoerenti parole,  Mister  Pickwick  si  gett  fra
    gl'infuriati  combattenti  giusto  in  tempo  per ricevere la sacca da
    viaggio sul fegato e un colpo  di  paletta  sulla  milza.  Sia  che  i
    rappresentanti  dell'opinione  pubblica di Eatanswill fossero accecati
    dall'odio,  sia che (essendo entrambi acuti ragionatori) capissero  il
    vantaggio di avere un terzo in mezzo a prendersi le btte, certo  che
    non  fecero  nessuna  attenzione  a Mister Pickwick,  e continuarono a
    manovrare intrepidamente la sacca da viaggio e la  paletta  sfidandosi
    l'un  l'altro  con gran sprezzo del pericolo.  E certo Mister Pickwick
    avrebbe pagato caro il suo  generoso  intervento,  se  Mister  Weller,
    attratto  dalle  grida del suo padrone,  non fosse entrato di corsa in
    quel momento,  e,  afferrato un sacco  di  farina  vuoto,  non  avesse
    materialmente  interrotto la battaglia infilandolo sulla testa e sulle
    spalle del poderoso Pott e tenendolo stretto per le braccia.
    - Strappate la sacca all'altro matto - disse Sam a Ben Allen e  a  Bob
    Sawyer, che si erano limitati a saltellare intorno al gruppo, entrambi
    con una lancetta di tartaruga in mano, pronti a salassare il primo che
    andasse  fuori  combattimento.  -  E  voi  lasciatela  andare,  brutto
    omiciattolo, o vi ci ficco dentro.
    Intimorito da queste minacce e ormai senza  fiato,  l'Indipendente  si
    lasci   disarmare;   e   Mister   Weller,   tolto  a  Pott  quel  suo
    ammazzamosche, lo rimise in libert vigilata.
    - Sparite a letto senza fiatare,  - disse Sam - o vi metto tutti e due
    dentro  il  sacco,  lo  chiudo  e  vi  lascio l dentro a terminare il
    pugilato, e potrei farlo anche se foste in dodici,  di gente come voi,
    a fare questi scherzetti.  E Voi,  signore, abbiate la bont di venire
    con me, per piacere.
    Con queste parole Sam prese  il  suo  padrone  per  un  braccio  e  lo
    condusse  via,  mentre  i  due  direttori  rivali furono trascinati ai
    rispettivi letti dall'albergatore,  sotto la sorveglianza dei  signori
    Bob   Sawyer   e   Benjamin  Allen;   sibilando  nell'andarsene  molte
    sanguinarie  minacce,   e  dandosi  vaghi  appuntamenti  per  battersi
    all'ultimo sangue il giorno dopo.  Ma quando poi ci ripensarono, venne
    loro in mente che potevano farlo assai meglio per mezzo della  stampa:
    cos  senza  indugio ripresero le ostilit,  e tutta Eatanswill rison
    del loro valore... cartaceo.
    Il mattino dopo,  molto presto,  prima che gli  altri  viaggiatori  si
    alzassero,  essi  partirono  con due diligenze diverse;  e,  poich il
    tempo si era ormai rimesso,  anche i nostri amici  ripresero  il  loro
    viaggio alla volta di Londra.



















    CAPITOLO 52.
    Importante  cambiamento  nella famiglia Weller,  e prematura rovina di
    Mister Stiggins col naso rosso.

    Per evidenti ragioni di delicatezza Mister Pickwick non voleva portare
    Bob Sawyer e Ben Allen dalla giovane coppia finch  questa  non  fosse
    preparata  a  riceverli,  e desiderava inoltre risparmiare ad Arabella
    ogni nuova emozione;  per  cui  propose  che,  nel  frattempo,  i  due
    giovanotti prendessero alloggio altrove, mentre lui e Sam si sarebbero
    sistemati  nelle  vicinanze  del  Giorgio e Avvoltoio La proposta fu
    subito accettata e messa in atto: Mister Ben Allen e Mister Bob Sawyer
    si fecero portare in una taverna fuori mano,  situata  ai  pi  remoti
    confini del Borough, che in altri tempi aveva visto spesso i loro nomi
    scritti  col  gesso  dietro  la  porta  del  bar,  in  capo a lunghe e
    complesse operazioni aritmetiche.
    - Che sorpresa, Mister Weller!  - disse la bella cameriera incontrando
    Sam sulla porta.
    - Vorrei che diceste che gioia!,  mia cara - rispose Sam restando un
    poco indietro per non farsi sentire dal suo padrone.  - Siete un dolce
    spettacolo per gli occhi, Mary!
    - Uh,  Mister Weller,  quante sciocchezze dite! - disse Mary - Oh, no,
    Mister Weller.
    - No che cosa, mia cara? - disse Sam.
    - Queste cose! - rispose la bella cameriera. - Avanti,  scostatevi.  -
    Con queste parole di rimprovero la bella cameriera respinse Sam contro
    il muro, dicendo che le aveva smosso la cuffia e scompigliato i ricci.
    -  E  poi non mi avete fatto dire una cosa - aggiunse Mary.  - C' una
    lettera che vi aspetta qui  da  quattro  giorni;    arrivata  neanche
    mezz'ora   dopo  la  vostra  partenza;   e  per  di  pi  c'  scritto
    urgentissima sulla busta.
    - Dov', amor mio? - chiese Sam.
    - Ve l'ho conservata io, se no credo che l'avrebbero persa molto prima
    del vostro ritorno - rispose Mary.  -  Eccola,  prendete;  ma  non  lo
    meritereste.
    Con  queste parole,  dopo dubbi e timori assai graziosi e civettuoli e
    fingendo continuamente di averla smarrita,  Mary estrasse  la  lettera
    dal seno, sotto il pi bel fisci di mussolina che si possa immaginare
    e  la  porse  a  Sam,  che subito vi impresse un bacio molto galante e
    devoto.
    - Oh,  santo cielo!  - disse Mary aggiustandosi il  fisci  e  facendo
    finta di non capire - che cos' tutta questa passione per una lettera,
    cos all'improvviso?
    A  queste parole Mister Weller rispose soltanto strizzandole l'occhio,
    ma  nessuna  descrizione  potrebbe  mai  dare  la  pi  pallida   idea
    dell'intenso significato di quel gesto;  poi, sedendosi accanto a Mary
    nel vano di una finestra,  apr la lettera e diede un'occhiata al  suo
    contenuto.
    - Ohi! - esclam Sam - che roba  questa?
    - E' successo qualcosa? - disse Mary, sbirciandogli sopra la spalla.
    - Benedetti occhi belli! - disse Sam guardandola.
    -  Lasciate  stare  i  miei  occhi;  fareste molto meglio a leggere la
    lettera - disse la bella  cameriera;  e  cos  dicendo  i  tuoi  occhi
    brillarono  di  tanta  malizia  e  bellezza da diventare assolutamente
    irresistibili.
    Sam si ristor con un bacio e lesse quanto segue:


    "Marchese Gran by Dorken mercoled".

    Mio Caro Sammie,
    sono molto dolente di avere il  piacere  di  essere  un  Portatore  di
    cattive  notizie  la tua Matrigna ha preso il raffreddore causa essere
    stati troppo a lungo a sedere  sull'erba  umida  sotto  la  pioggia  a
    sentire  un  pastore che non riusc pi a smetterla fino a tarda notte
    perch si era sciolto la lingua col "brandy" e acqua e non era  capace
    di  fermarsi  finch  non  l'avesse  un poco digerito e gli ci vollero
    molte ore a digerirlo il dottore dice che se  lei  avesse  inghiottito
    "brandy"  e  acqua  calda  dopo  invece che prima non sarebbe successo
    niente le ingrass immediatamente le ruote e si fece tutto quello  che
    si  poteva  inventare  per rimetterla in servizio tuo padre sperava di
    vederla girare sui mozzi come  al  solito  ma  quando  stava  gi  per
    voltare  l'angolo  figlio mio ha preso la strada sbagliata ed  andata
    giu a precipizio con una velocit mai vista e  nonostante  il  dottore
    abbia  tirato  subito  il  freno non ha servito a niente perch lei ha
    pagato il dazio all'ultima barriera ieri sera alle sei meno venti dopo
    aver fatto il viaggio molto pi in fretta della  regola  forse  perch
    aveva  preso  troppo pochi bagagli lungo il cammino tuo padre dice che
    se verrai a trovarmi Sammy lo considerer un grandissimo favore perch
    io sono molto solo Samivel.  N.  B.  lui vuol scriverlo in questo modo
    che  io  dico che non  giusto che ci sono tante cose da sistemare che
    certo il tuo principale non far obbiezioni naturalmente non  ne  far
    Sammy  perch io lo conosco meglio perci lui gli manda i suoi ossequi
    ai quali mi unisco io e sono Samivel maledettamente tuo
    Tony Veller.

    - Che lettera incomprensibile!  - disse Sam.  - Chi ci capisce  niente
    con tutti questi lui e io!  La scrittura non  di mio padre, tranne la
    sua firma in stampatello: quella  sua.
    - Forse l'avr fatta scrivere da qualcuno, e dopo l'avr firmata lui -
    disse la bella cameriera.
    - Un momento!  - rispose Sam,  dando ancora una scorsa alla lettera  e
    fermandosi  ogni tanto a riflettere.  - Avete preso nel segno.  Quello
    che ha scritto stava raccontando tutto per ordine sulla disgrazia,  ma
    mio  padre  ha  voluto vedere,  ci ha messo le mani,  e ha pasticciato
    tutto. E' proprio il suo modo di fare. Avete ragione, Mary, mia cara.
    Soddisfatto su questo punto,  Sam rilesse ancora la lettera da cima  a
    fondo,  e  dimostrando finalmente di essersi fatto una chiara idea del
    suo contenuto, esclam, ripiegandola sopra pensiero:
    - E cos,  poveretta,   morta!  Mi dispiace.  Non sarebbe  stata  una
    cattiva  donna,  se  quei predicatori l'avessero lasciata in pace.  Mi
    dispiace moltissimo.
    Mister Weller disse queste parole con voce cos  grave  che  la  bella
    cameriera abbass gli occhi e prese un'aria serissima.
    -  Comunque,  -  disse  Sam  mettendo la lettera in tasca con un lieve
    sospiro - doveva accadere ed  accaduto, come disse la vecchia signora
    quando ebbe sposato il suo lacch.  Non c' pi niente da fare  ormai,
    non  vero?
    Mary scosse la testa e sospir anche lei.
    - Debbo chiedere al principale il permesso di partire - disse Sam.
    Mary sospir di nuovo. La lettera era cos commovente.
    - Arrivederci! - disse Sam.
    -   Arrivederci  -  rispose  la  bella  cameriera  voltando  la  testa
    dall'altra parte.
    - Be', stringiamoci la mano, non volete? - disse Sam.
    La bella cameriera porse una mano  che,  pur  essendo  quella  di  una
    cameriera, era molto piccola, e si alz per andare.
    - Non star via molto - disse Sam.
    - Siete sempre via! - disse Mary crollando quasi impercettibilmente la
    testa. - Siete appena arrivato, Mister Weller, e gi ve ne andate.
    Mister Weller si trasse pi vicino quell'ancillare belt,  e si lanci
    in un discorso sussurrato che,  dopo poco,  la indusse a voltarsi e  a
    guardarlo di nuovo in faccia. Quando si separarono le fu assolutamente
    necessario,  per  ragioni  imprecisate,  andare  nella  sua  stanza ad
    aggiustarsi la cuffia e i riccioli,  prima di potersi presentare  alla
    sua padrona: cerimonia preparatoria che and a compiere mandando cenni
    e sorrisi a Sam oltre la ringhiera, mentre correva al piano di sopra.
    -  Non star via pi di un giorno,  o due al massimo,  signore - disse
    Sam quando ebbe comunicato a Mister Pickwick la notizia del lutto  che
    aveva colpito suo padre.
    - Tutto il tempo che sar necessario, Sam, - rispose Mister Pickwick -
    vi do piena licenza di restare.
    Sam si inchin.
    - Direte a vostro padre,  Sam,  che se posso essergli di qualche aiuto
    nella sua situazione attuale, mi consideri a sua completa disposizione
    - disse Mister Pickwick.
    - Grazie, signore - rispose Sam. - Glielo dir, signore.
    E con altre espressioni di  interessamento  e  di  affetto  reciproco,
    padrone e servitore si separarono.
    Erano  le  sette in punto quando Samuel Weller scese dalla cassetta di
    una diligenza che passava per Dorking,  a poche centinaia di yarde dal
    Marchese di Granby.  Era una sera fredda e piovigginosa; la stradina
    aveva un aspetto tetro e malinconico; e la faccia di mogano del nobile
    e valoroso Marchese sembrava avere un'espressione ancor pi  triste  e
    demoralizzata  del  solito,  mentre  ondeggiava al vento cigolando con
    suono funereo. Le persiane erano abbassate e le imposte socchiuse; del
    gruppo di fannulloni che soleva riunirsi davanti alla  porta,  non  si
    vedeva un'anima; il luogo era silenzioso e deserto.
    Non  vedendo  nessuno a cui chiedere qualche informazione preliminare,
    Sam entr in punta di piedi. Guardandosi intorno,  vide immediatamente
    da lontano il suo genitore.
    Il  vedovo  era seduto a un tavolino rotondo nella stanzetta dietro il
    banco,  e stava fumando la pipa con gli  occhi  fissi  sul  fuoco.  Il
    funerale,   evidentemente,  era  avvenuto  il  giorno  stesso,  perch
    attaccata al cappello,  che aveva ancora in testa,  c'era  una  fascia
    nera  lunga  circa una yarda e mezzo che si appoggiava sulla spalliera
    della seggiola e penzolava negligentemente  dall'altra  parte.  Mister
    Weller  era in un momento di astrazione contemplativa.  Nonostante che
    Sam lo chiamasse per nome diverse  volte  continu  a  fumare  con  la
    stessa  espressione  immobile e assorta,  e si lasci scuotere solo in
    ultimo, quando suo figlio gli pos su una spalla il palmo della mano.
    - Sammy, - disse Mister Weller - sei il benvenuto.
    - Ti avr chiamato una mezza dozzina di volte,  - disse Sam appendendo
    il cappello a un piolo - ma non mi hai sentito.
    -  No,  Sammy  -  rispose  Mister  Weller  guardando  ancora  il fuoco
    pensosamente. - Stavo soppesando, Sammy.
    - Come hai detto? - chiese Sam tirando la sua sedia vicino al fuoco.
    - Soppesando,  Sammy,  - rispose il vecchio Mister Weller - tutto  ci
    che  riguarda lei,  Samuel.  - E Mister Weller accenn con la testa in
    direzione del cimitero di Dorking, per far capire che le sue parole si
    riferivano alla defunta signora Weller.
    - Stavo  pensando,  Sammy,  -  disse  Mister  Weller  guardando  molto
    seriamente   il   figlio  al  di  sopra  della  pipa,   quasi  volesse
    assicurargli che le sue parole, per quanto straordinarie e incredibili
    potessero sembrare,  erano tuttavia  pronunziate  nel  pieno  possesso
    delle sue facolt mentali - stavo pensando,  Sammy, che dopotutto sono
    molto addolorato che non sia pi qui.
    - Be',  naturale che tu lo pensi - rispose Sam.
    Mister Weller approv con un cenno del  capo  e,  senza  staccare  gli
    occhi  dal  fuoco,   si  avvolse  in  una  nube  di  fumo  e  riflett
    profondamente.
    - Erano molto sensate quelle cose che mi disse,  Sammy - disse  Mister
    Weller allontanando il fumo con la mano dopo un lungo silenzio.
    - Quali? - chiese Sam.
    - Quelle che disse dopo essersi ammalata - rispose il vecchio.
    - Che genere di cose?
    -  Pi  o  meno ha detto cos: Weller ha detto ho paura di non aver
    fatto per voi quello che avrei dovuto fare;  voi siete  un  buonissimo
    uomo,  e  avrei  potuto  rendervi  pi  accogliente  la  vostra  casa.
    Incomincio a capire adesso, ha detto quando ormai    troppo  tardi,
    che se una donna sposata vuol essere religiosa, deve compiere prima di
    tutto il suo dovere in casa,  e rendere allegri e felici quelli che le
    stanno intorno; e che andando in chiesa,  o in cappella,  o che so io,
    quando    ora di andarci,  deve stare molto attenta a non farsene una
    scusa per la propria pigrizia o per il proprio  comodo.  Io  ho  fatto
    cos,  mi  ha  detto  e ho perso tempo e denaro con gente che faceva
    anche peggio; ma spero, quando me ne sar andata,  Weller,  che voi mi
    penserete  com'ero  prima  di  conoscervi,  e  come sono veramente per
    natura.  Allora io dico: Susan, (ero stato preso alla sprovvista da
    queste parole,  Samuel,  non voglio negarlo,  ragazzo mio) Susan, le
    dico siete stata un'ottima  moglie  per  me,  nonostante  tutto;  non
    parlatene  pi;  state di buon animo,  cara,  e vivrete abbastanza per
    vedermi rompere la testa a quello Stiggins.  Lei sorrise,  Samuel,  -
    disse  il vecchio soffocando un sospiro nella pipa - ma alla fine mor
    lo stesso!
    - Be', - disse Sam,  decidendosi a pronunciare qualche semplice parola
    di consolazione,  dopo un intervallo di tre o quattro minuti impiegati
    dal vecchio a scuotere lentamente la testa,  e a fumare solennemente -
    be', capo, dobbiamo passarci tutti, prima o poi.
    - Dobbiamo certo, Sammy - disse Mister Weller padre.
    - C' una Provvidenza in tutto questo - disse Sam.
    - Si capisce! - rispose il padre con un grave cenno di approvazione. -
    Se no che accadrebbe degli impresari di pompe funebri?
    Perdendosi   nell'immenso   campo   di  congetture  aperto  da  questa
    riflessione,  il vecchio Weller pos la pipa sul tavolo e  attizz  il
    fuoco con volto meditabondo.
    Mentre il vecchio era cos occupato,  una cuoca grassottella vestita a
    lutto, che era stata finora in grandi faccende nel bar,  scivol nella
    stanza,  e  salutando  Sam  con  un gran sciupo di sorrisi,  si ferm
    silenziosamente dietro la seggiola di suo  padre  e  annunci  la  sua
    presenza  con  un  colpetto di tosse,  che,  non trovando ascolto,  fu
    seguto da un altro pi forte.
    -  Oh!   -  disse  il  vecchio   Mister   Weller   lasciando   cadere
    l'attizzatoio,  nel voltarsi,  e scostando bruscamente la seggiola.  -
    Che c' adesso?
    - Prendete una tazza di t,  da bravo - rispose la donna grassottella,
    vezzeggiandolo.
    - Non ne voglio! - rispose Mister Weller piuttosto rudemente. - Andate
    a farvi... - Mister Weller si trattenne all'ultimo momento, e aggiunse
    a bassa voce - un giretto.
    - Oh,  santa pazienza! Come le disgrazie cambiano la gente! - disse la
    donna alzando gli occhi al cielo.
    - Le disgrazie s, con l'aiuto del dottore;  ma non sarete voi a farmi
    cambiare un'altra volta - borbott Mister Weller
    - Non ho mai visto un uomo cos nervoso - disse la donna grassottella.
    - Non ci badate. E' tutto per il mio bene; come diceva uno scolaro per
    consolarsi mentre lo frustavano - rispose il vecchio.
    La   donna   grassottella   scosse   la   testa  con  aria  pietosa  e
    compassionevole; e, appellandosi a Sam,  gli chiese che dicesse lui se
    suo  padre  non  doveva  fare  uno  sforzo  per tenersi su,  invece di
    lasciarsi abbattere tanto.
    - Vedete,  Mister Samuel,  - disse la donna grassottella - come gli ho
    gi  detto  ieri,  si  sentir  solo,  non c' da farsi illusioni;  ma
    dovrebbe  stare  di  buon  animo,  perch,  santo  cielo,   tutti  noi
    comprendiamo  il  suo  dolore  e siamo pronti a far qualsiasi cosa per
    lui; e non c' situazione difficile nella vita, Mister Samuel, che non
    si possa risolvere. E questo me lo disse una degnissima persona quando
    mor mio marito. - Si interruppe, si mise una mano davanti alla bocca,
    e toss di nuovo guardando affettuosamente il vecchio Weller.
    - Siccome in questo momento non ho bisogno dei vostri discorsi,  buona
    donna,  volete  farmi la cortesia di andarvene?  - disse Mister Weller
    con voce ferma e seria.
    - Va bene,  Mister  Weller,  -  disse  la  donna  grassottella  -  ma,
    credetemi, vi ho parlato solo per il vostro bene.
    -  Sar  cos  certamente  - rispose Mister Weller.  - Samuel,  mostra
    l'uscita alla signora, e poi chiudi la porta.
    Questa delicata allusione  fu  clta  dalla  donna  grassottella,  che
    lasci subito la stanza sbattendo la porta dietro di s. Allora Mister
    Weller  senior,  abbandonandosi  sulla  sedia  in  un bagno di sudore,
    disse:
    - Sammy,  se dovessi fermarmi qui da solo per una settimana,  per  una
    settimana soltanto,  ragazzo mio,  quella donna mi sposerebbe di forza
    prima che fosse trascorsa.
    - Perbacco! E' cos innamorata di te? - chiese Sam.
    - Innamorata? - rispose il padre.  - Non posso levarmela di torno.  Se
    fossi  chiuso  a  chiave  in  una  cassaforte a prova di bomba,  marca
    Bramah, troverebbe il modo di raggiungermi lo stesso, Sammy.
    - Bisogna proprio dire  che  ti  corrono  dietro  tutte  -  disse  Sam
    sorridendo.
    - Non me ne faccio un vanto, Sammy, - rispose Mister Weller attizzando
    violentemente  il  fuoco  -    una  situazione  orribile.  Finir col
    costringermi a disertare la mia casa e il mio  tetto.  La  tua  povera
    matrigna  non aveva ancora esalato l'ultimo respiro che una vecchia mi
    manda un vaso di marmellata, un'altra un vaso di gelatina,  e un'altra
    mi fa un enorme bricco di camomilla,  un maledetto bricco che mi porta
    con le sue stesse mani.  - Mister  Weller  si  ferm  con  un'aria  di
    profondo  disgusto,  e  guardandosi  attorno soggiunse a bassa voce: -
    Erano  tutte  vedove,  Sammy,  tutte,  tranne  quella  del  bricco  di
    camomilla che era una signorina di cinquantatr anni.
    Sam gli diede un'occhiata divertita,  e il vecchio, dopo aver rotto un
    pezzo di carbone pi  duro  degli  altri  con  un'inesorabile  ferocia
    dipinta  sul  volto,  come  se  fosse  stata la testa di una di quelle
    vedove, disse:
    - In parole povere,  Sammy,  sento che non posso stare  al  sicuro  in
    nessun posto fuorch a cassetta.
    -  E  perch l saresti pi al sicuro che in qualsiasi altro posto?  -
    chiese Sam.
    - Perch un cocchiere  un essere privilegiato - rispose Mister Weller
    guardando  fisso  suo  figlio.   -  Perch  un  cocchiere   pu   fare
    tranquillamente ci che gli altri non possono; perch un cocchiere pu
    coltivare  le  relazioni  pi  amichevoli  con  tutte  le  donne su un
    percorso  di  ottanta  miglia,  senza  che  nessuno  pensi  che  abbia
    intenzione  di  sposarne  una.  E quale altro uomo pu dire lo stesso,
    Sammy?
    - Be', c' qualcosa di vero - disse Sam.
    - Se il tuo principale  fosse  stato  cocchiere,  -  argoment  Mister
    Weller  - credi forse che la giuria lo avrebbe condannato,  dato e non
    concesso che le cose potessero giungere a quel punto? Non ne avrebbero
    avuto il coraggio.
    - E perch no? - disse Sam, piuttosto scettico.
    - Perch no ?! - rispose Mister Weller.  - Perch sarebbe stato contro
    la loro coscienza.  Un cocchiere di professione  una specie di anello
    di congiunzione tra il celibato e il matrimonio, e ogni uomo che abbia
    una certa esperienza lo sa.
    - Insomma,  sei proprio convinto che siano i favoriti di tutti,  e che
    nessuno voglia approfittarsi di loro? - disse Sam.
    Suo padre annu.
    -  Come  si arrivi a questo,  - riprese il vecchio Weller - non saprei
    dire.  Per quale motivo succede che un cocchiere  di  diligenza  abbia
    tanto fascino,  e sia sempre rispettato...  adorato, potrei dire... da
    tutte le ragazze in tutte le citt  che  attraversa,  non  lo  so.  So
    soltanto che  cos.  E' una regola della natura: un dispensario, come
    diceva sempre la tua povera matrigna.
    - Un disposto - disse Sam correggendo il vecchio.
    - Benissimo, Samuel, un disposto della natura, se preferisci - rispose
    Mister Weller.  - Io lo chiamo dispensario e ho sempre  visto  scritto
    cos  nei  posti  dove  danno  le  medicine  gratis,  basta portare le
    boccette. Questo  quanto.
    Con tali parole Mister Weller riemp e riaccese la pipa,  e ancora una
    volta assumendo un'espressione meditativa, continu come segue:
    -  Perci,  ragazzo  mio,  non vedo la convenienza di fermarmi qui per
    farmi sposare,  volente o nolente,  da  qualcuna  di  loro,  e  poich
    d'altra  parte  non  voglio  separarmi  completamente  da quella che 
    sempre  una  interessante  porzione  della  societ,   ho  deciso   di
    rimettermi  a  guidare  la  Salvezza  e di fermarmi ancora alla Bella
    Selvaggia, che  il mio elemento naturale, Sammy.
    - E che succeder della locanda? - chiese Sam.
    - La locanda,  Samuel,  - rispose il vecchio  -  propriet,  scorte  e
    accessori,  sar venduta per contratto privato;  e del ricavo, secondo
    il desiderio  espresso  dalla  tua  matrigna  poco  prima  di  morire,
    duecento sterline saranno investite a tuo nome in...  Come si chiamano
    quelle cose?
    - Quali cose? - chiese Sam.
    - Quelle cose che vanno sempre su e gi nella City.
    - Gli omnibus? - sugger Sam.
    - Che c'entra?  - rispose Mister Weller.  - Quelle cose che  subiscono
    sempre delle fluttuazioni,  e che vengono sempre fuori quando si parla
    del debito pubblico, di cedole, e cose del genere.
    - Ah! Titoli di Stato - disse Sam.
    - Ecco! - riprese Mister Weller.  - Tito Lidi Stato: duecento sterline
    del  ricavo  dovranno essere investite a tuo nome,  Samuel,  in questi
    Tito Lidi Stato: quattro e mezzo per cento consolidato, Samuel.
    - E' stata molto gentile a ricordarsi di me,  - disse Sam - e le  sono
    molto riconoscente.
    - Il resto sar intestato a me,  - continu il vecchio Mister Weller -
    e quando sar fuori uso per sempre,  passer a te: perci sta' attento
    a  non spenderlo tutto in una volta,  ragazzo mio,  e bada che nessuna
    vedova sappia mai nulla del tuo denaro, o sei finito.
    Dato questo avvertimento,  Mister Weller riprese la pipa con volto pi
    sereno,  e  con  l'aria  di sentirsi molto sollevato per aver espresso
    questi concetti.
    - Qualcuno bussa alla porta - disse Sam.
    - Lascialo bussare - rispose dignitosamente il padre.
    Sam segu le istruzioni.  I colpi si ripeterono,  prima  uno,  poi  un
    altro,  poi  una  lunga  serie;  infine  Sam  chiese perch si dovesse
    lasciar fuori la persona che batteva.
    -  Zitto,   -  bisbigli  Mister  Weller  con  uno  sguardo  pieno  di
    apprensione - fa finta di niente, Sammy; forse  una delle vedove.
    Poich nessuno mostrava di accorgersi dei colpi,  dopo una breve pausa
    lo sconosciuto visitatore si azzard ad  aprire  la  porta  e  a  dare
    un'occhiata  dentro.  Non  fu una testa femminile che si affacci alla
    porta socchiusa,  ma i lunghi capelli neri e la faccia rossa di Mister
    Stiggins. A Mister Weller cadde la pipa di mano.
    Il  reverendo  signore apr a poco a poco la porta con movimento quasi
    impercettibile,  finch lo spazio  fu  appena  sufficiente  a  lasciar
    passare il suo corpo sparuto, e allora scivol nella stanza e richiuse
    l'uscio   dietro   di  s,   piano  piano  e  con  grande  attenzione.
    Rivolgendosi a Sam e alzando le mani e gli occhi al cielo in segno  di
    indicibile dolore per la sventura che si era abbattuta sulla famiglia,
    tir  la  poltrona  nel  suo  solito  cantuccio  presso  il fuoco,  e,
    sedendosi sull'orlo,  estrasse un fazzoletto scuro e se lo port  alle
    ciglia.
    Mentre  questo  accadeva,  il  vecchio  Mister  Weller si era lasciato
    andare contro la spalliera della seggiola con gli occhi  sbarrati,  le
    mani  afferrate  alle  ginocchia,  e  tutto il volto atteggiato al pi
    profondo e paralizzante stupore.  Sam gli sedeva di fronte,  muto come
    un pesce, aspettando con viva curiosit l'epilogo della scena.
    Mister  Stiggins  tenne  sugli  occhi  il fazzoletto scuro per qualche
    minuto, gemendo appropriatamente;  e poi,  dominando la commozione con
    grandissimo sforzo,  se lo rimise in tasca e si abbotton. Dopo di che
    attizz il fuoco; poi si freg le mani e guard Sam.
    - Oh, mio giovane amico.  - disse Mister Stiggins rompendo il silenzio
    a bassissima voce -  un acerbo dolore!
    Sam annu impercettibilmente.
    - Anche per lui, per quel nemico di Dio! - aggiunse Mister Stiggins. -
    Farebbe sanguinare un cuore di pietra!
    Mister  Weller fu udito da suo figlio borbottare una frase su qualcosa
    che poteva far sanguinare un naso di pietra;  ma Mister  Stiggins  non
    l'ud.
    - Non sapete,  giovanotto,  - sussurr Mister Stiggins, avvicinando la
    sedia a Sam - se ha lasciato qualcosa a Emmanuele?
    - Chi ? - chiese Sam.
    - La Cappella,  - rispose Mister Stiggins -  la  nostra  Cappella:  il
    nostro gregge, Mister Samuel.
    - Non ha lasciato nulla al gregge,  n al pastore,  n agli animali, -
    disse Sam perentoriamente - nemmeno ai cani.
    Mister Stiggins dette a Sam un'occhiata sorniona;  guard il  vecchio,
    che sedeva con gli occhi chiusi come se fosse addormentato;  e tirando
    la sedia ancora pi vicino disse:
    - E per me nulla, Mister Samuel?
    Sam scosse la testa.
    - Dovrebbe esserci  qualcosa  -  disse  Stiggins,  diventando  pallido
    quanto  era possibile con un incarnato come il suo.  - Pensateci bene,
    Mister Samuel; nemmeno un ricordino da nulla?
    - Nemmeno un ombrello vecchio come il vostro - rispose Sam.
    - Forse,  - disse Mister Stiggins esitando,  dopo qualche  momento  di
    profonda  meditazione  -  forse  mi  ha raccomandato alle cure di quel
    peccatore, Mister Samuel?
    - Questo mi sembra molto probabile, a quanto ho sentito - rispose Sam.
    - Stava giusto parlando di voi, poco fa.
    - Ah, davvero?  - esclam Stiggins illuminandosi.  - Ah!  E' cambiato,
    allora.  Potremo vivere molto bene insieme adesso,  Mister Samuel, eh?
    Potrei badare io alla sua propriet,  quando voi non ci  siete...  con
    gran cura, sapete.
    Tirando  un lungo sospiro,  Mister Stiggins aspett una risposta.  Sam
    annu,  e Mister Weller vecchio emise  un  rumore  straordinario,  che
    senza essere un lamento, n un grugnito, n un rantolo, n un ringhio,
    sembrava  in  qualche  modo  appartenere a tutti e quattro i generi di
    suoni.
    Mister Stiggins,  incoraggiato da quel rumore che interpret  come  un
    segno di rimorso o di pentimento, si guard attorno, si freg le mani,
    lacrim,  sorrise,  lacrim di nuovo,  e poi,  attraversando la stanza
    senza far rumore,  si diresse a un ben noto scaffale in un angolo,  ne
    prese  un  boccale,  e con tranquilla sicurezza vi mise dentro quattro
    zollette di zucchero.  A questo  punto  si  guard  ancora  intorno  e
    sospir dolorosamente; poi entr silenziosamente nel bar, e ritornando
    subito  indietro  col  bicchiere  pieno a met di rum di ananasso,  si
    avvicin al bricco che cantava allegramente sul fornello,  si  prepar
    il ponce,  lo mescol,  lo assaggi,  si sedette,  e infine, presa una
    lunga e generosa sorsata di rum e acqua, si ferm a prender fiato.
    Il vecchio Mister Weller,  che continuava  a  fare  diversi  e  strani
    sforzi per sembrare addormentato,  non profer una sola parola durante
    l'azione;  ma,  quando Stiggins si fu fermato,  gli balz  addosso,  e
    strappandogli il bicchiere di mano, gett il resto del ponce sulla sua
    faccia,  e  il  bicchiere  nel  fuoco.  Poi  afferrando  saldamente il
    reverendo signore per il colletto, si diede improvvisamente a colpirlo
    con calci furibondi; e ogni volta che la punta dei suoi stivali veniva
    a contatto con la persona di Mister Stiggins,  accompagnava  il  gesto
    con  una  quantit  di violente e dissennate maledizioni sulle membra,
    sugli occhi, e sulla persona di lui.
    - Sammy, - disse Mister Weller - calcami bene il cappello in testa.
    Sam aggiust debitamente il cappello col lungo crespo nero sulla testa
    del padre in modo che non gli cadesse,  e il  vecchio,  riprendendo  a
    menar  calci  con  pi  agilit di prima,  irruppe con Mister Stiggins
    attraverso il bar e il corridoio fin sulla porta della locanda,  e  di
    l  nella  strada;  mentre la grandinata dei calci continuava lungo il
    percorso e aumentava di violenza, piuttosto che diminuire,  ogni volta
    che si alzava lo stivale.
    Era  uno  spettacolo  bello e rincuorante vedere l'uomo col naso rosso
    che si torceva nella stretta di Mister Weller,  tremando di  paura  in
    tutto   il  corpo,   mentre  i  calci  seguivano  i  calci  in  rapida
    successione;  ma la scena divenne ancora pi eccitante  quando  Mister
    Weller,  dopo una lotta violenta,  immerse la testa di Mister Stiggins
    in un  abbeveratoio  pieno  d'acqua,  tenendola  sotto  fin  quasi  ad
    affogarlo.
    - Finalmente!  - disse Mister Weller, indirizzando ogni sua energia in
    un ultimo calcio  laboriosissimo,  e  lasciando  che  Mister  Stiggins
    ritirasse  la  testa  dall'abbeveratoio.  - Mandatemi qualcun altro di
    quei pastori fannulloni, e prima lo riduco in gelatina, poi lo affogo!
    Sammy,  aiutami a rientrare,  e riempimi un bicchierino  di  "brandy".
    Sono senza fiato, ragazzo mio.


    CAPITOLO 53.
    Mister  Jingle  e Job Trotter escono dalla scena,  durante una mattina
    intensa e dedicata agli affari in Gray's Inn Square;  che si  conclude
    con una tempesta di colpi alla porta di Mister Perker.

    Quando Arabella, dopo un'affettuosa preparazione e molte assicurazioni
    che  non  c'era alcun motivo per scoraggiarsi,  seppe infine da Mister
    Pickwick l'infelice risultato della sua visita a  Birmingham,  scoppi
    in  lacrime,  e  singhiozzando  incominci  a  rammaricarsi con parole
    strazianti di esser stata la causa di un contrasto fra padre e figlio.
    - Mia cara ragazza,  - disse amorevolmente Mister  Pickwick  -  non  
    colpa  vostra.  Era impossibile prevedere che il vecchio signore fosse
    tanto prevenuto contro il matrimonio di suo  figlio,  credetemi.  Sono
    sicuro  -  aggiunse  Mister Pickwick con un'occhiata al suo bel viso -
    che non immagina neanche lontanamente il piacere di cui si priva.
    - Oh,  caro Mister Pickwick,  - disse Arabella -  se  la  sua  collera
    persister, che faremo noi?
    - Be',  aspetterete con pazienza, cara, finch non ci avr ripensato -
    rispose ottimisticamente Mister Pickwick.
    - Ma, caro Mister Pickwick,  che accadr di Nathaniel se suo padre gli
    toglie il suo aiuto? - insistette Arabella.
    - In questo caso, bambina mia, - rispose Mister Pickwick - mi sento di
    prevedere che trover qualche altro amico, che non si far pregare per
    aiutarlo a intraprendere il suo cammino nel mondo.
    Il  significato  di  questa risposta non era tanto oscuro che Arabella
    non lo intendesse. Cos,  gettandogli le braccia al collo e baciandolo
    affettuosamente, ella singhiozz pi forte di prima.
    - Via, via, - disse Mister Pickwick prendendole una mano - aspetteremo
    qui  ancora  qualche  giorno,  e vedremo se scrive o comunque risponde
    alla lettera di vostro marito.  Se no,  ho gi fatto una mezza dozzina
    di piani,  ognuno dei quali potr rendervi subito felici. Su, cara, da
    brava! Con queste parole Mister Pickwick strinse amorevolmente la mano
    di Arabella e le ordin di asciugarsi gli occhi e di  non  rattristare
    suo  marito.  Cos  Arabella,  che era la pi brava ragazza del mondo,
    rimise il  fazzoletto  nella  borsetta,  e  quando  Mister  Winkle  li
    raggiunse  gli mostr in tutto il loro splendore quegli stessi sorrisi
    luminosi e quegli occhi lucenti che lo  avevano  conquistato  fin  dal
    principio.
    E'  una  situazione  tormentosa  per  questi  ragazzi  pens  Mister
    Pickwick mentre si vestiva, il mattino dopo.  Voglio fare un passo da
    Perker a chiedergli consiglio.
    Oltre  a  ci,  Mister Pickwick desiderava andare in Gray's Inn Square
    anche per un'altra ragione che gli stava a cuore,  cio per saldare il
    suo conto col piccolo e buon avvocato senza ulteriore ritardo;  perci
    fece colazione in fretta, e fu tanto rapido nel mettere in atto il suo
    proposito che giunse a Gray's Inn prima che sonassero le dieci.
    Mancavano esattamente dieci minuti a quest'ora,  quando sal le  scale
    che  portavano  all'ufficio di Perker.  Gli impiegati non erano ancora
    arrivati,  ed egli ingann il tempo affacciandosi  alla  finestra  del
    pianerottolo.
    La  luce  chiara di una bella mattina d'ottobre riusciva a scaldare un
    poco perfino  quelle  vecchie  case  tetre:  perfino  quelle  finestre
    polverose  sembravano  quasi  allegre nel riflettere i raggi del sole.
    Gli impiegati,  uno dopo l'altro,  entravano frettolosi  nella  piazza
    dalle  diverse  vie  di accesso,  e alzando gli occhi all'orologio del
    palazzo,  acceleravano o rallentavano il passo a  seconda  dell'orario
    dei  diversi  uffici:  quelli  che incominciavano alle nove e mezzo si
    mettevano a camminare sveltissimi,  e quelli che  incominciavano  alle
    dieci  prendevano un'andatura molto lenta e aristocratica.  L'orologio
    batt le dieci,  e gli impiegati si riversarono sempre pi  in  fretta
    nella piazza,  ognuno pi affannato e sudato di quello precedente.  Il
    rumore delle chiavi e delle porte che si aprivano echeggiava  da  ogni
    parte;  a ogni finestra spuntava una testa, come per magia; i portieri
    prendevano il loro posto per la giornata che incominciava; le donne di
    fatica scappavano via in ciabatte; il postino correva di casa in casa:
    e l'alveare degli uomini di legge era in subbuglio.
    - Siete in anticipo, Mister Pickwick - disse una voce alle sue spalle.
    - Ah, Mister Lowten - rispose questi voltandosi e riconoscendo la nota
    fisionomia dell'impiegato.
    - Bella giornata, fa caldo a camminare - disse Lowten tirando fuori di
    tasca una chiave  Bramah,  con  un  piccolo  tappo  all'estremit  per
    impedire che vi entrasse la polvere.
    - A guardar voi, dev'essere cos, certamente - rispose Mister Pickwick
    sorridendo, poich il viso dell'impiegato era letteralmente in fiamme.
    - Sono venuto di corsa, posso dirvelo - rispose Lowten. - Era la mezza
    quando  sono  passato dal Poligono.  Ma sono arrivato prima di lui,  e
    questo  l'importante.
    Consolandosi con questa riflessione,  Mister  Lowten  tolse  il  tappo
    dalla chiave,  apr la porta,  ritapp e mise in tasca la sua Bramah e
    raccolse le  lettere  che  il  postino  aveva  lasciato  cadere  nella
    cassetta.  Poi  introdusse  Mister  Pickwick  nell'ufficio.  Qui in un
    batter d'occhio si lev la giacca,  si mise un  indumento  logoro  che
    tolse  dal cassetto di una scrivania,  appese il cappello,  tir fuori
    alcuni fogli alternati di carta da disegno e di carta  assorbente,  e,
    infilatasi  una  penna  dietro  l'orecchio,  si freg le mani con aria
    molto soddisfatta.
    - Ecco fatto, Mister Pickwick, - disse - adesso sono a posto.  Mi sono
    messo la giacca da lavoro, ho tirato fuori le scartoffie, e adesso lui
    venga pure quando vuole. Non avreste per caso una presa di tabacco?
    - No, non ne ho - rispose Mister Pickwick.
    -  Che  peccato!  -  disse Lowten.  - Pazienza.  Faccio un salto gi a
    comprare una bottiglia di seltz.  Non ho  gli  occhi  un  po'  strani,
    Mister Pickwick?
    L'interpellato  esamin  da  una  certa  distanza  gli occhi di Mister
    Lowten,  ed espresse l'opinione che quella parte del volto  non  fosse
    diversa dal solito.
    -  Mi  consolo - disse Lowten.  - Abbiamo fatto bisboccia ieri sera al
    Ceppo e stamattina sono un po' fuori squadra. A proposito, Perker si
     occupato di quel vostro affare.
    - Quale affare?  - chiese Mister Pickwick.  - Le spese  della  signora
    Bardell?
    - No, non intendevo questo - rispose Mister Lowten. - L'affare di quel
    tale  che abbiamo tirato fuori dalla Fleet e al quale abbiamo pagato i
    debiti al cinquanta per cento,  per vostro conto sapete...  quel  tale
    che volete mandare a Demerara.
    - Ah!  Mister Jingle!  - disse premurosamente Mister Pickwick. - S. E
    allora?
    - Allora tutto  a posto -  disse  Lowten,  rifacendo  la  punta  alla
    penna.  -  L'agente  di Liverpool dice che ha ricevuto molti favori da
    voi,  quando eravate in affari,  e che sar  ben  lieto  di  assumerlo
    dietro vostra raccomandazione.
    - Va bene - disse Mister Pickwick. - Sono felice di saperlo.
    - Ma, dico, - continu Lowten, grattando il dorso della penna prima di
    inciderla di nuovo sulla punta - che razza di stupido  quell'altro!
    - Quale altro?
    - S, quel servitore, amico, o quello che ; sapete, Trotter.
    - Ah, s? - disse Mister Pickwick con un sorriso. - Credevo proprio il
    contrario.
    - Be',  anch'io, per quel poco che sapevo di lui, - rispose Lowten - e
    ci dimostra soltanto come ci si possa sbagliare.  Che ne  direste  se
    anche lui volesse andare a Demerara?
    -  Ma  davvero?  E  rinuncia  a quello che gli  stato offerto qui?  -
    esclam Mister Pickwick.
    - Ha scartato l'offerta di Perker... diciotto scellini alla settimana,
    e un aumento se si comportava  bene...  come  se  fosse  spazzatura  -
    rispose  Lowten.  -  Dice  che  deve andare con l'altro,  e cos hanno
    persuaso Perker a scrivere ancora,  e gli hanno  trovato  qualcosa  da
    fare  nella  stessa  propriet;  troverebbe di meglio un forzato nella
    Nuova Galles del Sud, dice Perker, solo che si presentasse al processo
    con un vestito nuovo.
    - Che sciocco!  - disse Mister Pickwick con gli  occhi  umidi.  -  Che
    sciocco!
    -  Ah,  peggio che sciocco;  c' qualcosa di morboso,  direi - rispose
    Lowten incidendo la punta alla penna con volto sprezzante.  - Dice che
      l'unico  amico  che abbia mai avuto,  che gli  affezionato,  e via
    discorrendo.  L'amicizia  una bellissima cosa  nel  suo  genere:  per
    esempio,  noi siamo tutti molto amici al Ceppo, e beviamo insieme il
    nostro ponce, che ognuno paga per conto suo;  ma prendersi dei fastidi
    per il prossimo, ah, questo no, ci mancherebbe altro. Nessuno dovrebbe
    amare pi di due cose: la prima  se stesso, e la seconda le donne. Io
    la penso cos. Ah! Ah!
    Mister  Lowten fin con una gran risata tra beffarda e divertita,  che
    fu prematuramente interrotta dal rumore  dei  passi  di  Perker  sulle
    scale:  al  primo  avvicinarsi  del  quale  balz sul suo sgabello con
    straordinaria agilit, e si mise molto intensamente a scrivere.
    I saluti fra  Mister  Pickwick  e  il  suo  consulente  legale  furono
    calorosi  e  cordiali.  Il cliente si era appena seduto nella poltrona
    dell'avvocato,  quando si ud bussare alla porta e una voce chiese  se
    Mister Perker era in ufficio.
    - Sentite?  - disse Perker. - Questo  uno dei nostri amici vagabondi:
    Jingle stesso, caro signore. Volete vederlo?
    - Che ne pensate? - chiese Mister Pickwick esitando.
    - S,  penso che sia meglio.  Ehi,  voi,  signore,  come vi  chiamate,
    avanti.
    A questo invito poco cerimonioso, Jingle e Job entrarono nella stanza,
    ma vedendo Mister Pickwick si fermarono subito, piuttosto imbarazzati.
    - Be', - disse Perker - non conoscete questo signore?
    -  Pi di cos!  - rispose Mister Jingle facendo un passo avanti verso
    Mister Pickwick. - Profonda riconoscenza. Salvato la vita.  Mi ha reso
    un uomo. Non ve ne pentirete mai, signore.
    - Sono felice di sentirvelo dire,  - disse Mister Pickwick. - Avete un
    aspetto molto migliore.
    - Grazie a voi,  signore.  Un grande  cambiamento.  La  Fleet  di  Sua
    Maest:  luogo  poco  salubre,  veramente  - disse Jingle scuotendo la
    testa.  Aveva un abito decente e pulito,  e cos pure Job,  che  stava
    dritto   dietro   di   lui   guardando   Mister   Pickwick  con  volto
    impenetrabile.
    - Quando partono per Liverpool?  -  chiese  Mister  Pickwick  piano  a
    Mister Perker.
    -  Questa  sera,  signore,  alle  sette  -  disse Job facendo un passo
    avanti. - Con la diligenza che parte dalla City.
    - Avete prenotato i posti?
    - S, signore - rispose Job.
    - Siete fermamente deciso a partire?
    - S, signore - rispose Job.
    - Riguardo all'equipaggiamento  indispensabile  per  Jingle,  -  disse
    Perker rivolgendosi ad alta voce a Mister Pickwick, - mi sono preso la
    libert  di  fare un accordo,  per la ritenuta d'una piccola somma sul
    suo stipendio, che, pagata regolarmente per un anno, baster a coprire
    la spesa.  Assolutamente,  caro signore,  disapproverei qualunque cosa
    faceste  per  lui,  che  non fosse ripagata dal suo lavoro e dalla sua
    buona condotta.
    - Certo - intervenne Jingle con grande fermezza. - Testa chiara.  Uomo
    di mondo. Giustissimo. Perfetto.
    - Tacitando il suo creditore,  svincolando i suoi vestiti dal Monte di
    Piet,  togliendolo di prigione e pagandogli il  viaggio,  -  continu
    Perker  senza  far caso alle parole di Jingle - avete gi perso pi di
    cinquanta sterline.
    - Non perse - disse Jingle  in  fretta.  -  Pagher  tutto.  Lavorer.
    Risparmier.  Ogni  centesimo.  Se  non  mi  viene la febbre gialla...
    niente da fare per quella...  se no...  - Qui Jingle si interruppe,  e
    picchiando  con grande violenza sul cappello,  si pass una mano sugli
    occhi e si sedette.
    - Intendeva dire - disse Job avanzandosi di qualche passo - che se  la
    febbre non lo porta via,  vi restituir il denaro. E se vivr lo far,
    Mister Pickwick. Vedrete. Sono certo che lo far,  signore - disse Job
    energicamente. - Potrei giurarlo.
    - Bene, bene, - disse Mister Pickwick, che aveva continuato a fare gli
    occhiacci  a  Mister  Perker  per impedirgli di fare l'elenco dei suoi
    atti di generosit, ostinatamente ignorato dal piccolo uomo di legge -
    dovete solo fare attenzione a non giocare pi certe disperate  partite
    di  "cricket",  Mister Jingle,  o a rinnovare la vostra conoscenza con
    Sir Thomas Blazo,  e non dubito affatto che  vi  manterrete  in  buona
    salute.
    Jingle sorrise a questa battuta, ma aveva l'aria un po' scossa per cui
    Mister Pickwick cambi argomento dicendo:
    - Non sapete per caso che  successo di un altro vostro amico, un uomo
    di condizione pi umile, che conobbi a Rochester?
    - Jemmy il Triste? - chiese Jingle.
    - S.
    Jingle scosse la testa.
    - Un furfante in gamba. Strano tipo, genio comico. Fratello di Job.
    - Fratello di Job!  - esclam Mister Pickwick.  - Ma s, adesso che lo
    guardo da vicino, la somiglianza c'.
    - Ci hanno sempre considerato l'uno uguale all'altro, signore, - disse
    Job con uno sguardo furbesco che gli tremava agli angoli degli occhi -
    solo che io ero serio,  in fondo,  mentre lui non lo  mai  stato.  E'
    emigrato  in  America,  signore,  perch  qui era troppo ricercato per
    trovarsi bene; e d'allora in poi non se n' pi saputo niente.
    - Questo spiega,  forse,  perch non ho ricevuto quella pagina di  un
    romanzo  di  vita  vissuta  che  mi aveva promesso una mattina in cui
    sembrava meditare il suicidio sul ponte di Rochester  -  disse  Mister
    Pickwick  sorridendo.  -  Non  ho  bisogno di chiedere se tutta la sua
    tristezza era naturale o simulata.
    - Poteva  simulare  qualsiasi  cosa,  signore  -  disse  Job.-  Potete
    considerarvi molto fortunato per essergli sfuggito cos facilmente. Se
    gli  aveste  dato  confidenza  sarebbe  stato  ancor  pi pericoloso a
    conoscersi di... - Job guard Jingle esitando,  e finalmente aggiunse:
    - di... perfino di me stesso.
    -  Una famiglia di belle speranze,  la vostra,  Mister Trotter - disse
    Perker sigillando una lettera che aveva appena finito di scrivere.
    - S, signore - rispose Job. - Proprio cos.
    - Be',  - disse l'ometto ridendo - spero che non vogliate farle onore.
    Consegnate questa lettera all'agente quando raggiungerete Liverpool, e
    lasciate  che vi consigli,  signori,  di non voler essere troppo furbi
    nelle  Indie  Occidentali.  Se  sprecate  quest'occasione,  meriterete
    ampiamente di essere impiccati, come io credo sinceramente che sarete,
    tutti e due.  E adesso fareste bene a lasciarci soli,  Mister Pickwick
    ed io,  perch abbiamo  altri  affari  da  discutere,  e  il  tempo  
    prezioso.  - Cos dicendo Perker guard in direzione della porta,  con
    evidente desiderio di abbreviare il congedo il pi possibile.
    E Mister Jingle,  da parte  sua,  fu  brevissimo.  Egli  ringrazi  il
    piccolo  avvocato  con  poche,  frettolose parole per la cortesia e la
    sollecitudine con cui aveva prestato la sua opera,  e rivolgendosi  al
    suo benefattore rest fermo qualche istante,  come se non sapesse cosa
    dire o come comportarsi.  Job Trotter lo tolse dalla sua  perplessit;
    perch con un riconoscente, umile inchino a Mister Pickwick, prese con
    gentilezza il suo amico per il braccio e lo condusse via.
    - Una degna coppia!  - disse Perker mentre la porta si chiudeva dietro
    di loro.
    - Spero che lo diventi - rispose Mister Pickwick.  - Che  ne  pensate?
    C' qualche probabilit che si ravvedano per sempre?
    Perker  si  strinse  dubbiosamente  nelle  spalle,  ma,  osservando lo
    sguardo ansioso e scontento di Mister Pickwick, rispose:
    - Una probabilit c' sempre.  Speriamo che sia quella buona.  Non c'
    dubbio che siano pentiti,  adesso; ma, voi capite che il ricordo delle
    loro recentissime sofferenze  ancora troppo fresco.  Che cosa possono
    diventare  quando si sar affievolito,   un problema che n io n voi
    possiamo risolvere. Comunque, caro signore,  - aggiunse Perker posando
    la  mano  sulla spalla di Mister Pickwick - la vostra intenzione resta
    ugualmente onorevole, qualunque sia il risultato. La bont della gente
     molto spesso cos cauta e  lungimirante  che  non  viene  quasi  mai
    esercitata, per paura di ricevere delusioni o ferite all'amor proprio;
    ma  se  questa  sia  vera carit o una sua contraffazione mondana,  lo
    lascio decidere a teste pi sagge della mia.  Quanto a voi,  se  anche
    quei  due  compari  dovessero  commettere  un  delitto domani,  la mia
    opinione su ci che avete fatto resterebbe ugualmente altissima.
    Con queste osservazioni,  che fece con molto pi calore e  seriet  di
    quanto  non  siano soliti fare gli uomini di legge,  Perker accost la
    sedia alla  scrivania  e  ascolt  il  resoconto  di  Mister  Pickwick
    sull'ostinazione del vecchio Winkle.
    -  Dategli  una  settimana  di tempo - disse Perker,  con un profetico
    cenno del capo.
    - Credete che gli passer? - chiese Mister Pickwick.
    - Credo di s - rispose Perker.  -  Altrimenti  bisogner  cercare  di
    farlo  convincere dalla ragazza;  e questo  ci che avrebbe fatto fin
    da principio qualsiasi altra persona tranne voi.
    Mister  Perker  stava  fiutando  una  presa  di  tabacco  con  diverse
    grottesche  contrazioni  del  volto  intese  a  vantare  i  poteri  di
    persuasione propri delle ragazze,  quando nell'ufficio accanto si  ud
    un mormorio di domande e risposte, e Lowten buss alla porta.
    - Avanti! - grid l'ometto.
    L'impiegato  entr e si chiuse la porta alle spalle con aria di grande
    mistero.
    - Che c'? - chiese Perker.
    - Vi cercano, signore.
    - Chi mi cerca?
    Lowten guard Mister Pickwick e toss.
    - Chi mi cerca? Vi siete ammutolito, Mister Lowten?
    - Ecco. signore, - rispose Lowten -  Dodson, e Fogg  con lui.
    - Che sbadato!  - disse l'ometto guardando l'orologio.  Gli avevo dato
    appuntamento  qui  alle  undici  e mezzo,  per sistemare quella vostra
    questione,  Pickwick.  Avevo dato loro una dichiarazione in base  alla
    quale vi hanno fatto scarcerare;   molto imbarazzante,  caro signore;
    che cosa volete fare? Preferite passare nella stanza accanto?
    Poich la stanza accanto era quella  stessa  in  cui  si  trovavano  i
    signori  Dodson  e  Fogg,  Mister Pickwick rispose che sarebbe rimasto
    dov'era: tanto pi che toccava ai signori Dodson e Fogg di vergognarsi
    di fronte a lui,  non a lui di fronte a loro.  E invit Perker a tener
    presente  questo  fatto,  col  viso  acceso  e  molti  altri  segni di
    indignazione.
    - Benissimo, caro signore,  benissimo - rispose Perker.  - Posso dirvi
    soltanto  che,  se  vi  aspettate  che  Dodson  e Fogg mostrino il pi
    piccolo segno di  vergogna  o  d'imbarazzo,  dovendo  guardare  voi  o
    qualsiasi  altro  in faccia,  siete l'uomo di pi ardenti speranze che
    abbia mai incontrato. Fateli entrare, Mister Lowten.
    Mister Lowten scomparve con un sorrisetto,  e  ritorn  immediatamente
    introducendo i due soci nel dovuto ordine di precedenza: prima Dodson,
    poi Fogg.
    - Conoscete Mister Pickwick, vero - disse Perker a Dodson, piegando la
    penna in direzione del gentiluomo seduto.
    - Come state, Mister Pickwick? - disse Dodson ad alta voce.
    - Che sorpresa!  - esclam Fogg.  - Come state, Mister Pickwick? Spero
    che stiate bene, signore.  Mi sembrava bene di conoscerlo - disse Fogg
    prendendo una sedia e guardandosi intorno con un sorriso.
    Mister  Pickwick chin quasi impercettibilmente la testa,  in risposta
    ai saluti,  e,  vedendo Fogg estrarre di tasca un fascio di carte,  si
    alz e and alla finestra.
    -  Non    il  caso che Mister Pickwick si allontani,  Mister Perker -
    disse Fogg sciogliendo il nastrino rosso che legava  il  fascicolo,  e
    sorridendo  ancor  pi dolcemente di prima.  - Mister Pickwick conosce
    abbastanza bene questi atti.  Direi che non ci sono segreti  fra  noi.
    Ih! Ih! Ih!
    - Non molti,  direi - disse Dodson.  - Ah! Ah! Ah! - I due soci risero
    insieme, allegramente e di gusto, come spesso succede alle persone che
    stanno per incassare dei soldi.
    - Faremo pagare qualcosa a Mister Pickwick per  dare  una  sbirciatina
    qua dentro - disse Fogg, sempre molto spiritoso, spiegando le carte. -
    L'ammontare  delle  spese    centotrentatre sterline,  sei scellini e
    quattro pence, Mister Perker.
    Ci fu un gran confrontare carte e voltare fogli,  tra Fogg  e  Perker,
    dopo questa dichiarazione di chiusura dei conti.  Nel frattempo Dodson
    disse affabilmente a Mister Pickwick:
    - Mi sembrate un po' dimagrito  dall'ultima  volta  che  ho  avuto  il
    piacere di vedervi, Mister Pickwick.
    -  Probabilmente  s,  signore  -  rispose Mister Pickwick,  che aveva
    scoccato sguardi  sdegnosi  e  furibondi,  senza  produrre  il  minimo
    effetto  sui due scaltri professionisti.  - Credo di s,  signore Sono
    stato perseguitato e molestato da certi farabutti, di recente.
    Perker toss violentemente,  e chiese  a  Mister  Pickwick  se  voleva
    guardare  il  giornale  del  mattino:  Mister  Pickwick rispose con un
    fermissimo no.
    - Lo credo bene, - disse Dodson - posso ben immaginare che siate stato
    molestato nella Fleet;  ci sono strani tipi di galantuomini l dentro.
    Dov'erano le vostre stanze Mister Pickwick?
    - La mia sola stanza - rispose il perseguitato - era sulla scala della
    sala da pranzo.
    - Ah,  davvero?  - disse Dodson. - Credo che sia una parte molto bella
    dell'edificio.
    - Molto - rispose secco Mister Pickwick.
    C'era una freddezza in queste domande, che,  date le circostanze,  era
    fatta  apposta  per  esasperare un signore di temperamento irritabile.
    Mister Pickwick trattenne la sua collera con  sforzi  giganteschi,  ma
    quando Perker riemp un assegno per l'ammontare delle spese, e Fogg lo
    ripose  in  un  piccolo  portafoglio con un sorriso di trionfo che gli
    tremava sul volto foruncoloso,  e che  si  trasmise  anche  ai  severi
    lineamenti  di  Dodson,  sent  il  sangue  bruciargli  le gote per lo
    sdegno.
    - Adesso,  Mister Dodson,  - disse Fogg intascando  il  portafoglio  e
    infilandosi i guanti - sono ai vostri ordini.
    - Benissimo! - disse Dodson alzandosi. - Io sono pronto.
    -  Sono  felicissimo  -  disse  Fogg raddolcito dall'assegno - di aver
    avuto  il  piacere  di  incontrare  Mister  Pickwick.  Spero  che  non
    penserete ancora cos male di noi, Mister Pickwick, come quando avemmo
    il piacere di conoscervi.
    -  Spero  di  no  -  disse  Dodson  col  sublime  accento  della virt
    calunniata.  - Mister Pickwick  adesso  ci  conosce  meglio,  ne  sono
    convinto:  qualunque  possa  essere la vostra opinione degli uomini di
    legge, io vi assicuro, signore,  che non nutro alcun malanimo n alcun
    rancore  verso  di  voi  per  le espressioni che credeste opportuno di
    usare nel nostro ufficio in Freeman's Court Cornhill, nell'occasione a
    cui si riferiva il mio socio.
    - Oh no, no; nemmeno io - disse Fogg, molto indulgente.
    - La nostra condotta, signore,  - disse Dodson - parla da s,  e da s
    si  giustifica,  spero,  in  ogni  occasione.  Esercitiamo  la  nostra
    professione da parecchi anni,  Mister Pickwick,  e siamo stati onorati
    dalla  fiducia  di  molti  e  ottimi  clienti.  Vi auguro buon giorno,
    signore.
    - Buon giorno,  Mister Pickwick  -  disse  Fogg.  Cos  dicendo,  mise
    l'ombrello sotto il braccio,  tolse il guanto destro,  e porse la mano
    della riconciliazione allo  sdegnato  signore,  il  quale,  per  tutta
    risposta,  nascose  la  propria sotto le falde della giacca,  e guard
    l'avvocato con aria di sprezzante meraviglia.
    - Lowten! - grid Perker a questo punto - aprite la porta.
    - Un momento - disse Mister Pickwick. - Perker, debbo parlare.
    - Caro signore,  vi prego,  lasciate le cose come stanno  -  disse  il
    piccolo  avvocato  che  era apparso nervoso e preoccupato per tutto il
    colloquio. - Mister Pickwick, vi prego!
    - No,  debbo rispondergli per le rime  -  disse  Mister  Pickwick  con
    impazienza. - Mister Dodson, voi mi avete rivolto alcune osservazioni.
    Dodson si volt, pieg rassegnato il capo, e sorrise.
    - Alcune osservazioni,  - ripet Mister Pickwick quasi senza fiato - e
    il vostro socio mi ha teso la mano,  ed entrambi avete preso  un  tono
    magnanimo  e  indulgente,  e  questa    un'impudenza  tale che non me
    l'aspettavo nemmeno da voi.
    - Che dite, signore! - esclam Dodson.
    - Che dite, signore! - ripet Fogg.
    - Sapete che io sono la vittima  dei  vostri  intrighi  e  raggiri?  -
    continu Mister Pickwick.  - Sapete che io sono l'uomo da voi derubato
    e mandato in prigione? Sapete di essere gli avvocati della querelante,
    nella causa Bardell e Pickwick?
    - Certo, signore, lo sappiamo - rispose Dodson.
    - Naturalmente lo sappiamo,  signore - aggiunse Fogg battendo la  mano
    sulla tasca rigonfia... forse per caso.
    -  Vedo  che  lo  ricordate con soddisfazione - disse Mister Pickwick,
    cercando di fare un sorriso sarcastico per la prima volta in vita sua,
    e senza riuscirvi affatto.  - E pur essendo molto  ansioso  di  dirvi,
    chiaro  e tondo,  che cosa perso di voi,  avrei lasciato passare anche
    questa occasione,  per riguardo al mio amico  Perker,  se  non  aveste
    assunto  quel  tono inqualificabile,  e quell'insolente familiarit di
    modi.  Dico insolente familiarit,  signore -  disse  Mister  Pickwick
    rivolgendosi  a  Fogg  con  gesto  cos  aggressivo che lo costrinse a
    retrocedere rapidamente verso la porta.
    - Attenzione - disse Dodson, che,  pur essendo il pi grosso di tutti,
    si  era  prudentemente  trincerato dietro Fogg,  e parlava al di sopra
    della sua testa,  pallidissimo in volto.  - Lasciate che vi  percuota,
    Mister Fogg; non reagite in nessun caso.
    - No no, non intendo reagire - disse Fogg, e cos dicendo indietreggi
    ancora un poco, con evidente sollievo del suo socio che in questo modo
    si avvicinava sempre pi all'uscita.
    -  Voi  siete,  -  continu  Mister Pickwick,  riprendendo il filo del
    discorso - voi siete davvero ben accoppiati, miserrimi furfanti, ladri
    e azzeccagarbugli.
    - Be', - intervenne Perker - avete finito, adesso?
    - E' tutto qui - rispose Mister Pickwick. - Miserrimi furfanti,  ladri
    e azzeccagarbugli.
    -  Ecco,  -  disse Perker con tono molto conciliante.  - Cari signori,
    quello che aveva da dire  lo  ha  detto.  Ora  vi  prego,  andatevene.
    Lowten, avete aperto la porta?
    Mister Lowten, con una risatina soffocata, rispose di s.
    -  Andiamo,   andiamo...  buon  giorno,  buon  giorno...  prego,  cari
    signori...  Mister Lowten,  la porta!  - esclamava l'ometto  spingendo
    Dodson e Fogg,  senza incontrare resistenza,  fuori dall'ufficio. - Da
    questa parte,  cari  signori...  vi  prego,  non  prolunghiamo  questa
    faccenda...  santo cielo...  Mister Lowten...  la porta...  perch non
    date retta?
    - Se c' una legge in Inghilterra, signore, - disse Dodson, voltandosi
    verso Mister Pickwick  mentre  si  rimetteva  il  cappello  -  dovrete
    pagarla cara.
    - Siete due miserrimi...
    - Ricordate, signore, la pagherete cara - disse Fogg.
    -...  furfanti,  ladri  e  azzeccagarbugli  - continu Mister Pickwick
    senza curarsi minimamente delle minacce che gli venivano rivolte.
    - Ladri!  - grid ancora Mister Pickwick  correndo  sul  pianerottolo,
    mentre i due avvocati scendevano.
    -  Ladri!  -  url Mister Pickwick,  strappandosi da Lowten e Perker e
    sporgendo la testa dalla finestra delle scale
    Quando Mister Pickwick ritir la testa,  il suo volto  era  placido  e
    sorridente;  e,  rientrando tranquillamente nell'ufficio, dichiar che
    adesso si era tolto un gran  peso  dallo  stomaco  e  che  si  sentiva
    perfettamente a posto e di ottimo umore.
    Perker  non  disse  nulla  finch  non  ebbe  vuotato la tabacchiera e
    mandato Lowten a riempirla: poi fu preso da un convulso  di  risa  che
    dur cinque minuti, alla fine dei quali disse che forse avrebbe dovuto
    essere  molto  in  collera,  ma non riusciva a pensare seriamente alla
    cosa: quando ci fosse riuscito, lo sarebbe stato.
    - Bene, - disse Mister Pickwick - adesso vorrei fare i conti con voi.
    - Come avete fatto poco fa con quei due?  - chiese Perker con un'altra
    risata.
    - Non proprio! - rispose Mister Pickwick, tirando fuori il portafoglio
    e   stringendo   cordialmente   la   mano   all'ometto.   -  Intendevo
    semplicemente i conti pecuniari. Voi mi avete usato tante cortesie che
    non potr mai ripagarvi,  e non desidero ripagarle  perch  preferisco
    restarvi obbligato.
    Dopo   questo   preambolo   i  due  amici  si  immersero  in  conti  e
    dimostrazioni  complicatissime,  che  dopo  essere  stati  debitamente
    eseguiti e spiegati da Perker,  furono immediatamente pagati da Mister
    Pickwick con innumerevoli proteste di stima e di amicizia.
    Erano appena arrivati alla  fine,  quando  si  ud  uno  spaventoso  e
    violentissimo  bussare  alla  porta:  non si trattava di qualche colpo
    forte come tante volte succede ma d'una costante e ininterrotta  serie
    di  battiti  sonorissimi,  come  se  la  persona  fuori avesse il moto
    perpetuo nelle braccia, o si fosse scordata di smettere.
    - Santo cielo, che succede? - esclam Perker sobbalzando.
    - Credo che stiano bussando alla porta - disse Mister  Pickwick,  come
    se  potesse esserci il minimo dubbio.  Da fuori venne una risposta pi
    energica  di  qualsiasi  parola,  perch  il  martellio  continu  con
    violenza e fracasso sorprendenti, senza un momento di sosta.
    -  Accidenti!  -  disse Perker suonando il campanello.  - Metteremo in
    allarme il quartiere. Mister Lowten, non sentite che bussano?
    - Vado a vedere immediatamente, signore - rispose l'impiegato.  Sembr
    quasi  che  la  persona  di fuori avesse sentito la risposta e volesse
    dire che gli era assolutamente impossibile  aspettar  tanto.  Fece  un
    baccano inaudito
    - E' spaventoso - disse Mister Pickwick tappandosi le orecchie.
    -  Fate  presto,  Mister  Lowten,  -  grid Perker - ci butter gi la
    porta.
    Mister Lowten,  che si stava lavando le mani  in  uno  stanzino  buio,
    corse  alla  porta,  gir la maniglia,  e vide ci che  descritto nel
    capitolo seguente.
















    CAPITOLO 54.
    Con qualche particolare relativo a quella fragorosa  bussata  e  altre
    cose  ancora:  fra le quali certe interessanti indiscrezioni su Mister
    Snodgrass e  una  signorina,  che  in  questa  storia  hanno  la  loro
    importanza.

    L'oggetto  che  si  present  agli occhi attoniti dell'impiegato fu un
    ragazzo,  un ragazzo  meravigliosamente  grasso,  vestito  da  lacch,
    dritto in piedi sullo stuoino,  con gli occhi chiusi come se dormisse.
    Non aveva mai visto un ragazzo cos grasso,  nemmeno in un  carrozzone
    di  circo;  e  questo  fatto,  unito  alla  calma tranquillit del suo
    aspetto, cos diverso da quanto ci si poteva logicamente aspettare dal
    responsabile di quel baccano infernale, lo riemp di stupore.
    - Che volete? - chiese l'impiegato.
    Lo straordinario ragazzo non rispose  verbo;  ma  chin  il  capo  una
    volta, e parve all'impiegato che russasse leggermente.
    - Da dove venite? - chiese l'impiegato.
    Il ragazzo non diede segno di aver sentito. Respirava pesantemente, ma
    del resto era immobile come una statua.
    L'impiegato  ripet  la  domanda  tre volte,  e non ricevendo risposta
    stava  gi  per  richiudere  la  porta,   quando   il   ragazzo   apr
    improvvisamente  gli  occhi,  sbatt le palpebre pi volte,  una volta
    starnut,  e alz la mano come  se  volesse  ricominciare  a  battere.
    Trovando  la  porta  aperta  sbarr  gli  occhi e guard intorno tutto
    stupito, e alla fine li fiss in faccia a Mister Lowten.
    -  Perch  diavolo  bussate  a  questo  modo?   -  chiese  l'impiegato
    rabbiosamente.
    - In che modo? - disse il ragazzo con voce lenta e sonnacchiosa.
    -  Eh,  perbacco,  come  cinquanta  cocchieri  messi insieme - rispose
    l'impiegato.
    - Perch il padrone mi ha detto che non  dovevo  smettere  di  bussare
    finch non si apriva la porta,  per paura che mi addormentassi - disse
    il ragazzo.
    - Be', - disse l'impiegato - fate dunque la vostra commissione.
    - E' gi - rispose il ragazzo.
    - Chi?
    - Il padrone. Vuol sapere se siete a casa.
    Mister Lowten a questo punto  pens  che  era  meglio  guardare  dalla
    finestra.  Vedendo  una  carrozza aperta con dentro un vecchio signore
    dal viso cordiale che guardava ansiosamente in su,  azzard  un  gesto
    con la mano, e subito il vecchio signore salt a terra.
    -  Immagino  che  quello  in  carrozza  sia  il vostro padrone - disse
    Lowten.
    Il ragazzo annu.
    Qualsiasi  ulteriore  domanda  fu  resa  superflua  dall'apparire  del
    vecchio Wardle, che, arrivato di corsa su per le scale e abbozzando un
    saluto  all'indirizzo  di  Lowten,  entr  senz'altro  nell'ufficio di
    Mister Perker.
    - Pickwick! - disse il vecchio. - Qua la mano, ragazzo mio!  Possibile
    che  fino  a ieri l'altro non sapessi che vi eravate fatto chiudere in
    gabbia? E perch glielo avete permesso, Perker?
    - Non ho potuto impedirlo,  caro signore,  -  rispose  Perker  con  un
    sorriso e una presa di tabacco - sapete come  ostinato.
    -  Lo so,  lo so - rispose il vecchio.  - Ciononostante,  sono proprio
    felice di vederlo. E non lo perder di vista tanto presto, adesso.
    Con queste parole Wardle strinse di nuovo la mano a  Mister  Pickwick,
    e,  dopo  aver  fatto  lo  stesso con Perker,  si lasci cadere in una
    poltrona,  con la faccia rossa e allegra che brillava di sorrisi e  di
    buona salute.
    -  Bene!  -  disse  Wardle.  - Ne succedono di belle...  una presa del
    vostro tabacco, Perker, ragazzo mio... che tempi, eh?
    - Che intendete dire? - chiese Mister Pickwick.
    - Ma come!  - rispose Wardle.  - Mi sembra che tutte le ragazze stiano
    diventando matte Questa non  una novit, direte. Forse no; ma  vero,
    in ogni modo.
    - Non sarete venuto a Londra,  fra tutti i posti del mondo,  per dirci
    questo, caro signore, no? - chiese Perker.
    - No,  non precisamente - rispose Wardle - bench questa sia la  causa
    principale della mia venuta. Come sta Arabella?
    - Benissimo, - rispose Mister Pickwick - e sar entusiasta di vedervi,
    ne sono certo.
    - Civettina dagli occhi neri! - rispose Wardle. - Avevo una mezza idea
    di  sposarla io,  un giorno o l'altro.  Ma sono molto contento che sia
    andata cos, molto contento.
    - Come avete avuto la notizia? - chiese Mister Pickwick.
    - Oh,  l'hanno avuta le ragazze,  naturalmente  -  rispose  Wardle.  -
    Arabella  ha  scritto  ieri  l'altro,  dicendo  che  si era sposata di
    nascosto senza il  consenso  del  suocero,  e  che  eravate  andato  a
    chiederglielo  voi,  quando  il suo rifiuto non poteva pi impedire il
    matrimonio,  eccetera,  eccetera.   Questa  mi    sembrata  un'ottima
    occasione  per  fare  un discorso serio alle ragazze;  perci ho detto
    loro che cosa orribile sia per i figli sposarsi senza il consenso  dei
    genitori,  e via dicendo;  ma, benedette figliole, non si sono affatto
    impressionate.  Per loro era  molto  pi  tragico  il  fatto  che  sia
    avvenuto  un  matrimonio  senza  damigelle  d'onore:  tanto valeva che
    facessi il mio sermone a Joe.
    Qui il vecchio signore s'interruppe e rise;  e dopo  averlo  fatto  di
    vero cuore, subito riprese:
    - Ma il bello deve ancora venire,  a quanto sembra.  Siamo solo a met
    dei sotterfugi degli intrighi d'amore che stavano  facendosi.  Abbiamo
    camminato  sulle  mine  negli  ultimi  sei  mesi,  e  finalmente  sono
    scoppiate.
    - Che volete dire?  - esclam Mister Pickwick,  diventato  pallido.  -
    Nessun altro matrimonio segreto, spero.
    -  No,  no,  -  rispose  il vecchio Wardle - non siamo ancora a questo
    punto, no.
    - E allora che  successo?  - chiese Mister Pickwick.  - E'  cosa  che
    interessa anche me?
    - Debbo rispondere alla domanda, Perker? - disse Wardle.
    - Se la risposta non  compromettente, caro signore.
    - Bene, allora interessa anche voi - disse Wardle.
    - E come? - chiese Mister Pickwick ansiosamente. - In che modo?
    -  Veramente,  -  rispose Wardle - voi siete un tipo cos infiammabile
    che quasi ho paura a dirvelo;  per se Perker si sieder  in  mezzo  a
    scanso di guai, mi far coraggio.
    Dopo aver chiuso la porta e rinfrancato se stesso con un altro pizzico
    del  tabacco  di  Perker,   il  vecchio  signore  prosegu  nella  sua
    rivelazione con queste parole:
    - Il fatto  che mia figlia Bella...  Bella,  quella che ha sposato il
    giovane Trundle, sapete.
    - S, s, lo sappiamo - disse Mister Pickwick con impazienza.
    - Non aggreditemi prima ancora di cominciare. Mia figlia Bella, quando
    Emily  and in camera sua con l'emicrania dopo avermi letto la lettera
    di Arabella,  si sedette accanto a me,  l'altra sera,  e incominci  a
    parlarmi di questo matrimonio.  Be', pap dice che cosa ne pensi?.
    Mah! dico io immagino che tutto vada benissimo, cara; spero che sia
    tutto per il meglio.  Risposi cos  perch  stavo  seduto  vicino  al
    fuoco,  in quel momento, bevendo il mio ponce sopra pensiero, e sapevo
    che  buttar  l  ogni  tanto  una  parola  vaga  l'avrebbe  indotta  a
    continuare  il  discorso.  Le  mie ragazze sono il ritratto della loro
    cara mamma e diventando vecchio  mi  piace  star  seduto  e  tenermele
    accanto,  perch  le  loro voci e i loro sguardi mi riportano al tempo
    pi felice della mia vita e mi fanno sentire in quel  momento  giovane
    com'ero  allora  bench  non  altrettanto  felice.  E'  veramente  un
    matrimonio d'amore pap dice Bella dopo un breve silenzio. S cara,
    le dico ma questi matrimoni non riescono sempre i pi felici.
    - Su questo ho i miei dubbi, badate! - lo interruppe con calore Mister
    Pickwick.
    - Benissimo,  - rispose Wardle - esprimete i vostri dubbi su qualsiasi
    cosa  vi  piaccia  quando  sar il vostro turno di parlare,  ma non mi
    interrompete.
    - Scusatemi - disse Mister Pickwick.
    - Siete scusato, - rispose Wardle.  - Mi dispiace di sentirti parlare
    contro i matrimoni d'amore, pap, dice Bella, arrossendo un poco. Ho
    avuto  torto;  non  avrei  dovuto  dirlo,  cara, le dico,  dandole un
    buffetto sulla guancia con tutta la delicatezza di  cui    capace  un
    vecchio orso come me perch quello di tua madre  stato un matrimonio
    d'amore,  e il tuo anche. Non  a questo che alludevo, pap mi dice
    Bella. Il fatto , pap, che volevo parlarti di Emily.
    Mister Pickwick sussult.
    - Che avete, adesso ? - chiese Wardle interrompendo il racconto.
    - Nulla! - rispose Mister Pickwick. - Proseguite, vi prego.
    - Non ho mai saputo imbastire un racconto - disse Wardle  bruscamente.
    -  Il  fatto  deve  venir  fuori,  prima  o  poi,  e  sar tanto tempo
    risparmiato per tutti se viene fuori subito.  A farla  breve,  dunque,
    Bella  si  fece coraggio e mi disse che Emily era molto infelice;  che
    lei e il vostro  giovane  amico  Snodgrass  erano  sempre  rimasti  in
    corrispondenza,  fin dallo scorso Natale;  che aveva preso la doverosa
    decisione di scappare con lui, a lodevole imitazione della sua vecchia
    amica e compagna  di  scuola;  ma  che,  avendo  qualche  scrupolo  di
    coscienza  in  proposito,  dato  che  io ero sempre stato ben disposto
    verso di loro,  avevano pensato che fosse meglio,  in  prima  istanza,
    farmi  l'onore  di  chiedermi se non avessi nulla in contrario a farli
    sposare, invece, nel solito modo. E adesso, Mister Pickwick, se potete
    fare in modo da riportare i vostri occhi alle loro dimensioni normali,
    e dirmi che cosa  dobbiamo  fare,  secondo  voi,  ve  ne  sarei  molto
    obbligato!
    L'irritazione  con  cui il buon vecchio pronunzi queste ultime parole
    non era del tutto ingiustificata,  perch il volto di Mister  Pickwick
    si   era  fermato  in  un'espressione  di  attonita  meraviglia  e  di
    perplessit, molto curiosa a vedersi.
    - Snodgrass!  Dal Natale scorso!  - furono le prime,  rotte parole che
    uscirono dalle labbra dello sbalordito gentiluomo.
    - Dal Natale scorso - rispose Wardle. - Mi sembra abbastanza chiaro, e
    dovevamo portare occhiali ben cattivi per non averlo scoperto prima.
    -  Non  capisco,  -  disse Mister Pickwick cogitabondo - veramente non
    riesco a capire.
    - Non   difficile  a  capirsi  -  rispose  stizzosamente  il  vecchio
    signore.  - Se foste stato pi giovane, sareste a parte del segreto da
    un pezzo; e inoltre, - aggiunse Wardle dopo un momento di esitazione -
    la verit  che,  non sapendo  nulla  della  cosa,  ho  fatto  qualche
    pressione   su  Emily  negli  ultimi  quattro  o  cinque  mesi  perch
    accogliesse favorevolmente  (se  poteva;  non  oserei  mai  forzare  i
    sentimenti di una ragazza) le attenzioni di un giovanotto delle nostre
    parti.  Sono sicuro che, come fanno tutte, per rendersi pi graziosa e
    accrescere l'ardore di Mister Snodgrass,  avr dipinto la cosa a forti
    tinte,  e  saranno  entrambi  arrivati  alla conclusione di essere una
    coppia di infelici tragicamente perseguitati,  senza altra risorsa che
    un  matrimonio clandestino o il suicidio.  Ora io domando: che si deve
    fare?
    - E voi, che avete fatto? - chiese Mister Pickwick.
    - Io?
    - Voglio dire, che cosa avete fatto quando vostra figlia sposata vi ha
    detto questo?
    - Be', ho fatto la figura dello sciocco, si capisce - rispose Wardle.
    - Indubbiamente - intervenne Perker, che aveva accompagnato il dialogo
    con molti strapponi alla catena dell'orologio,  furibonde grattate  di
    naso  e  altri  sintomi di impazienza.  - Questo  molto naturale;  ma
    come?
    - Sono andato in collera e ho spaventato mia madre fino a farle venire
    le convulsioni - disse Wardle.
    - Molto oculato, - osserv Perker - e cos'altro?
    - Ho fatto fuoco e fiamme per tutto il giorno dopo, provocando un vero
    scompiglio - rispose il vecchio.  - Alla  fine  mi  sono  stancato  di
    rendere  odioso  me  stesso  e  infelici  tutti  gli altri;  perci ho
    noleggiato una carrozza a Muggleton,  ho attaccato i miei  cavalli,  e
    sono venuto in citt col pretesto di portare Emily da Arabella.
    - Allora, la signorina  con voi? - disse Mister Pickwick.
    - Certo - rispose Wardle.  - E' all'albergo Osborne nell'Adelphi, in
    questo momento,  se il vostro intraprendente amico non l'ha gi rapita
    dopo che sono uscito stamattina.
    - Allora vi siete riconciliati - disse Perker.
    -  Neanche  per sogno - rispose Wardle.  - Non ha fatto che piangere e
    lamentarsi per tutto il tempo,  tranne ieri sera fra il t e la  cena,
    quando  si    messa a scrivere una lettera,  con grande ostentazione,
    mentre io facevo finta di non vedere.
    - Volete il mio consiglio sulla cosa, immagino - disse Perker voltando
    lo sguardo dal volto pensieroso di Mister Pickwick alla  faccia  piena
    d'ansia  di Mister Wardle,  e fiutando parecchie prese consecutive del
    suo stimolante favorito.
    - Credo di s - disse Wardle, guardando Mister Pickwick.
    - Certamente - rispose questi.
    - Bene,  - disse Perker alzandosi e  spingendo  indietro  la  sedia  -
    allora  il  mio  consiglio    che  ve  ne  andiate insieme a fare una
    passeggiata a piedi o in carrozza o in qualsiasi altro modo, ma che ve
    ne andiate, perch io mi sono stufato,  e questa  una cosa che dovete
    discutere  fra  voi.  Se non l'avrete ancora risolta la prossima volta
    che ci vedremo, vi dir cosa fare.
    - Ecco una risposta soddisfacente - disse Wardle non sapendo se ridere
    o sentirsi offeso.
    - Via, via, caro signore, - rispose Perker - vi conosco entrambi molto
    meglio di quanto non vi conosciate voi stessi. Virtualmente, avete gi
    risolto tutto.
    Cos dicendo,  il piccolo avvocato batt la tabacchiera sul  petto  di
    Mister Pickwick,  e poi sul panciotto di Mister Wardle;  e si misero a
    ridere tutti e tre,  ma specialmente i due ultimi,  che immediatamente
    si strinsero la mano senza alcuna precisa o particolare ragione.
    -  Pranzate  con  me oggi?  - disse Wardle a Perker,  mentre questi li
    accompagnava alla porta.
    - Non posso prometterlo, caro signore, non posso prometterlo - rispose
    Perker. - Mi far vivo in serata, in ogni caso.
    - Vi aspetto alle cinque - insistette Wardle. - Andiamo, Joe!
    E quando si riusc  a  svegliare  Joe  i  due  amici  partirono  nella
    carrozza  di  Mister  Wardle,  che  per motivi di semplice umanit era
    fornita, dietro, di un seggiolino per il ragazzo grasso, il quale,  se
    ci  fosse  stato  soltanto  un  predellino,  sarebbe rotolato gi e si
    sarebbe ucciso nel primo sonno.
    Al Giorgio e Avvoltoio scoprirono che Arabella e la  sua  cameriera,
    dopo  aver ricevuto un biglietto di Emily che annunciava il suo arrivo
    in citt,  avevano subito ordinato una carrozza  di  piazza  ed  erano
    andate direttamente all'Adelphi. Allora, poich Wardle doveva sbrigare
    degli affari nella City,  mandarono la carrozza e il ragazzo grasso al
    suo albergo con l'incarico di dire che lui e Mister Pickwick sarebbero
    tornati insieme alle cinque per il pranzo.
    Incaricato di  questo  messaggio  il  ragazzo  grasso  torn  indietro
    sonnecchiando cos tranquillamente nel suo seggiolino che sobbalzava a
    ogni  pietra,  come  se fosse stato su un letto di piume.  Per qualche
    straordinario miracolo si svegli  spontaneamente  al  fermarsi  della
    carrozza,  e  dopo  essersi  dato  uno  scrollone per rianimare le sue
    facolt, sal le scale per eseguire la sua commissione.
    Ma,  sia che quello scrollone avesse scombussolato le facolt  mentali
    del ragazzo grasso anzich rimetterle nel loro giusto ordine,  sia che
    avesse risvegliato in lui una tale quantit di nuove  idee  da  fargli
    dimenticare  le ordinarie forme e regole di educazione,  sia che (come
    pure    possibile)  non  fosse  stato  sufficiente  a  impedirgli  di
    addormentarsi  di  nuovo  mentre  saliva le scale,  il fatto  che lui
    entr in salotto senza prima  bussare  alla  porta;  e  cos  vide  un
    signore con le braccia intorno alla vita della sua padroncina,  seduto
    accanto a lei sul sof con espressione adorante,  mentre Arabella e la
    sua  graziosa  cameriera,  al lato opposto della stanza,  si fingevano
    assorte a guardar fuori dalla finestra.  Nel vedere questo fenomeno il
    ragazzo  grasso  emise un'esclamazione,  le signore uno strillo,  e il
    signore un'imprecazione, quasi contemporaneamente.
    - Miserabile, che volete qui? - disse il signore che,  non c' bisogno
    di dirlo, era Mister Snodgrass.
    Il  ragazzo  grasso  notevolmente  atterrito  rispose brevemente: - La
    padrona.
    - Che cosa volete da me? - chiese Emily voltando la testa da un parte.
    - Scimunito!
    - Il padrone e Mister Pickwick vengono a pranzo alle cinque -  rispose
    il ragazzo grasso.
    -  Fuori di qui!  - disse Mister Snodgrass fulminando con gli occhi il
    giovane sbigottito.
    - No,  no,  no - intervenne  frettolosamente  Emily.  -  Bella,  cara,
    consigliatemi.
    Allora  Emily,  Mister  Snodgrass,  Arabella e Mary si riunirono in un
    angolo conversando affannosamente sottovoce per alcuni minuti,  mentre
    il ragazzo grasso sonnecchiava.
    -  Joe,  -  disse  infine  Arabella  girando lo sguardo con un sorriso
    incantatore - come state Joe?
    - Joe,  - disse Emily -  voi  siete  un  bravissimo  ragazzo;  non  lo
    scorder, Joe.
    - Joe,  - disse Mister Snodgrass andando verso il giovane stupefatto e
    afferrandogli la mano - non vi avevo riconosciuto prima.  Ecco  cinque
    scellini per voi, Joe!
    - Io ve ne dar altri cinque,  Joe, - disse Arabella - per amore della
    nostra vecchia amicizia, sapete. - E al corpulento intruso fu elargito
    un altro sorriso dei pi accattivanti.
    Il ragazzo grasso,  lento a capire le cose,  parve  dapprima  un  poco
    imbarazzato per questo cambiamento repentino della propria fortuna,  e
    si guard intorno con gli occhi cos sbarrati da far  paura.  Ma  alla
    fine  la sua larga faccia incominci a mostrare i sintomi di un ghigno
    largo in proporzione e poi,  cacciandosi mezza corona in ogni tasca  e
    affondandoci  dentro  le  mani  fino  al  polso,  scoppi in una rauca
    risata: la prima e l'ultima della sua vita.
    - Vedo che ha capito - disse Arabella.
    - Sar meglio dargli subito qualcosa da mangiare - osserv Emily.
    Nell'ascoltare questo suggerimento,  per poco il  ragazzo  grasso  non
    rise  di  nuovo.  Mary,  dopo  qualche  altra  parola detta sottovoce,
    saltell fuori dal gruppo e gli disse:
    - Pranzer  con  voi  quest'oggi,  signore,  se  non  avete  nulla  in
    contrario.
    -  Venite di qua!  - disse il ragazzo grasso premurosamente.  - C' un
    pasticcio di carne che spopola!
    Con queste parole il ragazzo grasso le fece strada verso l'anticucina,
    al piano di sotto,  e la sua bella compagna  lo  segu  conquistandosi
    l'ammirazione dei camerieri e la gelosia di tutte le cameriere sul suo
    cammino.
    Il  pasticcio  di  carne,  di  cui  il giovane aveva parlato con tanta
    passione, c'era,  e c'erano anche una bistecca,  un piatto di patate e
    una brocca di birra.
    - Sedetevi - disse il ragazzo grasso.  - Pancia mia, fatti capanna! Ho
    una fame!
    Dopo aver invocato la propria pancia cinque o sei volte,  in una sorta
    di  rapimento,  il  giovane si sedette a capo della piccola tavola,  e
    Mary si sedette dalla parte opposta.
    - Volete un po' di questo?  - disse il ragazzo grasso affondando  fino
    al manico il coltello e la forchetta nel pasticcio.
    - Un pochino, grazie - rispose Mary.
    Il ragazzo grasso ne serv un pochino a Mary e una buona porzione a se
    stesso,   e   stava   giusto   per   cominciare   a   mangiare  quando
    improvvisamente pos coltello e forchetta,  si curv in  avanti  sulla
    seggiola  e  lasciando  cadere  sulle  ginocchia le mani che reggevano
    ancora le posate, disse, molto lentamente:
    - Dico! Come siete bella!
    Lo disse con tono di ammirazione,  e in  questo  senso  era  certo  un
    complimento;  ma  c'era  anche  una  luce cannibalesca negli occhi del
    giovane, che rivestiva il complimento di un duplice significato.
    - Ma Joseph, - disse Mary fingendo di arrossire - che cosa vi viene in
    mente?
    Il ragazzo  grasso,  riprendendo  a  poco  a  poco  la  sua  primitiva
    posizione,  rispose  con  un  grave  sospiro,  e  dopo  essere rimasto
    pensieroso per qualche istante,  bevve una  lunga  sorsata  di  birra.
    Compiuto  questo  gesto,  sospir  ancora  e si dedic intensamente al
    pasticcio.
    - Che graziosa signorina  Miss Emily!  - disse  Mary  dopo  un  lungo
    silenzio.
    Il  ragazzo grasso nel frattempo aveva finito il pasticcio.  Fiss gli
    occhi su Mary e rispose:
    - Ne conosco una migliore.
    - Davvero! - disse Mary.
    - S, davvero! - rispose il ragazzo grasso con insolita vivacit.
    - Come si chiama? - chiese Mary.
    - Voi, come vi chiamate?
    - Io Mary.
    - Lei anche - disse il ragazzo grasso.  -Voi siete lei.  - Il  ragazzo
    sogghign per aggiungere forza al complimento, e gir gli occhi in uno
    sguardo  tra guercio e strabico che nelle sue intenzioni doveva essere
    languido.
    - Non dovreste dirmi queste cose - disse Mary.  -  Non  parlavate  sul
    serio.
    - Ah no? - rispose il ragazzo grasso. - Voglio dirvi una cosa.
    - S?
    - Tornerete qui tutti i giorni?
    - No, - rispose Mary scuotendo la testa - riparto questa sera. Perch?
    -  Uh!  -  disse  il  ragazzo grasso con voce appassionata.  - Come ci
    saremmo divertiti a mangiare insieme, se foste rimasta!
    - Qualche volta,  forse,  potrei  venire  a  trovarvi,  -  disse  Mary
    spiegazzando  la  tovaglia  con falsa timidezza - se voi mi faceste un
    favore.
    Il ragazzo grasso gir lo sguardo dal  pasticcio  alla  bistecca,  con
    l'aria  di  chi pensa che un favore dev'essere connesso,  in un modo o
    nell'altro,  alla roba da mangiare;  poi tir fuori  una  delle  mezze
    corone e la guard nervosamente.
    - Non mi capite?  - disse Mary, gettando uno sguardo sornione alla sua
    faccia grassa.
    Lui guard ancora la mezza corona e disse in un sospiro: - No.
    - Le signore vorrebbero che non  diceste  nulla  al  vecchio  di  quel
    giovanotto che  stato su a trovarle; e anch'io ve lo chiedo.
    - Tutto qui? - disse il ragazzo grasso, evidentemente molto sollevato,
    rimettendosi in tasca la mezza corona. - Benissimo, non dir nulla.
    -  Vedete,  - disse Mary - Mister Snodgrass  molto innamorato di Miss
    Emily,  e Miss Emily  molto  innamorata  di  lui,  e  se  voi  gliene
    parlaste,  il  vecchio  vi  porterebbe via tutti in campagna,  lontano
    mille miglia, e non vedreste pi nessuno.
    - No no, non dir nulla - disse fieramente il ragazzo grasso.
    - Siete molto caro - disse  Mary.  -  Adesso    ora  che  vada  su  a
    preparare la mia padrona per il pranzo.
    - Restate ancora un po' - la preg il ragazzo grasso.
    - Non posso - rispose Mary. - Addio, per ora.
    Il  ragazzo grasso,  con giocosit elefantina,  allung le braccia per
    carpirle un bacio; ma non ci voleva una grande agilit per sfuggirgli,
    e la sua bella incantatrice era svanita prima che potesse richiuderle.
    Di conseguenza l'apatico giovanotto si  mangi  circa  una  libbra  di
    bistecca con espressione sentimentale, e cadde addormentato.
    C'erano  tante  cose  da  dire,  al  piano  di sopra,  e c'erano tanti
    progetti da fare,  di fuga e di matrimonio,  nel caso che  il  vecchio
    Wardle non si lasciasse commuovere,  che solo mezz'ora prima di pranzo
    Mister Snodgrass prese  finalmente  congedo.  Le  signore  corsero  in
    camera  di  Emily  a vestirsi,  e l'innamorato prese il suo cappello e
    usc dalla stanza.  Ma aveva appena passato la porta quando ud Wardle
    che  parlava  ad alta voce,  e sporgendosi dalla ringhiera lo vide che
    saliva le scale,  seguto da qualche altra persona.  Mister  Snodgrass
    non   conosceva  affatto  quell'albergo,   e  tutto  smarrito  rientr
    rapidamente nella stanza che aveva appena lasciato,  dalla quale pass
    in  un'altra camera pi interna (la camera da letto di Mister Wardle);
    stava chiudendo la porta piano  piano  quando  le  persone  che  aveva
    intravvisto entrarono in salotto.  Li riconobbe facilmente dalle voci:
    si trattava di Mister Wardle, Mister Pickwick, Mister Nathaniel Winkle
    e Mister Benjamin Allen.
    Per fortuna ho avuto la  presenza  di  spirito  di  evitarli,  pens
    Mister  Snodgrass  con  un  sorriso,  raggiungendo  in  punta di piedi
    un'altra porta accanto al letto anche questa d sul corridoio,  e io,
    tranquillo e sereno, me ne posso andar via. C'era solo un ostacolo al
    progetto  di  andarsene via tranquillo e sereno: la porta era chiusa e
    la chiave mancava.
    - Fateci assaggiare il vostro vino migliore,  questa volta - disse  il
    vecchio Wardle al cameriere fregandosi le mani.
    - Assaggerete il migliore di tutti, signore - rispose il cameriere.
    - Avvertite le signore che siamo qui.
    - S, signore.
    Devotamente,  ardentemente,  Mister Snodgrass si augur che le signore
    potessero venire avvertite che c'era anche  lui.  Prov  una  volta  a
    sussurrare:  cameriere!  attraverso  il  buco  della  serratura;  ma
    all'improvviso cap che a soccorrerlo  poteva  arrivare  qualcuno  ben
    diverso dal cameriere,  e si rese conto della forte rassomiglianza fra
    la sua situazione e quella in cui un altro signore era  stato  trovato
    recentemente in un albergo vicino (il resoconto delle cui disavventure
    era  apparso  in  un  trafiletto  di  cronaca  nera  sui  giornali del
    mattino);  e allora si sedette sopra un  valigia,  tremando  come  una
    foglia.
    -  Non  aspetteremo  Perker nemmeno un minuto - disse Wardle guardando
    l'orologio.  - E' sempre puntualissimo.  Sar  qui  in  tempo,  se  ha
    intenzione di venire, se no,  inutile aspettarlo. Oh, Arabella!
    -  Sorella  mia!  - esclam Mister Benjamin Allen,  stringendola in un
    romanticissimo abbraccio.
    - Oh,  Ben,  caro,  come puzzi di tabacco - disse  Arabella  piuttosto
    scossa da quest'espressione di affetto.
    - Davvero? - disse Mister Ben Allen. - Davvero, Bella? Gi, pu darsi.
    Poteva  darsi,  infatti,  poich  aveva  appena lasciato una piacevole
    riunione dedicata al fumo,  composta di dodici studenti di medicina in
    un salottino con un grande fuoco.
    -  Ma  sono  felice  di  vederti!  - disse Mister Ben Allen.  - Dio ti
    benedica, Bella!
    - Ecco,  - disse Arabella chinandosi  a  baciare  il  fratello  -  non
    abbracciarmi pi Ben, caro, perch mi metti tutta in disordine.
    A  questo punto della riconciliazione Mister Ben Allen permise ai suoi
    sentimenti, ai sigari e alla birra, di sopraffarlo,  e gir lo sguardo
    sugli astanti con gli occhiali appannati.
    - E a me, non si dice niente? - esclam Wardle con le braccia aperte.
    - Molto,  invece - bisbigli Arabella ricevendo l'affettuosa carezza e
    le congratulazioni del vecchio  signore.-  Siete  un  mostro  crudele,
    insensibile, duro di cuore!
    - E voi siete una piccola ribelle,  - rispose Wardle nello stesso tono
    di voce - e ho paura che dovr proibirvi di entrare in  casa  mia.  La
    gente come voi,  che si sposa a dispetto di tutti, non dovrebbe essere
    lasciata libera nella societ.  Ma  andiamo!  -  aggiunse  il  vecchio
    signore ad alta voce - ecco il pranzo;  voi starete vicina a me.  Joe,
    maledetto ragazzo, questa volta  sveglio!
    Con grande delusione del suo padrone, il ragazzo grasso era infatti in
    uno stato  di  singolare  vigilanza;  i  suoi  occhi  erano  aperti  e
    spalancati,  e  avevano  tutta l'aria di voler restare cos.  Nei suoi
    modi,  poi,  c'era una prontezza ugualmente inesplicabile;  ogni volta
    che  i  suoi  occhi  incontravano  quelli  di  Emily  o  di  Arabella,
    ridacchiava e sogghignava;  una volta Wardle avrebbe potuto giurare di
    avergli visto fare l'occhiolino.
    Questa  trasformazione nel comportamento del ragazzo grasso nasceva da
    un  accresciuto  senso  della  propria  importanza  e  dalla   dignit
    acquistata per il fatto che le signorine gli avevano accordato la loro
    fiducia;  e i risolini, i sogghigni, gli ammicchi esprimevano tutta la
    sua condiscendente conferma che sulla sua fedelt si  poteva  contare.
    Ma  poich questi segni erano fatti pi per risvegliare i sospetti che
    per allontanarli, ed erano piuttosto imbarazzanti, ogni tanto Arabella
    rispondeva aggrottando le ciglia o scuotendo la testa;  e  il  ragazzo
    grasso,  interpretando  questi  segni  come  avvertimenti  di stare in
    guardia,   cercava  di   dimostrare   che   aveva   capito   benissimo
    ridacchiando, sogghignando, e ammiccando con raddoppiata intensit.
    -  Joe,  -  disse  Mister Wardle dopo una vana ricerca in tutte le sue
    tasche - la mia tabacchiera  sul sof?
    - No, signore - rispose il ragazzo grasso.
    - Ah,  gi;  l'ho lasciata stamattina sul tavolo in camera mia - disse
    Wardle. - Fai un salto a prenderla.
    Il  ragazzo  grasso  and nella camera accanto,  e dopo essere rimasto
    assente per circa un minuto, ritorn con la tabacchiera e col viso pi
    pallido che mai abbia avuto un ragazzo di quelle dimensioni.
    - Che cos'ha questo ragazzo! - esclam Wardle.
    - Non ho niente - rispose Joe, agitatissimo.
    - Hai visto gli spiriti? - chiese il vecchio.
    - Magari li ha bevuti - aggiunse Ben Allen.
    - Credo che abbiate ragione! - sussurr Wardle attraverso la tavola. -
    Dev'essere certamente ubriaco.
    Ben Allen rispose che secondo lui  era  cos;  e  poich  quest'ultimo
    signore  aveva  una  vasta  esperienza in materia,  Wardle si conferm
    nell'impressione che gli  si  era  affacciata  pi  volte  alla  mente
    nell'ultima mezz'ora,  e concluse senz'altro che il ragazzo grasso era
    brillo.
    - Tenetelo d'occhio per qualche minuto -  mormor  Wardle.  -  Vedremo
    subito se  ubriaco o no.
    Lo  sfortunato  giovane aveva scambiato solo una dozzina di parole con
    Mister Snodgrass; questi lo aveva implorato di chiedere privatamente a
    un amico di liberarlo,  e poi l'aveva spinto fuori con la  tabacchiera
    per  paura  che  un'assenza  troppo  prolungata  potesse condurre alla
    scoperta del fatto. Il ragazzo grasso rest un momento a dibattere fra
    s la questione con aria stravolta, e poi lasci la stanza in cerca di
    Mary.
    Ma Mary era andata a casa dopo aver vestito  la  sua  padrona,  e  lui
    torn indietro pi stravolto di prima.
    Wardle e Mister Ben Allen si scambiarono occhiate.
    - Joe! - disse Wardle.
    - S, signore.
    - Perch sei uscito?
    Il  ragazzo grasso guard disperatamente in faccia tutti i commensali,
    e balbett che non lo sapeva.
    - Ah,  - disse Wardle - non  lo  sai?  Passa  il  formaggio  a  Mister
    Pickwick.
    Mister  Pickwick,  in  ottima  salute e di ottimo umore,  era stato un
    commensale simpaticissimo per tutto il pranzo,  e in quel momento  era
    impegnato  in  una  calorosa  discussione  con  Emily e Mister Winkle:
    chinava elegantemente  la  testa  nell'enfasi  del  discorso;  agitava
    graziosamente la mano sinistra per dare forza alle sue osservazioni, e
    risplendeva tutto di placidi sorrisi.  Prese un pezzo di formaggio dal
    piatto,  e stava per girarsi di nuovo e rimettersi a parlare quando il
    ragazzo  grasso,  curvandosi in modo da portare la testa al livello di
    quella di Mister Pickwick punt il pollice al di sopra della spalla  e
    fece  la  smorfia  pi  orrenda  e  repellente  che mai si vide in una
    pantomima
    - Perbacco! - disse Mister Pickwick sobbalzando. - Che razza... eh?  -
    si  ferm  perch  il ragazzo grasso si era tirato indietro ed era,  o
    pretendeva di essere, addormentato come un sasso.
    - Che succede? - chiese Wardle.
    - Questo  ragazzo    veramente  strano!  -  rispose  Mister  Pickwick
    guardando il giovane con un senso di disagio. - Vi sembrer esagerato,
    ma, parola d'onore, a volte temo che dia un poco i numeri.
    -  Oh!  Mister  Pickwick,  per  carit,  non  dite  una  cosa simile -
    esclamarono Emily e Arabella, tutte e due insieme.
    - Non ne sono sicuro, naturalmente,  - disse Mister Pickwick,  seguto
    in  un  profondo silenzio da sguardi di generale costernazione - ma il
    suo modo di comportarsi con me in questo  momento  era  davvero  molto
    preoccupante.  Ahi! - esclam Mister Pickwick con un grido, facendo un
    salto.  - Chiedo scusa,  signore,  ma in questo momento mi ha  ficcato
    qualcosa di appuntito nella gamba. Veramente, non  a posto.
    -  E'  ubriaco  -  rugg  il vecchio Wardle furiosamente.  - Sonate il
    campanello! Chiamate i camerieri,  ubriaco.
    - No!  - disse il ragazzo grasso gettandosi  in  ginocchio  mentre  il
    padrone lo prendeva per il colletto. - Non sono ubriaco.
    -  Peggio  ancora,  sei matto.  Chiama il cameriere - disse il vecchio
    signore.
    - Non sono matto,  ragiono - rispose il ragazzo grasso incominciando a
    piangere.
    -  Allora  perch  diavolo  ti metti a punzecchiare le gambe di Mister
    Pickwick? - chiese Wardle irritatissimo.
    - Non voleva guardarmi - rispose il ragazzo.  - E io dovevo dirgli una
    cosa.
    - Che cosa? - chiesero una mezza dozzina di voci tutte insieme.
    Il  ragazzo grasso boccheggi,  guardo la porta della camera da letto,
    ansim ancora, e si asciug due lacrime con le nocche dei due indici.
    - Che cosa gli devi dire? - chiese Wardle scuotendolo.
    - Un momento! - disse Mister Pickwick - permettete.  Che cosa volevate
    comunicarmi, mio povero ragazzo?
    - Debbo dirvelo in un orecchio - rispose il ragazzo grasso.
    -  Vorr  strapparvelo  con un morso,  immagino - disse Wardle.  - Non
    avvicinatelo;   pericoloso;  sonate il campanello e fatelo portare da
    basso.
    Mister  Winkle  afferr il cordone del campanello,  ma in quel momento
    stesso  si  ferm  nel  vedere   dipingersi   sui   volti   di   tutti
    un'espressione  di  stupore:  l'innamorato  prigioniero,  col volto in
    fiamme per la vergogna, usc improvvisamente dalla camera da letto,  e
    fece un inchino collettivo alla compagnia.
    -  Ehil!  -  esclam  Wardle lasciando andare il colletto del ragazzo
    grasso e facendo un passo indietro - che significa questo?
    - Sono rimasto nascosto nella camera accanto, signore, da quando siete
    tornato - spieg Mister Snodgrass.
    - Emily, bambina mia.  - disse Wardle con tono di rimprovero - odio la
    meschinit  e  l'inganno;  questo    ingiustificabile  e scorretto al
    massimo grado. Non me lo aspettavo da te, Emily, davvero!
    - Caro pap, - disse Emily - Arabella io sa... tutti lo sanno... anche
    Joe lo sa...  che io non ne sapevo  niente.  Augustus,  per  amor  del
    cielo, spiegatevi!
    Mister Snodgrass,  che aspettava solo l'occasione di parlare, raccont
    subito in che modo si era trovato in quella  situazione  imbarazzante;
    disse  che  solo  il timore di far nascere un contrasto in famiglia lo
    aveva indotto  a  evitare  Mister  Wardle,  quando  era  entrato;  che
    intendeva  semplicemente  uscire  da  un'altra porta,  ma,  trovandola
    chiusa a chiave, era stato costretto a fermarsi contro la sua volont.
    Era una situazione difficile,  quella in cui si trovava;  ma non se ne
    rammaricava  ugualmente,  perch  gli dava l'opportunit di dichiarare
    subito,  davanti ai loro amici comuni,  che amava la figlia di  Mister
    Wardle profondamente e sinceramente;  che era orgoglioso di poter dire
    che questo sentimento era  reciproco;  e  anche  se  mille  miglia  li
    avessero  separati,  o  fossero  stati  divisi  dalle  acque di oceani
    interi,  non avrebbe potuto dimenticare mai  pi  quei  giorni  felici
    quando per la prima volta... e cos via.
    Dopo  essersi espresso in questo modo,  Mister Snodgrass fece un altro
    inchino, guard la punta del suo cappello, e si avvi alla porta.
    - Un momento! - sbott Wardle.  - Si pu sapere,  per l'anima di tutti
    i...
    -  Vivi - sugger dolcemente Mister Pickwick,  per evitare qualcosa di
    peggio.
    - Be',  di tutti i vivi,  - disse Wardle accettando la sostituzione  -
    perch non potevate dirmi tutto fin dal principio?
    - O confidarvi con me? - aggiunse Mister Pickwick.
    -  Buoni,  buoni!  -  disse  Arabella  prendendo  le  difese di Mister
    Snodgrass. - A che serve adesso fare tutte queste domande, soprattutto
    quando gi sapete che il vostro cuore  vecchio  e  avido  pretende  un
    genero  pi  ricco,  e  siete inoltre cos violento e feroce che tutti
    hanno paura di voi,  tranne io.  Stringetegli la  mano  e  ordinategli
    qualcosa da mangiare,  per amor del cielo,  perch sembra che stia per
    morire di fame;  e fatevi portare subito il  vino,  vi  prego,  perch
    sarete   insopportabile   finch  non  ne  avrete  bevuto  almeno  due
    bottiglie.
    Il vecchio,  generoso signore tir l'orecchio ad  Arabella,  la  baci
    senza alcuno scrupolo,  baci sua figlia con grande affetto, e strinse
    calorosamente la mano a Mister Snodgrass.
    - In una cosa almeno ha  certamente  ragione:  -  disse,  ammansito  -
    ordinate  il  vino!  Il  vino  arriv,  e  nello stesso momento arriv
    Perker. Mister Snodgrass pranz in un tavolino a parte,  e quando ebbe
    finito avvicin la sedia a Emily, senza la minima opposizione da parte
    del vecchio.
    Fu  una  bellissima  serata.  Il  piccolo  Mister  Perker  super ogni
    aspettativa,  raccont molte storie da ridere,  e  cant  una  canzone
    seria che fece ridere la brigata quasi come i suoi aneddoti.  Arabella
    fu molto affascinante,  Mister Wardle molto gioviale,  Mister Pickwick
    molto  simpatico,  Mister  Ben  Allen molto chiassoso,  gli innamorati
    molto zitti, Mister Winkle molto comunicativo, e tutti molto felici.


    CAPITOLO 55.
    Mister Solomon Pell,  assistito da uno scelto comitato  di  cocchieri,
    sistema gli affari del vecchio Mister Weller.

    -  Samuel,  -  disse  Mister Weller avvicinandosi al figlio la mattina
    dopo i funerali - l'ho trovato, Sammy. Lo sapevo che era l.
    - Sapevi che cosa? e dove, l? - chiese Sam.
    - Il testamento della tua matrigna,  Sammy - rispose Mister Weller.  -
    In virt del quale dovremo fare quelle cose che ti ho detto ieri sera,
    a proposito di Tito Lidi.
    - Perch, lei non ti aveva detto dov'era? - chiese Sam.
    -  Neanche  per  sogno,  Sammy  -  rispose  Mister  Weller.  - Stavamo
    aggiustando i nostri piccoli dissidi, e io cercavo di farle coraggio e
    di tenerla allegra, e cos ho dimenticato di chiederglielo. Del resto,
    se me ne fossi ricordato non so come avrei fatto,  -  aggiunse  Mister
    Weller  -  perch  ci  vuole un bello stomaco,  Sammy,  a preoccuparsi
    dell'eredit di un malato,  mentre  sei  l  ad  assisterlo.  E'  come
    soccorrere  un  passeggero  che  sia  precipitato dall'imperiale della
    carrozza frugandogli nelle tasche mentre gli domandi  sospirando  come
    si  sente,  Sammy.  Con  questa spiegazione figurata del suo concetto,
    Mister Weller sfibbi il suo portafogli ed estrasse un sudicio  foglio
    di   carta  da  lettere  su  cui  erano  state  vergate  molte  parole
    appiccicate l'una all'altra in una notevole confusione.
    - Questo  il documento,  Sammy - disse Mister Weller.  - L'ho trovato
    nella piccola teiera nera sull'ultimo scaffale della credenza del bar.
    Ci  teneva le banconote prima di sposarsi,  Samuel.  L'ho vista pi di
    una volta togliere il coperchio per pagare un conto.  Povera creatura,
    avrebbe potuto riempire tutte le teiere della casa di testamenti senza
    nessun  sacrificio  personale,  perch  le usava ben poco negli ultimi
    tempi, tranne che nelle sere dedicate alla temperanza,  quando usavano
    il t come base per costruirci sopra coi liquori!
    - Che cosa dice? - chiese Sam.
    - Esattamente quello che ti ho detto,  ragazzo mio rispose il padre. -
    Duecento sterline in Tito Lidi Stato  al  mio  figliastro,  Samuel,  e
    tutto  il  resto  della mia propriet,  di ogni genere e forma,  a mio
    marito, Mister Tony Weller, che nomino mio solo esecutore.
    - Tutto qui? - disse Sam.
    - Tutto qui - rispose Mister Weller.  - E mi sembra tutto a posto  nel
    modo  pi  soddisfacente  per  te  e  per me,  che siamo le sole parti
    interessate,  e quindi possiamo buttare  questo  pezzo  di  carta  nel
    fuoco.
    -  Ma sei matto?  che cosa stai facendo?  - disse Sam strappandogli il
    foglio,   mentre  suo  padre  attizzava   innocentemente   il   fuoco,
    preparandosi   a   far   seguire   gli  atti  alle  parole  -  sei  un
    bell'esecutore, sei.
    - Perch  no?  -  chiese  Mister  Weller  con  uno  sguardo  severo  e
    l'attizzatoio in mano.
    -  Perch  no?!  -  esclam  Sam.  -  Perch  un testamento dev'essere
    dimostrato,  verificato,  giurato,  con  tutte  le  formalit  che  ci
    vogliono.
    - Dici sul serio? - disse Mister Weller posando l'attizzatoio.
    Sam   mise  il  testamento  in  una  tasca  che  abbotton  con  cura,
    significandogli con uno sguardo che diceva sul serio, e molto.
    - Allora ti dir io che cosa - disse  Mister  Weller  dopo  una  breve
    meditazione.  -  Qui ci vuole l'amico del Lord Cancelliere.  Pell deve
    darci uno sguardo,  Sammy.  E' l'uomo fatto apposta per una  questione
    legale complicata. Porteremo subito il testamento davanti al Tribunale
    per debitori, Samuel.
    -  Non  ho  mai  visto  un vecchio pasticcione come te!  - esclam Sam
    irritato.  - La  corte  criminale,  il  Tribunale  per  debitori,  gli
    "allib",  e ogni sorta di imbrogli che ti girano sempre per la testa!
    Faresti meglio a  metterti  il  pastrano  e  a  venire  in  citt  per
    occuparti  dell'affare,  invece di star qui a dettar legge su cose che
    non capisci.
    - Benissimo, Sammy,  - rispose Mister Weller - sono d'accordo su tutto
    quello  che  pu affrettare le cose,  Sammy.  Ma tieni a mente questo,
    ragazzo mio,  nessun altro che Pell...  nessun altro  che  Pell,  come
    consigliere legale.
    - E io non voglio nessun altro - rispose Sam. - Allora, andiamo?
    - Aspetta un momento, Sammy, - rispose Mister Weller che, dopo essersi
    messo  la sciarpa con l'aiuto di uno specchietto appeso alla finestra,
    stava ora cercando di entrare  nel  pastrano  a  prezzo  d'incredibili
    sforzi.  -  Aspetta un momento,  Sammy;  quando sarai vecchio come tuo
    padre,  non sar tanto facile metterti il panciotto come lo    adesso
    per te, ragazzo mio.
    -  Se  dovr  fare  tanta fatica,  non me lo metter per niente,  puoi
    scommetterci - rispose il figlio.
    - Lo dici adesso,  - disse Mister Weller con tutta la gravit dei suoi
    anni - ma ti accorgerai che pi diventi grasso, pi diventi saggio. Le
    dimensioni e la saggezza, Sammy, crescono sempre insieme.
    Nel  pronunciare  questa  massima  infallibile  (risultato  di  lunghe
    esperienze e  osservazioni  personali)  Mister  Weller  pervenne,  con
    un'abile  contorsione  del corpo,  a ottenere che l'ultimo bottone del
    pastrano adempisse al suo ufficio.  Fermatosi per  qualche  secondo  a
    riprendere  fiato,  spazzol  il  cappello  col  gomito  e si dichiar
    pronto.
    - Siccome quattro teste sono meglio di  due,  Sammy,  -  disse  Mister
    Weller mentre andavano sulla strada di Londra in calessino - e siccome
    tutta questa propriet  una grandissima tentazione per un legale,  ci
    porteremo un paio di amici miei,  che faranno presto  a  mettergli  le
    mani  addosso  se  far  qualcosa  di irregolare: due di quelli che ti
    hanno accompagnato alla Fleet, quella volta.  Sono i migliori giudici,
    -  aggiunse  Mister  Weller  a  mezza  voce - i migliori giudici di un
    cavallo che io abbia mai conosciuto.
    - E anche di un avvocato? - chiese Sam.
    - L'uomo che pu dare un giudizio preciso di un animale,  pu dare  un
    giudizio   preciso  di  qualsiasi  cosa  -  rispose  il  padre,   cos
    dogmaticamente che Sam non os controbattere l'affermazione.
    In base a questa notevole risoluzione,  i servizi  del  signore  dalla
    faccia  a  chiazze  e  di  due  altri grassissimi cocchieri (scelti da
    Mister Weller,  probabilmente,  a causa delle loro dimensioni e quindi
    della loro saggezza) furono richiesti;  e ottenuta la loro assistenza,
    la comitiva si diresse alla bettola di  Portugal  Street,  da  cui  fu
    inviato  un  messaggero  al  Tribunale  per  debitori l di fronte per
    chiedere a Mister Solomon Pell di venire immediatamente.
    Il messaggero fortunatamente trov Mister Solomon Pell  in  Tribunale,
    mentre  si  concedeva,  gli  affari  essendo in ribasso,  uno spuntino
    freddo con una fetta di pane biscottato e  una  salsiccia  affumicata.
    Non  appena il messaggio gli fu bisbigliato all'orecchio,  se li ficc
    in tasca insieme a vari documenti professionali, e attravers di corsa
    la strada cor tanta premura che raggiunse la sala comune prima che  il
    messaggero avesse lasciato il Tribunale.
    - Signori,  - disse Mister Pell toccandosi il cappello - servo vostro.
    Non lo dico per adularvi, signori,  ma non ci sono altri cinque uomini
    al mondo per i quali avrei lasciato il Tribunale, oggi.
    - Molto occupato, eh? - disse Sam.
    - Occupato? - rispose Pell. - Sono completamente sommerso, come soleva
    dirmi tante volte il mio amico,  il defunto Lord Cancelliere, signori,
    quando  usciva  dalla  Camera  dei  Lord  dopo   aver   ascoltato   le
    interpellanze.  Pover'uomo!  Era molto sensibile alla fatica, e quelle
    interpellanze lo stancavano in modo straordinario.  Veramente,  pi di
    una volta ho creduto che cedesse sotto il loro peso;  l'ho creduto sul
    serio.
    Qui Mister Pell scosse  la  testa  e  s'interruppe;  e  Mister  Weller
    senior,  dando  una  gomitata  al  suo  vicino  come per fargli notare
    quant'erano altolocate le amicizie  dell'avvocato,  gli  chiese  se  i
    gravi doveri in questione avessero prodotto qualche danno irreparabile
    all'organismo del suo nobile amico.
    - Non credo che abbia potuto rimettersi - rispose Pell.  - Anzi,  sono
    certo che non si riebbe mai. Pell, soleva dirmi spesso come diavolo
    possiate resistere al lavoro intellettuale che fate,   un mistero per
    me.  Be',  gli  rispondevo  io  stesso non so come faccio,  parola
    d'onore.  Pell, aggiungeva lui sospirando  e  guardandomi  con  una
    certa  invidia  (invidia  amichevole,  voi  capite,  signori,  invidia
    puramente amichevole: io non mi sono mai risentito) Pell,  siete  una
    meraviglia,  una  meraviglia  Ah!  Come vi sarebbe piaciuto se aveste
    potuto conoscerlo, signori. Portatemi tre pence di rum, cara.
    Rivolgendo queste ultime parole alla cameriera con tono di  rassegnato
    dolore,  Mister Pell sospir,  guard le sue scarpe e il soffitto;  ed
    essendo nel frattempo arrivato il rum lo bevve d'un fiato.
    - Comunque,  - disse Pell avvicinando una seggiola alla  tavola  -  un
    professionista  non ha il diritto di pensare alle sue amicizie private
    quando  richiesta la sua assistenza  legale.  A  proposito,  signori,
    dall'ultima volta che ci siamo visti qui,  abbiamo dovuto piangere una
    triste dipartita.
    Mister Pell tir  fuori  un  fazzoletto,  quando  giunse  alla  parola
    piangere, ma non lo us che per asciugarsi una piccola goccia di rum
    che gli era rimasta sul labbro superiore.
    - L'ho letto sull'Advertiser, Mister Weller - continu Pell. - Santo
    cielo,  appena  cinquantadue  anni!  Che disgrazia!  Chi l'avrebbe mai
    detto!
    Questi frutti di uno spirito meditativo erano rivolti  all'uomo  dalla
    faccia  chiazzata,  di cui Mister Pell aveva incontrato casualmente lo
    sguardo;  allora l'uomo dalla faccia a chiazze,  la  cui  comprensione
    delle  cose  in  generale  era piuttosto nebulosa,  si mosse a disagio
    sulla sedia,  ed espresse l'opinione che in effetti,  in questo genere
    di  cose non si poteva mai sapere quello che poteva succedere.  Questa
    osservazione,  contenendo uno di quei sottili princpi che  difficile
    attaccare con un ragionamento non fu contraddetta da nessuno.
    -  Ho  sentito  dire che era una donna straordinaria,  Mister Weller -
    disse Pell con aria pietosa.
    - S, signore, lo era - rispose il vecchio Mister Weller,  che pur non
    apprezzando  affatto questo modo di trattare l'argomento,  pensava che
    l'avvocato,  data la sua lunga intimit col defunto Lord  Cancelliere,
    doveva conoscere meglio di lui le regole della buona educazione. - Era
    una  donna straordinaria,  signore,  quando la conobbi.  A quel tempo,
    signore, era vedova.
    - Guarda,   strano - disse Pell,  guardandosi intorno con un  sorriso
    doloroso. - Anche la signora Pell era una vedova.
    - Veramente straordinario - disse l'uomo dalla faccia a chiazze.
    - S, una curiosa coincidenza - disse Pell.
    - Nienteaffatto! -osserv rudemente Mister Weller Senior. - Si sposano
    pi le vedove che le zitelle.
    -  Giustissimo,  giustissimo,  -  disse  Pell - avete proprio ragione,
    Mister Weller. La signora Pell era una donna molto elegante e compita;
    i suoi modi erano oggetto  di  universale  ammirazione  fra  i  nostri
    vicini.  Ero  orgoglioso di veder danzare quella donna: c'era qualcosa
    di cos fermo e dignitoso,  pur essendo naturale,  nei suoi movimenti.
    Il suo stile,  signori,  era la semplicit.  Eh,  gi!  Be',  insomma!
    Scusate la domanda,  Mister Samuel: - continu l'avvocato con voce pi
    bassa - era alta la vostra matrigna?
    - Non molto - rispose Sam.
    - La signora Pell era alta - disse Pell. - Una splendida donna, con un
    personale  aristocratico,  e un naso,  signori,  fatto per comandare e
    mettere soggezione.  Mi era molto attaccata...  molto...  e aveva  dei
    parenti,  non  per dire...  Il fratello di sua madre,  signori,  perse
    l'appalto per rifornire di materiale da cancelleria i  tribunali  solo
    perch gli mancavano ottocento sterline.
    -  Bene,  -  disse  Mister Weller,  che aveva incominciato a mostrarsi
    impaziente durante questo discorso - veniamo agli affari.
    Questa parola fu musica per gli orecchi di Pell. Si era chiesto fino a
    quel momento se ci fosse qualche affare per aria,  o  se  fosse  stato
    invitato  solamente  a bere un bicchiere di "brandy",  o un boccale di
    ponce, o qualcosa del genere, in omaggio alla sua professione,  ed ora
    il  dubbio  gli  veniva risolto senza nemmeno il bisogno di dimostrare
    eccessivo interesse.  Gli  occhi  gli  brillarono,  mentre  posava  il
    cappello sulla tavola e diceva:
    -  L'affare  riguarda  forse...?  C'  qualcuno  di questi signori che
    desidera adire il tribunale?  C' bisogno di un  arresto:  un  arresto
    amichevole pu sempre servire, lo sapete; siamo tutti amici qui, vero?
    -  Dammi  il  documento,  Sammy  -  disse  Mister Weller,  e ritir il
    testamento da suo figlio,  che sembrava divertirsi enormemente a  quel
    colloquio.  -  Ci  di cui abbiamo bisogno,  signore,   un'omologa di
    questo.
    - Omologazione, mio caro signore, omologazione - disse Pell.
    - Bene,  signore,  - rispose secco Mister Weller - se dico omologa  si
    capisce che  anche un'azione; se non capite quello che dico, signore,
    trover qualcun altro che mi capir meglio.
    - Non vi sarete mica offeso,  Mister Weller - disse Pell dolcemente. -
    Vedo che siete  l'esecutore  -  aggiunse  poi,  dando  un'occhiata  al
    foglio.
    - S signore - rispose Mister Weller.
    - Questi altri signori,  immagino,  saranno i legatari,  no?  - chiese
    Pell con un sorriso di congratulazione.
    - Sammy  un legatario - rispose Mister Weller.  - Gli  altri  signori
    sono miei amici, venuti solo per controllare che tutto vada bene; come
    fossero degli arbitri.
    -  Oh!  -  disse  Pell  -  benissimo.  Non  ho nulla in contrario,  vi
    assicuro.  Dovrete darmi un  acconto  di  cinque  sterline  prima  che
    incominci, ah! ah! ah!
    Poich  il  comitato  decise  che  le  cinque sterline potevano essere
    anticipate,  Mister Weller  tir  fuori  la  somma.  Segu  una  lunga
    discussione  su  niente  di particolare,  nel corso della quale Mister
    Pell  dimostr  con  piena  soddisfazione  degli  arbitri  che  se  la
    direzione  dell'affare  non  fosse  stata affidata a lui tutto sarebbe
    andato a rotoli per ragioni non chiaramente spiegate,  ma senza dubbio
    sufficienti.  Esaurito questo primo importantissimo punto, Mister Pell
    si ristor con tre bistecche e liquidi nutrienti e spiritosi,  a spese
    del patrimonio ereditario; poi andarono tutti a Doctors' Commons.
    Il giorno dopo ci fu un'altra visita a Doctors' Commons,  e un gran da
    fare con un testimonio  ubriaco,  di  professione  stalliere,  che  si
    rifiutava di giurare in altro modo che non fosse blasfemo,  con grande
    scandalo del procuratore e del sostituto.  La settimana dopo ci furono
    nuove  visite  a Doctors'Commons,  integrate da una visita all'Ufficio
    delle Imposte di Successione,  e si iniziarono le pratiche per  cedere
    la gestione dell'albergo,  ratificare il contratto,  portare a termine
    l'inventario,   andare  a  pranzo  e  a  cena,   fare   una   quantit
    straordinaria di altre cose utilissime e accumulare un'enorme quantit
    di  carte,  finch Mister Solomon Pell,  il ragazzo e perfino la borsa
    azzurra diventarono tutti e tre cos grossi che difficilmente qualcuno
    li avrebbe riconosciuti come lo  stesso  uomo,  ragazzo  e  borsa  che
    andavano a zonzo in Portugal Street pochi giorni prima.
    Espletate,  alla fine, tutte queste difficili procedure, fu fissato un
    giorno per la vendita e il trasferimento dei titoli,  e fu  deciso  di
    recarsi a questo scopo da Wilkins Flasher,  Esquire,  agente di Borsa,
    che stava  nei  dintorni  della  Banca  d'Inghilterra,  ed  era  stato
    raccomandato da Mister Solomon Pell per la bisogna.
    Era   una   specie   di  cerimonia,   e  le  parti  si  erano  vestite
    appropriatamente.  Gli stivali di  Mister  Weller  erano  lucidati  di
    fresco  e  il  suo  abbigliamento  mostrava  una cura particolare;  il
    signore dalla faccia a chiazze portava all'occhiello una  dalia  molto
    grande  e  con  molte  foglie;  e  i  suoi due amici avevano ornato le
    giacche con mazzolini di alloro e di altri sempreverdi.  Tutti  e  tre
    portavano  vestiti  rigorosamente  festivi:  in  altri termini,  erano
    abbottonati fino al mento e  indossavano  quanta  pi  roba  potevano,
    essendo  questa  l'idea  di  un  cocchiere di diligenza sugli abiti di
    gala, dal giorno in cui furono inventate le diligenze fino a oggi.
    Mister Pell li stava aspettando al solito posto,  e all'ora stabilita;
    anche  lui si era messo un paio di guanti e una camicia pulita,  molto
    sfrangiata al colletto e ai polsini per le frequenti lavature.
    - Un quarto alle due - disse Pell guardando l'orologio della  sala.  -
    Se  saremo  da  Mister  Flasher  alle due e un quarto,  spaccheremo il
    minuto.
    - Che ne direste di un goccio di  birra,  signori?  -  sugger  l'uomo
    dalla faccia a chiazze.
    - E una fettina di arrosto freddo - disse il secondo cocchiere.
    -  O  un'ostrica  -  aggiunse  il  terzo,  un signore dalla voce roca,
    sorretto da un paio di gambe polpacciute.
    - Mi associo!  - disse Pell.  - Bisogna festeggiare Mister Weller  che
    entra in possesso della sua propriet, non  vero? Ah! ah!
    -  Pienamente  d'accordo,  signori  - rispose Mister Weller.  - Sammy,
    suona il campanello.
    Sam lo fece;  birra,  arrosto freddo e ostriche furono  portati  senza
    indugio,  e  allo  spuntino  si  rese ampia giustizia.  E' odioso fare
    confronti in una cosa che  tutti  fecero  con  tanto  slancio,  ma  se
    qualcuno dimostr di avere una energia superiore a quella degli altri,
    fu il cocchiere dalla voce roca,  che consum un'intera pinta di aceto
    con le ostriche senza tradire la minima emozione.
    - Mister Pell, signore,  - disse il vecchio Mister Weller,  mescolando
    il  "brandy"  e  l'acqua nel bicchiere che era stato servito ad ognuno
    dei presenti quando i gusci delle ostriche erano stati portati via.  -
    Mister Pell,  signore, era mia intenzione fare un brindisi a Tito Lidi
    Stato in questa occasione, ma Samuel mi ha detto all'orecchio...
    Qui Mister Samuel Weller,  che si era  mangiato  le  sue  ostriche  in
    silenzio,  sorridendo  tranquillamente,  grid  ad  altissima  voce: -
    Attenzione! Attenzione!
    -...  mi ha detto all'orecchio - riprese il padre - che sarebbe  stato
    meglio  dedicare  questo  calice  a  voi,  per  augurarvi  successo  e
    prosperit,  e  ringraziarvi  per  il  modo  con  cui  avete  condotto
    quest'affare. Alla vostra salute, signore.
    Ma l'uomo dalla faccia chiazzata lo interruppe con improvvisa energia:
    - Alt, fermi tutti. E adesso, tutti insieme con me.
    Cos dicendo si alz in piedi, subito imitato dagli altri.
    Allora  quello  dalla  faccia  chiazzata  pass  lo sguardo su tutti i
    presenti e alz lentamente una mano;  e ognuno dei  presenti  compreso
    lui  dalla  faccia  chiazzata  prese un gran fiato e alz il bicchiere
    alle labbra. Un solo momento d'intervallo, poi il signore dalla faccia
    chiazzata riabbass la mano,  e ogni bicchiere fu  posato  sul  tavolo
    vuoto.
    E'  impossibile  descrivere  l'effetto  che  produsse  questa toccante
    cerimonia. Dignitosa, solenne,  e suggestiva a un tempo,  essa riuniva
    tutte le caratteristiche della grandiosit.
    -  Bene,  signori,  -  disse  Mister  Pell - per parte mia posso dirvi
    soltanto che questi segni di fiducia sono una gran  soddisfazione  per
    un professionista.  Non voglio dir nulla che possa sembrare egoistico,
    signori,  ma sono veramente felice,  nel vostro stesso interesse,  che
    siate  venuti  da  me: tutto qui.  Se vi foste rivolti a qualche basso
    rappresentante della nostra professione,  sono convintissimo,  e ve lo
    garantisco  senza  riserve,  che  vi  sareste trovati ben presto in un
    vicolo cieco.  Vorrei che vivesse ancora  il  mio  nobile  amico,  per
    fargli vedere come ho condotto questo caso.  Non lo dico per vantarmi,
    ma  credo...   be',   signori,   non  voglio  annoiarvi  con   questo.
    Generalmente  mi  si  trova qui,  signori,  ma se non sono qui,  n di
    fronte,  ecco qua il mio indirizzo.  Troverete le  mie  pretese  molto
    modeste e ragionevoli, bench nessuno curi pi di me i suoi clienti, a
    parte il fatto che,  della mia professione, penso di saperne qualcosa.
    Se avete occasione di  raccomandarmi  a  qualcuno  dei  vostri  amici,
    signori,  ve  ne  sar  molto  obbligato,  e  anche loro ve ne saranno
    riconoscenti quando mi avranno conosciuto.  Sono io  che  brindo  alla
    vostra salute, signori.
    Dopo avere espresso in questo modo i propri sentimenti, Mister Solomon
    Pell pos tre biglietti da visita davanti agli amici di Mister Weller,
    e  con  un'altra  occhiata  all'orologio disse che gli sembrava ora di
    andare. A questo suggerimento Mister Weller pag il conto e, usciti in
    strada, l'esecutore, il legatario,  l'avvocato e gli arbitri diressero
    i loro passi verso la City.
    L'ufficio  di Wilkins Flasher,  Esq.,  Agente di Cambio,  era al primo
    piano, di un cortile dietro la Banca d'Inghilterra; la casa di Wilkins
    Flasher,  Esq.,  era a Brixton,  Surrey;  il cavallo e il calessino di
    Wilkins  Flasher,  Esq.,  si  trovavano  in  una  pubblica rimessa dei
    dintorni;  il lacch di Wilkins Flasher,  Esq.,  era stato inviato nel
    West  End  a  consegnare  della  cacciagione;  l'impiegato  di Wilkins
    Flasher, Esq., era andato a pranzo; e perci Wilkins Flasher, Esq., in
    persona  grid:  Avanti!  quando  Mister  Pell  e  i  suoi  compagni
    bussarono alla porta dell'Agenzia.
    -  Buon  giorno - disse Pell inchinandosi ossequiosamente.  - Vorremmo
    fare una piccola operazione, se non vi dispiace.
    - Oh,  entrate,  prego - disse  Wilkins  Flasher,  Esq.  -  Sedete  un
    momento; sar subito da voi.
    - Grazie,  signore, - disse Pell - non c' fretta. Prendete una sedia,
    Mister Weller.
    Mister Weller prese una sedia,  Sam una cassapanca,  e gli arbitri  si
    sedettero dove poterono e si misero a guardare l'almanacco e uno o due
    fogli  attaccati  al  muro  con  la  ceralacca  sbarrando  gli occhi e
    dimostrando la stessa reverenza che viene tributata  alle  pi  nobili
    creazioni degli antichi maestri.
    -  No,  ci  scommetto mezza dozzina di bottiglie;  d'accordo?  - disse
    Wilkins Flasher,  Esq.,  riprendendo la conversazione  momentaneamente
    interrotta dall'ingresso di Mister Pell.
    Queste parole erano rivolte a un giovanotto molto elegante che portava
    il  cappello  inclinato  sulla  fedina  destra,  e,  stravaccato sulla
    scrivania, ammazzava le mosche con una riga. Wilkins Flasher, Esq., si
    teneva in bilico su due gambe di uno sgabello da  ufficio,  infilzando
    la  scatola  della ceralacca con un temperino che lasciava cadere ogni
    tanto con grande abilit proprio in mezzo a una piccola ostia rossa di
    ceralacca appiccicata sul coperchio.  Entrambi avevano panciotti molto
    aperti  e  colletti  con  risvolti  molto  accentuati,  stivali  molto
    leggeri, anelli molto pesanti,  orologi molto piccoli con catena molto
    grossa, calzoni di taglio perfetto e fazzoletti profumati.
    -  Non scommetto mai mezza dozzina - disse l'altro signore.  - Accetto
    una dozzina.
    - D'accordo, Simmery, d'accordo - disse Wilkins Flasher, Esq.
    - Vale anche se si ritira - precis l'altro.
    -Naturalmente - rispose Wilkins Flasher, Esq., che annot la scommessa
    in un taccuino con un lapis d'oro,  mentre l'altro signore  faceva  lo
    stesso su un altro taccuino con un altro lapis d'oro.
    -  Ho  visto che c' un annuncio stamattina su Boffer,  - disse Mister
    Simmery. - Poveretto, l'hanno espulso dalla Borsa!
    - Scommetto dieci ghinee contro cinque che si taglia la gola  -  disse
    Wilkins Flasher, Esq.
    - Accetto - rispose Mister Simmery.
    - Un momento!  precisiamo - disse Wilkins Flasher, Esq., pensosamente.
    - Potrebbe anche impiccarsi.
    - Benissimo - rispose Mister  Simmery  estraendo  di  nuovo  il  lapis
    d'oro.  - Non vi farei obbiezioni,  in questo caso. Diciamo, si toglie
    di mezzo.
    - Insomma, si ammazza - disse Wilkins Flasher, Esq.
    - Perfetto - rispose Simmery prendendo nota.  - Flasher,  dieci ghinee
    contro cinque, Boffer si ammazza. Fra quanto tempo?
    - Quindici giorni? - sugger Wilkins Flasher, Esq.
    -  Eh,  no,  accidenti!  -  rispose  Simmery  fermandosi  un istante a
    schiacciare una mosca con la riga. - Diciamo una settimana.
    - Dividiamo in due la differenza - disse Wilkins  Flasher,  Esq.  -  e
    facciamo dieci giorni.
    - Bene, dieci giorni - rispose Mister Simmery.
    Cos  nei  taccuini fu segnato che Boffer doveva uccidersi entro dieci
    giorni, altrimenti Wilkins Flasher. Esq., avrebbe dovuto dare a Mister
    Frank Simmery la somma di dieci ghinee;  mentre  se  Boffer  si  fosse
    ucciso  effettivamente  entro  questo  termine,  Frank  Simmery doveva
    pagare a Wilkins Flasher Esq., solo cinque ghinee.
    - Mi dispiace molto che sia fallito - disse Wilkins  Flasher,  Esq.  -
    Straordinari i pranzi che dava.
    -  Finissimo  il  Porto  che  aveva  -  osserv Mister Simmery.  - Noi
    mandiamo il nostro maggiordomo domani all'asta perch prenda un po' di
    quelle bottiglie di sessantaquattro anni.
    - Ma non vi sfugge niente! - disse Wilkins Flasher Esq. - Anche il mio
    ci va. Cinque ghinee che il mio batte il vostro?
    - D'accordo.
    Un altro appunto fu preso  sui  taccuini  coi  lapis  d'oro  e  Mister
    Simmery, avendo nel frattempo ucciso tutte le mosche e accettato tutte
    le scommesse,  usc dirigendosi a gran passi verso la Borsa per vedere
    come andavano le cose.
    Wilkins Flasher,  Esq.,  ora accondiscese a ricevere le istruzione  di
    Mister  Solomon  Pell,  e  dopo  aver riempito alcuni moduli stampati,
    preg la compagnia di seguirlo  alla  Banca,  e  cos  fecero:  Mister
    Weller e i suoi tre amici spalancando gli occhi con illimitato stupore
    a tutto quello che vedevano, e Sam affrontando ogni cosa con una calma
    che nulla poteva turbare.
    Attraversato  un  cortile tutto movimento e frastuono,  e oltrepassata
    una  coppia  di  portieri  la  cui  livrea   sembrava   studiata   per
    armonizzarsi  con una pompa antincendio rossa che si trovava confinata
    in un angolo,  entrarono nell'ufficio in cui  l'affare  doveva  essere
    sbrigato,  e  dove  Pell e Flasher li lasciarono per qualche minuto ad
    aspettare, mentre loro salivano all'Ufficio Testamenti.
    - Che posto  questo?  - sussurr il signore dalla faccia chiazzata al
    vecchio Mister Weller.
    -   L'ufficio   della   Rendita   Consolidata  -  rispose  l'esecutore
    testamentario in un bisbiglio.
    - Chi sono quei signori seduti dietro ai banchi? - chiese il cocchiere
    dalla voce roca.
    - Consolidati,  immagino - rispose Mister Weller.  - Non sono  loro  i
    Consolidati, Samuel?
    - Ehi,  non crederai che i Consolidati siano vivi, no? - disse Sam con
    una certa aria di superiorit.
    - Che ne so io?  - ribatt Mister Weller.  - Mi sembrava che fosse  un
    nome adatto. Chi sono, allora, quelli l?
    - Impiegati - rispose Sam.
    - E perch mangiano tutti panini col prosciutto? - chiese suo padre.
    -  Saranno obbligati a farlo,  m'immagino,  - rispose Sam - far parte
    del sistema; non fanno altro tutto il giorno, qui!
    Mister Weller e i suoi amici stavano appena per mettersi a  riflettere
    su questo strano regolamento connesso col sistema monetario del Paese,
    quando  furono  raggiunti da Pell e da Wilkins Flasher,  Esq.,  che li
    condussero lungo il banco,  in un punto dove c'era un pezzo di lavagna
    rotondo con una grande W in mezzo.
    -  E  questo  che  cosa  sarebbe?  -  chiese  Mister  Weller attirando
    l'attenzione di Pell sulla targa in questione.
    - La prima lettera del cognome della defunta - rispose Pell.
    - Dico!  - disse  Mister  Weller  rivolgendosi  agli  arbitri.  -  C'
    qualcosa che non va in questo affare. Il nostro nome incomincia per V:
    questo  sbagliato.
    Gli  arbitri  espressero immediatamente la ferma opinione che l'affare
    non poteva svolgersi  legalmente  sotto  la  lettera  W,  ed    molto
    probabile  che  si  sarebbero arenati l per un giorno intero,  se non
    fosse stato per il pronto, bench a prima vista scorretto,  intervento
    di Sam,  che afferr suo padre per le falde della giacca,  lo trascin
    al banco e ve lo tenne inchiodato finch non ebbe messo la  sua  firma
    su un paio di documenti;  il che, data l'abitudine di Mister Weller di
    scrivere in stampatello,  era un lavoro  cos  faticoso  e  lungo  che
    l'impiegato  che  sedeva al banco in quel punto pel e mangi tre mele
    durante l'operazione.
    Poich il vecchio Mister Weller insisteva nel voler vendere subito  la
    sua parte, passarono dalla Banca ai cancelli della Borsa, dove Wilkins
    Flasher,  Esq.,  dopo  breve  assenza,  torn con un assegno su Smith,
    Payne e Smith per cinquecentotrenta  sterline,  somma  di  denaro  che
    spettava a Mister Weller,  secondo il prezzo di mercato del giorno, in
    cambio dei risparmi della seconda signora Weller investiti  in  titoli
    di Stato.  Le duecento sterline di Sam furono trasferite a suo nome, e
    Wilkins Flasher, Esq., ricevuto il suo onorario per l'opera svolta, si
    lasci cadere il denaro in tasca e ritorn pigramente in ufficio.
    Dapprima Mister Weller voleva a tutti i costi  cambiare  l'assegno  in
    sovrane  d'oro;  ma  quando  gli arbitri gli fecero osservare che,  in
    questo caso,  doveva affrontare la  spesa  di  un  piccolo  sacco  per
    portarsele a casa, accett di ricevere la somma in biglietti di cinque
    sterline.
    - Mio figlio,  - disse Mister Weller mentre uscivano dalla Banca - mio
    figlio e io abbiamo un impegno molto importante nel pomeriggio; perci
    vorrei sistemare subito questa faccenda,  e quindi andiamo  subito  da
    qualche parte dove poter fare i conti.
    Una stanza tranquilla fu subito trovata,  e i conti furono mostrati ed
    esaminati. La parcella di Mister Pell sub uno sconto da parte di Sam,
    e alcune altre voci  furono  cancellate  dagli  arbitri;  ma,  sebbene
    Mister  Pell  dichiarasse  con  molte  solenni assicurazioni che erano
    stati troppo severi con lui, quello fu di gran lunga il miglior affare
    legale che avesse mai avuto, e gli diede da mangiare,  da dormire e da
    lavarsi la faccia per sei mesi.
    Gli arbitri,  dopo un altro bicchierino,  si strinsero le mani e se ne
    andarono,  dovendo quella sera stessa condurre le loro  vetture  fuori
    Londra.  Mister  Solomon  Pell,  vedendo  che non c'era nient'altro in
    vista quanto al mangiare e al bere, si conged amichevolmente, e Sam e
    suo padre furono lasciati soli.
    -  Ecco  fatto!   -  disse  Mister  Weller  cacciandosi  in  tasca  il
    portafoglio.  -  Comprese le cambiali per la cessione dell'albergo,  e
    tutto il resto, ci sono millecentottanta sterline qui. Adesso, Samuel,
    ragazzo  mio,   volta  le  teste  dei  cavalli  verso  il  Giorgio  e
    Avvoltoio.




















    CAPITOLO 56.
    Si tiene un'importante conferenza fra Mister Pickwick e Samuel Weller,
    alla presenza del padre di quest'ultimo. - Un vecchio signore in abito
    color tabacco arriva inaspettato.

    Mister Pickwick sedeva da solo,  riflettendo su varie cose, e pensando
    fra l'altro al modo migliore per aiutare la  giovane  coppia,  la  cui
    precaria situazione lo addolorava e lo teneva sempre in ansia,  quando
    Mary entr con passo leggero nella stanza, e avvicinandosi alla tavola
    disse, con voce un po' affannata:
    - Oh,  scusate,  signore,  Samuel  al piano di sotto e chiede se  suo
    padre pu vedervi.
    - Certamente - rispose Mister Pickwick.
    - Grazie, signore - disse Mary avviandosi nuovamente alla porta.
    - E' molto che Sam  qui? - chiese Mister Pickwick.
    - Oh,  no, signore! - rispose Mary premurosamente - E' appena tornato.
    Dice che non vi chieder altri permessi.
    Forse Mary si avvide di aver dato quest'ultima notizia con pi  calore
    di  quanto  non  sembrava strettamente necessario,  o forse osserv il
    sorriso bonario con cui  Mister  Pickwick  la  guardava,  quando  ebbe
    finito di parlare.  Certo  che abbass la testa ad esaminare l'angolo
    di un graziosissimo  grembiulino  con  molta  maggiore  attenzione  di
    quanto non comportassero i bisogni del momento.
    -  Ad  ogni  modo,  ditegli che possono venir su subito - disse Mister
    Pickwick.
    Mary parve molto sollevata e  corse  via  col  suo  messaggio.  Mister
    Pickwick  fece  due  o tre giri su e gi per la stanza,  fregandosi il
    mento con la mano sinistra e tutto immerso nei suoi pensieri.
    - Bene, bene, - disse Mister Pickwick alla fine,  con voce dolce ma un
    po'  malinconica  -  il modo migliore con cui posso ricompensarlo per
    il suo attaccamento e la sua fedelt;  e allora,  in nome  del  cielo,
    cos sia.  E' destino di un vecchio solitario che le persone intorno a
    lui si creino altri affetti diversi, e che lo lascino.  Non ho diritto
    di aspettarmi che non debba succedere lo stesso anche a me.  No, no, -
    aggiunse  Mister  Pickwick  pi  lietamente  -   sarebbe   egoismo   e
    ingratitudine.  Dovrei sentirmi felice per questa bellissima occasione
    di provvedere a lui. E lo sono. Certo che lo sono.
    Mister Pickwick era cos assorto in  queste  riflessioni  che  bisogn
    bussare  alla  porta  tre  o quattro volte prima che se ne accorgesse.
    Sedutosi in fretta,  e ripreso il suo solito aspetto bonario,  rispose
    che venissero avanti, e Sam Weller entr, seguto dal padre.
    - Lieto che siate tornato,  Sam - disse Mister Pickwick. - Come state,
    Mister Weller?
    - Non mi posso lamentare, grazie,  - rispose il vedovo - spero che voi
    stiate bene, signore.
    - Benissimo, grazie - rispose Mister Pickwick.
    - Vorrei scambiare due parole con voi,  signore, - disse Mister Weller
    - se poteste dedicarmi cinque minuti del vostro tempo.
    - Certo - rispose Mister Pickwick.  - Sam,  date una  sedia  a  vostro
    padre.
    -  Grazie,  Samuel,  l'ho  gi  presa - disse Mister Weller portandone
    avanti una mentre parlava. - E' stata una bellissima giornata, signore
    - aggiunse il vecchio posando il cappello sul pavimento e sedendosi.
    - S,  veramente,  - rispose Mister Pickwick - molto  bella,  data  la
    stagione.
    -  Data  la  stagione,   la pi bella che abbia mai visto.  signore -
    rispose Mister Weller. Qui il vecchio fu preso da un violento convulso
    di tosse,  alla fine del quale si mise a far cenni con  la  testa,  ad
    ammiccare, e a compiere diversi altri gesti minacciosi e supplichevoli
    indirizzati  a suo figlio,  che Sam Weller si rifiut ostinatamente di
    accogliere.
    Mister Pickwick,  accorgendosi che il vecchio si trovava in imbarazzo,
    fece finta di essere occupato a tagliare le pagine di un libro che gli
    stava  vicino e aspett pazientemente che Mister Weller arrivasse allo
    scopo della sua visita.
    - Non ho mai visto un ragazzo  dispettoso  come  te,  Sammy,  -  disse
    Mister Weller guardando sdegnato il figlio - mai, da quando sono nato!
    - Che cosa vi fa, Mister Weller?- chiese Mister Pickwick.
    -  Non vuole incominciare,  signore - rispose Mister Weller.  - Sa che
    non sono capace di esprimermi quando c' qualcosa di speciale da dire,
    eppure se ne sta l a guardarmi seduto qui mentre  vi  faccio  perdere
    del  tempo  prezioso e do spettacolo,  invece di aiutarmi con una sola
    parola.  Non  una condotta da figlio,  Samuel,  - disse Mister Weller
    asciugandosi la fronte - tutto al contrario.
    - Hai detto che volevi parlare tu,  - rispose Sam - come potevo sapere
    che ti saresti arenato fin dal principio?
    - Potevi ben accorgerti che non  riuscivo  a  partire  -  rispose  suo
    padre.  -  Sono  dalla parte sbagliata della strada e sto per sbattere
    contro una staccionata, e non c' niente che mi vada bene,  eppure non
    allunghi una mano per aiutarmi. Mi vergogno di te, Samuel.
    -  Il  fatto  ,  signore,  -  disse Sam con un lieve inchino - che il
    principale, qui, ha ritirato il suo denaro.
    - Benissimo, Samuel, benissimo - disse Mister Weller approvando con la
    testa con aria  soddisfatta.  -  Non  volevo  trattarti  male,  Sammy.
    Benissimo.  Questo  il modo di incominciare.  Venire subito al punto.
    Va proprio bene, Samuel.
    Mister Weller,  al culmine del compiacimento,  annu uno straordinario
    numero di volte, e aspett con espressione attenta che Sam riprendesse
    a parlare.
    - Potete sedervi, Sam - disse Mister Pickwick, rendendosi conto che il
    colloquio sarebbe stato probabilmente assai pi lungo di quanto non si
    era aspettato.
    Sam  si  inchin  di  nuovo e sedette;  e continu mentre suo padre si
    guardava intorno:
    - Il principale, signore, ha ritirato cinquecentotrenta sterline.
    - Rendita consolidata  -  intervenne  Mister  Weller  senior  in  tono
    minore.
    -  Non  ha  importanza se sia rendita consolidata o no,  - disse Sam -
    cinquecentotrenta sterline  la somma, vero?
    - Benissimo,  Samuel - rispose Mister Weller.  -  A  questa  somma  ha
    aggiunto quella per l'albergo...
    -  Gestione,  avviamento,  scorte,  e  accessori  -  intervenne Mister
    Weller.
    - E tra  questa  somma  -  continu  Sam-  e  quella  di  prima,  sono
    millecentottanta sterline.
    - Davvero?  - disse Mister Pickwick. - Sono molto contento di saperlo!
    Mi congratulo con voi, Mister Weller, per aver realizzato tanto.
    - Un momento, signore! - disse Mister Weller,  alzando una mano con un
    gesto di deprecazione. -Va avanti, Samuel.
    -  Questo  denaro  -  disse  Sam  con  una  lieve  incertezza  - a lui
    piacerebbe metterlo da qualche parte dove stia al sicuro, e piacerebbe
    molto anche a me, perch se lo tiene lui, lo imprester a qualcuno,  o
    lo  investir per comprare dei cavalli,  o gli cascher il portafoglio
    di tasca, o trover qualche altro modo di fare la figura di una mummia
    egiziana.
    - Benissimo, Samuel! - osserv Mister Weller con aria cos compiaciuta
    come se Sam stesse facendo il pi alto elogio  della  sua  prudenza  e
    preveggenza. - Benissimo.
    -  Per  cui,  -  continu  Sam  tirando  nervosamente la falda del suo
    cappello - per cui ha ritirato tutto oggi,  ed  venuto qui con  me  a
    dirvi, cio a offrirvi, o in altre parole a...
    -... a dirvi questo: - disse il vecchio Mister Weller con impazienza -
    che  a  me  quel  denaro  non  serve.  Sto  per  rimettermi  a guidare
    regolarmente una diligenza,  e non so dove tenerlo,  a  meno  che  non
    paghi  un  postiglione  per  fargli la guardia,  o non lo metta in una
    delle  tasche  della  carrozza,  che  sarebbe  una  tentazione  per  i
    viaggiatori  all'interno.  Se  voleste custodirmelo voi,  signore,  vi
    sarei molto grato. Forse, - disse Mister Weller avvicinandosi a Mister
    Pickwick e sussurrandogli all'orecchio - forse  potr  anche  servirvi
    per le spese di quella vostra condanna.  Io dico solo questo: tenetelo
    voi finch non ve lo chieda di  nuovo.  -  Con  queste  parole  Mister
    Weller mise il portafoglio nelle mani di Mister Pickwick,  raccolse il
    cappello e corse  fuori  dalla  stanza  con  una  velocit  del  tutto
    imprevedibile in un individuo cos corpulento.
    -  Fermatelo,   Sam,  -  esclam  Mister  Pickwick,  imperiosamente  -
    raggiungetelo,  portatelo indietro  subito!  Mister  Weller...  qua...
    tornate!
    Sam cap che l'ordine del suo padrone non era di quelli che si possono
    disobbedire;  e prendendo suo padre per un braccio mentre gi scendeva
    le scale, lo trascin indietro a viva forza.
    - Mio buon amico,  - disse Mister Pickwick prendendo il vecchio per la
    mano - la vostra onesta fiducia mi confonde.
    -  Non  mi  sembra  che debba succedervi niente del genere,  signore -
    rispose ostinatamente Mister Weller.
    - Vi assicuro,  mio buon amico,  che ho pi denaro di quanto possa mai
    aver bisogno di usare; molto pi di quanto un uomo della mia et possa
    aver tempo di spendere - disse Mister Pickwick.
    -  Nessuno  sa quanto pu spendere,  finch non prova - osserv Mister
    Weller.
    - Forse - rispose Mister Pickwick.  - Ma poich non ho  intenzione  di
    fare  alcun  esperimento  del  genere,  non   probabile che arrivi ad
    averne necessit.  Debbo pregarvi  di  riprendere  il  vostro  denaro,
    Mister Weller.
    - Benissimo - disse Mister Weller con aria sconsolata. - Tienlo bene a
    mente,  Sammy.  Con  questa  mia  propriet  far  un gesto disperato:
    disperato!
    - Meglio di no - rispose Sam.
    Mister Weller riflett brevemente,  e poi,  abbottonandosi il pastrano
    con grande decisione, disse:
    - Mi prender un casello del dazio.
    - Cosa? - esclam Sam.
    -  Un  casello del dazio - rispose Mister Weller coi denti serrati.  -
    Far il daziere.  Puoi dire addio a tuo padre,  Samuel.  Dedicher  il
    resto dei miei giorni a un casello del dazio.
    Questa minaccia era cos paurosa, e Mister Weller sembrava cos deciso
    a metterla in esecuzione, e cos profondamente mortificato del rifiuto
    di Mister Pickwick, che questi, dopo una breve riflessione, disse:
    - Va bene,  va bene,  Mister Weller,  vi terr il denaro.  Potr forse
    farlo fruttare pi di quanto non possiate voi.
    - Ecco, cos si dice, ma certo, - disse Mister Weller illuminandosi. -
    Si capisce che voi potete farlo, signore.
    - Non parliamone pi - disse Mister Pickwick  chiudendo  a  chiave  il
    portafoglio nella sua scrivania. - Vi sono sinceramente obbligato, mio
    buon  amico.  Adesso  sedetevi  ancora.  Ho  bisogno  di  chiedervi un
    consiglio.
    La risata interiore che nasceva  dal  trionfante  successo  della  sua
    visita,  e che aveva messo in convulsioni non solo la faccia di Mister
    Weller,  ma le sue braccia,  le gambe e tutto il corpo,  mentre il suo
    portafoglio  veniva  rinchiuso  nella  scrivania,  fu  improvvisamente
    sostituita dalla pi  dignitosa  gravit,  non  appena  queste  parole
    furono pronunciate.
    - Sam, per piacere, uscite un momento - disse Mister Pickwick.
    Sam si ritir immediatamente.
    Mister  Weller  prese  un'aria terribilmente seria e stupefatta quando
    Mister Pickwick apr il discorso dicendo:
    - Voi non siete un difensore del matrimonio, vero, Mister Weller?
    Mister Weller scosse la testa.  Non riusciva assolutamente a  parlare:
    il  vago sospetto che qualche malvagia vedova avesse realizzato i suoi
    piani ai danni di Mister Pickwick gli strozzava le parole in gola.
    - Avete visto per caso una ragazza al piano  di  sotto,  quando  siete
    entrato poco fa con vostro figlio? - chiese Mister Pickwick.
    - S. Ho visto una ragazza - rispose brevemente Mister Weller.
    - Allora,  che ne pensate? Francamente, Mister Weller, che impressione
    vi ha fatto?
    - Mi  sembrato che fosse grassottella e  ben  fatta  -  disse  Mister
    Weller con aria critica.
    - E' cos, - disse Mister Pickwick -  proprio cos. E che impressione
    vi ha fatto il suo modo di fare, da quel poco che avete visto?
    -  Molto  simpatico  -  rispose  Mister  Weller.  -  Molto simpatico e
    conforme.
    Il preciso significato che Mister  Weller  attribuiva  a  quest'ultimo
    aggettivo non  chiaro;  ma risult evidente dal tono con cui lo usava
    che aveva un senso favorevole,  e Mister Pickwick  ne  fu  soddisfatto
    come se avesse capito tutto.
    -  Ho  un  grande  interesse  per  lei,  Mister  Weller - disse Mister
    Pickwick.
    Mister Weller toss.
    - Voglio dire un interesse che le vada tutto bene  -  continu  Mister
    Pickwick. - Un desiderio di vederla ben sistemata e felice. Mi capite?
    - Chiarissimo - rispose Mister Weller che non ci capiva ancora nulla.
    -  Questa  giovane  -  disse  Mister Pickwick -  affezionata a vostro
    figlio.
    - A Samuel Weller? - esclam il padre.
    - S - disse Mister Pickwick.
    - E' naturale,  - disse Mister Weller dopo aver considerato la cosa  -
    naturale, ma piuttosto preoccupante. Sammy deve stare attento.
    - Che intendete dire? - chiese Mister Pickwick.
    -  Molto  attento  a non dirle nulla - rispose Mister Weller.  - Molto
    attento a non lasciarsi portare innocentemente  a  dire  qualcosa  che
    possa portarlo in prigione per rottura di promessa di matrimonio.  Non
    si pu mai star tranquilli con  loro,  Mister  Pickwick,  se  soltanto
    hanno fatto dei progetti su di voi;  non si sa da che parte prenderle;
    e mentre voi ci pensate sopra,  loro prendono voi.  La prima volta che
    mi sono sposato, signore,  successo cos, e Sammy  la conseguenza di
    quella manovra.
    -  Non mi avete molto incoraggiato a concludere il discorso che volevo
    farvi,  - osserv Mister Pickwick -  ma  sar  meglio  che  lo  faccia
    subito.  Non  solo  questa  giovane vuol bene a vostro figlio,  Mister
    Weller, ma vostro figlio vuol bene a lei.
    - Ah, - disse Mister Weller - bella notizia,  questa,  per le orecchie
    di un padre, bella davvero!
    - Li ho osservati in diverse occasioni,  - disse Mister Pickwick senza
    commentare l'ultima osservazione di Mister Weller - e non ho pi dubbi
    in  proposito.  Nel  caso  che  io  desiderassi  dar  loro  una  buona
    sistemazione  come  marito  e  moglie  in  qualche piccolo commercio o
    attivit dalla quale possano sperare di ottenere  una  vita  decorosa,
    voi cosa ne direste, Mister Weller?
    In  un primo momento Mister Weller fece molte smorfie nel ricevere una
    proposta che contemplava il matrimonio di qualcuno  che  gli  stava  a
    cuore;  ma,  quando  Mister  Pickwick  lo  fece  ragionare sulla cosa,
    sottolineando particolarmente il fatto che Mary non  era  una  vedova,
    divenne a poco a poco pi trattabile. Mister Pickwick aveva una grande
    influenza su di lui, e l'aspetto di Mary lo aveva molto colpito: anzi,
    le  aveva  gi  rivolto  molte strizzatine d'occhi assai poco paterne.
    Alla fine disse che non toccava a lui opporsi ai  desideri  di  Mister
    Pickwick,  e  che  sarebbe  stato  felicissimo  di  rimettersi  al suo
    consiglio.  Allora Mister Pickwick lo prese allegramente in parola,  e
    richiam Sam nella stanza:
    -  Sam,  - disse Mister Pickwick raschiandosi la gola - vostro padre e
    io siamo rimasti un po' a parlare di voi.
    - Di te, Samuel - disse Mister Weller con tono di protezione.
    - Non sono cos cieco,  Sam,  da non essermi accorto da un pezzo che i
    vostri  sentimenti  verso  la  cameriera  della  signora  Winkle  sono
    qualcosa di pi che semplice amicizia - disse Mister Pickwick.
    - Senti bene, Samuel? - disse Mister Weller con lo stesso tono solenne
    di prima.
    - Spero, signore,  - disse Sam rivolgendosi al suo padrone - spero che
    non  ci  sia  niente di male se un giovanotto sta dietro a una ragazza
    che  innegabilmente graziosa e perbene.
    - No, certo - disse Mister Pickwick.
    -  No,   assolutamente  -  accondiscese  Mister  Weller,   affabile  e
    autorevole a un tempo.
    -  Non  penso  affatto che ci sia qualcosa di male in un comportamento
    cos naturale.  - rispose Mister Pickwick  -  anzi,    mio  desiderio
    aiutare  e  assecondare  i vostri desideri,  in questo caso.  A questo
    scopo ho avuto un piccolo scambio di idee con vostro padre;  e  poich
    anche lui  della mia opinione...
    -  Dato  che  non si tratta di una vedova - interruppe Mister Weller a
    titolo di spiegazione.
    - Dato che non si tratta  di  una  vedova,  -  disse  Mister  Pickwick
    sorridendo  - desidero liberarvi dai vincoli che vi sono imposti dalla
    vostra attuale condizione,  e  dimostrarvi  quanto  ho  apprezzato  la
    vostra  fedelt  e le vostre numerose ed eccellenti qualit mettendovi
    in condizione di sposare subito la ragazza e di mantenere voi stesso e
    la vostra famiglia con un lavoro indipendente. Sar orgoglioso,  Sam -
    disse Mister Pickwick, la cui voce aveva tremato per un attimo, ma che
    ora  riprendeva il suo solito tono - orgoglioso e felice di fare delle
    vostre prospettive future la mia particolare e gradita occupazione.
    Segu un breve, profondo silenzio, poi Sam disse,  con una strana voce
    bassa e roca, ma con fermezza:
    -  Vi sono molto obbligato per la vostra bont,  signore,  che  degna
    soltanto di voi; ma questo non si pu fare.
    - Non si pu fare? - esclam Mister Pickwick stupefatto.
    - Samuel! - disse Mister Weller dignitosamente.
    - Non si pu fare,  vi dico -  ripet  Sam  alzando  la  voce.  -  Che
    avverrebbe di voi, signore?
    -  Ragazzo  mio,  -  rispose  Mister Pickwick - gli ultimi cambiamenti
    avvenuti nel gruppo dei miei amici trasformeranno completamente il mio
    genere di vita in futuro; e poi sto diventando vecchio e ho bisogno di
    riposo e di quiete. Le mie peregrinazioni, Sam, sono finite.
    - E chi me lo assicura, signore? - ribatt Sam.  - Voi la pensate cos
    adesso.  Ma supponete di cambiare idea,  cosa non improbabile,  perch
    avete ancora la vivacit di un giovanotto di  venticinque  anni:  come
    fareste senza di me? Non si pu fare, signore, non si pu fare.
    -  Benissimo,  Samuel,  c'  molto  di  buono in questo - disse Mister
    Weller in tono incoraggiante.
    - Io parlo dopo lunga meditazione, Sam, e con la certezza che manterr
    la mia parola - disse  Mister  Pickwick  scuotendo  la  testa.  -  Non
    desidero pi vedere cose nuove; le mie peregrinazioni sono giunte alla
    fine.
    -  Benissimo  -  rispose  Sam.  -  Allora questa  la ragione migliore
    perch dobbiate aver vicino una persona che vi comprenda, che vi tenga
    allegro e che abbia cura di voi.  Se volete un tipo pi  fine  di  me,
    benissimo,  prendetelo;  ma  salario  o non salario,  licenziato o non
    licenziato,  con vitto o senza vitto,  con alloggio o senza  alloggio,
    Sam Weller che avete preso dal vecchio albergo del Borough, vi rester
    sempre   vicino,   qualunque   cosa  succeda;   e  se  tutto  e  tutti
    congiurassero  per  impedirlo  con  tutte  le  loro  forze,   non   ci
    riuscirebbero lo stesso!
    Alla  fine  di  questa  dichiarazione  che  Sam  fece  con  tono molto
    emozionato,  il vecchio Mister Weller  si  alz  dalla  sua  sedia  e,
    dimenticando ogni considerazione di tempo,  di luogo e di convenienza,
    sventol il cappello sopra la testa ed emise tre potentissimi evviva.
    - Mio caro ragazzo, - disse Mister Pickwick quando Mister Weller si fu
    nuovamente seduto,  un po' mortificato del suo stesso entusiasmo - voi
    dovete considerare anche il punto di vista della ragazza.
    - Io considero anche il suo punto di vista,  signore - disse Sam. - Ho
    tenuto conto della ragazza, e le ho parlato. Le ho detto qual  la mia
    situazione;   pronta ad aspettarmi finch non sar pronto,  e  io  le
    credo. Se non fosse cos, non sarebbe la ragazza che pensavo, e allora
    ci rinunzio subito.  Voi mi conoscete gi, signore. La mia decisione 
    presa, e niente potr pi cambiarla.
    Chi poteva combattere questa risoluzione?  Non Mister  Pickwick.  Egli
    trasse  pi  orgoglio  e  commozione,  in  quel momento,  dall'affetto
    disinteressato dei suoi umili amici di  quanto  non  avrebbero  potuto
    risvegliare  nel  suo  cuore  diecimila  dichiarazioni  dei pi grandi
    uomini viventi.  Mentre questa conversazione avveniva nella stanza  di
    Mister Pickwick,  un vecchietto in abito color tabacco,  seguto da un
    facchino che portava una piccola valigia,  si present  nell'atrio,  e
    dopo  aver  prenotato  una  camera  da  letto per la notte,  chiese al
    cameriere se  una  certa  signora  Winkle  abitava  in  quell'albergo,
    domanda alla quale naturalmente il cameriere rispose di s.
    - E' sola? - chiese il vecchietto.
    - Credo di s, signore, - rispose il cameriere - posso chiamare la sua
    cameriera, se voi...
    -  No,  non c' bisogno - disse frettolosamente il vecchio signore.  -
    Conducetemi da lei senza annunziarmi.
    - Come, signore? - disse il cameriere.
    - Siete sordo? - chiese il vecchietto.
    - No, signore.
    - Allora state attento, se non vi dispiace. Mi sentite adesso?
    - S, signore.
    -  Bene.   Conducetemi  nella  stanza  della  signora   Winkle   senza
    annunziarmi.
    Nel  dare  quest'ordine,  il  piccolo  signore  fece  scivolare cinque
    scellini in mano al cameriere, e lo guard fisso.
    - Veramente, signore, - disse il cameriere - non so, signore, se...
    - Ah!  Vedo dunque che mi condurrete - disse  il  vecchietto.  -  Sar
    meglio farlo subito, allora. Risparmieremo tempo.
    C'era  qualcosa  di  cos  freddo  e  deliberato  nei modi del vecchio
    signore,  che il cameriere si mise i cinque scellini  in  tasca  e  lo
    condusse di sopra senza proferire altre parole.
    - E questa la stanza? - disse il vecchio signore. - Potete andare.
    Il  cameriere  ubbid,  chiedendosi con molta curiosit chi fosse quel
    signore e che cosa volesse;  il vecchietto aspett  che  se  ne  fosse
    andato, e poi buss alla porta.
    - Avanti! - disse Arabella.
    - Be', almeno la voce  bella - borbott il piccolo signore - ma non 
    questo che conta. - Cos dicendo apr la porta ed entr. Arabella, che
    stava seduta a lavorare,  si alz nel vedere uno sconosciuto... magari
    un po' confusa... ma non per questo sgraziata, indubbiamente.
    - Vi prego,  non alzatevi,  signora - disse lo sconosciuto entrando  e
    chiudendo la porta alle sue spalle. - La signora Winkle, immagino.
    Arabella chin la testa.
    - La signora che ha sposato Nathaniel Winkle, il figlio del vecchio di
    Birmingham?  -  disse  lo sconosciuto osservando Arabella con visibile
    curiosit.
    Arabella chin ancora la testa e si guard intorno a disagio, quasi in
    dubbio se chiedere aiuto.
    - Vedo, signora, che vi stupisco - disse il vecchio.
    - Piuttosto, lo confesso - rispose Arabella, sempre pi perplessa.
    - Prender una sedia, se permettete, signora - disse lo sconosciuto.
    Ne prese una;  e  tirando  fuori  di  tasca  un  astuccio,  ne  trasse
    lentamente un paio d'occhiali che si aggiust sul naso.
    - Non sapete chi sono,  signora?  - disse, guardando cos intensamente
    il viso di Arabella che lei cominci a sentirsi preoccupata.
    - No, signore - rispose timidamente.
    - No,  - disse il signore facendo dondolare la gamba sinistra - non so
    come potreste conoscermi. Per conoscete il mio nome, signora.
    -  Ah,  s?  - disse Arabella tremando,  senza saperne il motivo.  - E
    posso chiedervi qual ?
    - Ve lo dir,  signora,  ve lo  dir  -  disse  lo  sconosciuto  senza
    toglierle gli occhi di dosso. - E' poco che vi siete sposata, signora?
    - S - rispose Arabella con voce che si sentiva appena, posando il suo
    lavoro  e sentendosi sempre pi agitata a mano a mano che un pensiero,
    che gi le era passato per la testa prima, sempre pi s'impadroniva di
    lei.
    - Senza aver fatto notare a vostro marito la convenienza di consultare
    prima  suo  padre  da  cui  egli  dipendeva,   immagino  -  disse   lo
    sconosciuto.
    Arabella si port il fazzoletto agli occhi.
    - Senza nemmeno preoccuparvi di sapere, sia pure indirettamente, quali
    fossero i sentimenti del vecchio in una questione a cui doveva essere,
    naturalmente, molto interessato - disse lo sconosciuto.
    - Non posso negarlo. signore - disse Arabella.
    - E senza avere abbastanza denaro del vostro da poter offrire a vostro
    marito  un  aiuto  permanente,  in  cambio  dei vantaggi materiali che
    avrebbe avuto,  come voi sapevate,  se  si  fosse  sposato  secondo  i
    desideri di suo padre disse il vecchio. - Questo  ci che i ragazzi e
    le ragazze chiamano amore disinteressato,  finch non hanno anche essi
    dei ragazzi e delle ragazze e allora vedono la  cosa  sotto  una  luce
    molto diversa e pi cruda.
    Le  lacrime  di Arabella scorrevano sulle sue guance,  mentre invocava
    come attenuanti la propria giovinezza e  inesperienza,  e  diceva  che
    solo il suo amore l'aveva indotta a fare quello che aveva fatto; e che
    era  stata  priva  del  consiglio  e della guida dei suoi genitori fin
    quasi dall'infanzia.
    - E' stato uno sbaglio,  - disse il vecchio signore con tono pi dolce
    -  un  grosso  sbaglio.  E'  stata una cosa sciocca,  romantica,  poco
    pratica.
    - E' stata colpa mia;  tutta colpa mia.  signore - rispose  la  povera
    Arabella piangendo.
    -  Sciocchezze!  -  disse il vecchio signore.  - Non  colpa vostra il
    fatto che si sia innamorato di voi. E invece s - disse il vecchio con
    uno sguardo sornione ad Arabella. - E' stata colpa vostra. Non avrebbe
    potuto resistere.
    Questo piccolo complimento,  o l'insolita formula usata dal vecchietto
    nel farlo,  o il cambiamento avvenuto nei suoi modi (molto pi gentili
    di quanto non fossero al principio) o tutte e tre queste cose insieme,
    costrinsero Arabella a sorridere fra le lacrime.
    - Dov' vostro marito? - chiese il vecchio improvvisamente, soffocando
    il sorriso che stava gi per apparire anche sulla sua faccia.
    - L'aspetto da un momento all'altro, signore - disse Arabella.  - L'ho
    convinto  a  fare  una passeggiata,  stamattina.  E' molto abbattuto e
    amareggiato che suo padre non gli abbia pi scritto.
    - Abbattuto, eh? - disse il vecchio signore. - Gli sta bene!
    - Ne soffre anche per me,  credo,  - disse Arabella - e d'altra parte,
    signore,  io  ne  soffro profondamente per lui.  Sono stata io la sola
    causa della sua situazione presente.
    - Non preoccupatevi di lui. mia cara - disse il vecchio signore. - Gli
    sta bene. E a me fa piacere, proprio piacere, se si tratta soltanto di
    lui.
    Queste parole erano appena uscite dalle labbra  del  vecchio  signore,
    quando  si  ud un rumore di passi che salivano le scale,  e tanto lui
    che Arabella sembrarono riconoscerli nello stesso momento.  Il piccolo
    signore  impallid,  e  facendo un grande sforzo per apparire calmo si
    alz in piedi, e Mister Winkle entr nella stanza.
    - Babbo! - esclam Mister Winkle indietreggiando stupito.
    - S, signore - rispose il vecchietto. - Ebbene, signore, che avete da
    dirmi?
    Mister Winkle rest zitto.
    - Vi vergognate di voi stesso, spero, signore! - disse il vecchio.
    Mister Winkle non disse ancora nulla.
    - Vi vergognate di voi stesso, signore, oppure no? - chiese il vecchio
    - No, signore - rispose Mister Winkle prendendo sottobraccio Arabella.
    - Non mi vergogno di me stesso, e tanto meno di mia moglie.
    - Perbacco! - esclam ironicamente il vecchio.
    - Mi dispiace  moltissimo  di  aver  fatto  una  cosa  che  ha  potuto
    diminuire il vostro affetto per me,  signore,  - disse Mister Winkle -
    ma nello stesso tempo debbo dire che non ho ragione di vergognarmi per
    aver preso in moglie questa signora,  come voi non ne avete per averla
    come figlia.
    -  Qua la mano,  Nat - disse il vecchio con voce commossa.  - Dammi un
    bacio, bambina mia.  Sei una piccola nuora molto graziosa,  in fin dei
    conti!
    Qualche minuto pi tardi Mister Winkle and a cercare Mister Pickwick,
    e  quando  fu  tornato  con  lui  lo  present a suo padre,  dopodich
    continuarono incessantemente a stringersi la mano  per  cinque  minuti
    buoni.
    -  Mister Pickwick,  vi ringrazio di cuore per tutte le gentilezze che
    avete fatto a mio figlio - disse il vecchio  Mister  Winkle,  col  suo
    fare  schietto  e  brusco.  - Ho un carattere irascibile,  e quando ci
    siamo visti l'ultima volta ero irritato e preso di sorpresa. Adesso ho
    visto le cose coi miei occhi,  e sono pi che soddisfatto.  Devo farvi
    altre scuse, Mister Pickwick?
    -  Nessuna - rispose questi.  - Avete fatto la sola cosa che mancava a
    completare la mia felicit.
    A queste parole segu un'altra stretta di mano che dur  altri  cinque
    minuti,  accompagnata da un gran numero di parole complimentose,  che,
    oltre ad essere complimentose,  avevano anche il rarissimo  pregio  di
    essere sincere.
    Sam aveva debitamente accompagnato suo padre alla Bella Selvaggia, e
    stava rientrando,  quando incontr nel cortile il ragazzo grasso,  che
    era stato incaricato di consegnare un  biglietto  da  parte  di  Emily
    Wardle.
    - Dico, - disse Joe con insolita loquacit - che bella ragazza  Mary,
    vero? Mi sono proprio innamorato di lei, mi sono!
    Mister  Weller  non  rispose  verbo;  ma,  fissando  per un istante il
    ragazzo grasso,  trasecolato a tanta presunzione,  lo trascin per  il
    colletto  fino  all'angolo,  e lo sped con un calcio innocuo ma molto
    cerimonioso. Dopo di che torn a casa fischiettando.



    CAPITOLO 57.
    Nel quale il Circolo Pickwick si scioglie definitivamente,  e tutto si
    conclude con soddisfazione di tutti.

    Per  un'intera  settimana  dopo  il  felice arrivo di Mister Winkle da
    Birmingham,  Mister Pickwick e Sam Weller  restarono  fuori  tutto  il
    giorno,  tornando  a casa solo per il pranzo,  e sempre con un'aria di
    mistero e d'importanza veramente estranea alla loro natura. Era chiaro
    che si stava preparando qualcosa di molto grave e decisivo; le diverse
    ipotesi che si facevano rispecchiavano il carattere di ognuno.  Alcuni
    (tra  cui  Mister Tupman) erano disposti a pensare che Mister Pickwick
    stesse contemplando l'eventualit di un matrimonio;  ma questa idea fu
    respinta con la massima energia dalle signore.  Altri erano propensi a
    credere che  stesse  progettando  qualche  viaggio  lontano,  e  fosse
    attualmente  occupato a fare i preparativi necessari;  ma anche questo
    fu fermamente negato da Sam, il quale,  sottoposto a interrogatorio da
    Mary,  afferm  inequivocabilmente  che  nessun  nuovo viaggio sarebbe
    stato intrapreso.  Alla fine,  quando i cervelli di tutta la compagnia
    si  furono  spremuti  per  sei  lunghi giorni con inutili speculazioni
    sull'argomento,   fu  deciso  all'unanimit  di  rivolgersi  a  Mister
    Pickwick per avere una spiegazione della sua condotta, e di chiedergli
    che  dicesse  chiaramente perch si era cos allontanato dalla societ
    dei suoi amici e ammiratori.
    A questo scopo Mister Wardle invit tutti a  pranzo  all'Adelphi;  e
    quando le bottiglie ebbero fatto due volte il giro della tavola,  apr
    la discussione.
    - Noi siamo tutti ansiosi di sapere - disse il vecchio signore  -  che
    cosa  abbiamo  fatto  per offendervi e per indurvi ad abbandonarci e a
    dedicare il vostro tempo a queste passeggiate solitarie.
    - Davvero?  - disse Mister Pickwick.  -  Lo  strano    che  intendevo
    proprio oggi spiegarvi tutto di mia spontanea volont;  perci,  se mi
    darete un altro bicchiere di vino la vostra curiosit sar  facilmente
    soddisfatta.
    Le bottiglie passarono di mano in mano con insolita celerit, e Mister
    Pickwick,  girando  lo  sguardo  sui  volti degli amici con un allegro
    sorriso, prosegu:
    - Tutti i cambiamenti che  sono  avvenuti  fra  noi,  -  disse  Mister
    Pickwick  -  cio  il  matrimonio  gi  celebrato,  e  quello che deve
    celebrarsi,  con tutti i cambiamenti che comportano,  mi hanno indotto
    necessariamente  a  pensare  alla questione seria e abbastanza urgente
    dei miei progetti  per  il  futuro.  Ho  deciso  di  ritirarmi  in  un
    posticino tranquillo nelle vicinanze di Londra;  ho visto una casa che
    corrisponde  esattamente  ai  miei  desideri;   l'ho  presa   e   l'ho
    ammobiliata.  Ora    pronta per ricevermi,  e intendo entrarci subito
    nella speranza di vivere ancora tanto a lungo da  passare  molti  anni
    tranquilli  in  serena  solitudine,  rallegrato,  finch  viva,  dalla
    compagnia dei miei amici,  e seguto dal loro affettuoso ricordo  alla
    mia morte.
    Qui  Mister  Pickwick si interruppe,  e un mormorio corse per tutta la
    tavola.
    - La casa che ho preso - disse Mister Pickwick -  a  Dulwich;  ha  un
    grande giardino ed  situata in uno dei pi bei dintorni di Londra. E'
    stata  preparata con molta cura perch non manchi nessuna comodit;  e
    forse anche con qualche  preoccupazione  di  eleganza;  ma  di  questo
    giudicherete  voi  stessi.   Sam  mi  accompagna.  Ho  assunto  dietro
    raccomandazione di Perker una governante - molto vecchia -  e  qualche
    altra  persona  di  servizio che a lei  sembrato necessario assumere.
    Propongo di inaugurare questo piccolo ritiro facendovi  celebrare  una
    cerimonia  alla quale mi sento molto interessato.  Desidererei,  se il
    mio amico Wardle non ha nulla in contrario,  che sua figlia  si  sposi
    nella  mia  nuova  casa,  nel  giorno in cui ne prender possesso.  La
    felicit dei giovani - disse Mister  Pickwick  un  po'  commosso  -  
    sempre stato il pi grande piacere della mia vita.  Voglio scaldare il
    mio cuore allo spettacolo della felicit  dei  miei  pi  cari  amici,
    sotto il mio stesso tetto.
    Mister Pickwick s'interruppe di nuovo: Emily e Arabella singhiozzarono
    udibilmente.
    -  Ho  comunicato,  a  voce e per lettera,  coi membri del Circolo,  -
    riprese Mister Pickwick  -  rendendo  loro  note  le  mie  intenzioni.
    Durante  la  nostra  lunga  assenza,  il Circolo ha molto sofferto per
    dissidi interni;  e il  mio  ritiro,  insieme  a  queste  e  ad  altre
    circostanze, ha provocato il suo scioglimento. Il Circolo Pickwick non
    esiste pi.
    - Non rimpianger mai, - continu Mister Pickwick con voce pi bassa -
    non rimpianger mai di aver dedicato la maggior parte degli ultimi due
    anni  a  mescolarmi  con  le  forme e le espressioni pi diverse della
    natura umana: anche se molti avranno forse giudicato  frivola  la  mia
    ricerca  di novit.  Poich quasi tutta la mia vita,  prima di allora,
    era stata dedicata agli affari e  al  conseguimento  della  ricchezza,
    sono molte le cose di cui non sospettavo nemmeno l'esistenza, e che si
    sono  parate  all'improvviso  davanti  ai  miei  occhi: con vantaggio,
    spero,  della mia intelligenza e miglioramento delle mie  capacita  di
    comprensione.
    Se  il bene che ho fatto  ben poco,  credo per di non aver fatto del
    male, e spero che tutte le mie avventure non debbano costituire per me
    che una sorgente di ricordi piacevoli e allegri, nel declino della mia
    vita. Che Dio vi benedica tutti!
    Con queste parole Mister Pickwick riemp e vuot un bicchiere con mano
    tremante,  e i suoi occhi si  inumidirono,  mentre  i  suoi  amici  si
    alzavano tutti insieme per brindare alla sua salute.
    Il  matrimonio  di  Mister Snodgrass richiedeva ben pochi preparativi.
    Poich non aveva n padre n madre,  ed era stato  pupillo  di  Mister
    Pickwick  durante  la minore et,  quest'ultimo conosceva benissimo la
    sua situazione e le sue possibilit. Ne inform quindi Wardle,  che ne
    fu  pienamente soddisfatto.  Qualsiasi altra informazione,  del resto,
    avrebbe avuto lo stesso effetto,  perch il buon vecchio traboccava di
    allegria  e  di  bont.  e  assegn  ad  Emily  una  buona dote;  e il
    matrimonio fu fissato di l  a  quattro  giorni,  imponendo  una  tale
    rapidit di preparativi da condurre tre sartine e un sarto all'estremo
    limite della pazzia.
    Noleggiati i cavalli da posta per la carrozza, il vecchio Wardle part
    il giorno dopo per andare a prendere sua madre,  e comunic la notizia
    alla  vecchia  signora  con  la  sua  solita  impetuosit,   facendola
    immediatamente svenire;  poi, per, prontamente riavutasi, ella ordin
    che la sua veste di broccato fosse  subito  messa  in  valigia,  e  si
    diffuse  nel  racconto  di  alcune  analoghe  circostanze che si erano
    verificate al matrimonio della  figlia  maggiore  della  defunta  Lady
    Tollimglower,  racconto  che  richiese tre ore buone e alla fine delle
    quali non era ancora arrivata a met.
    Anche la signora Trundle doveva essere informata di tutti i  grandiosi
    preparativi che si stavano facendo a Londra, e siccome non stava tanto
    bene  ne  fu  informata  attraverso Mister Trundle,  per paura che non
    fosse  in  grado  di  sopportare  la  notizia;  ma  era  in  grado  di
    sopportarla,  tanto   vero che scrisse immediatamente a Muggleton per
    ordinare un cappellino nuovo e un vestito di  seta  nera,  e  dichiar
    inoltre la sua ferma intenzione di partecipare alla cerimonia.  Subito
    Mister Trundle chiam il dottore,  e il dottore disse che  la  signora
    Trundle  doveva  sapere lei come si sentiva: al che la signora Trundle
    rispose che si sentiva perfettamente in grado di andarci,  e che aveva
    gi deciso di farlo. Il dottore, che era un dottore saggio e discreto,
    e  sapeva agire per il proprio come per l'altrui vantaggio,  disse che
    forse, se la signora Trundle fosse rimasta a casa,  le avrebbe nociuto
    pi inquietarsi che fare il viaggio,  e quindi era forse meglio che ci
    andasse.  E lei ci and,  con una mezza dozzina  di  medicine  che  il
    dottore le mand premurosamente, perch le prendesse lungo la strada.
    In aggiunta a queste piacevolezze, Wardle fu incaricato di portare due
    piccole lettere a due piccole fanciulle che dovevano fare da damigelle
    d'onore;  ricevute  le  quali  le  due  signorine  si  ridussero  alla
    disperazione  perch  non  avevano  niente  da  mettersi  addosso  per
    un'occasione  cos  importante,  n  tempo  per farsi fare dei vestiti
    nuovi;  cosa questa che sembr procurare ai due degni pap  delle  due
    signorine  un  sentimento  pi  che altro di soddisfazione.  Comunque,
    furono rimessi a nuovo vecchi vestiti, furono fatti nuovi cappelli,  e
    le  signorine furono pronte come meglio non ci si poteva aspettare.  E
    siccome durante la cerimonia piansero al momento  giusto  e  tremarono
    tutte  le  volte  che  dovevano farlo,  si meritarono l'ammirazione di
    tutti gli spettatori.
    Come i due parenti poveri  riuscissero  a  raggiungere  Londra,  se  a
    piedi,  o  attaccati  dietro  le  diligenze,  o facendosi caricare dai
    carri, o portandosi l'un l'altro sulle spalle a turno,  non si sa;  ma
    ci arrivarono prima di Wardle e i primi a battere alla porta di Mister
    Pickwick  la  mattina delle nozze furono proprio i due parenti poveri,
    tutti sorrisi e colletti di bucato.
    Furono accolti cordialmente,  perch ricchezza e povert  non  avevano
    influenza  su  Mister Pickwick;  la nuova servit era tutta alacrit e
    prontezza;  Sam era nel pi  ineguagliabile  stato  di  euforia  e  di
    eccitazione; Mary splendeva di bellezza e di eleganti fiocchetti.
    Lo sposo,  che si era trasferito nella casa due o tre giorni prima, ne
    usc arditamente dirigendosi alla chiesa di Dulwich per incontrare  la
    sposa,  accompagnato  da  Mister Pickwick,  Ben Allen,  Bob Sawyer,  e
    Mister Tupman: sul  predellino  si  trovava  Sam  Weller,  l'occhiello
    guarnito  da  un  nastrino  bianco,  dono della sua amata,  e il corpo
    chiuso in una nuova sontuosa  livrea  inventata  per  l'occasione.  Si
    incontrarono coi Wardle,  coi Winkle,  con la sposa e le damigelle,  e
    coi Trundle; e quando la cerimonia fu compiuta,  le carrozze tornarono
    per la colazione a casa di Mister Pickwick, dove gi il piccolo Mister
    Perker li aspettava.
    Qui anche le ultime nubi che avevano velato di commozione la parte pi
    solenne della cerimonia si dileguarono; ogni faccia brill di gioia; e
    non  si  udirono altro che congratulazioni e rallegramenti.  Tutto era
    cos bello!  Il  prato  davanti,  il  giardino  dietro,  la  serra  in
    miniatura,  la  sala  da pranzo,  il salotto,  le camere da letto,  la
    stanza da fumo, e soprattutto lo studio coi suoi quadri,  le poltrone,
    gli originali stipetti, i tavolini preziosi, e libri a non finire, con
    una  grande  finestra  allegra  che  si  apriva davanti a un bel prato
    dominando un grazioso  paesaggio  punteggiato  qua  e  l  da  casette
    seminascoste fra gli alberi;  e poi le tende, e i tappeti, e le sedie,
    e il sof!  Ogni cosa era cos bella,  cos semplice  di  linea,  cos
    limpida  di  stile,  e  di  gusto cos squisito - dicevano tutti - che
    davvero non si sapeva che cosa ammirare di pi.
    In mezzo a tutto questo stava Mister Pickwick col volto illuminato  da
    tali  sorrisi che nessun cuore di uomo,  di donna o di bambino avrebbe
    potuto resistergli: egli  stesso  era  pi  felice  di  tutti,  mentre
    continuava  a  stringere  la  mano  sempre alle stesse persone e,  nei
    momenti  di  pausa,  a  fregarsi  le  proprie  dalla  contentezza,   e
    voltandosi da tutte le parti a ogni nuova espressione di gratitudine o
    di curiosit, e comunicando a tutti il suo piacere e la sua gioia.
    La colazione  annunciata.  Mister Pickwick conduce la vecchia signora
    (che  stata molto eloquente sul soggetto di Lady Tollimglower) a capo
    della lunga tavola: all'altro capo  si  siede  Wardle;  gli  amici  si
    dispongono  sui  due lati;  Sam prende il suo posto dietro la seggiola
    del suo padrone; le risate e le chiacchiere cessano;  Mister Pickwick,
    dopo  aver  reso  grazie  al  Signore,  si ferma un attimo a guardarsi
    intorno.  E le lacrime gli rotolano gi dalle guance,  nella  pienezza
    della sua gioia.
    Lasciamo  dunque  il  nostro  vecchio  amico in uno di quei momenti di
    genuina felicit che,  se li cerchiamo,  vengono sempre prima o poi  a
    rallegrare  la nostra passeggera esistenza.  Vi sono ombre scure sulla
    terra,  ma le luci sono pi forti per contrasto.  Certi  uomini,  come
    pipistrelli o civette,  hanno occhi migliori per le tenebre che per la
    luce.  Noi,  che non abbiamo  certi  poteri  ottici,  preferiamo  dare
    l'ultimo  sguardo d'addio a questi nostri immaginari compagni di tante
    ore solitarie in un momento  in  cui  il  sole  della  breve  giornata
    terrena li illumina con tutta la sua luce.
    E'  destino  di quasi tutti gli uomini che vivono nel mondo e arrivano
    all'et matura,  di farsi molti amici sinceri e di perderli nel  corso
    del  tempo.  E'  destino  di tutti gli scrittori e i narratori crearsi
    amici immaginari e perderli nel corso dell'arte.  E non    questa  la
    peggiore  delle loro disgrazie: poich da loro si pretende inoltre che
    dicano come sono andati a finire.
    In omaggio a questo uso,  indubbiamente cattivo,  aggiungiamo  qualche
    notizia  biografica  sul  gruppo  di  persone riunite intorno a Mister
    Pickwick.
    Il signore e la signora Winkle,  entrati pienamente nelle  grazie  del
    vecchio,  si  stabilirono poco dopo in una casa di nuova costruzione a
    meno di mezzo miglio da quella  di  Mister  Pickwick.  Mister  Winkle,
    quando  si  fu  impiegato  nella  City  come  agente  e corrispondente
    londinese di suo padre,  mut il suo vecchio costume sportivo  con  un
    normale abito inglese,  e d'allora in poi present l'aspetto esteriore
    di una persona civile e di un cristiano.
    Il signore e la signora Snodgrass si sistemarono a Dingley Dell,  dove
    acquistarono  e  coltivarono una piccola fattoria,  pi per passare il
    tempo che per altro. Mister Snodgrass,  essendo ogni tanto distratto e
    malinconico,  ancor oggi considerato un grande poeta dai suoi amici e
    conoscenti,  bench  non ci risulti che abbia mai scritto qualcosa per
    incoraggiare questa credenza.  Vi  sono  molti  celebri  letterati,  o
    filosofi, o altri, la cui grande reputazione non ha origine diversa da
    questa.
    Mister Tupman, quando i suoi amici si sposarono e Mister Pickwick mise
    su casa, prese alloggio a Richmond, dove  rimasto sempre fino ad ora.
    Nei  mesi  d'estate  passeggia  continuamente sui Bastioni con un'aria
    giovanile e spavalda che gli ha procurato l'ammirazione delle numerose
    anziane signore ancora nubili del vicinato.  Non ha pi fatto proposte
    di matrimonio.
    Mister  Bob  Sawyer,  dopo  essere passato nell'elenco dei fallimenti,
    pass nel Bengala,  accompagnato da Mister Benjamin  Allen,  impiegati
    entrambi  come  medici  della  Compagnia delle Indie Orientali.  Hanno
    avuto tutti e due la febbre gialla  quattordici  volte,  e  poi  hanno
    deciso di provare a bere meno; da allora sono sempre stati bene.
    La  signora  Bardell  affitta  le sue stanze a molti signori scapoli e
    socievoli,  con grande profitto,  ma non ha pi  intentato  cause  per
    rottura di promessa di matrimonio. I suoi avvocati, i signori Dodson e
    Fogg,  continuano  a  esercitare  la  loro professione da cui ricavano
    larghe entrate,  e in cui sono universalmente  considerati  abilissimi
    fra gli abili.
    Sam Weller mantenne la parola e rimase scapolo per due anni. Alla fine
    dei quali mor la vecchia governante,  e Mister Pickwick promosse Mary
    al suo posto, a patto che sposasse subito Mister Weller, cosa che ella
    fece senza fiatare.  A giudicare dal fatto che  si  vedono  spesso  al
    cancello  del  giardino due robusti bimbi,  c' ragione di credere che
    Sam abbia aumentato la famiglia.
    Il vecchio Mister Weller  guid  la  diligenza  per  dodici  mesi,  ma
    afflitto  dalla  gotta fu costretto a ritirarsi.  Il contenuto del suo
    portafoglio era stato cos ben investito da Mister Pickwick  che  pot
    ritirarsi con una buona rendita,  su cui ancora vive in una eccellente
    locanda presso Shooter's Hill,  dove  riverito come  un  oracolo.  Si
    gloria  moltissimo  della  sua intimit con Mister Pickwick e conserva
    un'invincibile avversione per le vedove.
    Mister Pickwick  rimasto nella sua  nuova  casa,  impiegando  le  ore
    d'ozio a riordinare le sue memorie che ha poi sottoposto al segretario
    del  Circolo  un tempo famoso,  o ad ascoltare Sam Weller che legge ad
    alta voce,  facendo quelle osservazioni che gli vengono in mente e che
    non  hanno  mai  smesso  di  divertire moltissimo Mister Pickwick.  Al
    principio fu molto  disturbato  dalle  numerose  preghiere  di  Mister
    Snodgrass,  Mister Winkle e Mister Trundle,  perch facesse da padrino
    ai loro rampolli;  ma ci si  abituato,  adesso,  e lo fa come cosa di
    ordinaria  amministrazione.  Non  ha  mai  avuto occasione di pentirsi
    della sua generosit verso Mister Jingle;  perch sia questi  che  Job
    Trotter  divennero degni membri della societ,  bench si siano sempre
    fermamente rifiutati di tornare sulle scene delle loro antiche imprese
    e tentazioni. Mister Pickwick adesso ha qualche acciacco;  ma conserva
    la  sua  antica giovent di spirito,  e lo si pu vedere spesso mentre
    osserva i quadri della galleria di Dulwich, o fa una bella passeggiata
    nei dintorni in un giorno di sole.  Tutti i  poveri  del  vicinato  lo
    conoscono  e  non  mancano  mai  di  togliersi  il cappello con grande
    rispetto quando passa.  I bambini lo idolatrano,  come del resto tutto
    il  vicinato.  Ogni  anno  si  reca a una gran festa familiare in casa
    Wardle,  e in questa,  come in tutte le occasioni,    invariabilmente
    accompagnato  dal  fedele  Sam;  e  tra  quest'ultimo e il suo padrone
    esiste un affetto forte e reciproco che solo la morte potr spezzare.

