    Charles Dickens.
    IL CIRCOLO PICKWICK. (Volume primo).


    A cura di Lodovico Terzi.
    Con una cronologia della  vita  dell'Autore  e  dei  suoi  tempi,  una
    antologia critica e una bibliografia.
    Copyright Arnoldo Mondadori Editore, 1971.
    Titolo  dell'opera  originale:  "The Posthumous Papers of the Pickwick
    Club".
    Prima edizione Gli Oscar giugno 1971.
    Su concessione Arnoldo Mondadori Editore.










    INDICE.

    Dickens e il suo tempo: pagina 6.
    Antologia critica: pagina 22.
    Bibliografia: pagina 25.
    Prefazione di Lodovico Terzi: pagina 27.
    Prefazione dell'Autore: pagina 35.
    1. I Pickwickiani: pagina 44.
    2.  Primo giorno di viaggio e prima sera di  avventure,  con  relative
    conseguenze: pagina 53.
    3.  Una  nuova  conoscenza.  La storia del pagliaccio.  Una spiacevole
    interruzione e uno scontro increscioso: pagina 103.
    4. Manovre in campo aperto e bivacco. Ancora nuovi amici. Un invito in
    campagna: pagina 124.
    5. Un capitolo breve che mostra, tra l'altro,  come Mister Pickwick si
    trov a dover guidare,  e Mister Winkle a cavalcare,  e in che modo ci
    riuscirono: pagina 145.
    6. Una partita a carte d'altri tempi.  I versi del pastore.  La storia
    del ritorno del forzato: pagina 163.
    7.  Come  Mister  Winkle,  invece di sparare al piccione e uccidere la
    cornacchia, spar alla cornacchia e fer il piccione; come il Circolo
    del Cricket di Dingley Dell gioc contro il Tutta-Muggleton e  come
    il Tutta-Muggleton pranz a spese del Dingley Dell: con altre cose
    interessanti e istruttive: pagina 190.
    8.  Nel  quale  si dimostra inconfutabilmente la tesi che il corso del
    vero amore non  una ferrovia: pagina 216.
    9. Scoperta e inseguimento: pagina 240.
    10.   Che  chiarir  qualsiasi  dubbio  (se  mai  ve  ne  furono)  sul
    disinteresse di Mister Jingle: pagina 257.
    11.  Che  tratta  di  un altro viaggio e di una scoperta archeologica;
    registra  la  decisione  di  Mister  Pickwick  di  partecipare  a  una
    elezione; e riporta un manoscritto del vecchio pastore: pagina 282.
    12. Che riferisce un'importantissima iniziativa di Mister Pickwick: la
    quale  fa  epoca  nella sua vita non meno che in questa storia: pagina
    314.
    13.  Alcune notizie su Eatanswill,  sui  partiti  politici  locali,  e
    sull'elezione   di   un   membro   che  rappresentasse  in  Parlamento
    quell'antico, leale, e patriottico comune: pagina 325.
    14.  Che comprende una breve descrizione della  compagnia  riunita  al
    Pavone; e una storia narrata da un commesso viaggiatore: pagina 359.
    15.  Nel  quale  si  d un fedele ritratto di due persone distinte,  e
    un'accurata descrizione di un rinfresco  nella  casa  e  nel  giardino
    loro;  rinfresco  che  conduce  a rinnovare una vecchia conoscenza,  e
    all'inizio di un altro capitolo: pagina 390.
    16. Troppo pieno di avventure per farne un breve estratto: pagina 416.
    17. Nel quale si dimostra che un attacco di reumatismi, in certi casi,
    agisce come uno stimolante del genio inventivo: pagina 450.
    18.  Dove  si  illustrano  brevemente  due  punti:  primo,  il  potere
    dell'isterismo, e, secondo, la forza delle circostanze: pagina 466.
    19. Una bella giornata, che per finisce male: pagina 485.
    20.  Il  quale  mostra  come Dodson e Fogg fossero uomini d'affari e i
    loro impiegati uomini di  piacere,  e  come  un  commovente  colloquio
    avvenisse  fra  Mister  Weller  e il suo ritrovato genitore;  e mostra
    altres quali spiriti eletti si riunissero alla Gazza e Ceppo e  che
    magistrale capitolo sia questo: pagina 510.
    21.  Nel  quale  il  vecchio  si  lancia  nel suo argomento favorito e
    racconta la storia di uno strano cliente: pagina 540.
    22.  Mister Pickwick parte per Ipswich,  e ha una romantica  avventura
    con una signora di mezza et coi diavoletti gialli: pagina 571.
    23.  Nel  quale  Mister  Samuel  Weller  incomincia  a dedicare le sue
    energie alla rivincita fra lui e Mister Trotter: pagina 600.
    24. Nel quale Mister Peter Magnus diventa geloso e la signora di mezza
    et diventa apprensiva,  il che getta  i  Pickwickiani  nelle  grinfie
    della Legge: pagina 615.
    25.  Che mostra, fra varie altre cose piacevoli, quanto fosse maestoso
    e imparziale Mister Nupkins;  e come Mister Weller restitu  a  Mister
    Job  Trotter  un  colpo altrettanto duro di quello che aveva ricevuto.
    Con un'altra cosa che verr fuori al momento giusto: pagina 644.
    26.  Che contiene un breve resoconto dei progressi dell'azione Bardell
    contro Pickwick: pagina 679.


















    Charles Dickens e il suo tempo.

    La vita e le opere (1812-1870).

    1812-1827.  Dickens  nasce a Lamport (Portsmouth) il 17 febbraio 1812.
    Il padre, John, piccolo impiegato della Marina nel Navy Pay-Office non
     un capofamiglia in grado di assicurare - nonostante la buona volont
    e una carica di ottimismo mai sfinita dagli eventi - il  benessere  ai
    suoi  figli.  Fra  gli  undici  e  i  quindici anni il giovane Charles
    patisce la miseria,  il disagio continuo di una vita  familiare  senza
    risorse:  esperienza  umiliante che lo assiller tutta la vita,  anche
    nei momenti di prosperit. Gran parte della sua opera futura risulter
    caratterizzata dalle emozioni e dai traumi di questo critico  periodo.
    Il  ragazzo,  intanto,  riceve  un'istruzione saltuaria e confusa.  Le
    esperienze negative di questi anni,  il non aver potuto studiare  come
    egli  avrebbe voluto sono descritte nel "Davide Copperfield",  romanzo
    (entro certi limiti) autobiografico e che l'autore prediliger tra  le
    sue opere.  In ogni modo una cultura il ragazzo riesce per suo conto a
    formarsela, a dispetto degli eventi,  grazie alle appassionate letture
    dello  Smollett,  del  Fielding  e  di  altri  autori  inglesi,  o  di
    capolavori stranieri quali "Gil Blas", "Don Chisciotte" e molti altri.
    Dopo un breve periodo trascorso a  Chatham,  la  famiglia  Dickens  si
    trasferisce a Londra;  poco dopo,  il padre di Charles viene arrestato
    per debiti (la figura di John Dickens sar mirabilmente descritta, dal
    figlio,  nel personaggio straordinario di Mister Micawber del  "Davide
    Copperfield",  sempre  convinto,  a  dispetto  dei  creditori  e della
    prigione, che la fortuna stia per baciare la sua amatissima famiglia).
    La signora Dickens e i figli si raccolgono in due  stanze  miserabili,
    con  un terribile problema da risolvere: la sopravvivenza.  Charles si
    d tenacemente da fare per aiutare i suoi,  e quando un parente gliene
    offre   la   possibilit   accetta  un  posto  (pomposamente  chiamato
    "impiego") in una fabbrica di lucido da scarpe.  Undici scellini  alla
    settimana,  per  incollare  etichette  sui barattoli di cera.  Periodo
    doloroso: Il magazzino del  lucido  da  scarpe  (sono  parole  dello
    scrittore)   era   una   sgangherata   vecchia   casa   in  rovina...
    Letteralmente invasa da grossi topi... Nessuna parola pu esprimere la
    segreta angoscia del mio animo...  quanto pi sentivo schiacciate  nel
    mio  petto  le  speranze  di diventare un uomo colto ed eminente.  Il
    triste incarico non dura a  lungo.  Giunto  a  un  compromesso  con  i
    creditori,  il  padre  di  Charles  esce  di  prigione  e si ritira in
    pensione.  Durante un paio di anni il  futuro  romanziere  riuscir  a
    seguir un corso di studi abbastanza regolare.

    1827-1842.  Nel  1827 si impiega in uno studio legale.  Nei ritagli di
    tempo,  impara la stenografia  e  l'anno  seguente  diventa  reporter-
    stenografo  al  Parlamento,  per  i giornali "The True Sun" e "Morning
    Chronicle".  L'amore per la  giovane  Maria  Beadnell,  figlia  di  un
    direttore  di  banca,  stimola  il  poco  apprezzato  pretendente alla
    conquista di migliori destini.  Gi nel  periodo  scolastico  e  della
    pratica  nello  studio  legale,  Charles  ha cominciato a scrivere per
    propria soddisfazione.  Nel 1833  il  "Monthly  Magazine"  accetta  il
    racconto  "A  Dinner  at  Popular  Walk",  pi  tardi ristampato negli
    "Sketches by Boz" sotto altro titolo,  e successivamente  altre  opere
    del genere, firmate con lo pseudonimo "Boz". Nel 1836 Dickens riunisce
    quanto pubblicato in precedenza,  in due volumi cui pone il titolo gi
    menzionato di "Sketches";  nello stesso anno sposa Catherine  Hogarth,
    matrimonio   poco  felice  che,   nel  1857,   si  concluder  con  la
    separazione.  Al successo degli "Sketches" segue un'opera impostata su
    un  immaginario  club,  che  appare nel 1837 con il titolo "Posthumous
    Papers of the Pickwick Club" ("Il Circolo Pickwick").  Dopo un periodo
    iniziale  di  indifferenza,  il gran pubblico finisce per decretare il
    successo  del  libro,  che  frutta  all'autore  anche  una  somma  non
    indifferente.  E  ancor oggi il "Circolo Pickwick"  riconosciuto come
    un capolavoro non solo dell'umorismo dickensiano,  ma  dello  "humour"
    inglese in generale.  Dal 1837 al 1843,  vengono opere pi "impegnate"
    nelle quali,  all'amabile umorista  precedente,  subentra  il  critico
    della  societ  inglese  contemporanea.   "Oliviero  Twist"  (1837-38)
    trasporta il lettore nel cuore della malavita londinese (precursori il
    Fielding nel campo della narrativa e  Hogarth  in  quello  delle  arti
    figurative),  con la descrizione delle miserabili "work-houses",  case
    di lavoro dove  venivano  rinchiusi  cittadini  rei  soltanto  di  non
    possedere   mezzi  di  sussistenza.   "Nicholas  Nickleby"  (1838-39),
    denuncia il criminale  commercio  dei  "mercanti  di  minestra"  delle
    scuole  dello Yorkshire.  Infine "The Old Curiosity Shop" ("La bottega
    dell'antiquario"),  del 1840,  e il romanzo  storico  "Barnaby  Rudge"
    (1841)   risentono  dell'influenza  del  Carlyle,   puntando  l'indice
    accusatore  sulla  perversione   sociale   del   sistema   capitalista
    dell'epoca,  sull'astuzia  dei  politicanti e sulla depravazione della
    classe dirigente.  Nello stesso anno  lo  scrittore  viene  caldamente
    festeggiato  a  Edimburgo.  I  consensi  che,  ovunque,  va ricevendo,
    l'amicizia di parecchi esponenti della societ  che  lo  circonda,  lo
    persuadono ad accettare l'invito di recarsi in America.  Cos,  a met
    inverno,  si imbarca con la moglie per  il  Nuovo  Mondo  giungendo  a
    Boston il 28 gennaio 1842.  Dentro di s egli spera forse di scoprire,
    nel  lontano  paese,  quell'autentico  spirito  democratico  e  quella
    giustizia  sociale  alla  quale  anela.  Ma  la  delusione  profonda.
    Durante quattro mesi i Dickens visitano,  oltre a  Boston,  New  York,
    Philadelphia,   Baltimora,  Washington,  Richmond,  Cincinnati,  Saint
    Louis, Chicago, Buffalo, quindi il Canada;  la societ che si presenta
    ai loro occhi  avida,  mediocre, conformista al punto da annullare la
    personalit.  Tuttavia la critica  che  il  Dickens  ne  fa  in  "Note
    americane"  (1842) e nella seconda parte di "Martin Chuzzlewit" (1843-
    44), sembra a molti dettata da motivi troppo personali, e quindi,  nel
    complesso, priva di una serena valutazione dei fatti. Naturalmente, le
    "scene  americane"  di Martin C.  solleveranno le proteste dei lettori
    d'oltreoceano.

    1843-1870.  A partire da questo periodo - nel 1843 esce il  primo  dei
    "Christmas  Books"  ("Racconti di Natale"),  seguito da altri racconti
    natalizi - sembra aprirsi per Dickens una  nuova  ra.  Acclamato  dai
    contemporanei  compie  numerosi  viaggi in Italia e in Francia;  e nel
    1846,  dopo aver rifiutato la direzione del "Daily News",  si reca  in
    Svizzera  con  la  famiglia,  stabilendosi per un certo periodo in una
    villetta a Losanna dove scriver "The Battle of Life".  Dalla Svizzera
    passa  successivamente a Parigi: lo studio della citt e dell'ambiente
    verranno utilizzati pi tardi per la stesura di "Tale of  two  Cities"
    ("Un  racconto  di  due citt"),  unico tentativo,  assieme a "Barnaby
    Rudge",  compiuto dallo scrittore nel campo del romanzo  storico.  Nel
    1848  pubblica  "Dombey  e  figlio",  uno  dei  pi discussi e tuttora
    ammirati romanzi dello scrittore.  Gli anni fra il '47 e il  '51  sono
    tra  i  pi fecondi della sua produzione,  amareggiati tuttavia da una
    serie di lutti familiari (morte del padre,  di  una  sorella  e  della
    figlia  pi  giovane,  Dora).  Dal  '47  al  '52    impresario di una
    compagnia di dilettanti,  e attore egli stesso;  tiene,  inoltre,  una
    serie di conferenze su temi vari, in genere a carattere filantropico o
    educativo,   e  fonda  il  periodico  "Household  Words"  destinato  a
    sollevare le sorti della cultura popolare. In questa rivista uscir il
    romanzo "Hard Times" ("Tempi difficili", 1854), denuncia della aridit
    di cuore e arroganza della borghesia contemporanea.  Ossessionato  dal
    ricordo  dell'infanzia,  Dickens  non  si  accinger mai a scrivere la
    propria autobiografia ma i suoi tristi ricordi entrano come  accennato
    in  "Davide  Copperfield"  (1849-50),  in "Little Dorrit" ("La piccola
    Dorrit")  (1857-58).   Il  primo  romanzo,   la  pi  ammirata   opera
    dell'autore,  deve  la  sua  riuscita  anche  alla  presenza di questo
    elemento autobiografico che fa di  ogni  pagina  un  ricordo  di  vita
    vissuta  e  sofferta,  dove  immaginazione e realt si intrecciano con
    poetica nitidezza.  Il secondo sviluppa una polemica accentuata contro
    le  istituzioni,  le  leggi e l'amministrazione nella Gran Bretagna di
    quegli anni.  L'amore infelice per la  giovane  attrice  Ellen  Ternan
    segna   Dickens  di  una  sofferenza  che  si  riflette  nelle  "Great
    Expectations" ("Grandi speranze",  1861),  come ne "Il  nostro  comune
    amico" (1864-65),  l'ultima sua opera compiuta.  Gli estremi anni sono
    contrassegnati da una intensa  attivit  che  influisce  negativamente
    sulla  gi  scossa  salute  dello scrittore.  Ha realizzato il vecchio
    sogno  di  acquistare  la  casa  campestre  di  Gad's  Hill;  peraltro
    l'esigenza  di  ulteriori  guadagni (si  nel frattempo separato dalla
    moglie alla quale passa una somma) lo spinge a leggere in pubblico una
    serie di proprie opere,  con tappe in  varie  citt  dell'Inghilterra,
    della  Scozia  e  dell'Irlanda.  Nell'aprile  del 1859 appare la prima
    stesura di "A  Tale  of  Two  Cities"  che  egli,  forse  peccando  di
    indulgenza,  considera  una  delle sue opere migliori.  Nel maggio del
    '65, intendendo rimettersi completamente da una grave malattia si reca
    in Francia. Al ritorno, sfugge per miracolo a un disastro ferroviario:
    lo choc dello scampato pericolo si riflette  in  "Our  Mutual  Friend"
    ("Il  nostro  comune  amico"):  indebolimento  della potenza creativa,
    fiacchezza.  Poco dopo la stesura di quest'opera il Dickens compie  un
    secondo,   e   pi   felice   viaggio  negli  Stati  Uniti  d'America,
    dimenticando per l'occasione le spiacevoli  sensazioni  e  i  malevoli
    giudizi espressi anni addietro sul conto del grande paese.  Tornato in
    patria  si  accinge  (ottobre  '66),   a  scrivere  le  sue  "Farewell
    readings";  solo l'intervento dei medici, preoccupati del suo stato di
    salute,  interrompe la nuova fatica.  Instancabile egli inizia poi  un
    altro romanzo (che rimarr incompiuto), "The Mystery of Edwing Droad".
    La  fine  giunge  improvvisa  il 9 giugno del '70,  nella residenza di
    Gad's Hill. Lo scrittore viene sepolto nella Westminster Abbey, con un
    funerale strettamente privato secondo le sue ultime  volont.  Ma  nei
    giorni  che  seguono  migliaia  di  persone si affollano a visitare la
    tomba.  Viva  l'emozione per la scomparsa di colui che ha affrontato,
    nei  suoi  libri,  i temi della povert,  della miseria morale,  delle
    prigioni, del lavoro opprimente.


    La vita politica e sociale (1812-1870).

    1812-1827.  Dopo le guerre napoleoniche il Congresso di Vienna  (1815)
    restaura  in  Europa  l'assetto  politico  precedente alla rivoluzione
    francese; ma le potenze europee si troveranno ad affrontare, nel corso
    del  secolo  movimenti  di  indipendenza  e  moti  rivoluzionari   che
    porteranno   gradatamente   alla  dissoluzione  dei  grandi  imperi  e
    all'affermarsi di lotte sempre pi decise per il raggiungimento di una
    maggiore  giustizia  sociale.   Gli  Stati   Uniti   d'America   vanno
    progressivamente acquistando,  nel diciannovesimo secolo,  la veste di
    grande potenza imperialista. La Gran Bretagna, uscita vittoriosa dalle
    guerre antinapoleoniche e passata in apparenza indenne attraverso  gli
    anni della rivoluzione francese,  vede rafforzati il proprio prestigio
    internazionale e la potenza del suo  impero;  all'interno  del  paese,
    tuttavia,  l'industrializzazione  con  i drammatici problemi sociali a
    essa connessi, le condizioni di sfruttamento della classe operaia,  la
    piaga  del  lavoro  infantile,  la crescente insofferenza delle classi
    meno privilegiate per le secolari ingiustizie determinano una  diversa
    e  ben  pi drammatica realt.  Sorgono agli inizi del secolo le Trade
    Unions, organizzazioni dei lavoratori;  nel 1822 la Gran Bretagna esce
    dalla   Santa  Alleanza;   nel  1825  si  inaugurano  le  prime  linee
    ferroviarie (tra Stockton e Darlington) che divengono il  simbolo  del
    progresso  tecnico  e  scientifico.  1819:  moti liberali nel regno di
    Prussia. 1820: guerra d'indipendenza della Grecia dalla Turchia. 1823:
    dichiarazione negli Stati Uniti della "dottrina Monroe".  1825:  sotto
    il regno dello zar Nicola Primo,  moti decabristi per ottenere riforme
    politico-sociali.

    1827-1843.  Sotto i ministeri Wellington e Peel viene abolito il  Test
    Act  che interdiceva ai cattolici gli uffici pubblici (1828).  Riforme
    in senso liberale vengono compiute dal ministero del Russell; nel 1832
    viene votato il primo Reform Bill  per  l'estensione  del  diritto  di
    voto;  dopo  il breve regno di Guglielmo Quarto sale al trono Vittoria
    (1837-1901);  nel 1838 inizia il movimento  cartista  che  fa  sentire
    l'esigenza  di  ulteriori  riforme  elettorali,  ma  l'anno successivo
    un'insurrezione cartista per l'estensione del  diritto  di  voto  agli
    operai   viene   repressa.   Nello   stesso  anno  inizia  la  "guerra
    dell'oppio",  per proteggere gli interessi commerciali  del  paese  in
    Cina,  conclusa  nel 1842 con la pace di Nanchino: la Cina deve cedere
    alla Gran Bretagna alcuni territori fra i quali Hong-kong.  1830-1831:
    ribellione fallita della Polonia contro il dominio russo.  Rivoluzione
    di luglio in Francia (1830): sale al trono Luigi Filippo d'Orlans, il
    "re borghese". Giuseppe Mazzini, esule in Francia e in Svizzera, fonda
    la Giovane Italia (1831) e la Giovane Europa (1834).

    1843-1870.  1848: rivoluzione di febbraio in Francia: Luigi Filippo  
    costretto  ad  abdicare  e  viene  proclamata  la  repubblica;   verr
    successivamente eletto come presidente Luigi Napoleone. Rivoluzione di
    marzo in Germania e Austria.  In Lombardia i moti insurrezionali delle
    cinque  giornate  (18-22  marzo)  contro  il dominio austriaco segnano
    l'inizio  delle  guerre   d'indipendenza   italiane   che   porteranno
    all'unificazione  dell'Italia sotto il regno di Sardegna.  1852: Luigi
    Napoleone,  dopo un colpo di stato che  ha  abbattuto  la  repubblica,
    viene  proclamato  imperatore  dei francesi con il titolo di Napoleone
    Terzo.  1853: inizia la guerra russo-turca di Crimea;  a fianco  della
    Turchia  intervengono  Francia  e  Gran  Bretagna (1854) e il regno di
    Sardegna (1855).  1856: pace di Parigi a conclusione della  guerra  di
    Crimea.  1858:  la  Gran  Bretagna  acquista  la  sovranit sull'India
    subentrando alla Compagnia  delle  Indie  Orientali.  1859:  Napoleone
    Terzo,   alleato   del   regno   di   Sardegna  nella  seconda  guerra
    d'indipendenza italiana, stipula con gli austriaci la pace separata di
    Villafranca. 1861: Vittorio Emanuele Secondo proclamato re dell'Italia
    unificata, con l'esclusione del Veneto e di Roma. Inizia in America la
    guerra di secessione fra stati del Sud schiavisti  e  stati  del  Nord
    abolizionisti.  Lo  zar  Alessandro  Secondo abolisce la servit della
    gleba.  1862: il presidente americano Lincoln proclama la  liberazione
    degli schiavi. 1864: Prima Internazionale socialista sotto la guida di
    Karl  Marx:  prendono  a  svilupparsi  in  tutta  Europa  i  movimenti
    socialisti e comunisti.  1865: si conclude la guerra di secessione con
    la  vittoria  degli  stati  abolizionisti;  Lincoln viene assassinato.
    1866: annessione del Veneto  al  regno  d'Italia.  1868:  il  liberale
    Gladstone   primo ministro in Gran Bretagna;  negli anni che seguono,
    abolizione  dei  privilegi  della   chiesa   anglicana   in   Irlanda,
    istituzione  dell'istruzione obbligatoria e gratuita.  1870: sconfitta
    di  Napoleone  Terzo  a  Sedan  a  opera  del  regno  di  Prussia  che
    determiner,   l'anno   successivo,   il   crollo   dell'impero  e  la
    proclamazione della repubblica. Roma, capitale d'Italia.



    La vita letteraria e artistica. (1812-1870).

    1812- 1827.  In Inghilterra    ancora  in  pieno  sviluppo  la  prima
    generazione  romantica  che  ha  i  suoi  massimi  esponenti nei poeti
    laghisti William Wordsworth ("The Excursion", "L'escursione",  1814) e
    Samuel  Taylor  Coleridge  ("Kubla Khan,  a Vision in a Dream",  Kubla
    Khan,  una visione in un sogno",  1816);  il "manifesto programmatico"
    del romanticismo inglese,  le "Lyrical Ballads" ("Ballate liriche") di
    Wordsworth e Coleridge,  del  1798,  racchiudevano  gi  gli  elementi
    fondamentali  del  primo  romanticismo  inglese:  la componente etica,
    legata  al  rinnovamento  della  societ  cercato  dalla   rivoluzione
    francese,  e  il  tema  del  ritorno  alle  pi  autentiche tradizioni
    nazionali.  In questi stessi anni si afferma  la  seconda  generazione
    romantica   con  lord  Byron  ("Childe  Harold  's  Pilgrimage",   "Il
    pellegrinaggio di Aroldo", 1812-1818), P. B. Shelley ("Adonais", 1821)
    e John Keats ("Odes",  "Odi",  1820).  Nel campo  della  narrativa  va
    segnalato  l'inizio  del  romanzo  storico,  destinato  ad avere largo
    seguito nel romanticismo  europeo,  con  "Waverley"  di  Walter  Scott
    (1814).   Accanto  allo  spirito  romantico  permane  tuttavia  quello
    astratto, ironico,  raziocinante,  che aveva caratterizzato gran parte
    della letteratura del settecento inglese, ed  rappresentato nel primo
    trentennio  del  diciannovesimo secolo da saggisti (Charles Lamb: "The
    Essays of Elia",  "Saggi di Elia",  1820-1822;  William Hazlitt:  "The
    Round  Table",  "La tavola rotonda",  1817) e romanzieri (Jane Austen:
    "Emma", 1816; "Persuasion", "Persuasione",  1817).  Negli Stati Uniti,
    "The  Sketch  Book"  ("Il  libro  degli schizzi",  1819) di Washington
    Itving  segna  l'inizio  ufficiale  della  letteratura  americana.  In
    Francia,  dove  il romanticismo domina quasi incontrastato,  escono le
    "Mditations  potiques"  ("Meditazioni  poetiche",  1820)  di  A.  de
    Lamartine.  In  Germania  le raccolte di favole e novelle popolari dei
    fratelli Grimm esprimono la tendenza tipicamente romantica a  risalire
    alle sorgenti della civilt culturale; la filosofia idealista trova in
    Hegel  uno  dei  massimi  esponenti.  In  Italia i "Promessi sposi" di
    Alessandro Manzoni (1821),  e le "Operette morali" di Giacomo Leopardi
    (1826).

    1827-1843.  Con  il  1832  inizia  nella  letteratura  inglese  l'"era
    vittoriana" nel corso  della  quale  il  romanticismo  assume  aspetti
    particolari determinati dall'esasperarsi e dal progressivo irrigidirsi
    dell'ideologia  borghese e del moralismo puritano e dai vasti problemi
    sociali e culturali  legati  all'industrializzazione  e  al  progresso
    scientifico.  Si  assiste  cos al primo delinearsi delle due correnti
    che si affermeranno negli anni successivi e proseguiranno per tutto il
    secolo.  Da un lato,  una letteratura strettamente legata alla realt,
    sia per denunciarne i mali sociali (Dickens, Elizabeth Gaskell, George
    Eliot) o il falso e soffocante perbenismo borghese (W.  M.  Thackeray,
    Samuel Butler),  sia per descriverne  semplicemente  gli  aspetti  pi
    evidenti e non di rado pi superficiali (A.  Trollope). D'altro canto,
    la piatta aridit degli ideali borghesi, il positivismo filosofico, il
    crescente materialismo di una societ industriale,  la vuotezza di una
    religiosit   tutta  esteriore  determinano  una  letteratura  non  di
    denuncia, ma di reazione,  spesso avulsa dalla realt storica,  che si
    esprime  in  un  ritorno ai temi della seconda generazione romantica e
    della letteratura gotica (Charlotte e Emily Bront); in un'esaltazione
    dell'individualismo  e  dei  valori  spirituali  ed  estetici  (Thomas
    Carlyle;  "Sartor Resartus",  1833-1834; "On Heroes and Hero Worship",
    "Gli eroi", 1841;  John Ruskin: "Modern Painters",  "Pittori moderni",
    il cui primo volume esce nel 1843;  A.  Tennyson;  M.  Arnold);  in un
    decadentismo    misticheggiante    che    culminer    nella    scuola
    preraffaellita.   Negli  Stati  Uniti  nasce  nel  1836  il  movimento
    trascendentalista del quale fanno parte alcuni tra i pi significativi
    esponenti della  letteratura  statunitense,  quali  Emerson,  Whitman,
    Melville. In Francia, i due romanzi di Stendhal, "Le Rouge et le Noir"
    ("Il  rosso  e  il  nero")  del  1830  e "La Chartreuse de Parme" ("La
    certosa di Parma") del 1839. W. Goethe conclude in Germania la seconda
    parte del "Faust"  (1832).  In  Russia  escono  i  "Povjesti  Belkina"
    ("Racconti  di Belkin") di A.  Puskin.  In Italia "Le mie prigioni" di
    Silvio Pellico (1832).

    1843-1870.  Sono questi gli anni nei quali si affermano le due  grandi
    correnti dell'era vittoriana. Nel 1848, Dante Gabriel Rossetti, Holman
    Hunt   e  John  Everett  Millais  fondano  la  scuola  preraffaellita;
    Elizabeth Gaskell pubblica "Mary Barton",  ed esce in  volume  "Vanity
    Fair"  ("La  fiera della vanit") di Thackeray.  Nel 1847 erano usciti
    "Jane  Eyre"  di  Charlotte  Bront  e  "Wuthering   Heights"   ("Cime
    tempestose")  di  sua  sorella  Emily.  1850:  "In Memoriam" di Alfred
    Tennyson. 1853: "Poems" ("Poesie") di M. Arnold;  Tennyson inizia "The
    Idylls  of the King" ("Idilli del re"),  rielaborazione delle leggende
    arturiane. 1855: "The Warden" ("Il guardiano") di A.  Trollope.  1859-
    1860:  "Adam Bede" e "The Mill on the Floss" ("Il mulino sulla Floss")
    di George Eliot (Mary Ann Cross). 1864: "Dramatis Personae",  raccolta
    di  versi  di Robert Browning.  In Francia,  nel 1847,  si conclude il
    ciclo di romanzi di H.  de Balzac,  la  "Comdie  humaine"  ("Commedia
    umana");  nel 1856 esce il primo romanzo realista, "Madame Bovary", di
    Gustave Flaubert.  L'anno  successivo,  la  raccolta  poetica  di  Ch.
    Baudelaire,  "Les  Fleurs  du  Mal"  ("I  fiori del male") annuncia il
    passaggio dal  romanticismo  pieno  alle  forme  decadenti  del  tardo
    romanticismo. Negli Stati Uniti  in pieno sviluppo la grande stagione
    letteraria dell'ottocento americano con E.  A.  Poe ("The Raven",  "Il
    corvo", 1845), H.  Melville ("Moby Dick,  or The Whale",  "Moby Dick",
    1851),  N.  Hawthorne  ("The Scarlet Letter",  "La lettera scarlatta",
    1856), W.  Whitman ("Leaves of Grass",  "Foglie d'erba",  la cui prima
    edizione  del 1855).  Nel 1866 esce in Inghilterra la prima serie dei
    "Poems and  Ballads"  ("Poesie  e  ballate")  di  Algernon  Swinburne;
    Swinburne,  gi fuori dell'ambito romantico,  annuncia il decadentismo
    edonistico che trover la massima espressione nei  primi  decenni  del
    secolo successivo, con Wilde, Pater, Firbank.













    Antologia di giudizi.

    In "Pickwick",  e possiamo dire in tutta la sua opera,   nei dettagli
    che Dickens  creatore,   nei dettagli che  grande.  La potenza  del
    libro   risiede   nel  torrente  perpetuo  di  ricchezza  inventiva  e
    ingegnosa; il tema (almeno all'inizio) non esiste. La creazione stessa
    di Tupman,  il grosso vanesio,   di per se stessa piuttosto banale  e
    volgare:    Tupman  preso  nei  dettagli  e  come  rappresentato che
    risulta divertente e imprevedibile.
    C. K. Chesterton.


    "Pickwick"  l'esercitazione di un romanziere  di  talento  che  cerca
    soggetti  e  personaggi.  Possiamo  aggiungere  che  tutto  Dickens  
    "pickwickiano",  vale a dire una specie di itinerario compiuto  da  un
    osservatore  che  ama i suoi simili e che  molto socievole...  C' in
    "Pickwick" una specie di negligenza  che  piace,  assolutamente  senza
    pretese. Chi  Pickwick? Seguitelo un momento, e lo saprete. Perch ha
    fondato questo club? Forse Dickens ha voluto criticare l'atteggiamento
    dell'inglese  medio  che  si  associa ad altri per mangiare,  leggere,
    viaggiare,  giocare al pallone.  Anche questa critica non   priva  di
    fondamento.
    Alain.


    "Pickwick"    proprio  il  cibo adatto per tempi di confusione come i
    nostri e che sopportano sollecitazioni  di  ogni  genere:    un  cibo
    naturale al punto di ripresentare quelli che sono i termini essenziali
    del romanzo... In "Pickwick" Dickens  ancora lo scrittore che segue a
    tutti  i  costi  il  giuoco delle trasformazioni della realt e il suo
    proposito  quello di non perdere il  passo.  Un  libro  che  nasconde
    dentro  di  s  il  segreto della giovinezza anche se in certi momenti
    (quelli che coincidono con la parte pi sensibile della  sua  lettura,
    per  esempio  le prigioni)  chiaramente avvertibile un irrigidimento,
    l'inserimento di un tema che sar sviluppato in seguito.
    Carlo Bo.


    La "giustizia" di Dickens, fondata su un moralismo di fiaba,   troppo
    moralista  e  troppo  poco  poetica: si manifesta nei suoi momenti pi
    felici in un sorriso,  non mette a nudo nessuna coscienza.  Si  faccia
    pure  concitato  il  tono,  il  lettore  attende  sempre  schiarimenti
    concreti da un sorriso,  e il sorriso viene e determina e  riporta  il
    discorso nella sfera dell'onesto buon senso... Eppure, ci accade... di
    scordare,  leggendo,  ogni  senso critico,  e consentire alla vivacit
    della pagina,  nello stesso  modo  che  ci  abbandoniamo  alla  favola
    avventurosa  di  un  film...  Diversamente  da Balzac che,  quanto pi
    martella un  personaggio,  tanto  pi  ne  trae  significato,  Dickens
    incanta  la  nostra  attenzione  con  le figure minori che balenano un
    istante evidentissime  e  fanno  a  tempo  a  non  lasciarsi  cogliere
    dall'esteriore  e moralistico meccanismo degli eventi...  Ma diremo di
    pi: anche i "grandi" personaggi sono introdotti nello stesso modo,  e
    in   tanto   hanno   vita  in  quanto  balenano  ogni  volta...   come
    macchiette... Dickens il suo stupore lo esprime cos. Al punto che non
    soltanto le persone,  ma le cose...  formicolano come in un  quadretto
    fiammingo... Tante sono le strade che conducono alla poesia.
    Cesare Pavese.









    Bibliografia essenziale.

    "The Oxford Dickens":  forse la migliore edizione dei romanzi,  in un
    numero di volumi diverso a seconda della serie  ("Oxford  India  Paper
    Dickens",  18  volumi;  "Illustrated  Dickens",  20 volumi;  "Fireside
    Dickens", 23 volumi; "Popular Dickens", 22 volumi).
    S. Zweig, "Drei Meister, Balzac, Dickens, Dostojewsky", Lipsia 1923.
    G.  A.  Pierce,  "The Dickens Dictionary: a Key to the Characters  and
    Principal Incidents", Londra 1924.
    G. Gissing, "The immortal Dickens", Londra 1925.
    F. Delattre, "Dickens et la France," Parigi 1927.
    A. Maurois, "Dickens" (in "Etudes anglaises"), Parigi 1927.
    J. Forster, "The Life of Charles Dickens", Londra 1928 (nella ristampa
    moderna).
    R. Straus, "C. Dickens, a Biography from new Sources", New York 1928.
    O. Sitwell, "Dickens", Londra 1932.
    S. Leacock, "Charles Dickens: his Life and Work", Londra 1933.
    G.  K.  Chesterton,  "Criticisms  and  Appreciations  of  the Works of
    Charles Dickens", Londra 1933.
    T. Wright, "The Life of Charles Dickens", Londra 1936.
    K. S. Fielding, "Dickens", Londra 1954
    P. Collins, Dickens and Crime, Londra 1962.
    In italiano:
    I. Marani Toro, "Dickens e l'Italia", Roma 1925.
    M. Praz, "La crisi dell'eroe nel romanzo vittoriano", Bologna 1952.
    F. Rota, "Dickens", Bologna 1964.
    G. Reynolds,  "Influssi artistici di Dickens" ("Apollo",  giugno 1970,
    pagine 422-29).
















    Prefazione.

    Due  pasticcioni  a  una  partita  di  caccia,  costretti dai compagni
    allarmati a portare i fucili con le canne verso  il  basso  come  due
    soldati  al  funerale  del  re,  marciano incespicando fra gli sterpi
    mentre intorno s'intrecciano i sarcasmi  e  le  funeree  profezie  dei
    presenti.  Ogni  volta  che  un uccello s'alza in volo,  quello grasso
    chiude gli occhi e spara per aria,  e quello magro fa fuoco a destra e
    a sinistra, in basso e in alto, col fucile che gli sfugge di mano e il
    grilletto   che  s'impiglia  nei  bottoni  della  giacca.   E'  facile
    riconoscerli: sono Stanlio e Ollio,  e la scena  una tipica gag del
    cinema  comico  di  trent'anni  fa.  Invece no: quello grasso  Mister
    Tupman e quello magro  Mister Winkle, membri del Circolo Pickwick,  e
    l'anno  il 1827.
    Dietro  ai  due  cacciatori  dilettanti,  nella stessa scena,  procede
    Mister  Pickwick  in  carriola,   immobilizzato  da  un   attacco   di
    reumatismi. Dall'interno della carriola lancia i suoi ultimatum ai due
    pasticcioni  col fucile,  allunga il piatto e il bicchiere per farseli
    riempire all'ora di pranzo, pronuncia i suoi brindisi, s'alza per fare
    un discorso e ci  ricade  dentro  ubriaco,  e  alla  fine,  sempre  in
    carriola,  viene  trasportato  nel  recinto  degli  animali sorpresi a
    pascolare sulle terre  altrui.  La  trovata  della  carriola  potrebbe
    reggere  benissimo  centinaia  di metri di pellicola in un film,  cos
    come regge un capitolo intero nel "Circolo Pickwick".
    Salvo errore,  nel "Circolo Pickwick" non ci sono torte in faccia:  ma
    quando  i  due  direttori  dei  giornali di Eatanswill si azzuffano in
    cucina,  armati l'uno di una sacca da viaggio e l'altro di una paletta
    per il camino,  le torte in faccia non sono un'idea molto lontana.  E,
    d'altra parte,  torte e pasticci,  polli  e  bottiglie,  barilotti  di
    ostriche  e caraffe di ponce,  fanno continuamente la loro comparsa da
    un capitolo all'altro, dal principio alla fine del libro.  C'e perfino
    un enorme e rigidissimo merluzzo, cos lungo che non si riesce a farlo
    entrare  nel  bagagliaio  di una diligenza,  e un ottuso e grassissimo
    ragazzo, Joe,  che se non mangia  sempre addormentato.  Si potrebbero
    moltiplicare  gli  esempi  per  dimostrare  che,  anche senza torte in
    faccia,  la  comicit  gastronomica    ampiamente  rappresentata  nel
    "Pickwick".
    Il  "Pickwick"    una  "summa"  di  comicit  e di "humour" a tutti i
    livelli di gusto: dalla grande trovata farsesca,  come il discorso  a
    singhiozzo di Jingle, al gioco di parole cretino, ma che fa ridere lo
    stesso;  dal  grande  affresco caricaturale,  come il processo Bardell
    contro Pickwick,  alla pi vieta commedia degli equivoci basata  sullo
    scambio delle camere da letto.  Dickens non ci fa caso,  non va per il
    sottile.  A ventiquattro anni,  con un contratto  di  venti  fascicoli
    mensili  a  quattordici sterline per fascicolo,  Dickens si getta come
    una furia scatenata sul percorso delle mille pagine del "Pickwick". E'
    la grande occasione della sua vita: il denaro gli serve  perch  vuole
    sposarsi,  e l'importanza del lavoro  tale da consentirgli di crearsi
    un pubblico.  E' un'occasione che non va sprecata.  In breve tempo  la
    tiratura  del  fascicolo  sale  da  quattrocento a quarantamila copie.
    Dickens,  insomma,  non si limita a crearsi "un" pubblico,  ma  riesce
    praticamente  a  raccogliere  tutto  IL  pubblico  disponibile in quel
    momento per uno scrittore.  I suoi biografi ricordano,  fra gli altri,
    il duca di Wellington, che leggeva ad alta voce certe scene del libro,
    e un giovanotto religioso, ma facile all'isterismo, che fu costretto a
    fuggire di chiesa in preda a un convulso di risa perch non riusciva a
    togliersi di mente il personaggio del vecchio Mister Weller.
    Il   "Circolo  Pickwick"  fu  dunque  per  Dickens  la  pi  clamorosa
    premonizione del successo che doveva poi accompagnarlo  per  tutta  la
    vita.  E  fu  anche,  come  nota  Chesterton,  una  specie di confusa
    promessa,  una visione prenatale di tutte le sue successive  creature
    letterarie.  Prima  di  scrivere  un  vero racconto, Chesterton dice
    egli  ebbe  una  specie  di  visione.   Fu  una  visione  del   mondo
    dickensiano: un intrecciarsi di bianche strade, una mappa affollata di
    fantastiche citt,  di diligenze rumoreggianti,  di mercati chiassosi,
    di vocianti osterie,  di personaggi  eccentrici  e  fanfaroni.  Questa
    visione fu il "Pickwick".
    Il  "Pickwick",  infatti,  non    un vero racconto,  con un intreccio
    precostituito,  ma  un  viaggio  attraverso  l'Inghilterra  del  primo
    Ottocento,  in  cui  gli  episodi  si succedono in un ordine del tutto
    gratuito, come in un romanzo picaresco.  Solo nella seconda parte,  la
    causa  Bardell  contro  Pickwick  e  il conseguente imprigionamento di
    Mister Pickwick nella Fleet acquistano un'importanza  maggiore,  quasi
    di  intreccio,  nell'economia  generale  del  romanzo,  che per resta
    aperto all'immissione dei pi diversi episodi.  Nella  seconda  parte,
    come    stato  pi  volte notato,  si precisano anche i caratteri dei
    personaggi pi importanti,  e soprattutto quelli di Mister Pickwick  e
    Sam  Weller:  ma  nuovi personaggi continuano a entrare e uscire dalla
    scena, a diecine.
    Viene  spontaneo  parlare  di  scena,  usare  un  linguaggio  teatrale
    parlando  di Dickens,  perch in lui l'elemento teatrale  fortissimo.
    Sappiamo tutti che Dickens  un grande scrittore sociale, e ci  stato
    detto,  inoltre,  che ha il vocabolario pi ricco di  qualsiasi  altro
    scrittore  di  lingua  inglese.  Ma  quello  che  stupisce  veramente,
    leggendo oggi questo classico dell'Ottocento,   che avesse scoperto e
    portato a un alto livello di maestria,  cent'anni prima di Charlot, la
    ricetta del "clown" per tenere un pubblico anonimo  in  pugno:  quando
    non pu farlo ridere lo fa piangere e quando non pu farlo piangere lo
    fa  ridere.  Dickens  ci  prova  sempre.  Il suo tentativo  quello di
    mantenere una presa emotiva ininterrotta  attraverso  le  centinaia  e
    migliaia di pagine di tutti i suoi libri, senza rifiutare alcun mezzo,
    espediente  o improvvisazione,  proprio come un attore sulla scena che
    debba reggere un lungo spettacolo di fronte  a  una  platea  facile  a
    distrarsi. Tutta la poderosa opera narrativa di Dickens  intrecciata,
    si pu dire pagina per pagina,  a una continua ricerca dei due effetti
    emotivi principali dell'animale-uomo quando s'aggrega in  un  pubblico
    di  spettatori: il pianto e il riso.  Scrive Mario Praz: La pratica e
    la sensibilit del Dickens son quelle d'un uomo di teatro: all'abilit
    nei  dialoghi  egli  unisce  remissivit  verso  le   esigenze   della
    pubblicazione,  pronto  a far tagli,  pronto a registrare e seguire le
    reazioni del pubblico modificando il  destino  di  questo  o  di  quel
    personaggio  per  non  alienarsi  il  lettore,  attenuando certe frasi
    realistiche che potevano offenderlo.
    Come temperamento teatrale,  per,  era pi vicino all'attore  che  al
    drammaturgo.  Si sente, nei suoi libri, la tensione continua di chi si
    trova sulla scena e deve tenere a bada  il  pubblico  nell'intermezzo,
    mentre dietro il sipario si stanno cambiando febbrilmente gli scenari.
    Sono  famose,   del  resto,  le  pubbliche  letture  che  faceva,  con
    straordinari effetti interpretativi,  dei capitoli pi sensazionali  o
    drammatici  dei  suoi  romanzi.  Accanto alla tradizione letteraria in
    senso stretto,  il teatro e il giornalismo  rappresentano  due  grandi
    fonti ispiratrici della letteratura inglese, e si pu dire che Dickens
    si abbeveri ad entrambe. Pur non essendo n il pi raffinato stilista,
    n il pi abile costruttore di trame, n il pi profondo psicologo, n
    lo spirito pi critico fra gli scrittori inglesi del suo tempo, il suo
    rapporto  col  pubblico  fu addirittura travolgente,  fino al punto di
    dargli non soltanto la ricchezza che premia gli  scrittori  di  "best-
    sellers", ma anche la massima gloria letteraria.
    Il   grande   vantaggio  del  "Pickwick"  nei  confronti  dei  romanzi
    successivi sta nel fatto che  qui  si  vuole  soprattutto  ridere:  il
    pianto  eccezionale.  Come scrive Huizinga,  Si possono negare quasi
    tutte le astrazioni: la giustizia, la bellezza,  la verit,  la bont,
    lo  spirito,  Dio.  Si  pu negare la seriet.  Ma non il gioco.  Una
    simile affermazione non sar mai tanto vera come per Dickens.  I  suoi
    valori,  quando  vengono  proposti in chiave di seriet,  sono quasi
    sempre dubbi, almeno da un punto di vista estetico; ma nel riso, nella
    satira, nella caricatura, nella deformazione ironica della realt, nel
    farsi gioco delle cose e nel giocare con esse,  Dickens   un  maestro
    insuperabile,  con  straordinarie  qualit d'invenzione.  Anche la sua
    famosa ricchezza di vocabolario nasce in buona parte nella sfera del
    gioco.
    Il linguaggio di Sam Weller  un esempio di questo tipo  d'invenzione.
    Bench  tutti  siano  d'accordo  nel considerare il suo ingresso fra i
    personaggi del Pickwick come l'ingresso delle  classi  popolari  nella
    letteratura  inglese,   e  il  suo  modo  di  parlare  come  la  prima
    trascrizione letteraria dello "slang" londinese,  ogni attento lettore
    si accorger che Sam Weller,  suo padre,  e tutti gli altri personaggi
    "cockney" del  "Pickwick"  parlano  in  realt  un  linguaggio  clto,
    soprattutto se devono parlare a lungo. Il loro "humour" resta, come in
    ogni  altro  caso di scrittura dickensiana,  un "Polysyllabic humour",
    fatto di parole  che  hanno  un  sapore  aulico,  come  conviviale  
    ("convivial"),    propensione      ("propensity"),   corpulenza   
    ("corpulence") irascibile  ("irascible"),  tutti  vocaboli  che  non
    hanno  un  carattere  popolare nemmeno nelle lingue romanze,  e che in
    inglese sono ancor pi  sofisticati  proprio  per  questi  loro  etimi
    romanzi.  I  personaggi  "cockney"  di  Dickens usano queste parole al
    posto dei corrispondenti vocaboli anglosassoni che uno  scrittore  pi
    realistico  gli avrebbe fatto usare,  ma le storpiano nella pronuncia,
    le mescolano  con  altre  di  autentico  sapore  popolare,  fanno  una
    continua  imitazione  di  se stessi e degli altri in un linguaggio del
    tutto  irreale,   ma   efficacemente   allusivo   a   diverse   realt
    linguistiche, tanto da riuscire a evocarle. L'espressione di gergo pi
    pesante si trova,  casomai,  sulle labbra dei due studenti di medicina
    (un altro gioco,  infatti,   quello degli snobismi: gli  studenti  di
    medicina   si   compiacciono   nella   parte   degli   uomini  duri  e
    spregiudicati,  e i "cockney" in  quella  dei  gentiluomini).  In  una
    traduzione  italiana  questi  effetti,  com'  facile capire,  possono
    essere conservati solo in parte.  La  nostra  lingua  colloquiale,  il
    nostro "slang" in formazione, sono ancora troppo acerbi per consentire
    analoghi funambolismi linguistici.  Per altri versi,  per, l'italiano
    sembra prestarsi meglio di  altre  lingue  a  rendere  il  sapore  del
    "polysyllabic  humour"  sfruttando  la  propria  tradizione  aulica  e
    burocratica,  come dagli inizi del secolo hanno sempre fatto i  nostri
    attori comici e i nostri scrittori umoristici.

    Lodovico Terzi.










    Prefazione dell'Autore (E' questa la prefazione definitiva che Dickens
    scrisse per il "Circolo Pickwick" nel 1867. Essa riproduce il testo di
    quella  da  lui  redatta  nel  1847  per  la  prima  edizione popolare
    dell'opera,  con l'aggiunta di alcune correzioni di poca importanza  e
    dei due paragrafi su Seymour. Essa precisa e amplia il contenuto della
    breve prefazione alla prima edizione del 1837 [Nota del Traduttore].

    Nella  prefazione  all'edizione  originale  del  "Circolo Pickwick" si
    diceva che esso era  destinato  a  presentare  personaggi  ed  episodi
    divertenti,  che  non  si  era  fatto  alcuno sforzo per costruire una
    trama, poich a quell'epoca l'autore la considerava quasi impossibile,
    dato il tipo di pubblicazione frammentaria ch'era  stato  adottato,  e
    che  l'idea stessa del Circolo,  essendosi dimostrata macchinosa nello
    sviluppo, era stata abbandonata a poco a poco nel corso del lavoro.  E
    bench  in seguito l'esperienza e la riflessione mi abbiano dato certi
    insegnamenti che riguardano uno dei  punti  accennati,  e  quindi  ora
    potrei  forse  desiderare  che  questi  capitoli  fossero legati l'uno
    all'altro da un filo pi forte d'interesse comune,  tuttavia  ci  che
    sono  appunto ci che intendevano essere.
    Sul  modo  in  cui    nato  il  "Circolo  Pickwick"  ho letto diversi
    resoconti che,  se non altro,  avevano,  almeno per me,  il fascino di
    un'assoluta  novit.   E  siccome  il  periodico  apparire  di  questi
    resoconti mi fa pensare che l'argomento  interessi  ai  miei  lettori,
    scriver io la storia di come nacque questo libro.
    Ero  un giovanotto di ventitr anni quando gli editori Chapman e Hall,
    interessati da certi pezzi che scrivevo  a  quell'epoca  sul  giornale
    Morning  Chronicle  e  da altri che avevo appena scritti sul vecchio
    Monthly Magazine (una serie di  questi  pezzi    stata  di  recente
    raccolta  e pubblicata in due volumi illustrati da George Cruikshank),
    mi cercarono  per  propormi  di  scrivere  qualcosa  da  pubblicare  a
    puntate,  al  prezzo  di  uno scellino per fascicolo (questa forma era
    nuova per me,  e credo per chiunque altro,  tranne il vago ricordo  di
    certi  interminabili  romanzi  a  dispense  diffusi  in  provincia dai
    venditori ambulanti,  su alcuni dei quali  ricordavo  di  aver  sparso
    innumerevoli lacrime quando ancora facevo l'apprendista della vita).
    Quando  aprii  la  porta della mia casa di Furnival's Inn a quello dei
    soci che rappresentava la casa editrice,  riconobbi in lui una persona
    che avevo visto due o tre anni prima,  senza pi rivederlo in seguito,
    quando avevo comprato dalle sue mani la mia prima copia del numero  in
    cui appariva,  in tutto lo splendore della stampa,  il mio primo parto
    letterario: un pezzo degli "Sketches",  intitolato "Mister  Minns  and
    his Cousin", da me furtivamente infilato con paura e tremore, una sera
    al  crepuscolo,  in una oscura buca delle lettere di un oscuro ufficio
    postale, dentro un oscuro cortile di Fleet Street. Quella volta,  poi,
    me  n'ero  andato  a  Westminster  Hall,  e  l m'ero aggirato per una
    mezz'ora,  perch i miei occhi erano talmente appannati di felicit  e
    d'orgoglio  che non avrebbero potuto sopportare la vista della strada,
    n erano in condizioni di farsi vedere  all'aperto.  Raccontai  questa
    coincidenza al mio visitatore, e ce ne rallegrammo entrambi come di un
    buon auspicio; poi passammo agli affari.
    L'idea  che  mi  veniva  proposta  era  di scrivere qualcosa a puntate
    mensili per giustificare  la  pubblicazione  di  certe  incisioni  che
    dovevano   essere  eseguite  da  Mister  Seymour  e  qualcuno,   forse
    quell'ammirevole disegnatore umoristico o  forse  il  mio  visitatore,
    aveva immaginato che il modo migliore fosse di riferire i disegni a un
    certo  Circolo Nimrod,  i cui membri compissero spedizioni di caccia
    di pesca,  e cos via,  e si cacciassero  nei  guai  per  mancanza  di
    abilit. Nel considerare la proposta, obiettai che, pur essendo nato e
    parzialmente cresciuto in campagna,  io non avevo esperienza sportiva,
    fuorch nelle  diverse  forme  di  locomozione;  che  l'idea  non  era
    originale,  ed  era  stata  gi  molto  sfruttata;  che  sarebbe stato
    infinitamente meglio se i disegni fossero stati ispirati  naturalmente
    dal  testo;  e  che  io  preferivo fare a modo mio,  con una gamma pi
    variata di scene e di personaggi inglesi,  e  che  probabilmente  alla
    fine  avrei fatto cos in ogni caso,  qualunque fosse il programma che
    mi fossi proposto all'inizio.  Il mio punto di vista fu accettato,  io
    inventai  Mister  Pickwick e scrissi il primo numero,  sulle bozze del
    quale Mister Seymour fece il disegno del Circolo e il felice  ritratto
    del  suo fondatore: quest'ultimo in base alla descrizione,  fattaci da
    Mister Edward Chapman,  degli abiti e del comportamento di una persona
    reale  che  aveva  avuto  spesso occasione di vedere.  Associai Mister
    Pickwick a un Circolo  a  causa  del  suggerimento  originario,  e  vi
    inclusi  Mister  Winkle  appunto  perch  serviva  a  Mister  Seymour.
    Partimmo con un numero di ventiquattro pagine invece di trentadue, con
    quattro illustrazioni invece di un paio. L'improvvisa e dolorosa morte
    di Mister Seymour prima che il secondo  numero  uscisse,  provoc  una
    rapida decisione su un punto che gi era stato sollevato: il fascicolo
    divent di trentadue pagine con due sole illustrazioni,  e rimase cos
    fino alla fine.
    E'  con  grande  riluttanza  che  debbo  prendere   atto   di   alcune
    incomprensibili e inconsistenti affermazioni,  fatte con la pretesa di
    difendere i diritti di Mister Seymour,  e intese a sostenere che  egli
    partecip alla creazione di questo libro,  o di qualche sua parte,  in
    misura maggiore di quanto  stato detto nel paragrafo precedente.  Con
    la  discrezione che mi  imposta sia dal rispetto per la memoria di un
    artista confratello,  sia dal rispetto di me  stesso,  mi  limiter  a
    ricordare i fatti.
    Mister Seymour non ha mai inventato o suggerito un episodio, una frase
    o una parola che si trovi in questo libro.  Mister Seymour mor quando
    solo ventiquattro pagine di questo libro erano pubblicate, e di sicuro
    ne erano state scritte meno di quarantotto. Io,  d'altra parte,  credo
    di  non  avere  mai visto la calligrafia di Mister Seymour in tutta la
    mia vita. Ho visto Mister Seymour solo una volta nella mia vita,  cio
    due  sere  prima  che  morisse,  e  sono  certo che non mi diede alcun
    suggerimento di qualsiasi genere. Quella sera lo vidi alla presenza di
    due persone,  entrambe viventi,  perfettamente al  corrente  di  tutte
    queste  cose  delle  quali possiedo la testimonianza scritta.  E,  per
    finire Mister Edward Chapman (l'unico vivente dei fondatori della casa
    Chapman  &  Hall)  ha  messo  per  scritto  anche  lui,  perch  venga
    conservata,  la  sua  personale  testimonianza  sulle  origini e sulla
    storia di questo libro, sulla mostruosit delle infondate affermazioni
    in  questione,   e  (con  la  prova  di   fatti   particolari)   anche
    sull'evidente  impossibilit  di  trovare in esse qualsiasi traccia di
    verit.  Per restare fedele al mio proposito di paziente  moderazione,
    non  citer  il  resoconto di Mister Edward Chapman sul modo in cui il
    suo defunto socio reag,  in una certa occasione,  alle pretese di cui
    si  detto.
    Boz,  la  mia  firma  sul Morning Chronicle e sul vecchio Monthly
    Magazine,  apparsa sulla copertina dei fascicoli  mensili  di  questo
    libro,  e  conservata  anche  in  seguito  per  lungo  tempo,  era  il
    soprannome di un  bambino  da  me  prediletto,  un  mio  fratello  pi
    piccolo,  che  avevo chiamato Moses in onore del vicario di Wakefield;
    poi,  pronunciato  per  scherzo  nel  naso,  il  nome  divenne  Bozes,
    abbreviato in Boz. Boz era per me un nome di casa molto familiare,
    molto  prima che mi mettessi a scrivere,  e questo  il motivo per cui
    lo adottai.
    Su Mister Pickwick  stato osservato che c' un netto cambiamento  nel
    suo  carattere:  col  progredire delle pagine egli diventa pi buono e
    pi assennato.  Io non credo che questo cambiamento sembrer forzato o
    innaturale  ai  lettori,  se  rifletteranno  che  nella  vita reale le
    particolarit e  le  bizzarrie  di  un  uomo  che  abbia  qualcosa  di
    eccentrico sono le prime,  in genere,  a colpirci,  e solo dopo che lo
    conosciamo  meglio  incominciamo  a  guardare  sotto   questi   tratti
    superficiali e a conoscere la parte migliore.
    Nel caso che ci siano delle persone ben intenzionate che non afferrino
    la  differenza  (come  avvenne quando fu pubblicato per la prima volta
    "Old Mortality") fra religione e ipocrisia  che  si  finge  religione,
    piet e simulazione della piet,  umile reverenza per le grandi verit
    delle Scritture e abuso irriverente e  protervo  di  ci  che  vi  sta
    scritto (la lettera, non lo spirito) nelle pi comuni divergenze e nei
    pi  meschini  affari  della  vita,  col  risultato  di ingenerare una
    straordinaria confusione nei cervelli ignoranti, sappiamo che  sempre
    la seconda cosa, e non la prima, ad essere messa in ridicolo in queste
    pagine. Anzi,  che la seconda  messa in ridicolo proprio perch tutte
    le  esperienze  dimostrano che essa  incompatibile con la prima,  che
    non pu unirsi alla prima,  e che rappresenta una delle pi maligne  e
    dannose  menzogne  esistenti  nella  societ,  sia che il suo quartier
    generale si trovi temporaneamente nella Exeter  Hall,  nella  Ebenezer
    Chapel,   o  in  tutte  e  due.  Pu  sembrare  inutile  sprecare  una
    dimostrazione su una verit cos lampante.  Ma val sempre la  pena  di
    protestare  contro  quella  rozza  familiarit con le cose sacre che 
    pronta sulle labbra e lenta nel cuore,  o  contro  la  confusione  del
    Cristianesimo  con  una  qualsiasi  classe  di persone che,  come dice
    Swift,  sono abbastanza religiose per odiarsi,  ma non abbastanza  per
    amarsi l'una con l'altra.
    Mi  sembrato curioso e interessante, nello scorrere i fogli di questa
    ristampa, notare quali importanti progressi sociali si sono verificati
    da noi,  quasi impercettibilmente,  da quando essi furono scritti. Gli
    abusi degli avvocati,  e la loro possibilit di  trarre  abilmente  in
    inganno le giurie,  sono ancora suscettibili di qualche restrizione; e
    un miglioramento nel modo di  condurre  le  elezioni  parlamentari  (e
    magari anche i Parlamenti) resta nell'ordine delle cose possibili.  Ma
    le riforme del sistema giuridico hanno tagliato le unghie  ai  signori
    Dodson  e  Fogg;  uno  spirito  di  dignit  personale,  di tolleranza
    reciproca,  di educazione e di cooperazione per questi giusti scopi si
      diffuso  fra  i  loro  impiegati;  le  sedi  di  uffici  una  volta
    lontanissimi  sono  state  riunite,   con  comodit  e  vantaggio  del
    pubblico,  e con la sicura prospettiva di veder distrutte,  col tempo,
    una quantit di meschine gelosie, ottusit e pregiudizi di cui solo il
    pubblico   era   la   vittima    designata;    le    leggi    relative
    all'incarceramento per debiti sono state cambiate; e la prigione della
    Fleet  stata abbattuta!
    Chi sa se,  alla fine di questa serie di riforme,  si scoprir che, in
    citt e in provincia,  ci sono perfino dei magistrati a cui sia  stato
    insegnato  a  stringere  ogni  giorno  la  mano  al  Buonsenso  e alla
    Giustizia;  che perfino le leggi assistenziali possono aver piet  del
    debole,  del vecchio, dell'infelice; che le scuole, ispirate ai grandi
    princpi del Cristianesimo,  possono diventare il  pi  bell'ornamento
    che  si sia sparso in ogni punto di questo civile paese;  che le porte
    delle prigioni possono essere sbarrate all'esterno in modo altrettanto
    saldo e sicuro come all'interno;  che  la  diffusione  universale  dei
    mezzi  necessari  a  una vita sana e decente sono un diritto per i pi
    poveri fra i poveri,  alla stessa stregua per cui sono  indispensabili
    alla  salvezza  dei  ricchi  e  dello Stato;  che non spetta ad alcuni
    meschini comitati od organismi similari - pi  piccoli  di  gocce  nel
    grande  oceano dell'umanit che rumoreggia intorno ad essi - il potere
    di scatenare la Febbre  e  la  Consunzione  a  loro  piacimento  sulle
    creature  di  Dio,  o  di  sonare  per sempre sui loro piccoli violini
    mercenari la Danza della Morte.



















    CAPITOLO 1.
    I Pickwickiani.

    Il primo raggio di  luce  che  rischiara  le  tenebre,  e  tramuta  in
    abbagliante splendore l'oscurit che ai suoi inizi sembra avvolgere la
    vita pubblica dell'immortale Pickwick,  scaturisce dalla lettura della
    seguente risoluzione,  tolta dagli Atti del Circolo Pickwick,  che  il
    curatore  di  queste  memorie  ha  il  piacere  di  presentare ai suoi
    lettori,   come  prova  della  scrupolosa  attenzione,   dello  studio
    indefesso  e  del  sottile  discernimento  con  cui ha condotto le sue
    ricerche nella molteplice variet dei documenti affidatigli.

    12 maggio 1827. Presidente: Joseph Smiggers, Esq.,  V.P.P.M.C.P.  (1)
    All'unanimit sono stati approvati gli articoli seguenti.
    1.   L'assemblea   ha   udito  leggere,   con  sentimenti  di  sincera
    soddisfazione e approvazione incondizionata, la memoria trasmessale da
    Samuel   Pickwick,   Esq.,   P.G.M.C.P.   (2),   intitolata   "Ipotesi
    sull'Origine degli Stagni di Hampstead,  con alcune Osservazioni sulla
    Teoria dei Girini",  e col presente Atto  l'assemblea  tributa  i  pi
    calorosi ringraziamenti al suddetto Samuel Pickwick,  Esq., P.G.M.C.P.
    per quanto sopra.
    2. L'assemblea,  profondamente convinta dei vantaggi che verranno alla
    causa  della  scienza  dall'opera  gi citata,  nonch dalle indefesse
    ricerche  di  Samuel  Pickwick,  Esq.,  P.G.M.C.P.  nei  quartieri  di
    Hornsey,  Highgate,  Brixton e Camberwell, non pu ignorare i benefici
    inestimabili che inevitabilmente si produrrebbero nel progresso  della
    scienza e nella diffusione del sapere se questo studioso applicasse il
    suo  pensiero  a  un  campo  pi  vasto,  estendendo  i  suoi viaggi e
    allargando per conseguenza la sfera delle sue osservazioni.
    3. L'assemblea, sulla base delle convinzioni espresse sopra,  ha preso
    in  seria  considerazione  la proposta,  formulata dal suddetto Samuel
    Pickwick,  Esq.,  P.G.M.C.P.  e da altri tre  Pickwickiani  qui  sotto
    nominati, di formare un nuovo ramo di Pickwickiani Uniti sotto il nome
    di Societ di Corrispondenza del Circolo Pickwick.
    4.  La  suddetta  proposta  ha  ricevuto  la sanzione e l'approvazione
    dell'assemblea.
    5.  La Societ di  Corrispondenza  del  Circolo  Pickwick    pertanto
    costituita  col presente Atto,  e Samuel Pickwick,  Esq.,  P.G.M.C.P.,
    Tracy Tupman, Esq., M.C.P.,  (3) Augustus Snodgrass,  Esq.,  M.C.P.  e
    Nathaniel Winkle,  Esq., M.C.P. sono designati e nominati membri della
    medesima con l'impegno di inviare ogni tanto al Circolo Pickwick,  con
    sede  in  Londra,  il resoconto veritiero dei loro viaggi e delle loro
    ricerche,  delle loro osservazioni su caratteri e costumi,  e di tutte
    le loro avventure, e di raccogliere ogni testimonianza locale, orale o
    scritta, originata nei diversi ambienti naturali o sociali.
    6. L'assemblea  lieta di accettare il principio che ogni membro della
    Societ  di  Corrispondenza  provveda  da  s  alle  proprie  spese di
    viaggio;  e non ha nulla in contrario ad ammettere che i membri  della
    suddetta  Societ  prolunghino  a  piacere le loro ricerche,  salvo il
    principio suddetto.
    7.  I membri della sopracitata Societ di Corrispondenza  siano,  come
    sono,  col presente Atto informati che la loro proposta di pagare essi
    stessi le spese di posta per le lettere, e di spedizione per i pacchi,
     stata  esaminata  dall'assemblea;  che  l'assemblea  considera  tale
    proposta  degna  delle grandi intelligenze da cui fu concepita,  e col
    presente Atto notifica di accettarla senza riserve.

    Un osservatore occasionale - aggiunge il segretario,  dalle cui note 
    tratto il resoconto che segue - un osservatore occasionale, forse, non
    avrebbe  visto niente di straordinario nella testa calva e nelle lenti
    circolari che,  durante la lettura  del  documento  trascritto  sopra,
    rimasero  sempre rivolte verso il suo viso (quello del segretario): ma
    per chi sapeva che dentro quella fronte era in  azione  il  gigantesco
    cervello di Pickwick, che dietro quegli occhiali i folgoranti occhi di
    Pickwick  mandavano  scintille,  lo  spettacolo  aveva certo ben altro
    interesse.  L sedeva l'uomo che aveva scoperto l'origine  dei  grandi
    stagni  di  Hampstead e messo il mondo scientifico in subbuglio con la
    sua Teoria dei Girini, calmo e immoto come le acque profonde dei primi
    in un giorno di gelo,  o come un solitario esemplare dei  secondi  nei
    pi   profondi  recessi  di  un  vaso  di  terracotta.   E  ancor  pi
    interessante divenne lo spettacolo quando,  rianimandosi e  ritrovando
    tutta la sua vivacit al grido di Pickwick! uscito dal coro dei suoi
    seguaci,  quell'uomo  illustre  si  inerpic  lentamente  sulla  sedia
    Windsor su cui in precedenza era rimasto a sedere,  e  si  rivolse  al
    Circolo  che  lui  stesso  aveva fondato.  Che soggetto per un pittore
    sarebbe stata quella scena esaltante! Lui,  l'eloquente Pickwick,  con
    una  mano elegantemente nascosta dietro le falde della "redingote",  e
    l'altra  ondeggiante  nell'aria  a  sostegno  della  sua  scintillante
    oratoria;  e messe in mostra dalla sua posizione elevata,  le brache e
    le ghette,  che se avessero  rivestito  un  uomo  qualsiasi  sarebbero
    rimaste inosservate,  mentre indossate da Pickwick ispiravano, se cos
    possiamo esprimerci,  spontanea riverenza e rispetto;  e intorno a lui
    quegli  uomini  che  volontariamente si erano offerti di condividere i
    rischi dei suoi viaggi,  e che  erano  destinati  a  partecipare  alla
    gloria delle sue scoperte.
    Alla sua destra sedeva Mister Tracy Tupman,  il superemotivo, che alla
    saggezza  e  all'esperienza   degli   anni   pi   maturi   aggiungeva
    l'entusiasmo  e  l'ardore  di  un  ragazzo  nella  pi  dilettevole  e
    perdonabile delle umane debolezze: l'amore.  Il tempo e il  nutrimento
    avevano  dilatato  le  sue gi romantiche forme;  il panciotto di seta
    nera era divenuto sempre pi ampio;  la catena d'oro che pendeva sotto
    di  esso  era scomparsa,  centimetro per centimetro,  dalla visuale di
    Tupman; il doppio mento era sconfinato a poco a poco oltre i bordi del
    colletto  bianco:  ma  l'anima  di   Tupman   non   aveva   conosciuto
    cambiamenti,  l'ammirazione  del bel sesso era rimasta la sua passione
    dominante.
    A sinistra del suo grande condottiero sedeva il poetico  Snodgrass,  e
    accanto a lui lo sportivo Winkle,  l'uno poeticamente inguainato in un
    misterioso  abito  blu  coi  risvolti  di  pelle  di   cane,   l'altro
    aggiungendo  il proprio lustro a quello di una nuovissima giacca verde
    da cacciatore,  una sciarpa scozzese e un paio di gambiere  di  stoffa
    strettamente allacciate.
    Il  discorso che Mister Pickwick fece in questa occasione,  insieme al
    dibattito che ne nacque,   riportato negli Atti del Circolo.  L'uno e
    l'altro  presentano  una  grande  somiglianza con i dibattiti di altre
    famose assemblee;  ed essendo sempre interessante riscontrare i  punti
    di  contatto nel comportamento dei grandi uomini,  trascriviamo qui il
    verbale.
    MISTER PICKWICK (scrive il segretario) osserv che la fama  cara  al
    cuore  di ogni uomo.  La fama di poeta era cala al cuore del suo amico
    Snodgrass;  la fama di conquistatore era ugualmente cara al cuore  del
    suo  amico  Tupman;  e  il  desiderio  di  acquistar  fama negli sport
    campestri,  aerei e acquatici era il pi forte nel petto del suo amico
    Winkle.  Egli  stesso  (cio  Mister  Pickwick)  non avrebbe negato di
    essere soggetto alle passioni umane, ai sentimenti umani (applausi), e
    magari alle umane debolezze (alte grida di protesta);  ma questo  egli
    teneva  a dire,  che se mai nel suo petto era divampato il fuoco della
    vanit,  esso era stato soffocato completamente dal desiderio ben  pi
    forte  di beneficare il genere umano.  La lode del genere umano poteva
    essere la sua sedia a dondolo; ma la filantropia era il suo ufficio di
    assicurazioni (applausi frenetici).  Aveva provato un certo  orgoglio,
    lo  riconosceva  apertamente - ne approfittassero pure i suoi nemici -
    aveva provato un certo orgoglio nel presentare al mondo la sua  Teoria
    sui Girini;  famosa o no,  qui non importa dire.  (Una voce grida: "Lo
    !". Grandi applausi). Accoglier dunque l'affermazione dell'onorevole
    Pickwickiano la cui voce si  or ora udita:  famosa.  Ma se anche  la
    fama  dell'opera  dovesse  raggiungere  i  confini  di  tutto il mondo
    conosciuto,  l'orgoglio di esserne l'autore non potrebbe mai diventare
    paragonabile  all'orgoglio  con  cui guardava adesso intorno a s,  in
    questo che era il momento pi solenne della sua vita (applausi).  Egli
    era una modesta persona ("No, no!"). Si rendeva conto, per, di essere
    stato  scelto  per  un'impresa  altamente  onorevole,  e  non priva di
    rischi. Si viaggiava in condizioni disagevoli, e uno spirito sedizioso
    agitava il personale di posta.  Bastava guardar fuori e  osservare  le
    scene che si svolgevano intorno.  Diligenze che si ribaltavano da ogni
    parte, cavalli che s'imbizzarrivano,  battelli che si scaravoltavano e
    caldaie  che  scoppiavano.  (Applausi.  Una voce: "Non  vero!") Non 
    vero?  (Applausi).  L'onorevole Pickwickiano che  ha  gridato  "Non  
    vero!" cos forte venga fuori e lo neghi,  se pu.  (Applausi).  Chi 
    stato a gridare "Non   vero!"?  (Applausi  entusiastici).  Si  tratta
    forse  di  un  uomo  ambizioso  e deluso...  per non dire di un povero
    untorello (fragorosi applausi)... che,  geloso delle lodi tributate...
    forse  immeritatamente...  alle  ricerche di cui sopra...  e inasprito
    dalle critiche che si erano abbattute sui propri deboli  tentativi  di
    competizione,  si  era  dato  adesso  a questa vile e calunniosa forma
    di...
    MISTER BLOTTON (di Aldgate) chiese la parola.  Era a lui che per  caso
    alludeva     l'onorevole    Pickwickiano?     ("Mozione    d'ordine!",
    "Presidente!", "S!", "No!", "Parli!", "Stia zitto!").
    MISTER PICKWICK non avrebbe sopportato di farsi intimidire  da  quella
    cagnara.  Aveva  esattamente  alluso  all'onorevole  signore.  (Grande
    eccitazione).
    MISTER BLOTTON in questo caso voleva precisare soltanto che respingeva
    con  profondo  disprezzo  l'accusa  falsa  e  volgare   dell'onorevole
    signore.  (Grandi  applausi).  L'onorevole  signore era un ciarlatano.
    (Tremenda  confusione,   alte  grida  di:  "Presidente!"  e   "Mozione
    d'ordine!").
    MISTER  A.   SNODGRASS  chiese  la  parola.  Egli  si  appellava  alla
    Presidenza.  ("Bravo!").  Desiderava sapere se si sarebbe permesso che
    quel  vergognoso  battibecco  fra  due membri del Circolo continuasse.
    ("Bene!", "Bravo!").
    IL   PRESIDENTE   espresse   l'assoluta   certezza   che   l'onorevole
    Pickwickiano  avrebbe  ritirato l'espressione di cui aveva test fatto
    uso.
    MISTER BLOTTON, pur col massimo rispetto verso la Presidenza, espresse
    l'assoluta certezza di non volerlo fare.
    IL   PRESIDENTE,   allora,    disse   che   considerava   suo   dovere
    imprescindibile   chiedere   all'onorevole  signore  se  avesse  usato
    l'espressione test  sfuggitagli  nel  senso  che  le  si  attribuisce
    comunemente.
    MISTER  BLOTTON  rispose che non aveva alcuna incertezza a dire di no:
    egli aveva usato quella parola nel suo senso  Pickwickiano.  ("Bene!",
    "Bravo!").  Si sentiva tenuto a dichiarare che nutriva, personalmente,
    il rispetto e la stima pi alti  per  l'onorevole  signore;  lo  aveva
    considerato  un ciarlatano da un punto di vista puramente Pickwickiano
    ("Bene!", "Bravo!").
    MISTER PICKWICK si sentiva pienamente  soddisfatto  dalla  spiegazione
    precisa,  sincera  ed  esauriente del suo onorevole amico.  E teneva a
    chiarire immediatamente  che  anche  le  sue  osservazioni  precedenti
    dovevano    essere   interpretate   secondo   una   logica   puramente
    Pickwickiana. (Applausi)
    Qui  termina  il  verbale,   e  qui  termin  indubbiamente  anche  il
    dibattito,  essendo  pervenuto  a  un  tale vertice di soddisfazione e
    comprensione reciproca. Non abbiamo,  invece,  una relazione ufficiale
    dei  fatti  che  il lettore trover esposti nel prossimo capitolo,  ma
    essi  sono  stati  accuratamente  verificati  su   lettere   e   altre
    testimonianze  manoscritte,  la cui autenticit  cos indubitabile da
    giustificare la loro narrazione in forma continua.


    NOTE.

    Nota 1. Vice Presidente Perpetuo e Membro del Circolo Pickwick.
    Nota 2. Presidente Generale e Membro del Circolo Pickwick.
    Nota 3. Membro del Circolo Pickwick.



    CAPITOLO 2.
    Primo giorno di viaggio  e  prima  sera  di  avventure,  con  relative
    conseguenze.

    Il  sole,  servitore  puntualissimo  di tutte le attivit,  era appena
    sorto e aveva appena incominciato a far luce sulla mattina del tredici
    maggio milleottocentoventisette,  quando Mister Samuel Pickwick  sorse
    come  un  altro  sole  dai suoi sonni,  spalanc la finestra della sua
    camera da letto e si affacci a guardare il mondo sottostante. Goswell
    Street era ai suoi piedi;  alla sua destra,  a  perdita  d'occhio,  si
    vedeva Goswell Street; Goswell Street si stendeva alla sua sinistra; e
    il  lato  opposto  di Goswell Street si trovava al di l della strada.
    Tali pens  Mister  Pickwick  sono  le  ristrette  vedute  di  quei
    filosofi che, paghi di osservare le cose situate di fronte a loro, non
    guardano alle verit che si nascondono dietro di esse. Sarebbe come se
    anch'io mi accontentassi di guardare Goswell Street per sempre,  senza
    mai compiere lo sforzo di penetrare nelle contrade sconosciute che  la
    circondano  da  ogni parte.  E data forma a questa bella riflessione,
    Mister Pickwick procedette  nell'infilare  se  stesso  dentro  i  suoi
    vestiti, e i suoi vestiti dentro la valigia. Raramente i grandi uomini
    hanno  cure  eccessive  per il proprio abbigliamento: le operazioni di
    rasatura,   vestizione  e  deglutizione  del  caff  furono   compiute
    rapidamente,  e nel giro di un'ora Mister Pickwick,  con la valigia in
    mano,  il cannocchiale nella tasca del cappotto  e  nel  panciotto  il
    libretto  degli appunti,  pronto a ricevere qualsiasi notizia degna di
    essere trascritta,  era arrivato al posteggio delle carrozze di  Saint
    Martin-le-Grand.
    - Carrozza! - disse Mister Pickwick.
    - Subito,  signore - grid uno strano esemplare della razza umana, con
    un giaccone di tela di sacco, un grembiule dello stesso tessuto,  e un
    numero inciso su una piastra appesa al collo,  che sembrava uscito dal
    catalogo di una collezione di rarit. Era il custode del posteggio.
    - Ecco, signore. Avanti, prima carrozza! - E quando il cocchiere della
    prima carrozza fu tirato fuori dalla bettola dove era andato a fumarsi
    la prima pipa,  Mister Pickwick e la sua valigia furono caricati sulla
    vettura.
    - Golden Cross - disse Mister Pickwick.
    -  Ce  n'  solo  per  uno  scellino,  Tommy  - esclam di malumore il
    vetturino per informazione del suo amico custode,  mentre la  carrozza
    si avviava.
    -  Quanti  anni  ha il cavallo,  buon uomo?  - chiese Mister Pickwick,
    fregandosi il naso con lo scellino che aveva preparato per pagare.
    - Quarantadue - rispose il vetturino, dandogli un'occhiata di sbieco.
    - Come? - esclam Mister Pickwick,  gi con la mano sul libretto degli
    appunti.  Il  vetturino ripet la sua precedente affermazione.  Mister
    Pickwick guard fissamente l'uomo in  faccia,  ma,  vedendolo  restare
    impassibile, prese subito nota del fatto.
    -  E quanto lo tenete attaccato ogni volta?  - chiese Mister Pickwick,
    desideroso di avere altre informazioni.
    - Due o tre settimane - rispose l'uomo.
    - Settimane?  - disse Mister Pickwick sbalordito;  e il libretto degli
    appunti ricomparve.
    -   Lui   vive   a   Pentonville:  quella    casa  sua,   -  continu
    tranquillamente il vetturino - ma noi  lo  portiamo  a  casa  di  rado
    perch  troppo debole.
    - Perch  troppo debole! - ripet Mister Pickwick senza capire.
    - S,  perch tutte le volte che lo stacchiamo dalla carrozza casca, -
    continu il vetturino - ma quando  attaccato lo teniamo ben corto  di
    briglia,  lo  bardiamo  ben  stretto  fra  le stanghe perch non possa
    cadere tanto facilmente; e poi abbiamo un paio di magnifiche ruote ben
    grandi,  che,  quando lui si muove,  gli corrono dietro,  e  lui  deve
    andare avanti; non potrebbe far diverso.
    Mister  Pickwick  registr  ogni  parola di questa spiegazione nel suo
    libriccino,  con l'idea di riferirla al Circolo come un esempio  della
    vitalit  dei  cavalli in situazioni particolarmente difficili.  Aveva
    appena terminato di scrivere quando  arrivarono  a  Golden  Cross.  Il
    vetturino  salt  gi  e Mister Pickwick usc.  Mister Tupman,  Mister
    Snodgrass  e  Mister  Winkle,   che  stavano  aspettando  ansiosamente
    l'arrivo  del  loro  illustre  capo,  gli  si  affollarono intorno per
    salutarlo.
    - Ecco uno scellino - disse Mister Pickwick,  allungando la moneta  al
    vetturino.
    Ma   quale   fu  lo  stupore  di  quel  dotto  quando  l'imprevedibile
    personaggio gett la moneta sul marciapiede e chiese  con  espressioni
    molto  colorite  che  gli  fosse  concesso  il  piacere  di  pagarsi a
    cazzotti.
    - Siete matto - disse Mister Snodgrass.-  O  ubriaco  -  disse  Mister
    Winkle. - O tutt'e due - disse Mister Tupman.
    -  Sotto!  -  gridava il vetturino,  mulinando i pugni col ritmo di un
    orologio - Sotto! Tutti e quattro!
    - Qui si ride!  - grid una mezza dozzina di  cocchieri  di  piazza  -
    Forza,  Sam...  -  e  fecero  cerchio  intorno  al gruppo,  contenti e
    soddisfatti.
    - Cosa c' che non va,  Sam?  - chiese uno  di  quei  gentiluomini  in
    maniche di camicia di tela nera.
    -  Cosa c'?  - rispose il vetturino - Chiedigli che cosa se ne fa del
    mio numero.
    - Io non me ne faccio niente - disse stupito Mister Pickwick.
    - E allora perch lo avete preso? - chiese il vetturino.
    - Io non l'ho preso - rispose indignato Mister Pickwick.
    - Ma ci credete,  - continu il vetturino rivolgendosi alla folla - ci
    credete  voi che una spia possa andarsene in giro nella carrozza di un
    galantuomo,  non solo per prendergli il numero,  ma per segnarsi  ogni
    parola che dice, se non basta.
    Una  luce  si  apr davanti agli occhi di Mister Pickwick: si trattava
    del suo libriccino di appunti.
    - L'ha fatto davvero? - chiese un altro vetturino.
    - S, - rispose il primo - e poi, per accusarmi di percosse,  fa venir
    qui  tre  testimoni  a  guardare.  Ma  gliela  faccio pagare,  dovesse
    costarmi sei mesi. Sotto!  - e il vetturino scaravent il suo cappello
    per  terra con temerario disprezzo della sua stessa propriet privata,
    sbatt via con una manata gli occhiali di  Mister  Pickwick,  prosegu
    l'attacco  con un pugno nel naso di Mister Pickwick,  un secondo pugno
    nel  petto  di  Mister  Pickwick,   un  terzo  nell'occhio  di  Mister
    Snodgrass,  e un quarto, per amore di variet, nello stomaco di Mister
    Tupman,  per spostarsi poi saltellando in mezzo alla  strada,  tornare
    sul  marciapiede,  e  con un colpo finale togliere dal corpo di Mister
    Winkle tutto il fiato di cui disponeva in quel momento:  il  tutto  in
    una mezza dozzina di secondi.
    - Non c' una guardia? - disse Mister Snodgrass.
    - Metteteli sotto la pompa - sugger un venditore di frittelle.
    - Non la passerete liscia - ansim Mister Pickwick.
    - Spie! - url la folla.
    - Sotto!  - grid ancora il vetturino, che aveva continuato a mulinare
    i pugni senza interruzione per tutto il tempo.
    Il resto della banda era rimasto spettatore passivo  della  scena,  ma
    quando  l'idea  che  i  Pickwickiani  fossero  spie  si  fu  diffusa a
    sufficienza,  tutti cominciarono a discutere con notevole interesse la
    convenienza  di  appoggiare  la  proposta  del turbolento venditore di
    frittelle;  e non si pu prevedere quali atti di violenza alle persone
    avrebbero   potuto   commettere,   se   la  baruffa  non  fosse  stata
    inaspettatamente risolta dall'intervento di un nuovo venuto.
    - Che cosa succede?  - disse un giovanotto alto  e  magro,  in  giacca
    verde, uscito improvvisamente dalla stazione di posta.
    - Spie! - url di nuovo la folla.
    - Non  vero! - grid Mister Pickwick, con un tono di voce che avrebbe
    convinto qualsiasi ascoltatore spassionato.
    - Non  vero,  dite?  Non  vero? - disse il giovanotto rivolgendosi a
    Mister Pickwick,  e aprendosi  la  strada  fra  la  folla  col  metodo
    infallibile di prendere a gomitate i suoi singoli componenti.
    Il  dotto  signore  spieg con poche parole affrettate come stavano le
    cose in realt.
    - Venite con me, allora! - disse quello dalla giacca verde,  tirandosi
    dietro  Mister  Pickwick  a viva forza e parlando ininterottamente.  -
    Voi,  numero 924,  prendete quella moneta e toglietevi di  mezzo.  Una
    persona   per   bene.   Lo  conosco  benissimo.   Piantatela  di  dire
    sciocchezze. Da questa parte,  signore.  Dove sono i vostri amici?  Un
    equivoco,  naturalmente. Non ve la prendete. Cose che succedono. Nelle
    migliori famiglie. Mai darsi per vinti.  La fortuna un po' in ribasso.
    Farlo arrestare.  Fargliela vedere.  Gli starebbe bene. Furfanti della
    malora.  - E con una sfilza interminabile di queste  frasette  monche,
    dette con straordinaria volubilit, lo sconosciuto si diresse verso la
    sala d'aspetto dei viaggiatori,  seguto da Mister Pickwick e dai suoi
    discepoli.
    - Ehi,  cameriere!  - grid lo sconosciuto suonando il campanello  con
    incredibile  energia - bicchieri per tutti.  "Brandy" e acqua.  Caldo,
    forte, dolce e abbondante. Occhio pesto, signore? Cameriere!  Bistecca
    cruda per l'occhio del signore!  Niente come una bistecca cruda per le
    ammaccature. Anche un lampione freddo fa benissimo, ma l'inconveniente
    del lampione  questo: una seccatura starsene in mezzo alla strada per
    mezz'ora, con l'occhio appoggiato al lampione. Eh?  Buona questa.  Ah,
    ah!  -  E  lo  sconosciuto,  senza nemmeno fermarsi a tirare il fiato,
    inghiott con un sorso  solo  una  buona  mezza  pinta  della  fumante
    miscela  di  "brandy"  e acqua calda,  e si lasci cadere sulla sedia,
    sereno  e  soddisfatto  come  se  non   fosse   successo   niente   di
    straordinario.
    Mentre   i   suoi   tre  compagni  erano  occupati  a  profondersi  in
    ringraziamenti con la loro nuova conoscenza, Mister Pickwick ebbe agio
    di esaminare il suo abbigliamento e il suo aspetto.
    Era pi o meno di statura media,  ma la sua magrezza  e  la  lunghezza
    delle  gambe lo facevano sembrare molto pi alto.  La giacca verde era
    stata un capo di vestiario elegante,  ai tempi in cui usava la coda di
    rondine,  ma  si  vedeva bene che a quei tempi doveva aver adornato un
    uomo di statura pi bassa,  perch le maniche sbiadite  e  insudiciate
    quasi non arrivavano a coprirgli i polsi.  La portava abbottonata fino
    al mento,  col rischio di spaccarla  da  un  momento  all'altro  sulla
    schiena;  un  vecchio  cravattone,  senza  vestigia  di colletto della
    camicia,  gli  ornava  il  collo.  I  suoi  striminziti  calzoni  neri
    mostravano  qua  e  l  zone  pi  lucide,  che  parlavano di un lungo
    servizio e i sottopiedi erano allacciati molto stretti a  un  paio  di
    scarpe  tutte  toppe  e risuolature,  quasi per nascondere gli sporchi
    calzini bianchi, che, tuttavia, restavano chiaramente visibili. Lunghi
    capelli neri sfuggivano in negligenti ondulazioni da entrambi  i  lati
    di un vecchio cappello ammaccato; e qualche visione fuggevole dei suoi
    polsi  nudi si poteva cogliere fra l'orlo dei guanti e i polsini della
    giacca. Aveva il viso affilato e sparuto;  ma tutta la sua persona era
    pervasa da un'aria indescrivibile di divertita impudenza e di perfetta
    padronanza  di  s.  Questo  era  il  personaggio  che Mister Pickwick
    fissava attraverso gli occhiali  (per  fortuna  recuperati)  e  a  cui
    rivolse in uno scelto eloquio,  quando i suoi amici ebbero esaurito la
    loro vena, i pi calorosi ringraziamenti per il soccorso ricevuto poco
    prima.
    - Cosa da niente - disse lo sconosciuto, interrompendolo subito. - Non
    c' bisogno. Non  il caso. Bel tipo quel cocchiere. Usava bene le sue
    mani. Ma se io fossi stato il vostro amico in cacciatora...  Perbacco!
    Btte  nella  testa.   Fuori  combattimento.  Quattro  e  quattr'otto.
    Compreso quello delle frittelle. Altro che storie.
    Questo coerente discorso  fu  interrotto  dall'entrata  del  cocchiere
    della  diligenza  per Rochester,  il quale annunci che Il Commodoro
    stava per partire.
    - Il Commodoro? - disse lo sconosciuto balzando in piedi  -  La  mia
    carrozza.  Posto prenotato. Posto esterno. Pagate voi per il "brandy".
    Solo pezzi da cinque.  Non ho moneta.  Argento  falso.  Soldi  bucati.
    Inservibili. Meglio non averne.- E scosse la testa con aria d'intesa.
    Si  dava  il  caso  che  anche  Mister  Pickwick e i suoi tre compagni
    avessero deciso di fare a Rochester la  loro  prima  tappa;  e  avendo
    notificato  al  loro  nuovo  conoscente  che  facevano tutti lo stesso
    viaggio,   si  accordarono   per   occupare   il   sedile   posteriore
    sull'imperiale, dove avrebbero potuto sedere tutti insieme.
    -  Issa!  -  esclam  lo sconosciuto aiutando Mister Pickwick a salire
    sull'imperiale,  con tanta energia da  pregiudicare  sensibilmente  la
    gravit con cui l'anziano signore era solito muoversi.
    - Bagaglio? - chiese il cocchiere.
    -  Chi,  io?  Questo  pacchetto  di carta scura,  nient'altro.  Ho gi
    spedito  i  miei  bagagli  per  via   d'acqua.   Casse   d'imballaggio
    inchiodate.  Grosse come case.  Pesanti,  da non credersi - rispose lo
    sconosciuto,  cercando di infilarsi in tasca  un  pacchetto  di  carta
    scura  che presentava molti indizi sospetti di contenere una camicia e
    un fazzoletto.
    - La testa,  la testa,  attenzione alla testa!  - esclam  il  loquace
    sconosciuto,  mentre  la diligenza usciva passando sotto il basso arco
    che a quei tempi formava l'ingresso della stazione di posta.  -  Punto
    terribile.   Costruzione  pericolosa.  Anche  l'altro  giorno:  cinque
    bambini,  una madre: una signora  alta.  Mangiava  un  "sandwich".  Si
    scorda  dell'arco.  Un  colpo.  Uno  schianto.  I  bambini si guardano
    intorno.  La testa della madre non c' pi.  Col "sandwich" ancora  in
    mano.  Senza  pi  bocca  per  metterlo dentro.  La testa di un'intera
    famiglia.  Impressionante,  molto impressionante!  Guardate Whitehall,
    signore? Bel posto Quella finestrella. Qualcun altro ha perso la testa
    l dentro, vero? Anche lui non era stato attento, forse. Non  cos?
    -  Sto  meditando  -  disse Mister Pickwick - sulla strana mutevolezza
    delle cose umane.
    - Eh, gi! Capisco.  Oggi si entra dal portone del palazzo,  domani ti
    sbattono fuori dalla finestra. Filosofo, signore?
    - Diciamo, un osservatore della natura umana - disse Mister Pickwick.
    -  Anch'io.  Molti  lo  sono,  quando  c'  poco  da  fare  e  meno da
    guadagnare. Siete anche poeta?
    - Il mio amico Snodgrass ha un  temperamento  molto  poetico  -  disse
    Mister Pickwick.
    -  Anch'io  -  disse  lo  sconosciuto - poema epico.  Diecimila versi.
    Rivoluzione di luglio. Composto sul momento.  Marte di giorno,  Apollo
    di notte. Un colpo di fucile e un accordo di lira.
    -  Eravate  presente  a  quell'episodio  glorioso?   -  chiese  Mister
    Snodgrass.
    - Presente?  Ma certo!  (1) Il lampo di  una  fucilata.  Il  lampo  di
    un'idea.  Correvo in una bettola. Scrivevo. Tornavo indietro. Scoppi e
    sibili. Un'altra idea. Bettola di nuovo. Penna e inchiostro.  Fuori di
    nuovo.  Punta e taglio. Tempi gloriosi, signore. E voi siete sportivo?
    - aggiunse, rivolgendosi improvvisamente a Mister Winkle.
    - Un poco - rispose questi.
    - Bella occupazione, signore. Bella occupazione. Cani, signore?
    - In questo momento no - disse Mister Winkle.
    - Ah! Dovreste tenerne. Begli animali. Intelligentissimi. Un mio cane,
    una volta...  un "pointer": istinto straordinario.  Fuori a caccia  un
    giorno.  Entro in un recinto. Fischio. Il cane si era fermato. Fischio
    ancora.  Chiamo: Ponto!  Inutile: fermo come un  sasso.  Lo  richiamo.
    Ponto! Ponto! Non si muove. Inchiodato l. Fissava un cartello. Guardo
    anch'io:  c'  una  scritta.  Il guardiacaccia ha ordine di sparare a
    tutti i cani che trova all'interno  di  questo  recinto.  Non  voleva
    passare. Cane meraviglioso. Cane di grande valore. Assolutamente.
    -  Un episodio non comune,  - disse Mister Pickwick - mi permettete di
    prenderne nota?
    - Ma certo, signore, ma certo.  Cento altri aneddoti su quell'animale.
    Bella  ragazza,  signore  -  disse  poi  a  Mister  Tupman  che  aveva
    gratificato con una serie di  occhiate  assai  poco  pickwickiane  una
    fanciulla sul ciglio della strada.
    - Molto bella! - disse Mister Tupman.
    - Le ragazze inglesi non sono belle come le spagnole. Nobili creature.
    Capelli  corvini.   Occhi  neri.  Forme  dolcissime.  Soavi  creature.
    Stupende.
    - Siete stato in Spagna, signore? - chiese Mister Tupman.
    - Ci ho vissuto. Secoli.
    - Molte conquiste?
    - Conquiste?  Migliaia.  Don Bolaro Fizzgig.  Grande di Spagna.  Unica
    figlia.  Donna Cristina. Splendida creatura. Mi amava alla follia. Lui
    era geloso.  Lei orgogliosissima.  Bell'uomo inglese.  Donna  Cristina
    disperata.  Acido prussico.  Sonda gastrica nella mia valigia. Lavanda
    gastrica.  Vecchio Bolaro in estasi.  Consente alla nostra unione.  Le
    mani  si  uniscono,   le  lacrime  scorrono.   Una  storia  romantica.
    Indubbiamente.
    - La signora si trova in Inghilterra, adesso?  - chiese Mister Tupman,
    su  cui  la  descrizione  delle  sue  grazie  aveva  avuto  un effetto
    profondo.
    - Morta, signore, morta,  - disse lo sconosciuto,  portando all'occhio
    destro lo scarso residuo di un vecchissimo fazzoletto di batista - mai
    ritrovata la sonda gastrica. Min la sua salute. La port alla tomba.
    - E il padre? - chiese il poetico Snodgrass.
    -  Rimorso  e  disperazione!  -  rispose  lo  sconosciuto - Improvvisa
    scomparsa.  Tutta la citt ne parla.  Lo si cerca  dappertutto.  Senza
    successo.   La   fontana   pubblica  della  piazza  principale  smette
    all'improvviso di funzionare.  Passa qualche settimana.  La fontana si
    secca di nuovo.  Vanno a pulirla alcuni operai. Tolgono tutta l'acqua.
    Scoprono il suocero infilato a testa avanti nel  condotto  principale,
    con  una  piena  confessione  nello stivale destro.  Lo tolgono,  e la
    fontana si rimette a zampillare benissimo, come aveva sempre fatto.
    - Mi permettete di prendere un appunto su questo  piccolo  romanzo?  -
    disse Mister Snodgrass, profondamente commosso.
    - Ma certo,  signore,  ma certo!  Altri cinquanta, se volete sentirli.
    Strana vita la mia. S, una storia curiosa,  questa.  Non eccezionale,
    ma diversa dal solito.
    Cos,  con  la  sola  parentesi  di  un bicchiere di birra ogni tanto,
    quando la diligenza si fermava a cambiare i  cavalli,  lo  sconosciuto
    continu  a  parlare sullo stesso tono finch non raggiunsero il ponte
    di Rochester, e a questo punto i quaderni degli appunti, sia di Mister
    Pickwick sia di Mister Snodgrass,  erano stati riempiti  completamente
    di brani scelti delle sue avventure.
    - Belle,  quelle rovine!  - disse Mister Augustus Snodgrass, con tutto
    il fervore poetico che lo distingueva,  quando  furono  in  vista  del
    vecchio castello.
    -  Che  occasione  per  uno studioso di antichit!  - furono le esatte
    parole che uscirono  dalla  bocca  di  Mister  Pickwick,  quando  ebbe
    portato il suo cannocchiale all'altezza dell'occhio.
    - Ah!  Bel posto!  - disse lo sconosciuto - Glorioso edificio.  Severi
    bastioni. Archi vacillanti. Recessi tenebrosi. Scalinate che cadono in
    rovina.  E anche la vecchia cattedrale.  Il suo odore  di  terra.  Gli
    antichi  scalini consumati dai piedi dei pellegrini.  Le piccole porte
    sassoni.  I confessionali,  simili ai botteghini  dei  teatri.  Strana
    gente  quei  frati.  Papi,  Gran  Tesorieri,  e  tutti  quegli antichi
    personaggi, con il faccione rosso e il naso rotto, continuano a saltar
    fuori. E giacche di camoscio. Fucili a miccia. Sarcofaghi.  Bel posto.
    Antiche  leggende.   Strane  storie.   Molto  interessante.   -  E  lo
    sconosciuto  continu  il  soliloquio  finch  non  ebbero   raggiunto
    l'Albergo  del  Toro,  sul  corso  principale,  dove la diligenza si
    ferm.
    - Alloggiate qui, signore? - gli chiese Mister Nathaniel Winkle.
    - Qui? Io no. Ma a voi conviene. Ottimo albergo. Letti comodi.  Un po'
    pi avanti c' Wright,  ma  caro.  Troppo caro. Ti mettono in conto
    mezza corona se guardi il cameriere.  Ti fan pagare di  pi  se  mangi
    fuori da un amico che se resti a mangiare l. Bei tipi. Vi assicuro.
    Mister  Winkle  si  volt verso Mister Pickwick e gli sussurr qualche
    parola;  un mormorio pass da Mister Pickwick a Mister  Snodgrass,  da
    Mister Snodgrass a Mister Tupman, e furono scambiati fra loro cenni di
    consenso. Poi Mister Pickwick si rivolse allo sconosciuto.
    - Ci avete reso un servizio di grande valore,  questa mattina - disse.
    -  Vogliate  permetterci  di  darvi  un  modesto  segno  della  nostra
    gratitudine  chiedendovi  di  onorarci  con la vostra compagnia per il
    pranzo.
    - Con grande piacere.  Non vorrei dettar legge  a  nessuno,  ma  pollo
    arrosto e funghi... non c' di meglio! A che ora?
    -  Un  momento  che  guardo  -  rispose  Mister  Pickwick,   estraendo
    l'orologio. - Adesso sono circa le tre. Va bene alle cinque?
    - Per me va benissimo,  - disse lo sconosciuto - alle cinque in punto.
    Nel frattempo...  statemi bene.  - E alzando di pochi centimetri sopra
    la testa il cappello ammaccato,  rimettendocelo poi di sghimbescio con
    noncuranza,  lo sconosciuto, con met del pacchetto di carta scura che
    gli sporgeva dalla tasca,  si allontan tutto  arzillo  attraverso  la
    corte e svolt nel corso.
    -  Un  uomo  che ha viaggiato in molti paesi,  un acuto osservatore di
    persone e di cose - disse Mister Pickwick.
    - Mi piacerebbe leggere il suo poema - disse Mister Snodgrass.
    - Mi piacerebbe aver conosciuto il suo cane - disse Mister Winkle.
    Mister Tupman non disse niente; ma pens a Donna Cristina,  alla sonda
    gastrica e alla fontana; e i suoi occhi si inumidirono.
    Dopo aver fissato una saletta privata, ispezionato le camere da letto,
    e ordinato il pranzo, il gruppo usc per dare un'occhiata alla citt e
    agli immediati dintorni.
    Da  un  attento  esame  degli  appunti  presi da Mister Pickwick sulle
    quattro citt di Stroud,  Rochester,  Chatham e Brompton,  non risulta
    che  le  sue impressioni sul loro aspetto differiscano praticamente in
    qualche punto da quelle degli altri viaggiatori che hanno attraversato
    la stessa regione.  La  descrizione  generale  pu  essere  facilmente
    riassunta.
    -  I  prodotti pi importanti di queste citt - dice Mister Pickwick -
    sembrano essere soldati, marinai, ebrei, gesso, gamberi, ufficiali,  e
    operai  dell'Arsenale.  Le  merci  esposte  in  vendita  con  maggiore
    frequenza nelle pubbliche vie sono articoli marittimi, gallette, mele,
    sogliole e ostriche.  Le strade hanno un  aspetto  vivace  e  animato,
    dovuto  soprattutto  allo spirito conviviale dei militari.  E' davvero
    commovente per un animo filantropico vedere  questi  prodi  giovanotti
    passeggiare  barcollando  sotto l'influsso della forza eccessiva,  sia
    loro sia dei liquori;  soprattutto se si pensa che seguirli e scambiar
    lazzi  con  loro  procura  un  divertimento  innocuo ed economico alla
    popolazione dei ragazzi.  Nulla  -  aggiunge  Mister  Pickwick  -  pu
    superare  la loro giocondit.  Solo un giorno prima del mio arrivo era
    successo che uno di loro fosse stato insultato molto rozzamente in una
    bettola. La ragazza del banco si era fermamente rifiutata di versargli
    ancora da bere; al che il soldato (solo per scherzo) aveva estratto la
    baionetta e ferito la ragazza alla spalla.  E,  nonostante questo,  il
    buon  figliolo  era  stato  il primo a tornare all'osteria,  il giorno
    dopo,  e a dichiararsi pronto a lasciar correre e a dimenticare quello
    che era successo.
    Il  consumo  del  tabacco in queste citt - prosegue Mister Pickwick -
    dev'essere molto forte: l'odore  che  impregna  le  strade  dev'essere
    addirittura delizioso per chi ha la passione del fumo.  Un viaggiatore
    superficiale potrebbe sollevare qualche obiezione  per  la  sporcizia,
    che    la  loro  principale  caratteristica;  ma  per  coloro  che la
    considerano come un segno dei traffici e della prosperit commerciale,
     una cosa che fa veramente piacere.
    Puntualissimo,  lo sconosciuto venne alle cinque precise,  e poco dopo
    fu servito il pranzo. Si era liberato del pacchetto di carta scura, ma
    non  aveva  portato alcuna modifica al suo abbigliamento;  ed era,  se
    possibile, pi loquace di prima.
    - Che cosa  sono?  -  chiese,  mentre  il  cameriere  alzava  uno  dei
    coperchi.
    - Sogliole, signore.
    - Ah,  sogliole!  Ottimo pesce. Vengono tutte da Londra. I proprietari
    dei servizi di trasporto organizzano  banchetti  politici.  Vagoni  di
    sogliole. Dozzine di ceste. Quei furbacchioni. Un bicchiere di vino?
    - Con piacere - disse Mister Pickwick;  e lo sconosciuto bevve,  prima
    con lui,  poi con Mister Snodgrass,  poi con Mister  Tupman,  poi  con
    Mister Winkle,  e poi con tutti e quattro insieme, quasi con la stessa
    rapidit con cui parlava.
    - C' una confusione del diavolo sullo scalone, cameriere,  - disse lo
    sconosciuto  -  sedie  che salgono,  falegnami che scendono,  lampade,
    bicchieri, arpe. Che sta succedendo?
    - Un ballo, signore - disse il cameriere.
    - Una festa privata?
    - No, signore, non una festa privata. E' una festa di beneficenza.
    - Sapete se ci sono belle donne  in  questa  citt?  -  chiese  Mister
    Tupman con grande interesse.
    - Splendide.  Di prim'ordine.  Il Kent,  signore... tutti conoscono il
    Kent. Mele, ciliegie, luppoli e donne. Un bicchiere di vino?
    - Con grande piacere - rispose Mister Tupman.  Lo sconosciuto riemp e
    vuot.
    -  Mi piacerebbe moltissimo andarci,  - disse Mister Tupman,  tornando
    all'argomento del ballo - moltissimo.
    - I biglietti al bar,  signore,  - intervenne  il  cameriere  -  mezza
    ghinea ciascuno.
    Mister Tupman espresse nuovamente il suo vivo desiderio di partecipare
    alla  festa;  ma  non  trovando  risposta  nell'occhio opaco di Mister
    Snodgrass e nello sguardo vacuo di  Mister  Pickwick,  si  dedic  con
    grande  impegno  al  vino  di  Porto  e  al "dessert" che erano appena
    arrivati in tavola.  Il cameriere si ritir,  e  i  commensali  furono
    lasciati a godersi le loro due orette di serena digestione.
    -  Domando  scusa,  signore,  -  disse lo sconosciuto - la bottiglia 
    ferma.  Fatela  girare.  Il  vino    calore  del  sole.  Gi  per  il
    gargarozzo.  Fino all'ultima goccia.  - E vuot il suo bicchiere,  che
    aveva riempito circa due minuti prima,  e se ne vers  un  altro,  con
    l'aria di non aver mai fatto altro in vita sua.
    Il  vino  fu  scolato  e  ordinato  di  nuovo.  L'ospite  parlava  e i
    Pickwickiani ascoltavano.  Mister Tupman si sentiva sempre pi incline
    a  partecipare  al  ballo.  Sul  volto  di  Mister  Pickwick  brillava
    un'espressione di benevolenza universale;  e Mister  Winkle  e  Mister
    Snodgrass si addormentarono di botto.
    - Stanno incominciando, di sopra, - disse lo sconosciuto - sentite che
    brusio.  Accordano  i  violini.  E  adesso  l'arpa.  Ecco,  adesso  si
    lanciano.  -  I  vari  suoni  che  arrivavano  fin  gi  erano  quelli
    dell'inizio della prima quadriglia.
    - Come mi piacerebbe andarci! - disse ancora Mister Tupman.
    -  Anche  a  me,  -  disse  lo sconosciuto - maledetto bagaglio.  Quei
    barconi non arrivano mai.  Non ho niente da  mettermi.  Che  disdetta,
    vero?
    Uno dei cardini della teoria pickwickiana era l'amore del prossimo,  e
    nessuno si distingueva tanto per lo zelo con  cui  osservava  un  cos
    nobile  principio come Tracy Tupman.  Il numero di esempi citati negli
    Atti  della  Societ,  nei  quali  quell'uomo  dal  cuor  d'oro  aveva
    indirizzato  alle  case  degli  altri  membri  persone  bisognose  che
    chiedevano indumenti smessi o aiuti finanziari,  quasi incredibile.
    - Sarei ben lieto di imprestarvi l'abito adatto all'occasione, - disse
    Tracy Tupman - ma voi siete piuttosto magro, e io invece...
    - Piuttosto  grasso.  Un  Bacco  non  pi  giovinetto.  Sfrondato  dai
    pampini.  Disarcionato  dalla  botte  e  infilato nelle calze di lana,
    vero?  Non doppio distillato,  ma doppio filato.  Ah!  ah!  Passate il
    vino.
    Ancora oggi non si  potuto appurare completamente se Mister Tupman si
    fosse  un  po'  offeso  per  il  tono perentorio con cui gli era stato
    chiesto  di  passare  il  vino  che  lo   sconosciuto   scolava   cos
    rapidamente,  o  se  si  sentisse  a  buon  diritto  scandalizzato per
    l'ignominioso paragone fra un membro autorevole del Circolo Pickwick e
    un Bacco sceso gi dalla botte.  Pass il  vino,  toss  due  volte  e
    guard  lo  sconosciuto  con severa intensit per parecchi minuti: ma,
    dato che costui si dimostrava perfettamente tranquillo e assolutamente
    calmo sotto quello sguardo indagatore,  a poco a  poco  si  distese  e
    torn a pensare al ballo.
    -  Stavo appunto per dirvi,  signore,  - disse - che un mio vestito vi
    sarebbe troppo largo,  ma forse un  abito  del  mio  amico  Winkle  vi
    andrebbe bene.
    Lo  sconosciuto  valut con uno sguardo penetrante le misure di Mister
    Winkle,  e i suoi occhi brillarono di soddisfazione mentre  diceva:  -
    Perfetto!
    Mister Tupman si guard intorno.  Il vino, che aveva esercitato la sua
    influenza soporifera  su  Mister  Snodgrass  e  Mister  Winkle,  aveva
    prevalso  anche  sui  sensi  di  Mister  Pickwick.  Questo signore era
    passato a poco a poco per i vari stadi che precedono e accompagnano la
    letargia prodotta da un buon pranzo.  Aveva subto i  soliti  passaggi
    dal colmo dell'allegria conviviale al pi profondo abbattimento, e dal
    pi  profondo abbattimento al colmo dell'allegria conviviale.  Come un
    lampione a gas di una strada quando il  vento  gli  si  ingolfa  nella
    canna.  aveva mostrato per un attimo un fulgore innaturale; poi si era
    ridotto a una fiammella quasi invisibile; dopo un breve intervallo era
    risorto,  per brillare ancora un istante,  poi aveva tremolato con una
    fiammella  incerta e vacillante che alla fine era scomparsa del tutto.
    La testa gli era caduta sul petto; e un russare continuo, inframezzato
    ogni tanto dal sussulto di un parziale strangolamento,  erano  i  soli
    sintomi udibili della presenza del grand'uomo.
    Il  desiderio  di  partecipare  al  ballo  e  di  formarsi  una  prima
    impressione sulla bellezza delle signore del Kent  tentava  fortemente
    Mister  Tupman.  Altrettanto forte era la tentazione di portare con s
    lo sconosciuto.  Non conosceva affatto la citt  e  i  suoi  abitanti;
    mentre  lo  sconosciuto  sembrava possedere una profonda conoscenza di
    entrambi,  come se ci avesse abitato fin dall'infanzia.  Mister Winkle
    era   addormentato,   e   Mister  Tupman  aveva  compiuto  sufficienti
    esperienze del genere per sapere che, nell'ordine naturale delle cose,
    quando egli si fosse svegliato si sarebbe  trascinato  pesantemente  a
    letto.  Era indeciso.  - Riempitevi il bicchiere,  e passate il vino -
    disse l'ospite infaticabile.
    Mister Tupman  fece  come  gli  era  stato  richiesto,  e  lo  stimolo
    dell'ultimo bicchiere lo fece decidere.
    -  La  camera  da  letto  di  Winkle   interna alla mia disse.  - Non
    riuscirei a spiegargli di  che  cosa  ho  bisogno,  se  lo  svegliassi
    adesso, ma so che ha un abito da sera in un sacco da viaggio, e se voi
    lo  indossate  per  il  ballo e ve lo togliete subito quando torniamo,
    potrei rimetterlo a posto senza bisogno di disturbarlo.
    - Ottimo!  - disse lo sconosciuto - Un piano  da  stratega.  Maledetta
    situazione.  Quattordici vestiti nelle casse d'imballaggio,  ed essere
    obbligato a mettersi  i  vestiti  di  un  altro.  Addirittura  comico.
    Assolutamente.
    - Dobbiamo acquistare i biglietti - disse Mister Tupman.
    -  Non  val  la pena di cambiare una ghinea,  - disse lo sconosciuto -
    tiriamo a sorte chi dei due deve pagare.  Io scelgo,  voi lanciate  la
    moneta.  Vale il primo colpo.  Donna,  donna, donna maliarda... - e la
    moneta ricadde mostrando il drago (per l'appunto!  lo  aveva  chiamato
    donna per pura cortesia).
    Mister  Tupman  son  il  campanello,  acquist i biglietti e ordin i
    candelieri per salire in camera;  e nel giro di  un  quarto  d'ora  lo
    sconosciuto era tutto rivestito con un completo di propriet di Mister
    Nathaniel Winkle.
    -  E'  un abito nuovo - disse Mister Tupman,  mentre lo sconosciuto si
    osservava compiaciuto nello specchio, il primo che sia stato fatto coi
    bottoni del nostro Circolo - e richiam l'attenzione del suo  compagno
    sui  grossi bottoni dorati che mostravano al centro un busto di Mister
    Pickwick, e le iniziali C. P. sui due lati della figura.
    - C. P.! - disse lo sconosciuto - Strana decorazione. Le sembianze del
    vecchio e le lettere C. P. Che significa C. P.? Copri-Pancia?
    Mister Tupman, con crescente indignazione e gran prosopopea,  svel il
    senso del mistico emblema.
    - Piuttosto corto di vita, no? - disse lo sconosciuto, effettuando una
    torsione  del  dorso per guardarsi nello specchio i bottoni posteriori
    della marsina che gli salivano fino a mezza schiena. - Come succede ai
    postini.  Strane giacche,  quelle.  La fornitura   data  in  appalto.
    Niente misure. Misteriosi decreti della Provvidenza. Le giacche lunghe
    toccano sempre ai bassi.  Le giacche corte toccano sempre agli alti. -
    E continuando su questo tono il nuovo compagno  di  Mister  Tupman  si
    aggiust  il suo vestito,  o meglio il vestito di Mister Winkle;  dopo
    qualche minuto, insieme a Mister Tupman, saliva lo scalone che portava
    alla sala da ballo.
    - Che nomi devo dire, signori? - disse il servitore alla porta. Mister
    Tupman stava gi per farsi avanti e dichiarare i propri titoli, quando
    lo sconosciuto lo prevenne.
    - Nessun nome!  - E poi sussurr a Mister Tupman: - Meglio non  dirli.
    Nessuno li conosce.  Ottimi nomi a modo loro,  ma non famosi.  Nomi di
    prim'ordine per una piccola riunione,  ma non farebbero nessun effetto
    in una festa pubblica. Meglio l'incognito. Signori di Londra. Distinti
    forestieri.  Qualcosa  del  genere.  La porta fu spalancata,  e Mister
    Tupman e lo sconosciuto entrarono nella sala da ballo.
    Era una lunga sala,  con divani rivestiti di stoffa cremisi e  candele
    di  cera  su candelabri di cristallo.  L'orchestra era confinata in un
    palco chiuso,  e due o tre ordini di ballerini stavano  eseguendo  con
    impegno  le  quadriglie.  Due  tavoli  da  gioco erano stati preparati
    nell'adiacente salotto, dove due coppie di anziane signore e un numero
    analogo di corpulenti signori stavano giocando a "whist".
    Eseguito il finale, i ballerini si misero a passeggiare per la sala, e
    Mister Tupman si ferm col suo compagno in un angolo,  per osservare i
    presenti.
    - Che donne incantevoli! - disse Mister Tupman.
    -  Un  momento  di  pazienza - disse lo sconosciuto.  - Il meglio deve
    venire.  L'aristocrazia non c' ancora.  Strano paese.  Gli  impiegati
    dell'Arsenale  di grado superiore ignorano gli impiegati dell'Arsenale
    di grado inferiore.  Gli  impiegati  di  grado  inferiore  ignorano  i
    piccoli  proprietari  di  campagna.  I piccoli proprietari di campagna
    ignorano i commercianti. Il Commissario ignora tutti.
    - Chi  quel ragazzino coi capelli biondi,  gli occhi rossi e  vestito
    come una maschera? - chiese Mister Tupman.
    - Zitto,  per carit! Occhi rossi? Vestito in maschera? Ragazzino? Che
    dite mai?  L'alfiere del Novantasettesimo.  L'onorevole Wilmot  Snipe.
    Grande famiglia. Snipe. Vi rendete conto?
    - Sir Thomas Clubber,  Lady Clubber e le signorine Clubber! - grid il
    servitore alla porta con voce stentorea.  Tutta la sala fu pervasa  da
    una grande emozione all'ingresso di un signore alto,  in vestito blu e
    bottoni di metallo, accompagnato da una grassa signora in raso blu,  e
    da  due  signorine  di analoghe dimensioni,  vestite all'ultima moda e
    nella stessa tinta.
    - Il Commissario.  Comandante dell'Arsenale.  Personaggio  importante.
    Personaggio molto importante - sussurr lo sconosciuto all'orecchio di
    Mister  Tupman,  mentre  il  comitato  di  beneficenza accompagnava in
    corteo Sir  Thomas  Clubber  e  famiglia  fino  in  fondo  alla  sala.
    L'onorevole  Wilmot  Snipe e altri distinti signori si affollarono per
    rendere omaggio alle signorine Clubber;  e Sir  Thomas  Clubber  rest
    diritto  impalato,  e  osserv  maestosamente  la riunione al di sopra
    della sua cravatta nera.
    - Mister Smithie,  la signora Smithie e le  signorine  Smithie!  -  fu
    l'annuncio successivo.
    - Chi  Mister Smithie? - chiese Mister Tracy Tupman.
    -  Qualcuno dell'Arsenale - rispose lo sconosciuto.  Mister Smithie si
    inchin con deferenza a Sir  Thomas  Clubber,  e  Sir  Thomas  Clubber
    rispose  al  saluto  con  consapevole  degnazione.  Lady Clubber prese
    visione della signora  Smithie  e  famiglia  attraverso  la  lente  di
    ingrandimento  dell'occhialetto,  e  la signora Smithie,  a sua volta,
    squadr  la  signora  Qualcunaltro,  il  cui  marito  non  apparteneva
    all'Arsenale.
    -  Il  colonnello  Bulder,  la  signora Bulder e la signorina Bulder -
    furono i successivi arrivati.
    - Il comandante della guarnigione - disse lo sconosciuto,  in risposta
    a uno sguardo interrogativo di Mister Tupman.
    La   signorina  Bulder  fu  affettuosamente  accolta  dalle  signorine
    Clubber;  il saluto fra la moglie del colonnello Bulder e Lady Clubber
    fu dei pi calorosi che si possano immaginare;  il colonnello Bulder e
    Sir Thomas Clubber si scambiarono le tabacchiere, e apparvero entrambi
    molto simili a due Alexander Selkirk: Re e signori di tutto  ci  che
    cadeva sotto il loro sguardo.
    Mentre  l'aristocrazia  del luogo - i Bulder,  i Clubber e gli Snipe -
    proteggeva cos bene la sua dignit  in  fondo  alla  sala,  le  altre
    classi  della  societ  ne imitavano l'esempio in altre parti di essa.
    Gli ufficiali meno aristocratici del  Novantasettesimo  si  dedicavano
    alle  famiglie dei funzionari meno importanti dell'Arsenale.  Le mogli
    degli avvocati e la moglie dell'importatore di vini erano  a  capo  di
    un'altra  categoria  (la moglie del fabbricante di birra faceva visita
    ai Bulder);  e la signora Tomlinson,  titolare  dell'ufficio  postale,
    sembrava  essere  stata  scelta per mutuo consenso a guidare il gruppo
    dei negozianti.
    Uno dei personaggi pi popolari,  nel  proprio  gruppo,  era  in  quel
    momento un ometto grasso,  con un cerchio di irti capelli neri intorno
    alla testa, e una larga pelata nel mezzo: il dottor Slammer,  chirurgo
    del   Novantasettesimo.   Il   dottore   fiutava  tabacco  con  tutti,
    chiacchierava  con  tutti,  rideva,  ballava,  scherzava,   giocava  a
    "whist", faceva tutto ed era dappertutto. A queste attivit, pur tanto
    numerose  e  varie,  il  piccolo dottore ne aggiungeva un'ultima,  pi
    importante di tutte le altre: dedicava infaticabilmente le pi assidue
    e devote  attenzioni  a  una  vedova  piccola  e  anzianotta,  che,  a
    giudicare  dal  vestito  costoso  e  dalla profusione degli ornamenti,
    doveva rappresentare un addendo  non  disprezzabile  per  una  rendita
    limitata.
    Sul dottore e sulla vedova si fissarono per qualche tempo gli occhi di
    Mister  Tupman e del suo compagno,  finch lo sconosciuto non ruppe il
    silenzio.
    - Un sacco di soldi... la vecchietta. Quel dottore pieno di s. Niente
    male l'idea.  Ci sar da divertirsi - fu quanto di  pi  intelligibile
    usc dalle sue labbra. Mister Tupman lo guard con aria interrogativa.
    - Vado a ballare con la vedova - disse lo sconosciuto.
    - Chi ? - chiese Mister Tupman.
    - Non so.  Mai vista prima in vita mia.  Taglio fuori il dottore. O la
    va o la spacca.  - E lo sconosciuto attravers immediatamente la sala,
    and  ad  appoggiarsi  alla  mensola  di un caminetto,  e incominci a
    lanciare occhiate di rispettosa  e  malinconica  ammirazione  al  viso
    grassottello della piccola, anziana signora. Mister Tupman guardava lo
    spettacolo con muta meraviglia.  Lo sconosciuto fece rapidi progressi.
    Il piccolo dottore stava ballando con un'altra dama: la vedova  lasci
    cadere  il  ventaglio,  lo sconosciuto lo raccolse e glielo porse.  Un
    sorriso, una riverenza, un inchino, poche parole di conversazione.  Lo
    sconosciuto si diresse audacemente verso il maestro delle cerimonie, e
    torn  con  lui:  la  piccola  commedia  della  presentazione,   e  lo
    sconosciuto  e  la  signora  Budger  presero  il  loro  posto  in  una
    quadriglia.
    La  sorpresa di Mister Tupman di fronte a questa sbrigativa procedura,
    per quanto grande fosse,  non era niente rispetto  allo  sbalordimento
    del  dottore.  Lo  sconosciuto  era  giovane  e  la  vedova si sentiva
    lusingata.  Come le attenzioni del dottore non  erano  state  raccolte
    dalla  vedova,  lo  sdegno  del  dottore non fece alcuna presa sul suo
    impermeabile rivale. Il dottor Slammer sembrava paralizzato.  Lui,  il
    dottor  Slammer del Novantasettesimo,  essere sbaragliato in un batter
    d'occhio da un uomo che nessuno aveva mai visto prima,  e che  nessuno
    ancora   conosceva!   Il   dottor  Slammer,   il  dottor  Slammer  del
    Novantasettesimo, buttato via cos ? Impossibile! Non poteva essere! E
    invece s: eccoli l tutti e due.  Cosa?  Li presentava il suo  amico?
    Non  poteva  credere  ai  suoi  occhi!  Guard  ancora e fu amaramente
    costretto ad ammettere che aveva visto giusto: la signora Budger stava
    ballando con Mister Tracy Tupman,  non c'era da sbagliare.  Davanti  a
    lui  c'era  la  vedova  che  saltellava  pesantemente qua e l con non
    comune energia;  mentre Mister Tracy Tupman rimbalzava accanto a  lei,
    col  viso  improntato  alla  pi  intensa solennit danzando (lo fanno
    molti) come se la quadriglia non fosse cosa da prendersi alla leggera,
    ma una severa riprova dei propri sentimenti  che  richieda  di  essere
    affrontata con inflessibile risolutezza.
    Con  pazienza  e  in  silenzio il dottore sopport tutto questo,  e la
    mescita del "vin brul",  e la ricerca dei bicchieri,  e la caccia  ai
    biscotti,  e ogni altra civetteria che segu;  qualche attimo dopo che
    lo sconosciuto era scomparso per accompagnare la signora  Budger  alla
    carrozza,  per,  anch'egli si precipit fuori della sala, mentre ogni
    stilla dell'indignazione  fino  a  quel  momento  compressa  ribolliva
    attraverso tutti i pori del suo viso trasudante di collera.
    Lo  sconosciuto stava tornando con Mister Tupman al fianco.  Parlava a
    bassa voce e rideva.  Il piccolo dottore ebbe  sete  del  suo  sangue.
    Dunque esultava! Aveva trionfato!
    -  Signore,  -  disse  il  dottore  con voce minacciosa,  estraendo un
    biglietto da visita, e ritraendosi in un angolo del corridoio - il mio
    nome     Slammer,   dottor   Slammer,   signore...   Novantasettesimo
    reggimento...  Caserma di Chatham... il mio biglietto, signore, il mio
    biglietto. - Voleva dire di pi, ma l'indignazione lo soffocava.
    - Ah! - rispose lo sconosciuto freddamente - Slammer? Molto obbligato.
    Un gentile pensiero. Nessuna malattia al momento, Slammer.  Ma qualora
    ne avessi... batter alla vostra porta.
    - Voi...  voi siete un mascalzone,  signore! - boccheggi furibondo il
    dottore - un poltrone... un codardo... un bugiardo... un...  un...  ma
    di cos'altro avete bisogno per darmi il vostro biglietto signore?
    -  Oh!  adesso  capisco,  - disse lo sconosciuto,  quasi fra s - vino
    troppo forte. Ospitalit generosa. Molto imprudente. Molto.  Meglio la
    limonata.  Stanze  troppo  calde.  Signori  gi avanti negli anni.  Ne
    risentono poi il giorno dopo.  Spiacevole.  Spiacevole.  - E fece  per
    allontanarsi.
    -  Vi  fermerete bene in questo albergo!  - disse indignato l'ometto -
    voi ora siete ubriaco,  ma  avrete  mie  notizie  domani  mattina.  Vi
    trover, signore, vi trover!
    -  Pi  facile  trovarmi  fuori  che  in casa - replic impassibile lo
    sconosciuto.
    Il dottor Slammer si calc il  capello  sulla  testa  con  una  manata
    sdegnosa,  spirando  un'indicibile  ferocia;  lo  sconosciuto sal con
    Mister Tupman nella camera di quest'ultimo,  per rimettere a posto  le
    penne prese in prestito dall'inconsapevole Mister Winkle.
    Quest'ultimo   dormiva   profondamente;   la  restituzione  fu  presto
    compiuta.  Lo sconosciuto era allegrissimo,  e  Mister  Tracy  Tupman,
    completamente rimbambito dal Porto,  dal vin brul, dalle luci e dalle
    signore,  considerava tutto l'accaduto come un bellissimo scherzo.  Il
    suo nuovo amico part;  e Mister Tupman,  dopo aver incontrato qualche
    piccola difficolt a trovare il buco del suo berretto da notte che era
    stato  fatto  opposta  per  accogliere  la  sua  testa,  e  dopo  aver
    rovesciato il candeliere nel corso di questi tentativi,  trov il modo
    di entrare nel letto mediante una serie di  complicate  evoluzioni,  e
    ben presto sprofond nel sonno.
    Erano appena suonate le sette della mattina seguente,  quando la vasta
    mente di Mister Pickwick fu tolta dallo stato di incoscienza in cui il
    sonno l'aveva precipitata da un forte bussare  alla  porta  della  sua
    camera.
    - Chi ? - disse Mister Pickwick, saltando a sedere sul letto.
    - Il lustrascarpe, signore.
    - Che cosa volete?
    -  Prego,  signore,  potete  dirmi  quale  signore  del  vostro gruppo
    possiede un abito da sera di  un  azzurro  piuttosto  chiaro,  con  le
    iniziali C. P. sui bottoni dorati?
    L'avr  dato  a  spazzolare pens Mister Pickwick e quest'uomo avr
    scordato a chi appartiene.  - Mister Winkle - disse poi a voce alta -
    Terza porta a destra.
    - Grazie signore - disse il lustrascarpe, e si allontan.
    -  Che cosa c'?  - grid Mister Tupman,  quando un forte bussare alla
    SUA porta svegli LUI dal suo dimentico riposo.
    - Posso parlare a Mister Winkle,  signore?  - rispose il  lustrascarpe
    dal di fuori.
    -  Winkle,  Winkle!  - grid Mister Tupman,  chiamando verso la stanza
    interna.
    - Ehil! - rispose una debole voce da sotto le coperte.
    - Vi cercano...  qualcuno alla porta...  - e  dopo  aver  compiuto  lo
    sforzo  di  dire  tante  parole,  Mister  Tracy  Tupman  si volt e si
    riaddorment immediatamente.
    - Mi cercano? - disse Mister Winkle,  saltando in fretta gi dal letto
    e mettendosi addosso qualcosa per coprirsi - Mi cercano?  cos lontano
    da Londra? Chi mai pu cercarmi a questo mondo?
    - Un signore in sala da  pranzo  -  rispose  il  lustrascarpe,  quando
    Mister  Winkle apr la porta e se lo trov davanti.  - Il signore dice
    che non vi tratterr un minuto di troppo,  ma che deve vedervi a tutti
    i costi.
    - Stranissimo! - disse Mister Winkle - Scendo subito.
    Si  avvolse frettolosamente in uno scialle e nella vestaglia,  e scese
    le scale.  Una vecchia e due camerieri  stavano  pulendo  la  sala  da
    pranzo,  e  un  ufficiale  in  bassa  uniforme  guardava  fuori  dalla
    finestra. Si volt all'entrare di Mister Winkle e fece con la testa un
    rigido inchino.  Poi,  fatti uscire i camerieri e richiusa  con  molta
    circospezione la porta, disse: - Mister Winkle, suppongo.
    - S, mi chiamo Winkle, signore.
    -  Non  vi  stupirete,  signore,  nell'apprendere  che  mi trovo qui a
    quest'ora   per   conto   del   mio   amico   dottor   Slammer,    del
    Novantasettesimo.
    - Il dottor Smaller? - disse Mister Winkle.
    -  Il  dottor  Slammer.  Mi  ha pregato di dirvi che giudica il vostro
    comportamento di ieri sera intollerabile da parte di un  gentiluomo  e
    (ha aggiunto) indegno di un gentiluomo.
    Lo  stupore  di  Mister  Winkle  era troppo vero e troppo evidente per
    sfuggire all'osservazione dell'amico  del  dottor  Slammer  il  quale,
    pertanto, prosegu:
    - Il mio amico dottor Slammer mi ha pregato di aggiungere questo: egli
      convinto  che  eravate  ubriaco,  in  quella parte della serata,  e
    probabilmente non avete capito la gravit dell'insulto  di  cui  siete
    colpevole. E mi incarica di dirvi che, ove questo avvenga addotto come
    attenuante  per il vostro comportamento,  egli consentir ad accettare
    le vostre scuse, scritte di vostro pugno e dettate da me.
    - Scritte di mio pugno?  - ripet Mister Winkle  col  tono  della  pi
    profonda meraviglia.
    -  Naturalmente  conoscete  l'alternativa  -  ribatt  freddamente  il
    visitatore.
    - Vi hanno incaricato di trasmettere questo messaggio  a  me,  facendo
    proprio il mio nome? - chiese Mister Winkle con le idee immediatamente
    confuse da questa straordinaria conversazione.
    -  Io  non  ero  presente,  -  rispose il visitatore - e in seguito al
    vostro rifiuto di dare al dottor Slammer il vostro biglietto da visita
    sono stato pregato dal suddetto signore di identificare la persona che
    indossava un abito assai poco comune: un frac di colore azzurro chiaro
    con bottoni dorati,  su cui  figuravano  in  rilievo  un  busto  e  le
    iniziali C. P.
    Mister   Winkle   vacill  stupefatto  nel  sentire  cos  minutamente
    descritto il proprio vestito. L'amico del dottor Slammer prosegu:
    - Da informazioni prese al bar poco fa,  ho tratto la certezza che  il
    proprietario  di  quell'abito fosse arrivato qui ieri pomeriggio,  con
    altri tre signori. Immediatamente mi sono rivolto a quello che,  dalle
    descrizioni.  sembrava essere il capo del gruppo, ed egli mi ha subito
    indirizzato a voi.
    Se  la  torre  principale  del  castello   di   Rochester   si   fosse
    improvvisamente  allontanata  dalla  sue fondamenta e si fosse portata
    davanti alla finestra della sala da  pranzo,  la  sorpresa  di  Mister
    Winkle  sarebbe  stata  poca  in  confronto allo sbalordimento con cui
    aveva ascoltato questo discorso.  L per l,  pens che  gli  avessero
    rubato il vestito.
    - Vi dispiace aspettarmi un momento?- disse.
    - Fate pure - rispose il poco gradito visitatore.
    Mister  Winkle  corse  in fretta su per le scale,  e con mano tremante
    apr la valigia. Il vestito era al suo solito posto ma mostrava, a ben
    guardare, segni evidenti di essere stato indossato la sera prima.
    - Dev'essere andata cos, - disse Mister Winkle, lasciando ricadere il
    vestito - ho bevuto troppo, dopo pranzo, e in seguito ho un vaghissimo
    ricordo di aver fatto due passi per la strada e fumato un sigaro.  Ero
    molto  ubriaco,  questo    il  fatto: mi sar cambiato d'abito.  Sar
    andato da  qualche  parte...  avr  insultato  qualcuno...  dev'essere
    andata cos; e questo messaggio  la terribile conseguenza di quanto 
    accaduto.
    Cos dicendo,  Mister Winkle ritorn sui suoi passi in direzione della
    sala da pranzo,  con la tetra,  spaventosa risoluzione di accettare la
    sfida del bellicoso dottor Slammer, affrontandone tutti i rischi.
    A  questa  decisione  Mister  Winkle era spinto da diversi motivi,  il
    primo dei quali era la sua reputazione al Circolo.  Era  stato  sempre
    considerato  come  un'alta  autorit  in  ogni questione di sport e di
    destrezza,  sia che si trattasse di esercizi offensivi,  difensivi,  o
    inoffensivi; e se proprio alla prima occasione di darne la prova, egli
    si fosse tirato indietro, sotto gli occhi del suo stesso capo, avrebbe
    perso  la  fama  e il prestigio per sempre.  Inoltre ricordava di aver
    udito insinuare molte volte dai profani in  materia  che,  per  tacito
    accordo dei padrini le pistole non fossero quasi mai caricate a palla;
    e  infine  pensava  che,  se  si  fosse rivolto a Snodgrass perch gli
    facesse da padrino, e avesse dipinto il pericolo a tinte un po' forti,
    questi avrebbe forse comunicato la  notizia  a  Mister  Pickwick,  che
    certo  non  avrebbe  perso  tempo  e l'avrebbe trasmessa alle autorit
    locali,  per prevenire cos  l'uccisione  o  la  mutilazione  del  suo
    seguace.
    Tali  erano  i  suoi pensieri quando torn nella sala da pranzo e rese
    noto che intendeva accettare la sfida del dottore.
    - Volete indirizzarmi a un vostro amico,  per  combinare  l'ora  e  il
    luogo dell'incontro? - disse l'ufficiale.
    -  Non  necessario - rispose Mister Winkle.  - Decidiamoli adesso,  e
    vedr poi di procurarmi l'assistenza di un amico.
    - Diciamo allora...  stasera al tramonto?  - domand  l'ufficiale  con
    tono indifferente.
    -  Va  benissimo  -  rispose  Mister Winkle,  pensando in cuor suo che
    andava malissimo.
    - Conoscete Forte Pitt?
    - S, l'ho visto ieri.
    - Se volete prendervi il fastidio di voltare nel campo  che  costeggia
    il fossato, imboccare il sentiero che dall'angolo della fortificazione
    gira  a sinistra,  e poi andar dritto finch mi vedrete,  penser io a
    guidarvi in un luogo solitario,  dove la cosa  potr  essere  sbrigata
    senza timore di interruzioni.
    Timore di interruzioni! pens Mister Winkle.
    - Non c' altro, mi sembra - disse l'ufficiale.
    - Direi proprio di no - rispose Mister Winkle. - Buon giorno.
    -  Buon  giorno  -  e  l'ufficiale se ne and fischiettando un allegro
    motivetto.
    La prima colazione fu tetra.  Mister Tupman non era in  condizioni  di
    alzarsi,  dopo  gli  inusitati stravizi della sera precedente;  Mister
    Snodgrass appariva sofferente  per  uno  stato  di  depressione  assai
    spirituale;   e   lo   stesso  Mister  Pickwick  mostrava  un'insolito
    attaccamento al silenzio e all'acqua di seltz. Mister Winkle aspettava
    ansiosamente una occasione adatta,  e non dovette aspettare  a  lungo.
    Mister  Snodgrass  propose  una  visita  al castello,  e poich Mister
    Winkle era il solo membro del gruppo disposto  a  camminare,  uscirono
    insieme.
    -  Snodgrass  -  disse  Mister  Winkle,  quando furono fuori citt.  -
    Snodgrass, amico mio, posso contare sulla vostra discrezione? - E cos
    dicendo si augurava ardentemente e devotamente il contrario.
    - Ma certo! - rispose Mister Snodgrass. - Vi giuro...
    - No, no, - lo interruppe Mister Winkle,  terrorizzato all'idea che il
    suo  compagno prendesse sconsideratamente un impegno troppo vincolante
    - non giurate, non giurate, non  affatto necessario.
    Mister Snodgrass lasci cadere la mano  che,  con  fervore  di  poeta,
    aveva  alzato verso le nubi nel pronunciare quelle parole,  e prese un
    atteggiamento di viva attenzione.
    - Ho bisogno della vostra assistenza,  amico  mio,  in  una  questione
    d'onore - disse Mister Winkle.
    - L'avrete! - rispose Mister Snodgrass afferrando la mano dell'amico.
    - Con il dottore...  il dottor Slammer... del Novantasettesimo - disse
    Mister Winkle,  desideroso di dare  alla  cosa  la  maggior  solennit
    possibile.  -  Un  duello  con  un  ufficiale,  assistito  da un altro
    ufficiale, questa sera al tramonto, in un campo solitario dietro Forte
    Pitt.
    - Sar al vostro fianco - disse Mister Snodgrass.
    Era stupito, ma per nulla spaventato.  E' straordinario come in questi
    casi nessuno, tranne il principale interessato, perda la calma.
    Mister Winkle non ne aveva tenuto conto. Aveva immaginato i sentimenti
    dell'amico in base ai propri.
    - Le conseguenze possono essere tragiche - disse Mister Winkle.
    - Speriamo di no - disse Mister Snodgrass.
    - Il dottore,  un eccellente tiratore, credo - disse Mister Winkle.
    - La maggior parte di questi militari lo ,  - osserv tranquillamente
    Mister Snodgrass - ma anche voi lo siete, no?
    Mister  Winkle  rispose  confermando;  e,  accorgendosi  di  non  aver
    allarmato abbastanza il suo compagno, cambi tattica.
    -  Snodgrass,  -  disse con voce tremante dall'emozione - se sar io a
    cadere, troverete in un pacchetto che vi consegner una lettera per...
    per mio padre.
    Anche questo colpo fall.  Mister Snodgrass si commosse ma s'impegn a
    recapitare  la  lettera  con  tanto  slancio  come  se avesse fatto il
    postino per tutta la vita.
    - Se muoio, - disse Mister Winkle - o se muore il dottore, voi,  amico
    diletto,  sarete  processato  come  complice presente al fatto.  Dovr
    dunque  chiedere  a  un  amico  di  rischiare  i   lavori   forzati...
    l'ergastolo forse?
    Mister  Snodgrass  barcoll  sotto  il  colpo,  ma  il  suo eroismo fu
    invincibile.
    - Quando si tratta dell'amicizia, - esclam fervidamente - sono pronto
    a sfidare ogni rischio.
    Mister Winkle maledisse la devota amicizia del  suo  compagno,  mentre
    camminavano  a  fianco  a fianco per qualche minuto,  entrambi immersi
    nelle proprie meditazioni.
    Il mattino era quasi trascorso; la sua disperazione cresceva.
    - Snodgrass,  - disse fermandosi bruscamente - non fatemi  venir  meno
    alla  mia  parola.  Non  dite nulla alle autorit locali.  Non cercate
    l'aiuto di numerose guardie giurate per mettere in prigione  me  o  il
    dottor Slammer del Novantasettesimo reggimento, attualmente alloggiato
    nella  caserma  di  Chatham,  e  impedire  in tal modo il duello.  Non
    fatelo, vi dico.
    Mister  Snodgrass  afferr  emozionato  la  mano  dell'amico,   mentre
    rispondeva entusiasticamente:
    - Non lo far, cascasse il mondo!
    Un brivido percorse Mister Winkle da capo a piedi,  mentre lo invadeva
    la certezza inesorabile che  non  poteva  pi  far  conto  sui  timori
    dell'amico, e che quindi era destinato a servire da bersaglio vivente.
    Quando  gli  estremi  della  questione  furono ufficialmente esposti a
    Mister Snodgrass,  e una scatola di buone pistole con un buon  corredo
    di  polvere,  palle  e  detonatori furono acquistati da un armaiolo di
    Rochester, i due amici tornarono all'albergo: Mister Winkle a ruminare
    sull'incontro imminente,  e Mister Snodgrass a preparare gli strumenti
    di guerra e a metterli in condizione di servire a un uso immediato.
    Quando uscirono di nuovo,  diretti alla loro sciagurata missione,  era
    scesa la sera,  grigia e opprimente.  Mister Winkle si era intabarrato
    in un enorme mantello per non farsi notare, e Mister Snodgrass portava
    sotto il suo gli strumenti di morte.
    - Avete preso tutto? - disse Mister Winkle in tono agitato.
    -  Tutto  - rispose Mister Snodgrass.  - Munizioni in abbondanza,  nel
    caso che i colpi facessero cilecca.  C'  polvere  per  un  quarto  di
    libbra  nella  scatola,  e  mi sono messo in tasca due giornali per le
    cariche.
    Erano prove di amicizia di fronte alle quali  qualsiasi  uomo  avrebbe
    sentito una profonda gratitudine.  Bisogna supporre che la gratitudine
    di Mister Winkle fosse troppo grande per essere  espressa  in  parole,
    poich tacque e continu a camminare... piuttosto lentamente.
    - Siamo puntualissimi - disse Mister Snodgrass, mentre scavalcavano il
    recinto  del primo campo.  - Il sole sta tramontando adesso.  - Mister
    Winkle alz gli occhi verso l'astro morente e pens con angoscia  alla
    possibilit di soggiacere, fra non molto, allo stesso destino.
    -  Ecco  l'ufficiale  -  esclamo  Mister  Winkle  dopo pochi minuti di
    cammino.
    - Dove? - chiese Mister Snodgrass.
    - L...  quel signore col mantello azzurro.  - Mister Snodgrass guard
    nella  direzione  indicata  dal  dito  dell'amico,  e  vide una figura
    avvolta in un mantello del colore  da  questi  descritto.  L'ufficiale
    mostr  di aver notato la loro presenza con un breve gesto della mano;
    e i due amici lo seguirono dappresso mentre egli faceva strada.
    La sera si faceva sempre pi grigia e il suono malinconico  del  vento
    che  soffiava  sui  campi  deserti  sembrava  il fischio di un gigante
    lontano che chiamasse il suo cane da guardia. La tristezza della scena
    dava una sfumatura pi cupa ai sentimenti di Mister Winkle.  Sobbalz,
    nel  passare  di  fianco  al  fossato:  faceva  l'effetto di un immane
    sepolcro.
    L'ufficiale usc bruscamente dal sentiero,  e dopo aver scavalcato una
    palizzata  e oltrepassato una siepe,  entr in un campo solitario.  L
    stavano aspettando due signori: uno era piccolo e  grasso  e  aveva  i
    capelli  neri,  l'altro  era un individuo corpacciuto con un soprabito
    gallonato,  che sedeva con perfetta tranquillit sopra uno sgabello da
    campo.
    - La parte avversa e un chirurgo, immagino - disse Mister Snodgrass. -
    Prendete un sorso di brandy.  - Mister Winkle afferr la borraccia che
    l'amico gli porgeva e prese  una  lunghissima  sorsata  della  bevanda
    rincuorante.
    -  Il  mio  amico  Mister  Snodgrass,  signore  -  disse Mister Winkle
    all'ufficiale che si avvicinava.  L'amico del dottor Slammer s'inchin
    e tir fuori una scatola simile a quella di Mister Snodgrass.
    -  Non  c'  altro  da aggiungere,  mi sembra,  - osserv freddamente,
    aprendo la scatola - le scuse sono state nettamente rifiutate.
    - Non c' altro, signore - disse Mister Snodgrass,  che incominciava a
    sentirsi piuttosto a disagio anche lui.
    - Vogliamo misurare il terreno? - disse l'ufficiale.
    - Certamente - rispose Mister Snodgrass.  Il terreno fu misurato,  e i
    preliminari compiuti.
    - Vedrete che queste sono migliori delle vostre  -  disse  il  padrino
    della  parte  avversa,  tirando  fuori  le sue pistole.  - Avete visto
    caricarle. Avete nulla in contrario a usarle?
    - No certo - rispose Mister Snodgrass.  La proposta lo sollevava da un
    grave  imbarazzo,  poich  le  sue  nozioni  sul  modo di caricare una
    pistola erano rimaste abbastanza vaghe e incomplete.
    - Allora,  possiamo piazzare i nostri uomini -  prosegu  l'ufficiale,
    con l'indifferenza di un giocatore di scacchi.
    - Penso di s - rispose Mister Snodgrass, che avrebbe risposto di s a
    qualsiasi  proposta,  poich  non capiva niente dell'intera questione.
    L'ufficiale si diresse verso il dottor  Slammer,  e  Mister  Snodgrass
    torn da Mister Winkle.
    - Tutto pronto, - disse porgendogli la pistola - datemi il mantello.
    - Avete preso il pacchetto, amico mio? - disse il povero Winkle.
    -  S,  non  preoccupatevi  - disse Mister Snodgrass.  - State saldo e
    colpitelo al volo.
    Questo consiglio ricord a Mister  Winkle  quell'altro  che  si  sente
    sempre  dare al pi piccolo in ogni baruffa di monelli che avviene per
    la strada,  cio forza!  dagliele!,  consiglio ammirevole se solo si
    sapesse  come  metterlo  in pratica.  Comunque si tolse il mantello in
    silenzio... ci voleva sempre tanto a slacciarlo,  quel mantello!...  e
    prese  la  pistola.  I  padrini si fecero da parte,  il signore con lo
    sgabello fece lo stesso,  e i due  avversari  avanzarono  l'uno  verso
    l'altro.  Mister  Winkle  si  era sempre distinto per un gran senso di
    umanit.  Bisogna dunque pensare che proprio il desiderio di non  fare
    intenzionalmente  del  male  a  una  creatura  umana  gli avesse fatto
    chiudere gli occhi nel giungere al punto  fatale;  e  che  proprio  il
    fatto   di   avere  gli  occhi  chiusi  gli  impedisse  di  notare  il
    comportamento  davvero  straordinario  e  inesplicabile   del   dottor
    Slammer.  Questi,  infatti,  aveva avuto un moto di sorpresa, lo aveva
    fissato, aveva fatto un passo indietro,  si era fregato gli occhi,  lo
    aveva  fissato  di nuovo,  e alla fine si era messo a urlare: - Ferma!
    ferma!
    - Che roba  questa? - disse il dottor Slammer al suo amico e a Mister
    Snodgrass, subito accorsi - Non  mica lui!
    - Non  lui? - disse il padrino del dottor Slammer.
    - Non  lui? - disse Mister Snodgrass.
    - Non  lui?  - disse il terzo signore,  con lo sgabello da  campo  in
    mano.
    - No di certo!  - ribatte il piccolo dottore - non  questa la persona
    che mi ha insultato ieri sera.
    - Davvero straordinario - esclam l'ufficiale.
    - Davvero,  - disse il signore con lo sgabello  -  ma  il  problema  
    vedere  se  il  gentiluomo  presente  sul  terreno  non  debba  essere
    considerato,  da un punto di vista  formale,  la  stessa  persona  che
    insult  il  nostro amico dottor Slammer ieri sera,  a prescindere dal
    fatto che lo sia realmente o no. - E, dopo aver dato questo parere con
    aria di grande, enigmatica saggezza,  l'uomo con lo sgabello fiut una
    grossa  presa  di  tabacco  e  si  guard  intorno,  come chi si senta
    un'autorit in materia.
    Nel frattempo Mister  Winkle  aveva  aperto  gli  occhi,  e  anche  le
    orecchie,  nel  sentire  che il suo avversario chiedeva una cessazione
    delle ostilit;  e sentendo poi per bocca del dottore che su tutta  la
    questione gravava un equivoco,  si rese subito conto del vantaggio che
    sarebbe venuto alla sua reputazione se avesse celato  il  vero  motivo
    per cui era sceso sul terreno;  perci mosse arditamente qualche passo
    avanti, dicendo:
    - Non sono io, lo so.
    - Allora, - disse l'uomo con lo sgabello - questo  un affronto per il
    dottor Slammer, e una ragione sufficiente per procedere subito.
    - Vi prego,  Payne,  state calmo!  - disse il padrino del dottore -  e
    voi,  signore,  perch  non  mi  avete informato di questa circostanza
    stamane?
    -  Appunto!...   appunto!...   -  disse  l'uomo   con   lo   sgabello,
    indignatissimo.
    - Vi prego di non interferire, Payne, - disse l'altro - posso ripetere
    la domanda, signore?
    - Perch,  - rispose Mister Winkle,  che aveva avuto tempo di meditare
    la propria risposta - perch,  signore,  voi avete  attribuito  a  una
    persona ubriaca e scortese il vestito che io ho l'onore,  non soltanto
    di indossare,  ma di aver inventato:  la  divisa,  signore,  che  sar
    adottata  dal Circolo Pickwick di Londra.  E' l'onore di quella divisa
    che mi sentivo obbligato a difendere, ed  per questo che,  senza fare
    altre domande, ho accettato la sfida che mi avete portato.
    - Caro signore,  - disse il piccolo dottore tutto allegro,  andandogli
    incontro  con  la  mano  tesa  -  mi  inchino  alla  vostra  fierezza.
    Permettetemi di dirvi,  signore,  quanto ammiri la vostra condotta,  e
    quanto sia dispiaciuto di avervi procurato la noia di questo  incontro
    senza ragione.
    - Non parliamone neanche, vi prego - disse Mister Winkle.
    - Sono lusingato di fare la vostra conoscenza - disse il dottore.
    -  Sono  felice  di  conoscervi - rispose Mister Winkle.  Dopodich il
    dottore e Mister Winkle si strinsero la mano.  Lo stesso fecero Mister
    Winkle  e  il  Tenente Tappleton (il padrino del dottore),  poi Mister
    Winkle e l'uomo con lo sgabello,  e  infine  Mister  Winkle  e  Mister
    Snodgrass:  quest'ultimo  sopraffatto  dall'ammirazione per la nobile,
    eroica condotta del suo amico.
    - Possiamo sospendere, mi sembra - disse il tenente Tappleton.
    - Certamente - aggiunse il dottore.
    - A meno che,  - intervenne l'uomo con lo sgabello - a meno che Mister
    Winkle  non  si  senta  offeso  dalla  sfida;  nel qual caso vi faccio
    presente che ha diritto a una soddisfazione.
    Mister  Winkle,  con  grande  generosit,  si  dichiar  completamente
    soddisfatto.
    - O potrebbe darsi - disse l'uomo con lo sgabello - che il padrino del
    signore  si  ritenga  ingiuriato  da  qualche  osservazione sfuggitami
    all'inizio di questo incontro:  se    cos,  sar  felice  di  dargli
    soddisfazione immediatamente.
    Mister  Snodgrass  s'affrett  a  dichiararsi  obbligatissimo  per  la
    gentile offerta del signore che aveva parlato per ultimo;  offerta che
    tuttavia era costretto a declinare, data la sua completa soddisfazione
    per il comportamento di tutti i presenti. I due padrini misero a posto
    le scatole, e tutti lasciarono il terreno con un'aria assai pi vivace
    di quando vi erano giunti.
    -  Vi  tratterrete  molto  qui?  -  chiese  il dottor Slammer a Mister
    Winkle, mentre camminavano amichevolmente a fianco a fianco.
    - Credo che partiremo dopodomani - fu la risposta.
    - Spero che avr il piacere di vedere voi e il vostro  amico  nel  mio
    alloggio  e di passare con voi una bella serata dopo questo spiacevole
    malinteso - disse il piccolo dottore.  - Non avete impegni per  questa
    sera?
    -  Abbiamo  qui alcuni amici,  - rispose Mister Winkle - e stasera non
    vorrei lasciarli.  Ma voi e il vostro amico potreste  raggiungerei  al
    Toro.
    -  Benissimo  -  disse  il  piccolo dottore.  - Sar troppo tardi alle
    dieci, per una visita di mezz'ora al massimo?
    - Ma  no,  venite!  -  disse  Mister  Winkle  -  Sar  felicissimo  di
    presentarvi i miei amici. Mister Pickwick e Mister Tupman.
    -  Ne  sar  anch'io  molto lieto - replic il dottore,  senza affatto
    sospettare chi fosse Mister Tupman.
    - Verrete dunque? - disse Mister Snodgrass.
    - Senz'altro.
    Nel frattempo erano  giunti  sulla  strada.  Si  scambiarono  calorosi
    saluti, e si separarono. Il dottor Slammer e i suoi amici tornarono in
    caserma, e Mister Winkle, in compagnia del suo amico Mister Snodgrass,
    si diresse all'albergo.


    NOTE.

    Nota  1.  Esempio notevole della virt profetica dell'immaginazione di
    Mister Jingle;  il  dialogo  ebbe  luogo,  infatti,  nel  1827,  e  la
    Rivoluzione nel 1830.










    CAPITOLO 3.
    Una  nuova  conoscenza.  - La storia del pagliaccio.  - Una spiacevole
    interruzione e uno scontro increscioso.

    Mister Pickwick era stato un po' in pensiero  per  l'insolita  assenza
    dei due amici, resa ancor pi preoccupante dal contegno misterioso che
    avevano  tenuto  durante tutto il giorno.  Con piacere tanto maggiore,
    dunque,  egli si alz a salutarli  quando  rientrarono;  e  con  tanto
    maggior  interesse  si  inform  di  che cosa li avesse tenuti lontani
    dalla sua compagnia. E Mister Snodgrass stava per dare,  in risposta a
    queste  sue  domande,  un  resoconto  storico  dei  fatti  da  noi gi
    riferiti,   quando  si  ferm  improvvisamente  alla  vista   di   uno
    sconosciuto  che,  insieme  a  Mister  Tupman  e  al  loro compagno di
    diligenza del giorno prima (e  di  questi  non  meno  singolare),  era
    presente  alla  riunione.  Era  un  uomo dall'aspetto travagliato.  Il
    pallore del volto e gli occhi profondamente infossati erano resi ancor
    pi impressionanti di quanto gi non fossero per  natura  dai  capelli
    ispidi  e  neri  che  gli cadevano in arruffato disordine fino a mezza
    faccia.  Gli occhi erano lucidi e penetranti in modo quasi anormale  e
    gli zigomi alti e prominenti; e le guance cos lunghe e scavate da far
    pensare  che  se le stesse succhiando dall'interno in quel momento con
    una  qualche  contrazione  muscolare,   se  la  bocca   semiaperta   e
    l'espressione  immobile  non avessero dimostrato invece che quello era
    il suo aspetto ordinario.  Intorno al collo portava una sciarpa  verde
    le cui larghe frange gli si sparpagliavano sul petto,  e apparivano di
    tanto  in  tanto  attraverso  gli  occhielli  logori  di  un   vecchio
    panciotto.  Esternamente  portava  un  lungo soprabito nero,  sotto il
    quale indossava larghi calzoni scuri, e grandi stivali in uno stato di
    avanzata decrepitezza.
    Questo era lo squallido personaggio su cui si fermarono gli  occhi  di
    Mister Snodgrass,  e subito Mister Pickwick,  indicandolo con la mano,
    lo present:
    - Ecco un amico del nostro amico.  Abbiamo  scoperto  stamane  che  il
    nostro amico ha dei legami col teatro locale,  bench non desideri che
    si venga a sapere,  e questo signore  un membro di quell'arte.  Stava
    per  raccontarci  un  aneddoto  di  ambiente  teatrale,  quando  siete
    entrati.
    - Aneddoti a dozzine - disse lo sconosciuto vestito di  verde,  quello
    del  giorno  prima,  avvicinandosi a Mister Winkle e parlando con tono
    basso e confidenziale. - Un bel tipo. Un caratterista drammatico.  Non
    un vero attore. Strano uomo. Ogni sorta di disgrazie. Jemmy il Triste,
    lo chiamiamo fra amici.
    Mister  Winkle  e  Mister Snodgrass salutarono educatamente il signore
    indicato con l'elegante  nomignolo  di  Jemmy  il  Triste,  ordinarono
    "brandy"  e  acqua  come  il  resto  della compagnia,  e presero posto
    intorno alla tavola.
    - E adesso,  - disse Mister Pickwick - vi saremmo assai  grati  se  ci
    faceste il racconto che stavate per incominciare.
    Il  Triste  trasse  di  tasca  un  rotolo  di  carta  tutto sporco,  e
    rivolgendosi a Mister Snodgrass,  che aveva  appena  estratto  il  suo
    quaderno di appunti,  disse con voce rauca,  perfettamente intonata al
    suo aspetto: - Siete voi il poeta?
    - Io...  io scrivo qualcosetta - rispose  Mister  Snodgrass  clto  di
    sorpresa dalla brusca interrogazione.
    -  Ah!  la  poesia  sta  alla  vita  come  le  luci  e  la  musica  al
    palcoscenico: private questo dei suoi falsi ornamenti,  e quella delle
    sue  illusioni,  e cosa resta di vero che valga la pena di vivere o di
    amare?
    - Verissimo, signore - rispose Mister Snodgrass.
    - Trovarsi di fronte al palcoscenico - continu il  Triste  -    come
    trovarsi  a  una gran festa a Corte e ammirare gli sfarzosi costumi di
    seta degli invitati.  Essere dietro al palcoscenico  significa  essere
    quelli  che creano lo sfarzo,  trascurati,  sconosciuti,  abbandonati:
    nuotino o affoghino vivano o muoiano di fame, come vuole la sorte.
    - Senza dubbio - disse Mister Snodgrass;  poich gli  occhi  infossati
    del Triste si erano fissati su di lui,  ed egli si sentiva obbligato a
    dire qualche cosa.
    - Smettila, Jemmy,  - disse il conquistatore di spagnole - non fare la
    malinconica  Susanna.  La  vita    una galera per tutti.  Non belare,
    dunque. Parla forte e svegliati.
    - Non bevete un altro bicchiere, prima di incominciare il racconto?  -
    disse Mister Pickwick.
    Il Triste accett il suggerimento,  e, riempito di "brandy" e acqua un
    bicchiere,  ne bevve lentamente met;  poi svolse il rotolo di carta e
    raccont,  parte leggendo, parte esponendo liberamente, l'aneddoto che
    segue e che  troviamo  ricordato  negli  Atti  del  Circolo  come  Il
    racconto del guitto.

    "Il racconto del guitto"

    In  quello che sto per raccontare,  disse il Triste,  non c' nulla di
    straordinario n di meraviglioso.  Povert e malattia sono fin  troppo
    comuni  a  molte categorie di uomini,  e non possono suscitare maggior
    interesse delle pi comuni circostanze della vita.  Ho raccolto questi
    appunti  solo  perch  ne  conobbi  molto  bene  per  diversi  anni il
    protagonista.  Lo seguii nel suo declino a passo a passo,  finch  non
    ebbe  raggiunto  quell'estremo  di miseria da cui non si risollev mai
    pi.
    L'uomo di cui parlo era un pagliaccio,  e,  come  molti  di  essi,  un
    alcoolizzato.  Nei suoi giorni migliori,  prima di trovarsi debilitato
    dal vizio e indebolito dalla  malattia,  aveva  guadagnato  abbastanza
    bene,  e  avrebbe  potuto  continuare cos per alcuni anni: non molti,
    perch gli uomini come lui muoiono presto, o comunque, per l'eccessivo
    sforzo fisico a cui  si  sottopongono,  perdono  presto  quell'energia
    muscolare  che  il loro solo mezzo di sostentamento.  Ma il suo vizio
    dominante riusc cos  bene  a  sopraffarlo  che  divenne  ben  presto
    impossibile  dargli  una parte di effettiva utilit per lo spettacolo.
    La taverna esercitava su  di  lui  un  fascino  al  quale  non  sapeva
    resistere.  L'abbandono,  le  malattie,  la  pi  disperata povert lo
    aspettavano,  inevitabili come la morte stessa,  se continuava a  quel
    modo;  continu ed  facile immaginarne il risultato.  Non ottenne pi
    lavoro e si ridusse alla fame.
    Chiunque abbia una  certa  conoscenza  del  mondo  teatrale  sa  quale
    accozzaglia  di gente cenciosa e stretta dalla miseria graviti intorno
    al  palcoscenico  di  un  grande  teatro:  non  attori  con  contratto
    regolare,  ma  ballerini,  comparse,  saltimbanchi,  e  altri  simili,
    scritturati per una farsa o per le rappresentazioni  pasquali,  e  poi
    mandati  a  spasso,   finch  la  messa  in  scena  di  qualche  opera
    particolarmente tediosa o triste non renda  ancora  necessari  i  loro
    servigi.  L'uomo fu costretto a ricorrere a questo genere di lavoro; e
    trovando ogni sera una parte  nei  teatri  di  terz'ordine,  si  trov
    ancora   in  possesso  di  qualche  scellino  per  settimana  con  cui
    soddisfare la sua vecchia passione.  Ma in breve gli venne meno  anche
    questa  risorsa;  la  sua folle sregolatezza era incompatibile perfino
    con quel lavoro meschino,  che gli fruttava quanto un'elemosina,  e si
    era ridotto letteralmente a morire di fame.
    Solo   di   tanto  in  tanto  riusciva  a  procurarsi  qualche  soldo,
    chiedendolo in prestito a vecchi compagni,  o facendo da  comparsa  in
    infimi  teatri;  e,  se  appena  guadagnava qualcosa,  lo spendeva nel
    solito modo.
    Era gi pi di un anno che trascinava la vita non si sa come, quando a
    me accadde di ottenere una scrittura a breve  scadenza  in  un  teatro
    sulla riva destra del Tamigi,  e l rividi quell'uomo,  che non vedevo
    pi da qualche tempo,  cio da quando ero partito in "tourne" per  la
    provincia,  mentre  lui era rimasto rintanato negli angiporti e vicoli
    di Londra.
    Mi ero rivestito e stavo attraversando  il  palcoscenico  per  uscire,
    quando mi batt la mano sulla spalla.
    Non potr scordare mai pi la repellente visione che mi trovai davanti
    nel voltarmi.  Si era vestito per la farsa, in tutta l'assurdit di un
    costume da pagliaccio.  Le figure  degli  spiriti  nella  Danza  della
    Morte,  le  pi  spaventose  incarnazioni  che mai siano state fissate
    sulla tela dal pi abile dei pittori,  non furono mai cos  spettrali.
    Quel   corpo  gonfio  sulle  gambe  rinsecchite,   la  loro  deformit
    accresciuta cento volte dal grottesco costume; quegli occhi vitrei, in
    orribile contrasto con lo spesso strato di biacca che  gli  imbrattava
    la  faccia;  i  buffi  ornamenti  della  testa,  scossa  dal "delirium
    tremens";  le lunghe mani scheletrite,  imbiancate  col  gesso;  tutto
    contribuiva  a  dargli  un  aspetto repulsivo e mostruoso,  che non ho
    parole  per  descrivere,   e  che  solo  a  pensarci  mi   fa   ancora
    rabbrividire.
    Mi  chiam  da parte con voce fioca e tremante,  e con parole rotte mi
    narr una lunga storia di malattie e di privazioni, che terminava come
    sempre con la pressante richiesta di un irrisorio prestito in  denaro.
    Gli misi in mano qualche scellino.  Mentre mi voltavo per uscire, udii
    scrosciare le risate che salutavano il  suo  primo  capitombolo  sulla
    scena.
    Qualche  sera  pi  tardi  un  ragazzo mi consegn un sudicio pezzo di
    carta,   su  cui  erano  scarabocchiate  a  matita  poche  parole  per
    informarmi  che  l'uomo  era  gravemente  ammalato e che mi pregava di
    andare a trovarlo dopo lo spettacolo nella camera che aveva a  pigione
    in una strada, ora non ricordo quale, poco lontana dal teatro. Promisi
    di  farlo non appena fossi libero;  e,  calato il sipario sulla scena,
    uscii per andare a quel triste appuntamento.
    Era tardi, poich avevo recitato nell'ultimo dei lavori rappresentati;
    ed essendo una serata di beneficenza,  lo  spettacolo  era  stato  pi
    lungo  del solito.  Era una notte buia e fredda,  con un ventaccio che
    sbatteva la pioggia gelata contro le finestre e  i  muri  delle  case.
    Molte   pozzanghere  si  erano  raccolte  nelle  vie  strette  e  poco
    frequentate,  e poich i rari lampioni erano stati spenti quasi  tutti
    dalla  violenza  del  vento,  il  cammino era non solo disagevole,  ma
    incerto.  Io,  fortunatamente,  avevo preso la strada giusta,  e senza
    molte  difficolt riuscii a trovare la casa alla quale ero diretto: un
    magazzino di carbone con un unico  piano  sopra,  in  una  stanza  del
    quale, sul retro, giaceva la persona che ero venuto a trovare.
    Una donna dall'aspetto miserabile,  la moglie, mi venne incontro sulle
    scale,  e dicendomi che il malato era caduto  proprio  allora  in  una
    specie  di  dormiveglia,  mi  condusse dentro in punta di piedi,  e mi
    port una sedia a capo del letto.  Il malato  giaceva  con  la  faccia
    voltata verso il muro;  non si era accorto della mia presenza, ed ebbi
    agio di osservare il luogo in cui mi trovavo.
    Era coricato sopra una di  quelle  vecchie  brande  che  si  ripiegano
    durante  il  giorno.  A  capo  del  letto  erano stati tirati i laceri
    rimasugli di una tenda a scacchi,  come protezione contro il vento che
    penetrava  nella squallida stanza attraverso le numerose fessure della
    porta,  facendo sbattere la tenda avanti e indietro in  continuazione.
    Qualche   tizzone   semispento  ardeva  dietro  la  grata  malferma  e
    arrugginita del focolare,  davanti al quale era  stato  trascinato  un
    vecchio  tavolo  triangolare,   tutto  macchiato,  con  sopra  qualche
    medicina, un bicchiere rotto,  e qualche oggetto di uso domestico.  Un
    bambino  piccolo  dormiva in un giaciglio di fortuna che gli era stato
    preparato sul pavimento,  e la donna gli stava vicino,  seduta su  una
    seggiola.  Due scaffali reggevano un esiguo numero di piatti, piattini
    e tazze; un paio di scarpette da saltimbanco e due sciabole da scherma
    erano appese sotto.  Tranne qualche  mucchietto  di  stracci  e  ferri
    vecchi gettati a casaccio negli angoli, questo era tutto l'arredamento
    della stanza.
    Ebbi  tempo  di  osservare  questi  particolari  e  di notare il greve
    respiro e i sussulti febbrili del malato, prima che egli si accorgesse
    della mia presenza;  alla  fine,  nei  suoi  incessanti  tentativi  di
    trovare  un punto dove posare la testa,  sporse un braccio dal letto e
    urt contro il mio.  Con un sobbalzo,  mi spalanc in  faccia  i  suoi
    occhi angosciati.
    -  E' Mister Hutley,  John,  - disse la moglie - Mister Hutley che hai
    mandato a chiamare stasera, ti ricordi?
    - Ah! - disse il malato,  passandosi una mano sulla fronte - Hutley...
    Hutley... fammi pensare. - Si sforz di collegare lei idee per qualche
    istante, poi, afferrandomi stretto il polso, disse: - Non mi lasciare,
    non mi lasciare, amico mio. Mi ammazzer, lo so.
    -  Da quando  in queste condizioni?  - dissi rivolgendomi alla moglie
    che piangeva.
    - Da ieri sera - rispose. - John, John, non mi riconosci?
    - Non farla avvicinare - disse l'uomo  con  un  brivido,  nel  vederla
    curvarsi su di lui. - Portala via, non posso sentirmela vicino.
    La fiss stralunato,  con uno sguardo di mortale terrore, poi sussurr
    al mio orecchio: - L'ho battuta, Jem; l'ho battuta ieri, e molte altre
    volte. Ho fatto morire di fame lei e il bambino; e ora che sono debole
    e senza aiuto,  Jem,  mi assassiner,  si vendicher.  Se tu  l'avessi
    vista piangere come l'ho vista io, anche tu ne saresti certo. Tienmela
    lontana. - Abbandon la stretta e ricadde esausto sul cuscino.
    Sapevo fin troppo bene che cosa significava tutto questo.  E se per un
    istante ne avessi dubitato,  sarebbe  bastato  uno  sguardo  al  volto
    pallido  e  alle  forme  devastate  della  donna per farmi capire come
    stavano le cose.
    - Fareste meglio a non farvi vedere,  - dissi a quella povera creatura
    - non potete giovargli in nessun modo. Se non vi vedr, sar forse pi
    calmo.  -  Lei  si  fece  da  parte.  Egli apr gli occhi dopo qualche
    secondo, e si guard preoccupato intorno.
    - Se n' andata? - chiese ansiosamente.
    - Certo, certo, - dissi - non ti far del male.
    - Ti dir io, invece,  - disse l'uomo abbassando la voce - che cosa mi
    far.  C' qualcosa nei suoi occhi,  Jem, che mi prende allo stomaco e
    mi fa impazzire di paura.  Tutta la notte scorsa i suoi  grandi  occhi
    fissi e il suo volto cereo mi sono stati addosso;  dovunque mi giravo,
    si giravano anch'essi; tutte le volte che mi svegliavo all'improvviso,
    lei era a fianco del letto e mi guardava.  -  Mi  attir  pi  vicino,
    sussurrando con voce bassa e spaventata:
    - Jem.  dev'essere uno spirito maligno... un demonio! Zitto! Io lo so.
    Se fosse stata una donna sarebbe morta da molto tempo.  Nessuna  donna
    avrebbe sopportato quello che ha sopportato lei.
    Rabbrividii  al  pensiero  della  lunga  serie  di  trascuratezze e di
    crudelt che avevano potuto produrre una tale impressione in  un  uomo
    simile.  Non seppi che cosa rispondere; chi avrebbe potuto dare un po'
    di speranza o di consolazione all'essere abietto che mi stava davanti?
    Restai l per oltre due ore, durante le quali si mantenne agitato, con
    soffocate esclamazioni di dolore e di insofferenza,  buttando qua e l
    senza  posa  le  braccia,  e  voltandosi  continuamente  da  un fianco
    all'altro.  Alla fine cadde in quello stato di parziale incoscienza in
    cui la fantasia si aggira inquieta da scena a scena, da luogo a luogo,
    senza il controllo della ragione, ma senza potersi ancora liberare dal
    senso  della  sofferenza  presente.  Mi  accorsi  di  questo  dal  suo
    incoerente vaneggiare,  e sapendo che con tutta probabilit la  febbre
    non  sarebbe  cresciuta  subito,  lo lasciai,  promettendo alla povera
    moglie di rinnovare la mia visita la sera dopo, e,  se necessario,  di
    vegliare il malato durante la notte.
    Mantenni  la promessa.  Le ultime ventiquattr'ore avevano prodotto uno
    spaventoso  cambiamento.  Nelle  occhiaie  profondamente  infossate  e
    livide,  gli  occhi  ardevano di una luce che faceva paura.  Le labbra
    riarse si erano screpolate in molti punti: la pelle avvizzita e  secca
    scottava come il fuoco,  e sul volto dell'uomo era dipinta un'angoscia
    disperata e quasi disumana che esprimeva  ancor  pi  efficacemente  i
    progressi del male. La febbre aveva raggiunto il massimo.
    Presi la sedia che avevo occupato la sera prima e restai l seduto per
    ore,  ascoltando  quei  suoni che dovrebbero stringere il cuore al pi
    indurito degli uomini: quelli di un morente che sta delirando.
    Dalla diagnosi del medico,  che mi era stata riferita,  sapevo che non
    c'era  speranza per lui: io sedevo al suo letto di morte.  Vidi il suo
    corpo distrutto,  che ancora di recente si era contorto per  divertire
    un  turbolento loggione,  torcersi ora sotto il tormento di una febbre
    bruciante: udii la stridula risata del  pagliaccio  mescolarsi  con  i
    rantoli  bassi di un uomo che muore.  E' straziante ascoltare qualcuno
    che torna con la mente alle occupazioni e agli interessi di quando era
    sano,  mentre il suo corpo giace davanti a voi malato e  senza  forze;
    se, poi, quelle occupazioni presentano un contrasto stridente con ogni
    sorta  di  pensieri  pi  gravi  e solenni,  l'impressione  pi forte
    ancora.  Il teatro e la taverna erano i temi principali del vaneggiare
    di  quel  disgraziato.  Gli sembrava che fosse sera;  doveva andare in
    scena  fra  non  molto;   era  tardi,   e  doveva   uscire   di   casa
    immediatamente.  Perch  lo  trattenevano,  non  lo lasciavano andare?
    Avrebbe perso il suo guadagno! Doveva andare.  No!  glielo impedivano.
    Si  nascondeva  la  faccia nelle mani febbricitanti,  e flebilmente si
    lamentava della sua debolezza e della crudelt dei  suoi  persecutori.
    Una breve pausa,  e scand alcuni versi triviali, gli ultimi che aveva
    imparato. Si alz sul letto,  irrigid le membra scarnite,  e si mosse
    barcollando in una posa grottesca;  stava recitando, era in teatro. Un
    minuto di silenzio,  e bofonchi il ritornello di una canzone volgare.
    Era  arrivato  nella  vecchia  taverna,  finalmente:  che caldo faceva
    dentro!  Era stato malato,  molto  malato,  ma  ora  stava  bene,  era
    contento.  Pieno, il bicchiere. Chi glielo strappava dalle labbra? Era
    lo stesso persecutore che lo aveva seguto prima.  Ricadde sul cuscino
    e  si  lament  ad  alta voce.  Un breve periodo di oblio,  e di nuovo
    farneticava di aggirarsi in un angoscioso labirinto  di  stanze  dalla
    volta bassa...  cos bassa, ora, che doveva strisciare sulle ginocchia
    e sulle mani per andare avanti: era stretto e  buio,  e  da  qualsiasi
    parte  si  voltasse,  qualche  ostacolo gli impediva di proseguire.  E
    c'erano insetti,  esseri repellenti che strisciavano,  con  gli  occhi
    fissi su di lui, occhi che riempivano l'aria tutt'intorno e brillavano
    orribilmente  attraverso  la  tenebra profonda del luogo.  I muri e il
    soffitto serpeggiavano di rettili...  la  volta  si  dilatava  fino  a
    divenire  enorme...  spaventose figure guizzavano avanti e indietro...
    fra di esse si affacciavano i volti degli uomini che aveva conosciuto,
    sfigurati da smorfie di scherno;  e lo piagavano con ferri roventi,  e
    gli  stringevano  la  testa  con  funi  ritorte finch ne sprizzava il
    sangue; e lui si dibatteva disperatamente per salvarsi la vita.
    Dopo uno  di  questi  accessi,  in  cui  ero  riuscito  a  malapena  a
    trattenerlo  a  letto,  sembr  assopirsi.  Vinto  dal  sonno  e dalla
    stanchezza, anch'io avevo chiuso gli occhi per qualche minuto,  quando
    sentii una stretta spasmodica sulla mia spalla. Fui subito sveglio. Si
    era  tirato  su,  fino a mettersi seduto sul letto: il viso gli si era
    spaventosamente alterato,  ma era tornato in s,  perch  mostrava  di
    riconoscermi. Il bambino, che era rimasto lontano fino a quel momento,
    spaventato dal suo farneticare, si alz dal lettuccio e corse verso il
    padre,  strillando  di  paura.  Subito  la  madre lo prese in braccio,
    perch l'uomo,  nel suo forsennato delirio,  non gli facesse del male;
    ma,  impressionata  dal  cambiamento  della sua espressione,  si ferm
    paralizzata ai piedi del letto.  Con una stretta  convulsa  l'uomo  si
    teneva alla mia spalla,  e, battendosi il petto con l'altra mano, fece
    un estremo tentativo di parlare. Non riusc...  stese il braccio verso
    quei  poverini  e  fece  un  altro  sforzo  disperato.  Poi  un  rauco
    gorgoglio...  un  lampo  attraverso  gli  occhi...  un  breve  rantolo
    soffocato, e cadde indietro... morto!


    Se  fossimo  in  grado  di  riferire l'opinione di Mister Pickwick sul
    racconto precedente,  ce ne verrebbe onore  e  lode.  E  senza  dubbio
    saremmo   in  grado  di  farlo,   se  non  fosse  per  una  sfortunata
    circostanza.
    Mister Pickwick,  posato sulla tavola il bicchiere che aveva tenuto in
    mano sul finire del racconto, si era appena deciso a parlare (e invero
    noi  abbiamo  la  testimonianza  del  quaderno di Mister Snodgrass per
    stabilire che egli aveva materialmente aperto  la  bocca),  quando  il
    cameriere apr la porta e disse:
    - Sono arrivati alcuni signori.
    Bisogna  supporre  che  Mister  Pickwick stesse per esprimere idee che
    avrebbero illuminato il mondo,  se  non  il  Tamigi,  quando  fu  cos
    interrotto;  poich  fiss  severamente  in volto il cameriere,  e poi
    diede  un'occhiata  circolare  alla  compagnia,   come  per   chiedere
    informazioni sui nuovi venuti.
    - Oh!  - disse Mister Winkle,  alzandosi - alcuni amici miei... fateli
    entrare. Persone molto simpatiche, - aggiunse dopo che il cameriere si
    fu ritirato  -  ufficiali  del  Novantasettesimo,  con  cui  ho  fatto
    conoscenza stamane, in modo assai curioso. Vi piaceranno moltissimo.
    Mister  Pickwick  riacquist  subito  la  sua  serenit.  Il cameriere
    rientr, introducendo tre signori nella stanza.
    - Il tenente Tappleton,  - disse Mister Winkle - il tenente Tappleton,
    Mister  Pickwick...   il  dottor  Payne,   Mister  Pickwick...  Mister
    Snodgrass lo conoscete gi.  Il mio amico  Mister  Tupman,  il  dottor
    Payne...  il  dottor  Slammer,  Mister Pickwick...  Mister Tupman,  il
    dottor Slam...
    Qui Mister Winkle si ferm improvvisamente,  perch sia Mister  Tupman
    sia il dottore apparivano fortemente emozionati.
    -  Questo  signore  io l'ho gi incontrato - disse il dottore calcando
    sulle parole.
    - Davvero? - disse Mister Winkle.
    - E...  e anche quell'individuo,  se non sbaglio,  - disse il dottore,
    dando  uno  sguardo  penetrante allo sconosciuto vestito di verde - mi
    sembra anzi di aver fatto a quell'individuo un invito molto pressante,
    la sera scorsa, che per egli pens bene di declinare.  - Cos dicendo
    il  dottore  squadr con magnanima collera lo sconosciuto,  e sussurr
    qualcosa al suo amico tenente Tappleton.
    - Non pu essere - disse questi alla fine.
    - Vi dico di s - rispose il dottor Slammer.
    - Dovete prenderlo immediatamente a calci - sussurr  il  proprietario
    dello sgabello con grande importanza.
    - State zitto, una buona volta, Payne - interruppe il tenente.
    -  Permettete  che  vi chieda,  signore,  - disse poi,  rivolgendosi a
    Mister Pickwick che era piuttosto meravigliato da questo modo di agire
    assai  scorretto   -   permettete   che   vi   chieda,   signore,   se
    quell'individuo appartiene al vostro gruppo.
    - No, - rispose Mister Pickwick -  un ospite.
    - E' membro del vostro Circolo, o mi sbaglio? - chiese il tenente.
    - No, certo - rispose Mister Pickwick.
    - E non porta mai i bottoni del vostro circolo? - disse il tenente.
    - No... mai! - replico Mister Pickwick, stupito.
    Il  tenente  Tappleton  si  gir  verso  il  suo amico dottor Slammer,
    alzando impercettibilmente le spalle,  come per  insinuare  un  dubbio
    sulla  precisione  dei  suoi  ricordi.   Il  dottor  Slammer  appariva
    sdegnato,  ma perplesso;  e Mister Payne guardava con aria  feroce  il
    radioso volto inconsapevole di Mister Pickwick.
    -  Voi!  -  disse  il  dottore,  rivolgendosi improvvisamente a Mister
    Tupman, con un tono che lo fece sobbalzare come se gli avesse cacciato
    a tradimento uno spillo nel polpaccio -  voi  eravate  al  ballo  ieri
    sera!
    Mister  Tupman  emise  un flebile s,  guardando assai a disagio verso
    Mister Pickwick.
    - Ed eravate con questo individuo - disse  il  dottore,  indicando  lo
    sconosciuto, tuttora impassibile.
    Mister Tupman ammise anche questo.
    -  Ebbene,  signore,  -  disse il dottore allo sconosciuto - vi chiedo
    ancora una volta, in presenza di questi testimoni,  se preferite darmi
    il  vostro biglietto da visita ed essere trattato da gentiluomo,  o se
    volete  costringermi  a  infliggervi  qui  e  subito   una   punizione
    corporale.
    -  Un  momento,  signore,  - disse Mister Pickwick - davvero non posso
    permettere  che  questa  cosa  vada  ancora   avanti   senza   qualche
    spiegazione. Tupman, raccontate i fatti.
    Mister  Tupman,  cos  solennemente interpellato,  espose brevemente i
    fatti;  sorvolando alquanto sulla questione del  vestito;  si  diffuse
    largamente sul concetto che tutto era accaduto dopo pranzo; concluse
    con  qualche  espressione  di  pentimento;  e  lasci lo sconosciuto a
    discolparsi come meglio poteva.
    Questi stava appunto per  incominciare  a  farlo,  quando  il  tenente
    Tappleton,  che lo aveva osservato con grande curiosit, disse in tono
    sprezzante:
    - Non vi ho gi visto in teatro, signore?
    - Certo - rispose lo sconosciuto, senza batter ciglio.
    - E' un attore girovago - disse  il  tenente,  sempre  pi  altezzoso,
    rivolgendosi  al  dottor  Slammer.  -  Recita  nella  commedia che gli
    Ufficiali del Cinquantaduesimo hanno  allestito  per  domani  sera  al
    teatro  di  Rochester.  Non  potete  andare  avanti  in questo affare,
    Slammer. Impossibile!
    - Assolutamente! - disse il maestoso Payne.
    - Spiacente di avervi messo in questa situazione -  disse  il  tenente
    Tappleton  a  Mister  Pickwick  - e mi permetto di farvi notare che il
    miglior modo di evitare che simili scene si ripetano, in futuro,  una
    maggiore esigenza nello scegliere la propria  compagnia.  Buona  sera,
    signore! - e usc fieramente dalla stanza.
    -  E  io mi permetto di dirvi - disse l'irascibile dottor Payne - che,
    se fossi stato Tappleton, o se fossi stato Slammer, vi avrei tirato il
    naso, signore,  e lo avrei tirato a tutti quelli che sono con voi;  il
    naso,  signore;  a tutti,  dico. Il mio nome  Payne, dottor Payne del
    Quarantatreesimo. Buona sera, signore.
    Concluso il suo discorso,  e pronunciate le ultime tre parole con tono
    vibrato,  si  avvi con incedere maestoso dietro al suo amico,  subito
    seguto dal dottor Slammer,  che non disse nulla,  ma si accontent di
    incenerire la compagnia con uno sguardo.
    Crescente  rabbia  ed estremo sbalordimento avevano gonfiato il nobile
    petto  di  Mister  Pickwick  quasi  al  punto  di  fargli  saltare  il
    panciotto, mentre veniva lanciata la sfida di cui sopra.
    Egli rest inchiodato dove si trovava, con lo sguardo fisso nel vuoto.
    Ma nel veder richiudersi la porta, rientr in se stesso. Si scagli in
    avanti,  con furia nello sguardo e fiamme negli occhi. La sua mano gi
    correva al lucchetto della porta;  ancora  un  istante  e  si  sarebbe
    chiusa  sulla  gola  del dottor Payne del Quarantatreesimo,  se Mister
    Snodgrass non avesse afferrato il suo capo venerato per le falde della
    giacca, tirandolo indietro.
    - Tenetelo,  - esclam Mister Snodgrass -  Winkle!  Tupman!  Non  deve
    rischiare la sua ragguardevole vita per una ragione come questa!
    - Lasciatemi andare - disse Mister Pickwick.
    -  Tenetelo  stretto  -  url  Mister Snodgrass;  e gli sforzi riuniti
    dell'intera compagnia ridussero infine Mister Pickwick in poltrona.
    - Lasciatelo adesso  -  disse  lo  sconosciuto  vestito  di  verde.  -
    "Brandy"  e  acqua.  Simpatico  vecchio signore.  Coraggio da vendere.
    Mandate gi questo. Ah! Eccellente medicina.
    Dopo aver  provato  in  via  sperimentale  le  virt  di  una  miscela
    preparata dal Triste,  lo sconosciuto accost il bicchiere alle labbra
    di Mister Pickwick; e il resto del suo contenuto spar rapidamente.
    Vi fu una breve pausa: "brandy" e acqua avevano fatto il loro effetto;
    gli amabili tratti di  Mister  Pickwick  ritrovarono  presto  la  loro
    espressione abituale.
    - Non son degni della vostra attenzione - disse il Triste.
    -  E'  vero,  - rispose Mister Pickwick - non lo sono.  Mi vergogno di
    essermi lasciato trasportare dalla collera.  Tirate  la  vostra  sedia
    vicino alla tavola.
    Il  Triste  esegu  prontamente: si fece di nuovo cerchio intorno alla
    tavola, e di nuovo regn la pace e l'armonia.
    Solo nel  petto  di  Mister  Winkle  permaneva  una  certa  riluttante
    irritazione,  forse per il furto temporaneo del suo vestito...  bench
    non sia logico supporre che un episodio cos insignificante possa aver
    eccitato sentimenti di collera,  sia  pure  passeggeri,  in  un  petto
    pickwickiano. Ma, a parte questo, tutti erano tornati di buon umore; e
    la sera si concluse con la stessa giovialit con cui era incominciata.










    CAPITOLO 4.
    Manovre in campo aperto e bivacco.  - Ancora nuovi amici.  - Un invito
    in campagna.

    Molti autori hanno una certa riluttanza,  non solo sciocca,  ma  anche
    disonesta, a indicare le fonti da cui traggono importanti notizie. Noi
    non   siamo   cos.   Unica   nostra   sollecitudine    di  assolvere
    correttamente ai doveri e alle responsabilit editoriali che ci  siamo
    assunti;  e  se  in  altri  momenti  possiamo aver ambto al titolo di
    autori di queste avventure,  il rispetto della verit ci proibisce  di
    attribuirci  altro merito che non sia quello di averle giudiziosamente
    raccolte e serenamente  narrate.  Gli  Archivi  Pickwickiani  sono  le
    sorgenti del fiume e noi la Compagnia di navigazione fluviale.
    E' stata opera d'altri raccogliere per noi un'immensa riserva di fatti
    importanti.  Noi  ci  limitiamo ad esporli e a riportarli in agevole e
    chiara successione,  raccogliendoli in capitoli per un mondo  assetato
    di notizie pickwickiane.
    In  questo spirito,  e fermamente decisi a confessare il nostro debito
    verso le fonti che  abbiamo  consultato,  diciamo  francamente  che  i
    particolari contenuti in questo e nel seguente capitolo sono dovuti al
    quaderno di Mister Snodgrass;  particolari che, con la coscienza ormai
    sgombra, ci accingiamo a riferire senza ulteriori commenti.
    L'intera popolazione di Rochester e delle citt vicine si alz  presto
    dal  letto,  il  giorno  dopo,  in  uno  stato  di  grande  fervore  e
    agitazione.  Un'imponente rivista militare  doveva  effettuarsi  nella
    piazza d'armi.  Le manovre di una mezza dozzina di reggimenti dovevano
    essere  ispezionate  dall'occhio  d'aquila  del  comandante  in  capo:
    fortificazioni  provvisorie  erano state erette,  la cittadella doveva
    essere attaccata e presa, e si doveva far scoppiare una mina.
    Mister Pickwick,  come i nostri lettori avranno gi capito  dal  breve
    estratto   della  sua  descrizione  di  Chatham,   era  un  ammiratore
    entusiastico dell'esercito. Nulla, dunque,  poteva piacergli tanto,  e
    nulla  poteva  armonizzarsi cos bene con i sentimenti di ciascuno dei
    suoi compagni, come quello spettacolo.
    Di conseguenza, furono tutti in piedi di buon'ora e si avviarono verso
    il  teatro  dell'azione,   verso  cui  masse  di  popolo  stavano  gi
    riversandosi dai pi diversi quartieri.
    Ogni  particolare,  nella  piazza  d'armi,  denotava  la  grandezza  e
    l'importanza dell'imminente cerimonia.  Sentinelle erano state messe a
    tener  libero  il  terreno per le truppe;  servitori occupavano per le
    signore i posti vicini alle  batterie;  sergenti  correvano  avanti  e
    indietro con i loro registri ricoperti di cartapecora; e il colonnello
    Bulder a cavallo,  in alta uniforme,  galoppava da un posto all'altro,
    faceva rinculare il cavallo fra la gente,  e impennare,  e corvettare,
    gridando nel modo pi allarmante, e facendosi venire la voce roca e il
    viso paonazzo senza una qualsiasi causa o ragione specifica. Ufficiali
    correvano  avanti  e indietro,  facevano i loro rapporti al colonnello
    Bulder,  davano ordini ai sergenti e  sparivano;  gli  stessi  soldati
    semplici,  dietro  le  loro  bandoliere  lucide,  avevano  un'aria  di
    misteriosa  solennit  che  testimoniava  della  speciale  natura   di
    quell'occasione.
    Mister  Pickwick  e  i  suoi tre compagni si piazzarono in prima fila,
    nella folla degli spettatori,  e  aspettarono  pazientemente  l'inizio
    delle  manovre.  La moltitudine cresceva a ogni istante,  e gli sforzi
    che dovettero fare per conservare la posizione conquistata li  tennero
    occupati  a  sufficienza  nelle  due  ore  che  seguirono.  A un certo
    momento,  un'improvvisa pressione fu esercitata alle  loro  spalle,  e
    Mister  Pickwick  fu  scaraventato  in  avanti  per  parecchie  yarde,
    sviluppando una velocit e un'elasticit veramente  incompatibili  con
    l'usata  gravit  del suo contegno;  poco dopo ricevettero l'ordine di
    stare indietro!, e subito il calcio di un moschetto cal su un piede
    di Mister Pickwick per rendergli pi chiaro il concetto,  e  lo  colp
    nello   stomaco   per   garantire  l'esecuzione.   Poi  alcuni  faceti
    gentiluomini sulla sinistra,  dopo aver spinto tutti  insieme  da  una
    parte,  comprimendo  Mister  Snodgrass fino all'estremo della tortura,
    gli chiesero che cosa avesse da spingere, e quando Mister Winkle os
    esprimere la sua estrema indignazione per questo  attacco  proditorio,
    qualcuno  da  dietro gli cacci il cappello sugli occhi,  e gli chiese
    il sacrosanto piacere di farsi i fatti suoi.  Questi,  e altri lazzi
    del   genere,   uniti   all'inesplicabile  assenza  di  Mister  Tupman
    (improvvisamente sparito e introvabile),  resero piuttosto spiacevole,
    in complesso, la loro attesa.
    Alla  fine  si  diffuse  tra  la folla quel sordo brusio che di solito
    annuncia l'arrivo di ci che si  l ad aspettare.  Tutti gli occhi si
    rivolsero  all'ingresso del forte.  Qualche momento di ansiosa attesa,
    poi la bandiera  sal  ondeggiando  festosamente  nell'aria,  le  armi
    brillarono vivacemente nel sole, e i reparti in colonna si riversarono
    nella spianata.  Le truppe si fermarono e si schierarono;  lungo tutto
    lo schieramento corse un comando;  le armi furono  presentate  con  un
    gran sbatacchiare di moschetti;  e il comandante in capo, scortato dal
    colonnello Bulder e da numerosi ufficiali, si mosse al piccolo galoppo
    verso le schiere. Le bande dei reggimenti attaccarono tutte insieme; i
    cavalli si impennarono, rincularono,  sventolarono le code in tutte le
    direzioni: i cani abbaiarono, il popolino si mise a gridare, le truppe
    tennero dietro, e pi non si vide che una lunga prospettiva di giacche
    rosse e pantaloni bianchi, fermi, immobile.
    Mister Pickwick era stato cos occupato a cadere da tutte le parti e a
    districarsi  miracolosamente dalle gambe dei cavalli,  da non avere il
    tempo di osservare la scena che si svolgeva davanti a lui, finch essa
    non prese l'aspetto di cui abbiamo dato la descrizione. Quando,  per,
    fu in grado di reggersi stabilmente in piedi,  la sua delizia e il suo
    piacere furono senza limiti.
    - C' niente di pi bello e  di  pi  piacevole?  -  chiese  a  Mister
    Winkle.
    -  Niente  - rispose questi,  che per un quarto d'ora si era tenuto un
    ometto sui piedi.
    - E' davvero uno spettacolo  splendido  e  grandioso  -  disse  Mister
    Snodgrass,  cui si accendeva in petto una scintilla di poesia - vedere
    gli arditi difensori del nostro paese ordinati in corrusco spiegamento
    davanti ai suoi pacifici cittadini, con i volti che irradiano, oh! non
    ferocia guerresca,  ma civile gentilezza;  con gli occhi che brillano,
    non  di una cruda luce di rapina o di vendetta,  ma della calda fiamma
    di umanit e intelligenza.
    Mister Pickwick colse perfettamente lo spirito di  questo  elogio,  ma
    non  pot  acconsentire  alla lettera di esso;  poich la calda fiamma
    d'intelligenza ardeva piuttosto debolmente negli occhi dei  guerrieri,
    tanto  pi che era stato dato il comando fissi! e allo spettatore si
    mostravano adesso parecchie migliaia di occhi sbarrati che  guardavano
    fissi davanti a s, completamente privi di qualsiasi espressione.
    -  Siamo in una posizione eccellente,  adesso - disse Mister Pickwick,
    guardandosi intorno.  La folla si era dispersa a  poco  a  poco  nelle
    immediate vicinanze, ed erano rimasti quasi soli.
    - Eccellente - echeggiarono Mister Snodgrass e Mister Winkle.
    -  Che  cosa  fanno ora?  - chiese Mister Pickwick,  aggiustandosi gli
    occhiali.
    - Mi... mi sembra, - disse Mister Winkle, cambiando colore - mi sembra
    che stiano per sparare.
    - Assurdo - disse Mister Pickwick, nervosamente.
    - Ma...  veramente sembra anche a  me  -  rincalz  Mister  Snodgrass,
    abbastanza allarmato.
    -  Impossibile  -  replic  Mister Pickwick.  Aveva appena pronunciato
    questa parola che tutti e sei i reggimenti  puntarono  i  fucili  come
    avessero avuto un unico bersaglio,  i Pickwickiani, e fecero fuoco: la
    scarica pi spaventosa e tremenda che abbia mai scosso  il  baricentro
    della terra, o quello di un vecchio gentiluomo.
    Fu in questa difficile prova, esposto a un fuoco radente di cartucce a
    salve  e  travagliato  dalle evoluzioni delle truppe,  di cui un nuovo
    contingente si stava ora  riversando  sul  lato  opposto,  che  Mister
    Pickwick  mostr  di  possedere  perfetta  calma  e  padronanza di s:
    qualit inseparabili da una vera grandezza. Prese Mister Winkle per un
    braccio,  e mettendosi  fra  questi  e  Mister  Snodgrass,  li  esort
    vivamente  a ricordare che,  tranne la possibilit di essere assordati
    dal rumore, non c'era da temere alcun pericolo da quella sparatoria.
    - S...  s...  ma se qualcuno avesse caricato a palla per sbaglio?  -
    ribatt Mister Winkle, pallido al pensiero di ci che lui stesso stava
    prospettando.  - Ho sentito qualcosa fischiare nell'aria poco fa... un
    fischio acuto vicino all'orecchio.
    - Non sarebbe meglio se ci gettassimo pancia  a  terra?  disse  Mister
    Snodgrass.
    -  No,  no...    finito ormai - disse Mister Pickwick.  Il suo labbro
    poteva tremare, la sua guancia sbiancarsi,  ma non una parola di paura
    o di angoscia sfugg dalla bocca di quell'uomo immortale.
    Mister  Pickwick  aveva ragione: il fuoco cess;  ma non ebbe quasi il
    tempo di congratularsi con se stesso per l'esattezza del suo  modo  di
    vedere,   che  un'improvvisa  conversione  fu  eseguita  da  tutto  lo
    schieramento. Il rauco suono di un ordine lo percorse da cima a fondo,
    e prima che uno qualsiasi  dei  nostri  amici  potesse  indovinare  il
    significato  della  nuova  manovra,  i  sei  reggimenti  al  completo,
    baionetta in canna,  si lanciarono  impetuosamente  all'assalto  nella
    loro esatta direzione.
    L'uomo    mortale:  c' un limite oltre il quale l'umano coraggio non
    pu andare.  Mister Pickwick  guard  per  un  attimo  attraverso  gli
    occhiali  la  massa  che avanzava,  poi volt risolutamente la schiena
    e...  non diremo fugg,  prima perch  un termine  disonorevole,  poi
    perch  le  fattezze di Mister Pickwick erano assolutamente inadatte a
    un tal genere di ritirata;  diremo che si allontan trotterellando,  a
    quel  regime di velocit che le sue gambe gli permettevano;  ma sempre
    con tanta precipitazione da non capire se  non  troppo  tardi  in  che
    guaio  si  stava cacciando.  Dalla parte opposta,  infatti,  le truppe
    sopraggiunte poco prima e gi notate da Mister Pickwick con una  certa
    perplessit,   si  erano  schierate  a  difesa  della  cittadella  per
    contrastare l'attacco inscenato dai finti assalitori;  per cui  Mister
    Pickwick e i suoi compagni si trovarono improvvisamente chiusi fra due
    larghissimi schieramenti, l'uno che avanzava a passo di corsa, l'altro
    che attendeva a pi fermo, in pieno assetto di guerra.
    - Ehi, voi! - gridarono gli ufficiali delle truppe all'attacco.
    - Toglietevi di mezzo! - urlarono gli ufficiali di quelle in difesa.
    - Dove dobbiamo andare? - strillarono gli agitati Pickwickiani.
    - Oh!  oh!  oh!  - fu la sola risposta.  Ci fu un momento di grande
    confusione,  un rimbombare di  passi,  un  cozzo  violento  un  ridere
    soffocato; e gi i sei reggimenti erano cinquecento yarde pi oltre, e
    Mister Pickwick era a gambe per aria.
    Mister Snodgrass e Mister Winkle,  loro malgrado, si erano esibiti con
    notevole agilit nel salto mortale;  e il secondo  sedeva  ancora  per
    terra tamponando con un fazzoletto di seta gialla il flusso della vita
    che gli usciva dal naso,  quando i suoi occhi incontrarono,  per prima
    cosa,  il suo venerato condottiero a una certa distanza,  che  correva
    dietro  al  suo  cappello,  e quest'ultimo un po' pi lontano,  che si
    allontanava saltellando allegramente.
    Di rado,  nel corso della sua vita,  l'uomo conosce  momenti  di  cos
    ridicolo imbarazzo, o incontra cos scarsa piet nei suoi simili, come
    quando  rincorre  il  suo  cappello.  Riuscire  a  prenderlo  richiede
    prudenza e sangue  freddo  in  altissimo  grado.  Non  bisogna  essere
    precipitosi,  perch si finirebbe con l'inciamparvi sopra; non bisogna
    cadere nell'eccesso opposto, per non perderlo definitivamente. La cosa
    migliore    mantenersi  tranquillamente  alla  stessa  altezza  della
    propria  preda,  essere  accorti  e  vigili  e  stare  bene attenti al
    presentarsi di una  buona  occasione;  poi  sorpassarlo  gradatamente,
    tuffarsi    all'improvviso,    afferrarlo   dall'alto   e   ficcarselo
    risolutamente in testa: e per tutto il tempo sorridere  piacevolmente,
    come  se  anche  noi,  come  tutti  gli  altri,  lo  considerassimo un
    bellissimo scherzo.
    Spirava un venticello gentile,  e  il  copricapo  di  Mister  Pickwick
    rotolava  sportivamente  davanti a esso.  Soffiava il vento e soffiava
    Mister Pickwick,  e il cappello ruzzolava sempre  pi,  gaio  come  un
    vivace  delfino  sul flusso della corrente;  e di questo passo avrebbe
    potuto ruzzolare fuori dalla portata di Mister  Pickwick,  se  la  sua
    corsa  non fosse stata fermata in modo provvidenziale,  proprio quando
    questi era sul punto di lasciarlo al  suo  destino.  Mister  Pickwick,
    dicevamo,  era  completamente  esausto,  e  stava  per  abbandonare la
    caccia,  quando il cappello and a sbattere  con  una  certa  violenza
    contro  la  ruota  di una carrozza che si trovava in fila con un'altra
    mezza dozzina di veicoli,  proprio  in  quel  punto.  Mister  Pickwick
    sfruttando l'occasione,  si gett di scatto in avanti, s'impossess di
    quello che era suo,  se lo piant in testa,  e  si  ferm  a  prendere
    fiato. Non era fermo da mezzo minuto quando ud pronunciare il proprio
    nome con tono pressante da una voce che subito riconobbe per quella di
    Mister  Tupman,  e,  alzando  lo  sguardo,  vide uno spettacolo che lo
    riemp di sorpresa e di piacere.
    In una carrozza aperta,  da cui erano stati staccati i cavalli per non
    ingombrare  troppo  il  posto gi affollato,  si trovavano: un vecchio
    signore corpacciuto in giacca blu con i bottoni di metallo,  brache di
    velluto,  e  stivali rovesciati;  due signorine in nastri e piume;  un
    giovanotto manifestamente innamorato di una  delle  due  signorine  in
    nastri e piume;  una signora di et indefinibile, probabilmente la zia
    delle suddette;  e Mister Tupman,  tranquillo  e  disinvolto  come  se
    avesse  appartenuto  alla  famiglia  fin dalla pi tenera et.  Legata
    dietro la carrozza era una cesta di capaci dimensioni: una  di  quelle
    ceste che,  in una mente contemplativa, risvegliano sempre le immagini
    associate di polli freddi, lingue,  e bottiglie di vino;  e a cassetta
    sedeva  un  ragazzo  grasso  e roseo,  in stato di sonnolenza,  cui un
    ponderato osservatore avrebbe attribuito senza esitazione la carica di
    dispensiere ufficiale del contenuto della summenzionata cesta,  quando
    fosse arrivata l'ora di vuotarla.
    Mister  Pickwick  aveva  preso sommaria visione di questi interessanti
    oggetti, quando fu chiamato di nuovo dal suo fedele discepolo.
    - Pickwick, Pickwick, - diceva Mister Tupman - salite qui. Presto.
    - Avanti,  prego,  salite!  - disse il signore corpacciuto.  - Joe!...
    maledetto  ragazzo,  si    di nuovo addormentato...  Joe,  abbassa il
    predellino. - Il ragazzo rotol lentamente gi da cassetta, abbass il
    predellino,  e apr con gesto invitante lo  sportello  della  vettura.
    Mister Snodgrass e Mister Winkle arrivavano in quel momento.
    -  C' posto per tutti!  - disse il signore corpacciuto - due dentro e
    uno a cassetta; Joe, fa' posto a uno di questi signori lass.  Avanti,
    adesso.  -  E  il  signore corpacciuto protese il braccio e tir su in
    carrozza a viva forza,  prima Mister Pickwick,  poi Mister  Snodgrass.
    Mister  Winkle  sal  a  cassetta,  dove  anche  il  ragazzo grasso si
    inerpic dondolando per ricadere subito in un sonno profondo.
    - Dunque, signori, - disse quel simpatico personaggio - sono felice di
    vedervi.  Conosco benissimo ognuno di voi,  bench  voi  non  possiate
    ricordarvi di me. Ho passato qualche sera al vostro Circolo, l'inverno
    scorso.  Poi,  stamani,  ho incontrato Mister Tupman,  con grandissimo
    piacere,  e l'ho caricato su.  E allora ditemi,  signore,  come state?
    Avete un aspetto davvero straordinario.
    Mister  Pickwick accett il complimento e strinse cordialmente la mano
    al grosso signore con gli stivali rovesciati.
    - E voi come state?  -  riprese  quest'ultimo  rivolgendosi  a  Mister
    Snodgrass con paterna sollecitudine - Ottimamente,  spero. Ah, cos va
    bene... cos va bene.  E voi,  signore?  (a Mister Winkle) Bene,  sono
    lieto di sentirvi dire che state bene;  ne sono davvero lietissimo. Le
    mie figliole, signori,... s, le mie bambine;  e questa  mia sorella,
    la signorina Rachael Wardle.  Gi, signorina, il che non significa una
    fanciullina, non  cos?  Voi che ne dite?  - E il corpacciuto signore
    diede  scherzosamente  di  gomito nelle costole di Mister Pickwick,  e
    rise allegramente.
    - Ti prego! - disse la signorina Wardle con un sorriso implorante.
    - Verit,  verit,  - disse il signore corpacciuto - nessuno  potrebbe
    negarlo.  Signori, chiedo scusa, questo  il mio amico Mister Trundle.
    Ed ora che sono state fatte  le  presentazioni,  stiamo  allegri,  non
    facciamo  cerimonie,  e guardiamo cosa succede l davanti: questo  il
    mio parere.
    Dopodich Mister Wardle inforc gli occhiali, Mister Pickwick estrasse
    il binocolo, e tutti si alzarono in piedi nella carrozza per guardare,
    l'uno sopra le spalle dell'altro, le evoluzioni delle truppe.
    Stupefacenti evoluzioni invero. Una fila sparava sopra la testa di una
    altra fila, e poi correva via;  l'altra fila sparava sopra la testa di
    una  terza  fila,  e  correva  via a sua volta;  poi si disponevano in
    quadrato,  con gli ufficiali al centro;  scendevano nelle trincee  con
    scale  portatili,  e  con lo stesso mezzo risalivano dall'altra parte;
    abbattevano barricate fatte di cesti e  si  comportavano  con  audacia
    temeraria. E nelle batterie c'era un tale calcare di polveri dentro le
    bocche enormi dei cannoni, con strumenti simili a gigantesche ramazze,
    una  tale  preparazione  prima di sparare,  e tale assordante fracasso
    quando ci avveniva, che l'aria risuonava degli strilli delle signore.
    Le giovani signorine Wardle erano cos spaventate che  Mister  Trundle
    fu letteralmente obbligato a sorreggerne una,  mentre Mister Snodgrass
    sosteneva l'altra;  e la sorella di  Mister  Wardle  fu  presa  da  un
    attacco   di   nervi  cos  preoccupante  che  Mister  Tupman  ritenne
    assolutamente necessario metterle un braccio  intorno  alla  vita  per
    tenerla  su.  Tutti  erano emozionati,  tranne il ragazzo grasso: egli
    dormiva cos profondamente come se il rombo del cannone fosse  la  sua
    ninna-nanna abituale.
    - Joe,  Joe!  - chiam il signore corpacciuto, quando la cittadella fu
    presa e assedianti e assediati si sedettero e si misero a  mangiare  -
    Maledetto ragazzo,  si  di nuovo addormentato.  Siate cos gentile di
    dargli  un  pizzicotto...  nella  gamba,   prego;   niente  altro  pu
    svegliarlo... grazie. Slega la cesta, Joe.
    Il  ragazzo  grasso,  che  effettivamente  era  stato  svegliato dalla
    compressione di una parte della sua gamba fra l'indice e il pollice di
    Mister Winkle,  rotol ancora una volta gi da cassetta e si accinse a
    sciogliere la cesta,  con una speditezza che la sua precedente inerzia
    non avrebbe lasciato supporre.
    - Ora dobbiamo stringerci un po' - disse il  signore  corpacciuto.  Il
    fatto  che  le  maniche  delle signore potevano sgualcirsi suscit una
    gran quantit di scherzi,  e  la  burlesca  proposta  che  le  signore
    sedessero  sulle  ginocchia  dei  loro cavalieri fu seguta da rossori
    altrettanto  numerosi  finch  l'intera  comitiva  fu  stivata   nella
    carrozza,  e  il  signore  corpacciuto  incominci  a trasferire nella
    vettura le vivande,  che il  ragazzo  grasso  (salito  dietro  per  la
    bisogna) gli andava passando.
    - Adesso Joe, i coltelli e le forchette. - Coltelli e forchette furono
    passati,  e signore e signori in carrozza, e Mister Winkle a cassetta,
    furono dotati di quegli utili strumenti.
    -  I  piatti,   Joe,   i  piatti  -  e  con  analogo  procedimento  si
    distribuirono le stoviglie.
    - Adesso i polli,  Joe. Maledetto ragazzo, si  di nuovo addormentato.
    Joe!  Joe!  - (una scarica di bacchettate sulla testa,  e  il  ragazzo
    grasso,  con  qualche difficolt,  riemerse dal suo letargo) - Avanti,
    passami le vivande.
    Ci fu qualcosa  nel  suono  di  quest'ultima  parola  che  svegli  il
    butirroso   ragazzo.   Salt  su,   e  quegli  occhi  imbambolati  che
    ammiccavano appena fra le guance rigonfie,  si fissarono con  orribile
    avidit sul cibo che andava togliendo dalla cesta.
    -  Fa'  presto  -  disse  Mister  Wardle,  perch il ragazzo grasso si
    perdeva amorosamente dietro un cappone,  da cui sembrava  incapace  di
    staccarsi.  Il  ragazzo trasse un profondo sospiro,  e gratificando le
    rotondit del volatile con uno sguardo appassionato,  lo  consegn  di
    malavoglia al suo padrone.
    - Benissimo... non gingillarti... ora la lingua... ora il pasticcio di
    piccione...  attenzione  al  vitello  e  al  prosciutto...  bada  alle
    aragoste... togli l'insalata dal tovagliolo... dammi la salsa.  - Tali
    erano  gli  ordini  che  grandinavano  dalle  labbra di Mister Wardle,
    mentre immetteva  nella  carrozza  le  diverse  vivande  descritte,  e
    distribuiva  i  piatti  nelle  mani  e  sulle  ginocchia di tutti,  in
    quantit sterminata.
    - Ebbene, non  divertente?  - chiese il gioviale personaggio,  quando
    il lavoro di distruzione fu incominciato.
    - Divertentissimo! - disse Mister Winkle, che stava scalcando un pollo
    a cassetta.
    - Un bicchiere di vino?
    - Con grandissimo piacere.
    -  Sar  meglio  che vi prendiate una bottiglia per voi lass,  non vi
    sembra?
    - Siete molto gentile.
    - Joe.
    - S,  signore - (adesso non era  addormentato,  essendo  riuscito  ad
    arraffare un pasticcio di vitello).
    - Una bottiglia di vino per il signore a cassetta. Alla vostra salute,
    signore.
    -  Grazie!  - Mister Winkle vuot il suo bicchiere e pos la bottiglia
    accanto a s.
    - Permettete, signore? Cin-cin - disse Mister Trundle a Mister Winkle.
    - Cin-cin - rispose Mister Winkle a Mister Trundle: e  i  due  signori
    bevettero  insieme,  dopodich  bevettero  ancora con tutti gli altri,
    comprese le signore.
    - Guarda Emily.  Sta proprio civettando con quel signore forestiero  -
    sussurr  la  zia  zitella,  con  vera  invidia da zia zitella,  a suo
    fratello Mister Wardle.
    - Oh!  Non saprei,  - disse il vecchio gioviale signore - tutto  molto
    naturale,  direi...  niente  di speciale.  Mister Pickwick,  un po' di
    vino, signore?
    Mister Pickwick,  che aveva profondamente investigato l'interno di  un
    pasticcio di piccione, acconsent prontamente.
    - Emily,  cara, - disse la zia zitella con aria di protezione - non si
    parla cos forte, tesoro.
    - Ma zia!
    - La zia e il vecchiotto vorrebbero  tutto  per  loro  -  sussurr  la
    signorina   Isabel  Wardle  a  sua  sorella  Emily.   Le  due  giovani
    scoppiarono  a  ridere,   e  la  pi   vecchia   tent   di   assumere
    un'espressione benevola, senza riuscirci.
    -  Le ragazze sono "tanto" vivaci - disse la signorina Wardle a Mister
    Tupman,  con un'aria di cortese commiserazione,  come se  la  vivacit
    fosse  un  genere  di contrabbando e il suo possesso senza permesso un
    crimine e un'oscenit.
    - Tanto!  - fu la risposta di  Mister  Tupman,  piuttosto  diversa  da
    quella aspettata - Sono davvero deliziose.
    - Ehm! - disse la signorina Wardle con aria piuttosto dubitativa.
    - Permettete? - disse Mister Tupman nel suo modo pi suadente, con una
    mano   premendo   il  polso  dell'incantevole  Rachael,   con  l'altra
    sollevando la bottiglia - permettete?
    - Oh, grazie! - Mister Tupman aveva un aspetto assai efficace; Rachael
    espresse il timore che altri cannoni dovessero scendere in campo,  nel
    qual caso, naturalmente, sarebbe stato necessario sorreggerla ancora.
    - Vi sembrano belle le mie nipotine?  - sussurr quell'amorevole zia a
    Mister Tupman.
    - Mi sembrerebbero tali,  se non  ci  fosse  la  loro  zia  -  replic
    l'audace pickwickiano con uno sguardo appassionato.
    - Oh,  birbante...  ma no! dico sul serio, se avessero la pelle un po'
    migliore, solo un pochino, sarebbero proprio graziose... da lontano.
    - S, s. credo anch'io - disse Mister Tupman, indifferente.
    - Oh, non cercate di imbrogliarmi... stavate per dire qualcosa.
    - Che cosa?  - chiese Mister Tupman,  che in verit non intendeva dire
    nulla.
    - Stavate per dire che Isabel sta curva...  Io so...  voi uomini siete
    cos osservatori. Be',  vero; non si pu negare; e, certo, se c' una
    cosa che sta male in una ragazza    proprio  quella  di  star  curva.
    Glielo  dico sempre,  io,  che quando avr qualche anno di pi sar un
    vero orrore. Ah, ma voi volevate imbrogliarmi, davvero!
    Mister Tupman non aveva nulla in contrario ad  acquistare  una  simile
    reputazione  cos a buon mercato: perci prese un'aria molto furba,  e
    sorrise misteriosamente.
    - Che sorriso sarcastico!  - disse ammirandolo Rachael - Confesso  che
    ho molta paura di voi.
    - Paura di me?
    - Oh,  non potete nascondermi nulla... so benissimo che cosa vuol dire
    quel sorriso.
    - Che cosa?  - disse Mister Tupman,  che non ne aveva la  pi  pallida
    idea.
    -  Vuol dire,  - disse l'amorevole zia,  abbassando ancora la voce,  -
    vuol dire che, secondo voi, la gobba di Isabel non  tanto brutta come
    la sfacciataggine di Emily. S,  sfacciata. Non potete credere quanto
    questo mi faccia soffrire, a volte. Ci ho pianto per ore... vedete, il
    mio caro fratello  cos buono,  cos fiducioso che non se ne accorge;
    se  mai  se ne accorgesse,  certo gli si spezzerebbe il cuore.  Vorrei
    poter credere che  solo il suo modo di fare...  spero  che  sia  solo
    cos - (e l'affettuosa zia emise un sospiro e scosse la testa con aria
    di grande costernazione).
    - Sono sicura che la zia sta parlando di noi,  - sussurr la signorina
    Emily Wardle a sua sorella - ne sono sicurissima...  ha  un'aria  cos
    maligna!
    - Ah s! - rispose Isabel - Ehm! Zia cara!
    - S, amore!
    - Ho una paura che vi prendiate il raffreddore,  zietta! Perch non vi
    annodate  un  fazzoletto  di  seta  intorno  a  quella  cara,  vecchia
    testolina? Sul serio, dovreste avervi riguardo... alla vostra et!
    La rappresaglia,  per quanto meritata, non poteva essere pi feroce; e
    non  difficile immaginare il  genere  di  risposta  con  cui  la  zia
    avrebbe dato sfogo alla sua indignazione,  se Mister Wardle non avesse
    involontariamente cambiato il discorso, chiamando a squarciagola Joe.
    - Maledetto ragazzo,  - disse il vecchio  signore  -  si    di  nuovo
    addormentato.
    - Un ragazzo davvero straordinario, quello, - disse Mister Pickwick. -
    Dorme sempre cos?
    - Se dorme?  - disse il vecchio signore - Ma  sempre addormentato. Fa
    le commissioni dormendo come un sasso, e russa mentre serve a tavola.
    - Stranissimo! - disse Mister Pickwick.
    - Potete dirlo!  - replic il vecchio signore - Io sono orgoglioso  di
    quel ragazzo...  non me ne separerei per tutto l'oro del mondo...  un
    fenomeno della natura! Ehi, Joe... Joe... porta via questa roba e apri
    un'altra bottiglia... hai sentito?
    Il ragazzo grasso si alz, apr gli occhi, inghiott l'enorme pezzo di
    pasticcio che stava masticando quando  si  era  addormentato  l'ultima
    volta,  e  lentamente  obbed  agli ordini del suo padrone...  e diede
    languide occhiate ai resti del banchetto,  mentre toglieva i piatti  e
    li  riponeva  nella  cesta.  La  nuova  bottiglia fu portata e vuotata
    rapidamente: poi la cesta fu legata di nuovo al suo posto,  il ragazzo
    grasso risal a cassetta,  occhiali e binocolo furono ancora una volta
    messi a fuoco, e le evoluzioni delle truppe ricominciarono.  Ci furono
    grandi  scoppi  e  sibili di fucilate,  e sussulti di signore;  poi fu
    fatta esplodere una mina, per la delizia degli spettatori; e quando il
    fumo dell'esplosione si fu disperso, si dispersero anche le truppe,  e
    i nostri amici si separarono.
    - Allora mi raccomando, - disse il vecchio signore, stringendo la mano
    di  Mister  Pickwick,  alla  fine  di  una  conversazione proseguita a
    intervalli durante l'ultima parte delle manovre - venite tutti domani.
    - Sicurissimamente - rispose Mister Pickwick.
    - L'indirizzo l'avete.
    - Manor Farm,  Dingley Dell - disse Mister Pickwick consultando il suo
    taccuino.
    - Benissimo! - disse il vecchio signore - non vi lascer ripartire per
    almeno  una settimana,  vi avverto,  e mi impegno a farvi vedere tutto
    ci che merita di essere visto.  Se siete venuti qui per  scoprire  la
    vita  di  campagna,  venite  da me,  e ve ne dar in abbondanza.  Joe!
    Maledetto ragazzo,  si  di nuovo  addormentato.  Joe,  aiuta  Tom  ad
    attaccare i cavalli.
    I  cavalli  furono  attaccati,  il  cocchiere  sal,  al suo fianco si
    arrampic il ragazzo grasso,  si scambiarono gli addii,  e la  vettura
    part  sbatacchiando.  Mentre  i Pickwickiani si giravano per cogliere
    l'ultima visione,  il sole occiduo sfolgor rossastro  sui  volti  dei
    loro ospiti,  e cadde sulle forme del ragazzo grasso. La testa gli era
    caduta sul petto; si era rimesso a dormire.

    CAPITOLO 5.
    Un capitolo breve che mostra,  tra l'altro,  come Mister  Pickwick  si
    trov a dover guidare,  e Mister Winkle a cavalcare,  e in che modo ci
    riuscirono.

    Luminoso e bello era il cielo, dolce l'aria,  e splendido l'aspetto di
    ogni  cosa intorno,  quando Mister Pickwick si affacci alla spalletta
    del ponte di Rochester,  contemplando la natura e  aspettando  di  far
    colazione.  E  veramente la scena era tale da affascinare intelligenze
    assai meno portate alla meditazione di quella che la stava osservando.
    Sulla sinistra dello spettatore si stendevano le mura in rovina, rotte
    in pi punti e sovrastanti in altri la bassa spiaggetta  con  la  loro
    struttura  rude e massiccia.  Enormi grovigli di alghe pendevano dalle
    pietre aguzze e sbrecciate,  e tremavano a  ogni  fiato  di  vento;  e
    l'edera  verde  stringeva  in  dolente  amplesso i merli anneriti e in
    rovina.   Pi  in  l  si  ergeva  l'antico  castello,   dalle   torri
    scoperchiate,  dalle  mura  massicce  e  sgretolate,  eppure  memore e
    superbo della propria forza e potenza, quando,  settecento anni prima,
    aveva  echeggiato  di  metallici  clangori  di  armi,  o risuonato del
    chiasso di feste e banchetti.
    E tutte e due le rive del Medway, coperte di campi di grano e pascoli,
    punteggiate qua e l da un mulino a vento,  da una chiesa lontana,  si
    allungavano a perdita d'occhio in un ricco e vario paesaggio, reso pi
    bello  dalle ombre cangianti che lo percorrevano rapidamente,  via via
    che le nubi sottili  e  rarefatte  scivolavano  nella  luce  del  sole
    mattutino.  Il  fiume,  riflettendo  l'azzurro  del cielo,  brillava e
    scintillava,  e scorreva senza rumore;  e  i  remi  dei  pescatori  si
    immergevano  nell'acqua  con  un  limpido sciacquio,  mentre le barche
    pesanti e pittoresche scivolavano calme sulla corrente.
    Mister Pickwick fu distolto dalle piacevoli fantasie che quella  vista
    gli  aveva  suscitato  da un profondo sospiro e da una pressione sulla
    spalla. Si volt: al suo fianco stava Jemmy il Triste.
    - In contemplazione del paesaggio? - chiese il Triste.
    - S - disse Mister Pickwick.
    - E soddisfatto di essersi  alzato  cos  presto?  -  Mister  Pickwick
    assent con un cenno del capo.
    -  Ah!  la  gente dovrebbe alzarsi presto e vedere il sole in tutta la
    sua magnificenza,  poich questo splendore  raramente  dura  tutto  il
    giorno.  Il mattino del giorno e quello della vita non sono che troppo
    simili.
    - Ci che dite  vero, signore - disse Mister Pickwick.
    - E' perfino banale il detto: la mattina  troppo bella per  durare  -
    continu  il  Triste.  -  Quanto  pi  proprio sarebbe applicarlo alla
    nostra vita di ogni giorno.  Dio!  che cosa pagherei  per  tornare  ai
    giorni della mia infanzia, oppure poterli scordare per sempre!
    - Dovete aver conosciuto molte sventure - disse Mister Pickwick! pieno
    di compassione.
    - Molte,  - disse subito il Triste - molte. Pi di quanto non si possa
    immaginare vedendomi.
    Tacque un istante, poi aggiunse bruscamente:
    - Non vi  mai passato per la testa,  in  una  mattina  cos,  che  se
    annegaste potreste trovare felicit e pace?
    - Santo cielo,  no! - rispose Mister Pickwick, scostandosi un poco dal
    parapetto, mentre la possibilit che il Triste lo buttasse di sotto, a
    titolo di esperimento, gli passava come un lampo per la mente.
    - Io s,  l'ho pensato spesso - disse il  Triste  senza  far  caso  al
    gesto.  -  L'acqua tranquilla e fresca mi sembra mormorare un invito a
    fermarsi e a riposare. Un salto, un tonfo, una breve lotta, un vortice
    che si forma per un attimo intorno a voi,  e che poi  gradualmente  si
    quieta  in  un  tranquillo  sciacquo: le acque si sono richiuse sulla
    vostra testa,  e si  chiusa anche la storia delle  vostre  miserie  e
    sfortune per sempre. - Gli occhi infossati del Triste ardevano, mentre
    parlava,  ma  poi,  quasi subito,  quella momentanea eccitazione venne
    meno, ed era tornato calmo quando disse:
    - Questo, per, non c'entra.  Desideravo vedervi per un'altra ragione.
    Voi  mi  invitaste  a leggere quel racconto,  ieri l'altro sera,  e mi
    ascoltaste con attenzione.
    - S, - disse Mister Pickwick - e penso che indubbiamente...
    - Non vi ho chiesto un parere, - disse il Triste,  interrompendolo - e
    non  ne  ho bisogno.  Voi viaggiate per divertimento e per istruzione.
    Mettiamo che vi spedisca uno strano manoscritto:  badate,  non  strano
    perch assurdo o inverosimile,  ma strano come pu esserlo un episodio
    di vita vissuta.  Lo portereste a conoscenza del Circolo di cui  avete
    parlato tante volte?
    -  Certo,  -  rispose  Mister Pickwick - se lo desiderate;  e verrebbe
    messo ufficialmente agli Atti.
    - L'avrete, allora - disse il Triste. - Il vostro indirizzo?
    Quando  Mister  Pickwick  gli  ebbe  comunicato   il   suo   probabile
    itinerario,  il  Triste  ne  prese  accuratamente  nota in un taccuino
    bisunto e,  resistendo a un pressante invito  a  colazione  di  Mister
    Pickwick, lasci questi alla sua locanda, e si allontan lentamente.
    Mister  Pickwick  trov i suoi tre compagni gi alzati e in attesa del
    suo arrivo per mettersi a tavola, dove era apparecchiata una colazione
    dall'aspetto tentatore.
    Si sedettero; e il prosciutto cotto, le uova, il t,  il caff e varie
    altre  cose incominciarono a sparire con una rapidit che testimoniava
    insieme della bont del cibo e dell'appetito dei suoi consumatori.
    - Allora, - disse Mister Pickwick - a Manor Farm come ci andiamo?
    - Sara forse meglio che chiediamo al cameriere - disse Mister  Tupman,
    e il cameriere f u subito convocato.
    - Dingley Dell,  signori...  quindici miglia, signori... una traversa.
    Volete un calesse, signore?
    - Un calesse non porta pi di due persone - disse Mister Pickwick.
    - Vero,  signore...  scusate,  signore.  Una carrozza a quattro  ruote
    bella...  due posti dietro...  uno davanti per il signore che guida...
    Oh! scusate, signore, ha solo tre posti.
    - Che cosa facciamo? - disse Mister Snodgrass.
    - Forse a uno dei signori piacerebbe cavalcare - sugger il  cameriere
    guardando  Mister Winkle.  - Ottimi cavalli da sella...  uno qualunque
    degli uomini di Mister  Wardle,  venendo  a  Rochester,  li  riporter
    indietro, signore.
    - Quello che ci vuole! - disse Mister Pickwick. - Winkle, andate voi a
    cavallo?
    Mister  Winkle,  nei  pi  profondi  recessi  del  suo cuore,  nutriva
    considerevoli dubbi  sulla  propria  abilit  di  cavaliere:  ma,  non
    volendo che di tali dubbi si avesse il bench minimo sospetto, rispose
    subito con grande audacia: - Sicuro. Che bellezza!
    Mister Winkle era corso incontro al suo destino; non c'era pi scampo.
    - Per le undici. allora, davanti alla porta - disse Mister Pickwick.
    - Benissimo, signore - rispose il cameriere.
    Il cameriere usc,  la colazione fu portata a termine, e i viaggiatori
    salirono nelle rispettive camere da letto per preparare un vestito  di
    ricambio da portare con s, nella loro imminente spedizione.
    Mister  Pickwick aveva ultimato i suoi preparativi e stava guardando i
    passanti sulla strada attraverso le persiane  della  sala  da  pranzo,
    quando  il  cameriere  entr ad annunciare che la carrozza era pronta:
    annuncio che la vettura conferm da s, comparendo subito dopo davanti
    alle suddette persiane della sala da pranzo.
    Era uno strano trabiccolo verde a quattro ruote, con un basso sedile a
    due posti,  a forma di truogolo  nella  parte  posteriore,  e  un'alta
    gruccia davanti per il guidatore,  tirato da un immenso cavallo scuro,
    che ostentava  una  gran  simmetria  di  ossa.  L  vicino  stava  uno
    stalliere che teneva per la briglia un altro immenso cavallo, certo un
    parente prossimo di quello della carrozza, sellato e pronto per Mister
    Winkle.
    -  Santo  cielo!  -  disse  Mister  Pickwick,  mentre  aspettavano sul
    marciapiede che venisse caricata la roba. - Santo cielo!  chi guider?
    Non ci avevo pensato.
    - Ma, voi, naturalmente - disse Mister Tupman.
    - Naturalmente - disse Mister Snodgrass.
    - Io? - esclam Mister Pickwick.
    - Niente paura,  signore, - intervenne lo stalliere - garantisco che 
    tranquillo. Un bambino in fasce potrebbe guidarlo.
    - Non  ombroso? - s'inform Mister Pickwick.
    - Ombroso, signore?  Non si adombrerebbe nemmeno se dovesse incontrare
    un branco di scimmie vagabonde con il fuoco attaccato alla coda.
    A  questo  non  c'era  pi nulla da obiettare.  Mister Tupman e Mister
    Snodgrass entrarono nel truogolo; Mister Pickwick sal sulla gruccia e
    appoggi i piedi su una pedana ricoperta di panno,  messa  l  proprio
    per quello scopo.
    - Ehi,  Lucido William! - disse lo stalliere al suo aiutante. - Da' le
    redini al signore.
    Lucido  William  -  cos  chiamato,   probabilmente,   per  i  capelli
    impomatati  e la faccia unta - mise le redini nella sinistra di Mister
    Pickwick; e lo stalliere gli cacci la frusta nella destra.
    - Lee! - grid Mister Pickwick,  mentre l'alto quadrupede mostrava una
    decisa  propensione  a  rinculare  dentro  la  finestra  della sala da
    pranzo.
    - Lee! - fecero eco Mister Tupman e Mister Snodgrass dal truogolo.
    - Gli piace  giocare,  signore  -  disse  lo  stalliere  a  titolo  di
    incoraggiamento. - Tu tienilo fermo, William. Il mozzo di stalla fren
    la foga dell'animale,  e lo stalliere corse ad aiutare Mister Winkle a
    salire.
    - Dall'altra parte, signore, prego.
    - Mi venga un accidente se quello non stava per salire alla rovescia -
    sussurr ghignando un postiglione al cameriere  che  si  divertiva  un
    mondo.
    Mister Winkle, debitamente istruito, si arrampic in sella all'incirca
    con la stessa difficolt che avrebbe incontrato a scalare la murata di
    un vascello di linea.
    - Tutto bene? - chiese Mister Pickwick, con l'intimo presentimento che
    tutto andasse male.
    - Tutto bene - rispose Mister Winkle, debolmente.
    - Partenza! - grid lo stalliere. - Tenetelo corto di briglia, signore
    -  e  partirono  carrozza  e  cavallo  con  Mister Pickwick a cassetta
    dell'una e Mister Winkle sul dorso dell'altro,  a delizia e  godimento
    di tutto il cortile della locanda.
    -  Perch  va  di  traverso?  - chiese Mister Snodgrass dal truogolo a
    Mister Winkle in sella.
    - Non riesco a capirlo - rispose Mister Winkle. Il suo cavallo seguiva
    la strada come un tronco alla deriva, con un'andatura stranissima: una
    spalla avanti, la testa verso un lato della strada, e la coda verso il
    lato opposto.
    Mister Pickwick non aveva tempo di osservare questo o qualsiasi  altro
    particolare,  poich  le  sue  facolt  erano  concentrate nel governo
    dell'animale attaccato alla carrozza,  che  andava  rivelando  diverse
    caratteristiche,   di  alto  interesse  per  uno  spettatore,  ma  non
    ugualmente divertenti per chi sedesse dietro di lui.
    Oltre ad alzare la testa tutti i momenti con moto  sussultorio,  assai
    spiacevole  e  scomodo,  e oltre a tirar tanto sulle redini da rendere
    difficilissimo per Mister Pickwick non lasciarsele scappare  di  mano,
    aveva,  infatti,  una  singolare disposizione a slanciarsi ogni tanto,
    all'improvviso, verso il bordo della strada, fermarsi di colpo,  e poi
    gettarsi  furiosamente alla carica per qualche minuto,  a una velocit
    del tutto incontrollabile.
    - Quale sar la ragione?  - disse Mister Snodgrass,  quando il cavallo
    ebbe eseguito la manovra per la centesima volta.
    -  Non saprei,  - rispose Mister Tupman - ma ha tutta l'aria di essere
    un animale ombroso,  no?  - Mister  Snodgrass  stava  per  rispondere,
    quando un'esclamazione di Mister Pickwick lo interruppe.
    - Lee! Mi  caduta la frusta - disse quest'ultimo.
    - Winkle, - disse Mister Snodgrass al cavaliere che avanzava al trotto
    sull'alto   cavallo,   col   cappello   sulle  orecchie,   sbattuto  e
    sconquassato  dalla  violenza  dell'esercizio  che  sembrava   dovesse
    mandarlo  in  pezzi - raccogliete la frusta,  siate gentile.  - Mister
    Winkle tir sul morso dell'alto cavallo fino a diventare paonazzo;  ed
    essendo  infine riuscito e fermarlo,  scese,  porse la frusta a Mister
    Pickwick, e afferrando le redini si prepar a risalire.
    Ora,  se l'alto cavallo,  per  naturale  giocondit  di  temperamento,
    desiderasse  prendersi  una  piccola e innocente ricreazione insieme a
    Mister Winkle,  o se gli fosse balenata l'idea che il  viaggio  poteva
    essere  altrettanto  soddisfacente  sia  con il cavaliere che senza di
    esso,  non sappiamo,  n ovviamente  possibile arrivare a conclusioni
    precise  e  definitive su questo punto.  Ma qualsiasi fosse il movente
    dell'animale,  certo  che  questi,  non  appena  Mister  Winkle  ebbe
    toccato le redini,  vi pass sotto la testa,  liberandola e rinculando
    per tutta la loro lunghezza.
    - Poverino,  - disse Mister Winkle,  vezzeggiandolo - poverino...  su,
    cavallino,  da  bravo.  -  Ma  il poverino era corazzato contro ogni
    lusinga: pi Mister Winkle cercava di avvicinarglisi,  pi  quello  si
    faceva da parte, e nonostante ogni sorta di blandizie e di moine, dopo
    che  ebbero  girato  l'uno intorno all'altro per dieci minuti,  Mister
    Winkle e il  cavallo  si  trovarono  alla  fine  alla  stessa  precisa
    distanza  di  quando  avevano incominciato: un risultato spiacevole in
    ogni circostanza, ma soprattutto in quella strada solitaria,  dove non
    si poteva trovare alcun aiuto.
    -  Che  debbo  fare  ?  - grid Mister Winkle,  quando la giostra ebbe
    durato un certo tempo.  - Che debbo fare?  Non  riesco  a  montare  in
    sella.
    -  Sar  meglio  che  lo  conduciate a piedi finch non arriviamo a un
    dazio - rispose Mister Pickwick dalla carrozza.
    - Ma non vuol muoversi!  - rugg Mister  Winkle.  -  Venite  voi,  per
    piacere, a tenermelo fermo.
    Mister  Pickwick  era  davvero  la  gentilezza  e la piet in persona;
    abbandon le redini sul dorso del cavallo, scese di cassetta, condusse
    scrupolosamente la carrozza contro la siepe laterale, nell'ipotesi che
    qualche veicolo potesse sopraggiungere lungo la strada, e si rivolse a
    soccorrere il suo compagno in  angustie,  lasciando  Mister  Tupman  e
    Mister Snodgrass nella vettura.
    Non appena il cavallo scorse Mister Pickwick avanzare verso di lui con
    la  frusta  in  mano,  convert  il  moto rotatorio cui si era fin qui
    dedicato in  un  movimento  rinculante  di  natura  cos  risoluta  da
    trascinare  immediatamente  Mister Winkle,  ancora attaccato all'altra
    estremit  delle  redini,   nella  direzione  opposta  e  a   velocit
    sensibilmente  superiore  a  quella  di  una  marcia  forzata.  Mister
    Pickwick corse ad aiutarlo,  ma pi Mister Pickwick correva in avanti,
    pi il cavallo correva indietro.
    Gli  zoccoli  rumoreggiavano  sul  terreno,  si  sollev un polverone,
    finch  Mister  Winkle,  con  le  braccia  quasi  scardinate,   lasci
    addirittura la presa.
    Il cavallo si ferm,  guard,  scosse la testa, si volt, e si diresse
    tranquillamente al trotto verso casa,  a Rochester,  lasciando  Mister
    Winkle  e  Mister  Pickwick  a  guardarsi  negli  occhi,   attoniti  e
    disperati.
    Un rumore tambureggiante a breve distanza  li  sorprese.  Alzarono  lo
    sguardo.
    - Santo Dio!  - esclam angosciato Mister Pickwick -  l'altro cavallo
    che scappa!
    E purtroppo era vero.  Il chiasso aveva  spaventato  l'animale,  e  le
    redini  erano  abbandonate  sulla sua groppa.  Era facile prevedere il
    risultato.  Si gett a gran carriera con la carrozza dietro di  s,  e
    Mister  Tupman  e Mister Snodgrass nella carrozza.  La corsa fu breve;
    Mister Tupman si butt nella siepe;  Mister  Snodgrass  segu  il  suo
    esempio;  il  cavallo scaravent la carrozza contro un ponte in legno,
    dove le ruote si staccarono  dalla  cassa,  e  questa  dall'avantreno,
    dopodich, fermo immobile, stette a guardare il disastro compiuto.
    La  prima  cura  dei  due  amici rimasti in piedi fu di districare gli
    sfortunati compagni dal loro letto di cespugli: operazione  che  diede
    loro  l'indicibile  piacere di constatare che non si erano fatti male,
    nonostante parecchi strappi nei vestiti e graffiature di spine.
    Poi bisognava disimpegnare il cavallo dai finimenti. Portato a termine
    questo complicato lavoro,  il gruppo riprese  lentamente  il  cammino,
    trascinando  con  s  il  cavallo,  e abbandonando la vettura alla sua
    sorte.
    Un'ora di marcia port i  viaggiatori  a  una  piccola  osteria  sulla
    strada,  con  due  olmi,  un  abbeveratoio  e  un'indicazione stradale
    davanti,  due pagliai sbilenchi dietro,  un orto di  fianco,  e  tutto
    intorno  una  strana  confusione  di  tettoie  marce  e di baracche in
    rovina.
    Un uomo dai capelli rossi lavorava nell'orto;  e a lui Mister Pickwick
    si  rivolse,  chiamando  ad  alta voce: - Ehil!  - L'uomo dai capelli
    rossi si raddrizz sulla schiena, fece solecchio con la mano,  e fiss
    con tutta calma e indifferenza Mister Pickwick e i suoi compagni.
    - Ehil! - ripet Mister Pickwick.
    - Ehi! - fu la risposta dell'uomo dai capelli rossi.
    - Quanto c' da qui a Dingley Dell?
    - Pi di sette miglia.
    - La strada  buona?
    - No.  - E dopo aver dato questa concisa risposta e un'altra occhiata,
    che parve soddisfarlo pienamente,  l'uomo dai capelli rossi riprese il
    suo lavoro.
    - Vorremmo lasciar qui il cavallo - disse Mister Pickwick.  - Immagino
    che lo si possa fare, no?
    - Volete lasciar qui il cavallo,  avete detto?  -  ripet  l'uomo  dai
    capelli rossi, appoggiandosi alla vanga.
    -  Appunto  -  rispose  Mister  Pickwick,  che  nel  frattempo  si era
    avvicinato al recinto dell'orto tirandosi dietro il cavallo.
    - Padrona!  - si mise a sbraitare l'uomo dai  capelli  rossi,  uscendo
    dall'orto e guardando molto sospettosamente il cavallo - Padrona!
    Una  donna alta e ossuta,  dritta e impettita come un granatiere,  con
    una veste grossolana di stoffa blu che segnava la vita a  non  pi  di
    due pollici sotto le ascelle, rispose alla chiamata.
    - Possiamo lasciar qui il cavallo, buona donna? - disse Mister Tupman,
    facendosi  avanti  e  parlando  col  suo tono pi seducente.  La donna
    guard con fiero sospetto tutta la brigata; e l'uomo dai capelli rossi
    le sussurr qualcosa all'orecchio.
    - No, - rispose la donna dopo un momento di riflessione - non mi fido.
    - Non si fida?  - esclam Mister Pickwick.  - Ma di che  cosa  non  si
    fida?
    -  Mi  sono  gi  messa  nei  guai  l'ultima  volta  -  disse la donna
    rientrando in casa. - Non voglio responsabilit, io.
    - E' la cosa pi incredibile della mia vita - disse stupefatto  Mister
    Pickwick.
    - Io... ehm... secondo me,- sussurr Mister Winkle, e i suoi amici gli
    fecero  cerchio intorno - credono che ci siamo impadroniti del cavallo
    in modo disonesto.
    - Che cosa? - esclam Mister Pickwick, in un uragano di sdegno. Mister
    Winkle ripet modestamente il suo parere.
    - Ehi, amico!  - disse Mister Pickwick,  furibondo - credete forse che
    abbiamo rubato il cavallo?
    - Sicuro - rispose l'uomo dai capelli rossi,  con un sogghigno che gli
    incresp la faccia dall'uno all'altro dei suoi padiglioni  auricolari.
    E cos dicendo si gir, entr in casa e sbatt la porta dietro di s.
    - Mi sembra di sognare! - sbott Mister Pickwick. - E' un vero incubo.
    E'  assurdo doversene andare in giro tutto il giorno con un disgustoso
    cavallo di cui  non  ci  si  riesce  a  liberare!  -  I  Pickwickiani,
    demoralizzati,   ripresero  tristemente  il  cammino,   mentre  l'alto
    quadrupede,  per il quale tutti loro  sentivano  la  pi  irriducibile
    repulsione, seguiva lentamente i loro passi.
    Era  pomeriggio  inoltrato quando i quattro amici e il loro compagno a
    quattro zampe imboccarono il sentiero che  portava  a  Manor  Farm:  e
    perfino  il  piacere  di  trovarsi cos vicini alla loro meta,  che in
    circostanze  diverse  avrebbero  provato,   gli  fu  avvelenato  dalla
    coscienza  di  avere  un  aspetto  molto  strano  e  di  essere in una
    situazione ridicola. Gli abiti strappati, i volti graffiati, le scarpe
    polverose,   l'aspetto  di  persone  allo  stremo  delle   forze,   e,
    soprattutto, il cavallo.
    Oh,   come  Mister  Pickwick  maledisse  quel  povero  cavallo!  Aveva
    continuato a scoccargli, di quando in quando, sguardi carichi d'odio e
    di vendetta; pi di una volta aveva calcolato l'importo approssimativo
    delle spese in cui sarebbe incorso se gli avesse tagliato la  gola;  e
    ora la tentazione di annientarlo, di liberarsene per sempre, lo assal
    dieci volte pi forte.
    Una   sua   meditazione   su  tali  macabri  argomenti  fu  interrotta
    dall'improvviso apparire di due persone a  una  svolta  del  sentiero.
    Erano Mister Wardle e il suo fido servitore, il ragazzo grasso.
    -  Ma  dove  siete  stati?  - disse l'ospitale signore.  - E' tutto il
    giorno che vi aspetto. Avete un'aria stanchissima.  Ma che c'?  Siete
    tutti graffiati!  Nessuna ferita spero...  eh ? Bene, sono contento di
    sentirvelo dire... sono proprio contento. Dunque,  vi siete ribaltati,
    eh?  Non ci badate.  Sono incidenti che capitano spesso, qui. Joe... 
    di nuovo addormentato!... Joe, prendi il cavallo del signore e portalo
    nella stalla.
    Il ragazzo grasso segu pigramente i loro passi conducendo  l'animale;
    e  il  vecchio signore,  con espressioni di sincero rincrescimento per
    quella parte delle  loro  avventure  che  i  suoi  ospiti  giudicarono
    conveniente raccontargli, li guid verso la cucina.
    - Qui potrete rimettervi in ordine - disse il vecchio signore. - E poi
    vi  presenter alle persone che sono in salotto.  Emma,  tira fuori il
    maraschino;  su,  Jane,  ago e filo,  qui: l'acqua e gli  asciugamani,
    Mary. Avanti ragazze, datevi da fare.
    Tre  o  quattro  prosperose  ragazze  si  sparsero immediatamente alla
    ricerca dei diversi articoli richiesti,  mentre un paio di garzoni con
    la  testa  grossa  e  la  faccia  a  luna  piena  si alzarono dal loro
    cantuccio presso il camino (poich, pur essendo una sera di maggio, il
    loro attaccamento al fuoco del ceppo appariva cos sviscerato come  se
    fosse  stato  Natale)  e  sparirono in qualche oscuro recesso,  da cui
    riemersero subito con una scatola di lucido nero e  mezza  dozzina  di
    spazzole.
    - Svelti!  - disse ancora il vecchio signore,  ma non c'era bisogno di
    sprone: una delle ragazze stava gi versando il  maraschino,  un'altra
    arrivava  con  gli  asciugamani,   e  uno  degli  uomini,   afferrando
    all'improvviso Mister Pickwick  per  la  gamba  a  rischio  di  fargli
    perdere  l'equilibrio,  si  dava a spazzolare i suoi stivali con tanta
    energia da fargli bruciare tutti  i  calli;  l'altro,  nel  frattempo,
    frizionava Mister Winkle con una pesante spazzola da abiti,  emettendo
    durante l'operazione quel particolare  sibilo  usato  dagli  stallieri
    mentre strigliano un cavallo.
    Mister  Snodgrass,  ultimate  le  abluzioni,  si mise con le spalle al
    fuoco e sorseggi il suo maraschino con sincera  soddisfazione,  dando
    un'occhiata  alla  stanza.  Secondo la sua descrizione,  era un locale
    spazioso col pavimento di mattoni rossi e con un  grande  camino;  con
    prosciutti,   pancette  affumicate  e  trecce  di  cipolle  appese  al
    soffitto.  Le decorazioni alle pareti erano composte di immense fruste
    da  caccia,  due  o  tre  briglie,  una  sella,  e un vecchio trombone
    arrugginito con un cartellino sotto, su cui era scritto E' carico, e
    se la scritta diceva il vero,  doveva esserlo almeno da mezzo  secolo.
    Un  vecchio  orologio  a  pendolo,  dall'aria  tranquilla  e  solenne,
    ticchettava gravemente in un angolo; e una sveglia d'argento,  di pari
    antichit,  oscillava  da  uno  dei  tanti  uncini  che  guarnivano la
    credenza.
    - Pronti? - si inform il vecchio signore, quando i suoi ospiti furono
    lavati, rammendati, spazzolati e maraschinati.
    - Prontissimi - rispose Mister Pickwick.
    - Venite allora - e la comitiva,  dopo  essere  passata  nel  buio  di
    parecchi corridoi ed essere stata raggiunta da Mister Tupman,  rimasto
    indietro per strappare un bacio  a  Emma,  e  debitamente  ripagato  a
    spinte e graffi, arriv sulla porta del salotto.
    - Benvenuti,  - disse quell'ospite cordiale,  spalancandola e passando
    avanti per annunciarli - benvenuti, signori, a Manor Farm.






    CAPITOLO 6.
    Una partita a carte d'altri tempi. - I versi del pastore.  - La storia
    del ritorno del forzato.

    Parecchi invitati, riuniti nel vecchio salotto, si alzarono a salutare
    Mister Pickwick e i suoi amici al loro ingresso; e, mentre si svolgeva
    la  cerimonia  delle  presentazioni  con  tutte le formalit del caso,
    Mister Pickwick ebbe agio di osservare  l'aspetto  delle  persone  che
    aveva  intorno,  e  di  studiarne  il  carattere  e  le  inclinazioni:
    abitudine in cui  si  compiaceva,  non  diversamente  da  molti  altri
    grandi.
    Una signora molto vecchia, con una cuffia maestosa e una veste di seta
    piuttosto  scolorita  -  nientemeno  che  la  madre di Mister Wardle -
    occupava il posto d'onore a destra del caminetto;  e,  quali attestati
    dei  princpi  con  cui era stata educata in giovent,  e a cui si era
    sempre attenuta anche da vecchia,  si  vedevano  alle  pareti  diversi
    ricami  di  antichissima  data,  paesaggi  trapunti  su lana di eguale
    antichit,  e copriteiera di seta rossa appartenenti a un periodo  pi
    recente.  La  zia,  le due signorine e Mister Wardle,  stretti intorno
    alla sua poltrona, gareggiavano l'uno con l'altro nel tributare le pi
    zelanti e indefesse attenzioni alla vecchia signora, chi reggendole il
    cornetto acustico,  chi un'arancia,  chi la  boccetta  dei  sali,  chi
    dandosi  una  gran  pena a sbattere e sprimacciare i cuscini su cui si
    appoggiava.  Dalla parte opposta  sedeva  un  vecchio  signore  calvo,
    dall'espressione  bonaria e serena: il pastore di Dingley Dell;  e sua
    moglie sedeva vicino a lui, un'anziana signora, robusta e florida, che
    aveva tutta l'aria di essere versata non solo nelle arti e nei misteri
    della confezione casalinga dei liquori,  per la maggior  soddisfazione
    degli altri,  ma anche nel gustarne di tanto in tanto lei stessa,  per
    propria esclusiva soddisfazione.
    Un ometto caparbio,  rosso in faccia come una mela,  stava conversando
    in  un angolo con un vecchio signore grasso;  e altri due o tre vecchi
    signori con altre due o tre vecchie signore sedevano sulle loro sedie,
    molto dritti e rigidi,  fissando molto severamente Mister Pickwick e i
    suoi compagni di viaggio.
    -  Mister Pickwick,  mamma - disse Mister Wardle,  gridando con quanto
    fiato aveva in gola.
    - Ehm, - disse la vecchia signora scuotendo la testa - non ho sentito.
    - Mister Pickwick, nonna! - strillarono insieme le due signorine.
    - Ah! - esclam la vecchia signora. - Be', non  molto importante. Che
    interesse pu avere per lui una vecchia come me?
    - Vi assicuro,  - disse Mister  Pickwick,  stringendo  la  mano  della
    vecchia  signora,  e  parlando  cos  forte che i suoi benevoli tratti
    assunsero una tinta porporina - vi assicuro,    per  me  una  delizia
    vedere una signora della vostra et a capo di una cos bella famiglia,
    e con un'aria cos vivace e giovanile.
    - Ah! - disse la vecchia signora, dopo una breve pausa - chiss come 
    stato gentile; ma io non sento nulla.
    - La nonna si  un po' innervosita, - disse Isabel Wardle a bassa voce
    - ma fra poco vi rivolger la parola.
    Mister  Pickwick  annu,  pronto  a scusare ogni debolezza dovuta agli
    anni,  e si dedic alla conversazione generale con  gli  altri  membri
    della compagnia.
    - E' un posto magnifico, questo - disse Mister Pickwick.
    - Magnifico! - fecero eco i signori Snodgrass, Tupman e Winkle.
    - Be', non c' male davvero - disse Mister Wardle.
    -  Non  c'  un  posto  migliore  in  tutto il Kent,  - disse l'ometto
    caparbio,  dal volto rosso come una  mela  -  non  ce  n'  un  altro,
    signore...  vi  dico  che  non  c'.  -  E l'ometto caparbio si guard
    trionfalmente intorno,  come se fosse stato strenuamente  contraddetto
    da qualcuno, ma fosse riuscito infine a prevalere.
    -  Non  c' un posto migliore in tutto il Kent - disse ancora l'ometto
    caparbio, dopo una pausa.
    - Tranne i Prati di Mullins - osserv solennemente l'uomo grasso.
    - I Prati di Mullins? - sbott l'altro con profondo disprezzo.
    - S, i Prati di Mullins - ripet l'uomo grasso.
    - Ottimi terreni, sotto ogni aspetto - interloqu un altro grasso.
    - Proprio cos, sicuro - disse un terzo grassone.
    - Ah, su questo non c' dubbio - disse il corpacciuto padrone di casa.
    L'ometto caparbio si guard intorno dubbiosamente,  ma  trovandosi  in
    minoranza, prese un'aria di commiserazione e non parl pi.
    - Di che cosa stanno parlando? - chiese la vecchia signora a una delle
    nipoti,  a voce molto alta, poich, come molti sordi, non teneva conto
    della possibilit che gli altri potessero sentire benissimo quello che
    diceva lei.
    - Di terreni, nonna.
    - Di terreni? Perch? Non  successo nulla, vero?
    - No, no. Mister Miller diceva che i nostri sono migliori dei Prati di
    Mullins.
    - Come fa a saperlo,  lui?  - chiese indignata la vecchia  signora.  -
    Miller   un saccente presuntuoso,  e diteglielo pure da parte mia.  -
    Cos dicendo la vecchia signora, affatto inconsapevole di aver parlato
    a voce alta e udibilissima,  si irrigid sulla schiena  e  lanci  uno
    sguardo tagliente a quel caparbio criminale.
    -  Via,  via!  -  si  affrett  a dire il padrone di casa,  ovviamente
    ansioso di cambiare argomento.- Che ne direste di una partita,  Mister
    Pickwick?
    -  Nulla  mi  farebbe pi piacere - rispose quest'ultimo ma non vorrei
    che giocaste solo per me.
    - No, vi assicuro: mamma va matta per le carte,  disse Mister Wardle -
    non  vero, mamma?
    La  vecchia  signora,  che su questo argomento ci sentiva molto meglio
    che su qualsiasi altro, rispose di s.
    - Joe,  Joe,  - disse il vecchio signore  -  Joe...  maledetto...  ah,
    eccolo; tira fuori i tavolini da gioco.
    Il  letargico  giovanotto,   senza  attendere  altri  incitamenti,  si
    industri a disporre due tavolini da gioco;  uno per il  "Mercante  in
    Fiera",  e l'altro per il "whist". I giocatori di "whist" erano Mister
    Pickwick e la vecchia  signora  contro  Mister  Miller  e  il  signore
    grasso. All'altro tavolo si affollarono tutti gli altri.
    La   partita  fu  condotta  con  quanta  gravit  di  atteggiamento  e
    circospezione di  atti  comporta  l'esercizio  del  "whist":  liturgia
    solenne  che,   secondo  noi,     chiamata  gioco  solo  con  molta
    irriverenza e volgarit!
    La tavola del "Mercante  in  Fiera"  viceversa,  era  cos  allegra  e
    rumorosa  da  interferire di fatto nelle meditazioni di Mister Miller,
    che, non potendo concentrarsi con tutta la profondit necessaria, fece
    tanto da incorrere in diversi,  gravissimi  crimini  e  omissioni  che
    eccitarono  oltremodo la collera del signore grasso,  e suscitarono in
    eguale misura il buon umore della vecchia signora.
    - Ecco! - disse il criminale Miller, tutto trionfante, raccogliendo le
    carte dopo una vittoria ottenuta a stento con l'ultima mano -  non  si
    poteva giocar meglio,  lasciatemelo dire...  Impossibile fare una mano
    di pi!
    - Miller doveva giocare a quadri,  non   vero?  -  disse  la  vecchia
    signora.
    -  A  quadri?  -  disse  lo sciagurato dubbiosamente,  appellandosi al
    compagno.
    - A quadri, signore - disse quello grasso, con voce agghiacciante.
    - Spiacentissimo - disse annientato Miller.
    - Non so cosa farmene - ringhi il signore grasso.
    - Otto per noi, compresi due di onori - disse Mister Pickwick.
    Le carte furono distribuite un'altra volta.
    - Una. Per voi va bene? - chiese la vecchia signora.
    - Va bene  -  rispose  Mister  Pickwick.  -  Doppio,  singolo  e  seme
    completo.
    - Mai visto una fortuna simile - disse Mister Miller.
    - Mai visto carte simili - disse il signore grasso.
    Un silenzio solenne. Mister Pickwick di buon umore, la vecchia signora
    seria, il signore grasso litigioso, e Mister Miller spaurito.
    -  Raddoppio  ancora  -  disse  la vecchia signora,  mettendo sotto il
    candeliere un mezzo scellino e un mezzo penny consumato  con  aria  di
    trionfo, a memoria perenne del fatto.
    - Ha raddoppiato - disse Mister Pickwick.
    -  Grazie,  me  n'ero  accorto  da  solo  -  rispose il signore grasso
    astiosamente.
    Un'altra partita,  con gli  stessi  risultati,  port  a  una  mancata
    risposta   sul  seme  del  compagno  da  parte  dell'infelice  Miller;
    dopodich  il  signore  grasso  entr  in  uno  stato   di   rancorosa
    eccitazione  che  dur  fino  alla  fine  del  gioco,  e lo condusse a
    ritirarsi in un angolo e a restarci perfettamente muto,  per un'ora  e
    ventisette  minuti;  in  capo ai quali emerse dal suo ritiro e offr a
    Mister Pickwick una presa di tabacco con l'aria di un uomo che si  sia
    proposto di perdonare cristianamente le offese ricevute. Nel corso del
    gioco,  l'udito  della  vecchia signora fece inequivocabili progressi,
    mentre l'infelice Miller si sentiva  a  disagio  come  un  pesce  fuor
    d'acqua.
    Intanto  il  "Mercante  in  Fiera" proseguiva con grande divertimento.
    Isabel Wardle e Mister Trundle facevano coppia,  e cos  pure  Emily
    Wardle  e Mister Snodgrass;  e anche Mister Tupman e la zia zitella si
    associarono,  mettendo in comune gettoni e vezzi.  Il  vecchio  Mister
    Wardle  era  proprio  al  colmo  della sua giovialit;  e lui era cos
    divertente nel tenere il banco,  e le vecchie  signore  si  accanivano
    tanto  sulle  loro  vincite,  che  la  tavola risonava ogni momento di
    risate e rumorosa allegria.  C'era una vecchia signora a cui restavano
    sempre  una  mezza dozzina di carte da pagare,  fra le risate generali
    che si ripetevano regolarmente  a  ogni  giro;  e  quando  la  vecchia
    s'indispettiva  gli  altri ridevano pi che mai;  allora anche lei,  a
    poco a  poco,  cambiava  espressione,  si  rasserenava,  e  alla  fine
    scoppiava  a  ridere  pi forte di tutti.  Poi,  quando la zia zitella
    tirava su il matrimonio,  le ragazze ridevano di  nuovo,  e  la  zia
    zitella  sembrava  l l per prenderla male;  finch,  sentendo Mister
    Tupman toccarle la mano sotto la tavola, perfino lei si rischiarava in
    volto e prendeva un'aria come se volesse far capire che il matrimonio,
    in realt,  non era cos lontano  come  certuni  potevano  credere;  e
    questo provocava una nuova risata di tutti, specie del vecchio Wardle,
    che  agli  scherzi  si  divertiva come i pi giovani.  Quanto a Mister
    Snodgrass,   non  faceva  altro  che  mormorare   poetiche   effusioni
    all'orecchio della sua compagna,  ci che sugger a un vecchio signore
    scherzose insinuazioni e similitudini sul fare coppia al gioco e nella
    vita,  e  gli  consent  di  fare  in  proposito  certe  osservazioni,
    accompagnate  da  strizzatine  d'occhio  e  risolini,  che divertirono
    tutti,  specie la moglie del vecchio signore.  E Mister  Winkle  venne
    fuori  con alcune spiritosaggini conosciutissime in citt,  ma affatto
    ignote in campagna,  che,  suscitando le pi grasse risate e gli elogi
    pi  sperticati,  portarono  Mister  Winkle  ai  massimi fastigi della
    gloria.  E il bonario  pastore  guardava  compiaciuto  lo  spettacolo,
    perch  i  volti  felici intorno alla tavola rendevano felice anche il
    buon vecchio; l'allegria,  bench fosse un po' turbolenta,  veniva dal
    cuore  e  non  dalla bocca: e questo  l'importante per essere allegri
    davvero.
    La serata trascorse veloce in questi lieti  passatempi;  e  quando  la
    cena,  casalinga ma sostanziosa,  fu consumata, e la piccola compagnia
    fece cerchio intorno al fuoco,  Mister Pickwick pens che non  si  era
    mai  sentito  cos  bene in vita sua,  e mai tanto disposto a cogliere
    l'attimo fuggente e a trarne il maggior piacere.
    - Ecco, - disse l'ospitale padrone di casa,  che sedeva in pompa magna
    vicino alla poltrona della vecchia signora, tenendole una mano - ecco,
    a  me  piace starmene cos.  I momenti pi felici della mia vita li ho
    passati vicini a questo vecchio caminetto, e gli sono cos affezionato
    che ogni sera faccio un gran fuoco,  e continuo a metter legna  finch
    non diventa cos caldo da non potersi pi sopportare.  E la mia povera
    vecchietta,  qui,  era abituata a sedere davanti al camino  su  quello
    sgabelletto, da ragazza; non  vero mamma?
    La lacrima che spunta involontariamente al ricordo dei tempi passati e
    della  felicit ormai lontana,  cadde sul volto della vecchia signora,
    mentre scuoteva la testa con un malinconico sorriso.
    - Dovete scusarmi se parlo di questo vecchio posto, Mister Pickwick, -
    riprese l'ospite dopo una breve pausa - perch lo amo e non ne conosco
    altri...  Le vecchie case e i campi mi sembrano cose vive e amiche:  e
    anche  la nostra chiesetta con l'edera...  su cui,  tra parentesi,  il
    nostro buon amico,  qui,  fece una poesia,  nei  primi  tempi  che  si
    trovava fra noi. Mister Snodgrass, avete il bicchiere vuoto?
    - E' pienissimo,  grazie - rispose questi, e la sua curiosit di poeta
    lo riport alle ultime parole del  padrone  di  casa.  -  Scusate,  ma
    stavate parlando della poesia sull'edera.
    -  Dovete  rivolgervi al nostro amico,  davanti a voi - disse l'ospite
    maliziosamente, indicando il pastore con un cenno del capo.
    - Se permettete,  mi piacerebbe sentirla  recitare,  signore  -  disse
    Mister Snodgrass.
    - Oh, - rispose il pastore -  una cosetta da poco: la sola attenuante
     la mia giovinezza al tempo del misfatto.  Ma,  se lo desiderate,  la
    reciter cos com'.
    Un mormorio di curiosit fu l'ovvia risposta;  e  il  vecchio  pastore
    incominci  a  recitare  i  versi  in questione,  con l'aiuto di molti
    suggerimenti da parte di sua moglie.
    - Li ho intitolati - disse -

    L'edera verde.

    Oh la schiva bellezza dell'edera verde,
    che alle antiche rovine si abbraccia!
    Con cibi squisitissimi io credo pasteggi
    nella sua cella isolata e diaccia.
    Il muro cade in rovina, crolla la pietra,
    per piacere al suo strano capriccio;
    la polvere roditrice deposta dagli anni
     per lei un saporoso pasticcio.

    Dove non vive cosa creata
    l'edera verde striscia beata.

    Rapida viene avanti, bench senz'ali;
    e fededegno  il suo cuore antico.
    Ve' come si allaccia stretta, come aderisce
    al rovere, gigantesco suo amico!

    Serpeggia insidiosa sul terreno, e dispone
    in onde tranquille le sue foglie,
    e abbraccia allegramente e alla terra si stringe,
    fertile e grassa di morte spoglie.

    Dove pur orrida morte  passata
    l'edera verde striscia beata.

    Ogni impresa passata il tempo cancella,
    e popoli orgogliosi disperde
    non l'edera! che giammai vedr impallidire
    il suo gioioso e vivido verde.
    Rester indomita e sola, la vecchia pianta,
    e ingrasser sul tempo passato;
    perch non c'e palazzo elevato dall'uomo
    che l'edera non si sia divorato.

    Quando pur l'ultima ora  scoccata
    l'edera verde striscia beata.


    Mentre il vecchio pastore ripeteva questi versi per la seconda  volta,
    per  consentire  a  Mister Snodgrass di trascriverli,  Mister Pickwick
    esaminava i suoi lineamenti con un'aria di  grandissimo  interesse.  E
    quando  il vecchio pastore ebbe finito di dettare,  e Mister Snodgrass
    si fu rimesso in tasca il suo quadernetto, Mister Pickwick disse:
    - Scusate,  signore,  se vi faccio una domanda che  una  cos  recente
    conoscenza  non  mi  consentirebbe;  ma chiss quante scene ed episodi
    interessanti  avrete  osservato,   nel  corso   della   vostra   lunga
    esperienza, come ministro di Dio.
    - S, ne ho visti diversi, - rispose il vecchio pastore - ma si tratta
    sempre  di  episodi  e  di  personaggi  che  hanno  un carattere molto
    semplice e comune, perch la mia sfera d'azione  molto limitata
    - Ma su John Edmunds avete preso qualche appunto, no?  - chiese Mister
    Wardle,   che  sembrava  ansioso  di  far  parlare  il  suo  amico,  a
    edificazione dei nuovi ospiti.
    Il vecchio pastore annu lievemente in segno di assenso,  e stava  per
    cambiare discorso, quando Mister Pickwick disse:
    - Perdonate,  signore,  ma, se mi  permesso chiederlo, prego, chi era
    John Edmunds?
    - Proprio quello che stavo per  domandare  -  disse  Mister  Snodgrass
    ansiosamente.
    - Siete in ballo,  ormai - disse giovialmente l'ospite.  - Prima o poi
    la curiosit di questi signori dovr essere soddisfatta; dunque,  sar
    meglio per voi cogliere questa buona occasione,  e togliervi subito il
    pensiero.
    Il vecchio pastore sorrise bonariamente,  tirando la sedia pi avanti;
    il  resto  della  compagnia  strinse  il  cerchio  intorno  al  fuoco,
    specialmente Mister Tupman e la zia zitella che si trovavano piuttosto
    fuori mano; e,  dopo che il cornetto acustico della vecchia signora fu
    messo debitamente a punto,  e Mister Miller (addormentatosi durante la
    recitazione dei versi) fu riscosso dai suoi  sonni  per  opera  di  un
    pizzicotto  inviatogli  sotto  la  tavola  dal suo solenne e grasso ex
    compagno di gioco,  il vecchio pastore diede subito inizio al seguente
    racconto, che ci siamo presi la libert di intitolare:

    Il ritorno del forzato.

    Quando  mi  stabilii  in  questo villaggio,  disse il vecchio pastore,
    esattamente venticinque anni fa,  il personaggio pi noto fra  i  miei
    parrocchiani  era un uomo che si chiamava Edmunds,  e aveva in affitto
    una piccola fattoria qui vicino.  Era un  uomo  torvo,  insensibile  e
    d'animo  cattivo;  dai costumi oziosi e dissoluti;  crudele e violento
    per natura.  Oltre ai pochi vagabondi pigri  e  trascurati  coi  quali
    andava a zonzo per i campi o si alcoolizzava nella taverna,  non aveva
    un solo amico o conoscente;  nessuno aveva voglia di parlare a un uomo
    che  molti  temevano e tutti detestavano: infatti Edmunds era schivato
    da tutti.
    Quell'uomo aveva una moglie e un figlio di dodici anni  circa,  quando
    io arrivai qui.
    Quali fossero le sofferenze della povera donna,  con quanta pazienza e
    dignit le sopportasse,  in mezzo a quali angosciose  difficolt  ella
    riuscisse  ad  allevare il ragazzo,  nessuno potrebbe immaginarlo.  Il
    cielo mi perdoni il  giudizio  temerario,  ma  io  sono  fermamente  e
    intimamente certo che, per molti anni, quell'uomo abbia fatto di tutto
    per  spezzarle  il  cuore;  ma  lei  sopport  ogni cosa per amore del
    bambino e,  per quanto strano possa sembrare a molti,  anche per amore
    dell'uomo.
    S,  nonostante  la  sua  brutalit e la crudelt con cui la trattava,
    c'era stato un tempo in cui lo aveva amato;  e il ricordo di  ci  che
    era  stato  per  lei  risvegliava  nel  suo  cuore  quei sentimenti di
    rassegnazione e di sottomissione che solo le donne, fra le creature di
    Dio, possono avere.
    Erano poveri - non poteva essere diversamente,  con la strada che  lui
    aveva preso, - ma gli sforzi incessanti, indefessi della donna, a ogni
    ora  del giorno e della notte,  senza concedersi un momento di tregua,
    riuscirono a evitargli la fame e il bisogno.  Quegli sforzi erano  mal
    ripagati.  La gente che passava l vicino,  di sera - talvolta anche a
    tarda notte - poteva udire  i  lamenti  e  i  singhiozzi  della  donna
    malmenata  e  il rumore delle btte: e pi di una volta,  a mezzanotte
    passata,  il ragazzo dovette  bussare  debolmente  alla  porta  di  un
    vicino,  dal  quale si rifugiava per evitare la furiosa ubriachezza di
    quel padre snaturato.
    Per tutto questo tempo,  e spesso coi segni dei maltrattamenti e delle
    violenze   ben   visibili  addosso,   poich  non  sempre  riusciva  a
    nasconderli,   la  povera  donna  frequent  regolarmente  la   nostra
    chiesetta.  Ogni  domenica,  mattina  e  pomeriggio,  veniva a sedersi
    sempre allo stesso posto,  col  ragazzo  al  fianco;  e,  pur  essendo
    vestiti poveramente - pi di molti dei loro vicini,  pur di condizione
    inferiore - erano sempre dignitosi e puliti.  Tutti avevano  un  cenno
    amichevole  e  una  parola gentile per la povera signora Edmunds,  e
    dopo la funzione, qualche volta,  se si fermava a scambiare due parole
    con  un  conoscente  nel  piccolo viale di olmi che conduce al portico
    della chiesa,  o se restava indietro per guardare con orgoglio e amore
    di  madre il suo ragazzo pieno di vita che giocava davanti a lei con i
    suoi piccoli compagni,  il volto sofferente si illuminava di  commossa
    gratitudine;  e  prendeva un aspetto,  non certo allegro e felice,  ma
    almeno tranquillo e rasserenato.
    Passarono cinque o sei anni;  il ragazzo era divenuto un giovane forte
    e  ben  sviluppato.  Il  tempo,  che  aveva  irrobustito  la  delicata
    struttura del bambino e dalle sue deboli membra aveva tratto il vigore
    della virilit, aveva curvato il dorso della madre e affaticato i suoi
    passi;  ma il braccio che doveva sostenerla non era pi sotto il  suo;
    lo sguardo che doveva rallegrarla non guardava pi nei suoi occhi.
    Ella sedeva ancora allo stesso posto,  ma ce n'era uno vuoto accanto a
    lei.  La Bibbia era tenuta con la stessa cura di sempre,  e lei,  come
    sempre, trovava i versetti e ripiegava le pagine: ma non c'era nessuno
    a  leggere  con  lei;  e  sul  libro  cadevano  fitte  le  lacrime,  e
    cancellavano le parole davanti ai suoi occhi.  I vicini non erano meno
    gentili  di  prima,  ma  lei  schivava  i  saluti  voltando  la  testa
    dall'altra parte. Non indugiava pi tra i vecchi olmi,  adesso...  non
    c'era  pi  l'attesa di una prossima felicit per cui rallegrarsi.  La
    sconsolata donna cercava di nascondere il viso  e  si  allontanava  in
    fretta.
    Avrete  gi capito che il ragazzo,  il quale,  pur riandando ai giorni
    lontani della sua infanzia e a tutti gli avvenimenti  di  cui  potesse
    aver  coscienza  e  memoria,  non poteva ricordare nulla che non fosse
    legato con quella lunga serie di sofferenze a cui  sua  madre  si  era
    volontariamente   sottoposta   per  lui...   avrete  gi  capito  che,
    nonostante questo,  con sprezzante indifferenza per quel povero  cuore
    doloroso,  e  con  bieca e deliberata noncuranza per tutto ci che sua
    madre aveva fatto e sopportato,  il ragazzo si  era  messo  con  gente
    corrotta  e  dissoluta,  e  si  era  buttato  ciecamente  per  una via
    rovinosa,  da cui non poteva aspettare  che  la  morte  per  s  e  il
    disonore  per  lei.  Ahim,  questa   l'umana natura!  Lo avevate gi
    capito da soli.
    Il calice di miseria e di sfortuna dell'infelice donna  doveva  essere
    colmo.  Numerosi  reati  furono commessi nei paraggi;  i colpevoli non
    furono scoperti, e divennero pi audaci. Una clamorosa rapina compiuta
    in circostanze assai gravi diede luogo a una indagine pi minuziosa  e
    a ricerche pi assidue di quanto i colpevoli non avessero previsto.  I
    sospetti caddero sul giovane  Edmunds  e  su  tre  suoi  compagni.  Fu
    arrestato, messo in carcere, processato, condannato a morte.
    Sento ancora nelle orecchie quel grido forsennato e lacerante di donna
    che  rison nell'aula,  quando la grave sentenza fu pronunciata.  Quel
    grido tremendo fece  breccia  nel  cuore  del  colpevole,  che  n  il
    processo,  n  la condanna,  n l'avvicinarsi stesso della morte erano
    riusciti a toccare.
    Le labbra, che una torva ostinazione aveva tenuto serrate,  fremettero
    e si socchiusero involontariamente,  la faccia divent terrea,  mentre
    un sudore freddo gli usciva  da  ogni  poro  della  pelle;  le  membra
    robuste del criminale tremarono e lo fecero barcollare nella gabbia.
    Nel  primo  impulso della disperazione,  la dolorosa madre si butt in
    ginocchio ai miei piedi e implor l'Onnipotente,  che  l'aveva  sempre
    sostenuta in ogni affanno, di togliere lei da questo mondo di dolore e
    di  lacrime e di salvare la vita al suo unico figlio.  Poi fu presa da
    una sofferenza cos acuta,  da una crisi cos violenta,  come spero di
    non  vederne mai pi.  Capii che in quel momento le si era spezzato il
    cuore;  ma non sentii sfuggire mai  una  volta  dalle  sue  labbra  un
    lamento o una mormorazione.
    Era  un  pietoso  spettacolo  vederla tutti i giorni nel cortile della
    prigione,  nel tentativo appassionato e  fervente  di  sciogliere  con
    l'affetto  e  le  preghiere  il cuore duro di quel figlio crudele.  Ma
    invano.  Egli continu a mostrarsi  chiuso,  ostinato  e  impenitente.
    Nemmeno  l'inattesa  commutazione  della  pena  in quattordici anni di
    lavori forzati raddolc  per  un  attimo  la  tetra  durezza  del  suo
    comportamento.
    Quanto  a lei,  quello spirito di rassegnazione e di sopportazione che
    l'aveva sostenuta per tanto tempo  non  pot  pi  contendere  con  la
    debolezza fisica e l'infermit.  Cadde malata. Volle trascinare le sue
    membra esitanti dal letto alla prigione,  per rivederlo ancora,  ma le
    mancarono le forze e cadde a terra senza potersi rialzare.
    Ora  veramente  l'ostentata  freddezza  e  indifferenza del giovane fu
    messa alla prova;  e il duro  castigo  che  lo  colp  lo  fece  quasi
    impazzire.  Pass  un giorno,  e sua madre non c'era;  ne trascorse un
    altro, e lei non veniva; arriv il terzo,  e ancora non l'aveva vista.
    Mancavano  ormai  ventiquattro ore soltanto al momento di separarsi da
    lei... forse per sempre. Il pensiero degli anni passati,  cos a lungo
    respinto,  fece irruzione nella sua memoria, mentre camminava su e gi
    per la  celletta,  febbrilmente...  come  se  la  sua  fretta  potesse
    portargli pi presto notizie di lei. Un'amara sensazione di solitudine
    e di abbandono lo sopraffece,  quando seppe la verit!  Sua madre, che
    era tutta la sua famiglia, giaceva malata...  forse morente...  a solo
    un  miglio  di  distanza  da  lui: fosse stato libero e senza ferri ai
    piedi, sarebbero bastati pochi minuti per trovarsi al suo fianco.
    Si precipit all'inferriata,  e afferrando le sbarre di ferro  con  la
    forza della disperazione,  le scosse fino a farle vibrare,  e si gett
    contro il largo spessore del muro quasi volesse aprirsi un varco nella
    pietra; ma il pesante edificio si faceva beffe dei suoi deboli sforzi,
    ed egli si torse le mani e pianse come un bambino.
    Io gli portai in prigione il perdono e la benedizione della  madre;  e
    riportai al letto della malata la solenne promessa del pentimento e la
    fervente  richiesta  del  perdono  da  parte  del  figlio.  Io  stesso
    ascoltai, con piet e compassione, i mille piccoli progetti che l'uomo
    pentito escogitava per assicurarle una vita agiata  e  serena  al  suo
    ritorno;  ma  io  sapevo  gi  che  sua madre non sarebbe stata pi di
    questo mondo molti mesi prima che lui potesse raggiungere il suo luogo
    di pena.
    Fu portato via di notte.  Poche settimane dopo  l'anima  della  povera
    donna  vol  via,  in un luogo,  io lo spero fiduciosamente e lo credo
    solennemente, di eterna felicita e riposo.  Io stesso feci il servizio
    funebre  sulle  sue spoglie mortali.  Ora giacciono nel nostro piccolo
    cimitero. Non c' lapide sulla sua tomba.  Gli uomini conobbero le sue
    sofferenze; Iddio le sue virt.
    Ci  eravamo  messi d'accordo,  prima che il forzato partisse,  ch'egli
    avrebbe scritto a sua madre appena ottenuto il permesso, e che avrebbe
    indirizzato la lettera a me.  Il padre si era rifiutato formalmente di
    vedere il figlio fin da quando era stato arrestato, e non gl'importava
    nulla  che  fosse  vivo  o  morto.  Molti  anni passarono senza alcuna
    notizia di lui;  e quando pi di met della sua condanna fu trascorsa,
    non  avendo  ancora  ricevuta una lettera mi convinsi che fosse morto,
    come del resto mi sembrava quasi da augurarsi.
    Edmunds,  invece,  al suo arrivo in colonia era  stato  mandato  molto
    nell'interno,  ed    questa  forse la ragione per cui,  bench avesse
    spedito diverse lettere,  nessuna mi era  arrivata.  Quei  quattordici
    anni  li  pass  tutti  nella  stessa localit.  Scontata la condanna,
    sempre fermamente deciso a mantenere la  promessa  fatta  alla  madre,
    riusc  a tornare in Inghilterra superando innumerevoli difficolt,  e
    raggiunse a piedi il suo paese nativo.
    Di domenica,  in una bella sera d'agosto,  John Edmunds mise piede nel
    villaggio  che aveva lasciato con vergogna e disonore diciassette anni
    prima.  La via pi breve passava per il  cimitero.  Il  cuore  gli  si
    gonfi nel petto,  nel varcarne l'ingresso. Gli olmi alti e vetusti, e
    il sole occiduo che con raggi di luce purpurea penetrava qua e l  tra
    i  rami  nel  vialetto  ombroso,  gli suscitavano il ricordo della sua
    fanciullezza.  Rivide se stesso piccolo,  aggrappato alla  mano  della
    mamma,  dirigersi  serenamente  verso  la chiesa.  Ricord come soleva
    alzare lo sguardo sul volto pallido di lei;  come gli occhi di lei  si
    riempivano  a  volte di lacrime guardando il suo visetto - lacrime che
    cadevano calde sulla sua fronte mentre lei si fermava  a  baciarlo,  e
    facevano  piangere anche lui,  che pure,  a quel tempo,  poteva capire
    assai poco come fossero amare quelle lacrime.  Pens a tutte le  volte
    che  aveva corso allegramente per il viale con i suoi piccoli compagni
    di gioco, voltandosi a guardare,  ogni tanto,  per cogliere un sorriso
    sul labbro della mamma,  o per udire la sua voce gentile;  e gli parve
    quasi che un velo si sollevasse dalla memoria,  e  a  un  tratto  ogni
    parola gentile rimasta senza risposta,  ogni avvertimento disprezzato,
    ogni promessa  non  mantenuta  gli  balzarono  alla  mente  facendogli
    tremare il cuore fino al limite dell'angoscia.
    Entr  in  chiesa.  Il  servizio  serale  era finito e la riunione dei
    fedeli si era  sciolta,  ma  non  era  ancora  chiuso.  I  suoi  passi
    echeggiarono cupamente nel basso edificio, ed egli ebbe quasi paura di
    trovarsi solo, in quel luogo silenzioso dove nulla si moveva.
    Si guard intorno. Niente era cambiato. Il luogo sembrava pi piccolo,
    forse,  ma  c'erano  ancora le vecchie lapidi su cui mille volte aveva
    posato lo sguardo con timore infantile; il piccolo pulpito col cuscino
    sbiadito;  il tavolo della Comunione,  dove tante volte aveva ripetuto
    quei Comandamenti che aveva venerato da bambino e scordato da uomo. Si
    avvicin al vecchio sedile: sembrava freddo e abbandonato.  Il cuscino
    era stato tolto,  e la Bibbia non c'era.  Forse sua madre occupava ora
    un  sedile  pi  povero,  o forse era inferma e non poteva arrivare in
    chiesa da sola.  Non osava confermare a se stesso il  suo  timore.  Un
    senso di freddo lo fece rabbrividire tutto; ebbe un tremito violento e
    si volt per uscire.
    Un  vecchio  stava entrando nel portico proprio quando egli vi giunse.
    Edmunds balz indietro, poich lo conosceva bene; molte volte lo aveva
    visto scoperchiare le tombe nel cimitero. Cosa avrebbe detto, lui,  al
    forzato che tornava?
    Il vecchio alz gli occhi sul viso dello straniero, gli diede la buona
    sera, e si allontan lentamente. Non lo riconosceva pi.
    S'incammin per la discesa e si addentr nel villaggio.  Faceva caldo;
    mentre lui passava la gente sedeva davanti alle porte o indugiava  nei
    piccoli  giardini,  godendo la serenit della sera e il riposo dopo il
    lavoro.  Molti sguardi si girarono verso di lui,  e lui,  a sua volta,
    diede molte occhiate dubitose da una parte e dall'altra, per vedere se
    qualcuno  lo  riconosceva e lo schivava.  C'erano facce nuove in quasi
    ogni casa;  in qualcuna  riconobbe  i  lineamenti  appesantiti  di  un
    vecchio  compagno  di  scuola  -  un  ragazzo,  quando  si erano visti
    l'ultima volta - circondato ora da una schiera di allegri bambini;  in
    altre vide, seduto in poltrona davanti alla porta, un vecchio debole e
    infermo,   che  allora,   ricordava,   era  un  gagliardo  e  generoso
    lavoratore; ma tutti lo avevano dimenticato, ed egli passo oltre senza
    essere riconosciuto da nessuno.
    L'ultima calda luce del  tramonto  cadeva  sulla  terra,  tingendo  di
    porpora  i  gialli  covoni di grano e allungando le ombre degli alberi
    nei frutteti,  quand'egli si ferm davanti alla vecchia casa,  la casa
    bella della sua infanzia,  a cui il cuore si era attaccato con affetto
    cos intenso durante quegli anni lunghi e monotoni di prigionia  e  di
    sofferenza.  La  palizzata  era  bassa,  anche se lui ricordava che un
    tempo gli era parsa un'altissima barriera;  e  al  di  sopra  di  essa
    guard  nel  vecchio  giardino.  Era  pi seminato e c'erano fiori pi
    belli di una  volta,  ma  le  vecchie  piante  c'erano  ancora...  s!
    riconosceva  l'albero  sotto  il  quale  si  era sdraiato mille volte,
    stanco di giocare al sole, sentendosi invadere a poco a poco dal sonno
    dolce e felice dell'infanzia.  Dalla casa giungeva un rumore di  voci.
    Le ascolt, ma sonavano straniere al suo orecchio; non le conosceva. E
    poi  erano  voci  allegre;  e  certo  la sua povera vecchia non poteva
    essere allegra,  se non c'era lui.  La porta si apr e salt fuori  un
    gruppo  di  bambini,  che  gridavano  e giocavano fra loro.  Dietro si
    affacci il padre con un piccolo in braccio,  e tutti  si  affollarono
    intorno a lui, battendo le manine e spingendolo fuori perch si unisse
    ai loro giochi felici.
    Il forzato pens a tutte le volte che,  proprio in quel posto,  si era
    ricantucciato per sfuggire alla vista di  suo  padre.  Ricord  quante
    volte  aveva nascosto sotto le lenzuola la testa tremante,  e udito la
    parola crudele,  il colpo secco di una  cinghiata,  il  grido  di  sua
    madre;  e  se  l'angoscia  del ricordo lo faceva singhiozzare,  mentre
    lasciava quel luogo,  tuttavia un'ira aspra e mortale gli  serrava  il
    pugno e gli faceva stringere i denti.
    Questo,  dunque,  era il ritorno che aveva aspettato per tanti anni, e
    per il quale si era sottoposto a tante sofferenze?  Non una parola  di
    benvenuto,  non  uno sguardo di perdono,  non una casa per riceverlo o
    una mano per aiutarlo...  e questo proprio nel suo vecchio  villaggio.
    Cos'era  mai la solitudine nella fitta foresta tropicale,  dove non si
    vedeva mai un cristiano, a paragone di questo?
    Si accorse che,  nella lontana terra dov'era vissuto nell'infamia e in
    prigionia,  si  era sempre raffigurato il suo paese nativo come quando
    lo aveva lasciato;  non come sarebbe stato al suo ritorno.  La  triste
    realt gli diede una gelida stretta al cuore,  e il coraggio gli venne
    meno.  Non os far domande,  o presentarsi alla sola  persona  che  lo
    avrebbe ricevuto con gentilezza e piet. Prosegu lentamente, evitando
    la  strada  maestra  come  un  colpevole;  gir  in  un  prato  di cui
    conservava il ricordo,  e coprendosi il volto con  le  mani  si  gett
    sull'erba.
    Non  aveva visto che sul declivio,  alla sua stessa altezza,  c'era un
    uomo sdraiato;  i suoi vestiti frusciarono quando si volse a sbirciare
    il nuovo venuto; Edmunds alz la testa.
    L'uomo  si  era  messo  a sedere.  Era molto curvo e la sua faccia era
    gialla  e  grinzosa.   L'abito  lo  qualificava  come  un   ricoverato
    dell'ospizio:  aveva  l'aria molto vecchia,  ma questo sembrava dovuto
    piuttosto agli stravizi e agli acciacchi che  al  numero  degli  anni.
    Osserv  il  forestiero  con diffidenza,  e i suoi occhi,  sulle prime
    inespressivi e spenti,  dopo un po' che lo guardava ebbero un lampo di
    terrore,  e sembr quasi che uscissero fuori dalle orbite.  Edmunds si
    sollev a poco a poco sulle ginocchia e guard il vecchio  in  faccia,
    con sempre maggiore intensit. Si fissarono l'un l'altro in silenzio.
    Il  vecchio  era  pallido  come  un  morto.  Rabbrivid  e  si  drizz
    barcollando.  Edmunds si  alz  di  scatto.  L'altro  indietreggi  di
    qualche passo. Edmunds si fece sotto.
    - Parla!  voglio sentire la tua voce - disse il forzato con voce sorda
    e rotta.
    - Stammi lontano! - esclam il vecchio, con un'orrenda bestemmia.
    Il forzato si fece pi vicino.
    - Stammi lontano!  - grido il  vecchio.  Pazzo  di  terrore,  alz  il
    bastone e colp Edmunds sul volto con una dura sferzata.
    - Ah, sei tu, demonio! - sibil il forzato fra i denti.
    Si  gett  furibondo contro il padre e lo prese per la gola...  ma gli
    manc il coraggio, e il braccio gli ricadde senza forza.
    Il vecchio emise un grido acuto che rison  nei  campi  solitari  come
    l'urlo  di  uno  spirito  maligno.  La sua faccia divent nera: sangue
    grumoso sbocc fuori dalla bocca e dal naso  e  color  l'erba  di  un
    rosso  scuro  e  spesso,  mentre  lui  vacillava e cadeva.  Gli si era
    spezzata una vena: ed era  gi  morto  prima  che  il  figlio  potesse
    sollevarlo.


    In  quell'angolo  del cimitero,  disse il vecchio pastore dopo qualche
    momento di silenzio,  in quell'angolo del cimitero di cui  ho  parlato
    prima giace sepolto un uomo che fu al mio servizio per tre anni,  dopo
    questo avvenimento: e che fu sinceramente umile,  contrito e penitente
    quanto pu esserlo un essere umano. Nessuno al di fuori di me, in quel
    periodo  della  sua vita,  seppe chi fosse e da dove venisse: era John
    Edmunds, il forzato.




    CAPITOLO 7.
    Come Mister Winkle, invece di sparare al piccione
    e uccidere la cornacchia,
    spar alla cornacchia e fer il piccione;
    come il Circolo del Cricket di Dingley Dell
    gioc contro il Tutta-Muggleton
    e come il Tutta-Muggleton
    pranz a spese del Dingley Dell:
    con altre cose interessanti e istruttive.

    Le faticose avventure  della  giornata,  e  la  sonnifera  azione  del
    racconto  del  pastore,   operarono  cos  fortemente  sulla  naturale
    disposizione di Mister Pickwick al riposo che in meno di dieci minuti,
    dopo essere stato condotto nella sua  comoda  camera  da  letto,  egli
    cadde in un sonno profondo e senza sogni, da cui fu svegliato soltanto
    quando il sole mattutino dardeggi corrucciato i suoi raggi splendenti
    nella  stanza.  Mister  Pickwick  non  era  un  ignavo e balz come un
    ardente guerriero dalla  sua  tenda...  cio  dal  suo  letto.  Bella
    campagna,   bella!  sospir  quell'entusiastico  signore  aprendo  le
    persiane.  Chi potrebbe ancora vivere per  vedere  ogni  giorno  solo
    tegole  e  mattoni,  dopo aver sentito una sola volta l'incanto di una
    scena come questa?  Chi potrebbe  continuare  a  esistere  se  non  vi
    fossero pi galli,  tranne quelli di ferro dei comignoli?  Se l'ultimo
    ricordo del dio Pan fosse il pancotto? Se non vi fossero pi messi, ma
    solo commessi?  Chi mai potrebbe tollerare di protrarre la vita in  un
    mondo  cos?  Chi,  dico  io,  potrebbe  sopportarlo?  e,  dopo  aver
    interrogato assai minuziosamente il nulla,  secondo i  pi  autorevoli
    precedenti letterari, Mister Pickwick sporse la testa dalla persiana e
    si guard intorno.
    Il  profumo intenso dei mucchi di fieno saliva alla finestra della sua
    camera;  i cento aromi del piccolo giardino  sottostante  impregnavano
    tutta l'aria;  i prati verde scuro brillavano nella rugiada mattutina,
    che riluceva in ogni foglia tremolante  alla  brezza  gentile;  e  gli
    uccelli  cantavano  come  se  ogni  goccia  radiosa fosse per loro una
    sorgente di ispirazione.  Mister Pickwick cadde in  un  incantevole  e
    delizioso sogno a occhi aperti. Buond! fu la parola che lo svegli.
    Guard alla sua destra,  ma non vide nessuno; i suoi occhi cercarono a
    sinistra, e affondarono nell'immensit del paesaggio; fss lo sguardo
    al cielo,  ma non era di l che lo chiamavano;  poi fece ci  che  una
    mente  comune avrebbe fatto subito: guard in giardino,  e vide Mister
    Wardle.
    - Come va? - disse quel gioviale personaggio,  gi senza fiato al solo
    pensiero del piacere che si riprometteva. - Bella mattina, vero? Lieto
    di vedervi cos mattiniero.  Fate presto a scendere,  venite fuori. Vi
    aspetter qui.
    Mister Pickwick non aveva bisogno di farselo dire due volte.  Per fare
    toeletta  gli bastarono dieci minuti,  allo spirare dei quali si trov
    al fianco del vecchio signore.
    - Buond - disse a sua volta Mister Pickwick; poi,  vedendo che il suo
    compagno  era  armato  di  fucile,  e  che  un altro era gi preparato
    sull'erba: - Cosa c' in programma?
    - Ecco,  il vostro amico e io - rispose il padrone di casa - usciamo a
    caccia  di  cornacchie  prima  di  colazione.  Deve  essere  un ottimo
    tiratore, no?
    - Lui dice di essere un tiratore  di  prim'ordine,  -  replic  Mister
    Pickwick - ma io non l'ho mai visto con il fucile in mano.
    -  Bene,  -  disse il padrone di casa - ma dovrebbe sbrigarsi.  Joe...
    Joe!
    Il ragazzo grasso,  che sotto l'eccitante influenza  del  mattino  non
    sembrava  addormentato  pi che per tre quarti e un po',  emerse dalla
    casa.
    - Va' su a chiamare il signore e  digli  che  mi  trover  con  Mister
    Pickwick ai nidi delle cornacchie. Spiegagli dove sono, capito?
    Il  ragazzo  and  a  fare  la sua commissione;  e il padrone di casa,
    portando tutti e due i fucili come un secondo Robinson Crusoe, apr la
    marcia dal giardino.
    - Ecco il posto - disse il  vecchio  signore,  fermandosi  dopo  pochi
    minuti  di cammino in un viale alberato.  Ma non era necessario dirlo:
    il  gracchiare  ininterrotto  delle  cornacchie  era   sufficiente   a
    indicarne l'ubicazione.
    Il vecchio signore pos un fucile per terra e caric l'altro.
    -  Eccoli  - disse Mister Pickwick,  mentre le forme di Mister Tupman,
    Mister Snodgrass e Mister Winkle apparivano in lontananza. Il ragazzo,
    non essendo ben certo di quale signore gli avessero detto di chiamare,
    con rara sagacia e a scanso di equivoci li aveva chiamati tutti e tre.
    - Venite,  presto!  - esclam il vecchio signore rivolgendosi a Mister
    Winkle. - Un cacciatore appassionato come voi dovrebbe essere in piedi
    da un pezzo, anche se questa non  una gran caccia.
    Mister  Winkle rispose con un sorriso forzato,  e raccolse da terra il
    secondo  fucile  con  un'espressione  del  volto  che  faceva  pensare
    piuttosto  a  una  cornacchia metafisica,  sconvolta da un presagio di
    violenza e di morte vicina.  Poteva essere passione,  ma  aveva  tutta
    l'aria di un desolato smarrimento.
    Il  vecchio  signore  fece un cenno col capo,  e due ragazzi cenciosi,
    reclutati e condotti sul posto in precedenza, incominciarono subito ad
    arrampicarsi su due piante.
    - A che servono quei ragazzi?  - chiese Mister  Pickwick  bruscamente.
    Era piuttosto allarmato.  Non si sentiva del tutto sicuro che la crisi
    della produzione agricola,  di cui aveva udito parlare tanto e cos di
    frequente,  non  potesse  aver  spinto quei due ragazzetti legati alla
    terra a guadagnarsi una vita precaria  e  rischiosa  col  fare  di  se
    stessi bersaglio ai cacciatori inesperti.
    - Solo per alzare la caccia - rispose ridendo Mister Wardle.
    - Per fare che? - chiese Mister Pickwick.
    - Be', in parole povere, per spaventare le cornacchie.
    - Ah! Tutto qui?
    - Siete soddisfatto?
    - Assolutamente.
    - Benissimo. Devo cominciare io?
    - Se volete - disse Mister Winkle, felice di ogni dilazione.
    - State indietro, allora. Pronti? Via!
    Il  ragazzo  grid,  e scosse un ramo su cui c'era un nido.  Una mezza
    dozzina di giovani cornacchie, in animatissima conversazione,  usc in
    volo  per  chiedere che cosa succedesse.  Il vecchio signore spar,  a
    titolo di risposta. Un uccello cadde, gli altri volarono via.
    - Raccoglilo, Joe - disse il vecchio signore.
    C'era  un  sorriso  sulla  faccia  del  giovanotto,  mentre  avanzava.
    Indistinte  visioni  di  pasticci  di uccelletti fluttuavano nella sua
    mente. E quando torn indietro con l'uccello,  rideva apertamente: era
    grasso!
    - Forza,  Mister Winkle,  - disse l'ospite ricaricando il suo fucile -
    tocca a voi.
    Mister Winkle si fece avanti e spian il fucile.  Mister Pickwick e  i
    suoi  amici  si  chinarono  involontariamente  per  schivare  la fitta
    pioggia di cornacchie,  che  senza  il  minimo  dubbio  sarebbe  stata
    provocata  dalla  canna  micidiale del loro compagno.  Ci fu una pausa
    solenne... un grido... uno sbatter d'ali... un debole "clic"!
    - Ehil! - disse il vecchio signore,
    - Non funziona? - chiese Mister Pickwick.
    - Ha fatto cilecca - disse Mister Winkle,  pallidissimo;  forse perch
    contrariato.
    - Strano,  - disse il vecchio signore prendendo il fucile - non ho mai
    saputo che uno di questi abbia fatto cilecca prima d'ora. Ehi,  ma non
    c' traccia della capsula.
    - Benedetto Iddio! disse Mister Winkle - mi ero proprio scordato della
    capsula.
    La lieve lacuna fu colmata.  Mister Pickwick si curv di nuovo. Mister
    Winkle si fece avanti con aria  ferma  e  risoluta;  e  Mister  Tupman
    guard  da  dietro  una pianta.  Il ragazzo grid;  quattro uccelli si
    alzarono in volo.
    Mister Winkle spar. Rispose lo strillo di un essere umano, non di una
    cornacchia: uno strillo di dolore. Mister Tupman aveva salvato la vita
    di innumerevoli uccelli  senza  peccato,  ricevendo  una  parte  della
    scarica sul braccio sinistro.
    Descrivere  la  confusione  che  segu sarebbe impossibile.  Dire come
    Mister Pickwick,  nel primo  trasporto  dei  suoi  sentimenti,  chiam
    Mister  Winkle  miserabile!;  come Mister Tupman giacque disteso per
    terra; come Mister Winkle si inginocchi al suo fianco,  inorridito: e
    come Mister Tupman invoc nel suo delirio un nome di donna,  e apr un
    occhio, e poi l'altro,  e poi ricadde indietro richiudendoli entrambi;
    tutto  questo  sarebbe  altrettanto  difficile da raccontare punto per
    punto,  quanto lo sarebbe illustrare  il  graduale  riprendersi  dello
    sfortunato, la fasciatura del suo braccio effettuata con un fazzoletto
    da  naso,  e  il suo ritorno a casa a passi lenti,  guidato e sorretto
    dalle braccia degli amici in angoscia.
    Si trascinarono cos verso casa.  Le signore erano  sul  cancello  del
    giardino,  aspettando che tornassero per la colazione.  La zia zitella
    apparve: sorrise e fece loro cenno di camminare  pi  in  fretta.  Era
    evidente  che  non  sapeva  nulla  della sciagura.  Infelice!  a volte
    l'ignoranza  davvero una benedizione del  cielo.  Essi,  intanto,  si
    avvicinavano sempre di pi.
    -  Guardate  il  vecchietto.  Gli  successo qualcosa!  - disse Isabel
    Wardle.  La zia zitella non cap l'allusione: la credette  riferita  a
    Mister Pickwick.  Ai suoi occhi Tracy Tupman era un giovanotto; vedeva
    gli anni di lui attraverso un cannocchiale rovesciato.
    - Non vi spaventate - disse il vecchio padrone di casa, temendo che le
    figlie si impressionassero. La piccola comitiva si era tanto accalcata
    intorno a  Mister  Tupman,  che  non  era  ancora  possibile  valutare
    chiaramente l'entit della ferita.
    - Non vi spaventate - ripet il padrone di casa.
    - Che cosa  successo? - strillarono le signore.
    - Mister Tupman ha avuto un piccolo incidente, tutto qui.
    La  zia  zitella  emise uno strillo perforante,  scoppi in una risata
    isterica, e cadde all'indietro fra le braccia delle nipoti.
    - Buttatele addosso un po' d'acqua fredda - disse il vecchio signore.
    - No,  no,  - mormor la zia  zitella  -  sto  meglio  adesso.  Bella,
    Emily...  un chirurgo!  E' ferito?  E' morto?... E'... ah, ah, ah! - e
    qui la zia zitella ebbe la crisi numero due di risa  isteriche,  rotte
    qua e l dagli strilli.
    - Calmatevi! - disse Mister Tupman, commosso fin quasi alle lacrime da
    queste  espressioni  di simpatia per le sue sofferenze.  - Cara,  cara
    signora, calmatevi!
    - E' la sua voce!  - esclam la zia zitella;  e forti sintomi  di  una
    crisi numero tre si svilupparono immediatamente.
    -  Non  vi  agitate,  vi supplico,  carissima signora,  - disse Mister
    Tupman teneramente - la mia ferita  assai leggera, vi assicuro.
    - Allora non siete morto?  - profer l'isterica signora -  Oh,  ditemi
    che non siete morto!
    - Non fare la sciocca,  Rachael!  - intervenne Mister Wardle, con tono
    un po' pi rude di quanto non comportasse il carattere  poetico  della
    scena. - Cosa diavolo significa che lui ti dica di non essere morto?
    -  No,  no,  non lo sono!  - disse Mister Tupman.  - Non ho bisogno di
    altra assistenza che la vostra. Fatemi appoggiare al vostro braccio. -
    E aggiunse in un sospiro: - Ah, Miss Rachael!
    L'esagitata femmina si fece avanti  e  gli  offr  il  braccio.  Tutti
    entrarono in sala.  Mister Tracy Tupman premette dolcemente la mano di
    lei con le labbra, e si lasci cadere sul sof.
    - Siete debole? - chiese ansiosamente Rachael.
    - No,  - disse Mister Tupman - non  niente.  Star subito  meglio.  -
    Chiuse gli occhi.
    -  Dorme  -  mormor la zia zitella (gli organi della vista del ferito
    erano rimasti chiusi venti secondi all'incirca). - Caro... caro Mister
    Tupman!
    Mister Tupman balz su. - Oh, ripetete quelle parole! - esclam.
    La signora ebbe un sussulto.  - Non le avrete udite,  spero!  -  disse
    tutta vergognosa.
    - Oh s,  invece!  - rispose Mister Tupman. - Ditele ancora. Se volete
    che guarisca, ditele ancora!
    - Zitto! - disse lei. - Mio fratello.
    Mister Tracy Tupman riprese la  sua  posizione  precedente;  e  Mister
    Wardle, accompagnato da un chirurgo, entr nella stanza.
    Il braccio fu esaminato, la ferita medicata e giudicata assai leggera;
    e   tutti,   avendo  cos  soddisfatto  le  proprie  esigenze  morali,
    procedettero a soddisfare il proprio appetito con un volto su  cui  si
    leggeva  la  riacquistata  allegria.  Solo Mister Pickwick era rimasto
    silenzioso e chiuso in se stesso.  Dubbio e sfiducia  aleggiavano  sul
    suo  viso.  La  sua  fede  per  Mister  Winkle  era stata incrinata...
    gravemente incrinata... dagli avvenimenti della mattina.
    - Giocate a cricket? - chiese Mister Wardle al tiratore infallibile.
    In un'altra occasione Mister Winkle avrebbe risposto di s. Egli sent
    la delicatezza della situazione,  e rispose modestamente:  -  No,  non
    gioco.
    - E voi signore? - chiese Mister Snodgrass.
    -  Molto  tempo  fa,  - rispose il padrone di casa - ma ora ho smesso.
    Faccio parte del Circolo locale, ma non gioco.
    -  L'incontro  principale  si  disputa  oggi,  vero?  -  disse  Mister
    Pickwick.
    - S, - rispose il padrone di casa - vorrete vederlo, immagino.
    - S, signore, - rispose Mister Pickwick - mi far piacere assistere a
    qualsiasi  esercizio a cui ci si possa dedicare senza rischio e in cui
    le meschine prove di gente inesperta non possano mettere  in  pericolo
    la  vita  umana.  -  Mister  Pickwick  si  ferm e guard fisso Mister
    Winkle,  che si fece piccino sotto lo sguardo scrutatore del suo capo.
    Il grand'uomo ritrasse lo sguardo dopo qualche secondo,  e aggiunse: -
    Saremo giustificati, se abbandoneremo il nostro amico ferito alla cura
    delle signore?
    - Non potreste lasciarmi in mani migliori - disse Mister Tupman.
    - Su questo non c' dubbio - disse Mister Snodgrass.
    Fu stabilito pertanto  che  Mister  Tupman  sarebbe  rimasto  a  casa,
    affidato alle donne;  e che gli altri ospiti, sotto la guida di Mister
    Wardle, si sarebbero portati sul campo dove stava per svolgersi quella
    prova di  destrezza  che  aveva  svegliato  tutta  Muggleton  dal  suo
    torpore, e iniettato a Dingley Dell una febbrile eccitazione.
    Fu  una  passeggiata  non  pi lunga di due miglia,  che si svolse per
    ombrosi sentieri e viottoli solitari,  e la  conversazione  cadde  sul
    paesaggio meraviglioso che li circondava;  cosicch Mister Pickwick ne
    ebbe quasi  un  senso  di  rimpianto,  quando  si  ritrov  sulla  via
    principale della citt di Muggleton.
    Chiunque  abbia il genio delle scienze geografiche sapr perfettamente
    che Muggleton  un comune, ha un sindaco,  una cittadinanza e un corpo
    elettorale;  e  chiunque  voglia consultare gli appelli del sindaco al
    corpo elettorale,  o del corpo elettorale al sindaco,  o  di  entrambi
    alla  cittadinanza,  o di tutti e tre al Parlamento,  imparer ci che
    avrebbe dovuto sapere prima,  e cio che Muggleton  un antico e leale
    comune che alla zelante difesa dei princpi cristiani unisce un devoto
    attaccamento  ai  diritti del commercio;  a dimostrazione dei quali il
    sindaco,  il corpo elettorale e gli altri abitanti hanno presentato  a
    pi  riprese  non  meno  di millequattrocentoventi petizioni contro il
    perpetuarsi  dello  schiavismo  in  America,   e  altrettante   contro
    qualsiasi  controllo  sul trattamento della manodopera nelle fabbriche
    inglesi;   sessantotto  in   favore   della   vendita   dei   benefici
    ecclesiastici,   e   ottantasei  per  l'abolizione  di  ogni  attivit
    commerciale nelle strade di domenica.
    Mister Pickwick si ferm  sulla  via  principale  di  questo  illustre
    centro urbano, guardandosi intorno con aria di curiosit non disgiunta
    da interesse.  C'era una larga piazza dove si teneva il mercato;  e al
    centro di essa una grande locanda  con  un'insegna  che  mostrava  una
    figura  comunissima in arte,  ma in natura quasi introvabile: un leone
    azzurro con tre gambe storte, alzate per aria, che stava in equilibrio
    sull'estrema punta dell'unghione centrale del quarto  piede.  C'erano,
    entro  il  raggio  dell'occhio,  un'asta  pubblica  e  un  ufficio  di
    assicurazioni contro gli incendi, un magazzino di cereali,  un negozio
    di stoffe, un sellaio, una distilleria, una drogheria, una calzoleria;
    quest'ultima  si  incaricava  inoltre  della  diffusione  di cappelli,
    berretti, articoli di vestiario, ombrelli di cotone,  e notizie utili.
    C'era  una  casa  di  mattoni  rossi  con  un piccolo cortile selciato
    davanti,  che ognuno poteva  riconoscere  facilmente  per  quella  del
    procuratore;  e  c'era  poi  un'altra  casa  di mattoni rossi,  con le
    persiane a saracinesca e una gran targa d'ottone sulla porta,  su  cui
    stava scritto a grandi lettere che quella era la casa del dottore.
    Qualche  ragazzo  se ne andava verso il campo di cricket;  e due o tre
    negozianti fermi sulle loro porte  dimostravano  una  gran  voglia  di
    andarci anche loro,  come,  a occhio e croce,  potevano fare benissimo
    senza perdere per questo molti clienti.
    Mister Pickwick,  dopo essersi fermato per fare queste osservazioni di
    cui prendere nota in un momento pi adatto,  si affrett a raggiungere
    i suoi amici che avevano preso una traversa della via  principale,  ed
    erano  gi in vista del campo di battaglia.  Sul campo erano gi state
    erette le porte,  e anche due tendoni dove le squadre rivali potessero
    riposare e rinfrescarsi. La partita non era ancora incominciata. Due o
    tre Dingley Dellesi e Muggletoniani si divertivano con aria maestosa a
    far  saltare distrattamente la palla da una mano all'altra: e parecchi
    altri signori vestiti tutti nello stesso modo, con cappello di paglia,
    giacca di flanella e pantaloni bianchi -  un  insieme  che  li  faceva
    assomigliare  moltissimo a dilettanti scalpellini - erano sparpagliati
    intorno alle tende,  verso una delle quali Mister Wardle  condusse  la
    brigata.
    Parecchie  dozzine  di  Come  va?  salutarono  l'arrivo  del vecchio
    signore,  e un sollevarsi generale di cappelli di paglia e chinarsi in
    avanti  di  giacche di flanella segu la presentazione dei suoi ospiti
    come signori di Londra,  ansiosissimi di  assistere  agli  avvenimenti
    sportivi di quel giorno,  dai quali, ne era certo, avrebbero tratto il
    pi grande piacere.
    - Sar meglio  che  entriate  sotto  la  tenda  -  disse  un  poderoso
    giocatore  che,  corpo  e  gambe,  sembrava un mezzo rotolo di tela di
    enormi proporzioni, messo su due federe gonfiate.
    - Vi ci troverete molto meglio - insist un altro ercole,  che  faceva
    venire in mente l'altra met del suddetto rotolo di tela.
    - Siete molto gentile - disse Mister Pickwick.
    -  Da  questa  parte,  -  disse  il  primo  -  qui  c' la tabella del
    punteggio:  il posto migliore in tutto il campo - e il  giocatore  li
    precedette sbuffando alla tenda.
    - Gioco di prim'ordine.  Sport elegante.  Bell'esercizio. Veramente. -
    furono le parole che colpirono le orecchie di Mister Pickwick entrando
    nella tenda;  e la prima cosa che i suoi occhi incontrarono fu il  suo
    amico  vestito  di  verde,  quello  della diligenza di Rochester,  che
    teneva banco,  per la maggior delizia ed edificazione  di  uno  scelto
    circolo  degli  eletti  di  Muggleton.  Il  suo  vestiario  era un po'
    migliorato e calzava stivali; ma era lui, senza dubbio alcuno.
    Lo sconosciuto riconobbe immediatamente i  suoi  amici;  e  lanciatosi
    verso  Mister Pickwick,  e afferratagli la mano,  lo trascin a sedere
    con la solita  esuberanza,  parlando  per  tutto  il  tempo,  come  se
    l'intera  faccenda  si  trovasse  sotto  la sua direzione e protezione
    particolare.
    - Da questa parte. Da questa parte.  Tutto molto divertente.  Birra in
    abbondanza:  barili.  Tranci  di  carne:  manzi  interi.  Mostarda:  a
    carrettate.  Giornata memorabile.  Sedete.  Fate come a  casa  vostra.
    Lieto di vedervi. Davvero.
    Mister  Pickwick  si  sedette secondo le direttive ricevute,  e Mister
    Winkle e Mister Snodgrass si assoggettarono anch'essi agli ordini  del
    loro  imprevedibile  amico.  Mister  Wardle  guardava,  con silenzioso
    stupore.
    - Mister Wardle... un mio amico - li present Mister Pickwick.
    - Amico vostro? Caro signore, come state? Chi  amico del mio amico...
    Datemi la mano,  signore - e lo sconosciuto strinse la mano  a  Mister
    Wardle  col fervore che nasce da una stretta intimit durata per anni;
    poi fece qualche passo indietro,  come per prendere una  pi  completa
    visione  del suo volto e della sua persona;  poi gli strinse ancora la
    mano, se possibile, con maggior calore di prima.
    - Be', come mai siete qui? - disse Mister Pickwick,  con un sorriso in
    cui la benevolenza lottava con la sorpresa.
    -  Appena arrivato - rispose lo sconosciuto.  - Sceso al Corona.  Il
    Corona  di  Muggleton.  Trovato  un  gruppo  di  gente.  Giacche  di
    flanella.  Pantaloni  bianchi.  "Sandwiches"  all'acciuga.  Rognoni in
    padella. Ragazzi straordinari. Formidabili.
    Mister  Pickwick  era  ormai   abbastanza   pratico   del   linguaggio
    stenografico dello sconosciuto per inferire da queste rapide e slegate
    spiegazioni  che  questi,   in  un  modo  o  nell'altro,  aveva  fatto
    conoscenza con la squadra del Muggleton,  e che,  con un  procedimento
    che  gli era caratteristico,  aveva ben presto trasformato la semplice
    conoscenza  in  quel  cameratismo  cos  cordiale  da  cui  scaturisce
    inevitabilmente  un  generale  invito  a  pranzo.  La sua curiosit fu
    pertanto soddisfatta, e mettendosi gli occhiali si dispose a osservare
    il gioco che stava appunto per incominciare.
    Al Tutta-Muggleton tocc la  prima  battuta,  e  l'interesse  si  fece
    intenso  quando  Mister Dumkins e Mister Podder,  due dei pi rinomati
    membri di quella onorevolissima  squadra,  si  diressero,  mazza  alla
    mano, alle loro rispettive porte.
    Mister Luffey,  il pi splendido ornamento di Dingley Dell, fu messo a
    lanciare contro il formidabile Dumkins, e Mister Struggles fu scelto a
    fare lo stesso genere di cosa contro l'ancora invitto Podder.  Diversi
    giocatori  furono dislocati in vedetta per tutto il campo,  e ognuno
    si mise nella posizione giusta  posando  le  mani  sulle  ginocchia  e
    curvandosi  in  avanti,  come  se stesse offrendo la schiena a qualche
    principiante nel gioco della cavallina.  Tutti i veri giocatori  fanno
    cos:  infatti,    comune  credenza che sia assolutamente impossibile
    vederci bene, stando in qualsiasi altra posizione.
    Gli  arbitri  furono  dislocati  dietro  le  porte,  i  marcapunti  si
    apprestarono a segnare i punti,  e tutti trattennero il fiato.  Luffey
    arretr di qualche passo,  dietro la porta di Podder che restava fuori
    gioco, e tenne la palla per qualche secondo davanti all'occhio destro.
    Dumkins  aspettava  fiduciosamente il suo arrivo,  con gli occhi fissi
    sui movimenti di Luffey.
    Gioco! grid a un tratto il  lanciatore.  La  palla  vol  dritta  e
    veloce  dalla  sua  mano  verso il picchetto centrale della porta.  Il
    vigilante Dumkins stava  all'erta:  essa  cadde  sull'estremit  della
    mazza,  e rimbalz lontano oltre la testa delle vedette,  che si erano
    appunto curvate per lasciarla passare.
    Forza... forza...  un'altra.  Alzala,  adesso..  su...  fermala l...
    un'altra...  no...  s... no... alzala, alzala!. Tali furono le grida
    che seguirono il colpo;  e in conclusione Tutta-Muggleton si aggiudic
    due  punti.  Quanto  a  Podder,  non rest certo indietro nel cogliere
    allori con cui incoronare se stesso e la citt di  Muggleton.  Fermava
    le palle dubbie,  lasciava perdere le cattive,  prendeva le buone e le
    faceva  volare  in  tutte  le  direzioni.  Le  vedette  furono  presto
    accaldate e stanche;  i lanciatori si alternarono e lanciarono fino ad
    averne le braccia indolenzite; ma Dumkins e Podder rimasero imbattuti.
    Se un giocatore anziano cercava  di  fermare  la  corsa  della  palla,
    questa  gli  rotolava fra le gambe o gli sgusciava fra le dita.  Se un
    altro, un magrolino, cercava di afferrarla,  essa lo colpiva sul naso,
    e  rimbalzava  via  piacevolmente,  con  raddoppiata violenza,  mentre
    l'occhio del giocatore magrolino si riempiva di lacrime,  e  tutto  il
    suo corpo si torceva dal dolore. Se essa era lanciata dritta in porta,
    Dumkins arrivava prima.  Insomma, quando Dumkins fu eliminato e Podder
    and  fuori  gioco,  Tutta-Muggleton  aveva  segnato  cinquantaquattro
    punti,  mentre  la  tabella dei Dingley Dellesi era bianca come i loro
    volti.  Lo svantaggio era troppo  grande  per  poter  essere  colmato.
    Invano  l'appassionato  Luffey e l'entusiastico Struggles fecero tutto
    ci che arte ed esperienza  potevano  suggerire  per  riguadagnare  il
    terreno  perduto  da  Dingley  Dell  nella  contesa: tutto fu inutile.
    Nell'ultima parte dell'avvincente partita Dingley Dell  si  arrese,  e
    riconobbe la superiore bravura del Tutta-Muggleton
    Lo sconosciuto, nel frattempo, aveva mangiato, bevuto e parlato, senza
    un momento di tregua. Ad ogni buon colpo esprimeva il suo piacere e la
    sua  lode per il giocatore,  con tanta condiscendenza e degnazione che
    non poteva a meno di lusingare altamente la parte interessata;  mentre
    ad  ogni  maldestro tentativo di prendere la palla,  e ad ogni arresto
    fallito,  egli scagliava il suo personale disappunto sulla  testa  del
    colpevole sotto forma di parole come queste: Ah,  ah,  che stupido!,
    Ma di, con quelle mani di pasta frolla, Impappinato, Venduto, e
    cos via: espressioni tutte che tendevano a raffigurarlo  nella  mente
    dei presenti come il pi valoroso e indiscutibile giudice di ogni arte
    e mistero del nobile gioco del cricket.
    Una partita formidabile. Bel gioco. Alcuni colpi ammirevoli disse lo
    sconosciuto  quando entrambe le squadre si affollavano sotto la tenda,
    alla fine della partita.
    -  Giocavate  anche  voi,  signore?  -  chiese  Mister  Wardle,  molto
    divertito della sua loquacit.
    -  Se  giocavo?  Ma  certo.  Migliaia  di  volte.  Ma  non qui.  Indie
    Occidentali. Proprio un gioco divertente... faticosissimo... proprio.
    - Dev'essere una cosa un po'  accaldante,  in  quel  clima  -  osserv
    Mister Pickwick.
    - Accaldante?  Bruciante, rovente, incandescente. Ricordo una partita,
    una volta: una sola porta.  Un  colonnello  mio  amico...  Sir  Thomas
    Blazo.  Chi  riusciva  a  battere pi a lungo senza andar fuori gioco.
    Tocc a  me  cominciare:  primo  colpo...  sette  del  mattino...  sei
    indigeni  come  vedette...   lui  lanciava,   io  battevo...   caldo
    soffocante...  indigeni semisvenuti...  portati  via...  ordinata  una
    mezza  dozzina  fresca...  subto  la stessa sorte degli altri.  Blazo
    lancia, sorretto da due indigeni... Non riesce a mandarmi fuori gioco:
    sviene anche lui... Eliminato il colonnello...  non volevo arrendermi.
    Il suo fedele attendente...  Quanko Samba...  ultimo uomo rimasto.  Il
    sole era cos caldo che bruciava la mazza,  faceva  fumare  la  palla.
    Cinquecentosettanta  colpi:  ero piuttosto stanco.  Quando riunisce le
    ultime forze rimaste: lancia,  e riesce a  mandarmi  fuori  gioco.  Ho
    preso un bagno e sono andato a cena fuori.
    - E cosa accadde di comesichiama? - chiese un vecchio signore.
    - Blazo?
    - No, l'altro.
    - Quanko Samba?
    - S.
    - Povero Quanko.  Non riusc a riprendersi. Mand me fuori gioco... ma
    anche lui se ne and. Mor,  signori.  - E qui lo sconosciuto seppell
    la  faccia in un boccale di birra scura,  se per nascondere la propria
    emozione o per berne il contenuto non potremmo dire. Sappiamo solo che
    si ferm improvvisamente,  ed ebbe un lungo e profondo sospiro  e  uno
    sguardo  ansioso,  quando  due  dei principali membri della squadra di
    Dingley Dell si avvicinarono a Mister Pickwick e dissero:
    - Abbiamo  fatto  preparare  una  cenetta  molto  semplice  al  Leone
    Azzurro; speriamo che voi e i vostri amici vogliate unirvi a noi.
    -  Certamente,  -  disse Mister Wardle - fra i nostri amici ci sarebbe
    anche il signor... - e guard verso lo sconosciuto.
    - Jingle, - disse il versatile signore,  cogliendo la palla al balzo -
    Jingle. Nobiluomo Alfred Jingle di Nonsodove, Quiadesso.
    - Ne sar felicissimo, certo - disse Mister Pickwick.
    - Anch'io - disse Mister Alfred Jingle,  prendendo sottobraccio Mister
    Pickwick  e  Mister  Wardle,   mentre   sussurrava   confidenzialmente
    all'orecchio del primo:
    - Pranzo di una bont infernale.  Freddo,  ma di prim'ordine.  Ho dato
    un'occhiata in cucina stamani: polli e pasticci,  e roba  del  genere.
    Ragazzi simpatici, questi. Simpatici e ben educati. Davvero.
    Non essendoci nient'altro da fare prima, la compagnia si diresse verso
    il centro della citt,  dividendosi in gruppetti di due o tre persone;
    ed entro un quarto d'ora erano tutti seduti  nella  sala  dell'albergo
    Al  Leone  Azzurro  di  Muggleton:  Mister Dumkins nelle funzioni di
    direttore di mensa, e Mister Luffey nel ruolo di vice.
    Si fece una gran quantit di chiacchiere e un gran rumore di coltelli,
    forchette e piatti: ci fu un gran correre  attorno  di  tre  camerieri
    dalle grosse teste, e un rapido dileguarsi delle vivande che gravavano
    la  mensa;  a  tutti  questi  elementi di confusione,  singolarmente o
    collettivamente considerati,  il faceto Mister Jingle contribu  nella
    misura  di  almeno sei uomini normali.  Quando ognuno ebbe mangiato il
    pi possibile,  la tovaglia fu tolta;  sulla  tavola  furono  disposte
    bottiglie,  bicchieri,  e  frutta;  e  i  camerieri  si ritirarono per
    riporre la  roba,  o  in  altri  termini  per  impadronirsi  a  loro
    privatissimo  uso e consumo di ogni avanzo di cibo o di bevanda su cui
    potessero ancora mettere le mani.
    In mezzo al generale brusio di chiacchiere e di risate che  segu,  se
    ne stava silenzioso un ometto con una faccia tonda, da Non-mi-parlate-
    o-dovr-contraddirvi;  che ogni tanto, quando la conversazione cadeva,
    si dava un'occhiata intorno,  come se  meditasse  di  intervenire  con
    argomenti  di  molto  peso;  e a tratti dava qualche colpetto di tosse
    indicibilmente aristocratico.  Alla fine,  in un momento  di  relativo
    silenzio, l'ometto esclam con voce molto alta e solenne:
    - Mister Luffey!
    Tutti fecero silenzio, mentre l'interpellato rispondeva:
    - Signore?
    - Vorrei rivolgervi qualche parola,  signore,  se voi vorrete chiedere
    ai presenti di riempire i bicchieri.
    Mister Jingle concesse la sua simpatia all'oratore con un Attenzione!
    Attenzione! a cui  tutti  risposero:  e  quando  i  bicchieri  furono
    riempiti,  il  vice-presidente  assunse  l'aria  del  pi  profondo  e
    consapevole raccoglimento, e disse:
    - La parola a Mister Staple.
    - Signore,  - incominci l'ometto,  alzandosi - nel  dire  quello  che
    devo,  vorrei  rivolgermi  a voi,  non al nostro valoroso presidente,
    poich il nostro valoroso presidente  in una certa misura... o meglio
    in gran parte... l'oggetto del mio intervento,  o per dir meglio della
    mia... della mia...
    - Precisazione - sugger Mister Jingle.
    -  S,  precisazione  -  disse  l'ometto.  - Ringrazio il mio distinto
    amico,  se posso permettermi di chiamarlo cos...  (Quattro  grida  di
    Attenzione,   delle  quali  una  certamente  attribuibile  a  Mister
    Jingle)...  per il suggerimento.  Signore,  io  sono  un  Dellese:  un
    Dingley  Dellese.  (Applausi).  Non posso pretendere l'onore di essere
    anch'io un cittadino  di  Muggleton;  n,  lo  ammetter  francamente,
    vorrei  avere  quest'onore;  e  voglio  dirvi  perch.  (Attenzione!).
    Concediamo pure a Muggleton tutte quelle glorie e quei titoli che essa
    pu a buon diritto vantare: e sono troppo numerosi  e  noti  per  aver
    bisogno che io li riconosca e ne faccia l'elenco.  Ma, signori, mentre
    ricordiamo  che  Muggleton    la  culla  di  Dumkins  e  Podder,  non
    dimentichiamo  che Dingley Dell pu vantare un Luffey e uno Struggles.
    (Applausi fragorosi).  Non crediate che stia cercando di  diminuire  i
    meriti  dei primi.  Signore,  io invidio loro l'entusiasmo che debbono
    provare in quest'occasione.  (Applausi).  Ognuno dei  signori  che  mi
    stanno    ascoltando    conosce   probabilmente   la   risposta   data
    all'imperatore Alessandro da una persona che,  per  usare  una  comune
    espressione,  stava di casa in una botte: Se non fossi Diogene, egli
    disse vorrei essere Alessandro!.  Cos si  potrebbe  immaginare  che
    questi  signori dicano: Se non fossi Dumkins vorrei essere Luffey;  se
    non fossi Podder vorrei essere Struggles. (Entusiasmo). Ma, signori di
    Muggleton,   forse soltanto nel cricket che i vostri concittadini  si
    distinguono?  Non  avete mai sentito parlare di Dumkins e del problema
    degli affittuari? Non vi hanno mai insegnato a unire il nome di Podder
    col concetto di propriet? (Grandi battimani).  Non vi  mai successo,
    mentre  lottavate per i vostri diritti,  per le vostre libert,  per i
    vostri privilegi,  di cadere,  sia pure  per  un  attimo  solo,  nella
    sfiducia e nella disperazione?  E quando foste cos abbattuti,  non fu
    il nome di Dumkins a ravvivare nel  vostro  petto  quella  fiamma  che
    appunto  era  venuta  a  mancare;  non  bast forse una sua parola per
    riaccenderla cos viva come se non fosse  mai  stata  spenta?  (Grandi
    applausi).  Signori,  io vi chiedo di circondare con un glorioso alone
    di entusiastici applausi i nomi uniti di: Dumkins e Podder!
    A questo punto l'ometto fin, e tutto il gruppo incominci a gridare e
    a battere i  pugni  sulla  tavola,  e  cos  continu  con  brevissime
    interruzioni  per  tutto  il  resto  della serata.  Si bevette ancora.
    Mister Luffey e Mister Struggles,  Mister  Pickwick  e  Mister  Jingle
    costituirono,  uno  dopo  l'altro,  l'oggetto  di incredibili elogi: e
    ognuno di essi, nell'ordine, si alz per ringraziare dell'onore.
    Pieni come siamo di entusiasmo per la nobile causa alla quale ci siamo
    votati,  ci saremmo sentiti indicibilmente orgogliosi e consci di aver
    fatto  qualcosa  per meritare l'immortalit che per ora non ci  stata
    concessa, se avessimo potuto dare ai nostri appassionati lettori anche
    il pi sommario resoconto di questi brindisi.  Mister Snodgrass,  come
    sempre, prese una gran quantit di appunti, che senza dubbio avrebbero
    fornito  notizie  utilissime  e preziose,  se,  turbato dall'eloquenza
    delle parole,  o alterato dall'influenza del  vino,  egli  non  avesse
    avuto  una calligrafia cos tremolante da rendere il suo scritto quasi
    illeggibile,  e il suo stile incomprensibile del  tutto.  A  forza  di
    pazienti ricerche, siamo riusciti a ricostruire alcuni geroglifici che
    presentano  una  debole  rassomiglianza  coi  nomi  degli  oratori;  e
    possiamo   altres   discernere   alcune   parole   di   una   canzone
    (probabilmente  cantata  da  Mister  Jingle),   fra  cui  bicchiere,
    scintillante,  vino,  spumeggiante,  e rubino,  sono  ripetute
    spesso  e a brevi intervalli.  Ci  sembrato anche di capire,  proprio
    alla fine degli appunti  presi  quella  sera,  che  vi  fossero  vaghi
    riferimenti  a  delle  costatine  ai  ferri,  seguiti  dalle  parole
    freddo e  fuori;  ma  qualsiasi  congettura  volessimo  costruirci
    sopra,  non  potremmo  andare  oltre  lo stadio di una pura e semplice
    ipotesi,  e perci non indulgeremo in  nessun  tipo  di  fantasia  che
    potrebbe essere da esse suggerita.
    Ritorneremo dunque a Mister Tupman: ricordiamo solo che,  pochi minuti
    prima di mezzanotte,  l'assemblea riunita degli eroi di Dingley Dell e
    di  Muggleton  fu  udita cantare,  con grande enfasi e sentimento,  la
    bella e patetica aria nazionale che dice:

    "Non torneremo a casa fino all'alba
    non torneremo a casa fino all'alba
    non torneremo a casa fino all'alba
    finch non spunta il sole".












    CAPITOLO 8.
    Nel quale si dimostra inconfutabilmente la tesi che il corso del  vero
    amore non  una ferrovia.

    Il  quieto  ritiro  di Dingley Dell,  la presenza di tante persone del
    sesso gentile,  e la premura e l'ansiet che queste dimostravano verso
    di lui,  erano tutti elementi favorevoli alla crescita e allo sviluppo
    di quei teneri sentimenti che la natura aveva  radicato  profondamente
    nel  cuore  di  Tracy  Tupman,  e  che  ora  sembravano  sul  punto di
    convergere in un unico, amabile oggetto. Le ragazze erano graziose,  i
    loro modi avvincenti,  la loro indole irreprensibile;  ma nell'aspetto
    della zia zitella c'era una  dignit,  un  certo  qual  non-mi-toccare
    nell'incedere,  una  maest nell'occhio,  che alla loro et le ragazze
    non potevano nemmeno sognarsi, e che la rendevano diversa da qualsiasi
    altra donna su cui Mister Tupman avesse posato lo sguardo.
    Del resto,  che ci fosse un'affinit nella loro  natura,  qualcosa  di
    congeniale nelle loro anime,  una corrente misteriosa fra i loro cuori
    era ormai chiaro.  Il primo nome che era salito alle labbra di  Mister
    Tupman, mentre giaceva ferito nell'erba, era stato quello di lei; e il
    riso  isterico  di  lei  era  stato  il  primo  suono a colpire il suo
    orecchio,  mentre lo stavano riportando a casa.  Ma lei si  era  tanto
    emozionata  per  naturale effetto di una tenera sensibilit femminile,
    ugualmente incontenibile  in  ogni  occasione,  o  per  azione  di  un
    sentimento  pi  caldo  e  appassionato,  che solo lui,  fra tutti gli
    uomini viventi,  poteva risvegliare?  Questi erano  i  dubbi  che  gli
    attanagliavano  il  cervello  mentre  giaceva steso sul divano: questi
    erano i dubbi che decise di chiarire al pi presto e per sempre.
    Era sera. Isabel ed Emily erano andate a spasso con Mister Trundle; la
    vecchia signora sorda si era addormentata in poltrona;  il ronfare del
    ragazzo  grasso  giungeva  con un suono basso e monotono dalla lontana
    cucina;  le floride fantesche stavano passando il tempo sulla porta di
    servizio,  godendo  la  dolcezza  dell'ora,  e  le  delizie di qualche
    giocherello ancora agli inizi con certi esuberanti mammalucchi addetti
    alla fattoria;  e la nostra coppia era rimasta  sola,  dimenticata  da
    tutti,  di tutti dimentica,  sognando solo se stessa; erano l seduti,
    insomma,  come un paio di guanti di capretto accuratamente rivoltati e
    avvolti l'uno nell'altro.
    - Mi ero scordata dei fiori - disse la zia zitella.
    - Innaffiateli ora - disse Mister Tupman con accento persuasivo.
    -  Prendereste  freddo  uscendo  di  sera  -  insist  la  zia zitella
    affettuosamente.
    - No  no,  -  disse  Mister  Tupman  alzandosi  -  mi  far  bene.  Vi
    accompagno.
    La signora si ferm ad aggiustare la fasciatura che reggeva il braccio
    sinistro dell'innamorato, e prendendogli il braccio destro lo condusse
    in giardino.
    C'era,   all'estremit   pi  lontana  di  esso,   un  chioschetto  di
    caprifoglio,  gelsomino e piante rampicanti: uno di quei dolci  ritiri
    che uomini comprensivi preparano per la comodit dei ragni.
    La  zia  zitella  prese un grande annaffiatoio posato in un angolo,  e
    stava per uscire allo scoperto. Mister Tupman la trattenne, e l'attir
    su un sedile vicino a s.
    - Signorina Wardle - disse.
    La zia zitella trem tanto forte che  alcuni  sassolini,  entrati  per
    caso nel grande annaffiatoio.  sbatterono come sonaglini nella mano di
    un neonato.
    - Signorina Wardle, - disse Mister Tupman - voi siete un angelo.
    -  Mister  Tupman!   -  esclam   Rachael,   diventando   rossa   come
    l'annaffiatoio.
    - Io, poi, - disse l'eloquente pickwickiano - lo so anche troppo bene.
    -  Tutte  le  donne  sono angeli,  si dice - mormor scherzosamente la
    signora.
    - Se  cos,  voi che cosa siete?  o a che  cosa  posso  adeguatamente
    paragonarvi  ?  -  rispose  Mister Tupman.  - Si vide mai donna che vi
    rassomigliasse?  Posso io sperare di  trovare  altrove  un  cos  raro
    connubio di virt e di bellezza? Dove mai si potrebbe cercare... ah!
    Qui  Mister  Tupman s'interruppe,  e premette la mano che stringeva la
    maniglia del fortunato annaffiatoio.
    La signora gir la testa dall'altra parte.  -  Gli  uomini  sono  cos
    bugiardi - sospir debolmente.
    -  E'  vero,   vero!  - proruppe Mister Tupman.  - Ma non tutti.  C'
    almeno un uomo che non potr cambiare mai... uno che sarebbe felice di
    dedicare tutta la sua vita alla vostra felicit...  che vive solo  nei
    vostri  occhi...  che respira solo nei vostri sorrisi...  che solo per
    voi sopporta il pesante fardello della vita.
    - Se un uomo simile si potesse trovare... - disse la signora.
    - Ma si pu trovare, - disse l'ardente Mister Tupman,  interrompendola
    - anzi  trovato. E' qui, signorina Wardle.
    E  prima  che la gentildonna potesse capire le sue intenzioni,  Mister
    Tupman era caduto in ginocchio ai suoi piedi.
    - Mister Tupman, alzatevi - disse Rachael.
    - Non sia mai! - fu la fiera risposta. - Ah, Rachael!
    Egli afferr l'inerte mano di  lei,  portandola  alle  labbra,  mentre
    l'annaffiatoio cadeva per terra. - Ah, Rachael ditemi che mi amate!
    -  Mister Tupman,  - disse la zia zitella,  sempre con la testa girata
    dall'altra parte - non riesco quasi a  parlare;  ma...  ma...  non  mi
    siete del tutto indifferente.
    Non appena ebbe ricevuto questa confessione,  Mister Tupman procedette
    senz'altro a ci che le sue  appassionate  emozioni  lo  spingevano  a
    fare, e che, per quanto ne sappiamo noi (ma abbiamo pochissima pratica
    di queste faccende),  tutti fanno in simili occasioni.  Balz in piedi
    e,  gettando le braccia al collo della zia zitella,  le impresse sulle
    labbra  numerosi  baci,  che,  dopo  un  doveroso  accenno  di lotta e
    resistenza,  ella ricevette assai di buon grado;  e non si  sa  quanti
    ancora Mister Tupman ne avrebbe elargiti,  se la signora, con un balzo
    molto sincero,  non avesse esclamato spaventatissima: - Mister Tupman,
    siamo osservati!... siamo scoperti!
    Mister  Tupman  si  guard intorno.  C'era il ragazzo grasso,  affatto
    immobile,  con i  grossi  occhi  rotondi  fissi  verso  l'interno  del
    chioschetto,  ma  col  volto  cos  inespressivo  che  il  pi esperto
    osservatore non avrebbe  potuto  leggervi  il  pi  pallido  segno  di
    stupore,  curiosit,  o  altra  passione  capace  di  agitare il petto
    dell'uomo.  Mister Tupman guardava il ragazzo  grasso,  e  il  ragazzo
    grasso  lo fissava;  e pi Mister Tupman osservava l'assoluta mancanza
    di espressione sul volto, pi si andava convincendo che quello,  o non
    sapeva,  o  non  capiva  nulla  di ci che era accaduto.  Sotto questa
    impressione egli disse risolutamente:
    - Cosa fate qui, voi?
    - La cena  servita, signore - fu la pronta risposta.
    - Siete arrivato adesso?  - chiese  Mister  Tupman,  con  uno  sguardo
    penetrante.
    - Adesso - rispose il ragazzo grasso.
    Mister  Tupman  lo fiss di nuovo,  molto severamente,  ma l'altro non
    batt ciglio e il suo viso non fece una piega.
    Mister Tupman prese il braccio della zitella e si  avvi  verso  casa;
    dietro seguiva il ragazzo grasso.
    - Non ha capito niente di quello che  successo - sussurr.
    - Niente - disse la zia zitella.
    Ci fu un suono alle loro spalle, come di risa mal represse.
    Mister  Tupman  si  volt  di scatto.  No,  non poteva essere stato il
    ragazzo grasso;  non c'era sulla sua  faccia  nemmeno  un  barlume  di
    allegria, nessun'altra espressione tranne quella della voracit.
    - Doveva dormire come un sasso - sussurr Mister Tupman.
    - Non ne ho il minimo dubbio - rispose la zia zitella.
    Risero entrambi di cuore.
    Mister  Tupman aveva torto.  Il ragazzo grasso,  una volta tanto,  non
    aveva dormito. Era stato sveglio, ben sveglio,  per tutta la scena che
    si era svolta.
    La  cena  trascorse  senza  nemmeno  il  tentativo  di  intavolare una
    conversazione generale. La vecchia signora era andata a letto;  Isabel
    Wardle  si  dedicava  esclusivamente  a Mister Trundle;  le attenzioni
    della zitella erano riservate a Mister Tupman;  e i pensieri di  Emily
    sembravano  occupati  da  qualche  oggetto  lontano...  forse volavano
    all'assente Snodgrass.
    Le undici...  le dodici...  l'una era sonata,  e gli uomini non  erano
    arrivati.  Ogni volto esprimeva lo sgomento.  Che fossero caduti in un
    agguato di rapinatori?  Bisognava mandare gente fornita di lanterne in
    ogni direzione da cui potevano venire?  o era meglio...  ascoltate!...
    S, sono loro.  Che cosa li avr fatti tardare tanto?  E c' anche una
    voce nuova! Chi sar?
    Si precipitarono in cucina,  dove quei traditori si erano rifugiati, e
    l ebbero subito un'idea  non  tanto  vaga  sulla  vera  natura  della
    situazione.
    Mister  Pickwick,  con  le  mani  in tasca e il cappello completamente
    sbandato sull'occhio sinistro,  si era abbandonato contro la credenza,
    dondolando  la testa ed emettendo una successione continua dei sorrisi
    pi blandi  e  pi  benevoli,  senza  essere  mosso  da  alcuna  causa
    apparente  o pretesto qualsiasi;  il vecchio Mister Wardle,  col volto
    congestionato,  stava stringendo la  mano  di  un  signore  forestiero
    borbottando  proteste  di eterna amicizia;  Mister Winkle,  appoggiato
    all'orologio a pendolo,  ciangottava invocazioni di morte sul capo  di
    ogni  membro  della  famiglia  che  gli  accennasse all'opportunit di
    andare a letto;  e Mister Snodgrass si  era  lasciato  cadere  su  una
    sedia,  con  l'espressione  del pi squallido e disperato abbattimento
    che mente umana possa concepire,  dipinta in ogni tratto del suo volto
    espressivo.
    - E' successo qualcosa? - chiesero le signore.
    -  Successo  nulla,  -  rispose  Mister  Pickwick  - noi...  stiamo...
    benissimo. Dico Wardle, stiamo benissimo, no?
    - Lo credo bene!  - disse il gioviale padrone di  casa.  -  Mie  care,
    questo    il  mio  amico  Mister Jingle...  amico di Mister Pickwick,
    questo Mister Jingle, incontrato per caso... una piccola visita.
    - E' successo qualcosa a Mister Snodgrass, signore? - chiese Emily con
    grande ansiet.
    - Successo nulla,  signora,  - rispose il forestiero - pranzo in onore
    del cricket.  Riunione memorabile.  Cori straordinari.  Vecchio Porto.
    Chiaretto. Buonissimo. Eccellente. Vino, signora: vino.
    - Non  stato il vino,  - mormor Mister Snodgrass con voce rotta -  
    stato il salmone. - (In un modo o nell'altro, non  MAI stato il vino,
    in questi casi).
    - Non sarebbe meglio che andassero a letto,  signora?  - disse Emma. -
    Due garzoni potrebbero trasportare i signori al piano di sopra.
    - Non voglio andare a letto - dichiar Mister Winkle fermamente.
    - Nessun garzone vivente  mi  trasporter  -  disse  Mister  Pickwick,
    baldanzoso; e ricominci a sorridere come prima.
    - Evviva! - rantol debolmente Mister Winkle.
    -  Evviva!  -  gli rispose Mister Pickwick,  togliendosi il cappello e
    sbattendolo per terra,  e gettando dissennatamente i suoi occhiali  in
    mezzo   alla  cucina.   E  salut  le  spiritose  gesta  con  un  riso
    sgangherato.
    - Be?... beviamoci...  un'altra...  bottiglia - esclam Mister Winkle,
    incominciando  in chiave di basso e finendo in falsetto.  La testa gli
    cadde in avanti;  e,  borbottando la sua decisione incrollabile di non
    andare  a letto,  e un sanguinario rimpianto per non aver fatto fuori
    il vecchio Tupman quella mattina,  precipit in un sonno profondo;  e
    in  queste  condizioni fu portato in camera sua da due giovani giganti
    sotto  la  sorveglianza  personale  del  ragazzo  grasso,   alla   cui
    rassicurante  protezione  Mister  Snodgrass  affid  poco pi tardi la
    propria persona.  Mister Pickwick accett il braccio che Mister Tupman
    gli porgeva, e scomparve quietamente, sorridendo pi che mai; e Mister
    Wardle, dopo aver salutato tutta la famiglia cos affettuosamente come
    se  stesse per salire sul patibolo,  concesse a Mister Trundle l'onore
    di portarlo di sopra,  e si ritir,  con uno  sforzo  inutilissimo  di
    assumere un aspetto suggestivo di solenne dignit.
    - Che scena scandalosa! - disse la zia zitella.
    - Dis-gus-tosa! - sbottarono insieme le signorine.
    - Che orrore,  che orrore!  - disse Mister Jingle, serissimo in volto:
    egli era in vantaggio di una bottiglia e mezza all'incirca su ciascuno
    dei suoi compagni. - Uno spettacolo mostruoso... veramente!
    - Che persona simpatica! - sussurr la zia zitella a Mister Tupman.
    - Non  nemmeno brutto! - sussurr Emily Wardle.
    - No davvero - osserv la zia zitella.
    Mister Tupman pens alla vedova di Rochester:  e  ne  fu  turbato.  La
    mezz'ora  di  conversazione  che  segu  non  fu  di  tale  natura  da
    rassicurare il suo spirito agitato.
    Il nuovo venuto era molto discorsivo,  e il numero dei  suoi  aneddoti
    non  era  superato  che  dall'eleganza  dei  suoi modi.  Mister Tupman
    sentiva che,  mentre la popolarit di Jingle  andava  crescendo,  egli
    (Tupman)  veniva respinto a poco a poco nell'ombra.  Le sue risa erano
    forzate,  la sua allegria artificiale;  e quando  alla  fine  pos  le
    tempie  dolenti  fra  le  lenzuola,  pens con mostruosa compiacenza a
    quanto gli sarebbe piaciuto, in quello stesso istante,  avere la testa
    di Jingle tra il piumino e il materasso.
    L'infaticabile Jingle si alz di buon'ora, il mattino dopo, e mentre i
    suoi  compagni  restavano a letto,  prostrati dagli eccessi della sera
    precedente,  si applic con gran successo a  suscitare  l'ilarit  dei
    presenti  alla  prima  colazione.  Ebbe  tanto successo che perfino la
    vecchia signora sorda  volle  farsi  raccontare,  dentro  il  cornetto
    acustico,  due o tre delle sue spiritosaggini migliori; e anch'ella si
    degno di osservare alla zia zitella che lui (cio Jingle)  era  una
    simpatica faccia tosta: opinione su cui tutti i membri della famiglia
    presenti in quel luogo e in quell'ora furono pienamente d'accordo.
    Nelle  belle  mattine d'estate la vecchia signora aveva l'abitudine di
    recarsi al chioschetto (dove gi Mister Tupman  si  era  fatto  onore)
    nella  seguente  forma  e  maniera:  il  ragazzo grasso prendeva da un
    attaccapanni,  dietro la porta della camera  da  letto  della  vecchia
    signora,  una  cuffia  aderente  di seta nera,  uno scialle pesante di
    cotone e un grosso bastone dal gran  manico;  e  la  vecchia  signora.
    infilata  la  cuffia  e  indossato  lo  scialle  con  tutto  agio,  si
    appoggiava con una mano al bastone  e  con  l'altra  alla  spalla  del
    ragazzo grasso,  e se ne andava passo passo verso il chioschetto, dove
    il ragazzo grasso la lasciava a godersi il fresco  per  una  mezz'ora;
    dopo di che tornava e la riaccompagnava a casa.
    La  vecchia  signora era molto precisa e molto scrupolosa;  e dopo che
    questa procedura era stata osservata per tre estati  successive  senza
    la  minima variazione,  non fu poca sorpresa per lei,  quella mattina,
    vedere il ragazzo grasso che, invece di andarsene dal chiosco,  faceva
    qualche passo fuori di esso,  si guardava attentamente intorno in ogni
    direzione, e tornava verso di lei con molta circospezione e con l'aria
    del pi profondo mistero.
    La vecchia signora era paurosa - quasi tutte lo sono alla sua et -  e
    la  sua  prima  impressione  fu  che il pasciuto giovanotto stesse per
    aggredirla selvaggiamente allo scopo di impadronirsi  del  denaro  che
    aveva in tasca. Avrebbe chiamato aiuto. ma gli anni e gli acciacchi le
    avevano tolto da molto tempo la forza di strillare; perci sorvegliava
    i  movimenti  del giovane coi sensi del pi profondo terrore,  che non
    diminuirono affatto quando egli si avvicin e  le  url  nell'orecchio
    con tono agitato, e, come a lei sembrava, minaccioso: Signora!.
    Ora  accadde  che  Mister  Jingle  passeggiasse  in  quel  momento nel
    giardino presso il chiosco.  Anch'egli ud  urlare  Signora!,  e  si
    ferm ad ascoltare il seguito.  Aveva tre buone ragioni per farlo.  In
    primo luogo,  era pigro  e  curioso;  secondo,  non  aveva  il  minimo
    scrupolo;  e, terzo, era nascosto alla vista da alcune siepi in fiore.
    Quindi si ferm dov'era e ascolt.
    - Signora! - url il ragazzo grasso.
    - Ascolta, Joe, - disse la vecchia signora tutta tremante - sono certa
    di essere stata una buona padrona per  te,  Joe.  Sei  stato  trattato
    sempre molto gentilmente.  Non hai mai avuto troppo da fare;  e sempre
    abbastanza da mangiare.
    Quest'ultimo era un appello ai pi  delicati  sentimenti  del  ragazzo
    grasso. Egli sembr toccato, mentre rispondeva enfaticamente:
    - Questo  vero.
    -  Allora  che  cosa  vuoi  fare  adesso?  - disse la vecchia signora,
    prendendo coraggio.
    - Voglio farvi rabbrividire - rispose il ragazzo grasso.
    Questo si presentava come un modo molto sanguinario di  dimostrare  la
    propria gratitudine; e poich la signora non riusciva a immaginare con
    quale  preciso  procedimento  si  poteva giungere a un tale risultato,
    tutte le sue paure ritornarono.
    - Che cosa credete che abbia visto  proprio  sotto  questo  pergolato,
    ieri sera? - chiese il ragazzo.
    - Santo cielo!  Che cosa?  - esclam la vecchia signora, impressionata
    dalla solennit del ciccioso giovanotto.
    - Il signore forestiero,  quello che  si    ferito  al  braccio,  che
    baciava e abbracciava...
    - Chi, Joe? Nessuna delle serve, spero.
    - Peggio! - tuon il ragazzo grasso all'orecchio della signora.
    - Non una delle mie nipoti!
    - Peggio!
    - Peggio, Joe? disse la vecchia signora, che credeva di aver raggiunto
    l'estremo limite dell'atrocit. - Chi era, Joe? Voglio saperlo.
    Il  ragazzo  grasso  si guard intorno con aria guardinga,  e compiuta
    l'ispezione url nell'orecchio della signora:
    - Miss Rachael!
    - Come? -- disse la vecchia signora, con voce acuta. Parla. pi forte.
    - Miss Rachael! - rugg il ragazzo grasso.
    - Mia figlia?
    I cenni di assenso che il ragazzo grasso fece in  serie,  muovendo  il
    capo, comunicarono un tremolio gelatinoso alle sue guance grasse.
    - E lei lo ha lasciato fare? - esclam la vecchia signora.
    Un sogghigno aleggi sul viso del ragazzo grasso,  mentre diceva: - Ho
    visto che anche lei lo baciava.
    Se  Mister  Jingle,   dal  suo  nascondiglio,   avesse  potuto  vedere
    l'espressione  del  viso  della  vecchia signora a questa notizia,  un
    improvviso scoppio  di  risa  avrebbe  probabilmente  tradito  la  sua
    presenza  vicino  al  chiosco.  Ascolt attentamente.  Giunsero al suo
    orecchio frammenti di frasi risentite,  come: Senza il mio permesso,
    Alla sua et, Una povera vecchia come me, Poteva aspettare almeno
    che  morissi,  e via dicendo;  poi sent scricchiolare sulla ghiaia i
    tacchi degli stivali del ragazzo grasso che se ne  andava  e  lasciava
    sola la signora.
    Sar forse una strana coincidenza,  ma  nondimeno un fatto che Mister
    Jingle, dopo cinque minuti dal suo arrivo a Manor Farm, la sera prima,
    aveva deciso fra s di mettere l'assedio al cuore della  zia  zitella,
    senza por tempo in mezzo.  Aveva abbastanza spirito d'osservazione per
    accorgersi  che  i  suoi  modi  disinvolti  non  dispiacevano  affatto
    all'amabile oggetto del suo attacco; e aveva il sospetto assai fondato
    che  ella  possedesse  il  pi  desiderabile di tutti i requisiti: una
    piccola  rendita.  Subito  gli  fu  chiara  l'imperiosa  necessit  di
    sbarazzarsi del rivale con qualsiasi mezzo, e decise immediatamente di
    adottare,  senza  un  minuto di ritardo,  una linea d'azione diretta a
    questo scopo preciso.  Fielding dice che  l'uomo    fuoco,  la  donna
    stoppa, e il Principe delle Tenebre la scintilla che li unisce. Mister
    Jingle  sapeva  che  per  le zie zitelle i giovanotti sono come il gas
    acceso sotto la polvere da sparo,  e stabil di provare  l'effetto  di
    un'esplosione senza perder tempo.
    Riflettendo  intensamente su questa importante decisione,  scivol via
    dal suo nascondiglio, e, protetto dalle siepi summenzionate,  si avvi
    verso casa. La fortuna sembrava decisa a favorire il suo piano. Mister
    Tupman  e  gli  altri  signori  stavano  uscendo  dal  giardino per il
    cancello laterale, tanto che fece appena in tempo a vederli;  e sapeva
    gi  che  le  ragazze  erano  andate  a  spasso  da sole,  subito dopo
    colazione. Il campo era libero.
    La porta della stanza di soggiorno era semiaperta. Spi dalla fessura.
    La zia zitella stava lavorando a maglia. Si raschi la gola; essa alz
    gli occhi e sorrise.  L'incertezza non faceva parte del  carattere  di
    Mister  Alfred  Jingle.  Port  un  dito  alle labbra misteriosamente,
    entr, e chiuse la porta.
    - Signorina Wardle,  - disse Mister Jingle  con  ostentata  seriet  -
    perdonate  l'intrusione...  la  conoscenza troppo recente.  Ma non c'
    tempo per le cerimonie. Hanno scoperto ogni cosa.
    - Ma  signore!  -  disse  la  zitella  un  po'  stupita  dall'inattesa
    apparizione,  e  un  po'  dubbiosa  sull'equilibrio  mentale di Mister
    Jingle.
    - Ssst! - disse Mister Jingle,  con un sottovoce da palcoscenico.  -
    Grosso ragazzo...  faccia di torta...  occhi tonti...  gaglioffo!  - E
    scosse espressivamente la testa,  mentre la zia  zitella  gi  tremava
    agitatissima.
    -  Immagino  che  vogliate alludere a Joseph - disse poi,  facendo uno
    sforzo per sembrare calma.
    - S, signora.  Maledetto Joe!  Cane traditore,  quel Joe.  Ha parlato
    alla vecchia signora.  Vecchia signora furibonda, inviperita, fuori di
    s.   Chioschetto...   Tupman...   baciare  e  abbracciare...   e  via
    discorrendo. Capite, signora? Capite?
    -  Mister  Jingle,  -  disse  la  zia  zitella - se voi venite qui per
    insultarmi...
    - Niente affatto.  No,  nel modo pi assoluto - rispose l'inalterabile
    Mister  Jingle.  Udito il racconto per caso.  Venuto ad avvertirvi del
    pericolo... offrirvi i miei servigi... prevenire il putiferio.  Ma non
    importa.  Voi pensate che  un insulto?  Esco subito dalla stanza. - E
    si volt, come per mettere in esecuzione la minaccia.
    - Che debbo fare? - disse la povera zitella, scoppiando in lacrime.  -
    Mio fratello sar furente.
    -  Senza  dubbio,  - disse Mister Jingle dopo un momento di silenzio -
    inferocito.
    - Oh, Mister Jingle, che cosa gli posso dire? - esclam la zia zitella
    in una nuova crisi di disperazione.
    - Dite che se lo  sognato - rispose tranquillamente Mister Jingle.
    Un  raggio  di  speranza  attravers  la  mente  della  zia   zitella,
    nell'udire questo consiglio.  Mister Jingle se ne accorse e sfrutt la
    situazione.
    - Bah! Niente di pi facile.  Ragazzo malizioso,  bella donna: ragazzo
    grasso  frustato,  voi  creduta.  La  cosa  finisce qui.  Tutto va nel
    migliore dei modi.
    La possibilit di  sfuggire  alle  conseguenze  di  quella  sciagurata
    scoperta  le diede forse un senso di sollievo,  o forse fu il sentirsi
    descrivere come una bella donna a raddolcire la sua  pena.  Certo  
    che  arross  leggermente  e  allung  a  Mister Jingle uno sguardo di
    gratitudine.  Quel subdolo individuo sospir profondamente,  tenne per
    due minuti gli occhi fissi sul viso della zia zitella, poi si riscosse
    con aria melodrammatica e li ritrasse di colpo.
    -  Mi sembrate triste,  Mister Jingle - disse lei con voce querula.  -
    Posso esprimervi la mia gratitudine per il vostro  gentile  intervento
    chiedendovi perch, con la speranza che mi sia possibile fare qualcosa
    per sollevarvi?
    - Ah!  - esclam Mister Jingle,  con un altro scossone.  - Sollevarmi!
    Volete sollevarmi dalla mia tristezza,  quando avete riposto il vostro
    amore in un uomo insensibile a tanta felicit... un uomo che in questo
    stesso  momento sta accarezzando un progetto sentimentale sulla nipote
    di colei che...  no no,   mio amico: non posso rivelare i suoi  vizi.
    Signorina Wardle... addio!
    Alla fine di questo discorso, il pi filato che fosse mai uscito dalla
    sua bocca,  Mister Jingle si port agli occhi i resti di un fazzoletto
    di cui gi facemmo menzione, e si volt verso la porta.
    - Fermatevi,  Mister Jingle!  - disse la zia zitella enfaticamente.  -
    Avete fatto un'allusione a Mister Tupman... spiegatevi.
    - Giammai!  - esclam Jingle con aria professionale (cio teatrale). -
    Giammai! - E,  per mostrare che non desiderava ricevere altre domande,
    tir una sedia vicino a quella della zia zitella e sedette.
    - Mister Jingle, - disse la zia - vi prego... vi supplico, se a Mister
    Tupman  connesso un qualche spiacevole segreto, ditelo.
    - Posso io, - disse Mister Jingle, con lo sguardo fisso sul viso della
    zia - posso io vedere...  dolce creatura... sacrificata sull'altare...
    di una spietata avarizia?
    Sembr lottare per qualche secondo con diverse emozioni  contrastanti,
    poi disse con voce bassa e profonda:
    - Tupman vuole soltanto il vostro denaro.
    - Ah, miserabile! - esclam la zia zitella, con energica indignazione.
    (I dubbi di Mister Jingle erano dunque risolti. Ella aveva denaro).
    - Dir di pi, - disse Jingle - ne ama un'altra.
    - Un'altra! - esclam la zitella. - Chi?
    - Ragazza piccoletta...  occhi neri...  nipote Emily. Ci fu una pausa.
    Se c'era una persona al mondo verso cui la  zia  zitella  sentiva  una
    gelosia  mortale  e  insuperabile,  quella  era proprio la nipote.  La
    faccia e il collo le si fecero di  porpora,  e  alz  la  testa  senza
    pronunciare  verbo,  con  aria  di  ineffabile  disprezzo.  Alla fine,
    mordendosi le labbra e scuotendo la testa disse:
    - Non pu essere. Non lo creder.
    - Sorvegliateli - disse Jingle.
    - Lo far - disse la zia.
    - Sorvegliate i suoi sguardi.
    - Lo far.
    - I suoi bisbigli.
    - Lo far.
    - Sieder accanto a lei a tavola.
    - Faccia pure.
    - Le far dei complimenti.
    - Faccia pure.
    - Le user ogni riguardo possibile.
    - Faccia pure.
    - E vi pianter.
    - Piantare ME?  - strill la zia zitella.  - LUI piantare  ME?  QUESTO
    vuol fare? - Tremava di rabbia e di umiliazione.
    - Volete convincervene? - disse Jingle.
    - Lo voglio.
    - Saprete essere di spirito?
    - Lo sar.
    - Non vorrete pi saperne di lui, dopo?
    - Mai pi.
    - Accetterete qualcun altro?
    - S.
    - Fatelo.
    Mister Jingle cadde in ginocchio,  e cos rimase nei cinque minuti che
    seguirono:  e  si  rialz  come  accettato  amante  della  zitella,  a
    condizione  che  il  tradimento  di  Mister Tupman fosse reso chiaro e
    manifesto.
    L'onere della dimostrazione ricadeva su Mister Alfred Jingle; e questi
    produsse le sue prove quel giorno stesso  a  pranzo.  La  zia  zitella
    quasi non credeva ai suoi occhi.  Mister Tracy Tupman si era dislocato
    a fianco di Emily,  gareggiando con Mister  Snodgrass  in  occhiatine,
    bisbigli,  sorrisi. Non una parola, non uno sguardo, non un gesto egli
    dedic a colei che la sera prima era stata la fiamma del suo cuore.
    Maledetto ragazzo! pensava  il  vecchio  Mister  Wardle,  che  aveva
    saputo  la  storia  da  sua  madre.  Maledetto  ragazzo!  Sar  stato
    addormentato. Sono tutte storie.
    Traditore! pensava la  zia  zitella.  Il  caro  Mister  Jingle  non
    m'ingannava. Puah! Come odio quel miserabile!.
    La seguente conversazione potr chiarire al lettore questo cambiamento
    di condotta apparentemente ingiustificabile,  da parte di Mister Tracy
    Tupman.
    L'ora  serale;  la scena in giardino.  Due figure  camminano  per  un
    vialetto  appartato:  una    piuttosto  piccola  e  grassa,   l'altra
    piuttosto alta e sottile. Sono Mister Tupman e Mister Jingle.
    Il dialogo parte dalla figura grassa.
    - Come mi sono comportato?
    - Splendido.  Straordinario.  Io stesso  non  avrei  recitato  meglio.
    Dovete  ripetere  la stessa commedia domani,  ogni sera,  fino a nuovo
    ordine.
    - Rachael lo desidera ancora?
    - Certo...  non  quello che vorrebbe.  Ma bisogna farlo.  Distrarre i
    sospetti.  Teme  suo  fratello.  Dice  che non si pu fare altrimenti.
    Ancora pochi giorni soltanto...  quando  i  vecchi  non  sospetteranno
    pi... vi render pienamente felice.
    - Nessun messaggio?
    -  Vi  ama...  un  tenero  amore...  i suoi pi cari saluti...  la sua
    inalterabile devozione. Debbo dirle qualcosa da parte vostra?
    - Carissimo, - rispose Mister Tupman senza alcun sospetto,  stringendo
    calorosamente  la mano del suo amico - portatele l'espressione del mio
    amore. Ditele come mi  duro dissimularlo. Ditele qualcosa di gentile;
    ma aggiungete che  mi  rendo  conto  della  necessit  di  seguire  il
    consiglio  che  per  vostro mezzo mi diede questa mattina.  Ditele che
    approvo la sua saggezza e ammiro la sua discrezione.
    - Riferir. Nient'altro?
    - No,  solo spiegatele con quanta impazienza invoco il giorno  in  cui
    potr chiamarla mia, e non ci sar pi nulla da nascondere.
    - Certo, certo. Nient'altro?
    - Oh, amico mio! - disse il povero Mister Tupman, afferrando ancora la
    mano  del  suo  interlocutore.  -  Grazie,  mille grazie per la vostra
    disinteressata gentilezza, e perdonatemi se,  anche solo nel pensiero,
    vi  feci  mai l'ingiustizia di sospettare che voleste attraversarmi la
    strada. Mio caro amico, potr mai ricompensarvi?
    - Non parliamone nemmeno - rispose Mister Jingle.
    Si ferm di colpo,  come clto da un pensiero improvviso,  e disse:  -
    "En passant"...  non potreste imprestarmi dieci sterline? Una faccenda
    privatissima. Ve le restituir entro tre giorni.
    -  Penso  di  s,  -  rispose  Mister  Tupman,  trasportato  dai  suoi
    sentimenti - avete detto tre giorni?
    - Solo tre giorni. Tutto a posto, dopo. Non pi difficolt.
    Mister  Tupman gli cont in mano il denaro,  e quello lo intasc,  una
    moneta dopo l'altra, mentre camminavano verso casa.
    - Attenzione, - disse Mister Jingle - non uno sguardo.
    - Non un ammicco - disse Mister Tupman.
    - Non una sillaba.
    - Non un bisbiglio.
    - Tutte le vostre premure alla nipote. Verso la zia, meglio brusco che
    dolce. Il solo modo di ingannare i vecchi.
    - Far attenzione - disse Mister Tupman ad alta voce.
    E io anche - disse Mister Jingle fra s; ed entrarono in casa.
    La scena del pranzo si ripet a cena, e cos per i tre giorni e le tre
    sere che seguirono.  Al quarto il padrone di casa era di ottimo umore,
    perch  era  soddisfatto  che l'accusa contro Mister Tupman non avesse
    fondamento.  Ed anche Mister Tupman,  perch Mister Jingle  gli  aveva
    detto  che  la faccenda si avviava a un'imminente soluzione.  Ed anche
    Mister Pickwick,  perch  raramente  non  lo  era.  Mister  Snodgrass,
    invece,  si  sentiva di cattivo umore,  perch era diventato geloso di
    Mister Tupman. Ma di buon umore si sentiva la vecchia signora,  perch
    aveva  vinto  al  "whist".  E  cos  pure Mister Jingle e la signorina
    Wardle, per ragioni tanto importanti,  in questa storia pur cos piena
    di eventi, da richiedere che siano narrate in un altro capitolo.



















    CAPITOLO 9.
    Scoperta e inseguimento.

    La cena era servita, le sedie disposte intorno alla tavola; bottiglie,
    caraffe  e  bicchieri  allineati sulla mensola;  e ogni cosa suggeriva
    l'approssimarsi del momento pi cordiale della giornata.
    - Dov' Rachael? - disse Mister Wardle.
    - Gi, e Jingle? - aggiunse Mister Pickwick.
    - Che strano!  - disse il padrone di casa.  - Strano che  non  mi  sia
    accorto della sua mancanza.  Pensate, credo di non aver sentito la sua
    voce per almeno due ore. Emily, cara, suona il campanello.
    Il campanello fu suonato e comparve il ragazzo grasso.
    - Dov' Miss Rachael? - Lui non sapeva proprio.
    - Dov' Mister Jingle? - Lui non ne aveva idea.
    Tutti apparivano sorpresi. Era tardi, le undici passate.
    Mister Tupman rideva sotto i baffi.  Certo si indugiavano  da  qualche
    parte a parlare di lui. Ah, ah! che scherzo! che ridere!
    - Non vi preoccupate, - disse Wardle dopo una breve pausa - li vedremo
    comparire da un momento all'altro, vedrete. Io non ritardo la cena per
    nessuno.
    - Ottima regola - disse Mister Pickwick. - Esemplare.
    - Sedete, prego - disse il padrone di casa.
    - Senz'altro - disse Mister Pickwick; e tutti sedettero.
    C'era un enorme pezzo di coscia fredda sulla tavola, e Mister Pickwick
    ne  ebbe  un'abbondante porzione.  Aveva gi portato la forchetta alle
    labbra,  ed era proprio sul punto di aprire la bocca per infilarci  il
    primo pezzetto di carne, quando giunse improvvisamente dalla cucina il
    brusio  di  molte  voci.  Si  ferm e pos la forchetta.  Anche Mister
    Wardle si ferm,  e piano piano  allent  la  presa  sul  coltello  da
    scalco,  che  rimase  infilato  nella carne.  Guard Mister Pickwick e
    Mister Pickwick lo guard.
    Un rumore di passi pesanti si ud nel corridoio;  la porta della  sala
    si  spalanc  di colpo;  ed entr a precipizio l'uomo che aveva pulito
    gli stivali a Mister Pickwick  al  suo  arrivo,  seguto  dal  ragazzo
    grasso e da tutta la servit.
    - Che storia  questa? - esclam il padrone di casa.
    - Non avr mica preso fuoco il camino di cucina,  vero, Emma? - chiese
    la vecchia signora.
    - Nonna, cara! No! - gridarono insieme le signorine.
    - Che cosa  successo? - rugg il padrone di casa.
    L'uomo prese fiato, poi sbott:
    - Se ne  sono  andati,  padrone!  Scappati  senza  voltarsi  indietro,
    signore!  -  (a  questo punto fu visto Mister Tupman posare coltello e
    forchetta, e impallidire orribilmente).
    - Chi se n' andato? - disse Mister Wardle ferocemente.
    - Mister Jingle e Miss Rachael,  in una vettura da viaggio,  al Leone
    Azzurro di Muggleton.  Ero l, ma non ho potuto fermarli; allora sono
    corso a dirvelo.
    - Gli ho pagato le spese!  - disse Mister Tupman,  saltando su come un
    matto.  - Ha dieci sterline mie!...  fermatelo!...  mi ha truffato!...
    non la passer liscia!...  voglio  avere  giustizia,  Pickwick...  non
    subir una cosa simile!- e,  con una serqua di esclamazioni incoerenti
    di questo tipo,  l'infelice signore girava come una  trottola  intorno
    alla stanza, in un delirio di rabbia.
    -  Il signore ci conservi!  - proruppe Mister Pickwick,  guardando con
    terrore e meraviglia lo straordinario atteggiamento dell'amico.  -  E'
    impazzito! Che cosa dobbiamo fare?
    -  Fare?  -  disse il vecchio padrone di casa,  che aveva sentito solo
    l'ultima frase.  - Attaccate  il  cavallo  al  calesse!  Prender  una
    carrozza al Leone e li seguir immediatamente.  Dov'...  - esclam,
    mentre l'uomo  correva  fuori  a  eseguire  l'ordine  -  dov'  quella
    canaglia di Joe?
    - Eccomi qui;  ma non sono una canaglia - rispose una voce. Era quella
    del ragazzo grasso.
    - Non cercate di  fermarmi,  Pickwick,  -  esclam  Wardle  gettandosi
    contro  lo sfortunato giovane.  - Si  fatto pagare da quel mascalzone
    di Jingle per mettermi su una falsa strada,  raccontandomi una  storia
    inverosimile  di mia sorella e del vostro amico Tupman!  - (Qui Mister
    Tupman cadde riverso su una sedia).  - Solo che riesca a mettergli  le
    mani addosso!...
    - Tenetelo! - strillarono tutte le donne, mentre i lamenti del ragazzo
    grasso si alzavano al di sopra delle loro voci.
    - Lasciatemi!  - esclamava il vecchio.  - Mister Winkle,  gi le mani.
    Mister Pickwick, lasciatemi andare, signore!
    Era  un  bello  spettacolo,   in  quel  momento  di  agitazione  e  di
    scompiglio,   vedere  la  faccia  di  Mister  Pickwick,  tranquilla  e
    filosofica,  bench un poco arrossata per lo  sforzo,  mentre  le  sue
    braccia  si  abbrancavano  saldamente  al  grosso giro di vita del suo
    ospite corpacciuto, raffrenando cos l'impeto della sua collera, e nel
    contempo il ragazzo grasso veniva estromesso dalla  stanza  a  graffi,
    strattoni  e  spintoni  da  tutte le femmine riunite l.  Aveva appena
    abbandonato la presa,  quando entr l'uomo ad avvertire che il calesse
    era pronto.
    - Non lasciatelo partire solo! - strillarono le donne.
    - Uccider qualcuno.
    - Vado io con lui - disse Mister Pickwick.
    -  Siete  un buon amico,  Pickwick - disse l'ospite,  stringendogli la
    mano.
    - Emma, da' a Mister Pickwick una sciarpa da mettere intorno al collo,
    fa' presto. Occupatevi della nonna, ragazze;  svenuta. Allora,  siete
    pronto?
    Un  largo scialle era stato avvolto frettolosamente intorno al collo e
    sulla bocca di Mister Pickwick; gli avevano messo il cappello in testa
    e gettato sul braccio il cappotto: per cui rispose di s.
    Saltarono sul calesse.
    - Lascia andare il cavallo,  Tom - grid il padrone;  e si  lanciarono
    gi  per  la  stradicciola  di  campagna,  entrando  e  uscendo  dalle
    carreggiate con grandi scossoni e strisciando da tutte e due le  parti
    contro le siepi, come se dovessero andare in pezzi ogni momento.
    -  Di quanto ci precedono?  - grid Wardle quando fermarono il calesse
    davanti alla porta del Leone Azzurro,  intorno  alla  quale  si  era
    radunata una piccola folla, tardi com'era.
    - Non pi di tre quarti d'ora - tutti dissero.
    -  Un  tiro a quattro,  subito...  qui fuori!  E poi mettete dentro il
    calesse.
    - Avanti ragazzi! - esclam il locandiere.  - Tirate fuori la carrozza
    e i cavalli. Fate presto. Svegliatevi, laggi!
    Stallieri  e garzoni corsero via.  Brill la luce delle lanterne e gli
    uomini corsero avanti e indietro;  sul  grezzo  selciato  del  cortile
    scalpitarono  gli  zoccoli  dei cavalli;  usc scrosciando la carrozza
    dalla rimessa; e tutto fu rumore e trambusto.
    - E allora! Ci vuole tutta notte per far uscire una carrozza?  - grid
    Mister Wardle.
    - Eccola che arriva nel cortile - rispose lo stalliere.
    La  carrozza  venne fuori,  i cavalli furono attaccati,  i postiglioni
    saltarono sopra, i viaggiatori entrarono dentro.
    - Ricordatevi: le sette miglia  fino  alla  prima  posta  in  meno  di
    mezz'ora! - url Mister Wardle.
    - Avanti, iuuh!
    I  postiglioni  usarono  frusta  e sprone,  i camerieri urlarono,  gli
    stallieri applaudirono, e l'equipaggio part con furiosa andatura.
    Bella situazione,  pens Mister Pickwick,  quando ebbe finalmente un
    attimo  di  tempo  per  riflettere bella situazione per il Presidente
    Generale del Circolo Pickwick: Carrozza umida, cavalli matti, quindici
    miglia all'ora, e a mezzanotte, per giunta!.
    Per le prime tre o quattro miglia non una parola fu  scambiata  fra  i
    due  signori,  troppo  profondamente immersi nelle proprie riflessioni
    per rivolgersi l'uno all'altro.  Ma,  quando ebbero fatto tutta quella
    strada,  e i cavalli,  ormai perfettamente scaldati, incominciarono ad
    assumere un ritmo pi sciolto,  la velocit della  corsa  rese  Mister
    Pickwick troppo euforico per mantenere un rigoroso silenzio.
    - Secondo me li raggiungiamo di sicuro - disse.
    - Lo spero - rispose il suo compagno.
    - Bella notte - disse Mister Pickwick, alzando gli occhi alla luna che
    splendeva luminosa.
    -  Tanto peggio per noi,  - ribatt Wardle - perch loro avranno avuto
    tutto il vantaggio della luna per distaccarci; e noi lo perderemo. Fra
    un'ora sar tramontata.
    - Non sar molto comodo viaggiare al buio a  questa  velocit,  non  
    vero? - chiese Mister Pickwick.
    - Credo proprio di no - rispose seccamente il suo amico.
    La momentanea eccitazione di Mister Pickwick incominci a diminuire un
    pochino,  al  pensiero  degli  inconvenienti  e dei pericoli di quella
    spedizione,  in cui si era  imbarcato  con  tanta  spensieratezza.  Fu
    riscosso da un alto grido del postiglione di testa.
    - I, i, i, iuuh- gridava questi.
    - I, i, i, iuuh- segu l'altro postiglione.
    -  I,  i,  i,  iuuh  -  ripet  ancora  il  vecchio  Wardle,  molto
    vigorosamente,  con la testa e mezzo il  corpo  fuori  dal  finestrino
    della carrozza.
    -  I,  i,  i,  iuuh  - url Mister Pickwick con altissimo senso del
    dovere,  bench non avesse la minima idea del senso e dello  scopo  di
    quel  grido.  E,  fra tutti gli i,  i dei quattro,  la carrozza si
    ferm.
    - Che succede? - chiese Mister Pickwick.
    - C' una barriera  della  dogana,  -  rispose  il  vecchio  Wardle  -
    sentiremo cosa dicono dei fuggitivi.
    Dopo  cinque  minuti,  spesi a bussare e urlare ininterrottamente,  un
    vecchio in camicia e calzoni venne fuori dal casotto  della  dogana  e
    alz la barriera.
    -  Da  quanto  tempo   passata una vettura da viaggio?  chiese Mister
    Wardle.
    - Da quanto tempo?
    - S.
    - Ecco, non saprei precisamente. Non da molto tempo, e nemmeno da poco
    tempo... una via di mezzo, direi.
    - Ma  passata di qui una carrozza?
    - Oh, s, c' stata una carrozza.
    - Quanto tempo fa, amico mio, - intervenne Mister Pickwick - un'ora?
    - Be', direi di s - rispose l'uomo.
    - O due ore? - domand il postiglione sul cavallo di testa.
    - Ecco, potrebbe darsi benissimo - replic il vecchio dubitosamente.
    - Via, ragazzi! - url irritato Mister Wardle. - Non perdete pi tempo
    con quel vecchio idiota!
    - Idiota! - esclam il vecchio con un sogghigno,  stando in mezzo alla
    strada  con  la  barriera  semiabbassata,  e guardando la carrozza che
    rimpiccioliva rapidamente col crescere della distanza.  - Gi:  questo
    non  lo  sapevo,  quest'altro  nemmeno;  ma  intanto avete perso dieci
    minuti, e ve ne siete andati senza aver saputo un bel niente. Se tutti
    quelli che hanno avuto una sterlina, lungo la strada, se la guadagnano
    facendo met di quel che ho fatto io,  non prenderai l'altra  carrozza
    prima del giorno di San Michele,  vecchio tombolotto. - E con un'altra
    smorfia maligna abbass la barriera, rientr nel casotto,  e chiuse la
    porta dietro di s.
    Intanto  la  carrozza  proseguiva senza rallentare l'andatura verso la
    fine della tappa.  La  luna,  come  Wardle  aveva  predetto,  tramont
    rapidamente;  grandi cortine di nuvole scure e pesanti, che poco prima
    si erano avanzate a coprire il cielo,  formavano ora  una  nera  massa
    compatta  sulla  testa;  e grosse gocce di pioggia,  tambureggiando di
    tanto in tanto contro i finestrini della  carrozza,  sembravano  voler
    avvertire  i  viaggiatori  del  rapido  approssimarsi  di una notte di
    tempesta. Anche il vento, che soffiava diritto contro di loro, batteva
    la stretta via con raffiche furiose,  e ululava  malinconicamente  fra
    gli alberi che fiancheggiavano la strada.
    Mister  Pickwick  si  strinse  nel  cappotto,  cerc di raggomitolarsi
    meglio nell'angolo della carrozza, e cadde in un sonno profondo che fu
    rotto soltanto dal fermarsi della vettura, dal suono del campanello di
    scuderia, e dal grido: I cavalli, subito!.
    Ma qui si perdette  altro  tempo.  I  mozzi  dormivano  in  modo  cos
    stranamente  profondo  che  ci  vollero  cinque  minuti  ciascuno  per
    svegliarli.  Lo stalliere,  non si sa come aveva perso la chiave della
    scuderia;  e,  quando fu trovata,  due insonnoliti aiutanti misero dei
    finimenti sbagliati a  cavalli  che  non  erano  quelli,  e  tutto  il
    procedimento  della bardatura dovette ricominciare da capo.  Se Mister
    Pickwick  fosse  stato  solo,  questi  molteplici  ostacoli  avrebbero
    immediatamente  messo fine all'inseguimento,  ma il vecchio Wardle non
    si lasciava scoraggiare cos facilmente si diede a distribuire btte a
    destra e a manca con tanta convinzione, che, una sberla a questo e uno
    spintone a quell'altro,  qui allacciando una fibbia e l infilando  un
    anello,  la  carrozza fu pronta in un tempo molto minore di quanto non
    fosse logico aspettarsi dopo tante difficolt.
    Ripresero il viaggio;  ma  le  loro  prospettive  non  potevano  dirsi
    davvero  incoraggianti.  La tappa era lunga quindici miglia,  la notte
    buia,  il vento forte,  e  la  pioggia  veniva  gi  a  torrenti.  Era
    impossibile  fare  molta  strada  contro  tutti  questi ostacoli messi
    insieme: era quasi l'una di notte,  e ci vollero  altre  due  ore  per
    arrivare alla fine della tappa. Qui giunti, per, si trovarono davanti
    agli  occhi  qualcosa  che risollev le loro speranze e rianim i loro
    spiriti depressi.
    - Quando  arrivata questa carrozza?  -  esclam  il  vecchio  Wardle,
    saltando  gi  dalla  propria  vettura,  e  indicandone  un'altra  nel
    cortile, tutta sporca di fango ancora umido.
    - Meno di un quarto d'ora fa, signore - rispose lo stalliere a cui era
    stata rivolta la domanda.
    - Una signora e un uomo?  -  chiese  Wardle,  quasi  senza  fiato  per
    l'ansia.
    - S, signore.
    - Un uomo alto, in "frac", gambe lunghe, magrolino?
    - S, signore.
    - Signora anzianotta, viso affilato, piuttosto secca, eh?
    - S, signore.
    - Perdio, sono loro, Pickwick! - esclam il vecchio signore.
    -  Sarebbero  arrivati  prima,  -  disse  lo stalliere - ma gli si era
    spezzata una stanga.
    - Ci siamo! - disse Wardle - ci siamo,  per Giove!  Carrozza e quattro
    cavalli,  subito!  Possiamo  ancora  prenderli  prima di arrivare alla
    prossima posta. Una sterlina a testa, ragazzi! Sveglia laggi,  dateci
    dentro, bravi!
    E  incitandoli a questo modo,  il vecchio signore correva su e gi per
    il cortile e smaniava avanti e indietro,  in uno stato di  eccitazione
    che si comunic anche a Mister Pickwick, e sotto l'influenza del quale
    quest'ultimo  si  trov  avviluppato  nel  modo  pi incredibile in un
    groviglio di finimenti e in mezzo a una mischia di cavalli e di  ruote
    di carrozza,  fermamente convinto di accelerare cos i preparativi per
    rimettersi in strada.
    - Salite,  salite!  - grid il vecchio Wardle  montando  in  carrozza,
    tirando  su  il  predellino  e sbattendo lo sportello dietro di s.  -
    Avanti!  Fate presto!  - E prima che Mister Pickwick potesse  rendersi
    conto  di  quello  che succedeva,  fu fatto entrare a forza nell'altro
    sportello da uno strattone del vecchio signore e da uno spintone dello
    stalliere; e furono di nuovo in viaggio.
    - Ah, questo si chiama muoversi! - disse esultando il vecchio signore.
    E cos era senza dubbio,  come Mister  Pickwick  pot  constatare  dal
    fatto  che  andava  a sbattere tutti i momenti o contro il legno della
    carrozza, o contro il corpo del suo compagno.
    - Tenetevi!  -  disse  il  corpulento  Mister  Wardle,  mentre  Mister
    Pickwick stava arrivando a testa bassa sul suo ampio panciotto.
    -  Non  sono  mai  stato  sballottato tanto in vita mia - disse Mister
    Pickwick.
    - Non fateci caso,  - rispose il suo compagno - ne abbiamo ancora  per
    poco. Reggetevi, reggetevi forte.
    Mister Pickwick si inchiod nel suo cantuccio,  pi forte che pot,  e
    la carrozza continu la sua corsa pi veloce che mai.
    In questo modo percorsero circa tre miglia, quando Mister Wardle,  che
    guardava   fuori   dal   finestrino  da  due  o  tre  minuti,   ritir
    improvvisamente la faccia tutta spruzzata di  fango,  ed  esclam  con
    un'ansia che gli toglieva il fiato:
    - Sono l!
    Mister  Pickwick  spinse la testa fuori del finestrino.  S: un tiro a
    quattro li precedeva a breve distanza, lanciato al galoppo.
    - Avanti,  avanti!  - gridava il vecchio signore.  -  Due  sterline  a
    testa,  ragazzi!...  non  vi  lasciate  distaccare!...  tenete duro...
    tenete duro.
    I cavalli della prima carrozza  partirono  alla  massima  velocit;  e
    quelli di Mister Wardle li inseguirono furiosamente al galoppo.
    - Vedo la sua testa! - esclam il collerico vecchio - Dannazione, vedo
    la sua testa!
    - Anch'io, - disse Mister Pickwick -  proprio lui.
    Mister  Pickwick  non  si  era sbagliato.  La faccia di Mister Jingle,
    completamente coperta del fango schizzato dalle ruote, era chiaramente
    visibile al finestrino della sua carrozza;  e dai gesti  del  braccio,
    che  si  agitava  violentemente verso i postiglioni,  si capiva che li
    stava incitando ad aumentare lo sforzo.
    La cosa si faceva interessante.  Campi,  alberi e siepi sfuggivano  ai
    lati  veloci  come  il  lampo,  tanto era forte l'andatura che avevano
    preso.  Erano quasi a fianco a fianco della prima carrozza.  Si poteva
    udire  chiaramente  la  voce  di  Jingle,  sopra il rombo delle ruote,
    incitare i postiglioni.  Per la  rabbia  e  l'eccitazione  il  vecchio
    Wardle  aveva la bava alla bocca.  Ruggiva mascalzone e canaglia a
    dozzine di volte,  stringeva il pugno  e  lo  agitava  espressivamente
    verso  l'oggetto del suo sdegno.  Ma Jingle si limitava a ricambiargli
    un sorriso sprezzante;  e rispose alle minacce con un grido di trionfo
    quando i suoi cavalli,  in seguito ad un uso intensificato di frusta e
    di speroni,  ruppero in un  galoppo  ancora  pi  veloce,  lasciandosi
    indietro gli inseguitori.
    Mister  Pickwick  aveva  appena  ritirato  la testa dal finestrino,  e
    Mister Wardle,  esausto a forza di gridare,  aveva  fatto  lo  stesso,
    quando  un  tremendo  scossone  li  sbatt  avanti,  contro  la parete
    anteriore  della  vettura.   Un  colpo  improvviso...   uno   schianto
    fragoroso... una ruota vol via, e la carrozza si ribalt.
    Dopo pochissimi secondi di sbalordimento e confusione, durante i quali
    si  pot  capire  soltanto che i cavalli si slanciavano avanti e che i
    vetri andavano in pezzi,  Mister Pickwick si sent tirar  fuori  dallo
    sfasciame  della  carrozza;  e  appena  si fu rimesso in piedi ed ebbe
    sbrogliato la testa dalle falde del cappotto, che avevano praticamente
    annullato il vantaggio degli occhiali,  i suoi occhi abbracciarono  il
    disastro in tutta la sua gravit.
    Il vecchio Mister Wardle,  senza cappello e con gli abiti strappati in
    pi punti,  stava al suo fianco,  e i pezzi della vettura erano sparsi
    qua e l ai loro piedi.  I postiglioni,  che erano riusciti a tagliare
    le tirelle,  stavano in piedi,  sfigurati dal fango e tutti  arruffati
    per quella corsa selvaggia, vicino alle teste dei cavalli.
    Un  centinaio  di  yarde  pi  avanti stava l'altra carrozza,  che nel
    sentire lo schianto si era fermata.  I postiglioni,  entrambi  con  la
    faccia piegata in un largo sogghigno, osservavano il nemico dalle loro
    selle,  e  Mister  Jingle dal finestrino della carrozza contemplava la
    rovina con evidente soddisfazione. Si stava facendo giorno, e la scena
    era ormai perfettamente visibile nella grigia luce dell'alba.
    - Ehil! - grid l'impudente Jingle. - Nessun ferito? Persone anziane,
    piuttosto pesanti: affare pericoloso. Veramente.
    - Mascalzone! - rugg Wardle.
    - Ah!  ah!  - rispose Jingle;  e poi aggiunse,  ammiccando con aria di
    intelligenza  e accennando col pollice all'interno della carrozza: - A
    proposito...  lei sta benissimo.  Vi manda i suoi omaggi.  Vi prega di
    non stare in pensiero. Un saluto affettuoso a Tuppy. Volete salire qua
    dietro? Avanti, ragazzi!
    I  postiglioni  si  riassettarono bene in sella e la carrozza ripart,
    mentre Mister Jingle, in segno di scorno, sventolava dal finestrino un
    bianco fazzoletto.
    Nulla in tutta l'avventura, nemmeno il ribaltamento, aveva alterato il
    corso calmo e regolare dell'umore di Mister Pickwick.  Ma la  bassezza
    di abbreviare in Tuppy il nome del suo fedele seguace,  dopo avergli
    preso in prestito del denaro,  era pi di quanto potesse pazientemente
    tollerare.  Ansimando  e  imporporandosi  fin  sopra  le  punte  degli
    occhiali, disse lento e solenne:
    - Se mai ritrover quell'uomo, io...
    - S,  s,  - lo interruppe Wardle - tutto questo sta bene;  ma mentre
    noi  siamo  qui  a  chiacchierare,  quelli prenderanno la licenza e si
    sposeranno a Londra.
    Mister Pickwick tacque,  e represse dentro di se la sua vendetta  come
    si imbottiglia e si tappa un vino generoso.
    -  Quanto  dista  la prossima posta?  - chiese Mister Wardle a uno dei
    postiglioni.
    - Sei miglia, vero Tom?
    - Un po' di pi.
    - Un po' pi di sei miglia, signore.
    - Qui non si scappa,  - disse  Wardle  -  dobbiamo  farcele  a  piedi,
    Pickwick.
    - Non c' altro da fare - rispose quel vero grand'uomo.
    E  cos spedito avanti a cavallo uno dei postiglioni con l'incarico di
    procurare una nuova carrozza e cavalli  freschi,  e  lasciato  l'altro
    indietro  a  occuparsi di quella fracassata,  Mister Pickwick e Mister
    Wardle si misero coraggiosamente in cammino,  dopo essersi avvolti  le
    sciarpe  intorno  al collo e rincalcati i cappelli per salvarsi il pi
    possibile dal diluvio di pioggia, che dopo una brevissima interruzione
    aveva ricominciato a venir gi a dirotto.


















    CAPITOLO 10.
    Che chiarir qualsiasi dubbio (se mai ve ne furono)  sul  disinteresse
    di Mister Jingle.

    Ci  sono  a  Londra  molti  vecchi alberghi,  gi quartier-generali di
    famose diligenze,  nei tempi in cui  le  diligenze  compivano  i  loro
    viaggi  in modo pi grave e solenne di quanto non facciano adesso;  ma
    che ora si sono ridotti a essere poco pi di  rimesse  e  biglietterie
    per  le  corriere  di  campagna.  Il lettore cercherebbe invano queste
    antiche locande fra i diversi Tori e Bocche e  Croci  d'Oro  che
    elevano le loro imponenti facciate sulle strade della nuova Londra. Se
    volesse  dare  uno  sguardo  a  uno  di quei vecchi edifici,  dovrebbe
    dirigere i suoi passi ai pi oscuri quartieri della  citt,  dove,  in
    qualche recesso fuori mano, ne trover ancora molte che resistono, con
    una   specie  di  malinconica  ostinazione,   in  mezzo  alle  moderne
    innovazioni che le circondano.
    Nel Borough in particolare sono rimaste una mezza dozzina  di  vecchie
    locande  che  hanno  conservato  immutato il loro aspetto,  e che sono
    sfuggite alla febbre delle pubbliche ricostruzioni, e alle spire della
    speculazione privata.
    Sono vecchi  edifici,  grandi,  irregolari  e  strani,  con  terrazze,
    corridoi,  scale,  tutto  abbastanza  spazioso  e  antiquato  per dare
    materia a cento storie di  spiriti,  se  mai  dovessimo  ridurci  alla
    lamentevole  necessit  di  inventarne,  e  se il mondo durer tanto a
    lungo da esaurire le  innumerevoli  e  veraci  leggende  connesse  col
    vecchio Ponte di Londra e le sue adiacenze dalla parte del Surrey.
    Nel cortile,  appunto,  di una di queste locande - nientedimeno che il
    famoso Cervo Bianco - c'era un uomo attivamente occupato a  grattare
    il  fango  da  un  paio  di  stivali,  la mattina dopo gli avvenimenti
    narrati nell'ultimo capitolo.  Indossava un panciotto a grosse  righe,
    con  maniche di cotone nero e bottoni di vetro azzurro,  corti calzoni
    scuri e gambali.  Portava un fazzoletto rosso vivo,  avvolto con stile
    molto  libero  e  negligente  intorno al collo,  e un vecchio cappello
    bianco gettato di traverso gli stava sbadatamente sulla testa. Davanti
    aveva due file di stivali,  una pulita e l'altra sporca;  e ogni volta
    che  aggiungeva uno stivale a quella pulita,  interrompeva il lavoro e
    osservava il risultato con evidente soddisfazione.
    Il cortile non presentava quell'aspetto  di  caotica  attivit  che  
    caratteristico  di  una  grande  stazione  di  posta.  Tre  o  quattro
    ingombranti vetture,  con pile di merci sotto i grandi  mantici,  alte
    come il secondo piano di una casa ordinaria,  stavano allineate da una
    parte,  sotto un'altissima tettoia che copriva un lato del cortile;  e
    un'altra, che probabilmente doveva mettersi in viaggio quella mattina,
    era  stata  portata  all'aperto.  Due  ordini  di  camere  da letto si
    aprivano sui lunghi ballatoi dalle vecchie ringhiere mal rifinite  che
    correvano  lungo due lati dell'irregolare edificio;  e le due file dei
    campanelli corrispondenti, al riparo di una piccola tettoia spiovente,
    erano appese sopra la porta che  conduceva  al  bar  e  alla  sala  da
    pranzo.  Due  o  tre  calessi  o  biroccini erano stati ritirati sotto
    diverse piccole tettoie o rimesse;  e ogni tanto il pesante scalpitare
    di  un  cavallo  da tiro indicava a qualsiasi eventuale interessato la
    direzione in cui si trovava  la  stalla.  Se  aggiungiamo  che  alcuni
    garzoni  in  camiciotto  dormivano  sdraiati  fra  i mucchi di paglia,
    avremo descritto con tutta la cura necessaria l'aspetto  generale  del
    cortile  della locanda del Cervo Bianco,  High Street,  Borough,  in
    quella particolare mattina di cui stiamo parlando.
    Una sonora scampanellata fu seguita dall'apparizione di  una  piacente
    cameriera sul ballatoio del piano superiore. Costei, dopo aver bussato
    a una porta e aver avuto una richiesta dall'interno,  si affacci alla
    ringhiera e chiam:
    - Sam!
    - Oh - rispose l'uomo col cappello bianco.
    - Il numero ventidue ha bisogno degli stivali.
    - Chiedete al numero ventidue se li vuole subito, o se vuole aspettare
    finch potr averli - fu la risposta.
    - Via, non fate lo sciocco, Sam, - disse la ragazza,  tutta moine - il
    signore ha bisogno degli stivali immediatamente.
    - Ah,  s?  Sarebbe comodo!  Non siamo mica al Teatro dell'Opera,  non
    siamo - disse il lustrascarpe.  - Guarda qui,  questi stivali;  undici
    paia  di  stivali;  e una scarpa che appartiene al numero sei,  con la
    gamba di legno. Le undici paia devono essere pronte alle otto e mezzo,
    e la scarpa alle nove.  Chi  il numero  ventidue,  che  vuol  passare
    avanti a tutti gli altri?  No, no; turno regolare, come diceva il boia
    quando ne aveva  molti  da  impiccare.  Dolente  di  farvi  aspettare,
    signore, ma sar subito da voi.
    Cos  dicendo,  l'uomo  col  cappello  bianco si mise a spazzolare uno
    stivale rovesciato con accresciuto vigore.
    Un'altra  sonora  scampanellata,  e  la  vecchia  padrona  del  Cervo
    Bianco, sempre in faccende, comparve sull'opposto ballatoio.
    -  Sam,  -  grid la locandiera - dov' quel pigro fannullone...  ehi,
    Sam... oh, siete l; perch non rispondete?
    - Perch non sarebbe  stata  educazione  rispondere,  finch  voi  non
    finivate di parlare - rispose Sam, piccato.
    -  Allora,  pulite  immediatamente le scarpe al numero diciassette,  e
    portatele alla saletta privata, stanza numero cinque, primo piano.
    La locandiera butt un paio di scarpe  da  donna  nel  cortile,  e  si
    allontan in gran fretta.
    - Numero cinque - disse Sam, raccogliendo le scarpe e segnando la loro
    destinazione  sulle  suole  con  un  pezzo di gesso tolto di tasca.  -
    Scarpa da donna e saletta privata.  Non credo che sia arrivata con  la
    corriera.
    -  E'  arrivata  stamattina presto - disse la ragazza che stava ancora
    appoggiata alla ringhiera del ballatoio  -  con  un  signore,  in  una
    vettura  di  piazza;  ed    proprio  lui che vuole i suoi stivali;  e
    fareste meglio a sbrigarvi, questo  quanto.
    -  Perch  non  l'avete  detto  prima?   -  disse  Sam  sdegnatissimo,
    scegliendo  in mezzo alla fila gli stivali in questione.  - Per quello
    che ne sapevo io, poteva essere una delle solite mance da tre "pence".
    Saletta privata! e una signora per giunta!  Per poco che sia generoso,
    posso contare su uno scellino al giorno, escluse le commissioni.
    E, ispirato da questa stimolante riflessione, Mister Samuel si diede a
    spazzolare  con  tanta  entusiastica buona volont che in pochi minuti
    gli stivali e le scarpe,  lucidi da far invidia a un poliziotto  (solo
    lucido  Day  and Martin al Cervo Bianco),  erano arrivati alla porta
    del numero cinque.
    - Avanti - rispose una voce maschile quando Sam buss alla porta.
    Sam fece il suo migliore  inchino,  ed  entr  alla  presenza  di  una
    signora e di un signore seduti a colazione.
    Dopo  aver  ossequiosamente  deposto gli stivali a destra e a sinistra
    dei piedi del signore,  e le scarpe a destra e a  sinistra  di  quelli
    della signora, indietreggi verso la porta.
    - Lustrascarpe - disse il signore.
    -  Signore?  -  disse Sam,  chiudendo la porta e tenendo la mano sulla
    maniglia.
    - Conoscete... come si chiama?... l'Ufficio di Stato Civile?
    - S, signore.
    - Dov'?
    - Alla Chiesa di San Paolo,  signore;  dove  c'  il  posteggio  delle
    carrozze:  un'arcata  bassa con un libraio da una parte,  e un albergo
    dall'altra, e due uscieri in mezzo che cercano di piazzare le licenze.
    - Piazzare le licenze? - disse il signore.
    - Piazzare le licenze - rispose Sam. - Due tipi in grembiulone bianco.
    Quando entri si toccano il  cappello:  Licenza,  signore,  licenza?.
    Strana gente, loro e i loro padroni, - Procuratori e Giudici - credete
    a me.
    - Che cosa fanno? - chiese il signore.
    -  Che  cosa fanno?  Ti fanno scemo!  E questo non  ancora il peggio.
    Mettono in testa ai vecchi certe cose che da soli  non  avrebbero  mai
    pensato.  Mio padre,  signore,  era un cocchiere. Vedovo era, e grasso
    abbastanza da non aver pi  niente  da  temere:  grosso  come  lui  ce
    n'erano  pochi,   questo    certo.  Muore  la  moglie  e  gli  lascia
    quattrocento sterline.  Lui va gi all'Ufficio di  Stato  Civile,  per
    vedere  l'avvocato  e  tirare  a  casa  il mucchietto: molto elegante,
    stivali rovesciati,  mazzolino all'occhiello,  cappello a larghe tese,
    sciarpa verde.  Un vero signore. Entra sotto l'arcata, pensando a come
    investire quel denaro.  L'usciere gli  viene  incontro,  si  tocca  il
    cappello: Licenza,  signore,  licenza?.  Che cosa? dice mio padre.
    Licenza, signore dice lui. Quale licenza? dice mio padre. Licenza
    di matrimonio dice l'usciere.  Ammazzalo! dice mio  padre  non  ci
    penso  nemmeno.   Credo  che  ne  abbiate  bisogno,   signore  dice
    l'usciere.  Mio padre si ferma e ci pensa su un  momento.  No,  dice
    dannazione,  sono  troppo  vecchio,  e  poi  sono  troppo  grasso  di
    parecchie libbre dice.  Di questo  non  c'  da  preoccuparsi  dice
    l'usciere. Dite sul serio? dice mio padre. Lo credo bene, dice lui
    abbiamo  sposato un signore luned scorso,  grosso il doppio di voi.
    E l'avete sposato? dice mio padre. L'abbiamo sposato, sicuro, dice
    l'usciere voi siete un bambino al suo  confronto.  Da  questa  parte,
    signore, da questa parte! e mio padre gli va dietro per davvero, come
    una  scimmia  ammaestrata  al suono dell'organetto,  fino a un piccolo
    ufficio sperduto,  dove un tale stava seduto  fra  carte  polverose  e
    scatole  di  latta,  per  far credere di lavorare.  Prego,  sedetevi,
    mentre scrivo l'atto dice  l'avvocato.  Grazie,  signore  dice  mio
    padre,  e siede,  e sbarra gli occhi e spalanca la bocca,  guardando i
    nomi  scritti  sulle  scatole.  Come  vi  chiamate,   signore?  dice
    l'avvocato.   Tony   Weller  dice  mio  padre.   Parrocchia?  dice
    l'avvocato. Alla "Bella Selvaggia" dice mio padre; perch si fermava
    l quando aveva finito  la  sua  giornata,  e  non  sapeva  niente  di
    parrocchie, lui. E come si chiama la signora? dice l'avvocato. A mio
    padre  gli  viene  un  accidente.  Perdio!  non lo so dice.  Non lo
    sapete? dice l'avvocato.  Non  pi  di  voi  dice  mio  padre.  Si
    potrebbe   aggiungerlo   dopo?.   Impossibile!   dice   l'avvocato.
    Benissimo, dice mio padre, dopo aver riflettuto un momento scrivete
    signora Clarke. Clarke e poi? dice l'avvocato,  immergendo la penna
    nell'inchiostro. Susan Clarke, locanda "Marchese di Granby", Dorking
    dice mio padre.  Scommetto che mi prender,  se glielo chiedo. Non le
    ho mai detto nulla,  ma son sicuro che mi prender.  L'atto fu steso,
    lei  se  lo  prese,  e  quel  che   peggio se lo tiene ancora;  e io,
    disgraziato,  delle quattrocento sterline non ne  ho  mai  vista  una.
    Scusatemi  signore,  -  disse  Sam,  chiudendo il discorso - ma quando
    tocco questo tasto doloroso non mi fermo pi,  sono come una  carriola
    nuova con le ruote davanti ingrassate.  - Detto questo, e fermatosi un
    istante per vedere se avevano ancora bisogno di  lui.  Sam  lasci  la
    stanza.
    - Nove e mezzo. E' ora giusta. Esco subito - disse il signore, che non
     necessario presentare come Mister Jingle.
    -  L'ora  giusta...  per  che  cosa?  -  disse la zia zitella con fare
    civettuolo.
    - La licenza,  angelo diletto.  Avvertire  la  chiesa.  Chiamarvi  mia
    domani - disse Mister Jingle, stringendo la mano della zia zitella.
    - La licenza? - disse Rachael arrossendo.
    - La licenza - ripet Mister Jingle -

    A prender la licenza in fretta me ne v,
    In fretta dal mio amore din don ritorner.

    - Come correte! - disse Rachael.
    -  Correre?  Nulla in confronto delle ore,  giorni,  settimane,  mesi,
    anni,  quando  saremo  uniti.   Correre?   Voleranno!   Elettricit...
    grandine...  macchina  a  vapore...  forza  di cento cavalli: nulla al
    confronto.
    - Non potremmo...  non potremmo sposarci prima di  domani  mattina?  -
    chiese Rachael.
    - Impossibile.  Non si pu.  Avvertire la chiesa,  prendere la licenza
    oggi: celebrare il rito domani.
    - Ho tanta paura che mio fratello ci scopra! - disse Rachael.
    - Ci scopra?  Assurdo.  Troppo scosso dal ruzzolone;  e per di  pi...
    tutte  le precauzioni: abbandonata la carrozza di posta...  un pezzo a
    piedi... presa una vettura di piazza... venuti al Borough...  l'ultimo
    posto al mondo a cui penser... ah! ah!... un'idea geniale. Veramente.
    -  Non state via troppo tempo - disse amorosamente la zitella,  mentre
    Mister Jingle si piantava in testa il suo cappello ammaccato.
    - Lontano da  voi?  Crudele  maliarda!  -  e  Mister  Jingle  saltell
    giocondamente fino alla zia zitella, impresse un casto bacio sulle sue
    labbra, e usc danzando dalla camera.
    - Caro uomo!  - disse la zitella mentre la porta si chiudeva dietro di
    lui.
    - Strana vecchietta - disse Mister Jingle attraversando il corridoio.
    E' doloroso pensare alla perfidia della nostra specie;  e pertanto non
    seguiremo il filo delle meditazioni di Mister Jingle,  lungo la strada
    che portava all'Ufficio di Stato Civile.  Sar sufficiente  al  nostro
    scopo raccontare che,  sfuggendo all'agguato dei draghi in grembiulone
    bianco che fanno la guardia  all'ingresso  di  quel  paese  di  sogno,
    raggiunse sano e salvo l'Ufficio del Vicario Generale: e qui, ottenuto
    un sermone molto lusinghiero diretto dall'Arcivescovo di Canterbury ai
    suoi  fedeli  e beneamati Alfred Jingle e Rachael Wardle,  ripose in
    tasca con cura il mistico documento,  e ricalc trionfalmente  i  suoi
    passi verso il Borough.
    Era ancora per strada,  diretto al Cervo Bianco,  quando due signori
    grassi e uno magro entrarono nel  cortile  e  si  guardarono  intorno,
    cercando una persona qualificata a cui rivolgere qualche domanda.
    In  quel  momento  c'era  appunto  Mister  Samuel  Weller,  occupato a
    lucidare un paio di stivali a risvolti colorati,  propriet privata di
    un  fattore che si stava ristorando con una leggera colazione di due o
    tre libbre di vitello freddo e un boccale o due di birra scura dopo le
    fatiche durate al mercato del Borough.  e  verso  di  lui  si  diresse
    risolutamente il signore magro.
    - Amico - disse il signore magro.
    Tu  sei  uno che vuole i consigli gratis pens Sam o non ti saresti
    innamorato di me cos tutto d'un colpo. Ma disse solo: - S, signore!
    - Amico - disse il signore magro, con un conciliante colpetto di tosse
    - avete molta gente in albergo? Molto da fare, eh?
    Sam sbirci il suo interlocutore. Era un ometto secco,  con una faccia
    scura,  schiacciata,  e  occhietti neri mobilissimi,  che brillavano e
    ammiccavano continuamente ai lati di un piccolo naso inquisitore,  con
    cui sembrava che giocassero sempre a rimpiattino. Era tutto vestito di
    nero,  con  stivali scintillanti come gli occhi,  una sottile cravatta
    bianca  e  una  camicia  pulitissima  con  gala.   La   catena   d'oro
    dell'orologio  e  i  sigilli pendevano dal taschino.  Portava in mano,
    senza infilarli, i guanti neri di pelle; e, quando parlava. cacciava i
    polsi sotto le falde della giacca,  con l'aria di un uomo  abituato  a
    fare domande volutamente imbarazzanti.
    - Molto da fare, eh? - disse l'ometto.
    - Oh, una cosa giusta, signore - rispose Sam. Non si fallisce e non si
    fa  fortuna.  Mangiamo  il  lesso  senza capperi,  e non c'importa del
    rfano se possiamo avere la carne.
    - Ah. - disse l'ometto - siete un burlone, voi, non  cos?
    - Mio fratello maggiore era accusato di questo vizio,  - disse Sam - e
    pu darsi che sia attaccaticcio... dormivo con lui.
    - E' strana questa vecchia casa - disse l'ometto guardandosi intorno.
    -   Se  ci  aveste  avvertito  del  vostro  arrivo,   l'avremmo  fatta
    rimodernare - rispose imperterrito Sam.
    L'ometto sembr piuttosto sconcertato dalla freddezza delle  risposte,
    e  pass  a  una  breve  consultazione  con  i  due signori grassi.  A
    conclusione della quale l'ometto prese un pizzico di  tabacco  da  una
    scatola  oblunga d'argento,  e avrebbe ripreso la conversazione se uno
    dei due signori,  che oltre a un volto benevolo possedeva un  paio  di
    occhiali e uno di ghette nere, non fosse intervenuto:
    - In pratica si tratta di questo, - disse il benevolo signore - il mio
    amico  qui  (e  indicava quell'altro grasso) vi dar mezza sterlina se
    risponderete a una o due...
    - Un momento, caro signore... caro signore,  - disse l'ometto - prego,
    permettete...  caro  signore,    essenziale  in questi casi osservare
    questa regola: se mettete un affare nelle mani di  un  professionista,
    non  dovete  assolutamente  interferire nel suo operato quando la cosa
    sia avviata; dovete avere in lui un'illimitata fiducia.  Veramente,  -
    aggiunse voltandosi verso l'altro grasso signore - non ricordo il nome
    del vostro amico.
    -  Pickwick  -  disse  Mister  Wardle,  poich  altri non era che quel
    gioviale personaggio.
    -  Ah,   Pickwick...   Veramente,   Mister  Pickwick,   caro  signore,
    scusatemi... sar felice di ricevere qualsiasi suggerimento da voi, in
    privato,  come "amicus curiae",  ma dovete riconoscere l'inopportunit
    di interferire nel mio operato in questo caso,  con un tale  argomento
    "ad captandum",  quale  l'offerta di mezza sterlina.  Veramente, caro
    signore, veramente - e l'ometto tir su una polemica presa di tabacco,
    con aria molto profonda.
    - Il mio solo desiderio,  signore,  - disse Mister Pickwick -  era  di
    condurre  a  termine  questo  spiacevolissimo  affare  al  pi  presto
    possibile.
    - Giustissimo... giustissimo - disse l'ometto.
    - A questo scopo,  - continu Mister Pickwick -  mi  sono  servito  di
    quegli  argomenti che la mia esperienza degli uomini mi ha insegnato a
    considerare come i pi efficaci in ogni occasione.
    - Gi, gi,  - disse l'ometto - ottimi,  ottimi,  davvero;  ma avreste
    dovuto suggerirli a ME.  Caro signore, non posso credere che non siate
    al corrente di quanta fiducia bisogna dare ai professionisti. Se avete
    bisogno di  un  parere  autorevole  su  questo  punto,  caro  signore,
    lasciate che vi ricordi la ben nota causa fra Barnwell e...
    - Lasciamo stare George Barnwell - interruppe Sam.  che era rimasto ad
    ascoltare meravigliato questo breve colloquio. - Tutti sanno che razza
    di causa fu la sua,  bench,  ricordatelo,  io sono sempre  stato  del
    parere che la ragazza meritava di essere appesa per il collo centomila
    volte pi di lui. In ogni modo, a noi non ce ne viene niente in tasca.
    Volete farmi accettare mezza sterlina?  Benissimo,  io sono d'accordo:
    non potrei parlare meglio di cos,  vero,  signore?  (Mister  Pickwick
    sorrise).  Allora,  la  domanda  che  segue  questa: che cosa diavolo
    volete da me, come disse quel tale quando vide lo spettro?
    - Vorremmo sapere... - disse Mister Wardle.
    ~  Un  momento,   caro  signore...   caro  signore  -  lo   interruppe
    agitatissimo l'ometto.
    Mister Wardle si strinse nelle spalle, e stette zitto.
    - Vorremmo sapere,  - disse solennemente l'ometto - e rivolgiamo a voi
    la domanda al fine di non  risvegliare  apprensioni  nella  locanda...
    vorremmo sapere chi avete qui presentemente.
    - Chi abbiamo qui?  - disse Sam, che nella sua mente vedeva gli ospiti
    attraverso quel particolare articolo di vestiario che cadeva sotto  la
    sua giurisdizione diretta. - C' una gamba di legno al numero sei; c'
    un  paio  di  stivali tedeschi al tredici;  ci sono due paia di scarpe
    alte in sala di soggiorno;  questi stivali a risvolti  colorati  nella
    saletta  del bar;  e altre cinque paia di stivali rivoltati in sala da
    pranzo.
    - Nient'altro? - disse l'ometto.
    - Aspettate un momento - rispose Sam,  ricordando  improvvisamente.  -
    S,  ci sono un paio di Wellington molto frusti e un paio di scarpe da
    donna al numero cinque.
    - Che tipo di scarpe?  - si affrett a  chiedere  Mister  Wardle,  che
    insieme  a  Mister  Pickwick  era rimasto stupefatto a quell'originale
    catalogo degli ospiti.
    - Scarpe di paese - rispose Sam.
    - C' il nome del calzolaio?
    - Brown.
    - Di dove?
    - Muggleton.
    - Sono loro! - esclam Wardle. - Li abbiamo trovati, perbacco.
    - Sst!  - disse Sam - i Wellington sono andati  all'Ufficio  di  Stato
    Civile.
    - No! - disse l'ometto.
    - S, per una licenza di matrimonio.
    - Siamo in tempo! - esclam Wardle. - Mostrateci la camera; non c' un
    minuto da perdere.
    - Prego, caro signore... prego, - disse l'ometto - prudenza, prudenza.
    -  Tolse  di  tasca  un  borsellino  di  seta  rossa,   e  guard  Sam
    intensamente tirando fuori una sterlina.
    Sam fece una smorfia molto espressiva.
    - Portateci subito l senza annunziarci,  - disse l'ometto  -  e  sar
    vostra.
    Sam  gett da una parte lo stivale a risvolti,  e li condusse lungo un
    corridoio scuro e su per una larga scala.  Si ferm alla  fine  di  un
    secondo corridoio, e allung una mano.
    -  Ecco  -  bisbigli l'avvocato,  mettendo la moneta nella mano della
    loro guida.
    Questi fece ancora qualche passo,  seguto dai due amici  e  dal  loro
    consigliere legale. A una porta si ferm.
    - E' questa la stanza? - mormor l'ometto.
    Sam assent con un cenno del capo.
    Il vecchio Wardle apr la porta; ed entrarono tutti e tre nella stanza
    proprio  mentre  Mister  Jingle,  che  era  tornato  in  quel momento,
    mostrava la licenza alla zia zitella.
    La zitella emise uno strillo acutissimo, si lasci cadere su una sedia
    e si coperse la faccia con le mani.  Mister Jingle ripieg la  licenza
    in  fretta  e  furia  e  se la mise in tasca.  Gli sgraditi visitatori
    avanzarono nel mezzo della stanza.
    - Voi...  voi siete un bel mascalzone!  -  esclam  Wardle,  soffocato
    dalla collera.
    - Caro signore, caro signore - disse l'ometto, posando il cappello sul
    tavolo.  - Prego,  riflettete...  prego. Reato di diffamazione: azione
    per danni. Calmatevi, caro signore, prego...
    - Come avete osato rapire mia sorella dalla mia stessa casa?  -  disse
    il vecchio.
    -  S,  s...  benissimo,  - disse l'ometto - questo potete chiederlo.
    Come avete osato, signore?
    - Voi chi diavolo siete? - chiese Mister Jingle,  con tono cos feroce
    che l'ometto indietreggi involontariamente di un passo o due.
    - Chi ,  canaglia?  - intervenne Wardle. - E' il mio avvocato, Mister
    Perker di Gray's Inn.  Perker,  voglio  portare  questo  lazzarone  in
    Tribunale.  Farlo mettere sotto processo... Voglio... voglio... voglio
    rovinarlo. E voi - continu Mister Wardle,  voltandosi improvvisamente
    verso  la sorella - voi,  Rachael,  a un'et in cui dovreste avere pi
    buon senso, che cosa avete creduto di fare scappando con un vagabondo,
    disonorando la vostra famiglia e rovinando voi  stessa?  Mettetevi  il
    cappello  e tornate a casa.  Voi,  l,  chiamate subito una carrozza e
    portate il conto di questa signora... capito?
    - Subito,  signore - rispose Sam,  che aveva  risposto  alla  violenta
    scampanellata  di  Wardle  con  una  tale  sveltezza da far gridare al
    miracolo chiunque non sapesse che il suo occhio era stato applicato al
    buco della serratura durante tutto il colloquio.
    - Mettetevi il cappello - ripet Wardle.
    - Non fate nulla del genere - disse Jingle. - E voi, signore, lasciate
    la stanza.  Niente da fare qui.  La signora   libera  di  agire  come
    vuole. Pi di ventun anni.
    -  Pi  di  ventun  anni?  -  proruppe Wardle con disprezzo.  - Pi di
    quarantuno!
    - Non  vero - disse la zia zitella,  scordando per l'indignazione che
    aveva deciso di svenire.
    - E' vero, - rispose Wardle - ne avete cinquanta sonati.
    Qui la zitella diede uno strillo acutissimo, e perse i sensi.
    -  Un  bicchier d'acqua - disse l'umano Mister Pickwick,  chiamando la
    locandiera.
    - Un bicchiere?  - disse Wardle furibondo.  - Portatene un secchio,  e
    rovesciateglielo  tutto  addosso,  le far bene,  e se lo  ampiamente
    meritato.
    - Puah,  che bruto!  - esclam la soccorrevole  locandiera.  -  Povera
    cara.  - E con numerose esclamazioni,  quali: - Suvvia, cara... bevete
    un sorso... vi far bene... non lasciatevi abbattere cos...  tesoro -
    eccetera. eccetera, la locandiera, assistita da una cameriera, si mise
    a bagnare di aceto la fronte della zia zitella, a slacciarle il busto,
    e  insomma a porgerle tutti quei conforti che le donne compassionevoli
    dedicano sempre alle signore, quando queste cercano di farsi venire un
    accesso di isterismo.
    - La carrozza  pronta, signore - disse Sam, comparendo sulla porta.
    - Andiamo! - esclam Wardle. - Io la porter gi dalle scale.
    A queste parole l'accesso scoppi con raddoppiata violenza.
    La locandiera stava per fare una violentissima protesta contro  questo
    modo di agire, e gi aveva dato libero sfogo al suo sdegno chiedendo a
    Mister Wardle se si considerasse il signore del creato,  quando Mister
    Jingle intervenne:
    - Lustrascarpe, - disse - andatemi a chiamare una guardia.
    - Fermo,  fermo!  - disse il  piccolo  Mister  Perker.  -  Riflettete,
    signore, riflettete.
    -  Non c' niente da riflettere - rispose Jingle - Lei  padrona di se
    stessa.  Voglio vedere chi oser portarla via...  se lei stessa non lo
    desidera.
    -  Non  voglio che mi si porti via,  - mormor la zia zitella - non lo
    desidero. (E ricadde in un nuovo terribile accesso).
    - Caro signore,  - disse l'ometto a bassa  voce,  prendendo  da  parte
    Mister  Wardle  e  Mister  Pickwick  -  caro  signore,  siamo  in  una
    situazione molto difficile. E' un caso penoso... molto;  non ne ho mai
    visto  uno  pi  penoso;  ma  veramente,  caro signore,  veramente non
    abbiamo il diritto di dirigere  le  azioni  della  signora.  Vi  avevo
    avvertito prima di venire,  caro signore, che ci si doveva preparare a
    un compromesso.
    Ci fu una breve pausa.
    - Che genere di compromesso suggerite? - chiese Mister Pickwick.
    - Ecco,  caro signore,  il nostro amico  in una posizione delicata...
    molto delicata. Dovremmo rassegnarci a subire una perdita pecuniaria.
    - La subir,  piuttosto che rassegnarmi a questo disonore,  e lasciare
    che lei, sciocca com', si rovini per tutta la vita - disse Wardle.
    - Credo che la cosa si possa fare - disse il dinamico ometto. - Mister
    Jingle, volete passare con noi nella camera vicina, per un attimo?
    Mister Jingle assent, e il quartetto si trasfer in una camera vuota.
    - E adesso, signore, - disse l'ometto chiudendo accuratamente la porta
    - non c' modo di aggiustare questa faccenda?  Venite qua un  momento,
    signore...  nel vano della finestra,  signore, cos saremo soli... l,
    signore, l, prego,  sedetevi.  Adesso,  caro signore,  detto fra noi,
    sappiamo benissimo,  caro signore,  che voi siete fuggito con la donna
    per amore del suo denaro.  Non  aggrottate  le  ciglia,  signore,  non
    aggrottate le ciglia;  detto fra noi,  ripeto, sappiamo come stanno le
    cose.  Tutti e due siamo uomini di mondo,  e sappiamo benissimo,  noi,
    che i nostri amici qui presenti non lo sono... eh?
    La  faccia  di Mister Jingle si distese a poco a poco;  e qualcosa che
    sembrava un ammicco trem per un'attimo nel suo occhio sinistro.
    - Benissimo, benissimo, - disse l'ometto, osservando l'impressione che
    aveva prodotto.  - Ora il fatto    che,  tranne  poche  centinaia  di
    sterline,  la signora avr poco o niente fino alla morte di sua madre:
    una vecchia dama veramente straordinaria, caro signore.
    - Vecchia - disse Mister Jingle, conciso ma efficace.
    - Be',  s'intende - disse l'avvocato raschiandosi leggermente la gola.
    - Avete ragione,  caro signore,   abbastanza vecchia.  Ma discende da
    una vecchia famiglia,  caro signore;  vecchia in  tutti  i  sensi.  Il
    fondatore della famiglia venne nel Kent quando Giulio Cesare invase la
    Britannia.  C' stato un solo membro della famiglia, da allora in poi,
    che non sia arrivato agli ottantacinque anni,  e anche lui per il solo
    motivo che fu fatto decapitare da un Enrico. La vecchia dama non ne ha
    ancora settantatr, caro signore.
    L'ometto si ferm e fiut una presa di tabacco.
    - Ebbene? - lo sollecit Mister Jingle.
    - Ebbene,  caro signore... non fiutate tabacco?... ah! tanto meglio...
     un'abitudine che costa... ebbene, caro signore, voi siete un giovane
    brillante, un uomo di mondo...  capace di farvi una strada,  se aveste
    un po' di denaro, eh?
    - Ebbene? - disse ancora Mister Jingle.
    - Non mi capite?
    - Non del tutto.
    -  Non  credete...  cercate  di  capirmi adesso,  caro signore...  non
    credete che sarebbero meglio cinquanta sterline e la libert piuttosto
    che la signorina Wardle e l'attesa?
    - Non basta. E' meno della met! - disse Mister Jingle
    - No, no, caro signore, - protest il piccolo avvocato trattenendolo -
     una bella somma.  Un uomo come voi potrebbe triplicarla in quattro e
    quattr'otto. Si pu fare un sacco di cose con cinquanta sterline, caro
    signore.
    -  Si  pu  fare  di  pi con centocinquanta - rispose tranquillamente
    Mister Jingle.
    - Bene, caro signore, non perdiamo tempo in queste miserie,  - rispose
    l'ometto - diciamo... diciamo... settanta.
    - Non basta - disse Mister Jingle.
    - Non ve ne andate,  caro signore... prego, non precipitate le cose! -
    disse  l'ometto.   -  Ottanta.   andiamo:  vi  riempir   un   assegno
    immediatamente.
    - Non basta - disse Mister Jingle.
    - Bene,  caro signore,  bene, - disse l'ometto, trattenendolo ancora -
    ditemi quanto basterebbe.
    - Affare costoso - disse Mister Jingle. - Un mucchio di spese: viaggio
    nove sterline; licenza tre, fanno dodici; compenso cento, centododici.
    Sacrificio dell'onore... e perdita della signora...
    - S,  s,  caro signore,  - disse l'ometto con uno sguardo d'intesa -
    lasciamo perdere le due ultime voci. Eravamo a centododici... facciamo
    cento, e sia finita.
    - Centoventi - disse Mister Jingle.
    -  Via,  via,  vi riempir un assegno - disse l'ometto: e si sedette a
    tavolino per scrivere.
    - Lo far pagabile per dopodomani,  - disse l'ometto rivolgendosi  con
    lo sguardo a Mister Wardle - e nel frattempo porteremo via la signora.
    - Mister Wardle fece un lugubre cenno di assenso.
    - Cento - disse l'ometto.
    - E venti - disse Mister Jingle.
    - Ma caro signore... - protest l'ometto.
    - Dategliele - intervenne Mister Wardle - e mandatelo via.
    L'assegno fu riempito dall'ometto, e intascato da Mister Jingle.
    - E ora lasciate immediatamente questa casa!  - disse Wardle, balzando
    su.
    - Caro signore... - lo supplic l'ometto.
    - E ricordate - disse Mister Wardle - che  nulla  potrebbe  indurmi  a
    questo  compromesso,  nemmeno il rispetto per la mia famiglia,  se non
    fossi sicuro che dal momento in cui avrete  messo  quel  denaro  nelle
    vostre  tasche,  ve ne andrete in malora pi in fretta,  se possibile,
    che senza di esso.
    - Caro signore...- supplic ancora l'ometto.
    - State zitto,  Perker,  - rispose Wardle -  e  voi,  lasciate  questa
    stanza.
    - Subito! - disse imperterrito Jingle. - Salve Pickwick.
    Se  uno  spettatore  spassionato  avesse  potuto  vedere  il  volto di
    quell'uomo illustre, il cui nome costituisce l'elemento caratteristico
    del titolo di quest'opera, durante l'ultima parte di questo colloquio,
    avrebbe quasi dovuto meravigliarsi che la fiamma di sdegno che  ardeva
    nei  suoi  occhi  non avesse liquefatto il vetro degli occhiali: tanto
    era maestosa la sua collera.  Gli si dilatarono le narici,  e  strinse
    involontariamente i pugni, nel sentirsi interpellato dal manigoldo. Ma
    riusc ancora a dominarsi... non volle ridurlo in briciole.
    - Ecco qua,  - continu quell'incallito traditore, buttando la licenza
    ai piedi di Mister Pickwick - sostituite il nome.  Portate a  casa  la
    signora. Servir per Tuppy.
    Mister Pickwick era un filosofo,  ma i filosofi, per quanto corazzati,
    non sono  che  uomini,  infine.  Il  dardo  lo  raggiunse,  e  penetr
    attraverso  l'armatura filosofica fino al cuore.  Reso pazzo dall'ira,
    scagli ciecamente il calamaio davanti a  s,  e  part  a  sua  volta
    dietro il calamaio.  Ma Mister Jingle era sparito, e si ritrov fra le
    braccia di Sam.
    - Oh,  - disse quell'eccentrico salariato - il mobilio costa poco  al
    vostro paese,  signore.  Scrive da s quest'inchiostro, vedete? C' la
    vostra firma sul muro.  State calmo,  signore;  a  che  serve  correre
    dietro  a  un  uomo  che ha sgombrato il campo,  e ormai sar arrivato
    all'estremo opposto del Borough?
    La mente di Mister Pickwick, come quella di ogni vero grand'uomo,  era
    aperta alla persuasione.  Egli era un rapido e potente ragionatore;  e
    gli bast riflettere un istante per  convincersi  che  la  rabbia  non
    serviva a nulla.  Quest'ultima,  prontamente com'era venuta, si plac.
    Egli tir un profondo respiro, e gir lo sguardo benigno sugli amici.
    Chi narrer i lamenti che seguirono,  quando la  signorina  Wardle  si
    scopr abbandonata dall'infedele Jingle? Dobbiamo qui riportare, nella
    magistrale descrizione di Mister Pickwick, quella scena straziante? Il
    suo quaderno,  macchiato da lacrime di umana compassione, giace aperto
    davanti a noi; una sola parola, e passer nelle mani del tipografo. Ma
    no! saremo risoluti!  Non strazieremo il cuore del pubblico dipingendo
    una tale sofferenza!
    Lentamente  e  tristemente  i  due amici e la donna abbandonata fecero
    ritorno alla  diligenza  per  Muggleton,  il  giorno  dopo.  Cieche  e
    tenebrose  erano  scese  le  ombre melanconiche di una notte d'estate,
    quando giunsero a Dingley Dell, e si ritrovarono all'ingresso di Manor
    Farm.
    CAPITOLO 11.
    Che tratta di  un  altro  viaggio  e  di  una  scoperta  archeologica;
    registra  la  decisione  di  Mister  Pickwick  di  partecipare  a  una
    elezione; e riporta un manoscritto del vecchio pastore.

    Una notte di quiete e di riposo nel profondo silenzio di Dingley Dell,
    e l'effetto benefico di quell'aria fresca e fragrante il mattino dopo,
    rimisero completamente Mister Pickwick dagli effetti di tante  fatiche
    corporali e di tante sofferenze spirituali.  L'uomo illustre era stato
    lontano dai suoi amici e seguaci per due giorni interi;  e fu con  una
    gioia  e  un  piacere  addirittura impensabile da una mente comune che
    and incontro a Mister Winkle e  a  Mister  Snodgrass  per  salutarli,
    quando  li  incontr  al  suo ritorno dalla passeggiata mattutina.  Il
    piacere fu reciproco;  e  chi,  infatti,  poteva  guardare  la  faccia
    radiosa di Mister Pickwick senza subirne l'effetto? Ma una nube velava
    ancora la gioia dei suoi due compagni,  e quel grand'uomo non pot non
    accorgersene,  pur non sapendo assolutamente  spiegarsene  il  motivo.
    Avevano  un'aria  misteriosa,  tutti  e  due,  tanto  insolita  quanto
    preoccupante.
    - E Tupman,  - disse Mister Pickwick,  quando ebbe stretto la mano  ai
    suoi  seguaci  e  scambiato  con essi i pi caldi saluti - Tupman come
    sta?
    Mister Winkle,  a cui la domanda era espressamente rivolta,  non diede
    risposta.   Gir  la  testa  da  un'altra  parte,  quasi  assalito  da
    angosciosi pensieri.
    - Snodgrass, - disse Mister Pickwick ansiosamente - come sta il nostro
    amico...  forse ammalato?
    - No - rispose Mister  Snodgrass;  e  una  lacrima  trem  sul  ciglio
    sentimentale,  come una goccia di pioggia sul vetro della finestra.  -
    No, non  ammalato.
    Mister Pickwick si ferm e  guard  i  suoi  amici,  prima  l'uno  poi
    l'altro.
    -  Winkle,  Snodgrass,  -  disse  Mister Pickwick - che cosa significa
    questo?  Dov' il nostro amico?  che cos' accaduto?  Parlate,  ve  ne
    scongiuro, ve ne supplico... s, ve lo comando, parlate.
    C'era una solennit,  una dignit,  nel contegno di Mister Pickwick, a
    cui non si poteva resistere.
    - Se n' andato - disse Mister Snodgrass.
    - Andato? - esclam Mister Pickwick.
    - Andato - ripet Mister Snodgrass.
    - Dove? - esclam Mister Pickwick.
    - Questo messaggio non ci consente che delle ipotesi - rispose  Mister
    Snodgrass,  togliendo  di  tasca  una  lettera  e  mettendola  in mano
    all'amico.  - Ieri mattina,  quando arriv la lettera di Mister Wardle
    con l'annuncio che sarebbe arrivato con la sorella entro sera,  quella
    malinconia che non aveva mai abbandonato il nostro amico per tutto  il
    giorno  precedente ci sembr divenire pi grave.  Poco dopo scomparve:
    non lo vedemmo per tutto il giorno,  e la sera ci  fu  portata  questa
    lettera  dallo  stalliere  del  Corona  di Muggleton.  Gli era stata
    affidata la mattina,  con l'ordine preciso di non recapitarla fin dopo
    il tramonto.
    Mister Pickwick apr la missiva. Era scritta di pugno del suo amico, e
    conteneva queste parole:

    Mio caro Pickwick,
    voi,  mio caro amico,  siete molto al di sopra di molti errori e umane
    debolezze che l'uomo comune non riesce a superare.  Voi non sapete che
    cosa  significhi essere abbandonato a un tratto da un essere amabile e
    affascinante, e cader vittima dei raggiri di un gaglioffo che nasconda
    il sogghigno della frode sotto la maschera  dell'amicizia.  Spero  che
    non dobbiate saperlo mai.
    Ogni lettera a me indirizzata presso La Borraccia,  Cobhan, Kent, mi
    sar inoltrata...  se ancora esister.  Io fuggo la vista di un  mondo
    che mi  divenuto odioso. Lo spirito che arde dentro di noi  come una
    gerla,  su  cui  grava  il pesante fardello delle cure e degli affanni
    terreni: e quando lo spirito vien meno, il carico  troppo pesante per
    essere portato.  E crolliamo sotto di esso.  Potete dire a  Rachael...
    Ah, quel nome!...
    Tracy Tupman.

    - Dobbiamo partire immediatamente;  - disse Mister Pickwick, dopo aver
    ripiegato la lettera - non sarebbe  stato  comunque  opportuno  restar
    qui,  dopo quanto  accaduto;  tanto meno adesso che dobbiamo metterci
    alla ricerca del nostro amico. - E cos dicendo si diresse verso casa.
    La sua intenzione fu presto comunicata. Le preghiere di restare furono
    pressanti, ma Mister Pickwick fu inflessibile.  Alcuni affari,  disse,
    richiedevano la sua immediata presenza.
    C'era anche il vecchio pastore.
    - Non vorrete andarvene davvero! - disse, prendendo Mister Pickwick da
    parte.
    Mister Pickwick conferm la decisione precedente.
    - Allora, - disse il vecchio pastore - ecco qui un piccolo manoscritto
    che  speravo  di leggervi io stesso.  Lo trovai alla morte di un amico
    mio (un medico,  che prestava  servizio  nel  manicomio  della  nostra
    Contea)  in mezzo a diversi documenti che avevo facolt di distruggere
    o conservare, a mio esclusivo giudizio.  Non si riesce quasi a credere
    che  il  manoscritto  sia autentico,  sebbene possa assicurarvi che la
    calligrafia non  quella del mio amico. Comunque,  leggete e giudicate
    voi  stesso  se  si tratta dell'opera di un pazzo,  o se il delirio di
    qualche infelice ne abbia fornito soltanto la materia prima, il che mi
    sembra pi probabile.
    Mister Pickwick prese il manoscritto, e si separ dal buon vecchio con
    molte espressioni piene di stima e di riguardo.
    Pi difficile fu congedarsi dagli abitanti di Manor  Farm,  che  erano
    stati cos gentili e ospitali con tutti loro. Mister Pickwick baci le
    signorine, come se fossero state sue figlie, stavamo per dire: ma, non
    essendo impossibile che abbia messo un po' pi di calore nel salutarle
    cos,  il paragone potrebbe non calzare esattamente.  Poi abbracci la
    vecchia signora con filiale affettuosit;  e diede un  buffetto  sulle
    rosee guance delle cameriere con aria molto patriarcale, mentre faceva
    scivolare  in  mano  a ciascuna di esse un segno pi sostanzioso della
    sua soddisfazione.
    Le espressioni di amicizia scambiate col buon padrone di  casa  e  con
    Mister Trundle furono ancora pi cordiali e prolungate; e non fu prima
    che  Mister Snodgrass fosse chiamato molte volte,  per emergere infine
    da un corridoio oscuro, seguito a breve distanza da Emily (i cui occhi
    luminosi sembravano  stranamente  velati),  che  i  tre  riuscirono  a
    strapparsi  da  quegli  amici  cos  premurosi.  Pi  di  una volta si
    voltarono a guardare la fattoria, mentre si allontanavano lentamente a
    piedi; e pi di un bacio affid all'aria Mister Snodgrass, in risposta
    a qualcosa di molto simile a un fazzolettino da donna,  sventolato  da
    una  finestra  del piano superiore;  finch una curva del sentiero non
    nascose la vecchia casa ai loro sguardi.
    A Muggleton si procurarono un mezzo di trasporto per Rochester. Quando
    raggiunsero quest'ultima localit,  la violenza del loro dolore si era
    attenuata abbastanza per permettergli di fare un pranzetto eccellente;
    ed  avendo  ottenuto  le  necessarie informazioni sulla strada,  i tre
    amici si incamminarono nel pomeriggio alla volta di Cobham.
    Fu una passeggiata incantevole: era un bel pomeriggio di giugno,  e la
    loro  strada passava per un alto bosco ombroso,  percorso da un fresco
    venticello frusciante nel fitto fogliame,  e animato dal  canto  degli
    uccelli che andavano a posarsi sui rami.
    L'edera  e il muschio barbicavano folti su per i vecchi tronchi,  e il
    soffice tappeto verdeggiante che  ricopriva  il  terreno  sembrava  di
    seta.
    Sbucarono infine di fronte a una grande tenuta, con un antico castello
    che   sfoggiava   l'architettura   preziosa  e  pittoresca  dell'epoca
    elisabettiana.  Lunghi filari di querce maestose e di olmi si vedevano
    di  scorcio  ai  due  lati:  branchi  di  daini  pascolavano sull'erba
    novella;  e ogni tanto una lepre  spaurita  trascorreva  sul  terreno,
    rapida  come  le  ombre delle nubi leggere che sfioravano il paesaggio
    illuminato dal sole, come un fuggevole respiro d'estate.
    - Se  questo - disse Mister  Pickwick  guardandosi  intorno  -  se  
    questo  il  luogo  dove  vengono  coloro  che soffrono gli affanni del
    nostro amico, immagino che il loro vecchio attaccamento a questo mondo
    debba tornare molto in fretta.
    - Credo anch'io - disse Mister Winkle.
    - Davvero, - aggiunse Mister Pickwick, dopo che mezz'ora di cammino li
    ebbe portati al villaggio - davvero,  per i  gusti  di  un  misantropo
    questo   uno dei posti pi belli e piacevoli da abitare che abbia mai
    visto.
    Anche  questa  opinione  trov  Mister  Winkle  e   Mister   Snodgrass
    perfettamente d'accordo;  e, giunti con l'aiuto di qualche indicazione
    alla  Borraccia,  un'osteria  di  paese  grande  e  pulita,   i  tre
    viaggiatori entrarono e chiesero subito di un signore di nome Tupman.
    - Conducete i signori nella sala, Tom - disse la padrona.
    Un  robusto  campagnolo  apr la porta in fondo al corridoio,  e i tre
    amici entrarono in una stanza lunga e bassa,  ammobiliata con un  gran
    numero di sedie rivestite di cuoio, dagli alti schienali e dalla forma
    stravagante,  e  adornata  con una grande variet di vecchi ritratti e
    vecchie stampe a colori.
    In fondo alla stanza c'era una tavola  con  una  bianca  tovaglia  ben
    guarnita di pollo arrosto,  pancetta,  birra, e altre cose; e a tavola
    sedeva Mister Tupman,  che non presentava la bench minima somiglianza
    con un uomo che abbia detto addio al mondo.
    Appena vide entrare gli amici,  pos coltello e forchetta e si alz ad
    incontrarli con volto funereo.
    - Non mi aspettavo di vedervi - disse,  stringendo la  mano  a  Mister
    Pickwick. - Siete stati molto gentili.
    - Ah!  - fece Mister Pickwick,  sedendosi e asciugandosi la fronte dal
    sudore della passeggiata.  - Finite di  mangiare,  e  uscite  con  me.
    Vorrei parlarvi da solo.
    Mister Tupman si comport come gli era stato detto; e Mister Pickwick,
    dopo  essersi rinfrescato con una buona sorsata di birra,  aspett che
    il suo amico finisse.  Il pranzo  fu  presto  terminato,  ed  uscirono
    insieme.
    Si  videro  poi le due figure passeggiare su e gi nel sagrato per una
    mezz'ora,   durante  la  quale  Mister  Pickwick  fece  di  tutto  per
    combattere  i propositi del suo compagno.  Sarebbe inutile riportare i
    suoi argomenti: quale lingua potrebbe ripetere quella forza  e  quelle
    virt  che  gli  venivano  infuse  dalla  viva  voce  del  loro grande
    forgiatore?  Sia che Mister Tupman si fosse gi stancato di star solo,
    sia  che  fosse  incapace  di  resistere all'eloquente appello che gli
    veniva rivolto (qui non importa saperlo), alla fine si arrese.
    A lui poco  importava,  disse,  dove  trascinare  il  resto  dei  suoi
    miserabili  giorni:  e  poich l'amico suo manifestava tanto interesse
    per la sua modesta  compagnia,  era  disposto  a  condividere  le  sue
    avventure.
    Mister Pickwick sorrise,  si strinsero la mano e si avviarono verso la
    locanda per riunirsi ai compagni.
    Fu allora che Mister Pickwick fece l'immortale scoperta  che    stata
    orgoglio  e  vanto  dei suoi amici,  e ha costituito l'invidia di ogni
    archeologo di questo e di ogni altro paese.  Erano gi passati davanti
    alla   porta  della  locanda  ed  erano  andati  un  po'  pi  avanti,
    nell'interno del villaggio,  non ricordandosi pi della sua ubicazione
    precisa.  Quando se ne accorsero e si voltarono,  lo sguardo di Mister
    Pickwick cadde sopra una piccola  pietra  sbreccata,  semisepolta  nel
    terreno, davanti alla porta di una casetta. Si ferm.
    - E' molto strano - disse Mister Pickwick.
    - Che cosa  strano?  - domand Mister Tupman,  guardando intensamente
    ogni oggetto intorno,  tranne quello giusto.  - Santo cielo,  che cosa
    succede?
    Quest'ultima era un'esclamazione d'irrefrenabile meraviglia, al vedere
    che  Mister  Pickwick,   nell'entusiasmo  della  scoperta,  cadeva  in
    ginocchio davanti alla piccola pietra e incominciava a spazzar via  la
    polvere col fazzoletto del taschino.
    - Qui c' una scritta - disse Mister Pickwick.
    - Possibile? - disse Mister Tupman.
    -  Riesco a distinguere,  - continu Mister Pickwick,  spolverando con
    tutte le sue forze e aguzzando lo sguardo attraverso  gli  occhiali  -
    riesco  a  distinguere  una  croce e una B,  e poi una T.  E' una cosa
    importante!   -   continu   Mister   Pickwick,   balzando   su.    E'
    un'antichissima scritta,  che forse esisteva molto prima degli antichi
    ospizi del luogo. Non si pu lasciarla qui.
    Buss alla porta della casetta. Un contadino venne ad aprire.
    - Sapete come mai questa pietra si trova  qui,  amico  mio?  -  chiese
    benevolmente Mister Pickwick.
    - No, signore, - rispose l'uomo educatamente - era qui molto prima che
    io, o qualcuno di noi fosse nato.
    Mister Pickwick guard trionfalmente il suo compagno.
    - Voi...  voi... non ci avete nessun interesse particolare, m'immagino
    -  disse  Mister  Pickwick  tremando  per  l'agitazione.   -  Non   vi
    dispiacerebbe venderla?
    - Gi!  ma chi la comprerebbe? - domand l'uomo con un'espressione che
    probabilmente voleva essere molto furba.
    - Io ve la pagher subito dieci scellini, - disse Mister Pickwick - se
    me la tirate fuori.
    E' facile immaginare la sorpresa del villaggio, quando Mister Pickwick
    (dopo che la piccola pietra fu  dissotterrata  con  un  sol  colpo  di
    vanga)  a  prezzo  di  grandi sforzi personali la port con le proprie
    mani alla locanda,  ed avendola accuratamente  lavata  la  pos  sulla
    tavola.
    L'esultanza  e  la gioia dei Pickwickiani non conobbe pi freno quando
    la loro pazienza e assiduit e tutto quel  lavare  e  grattare  furono
    coronati di successo.  La pietra era scabra e scheggiata, e le lettere
    disordinate e irregolari,  ma era possibile decifrare bene il seguente
    frammento di una scritta:

    (immagine di una croce. Nota dei curatori telematici)
    B I L S T
    U M
    P S S U
    A F I
    R M A

    Gli  occhi di Mister Pickwick scintillarono di felicit quando sedette
    a vagheggiarsi il tesoro che aveva  scoperto.  Aveva  soddisfatto  una
    delle  sue pi grandi ambizioni.  In una regione nota per l'abbondanza
    dei resti di et remote;  in un villaggio dove ancora si  conservavano
    alcuni frammenti di cronache antiche,  lui - il Presidente del Circolo
    Pickwick - aveva scoperto una strana e curiosa iscrizione di  indubbia
    antichit, completamente sfuggita alle ricerche dei molti studiosi che
    lo avevano preceduto. Quasi non credeva ai suoi occhi.
    - Questo... questo - disse - mi decide. Torniamo in citt domani.
    - Domani! - esclamarono i suoi ammirati seguaci.
    - Domani!  - disse Mister Pickwick. - Questo tesoro deve essere subito
    deposto in un luogo dove possa essere studiato a fondo,  e giustamente
    interpretato.  E  non    la  sola ragione.  Fra pochi giorni si terr
    un'elezione nel comune di Eatanswill, e Mister Perker,  un signore che
    ho conosciuto ultimamente,  l'agente elettorale di uno dei candidati.
    Andremo   a  vedere  e  a  studiare  con  attenzione  una  scena  cos
    interessante per ogni inglese.
    - Ci andremo - tre voci esclamarono fervidamente.
    Mister Pickwick gir lo sguardo intorno a s.  La fedelt  e  l'ardore
    dei suoi seguaci accesero una fiamma di entusiasmo in lui. Era il loro
    condottiero, e sentiva di esserlo.
    -  Celebriamo  questa  felice riunione con un brindisi - disse.  Anche
    questa proposizione,  come l'altra fu salutata  da  unanimi  applausi.
    Dopo aver riposto personalmente l'importante pietra in una cassetta di
    legno  acquistata  dalla  locandiera,  si  install  in  una  sedia  a
    braccioli a capotavola;  e la sera fu dedicata alla ricreazione e alle
    chiacchiere.
    Erano  le  undici  passate  - un'ora tarda per il piccolo villaggio di
    Cobham - quando Mister  Pickwick  si  ritir  nella  camera  da  letto
    preparata per riceverlo. Spalanc la finestra e, posata la candela sul
    tavolo,  cadde  in una serie di meditazioni sui turbinosi eventi degli
    ultimi due giorni.
    L'ora e il luogo favorivano l'esercizio del pensiero;  Mister Pickwick
    ne  fu  distolto dall'orologio della chiesa che batteva le dodici.  Il
    primo colpo rison solenne al suo orecchio,  ma quando la  campana  si
    tacque, il silenzio gli sembr insopportabile. Gli parve quasi di aver
    perso  un  compagno.  Era  eccitato e nervoso;  svestitosi in fretta e
    posata la candela sul caminetto, s'infil fra le coperte.
    Tutti hanno provato quello stato di nervosismo in  cui  la  sensazione
    della  stanchezza  fisica  lotta  invano  contro  l'insonnia.  Era  la
    condizione di Mister Pickwick in quel momento: si rigir da  tutte  le
    parti;  si ostin a chiudere gli occhi, come se volesse persuaderli al
    riposo.  Non serv a nulla.  Fossero le insolite fatiche a cui si  era
    sottoposto,  o il caldo, o l'alcool bevuto, o il cambiamento di letto,
    qualsiasi  cosa  fosse,   il  pensiero  gli  tornava  con   opprimente
    insistenza agli squallidi ritratti del piano di sotto,  e alle vecchie
    storie che avevano suscitato nel corso della sera.  Dopo mezz'ora  che
    si rivoltava nel letto,  giunse alla spiacevole conclusione che cercar
    di dormire era inutile; quindi si alz e si rivest a mezzo. Qualsiasi
    cosa, pensava, era meglio che starsene l coricato a fantasticare ogni
    sorta di orrori. Guard fuori dalla finestra: era buio pesto.  Cammin
    per la stanza: era vuota e silenziosa.
    Era  andato due o tre volte dalla porta alla finestra e dalla finestra
    alla porta,  quando improvvisamente si  ricord  del  manoscritto  del
    pastore.  Buona  idea,  questa.  Se non fosse riuscito a interessarlo,
    sarebbe magari riuscito a farlo addormentare.  Lo  tolse  dalla  tasca
    della  giacca  e,  tirato  un  tavolino a capo del letto,  smoccol la
    candela si mise gli occhiali,  e si  prepar  alla  lettura.  Era  una
    strana  calligrafia.  e  i fogli erano sporchi e pieni di macchie.  Il
    titolo, poi, lo fece trasalire: e non pot trattenersi dal gettare uno
    sguardo esplorativo per la stanza. Tuttavia,  riflettendo quanto fosse
    assurdo lasciarsi vincere da queste impressioni,  smoccol di nuovo la
    candela e lesse quanto segue.


    Manoscritto di un pazzo.

    S!... di un pazzo!  Questa parola mi avrebbe colpito il cuore,  tanti
    anni fa!  Avrebbe richiamato il terrore che a tratti m'assaliva,  e mi
    faceva gelare e bruciare il sangue nelle vene, mentre il sudore freddo
    della paura formava grosse  gocce  sulla  pelle,  e  le  ginocchia  si
    urtavano tremando!  Ma ora mi piace. E' una bella parola. Ditemi quale
    cipiglio di re fu mai tanto temuto quanto l'occhio furioso del pazzo -
    quale cappio o mannaia furono mai  per  met  cos  spietati  come  la
    stretta  delle  mani di un pazzo.  Ah!  ah!  E' una cosa straordinaria
    essere pazzo!  Essere spiato come un  leone  selvaggio  attraverso  le
    sbarre  di  ferro  -  digrignare  i denti e ululale nelle lunghe notti
    silenziose al suono gaio di una grossa catena e rotolarsi e avvolgersi
    nella paglia,  trascinato da una  musica  cos  brillante.  Evviva  il
    manicomio! E' un posto meraviglioso!
    Ricordo  i  giorni  in  cui  avevo  "paura" di essere pazzo: quando mi
    accadeva di svegliarmi di soprassalto,  di gettarmi in  ginocchio,  di
    pregare che la tara di famiglia non colpisse anche me;  quando fuggivo
    la vista di chi era  allegro  e  felice,  per  nascondermi  in  luoghi
    solitari  e  trascorrere  ore  interminabili a spiare il progresso del
    male che  mi  distruggeva  il  cervello.  Sapevo  che  la  pazzia  era
    mischiata col mio sangue e col midollo delle mie ossa: una generazione
    era passata senza che il morbo si manifestasse,  ed io ero il primo in
    cui si sarebbe riacceso.  Sapevo che DOVEVA essere cos;  che cos era
    sempre stato e non poteva cambiare in futuro; e quando mi rannicchiavo
    in  un angolo scuro di una stanza piena di gente,  e li vedevo parlare
    sottovoce,  e indicarmi,  e girare gli occhi verso di me,  sapevo  che
    stavano  parlando  della  mia  predestinazione,  e sgusciavo via,  per
    restar solo con la mia tristezza.
    Questo dur degli anni: lunghi, lunghi anni.  Qui le notti sono lunghe
    talvolta,  interminabili;  ma  questo   nulla in confronto alle notti
    senza sonno,  ai sogni spaventevoli di allora.  Il solo ricordo mi  fa
    rabbrividire.  Grandi  forme spettrali dai volti maligni e beffardi si
    annidavano negli angoli della stanza,  e si curvavano di notte sul mio
    letto  per  attirarmi verso la pazzia.  Mi dicevano sussurrando che il
    pavimento della vecchia casa in cui era morto il padre  di  mio  padre
    era macchiato del suo sangue, sparso da lui con le sue stesse mani nei
    suoi  accessi  di  follia.  Mi cacciavo le dita nelle orecchie,  ma li
    sentivo gridare nella mia testa - tutta la stanza ne risonava!  -  che
    nella generazione precedente la pazzia era rimasta sopita,  ma che mio
    nonno era vissuto per  anni  con  le  mani  incatenate  al  suolo  per
    impedire che si sbranasse.  Sapevo che dicevano la verit... lo sapevo
    bene.  L'avevo scoperto da anni,  bench avessero cercato di tenermelo
    nascosto. Ah! ah! Ero troppo furbo per loro, pazzo come mi credevano.
    Alla fine mi colse,  e mi meravigliai di averla potuta temere.  Adesso
    potevo uscire nel mondo,  e ridere e far chiasso  con  i  migliori  di
    loro.  Lo  sapevo,  di essere pazzo,  ma gli altri non lo sospettavano
    ancora.  Con che gusto mi abbracciavo da solo,  pensando al bellissimo
    scherzo  che  gli  stavo  giocando,  dopo  che  mi avevano tante volte
    segnato a dito e guardato di sottecchi, quando non ero pazzo,  ma solo
    pauroso  di  poterlo  diventare  un  giorno!  E come ridevo di gioia e
    pensavo al mio segreto ben custodito,  e alla  rapidit  con  cui  gli
    amici  mi  sarebbero  caduti  di dosso,  se avessero saputo la verit.
    Avrei urlato di  piacere,  quando  pranzavo  solo  con  qualche  amico
    ridanciano,  pensando  come  sarebbe  diventato pallido,  e con quanta
    prestezza sarebbe scappato,  se avesse saputo che il caro amico seduto
    accanto  a lui,  e che stava affilando un lucido coltello scintillante
    era un pazzo, con una buona disposizione,  e con una mezza intenzione,
    di ficcarglielo nel cuore. Oh, che vita allegra era quella!
    Entrai  in possesso di grandi ricchezze;  il denaro mi pioveva addosso
    da tutte le parti: e mi abbandonai a piaceri che la consapevolezza del
    mio segreto accresceva mille volte. Ereditai un latifondo.  La legge -
    la  legge  dagli  occhi d'aquila!  - si era lasciata ingannare e aveva
    affidato migliaia di sterline contese alle mani di un pazzo.
    Dov'era l'intelligenza e l'acume degli  uomini  sani  di  mente?  Dove
    l'abilit  degli  avvocati,  sempre  pronti  a trovare un cavillo?  La
    furberia di un pazzo li aveva ingannati tutti.
    Ero ricco. Com'ero corteggiato!  Spendevo largamente.  Com'ero lodato!
    Come quei tre fratelli orgogliosi e prepotenti si umiliavano davanti a
    me!  E anche il padre,  vecchio, coi capelli bianchi: quale deferenza!
    quale rispetto! quale devota amicizia! un'idolatria,  addirittura!  Il
    vecchio  aveva  una  figlia,  i  giovani una sorella: e tutti e cinque
    erano poveri. Io ero ricco! E quando sposai la ragazza vidi un sorriso
    di trionfo brillare sulle facce dei suoi parenti poveri,  al  pensiero
    del  loro  piano ben congegnato,  e del successo finale.  Toccava a me
    sorridere. Sorridere?  Ridere sgangheratamente,  strapparmi i capelli,
    rotolarmi per terra strillando di gioia.  Non avrebbero mai immaginato
    di averla sposata con un pazzo.
    Un momento.  Se avessero saputo,  l'avrebbero salvata?  La felicit di
    una sorella contro l'oro di suo marito. La piuma leggera sostenuta dal
    mio fiato contro l'allegra catena che adorna il mio corpo!
    In una cosa fui ingannato,  ad onta della mia scaltrezza. Se non fossi
    stato  pazzo  -  perch  noi  pazzi,  pur  essendo  molto  acuti,   ci
    confondiamo  ogni  tanto  -  avrei  capito  che  la  ragazza preferiva
    trovarsi sottoterra fredda e rigida, in una grigia bara di zinco,  che
    entrare  sposa  invidiata nella mia casa ricca e piena di luci.  Avrei
    capito che il suo cuore era rimasto con quel ragazzo dagli occhi  neri
    il  cui nome la udii sospirare una volta nel sonno travagliato,  e che
    mi aveva sacrificato se stessa per togliere dalla miseria  il  vecchio
    padre dai capelli bianchi e gli arroganti fratelli.
    Non ricordo pi le sue forme o i lineamenti,  ma so che era bella.  Lo
    so;  perch  nelle  chiare  notti  di  luna,   quando  mi  sveglio  di
    soprassalto  e  intorno  a me tutto  silenzio,  vedo immobile,  in un
    canto della cella,  una figura fragile e negletta,  dai lunghi capelli
    neri fluttuanti sulle spalle,  agitati da un vento che non  di questa
    terra,  e gli occhi che fissano lo sguardo su  di  me,  senza  battere
    ciglia,  senza chiudersi mai.  Zitti!  Mi si gela il sangue nelle vene
    mentre scrivo...  quella figura  la sua: il viso  pallidissimo e gli
    occhi lucenti come il vetro: ma li conosco bene.  Quella figura non si
    muove mai: non fa nessun verso con gli occhi  o  con  la  bocca,  come
    fanno  talvolta  gli  altri  abitatori di questo luogo: ma  tanto pi
    orribile per me,  pi ancora degli spettri che mi  tormentavano  molti
    anni fa. Essa vive dalla tomba, e tutto in lei parla di morte.
    Per  un  anno  vidi  le  sue  guance  impallidire: per un anno vidi le
    lacrime scendere silenziosamente sul suo  volto  doloroso,  e  non  ne
    sapevo la causa.  Ma la scoprii, alla fine. Non poterono nasconderla a
    lungo.  Non mi aveva mai amato: non avevo mai creduto che  mi  amasse.
    Disprezzava  la  mia  ricchezza  e  odiava lo splendore in cui viveva:
    questo non me l'aspettavo.  Amava un altro: a  questo  non  avevo  mai
    pensato.
    Strani  sentimenti  mi  assalirono,  e strani pensieri,  che una forza
    segreta suscitava,  mi giravano vorticosamente nel  cervello.  Non  la
    odiavo,  bench  odiassi  il  giovane  per cui versava le sue lacrime.
    Avevo piet...  s,  piet...  della vita miserabile a  cui  l'avevano
    condannata  i suoi parenti crudeli ed egoisti.  Capivo che non sarebbe
    vissuta a lungo, ma il pensiero che prima di morire potesse mettere al
    mondo uno  sventurato,  destinato  a  tramandare  la  pazzia  ai  suoi
    discendenti, mi fece decidere. Presi la risoluzione di ucciderla.
    Per  molte settimane pensai di avvelenarla,  poi di affogarla,  poi di
    bruciarla.  Un bello spettacolo,  la splendida casa in  fiamme,  e  la
    moglie  del  pazzo  ridotta  in  cenere.  Pensate  poi allo scherzo di
    mettere una taglia sul colpevole,  e far penzolare dalla forca un uomo
    sano  di  mente,  per  un  delitto  che  non ha commesso,  e tutto per
    l'astuzia di un pazzo!  Ci pensai spesso,  ma alla fine ci  rinunciai.
    Oh!  la gioia di affilare il rasoio giorno per giorno, di saggiarne il
    taglio, di pensare alla ferita che un sol colpo della sua lama lucente
    poteva aprire!
    Alla fine i vecchi spettri, che gi mi erano stati tante volte vicini,
    bisbigliarono al mio orecchio che il tempo era giunto,  e mi posero in
    mano il rasoio aperto.  Lo afferrai saldamente, scesi piano dal letto,
    e mi chinai su mia moglie che dormiva.
    Si copriva il volto con le  mani.  Le  scostai  delicatamente,  finch
    caddero  senza  forza  sul  petto.  Aveva  pianto: le sue guance erano
    ancora bagnate di lacrime.  Il suo viso era  quieto  e  tranquillo,  e
    mentre  lo guardavo un calmo sorriso illuminava i suoi pallidi tratti.
    Posai delicatamente una mano sulla sua spalla.  Sobbalz: ma  fu  solo
    per un sogno passeggero.  Mi curvai di nuovo in avanti. Si svegli con
    un grido.
    Bastava un movimento della mia mano,  e non avrebbe pi dato grida  n
    fatto  rumore.  Ma mi ero spaventato,  e arretrai.  I suoi occhi erano
    fissi  nei  miei.  Non  sapevo  come  fosse,  ma  n'ero  intimidito  e
    spaventato; e arretrai davanti a essi.
    Lei  scese  dal  letto,  sempre con lo sguardo fisso e fermo su di me.
    Tremai; tenevo in mano il rasoio, ma non potevo muoverlo. Lei si mosse
    verso la porta.  Quando fu quasi arrivata,  si volt  distogliendo  lo
    sguardo dalla mia faccia.  L'incanto era spezzato.  Balzai in avanti e
    l'afferrai per un braccio. Ella con grida dissennate cadde riversa.
    Ora avrei potuto ucciderla senza lottare,  ma la casa era in  allarme.
    Udii  un  calpestio  sulle  scale.  Riposi  il  rasoio  nel suo solito
    astuccio, aprii la porta, e chiamai forte aiuto.
    Vennero,  la sollevarono e la misero sul letto.  Lei giacque priva  di
    sensi per ore e ore; e quando le torn la vita e la parola aveva perso
    la  ragione  ed  era  in  preda a un furioso delirio.  Si chiamarono i
    dottori: grandi  uomini  che  arrivavano  alla  mia  porta  in  comode
    carrozze,  con  bei cavalli e servi dalle vistose livree.  Rimasero al
    suo capezzale per settimane. Fecero un gran consulto, e discussero fra
    loro in una stanza vicina, con voci basse e solenni. Uno, il pi abile
    e il pi famoso,  mi prese da parte,  ed esortandomi a  prepararmi  al
    peggio, disse a me... a me, pazzo!... che mia moglie era impazzita.
    Eravamo  vicinissimi,  presso una finestra aperta,  i suoi occhi sulla
    mia faccia,  la sua mano posata sul mio braccio.  Con  un  colpo  solo
    avrei potuto scaraventarlo nella strada sottostante.  Sarebbe stato un
    colpo straordinario;  ma avrei rischiato il mio segreto,  e lo lasciai
    andare.  Pochi  giorni  dopo  mi  dissero  che  dovevo  metterla sotto
    sorveglianza: dovevo trovarle  un  infermiere.  Io!  Corsi  in  aperta
    campagna,  dove  nessuno  poteva  sentirmi,  e risi fino a far tremare
    l'aria intorno a me!
    Mor il giorno dopo. Il vecchio padre dai capelli bianchi l'accompagn
    alla tomba,  e i superbi fratelli spremettero  una  lacrima  sopra  il
    corpo  inanimato di colei che con sguardo impassibile avevano lasciato
    soffrire, durante la sua vita. Tutto ci era nutrimento alla mia gioia
    segreta,  e dietro il fazzoletto bianco che  premevo  sul  mio  volto,
    tornando a casa, ridevo fino alle lacrime.
    Ma pur se,  uccidendola,  avevo raggiunto il mio scopo, ero inquieto e
    agitato,  e sentivo che presto il mio segreto sarebbe stato  scoperto.
    Non  potevo nascondere la gioia selvaggia e l'allegria che ribollivano
    in me, e che, quando ero solo,  mi facevano saltare e battere le mani,
    piroettare  e  scoppiare  a  ridere.  Quando  uscivo e vedevo la folla
    indaffarata affrettarsi per le strade o verso i  teatri,  e  udivo  il
    suono  della  musica,  e  vedevo  la  gente ballare,  sentivo una tale
    allegria che mi sarei precipitato fra di loro,  e li avrei sbranati  a
    membro a membro, ululando di piacere.
    Ma digrignavo i denti,  e battevo i piedi per terra,  e mi cacciavo le
    unghie aguzze nelle mani.  Non lasciai trapelare mai nulla;  e nessuno
    ancora sapeva che ero pazzo.
    Ricordo...  bench  sia  una  delle  ultime  cose che posso ricordare:
    perch adesso mescolo la realt con i sogni,  e avendo tanto  da  fare
    qui,  e  sempre  sospinto  dalla fretta,  non ho tempo di separarli da
    quella strana confusione  in  cui  si  ingarbugliano...  ricordo  come
    avvenne l'esplosione finale.
    Mi sembra di vedere ancora i loro sguardi atterriti,  e di sentire con
    che senso di sollievo li sbattevo via  da  me,  e  colpivo  col  pugno
    chiuso le loro facce pallide, e poi scappavo come il vento lasciandoli
    indietro  urlanti  e  pieni di strilli.  Mi viene una forza da gigante
    quando ci penso. Ecco, guardate questa sbarra di ferro,  come si piega
    sotto  i miei strappi violenti: potrei spezzarla come un fuscello,  ma
    ci sono  lunghi  corridoi  con  molte  porte,  qui...  non  credo  che
    riuscirei  a  trovare  la  strada  in  questo labirinto;  e,  anche se
    potessi,  so che ci sono cancelli di ferro,  sotto,  con  lucchetti  e
    chiavistelli.   Sanno  che  pazzo  intelligente  sono  stato,  e  sono
    orgogliosi di potermi mostrare.
    Vediamo... s, ero uscito.  Era tardi,  quella sera,  quando arrivai a
    casa  e  trovai  il  pi  superbo  dei  tre  superbi  fratelli  che mi
    aspettava...  affari urgenti,  disse:  lo  ricordo  benissimo.  Odiavo
    quell'uomo  con  tutta  la  violenza di un pazzo.  Non so quante volte
    avevo sentito nelle mani il desiderio selvaggio di ridurlo  in  pezzi.
    Mi  dissero  che era in casa.  Corsi in fretta di sopra.  Doveva dirmi
    qualcosa. Congedai la servit.  Era tardi,  ed eravamo soli insieme...
    per la prima volta.
    Dapprima  evitai  accuratamente di guardarlo in faccia,  perch sapevo
    ci che lui non immaginava nemmeno...  ed ero orgoglioso  di  saperlo:
    nei  miei  occhi  ardeva come il fuoco una luce di follia.  Sedemmo in
    silenzio  per  qualche  minuto.  Alla  fine  parl.   Le  mie  recenti
    dissipazioni,  e alcune strane osservazioni fatte a cos poca distanza
    dalla morte di sua sorella,  erano un insulto  alla  memoria  di  lei.
    Mettendo  insieme  diverse  circostanze  che  sul  principio gli erano
    sfuggite,  si era convinto che non l'avevo trattata  bene.  Desiderava
    sapere  da  me  se  doveva  ritenere che io volessi gettare discredito
    sulla sua memoria,  e disonore  sulla  sua  famiglia.  L'uniforme  che
    indossava  gl'imponeva  di  chiedere una spiegazione.  Costui aveva un
    grado  nell'esercito...  un  grado  comprato  col  mio  denaro  e  con
    l'infelicit  di  sua  sorella!  Egli  era il maggiore responsabile di
    tutte le manovre con cui avevano voluto ingannarmi e impadronirsi  del
    mio  denaro.  Lui  aveva  fatto  pi di ogni altro per costringere sua
    sorella a sposarmi,  ben sapendo che il suo cuore era  legato  a  quel
    piagnucoloso  giovinetto.   La  sua  uniforme?  La  livrea  della  sua
    degradazione!   Volsi  gli  occhi  su  di   lui...   non   riuscii   a
    trattenermi... ma non dissi verbo.
    Potei vedere il cambiamento improvviso che avvenne in lui sotto il mio
    sguardo. Era un uomo coraggioso, ma il colore svan dalle sue guance e
    tir indietro la seggiola. Io gli accostai la mia; e quando risi... mi
    era venuta una grande allegria...  lo vidi trasalire. Sentii la pazzia
    ingigantirmi dentro. Lui aveva paura di me.
    - Volevate molto bene a vostra  sorella,  quand'era  viva  -  dissi  -
    molto.
    Si  guard  intorno  affannato,  e  vidi  la  sua mano afferrarsi alla
    spalliera della seggiola.
    - Manigoldo - dissi - ti conosco;  ho scoperto i tuoi piani  infernali
    contro di me; so che il suo cuore era impegnato con un altro prima che
    tu la costringessi a sposarmi. Lo so... lo so.
    Lui  si  alz di botto dalla seggiola,  la brand sopra il capo,  e mi
    ordin di stare indietro... poich mi ero fatto sempre pi vicino, nel
    parlargli.
    Io urlavo pi che parlare, perch tumultuose passioni si agitavano nel
    mio sangue,  e sentivo i vecchi spettri bisbiglianti che mi incitavano
    a strappargli il cuore.
    -  Maledetto - dissi,  balzando in piedi e gettandomi su di lui - l'ho
    uccisa io.  Sono pazzo.  Muori,  tu.  Sangue,  sangue!  Voglio il  tuo
    sangue!
    Gettai  da  parte  con un colpo solo la sedia,  che nel suo terrore mi
    aveva buttato contro,  e lo abbrancai;  e con gran fracasso  rotolammo
    insieme sul pavimento.
    Fu  una  bella  battaglia,  perch  lui  era  un uomo alto e forte che
    lottava per la vita,  io un pazzo  formidabile,  bramoso  di  farlo  a
    pezzi.  Sapevo  che  nessuno  poteva eguagliare la mia forza,  e avevo
    ragione.  Ancora ragione,  bench pazzo!  I suoi colpi  divennero  pi
    deboli.  Gli  misi le ginocchia sul petto e strinsi forte con entrambe
    le mani il suo collo muscoloso. La faccia divenne paonazza;  gli occhi
    gli  uscirono  dalle  orbite,  e  la  lingua  cacciata  fuori sembrava
    schernirmi. Strinsi pi forte.
    Improvvisamente la porta si spalanc con gran fracasso e una folla  di
    gente fece irruzione, gridando a squarciagola di tener fermo il pazzo.
    Il mio segreto era scoperto: non mi restava pi che lottare per la mia
    libert  e  la  mia salvezza.  Fui in piedi prima che mi mettessero le
    mani addosso,  mi gettai fra gli assalitori e mi aprii  un  varco:  la
    forza  delle mie braccia era tale che se avessi brandito una scure non
    li avrei falciati con uguale  violenza.  Guadagnai  la  porta,  saltai
    dalla ringhiera, e in un attimo raggiunsi la strada.
    Corsi dritto e veloce, e nessuno ebbe il coraggio di fermarmi. Udii un
    rumore  di  passi  dietro  di  me,  e raddoppiai la velocit finch il
    rumore divenne sempre pi debole,  e alla fine cess del tutto.  Corsi
    fra  stagni  e  ruscelli,  saltai siepi e muri,  con urla selvagge cui
    rispondevano strane creature che fluttuavano  intorno  a  me  da  ogni
    parte, e ingigantivano il suono finch tutta l'aria ne rintronava. Ero
    portato dalle braccia di demoni che scivolavano sulle ali del vento, e
    abbattevano  argini  e  siepi davanti a loro,  e mi trascinavano in un
    vortice turbinoso, a tale velocit che la sentivo sibilare e mi girava
    la testa,  finch alla fine mi scaraventarono lontano con uno  strappo
    violento  e caddi a terra di schianto.  Quando mi risvegliai mi trovai
    qui... qui,  in questa cella grigia dove il sole non arriva quasi mai,
    e la luna insinua i suoi pallidi raggi che servono solo a mostrarmi il
    buio  che  mi  circonda,  e quella figura silenziosa nel solito canto.
    Quando sto sdraiato, da sveglio, mi giungono talvolta strani strilli e
    grida da altre parti di questo grande edificio.  Non so che cosa sono;
    ma non vengono da quella forma pallida, n lei se ne cura. Dalle prime
    ombre  della  sera  alle  prime  luci dell'alba,  lei se ne sta sempre
    immobile nello stesso posto ascoltando la musica della mia  catena  di
    ferro, e osservando le mie capriole sul saccone di paglia.

    Alla fine del manoscritto si leggeva, scritta da un'altra mano, questa
    nota:
    L'infelice,  i cui deliri sono qui sopra riportati,  stato un triste
    esempio degli effetti rovinosi di energie mal dirette in  giovent,  e
    di  eccessi  portati  tanto  avanti  da  non  potersene pi evitare le
    conseguenze.  La sfrenata baldoria,  la  dissipazione,  la  corruzione
    morale della sua giovinezza, produssero la malattia e la perdita della
    ragione. Il primo sintomo fu la strana fissazione, spiegata da una ben
    nota  teoria  clinica  che alcuni sostengono accanitamente e che altri
    combattono con uguale vigore, che nella sua famiglia ci fosse una tara
    ereditaria. Di qui una grave forma depressiva, che nel corso del tempo
    si trasform in una vera e propria malattia mentale,  e  divenne  alla
    fine  pazzia  furiosa.   Non  abbiamo  ragione  di  dubitare  che  gli
    avvenimenti descritti,  sia pure  deformati  nel  racconto  dalla  sua
    fantasia malata,  non siano realmente accaduti. E coloro che conobbero
    i vizi della sua giovinezza potranno solo  meravigliarsi  che  le  sue
    passioni,  quando  non  ebbero  pi  il  controllo della ragione,  non
    l'abbiano condotto a compiere atti pi spaventosi ancora.


    La candela di Mister Pickwick stava  giusto  spegnendosi  nella  bugia
    quand'egli  termin  l'esame  del  manoscritto del vecchio pastore;  e
    quando la luce manc,  senza alcun tremolio preventivo che servisse da
    avvertimento,   i   nervi  gi  eccitati  gli  fecero  fare  un  salto
    notevolissimo. Togliendosi in fretta gli indumenti che aveva indossato
    in precedenza,  quando si era alzato dal suo  letto  senza  quiete,  e
    gettando  intorno  un'occhiata timorosa,  si cacci in fretta sotto le
    coltri per la seconda volta, e subito s'addorment.
    Quando si svegli, la sua camera era tutta illuminata dal sole, ed era
    gi mattina avanzata.  La tristezza che l'aveva oppresso la sera prima
    era scomparsa insieme alla tenebra che aveva inghiottito il paesaggio,
    e  i  suoi pensieri e i suoi sentimenti erano allegri e piacevoli come
    il mattino stesso.  Dopo una generosa colazione i quattro  signori  si
    misero  in  cammino  per Gravesend,  seguiti da un uomo che portava la
    cassetta di legno con la pietra.  Arrivarono in quella  citt  all'una
    circa  (il  loro bagaglio l'avevano spedito a Londra da Rochester),  e
    furono  tanto  fortunati  da  trovar  posto  sull'imperiale   di   una
    diligenza,  per  cui arrivarono a Londra,  sani di corpo e di spirito,
    nel pomeriggio dello stesso giorno.
    I tre o quattro giorni seguenti furono spesi nei preparativi necessari
    al loro viaggio nel comune di Eatanswill. Poich le diverse notizie su
    questa  importantissima  impresa  richiedono  un  capitolo  a   parte,
    possiamo  dedicare  le poche righe che restano alla fine di questo per
    narrare, molto brevemente, la storia della scoperta archeologica.
    Risulta,  dunque,  dagli Atti del Circolo che Mister Pickwick fece  la
    relazione  della  sua  scoperta  a  un'Assemblea Generale del Circolo,
    convocata la sera dopo il suo ritorno, e si diffuse in una quantit di
    ingegnose ed erudite ipotesi sul significato dell'iscrizione.  Risulta
    inoltre  che un abile artista esegu un fedele disegno del pezzo,  che
    fu inciso su pietra e presentato alla Reale Societ Archeologica e  ad
    altre  Assemblee  di  eruditi;  che  rivalit  e  gelosie innumerevoli
    nacquero dalle violente controversie sorte sull'argomento;  e  che  lo
    stesso  Mister  Pickwick  scrisse  un  opuscolo  di  novantasei pagine
    stampate  in   minutissimi   caratteri,   che   conteneva   ventisette
    interpretazioni  diverse  dell'iscrizione.   Che  tre  vecchi  signori
    diseredarono  i  loro  primogeniti  perch  avevano   osato   dubitare
    dell'antichit  del frammento;  e vi fu chi,  per eccesso di passione,
    disered se stesso della vita,  disperato di non riuscire a capire  il
    significato.  Risulta  ancora  che  Mister  Pickwick  fu eletto membro
    onorario di diciassette Societ nazionali e straniere,  per aver fatto
    la  scoperta;  che  nessuna  di  tutte  e diciassette riusc a capirne
    qualcosa;  ma che tutte e diciassette concordarono nel  definirla  una
    scoperta straordinaria.
    Mister  Blottom,  veramente  - e il suo nome sia additato al disprezzo
    imperituro di coloro che onorano il misterioso e il sublime  -  Mister
    Blotton, dicevamo, con tutta la diffidenza e la capziosit delle menti
    volgari,  ebbe  l'audacia  di  dare alla cosa una spiegazione non meno
    degradante che ridicola. Mister Blottom, spinto dal meschino desiderio
    di offuscare il lustro del nome immortale di  Pickwick,  part  subito
    per  Cobham  anche  lui  e,  al suo ritorno in un discorso al Circolo,
    osserv sarcasticamente che aveva visto l'uomo da cui  la  pietra  era
    stata  comperata;  e  che  questi,  pur  ritenendo che la pietra fosse
    antica,  negava  formalmente  l'antichit  dell'iscrizione...   poich
    dichiarava di averla incisa rozzamente lui stesso nei momenti di noia,
    e  che  le  lettere  non  volevano avere altro senso o costruzione che
    questo:

    BILL STUMPS, SUA FIRMA,

    e che il signor Stumps,  poco famigliare con la libera composizione  e
    abituato  a  lasciarsi  guidare  dai  suoni delle parole piuttosto che
    dalle regole di stretta ortografia,  aveva omesso l'ultima L  del  suo
    nome di battesimo.
    Il  Circolo  Pickwick  (come era logico aspettarsi da un Istituto cos
    lungimirante) ricevette quest'affermazione col disprezzo che meritava,
    espulse il maligno e presuntuoso Blottom,  e don a Mister Pickwick un
    paio  di  occhiali  d'oro,  in segno di fiducia e di approvazione;  in
    cambio dei quali Mister Pickwick si fece fare un ritratto e lo  appese
    nella sala del Circolo.
    Mister Blottom era stato estromesso,  ma non vinto.  Scrisse ancora un
    opuscolo,  indirizzato alle diciassette societ erudite,  nazionali  e
    straniere,  in  cui  ripeteva  le  affermazioni gi fatte,  e lasciava
    capire senza molte  perifrasi  la  sua  opinione  che  le  diciassette
    societ erudite fossero altrettante corbellature.
    Il  che  sollev  la  virtuosa  indignazione delle diciassette societ
    erudite,  nazionali e straniere,  e parecchi nuovi opuscoli apparvero;
    le  erudite  societ  nazionali  tradussero gli opuscoli delle erudite
    societ straniere in inglese;  le erudite societ straniere tradussero
    gli  opuscoli delle erudite societ nazionali in ogni sorta di lingue;
    e cos ebbe principio la famosa controversia scientifica,  notissima a
    tutti come la controversia Pickwickiana.
    Ma  questo basso tentativo di calunniare Mister Pickwick ricadde sulla
    testa dell'offensore.  Le diciassette societ erudite  definirono  con
    voto   unanime   il   presuntuoso   Blotton  come  un  intrigante,   e
    immediatamente si misero  a  scrivere  pi  opuscoli  di  prima.  E  a
    tutt'oggi  la pietra  rimasta monumento indecifrabile della grandezza
    di Mister Pickwick,  e  perenne  ricordo  della  piccolezza  dei  suoi
    nemici.







    CAPITOLO 12.
    Che  riferisce  un'importantissima  iniziativa  di Mister Pickwick: la
    quale fa epoca nella sua vita non meno che in questa storia.

    L'appartamento di  Mister  Pickwick  in  Goswell  Street,  sebbene  di
    modeste  proporzioni,  era  non  solo  molto  comodo  e ben messo,  ma
    particolarmente adatto a ospitare un uomo del  suo  genio  e  del  suo
    spirito d'osservazione. Il salotto era al primo piano sulla strada, la
    camera  da  letto  al  secondo  piano sulla strada;  per cui,  sia che
    sedesse a tavolino nel salotto,  sia che stesse in camera davanti allo
    specchio,  aveva  un'eguale opportunit di contemplare la natura umana
    in tutte le sue manifestazioni, in quella strada non meno popolosa che
    popolare.  La sua padrona di casa,  la signora Bardell - vedova e sola
    erede di un defunto ufficiale di dogana - era una piacente massaia dai
    modi affaccendati e dall'aria simpatica,  con un genio naturale per la
    cucina,  che lo studio e la lunga pratica avevano portato  all'altezza
    di  una  raffinata  valentia.  Non c'erano bambini,  n domestici,  n
    polli.  Gli unici altri abitanti  della  casa  erano  un  omone  e  un
    ragazzetto: il primo pensionato,  il secondo un prodotto della signora
    Bardell. L'omone era sempre a casa alle dieci precise di ogni sera,  e
    subito si restringeva entro i confini di un minuscolo divano-letto nel
    salottino  nero;  i  giochi  infantili  e  gli  esercizi  ginnici  del
    signorino Bardell erano dislocati  esclusivamente  sui  marciapiedi  e
    negli scoli d'acqua del vicinato. La pulizia e la quiete regnavano per
    tutta  la casa;  e qui i desideri di Mister Pickwick erano legge.  Per
    chiunque  avesse  conosciuto  questi   capisaldi   dell'organizzazione
    domestica  della  casa  e  fosse familiare con l'ammirevole disciplina
    mentale di Mister Pickwick, il suo aspetto e comportamento, la mattina
    precedente a quella fissata per il  viaggio  a  Eatanswill,  sarebbero
    stati dei pi misteriosi e inesplicabili.
    Camminava  nervosamente  su  e  gi per la stanza,  si affacciava alla
    finestra a intervalli di circa  tre  minuti  l'uno,  tutti  i  momenti
    consultava l'orologio,  e dava molti altri segni di impazienza che non
    gli erano mai stati propri. Si capiva che qualcosa di molto importante
    era atteso,  ma cosa fosse precisamente,  nemmeno alla signora Bardell
    era dato di scoprire.
    -   Signora  Bardell  -  disse  Mister  Pickwick  alla  fine,   mentre
    quell'amabile  massaia  si  apprestava  a  terminare  una   prolungata
    spolveratura della stanza.
    - Signore - disse la signora Bardell.
    - Il vostro ragazzo  via da un pezzo, ormai.
    -  E'  anche  un  bel pezzo di strada da qui al Borough,  signore - si
    giustific la signora Bardell.
    - Ah, - disse Mister Pickwick - giustissimo. E' proprio cos.
    Mister Pickwick ricadde nel silenzio,  e la signora Bardell riprese  a
    spolverare.
    - Signora Bardell - disse Mister Pickwick, dopo qualche minuto.
    - Signore - ripet la signora Bardell.
    - Credete che in due si spenda molto di pi che da soli?
    -  Uh,  Mister Pickwick,  - disse la signora Bardell,  arrossendo fino
    all'orlo della cuffia,  poich le sembrava di  vedere  una  vaga  luce
    matrimoniale negli occhi del suo inquilino - uh,  Mister Pickwick, che
    domanda!
    - Be', ma che cosa ne pensate? - chiese Mister Pickwick.
    - Dipende... - disse la signora Bardell,  avvicinando lo spolverino al
    gomito  di Mister Pickwick,  che si trovava puntato sulla tavola...  -
    dipende molto dalla  persona,  sapete?  Dovrebbe  essere  una  persona
    precisa e risparmiatrice.
    -  E'  verissimo,  -  disse  Mister Pickwick - ma la persona che ho in
    mente (e qui diede un'occhiata intensa alla signora Bardell) credo che
    abbia queste qualit;  e per di pi una notevole conoscenza del mondo,
    e molto acume, signora Bardell; e questo mi sarebbe di grande aiuto.
    - Uh,  Mister Pickwick - disse la signora Bardell,  col rossore che le
    saliva di nuovo fin sopra la cuffia.
    - Ne sono convinto,  - disse Mister Pickwick  con  energia  crescente,
    come faceva sempre quando il suo argomento gli stava a cuore - ne sono
    convintissimo;  e  per dirvi la verit,  signora Bardell,  mi sono gi
    deciso.
    - Che dite! - esclam la signora Bardell.
    - Be',  adesso vi sembrer strano - disse amabilmente Mister Pickwick,
    con un'occhiata bonaria alla sua interlocutrice - che non vi abbia mai
    interpellato  su  questo argomento,  e non ve ne abbia mai fatto cenno
    fino a quando ho mandato fuori il vostro ragazzo, stamattina... vero?
    La signora Bardell pot  rispondere  soltanto  con  un'occhiata.  Ella
    aveva sempre idolatrato Mister Pickwick a distanza, ma ora, tutto d'un
    tratto,  si  trovava sollevata a un'altezza che nemmeno nei suoi sogni
    pi folli aveva mai osato sperare.  Mister  Pickwick  le  chiedeva  di
    sposarla...  Un  piano  preordinato,  per  di pi...  aveva mandato il
    bambino al Borough per levarselo  dai  piedi...  che  pensiero...  che
    prudenza!
    - Dunque - disse Mister Pickwick - che cosa ne pensate?
    -  Oh,  Mister  Pickwick  - disse la signora Bardell,  tutta agitata e
    tremante - siete molto gentile.
    - Vi risparmier molto lavoro, no? - disse Mister Pickwick.
    - Oh, al lavoro non ho mai pensato,  - rispose la signora Bardell - e,
    si capisce,  adesso ne farei anche di pi per farvi piacere; ma  cos
    gentile da parte vostra.  Mister Pickwick,  esservi preoccupato  della
    mia solitudine.
    - Ah,  certo,  certo,  - disse Mister Pickwick - non ci avevo pensato.
    Quando  sar  in  citt,   voi  avrete   sempre   qualcuno   con   cui
    chiacchierare. Certo, proprio cos.
    -  Sono  sicura  che  sar  la  donna  pi felice del mondo - disse la
    Signora Bardell.
    - E il vostro ragazzo... - disse Mister. Pickwick.
    - Che Dio lo benedica!  - proruppe la signora Bardell,  con un sospiro
    materno.
    - Anche lui avr un compagno,  - riprese Mister Pickwick - un compagno
    vivace,  che gli insegner,  scommetto,  pi  monellerie  lui  in  una
    settimana di quante ne avrebbe imparate da solo in un anno. - E Mister
    Pickwick sorrise placidamente.
    - Ah, caro! - disse la signora Bardell.
    Mister Pickwick sobbalz.
    - Ah,  come siete caro,  sempre cos gentile, buono, scherzoso - disse
    la signora Bardell; e senza aggiungere altro si alz da sedere e gett
    le braccia al collo di Mister Pickwick, con una cateratta di lacrime e
    un'orchestra di sospiri.
    - Santo cielo! - esclam attonito Mister Pickwick.  - Signora Bardell,
    mia  buona  signora...  povero  me,  che  situazione...  vi  prego  di
    considerare... signora Bardell, no!... Se venisse qualcuno...
    - Oh,  vengano pure!  - esclam la signora Bardell dissennatamente.  -
    Non vi lascer mai pi,  anima cara,  dolce, buona - e cos dicendo la
    signora Bardell si strinse a lui pi stretta di prima.
    - Piet di me! - disse Mister Pickwick, dibattendosi violentemente.  -
    Sento della gente salire le scale. No, no, siate brava, non fate cos.
    -  Ma  preghiere  e  rimostranze furono del pari inefficaci: poich la
    signora Bardell era svenuta fra le  braccia  di  Mister  Pickwick:  e,
    prima  che  questi  avesse  il  tempo di depositarla su una sedia,  il
    signorino Bardell  entr  nella  stanza  introducendo  Mister  Tupman,
    Mister Winkle e Mister Snodgrass.
    Mister  Pickwick rest immobile e senza parole.  Rimase in piedi,  con
    quel grazioso fardello fra le braccia,  fissando vacuamente gli amici,
    senza dare il pi piccolo segno di riconoscerli o di volersi spiegare.
    Essi,  a  loro  volta,  lo guardarono;  e il signorino Bardell,  a sua
    volta, guardava tutti.
    Lo stupore dei Pickwickiani era  cos  totale,  e  la  perplessit  di
    Mister Pickwick cos grande,  che avrebbero potuto restare esattamente
    nella stessa posizione fino a quando i sensi  smarriti  della  signora
    non fossero tornati, se non fosse stato per un'espressione molto bella
    e toccante di affetto filiale da parte della sua tenera prole. Stretto
    nel  vestituccio  di  velluto  con  bottoni  di  metallo  di  notevoli
    proporzioni, il ragazzetto si era fermato dapprima sulla porta, tra la
    meraviglia e l'incertezza;  ma a poco a  poco  l'impressione  che  sua
    madre  avesse  subto  qualche affronto personale si fece strada nella
    sua mente in via di maturazione,  e considerando Mister Pickwick  come
    l'aggressore,   emise   un  ululato  raccapricciante  e  disumano,   e
    scagliandosi a testa bassa si diede a colpire la schiena e le gambe di
    quell'uomo immortale con pugni e pizzicotti,  con tutta la forza delle
    sue piccole braccia e con tutta la violenza della sua eccitazione.
    -  Toglietemi  di  torno  questa piccola canaglia,  - disse torcendosi
    Mister Pickwick-  diventato matto.
    - Che cosa  successo? - balbettarono i tre Pickwickiani.
    - Non so - rispose Mister Pickwick rabbiosamente.  -  Portate  via  il
    ragazzo - (e qui Mister Winkle trascin l'interessante ragazzino,  che
    strillava e si divincolava  con  tutto  il  corpo,  fino  alla  parete
    opposta della stanza) - e adesso aiutatemi a portare la donna al piano
    di sotto.
    -  Oh,  ora  mi sento meglio - disse la signora Bardell con un filo di
    voce.
    - Vi accompagner io al piano di sotto - disse Mister  Tupman,  sempre
    galante.
    -  Grazie,  signore...  grazie  -  esclam la signora Bardell con voce
    isterica. E cos fu accompagnata al piano di sotto, insieme a quel suo
    figlio cos affezionato.
    - Non riesco a capire.  - disse Mister Pickwick,  quando Mister Tupman
    fu  di  ritorno  -  non riesco a capire che cosa sia successo a quella
    donna. La stavo semplicemente informando che ho intenzione di assumere
    un domestico,  quando  caduta in quell'incredibile parossismo in  cui
    l'avete trovata. Una cosa veramente incredibile.
    - Veramente - dissero i tre amici.
    -  Che  mi  ha  messo  in  una  situazione estremamente imbarazzante -
    continu Mister Pickwick.
    - Estremamente - fu la risposta dei suoi seguaci,  che si  raschiarono
    leggermente la gola e si diedero qualche occhiatina dubitosa.  Il loro
    comportamento  non  sfugg  a  Mister  Pickwick.  Egli  not  la  loro
    incredulit. Era chiaro che lo sospettavano.
    - In corridoio c' un uomo che vi aspetta - disse Mister Tupman.
    - E' l'uomo di cui vi parlavo - disse Mister Pickwick.  - L'ho mandato
    a chiamare stamattina al Borough. Dategli una voce,  Snodgrass,  siate
    cos gentile.
    Mister Snodgrass fece come gli era stato detto; e Mister Samuel Weller
    si present immediatamente.
    - Uh... vi ricordate di me, non  vero? - disse Mister Pickwick.
    - Direi di s - rispose Sam,  ammiccando con aria di protezione.  - Un
    bel fatto, quello, ma lui era troppo in gamba per voi, non  vero? Gli
    occhi sempre aperti e un altro paio di ricambio... no?
    - Questo non c'entra,  adesso - disse in  fretta  Mister  Pickwick.  -
    Volevo parlarvi di un'altra cosa. Sedete.
    - Grazie, signore - disse Sam. E sedette senza farselo dire due volte,
    dopo aver posato il suo vecchio cappello bianco sul pianerottolo fuori
    dalla  porta.  -  Non   una bellezza da guardare,  - disse Sam - ma 
    straordinario da portare;  e prima che si staccasse la falda  era  una
    tegola meravigliosa.  In ogni modo adesso  pi leggero, e questo  un
    fatto,  e per ogni buco ci pu passare l'aria,  e questo   un  altro:
    schiumarola  a  ventilazione,  lo chiamo.  - E nell'esporre queste sue
    idee,  Mister Weller  sorrideva  piacevolmente  verso  il  gruppo  dei
    Pickwickiani.
    -  Adesso veniamo alla ragione per cui,  d'accordo con questi signori,
    vi ho fatto chiamare - disse Mister Pickwick.
    - Questo  il punto, signore - interloqu Sam.  - Sputate fuori,  come
    disse il padre al bambino che aveva inghiottito un soldo.
    - Vorremmo sapere,  per prima cosa, - disse Mister Pickwick - se avete
    qualche ragione per essere scontento del vostro impiego attuale.
    - Prima di rispondere a quella domanda l,  signore,  - rispose Mister
    Weller  -  io  vorrei  sapere  per  prima  cosa se avete intenzione di
    procurarmene uno migliore.
    Un raggio di  serena  benevolenza  illumin  i  lineamenti  di  Mister
    Pickwick, mentre rispondeva:
    - Sono quasi deciso ad assumervi io stesso.
    - Davvero? - disse Sam.
    Mister Pickwick fece un cenno di assenso.
    - Salario? - chiese Sam.
    - Dodici sterline all'anno - rispose Mister Pickwick.
    - Vestiti?
    - Due.
    - Lavoro?
    - Stare a mia disposizione; e viaggiare con me e con questi signori.
    - Togliete l'avviso qui si loca!  - disse Sam enfaticamente.  - Sono
    affittato a un signore solo,  e sulle condizioni  si    raggiunto  un
    accordo.
    - Accettate l'impiego? - chiese Mister Pickwick.
    -  Sicuro  -  rispose  Sam  -  e se i vestiti mi andranno bene come il
    posto, mi andranno a pennello.
    - Potrete fornire delle referenze, immagino - disse Mister Pickwick.
    - Chiedetele alla padrona del Cervo Bianco, signore - rispose Sam.
    - Potete venire stasera stessa?
    - Mi metterei quei vestiti senza aspettare un momento se fossero qui -
    disse Sam con grande vivacit.
    - Tornate questa sera alle otto,  - disse Mister Pickwick -  e  se  le
    informazioni saranno soddisfacenti, li avrete.
    Con  la  sola  eccezione di un amabile incidente,  di cui era per met
    corresponsabile un'aiuto-cameriera,  la condotta di Mister Weller  era
    stata   cos  senza  peccato  che  Mister  Pickwick  trov  pienamente
    legittimo assumerlo in pianta  stabile  quella  sera  stessa.  Con  la
    prontezza  e l'energia caratteristiche,  non solo degli atti pubblici,
    ma di tutte  le  azioni  private  di  quell'uomo  straordinario,  egli
    condusse  subito  il  suo  nuovo  servitore in uno di quei convenienti
    magazzini che vendono vestiti  da  uomo,  nuovi  o  di  seconda  mano,
    evitando  la  fastidiosa  e  scomoda formalit di doverli misurare;  e
    prima ancora che venisse buio,  Mister Weller era stato  provvisto  di
    una  giacca  grigia  coi  bottoni  marcati C.P.,  un cappello nero con
    coccarda,  un panciotto rosa a  righe,  calzoni  chiari  e  ghette,  e
    diversi altri accessori, troppo numerosi per nominarli tutti.
    -  Bene - disse l'oggetto di quella improvvisa trasformazione,  quando
    il  mattino  dopo  prese  posto  sull'imperiale  della  diligenza  per
    Eatanswill - vorrei sapere se sono un lacch,  un mozzo di stalla,  un
    guardiacaccia, o un giardiniere. Devo sembrare una mescolanza di tutti
    e quattro. Non fa niente;  si cambia aria,  c' molto da vedere e poco
    da fare; e tutto questo mi consola in modo straordinario; perci, viva
    i Pickwick, dico io!



    CAPITOLO 13.
    Alcune  notizie  su  Eatanswill,   sui  partiti  politici  locali,   e
    sull'elezione  di  un  membro   che   rappresentasse   in   Parlamento
    quell'antico, leale, e patriottico comune.

    Riconosceremo  francamente  che,  prima  di  immergersi nei voluminosi
    archivi del Circolo Pickwick,  non  avevamo  mai  sentito  parlare  di
    Eatanswill;  e con uguale sincerit ammetteremo di aver cercato invano
    finora le prove di una reale esistenza  di  quella  localit.  Sapendo
    quale   profonda  fiducia  merita  ogni  osservazione  o  affermazione
    contenuta nei quaderni di Mister Pickwick,  e non volendo presumere di
    contrapporre  le  nostre  cognizioni  alle  dichiarazioni  scritte del
    grand'uomo,  abbiamo consultato ogni possibile  fonte  che  avesse  un
    rapporto  con  l'argomento.  Abbiamo  riscontrato  tutti  i nomi degli
    schedari A e B,  senza imbatterci in  quello  di  Eatanswill;  abbiamo
    esaminato  minuziosamente  ogni  cantuccio delle Mappe Tascabili della
    Contea,  pubblicate  dal  nostro  esimio  editore  a  vantaggio  della
    societ,  e  il  nostro  esame  non ha avuto diverso risultato.  Siamo
    quindi portati  a  credere  che  Mister  Pickwick,  con  quell'ansioso
    desiderio  di  non  offendere  alcuno,  e  con  quella  delicatezza di
    sentimenti per cui  chi  lo  conobbe  non  potr  dimenticarlo,  abbia
    sostituito  di proposito con un nome fittizio quello della localit in
    cui fece le sue osservazioni.  In quest'ipotesi siamo confermati da un
    piccolo particolare, in s banale e privo d'importanza, ma non indegno
    di  menzione  se  lo  si  considera  sotto questo punto di vista.  Nel
    quaderno di Mister Pickwick possiamo appunto rintracciare  un  accenno
    al fatto che i posti per lui e per i suoi seguaci furono fissati sulla
    corriera di Norwich;  ma in un secondo tempo questa nota fu cancellata
    con una riga trasversale,  come se si volesse  nascondere  persino  la
    direzione in cui la citt si trovava.  Noi,  dunque, non cercheremo di
    indovinare,  ma proseguiremo senz'altro questa storia  accontentandoci
    del materiale che i suoi protagonisti ci hanno lasciato.
    Sembra  dunque  che gli abitanti di Eatanswill,  come succede in molte
    altre piccole citt,  si considerino enormemente e  straordinariamente
    importanti,  e che ogni uomo di Eatanswill,  conscio del valore che si
    attribuisce al suo esempio,  si senta obbligato ad  aderire,  anima  e
    corpo, a uno dei due grandi partiti che dividono la cittadina: i Blu e
    i Bigi.  Ora,  i Blu non perdevano occasione per opporsi ai Bigi,  e i
    Bigi non perdevano occasione per opporsi ai  Blu;  e  per  conseguenza
    ogni  volta  che i Bigi e i Blu si incontravano in pubblica assemblea,
    in Comune,  alla fiera,  o al mercato,  liti e parole grosse correvano
    fra loro.  E' quasi superfluo dire che,  con questi dissensi,  di ogni
    cosa a Eatanswill si faceva  una  questione  di  partito.  Se  i  Bigi
    proponevano  di  rifare  la  tettoia  della piazza del mercato,  i Blu
    organizzavano comizi per denunciare il fatto;  se i Blu proponevano di
    erigere  un'altra fontana nella strada principale,  i Bigi insorgevano
    come un sol uomo contro una simile enormit.  C'erano negozi dei Blu e
    negozi dei Bigi,  locande Blu e locande Bigie;  c'era una navata Blu e
    una navata Bigia perfino in chiesa.
    Naturalmente era essenziale,  indispensabile e necessario che ciascuno
    di  questi  potenti  partiti avesse il suo portavoce ufficiale;  e per
    conseguenza c'erano due giornali in citt, La Gazzetta di Eatanswill
    e L'Indipendente di Eatanswill: la prima sostenitrice  dei  princpi
    Blu,  il secondo arroccato su posizioni decisamente Bigie.  Bellissimi
    giornali entrambi.  Con certi articoli  di  fondo,  e  polemiche  cos
    brillanti!...   Il  nostro  indegno  coevo,  "La  Gazzetta"....  Un
    giornale ignominioso e vigliacco, "L'Indipendente"....  Certa stampa
    bugiarda  e  scurrile,   "L'Indipendente"....   Un  vile  e  abietto
    calunniatore,  "La Gazzetta"...,  queste e altre eccitanti  invettive
    erano seminate a piene mani sulle colonne di entrambi i giornali, ogni
    giorno,  e suscitavano i sensi della pi grande delizia o indignazione
    nel petto della popolazione cittadina.
    Mister Pickwick, con la sua solita preveggenza e sagacia, aveva scelto
    un momento particolarmente felice per visitare quella  sede  comunale.
    Mai si era vista una simile competizione.  L'onorevole Samuel Slumkey,
    del castello di Slumkey,  era il candidato Blu;  e il  signor  Horatio
    Fizkin,  di Villa Fizkin,  presso Eatanswill, era stato persuaso dagli
    amici a entrare in lizza per conto dei Bigi.  La  Gazzetta  ammoniva
    gli  elettori  di Eatanswill che non soltanto gli occhi d'Inghilterra,
    ma quelli di tutto  il  mondo  civile,  erano  fissi  su  di  loro;  e
    L'Indipendente  chiedeva  in  termini  perentori  se l'elettorato di
    Eatanswill fosse quel nobile collegio che sempre  si  era  creduto,  o
    invece  un  gregge basso e servile di schiavi,  indegni a un tempo del
    nome di Inglesi e dei doni della libert.  Mai nulla  aveva  messo  la
    citt in un simile stato di agitazione.
    Era gi tarda sera quando Mister Pickwick e i suoi compagni, assistiti
    da  Sam,  smontarono  dall'imperiale  della  diligenza  di Eatanswill.
    Grandi bandiere di seta blu sventolavano  alle  finestre  dell'albergo
    Le Armi della Citt,  e sulle imposte erano disseminati innumerevoli
    cartelli  per  avvertire,  a  lettere  gigantesche,  che  il  comitato
    elettorale  dell'onorevole  Samuel  Slumkey  sedeva  l in permanenza.
    Nella strada sostava una folla  di  oziosi  che  guardavano  verso  il
    balcone,  dove  un uomo dalla voce rauca e molto rosso in faccia stava
    parlando per conto di Mister Slumkley; ma la forza e la precisione dei
    suoi argomenti erano in certo qual modo intaccate dal continuo battere
    di quattro grandi tamburi che il Comitato elettorale di Mister  Fizkin
    aveva  dislocato  all'angolo  della  strada.   C'era  per  un  ometto
    indaffarato, vicino all'oratore,  che di tanto in tanto si toglieva il
    cappello  e lo agitava verso la gente quando c'era da applaudire,  ci
    che la gente faceva subito e  col  massimo  entusiasmo;  e  poich  il
    signore rosso in faccia continuava a parlare fino a divenire pi rosso
    che  mai,  la cosa doveva soddisfarlo pienamente,  anche se quelli non
    capivano una parola.
    Non appena i Pickwickiani scesero dalla corriera, furono circondati da
    un gruppetto di quell'onesto  e  indipendente  elettorato,  che  senza
    indugio  lev  tre  assordanti acclamazioni,  ripetute dal resto della
    folla (poich non  affatto necessario che una folla conosca il motivo
    del suo proprio entusiasmo),  e da esse ingrandite in un cos tremendo
    e  trionfale rimbombo da fermare perfino l'uomo dalla faccia rossa sul
    balcone.
    - Urrah! - grid alla fine la canaglia.
    - Ancora un urrah - strill il piccolo orchestratore dal balcone, e la
    canaglia ruppe in un altro grido,  con ugole di ferra fuso a nervature
    d'acciaio temprato.
    - Evviva Slumkey! - ton l'onesto e indipendente elettorato.
    - Evviva Slumkey! - rispose Mister Pickwick togliendosi il cappello.
    - Abbasso Fizkin! - ton la folla.
    - Abbasso! - url Mister Pickwick.
    - Urrah!  - E segu un'altro boato, paragonabile a quello di un intero
    serraglio quando l'elefante suona per il pranzo.
    - Chi  Slumkey? - sussurr Mister Tupman.
    - Non so - rispose Mister Pickwick nello stesso  tono.  -  Zitto.  Non
    fate  domande.  Dire  quello  che  dice  la  folla   sempre la regola
    migliore, in questi casi.
    - E nel caso che le folle siano due? - chiese Mister Snodgrass.
    - Urlate con la pi grossa - replic Mister Pickwick.
    Interi trattati non avrebbero potuto dire di pi.
    Entrarono nell'albergo,  mentre la gente si  scostava  a  destra  e  a
    sinistra  per lasciarli passare,  con rumorose acclamazioni.  La prima
    cosa da fare era quella di procurarsi un alloggio per la notte.
    -  Potreste  darci  da  dormire,   qui  ?-  domand  Mister  Pickwick,
    rivolgendosi al cameriere.
    -  Non so,  signore,  - rispose l'uomo - ho paura che sia tutto pieno,
    signore,...  chieder.  - A questo  scopo  usc  e  torn  subito  per
    informarsi se i signori erano Blu.
    Poich  n  Mister  Pickwick  n  i  suoi compagni sentivano un vitale
    interesse per la causa dell'uno o dell'altro candidato, era abbastanza
    difficile rispondere alla domanda.
    Nell'incertezza,  Mister Pickwick si ricord del  suo  recente  amico,
    Mister Perker.
    - Conoscete un signore di nome Perker? - chiese Mister Pickwick.
    -  Certo,  signore;  l'agente  elettorale dell'onorevole Mister Samuel
    Slumkey.
    - E' Blu, vero?
    - Oh s, signore.
    - Allora siamo Blu anche noi - disse Mister Pickwick;  ma notando  che
    l'uomo  aveva  un'aria  un po' dubbiosa di fronte a questa accomodante
    dichiarazione,  gli diede il suo biglietto  da  visita  pregandolo  di
    portarlo immediatamente a Mister Perker, se si trovava in albergo.
    Il  cameriere  usc  e,  riapparendo  quasi subito per invitare Mister
    Pickwick a seguirlo,  lo condusse in una grande stanza al primo piano,
    dove,  seduto  a  una  lunga  tavola  coperta di libri e di carte,  si
    trovava Mister Perker.
    - Oh...  oh,  caro signore,  - disse l'ometto  andandogli  incontro  -
    felicissimo di vedervi,  caro signore,  felicissimo. Prego sedetevi. E
    cos avete attuato il vostro progetto. Siete venuto fin qui per vedere
    un'elezione... eh?
    Mister Pickwick rispose confermando.
    - Una lotta vivace, caro signore - disse l'ometto.
    - Sono lieto di sentirlo; - disse Mister Pickwick,  fregandosi le mani
    -  mi piace constatare un cos fiero patriottismo,  in qualsiasi forma
    si manifesti. E cos,  una lotta vivace?
    - Oh  s  -  disse  l'ometto  -  veramente  vivacissima.  Noi  abbiamo
    conquistato  tutte  le  trattorie  del  luogo,  abbandonando al nostro
    avversario solo le  birrerie:  una  mossa  politica  magistrale,  caro
    signore,  no? - L'ometto sorrise soddisfatto e si serv una gran presa
    di tabacco.
    - E quale sar il probabile risultato della  lotta?  -  chiese  Mister
    Pickwick.
    -  Esso    incerto,  caro  signore,  molto  incerto  finora - rispose
    l'ometto.  - La gente di Fizkin ha chiuso a chiave  trentatr  votanti
    nella rimessa del Cervo Bianco.
    -  Nella  rimessa?  -  disse  Mister Pickwick,  notevolmente scosso da
    questa seconda mossa politica.
    - Li terranno chiusi  l  dentro  finch  sar  necessario  -  rispose
    l'ometto.  -  Cos,  vedete,  riescono  a impedirci di toccarli con la
    nostra propaganda; e anche se potessimo farlo sarebbe inutile,  perch
    li  mantengono apposta in uno stato di totale ubriachezza.  Un tipo in
    gamba, l'agente di Fizkin... molto in gamba, davvero.
    Mister Pickwick lo guardava con occhi sbarrati, ma in silenzio.
    - Noi  siamo  ottimisti,  nonostante  tutto  -  disse  Mister  Perker,
    abbassando  la  voce  a  poco  pi di un bisbiglio.  - Abbiamo dato un
    piccolo t l'altra sera...  quarantacinque donne,  caro  signore...  e
    abbiamo  regalato  un ombrellino verde a ognuna di loro,  man mano che
    uscivano.
    - Un ombrellino? - disse Mister Pickwick.
    - Esatto,  caro signore,  esatto.  Quarantacinque ombrellini  verdi  a
    sette  scellini e sei pence l'uno.  A tutte le donne piace l'eleganza.
    Straordinario l'effetto di quegli ombrellini.  Tutti i mariti  e  met
    dei fratelli assicurati.  Battuti in breccia i calzini, le flanelle, e
    roba  simile.  La  trovata    mia,  caro  signore,  interamente  mia.
    Grandine,  pioggia  o bel tempo,  non potete passeggiare per la strada
    per pi di una mezza dozzina  di  yarde  senza  incontrare  una  mezza
    dozzina di ombrellini verdi.
    Qui  l'ometto  si  abbandon  a  un  parossismo  di  allegria  che  fu
    interrotto soltanto dall'entrata di un terzo personaggio.
    Era un uomo alto e sottile,  coi capelli biondicci e un  principio  di
    calvizie sopra la nuca, e con un'aria di solenne importanza sul volto,
    resa  pi  perfetta  da  uno  sguardo  d'incommensurabile  profondit.
    Indossava un lungo soprabito scuro,  un panciotto  di  stoffa  nera  e
    calzoni  attillati.  Un  occhialetto  a  due  lenti  gli  pendeva  sul
    panciotto: in testa portava un cappello molto basso e a larghe  falde.
    Il  nuovo  venuto  fu  presentato  a Mister Pickwick come Mister Pott,
    direttore  della  Gazzetta  di  Eatanswill.   Dopo   qualche   frase
    preliminare,  Mister  Pott  si volt verso Mister Pickwick e disse con
    aria solenne:
    - Questa lotta suscita molto interesse nella capitale?
    - Certamente - disse Mister Pickwick.
    - Al quale ho ragione di credere, - disse Pott, guardando verso Mister
    Perker per conferma - al quale  ho  ragione  di  credere  che  il  mio
    articolo di sabato scorso abbia contribuito, in una certa misura.
    - Senza il minimo dubbio - disse l'ometto.
    - La stampa  un potente strumento, signore - disse Pott.
    Questa tesi riscosse l'approvazione incondizionata di Mister Pickwick.
    -  Ma  io  credo,  signore,  -  disse  Pott - di non avere mai abusato
    dell'enorme potere che  detengo.  Credo,  signore,  di  non  aver  mai
    puntato  la  nobile  arma  che   posta nelle mie mani contro la sacra
    intimit della vita privata,  o le fragili  difese  della  reputazione
    individuale...  credo,  signore, di aver votato le mie energie a... al
    tentativo...  per poco che possa contare: io stesso so  benissimo  che
    conta ben poco... di instillare quei princpi di... che... che sono...
    Qui,  vedendo che il direttore della Gazzetta di Eatanswill si stava
    impappinando, Mister Pickwick venne in suo aiuto, e disse:
    - Certamente.
    - E quale mai,  signore,  - disse Pott - quale mai,  lasciate  che  lo
    chieda  a  voi  come  a persona imparziale,   lo stato della pubblica
    opinione  a  Londra,   per  ci   che   riguarda   la   polemica   con
    L'Indipendente?
    - Eccitatissimo, senza dubbio - intervenne Mister Perker, con una luce
    ironica negli occhi, che certo era puramente casuale.
    -  Questa  battaglia  -  disse  Pott - sar portata avanti finch avr
    forza e salute,  e quel tanto di ingegno che mi  dato  di  avere.  Da
    questa battaglia, signore, anche se dovesse sconvolgere la mente degli
    uomini  ed  eccitare  i  loro spiriti al punto di renderli incapaci di
    assolvere ai doveri quotidiani  della  vita...  da  questa  battaglia,
    signore,  non  mi  tirer pi indietro,  finch non abbia sotto il mio
    tallone L'Indipendente di Eatanswill. Desidero che tutti, a Londra e
    in questa provincia, sappiano, signore, che possono fidarsi di me: che
    non li abbandoner,  che sono  risoluto  a  restare  al  loro  fianco,
    signore, fino all'ultimo.
    - La vostra condotta  nobilissima, signore - disse Mister Pickwick, e
    strinse la mano del magnanimo Pott.
    - Voi siete,  vedo,  un uomo perspicace e intelligente; - disse Mister
    Pott,  quasi senza fiato per la  veemenza  della  sua  professione  di
    patriottismo - io sono felicissimo, signore, di fare conoscenza con un
    uomo come voi.
    - E io - disse Mister Pickwick - mi sento profondamente onorato per le
    vostre  parole  e per il vostro giudizio.  Permettetemi,  signore,  di
    presentarvi  i  miei   compagni   di   viaggio,   gli   altri   membri
    corrispondenti del Circolo che sono orgoglioso di avere fondato.
    - Ne sar lietissimo - disse Mister Pott.
    Mister  Pickwick  si  ritir,  e tornando con i suoi amici li present
    nella forma dovuta al direttore della Gazzetta di Eatanswill.
    - Ora, mio caro Pott,  - disse il piccolo Mister Perker - la questione
     questa: che cosa possiamo fare per i nostri amici qui presenti?
    -  Potremo  fermarci  in  questo  albergo,  m'immagino  - disse Mister
    Pickwick.
    - Non  rimasto un letto libero  in  tutto  l'albergo,  caro  signore,
    nemmeno uno solo.
    - Molto imbarazzante - disse Mister Pickwick.
    - Molto - dissero i suoi compagni di viaggio.
    -  Ho  un'idea  in proposito - disse Mister Pott - che mi sembra possa
    essere adottata felicemente.  Al Pavone hanno  due  letti;  e  posso
    assicurarvi  senza alcun timore che la signora Pott sar lietissima di
    ospitare Mister Pickwick e uno  dei  suoi  amici,  se  gli  altri  due
    signori  e  il  domestico  fossero  disposti  a sistemarsi alla bell'e
    meglio, gi al Pavone.
    Dopo che Mister Pott ebbe ripetutamente insistito,  e Mister  Pickwick
    ripetutamente  protestato  di  non voler dare incomodo o disturbo alla
    sua amabile consorte,  fu deciso che questa era l'unica  cosa  che  si
    potesse fare.
    E  cos si fece;  e dopo aver pranzato insieme alle Armi della Citt
    gli amici si separarono: Mister Tupman e Mister Snodgrass  diretti  al
    Pavone,  Mister  Pickwick  e Mister Winkle alla casa di Mister Pott,
    dopo aver combinato di ritrovarsi tutti la  mattina  dopo  alle  Armi
    della  Citt per accompagnare il corteo dell'onorevole Samuel Slumkey
    al luogo delle elezioni.
    La cerchia domestica di Mister Pott era limitata a sua moglie e a  lui
    stesso.  Tutti  gli  uomini che un genio possente ha elevato a superbe
    altezze,  nel mondo,  hanno di solito qualche piccola  debolezza,  che
    tanto pi si nota in quanto contrasta col resto del loro carattere. Se
    Mister Pott aveva una debolezza,  questa era, forse, la remissivit un
    po' eccessiva verso il controllo abbastanza dispotico e sprezzante  di
    sua moglie.  Ma su questo fatto non abbiamo alcun motivo di insistere,
    perch in quel momento le pi sottili  seduzioni  della  signora  Pott
    erano tutte rivolte a ricevere i due ospiti.
    -  Mister  Pickwick,  cara,  -  disse Mister Pott - Mister Pickwick di
    Londra.
    La signora ricevette la paterna stretta di mano di Mister Pickwick con
    incantevole dolcezza: e Mister Winkle,  che non era  stato  presentato
    affatto,  ripar,  con  un  inchino  di cui nessuno si accorse,  in un
    angolo scuro.
    - Pi, mio caro...- disse la signora Pott.
    - Vita mia - disse Pott.
    - Presenta l'altro signore, ti prego.
    - Vi faccio mille scuse - disse Pott.  - Permettete,  la signora Pott,
    il signor...
    - Winkle - disse Mister Pickwick.
    -  Winkle  -  ripet  Pott;  e  la  cerimonia  della  presentazione fu
    completa.
    - Vi dobbiamo molte scuse,  signora,  - disse Mister  Pickwick  -  per
    avervi invaso la casa senza nessun preavviso.
    -  Vi  prego,  non lo dite nemmeno!  - rispose Pott femmina con grande
    vivacit. - E' un gran piacere per me, vi assicuro, vedere delle facce
    nuove, vivendo come faccio io, un giorno dietro l'altro, una settimana
    dopo l'altra, in questa citt monotona e senza vedere nessuno.
    - Nessuno, mia cara? - esclam Pott, ironicamente.
    - Nessuno tranne te - ribatt acidamente la signora Pott.
    - Vedete, Mister Pickwick,  - disse il padrone di casa,  a spiegazione
    delle  lamentele  di  sua  moglie - noi siamo un po' tagliati fuori da
    molti svaghi e divertimenti a cui diversamente  potremmo  partecipare.
    La  mia  qualit  di uomo pubblico,  come direttore della Gazzetta di
    Eatanswill,  la posizione che il giornale occupa nel  paese,  io  che
    sono sempre immerso nel vortice della politica...
    - Pi, mio caro... - interruppe la signora Pott.
    - Vita mia - disse il direttore.
    -  Vorrei,  caro,  che  tu  cercassi  di  trovare  qualche soggetto di
    conversazione per cui questi signori possano  ragionevolmente  sentire
    qualche interesse.
    - Ma,  amore mio,  - disse Pott con grande umilt - Mister Pickwick si
    interessa proprio di questo.
    - Beato lui se ci riesce, - disse la signora Pott con enfasi - io sono
    annoiata  a  morte   della   tua   politica,   delle   polemiche   con
    L'Indipendente,   e  di  tutte  queste  scempiaggini.  Sono  proprio
    sbalordita, Pi,  nel vederti sciorinare subito la tua mancanza di buon
    senso.
    - Mia cara... - disse Mister Pott.
    - Oh,  quante sciocchezze, basta adesso - disse la signora Pott. - Voi
    giocate all'"cart", signore?
    - Sar felicissimo di imparare sotto la vostra guida - rispose  Mister
    Winkle.
    - Bene.  Allora, tirate quel tavolino nel vano della finestra, cos mi
    eviterete di ascoltare quegl'insulsi discorsi di politica.
    - Jane, - disse Mister Pott alla cameriera che era entrata portando le
    candele - scendete in ufficio e portatemi su la serie  completa  della
    Gazzetta per il milleottocentoventotto.  Voglio leggervi, - aggiunse
    il direttore,  rivolgendosi a Mister Pickwick - voglio giusto leggervi
    qualche  fondo che scrissi allora sull'intrigo dei Bigi per nominare
    un nuovo esattore alla dogana; ho idea che vi divertiranno.
    -  Mi  piacerebbe  moltissimo  sentirli,   veramente  -  disse  Mister
    Pickwick.
    La serie completa venne su, e il direttore sedette con Mister Pickwick
    a fianco.
    Invano  ci siamo sepolti fra le pagine del quaderno di Mister Pickwick
    nella speranza  di  trovare  un  sommario  generale  di  queste  belle
    composizioni.   Abbiamo   ogni  ragione  di  credere  che  egli  fosse
    completamente rapito dal vigore e dalla freschezza dello stile;  e  in
    realt Mister Winkle annota il fatto che i suoi occhi rimasero chiusi,
    quasi per un eccesso di godimento, per tutto il tempo della lettura.
    L'annuncio   della   cena  interruppe  il  gioco  dell'"cart"  e  la
    ricognizione delle bellezze della Gazzetta di Eatanswill.
    La signora Pott era piena di vivacit e buonumore. Mister Winkle aveva
    gi fatto notevoli progressi nelle sue buone grazie, ed ella non esit
    a comunicargli,  in via confidenziale,  che Mister  Pickwick  era  un
    caro,  delizioso  vecchietto.  In  questo  modo  di  esprimersi balza
    all'occhio una familiarit di linguaggio che ben pochi,  anche  fra  i
    pi  intimi  di  quell'uomo dalla mente colossale,  avrebbero avuto il
    coraggio di usare.  Ma abbiamo  voluto  citare  ugualmente  i  termini
    esatti,  perch  costituiscono  una prova toccante e convincente della
    stima in cui egli era tenuto da ogni ordine sociale,  e della facilit
    con cui penetrava nei cuori e nei sentimenti delle persone.
    Era  gi  notte  avanzata  -  gi  da  un pezzo Mister Tupman e Mister
    Snodgrass si erano addormentati nei pi intimi recessi del Pavone  -
    quando  i  due  amici  andarono a riposare.  Il sonno avvolse subito i
    sensi di Mister Winkle,  ma i suoi sentimenti erano stati eccitati,  e
    la  sua  ammirazione  suscitata,  e ancora molte ore dopo che il sonno
    l'aveva reso insensibile alle cose materiali,  il  volto  e  la  dolce
    immagine  della signora Pott riapparivano di continuo alla sua errante
    fantasia.
    Il chiasso e la baraonda che salutarono il mattino dopo erano tali  da
    cancellare dalla mente del pi romantico sognatore del mondo qualsiasi
    immagine   che   non  fosse  strettamente  collegata  con  l'imminente
    elezione. Il battere dei tamburi, lo squillo dei corni e delle trombe,
    l'urlio degli uomini e lo scalpitio dei cavalli avevano  echeggiato  e
    riecheggiato per le strade fin dalle prime luci dell'alba;  e un primo
    fortuito scontro fra le avanguardie  dei  due  partiti  aveva  animato
    immediatamente   i   preparativi,   conferendo   loro   un   carattere
    piacevolmente irregolare.
    - Dunque,  Sam,  - disse Mister  Pickwick,  quando  il  suo  domestico
    apparve  sulla  porta  della  camera  da  letto,  proprio mentre stava
    terminando  di  fare  toeletta   -   grande   animazione   stamattina,
    m'immagino.
    -  Tutto  in  regola,  signore - rispose Mister Weller.  - I nostri si
    stanno radunando gi,  alle Armi della Citt e  sono  gi  rauchi  a
    forza di urlare.
    - Ah! - disse Mister Pickwick - sono molto attaccati al partito, vero?
    - Mai visto un tale attaccamento in tutta la mia vita, signore.
    - Appassionato, vero? - disse Mister Pickwick.
    - Imbattibile - rispose Sam.  - Mai visto gente mangiare e bere tanto.
    Mi meraviglio che non abbiano paura di scoppiare.
    - E' una forma di malintesa gentilezza che hanno i signori di campagna
    - disse Mister Pickwick.
    - Probabile - rispose Sam brevemente.
    - Gente brava,  fresca,  generosa,  si direbbe - disse Mister Pickwick
    guardando dalla finestra.
    - Molto fresca - rispose Sam. - Ve lo posso dire io, che insieme a due
    camerieri   del   Pavone  ho  messo  sotto  la  pompa  gli  elettori
    indipendenti che hanno cenato l ieri sera.
    - Messo gli elettori indipendenti sotto la  pompa?  -  esclam  Mister
    Pickwick.
    -  S,  - disse la sua scorta - erano ancora addormentati,  ognuno nel
    punto preciso in cui era piombato ieri sera.  Noi  li  abbiamo  tirati
    fuori uno alla volta, stamattina, e li abbiamo messi sotto la pompa, e
    ora  sono  perfettamente  a posto.  Uno scellino a testa ci ha dato il
    comitato per questo lavoro.
    - E' mai possibile? - esclam attonito Mister Pickwick.
    - Il Signore vi conservi,  - disse Sam  -  ma  in  che  mondo  vivete?
    Questo, per,  niente, questo.
    - Niente? - disse Mister Pickwick.
    -  Niente  di  niente,  signore.  L'ultima  volta  che  hanno fatto le
    elezioni, qui, la sera della vigilia il partito avversario ha dato dei
    soldi  alla  ragazza  del  bar,   alle  Armi  della  Citt,   perch
    avvelenasse  il  "brandy"  e  l'acqua  di  quattordici elettori ancora
    incerti, che si erano fermati l.
    - Che cosa  intendete  con  la  parola  avvelenare?  -  chiese  Mister
    Pickwick.
    -  Metterci del laudano - rispose Sam.  - Mi venga un colpo se lei non
    li ha fatti dormire tutti quanti fino a dodici ore dopo che l'elezione
    era terminata.  Ne trasportarono uno fino al seggio elettorale  in  un
    carro,  a titolo di esperimento,  ma non serv a niente... non vollero
    considerare valido il suo voto,  cos lo  riportarono  indietro  e  lo
    rimisero a letto.
    -  Strano modo di fare - disse Mister Pickwick,  mezzo parlando con se
    stesso, mezzo rivolgendosi a Sam.
    - Non cos strano come una miracolosa avventura  che  successe  a  mio
    padre, durante un'elezione passata, proprio in questa citt, signore -
    rispose Sam.
    - Che cosa accadde? - chiese Mister Pickwick.
    - Ecco, lui venne qui con la carrozza, una volta; - disse Sam - arriv
    l'epoca delle elezioni, e fu assunto da un partito per portare gi gli
    elettori  da  Londra.  La  notte  prima  stava preparandosi a partire,
    quando il  comitato  del  partito  avverso  lo  manda  a  chiamare  di
    nascosto, e lui va col messaggero che lo fa entrare: grande sala... un
    mucchio di gente...  carte,  penne,  inchiostro in quantit,  tutto l
    dentro. Ah, Mister Weller, dice il signore alla presidenza lieto di
    vedervi, signore; come state?. Benissimo, grazie, signore, dice mio
    padre spero che anche voi stiate abbastanza bene dice.  Abbastanza,
    grazie  dice il signore.  Sedete,  Mister Weller...  prego,  sedete,
    signore. Cos mio padre si siede,  e lui e il  signore  si  guardano,
    scrutandosi  l'un l'altro.  Non vi ricordate di me? dice il signore.
    Non potrei proprio affermarlo dice mio padre.  Oh,  io vi conosco,
    dice il signore vi ho conosciuto da ragazzo dice.  Bene,  io non mi
    ricordo di voi dice mio padre.  E' molto strano  dice  il  signore.
    Molto  dice  mio  padre.  Dovete avere una cattiva memoria,  Mister
    Weller dice il signore.  S,  molto cattiva  dice  mio  padre.  Lo
    immaginavo  dice  il signore.  Cos gli versarono poi un bicchiere di
    vino, e lo presero in giro su come guidava,  e lo misero di buonumore,
    e alla fine gli posarono in mano una banconota da venti sterline.  E'
    una pessima strada, da qui a Londra dice il signore.  E' davvero una
    strada faticosa,  in certi punti dice mio padre. Specialmente vicino
    al canale,  mi sembra dice il signore.  Un tratto schifoso,  quello
    dice  mio  padre.  Bene,  Mister  Weller, dice il signore voi siete
    un'ottima frusta, e sappiamo che potete fare ci che volete coi vostri
    cavalli Noi abbiamo tutti una vera passione per  voi,  Mister  Weller,
    perci  nel  caso  che  doveste  avere un incidente mentre portate gi
    quegli elettori,  e foste costretto a ribaltarli nel canale senza  che
    restino  feriti,  questo   per voi dice.  Signori,  voi siete molto
    gentili dice mio padre e voglio bere alla  vostra  salute  un  altro
    bicchiere  di  vino  dice,  e  cos fa,  intasca il denaro,  e con un
    inchino se ne va.  Non sembra vero,  signore,  - continu Sam con  uno
    sguardo  d'inesprimibile  impudenza al suo padrone - ma,  nello stesso
    giorno in cui venne gi  con  quegli  elettori,  la  sua  carrozza  si
    rovesci  proprio  in  quel posto,  e ogni persona che c'era dentro fu
    scaraventata nel canale.
    - E riuscirono a venir fuori? - chiese Mister Pickwick affannosamente.
    - Ecco,  - rispose Sam,  molto lentamente - direi che solo un  vecchio
    signore  si perse;  so che trovarono il suo cappello,  ma non sono del
    tutto sicuro che ci fosse dentro anche la testa o  no.  Quello,  per,
    che mi lascia a bocca aperta  la coincidenza veramente miracolosa, da
    non  crederci  nemmeno,  che,  dopo il discorso che quel signore aveva
    fatto,  la carrozza di mio padre dovesse ribaltarsi  proprio  in  quel
    posto e proprio in quel giorno!
    - Una coincidenza veramente straordinaria,  su questo non c' dubbio -
    disse Mister Pickwick. - Adesso spazzolatemi il cappello, Sam,  perch
    sento Mister Winkle che mi chiama per la colazione.
    Con  queste  parole  Mister  Pickwick scese in salotto,  dove trov la
    colazione pronta e la famiglia gi  riunita.  Il  pasto  fu  consumato
    rapidamente;  ciascuno  dei  cappelli  dei  signori fu decorato di una
    enorme coccarda blu, aggiustata dalle belle mani della signora Pott in
    persona;  e poich Mister Winkle si era incaricato di accompagnare  la
    signora a una terrazza nelle immediate vicinanze del palco elettorale,
    Mister  Pickwick  e  Mister  Pott  si  diressero soli alle Armi della
    Citt.  Dalla finestra posteriore dell'albergo uno  del  comitato  di
    Mister  Slumkey  stava  concionando  davanti  a  sei  ragazzetti e una
    bambina,  che nobilitava tra una frase a l'altra con il solenne titolo
    di   uomini   di  Eatanswill;   al  che  i  sei  ragazzini  suddetti
    applaudivano prodigiosamente.
    Il cortile della scuderia mostrava segni non equivoci della  gloria  e
    della  forza dei Blu di Eatanswill.  C'era un completo schieramento di
    bandiere blu, alcune con una sola asta, altre con due, che ostentavano
    motti appropriati in lettere d'oro alte  quattro  piedi  e  grosse  in
    proporzione.  C'era una grandiosa banda di trombe,  fagotti e tamburi,
    messi in riga per quattro,  che si  guadagnavano  la  loro  paga  come
    meglio non si potrebbe,  specialmente i sonatori di tamburo, che erano
    molto muscolosi. C'erano reparti di poliziotti con le bande blu, venti
    uomini del comitato con le sciarpe blu, e una folla di elettori con le
    rosette blu. C'erano elettori a cavallo ed elettori a piedi.  C'era un
    tiro a quattro scoperto per l'onorevole Samuel Slumkey, e quattro tiri
    a due per i suoi amici e sostenitori;  e le bandiere frusciavano, e la
    banda sonava,  e i  poliziotti  imprecavano,  e  i  venti  uomini  del
    Comitato litigavano,  e la folla urlava,  e i cavalli rinculavano, e i
    postiglioni sudavano;  e ogni cosa e persona era in quel  luogo  e  in
    quel  momento riunita per uso,  vantaggio,  onore e gloria particolari
    dell'onorevole Samuel  Slumkey,  del  Castello  di  Slumkey,  uno  dei
    candidati  a  rappresentare  il  Comune  di Eatanswill alla Camera dei
    Comuni, nel Parlamento del Regno Unito.
    Alti e prolungati furono gli evviva,  e rumoroso fu il fruscio di  una
    bandiera  blu  con sopra scritto Libert di stampa,  quando la calva
    testa di Mister Pott fu scorta dietro una delle finestre  dalla  folla
    sottostante;  e  pauroso  fu  l'entusiasmo  quando  l'onorevole Samuel
    Slumkey in persona,  in stivali rovesciati  e  cravatta  blu,  and  a
    stringere la mano del suddetto Pott,  e con gesti melodrammatici diede
    atto alla folla del suo debito incancellabile verso  la  Gazzetta  di
    Eatanswill.
    - E' tutto pronto? - disse l'onorevole Samuel Slumkey a Mister Perker.
    - Tutto, caro signore - fu la risposta dell'ometto.
    -  Speriamo  di  non aver dimenticato nulla - disse l'onorevole Samuel
    Slumkey.
    - Nulla  stato tralasciato, caro signore...  nulla di nulla.  Ci sono
    venti  uomini  lavati  sulla  porta di strada pronti per stringervi la
    mano,  e sei bambini lattanti  a  cui  dovete  carezzare  la  testa  e
    chiedere la loro et, interessatevi molto dei bambini, caro signore...
    fa sempre un grande effetto questo genere di cose.
    - Ci star attento - disse l'onorevole Samuel Slumkey.
    - E,  magari,  caro signore,  - disse il prudente ometto - magari,  se
    poteste...  non voglio dire che sia indispensabile...  ma  se  poteste
    fare  in  modo  di  baciarne uno,  farebbe una grandissima impressione
    sulla folla.
    - Non farebbe lo stesso effetto se lo baciasse quello davanti a me,  o
    quello dietro? - disse l'onorevole Samuel Slumkey.
    - Ecco,  temo di no - rispose l'agente elettorale. - Se lo faceste voi
    in persona, caro signore, penso che vi rendereste molto popolare.
    - Benissimo,  - disse l'onorevole Samuel Slumkey con aria rassegnata -
    allora dovr farlo, questo  quanto.
    - Tutti in corteo! - urlarono i venti uomini del comitato.
    Fra gli evviva della moltitudine riunita,  la banda,  le guardie,  gli
    uomini del comitato,  gli elettori a piedi e a cavallo e  le  carrozze
    presero  il  loro  posto: ciascuno dei tiri a due pieno zeppo di tanti
    signori quanti riusciva a contenerne in piedi;  e quello  assegnato  a
    Mister  Perker  gravato  dal  peso di Mister Pickwick,  Mister Tupman,
    Mister Snodgrass, e una mezza dozzina di membri del comitato.
    Ci fu un attimo di reverente sospensione,  mentre il corteo  aspettava
    che   l'onorevole   Samuel   Slumkey   salisse   in   carrozza.   Poi,
    improvvisamente, la folla lev grandi applausi.
    - E' uscito - disse il piccolo Mister Perker,  molto  eccitato;  tanto
    pi  che  si  trovavano  in  una posizione da cui non si poteva vedere
    niente.
    Un altro applauso, molto pi rumoroso.
    - Ha  stretto  la  mano  agli  uomini  -  esclam  il  piccolo  agente
    elettorale.
    Un altro applauso, ancora pi frenetico.
    -  Ha  carezzato  la testa ai bambini - disse Mister Perker,  fremendo
    d'ansia.
    Uno scoppio di applausi che lacer l'atmosfera.
    - Ne ha baciato uno! - esclam deliziato l'ometto.
    Un secondo scoppio.
    - Ne ha baciato un altro! - boccheggi l'organizzatore eccitatissimo.
    Un terzo scoppio.
    - Li bacia tutti! - strill entusiasta il piccolo signore.
    E salutato dalle grida assordanti della moltitudine, il corteo si mise
    in marcia.
    Descrivere come o in qual modo and a mescolarsi con l'altro corteo, e
    come pot districarsi dalla confusione che  ne  segu,    un  impegno
    superiore  alle  nostre  forze,  tanto  pi che,  fin dalle primissime
    battute,  Mister Pickwick si trov col cappello cacciato sugli  occhi,
    sul naso e sulla bocca,  dal colpo d'asta di una bandiera Bigia.  Egli
    si descrive, nei momenti in cui riusciva a vedere qualcosa, circondato
    da ogni parte da volti rabbiosi e inferociti,  da una gran  nuvola  di
    polvere,  da  una fitta moltitudine di combattenti.  Egli raffigura se
    stesso  gettato  fuori  di  carrozza  da  una  forza   invisibile,   e
    personalmente impegnato in un incontro pugilistico;  ma con chi, come,
    e perch,  gli sarebbe impossibile dire.  Poi,  si sent sospingere su
    per  certi  scalini  di legno dalle persone che gli stavano dietro;  e
    alzando finalmente il cappello si trov circondato dagli amici,  nella
    prima  fila  del  lato  sinistro  del palco elettorale.  Il destro era
    riservato  al  partito  bigio  e  il  centro  al  sindaco  e  ai  suoi
    funzionari;  uno dei quali - il grasso banditore di Eatanswill - stava
    sonando un enorme campanello allo scopo di ordinare  silenzio,  mentre
    Mister Horatio Fizkin e l'onorevole Samuel Slumkey, tutti e due con la
    mano  sul  cuore,  si  inchinavano  con  la  massima  affabilit verso
    l'agitato mare di teste  che  aveva  invaso  tutto  lo  spazio  libero
    davanti  al  palco  e da cui saliva una tempesta di grida,  e urla,  e
    strilli, e fischi che avrebbero fatto onore a un terremoto.
    - Ecco l Winkle - disse Mister Tupman, tirando l'amico per la manica.
    - Dove?  - disse Mister Pickwick  mettendosi  gli  occhiali,  che  per
    fortuna aveva tenuto in tasca fino a quel momento.
    - L, - disse Mister Tupman - sul tetto di quella casa.
    E  l,  vero  come il cielo,  sul cornicione a terrazza di un tetto di
    lavagna stavano Mister Winkle e la signora  Pott,  comodamente  seduti
    sopra  un  paio  di  sedie,  sventolando il fazzoletto come segnale di
    riconoscimento: cortesia che  Mister  Pickwick  restitu  mandando  un
    bacio con la mano alla signora.
    Le  operazioni elettorali non erano ancora incominciate;  e,  dato che
    una folla oziosa  generalmente propensa a scherzare, bast quest'atto
    innocentissimo a risvegliare il suo buonumore.
    - Ah,  vecchio scellerato birbante,  - esclam una voce,  - va  dietro
    alle ragazze, lui!
    - Che venerabile peccatore - esclam un altro.
    -  E si mette gli occhiali per guardare una donna sposata!  - disse un
    terzo.
    - L'ho visto io che le strizzava l'occhio,  quel vecchio birbaccione -
    grid un quarto.
    - Attento a tua moglie,  Pott - url un quinto,  e scoppiarono tutti a
    ridere.  Queste accuse furono accompagnate da  offensive  similitudini
    fra  Mister Pickwick e un attempato caprone,  e da molte altre arguzie
    del genere;  e poich  inoltre  i  commenti  tendevano  a  coinvolgere
    l'onore  di una dama innocente,  lo sdegno di Mister Pickwick fu senza
    limiti.  Ma proprio in quel momento fu ordinato il silenzio,  per  cui
    egli  dovette  accontentarsi di incenerire la folla con uno sguardo di
    piet per quelle menti traviate,  che fece ridere tutti pi forte  che
    mai.
    - Silenzio! - tonarono gli ufficiali del sindaco.
    -  Whiffin,  proclamate  il silenzio - disse il sindaco con un'aria di
    solennit che si addiceva alla sua posizione suprema.
    In obbedienza a quest'ordine, il banditore esegu un altro concerto di
    campanello,  al che un signore nella calca grid:  Paste,  briosce!,
    provocando un'altra risata.
    -  Signori,  -  disse  il  sindaco,  col tono di voce pi alto che gli
    riusc  di  prendere  -  signori,  fratelli  elettori  del  comune  di
    Eatanswill,  siamo  qui  oggi  riuniti  allo  scopo  di  scegliere  un
    rappresentante in sostituzione del dimissionario...
    Qui il sindaco fu interrotto da una voce nella folla.
    - Evviva il sindaco!  - grid la  voce  -  e  che  non  lasci  mai  il
    commercio dei chiodi e delle pentole, che gli ha fatto fare i soldi!
    Questo  accenno  all'attivit professionale dell'oratore fu accolto da
    tempestose manifestazioni di gioia,  che accompagnate dal  rumore  del
    campanello  resero  impossibile  sentire il resto del discorso,  fatta
    eccezione della frase di chiusura con cui egli ringraziava l'assemblea
    per  la  paziente   attenzione   prestatagli.   Quest'espressione   di
    gratitudine  sollev  un'altra  ondata  di  allegria che dur circa un
    quarto d'ora.
    Poi un signore alto e sottile con cravatta bianca e  molto  inamidata,
    dopo  essere  stato ripetutamente richiesto dalla folla di mandare un
    ragazzino a casa per guardare se aveva dimenticata la  voce  sotto  il
    cuscino,  domand  loro  di eleggere una persona adatta e conveniente
    per rappresentarli in Parlamento. E quando sugger che questi fosse il
    signor  Horatio  Fizkin,  di  Villa  Fizkin,   presso  Eatanswill,   i
    Fizkiniani  applaudirono,  e  gli  Slumkeyiani  berciarono,  con tanta
    insistenza e tanto chiasso che lui e il suo candidato avrebbero potuto
    cantare canzonette,  invece di parlare,  e nessuno avrebbe  notato  la
    differenza.
    Dopo che gli amici del signor Horatio Fizkin ebbero cos fatto la loro
    parte,  si  fece  avanti  un ometto irascibile,  rosso in faccia,  per
    proporre un'altra persona adatta e  conveniente  a  rappresentare  gli
    elettori   di  Eatanswill  in  Parlamento;   e  avrebbe  potuto  farlo
    benissimo,  il signore rosso in faccia,  se non  fosse  stato  un  po'
    troppo  irascibile  per avere un'adeguata percezione dell'umore faceto
    della folla.  Invece,  dopo qualche metafora piena  di  eloquenza,  il
    signore  rosso in faccia pass dapprima a inveire contro quelli che lo
    interrompevano dal basso, poi a scambiare sfide a duello con i signori
    nel palco.  Ne venne fuori un tal chiasso da  costringerlo  a  cercare
    nella mimica il mezzo per esprimere i suoi sentimenti, e cos fece. Il
    suo posto fu quindi occupato dal successivo oratore,  che pronunci un
    discorso scritto della durata di mezz'ora,  che non valeva la pena  di
    interrompere  perch  lo aveva mandato integralmente alla Gazzetta di
    Eatanswill e la Gazzetta  di  Eatanswill  lo  aveva  gi  stampato,
    parola per parola.
    Poi il signor Horatio Fizkin,  di Villa Fizkin,  presso Eatanswill, si
    present con l'intenzione di parlare agli elettori; ma,  non appena si
    prov   a  farlo,   la  banda  pagata  dall'onorevole  Samuel  Slumkey
    incominci a sonare con tale energia da far sfigurare al confronto  le
    sue  stesse prestazioni di qualche ora prima.  I Bigi contrattaccarono
    tempestando di colpi le teste e le spalle dei  Blu;  i  Blu  rivolsero
    ogni sforzo a disfarsi dei loro sgradevolissimi vicini,  i Bigi;  e ne
    nacque una scena di urtoni,  di spintoni e di botte  reciproche  sulla
    quale  non possiamo che sorvolare,  come del resto fu costretto a fare
    il sindaco,  nonostante che avesse dato  ordine  perentorio  a  dodici
    poliziotti  di  arrestare i caporioni,  il cui numero poteva aggirarsi
    sui duecentocinquanta,  o gi di l.  Durante  la  mischia  il  signor
    Horatio  Fizkin  di  Villa  Fizkin e i suoi amici divennero sempre pi
    aggressivi e iracondi,  e alla fine il signor Horatio Fizkin di  Villa
    Fizkin  preg  che  si  chiedesse  al  suo rivale,  l'onorevole Samuel
    Slumkey del Castello di Slumkey,  se la banda sonava col suo consenso.
    E  poich  l'onorevole  Samuel  Slumkey  si rifiut di rispondere alla
    domanda,  il signor Horatio Fizkin di Villa Fizkin colp  di  pugno  i
    lineamenti  dell'onorevole  Samuel Slumkey del Castello di Slumkey;  e
    l'onorevole Samuel Slumkey,  ribollendogli il sangue,  sfid il signor
    Horatio  Fizkin  a  duello  mortale.   A  questa  violazione  di  ogni
    precedente o regola procedurale fino ad allora conosciuta,  il sindaco
    ordin  un'altra  fantasia  musicale  al  campanello,  e  dichiar che
    avrebbe fatto comparire al suo cospetto tanto il signor Horatio Fizkin
    di Villa Fizkin quanto l'onorevole  Samuel  Slumkey  del  Castello  di
    Slumkey,  e  li  avrebbe  costretti per forza di legge a conservare la
    pace.  A questa tremenda minaccia intervennero i sostenitori  dei  due
    candidati,  e  dopo  che  gli  amici  di  entrambi i partiti si furono
    azzuffati a coppie per tre quarti d'ora, il signor Horatio Fizkin fece
    un cenno di saluto all'onorevole Samuel Slumkey,  e l'onorevole Samuel
    Slumkey  fece lo stesso al signor Horatio Fizkin: la banda fu fermata:
    la folla fu parzialmente  calmata:  e  al  signor  Horatio  Fizkin  fu
    possibile continuare.
    I discorsi dei due candidati,  bench differissero in ogni altra cosa,
    resero entrambi un generoso tributo al valore e all'alto merito  degli
    elettori di Eatanswill.  Ognuno esprimeva l'opinione che non esistesse
    sulla terra un gruppo  di  uomini  pi  liberi,  pi  illuminati,  pi
    solleciti   della   cosa   pubblica,   pi   elevati   d'animo  e  pi
    disinteressati,  di quelli che avevano promesso  di  votare  per  lui;
    ognuno  insinuava velatamente il sospetto che gli elettori della parte
    avversa dovessero avere qualche tara,  qualche  attributo  idiotico  o
    bestiale,  che  li rendeva inadatti a esercitare l'importante funzione
    alla quale adesso venivano chiamati. Fizkin dichiar che era pronto ad
    accondiscendere a qualsiasi richiesta,  Slumkey che era deciso  a  non
    lasciarsi commuovere da nessuna richiesta.
    Dissero  entrambi  che  il lavoro,  le manifatture,  il commercio,  la
    prosperit di Eatanswill sarebbero sempre stati pi cari al loro cuore
    di qualsiasi altra cosa terrena; e ognuno si sent di poter affermare,
    con la massima sicurezza, di essere l'uomo destinato alla vittoria.
    Si vot per alzata di mano: il Sindaco decise in favore dell'onorevole
    Samuel Slumkey del Castello di Slumkey.  Il signor Horatio  Fizkin  di
    Villa Fizkin chiese uno scrutinio, e lo scrutinio fu accordato. Poi si
    rivolse un voto di ringraziamento al sindaco per la sua abile condotta
    nell'occupare  la  sedia  presidenziale;  e  il sindaco,  rimpiangendo
    accoratamente di non aver avuto nessuna sedia su cui mostrare  la  sua
    abile condotta (era stato in piedi per tutta la cerimonia), ricambi i
    ringraziamenti. Si formarono di nuovo i cortei, le carrozze si mossero
    lentamente in mezzo alla folla,  e i membri di quest'ultima urlarono e
    acclamarono al loro passaggio,  come dettava loro  la  passione  o  il
    capriccio.
    Per  tutto  il  tempo  dello  scrutinio,  una  febbrile eccitazione si
    impadron della citt.  Ogni cosa si faceva nel modo pi  grandioso  e
    piacevole per tutti.  Le bevande alcooliche pi tassate si trovavano a
    prezzi assai bassi nelle taverne;  e vetture ben molleggiate  facevano
    gran mostra per le strade, per comodit di quegli elettori che fossero
    clti  da  un  momentaneo capogiro: un male epidemico si diffuse fra i
    cittadini, durante la lotta elettorale in misura assai preoccupante, e
    sotto l'influsso del quale se ne videro molti sdraiati  per  terra  in
    uno  stato  di assoluta incoscienza.  Un piccolo gruppo di elettori si
    astenne dal voto  fino  all'ultimo  giorno.  Si  trattava  di  persone
    ponderate  e  riflessive,  che  non  erano ancora state convinte dalle
    ragioni  dell'una  o  dell'altra  parte,  bench  avessero  avuto  con
    entrambe numerose discussioni.
    Un'ora  prima  che lo scrutinio si chiudesse,  Mister Perker sollecit
    l'onore di un'intervista  privata  con  queste  intelligenti,  nobili,
    patriottiche persone. Gli fu concessa. I suoi argomenti furono spicci,
    ma efficaci.
    Si recarono in massa alle urne;  e quando uscirono,  anche l'onorevole
    Samuel Slumkey del Castello di Slumkey  era  uscito  vittorioso  dalla
    lotta.





















    CAPITOLO 14.
    Che  comprende  una  breve  descrizione  della  compagnia  riunita  al
    Pavone; e una storia narrata da un commesso viaggiatore.

    E' dolce passare lo sguardo dalla  lotta  e  dal  tumulto  della  vita
    politica  alla pace riposante dell'esistenza privata.  Pur non essendo
    in verit un partigiano di nessuno dei due partiti, Mister Pickwick si
    era abbastanza infiammato all'entusiasmo di Mister Pott  per  dedicare
    tutto  il  suo  tempo e la sua attenzione agli avvenimenti che abbiamo
    descritto nel precedente capitolo, servendoci dei suoi stessi appunti.
    N,  mentr'egli era cos occupato,  Mister Winkle era stato  in  ozio,
    poich  aveva  dedicato  tutto il suo tempo in piacevoli passeggiate e
    brevi gite in campagna con  la  signora  Pott,  che  non  perdeva  mai
    l'occasione,  quando  le  si presentava,  di cercare un diversivo alla
    monotonia di cui sempre si lamentava. I due signori, insomma, si erano
    cos totalmente armonizzati con la casa del  direttore  del  giornale,
    che  Mister  Tupman  e  Mister  Snodgrass  si  trovarono  quasi sempre
    abbandonati a se stessi e alle proprie risorse.  Non avendo un  grande
    interesse  per la vita pubblica,  ingannavano il tempo soprattutto con
    gli svaghi che offriva il Pavone,  costituiti esclusivamente  da  un
    bigliardo  al  primo piano,  e da un gioco di birilli in un angolo del
    cortile.  Alla scienza e alle sottigliezze di tutti e  due  i  giochi,
    molto  pi astrusi di quanto ordinariamente non si creda,  essi furono
    iniziati per gradi da Mister Weller, che aveva una conoscenza perfetta
    di entrambi.  Riuscirono dunque,  pur essendo privati in  cos  grande
    misura del conforto e del beneficio di avere con s Mister Pickwick, a
    ingannare  il  tempo  e  a  impedire  che  le  ore  passassero  troppo
    lentamente.
    Quando poi veniva  la  sera,  il  Pavone  offriva  allettamenti  che
    permettevano  ai  due  amici  di  resistere  perfino  agli  inviti del
    geniale,  ma verboso Pott.  Di sera,  infatti,  la sala  ritrovo  si
    riempiva  di  una  categoria di persone di cui Mister Tupman osservava
    con grande diletto le caratteristiche e il  modo  di  fare,  e  Mister
    Snodgrass annotava scrupolosamente le parole e gli atti.
    Quasi  tutti  sanno  che roba siano generalmente le sale ritrovo degli
    alberghi.  Quella del Pavone non differiva in nessun particolare  di
    rilievo dalla maggioranza di esse: era,  cio,  uno stanzone nudo,  la
    cui mobilia era stata senza dubbio migliore quando era pi nuova,  con
    un  gran  tavolo al centro e una variet di tavolini negli angoli,  un
    grande assortimento di sedie dalle forme pi svariate,  e  un  vecchio
    tappeto  turco la cui ampiezza stava a quella della stanza all'incirca
    come la superficie di un fazzoletto da  donna  sta  a  quella  di  una
    garitta  da sentinella.  Le pareti erano addobbate da una o due grandi
    carte geografiche;  e diversi cappotti  grossolani  e  sciupati  dalle
    intemperie, frammisti a mantelli, pendevano da una lunga fila di pioli
    in  un angolo.  Sulla mensola del caminetto c'era un calamaio di legno
    con un mozzicone di penna e mezzo disco di ceralacca,  una guida delle
    strade e delle abitazioni del distretto, una storia della contea senza
    copertina,  e  le  spoglie  mortali di una trota in una bara di vetro.
    L'aria era graveolente di tabacco: una scura patina  di  fumo  si  era
    posata  su  tutta la stanza,  e pi particolarmente sulle tende rosse,
    piene di polvere,  che coprivano le finestre.  Sul tavolo di  servizio
    era ammucchiata un'accozzaglia di oggetti diversi;  i pi notevoli dei
    quali erano alcune sudicie boccette di salsa  di  pesce,  un  paio  di
    cuscini  da  carrozza,  due  o  tre  fruste  e  altrettanti scialli da
    viaggio, un vassoio pieno di coltelli e forchette,  e il vasetto della
    senape.
    Era  qui  che  si trovavano seduti Mister Tupman e Mister Snodgrass la
    sera successiva alla fine delle elezioni,  fumando e bevendo con altri
    temporanei abitatori dell'albergo.
    -  Bene,   signori,   -  disse  un  grosso,  robusto  individuo  sulla
    quarantina,  che aveva un occhio solo: un occhio nero  e  vivacissimo,
    dove brillava una luce maliziosa di allegria e buonumore - alla vostra
    illustre  salute,  signori.  Io  faccio  sempre  questo  brindisi alla
    compagnia, e per mio conto bevo alla salute di Mary. Eh, Mary?
    - Alla larga da voi, furfante - disse la cameriera,  che per,  come 
    logico, non sembrava dispiaciuta della galanteria.
    - Non mi abbandonate, Mary - disse l'uomo dall'occhio nero.
    - Lasciatemi stare, sfacciato - disse la ragazza.
    - Non fa niente!  - le grid dietro l'uomo con un occhio solo,  mentre
    la ragazza lasciava la sala. - Uscir anch'io fra poco,  Mary.  Su col
    morale,  cara.  -  E  qui  si  dedic  all'esercizio  assai  facile di
    ammiccare col  suo  unico  occhio  alla  compagnia,  con  entusiastico
    piacere  di un anziano personaggio dalla faccia sporca e dalla pipa di
    terracotta.
    - Strane creature le donne - disse l'uomo dalla faccia sporca, dopo un
    momento di silenzio.
    - Ah,  su questo non c' da sbagliarsi - disse un  uomo  dalla  faccia
    molto rossa, dietro il suo sigaro.
    A questo granello di filosofia segu un'altra pausa.
    - Be',  ci sono cose pi strane delle donne a questo mondo, ve lo dico
    io - disse l'uomo dall'occhio nero, caricando lentamente una gran pipa
    olandese con un enorme fornello.
    - Siete sposato? - chiese l'uomo dalla faccia sporca.
    - Ammetto di non esserlo.
    - Lo immaginavo. - E l'uomo dalla faccia sporca fu preso da un accesso
    di ilarit,  per questa sua battuta,  a cui si un un uomo dalla  voce
    blanda  e dal volto placido,  che si faceva sempre un dovere di essere
    d'accordo con tutti.
    - Dopo tutto,  - disse l'entusiastico Mister Snodgrass - le donne sono
    il grande sostegno e il conforto della nostra esistenza.
    - Proprio cos - disse il signore placido.
    - Quando sono di buonumore - ribatt l'uomo dalla faccia sporca.
    - Giusto anche questo - disse quello placido.
    -  Io  respingo questa restrizione!  - disse Mister Snodgrass,  il cui
    pensiero corse rapidamente a Emily Wardle - La respingo con  sdegno...
    con disprezzo.  Mostratemi l'uomo che parla male delle donne in quanto
    tali,  e gli dir francamente che non  un uomo.  - E Mister Snodgrass
    si  tolse  il sigaro di bocca,  e diede un gran colpo sulla tavola col
    pugno chiuso.
    - Il ragionamento non fa una grinza - disse l'uomo placido.
    - Ma contiene un'affermazione che contesto - interruppe quello con  la
    faccia sporca.
    -  E indubbiamente c' molto di vero anche nella vostra osservazione -
    disse il signore placido.
    - Alla vostra salute,  signore - disse il commesso viaggiatore con  un
    occhio solo, annuendo a Mister Snodgrass in segno di approvazione.
    Mister Snodgrass ringrazi.
    -  Mi  piace  sempre  ascoltare  una bella discussione,  - continu il
    commesso viaggiatore - una discussione piena di acume, come questa; si
    imparano molte cose;  ma questa piccola discussione sulle donne mi  ha
    ricordato  una storia che ho sentito raccontare da un mio vecchio zio;
    ed  stato questo ricordo a farmi dire che si possono trovare a  volte
    cose pi strane delle donne.
    -  E' una storia che mi piacerebbe sentire - disse l'uomo dalla faccia
    rossa, che fumava il sigaro.
    - S?  - fu la sola risposta del commesso viaggiatore,  che continu a
    fumare con grande applicazione.
    -  Anche a me piacerebbe - disse Mister Tupman,  parlando per la prima
    volta.  Egli era sempre desideroso di aumentare  il  suo  bagaglio  di
    esperienze.
    - Anche a voi?  Bene,  allora la racconter.  Anzi,  no. So che non ci
    credereste - disse l'uomo dall'occhio malizioso,  con uno sguardo  pi
    malizioso che mai.
    - Se voi ci assicurate che  vera, non abbiamo ragione di non crederci
    - disse Mister Tupman.
    - Bene,  se  cos ve la racconter! - rispose il viaggiatore. - Avete
    mai sentito parlare della grande Casa commerciale Bilson  e  Slum?  Ma
    non ha importanza, in fondo, che la conosciate o no, perch ha cessato
    la sua attivit da molto tempo.  Sono passati ottant'anni da quando il
    fatto accadde a un commesso viaggiatore di quella Casa: era un  intimo
    amico di mio zio,  ed  stato mio zio a raccontarmi la sua storia. Gli
    dava un buffo nome: la chiamava


    La storia del commesso viaggiatore.

    e la raccontava pressappoco cos:
    Una sera d'inverno,  verso le cinque,  proprio mentre incominciava  ad
    imbrunire,  chi  si  fosse  trovato  sulla  strada  che  attraversa la
    brughiera di Marlborough per andare a Bristol avrebbe visto un uomo in
    calesse che incitava il cavallo affaticato. Avrebbe visto, ho detto, e
    non dubito che potesse vederlo chiunque,  tranne un  cieco,  se  fosse
    passato per quella strada;  ma il tempo era cos brutto e la sera cos
    umida e fredda che fuori  c'era  soltanto  la  pioggia,  e  perci  il
    viaggiatore  procedeva  con  fatica  in mezzo alla strada,  sentendosi
    molto solo  e  depresso.  Qualsiasi  commesso  viaggiatore  dell'epoca
    avesse  dato un solo sguardo a quel disperato trabiccolo di calessino,
    con la cassa color terracotta e le ruote rosse, e a quella bisbetica e
    ombrosa giumenta baia dal pi veloce,  che sembrava una via  di  mezzo
    fra  il  cavallo  di  un beccaio e il ronzino di un Ufficio Postale di
    rione,  avrebbe capito subito che il  viaggiatore  non  poteva  essere
    altri che Tom Smart, della grande Casa Bilson e Slum, Cateaton Street,
    City. Ma poich di commessi viaggiatori non ce n'erano, il fatto rest
    del tutto ignorato;  e Tom Smart,  il suo calesse color terracotta con
    le  ruote  rosse,   e  la  bisbetica  cavalla  baia  dal  pi  veloce,
    proseguirono  insieme il loro viaggio portando con s il loro segreto,
    senza che nessuno ci facesse caso.
    In questo mondo, per triste che sia, ci sono molti posti pi piacevoli
    della brughiera di Marlborough quando c' vento: e  se  aggiungete  la
    tristezza  di  una  sera  d'inverno  la  strada  fangosa  e  piena  di
    pozzanghere e una fitta pioggia scrosciante, e a titolo di esperimento
    ne  provate  l'effetto  su  voi  stessi,   vi  renderete  conto  della
    profondit di questa osservazione.
    Il  vento  soffiava,  non  alle  spalle  o di fronte,  che sarebbe gi
    abbastanza fastidioso, ma di traverso alla strada, e la pioggia veniva
    gi di sghembo,  come le righe  diagonali  stampate  sui  quaderni  di
    scuola per far scrivere i ragazzi con la giusta inclinazione.  Poi per
    un attimo il vento cessava,  e il viaggiatore incominciava a  cullarsi
    nella speranza che,  stanco di tutta la sua furia precedente, si fosse
    messo tranquillo a riposare anche lui;  e  proprio  allora,  uuu!  lo
    sentiva muggire e sibilare di lontano, e venire avanti mulinando sulle
    colline e spazzando i tratti di pianura,  sempre pi violento a mano a
    mano che si avvicinava,  finch investiva in un turbine  l'uomo  e  il
    cavallo,  gli  entrava  nelle  orecchie  con la sferza della pioggia e
    arrivava col suo umido soffio gelato fin dentro le ossa;  e continuava
    la  sua  corsa  radente,  allontanandosi  sempre  di  pi con un urlio
    assordante,  come per farsi beffe della loro debolezza ed esprimere la
    trionfante consapevolezza della propria forza e del proprio potere.
    La  cavalla  baia  sguazzava  con  le orecchie basse tra il fango e la
    pioggia,  scotendo ogni tanto la testa,  quasi  ad  esprimere  il  suo
    disgusto per quel comportamento ineducato delle forze della natura, ma
    tenendo  un  buon passo a dispetto di esse;  finch un colpo di vento,
    pi furioso di tutti gli altri da cui erano gi stati assaliti, non la
    costrinse a fermarsi di colpo e  a  piantare  saldamente  gli  zoccoli
    contro il terreno per non essere travolta.
    E fu proprio una rara fortuna che lo facesse,  perch,  se fosse stata
    travolta dal vento, la bisbetica cavalla era cos leggera,  il calesse
    cos  leggero,  e Tom Smart cos trascurabile come zavorra,  che tutti
    insieme si sarebbero certo messi a rotolare senza fermarsi pi, finch
    non avessero raggiunto i confini della terra o  finch  il  vento  non
    fosse caduto;  e in tutt'e due i casi  probabile che sia la bisbetica
    cavalla,  sia il calesse color terracotta con le ruote rosse,  sia Tom
    Smart, sarebbero stati messi fuori uso per sempre.
    E pigliati anche la barba e la cintura dei calzoni,  maledetto disse
    Tom Smart.  (Tom aveva  ogni  tanto  la  non  lodevole  specialit  di
    imprecare).  Pigliati anche la barba e la cintura dei calzoni, disse
    Tom soffia, soffia, che tanto io mi diverto.
    Voi mi chiederete probabilmente perch Tom Smart,  dopo che  il  vento
    non aveva fatto altro che soffiare su di lui,  esprimesse il desiderio
    di essere sottoposto  ancora  allo  stesso  procedimento.  Non  saprei
    dirvelo:  so  soltanto  che  Tom  Smart  disse  cos,  o  quanto  meno
    raccontava sempre a mio zio di aver detto cos;  che poi   la  stessa
    cosa.
    Soffia,  soffia  disse  Tom Smart;  e la cavalla nitr come se fosse
    stata dello stesso parere.
    Coraggio, vecchia mia, disse Tom,  dando un colpetto sul collo della
    cavalla  baia  col  manico  della frusta  inutile incaponirsi in una
    notte come questa; alla prima casa che incontriamo, ci fermiamo; cos,
    pi presto  cammini  pi  presto  finisce.  Iuuu,  vecchia  mia...  da
    brava... da brava.
    Se  la  bisbetica  cavalla fosse tanto abituata alle inflessioni della
    voce di Tom da capirne il significato,  o se le venisse pi  freddo  a
    star ferma che a camminare,  io non posso saperlo.  Ma posso dire che,
    non appena Tom ebbe finito di parlare,  drizz le orecchie e si  gett
    in  avanti  a  tale  velocit  e con tale sconquasso del calesse color
    terracotta,  che ognuno dei raggi rossi delle ruote  sembrava  dovesse
    volare sull'erba della brughiera di Marlborough; e anche Tom, pur cos
    esperto a cassetta,  non pot pi fermarla o trattenerla finch non si
    arrest, di sua propria volont, davanti a una locanda sulla strada, a
    mano destra,  a un mezzo quarto  di  miglio  circa  dalla  fine  della
    brughiera.
    Tom diede una rapida occhiata alla parte superiore della casa,  mentre
    gettava le redini allo stalliere e infilava la frusta a cassetta.  Era
    un  vecchio  e strano edificio,  costruito con una specie di pietrisco
    intarsiato,  per cos dire,  di travi di sostegno;  con le finestre  a
    mansarda  che  sporgevano completamente sopra la carrareccia;  con una
    porta bassa sotto un portico buio,  e un paio  di  ripidi  scalini  in
    discesa,  per arrivarci, anzich una mezza dozzina di bassi scalini in
    salita,  come usa adesso.  In ogni  modo  era  un  posto  dall'aspetto
    accogliente,  perch  nella  finestra  del bar c'era una luce chiara e
    vivace che si proiettava attraverso la strada e arrivava a  illuminare
    anche  la  siepe  sul ciglio opposto;  al di l della porta d'ingresso
    c'era un'altra finestra con una  luce  rossa  e  tremula,  ora  appena
    visibile,  ora  viva  e  splendente  dietro le tendine abbassate,  che
    suggeriva l'immagine di un bel fuoco acceso all'interno della  stanza.
    Notando  questi  piccoli  particolari  con  l'occhio  del  viaggiatore
    esperto,  Tom smont con quanta agilit gli consentivano le sue membra
    intirizzite, ed entr nella casa.
    In  meno di cinque minuti Tom era installato nella stanza di fronte al
    bar - la stessa in cui aveva immaginato che ci fosse il fuoco acceso -
    davanti a un fuoco ruggente,  reale e sostanziale,  alimentato da poco
    meno  che  uno  staio  di  carbone,  e da tanta legna che ne sarebbero
    venuti  fuori  una  mezza  dozzina  di  grossi  cespugli   di   ribes,
    ammucchiata  fino  a  met  caminetto,  rugghiante e scoppiettante con
    rumori che avrebbero di per s scaldato il cuore a  qualsiasi  persona
    ragionevole. Questo era un gran conforto, ma non era tutto; perch una
    linda  ragazza  dall'occhio  vivace  e la caviglia ben modellata stava
    stendendo una bianchissima tovaglia sulla tavola;  e Tom,  sedendo  in
    pantofole  coi  piedi sulla grata del camino e la schiena voltata alla
    porta aperta,  vedeva,  riflesso nello specchio sopra la  mensola  del
    camino,  un  seducente  scorcio  del  bar,  con  meravigliose  file di
    bottiglie verdi e di etichette dorate,  e insieme vasi di sottaceti  e
    di  conserve,  formaggi,  prosciutti cotti,  cosce di manzo,  il tutto
    disposto su alcuni ripiani nel modo pi  gradevole  e  tentatore.  Be'
    anche questo era un gran conforto, ma neanche questo era tutto; perch
    nel bar,  seduta al pi grazioso tavolinetto e raccolta accanto al pi
    vivace focherello che si possano immaginare,  prendeva il suo  t  una
    vedova   paffutella  che  doveva  essere,   uno  pi  uno  meno,   sui
    quarantotto, che aveva un viso non meno confortante del bar, e che era
    evidentemente la padrona dell'albergo e la suprema reggitrice di tutti
    quei dolci possedimenti.
    C'era solo una cosa di troppo nell'insieme di quel quadro incantevole:
    vale a dire un uomo alto - un uomo molto alto -  con  giacca  scura  e
    bottoni  di  metallo traforati,  basette nere e capelli neri ondulati,
    che stava prendendo il t con la vedova;  e  non  ci  voleva  molto  a
    capire  che  era  sulla  via di convincerla a non restare vedova pi a
    lungo,  ma a conferirgli il privilegio di sedere dietro al banco per e
    durante il resto dei giorni della sua vita corporale.
    Tom Smart non era affatto irritabile o invidioso di natura,  ma per un
    modo o per l'altro quello spilungone con la giacca scura e  i  bottoni
    di metallo traforati faceva affiorare quel poco di biliosit che c'era
    in lui,  e suscitava la pi viva indignazione nel suo petto; tanto pi
    che a tratti  egli  poteva  osservare,  dal  suo  posto  davanti  allo
    specchio,  certe  piccole  affettuose familiarit fra l'uomo alto e la
    vedova,  che  dimostravano  a  sufficienza  come  quegli  fosse  tanto
    cresciuto  nel  favore  di lei quanto lo era di statura.  Tom aveva la
    passione del ponce caldo - oserei dire che aveva una  GRANDE  passione
    per  il  ponce  caldo  per  cui,  sinceratosi che la bisbetica cavalla
    avesse avuto buon mangime  e  una  buona  lettiera,  e  divorato  fino
    all'ultimo  boccone  il  buon  pranzetto caldo che la vedova gli aveva
    imbastito con le sue stesse mani,  ne ordin un bicchiere a titolo  di
    assaggio.  Ora,  se  nell'intero campo delle arti domestiche c'era una
    cosa che la vedova sapesse preparare meglio di qualsiasi altra, questa
    era il ponce; e il primo bicchiere si accord tanto bene col palato di
    Tom Smart,  che questi ne  ordin  un  secondo  nel  pi  breve  tempo
    possibile.  Il  ponce  caldo  una cosa piacevole,  signori,  una cosa
    estremamente piacevole in ogni circostanza;  ma in quella vecchia sala
    cos accogliente,  davanti al fuoco, col vento fuori che soffiava fino
    a far cigolare ogni trave della  vecchia  casa,  Tom  Smart  lo  trov
    addirittura incantevole.
    Ordin un altro bicchiere,  e poi un altro, dopo il quale non sono del
    tutto sicuro che non ne abbia ordinato ancora un altro;  ma pi beveva
    ponce caldo, pi pensava allo spilungone.
    Maledetto impudente! diceva Tom fra s.  Che cosa ha da fare,  lui,
    in questo bel bar? Brutto gaglioffo! diceva Tom. Se la vedova avesse
    un po' di buon gusto,  potrebbe prendersi qualcuno che  fosse  un  po'
    meglio  di  lui.  A  questo punto lo sguardo errante di Tom pass dal
    vetro dello specchio a quello del bicchiere, e sentendosi sulla via di
    diventare sentimentale, vuot il quarto bicchiere di ponce e ordin il
    quinto.
    Tom Smart,  signori,  aveva sempre dato molta  importanza  all'aspetto
    sociale  delle  cose.  Era  stata  una sua vecchia ambizione quella di
    stare in un bar di sua propriet,  con una  giacca  verde,  brache  di
    velluto  strette al ginocchio,  e stivali rovesciati.  Considerava con
    gran rispetto la funzione di presiedere a un pranzo sontuoso,  e aveva
    pensato  spesso  a come avrebbe saputo dirigere i discorsi in una sala
    di sua propriet,  e quali esempi basilari avrebbe potuto  fornire  ai
    suoi  clienti  nel  campo  del  bere.  Tutte queste cose gli passarono
    rapidamente per la testa,  mentre sedeva bevendo il ponce caldo presso
    il  fuoco ruggente,  e sent giusto e legittimo sdegno al pensiero che
    l'uomo alto fosse in procinto di ottenere una cos bella casa,  mentre
    lui,  Tom  Smart,  ne era lontano ora come sempre.  Perci,  dopo aver
    dibattuto sugli ultimi due bicchieri se  avesse  o  no  il  sacrosanto
    diritto  di attaccar lite con lo spilungone perch aveva intrigato per
    entrare nelle buone grazie della vedova paffutella.  Tom Smart  arriv
    infine   alla   soddisfacente   conclusione  di  essere  un  individuo
    maltrattato e perseguitato, e che era meglio andare a letto.
    La vivace cameriera guid Tom su per una grande scala antica,  facendo
    schermo  con  la  mano  alla  candela  per  proteggere la fiamma dalle
    correnti d'aria,  che in un vecchio edificio  irregolare  come  quello
    avrebbero  potuto  trovare  tutto  lo  spazio  occorrente  per le loro
    scorribande, senza bisogno di spegnere la candela,  e che nondimeno la
    spensero  lo stesso;  dando cos ai nemici di Tom un pretesto per dire
    che era stato lui, e non il vento, a spegnere la candela, e che mentre
    faceva finta di volerla  riaccendere,  in  realt  stava  baciando  la
    ragazza.  In  ogni modo la candela fu riaccesa,  e Tom fu accompagnato
    attraverso un caos di stanze e un  labirinto  di  corridoi  fino  alla
    camera preparata per accoglierlo, e qui la ragazza gli augur la buona
    notte e lo lasci solo. Era una bella stanza grande, con capaci armadi
    a muro e un letto che avrebbe potuto ospitare un intero collegio,  per
    non parlare di due guardaroba di quercia  che  potevano  contenere  il
    bagaglio  di  un  piccolo  esercito;  ma ci che colp maggiormente la
    fantasia di  Tom  fu  uno  strano  seggiolone  dall'alta  spalliera  e
    dall'aspetto arcigno, lavorato nel modo pi fantasioso, con un cuscino
    damascato a fiorami,  e i piedi rotondi accuratamente avvolti in panno
    rosso, come se avessero avuto la gotta.
    Di ogni altra sedia stramba Tom avrebbe pensato solo che era una sedia
    stramba,  e  la  cosa  sarebbe  finita  l;  ma  in  quel  particolare
    seggiolone  c'era  qualcosa  che  lui  non  avrebbe  saputo  definire,
    qualcosa di insolito,  di diverso da qualsiasi altro mobile che avesse
    mai  visto,  qualcosa che esercitava un fascino su di lui.  Si sedette
    davanti al fuoco per una mezz'ora fissando il vecchio seggiolone... il
    diavolo se lo pigliasse, quel seggiolone!  ma era una cos stravagante
    anticaglia  che  non riusciva a staccare gli occhi.  Be', disse Tom,
    spogliandosi lentamente e continuando a fissare il vecchio  seggiolone
    che stava ai piedi del letto,  sempre pi misterioso non ho mai visto
    un cos strampalato accidente in vita mia.  Molto strano, disse  Tom,
    che  il ponce caldo induceva a meditare molto strano.  Tom scosse la
    testa con aria di profonda saggezza e guard ancora il seggiolone.  Ma
    non potendo venire a capo di nulla, s'infil nel letto, si copr bene,
    e si addorment.
    Dopo circa mezz'ora, Tom si svegli sobbalzando da un confuso sogno di
    uomini alti e di bicchieri di ponce;  e la prima cosa che gli venne in
    mente appena sveglio fu lo strano seggiolone.
    Non voglio pi guardarlo disse Tom, e strinse le palpebre,  cercando
    di  convincersi  che  stava  per riaddormentarsi.  Inutile: non vedeva
    altro che strane seggiole ballargli davanti, sgambettare, giocare alla
    cavallina. e fare ogni sorta di buffonate.
    E' meglio vedere una seggiola  vera,  piuttosto  che  tre  o  quattro
    squadre  complete  di  sedie immaginarie disse Tom,  tirando fuori la
    testa dalle coperte. E il seggiolone era l, chiaramente visibile alla
    luce del fuoco, con un'aria pi che mai provocante.
    Tom l'osserv; e mentre guardava, gli sembr improvvisamente di notare
    una  straordinaria  trasformazione.   L'intagliatura  dello  schienale
    assunse  a  poco  a  poco  la  forma e l'espressione di un volto umano
    vecchio e grinzoso; il cuscino damascato divenne un antico panciotto a
    falde;  i piedi di legno si trasformarono in piedi umani,  infilati in
    pantofole  di panno rosso;  e il vecchio seggiolone prese l'aspetto di
    un vecchio di cent'anni prima, dall'aria molto antipatica, con le mani
    sui fianchi.  Tom si alz a sedere sul letto e si freg gli occhi  per
    scacciare la visione.  No,  la seggiola era proprio un vecchio signore
    antipatico: e, ci che  peggio, strizzava l'occhio a Tom Smart.
    Tom era una pellaccia, sprezzante e temerario,  e inoltre aveva bevuto
    cinque bicchieri di ponce caldo,  per cui,  pur essendo rimasto un po'
    scosso in un primo momento, quando vide il vecchio signore strizzargli
    l'occhio,  con un'espressione cos maligna e sfrontata,  incominci ad
    arrabbiarsi,  e  alla  fine  decise che non l'avrebbe sopportato senza
    reagire.  E siccome il vecchio continuava imperterrito a lanciargli le
    sue occhiate d'intesa, Tom disse con tono molto seccato:
    - Che diavolo avete da strizzarmi l'occhio?
    - Perch mi va di farlo, Tom Smart - disse il seggiolone, o il vecchio
    signore,  chiamatelo come volete.  Per smise di ammiccare, quando Tom
    parl, e incominci a sogghignare come una scimmia decrepita.
    - Come fate a sapere il mio nome, vecchia mummia?  - chiese Tom Smart,
    piuttosto  sconcertato,  ma con l'aria di trovarsi perfettamente a suo
    agio.
    - Ehi, ehi, Tom,  - disse il vecchio signore - non  questo il modo di
    parlare  a  un  solido  mogano  spagnolo.  Ma  che roba!  Non potresti
    trattarmi con minore rispetto nemmeno se fossi impellicciato. - E cos
    dicendo il vecchio signore prese un'aria talmente inferocita  che  Tom
    incominci a spaventarsi.
    -  Non  intendevo  mancarvi di riguardo - disse Tom con tono molto pi
    umile di prima.
    - Bene, bene, - disse il vecchio - pu darsi... pu darsi. Tom?
    - S, signore.
    - Io so tutto di te, Tom: tutto. Tu sei molto povero, Tom.
    - S, certo, - disse Smart - ma come avete fatto a saperlo?
    - Non preoccuparti di questo,  - disse il vecchio signore - e  inoltre
    hai una esagerata passione per il ponce, Tom.
    Tom  Smart stava per protestare di non avere pi toccato un goccio dal
    giorno del suo ultimo compleanno,  ma quando il suo  sguardo  incontr
    quello del vecchio signore,  cap che sapeva tutto,  arross,  e rest
    zitto.  - Tom,  - disse il vecchio - la vedova   una  bella  donna...
    notevolmente  bella...  eh,  Tom?  - Qui il vecchio volse gli occhi al
    cielo,  alz una delle  sue  magre  gambette,  e  prese  un'aria  cos
    sgradevolmente  sentimentale  che  Tom  si  sent veramente disgustato
    dalla leggerezza del suo comportamento... alla sua et, poi!
    - Io sono il suo tutore, Tom - disse il vecchio.
    - Davvero? - chiese Tom Smart.
    - Ho conosciuto sua madre,  Tom,  - disse il vecchio signore -  e  sua
    nonna. Era molto innamorata di me... mi fece questo panciotto, Tom.
    - Davvero? - disse Tom Smart.
    -  E queste scarpe - disse il vecchio,  alzando una delle pantofole di
    panno rosso.  - Ma non dirlo in giro,  Tom.  Non vorrei che si sapesse
    quanto  mi  era  affezionata.  Potrebbe  essere  imbarazzante  per  la
    famiglia.  Cos dicendo  il  vecchio  manigoldo  aveva  un'aria  tanto
    impertinente che, come disse in seguito Tom Smart, faceva venir voglia
    di sederglisi sopra per dispetto.
    -  Ho  avuto grandi successi con le donne,  ai miei tempi - disse quel
    vecchio, vizioso libertino. - Centinaia di belle donne, sedute per ore
    e ore sulle mie ginocchia. Cosa ne pensi, eh,  brigante?  - Il vecchio
    stava  gi  per  raccontare qualcun'altra delle sue imprese giovanili,
    quando fu preso da un convulso di scricchiolii cos violento  che  gli
    imped di proseguire.
    Ti sta bene, amico mio pens Tom Smart, ma non disse nulla.
    -  Ah!  -  disse  il vecchio,  - queste crisi mi dnno molto fastidio,
    adesso. Divento vecchio, Tom,  e ho perso quasi tutti i miei cavicchi.
    Ho  subto anche un'operazione,  un pezzetto di legno incastrato nello
    schienale, ed  stata una dura prova, Tom.
    - Deve essere stato tremendo - disse Tom Smart.
    - Comunque - disse il vecchio signore - non  questo che volevo dirti:
    Tom, voglio che tu sposi la vedova.
    - Io, signore? - disse Tom.
    - Tu - disse il vecchio.
    - Ma, benedetta la vostra santa canizie, - disse Tom (qualche crine di
    cavallo era rimasto qua e l su di lui,  lasciato dall'imbottitura)  -
    benedetta la vostra santa canizie,  lei non mi vuole!  - E Tom sospir
    inavvertitamente, pensando al bar.
    - Ah, no? - disse il vecchio signore, freddamente.
    - No,  no,  - disse Tom - c' un altro.  Un uomo  alto,  un  maledetto
    spilungone con le basette nere.
    - Tom, - disse il vecchio signore - non l'avr mai.
    - No? - disse Tom. - Se foste stato nel bar, non parlereste cos.
    - Puah, puah! - disse il vecchio signore. - Conosco tutta la faccenda.
    - Quale? - disse Tom.
    -  I  baci  dietro  la  porta,  e cose simili,  Tom - disse il vecchio
    signore.  E gli diede un altro sguardo impudente  che  riemp  Tom  di
    rabbia; perch, come voi tutti sapete, signori, sentire un vecchio che
    parla di queste faccende,  mentre dovrebbe esserne al di sopra,   una
    cosa molto spiacevole, la cosa pi spiacevole che ci sia.
    - Conosco tutta la storia,  Tom;  - riprese il vecchio  -  l'ho  vista
    ripetersi  chiss quante volte ai miei tempi,  Tom,  fra tante persone
    che mi annoierei a ricordarle tutte;  ma non ha mai portato a nulla di
    serio.
    - Dovete aver visto delle belle cose,  voi - disse Tom con un'occhiata
    curiosa.
    -  Ah.  puoi  dirlo.  -  rispose  il  vecchio  ammiccando  con  mimica
    elaborata.  - Io sono l'ultimo della mia famiglia,  Tom - disse con un
    sospiro melanconico.
    - Era numerosa? - chiese Tom Smart.
    - Eravamo in dodici,  Tom,  - disse il vecchio signore -  tutta  gente
    bella,  robusta,  con gli schienali dritti come meglio non si potrebbe
    desiderare.  Non degli aborti come ne nascono adesso!  Avevamo tutti i
    bracciuoli, ed eravamo lucidati cos bene, bench non dovrei essere io
    a dirlo, che c'era da commuoversi a vederci.
    - E che cos' accaduto agli altri, signore? - chiese Tom Smart.
    Il  vecchio  signore  nascose  gli  occhi  nell'incavo del braccio,  e
    rispose:
    - Sono morti, Tom, sono morti tutti. Il nostro servizio era duro, Tom,
    e non avevano tutti la mia costituzione.  Presero  i  reumatismi  alle
    braccia e alle gambe,  e andarono a finire in cucina o in altri luoghi
    per invalidi;  e uno,  dopo essersi consumato  nel  servizio  lungo  e
    faticoso,  perse  addirittura  il  senno:  divenne  cos  pazzo che si
    dovette bruciarlo. Una cosa impressionante, Tom.
    - Spaventosa! - disse Tom Smart.
    Il vecchio tacque per qualche minuto,  lottando manifestamente  contro
    le proprie emozioni, poi disse:
    - Comunque,  Tom,  torniamo al nostro punto. Quello spilungone, Tom, 
    un volgare avventuriero.  Non appena sposasse  la  vedova,  venderebbe
    tutto  e  fuggirebbe.  Quale  sarebbe il risultato?  Lei si troverebbe
    abbandonata e ridotta in miseria,  e io andrei a morire di  freddo  in
    qualche negozio di rigattiere.
    - S, ma...
    - Non interrompermi;  - disse il vecchio signore - di te,  Tom,  ho un
    concetto molto diverso;  perch so benissimo che,  se ti riuscisse  di
    sistemarti in una locanda,  non l'abbandoneresti pi finch fra le sue
    mura vi fosse qualcosa da bere.
    - Vi sono molto obbligato per la  buona  opinione  che  avete  di  me,
    signore... - disse Tom Smart.
    -  Perci,  -  riprese  il  vecchio  con  voce  autoritaria  - tu devi
    sposarla, e lui no.
    - Che cosa pu impedirlo? - disse Tom Smart ansiosamente.
    - Questa rivelazione: - rispose il vecchio signore -  gi sposato.
    - Come potr provarlo? - disse Tom, balzando per met fuori dal letto.
    Il vecchio signore stacc un braccio dal fianco, e dopo averlo rivolto
    verso uno degli armadi di quercia lo rimise immediatamente  nella  sua
    solita posizione.
    - Egli non immagina - disse - di aver lasciato,  nella tasca destra di
    un paio di calzoni che sono in  quell'armadio,  una  lettera,  in  cui
    viene supplicato di tornare dalla moglie sconsolata e dai sei...  bada
    bene, Tom... sei bambini, tutti piccoli.
    Dopo aver pronunciato solennemente queste parole, i tratti del vecchio
    signore si fecero sempre pi vaghi e la sua forma pi confusa. Un velo
    scese sugli occhi di Tom Smart. Il vecchio sembrava confondersi a poco
    a poco col seggiolone,  il  panciotto  damascato  trasformarsi  in  un
    cuscino,  le  pantofole rosse ridursi a semplici pezzi di panno rosso.
    La luce lentamente svan,  e Tom Smart ricadde sul cuscino e sprofond
    nel sonno.
    Il  mattino  svegli  Tom dal letargo in cui era caduto alla scomparsa
    del vecchio.  Sedette sul letto,  e per alcuni minuti cerc invano  di
    ricordare gli avvenimenti della sera prima.  Guard il seggiolone; era
    certo un mobile tetro e stravagante,  ma bisognava avere una  fantasia
    poco   meno   che   geniale   per   potervi   scoprire  una  qualsiasi
    rassomiglianza con un vecchio.
    - Ehi, come va? - disse Tom.  Era pi coraggioso alla luce del giorno,
    come la maggioranza degli uomini.
    La seggiola rest immobile e non fece motto.
    -  Brutta  giornata  -  disse  Tom.  Niente.  La  seggiola  non voleva
    chiacchierare.
    - Che armadio avete detto? Potevate spiegarmelo meglio - disse Tom. Ma
    una parola che  una parola, signori, la seggiola non la disse.
    - Non  una gran fatica  aprirlo,  comunque  -  disse  Tom,  scendendo
    decisamente  dal  letto.  And  davanti  a uno degli armadi.  C'era la
    chiave nella serratura;  la  gir  e  apr  lo  sportello.  I  calzoni
    c'erano.  Infil la mano nella tasca e ne trasse la stessa lettera che
    il vecchio signore aveva descritto.
    - Beh,  questo   strano,  -  disse  Tom  Smart,  guardando  prima  il
    seggiolone,  poi l'armadio, poi la lettera, poi di nuovo il seggiolone
    - molto strano - disse Tom.  Ma poich in  tutti  quegli  oggetti  non
    trov  nulla  che potesse diminuire la stranezza del fatto,  pens che
    era meglio vestirsi e sistemare subito  l'affare  dello  spilungone...
    tanto per toglierlo dall'incertezza.
    Tom  ispezion  le  stanze  che dovette attraversare,  per scendere al
    piano di sotto,  con l'occhio scrutatore del padrone: non gli sembrava
    impossibile  che  esse  e il loro contenuto diventassero presto di sua
    propriet.  Lo spilungone se ne stava in quel piccolo bar accogliente,
    con le mani dietro la schiena, perfettamente a suo agio. A Tom fece un
    sorriso  distratto.  Un  casuale  spettatore  avrebbe  supposto che lo
    facesse solo per mostrare il biancore dei suoi  denti;  ma  Tom  Smart
    pens  che un sentimento di trionfo dovesse passare per quella sede in
    cui lo spilungone avrebbe dovuto avere  la  coscienza,  se  ne  avesse
    avuta una.
    Tom gli rise in faccia, e chiese di parlare con la padrona.
    -  Buon  giorno,  signora  -  disse  Tom  Smart chiudendo la porta del
    salottino, quando la vedova fu entrata.
    - Buon giorno,  signore - disse  la  vedova.  -  Che  cosa  volete  di
    colazione, signore?
    Tom stava pensando a come entrare in argomento, e quindi non rispose.
    - C' dell'ottimo prosciutto cotto, - disse la vedova e del buon pollo
    freddo, ripieno. Ve li debbo far portare qui, signore?
    Tali  parole distolsero Tom dalle sue meditazioni.  La sua ammirazione
    per la vedova cresceva  a  ogni  nuova  parola.  Previdente  creatura!
    Confortatrice provvidenziale!
    - Chi  quel signore al bar? - chiese Tom.
    -   Si  chiama  Jinkins.   signore  -  disse  la  vedova,   arrossendo
    leggermente.
    - E' un uomo alto - disse Tom.
    - E' una persona molto distinta - rispose la vedova.  - E' un  signore
    simpaticissimo.
    - Ah! - disse Tom.
    -  Desiderate qualcos'altro,  signore?  - chiese la vedova,  piuttosto
    imbarazzata dal modo di fare di Tom.
    - Ebbene, s! - disse Tom. - Cara signora, volete essere tanto gentile
    da sedervi un momento?
    La vedova sembr molto stupita,  ma  sedette,  e  anche  Tom  sedette,
    vicinissimo a lei.  Non so come accadde, signori - e in verit mio zio
    diceva sempre che Tom Smart stesso affermava di non sapere come  fosse
    accaduto  - ma in un modo o nell'altro il palmo della mano di Tom and
    a finire sul dorso della mano della vedova,  e l rimase durante tutto
    il discorso.
    -  Cara signora,  - disse Tom Smart,  che aveva sempre dato una grande
    importanza a un esordio  gentile  -  cara  signora,  voi  meritate  il
    migliore dei mariti, ne sono sicuro.
    -  Vi  prego,  signore!  - disse la vedova,  quasi senza fiato: perch
    quello di Tom  era  un  modo  di  aprire  la  conversazione  piuttosto
    insolito,  per non dire allarmante;  tanto pi se si considera che non
    si erano mai visti n conosciuti prima della  sera  precedente.  -  Vi
    prego, signore!
    -  Non  vorrei  mai  adularvi,  cara signora,  - disse Tom Smart - voi
    meritate  un  marito  straordinario,  e  chiunque  sia,  sar  il  pi
    fortunato   degli   uomini.   -   Cos  dicendo,   Tom  lasci  vagare
    inavvertitamente lo sguardo dal volto  della  vedova  agli  agi  della
    stanza in cui si trovava.
    La  vedova  sembrava  pi imbarazzata che mai,  e fece un tentativo di
    alzarsi.  Tom le premette dolcemente la mano come per trattenerla,  ed
    ella  rimase  a sedere.  Le vedove,  signori,  non sono paurose,  come
    diceva sempre mio zio.
    - Vi sono davvero obbligatissima,  signore,  per la buona opinione che
    avete di me,  - disse la paffuta locandiera con un risolino - e se mai
    dovessi risposarmi...
    - Se?  - disse Tom Smart,  dandole un'occhiata penetrante con la  coda
    dell'occhio. - Se?
    -  Ebbene,  -  disse la vedova,  ridendo ormai apertamente - quando mi
    sposer spero che mio marito sar come voi l'avete descritto.
    - Jinkins, per intenderci - disse Tom.
    - Vi prego! - esclam la vedova.
    - Oh, non me ne parlate, - disse Tom - lo conosco.
    - Sono certa che chiunque lo conosca non possa dire  nulla  contro  di
    lui  -  disse la vedova,  incominciando a risentirsi del tono pieno di
    sottintesi con cui Tom aveva parlato.
    - Uhm! - disse Tom Smart.
    La vedova  incominci  a  pensare  che  fosse  venuto  il  momento  di
    piangere,  e  quindi  prese  il  fazzoletto  e  chiese a Tom se voleva
    insultarla;  se gli sembrava corretto sparlare di  un  uomo  alle  sue
    spalle;  e perch,  se aveva qualcosa da dire, non la diceva a lui, da
    uomo a uomo,  invece di spaventare in questo modo una  povera,  debole
    donna, e cos via.
    -  Andr  a dirlo subito anche a lui,  - disse Tom - ma desideravo che
    voi lo sapeste prima.
    - Che cosa? - chiese la vedova, guardando Tom dritto in faccia.
    - Vi lascer sbalordita - disse Tom infilando una mano in tasca.
    - Se si tratta del fatto che non ha denaro,  - disse la vedova - lo so
    gi, e non c' bisogno che vi disturbiate.
    - Puah,  che sciocchezza!  questo  nulla, - disse Tom Smart - anch'io
    non ho denaro. No, non  questo.
    - Oh santo cielo, che cos' allora? - esclam la povera vedova.
    - Non spaventatevi - disse Tom Smart.  Estrasse lentamente la lettera,
    e la spieg. - Non strillerete? disse Tom con aria dubitosa.
    - No, no - rispose la vedova - fatemi vedere.
    -  Non  avrete uno svenimento,  o altre assurdit del genere?  - disse
    Tom.
    - No, no - rispose affannosamente la vedova.
    - E poi non correte fuori a coprirlo d'improperi - disse Tom -  perch
    far io tutto quello che va fatto; voi,  meglio che non vi agitiate.
    - Certo, certo, - disse la vedova - fatemi vedere.
    -  Ora s - rispose Tom Smart;  e con queste parole mise la lettera in
    mano alla vedova.
    Signori,  secondo mio zio Tom Smart diceva che i lamenti della vedova,
    quando  seppe la verit,  avrebbero intenerito un cuore di sasso.  Tom
    aveva il cuore gi tenero per natura,  e ne fu  trafitto  da  parte  a
    parte. La vedova si dondolava avanti e indietro, e si torceva le mani.
    - Oh, la malvagit, l'impostura degli uomini! - diceva la vedova.
    - Spaventosa, cara signora; ma calmatevi adesso - disse Tom Smart.
    - Ah non posso calmarmi, - strill la vedova - non potr mai pi amare
    nessun altro come lui!
    -  Eh.  s che potrete,  anima mia - disse Tom Smart,  commiserando le
    disgrazie della vedova  con  uno  scroscio  di  lacrime  di  smisurate
    proporzioni.  In  un  impeto  di  compassione Tom Smart aveva messo il
    braccio intorno alla vita della vedova;  e la vedova,  sotto la sferza
    del  dolore,  aveva afferrato la mano di Tom.  Ella alz gli occhi sul
    volto di Tom,  sorridendo fra le lacrime.  Tom abbass gli  occhi  sul
    volto di lei, sorridendo fra le lacrime.
    Non ho mai potuto sapere, signori, se Tom abbia o non abbia baciato la
    vedova  in  quel  particolare  momento.  A  mio zio egli diceva di non
    averlo fatto,  ma ho i miei dubbi in proposito.  Sia  detto  fra  noi,
    signori, io credo che l'abbia baciata.
    In ogni modo,  mezz'ora pi tardi Tom sbatt lo spilungone fuori dalla
    porta di casa, e un mese dopo spos la vedova. E continu a girare per
    la regione col calessino color  terracotta  dalle  ruote  rosse  e  la
    cavalla  bisbetica  dal  pi veloce,  finch molti anni dopo si ritir
    dagli affari e and in Francia con sua moglie,  e  allora  la  vecchia
    casa fu demolita.

    -  Posso chiedervi - disse il vecchio signore curioso - che cosa ne fu
    del seggiolone?
    - Ecco, - rispose il commesso viaggiatore con un occhio solo - si not
    che il giorno delle nozze scricchiolava moltissimo;  ma Tom Smart  non
    pot  dire  con sicurezza se fosse per il piacere o per gli acciacchi.
    Tuttavia gli sembrava pi probabile che fosse per gli acciacchi,  dato
    che poi non parl mai pi.
    -  E  ci  hanno creduto tutti,  a questa storia?  - disse l'uomo dalla
    faccia sporca, ricaricando la pipa.
    - Tutti,  tranne i nemici di Tom - rispose il commesso viaggiatore.  -
    Alcuni dissero che Tom se l'era inventata completamente, altri che era
    ubriaco e se l'era sognata, e che aveva preso quei calzoni per sbaglio
    prima  di  andare  a  dormire.  Ma nessuno ha dato mai retta alle loro
    insinuazioni.
    - Tom diceva che era tutto vero?
    - Parola per parola.
    - E vostro zio?
    - Dall'a alla zeta.
    - Dovevano essere molto simpatici tutti e due  -  disse  l'uomo  dalla
    faccia sporca.
    - S, tutti e due, - rispose il commesso viaggiatore - molto simpatici
    davvero.






    CAPITOLO 15.
    Nel  quale  si  d  un  fedele  ritratto  di  due persone distinte,  e
    un'accurata descrizione di un rinfresco  nella  casa  e  nel  giardino
    loro;  rinfresco  che  conduce  a rinnovare una vecchia conoscenza,  e
    all'inizio di un altro capitolo.

    La coscienza aveva mosso qualche rimprovero a Mister Pickwick per aver
    trascurato ultimamente i suoi amici  alloggiati  al  Pavone  ed  era
    proprio  sul  punto di andare a cercarli,  il mattino del terzo giorno
    dopo le elezioni,  quando il suo fedele domestico gli pose in mano  un
    biglietto su cui erano stampate le seguenti parole:

    Signora Leo Hunter
    La Tana, Eatanswill

    - La persona sta aspettando - disse Sam, epigrammatico.
    - La persona ha chiesto di me, Sam?- s'inform Mister Pickwick.
    -  Egli  ha  chiesto  di  voi in particolare,  e nessun altro potrebbe
    sostituirvi,  come disse il segretario privato del diavolo quando rap
    il dottor Faust - replic Mister Weller.
    - Egli? ma come,  un uomo? - disse Mister Pickwick.
    - Un'ottima imitazione, almeno - rispose Mister Weller.
    -  Ma  questo    il biglietto da visita di una signora - disse Mister
    Pickwick.
    - Per me lo ha dato un signore - ribatt Sam. - Sta aspettando.  Dice
    che  disposto ad aspettare tutto il giorno, se  necessario.
    Mister Pickwick, sentendo di tanta risolutezza, scese in salotto, dove
    sedeva  un uomo dall'aria molto grave che balz in piedi nel vederlo e
    disse con aria di profondo rispetto:
    - Mister Pickwick, suppongo?
    - In persona.
    - Concedetemi l'onore di toccarvi la mano. Permettetemi,  signore,  di
    stringerla - disse l'uomo grave.
    - Ma certamente - disse Mister Pickwick.
    Lo sconosciuto strinse la mano che gli veniva offerta, poi continu:
    - Abbiamo sentito della vostra fama,  Mister Pickwick. Il rumore della
    vostra disputa archeologica ha raggiunto le orecchie della signora Leo
    Hunter... mia moglie, cio: il signor Leo Hunter sono io...
    Lo sconosciuto si interruppe,  quasi aspettandosi che Mister  Pickwick
    fosse   sopraffatto  dalla  rivelazione;   ma,   vedendo  che  restava
    perfettamente calmo, prosegu:
    - Mia moglie...  la  signora  Leo  Hunter...    orgogliosa  di  poter
    elencare  fra  le  sue conoscenze tutti coloro che si sono resi famosi
    per l'ingegno e le opere.  Permettete,  dunque,  che  una  sezione  di
    questo elenco rifulga del nome di Mister Pickwick,  e dei suoi consoci
    del Circolo che porta il suo nome.
    - Sar estremamente felice di conoscere una  signora  cos  -  rispose
    Mister Pickwick.
    -  Dovete  assolutamente conoscerla - disse l'uomo grave.  - Domattina
    offriamo un rinfresco...  una "fte champtre"...  a molte persone che
    si  sono  rese famose con l'ingegno e le opere.  Date alla signora Leo
    Hunter la gioia di vedervi alla Tana.
    - Con molto piacere - rispose Mister Pickwick.
    - La signora Leo Hunter d spesso di questi rinfreschi: -  riprese  la
    nuova  conoscenza - feste della ragione ed effusioni dell'anima,  come
    qualcuno ebbe a osservare,  dedicando  un  sonetto  alla  signora  Leo
    Hunter su questi suoi rinfreschi, con espressione originale e piena di
    sentimento.
    -  Anche  lui  si  era reso famoso per l'ingegno e le opere?  - chiese
    Mister Pickwick.
    - Certamente,  signore - rispose l'uomo.  - Come tutte  le  conoscenze
    della signora Leo Hunter,  del resto;   sua ambizione non avere altre
    conoscenze.
    - E' una nobilissima ambizione - disse Mister Pickwick.
    - Quando dir alla signora Leo Hunter che questa osservazione  uscita
    dalle vostre labbra,  ne sar  veramente  orgogliosa  -  disse  l'uomo
    grave.  -  C'  un  signore  al vostro seguito che ha composto qualche
    bella poesiola, mi sembra.
    - Il mio amico Mister Snodgrass ha molto gusto per la poesia - rispose
    Mister Pickwick.
    - Cos pure la signora Leo Hunter.  Va pazza per la  poesia.  L'adora:
    posso  dire  che  tutta  la  sua  anima  e la sua intelligenza ne sono
    avvinte e incatenate.  Lei stessa ha composto qualche delizioso brano.
    Forse avrete letto la sua "Ode a una rana moribonda".
    - Mi sembra di no - disse Mister Pickwick.
    -  Voi  mi  sbalordite  -  disse Mister Leo Hunter.  - Fece un'immensa
    impressione. Era firmata con una L e otto asterischi,  e apparve per
    la prima volta in un periodico femminile. Cominciava cos:

    "Poss'io vederTi ansimare, giacente
    sul Tuo stomaco, senza un lamento?
    Poss'io, indifferente, vederTi morire

    sopra un ceppo,
    o rana che spiri?"

    - Bello! - disse Mister Pickwick.
    - Delizioso, - disse Mister Leo Hunter - e cos semplice.
    - Molto - disse Mister Pickwick.
    - La strofa che segue  ancora pi commovente. Debbo recitarla?
    - Se non vi dispiace - disse Mister Pickwick.
    - Dice cos - riprese l'uomo grave, ancor pi gravemente:

    "S, sono diavoli in forma di ragazzi,
    che, con urla selvagge e brutale schiamazzo,
    Ti inseguono fuori dallo stagno giocondo

    con un cane,
    o rana moribonda!"

    - Espresso con molta finezza - disse Mister Pickwick.
    -  Dal  principio  alla  fine - disse Mister Leo Hunter - la sentirete
    recitare dalla  signora  Leo  Hunter  stessa.  Lei  sola  pu  esserne
    all'altezza. La recita con un costume adatto, domani mattina.
    - Con un costume adatto?
    - Quello di Minerva. Ma, dimenticavo...  un rinfresco in costume.
    -  Poveri noi!  - disse Mister Pickwick,  con uno sguardo alla propria
    figura. - Probabilmente non sar possibile...
    - Non sar possibile?  Non lo  dite  nemmeno!  -  esclam  Mister  Leo
    Hunter.  -  Solomon  Lucas,  l'ebreo  di  High Street,  ha migliaia di
    costumi di  ogni  genere.  Considerate  quanti  personaggi  adatti  si
    offrono  alla vostra scelta.  Platone,  Zenone,  Epicuro,  Pitagora...
    tutti hanno fondato un Circolo.
    - Lo so - disse Mister Pickwick. - Ma,  non potendo competere con quei
    grandi, non posso presumere di indossare i loro vestiti.
    L'uomo grave riflett profondamente per qualche secondo, poi disse:
    -  Tutto  considerato,  non so se farebbe maggior piacere alla signora
    Leo Hunter che i suoi ospiti vedano una persona della vostra fama  nei
    suoi panni, anzich in quelli degli altri. Posso azzardale la promessa
    che si far eccezione,  nel vostro caso...  s, ho l'assoluta certezza
    che,  a nome  della  signora  Leo  Hunter,  posso  permettermi  questo
    azzardo.
    - Allora, - disse Mister Pickwick - sar assai lieto di venire.
    -  Ma  io  vi  faccio perdere del tempo,  - disse l'uomo grave,  quasi
    tornando improvvisamente in s - e so quanto   prezioso.  Non  voglio
    trattenervi.  Posso dire alla signora Leo Hunter, allora, di aspettare
    fiduciosamente voi e i vostri  distinti  amici?  Buon  giorno,  Mister
    Pickwick,  sono  lusingato  di aver visto una persona cos eminente...
    no,  non un passo,  signore,  non una parola.  - E senza dar  tempo  a
    Mister  Pickwick  di  protestare  o  di schermirsi,  Mister Leo Hunter
    gravemente si allontan.
    Mister Pickwick prese il cappello e raggiunse il Pavone,  dove  per
    Mister Winkle aveva gi portato la notizia della festa in costume.
    -  Ci va anche la signora Pott - furono le prime parole con cui salut
    il suo capo.
    - Ah s? - disse Mister Pickwick.
    - Vestita  da  Apollo  -  rispose  Mister  Winkle.  -  Solo  che  Pott
    disapprova la tunica.
    - Ha ragione. Ha tutte le ragioni - disse Mister Pickwick, con enfasi.
    -  S,  perci  lei  indosser  una  veste di raso bianco con lustrini
    d'oro.
    - Non sar facile capire che cosa rappresenta,  allora - disse  Mister
    Snodgrass.
    - Si capir benissimo!  - ribatt indignato Mister Winkle.  - Vedranno
    la lira, no?
    - Giusto, l'avevo scordato - disse Mister Snodgrass.
    - Io mi vestir da bandito - interruppe Mister Tupman.
    - Cosa? - disse Mister Pickwick, con uno scossone.
    - Da bandito - ripete Mister Tupman soavemente.
    - Non vorrete dire,  - disse Mister  Pickwick,  fissando  l'amico  con
    solenne severit - non vorrete dire,  Tupman,  che avete intenzione di
    mettervi una giacchetta di  velluto  verde,  con  una  codina  di  due
    pollici?
    -  Ho  esattamente  questa  intenzione,  - rispose Mister Tupman,  con
    calore - e perch no?
    - Perch,- disse  Mister  Pickwick  notevolmente  eccitato  -  perch,
    signore, siete troppo vecchio!
    - Troppo vecchio? - esclam Mister Tupman.
    - E se mai occorressero altre ragioni in contrario,  - continu Mister
    Pickwick - ebbene, signore, siete anche troppo grasso!
    - Questo, - disse Mister Tupman,  col volto acceso da un cupo rossore,
    - questo  un insulto.
    - Signore,  - ribatt Mister Pickwick nello stesso tono - questo non 
    nemmeno la met dell'insulto che fareste voi a  me,  presentandovi  al
    mio cospetto con una giacca di velluto verde.
    - Signore, - disse Mister Tupman - siete un insolente.
    - Signore, - disse Mister Pickwick - anche voi!
    Mister Tupman avanz di qualche passo,  fulminando Mister Pickwick con
    lo sguardo. Mister Pickwick restitu lo sguardo, concentrato e messo a
    fuoco dalle lenti,  sibilando una sfida temeraria.  Mister Snodgrass e
    Mister Winkle stavano a guardare,  impietriti alla vista di una simile
    scena fra persone come loro.
    - Voi, signore,  - disse Mister Tupman dopo una breve pausa,  parlando
    con voce bassa e cupa - avete detto che sono vecchio.
    - L'ho detto - rispose Mister Pickwick.
    - E grasso.
    - Rinnovo l'accusa.
    - E che sono un insolente.
    - Lo siete.
    Ci fu una pausa terrificante.
    -  Il  mio attaccamento alla vostra persona,  signore,  - disse Mister
    Tupman,  parlando con voce  tremante  dall'emozione,  e  rimboccandosi
    nello  stesso  tempo  i  polsini  della  camicia  -  grande...  molto
    grande... ma su questa stessa persona io debbo fare sommaria vendetta.
    -  Avanti,  dunque!  -  rispose  Mister  Pickwick.   Riscaldato  dalla
    eccitante  natura  del  dialogo,  quell'uomo  eroico assunse un vero e
    proprio atteggiamento da paralitico,  fiduciosamente interpretato  dai
    due spettatori come una posizione di guardia.
    - Come!  - esclam Mister Snodgrass,  riacquistando improvvisamente la
    parola,  di cui un profondo stupore  lo  aveva  fino  a  quel  momento
    privato,  e  gettandosi  fra i due a rischio di ricevere da un momento
    all'altro un pugno sulla tempia.  - Come!  Mister  Pickwick,  con  gli
    occhi  del mondo che vi guardano!  E voi,  Tupman,  che come noi tutti
    partecipate alla gloria del suo nome  imperituro!  Vergogna,  signori,
    vergogna!
    Le  inconsuete rughe,  che la passione del momento aveva scavato sulla
    fronte chiara e aperta di Mister Pickwick, scomparvero,  a mano a mano
    che  il  suo  giovane  amico parlava,  come i segni di una matita nera
    sotto la corrompente azione della gomma.  E  quando  Mister  Snodgrass
    ebbe  finito,  il  suo  volto aveva ritrovato la solita espressione di
    benevolenza.
    - Sono stato impulsivo,  - disse Mister Pickwick  -  molto  impulsivo,
    Tupman; qua la mano.
    Dal  volto  di  Mister Tupman si dilegu ogni ombra,  mentre afferrava
    calorosamente la mano dell'amico.
    - Anch'io sono stato impulsivo - disse.
    - No, no, l'interruppe Mister Pickwick - la colpa  mia.  Metterete la
    giacchetta di velluto verde?
    - No, no - rispose Mister Tupman.
    - Vi sar grato se la metterete - insistette Mister Pickwick.
    - Bene, bene, la metter - disse Mister Tupman.
    Fu concordemente stabilito che Mister Tupman,  Mister Winkle, e Mister
    Snodgrass si sarebbero messi tutti  e  tre  in  costume.  Cos  Mister
    Pickwick  fu  trascinato  dal  calore  stesso  dei  suoi  sentimenti a
    permettere una cosa da cui il suo buon senso si sarebbe  ritratto  con
    orrore:  una  prova  pi  lampante  della  sua  bont  non si potrebbe
    trovare, nemmeno se gli avvenimenti ricordati in queste pagine fossero
    completamente immaginari.
    Mister Leo Hunter non aveva esagerato le  risorse  di  Mister  Solomon
    Lucas.  Il  suo  guardaroba  era  ben fornito,  molto ben fornito: non
    strettamente classico, forse,  n completamente moderno;  n c'era uno
    solo,  fra tutti quei vestiti,  che fosse fatto esattamente secondo la
    moda di un'epoca o di un periodo particolare;  ma tutti  erano  pi  o
    meno  ornati  di  lustrini;  e  che c' di pi bello dei lustrini?  Si
    potrebbe obiettare che essi non sono fatti per la luce  del  sole,  ma
    tutti sanno invece quanto brillino alla luce artificiale;  ed  chiaro
    ed evidente che,  se qualcuno organizza  delle  feste  in  costume  di
    giorno  e i vestiti non fanno la stessa figura che farebbero di notte,
    la colpa  soltanto di chi organizza le feste in costume, e non si pu
    in alcun modo farla ricadere sui lustrini.  Tale  era  il  convincente
    argomentare  di Mister Solomon Lucas;  e,  pressati dalle sue ragioni,
    Mister  Tupman,  Mister  Snodgrass  e  Mister  Winkle  si  decisero  a
    paludarsi  nei  costumi  che  il  suo  gusto  e  la  sua esperienza lo
    inducevano a raccomandare come mirabilmente adatti all'occasione.
    Alle Armi della Citt fu noleggiata una carrozza a quattro posti per
    uso dei Pickwickiani,  e ne  fu  ordinata  una  a  due  posti  per  il
    trasporto  di Mister Pott e signora fino al giardino della signora Leo
    Hunter; nel quale,  come gi Mister Pott aveva fiduciosamente predetto
    sulla  Gazzetta  di  Eatanswill per esprimere in forma delicatamente
    indiretta la sua gratitudine  per  l'invito  ricevuto,  si  sarebbero
    offerti  alla  vista i pi vari e deliziosi incanti...  un travolgente
    scintillio di bellezza e di intelligenza...  una prodiga  e  signorile
    ospitalit...  e soprattutto una magnificenza, addolcita dal gusto pi
    raffinato e dalla massima purezza di stile...  in confronto alla quale
    il  lusso  favoloso  delle  terre  incantate d'Oriente sarebbe apparso
    offuscato da una patina oscura  e  tenebrosa,  la  stessa  che  sembra
    offuscare il cervello di quell'individuo bilioso e vigliacco che crede
    di  poter  contaminare  col  veleno  della  sua  invidia i preparativi
    compiuti da quella virtuosa e nobile signora a cui    offerto  questo
    umile  tributo di ammirazione.  Quest'ultimo era un pezzo di mordente
    sarcasmo contro  L'Indipendente,  che,  non  avendo  ricevuto  alcun
    invito,  aveva  ostentato  per  quattro  numeri consecutivi un ironico
    disprezzo per l'intera faccenda,  servendosi dei pi grossi  caratteri
    di stampa e usando la maiuscola per tutti gli aggettivi.
    Venne  la  mattina.  Era  un  bello spettacolo vedere Mister Tupman in
    costume completo da bandito,  con una giacchetta attillatissima,  tesa
    come  un puntaspilli sulle spalle e sulla schiena,  la parte superiore
    delle gambe  infilata  nei  calzoni  corti  di  velluto,  e  la  parte
    inferiore  avvolta  in  quelle  complicate  fasciature per cui tutti i
    banditi hanno una cos strana predilezione.  Era simpatico  vedere  il
    suo  viso  aperto e ingenuo,  munito di gran baffi al nerofumo,  uscir
    fuori da una camicia col colletto aperto;  e contemplare il cappello a
    pan  di  zucchero  ornato  di nastri multicolori,  che era costretto a
    tenere su un ginocchio,  dato che nessun genere conosciuto di  vettura
    coperta  avrebbe  consentito  a  un uomo di portarlo fra la testa e il
    tetto.  Del  pari  spiritoso  e  piacevole  era  l'aspetto  di  Mister
    Snodgrass,  in  calzoni  corti e mantello di raso blu,  scarpe e calze
    lunghe di seta bianca,  e un elmo greco: che,  come tutti sanno (e  se
    non  lo  sanno,  lo  sapeva  Mister  Solomon Lucas),  era il perfetto,
    autentico, e normale costume dei trovatori, dai tempi pi antichi fino
    al giorno della loro scomparsa definitiva dalla  faccia  della  terra.
    Tutto questo era allegro e vivace, ma non era niente a confronto degli
    urli  del  popolaccio  quando  la carrozza si ferm dietro a quella di
    Mister Pott,  la quale a sua volta si ferm alla porta di Mister Pott,
    che  a  sua  volta  si  apr,  mostrando  il  grande  Pott paludato da
    ufficiale di giustizia russo, con un tremendo "knut" in mano: delicata
    allegoria della  severa  e  autoritaria  potenza  della  Gazzetta  di
    Eatanswill,  e delle terribili sferzate da essa inferte alla pubblica
    immoralit.
    - Bravo!  - urlarono Mister Tupman e Mister Snodgrass  dal  corridoio,
    quando videro quell'allegoria ambulante.
    - Bravo! - si ud ripetere Mister Pickwick dal corridoio.
    - Uh! Viva Pott! - url il popolaccio. In mezzo a questi saluti Mister
    Pott,  sorridendo  con  quell'aria  di  blanda  dignit  che rivela la
    coscienza del potere e la  deliberata  capacit  di  usarlo,  sal  in
    carrozza.
    Poi  usc  di  casa  la  signora  Pott,  che  avrebbe avuto una grande
    somiglianza con Apollo, se non avesse avuto la gonna; e l'accompagnava
    Mister Winkle, il quale,  in giacca rossa,  non poteva suggerire altra
    immagine che quella di un cacciatore,  a meno di non scambiarlo per un
    postino.  Ultimo venne Mister Pickwick,  che la  ragazzaglia  applaud
    come  gli  altri,  pensando  forse che i calzoni attillati e le ghette
    fossero reliquie di epoche pi  buie;  e  infine  le  due  vetture  si
    mossero verso la casa della signora Leo Hunter, con Mister Weller (che
    doveva  aiutare a servire) piazzato a cassetta di quella che conteneva
    il suo padrone.
    La folla di uomini,  donne,  ragazzi,  ragazze,  bambini,  che si  era
    assembrata  per vedere gli invitati in costume,  alz frenetiche grida
    di piacere quando Mister Pickwick,  dando  un  braccio  al  bandito  e
    l'altro  al trovatore,  varc solennemente l'ingresso.  Non si udirono
    mai urla come quelle che salutarono gli sforzi di  Mister  Tupman  per
    ficcarsi in testa il cappello a pan di zucchero, e, quindi, entrare in
    perfetto stile nel giardino.
    Quest'ultimo  era  stato preparato nel modo pi piacevole;  realizzava
    pienamente le profetiche previsioni di  Pott  sul  lusso  delle  terre
    incantate d'Oriente, e costituiva di per s la pi esauriente smentita
    alle insinuazioni maligne e velenose dell'Indipendente.  Il giardino
    era pi di un acro e un quarto di superficie,  ed era  affollatissimo!
    Non si era mai visto un tal furoreggiare di bellezza,  di eleganza,  e
    di letteratura.  C'era la  signorina  che  faceva  la  poesia  nella
    Gazzetta  di  Eatanswill,  in  costume  da  sultana,  al braccio del
    giovane che faceva la  critica,  vestito  in  perfetta  uniforme  da
    generalissimo... tranne gli stivali.
    C'erano schiere di questi geni,  che ogni persona ragionevole si sente
    onorata di incontrare.  Ma c'era di pi,  c'era una mezza  dozzina  di
    celebrit  londinesi:  autori  veri  autori che avevano scritto interi
    libri,  e li avevano stampati,  ed erano  l,  davanti  a  tutti,  che
    passeggiavano  su  e  gi  come  uomini  qualsiasi,  e sorridevano,  e
    chiacchieravano...  gi,  e dicevano anche delle notevoli sciocchezze,
    certo  con  la benefica intenzione di non oltrepassare la comprensione
    della gente comune che li circondava.  Inoltre,  c'era  una  banda  di
    sonatori  coi  cappelli  di  cartapesta,  quattro  cantanti in costume
    regionale di Vattelapesca,  e una dozzina di  camerieri,  assunti  per
    l'occasione,  nel  costume  nazionale  di  tutti  i camerieri: e molto
    sporco,  per giunta.  E soprattutto c'era la signora Leo Hunter  nella
    parte di Minerva,  che riceveva gli ospiti, e traboccava di orgoglio e
    di soddisfazione al pensiero di aver riunito  tanti  e  cos  illustri
    personaggi.
    - Mister Pickwick, signora - disse un servo, mentre egli si avvicinava
    alla  dea  con  il  cappello  in  mano,  e il bandito e il trovatore a
    braccetto.
    - Come? Dove? - esclam la signora Leo Hunter, trasalendo e ostentando
    gioia e sorpresa.
    - Qui - disse Mister Pickwick.
    - E' mai possibile che mi sia concesso  finalmente  di  vedere  Mister
    Pickwick in persona? - esclam la signora Leo Hunter.
    -  In  persona,  signora  -  rispose  Mister  Pickwick con un profondo
    inchino.  - Permettete che presenti i miei amici...  Mister  Tupman...
    Mister   Winkle...   Mister   Snodgrass...   all'autrice  della  "Rana
    moribonda".
    Pochissimi,  oltre a  quelli  che  l'hanno  provato,  sanno  come  sia
    difficile  inchinarsi  in  calzoni  corti  di  velluto  verde,  giacca
    attillata e cappello a cupola molto alta; o in calzoni corti e stivali
    rovesciati,  specie se non furono fatti per chi  li  indossa,  ma  gli
    furono adattati senza preoccuparsi minimamente del rapporto fra le sue
    dimensioni e quelle del vestito.
    Non  si  videro  mai  contorcimenti come quelli a cui fu sottoposto il
    corpo di Mister Tupman nei  suoi  sforzi  per  sembrare  aggraziato  e
    disinvolto,  n tali ingegnose acrobazie come quelle compiute dai suoi
    amici in costume.
    - Mister  Pickwick,  -  disse  la  signora  Leo  Hunter  -  mi  dovete
    promettere di non allontanarvi dal mio fianco per tutto il giorno.  Ci
    sono  centinaia  di  persone,   qui,   a  cui   voglio   assolutamente
    presentarvi.
    - Siete molto gentile - disse Mister Pickwick.
    -  In  primo  luogo ecco le mie bambine,  le avevo quasi dimenticate -
    disse Minerva,  indicando distrattamente due signorine gi  cresciute,
    una  delle  quali  poteva  avere vent'anni e l'altra uno o due di pi,
    vestite in costumi molto giovanili: se per sembrare pi giovani  loro,
    o  per  ringiovanire  la  mamma,  non ci  detto chiaramente da Mister
    Pickwick.
    - Sono molto belle - disse  Mister  Pickwick,  quando  le  giovani  si
    allontanarono dopo essere state presentate.
    - Assomigliano molto alla mamma - disse maestosamente Mister Pott.
    - Ah,  birbante - esclam la signora Leo Hunter,  dando al braccio del
    direttore uno scherzoso colpetto col ventaglio (Minerva aveva anche il
    ventaglio).
    - Eppure,  cara signora Hunter,  -  disse  Mister  Pott,  l'encomiasta
    ufficiale  della Tana - lo sapete anche voi che l'anno scorso,  quando
    c'era il vostro ritratto all'Esposizione dell'Accademia  Reale,  tutti
    chiedevano  se  era  proprio  il  vostro  o quello della vostra figlia
    minore;   perch  vi  assomigliavate  tanto  che  non  era   possibile
    distinguervi l'una dall'altra.
    -  Be',  se anche fosse,  c' bisogno di dirlo davanti ad estranei?  -
    disse la signora Leo Hunter,  gratificando di  un  altro  colpetto  il
    leone dormiente della Gazzetta di Eatanswill.
    - Conte,  conte,  - strill la signora Leo Hunter a un personaggio dai
    folti favoriti, con una divisa straniera, che passava l vicino.
    - Oh, afete pisogno di me? - disse il conte voltandosi.
    - Voglio presentare l'uno all'altro due persone molto  intelligenti  -
    disse la signora Leo Hunter.  - Mister Pickwick,  ho il grande piacere
    di presentarvi il conte Smorltork...  E  aggiunse  con  un  frettoloso
    sussurro a Mister Pickwick:
    -  Il famoso straniero...  raccoglie materiale per la sua grande opera
    sull'Inghilterra... ehm!... conte Smorltork, questo  Mister Pickwick.
    Mister Pickwick salut il conte con tutta la  deferenza  dovuta  a  un
    cos grand'uomo, e il conte tir fuori un mazzetto di schede.
    -  Come  afete  tetto,  signora  Hunt?  -  domand il conte sorridendo
    graziosamente alla signora Leo Hunter,  compiaciutissima - Pig Vig,  o
    Big Vig?  Big Vig... ah,  il Soprannome tegli affocati inglesi... ah,
    capisco...   un affocato Big Vig.  - E il conte  stava  per  schedare
    Mister  Pickwick  come un uomo di toga che derivasse il suo nome dalla
    professione che esercitava, quando la signora Leo Hunter intervenne.
    - No, no, conte, - disse la signora - Pick-wick.
    - Ah, ah, capisco, - rispose il conte - Peek,  nome;  Weeks,  cognome;
    pene, penissimo. Peek Weeks. Come state, Weeks?
    -  Benissimo,  grazie  -  rispose  Mister  Pickwick  con la sua solita
    affabilit. - E' da molto che siete in Inghilterra?
    - Molto... moltissimo... tue settimane... anche pi.
    - Vi tratterrete molto?
    - Una settimana.
    - Avrete molto da fare  -  disse  Mister  Pickwick  sorridendo  -  per
    raccogliere  tutto  il  materiale  di cui avete bisogno,  in cos poco
    tempo.
    - Oh, ci raccolto - disse il conte.
    - Davvero? - disse Mister Pickwick.
    - E' tutto qui! -prosegu il Conte, toccandosi con gesto significativo
    la fronte. - Tiventer un cran libro al mio paese...  pieno ti note...
    musica, pittura, scienza, poesia, politica, tutto.
    -  La  parola  politica  - disse Mister Pickwick - comprende in s uno
    studio difficile e di notevole estensione.
    - Ah,  - disse il  Conte,  estraendo  di  nuovo  il  suo  schedario  -
    penissimo...  pelle  parole  per i incominciare un capitolo.  Capitolo
    quarantasette.  Politica.  La parola politica sorprende in s...  -  E
    l'osservazione di Mister Pickwick si trasfer nelle cartelle del conte
    Smorltork  con  tutte  le  aggiunte  e  le  varianti  suggerite  dalla
    esuberante fantasia  del  conte,  o  provocate  dalla  sua  imperfetta
    conoscenza della lingua.
    - Conte - disse - la signora Leo Hunter.
    - Signora Hunt - rispose il conte.
    - Questo  Mister Snodgrass, amico di Mister Pickvick e poeta.
    -  Alt!  -  esclam il conte,  estraendo di nuovo il suo schedario.  -
    Parte:  poesia...  capitolo:  amicizie  letterarie...  nome:  Nograss.
    Penissimo.  Presentato  a  Nograss...  grande  poeta,  amico  di  Peek
    Weeks... talla signora Hunt, che scrisse altra tolce poesia... come si
    chiama?...  Frana...  Frana Vagabonda...  molto pene...  molto,  molto
    pene.  -  E  il  conte  mise via le sue schede,  e con molti inchini e
    ringraziamenti si allontan,  pienamente soddisfatto di aver  aggiunto
    alla  sua  raccolta  alcune  notizie  della  massima  importanza e del
    massimo valore.
    - Un uomo meraviglioso,  il conte Smorltork -  disse  la  signora  Leo
    Hunter.
    - Filosofo profondo - disse Mister Pott.
    -  Una  mente  limpida  e  un'intelligenza  robusta  - aggiunse Mister
    Snodgrass.
    I  vicini  fecero  coro  alle  lodi  del  conte  Smorltork,   scossero
    saggiamente le teste, ed esclamarono tutti insieme: Ah, davvero!.
    Poich l'entusiasmo per il conte Smorltork cresceva sempre pi, poteva
    anche  succedere  che  si cantassero le sue lodi fino al termine della
    festa;  ma proprio  allora  i  quattro  cantanti  di  Vattelapesca  si
    raggrupparono  davanti  a un piccolo melo per apparire pittoreschi,  e
    incominciarono  a  intonare  le  canzoni  del  loro  paese,   che  non
    sembravano  affatto difficili da eseguire,  dato che il grande segreto
    sembrava essere questo: tre  dei  cantanti  di  Vattelapesca  dovevano
    grugnire,   mentre   il   quarto  ululava.   Terminata  l'interessante
    esecuzione fra i vivi applausi di tutti i presenti,  si fece avanti un
    ragazzo  che  incominci ad abbarbicarsi alle gambe e alle traverse di
    una sedia, a saltarci sopra,  a strisciarci sotto,  a cascare lui e la
    sedia,  e  a  far  di  tutto  fuorch sedersi;  poi si mise le gambe a
    cravatta,  facendole girare intorno al collo: poi  dimostr  come  sia
    facile   per   un   essere   umano  prendere  l'aspetto  di  un  rospo
    gigantesco...  e tutte queste imprese diedero piacere e  soddisfazione
    al pubblico riunito.  Dopo di che, si ud tremolare debolmente la voce
    della signora Pott, e il fenomeno fu cortesemente interpretato come un
    canto,  molto classico del resto e perfettamente in carattere;  perch
    anche  Apollo  era  un compositore,  ed  molto raro che i compositori
    sappiano cantare la propria musica o quella di qualsiasi altro.  Segu
    da parte della signora Leo Hunter la recitazione della sua famosissima
    "Ode a una rana moribonda", di cui si chiese il bis e si sarebbe fatto
    anche il tris,  se la maggior parte degli invitati, pensando che fosse
    tempo  ormai  di  mangiare  qualcosa,   non  avesse  detto   che   era
    assolutamente  vergognoso  approfittare  della bont della signora Leo
    Hunter.   Cos,   sebbene  la  signora  Leo  Hunter   si   dichiarasse
    dispostissima  a  recitare l'ode per la terza volta,  i suoi gentili e
    prudenti amici non vollero neanche sentirne parlare.  Allora fu aperta
    la  sala  dei rinfreschi,  e tutti quelli che erano gi stati invitati
    altre volte sgattaiolarono dentro con la massima celerit:  poich  il
    procedimento  adottato dalla signora Leo Hunter,  in queste occasioni,
    era di invitare cento persone e  preparare  cinquanta  coperti,  o  in
    altre parole di nutrire soltanto i pesci grossi,  e lasciare che i pi
    piccoli si arrangiassero.
    - Dov' Mister Pott? - disse la signora Leo Hunter,  mentre radunava i
    pesci grossi intorno a s.
    -  Sono  qui  - disse il direttore dal pi remoto angolo della stanza,
    non osando sperare nutrimento,  se la  sua  ospite  non  avesse  fatto
    qualcosa per lui.
    - Non volete venir qui?
    - Oh,  prego,  non preoccupatevi di lui - disse la signora Pott con la
    sua voce pi gentile.  - Vi date troppo disturbo  per  nulla,  signora
    Hunter. Staremo benissimo anche qui, non  vero caro?
    - Ma certo,  amore, - rispose l'infelice Pott con un sorriso sinistro.
    Ahim,  povero "knut"!  Il braccio nerboruto,  che lo agitava con tale
    gigantesca energia sulla scena della vita pubblica,  cadde paralizzato
    davanti allo sguardo dell'imperiosa signora Pott.
    La signora Leo  Hunter  si  guardava  intorno,  trionfante.  Il  conte
    Smorltork  era  attivamente impegnato a prendere appunti sul contenuto
    dei piatti.  Mister Tupman offriva l'insalata  di  gamberi  a  diverse
    celebrit  femminili,  con tanta grazia quanta nessun bandito ebbe mai
    prima di  allora;  Mister  Snodgrass,  dopo  aver  tagliato  fuori  il
    giovanotto  che stroncava i libri per la Gazzetta di Eatanswill,  si
    era imbarcato in un'appassionante discussione  con  la  signorina  che
    faceva  la  rubrica  poetica;  e  Mister  Pickwick  si  stava rendendo
    simpatico a tutti.  Sembrava che non mancasse nulla a rendere completa
    l'eletta riunione, quando Mister Leo Hunter, la cui funzione in questi
    casi  era  di  stare  vicino  alla porta e parlare con le persone meno
    importanti, annunzi improvvisamente:
    - Oh, cara, c' Mister Charles Fitz-Marshall.
    - Che bellezza! - disse la signora Leo Hunter. - Con quanta ansia l'ho
    aspettato.  Prego,  fategli posto,  se no Mister Fitz-Marshall non pu
    passare.   Caro,   di'   a   Mister  Fitz-Marshall  di  venire  da  me
    immediatamente: devo sgridarlo perch viene cos tardi.
    - Arrivo,  cara signora - esclam una voce - pi presto che  posso.  -
    Folla di gente. Sala piena. Impresa difficile. Davvero.
    A  Mister  Pickwick  caddero  di  mano  coltello e forchetta.  E fiss
    attraverso la tavola Mister Tupman,  a cui pure coltello  e  forchetta
    erano  caduti,  e  che  sembrava  dover  sprofondare  sottoterra da un
    momento all'altro.
    - Ah! - esclam la voce, mentre il suo possessore si faceva strada fra
    gli ultimi venticinque Turchi, cavalieri,  ufficiali,  e Carli Secondi
    che  ancora  lo separavano dalla tavola.  - Stiratura perfetta;  marca
    Baker.  Non ho pi una piega sulla giacca,  dopo  tutto  questo  pigia
    pigia.  Mi hanno stirato e inamidato,  mentre ci passavo in mezzo. Ah!
    ah! buona questa. Fa uno strano effetto farsi stirare la roba addosso.
    Un duro cimento. Davvero.
    Con questo discorso spezzettato, un giovanotto vestito da ufficiale di
    marina raggiunse la tavola,  presentando ai Pickwickiani stupefatti la
    forma e le fattezze medesime di Mister Alfred Jingle.
    Il  furfante  ebbe  appena  il  tempo  di stringere la mano tesa della
    signora Leo Hunter, che i suoi occhi incontrarono lo sguardo indignato
    di Mister Pickwick.
    - Ehil!  - disse Jingle - dimenticavo.  Non  ho  dato  istruzioni  al
    postiglione. Vado subito a darle. Torner fra un minuto.
    -  Pu  farlo  subito un servo,  o mio marito,  Mister Fitz-Marshall -
    disse la signora Leo Hunter.
    - No,  no.  Me  ne  occupo  io.  E'  questione  di  un  attimo.  Torno
    immediatamente  - rispose Jingle.  E con queste parole scomparve nella
    folla.
    - Mi  permettete  di  chiedervi,  signora,  -  disse  Mister  Pickwick
    eccitatissimo,  alzandosi  da  sedere - chi  quel giovanotto,  e dove
    abita?
    - E' un gentiluomo assai ricco,  Mister Pickwick,  - disse la  signora
    Leo  Hunter  -  a  cui  ho un gran desiderio di presentarvi.  Al conte
    piacer moltissimo.
    - S, s, - disse in fretta Mister Pickwick - ma dove abita?
    - Attualmente  a Bury, all'Albergo dell'Angelo.
    - A Bury?
    - A Bury Saint Edmunds, a poche miglia da qui. Ma, santo cielo, Mister
    Pickwick, non vorrete lasciarci! Assolutamente,  Mister Pickwick,  non
    potete andarvene cos presto.
    Ma,  molto  prima  che la signora Leo Hunter avesse finito di parlare,
    Mister Pickwick si era gettato in mezzo alla calca e aveva  guadagnato
    il giardino, dove fu quasi subito raggiunto da Mister Tupman che aveva
    seguto da vicino l'amico.
    - E' inutile! - disse Mister Tupman. - Se n' andato.
    - Lo so, - disse Mister Pickwick - e voglio seguirlo.
    - Seguirlo? e dove? - chiese Mister Tupman.
    - A Bury. Albergo dell'Angelo - rispose Mister Pickwick, parlando in
    fretta. - Non sappiamo ancora chi stia truffando, qui. Ha ingannato un
    uomo  onesto,   una  volta,   e  noi  ne  siamo  stati  gl'involontari
    responsabili. Ma non lo far una seconda volta,  se posso evitarlo: lo
    smascherer! Dov' il mio servitore?
    -  Eccolo,  signore!  - disse Mister Weller,  sbucando da un cantuccio
    appartato dove si era trattenuto fino a quel momento,  a ragionare con
    una  bottiglia di Madera che aveva asportato dalla tavola un'ora o due
    prima.  - Il vostro servitore  qui,  orgoglioso del suo titolo,  come
    diceva lo Scheletro Vivente quando lo mostravano in pubblico.
    -  Seguitemi immediatamente - disse Mister Pickwick.  - Tupman,  se mi
    fermer a Bury potrete raggiungermi  l  dietro  mio  avviso.  Per  il
    momento addio!
    Ogni  protesta fu inutile.  Mister Pickwick era entrato in azione,  la
    sua decisione era presa.  Mister Tupman torn dai compagni;  e,  tempo
    un'ora,  aveva affogato ogni ricordo di Mister Alfred Jingle, o Mister
    Charles Fitz-Marshall,  in una turbinosa quadriglia e in una bottiglia
    di "champagne".
    Nel frattempo Mister Pickwick e Sam Weller, appollaiati sull'imperiale
    di una diligenza,  stavano accorciando di minuto in minuto la distanza
    che li separava dalla buona, vecchia citt di Bury Saint Edmunds.





    CAPITOLO 16.
    Troppo pieno di avventure per farne un breve estratto.

    Non c' mese dell'anno in cui la natura si rivesta di un aspetto  cos
    bello  come in agosto.  La primavera ha molte bellezze,  e maggio  un
    mese dolce e fiorito,  ma il fascino di  questo  periodo  dell'anno  
    dovuto in parte al contrasto con la stagione invernale.  Agosto non ha
    questo vantaggio.  Viene quando siamo gi abituati a  vedere  i  cieli
    tersi,  i campi verdi, i fiori profumati; quando le nevi, i ghiacci, i
    foschi venti sono svaniti dalla  memoria  come  sono  scomparsi  dalla
    terra.  Ma il suo fascino rimane intatto.  Dai frutteti e dai campi di
    grano viene il brusio della gente che lavora;  gli alberi  si  piegano
    sotto  il  peso  della  frutta abbondante e profumata che fa curvare i
    rami fino a terra: e il grano, gi ammucchiato in covoni tutti uguali,
    o ancora ondeggiante al pi lieve alito di vento che possa  sfiorarlo,
    quasi  voglia  adescare  la  falce,  colora  il paesaggio di una tinta
    dorata.
    Una morbida dolcezza sembra pervadere tutta la terra;  l'incanto della
    stagione sembra estendersi perfino al carro, il cui lento avanzare sui
    campi  ben falciati  percettibile solo alla vista,  mentre il cigolio
    delle ruote non arriva a colpire l'udito.
    Mentre la diligenza  corre  veloce  fra  i  campi  e  i  frutteti  che
    fiancheggiano  la  strada,  gruppi  di  donne  e  di bambini intenti a
    raccogliere la  frutta  nelle  ceste  o  a  riunire  spighe  di  grano
    disperse,  interrompono per un istante il lavoro, e facendosi ombra ai
    volti  bruciati  dal  sole  con  mani  ancora  pi   brune,   guardano
    curiosamente  i  passeggeri;  mentre  qualche robusto monello,  troppo
    piccolo per lavorare,  ma troppo birichino per essere lasciato a casa,
    cerca  di  scavalcare  il  fianco  della  cesta dove  stato messo per
    maggior sicurezza,  e  scalcia  e  strilla  di  gioia.  Il  falciatore
    interrompe  il  lavoro  e  incrocia  le braccia sul petto guardando la
    vettura che passa;  e i possenti  cavalli  da  tiro  dnno  al  vivace
    equipaggio della diligenza un'occhiata sonnolenta,  che significa, per
    quel tanto che l'occhio di un cavallo pu esprimere:  Da  guardare  
    tutto bello,  ma in pratica  molto meglio muoversi adagio sul terreno
    pesante dei campi piuttosto che correre freneticamente su  una  strada
    piena  di  polvere.  Quando poi ci si volta per guardare alle proprie
    spalle, prima di sparire dietro una curva della strada, si vede che le
    donne e i bambini si sono rimessi all'opera,  il falciatore  di nuovo
    curvo sul suo lavoro,  i cavalli da tiro si sono mossi,  e tutti hanno
    ripreso a muoversi.
    L'effetto di  una  simile  scena  non  and  perduto  per  lo  spirito
    equilibrato  di Mister Pickwick.  Tutto preso dalla sua risoluzione di
    smascherare la vera  personalit  dello  scellerato  Jingle,  dovunque
    stesse tramando i suoi piani fraudolenti, se ne stava dapprima pensoso
    e  taciturno,   rimuginando  sul  modo  migliore  di  attuare  il  suo
    proposito.  Ma a poco a poco la sua attenzione fu sempre pi  attratta
    dalle  cose  che  gli stavano intorno;  finch arriv a godersi quella
    galoppata come se l'avesse intrapresa per la pi piacevole ragione del
    mondo.
    - Un panorama meraviglioso, Sam - disse Mister Pickwick.
    - Supera quello dei camini, signore - rispose Mister Weller toccandosi
    il cappello.
    - Immagino che per tutta la vita,  non avrete visto altro che  camini,
    calce e mattoni, Sam - disse sorridendo Mister Pickwick.
    -  Non  sono  stato  sempre un lustrascarpe,  signore,  - disse Mister
    Weller  scotendo  la  testa.   -  Sono  stato  anche  garzone  di   un
    carrettiere.
    - Quando? - domand Mister Pickwick.
    -  Quando  fui  scaraventato  per  la  prima volta nel vasto mondo,  a
    giocare a rimpiattino coi miei guai - rispose Sam.  - Prima sono stato
    garzone di uno spedizioniere,  poi di un carrettiere,  poi ho fatto lo
    sguattero, e poi il lustrascarpe.  Ora sono al servizio di un signore.
    Uno  di questi giorni,  magari,  diventer un signore anch'io,  con la
    pipa in bocca e un pergolato in fondo al  giardino.  Chi  lo  sa?  Io,
    certo, non mi stupirei.
    - Siete davvero un filosofo, Sam - disse Mister Pickwick.
    -  Secondo  me  di famiglia,  signore - rispose Mister Weller.  - Mio
    padre,  per esempio,  lo  moltissimo.  Se la mia matrigna gli sbraita
    dietro,  lui fischia.  Lei schiuma di rabbia e gli rompe la pipa;  lui
    esce e ne compra un'altra.  Allora  lei  si  mette  a  strillare  come
    un'aquila  e  si  fa  venire  una  crisi  isterica:  e  lui  si  mette
    tranquillamente a fumare aspettando che  le  passi.  Non    filosofia
    questa, signore?
    - Un ottimo sostituto,  almeno,  - rispose Mister Pickwick ridendo - e
    certo vi sar stato molto utile, nel corso di una vita cos vagabonda.
    - Utile,  signore?  - esclam Sam.  -  Ah,  potete  dirlo.  Dopo  aver
    lasciato  lo  spedizioniere,  e  prima di mettermi con il carrettiere,
    sono stato in un alloggio senza mobili per quindici giorni.
    - Un alloggio senza mobili? - disse Mister Pickwick.
    - S: le arcate a riva del Ponte di Waterloo. Bel posto per dormire...
    a dieci minuti di strada da tutti  gli  uffici  pubblici...  Solo  una
    critica  gli  si potrebbe fare,  cio che la posizione  un po' troppo
    ventilata. Ho visto degli strani spettacoli, laggi.
    - Eh, lo credo bene - disse Mister Pickwick, con grande interesse.
    - Cose,  signore,  - riprese Mister Weller -  che  trafiggerebbero  il
    vostro cuore generoso e uscirebbero dall'altra parte.  Non si vedono i
    soliti vagabondi,  l: quelli sono pi  in  gamba,  sanno  trovare  di
    meglio.  Ogni  tanto  ci  vanno  gli  accattoni pi giovani,  maschi o
    femmine,  che non hanno ancora fatto carriera nella loro  professione;
    ma  di  solito  tutta gente all'ultimo stadio,  morti di fame,  senza
    casa, che si trascinano negli angoli pi scuri, in quei posti dove non
    c' nessuno... povere creature che non arrivano a pagarsi una corda da
    due "pence".
    - Scusate Sam,  ma che cosa sarebbe questa corda  da  due  "pence"?  -
    chiese Mister Pickwick.
    -  La  corda da due "pence",  signore,  - rispose Mister Weller -  un
    asilo notturno, dove un letto costa due "pence" per notte.
    - E perch lo chiamate corda invece di letto? - disse Mister Pickwick.
    - Santo cielo benedetto, non  che lo chiamiamo cos! - rispose Sam. -
    Vedete,  al principio,  quando la signora e il signore che  gestiscono
    l'albergo  incominciarono  a lavorare,  facevano i letti per terra: ma
    l'affare era sballato.  perch i clienti,  invece di dormire una  cosa
    giusta  per  un  valore di due "pence",  stavano l sdraiati per delle
    mezze giornate.  Cos ora hanno tirato due corde a una distanza di sei
    piedi  l'una  dall'altra  e a tre,  piedi dal pavimento,  per tutta la
    lunghezza della stanza;  e ogni letto  fatto con un  telo  da  sacco,
    teso fra le due corde.
    - E allora? - disse Mister Pickwick.
    -  E  allora,  - disse Mister Weller - il vantaggio si capisce subito.
    Ogni mattina alle sei in punto mollano le corde a un capo,  e tutti  i
    clienti cascano per terra.  Con questa conseguenza,  che essendo tutti
    ben svegli,  si alzano senza far  chiasso  e  se  ne  vanno.  Scusate,
    signore,  - disse Sam, interrompendo improvvisamente il suo discorso -
    ma non siamo a Bury Saint Edmunds, qui?
    - Ci siamo - rispose Mister Pickwick.
    La diligenza imbocc strepitando le vie ben lastricate  di  una  bella
    cittadina  dall'aspetto  prospero  e pulito,  e si ferm davanti a una
    grossa locanda, in una strada aperta e spaziosa,  quasi di faccia alla
    vecchia abazia.
    -  E  questo - disse Mister Pickwick alzando lo sguardo -  1'Albergo
    dell'Angelo.  Noi scendiamo qui,  Sam.  Ma    necessaria  una  certa
    prudenza.  Fate preparare un salottino privato e non dite il mio nome.
    Capito?
    - Alla perfezione, signore - rispose Mister Weller con una strizzatina
    d'occhi; e,  scaricata la valigia di Mister Pickwick dal portabagagli,
    dove  era  stata  gettata  in  fretta  e furia quando avevano preso la
    diligenza a Eatanswill,  Mister Weller part per la sua  missione.  Il
    salottino fu subito fissato,  e Mister Pickwick vi fu introdotto senza
    indugio.
    - Ora, Sam, - disse Mister Pickwick - la prima cosa da fare ...
    - Ordinare il pranzo,  signore - lo interruppe  Mister  Weller.  -  E'
    molto tardi.
    - Ah,   vero!  - disse Mister Pickwick, guardando l'orologio. - Avete
    ragione, Sam.
    - E, se posso darvi un consiglio, signore,  - aggiunse Mister Weller -
    io mi farei un bel sonno ristoratore,  subito dopo, e non incomincerei
    a cercar notizie prima di essermi svegliato domani  mattina.  Non  c'
    niente  che  metta  a  posto  come  il sonno,  signore,  come disse la
    cameriera prima di bere un portauovo pieno di laudano.
    - Credo che abbiate ragione.  Sam,  - disse Mister Pickwick - ma prima
    debbo accertarmi se quel tale  qui, e se per caso sta per partire.
    -  Lasciate fare a me signore - disse Sam.  - Vi ordiner un pranzetto
    come si  deve,  e  far  qualche  domanda  gi  da  basso,  mentre  lo
    preparano;   in   cinque   minuti   avr  strappato  ogni  segreto  al
    lustrascarpe, signore.
    - Fate cos -  disse  Mister  Pickwick;  e  Mister  Weller  si  ritir
    immediatamente.
    Dopo  mezz'ora  Mister  Pickwick  sedeva  davanti  a un gradevolissimo
    pranzo;  e dopo tre quarti d'ora Mister Weller tornava con la  notizia
    che   Mister  Charles  Fitz-Marshall  aveva  ordinato  di  tenergli  a
    disposizione la sua stanza finch lui stesso non  l'avrebbe  disdetta.
    Aveva  intenzione di passare la sera in una casa privata dei dintorni.
    aveva ordinato al lustrascarpe di non  andare  a  letto  fino  al  suo
    rientro, e aveva preso con s il suo servitore.
    -  Perci,  - concluse logicamente Mister Weller quando ebbe finito il
    suo rapporto - se domattina riesco a  far  due  chiacchiere  con  quel
    servitore, mi dir tutti gli affari del suo padrone.
    - Come fate a saperlo? - lo interruppe Mister Pickwick.
    -  Ma,  santo  cielo,  signore,  tutti  i servitori lo fanno - rispose
    Mister Weller.
    - Ah, gi, me n'ero scordato; - disse Mister Pickwick molto bene.
    - Dopodich voi potrete decidere sul da farsi, e poi lo faremo.
    Questo era evidentemente il partito migliore a cui appigliarsi,  e  in
    questo senso si accordarono.  Poi Mister Weller,  col permesso del suo
    padrone,  se ne and a passare la serata secondo i suoi gusti;  e poco
    dopo  fu  eletto,  per  unanime  volont  di  tutti  i presenti,  alla
    presidenza della cantina,  e seppe assolvere a questa carica onorifica
    con tanta soddisfazione dei frequentatori che il boato delle loro risa
    e  dei  loro applausi raggiunse la camera da letto di Mister Pickwick,
    accorciando la durata normale del suo sonno di almeno tre ore.
    Il giorno dopo, di prima mattina,  Mister Weller stava smaltendo tutti
    i calori residui della baldoria della sera precedente sotto una doccia
    da mezzo "penny" (cio aveva convinto un giovane addetto ai servizi di
    stalla,  con l'offerta di mezzo "penny", a pompargli acqua sulla testa
    e sulla faccia finch non si fosse  rimesso  perfettamente  a  posto),
    quando  la sua attenzione fu attratta da un giovanotto in livrea color
    mirtillo,  seduto su una panca del cortile a  leggere  un  libro,  che
    doveva  essere  un  libro  di  preghiere,   con  un'aria  di  profonda
    concentrazione,  che per non gli impediva  di  dare  ogni  tanto  una
    sbirciatina all'individuo sotto la pompa,  come se,  nonostante tutto,
    gli interessasse quello che faceva.
    Un bel tipo da guardare,  quello l! pens Mister  Weller  quando  i
    suoi   occhi   incontrarono  per  la  prima  volta  lo  sguardo  dello
    sconosciuto color mirtillo: che aveva un faccione giallo e antipatico,
    gli occhi profondamente infossati,  e una testa enorme da cui  pendeva
    una massa di lisci capelli neri. Proprio bello! pens Mister Weller;
    e cos pensando continu a lavarsi e non ci pens pi.
    Ma  l'uomo continuava a girare lo sguardo dal suo libro di preghiere a
    Sam, e da Sam al suo libro di preghiere, come se desiderasse attaccare
    discorso. Cos, alla fine Sam, per dargli modo di incominciare,  disse
    con un cenno confidenziale della testa:
    - Come va, capo?
    - Sono lieto di dire che va abbastanza bene,  signore, - disse l'uomo,
    parlando molto studiatamente e chiudendo il libro - e cos  spero  sia
    di voi, signore.
    -  Be',  se  non mi sentissi come una bottiglia di "brandy" ambulante,
    sarei pi saldo sulle gambe,  stamane - rispose Sam.  - Alloggiate  in
    questo albergo, voi?
    L'uomo mirtillo rispose di s.
    -  E  come  mai  non  eravate  dei  nostri,  ieri sera?  - chiese Sam,
    strofinandosi la faccia con l'asciugamano.  - Eppure avete  l'aria  di
    quelli a cui piace divertirsi... Allegro come una trota nella nassa...
    - specific Mister Weller sottovoce.
    - Ieri sera ero via, col mio padrone - rispose lo sconosciuto.
    -  Come  si chiama?  - domand Mister Weller,  che era diventato molto
    rosso per l'improvvisa emozione e la frizione  dell'asciugamano  messe
    insieme.
    - Fitz-Marshall - disse l'uomo mirtillo
    -  Qua  la  mano,  -  disse  Mister Weller,  andando verso di lui - mi
    piacerebbe conoscervi. La vostra faccia mi piace, vecchio mio.
    - Guarda che strano!  - disse  l'uomo  mirtillo,  candidamente.  -  La
    vostra piace tanto a me,  che desideravo di parlarvi dal primo momento
    che vi ho visto sotto la pompa.
    - Ma no, davvero?
    - Parola d'onore. Non  curioso?
    - Straordinario!  - disse Sam,  rallegrandosi fra s per la  stupidit
    dello sconosciuto. - E come vi chiamate, padre santo?
    - Job.
    -  Un bellissimo nome: fra quelli che conosco  il solo che nessuno ha
    mai cambiato con un nomignolo. E di cognome?
    - Trotter, - disse lo sconosciuto - e voi?
    Sam si ricord le raccomandazioni  di  prudenza  del  suo  padrone,  e
    rispose:
    - Mi chiamo Walker; e il mio padrone Wilkins. Volete bere un goccio di
    qualcosa, Mister Trotter?
    Mister Trotter accett la gentile proposta: e,  riposto il libro nella
    tasca della giacca,  accompagn Mister Weller alla cantina,  dove  ben
    presto  furono occupati a discutere le qualit di una miscela euforica
    che si ottiene mettendo insieme in una  brocca  di  peltro  una  certa
    quantit di acquavite inglese con la fragrante essenza del garofano.
    -  E  come  va  il lavoro,  bene?  - chiese Sam,  quando riemp per la
    seconda volta il bicchiere del suo compagno.
    - Male, - disse Job, schioccando le labbra - malissimo.
    - Ma no! - disse Sam.
    - S, invece. E c' di peggio: il mio padrone sta per sposarsi.
    - No!
    - S;  e c' di peggio ancora: sta per  fuggire  con  una  ricchissima
    ereditiera, facendola scappare dal collegio.
    -  Che  tipo  pericoloso!  - disse Sam riempiendo il bicchiere del suo
    compagno. - E' un collegio di questa citt?
    Ora,  bench  questa  domanda  fosse  posta  col  tono  pi  distratto
    possibile,  Mister Job Trotter dimostr chiaramente di essersi accorto
    che il suo nuovo amico era ansioso di cavargli una risposta.  Vuot il
    bicchiere, diede al suo compagno uno sguardo d'intesa, strizz tutti e
    due gli occhietti, prima l'uno poi l'altro, e infine fece un gesto col
    braccio, come stesse manovrando una pompa immaginaria: volendo con ci
    significare  che  lui  (Mister  Trotter)  si considerava sottoposto al
    processo di essere pompato da Mister Samuel Weller.
    - No no! - disse Mister Trotter,  a conclusione della sua mimica - non
      una  cosa  che si pu raccontare cos.  E' un segreto...  un grande
    segreto, Mister Walker.
    Cos  dicendo,  l'uomo  mirtillo  scaravolt  il  suo  bicchiere,  per
    ricordare  al compagno che non c'era rimasto nulla con cui spegnere la
    sua sete. Sam raccolse il suggerimento;  e,  toccato dalla delicatezza
    con  cui  era  stato  dato,  ordin  che  la  brocca  di  peltro fosse
    nuovamente riempita,  cosa che fece luccicare gli occhietti  dell'uomo
    mirtillo.
    - E cos  un segreto? - disse Sam.
    - Temo proprio di s - disse l'uomo mirtillo,  sorseggiando la bevanda
    con volto soddisfatto.
    - Il vostro padrone sar molto ricco, immagino - disse Sam.
    Mister Trotter sorrise,  e tenendo il bicchiere con la mano  sinistra,
    batt  quattro  volte  con  la  destra  sulla  tasca dei calzoni color
    mirtillo, a significare che il suo padrone poteva fare lo stesso senza
    spaventare nessuno col rumore delle monete.
    - Ah, - disse Sam - qui sta il trucco, eh?
    L'uomo mirtillo annu espressivamente.
    - E allora non vi sembra,  vecchio mio,  - riprese Mister Weller - che
    se  lo  lasciate  mettere nei guai quella ragazza,  anche voi siete un
    mascalzone straordinario?
    - Lo so!  - disse Job Trotter,  rivolgendo al suo compagno uno sguardo
    profondamente contrito e gemendo debolmente.  - Lo so, ed  questo che
    mi strazia l'anima. Ma cosa dovrei fare?
    - Fare? - disse Sam.  - Spifferarlo alla direttrice,  e abbandonare il
    vostro padrone.
    -  E  chi  mi  crederebbe?  -  rispose  Job  Trotter.  -  La ragazza 
    considerata un modello di innocenza e di pudore. Lei negherebbe tutto,
    e cos pure il mio padrone. Chi potrebbe credermi?  Perderei il posto,
    e  sarei  accusato  di  chiss  quale intrigo.  Questo  tutto ci che
    otterrei se mi movessi.
    - C' qualcosa di vero, - disse Sam,  ruminandoci sopra - c' qualcosa
    di vero.
    -  Se  conoscessi  qualche signore rispettabile che si incaricasse lui
    della faccenda,  - continu Mister  Trotter  -  potrei  avere  qualche
    speranza di impedire il rapimento; ma c' sempre la stessa difficolt,
    Mister Walker,  sempre la stessa. Non conosco nessun signore in questo
    paese, e, dieci contro uno, se anche lo conoscessi non crederebbe alla
    mia storia.
    - Venite con me! - disse Sam,  saltando su improvvisamente e prendendo
    per  un braccio l'uomo mirtillo.  - Il mio padrone  l'uomo che fa per
    voi.  - E superata una debole resistenza da parte di  Mister  Trotter,
    Sam condusse il suo nuovo amico nella stanza di Mister Pickwick, a cui
    lo present con un breve resoconto del dialogo qui sopra riportato.
    -  Mi  dispiace moltissimo di tradire il mio padrone,  signore - disse
    Job Trotter,  portandosi agli occhi un fazzoletto da tasca  a  scacchi
    rossi, largo circa sei pollici.
    - E' un sentimento che vi fa molto onore,  - rispose Mister Pickwick -
    ma  vostro dovere farlo, tuttavia.
    - Lo so che  mio dovere, signore; - rispose Job molto turbato - tutti
    dovremmo compiere il nostro dovere,  signore,  e io cerco umilmente di
    compiere il mio,  signore;  ma  un passo difficile tradire il padrone
    che ci d da vestire e da mangiare, anche se  un furfante, signore.
    - Siete un bravo ragazzo, - disse Mister Pickwick, molto commosso - un
    ragazzo onesto.
    - Via via,  - intervenne Sam,  che aveva  assistito  alle  lacrime  di
    Mister  Trotter  con  notevole  impazienza  -  basta con questa specie
    d'innaffiatrice, adesso. Non serve a niente, non serve.
    - Sam, - disse severamente Mister Pickwick - mi dispiace di vedere che
    avete cos poco rispetto per i sentimenti di questo giovane.
    - I suoi sentimenti sono  una  bellissima  cosa,  signore,  -  rispose
    Mister Weller - e poich sono cos delicati, ed  un peccato che debba
    sciuparli,  credo  che sia meglio per lui tenerseli dentro,  piuttosto
    che lasciarli evaporare sotto forma di  acqua  calda,  soprattutto  se
    questo  non  serve  a niente.  Con le lacrime non si  mai caricato un
    orologio, o fatto andare una macchina a vapore.  La prossima volta che
    andate  fuori  a  farvi  una  fumata,  giovanotto caricate la pipa con
    questa riflessione;  e per adesso  limitatevi  a  rimettere  in  tasca
    quello  straccio rosso.  Non  poi cos bello da doverlo sventolare da
    tutte le parti, come se foste un ballerino sulla corda.
    - Il mio servitore ha ragione, - disse Mister Pickwick avvicinandosi a
    Job - anche se il suo modo di esprimersi   un  po'  rude  e  a  volte
    incomprensibile.
    -  Ha  tutte  le  ragioni,  signore,  - disse Mister Trotter - e io mi
    tratterr d'ora in poi.
    - Benissimo! - disse Mister Pickwick. - Allora, dov' il collegio?
    - E' un vecchio e grande edificio di mattoni rossi appena fuori citt,
    signore - rispose Job Trotter.
    - E quando,  - disse Mister Pickwick - quando dovrebbe attuarsi questo
    piano scellerato... quando dovrebbe avvenire la fuga?
    - Stanotte, signore - rispose Job.
    - Stanotte? - esclam Mister Pickwick.
    -  Proprio questa notte,  signore,  - rispose Job Trotter - e questo 
    ci che mi preoccupa tanto.
    - Bisogna prendere immediati provvedimenti - disse Mister Pickwick.  -
    Debbo andar subito dalla signora che dirige l'istituto.
    - Chiedo scusa signore,  - disse Job - ma per questa via non otterrete
    nulla.
    - Perch no? - chiese Mister Pickwick.
    - Il mio padrone, signore,  un uomo molto astuto.
    - Lo so bene - disse Mister Pickwick.
    - E ha tanto  abbindolato  il  cuore  della  direttrice,  una  signora
    anziana,  che  di  fronte  a  qualsiasi  accusa  contro  di lui non vi
    crederebbe,  nemmeno se  vi  gettaste  in  ginocchio  e  lo  giuraste;
    specialmente  se non aveste altra prova che la parola di un servo,  il
    quale,  per quanto ne saprebbe  lei  (e  il  mio  padrone  le  direbbe
    certamente  cos),  fosse  stato  licenziato  per  qualche sua colpa e
    cercasse di vendicarsi.
    - Avete qualche idea migliore? - disse Mister Pickwick.
    - L'unica  sorprenderlo sul fatto: nient'altro potrebbe convincere la
    direttrice - rispose Job.
    - Tutte cos; vogliono proprio battere la testa contro il muro, quelle
    vecchie stupide - osserv a parte Mister Weller.
    - Ma sorprenderlo all'atto della fuga non sar  una  cosa  facile,  ho
    paura - disse Mister Pickwick.
    -  Non  so,  signore,  -  disse  Mister Trotter dopo qualche minuto di
    riflessione - ma a me sembra che si possa fare molto facilmente.
    - E come? - chiese Mister Pickwick.
    - Ecco - rispose Mister Trotter.  -  Il  mio  padrone  e  io,  con  la
    complicit  di due servitori,  saremo introdotti di nascosto in cucina
    alle dieci in  punto.  Quando  tutti  saranno  andati  a  dormire  noi
    usciremo  dalla  cucina,  e  la ragazza dalla sua camera.  Ci sar una
    carrozza ad aspettarci, e ce ne andremo.
    - Ebbene? - disse Mister Pickwick.
    - Ebbene,  signore,  ho pensato che se voi resterete ad  aspettare  in
    giardino, da solo...
    - Da solo? - disse Mister Pickwick - e perch?
    -  Mi sembra logico - rispose Job - che la direttrice sia pi contenta
    se una scoperta cos incresciosa non viene fatta davanti a pi persone
    di quanto non sia necessario. E la ragazza, signore... pensate ai suoi
    sentimenti.
    - Giustissimo, - disse Mister Pickwick -  un pensiero che dimostra la
    delicatezza del vostro animo. Giustissimo. Andate pure avanti.
    - Dunque,  signore,  ho pensato che se voi mi aspettate in giardino da
    solo, e io vi faccio entrare dalla porta in fondo al corridoio, che si
    apre appunto sul giardino,  alle undici e mezzo precise,  sarete l al
    momento giusto per aiutarmi a rovinare i  piani  di  quell'uomo  senza
    cuore che,  disgraziatamente, mi ha preso nella sua rete... - E Mister
    Trotter diede un profondo sospiro.
    - Non angustiatevi per questo, - disse Mister Pickwick - s'egli avesse
    solo  un'infima  parte  di  quella  sensibilit  e   delicatezza   che
    distinguono voi,  pur nell'umilt della vostra condizione,  ci sarebbe
    ancora speranza per lui.
    Job Trotter fece un profondo inchino;  e a dispetto  delle  precedenti
    proteste  di  Mister  Weller,  i  suoi  occhi  si riempirono ancora di
    lacrime.
    - Non ho mai visto un tipo simile,  -  disse  Sam  -  accidenti!  deve
    averci un rubinetto sempre aperto nella testa.
    -  Sam,  -  disse  Mister Pickwick con accento severissimo - tenete la
    lingua a posto.
    - Benissimo, signore - rispose Mister Weller.
    - Questo piano non mi convince, - disse Mister Pickwick, dopo profonda
    riflessione - perch non potrei mettermi in  contatto  con  gli  amici
    della ragazza?
    - Perch abitano a cento miglia da qui, signore - rispose Job Trotter.
    - Questo taglia la testa al toro - osserv Mister Weller, a parte.
    -  Allora,  questo  giardino,  -  rispose  Mister Pickwick come far a
    entrarci?
    - Il muro  molto basso,  signore,  e il vostro  servo  vi  aiuter  a
    scavalcarlo.
    -  Il  mio  servo  mi  aiuter  a scavalcarlo - rispose meccanicamente
    Mister Pickwick.
    - Ed  sicuro, poi, che sarete dietro quella porta che avete detto?
    - Non c' da sbagliare,  signore;   la  sola  che  d  sul  giardino.
    Bussate non appena sentite battere le ore, e subito vi aprir.
    -  Questo  piano non mi convince,  - disse Mister Pickwick - ma non ne
    vedo altri;  e sapendo che sono in gioco la felicit e  il  futuro  di
    quella ragazza, ho deciso di adottarlo. Mi trover l senza fallo.
    Cos,  per la seconda volta, l'innata generosit di Mister Pickwick lo
    coinvolse in un'impresa in cui avrebbe preferito non immischiarsi.
    - Come si chiama il collegio? - chiese Mister Pickwick.
    - Westgate House,  signore.  Quando siete fuori citt dovete obliquare
    un  poco  verso destra.  E' un edificio isolato,  a una certa distanza
    dalla strada maestra,  e sul cancello c' una  targa  di  metallo  col
    nome.
    -  Lo  conosco,  -  disse  Mister Pickwick - l'ho gi notato: sono gi
    stato un'altra volta in questa citt. Potete contare su di me.
    Mister Trotter fece un altro inchino,  e stava  per  andarsene  quando
    Mister Pickwick gli cacci in mano una ghinea.
    -  Siete  una brava persona,  - disse Mister Pickwick - e io ammiro la
    vostra bont. Niente ringraziamenti. Ricordate... alle undici e mezzo.
    - Non c' pericolo che me ne scordi, signore - rispose Job Trotter.  E
    con queste parole lasci la stanza, seguto da Sam.
    - Ehi, dico, - comment quest'ultimo - mica male, come idea, quella di
    piangere.  Io  piangerei  come una grondaia sotto il temporale,  se mi
    rendesse altrettanto. Voi come fate?
    - E' una cosa che  viene  dal  cuore,  Mister  Walker  -  rispose  Job
    solennemente. - Buon giorno, signore.
    Sei  un bel pazzo,  sei...  ma sei stato tu a dirci tutto,  comunque
    pens Mister Weller, mentre Job si allontanava.
    Quale fosse la precisa natura dei pensieri che attraversarono la mente
    di Mister Trotter, invece, non possiamo dirlo, perch non lo sappiamo.
    Il giorno trascorse,  venne la sera,  e poco  prima  delle  dieci  Sam
    Weller  rifer  che  Mister Jingle e Job erano usciti insieme,  che il
    loro  bagaglio  era  stato  preparato,  e  che  avevano  ordinato  una
    carrozza.  Evidentemente  era  gi  in  esecuzione il complotto di cui
    aveva parlato Mister Trotter.
    Arrivarono le dieci e mezzo,  e per Mister Pickwick  giunse  l'ora  di
    uscire  per  la sua delicata missione.  Rifiutando il pastrano che Sam
    gli porgeva,  per non trovarsi impacciato nello scalare il muro,  egli
    si mise in cammino seguto dal suo domestico.
    C'era una luna meravigliosa,  ma nascosta dalle nuvole.  Era una bella
    notte asciutta, ma straordinariamente buia.
    I sentieri, le siepi, i campi, le case, gli alberi,  tutto era avvolto
    in  un'ombra  profonda.  L'aria  era calda e pesante;  lampi di calura
    guizzavano debolmente all'orizzonte,  ed erano i  soli  a  rompere  la
    tetra  oscurit  che  ricopriva  ogni cosa.  Non si sentiva un rumore,
    tranne il latrare lontano di qualche insonne cane da guardia.
    Giunsero alla casa, lessero la targa,  girarono intorno al muro,  e si
    fermarono davanti a quel tratto di esso che li divideva dal giardino.
    - Tornate in albergo,  Sam, quando mi avrete aiutato a scalare - disse
    Mister Pickwick.
    - Benissimo, signore.
    - E non andate a letto finch non ritorno.
    - Certo, signore.
    - Prendetemi per una gamba;  e quando dico Issa!  sollevatemi  piano
    piano.
    - D'accordo, signore.
    Ultimati questi preliminari,  Mister Pickwick si aggrapp alla sommit
    del muro e diede l'ordine Issa! che fu eseguito  alla  lettera.  Sia
    che il suo corpo avesse in una certa misura la stessa elasticit della
    sua  mente,  sia che le idee di Mister Weller su una dolce spintarella
    fossero un po' pi grossolane di quelle di Mister  Pickwick,  certo  
    che  l'effetto  immediato  del suo aiuto fu di scaraventare quell'uomo
    immortale dall'altra parte del muro,  sulle aiuole sottostanti,  dove,
    dopo  aver  schiacciato  tre  cespugli  di ribes e una pianta di rose,
    giacque alla fine lungo disteso.
    - Spero che non vi siate fatto  male,  signore  -  disse  Sam,  in  un
    sussurro  che  si sentiva lontano un miglio,  non appena si fu riavuto
    dalla sorpresa seguta alla misteriosa scomparsa del suo padrone.
    - Non sono certo stato io a farmi del  male,  Sam,  -  rispose  Mister
    Pickwick  dall'altra  parte  del  muro  -  ma  direi  piuttosto che me
    l'abbiate fatto voi.
    - Spero di no, signore - disse Sam.
    - Non fa niente, - disse Mister Pickwick rialzandosi,  - non si tratta
    che di qualche sgraffiatura. Andate via o finiranno col sentirci.
    - Arrivederci, signore.
    - Arrivederci.
    E Sam si allontan a passi furtivi, lasciando Mister Pickwick solo nel
    giardino.
    Di tanto in tanto si accendeva qualche luce nelle varie finestre della
    casa,  o nelle scale,  via via che i suoi abitanti andavano a dormire.
    Non volendo avvicinarsi troppo alla porta  prima  dell'ora  stabilita,
    Mister Pickwick si raggomitol in un angolo del muro, aspettando.
    Una  situazione  simile  avrebbe abbattuto il morale di molti.  Mister
    Pickwick,  tuttavia,  non  si  sentiva  n  abbattuto  n  sfiduciato.
    Soprattutto,  sapeva di agire per una buona causa,  e faceva conto sul
    magnanimo Job. Certo, era noioso star l; lugubre, addirittura;  ma un
    uomo  di  pensiero  pu  sempre  ricorrere  alla  meditazione.  Mister
    Pickwick si era assopito,  a forza di  meditare,  quando  fu  riscosso
    dalla  campana  della  chiesa vicina,  che batteva le ore: le undici e
    mezzo.
    Ci siamo pens Mister Pickwick alzandosi cautamente in  piedi.  Alz
    lo sguardo alla casa.  Le luci erano spente e le imposte erano chiuse:
    tutti a letto,  senza dubbio.  And alla porta in punta  di  piedi,  e
    buss  dolcemente.  Dopo  due  o  tre  minuti  trascorsi  senza  avere
    risposta, buss un po' pi forte, e poi pi forte ancora.
    Alla fine si ud uno scalpiccio sulle scale,  e poi  la  luce  di  una
    candela  brill  attraverso  il  buco  della serratura.  Ci fu un gran
    tramestio di catene e di lucchetti, e la porta si apr lentamente.
    La porta si apriva verso l'esterno: e pi  la  porta  si  apriva,  pi
    Mister  Pickwick  rinculava  dietro  il  battente.  E  quale fu la sua
    meraviglia quando, sporgendo per prudenza un occhio solo,  vide che la
    persona venuta ad aprirgli non era Job Trotter, ma una servetta con la
    candela  in mano!  Mister Pickwick ritrasse la testa di colpo,  con la
    velocit di una marionetta appesa al filo.
    - Dev'essere stato il gatto, Sarah! - disse la ragazza, rivolgendosi a
    qualcuno che restava nell'interno. - Micio micio micio.
    Ma,  poich nessun animale si lasci allettare  da  queste  moine,  la
    ragazza  chiuse  lentamente  la  porta e rimise il paletto,  lasciando
    Mister Pickwick appiattito contro il muro.
    Molto strano, pens Mister Pickwick forse  saranno  rimaste  alzate
    pi  del  solito.  Una vera sfortuna,  che dovessero scegliere proprio
    questa notte per farlo. Una vera sfortuna.  E con questi pensieri per
    la  testa  Mister  Pickwick  si ritir cautamente nell'angolo del muro
    dove si era nascosto prima;  aspettando un momento pi  opportuno  per
    ripetere il segnale.
    Non era l da cinque minuti,  quando il bagliore accecante di un lampo
    fu seguto dal cupo rimbombo di un tuono che scrosci e  si  allontan
    brontolando  con rumore spaventoso.  Poi ci fu il bagliore di un altro
    lampo, pi accecante del primo, e il rimbombo di un secondo tuono, pi
    forte del primo;  e poi venne la pioggia  a  spazzar  via  ogni  cosa,
    scrosciando impetuosa e furibonda.
    Mister  Pickwick sapeva benissimo che un albero  un vicino pericoloso
    durante un temporale.  Egli aveva un albero  a  destra,  un  albero  a
    sinistra, un terzo davanti, e un quarto di dietro. Se restava dov'era,
    si  esponeva a un pericolo;  se si faceva vedere in mezzo al giardino,
    poteva essere consegnato alle  guardie;  una  volta  o  due  tent  di
    scalare il muro,  ma adesso,  non avendo altre mani oltre a quelle che
    gli aveva fornito la natura,  il solo risultato dei suoi sforzi fu  di
    procurarsi  una  quantit  di  dolorose scorticature sulle ginocchia e
    sugli stinchi, e di ridursi in un bagno di sudore.
    - Che situazione spaventevole - disse Mister Pickwick,  fermandosi  ad
    asciugarsi  la  fronte  dopo  quella faticaccia.  Alz lo sguardo alla
    casa: era tutto buio.  Finalmente  erano  andate  a  dormire.  Avrebbe
    provato ancora a fare il segnale.
    Cammin  in  punta  di  piedi sulla ghiaia bagnata e buss alla porta.
    Trattenne il respiro e mise l'orecchio contro il buco della serratura.
    Nessuno rispondeva: stranissimo.  Buss di nuovo.  Ascolt  di  nuovo.
    Sent un sussurrio di voci,  all'interno, e poi esclamare forte: - Chi
    ?
    Non  Job, pens Mister Pickwick,  gettandosi rapidamente contro  il
    muro  una donna.
    Non aveva quasi avuto il tempo di pervenire a questa conclusione,  che
    una finestra si apr al piano di sopra e tre o quattro voci  femminili
    ripeterono la domanda: - Chi ?
    Mister Pickwick non osava muovere un muscolo.  Era chiaro che tutto il
    collegio era sveglio.  Decise di restare dove si  trovava  finch  non
    fosse  cessato  l'allarme: e di fare poi uno sforzo soprannaturale per
    scavalcare il muro o perire nel tentativo.
    Come tutte le decisioni di Mister Pickwick, questa era la miglior cosa
    da farsi al momento;  ma,  per disgrazia,  si basava sulla presunzione
    che le donne non osassero aprire la porta.  Immaginate,  dunque, quale
    fu il suo sgomento,  quando sent togliere il paletto e la  catena,  e
    vide  aprirsi  adagio  adagio  la  porta.   Si  ritir  pi  che  pot
    nell'angolo;  ma,  per quanto facesse,  il volume  della  sua  persona
    imped che la porta si aprisse del tutto.
    -  Chi ?  - strill dalla scala un coro di voci da soprano,  composto
    dalla zitella che dirigeva l'istituto, tre insegnanti, cinque donne di
    servizio, e trenta collegiali, tutte semisvestite e sotto una selva di
    bigodini.
    Naturalmente,  Mister Pickwick  non  disse  chi  c'era;  e  allora  il
    ritornello del coro divenne: - Oddio! Che paura!
    -  Cuoca,  - disse la madre badessa,  restando scrupolosamente in cima
    alle scale, ultima del gruppo - cuoca,  perch non fate un giretto nel
    giardino?
    - Scusatemi, signora, preferirei di no - rispose la cuoca.
    - Mio Dio, che stupida quella cuoca! - dissero le trenta collegiali.
    - Cuoca, - disse la madre badessa con grande dignit, - non rispondete
    con  quel tono.  Vi ripeto di andare immediatamente a dare un'occhiata
    in giardino.
    Allora la cuoca si mise a piangere,  e la guardarobiera prese  le  sue
    parti   dicendo   che  era  una  vergogna,   al  che  fu  licenziata
    immediatamente con un mese di preavviso.
    - Cuoca, mi sentite?  - disse la madre badessa,  battendo il piede con
    impazienza.
    - Cuoca, non sentite la vostra padrona? - dissero le tre insegnanti.
    - Che sfacciata quella cuoca! - dissero le trenta collegiali.
    L'infelice  cuoca,  incalzata  da  ogni  parte,  fece  uno o due passi
    avanti,  e tenendo la candela in modo da non vedere niente del  tutto,
    dichiar  che  non c'era nessuno,  e doveva essere stato il vento.  Di
    conseguenza la porta stava per essere richiusa,  quando una collegiale
    curiosa,  e che aveva sbirciato nella fessura fra i cardini, lanci un
    urlo  impressionante  che  richiam  precipitosamente  la  cuoca,   la
    guardarobiera, e tutte le pi avventurose.
    -  Che  cosa    successo  alla  signorina Smithers?  - disse la madre
    badessa,  mentre la suddetta signorina Smithers si abbandonava  a  una
    quadrupla crisi di isterismo.
    -  Oh,  cielo,  povera signorina Smithers - dissero le altre ventinove
    collegiali.
    - Ih, quell'uomo... quell'uomo dietro la porta! - strill la signorina
    Smithers.
    La madre badessa,  non appena ud  questo  grido  terrificante,  fugg
    nella propria camera,  chiuse a doppia mandata il lucchetto,  e svenne
    comodamente.  Le collegiali,  le insegnanti e  le  donne  di  servizio
    caddero riverse sulle scale,  l'una sull'altra; e vi fu uno strillare,
    uno svenire,  un dibattersi mai visto in  precedenza.  Nel  bel  mezzo
    della  confusione,  Mister  Pickwick  usc  dal  suo nascondiglio e si
    present alle donne.
    - Signore... mie care signore - disse Mister Pickwick.
    - Ah,  ci ha chiamato care!  - grid l'insegnante pi  vecchia  e  pi
    brutta. - Ah, scellerato!
    - Signore,  - rugg Mister Pickwick, esasperato dalla difficolt della
    sua situazione -  ascoltatemi.  Non  sono  un  rapinatore.  Voglio  la
    direttrice.
    -  Uh,  che mostro feroce!  - strill un'altra insegnante.  - Vuole la
    signorina Tomkins.
    Qui ci fu un urlo generale.
    - Qualcuno suoni la campana di allarme!  - gridarono  una  dozzina  di
    voci.
    - No...  no...!  - url Mister Pickwick. - Guardatemi. Ho l'aspetto di
    un brigante?  Mie care  signore...  legatemi  pure  mani  e  piedi,  o
    chiudetemi  a chiave in un armadio,  se volete.  Solo ascoltate quello
    che ho da dirvi... solo ascoltatemi.
    - Come siete entrato nel nostro giardino? - balbett la guardarobiera.
    - Chiamate la direttrice,  e le  dir  tutto.  Tutto  -  disse  Mister
    Pickwick,  gridando  con  quanto fiato aveva in gola.  - Chiamatela...
    state solo calme, chiamatela, e saprete tutto.
    Forse  l'aspetto  di  Mister  Pickwick,  forse  i  suoi  modi,   o  la
    tentazione,  irresistibile per una mente femminile, di sapere qualcosa
    ancora avvolto nel mistero,  ricondussero  la  parte  pi  ragionevole
    dell'istituto   (circa  quattro  persone)  a  uno  stato  di  relativa
    tranquillit.  Esse proposero che Mister Pickwick,  per provare la sua
    buona  fede,  si  sottoponesse  a  una privazione di libert;  e cos,
    avendo accettato di  avere  un  colloquio  con  la  signorina  Tomkins
    dall'interno  di  uno sgabuzzino dove le allieve esterne appendevano i
    loro berretti e le borse con la merenda,  egli vi entr subito di  sua
    spontanea  volont,  e  vi  fu chiuso saldamente a chiave.  Ci infuse
    coraggio nelle altre;  e quando la signorina Tomkins fu richiamata  in
    s e trasportata da basso, il colloquio incominci.
    -  Che  cosa  facevate  nel mio giardino,  Uomo?  - disse la signorina
    Tomkins con voce debolissima.
    - Venivo ad avvertirvi  che  una  delle  vostre  signorine  stava  per
    fuggire   stanotte   -  rispose  Mister  Pickwick  dall'interno  dello
    sgabuzzino.
    - Fuggire? - esclamarono la signorina Tomkins,  le tre insegnanti,  le
    trenta collegiali, e le cinque donne di servizio. - Con chi?
    - Con un vostro amico, Mister Charles Fitz-Marshall.
    - Mio amico? Non conosco nessun Fitz-Marshall.
    - Be', Mister Jingle, allora.
    - Non ho mai sentito questo nome.
    -  Allora io sono stato raggirato e ingannato - disse Mister Pickwick.
    - Sono stato vittima di un tranello,  di un basso e volgare  tranello.
    Mandate  qualcuno  all'Angelo,  se  non  mi  credete,  cara signora.
    Mandate a chiamare all'Albergo dell'Angelo il  servitore  di  Mister
    Pickwick, vi scongiuro, signora.
    - Dev'essere una persona rispettabile... se tiene anche un servitore -
    disse la signorina Tomkins alla maestra di grammatica e aritmetica.
    - La mia opinione, signorina Tomkins, - disse la maestra di grammatica
    e aritmetica -  che sia il servitore a tener lui. Io credo che sia un
    pazzo, signorina Tomkins, e che l'altro sia il suo custode.
    -  Credo  proprio  che  abbiate ragione,  signorina Gwynn!- rispose la
    signorina Tomkins.  - Mandiamo due cameriere all'Angelo,  e le altre
    teniamole qui per proteggerci.
    Cos  due  cameriere  furono  inviate  all'Angelo in cerca di Mister
    Samuel Weller,  e  le  tre  restanti  furono  tenute  di  riserva  per
    proteggere  la  signorina  Tomkins,  le  tre  insegnanti  e  le trenta
    collegiali.   E  Mister  Pickwick  si  sedette  sul  pavimento   dello
    sgabuzzino,  sotto  una  selva di borse per la merenda,  aspettando il
    ritorno delle messaggere con tutta la filosofia e la forza d'animo che
    pot raccogliere a proprio sostegno.
    Pass un'ora e mezzo prima che tornassero, e quando infine arrivarono,
    Mister Pickwick,  oltre alla voce di Mister Samuel Weller,  not altre
    due  voci  il  cui timbro riusc familiare al suo orecchio;  ma di chi
    potessero essere non riusciva a ricordarlo per tutto l'oro del  mondo.
    Segu  una  brevissima  conversazione.  La  porta  fu  aperta.  Mister
    Pickwick usc fuori dallo sgabuzzino,  e si trov  davanti  all'intero
    collegio  di  Westgate  House,  a Mister Samuel Weller;  e...  s,  al
    vecchio Wardle, e al suo futuro genero Mister Trundle!
    -  Amico  mio,  -  disse  Mister  Pickwick,   correndogli  incontro  e
    stringendo  la  mano a Mister Wardle - amico mio carissimo,  vi prego,
    per amor del cielo,  spiegate a questa signora l'infelice e  terribile
    situazione in cui mi trovo.  Il mio servitore vi avr gi detto tutto;
    ditele, a scanso di equivoci, mio caro, che non sono n un brigante n
    un pazzo.
    - Gliel'ho detto,  amico caro.  Gliel'ho gi detto  -  rispose  Mister
    Wardle,  stringendo  la  destra dell'amico,  mentre Mister Trundle gli
    stringeva la sinistra.
    - E chiunque dice o abbia detto che lo ,  - intervenne Mister Weller,
    facendo  un  passo  avanti  -  dice  una  cosa  non  solo  falsa,   ma
    lontanissima  dalla  verit,  anzi,  addirittura  il  contrario  della
    verit.  E  se  vi  sono  in  questa casa degli uomini,  non m'importa
    quanti, che lo abbiano detto,  sar felicissimo di provare a tutti che
    si  sono  sbagliati,  e  lo  far  in  questa  stessa  stanza,  se  le
    illustrissime signore avranno la bont di ritirarsi,  e di  mandarmeli
    qui  uno  alla  volta.  -  E  avendo  lanciato questa sfida con grande
    disinvoltura,  Mister Weller batt enfaticamente col pugno  sul  palmo
    della mano, e strizz allegramente l'occhio alla Signorina Tomkins, di
    cui non diremo l'intenso, indicibile orrore nel sentir considerare con
    tanta  naturalezza  la  possibilit che vi fossero degli uomini fra le
    mura del collegio di Westgate House per signorine.
    La posizione di Mister Pickwick,  gi in  parte  spiegata,  fu  presto
    chiarita del tutto.  Ma,  n tornando a casa con gli amici, n quando,
    pi tardi,  sedette davanti al fuoco per consumare quella cena di  cui
    aveva  tanto  bisogno,  fu  possibile  strappargli  una  sola  parola.
    Sembrava come smarrito e stupefatto. Una volta,  e solo una volta,  si
    gir verso Mister Wardle, e disse:
    - Come mai siete venuto qui?
    - Trundle e io siamo venuti qui con l'intenzione di fare qualche buona
    battuta di caccia - rispose Mister Wardle.  - Siamo arrivati stasera e
    siamo rimasti stupiti nel sentire dal vostro domestico  che  c'eravate
    anche voi. Ma sono lieto che ci siate - disse il vecchio, dandogli una
    pacca  sulla  schiena,  -  sono  lieto che ci siate.  E per prima cosa
    faremo una bella battuta, e daremo a Winkle un'altra occasione...  eh,
    vecchio mio?
    Mister  Pickwick  non rispose verbo;  non chiese nemmeno notizie degli
    amici di Dingley Dell, e poco dopo si ritir per la notte, chiedendo a
    Sam di venire a portar via la candela, quando avesse suonato.
    Il campanello son a tempo debito, e Mister Weller comparve.
    - Sam - disse Mister Pickwick guardando da sotto le coperte.
    - Signore - disse Sam.
    Mister Pickwick tacque, e Mister Weller soffi sulla candela.
    - Sam - disse ancora Mister Pickwick, come se parlare gli costasse uno
    sforzo disperato.
    - Signore - disse Mister Weller ancora una volta.
    - Dov' quel Trotter?
    - Job, signore?
    - S.
    - Partito, signore.
    - Col suo padrone, immagino.
    - Amico o padrone,  o qualsiasi cosa sia,   partito con lui - rispose
    Mister Weller. - Fanno una bella coppia, signore.
    -  Jingle  ha  subodorato  il  mio  piano  e  ha  mandato  quel tale a
    raccontarvi tutta la storia, immagino - disse Mister Pickwick con voce
    soffocata.
    - Proprio cos, signore - rispose Mister Weller.
    - Era tutto falso, si capisce.
    - Tutto, signore! - rispose Mister Weller. - Bel colpo, per. E' stato
    molto furbo.
    - Credo che la prossima volta non ci sfuggir cos facilmente,  Sam  -
    disse Mister Pickwick.
    - Credo anch'io, signore.
    - Se mai incontrer ancora quel Jingle,  dovunque sia,  - disse Mister
    Pickwick alzandosi sul letto e dando un tremendo pugno sul  cuscino  -
    gl'infligger una punizione corporale con le mie stesse mani,  oltre a
    smascherarlo come si merita. Lo far, o non mi chiamo pi Pickwick.
    - E se mai metter le mani su quel viscido piagnone dai capelli  neri,
    - disse Sam - se non gli faccio uscire dagli occhi delle lacrime vere,
    una volta tanto, non mi chiamo pi Weller. Buona notte, signore!









    CAPITOLO 17.
    Nel  quale  si  dimostra che un attacco di reumatismi,  in certi casi,
    agisce come uno stimolante del genio inventivo.

    La costituzione di Mister Pickwick,  bench capace  di  sostenere  una
    somma  notevole  di  sforzi  e  di  fatiche,  non  resse agli attacchi
    combinati che aveva dovuto sostenere nella notte memorabile  ricordata
    nel  capitolo precedente.  Mister Pickwick fu inchiodato a letto da un
    attacco di reumatismi.
    Ma bench le forze fisiche del grand'uomo fossero cos  prostrate,  le
    sue energie mentali avevano ritrovato il loro primitivo vigore. La sua
    mente era elastica;  il buonumore era tornato. Anche l'umiliazione che
    aveva ritratto dalla recente avventura era scomparsa dalla sua  mente;
    e,  sgombro  da  qualsiasi  senso  di irritazione o d'imbarazzo,  pot
    unirsi alle cordiali risate di Mister  Wardle,  quando  vi  si  faceva
    allusione.  Ma c' di pi. Nei due giorni in cui Mister Pickwick rest
    confinato a letto,  fu assiduamente assistito da Sam.  Il primo giorno
    questi  cerc  di  divertire il suo padrone con aneddoti e chiacchiere
    varie; il secondo Mister Pickwick chiese lo scrittoio portatile, penna
    e inchiostro,  e rimase occupatissimo fino a sera.  Il terzo,  essendo
    ormai in grado di alzarsi dal letto e di star seduto in camera,  mand
    il suo domestico da Mister Wardle e Mister Trundle con  un  messaggio,
    per avvertirli che, se quella sera volevano salire da lui per bere una
    bottiglia  di  vino,  gli  avrebbero fatto molto piacere.  L'invito fu
    accolto ben volentieri;  e quando ognuno  fu  seduto  davanti  al  suo
    bicchiere,  Mister Pickwick, con molti rossori, tir fuori il seguente
    racconto,  redatto da lui stesso durante la sua  indisposizione,  su
    appunti presi dalla genuina narrazione di Mister Weller.


    Il maestro della parrocchia.
    STORIA DI UN VERO AMORE.

    Viveva  una volta,  in una piccola citt di provincia molto lontana da
    Londra,  un ometto che si chiamava Nathaniel Pipkin,  insegnava  nella
    scuola parrocchiale della piccola citt, e abitava in una piccola casa
    nella  piccola  High  Street,  a dieci minuti di cammino dalla piccola
    chiesa;  ogni giorno,  dalle nove alle quattro  del  pomeriggio,  egli
    insegnava piccole cose ai bambini pi piccoli. Nathaniel Pipkin era un
    essere mite,  inoffensivo,  di buon cuore, col naso voltato all'ins e
    le gambe voltate all'indentro,  gli occhi un po' strabici e l'andatura
    un po' zoppicante;  e divideva il suo tempo fra la chiesa e la scuola,
    credendo sinceramente che non esistesse sulla faccia  della  terra  un
    uomo  intelligente  come  il  curato,  una  stanza  sontuosa  come  la
    sagrestia, o una scuola bene organizzata come la sua.  Una volta,  una
    volta sola nella sua vita, Nathaniel Pipkin aveva visto un vescovo: un
    vescovo in carne e ossa, con le grandi maniche di tela di batista e la
    parrucca.  L'aveva  visto  camminare,  e  l'aveva  udito parlare a una
    Cresima,  e in quella memorabile occasione Nathaniel Pipkin era  stato
    talmente  sopraffatto  da  timore e riverenza che,  quando il suddetto
    vescovo gli ebbe posato la mano sulla testa, era svenuto lungo disteso
    per terra ed era stato portato fuori a braccia dai sagrestani.
    Era stato un  grande  evento,  un  giorno  di  fuoco,  nella  vita  di
    Nathaniel  Pipkin;  ed  era il solo che avesse mai increspato la dolce
    corrente della sua quieta esistenza,  quando un bel pomeriggio,  in un
    momento  di  distrazione,  gli  accadde  di  sollevare gli occhi dalla
    lavagna su cui stava  ideando  un  terribile  problema  con  addizioni
    complicatissime da dare a un furfantello per castigo,  e gli occhi gli
    si fermarono di colpo sulla fiorente bellezza di Maria  Lobbs,  figlia
    unica del vecchio Lobbs, il gran sellaio di rimpetto alla scuola. Ora,
    gli  occhi  di  Mister  Pipkin  si erano fermati sul bel viso di Maria
    Lobbs molte altre volte prima,  in chiesa o altrove;  ma gli occhi  di
    Maria Lobbs non erano mai stati cos lucenti, le guance di Maria Lobbs
    non  erano  mai state cos rosee come in quella particolare occasione.
    Non fa meraviglia,  allora,  che Nathaniel Pipkin  fosse  incapace  di
    staccare  gli occhi dal viso della signorina Lobbs;  non fa meraviglia
    che la signorina Lobbs, sentendosi osservata da un uomo,  ritirasse la
    testa  dalla finestra da cui si era sporta a curiosare,  e chiudesse i
    vetri,  e tirasse gi la persiana;  non fa  meraviglia  che  Nathaniel
    Pipkin,  subito dopo, si gettasse sul furfantello che aspettava il suo
    castigo, strapazzandolo e riempiendolo di scapaccioni, finch non ebbe
    sfogato la piena dei suoi sentimenti.  Tutto ci  molto  naturale,  e
    non c' da meravigliarsene affatto.
    Ci  che  fa  meraviglia,  invece,    che un temperamento remissivo e
    timido come Nathaniel Pipkin,  tenuto conto soprattutto della  povert
    delle sue rendite,  osasse da quel giorno in avanti aspirare alla mano
    e al cuore della sola  figlia  del  vecchio  e  collerico  Lobbs,  del
    vecchio  Lobbs,  il  gran sellaio che avrebbe potuto comprare tutto il
    paese con un sol tratto di  penna,  e  non  accorgersi  nemmeno  della
    spesa;  del  vecchio Lobbs,  di cui tutti sapevano che aveva investito
    somme favolose nella banca della citt pi vicina;  del vecchio Lobbs,
    che  si  diceva avesse tesori incalcolabili e inesauribili,  ammassati
    nella piccola cassaforte d'acciaio dalla pesante serratura  che  stava
    sulla  mensola  del  camino  nel salotto;  del vecchio Lobbs,  che nei
    giorni festivi ornava la sua tavola con una teiera, una lattiera e una
    zuccheriera di puro argento,  e nella superbia del  suo  cuore  se  ne
    vantava,  dicendo che le avrebbe regalate a sua figlia quando si fosse
    sposata.  Lo ripeto,   degno del pi profondo stupore e della massima
    meraviglia  il  fatto che Nathaniel Pipkin avesse l'audacia di volgere
    gli occhi in quella direzione.  Ma l'amore  cieco:  e  Nathaniel  era
    strabico:  e  forse  queste  due circostanze riunite gli impedirono di
    vedere la cosa nella giusta luce.
    Ora,  se il vecchio  Lobbs  avesse  avuto  la  pi  pallida  idea  dei
    sentimenti di Nathaniel Pipkin,  il meno che poteva fare era di radere
    al suolo la scuola,  o cancellare il maestro dalla faccia della terra,
    o  commettere qualche altro crimine o atrocit altrettanto selvaggia e
    violenta; perch era un vecchio terribile,  Lobbs,  quando era toccato
    nell'orgoglio, o quando gli montava il sangue alla testa. E imprecava!
    Ogni tanto,  quando se la prendeva con la pigrizia dell'ossuto garzone
    dalle gambe secche, faceva rotolare e rimbombare al di l della strada
    certe serque di bestemmie,  che Nathaniel Pipkin  restava  sopraffatto
    dall'orrore,  e  ai  ragazzi si drizzavano i capelli sulla testa dalla
    paura.
    Ebbene!  Ogni giorno,  quando la scuola era finita e gli scolari erano
    andati  via,  Nathaniel Pipkin si sedeva alla finestra,  e fingendo di
    leggere un libro guardava di sottecchi attraverso la strada,  cercando
    gli  occhi  lucenti  di Maria Lobbs;  e non passarono molti giorni che
    quegli occhi lucenti apparvero a una  finestra  del  piano  di  sopra,
    anch'essi  in apparenza profondamente assorti nella lettura.  Il cuore
    di Nathaniel Pipkin ne fu deliziato e  rallegrato.  Era  gi  qualcosa
    star l seduti per ore insieme con lei, e guardare quel bel viso dagli
    occhi abbassati;  ma quando Maria Lobbs incominci ad alzare gli occhi
    dal libro, e a scoccare i loro dardi lucenti in direzione di Nathaniel
    Pipkin,  il suo piacere e la sua ammirazione non conobbero pi limiti.
    Infine,  un  giorno  in  cui  sapeva  che  il vecchio Lobbs era fuori,
    Nathaniel Pipkin ebbe l'audacia di mandare un  bacio  con  la  mano  a
    Maria Lobbs, e Maria Lobbs, invece di chiudere la finestra e tirar gi
    la persiana, ripet lo stesso gesto a lui, e gli sorrise.
    Allora  Nathaniel  Pipkin  decise  di  svelare i suoi sentimenti senza
    altri indugi,  qualsiasi cosa potesse succedere.  Mai un piedino  cos
    leggiadro, un cuore cos gaio, un volto cos fresco, una cos elegante
    figuretta  avevano  aggiunto  tanta grazia e cos poco peso alla terra
    come quelli di Maria Lobbs,  la figlia del vecchio sellaio.  C'era una
    scintilla maliziosa nei suoi occhi lucenti,  che avrebbe colpito cuori
    molto meno sensibili di quello di Nathaniel Pipkin;  e c'era un timbro
    cos  gioioso  nella  sua  allegra  risata,  che  avrebbe strappato un
    sorriso al pi fiero misantropo. Il vecchio Lobbs stesso, anche quando
    arrivava al culmine della sua ferocia, non poteva resistere alle moine
    della sua graziosa figliola;  e quando lei e sua  cugina  Kate  -  una
    sfacciatella  vivace  e  affascinante  -  stringevano alleanza ai suoi
    danni,  ci che in verit facevano assai spesso,  non riusciva  pi  a
    rifiutare   nulla,   nemmeno   se   gli  avessero  chiesto  una  parte
    degl'incalcolabili  e  inesauribili   tesori   nascosti   nella   buia
    cassaforte d'acciaio.
    Il cuore di Nathaniel Pipkin si mise a battere molto forte quando, una
    sera  d'estate,  vide  quella  piccola,  incantevole  coppia a qualche
    centinaio di yarde davanti a s,  proprio nel prato dove  lui  si  era
    aggirato  tante  volte  fino a tarda notte meditando sulla bellezza di
    Maria Lobbs.  Spesso,  in quelle occasioni,  aveva immaginato di poter
    incontrare Maria Lobbs, nel qual caso l'avrebbe rapidamente avvicinata
    e  le avrebbe parlato della sua passione;  ma ora che se la trovava di
    fronte all'improvviso sent salirgli alla faccia tutto il  sangue  che
    gli scorreva nelle vene,  a tutto detrimento delle gambe, che, private
    della loro porzione naturale, si misero a tremare.
    Quando le ragazze si fermavano a cogliere un  fiore  di  siepe,  o  ad
    ascoltare  il canto di un uccello,  anche Nathaniel Pipkin si fermava,
    fingendo di essere assorto  in  gravi  pensieri;  ci  che  del  resto
    corrispondeva  a  verit,  perch stava chiedendosi disperatamente che
    cosa avrebbe fatto quando le ragazze si fossero  voltate  per  tornare
    indietro,  come prima o poi doveva succedere, e lo avessero incontrato
    a faccia a faccia.
    Ma, pur non avendo il coraggio di avvicinarsi,  non si sentiva nemmeno
    di perderle di vista;  perci quando camminavano pi in fretta,  anche
    lui camminava pi in fretta;  quando si gingillavano,  si  gingillava;
    quando  si fermavano,  si fermava;  e avrebbero potuto continuare cos
    fino  a  notte,  se  Kate  non  avesse  girato  indietro  uno  sguardo
    malizioso,  e con un cenno incoraggiante non avesse invitato Nathaniel
    ad avvicinarsi.
    C'era qualcosa nei modi di Kate a  cui  non  si  poteva  resistere,  e
    Nathaniel  Pipkin  accolse  l'invito;  e,  dopo  un  grande sciupio di
    rossore da parte  sua,  e  grandi  risate  da  parte  della  maliziosa
    cuginetta, Nathaniel Pipkin si butt in ginocchio sull'erba rugiadosa,
    e  dichiar  che,  a  costo  di  restarci  per sempre,  non si sarebbe
    rialzato finch Maria Lobbs non  avesse  accettato  il  suo  amore.  A
    queste  parole  il  gaio  riso  di Maria Lobbs squill nell'aria calma
    della sera - pur senza turbarla,  tanto dolce era  il  suono  -  e  la
    maliziosa cuginetta rise ancor pi sfrenatamente di prima, e Nathaniel
    Pipkin arross pi che mai.  Alla fine Maria Lobbs, sotto le profferte
    sempre pi insistenti dell'ometto innamorato,  volt la testa  da  una
    parte e sussurr alla cugina di dire, o almeno questo che Kate rifer,
    che si sentiva molto onorata delle parole di Mister Pipkin; che la sua
    mano  e  il  suo cuore dipendevano dalla volont di suo padre;  ma che
    nessuno poteva essere insensibile ai meriti di Mister  Pipkin.  Poich
    tutto  fu  detto con molta seriet,  e poich Nathaniel Pipkin torn a
    casa con Maria Lobbs e nel separarsi tent di baciarla,  egli  and  a
    letto  felice,  e  sogn tutta la notte di ammansire il vecchio Lobbs,
    aprire la cassetta d'acciaio, e sposare Maria.
    Il giorno dopo Nathaniel Pipkin vide il vecchio Lobbs uscire  sul  suo
    vecchio  pony grigio,  e dopo una gran quantit di segnali fatti dalla
    maliziosa cuginetta alla finestra,  l'argomento e il  significato  dei
    quali non riusc in nessun modo a capire, l'ossuto garzone dalle gambe
    secche  attravers  la  strada e venne a dirgli che il suo padrone non
    sarebbe tornato a casa,  quella sera,  e che le signorine  aspettavano
    Mister  Pipkin al t,  alle sei precise.  Come si arriv in fondo alle
    lezioni, quel giorno, n Nathaniel Pipkin n i suoi scolari potrebbero
    dirlo meglio di quanto non possiate voi;  ma ci si arriv,  in qualche
    modo,  e  quando  i  ragazzi  se  ne furono andati Nathaniel Pipkin fu
    occupatissimo fino alle sei per riuscire a vestirsi  come  desiderava.
    Non  che  gli ci volesse molto a scegliere gli indumenti da indossare,
    dato che non aveva possibilit di scelta in proposito;  ma il metterli
    in  modo  che  facessero  la  migliore  figura,  dopo  averli girati e
    rigirati uno  per  uno,  fu  un'impresa  di  non  poca  difficolt  ed
    importanza.
    Al piccolo ricevimento, molto allegro e familiare, partecipavano Maria
    Lobbs,  sua cugina Kate,  e tre o quattro ragazze allegre e chiassose,
    dalle guance rosse.  Nathaniel Pipkins pot constatare di persona  che
    le  dicerie  sui  tesori del vecchio Lobbs non erano esagerate.  Sulla
    tavola c'erano la teiera, la lattiera e la zuccheriera di buon argento
    massiccio, e cucchiai di vero argento per mescolare il t,  e tazze di
    vera porcellana per berlo,  e piatti della stessa materia per metterci
    le paste e i crostini.  L'unico punto nero in tutto l'insieme  era  un
    cugino  di  Maria  Lobbs,  fratello di Kate,  che Maria Lobbs chiamava
    Henry,  e che si teneva Maria Lobbs tutta per  s,  in  fondo  a  un
    angolo della tavola. E' una cosa incantevole vedere dell'affetto nelle
    famiglie,  ma  anche  l'affetto  pu diventare eccessivo,  e Nathaniel
    Pipkin non poteva fare a meno di pensare che Maria Lobbs doveva essere
    straordinariamente affezionata alla sua parentela,  se aveva per tutti
    lo stesso interesse che dimostrava per questo suo cugino. E anche dopo
    il t, quando la maliziosa cuginetta propose di giocare a mosca cieca,
    accadde  non  si  sa  come  che  Nathaniel  Pipkin  fosse quasi sempre
    bendato,  e ogni volta che toccava il cugino,  poteva essere certo che
    Maria  Lobbs  non  era  lontana.  E mentre la maliziosa cuginetta e le
    altre ragazze gli  davano  pizzicotti,  gli  tiravano  i  capelli,  lo
    facevano  inciampare  nelle  sedie,  e cos via,  gli sembr che Maria
    Lobbs non gli fosse mai vicino; e una volta... una volta...  Nathaniel
    Pipkin  avrebbe  potuto giurare di aver sentito il rumore di un bacio,
    seguto dalle deboli proteste di Maria  Lobbs  e  dal  riso  soffocato
    delle sue amiche.  Tutto questo era strano,  molto strano, e non si sa
    come si sarebbe regolato in conseguenza Nathaniel Pipkins,  se i  suoi
    pensieri  non  fossero  stati  sviati  tutt'a  un  tratto  in un'altra
    direzione.
    La circostanza che svi i suoi pensieri in una nuova direzione  fu  un
    forte  bussare  alla  porta di strada;  e la persona che bussava forte
    alla porta di strada altri non era che il vecchio  Lobbs  in  persona,
    tornato improvvisamente,  che batteva come se avesse dovuto inchiodare
    una cassa da morto: il motivo   che  voleva  cenare.  Non  appena  il
    garzone  ossuto  dalle gambe secche ebbe portato l'allarmante notizia,
    le ragazze sgattaiolarono al piano di sopra,  nella camera da letto di
    Maria Lobbs,  e il cugino e Nathaniel Pipkin furono ficcati dentro due
    armadi a muro del salotto, in mancanza di nascondigli migliori; e solo
    quando Maria Lobbs e la maliziosa cuginetta  li  ebbero  sistemati  l
    dentro, ed ebbero riordinato la stanza, aprirono la porta di strada al
    vecchio Lobbs che nel frattempo non aveva mai cessato di battere.
    Per  colmo di sfortuna il vecchio Lobbs,  essendo molto affamato,  era
    orribilmente nervoso.  Nathaniel Pipkin pot udirlo ringhiare come  un
    vecchio  mastino  col mal di gola;  e ogniqualvolta l'infelice garzone
    dalle gambe secche entrava nella stanza,  automaticamente  il  vecchio
    Lobbs incominciava a ricoprirlo delle pi empie e feroci imprecazioni,
    senza  altro  scopo  apparente  che  quello di dar sfogo al suo cuore,
    scaricandolo di un certo numero di bestemmie superflue.  Alla fine  fu
    messa  in  tavola  una  cena  riscaldata,  che  il vecchio Lobbs prese
    d'assalto con perfetto stile militare; e dopo averla spazzata via fino
    all'ultimo boccone, baci sua figlia e chiese la sua pipa.
    La  Natura  aveva  situato  le  ginocchia  di  Nathaniel   Pipkin   in
    strettissimo  contatto  reciproco,  ma  quando  ud  il  vecchio Lobbs
    chiedere  la  sua  pipa,  sbatterono  l'una  contro  l'altra  come  se
    volessero  ridursi  in polvere;  perch,  proprio nell'armadio dove si
    trovava lui,  appesa a un paio di  ganci,  c'era  una  gran  pipa  dal
    bocchino  scuro  e  dal fornello montato in argento,  una pipa che lui
    stesso aveva visto in bocca al vecchio Lobbs,  ogni pomeriggio e  ogni
    sera  che  Dio  aveva messo in terra negli ultimi cinque anni.  Le due
    ragazze cercarono la pipa al piano di sotto,  al  piano  di  sopra,  e
    dappertutto,  fuorch dove sapevano che la pipa si trovava,  mentre il
    vecchio Lobbs imperversava con la violenza di un temporale.
    Alla fine si ricord dell'armadio, e l si diresse.
    E' inutile che un ometto come Nathaniel Pipkin  tiri  la  porta  verso
    l'interno,  mentre un omaccio grande e grosso come il vecchio Lobbs la
    tira verso l'esterno.  Il  vecchio  Lobbs  la  spalanc  con  un  solo
    strattone,  scoprendo  Nathaniel  Pipkin  incollato  alla parete,  che
    tremava di paura dalla testa ai piedi. Mio Dio!  che sguardo terribile
    gli  diede il vecchio Lobbs,  mentre lo tirava fuori per il colletto e
    lo teneva davanti a s col braccio teso.
    - Voi che diavolo ci fate qui?  - disse  il  vecchio  Lobbs  con  voce
    minacciosa.
    Nathaniel Pipkin non riusc ad articolare risposta, e il vecchio Lobbs
    lo  scroll avanti e indietro per due o tre minuti,  per rimettergli a
    posto le idee.
    - Che cosa ci fate qui?  - rugg Lobbs.  - Non  mi  direte  che  siete
    venuto per mia figlia, voi!
    Il  vecchio Lobbs lo aveva detto solo per fare dell'ironia: perch non
    credeva che la presunzione umana potesse spingere un Nathaniel  Pipkin
    a  questo  eccesso.  Quale  fu  dunque  la  sua indignazione quando il
    pover'uomo rispose:
    - S, per questo, Mister Lobbs. Sono venuto proprio per vostra figlia.
    Io l'amo, Mister Lobbs.
    - Cosa? Brutto sgorbio moccoloso, delinquente,  collotorto;  - rantol
    il vecchio Lobbs, paralizzato dall'atroce confessione - cosa intendete
    dire? E avete il coraggio di dirmelo in faccia? Perdio, vi strangolo!
    Non    affatto  improbabile  che  il  vecchio  Lobbs,  al colmo della
    collera, potesse attuare questa minaccia,  se il suo braccio non fosse
    stato fermato da un'inattesa apparizione, cio dal cugino, che uscendo
    dal suo armadio e andando incontro al vecchio Lobbs, gli disse:
    - Non posso permettere,  signore, che questa persona inoffensiva che 
    stata invitata  qui  per  uno  scherzo  di  ragazze,  si  assuma  cos
    nobilmente  la colpa (se pure c' colpa) che ho commesso io e che sono
    pronto ad ammettere.  Sono io che amo vostra figlia,  signore,  e sono
    stato io a venire qui per incontrarmi con lei.
    A  queste  parole  il vecchio Lobbs spalanc tanto d'occhi;  ma sempre
    meno di Nathaniel Pipkin.
    - Ah,  voi siete stato?  - disse Lobbs,  ritrovando alla fine il fiato
    per parlare.
    - S, sono stato io.
    - Vi avevo proibito da un pezzo di entrare in questa casa.
    - E' vero, altrimenti non ci sarei venuto di nascosto, stasera.
    Mi  dispiace  dir  questo  del  vecchio  Lobbs,  ma  credo che avrebbe
    percosso il cugino,  se la sua bella figlia,  con  gli  occhi  lucenti
    pieni di lacrime, non gli si fosse attaccata al braccio.
    - Non trattenetelo,  Maria, - disse il giovane - se vuole battermi, lo
    faccia.  Io non torcerei uno solo dei suoi capelli  grigi,  per  tutto
    l'oro del mondo.
    Il  vecchio  abbass  gli  occhi a questo rimprovero e incontr quelli
    della sua figliola.  Ho gi accennato una volta o  due  al  fatto  che
    erano occhi molto lucenti,  e bench ora fossero pieni di lacrime, non
    per questo il loro fascino era diminuito.  Il vecchio Lobbs  volt  la
    testa da un'altra parte, quasi per evitare di restarne sedotto, quando
    fortuna  volle  che  incontrasse lo sguardo della maliziosa cuginetta,
    che,  mezzo spaventata per il fratello,  e mezzo ridendo di  Nathaniel
    Pipkin,  aveva  un'espressione  cos incantevole,  e con un pizzico di
    timidezza per di pi,  che  qualsiasi  uomo,  vecchio  o  giovane,  si
    sarebbe imbambolato a guardarla.
    Ella  prese  il vecchio a braccetto con fare suadente,  e gli sussurr
    qualcosa all'orecchio;  e,  per quanto facesse,  il vecchio Lobbs  non
    pot trattenere un sorriso,  mentre nello stesso tempo una lacrima gli
    cadeva sulla guancia.
    Cinque minuti pi tardi le ragazze scendevano dalla camera  da  letto,
    ridacchiando  con  molto  imbarazzo  e  vergogna,  e  mentre i giovani
    riprendevano allegramente a divertirsi,  il vecchio  Lobbs  stacc  la
    pipa  e  si  mise  a  fumare;  e c' ancora una cosa da dire su quella
    pipata: che fu la pi placida e deliziosa che egli avesse mai fumato.
    Nathaniel Pipkin pens bene di conservare per s  il  suo  segreto,  e
    cos  facendo si acquist a poco a poco il pi alto favore del vecchio
    Lobbs,  che dopo un certo tempo gl'insegn anche a fumare;  e  presero
    poi  l'abitudine,  per  molti  anni a venire,  di starsene in giardino
    nelle belle serate fumando e bevendo in pompa magna.
    Egli guar ben presto del suo amore,  poich lo troviamo ricordato nel
    registro  della  parrocchia  come  testimone  allo sposalizio di Maria
    Lobbs e del cugino; e risulta anche,  in base ad altri documenti,  che
    la notte del matrimonio fu rinchiuso nelle carceri della citt, perch
    in  stato di estrema ubriachezza,  aveva commesso numerosi eccessi per
    le strade con l'aiuto e l'assistenza del garzone  ossuto  dalle  gambe
    secche.





















    CAPITOLO 18.
    Dove   si   illustrano   brevemente   due  punti:  primo,   il  potere
    dell'isterismo, e, secondo, la forza delle circostanze.

    Dopo il rinfresco in casa Hunter i Pickwickiani rimasero a  Eatanswill
    ancora  due  giorni,  aspettando  ansiosamente  che  arrivasse qualche
    notizia  dal  loro  venerato  condottiero.   Mister  Tupman  e  Mister
    Snodgrass  erano di nuovo abbandonati a se stessi e alle loro risorse,
    poich Mister Winkle,  aderendo a un invito pressante,  era rimasto in
    casa  Pott,  e  continuava  a  dedicare  il  suo  tempo alla compagnia
    dell'amabile signora.  N mancava la sporadica compagnia dello  stesso
    Mister Pott a rendere completa la loro felicit. Profondamente immerso
    nelle sue meditazioni rivolte al benessere pubblico e alla distruzione
    dell'Indipendente  il  grand'uomo  non  abbandonava  mai il suo nido
    d'aquila  per  scendere  alle  modeste  altezze  delle  menti  comuni.
    Tuttavia,  in  questa  occasione,  quasi  in  segno  di  riguardo  per
    qualsiasi seguace di Mister Pickwick,  egli  si  riscosse,  si  anim,
    scese   dal  suo  piedistallo,   e  cammin  sulla  terra;   e  adatt
    benignamente le sue parole all'intelligenza del gregge,  confondendosi
    esteriormente, se non in ispirito, con esso.
    Poich  l'illustre  personaggio  si  era  sempre cos comportato verso
    Mister Winkle,  sar facile immaginare quale  profonda  meraviglia  si
    dipinse sui tratti di quest'ultimo,  quando una mattina, mentre sedeva
    solo in camera da pranzo,  Mister Pott entr sbattendo furiosamente la
    porta,  e  dirigendosi  verso di lui con aria solenne,  e scostando la
    mano che gli  veniva  tesa,  digrign  i  denti,  quasi  per  affilare
    maggiormente il taglio delle sue parole ed esclam con voce stridula:
    - Serpente!
    - Signore! - esclam Mister Winkle, balzando dalla sedia.
    -  S,  serpente,  -  ripet  Mister  Pott,  alzando  la  voce,  e poi
    abbassandola di colpo - ho detto serpente, signore...  traetene voi le
    conseguenze.
    Quando  vi  siete  separati  da  un uomo alle due di notte nei termini
    della migliore amicizia, e rivedendolo alle nove e mezzo di mattina vi
    saluta chiamandovi serpente,  non  irragionevole concludere  che  nel
    frattempo debba essere accaduto qualcosa di spiacevole.  Egli ricambi
    lo sguardo vitreo di Mister Pott,  e accogliendo  il  suo  invito,  si
    accinse  a  trarre ogni possibile conseguenza dalla parola serpente.
    Ma non riusc a trarne nessuna;  e  quindi,  dopo  qualche  minuto  di
    profondo silenzio, disse:
    - Serpente,  signore?  Avete detto serpente?  Che cosa intendete dire,
    Mister Pott?... forse  uno scherzo?
    - Uno scherzo, signore? - esclam Mister Pott, con un gesto della mano
    che svelava il profondo desiderio di scaraventare la teiera  di  falso
    argento sulla testa dell'ospite.  - Ah,  s,   uno scherzo?... ma no,
    debbo star calmo;  debbo star calmo.  - E quale prova della sua calma,
    Mister Pott si gett su una seggiola con la bava alla bocca.
    - Ma, caro signore... - intervenne Mister Winkle.
    -  Caro?  -  rispose  Pott.  -  Come osate chiamarmi caro?  Come osate
    guardarmi in faccia e chiamarmi caro?
    - Ebbene,  signore,  se dobbiamo arrivare a questo,  - rispose  Mister
    Winkle - come osate voi guardare in faccia me, e chiamarmi serpente?
    - Perch lo siete - rispose Mister Pott.
    - Provatelo, signore! - disse Mister Winkle con calore. - Provatelo!
    Una luce malevola brill nello sguardo profondo del direttore,  mentre
    si toglieva di tasca L'Indipendente di quella mattina  e,  indicando
    col dito un articolo,  gettava il giornale attraverso la tavola, verso
    Mister Winkle.
    Questi lo prese e lesse quanto segue:
    Il nostro  tenebroso  e  sudicio  avversario,  in  alcuni  disgustosi
    commenti  alle  ultime  elezioni  tenute  in  questo comune,  ha osato
    violare la soglia sacrosanta della vita privata  e  alludere  in  modo
    inequivocabile  agli  affari  personali  del  nostro ex candidato,  di
    colui,  vogliamo qui riaffermare,  che nonostante sia stato slealmente
    sconfitto, sar il nostro futuro rappresentante: Mister Fizkin.
    Dove  vuole  arrivare  il  nostro  vile  avversario?  Che  direbbe il
    farabutto se noi,  disprezzando come lui ogni convenienza e ogni senso
    del  vivere  civile,  dovessimo  alzare  il  velo  che  fortunatamente
    protegge la sua vita privata dal ridicolo generale, per non dire dalla
    generale esecrazione? Che direbbe,  se anche ci limitassimo a indicare
    e  commentare  solo  i  fatti e le circostanze noti a tutti e visti da
    tutti,  tranne che dagli occhi  imbottiti  di  prosciutto  del  nostro
    avversario?  Che direbbe,  se dovessimo stampare la seguente poesiola,
    che  abbiamo  ricevuto  da   un   nostro   valoroso   concittadino   e
    collaboratore   mentre   stavamo   incominciando   a  scrivere  questo
    articolo?...

    "Dedicato a un Pott-ente direttore.

    Oh, Pott! se solo avessi immaginato
    la donna falsa che avevi trovato,
    quando, andando con lei verso il sagrato,
    sentivi le campane fare tincle,
    avresti fatto, ci scommetto, allora
    quel che impedire non potresti ora,
    e l'avresti gettata, come implora,
    fra le braccia protese del suo W....."

    - Che cosa.  - disse Mister Pott  severamente  -  che  cosa  rima  con
    "tincle", mascalzone?
    -  Che  cosa rima con "tincle"?  - disse,  prevenendo la risposta,  la
    signora Pott che  entrava  in  quel  momento.  -  Che  cosa  rima  con
    "tincle"?  Be', Winkle, direi - e cos dicendo la signora Pott sorrise
    dolcemente all'angosciato pickwickiano,  e tese la mano verso di  lui.
    Questi,  agitatissimo e confuso, l'avrebbe presa, se Pott non si fosse
    messo in mezzo al colmo dell'indignazione.
    - Indietro,  signora...  indietro!  - disse il direttore.  - Dargli la
    mano sotto i miei occhi!
    - Ma Pi! - disse stupefatta la signora.
    - Scellerata donna, guardate qui! - esclam il marito. - Guardate qui,
    signora... "Dedicato a un Pott-ente direttore". Pott-ente direttore...
    questo sono io,  signora. "La donna falsa che avevi trovato"... questa
    siete voi, signora... voi.
    E nell'esplosione della sua collera,  non disgiunta per da un  inizio
    di  tremore  provocato  dall'espressione  del volto di sua moglie,  il
    direttore scagli il numero dell'Indipendente di Eatanswill ai  suoi
    piedi.
    - Ma che fate,  signore,- disse stupefatta la signora Pott, chinandosi
    a raccogliere il giornale. - Che fate!
    Mister Pott indietreggi sotto lo sguardo sprezzante  di  sua  moglie.
    Fece  uno sforzo disperato per puntellare il suo coraggio,  ma sentiva
    che ogni puntello cominciava gi a franare.
    Sembra che non ci sia niente di tragico in queste  poche  parole  Che
    fate,  signore, quando si trovano scritte; ma il tono di voce con cui
    erano state dette,  e lo sguardo che le accompagnava,  che  sembravano
    entrambi  sottintendere  future  rappresaglie  incombenti  sul capo di
    Mister Pott, produssero tutto il loro effetto su di lui. Il pi ottuso
    degli osservatori avrebbe letto nei suoi lineamenti una gran voglia di
    cedere i suoi panni a qualsiasi efficiente sostituto che accettasse di
    mettercisi in quel momento.
    La signora Pott lesse il trafiletto,  emise un grido lacerante,  e  si
    gett  lunga  distesa sulla stuoia davanti al caminetto,  strillando e
    battendo per terra coi tacchi in modo tale da non lasciar dubbi  sulla
    correttezza dei suoi sentimenti in quell'occasione.
    - Mia cara,  - disse pietrificato Mister Pott -...  io non ho detto di
    aver prestato fede...  io...  -  ma  le  parole  dell'infelice  furono
    coperte dagli strilli della sua coniuge.
    - Signora Pott, permettete che vi supplichi, cara signora, di calmarvi
    - disse Mister Winkle;  ma le strida e i calci crescevano di intensit
    e di frequenza.
    - Mia cara, - disse Mister Pott - sono molto spiacente.  Se non volete
    pensare alla vostra salute,  pensate a me, cara. Si raduner una folla
    intorno alla casa.  - Ma quanto pi insistenti erano le  preghiere  di
    Mister Pott, tanto pi veementi si alzavano gli strilli.
    Per fortuna, addetta alla persona della signora Pott c'era una guardia
    del   corpo   privata,   una   signorina  le  cui  mansioni  ufficiali
    riguardavano la toeletta della padrona,  ma che sapeva rendersi  utile
    in  diversi  modi,  e  soprattutto  col  prestarle  aiuto e assistenza
    costanti  in  ogni  desiderio  o  inclinazione  contrari  ai  desideri
    dell'infelice  Pott.  Gli strilli raggiunsero regolarmente le orecchie
    di questa signorina, e la fecero accorrere nella stanza a una velocit
    che minacci di danneggiare materialmente la squisita acconciatura dei
    riccioli e della cuffietta.
    - Oh, cara, cara padrona!  - esclam la guardia del corpo,  gettandosi
    freneticamente  in  ginocchio accanto alle membra supine della signora
    Pott. - Oh, cara padrona, cos' successo?
    - Il vostro padrone... quel bruto - mormor l'inferma.
    Pott, evidentemente, stava perdendo terreno.
    - Che vergogna!  - disse severamente la guardia del corpo.  - Sar  la
    vostra morte, signora. Oh, povera cara!
    Pott perse ancora terreno. Il nemico prosegu l'attacco.
    - Oh,  non lasciatemi... non lasciatemi, Goodwin, - mormor la signora
    Pott aggrappandosi al polso della suddetta  Goodwin  con  una  stretta
    spasmodica - voi siete la sola persona che sia buona con me, Goodwin.
    A  questo straziante appello,  la Goodwin inscen una piccola tragedia
    personale, versando copiose lacrime
    - Mai, signora... mai!  - disse la Goodwin.  - Ah,  signore,  dovreste
    avere  pi  riguardo,  dovreste.  Voi non sapete quanto male fate alla
    signora;  ve ne pentirete un giorno,  ne sono  sicura...  l'ho  sempre
    detto, io.
    Il povero Pott diede un timido sguardo, e non disse niente.
    - Goodwin - disse la signora Pott con voce flebile.
    - Signora - disse la Goodwin.
    - Se sapeste come ho amato quell'uomo...
    - Non tormentatevi con questi ricordi,  signora - disse la guardia del
    corpo.
    Pott era ormai spaventatissimo.  Era  tempo  di  dargli  il  colpo  di
    grazia.
    -  E  adesso,  -  singhiozz  la signora Pott - adesso,  essere ancora
    trattata cos;  essere  accusata  e  insultata  davanti  a  una  terza
    persona,  a un estraneo si pu dire.  Ma non lo sopporter! Goodwin, -
    continu la signora  Pott,  sollevandosi  fra  le  braccia  della  sua
    fedelissima  -  far intervenire mio fratello,  il tenente.  Voglio la
    separazione, Goodwin!
    - E' quello che si merita, signora - disse la Goodwin.
    Quali che fossero i pensieri suscitati  nella  mente  di  Mister  Pott
    dalla  minaccia  della separazione,  si astenne dall'esprimerli,  e si
    limit a dire con grande umilt.
    - Mia cara, volete ascoltarmi?
    Una nuova serie di singhiozzi fu la sola risposta della signora  Pott,
    che con crescenti manifestazioni di isterismo chiese perch era venuta
    al mondo, e domand parecchie altre informazioni del genere.
    -  Mia  cara,  -  protest Mister Pott - non abbandonatevi alla vostra
    delicata sensibilit.  Non ho mai creduto  che  l'articolo  avesse  un
    qualsiasi  fondamento,  mia  cara...  nel modo pi assoluto.  Ero solo
    arrabbiato,  mia cara...  direi  meglio  esasperato...  perch  quelli
    dell'Indipendente avevano osato pubblicarlo.  Tutto qui.  - E Mister
    Pott diede uno sguardo supplichevole  alla  causa  innocente  di  quel
    guaio, come per pregarlo di non dir nulla del serpente.
    -  E  adesso,  signore,  quali  passi  intendete fare per ottenere una
    riparazione?  - chiese Mister Winkle,  riprendendo coraggio nel vedere
    che Pott lo perdeva.
    - Oh,  Goodwin, fruster il direttore dell'Indipendente? Sar capace
    di farlo, Goodwin?
    - Zitta,  zitta,  signora: state calma,  vi prego - rispose la guardia
    del corpo. - Certo che lo far, se lo desiderate, signora.
    -  Certo,  -  disse Pott,  mentre sua moglie mostrava i prodromi di un
    nuovo svenimento - certo che lo far.
    - Quando, Goodwin?  - disse la signora Pott,  ancora indecisa riguardo
    allo svenimento.
    -  Subito,  naturalmente,  -  disse  Mister  Pott  -  il solo modo di
    affrontare la calunnia,  e di restaurare il mio  onore  di  fronte  al
    mondo.
    - Certo,  signora - rispose la Goodwin. - Nessun uomo che sia un uomo,
    signora, potrebbe rifiutarsi di farlo.
    Cos dato che gl'isterismi incombevano ancora nell'aria,  Mister  Pott
    disse ancora una volta che lo avrebbe frustato; ma la signora Pott era
    cos sopraffatta dal solo pensiero di essere stata sospettata, che una
    mezza  dozzina  di  volte  and  l  l  per  avere  un  collasso,   e
    indubbiamente sarebbe svenuta  se  non  fosse  stato  per  gli  sforzi
    incessanti  della  premurosa Goodwin,  e per le reiterate suppliche di
    perdono del soggiogato Pott; e finalmente, quando l'infelice individuo
    fu riportato alla sua condizione normale di timore e di soggezione, la
    signora Pott si riebbe, e andarono tutti a colazione.
    - Non vorrete  abbreviare  la  vostra  permanenza  qui  per  le  basse
    calunnie  di  quel giornale,  Mister Winkle!  - disse la signora Pott,
    sorridendo attraverso qualche traccia di lacrime.
    - Spero di no - disse Mister Pott,  augurandosi vivamente che  il  suo
    ospite  si  strozzasse col crostino che stava portando in quel momento
    alla bocca,  e terminasse cos la sua permanenza su  questa  terra.  -
    Spero di no!
    -  Siete  molto  gentili,  -  disse  Mister Winkle - ma  arrivata una
    lettera di Mister Pickwick...  l'ho saputo da un biglietto  di  Mister
    Tupman che mi  stato portato in camera stamane... e in questa lettera
    lui  ci  chiede  di  raggiungerlo a Bury oggi stesso;  quindi dobbiamo
    partire con la diligenza di mezzogiorno.
    - Ma tornerete, vero? - disse la signora Pott.
    - Oh, certo - rispose Mister Winkle.
    - Ne siete proprio sicuro?  - disse la  signora  Pott,  lanciando  una
    tenera occhiata al suo ospite.
    - Assolutamente - rispose Mister Winkle.
    La  colazione  trascorse  in  silenzio,  perch  ognuno era occupato a
    rimuginare i suoi dispiaceri personali. La signora Pott rimpiangeva la
    perdita di un corteggiatore; Mister Pott, la sua temeraria promessa di
    frustare   L'Indipendente;   Mister   Winkle,   di   essersi   messo
    ingenuamente  in  una  situazione  cos  spinosa.   Ma  si  avvicinava
    mezzogiorno,  e  dopo  molti  addii  e  promesse  di  tornare,  riusc
    finalmente a togliersi di mezzo.
    Se mai dovesse tornare,  lo avveleno pens Mister Pott, entrando nel
    piccolo ufficio dove preparava i suoi fulmini.
    Se mai dovessi tornare davvero,  e mi immischiassi ancora con  questa
    gente,  pens  Mister  Winkle  dirigendosi  verso il Pavone a spron
    battuto meriterei di essere frustato io... questo  quanto.
    Gli amici erano pronti,  la diligenza quasi,  e  dopo  mezz'ora  erano
    tutti  in  viaggio  lungo  la strada che Mister Pickwick e Sam avevano
    percorso cos di recente, e di cui,  avendone gi detto qualcosa,  non
    ci  sentiamo  impegnati a riassumere la bella e poetica descrizione di
    Mister Snodgrass.
    Alla porta dell'Angelo c'era Mister Weller, pronto a riceverli, e da
    lui furono condotti alla stanza di Mister Pickwick, dove, con non poca
    sorpresa di Mister Winkle e Mister Snodgrass e non poco  imbarazzo  di
    Mister Tupman, trovarono Trundle e il vecchio Wardle.
    - Come state? - disse il vecchio stringendo la mano a Mister Tupman. -
    No,  non  c'  bisogno  che  vi  sentiate a disagio o in imbarazzo per
    quella faccenda; non si pu rimediarla, vecchio mio.  Per il suo bene,
    vorrei  che  l'aveste  sposata;  per  il  vostro  sono  lieto  che non
    l'abbiate potuto fare.  Un giovanotto come voi trover  di  meglio  un
    giorno o l'altro, no?
    E con questa consolazione, Wardle batt la mano sulla schiena a Mister
    Tupman, e si fece una bella risata.
    -  E  allora,  come  state,  ragazzi?  -  disse  il  vecchio  signore,
    stringendo  la  mano  a   Mister   Winkle   e   a   Mister   Snodgrass
    contemporaneamente.  -  Stavo  giusto  dicendo  a  Mister Pickwick che
    vogliamo avervi tutti con noi per Natale. Ci sar un matrimonio...  un
    matrimonio sul serio, questa volta.
    - Un matrimonio! - esclam Mister Snodgrass, diventando pallidissimo.
    -  S,  un  matrimonio.  Ma non spaventatevi,  - disse bonariamente il
    vecchio - si tratta solo di Trundle, qui, e di Bella.
    - Ah,   questo?  -  disse  Mister  Snodgrass,  sollevato  dal  dubbio
    doloroso che si era sentito pesare sul cuore. - Tanti auguri, signore.
    E Joe come sta?
    - Benissimo - rispose il vecchio. - Addormentato come sempre.
    - E vostra madre, e il pastore, e tutti gli altri?
    - Tutti bene.
    -  Dov',  -  disse Mister Tupman con difficolt - dov'...  lei?  - e
    volt la testa, coprendosi gli occhi con la mano.
    - Lei?  - disse il vecchio signore,  facendo con  la  testa  un  cenno
    d'intesa. - Volete dire mia sorella, eh?
    Mister  Tupman  conferm  annuendo  che  la  sua domanda riguardava la
    delusa Rachael.
    - Be',   andata via - disse il  vecchio  signore.  -  Sta  presso  un
    parente, molto lontano da noi. Non poteva pi sopportare le ragazze, e
    perci  l'ho  lasciata  andare.  Ma adesso andiamo!  E',  ora di cena.
    Avrete fame dopo il viaggio.  Ho fame anch'io,  senza aver  viaggiato;
    dunque, mettiamoci a tavola.
    Al  pasto  si  rese  ampiamente  giustizia;  e quando ebbero finito di
    mangiare e furono tutti seduti intorno alla tavola,  Mister  Pickwick,
    con  profondo  orrore e indignazione dei suoi seguaci,  raccont quale
    avventura gli era capitata, e come il successo aveva arriso alle basse
    mene del diabolico Jingle.
    - E l'attacco di reumatismi che ho preso in quel giardino  -  disse  a
    conclusione del racconto - non mi consente ancora di camminare.
    -  Anch'io  ho  avuto una mezza avventura - disse Mister Winkle con un
    sorriso;  e,   richiestone  da  Mister  Pickwick,   fece  un  rapporto
    circostanziato   sul   perfido   trafiletto   dell'Indipendente   di
    Eatanswill,  e sui sentimenti  che  aveva  suscitato  nel  loro  amico
    direttore.
    L'occhio  di  Mister Pickwick si abbui,  durante il racconto.  I suoi
    amici se ne accorsero, e le ultime parole di Mister Winkle caddero nel
    pi profondo silenzio.
    Allora Mister Pickwick batt un gran pugno sulla tavola,  e parl come
    segue:
    -  Non  vi  siete  mai  chiesti  -  disse  Mister Pickwick- perch noi
    dobbiamo essere destinati a non poter entrare in  casa  d'altri  senza
    trascinarli  in  qualche  guaio?  Non   questa la prova,  vi domando,
    dell'indiscrezione, o peggio ancora della malvagit...  sono costretto
    a dirlo!...  dei miei seguaci,  che,  sotto qualsiasi tetto si posino,
    turbano la pace dell'anima e la felicit di qualche  donna  fiduciosa?
    Non  ,  dico...  -  e  con  tutta probabilit Mister Pickwick avrebbe
    proseguito per un pezzo,  se l'entrata di  Sam  con  una  lettera  non
    avesse  interrotto  il suo eloquente discorso.  Si pass il fazzoletto
    sulla fronte, si tolse gli occhiali, li pul, li rimise; e la sua voce
    aveva riacquistato la solita dolcezza di tono, quando disse:
    - Di che cosa si tratta Sam?
    - Sono stato chiamato proprio adesso all'Ufficio Postale, e ho trovato
    questa lettera che  rimasta giacente per tre giorni - rispose  Mister
    Weller. - E' sigillata a secco, e l'indirizzo  pieno di ghirigori.
    -  Non  conosco  questa calligrafia - disse Mister Pickwick aprendo la
    lettera. - Piet di noi,  che cos'?  Dev'essere uno scherzo...  no...
    no... non pu essere vero.
    - Cosa e successo? - chiesero tutti gli altri.
    - Nessun morto, spero - disse Wardle, impressionato dall'orrore che si
    leggeva sui lineamenti di Mister Pickwick.
    Mister Pickwick non rispose motto, ma, spingendo la lettera attraverso
    la  tavola  e  chiedendo  a  Mister  Tupman  di leggerla ad alta voce,
    ricadde sulla sua sedia con uno  sguardo  vitreo  molto  allarmante  a
    vedersi.
    Mister  Tupman,  con  voce  tremante,  lesse  la lettera che qui sotto
    riportiamo:

    Freeman's Court, Cornhill, 28 agosto 1830.
    CAUSA: Bardell contro Pickwick.

    Signore,
    avendo ricevuto mandato dalla signora  Martha  Bardell  di  promuovere
    un'azione  contro  di  Voi per mancata promessa di matrimonio,  per la
    quale la querelante ha chiesto millecinquecento sterline di danni,  ci
    pregiamo  di  informarVi che vi  stato ingiunto di comparire in causa
    davanti al Tribunale di Common Pleas;  e Vi chiediamo di farci sapere,
    a stretto giro di posta, il nome dell'avvocato di Londra che accetter
    di assumere il Vostro patrocinio.
    Credeteci, signore, i Vostri obbedienti servitori
    DODSON & FOGG.

    Destinatario: Mister Samuel Pickwick.


    C'era  qualcosa  di  impressionante  nel  muto  stupore con cui ognuno
    guardava il suo vicino e tutti guardavano  Mister  Pickwick:  sembrava
    che avessero paura di parlare. Il silenzio fu rotto da Mister Tupman.
    - Dodson e Fogg - ripet meccanicamente.
    - Bardell e Pickwick - disse pensierosamente Mister Snodgrass.
    -  La  pace  dell'anima  e  la  felicit  di qualche donna fiduciosa -
    mormor Mister Winkle con aria trasognata.
    - E' un complotto, - disse Mister Pickwick, riacquistando alla fine la
    parola - un volgare complotto di questi due famelici avvocati,  Dodson
    e  Fogg.  La  signora  Bardell non l'avrebbe mai fatto...  non avrebbe
    cuore di farlo... e non ci sono gli estremi per farlo.  E' ridicolo...
    ridicolo.
    -  Del suo cuore - disse Wardle con un sorriso - voi sarete certamente
    il miglior giudice.  Quanto agli estremi,  io non voglio scoraggiarvi,
    ma  debbo  dirvi  che  certamente  Dodson  e  Fogg  sono giudici molto
    migliori di chiunque di noi.
    - E' un vile  tentativo  di  estorcermi  del  denaro  -  disse  Mister
    Pickwick.
    - Ve lo auguro - disse Wardle, raschiandosi la gola.
    -  Chi  mi  ha  mai  sentito parlare diversamente da come un inquilino
    qualunque parla alla sua padrona di casa?  - continu Mister  Pickwick
    con  grande  veemenza.  - Chi mi ha mai visto con lei?  Nemmeno i miei
    amici qui...
    - Tranne una volta - disse Mister Tupman.
    Mister Pickwick cambi colore.
    - Ah! - disse Mister Wardle, - Ecco, questo  importante. Ma non c'era
    nulla di sospetto, no?
    Mister Tupman sbirci timidamente il suo capo.
    - Ecco, - disse - non c'era niente di sospetto;  ma...  io non so come
    sia accaduto,  badate bene...  ma certo lei gli si era abbandonata fra
    le braccia.
    - Di del cielo!  - esclam Mister  Pickwick,  mentre  il  ricordo  di
    quella  scena  gli  tornava  vivamente  alla memoria.  - Qual tremendo
    esempio della forza degli avvenimenti! E' vero...  vero.
    - E il nostro amico stava consolandola  nella  sua  angoscia  -  disse
    Mister Winkle, con un po' di cattiveria.
    - E' vero, - disse Pickwick - non lo negher. E' vero.
    -  Ehil!  -  disse Wardle - per una relazione insospettabile questo 
    abbastanza strano... eh, Pickwick? Ah, sornione... sornione!  - e rise
    fino a far tremare i bicchieri sulle mensole.
    -  Quale  terribile concorso di apparenze!  - esclam Mister Pickwick,
    poggiando il mento sulla mano. - Winkle...  Tupman...  vi chiedo scusa
    di quello che ho detto poco fa. Tutti siamo vittime delle circostanze,
    e  la  maggior  vittima  sono io.  - E dopo essersi cos giustificato,
    Mister Pickwick si prese la testa fra le mani e medit;  mentre Wardle
    distribuiva in giro cenni del capo e strizzatine d'occhi all'indirizzo
    di tutti gli altri membri della compagnia.
    -  Debbo  chiarire  la  questione,  comunque  - disse Mister Pickwick,
    alzando la testa e battendo la mano sulla tavola.  - Andr da Dodson e
    Fogg. Andr a Londra domani.
    - Domani no, - disse Wardle - siete ancora troppo male in gambe.
    - Bene, dopodomani allora.
    -  Dopodomani    il  primo  di  settembre,  e  vi siete assolutamente
    impegnato a venire con noi fino alla tenuta di Sir Geoffrey Manning, e
    a mangiare con noi, se non uscite a caccia.
    - Bene, allora il giorno seguente,  - disse Mister Pickwick - gioved.
    Sam!
    - Signore - rispose Mister Weller.
    -  Fissate  due  posti  esterni per Londra,  sulla corriera di gioved
    mattina, per voi e per me.
    - Benissimo, signore.
    Mister Weller lasci la stanza,  e se ne and  lentamente  a  fare  la
    commissione con le mani in tasca e gli occhi bassi.
    -  Strano  uomo,  il  principale!  -  diceva  fra  s  Mister  Weller,
    camminando lentamente per la strada.  - Fare il cascamorto con  quella
    signora  Bardell...  con  un  bambino  per giunta!  Sempre cos questi
    vecchi,  da qualsiasi parte li giri,  anche se sembrano duri  come  il
    ferro a vederli.  Per non l'avrei mai creduto... non l'avrei creduto!
    - Moralizzando su questo tono, Mister Samuel Weller volse i suoi passi
    verso il botteghino dei biglietti.

    CAPITOLO 19.
    Una bella giornata, che per finisce male.

    Gli uccelli che,  fortunatamente per la pace della loro anima e per la
    loro  tranquillit personale,  erano beatamente ignari dei preparativi
    che si stavano facendo a loro danno il primo di settembre,  salutarono
    certo  quel mattino come uno dei pi belli che avessero visto in tutta
    l'estate.  Pi di una pernice giovane che si pavoneggiava  compiaciuta
    fra  le stoppie con tutta la petulante vanit della giovinezza,  e pi
    di una pernice vecchia che osservava quella  frivolezza  attraverso  i
    suoi  occhietti  rotondi  con  la sprezzante superiorit di un uccello
    navigato e saggio,  l'una e l'altra del pari  inconsapevoli  del  loro
    incombente destino,  si bagnarono nella fresca aria mattutina piene di
    gioia e di vita,  e poche ore pi tardi giacquero abbattute al  suolo.
    Ma rischiamo di commuoverci:  meglio andare avanti.  Dunque,  per dir
    le cose come stanno,  in  parole  povere  ma  chiare,  era  una  bella
    mattina: cos bella da non poter credere che i brevi mesi di un'estate
    inglese  fossero gi volati via.  Le siepi,  i campi e gli alberi,  la
    collina e la  brughiera,  si  mostravano  all'occhio  nelle  sfumature
    sempre  diverse  di un verde intenso;  non una foglia era caduta,  non
    c'era una  chiazza  di  giallo  confusa  coi  colori  dell'estate,  ad
    annunciare  l'inizio  dell'autunno.  Il cielo era senza nubi,  il sole
    splendeva caldo e luminoso;  il canto degli uccelli e il ronzio  delle
    miriadi  di  insetti  estivi riempiva l'atmosfera;  e i giardini delle
    ville, ricolmi di bellissimi fiori dalle tinte pi varie e pi vivaci,
    brillavano nella rugiada come manciate di  gioielli  splendenti.  Ogni
    cosa  portava  l'impronta  dell'estate,  e  nessuno  dei suoi stupendi
    colori era ancora impallidito sulla sua tavolozza.
    Questo era il mattino in cui una carrozza aperta, con tre Pickwickiani
    (Mister Snodgrass aveva preferito  restare  a  casa),  Mister  Wardle,
    Mister  Trundle,  e  Sam  Weller  a  cassetta col cocchiere,  si ferm
    davanti a un cancello che dava sulla strada,  davanti al quale stavano
    un  alto  e  ossuto  guardiacaccia,  e  un  ragazzo con scarponcelli e
    gambali di cuoio,  con un carniere di capaci dimensioni per ognuno,  e
    accompagnati da una coppia di cani.
    - Dico,  - sussurr Mister Winkle a Wardle, mentre l'uomo abbassava il
    predellino - non crederanno che possiamo ammazzare  tanta  cacciagione
    da empire quei carnieri?
    -  Riempirli?  -  esclam  il  vecchio Wardle.  - Ma certo,  benedetto
    ragazzo! Voi ne riempirete uno e io l'altro;  e quando non ce ne star
    pi, le tasche della nostra cacciatora ne terranno ancora molta.
    Mister Winkle scese senza dir nulla in risposta;  ma pens fra s che,
    se la comitiva restava all'aria aperta finch lui non  aveva  riempito
    uno di quei carnieri,  c'erano buone probabilit che prendessero tutti
    il raffreddore.
    - Qua, Giunone, da brava... qua, brutta vecchiaccia; gi, Dafne,  gi!
    -  disse Wardle,  carezzando i cani.  - Naturalmente Sir Geoffrey sar
    ancora in Scozia, eh, Martin?
    L'alto guardiacaccia rispose di s,  e gir lo sguardo un po' stupito,
    da  Mister  Winkle  che  teneva  il  fucile contro un fianco,  come se
    desiderasse  trasferire  alla  tasca  della  sua  giacca   la   penosa
    responsabilit di tirare il grilletto,  a Mister Tupman che reggeva il
    suo come se fosse spaventato: e non c' ragione al mondo per  dubitare
    che non lo fosse davvero.
    -  I  miei  amici  sono  ancora un po' nuovi al gioco Martin!  - disse
    Wardle notando quello sguardo.  - C' sempre da imparare  nella  vita,
    no?  Un  giorno  o  l'altro  saranno degli ottimi fucili.  Un momento.
    Chiedo scusa a Mister Winkle; lui ha gi fatto un po' di pratica.
    Mister Winkle sorrise debolmente al di sopra della sua  cravatta  blu,
    in  risposta  al  complimento,  e  per  la confusione e la vergogna si
    impigli cos inspiegabilmente col fucile,  che se l'arma fosse  stata
    carica si sarebbe sparato senza scampo, e sarebbe morto sul posto.
    - Non dovete maneggiare l'arma in quel modo, quando  carica, signore,
    -  disse  rudemente  l'alto  guardiacaccia  - o farete carne fredda di
    qualcuno, dannazione!
    Mister  Winkle,   cos  ammonito,   cambi  bruscamente  la  posizione
    dell'arma,  e  in  questo  modo  ottenne  di  portare la canna in duro
    contatto con la testa di Mister Weller.
    - Ehil! - disse Sam,  raccogliendo il cappello che era stato sbattuto
    via dal colpo,  e fregandosi una tempia.  - Ehil,  signore! se andate
    avanti cos riempirete  il  carniere  con  un  solo  colpo,  e  ce  ne
    avanzer.
    A questo punto il ragazzo dai gambali di cuoio rise molto di gusto,  e
    poi cerc di far finta che fosse stato un altro,  al che Mister Winkle
    aggrott severamente le ciglia.
    -  Dove  avete  detto  al  ragazzo di venirci incontro con la merenda,
    Martin? - chiese Wardle.
    - Ai piedi della collina dell'albero, a mezzogiorno, signore.
    - Non  terra di Sir Geoffrey, vero?
    - No, signore; ma  quasi sul confine.  E' terra del capitano Boldwig;
    ma non verr nessuno a disturbarci, e c' un bel prato l.
    -  Benissimo!  -  disse il vecchio Wardle.  - E adesso,  pi presto si
    parte, meglio . Allora, volete raggiungerci a mezzogiorno,  Pickwick?
    Mister  Pickwick  aveva  un  gran  desiderio di assistere alla caccia,
    tanto pi che si sentiva piuttosto preoccupato per l'incolumit totale
    o parziale di Mister Winkle.  Inoltre,  in una mattina cos  invitante
    era un vero supplizio di Tantalo tornare indietro e lasciare gli amici
    a divertirsi. Perci fu con aria di profondo rammarico che rispose:
    - Be', per forza.
    - Il signore  senza fucile? - chiese il lungo guardiacaccia.
    - Si, - rispose Wardle - e poi non pu camminare bene.
    -  Mi  piacerebbe  moltissimo  venire,   -  disse  Mister  Pickwick  -
    moltissimo.
    Segu un breve silenzio di commiserazione.
    - C' una carriola dietro la siepe - disse il ragazzo.  - Se il  servo
    del signore la spingesse lungo il sentiero,  potrebbe tenersi vicino a
    noi,  e noi potremmo dargli una mano per scavalcare  gli  ostacoli,  e
    cos via.
    - Quello che ci vuole,  - disse Mister Weller, che si sentiva parte in
    causa poich desiderava ardentemente di assistere  alla  caccia  anche
    lui  - quello che ci vuole.  Ben detto,  piccolo,  la tiro fuori in un
    minuto.
    Ma  qui  nacque  una  difficolt.   Il  lungo  guardiacaccia  protest
    risolutamente  contro  l'introduzione di un signore in carriola in una
    battuta di caccia,  come flagrante violazione di ogni regola stabilita
    e di ogni precedente.
    Era   un'obiezione   grave,   ma  non  insormontabile.   Dopo  che  il
    guardiacaccia fu blandito con parole e con un po' di denaro,  ed  ebbe
    per   giunta   sgravato   il  suo  cuore  con  un  pugno  sulla  testa
    dell'ingegnoso giovane che aveva suggerito per primo l'uso  di  quello
    strumento,  Mister Pickwick vi fu introdotto,  e la brigata si mise in
    marcia;  Wardle e il lungo  guardiacaccia  all'avanguardia,  e  Mister
    Pickwick, nella carriola spinta da Sam, alla retroguardia.
    - Fermate, Sam - disse Mister Pickwick quando ebbero attraversato met
    del primo campo.
    - Che succede adesso? - disse Wardle.
    -  Non  permetter che questa carriola faccia un solo passo avanti,  -
    disse risolutamente Mister Pickwick - se Winkle non porta quel  fucile
    in un altro modo.
    - E come devo portarlo? - disse il miserando Winkle.
    - Portatelo con la bocca rivolta al terreno - rispose Mister Pickwick.
    - Ma  cos poco da cacciatore - argoment Mister Winkle.
    - Non m'importa se sia da cacciatore o no, - rispose Mister Pickwick -
    non  ho  intenzione  di  farmi sparare in una carriola per amore delle
    apparenze, nemmeno per far piacere a voi.
    - Prevedo che metter la sua carica in corpo a qualcuno, prima che sia
    finita - brontol l'uomo alto.
    - Bene, bene... non importa,  - disse il povero Winkle,  scaravoltando
    il fucile - ecco fatto.
    - Tutto per la tranquillit - disse Mister Weller, e ripartirono.
    - Ferma! - disse Mister Pickwick, dopo che ebbero fatte poche yarde.
    - Cosa c' ancora? - disse Wardle.
    -  Il  fucile  di  Tupman  non  sicuro: vedo che non  sicuro - disse
    Mister Pickwick.
    - Eh? Come? Non  sicuro? - disse Mister Tupman, allarmatissimo.
    - Il modo come lo portate;  -  disse  Mister  Pickwick  -  sono  molto
    dolente di dover ancora intervenire, ma mi rifiuto di andare avanti se
    voi non lo portate come fa Winkle.
    -   Credo  anch'io  che  sia  meglio,   signore,   -  disse  il  lungo
    guardiacaccia - o correrete il rischio di scaricarlo addosso a qualcun
    altro o a voi stesso.
    Mister Tupman, con la pi cortese sollecitudine,  mise l'arma come gli
    era  stato  detto,  e  la  compagnia  si rimise in cammino;  con i due
    novellini che marciavano con le armi a canna in gi,  come due soldati
    al  funerale  del  re.  Improvvisamente  i  cani si irrigidirono sulle
    zampe,  e la comitiva,  avanzando ancora di qualche passo  con  grande
    cautela, si ferm a sua volta.
    -  Cos'hanno  i  cani  alle  gambe?  - sussurr Mister Winkle - Perch
    stanno fermi in quel modo strano?
    - Non potete star zitto?  - rispose Wardle a bassa voce -  Non  vedete
    che puntano?-
     Puntano?  -  disse  Mister  Winkle,  guardandosi intorno,  come se si
    aspettasse di scoprire qualche particolare bellezza del  paesaggio  su
    cui i sagaci animali volessero richiamare l'attenzione.  - Puntano?  A
    che cosa puntano?
    - Tenete gli occhi aperti! - disse Wardle eccitatissimo,  senza badare
    alla domanda. - Ecco! Ora!
    Un  rapido  frullio  d'ali fece balzare indietro Mister Winkle come se
    gli avessero sparato in pieno petto. Bum! Bum!  partirono due colpi di
    fucile:   grossi   anelli   di   fumo  galleggiarono  nell'aria  e  si
    allontanarono rapidamente.
    -  Dove  sono?  -  diceva  Mister  Winkle  in  uno  stato  di  estrema
    eccitazione, voltandosi e rivoltandosi da tutte le parti. - Dove sono?
    Ditemi quando devo sparare. Dove sono... dove sono?
    - Dove sono?  - disse Wardle, raccogliendo una coppia di uccelli che i
    cani avevano deposto ai suoi piedi. - Eccoli qui.
    - No, no, intendo dire gli altri - disse Mister Winkle, sconcertato.
    -  Ben  lontani,  in  questo  momento  -  rispose  Wardle  ricaricando
    tranquillamente il fucile.
    - Ne snideremo probabilmente un'altra covata fra cinque minuti - disse
    il  lungo guardiacaccia.  - Se il signore incomincia a sparare adesso,
    pu darsi che riesca a far partire il colpo quando si alzeranno.
    - Ah! ah! ah! - scrosci Mister Weller.
    -  Sam  -  disse  Mister  Pickwick,  impietosito  dalla  confusione  e
    dall'imbarazzo del suo seguace.
    - Signore.
    - Non ridete.
    - No certo,  signore.  - E,  a titolo di indennizzo,  Mister Weller si
    mise a far smorfie dietro la carriola per l'esclusivo divertimento del
    ragazzo in gambali,  che nel vederlo scoppi rumorosamente a ridere  e
    fu  sommariamente  preso  a  scapaccioni  dal lungo guardiacaccia,  il
    quale,  a sua volta,  aveva bisogno di  un  pretesto  per  voltarsi  e
    nascondere la sua ilarit.
    - Bravo, vecchio mio! - disse Wardle a Mister Tupman - Voi per 1o meno
    avete sparato.
    - Oh, s, - rispose Mister Tupman, con consapevole orgoglio - ho fatto
    fuoco.
    - Ben fatto.  La prossima volta colpirete qualcosa, se starete attento
    alla mira. Facile, no?
    - S,  facilissimo - disse Mister Tupman.  -  Ma  come  fa  male  alla
    spalla! Mi ha quasi rovesciato all'indietro. Non avevo idea che queste
    piccole armi da fuoco avessero un rinculo cos forte.
    - Ah, - disse il vecchio signore sorridendo - vi ci abituerete presto.
    Dunque... tutto pronto?... la carriola  a posto?
    - A posto, signore - rispose Mister Weller.
    - Avanti, allora.
    - Tenetevi forte, signore - disse Sam, sollevando la carriola.
    -  Mi tengo - rispose Mister Pickwick;  e si misero in moto abbastanza
    speditamente.
    - Tenete indietro la carriola,  adesso - grid  Wardle,  dopo  che  fu
    trasbordata in un altro campo attraverso una siepe,  e Mister Pickwick
    vi fu rimesso dentro.
    - Bene, signore - rispose Mister Weller, fermandosi.
    - Adesso,  Winkle,  - disse il vecchio signore - seguitemi  senza  far
    rumore, e non siate troppo lento questa volta.
    - Non temete - disse Mister Winkle. - Puntano?
    - No,  no;  non ancora.  Piano, adesso, piano. - Scivolarono avanti, e
    sarebbero stati silenziosissimi se Mister Winkle,  nel compiere alcune
    complicate  evoluzioni  col  suo fucile,  non avesse casualmente fatto
    fuoco  nel  momento  pi  critico  sopra  la  testa  del  ragazzo,  ed
    esattamente  nella  direzione  in cui si sarebbero trovate le cervella
    del lungo se fosse stato al suo posto.
    - Ma insomma,  cosa diavolo avete creduto di fare?  - disse il vecchio
    Wardle, mentre gli uccelli fuggivano incolumi.
    -  Non ho mai visto un fucile simile in vita mia!  - rispose il povero
    Winkle,  esaminando il meccanismo di  sparo  come  se  questo  potesse
    servire a qualcosa. - Spara per conto suo. Veramente.
    -  Spara  per  conto suo?  - ripet Wardle,  con una certa irritazione
    nella voce. - Vorrei che ammazzasse qualcosa, per conto suo.
    - Lo far presto,  signore  -  osserv  il  lungo  con  voce  bassa  e
    profetica.
    - Cosa intendete dire? - domand Mister Winkle risentito.
    - Non importa,  signore, non importa, - rispose il lungo guardiacaccia
    - quanto a me, non ho famiglia;  e la madre di questo ragazzo avr una
    buona  pensione da Sir Geoffrey,  se glielo ammazzano sulle sue terre.
    Ricaricate, signore, ricaricate.
    - Toglietegli il fucile!  -  grid  dalla  carriola  Mister  Pickwick,
    atterrito dalle nere insinuazioni del lungo.  - Toglietegli il fucile,
    mi sentite?
    Nessuno,  tuttavia,  volle  obbedire  al  comando,  e  Mister  Winkle,
    lanciando un'occhiata ribelle a Mister Pickwick, ricaric il fucile, e
    and avanti con gli altri.
    Dobbiamo  constatare,  in  base alla testimonianza di Mister Pickwick,
    che il comportamento di Mister Tupman dimostrava prudenza e  decisione
    molto  maggiori  di quanto non ne dimostrasse Mister Winkle.  Ma non 
    questo che pu diminuire la grande autorit del secondo in materia  di
    caccia;  perch,  come  Mister Pickwick acutamente osserva,  accade da
    tempi immemorabili che  per  una  ragione  o  per  l'altra  molti  dei
    filosofi  migliori  e  pi  profondi,  fari  della  scienza  nel campo
    teorico, siano poi assolutamente incapaci di mettere in pratica i loro
    stessi princpi.
    Il sistema di Mister Tupman,  come  molte  delle  nostre  pi  sublimi
    scoperte,  era estremamente semplice.  Con la rapidit e l'acutezza di
    un uomo di genio,  egli aveva immediatamente capito che  i  due  punti
    principali erano questi: scaricare l'arma, in primo luogo, senza farsi
    male, e, in secondo luogo, senza mettere in pericolo i vicini; per cui
     ovvio che la cosa migliore da fare, dopo aver superato la difficolt
    di azionare il meccanismo di sparo,  era chiudere fermamente gli occhi
    e sparare per aria.
    Una volta, dopo aver seguto questo procedimento,  riaprendo gli occhi
    vide  una  grossa  pernice  che cadeva ferita al suolo.  Stava gi per
    congratularsi con Mister  Wardle  per  il  suo  infallibile  successo,
    quando quest'ultimo venne da lui e gli strinse calorosamente la mano.
    -  Tupman,  - disse il vecchio signore - avete mirato quel particolare
    uccello?
    - No, - disse Mister Tupman - no certo.
    - S,  - disse Wardle - vi ho visto farlo...  vi ho  osservato  quando
    l'avete scelto... vi ho visto alzare il fucile per prendere la mira; e
    debbo  dire che il miglior cacciatore del mondo non avrebbe potuto far
    di meglio. Siete pi vecchio del mestiere di quanto credessi: non  la
    prima volta che andate a caccia.
    E fu vano per Mister Tupman protestare,  con un sorriso  di  modestia,
    che  non  c'era  mai  stato.  Quello stesso sorriso fu considerato una
    prova  del  contrario;  e  d'allora  in  poi  la  sua  reputazione  fu
    stabilita.  Del  resto,  non    la  sola  reputazione  che  sia stata
    acquistata cos  facilmente,  e  questi  colpi  di  fortuna  non  sono
    limitati alla caccia alle pernici.
    Nel  frattempo  Mister  Winkle  faceva fuoco e fiamme,  senza produrre
    alcun risultato materiale degno di nota: a volte sparando i suoi colpi
    a mezz'aria,  a volte mandandoli cos rasenti al terreno da mettere in
    uno stato di incertezza e di precariet notevoli la vita dei due cani.
    Come  caccia  di  fantasia  era un'esibizione estremamente complessa e
    stravagante;  come esempio di tiro a un preciso bersaglio  era,  tutto
    sommato,  un  fallimento.  Dice  un  noto proverbio militare che ogni
    cartuccia ha il suo indirizzo.  Se si pu applicare  egualmente  alle
    cartuccie   da   caccia,   quelle  di  Mister  Winkle  erano  infelici
    trovatelle,  private dei loro naturali diritti,  gettate  a  caso  nel
    mondo, e senza indirizzo alcuno.
    -  Be',  -  disse  Wardle,  portandosi  a  fianco  della  carriola,  e
    asciugando i rivoletti di  sudore  sulla  faccia  rossa  e  allegra  -
    giornata calda, vero?
    -  S,  - rispose Mister Pickwick - il sole scotta tremendamente anche
    per me. Chiss come lo sentirete voi!
    - Non c' male,  - disse il vecchio signore  -  picchia  forte.  Ma  
    mezzogiorno passato. Vedete l quella collina verde?
    - Certo.
    -  E'  il  posto  dove dobbiamo mangiare;  e,  perbacco,  c' anche il
    ragazzo col paniere, puntuale come un orologio!
    - Eccolo l!  - disse Mister Pickwick,  illuminandosi in volto.  -  Un
    bravo ragazzo. Gli dar subito uno scellino. Forza, Sam, partiamo.
    - Tenetevi, signore - disse Mister Weller, animandosi alla prospettiva
    di rifocillarsi. - E tu scansati, piccolo, con quei gambali. Non farmi
    ribaltare se ti sta a cuore la mia preziosa esistenza, come disse quel
    tale  al  vetturino  mentre  lo  portavano  alla  forca.  - E forzando
    l'andatura fino alla corsa veloce,  Mister Weller spinse agilmente  il
    suo  padrone su per il verde pendio,  lo scaric destramente proprio a
    fianco del paniere, e si mise con gran premura a disfare quest'ultimo.
    - Pasticcio di vitello - disse fra s Mister Weller,  parlando a  voce
    alta,  mentre  disponeva  sull'erba  le  vivande.  -  Ottima  cosa  il
    pasticcio di vitello quando si conosce la signora che lo ha  cucinato,
    e si  sicuri che non  di gatto; ma, a pensarci bene, cosa ci sarebbe
    di strano,  visto che hanno un sapore tanto simile a quelli di vitello
    che nemmeno chi li fa riesce a distinguerli?
    - Nemmeno loro, Sam? - disse Mister Pickwick.
    - No,  signore - rispose Mister  Weller,  toccandosi  il  cappello.  -
    Conoscevo  un  venditore  di  pasticci:  abitavamo  nella stessa casa,
    signore, ed era un uomo simpaticissimo: un tipo molto sveglio, oltre a
    tutto...  Riusciva a fare pasticci con qualsiasi ingrediente.  Quanti
    gatti avete, Mister Brooks! gli dico, dopo che fummo diventati amici.
    Ah,  dice  lui  s...  un bel numero dice.  Dovete avere una gran
    passione per i gatti dico io.  Sono gli altri che ce l'hanno,  dice
    lui  strizzandomi  l'occhio  ma fino all'inverno prossimo non sono di
    stagione dice.  Non sono di  stagione?  dico  io.  No,  dice  lui
    adesso c' la frutta,  non i gatti. Perch, cosa volete dire? dico
    io. Cosa voglio dire? dice lui. Che la combriccola dei macellai non
    potr mai contare su di me per tenere  alto  il  prezzo  della  carne
    dice.  Mister Weller, dice, stringendomi forte la mano, e parlandomi
    all'orecchio non dite niente a nessuno,  ma  la lavorazione  che  fa
    tutto.  Sono tutti fatti con questi nobili animali dice, indicando un
    bel gattino striato  e  io  li  preparo  come  bistecche,  vitello  o
    rognone,  secondo la richiesta.  Non solo, dice ma posso cambiare il
    vitello in bistecca,  o la bistecca in  rognone,  o  tutti  e  tre  in
    abbacchio,  con  un minuto di preavviso,  a seconda delle oscillazioni
    del mercato e del variare dei gusti!.
    - Dev'essere stato un giovanotto molto ingegnoso,  Sam - disse  Mister
    Pickwick con un leggero brivido.
    -  Proprio  cos,  signore,  e  i suoi pasticci erano ottimi - rispose
    Mister Weller, sempre occupato a vuotare il paniere - Lingua: bene,  
    un'ottima cosa, quando non  di donna. Pane... piedini di porco, belli
    che sembrano dipinti...  carne fredda a fette; molto bene. Cosa c' in
    in queste brocche di terra, monello?
    - Birra in questa, - rispose il ragazzo,  togliendosi dalle spalle due
    grandi  recipienti  di  terracotta  che  erano  tenuti  insieme da una
    cinghia di cuoio - e ponce freddo nell'altra.
    - In complesso  un bell'esemplare di pranzo -  disse  Mister  Weller,
    passando  in  rivista i cibi allineati con gran soddisfazione.  - Ora,
    signori,  all'attacco,  come dissero gli Inglesi  ai  Francesi  quando
    ebbero bene innestato le baionette.
    Non  c'era  bisogno  di un secondo invito per convincere la comitiva a
    rendere  giustizia  alle  vivande;   n  c'era  bisogno  d'altro   per
    convincere  Mister Weller,  il lungo guardiacaccia e i due ragazzi,  a
    mettersi seduti sull'erba l vicino,  e a far piazza pulita della loro
    abbondante  porzione.  Una  vecchia  quercia  offriva al gruppo il suo
    fresco riparo, e un'ampia visuale di campi e di prati, divisi da basse
    e folte siepi e ricchi di piante, si stendeva davanti a loro.
    - E' delizioso, assolutamente delizioso!  - disse Mister Pickwick,  il
    cui  volto  espressivo si stava rapidamente pelando sotto l'azione del
    sole.
    - Proprio  cos,  proprio  cos,  vecchio  mio,  -  rispose  Wardle  -
    coraggio, un bicchiere di ponce?
    -  Con grandissimo piacere - disse Mister Pickwick: e la soddisfazione
    che si  dipinse  sul  suo  volto,  dopo  averlo  bevuto,  conferm  la
    sincerit della risposta.
    - Buono! - disse Mister Pickwick schioccando le labbra. - Molto buono.
    Ne prender un altro.  E' fresco,  freschissimo.  Avanti,  signori,  -
    continu Mister Pickwick,  mantenendo  la  presa  sulla  brocca  -  un
    brindisi. Ai nostri amici di Dingley Dell.
    Tutti brindarono con grandi acclamazioni.
    -  Vi  dir cosa ho intenzione di fare per rimettermi in forma - disse
    Mister Winkle, mangiando pane e prosciutto con un coltello da tasca. -
    Metter una pernice impagliata in cima a un palo, e far esercizio con
    quella,  incominciando da  vicino  e  aumentando  a  poco  a  poco  la
    distanza. Credo che sar un esercizio utilissimo.
    -  Conosco  un  tale,  signore,  -  disse  Mister Weller - che lo fece
    davvero,  e incominci da due yarde  di  distanza;  ma  non  pot  pi
    continuare,  perch  sbatt via l'uccello al primo colpo,  e non se ne
    vide pi neanche una penna, d'allora in poi.
    - Sam - disse Mister Pickwick.
    - Signore - rispose Mister Weller.
    - Abbiate la cortesia di tenervi i vostri aneddoti per quando vi  sono
    richiesti.
    -  Certo,  signore  -  e  Mister  Weller strizz l'unico occhio ancora
    visibile dietro il boccale di birra che stava portandosi alle  labbra,
    con tanta virt da gettare i due ragazzi in un convulso di ilarit,  e
    da strappare un sorriso perfino al lungo guardiacaccia.
    - Si, questo ponce freddo  senza dubbio straordinario, - disse Mister
    Pickwick,  guardando appassionatamente la  brocca  di  terra  -  e  la
    giornata  molto calda, e... Tupman, amico mio, un bicchiere di ponce?
    - Con grandissimo piacere - rispose Mister Tupman,  e dopo aver bevuto
    quel bicchiere, Mister Pickwick ne prese un altro,  solo per vedere se
    c'erano  dentro delle bucce d'arancio,  perch la buccia d'arancio gli
    aveva sempre fatto  male;  e,  vedendo  che  non  ce  n'erano,  Mister
    Pickwick  ne  bevve un altro bicchiere alla salute dell'amico assente,
    dopodich sent l'imperiosa necessit di proporre un altro brindisi in
    onore dello sconosciuto autore di quel ponce.
    Il regolare susseguirsi dei bicchieri produsse un notevole effetto  su
    Mister Pickwick;  il suo volto era illuminato dai pi radiosi sorrisi,
    il riso gli tremava sulle labbra,  e gli occhi luccicavano di allegria
    e buonumore.  Cedendo a poco a poco all'effetto inebriante del liquore
    rinforzato  dalla  calura,   Mister  Pickwick  espresse  il   profondo
    desiderio  di  ricordare  una canzone udita nella sua infanzia,  e non
    essendoci riuscito,  cerc di stimolare la memoria con altri bicchieri
    di  ponce;  che  dovettero avere proprio l'effetto contrario,  perch,
    oltre a non ricordare le parole della canzone,  non gli riusci pi  di
    articolare  nessun'altra  parola;  e  alla fine,  dopo essersi rizzato
    sulle gambe per rivolgere un eloquente discorso a tutta la  compagnia,
    cadde simultaneamente nella carriola e nel sonno pi profondo.
    Una  volta  rifatto  il  paniere,  e  accertato  che non era possibile
    svegliare Mister Pickwick dal suo torpore, si dovette discutere se era
    meglio che Mister  Weller  riportasse  indietro  in  carriola  il  suo
    padrone,  o  che lo lasciasse dov'era,  per tornare poi indietro tutti
    insieme.  Alla fine si decise di adottare  la  seconda  soluzione;  e,
    poich  la  ripresa  della  caccia  non  doveva durare pi di un'ora e
    Mister Weller insisteva nel chiedere di venire anche lui, fu stabilito
    di lasciare Mister Pickwick addormentato nella carriola,  e di passare
    a  prenderlo  al  ritorno.  E  cos  se ne andarono,  lasciando Mister
    Pickwick a russare pacifico e tranquillo sotto l'ombra della quercia.
    E non c'era ragione perch Mister Pickwick non  dovesse  continuare  a
    russare  sotto  la  quercia  fino al ritorno degli amici,  o,  in caso
    contrario,  fino a quando le ombre  della  sera  non  scendessero  sul
    paesaggio;  purch,  s'intende, gli fosse permesso di restarsene l in
    pace.  Ma non gli fu permesso di restarsene l in pace.  Ed  ecco  che
    cosa glielo imped.
    Il  capitano Boldwig era un ometto irascibile,  con la cravatta nera e
    il soprabito blu,  il quale,  quando si degnava di fare un giro per le
    sue terre,  lo faceva in compagnia di un grosso bastone di malacca col
    puntale di  ferro,  di  un  giardiniere  e  di  un  aiuto  giardiniere
    dall'aria  sottomessa,  a  cui  (ai  giardinieri,  non  al bastone) il
    capitano Boldwig dava i suoi ordini con la dovuta solennit e ferocia:
    inquantoch la sorella della moglie del capitano Boldwig aveva sposato
    un Marchese,  e la casa del capitano Boldwig era una Villa,  e la  sua
    propriet una Tenuta, e tutto quanto era molto altolocato, grandioso e
    potente
    Era  s  e  no  una  mezz'ora  che Mister Pickwick dormiva,  quando il
    capitano Boldwig, seguto dai due giardinieri, giunse a gran passi con
    tutta la rapidit consentita dalla sua statura e dalla sua importanza;
    e quando arriv presso la quercia il capitano Boldwig si ferm e  tir
    un  gran  respiro,  e  guard  il panorama come se il panorama dovesse
    essergli molto riconoscente della sua attenzione; e infine picchi per
    terra un eloquente colpo di mazza, e chiam il giardiniere.
    - Hunt - disse il capitano Boldwig.
    - S, signore - disse il giardiniere.
    - Passate il rullo qui, domattina. Capito, Hunt?
    - S, signore.
    - E badate di tener sempre ben curato questo posto. Capito, Hunt?
    - S, signore,
    - E ricordatemi di far mettere un cartello sui passanti abusivi, sulle
    tagliole e roba simile, per tenere lontana la marmaglia. Capito, Hunt?
    Capito?
    - Non lo scorder, signore.
    - Chiedo scusa,  signore - disse il secondo giardiniere  avvicinandosi
    con la mano al cappello.
    - Che cosa avete da dire voi, Wilkins? - disse il capitano Boldwig.
    - Chiedo scusa, signore, ma credo che oggi ci siano stati dei passanti
    abusivi, in questo posto.
    - Ah!  - disse il capitano, girando cupamente lo sguardo intorno a s.
    - Ah, quei villani temerari sono passati davvero!  - disse il capitano
    Boldwig, quando il suo sguardo incontr la grande quantit di briciole
    e di avanzi sparsi sull'erba.
    -  Sono  stati  qui a divorare il loro cibo.  Vorrei avermeli davanti,
    quei vagabondi!  - disse il capitano,  brandendo la  mazza.  -  Vorrei
    avermeli davanti, quei vagabondi! - disse il capitano furibondo.
    - Chiedo scusa, signore, - disse Wilkins - ma...
    - Ma che cosa?  Eh?  - rugg il capitano; e seguendo il timido sguardo
    di Wilkins, i suoi occhi incontrarono la carriola di Mister Pickwick.
    - Voi chi siete, furfante? - disse il capitano, punzonando il corpo di
    Mister Pickwick con la mazza ferrata. - Come vi chiamate?
    - Ponce freddo - mormor Mister Pickwick, e ricadde addormentato.
    - Come? - domand il capitano Boldwig.
    Nessuna risposta.
    - Come ha detto di chiamarsi? - chiese il Capitano.
    - Ponce, mi sembra, signore - rispose Wilkins.
    - Impudente,  maledetto impudente!  - disse il capitano Boldwig.  - Fa
    finta  di  dormire,  adesso!  -  disse  il capitano fuori di s.  - E'
    ubriaco,  un lazzarone ubriaco. Portatelo via, Wilkins, portatelo via
    immediatamente con quella carriola.
    - Dove debbo portarlo, signore? - chiese Wilkins, timidamente.
    - Portatelo al diavolo - rispose il capitano Boldwig.
    - Benissimo, signore - disse Wilkins.
    - Un momento - disse il capitano.
    Wilkins si ferm.
    - Portatelo,  - disse il capitano - portatelo nel recinto del bestiame
    che ha sconfinato;  e vedremo se dir ancora di chiamarsi Ponce quando
    torner in s.  Vedremo se creder ancora di potersi  beffare  di  me.
    Portatelo via
    In ottemperanza a quest'ordine,  Mister Pickwick fu portato via;  e il
    grande capitano Boldwig, gonfio di sdegno, prosegu il suo giro.
    Con indicibile stupore, al suo ritorno, la piccola comitiva scopr che
    Mister Pickwick era scomparso portando con  s  la  carriola.  Era  il
    fatto  pi  misterioso e inspiegabile che si fosse mai udito.  Era gi
    una cosa straordinaria che uno sciancato si alzasse sulle gambe  e  se
    ne andasse, senza una parola di spiegazione; ma quando, oltre a tutto,
    se  ne  va  spingendo  davanti  a  s una pesante carriola per proprio
    divertimento, la cosa grida al miracolo.  Cercarono in tutti i buchi e
    in  tutti  gli  angoli,  riuniti  e separati;  urlarono,  fischiarono,
    risero,  chiamarono: sempre con lo stesso risultato.  Mister  Pickwick
    non  si  trovava.  Dopo  alcune  ore  di vane ricerche arrivarono alla
    triste conclusione che dovevano tornare a casa senza di lui.
    Intanto Mister Pickwick era stato trasportato  nel  recinto  e  chiuso
    dentro,  sempre addormentato nella carriola,  fra il divertimento e la
    soddisfazione pi grandi,  non solo di tutti i ragazzi del  villaggio,
    ma  di  tre  quarti  dell'intera  popolazione  che  si era radunata l
    intorno in attesa del suo risveglio. E se grande era stato il sollazzo
    nel vederlo arrivare in carriola,  l'ilarit fu moltiplicata per cento
    quando,  dopo  aver  gridato  due  o  tre volte Sam! con voce ancora
    impastoiata, egli si rizz a sedere sulla carriola e fiss uno sguardo
    incredibilmente stupito sui volti che gli stavano intorno.
    Il suo risveglio fu segnalato,  come   facile  capire,  da  un  grido
    generale;  e un altro,  pi forte ancora se possibile,  accolse la sua
    spontanea domanda:
    - Che cosa  successo?
    - Qui si ride! - sbraitava il popolino.
    - Dove sono? - esclamava Mister Pickwick.
    - Nel recinto del bestiame sequestrato - rispondeva la folla.
    - Come sono venuto qui? Che cosa facevo? Da dove mi hanno portato?
    - Boldwig! Il capitano Boldwig! - era la sola risposta.
    - Fatemi uscire! - gridava Mister Pickwick.  - Dov' il mio servitore?
    Dove sono i miei amici?
    - Non c' nessun amico qui. Urrh! - E le parole furono seguite da una
    rapa,  da una patata,  da un uovo,  e da qualche altro segno dell'umor
    faceto del mostro dalle cento teste.
    Non si sa quanto avrebbe potuto durare questa scena, o che cosa ancora
    avrebbe dovuto sopportare Mister Pickwick, se una carrozza che passava
    di carriera non si fosse improvvisamente fermata lasciando  uscire  il
    vecchio  Wardle  e  Sam  Weller,  il primo dei quali in men che non si
    scriva,  per non dire in men che non si legga,  si fece largo  fino  a
    Mister Pickwick e lo fece salire in vettura, proprio mentre il secondo
    concludeva  la  terza ed ultima ripresa di un incontro pugilistico con
    la guardia comunale.
    - Correte dal giudice di pace! - gridarono una dozzina di voci.
    - S, correte!  - disse Mister Weller saltando a cassetta - portategli
    i miei saluti...  i saluti di Mister Weller...  al giudice,  e ditegli
    che ho rotto la testa alla sua guardia giurata,  e se ne far  giurare
    un'altra,  torner  indietro domani e romper la testa anche a quella.
    Frusta, amico.
    - Dar istruzioni per far causa al capitano Boldwig per  sequestro  di
    persona,  appena  sar  a  Londra  - disse Mister Pickwick,  quando la
    carrozza fu uscita dal paese.
    - Sembra che ci  trovassimo  sulle  sue  terre  abusivamente  -  disse
    Wardle.
    - Non me ne importa, - disse Mister Pickwick - gli far causa.
    - No, non lo farete - disse Wardle.
    - S,  per... - ma c'era un'espressione cos divertita sulla faccia di
    Wardle che Mister Pickwick s'interruppe e chiese: - Perch non dovrei?
    - Perch, - disse il vecchio Wardle, soffocando a mezzo uno scoppio di
    risa - perch lui potrebbe ritorcere la cosa contro qualcuno di noi, e
    dire che avevamo bevuto troppo ponce freddo.
    Per quanto facesse, Mister Pickwick non pot trattenere un sorriso; il
    sorriso si apr in una risata; la risata ingigant e divenne generale.
    E allora, per mantenere il buonumore,  si fermarono alla prima osteria
    che  incontrarono per strada,  e ordinarono un bicchiere di "brandy" e
    acqua per tutti;  ma per Mister Samuel Weller razione doppia  e  molto
    forte.







    CAPITOLO 20.
    Il  quale  mostra  come Dodson e Fogg fossero uomini d'affari e i loro
    impiegati uomini di piacere,  e come un commovente colloquio avvenisse
    fra Mister Weller e il suo ritrovato genitore;  e mostra altres quali
    spiriti eletti si riunissero alla Gazza e  Ceppo  e  che  magistrale
    capitolo sia questo.

    In  una  stanza  che  dava  sulla  strada,  a  pianterreno di una casa
    piuttosto sudicia,  in fondo a Freeman's Court,  Cornhill,  stavano  i
    quattro  impiegati  dei  signori  Dodson  e  Fogg,  avvocati  presso i
    tribunali di King's Bench e Common Pleas,  e procuratori presso l'Alta
    Corte  di  Giustizia:  i  quali  impiegati,   dicevamo,  riuscivano  a
    strappare tanta parte di luce e di sole dall'arco del cielo, nel corso
    delle loro fatiche giornaliere,  quanta potrebbe sperarne un  uomo  in
    fondo a un pozzo di adeguata profondit;  e senza nemmeno poter vedere
    le stelle di giorno,  come invece  consente  questo  secondo  tipo  di
    reclusione.
    L'ufficio  degli  impiegati  dei  signori Dodson e Fogg era una stanza
    buia e muffita, che sapeva di stantio, con un alto tramezzo a pannelli
    di legno per proteggere gli impiegati dagli sguardi del volgo, un paio
    di vecchie seggiole di legno, un orologio a pendolo che faceva un gran
    chiasso, un calendario, un portaombrelli, una fila di attaccapanni,  e
    alcuni scaffali dove giacevano pile di incartamenti polverosi,  ognuno
    col suo cartellino, qualche vecchio scatolone di etichette, e numerose
    e sbreccate bottiglie d'inchiostro, fatte di terracotta in varie forme
    e dimensioni.  Una porta a vetri dava sul  corridoio  che  serviva  da
    ingresso,  e dietro a quella porta si profil Mister Pickwick,  subito
    seguto da Sam Weller,  la mattina del  venerd  successivo  ai  fatti
    fedelmente riportati nel capitolo precedente.
    - Avanti!  Cosa aspettate?  - esclam una voce dietro il tramezzo,  in
    risposta al leggero colpo bussato da Mister Pickwick alla porta.
    Mister Pickwick e Sam entrarono.
    -  C'  Mister  Dodson  o  Mister  Fogg?   -  chiese  Mister  Pickwick
    gentilmente, avanzando verso il tramezzo col cappello in mano.
    -  Mister  Dodson non  in ufficio e Mister Fogg  impegnato - rispose
    la voce;  e nello stesso tempo comparve dietro il  tramezzo  la  testa
    corrispondente,  con  una  penna  sopra  l'orecchio,  e  guard Mister
    Pickwick.
    Era una testa bitorzoluta, dai capelli rossicci scrupolosamente divisi
    da una parte,  appiccicati  con  la  pomata,  e  arricciati  in  tanti
    ciuffetti  semicircolari intorno alla faccia schiacciata,  guarnita di
    due occhietti piccoli e ornata da un colletto di camicia molto  sporco
    e da un'antichissima cravatta nera.
    -  Mister Dodson non  in ufficio,  e Mister Fogg  impegnato - ripet
    l'uomo a cui apparteneva la testa.
    - Quando torner Mister Dodson, signore? - disse Mister Pickwick.
    - Non saprei.
    - Ci vorr molto perch Mister Fogg sia libero, signore?
    - Chi lo sa?
    E l'uomo si mise tranquillamente a temperare la penna, mentre un altro
    impiegato,  che stava preparando la polvere  per  fare  dell'acqua  di
    seltz  dietro  il coperchio alzato del suo scrittoio,  rise in tono di
    approvazione.
    - Credo che aspetter - disse  Mister  Pickwick.  Nessuno  rispose;  e
    allora Mister Pickwick si mise a sedere di sua spontanea iniziativa, e
    ascolt  lo  strepitante  ticchettio  dell'orologio e la conversazione
    degli impiegati.
    - Era molto divertente, no?  - disse uno di loro,  in giacca scura coi
    bottoni  di  metallo,  calzoni  neri,  e stivaletti,  a conclusione di
    chiss quale racconto delle sue avventure della sera prima.
    - Formidabile...  da morir dal ridere -  disse  l'uomo  dell'acqua  di
    seltz.
    - Alla presidenza c'era Tom Cummins - disse quello in giacca scura.  -
    Erano le quattro e mezzo quando arrivai a Somers  Town,  ed  ero  cos
    cotto  che  non  riuscivo pi a trovare il buco per infilare la chiave
    nel portone,  e ho dovuto mettermi a bussare e svegliare  la  vecchia.
    Dico,  chiss che ne direbbe il vecchio Fogg se lo sapesse.  Credo che
    mi darebbe il benservito... eh?
    A questa spiritosa idea, tutti e quattro gli impiegati risero in coro.
    - A proposito di Fogg,  c' stata una scena qui,  stamattina,  - disse
    l'uomo  in  giacca  scura  - mentre Jack era di sopra ad archiviare le
    pratiche, e voi due eravate andati all'ufficio del Bollo. Fogg era qui
    da basso che faceva lo spoglio delle lettere,  quando entr quel  tale
    che abbiamo convenuto in giudizio a Camberwell, sapete... gi com' il
    suo nome?
    - Ramsey - disse l'impiegato che aveva parlato a Mister Pickwick.
    -  Ah,  Ramsey...  quel  prezioso  cliente  con le toppe ai pantaloni.
    Ebbene,  signore,  dice  il  vecchio  Fogg,   dandogli  uno  sguardo
    feroce... come fa lui, sapete... ebbene, signore, siete venuto per il
    saldo?.  S,  signore,  dice  Ramsey,  mettendo una mano in tasca e
    tirando fuori il denaro vi debbo due sterline e dieci  scellini,  pi
    tre sterline e cinque scellini di spese,  e qui c' tutto.  E sospir
    come se avesse una pietra sul petto,  mentre tirava  fuori  il  denaro
    avvolto in un pezzo di carta sugante.  Il vecchio Fogg guard prima il
    denaro,  poi lui,  poi tossicchi in quel suo modo  caratteristico,  e
    cos  capii subito che c'era qualcosa per aria.  Forse non sapete che
    c' un protesto gi registrato  che  aumenta  notevolmente  le  spese
    disse Fogg.  Non pu essere, signore, disse Ramsey, facendo un salto
    indietro il termine  scaduto solo ieri sera.  Eppure  cos disse
    Fogg.  Il mio impiegato  appena uscito a registrarlo.  Mister Wicks,
    dite voi se Mister Jackson non  andato  a  registrare  quel  protesto
    relativo all'affare Bullman e Ramsey.  Naturalmente io dissi di s, e
    allora Fogg diede un altro colpetto di tosse,  e guard  Ramsey.  Mio
    Dio!  disse  Ramsey  e io che sono quasi diventato matto per mettere
    insieme questo denaro, e tutto per niente. Proprio per niente disse
    freddamente Fogg. Perci sar meglio che torniate indietro a metterne
    insieme ancora un po',  e me lo portiate in tempo.  E dove lo trovo,
    benedetto  Iddio!  disse Ramsey dando un pugno sullo scrittoio.  Non
    fate il prepotente con me, signore disse Fogg,  fingendo di andare in
    collera.  Non  faccio  il  prepotente,  signore  disse Ramsey.  S,
    invece disse Fogg.  Uscite,  signore;  uscite da questo  ufficio,  e
    tornate  quando  avrete  imparato  un po' di buona educazione.  Bene,
    Ramsey cerc di parlare, ma Fogg glielo imped;  e allora si rimise in
    tasca il denaro e sgusci fuori.  Non aveva ancora chiuso la porta che
    il vecchio Fogg si gir verso di  me  con  un  amabile  sorriso  sulla
    faccia  e  tir fuori l'atto dalla tasca della giacca.  Ehi,  Wicks,
    dice Fogg prendete una carrozza,  correte al Temple  pi  presto  che
    potete,  e registrate questo. Le spese sono sicure, perch quello  un
    uomo posato,  con una famiglia numerosa e un  salario  di  venticinque
    scellini alla settimana,  e quindi se ci da la procura, come alla fine
    dovr fare,  sono certo che i suoi  superiori  si  preoccuperanno  che
    paghi. Perci, spremiamolo pi che possiamo, Mister Wicks:  un'azione
    da cristiano, Mister Wicks, perch con una famiglia cos numerosa e nn
    salario  cos  meschino  gli ci vuole una buona lezione per imparare a
    non mettersi nei  debiti...  non  vi  sembra,  Mister  Wicks,  non  vi
    sembra? e sorrideva cos bonariamente,  uscendo dall'ufficio, che era
    un piacere vederlo.  E' un uomo straordinario negli  affari,  -  disse
    Wicks, in tono di profonda ammirazione - straordinario, vero?
    Gli  altri  tre sottoscrissero entusiasticamente a questa opinione,  e
    trassero dall'aneddoto una soddisfazione senza limiti.
    - Brava gente,  questa,  - sussurr Mister Weller al suo padrone - con
    un senso dell'umorismo molto simpatico.
    Mister  Pickwick  assent  con  un cenno del capo e toss per attirare
    l'attenzione di quei giovani gentiluomini dietro il tramezzo, i quali,
    ora che avevano riposato il cervello con una piccola conversazione fra
    loro, si degnarono di accorgersi della sua presenza.
    - Chiss se Fogg  libero, adesso? - disse Jackson.
    - Andr a vedere - disse  Wicks,  scendendo  con  tutto  comodo  dallo
    sgabello. - Chi devo annunciare a Mister Fogg?
    - Pickwick - rispose l'illustre personaggio di queste memorie.
    Mister  Jackson sal al piano di sopra per fare la commissione e torn
    immediatamente comunicando che Mister  Fogg  avrebbe  ricevuto  Mister
    Pickwick entro cinque minuti; e, detto questo, torn al suo scrittoio.
    - Come ha detto che si chiama? - bisbigli Wicks.
    - Pickwick - rispose Jackson.  - E' il convenuto nella causa Bardell e
    Pickwick.
    Dietro il tramezzo si ud un improvviso strusco di piedi,  e il suono
    di un riso soffocato.
    -  Vi  stanno  misurando  i  panni addosso,  signore - sussurr Mister
    Weller.
    - I panni, Sam? - rispose Mister Pickwick.  - Che significa misurare i
    panni addosso?
    Mister  Weller  rispose indicando col pollice dietro le sue spalle,  e
    Mister Pickwick,  alzando lo sguardo,  pot accorgersi della gradevole
    circostanza   che  tutti  e  quattro  gli  impiegati,   col  pi  gran
    divertimento dipinto sui  quattro  volti  affacciati  al  tramezzo  di
    legno,  stavano  facendo  un minuzioso esame alla figura e all'aspetto
    generale del seduttore  che  giocava  coi  sentimenti  delle  donne  e
    spezzava  i loro cuori.  Quand'egli alz lo sguardo,  la fila di teste
    scomparve immediatamente,  e subito si ud  un  rumore  di  penne  che
    raspavano furiosamente sulla carta.
    Lo  squillo  di  un  campanello  nella  stanza  chiam  Mister Jackson
    nell'ufficio di Fogg,  dal quale l'impiegato ritorn per dire che  lui
    (Fogg) era pronto a ricevere Mister Pickwick,  se questi voleva salire
    al piano di sopra.
    Di conseguenza Mister Pickwick sal le scale,  lasciando Sam Weller da
    basso.  Sulla  porta  della  stanza  al primo piano c'erano scritte in
    caratteri chiaramente leggibili le solenni  parole  Mister  Fogg,  e
    dopo  aver  bussato  e  ricevuto l'autorizzazione ad entrare,  Jackson
    introdusse Mister Pickwick.
    - E' in ufficio Mister Dodson?- chiese Mister Fogg.
    - E' appena arrivato - rispose Jackson.
    - Chiedetegli di venire qui.
    - S, signore. - (Jackson esce).
    - Sedetevi, prego - disse Fogg. - Questa  la vostra pratica, signore.
    Il mio socio arriver subito, e potremo parlare della questione.
    Mister Pickwick prese una sedia e la pratica,  ma  invece  di  leggere
    quest'ultima  sbirci  al  di  sopra  di  essa  per  dare  un'occhiata
    all'avvocato,  che era un uomo anziano,  un tipo di vegetariano  dalla
    faccia  foruncolosa,  vestito  con  una  giacca  nera,  calzoni  scuri
    fantasia e ghette  nere;  un  essere  che  sembrava  costituire  parte
    essenziale  dello scrittoio a cui sedeva,  e non avere pi cuore o pi
    cervello di esso.
    Dopo pochi minuti di silenzio comparve Mister Dodson,  un uomo grasso,
    pesante,  dall'espressione dura e dalla voce forte; e la conversazione
    incominci.
    - Questo  Mister Pickwick - disse Fogg.
    - Ah,  voi siete il convenuto nella causa Bardell e Pickwick?  - disse
    Dodson.
    - S - disse Mister Pickwick.
    - Bene, signore - disse Dodson. - E che cosa siete venuto a proporre?
    - Gi, - disse Fogg cacciandosi le mani in tasca e allungandosi contro
    lo  schienale  della sedia - che cosa siete venuto a proporre,  Mister
    Pickwick?
    - Zitto,  Fogg - disse Dodson - lasciatemi ascoltare quel  che  ha  da
    dire Mister Pickwick.
    -  Io  sono  venuto  qui,  signori,  - disse Mister Pickwick guardando
    placidamente i due soci - io sono venuto qui per esprimere la sorpresa
    con la quale ho ricevuto la vostra lettera di qualche giorno fa e  per
    chiedere su quali basi potete agire contro di me.
    -  Su  quali  basi!...  -  stava  sbottando Fogg,  ma fu interrotto da
    Dodson.
    - Mister Fogg, - disse Dodson - sto per parlare io.
    - Scusate Mister Dodson - disse Fogg.
    - Quanto alle basi dell'azione, signore, - continu Dodson con un'aria
    di grande elevatezza morale - voi consulterete la vostra coscienza e i
    vostri sentimenti.  Noi,  signore,  da  parte  nostra,  siamo  guidati
    esclusivamente   dalle  affermazioni  della  nostra  cliente.   Queste
    affermazioni,  signore,  possono essere vere o possono  essere  false,
    possono essere credibili o incredibili;  ma, se sono vere e credibili,
    non esito a dire, signore, che le basi della nostra azione sono forti,
    e capaci di reggere a qualsiasi attacco. Pu darsi, signore, che siate
    solo un uomo sfortunato, come pu darsi che siate un uomo subdolo;  ma
    se mi fosse chiesto di esprimere sotto giuramento,  come membro di una
    giuria, la mia opinione sulla vostra condotta, io non esito,  signore,
    ad  affermare  che potrei esprimere una sola opinione su di essa.  - A
    questo punto Dodson si impett,  con l'aspetto della  virt  offesa  e
    guard  Fogg,  che  cacci  le  mani  ancor  pi gi nelle tasche,  e,
    annuendo saggiamente con la testa,  disse col tono della pi  completa
    approvazione.
    - Certissimamente.
    -  Ebbene,  signore,  -  disse Mister Pickwick,  con espressione molto
    addolorata - voi mi permetterete di assicurarvi che  sono  stato  solo
    sfortunato, e molto, in tutta questa faccenda.
    -  Spero  che  sia vero,  signore,  - rispose Dodson - credo che possa
    essere vero.  Se siete realmente innocente della colpa  di  cui  siete
    accusato,  voi  siete  pi  sfortunato  di  quanto credessi umanamente
    possibile. Che cosa dite voi, Fogg?
    - Esattamente quello che dite voi  -  rispose  Fogg  con  un  risolino
    incredulo.
    - L'atto di citazione che apre il processo - continu Dodson -  stato
    emesso regolarmente. Mister Fogg, dov' il "praecipe"??
    -  Eccolo  -  disse  Fogg,  allungandogli  sopra  la tavola un librone
    quadrato, rilegato in cartapecora.
    - Ecco la registrazione!  - ricominci Dodson.  -  Middlesex,  ATTORE
    Martha Bardell, vedova, CONTRO Samuel Pickwick, CONVENUTO. Danni, lire
    sterline 1500. Dodson e Fogg per la querelante, 28 agosto 1830. Tutto
    regolare, signore, assolutamente. - Dodson toss e dette uno sguardo a
    Fogg,  che disse assolutamente anche lui. Poi tutti e due guardarono
    Mister Pickwick.
    - Debbo ritenere,  dunque,  - disse Mister Pickwick,  - che   davvero
    vostra intenzione mandare avanti la causa?
    -  Ritenere?  Certo  che  lo dovete - rispose Dodson,  con qualcosa di
    tanto simile a un sorriso quanto era consentito dalla sua importanza.
    - E i danni sono veramente fissati a millecinquecento sterline?
    - Quanto a questo vi posso assicurare che, se la nostra cliente avesse
    seguto il nostro consiglio,  vi sarebbe stata chiesta una  cifra  tre
    volte superiore - rispose Dodson.
    -  Credo,  tuttavia,  - osserv Fogg con un'occhiata a Dodson - che la
    signora Bardell abbia tenuto a sottolineare che non avrebbe  accettato
    un soldo di meno.
    -  Senza  dubbio  -  rispose Dodson,  seccamente.  La causa era appena
    incominciata;  e non sarebbe stato conveniente cercare un  compromesso
    con  Mister  Pickwick,   anche  se  questi  fosse  stato  disposto  ad
    accettarlo.
    - Dato che non avete nulla  da  proporci,  signore,  -  disse  Dodson,
    svolgendo  un  foglio  di  pergamena  con  la  mano  destra e porgendo
    affettuosamente a Mister Pickwick una copia in carta semplice  con  la
    sinistra - sar meglio che vi dia una copia della citazione,  signore.
    Qui c' l'atto originale.
    - Molto bene, signori, molto bene - disse Mister Pickwick, alzandosi e
    andando in collera nello  stesso  tempo.  -  Avrete  notizie  dal  mio
    avvocato, signori.
    - Ne saremo felicissimi - disse Fogg, fregandosi le mani.
    - Veramente - disse Dodson aprendo la porta.
    - E prima di andare,  signori, - disse Mister Pickwick molto eccitato,
    voltandosi indietro sul pianerottolo - permettetemi  di  dire  che  di
    tutte le imprese sciagurate e furfantesche...
    -  Un  momento,  signore,  un  momento  - interruppe Dodson con grande
    cortesia. - Mister Jackson! Mister Wicks.
    - S,  signore - dissero i due impiegati,  comparendo  in  fondo  alle
    scale.
    -  Desidero  soltanto  che  ascoltiate le parole di questo signore!  -
    rispose Dodson.  - Prego,  continuate,  signore...  stavate dicendo...
    imprese sciagurate e furfantesche, no?
    - S!  - disse Mister Pickwick,  completamente fuori di s.  - Dicevo,
    signore,  che di tutte le imprese sciagurate e furfantesche che furono
    mai concepite, questa  la peggiore. E lo ripeto.
    - Avete udito, Mister Wicks? - disse Dodson.
    - Non dimenticherete queste espressioni, Mister Jackson? - disse Fogg.
    - Forse vi piacerebbe chiamarci truffatori!  - disse Dodson.  - Prego,
    fatelo pure, signore, se lo desiderate; fatelo pure, vi prego.
    - Certo che lo faccio!  - disse Mister  Pickwick.  -  Siete  solo  dei
    truffatori.
    - Benissimo!  - disse Dodson. - Spero che sentiate bene laggi, Mister
    Wicks.
    - Oh, s, signore - disse Wicks.
    - Se no sar meglio che saliate un gradino o due;  soggiunse  Fogg.  -
    Proseguite,  signore;  avanti,  proseguite.  Vi  piacerebbe  chiamarci
    ladri;  o preferireste saltare addosso a uno di noi?  Prego,  signore,
    fatelo se vi aggrada;  noi non opporremo la minima resistenza. Fatelo,
    dunque.
    E poich Fogg si era messo in modo molto provocante  entro  il  raggio
    dei  pugni  di  Mister Pickwick,   molto probabile che questi avrebbe
    accolto quell'ardente preghiera,  se non fosse intervenuto  Sam,  che,
    sentendo  il  rumore  della disputa,  usc dall'ufficio a pianterreno,
    sal le scale e prese il suo padrone per un braccio.
    - Venite via - disse Mister  Weller.  -  Giocare  al  volano    molto
    divertente,  quando  il  volano  non  siete  voi  e  le  racchette due
    avvocati,  perch in questo caso  d  troppa  eccitazione  per  essere
    piacevole.  Venite  via,  signore.  Se  volete alleggerirvi lo spirito
    prendendo a pugni qualcuno, uscite fuori e prendete a pugni me; ma qui
    sarebbe troppo dispendioso continuare.
    E senza far cerimonie Mister Weller trascin il suo padrone gi per le
    scale,  lo fece uscire all'aperto,  e quando fu in salvo in mezzo alla
    strada,  lasci  la  presa  e  gli  si mise dietro,  pronto a seguirlo
    dovunque volesse andare.
    Mister Pickwick prosegu distrattamente,  attravers davanti a Mansion
    House,  e  rivolse  i  suoi passi verso Cheapside.  Sam incominciava a
    chiedersi dove stessero andando,  quando il suo  padrone  si  volt  e
    disse:
    - Sam, voglio andare subito da Mister Perker.
    -  Ecco,  questo    proprio il posto dove bisognava andare ieri sera,
    signore - rispose Mister Weller.
    - Credo di s, Sam - disse Mister Pickwick.
    - Io sono sicuro di s - disse Mister Weller.
    - D'accordo,  Sam,  - rispose Mister Pickwick - ci andremo subito.  Ma
    prima,  siccome  mi  sono un po' agitato,  vorrei bere un bicchiere di
    "brandy" e acqua. Dove potrei trovarlo, Sam?
    Mister Weller aveva una vasta e singolare conoscenza di  Londra.  Egli
    rispose senza pensarci due volte:
    - Seconda piazzetta a destra: penultima casa sempre sulla stessa mano:
    prendete il posto vicino al primo caminetto, perch il tavolino non ha
    la gamba nel mezzo come tutti gli altri, che sono scomodissimi.
    Mister  Pickwick  segu  senza  aggiungere verbo le istruzioni del suo
    domestico,  e ordinando a Sam di restare con lui,  entr nella taverna
    indicatagli,  dove  il  "brandy"  e  l'acqua bollente gli furono messi
    subito davanti;  mentre Sam,  seduto a rispettosa  distanza,  ma  alla
    stessa  tavola  del  suo padrone,  fu sistemato con una pinta di birra
    scura.
    Il locale era molto alla buona,  e sembrava posto sotto  il  patronato
    speciale  dei  cocchieri  di  diligenza,  perch diversi signori,  che
    avevano tutta  l'aria  di  appartenere  a  quella  dotta  professione,
    stavano  bevendo  e  fumando  ai  vari  tavolini.  Fra di essi un uomo
    anziano,  grosso e dalla faccia rossa,  seduto  proprio  di  fronte  a
    Mister  Pickwick,  attrasse particolarmente la sua attenzione.  L'uomo
    grosso fumava come una ciminiera,  ma ogni mezza dozzina di tirate  si
    toglieva  la pipa di bocca e guardava prima Mister Weller,  poi Mister
    Pickwick.  Dopo di che si faceva un'altra mezza dozzina di tirate  con
    aria profondamente assorta,  e li guardava di nuovo.  Alla fine l'uomo
    grosso,  mettendo le gambe sopra la panca e appoggiando la schiena  al
    muro,  si mise a fumare la pipa senza pi un attimo di sosta, fissando
    i due nuovi venuti attraverso il fumo come se avesse deciso di vederli
    quanto pi poteva.
    Tutte queste evoluzioni dell'uomo grosso erano sfuggite,  in un  primo
    momento, a Mister Weller; ma poi, a poco a poco, vedendo che gli occhi
    di  Mister  Pickwick  continuavano  a  voltarsi  dalla  stessa  parte,
    incominci a guardare anche lui,  e subito dopo a farsi ombra  con  la
    mano,  come se gli sembrasse di riconoscere ci che gli stava davanti,
    e desiderasse essere completamente sicuro della  sua  identit.  Ma  i
    suoi  dubbi  furono  ben  presto  dissipati:  l'uomo grosso soffi una
    spessa nuvola di fumo dalla sua pipa,  e immediatamente dopo una  voce
    rauca,  quasi per uno strano effetto di ventriloquio,  emerse da sotto
    la massa di ampi scialli che gli coprivano  la  gola  e  il  petto,  e
    articol lentamente questi suoni:
    - Ehi, Sammy!
    - Chi ? - chiese Mister Pickwick.
    -  Be',  non  ci  volevo  credere,  signore,  -  rispose Mister Weller
    stupefatto - ma  il vecchio.
    - Il vecchio? - disse Mister Pickwick. - Quale vecchio?
    - Mio padre,  signore  -  rispose  Mister  Weller.  -  Come  va,  caro
    antenato?  -  E  con  questa  bella  esplosione di amor filiale Mister
    Weller fece posto sullo sgabello vicino all'uomo grosso, che,  pipa in
    bocca e boccale in mano, veniva a salutarlo.
    -  Ehi,  Sammy,  -  disse  il padre - sono due anni e passa che non ci
    vediamo.
    - N pi n meno,  vecchio mio - rispose il figlio.  - Come sta la mia
    matrigna?
    - Be',  ti dir,  Sammy,  - disse Mister Weller senior, con fare molto
    solenne - come vedova non ci fu mai una donna migliore di  questa  mia
    seconda moglie...  era una dolce creatura,  Sammy;  e tutto quello che
    posso dire di lei,  adesso,   questo: era una vedova cos simpatica e
    fuori  del  comune  che    un  gran  peccato  per  lei  aver cambiato
    condizione. Non sa fare la sua parte di moglie, Sammy.
    - Ah no? - chiese Mister Weller junior.
    Il vecchio Mister Weller scosse la testa,  e rispose con un sospiro: -
    L'ho fatto una volta di troppo, Sammy; l'ho fatto una volta di troppo.
    Prendi esempio da tuo padre,  ragazzo mio, e vacci piano con le vedove
    finch vivi,  specialmente se hanno gestito  un'osteria,  Sammy.  -  E
    avendo  emesso  accoratamente questo paterno consiglio,  Mister Weller
    senior ricaric la pipa,  prendendo il tabacco da una scatola di latta
    che  si  portava in tasca,  e,  accendendola con la brace della pipata
    precedente, ricominci a fumare a tutta forza.
    -  Domando  scusa,  signore,  -  disse,   riprendendo  il  discorso  e
    rivolgendosi  a  Mister Pickwick dopo un lungo silenzio - spero di non
    avervi offeso, signore, spero che non abbiate sposato una vedova anche
    voi.
    - No, no - rispose Mister Pickwick, ridendo;  e mentre Mister Pickwick
    rideva,  Sam  Weller  inform suo padre,  sottovoce,  dei rapporti che
    correvano fra lui e quel signore.
    - Domando scusa, signore, - disse Mister Weller senior, togliendosi il
    cappello - spero che non siate malcontento di Sammy, signore.
    - No davvero - disse Mister Pickwick.
    - Sono molto felice di saperlo,  - rispose il vecchio - ho fatto molti
    sacrifici per la sua educazione, signore; l'ho lasciato correre per le
    strade  fin da quando era piccolo,  e arrangiarsi da solo.  E' la sola
    maniera di svegliare un ragazzo, signore.
    - Un sistema un po' pericoloso,  direi - disse Mister Pickwick con  un
    sorriso.
    - E nemmeno molto sicuro - aggiunse Mister Weller.  - Mi sono lasciato
    mettere nel sacco solo qualche giorno fa.
    - No! - disse suo padre.
    - S - disse il figlio;  e gli comunic,  con un  breve  racconto  del
    fatto, di essere caduto come un merlo nelle reti di Job Trotter.
    Mister   Weller  senior  ascolt  il  racconto  con  la  pi  profonda
    attenzione, e, quando fu finito, disse:
    - Uno dei due non era un tipo alto e sottile,  coi capelli lunghi e la
    chiacchiera sempre al galoppo?
    Mister  Pickwick non cap bene l'ultimo particolare della descrizione,
    ma, fidandosi sui primi, si arrischi a dire di s.
    - E l'altro, un tipo bruno di capelli, con una livrea color mirtillo e
    un gran testone?
    - S, s,  lui - dissero Mister Pickwick e Sam, ansiosamente.
    - Allora so dove sono, ma niente di pi - disse Mister Weller.  - Sono
    a Ipswich tutti e due, in salute e libert.
    - No! - disse Mister Pickwick.
    -  E'  un  fatto,  - disse Mister Weller - e vi dir come l'ho saputo.
    Ogni tanto guido una diligenza di  Ipswich  per  un  mio  amico.  L'ho
    portata gi proprio il giorno dopo che voi avete preso i reumatismi, e
    al  Moretto  di  Chelmsford...  il  posto dov'erano andati...  li ho
    caricati e li ho condotti fino a Ipswich,  dove il  servitore,  quello
    color mirtillo,  mi ha detto che avevano intenzione di fermarsi per un
    po'.
    - Lo raggiunger! - disse Mister Pickwick. - Possiamo andare a Ipswich
    come in qualsiasi altro posto. Lo raggiunger.
    - Sei proprio sicuro che fossero loro,  capo?  - chiese Mister  Weller
    junior.
    - Sicurissimo,  Sammy, sicurissimo - rispose il padre. Il loro aspetto
     molto originale;  e oltre  a  questo  mi  ha  colpito  vedere  tanta
    familiarit fra servo e padrone; e poi, dopo essersi seduti sul sedile
    davanti, il primo dopo la cassetta, li ho sentiti ridere e vantarsi di
    averla fatta al vecchio mortaretto.
    - Vecchio che? - disse Mister Pickwick.
    - Vecchio mortaretto,  signore;  e sono sicuro che intendevano parlare
    di voi, signore.
    Non   c'   nulla   di   particolarmente   velenoso    o    insultante
    nell'appellativo  di  vecchio mortaretto,  ma certo non  un modo di
    esprimersi rispettoso e lusinghiero.  Il ricordo di  tutte  le  offese
    ricevute  da  Jingle  aveva  pervaso la mente di Mister Pickwick,  non
    appena Mister Weller aveva incominciato a parlare;  bastava una goccia
    per  far  traboccare  il  vaso,  e  il  vecchio mortaretto fu quella
    goccia.
    - Lo inseguir - disse Mister Pickwick,  sottolineando  queste  parole
    con un pugno sulla tavola.
    - Porter la diligenza a Ipswich dopodomani,  signore,  - disse Mister
    Weller senior - dal Toro  di  Whitechapel;  e,  se  avete  veramente
    intenzione di andare, sar meglio che veniate con me.
    -  Faremo cos,  benissimo!  - disse Mister Pickwick.  - Intanto posso
    scrivere a Bury,  e dare appuntamento a Ipswich anche agli  altri.  Ma
    non andate via subito, Mister Weller; volete bere qualcosa?
    -  Siete molto gentile,  signore - rispose Mister Weller fermandosi di
    colpo. - Forse un bicchierino di "brandy" da bere alla vostra salute e
    alla buona riuscita di Sammy, signore, non sarebbe fuori luogo.
    - No, certo - rispose Mister Pickwick. - Qua un bicchiere di "brandy"!
    - Il "brandy" fu portato;  e Mister Weller,  dopo un inchino a  Mister
    Pickwick e un cenno del capo a Sam, lo butt gi tutto d'un colpo come
    se fosse stato non un bicchiere, ma un ditale.
    - Ben fatto,  pap,  - disse Sam - sta attento,  per a non stuzzicare
    troppo la tua vecchia gotta.
    - Ho trovato un rimedio sovrano,  Sammy - disse Mister Weller  posando
    il bicchiere.
    - Un rimedio sovrano per la gotta ?  - disse Mister Pickwick,  tirando
    fuori in fretta il suo quaderno. - Qual ?
    - La gotta, signore,  - rispose Mister Weller - la gotta  un male che
    nasce  dalle troppe agiatezze e comodit.  Se mai vi venisse la gotta,
    signore,  non avete che da sposare  una  vedova  con  una  bella  voce
    stentorea  e  un'adeguata  capacit  di  farne uso,  e la gotta non vi
    torner pi.  E' una medicina straordinaria,  signore.  Io  la  prendo
    tutti  i giorni,  e posso assicurarvi che stronca tutti i mali causati
    dalla troppa allegria.  - E avendo confidato questo  prezioso  segreto
    Mister Weller vuot ancora una volta il bicchiere,  fece una laboriosa
    strizzatina d'occhi, diede un gran sospiro e si ritir.
    - Che cosa ne pensate di quello che ha detto vostro padre, Sam?
    - Cosa ne penso, signore? - rispose Mister Weller.  - Ecco,  penso che
    sia  una  vittima del matrimonio,  come disse il cappellano privato di
    Barbabl, con una lacrima di compassione, quando lo seppell.
    Non c'era niente da aggiungere a questa conclusione cos  appropriata,
    e  perci Mister Pickwick,  dopo aver pagato il conto,  riprese la sua
    passeggiata verso Gray's Inn.  Ma,  nel tempo che  gli  ci  volle  per
    raggiungere il quartiere, coi suoi rari ciuffi di piante dietro i muri
    di  cinta,  erano suonate le otto,  e la fiumana ininterrotta di gente
    con le scarpe inzaccherate,  gli sporchi cappelli bianchi e i  vestiti
    logori,  che si riversava nelle vie laterali,  lo avvert che per quel
    giorno la maggioranza degli uffici aveva chiuso.
    Arrampicatosi per due rampe di sporchi e ripidi scalini,  trov che le
    sue  previsioni erano giuste.  La porta esterna dell'ufficio di Mister
    Perker era chiusa;  e il silenzio di tomba che segu ai ripetuti colpi
    bussati  da  Mister Weller annunci che il personale aveva abbandonato
    il lavoro per il riposo serale.
    - Questa non ci voleva Sam,  - disse Mister Pickwick.  - Dovevo venire
    subito,  senza  perdere  un'ora;  so  gi  che non riuscir a chiudere
    occhio stanotte,  se avr l'assillo di non avere  ancora  affidato  la
    cosa a un uomo di legge.
    -  C'  qui  una  vecchia che sale le scale,  signore - rispose Mister
    Weller. - Forse sapr dirci dove trovare qualcuno. Ehil, madamigella,
    dov' la gente di Mister Perker?
    - La gente di Mister Perker?  - disse una vecchia magra e dall'aspetto
    misero,  fermandosi a riprender fiato dopo aver salito la rampa.  - La
    gente di Mister Perker se n' andata,  e  io  sto  andando  a  far  le
    pulizie in ufficio.
    -  Siete  la  donna  delle  pulizie di Mister Perker?  - chiese Mister
    Pickwick.
    - Sono la sua lavandaia - rispose la vecchia.
    - Ah,  gi - disse Mister Pickwick quasi sottovoce a Sam -  un'antico
    uso  di  questo  quartiere.  Nelle  Inns of Court tutte le vecchie che
    fanno le pulizie sono chiamate lavandaie. Mi piacerebbe sapere perch.
    - Perch  hanno  una  mortale  avversione  a  lavare  qualsiasi  cosa,
    immagino, - rispose Mister Weller.
    - Non me ne stupirei - disse Mister Pickwick guardando la vecchia,  il
    cui aspetto,  come del resto quello  dell'ufficio  che  nel  frattempo
    aveva  aperto,  indicavano  una  radicata  antipatia  per l'acqua e il
    sapone. - Non sapreste dove potrei trovare Mister Perker, buona donna?
    - No - ripose sgarbatamente la vecchia. - E' fuori citt.
    - Che disdetta!  - disse Mister Pickwick.  - E dov' il suo sostituto?
    lo sapete?
    -  S,  so  dov'!  ma  non  mi ringrazier se ve lo dico - rispose la
    donna.
    - Ho degli affari molto importanti per lui - disse Mister Pickwick.
    - Non  lo stesso domattina? - disse la donna.
    - Non proprio - rispose Mister Pickwick.
    - Be',  - disse la vecchia - io ho l'incarico di dire  dove  si  trova
    solo se c' qualcosa di molto importante;  perci credo che non ci sia
    niente di male a dirvelo.  Basta che andiate alla Gazza e  Ceppo,  e
    chiediate di Mister Lowten al bar: vi porteranno da lui, che  appunto
    il sostituto di Mister Perker.
    Con queste indicazioni, e dopo essere stati informati che l'osteria in
    questione  si  trovava  in  una  piazzetta la quale godeva del duplice
    vantaggio di essere nelle vicinanze di Clare Market e subito dietro  a
    New Inn,  Mister Pickwick e Sam discesero senza incidenti quelle rampe
    sconnesse, e uscirono in cerca della Gazza e Ceppo.
    Questa privilegiata osteria, sacra alle orge serali di Mister Lowten e
    dei suoi compagni,  era  ci  che  la  gente  comune  chiamerebbe  una
    bettola.  Che  il  padrone  fosse  un  uomo  attaccato  al  denaro era
    dimostrato a sufficienza dal fatto che un piccolo vano,  ricavato  con
    un  tramezzo sotto la finestra della sala di mescita,  e non dissimile
    da una portantina per  forma  e  dimensioni,  era  subaffittato  a  un
    calzolaio:   e   che   fosse  un'anima  filantropica  risultava  dalla
    protezione concessa a un venditore di bomboloni,  che smerciava le sue
    leccornie proprio sulla porta senza paura di essere interrotto.  Sotto
    alle finestre,  ornate di tendine color zafferano,  erano appesi due o
    tre  cartelli  stampati  che  illustravano  le  qualit  del sidro del
    Devonshire e della  birra  di  Danzica;  mentre  una  grande  lavagna,
    annunciando  in  bianche  lettere a un pubblico illuminato che c'erano
    100000 barili di birra forte in cantina,  lasciava  la  mente  in  uno
    stato di gradevole incertezza sulla direzione in cui la capace caverna
    potesse  estendersi  nelle  viscere della terra.  E se aggiungiamo che
    sull'insegna  corrosa   dalle   intemperie   si   vedeva   la   figura
    semicancellata  di una gazza,  intenta a osservare una striscia storta
    di colore brunastro che i vicini avevano imparato fin dall'infanzia  a
    considerare  come  il ceppo,  avremo detto tutto quello che c'era da
    dire sull'aspetto esteriore dell'edificio.
    Appena Mister Pickwick si present al banco,  una donna usc da dietro
    un paravento e si accost.
    - E' qui Mister Lowten, signora? - chiese Mister Pickwick.
    - S,  signore!  - rispose la padrona.  - Voi,  Charley,  conducete il
    signore da Mister Lowten.
    - In questo momento il signore non pu entrare,  - disse uno sguattero
    dai  piedi  piatti  e  dai  capelli  rossi  - perch Mister Lowten sta
    cantando una canzonetta, e lo farebbe confondere.  Avr finito subito,
    signore.
    Lo  sguattero  dalla testa rossa aveva appena smesso di parlare che un
    gran frastuono di colpi sulla tavola e tintinnio di bicchieri annunci
    che la canzone era finita in quel momento;  e  Mister  Pickwick,  dopo
    aver  detto  a  Sam  di  andare a svagarsi nella sala comune,  si fece
    accompagnare alla presenza di Mister Lowten.
    Alle  parole  un  signore  vuol  parlarvi,  signore,  un  giovanotto
    paffuto,  che  fungeva  da  presidente  a capotavola,  guard con aria
    sorpresa nella direzione da cui veniva la voce: e la sua sorpresa  non
    sembr  affatto  diminuire  quando  i suoi occhi si arrestarono su una
    persona che non aveva mai visto prima.
    - Vi chiedo scusa, signore, - disse Mister Pickwick - e sono spiacente
    di disturbare anche gli altri signori,  ma vengo per un  affare  molto
    importante;  e  vi  sar molto obbligato se vorrete trattenervi con me
    cinque minuti in questo angolo della stanza.
    Il giovanotto paffuto si alz,  e tirando una sedia  vicino  a  Mister
    Pickwick  in  un  angolo  scuro della stanza,  ascolt attentamente il
    racconto delle sue disgrazie.
    - Ah,  - disse,  quando Mister Pickwick ebbe finito - Dodson e Fogg...
    gente  senza  scrupoli...  due  avvocati  eccezionali  Dodson  e Fogg,
    signore.
    Mister Pickwick ammise la mancanza di scrupoli di  Dodson  e  Fogg,  e
    Lowten riprese a parlare.
    -  Perker  non  in citt,  e non sar di ritorno fino alla fine della
    settimana prossima;  ma,  se volete un patrocinio legale e mi lasciate
    la copia dell'atto, far io tutto il necessario fino al suo ritorno.
    -  Questa    appunto  la  ragione  per cui sono venuto - disse Mister
    Pickwick porgendogli il documento.  - Se  vi  occorrer  qualcos'altro
    potete scrivermi presso l'ufficio postale di Ipswich.
    - Benissimo - rispose il sostituto di Mister Perker;  poi,  vedendo lo
    sguardo di  Mister  Pickwick  curiosare  in  direzione  della  tavola,
    aggiunse:  - Volete unirvi a noi per una mezz'oretta?  Siamo in ottima
    compagnia, stasera. C' il sostituto di Samkin e Green,  il praticante
    di  Smithers  e  Price,  e  il giovane di studio di Pimkin e Thomas...
    canta una canzone straordinaria,  questo...  e Jack  Bamber,  e  molti
    altri. Voi venite dalla provincia, immagino. Volete unirvi a noi?
    Mister  Pickwick  non seppe resistere a una cos seducente opportunit
    di studiare la natura umana.  Acconsent a seguire il suo ospite  fino
    alla tavola,  dove fu debitamente presentato alla compagnia,  fu fatto
    accomodare vicino al presidente,  e gli fu ordinato un bicchiere della
    sua bevanda preferita.
    Segu un profondo silenzio, contrariamente a ogni previsione di Mister
    Pickwick.
    - Spero che il fumo non vi dia fastidio, signore - disse il suo vicino
    di  destra,  un  tale  con  la  camicia a scacchi e i bottoni da polso
    multicolori, col sigaro in bocca.
    - No, affatto, - rispose Mister Pickwick - anzi, mi piace,  bench non
    sia un fumatore.
    -  A  me  dispiacerebbe  immensamente se dovessi dire la stessa cosa -
    intervenne un altro signore seduto di fronte.  -  Il  fumo    cibo  e
    riposo per me.
    Mister Pickwick guard quello che aveva parlato, e pens che, se fosse
    stato anche acqua e sapone, sarebbe stato tutto per il meglio.
    Ci fu un'altra pausa. Mister Pickwick era un estraneo, e il suo arrivo
    aveva un po' raggelato l'ambiente.
    -  Mister  Grundy  favorir  una  canzone  alla  compagnia  - disse il
    presidente.
    - Non favorir niente - disse Mister Grundy.
    - Perch? - disse il presidente.
    - Perch non pu - disse Mister Grundy.
    - Fareste meglio a dire che non vuole - disse il presidente.
    - Ebbene,  allora non vuole - ribatt Mister Grundy.  Il fermo rifiuto
    opposto  da Mister Grundy ai desideri della compagnia provoc un altro
    silenzio.
    - Non c' nessuno che faccia qualcosa per rianimare  la  compagnia?  -
    disse il presidente, scoraggiato.
    - Perch non fate voi qualcosa,  signor Presidente? - disse un giovane
    con le  basette,  gli  occhi  storti,  e  il  colletto  della  camicia
    sbottonato (e sporco!) dal fondo della tavola.
    - Attenzione, attenzione! - disse il fumatore dai gemelli multicolori.
    - Perch io so soltanto una canzone,  l'ho gi cantata, e chi canta la
    stessa canzone due volte nella stessa sera deve far penitenza e pagare
    da bere a tutti - rispose il presidente.
    Era un'incontrovertibile risposta, e torn a gravare il silenzio.
    - Stasera,  signori,  - disse Mister Pickwick,  sperando di aprire  un
    discorso  a  cui potesse partecipare tutta la compagnia - stasera sono
    stato in un posto che indubbiamente voi conoscete tutti molto bene, ma
    dove io non ero stato da molti anni e che conosco  pochissimo:  voglio
    dire  Gray's Inn,  signori.  Queste vecchie Inns of Court sono davvero
    degli strani recessi da trovare, in una grande citt come Londra.
    - Bravo - disse sottovoce il presidente a Mister Pickwick,  curvandosi
    sulla tavola verso di lui.  - Avete toccato un punto su cui almeno uno
    di noi non si stancherebbe mai di parlare. Vedrete che il vecchio Jack
    Bamber si sveglier;  non lo si  mai sentito parlar d'altro,  e ci ha
    vissuto da solo per tanto tempo che quasi c' impazzito.
    La persona a cui si riferiva Lowten era un ometto giallognolo,  con la
    testa incassata fra le spalle,  i cui lineamenti Mister  Pickwick  non
    aveva  ancora potuto osservare,  per l'abitudine che aveva l'ometto di
    stare curvo in avanti quando non parlava. Ma quando il vecchio alz il
    viso segnato e rivolse gli occhi grigi  verso  di  lui  con  un  acuto
    sguardo  inquisitore,  si meravigli che un volto cos notevole avesse
    potuto sfuggirgli, sia pure per un momento. Un immobile, tetro sorriso
    sembrava impresso sulla sua faccia;  appoggiava il mento  a  una  mano
    lunga e scarna,  con le unghie lunghissime;  e quando piegava la testa
    da una parte e lanciava le sue occhiate  penetranti  sotto  le  ciglia
    folte e grigie, c'era nel suo sguardo qualcosa di strano, di anormale,
    di ambiguo, veramente repulsivo a guardarsi.
    Questo era il personaggio che adesso si faceva avanti,  prorompendo in
    un torrente di parole. Tuttavia,  poich il capitolo  stato lungo,  e
    il vecchio  una figura degna di nota,  sar pi gentile verso di lui,
    e pi opportuno per noi, dedicare al suo discorso un capitolo nuovo.










    CAPITOLO 21.
    Nel quale il vecchio si lancia nel suo argomento favorito  e  racconta
    la storia di uno strano cliente.

    -  Ehi!  -  disse  il  vecchio,  l'aspetto  e i modi del quale abbiamo
    brevemente descritto alla fine del  capitolo  precedente  -  Ehi!  chi
    stava parlando delle Inns?
    -  Io,  signore - rispose Mister Pickwick.  - Avevo osservato quanto 
    strano quel vecchio quartiere.
    - Voi? - disse il vecchio con disprezzo. - E che cosa ne sapete,  voi,
    del tempo in cui i giovani si chiudevano in quelle stanze solitarie, e
    leggevano,  leggevano,  un'ora  dopo l'altra,  una notte dopo l'altra,
    finch la loro mente vacillava per le notti insonni,  finch  la  loro
    energia  intellettuale  era  esaurita,  finch la luce del mattino non
    portava pi n freschezza n salute,  e crollavano sotto il peso di un
    innaturale sacrificio della giovinezza ai loro vecchi libri polverosi?
    E  se  veniamo a un'epoca pi recente,  e a giorni molto diversi,  che
    cosa ne sapete voi del lento progredire della  tisi,  o  della  rapida
    azione  della  febbre,  che coronavano in quelle stesse stanze la vita
    brillante e i vizi degli uomini su cui  si  erano  abbattute?  O  di
    quanti,  che invano chiedevano piet,  siano usciti col cuore spezzato
    da un ufficio legale,  per cercare la fine delle loro  sofferenze  nel
    Tamigi,  o  un rifugio in galera?  No,  quegli edifici sono diversi da
    tutti gli altri.  Non c' un pannello delle  vecchie  pareti  che,  se
    avesse l'uso della parola e della memoria,  non potrebbe staccarsi dal
    muro e fare il suo racconto di orrori: il romanzo della vita, signore,
    il romanzo della vita! Anche se adesso sembrano case qualsiasi,  io vi
    dico  che  c'  qualcosa  di  molto  diverso in quei vecchi luoghi,  e
    preferirei  ascoltare  non  so  quante  leggende  dai  nomi  terribili
    piuttosto   che   la  storia  vera  di  uno  solo  di  quegli  antichi
    appartamenti.
    C'era qualcosa di  tanto  insolito  nell'improvvisa  concitazione  del
    vecchio  e  nell'argomento che l'aveva suscitata,  che Mister Pickwick
    non sapeva proprio come rispondere;  e il vecchio,  trattenendo la sua
    foga   e  riprendendo  l'espressione  ambigua  che  aveva  smesso  per
    l'eccitazione del discorso, continu:
    - Guardateli sotto un'altra luce: sotto la  luce  pi  comune  e  meno
    romantica.  Che bei luoghi di lenta tortura sono! Pensate ai poveracci
    che hanno speso tutto il loro denaro,  si  sono  ridotti  in  miseria,
    hanno  scroccato a tutti gli amici,  per entrare in una professione da
    cui non avranno mai un  tozzo  di  pane.  L'attesa,  la  speranza,  la
    delusione,  la paura,  la povert,  la distruzione di ogni speranza, e
    alla  fine,   forse,   il   suicidio,   o   lo   squallido   abbandono
    dell'ubriachezza.  Non   questa una lenta tortura?  - E il vecchio si
    freg le mani e socchiuse gli occhi,  come se aver  trovato  un  altro
    punto  di vista sotto cui mettere il suo argomento preferito gli desse
    un morboso piacere.
    Mister Pickwick osservava incuriosito il vecchio,  e  il  resto  della
    compagnia sorrideva e guardava in silenzio.
    - E non venite a parlarmi delle vostre universit tedesche! - disse il
    vecchio.  - Puah!  la scuola romantica ha abbastanza spunti in patria,
    senza bisogno di andarli d cercare nemmeno mezzo  miglio  pi  in  l:
    solo che la gente non ci pensa.
    -  Io,  certo,  prima d'ora non avevo mai pensato a queste cose come a
    spunti per la scuola romantica - disse Mister Pickwick, ridendo.
    - No di sicuro - disse il vecchio.  - No di certo.  Un  mio  amico  mi
    diceva  sempre:  Che  cosa  c'    di particolare in queste camere?.
    Posti vecchi,  posti strani dicevo io.  Niente affatto diceva lui.
    Troppo isolati dicevo io.  Non  vero per niente diceva lui.  Mor
    una mattina di un colpo apoplettico mentre stava per aprire  la  porta
    esterna.  Cadde con la testa nella cassetta delle lettere, e l rimase
    diciotto mesi. Tutti pensavano che fosse fuori citt.
    - E come fu trovato? - chiese Mister Pickwick.
    - Gli amministratori decisero di  sfondare  la  porta,  dato  che  non
    pagava la pigione da due anni: e cos fecero. Forzarono la serratura e
    uno  scheletro polveroso in giacca blu,  calzoni corti neri e calze di
    seta, cadde fra le braccia dell'usciere che aveva aperto la porta. Non
    capita tutti i giorni,  vero?  - E il vecchio pieg ancor pi la testa
    da una parte, e si freg le mani con indicibile soddisfazione.
    -  Ricordo  un  altro  episodio  -  disse poi,  quando le sue risatine
    convulse si furono calmate. - Avvenne a Clifford's Inn. L'inquilino di
    un alloggio all'ultimo piano... un brutto tipo...  si chiuse dentro il
    ripostiglio  della  sua  camera da letto e prese una dose di arsenico.
    L'amministratore pens che fosse scappato;  apr la porta  e  mise  il
    cartello "qui si loca".  Venne un altro, prese le camere, le ammobili
    e ci and a vivere. Ma, non si sa come, non riusciva a dormire: sempre
    inquieto e angosciato.  Strano! disse.  Far  la  camera  da  letto
    nell'altra stanza,  e qui far il soggiorno. Cambi e dorm benissimo
    la notte, ma trov improvvisamente che,  non si sa come,  non riusciva
    pi  a  leggere  di sera: diventava nervoso e agitato,  e continuava a
    smoccolare le candele e a guardarsi intorno spaventato.  Non riesco a
    capire,  diceva  una  sera,  appena  tornato da teatro,  mentre stava
    bevendo un bicchiere di ponce freddo con la schiena appoggiata al muro
    per non lasciarsi prendere dalla  sensazione  che  ci  fosse  qualcuno
    dietro di lui non riesco a capire diceva,  e proprio in quel momento
    i suoi occhi si fermarono  sul  piccolo  ripostiglio  che  era  sempre
    rimasto  chiuso  a chiave,  e un brivido lo percorse tutto,  da capo a
    piedi. Ho gi provato altre volte questa strana sensazione disse fra
    s.  Sar un'idea,  ma in quel ripostiglio ci dev'essere qualcosa che
    non va.  Chiam a raccolta tutte le sue forze e il suo coraggio, fece
    saltare la serratura con tre o quattro colpi di attizzatoio,  apr  la
    porta,  e l dentro... eh gi... dritto e irrigidito in un angolo vide
    il   vecchio   inquilino,    con   una   piccola   bottiglia   stretta
    spasmodicamente nella mano, e con una faccia... be', lasciamo perdere!
    - E cos concludendo, il vecchio gir lo sguardo sui volti intenti del
    suo meravigliato uditorio, con un tetro sorriso di soddisfazione.
    -  Che  straordinari  episodi  raccontate,  signore!  -  disse  Mister
    Pickwick,  esaminando attentamente la faccia del vecchio,  con l'aiuto
    degli occhiali.
    - Straordinari?  - disse il vecchio.  - Macch! A voi sembra che siano
    straordinari perch non ne sapete nulla. Sono cose divertenti,  ma non
    fuori dell'ordinario.
    - Divertenti? - esclam involontariamente Mister Pickwick.
    - S,  divertenti,  non vi sembra?  - rispose il vecchio, con una luce
    diabolica  negli  occhi;  e  senza  aspettare  risposta  continu.   -
    Conoscevo  un altro...  vediamo...  sar stato quarant'anni fa...  che
    prese un vecchio alloggio,  umido e rovinato,  in una delle strade pi
    antiche: un alloggio che era stato chiuso e vuoto per anni e anni.  Le
    vecchie raccontavano una quantit di aneddoti su quel posto,  e  certo
    non  era  un posto allegro;  ma l'uomo era povero e l'alloggio costava
    poco, e questa era per lui una ragione sufficiente,  anche se il posto
    fosse  stato  dieci  volte  peggiore  di  quanto  non fosse in realt.
    Insieme alle camere dovette rilevare anche alcuni mobili  tarlati  che
    c'erano dentro, fra cui una grossa, ingombrante libreria di legno, che
    aveva  grandi  sportelli  a  vetri  con  le  tendine  verdi:  una cosa
    assolutamente inutile per lui,  perch non aveva libri da metterci,  e
    quanto  ai  vestiti  se  li portava tutti addosso,  senza fare nemmeno
    troppa fatica.  Dunque,  aveva traslocato l tutto il suo mobilio (non
    tanto,  certo,  da riempire un carro), l'aveva sparso per la stanza in
    modo che le quattro sedie sembrassero possibilmente una dozzina,  e se
    ne stava seduto davanti al fuoco, una sera, bevendo il primo bicchiere
    di  due galloni di "whisky" che aveva ordinato a credito,  chiedendosi
    se l'avrebbe mai pagato, o in quanti anni avrebbe potuto farlo, quando
    i suoi occhi incontrarono gli sportelli di vetro della libreria. Ah,
    dice se non fossi stato obbligato a prendere quel  brutto  mobile  al
    prezzo  fissato  dal mediatore,  avrei potuto prendere qualcosa di pi
    utile con quel denaro.  Ti dir come  stanno  le  cose,  amica  cara,
    continu parlando alla libreria, poich non aveva nessun altro con cui
    parlare  se  la  fatica  di rompere la tua vecchia carcassa non fosse
    maggiore del vantaggio che potrei averne dopo,  farei un  fal  in  un
    batter d'occhio.  Aveva appena finito di parlare, che un suono simile
    a un sommesso lamento sembr uscire dall'interno del mobile. L per l
    fece un salto,  ma subito dopo,  riflettendo,  pens che doveva essere
    qualcuno che rientrava nella stanza vicina dopo aver cenato, e allung
    i  piedi  contro  gli  alari,  alzando  l'attizzatoio per ravvivare il
    fuoco.  In quel momento il suono si ripet;  e uno degli  sportelli  a
    vetri,  aprendosi  lentamente,  lasci  apparire  una figura pallida e
    smunta,  con dei vestiti sporchi e logori,  che stava dritta dentro la
    libreria.   La  figura  era  lunga  e  magra,  e  il  volto  esprimeva
    preoccupazione e ansiet; ma c'era qualcosa nel colore della pelle,  e
    nell'aspetto  emaciato  e  quasi immateriale di tutta la persona,  che
    nessun essere vivente avrebbe potuto  avere.  Chi  siete?  disse  il
    nuovo  inquilino  diventando  pallidissimo,  ma  bilanciando  in  mano
    l'attizzatoio e prendendo bene di mira la testa di quell'essere.  Chi
    siete?. Non tiratemi quell'attizzatoio rispose la figura. Anche se
    la  vostra mira non sgarrasse di un pollice,  mi attraverserebbe senza
    incontrare resistenza!  e andrebbe a picchiare contro il legno  dietro
    di  me.  Io  sono uno spirito.  E,  scusate,  che cosa cercate qui?
    balbett l'inquilino. In questa stanza rispose il fantasma si comp
    la mia rovina terrena, e io e i miei bambini fummo ridotti in miseria.
    In questa libreria si accumularono per anni  le  carte  di  un  lungo,
    lunghissimo  processo.  In questa stanza,  quando morii di dolore e di
    disperazione,  due intriganti arpie si divisero la ricchezza  per  cui
    avevo  lottato  durante  tutta un'esistenza miserabile,  e di cui alla
    fine non tocc pi nemmeno un soldo ai miei sfortunati figlioli. Io le
    scacciai da qui,  terrorizzate,  e da quel giorno mi aggiro  tutte  le
    notti, le sole ore in cui posso tornare sulla terra, sulla scena della
    mia  perpetua  miseria.   Questa  stanza    mia:  lasciatemela.  Se
    insisterete nelle vostre apparizioni, disse  l'inquilino,  che  aveva
    avuto  tempo  di  ritrovare  la  presenza di spirito mentre lo spettro
    faceva le sue  lamentele  ve  ne  lascer  il  possesso  col  massimo
    piacere;  ma  vorrei  farvi una domanda,  se permettete.  Dite pure
    rispose severamente lo spettro.  Bene  disse  l'inquilino.  Non  mi
    riferisco  a voi personalmente,  perch ho sentito dire la stessa cosa
    della maggioranza dei fantasmi;  ma mi sembra abbastanza stupido  che,
    potendo  visitare i pi bei luoghi della terra (poich suppongo che la
    distanza non conti niente per voi) dobbiate tornare sempre e  soltanto
    nei  luoghi  dove  siete  stati  pi  infelici.  Perbacco,  questo 
    verissimo;  non ci avevo mai pensato prima disse lo  spettro.  Ecco,
    signore,  prosegu  l'inquilino  questa    una  stanza  assai  poco
    accogliente. A giudicare dall'aspetto, oserei dire che quella libreria
    non  completamente immune dalle cimici;  e credo proprio che potreste
    trovare  un alloggio molto pi piacevole: per non parlare del clima di
    Londra  che    veramente  detestabile.   Avete  tutte  le  ragioni,
    signore,  disse  educatamente  lo  spettro  non mi era mai venuto in
    mente prima d'ora;  ma voglio provare  subito  a  cambiare  aria.  E,
    difatti incominci a svanire mentre ancora parlava; le sue gambe erano
    gi  scomparse del tutto.  E se poi gli grid l'inquilino aveste la
    bont di suggerire  a  tutti  gli  altri  signori  e  signore,  ancora
    indaffarati  a  frequentare  le  vecchie  case  vuote,  che potrebbero
    trovarsi molto  meglio  altrove,  rendereste  un  gran  servizio  alla
    societ.  Lo far rispose lo spettro. Noi fantasmi dobbiamo essere
    molto grulli,  molto grulli davvero;  non riesco a capire come abbiamo
    potuto essere cos grulli.  Con queste parole lo spirito scomparve; e
    badate bene,  - aggiunse il vecchio  girando  uno  sguardo  penetrante
    intorno alla tavola - non torn indietro mai pi.
    -  Non    male,  se    vera  - disse quello dai gemelli multicolori,
    accendendo un altro sigaro.
    - Se?  - esclam il vecchio,  con un'occhiata di estremo disprezzo.  -
    Immagino  - aggiunse rivolgendosi a Lowten - che fra poco dir che non
     vera nemmeno quella storia sullo strano cliente  che  ho  conosciuto
    nell'ufficio di un avvocato: ci sarebbe da aspettarselo.
    -  Non  mi azzarder a dire proprio nulla in proposito,  visto che non
    l'ho mai sentita - osserv il proprietario dei gemelli multicolori.
    - Mi piacerebbe sentirvela raccontare - disse Mister Pickwick.
    - Oh, s, - disse Lowten - non la conosce nessuno tranne me, e io l'ho
    quasi dimenticata.
    Il vecchio gir intorno alla tavola uno sguardo pi orribile che  mai,
    trionfante  per  l'attenzione  che  era  dipinta su ogni faccia.  Poi,
    fregandosi il mento con la mano e alzando gli occhi al soffitto,  come
    per richiamare i fatti alla memoria, incominci come segue:


    Il racconto del vecchio sullo strano cliente.

    Poco importa, disse il vecchio, dove o come abbia messo insieme questa
    breve storia. Se dovessi raccontare i fatti nell'ordine in cui ne sono
    venuto  a conoscenza,  dovrei incominciare dalla met,  e quando fossi
    arrivato alla fine dovrei ritornare al principio.  Mi baster dire che
    alcuni  dei  suoi episodi si svolsero sotto i miei occhi.  Quanto agli
    altri,  so per certo che sono  accaduti,  e  ci  sono  persone  ancora
    viventi che li ricordano fin troppo bene.
    Nel  quartiere  di  High  Street  vicino alla chiesa di Saint George e
    sullo stesso lato della strada, c', come tutti sanno,  la pi piccola
    delle prigioni per debitori, la prigione di Marshalsea.
    Bench  in  tempi  pi  recenti  sia  diventata  molto diversa da quel
    ricettacolo di putridume e di sporcizia che era una  volta,  tuttavia,
    nonostante i miglioramenti,  non costituisce una gran tentazione per i
    prodighi, o una gran consolazione per gli imprevidenti.  L'ergastolano
    assassino a Newgate, nelle sue ore di aria aperta e di moto, non ha un
    cortile  peggiore  di quello della prigione di Marshalsea per debitori
    insolventi.
    Sar una mia fisima,  o sar che non riesco a separare  il  luogo  dai
    vecchi  ricordi che gli sono associati,  ma questa parte di Londra non
    la posso soffrire.  La strada  larga;  le botteghe sono spaziose;  lo
    scrosciare  dei  veicoli che passano,  lo scalpiccio dell'ininterrotta
    fiumana di gente,  tutti i rumori incessanti del traffico vi risuonano
    dall'alba  a  mezzanotte.  Ma le altre strade intorno sono squallide e
    strette: la povert e la depravazione infettano i vicoli affollati, il
    bisogno e la sfortuna abitano l'angusta prigione, un'atmosfera lugubre
    e triste grava, o a me sembra, sulla scena, e le conferisce un aspetto
    squallido e morboso.
    Molti occhi che da molto tempo sono chiusi in una tomba hanno guardato
    questa scena con troppa  spavalderia,  nell'oltrepassare  il  cancello
    della  vecchia  prigione  di Marshalsea per la prima volta;  perch di
    rado la disperazione ci coglie al primo duro colpo della sfortuna.  Si
    ha  fiducia  in  amici  non  provati,  si ricordano tutti i favori che
    furono cos cordialmente offerti dai compagni di baldoria,  quando non
    erano  necessari;  si spera...  felice ignoranza!  e anche se il primo
    colpo pu farci chinare la testa,  la speranza rinasce nel cuore e  vi
    fiorisce  per  un  poco,  fino a quando il veleno della disillusione e
    dell'abbandono non la faccia appassire.
    Ma ben presto  quegli  stessi  occhi,  profondamente  infossati  nella
    testa,  guardavano  da  volti  devastati dalla fame e ingialliti dalla
    reclusione; poich a quel tempo non era una figura retorica dire che i
    debitori marcivano in prigione,  senza speranza di essere rilasciati e
    senza alcuna prospettiva di libert! Quel costume feroce ha cessato in
    parte  di  esistere,  ma quello che  rimasto  sufficiente per creare
    situazioni che sono ancor oggi strazianti.
    Vent'anni fa, su quel marciapiede consumavano i loro passi una donna e
    il suo bambino,  i quali ogni giorno che  Dio  metteva  in  terra,  si
    presentavano puntualmente ai cancelli della prigione. Spesso, dopo una
    notte  insonne  passata nell'angoscia e nei pi tristi pensieri,  essi
    arrivavano un'ora troppo presto; e allora la giovane madre si rigirava
    con  rassegnazione,   conduceva  il  bambino  al  vecchio   ponte,   e
    prendendolo   in  braccio  per  fargli  vedere  l'acqua  scintillante,
    colorata dal sole mattutino  e  animata  dai  fervidi  preparativi  di
    lavoro  e di divertimento che si fanno a quell'ora sul fiume,  cercava
    cos di interessarlo e di distrarlo. Ma poi lo rimetteva gi subito, e
    nascondendo  il  viso  nello  scialle  dava  sfogo  alle  lacrime  che
    l'accecavano perch nessuna espressione di interesse o di divertimento
    illuminava  quel  faccino  smunto e malaticcio.  I ricordi del bambino
    erano pochi,  ma tutti uguali: tutti associati  alla  povert  e  alle
    angustie  dei  suoi  genitori.  Lunghe,  lunghissime ore aveva passato
    sulle ginocchia della madre guardando le lacrime caderle  sul  viso  e
    soffrendo  della  sua sofferenza.  per poi scivolare in qualche angolo
    scuro dove il sonno lo coglieva fra i singhiozzi. Le dure realt della
    vita,  e molte delle sue peggiori privazioni - la fame e la  sete,  il
    freddo  e  il  bisogno - gli erano state familiari fin da quando aveva
    avuto coscienza: e bench avesse l'aspetto dell'infanzia, non ne aveva
    la spensieratezza, il riso gioioso, l'occhio pieno di luce.
    Il padre e la madre lo guardavano,  e si guardavano l'un l'altro,  con
    pensieri  cos dolorosi che non osavano esprimerli in parole.  L'uomo,
    cos pieno  di  salute  e  di  forza  che  avrebbe  potuto  sopportare
    qualsiasi  lavoro,  anche  il  pi  faticoso,  languiva nell'atmosfera
    chiusa e malsana di una prigione piena di gente.  La donna,  fragile e
    delicata, stava cedendo all'azione combinata dei mali fisici e morali.
    E il piccolo cuore del bambino si spezzava.
    Venne l'inverno, e vennero settimane di freddo e di pioggia. La povera
    ragazza  aveva  traslocato  in  una stanzetta miserabile,  vicina alla
    prigione dove stava il marito;  e bench il  cambiamento  fosse  stato
    imposto  dalla  loro  crescente povert,  ne era stata contenta perch
    cos era pi vicina a lui. Per due mesi, lei e il suo piccolo compagno
    furono come sempre ad attendere l'apertura  dei  cancelli.  Un  giorno
    ella manc,  per la prima volta. Il giorno dopo venne sola. Il bambino
    era morto.
    Non sa,  chi definisce  freddamente  la  morte  dei  poveri  come  una
    benefica liberazione dal dolore per chi se ne va, e una provvidenziale
    diminuzione delle spese per chi gli sopravvive,  non sa, dicevo, quale
    sia l'angoscia di questi lutti.  Uno sguardo  affettuoso  e  premuroso
    scambiato in silenzio quando tutti hanno distolto freddamente il loro,
    la  sicurezza  di aver conservato la simpatia e l'affetto di un essere
    umano quando tutti ci hanno voltato  le  spalle,  sono  un'ncora,  un
    sostegno,  un  contorto  nella  pi  profonda  afflizione,  e  nessuna
    ricchezza pu comprarli, nessuna potenza pu renderli obbligatori.
    Il bambino era stato seduto per ore e ore ai piedi dei suoi  genitori,
    con  le manine pazientemente intrecciate e il visetto pallido e smunto
    alzato verso di loro. L'avevano visto struggersi giorno per giorno;  e
    bench  la  sua breve esistenza fosse stata senza gioia,  e avesse ora
    raggiunto uno stato di pace e di riposo che,  nonostante la sua tenera
    et, non aveva mai conosciuto su questa terra, i loro sentimenti erano
    quelli  di  due  genitori,  e  la  sua perdita li strazi nel profondo
    dell'anima.
    Era evidente a chiunque guardasse il viso alterato della madre, che la
    morte avrebbe presto messo fine anche alle sue avversit e sofferenze.
    I compagni di prigionia del marito non vollero disturbarlo con la loro
    presenza,  e gli  lasciarono  libera  la  stanzetta  che  prima  aveva
    occupato insieme ad altri due.  Ella venne a dividerla con lui: e dopo
    aver tirato avanti un poco,  senza soffrire ma senza speranza,  la sua
    vita si ridusse alla fine.
    Era svenuta fra le braccia del marito, una sera, e lui l'aveva portata
    alla finestra perch l'aria la rianimasse,  quando la luce della luna,
    cadendole in pieno sul volto,  rivel un  tale  cambiamento  nei  suoi
    tratti  che l'uomo barcoll sotto il suo peso come un bambino ai primi
    passi.
    - Mettimi gi, George - disse lei debolmente.
    Egli ubbid,  e sedendosi accanto a lei,  si coperse la faccia con  le
    mani e scoppi in lacrime.
    -  E'  molto doloroso lasciarti,  George - ella disse.  - Ma Dio vuole
    cos,  e tu devi accettarlo per amor mio.  Ah,  come Lo  ringrazio  di
    essersi  preso  il nostro piccolo!  Ora  felice,  in Cielo.  Che cosa
    avrebbe fatto, qui, senza la sua mamma?
    - Non devi morire, Mary,  non devi morire!  - disse il marito balzando
    in  piedi.  Cammin  su  e gi a gran passi,  battendosi i pugni sulla
    testa; poi,  risedendosi accanto a lei e sorreggendola fra le braccia,
    aggiunse pi calmo:
    -  Tienti  su,  bambina  cara.  Tienti  su,  ti  prego,  ti prego.  Ti
    riprenderai.
    - No,  George,  ormai no - disse la donna moribonda.  - Fammi  mettere
    accanto  al  mio  povero bambino,  ma promettimi che se mai tu dovessi
    lasciare questo luogo spaventoso e dovessi diventare ricco,  ci  farai
    trasportare in qualche tranquillo cimitero di campagna,  molto,  molto
    lontano da qui...  via da  qui...  dove  possiamo  riposare  in  pace.
    George, caro, promettimi.
    -  S,  s!  -  disse  l'uomo  gettandosi  impetuosamente in ginocchio
    davanti a lei. - Parlami, Mary; un'altra parola;  uno sguardo...  solo
    uno!
    S'interruppe: il braccio che gli circondava il collo diventava pesante
    e  rigido.  Un  profondo sospiro sfugg dall'essere martoriato che gli
    stava davanti; le labbra si mossero, un sorriso le trem sul volto; ma
    le labbra erano bianche,  e  il  sorriso  si  trasform  nell'immobile
    fissit della morte. Egli era solo al mondo.
    Quella notte, nel silenzio e nella desolazione della squallida stanza,
    l'infelice s'inginocchi accanto al cadavere della moglie e chiam Dio
    a  testimonio  di  un  terribile  giuramento: che da quell'ora egli si
    votava a vendicare la morte di lei e del bambino;  che  d'allora  fino
    all'ultimo  istante  della sua vita tutte le sue forze sarebbero state
    indirizzate a quest'unico scopo;  che la sua  vendetta  sarebbe  stata
    lunga e terribile; che il suo odio sarebbe stato eterno e implacabile;
    e nulla al mondo avrebbe potuto fermarlo.
    In  quella  sola  notte,  il  volto  e l'aspetto dell'uomo furono cos
    acerbamente devastati da una disperazione e da un'ira profonde e quasi
    disumane,  che i suoi compagni di sventura si scostavano spaventati al
    suo passaggio. Aveva lo sguardo vitreo e iniettato di sangue, il volto
    di  un pallore mortale,  e la persona curva come quella di un vecchio.
    Si era morsicato il labbro inferiore fino a lacerarlo,  nella violenza
    del suo dolore, e il sangue sgorgato dalla ferita gli era gocciato sul
    mento  e  aveva macchiato la camicia e la cravatta.  Non gli sfugg n
    una lacrima n un  lamento:  ma  lo  sguardo  instabile,  e  la  furia
    disordinata  con cui camminava su e gi per il cortile,  erano i segni
    della febbre che gli bruciava dentro.
    Era necessario che il corpo di sua  moglie  fosse  portato  via  dalla
    prigione senza indugio.  Egli ricevette l'annunzio con calma perfetta,
    e ne riconobbe l'opportunit.  Quasi  tutti  i  prigionieri  si  erano
    radunati  per assistere al trasporto,  e quando il vedovo apparve,  si
    fecero indietro da tutte e due le parti: lui venne avanti in fretta  e
    and  a  mettersi,  solo,  in  un  piccolo  spazio recintato vicino ai
    cancelli, dal quale gli altri,  per un istintivo senso di delicatezza,
    si erano ritirati.
    La  rozza  bara  era  trasportata  lentamente  a  spalla  fuori  dalla
    prigione.  Un silenzio di morte scese  sulla  folla,  rotto  solo  dai
    lamenti delle donne, e dai passi pesanti dei portatori sul selciato di
    pietra.  Quando  arrivarono all'altezza del marito si fermarono.  Egli
    pos la mano sulla bara, e aggiustando meccanicamente il drappo che la
    ricopriva,  fece segno  di  proseguire.  Quando  la  bara  usc  dalla
    prigione,  i  secondini  si  tolsero il cappello,  e un istante dopo i
    pesanti cancelli si chiusero dietro di essa.  L'uomo pass uno sguardo
    smarrito sulla folla e cadde a terra di schianto.
    Rimase poi,  per molte settimane,  in delirio e con febbre molto alta,
    tanto che fu necessario vegliarlo notte  e  giorno;  ma  la  coscienza
    della  perdita subita e il ricordo del voto fatto non lo abbandonarono
    mai.  Nel suo confuso vaneggiamento la  scena  cambiava  continuamente
    davanti ai suoi occhi,  un luogo dopo l'altro,  un fatto dopo l'altro;
    ma tutto si associava in qualche  modo  col  suo  pensiero  dominante.
    Ecco,  adesso  naviga  su  un'immensa  distesa  di mare,  con un cielo
    sanguigno sopra la testa, e ondate rabbiose che infuriano sotto di lui
    e ribolliscono e turbinano da ogni parte.  C' un'altra  nave  davanti
    alla sua, che lotta faticosamente contro la tempesta: le vele lacerate
    pendono  dall'albero e il ponte formicola di uomini sbattuti qua e l,
    su cui scrosciano ad ogni momento ondate  gigantesche  che  travolgono
    nel  mare schiumoso le vittime della sorte.  Ma la sua nave va avanti:
    fende la tempesta ruggente con una forza e una velocit cui nulla  pu
    resistere;  e  speronando  la  poppa  dell'altra  che  la precede,  la
    travolge sotto la sua chiglia.  Dall'immenso gorgo in cui  affonda  la
    nave  salgono  grida  cos  alte  e  penetranti  -  le  grida unite di
    centinaia di creature in punto di morte -  che  il  loro  suono  vince
    quello degli elementi scatenati, e riecheggia sferzante nell'aria, nel
    cielo,  e  nell'oceano.  Ma  quella che cos'...  quella vecchia testa
    grigia che esce dall'acqua,  e con sguardi  angosciati  e  invocazioni
    d'aiuto  lotta contro le onde?  Un solo sguardo,  e gi si  tuffato e
    nuota con bracciate  vigorose  verso  di  lui.  Lo  raggiunge;  gli  
    addosso.   S,   sono  i  suoi  lineamenti.   Il  vecchio,   vedendolo
    avvicinarsi, cerca invano di sottrarsi alla sua presa. Egli lo afferra
    saldamente e lo caccia sott'acqua.  Gi,  gi con lui,  venti,  trenta
    metri, sempre pi in fondo; gli sforzi dell'altro divengono sempre pi
    deboli, finch cessano del tutto. E' morto: l'ha ucciso e ha mantenuto
    il giuramento.
    Ecco,  adesso  attraversa  le  sabbie  infocate di un immenso deserto,
    scalzo e solo. La sabbia lo soffoca e l'acceca; i suoi minuscoli grani
    gli entrano fin nei pori della  pelle,  e  lo  fanno  impazzire.  Dune
    gigantesche,  portate  avanti  dal  vento,  avanzano  di  lontano  nel
    riverbero accecante del sole che le rende simili a pilastri di  fuoco.
    Ai  suoi  piedi  le  ossa  di  coloro  che  sono morti in quella terra
    bruciata giacciono sparse;  una luce insopportabile grava su tutte  le
    cose;  non  si  vedono  che  segni  di morte e di spavento,  a perdita
    d'occhio. Cercando inutilmente di articolare un grido di terrore,  con
    la lingua attaccata al palato,  egli corre avanti come un pazzo. Mosso
    da una forza sovrumana arranca sulla sabbia,  finch la  fatica  e  la
    sete  lo  vincono,  e cade a terra privo di sensi.  Ma quale fragrante
    freschezza lo rianima,  adesso?  Che cos' questo gorgoglio che sente?
    Acqua!  S,  una sorgente;  e un chiaro e fresco rivolo scorre ai suoi
    piedi.  Ne beve a volont,  e posando le sue  membra  doloranti  sulla
    riva, cade in un piacevole dormiveglia.
    Ma  un  rumore  di  passi  lo risveglia.  Un vecchio dai capelli grigi
    avanza barcollando per calmare la sete bruciante. E' ancora lui!  Egli
    lo afferra con tutte e due le braccia e lo tiene indietro.  L'altro si
    dibatte, grida, chiede acqua, una sola goccia d'acqua per salvargli la
    vita! Ma lui tiene il vecchio saldamente, e osserva con volutt la sua
    agonia, e quando la testa ricade senza vita sul petto,  ne respinge il
    cadavere col piede.
    Quando guar dalla febbre e riacquist la coscienza, l'uomo si ritrov
    libero  e ricco: suo padre,  che l'avrebbe lasciato morire in galera -
    che aveva,  anzi,  lasciato morire di stenti e di disperazione  coloro
    che  gli  erano  pi cari della sua vita - era stato trovato morto nel
    suo letto. Aveva avuto tutte le intenzioni di lasciare il figlio nella
    miseria; ma,  nella sua tracotanza,  aveva presunto troppo anche della
    propria  salute  fisica e aveva rimandato il testamento finch non era
    stato troppo tardi per farlo;  e ora doveva  digrignare  i  denti  nel
    mondo  di  l,  al pensiero delle ricchezze che gli aveva lasciato per
    sbaglio.
    Questo trov,  riacquistando conoscenza;  e una  cosa  pi  importante
    ancora:  il proponimento per cui viveva,  il ricordo che il suo nemico
    era il padre di sua moglie, l'uomo che l'aveva cacciato in prigione, e
    che,  quando sua figlia col bambino si  erano  inginocchiati  ai  suoi
    piedi chiedendo piet,  li aveva scacciati di casa. Oh, come maledisse
    la debolezza che gli impediva di dedicarsi subito e attivamente al suo
    piano di vendetta!
    Si fece portare lontano dal  teatro  della  sua  sventura  e  del  suo
    dolore,  in una quieta residenza in riva al mare;  non perch sperasse
    di recuperare la  serenit  dello  spirito  o  la  felicit,  entrambe
    perdute  per  sempre;  ma  per  riacquistare  le  energie  prostrate e
    meditare sul proposito che accarezzava. E qui qualche spirito del male
    gli diede l'occasione di una prima, terribile vendetta.
    Era estate,  e chiuso nei suoi tetri pensieri egli  soleva  uscire  di
    mattina  presto  da  quella  casa  solitaria,  e passeggiare lungo uno
    stretto sentiero sopra gli scogli fino a un posto selvaggio e  isolato
    che  aveva  visto  girovagando  e che gli era rimasto impresso,  e qui
    sedere su qualche scheggione di roccia, e,  coprendosi il volto con le
    mani, restarvi per ore e ore: a volte finch la notte non fosse calata
    completamente, e le lunghe ombre delle rupi dietro di lui non avessero
    ricoperto di tenebra ogni cosa intorno.
    Stava seduto al solito posto, in una calma sera, alzando ogni tanto la
    testa  per osservare il volo di un gabbiano o per girare lo sguardo su
    quella striscia di porpora che attraversava la distesa del  mare  fino
    all'orizzonte,  nel  punto  in  cui tramonta il sole,  quando la calma
    immota del luogo fu rotta da  un  alto  grido  di  aiuto.  Egli  porse
    l'orecchio,  non  sapendo se aveva udito bene;  ma il grido si ripet,
    ancor pi lentamente.  Allora,  balzando in piedi,  si affrett  nella
    direzione da cui proveniva.
    Non  c'era  bisogno di spiegazione per capire cos'era successo: alcuni
    indumenti giacevano sparsi sulla spiaggia;  si vedeva la testa  di  un
    uomo  emergere  a fatica dalle onde a breve distanza dalla riva,  e un
    vecchio, torcendosi angosciosamente le mani, correva avanti e indietro
    gridando aiuto.  Il convalescente,  che aveva  ormai  riacquistato  in
    buona  parte  le sue forze,  si tolse la giacca e corse verso il mare,
    con l'intenzione di tuffarsi e di portare  a  riva  l'uomo  che  stava
    affogando.
    - Fate presto,  signore,  in nome di Dio;  aiuto,  aiuto, signore, per
    amor del Cielo. E' mio figlio, signore, il mio unico figlio!  - diceva
    il vecchio freneticamente, andandogli incontro. - Il mio unico figlio,
    signore, che sta morendo sotto gli occhi di suo padre!
    Ma  alla  prima parola pronunziata dal vecchio,  lo sconosciuto si era
    fermato  improvvisamente,   e  incrociando  le  braccia  era   rimasto
    perfettamente immobile.
    - Gran Dio! - esclam il vecchio indietreggiando. - Heyling!
    Lo sconosciuto sorrise e tacque.
    -  Heyling!  -  disse  il  vecchio  disperatamente.  - Il mio ragazzo,
    Heyling, il mio caro ragazzo, guardatelo,  guardatelo!  - e respirando
    affannosamente  l'infelice  padre  indicava  il  giovanotto  che stava
    lottando contro la morte.
    - Ecco!  - disse il vecchio.  - Ha  gridato  ancora.  E  ancora  vivo.
    Heyling, salvatelo, salvatelo!
    Lo sconosciuto sorrise di nuovo e resto immobile come una statua.
    -  Vi  ho fatto del male,  - grid il vecchio,  cadendo in ginocchio e
    giungendo le mani - vendicatevi: prendetemi tutto, prendetemi la vita;
    buttatemi nell'acqua ai vostri piedi,  e,  se  possibile dominare gli
    istinti,  io morir senza muovere un dito. Fatelo, Heyling, fatelo, ma
    salvate il mio ragazzo:  cos  giovane,  Heyling,  cos  giovane  per
    morire!
    - Sentitemi, - disse lo sconosciuto, afferrando ferocemente il vecchio
    per il polso - voglio avere vita per vita,  e questa  solo una. Anche
    mio figlio  morto davanti agli occhi di suo padre:  una  morte  molto
    pi  lenta  e  dolorosa  di quella che sta incontrando mentre vi parlo
    quel giovane diffamatore della propria sorella.  Ridevate...  ridevate
    in  faccia  a  vostra  figlia,  voi,  quando  gi  la  morte  le stava
    addosso...  ridevate delle nostre  sofferenze,  allora.  Che  cosa  ne
    pensate, ora? Guardate l, guardate l!
    Parlando,  lo  sconosciuto  puntava  il dito verso il mare.  Un debole
    grido mor sulle acque: gli ultimi sforzi  del  morente  agitarono  le
    onde per qualche istante: poi il luogo dov'egli era sceso verso la sua
    precoce  sepoltura  non  si  pot  pi distinguere dagli altri,  sulla
    superficie del mare.
    Erano trascorsi tre anni,  quando un signore  scese  da  una  carrozza
    privata  davanti alla porta di un avvocato londinese,  ben noto a quel
    tempo  come  uomo  di  pochi   scrupoli   nell'esercizio   della   sua
    professione,  e  chiese  un  colloquio privato per un affare di grande
    importanza. Bench si vedesse che era ancor giovane,  il suo volto era
    pallido, sofferente, abbattuto; e non c'era bisogno del sicuro intuito
    dell'avvocato  per  accorgersi  a  prima  vista  che  i  disagi  e  le
    sofferenze dovevano aver cambiato il suo aspetto  pi  di  quanto  non
    avrebbe fatto, anche in un doppio numero d'anni, la mano del tempo.
    -  Vorrei  che  vi  occupaste  per mio conto di alcuni affari legali -
    disse lo sconosciuto.
    L'avvocato si inchin ossequiosamente,  e diede un'occhiata al  grosso
    pacco  che  il  signore  teneva  in  mano.  Il  suo visitatore not lo
    sguardo, e prosegu.
    - E' un affare un po' insolito,  - disse - ed    stato  a  prezzo  di
    grandi fatiche e grandi spese che ho potuto procurarmi queste carte.
    L'avvocato diede al pacco un'occhiata ancor pi incuriosita,  e il suo
    visitatore, sciogliendo lo spago che lo legava,  mostr un gran numero
    di cambiali, alcune copie di atti, altri documenti.
    -  L'uomo  che ha emesso queste cambiali - disse il cliente - ha avuto
    in prestito,  come vedrete,  grandi somme di denaro  nel  corso  degli
    ultimi  anni.  C'era un tacito accordo fra lui e i suoi creditori (dai
    quali a poco a poco le ho comprate tutte per tre o  quattro  volte  il
    loro   valore  nominale)  per  cui  queste  cambiali  dovevano  essere
    rinnovate,  finch non fosse passato un certo periodo.  Questo accordo
    non    scritto  da  nessuna  parte.  Egli  ha subto molte perdite di
    recente;  e  queste  obbligazioni,  se  gli  cadessero  addosso  tutte
    insieme, lo metterebbero a terra.
    -  Tutte  insieme  ammontano  a  molte  migliaia  di  sterline - disse
    l'avvocato esaminando le carte.
    - Esatto - disse il cliente.
    - Che cosa debbo fare? - chiese l'avvocato.
    - Che cosa? - rispose il cliente con improvvisa veemenza. - Mettere in
    funzione ogni meccanismo della legge,  escogitare i trucchi sottili  e
    attuarli  senza  scrupoli;  usare ogni mezzo leale o sleale;  servirsi
    apertamente della forza di coercizione della legge,  suscitandola  con
    tutta  l'abilit  e le astuzie della professione legale.  Voglio farlo
    morire di morte tormentosa e lenta. Rovinarlo,  impadronirmi delle sue
    terre  e  dei  suoi  beni  e  venderli,  strapparlo  alla  casa e alla
    famiglia, e ridurlo a chiedere l'elemosina, vecchio com',  e a morire
    in qualche prigione.
    -  Ma  le  spese,  caro signore,  le spese di tutto?  - fece osservare
    l'avvocato, quando si fu ripreso dallo stupore del primo momento. - Se
    il convenuto non potr farvi fronte, chi pagher le spese, signore?
    - Dite qualunque somma,  - disse lo sconosciuto,  tremando cos  forte
    per  l'emozione  che  quasi  non  poteva  reggere  la  penna in mano -
    qualunque somma, e sar vostra. Dite francamente, avvocato.
    L'avvocato disse a caso una grossa cifra,  chiedendola  come  anticipo
    per  garantirsi  da  possibili  perdite;  ma  pi  con l'intenzione di
    saggiare fino a che punto era disposto a spingersi il suo cliente, che
    con l'idea di vedere accolta la sua richiesta.  Lo sconosciuto  riemp
    un assegno per quella stessa cifra, e lo lasci.
    L'assegno  fu  subito  pagato,  e l'avvocato,  vedendo che poteva fare
    assegnamento sul suo strano cliente, si mise d'impegno al lavoro.  Per
    pi di due anni,  da quel giorno in poi, Heyling pass giornate intere
    seduto  in  ufficio,   esaminando  tutte  le  carte  che  via  via  si
    accumulavano,  e leggendo e rileggendo con gli occhi che brillavano di
    gioia le lettere di rimostranza,  le richieste di brevi dilazioni,  le
    raffigurazioni  della  sicura  rovina  che  avrebbe  travolto la parte
    avversaria,   che  arrivavano  a  getto  continuo  da   quando   erano
    incominciate, una dopo l'altra, le azioni legali e i processi.
    A  tutti  i  tentativi  di  ottenere  una proroga,  sia pur breve,  la
    risposta era una sola: pagare subito. Terra, casa, mobili, ogni cosa a
    suo turno cadde sotto i numerosi  sequestri  che  furono  ordinati;  e
    anche  il  vecchio  sarebbe stato rinchiuso in prigione,  se non fosse
    riuscito ad eludere la vigilanza delle guardie e a fuggire.
    L'odio implacabile  di  Heyling,  lungi  dall'essere  soddisfatto  dal
    successo  della  sua  persecuzione,  si era centuplicato nell'opera di
    distruzione.  Informato della fuga del vecchio,  la sua furia non ebbe
    limiti.  Digrignava i denti dalla rabbia, si strappava i capelli, e si
    avventava con orrende imprecazioni  contro  gli  uomini  che  dovevano
    eseguire  l'arresto.  Riacquist  un  minimo  di calma solo dopo molte
    assicurazioni che il fuggitivo sarebbe stato  certamente  scoperto.  E
    per  scoprire  il  suo  nascondiglio  furono mandati in ogni direzione
    agenti  di  polizia,   si  ricorse  a  ogni  stratagemma  possibile  e
    immaginabile  ma  tutto  invano.  Passarono  sei  mesi  senza  che  si
    riuscisse a trovarlo.
    Alla fine, una sera tardi, Heyling,  che non si era pi visto da molte
    settimane,  si  present  a  casa del suo avvocato e gli fece dire che
    desiderava vederlo subito L'avvocato,  che aveva sentito la  sua  voce
    dal  piano di sopra,  non fece nemmeno in tempo a dare ordine di farlo
    salire,  che gi lui era corso su per  le  scale  ed  era  entrato  in
    salotto,  pallido  e  senza  fiato.  Dopo aver chiuso la porta per non
    farsi sentire da altri,  si lasci cadere su una sedia e disse a bassa
    voce:
    - L'ho trovato, finalmente.
    - No! - disse l'avvocato. - Bel colpo, caro signore, bel colpo.
    - Sta nascosto in una misera pensione a Camden Town - disse Heyling. -
    Forse    ancora  meglio che ci sia sfuggito per un po' perch cos ha
    dovuto vivere da solo  per  tutto  questo  tempo,  nella  miseria  pi
    abietta. E adesso  proprio povero... molto povero.
    -  Benissimo!  -  disse  l'avvocato.  -  Naturalmente,  vorrete  farlo
    arrestare domani stesso, no?
    - Certo! - rispose Heyling. - Anzi, no! Dopodomani. Vi sorprender che
    desideri rimandare,  - aggiunse con un sorriso spettrale  -  ma  avevo
    dimenticato  una cosa.  Dopodomani  un anniversario per lui: cos gli
    cadr al momento giusto.
    - Benissimo - disse l'avvocato. - Volete scrivere le vostre istruzioni
    per il funzionario di polizia?
    -  No:  fatemi  incontrare  qui  con  lui,  alle  otto  di  sera.   Lo
    accompagner io stesso.
    La  sera  stabilita  si incontrarono,  presero una vettura di piazza e
    ordinarono al vetturale di fermarsi all'angolo della  vecchia  Pancras
    Road,  dove  si  trova l'Ospizio parrocchiale.  Quando scesero era gi
    buio,  e procedendo lungo il muro  di  cinta  di  fronte  all'Istituto
    veterinario,  entrarono  in  una  viuzza laterale che si chiama,  o si
    chiamava allora,  Little College Street,  e che,  qualunque sia il suo
    aspetto  di  adesso,  a  quei tempi era un luogo desolato,  circondato
    quasi esclusivamente da terreni e canali.
    Tirandosi il berretto sugli occhi e avvolgendosi nel mantello, Heyling
    si ferm davanti alla casa pi povera della strada, e buss piano alla
    porta. Venne subito ad aprirgli una donna che,  nel riconoscerlo,  gli
    fece una riverenza; e Heyling, sussurrando al poliziotto di aspettarlo
    da basso,  sal piano piano le scale,  apr la porta della stanza,  ed
    entr di sorpresa.
    L'oggetto delle sue ricerche e del suo odio  implacabile,  un  vecchio
    decrepito  ormai,  era  seduto  a  una semplice tavola di abete su cui
    ardeva una misera candela. Trasal,  all'entrare dello sconosciuto,  e
    si alz faticosamente in piedi.
    -  E  adesso  che cosa c',  ancora?  - disse il vecchio.  - Che nuova
    sventura mi portate? Che cosa volete qui?
    - Dirvi una parola - rispose Heyling.  E  parlando  si  sedette  dalla
    parte opposta del tavolo,  si tolse il mantello e il berretto,  mostr
    il suo viso.
    Il vecchio sembr perdere improvvisamente  la  parola.  Ricadde  sulla
    sedia,  e  giungendo le mani fiss l'apparizione con uno sguardo misto
    di odio e di paura.
    - Sono oggi sei anni,  - disse Heyling - da quando vi  ho  ripreso  la
    vita  che  mi  dovevate  per quella del mio bambino.  Davanti al corpo
    inanimato di vostra figlia giurai di vivere solo per la vendetta.  Non
    mi sono mai allontanato,  neppure per un attimo, dal mio proponimento;
    ma se anche lo avessi fatto, sarebbe bastato il semplice ricordo dello
    sguardo pieno di rassegnazione e di dolore che aveva  quando  mor,  o
    del viso denutrito del nostro bambino innocente, per riportarmi subito
    al  mio  compito.  Della  mia vendetta ricorderete bene il primo atto:
    questo  l'ultimo.
    Il vecchio rabbrivid e le mani gli caddero senza forza sui fianchi.
    - Io lascio l'Inghilterra domani - disse Heyling,  dopo un momento  di
    silenzio.  -  Stasera vi consegner a quella morte vivente a cui avete
    condannato lei... a una prigionia senza speranza...
    Alz gli occhi sul viso  del  vecchio,  e  s'interruppe.  Avvicin  la
    candela  a quel viso,  la ripos piano piano sul tavolo,  e usc dalla
    stanza.
    - Sar meglio che andiate a vedere il vecchio,  -  disse  alla  donna,
    mentre  apriva  la  porta  e faceva cenno al poliziotto di seguirlo in
    strada - mi sembra che stia male.  La donna chiuse la porta,  corse in
    fretta su per le scale, e lo trov senza vita.
    Sotto  una  semplice  pietra  tombale,  in  uno  dei  pi tranquilli e
    solitari cimiteri del  Kent,  dove  i  fiori  di  campo  si  mischiano
    all'erba  e  il  dolce paesaggio tutto intorno rende quel punto il pi
    bello del giardino d'Inghilterra  riposano  le  ossa  della  giovane
    madre  e  del suo bimbo.  Ma le ceneri del padre non sono con le loro;
    n,  da quella sera in poi,  l'avvocato ebbe pi alcuna notizia di ci
    che accadde in seguito al suo strano cliente.

    Dopo aver finito il racconto,  il vecchio si diresse a un attaccapanni
    in un angolo, prese cappello e cappotto, li indoss con tutta calma, e
    senza dire una parola di pi se ne  and  tranquillamente.  Poich  il
    signore  con  i gemelli multicolori si era addormentato,  e la maggior
    parte della compagnia  era  intenta  alla  spiritosa  bisogna  di  far
    gocciolare  del  sego  liquefatto  nel  suo  "brandy" e acqua,  Mister
    Pickwick pot andarsene inosservato e,  pagato il conto per s  e  per
    Mister  Weller,  usc  in  compagnia di quest'ultimo dalla porta della
    Gazza e Ceppo.






    CAPITOLO 22.
    Mister Pickwick parte per Ipswich,  e ha una romantica  avventura  con
    una signora di mezza et coi diavoletti gialli.

    - E' questo qui il bagaglio del tuo principale, Sammy? - chiese Mister
    Weller al suo affezionato figliolo, che stava entrando nel cortile del
    Toro a Whitechapel, con una borsa da viaggio e una valigetta.
    - Non sei fuori strada del tutto, - disse Mister Weller junior posando
    il  suo  carico  nel  cortile  e  sedendocisi sopra - il principale in
    persona sar qui a momenti.
    - Ha preso una carrozza?- disse il padre.
    - S,  sta rischiando la vita per due miglia al prezzo di otto pence -
    rispose il figlio. - Come sta la mia matrigna, oggi?
    - Mi preoccupa, Sammy, mi preoccupa - rispose Mister Weller senior con
    seriet impressionante.  - Negli ultimi tempi si  messa a frequentare
    la chiesa metodista, Sammy;  ed  straordinariamente devota,  credimi.
    E' troppo buona per me. Non meritavo una donna simile.
    - Uh, - disse Sam - come sei modesto.
    -  Proprio  cos,  - rispose il padre con un sospiro - ora ha scoperto
    una diavoleria per far rinascere la gente gi nata e cresciuta  da  un
    pezzo,  Sammy;  la rigenerazione, credo che la chiamino. Mi piacerebbe
    moltissimo  vederlo  funzionare,   questo   sistema.   Mi   piacerebbe
    moltissimo vedere la tua matrigna rinascere,  Sammy. La darei subito a
    balia fuori di casa.
    -  Indovina  cos'hanno  combinato  quelle  donne,  l'altro  giorno?  -
    continu  Mister Weller dopo un momento di silenzio,  durante il quale
    si era grattato eloquentemente il naso una mezza dozzina di  volte.  -
    Indovina cos'hanno combinato l'altro giorno, Sammy?
    - Non so, - rispose Sammy - che cosa?
    -  Vanno,  e  organizzano  un gran t per un tale che chiamano il loro
    pastore - disse Mister Weller.  - Io me ne stavo a guardare il negozio
    dove vendono i quadri,  l vicino a noi, quando vedo un cartellino che
    dice: Ingresso mezza corona.  Per i biglietti rivolgersi al comitato.
    La  segretaria:  signora  Weller.  E  quando arrivo a casa,  c'era il
    comitato seduto in salotto.  Quattordici donne: vorrei che  le  avessi
    sentite,   Sammy.   Stavano   l,   approvando  risoluzioni,   votando
    contribuzioni: tutto quel  genere  di  sciocchezze.  Insomma,  un  po'
    perch la tua matrigna la smettesse di seccarmi, un po' perch pensavo
    che andandoci ne avrei viste di belle, mi prenoto per un biglietto.
    Venerd  alle  sei  del  pomeriggio  mi  metto  elegante,  esco con la
    vecchia,  e saliamo su a un primo piano dove c'era un t preparato per
    trenta,  e un assortimento completo di donne che subito incominciano a
    bisbigliare fra loro,  e a guardarmi come se non avessero mai visto un
    signore  piuttosto grosso di anni cinquantotto.  Dopo poco si sente un
    gran trambusto a pianterreno, e viene su un individuo allampanato, col
    naso rosso e la cravatta bianca,  che si mette a  berciare:  Ecco  il
    pastore  che  viene a trovare il suo gregge fedele!.  E dietro di lui
    entra un grassone vestito di nero,  con una gran  faccia  bianca,  che
    sorrideva come un burattino.  E non ti dico cosa  venuto dopo, Sammy!
    Il bacio della pace, dice il pastore;  e si mette a baciare tutte le
    donne,  e  quando  ha finito lui incomincia quello col naso rosso.  Mi
    stavo chiedendo se non era meglio che incominciassi anch'io,  dato che
    c'era una signora molto carina seduta accanto a me, quando arrivano il
    t e la tua matrigna,  che era rimasta al piano di sotto a far bollire
    l'acqua.  Quelle ci si buttano sopra con le unghie e coi denti.  E che
    bell'inno si mettono a cantare,  Sammy, mentre il t si sta facendo; e
    che bella preghiera di  ringraziamento,  e  come  mangiano  e  bevono!
    Vorrei  che  tu  avessi  visto il pastore,  come sguazzava in mezzo ai
    crostini e al prosciutto. Non ho mai visto mangiare e bere tanto: mai.
    L'uomo col naso rosso non era certo un tipo da pasti a  prezzo  fisso,
    ma  non  era  niente  in  confronto  al pastore.  Insomma,  dopo il t
    cantarono un altro inno, e poi il pastore incomincia a predicare: e lo
    fa molto bene,  se consideriamo come dovevano pesargli  sullo  stomaco
    quei  crostini.  Ma dopo un po' si ferma all'improvviso,  e si mette a
    sbraitare: Dov' il peccatore;  dov' il miserabile  peccatore?.  Al
    che  tutte  le  donne  mi guardano e incominciano a lamentarsi come se
    stessero per morire.  Io penso che la  cosa    piuttosto  strana,  ma
    comunque non dico nulla.  Dopo un po' quello si interrompe di nuovo, e
    guardandomi ben fisso negli occhi, dice: Dov' il peccatore; dov' il
    miserabile peccatore?,  e tutte le donne ricominciano  a  lamentarsi,
    dieci volte pi forte di prima.  Allora mi vengono i nervi, faccio due
    o tre passi avanti,  e dico: Amico  mio,  gli  dico  quelle  vostre
    parole si riferiscono forse a me?.  Ma invece di chiedermi scusa come
    avrebbe fatto qualsiasi persona educata,  quello diventa pi offensivo
    che  mai:  mi  ha  chiamato  sentina,  Sammy...  sentina di vizi...  e
    continuava a insultare.  Allora,  si capisce,  mi  montato il  sangue
    alla testa, e gliene ho lasciati andare due o tre per lui, e due o tre
    perch  li  passasse  a  quello  col naso rosso,  e me ne sono andato.
    Vorrei che tu avessi sentito come strillavano le donne, Sammy,  quando
    hanno  raccolto  il  pastore sotto la tavola...  Oh!  ecco qui il tuo
    padrone a grandezza naturale.
    Mentre Mister Weller parlava,  Mister Pickwick scese da una vettura di
    piazza ed entr nel cortile.
    - Bella giornata, signore - disse Mister Weller senior.
    - Proprio bella - rispose Mister Pickwick.
    - Proprio bella - riecheggi un uomo dai capelli rossi, con un nasetto
    inquisitore   e   gli  occhiali,   che  era  uscito  da  una  carrozza
    contemporaneamente a Mister Pickwick. - Andate a Ipswich, signore?
    - S - rispose Mister Pickwick.
    - Che straordinaria coincidenza: anch'io.
    Mister Pickwick s'inchin.
    - Andate sull'imperiale? - disse l'uomo dai capelli rossi.
    Mister Pickwick s'inchin di nuovo.
    - Ah,  perbacco,   incredibile: anch'io vado sull'imperiale  -  disse
    l'uomo  dai  capelli rossi.  - Faremo proprio il viaggio insieme.  - E
    l'uomo dai capelli rossi, che era un personaggio dall'aria importante,
    dal naso a punta, e dai discorsi misteriosi,  con il vizio di scuotere
    la  testa  come  un uccello a ogni parola che diceva,  sorrise come se
    avesse atto una delle pi  strane  scoperte  che  si  ricordino  nella
    storia del pensiero umano.
    -  Sar  felice  di  fare  il viaggio con voi,  signore - disse Mister
    Pickwick.
    - Ah, - disse il nuovo venuto -  una buona cosa per tutti e due,  non
     vero?  La compagnia,  vedete...  la compagnia ...  ...   una cosa
    molto diversa dalla solitudine, non  vero?
    -  Questo    innegabile  -  disse  Mister   Weller,   unendosi   alla
    conversazione con un amabile sorriso. - Questo  ci che si chiama una
    verit  palmare,  come disse il macellaio dei cani quando la cameriera
    lo accus di non essere un gentiluomo.
    - Ah!  - disse l'uomo dai capelli rossi,  squadrando Mister Weller  da
    capo a piedi con uno sguardo altezzoso. - Un vostro amico, signore?
    - Non precisamente, - rispose Mister Pickwick a bassa voce - in realt
      il  mio  domestico,  ma  gli permetto di prendersi qualche libert,
    perch,  detto fra noi,  mi sembra un tipo  cos  originale  che  sono
    piuttosto orgoglioso di lui.
    - Ah, - disse l'uomo dai capelli rossi - questo, vedete  questione di
    gusti.  A me le cose originali non interessano;  non mi piacciono; non
    ne vedo la necessit. Come vi chiamate, signore?
    - Ecco il mio biglietto da visita -  rispose  Mister  Pickwick,  molto
    divertito  dalla  subitaneit della domanda e dai modi singolari dello
    sconosciuto.
    - Ah, - disse l'uomo dai capelli rossi,  mettendo il biglietto nel suo
    taccuino - Pickwick, benissimo. Mi piace sapere il nome delle persone;
    risparmia  un  sacco di fastidi.  Questo  il mio biglietto da visita.
    Magnus,  come  vedete:  mi  chiamo  Magnus,  signore.  E'  un  cognome
    piuttosto bello, non vi sembra?
    -  Un  cognome  davvero  bellissimo  -  disse  Mister Pickwick,  senza
    riuscire a trattenere un sorriso.
    - S, credo anch'io - rispose Mister Magnus.  - E vedrete che anche il
    nome    molto bello.  Permettete...  se tenete il biglietto un po' di
    traverso... cos... la luce cadr meglio sui caratteri stampati. Ecco,
    vedete?... Peter Magnus... suona bene, vero?
    - Molto - disse Mister Pickwick.
    - Queste iniziali hanno  una  curiosa  particolarit  -  disse  Mister
    Magnus.  - Osservate: P. M.... po-meriggio Quando scrivo familiarmente
    agli intimi,  qualche volta mi firmo "Dopopranzo".  E'  una  cosa  che
    diverte moltissimo i miei amici, Mister Pickwick.
    -  Non si potrebbe far di meglio,  mi sembra,  per rallegrarli - disse
    Mister Pickwick,  invidiando la facilit con cui gli amici  di  Mister
    Magnus si divertivano.
    - Prego, signori - disse lo stalliere. - La carrozza  pronta.
    - E' su il mio bagaglio? - chiese Mister Magnus.
    - Tutto a posto, signore.
    - E' su la valigetta rossa?
    - Tutto a posto, signore.
    - E quella a righe?
    - Nel portabagagli, signore.
    - E il pacco?
    - Sotto il sedile, signore.
    - E la cappelliera di pelle?
    - E' tutto dentro, signore.
    - Allora, volete salire? - disse Mister Pickwick.
    -  Scusatemi,  -  rispose  Mister  Magnus,  in  piedi sul predellino -
    scusatemi,  Mister Pickwick.  Non posso salire,  in  questo  stato  di
    incertezza.  Mi sono convinto,  dal modo di fare di quell'uomo, che la
    cappelliera di pelle non  stata caricata.
    E poich le solenni proteste dello stalliere non servirono a nulla, si
    dovette estrarre la cappelliera di pelle da sotto un cumulo di valigie
    per convincerlo che era stata messa bene a posto;  e quando  si  sent
    sicuro su questo punto,  ebbe il solenne presentimento,  primo, che la
    valigetta rossa si fosse perduta,  secondo,  che quella a righe  fosse
    stata rubata, e, terzo, che il pacco si fosse slegato.
    Alla   fine,   quando   ebbe   ricevuto  dimostrazione  oculare  della
    infondatezza di tutti i suoi sospetti,  congiuntamente e separatamente
    considerati,  acconsent  ad  arrampicarsi sull'imperiale,  osservando
    che,  dopo essersi  tolte  tutte  quelle  preoccupazioni,  si  sentiva
    tranquillo e contento.
    - Siete un po' nervoso,  vero,  signore? - disse Mister Weller senior,
    guardandolo di traverso mentre saliva al suo posto.
    - S,  un po',  specialmente  in  queste  piccole  cose,  -  disse  lo
    straniero - ma adesso sono tranquillo: tranquillissimo.
    - Sia lodato il cielo!  - disse Mister Weller.  - Sammy,  aiuta il tuo
    padrone a salire. L'altra gamba, signore; s, quella.  Datemi la mano,
    signore. Issa! Eravate pi leggero da bambino, signore.
    -  Niente  di pi vero,  Mister Weller - disse Mister Pickwick,  senza
    fiato ma di buon umore,  raggiungendo  il  suo  posto  sull'imperiale,
    dietro al cocchiere.
    -  Monta  a cassetta,  Sammy!  - disse Mister Weller.  - Su,  William,
    usciamo: prendi i cavalli. Signori,  attenti all'arco.  Testa o croce,
    si  potrebbe  dire.  Basta  cos  William.  Lasciali  andare.  -  E la
    diligenza rotol sulle strade di  Whitechapel,  fra  l'ammirazione  di
    tutti gli abitanti di quel popoloso quartiere.
    -  Non  sono  paraggi molto belli,  questi - disse Sam,  toccandosi il
    cappello,  come faceva sempre prima di  mettersi  a  parlare  col  suo
    padrone.
    -  No davvero,  Sam,  - rispose Mister Pickwick,  osservando le strade
    sporche e sovraffollate per cui stavano passando.
    - E' un fatto strano,  signore,  - disse Sam - che  la  miseria  e  le
    ostriche debbano sempre andare insieme.
    - Non capisco, Sam - disse Mister Pickwick.
    - Voglio dire,  signore, - disse Sam, - che pi una zona  povera, pi
    sembra che ci sia richiesta di ostriche.  Guardate,  signore: c'  una
    rivendita  di  ostriche  ogni mezza dozzina di case,  qui.  Dev'essere
    perch,  quando uno  molto povero,  si precipita fuori di casa  e  si
    mette a mangiare ostriche dalla disperazione.
    -  Certo,  - disse Mister Weller senior - e la stessa cosa succede col
    salmone salato!
    - Ecco due fatti molto singolari,  che non avevo mai notato  prima!  -
    disse  Mister  Pickwick.  -  Alla  prima  fermata  che facciamo voglio
    prenderne nota.
    Intanto avevano raggiunto il dazio di Mile End;  e poi  nessuno  parl
    pi  per  un  miglio  o due,  finch Mister Weller senior,  voltandosi
    improvvisamente verso Mister Pickwick disse:
    - Strana vita quella di un daziario, signore.
    - Un che? - disse Mister Pickwick.
    - Un daziario.
    - Che cosa volete intendere con la parola daziario?  -  chiese  Mister
    Peter Magnus.
    -  Il  vecchio  vuol  dire  un daziere,  signori - disse Mister Samuel
    Weller a titolo di spiegazione.
    - Ah,  - disse Mister  Pickwick  -  capisco.  -  S,  una  vita  tutta
    particolare. Disagevole.
    -  E'  tutta  gente che ha avuto delle delusioni - disse Mister Weller
    senior.
    - Ah s ? - disse Mister Pickwick.
    - S.  E per conseguenza si sono ritirati dal mondo rinchiudendosi nei
    casotti  del  dazio: un po' per restare soli,  e un po' per vendicarsi
    del genere umano facendogli pagare le imposte.
    - Santo cielo!  - disse Mister Pickwick.  -  Questo  non  l'avevo  mai
    sentito dire.
    -  Eppure    un  fatto  - disse Mister Weller.  - Se fossero signori,
    potreste chiamarli misantropi,  ma nella loro condizione non gli resta
    che fare i dazieri.
    Con  simili  chiacchiere  che  avevano  l'inestimabile pregio di unire
    l'utile al dilettevole,  Mister Weller ingann la noia del viaggio per
    una  buona parte della giornata.  E gli argomenti di conversazione non
    mancarono mai,  perch anche quando si creava un vuoto nella loquacit
    di  Mister Weller,  questo era abbondantemente colmato dall'insistenza
    di Mister Magnus per conoscere ogni particolare sulla  vita  dei  suoi
    compagni di viaggio, e dalla sua ansiet, espressa ad alta voce a ogni
    fermata,   sullo   stato  e  sulla  sicurezza  delle  valigie,   della
    cappelliera di pelle, e del pacco.
    Nella strada principale di Ipswich,  a mano sinistra,  poco dopo  aver
    oltrepassato  lo spazio davanti al palazzo del comune,  c' un albergo
    ben conosciuto sotto il  nome  di  Gran  Cavallo  Bianco,  reso  pi
    visibile da una statua di pietra che si erge sulla porta principale, e
    che  raffigura  un animale rampante,  vagamente simile a un cavallo da
    tiro impazzito.  Il Gran Cavallo Bianco allo stesso modo di  un  bue
    premiato  alla  fiera,  di  una  rapa assurta agli onori della cronaca
    locale,  o di un maiale enorme,   famoso  nei  dintorni  per  la  sua
    spropositata  grandezza.  Nessun  tetto  copr  mai  tali labirinti di
    corridoi senza tappeti,  tali grovigli  di  stanze  ammuffite  e  male
    illuminate,  tale  r  quantit  di  piccole  tane  per  mangiare o per
    dormire,  quale  riunita  fra  le  quattro  mura  del  Gran  Cavallo
    Bianco, a Ipswich.
    Era  alla  porta  di  questa mastodontica locanda che ogni sera,  alla
    stessa ora,  si fermava la diligenza di Londra;  e  fu  appunto  dalla
    diligenza di Londra che scesero Mister Pickwick,  Sam Weller, e Mister
    Peter Magnus,  in quella sera particolare di cui parla questo capitolo
    della nostra storia.
    -  Vi fermate qui,  signore?  - chiese Mister Peter Magnus,  quando la
    valigetta a strisce,  quella rossa,  il pacco,  e  la  cappelliera  di
    pelle, furono tutti portati nell'ingresso. - Vi fermate qui, signore?
    - S - disse Mister Pickwick.
    -  Buon  Dio,  -  disse  Mister Magnus - non ho mai visto una serie di
    coincidenze pi straordinarie.  Pensate,  mi fermo qui anch'io.  Spero
    che pranzeremo insieme.
    -  Con  piacere,  -  rispose  Mister  Pickwick  - ma non so ancora con
    certezza se ci sono alcuni miei amici, o no. Cameriere, non c' nessun
    signore che si chiami Tupman, qui?
    Un uomo corpulento,  con un tovagliolo di  quindici  giorni  sotto  il
    braccio e calze altrettanto fresche di bucato,  reag a questa domanda
    di Mister Pickwick distogliendo lentamente  la  sua  attenzione  dalla
    finestra  che  dava sulla strada: e dopo aver esaminato minuziosamente
    il suo aspetto,  dalla cima  del  cappello  all'ultimo  bottone  delle
    ghette, gli diede questa eloquente risposta:
    - No.
    -  E  nemmeno  un  signore  che  si chiami Snodgrass?  - chiese Mister
    Pickwick.
    - No.
    - O Winkle?
    - No.
    - I miei amici non  sono  ancora  arrivati,  signore  -  disse  Mister
    Pickwick.  -  Dovremo  mangiare da soli.  Cameriere,  serviteci in una
    stanza separata.
    Cos  personalmente  interpellato,   l'uomo  corpulento  si  degn  di
    ordinare al lustrascarpe di portar dentro il bagaglio dei signori;  e,
    precedendoli per un corridoio lungo e buio,  li fece  entrare  in  una
    grande stanza male ammobiliata,  con un camino sporco e un fuocherello
    che,  nel miserabile tentativo di essere allegro,  languiva  sotto  la
    deprimente  influenza  del  posto.  Dopo  circa un'ora una porzione di
    pesce e una bistecca furono servite ai viaggiatori,  e quando la  cena
    fu consumata,  Mister Pickwick e Mister Peter Magnus tirarono le sedie
    vicino al fuoco, ordinarono una bottiglia del peggior vino di Porto al
    prezzo pi alto possibile per il bene  dell'industria  alberghiera,  e
    bevvero "brandy" e acqua per il proprio.
    Mister  Peter  Magnus  era  comunicativo per natura,  e il "brandy" si
    dimostr straordinariamente efficace nel riportare alla  superficie  i
    pi profondi segreti nascosti nel suo petto.  Dopo numerose notizie su
    se stesso,  la sua famiglia,  i suoi parenti,  i suoi  amici,  i  suoi
    divertimenti,  i  suoi  affari e i suoi fratelli (la maggior parte dei
    chiacchieroni ha sempre molto da  dire  sui  fratelli),  Mister  Peter
    Magnus  guard per alcuni minuti Mister Pickwick attraverso lo spettro
    blu dei suoi occhiali colorati, e poi disse con finta indifferenza:
    - E per che cosa credete...  per che cosa credete,  Mister Pickwick...
    che io sia venuto fin qui?
    -  Parola  d'onore,  -  disse  Mister  Pickwick  -  non saprei davvero
    indovinarlo. Per affari, forse.
    - E' vero in parte,  signore,  - rispose Mister Peter Magnus -  ma  in
    parte  sbagliato. Provate ancora, Mister Pickwick.
    -   Veramente,   -  disse  Mister  Pickwick,   -  debbo  arrendermi  a
    discrezione. Sta solo a voi dirmelo o no, come meglio credete;  perch
    io non riuscirei a indovinarlo nemmeno se provassi per tutta la notte.
    - Ecco, vi dir, ih, ih, ih! - disse Mister Peter Magnus, ridacchiando
    con  un certo imbarazzo.  - Che cosa ne direste,  Mister Pickwick,  se
    fossi venuto fin qui per fare una proposta di matrimonio, eh? Ih,  ih,
    ih!
    - Che avete ogni probabilit di successo,  - disse Mister Pickwick con
    uno dei suoi pi radiosi sorrisi.
    - Ah! - disse Mister Magnus. - Ma lo credete davvero, Mister Pickwick?
    Davvero?
    - Certamente - disse Mister Pickwick.
    - No, ma voi state scherzando.
    - Vi assicuro di no.
    - Bene,  - disse Mister  Magnus  -  allora  vi  confider  un  piccolo
    segreto:  lo  credo  anch'io.  E voglio anche dirvi.  Mister Pickwick,
    bench io  sia  terribilmente  geloso  per  natura...  spaventosamente
    geloso...  che la signorina in questione  qui in albergo.  - A questo
    punto Mister Magnus si tolse gli occhiali  per  fare  una  strizzatina
    d'occhi, e poi se li rimise.
    -  Per  questo correvate tutti i momenti fuori dalla stanza,  prima di
    cena - disse maliziosamente Mister Pickwick.
    - Zitto! S, avete ragione,  per questo;  ma non per vedere lei;  non
    sono cos sciocco.
    - No?
    -  No:  farebbe l'effetto contrario,  sapete,  subito dopo il viaggio.
    Aspetter fino a  domani:  le  mie  possibilit  saranno  raddoppiate.
    Mister  Pickwick,  c' un vestito in quella valigia,  e un cappello in
    quella  cappelliera,  che  considero  preziosi  per  gli  effetti  che
    dovranno produrre.
    - Davvero? - disse Mister Pickwick.
    - S.  Avrete notato la mia preoccupazione per il bagaglio,  oggi.  Io
    non credo che un altro vestito e un  altro  cappello  come  questi  si
    possano comprare per denaro, Mister Pickwick.
    Mister  Pickwick  si  congratul  col  fortunato  possessore di quegli
    irresistibili indumenti;  e Mister Peter Magnus parve restare  qualche
    minuto assorto in meditazione.
    - E' una bella creatura - disse Mister Magnus.
    - S? - disse Mister Pickwick.
    -  Molto  bella,  -  disse Mister Magnus - molto.  Abita a circa venti
    miglia da qui, Mister Pickwick. Quando ho saputo che sarebbe stata qui
    stasera  e  tutta  la  mattina  di  domani,  sono  venuto  a  cogliere
    l'occasione.  Un albergo mi sembra un buon posto per dichiararsi a una
    donna sola,  Mister  Pickwick.  E'  pi  facile  che  senta  tutta  la
    solitudine della sua situazione quando viaggia,  piuttosto che a casa.
    Cosa ne dite, Mister Pickwick?!
    - E' molto probabile che sia cos - rispose quest'ultimo.
    - Scusatemi, Mister Pickwick, - disse Mister Peter Magnus - ma io sono
    un po' curioso per natura: voi, per quale ragione siete qui?
    - Sono venuto con un compito assai meno piacevole,  signore -  rispose
    Mister Pickwick, arrossendo di collera al solo ricordo. - Sono venuto,
    signore,  per smascherare il tradimento e la falsit di un uomo, sulla
    cui sincerit e sul cui onore io feci una volta affidamento.
    - Buon Dio, - disse Mister Peter Magnus -  molto spiacevole.  C' una
    donna di mezzo,  vero?  Eh?  eh?  Sotto sotto,  Mister Pickwick, sotto
    sotto anche voi...  No,  Mister Pickwick,  non vorrei ferire i  vostri
    sentimenti per nulla al mondo.  Sono argomenti dolorosi, questi, molto
    dolorosi.  Non preoccupatevi di me,  Mister Pickwick,  se  volete  dar
    sfogo  ai  vostri  sentimenti.  So  cosa vuol dire essere abbandonati,
    signore: ne ho fatto l'esperienza tre o quattro volte.
    - Vi sono molto obbligato per la  vostra  simpatia  verso  quello  che
    credete  il mio lacrimevole caso,  - disse Mister Pickwick,  caricando
    l'orologio e posandolo sulla tavola - ma...
    - No no,  - disse Mister Peter Magnus - non una parola di  pi;    un
    argomento doloroso.  Mi rendo conto,  mi rendo conto,  mi rendo conto.
    Che ora , Mister Pickwick?
    - Mezzanotte passata.
    - Santo cielo,   ora di andare a letto.  Non va bene che  resti  qui.
    Sar pallido domattina, Mister Pickwick.
    Al  solo  pensiero di una tale calamit,  Mister Peter Magnus suon il
    campanello per la cameriera;  e quando la valigia  a  strisce,  quella
    rossa,  la cappelliera di pelle,  e il pacco, furono portati nella sua
    camera da letto, si ritir a un'estremit dell'albergo in compagnia di
    un candeliere verniciato, mentre Mister Pickwick e un altro candeliere
    verniciato  furono  condotti,   attraverso  un'infinit  di   tortuosi
    labirinti, a un'altra estremit.
    - Questa  la vostra stanza, signore - disse la cameriera.
    - Benissimo - rispose Mister Pickwick, guardandosi intorno.
    Era  una  camera a due letti abbastanza grande,  con un caminetto: nel
    complesso aveva un'aria pi accogliente  di  quanto  Mister  Pickwick,
    dopo la sua breve esperienza delle comodit del Gran C'avallo Bianco
    non potesse aspettarsi.
    -  Sull'altro  letto  non  dorme nessuno,  naturalmente - disse Mister
    Pickwick.
    - Oh, no, signore.
    - Benissimo.  Dite al mio domestico che mi porti su  dell'acqua  calda
    domattina alle otto e mezzo, e che stasera non ho pi bisogno di lui.
    -  S,  signore  -  e  augurando la buona notte a Mister Pickwick,  la
    cameriera si ritir, e lo lasci solo.
    Mister Pickwick si sedette su una seggiola al fuoco,  e  dette  libero
    corso alle sue meditazioni. Pens prima agli amici, e si chiese quando
    l'avrebbero  raggiunto.  Poi  il suo pensiero and alla signora Martha
    Bardell, e da quella signora,  per naturale associazione,  si trasfer
    nel  tetro  studio  di  Dodson  e Fogg.  Da Dodson e Fogg fugg per la
    tangente,  per ricadere nel bel mezzo della storia udita alla Gazza e
    Ceppo.  E  infine  torn  al  Gran  Cavallo Bianco di Ipswich,  con
    chiarezza sufficiente a convincerlo che si stava addormentando. Allora
    si alz,  e stava per incominciare a spogliarsi quando si  ricordo  di
    aver lasciato l'orologio sul tavolo, al piano di sotto.
    Quell'orologio  era  molto  caro  a  Mister  Pickwick,  perch l'aveva
    accompagnato,  all'ombra del suo panciotto,  per un numero di anni che
    non ci sentiamo qui in diritto di precisare.  La possibilit di andare
    a letto senza sentire il suo leggero ticchetto sotto  il  cuscino,  o
    nella  custodia  a capo del letto,  non aveva mai sfiorato la mente di
    Mister Pickwick. Perci, essendosi fatto tardi e non volendo sonare il
    campanello a quell'ora di notte,  infil di nuovo la giacca che si era
    appena  tolta,  prese il candeliere verniciato,  e si avvi lentamente
    gi per le scale.
    Ma pi scale scendeva,  pi sembrava che ce ne fossero da scendere,  e
    ogni  volta  che  Mister  Pickwick arrivava davanti a un corridoio,  e
    incominciava a congratularsi con se  stesso  per  essere  arrivato  al
    pianterreno,  un'altra  fuga  di scale si apriva davanti ai suoi occhi
    stupefatti.  Finalmente arriv in uno stanzone dalle pareti di  pietra
    greggia,  che ricordava di aver visto entrando in albergo.  Esplor un
    corridoio dopo l'altro;  si affacci allo  spiraglio  di  ogni  porta;
    quando alla fine,  perduta ogni speranza, stava gi per abbandonare le
    ricerche,  apr la porta della stessa stanza in cui aveva  passato  la
    serata e vide, sopra la tavola, la sua propriet perduta.
    Mister  Pickwick  afferr  trionfalmente  l'orologio  e  si  dispose a
    tornare sui suoi passi. Ma, se la discesa era stata irta di difficolt
    e di incertezze,  il viaggio  di  ritorno  rappresentava  un  problema
    infinitamente  pi complicato.  File di porte,  guarnite di stivali di
    ogni forma, fattura e dimensione, si diramavano in ogni senso.  Almeno
    una  dozzina  di  volte,  mentre stava girando piano piano la maniglia
    della porta di una camera da letto che sembrava la sua, un rozzo grido
    dal di dentro, Chi diavolo c'? o Che volete qui?,  lo costrinse a
    sgusciar via in punta di piedi,  con mirabile velocit. Era ridotto al
    colmo della disperazione,  quando la sua attenzione fu attratta da una
    porta aperta.  Mise dentro un occhio. Finalmente! C'erano i due letti,
    disposti come ben ricordava,  e il fuoco ancora  acceso.  La  candela,
    corta  quando  l'aveva  ricevuta,  si  era consumata rapidamente nelle
    correnti d'aria attraverso le quali era passato,  e  si  smorz  nello
    scodellino  quando  chiuse  la  porta alle sue spalle.  Non importa,
    disse Mister  Pickwick  posso  spogliarmi  benissimo  alla  luce  del
    fuoco.
    I  letti  erano  uno  a  destra  e  uno a sinistra della porta;  e tra
    ciascuno di essi e la parete c'era un piccolo spazio,  con  una  sedia
    impagliata  in fondo,  largo abbastanza da lasciar passare una persona
    che andasse a letto o ne scendesse,  come meglio  credeva.  Dopo  aver
    tirato  accuratamente  le  cortine  del  letto verso la porta,  Mister
    Pickwick si sedette  sulla  sedia  impagliata  e  si  cav  con  tutta
    tranquillit le scarpe e le ghette. Poi si tolse e pieg la giacca, il
    panciotto e la cravatta, infil lentamente il berretto da notte con la
    nappa  e lo assicur saldamente alla testa,  legando sotto il mento le
    fettucce   che   ne   costituivano   un   perfezionamento   per    lui
    indispensabile.  Fu a questo punto che l'assurdit del suo smarrimento
    di poco prima lo colp all'improvviso.  Lasciandosi andare sulla sedia
    impagliata,  Mister  Pickwick  fu preso da una cos spontanea ilarit,
    che sarebbe stata una delizia per qualsiasi persona equilibrata vedere
    il sorriso allargarsi sui piacevoli tratti  del  suo  volto  luminoso,
    sotto il berretto da notte.
    Che  scena  diceva  fra  s Mister Pickwick,  sorridendo fin quasi a
    rompere le fettucce del berretto da notte che  scena,  essermi  perso
    qua dentro,  andando su e gi per tutte quelle scale.  E' la pi bella
    che abbia mai sentito.  Una scena comica,  veramente  comica.  Mister
    Pickwick fece un altro sorriso, un sorriso pi largo di prima, e stava
    per continuare a svestirsi di ottimo umore,  quando improvvisamente fu
    fermato da un fatto del tutto imprevisto: cio  dall'ingresso  di  una
    persona  che,  dopo  aver  chiuso  la  porta a chiave,  and fino alla
    toeletta e vi pos la candela sopra.
    Il riso che scherzava  sul  volto  di  Mister  Pickwick  si  trasform
    istantaneamente  nell'espressione  della  pi  illimitata  e  attonita
    sorpresa. La persona, chiunque fosse,  era entrata cos all'improvviso
    e silenziosamente che Mister Pickwick non aveva avuto nemmeno il tempo
    di interpellarla o di opporsi al suo ingresso.  Chi poteva essere?  Un
    ladro?  Qualche malintenzionato,  forse,  che lo aveva visto salire le
    scale con un bell'orologio in mano. Che cosa doveva fare?
    Il  solo  modo in cui poteva dare un'occhiata al misterioso visitatore
    col minimo pericolo di essere visto,  era di strisciare sul letto e di
    mettere  un  occhio  fra  le  cortine dalla parte dei piedi.  A questa
    manovra affid la sua sorte.  Tenendo le cortine accuratamente  chiuse
    con la mano,  in modo che non si potesse vedere nulla di lui tranne la
    faccia e il berretto da notte, e mettendosi gli occhiali, radun tutto
    il suo coraggio e guard.
    Mister Pickwick quasi svenne per l'orrore e la disperazione. In piedi,
    davanti allo specchio della toeletta,  stava una signora di mezza  et
    con  una  selva  di diavoletti gialli,  tutta indaffarata a spazzolare
    quella parte dei capelli che le donne chiamano  la  coda.  Qualunque
    fosse  il  motivo  per  cui  l'inconsapevole  signora si trovava nella
    stanza,  era evidente che aveva intenzione di restarci tutta la notte,
    poich  si  era  portata  una  candela con paralume,  e,  con lodevole
    precauzione  contro  gl'incendi,  l'aveva  posata  in  un  catino  sul
    pavimento,  dove  brillava  come  un  faro  gigantesco in uno specchio
    d'acqua piccolissimo.
    Oh, poveri noi! pens Mister Pickwick che cosa spaventosa!.
    - Ehum!  - fece la signora;  e  la  testa  di  Mister  Pickwick  spar
    automaticamente dietro le cortine.
    Non mi  mai successa una cosa cos terribile pens il povero Mister
    Pickwick,  mentre  un  sudorino  freddo  gli  imperlava  gli  orli del
    berretto da notte. Mai. E' una vera tragedia.
    Era impossibile resistere al desiderio imperioso di  vedere  che  cosa
    stesse succedendo fuori.  Cos la testa di Mister Pickwick usc ancora
    dalle cortine. Il quadro era peggiorato. La signora di mezza et aveva
    finito di aggiustarsi i capelli;  li aveva avviluppati con cura in una
    cuffia di mussolina con un piccolo bordo arricciato; e stava guardando
    pensosamente il fuoco.
    La  faccenda  diventa  preoccupante  ragion fra s Mister Pickwick.
    Non posso permettere che le cose vadano avanti cos. Quella signora 
    tanto sicura di s, che debbo arguirne di aver sbagliato stanza. Se mi
    faccio sentire,  metter in allarme tutto l'albergo;  ma se resto qui,
    le conseguenze saranno ancora pi tragiche.
    Mister Pickwick, non  nemmeno necessario dirlo, era l'uomo pi pudico
    e  riguardoso  della  terra.  La  sola idea di mostrare il berretto da
    notte a una signora lo avrebbe sconvolto; ma quelle maledette fettucce
    si erano talmente ingarbugliate che, per quanto facesse,  non riusc a
    toglierlo.  Eppure  doveva manifestare la sua presenza.  C'era solo un
    altro modo di farlo. Egli si ritir dietro le cortine,  e fece,  molto
    forte:
    - Ah... uhm!
    Che  la  signora  trasalisse  a quel rumore inatteso fu dimostrato dal
    fatto che and a sbattere contro il paralume;  ma dovette  persuadersi
    subito di essere stata vittima della propria fantasia,  perch, quando
    Mister Pickwick si avventur  a  far  capolino  fra  le  tende,  sotto
    l'impressione  che  fosse caduta per terra priva di sensi,  ella stava
    guardando pensosamente il fuoco come prima.
    Che donna straordinaria pens Mister Pickwick ritraendosi di  nuovo.
    Ah... uhm!.
    Questi  ultimi  suoni,  come  quelli  che,  secondo l'antica leggenda,
    servivano al feroce gigante  Blunderbore  per  annunciare  che  voleva
    andare  a  tavola,  erano  troppo  chiaramente  percepibili per essere
    ancora scambiati con un parto della fantasia.
    - Santo cielo! - disse la signora di mezza et. - Che cosa c'?
    - Niente...  niente...  c' solo una persona,  signora - disse  Mister
    Pickwick dietro le cortine.
    - Una persona? - disse la signora con un grido terrificante.
    E' la fine! pens Mister Pickwick.
    -  Uno  sconosciuto!  -  strill  la  signora.  Ancora  un istante,  e
    l'albergo sarebbe stato in allarme. Con un gran fruscio di gonne, ella
    si precipit alla porta.
    - Signora! - disse Mister Pickwick,  cacciando fuori la testa al colmo
    della disperazione. - Signora!
    Ora,  bench  Mister Pickwick non avesse alcuna intenzione particolare
    nel mettere fuori la testa,  questo produsse  immediatamente  un  buon
    effetto.  La signora,  come abbiamo gi detto,  era vicina alla porta.
    Doveva oltrepassarla per raggiungere le scale,  e senza  alcun  dubbio
    l'avrebbe fatto,  se l'improvvisa apparizione del berretto da notte di
    Mister Pickwick non  l'avesse  fatta  indietreggiare  nel  pi  remoto
    angolo  della  stanza,   dove  rimase  guardando  terrorizzata  Mister
    Pickwick, mentre Mister Pickwick,  a sua volta,  guardava terrorizzato
    lei.
    - Miserabile,  - disse la signora,  coprendosi gli occhi con le mani -
    che cosa volete qui?
    - Nulla, signora; nulla, vi assicuro,  signora - disse Mister Pickwick
    con foga.
    - Nulla? - disse la signora alzando gli occhi.
    - Nulla,  signora, sulla mia parola - disse Mister Pickwick, scuotendo
    la testa con tanta energia da far ballare la nappa del suo berretto da
    notte.
    - Vorrei sprofondare sottoterra,  signora,  per la vergogna  di  dover
    parlare  a  una  donna  col  berretto da notte in testa (la signora si
    strapp in fretta la cuffia),  ma non riesco  a  toglierlo  (e  Mister
    Pickwick  gli  diede  un  tremendo strattone,  a prova di quanto aveva
    detto). Mi rendo conto adesso,  signora,  che ho confuso questa camera
    con  la  mia.  Ero  qui solo da cinque minuti quando voi siete entrata
    all'improvviso.
    -  Se  questa  improbabile  storia    vera,   -  disse  la   signora,
    singhiozzando violentemente - ve ne andrete subito.
    - S, signora, col massimo piacere - rispose Mister Pickwick.
    - Subito - disse la signora.
    -  Certo,  signora,  - rispose immediatamente Mister Pickwick - certo.
    Io... io sono dolentissimo, signora, - disse Mister Pickwick,  facendo
    la sua apparizione ai piedi del letto - di avervi arrecato senza colpa
    agitazione e spavento; dolentissimo, signora.
    La signora indic la porta con la mano. E in questo momento, nelle pi
    difficili  circostanze di fatto,  si mostr in tutta la sua eccellenza
    una bella qualit del carattere  di  Mister  Pickwick.  Bench  avesse
    messo  frettolosamente  il cappello sul berretto da notte,  al vecchio
    modo delle guardie notturne;  bench portasse le scarpe e le ghette in
    mano,  e  la  giacca  e il panciotto sul braccio;  nulla poteva fargli
    dimenticare la sua innata gentilezza.
    - Sono molto, molto dolente,  signora - disse Mister Pickwick,  e fece
    un profondissimo inchino.
    - Se lo siete,  signore, vorrete lasciare immediatamente questa stanza
    - disse la signora.
    -  Immediatamente,  signora;  all'istante,   signora  -  disse  Mister
    Pickwick  aprendo  la  porta,  e  lasciando  cadere con gran rumore le
    scarpe.
    - Voglio sperare,  signora,  - rispose Mister Pickwick raccogliendo le
    scarpe  e  voltandosi  per inchinarsi di nuovo - voglio sperare che la
    mia intemerata figura morale, e il devoto rispetto che porto al vostro
    sesso,  mi valgano come debole scusa per  questo...  -  Ma  prima  che
    Mister  Pickwick  avesse  terminato la sua frase,  la signora lo aveva
    sbattuto nel corridoio,  e chiuso la porta  a  chiave  e  chiavistello
    dietro di lui.
    Pur  avendo  ogni  motivo di congratularsi con se stesso per essersela
    cavata cos a buon  mercato  da  una  situazione  tanto  imbarazzante,
    tuttavia  Mister Pickwick non poteva rallegrarsi affatto del suo stato
    presente. Era solo in un corridoio,  in uno strano edificio,  in piena
    notte e semisvestito;  non aveva alcuna speranza di poter raggiungere,
    completamente  al  buio,  la  stanza  che  non  era  stato  capace  di
    raggiungere  alla  luce  della candela;  e,  se avesse fatto il minimo
    rumore nell'inutile tentativo di trovare la  strada,  si  esponeva  al
    rischio  di  farsi  sparare  e  forse  uccidere da qualche viaggiatore
    insonne. Non aveva altra risorsa che quella di restare l,  finch non
    si  facesse  giorno.  Perci,  dopo  aver brancolato per qualche passo
    lungo il corridoio,  e aver inciampato  con  suo  grande  spavento  in
    diverse paia di stivali,  Mister Pickwick si rannicchi in una piccola
    rientranza  del  muro,   per  aspettare  il  mattino  con  la  maggior
    rassegnazione possibile.
    Ma  non  era  destinato  a  sopportare  quest'altra prova di pazienza:
    perch dopo non molto tempo che si trovava l nascosto  vide  apparire
    in  fondo  al  corridoio,  con suo indicibile orrore,  un uomo con una
    candela in mano. Ma il suo orrore si trasform subito in gioia, quando
    riconobbe la sagoma del suo fedele servitore.  Ed era  proprio  Mister
    Samuel Weller,  il quale,  dopo essere rimasto alzato fino a tardi, in
    conversazione col lustrascarpe che doveva aspettare la corriera  della
    posta, se ne andava finalmente a dormire.
    - Sam,  - disse Mister Pickwick, comparendogli improvvisamente davanti
    - dov' la mia camera da letto?
    Mister Weller fiss il  suo  padrone  col  pi  eloquente  sguardo  di
    sorpresa,  e  fu  necessario  ripetergli la domanda per ben tre volte,
    perch si voltasse e lo guidasse fino alla camera tanto sospirata.
    - Sam, - disse Mister Pickwick entrando sotto le coperte - stanotte ho
    commesso uno degli errori pi straordinari che si siano sentiti.
    - Molto probabilmente, signore - rispose asciutto Mister Weller.
    - Ma adesso ho deciso,  Sam,  - disse Mister Pickwick - che  se  anche
    dovessi fermarmi qui per sci mesi, non mi arrischier mai pi a girare
    per questo albergo da solo.
    - Questa  la decisione pi prudente che potevate prendere,  signore -
    rispose Mister Weller. - Avete proprio bisogno di qualcuno che vi stia
    attento, quando il vostro buon senso  fuori a far visite.
    - Che cosa volete dire, Sam? - disse Mister Pickwick. Si alz a sedere
    sul letto e stese la mano,  come se stesse per aggiungere qualcosa: ma
    subito  si  trattenne,  si  volt,  e augur al suo domestico: - Buona
    notte.
    - Buona notte,  signore - rispose Mister Weller.  Fuori dalla porta si
    ferm,  scosse  la testa,  fece qualche passo,  si ferm,  smoccol la
    candela,  scosse ancora la testa,  e infine si diresse lentamente alla
    sua   camera,   con   l'aria  di  un  uomo  assorto  in  profondissima
    meditazione.








    CAPITOLO 23.
    Nel quale Mister Samuel Weller incomincia a dedicare  le  sue  energie
    alla rivincita fra lui e Mister Trotter.

    In una stanzetta vicina alle stalle, nelle prime ore della mattina che
    si  era  aperta  con l'avventura di Mister Pickwick e della signora di
    mezza  et  coi  diavoletti  gialli,   sedeva  Mister  Weller  senior,
    preparandosi   al  viaggio  per  Londra.   Egli  sedeva  in  una  posa
    adattissima per farsi fare un ritratto.
    E' molto probabile che, in un periodo anteriore della sua carriera, il
    profilo di Mister Weller potesse avere una linea fiera e risoluta.  Ma
    il  quieto  vivere  e  un  notevole  spirito  di rassegnazione avevano
    piuttosto ingrossato il suo volto, le cui curve ardite ed energiche si
    erano talmente estese oltre i limiti originariamente  assegnati  loro,
    che,  se  non  si prendeva visione completa del suo viso di fronte era
    difficile distinguere qualcosa che non fosse  l'estrema  punta  di  un
    naso  molto  rubicondo.  Il  suo mento,  per le stesse ragioni,  aveva
    acquistato la forma grave  e  solenne  che  generalmente  si  descrive
    premettendo  l'aggettivo  doppio  al nome di questa espressiva parte
    della fisionomia;  e il suo incarnato mostrava quella combinazione  di
    colori  a  chiazze  che  si  pu vedere soltanto nei signori della sua
    professione,  e nel rosbiffe al sangue.  Intorno al collo portava  uno
    scialle  da  viaggio  scarlatto,  che sfumava nel suo mento attraverso
    cos  impercettibili  gradazioni  di  colore  da   rendere   difficile
    distinguere   le  pieghe  dell'uno  dalle  pieghe  dell'altro.   Sopra
    indossava un lungo panciotto a larghe righe  color  salmone,  e  sopra
    ancora  una  giacca verde a larghe falde,  ornata di grandi bottoni di
    metallo, dei quali i due che guarnivano la vita erano cos lontani fra
    loro che mai nessuno era riuscito a vederli contemporaneamente.
    I suoi capelli, corti, lisci e neri, spuntavano appena sotto le larghe
    tese di un cappello scuro e schiacciato. Aveva le gambe infilate in un
    paio di brache strette al ginocchio  e  in  un  paio  di  stivali  dai
    risvolti colorati.  Una catena di rame che terminava con un sigillo, e
    una chiave dello stesso materiale,  pendevano liberamente dalla grande
    cintura.
    Abbiamo  detto  che  Mister  Weller  era  intento  a prepararsi per il
    viaggio verso Londra;  e infatti stava rimettendosi  in  forze.  Sulla
    tavola  davanti  a  lui c'era una brocca di birra,  una fetta di manzo
    freddo e una pagnotta di notevoli proporzioni,  a ciascuna delle quali
    distribuiva  a  turno  i suoi favori,  con la pi rigida imparzialit.
    Aveva appunto tagliato una poderosa fetta di pane,  quando il passo di
    qualcuno che entrava nella stanza gli fece alzare la testa; e vide suo
    figlio.
    - Buon giorno, Sammy! - disse il padre.
    Il  figlio si avvicin alla brocca di birra,  e,  con un significativo
    cenno del capo, ne bevve un gran sorso a titolo di risposta.
    - Una bella tempra di succhiatore,  Sammy - disse  il  vecchio  Mister
    Weller guardando nella brocca, quando il suo primogenito l'ebbe posata
    semivuota.  - Saresti diventato un'ostrica straordinaria, Sammy, se tu
    fossi nato in quella condizione sociale.
    - S,  sono convinto che mi sarei fatto una buona posizione -  rispose
    Sam, attaccando il manzo freddo con notevole vigore.
    -  Mi  dispiace  molto,  Sammy,  -  disse  il  vecchio  Mister Weller,
    descrivendo con la brocca dei piccoli cerchi  per  agitare  la  birra,
    prima di berla - mi dispiace molto, Sammy, di sentire dalle tue labbra
    che ti sei lasciato prendere per il naso da quell'uomo mirtillo. Avevo
    sempre creduto, fino a tre giorni fa, che le parole Weller e minchione
    non potessero mai trovarsi vicine, Sammy: mai.
    - Sempre eccettuato il caso di una vedova, naturalmente - disse Sam.
    -   Le   vedove,    Sam,    -   rispose   Mister   Weller,   cambiando
    impercettibilmente colore - le vedove  sono  eccezioni  per  tutte  le
    regole.  Ho  sentito dire una volta quante donne ordinarie ci vogliono
    per avere la prepotenza di una vedova sola. Credo venticinque,  ma non
    so bene se erano di pi.
    - Be', sono gi abbastanza - disse Sam.
    - Inoltre,  - continu Mister Weller,  senza badare all'interruzione -
    questa  una cosa molto diversa.  Sai cosa  disse  l'avvocato,  quando
    difendeva quel signore che picchiava la moglie con l'attizzatoio tutte
    le volte che era brillo? Dopotutto, Vostro Onore, disse queste sono
    le debolezze dell'amore.  Cos dico io per le vedove,  Sammy,  e cos
    dirai tu, quando sarai vecchio come me.
    - Dovevo star pi attento, lo so - disse Sam.
    - Dovevo star pi attento!  - ripet Mister Weller,  battendo il pugno
    sulla tavola.  - Dovevo star pi attento! Ma se conosco un giovane che
    non ha avuto la met n un quarto della tua educazione...  che non  ha
    dormito per i mercati,  macch,  nemmeno sei mesi...  e che si sarebbe
    vergognato di farsi  mettere  nel  sacco  in  quel  modo;  si  sarebbe
    vergognato,  Sammy.  -  E nell'eccitazione dei sentimenti provocata da
    questa angosciosa riflessione,  Mister Weller suon  il  campanello  e
    ordin un'altra pinta di birra.
    -  Be',  non  serve a niente parlarne,  adesso,  - disse Sam - ormai 
    fatta e non si pu pi rimediare,  e questa   gi  una  consolazione,
    come  dicono  sempre  in Turchia quando tagliano la testa a uno per un
    altro.  Adesso per tocca a me,  e appena  metto  le  mani  su  questo
    Trotter, voglio divertirmi.
    -  Lo  spero,  Sammy,  lo spero!  - ribatt Mister Weller.  - Alla tua
    salute, Sammy, e che tu possa cancellare ben presto la macchia che hai
    gettato sul nome della famiglia.  In onore a  questo  brindisi  Mister
    Weller  tracann con un sorso almeno due terzi della pinta arrivata di
    fresco,  e poi la porse al figlio perch si occupasse del  resto,  ci
    che questi fece immediatamente.
    -  E  adesso.  Sammy,  -  disse  Mister Weller,  consultando il grande
    orologio d'argento a doppia cassa che era appeso in fondo alla  catena
    di  rame  -  adesso   ora che vada in ufficio a prendere il foglio di
    viaggio, e a veder caricare la vettura; perch le vetture, Sammy, sono
    come i fucili: debbono essere caricate con  grandissima  cura,  se  si
    vuole che partano come proiettili.
    A questo bisticcio professionale del padre,  Mister Weller junior fece
    un sorriso  filiale.  Il  suo  venerato  genitore  continu  con  voce
    solenne:
    -  Sto  per  lasciarti,  Samuel,  figlio  mio,  e  non si sa quando ci
    rivedremo.  Pu darsi che la tua matrigna me ne faccia una di troppo o
    che succedano mille altre cose,  prima che tu senta parlare ancora del
    famoso Mister Weller della Bella Selvaggia. L'onore della famiglia 
    affidato a te,  Samuel,  e spero che saprai fare tutto quello che sar
    necessario.  Dove c'entrano le buone maniere,  so che posso contare su
    di te  come  sopra  me  stesso.  Perci  ho  soltanto  questo  modesto
    consiglio da darti. Se mai tu dovessi arrivare oltre i cinquanta, e ti
    sentissi  voglia di sposarti,  non importa con chi,  non far altro che
    chiuderti nella tua stanza,  se  ne  avrai  una,  e  avvelenati  senza
    pensarci  due  volte.  Impiccarsi   volgare,  e tu non sporcartici le
    mani. Avvelenati, Samuel,  ragazzo mio,  avvelenati,  e te ne troverai
    bene.  -  Con  queste commoventi parole Mister Weller guard il figlio
    dritto negli occhi,  e girando lentamente sui tacchi  scomparve  dalla
    sua vista.
    Nello  stato  d'animo  meditativo che queste parole avevano suscitato,
    Mister Samuel Weller si  allontan  dal  Gran  Cavallo  Bianco,  non
    appena  suo padre l'ebbe lasciato solo;  e volgendo i suoi passi verso
    la chiesa di San Clemente,  cerc di dissipare la malinconia andando a
    zonzo per quelle vecchie strade. Se ne andava cos bighellonando da un
    po'  di  tempo,  quando  si  trov  in un luogo chiuso - una specie di
    cortile dall'aspetto vetusto - senza  nessuna  via  di  uscita  tranne
    l'angolo da cui era svoltato per arrivarci. Stava per tornare sui suoi
    passi,  quando fu inchiodato sul posto da un'improvvisa apparizione. E
    come e in che maniera l'apparizione si produsse,  ci metteremo  ora  a
    raccontare.
    Mister  Samuel  Weller  si era indugiato a guardare le vecchie case di
    mattoni,  e di tanto in tanto,  nella sua profonda astrazione mentale,
    aveva strizzato l'occhio a qualche fiorente servetta che tirava su una
    persiana  o  apriva  la  finestra  di  una camera da letto,  quando il
    portone verde di un giardino si apr in fondo al piazzale,  e ne  usc
    un  uomo  che  chiuse  molto  accuratamente  il portone verde alle sue
    spalle,  e si avvi a passo svelto nella stessa direzione  in  cui  si
    trovava Mister Weller.
    Ora, prendendo il fatto in se stesso, isolato da qualsiasi circostanza
    concomitante, non c'era niente di straordinario: perch in molte parti
    del mondo ci sono degli uomini che escono da un giardino,  chiudono un
    portone verde alle loro spalle,  e si avviano anche  a  passo  svelto,
    senza attirare la minima attenzione da parte del pubblico.  E' chiaro,
    perci, che doveva esserci qualcosa nell'uomo, o nel suo modo di fare,
    o in entrambi, per attirare l'attenzione di Mister Weller. E se questo
    qualcosa ci fosse o non ci fosse,  lo lasceremo giudicare al  lettore,
    dopo aver descritto fedelmente il comportamento dell'individuo.
    Quando l'uomo ebbe chiuso il portone verde alle sue spalle,  si avvi,
    come abbiamo gi  detto  due  volte,  a  passo  svelto  attraverso  il
    piazzale: ma non appena lo sguardo gli cadde su Mister Weller, esit e
    si ferm,  come se non sapesse pi che direzione prendere. Dato, per,
    che il portone verde era chiuso dietro di lui,  e non c'era altra  via
    d'uscita tranne quella che gli stava davanti, non gli ci volle molto a
    convincersi  che  doveva  passare davanti a Mister Samuel Weller,  per
    andarsene.  Perci riprese a camminare  velocemente,  e  venne  avanti
    guardando dritto davanti a s. La cosa pi straordinaria di quell'uomo
    era  che  contorceva  la  faccia  nelle  smorfie  pi  stupefacenti  e
    spaventose che si fossero mai viste.  L'opera della natura non fu  mai
    riplasmata  in  una  maschera  cos  straordinaria  come quella in cui
    l'uomo riusciva a contraffare la sua fisionomia in quel momento.
    Sar! disse fra s Mister Weller, mentre l'uomo si avvicinava. Ma 
    molto strano. Avrei giurato fosse lui.
    Pi l'uomo si avvicinava, e pi la sua faccia si torceva paurosamente.
    Potrei giurare su quei capelli neri e sul  vestito  color  mirtillo,
    disse Mister Weller ma non ho mai visto una faccia simile, prima.
    Mentre  Mister  Weller pensava queste cose,  i lineamenti dell'uomo si
    contrassero  in  una  smorfia   di   dolore   sovrumano,   addirittura
    repellente.  Ma fu costretto a passare vicinissimo a Sam, e lo sguardo
    scrutatore di quest'ultimo riusc a cogliere,  in mezzo a tutto quello
    spaventoso  contorcimento  del  viso,  qualcosa  di troppo simile agli
    occhietti di Mister Job Trotter per poterli scambiare facilmente.
    - Ehi, voi, signore! - grid brusco Mister Weller.
    Lo sconosciuto si ferm.
    - Ehi! - ripet Sam, ancor pi bruscamente.
    L'uomo  dalla  faccia  mostruosa,   con  l'espressione  della  massima
    sorpresa,  guard in lungo e in largo nel piazzale e verso le finestre
    delle case,  dappertutto fuorch verso Sam Weller,  e  gi  stava  per
    rimettersi  in  moto  quando  fu  inchiodato da un'altra esplosione di
    voce.
    Non si poteva pi far finta di non capire da che parte veniva la voce,
    e perci lo sconosciuto, non avendo altra risorsa, si volt a guardare
    Sam Weller in faccia.
    - Non attacca, Job Trotter! - disse Sam. - Andiamo, non fate commedie.
    Non siete poi tanto bello da poter rinunciare anche alle poche  grazie
    che  avete.  Smettete  di  far smorfie e non sbarrate gli occhi,  o ci
    penso io a farveli schizzare fuori dalla testa. Capito?  Poich Mister
    Weller sembrava dispostissimo ad agire secondo la lettera e lo spirito
    delle  sue parole,  Mister Trotter spian a poco a poco il volto nella
    sua espressione naturale, e, dando un balzo di gioia, esclam:
    - Chi vedo mai! Mister Walker!
    - Ah - rispose Sam. - Siete molto felice di vedermi, no?
    - Felice?  - esclam Job Trotter.  - Oh,  Mister Walker,  se  soltanto
    sapeste  come ho desiderato questo incontro!  E' troppo bello,  Mister
    Walker;  non riesco a trattenermi,  non ci riesco  davvero.  -  E  con
    queste  parole  Mister  Trotter  scoppi  regolarmente  in lacrime,  e
    gettando le braccia intorno a quelle  di  Mister  Weller,  lo  strinse
    affettuosamente in un'estasi di gioia.
    -  Via!  -  url  Sam indignato,  cercando invano di sciogliersi dalla
    stretta del suo  entusiastico  amico.  -  Via,  ho  detto!  Perch  mi
    piangete addosso, annaffiatrice ambulante?
    -  Perch  sono  cos  contento  di  vedervi  -  rispose  Job Trotter,
    lasciando andare Mister Weller nel vedere che i primi sintomi del  suo
    umore bellicoso erano scomparsi.- Oh, Mister Walker,  troppo per me.
    -  Troppo?  -  ripet  Sam.  -  Avete tutte le ragioni per temerlo!  E
    adesso, avete da dirmi qualcosa? Avanti!
    Mister Trotter non rispose,  perch il fazzolettino rosso era in piena
    attivit.
    -  Avete  da  dirmi  qualcosa,  prima che vi sviti la testa?  - ripet
    Mister Weller minacciosamente.
    -  Come?  -  disse  Mister  Trotter,   con  uno  sguardo  di  virtuosa
    stupefazione.
    - Avete da dirmi qualcosa
    - Io, Mister Walker?
    -  Non chiamatemi Walker;  il mio nome  Weller;  lo sapete benissimo.
    Avete da dirmi qualcosa?
    - Benedetto uomo,  Mister Walker...  voglio dire Weller...  moltissime
    cose,  se  vogliamo andarcene in qualche posto dove si possa parlare e
    star tranquilli. Se sapeste come vi ho cercato, Mister Weller...
    - Disperatamente, immagino - disse Sam asciutto.
    - Certo, certo,  signore,  - rispose Mister Trotter,  senza muovere un
    muscolo della faccia - ma datemi la mano, Mister Weller.
    Sam squadr per alcuni istanti il suo compagno,  e poi, quasi mosso da
    un impulso subitaneo, accondiscese al suo invito.
    - E come sta,  - disse Job Trotter,  mentre s'incamminavano insieme  -
    come sta il vostro caro e buon padrone? Oh,  un degno signore, Mister
    Weller!  Spero  che  non  abbia  preso un raffreddore,  quell'orribile
    notte.
    La luce di profonda ipocrisia che brill per un attimo negli occhi  di
    Job Trotter,  mentre diceva queste parole fece fremere il pugno chiuso
    di Mister Weller,  che arse dal desiderio di saggiarne la forza  sulle
    sue  costole.  Tuttavia  Sam si trattenne e rispose che il suo padrone
    stava benissimo.
    - Uh, ne sono proprio contento! - rispose Mister Trotter. - E' qui?
    - E il vostro? - chiese Sam in risposta.
    - Eh, s,  qui,  e mi dispiace di dire,  Mister Weller,  che continua
    nelle sue malefatte, peggio che mai.
    - Ah, s? - disse Sam.
    - Oh,  uno scandalo... un orrore!
    - Un collegio anche questa volta? - disse Sam.
    - No,  non un collegio,  - rispose Job Trotter,  con lo stesso sguardo
    ipocrita che Sam aveva notato prima - non un collegio.
    - La casa dal portone,  allora?  - disse Sam,  guardando fisso il  suo
    compagno.
    - No,  no...  oh, non l, - rispose Job, con insolita precipitazione -
    non l.
    - Che  cosa  stavate  facendo,  voi,  l  dentro?  -  chiese  Sam  con
    un'occhiata penetrante. - Entrato nel giardino per caso, forse?
    -  Ecco,  Mister  Weller,  - rispose Job - non ho nessuna difficolt a
    raccontarvi i miei piccoli segreti, sapete,  con tutta la simpatia che
    abbiamo  avuto  l'uno  per  l'altro fin dalla prima volta che ci siamo
    incontrati. Vi ricordate che bella mattina abbiamo passato insieme?
    - Certo, certo, - disse Sam, con impazienza - me ne ricordo. Ebbene?
    - Ebbene,  - rispose Job,  scegliendo con cura le parole e parlando  a
    bassa  voce,  come chi sta rivelando un importante segreto - in quella
    casa col portone verde ci sono molte persone di servizio.
    - Basta un'occhiata per capirlo - lo interruppe Sam.
    - S,  - continu Mister Trotter - e una di esse  una  cuoca  che  ha
    messo  da parte un po' di soldi,  Mister Weller,  e desidererebbe,  se
    potesse sistemarsi, aprire una piccola drogheria, capite?
    - S.
    - S, Mister Weller. Ebbene, signore, la incontrai in una cappella che
    frequento: una bella cappelletta di questa citt, Mister Weller,  dove
    cantano  il  quarto libro degli inni sacri che io porto sempre con me,
    in una piccola edizione che forse mi avrete visto in  mano...  e  cos
    abbiamo fatto conoscenza, Mister Weller, e poi  nato un sentimento di
    amicizia,  fra noi,  per cui adesso oserei dire, Mister Weller, che il
    droghiere sar io.
    - Come  droghiere  sarete  una  meraviglia  -  rispose  Sam,  dandogli
    un'occhiata di sfuggita, piena di disgusto.
    - Il grande vantaggio di questo,  Mister Weller,  - continu Job,  con
    gli occhi che gli si riempivano di lacrime  mentre  parlava  -    che
    potr   lasciare  il  mio  attuale,   disgraziato  servizio  con  quel
    mascalzone,  e votarmi a una vita migliore e pi virtuosa: pi  simile
    all'educazione che ho ricevuto da piccolo, Mister Weller.
    - Dovete essere stato educato molto bene - disse Sam.
    - Oh, molto, Mister Weller, molto - rispose Job. Al ricordo dei giorni
    della  sua  pura  giovinezza,  Mister Trotter tir fuori il fazzoletto
    rosso; e pianse copiosamente.
    - Dovete essere stato un tipo simpaticissimo,  come compagno di scuola
    - disse Sam.
    -  Lo  ero,  - rispose Job con un profondo sospiro - ero l'idolo della
    scuola.
    - Ah, - disse Sam - non me ne stupisco.  Che conforto sarete stato per
    la vostra buona mamma!
    A queste parole, Mister Job Trotter infil una dopo l'altra due cocche
    del fazzoletto rosso negli angoli degli occhi, e incominci a piangere
    a calde lacrime.
    -  Ma  che  razza di uomo siete?  - disse Sam,  indignato.- I condotti
    dell'acqua a Chelsea non sono niente in confronto ai  vostri.  Su  che
    cosa vi state liquefacendo? Sull'idea che siete tanto carogna?
    - Non posso frenare i miei sentimenti,  Mister Weller - disse Job dopo
    un breve silenzio.  - E pensare che il  mio  padrone,  sospettando  il
    colloquio  che  avevo avuto col vostro,  mi trascin via in carrozza e
    dopo aver convinto la ragazza innamorata a dire che non  sapeva  nulla
    di lui, e corrotto la direttrice perch facesse lo stesso, l'abbandon
    per cogliere un'occasione migliore!  Oh!  Mister Weller  una cosa che
    mi fa rabbrividire.
    - Ah,  andata cos, allora? - disse Mister Weller.
    - Sicuro, proprio cos - rispose Job.
    - Bene - disse Sam, mentre si avvicinavano all'albergo.  - Voglio fare
    due  chiacchiere  con voi,  Job;  perci,  se non avete nessun impegno
    particolare,  mi piacerebbe vedervi al Gran Cavallo  Bianco  stasera
    diciamo verso le otto.
    - Verr senza fallo - disse Job.
    -  S,  sar  meglio,  -  rispose  Sam con uno sguardo significativo -
    altrimenti potrei venire io a cercarvi dall'altra  parte  del  portone
    verde, sarebbe peggio. no?
    - Sar da voi senza fallo - disse Mister Trotter; e stringendo la mano
    a Sam col massimo fervore, se ne and.
    - Sta' attento,  Job Trotter,  sta' attento,  - disse Sam, guardandolo
    allontanarsi - che questa volta l'osso  troppo duro  per  te.  Troppo
    duro.  -  E  dopo  aver  pronunciato  questo breve soliloquio,  e aver
    seguto con lo sguardo Job Trotter finche non fu scomparso alla vista,
    Mister Weller si diresse immediatamente alla camera da letto  del  suo
    padrone.
    - La cosa si  messa in moto, signore - disse Sam.
    - Che cosa si  messo in moto, Sam? - chiese Mister Pickwick.
    - Li ho scoperti, signore - disse Sam.
    - Scoperti chi?
    -  Quel  vostro  bel  tipo,  e il suo malinconico compagno dai capelli
    neri.
    - Impossibile, Sam! - disse Mister Pickwick con la massima veemenza. -
    Dove sono, Sam; dove sono?
    - Un momento, un momento, - rispose Mister Weller;  e,  mentre aiutava
    Mister Pickwick a vestirsi, gli espose il piano d'azione che proponeva
    di adottare.
    - Ma quando faremo tutto questo, Sam? - chiese Mister Pickwick.
    - Ogni cosa a tempo debito, signore - rispose Sam.
    E se ogni cosa fu fatta a tempo debito o no, lo vedremo pi avanti.





    CAPITOLO 24.
    Nel quale Mister Peter Magnus diventa geloso e la signora di mezza et
    diventa  apprensiva,  il  che getta i Pickwickiani nelle grinfie della
    Legge.

    Quando Mister Pickwick scese nella stanza in cui aveva passato la sera
    precedente con Mister Peter Magnus,  trov quest'ultimo  che,  con  la
    maggior  parte  del contenuto delle due valigie,  della cappelliera di
    pelle e del pacco disposto in bella mostra sulla sua persona, misurava
    a gran passi il locale in uno stato di grande ansiet ed eccitazione.
    - Buon giorno, signore - disse Mister Peter Magnus.  - E allora,  come
    vi sembra?
    - Di grande effetto - rispose Mister Pickwick, esaminando gli abiti di
    Mister Peter Magnus con un bonario sorriso.
    -  S,  mi  sembra che vada - disse Mister Magnus.  - Mister Pickwick,
    signore, ho gi mandato il mio biglietto da visita.
    - Davvero? - disse Mister Pickwick.
    - E il cameriere mi ha riferito, tornando,  che lei mi ricever,  alle
    undici... alle undici, signore; manca solo un quarto d'ora.
    - Manca pochissimo - disse Mister Pickwick.
    -  S,  manca  poco,  -  rispose  Mister  Magnus - troppo poco per non
    sentirsi nervosi... eh, Mister Pickwick?
    - La sicurezza  una gran cosa,  in queste occasioni - osserv  Mister
    Pickwick.
    - Lo penso anch'io,  signore, - disse Mister Peter Magnus - e mi sento
    molto sicuro, signore.  Davvero,  Mister Pickwick,  non vedo perch un
    uomo  debba  sentirsi  intimorito,  in  un  caso come questo.  C' una
    ragione?  No.  Non c' niente di cui vergognarsi:  una  questione  di
    reciproca convenienza, nient'altro. Tu hai bisogno di un marito, io ho
    bisogno di una moglie. Io la vedo cos, Mister Pickwick.
    -  Molto  ragionevole  -  rispose  Mister Pickwick.  - Ma la colazione
    aspetta, Mister Magnus. Andiamo.
    Si sedettero a tavola,  ma  era  evidente  che  Mister  Peter  Magnus,
    nonostante  le  sue  vanterie,  si  trovava  in  uno  stato  di penoso
    nervosismo,   i  principali  sintomi  del  quale  erano   la   perdita
    dell'appetito,  la  tendenza a rovesciare le tazzine da t,  i lugubri
    tentativi di far dello spirito,  e l'impulso irresistibile di guardare
    l'orologio ogni due secondi.
    -  Ih.  ih,  ih!  -  ridacchi  Mister  Magnus,  ostentando una grande
    allegria e ansimando per I 'agitazione.  - Mancano  solo  due  minuti,
    Mister Pickwick. Sono pallido~
    - Non molto - rispose Mister Pickwick.
    Ci fu una breve pausa.
    - Scusate,  Mister Pickwick;  ma non avete mai fatto niente del genere
    ai vostri tempi? - disse Mister Magnus.
    - Volete dire, una proposta di matrimonio? - disse Mister Pickwick.
    - S.
    - Mai - disse Mister Pickwick con grande energia. - Mai.
    - Allora non avete idea di  come  sia  meglio  incominciare?  -  disse
    Mister Magnus.
    -  Ecco,  - disse Mister Pickwick - posso essermi formato qualche idea
    sull'argomento,   ma,   non  avendola   mai   sottoposta   al   vaglio
    dell'esperienza,  mi  dispiacerebbe  che  la  prendeste come norma del
    vostro comportamento.
    - Vi sar riconoscentissimo per qualsiasi consiglio,  signore -  disse
    Mister  Magnus  dando  un altro sguardo all'orologio,  la cui lancetta
    segnava gi cinque minuti di ritardo.
    - Ebbene, signore,  - disse Mister Pickwick con la solenne gravit con
    cui il grand'uomo poteva,  quando voleva, rendere cos efficaci le sue
    osservazioni - io incomincerei con un elogio della  bellezza  e  delle
    eccellenti  qualit della signora,  da cui passerei alla mia personale
    indegnit.
    - Molto bene - disse Mister Magnus.
    - Indegnit solo nei confronti di lei,  badate bene;  - riprese Mister
    Pickwick  -  poich,  per  far  vedere che non sono del tutto indegno,
    farei un breve quadro della mia  vita  passata  e  delle  mie  attuali
    condizioni.  Dimostrerei cos, implicitamente, che per qualsiasi altra
    potrei  essere  un  partito  desiderabilissimo.   Poi  mi  diffonderei
    sull'ardore   della  mia  passione,   e  sulla  profondit  della  mia
    devozione. A questo punto, forse, sarei tentato di prenderle la mano.
    - S,  capisco,  - disse Mister  Magnus  -  questo  sarebbe  il  punto
    decisivo.
    -  E poi,  signore,  - continu Mister Pickwick,  scaldandosi a mano a
    mano che il soggetto gli si arricchiva di movimento e di colore -  poi
    arriverei  alla pura e semplice domanda: Volete sposarmi?.  Credo di
    poter affermare che, a queste parole,  ella volterebbe la testa da una
    parte.
    -  Secondo  voi   garantito che lo faccia?  - disse Mister Magnus.  -
    Perch se non lo facesse al momento giusto,  sarebbe imbarazzante  per
    me.
    -  Secondo  me  dovrebbe  farlo,  -  disse  Mister Pickwick- e allora,
    signore, io stringerei la sua mano, e credo... credo, Mister Magnus...
    che, dopo aver fatto questo, supponendo che non mi abbia rifiutato, io
    scosterei delicatamente il  fazzoletto  che,  per  quanto  m'induce  a
    credere  la  mia modesta conoscenza della natura umana,  la signora si
    starebbe premendo sugli occhi,  e le darei un rispettoso bacio.  Credo
    che la bacerei,  Mister Magnus; e in quel momento particolare, io sono
    senz'altro dell'opinione che, superando le ultime incertezze,  ella mi
    sussurrerebbe all'orecchio un timido s.
    Mister Magnus balz in piedi: guard in silenzio,  per qualche minuto,
    la faccia intelligente di Mister Pickwick;  e poi (la lancetta segnava
    dieci  minuti  di  ritardo)  gli  strinse  la  mano  con  fervore e si
    precipit disperatamente fuori della stanza.
    Mister Pickwick si mise a passeggiare su e gi;  e quando la  lancetta
    dell'orologio,  seguendo  la  seconda parte del suo esempio,  and gi
    fino  all'ultima  tacca  che  segna  la  mezza,   la  porta  si   apr
    improvvisamente.  Egli  si  volt  per  andare incontro a Mister Peter
    Magnus, e incontr invece la faccia gioconda di Mister Tupman, il viso
    sereno di Mister  Winkle,  e  i  lineamenti  intellettuali  di  Mister
    Snodgrass.  Mentre  Mister  Pickwick li salutava,  Mister Peter Magnus
    piomb nella sua stanza.
    - I miei amici...  il signore di cui stavo parlando: Mister  Magnus  -
    disse Mister Pickwick.
    - Servo vostro,  signori! - disse Mister Magnus, che si trovava in uno
    stato di  estrema  agitazione.  -  Mister  Pickwick,  permettetemi  di
    parlarvi  un  momento  da  solo,  signore.  Cos dicendo Mister Magnus
    uncin  Mister  Pickwick  infilandogli  l'indice  nell'occhiello   del
    panciotto, lo attir nel vano di una finestra e gli disse:
    -  Congratulatevi  con me,  Mister Pickwick: ho seguto alla lettera i
    vostri consigli.
    - Ed era tutto giusto, vero? - chiese Mister Pickwick.
    - Tutto,  signore.  Non avrebbe potuto andar meglio -  rispose  Mister
    Magnus. - Mister Pickwick, essa  mia.
    -  Mi congratulo con voi con tutto il cuore - rispose Mister Pickwick,
    stringendo calorosamente la mano al nuovo amico.
    - Dovete conoscerla,  Mister Pickwick,  - disse  Mister  Magnus  -  da
    questa parte,  prego. Scusateci un istante, signori. E con gran fretta
    e agitazione Mister Peter Magnus trascin Mister Pickwick fuori  dalla
    stanza. Alla porta accanto si ferm e buss leggermente.
    - Avanti - disse una voce femminile. Essi entrarono.
    -  Signorina  Witherfield,  -  disse Mister Magnus - permettete che vi
    presenti il mio intimo amico  Mister  Pickwick.  Mister  Pickwick,  ho
    l'onore di presentarvi alla signorina Witherfield.
    La  signora  era  all'altro  estremo  della  stanza.  Mister Pickwick,
    inchinandosi,  si tolse gli occhiali dalla tasca del panciotto e se li
    mise ma non appena ebbe compiuto l'operazione, indietreggi di qualche
    passo  con  una  esclamazione di sorpresa,  mentre la signora,  con un
    grido soffocato, si nascose il volto fra le mani e si lasci cadere su
    una seggiola: al che Mister Peter  Magnus  rest  inchiodato  dov'era,
    guardando  prima  l'uno  e poi l'altra,  con orrore e meraviglia senza
    pari dipinti sul viso.
    Questo era certo, in apparenza,  un modo di comportarsi inesplicabile;
    ma  il  fatto    che  Mister  Pickwick,  non  appena  aveva messo gli
    occhiali,  aveva subito identificato nella futura  signora  Magnus  la
    signora  nella  cui camera si era imperdonabilmente introdotto la sera
    prima;  e non appena gli occhiali si erano posati sul naso  di  Mister
    Pickwick,  ella  aveva  subito  riconosciuto  il volto che aveva visto
    avvolto da tutti gli orrori di un berretto da notte. Di qui lo strillo
    della signora, e il trasalimento di Mister Pickwick.
    - Mister Pickwick!  -  esclam  Mister  Magnus,  esterrefatto.  -  Che
    significa questo,  signore?  Che significa questo,  signore?  - ripet
    Mister Magnus, con voce sempre pi forte e minacciosa.
    - Signore, - disse Mister Pickwick,  un po' indignato per l'improvvisa
    facilit  con cui Mister Peter Magnus si coniugava al modo imperativo,
    - mi rifiuto di rispondere a questa domanda.
    - Vi rifiutate, signore? - disse Mister Magnus.
    - S,  signore,  - rispose  Mister  Pickwick  -  mi  rifiuto  di  dire
    qualsiasi  cosa  che  possa  essere  imbarazzante  per  la signora,  o
    risvegliare in lei dei ricordi spiacevoli,  senza il  suo  permesso  e
    consenso.
    -  Signorina  Witherfield,  -  disse  Mister  Peter Magnus - conoscete
    questa persona?
    - Se la conosco? - disse esitando la signora di mezza et.
    - S, se la conoscete, signora! Ho chiesto se la conoscete!  - rispose
    ferocemente Mister Magnus.
    - L'ho visto una volta - rispose la signora di mezza et.
    - Dove? - chiese Mister Magnus. - Dove ?
    -  Questo,  -  disse la signora di mezza et,  alzandosi da sedere,  e
    voltando la testa da una parte - questo  non  lo  dir  per  nulla  al
    mondo.
    - Vi capisco, signora, - disse Mister Pickwick, - e rispetto la vostra
    modestia: quanto a me,  potete contare nel modo pi assoluto sulla mia
    discrezione.
    - Parola  d'onore,  -  disse  Mister  Magnus  -  considerando  la  mia
    posizione nei vostri confronti,  mi sembra,  signora, che prendiate la
    cosa con molta tranquillit... con molta tranquillit, signora mia!
    - Crudele Mister Magnus! - disse la signora di mezza et; e qui pianse
    dirottamente.
    - Rivolgete a me le vostre osservazioni,  - intervenne Mister Pickwick
    - se c' qualcuno da biasimare, sono soltanto io.
    - Ah!  Soltanto voi, vero, signore? Soltanto voi sareste da biasimare!
    - disse Mister Magnus.  - Io...  io...  incomincio a  vederci  chiaro,
    signore. Vi pentite della vostra risoluzione, adesso, vero?
    - La mia risoluzione? - disse Mister Pickwick.
    - La vostra risoluzione, signore. Eh! non guardatemi con quegli occhi,
    signore,  -  disse Mister Magnus - ricordo benissimo le vostre parole.
    Voi siete venuto qui per smascherare il tradimento e la falsit di  un
    uomo sulla cui sincerit e sul cui onore faceste una volta affidamento
    non    cos?  -  Qui  Mister  Peter  Magnus  si  permise un sogghigno
    prolungato;  e  togliendosi  gli  occhiali  verdi,  che  probabilmente
    reputava  superflui al suo accesso di gelosia,  rote gli occhietti in
    un modo spaventoso a vedersi.
    - Non  cos?  - disse  Mister  Magnus,  e  ripet  il  sogghigno  con
    accresciuta  intensit.  -  Ma  dovrete  rendermi  ragione  di questo,
    signore.
    - Di che cosa? - disse Mister Pickwick.
    - Lasciamo perdere, signore, - rispose Mister Magnus, misurando a gran
    passi la stanza - lasciamo perdere.
    L'espressione lasciamo perdere dev'essere particolarmente  densa  di
    significato,  perch non ricordiamo di aver mai assistito a un litigio
    per strada,  a teatro,  in un locale pubblico,  o in  qualsiasi  altro
    luogo, senza averla sentita usare come risposta "standard" a qualsiasi
    domanda  un  po'  brusca.  E  voi sareste un gentiluomo?.  Lasciamo
    perdere,  signore.  Ho cercato forse di parlare con la  signorina?.
    Lasciamo perdere,  signore.  Volete che vi rompa la testa contro il
    muro?. Lasciamo perdere, signore.  Si pu osservare,  inoltre,  che
    questo  universale  lasciamo  perdere deve nascondere un significato
    oltraggioso,  che solleva l'ira nel petto dell'individuo a  cui  viene
    rivolto, pi di quanto potrebbero le maggiori violenze.
    Non  intendiamo  qui affermare che quella breve risposta indirizzata a
    lui stesso accendesse nell'anima di Mister Pickwick una collera uguale
    a quella che avrebbe suscitato in un petto comune. Ricordiamo soltanto
    il fatto che Mister Pickwick  apr  la  porta  della  stanza  e  grid
    seccamente: - Tupman, venite qua!
    Subito si present Mister Tupman, con un'aria molto sorpresa.
    - Tupman, - disse Mister Pickwick -  sorta adesso una discussione fra
    questo signore e me, a causa di un segreto che riguarda la sensibilit
    della signora qui presente.  Quando io affermo,  davanti a voi, che la
    cosa non ha nessun  rapporto  con  lui  e  nessun  aspetto  che  possa
    interessarlo,  non  ho  bisogno  di  farvi  notare che,  se continua a
    discutere,  mette con ci stesso in dubbio la verit delle mie parole;
    e  questo  io  lo  considero estremamente insultante.  - Cos dicendo,
    Mister Pickwick rivolse a Mister Peter Magnus uno sguardo  che  valeva
    un'intera enciclopedia.
    Il  comportamento  corretto  e  onorevole di Mister Pickwick,  unito a
    quella forza ed efficacia di parola  che  gli  erano  cos  peculiari,
    avrebbe convinto qualsiasi mente ragionevole;  ma per sfortuna in quel
    preciso momento la mente di Mister Peter  Magnus  era  tutt'altro  che
    disposta a ragionare.  Perci, invece di accettare come avrebbe dovuto
    la spiegazione di Mister Pickwick, egli si abbandon istantaneamente a
    una collera furiosa, rovente, devastatrice,  e si mise a blaterare del
    rispetto  dovuto ai suoi sentimenti e di altre cose del genere;  e per
    aggiungere forza ai suoi squarci oratri misurava a  lunghi  passi  la
    stanza  e si tirava i capelli,  svaghi che ogni tanto variava agitando
    il pugno davanti alla faccia filantropica di Mister Pickwick.
    Mister  Pickwick,   a  sua  volta,   conscio  della  sua  innocenza  e
    rettitudine,  e  irritato  per  aver  coinvolto  involontariamente  la
    signora di mezza et in una faccenda cos spiacevole,  non si  trovava
    nello  stato  d'animo  sereno  che  gli era abituale.  Per conseguenza
    volarono parole grosse, dette con voce pi grossa ancora;  e alla fine
    Mister  Magnus disse a Mister Pickwick che avrebbe ricevuto presto sue
    notizie;  e Mister Pickwick rispose  con  lodevole  cortesia  che  pi
    presto le avesse ricevute,  meglio sarebbe stato; al che la signora di
    mezza et si precipit inorridita fuori della stanza,  e Mister Tupman
    trascin fuori Mister Pickwick,  abbandonando Mister Peter Magnus a se
    stesso e alle sue meditazioni.
    Se la signora di mezza et avesse avuto maggior esperienza del  mondo,
    e  avesse  imparato dagli usi e costumi di coloro che fanno le leggi e
    creano la moda,  avrebbe saputo che questo genere di ferocia  il  pi
    inoffensivo  di  tutti  i fenomeni naturali;  ma essendo vissuta quasi
    sempre in provincia,  e non avendo mai letto i dibattiti parlamentari,
    non  era  molto versata in queste raffinatezze della civilt.  Perci,
    quando ebbe raggiunto la sua camera da letto, chiuso a chiave la porta
    e incominciato a  riflettere  sulla  scena  alla  quale  aveva  appena
    assistito, terribili visioni di massacro e di morte le si presentarono
    alla  mente;  la  meno  impressionante  delle  quali era un ritratto a
    grandezza naturale di  Mister  Peter  Magnus  trasportato  a  casa  da
    quattro uomini, crivellato di colpi di fucile sul fianco sinistro. Pi
    la  signora  di  mezza  et ci pensava,  pi si sentiva prendere dallo
    spavento; e alla fine decise di correre alla casa del primo magistrato
    della citt per chiedergli  di  arrestare  Mister  Pickwick  e  Mister
    Tupman, senza por tempo in mezzo.
    A  questa  decisione  la  signora  di  mezza  et  fu portata da varie
    ragioni,  la pi importante delle quali era di  dare  a  Mister  Peter
    Magnus  una  prova  sicura  della  propria  devozione  e della propria
    ansiet per la sua salvezza.  Conosceva troppo bene il  suo  carattere
    geloso  per  arrischiare  il pi piccolo accenno alla vera ragione del
    suo turbamento nel vedere Mister Pickwick,  e confidava nella  propria
    influenza  e capacit di persuasione per soffocare la violenta gelosia
    dell'ometto, qualora Mister Pickwick fosse eliminato dalla scena e non
    potessero pi nascere nuovi incidenti. Tutta presa da questi pensieri,
    la signora di mezza et si mise  in  scialle  e  cappellino,  e  punt
    dritta sulla casa del sindaco.
    L'illustrissimo  signor George Nupkins,  il suddetto primo magistrato,
    era il pi importante personaggio che il pi veloce marciatore potesse
    trovare nei dintorni dall'alba al  tramonto  del  ventun  giugno;  che
    essendo,  secondo gli almanacchi,  il giorno pi lungo dell'anno,  gli
    avrebbe ovviamente consentito di protrarre pi a  lungo  le  ricerche.
    Quella particolare mattina, Mister Nupkins era in uno stato di estrema
    eccitazione  e  irritazione,  perch in citt c'era stata una rivolta:
    tutti gli allievi esterni della pi grande  scuola  cittadina  avevano
    rotto di comune accordo le finestre di un odiato fruttivendolo,  preso
    a sberleffi il bidello,  e a sassate il corpo di polizia  (un  anziano
    signore  con gli stivali rovesciati che era stato chiamato a reprimere
    il tumulto,  e che esercitava le funzioni di guardia  giurata  fin  da
    quando era giovane, cio da almeno mezzo secolo).
    Mister  Nupkins  sedeva  nella  sua  poltrona,   con  le  sopracciglia
    maestosamente  aggrottate  e  ribollendo  di  rabbia,  quando  gli  fu
    annunciata una signora per affare urgente, privato, e importantissimo.
    Con  una  calma  spaventosa,  Mister  Nupkins  comand  che si facesse
    entrare la signora;  e  il  comando,  come  ogni  altra  ordinanza  di
    imperatori,  di  magistrati,  e  di  tutti  i maggiori potentati della
    terra, fu immediatamente eseguito; e la signorina Witherfield,  in uno
    stato  di  agitazione  senza dubbio interessante,  fu introdotta nella
    stanza.
    - Muzzle! - disse il magistrato.
    Muzzle era un galoppino in formato ridotto, col busto lungo e le gambe
    corte.
    - Muzzle!
    - S, Vostro Onore.
    - Portate una sedia e uscite.
    - S, Vostro Onore.
    -  E  adesso,  signora,  esponetemi  pure  il  vostro  caso  disse  il
    magistrato.
    - E' una questione molto penosa - disse la signorina Witherfield.
    - Immagino,  signora - disse il magistrato.  - Calmatevi, signora. - E
    Mister Nupkins prese un'espressione benevola.  - E adesso ditemi quale
    questione  giuridica vi ha portato qui,  signora.  - E,  trionfando il
    magistrato sull'uomo, egli riacquist tutta la sua severit.
    - E' molto angoscioso per me darvi  questa  informazione,  signore,  -
    disse  la signorina Witherfield - ma ho paura che qui stia per esserci
    un duello.
    - Qui, signora? - disse il magistrato. - Dove, signora?
    - A Ipswich.
    - A Ipswich,  signora?  Un duello a Ipswich?  -  disse  il  magistrato
    inorridito.  -  Impossibile,  signora;  non  pu verificarsi nulla del
    genere in questa citt,  ne sono convinto.  Gran Dio,  signora,  avete
    un'idea dell'attivit che svolge la magistratura locale?  Non vi hanno
    mai detto che il quattro dello scorso maggio  ho  fatto  irruzione  in
    un'arena pugilistica, con la scorta di soli sessanta uomini, e a costo
    di  cadere  vittima  della violenta ostilit di una folla infuriata ho
    proibito l'incontro fra la Mazza del Middlesex e il Gallo del Suffolk?
    Un duello a Ipswich, signora ? Non credo...  non posso credere - disse
    il  magistrato,  quasi  parlando a se stesso - che vi siano due uomini
    cos temerari da aver progettato una cos grave infrazione dell'ordine
    pubblico in questa citt.
    - Le mie informazioni, disgraziatamente, non lasciano dubbi - disse la
    signora di mezza et. - Ero presente alla lite.
    - E' una cosa incredibile! - disse stupefatto il magistrato - Muzzle!
    - S, Vostro Onore.
    - Mandatemi subito qui Mister Jinks! Immediatamente.
    - S, Vostro Onore.
    Muzzle si ritir,  ed entr nella stanza un impiegato  di  mezza  et,
    pallido, malnutrito, malvestito, e col naso a punta.
    - Mister Jinks! - disse il magistrato. - Mister Jinks!
    - Signore - disse Mister Jinks.
    -  Questa signora  venuta qui,  Mister Jinks,  per informarci che sta
    per avvenire un duello in citt.
    Mister Jinks,  non sapendo  esattamente  che  cosa  fare,  abbozz  un
    sorriso sottomesso.
    - Di che cosa state ridendo, Mister Jinks? - disse il magistrato.
    Immediatamente Mister Jinks prese un'aria serissima.
    - Mister Jinks, - disse il magistrato - siete uno stupido.
    Mister  Jinks  guard  umilmente il grand'uomo,  mordendo la cannuccia
    della penna.
    - Pu darsi che voi ci vediate qualcosa di molto comico,  signore;  ma
    io  posso  dirvi questo,  Mister Jinks: che c' assai poco da ridere -
    disse il magistrato.
    Il denutrito Jinks sospir,  come se fosse ben conscio del  fatto  che
    aveva davvero assai poco di cui rallegrarsi;  e,  ricevuto l'ordine di
    mettere a verbale la dichiarazione della signora,  raggiunse con passo
    dinoccolato una sedia e si mise a scrivere.
    - Quell'uomo,  Pickwick,   il duellante,  se ho ben capito - disse il
    magistrato, quando il verbale fu redatto.
    - S - disse la signora di mezza et.
    - E l'altro fuorilegge... come si chiama, Mister Jinks?
    - Tupman, signore.
    - Tupman  il padrino?
    - S.
    - La parte avversa, a quanto dite,  latitante, signora?
    - S - rispose la signorina Witherfield, raschiandosi la gola.
    - Benissimo, - disse il magistrato - si tratta dunque di due assassini
    di Londra,  venuti qui per massacrare la popolazione di Sua Maest;  e
    si  illudono  che  a  questa  distanza dalla capitale il braccio della
    legge sia debole  e  paralizzato.  Serviranno  per  dare  un  esempio.
    Preparate i mandati d'arresto, Mister Jinks. Muzzle!
    - S, Vostro Onore.
    - C' Grummer al piano di sotto?
    - S, Vostro Onore.
    - Mandatelo su.
    L'ossequioso  Muzzle  si ritir,  e torn quasi subito introducendo il
    signore anziano con gli stivali  rovesciati,  che  di  notevole  aveva
    soprattutto un naso a peperone, una voce arrochita, un soprabito color
    tabacco, e un occhio strabico.
    - Grummer - disse il magistrato.
    - Vostronore.
    - E' tranquilla la citt adesso?
    - Abbastanza, Vostronore - rispose Grummer. - La collera popolare si 
    un po' calmata, cio i ragazzi sono andati via per giocare a cricket.
    -  Di  questi tempi,  Grummer,  - disse il magistrato con energia - le
    mezze misure non  servono.  Se  l'autorit  dei  rappresentanti  della
    corona non sar riconosciuta,  proclameremo lo stato d'assedio.  Se il
    potere civile non   in  grado  di  proteggere  le  finestre  di  quel
    fruttivendolo, Grummer, sar il potere militare a proteggere il potere
    civile,  e  anche  le  finestre.  E' previsto dalla costituzione vero,
    Mister Jinks?.
    - Certamente, signore - disse Jinks.
    - Benissimo - disse il magistrato,  firmando i  mandati  d'arresto.  -
    Grummer,   mi  porterete  queste  due  persone,  oggi  pomeriggio.  Le
    troverete al Gran Cavallo Bianco.  Ricordate il caso della Mazza del
    Middlesex e del Gallo del Suffolk, Grummer?
    Mister Grummer,  crollando retrospettivamente il capo,  fece intendere
    che non l'avrebbe mai dimenticato: e in verit non era  probabile  che
    questo avvenisse, finch gli veniva ricordato tutti i giorni.
    -  Questo    ancor  pi illegale - disse il magistrato.  Questa  una
    perturbazione anche maggiore  dell'ordine  pubblico,  e  un'infrazione
    anche  pi grave delle prerogative di Sua Maest.  Credo che il duello
    sia una delle pi  inoppugnabili  prerogative  di  Sua  Maest,  vero,
    Mister Jinks?
    - Sancita espressamente nella Magna Charta, signore - disse Jinks.
    -  Uno  dei pi fulgidi gioielli della corona britannica,  strappato a
    Sua Maest dai baroni,  mi sembra;  vero,  Mister Jinks?  -  disse  il
    magistrato.
    - Proprio cos, signore - rispose Jinks.
    - Una prerogativa - disse il magistrato, alzandosi fieramente in piedi
    -  che  non  sar  violata  in questa parte dei Suoi domni.  Grummer,
    procuratevi degli uomini di rinforzo ed eseguite questi arresti al pi
    presto possibile. Muzzle!
    - S, Vostro Onore.
    - Accompagnate la signora all'uscita.
    La signorina Witherfield si ritir,  profondamente impressionata dalla
    dottrina e dalla perspicacia del magistrato;  Mister Nupkins si ritir
    per il pranzo; Mister Jinks si ritir in se stesso,  essendo questo il
    suo  unico  ritiro possibile,  oltre al sof-letto di un salottino che
    durante il giorno era occupato dalla famiglia  della  sua  padrona  di
    casa;  e  Mister  Grummer  si  ritir per cancellare,  eseguendo a suo
    piacimento l'incarico che  aveva  ricevuto,  l'onta  sofferta  da  lui
    stesso,  e  da  quell'altro  rappresentante  di  Sua Maest che era il
    bidello, nella mattinata appena trascorsa.
    Mentre si svolgevano questi energici e  risoluti  preparativi  per  il
    mantenimento  della  pace  nel regno,  Mister Pickwick e i suoi amici,
    completamenti ignari dei grandi avvenimenti che si approssimavano,  si
    erano  seduti  a  pranzo  con tutta calma,  chiacchierando e facendosi
    buona compagnia.  Mister Pickwick era proprio sul punto di  raccontare
    l'avventura della sera prima,  con gran divertimento dei suoi seguaci,
    e specialmente di Mister Tupman,  quando si apr la porta e  un  volto
    piuttosto sgradevole si affacci furtivamente nella stanza.  Gli occhi
    di quel volto sgradevole si appuntarono su Mister Pickwick, fissandolo
    intensamente per alcuni  secondi;  e  dovettero  trovarsi  soddisfatti
    della  ricognizione  compiuta,  perch il corpo a cui apparteneva quel
    volto sgradevole si trasfer lentamente  nella  stanza,  rivelando  le
    forme di un individuo anziano con gli stivali rovesciati: insomma, per
    non  tenere  il  lettore pi in sospeso,  quegli occhi erano gli occhi
    strabici di Mister Grummer, e quel corpo era il corpo dello stesso.
    C'era un'impronta professionale, ma anche qualcosa di molto personale,
    nel comportamento di Mister Grummer.  Il suo primo atto fu di chiudere
    a chiave la porta dall'interno; il secondo di asciugarsi accuratamente
    testa  e  faccia  con  un fazzoletto di cotone;  il terzo di posare il
    cappello con dentro il fazzoletto sulla sedia pi vicina;  e il quarto
    di estrarre dalla tasca interna della giacca un corto randello con una
    corona  di  bronzo  in  cima,  e  di  puntarlo  in direzione di Mister
    Pickwick con la spettrale seriet di un fantasma.
    Mister Snodgrass fu il primo a rompere lo stupefatto silenzio.  Guard
    fermamente  negli  occhi  Mister  Grummer  per qualche istante,  e poi
    disse, calcando sulle parole: - Questa  una stanza privata,  signore.
    Una stanza privata.
    Mister  Grummer  scosse  il capo e rispose: - Nessuna stanza  privata
    per Sua Maest,  una volta passata la porta di casa.  Questa   legge.
    Poi  c'  chi dice che la casa di un inglese  inviolabile.  Ma queste
    sono chiacchiere.
    I Pickwickiani si scambiarono l'un l'altro sguardi pieni di stupore.
    - Chi  Mister Tupman?  - chiese  Mister  Grummer.  Chi  fosse  Mister
    Pickwick lo aveva gi intuto: lo aveva riconosciuto subito.
    - Il mio nome  Tupman - disse quest'ultimo.
    - Il mio nome  legge - disse Mister Grummer.
    - Come? - disse Mister Tupman.
    -  Legge!  -  rispose  Mister  Grummer.  -  Legge,  potere  civile  ed
    esecutivo: questi sono i  miei  titoli;  questa    la  mia  autorit.
    Tupman, nome in bianco, Pickwick, nome in bianco... contro la pace del
    nostro clemente Signore, il Re... con decreto espressamente deliberato
    ed emesso...  timbrato,  registrato e tutto in regola. Pickwick, siete
    in arresto! Tupman, come sopra.
    - Che cosa intendete dire con queste insolenze? - disse Mister Tupman,
    balzando in piedi. - Uscite di qui!
    - Oh!  - disse Mister Grummer,  indietreggiando rapidamente verso  la
    porta e aprendola di un pollice o due. - Dubbley!
    - Be'? - disse una voce cavernosa nel corridoio.
    - Venite avanti, Dubbley.
    A  questo  comando  un uomo dal viso sudicio,  alto pi di sei piedi e
    grosso in proporzione,  si  insinu  tra  lo  stipite  e  il  battente
    semichiuso (diventando rosso in faccia per lo sforzo),  ed entr nella
    stanza.
    - Gli altri uomini di rinforzo sono fuori,  Dubbley?  - chiese  Mister
    Grummer.
    Mister Dubbley, uomo di poche parole, assent con un cenno del capo.
    -  Fate entrare il distaccamento sotto il vostro comando,  Dubbley,  -
    disse Mister Grummer.
    Mister Dubbley fece come gli era stato detto;  e una mezza dozzina  di
    uomini,  tutti provvisti di un corto randello con la corona di bronzo,
    si ammucchiarono  nella  stanza.  Mister  Grummer  mise  in  tasca  il
    randello  e  guard  Mister  Dubbley;  Mister Dubbley mise in tasca il
    randello e guard il distaccamento;  il distaccamento mise in tasca il
    randello e guard i signori Tupman e Pickwick.
    Mister Pickwick e i suoi seguaci insorsero come un sol uomo.
    -  Che  cosa  significa  questa  brutale  intromissione nella mia vita
    privata? - disse Mister Pickwick.
    - Chi osa arrestarmi? - disse Mister Tupman.
    - Cosa volete qui, furfanti? - disse Mister Snodgrass.
    Mister Winkle non disse nulla,  ma fiss gli occhi su Grummer,  e  gli
    diede uno sguardo tale che,  se quell'uomo avesse avuto un briciolo di
    sensibilit,  lo avrebbe sentito penetrargli  il  cervello.  Nel  caso
    specifico, tuttavia, non ebbe su di lui il bench minimo effetto.
    Quando  i depositari del potere esecutivo videro che Mister Pickwick e
    i suoi amici intendevano opporre resistenza all'autorit della  legge,
    si  rimboccarono  le maniche della giacca,  facendo capire chiaramente
    che, per loro,  prenderli prima a pugni,  e raccattarli poi,  era solo
    un'azione di natura professionale, da considerarsi e da eseguirsi come
    la cosa pi naturale del mondo.  Questa esibizione non sfugg a Mister
    Pickwick.  Si consult per qualche istante a  bassa  voce  con  Mister
    Tupman,  e  poi  dichiar  che era pronto a recarsi alla residenza del
    sindaco.  Ricordassero per gli interessati,  in quell'ora e  in  quel
    luogo  convenuti,  che era suo fermo intendimento protestare contro la
    mostruosa violazione dei suoi diritti  di  cittadino  britannico,  non
    appena  si fosse ritrovato in libert.  Gli interessati in quell'ora e
    in quel luogo convenuti risero di vero cuore, con la sola eccezione di
    Mister  Grummer,   che   sembrava   considerare   ogni   pi   piccolo
    disconoscimento  del  diritto  divino  dei magistrati come qualcosa di
    blasfemo, impossibile a perdonarsi.
    Ma quando Mister Pickwick si fu  dichiarato  pronto  a  inchinarsi  di
    fronte alle leggi del suo paese,  e quando i camerieri, gli stallieri,
    le cameriere  e  i  postiglioni,  che  si  erano  ripromessi  emozioni
    raffinate   dalla   sua   minacciata  resistenza,   incominciarono  ad
    allontanarsi,  delusi e disgustati,  sorse una difficolt che non  era
    stata   prevista.   Con   tutta  la  sua  venerazione  per  l'autorit
    costituita,  Mister Pickwick si rifiutava  fermamente  di  uscire  per
    strada circondato e guardato a vista da guardie di pubblica sicurezza,
    come  un  criminale  comune.  Mister Grummer,  nel perdurante stato di
    inquietudine del sentimento popolare (era mezza festa, e i ragazzi non
    erano ancora tornati a casa),  si rifiutava altrettanto fermamente  di
    camminare  sul marciapiede opposto,  fidandosi sulla parola che Mister
    Pickwick sarebbe andato dritto alla casa del magistrato;  e sia Mister
    Pickwick  che  Mister  Tupman  altrettanto  fermamente si opponevano a
    noleggiare una carrozza,  il solo decente mezzo di  trasporto  che  si
    poteva ottenere. La discussione prese accenti infiammati; e il dilemma
    perdurava  insoluto;  e  proprio  quando il potere esecutivo stava per
    superare le obiezioni di Mister  Pickwick  col  banale  espediente  di
    portarlo di peso a casa del magistrato,  ci si ricord che nel cortile
    dell'albergo c'era una vecchia portantina,  la  quale,  essendo  stata
    costruita  in  origine  per un signore con la gotta e un patrimonio in
    titoli di Stato,  poteva ospitare Mister Pickwick e Mister Tupman  con
    lo stesso decoro di una moderna carrozza.
    La portantina fu noleggiata e portata nell'atrio dell'albergo;  Mister
    Pickwick e Mister Tupman vi si strinsero  dentro  e  tirarono  gi  le
    tendine;  si trovarono rapidamente due portatori; e il corteo si mosse
    in parata.  Gli uomini di rinforzo circondavano la portantina;  Mister
    Grummer  e  Mister  Dubbley marciavano trionfalmente in testa;  Mister
    Snodgrass e Mister Winkle  venivano  dietro  a  braccetto;  e  la  pi
    sudicia marmaglia di Ipswich formava la retroguardia. I bottegai della
    citt,  bench  avessero  un'idea molto vaga sulla natura del delitto,
    non poterono che confortarsi e rallegrarsi  a  quella  vista.  Era  il
    pugno  di  ferro della legge che scendeva con la forza di un maglio su
    due criminali venuti dalla capitale stessa; il potente ingranaggio era
    diretto dal loro magistrato e azionato dai loro funzionari  locali;  e
    per  i  loro  sforzi  riuniti  i  due fuorilegge erano stati chiusi al
    sicuro,  nell'angusto  spazio  di  una  portantina.  Molte  furono  le
    espressioni  di  consenso  e  di  ammirazione  che  salutarono  Mister
    Grummer,  mentre marciava in testa alla schiera,  randello alla  mano;
    alte  e prolungate furono le grida della marmaglia che seguiva;  e fra
    queste non  equivoche  testimonianze  dell'approvazione  popolare,  il
    corteo procedeva lento e solenne.
    Mister Weller,  vestito col giubbetto da mattina,  con le maniche nere
    di  calic,   stava  tornando  un  po'   scoraggiato   da   un'inutile
    perlustrazione intorno alla casa misteriosa col portone verde, quando,
    alzando  gli  occhi,  vide  la  strada  traboccante  di  gente  che si
    affollava intorno  a  qualcosa  di  molto  simile  a  una  portantina.
    Desiderando  distrarre la mente dall'insuccesso della sua impresa,  si
    fece da una parte per vedere la gente passare;  e  vedendo  che  tutti
    applaudivano,   pi   che   altro   per   il  gusto  di  far  chiasso,
    immediatamente incominci anche lui  (per  sollevarsi  il  morale)  ad
    applaudire con tutte le sue forze.
    Pass  Mister Grummer,  pass Mister Dubbley,  pass la portantina,  e
    pass la sua  scorta,  e  Sam  continuava  a  far  eco  agli  applausi
    entusiastici della gente e a sventolare il cappello,  come se fosse al
    culmine della felicit pi sfrenata (bench, naturalmente,  non avesse
    la  pi  pallida  idea  di  ci  che  stava  succedendo),   quando  fu
    improvvisamente interrotto dall'inattesa apparizione di Mister  Winkle
    e Mister Snodgrass.
    - Cosa  successo,  signori?  - grid Sam. - Chi hanno messo in quella
    scatola parata a lutto?
    I due signori risposero insieme,  ma le loro  parole  si  persero  nel
    tumulto.
    - Chi?  - grid ancora Sam.  Ed ebbe ancora,  di rimando,  una duplice
    risposta;  ma pur non riuscendo ad afferrare le parole,  Sam cap  dal
    movimento  delle  due  paia  di labbra che essi avevano pronunciato la
    parola Pickwick.
    Ce n'era a sufficienza.  In un momento Mister Weller si apr un  varco
    fra la gente, ferm i portatori e affront il gigantesco Grummer.
    -  Ehi,  eccellenza!  -  disse  Sam.  - Chi c' dentro questo mezzo di
    trasporto?
    - Indietro!  - disse Mister Grummer,  il cui senso  di  dignit,  come
    succede  a  molti,  si era straordinariamente gonfiato al primo soffio
    del favore popolare.
    - Se non ubbidisce, abbattetelo - disse Mister Dubbley.
    - Molto obbligato al vecchio signore,  -  rispose  Sam  -  per  avermi
    chiesto  il  mio  punto di vista,  e ancor pi obbligato a quest'altro
    signore, che sembra appena scappato da una carovana di giganti, per il
    suo bellissimo suggerimento;  ma preferirei che rispondeste  voi  alla
    mia domanda,  se vi fa lo stesso... Oh, come va, signore? Quest'ultima
    frase era rivolta con aria di protezione a Mister Pickwick,  che stava
    sbirciando dal finestrino anteriore della portantina.
    Ma Grummer,  senza pi parole per l'indignazione, estrasse il randello
    con la corona di bronzo dall'apposita tasca, e lo fece roteare davanti
    agli occhi di Sam.
    - Ah,  - disse Sam -  molto grazioso,  specialmente  la  corona,  che
    assomiglia straordinariamente a quella vera.
    -  Indietro!  -  disse l'oltraggiato Mister Grummer.  E per aggiungere
    forza al comando premette  con  una  mano  il  bronzeo  emblema  della
    regalit  sulla  cravatta  di  Sam,  e  con  l'altra  prese Sam per il
    colletto: un complimento che  Mister  Weller  ricambi  immediatamente
    sbattendolo per terra,  dopo aver provveduto con cortese sollecitudine
    ad abbattere un portatore, in modo che non cadesse sul duro.
    Non si sa bene se Mister Winkle fosse preso da un  attacco  passeggero
    di  quella  furia insensata che un torto ricevuto pu scatenare,  o se
    fosse esaltato dalle prove di valore di Mister Weller;  certo    che,
    non  appena vide Mister Grummer cadere,  assal con terribile violenza
    un ragazzetto che aveva vicino;  al che Mister Snodgrass,  con  verace
    spirito  cristiano,  e poich non voleva prendere nessuno di sorpresa,
    annunci a voce altissima che anche lui stava  per  cominciare,  e  si
    accinse a togliersi la giacca con la massima lentezza.  Immediatamente
    fu circondato e ridotto all'impotenza;  e  non  faremo  altro  che  il
    nostro dovere verso di lui e verso Mister Winkle,  dichiarando che non
    fecero il pi piccolo tentativo di  liberarsi  o  di  liberare  Mister
    Weller: il quale, dopo una fiera resistenza, era stato sopraffatto dal
    numero  e  preso  prigioniero.  Poi il corteo si riform,  i portatori
    tornarono al loro posto, la marcia fu ripresa.
    L'indignazione di Mister Pickwick,  durante questi fatti,  pass  ogni
    limite. Egli riusciva appena a vedere Sam che mandava a gambe all'aria
    gli  uomini  della  scorta,  e  imperversava in ogni direzione;  e non
    poteva vedere di  pi,  perch  gli  sportelli  della  portantina  non
    volevano aprirsi e le tendine non si potevano alzare.  Alla fine,  con
    l'aiuto di Mister Tupman, riusc a sfondare il tetto;  e,  montando in
    piedi  sul  sedile,  e  reggendosi  come  meglio  poteva  con una mano
    appoggiata  alla  spalla  dell'amico,   Mister  Pickwick  si  mise  ad
    arringare la folla,  a insistere sul modo ingiustificabile con cui era
    stato trattato,  a chiamare tutti a testimoni che  il  suo  servo  era
    stato  assalito  per  primo.  E  fu  cos  che raggiunsero la casa del
    magistrato: i portatori  trottando,  i  prigionieri  seguendo,  Mister
    Pickwick concionando, e la folla sbraitando.




















    CAPITOLO 25.
    Che  mostra,  fra varie altre cose piacevoli,  quanto fosse maestoso e
    imparziale Mister Nupkins;  e come Mister Weller restitu a Mister Job
    Trotter un colpo altrettanto duro di quello che aveva ricevuto.  - Con
    un'altra cosa che verr fuori al momento giusto.

    Lo  sdegno  di  Mister  Weller,  mentre  lo  portavano  via,   scoppi
    violentissimo:  numerose  furono  le  sue  allusioni  all'aspetto e al
    comportamento di Mister Grummer e dei suoi compagni;  e  temerarie  le
    sfide lanciate ai presenti, che venissero pure a sei per volta; e cos
    diede  sfogo  alla  sua contrariet.  Mister Snodgrass e Mister Winkle
    ascoltavano con malinconico rispetto il torrente di eloquenza  che  il
    loro  capo riversava dalla portantina,  e il cui corso travolgente non
    sub  nemmeno  un  attimo  di  interruzione,   nonostante  le  ardenti
    preghiere di Mister Tupman per riavere il veicolo chiuso e il tetto al
    suo posto.
    Ma la collera di Mister Weller si mut ben presto in curiosit, quando
    il  corteo  gir  nello  stesso  piazzale  in  cui aveva incontrato il
    fuggiasco Job Trotter: e la curiosit si  trasform  in  un  senso  di
    esultante  stupore,  quando  il  tronfio Mister Grummer,  ordinando ai
    portatori di fermarsi,  si avvicin con passi portentosamente  solenni
    allo  stesso  portone verde da cui era uscito Job Trotter,  e diede un
    poderoso strattone alla corda del campanello che pendeva da una parte.
    Al suono rispose una cameriera molto fresca e carina,  la quale,  dopo
    aver  alzato  le  mani  al  cielo,  stupita  dall'aspetto  ribelle dei
    prigionieri e dal linguaggio appassionato di Mister  Pickwick,  chiam
    Mister  Muzzle.  Mister  Muzzle  apr  il  portone  per far entrare la
    portantina,  gli uomini catturati e  il  distaccamento;  e  subito  lo
    sbatt sulla faccia della folla,  che,  indignata per l'esclusione,  e
    ansiosa di vedere il seguito,  sfog i  suoi  sentimenti  prendendo  a
    calci  il portone e suonando il campanello per un'ora o due.  A questo
    svago presero parte tutti, a turno, tranne pochissimi fortunati,  che,
    avendo  scoperto  nel  portone  una piccola grata da cui non si vedeva
    niente,  ci incollarono gli occhi sopra  con  quella  stessa  ostinata
    perseveranza  con  cui la gente schiaccia il naso contro la vetrina di
    una farmacia quando un ubriaco investito da un carro sulla strada  sta
    passando una visita medica nel retro.
    La  portantina  si  ferm ai piedi di una scalinata che conduceva alla
    porta d'ingresso,  ed era incorniciata a destra e a  sinistra  da  due
    vasi  di  aloe  americano  dipinti di verde.  Mister Pickwick e i suoi
    amici furono condotti nell'atrio; e successivamente,  quando Muzzle li
    ebbe annunciati e Mister Nupkins ebbe ordinato che entrassero,  furono
    introdotti all'augusta presenza di quel patriottico funzionario.
    La scena era impressionante,  fatta per  incutere  terrore  nell'animo
    degli  imputati  e  per  dar loro un'idea adeguata della severa maest
    della legge.  Di fronte a una gran libreria,  in  una  gran  seggiola,
    dietro a una gran tavola,  e davanti a un grande volume, sedeva Mister
    Nupkins,  che sembrava grande il doppio di ognuno di  quegli  oggetti,
    per grandi che fossero.
    Pile  di  carte  gravavano sulla tavola;  e all'estremo limite di essa
    spuntavano la testa e  le  spalle  di  Mister  Jinks,  che  era  molto
    indaffarato a sembrare pi indaffarato che poteva. Quando tutti furono
    entrati,  Muzzle  chiuse  accuratamente  la  porta e si mise dietro la
    sedia del suo padrone aspettando i  suoi  ordini.  Mister  Nupkins  si
    appoggi allo schienale con solennit emozionante, e scrut in volto i
    suoi forzati visitatori.
    -  Dunque,  Grummer,  chi    questa  persona?  - disse Mister Nupkins
    indicando Mister Pickwick,  il quale,  come portavoce e rappresentante
    di  tutti  i  suoi amici,  stava davanti,  col cappello in mano,  e si
    inchinava con molta educazione e rispetto.
    - Questo qui  Pickwick, Vostronore - disse Grummer.
    - Ehi, cambiate registro,  vecchio beone!  - intervenne Mister Weller,
    portandosi  in prima fila a forza di gomiti.  - Scusate,  signore,  ma
    questo vostro poliziotto con gli stivali gialli non riuscirebbe mai  a
    guadagnarsi da vivere come maestro di cerimonie,  in nessuna parte del
    mondo.  Questo qui,  signore,  -  continu  Mister  Weller,  spingendo
    Grummer  da  una  parte  e  rivolgendosi  al  magistrato con piacevole
    familiarit - questo  Samuel Pickwick, Esquire;  quest'altro  Mister
    Tupman,  quello    Mister  Snodgrass;  e  pi  in  l,  vicino  a lui
    dall'altra parte,  Mister Winkle:  tutti  signori  distintissimi,  che
    sarete  molto felice di aver conosciuto.  Perci pi presto mandate ai
    lavori forzati per un mese o due quei vostri  poliziotti,  pi  presto
    potremo  incominciare  a  intenderci.  Prima il dovere poi il piacere,
    come disse Riccardo Terzo quando infilz l'altro re  nella  Torre,  in
    attesa di strozzargli i bambini.
    A  conclusione  del  suo  discorso,  Mister Weller si pul il cappello
    contro il gomito destro e annu benevolmente a Mister Jinks,  che  era
    stato ad ascoltarlo con terrore indicibile.
    - Chi  quest'ultimo, Grummer? - disse il magistrato.
    - Uno capace di tutto,  Vostronore - rispose Grummer.  - Ha tentato di
    liberare i prigionieri e ha  assalito  le  guardie;  allora  l'abbiamo
    arrestato e portato qui.
    - Avete fatto benissimo!  - rispose il magistrato.  - E' evidentemente
    un fuorilegge capace di qualsiasi eccesso.
    - E' il mio domestico, signore - disse Mister Pickwick, risentito.
    - Ah!  E  il  vostro  domestico,  vero?  -  disse  Mister  Nupkins.  -
    Cospirazione per frustrare gli scopi della giustizia,  e assassinare i
    suoi funzionari.
    - Domestico di Pickwick. Scrivete, Mister Jinks.
    Mister Jinks scrisse.
    - Come vi chiamate, giovanotto? - tuon Mister Nupkins.
    - Weller - rispose Sam.
    - Un bellissimo nome per i registri di Newgate - disse Mister Nupkins.
    Questa era una battuta di spirito:  perci  Jinks,  Grummer,  Dubbley,
    tutti  gli  uomini  di rinforzo e Muzzle ebbero un accesso di risa che
    dur cinque minuti.
    - Scrivete il suo nome, Mister Jinks - disse il magistrato.
    - Con due elle, amico - disse Sam.
    A questo punto uno degli uomini ebbe l'infelice idea di ridere ancora,
    e il magistrato minacci di sbatterlo immediatamente in prigione.  Ci
    prova come sia pericoloso ridere al momento sbagliato, in questi casi.
    - Dove abitate? - disse il magistrato.
    - Dove posso - rispose Sam.
    - Scrivetelo,  Mister Jinks - disse il magistrato,  che stava montando
    rapidamente in collera.
    - E sottolineatelo - disse Sam.
    - E' un vagabondo,  Mister  Jinks,  -  disse  il  magistrato  -    un
    vagabondo per sua stessa ammissione; non  vero Mister Jinks?
    - Certo, signore.
    -  Allora  lo  imprigiono.  Lo  imprigiono  come  tale  - disse Mister
    Nupkins.
    - Un bel paese  questo,  per  la  giustizia  -  disse  Sam.-  Non  c'
    magistrato  in  carica  che,  per  ogni provvedimento che prende,  non
    prenda anche due cantonate.
    A questa battuta un altro degli uomini di rinforzo scoppi a ridere, e
    subito  prese  un'espressione  cos  assurdamente   solenne   che   il
    magistrato lo identific a prima vista.
    - Grummer,  - disse Mister Nupkins,  arrossendo di rabbia - come avete
    fatto  a  scegliere  un  individuo  inefficiente  e  spregevole   come
    quest'uomo, per un servizio di polizia? Come avete fatto? Ditelo.
    - Mi dispiace molto, Vostronore - balbett Grummer.
    - Ah, vi dispiace? - disse l'iracondo magistrato. - Vi far pentire io
    di  aver  trascurato  il vostro dovere,  Mister Grummer;  sar dato un
    esempio. Strappate il manganello a quell'insolente. E' ubriaco.  Siete
    ubriaco, giovanotto.
    - Non sono ubriaco, Vostro Onore - disse l'uomo.
    - S,  siete ubriaco!  - ribatt il magistrato. - Come osate affermare
    che non siete ubriaco,  quando io dico  di  s?  Non  puzza  d'alcool,
    Grummer?
    - S, Vostronore, molto - rispose Grummer, con la vaga impressione che
    ci fosse odore di rum da qualche parte.
    - Lo sapevo - disse Mister Nupkins.  - Ho visto che era ubriaco fin da
    quando  entrato qua dentro: l'ho capito dagli occhi.  Avete visto che
    sguardo alterato, Mister Jinks?
    - Certo, signore.
    -  Non  ho  bevuto  nemmeno  un  goccio in tutta la mattina - disse il
    poveretto, che era l'uomo pi sobrio di questa terra.
    - Come osate affermare il falso? - disse Mister Nupkins. - Non  forse
    ubriaco in questo momento, Mister Jinks?
    - Certo, signore - rispose Mister Jinks.
    - Mister Jinks,  - disse il magistrato -  arrester  questo  uomo  per
    oltraggio alla Corte. Preparate il mandato, Mister Jinks.
    E  l'uomo  sarebbe  stato  imprigionato,  se Mister Jinks,  che era il
    consigliere legale del magistrato (aveva fatto pratica  di  legge  per
    tre  anni  nello  studio  di  un  avvocato  di provincia),  non avesse
    sussurrato all'orecchio del  sindaco  che  secondo  lui  la  cosa  non
    reggeva.  Allora  il  magistrato  fece  un  discorso e disse che,  per
    riguardo  alla  famiglia,   si  sarebbe  limitato  ad  ammonirlo  e  a
    licenziarlo  dal servizio.  E cos l'uomo venne fieramente maltrattato
    per un quarto d'ora, e mandato per i fatti suoi;  e Grummer,  Dubbley,
    Muzzle  e  tutti  gli  altri  mormorarono  la  loro ammirazione per la
    generosit di Mister Nupkins.
    - Adesso,  Mister Jinks,  - disse il magistrato - fate fare a  Grummer
    una deposizione giurata.
    Grummer  attacc  immediatamente  la  sua deposizione;  ma siccome poi
    Grummer divagava e il pranzo  di  Mister  Nupkins  era  quasi  pronto,
    Mister  Nupkins  abbrevi  la  procedura  col  metodo  di fare domande
    tendenziose, a cui Grummer rispondeva di s tutte le volte che poteva.
    Cos tutto and liscio e l'esame della causa  si  svolse  agevolmente:
    Mister  Weller  fu  riconosciuto colpevole di due aggressioni,  Mister
    Winkle di una minaccia, e Mister Snodgrass di uno spintone.
    Quando tutto fu portato a termine con  soddisfazione  del  magistrato,
    questi e Mister Jinks si consultarono sottovoce.
    Il  consulto  dur circa dieci minuti;  poi Mister Jinks si ritir nel
    suo angolino di tavolo,  e il magistrato diede un  colpetto  di  tosse
    preparatorio,  si  raddrizz sulla sedia,  e stava per incominciare il
    suo discorso quando Mister Pickwick gli tolse la parola di bocca.
    - Scusate,  signore,  se vi interrompo,  - disse Mister Pickwick -  ma
    prima  che  incominciate  a  esprimere  quelle  opinioni che vi sarete
    formato  sui  fatti  denunciati  in  questa  aula,   e  ad  agire   di
    conseguenza,  debbo  appellarmi al mio diritto di essere ascoltato per
    la parte che mi riguarda.
    - Tenete la lingua a posto,  signore - disse il  magistrato  con  tono
    perentorio.
    - Sono costretto a insistere, signore - disse Mister Pickwick.
    -  Tenete la lingua a posto,  - ripet il magistrato - o dar ordine a
    una guardia di portarvi via.
    - Voi potete ordinare  alle  vostre  guardie  tutto  ci  che  volete,
    signore,  -  disse Mister Pickwick - e non dubito,  dopo quello che ho
    visto sui vostri sistemi disciplinari,  che eseguiranno qualsiasi cosa
    ordiniate;  ma  io  mi  permetter  di continuare ad appellarmi al mio
    diritto, finch non mi si allontani con la forza.
    - Pickwick e principio! - esclam Mister Weller a voce piuttosto alta.
    - Sam, state zitto - disse Mister Pickwick.
    - Muto come un tamburo sfondato, signore - rispose Sam.
    Mister Nupkins guard  Mister  Pickwick  con  espressione  di  intensa
    meraviglia,  a  quello  sfoggio  di inusitato coraggio,  e aveva tutta
    l'aria di volergli rispondere molto ferocemente,  quando Mister  Jinks
    lo  tir  per  la  manica  e  gli  sussurr qualcosa all'orecchio.  Il
    magistrato  rispose  a  mezza  voce  e  l'altro  ripet  il  sussurro.
    Evidentemente Jinks stava obiettando qualcosa.
    Alla  fine  il  magistrato,  vincendo  con  molta  mala  grazia la sua
    ripugnanza ad ascoltare qualsiasi altra  cosa,  si  rivolse  a  Mister
    Pickwick, e gli chiese bruscamente:
    - Che cosa avete da dire?
    -  In primo luogo,  - disse Mister Pickwick,  lanciando attraverso gli
    occhiali uno sguardo che intimid perfino Nupkins  -  in  primo  luogo
    desidero sapere per quale motivo i miei amici e io siamo stati portati
    qui.
    - Debbo dirglielo? - sussurr il magistrato a Jinks.
    - Credo che sia meglio, signore - sussurr Jinks al magistrato.
    -  Sono  stato informato con regolare denuncia - disse il magistrato -
    che state per battervi in duello, e che l'altro, Tupman,   complice e
    connivente. Di conseguenza... eh, Mister Jinks?
    - Certo, signore.
    -  Di  conseguenza  vi  ho  convocati  entrambi  per...  credo  che la
    procedura sia questa, eh, Mister Jinks?
    - Certo, signore.
    - Per...  per...  che  cosa,  Mister  Jinks?  -  disse  il  magistrato
    irritatissimo.
    - Per avere una garanzia, signore.
    -  S,  perci vi ho convocati entrambi,  come stavo dicendo quando il
    mio impiegato mi ha interrotto, per chiedervi una garanzia.
    - Una garanzia sicura - sussurr Mister Jinks.
    - Io pretendo una garanzia sicura - disse il magistrato.
    - Persone del luogo - sussurr Jinks.
    - Fornita da persone del luogo - disse il magistrato.
    - Cinquanta sterline a testa,  - sussurr Jinks  -  e  proprietari  di
    stabili, naturalmente.
    -  Io chieder che versino una cauzione di cinquanta sterline a testa,
    - disse ad alta voce e con grande dignit il magistrato - e che  siano
    entrambi proprietari di stabili, naturalmente.
    - Ma,  benedetto Iddio, signore, - disse Mister Pickwick, che, insieme
    a Mister Tupman, era stupito ed indignato al massimo grado - noi siamo
    del tutto sconosciuti in citt.  La mia conoscenza dei proprietari  di
    stabili,  qui,   tanto scarsa quanto la mia intenzione di battermi in
    duello con qualcuno.
    - Io direi, invece, - rispose il magistrato - io direi invece... vero,
    Mister Jinks?
    - Certo, signore.
    - Avete altro da dire? - chiese il magistrato.
    Mister Pickwick aveva molte altre cose  da  dire,  che  avrebbe  detto
    senza fallo,  con scarsissimo vantaggio per s, o soddisfazione per il
    magistrato, se, nel momento stesso in cui aveva finito di parlare, non
    fosse stato tirato per la manica da Mister Weller,  col quale  poi  si
    era  immerso  in  una  conversazione  tanto animata da fargli sembrare
    trascurabile la domanda del magistrato.  Mister Nupkins non era  certo
    uomo  da  ripetere  due volte una domanda del genere;  e perci,  dopo
    un'altro colpetto di tosse e fra  il  silenzio  ammirato  e  reverente
    delle forze dell'ordine, pass senz'altro a pronunciare la sentenza.
    Condannava  Weller  a  pagare  una  multa di due sterline per la prima
    aggressione,  e di tre sterline per la seconda.  Condannava  Winkle  a
    pagare  una  multa  di due sterline,  e Snodgrass di una sterlina,  ed
    esigeva inoltre che si impegnassero formalmente davanti alla Corte  di
    restare  in  pace con tutti i sudditi di Sua Maest,  e col Suo fedele
    servitore Daniel Grummer in particolare. A Pickwick e Tupman aveva gi
    richiesto di portare dei garanti.
    Appena il magistrato ebbe finito  di  parlare,  Mister  Pickwick,  col
    volto  rasserenato  e rischiarato dal sorriso,  fece un passo avanti e
    disse:
    - Domando scusa al magistrato,  ma debbo chiedergli un breve colloquio
    privato su una questione di grande importanza per lui.
    - Come? - disse il magistrato.
    Mister Pickwick ripet la sua richiesta.
    - E' una richiesta veramente straordinaria!  - disse il magistrato.  -
    Un colloquio privato?
    - Un colloquio privato - rispose  fermamente  Mister  Pickwick.  -  Ma
    poich una parte delle informazioni che debbo darvi provengono dal mio
    servitore, desidererei che anche lui fosse presente.
    Il magistrato guard Mister Jinks;  Mister Jinks guard il magistrato;
    gli uomini in servizio di polizia si guardarono fra  loro  stupefatti.
    Mister Nupkins impallid improvvisamente.  Forse l'imputato Weller, in
    un momento di rimorso,  aveva rivelato qualche complotto  segreto  per
    togliergli  la  vita?  Era  un  pensiero spaventoso.  Egli era un uomo
    pubblico;  e divenne ancora pi pallido quando pens a Giulio Cesare e
    a Mister Perceval.
    Il magistrato guard ancora Mister Pickwick,  e fece un cenno a Mister
    Jinks. - Cosa pensate di una simile richiesta, Mister Jinks? - mormor
    Mister Nupkins.
    Mister Jinks,  che non sapeva bene cosa pensarne,  e  aveva  paura  di
    sbagliare,  sorrise debolmente con aria dubbiosa,  tendendo gli angoli
    della bocca, e croll lentamente la testa da una parte e dall'altra.
    - Mister Jinks, - disse gravemente il magistrato - siete un asino.
    A queste affettuose parole Mister Jinks sorrise  ancora,  un  po'  pi
    debolmente di prima, e si restrinse a poco a poco nel suo angolino.
    Mister  Nupkins  dibatt  la cosa con se stesso per alcuni secondi,  e
    poi,  alzandosi dalla sedia e dicendo a Mister Pickwick  e  a  Sam  di
    seguirlo,  li  precedette  in  una  piccola stanza che dava nella sala
    delle udienze.  Qui ordin a Mister  Pickwick  di  andare  all'estremo
    opposto  della  stanza,  e tenendo una mano sulla porta semichiusa per
    poter fuggire immediatamente al minimo accenno di  intenzioni  ostili,
    si dichiar pronto ad ascoltare, di qualsiasi faccenda si trattasse.
    - Verr subito al punto,  signore!  - disse Mister Pickwick. - E' cosa
    che riguarda direttamente voi e la vostra  reputazione.  Ho  tutte  le
    ragioni  di  credere  che  ospitiate  nella  vostra casa uno sfacciato
    impostore!
    - Due - interruppe Sam. - Il mirtillo  un fuori classe,  per piangere
    e per fare la carogna.
    -  Sam,  -  disse  Mister  Pickwick  -  se devo farmi capire da questo
    signore, debbo pregarvi di controllare i vostri sentimenti.
    - Mi dispiace,  - rispose Mister Weller - ma quando penso a quel  Job,
    non posso fare a meno di aprire le valvole di un pollice o due.
    -  Insomma,  signore,  -  disse  Mister  Pickwick  -  il mio servitore
    sospetta che un certo capitano  Fitz-Marshall  frequenti  abitualmente
    questa  casa.  Io  vi  chiedo  se   vero.  Perch,  - aggiunse Mister
    Pickwick,  vedendo che Mister Nupkins stava  per  interromperlo  molto
    sdegnosamente - perch, se  vero, io posso dirvi che quella persona 
    un...
    -  Un  momento,  un momento,  abbassate la voce - disse Mister Nupkins
    chiudendo la porta. - Che cos' quella persona?
    -  Un  avventuriero  senza  princpi...  un  uomo  senza  onore...  un
    individuo  che vive alle spalle della societ,  e si fa zimbello delle
    sue vittime, delle sue assurde, sciocche, miserabili vittime,  signore
    - disse eccitato Mister Pickwick.
    -  Santo  cielo!  -  disse  Mister  Nupkins,  diventando molto rosso e
    cambiando subito il suo modo di fare. - Santo cielo, Mister...
    - Pickwick - disse Sam.
    - Pickwick - disse il magistrato.  - Santo cielo,  Mister  Pickwick...
    prego, sedetevi... dite sul serio? Il capitano Fitz-Marshall?
    - Non chiamatelo capitano,  - disse Sam - e nemmeno Fitz-Marshall: non
     n l'uno n l'altro. Un attore girovago, ecco cos', e il suo nome 
    Jingle; e se mai c' stato uno sciacallo color mirtillo,  quello  Job
    Trotter.
    -  E' verissimo,  signore,  - disse Mister Pickwick,  in risposta allo
    sguardo stupefatto del magistrato - e la sola cosa che sono  venuto  a
    fare in questa citt  smascherare la persona di cui stiamo parlando.
    Mister  Pickwick  rivers  poi  nelle  orecchie  inorridite  di Mister
    Nupkins un compendio di  tutte  le  atrocit  di  Mister  Jingle.  Gli
    raccont come lo aveva incontrato la prima volta; come era fuggito con
    la signorina Wardle; come aveva bellamente abbandonato la donna dietro
    un  compenso  in  denaro;  come  lo  aveva intrappolato in un collegio
    femminile,  a mezzanotte;  e come lui (Mister Pickwick) sentiva ora il
    dovere  di  svelarne  la vera identit,  mascherata da un nome e da un
    titolo abusivi.
    Mentre il racconto procedeva,  sembrava che tutto il sangue di  Mister
    Nupkins  gli  bruciasse  sulla punta delle orecchie.  Aveva scovato il
    capitano a una corsa di cavalli nei dintorni.  Sedotte dalla sua lunga
    lista di conoscenze aristocratiche, dai suoi viaggi in tutto il mondo,
    e  dal  suo comportamento elegante,  la signora e la signorina Nupkins
    avevano esibito il capitano Fitz-Marshall,  lo avevano citato  a  ogni
    passo,  lo  avevano  imposto  ai  disgraziati membri della loro scelta
    cerchia di conoscenti,  al punto che gli amici  pi  intimi,  cio  la
    signora  Porkenham,  le signorine Porkenham e Mister Sidney Porkenham,
    stavano ormai per scoppiare dall'invidia e  dalla  rabbia.  E  proprio
    adesso,  dopo  tutte  queste  cose,  gli  toccava  sentir  dire che il
    capitano Fitz-Marshall era un  avventuriero  senza  soldi,  un  attore
    girovago,  e,  se non proprio un truffatore,  qualcosa di tanto simile
    che quasi non c'era differenza!  Gran  Dio!  Cosa  avrebbero  detto  i
    Porkenham? Che trionfo, quello del giovane Sidney Porkenham, se avesse
    saputo  che  la  sua corte era stata disprezzata per un simile rivale!
    Come avrebbe potuto lui,  Nupkins,  incontrare lo sguardo del  vecchio
    Porkenham  alla prossima sessione della Corte giurisdizionale?  E come
    se ne sarebbero approfittati i suoi avversari  politici,  se  la  cosa
    fosse diventata di pubblico dominio!
    - Ma dopotutto, - disse Mister Nupkins, illuminandosi a un tratto dopo
    una  lunga  pausa  -  dopotutto queste sono soltanto affermazioni.  Il
    capitano Fitz-Marshall  un uomo dai modi molto  simpatici,  e  questo
    pu  creargli certo molti nemici.  Come potete provare la verit delle
    vostre accuse?
    - Mettetemi a confronto con lui!  - disse Mister Pickwick.  - E' tutto
    ci  che  chiedo e che mi basta.  Mettetelo a confronto con me e con i
    miei amici; e non avrete bisogno di altre prove.
    - Be',  - disse Mister Nupkins - questo si pu fare  facilmente,  dato
    che stasera verr qui, e non ci sarebbe bisogno di rendere pubblica la
    cosa,  volendo  usare...  appunto...  questo  riguardo  al giovanotto,
    capite?  Ma io...  io...  vorrei consultare prima Ia  signora  Nupkins
    sull'opportunit  di  compiere  questo  passo.  In  ogni modo,  Mister
    Pickwick, dobbiamo ancora liquidare quella questione legale,  prima di
    qualsiasi altra cosa. Tornate nella stanza accanto, vi prego.
    E,  tornato nella stanza accanto: - Grummer! - disse il magistrato con
    voce terribile.
    - Vostronore, - rispose Grummer col sorriso del primo della classe.
    - Oh,  oh,  - disse severamente il magistrato - che cosa sono questi
    modi poco seri?  Sono molto fuori luogo, e posso assicurarvi che avete
    ben pochi motivi per sorridere. La deposizione che avete fatto poco fa
     rigorosamente veritiera? Voglio una risposta precisa.
    - Vostronore, - disse Grummer - io...
    - Ah, siete confuso, vero? - disse il magistrato. - Mister Jinks,  non
    vedete anche voi che  confuso?
    - Certo, signore - rispose Jinks.
    -  Dunque,  -  disse il magistrato - ripetete le vostre dichiarazioni,
    Grummer,  e vi ripeto: state attento a quello che dite.  Mister Jinks,
    mettete a verbale.
    L'infelice Grummer ricominci la sua deposizione da principio; ma, fra
    Jinks  che  scriveva  le  sue  parole  e  il magistrato che le stava a
    sentire,  fra la sua naturale tendenza a divagare  e  la  sua  estrema
    confusione,  in  meno  di  tre minuti si trov ad annaspare in un tale
    groviglio  di  errori  e  di  contraddizioni  che  Mister  Nupkins  lo
    interruppe  dichiarando  di  non  credergli.   Cos  le  multe  furono
    condonate,  i garanti furono immediatamente procurati da Mister Jinks,
    e quando tutto il solenne procedimento ebbe termine, Mister Grummer fu
    ignominiosamente  estromesso: terribile esempio della caducit di ogni
    umana grandezza, e del capriccioso favore dei potenti.
    La signora Nupkins era una donna maestosa con un turbante di velo rosa
    e una parrucca  castano  chiaro.  La  signorina  Nupkins  aveva  tutta
    l'alterigia  della mamma,  pur mancandole il turbante,  e tutta la sua
    sgarberia, pur non avendo la parrucca;  e quando l'esercizio di queste
    amabili  virt  metteva  madre  e  figlia davanti a qualche antipatico
    dilemma,  cosa non infrequente,  entrambe si trovavano  d'accordo  nel
    riversarne la colpa sulle spalle di Mister Nupkins. Quindi, non appena
    Mister  Nupkins  ebbe  visto  la signora Nupkins e le ebbe riferito le
    informazioni avute da Mister Pickwick,  ella si ricord immediatamente
    che  si era sempre aspettata qualcosa del genere;  che lo aveva sempre
    detto; che i suoi consigli non erano mai presi in considerazione;  che
    Mister Nupkins la trattava come una sciocca; e via discorrendo.
    -  E pensare,  - disse la signorina Nupkins,  spremendo una lacrima di
    grandezza microscopica nell'angolino di ciascun occhio - e pensare che
    mi ha preso in giro cos!
    - Ah! puoi ringraziare tuo padre, mia cara - disse la signora Nupkins.
    - Quante volte l'ho pregato e ripregato di prendere informazioni sulla
    famiglia  del  capitano;   quante  volte  ho  insistito  e   mi   sono
    raccomandata  che  facesse  qualcosa.  Nessuno lo crederebbe,  ne sono
    sicura... nessuno lo crederebbe.
    - Ma cara... - disse Mister Nupkins.
    - Non mi parlare che  peggio,  non mi parlare!  -  disse  la  signora
    Nupkins.
    -  Amor  mio,  -  disse  Mister  Nupkins  -  eri  tu  che trovavi cos
    straordinario il capitano Fitz-Marshall.  Sei  stata  tu  a  invitarlo
    continuamente, cara, e non hai perso nessuna occasione per presentarlo
    dappertutto.
    -  Non  l'avevo  detto,  Henrietta?  -  esclam  la  signora  Nupkins,
    appellandosi alla figlia con l'aria della  donna  maltrattata.  -  Non
    l'avevo  detto  che  tuo padre si sarebbe tirato indietro e mi avrebbe
    scaricato tutto sulle spalle?  Non  l'avevo  detto?  -  E  la  signora
    Nupkins singhiozz.
    - Oh, pap! - protest la signorina Nupkins. E singhiozz anche lei.
    -  No,  questo    troppo!  Dopo  che ci ha messo in questa situazione
    umiliante e ridicola, mi vuol dare anche la colpa - esclam la signora
    Nupkins.
    - Non potremo pi farci  vedere  in  societ!  -  disse  la  signorina
    Nupkins.
    -  Non  potremo  pi  guardare  in  faccia i Porkenham - piagnucol la
    signora Nupkins.
    - O i Grigg - piagnucol la signorina Nupkins.
    - O gli Slummintowken - piagnucol la signora Nupkins.  - Ma che  cosa
    gliene  importa  a  tuo  padre?  Che cosa conta,  per lui?  - A questa
    spaventosa riflessione la signora Nupkins pianse disperatamente,  e la
    signorina Nupkins fece la stessa cosa.
    Le  lacrime  della  signora  Nupkins  continuarono  a  scorrere a gran
    velocit,  finch non ebbe avuto un po' di tempo per riflettere  sulla
    questione:  vale  a dire,  finch non ebbe deciso per conto suo che il
    partito migliore era quello di invitare Mister Pickwick e i suoi amici
    a fermarsi fino all'arrivo del capitano,  e  dare  a  Mister  Pickwick
    l'occasione  che  cercava.  Se  poi si fosse visto che Mister Pickwick
    aveva detto la verit,  il capitano sarebbe  stato  messo  alla  porta
    senza  farlo  sapere  a  nessuno,  e ai Porkenham si poteva facilmente
    giustificare la sua scomparsa dicendo che,  per l'influenza della  sua
    famiglia a corte, era stato nominato Governatore Generale della Sierra
    Leone,  o di Saugur Point,  o di qualcun altro di quei luoghi salubri,
    cos incantevoli per gli Europei,  per cui,  una volta arrivati laggi
    difficilmente trovano la forza di tornare indietro.
    Quando  la  signora  Nupkins si fu asciugata le lacrime,  la signorina
    Nupkins asciug le sue, e Mister Nupkins fu contentissimo di risolvere
    la questione nel modo proposto dalla signora. Cos Mister Pickwick e i
    suoi amici, dopo aver lavato i segni del recente combattimento, furono
    condotti alla presenza delle signore, e subito dopo a pranzo; e Mister
    Weller, nel quale il magistrato, col suo tipico acume,  aveva scoperto
    in  meno  di  mezz'ora uno dei pi simpatici giovanotti del mondo,  fu
    affidato alle cure e alla sorveglianza  di  Mister  Muzzle,  che  ebbe
    l'incarico  speciale  di  condurlo  da  basso  e di trattarlo con ogni
    riguardo.
    - Come state,  signore?  - disse Mister Muzzle,  mentre guidava Mister
    Weller gi per le scale che portavano in cucina.
    -  Be'!  il  mio stato generale non  cambiato molto,  da quando vi ho
    visto in piedi dietro la sedia del vostro principale,  poco fa,  nella
    sala delle udienze - rispose Sam.
    - Non vi avevo notato,  scusatemi - disse Mister Muzzle.  - Vedete, il
    padrone non ci aveva ancora presentati. Dio, come gli siete simpatico,
    Mister Weller, davvero!
    - Ah, - disse Sam - un simpatico tipo anche lui.
    - Vero, eh? - rispose Mister Muzzle.
    - Cos spiritoso - disse Sam.
    - E che parlatore!  - disse Mister Muzzle.  -  Con  che  facilit  gli
    vengono fuori le idee, non  vero?
    - Straordinaria! - rispose Sam. - Traboccano addirittura, inzuccandosi
    l'una con l'altra con tanta forza da restare intontite: non si capisce
    quasi di che cosa stia parlando, vero?
    -  Questo    il  gran  merito del suo stile oratorio - rispose Mister
    Muzzle. - Attenzione all'ultimo gradino, Mister Weller. Volete lavarvi
    le mani,  prima di presentarvi alle signore?  Qui c' un catino  pieno
    d'acqua, e un asciugamano pulito dietro la porta.
    - Ah! sar meglio che mi dia anche una risciacquata generale - rispose
    Mister Weller, mettendo un bel po' di sapone giallo sull'asciugamano e
    fregandosi  finch  la faccia non gli venne di nuovo lucida.  - Quante
    signore ci sono di l?
    - Solo due in cucina: - disse Mister Muzzle - la cuoca e la cameriera.
    Teniamo anche un ragazzo per i bassi servizi, e anche una ragazza,  ma
    loro mangiano in lavanderia.
    - Ah, loro mangiano in lavanderia? - disse Mister Weller.
    - S - rispose Mister Muzzle. - Abbiamo provato a tenerli a tavola con
    noi,  al principio, ma non  stato possibile continuare. La ragazza ha
    dei modi terribilmente  volgari;  e  il  ragazzo  soffia  cos  forte,
    mangiando, che non si pu stargli vicino.
    - Grufola come un maiale, insomma - disse Mister Weller.
    - S,  terribile - rispose Mister Muzzle.  - Questo  il lato peggiore
    degli impieghi in provincia,  Mister Weller: che i giovani sono sempre
    cos maleducati. Da questa parte, signore, prego, da questa parte.
    E  precedendo Mister Weller con la massima cortesia,  Mister Muzzle lo
    condusse in cucina.
    - Mary,  - disse Mister Muzzle alla bella cameriera - questo   Mister
    Weller,  un  signore  che  il padrone ha mandato qui perch stia a suo
    agio.
    - E il vostro padrone  uno che la sa lunga,  e mi ha mandato  proprio
    al posto giusto - disse Mister Weller con uno sguardo di ammirazione a
    Mary.  - Se fossi io il padrone di questa casa, troverei sempre vicino
    a Mary gli ingredienti per stare a mio agio.
    - Mister Weller! - disse Mary arrossendo.
    - Cosa mi tocca sentire! - esclam la cuoca.
    - Ah,  cuoca,  mi dimenticavo di voi - disse Mister Muzzle.  -  Mister
    Weller, permettete che vi presenti.
    -  Come state,  signora?  - disse Mister Weller - Sono molto felice di
    conoscervi e spero che la nostra conoscenza durer a lungo, come disse
    quel tale al biglietto da cinque sterline.
    Quando la cerimonia della presentazione fu finita,  la cuoca e Mary si
    ritirarono  a  ridacchiare nel retrocucina,  e quando uscirono,  tutte
    rossori e risatine, si sedettero a tavola.
    I modi disinvolti e la conversazione efficace di Mister Weller  ebbero
    un  effetto  cos irresistibile sui suoi amici,  che a met del pranzo
    erano gi tutti su un piano di perfetta intimit,  e pienamente edotti
    della malvagit di Job Trotter.
    - Non ho mai potuto sopportare quel Job - disse Mary.
    - E nemmeno dovevate, mia cara - rispose Mister Weller.
    - Perch? - chiese Mary.
    -  Perch  la  bruttezza e la cattiveria non debbono mai fare amicizia
    con la bellezza e la bont!  - rispose Mister Weller.  -  Vero  Mister
    Muzzle?
    - Assolutamente - rispose questi.
    Qui Mary rise, e disse che il merito era della cuoca; e la cuoca rise,
    e disse che non era vero.
    - Non ho nemmeno un bicchiere - disse Mary.
    -  Bevete  con me,  cara,  - disse Mister Weller - posate le labbra su
    questo calice, cos potr baciarvi per procura.
    - Vergogna, Mister Weller! - disse Mary.
    - Vergogna che cosa, cara?
    - Parlare in quel modo.
    - Sciocchezze; non c' niente di male. E' la natura, non  vero cuoca?
    - Non chiedetemi indiscrezioni - rispose  la  cuoca,  divertendosi  un
    mondo:  e  lei e Mary risero di nuovo,  finch fra la birra,  la carne
    fredda e le  risate,  quest'ultima  stette  quasi  per  soffocare:  un
    accesso  allarmante  da  cui  si  rimise  solo dopo molte pacche sulla
    schiena e altre necessarie attenzioni,  usate con molta delicatezza da
    Mister Samuel Weller.
    Nel   bel   mezzo   di  questa  festosa  allegria  si  ud  una  forte
    scampanellata alla porta del giardino;  e il giovane  che  prendeva  i
    suoi  pasti in lavanderia and subito ad aprire.  Mister Weller era al
    culmine delle sue attenzioni verso la bella cameriera,  Mister  Muzzle
    era  occupatissimo  a  fare  gli  onori della mensa,  e la cuoca aveva
    appena smesso di  ridere  e  stava  portando  alle  labbra  un  grosso
    boccone,  quando  la  porta  della  cucina si apr ed entr Mister Job
    Trotter.
    Abbiamo  detto  che  Job  Trotter  entr,   ma  l'affermazione  non  
    contraddistinta dalla nostra solita,  scrupolosa aderenza ai fatti. La
    porta si apr e Mister Trotter apparve.  Egli voleva entrare,  e stava
    appunto  per farlo,  quando,  scorgendo improvvisamente Mister Weller,
    arretr istintivamente di un passo o due e sbarr gli occhi su  quella
    scena imprevista, paralizzato dallo stupore e dallo spavento.
    - Eccolo qua!  - disse Sam,  alzandosi con grande allegria.  - Stavamo
    appunto parlando di voi. Come state? Dove siete stato? Venite avanti!
    Mettendo la mano sul colletto color mirtillo di un Job Trotter che non
    faceva resistenza,  Mister Weller lo trascin  in  cucina,  chiuse  la
    porta a doppia mandata,  e allung la chiave a Mister Muzzle che se la
    mise tranquillamente in tasca.
    - Ecco una bella coincidenza! - esclam Sam. - Pensate!  Su c' il mio
    padrone  che avr il piacere di incontrarsi col vostro,  e qui ci sono
    io che sono felice di trovarmi con voi.  Ve  la  passate  bene?  E  va
    avanti  bene l'affare della drogheria?  Be',  sono proprio contento di
    vedervi. Che bell'aspetto avete! Allarga il cuore vedervi, non  vero,
    Mister Muzzle?
    - Verissimo - disse Mister Muzzle.
    - E cos vivace! - disse Sam.
    - Cos di buonumore! - disse Muzzle.
    - E cos contento di vederci: questa  la cosa pi simpatica!  - disse
    Sam. - Sedete, sedete.
    Mister Trotter si lasci trascinare su una sedia vicino al fuoco. Gir
    gli occhietti da Mister Weller a Mister Muzzle, ma non apr bocca.
    -  Dunque,  -  disse  Sam  -  davanti  a queste signore mi divertir a
    chiedervi, a titolo di curiosit,  se  vero che vi considerate il pi
    bravo e pi educato giovanotto che mai abbia usato un fazzoletto rosso
    a scacchi e il quarto libro degli inni.
    -  E  che  mai abbia dovuto sposarsi con una cuoca!  - disse indignata
    quest'ultima. - Farabutto!
    - E abbandonare la cattiva strada per fare il  droghiere  -  disse  la
    cameriera.
    -  Adesso  vi  dir  io  come  stanno  le  cose,  giovanotto!  - disse
    solennemente Mister Muzzle,  furibondo per le due ultime allusioni.  -
    Questa signora, - e indic la cuoca -  impegnata con me; e quando voi
    osate parlare di metter su una drogheria con lei,  voi mi offendete in
    uno dei punti pi sensibili in cui un uomo possa offendere  un  altro.
    Mi avete capito, signore?
    Qui  Mister  Muzzle,  che  aveva  una  grande  opinione  della propria
    eloquenza,   ricalcata  su  quella  del  suo   padrone,   s'interruppe
    aspettando  una  risposta.  Ma  Mister Job Trotter non diede risposta.
    Perci Mister Muzzle riprese con aria solenne:
    - E' molto probabile,  signore,  che non siate desiderato al piano  di
    sopra  per un po' di tempo,  perch il mio padrone in questo momento 
    occupatissimo a liberarsi per sempre del vostro padrone; perci avremo
    tutto il tempo di fare due chiacchiere in privato. E' chiaro?
    Mister Muzzle s'interruppe ancora,  aspettando una risposta;  e ancora
    Mister Trotter lo deluse.
    -  Ebbene,  -  disse  Mister  Muzzle  -  sono  dolentissimo di dovermi
    spiegare davanti alle signore,  ma l'urgenza mi varr come  scusa.  Il
    retrocucina   vuoto.  Se volete andare fin l,  Mister Weller far da
    arbitro,  e noi potremo darci reciproca soddisfazione finch non suoni
    il campanello. Seguitemi, signore!
    Pronunciate  queste  parole  Mister Muzzle si avvi verso la porta del
    retrocucina,  e per risparmiar tempo incominci a togliersi la  giacca
    camminando.
    Ma  la  cuoca,  non appena ebbe udito le ultime parole di quella sfida
    mortale, ed ebbe visto Mister Muzzle sul punto di metterla in pratica,
    emise uno strillo alto  e  penetrante,  e  gettandosi  su  Mister  Job
    Trotter,  che  si  alzava  in  quel momento dalla seggiola,  si mise a
    graffiare e  a  schiaffeggiare  la  sua  faccia  larga  e  piatta  con
    l'energia caratteristica delle donne inferocite;  e affondando le mani
    nei suoi lunghi capelli neri,  ne strapp tanti da farne cinque o  sei
    dozzine  delle  pi  grosse  ciocche  che  si  siano  mai lasciate per
    ricordo.  Dopo aver compiuto questa impresa con tutto l'ardore che  il
    suo  devoto  affetto  per  Mister  Muzzle  le ispirava,  fece esitando
    qualche passo indietro;  ed  essendo  una  signora  assai  delicata  e
    impressionabile, cadde di schianto ai piedi della credenza, e svenne.
    In questo momento suon il campanello.
    -  E'  per  voi,  Job Trotter - disse Sam;  e prima che Mister Trotter
    potesse rispondere o protestare,  prima ancora  che  avesse  tempo  di
    tamponare  le ferite che la signora esanime gli aveva inferto,  Sam lo
    afferr per un braccio e Mister Muzzle per l'altro; e,  uno tirandolo,
    l'altro spingendolo, lo trascinarono su per le scale e lo portarono in
    salotto.
    Un quadro impressionante li aspettava.  L'illustrissimo Alfred Jingle,
    alias capitano Fitz-Marshall,  stava in piedi vicino  alla  porta  col
    cappello  in  mano e il sorriso sulla faccia,  senza mostrarsi affatto
    turbato dalla difficolt della sua situazione.  Di fronte  si  trovava
    Mister  Pickwick,  che  evidentemente  gli  stava  impartendo  un'alta
    lezione di morale;  poich la sua mano sinistra  era  sotto  la  falda
    della  finanziera,  e  la  destra  si agitava nell'aria,  come era sua
    abitudine quando lasciava straripare il  fiume  della  sua  eloquenza.
    Vicino  a  lui  si  vedeva Mister Tupman,  coi segni della collera sul
    volto,  scrupolosamente trattenuto dai suoi giovani  amici;  in  fondo
    alla  stanza  c'erano  il signore,  la signora e la signorina Nupkins,
    tetri, alteri e agitati dall'ira pi magnanima.
    - Non so che cosa mi trattiene - disse Mister Nupkins col tono solenne
    del magistrato,  mentre Job veniva trascinato dentro - non so che cosa
    mi   trattiene   dall'imprigionare   questi  uomini  come  furfanti  e
    impostori.  Uno stupido senso di piet.  Non so che cosa mi  trattiene
    dal farlo.
    - L'orgoglio,  amico, l'orgoglio - rispose Jingle, perfettamente a suo
    agio. - Mossa falsa. Niente da fare. Trovato un capitano,  eh?...  ah!
    ah!  magnifico!  Marito per la figlia.  Il truffatore truffato.  Farlo
    sapere agli altri?  No,  per tutto l'oro  del  mondo.  Una  figura  da
    stupido. Veramente!
    -  Miserabile,  -  disse la signora Nupkins - noi disdegnamo le vostre
    basse insinuazioni.
    - L'ho sempre odiato - aggiunse Henrietta.
    - Oh, naturalmente! - rispose Jingle. - Giovanotto alto. Innamorato di
    vecchia data. Sidney Porkenham. Ricco. Simpatico...  Non ricco come il
    capitano,  forse?  Messo  in  disparte.  Basta  con lui.  Tutto per il
    capitano. Niente al mondo come il capitano. Tutte le ragazze...  pazze
    di lui. Eh, Job?
    Qui  Mister  Jingle rise allegramente;  e Job,  fregandosi le mani dal
    piacere,  emise il primo suono che gli fosse uscito di bocca da quando
    era  entrato  in  casa:  un basso gorgoglio soffocato,  come se la sua
    risata,  dentro di lui,  lo rendesse  troppo  felice  per  lasciarsela
    sfuggire in tanto rumore.
    - Mister Nupkins,  - disse la signora - questa non  una conversazione
    da tenersi davanti alla servit. Scacciate dunque questi miserabili.
    - Certo, cara - disse Mister Nupkins. - Muzzle!
    - Vostro Onore.
    - Aprite la porta.
    - S, Vostro Onore.
    -  Lasciate  questa   casa!   -   disse   Mister   Nupkins,   agitando
    eloquentemente una mano.
    Jingle sorrise e si mosse verso la porta.
    - Fermatevi! - disse Mister Pickwick.
    Jingle si ferm.
    -  Avrei potuto prendermi - disse Mister Pickwick - una vendetta molto
    maggiore per  il  modo  in  cui  sono  stato  trattato  da  voi  e  da
    quell'ipocrita del vostro amico qui presente.
    Job  Trotter  si inchin con grande cortesia,  mettendosi una mano sul
    cuore.
    - Dico - prosegu Mister Pickwick,  scaldandosi sempre pi - che avrei
    potuto  prendermi  una  vendetta  maggiore.  Mi  accontento  invece di
    smascherarvi,  facendo ci che considero un dovere verso  la  societ.
    Spero, signore, che ricorderete la mia indulgenza.
    Quando  Mister  Pickwick  arriv a questo punto,  Job Trotter port la
    mano all'orecchio,  con beffarda gravit,  come se non volesse perdere
    neanche una sillaba delle sue parole.
    -  E ho solo questo da aggiungere,  signore,  - disse Mister Pickwick,
    giunto ormai al culmine dello sdegno - che vi considero un  mascalzone
    e un...  un delinquente... e... e peggiore di qualsiasi altro uomo che
    abbia visto o conosciuto, tranne quel santerellino e bigotto vagabondo
    col vestito color mirtillo.
    - Ah! ah! - disse Jingle - brav'uomo, Pickwick. Cuor d'oro. Vecchietto
    ben portante. Ma non bisogna scaldarsi. Questo non va, davvero.  Ciao,
    ciao. Arrivederci preso. E su con la vita. Andiamo, Job. Si parte!
    Con  queste  parole Mister Jingle si mise il cappello alla sua vecchia
    maniera,  e usc dalla stanza.  Job Trotter si  ferm  un  attimo,  si
    guard intorno,  sorrise, e poi, con un inchino esageratamente solenne
    a Mister Pickwick,  e dando a Mister Weller una strizzatina d'occhi la
    cui impudenza sfida ogni descrizione, segu le orme del suo baldanzoso
    padrone.
    -  Sam  -  disse Mister Pickwick,  vedendo che Mister Weller stava per
    seguirlo a sua volta.
    - Signore.
    - State qui.
    Mister Weller sembrava incerto.
    - State qui - ripet Mister Pickwick.
    - Non potrei dare una spolverata a quel Job, gi in giardino?  - disse
    Mister Weller.
    - No certo - rispose Mister Pickwick.
    -  Non  potrei  buttarlo fuori dal portone a calci,  signore?  - disse
    Mister Weller.
    - No assolutamente - rispose il suo padrone.
    Per la prima volta da quando era stato assunto,  Mister Weller  sembr
    per  un  attimo  malcontento  e  infelice.  Ma subito la sua faccia si
    rischiar;  perch l'ingegnoso Mister Muzzle,  nascondendosi dietro la
    porta  d'ingresso  e balzando fuori improvvisamente al momento giusto,
    riusc con grande destrezza a mandare Mister Jingle e il suo  servo  a
    gambe  levate gi per lo scalone,  dentro i vasi di aloe americano che
    stavano sotto.
    - Ho compiuto il mio dovere,  signore - disse Mister Pickwick a Mister
    Nupkins.  -  E  adesso,  insieme  ai  miei  amici  debbo  dirvi addio.
    Ringraziandovi dell'ospitalit ricevuta,  permettete che vi assicuri a
    nome di tutti che non l'avremmo accettata,  e non avremmo accettato di
    toglierci in questo modo dalle nostre precedenti difficolt, se non ne
    fossimo stati costretti dal senso di un dovere da compiere. Torniamo a
    Londra domani. Il vostro segreto  al sicuro con noi.
    Espressa cos la  sua  protesta  contro  il  trattamento  ricevuto  al
    mattino,  Mister  Pickwick  si  inchin  profondamente alle signore e,
    nonostante le proteste della famiglia,  lasci la stanza  con  i  suoi
    amici.
    - Prendete il cappello, Sam - disse Mister Pickwick.
    - E' gi da basso, signore - disse Sam, e corse a prenderlo.
    In  cucina  non  c'era nessuno tranne la bella cameriera,  e poich il
    cappello di Sam non si trovava,  egli dovette  cercarlo;  e  la  bella
    cameriera  gli  fece  luce.   Dovettero  cercarlo  dappertutto,   quel
    cappello.  La bella cameriera,  nell'ansia di  trovarlo,  si  mise  in
    ginocchio  e  butt  per aria tutte le cose ammucchiate in un angolino
    accanto alla porta.  Era uno strano angolino.  Non si poteva arrivarci
    senza aver prima chiuso la porta.
    - Eccolo - disse la bella cameriera. - E' questo, no?
    - Fatemi vedere, - disse Sam.
    La bella cameriera aveva posato la candela sul pavimento;  e perci la
    luce non era molta: Sam fu costretto a  mettersi  in  ginocchio  anche
    lui,  per vedere se si trattava davvero del suo cappello o no.  Era un
    angolo piuttosto stretto,  e perci - tutto per  colpa  di  chi  aveva
    costruito  la  casa  - Sam e la bella cameriera si trovarono ad essere
    molto vicini.
    - S,  lui! - disse Sam. - Addio!
    - Addio! - disse la bella cameriera.
    - Addio! - disse Sam, e cos dicendo lasci cadere il cappello che era
    costato tanta fatica trovare.
    - Come siete strano! - disse la bella cameriera. - Lo perderete ancora
    se non fate attenzione.
    E per impedire che lo perdesse,  glielo mise in testa.  Forse il volto
    della  bella cameriera divenne ancora pi bello,  quando si alz verso
    quello di Sam,  o forse fu  una  conseguenza  casuale  del  fatto  che
    stavano  tanto  vicini:  finora  non  si  mai saputo bene.  Ma Sam la
    baci.
    - Non lo avrete  mica  fatto  apposta?  -  disse  la  bella  cameriera
    arrossendo.
    - No, prima no - disse Sam - ma adesso s.
    E la baci un'altra volta.
    - Sam! - chiam Mister Pickwick, sporgendosi dalla ringhiera.
    - Vengo, signore - rispose Sam, precipitandosi su per le scale.
    - Quanto tempo ci avete messo! - disse Mister Pickwick.
    -  C'era  qualcosa  dietro  la porta che ci ha impedito di aprirla per
    tutto questo tempo, signore - rispose Sam.
    E questo fu il primo capitolo del primo amore di Mister Weller.














    CAPITOLO 26.
    Che contiene un breve  resoconto  dei  progressi  dell'azione  Bardell
    contro Pickwick.

    Avendo  raggiunto  lo  scopo  principale  e la ragione del suo viaggio
    smascherando Jingle,  Mister Pickwick decise di tornare immediatamente
    a Londra, con l'intenzione di mettersi al corrente degli atti che, nel
    frattempo,  i  signori  Dodson  e  Fogg potevano aver compiuto ai suoi
    danni. Mettendo in pratica questa risoluzione con tutta l'energia e la
    fermezza del suo carattere,  egli sal  sul  sedile  posteriore  della
    prima  corriera  che  lasci Ipswich,  la mattina dopo gli avvenimenti
    memorabili raccontati nei  due  precedenti  capitoli,  e  arriv  alla
    capitale sano e salvo la sera stessa,  accompagnato dai suoi tre amici
    e da Mister Samuel Weller.
    Qui gli amici si separarono per breve tempo. I signori Tupman,  Winkle
    e  Snodgrass  andarono alle rispettive case per compiere i preparativi
    necessari alla loro imminente visita a Dingley Dell; e Mister Pickwick
    e Sam trovarono  per  il  momento  un'ottima  sistemazione,  comoda  e
    all'antica,  all'Albergo  e  Trattoria  Giorgio e Avvoltoio,  George
    Yard, Lombard Street.
    Mister Pickwick aveva cenato,  bevuto due pinte di Porto speciale,  si
    era  tirato  il  fazzoletto  di seta sulla testa,  aveva messo i piedi
    davanti al fuoco, e si era sdraiato in poltrona, quando Mister Weller,
    entrando  con  una  valigia,   lo  riscosse   dalle   sue   tranquille
    meditazioni.
    - Sam - disse Mister Pickwick.
    - Signore - disse Mister Weller.
    - Stavo pensando,  Sam,  - disse Mister Pickwick - che ho lasciato una
    quantit di cose dalla signora Bardell,  in Goswell Street,  e  dovrei
    portarle via prima di lasciare la citt un'altra volta.
    - Benissimo, signore - rispose Mister Weller.
    - Potrei metterle in casa di Mister Tupman, momentaneamente - continu
    Mister Pickwick.  - Ma prima di portarle via, sar necessario cercarle
    e radunarle. Vorrei che faceste una corsa in Goswell Street, Sam, e vi
    occupaste di tutto.
    - Subito, signore? - chiese Mister Weller.
    - Subito - rispose Mister Pickwick. - E, aspettate un momento, Sam,  -
    aggiunse  Mister  Pickwick tirando fuori il borsellino - c' l'affitto
    da pagare.  Il trimestre scade solo a Natale,  ma preferisco pagarlo e
    chiudere subito i conti. Disdico l'appartamento con regolare preavviso
    di un mese.  Eccolo: scritto e firmato. Datelo alla signora Bardell, e
    ditele che pu cercarsi un nuovo inquilino anche subito.
    - Benissimo, signore! - rispose Mister Weller. - Nient'altro, signore?
    - Niente altro, Sam.
    Mister Weller s'avvi lentamente alla porta,  come  se  si  aspettasse
    qualcos'altro:  l'apr  lentamente,  usc  ancora  pi  lentamente,  e
    l'aveva rinchiusa piano piano fino a lasciare  uno  spiraglio  di  due
    pollici, quando Mister Pickwick chiam:
    - Sam.
    - Signore - disse Mister Weller,  rientrando di colpo,  e chiudendo la
    porta dietro di s.
    - Non ho niente in contrario, Sam, che cerchiate di capire quali siano
    le intenzioni della signora Bardell nei miei riguardi,  e  se  ci  sia
    veramente il pericolo che questo vile e infondato processo sia portato
    fino  in fondo.  Non ho niente in contrario che lo facciate,  Sam;  se
    volete, si capisce - disse Mister Pickwick.
    Sam fece un cenno d'intesa, e lasci la stanza.
    Mister Pickwick si tir ancora il  fazzoletto  di  seta  sulla  testa,
    disponendosi  a  fare  un  pisolino;  e  Mister  Weller  usc subito a
    eseguire la sua commissione.
    Erano circa le nove quando  arriv  in  Goswell  Street.  Due  candele
    ardevano  nel salottino che dava sulla strada,  e si vedeva l'ombra di
    due cappellini sulla persiana della finestra. La signora Bardell aveva
    visite.
    Mister Weller buss alla  porta,  e  dopo  un  certo  tempo  (che  gli
    interessati  occuparono,  quello  di  fuori  a fischiare un motivetto,
    quello  di  dentro  a  convincere  una  candela  ribelle  a  lasciarsi
    accendere)  un  paio  di  stivaletti scalpicciarono sul tappeto,  e il
    signorino Bardell fece la sua comparsa.
    - Ehi, furfantello, - disse Sam - come sta la mamma?
    - Bene, grazie - rispose il signorino Bardell - e anch'io.
    - Bene,  una vera fortuna - disse Sam.  - Allora dille per favore che
    dovrei parlarle, piccolo fenomeno.
    Il  signorino  Bardell,  a  questa richiesta,  pos la candela ribelle
    sull'ultimo scalino, e scomparve nel salotto a riferire il messaggio.
    I due cappellini che proiettavano le loro ombre sulla  persiana  erano
    posati  sulle  rispettive  teste  di  due  intime amiche della signora
    Bardell,  venute appunto per prendere una tazza di t  e  una  cenetta
    calda  a base di zampini di maiale e formaggio fondente.  Il formaggio
    stava liquefacendosi e prendendo un colorino molto appetitoso  in  una
    casseruola messa sul fuoco,  gli zampini cuocevano a meraviglia in una
    piccola pentola sul fornello,  e la signora Bardell e  le  due  amiche
    chiacchieravano  tranquillamente  di  amici e conoscenti loro,  quando
    torn il signorino Bardell, che era stato ad aprire la porta,  recando
    il messaggio affidatogli da Mister Samuel Weller.
    -  Il  servitore  di  Mister  Pickwick!  -  disse  la  signora Bardell
    diventando pallida.
    - Santo cielo! - disse la signora Cluppins.
    - Non potrei crederlo,  se non mi trovassi qui!  -  disse  la  signora
    Sanders.
    La signora Cluppins era una donnetta vivace e sempre in movimento;  la
    signora Sanders era grossa,  grassa e  col  volto  carnoso;  ed  erano
    appunto le due signore in visita.
    La  signora  Bardell  ritenne  opportuno mostrarsi agitata;  e siccome
    nessuna delle tre sapeva bene se, nella situazione attuale,  non fosse
    meglio  rifiutarsi  di  avere  alcun  rapporto col servitore di Mister
    Pickwick se  non  tramite  Dodson  e  Fogg,  non  sapevano  che  pesci
    pigliare.
    In questo stato di incertezza,  ovviamente, la prima cosa da farsi era
    di dare quattro scapaccioni al bambino che aveva trovato Mister Weller
    alla  porta.   La  madre  glieli   diede,   e   il   bambino   strill
    melodiosamente.
    - Non strillare, adesso... ragazzaccio! - disse la signora Bardell.
    - S, non tormentare la tua mammina - disse la signora Sanders.
    -  Ne  ha  gi abbastanza di fastidi,  senza che ti ci metta anche tu,
    Tommy - disse la signora Cluppins con aria pietosa.
    - Non potrebbe essere pi sfortunata,  povera innocente!  -  disse  la
    signora Sanders.
    A tutte queste riflessioni morali,  il signorino Bardell urlava ancora
    pi forte.
    - E adesso cosa devo fare?  - disse la signora  Bardell  alla  signora
    Cluppins.
    - Secondo me dovreste vederlo, - rispose la signora Cluppins - ma alla
    presenza di un testimonio, in ogni caso.
    -  Secondo me sarebbe pi legale se i testimoni fossero due - disse la
    signora Sanders, che, come l'altra amica, ardeva dalla curiosit.
    - Allora sar meglio farlo entrare qui - disse la signora Bardell.
    - Sicuro - rispose la signora Cluppins,  afferrando al volo l'idea.  -
    Entrate, giovanotto; e chiudete la porta di strada, per favore.
    Mister Weller obbed prontamente;  e presentandosi in salotto, fece la
    sua commissione alla signora Bardell con queste parole:
    -  Sono  spiacentissimo  di  disturbarvi,   signora,   come  disse  lo
    scassinatore  alla vecchia,  gettandola nel fuoco;  ma siccome io e il
    mio principale siamo appena arrivati in  citt  e  dobbiamo  ripartire
    subito, la colpa non  mia, capite bene.
    -  Ah  certo,  il giovanotto non ha nessuna colpa degli errori del suo
    padrone - disse la signora Cluppins,  molto colpita dall'aspetto e dal
    modo di parlare di Mister Weller.
    - No certo - riecheggi la signora Sanders,  che, a giudicare da certi
    sguardi languidi dati alla pentola,  doveva essere immersa nel calcolo
    della  quantit di zampini che sarebbe toccata a ciascuno se Sam fosse
    stato invitato a fermarsi a cena.
    - Cos,  la ragione per cui sono venuto  presto detta  -  disse  Sam,
    senza far caso all'interruzione. - Primo, per portarvi la disdetta del
    mio padrone: eccola. Secondo, per pagarvi la pigione: prendete. Terzo,
    per dirvi di radunare tutta la sua roba e consegnarla alla persona che
    verr  a  prenderla.  Quarto,  che  potete cercarvi un nuovo inquilino
    anche subito. E questo  tutto.
    - Qualsiasi cosa sia accaduta,  - disse la signora  Bardell  -  io  ho
    sempre  detto  e  sempre  dir  che,  tranne  in un solo caso,  Mister
    Pickwick si  sempre comportato come  un  perfetto  gentiluomo.  Nelle
    questioni di denaro  sempre stato preciso come una banca: sempre.
    Cos dicendo,  la signora Bardell si port agli occhi il fazzoletto, e
    usc dalla stanza per prendere la ricevuta.
    Sam sapeva benissimo che bastava restare zitti,  e le donne  avrebbero
    parlato  certamente:  perci  gir  lo  sguardo alternativamente sulla
    pentola, sul formaggio che fondeva, sul muro, e sul soffitto,  nel pi
    profondo silenzio.
    - Povera cara! - disse la signora Cluppins.
    - Ah! poveretta! - rispose la signora Sanders.
    Sam non disse niente, poich cap che stavano entrando in argomento.
    -  Non  riesco  proprio  a trattenermi,  - disse la signora Cluppins -
    quando penso a un simile tradimento.  Non vorrei  dire  nulla  che  vi
    faccia  dispiacere,  giovanotto,  ma  il vostro padrone  un bruto,  e
    vorrei che fosse qui per dirglielo in faccia.
    - Lo vorrei anch'io - disse Sam.
    - E' terribile vedere come se la prende,  come si  lascia  andare;  ha
    perso  il gusto di vivere;  solo le sue amiche,  quando vengono a fare
    opera di misericordia e a stare un po' con lei, riescono a rallegrarla
    - riprese la signora Cluppins, con un'occhiata alla pentola e una alla
    casseruola.
    - Una cosa barbara - disse la signora Sanders.
    - Il vostro padrone,  giovanotto!  Un  signore  agiato,  che  potrebbe
    prender  moglie  senza  accorgersi  nemmeno  della spesa - continu la
    signora Cluppins con grande volubilit.  -  No,  non  si  pu  trovare
    nemmeno  l'ombra  di una scusa per il suo modo di comportarsi!  Perch
    non la sposa?
    - Ah, - disse Sam - sicuro, c' da chiederselo.
    - C' davvero da chiederselo!  - rispose la signora Cluppins.  - E  io
    glielo avrei chiesto,  se fossi stata al suo posto.  In ogni modo, c'
    sempre la legge per noi donne, altrimenti chiss cosa ci farebbero;  e
    il vostro padrone se ne accorger a sue spese,  giovanotto,  prima che
    siano passati sei mesi.
    A questa consolante riflessione,  la signora Cluppins alz  fieramente
    la  testa e fece un sorriso alla signora Sanders,  che ricambi con un
    uguale sorriso.
    Il processo va avanti,  non c' dubbio pens Sam,  mentre la signora
    Bardell rientrava con la ricevuta.
    -  Ecco  la ricevuta,  Mister Weller,  - disse la signora Bardell - ed
    ecco il resto,  e spero che accetterete  un  goccio  di  qualcosa  per
    combattere il freddo,  non fosse che per la nostra vecchia conoscenza,
    Mister Weller.
    Sam cap che poteva trarne qualche vantaggio,  e subito accett;  e la
    signora  Bardell  prese  da  un  armadietto una bottiglia di vino e un
    bicchiere;  ma  era  cos  distratta  dalla  sua  profonda  sofferenza
    spirituale che,  dopo aver riempito il bicchiere di Mister Weller,  ne
    tir fuori altri tre e riemp anche questi.
    - Guardate, signora Bardell!  - disse la signora Cluppins.  - Guardate
    che cosa avete fatto.
    - Ah, questa  bella! - esclam la signora Sanders.
    - Oh,  la mia povera testa! - disse la signora Bardell, con un pallido
    sorriso.
    Sam cap al volo,  naturalmente,  e disse subito che  non  beveva  mai
    prima  di  cena  se  una  signora non beveva con lui.  Seguirono molte
    risate,  e la signora  Sanders  offr  di  sacrificarsi,  e  bevve  un
    sorsettino  dal  suo  bicchiere.  Allora  Sam disse che tutte dovevano
    unirsi, e tutte bevvero un sorsettino. Poi la piccola signora Cluppins
    propose un brindisi al successo della causa Bardell  contro  Pickwick:
    tutte  le signore vuotarono i bicchieri per fare onore al brindisi,  e
    divennero immediatamente molto discorsive.
    - Immagino che avrete saputo cosa  sta  succedendo,  Mister  Weller  -
    disse la signora Bardell.
    - Ne ho sentito accennare - rispose Sam.
    -  E'  una  cosa  terribile dover mettere in piazza i propri affari in
    questo modo,  Mister Weller,  - disse la signora Bardell -  ma  adesso
    vedo che non potevo fare diversamente, e i miei avvocati Dodson e Fogg
    mi  dicono  che,   con  le  testimonianze  che  possiamo  raccogliere,
    vinceremo certamente. Non so cosa farei se non dovessi vincere, Mister
    Weller.
    La sola idea che la signora Bardell potesse perdere la causa  commosse
    la  signora Sanders cos profondamente che si trov nella necessit di
    riempire e rivuotare subito  il  bicchiere,  presentendo,  come  disse
    dopo,  che  se  non  avesse avuto la presenza di spirito di premunirsi
    cos sarebbe caduta esanime.
    - Per quando  previsto il processo? - chiese Sam.
    - Per febbraio o marzo - rispose la signora Bardell.
    - E ci sar  un  mucchio  di  testimoni,  vero?  -  disse  la  signora
    Cluppins.
    - Un mucchio - disse la signora Sanders.
    -  Andrebbero  fuori  dai  gangheri  Dodson  e  Fogg,  se non vincesse
    l'attore,  - aggiunse la signora  Cluppins  -  dato  che  lavorano  in
    previsione di farsi pagare tutto dal convenuto.
    - Fuori dai gangheri - disse la signora Sanders.
    - Ma l'attore vincer - rispose la signora Cluppins.
    - Lo spero - disse la signora Bardell.
    - Oh, non pu esserci alcun dubbio - aggiunse la signora Sanders.
    - Bene!  - disse Sam alzandosi e posando il bicchiere. - Io posso dire
    soltanto che vi auguro di poter vincere.
    - Grazie, Mister Weller - disse calorosamente la signora Bardell.
    - E quanto a Dodson e Fogg,  che fanno questo genere  di  speculazioni
    sul  convenuto  - continu Mister Weller - e a tutti gli altri buoni e
    generosi personaggi della stessa professione  che  fanno  litigare  la
    gente  gratis  e  senza  spendere un soldo,  e pagano i loro impiegati
    perch vadano a scovare fra i loro vicini e conoscenti  delle  piccole
    questioni che abbiano bisogno di essere risolte con un processo, tutto
    ci  che  posso  dire  di  loro    questo:  gli auguro di ricevere la
    ricompensa che vorrei dargli io.
    - Ah,  possano ricevere la ricompensa che ogni cuore buono e  generoso
    vorrebbe dargli! - disse compiaciuta la signora Bardell.
    - Amen - rispose Sam - e se ne troverebbero ricchi e felici. Vi auguro
    la buona notte, signore.
    Con gran sollievo della signora Sanders, Sam fu congedato senza che la
    padrona  di casa facesse alcun accenno agli zampini e al formaggio: ai
    quali subito  dopo,  e  con  la  giovanile  assistenza  del  signorino
    Bardell,  le signore resero ampiamente giustizia.  Si pu dire,  anzi,
    che svanirono letteralmente sotto i loro colpi vigorosi.
    Mister Weller rifece la strada  verso  il  Giorgio  e  Avvoltoio,  e
    rifer  fedelmente  al suo padrone tutto ci che era riuscito a sapere
    sulla disonest professionale di Dodson e Fogg  nel  corso  della  sua
    visita alla signora Bardell. Un colloquio con Mister Perker, il giorno
    dopo, conferm pienamente le affermazioni di Mister Weller. E a Mister
    Pickwick  non rest che prepararsi a passare il Natale a Dingley Dell,
    con la piacevole prospettiva che di  l  a  qualche  mese  si  sarebbe
    svolta di fronte al Tribunale di Common Pleas una causa per danni,  in
    cui egli doveva difendersi dall'accusa di aver rotto una  promessa  di
    matrimonio;  e  in  cui  la  querelante  aveva tutti i vantaggi che le
    venivano,  non solo dalla forza  delle  circostanze,  ma  anche  dalla
    disonest professionale di Dodson e Fogg.

