

    Traduzioni telematiche a cura di
    Rosaria Biondi, Nadia Ponti, Giulio Cacciotti, Vincenzo Guagliardo
    (Casa di Reclusione - Opera)




    Charles Dickens.
    DAVID COPPERFIELD (Volume 2).



    Titolo originale dell'opera: "David Copperfield".
    Versione integrale dall'inglese di Frida Ballini.


    Copyright EDIZIONI PAOLINE, Roma 1982.
    Su concessione EDIZIONI PAOLINE.


    INDICE.

    31. Una perdita pi grave: pagina 4.
    32. L'inizio di un lungo viaggio: pagina 20.
    33. Felicit: pagina 53.
    34. Mia zia mi sorprende: pagina 84.
    35. Depressione: pagina 100.
    36. Entusiasmo: pagina 137.
    37. Una piccola doccia fredda: pagina 169.
    38. Una societ si scioglie: pagina 184.
    39. Wickfield & Heep: pagina 215.
    40. Il viandante: pagina 251.
    41. Le zie di Dora: pagina 267.
    42. Malvagit: pagina 297.
    43. Un altro sguardo retrospettivo: pagina 333.
    44. La nostra vita domestica: pagina 347.
    45. Il signor Dick porta a compimento le predizioni di mia zia: pagina
    374.
    46. Notizie: pagina 402.
    47. Martha: pagina 426.
    48. Vicende familiari: pagina 445.
    49. Mi trovo implicato in un mistero: pagina 466.
    50. Il sogno del signor Peggotty si avvera: pagina 489.
    51. L'inizio di un pi lungo viaggio: pagina 507.
    52. Sono testimone di un'esplosione: pagina 538.
    53. Un'altra visione retrospettiva: pagina 582.
    54. Gli affari del signor Micawber: pagina 591.
    55. Tempesta sul mare: pagina 620.
    56. La nuova e la vecchia ferita: pagina 642.
    57. Gli emigranti: pagina 653.
    58. Lontananza: pagina 673.
    59. Il ritorno: pagina 685.
    60. Agnes: pagina 715.
    61. Mi presentano due interessanti penitenti: pagina 732.
    62. Una luce si accende sul mio cammino: pagina 755.
    63. Un visitatore: pagina 771.
    64. Un ultimo sguardo retrospettivo: pagina 785.







    31 - UNA PERDITA PIU' GRAVE.

    Non  mi  fu  difficile,   in  seguito  alle  insistenze  di  Peggotty,
    prolungare  il mio soggiorno sino a quando i resti del povero corriere
    avessero compiuto l'ultimo viaggio a Blunderstone.  Gi da tempo  essa
    aveva  acquistato  con i suoi risparmi un piccolo pezzo di terreno nel
    nostro vecchio cimitero,  vicino alla tomba della sua dolce bambina,
    come  chiamava  sempre mia madre,  e l avrebbero riposato il marito e
    lei.
    Tenendo  compagnia  a  Peggotty,  e  facendo  per  lei  quanto  potevo
    (abbastanza  poco,   tutto  sommato)  mi  sentivo,  e  sono  lieto  di
    ricordarlo,  tanto gradito come ora potrei augurarmi di essere  stato.
    Ma  credo di avere anche avuto una grandissima soddisfazione di natura
    personale e professionale nell'occuparmi  del  testamento  del  signor
    Barkis e chiarirne il contenuto.
    Posso avere avuto il merito di suggerire che si cercasse il testamento
    nella  cassetta,  nella  quale venne infatti rintracciato dopo qualche
    ricerca in fondo a un sacchetto da biada per cavalli; e l, oltre a un
    po' di fieno,  vi erano pure un vecchio  orologio  d'oro  completo  di
    catena e pendenti,  che il signor Barkis aveva portato il giorno delle
    nozze,  e che prima e  dopo  d'allora  nessuno  aveva  mai  visto;  un
    nettapipa  d'argento  in  forma  di  gamba;  un  finto limone pieno di
    minuscole tazze e piattini che forse il signor Barkis aveva  comperato
    per  regalare  a  me  bambino,  e  dal  quale  poi  non era riuscito a
    separarsi;  ottantasette ghinee e mezza,  in monete  da  una  e  mezza
    ghinea;  duecentodieci sterline in banconote nuove;  certe ricevute di
    azioni della Banca d'Inghilterra;  un vecchio ferro  di  cavallo,  uno
    scellino  falso,  un  pezzetto  di canfora e un guscio d'ostrica.  Dal
    fatto che quest'ultimo oggetto mostrava di essere stato molto lucidato
    e che sfoggiava all'interno colori iridescenti trassi  la  conclusione
    che il signor Barkis avesse intorno alle perle certe idee generali mai
    pervenute a precisa formulazione.
    Per anni e anni, ogni giorno e in ogni viaggio, il signor Barkis aveva
    portato  con  s  quella  cassetta.  Per  meglio  sfuggire a possibili
    curiosit,  aveva inventato la storiella che appartenesse a  un  certo
    signor  Blackboy il quale l'aveva affidata al signor Barkis fino al
    ritiro della medesima;  leggenda che aveva  con  cura  tracciata  sul
    coperchio con lettere ormai quasi illeggibili.
    In  tutti quegli anni aveva risparmiato con profitto davvero notevole.
    Il capitale in denaro ammontava a quasi tremila sterline. Assegnava su
    queste l'interesse a vita al signor Peggotty di mille sterline, e alla
    sua morte il  capitale  doveva  essere  diviso  in  parti  uguali  tra
    Peggotty,  la piccola Emily e me, o i nostri eredi. Tutto il resto che
    alla sua morte egli si fosse  trovato  a  possedere  era  destinato  a
    Peggotty,   che   lasciava  legataria  universale  e  sola  esecutrice
    testamentaria.
    Mi sentii un autentico procuratore quando  lessi  ad  alta  voce  quel
    documento  con ogni possibile solennit,  e poi spiegai pi volte agli
    interessati tutte le clausole.  Cominciavo a comprendere che i Commons
    avevano un'importanza maggiore di quanto avessi immaginato Esaminai il
    testamento con la massima attenzione, lo dichiarai sotto ogni riguardo
    perfettamente valido,  feci ai margini un paio di segni con la matita,
    e pensai com'era straordinario che sapessi tante cose.
    Trascorsi la settimana prima del funerale in questo  astruso  compito,
    facendo per Peggotty con soddisfazione reciproca l'inventario di tutte
    le  propriet  che  aveva  ereditate,  sistemando  ogni cosa in ordine
    perfetto,  e fungendo per lei da consigliere  e  da  arbitro  su  ogni
    punto. In quel periodo non vidi la piccola Emily, ma mi dissero che si
    sarebbe maritata senza solennit dopo un paio di settimane.
    Non  seguii il funerale,  se cos posso esprimermi,  in alta uniforme.
    Vale  a  dire  non  mi  ero  paludato  con   un   mantello   nero   da
    spaventapasseri,  ma  al  mattino  per  tempo  mi avviai a piedi verso
    Blunderstone,  e mi trovavo nel  cimitero  quando  giunse  il  feretro
    seguito  soltanto  da Peggotty e da suo fratello.  Il gentiluomo pazzo
    guardava ancora dalla mia finestrella;  la bimba  del  dottor  Chillip
    dondolava  la  grossa  testa sulla spalla della bambinaia e spalancava
    gli occhi  sporgenti  sul  pastore;  poco  discosto,  il  signor  Omer
    respirava  con  fatica;  non  c'era nessun altro,  e regnava un grande
    silenzio.  Dopo che tutto fu terminato,  passeggiammo per  un'ora  nel
    cimitero e strappammo qualche fogliolina dall'albero sopra la tomba di
    mia madre.
    Mi assale qui un senso di paura. Una nube si addensa sulla citt verso
    la  quale  ho ripreso il solitario cammino.  Temo di avvicinarmi.  Non
    posso sopportare il pensiero  di  ci  che  avvenne  in  quella  notte
    indimenticabile;  il  pensiero  di ci che deve tornare ad accadere se
    proseguir nel mio racconto.  Ma  le  cose  non  peggioreranno  se  ne
    scriver.  E  non  sarebbero migliori se fermassi la mano che fatica a
    continuare. Sono accadute. Nulla pu cancellarle; e nulla pu renderle
    diverse da come furono.
    Il giorno seguente la mia vecchia bambinaia sarebbe venuta  con  me  a
    Londra per sbrigare le faccende del testamento. La piccola Emily aveva
    trascorso  la  giornata  presso  il signor Omer.  Alla sera ci saremmo
    incontrati tutti nella casa-barca.  Ham avrebbe  riaccompagnato  Emily
    alla  solita  ora.  Io  sarei arrivato con comodo a piedi.  Fratello e
    sorella sarebbero tornati  con  lo  stesso  mezzo  che  all'andata,  e
    all'imbrunire ci avrebbero attesi accanto al camino acceso.
    Mi  separai da loro al cancello del cimitero,  dove nei giorni lontani
    il visionario Strap si era riposato con lo zaino di Roderick Random; e
    invece di tornare subito indietro,  proseguii alquanto lungo la strada
    verso Lowestoft.  Poi mi girai e ripresi il cammino verso Yarmouth. Mi
    fermai a pranzare in una discreta birreria un paio di miglia prima del
    traghetto di cui ho gi parlato; e cos trascorsi la giornata,  ed era
    gi sera quando vi arrivai.  Ora pioveva a dirotto e tirava vento,  ma
    dietro le nubi vi era la luna piena, e non era del tutto buio.
    Presto fui in vista della casa del signor Peggotty e  della  luce  che
    usciva da una finestra.  Affondavo un po' nella sabbia, che era umida,
    ma giunsi alla porta ed entrai.
    Trovai il solito ambiente piacevole.  Il signor Peggotty aveva  fumato
    la  sua  pipa serale,  vi erano dei preparativi per la cena abbastanza
    prossima.  Il fuoco era vivace,  il focolare  era  bene  spazzato.  La
    cassetta era pronta al suo posto per la piccola Emily.  Al suo vecchio
    posto sedeva anche Peggotty,  e se non fosse stato per la  veste,  era
    come  se  non  si fosse mai assentata.  Aveva gi ripreso la compagnia
    della vecchia scatola di lavoro con la cattedrale  di  San  Paolo  sul
    coperchio,  il nastro per misurare nella sua casetta, e il pezzetto di
    cera;  e stavano tutti l come se non fosse accaduto  nulla.  Nel  suo
    vecchio  angolo  mi  parve  che  la  signora  Gummidge  brontolasse un
    pochino, e quindi risultava anch'essa del tutto normale.
    - Signorino Davy,  lei   il  primo!  -  disse  lietamente  il  signor
    Peggotty. - Non si tenga indosso il cappotto, signore, se  bagnato.
    - Grazie, signor Peggotty, - dissi, dandogli da appendere il soprabito
    - ma  asciutto.
    - Sicuro!  - disse il signor Peggotty,  tastando le spalle. - Asciutto
    come un truciolo!  Si accomodi.  Non occorre che diamo il benvenuto  a
    lei, ma le dir ugualmente e di tutto cuore che  il benvenuto da noi.
    - Grazie,  signor Peggotty, lo so bene che  cos. E allora, Peggotty,
    - dissi, dandole un bacio - come stai, vecchia mia?
    - Ah ah! - rise il signor Peggotty, sedendo vicino a noi, e fregandosi
    le mani con un senso di sollievo  dopo  gli  ultimi  guai,  e  con  la
    genuina  bont  della  sua  indole:  -  Non c' una donna sulla terra,
    glielo stavo dicendo,  signore,  che deve sentirsi pi  tranquilla  di
    lei!  Ha fatto il suo dovere con il defunto, e il defunto lo sapeva, e
    ha fatto per lei quello che era giusto,  come lei ha fatto quello  che
    era giusto per lui... e... e... e tutto  a posto!
    La signora Gummidge ebbe un gemito.
    -  Coraggio,  la mia graziosa sposina!  - disse il signor Peggotty (ma
    con un cenno della testa verso di noi mostr di capire come gli ultimi
    eventi potessero far tornare alla donna il ricordo del suo vecchio). -
    Non buttarti gi!  Fatti coraggio solo un pochino da te,  e vedrai che
    poi verr naturalmente tanto di meglio!
    - Non per me,  Daniel!  - replic la signora Gummidge.  - Niente viene
    naturale per me che sono sola e derelitta.
    - No, no - disse per confortarla il signor Peggotty.
    - S,  s,  Daniel!  - disse la signora Gummidge.  - Io non  sono  una
    persona  che  pu  vivere con gente che ha avuto una eredit.  A me le
    cose vanno sempre contrarie. E' meglio che vi liberiate di me.
    - Ma come potrei spendere mai questi denari senza di te?  -  disse  il
    signor  Peggotty con tono di seria protesta.  - Che cosa dici?  Non ho
    forse bisogno di te adesso pi di prima?
    - Lo so che prima nessuno aveva bisogno di me!  - esclam  la  signora
    Gummidge  con un penoso lamento.  - E adesso me lo dicono!  Come posso
    aspettarmi che qualcuno abbia bisogno di  me  che  sono  cos  sola  e
    derelitta, e con tutto che mi va alla rovescia?
    Il  signor  Peggotty  era molto contrariato di avere fatto un discorso
    passibile di venire compreso a quel modo, ma prima che avesse il tempo
    di rispondere Peggotty lo tir per la manica e accenn di  no  con  la
    testa.   Cos   dopo  avere  fissato  per  qualche  momento  con  aria
    profondamente turbata la  signora  Gummidge,  diede  un'occhiata  alla
    pendola  olandese,  si  alz,  smoccol  la  candela  e  la  pos  sul
    davanzale.
    - Ecco! - disse allegramente il signor Peggotty.  - Ecco qui,  signora
    Gummidge! - La signora Gummidge gemette sotto voce. Facciamo luce come
    al solito!  Lei mi domander perch lo faccio,  signorino. Bene,  per
    la nostra piccola Emily.  Vede,  il sentiero non    tanto  facile  n
    allegro  quando    sera;  e  quando  sono  in casa all'ora in cui lei
    ritorna, metto il lume alla finestra.  E cos,  vede - disse il signor
    Peggotty, chinandosi con grande letizia su di me - la cosa serve a due
    scopi.  Emily  dice:  Ecco  la  casa!  e poi dice anche: C' l mio
    zio!. Perch se non sono qui non posso farle luce.
    - Sei un vero bambino!  - disse Peggotty,  e se diceva  questo  voleva
    dire che gli voleva molto bene.
    -  Bene  -  replic il signor Peggotty,  tenendo le gambe divaricate e
    fregandole pi volte a mano aperta,  tutto soddisfatto mentre  passava
    lo  sguardo da noi al fuoco e viceversa.  - Pu darsi che lo sia.  Non
    per a guardarmi.
    - Non precisamente - osserv Peggotty.
    - No! - rise il signor Peggotty. - Non a guardarmi,  ma invece a...  a
    pensarci bene,  capite.  E non me ne importa, che Dio vi benedica. Ora
    vi dico questo.  Quando vado e torno a guardare quella graziosa casina
    della nostra Emily,  mi sento...  mi sento incantato - disse il signor
    Peggotty con improvvisa enfasi. - Ecco! Non so dir altro...   come se
    ogni  pi  piccola cosa fosse quasi addirittura lei stessa.  Prendo in
    mano le cose e poi le metto  gi,  e  le  tocco  pian  piano  come  se
    toccassi lei. Lo stesso per la sua piccola cuffia, e altro. Non vorrei
    vedere per tutto l'oro del mondo che qualcuno tratta male queste cose.
    Ecco  perch  per  te  sono  ancora un bambino,  in forma di un grosso
    riccio di mare!  - disse il signor Peggotty,  alleggerendo la  seriet
    con una rumorosa risata.
    Ridemmo anche Peggotty e io, ma non tanto forte.
    -  Vedete  -  disse  il signor Peggotty,  con la faccia allegra e dopo
    essersi ancora fregato le gambe - la mia opinione  che questo succede
    perch ho giocato  tanto  con  lei,  e  fingevamo  di  essere  turchi,
    francesi,  e pescecani,  e ogni sorta di animali forestieri... sicuro,
    che Dio vi benedica;  e leoni,  e balene,  e non so che  cos'altro!...
    quando non mi arrivava nemmeno al ginocchio.  Ci ho fatto l'abitudine,
    capite. Ecco, come questa candela! - disse allegro il signor Peggotty,
    indicandola con la mano.  - lo so bene  che  quando  sar  maritata  e
    partita, seguiter a mettere l la candela come faccio adesso. So bene
    che  quando  sar qui la sera (e dove altro andr a vivere,  benedetti
    voi, per quanto ricco potr diventare!), e lei non sar qui,  e io non
    sar da lei,  metter la candela sulla finestra e star seduto davanti
    al fuoco fingendo di aspettarla  come  faccio  adesso.  Ecco  il  vero
    bambino  -  disse il signor Peggotty con un'altra risata - nella forma
    di un riccio di mare! Ecco, in questo preciso minuto,  quando vedo che
    la candela brilla,  dico a me stesso: Lei la guarda!  Emily arriva!.
    Ecco il bambino in forma di riccio di mare! Tutto benissimo - disse il
    signor Peggotty,  smettendo di ridere e battendo con forza le  mani  -
    perch  arrivata!
    Era Ham, solo. Doveva avere ripreso a piovere dopo che ero entrato io,
    perch  Ham  aveva  in  capo un grande cappello impermeabile abbassato
    sugli occhi.
    - Emily dov'? - disse il signor Peggotty.
    Ham fece un cenno come per dire che stava l fuori. Il signor Peggotty
    prese la candela dalla finestra,  la smoccol e la mise sulla  tavola;
    stava attizzando il fuoco quando Ham, che non s'era mosso, disse:
    -  Signorino Davy,  vuol uscire un momento a vedere quello che Emily e
    io abbiamo da farle vedere?
    Uscimmo. Quando alla porta gli passai davanti mi accorsi con stupore e
    spavento  che  era  mortalmente  pallido.   Mi  sospinse   in   fretta
    all'aperto, richiuse la porta alle spalle di noi due. Eravamo soli.
    - Ham! Che cosa c'?
    - Signorino Davy!... - Povero il suo cuore infranto... come piangeva!
    Ero  come  paralizzato  alla  vista  di  quel dolore.  Non so che cosa
    pensassi o temessi. Potevo solo fissarlo.
    - Ham!  Povero amico mio!  Per  amor  del  cielo,  dimmi  che  cosa  
    successo!
    -  Il  mio amore,  signorino Davy...  l'orgoglio e la speranza del mio
    cuore...  sarei morto per lei,  e ancora morirei per lei  adesso...  
    partita!
    - Partita!
    -  Emily  scappata!  Oh,  signorino Davy,  a pensare come  scappata,
    prego il buon Dio che la uccida (lei,  che mi  pi cara di ogni altra
    cosa) prima che le succeda di cadere nella rovina e nella sciagura!
    Mi  rimangono  ancor  oggi  nella  memoria  il volto che lev al cielo
    tempestoso,  le mani congiunte e  tremanti,  I'angoscia  di  tutta  la
    persona nel quadro della desolata pianura.   notte, ed egli  solo in
    quella scena.
    - Lei ha studiato - mi disse in fretta - e sa  che  cosa    giusto  e
    meglio  fare.  Che cosa devo dire a quelli dentro?  Come potr dirlo a
    lui, signorino Davy?
    Vidi socchiudersi la porta,  e istintivamente cercai di trattenere  il
    saliscendi  per  guardare qualche attimo.  Ma troppo tardi.  Il signor
    Peggotty sporse fuori il viso,  e non potr mai  dimenticare,  vivessi
    cent'anni, come mut quando ci vide.
    Ricordo  un  gran gemere e gridare,  e le donne che gli si stringevano
    intorno,  e anche noi due in piedi nella stanza;  io con  in  mano  il
    foglio  che  mi  aveva  dato  Ham;  il  signor Peggotty con la camicia
    lacerata, i capelli scomposti, pallido fino alle labbra, con il sangue
    che gli gocciolava sul petto (credo gli  fosse  uscito  dalla  bocca),
    intento a fissarmi.
    - La legga,  signore - con voce bassa e tremante. - Piano, per favore.
    Perch non so se potr capire.
    In mezzo a quel silenzio di morte cominciai a leggere la lettera tutta
    macchiata:
    - "Quando tu,  che mi hai amato tanto pi  di  quanto  meritavo  anche
    quando la mia anima era innocente,  vedrai questo mio scritto, io sar
    lontana."
    - Io sar lontana - egli ripet lentamente.  -  Un  momento!  Emily  
    lontana. Avanti!
    -  "Quando lascer la mia diletta casa...  la mia diletta casa...  oh,
    cara casa mia!... di mattina..."
    (la lettera recava la data della sera avanti)
    - "...sar per non ritornare mai pi,  se non quando mi riporter come
    vera  signora.  Questo  lo saprai molte ore dopo,  di sera,  invece di
    vedere me.  Oh,  se tu sapessi come mi sento straziare  il  cuore.  Se
    anche  tu,  che  ho  tanto  offeso,  e  che non potrai mai perdonarmi,
    potessi solo sapere quanto soffro! Ma sono troppo cattiva per scrivere
    di me. Oh, abbi conforto nel pensare che sono tanto cattiva.  Oh,  per
    amor  di  Dio,  di' allo zio che non gli ho mai voluto nemmeno la met
    del bene che gli voglio adesso.  Oh,  non ricordate come  siete  stati
    tutti  buoni  e affettuosi con me...  tu non ricordare che ci dovevamo
    sposare... cerca di pensare come se fossi morta quando ero piccola,  e
    mi avessero sepolta da qualche parte.  Prega quel cielo dal quale vado
    lontana che abbia piet di mio zio!  Digli  che  non  l'ho  mai  amato
    nemmeno la met di adesso.  Sii tu il suo conforto.  Ama qualche brava
    ragazza che sia come io ero una volta per lo zio,  e che ti sia fedele
    e  sia  degna di te,  e non vi sia altra vergogna fuori di me.  Dio vi
    benedica tutti! Pregher spesso per tutti in ginocchio. Se egli non mi
    riporter a casa come una signora,  io non potr pregare  per  me,  ma
    pregher per tutti.  Allo zio il mio affetto e l'addio.  Le mie ultime
    lagrime e il mio ultimo grazie per lo zio!"
    Non vi era altro.
    Egli rimase a guardarmi ancora  a  lungo  dopo  che  avevo  finito  di
    leggere.  Osai infine prendergli la mano,  supplicandolo,  come meglio
    potei,  che cercasse di riprendersi.  Rispose,  ma senza  muoversi:  -
    Grazie, signore, la ringrazio!
    Poi gli parl Ham.  E il signor Peggotty fu tanto partecipe del dolore
    di lui che gli strinse con forza la mano;  ma non si riscoteva dal suo
    atteggiamento, e nessuno osava disturbarlo.
    Infine distolse lentamente gli occhi dal mio viso, come se si destasse
    da una visione, li gir intorno alla stanza, e disse a bassa voce:
    - L'uomo chi ? Voglio sapere il suo nome.
    Ham  mi lanci un'occhiata,  e all'improvviso avvertii un colpo che mi
    fece indietreggiare
    - Dovete sospettare di qualcuno - disse il signor Peggotty. Chi ?
    - Signorino Davy!  - implor Ham.  - Vada un momento fuori e lasci che
    gli dica io quello che gli devo dire. Lei non deve sapere, signorino.
    Risentii  quel  colpo.  Caddi  a  sedere su una seggiola,  cercando di
    rispondere con qualche parola,  ma avevo la lingua legata e  la  vista
    torbida.
    - Voglio sapere il suo nome! - udii ripetere.
    -  Da  un  po' di tempo - disse con fatica Ham - c'era qui di tanto in
    tanto un servitore.  E' stato qui anche un signore.  Sono tutti e  due
    legati fra loro.
    Il signor Peggotty era immobile come prima, ma ora fissava Ham.
    - Il servitore...  - seguit Ham - l'hanno visto,  ieri sera... con...
    la nostra povera bambina.  Era nascosto qui intorno per  tutta  questa
    settimana,  e anche prima.  Si credeva che fosse andato via,  ma stava
    nascosto. Non resti qui, signorino Davy, no!
    Sentii che Peggotty mi gettava le braccia al collo,  ma non  mi  sarei
    potuto  muovere  nemmeno  se  la  casa  avesse  minacciato  di cadermi
    addosso.
    - Questa mattina quasi  ancora  prima  dell'alba  c'era  una  carrozza
    forestiera con i cavalli sulla strada per Norwich - prosegu Ham. - Il
    servitore and avanti e indietro da quella.  E quando vi torn,  c'era
    Emily con lui. L'altro era dentro nella carrozza. E' lui l'uomo.
    - Per amor di Dio - disse il signor Peggotty,  arretrando e  sporgendo
    la mano come a difendersi da ci che temeva. - Non dirmi che si chiama
    Steerforth!
    - Signorino Davy,  - grid Ham con voce rotta - non  colpa sua...  io
    non do affatto la colpa a lei...  ma il nome  Steerforth,  e quello 
    un dannato farabutto!
    Il signor Peggotty non lanci un grido,  n vers una lagrima,  non si
    mosse finch tutto a un tratto parve  che  ritornasse  in  vita,  and
    nell'angolo a staccare dal chiodo il suo ruvido pastrano.
    - Datemi una mano!  Sono tutto in pezzi,  non riesco a infilarlo disse
    spazientito.  - Datemi una mano per aiutarmi.  Bene!  concluse  quando
    qualcuno si fece avanti. - E adesso datemi quel cappello!
    Ham gli chiese dove volesse andare.
    - Vado a cercare mia nipote. Vado a cercare la mia Emily. E prima vado
    ad  affondare  quella  barca,  la faccio affondare dove com' vero che
    sono vivo,  avrei voluto far annegare lui se avessi avuto solo un'idea
    di  quello  che  c'era  nella sua testa!  Quando sedeva davanti a me -
    disse con violenza e sporgendo la destra stretta a pugno - a faccia  a
    faccia,  che  io  possa  morire  in questo momento,  se non  vero che
    l'avrei fatto annegare,  giudicandola  una  buona  azione!...  Vado  a
    cercare mia nipote.
    - Dove? - gli grid Ham, mettendosi fra lui e la porta.
    - Dappertutto! Vado a cercare mia nipote in tutto il mondo. Trover la
    mia povera nipote nella sua vergogna e la riporter a casa. Non potete
    fermarmi! Vi ripeto che vado a cercare mia nipote!
    -  No,  no!  -  grid  la  signora Gummidge lanciandosi fra loro in un
    diluvio di lagrime. - No,  no,  Daniel,  non come ti senti adesso.  La
    cercherai  pi  tardi,  mio povero abbandonato Daniel,  e sar pi che
    giusto! Ma non come ti trovi adesso. Siediti e dimmi che mi perdoni di
    essere sempre stata un peso per te, Daniel...  che cosa sono mai state
    le  mie contrariet in confronto a questo!...  e diciamo una parola...
    parliamo di quando lei  rimasta orfana,  e poi anche  Ham    rimasto
    orfano, e io ero una povera vedova, e tu mi hai presa in casa. Ti dar
    conforto al tuo povero cuore, Daniel - disse posandogli la testa sulla
    spalla  -  e  sopporterai  meglio  il  tuo  dolore,  perch  tu sai la
    promessa,  Daniel: Quello che avrete fatto al pi piccolo di  questi,
    l'avrete  fatto  a  me,  e non si potr dimenticarlo mai sotto questo
    tetto, che per tanti e tanti anni ci ha fatto da rifugio!
    Era del tutto passivo adesso;  e quando  lo  sentii  piangere,  frenai
    l'impulso  che  mi era venuto di chiedere in ginocchio perdono a tutti
    della desolazione di cui ero stato la causa,  e  di  imprecare  contro
    Steerforth.  Il  mio  cuore oppresso trov infine sollievo,  e io pure
    scoppiai in lagrime.



    32 - L'INIZIO DI UN LUNGO VIAGGIO.

    Quanto  naturale in me ritengo sia naturale anche in molti  altri,  e
    quindi non ho ritegno a scrivere che non avevo mai avuto tanto affetto
    per  Steerforth  come  quando si ruppero i legami che mi stringevano a
    lui.  Nell'acuto disagio causatomi dalla scoperta della sua  indegnit
    pensavo  a tutto ci che vi era di brillante in lui,  mi commovevo per
    ci che in lui vi era di buono,  rendevo giustizia  alle  qualit  che
    avrebbero  potuto fare di lui un uomo di nobili sentimenti e di grande
    nome,  molto pi di quanto avessi fatto al colmo della mia  devozione.
    Per  quanto  sentissi profondamente la mia parte di colpa involontaria
    nella sua azione profanatoria di una famiglia onesta, credo che, se mi
    fossi trovato a faccia a faccia con lui,  non avrei  saputo  esprimere
    una  sola  parola  di  rimprovero.  Gli avrei voluto ancora tanto bene
    (sebbene non ne fossi pi affascinato),  e avrei tenuto  ancora  tanto
    cara la memoria del mio affetto per lui,  che credo sarei stato debole
    quanto un fanciullo e solo capace di pensare che non si sarebbe potuto
    riallacciare l'amicizia.  Tale idea non la  ebbi  mai.  Sentivo,  come
    aveva  sentito  lui,  che fra noi tutto era finito.  Non ho mai saputo
    quali ricordi egli avesse di me,  forse erano un  po'  superficiali  e
    facili  da  cancellare,  ma  i  miei di lui erano come i ricordi di un
    diletto amico defunto.
    S,  Steerforth,  da tanto tempo ormai lontano dalla scena  di  questa
    povera  storia,  forse  il  mio  dolore testimonier involontariamente
    contro di te davanti al trono del Supremo Giudice,  ma so bene che non
    lo faranno mai per me pensieri di collera o rimproveri!
    La  notizia  di  ci che era accaduto si diffuse rapidamente in citt,
    tanto che subito il giorno dopo,  andando per le vie,  udivo gente che
    ne  parlava  sulla soglia di casa.  Molti erano duri verso di lei,  ma
    verso suo padre adottivo  e  il  suo  innamorato  i  sentimenti  erano
    unanimi.  Prevaleva tra ogni genere di persone verso il loro dolore un
    rispetto pieno  di  bont  e  di  delicatezza.  Quando  videro  i  due
    poveretti camminare lentamente sulla spiaggia,  i pescatori si tennero
    in disparte a  piccoli  gruppi,  e  parlavano  tra  loro  con  sincera
    compassione.
    Fu appunto sulla spiaggia,  molto vicino al mare,  che li trovai.  Era
    facile capire che non avevano chiuso occhio per tutta la notte,  anche
    se Peggotty non mi avesse detto che erano rimasti fino a giorno chiaro
    seduti come li avevo lasciati.  Parevano esausti,  mi parve che in una
    sola notte il signor Peggotty si fosse incurvato come non era successo
    in tutti gli anni da quando  l'avevo  conosciuto.  Ma  erano  entrambi
    gravi e fermi come lo stesso mare,  che quel giorno era immobile sotto
    un cielo fosco,  e tuttavia con un lento moto in superficie come se in
    quel  riposo respirasse,  appena toccato all'orizzonte da una striscia
    di luce argentea diffusa dal sole invisibile.
    - Abbiamo fatto un monte di discorsi,  signore,  - mi disse  Peggotty,
    dopo  che tutti e tre avevamo passeggiato un po' in silenzio - intorno
    a quello che si deve e non si deve fare.  Ma ora sappiamo la strada da
    seguire.
    Gettai  lo  sguardo  su  Ham,  che in quel momento fissava quella luce
    lontana sul mare,  e fui colto da un pensiero terribile...  non che la
    sua espressione fosse di collera,  perch non lo era affatto;  ricordo
    solo che mostrava la durezza di una determinazione...  e che se avesse
    incontrato Steerforth l'avrebbe ucciso.
    - Il mio dovere qui,  signore,   finito - disse il signor Peggotty. -
    Io vado a cercare la mia...  - s'interruppe,  e  con  voce  pi  ferma
    riprese: - Vado a cercarla. Questo  il mio dovere da oggi in avanti.
    Quando gli chiesi dove sarebbe andato a fare le sue ricerche scosse la
    testa e invece di rispondere mi chiese se l'indomani sarei partito per
    Londra. Gli dissi che non ero gi partito solo nella speranza di poter
    fare  qualcosa  per  loro;  ma  ero  pronto  a  partire  quando avesse
    desiderato.
    - Se non le rincresce - disse - domani vengo anch'io con lei.
    Seguitammo a camminare ancora un poco in silenzio.
    - Ham - riprese a dire - andr avanti con il suo lavoro e  si  metter
    ad abitare con mia sorella. Quella vecchia barca...
    - Vuole abbandonare la vecchia barca, signor Peggotty? - protestai con
    gentilezza.
    -  Signorino  Davy,  - mi rispose - il mio posto non  pi l e se mai
    una barca  affondata da quando ci sono state le tenebre sul  mare,  
    proprio quella che  andata a fondo.  Ma no,  signore,  no; non voglio
    dire che sar abbandonata. Tutt'altro.
    Seguitammo ancora a camminare come prima, poi si spieg:
    - Il mio desiderio, signore,  che abbia sempre l'identico aspetto che
    aveva quando lei l'ha conosciuta. Se mai dovesse ritornare a casa, non
    voglio che il  vecchio  sito  abbia  l'aria  di  respingerla,  lei  mi
    capisce, ma anzi che la attiri ad avvicinarsi, magari come un fantasma
    che  si  salva  dal  vento  e dalla pioggia per guardare attraverso la
    vecchia finestra il vecchio posto vicino al  focolare.  Forse  allora,
    signorino Davy,  non vedendo l nessuno salvo la signora Gummidge, pu
    darsi che si faccia coraggio e scivoli dentro tremando;  pu darsi che
    vada  a  coricarsi sul suo vecchio letto per far riposare la sua testa
    stanca dove una volta era tanto allegra.
    Cercai di parlare, ma non riuscii.
    - Ogni sera - disse il signor Peggotty - regolarmente come  scende  la
    sera,  si  deve  mettere  la  candela  davanti allo stesso vetro della
    finestra,  e cos se mai la vedr sembrer  dirle:  Ritorna  bambina,
    ritorna!.  E se mai, Ham, senti bussare (specialmente bussare piano),
    quando  buio alla porta di tua zia,  non andare  vicino  alla  porta.
    Lascia che sia lei,  non tu, a vedere la mia bambina infelice! Allung
    il passo e per qualche minuto cammin davanti a noi.
    Durante quell'intervallo tornai a guardare Ham, e vedendogli la stessa
    espressione, e gli occhi sempre fissi alla luce lontana, gli toccai il
    braccio.
    Lo chiamai due volte per nome con il tono che avrei potuto  usare  per
    destare  un  addormentato,  prima  che  si  accorgesse  di me.  Quando
    finalmente gli potei chiedere a che cosa  stesse  pensando  con  tanta
    intensit, rispose:
    - A quello che mi aspetta, signorino Davy, e poi laggi.
    -  Alla  vita  che  hai di fronte a te,  vuoi dir questo?  - domandai,
    perch aveva abbozzato un gesto a indicare lontano sul mare.
    - S, signorino Davy. Non so bene come sia, ma da laggi mi  sembrato
    di veder venire... come la fine di tutto - disse questo come se stesse
    ridestandosi, ma con la stessa espressione risoluta.
    - Quale fine? - chiesi, preso ancora da quel mio spavento.
    - Non so - disse pensieroso. - Mi era venuto in mente che il principio
    di tutto  stato qui...  e che poi  venuta la fine.  Ma non  so  pi!
    Signorino Davy,  - aggiunse, e fu come se rispondesse al mio sguardo -
    lei non deve proprio aver paura per me;  ma mi sento come confuso;  mi
    pare di non sentire pi niente - vale a dire che non era pi lui,  che
    non riusciva a pensare.
    Il signor Peggotty si ferm ad aspettarci,  lo raggiungemmo e  nessuno
    disse pi nulla. Eppure il ricordo di quel momento, in rapporto con il
    mio  precedente  pensiero,  non cess di assalirmi a intervalli fino a
    quando giunse il momento dell'inesorabile fine.
    Ci  dirigemmo  istintivamente  verso  la  vecchia  barca.  La  signora
    Gummidge,  non  pi  nel  suo  angolo  a piagnucolare,  era occupata a
    preparare  la  colazione.  Prese  il  cappello  del  signor  Peggotty,
    avvicin  la  sedia  per  lui,  si  mise  a  parlare con tanta calma e
    dolcezza, che non la riconoscevo quasi nemmeno.
    - Daniel,  amico mio,  - disse - devi mangiare e bere e conservare  le
    forze perch se le perdi non potrai fare niente.  Via,  da bravo! E se
    ti disturbo con le mie chiacchiere, dimmelo, Daniel, e star zitta.
    Quando ci ebbe serviti, si ritir vicino alla finestra,  mettendosi in
    fretta  ad  accomodare  certe  camicie  e  altri capi di vestiario del
    signor Peggotty, che poi ripieg e depose in una vecchia sacca di tela
    cerata, sul tipo di quelle che usano i marinai.  E intanto seguitava a
    parlare con la stessa tranquillit:
    - Lo sai bene,  Daniel,  che in ogni giorno e in ogni stagione io sar
    qui,  e tutto sar come desideri.  Non sono tanto capace,  ma  qualche
    volta  ti  scriver,  quando  sarai  via,  e mander le mie lettere al
    signorino Davy. Forse anche tu mi scriverai qualche volta, Daniel, per
    dirmi come ti senti nel tuo povero viaggio solitario.
    - Penso che tu sarai molto sola qui,  povera donna!  - disse il signor
    Peggotty.
    - No,  no,  Daniel,  - replic - non sar cos. Non pensare a me. Avr
    abbastanza da fare a tenere la casa in ordine per quando ritornerai...
    a tenere la casa per chi forse, Daniel, vuole ritornare. Col bel tempo
    mi metter a sedere fuori della porta come  facevo  una  volta.  E  se
    qualcuno  si  avviciner,  vedr  fino  da  lontano  la vecchia vedova
    rimasta sempre fedele.
    Quale cambiamento nella signora Gummidge in cos breve tempo!  Non era
    pi  la stessa donna.  Era diventata cos premurosa,  era tanto svelta
    nell'intuire ci che era bene dire, e ci che andava taciuto; era cos
    dimentica di s,  e cos attenta al dolore  che  sentiva  intorno,  da
    farmi  provare per lei una sorta di venerazione.  E quanto lavor quel
    giorno! Vi erano tante cose da ritirare dalla spiaggia e sistemare nel
    magazzino, come remi, reti, vele, sartiame, nasse, sacchi di zavorra e
    altro ancora; e sebbene non mancassero gli aiuti, perch non vi era su
    quel lido nessuno fornito di un paio di mani abili al lavoro  che  non
    fosse  disposto  a  faticare per il signor Peggotty,  ritenendosi bene
    ricompensato  solo  per  essere  invitato  a   collaborare,   tuttavia
    insistette  tutto  il  giorno  a trasportare pesi eccessivi per le sue
    forze,  e correre avanti e  indietro  per  ogni  sorta  di  incombenze
    nemmeno necessarie. Quanto al gemere sulle proprie sventure, pareva ne
    avesse  perduto  persino  il  ricordo.  E anche nel manifestare la sua
    partecipazione al dolore altrui conservava una misurata  letizia,  che
    non  era  la  parte  meno straordinaria del mutamento avvenuto in lei.
    Scomparso affatto il tono querulo.  Non mi accorsi nemmeno che  avesse
    mai  la  voce rotta,  n che le scendesse una sola lagrima dagli occhi
    per tutta la giornata fino al tramonto  (Ham  era  gi  partito  e  il
    signor Peggotty,  assolutamente esausto,  s'era addormentato),  quando
    scoppi in lagrime e singhiozzi soffocati,  e trascinandomi alla porta
    disse:  -  Che il Signore la benedica,  signorino Davy,  sia sempre un
    amico per lui,  poverino!  - e subito corse fuori per andare a lavarsi
    la faccia,  e tornare a sedere tranquilla vicino a lui, perch egli ve
    la trovasse quando si fosse ridestato.  Per dirla in breve,  quando me
    ne  andai  la sera,  la lasciai come valido appoggio e conforto per il
    signor Peggotty nella sua afflizione; e non finivo di riflettere sulla
    lezione offerta dalla signora Gummidge,  e sulla nuova esperienza  che
    rappresentava per me.
    Erano le nove passate quando attraversavo tutto malinconico la citt e
    mi fermai alla porta del signor Omer. Mi disse la figlia che il signor
    Omer  s'era  preso  tanto  a  cuore  la  cosa che era stato depresso e
    indisposto per tutta la giornata, ed era andato a letto senza la pipa.
    - Una ragazza bugiarda e cattiva di cuore - disse la signora Joram.  -
    Non c' mai stato niente di buono in lei, mai!
    - Non lo dica - replicai. - So che lei non lo pensa.
    - Io non lo penso? - grid in collera la signora Joram.
    - No, no - ripetei.
    La  signora  Joram  scosse  la  testa  e  cerc  di  mantenersi dura e
    irritata, ma non pot vincere il lato dolce della sua natura e si mise
    a piangere. E' vero che era giovane, ma la stimai tanto pi per quella
    dimostrazione di solidariet,  che mi parve si addicesse ben pi della
    severit al suo carattere di sposa e madre virtuosa.
    -  Che cosa far mai!  - singhiozzava Minnie.  - Dove andr!  Che cosa
    sar di lei!  Oh,  come ha potuto essere tanto crudele per se stessa e
    per lui!
    Ricordavo  i  giorni  in  cui  Minnie  era una ragazza molto giovane e
    graziosa;  e fui lieto  che  anch'essa  se  ne  ricordasse  con  tanta
    emozione.
    -  Solo  adesso  -  disse  la  signora  Joram  -  sono  riuscita a far
    addormentare  la  mia  piccola  Minnie.  Anche  nel  sonno  seguita  a
    singhiozzare  per  Emily.  Tutto il giorno la piccola Minnie ha pianto
    per lei,  e mi ha chiesto chiss quante volte se Emily  cattiva.  Che
    cosa posso risponderle io,  se solo l'ultima sera che  stata qui si 
    tolta un nastro dal collo per metterlo al collo di Minnie, e ha posato
    la testa sul guanciale accanto alla  sua  finch  s'era  addormentata!
    Anche  adesso la mia piccola Minnie tiene al collo quel nastro.  Forse
    non lo dovrebbe pi avere, ma che cosa posso fare? Emily  stata molto
    cattiva, ma si volevano tanto bene, e la bambina non sa nulla!
    La  signora  Joram  era  tanto  infelice  che  il  marito  venne   per
    confortarla.  Li lasciai cos,  e me ne andai da Peggotty,  sentendomi
    forse ancora pi triste, se possibile, di quanto gi non fossi.
    Quella buona creatura (voglio dire Peggotty),  instancabile nonostante
    le  recenti  ansie e le notti insonni,  era andata dal fratello,  dove
    intendeva rimanere fino al mattino.  Una vecchia che si occupava delle
    faccende  di casa mentre Peggotty non aveva tempo di farle da s,  era
    oltre a me la sola persona in casa.  E siccome non  avevo  bisogno  di
    nulla,  la mandai a riposare, niente affatto scontenta di ubbidirmi, e
    andai a sedere davanti al fuoco della cucina per  riflettere  un  poco
    sugli ultimi eventi.
    Confondevo  nella  mente  l'ultima cosa accaduta con il letto di morte
    del defunto signor Barkis,  e stavo uscendo con il calare della  marea
    verso  la  lontananza a cui Ham aveva cos stranamente tenuto fisso lo
    sguardo,  quando da quel fantasticare mi riscosse un colpo alla porta.
    Vi  era  il  battente,  ma il colpo non era stato dato con quello.  Il
    suono era di una mano e tanto in basso come se fosse stato un  bambino
    a bussare.
    Mi  fece  trasalire come se fosse l'annuncio di una persona importante
    dato da un piccolo servitore.  Apersi  la  porta,  e  con  mio  grande
    stupore  abbassai  gli  occhi  da  prima  su nient'altro che un grande
    ombrello, il quale pareva si movesse da solo, ma poi scopersi l sotto
    la signorina Mowcher.
    Avrei potuto non essere disposto a dare un'accoglienza molto cortese a
    quella minuscola donna se,  scostando  l'ombrello,  che  non  riusciva
    assolutamente a chiudere,  mi avesse rivelato l'espressione volatile
    del volto che mi aveva fatto tanta impressione la prima e unica  volta
    in cui ci eravamo incontrati.  Ma il suo volto quando lo alz verso di
    me,  era molto serio;  e dopo che l'ebbi liberata dell'ombrello (certo
    abbastanza  ingombrante  anche per un gigante irlandese),  si torse le
    mani con gesto di tale afflizione che mi sentii piuttosto ben disposto
    verso di lei.
    - Signorina Mowcher! - esclamai, dopo avere guardato su e gi lungo la
    strada vuota,  senza saper bene che cosa mi aspettassi  di  vedere:  -
    Come mai qui? Che cosa succede?
    Mi  fece segno con il corto braccio destro di chiuderle l'ombrello,  e
    passandomi davanti in fretta,  entr nella cucina.  Quando ebbi chiuso
    la  porta  la  seguii  con  in  mano  l'ombrello  e  la  trovai seduta
    sull'angolo del parafuoco (che era basso e con sopra due larghe sbarre
    per appoggiarvi i piatti), e all'ombra del bollitore, che dondolava la
    personcina avanti e indietro,  soffregandosi le ginocchia con le  mani
    come un'anima in pena.
    Piuttosto  allarmato  di essere solo a ricevere una visita a quell'ora
    insolita,  e unico spettatore di quello  straordinario  atteggiamento,
    insistetti:  -  La  prego,  signorina  Mowcher,  mi  dica  che  cosa 
    successo! Si sente male?
    - Mio caro giovanotto, - rispose la signorina Mowcher premendo le mani
    l'una sull'altra sul cuore - mi sento male qui,  mi sento molto  male.
    Pensare  che  le  cose siano arrivate a questo punto,  quando io avrei
    potuto sapere e forse impedire che accadessero se non fossi stata  una
    sciocca scriteriata!
    Di  nuovo  il  grande  cappello (assolutamente sproporzionato alla sua
    figura) si agit avanti e indietro con il movimento  dondolante  della
    minuscola persona, mentre un cappello addirittura gigantesco dondolava
    in unisono sulla parete.
    -  Mi  stupisce  -  cominciai  a  dire  -  di  vederla  tanto triste e
    angosciata... - ma subito mi interruppe.
    - S,   sempre cos!  - disse.  - Rimangono  sempre  sorpresi  questi
    scriteriati  giovanotti  di  et abbastanza adulta,  nel vedere in una
    persona piccola come me i sentimenti pi naturali! Mi prendono come un
    giocattolo,  si servono di me per il loro svago,  e quando si stancano
    mi gettano via, e si meravigliano vedendo che ho pi sensibilit di un
    cavallino o di un soldatino di legno! S, s, proprio cos! Mi succede
    sempre!
    - Sar cos di altri - replicai - ma non di me,  le assicuro. Anzi non
    dovrei affatto sorprendermi di vederla come si trova adesso  anche  se
    la  conosco  tanto  poco  -  dissi in tal modo ci che pensavo,  senza
    riflettere.
    - Che cosa posso fare?  -  disse  la  minuscola  donna,  rizzandosi  e
    allargando le braccia: - Guardi!  Come sono io,  era mio padre,   mia
    sorella ed  mio fratello.  Per mio fratello e mia sorella  lavoro,  e
    non poco, da tanti anni, ogni giorno. Devo pur vivere. Non faccio male
    a  nessuno.  Se ci sono persone tanto sbadate o tanto crudeli da farsi
    gioco di me,  che cosa mi rimane da fare se  non  farmi  gioco  di  me
    stessa  e scherzare su tutti e su tutto?  E se lo faccio,  di chi  la
    colpa? Forse mia?
    No. La colpa non era della signorina Mowcher, me ne rendevo conto.
    - Se di fronte al suo falso amico mi fossi dimostrata una nana  dotata
    di  sensibilit  - prosegu la piccola donna guardandomi e scotendo il
    capo con aria di grave rimprovero - quanti aiuti e quanta  benevolenza
    crede che avrei avuto da lui? Se la piccola Mowcher (la quale non si 
    fatta  da  s,  mio giovane signore!) si fosse rivolta a lui nella sua
    sventura,  o ad altri come lui,  crede che avrebbero dato ascolto alla
    sua  piccola voce?  La piccola Mowcher avrebbe pur dovuto vivere anche
    se fosse stata la pi  bisbetica  e  stupida  nana,  ma  come  sarebbe
    vissuta?  Fino  a morire di sola aria dopo avere chiesto invano il suo
    pezzo di pane.
    La signorina Mowcher torn a sedere sul parafuoco,  trasse di tasca il
    fazzoletto e si asciug gli occhi.
    -  Se  lei  ha  il  cuore  buono,  come  credo che abbia - disse - sia
    contento di vedere che pur sapendo di essere quella che sono, riesco a
    stare allegra e a sopportare tutto.  Per conto mio  mi  accontento  in
    ogni  caso  di  riuscire  a percorrere la mia piccola strada nel mondo
    senza dovere nulla a nessuno;  e se in cambio di tutto quello  che  mi
    viene  gettato  per  follie  o  vanit  e che mi fa tirare avanti,  so
    regalare tante bolle di sapone;  se non mi lamento di tutto quello che
    mi manca,  tanto meglio per me,  ma non tanto peggio per gli altri, se
    servo come giocattolo per voi giganti, siate almeno buoni con me.
    Sempre fissandomi con intensit,  la signorina Mowcher ripose in tasca
    il fazzoletto e riprese:
    -  L'ho  vista  poco  fa per via.  Pu immaginare che con le mie gambe
    corte non posso  camminare  in  fretta  come  lei,  e  cos  non  l'ho
    raggiunto,  ma  ho pensato dove sarebbe andato,  e l'ho seguito.  Sono
    stata qui oggi un'altra volta, ma questa brava donna non era in casa.
    - La conosce? - chiesi.
    - Di vista,  e ho sentito parlare di lei da Omer e Joram - rispose.  -
    Ero  l  alle  sette  di  questa mattina.  Ricorda quello che mi disse
    Steerforth di questa povera ragazza la sera che vi trovai tutti e  due
    alla locanda?
    Mentre  mi  poneva  questa domanda,  il grande cappello che portava in
    capo,  e quello  ancora  pi  grande  sulla  parete  ricominciarono  a
    dondolare avanti e indietro.
    Rammentavo  benissimo ci a cui alludeva perch durante la giornata vi
    avevo ripensato pi volte. Glielo dissi.
    - Che il padre di ogni  male  lo  danni  -  disse  la  piccola  donna,
    puntando  l'indice  tra  me  e  i suoi occhi brillanti - e danni dieci
    volte pi quel malvagio servitore;  ma io  credevo  che  fosse  lei  a
    essere infatuato della ragazza!
    - Io? - esclamai.
    -  Bambino,  bambino!  Nel  nome  della  cieca dea sfortuna - grid la
    signorina Mowcher, torcendosi le mani, mentre al colmo dell'agitazione
    dondolava avanti e indietro sul  parafuoco  -  ma  perch  l'ha  tanto
    lodata, e perch arrossiva tanto e sembrava cos turbato?
    Non  potevo  dentro  di  me  smentirla,  sebbene  il  motivo delle sue
    supposizioni fosse ben diverso.
    - Che cosa ne sapevo io?  - disse la  signorina  Mowcher,  tornando  a
    togliere di tasca il fazzoletto,  e battendo il piede ogni volta che a
    due mani se lo portava agli occhi. - Vedevo che lui la stuzzicava e la
    lusingava,  e che nelle sue mani lei era come la cera.  Non ero  forse
    uscita  solo  un  momento dalla stanza quando il suo uomo mi disse che
    il giovane innocente (perch la chiamava cos,  lui,  e lei lo potr
    chiamare  il  vecchio  briccone in tutti i giorni della sua vita) si
    era innamorato della ragazza,  le aveva fatto girare la testa e  aveva
    ottenuto la sua simpatia,  ma il suo padrone era risoluto affinch non
    ne venisse alcun male... pi per amor suo, che della ragazza...  e che
    di questo loro si stavano occupando? Come potevo non credergli? Vedevo
    come Steerforth le faceva piacere lodando la ragazza! Era stato lei il
    primo a dirne il nome. Lei aveva ammesso di ammirarla da tempo. Quando
    io  le  parlai  della ragazza,  lei aveva caldo e freddo,  era rosso e
    pallido, tutto insieme. Che cosa potevo pensare...  che cosa pensai se
    non   che   lei   era   un   giovane  libertino  in  tutto  salvo  che
    nell'esperienza,  e che era caduto nelle mani di quelli che esperienza
    ne avevano parecchia e che,  avendone voglia, potevano guidarla per il
    suo stesso bene?  Oh!  oh!  oh!  Avevano paura che scoprissi la verit
    esclam la signorina Mowcher,  saltando gi dal parafuoco, e andando a
    passettini  su  e  gi  per  la  cucina  con  le  sue  corte   braccia
    disperatamente  levate  -  perch  io  sono  una  donnina svelta...  
    necessario  che  lo  sia  anche  solo  per  vivere!...   e  mi   hanno
    completamente ingannata,  e ho dato una lettera alla povera ragazza, e
    credo fermamente che per causa di quella abbia  cominciato  a  parlare
    con Littimer, il quale era stato lasciato qui apposta!
    La  rivelazione  di  tanta  perfidia mi lasci sbigottito;  fissavo la
    signorina Mowcher che seguit a camminare su e gi per la cucina  fino
    a perdere il fiato; allora torn a sedere sul parafuoco, e asciugatasi
    la  faccia con il fazzoletto,  rimase per un pezzo a scuotere la testa
    senza fare alcun altro movimento e senza aprir bocca.
    - Signor Copperfield,  - riprese infine - uno dei  miei  giri  per  la
    campagna  mi  port due sere fa a Norwich,  e quando scopersi per caso
    che quei due andavano e venivano da l a qui senza di lei,  il che era
    strano,  cominciai  a  sospettare  qualcosa di losco.  Ieri sera salii
    sulla diligenza di Londra  che  passa  attraverso  Norwich,  e  questa
    mattina ero qui. Oh, oh, oh! troppo tardi!
    La  povera  donnina  dopo tutto quel piangere e agitarsi prov un tale
    freddo che gir dall'altra parte del parafuoco,  ficc i poveri  piedi
    tutti  bagnati nella cenere per scaldarli e rimase a fissare il fuoco,
    immobile come una  grossa  bambola.  Io  sedevo  dall'altro  lato  del
    camino, immerso nei miei infelici pensieri, e tenevo anch'io gli occhi
    fissi al fuoco, e a volte su di lei.
    - Devo andare - disse infine, alzandosi. - E' tardi. Lei mi crede?
    Affrontando  il  suo  sguardo acuto e pi che mai penetrante mentre mi
    rivolgeva questa domanda, non potei rispondere a quella sorta di sfida
    con un s altrettanto franco.
    - Via!  - disse accettando la mano  che  le  tendevo  per  aiutarla  a
    scavalcare  il parafuoco,  e levando verso di me lo sguardo triste.  -
    Lei sa bene che mi darebbe la  sua  fiducia  se  fossi  una  donna  di
    statura normale!
    Compresi  che vi era una parte notevole di verit in quelle parole,  e
    un poco me ne vergognai.
    - Lei  giovane - mi disse,  chinando  la  testa.  -  Accetti  il  mio
    consiglio  anche  se  le  viene da una creatura alta appena tre piedi.
    Cerchi, amico mio, di non associare, salvo per qualche solida ragione,
    i difetti fisici con quelli mentali.
    Era riuscita adesso a scavalcare il parafuoco, e io avevo vinto i miei
    sospetti. Le dissi che ero persuaso mi avesse dato un resoconto fedele
    dei fatti,  eravamo stati quindi entrambi strumenti  inconsapevoli  in
    mani malvagie. Mi ringrazi e disse che ero un buon giovane.
    - Ora senta!  - esclam voltandosi, quando era gi diretta alla porta,
    e guardandomi fisso,  di nuovo con l'indice alzato.  -  Da  quanto  ho
    sentito,  perch  le  mie  orecchie  sono  sempre aperte,  e non posso
    permettermi di non usare la facolt che  ho,  pare  che  siano  andati
    all'estero.  Ma se mai ritorneranno finch sar ancora in vita, se mai
    ritorner uno di loro,   probabile che lo sappia io prima  di  altri,
    dato che vado tanto intorno. Tutto quello che scoprir, lo sapr anche
    lei.  Se  mai potr fare del bene a quella povera ragazza tradita,  lo
    far volentieri, e che il cielo mi aiuti!  Quanto a Littimer,  sarebbe
    meglio  che  avesse  alle  calcagna  un  cane  rabbioso che la piccola
    Mowcher!
    Vedendo  l'occhiata  che  accompagnava  queste  parole,   vi   prestai
    assolutamente fede.
    - Non si fidi di me n pi n meno di quanto si fiderebbe di una donna
    intera  -  disse  la  piccola  creatura,  toccandomi il polso con tono
    supplichevole.  - E se mi vedr ancora diversa da  come  sono  adesso,
    cio  come  ero  la  prima  volta che mi ha conosciuta,  noti in quale
    compagnia sar. Si ricordi che sono una povera piccola cosa incapace e
    indifesa.  Pensi a me di nuovo a casa con un fratello  e  una  sorella
    uguali a me quando finisco di lavorare.  E forse allora non sar molto
    duro con me,  o sorpreso che io possa essere anche seria e angosciata.
    Buona notte!
    Strinsi la mano alla signorina Mowcher,  avendo di lei un'opinione ben
    diversa da quella iniziale, e apersi la porta per farla uscire. Non fu
    cosa da poco riuscire ad aprire l'enorme ombrello  e  far  s  che  lo
    tenesse bene in equilibrio sopra di s, ma finalmente portai a termine
    l'operazione,  e  lo vidi scendere dondolando per la via nella pioggia
    senza mostrare di avere sotto proprio nessuno, salvo quando una doccia
    improvvisa e pi violenta del solito precipitata da  qualche  grondaia
    sovraccarica  lo  faceva  inclinare  da un lato e svelava la signorina
    Mowcher che impiegava tutte le sue forze per rimetterlo in sesto. Dopo
    essermi lanciato un paio di volte in  suo  aiuto,  ma  invano,  perch
    prima   che   lo  raggiungessi  l'ombrello  riprendeva  il  suo  passo
    saltellante come un enorme uccello,  rientrai,  andai a letto e dormii
    fino al mattino.
    Al  mattino giunsero il signor Peggotty e la mia vecchia bambinaia,  e
    di buon'ora ci recammo alla stazione della diligenza,  dove la signora
    Gummidge e Ham aspettavano di salutarci prima della nostra partenza.
    - Signorino Davy,  - mi sussurr Ham, tirandomi in disparte, mentre il
    signor Peggotty sistemava la sacca fra gli altri bagagli - la sua vita
     distrutta.  Non sa dove andare;  non sa che cosa fare;  parte per un
    viaggio che, magari a intervalli, durer per tutta la sua vita, a meno
    che non riesca a trovare quello che cerca.  Lei sar sempre suo amico,
    non  vero, signorino Davy?
    - Fidati di me che lo sar davvero - gli risposi,  e ci stringemmo con
    forza la mano.
    - Grazie,  grazie,  lei  molto buono,  signore. Un'altra cosa. Lei sa
    che io ho un buon posto di lavoro,  signorino Davy,  e adesso  non  ho
    modo  di  spendere  quello che guadagno.  Mi serve solo il poco denaro
    necessario per vivere.  Se lei potr destinarlo a  lui,  lavorer  pi
    volentieri.  Sebbene  in quanto a questo,  signore,  - disse con dolce
    fermezza - non deve pensare che non  lavorer  sempre  da  vero  uomo,
    facendo il meglio che posso.
    Gli  promisi  di esaudire il suo desiderio,  ricordandogli tuttavia il
    fatto che il signor Peggotty avrebbe ricavato una  costante,  se  pure
    modesta,  rendita dal lascito del defunto cognato.  Poi ci salutammo e
    ci separammo.  Ma nemmeno adesso  mi  posso  congedare  da  lui  senza
    ricordare  con una fitta al cuore sia la sua umile fortezza morale sia
    il suo grandissimo dolore.
    Quanto alla signora Gummidge, mi troverei ad affrontare un compito non
    facile,  se solo tentassi di riferire  come  correva  di  fianco  alla
    diligenza  lungo  la  via,  non  vedendo  altro che il signor Peggotty
    attraverso le lagrime che si sforzava  di  trattenere,  urtando  senza
    farvi  caso  contro la gente che veniva nella direzione opposta.  Sar
    quindi meglio che la lasci seduta sul gradino di un fornaio, senza pi
    respiro,  con la cuffia tutta di traverso e una scarpa sul marciapiede
    a una certa distanza da lei.
    Giunti  alla meta del viaggio,  la prima cosa fu di cercare un piccolo
    alloggio per Peggotty,  in  cui  potesse  avere  un  letto  anche  suo
    fratello.  Fortuna  volle  che  se  ne  trovasse  uno molto modesto ma
    pulito,  sopra il negozio di un droghiere,  lontano solo  due  isolati
    dalle mie stanze. Una volta stipulato il contratto per quel domicilio,
    comperai  della carne fredda in una rosticceria e portai a far merenda
    da me i miei due compagni di viaggio: e mi rincresce dover dire che il
    fatto riusc tutt'altro che gradito alla signora Crupp.  Devo tuttavia
    aggiungere,  per  spiegare lo stato d'animo di detta signora,  che era
    rimasta molto offesa nel vedere che dopo essere  in  casa  da  nemmeno
    dieci minuti, Peggotty aveva rimboccato alla vita il vestito di vedova
    per mettersi a fare pulizia nella mia camera. La signora Crupp giudic
    questo  gesto  una  forma  di mancanza di rispetto che non avrebbe mai
    potuto approvare.
    Durante  il  viaggio  a  Londra  il  signor  Peggotty  mi  aveva  dato
    un'informazione  che  non  mi  era  riuscita  inattesa,  e cio che si
    proponeva in primo luogo di vedere la signora Steerforth. E siccome mi
    sentivo in dovere di assisterlo in questo passo e  anche  di  fare  da
    mediatore fra i due,  con lo scopo di risparmiare quanto pi possibile
    i sentimenti della madre le scrissi una lettera quella sera stessa. Le
    dissi con la maggiore pacatezza quale  fosse  il  torto  ricevuto  dal
    signor  Peggotty,  e  quale fosse stata la mia parte nell'offesa a lui
    recata.  Le dissi che si trattava di un uomo  molto  semplice,  ma  di
    carattere  mite  e  assolutamente onesto;  dissi che osavo sperare non
    avrebbe rifiutato di riceverlo nell'ora della sua  grande  sofferenza.
    Dissi  che  saremmo  andati  insieme  da  lei verso le ore quattordici
    dell'indomani,  e spedii io stesso la lettera con la  prima  diligenza
    del mattino.
    All'ora  stabilita eravamo alla porta...  alla porta di quella casa in
    cui solo pochi giorni prima ero stato tanto  felice;  in  cui  la  mia
    giovanile  fiducia e il calore del mio cuore avevano avuto cos libero
    sfogo;  che d'allora in poi mi sarebbe stata vietata,  che era gi una
    desolazione, una rovina.
    Non  fu  Littimer  a  farci  entrare,  ma  la cameriera dal volto meno
    sgradevole che l'aveva sostituito in occasione della mia ultima visita
    ci precedette nel salotto. Trovammo la signora Steerforth seduta l, e
    da un'altra parte della stanza Rosa Dartle le corse vicino e rimase in
    piedi alle sue spalle.
    Compresi subito, dall'espressione della madre, che egli stesso l'aveva
    informata di quanto aveva fatto.  Era molto pallida e con le tracce di
    un'emozione pi profonda di quella che avrebbe potuto suscitare la mia
    lettera,  certo  mitigata  dai  dubbi  che  il suo amore materno aveva
    saputo opporle.  La trovai pi somigliante a lui di quanto avessi  mai
    pensato, e mi accorsi, se pure non lo vidi chiaramente, che nemmeno al
    mio compagno era sfuggita quella somiglianza.
    La  signora  se ne stava eretta nella sua poltrona,  con aria solenne,
    immobile e impassibile,  come se nulla la potesse turbare.  Fiss  con
    attenzione  il  signor  Peggotty  che  le stava di fronte,  ed egli le
    ricambi lo sguardo con la medesima fermezza.  Le  occhiate  acute  di
    Rosa Dartle ci comprendevano tutti.  Per qualche minuto nessuno parl.
    La signora fece cenno al signor Peggotty di sedere.  A bassa voce egli
    le  rispose:  -  Non mi viene naturale,  signora,  di sedere in questa
    casa.  Preferisco rimanere in piedi - e a queste parole segu un altro
    silenzio, che essa interruppe dicendo:
    - Conosco,  e vivamente deploro,  ci che l'ha condotto qui.  Che cosa
    vuole da me? Che cosa chiede che io faccia?
    Egli si ficc il cappello sotto il  braccio,  e  dalla  tasca  interna
    della giubba trasse la lettera di Emily, la spieg e gliela porse.
    - La prego di leggere, signora. E' scritta di mano di mia nipote.
    La  signora  lesse  la  lettera  conservando l'atteggiamento solenne e
    impassibile e non rimanendo, a quanto mi parve, per nulla commossa dal
    contenuto... poi gli restitu il foglio.
    - Se non quando mi riporter a casa come  una  signora  -  disse  il
    signor Peggotty,  fermando il dito su queste parole.  - Signora,  sono
    venuto per chiederle se egli manterr il suo impegno.
    - No - rispose la signora.
    - Perch no? - domand il signor Peggotty.
    - E' impossibile.  Sarebbe disonorato.  Lei non pu mancare di  capire
    che la ragazza  tanto inferiore a lui.
    - E allora pu innalzarla! - disse il signor Peggotty.
    - E' priva di educazione e di cultura.
    -  Pu darsi di s e pu darsi di no - disse il signor Peggotty.  - Io
    credo di no,  signora.  Ma non sono un buon giudice in queste cose.  E
    allora la istruisca lei!
    -  Dato  che  mi costringe a parlare con chiarezza,  il che non vorrei
    assolutamente fare,  i parenti di umile  estrazione  sociale,  se  non
    altro renderebbero impossibile la cosa.
    -  Mi ascolti,  signora - egli replic con voce lenta e calma.  Lei sa
    che cosa vuol dire amare un figlio.  Lo so anch'io.  Non potrei amarla
    di pi se fosse mia figlia. Lei non sa che cosa voglia dire perdere la
    propria creatura.  Io lo so. Per riaverla darei tutte le ricchezze del
    mondo,  se solo fossero mie!  Ma lei la salvi da questa vergogna e non
    dovr mai provare vergogna per causa nostra.  Non vedr mai pi il suo
    bel visino;  nessuno di noi che vivevano con  lei  e  tra  i  quali  
    vissuta  in tutti questi anni.  Saremo contenti di non farci mai vivi;
    saremo contenti di pensare a lei,  da lontano,  come  se  lei  vivesse
    sotto un altro sole e un altro cielo;  saremo contenti di affidarla al
    suo sposo...  forse ai suoi bambini...  e attendere il momento  quando
    diventeremo tutti uguali davanti a Dio!
    Non  fu  priva  di  effetto  la  ruvida  eloquenza  con cui egli aveva
    parlato.  La  signora  non  aveva  abbandonato  il  suo  atteggiamento
    orgoglioso,  ma  quando  parl  nella sua voce vi era una sfumatura di
    dolcezza.
    - Non voglio giustificare  nulla.  Non  formulo  controaccuse.  Ma  mi
    rincresce  dover  ripetere  che  la cosa  impossibile.  Un matrimonio
    simile getterebbe un discredito irrimediabile sulla  carriera  di  mio
    figlio  e  manderebbe in rovina le sue aspettative.  Nulla  pi certo
    del fatto che non potr mai aver luogo,  e che non avr mai luogo.  Se
    vi fossero altri compensi...
    -  Ho  davanti  agli  occhi  le  fattezze del volto - la interruppe il
    signor Peggotty con lo sguardo gentile,  ma fermo -  che  mi    stato
    davanti in casa mia, accanto al mio focolare, nella mia barca... e poi
    in altri luoghi ancora...  che mi sorrideva tanto cordialmente, quando
    aveva dentro il tradimento,  e mi  sento  quasi  impazzire  quando  ci
    ripenso.  Se  il  viso  che  gli  rassomiglia  non diventa di fuoco al
    pensiero di offrire a me del denaro in cambio  del  disonore  e  della
    rovina della mia creatura, vuol dire che  cattivo come l'altro. E non
    so se non sia ancora peggiore, dato che  quello di una signora.
    Di colpo l'espressione di lei mut. La collera le accese i lineamenti,
    e  parl  con  tono reciso,  afferrandosi con forza ai braccioli della
    poltrona:
    - E quale compenso pu offrire lei a me  per  avere  scavato  un  tale
    abisso  fra  me e mio figlio?  Che cos' l'affetto suo in paragone del
    mio? Che cos' il dolore della sua separazione in confronto al nostro?
    La signorina Dartle la tocc piano e chin  il  capo  per  sussurrarle
    all'orecchio, ma non le fu dato retta.
    - No, Rosa, non una sola parola! Quest'uomo deve ascoltare ci che gli
    dir!  Mio figlio, che  stato l'unico scopo della mia vita e al quale
    ho dedicato ogni pensiero,  del quale fin dall'infanzia ho soddisfatto
    ogni  desiderio,  con  il  quale la mia vita  stata unita alla sua da
    quando  nato...  proprio lui,  scegliere all'improvviso  una  ragazza
    miserabile  e  allontanarsi  da  me!  Ricambiare la mia fiducia con il
    sistematico inganno, per amore di lei, e per lei abbandonare me! Porre
    questo vergognoso capriccio in luogo  del  diritto  di  sua  madre  al
    dovere,  all'amore,  al rispetto,  alla gratitudine...  diritti che in
    ogni giorno e ogni ora della sua vita si sarebbero  dovuti  rafforzare
    in legami che nulla avrebbe potuto spezzare! Non  un insulto, questo?
    Di nuovo Rosa Dartle cerc di calmarla, e ancora invano.
    -  Ti ripeto,  Rosa,  non una sola parola!  Se lui pu rischiare tutto
    questo per quel suo meschino oggetto,  io posso rischiare tutto il mio
    per uno scopo pi grande.  Vada pure dove vuole con i mezzi che il mio
    amore gli ha forniti!  Crede forse di piegarmi con una lunga  assenza?
    Se  lo crede vuol dire che conosce ben poco sua madre.  Rinunci al suo
    capriccio,  e torner a essere il benvenuto a casa.  Se non  rinuncer
    subito alla ragazza,  non potr pi avvicinarsi a me,  viva o morente,
    finch avr la forza di fargli segno di no, a meno che, liberatosi per
    sempre di lei non ritorni con umilt a chiedermi perdono.  Questo  il
    mio  diritto.  Questo  il mio proposito.  Questa  la separazione che
    esiste fra  noi!  E  non    forse  questo  -  aggiunse,  fissando  il
    visitatore   con   l'aria  superba  e  intollerante  che  aveva  avuta
    all'inizio - un insulto per me?
    Mentre vedevo la madre e le udivo pronunciare queste parole, mi pareva
    di vedere e udire il figlio lanciare contro  di  esse  la  sua  sfida.
    Tutto lo spirito volitivo e indomabile che avevo conosciuto in lui, lo
    vedevo  ora  in  lei.  Tutto  ci  che avevo scoperto nella maldiretta
    energia di lui mi fece comprendere anche il carattere della madre,  il
    quale nelle sue molle pi forti non poteva se non essere identico.
    Ora  essa aveva ripreso l'abituale controllo di s,  e mi disse a voce
    alta che era inutile ascoltare o dire altro,  e che desiderava mettere
    fine  all'incontro.  Detto  questo si alz per uscire dalla stanza con
    atteggiamento maestoso,  ma il signor Peggotty le fece cenno  che  non
    era necessario.
    - Non abbia paura che io le dia ancora disturbo,  signora,  perch non
    ho pi nulla da dire - disse,  movendosi verso l'uscio.  - Sono venuto
    qui  senza  speranza e senza speranza me ne vado.  Ho fatto quello che
    pensavo di dover fare, ma non ho mai previsto che da qui mi venisse un
    bene.  Questa casa  stata troppo malvagia per me e per i miei  perch
    senza  perdere  la luce della ragione mi possa aspettare da qui niente
    di buono.
    Con questo ci ritirammo,  lasciando la signora in piedi  accanto  alla
    sua poltrona come una immagine di nobilt nella figura,  e di bellezza
    nei lineamenti.
    Per uscire dovevamo attraversare un padiglione  con  le  pareti  e  il
    tetto  di  vetro  coperto da una vite rampicante.  Era una giornata di
    sole,  le foglie e i germogli erano gi verdi,  e un paio di  porte  a
    vetri erano spalancate sul giardino.  Quando stavamo per raggiungerle,
    Rosa Dartle entr da quella parte con passo silenzioso e si rivolse  a
    me:
    - Ha fatto davvero bene - disse - a condurre qui costui!
    Nemmeno  in  quel  viso  avrei  immaginato si potessero concentrare la
    collera e lo sdegno che in quel momento lo oscuravano, balenando negli
    occhi nerissimi.  Come al solito,  quando la donna era tanto eccitata,
    la cicatrice prodotta dal martello era un solco profondo.  Quando poi,
    mentre la guardavo,  le venne quel tremito che avevo gi notato,  essa
    lev la mano e addirittura si colp la faccia.
    -  E questo sarebbe un individuo - disse - da spalleggiare e da portar
    qui, non  vero? Lei  davvero un bell'amico!
    - Signorina Dartle,  - replicai - non sar tanto ingiusta da biasimare
    me!
    -  Perch vuol dividere queste due folli creature?  - ribatt.  Non sa
    forse che sono pazze entrambe di egoismo e di orgoglio?
    - E' forse mia la colpa? - chiesi di rimando.
    - E' lei che ha colpa! - esclam. - Perch ha condotto qui quest'uomo?
    - E' stato profondamente offeso,  signorina Dartle - replicai.  -  Pu
    darsi che lei non lo sappia.
    -  Io  so che James Steerforth - disse,  comprimendosi il petto con la
    mano,  come per impedire il prorompere della tempesta che le infuriava
    dentro  - ha il cuore falso e corrotto,  e che  un traditore.  Ma che
    bisogno ho io di  preoccuparmi  di  quest'uomo  e  della  sua  volgare
    nipote?
    -  Signorina Dartle,  - dissi - lei non fa se non rendere pi profonda
    un'offesa gi abbastanza grave.  Ora voglio soltanto dirle che gli  fa
    un torto grandissimo.
    -  Non  gli  faccio  alcun  torto - ribatt.  - Costoro sono una razza
    depravata e indegna. Vorrei fare staffilare quella ragazza!
    Il signor Peggotty non si ferm, e senza una parola usc dalla casa.
    - Oh, si vergogni, signorina Dartle! Si vergogni! - dissi indignato. -
    Come osa calpestare cos un immeritato dolore?
    - Io  li  vorrei  calpestare  tutti!  -  rispose.  -  Vorrei  che  gli
    distruggessero  la casa.  Vorrei che alla ragazza marchiassero a fuoco
    la faccia,  che la vestissero di stracci e la gettassero a  morire  di
    fame  sulla strada.  Se avessi il potere di giudicarla darei ordine di
    farlo.  Ordine di farlo?  Lo farei io stessa!  Io la detesto.  Se  mai
    potessi rinfacciarle la sua condizione infame, andrei in capo al mondo
    per farlo.  Se potessi cacciarla nella tomba,  lo farei.  Se esistesse
    una sola parola di conforto per lei nell'ora della morte, e solo io la
    possedessi, a costo di morire non la pronuncerei.
    Mi rendo conto che il descrivere la violenza delle sue parole non  pu
    dare  se non una debole impressione della furia che la possedeva e che
    si manifestava in tutta la sua persona,  sebbene  la  voce  invece  di
    alzarsi  fosse  pi bassa del solito.  Nessuna parola potrebbe rendere
    verosimile  il  ricordo  che  ho  di  lei,  n  la  sua  incontrollata
    manifestazione di furore.  Ho visto la violenza sotto varie forme,  ma
    non l'ho mai pi rivista cos.
    Raggiunsi il signor Peggotty che stava scendendo lento e  pensoso  per
    la via.  Mi disse subito che dopo aver compiuto ci che aveva in animo
    di fare a Londra,  aveva l'intenzione di partire per il suo  viaggio
    quella sera stessa.  Gli chiesi dove intendesse dirigersi.  Mi rispose
    soltanto: - Vado, signore, a cercare mia nipote.
    Ritornammo nel piccolo alloggio sopra la drogheria,  e l trovai  modo
    di  ripetere a Peggotty quanto mi aveva detto.  Mi rifer che le aveva
    detto la stessa cosa al mattino.  Non sapeva pi di  me  dove  volesse
    andare, ma pensava che avesse in mente qualche progetto.
    Date  le  circostanze  non volli separarmi subito da lui,  e pranzammo
    tutti e tre con uno di quei pasticci di carne per i quali Peggotty era
    famosa,  e che quel giorno aveva anche,  lo ricordo bene,  uno  strano
    aroma  composito di t,  caff,  burro,  prosciutto,  formaggio,  pane
    fresco,  fuoco  di  legna,  candele  e  salsa  di  noci,   che  saliva
    continuamente  dalla drogheria.  Dopo pranzo restammo per circa un'ora
    vicino alla finestra senza parlare molto,  poi il signor  Peggotty  si
    alz,  and a prendere la sacca di incerato e il grosso bastone,  e li
    pos sulla tavola.
    Accett dalla riserva in denaro contante  della  sorella  una  piccola
    somma  come  anticipo del suo legato;  pensavo che gli sarebbe bastata
    per non pi di un mese.  Promise  di  mettersi  in  contatto  con  me,
    qualunque  cosa  gli  accadesse;  pass  la  sacca  sulla spalla prese
    cappello e bastone, ci disse addio.
    - Il cielo ti protegga, vecchia mia - disse abbracciando Peggotty. - E
    tanti auguri anche a lei,  signorino Davy!  -  disse  stringendomi  la
    mano. - La cercher in lungo e in largo. Se tornasse a casa mentre non
    ci sono... ahim, non  facile che avvenga!... o se la riportassi io a
    casa, la mia intenzione  che si vada a vivere, lei e io, dove nessuno
    la possa rimproverare. Se mi capitasse qualcosa di male, ricordate che
    le  ultime parole lasciate da me per lei sono queste: Il mio immutato
    amore  per la mia bambina diletta; io le perdono!.
    Aveva parlato con solennit,  a capo scoperto;  poi mise il  cappello,
    scese  le scale e si allontan.  Lo seguimmo fino alla porta.  Era una
    sera calda e polverosa,  ed era precisamente l'ora in cui nella grande
    strada  dalla  quale  si  staccava la nostra via secondaria vi era una
    sosta temporanea nell'incessante scalpiccio di piedi lungo le case,  e
    nel cielo si era acceso il tramonto.  Egli gir,  tutto solo, l'angolo
    della nostra via in ombra,  usc in piena luce,  e cos lo perdemmo di
    vista.
    Poche  volte  ho  contemplato  quell'ora  serale,  poche volte mi sono
    destato la notte,  poche volte ho ammirato la luna,  le  stelle  o  la
    pioggia,  oppure ho dato ascolto alla pioggia,  senza pensare a quella
    figura solitaria di  povero  pellegrino  che  avanzava  faticosamente,
    mentre risentivo quelle sue parole:
    -  La cercher in lungo e in largo.  Se mi capitasse qualcosa di male,
    ricordate che le ultime parole lasciate da me per lei sono queste: Il
    mio immutato amore  per la mia bambina diletta; io l'ho perdonata!.











    33 - FELICITA'.

    In tutto questo tempo avevo continuato ad amare Dora pi che  mai.  Il
    pensiero  di lei mi era di rifugio nelle delusioni e nell'angoscia,  e
    in una certa misura mi compensava perfino della perdita del mio amico.
    Pi avevo piet di me e degli altri,  e  pi  trovavo  conforto  nella
    immagine  di  Dora.  Pi aumentava nel mondo il cumulo degli inganni e
    dei guai,  e pi luminosa e pura brillava al di sopra della  terra  la
    stella di Dora. Non credo di avere avuto un'idea precisa sulle origini
    di  Dora,  o  quale  grado di parentela avesse con un ordine di esseri
    superiori,   ma  so  di  certo  che  avevo  decisamente  respinto  con
    indignazione  e disprezzo l'ipotesi che fosse un semplice essere umano
    come qualunque altra fanciulla.
    Se cos posso esprimermi, ero immerso in Dora. Non soltanto innamorato
    di lei alla follia, ma addirittura saturo di lei.  Parlando per via di
    metafora potrei dire che da me si sarebbe potuto spremere una quantit
    di  amore  sufficiente  per  annegarvi chiunque,  e ne sarebbe intanto
    rimasto in me e su di me tanto da permeare la mia intera esistenza.
    Tornato a Londra,  la prima cosa che feci per mio conto fu di compiere
    una  passeggiata  notturna  a  Norwood,   e,  come  diceva  un  antico
    indovinello della mia infanzia,  fare dei  giri  tutto  intorno  alla
    casa, senza mai toccare la casa, ma sempre pensando a Dora. Credo che
    la  soluzione  di  quel  difficile enigma fosse la luna.  Ma qualunque
    fosse, io, pazzo di Dora come un autentico lunatico, girai per due ore
    intorno alla casa e al giardino,  spiando attraverso le fessure  della
    cancellata,  riuscendo con inauditi sforzi a sollevare il mento pi in
    alto dei chiodi arrugginiti che la sovrastavano,  gettando baci  verso
    le finestre illuminate, e romanticamente invocando a intervalli che la
    notte desse protezione alla mia Dora... non so con precisione da quale
    pericolo,  forse  da  quello  del  fuoco.  Oppure  dai  topi,  che  le
    incutevano spavento.
    Il mio amore mi occupava tanto la mente,  e mi  riusc  cos  naturale
    confidarmi  a  Peggotty quando me la ritrovai vicina una sera,  armata
    dei suoi vecchi attrezzi del mestiere e tutta intenta a  esaminare  il
    mio guardaroba, che le rivelai, sebbene in maniera piuttosto contorta,
    il mio grande segreto.  Peggotty s'interess vivamente al mio caso, ma
    non riuscii affatto a farle adottare il mio stesso punto di vista. Era
    talmente bene  disposta  verso  di  me,  da  non  poter  assolutamente
    comprendere perch dovessi nutrire dei timori o sentirmi abbattuto.  -
    La signorina pu ritenersi ben fortunata - disse - di avere un  simile
    innamorato.  In  quanto al suo babbo,  - osserv - per amor del cielo,
    che cos'altro si potrebbe aspettare quel signore!
    Notai tuttavia che la toga di procuratore e la cravatta inamidata  del
    signor  Spenlow  intimidirono  alquanto  Peggotty  e  le ispirarono un
    maggiore rispetto verso l'uomo che ai miei occhi diventava  a  poco  a
    poco  ogni giorno pi etereo,  e intorno al quale mi pareva splendesse
    una luce riflessa quando sedeva bene eretto in tribunale  fra  le  sue
    carte,  trasformandolo  quasi in un piccolo faro su un mare di oggetti
    di cancelleria.  E di quando  in  quando  ricordo  che  mi  veniva  di
    pensare,  mentre  sedevo  anch'io  in tribunale,  come quegli sbiaditi
    vecchi giudici e dottori non si sarebbero interessati a Dora, anche se
    l'avessero conosciuta;  come non avrebbero  rischiato  di  smarrire  i
    sensi  per la gioia se il matrimonio con Dora si fosse prospettato per
    loro;  e come Dora mi  avrebbe  spinto  sull'orlo  della  follia  solo
    cantando  e  accompagnandosi  con  quella divina chitarra,  mentre non
    avrebbe distratto,  allontanandoli di un  pollice  dal  loro  cammino,
    nessuno di quei lenti bipedi!
    Li  disprezzavo,   dal  primo  fino  all'ultimo.   Vecchi  giardinieri
    congelati delle aiuole del cuore, tutti suscitavano in me un personale
    risentimento.   La  Corte  non  era  per  me  se   non   una   confusa
    insensibilit.  I  banchi  del  tribunale  non possedevano tenerezza e
    poesia pi dei banchi di un bar.
    Mi occupai personalmente e con  non  poco  orgoglio  degli  affari  di
    Peggotty,  feci  registrare  il  testamento,  giunsi  a un accordo con
    l'ufficio delle Imposte di Successione,  l'accompagnai alla  banca,  e
    presto  sistemai ogni cosa nel migliore dei modi.  Per divagarci dalla
    natura  legale  di  questi  procedimenti  andammo  a  visitare   certe
    trasudanti  figure di cera in Fleet Street (spero che in questi ultimi
    vent'anni si siano completamente fuse);  e visitammo la  Mostra  della
    signorina  Linwood,  che ricordo come una specie di mausoleo di lavori
    di cucito,  utili per gli esami  di  coscienza  e  il  pentimento;  ci
    recammo anche alla Torre di Londra,  e fino in cima alla cattedrale di
    San Paolo.  Ognuna di queste meraviglie procur a  Peggotty  tutto  il
    piacere  che,  date le circostanze,  le era possibile provare,  salvo,
    credo San Paolo,  che per il lungo affetto verso  la  sua  scatola  da
    lavoro, si present come un rivale della figura sul coperchio, e venne
    giudicato,  cos le parve per certi dettagli, inferiore a quella opera
    d'arte.
    Sistemate le faccende  di  Peggotty,  che  erano  quelle  chiamate  ai
    Commons affari ordinari (e gli affari ordinari erano molto agevoli e
    redditizi), una mattina l'accompagnai nello studio a saldare il conto.
    Il signor Spenlow,  disse il vecchio Tiffey, era uscito un momento per
    far ottenere sotto giuramento a un signore la licenza  di  matrimonio;
    ma sapevo che sarebbe tornato in breve perch l'ufficio del Delegato e
    quello del Vicario Generale erano poco lontani,  e dissi a Peggotty di
    aspettare.
    Rispetto alle autenticazioni di testamenti noi dei Commons eravamo  un
    po'  come  impresari  delle  pompe  funebri,  e di solito seguivamo la
    regola di mostrarci pi o meno abbattuti se avevamo  da  trattare  con
    dei  clienti  in  lutto.  E per lo stesso senso di delicatezza eravamo
    sempre vivaci e allegri con i clienti  delle  licenze  di  matrimonio.
    Accennai quindi a Peggotty che avrebbe trovato il signor Spenlow molto
    ristabilito  dopo  il  colpo  della  morte del signor Barkis;  infatti
    rientr nello studio con l'aria gaia di uno sposo promesso.
    Ma n Peggotty n io si ebbe occhi per lui quando scoprimmo che in sua
    compagnia vi era il signor Murdstone.  Era pochissimo mutato,  aveva i
    capelli altrettanto folti e certo non meno neri, e lo sguardo era come
    allora pochissimo degno di fiducia.
    - Ah,  Copperfield! - disse il signor Spenlow. - Lei forse conosce gi
    questo signore?
    Abbozzai da lontano un  mezzo  inchino  a  quel  signore,  e  Peggotty
    accenn  appena  di  averlo  riconosciuto.  Egli si mostr sul momento
    alquanto sconcertato di trovarci insieme,  ma  subito  decise  sul  da
    farsi e si rivolse a me.
    - Spero - disse - che tu stia bene.
    - Non credo le interessi saperlo - risposi - ma se vuole,  le dir che
    sto bene.
    Ci guardammo, poi si rivolse a Peggotty.
    - Anche lei - disse. - Mi rincresce vedere che ha perduto suo marito.
    - Signor Murdstone, non  la prima perdita che soffro nella mia vita -
    rispose Peggotty, tremando da capo a piedi. - E sono contenta di poter
    sperare che per questa perdita non si deve biasimare nessuno...  e che
    la colpa non  di nessuno.
    -  Ah!  - esclam.  - Questo  un pensiero confortante.  Lei ha dunque
    fatto il suo dovere?
    - Non ho accorciato la vita di nessuno - disse Peggotty - e  ringrazio
    il cielo di poterlo dire! No, signor Murdstone, io non ho tormentato e
    spaventato fino alla morte prematura nessuna dolce creatura!
    Mi  parve  che  per  un  attimo egli la guardasse con una sfumatura di
    tetro rimorso... poi si rivolse a me, ma fissandomi i piedi invece del
    viso:
    - Non  probabile che noi ci si incontri ancora presto, e senza dubbio
    ci  di reciproca soddisfazione,  perch  incontri  come  questo  non
    possono  mai riuscire piacevoli.  Non mi aspetto che tu,  dopo esserti
    sempre ribellato alla giusta autorit da  me  esercitata  per  il  tuo
    bene,  serbi  adesso per me della benevolenza.  Vi  tra noi una certa
    antipatia...
    - Una vecchia antipatia - precisai interrompendolo.
    Sorrise e mi lanci lo sguardo pi maligno dei suoi occhi neri.
    - Un'antipatia che ti ha bruciato il petto infantile - disse.  - E che
    ha  amareggiato  la  vita della tua povera madre.  Hai ragione.  Spero
    ancora che tu riesca a migliorare; spero che tu ti possa correggere.
    Pose cos termine al dialogo,  che aveva condotto a voce bassa  in  un
    angolo dell'ufficio esterno, passando nello studio del signor Spenlow,
    e dicendo a voce alta e con il tono pi mellifluo:
    -  I  professionisti come il signor Spenlow sono abituati ai contrasti
    esistenti  all'interno  delle  famiglie  e  sanno  come  sono   sempre
    complicati  e  difficili!  -  Detto  questo  sald il conto per la sua
    licenza di matrimonio,  che ricevette ripiegata con  cura  dal  signor
    Spenlow,  insieme  con  una  stretta  di  mano e un cortese augurio di
    felicit per lui e per la sposa, quindi se ne and.
    Mi sarebbe riuscito pi difficile costringermi a  tacere  dopo  quelle
    parole,  se  avessi  trovato pi facile far comprendere a Peggotty (la
    quale,  povera creatura,  era furiosa,  ma solo per me!) che non ci si
    trovava  in  un  luogo  adatto  per  delle  recriminazioni  e  che  la
    supplicavo di non parlare.  Era cos  insolitamente  agitata  che  fui
    contento  di  calmarla  con  un  affettuoso  abbraccio sollecitato dal
    ricordo dei vecchi torti da noi sofferti,  e di concludere l'incidente
    nel  miglior  modo  possibile  di  fronte  al  signor  Spenlow  e agli
    scrivani.
    Pareva che il signor Spenlow non sapesse che vi era un legame  tra  il
    signor Murdstone e me,  e ne fui lieto, perch nemmeno con il pensiero
    avrei voluto riconoscere come mio parente  quell'uomo,  dato  ci  che
    ricordavo  delle  vicende  della  mia  povera  mamma.   Mi  parve  che
    l'opinione del signor Spenlow,  se pure ne aveva  effettivamente  una,
    era  che mia zia fosse il capo legittimo della nostra famiglia,  nella
    quale vi era anche un  partito  di  ribelli  al  comando  di  un'altra
    persona...  o almeno questo credetti di capire da ci che disse mentre
    attendevamo che il signor Tiffey compilasse per Peggotty la nota delle
    spese.
    - La signorina Trotwood - osserv -  senza dubbio fermissima, e non 
    probabile che dia via libera all'opposizione.  Io la ammiro per il suo
    carattere,  e mi congratulo con lei,  Copperfield,  che si trova dalla
    parte giusta.  Le divergenze  esistenti  fra  parenti  sono  molto  da
    deplorare,  ma  anche  molto  comuni,  e ci che importa  di trovarsi
    dalla parte giusta - (e ritengo che volesse dire dalla parte  dove  si
    trova il denaro).
    -  Un  matrimonio abbastanza buono,  questo,  non le pare?  - disse il
    signor Spenlow.
    Risposi che non ne sapevo nulla.
    - Davvero!  - esclam.  - A giudicare dalle  poche  parole  dette  dal
    signor  Murdstone  (come  di solito fanno quasi tutti in occasioni del
    genere),  e da quanto lasci intendere la signorina  Murdstone,  direi
    che si tratti di un matrimonio abbastanza buono.
    - Vuol dire, signore, che vi  denaro? - chiesi.
    -  S - rispose il signor Spenlow - ho inteso che il denaro non manca.
    E non manca nemmeno la bellezza, a quanto so.
    - Davvero! E' giovane la sposa?
    - Appena maggiorenne - disse il  signor  Spenlow.  -  Credo  anzi  che
    abbiano dovuto attendere che lo fosse.
    - Che Dio la salvi!  - esclam Peggotty,  e la frase fu tanto inattesa
    ed enfatica da  lasciarci  tutti  e  tre  imbarazzati  in  attesa  che
    arrivasse Tiffey con il conto.
    Tuttavia  il  vecchio Tiffey non si fece attendere molto e present il
    documento al signor Spenlow perch lo esaminasse.  Il signor  Spenlow,
    con  il  mento  appoggiato  sulla cravatta e strofinandolo pian piano,
    esamin con aria critica le varie voci,  come se la colpa fosse  tutta
    di Jorkins, quindi lo restitu a Tiffey con un leggero sospiro.
    - S - disse.  - E' giusto.  Va tutto bene.  Sarei stato ben contento,
    Copperfield,  di limitare questi costi agli effettivi esborsi  da  noi
    effettuati, ma un guaio della mia professione  che non sono libero di
    comportarmi secondo i miei desideri. Ho un socio il signor Jorkins.
    Mentre  pronunciava  queste  parole  con  tono  di  dolce  melanconia,
    espressi per conto di Peggotty la nostra  soddisfazione,  e  versai  a
    Tiffey le necessarie banconote. Poi Peggotty ritorn nel suo alloggio,
    e  il  signor  Spenlow  e  io ci recammo al Tribunale dove avevamo una
    causa di divorzio in  seguito  a  una  ingegnosa  leggina  (ora  credo
    abolita,  ma  in virt della quale ho visto l'annullamento di parecchi
    matrimoni) e  questi  erano  i  termini:  il  marito  di  nome  Thomas
    Benjamin,  aveva richiesto la licenza di matrimonio sotto il solo nome
    di Thomas, sopprimendo l'altro,  in previsione di non trovare tutte le
    desiderate  soddisfazioni.  Non  trovandosi  effettivamente  del tutto
    soddisfatto, oppure stancandosi alquanto della moglie, poveretto, dopo
    essere stato sposato per un paio di anni,  ora si  presentava  con  un
    amico per dichiarare che il suo nome era Thomas Benjamin, e quindi non
    era  affatto  sposato.  La  qual  cosa fu con sua grande soddisfazione
    confermata dal Tribunale.
    Devo dire che intorno alla rigorosa giustizia di  questo  procedimento
    avevo i miei dubbi, che non si dissipavano nemmeno di fronte al barile
    di grano capace di conciliare ogni anomalia.
    Ma  il  signor  Spenlow non nutriva i miei dubbi e cos si espresse: -
    Consideri il mondo,  vi  del bene e  del  male,  consideri  la  legge
    ecclesiastica,  vi  anche in essa del bene e del male. Fa tutto parte
    del sistema. Molto bene. Ecco tutto!
    Non ebbi l'ardire di obiettare al padre  di  Dora  che  forse  avremmo
    potuto  migliorare  un  pochino le cose del mondo alzandoci la mattina
    per tempo e mettendoci a lavorare sodo, ma confesso di avere detto che
    pensavo fosse  possibile  migliorare  i  Commons.  Il  signor  Spenlow
    replic  che  mi consigliava in modo speciale di scacciare dalla mente
    un'idea  del  genere,   essendo  essa  indegna  della  mia  natura  di
    gentiluomo,  tuttavia  sarebbe  stato  lieto  di sapere da me di quali
    miglioramenti ritenevo passibili i Commons.
    Volendo prendere in considerazione quella sezione dei Commons  che  ci
    era  pi  vicina  (intanto  il  nostro  cliente era stato liberato dal
    vincolo matrimoniale, eravamo usciti dal Tribunale, e stavamo passando
    nei pressi dell'Ufficio delle Prerogative),  osservai che a mio parere
    quell'ufficio  era  un'istituzione regolata in modo un po' strano.  Il
    signor Spenlow mi chiese sotto quale aspetto credessi questo.  Risposi
    con  tutta  la  deferenza  dovuta  alla  sua grande esperienza (ma con
    deferenza ancora maggiore,  oso dire,  trattandosi del padre di Dora),
    che  forse aveva poco senso il fatto che l'archivio di quel Tribunale,
    il quale conteneva tutti i testamenti originali di  chi  negli  ultimi
    tre secoli aveva lasciato dei beni nella immensa contea di Canterbury,
    si  trovasse  in  un  edificio  non destinato in origine a tale scopo,
    preso in affitto  dagli  archivisti  per  loro  privata  retribuzione,
    nemmeno  sicuro  in  caso  di  incendio,  addirittura  zeppo di quegli
    importanti documenti, e addirittura dal primo piano al tetto tutto una
    speculazione  mercenaria  degli  archivisti,  i  quali  esigevano  dal
    pubblico  alte  tariffe,  e  ficcavano  dappertutto  e  alla  peggio i
    testamenti, non avendo altro scopo se non quello di liberarsene al pi
    presto.  Era forse alquanto illogico che quegli archivisti,  ricevendo
    profitti  annui  di  otto  o novemila sterline (per non parlare poi di
    quanto riscotevano i supplenti e i cancellieri), non fossero costretti
    a usare una parte di tali somme per cercare un  luogo  sicuro  in  cui
    custodire  gli  importanti documenti che tutti i cittadini,  volenti o
    nolenti, erano obbligati a consegnare loro. Dissi che era forse un po'
    ingiusto che tutti i magnifici incarichi  di  tale  magnifico  ufficio
    fossero  delle splendide sinecure,  mentre gli sfortunati scrivani che
    lavoravano nella fredda e buia stanza al piano superiore  fossero  gli
    uomini pi mal pagati e meno rispettati di Londra, pur compiendo delle
    importanti  mansioni.   Era  forse  un  po'  vergognoso  che  il  capo
    archivista,  il cui compito era  di  servire  il  vasto  pubblico  che
    affluiva  continuamente  nell'ufficio,  avesse  in forza del posto una
    sinecura enorme (potendo inoltre essere un ecclesiastico  in  possesso
    di benefici,  un canonico di cattedrale e chiss che altro), mentre il
    pubblico era sottoposto agli inconvenienti di cui avevamo  un  esempio
    ogni  pomeriggio  quando l'ufficio era affollato e che sapevamo essere
    enormi.  Dissi che insomma,  questo Ufficio  delle  Prerogative  della
    diocesi di Canterbury era forse un affare completamente sporco, e cos
    perniciosamente assurdo, che solo per il fatto di trovarsi nascosto in
    un  angolo  del  cimitero di San Paolo noto solo a pochi non era stato
    gi da tempo del tutto rovesciato e capovolto.
    Il signor Spenlow sorrise nel vedere che l'argomento  mi  faceva,  sia
    pure  discretamente,  accalorare,  e  poi  sbrig il problema come gi
    aveva risolto l'altro. Si chiese, dopo tutto,  di che cosa si trattava
    e rispose che era una questione di sensazioni. Se il pubblico aveva la
    sensazione che i testamenti fossero bene custoditi, e accettava l'idea
    che l'ufficio non potesse venire meglio organizzato, chi per questo ne
    soffriva un danno?  Nessuno.  Chi ne traeva un vantaggio? Tutti coloro
    che ne ricevevano un profitto.  Molto  bene.  Quindi  predominavano  i
    vantaggi.  Poteva  anche  non  essere  un  sistema  perfetto;  nulla 
    perfetto;  ma egli era decisamente contrario all'opera  scalzante  del
    cuneo.  Sotto l'Ufficio delle Prerogative il paese era stato glorioso.
    Si ficchi un cuneo alla base  dell'Ufficio  delle  Prerogative,  e  il
    paese cesser di essere glorioso.
    Riteneva  che  il  dovere di un gentiluomo fosse quello di prendere le
    cose come stavano,  e non  aveva  alcun  dubbio  che  l'Ufficio  delle
    Prerogative  avrebbe resistito lungo i nostri tempi.  Mi arresi al suo
    giudizio, pur conservando i miei dubbi.  Trovo per che aveva ragione,
    perch  non solo dura ancor oggi,  ma sopravvive nonostante una grande
    inchiesta parlamentare compiuta (non molto volentieri)  diciotto  anni
    fa, quando tutte queste mie obiezioni vennero presentate nei dettagli,
    e  quando  lo  spazio  esistente per riporre i testamenti fu giudicato
    sufficiente solo per altri due anni e mezzo. Che cosa sia poi accaduto
    con i testamenti non lo so,  non so se molti siano andati  perduti,  o
    alcuni  siano  stati di quando in quando venduti a un salumiere.  Sono
    contento che il mio non si trovi l,  e spero che ancora per un po' di
    tempo non vi debba andare.
    Ho  esposto  tutto  questo nel capitolo della mia felicit perch  il
    suo  posto.   Il  signor  Spenlow  e  io  dopo  aver  iniziato  questa
    conversazione  la  prolungammo,  cos  come allungammo la passeggiata,
    andando avanti e indietro finch passammo ad argomenti pi generici. E
    cos avvenne che  alla  fine  il  signor  Spenlow  mi  informasse  che
    precisamente  di  l  a  una  settimana sarebbe stato il compleanno di
    Dora, e che sarebbe stato lieto se fossi andato da lui per una merenda
    all'aperto con cui  festeggiare  l'evento.  Mi  sentii  immediatamente
    fuori di me,  e il giorno dopo stavo per impazzire quando ricevetti un
    minuscolo foglio di carta da lettere con l'orlo di pizzo sul quale era
    scritto: - Prego pap di  consegnare.  Per  non  dimenticare  -  e  mi
    disposi   a   trascorrere   il  tempo  dell'attesa  in  uno  stato  di
    infatuazione.
    Credo di avere commesso,  quanto  ai  preparativi  di  quel  benedetto
    avvenimento,  ogni  possibile  idiozia.  Mi  salgono le fiamme al viso
    quando ripenso alla cravatta che acquistai. Gli stivali nuovi potevano
    entrare a far parte di qualunque collezione di strumenti  di  tortura.
    Mi  procurai  e  spedii  con  la  diligenza  la  sera della vigilia un
    delizioso piccolo canestro equivalente da solo  a  una  dichiarazione.
    Conteneva dolci con le pi tenere frasi disponibili in commercio. Alle
    sei  di  mattina  ero  al  mercato  dei  fiori  di  Covent  Garden per
    l'acquisto di un mazzolino da offrire a Dora. Alle dieci ero a cavallo
    (avevo noleggiato per l'occasione un vivace cavallo grigio) e  con  il
    mazzolino  infilato  nel  cappello  per  tenerlo fresco trottavo sulla
    strada di Norwood.
    Credo che quando vidi Dora in giardino e finsi di non averla vista,  e
    proseguii la corsa oltre la casa,  mostrando di cercarla ansiosamente,
    commisi due piccole follie che anche altri  giovanotti  al  mio  posto
    avrebbero forse commesso,  dato che mi vennero tanto naturali.  Ma oh!
    quando trovai davvero la casa,  e smontai al cancello del giardino,  e
    trascinai  attraverso  il prato quei miei stivali dal cuore di crudele
    pietra fino a raggiungere Dora seduta su una panca di  giardino  sotto
    un albero di lill, quale visione essa presentava in quella bellissima
    mattina,  tra  le  farfalle,  con  il cappellino di paglia bianca e la
    veste color azzurro cielo!
    Vi era con lei un'altra ragazza, relativamente avanzata di et, perch
    avrei detto che avesse quasi vent'anni. Era la signorina Mills, e Dora
    la chiamava Julia. Era la pi cara amica di Dora.  Fortunata signorina
    Mills!
    Vi era anche Jip, e Jip torn ad abbaiare contro di me. Quando offersi
    il  mazzolino  di  fiori  digrign i denti per la gelosia.  Poteva ben
    farlo.  Se avesse avuto la  minima  idea  di  quanto  adoravo  la  sua
    padroncina, avrebbe potuto farlo benissimo!
    - Oh, grazie, signor Copperfield! Che bei fiori! - disse Dora.
    Avevo  l'intenzione  di  dire  (e  lungo  tre  miglia avevo studiato i
    termini migliori da usare) che  li  avevo  giudicati  belli  prima  di
    vederli  cos  vicini a lei.  Ma non riuscii a dire nulla.  Mi dava il
    capogiro.  Vedere come posava i fiori contro la piccola  fossetta  del
    mento voleva dire smarrire ogni presenza di spirito e potere di parola
    in una estatica confusione. Mi meraviglio soltanto di non avere detto:
    Mi  uccida,  signorina  Mills,  se lei ha un cuore.  Mi faccia morire
    qui!.
    Poi Dora diede a Jip i miei fiori da odorare. Allora Jip ringhi e non
    li volle annusare.  Allora Dora rise e  per  costringerlo  a  ubbidire
    glieli avvicin di pi.  Allora Jip afferr con i denti un bocciolo di
    geranio e lo scosse come se all'interno vi avesse scoperto  dei  gatti
    inesistenti.  Allora  Dora  lo  picchi,  e fece il broncio e disse: -
    Poveri i miei bei fiori!  - con tutta la compassione,  mi  parve,  che
    avrebbe provata se Jip avesse addentato me. Magari l'avesse fatto!
    -  Signor Copperfield,  - disse Dora - sar lieto di sapere che quella
    bisbetica signorina Murdstone non  qui.  E' andata al  matrimonio  di
    suo  fratello,  e  rester  assente  almeno  per tre settimane.  Non 
    magnifico?
    Dissi che doveva essere certo magnifico per lei,  e tutto ci che  era
    magnifico per lei,  era magnifico anche per me.  La signorina Mills ci
    sorrise con aria di superiore saggezza e benevolenza.
    - E' la persona pi sgradevole che io abbia mai vista - disse Dora.  -
    Tu non puoi immaginare, Julia, come  antipatica e urtante.
    - S che lo posso immaginare, cara.
    - Ma s - replic Dora,  posando la mano su quella di Julia.  Forse lo
    immagini anche tu.  Perdonami,  cara,  se  non  ho  subito  fatto  una
    eccezione per te.
    Appresi  da  queste  parole  che la signorina Mills aveva avuto i suoi
    guai in una vita tribolata,  e forse a essi potevo far risalire quella
    saggia  benevolenza  di modi che avevo subito notata.  Poi nel seguito
    della giornata scopersi che era proprio cos: la signorina Mills aveva
    sofferto per causa di un amore mal riposto,  e si  era  autorizzati  a
    ritenere che si fosse ritirata dal mondo con la sua tremenda carica di
    esperienze,  seguitando tuttavia a provare un tranquillo interesse per
    le innocenti speranze e gli affetti dei giovani.
    Ma ora il signor Spenlow usc nel giardino,  e Dora and verso di  lui
    dicendo: - Guarda,  babbo,  che bei fiori! - e la signorina Mills ebbe
    un sorriso pensoso quasi dicesse: Povere farfalle di  maggio,  godete
    dunque la vostra breve esistenza nel luminoso mattino della vita!.  E
    poi tutti insieme ci incamminammo verso la carrozza.
    Non potr mai fare una cavalcata come quella.  Mai  ne  ho  fatta  una
    uguale. Nella carrozza, che naturalmente era aperta, vi erano soltanto
    quei tre, il loro canestro, il mio, e l'astuccio della chitarra; e io,
    a  cavallo,  dietro,  e  Dora  era  seduta  con le spalle ai cavalli e
    guardava verso di me.  Teneva il mazzo di fiori sul cuscino accanto  a
    s,  e  non  permise assolutamente che Jip le si mettesse da quel lato
    per timore che lo schiacciasse.  Lo prendeva spesso in mano,  e spesso
    si  ristorava  con  la  fragranza dei fiori.  In quei momenti i nostri
    sguardi s'incontravano;  e mi sorprende moltissimo che non sia saltato
    nella carrozza passando sopra la testa del mio vivace cavallo grigio.
    Credo  che  la  strada  fosse  polverosa;  vi era,  credo,  moltissima
    polvere.  Ho la vaga  impressione  che  il  signor  Spenlow  mi  abbia
    ammonito  di  non  cavalcare  in  quella  polvere,  ma  nemmeno  me ne
    accorgevo.  Avevo la sensazione di una nube  leggera  di  amore  e  di
    bellezza  che  avvolgeva  Dora,  e  di nient'altro.  A volte il signor
    Spenlow si girava per chiedermi come trovavo il  panorama.  Rispondevo
    che era splendido, e magari lo era davvero, ma per me lo splendore non
    era  che  Dora.  Il sole illuminava Dora,  e gli uccelli cantavano per
    Dora.  Il vento del sud soffiava per Dora,  i fiori delle siepi  erano
    tutti  per  Dora  fino  all'ultimo  bocciolo.  Mi dava conforto che la
    signorina  Mills  mi  capisse.  Soltanto  la  signorina  Mills  poteva
    penetrare a fondo i miei sentimenti.
    Non  so  quanto sia durato il viaggio,  e nemmeno so dire oggi dove si
    fosse diretti.  Forse arrivammo nelle vicinanze di Guilford.  Forse il
    mago  di  una novella delle "Mille e una Notte" ci spalanc per quelle
    ore il luogo,  quindi lo fece sparire per sempre quando partimmo.  Era
    un'oasi  verde su una collina con un tappeto di erba tenera.  Vi erano
    alberi frondosi e cespugli di  erica,  un  paesaggio  ricco  fin  dove
    giungeva la vista.
    Mi secc di trovare l della gente che ci aspettava,  e la mia gelosia
    non conobbe  limiti  anche  nei  confronti  delle  signore.  Ma  erano
    addirittura  miei  mortali  nemici  quanti appartenevano al mio sesso,
    specialmente un furfante di tre o quattro anni maggiore di me  con  le
    basette  rosse,  in  forza  delle  quali  sfoggiava una insopportabile
    quantit di presunzione.
    Vuotammo i canestri  e  ci  demmo  tutti  da  fare  per  preparare  la
    colazione.  Basette  Rosse  sostenne  di poter fare un'insalata (e non
    credo la sapesse fare) attirando in tal modo  su  di  s  l'attenzione
    generale.  Alcune  delle  signorine  lavarono  per lui la lattuga e la
    tagliarono secondo le sue direttive. Dora era tra queste. Compresi che
    il destino mi aveva posto contro quest'uomo,  e che uno dei due doveva
    perire.
    Basette  Rosse confezion la sua insalata (mi meraviglia che potessero
    mangiarla: nulla avrebbe potuto indurre me  a  toccarla!)  e  si  auto
    nomin  alla  direzione  della  cantina,  che  sistem,  perch era un
    bestione ingegnoso,  nel cavo di un albero.  Poco dopo lo vidi con una
    enorme  porzione di aragosta sul piatto,  consumare il pranzo ai piedi
    di Dora!
    Non ho se non un ricordo confuso di quanto avvenne per un certo  tempo
    dopo  che  tale  funesta  visione si fu offerta alla mia vista.  So di
    essere stato molto allegro, ma era un'allegria del tutto superficiale.
    Mi attaccai a una ragazza vestita di rosa e con gli occhi  piccoli,  e
    la corteggiai disperatamente.  Grad le mie attenzioni, ma non so dire
    se unicamente per me, o perch avesse delle mire su Basette Rosse.  Si
    brind alla salute di Dora.  Quando tocc a me fare il brindisi,  feci
    mostra di interrompere  solo  con  tale  scopo  la  conversazione  per
    riprenderla  subito  dopo.  Mentre m'inchinavo a Dora incontrai il suo
    sguardo,  e mi parve che fosse implorante.  Ma mi fissava al di  sopra
    del capo di Basette Rosse, e rimasi inflessibile.
    La ragazza in rosa aveva una madre in verde; credo che quest'ultima ci
    abbia separati per motivi diplomatici. Vi fu in ogni caso una generale
    dispersione dei gitanti mentre venivano riposti gli avanzi del cibo; e
    io  me  ne  andai a passeggiare solo tra gli alberi,  tormentato dalla
    collera e dal rimorso.  Stavo ragionando tra me se fingere di sentirmi
    poco  bene per fuggire,  non so dove,  in groppa al mio vivace cavallo
    grigio, quando mi raggiunsero Dora e la signorina Mills.
    - Signor Copperfield, - disse la signorina Mills - lei  triste.
    Mi scusai: non lo ero affatto.
    - E tu, Dora, - disse la signorina Mills - sei tu pure triste.
    - Oh, no cara! Nemmeno un po'.
    - Signor Copperfield e Dora, - disse la signorina Mills con aria quasi
    venerabile. - Basta cos.  Non dovete permettere che un insignificante
    malinteso faccia appassire i fiori della primavera, i quali, una volta
    sbocciati  e  sfioriti non potrebbero pi rifiorire.  Parlo - disse la
    signorina Mills -  con  l'esperienza  del  passato...  di  un  passato
    lontano e irrevocabile. Non si devono inaridire per semplice capriccio
    le  fontane zampillanti che brillano al sole;  il verde di un'oasi nel
    deserto del Sahara non deve essere vanamente devastato.
    Non sapevo ci che facevo: a quello straordinario discorso  mi  sentii
    avvampare,  ma presi la piccola mano di Dora e la baciai... ed ella mi
    permise di baciarla!  Baciai la mano anche alla signorina Mills;  e la
    mia  impressione  fu  che  salissimo  tutti  immediatamente al settimo
    cielo.
    Non ritornammo sulla terra.  Restammo lass tutto  il  pomeriggio.  Da
    prima  passeggiammo  avanti e indietro fra gli alberi: avevo il timido
    braccio di Dora sotto il mio;  e lo sa il cielo,  per quanto folle sia
    l'idea,   che  sarebbe  stato  un  destino  felice  passare  di  colpo
    all'immortalit con quegli innocenti sentimenti, e rimanere per sempre
    a vagare tra quegli alberi!
    Ma troppo presto ci raggiunsero le risa,  e i discorsi degli altri,  e
    il  richiamo:  -  Dov'  Dora?  - Cos ritornammo,  e vollero che Dora
    cantasse.  Basette  Rosse  avrebbe  voluto  andare  a  prendere  nella
    carrozza la chitarra,  ma Dora gli disse che nessuno all'infuori di me
    sapeva dove fosse.  E cos Basette Rosse rimase di colpo sconfitto,  e
    IO andai a prendere l'astuccio, IO l'apersi, IO ne trassi la chitarra,
    IO sedetti accanto a Dora,  IO le reggevo il fazzoletto e i guanti, IO
    bevevo ogni nota della cara voce,  ed ella cantava per me che l'amavo,
    e tutti gli altri potevano applaudire quanto volevano,  ma non avevano
    nulla a che vedere con quella musica!
    Ero ebbro di gioia.  Temevo che la felicit fosse  troppo  grande  per
    essere  reale,  e  che  tra  un  istante mi sarei destato a Buckingham
    Street per udire la signora Crupp che faceva tintinnare le tazze da t
    mentre mi preparava la colazione.  Ma Dora cant,  altri cantarono,  e
    cant  la signorina Mills intorno agli echi spenti nelle caverne della
    Memoria,  come se avesse avuto cent'anni,  e  cal  il  crepuscolo,  e
    bevemmo  il  t,  avendo  fatto  bollire  l'acqua  alla  maniera degli
    zingari: e io ero ancora felice come non mai.
    Ero pi che mai felice quando la comitiva si disperse, e gli altri, lo
    sconfitto  Basette  Rosse  e  tutti,   partirono  per  le  loro  varie
    direzioni,  e  noi  partimmo per la nostra via nella sera tranquilla e
    sotto l'ultima luce,  fra i dolci aromi che  salivano  dai  prati.  Il
    signor  Spenlow,  che  era  un po' assonnato per lo spumante (onore al
    terreno che fece crescere l'uva, e all'uva che fece il vino, e al sole
    che la fece maturare,  e anche al mercante che lo adulter!),  poi  si
    addorment  profondamente in un angolo della carrozza,  e io cavalcavo
    di fianco alla vettura e parlavo con Dora.  Essa ammir il mio cavallo
    e  lo accarezz (oh!  la cara piccola mano posata sul cavallo!),  e il
    suo scialle non voleva saperne di stare a posto,  e di tanto in  tanto
    glielo  aggiustavo io intorno alle spalle;  pensai addirittura che Jip
    cominciasse a vedere come stavano le  cose,  e  a  capire  che  doveva
    decidersi a fare amicizia con me.
    E  poi  quell'astuta  signorina  Mills:  l'amabile,  sebbene esausta e
    reclusa giovane;  quella piccola  donna  antica  di  un  po'  meno  di
    vent'anni,  che  l'aveva  fatta  finita  con  il  mondo,  e non doveva
    assolutamente ridestare gli echi nelle caverne  della  Memoria:  quale
    gentile azione comp!
    -  Signor  Copperfield!  -  disse  la signorina Mills.  - Venga per un
    momento da questa parte della carrozza... se ha un momento da perdere.
    Voglio parlarle.
    Ed eccomi, in groppa al mio vivace cavallo grigio,  chinarmi di fianco
    alla signorina Mills, con la mano appoggiata sullo sportello!
    -  Dora  verr a casa mia.  Viene dopodomani.  Se lei volesse venire a
    trovarci, sono sicura che il babbo sarebbe felice di riceverla.
    Che cosa avrei potuto fare,  se non invocare sul capo della  signorina
    Mills  una  silenziosa  benedizione,  e  riporre nel pi sicuro angolo
    della memoria l'indirizzo della signorina Mills! Che cosa avrei potuto
    fare oltre a dire alla signorina Mills con  sguardi  grati  e  fervide
    parole  come  apprezzavo  i  suoi  buoni uffici,  e quale inestimabile
    valore davo alla sua amicizia!
    Poi la signorina Mills mi conged benevolmente,  dicendo: - Ritorni da
    Dora!  - e io ubbidii; e Dora si sporse dalla carrozza per parlarmi, e
    discorremmo per tutto il resto del viaggio;  e io feci correre il  mio
    vivace cavallo grigio tanto vicino alla ruota che si graffi una gamba
    contro  la ruota stessa per un costo di tre sterline di danno,  come
    mi disse il proprietario,  e che io gli versai,  ritenendolo un prezzo
    molto modesto per tanta felicit.  E intanto la signorina Mills rimase
    a guardare la luna, a mormorare dei versi e,  immagino,  a ricordare i
    vecchi tempi in cui lei e la terra avevano ancora qualcosa in comune.
    Norwood  era  troppo,  troppo  vicino,  e vi arrivammo troppo,  troppo
    presto;  ma poco prima  il  signor  Spenlow  si  ridest  e  disse:  -
    Copperfield,  lei  deve  entrare per riposarsi!  - Accondiscesi,  e ci
    ristorammo con tartine, e vino con acqua. Nella stanza illuminata Dora
    con le guance accese mi parve tanto bella che non riuscivo a  decidere
    di andar via,  e rimasi a fissarla come in un sogno, finch il russare
    del signor Spenlow mi fece rientrare in me tanto da  congedarmi.  Cos
    ci  separammo,  e  io  partii  per  Londra avendo ancora sulla mano il
    leggero contatto della mano  di  Dora  quando  mi  aveva  salutato,  e
    diecimila  volte  ricordando  ogni  particolare e ogni parola.  Poi mi
    coricai,  incantato come ogni giovanotto che  sia  mai  stato  privato
    della luce dei sensi dall'amore.
    Quando  mi  destai  al mattino,  ero deciso a dichiarare a Dora la mia
    passione,  e a conoscere il mio destino.  Erano in gioco la felicit o
    la  desolazione.  Non  esisteva al mondo alcun altro problema,  e solo
    Dora avrebbe potuto  risolverlo.  Trascorsi  quei  tre  giorni  in  un
    delirio  di  infelicit,  torturandomi  col  propormi  ogni  sorta  di
    scoraggianti interpretazioni di tutto ci che era accaduto fra Dora  e
    me.  E infine,  abbigliato per l'occasione con ingenti spese, mi recai
    dalla signorina Mills, portatore di una dichiarazione d'amore.
    Inutile dire adesso quante volte passeggiai su e  gi  per  la  via  e
    intorno  alla  piazza,  penosamente  consapevole  di rappresentare una
    migliore soluzione al vecchio indovinello di quella  originale,  prima
    di  riuscire  a  risolvermi  di salire le scale e bussare.  Anche dopo
    avere finalmente bussato,  e  mentre  aspettavo  alla  porta  ebbi  la
    fuggevole  idea  di  chiedere  se quello fosse il domicilio del signor
    Blackboy (per imitare il povero Barkis),  quindi scusarmi e ritirarmi.
    Tuttavia rimasi al mio posto.
    Il  signor  Mills  non  era  in  casa.  Non  avevo nemmeno previsto di
    trovarlo.  Nessuno voleva vedere lui.  La signorina Mills era in casa.
    La signorina Mills faceva al caso mio.
    Venni  accompagnato  in  una  stanza  del  piano superiore,  in cui si
    trovavano la signorina Mills e Dora.  Vi era anche Jip.  La  signorina
    Mills  copiava  della  musica  (ricordo  che  si trattava di una nuova
    canzone dal titolo "Elegia di un affetto")  e  Dora  dipingeva  fiori.
    Quali  non  furono i miei sentimenti quando riconobbi l'acquisto da me
    fatto al mercato di Covent Garden! Non posso dire che rassomigliassero
    molto a quei fiori,  n in particolare a nessun  altro  fiore  che  io
    abbia mai avuto l'occasione di osservare;  ma li riconobbi dalla carta
    che avvolgeva il mazzo, e che era dipinta con cura.
    La signorina Mills fu molto lieta di vedermi, e molto rincresciuta che
    il suo babbo non fosse in casa, sebbene tutti e tre fossimo disposti a
    sopportare  con  fortezza  questo  dispiacere.   La  signorina   Mills
    partecip per qualche minuto alla conversazione,  quindi pos la penna
    sull'"Elegia", si alz e usc dalla stanza.
    Cominciai  a  pensare  che  avrei  rimandato   all'indomani   la   mia
    dichiarazione.
    -  Spero  che  il  suo  povero  cavallo non fosse troppo stanco quando
    arriv a casa di sera - disse Dora, alzando i suoi bellissimi occhi. -
    E' stato un lungo viaggio per lui.
    - S,  "per lui" il viaggio  stato lungo - dissi - perch  non  aveva
    nulla a sostenerlo.
    - Poverino, non gli avevano dato da mangiare? - chiese
    Cominciai a pensare di rimandare la dichiarazione all'indomani.
    - Oh,  s...  - dissi. - L'avevano trattato benissimo. Voglio dire che
    lui non provava l'immensa felicit che avevo io di stare tanto  vicino
    a lei.
    Dora aveva chinato la testa sul disegno, e parl dopo un intervallo in
    cui  mi  ero  sentito ardere tutto come per la febbre e le gambe mi si
    erano irrigidite:
    - A una certa ora della giornata, nemmeno lei pareva molto sensibile a
    quella felicit.
    Compresi che era giunto il momento,  che la mia  dichiarazione  doveva
    essere fatta immediatamente.
    -  Non  le  importava  proprio  nulla di quella felicit - disse Dora,
    sollevando appena i sopraccigli e scotendo il  capo  -  quando  sedeva
    vicino alla signorina Kitt.
    Devo  dire  che  Kitt  era il nome della ragazza in rosa con gli occhi
    piccoli.
    - Anche se non so davvero - disse Dora  -  perch  le  sarebbe  dovuto
    importare, o perch la dovrebbe chiamare una felicit. Ma naturalmente
    lei  non  pensa  veramente  quello che dice.  E sono certa che nessuno
    mette in dubbio la sua libert di fare quello che vuole. Jip, cattivo,
    vieni qui!
    Non so come sia riuscito a farlo.  Avvenne in un istante.  Intercettai
    Jip.  Ebbi Dora fra le braccia.  Fui molto eloquente. Non mi manc mai
    la parola.  Le dissi quanto l'amavo.  Le dissi che senza di lei  sarei
    morto.  Le  dissi  che la adoravo e la idolatravo.  E Jip seguitava ad
    abbaiare.
    Quando Dora chin il capo e si  mise  a  piangere,  la  mia  eloquenza
    crebbe ancor pi.  Se voleva che morissi per lei,  bastava dicesse una
    parola, e io ero pronto a morire. La vita priva dell'amore di Dora non
    era in nessun caso accettabile.  Non l'avrei  potuta  sopportare,  non
    l'avrei voluta sopportare.  Da quando l'avevo conosciuta l'avevo amata
    giorno e notte,  ogni minuto.  In quello stesso momento  l'amavo  alla
    follia.  In  ogni  momento  l'avrei  amata alla follia.  Prima di quel
    giorno,  e dopo quel giorno gli innamorati avevano amato  e  avrebbero
    amato,  ma  nessuno avrebbe mai amato,  potuto,  voluto o dovuto amare
    quanto io amavo Dora.  E pi io deliravo,  pi Jip  abbaiava.  A  ogni
    momento ciascuno di noi, a modo suo, impazziva sempre pi.
    Bene,  bene!  Dora  e  io  eravamo  seduti  sul  divano  l'una accanto
    all'altro, abbastanza tranquilli,  Jip le stava accucciato in grembo e
    strizzava tranquillamente gli occhi verso di me. Ero fuori di me dalla
    gioia.  Ero  in  uno  stato  di  perfetta  estasi.  Dora  e io eravamo
    fidanzati.
    Immagino avessimo una vaga idea che ci dovesse finire nel matrimonio.
    Dovevamo pur averla,  perch Dora dichiar  che  non  ci  saremmo  mai
    sposati  senza  il  consenso  del  suo babbo.  Ma nel nostro giovanile
    incanto non credo che vedessimo effettivamente nulla  sia  dietro  sia
    davanti  a  noi,  n che avessimo alcuna aspirazione al di l del puro
    presente. Non avremmo rivelato il nostro segreto al signor Spenlow,  e
    sono  sicuro  di non avere allora mai avuto per la mente l'idea che vi
    fosse in ci nulla di disonorevole.
    La signorina Mills era ancora pi pensosa del solito quando Dora  and
    a  cercarla  e  la  riport tra noi...  e temo fosse perch gli eventi
    erano tali da  ridestare  in  lei  echi  sopiti  nelle  caverne  della
    Memoria.  Ma  ci  elarg  la sua benedizione con la promessa della sua
    imperitura amicizia,  parlandoci nel complesso come si addiceva a  una
    Voce proveniente da un Chiostro.
    Quale tempo innocente fu quello!  Quale tempo inconsistente,  felice e
    sciocco!
    Poi misurai il dito di Dora per ordinare un anello che  doveva  essere
    ornato di non-ti-scordar-di-me,  e quando l'orefice al quale portai la
    misura scoperse il mio segreto,  rise prendendo nota nel registro e mi
    fece  pagare  il  prezzo  che  volle  per quel grazioso ninnolo con le
    pietre azzurre...  il quale rimase tanto legato nella mia memoria  con
    la mano di Dora,  che solo ieri, nel vederne uno simile al dito di mia
    figlia, il cuore mi trasal di pena.
    Quando andavo intorno nell'esaltazione del  mio  segreto  e  pieno  di
    importanza,  e  sentivo  la  dignit  che mi dava amare Dora ed essere
    riamato,  ne ero tanto pervaso,  che se avessi camminato sull'aria non
    mi  sarei  sentito altrettanto superiore alla gente che non si trovava
    nella mia situazione, ma era costretta a strisciare sulla terra!
    Quando ci incontravamo nel giardino al centro della piazza e  sedevamo
    nel  polveroso padiglione estivo,  eravamo tanto felici che ancor oggi
    amo i passeri di Londra per nessun'altra ragione,  e nelle loro  piume
    color fumo vedo lo splendore degli uccelli tropicali!
    Quando  avvenne  il nostro primo importante litigio (non era trascorsa
    una settimana dal nostro fidanzamento),  e Dora mi rimand l'anello in
    una  disperante  letterina  ripiegata  in  cui  us  questa spaventosa
    espressione: Il nostro amore ebbe inizio nella follia e ha fine nella
    pazzia,  le terribili parole mi fecero strappare i capelli e  gridare
    che tutto era finito!
    Poi con il favore delle tenebre, volai dalla signorina Mills, che vidi
    in segreto nel retro cucina dove si trovava il mangano per spianare la
    biancheria,  e  la pregai di interporsi fra noi per scongiurare quella
    sciagura.  E la signorina Mills accett l'incarico e ritorn con Dora,
    esortandoci   dal  pulpito  della  sua  amara  giovinezza  alle  mutue
    concessioni se volevamo evitare il deserto del Sahara!
    Allora piangemmo,  e ci  riconciliammo,  ed  eravamo  nuovamente  cos
    felici  che  il  retro  cucina  con  il mangano e il resto si mut nel
    tempio  dell'amore,   e  organizzammo  il  piano   per   corrispondere
    attraverso  la  signorina  Mills  con  almeno una lettera al giorno da
    parte di entrambi.
    Quale tempo innocente! Quale tempo inconsistente, felice e sciocco! Di
    tutti i periodi della mia vita che il Tempo ha logorati, non ve n' un
    altro  che  nel  ricordo  mi  faccia  tanto  sorridere,  e  con  tanta
    tenerezza!













    34 - MIA ZIA MI SORPRENDE.

    Scrissi  ad  Agnes non appena Dora e io ci fidanzammo.  Le scrissi una
    lunga lettera,  cercando di farle comprendere quanto fossi fortunato e
    quale tesoro fosse Dora. Pregai Agnes di non considerare futile questo
    amore,  o  passibile di cedere di fronte a qualche altro,  n in alcun
    modo simile alle infatuazioni infantili, delle quali avevamo scherzato
    insieme.   Le  dichiarai  che  era  di  una   profondit   decisamente
    insondabile,  e manifestai l'opinione che nulla di uguale si fosse mai
    conosciuto prima di allora.
    Non so bene perch,  ma poich scrivevo ad Agnes  in  una  bella  sera
    davanti  alla  finestra spalancata,  si fece vivo in me il ricordo dei
    suoi occhi limpidi e tranquilli,  e del suo volto  gentile,  il  quale
    diffuse  una  tale  pace sul turbine di agitazione e preoccupazioni in
    cui mi ero trovato di recente,  e di cui in una  certa  misura  faceva
    parte  la  mia  stessa  felicit,  che  mi  sentii  commosso fino alle
    lagrime.  Ricordo che appena giunto alla met della lettera  appoggiai
    la testa sulla mano,  mentre prendeva una vaga forma in me la fantasia
    che Agnes rappresentasse uno degli elementi naturali della mia  futura
    casa.  Come se nel ritiro della casa resa per me quasi sacra dalla sua
    presenza,  Dora e io dovessimo essere pi felici  che  in  ogni  altro
    luogo.  Come se nell'amore,  nella gioia, nel dolore, nella speranza e
    nelle delusioni,  insomma  in  qualunque  emozione  il  mio  cuore  si
    volgesse naturalmente in quella direzione,  e vi trovasse un rifugio e
    la migliore delle amicizie.
    Non dissi nulla di Steerforth.  Scrissi soltanto che a Yarmouth vi era
    stato un grande dolore a causa della fuga di Emily, e che per me aveva
    rappresentato  una  doppia  ferita,  date  le  circostanze  in cui era
    avvenuta la fuga. Sapevo com'era abile nell'intuire la verit,  ma che
    non avrebbe mai pronunciato per prima il nome di lui.
    A giro di posta ricevetti la risposta alla mia lettera, e nel leggerla
    mi parve che Agnes addirittura mi parlasse.  Era come se udissi la sua
    voce cordiale. Altro non saprei dire!
    Durante la mia recente assenza da casa, Traddles era venuto a cercarmi
    due o tre volte. Avendo trovato Peggotty nelle mie stanze, e informato
    da  lei  (come  Peggotty  faceva  sempre   con   chiunque   accettasse
    l'informazione)  che  era la mia vecchia bambinaia,  aveva stretto con
    lei una buona amicizia, ed era rimasto a chiacchierare di me.  Cos mi
    disse  Peggotty,  ma  temo  che  il  discorso  sia stato tutto suo,  e
    interminabilmente lungo dato che, benedetta lei, era davvero difficile
    farla smettere quando l'argomento era rappresentato da me.
    Ci mi ricorda, non solo che Traddles sarebbe ritornato per vedermi in
    un pomeriggio da lui stabilito, e cio appunto il giorno seguente,  ma
    che  inoltre  la  signora  Crupp  avrebbe rinunciato a tutto quanto si
    riferiva al suo  incarico  (eccetto  allo  stipendio)  fino  a  quando
    Peggotty  non avesse cessato di farsi vedere.  La signora Crupp,  dopo
    avere avuto varie conversazioni sulle scale a proposito  di  Peggotty,
    con  voce  molto  acuta  e  apparentemente  con  qualche  fantasma per
    interlocutore, dato che sotto l'aspetto fisico era del tutto sola,  mi
    scrisse una lettera in cui sviluppava i suoi punti di vista.  Partendo
    da  quel  principio  passibile  di  applicazione  universale,  che  si
    adattava a ogni evento della sua vita, e cio che era anch'essa madre,
    proseguiva  informandomi  di avere visto tempi ben diversi,  ma che in
    ogni  periodo  della  sua  esistenza  aveva  provato   una   istintiva
    avversione per spie, intrusi e delatori. Disse di non voler fare nomi,
    altri  li  facessero  pure,  ma non si era mai adattata a trattare con
    benevolenza  spie,  intrusi  e  delatori,  specialmente  se  in  abiti
    vedovili  (questa specificazione era sottolineata).  Se un signore era
    vittima di spie,  intrusi e delatori (sempre senza far  nomi),  affari
    suoi.  Egli  era  libero  di  fare ci che voleva,  e lo facesse pure.
    Quanto a lei personalmente,  la signora Crupp dichiarava di non  poter
    essere  messa  in  contatto  con  persone  del  genere.  Si pregiava
    pertanto di venire esonerata da ogni ulteriore prestazione di servizio
    nelle stanze del piano superiore fino al momento in cui la  situazione
    ritornasse  come prima ;  diceva inoltre che ogni sabato mattina sulla
    tavola preparata per la colazione si sarebbe trovato il  suo  libretto
    con  la  richiesta  di  saldo immediato del conto settimanale,  per la
    benevola intenzione di evitare  seccature  e  malintesi  alle  parti
    interessate.
    Dopo  di  che  la signora Crupp si limit a tendere trabocchetti sulle
    scale,  specialmente per mezzo di varie brocche,  tentando in tal modo
    di  indurre  Peggotty  a rompersi le gambe.  Trovai piuttosto seccante
    vivere in tale stato di assedio,  ma  la  signora  Crupp  mi  incuteva
    troppo timore perch potessi cercare qualche via di uscita.
    - Mio caro Copperfield!  - grid Traddles, arrivando puntuale alla mia
    porta nonostante gli ostacoli. - Come stai?
    - Mio caro Traddles, - dissi - sono felice di vederti finalmente, e mi
    rincresce di non essermi trovato in casa per riceverti prima di  oggi.
    Ma sono stato talmente occupato...
    - S, s, lo so, - m'interruppe Traddles - naturalmente. La tua vive a
    Londra, credo.
    - Che cosa dici?
    -  Lei...   scusa...  la  signorina  D.  -  disse  Traddles,  che  per
    delicatezza arross - vive a Londra, non  vero?
    - Oh, s! Vicino a Londra.
    - La mia,  forse te ne ricordi - disse Traddles con aria seria - abita
    gi nel Devonshire...  una di dieci figlie. E cos, in un certo senso,
    sono meno impegnato di te.
    - Mi domando come tu possa sopportare - replicai  -  di  vederla  cos
    poco di frequente.
    - Mah! - fece pensoso Traddles. - Sembra davvero insopportabile. Credo
    che sia possibile, Copperfield, perch non si pu fare diversamente!
    -  Lo credo anch'io - risposi con un sorriso,  e non senza arrossire a
    mia volta. - E poi perch tu, Traddles, hai tanta pazienza e costanza.
    - Ma davvero - disse Traddles, mostrando di studiare la questione - ti
    do questa impressione,  Copperfield?  Non sapevo proprio di  possedere
    queste virt.  Ma lei  una cara ragazza, tanto straordinaria, che pu
    darsi mi abbia trasmesso una parte dei suoi meriti.  Adesso che me  ne
    parli,  Copperfield,  non  me  ne stupisco affatto.  Ti assicuro che 
    sempre piena di abnegazione e non fa che occuparsi degli altri nove.
    - E' la maggiore? - chiesi.
    - Oh, no! - disse Traddles. - La maggiore  una vera bellezza.
    Not forse che non ero riuscito a non sorridere per la  semplicit  di
    questa risposta, e aggiunse con un sorriso nel volto ingenuo:
    - Non, naturalmente, che la mia Sophy non sia... bel nome, non  vero,
    Copperfield?
    - Molto bello! - dissi.
    -  Naturalmente  non   che Sophy non sia bella ai miei occhi,  e anzi
    credo che agli occhi  di  chiunque  sarebbe  senz'altro  la  pi  cara
    ragazza  della  terra.  Ma quando dico che la maggiore  una bellezza,
    voglio dire che  davvero...  - pareva che stesse disegnando intorno a
    s  delle nuvole con tutte e due le mani: Voglio dire che  splendida,
    capisci - concluse con forza Traddles.
    - Davvero! - dissi.
    - Oh, t'assicuro - disse Traddles - che  proprio fuori del comune!  E
    poi,  vedi, essendo fatta per essere ammirata in societ e non potendo
    invece frequentarla molto a causa dei loro mezzi limitati,   naturale
    che  a  volte  si  mostri  irritata e un po' esigente.  Ma Sophy la fa
    ritornare di buon umore!
    - Sophy  la minore? - chiesi.
    - Oh, santo cielo, no! - disse Traddles, strofinandosi il mento.  - Le
    due minori hanno soltanto nove e dieci anni. Sophy le fa studiare.
    - Forse  la seconda delle figlie? - suggerii.
    - No - disse Traddles.  - La seconda  Sarah.  Poveretta,  ha qualcosa
    alla spina dorsale.  I medici dicono che la malattia scomparir a poco
    a  poco,  ma  intanto  deve stare a letto per un anno.  La cura Sophy.
    Sophy  la quarta.
    - La madre  viva? - chiesi.
    - Oh,  s - disse  Traddles.  -  E'  viva.  Una  donna  superiore,  ma
    l'umidit  del  paese  non  le  fa bene alla salute,  e...  infatti ha
    perduto l'uso delle gambe.
    - Poveretta! - esclamai.
    - Una cosa molto triste, non  vero? - disse Traddles.  - Ma dal punto
    di  vista  puramente domestico non  tanto grave come potrebbe essere,
    perch la sostituisce Sophy. Fa davvero da madre a sua madre,  come lo
     per le nove sorelle.
    Provavo la pi grande ammirazione per le virt di questa signorina;  e
    solo con l'intenzione di fare  del  mio  meglio  per  evitare  che  si
    sfruttasse  la  bont  di  Traddles a tutto svantaggio dei suoi futuri
    progetti  matrimoniali,   chiesi  come  stesse  di  salute  il  signor
    Micawber.
    - Sta benissimo,  grazie,  Copperfield - disse Traddles.  - Adesso non
    abito presso di lui.
    - No?
    - No.  Vedi,  il fatto  - disse abbassando la voce Traddles - che  ha
    cambiato  il nome in Mortimer a causa delle sue temporanee difficolt;
    non esce di casa prima che faccia buio...  e anche allora  sempre  con
    gli  occhiali.  Ci  fu  un sequestro per via dell'affitto.  La signora
    Micawber era in uno stato cos pietoso che non potei resistere e diedi
    il mio nome per quella seconda cambiale di cui  si  era  parlato  qui.
    Puoi immaginare,  Copperfield, quale gioia sia stata per me vedere che
    la questione era sistemata e che la signora Micawber si riprendeva.
    - Ehm! - feci io.
    - Non che la loro  felicit  sia  stata  di  lunga  durata  -  seguit
    Traddles  -  perch  disgraziatamente dopo solo una settimana vi fu un
    altro sequestro.  Cos mi separai da loro.  Da allora abito in  stanze
    ammobiliate,   e   i  Mortimer  fanno  vita  molto  ritirata.   Spero,
    Copperfield,  che non mi giudicherai egoista se sto a  ricordarti  che
    l'usciere s' portato via il mio tavolino con il ripiano di marmo e il
    vaso da fiori con il sostegno di Sophy.
    - Una disgrazia! - esclamai indignato.
    - E' stato...   stato un colpo - disse Traddles con la solita smorfia
    con cui accompagnava sempre quella espressione.  -  Non  lo  dico  per
    farne  un  rimprovero,   bada,   ma  per  una  ragione.  Il  fatto  ,
    Copperfield, che nel momento in cui venivano sequestrati non riuscii a
    riscattarli; in primo luogo perch l'usciere, con l'idea che ne avessi
    di bisogno,  fiss come prezzo una cifra favolosa;  e in secondo luogo
    perch... non avevo denaro. Ecco, ho sempre tenuto d'occhio la bottega
    dove  l'usciere  mette  in  vendita quelle cose - disse Traddles tutto
    soddisfatto di rivelare quel mistero -  e  che  si  trova  in  capo  a
    Tottenham Court Road,  e finalmente oggi ho visto le due cose messe in
    vendita.  Le ho solo guardate dall'altro  lato  della  via  perch  se
    quell'uomo  mi  vedesse,  chiss  che prezzo mi chiederebbe!  Ora mi 
    venuto in mente, dato che ho il denaro, che forse tu non avresti nulla
    in contrario se quella tua buona vecchia bambinaia venisse con me fino
    alla bottega...  gliela posso mostrare da dietro l'angolo della strada
    vicina...  cos da trattare lei l'acquisto nel migliore dei modi, come
    se lo facesse per s!
    La gioia con cui Traddles mi espose questo suo piano,  e  la  fierezza
    che  provava  per  la  propria  eccezionale  astuzia,  sono fra i miei
    ricordi pi semplici e freschi.
    Gli dissi che  la  mia  vecchia  bambinaia  sarebbe  stata  felice  di
    assisterlo, e che saremmo scesi in campo tutti e tre insieme, ma a una
    condizione,  e  cio  che  formulasse  il  solenne  proposito  di  non
    concedere mai pi il prestito del suo  nome  n  di  altro  al  signor
    Micawber.
    -  Mio caro Copperfield!  - disse Traddles - l'ho gi pensato,  perch
    incomincio  a  capire  di  essere  stato  non  solo   imprudente,   ma
    addirittura  ingiusto  nei  confronti  di  Sophy.  Ho gi giurato a me
    stesso,  e non vi   pi  da  temere,  ma  sono  anche  prontissimo  a
    impegnare la mia parola d'onore con te. Quel primo disgraziato impegno
    l'ho  pagato.  Non  dubito  che  se avesse potuto,  il signor Micawber
    avrebbe fatto fronte al suo,  ma non era in condizione di farlo.  Devo
    dirti una cosa,  Copperfield,  che mi piace molto nel signor Micawber:
    si riferisce alla seconda cambiale,  non ancora scaduta.  Non mi  dice
    che ha gi provveduto, ma che provveder. Ora io dico che in questo vi
     qualcosa di molto bello e onesto!
    Non  era  mia intenzione distruggere la fiducia del mio buon amico,  e
    quindi assentii.  Dopo che si fu parlato ancora un  poco,  ci  recammo
    alla  casa  del  droghiere  per  arruolare  Peggotty,  avendo Traddles
    declinato l'invito di trascorrere con me la serata, sia perch nutriva
    un fortissimo timore  che  i  suoi  oggetti  venissero  acquistati  da
    qualcuno  prima  che  facesse in tempo a riscattarli,  e perch era la
    sera che dedicava sempre a compilare  una  lettera  per  la  pi  cara
    ragazza della terra.
    Ricordo  benissimo  come  spiava dall'angolo della via sulla Tottenham
    Court Road mentre Peggotty stava contrattando l'acquisto dei  preziosi
    oggetti;  e  la  sua agitazione quando Peggotty s'incammin lentamente
    verso di noi dopo avere invano offerto  un  prezzo  al  venditore,  il
    quale, fattosi meno duro, la richiam indietro, ed ella condiscese. La
    conclusione  fu che pot comperare gli articoli a un prezzo abbastanza
    moderato, e che Traddles era fuori di s per la gioia.
    - Ti sono riconoscentissimo davvero -  disse  Traddles,  sentendo  che
    tutto  gli sarebbe stato portato a domicilio quella stessa sera.  - Se
    ti chieder un altro favore,  Copperfield,  non dirai che    assurdo,
    spero?
    Gli risposi che in nessun caso l'avrei giudicato assurdo.
    - E allora - disse Traddles a Peggotty - se lei volesse avere la bont
    di  ritirare adesso il vaso da fiori,  mi piacerebbe molto (dato che 
    di Sophy, sai bene, Copperfield) portarlo io stesso a casa!
    Peggotty fu contentissima di ritirare il vaso,  ed egli la subiss  di
    ringraziamenti, e s'incammin su per Tottenham Court Road reggendo con
    affetto  il  vaso  da fiori tra le braccia,  e con una delle pi belle
    espressioni del viso che io abbia mai visto.
    Poi ci dirigemmo al mio alloggio,  e  siccome  i  negozi  avevano  per
    Peggotty  una  forza di attrazione che non ho mai immaginato potessero
    avere per alcuno,  procedevo molto lentamente,  divertendomi al vedere
    come fissava a occhi spalancati le vetrine, e fermandomi ad aspettarla
    ogni volta che le piaceva fermarsi.  Impiegammo in tal modo un bel po'
    di tempo per arrivare all'Adelphi.
    Lungo le scale,  richiamai l'attenzione di Peggotty  sul  fatto  della
    improvvisa  scomparsa  dei  trabocchetti della signora Crupp,  e anche
    sulla presenza di impronte di passi.  Arrivando  in  capo  alle  scale
    rimanemmo  non  poco  stupiti  nel  trovare  spalancata  la  mia porta
    d'ingresso (che avevo lasciata chiusa) e nell'udire all'interno  delle
    voci.
    Ci guardammo perplessi, quindi entrammo nel soggiorno. Quale non fu la
    mia  sorpresa nel trovare la persona pi inattesa della terra cio mia
    zia stessa in compagnia del signor Dick!  Mia zia  era  seduta  su  un
    mucchio  di  bagagli  con davanti i due uccellini in gabbia e il gatto
    sulle ginocchia,  come una versione femminile di un  moderno  Robinson
    Crusoe, ed era intenta a bere il t. Il signor Dick era appoggiato con
    aria  pensosa  a  un  grande  aquilone simile a quelli che tante volte
    avevamo fatti volare insieme,  e aveva intorno a s  altri  mucchi  di
    bagagli.
    - Cara zia! - gridai. - Quale inatteso piacere!
    Ci  abbracciammo  con  affetto,  e  il  signor Dick e io ci stringemmo
    cordialmente la mano;  e la signora Crupp,  occupata  nei  preparativi
    della   merenda,   e  pi  che  mai  interessata  all'ascolto,   disse
    benevolmente di avere avuto la certezza  che  il  signor  "Copperfull"
    avrebbe  avuto  il  cuore in gola per la gioia di rivedere i suoi cari
    parenti.
    - Salve! - disse mia zia a Peggotty,  che di fronte a quella imperiosa
    presenza aveva cominciato a tremare. - Lei come sta?
    - Ricordi mia zia, non  vero, Peggotty? - dissi.
    -  Per  amor  del  cielo,  figliolo,  - esclam mia zia - non chiamare
    questa donna con un nome degno di una delle Isole dei Mari del Sud! Se
    si  maritata,  e poi  tornata libera,  che  la  migliore  cosa  che
    potesse fare,  perch non le concedi il beneficio del nuovo nome?  Lei
    come  si  chiama  adesso,  P.?  -  disse  mia  zia,  come  compromesso
    all'odioso cognome.
    - Barkis, signora! - rispose con un inchino Peggotty.
    - Bene! - disse mia zia. - Questo  un nome umano. Non suona pi tanto
    come se lei avesse bisogno di un missionario.  Come sta, Barkis? Spero
    che stia bene!
    Incoraggiata da queste parole benevole,  e dalla mano che mia  zia  le
    tendeva,  Barkis  si  fece  avanti,  prese  la  mano  e  s'inchin per
    ringraziare.
    - Vedo che siamo pi vecchie di come eravamo - disse  mia  zia.  -  Sa
    bene,  che  ci  siamo  incontrate  una sola volta prima di oggi.  E un
    bell'affare abbiamo combinato allora! Trot, mio caro, un'altra tazza.
    Servii  rispettosamente  mia  zia,   che  si  teneva  come  al  solito
    inflessibilmente eretta nella persona,  e osai protestare per il fatto
    che rimanesse seduta su una valigia.
    - Lascia che ti avvicini il divano,  zia,  o la poltrona  -  dissi.  -
    Perch vuoi rimanere tanto scomoda?
    - Grazie, Trot, - disse mia zia - ma preferisco sedere sulle cose mie.
    -  E  a  questo  punto  mia  zia fiss con insistenza lo sguardo sulla
    signora Crupp,  aggiungendo: - Non occorre,  signora,  che si disturbi
    pi.
    - Signora,  non vuole che prima di andar via metta nella teiera ancora
    un po' di t? - disse la signora Crupp.
    - No, grazie, signora - le rispose mia zia.
    - Vuole forse che vada a prendere un altro pezzetto di burro, signora?
    - insistette la signora Crupp.  - O posso  offrirle  un  uovo  fresco?
    Oppure   le   faccio   arrostire  una  fetta  di  prosciutto?   Signor
    Copperfield, non posso fare qualche altra cosa per la sua cara zia?
    - Niente,  signora!  - replic mia zia.  -  Faccio  benissimo  da  me,
    grazie.
    La signora Crupp che aveva continuamente sorriso per dimostrare il suo
    buon carattere,  e aveva tenuto la testa continuamente chinata di lato
    per  dimostrare  la  sua   salute   cagionevole,   e   si   strofinava
    continuamente le mani per manifestare il desiderio di rendersi utile a
    tutti  i  presenti che ne fossero degni,  pian piano usc dalla stanza
    senza mai smettere di sorridere, di tenere la testa inclinata di lato,
    e di strofinarsi le mani.
    - Dick!  - esclam mia zia.  - Lei ricorda ci che  le  ho  detto  dei
    cortigiani e degli adulatori?
    Il  signor  Dick  ebbe  lo  sguardo  un  po'  smarrito,  come  se  non
    ricordasse, ma rispose in fretta di s.
    - La signora Crupp  una di costoro - disse  mia  zia.  -  Barkis,  la
    prego  di  badare lei al t e di darmene un'altra tazza,  non mi piace
    che me lo versi quella donna.
    Conoscevo abbastanza mia zia per sapere che aveva in mente qualcosa di
    importante,  e che il suo singolare arrivo doveva avere  motivi  molto
    pi  gravi  di  quanto  potesse  immaginare un estraneo.  Notai che mi
    fissava ogni volta le pareva che non badassi a lei,  e che tradiva  un
    curioso  processo  intimo  di  esitazione,  pur mantenendo l'apparenza
    rigida e composta.  Cominciai a chiedermi se non avessi fatto qualcosa
    per  offenderla,  e  la  coscienza mi sussurr che non le avevo ancora
    parlato di Dora.  Mi domandavo tuttavia come questo potesse essere  il
    motivo!
    Sapevo  che  avrebbe parlato solo quando ne avesse avuta l'intenzione,
    perci mi sedetti accanto a lei,  parlai degli uccellini giocai con il
    gatto,  fui  disinvolto  quanto  pi  potei.  Ma  ero  tutt'altro  che
    tranquillo,  e non lo sarei stato nemmeno se  il  signor  Dick  sempre
    appoggiato  al suo grande aquilone alle spalle di mia zia,  non avesse
    colto ogni occasione per scuotere la testa con aria scura verso di me,
    indicando lei.
    - Trot, - disse finalmente mia zia,  quando ebbe finito di bere il t,
    e dopo essersi lisciata con cura la gonna e asciugato le labbra. - No,
    Barkis,  non se ne vada! Trot, hai acquistato fermezza e fiducia in te
    stesso?
    - Spero di s, zia.
    - Tu che cosa credi? - mi chiese ancora.
    - Credo di s, zia.
    - E allora, mio carissimo,  - disse mia zia,  fissandomi con gravit -
    perch credi che io preferisca sedere questa sera sulle mie cose?
    Scossi la testa, non potevo indovinarlo.
    - Perch - disse mia zia - non mi rimane altro.  Perch sono rovinata,
    mio caro!
    Sarei rimasto meno impressionato se la casa con dentro tutti noi fosse
    caduta di colpo nel fiume.
    - Dick lo sa - disse mia zia,  posandomi con fermezza  la  mano  sulla
    spalla.  - Sono rovinata,  mio caro Trot! Tutto ci che possiedo sulla
    terra si trova in questa stanza,  salvo la casa;  ho lasciato a  Janet
    l'incarico di affittarla.  Barkis, voglio un letto stanotte per questo
    signore. Per risparmiare una spesa forse pu combinare qualcosa per me
    qui. Tutto va bene. E' solo per questa notte. Domani ne riparleremo.
    Mi riscossi dallo stupore e dalla grande preoccupazione per lei...  s
    per  lei,  ne  sono  certo,  sentendo  che mi gettava per un attimo le
    braccia al collo,  esclamando che le rincresceva,  ma soltanto per me.
    Un attimo dopo aveva gi dominato l'emozione e con aria pi trionfante
    che abbattuta diceva:
    -  Dobbiamo  sopportare  coraggiosamente i rovesci della fortuna,  mio
    caro,  senza lasciarci  spaventare.  Dobbiamo  fare  buon  gioco  alla
    cattiva sorte. Dobbiamo sconfiggere la sventura, Trot!





    35 - DEPRESSIONE.

    Non appena ripresi la presenza di spirito, che avevo del tutto perduta
    per  l'emozione improvvisa del colpo ricevuto con la notizia datami da
    mia zia,  invitai il  signor  Dick  a  seguirmi  fino  alla  casa  del
    droghiere,  dove  avrebbe  potuto prendere possesso del letto lasciato
    libero poco prima dal signor  Peggotty.  La  drogheria  si  trovava  a
    Hungerford  Market,  e  siccome  a quel tempo Hungerford Market era un
    luogo ben diverso da com' oggi,  davanti a quel  negozio  vi  era  un
    basso  portico  con  le  colonne in legno (non molto diverso da quello
    della casa in cui abitano l'ometto e la donnina dei vecchi barometri),
    il quale  piacque  immensamente  al  signor  Dick.  Oso  dire  che  la
    soddisfazione   di   abitare   al   di   sopra   di  quella  struttura
    architettonica l'avrebbe compensato di molti inconvenienti, ma siccome
    erano di fatto molto pochi,  oltre alla mescolanza di aromi di cui  ho
    gi  parlato,  e  forse  anche alla eccessiva piccolezza della camera,
    egli si disse perfettamente soddisfatto della sistemazione. La signora
    Crupp aveva dichiarato indignatissima che l non vi era nemmeno spazio
    per far ballare un gatto, ma sedutosi ai piedi del letto,  e intento
    a soffregarsi una gamba, il signor Dick osserv a ragione: - Sai bene,
    Trotwood,  che  io  non voglio far ballare il gatto.  Non ho mai fatto
    ballare i gatti. E allora, che cosa importa a me se non vi  posto per
    farlo?
    Cercai di accertare se  il  signor  Dick  fosse  in  qualche  modo  al
    corrente  della  causa  dell'improvviso  e  grave cambiamento avvenuto
    negli affari di mia zia. Ma come avevo previsto,  non ne sapeva nulla.
    L'unica  informazione  che  era  in  grado di darmi era che due giorni
    prima mia zia gli aveva detto:  -  Allora,  Dick,  lei    un  vero  e
    autentico filosofo quale io giudico che sia? - Egli aveva risposto che
    sperava di s. E allora mia zia aveva aggiunto: - Dick, sono rovinata.
    - E allora egli aveva detto: - Oh, davvero! - E allora mia zia l'aveva
    grandemente elogiato,  della qual cosa era contentissimo.  E poi erano
    partiti per venire da me,  e  durante  il  viaggio  avevano  consumato
    panini imbottiti e birra scura in bottiglia.
    Il  signor  Dick aveva l'aria tanto placida,  seduto cos ai piedi del
    letto,  e sempre occupato a strofinarsi una gamba,  e a  parlarmi  con
    occhi spalancati e uno stupefatto sorriso, che mi rincresce dover dire
    di aver ceduto alla tentazione di spiegargli che la rovina finanziaria
    voleva  dire  disagi,  miseria e fame;  ma subito mi pentii amaramente
    della mia durezza nel vedere come  impallidiva  e  gli  scendevano  le
    lagrime  lungo  le guance allungate,  mentre mi fissava con lo sguardo
    talmente addolorato da poter intenerire un cuore molto meno  duro  del
    mio.  Mi  affrettai allora a confortarlo con sollecitudine maggiore di
    quella usata per deprimerlo,  e presto  compresi  (come  avrei  dovuto
    comprendere fin da principio) che si era mostrato tanto imperturbabile
    semplicemente per la fede che riponeva nella pi saggia e meravigliosa
    fra  le  donne,   e  la  sua  fiducia  illimitata  nelle  mie  risorse
    intellettuali.  Credo considerasse queste ultime tali da far fronte  a
    qualunque sciagura che non fosse del tutto mortale.
    - Trotwood,  che cosa possiamo fare?  - disse il signor Dick.  Vi  il
    "Memoriale"...
    - Sicuro che c'!  - dissi.  - Ma per il momento,  signor Dick,  basta
    mostrarsi  di  buon  umore,  e  non lasciar capire a mia zia che siamo
    preoccupati.
    Accett il suggerimento con la massima prontezza e mi preg  che  ogni
    volta  lo  vedessi  deviare  di  un  solo pollice dalla retta via,  lo
    richiamassi con uno di quei metodi eccellenti  di  cui  potevo  sempre
    disporre.  Ma  mi rincresce dover dire che lo spavento procuratogli da
    me era troppo grande  perch  riuscisse,  nonostante  ogni  sforzo,  a
    nasconderlo.  Per  tutta la sera lasci vagare lo sguardo sul volto di
    mia zia con l'espressione della pi  profonda  angustia,  come  se  lo
    vedesse  di momento in momento dimagrire.  Di ci si rendeva conto,  e
    irrigidiva il capo,  ma il  fatto  di  tenerlo  cos  immobile,  e  di
    starsene  seduto  girando gli occhi come un fantoccio caricato a molla
    non migliorava affatto la situazione.  Lo vidi fissare la pagnotta che
    era  sulla tavola per la cena (e che era piccola) come se tra noi e la
    carestia non vi fosse che quella;  e quando mia zia insistette  perch
    si servisse come al solito di cibo,  lo scopersi nell'atto di ficcarsi
    in tasca piccoli avanzi della sua porzione di pane e formaggio,  e non
    dubito  non  fosse  per  ristorarci con quei fondi di risparmio quando
    avessimo raggiunto uno stadio avanzato di denutrizione.
    Mia zia,  da parte sua,  mostrava invece di essere  in  uno  stato  di
    tranquillit mentale che era una lezione per tutti noi... almeno senza
    dubbio  per  me.  Era gentilissima verso Peggotty,  eccetto quando per
    errore la chiamai con questo nome;  e per quanto sapessi che a  Londra
    non  si trovava mai bene,  sembrava perfettamente a suo agio.  Avrebbe
    dormito nel mio letto e io sarei stato nel soggiorno per  montarle  la
    guardia.  Si  disse  particolarmente lieta di trovarsi tanto vicino al
    fiume  in  caso  di  incendio,  e  ritengo  che  tale  circostanza  le
    procurasse davvero una certa soddisfazione.
    -  Trot,  mio  caro  -  disse mia zia,  quando vide che mi accingevo a
    prepararle la solita bevanda serale. - No!
    - Non vuoi, zia?
    - Non vino, mio caro. Solo birra.
    - Ma il vino c', zia. E hai sempre preso una parte di vino.
    - Mettilo da parte in  caso  di  malattia  -  disse.  -  Non  dobbiamo
    sprecarlo, Trot. Per me birra. Mezza pinta.
    Temetti che il signor Dick sarebbe caduto a terra svenuto. Vedendo che
    mia zia era risoluta,  uscii io stesso a procurare la birra. E siccome
    si faceva tardi,  Peggotty e il signor Dick  colsero  l'occasione  per
    andarsene  insieme  alla  drogheria.  Mi  separai  da lui,  poveretto,
    all'angolo della via, e lo guardai mentre si allontanava con il grande
    aquilone appeso  alla  spalla,  autentica  personificazione  di  umana
    infelicit.
    Al mio ritorno trovai mia zia che passeggiava avanti e indietro per la
    stanza,  arrotolando  fra  le  dita  l'orlo della cuffia da notte.  Le
    riscaldai la birra e tostai il pane secondo le abituali e  infallibili
    regole.  Quando  tutto fu pronto per lei,  essa era pure pronta con la
    cuffia  da  notte  in  testa  e  l'orlo  della  gonna  rialzato  sulle
    ginocchia.
    -  Mio  caro,  -  disse  mia zia dopo avere gustato un cucchiaio della
    bevanda -  molto migliore del vino.  E  molto  meno  dannosa  per  il
    fegato.
    Credo di avere avuto l'aria incerta, perch aggiunse:
    - Su,  su,  figliolo. Se non ci capiter niente di peggio della birra,
    andr tutto bene.
    - Dovrei crederlo anch'io, zia. Lo so - dissi.
    - Bene; e allora perch non lo credi? - disse mia zia.
    - Perch tu e io siamo molto diversi - risposi.
    - Sciocchezze, Trot! - ribatt mia zia.
    Mia zia aveva tutta l'aria di essere molto soddisfatta,  (e se vi  era
    in  lei  un  certo  sforzo,  non  poteva  essere se non minimo) mentre
    sorbiva la birra calda con il cucchiaio,  e vi inzuppava le fettine di
    pane tostato.
    - Trot,  - disse - di solito non gradisco molto le facce nuove, ma sai
    che mi piace abbastanza quella tua Barkis!
    - Sentirti dir questo per me vale pi di cento sterline! - dissi.
    - E' un mondo davvero straordinario - osserv mia zia  stropicciandosi
    il naso. - Come quella donna possa esservi entrata con un tale nome mi
    riesce  incomprensibile.  Si  direbbe che sia molto pi comodo nascere
    chiamandosi Jackson, o altro del genere.
    - Forse pensa anche lei la stessa cosa - dissi. - Ma non  colpa sua.
    - Probabilmente no - aggiunse mia zia, ammettendolo a malincuore. - Ma
     molto seccante.  Comunque,  adesso si chiama Barkis.  E' un  piccolo
    conforto. Trot, Barkis ti vuole un gran bene.
    - Non vi  nulla che non farebbe per provarlo - dichiarai.
    - Nulla, credo - ripet mia zia. - Proprio qui, quella poveretta mi ha
    pregato  e supplicato di accettare un po' del suo denaro...  perch ne
    ha troppo. Povera sciocca!
    Mia zia lasci cadere nella birra calda delle  autentiche  lagrime  di
    commozione.
    - E' la creatura pi ridicola che sia mai nata sulla terra - disse mia
    zia.  -  Me  ne sono accorta fin dalla prima volta che l'ho veduta con
    quella tua povera  mamma  bambina,  che  era  la  pi  ridicola  delle
    creature umane. Ma ha dei meriti, quella Barkis!
    Fingendo  di ridere,  colse l'occasione di portare la mano agli occhi.
    Fatto  questo,   riprese  contemporaneamente   il   pane   tostato   e
    l'argomento.
    - Ah! Dio ci perdoni! - sospir mia zia. - So tutto, Trot! Barkis e io
    abbiamo  fatto  una bella chiacchierata fin che tu eri fuori con Dick.
    So tutto.  Quanto a me non so dove credano di andare  queste  infelici
    ragazze. Chiss perch non si rompono invece la testa contro... contro
    la  mensola  del  camino  - disse mia zia;  forse l'idea le era venuta
    trovandosi davanti agli occhi il mio caminetto.
    - Povera Emily! - esclamai.
    - Oh, non dirmi questo! - ribatt mia zia. - Avrebbe dovuto riflettere
    prima  di  procurare  tanta  infelicit!  Dammi  un  bacio,  Trot.  Mi
    rincresce che tu abbia avuto queste esperienze.
    Mentre mi chinavo verso di lei, mi pos il bicchiere sul ginocchio per
    trattenermi.
    - Oh, Trot, Trot! E cos immagini di essere innamorato, eh?
    - Lo immagino,  zia!  - esclamai, rosso come un gambero. - Io la adoro
    con tutta l'anima!
    - Proprio Dora! - replic mia zia. - E magari immagino vorrai dire che
    quella bambina  molto carina, eh?
    - Mia cara zia - le risposi.  - Nessuno pu avere la  minima  idea  di
    quello che  lei!
    - Ah! E non  sciocchina?
    - Sciocchina, zia!
    Credo  seriamente  che  nemmeno  una  volta  mi era venuto in mente di
    riflettere se lo fosse o no. Naturalmente respingevo l'idea;  ma in un
    certo senso ne rimasi colpito dato che mi riusciva del tutto nuova.
    - Non  sventata? - disse mia zia.
    - Sventata,  zia! - non potei se non ripetere la parola ingiuriosa con
    lo stesso sentimento con cui avevo ripetuto la precedente domanda.
    - Bene, bene!  - disse mia zia.  - Non ho fatto che domandartelo;  non
    voglio denigrarla. Povera piccola coppia di bambini! E cos immaginate
    di  essere  fatti  l'uno per l'altra e di poter seguitare un genere di
    vita che sia tutta una festa,  da bravi e bei confettini  come  siete,
    non  vero, Trot?
    Mi  aveva rivolto questa domanda con tanta dolcezza e con un tale tono
    per met scherzoso e per met triste, che ne fui veramente commosso.
    - Siamo giovani e inesperti,  zia,  lo so - risposi - e oso  dire  che
    diciamo  e  pensiamo  un  bel  numero  di  sciocchezze.  Ma  ci amiamo
    sinceramente, di questo sono certo. Se pensassi che Dora potesse amare
    un altro, o cessare di amare me,  o che io potessi mai amare un'altra,
    o cessare di amare lei...  non so che cosa farei... credo che perderei
    il lume della ragione, ecco!
    - Ah,  Trot!  - disse mia zia,  scotendo la testa,  e  sorridendo  con
    gravit. - Cieco, cieco, cieco!
    - Qualcuno che conosco,  Trot, - riprese a dire mia zia dopo una pausa
    - sebbene sia di indole molto docile ha in s una seriet  di  affetti
    che mi ricorda quella povera bambina. E la profondit  ci che costui
    deve  cercare  per avere un appoggio e il mezzo per migliorare,  Trot.
    Una profondit sincera, sicura, fedele.
    - Se tu appena conoscessi la profondit di Dora, zia! - esclamai.
    - Oh, Trot! - ripet. - Cieco, cieco! - e senza capire perch,  sentii
    calare su di me l'ombra di una vaga e infelice perdita, o mancanza.
    -  Comunque  -  disse  mia  zia  -  non voglio scoraggiare due giovani
    creature,  o renderle infelici;  e cos,  sebbene sia un amore tra una
    ragazza e un ragazzo, e siccome questi amori giovanili molto spesso...
    bada  che non dico sempre!...  vanno a finire in nulla,  tratteremo la
    cosa seriamente, sperando che un giorno abbia una fortunata soluzione.
    C' abbastanza tempo prima che si giunga alla conclusione!
    Questo non era dopo tutto un grande conforto per un innamorato ardente
    come me, ma ero contento che mia zia fosse a parte del mio segreto,  e
    ricordai  che  doveva  essere stanca.  Cos la ringraziai vivamente di
    questa prova di affetto,  come di tutte le altre che aveva  avute  per
    me,  e  dopo un tenero augurio di buona notte essa port la sua cuffia
    nella mia camera.
    Com'ero infelice quando mi fui coricato!  Pensai e ripensai  che  agli
    occhi  del signor Spenlow dovevo risultare povero,  che non ero quello
    che avevo  creduto  di  essere  quando  avevo  fatto  a  Dora  la  mia
    dichiarazione;  pensai  alla onesta necessit di rivelare a Dora quale
    fosse la mia situazione finanziaria e di liberarla dalla sua  promessa
    nel caso lo ritenesse opportuno;  pensavo come sarei riuscito a vivere
    senza guadagnare nulla durante il lungo periodo di apprendistato; come
    fare  qualcosa  per  aiutare  mia  zia,  e  insieme  senza  vedere  la
    possibilit di fare nulla; pensai che mi sarei ridotto a non avere pi
    denaro  in tasca,  a portare una giubba logora,  a non poter offrire a
    Dora alcun piccolo regalo,  a non cavalcare pi nessun vivace  cavallo
    grigio,  a mostrarmi sotto una luce tutt'altro che favorevole!  Sapevo
    che era egoismo e vilt pensarlo,  e mi torturavo nel comprendere  che
    era  indegno lasciar correre tanto il pensiero sulla mia sfortuna,  ma
    mi sentivo tanto legato a Dora che non potevo farne a meno. Sapevo che
    era indegno di me non pensare meno a me e pi a mia  zia;  ma  per  il
    momento  l'egoismo  era  inseparabile  da  Dora,  e  per nessuna altra
    creatura al mondo sarei riuscito a mettere da  parte  Dora.  Come  fui
    spaventosamente infelice quella notte!
    Quando poi mi addormentai,  sognai la povert sotto tutte le forme, ed
    era come se sognassi da sveglio.  Un momento  ero  tutto  cencioso,  e
    volevo vendere fiammiferi a Dora,  sei pacchetti per mezzo penny;  ora
    mi trovavo nell'ufficio in veste da camera e stivali,  con  il  signor
    Spenlow  che  mi  rimproverava di mostrarmi ai clienti in quel leggero
    abbigliamento;  ora stavo a raccattare avidamente le  briciole  cadute
    dal  biscotto  che  il  vecchio Tiffey immancabilmente mangiava quando
    l'orologio di  San  Paolo  batteva  l'una;  ora  stavo  disperatamente
    tentando  di  ottenere la licenza di matrimonio per sposare Dora,  non
    avendo nient'altro che uno dei guanti di Uriah Heep,  che  ai  Commons
    tutti rifiutavano di accettare in pagamento;  e tuttavia, sempre pi o
    meno consapevole di trovarmi nel mio appartamento,  non facevo se  non
    rigirarmi e sussultare come un battello in difficolt entro un mare di
    lenzuola e coperte.
    Anche mia zia era agitata, l'udii infatti pi volte camminare avanti e
    indietro  nella camera.  Due o tre volte nel corso della notte,  entr
    nella mia stanza come un  fantasma  inquieto,  ravvolta  in  un  lungo
    scialle di flanella,  per avvicinarsi al divano sul quale giacevo.  La
    prima volta saltai su spaventato e mi disse che da un  certo  bagliore
    nel  cielo  aveva dedotto che si doveva essere incendiata l'Abbazia di
    Westminster,  per cui chiedeva il mio parere sulla possibilit che nel
    caso cambiasse il vento prendesse fuoco anche Buckingham Street.  Dopo
    di che non mi mossi pi,  e mi  accorsi  che  sedeva  accanto  al  mio
    divano, mormorando fra s: Povero ragazzo! e mi tocc sentirmi venti
    volte pi infelice sapendo quanto generosamente preoccupata solo di me
    era lei, e quanto egoisticamente angosciato per me stesso ero io.
    Difficile  credere  che una notte per me tanto lunga potesse per altri
    scorrere in fretta.  Questa idea mi fece  pensare,  e  poi  riflettere
    intorno  a  una  immaginaria  festa  nella  quale la gente trascorreva
    danzando le ore,  fino a quando anche questo divent un  sogno,  e  mi
    pareva  di  udire sempre lo stesso pezzo di musica,  e vedevo Dora che
    seguitava a danzare senza  minimamente  occuparsi  di  me.  Quando  mi
    destai,  l'uomo  che  per  l'intera  notte aveva sonato l'arpa cercava
    invano di ricoprire lo strumento con una normale cuffia  da  notte;  o
    per  meglio  dire,  vidi  questo  quando  cessai di fare tentativi per
    addormentarmi, e vidi finalmente entrare il sole dalla finestra.
    Vi era allora un vecchio bagno romano in fondo a una delle vie che  si
    diramano  dallo  Strand  (pu  darsi che vi sia ancora),  nel quale ho
    fatto varie gelide  immersioni.  Mi  vestii  pi  silenziosamente  che
    potei,  e  lasciata Peggotty ad accudire mia zia,  andai a ficcarmi l
    dentro a capofitto, e poi salii a piedi fino a Hampstead.  Speravo che
    quella cura energica mi rinfrescasse un po' la mente,  e credo infatti
    che mi facesse bene,  perch giunsi ben presto alla decisione  che  il
    primo passo da compiere era di tentare doverosamente di far cancellare
    il mio contratto e di recuperare la somma versata come cauzione.  Feci
    colazione nel parco  di  Hampstead  poi  m'incamminai  a  piedi  verso
    Doctors' Commons lungo le strade bagnate e tra un piacevole profumo di
    fiori  estivi  sbocciati  nei  giardini  o  trasportati  in  citt dai
    venditori ambulanti,  ed ero sempre assorto in questo primo  tentativo
    di affrontare le nostre mutate condizioni.
    Giunsi per in ufficio tanto presto che dovetti passeggiare intorno ai
    Commons per una mezz'ora in attesa di vedere il vecchio Tiffey, sempre
    il primo di tutti, comparire con la chiave. Poi sedetti nel mio angolo
    in  ombra  e  rimasi  a  fissare  il  sole che illuminava i vasi sulla
    mensola del caminetto,  e a pensare a Dora  finch  arriv  il  signor
    Spenlow, tutto vivace e con i capelli bene arricciati.
    - Come sta, Copperfield? - disse. - Bella mattina!
    -  Bella mattina,  signore - dissi: - Posso dirle una parola prima che
    vada in Tribunale?
    - Senz'altro! - rispose. - Venga nella mia stanza.
    Lo seguii nel suo ufficio,  ed egli cominci a indossare la toga  e  a
    rassettarsi  davanti  al  piccolo  specchio  appeso  all'interno dello
    sportello di uno stanzino.
    - Mi rincresce doverle dire - cominciai - che ho ricevuto da  mia  zia
    delle notizie piuttosto brutte.
    - No! - esclam. - Santo cielo! Non sar una paralisi, spero?
    -  Non  si tratta della salute,  signore - risposi.  - Ha sofferto una
    grande perdita finanziaria. In effetti non le rimane quasi nulla.
    - Copperfield, lei mi sbalordisce! - grid il signor Spenlow.
    Scossi la testa. - Proprio cos, signore! - dissi.  - La sua posizione
      tanto  mutata  che  vorrei  chiederle  se  non  fosse  possibile...
    accettando  da  parte  nostra  di  perdere  una  parte  del   deposito
    naturalmente - aggiunsi in fretta di fronte alla espressione seria che
    aveva assunto - cancellare il mio contratto.
    Nessuno   poteva   immaginare  quanto  mi  costasse  formulare  questa
    proposta. Era come chiedere, in via di favore,  che mi condannassero a
    venire allontanato da Dora.
    - Cancellare il suo contratto, Copperfield? Cancellarlo?
    Gli risposi con discreta fermezza che non sapevo davvero da dove avrei
    ricavato i mezzi per vivere,  se non guadagnandoli personalmente.  Non
    avevo timori per l'avvenire,  dissi (e sottolineai con  enfasi  queste
    ultime parole,  come a lasciar intendere che un giorno o l'altro sarei
    stato ancora decisamente accettabile in qualit di genero),  ma per il
    momento dovevo contare soltanto sul mio lavoro.
    -  Sono  desolato,  Copperfield,  di  sentire questo - disse il signor
    Spenlow.  - Spiacentissimo davvero.  Non si usa cancellare i contratti
    per  alcuna  ragione  del  genere.  E'  contro le regole della pratica
    professionale.  Non sarebbe affatto un precedente valido.  Tutt'altro.
    Tuttavia...
    -  Lei    molto  buono,  signore - mormorai,  prevedendo una risposta
    favorevole.
    - Prego. Non c' di che - disse il signor Spenlow.  - Tuttavia,  stavo
    per dire, se non avessi le mani legate... se non avessi un socio... il
    signor Jorkins...
    In un attimo perdetti ogni speranza, ma compii un ultimo sforzo.
    -  Lei  crede,  signore,  -  dissi  -  che  se  ne  parlassi al signor
    Jorkins...
    Il signor Spenlow scosse il capo in modo scoraggiante.  - Il cielo non
    voglia, Copperfield, - rispose - che io faccia un torto a chicchessia,
    tanto meno al signor Jorkins. Ma conosco il mio socio, Copperfield. Il
    signor Jorkins non  uomo da accettare una proposta cos singolare. E'
    ben difficile far deviare il signor Jorkins dalla strada maestra.  Lei
    sa bene com'!
    In realt non sapevo nulla di lui,  salvo che da principio  era  stato
    l'unico  titolare  dello studio,  e ora viveva solo nelle vicinanze di
    Montague Square in una  casa  che  aveva  estremo  bisogno  di  venire
    ridipinta;  che  veniva  ogni  giorno molto tardi e se ne andava molto
    presto,  che non risultava venisse mai consultato;  e che aveva un suo
    angusto  ufficio  al  piano  superiore  (in  cui non si trattavano mai
    affari),  con un vecchio  blocco  di  grossa  carta  ingiallita  sulla
    scrivania,  privo di qualsiasi tratto di penna,  e che si diceva fosse
    l da vent'anni.
    - Signore,  - chiesi - lei  avrebbe  nulla  in  contrario  che  gliene
    parlassi?
    - Assolutamente no, Copperfield - disse il signor Spenlow. - Ma ho una
    certa  conoscenza  del  signor  Jorkins.  Vorrei  che  le cose fossero
    diverse,  perch sarei felice di aderire del tutto alle sue richieste.
    Non  ho la minima obiezione,  Copperfield,  che lei ne parli al signor
    Jorkins, se le pare che ne valga la pena.
    Valendomi del permesso,  che mi veniva dato insieme con  una  calorosa
    stretta  di  mano,  rimasi  a pensare a Dora e a guardare il raggio di
    sole che dai vasi sulla mensola del caminetto scendeva lungo la parete
    della casa di fronte, fino al momento in cui arriv il signor Jorkins.
    Poi salii nel  suo  ufficio,  e  fu  chiaro  che  la  mia  apparizione
    meravigli non poco il signor Jorkins.
    - Venga, signor Copperfield, - disse il signor Jorkins - venga avanti.
    Entrai,  sedetti,  ed  esposi il mio caso al signor Jorkins su per gi
    come l'avevo presentato al signor Spenlow.  Il signor Jorkins non  era
    per nulla il personaggio terribile che ci si sarebbe potuti attendere,
    ma  un  grasso  e  mite  gentiluomo sulla sessantina con la carnagione
    liscia, il quale consumava una tale quantit di tabacco che ai Commons
    si diceva vivesse soprattutto  di  tale  stimolante,  avendo  nel  suo
    organismo poco spazio per ogni altro genere di nutrimento.
    -  Immagino  che  lei  ne  abbia  parlato al signor Spenlow - disse il
    signor  Jorkins,  dopo  avermi  ascoltato  fino  alla  fine  piuttosto
    nervosamente.
    Gli  risposi  di s,  e gli dissi che il signor Spenlow aveva fatto il
    suo nome.
    - Ha detto che sarei stato contrario? - chiese il signor Jorkins.
    Fui costretto a rispondere  che  il  signor  Spenlow  l'aveva  infatti
    ritenuto probabile.
    - Mi rincresce doverle dire, signor Copperfield, che non posso aderire
    alla  sua  richiesta - disse nervosamente il signor Jorkins.  - Sta di
    fatto che...  Ma ho un appuntamento  alla  banca  Abbia  la  bont  di
    scusarmi.
    Detto questo si alz con grandissima fretta,  e stava per uscire dalla
    stanza quando mi feci ardito fino a chiedergli che temevo non vi fosse
    allora alcuna maniera per sistemare la faccenda.
    - No! - disse il signor Jorkins, fermandosi sulla soglia e scotendo il
    capo. - Oh,  no!  Io sono contrario,  sa!  - disse in fretta,  uscendo
    fuori.  -  Lei  deve rendersi conto,  signor Copperfield,  - aggiunse,
    tornando ad affacciarsi nervosamente all'uscio  -  che  se  il  signor
    Spenlow  contrario...
    - Personalmente non  contrario, signore! - dissi.
    -  Oh,  personalmente!  - esclam spazientito il signor Jorkins.  - Le
    garantisco,   signor   Copperfield,   che   la   contrariet   esiste.
    Invalicabile!  Ci che lei vorrebbe si facesse, non si pu fare. Io...
    io ho davvero un appuntamento alla banca. - E con queste parole scapp
    via quasi di corsa; e per quanto mi risulta passarono tre giorni prima
    che si facesse rivedere ai Commons.
    Ansioso com'ero  di  non  lasciare  nulla  di  intentato,  attesi  che
    ritornasse  il  signor  Spenlow,  e  allora  gli  riferii  l'accaduto,
    facendogli capire di non aver perduto ogni speranza che egli riuscisse
    a convincere l'inflessibile signor  Jorkins,  se  solo  avesse  voluto
    darsene la pena.
    - Copperfield! - mi rispose il signor Spenlow con un benevolo sorriso.
    -  Lei  non  conosce  il  mio socio da tanto tempo come lo conosco io.
    Nulla esula pi dai miei pensieri  dell'intenzione  di  attribuire  al
    signor  Jorkins  qualunque misura di falsit.  Ma il signor Jorkins ha
    una maniera di presentare le sue obiezioni  che  spesso  inganna.  No,
    Copperfield!  -  disse scotendo il capo.  - Non  possibile far mutare
    avviso al signor Jorkins, mi creda!
    Mi trovavo del tutto disorientato per decidere  quale  tra  il  signor
    Spenlow  e  il signor Jorkins fosse davvero il socio che mi rispondeva
    di no;  ma comprendevo con sufficiente chiarezza che in qualche  punto
    della  ditta  vi era una inflessibilit che eliminava ogni possibilit
    di recuperare le mille sterline di  mia  zia.  In  una  condizione  di
    avvilimento  che ricordo senza la minima soddisfazione,  perch so che
    si riferiva in gran parte a me (sebbene sempre nel  mio  rapporto  con
    Dora), uscii dall'ufficio e mi diressi verso casa.
    Stavo cercando di abituarmi al peggio,  e di elaborare dentro di me le
    risoluzioni pi rigorose che avremmo dovuto prendere  per  l'avvenire,
    quando  una  carrozza  che  mi  seguiva  e  si  ferm alla mia altezza
    m'indusse ad alzare gli occhi.  Dal finestrino si sporgeva verso di me
    una bella mano,  e mi sorrise quel volto che non ho mai guardato senza
    averne una sensazione di serenit e di pace,  a partire dal momento in
    cui  si  volse  verso  di  me  lungo la vecchia scala di quercia dalla
    grande balaustra,  quando la sua dolce bellezza mi fece  pensare  alla
    vetrata dipinta della chiesa.
    -  Agnes!  -  gridai con gioia.  - Oh,  mia cara Agnes,  quale piacere
    vedere proprio te fra tutte le creature della terra!
    - Davvero? - disse con la sua voce cordiale.
    - Ho tanto desiderio di parlarti!  - dissi.  - Mi sento  sollevare  il
    cuore  solo  al  vederti!  Se  avessi  la bacchetta magica,  non avrei
    evocato nessuno all'infuori di te!
    - Cosa dici? - replic Agnes.
    - Bene! forse in primo luogo Dora - ammisi arrossendo.
    - Certo, Dora in primo luogo, spero bene - disse ridendo Agnes.
    - Ma tu subito dopo! - dichiarai. - Dove sei diretta?
    Andava nelle mie stanze a salutare mia zia.  Dato che la giornata  era
    molto bella, fu ben contenta di uscire dalla carrozza che puzzava (per
    tutto  questo  tempo  ero  rimasto  affacciato  all'interno)  come una
    scuderia posta sotto una campana  di  vetro.  Congedai  il  cocchiere,
    Agnes mi prese il braccio,  e proseguimmo insieme.  Essa era per me la
    personificazione della speranza. Come mi sentivo diverso da quello che
    ero stato un minuto prima, ora che avevo al mio fianco Agnes!
    Mia zia le aveva indirizzato uno di  quei  suoi  singolari  e  concisi
    biglietti  (poco  pi lunghi di un biglietto di banca) a cui di solito
    si limitavano le sue  fatiche  epistolari.  Aveva  scritto  di  essere
    incappata  nella  cattiva  sorte,  lasciava definitivamente Dover,  ma
    s'era benissimo adattata a quell'idea,  e si sentiva  tanto  bene  che
    nessuno  doveva  preoccuparsi  per lei.  Agnes era venuta a Londra per
    vedere mia zia,  poich da  anni  provavano  una  reciproca  simpatia,
    iniziata  infatti  al tempo in cui abitavo presso il signor Wickfield.
    Disse di non essere sola.  Con lei vi era il suo  babbo...  e  vi  era
    anche Uriah Heep.
    - E adesso sono soci - dissi. - Al diavolo quell'uomo!
    -  S - disse Agnes.  - Hanno da sbrigare degli affari in citt,  e ho
    approfittato dell'occasione per venire  io  pure.  Non  devi  credere,
    Trotwood, che la mia visita sia puramente amichevole e disinteressata,
    perch...  temo  di essere ingiustamente prevenuta...  ma non mi piace
    che il babbo si assenti da casa solo con lui.
    - Dimmi,  Agnes,  esercita  ancora  la  stessa  influenza  sul  signor
    Wickfield?
    Agnes  scosse  la  testa.  -  Tutto  talmente cambiato - disse che tu
    nemmeno riconosceresti la vecchia casa. Ora essi abitano con noi.
    - Essi? - ripetei.
    - Il signor Heep e sua madre.  Egli occupa la  tua  vecchia  camera  -
    disse Agnes, volgendosi a guardarmi.
    -  Vorrei  potergli mandare qualche sogno - dissi.  - Non dormirebbe a
    lungo in quella camera!
    - Io conservo la mia cameretta - disse Agnes  -  dove  studiavo.  Come
    passa il tempo!  Ricordi? La piccola stanza rivestita di legno attigua
    al salotto.
    - Se me ne ricordo,  Agnes?  Ti ho vista la prima volta che venivi  da
    quell'uscio con lo strano panierino delle chiavi appeso alla cintura!
    -  La  mia  stanzetta  non   cambiata - disse sorridendo Agnes.  Sono
    contenta che te ne ricordi cos bene. Eravamo molto felici allora.
    - E' verissimo - dissi.
    - Tengo ancora per me quella stanza, ma capisci che non posso lasciare
    sempre sola la signora Heep. E cos - disse Agnes con calma - mi sento
    obbligata a tenerle compagnia quando preferirei rimanere sola.  Ma non
    ho altri motivi per lamentarmi di lei. Se a volte mi stanca a forza di
    lodare  il figlio,   cosa naturale in una madre.  Per lei  un ottimo
    figlio.
    Mentre pronunciava queste parole la guardai senza scoprire che  avesse
    alcun sospetto intorno alle trame di Uriah. I suoi occhi dolci ma seri
    incontrarono i miei con l'abituale bella franchezza, e non notai alcun
    mutamento nel volto gentile.
    -  L'effetto peggiore della loro presenza in casa - disse Agnes-  che
    non posso rimanere vicina al babbo quanto vorrei...  tra noi due vi  
    tanto  spesso  Uriah  Heep...  e  non  posso  sorvegliarlo  (se  non 
    un'espressione troppo forte) costantemente come sarebbe mio desiderio.
    Ma se stanno tramando alle sue spalle qualche  inganno  o  tradimento,
    spero che alla fine l'amore e la pura verit saranno pi forti.  Spero
    che l'amore vero e la verit autentica avranno sulla terra  la  meglio
    di ogni male e della sfortuna.
    Le si spense sulle labbra il luminoso sorriso che non ho mai veduto in
    altri volti,  proprio mentre pensavo come era bello e come un tempo mi
    era stato familiare; con un rapido mutamento di espressione (perch si
    era ormai poco lontani dal mio alloggio) mi chiese se sapevo come  era
    accaduto per mia zia quel rovescio di fortuna.  Le risposi di no,  che
    non me ne aveva ancora parlato,  e allora divenne pensosa,  e mi parve
    di sentire che il braccio le tremava.
    Trovammo  mia zia sola,  e piuttosto agitata,  a causa di un dibattito
    avvenuto fra lei e la signora Crupp  sulla  questione  generale  della
    convenienza  o meno del sesso debole di abitare in camere ammobiliate;
    e mia zia,  assolutamente insensibile agli spasimi di cui era  affetta
    la  signora Crupp,  aveva troncato di netto la disputa,  informando la
    signora che sentiva l'odore del mio brandy,  e che  la  pregava  della
    cortesia  di  andarsene.   Entrambe  queste  espressioni  erano  state
    giudicate sconvenienti dalla  signora  Crupp,  la  quale  aveva  anche
    manifestato   l'intenzione  di  appellarsi  a  una  Giuria  Inglese,
    intendendo  certo  con  questo  il  baluardo  delle  nostre  nazionali
    libert.
    Tuttavia  mia zia aveva avuto il tempo di calmarsi mentre Peggotty era
    andata a far vedere al signor Dick le Guardie a  cavallo,  ed  essendo
    inoltre  contentissima  di  accogliere  Agnes,  si limit ad accennare
    piuttosto trionfalmente allo scontro,  e ci accolse con perfetto  buon
    umore.  Quando Agnes si tolse il cappellino e le sedette accanto,  nel
    vedere il suo sguardo dolce e la fronte radiosa, non potei tralasciare
    di pensare come sembrava naturale averla con noi; e con quale fiducia,
    sebbene fosse tanto giovane,  mia zia si confidava  con  lei,  e  come
    infatti  era  forte  con  il  suo  semplice  amore  e con tutta la sua
    sincerit.
    Cominciammo a parlare delle perdite sofferte da mia zia,  e io riferii
    ci che avevo tentato di fare al mattino.
    -  Una cosa poco giudiziosa,  Trot,  - disse mia zia - ma l'intenzione
    era buona. Sei un ragazzo generoso...  ma forse dovrei ormai chiamarti
    giovanotto...  e sono fiera di te,  mio caro. E fino a qui tutto bene.
    Ora, Trot e Agnes,  affrontiamo il caso di Betsey Trotwood,  e vediamo
    di che cosa si tratta.
    Notai  che  Agnes  fissava intensamente mia zia e che era impallidita.
    Mia zia accarezzava il gatto, e fissava intensamente Agnes.
    - Betsey Trotwood - disse mia zia,  che aveva sempre tenuti segreti  i
    suoi  affari finanziari - e non intendo alludere a tua sorella,  Trot,
    ma a me stessa...  possedeva un certo  capitale.  Inutile  dire  quale
    fosse,  ma sufficiente per vivere.  Pi che sufficiente,  perch aveva
    fatto dei risparmi e l'aveva aumentato.  Per  un  certo  tempo  Betsey
    l'aveva  investito  in obbligazioni,  e poi,  dietro consiglio del suo
    uomo d'affari, l'aveva trasferito ai titoli fondiari.  Tutto and bene
    e gli interessi erano notevoli,  quindi avvenne il rimborso.  Parlo di
    Betsey come se fosse una nave da guerra.  Bene!  Allora Betsey dovette
    guardarsi  intorno  in  cerca  di  nuovi investimenti.  Ora credeva di
    saperla pi lunga del suo consigliere di affari,  che intanto non  era
    pi il forte uomo d'affari di un tempo... parlo di tuo padre, Agnes...
    e  si  ficc  in  testa di fare da sola.  Cos prese il suo capitale -
    disse mia zia - e lo port su un mercato straniero;  il quale  mercato
    risult  essere  pessimo.  In  primo  luogo ebbe una perdita in azioni
    delle miniere, poi in certe ricerche sottomarine... volevano ripescare
    un tesoro,  o altre sciocchezze del genere - spieg mia zia fregandosi
    il  naso - poi torn a perdere con le azioni minerarie,  e per ultimo,
    tanto per mettere le cose a posto,  perse in affari  bancari.  Non  so
    quanto  valessero  per  un po' di tempo quelle azioni bancarie - disse
    mia zia - almeno credo che dessero il cento per cento come minimo;  ma
    la banca era in capo al mondo,  e per quanto ne so fin per saltare in
    aria, in ogni caso and in pezzi e non pagher nemmeno un quattrino, e
    siccome i quattrini di Betsey erano tutti l,  questa fu la loro fine.
    Meno se ne parla, meglio !
    Mia  zia  concluse  questo  filosofico riassunto fissando gli occhi su
    Agnes con un'aria quasi di trionfo, e vidi pian piano tornare rosee le
    guance di Agnes.
    - Cara signorina Trotwood, la storia  tutta qui? - chiese Agnes.
    - Spero che basti,  bambina - rispose mia zia.  - Se  vi  fosse  stato
    altro denaro da perdere,  oso dire che non sarebbe ancora finita. Sono
    quasi certa che Betsey  sarebbe  riuscita  a  eliminare  anche  questo
    insieme con l'altro, aggiungendo un altro capitolo alla storia. Ma non
    vi era pi denaro, e anche la storia  finita.
    Da prima Agnes aveva prestato ascolto con il fiato sospeso. Ora le sue
    guance  erano  ancora  un  po' pallide,  ma respirava pi liberamente.
    Pensai di saperne il motivo. Pensai avesse avuto il vago timore che il
    suo  infelice  padre  fosse  in  qualche  misura  da   biasimare   per
    l'accaduto. Mia zia le prese la mano fra le sue e rise.
    - Tutto qui?  - ripet mia zia.  - Ma s,  la storia  finita salvo la
    solita conclusione: E visse per sempre felice. E forse uno di questi
    giorni potr dirlo anche di Betsey. Ora, Agnes, tu sei intelligente. E
    lo sei anche tu, Trot,  in certe cose,  bench non per tutte mi potrei
    complimentare con te - e qui mia zia mi guard,  scotendo la testa con
    una energia tutta sua.   - Che cosa si pu fare?  C' la  casa,  dalla
    quale  si  potr  ricavare in media una settantina di sterline l'anno.
    Credo che si possa contare su questo.  Bene!...  Non ci rimane altro -
    disse mia zia,  che aveva il vezzo come certi cavalli,  di fermarsi di
    colpo proprio quando pareva stesse per continuare a lungo.
    - Poi - riprese mia zia dopo una pausa - c' Dick.  Ha una rendita  di
    un  centinaio di sterline annue,  ma naturalmente vanno spese per lui.
    Preferirei allontanarlo,  sebbene sappia di  essere  la  sola  persona
    capace  di apprezzarlo,  piuttosto di permettere che non spenda per s
    il suo denaro. Con i mezzi che abbiamo,  Trot e io,  che cosa possiamo
    fare? Tu, che ne dici, Agnes?
    - Zia, - dissi in fretta - io dico che tocca a me fare qualcosa.
    - Vuoi dire che andresti soldato? - replic allarmata mia zia.- Oppure
    in  marina?  Non  voglio  nemmeno sentirne parlare.  Tu devi diventare
    procuratore. In questa famiglia, signor mio,  se non ti dispiace,  non
    vogliamo nessuno con la testa rotta.
    Stavo  per  spiegare  che  non  avevo  l'intenzione  di  introdurre in
    famiglia alcun sistema  di  sopravvivenza  del  genere,  quando  Agnes
    chiese se il mio appartamento era stato fissato per un lungo periodo.
    - Tu sei venuta al punto,  mia cara, - disse mia zia - non  possibile
    liberarsene per almeno sei mesi,  a meno che non si riesca a darlo  in
    subaffitto,  ma  non  credo si possa.  L'ultimo inquilino  morto qui.
    Naturalmente cinque persone su sei  potrebbero  morire  per  colpa  di
    questa  donna vestita di tela e flanella.  Ho un po' di denaro con me;
    sono d'accordo con te: la miglior cosa da fare   di  stare  qui  sino
    alla  scadenza  del  contratto  e  cercare poco lontano una camera per
    Dick.
    Ritenni mio dovere accennare al disagio che  avrebbe  subito  mia  zia
    dovendo  vivere  in continuo stato di guerriglia con la signora Crupp;
    ma respinse in tronco l'obiezione dichiarando che alla prima  apertura
    di  ostilit  da  parte  della  signora Crupp era pronta a farla tanto
    sbigottire da costringerla a ricordarsene per il resto della vita.
    - Ho pensato,  Trotwood,  - disse esitante Agnes - che  se  tu  avessi
    tempo...
    -  Ho  molto  tempo.  Agnes.  Sono  sempre libero dopo le quattro o le
    cinque, e anche al mattino presto. In ogni caso - dissi,  accorgendomi
    di  arrossire,  perch  mi  erano  tornate  alla  memoria le tante ore
    sprecate passeggiando per la citt e lungo la Norwood Road - ho  molto
    tempo disponibile.
    -  Lo  so  che  non  ti rincrescerebbe - disse Agnes,  avvicinandosi e
    parlandomi con voce bassa,  cos piena  di  dolcezza  e  di  premurosa
    speranza, che la risento ancora adesso - fare un lavoro di segretario.
    - Rincrescermi, cara Agnes!
    -  Perch  -  riprese  Agnes - il dottor Strong ha finalmente messo in
    atto l'intenzione di ritirarsi,   venuto ad abitare a  Londra,  e  ha
    chiesto al babbo se potesse presentargli un buon segretario. Non credi
    che sarebbe felice di avere con s il suo ex allievo preferito?
    - Cara Agnes!  - esclamai. - Che cosa farei senza di te? Sei sempre il
    mio buon angelo.  Te l'ho gi detto.  Non ti vedo mai sotto un aspetto
    diverso da questo.
    Con  la  sua  bella  risata  Agnes  rispose che un solo buon angelo (e
    alludeva a Dora) mi doveva bastare;  e continu  ricordandomi  che  il
    dottore  aveva l'abitudine di lavorare il mattino per tempo e la sera,
    e che probabilmente le mie ore libere gli sarebbero andate  benissimo.
    Non sapevo se rallegrarmi di pi per l'idea di guadagnarmi il pane,  o
    per quella di poter lavorare agli ordini del mio vecchio  maestro;  in
    breve,  seguendo  il consiglio di Agnes mi diedi subito a scrivere una
    lettera al dottore esponendogli il mio caso e proponendo di recarmi da
    lui il mattino seguente alle dieci del mattino.  Indirizzai la lettera
    a  Highgate,  perch  abitava  proprio  in  quel  luogo  per  me tanto
    memorabile,  e uscii subito a impostare la missiva  senza  perdere  un
    solo minuto.
    Dovunque fosse Agnes,  rimanevano le testimonianze gradevoli della sua
    silenziosa  presenza.  Quando  ritornai,  trovai  la  gabbia  con  gli
    uccellini di mia zia appesa davanti alla finestra, come gi nell'altra
    casa;  e  la  mia poltrona imitava la poltrona molto pi comoda di mia
    zia nella sua  posizione  di  fianco  alla  finestra  aperta;  vi  era
    persino, fissato al davanzale, il grande, rotondo ventaglio verde, che
    mia zia aveva portato con s. Compresi chi aveva compiuto tutto questo
    dal  fatto  che tutto sembrava naturalmente al suo posto;  e poco dopo
    avrei scoperto chi aveva riordinato i miei libri come nei miei  giorni
    di  scuola,  anche  se avessi pensato che Agnes fosse lontana le mille
    miglia, invece di vederla occupata con essi,  sorridendo del disordine
    in cui erano piombati.
    Mia  zia  era  molto  soddisfatta a proposito del Tamigi (che sotto il
    sole si presentava davvero molto bene,  per quanto non bello  come  il
    mare visto dal villino),  ma era decisamente ostile al fumo di Londra,
    che, diceva, copriva tutto di pepe nero. A proposito di questo pepe,
    si oper nella mia camera un completo rivolgimento  in  cui  ebbe  una
    parte  eminente Peggotty;  e mentre stavo a guardare,  pensando quanto
    poco pareva facesse la stessa Peggotty con un bel po' di trambusto,  e
    quanto facesse invece Agnes senza alcun trambusto, si ud bussare alla
    porta.
    - Credo - disse Agnes,  facendosi pallida - che sia il babbo. Mi aveva
    promesso che sarebbe venuto.
    Andai ad aprire e feci entrare non solo il signor Wickfield,  ma anche
    Uriah  Heep.  Non  vedevo  da qualche tempo il signor Wickfield ed ero
    preparato a vederlo molto mutato dopo quanto avevo saputo da Agnes, ma
    il suo aspetto mi impression addirittura.
    Non solo perch sembrava invecchiato di  molti  anni,  sebbene  ancora
    vestito con la stessa scrupolosa nettezza; o perch aveva le guance di
    un  rossore  malsano,  gli occhi gonfi e arrossati,  e un tremito alle
    mani, di cui sapevo la causa, avendola vista operare per anni. Non che
    avesse perduto i lineamenti regolari,  o il portamento di  gentiluomo,
    perch li aveva conservati,  ma ci che pi mi impression fu come pur
    con l'evidenza della sua innata superiorit si sottomettesse a  quella
    strisciante  personificazione  della  bassezza che era Uriah Heep.  Il
    capovolgimento delle rispettive nature avente il risultato di mostrare
    Uriah in qualit  di  potente  e  il  signor  Wickfield  in  posizione
    dipendente, rappresentava per me uno spettacolo pi doloroso di quanto
    potrei  mai  dire.  Se  avessi visto una scimmia dimostrare la propria
    supremazia su un uomo, non avrei quasi potuto giudicare pi degradante
    la situazione.
    Egli stesso pareva rendersene fin troppo conto. Appena entrato, rimase
    a testa china come se ne avesse la chiara sensazione.  Ma solo per  un
    momento, perch Agnes si affrett a dirgli: - Babbo, ecco la signorina
    Trotwood...  e anche Trotwood,  che non vedi da tanto tempo!  - Allora
    egli si fece avanti,  e non senza un certo imbarazzo porse la  mano  a
    mia zia,  e poi strinse la mia con maggiore cordialit. Nel momento di
    pausa a cui ho accennato vidi i lineamenti di  Uriah  contorcersi  nel
    pi  maligno  dei  sorrisi.  Penso che anche Agnes se ne fosse accorta
    perch si ritrasse da lui.
    Ci  che  vide  o  non  vide  mia  zia,  sfido  qualunque  cultore  di
    fisiognomonia  a  scoprirlo  senza il di lei permesso.  Quando voleva,
    credo non vi sia mai stata persona sulla terra  dall'aria  altrettanto
    imperturbabile.  In  quella  occasione,  quanto  a  rivelare la minima
    sfumatura dei suoi pensieri,  e prima  che  decidesse  di  rompere  il
    silenzio  con  l'abituale  maniera  brusca,  il suo aspetto si sarebbe
    potuto paragonare a un muro del tutto bianco.
    - Bene,  Wickfield!  - esclam mia zia,  e per la prima volta egli  la
    guard.  -  Ho  riferito  a sua figlia quanto bene ho disposto del mio
    capitale da sola per il fatto che non mi fidavo  pi  di  lei  che  in
    materia di affari mi pareva un po' arrugginito. Ci siamo consultate, e
    tutto sommato,  ci troviamo perfettamente d'accordo. Secondo me, Agnes
    vale pi dell'intera ditta.
    - Se posso umilmente esprimere un'opinione - disse contorcendosi Uriah
    Heep - approvo in pieno il giudizio della signorina Betsey Trotwood, e
    sarei felicissimo se la signorina Agnes diventasse ella pure socia.
    - Intanto  lei il socio,  e direi - replic mia zia - che  questo  le
    dovrebbe bastare. Come sta, signore?
    In  risposta  alla  domanda rivoltagli con estrema durezza,  il signor
    Heep strinse imbarazzato la sacca blu che reggeva,  rispose che  stava
    abbastanza bene, ringraziava mia zia, e sperava stesse bene anch'essa.
    -  E lei,  signorino...  anzi devo dire signor Copperfield,  - seguit
    Uriah - spero che stia bene!  Sono  lietissimo  di  rivederla,  signor
    Copperfield, nonostante le presenti circostanze - sembrava infatti che
    ne godesse non poco e gli credetti. - Le circostanze presenti non sono
    quelle che i suoi amici le avrebbero augurato,  signor Copperfield, ma
    non  il denaro che fa l'uomo;  ...  le mie  umili  capacit  non  mi
    permettono  davvero  di completare il giudizio - concluse Uriah con un
    gesto servile - ma non  il denaro!
    Poi mi strinse la mano, non nel modo comune,  ma tenendosi a una certa
    distanza  da  me  e  movendomi la mano su e gi come un'impugnatura di
    pompa che gli incutesse un certo spavento.
    - E come le pare che siamo d'aspetto, signorino Copperfield, anzi devo
    dire,  signor Copperfield?  - disse con il solito servilismo Uriah.  -
    Non  trova  che  il signor Wickfield sia florido?  Nella nostra ditta,
    signorino Copperfield,  gli anni non contano,  se  non  per  sollevare
    l'umile sottoscritto e la sua umile madre...  e accrescere - aggiunse,
    come se l'idea gli fosse appena venuta in mente - la bellezza  di  ci
    che era gi bello, cio la signorina Agnes.
    Dopo   tale   complimento   prese   a   contorcersi  in  maniera  cos
    insopportabile,  che mia zia,  la quale non aveva smesso di  fissarlo,
    perse la pazienza.
    -  Diavolo  d'un uomo!  - esclam severamente mia zia.  - Che cosa gli
    succede! Signore, non si agiti!
    - Le chiedo perdono, signorina Trotwood - le rispose Uriah. - Mi rendo
    conto che lei sia nervosa.
    - Ma la smetta!  - disse mia zia,  tutt'altro che pacificata.  Come si
    permette  di  dir  questo!  Non  sono  affatto  nervosa.  Se lei non 
    un'anguilla, non si comporti come se lo fosse. Se  un uomo,  signore,
    controlli   i   suoi   movimenti!   Buon   Dio!   -  esclam  mia  zia
    indignatissima.  - Non accetto  di  perdere  la  ragione  a  forza  di
    contemplare dei movimenti da serpente e da cavatappi!
    Di  fronte  a  questo  scoppio  il  signor  Heep  si  mostr  alquanto
    mortificato, e tanto pi nel vedere con quanta deplorazione mia zia si
    moveva nella poltrona e scoteva la testa come se  volesse  aggredirlo.
    Ma con voce melliflua mi disse traendomi in disparte:
    -  So  bene,  signorino  Copperfield,  che la signorina Trotwood,  per
    quanto ottima,  di carattere irritabile (credo proprio di avere avuto
    il piacere di conoscerla quando ero un umile scrivano,  prima  che  la
    conoscesse  lei,  signorino Copperfield),  ed  semplicemente naturale
    che nelle presenti circostanze non faccia  se  non  peggiorare.  Vi  
    soltanto   da  stupirsi  che  non  sia  ancora  peggio!   Sono  venuto
    semplicemente per dire che se vi    qualcosa  che,  date  le  attuali
    circostanze,  si  possa  fare  mia madre o io,  o la ditta Wickfield e
    Heep,  saremo lietissimi di farlo.  Mi  lecito dir  questo?  -  disse
    Uriah al socio di affari con un maligno sorriso.
    - Uriah Heep - disse il signor Wickfield con tono spento e forzato - 
    parte attiva negli affari,  Trotwood. Ci che dice mi trova d'accordo.
    Lei sa bene che ho sempre provato interesse per lei.  Ma a prescindere
    da questo, ci che Heep dice mi trova perfettamente d'accordo!
    - Oh,  quale soddisfazione - disse Uriah, facendo scattare una gamba a
    rischio di attirarsi un'altra lavata di capo da parte  di  mia  zia  -
    godere di una tale fiducia! Ma spero davvero di poter far qualcosa per
    sollevarlo, signorino Copperfield, dalle fatiche del lavoro!
    -  Uriah  Heep mi  di grande aiuto - disse il signor Wickfield con lo
    stesso tono monotono.  - Mi sono levato  un  gran  peso  dalla  mente,
    Trotwood, prendendo un socio come lui!
    Sapevo  che  quella  vecchia  volpe  gli  faceva dire tutto questo per
    mostrarmelo sotto la luce gi da lui indicatami la sera in  cui  aveva
    avvelenato  il  mio riposo.  Gli rividi sulle labbra lo stesso maligno
    sorriso e mi accorsi che mi fissava intensamente.
    - Non te ne vai,  non  vero,  babbo?  - gli disse ansiosa Agnes.- Non
    vuoi tornare a piedi con Trotwood e con me?
    Sono  certo  che  prima  di rispondere si sarebbe rivolto a Uriah,  se
    costui non l'avesse prevenuto.
    - Io devo recarmi altrove per affari, - disse Uriah - altrimenti sarei
    stato felice di rimanere in compagnia dei miei amici. Ma lascio qui il
    mio socio a  rappresentare  la  ditta.  Signorina  Agnes,  servo  suo!
    Signorino Copperfield,  le do il buon giorno,  e lascio alla signorina
    Betsey Trotwood i miei umili omaggi.
    Detto questo si ritir,  baciandosi la lunga mano  e  rivolgendoci  un
    ghigno di maschera malvagia.
    Restammo  a  chiacchierare  per  un'ora o due dei bei giorni trascorsi
    insieme  a  Canterbury.  Affidato  ad  Agnes,  ben  presto  il  signor
    Wickfield  torn  a  rassomigliare a quello che era un tempo,  sebbene
    restasse in preda a una costante depressione  che  non  riusc  mai  a
    scuotersi  di dosso.  Nonostante questo divenne pi vivace e mostr un
    piacere evidente nell'udire ripetere piccoli avvenimenti della  nostra
    vita passata,  molti dei quali ricordava benissimo. Disse che era come
    ritornare ai vecchi tempi,  ritrovarsi l con Agnes e  me,  e  avrebbe
    voluto  che  tutto  fosse  rimasto  come  allora.  Ho  la certezza che
    l'influenza dell'espressione tranquilla di Agnes,  e il  tocco  stesso
    della sua mano sul braccio, bastavano a operare per lui dei miracoli.
    Mia  zia,  che  intanto  si era data da fare con Peggotty nella camera
    interna, rifiut di venire con noi fino al luogo dove alloggiavano, ma
    insistette perch io andassi,  e accettai il  consiglio.  Pranzai  con
    loro. E dopo pranzo Agnes sedette come un tempo accanto al padre e gli
    vers  il  vino.  Egli ne prese quanto essa gli dava,  senza chiederne
    dell'altro, ubbidiente come un bambino. e tutti e tre rimanemmo seduti
    accanto a una finestra mentre calava la sera. Quando fu quasi buio, si
    coric sul divano, ed Agnes gli accomod dei cuscini sotto la testa, e
    si chin a guardarlo;  e quando ritorn alla finestra non  era  ancora
    tanto buio che non le potessi vedere brillare negli occhi le lagrime.
    Prego  Dio  di non poter mai dimenticare la cara fanciulla tutta presa
    in quel tempo della mia vita dal suo amore fedele;  perch  se  me  ne
    dovessi  scordare  vorrebbe  dire che sarei vicino al termine dei miei
    giorni,  mentre proprio allora vorrei averla pi che mai presente!  Mi
    colm  il  cuore  di  tali  buoni propositi,  e tanto rinfranc la mia
    debolezza,  e tanto bene indirizz con l'esempio (non  so  bene  come,
    perch  era  troppo  modesta e gentile per rivolgermi dei consigli con
    tante parole) l'ardore disordinato e l'insicurezza dei fini innati  in
    me, che posso solennemente dichiarare di andar debitore a lei di tutto
    quel po' di bene che ho compiuto, e di tutto il male che non ho fatto.
    E  come  mi  parl  di  Dora  mentre  stavamo  l al buio accanto alla
    finestra!  Come prest ascolto alle lodi che  ne  facevo,  e  come  la
    lodava a sua volta; e intorno a quella figurina fatata diffuse qualche
    raggio  della  sua  pura luce che me la rese ancora pi preziosa e pi
    innocente! Oh, Agnes, sorella della mia adolescenza,  se avessi saputo
    allora ci che seppi tanto tempo dopo!...
    Nella  via  vi  era un mendicante,  quando uscii;  e mentre alzavo gli
    occhi verso la finestra,  ripensando agli occhi tranquilli e  angelici
    di  lei,  l'uomo mi fece trasalire mormorando fra i denti,  come fosse
    l'eco delle parole che avevo udite al mattino:
    - Cieco! Cieco! Cieco!











    36 - ENTUSIASMO.

    Iniziai il giorno seguente con un altro tuffo nel bagno romano, poi mi
    incamminai verso Highgate. Non mi sentivo pi abbattuto, non avevo pi
    paura della giubba logora,  n aspiravo ad altri vivaci cavalli grigi.
    Era  del  tutto mutato il mio modo di riflettere sulla sventura che ci
    aveva colpiti.  Avrei semplicemente dimostrato a mia zia che della sua
    grande  generosit  non  aveva  beneficiato  un  essere  insensibile e
    ingrato.  Avrei dovuto semplicemente utilizzare la  penosa  esperienza
    della mia primissima giovinezza per tornare a lavorare con cuore fermo
    e  costante.  Ci  che avrei dovuto fare era di impugnare con forza la
    mia ascia di boscaiolo e aprirmi da solo una via attraverso la foresta
    delle difficolt,  abbattendo alberi fino al  momento  di  raggiungere
    Dora.  E  avanzai  velocemente,  come  se anche solo camminando avessi
    potuto raggiungere tale scopo.
    Quando mi trovai a percorrere la ben nota Highgate  Road,  e  con  una
    meta  cos  diversa  da  quella  piacevole del tempo a cui la mente mi
    faceva tornare,  mi parve che  l'intera  mia  vita  avesse  subto  un
    radicale  mutamento.  Ma non ne fui scoraggiato.  Con la nuova vita si
    accompagnavano nuovi obiettivi e nuovi propositi.  Se  grande  sarebbe
    stata la fatica,  senza prezzo sarebbe risultato il premio.  Il premio
    era Dora, e appunto Dora avrei dovuto ottenere.
    Raggiunsi  un  tale  stato  di   esaltazione   che   fui   addirittura
    rincresciuto di non avere la giubba gi un po' consumata. Ero pronto a
    sferrare i miei colpi contro gli alberi nella foresta delle difficolt
    in circostanze che mostrassero la mia forza. Provai quasi il desiderio
    di  chiedere a un vecchio con gli occhiali rinforzati di fil di ferro,
    occupato a spaccare le pietre al margine della strada che mi prestasse
    per un poco il martello  perch  potessi  cominciare  ad  aprirmi  nel
    granito  una  via  verso Dora.  Tanto mi accalorai,  e tanto mi trovai
    affannato,  che mi parve di avere gi guadagnato  non  so  quanto.  In
    quello  stato  entrai  in un villino che era offerto in affitto,  e lo
    esaminai con attenzione...  perch vedevo la necessit di scendere  al
    concreto.  Sarebbe  andato  benissimo  per  Dora e me,  con il piccolo
    giardino di fronte perch Jip vi facesse le sue corse e  abbaiasse  ai
    fattorini  dei negozi,  e al piano superiore una bellissima camera per
    mia zia.  Ne uscii pi accaldato e affannato che mai,  e  ripresi  con
    tanta  furia  il  cammino  verso  Highgate che vi giunsi con un'ora di
    anticipo; e in ogni caso sarei stato costretto a girare intorno con un
    po' di calma per essere decentemente presentabile.
    Dopo aver deciso questo,  la mia prima cura fu di scoprire l'indirizzo
    del  dottore.  Non si trovava nella parte del quartiere in cui abitava
    la signora Steerforth,  ma esattamente al capo opposto.  E  una  volta
    accertato questo,  non resistetti alla tentazione,  tornai indietro in
    una stradina che fiancheggiava la casa  della  signora  Steerforth,  e
    spiai  da  sopra  l'angolo  del  muro del giardino.  Le finestre della
    camera di lui erano sbarrate. Erano aperte le porte della serra,  vidi
    Rosa  Dartle che passeggiava a testa nuda e con passo impetuoso avanti
    e indietro lungo un vialetto di ghiaia su  un  lato  del  prato.  Ebbi
    l'impressione  di  guardare  un  essere  selvaggio  che trascinasse le
    catene per tutta la loro lunghezza su un  percorso  obbligato,  e  con
    tale fatica da logorarsi il cuore.
    Mi  allontanai  senza far rumore dal mio punto di osservazione e ormai
    lontano e con  il  rammarico  di  essermi  tanto  avvicinato  presi  a
    passeggiare lentamente fino alle dieci. Non vi era allora a segnare le
    ore  in  vetta  alla  salita la chiesa con la guglia sottile eretta in
    seguito.  Stava al suo posto  un  vecchio  palazzo  di  mattoni  rossi
    adibito  a  scuola,  e mi parve che doveva essere bello recarsi l per
    studiare.
    Mi avvicinai al villino del dottore,  che era  una  bella  costruzione
    antica,  per la quale, a giudicare da certi abbellimenti e riparazioni
    apparentemente appena completati, doveva avere speso un bel po',  e lo
    vidi  passeggiare  nel  giardino  laterale,  vestito  in  tutto  punto
    comprese le ghette,  come se non avesse mai smesso  di  camminare  dal
    tempo  in  cui  ero stato suo allievo.  Era pure circondato dai vecchi
    amici,  perch vi erano poco lontani molti alberi  di  alto  fusto,  e
    sull'erba  stavano a guardarlo due o tre cornacchie,  come se avessero
    ricevuto informazioni su di  lui  dalle  cornacchie  di  Canterbury  e
    perci lo stessero osservando con attenzione.
    Ben  sapendo che da quella distanza non sarei mai riuscito ad attirare
    la sua attenzione, mi feci ardito, apersi il cancello e lo seguii cos
    che l'avrei incontrato quando si fosse girato  per  tornare  sui  suoi
    passi.   Infatti   mi  vide,   rimase  per  un  momento  a  guardarmi,
    evidentemente  senza  pensare  affatto  a  me,   poi   manifest   con
    l'espressione del volto un grandissimo piacere, e mi prese entrambe le
    mani tra le sue.
    - Diamine,  mio caro Copperfield!  - disse il dottore.  - Ti sei fatto
    uomo!  Come stai?  Sono felice di  rivederti.  Mio  caro  Copperfield,
    quanto sei migliorato! Ma s, sei proprio... s... Povero me!
    Dissi che speravo stesse bene di salute, e cos anche la sua signora.
    - Oh,  sicuro,  s !  - disse il dottore. - Annie sta benissimo e sar
    felice di vederti. Ha sempre avuto simpatia per te.  Me lo disse anche
    ieri  sera  quando  le mostrai la tua lettera.  E...  ma s,  certo...
    Copperfield, ricordi il signor Jack Maldon?
    - Perfettamente, signore.
    - Naturalmente - disse il dottore.  - Certo.  Anche lui sta abbastanza
    bene.
    - E' ritornato dall'estero, signore? - chiesi.
    -  Dall'India?  -  disse il dottore.  - S,  mio caro.  Il signor Jack
    Maldon non poteva sopportare quel clima.  La signora Markleham...  hai
    per caso dimenticato la signora Markleham?
    Dimenticarmi del "Vecchio Soldato"! E in cos poco tempo!
    -  La  signora  Markleham,  poveretta  -  disse il dottore - era molto
    preoccupata per lui;  e cos l'abbiamo fatto ritornare,  e gli abbiamo
    procurato un posticino che per lui va molto meglio.
    Conoscevo  abbastanza bene il signor Jack Maldon per dedurre da quelle
    parole che doveva essere un posto in cui non vi fosse molto da fare, e
    dove il compenso fosse abbastanza buono.  Il dottore mi pos  la  mano
    sulla spalla,  tenne rivolto verso di me il suo volto dall'espressione
    benevola e incoraggiante, e riprendendo a camminare disse:
    - E ora, mio caro Copperfield,  parliamo della tua proposta.  Per me 
    davvero  piacevole  e gratificante,  ma non pensi che potresti trovare
    una sistemazione migliore?  Ricorda che quando eri da noi hai ottenuto
    i massimi voti. Sei qualificato per molte cose eccellenti. Hai gettato
    delle fondamenta sulle quali  possibile costruire qualunque edificio;
    non    un  peccato  che tu dedichi la primavera della vita al modesto
    lavoro che ti posso offrire io?
    Ero di nuovo esultante,  e sospetto di  essermi  espresso  in  termini
    iperbolici  (almeno  lo  temo)  per  insistere  con  forza  nella  mia
    richiesta, e per ricordare al dottore che avevo gi una professione.
    - Bene, bene - disse il dottore - questo  vero. Il fatto che tu abbia
    gi scelto una professione,  e che ti stia effettivamente preparando a
    esercitarla fa una bella differenza.  Ma,  mio caro giovane amico, che
    cosa sono per te settanta sterline all'anno?
    - Serviranno a raddoppiare le nostre rendite, dottor Strong - risposi.
    - Povero me! - esclam il dottore. - Chi l'avrebbe immaginato! Non che
    io voglia dire di avere deciso di limitare il compenso a sole settanta
    sterline  all'anno,   perch  avevo  gi  pensato  di  aggiungere  una
    donazione al giovane che avessi potuto impiegare. Senza dubbio - disse
    il  dottore,  sempre  passeggiando avanti e indietro con la mano sulla
    mia spalla - ho sempre  pensato  di  aggiungere  alla  cifra  un  dono
    annuale.
    -  Mio  caro  maestro!  -  dissi,  e  ora  senza aggiungere nulla alla
    semplice verit - ho gi verso di lei un debito di gratitudine che non
    potr mai abbastanza ricambiare...
    - No, no! - m'interruppe il dottore. - Scusa, non dir cos!
    - Se lei vorr accettarmi nel tempo che avr, e cio al mattino e alla
    sera,  e riterr di compensarmi con  settanta  sterline  all'anno,  mi
    render un favore non le so dire quanto grande.
    -  Povero me!  - esclam il dottore con innocente franchezza.  Pensare
    che cos poco serva per  compensare  tanto!  Ahim,  ahim!  E  quando
    troverai di meglio, me lo dirai? Mi dai la tua parola d'onore? - disse
    il  dottore,  che  aveva  fatto  molto affidamento sul nostro onore di
    ragazzi.
    - Sulla mia parola, signore! - gli risposi, usando la formula dei miei
    giorni di scuola.
    - E allora d'accordo - disse il dottore,  battendomi sulla  spalla,  e
    poi  tenendovi  sempre  appoggiata  la  mano,   mentre  seguitavamo  a
    passeggiare avanti e indietro.
    - E sar venti volte pi felice,  signore,  - dissi con un pizzico  di
    innocente  adulazione  -  se  dovr  collaborare alla compilazione del
    "Dizionario".
    Il dottore si ferm,  torn a battermi sulla spalla ed esclam con una
    espressione  di  trionfo  che era bellissima da vedere,  come se fossi
    calato nelle pi insondabili profondit della  sagacia  umana:  -  Mio
    caro giovane amico, hai indovinato. Si tratta del "Dizionario"!
    E  come  poteva  trattarsi d'altro!  Ne aveva tutta la testa piena,  e
    piene erano sempre anche le sue  tasche.  Non  poteva  far  altro  che
    parlarne.  Mi  disse  che  da  quando  si era ritirato dalla scuola il
    lavoro era progredito in modo magnifico, e che gli andava benissimo la
    mia collaborazione al mattino e alla sera,  poich era  sua  abitudine
    passeggiare  durante il giorno e dedicare alcune ore alla riflessione.
    Le sue carte erano adesso piuttosto in disordine per la ragione che il
    signor Jack Maldon si era poco prima offerto di assisterlo  di  quando
    in  quando  senza essere abituato a quel genere di lavoro;  ma avremmo
    potuto presto rimettere tutto in ordine e proseguire senza difficolt.
    Pi tardi, quando fui introdotto nel lavoro, trovai che le fatiche del
    signor Jack Maldon mi disturbavano pi di quanto avessi previsto,  non
    essendosi egli limitato a commettere vari errori,  ma aveva ingombrato
    il manoscritto del dottore con un tal numero di soldati e  testine  di
    donne a penna che mi trovai spesso immerso in un mare di oscurit.
    Il  dottore  era  felicissimo  della  prospettiva che avremmo lavorato
    insieme alla sua famosa impresa,  e decidemmo di cominciare il mattino
    seguente  alle  sette in punto.  Avremmo lavorato due ore al mattino e
    due o tre ogni sera,  salvo  il  sabato  in  cui  mi  sarei  riposato.
    Naturalmente  avrei  riposato  anche  la  domenica,  e  ritenni  molto
    convenienti queste condizioni.
    Dopo avere  in  tal  modo  sistemato  i  nostri  piani  con  reciproca
    soddisfazione,  il  dottore  mi  condusse  in casa perch salutassi la
    signora Strong,  che trovammo nel nuovo studio del dottore,  intenta a
    spolverare  i libri,  libert che a nessun altro egli avrebbe concessa
    nei confronti dei suoi diletti e sacri volumi.
    Avevano ritardato per causa mia la colazione,  e  cos  ci  sedemmo  a
    tavola insieme.  Non era passato molto, quando intuii dall'espressione
    della signora Strong essere imminente un arrivo, ancor prima di udirne
    il rumore.  Un signore a cavallo  entr  dal  cancello,  e  dopo  aver
    condotto  l'animale nel piccolo cortile tenendo la briglia infilata al
    braccio,  disinvolto come se fosse a casa sua  la  leg  a  un  anello
    fissato  alla parete della scuderia vuota,  ed entr nel salottino con
    il frustino ancora in mano. Era il signor Jack Maldon,  e mi parve che
    al  signor Jack Maldon l'India non avesse giovato affatto.  Mi trovavo
    tuttavia in uno stato d'animo virtuosamente feroce nei  confronti  dei
    giovanotti   incapaci   di   abbattere   alberi  nella  foresta  delle
    difficolt, e la mia impressione va presa con le dovute riserve.
    - Signor Jack! - disse il dottore. - Ecco Copperfield!
    Il signor Jack Maldon mi strinse la mano, ma senza molto calore,  cos
    mi  parve,   e  anzi  con  un'aria  languidamente  protettiva  di  cui
    segretamente mi risentii non poco. Ma del resto il suo languore era un
    bellissimo spettacolo ininterrotto,  salvo quando  si  rivolgeva  alla
    cugina Annie.
    -  Signor  Jack,  ha  gi fatto colazione stamattina?  - gli chiese il
    dottore.
    - Non faccio quasi mai colazione,  signore - rispose,  appoggiando  la
    testa alla spalliera di una poltrona. - Trovo che mi annoia.
    - Vi sono notizie oggi? - s'inform il dottore.
    -  Nessuna,  signore  - gli rispose il signor Maldon.  - Pare che su a
    nord vi sia gente scontenta e affamata,  ma scontenti e  affamati  non
    mancano mai in un posto o nell'altro.
    Il  dottore prese un'aria seria,  e come se volesse cambiare argomento
    disse: - Dunque non vi sono novit,  e il proverbio dice,  niuna nuova
    buona nuova.
    -  Nel  giornale  vi    pure il lungo resoconto intorno a un delitto-
    osserv il signor Maldon.  - Ma siccome vi  sempre qualcuno che viene
    assassinato, non ho letto l'articolo.
    Credo che a quel tempo, come ho notato essere avvenuto in seguito, non
    veniva   considerata   una   qualit  molto  notevole  far  mostra  di
    indifferenza verso tutte le azioni e le passioni umane.  Pi tardi  so
    che    diventata  molto  di  moda.  L'ho  veduta  esercitare con tale
    successo che certe belle signore e certi gentiluomini da me incontrati
    sarebbero potuti benissimo essere nati bruchi.  Forse quel  giorno  mi
    impression  in modo speciale per il motivo che mi riusciva nuova,  ma
    non serv certo a migliorare l'opinione  che  avevo  del  signor  Jack
    Maldon, n a rafforzare la mia fiducia in lui.
    -  Sono  venuto  a  chiedere  se Annie vuole andare all'opera stasera-
    disse il signor Maldon,  rivolgendosi alla  cugina.  -  Sar  l'ultima
    buona serata della stagione,  e vi  una cantante che dovrebbe davvero
    ascoltare.  E' squisitamente perfetta.  E inoltre  brutta in  maniera
    molto  divertente.  -  Detto  questo  torn  ad  abbandonarsi  al  suo
    languore.
    Il dottore,  sempre in favore di ci che poteva soddisfare la  giovane
    moglie, si volse a lei per dirle:
    - Devi andare, Annie. Devi andare.
    -  Preferisco  di no - essa gli rispose.  - Preferisco restare a casa.
    Preferirei davvero restare a casa.
    Poi,  senza guardare il cugino,  si rivolse a me per chiedermi notizie
    di  Agnes,  e se l'avrebbe vista,  e se non era possibile venisse quel
    giorno stesso; ed era tanto turbata che mi chiesi come mai il dottore,
    intento a imburrare il pane tostato, potesse essere tanto cieco da non
    vedere ci che saltava agli occhi.
    Ma non vedeva nulla.  Le disse con bonomia che era  giovane  e  doveva
    divertirsi e vedere gente, non doveva permettere che un povero vecchio
    noioso  facesse  diventare noiosa anche lei.  Disse inoltre che voleva
    sentirle cantare per lui tutte le nuove canzoni di quella cantante:  e
    come avrebbe potuto cantarle bene se non fosse andata a vederla?  Cos
    il dottore insistette a  fissarle  l'appuntamento,  e  poi  il  signor
    Maldon  sarebbe ritornato a pranzo.  Dopo questa conclusione costui se
    ne torn al suo comodo lavoro, o almeno credo che vi sia andato, ma in
    ogni caso se ne and a cavallo con l'aria particolarmente oziosa.
    Il mattino seguente ero curioso di sapere se la signora  era  stata  a
    teatro.  No,  non  era  andata,  aveva  mandato  a  dire al cugino che
    cancellava l'appuntamento; e nel pomeriggio si era recata da Agnes, ed
    era riuscita a indurre il dottore ad accompagnarla,  e il  dottore  mi
    disse  che erano tornati a casa attraverso i campi,  dato che il tempo
    era cos bello.  Mi chiesi allora se sarebbe andata a teatro nel  caso
    Agnes non fosse stata in citt, e se anche su di lei Agnes esercitasse
    una buona influenza!
    Pensai che non avesse l'aria molto felice,  ma era,  il suo,  un volto
    molto tranquillo,  oppure molto menzognero.  La guardai  molte  volte,
    perch  rest  vicino  alla  finestra  per tutto il tempo che rimasi a
    lavorare con il dottore,  e ci prepar la  colazione,  che  consumammo
    senza  smettere  del tutto il lavoro.  Quando alle nove precise uscii,
    essa stava inginocchiata ai piedi del dottore,  gli infilava le scarpe
    e le ghette. Aveva sul volto l'ombra leggera di certe foglie verdi che
    incorniciavano  la finestra aperta della stanza con il soffitto basso;
    e mentre andavo a piedi ai Commons non feci se non ricordare  la  sera
    lontana in cui l'avevo vista fissare il dottore intento alla lettura.
    Adesso ero abbastanza occupato: in piedi alle cinque del mattino, e di
    ritorno  a  casa  verso  le  nove  o  le  dieci  della  sera.  Ma  ero
    infinitamente lieto di avere tanto da fare,  non camminavo mai se  non
    molto in fretta,  e pensavo con entusiasmo che pi mi stancavo, pi mi
    adoperavo per meritare Dora. Non avevo ancora informato Dora della mia
    situazione alterata,  perch dopo  alcuni  giorni  sarebbe  venuta  in
    visita  dalla signorina Mills,  e rimandai fino allora quanto le avrei
    detto,  limitandomi a informarla nelle mie lettere (il nostro  scambio
    epistolare  avveniva  in segreto tramite la signorina Mills) che avrei
    avuto molte cose da dirle.  Intanto ridussi di molto la mia razione di
    grasso  d'orso  per i capelli,  abolii del tutto il sapone profumato e
    l'acqua di lavanda,  e rivendetti con forte perdita ben tre  panciotti
    perch troppo vistosi, dato il mio duro tenore di vita.
    Non   contento   di   questi  provvedimenti,   ma  tutto  ansioso  per
    l'impazienza di fare di pi, andai a visitare Traddles, ora alloggiato
    all'ultimo piano di una  casa  di  Castle  Street,  Holborn.  Mi  feci
    accompagnare  dal  signor Dick,  che era gi venuto con me due volte a
    Highgate, e aveva riannodato l'amicizia con il dottore.
    Avevo preso con me il  signor  Dick  perch  era  molto  sensibile  al
    rovescio  di  fortuna  di  mia  zia,  sinceramente credeva che nessuno
    schiavo di galera o forzato avrebbe potuto  lavorare  quanto  lavoravo
    io,  e  aveva  cominciato  a  tormentarsi  e a perdere il buon umore e
    l'appetito,  non trovando nulla di utile da fare.  In  tale  stato  si
    sentiva  pi che mai incapace di portare a termine il suo "Memoriale",
    e pi vi  si  applicava,  pi  di  frequente  vi  si  intrometteva  la
    disgraziata  testa  di  Re  Carlo Primo.  Temevo seriamente che la sua
    malattia  potesse  peggiorare  se  non  avessimo  escogitato   qualche
    innocente gherminella per fargli credere che si rendeva utile,  oppure
    se non l'avessimo posto davvero in condizioni di  rendersi  utile  (il
    che  sarebbe stato meglio),  e decisi tra me di cercare se Traddles ci
    potesse essere di aiuto.  Prima di andare da lui,  scrissi a  Traddles
    una relazione completa su quanto ci era accaduto,  e Traddles mi invi
    una splendida risposta in cui esprimeva tutta la sua solidariet e  la
    sua amicizia.
    Lo trovammo immerso nel lavoro tra calamaio e carte,  rallegrato dalla
    vista del vaso da fiori con il suo sostegno e dal tavolino rotondo  in
    un  angolo  del  minuscolo  ambiente.  Ci  accolse cordialmente e fece
    subito amicizia con il signor Dick.  Il signor Dick si disse certo  di
    averlo  gi visto prima di allora,  e noi dicemmo entrambi: - E' molto
    probabile!
    Il primo argomento intorno al quale  dovevo  consultare  Traddles  era
    questo:  avevo  sentito  dire  che  molti personaggi poi distintisi in
    varie imprese avevano iniziato a  lavorare  facendo  i  resoconti  dei
    dibattiti  parlamentari.  Dato  che Traddles aveva una volta accennato
    con me ai quotidiani come una delle sue speranze,  avevo avvicinato le
    due  cose  e  nella  lettera  avevo  scritto a Traddles che desideravo
    sapere da lui come mi sarei potuto qualificare per un tale lavoro. Ora
    Traddles mi diede come risultato delle  sue  inchieste  l'informazione
    che la sola abilit meccanica indispensabile,  salvo in rari casi, per
    raggiungere  la  vetta  di  tale  professione,   e  cio  la  perfetta
    padronanza   dei   misteri  della  stenografia  da  saper  scrivere  e
    decifrare,  si poteva paragonare quanto a difficolt all'apprendimento
    di sei lingue straniere;  e che la si sarebbe potuta acquisire a forza
    di perseveranza forse nel corso di alcuni anni.  Traddles immagin che
    avrei ragionevolmente rinunciato a un tale progetto,  ma io pensai che
    vi fossero l soltanto alcuni alberi di alto  fusto  da  abbattere,  e
    decisi  immediatamente  che  appunto  attraverso questo bosco mi sarei
    aperto, ascia alla mano, una via per giungere a Dora.
    - Ti sono molto grato, mio caro Traddles, - dissi - e comincer domani
    stesso.
    Traddles mi fiss meravigliato,  e a ragione,  ma non era al  corrente
    dello stato di esaltazione in cui mi trovavo.
    - Far acquisto di un buon libro che spieghi bene quest'arte - dissi -
    lo  studier  ai Commons,  dove ho almeno la met del tempo libero;  e
    far pratica prendendo nota dei  discorsi  che  si  fanno  nel  nostro
    Tribunale... Traddles, mio caro amico, imparer la stenografia!
    -  Santo  cielo!  -  esclam  Traddles,  spalancando  gli  occhi - non
    pensavo, Copperfield, che tu avessi un carattere cos deciso!
    Non poteva averne la minima idea,  poich era una novit anche per me.
    Esaurito questo primo argomento, affrontai quello del signor Dick.
    - Vede,  signor Traddles,  - disse con aria triste il signor Dick - se
    potessi far qualcosa...  magari battere il tamburo...  o  soffiare  in
    qualunque cosa...
    Poveretto!  Non  dubito  che  non avrebbe in cuor suo preferito a ogni
    altro un incarico del  genere.  Traddles,  che  non  aveva  la  minima
    intenzione di deriderlo, rispose con molta gravit:
    - Ma lei  un ottimo uomo di penna, signore. Non me l'hai forse detto,
    Copperfield?
    -  Perfetto!  -  risposi.  E  lo  era  infatti,  aveva una calligrafia
    straordinariamente nitida.
    - Signore,  - disse Traddles - non  crede  che  potrebbe  copiare  dei
    documenti se glieli procurassi?
    Il signor Dick mi rivolse un'occhiata perplessa. - Eh, Trotwood?
    Scossi la testa. Il signor Dick scosse la testa e sospir. - Digli del
    "Memoriale" - mi disse il signor Dick.
    Spiegai  a  Traddles  che  vi  era  la  difficolt  di  eliminare  dai
    manoscritti del signor Dick Re Carlo Primo;  e intanto il signor  Dick
    si succhiava il pollice, guardando Traddles con seriet e deferenza.
    -  Ma  le carte di cui ho parlato sono gi compilate e complete spieg
    Traddles dopo avere  brevemente  riflettuto.  -  Il  signor  Dick  non
    avrebbe  nulla  a  che  vedere con esse.  E questa,  Copperfield,  non
    sarebbe una bella differenza? In ogni caso non sarebbe meglio provare?
    Tornammo a sperare.  Traddles e io ci mettemmo in disparte,  mentre il
    signor  Dick  ci osservava con ansia rimanendo seduto al suo posto,  e
    tracciammo un progetto, in forza del quale il giorno seguente mettemmo
    il signor Dick al lavoro, e con pieno successo.
    Su un tavolino vicino alla finestra del soggiorno di Buckingham Street
    disponemmo  il  lavoro  che  Traddles  gli  aveva  procurato,   e  che
    consisteva nel fare non so quante copie di un documento legale intorno
    a  un  diritto di passaggio,  e su un altro tavolino mettemmo l'ultimo
    fascicolo autografo del grande "Memoriale".  Le nostre istruzioni  per
    il  signor  Dick  furono  che  egli  copiasse  fedelmente quanto aveva
    davanti agli occhi,  senza minimamente scostarsi dal testo,  e che nel
    momento  in cui ritenesse necessario fare il minimo accenno a Re Carlo
    Primo,  si trasferisse immediatamente al "Memoriale".  Lo esortammo  a
    comportarsi con risolutezza,  e lasciammo mia zia a sorvegliarlo.  Mia
    zia mi rifer che da principio aveva agito  come  stesse  sonando  una
    batteria,  dividendo cio l'attenzione tra i due scritti;  ma trovando
    poi che ci lo stancava  e  gli  confondeva  la  mente,  e  avendo  il
    documento  chiaro  e  netto sotto gli occhi,  ben presto rimase al suo
    posto con atteggiamento di ordinato uomo  d'affari,  rimandando  a  un
    momento  pi  adatto  la  compilazione  del "Memoriale".  Per dirla in
    breve,  sebbene facessimo bene attenzione che non avesse pi lavoro di
    quanto  fosse conveniente per lui,  e sebbene non avesse cominciato al
    principio della settimana, alla sera del sabato aveva guadagnato dieci
    scellini e sei pence,  e mai finch vivr potr dimenticare come  egli
    andasse  in tutte le botteghe del vicinato a cambiare il suo tesoro in
    monete da sei pence, che poi present con gli occhi pieni di lagrime e
    di orgoglio a mia zia,  disposte su un vassoio in forma di cuore.  Dal
    momento  in  cui  si trov occupato in quel lavoro era come se vivesse
    sotto la benefica influenza di un incantesimo;  e se quel sabato  sera
    vi  fu  sulla terra un uomo felice,  era proprio quella buona creatura
    che giudicava mia zia la donna pi meravigliosa del  mondo,  e  me  il
    giovanotto pi meraviglioso.
    -  Non  patiremo  la  fame  adesso,  Trotwood  - disse il signor Dick,
    stringendomi in disparte la mano. - Caro mio, provveder io a lei! - e
    agitava in aria le dieci dita come fossero dieci  barriere  contro  la
    miseria e la fame.
    Non  saprei dire chi fra Traddles e me fosse il pi soddisfatto.  - Ma
    guarda!  - esclam all'improvviso Traddles,  togliendosi di tasca  una
    lettera  e porgendomela.  - Mi era del tutto uscito di mente il signor
    Micawber!
    La lettera (poich il signor Micawber non perdeva mai  l'occasione  di
    scrivere   missive)   era  indirizzata  a  me:  Tramite  la  cortesia
    dell'egregio signor T.  Traddles del Tribunale di  Londra.  E  diceva
    questo:

    Mio caro Copperfield,
      pu  darsi  che lei non sia impreparato a ricevere la notizia che 
    capitato qualcosa.  Pu darsi anche che in altra  occasione  le  abbia
    accennato come io fossi in attesa di tale evento.
    Sto  per  trasferirmi  in  una  delle citt di provincia della nostra
    bella isola (in cui si pu descrivere la popolazione come  una  felice
    mescolanza  di agricoltori e di ecclesiastici),  in immediato contatto
    con una delle professioni dotte.  La signora Micawber mi  accompagner
    insieme con i nostri rampolli.  In un giorno di l da venire le nostre
    ceneri si troveranno probabilmente miste alla  terra  di  un  cimitero
    attiguo a un venerabile edificio, in forza del quale il luogo a cui mi
    riferisco ha acquistato rinomanza, oso dire dalla Cina fino al Per.
    Nel  dire  addio  alla  moderna Babilonia in cui abbiamo subito tante
    vicissitudini non senza,  cos spero,  un  certo  decoro,  la  signora
    Micawber  e  io  non  ci possiamo nascondere che stiamo per separarci,
    forse per anni e forse per sempre,  da una  persona  legata  da  forti
    ricordi all'altare della nostra vita domestica. Se, in vista di questa
    partenza,  ella  vorr  accompagnare  il  nostro comune amico,  signor
    Traddles, alla nostra attuale dimora, per uno scambio di auguri adatti
    alla circostanza, ella procurer una gioia
    A
    Uno
    Che
    Si
    Firma
    Il
    Sempre suo devotissimo
    WILKINS MICAWBER.

    Fui lieto di apprendere che il signor Micawber si era  liberato  della
    polvere  e della cenere,  e che per lui qualcosa era davvero successo.
    Sentendo pure che l'invito era per la sera stessa, ormai gi avanzata,
    manifestai la mia intenzione di accettarlo,  e ci incamminammo insieme
    verso  la  casa  che  il  signor  Micawber  occupava  sotto il nome di
    Mortimer, e che era quasi in capo a Gray's Inn Road.
    Le comodit di questo alloggio erano talmente limitate che trovammo  i
    due  gemelli,  ora di otto o nove anni,  addormentati sul divano letto
    del soggiorno,  in cui il signor Micawber aveva preparato  dentro  una
    brocca da lavamano ci che egli chiam un infuso di quella gradevole
    bevanda  per  la  quale  andava  famoso.  In  quella occasione ebbi il
    piacere di rifare la conoscenza del signorino Micawber, un promettente
    ragazzo di dodici o tredici anni molto soggetto a quella irrequietezza
    delle membra,  fenomeno non poco frequente nei  giovanotti  della  sua
    et.  Fui  anche  di  nuovo  presentato  alla  sorella,  la  signorina
    Micawber,  nella quale,  come ci disse il signor Micawber,  la  madre
    rinnovava come la Fenice la propria giovinezza.
    -  Mio caro Copperfield,  - disse il signor Micawber - lei e il signor
    Traddles ci trovate sul punto di emigrare, e vorrete perdonare qualche
    piccolo disagio inerente alle circostanze.
    Nel formulare una risposta adatta mi guardai intorno,  e notai  che  i
    bagagli  della  famiglia  erano  gi  pronti,  e  in  numero piuttosto
    modesto.  Mi congratulai  con  la  signora  Micawber  per  l'imminente
    cambiamento di vita.
    - Caro signor Copperfield,  - disse la signora Micawber - non ho dubbi
    intorno al suo cordiale interessamento in tutte le nostre vicende.  La
    mia famiglia potr ritenere questa una messa al bando, faccia pure; ma
    io  sono  una  sposa  e  una  madre,  e  non abbandoner mai il signor
    Micawber.
    Chiamato in causa dall'occhiata supplichevole della signora  Micawber,
    Traddles assent calorosamente.
    -  E  questo  almeno  -  disse  la  signora  Micawber  -  cari signori
    Copperfield e Traddles,   il mio punto di vista intorno agli obblighi
    da  me  assunti  allorch  ripetei  le  parole irrevocabili: Io Emma,
    prendo te,  Wilkins.  La sera prima del  matrimonio  lessi  tutto  il
    servizio  religioso,  e la conclusione a cui pervenni fu che non avrei
    mai potuto abbandonare il signor Micawber.  E -  concluse  la  signora
    Micawber  -  anche  se  forse sono in errore intorno al significato di
    quella cerimonia, io non lo abbandoner mai!
    - Mia cara,  - disse un  po'  spazientito  il  signor  Micawber  -  ho
    l'impressione che nessuno ti obblighi a fare nulla del genere.
    - Mi rendo conto,  mio caro Copperfield, - seguit la signora Micawber
    - che sto per andare a tentare la sorte fra degli estranei,  mi  rendo
    pure  conto che i vari componenti la mia famiglia,  ai quali il signor
    Micawber ha scritto per annunciare il fatto nei pi  cortesi  termini,
    non hanno badato per nulla alla comunicazione del signor Micawber. Pu
    darsi anche che io sia superstiziosa, - disse la signora Micawber - ma
    mi  pare  che  il  signor Micawber sia destinato a non ricevere mai la
    minima risposta alla grande  maggioranza  delle  missive  che  scrive.
    Posso  dedurre  dal silenzio della mia famiglia che tutti i componenti
    biasimino la risoluzione che ho presa, ma io, signor Copperfield,  non
    mi  lascerei  mai indurre a deviare dal cammino del dovere nemmeno dal
    babbo e dalla mamma se fossero ancora in vita.
    Mi dissi convinto che ci voleva dire avanzare nella giusta direzione.
    - Pu darsi che sia un sacrificio - disse la signora Micawber - andare
    a seppellirsi in una cittadina di Cattedrale; ma senza dubbio,  signor
    Copperfield,  se  un sacrificio per me,  tanto pi lo deve essere per
    un uomo con le capacit del signor Micawber.
    - Oh! - dissi. - Allora andate in una citt di Cattedrale?
    Il signor Micawber,  che ci aveva versato intanto da bere dalla brocca
    da lavamano, rispose:
    -  Andiamo a Canterbury.  Sta di fatto,  mio caro Copperfield,  che ho
    stipulato un  accordo,  in  forza  del  quale  mi  sono  impegnato  ad
    assistere  e servire il nostro amico Heep in qualit di...  dunque per
    essere... il suo segretario di fiducia.
    Fissai a occhi spalancati il signor  Micawber,  il  quale  si  divert
    molto della mia sorpresa.
    - Mi sento in dovere di informarvi - disse con tono ufficiale - che la
    inclinazione  per gli affari,  e i prudenti suggerimenti della signora
    Micawber hanno grandemente contribuito a raggiungere questo risultato.
    Dopo che il guanto di sfida, al quale aveva alluso la signora Micawber
    in occasione di un precedente incontro,  era stato gettato in forma di
    annuncio  economico,  esso  venne  raccolto dal mio amico Heep,  e ci
    condusse alla reciproca conoscenza.  Del mio amico  Heep  -  disse  il
    signor  Micawber  -  il  quale   uomo di notevole acutezza,  desidero
    parlare con tutto il rispetto possibile.  Il mio  amico  Heep  non  ha
    fissato  una cifra molto alta per la remunerazione,  ma ha fatto molto
    per  districarmi  dalla  pressione  delle  difficolt  pecuniarie,  in
    considerazione  del  valore  delle  mie prestazioni;  e che saranno di
    valore ci posso giurare. Quel po' di capacit e di intelligenza che ho
    la ventura di possedere - disse il  signor  Micawber,  vantandosi  nel
    dare a vedere di volersi umiliare, e con l'abituale aria aristocratica
    -  saranno  dedicate al servizio del mio amico Heep.  Ho gi avuto una
    certa dimestichezza con  la  legge...  in  veste  di  imputato  in  un
    processo  civile...  e  mi  dedicher  immediatamente  allo studio dei
    "Commentari" di uno dei massimi fra i  nostri  giuristi  inglesi.  Non
    ritengo  necessario  aggiungere  che  si  tratta  del  signor  Giudice
    Blackstone.
    Questo discorso,  e infatti anche la maggior parte dei discorsi  fatti
    durante  quella  sera,  vennero ripetutamente interrotti dalla signora
    Micawber quando scopriva che il signorino Micawber stava  accovacciato
    sugli  stivali,  o si reggeva la testa con le due mani come se temesse
    di lasciarla cadere,  o per sbaglio tirava calci a Traddles  sotto  la
    tavola, o fregava i piedi l'uno contro l'altro, o li allontanava da s
    fino  a  portarli  a  una  distanza  del  tutto  contro  natura,  o si
    appoggiava di traverso sulla tavola fino a mettere  i  capelli  tra  i
    bicchieri,  o  comunque  manifestava  la irrequietezza delle membra in
    qualche altra forma incompatibile con gli  interessi  specifici  della
    compagnia;  nonch dal fatto che il signorino Micawber accoglieva tali
    osservazioni  con  risentimento.   Intanto  io  continuavo  a   essere
    sbalordito dalle rivelazioni del signor Micawber,  e a chiedermi quale
    significato potessero  avere,  fino  al  momento  in  cui  la  signora
    Micawber richiam la mia attenzione riprendendo il filo del discorso.
    -  Ci che specialmente esigo dal signor Micawber - disse la signora -
      che,  mio  caro  signor  Copperfield,  dedicandosi  a  questo  ramo
    secondario della legge,  non perda di vista la possibilit di giungere
    infine alla cima dell'albero.  Sono persuasa che il  signor  Micawber,
    prestando  attenzione  a una professione tanto adatta alle sue fertili
    risorse,  e  alla  sua  facilit  di  parola,   debba  necessariamente
    distinguersi.  Ora,  per esempio,  signor Traddles, - disse la signora
    Micawber con tono di grande profondit - potr  diventare  Giudice,  o
    diciamo pure anche Cancelliere.  Mi dica,  un individuo che accetta un
    incarico quale quello che il signor Micawber sta per intraprendere  si
    pone forse fuori dell'ambito di queste possibilit?
    -  Mia cara,  - s'intromise il signor Micawber,  il quale tuttavia non
    tralasci di lanciare egli pure un'occhiata interrogativa a Traddles -
    avremo tempo di considerare in seguito questi argomenti.
    - Micawber! - essa protest. - No!  I tuoi errori nella vita avvengono
    sempre  perch non guardi abbastanza lontano.  Sei tenuto,  per dovere
    verso la tua famiglia,  se non per dovere verso te stesso,  a spingere
    il  tuo sguardo sino al punto estremo dell'orizzonte verso il quale le
    tue doti ti potranno condurre.
    Il signor Micawber tossicchi,  e bevve il suo "ponce" con un'aria  di
    grande soddisfazione...  e sempre fissando Traddles, come in attesa di
    sentire la sua opinione.
    - Ecco,  signora Micawber,  - disse Traddles,  volendole rivelare  con
    bont  la  verit  intera  - il fatto nudo e semplice,  voglio dire il
    fatto effettivamente prosaico, vede...
    - Proprio cos  -  disse  la  signora  Micawber.  -  Mio  caro  signor
    Traddles,  voglio  essere  il pi possibile prosaica e letterale in un
    argomento di tale importanza.
    - ... che - disse Traddles - questo ramo della legge,  anche nel caso
    che il signor Micawber fosse un procuratore regolarmente iscritto...
    -  Proprio  cos  -  conferm  la  signora Micawber.  - (Wilkins,  non
    incrociare gli occhi, poi non sarai pi capace di raddrizzarli).
    - ...non ha nulla a che fare - seguit Traddles - con quello.  Solo un
    avvocato pu venire eletto a tali incarichi;  e il signor Micawber non
    potrebbe diventare avvocato senza avere studiato e fatto pratica  come
    studente in un tribunale per cinque anni.
    -  La seguo?  - disse la signora Micawber con la sua pi affabile aria
    di donna  pratica  di  affari.  -  Devo  intendere,  mio  caro  signor
    Traddles, che allo spirare di tale periodo il signor Micawber potrebbe
    venire eletto Giudice o Cancelliere?
    - Potrebbe! - rispose Traddles, dando al termine una grande enfasi.
    -  Grazie - disse la signora Micawber.  - Questo mi basta.  Se le cose
    stanno  cos,   e  se  il  signor  Micawber  non  rinuncia  ad  alcuna
    possibilit   con  l'accettare  il  suo  impegno  attuale,   mi  sento
    tranquilla.  Parlo - precis la signora Micawber - necessariamente  da
    donna;  ma  ho  sempre  avuto  l'idea  che il signor Micawber possieda
    quella che il mio babbo  chiamava,  quando  vivevo  a  casa  mia,  una
    mentalit giudiziaria;  e io spero che il signor Micawber stia ora per
    entrare in un campo in cui tale  sua  mentalit  potr  svilupparsi  e
    raggiungere una posizione eminente.
    Davvero  credo  che  il  signor Micawber gi si vedesse,  con l'occhio
    della sua mentalit giudiziaria,  seduto alla Camera  sul  seggio  del
    Lord  Cancelliere.  Si  pass compiaciuto la mano sul cranio calvo,  e
    ostentando rassegnazione disse:
    - Mia cara,  non vorremo anticipare  i  decreti  della  fortuna.  -  E
    aggiunse,  alludendo  alla  calvizie: - Se sar destinato a mettere la
    parrucca,  almeno all'esterno sono  gi  pronto  per  la  carica.  Non
    rimpiango  certo  i  miei capelli,  e pu anche darsi che ne sia stato
    privato per  uno  scopo  preciso.  Non  si  pu  mai  dire.  Mio  caro
    Copperfield,  mia intenzione indirizzare mio figlio verso la carriera
    ecclesiastica;  e non nego che sarei felice per lui di raggiungere una
    posizione eminente.
    - Verso la carriera ecclesiastica?  - ripetei,  mentre non smettevo di
    riflettere intorno a Uriah Heep.
    - S - rispose il signor Micawber.  - Ha una notevole voce di testa, e
    potrebbe cominciare cantando nel coro. Avere la residenza a Canterbury
    e relazioni con gente del posto gli render certo facile  approfittare
    di   ogni  posto  libero  che  si  presentasse  tra  i  coristi  della
    Cattedrale.
    Tornai  a  guardare  il  signorino  Micawber,   e  notai  che  la  sua
    espressione lasciava davvero supporre che avesse la voce subito dietro
    i sopraccigli,  come infatti risult quando, di fronte all'alternativa
    tra cantare e andare a letto,  accett di cantarci "Il  picchiare  del
    Picchio". Dopo avergli rivolte molte lodi per l'esecuzione, passammo a
    parlare  di  argomenti  generali,  e siccome ero troppo riboccante dei
    miei eroici propositi di tenere per me l'informazione sulle mie mutate
    condizioni, le rivelai ai signori Micawber.  Non so dire quanto furono
    entrambi  felici  di  apprendere  che mia zia si trovava in difficolt
    economiche, e come ci li rendesse cordiali e allegri.
    Eravamo quasi giunti all'ultimo  giro  di  "ponce",  e  mi  rivolsi  a
    Traddles  per  ricordargli  che  non  ci dovevamo separare senza prima
    augurare ai nostri amici salute,  felicit e successo nella loro nuova
    carriera.  Pregai  il  signor Micawber che ci riempisse il bicchiere e
    proposi nelle dovute forme il brindisi,  stringendo a entrambi la mano
    attraverso la tavola e baciando il signorino Micawber per solennizzare
    l'evento.  Traddles segu il mio esempio quanto al primo punto, ma non
    si ritenne amico di abbastanza lunga data per osare  di  imitarmi  nel
    secondo.
    -  Mio caro Copperfield!  - disse il signor Micawber,  alzandosi,  con
    ciascun pollice infilato in un taschino del panciotto.  - Il  compagno
    della  mia  giovinezza  (se  mi  lecito usare l'espressione) e il mio
    egregio amico Traddles  (se  mi    lecito  dargli  tale  appellativo)
    permetteranno che da parte della signora Micawber,  di me stesso e dei
    nostri rampolli io li ringrazi dei  loro  cari  auguri  nel  modo  pi
    caloroso e informale.  E' prevedibile che alla vigilia di una partenza
    che ci condurr verso una esistenza  affatto  nuova...  -  (il  signor
    Micawber  si  esprimeva come se stesse per intraprendere un viaggio di
    cinquecentomila miglia) - io offra qualche parola di commiato  ai  due
    amici  che  ho  di fronte a me.  Ma tutto quanto ho da dire in merito,
    l'ho  gi  detto.   Qualunque  sia  la  posizione  sociale  che  potr
    raggiungere  per  mezzo  della  dotta  professione della quale sto per
    diventare un indegno componente,  io mi adoperer per farvi  onore,  e
    certo  la  signora  Micawber  non  mancher  di  abbellirla.  Sotto la
    temporanea pressione di impegni pecuniari,  contratti in vista di  una
    immediata   risoluzione,   ma   rimasti   insoluti  in  forza  di  una
    combinazione di  circostanze,  mi  sono  trovato  nella  necessit  di
    adottare un travestimento (alludo agli occhiali) da cui rifugge la mia
    natura istintiva, e di appropriarmi di un cognome, del quale non posso
    rivendicare  la  legittima  propriet.  Tutto  ci  che  posso dire in
    proposito  che la nube si  dissipata dal tetro panorama,  e il  nume
    del giorno si  di nuovo affacciato sulla vetta delle montagne. Luned
    prossimo,  quando  arriver  a Canterbury con la diligenza pomeridiana
    delle quattro,  il mio piede si poser su una terra natia,  perch  io
    torner a chiamarmi Micawber!
    Al  termine  di queste parole,  il signor Micawber sedette e bevve con
    aria grave due bicchieri di "ponce",  l'uno dopo l'altro.  Poi riprese
    con molta solennit:
    -  Una  cosa  devo  ancora  eseguire prima che si perfezioni la nostra
    separazione, e cio devo compiere un atto di giustizia. In due diverse
    occasioni il mio amico signor Thomas Traddles ha messo la firma,  se
    mi  lecito usare il termine volgare, su delle cambiali per favorirmi.
    La  prima  volta  il signor Thomas Traddles venne messo,  lasciatemelo
    dire, nei guai. Nel secondo caso la scadenza non  ancora arrivata. La
    somma del primo effetto era di - precis il signor Micawber, studiando
    con attenzione le sue carte - ventitr sterline, quattro scellini, sei
    pence e mezzo;  per il secondo,  a quanto ho scritto nei miei  appunti
    intorno  a  quella transazione,  la somma  di diciotto sterline,  sei
    scellini e due pence.  L'addizione di tali cifre d un totale,  se non
    vado errato,  di quarantuno sterline,  dieci scellini,  undici pence e
    mezzo. Il mio amico Copperfield mi far forse il favore di controllare
    il totale?
    Lo feci e lo trovai esatto.
    - Lasciare questa metropoli - disse il signor Micawber -  e  anche  il
    mio  amico signor Thomas Traddles senza saldare la parte pecuniaria di
    questo obbligo avrebbe  rappresentato  per  il  mio  spirito  un  peso
    insopportabile.  Ho  quindi  preparato  per il mio amico signor Thomas
    Traddles, e tengo ora in mia mano,  un documento che realizza lo scopo
    desiderato. Mi pregio di passare al mio amico, signor Thomas Traddles,
    la  mia  cambiale  pagher per la somma di quarantuno sterline,  dieci
    scellini,  undici  pence  e  mezzo,   e  con  questo  sono  felice  di
    riacquistare  la  mia  dignit  morale,  e sapere che posso ancora una
    volta camminare a testa alta davanti ai miei simili!
    Al termine di questo indirizzo (che gli procur una forte emozione) il
    signor  Micawber  mise  nelle  mani  di  Traddles  il   suo   pagher,
    aggiungendo  che gli augurava ogni bene in tutti i settori della vita.
    Sono convinto, non solo che per il signor Micawber ci equivaleva a un
    pagamento in  contanti,  ma  che  anche  Traddles  non  ne  rilev  la
    differenza finch non ebbe il tempo di riflettervi.
    Per effetto della propria azione virtuosa,  il signor Micawber si mise
    talmente a testa alta di fronte ai suoi simili,  che mentre ci  faceva
    luce  sulle scale pareva avesse raddoppiato l'ampiezza del torace.  Ci
    separammo con grande cordialit da  parte  di  tutti;  e  quando  ebbi
    lasciato  Traddles  alla  porta del suo alloggio,  e m'incamminai solo
    verso casa,  fra le varie cose strane e contraddittorie a cui pensavo,
    mi  venne  in  mente  che,  per quanto poco scrupoloso fosse il signor
    Micawber,  gli ero debitore  di  non  avermi  mai  chiesto  denaro  in
    prestito  per  causa  probabilmente  di un compassionevole ricordo che
    serbava di me come suo giovanissimo pigionale di un tempo.  Non  avrei
    certo  avuto  il  coraggio  morale  di  rifiutargli  quanto  mi avesse
    chiesto,  e ho la certezza che egli sapeva questo (sia ricordato a sua
    lode) non meno di quanto lo sapessi io.


















    37 - UNA PICCOLA DOCCIA FREDDA.

    La  mia nuova vita durava da pi di una settimana e mi sentivo pi che
    mai forte in quelle pratiche risoluzioni  che  mi  ero  accorto  erano
    necessarie per la situazione. Continuavo a camminare sempre in fretta,
    e  in genere avevo l'impressione di fare progressi.  Mi ero imposto di
    dedicare tutte le mie forze a ogni singola cosa a cui mi applicavo.  E
    mi ridussi a perfetta vittima di me stesso. Mi venne perfino l'idea di
    sottopormi a una dieta vegetariana,  pensando vagamente che,  se fossi
    diventato un animale erbivoro, avrei offerto a Dora il mio sacrificio.
    Intanto la piccola Dora era ancora inconsapevole della  mia  disperata
    fermezza,  dato  che  nelle  mie  lettere  vi  facevo  soltanto oscuri
    riferimenti.  Ma giunse un altro sabato;  quel giorno  stesso  sarebbe
    stata  presso  la  signorina Mills,  e quando il signor Mills si fosse
    recato al  suo  circolo  del  whist  (notizia  che  mi  sarebbe  stata
    trasmessa  telegraficamente  per mezzo di una gabbia di uccelli appesa
    alla finestra centrale del salotto e visibile dalla via) sarei  andato
    a prendere il t dalla signorina Mills.
    In quel periodo ci eravamo sistemati stabilmente in Buckingham Street,
    dove il signor Dick seguitava in uno stato di perfetta felicit il suo
    lavoro  di  copista.  Mia zia aveva ottenuto una grande vittoria sulla
    signora Crupp esonerandola  dal  prestarci  servizio,  gettando  dalla
    finestra   la  prima  brocca  che  trov  collocata  sui  gradini,   e
    proteggendo di persona su e  gi  per  le  scale  una  donna  a  mezzo
    servizio  sconosciuta  alla  nostra  padrona  di casa.  Tali energiche
    misure bastarono a incutere nel petto  della  signora  Crupp  un  vero
    terrore,  inducendola  a ritirarsi nella sua cucina con l'idea che mia
    zia  fosse  pazza.   Essendo  mia   zia   assolutamente   indifferente
    all'opinione  della  signora  Crupp  e  di  chicchessia,  e  piuttosto
    favorevole che contraria a quell'idea,  la signora  Crupp,  gi  tanto
    ardita,  in  pochi  giorni divenne tanto pavida che per non incontrare
    mia zia sulle scale cercava di nascondere le sue forme massicce dietro
    a qualche porta (lasciando tuttavia in vista un ampio margine di gonna
    di flanella), o di rannicchiarsi in qualche angolo buio. Ci procurava
    a mia zia una tale indicibile soddisfazione, che ritengo si divertisse
    non poco ad andare su e gi furtivamente per le scale  con  la  cuffia
    posata  in cima al capo un po' follemente proprio nelle ore in cui era
    probabile che incontrasse la signora Crupp.
    Mia zia era estremamente ingegnosa e ordinata,  e oper tanti  piccoli
    miglioramenti   nella   nostra   organizzazione   domestica  da  darmi
    l'impressione che fossi diventato pi ricco invece che pi povero. Fra
    l'altro trasform la dispensa  in  cameretta  per  me,  e  acquist  e
    abbell  per  mio  uso  un  letto  che  durante il giorno sembrava una
    libreria quanto pu sembrarlo un letto. Ero oggetto delle sue costanti
    sollecitudini e la mia povera mamma stessa non avrebbe  potuto  amarmi
    di pi, o meglio adoperarsi per rendermi felice.
    Peggotty  si  era  ritenuta  altamente  onorata di poter contribuire a
    queste fatiche;  e sebbene conservasse nei riguardi di mia zia  ancora
    un  po'  della  vecchia  impressione di timore,  riceveva da lei tante
    dimostrazioni di incoraggiamento e di fiducia, che erano diventate due
    ottime amiche.  Ma era ormai tempo (e parlo del sabato  in  cui  sarei
    dovuto  andare  a prendere il t dalla signorina Mills) in cui sarebbe
    stato necessario che Peggotty  ritornasse  a  casa  per  sbrigare  gli
    obblighi da lei accettati nei confronti di Ham.
    - E allora addio, Barkis! - le disse mia zia. - Si conservi! Non avrei
    certo immaginato che mi sarebbe tanto rincresciuto perderla!
    Condussi  Peggotty  alla  stazione  della diligenza e la vidi partire.
    Pianse quando mi salut,  affidando alla mia  amicizia  suo  fratello,
    come  gi  aveva  fatto  Ham.  Non  avevamo  sue notizie da quando era
    partito quel pomeriggio pieno di sole.
    - E  adesso,  mio  caro  Davy,  -  disse  Peggotty  -  se  mentre  sei
    apprendista  avrai bisogno di denaro da spendere;  oppure quando avrai
    finito il tempo di prova,  mio caro,  se avrai bisogno di  denaro  per
    metterti  a  posto  (e  devi assolutamente averne bisogno in un caso o
    nell'altro,  o in tutti e due,  tesoro mio),  chi mai ha il diritto di
    chiederti  il  permesso  di  prestartelo se non io che sono la stupida
    vecchia della mia povera dolce bambina?
    Non ero cos furiosamente indipendente da non dirle che se mai  avessi
    dovuto chiedere un prestito a qualcuno l'avrei chiesto a lei. Peggotty
    avrebbe  senz'altro preferito che le avessi domandato una grossa somma
    immediatamente, ma credo che la mia promessa le abbia dato tuttavia un
    certo conforto.
    - E,  mio caro;  - mi sussurr Peggotty devi dire al tuo caro  piccolo
    angelo  che  mi  sarebbe  tanto  piaciuto  vederla  sia pure un minuto
    soltanto!  E dille che,  prima che sposi il mio ragazzo verr,  se  mi
    vorrete, per fare tutta bella la vostra casa!
    Le  risposi  che nessun altro l'avrebbe dovuta toccare,  e questo rese
    tanto felice Peggotty da far s che partisse di ottimo umore.
    Ai Commons mi stancai tutto il giorno quanto potei in  ogni  sorta  di
    modi, e di pomeriggio, all'ora stabilita, ero nella via in cui abitava
    il  signor  Mills.  Il  signor  Mills  aveva la terribile abitudine di
    addormentarsi dopo pranzo, e non era ancora uscito,  perch non vi era
    gabbia di uccelli alla finestra.
    Mi  fece tanto aspettare che sperai con fervore gli avrebbero poi dato
    al circolo una multa per quel ritardo. Usc finalmente di casa, e vidi
    la mia Dora appendere la  gabbia,  spiare  dal  balcone  per  vedermi,
    ritirarsi in fretta non appena mi vide,  mentre Jip stava dietro a lei
    e abbaiava furiosamente contro un enorme cane di macellaio  gi  nella
    via, il quale avrebbe potuto inghiottirlo come una pillola.
    Dora venne a incontrarmi all'uscio del salotto, e Jip si lanci fuori,
    rotolando  addirittura  a  forza  di ringhiare,  con l'impressione che
    fossi un bandito;  ed entrammo tutti  e  tre  pi  che  mai  felici  e
    innamorati.  Ma  ben  presto  portai la desolazione dentro il petto di
    Dora (non che ne avessi l'intenzione,  ma  ero  troppo  riboccante  di
    questo   argomento),   chiedendole,   e   senza   offrirle  la  minima
    preparazione, se avrebbe potuto amare un mendicante.
    Come rimase sbigottita la mia piccola graziosa Dora!  Le sole immagini
    che  la  parola  le  suggerivano erano quelle di una faccia ingiallita
    sotto un berretto da notte,  o un paio di stampelle,  o una  gamba  di
    legno, o un cane con una ciotola fra i denti, o altre cose del genere;
    perci rimase a fissarmi con la pi deliziosa espressione di stupore.
    - Perch mi fai una domanda cos sciocca?  - disse Dora,  facendomi il
    broncio. - Amare un mendicante!
    - Dora, mia diletta! - dissi. - Sono io il mendicante!
    - Perch sei tanto sciocchino - mi rispose Dora,  battendomi la mano -
    da  stare  qui  seduto a raccontarmi queste storie?  Dir a Jip che ti
    morda!
    Per me le sue maniere infantili erano le pi deliziose del  mondo,  ma
    era necessario che fossi esplicito, e ripetei con solennit:
    - Dora, vita mia, sono il tuo povero David rovinato!
    - Ti giuro che ti far mordere da Jip!  - disse Dora,  agitando i suoi
    riccioli. - Sei davvero ridicolo.
    Ma avevo l'aria tanto seria che Dora smise di agitare i  riccioli,  mi
    pos sulla spalla la manina tremante, e da prima ebbe l'aria ansiosa e
    spaventata,  poi si mise a piangere.  Era una cosa tremenda.  Caddi in
    ginocchio davanti al divano, accarezzandola e supplicandola che non mi
    straziasse il cuore; ma per un bel po' la povera piccola Dora non fece
    se non esclamare e ripetere: - Povera me!  Povera  me!  Che  spavento!
    Portami da Julia Mills,  va' via,  per favore, per favore! - Ero quasi
    fuori di me per l'angoscia.
    Infine dopo un'agonia di suppliche e di proteste, riuscii a far s che
    Dora mi guardasse, da prima con espressione atterrita,  che pian piano
    si addolc sino a farsi amorevole,  e poi la sua bella guancia morbida
    si appoggi alla mia.  Allora  le  dissi,  tenendola  stretta  fra  le
    braccia,  come  l'amavo,  quanto,  quanto l'amavo;  dissi che ritenevo
    giusto liberarla dal suo impegno perch  adesso  ero  povero;  ma  non
    potevo  sopportare  l'idea di perderla;  se lei non avesse avuto paura
    della povert, io non avrei avuto alcun timore perch mi sentivo forte
    e il mio cuore era  ispirato  da  lei;  gi  stavo  lavorando  con  un
    coraggio  che  solo  gli innamorati possono avere;  avevo cominciato a
    essere pratico e a scrutare l'avvenire;  dissi che un  tozzo  di  pane
    guadagnato con fatica era pi dolce di un banchetto ereditato; e dissi
    tante   altre   cose  di  identico  tenore  con  un  tale  slancio  di
    appassionata eloquenza da meravigliare anche  me,  sebbene  vi  avessi
    continuamente pensato,  giorno e notte, sin dal momento in cui mia zia
    mi aveva sorpreso.
    - Dora cara,  il tuo cuore  ancora  mio?  -  le  chiesi  affascinato,
    perch dal modo come si stringeva a me comprendevo che la sua risposta
    sarebbe stata affermativa.
    - Oh,  s !  - esclam Dora.  - Oh, s,  tutto tuo. Oh, ma non essere
    spaventoso!
    - Io spaventoso! Per la mia Dora!
    - Non parlare di essere povero e di  lavorare  tanto!  -  disse  Dora,
    stringendomi ancor pi amorosamente. - Non dirlo! No! No!
    - Adorata mia, - dissi - un tozzo di pane guadagnato...
    -  Ah,  s  -  m'interruppe Dora - ma non voglio pi sentir parlare di
    tozzi di pane!  E poi Jip deve avere ogni  giorno  a  mezzod  la  sua
    braciola di montone, altrimenti muore!
    Ero   ammaliato   dai   suoi  modi  infantili  e  seducenti.   Spiegai
    amorosamente a Dora che Jip avrebbe avuto la sua braciola  di  montone
    con  l'abituale regolarit.  Le disegnai la nostra modesta abitazione,
    resa indipendente dal  nostro  lavoro...  aggiunsi  lo  schizzo  della
    piccola casa che avevo visitata a Highgate,  con la camera per mia zia
    al primo piano.
    - Non sono spaventoso, adesso, vero, Dora? - le chiesi con tenerezza.
    - Oh,  no,  no!  - esclam Dora.  - Ma spero che tua zia rester tanto
    tempo nella sua camera. E spero che non sia una vecchia brontolona!
    Se  mi  fosse  stato  possibile amare ancora pi Dora,  sono certo che
    allora l'amavo pi che mai.  Ma sentivo che era un po'  irragionevole.
    Il  mio  ardore  cos  di  fresca  data si attenuava un pochino mentre
    trovavo tanto difficile comunicarglielo.  Tornai a provare.  Quando si
    fu  del  tutto calmata,  e stava arricciando le orecchie di Jip che le
    stava in grembo, ritornai grave e dissi:
    - Tesoro mio! Posso dirti una cosa?
    - Oh,  ti prego,  non essere pratico!  - mi supplic Dora.  -  Mi  fai
    spaventare tanto!
    -  Cuor  mio!  -  replicai.  -  Non  vi  nulla in questo perch tu ti
    spaventi.  Voglio che tu vi pensi in modo affatto diverso.  Voglio che
    ti serva di incoraggiamento e di aiuto, Dora.
    - Oh, ma  tanto orribile! - esclam Dora.
    -  No,  amor mio.  La perseveranza e la tenacia ci daranno la forza di
    sopportare cose ben peggiori.
    - Ma io non ho assolutamente forza - disse Dora,  scotendo i riccioli.
    - Jip, io ce l'ho la forza? Oh, sii buono, e d un bacio a Jip!
    Era  impossibile non dare un bacio a Jip quando me lo porgeva per tale
    scopo, stringendo lei stessa in forma di bacio la sua luminosa piccola
    bocca rosa mentre dirigeva l'operazione, insistendo che fosse eseguita
    con bella simmetria,  al centro del naso di Jip.  Feci come  mi  aveva
    ordinato  (prendendomi poi la ricompensa della mia ubbidienza),  e non
    so per quanto tempo m'incant, facendomi abbandonare l'aria grave.
    - Ma Dora, amor mio!  - dissi infine,  rifacendomi serio.  - Stavo per
    dirti una cosa.
    Perfino   il  Giudice  del  Tribunale  delle  Prerogative  si  sarebbe
    innamorato di lei se avesse visto come congiungeva le piccole  mani  e
    le alzava, pregando e supplicando che non fossi pi spaventoso.
    - Non lo sar davvero,  amor mio!  - la rassicurai. - Ma Dora, tesoro,
    se tu volessi qualche volta riflettere...  non  con  malinconia,  sai,
    tutt'altro!  ma  se  tu  qualche volta pensassi...  soltanto per farti
    coraggio... che sei fidanzata a un uomo povero...
    - No, no! Non dirlo, ti prego! - grid Dora. - E' cos terribile!
    - Anima mia, non lo  affatto! - dissi con voce allegra.  - Se qualche
    volta  tu  ci  pensassi,  e  di  tanto  in  tanto guardassi come viene
    governata la casa del tuo babbo,  e se tu cercassi di prendere un  po'
    l'abitudine... di fare il conto della spesa, per esempio...
    La  povera  piccola  Dora accolse tale suggerimento lanciando un grido
    che era un mezzo singhiozzo.
    - ...sarebbe tanto utile per noi pi tardi - continuai.  - E se tu  mi
    promettessi di leggere un piccolo... un piccolo libro di cucina che ti
    vorrei mandare,  sarebbe un'ottima cosa per noi due.  Perch il nostro
    sentiero della vita, Dora mia,  - dissi accalorandomi sull'argomento -
      duro  e  faticoso  adesso,  e  tocca a noi farlo diventare agevole.
    Dobbiamo lottare  per  farci  avanti  e  progredire.  Dobbiamo  essere
    coraggiosi.  Vi  sono  degli  ostacoli  che  dovremo affrontare,  e li
    affronteremo, e li distruggeremo!
    Stavo proseguendo velocemente,  stringendo il pugno e con il tono  pi
    entusiastico,  ma era inutile continuare.  Avevo detto abbastanza. Ero
    incorso in un nuovo errore. Oh, com'era spaventata! Oh,  dov'era Julia
    Mills! Oh, dovevo portarla da Julia Mills! E mi pregava di andare via!
    Cos  che in breve mi pareva di impazzire,  e giravo per il salotto in
    preda alla disperazione.
    Questa volta credetti di averla uccisa.  Le  spruzzai  dell'acqua  sul
    viso.  M'inginocchiai accanto a lei. Mi strappavo i capelli. Confessai
    di essere un bruto senza cuore,  un animale senza piet.  Implorai  il
    suo  perdono.  La supplicai che mi guardasse.  Frugai nella scatola da
    lavoro della  signorina  Mills  in  cerca  di  una  boccetta  di  sali
    aromatici,  ma  ero  talmente  angosciato che apersi invece l'astuccio
    d'avorio degli aghi e li sparsi tutti su Dora.  Mostrai i pugni a Jip,
    che  era  non meno agitato di me.  Commisi tutti quegli atti di follia
    che era in mio potere commettere,  e avevo  superato  ogni  limite  di
    disperazione quando la signorina Mills entr nella stanza.
    - Chi le ha fatto questo! - esclam la signorina Mills, soccorrendo la
    sua amica.
    Risposi: - Sono stato io,  signorina Mills! Io ho fatto questo! Guardi
    pure il malfattore! - o altre parole del genere... e nascosi la faccia
    tra i cuscini del divano.
    La signorina Mills pens da prima che si fosse trattato di un litigio,
    e che fossimo sull'orlo del Deserto del Sahara, ma scoperse ben presto
    come stavano le cose, perch la mia piccola affettuosa Dora cominci a
    dichiarare,  abbracciandola,  che ero un povero  lavoratore;  e  poi
    pianse per me, mi abbracci, e chiese se le permettevo che mi desse da
    tenere  tutto  il suo denaro,  e poi si gett al collo della signorina
    Mills, singhiozzando come se il suo tenero cuore si fosse spezzato.
    La signorina Mills doveva essere nata per  darci  sollievo.  In  breve
    s'inform  da  me  sull'argomento,  confort  Dora,  e  pian  piano la
    convinse che non ero un lavoratore (dal tono con  cui  avevo  parlato,
    Dora aveva forse concluso che facevo lo scaricatore del porto e andavo
    tutto  il  giorno su e gi per un'asse con una carriola)...  e cos ci
    indusse a fare la pace.  Quando fummo tornati calmi e Dora era  salita
    in  camera  per lavarsi gli occhi con acqua di rose la signorina Mills
    son il campanello per far portare il t.  In  quell'intervallo  dissi
    alla signorina Mills che era la mia migliore amica, e che il mio cuore
    avrebbe cessato di battere prima che dimenticassi la sua bont.
    Quindi  spiegai  alla  signorina Mills ci che avevo tentato con tanto
    poco successo di spiegare a Dora.  La  signorina  Mills  rispose  che,
    parlando  in generale,  la casina della gioia era migliore del pi bel
    palazzo, e che dove stava l'amore non poteva mancare nulla.
    Dissi alla signorina Mills che ci era  verissimo,  e  chi  lo  poteva
    sapere  pi  di  me,  che  amavo Dora di un amore che nessuna creatura
    mortale aveva ancora mai provato? Ma quando la signorina Mills osserv
    con tono abbattuto che per certi cuori  sarebbe  andato  benissimo  se
    cos   fosse,   dichiarai   che   le   chiedevo  licenza  di  limitare
    l'osservazione alle creature di genere maschile.
    Pregai quindi la signorina Mills di dirmi se  ritenesse  di  un  certo
    valore  pratico i consigli che ero stato ansioso di dare riguardo alla
    contabilit di casa e al libro di cucina.
    La signorina Mills rispose dopo aver alquanto riflettuto:
    - Signor Copperfield, sar sincera con lei.  Per certe nature i dolori
    e  le  prove sopperiscono alla scarsit degli anni,  e con lei io sar
    chiara come se fossi una madre badessa.  La  mia  risposta    no.  Il
    suggerimento non  adatto alla nostra Dora. La nostra carissima Dora 
    una  creatura prediletta della natura.  E' una cosa fatta di luce,  di
    aria e di gioia.  Le confesso in piena libert che se  lo  si  potesse
    dare, il consiglio potrebbe essere un bene, ma... - E detto questo, la
    signorina Mills scosse il capo.
    Dalla  frase  finale  mi sentii incoraggiato a chiedere alla signorina
    Mills se,  per amore di Dora,  e nel caso  le  fosse  stato  possibile
    cogliere  l'occasione,  avrebbe  trovato conveniente richiamare la sua
    attenzione a queste preparazioni per la vita seria. La signorina Mills
    fu tanto pronta a dirmi di s che le chiesi inoltre se  accettasse  di
    prendere  in  consegna  il libro di cucina;  e se mai fosse riuscita a
    passarlo a Dora senza spaventarla,  mi avrebbe  reso  il  massimo  dei
    favori.  La  signorina  Mills accett anche questo incarico,  ma senza
    grande entusiasmo.
    Dora torn ed era una piccola  creatura  tanto  graziosa  che  dubitai
    seriamente  che dovesse venire disturbata con argomenti tanto volgari.
    E mostrava di amarmi tanto, ed era cos attraente (specialmente quando
    voleva che Jip si alzasse sulle gambe posteriori per avere il suo pane
    tostato,  e quando finse di strofinargli quel  suo  nasino  contro  la
    teiera  bollente  per  punirlo  dato  che non le aveva ubbidito),  che
    sentii di essere una specie di mostro entrato nel nido di una fata per
    spaventarla e farla piangere.
    Dopo il t vi fu la chitarra;  e Dora torn a cantare le  stesse  care
    vecchie  canzoni  francesi intorno a quanto fosse impossibile smettere
    per alcuna ragione di danzare,  la-ra-l,  la-ra-l,  e mi  sentii  un
    mostro peggiore di prima.
    Vi  fu  una sola incrinatura nel nostro godimento,  e ci avvenne poco
    prima che mi congedassi,  quando la signorina Mills fece non so  quale
    allusione al mattino seguente,  e disgraziatamente mi lasciai sfuggire
    che, essendo molto occupato, adesso mi alzavo alle cinque. Non so dire
    se a Dora sia venuto in mente che facessi il  guardiano  notturno,  ma
    non cant e non son pi.
    Era ancora preoccupata quando la salutai, e allora mi disse con i suoi
    modi carezzevoli, quasi come se fossi la sua bambola:
    - Ma non alzarti alle cinque, brutto bambino. E' una stupidaggine.
    - Amor mio - le risposi. - Ho un lavoro da fare.
    - Ma non farlo! - ribatt Dora. - Perch dovresti farlo?
    Era  impossibile  dire  se non leggermente e giocosamente a quel dolce
    visino sorpreso che si deve lavorare per vivere
    - Oh! Com' ridicolo! - esclam Dora.
    - Come potremo vivere senza lavorare, Dora? - dissi.
    - Come? In un modo qualunque! - rispose Dora.
    Parve che pensasse di avere  definitivamente  sistemato  la  questione
    perch mi diede un piccolo bacio trionfante che le veniva direttamente
    dal suo cuore innocente,  e io nemmeno per tutto l'oro del mondo avrei
    voluto contraddirla.
    Bene!  L'amavo;  e seguitai ad amarla nel modo pi assoluto  intero  e
    completo. Ma anche se continuavo a lavorare sodo e a darmi da fare per
    non  lasciare  mai  raffreddare  nessuno  dei ferri che avevo messi al
    fuoco, talvolta la sera, quando sedevo di fronte a mia zia,  ripensavo
    a  come  una  volta avevo spaventato Dora e come sarei mai riuscito ad
    aprirmi una  strada  nella  foresta  delle  difficolt  armato  di  un
    astuccio della chitarra,  finch mi sembrava che a forza di riflettere
    la testa mi diventasse grigia.

















    38 - UNA SOCIETA' SI SCIOGLIE.

    Non lasciai che si raffreddasse la mia decisione intorno ai  dibattiti
    parlamentari.  Era  questo uno dei ferri che avevo cominciato subito a
    riscaldare,  uno di quelli che mantenni roventi e sui quali continuavo
    a  dare  colpi  di martello con una perseveranza che posso onestamente
    ammirare.  Comperai un testo  autorizzato  sulla  nobile  arte  e  sui
    misteri della stenografia (che mi cost dieci scellini e sei pence), e
    mi tuffai in un mare di perplessit che in poche settimane mi port ai
    limiti  della  pazzia.  I mutamenti interessanti il punto,  che in una
    posizione significava una cosa, e in un'altra aveva un significato del
    tutto diverso;  le meravigliose stravaganze  operate  dai  cerchi;  le
    incalcolabili conseguenze risultanti da segni simili a gambe di mosca;
    gli  effetti  tremendi di una curva collocata al posto sbagliato,  non
    solo turbavano le mie ore di veglia,  ma ricomparivano sotto  ai  miei
    occhi durante il sonno.  Quando ero riuscito a farmi strada alla cieca
    e brancolando  attraverso  queste  difficolt  e  mi  ero  impadronito
    dell'alfabeto  che  gi di per s un tempio egiziano,  si fece avanti
    un corteo di nuovi orrori chiamati caratteri  arbitrari,  ed  erano  i
    caratteri pi dispotici che avessi mai conosciuti; i quali insistevano
    nel  sostenere,  per  esempio,  che  una cosa simile all'inizio di una
    ragnatela significava attesa,  e che uno schizzo d'inchiostro a  razzo
    stesse  per  l'aggettivo  svantaggioso.  Quando  mi ebbi fissato nella
    mente questi disgraziati, scopersi che ne avevano scacciato ogni altra
    cosa;  e poi,  ricominciando tutto da capo,  li dimenticai e mentre li
    raccattavo,  lasciavo  cadere  gli  altri  frammenti del sistema;  era
    insomma quasi un'impresa da spezzare il cuore.
    Sarebbe stata del tutto straziante,  se non per  Dora,  la  quale  era
    l'appoggio  e  l'ncora della mia barca sbattuta dalla tempesta.  Ogni
    segno entro il quadro del sistema era una delle  querce  nodose  nella
    foresta  delle  difficolt,  e  io  continuavo  ad abbatterle una dopo
    l'altra con tanta  energia,  che  dopo  tre  o  quattro  mesi  ero  in
    condizione  di  compiere  un  esperimento  su  uno dei nostri migliori
    oratori dei Commons. Non potr mai dimenticare come il valente oratore
    si sia allontanato da  me  prima  ancora  che  io  avessi  cominciato,
    lasciando  la  mia stupida matita a tremolare sulla carta come colpita
    da un attacco di convulsioni!
    Cos non andava,  era chiarissimo.  Miravo troppo in alto,  e a questo
    modo  non avrei mai progredito.  Ricorsi per consiglio a Traddles,  ed
    egli propose di  dettarmi  lui  stesso  qualche  discorso  a  velocit
    moderata,  e con pause di quando in quando, adatte alla mia debolezza.
    Molto grato del suo fraterno aiuto,  accettai la proposta;  e una sera
    dopo l'altra, quasi senza interruzione e a lungo, tenemmo una sorta di
    parlamento privato in Buckingham Street, appena tornavo dalla casa del
    dottore.
    Mi piacerebbe vedere in ogni paese un parlamento come quello!  Mia zia
    e il signor Dick  rappresentavano  il  governo,  oppure  l'opposizione
    (secondo i casi),  mentre con l'aiuto dell'"Oratore" di Enfield,  o di
    un volume di discorsi parlamentari,  Traddles  pronunciava  contro  di
    loro  con  voce tonante straordinarie invettive.  In piedi vicino alla
    tavola, con il dito sulla pagina per non perdere il segno,  e agitando
    sopra la testa il braccio destro,  Traddles,  che impersonava ministri
    quali Pitt, Fox,  Sheridan,  Burke,  Canning,  lord Castlereagh,  o il
    Visconte Sidmouth,  si accendeva della pi violenta collera e lanciava
    le pi cocenti accuse di corruzione e immoralit contro mia zia  e  il
    signor  Dick,  mentre  io  sedevo  poco  lontano con il taccuino sulle
    ginocchia,  e mi affannavo a tenergli dietro con tutte le  mie  forze.
    L'incostanza  e  l'impudenza  di  Traddles non sarebbero potute venire
    superate  da  alcun  autentico  uomo  politico.   Nell'ambito  di  una
    settimana  era  favorevole a ogni tipo di politica,  e inchiodava ogni
    sorta di bandiere sugli alberi maestri di  qualunque  bastimento.  Mia
    zia,  impassibile come un vero Cancelliere dello Scacchiere,  inseriva
    di tanto in tanto qualche interruzione, esclamando: - Bravo!  o: - No!
    -  oppure:  -  Ah!  -  ogni  volta che il testo lo richiedesse,  e ci
    bastava perch  il  signor  Dick  (perfetto  gentiluomo  di  campagna)
    ripetesse  con  forza  la  stessa  cosa.  Ma  nel  corso di questa sua
    carriera parlamentare venne fatto  segno  di  tali  accuse,  e  tenuto
    responsabile  di  tali  terribili  conseguenze,  che  a momenti ne era
    seriamente preoccupato.  Credo che alla fine cominciasse a  temere  di
    avere davvero commesso qualcosa di pericoloso mirante alla distruzione
    della legislazione britannica e alla rovina del paese.
    Molte  volte  proseguivamo quei dibattiti finch l'orologio segnava la
    mezzanotte e le candele erano ridotte a  mozziconi.  Il  risultato  di
    tante  esercitazioni  fu  che  a  un  certo  punto  riuscii  a  tenere
    abbastanza  bene  il  passo  con  Traddles,   e  sarei  stato  davvero
    soddisfatto  se  avessi avuto la minima idea del significato di quelle
    mie note.  Ma quanto a leggerle dopo averle  tracciate  sarebbe  stato
    come  ricopiare  le  iscrizioni  cinesi  di  una immensa collezione di
    cassette di t,  o i caratteri dorati di  tutte  le  grosse  bottiglie
    rosse e verdi di una farmacia!
    Non mi rimaneva se non tornare indietro e rifare tutto da capo. Fu ben
    duro,  ma  indietro  tornai,  per  quanto  con  il  cuore  pesante,  e
    ricominciai faticosamente e metodicamente ad arare lo  stesso  terreno
    tedioso  con  la velocit di una lumaca,  fermandomi per esaminare con
    cura e da ogni lato ogni singolo segno,  e compiendo  gli  sforzi  pi
    disperati  per riconoscere quegli elusivi caratteri a prima vista ogni
    volta che li incontrassi. Ero sempre puntuale in ufficio,  e anche dal
    dottore;  stavo  effettivamente  lavorando  secondo il detto popolare,
    come un cavallo da tiro.
    Un giorno, recandomi come al solito ai Commons,  trovai sulla porta il
    signor Spenlow, che parlava tra s con aria estremamente seria. Poich
    soleva  lamentarsi di dolori al capo (aveva per natura il collo corto,
    e ritengo davvero che lo stringesse troppo con il colletto inamidato),
    ebbi da prima il timore che soffrisse di qualche disturbo  locale,  ma
    presto egli dissip questo mio allarme.
    In  luogo  di  rispondere con l'abituale affabilit al mio saluto,  mi
    fiss con espressione lontana e formale,  e con freddezza mi preg che
    lo  seguissi  in  un  certo  caff  che allora aveva una porta verso i
    Commons,  situato appena dentro il piccolo portico del cimitero di San
    Paolo.  Accettai  con  una  sensazione  di  acuto  disagio  e  con una
    improvvisa fitta di calore in tutto il corpo come se l'apprensione  mi
    facesse sbocciare germogli su tutta la pelle. Quando nell'uscita molto
    stretta  gli  cedetti  il  passo,  notai che teneva il capo eretto con
    atteggiamento di alterigia decisamente ostile; e mi venne in mente che
    avesse scoperto il segreto della mia diletta Dora.
    Se non l'avessi gi intuito mentre ci dirigevamo verso il  caff,  non
    avrei  mancato  di rendermene conto quando lo seguii in una stanza del
    piano superiore e vi trovai la signorina Murdstone sullo sfondo di una
    credenza sulla quale stavano vari bicchieri capovolti  con  sopra  dei
    limoni,  e  un  paio  di  quelle  straordinarie scatole tutte angoli e
    rientranze che servivano per infilarvi le posate e che, fortunatamente
    per l'umanit, sono ormai in disuso.
    La signorina Murdstone mi porse la punta delle gelide dita  e  sedette
    rigidamente  severa.  Il  signor Spenlow chiuse l'uscio,  m'invit col
    gesto a sedere, e rimase in piedi sul tappeto di fronte al caminetto.
    - Signorina Murdstone,  - disse il signor Spenlow - abbia la  cortesia
    di mostrare al signor Copperfield ci che tiene nella borsetta.
    Credo  fosse  la  stessa  identica  borsa  a  rete con il fermaglio di
    acciaio della mia infanzia,  che aveva lo scatto simile  a  un  morso.
    Stringendo  le  labbra  per  accompagnare  lo  scatto,   la  signorina
    Murdstone aperse la borsetta,  aprendo contemporaneamente  un  po'  la
    bocca,  e  ne  trasse  la  mia  ultima  lettera a Dora,  riboccante di
    espressioni di devoto affetto.
    - E' la sua calligrafia,  signor Copperfield,  non  vero?  - disse il
    signor Spenlow.
    Mi sentivo ardere, e quando risposi la voce che udii era molto diversa
    dalla mia. Dissi: - S, signore.
    -  Se  non  sbaglio  -  disse  il signor Spenlow,  mentre la signorina
    Murdstone toglieva dalla borsetta un pacchetto di lettere  legato  con
    un  graziosissimo  nastro azzurro - anche queste,  signor Copperfield,
    sono di sua mano.
    Le presi dalla mano di lei con una sensazione di angoscia, e dando una
    occhiata alle frasi iniziali che  dicevano  Mia  dilettissima  Dora,
    Mio  amatissimo angelo,  Benedetta mia per sempre,  e altre parole
    simili, arrossii profondamente e accennai di s.
    - No,  grazie!  - disse il signor Spenlow con freddezza,  quando  feci
    meccanicamente il gesto di ridargliele.  - Non voglio che se ne privi.
    Signorina Murdstone, abbia la bont di continuare!
    Quella gentile creatura,  dopo avere per un momento riflettuto con gli
    occhi  al  tappeto,  pronunci  con  molta  arida  unzione il seguente
    discorso:
    - Devo confessare di avere avuto da qualche tempo dei  sospetti  sulla
    signorina Spenlow a proposito di David Copperfield. Avevo osservato la
    signorina Spenlow e David Copperfield quando s'erano incontrati per la
    prima  volta,  e  l'impressione  che  ricevetti non fu favorevole.  La
    malvagit del cuore umano  tale che...
    - Le sar grato,  signora,  - la interruppe il signor Spenlow se vorr
    attenersi ai fatti.
    La  signorina  Murdstone  abbass  gli occhi,  scosse il capo come per
    protestare contro l'inopportuna interruzione,  e  con  altera  dignit
    riprese:
    -  Dato  che  mi  devo  limitare  ai fatti,  li esporr con la massima
    secchezza. Forse questo risulter un modo di procedere accettabile. Ho
    gi detto,  signore,  di avere nutrito dei  sospetti  sulla  signorina
    Spenlow,  e da qualche tempo, a proposito di David Copperfield. Ho pi
    volte cercato di corroborare i miei sospetti con  prove  decisive,  ma
    senza  risultato.  Avevo quindi evitato di parlarne con il padre della
    signorina Spenlow - e a questo punto fiss con severit  l'interessato
    -  ben  sapendo  come  in  casi  del  genere vi sia di solito ben poca
    disposizione all'adempimento coscienzioso del dovere.
    Il signor Spenlow parve intimidito dalla  signorile  durezza  di  modi
    della signorina Murdstone, e con un breve gesto conciliante della mano
    mostr di deprecare tanta severit.
    -  Al  mio ritorno da Norwood,  dopo l'assenza dovuta al matrimonio di
    mio fratello - riprese a dire con voce sdegnosa la signora Murdstone -
    e al ritorno della signorina Spenlow dalla visita all'amica  signorina
    Mills,  pensai  che  il comportamento della signorina Spenlow mi desse
    ancor pi di  prima  dei  motivi  di  sospetto.  Perci  osservai  con
    attenzione la signorina Spenlow.
    Cara,  tenera,  piccola Dora,  tanto inconsapevole dell'occhio di quel
    drago.
    - Tuttavia - continu la signorina Murdstone - non ebbi  alcuna  prova
    sino a ieri sera.  Mi pareva che la signorina Spenlow ricevesse troppe
    lettere dall'amica signorina Mills;  ma essendo la signorina Mills  la
    sua  intima  amica per approvazione del padre - (un altro colpo questo
    per il signor Spenlow) - non mi sarebbe stato lecito  interferire.  Se
    non  mi    permesso alludere alla naturale depravit del cuore umano,
    potr almeno...  dovr anzi essere in grado almeno di alludere  a  una
    fiducia mal riposta.
    Con tono di scuse il signor Spenlow mormor il suo consenso.
    -  Ieri  pomeriggio dopo l'ora del t - disse la signorina Murdstone -
    notai il cagnolino che saltava,  si rotolava e ringhiava nel  salotto,
    giocando con qualcosa.  Dissi alla signorina Spenlow: Dora,  che cosa
    ha in bocca il cane? Un pezzo di carta!.  Subito la signorina Spenlow
    mise  la  mano  nel  corsetto,  diede improvvisamente un grido e corse
    verso il cane. M'interposi e dissi: Dora, amor mio, permetti.
    Oh, Jip, miserabile cagnolino, questa sciagura era dunque opera tua!
    - La signorina  Spenlow  cerc  -  disse  la  signorina  Murdstone  di
    corrompermi  con  baci,  scatole  da lavoro e piccoli gioielli,  ma su
    questo naturalmente vogliamo sorvolare.  Quando mi avvicinai,  il cane
    si nascose sotto il divano e potei farlo uscire solo con grande fatica
    e con l'aiuto dell'attizzatoio.  Ma anche fuori di l teneva ancora la
    lettera in bocca, e quando tentai di togliergliela con grande pericolo
    che mi mordesse,  la tenne tanto ostinatamente  stretta  da  lasciarsi
    levare in aria appeso al foglio.  Finalmente me ne impossessai. Subito
    dopo averlo scorso accusai la signorina Spenlow di avere  molte  altre
    lettere  di quel tenore,  e finalmente ottenni da lei il pacchetto che
    si trova adesso nelle mani di David Copperfield.
    A questo punto tacque, e fatto scattare il fermaglio della borsetta, e
    avendo chiusa di colpo la bocca,  ebbe tutta l'aria di chi pu  venire
    spezzato, ma non mai piegato.
    -  Signor  Copperfield,  - disse rivolto a me il signor Spenlow lei ha
    sentito la signorina Murdstone.  Ora le chiedo se ha qualcosa da  dire
    in risposta.
    Avevo  davanti  agli  occhi  il  quadro  del bellissimo tesoro del mio
    cuore, della mia bimba che piangeva e singhiozzava per tutta la notte,
    sola, spaventata e infelice,  dopo avere pregato e supplicato la donna
    dal  cuore  di pietra che la perdonasse...  dopo averle invano offerto
    baci,  scatole da lavoro  e  ninnoli...  in  preda  a  tanta  dolorosa
    angustia,  e  tutto  per  colpa  mia...  e tali immagini danneggiarono
    parecchio la poca dignit che ero in grado di mostrare.  Temo di avere
    addirittura  tremato  per  qualche  momento,  sebbene  facessi del mio
    meglio per padroneggiarmi.
    - Non vi  nulla che io possa dire, signore,  - risposi - salvo che il
    biasimo va tutto a me. Dora...
    - La signorina Spenlow, prego - disse il padre con tono solenne.
    -  ...venne  indotta  e convinta da me - dissi,  lasciando da parte la
    fredda designazione - a consentire  a  questo  sotterfugio,  e  me  ne
    rammarico amaramente.
    -  Signor  mio,  lei    molto  da biasimare - disse il signor Spenlow
    camminando avanti e indietro sul tappeto,  e dando enfasi  a  ci  che
    diceva  con  tutta  la  persona invece che con la sola testa,  a causa
    della rigidit del  colletto  e  della  schiena.  -  Lei  ha  commesso
    un'azione furtiva e sconveniente, signor Copperfield. Quando introduco
    nella  mia  casa  un  gentiluomo,  e non importa che abbia diciannove,
    ventinove o novant'anni,  lo ricevo concedendogli la mia  fiducia.  Se
    abusa della mia fiducia,  egli commette un'azione disonorevole, signor
    Copperfield.
    - Me ne rendo conto, signore,  sia certo - risposi.  - Ma non l'ho mai
    pensato prima di ora. Amo talmente la signorina Spenlow...
    -  Bah!  Sciocchezze!  -  disse facendosi rosso il signor Spenlow.- La
    prego,  signor Copperfield,  di non dirmi in faccia che  lei  ama  mia
    figlia!
    - Potrei difendere la mia condotta se non glielo dicessi,  signore?  -
    replicai con umilt.
    - Pu forse difendere la sua condotta dicendolo?  - ribatt il  signor
    Spenlow,  fermandosi  in  tronco sul tappeto.  - Ha considerato la sua
    et,  signor Copperfield,  e l'et di mia figlia?  Ha tenuto conto  di
    cosa  volesse dire mettere in pericolo la confidenza che deve esistere
    tra mia figlia e me?  Ha considerato la posizione di mia figlia  nella
    societ,  i  progetti  che  posso  avere  per  il suo avanzamento,  le
    intenzioni testamentarie che posso avere  nei  confronti  di  lei?  Ha
    considerato qualcosa, signor Copperfield?
    -  Molto  poco,  temo,  signore  -  risposi,  parlandogli con tutto il
    rispetto e il dolore che provavo.  - Ma la prego di  credermi  che  ho
    preso  in  considerazione la situazione in cui sono venuto a trovarmi.
    Quando ne parlai con lei, signore, eravamo gi fidanzati...
    - La prego! - esclam il signor Spenlow,  rassomigliando pi che mai a
    un  Pulcinella mentre batteva energicamente una mano contro l'altra (e
    nonostante la mia disperazione non potei fare a meno  di  notarlo).  -
    Non mi parli assolutamente di fidanzamenti, signor Copperfield!
    L'imperturbabile  signorina  Murdstone si fece viva con una brevissima
    risata sprezzante.
    - Signore,  - cominciai,  intendendo evitare l'espressione che gli era
    insopportabile  -  quando  le spiegai il cambiamento intervenuto nelle
    mie condizioni,  questo sotterfugio in cui ho la  disgrazia  di  avere
    indotto  la signorina Spenlow a entrare era gi iniziato.  Dal momento
    in cui mi sono  trovato  nella  nuova  situazione  ho  impegnato  ogni
    energia,  ho compiuto ogni sforzo per migliorarla.  Sono certo che con
    il tempo la potr migliorare. Non vuole concedermi del tempo... un bel
    po' di tempo? Siamo entrambi cos giovani, signore...
    -  Lei  ha  ragione  -  m'interruppe  il  signor   Spenlow,   chinando
    ripetutamente  il  capo,  e  facendo un gran cipiglio - siete entrambi
    molto giovani.  Sono tutte sciocchezze.  Facciamola finita con  queste
    sciocchezze.  Porti via queste lettere e le getti nel fuoco. Mi dia le
    lettere della signorina Spenlow e le getter io nel fuoco, e sebbene i
    nostri futuri rapporti si limiteranno,  badi  bene,  agli  affari  dei
    Commons, saremo d'accordo di non accennare pi al passato. Via, signor
    Copperfield,  il  buon  senso  non  le  manca:  il  solo comportamento
    ragionevole  questo.
    No. Non poteva pensare di trovarmi d'accordo. Mi rincresceva molto, ma
    vi erano considerazioni pi alte del buon senso.  L'amore era  pi  in
    alto  di  ogni  terrena  considerazione,   e  io  amavo  Dora  fino  a
    idolatrarla, e Dora mi amava. Non dissi esattamente questo,  cercai di
    addolcire  il  pi  possibile  l'idea,  ma la lasciai intendere,  e su
    questo ero risoluto.  Non credo di essermi reso molto ridicolo,  ma so
    che fui risoluto.
    - Benissimo,  signor Copperfield, - disse il signor Spenlow - e allora
    cercher di convincere mia figlia.
    La signorina Murdstone pales con un  suono  espressivo,  un  profondo
    respiro,  che  non era un sospiro e nemmeno un gemito,  ma partecipava
    dei due,  che secondo il suo parere egli avrebbe dovuto far questo fin
    da principio.
    -  Devo  tentare  -  disse  il  signor  Spenlow,  confortato da questo
    appoggio - di esercitare  la  mia  influenza  su  mia  figlia.  Signor
    Copperfield,  lei  rifiuta  di  prendere  queste lettere?  - mi chiese
    poich le avevo posate sulla tavola.
    S.  Gli dissi che speravo non lo ritenesse  un  errore,  ma  non  era
    possibile che le accettassi dalle mani della signorina Murdstone.
    - Non dalle mie? - disse il signor Spenlow.
    - No - gli risposi con il massimo rispetto; - non dalle sue.
    - Benissimo! - disse il signor Spenlow.
    Segu  un silenzio,  e io ero incerto se andare o restare.  Finalmente
    stavo movendo in silenzio verso la porta, con l'intenzione di dire che
    forse avrei meglio interpretato il suo desiderio  ritirandomi,  quando
    egli disse con un tono che dovrei dopo tutto definire molto devoto,  e
    ficcandosi le mani in tasca, dove riusciva appena appena a infilarle:
    - E' probabile che lei si renda conto,  signor  Copperfield,  che  non
    sono  del  tutto  privo di beni di fortuna,  e che mia figlia  la mia
    parente pi stretta e pi cara.
    Mi affrettai a rispondergli di sperare che l'errore in cui ero  caduto
    per  la  natura  disperata del mio amore non lo inducesse a giudicarmi
    anche venale.
    - Non alludo alla questione  sotto  questa  luce  -  disse  il  signor
    Spenlow.  - Sarebbe meglio per lei e per tutti se fosse venale, signor
    Copperfield...   voglio  dire  se  lei  fosse  pi  prudente  e   meno
    influenzato  da  tutte  queste  sciocchezze  giovanili.   No.   Voglio
    semplicemente dire,  da un punto di vista assolutamente  diverso,  che
    lei  si  rende  probabilmente conto del fatto che possiedo dei beni da
    lasciare a mia figlia.
    Lo immaginavo senza dubbio.
    -  E  lei  potr  immaginare  -  disse  il  signor  Spenlow  -  avendo
    l'esperienza  di  quanto vediamo qui ai Commons ogni giorno intorno ai
    vari comportamenti negligenti e  inspiegabili  degli  uomini  rispetto
    alle  loro  volont  testamentarie,  fra  tutti  gli argomenti proprio
    quello pi rivelatore della maggiore  incostanza  umana,  che  le  mie
    siano gi state prese?
    Chinai la testa assentendo.
    -  Non  permetterei mai - disse il signor Spenlow con evidente aumento
    di sentimenti devoti,  e scotendo lentamente  il  capo,  appoggiandosi
    alternativamente  sui  talloni  e  sulla  punta dei piedi - che le mie
    giuste disposizioni in favore di mia figlia venissero  influenzate  da
    una piccola follia giovanile quale  questa. Pura follia. Una semplice
    sciocchezza.  Fra  pochissimo  tempo  non peser pi di una piuma.  Ma
    potrei, dico potrei,  se questa sciocca faccenda non venisse del tutto
    e  completamente abbandonata,  lasciarmi indurre in qualche momento di
    ansia a proteggerla,  e a circondarla di protezioni  contro  un  passo
    tanto sciocco quale sarebbe il matrimonio. Ebbene, signor Copperfield,
    spero che lei non mi metter nelle condizioni di dover riaprire, fosse
    pure  per  un  quarto  d'ora,  una pagina ormai chiusa del libro della
    vita, e turbare, anche solo per un quarto d'ora,  certe gravi faccende
    ormai da tempo sistemate.
    Vi era in lui un'aria di tale serenit,  tranquillit,  quasi di calmo
    tramonto  che  mi  commosse  addirittura.   Era  tanto   in   pace   e
    tranquillo...   evidentemente   credeva   di   avere   tanto   bene  e
    ordinatamente sistemato i propri affari...  che mentre li  contemplava
    sembrava  commosso.  Credo addirittura di avergli visto spuntare negli
    occhi qualche lagrima per l'emozione che il  coinvolgimento  in  tutto
    questo suscitava in lui.
    Ma  che  cosa  avrei  potuto fare?  Non potevo rinnegare Dora e i miei
    affetti.  Quando mi disse che era meglio prendessi una  settimana  per
    riflettere  su  quanto aveva detto,  come avrei potuto dire che non mi
    sarebbe bastata una  settimana  perch  sapevo  benissimo  che  nessun
    numero di settimane avrebbero avuto alcun effetto su un amore qual era
    il mio?
    - Intanto ne parli con la signorina Trotwood,  o con altri che abbiano
    esperienza della vita - disse  il  signor  Spenlow,  aggiustandosi  la
    cravatta  con  ambo le mani.  - Prenda una settimana di tempo,  signor
    Copperfield.
    Mi sottomisi all'ordine,  e con espressione  che  manifestasse  quanto
    meglio  possibile la mia angosciata e disperata costanza,  uscii dalla
    stanza.  I pesanti sopraccigli della signorina Murdstone mi  seguirono
    fino alla soglia,  e dico i sopraccigli invece degli occhi, perch tra
    i suoi lineamenti avevano un'importanza molto maggiore...  vidi che mi
    fissava  esattamente  come gi in un tempo lontano,  quasi alla stessa
    ora del mattino nel nostro salottino di Blunderstone,  tanto che avrei
    potuto immaginare di avere ancora sbagliato nel recitare le lezioni, e
    che  il  peso  mortale  da  cui il mio spirito era oppresso fosse quel
    vecchio e orribile sillabario con le  incisioni  ovali,  cio  in  una
    forma  che  alla  mia  infantile  immaginazione era simile a quella di
    lenti da occhiali.
    Quando arrivai in ufficio e dopo essermi riparato il viso con le  mani
    dalla  curiosit  di Tiffey e degli altri,  sedetti allo scrittoio nel
    mio angolo personale,  e presi a riflettere sul terremoto che mi aveva
    travolto  cos  inaspettatamente,  e  a  inveire  contro Jip con tutta
    l'amarezza che avevo nell'anima,  finendo per affondare  in  una  tale
    condizione  di  pena  per  Dora  che mi meraviglio di non avere subito
    ripreso il cappello per correre follemente fino a Norwood. Il pensiero
    che la spaventassero  e  la  facessero  piangere  mentre  io  non  ero
    presente per confortarla mi riusc talmente tormentoso da costringermi
    a  scrivere una lettera appassionata al signor Spenlow,  supplicandolo
    di non fare ricadere su di  lei  le  conseguenze  del  mio  spaventoso
    destino.  Lo  imploravo di risparmiare la sua delicata indole,  di non
    schiacciare un fiore tanto delicato...  insomma lo apostrofai come se,
    da  quanto ora ricordo,  invece di essere il padre di Dora fosse stato
    un orco,  o il drago dell'antica ballata di Wantley.  Sigillai  questa
    lettera e gliela posai sullo scrittoio,  dove l'avrebbe trovata al suo
    ritorno;  e quando ritorn vidi attraverso l'uscio  socchiuso  che  la
    prendeva e la leggeva.
    Non  vi  fece  allusione durante l'intera mattina,  ma nel pomeriggio,
    prima  che  uscissi  mi  chiam  per  dirmi  che  non  dovevo  affatto
    preoccuparmi  della felicit di sua figlia.  Disse di averle detto che
    era una sciocchezza bella e buona,  e di non  avere  altro  da  dirle.
    Riteneva  di essere un padre indulgente (lo era infatti),  e sul conto
    di lei potevo risparmiarmi ogni pensiero ansioso.
    - Signor Copperfield,  - dichiar - se lei insister nel voler  essere
    irragionevole  od ostinato,  pu darsi che mi ponga nella necessit di
    mandare ancora mia figlia all'estero per un  altro  trimestre;  ma  ho
    troppo  fiducia  in lei.  Spero che fra pochi giorni ragioner meglio.
    Quanto alla signorina Murdstone (poich nella lettera avevo  alluso  a
    lei) - ho rispetto per la vigilanza che esercita,  e le sono grato, ma
    le  ho   dato   ordine   di   evitare   assolutamente   di   ritornare
    sull'argomento.  Signor Copperfield, il mio solo desiderio  che tutto
    venga dimenticato. Tutto ci che lei, signor Copperfield, ha il dovere
    di fare,  di dimenticarsene.
    Dimenticare tutto!  Nel biglietto che indirizzai alla signorina  Mills
    parlai  con  amarezza  di questo ordine.  Tutto ci che avevo da fare,
    dissi con lugubre sarcasmo,  era dimenticare Dora.  Tutto qui,  e  che
    cos'era  poi?  Supplicai  la  signorina Mills di ricevermi quella sera
    stessa.  Se ci non poteva avvenire con l'approvazione e  l'aiuto  del
    signor   Mills,   invocavo  da  lei  la  possibilit  di  un  incontro
    clandestino nel retrocucina dove si trovava il rullo  stirabiancheria.
    La  informai  che  mi  sentivo  vacillare  la ragione nel cervello,  e
    soltanto lei stessa,  la signorina Mills,  poteva evitarne  il  crollo
    finale.  Mi firmai follemente suo,  e nel rileggere la missiva prima
    di farla recapitare da un fattorino,  non potei far a  meno  di  avere
    l'impressione che fosse composta in uno stile alquanto simile a quello
    del signor Micawber.
    Ci  nonostante  la  spedii.  Di  sera  mi  recai  all'indirizzo della
    signorina Mills,  e presi a passeggiare  avanti  e  indietro  fino  al
    momento  in  cui  venne  a  prendermi  furtivamente la cameriera della
    signorina  Mills,   e  mi   condusse   all'ingresso   secondario   del
    retrocucina.  Ho  in  seguito  avuto  motivo  di  credere che nulla mi
    avrebbe impedito di entrare dalla porta principale e  venire  ricevuto
    nel  salotto,  salvo la passione che la signorina Mills nutriva per le
    cose romantiche e misteriose.
    In quel retrocucina mi diedi a delirare come  si  confaceva  alle  mie
    circostanze.  Immagino  di  essere  andato l per fare la figura dello
    sciocco,  e sono certo di esservi  riuscito  benissimo.  La  signorina
    Mills  aveva  gi  ricevuto  da  Dora  un  breve  biglietto  in cui la
    supplicava di recarsi da lei. Ma la signorina Mills dubitava di essere
    bene accetta alle supreme autorit, perci non era ancora partita come
    richiesto,  ed eravamo quindi tutti abbandonati per  quella  notte  in
    pieno  deserto del Sahara.  La signorina Mills possedeva una magnifica
    riserva di parole,  e le piaceva servirsene eloquentemente.  E sebbene
    unisse  le sue lagrime alle mie,  non potei fare a meno di pensare che
    le nostre afflizioni le recassero un sia  pur  doloroso  piacere.  Per
    cos  dire,  le accarezzava e le utilizzava al massimo.  Disse che una
    profonda voragine si era spalancata fra  Dora  e  me,  e  che  l'amore
    l'avrebbe  potuta  valicare soltanto con il suo arcobaleno.  In questo
    duro mondo era  necessario  che  l'amore  soffrisse;  ci  era  sempre
    avvenuto,  e  sarebbe  avvenuto in futuro.  Ma non fa nulla,  disse la
    signorina Mills.  I cuori imprigionati dalle  ragnatele  si  sarebbero
    infine liberati, e allora sarebbe esploso l'amore vendicatore.
    Era  una  piccola  consolazione,  ma  la signorina Mills non intendeva
    incoraggiare alcuna vana speranza.  Mi  rese  ancor  pi  infelice  di
    quanto  fossi  stato  e  le  dissi  (glielo  dissi con la pi profonda
    gratitudine) che era una vera amica.  Decidemmo che andasse da Dora il
    mattino seguente di buon'ora,  e che trovasse il modo, con gli sguardi
    o con le parole, di rassicurarla intorno alla mia devozione e alla mia
    infelicit.  Ci separammo sopraffatti dal  dispiacere;  credo  che  la
    signorina  Mills  avesse  ricavato  dalla  mia  visita  un grandissimo
    godimento.
    Di ritorno a casa mi confidai con mia zia,  e nonostante tutto ci che
    mi pot dire,  andai a letto disperato.  Mi alzai disperato,  e sempre
    disperato uscii di casa.  Era sabato mattina,  e mi recai direttamente
    ai Commons.
    Giunto  in  vista  dell'ingresso  all'ufficio,  mi stupii nel vedere i
    fattorini che parlavano tra loro fuori della  porta,  e  sei  o  sette
    persone  che  stavano  a  guardare  le finestre chiuse.  Mi affrettai,
    passai tra loro,  meravigliandomi del modo come  tutti  mi  fissavano,
    entrai senza fermarmi.
    Gli scrivani erano al loro posto,  ma nessuno faceva nulla. Il vecchio
    Tiffey,  forse per la prima volta della sua vita,  stava seduto su uno
    sgabello che non era il suo,  e non aveva appeso il cappello al solito
    posto.
    - E' una tremenda disgrazia,  signor Copperfield!  -  disse  vedendomi
    entrare.
    - Che cosa c'? - esclamai. - Che cosa  successo?
    - Non lo sa? - grid Tiffey, e tutti mi si fecero intorno.
    - No! - dissi, guardandoli l'uno dopo l'altro.
    - Il signor Spenlow - disse Tiffey.
    - Che cosa gli  successo?
    - E' morto!
    Mi  parve  che  la  stanza  oscillasse,  non che fossi io a vacillare,
    mentre uno scrivano mi sorreggeva.  Mi fecero sedere su una  seggiola,
    mi  slacciarono  la cravatta,  mi portarono dell'acqua.  Non so quanto
    tempo ci volle.
    - Morto? - dissi.
    - Ieri aveva pranzato in citt,  e ritornava guidando  lui  stesso  la
    carrozza  -  disse  Tiffey - avendo mandato a casa il cocchiere con la
    diligenza, come faceva qualche volta, sa bene...
    - E poi?
    - La carrozza arriv a casa senza di lui.  I cavalli si  fermarono  al
    cancello della rimessa.  Lo stalliere  uscito con la lanterna.  Nella
    carrozza non vi era nessuno.
    - I cavalli avevano preso la mano?
    - Non erano accaldati - rispose Tiffey,  inforcando  gli  occhiali.  -
    Voglio  dire,  non pi accaldati che se avessero viaggiato alla solita
    velocit.  Le redini erano rotte,  ma erano state trascinate a  terra.
    Subito  si  destarono tutti nella casa e tre uomini tornarono indietro
    lungo la strada. Lo trovarono a un miglio di distanza.
    - A pi di un miglio,  signor Tiffey - lo  corresse  uno  dei  giovani
    commessi.
    -  Davvero?  Credo  abbia  ragione  lei - disse Tiffey.  - A pi di un
    miglio,  poco lontano dalla chiesa,  mezzo sul margine della strada  e
    mezzo gi, coricato sulla faccia. Nessuno pu sapere se sia caduto per
    un  malore,  o  se  sia  sceso  sentendosi  male prima che gli venisse
    l'attacco... e nemmeno se era gi morto quando l'hanno trovato, bench
    non c' dubbio che fosse incosciente...  se pure respirava ancora,  di
    certo non ha parlato.  Vi fu l'assistenza medica appena possibile,  ma
    era inutile.
    Non so dire in quale stato d'animo mi avesse gettato  questa  notizia.
    Il  colpo  nell'apprendere  che  un  tale  evento  fosse accaduto cos
    all'improvviso e per di pi a una persona con cui mi  ero  trovato  in
    disaccordo...  il  vuoto spaventoso nella stanza che fino a poco prima
    egli aveva occupata,  in cui pareva che  la  poltrona  e  il  tavolino
    stessero  ad  attenderlo,  e i suoi scritti del giorno prima che erano
    come  la  presenza  di  fantasmi...  l'indefinibile  impossibilit  di
    separarlo  dal  luogo,  e  la sensazione,  ogni volta che si apriva la
    porta,  di vederlo arrivare...  Io strano silenzio e  la  mancanza  di
    attivit  dell'ufficio,  e  l'insaziabile  gusto  con cui il personale
    parlava dell'evento,  e la gente estranea che seguit ad andare  tutto
    il   giorno  avanti  e  indietro  e  si  riempiva  la  bocca  parlando
    dell'argomento... sono tutte cose facili da immaginare. Ci che non so
    descrivere  come nel  pi  intimo  recesso  del  cuore  provassi  una
    segreta  gelosia  anche  della morte.  Era come se con la sua forza mi
    scacciasse dal posto che avevo occupato nei pensieri di Dora. Come se,
    in un modo confuso che non so tradurre in parole, le invidiassi il suo
    dolore.  Non mi dava pace il pensiero che essa piangesse con altri,  e
    da altri venisse confortata.  Provavo il violento e avido desiderio di
    scacciare da lei chiunque all'infuori di me  volendo  essere  per  lei
    l'unico  tutto  anche  in quello che per lei era forse il peggiore dei
    momenti.
    In  preda  a  tale  turbamento   dell'animo   (che   spero   non   sia
    esclusivamente  mio,  ma  noto  anche  ad altri),  corsi quel giorno a
    Norwood, e presentandomi alla porta,  e avendo saputo da una domestica
    che  la  signorina  Mills  era l,  indussi mia zia a indirizzarle una
    lettera che scrissi io stesso.  Mi dicevo sinceramente addolorato  per
    la  morte inattesa del signor Spenlow,  e infatti stavo piangendo.  La
    supplicavo che dicesse a Dora,  se Dora era  in  condizione  di  darle
    ascolto,  che  suo  padre  mi aveva parlato con grandissima cortesia e
    stima;  e che al nome di lei non  aveva  unito  nulla  che  non  fosse
    espressione di tenerezza,  e nemmeno una sola parola di rimprovero. So
    che dicevo questo spinto dall'egoismo,  volendo che le parlasse di me;
    ma  cercavo insieme di credere che fosse un atto di giustizia verso la
    memoria del padre. Forse lo credevo davvero.
    Il  giorno  seguente  mia  zia  ricevette  poche  righe  di  risposta,
    indirizzate a lei,  ma rivolte a me.  Dora era oppressa dal dolore,  e
    quando l'amica le aveva chiesto  se  doveva  mandarmi  il  suo  saluto
    affettuoso, non aveva fatto che gridare, come gridava continuamente: -
    Oh, babbo caro! oh, povero babbo mio! - ma non aveva risposto di no, e
    questo mi fu di grandissimo conforto.
    Il signor Jorkins, che dopo l'evento era stato sempre a Norwood, torn
    dopo  alcuni  giorni in ufficio.  Lui e Tiffey si chiusero insieme per
    qualche minuto a parlare,  poi Tiffey si affacci all'uscio e mi  fece
    cenno di entrare.
    - Oh!  - disse il signor Jorkins.  - Signor Copperfield, ora il signor
    Tiffey  e  io  esamineremo  lo  scrittoio,  i  cassetti  e  gli  altri
    ripostigli  del  defunto  con lo scopo di sigillare tutte le sue carte
    personali e di trovare il suo  testamento.  Altrove  non  ne    stata
    trovata  alcuna  traccia.  E'  bene  che assista anche lei,  se non le
    dispiace.
    Ardevo dal desiderio di sapere qualcosa  della  posizione  in  cui  si
    sarebbe  trovata la mia Dora,  vale a dire rispetto alla tutela e cos
    via,  ed era questo un passo verso il mio scopo.  Iniziammo subito  le
    ricerche:  il  signor  Jorkins  aveva  le  chiavi dei cassetti e degli
    scrittoi, ne toglievamo tutte le carte,  mettevamo da una parte quelle
    dell'ufficio  e  da  un'altra  quelle personali,  che non erano molte.
    Eravamo molto seri,  e quando ci si imbatteva in  qualche  sigillo,  o
    portamatite,  o  anello,  o altri piccoli oggetti del genere associati
    direttamente alla sua persona, ci veniva di abbassare la voce.
    Avevamo gi sigillato vari pacchi,  e ancora lavoravamo tra la polvere
    e parlando poco,  quando il signor Jorkins applic al socio defunto le
    identiche parole che il defunto socio aveva applicate a lui, e disse:
    - Era molto difficile far deviare il signor Spenlow dalla via  che  si
    era prefissa.  Sapete bene che era cos! Tendo a pensare che non abbia
    fatto testamento!
    - Oh, ma io so che l'aveva fatto! - dissi.
    Si fermarono entrambi per guardarmi.
    - Proprio l'ultimo giorno che lo vidi - dissi - mi dichiar di  averlo
    fatto, e che i suoi affari erano sistemati da tempo.
    Il signor Jorkins e il vecchio Tiffey scossero nello stesso momento il
    capo.
    - Questo non vuol dir nulla - disse Tiffey.
    - Proprio nulla - disse il signor Jorkins.
    - Loro certo non dubitano... - cominciai.
    - Mio buon signor Copperfield!  - disse Tiffey,  appoggiandomi la mano
    sul braccio e chiudendo tutti e due gli occhi mentre scoteva il  capo.
    -  Se lei si trovasse ai Commons da tanto tempo come me,  saprebbe che
    non esiste argomento sul quale gli uomini siano cos incostanti  e  su
    cui diano cos poco affidamento.
    - Ma che Dio la benedica! - insistetti. - Lui stesso mi aveva detto la
    stessa cosa.
    -  E  questo  mi  sembra quasi conclusivo - osserv Tiffey.  - Secondo
    me... niente testamento.
    Mi pareva una  cosa  stranissima,  eppure  risult  che  non  esisteva
    effettivamente alcun testamento. Non aveva nemmeno pensato di farlo, a
    giudicare da quanto si trov nelle carte personali,  perch non vi era
    alcun accenno,  abbozzo  o  promemoria  di  alcuna  minima  intenzione
    testamentaria.  Ci  che  mi  stup  quasi  altrettanto era che i suoi
    affari fossero in  uno  stato  di  grande  confusione.  Sarebbe  stato
    estremamente difficile, mi dissero, scoprire di quanto fosse debitore,
    quali  versamenti  avesse  effettuato  e  quanto  avesse  posseduto al
    momento del decesso.  Ritennero molto probabile che da vari anni  egli
    non  avesse su questi argomenti un'idea chiara.  Risult a poco a poco
    che per aver voluto gareggiare su ogni punto di lusso  e  raffinatezza
    allora  molto  in  voga  ai Commons avesse speso pi della rendita che
    ricavava dalla professione,  la quale non era  grande,  e  ridotte  le
    personali risorse (di cui era incerta la portata) a un livello davvero
    molto basso.  Vi fu la vendita dei mobili di Norwood e la cessione del
    contratto di  uso  per  la  casa;  e  poco  immaginando  quanto  fossi
    interessato all'argomento,  Tiffey mi disse che una volta pagate tutte
    le pendenze del defunto,  e dedotta la sua parte di crediti non  tanto
    esigibili della ditta,  per tutto il rimanente attivo egli non avrebbe
    dato un migliaio di sterline.
    Ci accadeva in capo a circa sei settimane.  Io non  avevo  fatto  che
    subire le peggiori torture, ed ero quasi giunto al punto di commettere
    violenza  contro  me  stesso,  mentre  la signorina Mills continuava a
    riferirmi  che  la  mia  angosciatissima  piccola  Dora,   al  sentire
    pronunciare  il  mio  nome,  non faceva se non esclamare.- Oh,  povero
    babbo!  Oh,  caro babbo mio!  - Appresi inoltre che non le  rimanevano
    parenti all'infuori di due zie,  sorelle nubili del signor Spenlow, le
    quali vivevano a Putney,  e per anni non avevano avuto con il fratello
    altro  che  rapporti  saltuari.  Non  vi  erano  state vere liti (cos
    m'inform la signorina Mills),  ma siccome per il  battesimo  di  Dora
    erano  state  invitate  al  t,  mentre  si  ritenevano  in diritto di
    ricevere un invito a pranzo,  avevano espresso per scritto  l'opinione
    che per la felicit delle due parti fosse meglio stare separati.
    D'allora  in poi erano andate per la loro strada,  e il fratello aveva
    seguito la sua.
    Ora quelle due donne uscirono dal loro ritiro e proposero  a  Dora  di
    portarla  a  vivere  con  loro  a  Putney.  Dora le abbracci entrambe
    piangendo, ed esclam: - Oh, s, zie!  Per favore portate Julia Mills,
    me e Jip a Putney! - E vi andarono infatti poco dopo il funerale.
    Non  so davvero come trovassi il tempo di aggirarmi per Putney,  ma in
    un modo o nell'altro riuscii a gironzolare abbastanza spesso  in  quel
    quartiere.   La  signorina  Mills,  per  meglio  assolvere  ai  doveri
    dell'amicizia,  teneva un diario,  e venendo talvolta  a  trovarmi  ai
    Commons  me  ne  dava  lettura,  o  nel  caso non avesse tempo,  me lo
    prestava.  Facevo davvero tesoro di quelle note delle quali  riferisco
    un campionario:

    Luned.  La  mia  dolce  D.  ancora  molto  depressa.  Mal  di  capo.
    Richiamata  sua  attenzione  su  J.  e  suo  pelo  bello  lucido.   D.
    abbracciato J. Evocati cos ricordi, aperte cateratte del dolore.
    Successivo scoppio di pianto. (Le lagrime sono le gocce di rugiada del
    dolore? I.M.).
    Marted.  D. debole e nervosa. Tanto bella cos pallida. (Non si dice
    lo stesso della luna ? 1. M. J D., 1. M. e 1. presa boccata d 'aria in
    carrozza.  1.  guardato dal finestrino e abbaiato violentemente contro
    spazzino,  dato  occasione a sorriso diffuso sui lineamenti di D.  (Di
    tali lievi anelli si compone la catena della vita! J. M.).
    Mercoled. D. relativamente gaia. Cantato per lei melodia congeniale,
    "Campane della Sera",  effetto  non  consolatorio,  ma  contrario.  D.
    indicibilmente commossa.  Trovata pi tardi che singhiozzava in camera
    sua. Citato versi rispetto lei stessa e giovane Gazzella. Inutilmente.
    Riferito anche a statua Pazienza sopra una Tomba.  (Domanda: Perch su
    una tomba? J. M.).
    Gioved.  D.  certo migliorata.  Notte migliore. Lieve sfumatura rosa
    damascata visita di nuovo guancia.  Deciso di fare  il  nome  di  D.C.
    Introdottolo  con prudenza durante boccata d'aria.  D.  immediatamente
    sconvolta.  "Oh,  cara,   cara  Julia!   Oh,   che  figlia  cattiva  e
    disobbediente  sono  stata!".   Confortata  e  accarezzata.  Tracciata
    immagine ideale di D.C. su orlo di tomba.  D.  ancora sconvolta.  "Oh,
    che  cosa devo fare,  che cosa devo fare?  Oh,  portami via!".  Grande
    spavento.  D.  svenuta,  e bicchieri di acqua da un  caff.  (Affinit
    poetica.  Insegna variegata sulla porta: vita umana variegata.  Ahim!
    J.M.).
    Venerd. Giornata di incidenti. Uomo compare in cucina con sacca blu,
    "per stivaletti signora da rifare i tacchi".  Risponde cuoca:  "Nessun
    ordine del genere".  Uomo insiste.  Cuoca va a informarsi, lascia solo
    uomo con J. Cuoca ritorna, uomo ancora insiste, finalmente va via. Non
    si  trova  J.  D.  come  folle.   Notizia  data  alla  polizia.   Uomo
    riconosciuto  da naso grosso e gambe come archi di ponte.  Ricerche in
    ogni direzione.  Niente J.  D.  piange amaramente  e  sconsolatamente.
    Nuova citazione di giovane Gazzella.  Conveniente,  ma inutile.  Verso
    sera, strano ragazzo viene in casa.  Portato in salotto.  Naso grosso,
    ma  niente archi di ponte.  Dice vuole una sterlina e conosce un cane.
    Rifiuta altre spiegazioni bench molto si insiste. Sterlina presentata
    da D.  Ragazzo porta la cuoca in piccola casa,  J.  da solo,  legato a
    gamba  di  tavola.  Gioia  di  D.  che  danza  intorno a J.  che sta a
    mangiare. Fatta ardita da felice cambiamento,  nomino in camera D.  C.
    D.  piange di nuovo,  grida da far piet.  "Oh,  no, no, no! E' troppo
    male pensare ad altro che al povero babbo!". Abbraccia J. e singhiozza
    fino addormentarsi. (Non deve forse D. C. affidarsi alle vaste ali del
    Tempo? J.M.).
    In quel periodo la signorina Mills e il suo diario furono il mio  solo
    conforto.  Vedere  lei  che  aveva solo poco tempo prima visto Dora...
    rintracciare la lettera iniziale del nome di  Dora  nelle  sue  pagine
    solidali... sentirmi per causa sua sempre pi infelice... in questo il
    mio unico conforto.  Era come se fossi vissuto in un palazzo di carte,
    che era crollato,  lasciando tra le rovine soltanto la signorina Mills
    e  me;  era  come  se  una  strega maligna avesse tracciato un cerchio
    magico intorno all'innocente fata del mio cuore che nulla  mi  avrebbe
    permesso  di valicare all'infuori di quelle stesse ampie ali del Tempo
    capaci di trasportare tanti cuori al di l di tanti ostacoli!





    39 - WICKFIELD & HEEP.

    Credo che mia zia cominciasse a preoccuparsi seriamente del mio  stato
    di  abbattimento,  e  perci  si finse ansiosa che andassi a Dover per
    vedere se tutto fosse in ordine nel villino, che era affittato,  e per
    cercare di concludere con lo stesso locatario un contratto a pi lunga
    scadenza.  Janet  era  entrata al servizio della signora Strong,  e la
    vedevo ogni giorno.  Prima di lasciare Dover era stata incerta se dare
    o  no  il  tocco finale a quella rinuncia dell'umanit maschile in cui
    era stata educata,  accettando di sposare un timoniere;  ma poi decise
    di  non  affrontare  l'avventura  non  tanto,  ritengo,  per  amore di
    principio, quanto per il motivo che il pretendente non le piaceva.
    Sebbene mi costasse fatica allontanarmi dalla signorina Mills,  aderii
    piuttosto di buon grado al pretesto di mia zia, perch mi avrebbe dato
    la possibilit di trascorrere alcune ore tranquille con Agnes.  Parlai
    al buon dottore di una mia assenza di tre giorni (egli si mostr  anzi
    desideroso di concedermela pi prolungata, ma non avrei avuto la forza
    di sopportarla) e cos decisi di partire.
    In  quanto  ai  Commons non avevo motivo di essere molto diligente nei
    miei doveri verso lo studio. Per dir la verit,  non eravamo pi molto
    ben visti nell'ambiente dei migliori procuratori, e stavamo scivolando
    rapidamente  verso una posizione piuttosto dubbia.  Gi gli affari non
    avevano avuto grande successo quando li dirigeva  il  signor  Jorkins,
    prima che il signor Spenlow vi si associasse;  e sebbene fossero stati
    ravvivati dalla  infusione  di  nuovo  sangue,  e  dalla  ostentazione
    praticata  dal  signor  Spenlow  non  avevano  tuttavia  un fondamento
    abbastanza solido per poter sopportare  senza  scosse  un  colpo  come
    quello  rappresentato  dalla improvvisa morte del direttore effettivo.
    Gli incarichi diminuirono non poco. Nonostante la sua fama all'interno
    della ditta, il signor Jorkins era un tipo d'uomo facilone e incapace,
    la cui reputazione fuori dello studio non  era  abbastanza  alta.  Ora
    dipendevo  da  lui,  e  quando  lo  vedevo annusare tabacco e lasciare
    andare a rotoli gli affari rimpiangevo pi che mai le  mille  sterline
    versate da mia zia.
    Ma  non era questo il peggio,  perch circolavano nei Commons numerosi
    estranei e procacciatori che senza  essere  dei  veri  procuratori  si
    impadronivano   degli   incarichi   pi   correnti  per  servirsi  dei
    procuratori autentici, i quali facevano da prestanome in cambio di una
    partecipazione ai profitti, che non erano pochi.  Poich ora la nostra
    ditta  aveva  bisogno di fare affari a ogni costo,  ci unimmo a questa
    nobile banda  di  estranei  e  procacciatori  perch  ci  procurassero
    lavoro.  Le  licenze  matrimoniali e i piccoli atti testamentari erano
    gli incarichi pi ricercati e che fruttavano di pi,  e  la  gara  per
    averli  era  davvero  accanita.  Collocati  a  tutti  gli ingressi dei
    Commons vi erano intercettatori e imbonitori incaricati  di  fare  del
    loro  meglio  per  tagliare la strada a tutte le persone in lutto e ai
    gentiluomini dall'aria timida, e attirarli negli uffici dove operavano
    i loro datori di lavoro; e tali istruzioni venivano cos bene eseguite
    che tocc anche a me, prima di venire conosciuto abbastanza, di venire
    per  due  volte  trascinato  dentro  le  stanze  del  nostro  maggiore
    concorrente.  Dato  che  i  conflitti  di  interessi di questi signori
    piazzisti erano tali da  irritare  i  loro  sentimenti  e  condurre  a
    scontri  fisici,  i  Commons  subirono  anche  lo  scandalo del nostro
    principale imbonitore (il quale era stato in precedenza  occupato  nel
    commercio  del  vino,  e  poi aveva fatto il sensale),  che per alcuni
    giorni s'era fatto  vedere  con  un  occhio  nero.  Ognuno  di  questi
    esploratori  non  aveva alcun ritegno ad accorrere con deferenza verso
    qualche vecchia signora in nero giunta  in  carrozza,  e  tagliar  via
    qualunque  procuratore  di  cui  chiedesse  l'indirizzo per presentare
    invece  il  proprio  datore  di  lavoro  come  legale   successore   e
    rappresentante  di  quel procuratore,  e portando in fretta la vecchia
    signora (sovente molto emozionata) nell'ufficio  di  detto  datore  di
    lavoro.  Molte  vittime  vennero  portate  anche a me in tal modo.  In
    quanto poi alle licenze di  matrimonio  la  concorrenza  raggiunse  un
    livello  tale  che  a qualunque signore timido che ne andasse in cerca
    non restava se non sottomettersi al primo imbonitore,  o attendere che
    lottassero  per conquistarlo e poi diventare preda del pi forte.  Uno
    dei nostri scrivani,  che funzionava anche da esploratore,  quando  la
    caccia  al cliente era al colmo sedeva al suo posto senza togliersi il
    cappello per essere pronto a precipitarsi per far giurare davanti a un
    sostituto qualunque vittima che ci capitasse  a  tiro.  Credo  che  il
    sistema  dell'imbonimento  continui ancor oggi.  L'ultima volta che mi
    recai ai Commons un cortese e robusto personaggio in grembiule  bianco
    balz su di me fuori da una porta,  mi bisbigli all'orecchio Licenza
    di matrimonio, e solo con fatica riuscii a impedire che mi sollevasse
    tra le braccia per consegnarmi a quelle di un certo procuratore.
    Dopo questa digressione, eccomi ora a Dover.
    Nel villino trovai tutto in perfetto ordine, e potei anche procurare a
    mia zia un grandissimo  piacere  informandola  che  l'inquilino  aveva
    ereditato  la  sua  contesa e conduceva una guerra costante contro gli
    asinelli.  Sistemata la piccola questione di cui ero stato incaricato,
    e dopo avere trascorso la notte a Dover, il mattino seguente partii di
    buon'ora a piedi per Canterbury. Era di nuovo inverno, e l'aria fredda
    e il vento che soffiava con forza ravvivarono un po' le mie speranze.
    Giunto  a  Canterbury  vagabondai per le vecchie vie con un tranquillo
    piacere che mi calm l'animo e  sollev  il  cuore.  Vidi  le  vecchie
    insegne,  i vecchi nomi sopra i negozi, le stesse persone ai banchi di
    vendita. Mi pareva trascorso tanto tempo da quando ero stato in quella
    citt da studente che mi stupii di trovarla cos poco mutata,  fino  a
    quando  riflettei di essere io pure ben poco diverso.  Strano a dirsi,
    il pacato ascendente che per me era inseparabile da  Agnes  mi  pareva
    pervadesse  la  citt  stessa  in  cui  essa  abitava.  Le torri della
    venerabile cattedrale, e le vecchie gazze,  e le vecchie cornacchie le
    cui  voci  aeree  servivano a renderle pi solitarie di quanto avrebbe
    fatto un perfetto silenzio; gli ingressi in rovina, un tempo ornati di
    tante statue,  da gran tempo abbattute e ridotte in polvere  non  meno
    dei   devoti  pellegrini  che  le  avevano  contemplate;   gli  angoli
    tranquilli in cui l'edera centenaria si arrampicava fino alle grondaie
    e copriva mura sbrecciate;  le case vecchissime,  il paesaggio agreste
    fatto di campi, orti e giardini: dappertutto ogni cosa aveva per me la
    stessa aria serena, lo stesso spirito calmo, riflessivo e dolce.
    Arrivai  alla  casa  del  signor Wickfield,  e nella piccola stanza al
    pianterreno dove un tempo stava Uriah Heep trovai il  signor  Micawber
    intento  molto diligentemente a scrivere.  Vestito di un completo nero
    dall'aria  avvocatesca,  appariva  nell'angusto  ambiente  ancora  pi
    grande e massiccio.
    Il signor Micawber si disse lietissimo di vedermi,  ma anche si mostr
    un po' confuso.  Avrebbe voluto condurmi immediatamente alla  presenza
    di Uriah, ma non volli.
    - Lei ricorder - dissi - che conosco la casa da molto tempo e so come
    arrivare al piano superiore. Signor Micawber, le piace la legge?
    -  Mio  caro  Copperfield,  -  rispose - per un uomo che possieda alte
    capacit  immaginative  la  sola  obiezione  agli   studi   legali   
    rappresentata  dagli  innumerevoli dettagli che essi implicano.  Anche
    nella nostra corrispondenza  d'affari  -  disse  il  signor  Micawber,
    gettando l'occhio su certe lettere che stava scrivendo- la mente non 
    libera  di  abbandonarsi  ad  alcuna  elevata  forma  di  espressione.
    Tuttavia  un magnifico lavoro. Magnifico!
    Poi mi disse di essere andato ad abitare nella vecchia casa  di  Uriah
    Heep, e che la signora Micawber sarebbe stata felicissima di ospitarmi
    ancora sotto il suo tetto.
    -  E  un'umile  dimora,  - disse il signor Micawber - tanto per citare
    un'espressione favorita del  mio  amico  Heep,  ma  pu  servire  come
    trampolino di lancio verso pi ambiziose sistemazioni domestiche.
    Gli   chiesi  se  fino  a  quel  momento  avesse  motivo  di  sentirsi
    soddisfatto del modo come lo trattava il  suo  amico  Heep.  Prima  di
    rispondere si alz per accertarsi che l'uscio fosse ben chiuso,  e poi
    parl a bassa voce:
    - Mio caro Copperfield,  un uomo che  fatica  sotto  la  pressione  di
    imbarazzi  pecuniari  si trova svantaggiato di fronte alla maggioranza
    dell'umanit.  Tali svantaggi non diminuiscono quando la pressione gli
    impone la necessit di riscuotere gli emolumenti salariali in anticipo
    sul  termine  in  cui  tali  emolumenti  sarebbero legalmente dovuti e
    riscotibili.  Tutto ci che posso dire  che il mio amico Heep ha dato
    ascolto  a  certe  richieste,  che  ora  non  occorre  io  spieghi pi
    chiaramente,  in una maniera che fa ugualmente onore al suo cervello e
    al suo cuore.
    -  Non  avrei  mai immaginato che fosse molto generoso con il denaro -
    osservai.
    - Scusi tanto!  - dichiar il signor Micawber.  - Parlo del mio  amico
    Heep secondo la mia esperienza.
    -  Sono  lieto  di  sentire  che  la  sua  esperienza  sia  stata cos
    favorevole - replicai.
    - Lei  molto buono,  mio caro Copperfield - disse il signor Micawber,
    e accenn a mezza voce a un motivo.
    -  Vede  spesso  il  signor  Wickfield?  -  gli  chiesi  per  cambiare
    argomento.
    - Non molto - disse con degnazione il signor Micawber.  - Oso dire che
    il  signor  Wickfield  sar  certo  uomo  di ottimi principi,  ma ...
    insomma,  antiquato.
    - Temo che sia il suo socio a volerlo fare apparire tale - dissi.
    - Mio caro Copperfield!  -  ribatt  il  signor  Micawber  dopo  avere
    compiuto sullo sgabello alcune impacciate evoluzioni. - Mi permetta di
    inserire a questo punto una mia osservazione! Mi trovo qui nella veste
    di uomo di fiducia.  Sono in una posizione confidenziale.  Ritengo che
    il parlare oggi di certi argomenti sia a mio parere incompatibile  con
    le funzioni affidatemi,  e ci perfino con la stessa signora Micawber,
    che da tanto tempo mi  compagna nelle varie vicissitudini,  e  che  
    una  donna  di  notevole  lucidit intellettuale.  Mi prendo quindi la
    libert di suggerire che nei nostri rapporti di  amicizia,  che  spero
    non verranno mai turbati!, noi si tracci una linea di demarcazione. Da
    un  lato  di  questa linea - disse il signor Micawber,  servendosi del
    righello per illustrare l'idea - sta l'intera ampiezza dell'intelletto
    umano con una lieve eccezione,  dall'altro si trova questa  eccezione,
    vale  a  dire  si  trovano gli affari della ditta Wickfield e Heep con
    tutto ci che la interessa e le appartiene.  Spero di non avere offeso
    l'amico  della  mia  giovent per avere offerto al suo lucido giudizio
    questa proposta!
    Sebbene notassi nel signor Micawber  un  senso  di  disagio  un  tempo
    inesistente  e  che  non gli stava bene addosso,  come se i suoi nuovi
    doveri fossero per lui dei panni  troppo  stretti,  compresi  che  non
    avevo  alcun  motivo  di  sentirmi  offeso.  Quando glielo dissi parve
    sollevato e subito mi strinse la mano.
    - Copperfield,  mi lasci dire - dichiar il signor Micawber -  che  la
    signorina  Wickfield  mi  affascina.  E' decisamente superiore e molto
    attraente, davvero dotata di grazia e di virt. Sul mio onore, - disse
    il signor Micawber, baciandosi ripetutamente la mano e inchinandosi in
    maniera pi che  mai  aristocratica  -  voglio  rendere  omaggio  alla
    signorina Wickfield! Ehm!
    - Almeno di questo sono ben lieto - dissi.
    -  Mio  caro  Copperfield,  -  disse  il  signor Micawber - se in quel
    pomeriggio che fummo tanto felici di poter trascorrere con lei, non mi
    avesse assicurato che la sua lettera preferita era la D.,  avrei senza
    fallo immaginato che fosse l'A.
    Succede  a  tutti  di  provare  di  quando in quando l'impressione che
    quanto si dice e si fa sia  gi  stato  fatto  e  detto  in  un  tempo
    remoto...  l'impressione  di  essere  stati  circondati  in un periodo
    indistinto dalle stesse  persone,  cose  e  circostanze...  di  sapere
    benissimo  ci che verr detto fra un momento,  come se all'improvviso
    ce ne ricordassimo!  Non ho mai avvertito in tutta la mia vita  questa
    impressione  con maggiore forza di quanto la provai l'attimo prima che
    egli pronunciasse queste parole.
    Mi congedai per il  momento  dal  signor  Micawber,  incaricandolo  di
    salutarmi tutti i suoi.  E mentre lo lasciavo,  ed egli ritornava allo
    sgabello e alla penna, girando la testa per ficcare il collo dentro al
    colletto e ottenere un punto di vista migliore sulla  carta,  ebbi  la
    netta  percezione  che tra lui e me,  da quando aveva assunto le nuove
    funzioni, si era interposto qualcosa che ci impediva di avere i vecchi
    franchi rapporti e alterava decisamente la natura degli incontri.
    Nel vecchio e singolare salotto non vi  era  nessuno,  bench  non  vi
    mancassero  le  tracce  della  frequentazione  della signora Heep.  Mi
    affacciai alla stanza che apparteneva  ancora  ad  Agnes,  e  la  vidi
    seduta  accanto  al  caminetto,  intenta  a  scrivere  al  suo vecchio
    minuscolo scrittoio.
    Si accorse dell'ombra che proiettavo sulla soglia e  alz  gli  occhi.
    Quale  piacere essere la causa di quel luminoso mutamento del suo viso
    attento, e l'oggetto di un cos dolce sguardo di benvenuto!
    - Oh, Agnes! - dissi,  quando ci fummo seduti l'uno accanto all'altra.
    - Ho tanto sentito la tua mancanza in questo tempo!
    - Davvero? - esclam. - Di nuovo cos presto?
    Scossi la testa.
    - Non so come sia,  Agnes;  pare che mi manchi qualche facolt mentale
    che  dovrei  possedere.  Nei  vecchi  giorni  felici  tu  avevi  tanto
    l'abitudine di riflettere per me,  e mi riusciva tanto naturale venire
    da te per consiglio e per appoggio, che penso davvero di avere perduto
    l'occasione di acquistare tale facolt!
    - E quale sarebbe? - chiese Agnes con un sorriso.
    - Non so come definirla - risposi.  - Mi pare di  essere  laborioso  e
    costante.
    - Lo sei di certo, ne sono sicura - disse Agnes.
    - E paziente, Agnes? - chiesi non senza esitazione.
    - S! - rise Agnes. - Abbastanza paziente.
    - Eppure - dissi - mi sento cos preoccupato e infelice,  e sono tanto
    incerto e irrisoluto quanto alla capacit di  rassicurarmi,  che  devo
    mancare  di...  un  certo  genere  di  sicurezza,  se cos la vogliamo
    chiamare.
    - Chiamala cos, se vuoi - disse Agnes.
    - Ecco! - ripresi.  - Senti un po': tu vieni a Londra,  mi confido con
    te, e subito trovo uno scopo e un programma. Ne sono ostacolato, vengo
    qui,  e subito mi sento un altro.  Da quando mi trovo in questa stanza
    non  cambiata la situazione  in  cui  mi  trovo;  ma  nel  brevissimo
    intervallo sono colpito da un influsso che mi trasforma, e non so dire
    quanto, e per il meglio! Che cos'? Qual  il tuo segreto, Agnes?
    Aveva chinato la testa verso il fuoco.
    - E' la solita vecchia storia - dissi. - E non ridere se ti dico che 
    sempre stato cos sia nelle piccole cose, sia in quelle grandi. I miei
    vecchi  guai  erano cose da poco,  e ora sono seri;  ogni volta che mi
    sono allontanato dalla mia sorella adottiva...
    Agnes alz gli occhi (e il suo era un volto d'angelo!),  mi  porse  la
    mano e gliela baciai.
    - Agnes,  ogni volta che non ho avuto da principio te vicina per darmi
    consiglio e consenso, era come se perdessi la ragione e mi ficcassi in
    ogni genere di difficolt.  Quando infine sono tornato da te (come  ho
    sempre fatto),  ho ritrovato la pace e la felicit.  Ora sono giunto a
    casa come uno stanco viaggiatore,  e trovo un tale benedetto senso  di
    riposo!
    Sentivo cos profondamente ci che dicevo, e ne ero tanto sinceramente
    commosso,  che  mi  manc  la voce,  mi copersi il volto con le mani e
    scoppiai in  lagrime.  Non  sapevo  quali  fossero  dentro  di  me  le
    contraddizioni  e  le  assurdit (come avviene a tanti);  e quali cose
    sarebbero potute risultare diverse e tanto migliori;  che  cosa  avevo
    mai  fatto per allontanarmi in modo perverso dalla voce stessa del mio
    cuore. Sapevo soltanto di essere fervidamente sincero nel trovare, con
    Agnes vicina, il riposo e la pace.
    Con la sua calma serenit di vera sorella,  con gli  occhi  raggianti,
    con la tenerezza nella voce, e con quella dolce compostezza che gi un
    tempo  aveva  resa  per me sacra la casa in cui essa abitava,  mi fece
    presto superare quel momento  di  debolezza,  inducendomi  a  narrarle
    tutto ci che era accaduto dopo il nostro ultimo incontro.
    -  E  ora non ho pi nulla da aggiungere,  Agnes,  - dissi quando ebbi
    finito di confidarmi - se non che la mia forza sei tu.
    - Non io,  Trotwood!  - replic Agnes  con  un  dolce  sorriso.  -  Ma
    un'altra persona.
    - Dora? - dissi.
    - Certamente.
    - Ecco,  Agnes, non ti avevo detto - replicai con un certo imbarazzo -
    che Dora  un po' difficile...  non vorrei dire per  tutto  l'oro  del
    mondo che sia difficile fidarsi di lei,  perch  l'anima stessa della
    purezza e della sincerit, ma...  piuttosto difficile...  davvero non
    so  come spiegarti,  Agnes.  E' una piccola e timida creatura,  che si
    turba e si spaventa facilmente. Qualche tempo fa, prima della morte di
    suo padre, quando mi parve giusto informarla...  ma se hai la pazienza
    di ascoltarmi, ti dir tutto.
    Riferii  pertanto ad Agnes la mia dichiarazione di povert,  le parlai
    del libro di cucina, dei conti di casa, e di tutto il resto.
    - Oh,  Trotwood!  - protest con un sorriso.  - Il tuo solito modo  di
    precipitare le cose!  Avresti potuto metterti a lottare seriamente per
    farti avanti nella vita  senza  essere  cos  brusco  con  una  povera
    ragazza timida, innamorata e inesperta. Povera Dora!
    Non  avevo mai udito tanta bont e pazienza in una voce come quando mi
    rispose con queste parole. Era come se l'avessi vista abbracciare Dora
    con tenerezza e ammirazione,  tacitamente rimproverandomi con  la  sua
    generosa  protezione  la  furia  con cui avevo spaventato quel piccolo
    cuore.  Era come se vedessi Dora accarezzare Agnes e ringraziarla  con
    tutta la sua deliziosa spontaneit, supplicarla affettuosamente che la
    difendesse  da  me,  e  tuttavia  amandomi  con tutta la sua infantile
    innocenza.
    Mi sentivo tanto grato ad Agnes,  l'ammiravo tanto!  In  una  luminosa
    prospettiva gi vedevo le due fanciulle diventare sinceramente amiche,
    ciascuna capace di far risaltare tanto i meriti dell'altra!
    - Allora,  Agnes, che cosa devo fare? - le chiesi, dopo essere rimasto
    un poco a guardare in silenzio il fuoco. - Che cosa sarebbe bene fare?
    - Credo che la cosa pi conveniente - disse Agnes - sia che tu  scriva
    a  quelle  due  signore.   Non  trovi  che  ogni  sotterfugio  sarebbe
    disonorevole?
    - S. Se tu me lo dici - dissi.
    - Sono ben poco adatta a giudicare questo genere  di  cose  -  rispose
    Agnes  con  timida esitazione - ma penso davvero che...  insomma credo
    che  sia  indegno  di  te  mantenere  il  segreto  e  comportarti   da
    clandestino.
    -  Per  meglio  dire  indegno dell'opinione troppo alta che hai di me,
    temo, Agnes - replicai.
    - Indegno di come sei nel candore della tua  natura  -  ribatt.  -  E
    quindi io scriverei a quelle due signore. Riferirei il pi apertamente
    e  semplicemente  possibile  tutto ci che  accaduto,  e chiederei il
    permesso di andare qualche volta in visita.  Dato che  sei  giovane  e
    stai lottando per conquistare una posizione nella vita,  credo sarebbe
    conveniente che tu ti dicessi disposto ad accettare le condizioni  che
    intendessero importi.  Le pregherai di non respingere la tua richiesta
    senza parlarne a Dora,  e senza permetterti che anche tu ne parli  con
    lei  nel  momento  da  loro  giudicato opportuno.  Io non sarei troppo
    ardente- disse gentilmente Agnes - n chiederei troppo.  Avrei fiducia
    nella mia fedelt e perseveranza... e in Dora.
    - Ma Agnes,  se parlando con Dora tornassero a spaventarla! - dissi. -
    E se Dora piangesse e non dicesse nulla di me?
    - Credi sia probabile?  - mi chiese Agnes con la stessa espressione di
    dolcezza.
    - Dio la benedica! - esclamai. - Si spaventa subito come un uccellino!
    Potrebbe non parlare di me!  Oppure se le due signorine Spenlow,  e le
    donne anziane di quel tipo sono qualche volta strane,  non fossero  le
    persone adatte a venire interpellate in questo modo?
    - Non penso,  Trotwood,  - rispose Agnes,  levando verso i miei i suoi
    dolci occhi - che prenderei in considerazione  questo.  Sarebbe  forse
    meglio riflettere soltanto se  giusto compiere questo passo,  e se lo
    , compierlo.
    Non avevo pi dubbi sull'argomento.  Con il cuore pi leggero  sebbene
    consapevole  dell'importanza del mio compito,  avrei dedicato l'intero
    pomeriggio a compilare la bozza della lettera;  per  il  quale  grande
    scopo Agnes mi cedette l'uso del suo scrittoio. Ma prima di cominciare
    scesi a salutare il signor Wickfield e Uriah Heep.
    Trovai  Uriah  insediato  in un ufficio nuovo costruito nel giardino e
    ancora odoroso di calce e con l'aria straordinariamente  meschina  fra
    quella  massa  di  libri e di carte.  Mi ricevette servilmente come al
    solito, e finse di non aver saputo dal signor Micawber del mio arrivo;
    finzione che mi presi la libert  di  smentire.  Mi  accompagn  nello
    studio  del  signor Wickfield,  che trovai addirittura smantellato,  e
    privo di  molte  comodit  a  beneficio  del  nuovo  socio;  rimase  a
    scaldarsi  la  schiena al fuoco e ad accarezzarsi il mento con la mano
    ossuta mentre il signor Wickfield e io ci scambiavamo i saluti.
    - Resterai con noi, non  vero, Trotwood,  finch rimani a Canterbury?
    -  disse  il  signor  Wickfield,  non  senza  avere  gettato  a  Uriah
    un'occhiata in cerca di approvazione.
    - Ma vi  posto per me? - chiesi.
    - Naturalmente, signorino Copperfield... anzi dovrei dire signore,  ma
    mi  viene cos naturale continuare cos...  - disse Uriah.  - Lascerei
    ben volentieri libera la sua vecchia camera, se lo gradisse.
    - No, no - disse il signor Wickfield. - Perch vuole disturbarsi? Vi 
    un'altra camera. Vi  un'altra camera.
    - Oh,  ma creda - replic con  un  sogghigno  Uriah  -  sarei  davvero
    felicissimo di farlo.
    Per  tagliar  corto  dichiarai  che avrei accettato l'altra camera,  o
    nessuna,  e cos venne stabilito;  presi poi congedo dalla ditta  fino
    all'ora di pranzo, e tornai di sopra.
    Avevo sperato di non avere altra compagnia all'infuori di Agnes, ma la
    signora  Heep  aveva chiesto il permesso di portare se stessa e il suo
    lavoro a maglia vicino al fuoco di quella stanza, con il pretesto che,
    dato il vento che tirava allora,  per i suoi reumatismi fosse migliore
    di quello acceso nel salotto e di quello della sala da pranzo. Sebbene
    avrei  accettato  senza  rimorsi di affidarla alla merc del vento sul
    pi alto pinnacolo della cattedrale,  feci di  necessit  virt  e  la
    salutai cordialmente.
    -  Signore,  le  sono  umilmente  grata  - disse la signora Heep,  nel
    ringraziarmi mentre la interrogavo intorno alla  salute.  -  Mi  sento
    discretamente  bene.  Non  ho  molto di cui vantarmi.  Se solo potessi
    vedere il mio Uriah sistemato bene nella vita, credo che non mi potrei
    aspettare molto di pi.  Signore,  come ha trovato di aspetto  il  mio
    Uriah?
    Lo  giudicavo  di aspetto pi che mai indisponente,  ma risposi di non
    aver notato in lui alcun cambiamento.
    - Oh, non crede che sia cambiato? - disse la signora Heep.
    - Allora devo chiederle umilmente perdono  di  non  essere  della  sua
    opinione. Non le pare che sia magro?
    - Non pi del solito - risposi.
    -  Dice davvero!  - esclam la signora Heep.  - Ma lei non lo vede con
    gli occhi di una madre.
    Per quanto affettuosi verso il figlio fossero quegli occhi  di  madre,
    quando  s'incontrarono  con  i  miei mi parvero maligni verso tutto il
    resto del mondo;  sono per convinto che lei e il figlio fossero molto
    attaccati fra loro. Distolse lo sguardo da me e lo pass ad Agnes.
    -  Signorina Wickfield,  lei non si accorge che mio figlio si logora e
    si consuma? - chiese la signora Heep.
    - No - rispose tranquilla Agnes senza interrompere il  suo  lavoro.  -
    Lei si preoccupa troppo. Sta benissimo.
    Con  un  potentissimo  sbuffo  la signora Heep riprese il suo lavoro a
    maglia.
    Non lo depose mai,  n ci lasci soli per un minuto.  Ero arrivato  di
    buon'ora,  e mancavano ancora tre o quattro ore al pranzo, ma la donna
    restava l  a  manovrare  i  suoi  ferri  da  calza  con  la  monotona
    regolarit  di una clessidra che lascia filtrare la sabbia.  Sedeva da
    una parte del caminetto;  io stavo allo scrittoio che era di fronte al
    fuoco,  e  poco discosta da me,  sull'altro lato,  sedeva Agnes.  Ogni
    volta che riflettendo lentamente sulla mia lettera sollevavo gli occhi
    e li posavo sul volto pensoso di Agnes,  che  vedevo  cos  limpido  e
    raggiante incoraggiarmi con la sua angelica espressione,  mi accorgevo
    immediatamente di quegli occhi maligni che  passavano  da  me  a  lei,
    quindi ritornavano su di me e si chinavano poi furtivamente sul lavoro
    a  maglia.  Che cosa fosse quel suo lavoro,  non so dire,  data la mia
    ignoranza di tale arte,  ma sembrava fosse una rete,  e mentre  faceva
    tintinnare ferri simili a bastoncini cinesi, cos illuminata dal fuoco
    sembrava una malvagia strega,  per il momento ostacolata dalla radiosa
    bont che aveva di fronte,  ma in procinto di gettare di l a poco  la
    sua rete.
    A  pranzo  seguit  a fare la guardia con quei suoi occhi immobili.  E
    dopo pranzo fu il turno del figlio;  e quando rimanemmo soli il signor
    Wickfield  e io,  egli mi fece smorfie e continui contorcimenti sino a
    ridurmi quasi alla  esasperazione.  Nel  salotto,  ecco  di  nuovo  in
    osservazione la madre che faceva la maglia.  Per tutto il tempo in cui
    Agnes son e cant non si stacc dal pianoforte.  Una volta chiese  di
    ascoltare una certa ballata che il suo "Ury" (il quale ora sbadigliava
    in poltrona) amava,  cos disse,  svisceratamente; e di tanto in tanto
    si girava per guardarlo,  e riferiva ad Agnes che era rapito da quella
    musica.  Ma  non parl quasi mai (oppure decisamente mai) senza almeno
    accennare al figlio.  Mi risult evidente  che  tale  era  il  compito
    assegnatole.
    Questo  dur  fino  all'ora di andare a letto.  L'avere veduto madre e
    figlio come due enormi pipistrelli  incombenti  sull'intera  casa  che
    oscuravano con le loro orribili forme mi procur un tale disagio,  che
    piuttosto di andare a coricarmi sarei rimasto in salotto,  fosse  pure
    in  compagnia  del  lavoro  a maglia.  Non dormii quasi affatto.  E il
    giorno  dopo  ricominciarono  il  lavoro  a   maglia   e   quello   di
    sorveglianza, e durarono fino a sera.
    Non  trovai  modo  di parlare con Agnes neppure dieci minuti.  Riuscii
    appena a mostrarle la lettera. La invitai a uscire con me,  ma siccome
    la  signora  Heep  si lament ripetutamente di sentirsi peggio,  Agnes
    ebbe la carit di restare in casa  per  tenerle  compagnia.  Verso  il
    tramonto andai fuori da solo e riflettei su ci che avrei dovuto fare,
    e  se avessi ancora il diritto di nascondere ad Agnes ci che a Londra
    mi aveva detto  Uriah  Heep,  perch  quelle  confidenze  tornavano  a
    turbarmi moltissimo.
    Non  ero  ancora  uscito  del  tutto  dalla  citt  lungo la strada di
    Ramsgate,  dove avrei  trovato  un  bel  sentiero,  quando  mi  sentii
    chiamare  da qualcuno che mi seguiva sulla via polverosa.  Impossibile
    non riconoscere la figura dall'andatura irregolare,  e quello  stretto
    pastrano. Mi fermai, e Uriah Heep mi raggiunse.
    - Ebbene? - dissi.
    - Come cammina in fretta!  - esclam. - Ho le gambe abbastanza lunghe,
    ma mi ha fatto faticare.
    - Lei dove va? - chiesi.
    - Vengo con lei, signorino Copperfield,  se vorr concedere il piacere
    di una passeggiata a un suo vecchio conoscente - e detto questo, diede
    uno  scatto  con  tutto il corpo,  che poteva significare cordialit o
    beffa, quindi mi si mise a lato.
    - Uriah! - dissi dopo un po' di silenzio pi cortesemente che potei.
    - Signorino Copperfield! - esclam Uriah.
    - Per dirle la verit,  e non se ne deve  offendere,  ero  uscito  per
    rimanere un po' solo dopo essere stato tanto in compagnia.
    Mi guard di traverso,  rivolgendomi il suo pi duro sogghigno: Allude
    a mia madre.
    - S,  vero - risposi.
    - Ah!  Ma lei deve sapere che siamo tanto umili - replic.  - E avendo
    tale  profonda  conoscenza  della  nostra  umilt  dobbiamo  fare bene
    attenzione di non venire cacciati contro il muro da quelli  che  umili
    non sono. Signor mio, in amore ogni astuzia vale.
    Alz  le mani fino all'altezza del mento,  se le strofin pian piano e
    fece udire una risatina: aveva tanto l'aria di  un  malvagio  babbuino
    quanto possa averne un essere umano.
    -  Vede  bene  -  disse,  sempre  con quell'atteggiamento sgradevole e
    scotendo il capo verso di me - lei,  signorino Copperfield  un rivale
    molto pericoloso. Lei sa di esserlo sempre stato.
    -  Dunque  lei  mette  una  sentinella  alla  signorina Wickfield e le
    distrugge l'intimit della casa per causa mia? - chiesi.
    - Oh!  Signorino  Copperfield,  sono  parole  molto  dure  le  sue!  -
    protest.
    - Metta pure nelle mie parole il significato che vuole - dissi. - Lei,
    Uriah, lo conosce altrettanto bene di me! - dissi.
    - Oh,  no! Lei deve parlare chiaramente - disse - altrimenti non posso
    davvero capire.
    - Lei forse immagina - dissi,  sforzandomi di essere moderato e  calmo
    per  amore  di  Agnes  -  che  io  consideri  la  signorina  Wickfield
    altrimenti che una sorella molto cara?
    - Ebbene,  signorino Copperfield,  - rispose -  capir  che  non  sono
    obbligato a risponderle.  Pu darsi di no, vede. Ma pu anche darsi di
    s!
    Mai ho visto nulla di simile alla vile astuzia riflessa su quel  volto
    e negli occhi spalancati senza l'ombra di ciglia.
    - Ma via! - dissi. - Per amore della signorina Wickfield...
    - Della mia Agnes!  - esclam con una morbosa contorsione angolare.  -
    Signorino Copperfield, vuol avere la bont di chiamarla Agnes?
    - E allora per amore di Agnes Wickfield... e che Dio la benedica!
    - Grazie di questa invocazione,  signorino  Copperfield!  -  disse  in
    fretta.
    -  E  allora  le  dir ci che in ogni altra circostanza non avrei mai
    pensato di dire nemmeno a... a Jack Ketch.
    - A chi,  ha detto?  - chiese Uriah,  allungando il  collo  e  facendo
    schermo con la mano all'orecchio.
    -  Al boia - risposi - cio alla persona pi improbabile a cui potessi
    pensare - (bench il volto di lui mi avesse suggerito l'allusione come
    naturale riferimento).  - Sono fidanzato a un'altra  signorina.  Spero
    che ci le baster.
    - Me lo giura? - fece Uriah.
    Indignatissimo  stavo  per  dare  alla  mia  affermazione  la conferma
    richiesta, quando mi afferr la mano e me la strinse.
    - Oh, signorino Copperfield!  - disse.  - Se lei si fosse solo degnato
    di  ricambiare  la  mia  confidenza  quando le versai la piena del mio
    cuore la sera in cui le diedi un tale disturbo sino a dormire  davanti
    al  caminetto  del  suo salotto,  non avrei mai dubitato di lei.  Come
    stanno le cose,  ora sono tranquillo.  Sospender  immediatamente  mia
    madre dalla sua guardia, e sar felicissimo di farlo. Lei mi perdoner
    le  precauzioni  dettate  dal  sentimento,  non   vero?  Che peccato,
    signorino Copperfield,  che lei non mi abbia ricambiato le confidenze!
    Sono  sicuro  di avergliene dato l'occasione.  Ma lei non ha mai avuto
    per me quella benevolenza che avrei desiderata. So bene di non esserle
    mai piaciuto quanto lei piace a me!
    Intanto non la finiva di stringermi la mano fra le sue  dita  umide  e
    viscide,  mentre io facevo discretamente ogni sforzo per liberarla. Ma
    invano.  Egli anzi la tir sotto la manica del suo pastrano di  colore
    violaceo,  e quasi costretto a forza seguitai a camminare sottobraccio
    con lui.
    - Vogliamo tornare indietro? - disse poco dopo Uriah, facendomi girare
    in direzione della citt,  sulla quale ora si era levata la  luna  che
    inargentava le finestre lontane.
    - Prima di concludere l'argomento,  lei deve capire - dissi,  rompendo
    un silenzio abbastanza prolungato - che  io  ritengo  Agnes  Wickfield
    tanto  pi in alto di lei e lontana da tutte le sue aspirazioni quanto
    la stessa luna lass!
    - E' proprio cos serena! Non  vero?  - disse Uriah.  - Tanto serena!
    Ora mi confessi,  signorino Copperfield,  che non le sono mai piaciuto
    quanto lei piace a me. Lei mi ha sempre giudicato troppo umile, e come
    potrei meravigliarmi?
    - Non mi piacciono le professioni di umilt,  - risposi - come nemmeno
    tutte le professioni di altro genere.
    - Ecco! - disse Uriah, che sotto la luce della luna aveva i lineamenti
    flosci e grigiastri.  - Non lo sapevo forse?  Ma come lei giudica male
    la giusta  umilt  di  una  persona  nelle  mie  condizioni  signorino
    Copperfield!  Mio  padre  e  io  siamo  stati  entrambi allevati in un
    collegio per i poveri;  anche mia madre   cresciuta  in  un  istituto
    fondato dalla pubblica carit. Ci hanno insegnato moltissima umilt da
    mattina  a sera,  e ben poco altro...  che io sappia.  Dovevamo essere
    umili verso questa persona,  e umili verso quella e qui fare tanto  di
    cappello,  e  l  fare  un  inchino;  e stare sempre al nostro posto e
    chinare la testa davanti ai superiori.  E i superiori  erano  talmente
    numerosi!  Mio  padre  ebbe  la medaglia di capo classe come premio di
    umilt. E l'ebbi io pure.  A forza di essere umile,  mio padre ebbe il
    posto di sagrestano. La gente per bene lo giudicava tanto bene educato
    da volerlo elevare. Sii umile Uriah, mi diceva mio padre e ti farai
    strada.  Hanno  sempre detto questo a te e a me a scuola:  quello che
    si impara meglio.  Sii umile mi diceva mio padre  e  andrai  bene!.
    Infatti non sono andato male.
    Mi rendevo conto per la prima volta come quella detestabile esibizione
    di falsa umilt avesse avuto origine nella famiglia Heep.  Avevo visto
    la messe, ma non avevo mai pensato al seme.
    - Fin da piccolo - disse Uriah - mi tocc di conoscere  quali  effetti
    avesse l'umilt e me ne feci un'abitudine.  Mi umiliavo volentieri. Mi
    fermai a un livello umile dell'istruzione,  dicendomi:  Tienti  saldo
    qui!. Quando lei si  offerto di insegnarmi il latino, sapevo che non
    mi conveniva accettare.  Alla gente piace sapere di stare pi in alto
    di te mi diceva mio padre. Perci sta' in basso. Continuo ad essere
    umile anche adesso, signorino Copperfield,  ma ho acquistato un po' di
    potere!
    Aveva  detto tutto questo (lo compresi vedendo la sua espressione alla
    luce della luna) per farmi capire che aveva deciso di servirsi del suo
    potere per prendersi una rivincita.  Non avevo mai messo in dubbio  la
    sua  meschinit,  astuzia e malignit,  ma ora mi fu pienamente chiaro
    per la prima volta quale spirito vile, spietato e vendicativo si fosse
    sviluppato in lui  per  effetto  della  precoce  e  lunga  costrizione
    subita.
    Questo resoconto personale ebbe almeno un risultato gradevole,  perch
    lo indusse a ritirare la mano con cui  mi  stringeva  il  braccio  per
    tornare   a   congiungerla  all'altra  sotto  al  mento  in  segno  di
    soddisfazione.  E  una  volta  staccatomi  da  lui,   ero  deciso  che
    restassimo  separati,  cos  seguitammo a camminare a fianco a fianco,
    senza quasi pi parlare.
    Non so se si fosse compiaciuto dell'informazione che gli  avevo  data,
    oppure per il fatto di essersi concesso quell'esame retrospettivo,  ma
    qualche cosa gli aveva migliorato  l'umore.  A  pranzo  parl  pi  di
    quanto  non fosse solito fare;  chiese alla madre (che aveva smesso di
    montare la guardia non appena eravamo rientrati) se non  cominciava  a
    essere  troppo  vecchio  per  rimanere scapolo;  e una volta lanci ad
    Agnes una tale occhiata che avrei dato quanto possedevo per  avere  il
    piacere di buttarlo a terra con un pugno.
    Quando  alla fine del pranzo restammo soli noi tre uomini entr in uno
    stato d'animo addirittura avventuroso.  Aveva  bevuto  poco  o  niente
    vino;  immagino  gli  avesse  dato alla testa soltanto l'insolenza del
    trionfo,  forse eccitata dalla tentazione che la mia presenza  forniva
    alla sua volont di esibirlo.
    L'avevo osservato il giorno prima, quando cercava di indurre a bere il
    signor  Wickfield;  e  interpretando  lo  sguardo  che  Agnes mi aveva
    rivolto prima di uscire dalla stanza,  mi ero limitato  a  vuotare  un
    bicchiere,  e  poi a proporre che seguissimo subito le signore.  Avrei
    fatto lo stesso quella sera, ma Uriah fu svelto a precedermi.
    - Signore!  - disse,  rivolgendosi al signor Wickfield,  che seduto  a
    capotavola  di fronte a lui,  presentava uno stridente contrasto: - Ci
    capita poche volte di avere la presenza di questo visitatore, e se non
    le rincresce vorrei festeggiarlo con un altro  paio  di  bicchieri  di
    vino. Signor Copperfield, alla sua salute e alla sua felicit!
    Dovetti far mostra di voler stringere la mano che mi allungava, e poi,
    con sentimenti ben diversi,  presi la mano del suo socio d'affari,  di
    quel povero gentiluomo decaduto.
    - Su,  mio caro socio,  - disse Uriah - se mi  lecito prendere questa
    libert... ora tocca a lei fare un conveniente brindisi a Copperfield!
    Non  intendo  soffermarmi sul fatto che il signor Wickfield propose un
    brindisi a mia zia,  un altro al  signor  Dick,  un  altro  ancora  ai
    Commons,  e  poi uno alla salute di Uriah...  e che ogni volta vuotava
    due volte il bicchiere;  mostrava di essere  cosciente  della  propria
    debolezza,  dell'inutilit dello sforzo per vincerla,  della lotta fra
    la vergogna che gli procurava il comportamento di Uriah e il desiderio
    di propiziarselo,  e intanto Uriah esultava apertamente  seguitando  a
    contorcersi  per  la  gioia  di  esibirmi cos quel poveruomo.  Quello
    spettacolo mi faceva dolere il cuore,  e la mano si rifiuta adesso  di
    muovere la penna per descriverlo.
    - Su,  mio caro socio!  - disse infine Uriah. - Ora voglio proporle un
    altro brindisi,  e dobbiamo adoperare i bicchieri pi grandi,  lo dico
    umilmente,  visto  che  intendo proporre di bere alla salute della pi
    divina del suo sesso.
    Il povero padre teneva in mano il bicchiere vuoto.  Vidi che lo posava
    e  levava  gli occhi sul ritratto che tanto rassomigliava alla figlia,
    si port la mano alla fronte e si abbandon contro la spalliera  della
    poltrona.
    -  Sono  un  individuo molto umile per invitarvi a bere alla salute di
    lei - prosegu Uriah - ma io la ammiro... l'adoro.
    Certo la vista di nessun dolore fisico che avesse  potuto  colpire  la
    testa  grigia  del povero padre mi sarebbe apparsa pi terribile della
    sofferenza mentale che ora lo obbligava a comprimersela  con  ambo  le
    mani.
    -  Agnes  -  disse  Uriah,  sia che non gli badasse,  o che non avesse
    compreso la natura di quel gesto - Agnes Wickfield , non ho ritegno a
    dire,  la pi divina del suo sesso.  Dato che siamo tra  amici,  posso
    parlare chiaramente? Essere suo padre  un alto privilegio, ma esserle
    marito...
    Possa io non udire mai pi un grido come quello che lanci il padre di
    Agnes levandosi in piedi!
    Circondai con le braccia il signor Wickfield,  lo implorai di calmarsi
    in nome di tutto ci che mi venne in mente e soprattutto per amore  di
    Agnes.  Per il momento era come impazzito,  si strappava i capelli, si
    percoteva la testa,  cercava di allontanarmi da lui,  di  liberarsi  a
    forza da me,  non rispondeva una sola parola,  non guardava, n pareva
    vedere nessuno;  lottava alla cieca senza sapere perch,  con il volto
    irrigidito e contorto... uno spettacolo spaventoso.
    Lo  scongiurai incoerentemente,  ma nel modo pi commosso,  che non si
    abbandonasse a quella violenza e che mi desse ascolto.  Lo  pregai  di
    pensare ad Agnes, di unire anche me al pensiero di Agnes, di ricordare
    come  Agnes  e  io eravamo cresciuti insieme,  come io la rispettavo e
    l'amavo,  come rappresentasse per lui tutto  l'orgoglio  e  la  gioia.
    Cercai  con  ogni  mezzo di ravvivare in lui il pensiero della figlia;
    giunsi fino a rimproverargli la mancanza di fermezza per risparmiare a
    lei di venire a conoscere una scena come quella.  Pu darsi che  fossi
    riuscito  a  ottenere  un certo effetto,  oppure la sua violenza s'era
    tutta esaurita, ma a poco a poco si dibatt meno, poi mi guard...  da
    prima con occhio smarrito,  poi dando a vedere di riconoscermi. Infine
    disse: - Lo so,  Trotwood!  Tu e la mia diletta bambina...  lo so!  Ma
    guardalo!
    Punt l'indice su Uriah, che stava in un angolo tutto pallido e torvo,
    evidentemente  colto  di sorpresa di fronte a quel falso risultato dei
    suoi calcoli.
    - Guarda il mio torturatore - disse.  - Un passo dopo  l'altro  mi  ha
    fatto  perdere  il  mio  buon  nome  e  la  reputazione,  la pace e la
    serenit, la casa e la famiglia.
    - E invece sono io  ad  averle  conservato  il  suo  buon  nome  e  la
    reputazione,  la  pace e la serenit,  e anche la casa e la famiglia -
    disse Uriah in fretta,  con tono dispettoso  e  di  compromesso  nella
    sconfitta. - Non faccia lo sciocco, signor Wickfield. Se ho di un poco
    valicato  il  limite di ci che era disposto ad accettare,  potr bene
    ritornare indietro, non le pare? Non  successo un bel niente!
    - Ho sempre cercato in tutti il motivo centrale dell'agire - disse  il
    signor  Wickfield.  -  Ho  creduto di averlo legato a me per il motivo
    dell'interesse, ma guardate che cos'... oh guardatelo!
    - Copperfield, se pu,   meglio che lo faccia tacere!  - grid Uriah,
    puntando  verso di me il lunghissimo indice.  - Badi bene che potrebbe
    arrivare a dire qualcosa... stia bene attento!... qualche cosa che pi
    tardi a lui rincrescer di avere detto, e a lei di avere sentito!
    - Dir tutto! - grid il signor Wickfield con aria di disperazione.  -
    Perch  non mi dovr mettere nelle mani del mondo intero,  se gi sono
    nelle sue mani?
    - Badi bene! Le ripeto di stare attento! - torn ad ammonirmi Uriah. -
    Se non lo fa tacere non  pi suo amico! Signor Wickfield,  perch non
    deve  mettersi nelle mani del mondo intero?  Perch lei ha una figlia.
    Lei e io sappiamo quello  che  sappiamo,  non    vero?  E'  bene  non
    svegliare i cani che dormono...  e chi li vuole svegliare?  Io no. Non
    vede che sono umile come pi non potrei essere?  Le  ripeto  che  sono
    andato troppo lontano,  e le chiedo scusa. Che cosa vuole pi di cos,
    signore?
    - Oh, Trotwood, Trotwood! - esclam il signor Wickfield, torcendosi le
    mani.  - Come mi sono ridotto da quando ti ho visto entrare  la  prima
    volta  in  questa  casa!  Stavo gi allora scendendo per la china,  ma
    quale orribile percorso non ho seguito da allora!  La mia debolezza mi
    ha rovinato. La debolezza nel ricordare, la debolezza nel dimenticare.
    Il  naturale  dolore  nel  pensiero  della  madre  della mia bambina 
    diventato  malattia;  il  mio  sincero  amore  verso  mia  figlia  s'
    trasformato  in  malattia.  Lo  so...  ho  rovinato  tutto  ci che ho
    toccato. Ho procurato l'infelicit a chi pi amo... tu lo sai! Credevo
    possibile poter amare una sola  creatura  sulla  terra,  e  non  amare
    altri;  credevo  possibile  piangere  sinceramente  un'unica  creatura
    sparita dalla terra,  e non prendere in alcun modo parte al dolore  di
    altri che pure erano in lutto. E cos si sono pervertite le esperienze
    della  mia  vita.  Ho tormentato il mio cuore malato e vile,  e il mio
    cuore ha tormentato me. Sordido nel mio dolore, sordido nel mio amore,
    sordido nella mia vile fuga dai  lati  pi  oscuri  di  entrambi,  oh,
    guarda in quale rovina sono ridotto, odiami, dimenticami!
    Si  abbandon  su  una  seggiola,  cominci a singhiozzare debolmente.
    L'agitazione che l'aveva travolto ora l'abbandonava.  Uriah  usc  dal
    suo angolo.
    -  Non  so  tutto  quello  che posso avere fatto nella mia stupidit -
    disse il signor Wickfield,  alzando le mani come per difendersi  dalla
    mia condanna.  - Lui lo sa pi di me - e intendeva Uriah Heep - perch
    era sempre l a parlarmi all'orecchio.  Vedi quale macina da mulino mi
    sono legata al collo.  Lo trovi nella mia casa, dentro ai miei affari.
    Hai sentito solo un momento fa come parla.  Che  bisogno  ho  di  dire
    dell'altro?
    -  Lei  non  aveva  bisogno di dire tanto,  di dire nemmeno la met di
    quello che ha detto, di dire niente affatto - osserv Uriah,  per met
    minaccioso  e per met servile.  - Non se la sarebbe tanto presa,  non
    fosse stato per il vino.  Domani ragioner meglio,  signore.  Che cosa
    importa  se  ho detto troppo,  o pi di quanto intendevo dire?  Non ho
    insistito.
    Si aperse l'uscio, Agnes scivol nella stanza,  era pallida come senza
    pi  sangue  alle  guance: circond con il braccio il collo del padre,
    gli disse con voce ferma: - Babbo, non stai bene. Vieni con me! - Egli
    le  chin  il  volto  sulla  spalla  come  oppresso  da  una  vergogna
    insopportabile  e  and con lei.  Incontrai per un attimo gli occhi di
    Agnes,  mi bast  per  comprendere  quanto  sapesse  di  ci  che  era
    accaduto.
    -  Non  avevo  previsto  che  se  la  prendesse  tanto  in mala parte,
    signorino Copperfield - disse Uriah.  - Ma  niente  di  grave.  Domani
    ritorneremo amici. Per il suo bene. Sono umilmente ansioso per lui.
    Non  risposi  e  salii  di  sopra nella stanza tranquilla in cui tante
    volte Agnes era stata accanto a me e ai miei libri.  Fino a tarda sera
    nessuno venne a raggiungermi.  Udii battere le undici,  e stavo ancora
    leggendo,  senza sapere che cosa leggessi,  quando Agnes mi  tocc  il
    braccio.
    - Domattina partirai presto! Salutiamoci adesso, Trotwood.
    Si vedeva che aveva pianto, ma aveva il volto calmo e bellissimo.
    - Il cielo ti benedica! - disse dandomi la mano.
    -  Carissima  Agnes!  - dissi.  - Vedo che mi chiedi di non parlare di
    stasera... ma non vi  nulla che si possa fare?
    - C' da affidarsi a Dio! - rispose.
    - Ma io non posso fare proprio nulla... io che sono venuto da te con i
    miei piccoli dolori?
    - A rendere tanto pi leggeri i miei - rispose. - No,  caro,  non puoi
    far nulla.
    -  Mia  cara  Agnes,  - dissi -  una presunzione da parte mia,  tanto
    povero come sono di tutto quello in cui tu  sei  tanto  ricca,  bont,
    fermezza e tutte le virt,  dubitare di te,  o darti consigli;  ma sai
    quanto ti sono affezionato e di quanto ti sono debitore. Dimmi, Agnes,
    che non ti sacrificherai mai per un malinteso senso dell'onore!
    Per un attimo pi emozionata di quanto l'avessi mai  vista  ritir  la
    mano dalla mia e indietreggi.
    - Dimmi di non avere assolutamente questa idea,  Agnes! Tu che sei per
    me tanto pi che una sorella,  pensa al dono senza prezzo di un  cuore
    come il tuo, di un amore come il tuo!
    Oh!  molto, molto tempo dopo rividi levarsi verso di me quel volto con
    il rapido sguardo che non era  di  stupore,  non  di  accusa,  non  di
    rimpianto.  Oh,  molto,  molto  tempo  dopo  vidi,  come  gi  allora,
    spegnersi quello sguardo e mutarsi nel dolce sorriso con cui mi diceva
    di non avere timore per se stessa, che non dovevo temere per lei... mi
    salut chiamandomi con il nome di fratello, e scomparve!
    Era ancora buio quando al mattino salii  sulla  diligenza  alla  porta
    della  locanda.  Spuntava appena l'alba quando stavamo per partire,  e
    poi,  mentre ripensavo a lei,  nel vago chiarore tra  la  notte  e  il
    giorno,  intravidi  la  testa  di  Uriah che si arrampicava sul fianco
    della diligenza.
    - Copperfield!  - mi disse con un gracchiante mormorio,  aggrappandosi
    al tetto.  - Ho pensato che le avrebbe fatto piacere sapere,  prima di
    partire,  che tra noi due non  successo nulla di  irreparabile.  Sono
    gi stato nella sua camera,  e abbiamo appianato tutto.  Vede, sebbene
    io sia umile, gli sono utile, e lui,  quando non ha bevuto troppo,  si
    rende conto di ci che gli giova! Dopo tutto, signorino Copperfield, 
    un uomo simpaticissimo!
    Mi  costrinsi a dirgli che ero lieto sapere che gli aveva fatto le sue
    scuse.
    - Oh, certo!  - disse Uriah.  - Se un uomo  umile,  lei sa bene,  che
    importanza hanno le scuse?  Sono tanto facili!  Ma senta! Immagino - e
    qui di scatto si contorse -  che  lei,  signorino  Copperfield,  abbia
    qualche volta staccato dal ramo una pera ancora acerba?
    - Penso di s - risposi.
    - Io l'ho fatto ieri sera - disse Uriah - ma poi maturer!  Basta fare
    attenzione, e io posso aspettare!
    Si profuse in saluti,  e salt gi mentre il conducente saliva al  suo
    posto.
    Pu  darsi  benissimo  che  stesse  masticando qualcosa per difendersi
    dall'aria gelida;  ma di fatto moveva la bocca come se la  pera  fosse
    gi matura, ed egli la gustasse facendo schioccare le labbra.





















    40 - IL VIANDANTE.

    Quella  sera  vi  fu a Buckingham Street una conversazione molto seria
    intorno alle vicende domestiche da me esposte nel capitolo precedente.
    Mia zia si dimostr profondamente interessata,  e alla fine per pi di
    due  ore  passeggi  avanti  e indietro nella stanza.  Eseguiva una di
    queste imprese podistiche  ogni  volta  che  si  sentiva  specialmente
    emozionata,  e  si poteva sempre valutare la misura della sua emozione
    dalla durata della passeggiata.  Questa  volta  era  cos  turbata  da
    trovare  necessario  aprire  l'uscio  della  camera  e  tracciarsi  un
    percorso completo da parete a parete;  e mentre il signor  Dick  e  io
    stavamo   tranquillamente   seduti  accanto  al  fuoco,   seguitava  a
    percorrere il regolare  tracciato  con  velocit  uniforme  e  con  la
    precisione di un pendolo.
    Quando  il  signor  Dick  usc  per  andare  a  letto,  e mia zia e io
    rimanemmo soli, io sedetti a tavolino per scrivere la lettera alle due
    vecchie signore.  Era ormai stanca di camminare e s'era seduta accanto
    al  caminetto  con  la  veste rimboccata come al solito.  Ma invece di
    tenere  come  al  solito  il  bicchiere  sulle  ginocchia,  lo  lasci
    distrattamente  sulla  mensola  del  caminetto,  e  posato  il  gomito
    sinistro sul braccio destro e il mento sulla  mano  sinistra  prese  a
    fissarmi con aria pensosa.  Ogni volta che alzavo gli occhi dal foglio
    incontravo i suoi,  e con  un  cenno  del  capo  sembrava  mi  volesse
    rassicurare: Ti sono pi che mai affezionata,  mio caro;  ma mi sento
    nervosa e triste!.
    Solo quando si fu ritirata per andare a  coricarsi,  notai  che  aveva
    lasciato sulla mensola del caminetto,  e senza assaggiarla, quella che
    chiamava sempre la sua bevanda serale.  Quando  bussai  all'uscio  per
    informarla  della mia scoperta,  mi venne incontro con modi ancora pi
    del solito affettuosi,  ma disse soltanto: Trot,  non mi sento di bere
    stasera. - Scosse la testa e ritorn dentro.
    Al  mattino  lesse  la  lettera  che  avevo scritta per le due vecchie
    signore e l'approv.  Andai a impostarla,  poi non potei far altro che
    attendere la risposta,  il pi pazientemente possibile.  Ed ero ancora
    da quasi una settimana in tale situazione di  attesa,  quando  in  una
    sera di neve uscii dalla casa del dottore per tornare a casa.
    La giornata era stata rigida e per un pezzo il vento aveva soffiato da
    nord-est. Con lo scomparire della luce era calato anche il vento, cos
    era  venuta  la  neve.  Ricordo  che nevicava fitto a grossi fiocchi e
    tutto restava coperto.  Il rumore delle  ruote  e  dei  passi  ne  era
    attenuato  come  se  le  vie  fossero  rivestite da un folto strato di
    piume.
    Il percorso pi breve per giungere a  casa  era  per  me  lungo  Saint
    Martin's  Lane,  e  naturalmente  in  una  sera come quella lo scelsi,
    infatti. Allora la chiesa che d il nome al vicolo non era libera come
    adesso perch non aveva di fronte  uno  spazio  aperto,  e  il  vicolo
    girava  subito  verso  lo  Strand.  Nel passare davanti ai gradini del
    portico, m'imbattei all'angolo nel volto di una donna,  che mi guard,
    attravers la via stretta e scomparve. Ma l'avevo riconosciuta, dovevo
    averla  vista  da  qualche parte,  e tuttavia non ricordavo dove.  Era
    legata a un ricordo che subito mi fece tremare il cuore;  ma  in  quel
    momento  avevo  altri  pensieri  per  la  mente,  e  il ricordo rimase
    confuso.
    Sui gradini della chiesa vi era la figura curva di un uomo,  che aveva
    posato  sulla neve un suo fardello per aggiustarselo sulle spalle: non
    era trascorso un attimo da quando avevo scorto la donna  e  vidi  lui.
    Non  credo  che  la sorpresa mi avrebbe indotto a fermarmi,  ma mentre
    proseguivo l'uomo si raddrizz,  si volse,  mi  venne  incontro  e  mi
    trovai a faccia a faccia con il signor Peggotty!
    Allora ricordai chi fosse la donna: era quella Martha alla quale Emily
    una  sera in cucina aveva dato del denaro.  Martha Endel...  accanto a
    colui,  il quale secondo quanto mi  aveva  riferito  Ham  non  avrebbe
    accettato  di  vederla vicino alla diletta nipote in cambio di tutti i
    tesori sepolti in fondo al mare.
    Ci stringemmo cordialmente la mano,  e da  principio  nessuno  di  noi
    riusc a parlare.
    - Signorino Davy!  - esclam tenendomi stretto.  - Mi fa bene al cuore
    vedere lei. Ben trovato, ben trovato!
    - Ben trovato, mio caro vecchio amico! - risposi.
    - Avevo pensato di andare a informarmi di lei questa sera,  - disse  -
    ma so che sua zia abita con lei...  perch sono stato l,  dalle parti
    di Yarmouth... e ho avuto paura che fosse troppo tardi.  Volevo venire
    domattina presto prima di partire.
    - Parte ancora?
    -  S  -  rispose,  scotendo  con  gesto paziente il capo.  - Io parto
    domani.
    - E adesso dove stava andando? - gli chiesi.
    - Bene!  - rispose,  scotendo la neve dai capelli lunghi sul collo.  -
    Stavo andando da qualche parte.
    Vi  era  allora un ingresso secondario alla "Croce d'Oro",  la locanda
    per me tanto legata alla sua disgrazia,  quasi di  fronte  appunto  al
    luogo dove stavamo.  Indicai quel cancello, infilai il braccio nel suo
    e attraversammo la via.  Due o tre locali  del  bar  si  aprivano  nel
    cortile delle rimesse, e guardando dentro, e visto che uno era vuoto e
    che vi era un buon fuoco acceso nel camino, ve lo feci entrare.
    Quando fu in luce, notai non solo che aveva i capelli lunghi e ispidi,
    ma che il viso era fortemente abbronzato.  La testa era pi grigia, le
    guance e la fronte erano segnate  da  solchi  pi  profondi,  mostrava
    davvero  di  avere faticato e vagato in ogni clima,  ma appariva molto
    forte e ancora l'uomo sorretto da uno  scopo  incrollabile  che  nulla
    avrebbe  potuto logorare.  Scosse la neve dal cappello e dagli abiti e
    se ne liber il volto, mentre facevo dentro di me queste osservazioni.
    Quando sedette a tavola di fronte a me,  volgendo le spalle alla porta
    dalla quale eravamo entrati, mi tese di nuovo la mano e afferr la mia
    con calore.
    -  Signorino  Davy,  -  disse - le voglio dire dove sono stato e tutto
    quello che ho sentito. Sono stato lontano e ho saputo ben poco,  ma le
    dir tutto!
    Sonai  il  campanello per ordinare qualcosa da bere.  Accett solo una
    birra,  e in attesa che la portassero rimase a scaldarsi al fuoco e  a
    pensare.  Aveva sul volto una tale gravit bella e solida che non osai
    turbarla.
    - Quando era una bambina piccola - disse,  alzando la testa poco  dopo
    che fummo di nuovo soli - mi parlava tanto del mare, e di quelle coste
    dove  il  mare  diventava blu scuro e scintillava tutto sotto il sole.
    Pensai tante volte che siccome suo padre era morto annegato lei se  ne
    ricordava tanto. Non lo so, vede, ma forse credeva... o pensava... che
    fosse  stato  trascinato via su quelle sponde dove fioriscono sempre i
    fiori e il sole splende sempre.
    - E' probabile che avesse questa fantasia infantile - dissi.
    - Quando...  partita - disse il signor Peggotty - sapevo dentro di me
    che lui l'avrebbe portata in quei paesi.  Sapevo dentro di me  che  le
    avrebbe raccontato meraviglie di quei paesi,  che l sarebbe stata una
    signora,  e come poteva farsi ascoltare in  cose  del  genere.  Quando
    siamo  andati  a  vedere  sua madre,  ho capito che avevo ragione.  Ho
    attraversato la Manica per arrivare in Francia come se fossi caduto l
    dal cielo.
    Vidi la porta socchiudersi,  entr qualche  fiocco  di  neve;  poi  si
    aperse  ancora  un  poco,  e  vi  era  una  mano  a  impedire  che  si
    richiudesse.
    - Ho trovato un signore inglese che aveva autorit - disse  il  signor
    Peggotty - e gli dissi che stavo cercando mia nipote. Mi procur delle
    carte  che mi occorrevano per portare avanti la mia impresa...  non so
    come si chiamano queste carte...  e voleva darmi anche del denaro,  ma
    lo  ringraziai e gli dissi che non ne avevo bisogno.  L'ho ringraziato
    davvero moltissimo di tutto quello che aveva fatto.  Ho  scritto  per
    lei,  mi disse e parler con tante persone che vanno dove va lei,  e
    molti la riconosceranno anche quando sar in viaggio da  solo  lontano
    da qui.  Gli dissi meglio che potei come gli ero riconoscente e me ne
    andai attraverso la Francia.
    - Solo e a piedi? - dissi.
    - Quasi sempre a piedi - rispose.  - Qualche  volta  sui  carri  della
    gente  che  andava  al  mercato;  qualche volta nelle diligenze vuote.
    Molte miglia al giorno a piedi,  e qualche volta in  compagnia  di  un
    povero  soldato  o  di altre persone che andavano a trovare gli amici.
    Non sapevo parlare con quella gente,  e loro non potevano parlare  con
    me  - disse il signor Peggotty - ma ci facevamo un po' buona compagnia
    sulle strade polverose.
    Di questo non mi potevo stupire, data la cordialit dei suoi modi.
    - Quando ero in una citt - continu - trovavo una locanda e aspettavo
    nel cortile che arrivasse qualcuno,  e di solito arrivava,  capace  di
    parlare inglese.  Allora gli dicevo che ero in viaggio per cercare mia
    nipote;  mi dicevano quali signori alloggiavano  l  e  aspettavo  per
    vedere entrare o uscire una come lei. E quando avevo visto che non era
    Emily,  partivo di nuovo.  A poco a poco,  quando arrivavo in un nuovo
    villaggio, fra la povera gente, trovavo che sapevano la mia storia. Mi
    facevano sedere alla porta di casa  e  mi  davano  non  so  quanto  da
    mangiare  e  da bere,  e mi indicavano dove andare a dormire,  e delle
    donne che avevano una figlia dell'et di Emily stavano ad  aspettarmi,
    signorino Davy,  sotto la Croce del Salvatore, fuori del villaggio per
    farmi quelle cortesie. Certune avevano una figlia morta di quella et.
    Dio solo sa com'erano buone con me quelle poverette!
    Alla porta vi era Martha.  Ne potei chiaramente distinguere  il  volto
    sparuto e intento ad ascoltare.  Temevo solo che egli volgesse il capo
    e la vedesse.
    - Tante volte - disse il signor Peggotty - mi mettevano  i  bambini  e
    specialmente le bambine piccole sulle ginocchia,  e tante volte lei mi
    avrebbe potuto vedere davanti a quelle porte quando  veniva  la  sera,
    come  se  quelli fossero stati i figli della mia diletta!  Oh,  la mia
    diletta!
    Vinto dalla commozione,  si mise a singhiozzare.  Posai la mano che mi
    tremava  su  quella che aveva levato sul viso.  - Grazie disse.  - Non
    badi a me.
    Poco dopo abbass la mano dal viso al petto e riprese la narrazione.
    - Al mattino tante volte mi accompagnavano sulla  mia  strada  per  un
    miglio   o  due,   e  quando  li  salutavo  dicendo:  Vi  sono  tanto
    riconoscente!  Dio vi benedica! pareva sempre che  capissero  le  mie
    parole,  e rispondevano gentilmente.  Finalmente arrivai al mare.  Pu
    credere che per un marinaio come me non  stato  difficile  guadagnare
    un  passaggio  per  arrivare  in  Italia.   E  quando  mi  trovai  l,
    ricominciai a camminare come prima. Quella gente era altrettanto buona
    con me, e sarei andato avanti da una citt a un'altra, forse per tutto
    il paese,  se non fosse stato che sentii dire che lei si trovava lass
    tra quelle montagne della Svizzera. Un tale che conosceva il servitore
    li  aveva visti lass tutti e tre,  e mi disse come viaggiavano e dove
    si trovavano.  Sono partito e ho viaggiato,  signorino Davy,  giorno e
    notte  per  arrivare  in  quelle montagne.  E pi camminavo,  e pi le
    montagne sembravano lontane. Ma poi sono arrivato e sono passato al di
    l.  E quando ero vicino al posto che  m'avevano  detto,  cominciai  a
    pensare dentro di me: Che cosa le dico quando la vedo?.
    Il  volto  intento,  insensibile  al  freddo  della  sera,  era sempre
    affacciato alla porta,  e le  mani  con  il  gesto  mi  pregavano,  mi
    supplicavano che non lo respingessi.
    - Non ho mai dubitato di lei - disse il signor Peggotty. - No! Nemmeno
    un po'! Che solo vedesse la mia faccia, che solo sentisse la mia voce,
    che  solo mi vedesse l davanti a lei...  e le doveva subito ritornare
    il pensiero della casa che aveva abbandonata,  e della  piccola  bimba
    che era stata... e anche se fosse diventata una principessa mi sarebbe
    caduta ai piedi!  Questo lo sapevo bene! Tante volte nel sonno l'avevo
    sentita gridare: Zio! e mi pareva che mi cadesse davanti come morta.
    Tante volte nel sonno l'avevo sollevata e le avevo mormorato:  Emily,
    carissima,  sono  venuto  a  portarti  il mio perdono e per condurti a
    casa!.
    S'interruppe, scosse il capo e riprese con un sospiro.
    - Di lui adesso non m'importava.  M'importava solo di Emily.  Comperai
    un  abito  da  contadina  per farglielo mettere,  sapevo che una volta
    trovata avrebbe camminato di fianco a me su quelle strade  di  pietra,
    sarebbe venuta dove volevo io, e non mi avrebbe mai, mai pi lasciato.
    Adesso  non pensavo pi altro che a questo: farle mettere quel vestito
    e farle buttar via quello che aveva indosso... darle ancora il braccio
    e andare con lei verso casa... e ogni tanto fermarmi per la strada per
    curarle i piedi stanchi, e curarle il cuore ancora pi stanco... Credo
    che lui  non  l'avrei  nemmeno  guardato.  Ma  non  doveva  succedere,
    signorino Davy,  non doveva succedere...  non ancora!  Ero in ritardo,
    erano partiti.  Per dove,  nessuno me lo  disse.  Qualcuno  diceva  in
    questa direzione,  qualcuno diceva in quella; viaggiai di qua e di l,
    ma non trovai Emily, e cos sono ritornato a casa.
    - Quanto tempo fa? - gli chiesi.
    - Pochi giorni fa - disse il signor Peggotty - ho veduto da lontano la
    vecchia barca, e il lume acceso sulla finestra.  E quando fui vicino e
    guardai  dentro  attraverso il vetro vidi quella fedele creatura della
    signora Gummidge seduta da  sola  vicino  al  fuoco  del  camino  come
    avevamo  stabilito.  Gridai:  Non  aver paura!  Sono io,  Dan! e poi
    entrai. Non avrei mai pensato che la vecchia barca mi potesse sembrare
    cos forestiera!
    Da una tasca interna trasse con delicatezza un involto  di  carta  che
    conteneva due o tre lettere o plichi che pos sulla tavola.
    -  La prima lettera - disse scegliendola fra le altre - arriv che non
    ero partito nemmeno da  una  settimana.  Una  banconota  da  cinquanta
    sterline  dentro  un  foglio di carta indirizzato a me,  e infilato di
    notte sotto la porta. Aveva cercato di cambiare la sua calligrafia, ma
    non poteva farlo con me!
    Torn a piegare il foglio con attenzione lungo le stesse pieghe,  e lo
    mise da parte.
    -  Questa   arrivata alla signora Gummidge - disse spiegando un altro
    foglio - due o tre mesi fa.  - Dopo averlo fissato per qualche momento
    me lo diede,  aggiungendo con voce bassa: - Abbia la bont di leggere,
    signore.
    Lessi.

    Oh,  che cosa proverai quando vedrai questo  scritto  e  capirai  che
    viene dalla mia povera mano! Ma cerca, cerca, non per amor mio, ma per
    amore di mio zio, cerca di intenerire il cuore verso di me, anche solo
    per  poco tempo!  Cerca,  te ne prego,  di avere piet di una meschina
    ragazza,  e scrivi su un pezzo di carta se lui sta bene,  e  che  cosa
    disse  di  me  prima  che  abbiate  smesso di nominarmi anche solo tra
    voi... e se la sera, all'ora che un tempo era quella del mio ritorno a
    casa,  ti sei mai accorta che lui stia pensando a quella che  gli  era
    cos  cara.  Oh,  quando  penso  a  questo  mi si spezza il cuore!  Mi
    inginocchio davanti a te per pregarti e supplicarti di non essere dura
    con me come merito... come so bene, benissimo, di meritare... ma spero
    che tu sia tanto buona e generosa di scrivere qualche riga  intorno  a
    lui  e spedirmela.  Non serve che tu mi chiami piccola,  e non occorre
    che tu mi chiami con il nome che ho disonorato; oh,  ma ascolta la mia
    angoscia,  e abbi piet di me cos da scrivermi qualche parola intorno
    allo zio, che su questa terra non vedr pi, mai pi con i miei occhi!
    Cara, se il tuo cuore s' indurito verso di me... indurito a ragione,
    lo so... ma senti,  anche se ti  troppo difficile,  cara,  chiedilo a
    lui  al  quale  ho  fatto  il torto pi grande...  perch sarei dovuta
    diventare sua moglie...  prima che tu decida di non ascoltare  la  mia
    preghiera!  Se  solo  fosse  tanto compassionevole di dire che tu puoi
    scrivere qualche parola perch io la possa  leggere...  io  credo  che
    dir di s,  oh,  credo che lo dir, se solo glielo chiederai perch 
    sempre stato cos coraggioso e cos pietoso... digli allora (ma solo a
    lui) che quando sento soffiare il vento la sera,  mi pare che  sia  in
    collera  dopo  avere  visto lui e mio zio,  e voli su nel cielo a dare
    testimonianza contro di me. Digli che se dovessi morire domani (oh, se
    ne fossi degna,  sarei cos contenta di morire!) con l'ultimo  respiro
    benedirei lui e mio zio, e pregherei per la felicit della sua casa!.

    Anche  in  questa  lettera  era  accluso del denaro,  una banconota da
    cinque sterline.  Intatta come quella precedente,  e come  l'altra  la
    ripieg   con   cura.   Seguivano   dettagliate   istruzioni   intorno
    all'indirizzo a cui  inviare  la  risposta,  che  sebbene  rivelassero
    l'intervento  di  altre  mani,  e  rendessero difficile giungere a una
    concreta conclusione rispetto al luogo in cui  si  nascondeva,  davano
    almeno  come non improbabile che avesse scritto mentre si trovava dove
    s'era detto che l'avessero vista.
    - Quale risposta le  stata data? - chiesi al signor Peggotty.
    - Vede, signorino Davy, - mi rispose - la signora Gummidge non  molto
    brava a scrivere,  e allora Ham ha  avuto  la  bont  di  scrivere  la
    risposta,  che  poi  lei  ha copiata.  Le dicevano che ero partito per
    cercarla,  e quali erano  state  le  mie  ultime  parole  prima  della
    partenza.
    - Ha in mano un'altra lettera? - chiesi.
    -  E'  solo  denaro  -  disse il signor Peggotty,  spiegando appena il
    foglio.  - Vede,  sono dieci sterline.  E dentro c' scritto:  Da  un
    amico  sincero  come  la prima lettera.  Ma quella era stata infilata
    sotto la porta,  e questa  arrivata per posta l'altro  ieri.  Vado  a
    cercarla nel posto che sta sul timbro postale.
    Me  lo fece vedere: era una citt della Renania settentrionale.  Aveva
    trovato a Yarmouth dei mercanti forestieri che conoscevano il paese, e
    gli avevano  disegnato  una  carta  approssimativa  che  gli  riusciva
    abbastanza  chiara.  La distese sulla tavola fra noi,  e appoggiato il
    mento su una mano, con l'altra, segu il nuovo itinerario.
    Gli chiesi come stesse Ham. Scosse la testa.
    - Lavora - rispose - da vero uomo.  Dalle nostre parti il suo  nome  
    onorato come quello di qualunque uomo d'onore su tutta la terra. Tutti
    sono  pronti per aiutarlo,  capisce,  come lui  pronto ad aiutare gli
    altri.  Nessuno l'ha mai sentito  lamentarsi.  Ma  l'opinione  di  mia
    sorella (che resti fra noi)  che sia rimasto molto colpito.
    - Poveretto, lo credo!
    - Non si prende nessuna cura,  signorino Davy,  - disse con un solenne
    bisbiglio il signor Peggotty - nessuna cura  della  sua  vita.  Quando
    occorre  un uomo per un lavoro difficile con il mare in burrasca,  lui
    si presenta. Quando c' da fare un'impresa dura e difficile, lui si fa
    avanti prima di tutti gli altri marinai.  E intanto   sempre  gentile
    come un bambino. E non c' un bambino a Yarmouth che non lo conosca.
    Radun con aria pensosa le lettere,  le lisci con la mano,  rifece il
    pacchetto e lo rimise con delicatezza nella tasca interna. Dalla porta
    quel volto era scomparso. Vedevo la neve entrare ancora, ma non vi era
    nient'altro.
    - Bene! - disse,  mettendo mano alla sacca.  - M'ha fatto bene vederla
    stasera,  signorino Davy, e partir domattina presto. Lei ha visto che
    cosa ho qui - e si premette il petto dove aveva riposto il plico. - La
    mia sola preoccupazione  che mi succeda  qualcosa  prima  che  questo
    denaro gli venga restituito.  Se morissi, e andasse perduto, o rubato,
    o in qualche maniera distrutto,  e lui pensasse che io  l'ho  preso  e
    tenuto,  credo  che  il  mondo  di l non potrebbe tenermi!  Credo che
    dovrei proprio ritornare sulla terra!
    Si alz, e mi alzai anch'io.  Prima di uscire tornammo a stringerci la
    mano.
    -  Camminerei  per  diecimila  miglia - disse.  - Andrei avanti fino a
    cadere morto pur di mettergli davanti questo  denaro.  Se  riuscir  a
    farlo,  e  se potr ritrovare la mia Emily,  sar contento.  Se non la
    trover, pu darsi che un giorno verr a sapere che il suo affezionato
    zio ha finito di cercarla solo quando ha finito di  vivere;  e  se  la
    conosco  ancora,  baster  anche questo per farla tornare finalmente a
    casa!
    Mentre usciva nella notte rigida, vidi comparire a un tratto la figura
    solitaria davanti a noi.  Subito lo feci  volgere  in  fretta  con  un
    pretesto, e lo trattenni a parlare finch quella non scomparve.
    Mi  parl  di una locanda per viaggiatori sulla strada di Dover,  dove
    sapeva di poter trovare un alloggio semplice e pulito  per  la  notte.
    Attraversai con lui il Ponte di Westminster,  e mi congedai al confine
    con il Surrey.  Mi pareva che mentre sotto la neve egli riprendeva  il
    suo  viaggio  solitario  per  onorarlo  si  fosse fatto dappertutto un
    grande silenzio.
    Rientrai nel cortile della locanda;  ero  ancora  tanto  impressionato
    dalla  vista  di quel volto che mi guardai intorno per ritrovarlo.  Ma
    non era  pi  l.  E  la  neve  aveva  ricoperto  le  nostre  impronte
    precedenti,  ora  non  si  vedevano che le mie,  e quando mi girai per
    guardare (nevicava tanto fitto), anche queste stavano gi scomparendo.



















    41 - LE ZIE DI DORA.

    Mi  giunse  finalmente  la  risposta  delle   due   vecchie   signore.
    Presentavano   i   loro  complimenti  al  signor  Copperfield,   e  lo
    informavano di avere dato alla sua lettera la migliore attenzione per
    la  felicit  delle  due  parti,   espressione  che  trovai  alquanto
    allarmante,  non  solo  per l'uso che ne avevano gi fatto in rapporto
    alle divergenze di famiglia da me riferite,  ma perch avevo notato (e
    non  ho  mai  finito  di  notarlo  in  tutta  la  vita)  che  le frasi
    convenzionali sono una specie  di  fuoco  d'artificio,  che    facile
    accendere,  e  che  poi  pu prendere una grande variet di forme e di
    colori ben lontani dalla struttura  originale.  Le  signorine  Spenlow
    aggiungevano di voler evitare di dare sull'oggetto della comunicazione
    del  signor  Copperfield  un'opinione tramite lettera;  ma che se il
    signor Copperfield avesse voluto far  loro  il  favore  di  recarsi  a
    visitarle  un certo giorno (accompagnato,  se lo giudicasse opportuno,
    da un amico fidato),  sarebbero state liete di intrattenerlo  alquanto
    sull'argomento.
    A  tale invito il signor Copperfield rispose immediatamente con i suoi
    rispettosi complimenti e dicendo che  avrebbe  avuto  l'onore  di  far
    visita  alle  signorine Spenlow nel giorno fissato,  in compagnia,  in
    conformit al loro gentile permesso, dell'amico signor Thomas Traddles
    del Tribunale di Londra. Dopo avere spedito questa missiva,  il signor
    Copperfield  cadde  in  uno  stato  di forte agitazione nervosa,  e vi
    rimase finch non giunse il giorno stabilito.
    Il mio senso di apprensione fu molto peggiorato dal fatto di  trovarmi
    privo  a  questo punto cruciale della crisi degli inestimabili servigi
    della signorina  Mills.  Il  signor  Mills,  il  quale  faceva  sempre
    qualcosa per recarmi disturbo (o almeno cos mi pareva, ed  la stessa
    cosa),  aveva esasperato tale sua condotta sino a mettersi in testa di
    voler partire per l'India.  Perch sarebbe dovuto andare in  India  se
    non   per  danneggiarmi?   Non  aveva  certo  nulla  a  che  fare  con
    nessun'altra  parte  del  mondo,   e  invece  molto  con   quella   in
    particolare,  essendo  interessato  a fondo nel commercio con l'India,
    qualunque esso fosse (avevo impressioni vaghe intorno a scialli dorati
    e zanne di elefante);  ed essendo vissuto in giovent a Calcutta,  ora
    progettava di ritornarvi in qualit di socio residente.  Ma questo per
    me non aveva alcuna importanza.  E tuttavia ne aveva tanta per lui che
    infatti  era in partenza per l'India,  e Julia con lui;  intanto Julia
    era andata in campagna per congedarsi dai parenti,  e la casa in citt
    era  letteralmente ricoperta di cartelli con i quali si annunciava che
    sarebbe stata venduta  o  data  in  affitto,  e  che  tutti  i  mobili
    (compreso  il  cilindro  da  stiro) sarebbero stati ceduti a prezzo di
    stima.  E  cos,  ancor  prima  che  mi  fossi  rimesso  dalla  scossa
    precedente, eccomi vittima di un altro terremoto!
    Nel  giorno  importante  ero  incerto su come vestirmi,  diviso tra il
    desiderio di fare bella figura agli occhi delle signorine  Spenlow,  e
    il  timore  di  indossare  qualcosa che pregiudicasse agli occhi delle
    signorine Spenlow la mia  natura  di  persona  eminentemente  pratica.
    Tentai di raggiungere un felice compromesso fra questi due estremi,  e
    mia zia approv il risultato, e per buon augurio, mentre Traddles e io
    scendevamo le scale, il signor Dick ci lanci dietro una scarpa.
    Per quanto sapessi quale ottima persona fosse Traddles,  e per  quanto
    affezionato  gli fossi,  in quella delicata occasione non potei fare a
    meno  di  desiderare  che  non  avesse   l'abitudine   inveterata   di
    spazzolarsi  i  capelli  in  modo  di averli cos ritti sul capo.  Gli
    davano un'espressione di perenne sbigottimento, per non dire l'aria di
    una scopa da focolare,  il che,  mi  sussurrava  la  mia  apprensione,
    poteva riuscirci fatale.
    Mentre  ci  mettevamo in cammino verso Putney,  mi presi la libert di
    accennarne a Traddles,  dicendogli che se volesse forse  lisciarsi  un
    pochino i capelli...
    -  Mio caro Copperfield!  - disse Traddles,  togliendosi il cappello e
    lisciandosi i capelli in ogni direzione. - Lo farei ben volentieri. Ma
    non stanno.
    - Non stanno a posto?
    - No - rispose Traddles. - Niente li pu costringere. Se da qui fino a
    Putney portassi in testa un mezzo quintale di peso, tornerebbero ritti
    nel momento  stesso  in  cui  il  peso  fosse  tolto.  Non  hai  idea,
    Copperfield,  quanto  siano  ostinati  i  miei capelli.  Sono come gli
    aculei di un porcospino arrabbiato.
    Devo confessare che rimasi un po' deluso,  ma ero anche insieme  molto
    divertito  dal  suo  buon  carattere.  Gli  dissi  quanto lo ammiravo,
    osservai che i suoi capelli dovevano aver portato via ogni briciola di
    ostinazione dalla sua natura, perch egli non ne aveva affatto.
    - Oh!  - replic,  ridendo,  Traddles.  - T'assicuro che c' tutta una
    vecchia  storia intorno ai miei disgraziati capelli.  La moglie di mio
    zio diceva di trovarli insopportabili.  Diceva  che  la  esasperavano.
    Hanno  disturbato  moltissimo  anche  me  quando mi sono innamorato di
    Sophy. Moltissimo davvero!
    - Dispiacevano a lei?
    - A lei no - rispose Traddles - ma la sorella maggiore... quella che 
    una Bellezza...  li metteva sempre in burla.  Anzi tutte le sorelle ne
    ridono.
    - Un bel divertimento! - esclamai.
    -  S - osserv Traddles in perfetta innocenza.  - Per noi  un gioco.
    Sostengono che Sophy  ne  ha  una  ciocca  nel  suo  scrittoio,  ed  
    costretta  a  tenerla  in  un  libro chiuso con fermaglio perch resti
    appiattita. Ci si ride.
    - A proposito, mio caro Traddles, - dissi - la tua esperienza potrebbe
    servirmi: quando ti sei fidanzato con la signorina di cui  hai  appena
    detto  il  nome,  hai  fatto una richiesta formale alla famiglia?  Per
    esempio,  vi  stato qualcosa come...  come quello  che  dovremo  fare
    oggi? - aggiunsi in fretta.
    - Ecco - rispose Traddles, sul cui viso attento era calata un'ombra di
    preoccupazione - vedi,  Copperfield,  nel mio caso la faccenda  stata
    un po' penosa: Sophy si rende cos utile  a  tutta  la  famiglia,  che
    nessuno  sopportava  l'idea  che si potesse mai sposare.  Anzi avevano
    deciso tra loro che non si  sarebbe  maritata,  e  gi  la  chiamavano
    vecchia zittella. Perci quando ne parlai con la massima precauzione
    alla signora Crewler...
    - La mamma? - chiesi.
    -  S,  la  mamma  -  disse  Traddles - la moglie del reverendo Horace
    Crewler...  quando ne parlai con ogni possibile cautela  alla  signora
    Crewler,  l'effetto su di lei fu tale che lanci un grido e svenne.  E
    per dei mesi non potei affrontare pi l'argomento.
    - Ma infine l'hai fatto? - dissi.
    - Dopo tutto a farlo fu il reverendo Horace - spieg Traddles.- E' una
    bravissima persona,  esemplare sotto ogni riguardo;  disse alla moglie
    che,  da  buona  cristiana,  doveva  accettare  quel  sacrificio (dato
    specialmente che non era ancora certo),  e non doveva nutrire verso di
    me  alcun  sentimento  contrario  alla carit cristiana.  Quanto a me,
    Copperfield,  ti do la mia parola d'onore che mi sentivo nei  riguardi
    della famiglia un autentico uccello da preda.
    - Spero, Traddles, che le sorelle abbiano preso le tue difese!
    -  Veramente  non  posso  dire  che l'abbiano fatto - rispose.  - Dopo
    essere riusciti a far s che la signora Crewler fosse meno  ostile  al
    progetto,  dovemmo dare la notizia a Sarah. Ricorderai forse che ti ho
    parlato di Sarah, la sorella che ha un disturbo alla spina dorsale?
    - Ricordo benissimo!
    - Lei strinse le due mani - disse Traddles, guardandomi costernato.  -
    Chiuse gli occhi, divent pallida e rigida, e per due giorni non prese
    altro  che  pane  tostato  inzuppato nell'acqua,  che le davano con il
    cucchiaino.
    - Che ragazza indisponente, Traddles! - esclamai.
    - Oh,  scusa tanto,  Copperfield!  - replic  Traddles.  -  E'  invece
    simpaticissima,   ma   piena  di  sentimento.   Sono  tutte  piene  di
    sentimento.  Sophy mi disse pi tardi che  non  vi  erano  parole  per
    descrivere  i rimorsi di cui aveva sofferto mentre accudiva Sarah.  So
    che devono essere stati ben duri, Copperfield,  se li misuro sui miei,
    che  erano  simili  a  quelli  di  un criminale.  Dopo che Sarah si fu
    ripresa ci tocc dare  la  notizia  alle  altre  otto  sorelle,  e  su
    ciascuna  l'effetto  fu  diverso,  ma  sempre  molto patetico.  Le due
    minori,  alle quali Sophy fa scuola,  hanno solo  da  poco  finito  di
    detestarmi.
    -  In  ogni  caso  -  dissi  - spero che ormai abbiano tutte accettato
    l'idea.
    - S... s,  tutto sommato direi di s;  sembrano rassegnate - disse un
    po'  incerto  Traddles.  -  Sta  di  fatto  che  evitiamo  di  parlare
    dell'argomento,  e  per  loro  sono  di  grande  consolazione  le  mie
    prospettive  ancora  incerte  e la situazione difficile.  In ogni caso
    sar un dramma quando ci sposeremo.  Una scena pi da funerale che  di
    nozze. E mi odieranno per il fatto che gliela porto via!
    Il suo volto onesto,  mentre mi guardava scotendo il capo con aria tra
    il serio e il faceto,  mi si impresse  pi  nella  memoria  che  nella
    realt,  poich  in  quel  momento  ero  in  un  tale stato di estrema
    trepidazione e di confusione mentale da non essere affatto  capace  di
    fissare l'attenzione su nulla. Quando fummo poco lontani dalla casa in
    cui  abitavano  le  signorine  Spenlow  ero  tanto  depresso  riguardo
    all'espressione e alla presenza di spirito,  che Traddles mi consigli
    di  prendere  un  leggero  stimolante  sotto  forma di un bicchiere di
    birra. Ce lo somministrammo in un bar vicino, quindi egli guid i miei
    passi incerti fino alla porta delle signorine Spenlow.
    Quando la cameriera ci  fece  entrare,  ebbi  la  vaga  sensazione  di
    essere, per cos dire, giunto in porto, di attraversare barcollando un
    ingresso  nel  quale  vi era un barometro,  e di entrare in un piccolo
    salotto  a  pianterreno,  affacciato  su  un  bel  giardino.   Ricordo
    vagamente  di  essermi  seduto  su  un  divano e di avere visto come i
    capelli di Traddles,  ora  che  si  era  tolto  il  cappello,  gli  si
    rizzavano  come  quei fantocci a molla che balzano in faccia quando si
    toglie il coperchio di  certe  finte  tabacchiere.  Ricordo  di  avere
    ascoltato il ticchettio di un antico orologio posato sulla mensola del
    caminetto,  e  intanto  come  cercassi di obbligarlo a tenere il tempo
    secondo il ritmo del mio  cuore...  ma  niente  da  fare!  Ricordo  di
    essermi  guardato intorno per cercare nella stanza qualche segno della
    presenza di Dora,  e di non averne visto alcuno.  Ricordo che mi parve
    di avere per un attimo sentito abbaiare da lontano Jip, subito messo a
    tacere  da  qualcuno.  Ricordo  infine  di  avere  senza volere spinto
    Traddles nel caminetto,  mentre mi inchinavo al colmo della confusione
    davanti  a due minuscole signore anziane e risecchite vestite di nero,
    ciascuna delle quali era un abbozzo in legno o in  cuoio  del  defunto
    signor Spenlow.
    - La prego - disse una delle minuscole signore - si accomodi.
    Quando  ebbi  finito  di  inciampare in Traddles,  e mi fui finalmente
    messo a sedere su qualcosa che non fosse un gatto (come avevo fatto la
    prima volta),  riacquistai quel poco della facolt visiva che mi bast
    per  comprendere  come  il  signor  Spenlow  fosse stato senz'altro il
    minore della famiglia; che vi era fra le due sorelle una differenza di
    et di sette o otto anni,  e  che  la  pi  giovane  avrebbe  condotto
    personalmente  l'incontro,  dato  che  teneva  in  mano la mia lettera
    (tanto familiare alla vista, eppure tanto estranea!) e la scorreva con
    la lente.  Indossavano abiti della stessa foggia,  ma  questa  sorella
    portava il suo con aria pi giovanile dell'altra, e forse aveva in pi
    qualche arricciatura,  nastro,  spilla, braccialetto, o altra cosa del
    genere,  che le dava una maggiore vivacit.  Erano entrambe erette nel
    portamento, formali, precise composte e tranquille. La sorella che non
    aveva in mano la mia lettera, teneva le braccia incrociate sul petto e
    posate l'una sull'altra come un idolo.
    - Il signor Copperfield, credo - disse la sorella che aveva in mano la
    mia lettera, rivolgendosi a Traddles.
    Pauroso  inizio.  Traddles  dovette spiegare che il signor Copperfield
    ero io,  e io dovetti rivendicare la mia identit,  ed esse  dovettero
    rinunciare   all'idea   preconcetta   che  Traddles  fosse  il  signor
    Copperfield,  e  ci  trovammo  insomma  in  una  bella  situazione!  A
    peggiorarla  ancora,  tutti  udimmo chiaramente Jip abbaiare di scatto
    due volte, e venire di nuovo soffocato perch tacesse.
    - Signor Copperfield! - disse la sorella con la lettera.
    Mi mossi...  credo di essermi inchinato,  fui subito  attentissimo  ma
    intervenne l'altra sorella.
    - Mia sorella Lavinia - disse - essendo al corrente degli argomenti di
    questo  genere,  esporr ci che noi riteniamo sia pi conveniente per
    la felicit delle due parti.
    Scopersi in seguito che la signorina  Lavinia  era  un'autorit  negli
    affari  di  cuore per il fatto che in un tempo lontano era esistito un
    certo signor Pidger,  il quale giocava a whist,  e si era supposto che
    si fosse innamorato di lei.  La mia opinione personale  che tale idea
    fosse assolutamente priva di fondamento e che Pidger fosse  del  tutto
    innocente  di sentimenti del genere,  dato che non sentii mai dire che
    vi avesse dato alcuna forma di espressione.  Tuttavia sia la signorina
    Lavinia  sia  la signorina Clarissa avevano il fermo convincimento che
    egli avrebbe dichiarato la sua passione se la sua giovinezza non fosse
    stata stroncata (a circa sessant'anni) dal troppo bere  che  ne  aveva
    minato la costituzione, e dal tentativo di rimetterla in sesto con una
    esagerata  ingestione  di  acqua  di  Bath.  Avevano  perfino  il vago
    sospetto che fosse morto di un amore segreto;  sebbene debba dire  che
    vi  era  in  casa  un  suo ritratto con il naso d'un rosso intenso che
    pareva escludere segreti del genere.
    - Non vogliamo risalire - disse la signorina  Lavinia  -  alla  storia
    iniziale  di  questa  faccenda.  La  morte  del nostro povero fratello
    Francis ha cancellato tutto.
    -  Non  avevamo  l'abitudine  -  disse  la  signorina  Clarissa  -  di
    intrattenere frequenti contatti con il nostro fratello Francis; ma fra
    noi non vi era una vera divisione o mancanza di unione.  Francis aveva
    preso la sua strada,  noi avevamo preso la  nostra.  Avevamo  ritenuto
    conveniente per la felicit delle due parti che cos fosse.  E cos fu
    infatti.
    Per parlare,  ognuna delle due sorelle si sporgeva un po'  in  avanti,
    scoteva  la testa dopo avere parlato,  e ritornava in posizione eretta
    quando taceva. La signorina Clarissa non mosse mai le braccia. A volte
    vi batteva ritmicamente con le dita  (penso  che  fossero  minuetti  e
    marce) ma non le mosse mai.
    -  La  situazione di nostra nipote,  o quella che si pensava fosse,  
    molto mutata con la morte del  nostro  fratello  Francis  -  disse  la
    signorina Lavinia - e perci riteniamo che sia mutata anche l'opinione
    che  nostro  fratello aveva intorno alla situazione della figlia.  Non
    abbiamo motivo di pensare,  signor Copperfield,  che lei  non  sia  un
    giovane  gentiluomo dotato di buone qualit e di carattere onorato,  o
    che lei non nutra affetto,  e anzi siamo pienamente convinte  del  suo
    affetto per nostra nipote.
    Risposi, come facevo sempre quando mi trovavo nell'occasione di farlo,
    che  nessuno  aveva  mai  amato  quanto  io amavo Dora.  E Traddles mi
    appoggi con un mormorio di assenso.
    La  signorina  Lavinia  stava  per  replicare,   quando  la  signorina
    Clarissa,   la  quale  sembrava  incessantemente  desiderosa  di  fare
    riferimento al fratello Francis, intervenne ancora:
    - Se la mamma di Dora - disse - quando spos nostro  fratello  Francis
    avesse  detto  subito che alla tavola da pranzo non vi era posto per i
    parenti sarebbe stato  meglio  per  la  felicit  di  tutte  le  parti
    interessate.
    -  Sorella Clarissa - disse la signorina Lavinia.  - Forse non occorre
    adesso ricordare questo.
    - Sorella Lavinia,  - disse la signorina  Clarissa  -  questo  rientra
    nell'argomento.   Non   penserei   mai   di   interferire   nel   ramo
    dell'argomento in cui tu sola sei competente a parlare.  Ma su  questo
    ramo  dell'argomento  posso  avere  voce e un'opinione.  Sarebbe stato
    meglio per la felicit di tutti se la mamma di Dora  quando  spos  il
    nostro  fratello Francis,  avesse detto chiaramente quali erano le sue
    intenzioni.  Allora avremmo saputo che  cosa  ci  potevamo  attendere.
    Avremmo  detto:  Per  favore  non  invitarci mai,  e cos si sarebbe
    evitata ogni possibilit di incomprensione.
    Dopo che la signorina Clarissa ebbe  scosso  la  testa,  la  signorina
    Lavinia riprese a parlare, richiamandosi di nuovo alla mia lettera che
    guard  con  la lente.  Avevano entrambe gli occhi piccoli,  rotondi e
    brillanti, molto simili, devo dire,  agli occhi di uccelli.  Non erano
    infatti  molto  diverse  da  due uccellini con quelle maniere brusche,
    vivaci e improvvise,  e il modo svelto di  rassettarsi  come  fanno  i
    canarini.
    Come ho gi detto, la signorina Lavinia riprese a parlare:
    - Lei,  signor Copperfield, chiede permesso a mia sorella Clarissa e a
    me di farci visita in  qualit  di  accettato  pretendente  di  nostra
    nipote.
    -  Se  nostro  fratello  Francis  - torn a interromperla la signorina
    Clarissa,  se pure  posso  chiamare  interruzione  la  sua  tranquilla
    interferenza  -  desiderava  circondarsi  di  un'atmosfera di Doctors'
    Commons,  e solo di quella,  quale diritto o volont potevamo avere di
    protestare?  Nessuna davvero.  Siamo sempre state lungi dal desiderare
    di imporci a chicchessia.  Ma  perch  non  dirlo?  Che  mio  fratello
    Francis  e  sua  moglie  abbiano la compagnia che desiderano.  Che mia
    sorella e io si abbia la compagnia che desideriamo.  Spero che  saremo
    capaci di trovarcela da sole.
    Siccome  pareva che tale discorso fosse indirizzato a Traddles e a me,
    sia Traddles sia io offrimmo un certo genere di  risposta.  Quella  di
    Traddles fu appena mormorata e incomprensibile. Io invece osservai che
    ci  faceva molto onore a tutte le parti.  E non ho la minima idea che
    cosa intendessi dire.
    - Sorella Lavinia,  - disse  la  signorina  Clarissa,  soddisfatta  di
    essersi levato un peso dalla mente - mia cara, ora puoi continuare.
    La signorina Lavinia riprese:
    -  Signor  Copperfield,  mia  sorella  Clarissa e io siamo state molto
    caute nel prendere in considerazione questa  lettera,  e  non  abbiamo
    tralasciato  infine  di mostrarla a nostra nipote e poi discuterla con
    lei. Non abbiamo alcun dubbio sul fatto che lei creda di volerle molto
    bene.
    - Se lo credo, signorina, - cominciai a dire con foga - oh! ...
    Ma siccome la signorina Clarissa mi lanci un'occhiata rapida (come di
    un  canarino)  con  cui  pareva  mi  chiedesse  di  non   interrompere
    l'oracolo, chiesi perdono e tacqui.
    -  L'affetto  -  disse  la signorina Lavinia,  guardando la sorella in
    cerca di una approvazione,  che l'altra le diede  in  forma  di  breve
    cenno  del  capo  a  ogni  frase  -  l'affetto  maturo che  omaggio e
    devozione non si manifesta con facilit.  La sua voce non  forte.  E'
    modesto e riservato, si nasconde, aspetta, aspetta. Questo  il frutto
    maturo. A volte scorre un'intera vita, e lo si trova che ancora matura
    nell'ombra.
    Naturalmente  allora  non  compresi  che  volesse  alludere al defunto
    Pidger,  ma dalla gravit con cui la signorina Clarissa accenn con il
    capo, intuii che quelle parole dovevano avere molto peso.
    -  La  leggera inclinazione,  perch al paragone di quei sentimenti la
    chiamo leggera nelle persone molto  giovani  -  riprese  la  signorina
    Lavinia -  come la polvere paragonata alla roccia.  Per la difficolt
    di sapere se sia duratura e se  abbia  un  effettivo  fondamento,  mia
    sorella  Clarissa  e  io  siamo state molto incerte sulla decisione da
    prendere, signor Copperfield e signor...
    - Traddles - disse il mio amico, visto che lo guardavano.
    - Perdoni.  Del Tribunale di Londra,   cos?  - chiese  la  signorina
    Clarissa, tornando a guardare la mia lettera.
    Traddles rispose: - Precisamente - e divent rosso.
    Ora,  sebbene non avessi ricevuto ancora alcun palese incoraggiamento,
    mi parve di vedere nelle due minuscole sorelle,  e specialmente  nella
    signorina   Lavinia  verso  questo  nuovo  e  fruttuoso  argomento  di
    domestico interesse un intenso piacere,  la tranquilla risoluzione  di
    sfruttarlo  al massimo,  e una inclinazione a vezzeggiarlo,  in cui vi
    era per me un bel raggio luminoso di speranza. Mi parve di intuire che
    la signorina Lavinia  sarebbe  stata  eccezionalmente  soddisfatta  di
    sorvegliare due giovani innamorati come Dora e me,  e che la signorina
    Clarissa avrebbe avuto quasi altrettanta soddisfazione nel vederla che
    ci  sorvegliava,  e  nel  farsi  avanti  con  il  suo  personale  ramo
    dell'argomento  ogni  volta  che le venisse un forte impulso di farlo.
    Questo m'incoraggi a dichiarare con veemenza che amavo  Dora  pi  di
    quanto  potessi  dire,  o che altri potesse credere;  dissi che i miei
    amici erano a conoscenza di  quanto  l'amassi,  che  mia  zia,  Agnes,
    Traddles  e  tutti quelli che mi conoscevano sapevano quanto l'amavo e
    come il mio amore mi avesse  reso  serio.  Per  la  verit  di  questa
    affermazione mi appellai a Traddles.  E Traddles, accendendosi come se
    si gettasse in un  dibattito  parlamentare,  si  fece  davvero  onore,
    confermando  tutto  di  me  con  buona eloquenza e con un modo chiaro,
    logico e pratico, che evidentemente fece buona impressione.
    - Parlo, se mi  lecito farlo,  come uno che di queste cose ha una sua
    piccola  esperienza,  - disse Traddles - essendo io stesso fidanzato a
    una  signorina...   una  di  dieci  sorelle  che   abitano   gi   nel
    Devonshire...  e  non potendo per ora vedere alcuna probabilit che il
    nostro fidanzamento giunga al termine.
    - Lei pu dunque confermare,  signor Traddles,  - osserv la signorina
    Lavinia, che evidentemente provava per lui un nuovo interesse - quanto
    ho  detto intorno all'affetto che  modesto e nascosto;  che aspetta e
    aspetta?
    - Completamente, signorina! - disse Traddles.
    La signorina Clarissa guard la signorina Lavinia e scosse con gravit
    il  capo.   La  signorina  Lavinia  rivolse  alla  signorina  Clarissa
    un'occhiata significativa e tir un leggero sospiro.
    -  Sorella  Lavinia,  -  disse  la  signorina Clarissa - prendi la mia
    boccetta dei sali.
    La signorina Lavinia si rinfranc inalando l'aceto  aromatico,  mentre
    Traddles  e  io  stavamo a guardarla con premurosa sollecitudine;  poi
    essa riprese con voce piuttosto debole:
    - Mia sorella e io eravamo, signor Traddles, molto in dubbio sul corso
    da prendere con  riferimento  agli  affetti,  veri  o  immaginari,  di
    persone  tanto  giovani  come il suo amico signor Copperfield e nostra
    nipote.
    - La  figlia  di  nostro  fratello  Francis  -  precis  la  signorina
    Clarissa.  -  Se  la  moglie di nostro fratello Francis avesse trovato
    conveniente mentre era  ancora  in  vita  (bench  avesse  il  diritto
    indiscutibile  di  agire  come  meglio  pensava)  invitare  a pranzo i
    parenti, in questo preciso momento ci troveremmo a conoscere meglio la
    figlia di nostro fratello Francis. Sorella Lavinia, prosegui.
    La signorina Lavinia gir la mia lettera cos da avere sotto gli occhi
    l'indirizzo,  e studi con la lente certe note che aveva tracciate  in
    bell'ordine su quella parte del foglio.
    -  Signor  Traddles,  -  disse  -  riteniamo  prudente sottoporre tali
    sentimenti alla prova del nostro personale esame.  Per il momento  non
    ne  sappiamo nulla,  n siamo in condizione di giudicare quanta verit
    vi sia in essi. Siamo quindi per ora disposte ad accettare la proposta
    del signor Copperfield, riguardo alle sue visite.
    - Mai,  care signorine,  - esclamai,  sentendomi liberato da un enorme
    peso di apprensioni - dimenticher la loro cortesia!
    -  Ma...  -  riprese  la  signorina Lavinia - ma preferiremmo,  signor
    Traddles,  considerare per ora tali  visite  come  fatte  a  noi  due.
    Dobbiamo guardarci dal riconoscere l'esistenza di un effettivo impegno
    tra  il  signor  Copperfield  e nostra nipote fino a quando non avremo
    avuto modo...
    - Fino a quando tu avrai avuto modo, sorella Lavinia! - la corresse la
    signorina Clarissa.
    - E sia - convenne con un sospiro la signorina Lavinia.  - Dunque fino
    a quando io non avr avuto modo di osservarli.
    -  Copperfield,  -  disse  Traddles,  rivolto  a  me - sono sicuro che
    comprenderai come nulla potrebbe essere pi ragionevole o cortese.
    - Nulla! - esclamai. - Lo comprendo profondamente.
    - A questo punto - disse la signorina Lavinia,  tornando a  consultare
    le  sue  annotazioni  -  e  ammettendo  le  sue  visite  solo a queste
    condizioni,   dobbiamo  esigere  dal  signor  Copperfield  un  impegno
    formale,  sulla  sua  parola d'onore,  che tra lui e nostra nipote non
    avr luogo assolutamente alcuna comunicazione a nostra insaputa...
    - A tua  insaputa,  sorella  Lavinia  -  la  interruppe  la  signorina
    Clarissa.
    -  Sia  come  tu  vuoi,  Clarissa!  - convenne rassegnata la signorina
    Lavinia - ...a mia insaputa, e senza il nostro consenso.  Dobbiamo far
    s  che  questo  sia  un impegno assolutamente chiaro e serio,  da non
    venire infranto per alcun  motivo.  Oggi  abbiamo  desiderato  che  il
    signor  Copperfield  fosse accompagnato da un suo fidato amico - e qui
    chin la testa verso Traddles,  il quale si inchin - al fine  che  su
    questo  argomento  non  vi  fossero  dubbi n malintesi.  Se il signor
    Copperfield, o lei, signor Traddles, provassero il minimo scrupolo nel
    formulare questa promessa, io pregherei entrambi di prendere del tempo
    in cui esaminarla.
    Ero in uno stato di altissimo fervore estatico,  ed esclamai  che  non
    poteva  esservi  la  necessit  nemmeno  di  un attimo di riflessione.
    Promisi  nel  modo  pi  appassionato  di  tener  fede  alla  promessa
    richiesta;   chiamai  Traddles  a  testimoniare  del  mio  impegno,  e
    dichiarai che sarei stato il peggiore dei criminali se vi fossi venuto
    meno anche in minima parte.
    - Aspetti!  - disse levando la mano la signorina Lavinia.  - Prima che
    avessimo  il  piacere  di  ricevere  lor  signori,  avevamo  deciso di
    lasciarvi soli per un quarto  d'ora  a  riflettere  su  questo  punto.
    Vogliate consentire che ci ritiriamo.
    Non  serv  a  nulla  che  insistessi  sull'inutilit  di  riflettere.
    Insistettero per ritirarsi durante il  tempo  stabilito.  E  come  due
    uccellini  uscirono  a  piccoli  passi molto dignitosi,  lasciandomi a
    ricevere le congratulazioni di Traddles, e con la sensazione di essere
    stato trasportato in regioni  di  intensa  felicit.  Ricomparvero  al
    preciso  spirare  del quarto d'ora con dignit non minore di quando si
    erano ritirate.  Erano uscite frusciando come  se  le  loro  minuscole
    vesti fossero fatte di foglie d'autunno, e rientrarono frusciando allo
    stesso modo.
    Allora tornai a impegnarmi a osservare le prescritte condizioni.
    - Sorella Clarissa, - disse la signorina Lavinia - ora tocca a te.
    La signorina Clarissa sciolse per la prima volta le braccia,  prese il
    foglio e guard le annotazioni.
    - Saremo liete - disse la signorina Clarissa - di avere  a  pranzo  il
    signor Copperfield ogni domenica,  se gli  di comodo.  Pranziamo alle
    ore quindici.
    M'inchinai.
    - Nel corso della settimana - disse la  signorina  Clarissa  -  saremo
    liete  di  vedere  il  signor  Copperfield  al  t.  Lo prendiamo alle
    diciotto e trenta.
    Tornai a inchinarmi.
    - Due volte alla settimana - disse la signorina Clarissa - e di regola
    non pi di frequente.
    Tornai a inchinarmi.
    - La signorina Trotwood - disse la signorina  Clarissa  -  dice  nella
    lettera  del  signor  Copperfield che forse ci far visita.  Quando le
    visite sono convenienti per la felicit delle  due  parti,  noi  siamo
    liete  di  ricevere  visite  e di ricambiarle.  Quando per la felicit
    delle due parti  meglio che le visite non  abbiano  luogo  (come  nel
    caso  di  nostro fratello Francis e della sua casa),  allora la cosa 
    affatto diversa.
    Lasciai capire che mia zia sarebbe stata fiera e felice di conoscerle;
    sebbene debba dire che non mi sentivo certissimo di una  soddisfacente
    intesa fra loro.  Concluse in tal modo le condizioni,  espressi la mia
    gratitudine con le pi calde espressioni,  e presa la mano prima della
    signorina Clarissa e dopo della signorina Lavinia le baciai entrambe.
    Poi la signorina Lavinia si alz e,  chiesto al signor Traddles che la
    scusasse per un momento, mi preg di seguirla.  Obbedii tutto fremente
    e venni accompagnato in un'altra stanza.  L trovai la mia diletta che
    si tappava le orecchie dietro l'uscio,  con il caro visino  appoggiato
    alla  parete;  e Jip stava nello scaldapiatti con la testa ravvolta in
    un asciugamano.
    Oh,   com'era  bella  nel  suo  abitino  nero,   e  come  piangeva   e
    singhiozzava, e da principio non voleva muoversi da dietro l'uscio! Ma
    come ci volevamo bene quando finalmente usc fuori,  e quale fu la mia
    felicit quando togliemmo Jip dallo scaldapiatti e lo riportammo  alla
    luce, che non la finiva di starnutire, e cos eravamo di nuovo tutti e
    tre insieme!
    - Mia diletta Dora! Ora sei davvero mia per sempre!
    - Oh, no! - mi supplic Dora. - Ti supplico!
    - Non sei mia per sempre, Dora?
    - Oh, s, certo, sono tua! - grid Dora. - Ma ho tanta paura!
    - Hai paura, tesoro?
    - Oh, s! Lui non mi piace - disse Dora. - Perch non va via?
    - Chi, angelo mio?
    -  Il  tuo  amico  -  disse Dora.  - Lui non c'entra.  Come dev'essere
    stupido!
    - Amor mio!  - (Non  vi  era  nulla  di  tenero  quanto  i  suoi  modi
    infantili). - Ma  il migliore degli uomini!
    -  Oh,  ma  noi  non  vogliamo nessun uomo migliore!  - protest Dora,
    facendo il broncio.
    - Mia cara,  - insistetti - lo conoscerai bene fra poco,  e ti piacer
    moltissimo.  E  presto  verr  anche  mia zia,  e anche lei ti piacer
    moltissimo quando la conoscerai.
    - No, ti prego di non portarla qui!  - disse Dora,  dandomi un piccolo
    bacio  impaurito  e  giungendo  le  mani.  - No!  So che  una vecchia
    cattiva e maligna! Non lasciare che venga qui, Doady! - che era il suo
    diminutivo di David.
    Non era quello il momento di protestare, perci risi, la ammirai,  ero
    innamoratissimo  e felicissimo;  ed essa mi mostr la nuova abilit di
    Jip,  che stava in un angolo ritto  sulle  gambe  posteriori  per  una
    frazione di secondo prima di ricadere... e non so quanto sarei rimasto
    l,  senza  ricordarmi  di Traddles,  se non fosse venuta la signorina
    Lavinia a portarmi via.  La signorina Lavinia voleva molto bene a Dora
    (mi  disse  che  Dora era identica a lei quando aveva la stessa et...
    doveva davvero essere molto mutata),  e trattava Dora come se fosse un
    giocattolo.   Avrei  voluto  convincere  Dora  a  venire  a  conoscere
    Traddles, ma quando gliene parlai corse a chiudersi a chiave in camera
    sua; cos tornai senza di lei da Traddles, e uscii con lui, sentendomi
    al settimo cielo.
    - La cosa non poteva riuscire meglio di cos - disse Traddles.-  Direi
    che  sono  davvero  due vecchie signore molto simpatiche.  E non sarei
    affatto sorpreso che tu ti sposassi,  Copperfield,  vari anni prima di
    me.
    -  La  tua  Sophy suona qualche strumento,  Traddles?  - chiesi con il
    cuore gonfio di orgoglio.
    - Conosce abbastanza il pianoforte per insegnarlo alle  sorelline-  mi
    rispose Traddles.
    - Sa pure cantare? - chiesi.
    -  Ecco,  a  volte canta delle ballate per fare stare allegre le altre
    quando sono di cattivo umore - mi rispose Traddles.  -  Ma  niente  di
    importante.
    - Non canta accompagnandosi con la chitarra? - chiesi.
    - Oh, cielo, no!
    - Sa dipingere un poco?
    - Niente affatto - disse Traddles.
    Promisi  a  Traddles  che avrebbe sentito cantare Dora,  e che avrebbe
    visto qualcuno dei fiori dipinti da lei.  Disse che ne  sarebbe  stato
    felicissimo,  e  ce  ne  andammo verso casa tenendoci sotto braccio di
    ottimo umore e in allegria. Per via lo incitai a parlare di Sophy,  il
    che  egli  fece  con tale amorosa fiducia in lei che lo ammirai molto.
    Dentro di me la paragonavo a Dora,  e ne  provavo  una  grande  intima
    soddisfazione;   ma  ammettevo  candidamente  che  mi  sembrava  anche
    un'ottima ragazza per Traddles.
    Naturalmente mia zia venne subito informata della  felice  conclusione
    che  aveva  avuto l'incontro,  e di quanto era stato detto e fatto nel
    corso di esso.  Era felice di vedermi tanto felice,  e promise di  far
    visita  alle  zie di Dora senza perder tempo.  Ma quella sera,  mentre
    scrivevo ad Agnes,  passeggi tanto a lungo avanti e indietro  per  le
    stanze  da  farmi  addirittura  pensare  che volesse camminare fino al
    mattino seguente.
    La mia lettera per Agnes era fervida e grata,  le descrivevo  tutti  i
    buoni  effetti che erano risultati dopo che avevo seguito i suoi buoni
    consigli. Mi rispose a giro di posta una lettera piena di speranza, di
    seriet e di allegria.  A partire da allora con me  si  mostr  sempre
    allegra.
    Avevo  adesso  pi  che  mai  da  fare.  Tenuto  conto dei miei viaggi
    quotidiani a Highgate,  Putney risultava ben  lontano,  anche  se  era
    naturale che volessi arrivare l tutte le volte che potevo.  Perch mi
    era impossibile approfittare degli inviti al t,  presi accordi con la
    signorina Lavinia per avere il permesso di fare una visita ogni sabato
    pomeriggio,  senza  alcun danno per le privilegiate domeniche.  In tal
    modo i fine settimana erano per me periodi meravigliosi, e trascorrevo
    il resto della settimana sognandoli.
    Mi fu di enorme sollievo scoprire che, dopo tutto, mia zia e le zie di
    Dora andavano pi d'accordo  di  quanto  mi  sarei  potuto  attendere.
    Quando  furono trascorsi pochi giorni dalla conferenza,  mia zia comp
    la visita promessa, e dopo altri pochi giorni le zie di Dora vennero a
    trovarla in pompa magna.  Altri simili,  ma  pi  cordiali  scambi  di
    visite  avvennero  in seguito a intervalli di tre o quattro settimane.
    So che mia zia turb moltissimo le zie di Dora con l'abitudine di  non
    dare  alcuna  importanza  alla  dignit  di  viaggiare in carrozza,  e
    recandosi a Putney nelle ore pi strane,  come ad esempio poco dopo la
    prima colazione,  o appena prima dell'ora del t;  inoltre portando il
    cappellino in qualunque maniera le facesse comodo e senza  minimamente
    sottostare ai pregiudizi della moda sull'argomento.
    Ma  presto le zie di Dora concordarono nel giudicare mia zia una donna
    eccentrica e alquanto virile,  ma di forte intelligenza;  e sebbene di
    quando  in  quando  mia  zia facesse rizzare le piume alle zie di Dora
    esprimendo delle opinioni eretiche su vari punti del  cerimoniale,  mi
    amava  troppo per non voler sacrificare alcune delle sue piccole manie
    in favore della reciproca armonia.
    Il solo componente  della  nostra  minuscola  societ  che  rifiutasse
    decisamente di adattarsi alle circostanze era Jip.  Non vedeva mai mia
    zia senza mostrare immediatamente tutti i denti che aveva in bocca, si
    rintanava sotto una seggiola  dove  ringhiava  senza  mai  smettere  e
    lanciando  di  tanto  in  tanto un doloroso ululato come se ella fosse
    davvero troppo insopportabile per i suoi  sentimenti.  Si  tent  ogni
    genere di cura,  carezze, rimproveri sculaccioni; lo portammo anche in
    Buckingham Street,  dove si lanci immediatamente contro i  due  gatti
    con  terrore  di  tutti  i  presenti;  insomma  nulla  pot  indurlo a
    sopportare la presenza di mia zia.  A volte credeva di avere vinto  la
    propria ostilit,  e per qualche minuto restava cortese, ma poi alzava
    il naso  rincagnato  e  ululava  talmente  che  non  rimaneva  se  non
    imbavagliarlo  e  ficcarlo  nello  scaldapiatti.  Alla  fine  Dora  lo
    ravvolgeva in un asciugamano e ve  lo  rinchiudeva  non  appena  aveva
    notizia dell'arrivo di mia zia.
    Una  volta  entrati  in  quella  vita pacifica,  una cosa mi preoccup
    molto,  e  cio  che  tutti,  quasi  per  tacito  accordo,  sembravano
    considerare Dora come un grazioso ninnolo o giocattolo.  Mia zia,  con
    la quale fece presto amicizia,  la chiamava sempre  Fiorellino,  e  il
    grande piacere della signorina Lavinia era di servirla,  arricciarle i
    capelli,  ornarla,  trattarla come una bimba di pochi anni.  E ci che
    faceva la signorina Lavinia,  anche la sorella non mancava di fare con
    naturalezza.  Mi  riusciva  molto  strano,  perch,  fatte  le  debite
    proporzioni,  pareva  che  tutti la trattassero press'a poco come Dora
    trattava Jip.
    Decisi di parlare di questo con Dora, e una volta che eravamo usciti a
    fare una passeggiata (perch dopo un po' la signorina Lavinia ci aveva
    concesso di uscire soli),  le dissi che avrei desiderato  riuscisse  a
    convincere le zie di trattarla in maniera diversa.
    - Perch sai bene,  mia diletta, - protestai - che non sei una bambina
    piccola.
    - Ecco! - disse Dora. - Adesso vuoi essere cattivo!
    - Cattivo, amor mio?
    - Io so che sono molto gentili con me - disse Dora - e io  sono  tanto
    felice.
    - Benissimo,  tesoro mio!  - dissi.  - Ma potresti essere tanto felice
    anche se tu fossi trattata in modo ragionevole.
    Dora mi lanci un'occhiata di rimprovero (un'occhiata deliziosa!), poi
    si mise a singhiozzare,  dicendo che non  le  volevo  bene,  e  allora
    perch  avevo insistito tanto per fidanzarmi con lei?  E perch non me
    ne andavo subito se non potevo sopportarla?
    Dopo di che, cos'altro avrei potuto fare, se non asciugarle le lagrime
    a forza di baci, e dirle che la adoravo?
    - Io so di essere tanto affettuosa - disse Dora - ma tu  non  dovresti
    essere crudele con me, Doady!
    - Crudele,  amor mio!  Come se volessi... o potessi mai essere crudele
    con te per qualunque cosa al mondo!
    - E allora non mi devi criticare - disse Dora,  stringendo la bocca  e
    facendone un bocciolo di rosa. - Vedrai che sar buona.
    Mi fece molto piacere quando poco dopo mi chiese spontaneamente che le
    dessi  quel  libro  di cucina di cui le avevo parlato una volta,  e di
    farle vedere come si tengono i  conti,  come  le  avevo  promesso.  Le
    portai  il  volume  in  occasione della mia visita successiva (l'avevo
    fatto rilegare elegantemente perch avesse l'aspetto meno arido e  pi
    invitante);  e  quando  andammo  a  passeggiare  le mostrai un vecchio
    registro dei conti di mia zia,  e le diedi un blocchetto di fogli,  un
    grazioso portamatita e una scatola di matite con cui fare esercizio di
    economia domestica.
    Ma il libro di cucina fece venire il mal di capo a Dora, e i numeri la
    facevano  piangere.  Non volevano lasciarsi sommare,  diceva.  Cos li
    cancellava,  e su tutti i fogli disegnava piccoli  mazzi  di  fiori  e
    ritratti miei e di Jip.
    Al  sabato  pomeriggio  mentre  eravamo  a  passeggio cercavo di darle
    scherzosamente delle istruzioni orali su argomenti domestici. A volte,
    passando davanti per esempio a una macelleria, le dicevo:
    - Ora immagina, tesoro, che siamo gi sposati, e che tu stia andando a
    comperare una spalla di montone per pranzo, saresti capace di farlo?
    Il volto grazioso  della  mia  piccola  Dora  si  chinava,  tornava  a
    stringere le labbra a bocciolo di rosa,  come a dire che avrebbe molto
    preferito di chiudere con un bacio le mie.
    - Saresti capace di fare  l'acquisto,  amor  mio?  -  ripetevo  se  mi
    sentivo davvero inflessibile.
    Dora stava un po' a riflettere e poi rispondeva, magari anche con aria
    di trionfo:
    -  Ma  il macellaio sa bene vendere la carne,  e allora perch occorre
    che lo sappia io? Oh che ragazzo sciocchino sei!
    E cos quando una volta,  avendo dato un'occhiata al libro di  cucina,
    chiesi  a  Dora che cosa avrebbe fatto se fossimo sposati e le dicessi
    che mi sarebbe piaciuto mangiare un buono stufato  irlandese,  rispose
    che  avrebbe  ordinato  alla  domestica di farlo;  e poi batt le mani
    senza sciogliersi dal  mio  braccio,  in  maniera  tanto  graziosa  da
    apparire pi affascinante che mai.
    Di conseguenza l'uso principale a cui venne adibito il libro di cucina
    fu di essere posato in un angolo perch Jip vi stesse sopra ritto.  Ma
    Dora fu tanto contenta quando ebbe addestrato il cane a restare  sopra
    il libro senza insistere per andar via subito,  e a tenere intanto fra
    i denti il portamatita, che ero lietissimo di averlo comperato.
    Tornammo cos all'astuccio per la chitarra, e alla pittura di fiori, e
    alle canzoni in cui si diceva di non voler mai  smettere  di  danzare,
    tra-la-l!  ed  eravamo  felici per l'intera settimana.  A volte avrei
    voluto osare di far notare alla signorina Lavinia che trattava il  mio
    piccolo tesoro un po' troppo come fosse un giocattolo;  e a volte, per
    cos dire, aprivo gli occhi,  e mi chiedevo se non ero incorso io pure
    nell'errore di tutti, se non la trattavo anch'io come un giocattolo...
    ma non mi accadeva spesso.









    42 - MALVAGITA'.

    Ho  l'impressione  che,   sebbene  questo  manoscritto  sia  destinato
    soltanto ai miei occhi,  non toccherebbe a me registrare l'accanimento
    con  cui  mi dedicai a quella tremenda stenografia,  e i progressi che
    riportai,  incitato com'ero dal mio senso di responsabilit verso Dora
    e  le  zie  di lei.  A quanto ho gi scritto sulla mia perseveranza in
    quel periodo della mia vita,  e sulla energia paziente e costante  che
    allora cominciava a maturare in me,  e che riconosco come la parte pi
    forte del mio carattere,  per quel poco di forza  che  esso  possiede,
    aggiunger solo che in ci ritrovo, ritornando ad allora, la fonte del
    mio  successo.  In  vari  campi  della  vita  pratica sono stato molto
    fortunato, vi sono tanti che hanno lavorato molto pi di me riportando
    appena la met del mio successo,  ma non avrei mai  potuto  realizzare
    ci che ho fatto senza l'abitudine alla puntualit,  all'ordine,  alla
    diligenza,  senza la volont di concentrarmi su un unico  oggetto  per
    volta,  non preoccupandomi della rapidit con cui sarebbe sopravvenuto
    il prossimo, tutte qualit che andavo allora acquistando.
    Lo sa il cielo che non scrivo con lo scopo di autoesaltarmi. Colui che
    riesamina la propria vita, come faccio ora io,  scorrendola pagina per
    pagina,   dovrebbe   essere   davvero   eccellente  perch  gli  fosse
    risparmiato l'acuto rimorso di  avere  trascurato  un  bel  numero  di
    talenti e perduto un bel numero di buone occasioni,  di avere permesso
    che sentimenti erratici e perversi non finissero mai di combattere  in
    lui e di sconfiggerlo.  Oso dire che non possiedo alcun dono di natura
    del quale io non abbia fatto cattivo uso.  Voglio  soltanto  affermare
    che qualunque cosa abbia tentato di fare nella vita,  mi sono sforzato
    con tutto il cuore di compierla bene;  che a  qualunque  cosa  mi  sia
    dedicato ho donato tutto me stesso;  e che,  sia affrontando gli scopi
    minori sia quelli pi grandi, mi sono sempre comportato con il massimo
    impegno.  Non ho mai creduto che alcuna abilit naturale  o  acquisita
    possa  dare  buoni  risultati senza essere accompagnata dalle semplici
    qualit della fermezza e della laboriosit.  Sulla terra non si ha mai
    alcun  successo  facile.  Un  ingegno  felice  e  qualche  circostanza
    fortunata possono formare i  due  montanti  della  scala  sulla  quale
    certuni salgono, ma i pioli di questa scala devono essere fatti di una
    sostanza resistente al logorio e al tempo,  e nulla pu sostituire una
    volont risoluta, ardente e sincera. Ora trovo che le mie regole d'oro
    sono state le seguenti: mai por mano a nulla senza avere  la  certezza
    di potervisi interamente dedicare; mai fingere di svalutare il proprio
    lavoro, qualunque esso sia.
    Non  ripeter  quanto  sia  debitore  ad  Agnes  di  avere praticato i
    precetti che ho appena esposti.  Ma la mia narrazione ora  mi  riporta
    con affetto riconoscente ad Agnes.
    Venne  in casa del dottore per una visita di un paio di settimane.  Il
    signor Wickfield era un  vecchio  amico  del  dottore,  e  il  dottore
    desiderava  parlargli per fargli del bene.  Ne aveva parlato con Agnes
    in occasione del suo ultimo viaggio in citt,  e questa visita era  il
    risultato della conversazione.  Giunse insieme con il padre,  e non mi
    sorprese  molto  apprendere  che  s'era  impegnata  a  trovare   nelle
    vicinanze un alloggio per la signora Heep,  i cui reumatismi esigevano
    un mutamento di ambiente,  da godere per la sua felicit in  compagnia
    della fanciulla.  E nemmeno mi stupii quando il giorno dopo Uriah,  da
    figlio devoto qual era,  condusse la sua degna  genitrice  a  prendere
    possesso della temporanea abitazione.
    -  Vede,  signorino Copperfield,  - mi disse,  obbligandomi a tenergli
    compagnia per una passeggiata nel giardino del dottore - quando uno  
    innamorato,    anche un tantino geloso...  o almeno ansioso di tenere
    d'occhio la persona amata.
    - E adesso di chi  geloso? - gli chiesi.
    - Grazie a lei,  signorino Copperfield,  - mi rispose - di nessuno  in
    particolare per adesso... o almeno di nessun uomo.
    - Vuol dire che  geloso di una donna?
    Mi  lanci un'occhiata di sbieco con i suoi sinistri occhi arrossati e
    rise.
    - Ma davvero,  signorino Copperfield,  - disse - ...anzi  dovrei  dire
    signor Copperfield, ma so che lei mi perdoner la vecchia abitudine...
    lei    tanto  insinuante  che  mi cava tutto come fosse un cavatappi!
    Ecco,  non m'importa di dirglielo - e a questo punto pos sulla mia la
    sua mano viscida - ma so di non essere in genere un favorito presso le
    signore, e so che la signora Strong non mi ha mai avuto in simpatia.
    Adesso   che  mi  fissavano  con  furfantesca  astuzia  i  suoi  occhi
    sembravano verdi.
    - Che cosa vuol dire? - gli chiesi.
    - Bene,  signorino Copperfield,  -  rispose  con  un  duro  sogghigno-
    sebbene   sia  io  pure  avvocato,   in  questo  momento  voglio  dire
    esattamente ci che dico.
    - E che cosa intende con lo sguardo?  -  insistetti  senza  alzare  la
    voce.
    - Con lo sguardo?  Santo cielo,  Copperfield,  lei  troppo acuto! Che
    cosa intendo con lo sguardo?
    - S - dissi. - Con lo sguardo.
    Parve molto divertito e rise  con  tutta  la  cordialit  che  il  suo
    temperamento  gli  permetteva.  Dopo essersi grattato il mento con una
    mano,  riprese a dire  con  gli  occhi  bassi,  e  sempre  grattandosi
    lentamente il mento:
    - Quando ero un umile scrivano mi guardava dall'alto in basso.  Voleva
    sempre avere la mia Agnes dentro e fuori casa sua, ed era anche sempre
    gentile con lei,  signorino Copperfield,  ma io ero  troppo  in  basso
    rispetto a lei perch si accorgesse di me.
    - Ebbene? - dissi. - Forse era vero.
    -  ...In  basso  anche  rispetto a lui - seguit Uriah,  sillabando le
    parole con tono di voce meditabondo e senza smettere di  grattarsi  il
    mento.
    - Non conosce abbastanza bene il dottore per sapere - dissi che non si
    accorge dell'esistenza di qualcuno se non quando l'ha di fronte?
    Torn  a  rivolgermi  quel  suo  sguardo di traverso,  allung il viso
    sporgendo la mascella per potersela grattare meglio, e rispose:
    - Oh, povero me, non mi riferivo al dottore! Oh, no, poveruomo!  Parlo
    del signor Maldon!
    Provai  un  tuffo al cuore.  In un attimo vidi a portata di mano delle
    manovre di  quell'individuo  tutti  i  miei  dubbi  e  le  apprensioni
    sull'argomento,  tutta  la  felicit  e la pace del dottore,  tutte le
    confuse ipotesi di innocenza e di compromesso che non ero  riuscito  a
    chiarire.
    - Non entrava mai in ufficio senza darmi ordini e farmi correre avanti
    e  indietro  - disse Uriah.  - Un bel gentiluomo quello!  Io ero tutto
    mite e umile...  come sono ancora.  Ma quel  genere  di  cose  non  mi
    piaceva... e non mi piace!
    Cess di grattarsi il mento e, senza mai staccare da me il suo sguardo
    di traverso,  si succhi le guance finch mi parve che gli si unissero
    all'interno della bocca.
    - Lei  una delle pi belle donne,  proprio cos - riprese dopo  avere
    lentamente  restituito  al viso la sua forma naturale - e non ci pensa
    nemmeno di fare amicizia con uno come  me,  lo  so  bene.  Proprio  la
    persona  capace  di  spingere la mia Agnes a mirare pi in alto.  Ora,
    signorino Copperfield,  anche se non entro nelle simpatie delle  belle
    signore,  un  paio  di  occhi in testa li ho da un pezzo.  Noi,  gente
    umile, abbiamo in genere gli occhi acuti, e li sappiamo adoperare.
    Mi sforzavo  di  apparire  disinvolto  e  tranquillo,  ma  con  scarso
    successo, glielo lessi in viso.
    -  Insomma,  Copperfield,  - continu,  sollevando con moto di maligno
    trionfo quella parte della faccia su  cui,  se  li  avesse  avuti,  si
    sarebbero  trovati  i  sopraccigli  rossicci  -  non  ho intenzione di
    lasciarmi calpestare e intendo fare  quello  che  potr  per  troncare
    questa  amicizia.  Io  non  la  approvo.  Le  confesso che non sono di
    carattere tenero,  e voglio tenere  lontano  tutti  gli  intrusi.  Per
    quanto mi  possibile non permetto che si complotti alle mie spalle.
    -  Lei  piuttosto  non fa se non complottare,  e direi che si illude a
    credere che tutti facciano lo stesso - dissi.
    - Sar forse cos, signorino Copperfield, - rispose - ma ho uno scopo,
    come diceva il mio socio,  e intendo perseguirlo con le unghie e con i
    denti.  Non  ammetto  che,  per  essere un uomo umile,  mi si calpesti
    troppo.  Non permetto a nessuno  di  intralciarmi  la  strada.  Devono
    davvero togliersi di mezzo, signorino Copperfield!
    - Non capisco - dissi.
    -  Davvero  non  capisce?  -  ribatt,  facendo  scattare uno dei suoi
    contorcimenti. - Lei mi sorprende, signorino Copperfield, visto che di
    solito  cos pronto!  Cercher di essere pi chiaro un'altra volta...
    Non  il signor Maldon quell'uomo a cavallo che suona al cancello?
    - Sembra proprio lui - risposi, fingendo indifferenza.
    Uriah si ferm di colpo, infil le mani tra le ginocchia ossute e cos
    piegato  in  due  cominci  a  ridere.  Era  una  risata perfettamente
    silenziosa.  Non gli sfugg il minimo suono.  Ero tanto disgustato dal
    suo  odioso comportamento,  e specialmente dall'ultimo gesto,  che gli
    voltai senza cerimonie le spalle;  lo lasciai cos,  ripiegato  su  se
    stesso  in  mezzo  al  giardino  come  uno  spaventapasseri  privo  di
    sostegno.
    Ricordo che non fu quella stessa sera,  ma due giorni dopo,  ed era un
    sabato,  quando accompagnai Agnes da Dora. Avevo organizzato la visita
    in anticipo con la signorina Lavinia,  e Agnes era  stata  invitata  a
    prendere il t.
    Ero  agitatissimo,  tutto  fiero  e  ansioso:  fiero della mia diletta
    fidanzatina,  ansioso che Agnes la trovasse simpatica.  Lungo tutto il
    percorso fino a Putney, mentre Agnes era all'interno della diligenza e
    io  sull'imperiale,  non  feci se non rappresentarmi Dora sotto ognuno
    dei suoi graziosi aspetti che tanto bene conoscevo,  ora decidendo che
    avrei  voluto  si  mostrasse quale era stata in un certo momento,  ora
    incerto se non  avrei  preferito  che  fosse  quale  si  era  mostrata
    un'altra  volta;  e  facendomi quasi venire la febbre tormentandomi in
    tal modo.
    Non avevo,  in ogni caso,  alcun dubbio sul fatto che sarebbe  apparsa
    molto graziosa;  ma poi avvenne che non l'avessi mai vista cos bella.
    Quando presentai Agnes alle minuscole zie di Dora,  essa non  era  nel
    salotto,  per  timidezza si era nascosta.  Sapevo ormai dove cercarla,
    infatti la trovai che si turava ancora le orecchie  dietro  la  solita
    porta scura.
    Da  prima  disse  di  non  volere venire affatto;  poi mi preg che la
    aspettassi per cinque precisi minuti  controllati  sul  mio  orologio.
    Quando   finalmente   infil   il   braccio   sotto   il   mio  perch
    l'accompagnassi in salotto, il suo grazioso visino era arrossato e non
    era mai stato tanto bello.  Ma quando varcammo la soglia,  e  si  fece
    tutto pallido, era cento volte ancora pi grazioso.
    Dora  aveva  paura di Agnes.  Mi aveva detto di sapere che era troppo
    intelligente.  Ma quando la vide cos gaia  e  insieme  seria,  tanto
    riflessiva  e gentile,  lanci un piccolo grido di piacevole sorpresa,
    le gett affettuosamente  le  braccia  al  collo  e  pos  la  guancia
    infantile contro il suo viso.
    Non  ero  mai  stato cos felice.  Non ero mai stato contento come nel
    momento in cui vidi le due fanciulle sedute l'una  accanto  all'altra;
    come  quando  vidi la mia piccola diletta sollevare con naturalezza lo
    sguardo verso quegli occhi affettuosi;  come quando  vidi  lo  sguardo
    tenero e bellissimo che Agnes le rivolgeva.
    La  signorina Lavinia e la signorina Clarissa partecipavano ciascuna a
    suo modo alla mia gioia, e quella tavola apparecchiata per il t fu la
    pi gradevole del mondo. Presiedeva la signorina Clarissa.  Io tagliai
    la  torta  con  i  semi  di  cumino  e distribuivo le fette...  le due
    vecchine si divertivano come uccellini  a  tirar  fuori  i  semi  e  a
    gustare  lo  zucchero;  la signorina Lavinia aveva un atteggiamento di
    benevola protezione come se il nostro amore felice fosse  tutto  opera
    sua; eravamo tutti contenti di noi stessi e gli uni degli altri.
    La dolce letizia di Agnes toccava tutti i cuori. A rendere perfetto il
    nostro  piccolo circolo contribuirono il suo calmo interesse per tutto
    ci che interessava Dora,  la sua maniera di fare amicizia con Jip (il
    quale  vi  corrispose  immediatamente),  il suo sorriso quando Dora si
    vergognava di venire a occupare il solito posto accanto a me,  la  sua
    grazia modesta e spontanea che Dora ricambi con tanti piccoli rossori
    e varie sussurrate confidenze.
    - Sono tanto contenta - disse Dora dopo il t - che tu mi voglia bene.
    Non pensavo che sarebbe stato cos; e ho bisogno pi che mai che tu me
    ne voglia, ora che Julia Mills  partita.
    A  proposito,  non  ho  ancora  detto  che  la  signorina  Mills s'era
    imbarcata,  e Dora e io eravamo andati a salutarla a Gravesend a bordo
    di  un  grande bastimento in partenza per le Indie Orientali;  avevamo
    fatto colazione con conserva  di  zenzero,  pere  dell'India  e  altre
    leccornie  del genere;  poi lasciammo la signorina Mills piangente sul
    ponte di poppa,  seduta su uno sgabello pieghevole  e  con  un  grosso
    diario  nuovo  sotto  il  braccio,  dove sarebbero state registrate le
    originali riflessioni da custodire sotto chiave destate in  lei  dalla
    contemplazione dell'oceano.
    Agnes  disse  di  temere  che avessi tracciato di lei un ritratto poco
    piacevole, ma Dora si affrett a negarlo.
    - Oh, no!  - disse,  scotendo i riccioli verso di me.  - Ha fatto solo
    delle lodi. D tanto importanza alle tue opinioni che ne avevo proprio
    paura.
    -  La  mia  buona  opinione  -  disse  Agnes  con un sorriso - non pu
    aumentare il suo attaccamento a una persona di sua conoscenza,  quindi
    non serve a nulla.
    -  Ma  dimmela  ugualmente  -  la  preg Dora tutta carezzevole - se 
    davvero buona...
    Ci burlammo del desiderio di Dora di essere benvoluta, e Dora dichiar
    che ero un'oca, e che in ogni caso non le piacevo affatto, e cos quel
    breve pomeriggio se ne vol via su ali di velo.  Giunse il momento  in
    cui sarebbe venuta la carrozza a prenderci.  Ero solo in piedi davanti
    al fuoco del caminetto,  quando entr Dora furtiva  e  silenziosa  per
    darmi prima che mi congedassi l'abituale piccolo prezioso bacio.
    -  Non  pensi,  Doady,  -  disse Dora con gli occhi che le brillavano,
    mentre la sua minuscola mano  destra  giocava  distrattamente  con  un
    bottone della mia giubba - che se l'avessi avuta per amica tanto tempo
    fa sarei forse potuta diventare pi intelligente?
    - Amor mio! - esclamai. - Dici una sciocchezza!
    - Credi che sia una sciocchezza?  - replic Dora senza guardarmi. - Ne
    sei sicuro?
    - Certo che ne sono sicuro!
    - Non ricordo - disse Dora,  sempre girando e rigirando il  bottone  -
    quale grado di parentela ha con te Agnes, mio caro ragazzaccio.
    -  Nessuna  parentela  -  risposi  -  ma  siamo cresciuti insieme come
    fratello e sorella.
    - Mi domando perch  mai  ti  sei  innamorato  di  me  -  disse  Dora,
    cominciando a giocherellare con un altro bottone.
    - Forse perch non avrei potuto vederti senza innamorarmi di te, Dora!
    - E se tu non mi avessi mai vista?  - disse Dora,  passando a un altro
    bottone.
    - E se non fossimo mai nati? - esclamai allegramente.
    Mi chiedevo a che cosa  stesse  pensando,  e  fissavo  con  silenziosa
    ammirazione la piccola mano morbida che scorreva sui bottoni della mia
    giubba  e quei folti capelli che mi ricadevano sul petto,  e le ciglia
    sugli occhi abbassati che lentamente  si  levavano  seguendo  il  moto
    delle  dita  leggere.  Infine  alz gli occhi verso di me e si mise in
    punta di piedi  per  darmi  pi  pensosamente  del  solito  l'abituale
    prezioso piccolo bacio... una, due, tre volte... e usc dalla stanza.
    Meno  di  cinque minuti dopo rientrarono insieme,  e allora l'insolita
    aria riflessiva di Dora era del tutto sparita. Era allegramente decisa
    a fare eseguire a Jip l'intero spettacolo delle sue abilit prima  che
    arrivasse  la  carrozza.  Ci  volle  un po' di tempo (non tanto per la
    variet dei numeri,  quanto per la riluttanza di Jip  a  esibirsi),  e
    l'esecuzione  non  era terminata quando si ud il rumore della vettura
    alla  porta.   Segu  fra  Dora  e  Agnes  un  congedo  affrettato  ma
    affettuoso,  e Dora promise di scrivere ad Agnes (la quale, disse, non
    avrebbe dovuto badare se le lettere erano sciocchine), e Agnes promise
    di scrivere a Dora;  si salutarono una seconda  volta  allo  sportello
    della carrozza, e una terza volta quando, nonostante le proteste della
    signorina Lavinia,  Dora volle di nuovo correre fuori per ricordare ad
    Agnes attraverso il finestrino che le scrivesse, e per scuotere i suoi
    riccioli verso di me, che sedevo a cassetta.
    La carrozza ci doveva portare poco  lontano  da  Covent  Garden,  dove
    avremmo  preso la diligenza per Highgate.  Attendevo con impazienza il
    breve intervallo del tragitto a piedi perch Agnes mi facesse le  lodi
    di  Dora.  E  quali  lodi furono quelle!  Con quanto affetto e fervore
    venne raccomandata alle mie tenere cure la graziosa creatura che tanto
    innocentemente palesava le sue grazie, e che io avevo conquistata! Con
    quanta sollecitudine, eppure senza mostrare di farlo, mi fu seriamente
    ricordato quale responsabilit fosse  la  mia  verso  la  giovanissima
    orfana!
    Mai,  mai  avevo  amato  Dora profondamente e sinceramente come quella
    sera.  Quando  scendemmo  di  nuovo  e  sotto  il  cielo  stellato  ci
    incamminammo  lungo  la  via  silenziosa  che  portava  alla  casa del
    dottore, dissi ad Agnes che cosa pensavo dei suoi meriti.
    - Mentre sedevi accanto a lei - le dissi - ho pensato che eri  il  suo
    buon angelo, come gi sei stata il mio; e lo sei anche adesso, Agnes.
    - Un povero angelo - rispose - ma fedele.
    Il  tono  limpido della sua voce mi tocc il cuore e mi venne naturale
    di chiederle:
    - Oggi mi pare di avere notato che hai ripreso  quella  letizia  tutta
    tua,  Agnes,  che  non  ho  mai  notata in nessun'altra persona: posso
    sperare che tu sia pi felice in casa?
    - Sono pi felice dentro di me - rispose. - Sono contenta e serena.
    Guardai il suo viso tranquillo rivolto in alto,  pensai che fossero le
    stelle a farlo apparire tanto nobile.
    -  Non  vi  stato alcun cambiamento a casa - disse Agnes dopo qualche
    momento.
    - Nessuna nuova allusione - dissi - a quello...  non vorrei  turbarti,
    Agnes, ma non posso fare a meno di chiedertelo... a ci di cui abbiamo
    parlato l'ultima volta che ci siamo incontrati?
    - No, nessuna - rispose.
    - Vi ho tanto pensato.
    - Non devi pensarvi tanto.  Ricorda che io confido sempre nei semplici
    affetti e nella verit. Non temere per me, Trotwood,  aggiunse dopo un
    momento - perch non compir mai il passo che ti fa paura.
    Sebbene  credessi  di  non averlo mai veramente temuto,  almeno quando
    riuscivo a riflettervi con calma,  mi fu di immenso conforto  ricevere
    tale  assicurazione  dalle  sue  labbra  sincere.  E  glielo dissi con
    fervore.
    - Quando sar finita questa tua visita  -  dissi  -  e  te  lo  chiedo
    adesso,  perch  forse  non ci troveremo pi soli,  quanto tempo dovr
    passare, mia cara Agnes, prima che tu ritorni a Londra?
    - Forse molto tempo - rispose.  - Credo che per il babbo,  per il  suo
    bene,  meglio che restiamo a casa. Non  probabile che ci incontriamo
    ancora tanto presto;  ma sar sollecita nel corrispondere con Dora per
    lettera, e cos ci scambieremo le notizie di frequente.
    Eravamo adesso nel piccolo cortile antistante il villino del  dottore.
    Si era fatto tardi. Si vedeva luce alla finestra della signora Strong,
    e indicandomela Agnes mi diede la buona notte.
    - Non ti devi preoccupare - disse,  porgendomi la mano - per le nostre
    disgrazie e ansie.  Nulla potr darmi pi gioia della tua felicit.  E
    se avrai modo di darmi aiuto, sta certo che te lo chieder. Il Signore
    ti benedica sempre!
    Nel  suo  luminoso  sorriso  e  nel gaio tono di voce delle sue ultime
    parole mi parve di rivedere  e  risentire  presente  con  lei  la  mia
    piccola  Dora.  Per  un po' non mi mossi,  e dal portico dell'ingresso
    rimasi a guardare  le  stelle  con  il  cuore  colmo  di  amore  e  di
    gratitudine,  poi  m'incamminai lentamente.  Avevo fissato un letto in
    una vicina discreta locanda, e stavo uscendo dal cancell, quando vidi
    una luce nello studio del dottore.  Mi venne in mente che forse  stava
    lavorando al dizionario senza il mio aiuto,  e ne provai rimorso.  Per
    vedere se ci fosse vero,  e in ogni caso per dargli la buona notte se
    si trovava ancora in mezzo ai libri,  tornai indietro,  attraversai in
    silenzio l'anticamera, apersi pian piano l'uscio e guardai dentro.
    Con mia grande sorpresa la prima persona che scorsi  alla  luce  della
    lampada  velata  dal paralume fu Uriah.  Stava in piedi,  teneva sulla
    bocca una delle sue mani scheletriche e posava l'altra sulla scrivania
    del dottore.  Il dottore era seduto nella sua  poltrona  da  lavoro  e
    teneva il volto fra le mani. Turbato e visibilmente commosso il signor
    Wickfield  si  sporgeva verso di lui,  toccandogli il braccio con mano
    esitante.
    Per un attimo pensai che il dottore si sentisse  male,  e  sotto  tale
    impressione  avanzai  di  un passo,  prima di incontrare lo sguardo di
    Uriah e comprendere di che cosa si trattava. Mi sarei subito ritirato,
    ma il dottore fece il gesto di trattenermi, e rimasi.
    - In ogni caso - dichiar Uriah, contorcendo la sua sgradevole persona
    - possiamo tenere chiusa la porta. Non occorre farlo sapere a tutta la
    citt.
    Detto questo si  avvicin  in  punta  di  piedi  all'uscio  che  avevo
    lasciato  aperto e lo richiuse con cura.  Poi riattravers la stanza e
    riprese il posto di prima.  Aveva nella voce e nei modi  un  insolente
    sfoggio  di  zelante compassione ancora pi intollerabile,  almeno per
    me, di ogni altro atteggiamento che avesse potuto assumere.
    - Ho ritenuto doveroso,  signor  Copperfield,  -  disse  Uriah  -  far
    presente al dottor Strong ci di cui lei e io abbiamo gi parlato.  Ma
    lei non mi aveva forse del tutto compreso, non  vero?
    Mi limitai a lanciargli un'occhiata,  mi avvicinai al mio vecchio buon
    maestro  e mormorai qualche parola che intendevo gli fosse di conforto
    e di incoraggiamento.  Mi pos la mano sulla spalla come  soleva  fare
    quando ero un giovanissimo studente, ma non rialz la testa grigia.
    -  Siccome lei non mi aveva capito,  signorino Copperfield,  - riprese
    Uriah con lo stesso tono invadente  -  posso  prendermi  umilmente  la
    libert  di dirle,  dato che ci troviamo tra amici,  che ho richiamato
    l'attenzione del dottore sul comportamento della  signora  Strong.  Le
    assicuro, Copperfield, che  contrario alle mie inclinazioni occuparmi
    di cose tanto spiacevoli; ma invero succede sempre di venire coinvolti
    in ci che non ci riguarda.  Le volevo dir questo, signor Copperfield,
    quando lei non mi ha capito.
    Mi domando oggi come sia riuscito,  nell'incontrare  la  sua  occhiata
    maligna,  a  non  afferrarlo  per  il  collo  fino a fargli perdere il
    respiro.
    - Oso dire che non fui molto chiaro - seguit a dire - ma nemmeno  lei
    si  pales con chiarezza.  Naturalmente eravamo entrambi desiderosi di
    tenerci alla larga da un tale argomento.  Ma alla fine mi risolvetti a
    parlare  chiaro,  e  accennai  al  dottor  Strong  che...  ha parlato,
    signore?
    Aveva rivolto la domanda al dottore,  che s'era lasciato  sfuggire  un
    gemito.  Ci sarebbe bastato a commuovere il cuore di chiunque, ma non
    ebbe alcun effetto su quello di Uriah.
    - ...accennai dunque al dottor Strong - riprese - che lo vedono  tutti
    come  il  signor Maldon e la bella e simpatica signora che  la moglie
    del dottor Strong sono troppo teneri l'uno  per  l'altro.  E'  davvero
    giunto il momento in cui (implicati come siamo ormai tutti in cose che
    non  ci  riguardano) il dottor Strong deve venire informato di ci che
    era gi per tutti chiaro come il sole ancor prima che il signor Maldon
    andasse in India: che per nient'altro il signor Maldon ha trovato  dei
    pretesti per tornare, e che per nient'altro  sempre qui. Quando lei 
    entrato,  signor Copperfield, stavo appunto invitando il mio socio - e
    qui si volse verso il signor Wickfield - a dichiarare al dottor Strong
    sulla sua parola d'onore se  vero o no che da tempo egli  di  questa
    opinione.  Via,  signor Wickfield! Non vuol avere la bont di parlare?
    S o no, signore? Avanti, caro socio!
    - Per amor di Dio,  mio caro dottore,  - disse  il  signor  Wickfield,
    tornando  a  posare una mano incerta sul braccio del dottore - non dia
    troppo importanza ai sospetti che posso avere avuti.
    - Ecco!  - esclam  Uriah,  scotendo  il  capo.  -  Non    forse  una
    malinconica conferma?  Proprio lui!  Un cos vecchio amico! Che Dio mi
    benedica, signorino Copperfield, se, quando non ero se non un semplice
    scrivano del suo studio,  non  vero che l'ho visto almeno una ventina
    di volte, a dir poco, proprio fuori di s (ed era giustissimo, essendo
    egli  un  padre;  non  sar  certo io a biasimarlo) al pensiero che la
    signorina Agnes si mischiasse in ci che non la doveva riguardare.
    - Mio caro Strong, - disse con voce tremante il signor Wickfield - mio
    buon amico,  non occorre le dica come ho  sempre  avuto  il  vizio  di
    cercare in ciascuno il movente primo, per misurare poi su questo metro
    ristretto  ogni azione.  Pu darsi che a causa di questo mio errore io
    sia incorso in quei sospetti.
    - Lei aveva dei sospetti, Wickfield - disse il dottore senza sollevare
    il capo. - Lei aveva dei sospetti.
    - Parli forte, socio! - lo sollecit Uriah.
    - Ne ho avuti,    vero,  in  un  certo  periodo  -  disse  il  signor
    Wickfield. - Io... Dio mi perdoni... credevo ne avesse anche lei.
    - No, no, no! - replic il dottore con tono di penosa sofferenza.
    -  Una  volta  -  disse  il  signor  Wickfield - mi  sembrato che lei
    volesse  mandare  all'estero  Maldon  per  operare  una   desiderabile
    separazione.
    - No, no, no! - ripet il dottore. - Era per far piacere ad Annie, per
    sistemare in qualche modo il suo compagno d'infanzia. Non per altro.
    -  Lo  seppi  in  seguito  -  disse  il signor Wickfield.  - Non potei
    dubitarne quando me lo disse. Ma credevo... e la supplico di ricordare
    il mio difetto di ragionare secondo un metro  rigido...  che  data  la
    forte differenza di et...
    -  Sicuro,  la  questione  va  posta  in  questi  termini,  vede bene,
    signorino Copperfield!  - osserv Uriah con la  sua  piet  servile  e
    offensiva.
    -   ...una  signora  cos  giovane  e  tanto  attraente,   per  quanto
    sinceramente piena di rispetto per lei,  poteva essere stata indotta a
    questo matrimonio solo da considerazioni mondane.  Ma non  il caso di
    trascurare i sentimenti e le circostanze  che  potevano  rappresentare
    insieme le migliori intenzioni. Per amor del cielo, questo non lo deve
    dimenticare!
    - Come lo dice bene! - disse Uriah, scotendo la testa.
    -  Sempre osservando la signora dallo stesso punto di vista - disse il
    signor Wickfield - ma in nome di tutto ci che le   pi  caro,  amico
    mio,  la supplico di tener conto della circostanza; ora sono costretto
    a confessare, non avendo via d'uscita...
    - No! - esclam Uriah.  - A questo punto,  signor Wickfield,  non vi 
    via di uscita.
    -  ...che  infatti  -  disse  il  signor  Wickfield,  dando  al  socio
    un'occhiata impotente e disperata -  ho  dubitato  di  sua  moglie,  e
    pensai che mancasse nei suoi doveri verso di lei; e a volte  vero che
    ero  contrario  a  permettere ad Agnes di esserle tanto amica,  tenuto
    conto di ci che vedevo,  oppure che la mia malsana teoria mi induceva
    a  vedere.  Non ho mai parlato di questo con alcuno,  non avrei voluto
    che nessuno lo sapesse.  E per quanto  sar  terribile  da  parte  sua
    ascoltare questi discorsi - concluse affranto il signor Wickfield - se
    sapesse quanto  terribile per me parlarne, avrebbe piet di me!
    Con  la  straordinaria bont della sua indole,  il dottore gli tese la
    mano,  che il signor Wickfield trattenne un poco fra le  sue  a  testa
    china.
    -  So  bene - disse Uriah,  insinuandosi come un'anguilla nel silenzio
    che segu - che si tratta di un argomento  spiacevole  per  tutti.  Ma
    giunti  ormai  a  questo  punto,   mio dovere prendermi la libert di
    aggiungere che della cosa si era accorto anche Copperfield.
    Mi girai verso di lui e gli chiesi come osava chiamarmi in causa.
    - Oh !   molto generoso da parte sua,  Copperfield,  - ribatt Uriah,
    ondeggiando da capo a piedi - lo sappiamo tutti com' buono lei; ma sa
    benissimo  che  nel  momento in cui le parlai l'altra sera cap subito
    che cosa intendevo dire.  Sa bene di aver saputo  ci  che  intendevo,
    Copperfield.  Non  lo  neghi!  Lei  vorrebbe  negare  con  le migliori
    intenzioni, ma non lo faccia, Copperfield!
    Vidi che si volgevano per un momento verso di me i miti occhi del buon
    vecchio dottore,  e  compresi  che  non  avrei  potuto  nascondere  la
    confessione  dei  miei  vecchi sospetti e ricordi,  troppo chiaramente
    scritta sul mio volto.  Inutile perdere la  calma.  Non  avrei  potuto
    cancellare nulla.  Qualunque cosa avessi detto,  non sarebbe servita a
    nulla.
    Ora tacevamo di nuovo, e nessuno parl prima che il dottore, alzatosi,
    facesse due o tre giri nella stanza.  Poi torn alla sua  poltrona,  e
    appoggiandosi  alla  spalliera,  e  portando  di  tanto  in  tanto  il
    fazzoletto agli occhi con una semplice sincerit che a mio parere  gli
    faceva pi onore di ogni possibile infingimento, disse:
    -  Merito  molto  biasimo.  Credo davvero di meritarne moltissimo.  Ho
    esposto una creatura che tengo in  cuore  a  prove  e  calunnie...  le
    chiamo calunnie anche se formulate soltanto nel segreto della mente...
    che se non fosse stato per me non avrebbe subite.
    Uriah fece udire una specie di sbuffo, immagino per manifestare la sua
    solidariet.
    - Che la mia Annie - disse il dottore - non avrebbe mai subite, se non
    per  me.   Signori,   come  sapete  io  sono  vecchio,  e  stasera  ho
    l'impressione di non avere ancora molto da vivere.  Ma per la mia vita
    giuro  sulla  fedelt  e  sull'onore della cara persona che  stata il
    soggetto di questa conversazione!
    Credo che nessun emblematico cavaliere antico dalla figura pi bella e
    romantica mai creata  da  alcun  pittore  avrebbe  potuto  pronunciare
    queste  parole  con  dignit  pi  alta e pi commovente del vecchio e
    stanco dottore.
    - Ma non intendo negare... - aggiunse - forse,  e involontariamente in
    una certa misura lo posso ammettere... di avere inconsciamente indotto
    quella  fanciulla  ad  accettare un matrimonio infelice.  Sono un uomo
    poco dotato di spirito di osservazione, e non posso non credere che le
    osservazioni di varie persone diverse per et  e  posizione,  e  tutte
    rivolte  nella  stessa  direzione  del  tutto  spontaneamente,   siano
    migliori delle mie.
    Come gi dissi, avevo tante volte ammirato la gentilezza dei suoi modi
    verso la giovane moglie;  ma la rispettosa tenerezza che manifest  in
    quella occasione ogni volta che parlava di lei, e quasi la venerazione
    con  cui allontanava da s anche il minimo dubbio sulla onest di lei,
    lo elevarono ai miei occhi pi di quanto possa dire.
    -  Ho  sposato  questa  donna  -  disse  il  dottore  -   quando   era
    giovanissima.  La  presi  con me quando il suo carattere non era quasi
    ancora formato. Via via che si sviluppava,  la mia felicit  stata di
    modellarlo. Conoscevo bene suo padre. Conoscevo bene lei stessa. Le ho
    insegnato  quanto ho potuto per amore di tutte le sue belle e virtuose
    qualit.  Se,  come temo,  ho sbagliato ad approfittare (senza  averne
    intenzione)  della  sua  riconoscenza e del suo affetto,  le chiedo di
    tutto cuore perdono!
    And ancora fino in fondo alla stanza, poi torn allo stesso posto,  e
    si  appoggi  ancora alla spalliera della poltrona con le mani che gli
    tremavano, come gli tremava la voce per la commozione trattenuta.
    - Credetti di essere per lei un rifugio contro i pericoli e le vicende
    della vita.  Mi ero convinto che,  nonostante la  differenza  di  et,
    sarebbe  vissuta  con  me  tranquilla  e  contenta.  Non tralasciai di
    pensare al momento in cui l'avrei lasciata libera,  ancora  giovane  e
    bella, ma pi matura... no, signori, giuro sul mio onore che non me ne
    dimenticai!
    I  suoi  semplici  lineamenti  mi parvero illuminarsi per la fedelt e
    generosit del suo sentire.  Ogni parola che pronunciava lo nobilitava
    al di l di ogni possibile bellezza formale.
    - La vita che ho condotta con mia moglie  stata molto felice.  Fino a
    questa sera ho avuto continuamente motivo di benedire il giorno in cui
    le ho recato quel grave torto.
    La voce, che era sempre pi bassa, per un momento gli manc del tutto;
    poi si riprese, e continu a parlare.
    - Una volta ridestato dal mio sogno...  e in un modo o nell'altro sono
    stato  per  tutta  la  vita  un  povero  sognatore...  vedo quanto sia
    naturale che ella nutra qualche rimpianto verso il suo vecchio amico e
    coetaneo.  Temo possa essere  verissimo  che  abbia  per  lui  qualche
    innocente rimpianto,  qualche pensiero incolpevole di ci che,  se non
    per causa mia,  sarebbe potuto avvenire.  Durante  questa  ultima  ora
    penosa  mi  tornato alla mente con significati nuovi molto di ci che
    avevo visto, ma non osservato. Ma al di l di questo, signori, il nome
    di questa mia moglie carissima non dovr mai essere  nemmeno  sfiorato
    da una parola di dubbio.
    Per  un  momento  gli occhi erano tornati vivaci e la voce ferma;  poi
    torn a tacere, e quando riprese a parlare aveva il tono di prima.
    - Non mi rimane se non  sopportare  con  rassegnazione  la  conoscenza
    della  infelicit  di  cui  sono  stato  causa.  E'  lei  che dovrebbe
    formulare dei rimproveri,  non io.  Diventa mio  dovere  salvarla  dai
    sospetti, dai sospetti crudeli, che nemmeno i miei amici sono riusciti
    a  non  formulare.  Pi vivremo ritirati e meglio potr assolverlo.  E
    quando verr il giorno (e  venga  presto,  se  Dio  voglia  nella  sua
    misericordia)  in  cui  la  mia  morte  la  liberer dalla soggezione,
    chiuder gli occhi fissando il suo volto onorato con amore  e  fiducia
    illimitati;  e  allora  la  lascer  senza  pi  dolore a una vita pi
    luminosa e pi felice.
    Non lo vedevo pi per le lagrime che  mi  avevano  fatto  salire  agli
    occhi tanta bont e generosit espresse con una perfetta semplicit di
    modi. Si era diretto alla porta, quando aggiunse:
    - Signori,  vi ho aperto il cuore.  Sono certo che rispetterete i miei
    sentimenti.  Non desidero che si ritorni mai pi  su  quanto    stato
    detto stasera. Wickfield, mi presti il suo braccio di amico per salire
    di sopra.
    Il  signor  Wickfield si mosse subito.  Senza dire una parola uscirono
    insieme lentamente dalla stanza, e Uriah li segu con lo sguardo.
    - Ebbene, signorino Copperfield! - disse Uriah,  rivolgendosi a me con
    benevolenza.  - La cosa non ha preso la piega che ci si sarebbe potuti
    attendere,  perch il vecchio sapiente (che uomo eccellente!)   cieco
    come un pipistrello, ma direi che ormai questa famiglia  finita!
    Bast  il suono di quella voce per farmi infuriare come non mi era mai
    capitato e non mi avvenne mai pi in tutta la vita.
    - Farabutto!  - esclamai.  - Come osa mischiare me nei suoi  imbrogli?
    Come  osa  fare  appello  a  me  adesso,  mascalzone,  come se noi due
    avessimo deciso insieme?
    Eravamo  a  faccia  a  faccia,   e  lessi  chiaramente  nella  segreta
    esaltazione del suo viso quanto avevo gi chiaramente compreso, vale a
    dire   che   mi   aveva  costretto  ad  ascoltare  le  sue  confidenze
    esclusivamente per farmi soffrire,  e che a questo proposito mi  aveva
    teso  una  delle  sue trappole: non potei sopportarlo.  La sua guancia
    incavata si sporgeva verso di me,  e la colpii a mano aperta e con una
    violenza da farmi bruciare le dita.
    Egli  mi  afferr  la  mano e la tenne fra le sue,  e rimanemmo cos a
    fissarci.  Fu  un  momento  abbastanza  lungo  che  mi  lasci  vedere
    l'impronta  bianca  della  mia  mano  spegnersi nel rosso acceso della
    guancia che diventava pi cupo.
    - Copperfield,  - disse infine  con  voce  soffocata  -  ha  perso  la
    ragione?
    -  Ho  perso ogni rapporto con lei - risposi,  liberandomi di colpo la
    mano. - Cane, noi non ci conosciamo pi!
    - Ah, no?  - disse,  e il dolore alla guancia lo obblig a portarvi la
    mano.  -  Forse  non potr fare a meno di conoscermi ancora.  E non le
    sembra poi di essere un po' ingrato?
    - Le ho dimostrato tante volte - dissi - che la disprezzo.  E ora l'ha
    compreso meglio. Perch dovrei temere che faccia ancora del male a chi
    le sta intorno? Non l'ha forse fatto sempre?
    Egli  comprese  benissimo  questa allusione al ritegno che avevo avuto
    fino a quel momento nel trattare con lui. Credo che senza essere stato
    rassicurato da Agnes quella sera stessa non mi sarebbero  sfuggiti  lo
    schiaffo n l'allusione. Ma lasciamo andare.
    Segu un'altra lunga pausa.  Mentre mi fissavano,  mi parve che i suoi
    occhi assumessero tutte le sfumature pi orribili.
    - Copperfield,  - disse,  togliendosi la mano dalla guancia  -  lei  
    stato sempre contro di me. Lo so che in casa del signor Wickfield si 
    sempre opposto a me.
    - Pensi ci che vuole - dissi,  ed ero ancora furiosamente in collera.
    - E se  vero, lo meritava.
    - Eppure lei mi  sempre piaciuto, Copperfield! - replic.
    Non lo  degnai  di  una  risposta,  e  preso  il  cappello  stavo  per
    andarmene, quando egli si fece avanti a sbarrarmi l'uscita.
    - Copperfield,  - disse - per litigare bisogna essere in due. E io non
    ci sto.
    - Vada al diavolo! - dissi.
    - Non lo dica!  - ribatt.  - So che  poi  le  rincrescer.  Come  pu
    abbassarsi fino a essere tanto malevolo? Ma io la perdono.
    - Lei perdona me! - ripetei sdegnato.
    - Proprio cos,  e lei non pu farci nulla - rispose Uriah.  - Pensare
    che abbia potuto aggredire me, che le sono sempre stato amico!  Ma non
    vi pu essere litigio se non si  in due,  e io non ci sto. Nonostante
    tutto le sar amico. E cos adesso lei sa che cosa deve aspettarsi.
    La necessit di portare avanti il dialogo (da parte sua con  lentezza,
    e da parte mia con grande rapidit) a voce bassa per non disturbare la
    gente  di casa in quell'ora indebita,  non serv a far sbollire la mia
    collera, sebbene mi stessi un po' calmando. Mi limitai a dirgli che mi
    sarei aspettato da lui quanto mi ero aspettato sempre e  per  cui  non
    ero  mai  stato  deluso;  poi gli tirai contro il battente dell'uscio,
    come se fosse stato una grossa noce pronta per essere  schiacciata,  e
    uscii fuori.  Ma egli pure alloggiava fuori,  insieme con la madre,  e
    prima che avessi percorso cento metri mi aveva raggiunto.
    - Lei sa,  Copperfield,  - mi disse all'orecchio,  dato che non  m'ero
    voltato - di trovarsi in una posizione falsa - (capivo che era vero, e
    ci mi infuriava ancor pi). - Non pu ritenere generoso il suo gesto,
    e  non  pu  fare  a meno di venire perdonato.  Non ho l'intenzione di
    riferirlo a mia madre, n a nessuno al mondo. Ho deciso di perdonarle.
    Ma mi meraviglio che abbia potuto alzare la mano  contro  una  persona
    lei sa quanto umile!
    Mi  sentii appena meno meschino di lui.  Mi conosceva pi di quanto mi
    conoscessi io stesso.  Se avesse ribattuto,  o mi  avesse  apertamente
    esasperato, mi avrebbe procurato conforto o giustificazione; invece mi
    metteva  cos  a  una  lenta tortura che sarebbe durata per la met di
    quella notte.
    Quando uscii al mattino,  la campana della chiesa annunciava il  primo
    servizio divino,  ed egli stava passeggiando avanti e indietro con sua
    madre.  Mi rivolse la parola come se nulla fosse,  e non mi rimase che
    rispondergli.  Immagino  che  il  mio  schiaffo fosse stato abbastanza
    forte da procurargli il mal di denti.  In  ogni  caso  aveva  il  viso
    avvolto  in  un  fazzoletto di seta nera,  che insieme con il cappello
    posatovi sopra serviva tutt'altro che a migliorarne  l'aspetto.  Seppi
    che  al  mattino  del luned sarebbe andato a farsi estrarre un dente.
    Sperai che fosse un molare.
    Il dottore fece sapere di non sentirsi bene,  e per il resto di quella
    visita  rimase  varie ore ritirato ogni giorno.  Prima che riprendessi
    con lui il solito lavoro,  Agnes e  il  padre  erano  partiti  da  una
    settimana.  Il  giorno prima del ritorno alla nostra collaborazione il
    dottore mi consegn personalmente un foglio piegato e  non  sigillato.
    Era indirizzato a me, e con poche parole affettuose mi ordinava di non
    alludere mai all'argomento di quella sera.  Ne avevo intanto parlato a
    mia zia, ma a nessun'altra persona.  Non era un argomento di cui avrei
    potuto trattare con Agnes,  e certo Agnes non aveva il minimo sospetto
    intorno a ci che era accaduto.
    Ero allora convinto che  non  ne  sapesse  nulla  nemmeno  la  signora
    Strong.  E  solo dopo parecchie settimane potei notare in lei un lieve
    cambiamento.  Si manifest lentamente,  come il sopraggiungere di  una
    nube  quando  non vi  il vento.  Pareva da prima che si meravigliasse
    della gentile piet con cui il dottore le parlava, e del suo desiderio
    che avesse con s la madre perch le  alleviasse  la  monotonia  della
    vita. Varie volte, mentre stavamo lavorando ed essa era seduta vicino,
    la  vedevo  che  smetteva di cucire e fissava il marito con quella sua
    singolare espressione.  In seguito mi accorsi  che  qualche  volta  si
    alzava e usciva dalla stanza con gli occhi pieni di lagrime.  A poco a
    poco un'ombra di infelicit discese sulla sua bellezza e di giorno  in
    giorno  s'infittiva.   Intanto  la  signora  Markleham  era  diventata
    un'ospite fissa del villino,  ma seguitava sempre a  chiacchierare,  e
    non si accorgeva di nulla.
    Mentre  avveniva  in Annie quel cambiamento,  ed ella non era pi gaia
    come un costante raggio di sole, il dottore parve invecchiato di colpo
    e diventato ancora pi  grave  nell'espressione;  ma  se  mai  fossero
    potute  aumentare  la  dolcezza del suo carattere,  la calma bont dei
    modi, la benevola sollecitudine verso la moglie,  tutto questo sarebbe
    visibilmente  accaduto.  Una  volta,  era  il  mattino di buon'ora del
    compleanno di lei,  essa entr per  mettersi  a  sedere  accanto  alla
    finestra  mentre  noi due lavoravamo (come aveva fatto sempre,  ma ora
    con un'aria timida e malsicura che mi commoveva);  vidi  che  egli  le
    prendeva  la  fronte fra le mani,  e gliela baciava,  quindi usciva in
    fretta dalla stanza troppo commosso per rimanere. La vidi che rimaneva
    dove egli l'aveva lasciata,  rigida come  una  statua;  poi  chin  la
    testa, intrecci le mani e pianse, non so dire quanto dolorosamente.
    Pi  tardi  mi  parve  che  qualche  volta cercasse di parlarmi quando
    rimanevamo per caso soli.  Ma non le usc mai di bocca una parola.  Il
    dottore  aveva  sempre  nuovi progetti perch prendesse parte a svaghi
    fuori di casa in compagnia della madre; e la signora Markleham, sempre
    felice di divertirsi,  e incline ad annoiarsi in ogni occupazione  che
    non fosse allegra, vi si dedicava ben volentieri, e non faceva poi che
    parlarne  con entusiasmo.  Ma Annie,  triste e svogliata,  andava solo
    dove la conducevano, e mostrava di non avere gusto per nulla.
    Non sapevo che cosa pensare. Era perplessa anche mia zia, che in varie
    sere,  oppressa  dall'incertezza,  deve  avere  percorso  in  casa  un
    centinaio di miglia. La cosa pi strana era che apparentemente il solo
    conforto  a  cui  era  dato penetrare nella segreta intimit di quella
    infelicit domestica era rappresentato dalla presenza del signor Dick.
    Non saprei spiegare quali  fossero  i  suoi  pensieri  sull'argomento,
    anche  se  oso  dire  che  sarebbe  stato  forse  capace di aiutarmi a
    districare l'imbroglio.  Ma come ho gi riferito  parlando  della  mia
    vita  di  giovane  studente,  egli aveva per il dottore una illimitata
    venerazione;  e in ogni vero attaccamento vi    una  sottigliezza  di
    percezione  anche  quando  avviene verso l'uomo da parte di un animale
    inferiore,  e dove non entra la parte pi elevata  dell'intelletto.  A
    questa  mente  del  cuore  che,  se  mi  lecito dire,  il signor Dick
    possedeva, poteva balenare qualche puro raggio di verit.
    Aveva ripreso l'abitudine che riteneva un onore di  trascorrere  molte
    delle  sue  ore libere camminando avanti e indietro con il dottore nel
    giardino, cos come aveva seguito la vecchia passeggiata del dottore a
    Canterbury. Ma quando la situazione mut cos visibilmente, egli volle
    dedicare tutto il tempo libero a quelle passeggiate,  anche  alzandosi
    pi  di buon'ora al mattino per averne di pi.  Non era mai stato cos
    felice come quando il dottore  gli  leggeva  qualche  pagina  di  quel
    capolavoro  che era per lui il dizionario,  e adesso era profondamente
    triste fino a quando il dottore  non  si  toglieva  di  tasca  qualche
    foglio  per  dargliene  lettura.   Quando  il  dottore  e  io  stavamo
    lavorando,  prese l'abitudine di  andare  avanti  e  indietro  con  la
    signora Strong, e di aiutarla a curare i fiori preferiti, o a togliere
    le  erbacce dalle aiuole.  Oso dire che non avr pronunciato in un'ora
    nemmeno una dozzina di parole,  ma il suo interessamento e lo  sguardo
    un  po'  triste  riuscivano  a  toccare il cuore del dottore cos come
    quello di sua moglie: sapevano entrambi di volergli bene  e  che  egli
    era  devoto  a  entrambi,  e  in  tal  modo  egli serv,  come nessuno
    all'infuori di lui avrebbe potuto, di legame fra loro due.
    Quando lo ricordo con  la  sua  espressione  saggia  e  impenetrabile,
    andare  avanti  e  indietro  di  fianco  al dottore,  felice di sentir
    risonare le parole difficili del dizionario;  o seguire Annie portando
    pesanti  annaffiatoi  colmi,  o  mettersi  carponi per eseguire tra le
    foglie delle piantine qualche delicatissima operazione,  ed esprimendo
    in  tutto ci che faceva,  e come nessuna frase erudita avrebbe saputo
    spiegare, il delicato desiderio di esserle amico, diffondendo con ogni
    spruzzo dell'annaffiatoio simpatia, fiducia e affetto;  quando ricordo
    che  mai permise alla parte migliore della sua mente,  a cui la vicina
    infelicit  segretamente  faceva  appello,   di  lasciar  entrare  nel
    giardino   lo   sfortunato   re  Carlo,   senza  mai  distrarsi  dalla
    consapevolezza che vi fosse l un guaio e  insieme  dal  desiderio  di
    porvi  rimedio...  davvero  quasi  mi  vergogno  di  sapere che il suo
    cervello non era del tutto sano,  tenuto  conto  di  quanto  poco  ero
    riuscito a fare con il cervello mio.
    - Trot! - mi diceva con orgoglio mia zia, quando ne parlavamo insieme.
    -  Nessuno  all'infuori di me sa quanto vale quest'uomo.  Dick si far
    ancora onore!
    Prima  di  concludere  questo  capitolo  devo  tornare  su  un   altro
    argomento.  Durante  la visita di Agnes con suo padre al dottore avevo
    notato che ogni mattina il postino recapitava due o  tre  lettere  per
    Uriah  Heep,  il quale rimase a Highgate finch gli altri ripartirono,
    essendo quello per lui un periodo di vacanza,  e  notai  pure  che  le
    lettere erano sempre indirizzate di mano del signor Micawber, il quale
    aveva ora adottato una grafia rotonda propria degli avvocati.  Da tali
    piccoli indizi fui lieto di dedurre che il signor Micawber  continuava
    regolarmente  il  suo  lavoro  d'ufficio e mi sorprese quindi non poco
    ricevere dalla sua gentile signora la lettera seguente:

    Canterbury, luned sera.
    Lei sar certo sorpreso,  mio caro signor  Copperfield,  di  ricevere
    questa mia missiva.  E tanto pi del contenuto di essa. Pi ancora per
    la preghiera di assoluta riservatezza che mi permetto  di  rivolgerle.
    Ma i miei sentimenti di moglie e di madre esigono conforto;  e siccome
    non desidero consultarmi con la mia famiglia  (gi  tanto  avversa  al
    signor  Micawber),  non conosco nessuno a cui possa chiedere consiglio
    con pi fiducia che a lei, antico pigionante e amico.
    Lei avr notato, mio caro signor Copperfield,  che tra me e il signor
    Micawber  (che  mai  abbandoner)  vi    sempre  stato uno spirito di
    confidenza scambievole. Pu darsi che il signor Micawber abbia firmato
    qualche cambiale senza avermi consultata,  oppure che  non  sia  stato
    preciso nell'informarmi della data di scadenza di qualche effetto. Ci
     infatti accaduto.  Ma in genere il signor Micawber non ha mai tenuto
    nulla di segreto dal ricettacolo dei suoi affetti, cio da sua moglie;
    e senza eccezioni, al momento di andare a coricarci, mi ha sempre dato
    relazione sugli avvenimenti della giornata.
    Lei pu immaginare,  mio caro signor Copperfield,  quale sia  la  mia
    angoscia  nel  doverla  informare  che  il signor Micawber  del tutto
    cambiato.  E' riservato.  E' misterioso.  La sua vita   diventata  un
    segreto  per  la  compagna delle sue gioie e dei suoi dolori (e alludo
    ancora a sua moglie),  e se le dicessi  che  oltre  a  sapere  che  ha
    trascorso  nell'ufficio le ore dalla mattina alla sera,  ora so di lui
    meno di quanto io sappia  intorno  all'uomo  della  filastrocca  nella
    quale  i  bambini  parlano  spensieratamente  della  minestra di avena
    fredda  con  l'uvetta,  mi  servirei  di  una  fantasia  popolare  per
    esprimere un fatto vero.
    Ma  questo non  tutto.  Il signor Micawber  cupo.  E' severo.  Si 
    estraniato dal figlio e dalla figlia pi grande,  non  pi fiero  dei
    suoi due gemelli, rivolge perfino un occhio freddo all'innocente nuovo
    arrivato,  che  solo  di  recente   entrato a far parte della cerchia
    familiare.  I mezzi pecuniari per far fronte  alle  spese  ridotte  al
    minimo  indispensabile si ottengono da lui solo con grande difficolt,
    e anche accompagnati dalla  terribile  minaccia  che  la  far  finita
    (questa  l'espressione esatta); e rifiuta inesorabilmente di dare una
    spiegazione qualsiasi della sua folle condotta.
    E' difficile sopportare tutto questo.  E' una cosa straziante.  Se mi
    vorr consigliare,  lei che sa quali sono le mie modeste  possibilit,
    dicendomi quale sia il modo migliore per metterle a profitto di fronte
    a  un dilemma cos inatteso,  aggiunger un altro amichevole favore ai
    tanti che mi ha gi resi.  Con i saluti affettuosi dei  bambini  e  un
    sorriso del felicemente ignaro ultimo arrivato,  mi firmo, caro signor
    Copperfield,
    la sua afflitta
    EMMA MICAWBER.

    Non mi ritenni in diritto di dare a una  donna  dotata  di  esperienza
    come  la  signora  Micawber  se  non  il  consiglio  che  cercasse  di
    riconquistare il signor Micawber con la pazienza e la generosit, come
    pensavo che in ogni caso avrebbe fatto.  Ma questa  lettera  mi  diede
    motivo di riflettere a lungo.


    43 - UN ALTRO SGUARDO RETROSPETTIVO.

    Mi  soffermer  ancora  una  volta  su un periodo memorabile della mia
    vita.  Mi metter in disparte per vedere scorrere di fronte  a  me  in
    crepuscolare corteo i fantasmi di quei giorni che accompagnano l'ombra
    di me stesso.
    Passano le settimane,  i mesi le stagioni. E non sembra che durino pi
    di un giorno d'estate e di una sera d'inverno.  Ora la campagna in cui
    passeggio  con Dora  tutta fiorita,   un campo d'oro lucente;  e ora
    l'erica giace invisibile a mazzi e a mucchi sotto una coltre di  neve.
    In  un  attimo  il fiume che scorre lungo i nostri percorsi domenicali
    scintilla nel sole d'estate, s'increspa sotto il vento dell'inverno, o
    si gonfia per le lastre di ghiaccio che trascina.  Veloce pi che  mai
    scorre verso il mare, balena, si oscura, scompare.
    Nemmeno  un  filo  muta  nella  casa  delle  due  piccole  signore che
    rassomigliano a due uccellini.  L'orologio batte le ore sulla  mensola
    del caminetto,  il barometro  appeso nell'ingresso.  N l'orologio n
    il barometro dicono mai la verit, ma noi devotamente prestiamo fede a
    entrambi.
    Sono ormai legalmente un uomo.  Ho raggiunto  la  dignit  dei  ventun
    anni. Ma pu essere una dignit gratuita. Voglio ripensare a quanto ho
    fatto.
    Ho  domato  il  selvaggio  mistero  della  stenografia:  ne  ricavo un
    discreto guadagno.  Vengo molto stimato per l'abilit che ho raggiunta
    in  quest'arte,  e  mi  trovo con altri undici colleghi a registrare i
    dibattiti parlamentari per un quotidiano del mattino.  Un giorno  dopo
    l'altro  registro  previsioni  che  non si avverano mai,  promesse che
    nessuno adempie,  spiegazioni che valgono  soltanto  a  confondere  le
    idee.  Diguazzo  nelle parole.  La disgraziata Britannia mi sta sempre
    sotto gli occhi come una gallina ripiena, trafitta in ogni parte dalle
    penne dell'ufficialit,  legata mani e piedi con i nastri rossi  delle
    pratiche burocratiche.  Vivo abbastanza dietro le quinte per conoscere
    il valore della vita politica.  Non vi presto affatto fede  e  non  mi
    convertir mai.
    Il  mio  caro vecchio Traddles ha cercato di farsi la mano alla stessa
    impresa, ma senza successo.  Il fallimento non gli ha fatto perdere il
    buon umore, e mi ripete che si  sempre giudicato troppo lento. Riceve
    di tanto in tanto dallo stesso quotidiano per cui lavoro l'incarico di
    raccogliere  su  fatti  precisi  delle notizie che poi altre menti pi
    fertili sapranno gonfiare e abbellire.  E' entrato  nel  foro,  e  con
    ammirabile  solerzia  e  abnegazione   riuscito a raggranellare altre
    cento sterline da versare a un  procuratore  per  far  parte  del  suo
    studio legale. Per festeggiare l'evento si consum una grande quantit
    di vino di Porto, e data la somma spesa ritengo che molti al Temple ne
    abbiano ricavato un buon profitto.
    Mi  sono  cimentato  in  un  altro  campo:  con  timore  e  tremore ho
    cominciato a scrivere. Completai in segreto una cosa breve,  la spedii
    a una rivista,  e la rivista la pubblic.  A partire da allora mi feci
    animo per comporre moltissimi altri pezzi brevi.  Ora me li compensano
    regolarmente. Tutto sommato me la passo abbastanza bene; quando faccio
    il conto delle mie entrate sulle dita della mano sinistra,  oltrepasso
    il terzo dito e arrivo fino alla seconda falange del quarto.
    Ci siamo trasferiti da Buckingham Street in un grazioso villino  molto
    vicino  a  quello  che  avevo guardato all'inizio dei miei entusiasmi.
    Tuttavia mia zia (che ha venduto con buon profitto la casa di  Dover),
    non  rester con me,  ma ha deciso di passare in un villino ancora pi
    minuscolo del vicinato. Che cosa significa? Il mio matrimonio? S!
    S! Sto per sposare Dora! La signorina Lavinia e la signorina Clarissa
    hanno dato il consenso, e se mai due canarini si sono trovati al colmo
    dell'eccitazione,   sono  loro!   La  signorina  Lavinia,   che  si  
    autonominata  direttrice del guardaroba della mia diletta,  non fa che
    ritagliare modelli in carta da pacchi  e  avere  opinioni  diverse  da
    quelle  di un giovanotto molto dignitoso che tiene sotto il braccio un
    lungo rotolo e un righello da misura per merciai.  Nella casa alloggia
    stabilmente una sarta che ha sempre un ago infilato puntato sul petto;
    mi  pare che non si tolga mai il ditale nemmeno quando mangia,  beve o
    dorme.  Fanno del mio amore un manichino.  Non fanno se non  chiamarla
    perch vada a provare qualcosa. La sera non possiamo stare felicemente
    insieme  per  cinque  minuti  senza  che qualche donna invadente bussi
    all'uscio dicendo: - Oh,  signorina Dora,  per favore,  vuol salire di
    sopra?
    La  signorina  Clarissa e mia zia perlustrano tutta Londra in cerca di
    mobili da far vedere a Dora e a me.  Sarebbe meglio che  acquistassero
    subito  gli  articoli  senza  la cerimonia dell'esame da parte nostra,
    perch quando andiamo a vedere un parafuoco da cucina e una graticola,
    Dora vede una casina cinese per Jip con i campanellini  sul  tetto,  e
    preferisce comperare questa.  E dopo che l'abbiamo acquistata ci vuole
    molto tempo perch Jip si abitui alla nuova residenza: ogni volta  che
    vi  entra  o  ne esce,  fa sonare tutti i campanellini,  e si spaventa
    moltissimo.
    Peggotty arriva con l'intenzione di rendersi utile,  e si mette subito
    a  lavorare.  Pare  che il suo compito sia quello di lucidare ripetute
    volte ogni cosa. Strofina tutto ci che pu essere strofinato,  perch
    a forza di fregagioni brilli come la sua fronte onesta.  Ora mi accade
    di vedere il suo solitario fratello che passa la  sera  lungo  le  vie
    buie,  scrutando il volto di chi incontra.  Ma in quei momenti non gli
    parlo mai.  So fin troppo bene che cosa  cerca  e  che  cosa  teme  di
    trovare mentre avanza con il suo passo grave.
    Perch  Traddles  ha l'aria cos importante quando viene quel giorno a
    trovarmi ai Commons, dove ancora mi reco di tanto in tanto per salvare
    le apparenze,  quando ho tempo?  Il mio sogno di adolescente  sta  per
    realizzarsi: ho chiesto la licenza matrimoniale.
    Un documento cos piccolo  tanto importante;  e Traddles lo contempla
    sul mio scrittoio con ammirazione e insieme con timore.  Vi sono i due
    nomi  uniti  come nella dolce sognata visione David Copperfield e Dora
    Spenlow, e nell'angolo vi  quella paterna istituzione che  l'ufficio
    del registro,  il quale  tanto  benevolmente  s'interessa  alle  varie
    transazioni  ricorrenti  nella  vita umana e ora si china sulla nostra
    unione e vi  l'arcivescovo di Canterbury,  il quale invoca su di  noi
    una benedizione stampata al prezzo pi economico che si possa sperare.
    Vivo  tuttavia  come  in sogno,  nel pi agitato,  felice e rapido dei
    sogni. Non riesco a credere che sar vero; e insieme non posso credere
    che tutte le persone incontrate per via  non  debbano  avere  la  vaga
    sensazione  che  dopodomani io mi sposer.  Quando vado a giurare,  il
    giudice mi riconosce e mi trattiene solo brevemente come se  vi  fosse
    tra  noi  una  segreta  intesa.  La  presenza  di Traddles non sarebbe
    affatto richiesta, ma egli mi accompagna come personale sostenitore.
    - Mio caro amico, - dico a Traddles - la prossima volta che verrai qui
    spero sar per la stessa incombenza in tuo favore.  E  spero  che  sia
    presto.
    - Grazie per i tuoi buoni auguri,  Copperfield - mi risponde. Lo spero
    anch'io. E' una soddisfazione sapere che lei mi aspetter per tutto il
    tempo necessario, e che  davvero la ragazza pi cara del...
    - A che ora andrai a prenderla alla diligenza? - gli chiedo.
    - Alle sette - risponde Traddles, guardando il suo vecchio orologio di
    liscio argento...  lo stesso dal quale una volta a  scuola  tolse  una
    rotella  per  costruire  un  mulino  ad  acqua.  - La stessa ora della
    signorina Wickfield, non  vero?
    - Un po' prima. Lei arriver alle otto e mezzo.
    - Ti assicuro, mio caro ragazzo,  - dice Traddles - al pensiero che il
    tuo  caso  arriva a una cos felice conclusione sono quasi felice come
    se  fossi  io  a  sposarmi.   E  la  tua  grande  amicizia   e   bont
    nell'associare  Sophy a questa lieta ricorrenza,  invitandola a essere
    damigella d'onore insieme con la signorina Wickfield,  esigono davvero
    i miei pi calorosi ringraziamenti. Ti sono estremamente grato.
    Lo ascolto e gli stringo la mano; e discorriamo, passeggiamo, facciamo
    colazione,  e cos via;  ma non credo che la cosa sia reale.  Niente 
    reale.
    All'ora fissata Sophy arriva nella casa delle zie di Dora.  Ha un viso
    molto gradevole, non decisamente bello, ma simpaticissimo,  una delle
    ragazze pi attraenti,  semplici, franche, simpatiche che io abbia mai
    conosciute.  Traddles ce la presenta con grande orgoglio,  e quando lo
    prendo  in  un  angolo  per  congratularmi con lui della sua scelta si
    frega le mani per dieci minuti  buoni,  mentre  tutti  i  capelli  gli
    stanno ritti sul capo, dal primo fino all'ultimo.
    Sono andato a incontrare Agnes alla diligenza di Canterbury,  e il suo
    bel volto sereno si trova per la seconda volta fra  noi.  Agnes  prova
    una  grande  simpatia  per  Traddles,   uno spettacolo vederli quando
    s'incontrano,  e notare l'entusiasmo di Traddles mentre le presenta la
    pi cara ragazza del mondo.
    Non credo ancora che sia vero. Trascorriamo un bellissimo pomeriggio e
    siamo straordinariamente felici, ma non credo ancora che sia vero. Non
    riesco a riflettere. Non riesco a prendere nota della mia felicit. Mi
    sento  in  una  condizione  annebbiata  e malferma: come se un paio di
    settimane fa mi fossi alzato molto di buon'ora e non fossi pi  andato
    a dormire.  Non riesco a scoprire quando era ieri. Mi pare di avere in
    tasca la licenza di matrimonio da molti mesi.
    Anche il giorno seguente,  quando andiamo tutti insieme a visitare  la
    casa, la nostra casa... la casa di Dora e mia... sono affatto incapace
    di  rendermi conto che sono io il padrone.  Mi pare di trovarmi l con
    il permesso di altri.  Mi aspetto quasi che il vero padrone si  faccia
    avanti e si dica lieto di vedermi.  Una piccola casa tanto bella, dove
    tutto  luccicante e nuovo;  con i  fiori  dei  tappeti  freschi  come
    appena  colti,  con  le  foglie  verdi  delle tappezzerie che sembrano
    appena spuntate,  con le tende di mussola immacolata,  e i mobili d'un
    timido  incarnato  roseo,  e  il  cappello  da giardino di Dora con il
    nastro azzurro (...non ricordo forse come l'ho amata quando l'ho vista
    per la prima volta con un altro cappello simile!...) gi appeso al suo
    posto;  e l'astuccio della chitarra gi a suo agio ritto in un angolo;
    e  tutti  che  inciampano  nella  pagoda di Jip,  assolutamente troppo
    grande per una casa tanto piccola.
    Un'altra sera felice,  non meno  irreale  di  tutto  il  resto.  Entro
    furtivamente  nella  solita stanza prima di andarmene.  Dora non  l.
    Penso che non avranno ancora finito di provarle l'abito.  Fa  capolino
    la  signorina  Lavinia  e  mi dice con tono di mistero che sar l fra
    poco. Ma tarda un bel po';  finalmente odo un fruscio e qualcuno bussa
    all'uscio.
    Dico: - Avanti! - ma qualcuno torna a bussare.
    Vado  all'uscio,  chiedendomi  chi  sia:  incontro  un  paio  di occhi
    lucenti, un visino che arrossisce; sono gli occhi e il visino di Dora,
    la  signorina  Lavinia  le  ha  fatto  indossare  l'abito  e   perfino
    l'acconciatura  dell'indomani  perch la veda.  Mi stringo al cuore la
    mia piccola sposa, e la signorina Lavinia lancia uno strillo perch le
    ho fatto cadere il velo, e Dora ride e piange insieme perch sono cos
    felice; e men che mai credo sia vero.
    - Ti pare bello, Doady? - mi dice Dora.
    Bello! Credo bene che mi pare bello.
    - E sei davvero sicuro di volermi tanto bene? - mi chiede Dora.
    L'argomento  talmente pericoloso per il velo che la signorina Lavinia
    lancia un altro strillo e insiste nel farmi capire che in via assoluta
    Dora  solo da guardare,  non da toccare.  Cos Dora se ne sta per  un
    paio di minuti a farsi ammirare, deliziosamente confusa, poi si toglie
    l'acconciatura,  e ridiventa subito semplice!  Poi corre via tenendola
    in mano;  ritorna saltellando con l'abito di ogni giorno,  e chiede  a
    Jip se non ho una bella mogliettina, e se le perdoner di maritarsi, e
    si  inginocchia  per  metterlo  ritto sul libro di cucina per l'ultima
    volta nella sua vita di fanciulla.
    Vado a dormire in una stanza che ho preso nelle vicinanze,  e sono pi
    che  mai  incredulo;  al  mattino  mi  alzo  prestissimo  per andare a
    prendere mia zia a Highgate.
    Non ho mai visto mia zia cos elegante. Indossa un abito di seta color
    lavanda,  ha il cappellino bianco,   splendida.  Janet l'ha aiutata a
    vestirsi,  e  ora  bada a me.  Peggotty  pronta per andare in chiesa,
    vuole  assistere  in  disparte  alla   cerimonia.   Il   signor   Dick
    accompagner  all'altare  la  mia  diletta,  e si  fatto arricciare i
    capelli.   Traddles,   che  trovo  ad  attenderci  alla  barriera,   
    abbagliante in un insieme color crema e azzurro pallido; e sia lui sia
    il signor Dick danno l'impressione generale di essere tutti guanti.
    E' vero che vedo tutto questo perch so che  cos; ma sono distratto,
    e  ho  l'impressione  di non vedere nulla.  Non credo nemmeno a nulla.
    Tuttavia mentre corriamo  in  una  vettura  aperta  questo  fantastico
    matrimonio    abbastanza reale da infondermi una specie di stupefatta
    piet per tutti gli infelici  che  non  vi  hanno  parte,  quelli  che
    spazzano i negozi, quelli che vanno al quotidiano lavoro.
    Lungo tutto il percorso mia zia mi tiene la mano fra le sue. Quando ci
    fermiamo  poco  prima  della  chiesa per fare scendere Peggotty che ha
    viaggiato a cassetta, me la stringe e mi d un bacio.
    - Dio ti benedica,  Trot!  Non mi saresti pi caro  se  tu  fossi  mio
    figlio. Questa mattina penso a quella povera cara bambina.
    - Io pure. E penso a tutto quello che ti devo, zia cara.
    - Zitto,  bambino!  - dice mia zia,  e al colmo della cordialit d la
    mano a Traddles, il quale la d al signor Dick,  che a sua volta la d
    a me, e poi io la do a Traddles, e ora siamo arrivati alla porta della
    chiesa.
    La  chiesa    abbastanza tranquilla,  ne sono certo,  ma in quanto ad
    avere su di me un effetto calmante potrebbe essere invece un telaio  a
    vapore in piena attivit. Sono troppo agitato.
    Il resto  un sogno pi o meno incoerente.
    Come  in  sogno  li  vedo  entrare con Dora;  vedo la donna addetta ai
    banchi che ci dispone  davanti  alla  balaustra  dell'altare  come  un
    sergente  istruttore;  mi  sorprendo  a domandarmi perch le donne dei
    banchi debbano essere le pi sgradevoli creature della terra,  e se vi
    sia  un religioso timore di qualche disastrosa infezione di buon umore
    a rendere indispensabile la presenza di  queste  portatrici  di  aceto
    lungo la strada del paradiso.
    E'  un  sogno  l'apparizione  del pastore e del chierico,  l'arrivo di
    alcuni barcaioli e di poche altre persone;  di un vecchio marinaio che
    mi viene alle spalle,  e profuma fortemente la chiesa di rum; un sogno
    la cerimonia che ha inizio con una voce profonda,  e noi che prestiamo
    grande attenzione.
    Vedo  in  sogno  la  signorina  Lavinia che funge da damigella d'onore
    ausiliaria,  la prima a versare lagrime, e poi singhiozza per rendere
    omaggio (cos  credo)  alla  memoria  di  Pidger;  vedo  la  signorina
    Clarissa  che le avvicina al naso una boccetta di aromi;  Agnes che si
    preoccupa di Dora;  vedo mia zia che  tenta  di  comportarsi  come  un
    modello  di rigidezza mentre le lagrime le scendono sul viso;  vedo la
    piccola Dora che pronuncia le risposte con  un  sussurro  ed    tutta
    tremante.
    E'  un  sogno quando ci inginocchiamo l'uno accanto all'altra;  e Dora
    trema sempre meno,  ma non smette di stringere la mano  di  Agnes;  in
    sogno  la  cerimonia  ha  termine  con tranquilla gravit;  e quando 
    finita ci guardiamo tutti con sorrisi  e  lagrime  come  in  un  cielo
    d'aprile;  e  nella  sacrestia  la  mia  giovane sposa ha una crisi di
    singhiozzi e invoca il suo povero babbo, il suo babbo caro.
    Ma presto si rasserena, e tutti firmiamo il registro. Vado in cerca di
    Peggotty nella tribuna perch voglio che lei pure metta la  firma;  in
    un angolo Peggotty mi abbraccia e mi dice di avere visto il matrimonio
    della mia cara mamma; come in sogno tutto  finito, usciamo.
    In  sogno percorro orgogliosamente e amorosamente la navata con la mia
    dolce sposa al  braccio,  in  una  nebbia  tra  cui  intravedo  gente,
    pulpiti,  monumenti,  banchi,  fonti battesimali, organi e vetrate che
    vagamente si collegano alla parrocchia dove abitavo da bambino  in  un
    tempo tanto lontano.
    In  sogno  sento  mormorare  al  nostro passaggio come siamo giovani e
    com' graziosa la sposina.  Vedo in sogno come siamo allegri e  quanto
    parliamo  durante  il  ritorno  in  carrozza.  E Sophy ci dice che nel
    sentirmi chiedere a Traddles la licenza (gliela  avevo  affidata)  era
    quasi  svenuta,  tanto  era persuasa che fosse riuscito a perderla o a
    farsela  rubare  da  un  borsaiolo.  Vedo  in  sogno  Agnes  che  ride
    allegramente;  e  Dora  le  si    tanto  affezionata che non si vuole
    separare da lei e la tiene sempre per la mano.
    So che vi fu una colazione con  tante  cose  buone  e  sostanziose  da
    mangiare e da bere, alla quale partecipo come farei in qualunque altro
    sogno  senza  notare  alcun  sapore:  vale  a dire mangiando e bevendo
    nient'altro che amore e matrimonio, e senza credere nella realt delle
    vivande pi che in nessun'altra cosa.
    Come in sogno faccio un discorso senza avere la minima idea di ci che
    voglio dire e avendo come unica certezza quella  di  non  avere  detto
    quanto  avrei voluto.  Siamo molto cordiali e semplicemente felici (ma
    sempre in sogno);  e Jip ha la sua porzione di torta nuziale,  ma  poi
    gli fa male.
    E' in sogno che il paio di cavalli di posta siano pronti,  e Dora vada
    a cambiarsi d'abito.  In sogno rimango con  mia  zia  e  la  signorina
    Clarissa  a  passeggiare  nel  giardino;  e  mia  zia  a  colazione ha
    pronunciato un bel discorso facendo commuovere le zie di Dora,  il che
    la diverte grandemente, ma anche un po' la inorgoglisce.
    E'  un  sogno  che  Dora  sia  pronta,  e la signorina Lavinia le stia
    intorno,  spiacente di perdere quel  grazioso  giocattolo  che  le  ha
    procurato  cos  tante  piacevoli  occupazioni.  E'  un sogno che Dora
    scopra tutta stupita di avere dimenticato chiss quante piccole  cose,
    e allora tutti corrono dappertutto a prenderle.
    E'  un  sogno  che tutti si stringano intorno a Dora quando finalmente
    comincia a dire addio,  e con tanti colori chiari e  nastri  le  fanno
    intorno come un'aiuola di fiori.  E' un sogno che la mia diletta quasi
    soffocata fra i fiori se ne liberi ridendo  e  piangendo  insieme  per
    venire a rifugiarsi nelle mie braccia gelose.
    E'  un  sogno  che io voglia portare Jip (il quale viene con noi),  ma
    Dora dice di no, perch lo deve tenere lei, altrimenti creder che non
    gli voglia pi bene,  adesso che  maritata,  e  gli  si  spezzer  il
    cuore.  E' un sogno che ce ne andiamo tenendoci sotto braccio,  e Dora
    si ferma,  si volge e dice: - Se sono  stata  cattiva  e  ingrata  con
    qualcuno, dimenticatelo! - e scoppia in lagrime.
    E' un sogno come agita la piccola mano,  e torniamo ad allontanarci. E
    ancora una volta si ferma,  e si gira,  e corre verso Agnes,  e d  ad
    Agnes, e a lei soltanto, gli ultimi baci e l'ultimo addio.
    Partiamo  insieme  in  carrozza,  e  io  mi  desto  dal  sogno.  Credo
    finalmente che tutto sia vero. E' la mia cara,  cara,  mogliettina che
    mi siede accanto e che amo tanto!
    - Sei felice,  adesso, sciocchino? - dice Dora. - E sei sicuro che non
    ti pentirai?
    Mi sono tirato in disparte per vedere scorrere davanti a me i fantasmi
    di quei giorni.  Ora sono scomparsi,  e riprendo il  cammino  del  mio
    racconto.





    44 - LA NOSTRA VITA DOMESTICA.

    Mi parve strano,  quando fin la luna di miele, e le damigelle d'onore
    erano tornate a casa, trovarmi con Dora nella mia piccola casa;  in un
    certo  senso  anche  disoccupato  rispetto  alla  vecchia  e deliziosa
    occupazione di portare avanti il corteggiamento.
    Era una cosa talmente straordinaria avere  Dora  sempre  con  me.  Era
    incredibile  non essere pi costretto a uscire per vederla,  non avere
    alcuna occasione di tormentarmi per lei,  non  doverle  scrivere,  non
    escogitare trucchi e trame per trovarmi solo con lei.  A volte la sera
    sollevavo gli occhi dalle mie carte, e vedendola seduta di fronte a me
    mi abbandonavo contro la spalliera della seggiola  e  pensavo  com'era
    strano  che  ci  si trovasse cos noi due soli quasi fosse la cosa pi
    naturale del mondo e della quale pi  nessuno  doveva  occuparsi,  con
    tutto  il  romanzo  del nostro fidanzamento riposto su uno scaffale ad
    arrugginire...  senza dover rendere  conto  pi  a  nessuno,  ma  solo
    volerci scambievolmente bene per tutta la vita.
    Quando  vi  era  un  dibattito  in Parlamento,  ed ero occupato fino a
    tardi,  mentre ritornavo a casa mi sembrava tanto strano  pensare  che
    Dora  fosse  l  ad  aspettarmi!  Le prime volte era magnifico vederla
    scendere pian piano per conversare con me mentre cenavo.  Era stupendo
    scoprire  che si metteva i bigodini di carta nei capelli.  Era un vero
    avvenimento straordinario vederla quando lo faceva!
    Dubito che due uccellini ne sapessero meno di Dora e  me  su  come  si
    organizza una famiglia. Naturalmente avevamo una domestica, e dirigeva
    lei la casa per noi.  Ritengo ancora vagamente possibile che fosse una
    figlia della signora Crupp in incognito,  tanto era lo spavento che ci
    ispirava Mary Anne.
    Era  di  cognome Paragon (vale a dire campione di perfezione).  Quando
    l'avevamo assunta ci avevano detto  che  il  suo  nome  rivelava  solo
    debolmente i suoi meriti.  Aveva un benservito ampio come un proclama,
    e secondo quel documento sapeva compiere qualunque  lavoro  di  natura
    domestica del quale io avessi mai sentito parlare,  e moltissimi altri
    che mi erano affatto ignoti.  Era una donna nel  fiore  dell'et,  con
    l'espressione severa, e soggetta ad avere, specialmente sulle braccia,
    una  costante fioritura di macchie d'un rosso acceso.  Aveva un cugino
    nel corpo delle Guardie a cavallo con  le  gambe  talmente  lunghe  da
    apparire come l'ombra pomeridiana di un altro individuo.  La giubba di
    bassa tenuta gli andava terribilmente corta e stretta,  come  di  gran
    lunga  troppo  piccole  per  lui erano le nostre stanze.  Essendo cos
    sproporzionatamente grande,  faceva apparire  il  villino  ancora  pi
    piccolo di quanto fosse. Per di pi le pareti non erano grosse, e ogni
    volta che trascorreva la sera da noi,  lo venivamo sempre a sapere dal
    continuo brontolio che ci giungeva dalla cucina.
    La nostra perla di domestica era garantita per sobriet e onest. Sono
    quindi disposto a credere che quando  la  trovammo  sotto  la  caldaia
    fosse  semplicemente  svenuta;  e  che  la  scomparsa  dei  cucchiaini
    d'argento fosse da attribuire allo spazzino.
    Ma era per  noi  un  tormento  incessante.  Consapevoli  della  nostra
    inesperienza,  non eravamo capaci di porvi rimedio. Ci saremmo trovati
    alla merc dei suoi buoni uffici, se avesse avuto un po' di bont,  ma
    era  una donna spietata e priva affatto di bont.  Fu lei la causa del
    nostro primo piccolo bisticcio.
    - Diletta mia, - dissi un giorno a Dora - credi che Mary Anne abbia la
    minima idea del tempo?
    - Perch, Doady? - mi chiese Dora,  sollevando gli occhi innocenti dal
    disegno.
    -  Amor  mio,  perch  sono le cinque,  e avremmo dovuto pranzare alle
    quattro.
    Dora lanci un'occhiata distratta all'orologio,  e sugger  che  forse
    era molto avanti.
    - Al contrario,  amor mio,  - dissi consultando il mio orologio.  - E'
    indietro di qualche minuto.
    La mia mogliettina venne a sedersi sulle mie ginocchia,  pregandomi di
    stare  tranquillo,  e con la matita mi disegn una linea sul naso;  ma
    sebbene questo fosse molto carino, come pranzo non mi bastava.
    - Non credi,  mia cara,  - dissi - che faresti bene a  protestare  con
    Mary Anne?
    - Oh, no, ti prego! Non potrei mai farlo, Doady! - disse
    - Perch no, amor mio? - le chiesi con dolcezza.
    -  Oh,  perch  io sono una piccola oca - disse Dora - e lei lo sa che
    sono un'oca!
    Giudicai tale sentimento tanto incompatibile con qualunque sistema  di
    controllo su Mary Anne, che aggrottai leggermente i sopraccigli.
    - Oh,  che brutte grinze sulla fronte del mio cattivo bambino! - disse
    Dora, e sempre seduta sulle mie ginocchia,  le percorse con la matita,
    mettendosela  a  volte fra le labbra rosee per renderne pi intenso il
    segno,  e occupandosi della mia fronte con una cos buffa finzione  di
    operosit che mi divert mio malgrado moltissimo.
    - Bravo il mio bambino! - disse Dora. - Ha la faccia tanto pi bellina
    quando ride!
    - Ma tesoro... - protestai.
    -  No,  no,  ti  prego!  - esclam Dora con un bacio.  - Non essere un
    cattivo Barbabl! Non essere serio!
    - Tesoro mio, - dissi - qualche volta si deve essere seri. Via!  Siedi
    qui  accanto  a  me!   Dammi  la  matita!   Cos!  E  adesso  parliamo
    tranquillamente. Lo sai, amore...  - (com'era minuscola quella manina,
    e che piccolo anello nuziale aveva al dito!). - Lo sai, amore, che non
      precisamente  comodo  dover uscire senza avere pranzato.  Credi sia
    comodo?
    - N...n...o! - riprese Dora con un filo di voce.
    - Amor mio, come tremi!
    - Perch so che ora mi vuoi rimproverare  -  dichiar  Dora  con  tono
    lacrimevole.
    - Mia dolce, voglio solo ragionare.
    -  Oh,  ma  il ragionare  peggio dei rimproveri!  - esclam disperata
    Dora.  - Io non mi sono maritata per sentire dei ragionamenti.  Se  tu
    avevi  l'intenzione  di ragionare con una povera piccola creatura come
    me, avresti dovuto dirmelo, bambino crudele!
    Cercai di  calmare  Dora,  ma  gir  la  testa  e  scosse  i  riccioli
    ripetendo: - Crudele,  crudele,  crudele bambino!  - un tale numero di
    volte, che non sapevo pi esattamente che cosa fare; passeggiai avanti
    e indietro nella stanza in preda al turbamento, poi ritornai da lei.
    - Dora, tesoro mio!
    - No,  non sono il tuo tesoro.  Ti deve rincrescere di avermi sposata,
    altrimenti non vorresti ragionare con me! - replic Dora.
    Mi  sentii tanto colpito dalla natura irragionevole di una tale accusa
    che trovai il coraggio di essere serio.
    - Adesso,  mia diletta Dora,  - dissi - fai la bambina  e  dici  delle
    sciocchezze.  Ricorderai  bene,  ne  sono certo,  che ieri sono dovuto
    uscire quando il pranzo era ancora a met;  e che ieri l'altro mi sono
    sentito male per aver mangiato in fretta il vitello mezzo crudo;  oggi
    non pranzer affatto...  e mi rincresce ricordare  quanto  s'  dovuto
    aspettare  la  colazione...  e  l'acqua  del t non era bollente.  Non
    voglio rimproverarti, mia cara, ma questo non  piacevole.
    - Oh,  bambino crudele,  crudele,  quando dici  che  sono  una  moglie
    cattiva! - disse Dora.
    - Ora, mia cara Dora, sai bene che non ho mai detto questo!
    - Hai detto che io non sono piacevole! - afferm Dora.
    - Ho detto che non  piacevole questa vita domestica!
    - E' precisamente la stessa cosa! - grid Dora. Ed era evidente che lo
    credeva perch scoppi in un pianto disperato.
    Feci  un  altro giro per la stanza,  ed ero tanto confuso,  che avendo
    l'intenzione di accusarmi e chiedere perdono,  battei la testa  contro
    l'uscio. Tornai a sedere e dissi:
    -  Non  ti  rimprovero,  Dora.  Abbiamo  tutti  e  due ancora tanto da
    imparare. Cerco soltanto di farti vedere, mia cara,  che devi...  devi
    davvero  -  (avevo  deciso  di  non  rinunciare  a questo argomento) -
    abituarti a dirigere Mary Anne.  E anche darti un pochino da fare  per
    me e per te.
    -  Mi  domando,  s,  mi domando proprio perch fai dei discorsi tanto
    brutti - singhiozz Dora.  - Quando sai che l'altro giorno avevi detto
    che ti sarebbe piaciuto mangiare pesce, e sono andata io stessa,  e ho
    fatto  non  so  quante  miglia  di  strada  per  ordinarlo e farti una
    sorpresa.
    - Sei stata davvero gentilissima,  diletta mia - dissi.  - Ti ero cos
    riconoscente  che  non  avrei  nemmeno  accennato  al  fatto che avevi
    comperato un salmone intero...  troppo grande  per  noi  due.  N  che
    costava  una sterlina e sei scellini...  una spesa che non ci possiamo
    permettere.
    - Ti  piaciuto tanto - singhiozz ancora Dora.  - E hai detto che ero
    stata un angelo.
    - E te lo ripeto, amor mio, - replicai - te lo ripeto mille volte!
    Ma  avevo  ferito il piccolo tenero cuore di Dora;  e non potevo darle
    conforto.  Era tanto penoso vederla singhiozzare e lamentarsi,  che mi
    parve  di  averle  detto  chiss che cosa per farla soffrire.  Dovetti
    uscire di corsa;  fui trattenuto fino a tardi,  e per tutta la sera il
    rimorso  mi  torment  tanto  da  rendermi  infelice.  Mi  sentivo  la
    coscienza di un assassino,  ero oppresso da un vago  senso  di  enorme
    malvagit.
    Quando  giunsi a casa erano le due o tre di notte.  Trovai mia zia che
    mi aspettava.
    - Che cosa  successo, zia? - le chiesi spaventato.
    - Nulla, Trot - rispose. - Ora siedi.  Il nostro Fiorellino era un po'
    triste, le ho tenuto compagnia. Ecco tutto.
    Appoggiai  il  mento  sulla  mano;  guardavo  il  fuoco  e  mi sentivo
    scontento e abbattuto come non avrei mai immaginato  di  poter  essere
    dopo  cos poco tempo dalla realizzazione dei miei sogni pi luminosi.
    Mentre stavo cos a riflettere,  incontrai gli occhi di mia zia che mi
    fissavano con espressione preoccupata, ma subito si rasserenarono.
    -  Ti  assicuro,  zia,  -  le dissi - che per tutta la sera sono stato
    infelicissimo  al  pensiero  dell'infelicit  di  Dora.   Ma  la   mia
    intenzione  era  soltanto  di parlarle con amore e con tenerezza delle
    nostre faccende domestiche.
    Mia zia mi rivolse un cenno di incoraggiamento.
    - Devi avere pazienza, Trot! - disse.
    -  Certo.  Lo  sa  il  cielo,   zia,   come  desidero  di  non  essere
    irragionevole.
    - Certo,  certo - disse mia zia. - Ma il Fiorellino  un piccolo fiore
    tanto tenero che anche l'aria deve badare a non fargli del male.
    Ringraziai mia zia in cuor mio  della  tenerezza  che  aveva  per  mia
    moglie; sono certo che mi abbia compreso.
    - Non credi, zia, - dissi dopo avere ancora contemplato il fuoco - che
    di  tanto  in tanto potresti dare a Dora qualche buon consiglio per il
    bene di tutti e due?
    - Trot!  - replic mia zia alquanto emozionata - no!  Questo non  devi
    chiedermelo.
    Il tono era tanto serio che sollevai sorpreso gli occhi su di lei.
    -  Figliolo,  -  disse  mia  zia  -  ripenso alla mia vita,  e ricordo
    qualcuno  che  si  trova  nella  tomba,  verso  cui  mi  sarei  potuta
    comportare  meglio.  Ma  se giudicai con durezza gli errori altrui nel
    matrimonio,  pu essere avvenuto  perch  avevo  un  motivo  amaro  di
    giudicare duramente il mio.  Basta cos. Per molti anni sono stata una
    donna burbera,  trasandata e caparbia.  Lo sono ancora,  e sar sempre
    cos.  Ma tu e io, Trot, ci siamo fatti scambievolmente del bene... in
    ogni caso tu mi hai fatto del bene, mio caro; e fra noi non devono mai
    insorgere contrasti.
    - Contrasti fra noi! - esclamai.
    - Bambino, bambino! - disse mia zia,  lisciandosi la veste.  - Non sai
    quanto presto potrebbero insorgere,  o come potrei rendere infelice il
    nostro Fiorellino, se mi immischiassi in qualcosa.  Voglio che la cara
    piccola  abbia  simpatia per me e sia gaia come una farfalla.  Ricorda
    come divenne la tua casa dopo quel secondo matrimonio,  e non fare mai
    n a me n a lei l'offesa a cui avevi accennato!
    Subito compresi che mia zia aveva ragione;  e compresi tutta la grande
    generosit dei suoi sentimenti verso la mia  diletta  sposa.  -  Siete
    ancora  al  principio  della vostra vita,  Trot,  riprese - e Roma non
    venne costruita in  un  giorno,  e  nemmeno  in  un  anno.  Hai  fatto
    liberamente la tua scelta... - (mi parve che per un attimo un'ombra le
    passasse  sul  volto) - hai scelto una creatura tanto graziosa e tanto
    affettuosa.  Sar tuo dovere,  e anche un  piacere  per  te...  lo  so
    benissimo,  e  non  sto  facendoti una predica...  apprezzarla (poich
    l'hai scelta) per le qualit che possiede,  non  per  le  qualit  che
    potrebbe avere. Queste ultime cerca di svilupparle in lei, se puoi. Ma
    se non potrai,  bambino,  - e qui mia zia si strofin il naso - non ti
    rimane che abituarti a farne senza.  Ma  ricorda,  mio  caro,  che  il
    vostro avvenire  solo vostro. Nessuno vi pu assistere: ve lo dovrete
    costruire voi due soli.  Il matrimonio  questo,  Trot;  e il cielo vi
    benedica tutti e due fin che siete due veri bambini  un  po'  sperduti
    nel bosco!
    Mia  zia  pronunci  queste ultime parole con vivacit,  e mi diede un
    bacio per ratificare la benedizione.
    - Ora - disse - accendi la mia piccola lanterna e  accompagnami  nella
    mia  scatoletta  di  casa  attraverso  il  giardino-  (vi  era  questa
    comunicazione fra i nostri due villini).  - E quando sarai di ritorno,
    saluta  affettuosamente  il Fiorellino da parte di Betsey Trotwood;  e
    qualunque cosa tu faccia,  Trot,  non sognarti mai di usare Betsey  in
    qualit di spauracchio,  perch ogni volta che la guardo allo specchio
    mi accorgo che  gi abbastanza brutta e arcigna per suo conto!
    Detto questo mia zia si avvolse la testa in un fazzoletto che  portava
    con s ripiegato per queste occasioni e la accompagnai a casa.  Mentre
    era nel suo giardino,  e alzava con il braccio  teso  la  sua  piccola
    lanterna  per  farmi  luce  sulla  via  del  ritorno,  mi parve che mi
    tornasse a osservare con aria ansiosa,  ma non potei  prestarvi  molto
    attenzione  perch stavo riflettendo su quanto mi aveva detto,  ed ero
    molto  impressionato  (a  dir  la  verit  per  la  prima  volta)  dal
    convincimento  che  Dora  e  io  avremmo  dovuto costruirci da soli il
    nostro avvenire,  e che nessuno ci poteva assistere,  n poteva badare
    gran che a noi.
    Adesso che ero solo, Dora scese silenziosamente con i piedini infilati
    nelle  piccole  pantofole  per  salutarmi;  e pianse abbracciata a me:
    disse che io ero stato crudele e che lei era stata cattiva; e io credo
    di avere detto qualcosa di molto  simile;  si  fece  cos  la  pace  e
    decidemmo  che  il  nostro  primo  piccolo litigio sarebbe stato anche
    l'ultimo,  che non ne avremmo assolutamente avuto un  secondo  nemmeno
    arrivando all'et di cent'anni.
    Il  prossimo dispiacere familiare fu il "Torneo delle Domestiche".  Il
    cugino di Mary Anne si fece disertore nel nostro stanzino del carbone,
    e con nostra  grande  meraviglia  venne  riportato  alla  luce  da  un
    picchetto di suoi commilitoni armati e condotto via ammanettato con un
    corteo  che ricoperse di vergogna il nostro giardino.  Ci mi diede il
    coraggio di liberarmi  di  Mary  Anne,  la  quale,  dopo  ricevuto  il
    salario,  se ne and con una calma che mi stup fino a quando scopersi
    la verit sui cucchiaini, e anche sulle piccole somme di denaro da lei
    chieste  a  prestito  abusivamente  in  mio  nome  ai  bottegai.  Dopo
    l'intervallo  occupato  da  una  certa  Kidgerbury,   la  pi  anziana
    residente di Kentish Town che faceva servizi  a  ore,  ma  era  troppo
    debole  per tradurre in pratica le sue teorie su quell'arte,  trovammo
    un altro tesoro,  che era una donna gradevolissima,  ma insisteva  nel
    cadere  ogni  volta che saliva o scendeva le scale della cucina con un
    vassoio in mano,  e per entrare in salotto con il servizio da t vi si
    tuffava   quasi  come  se  si  gettasse  nella  vasca  da  bagno.   Le
    devastazioni commesse da questa infelice ci obbligarono a  congedarla;
    segu  (con gli intervalli occupati dalla signora Kidgebury) una lunga
    serie di persone incapaci,  che termin con  una  giovane  di  aspetto
    gentile,  la  quale  si  rec  alla  Fiera  di Greenwich sfoggiando il
    cappellino di Dora.  Dopo di che non ricordo altro che  una  serie  di
    mediocri insuccessi.
    Pareva  che  chiunque  avesse  da  trattare  con  noi  fosse  deciso a
    ingannarci.  Il nostro ingresso in un negozio faceva s che  venissero
    messi in bella mostra tutti gli scarti. Se comperavamo un'aragosta, la
    si  trovava  piena di acqua.  La carne era sempre dura,  e il pane non
    aveva quasi la crosta. Alla ricerca delle regole per la giusta cottura
    dell'arrosto, sfogliai io stesso il "Libro di Cucina",  e scopersi che
    si consigliava un quarto d'ora per ogni libbra di carne, con un quarto
    d'ora  di  aggiunta  sul  totale.  Ma  per  una singolare fatalit non
    riuscimmo mai ad applicare con successo questa legge e a  trovare  una
    giusta via di mezzo tra la carne cruda e quella bruciata.
    Avevo  motivo  di credere che tanti fallimenti ci costassero molto pi
    di altrettanti eventuali successi. Esaminando i conti dei bottegai, mi
    pareva che avremmo potuto lastricare di burro il piano terreno,  tanta
    ne  era la quantit che usavamo.  Ignoro se in quel periodo le entrate
    dell'Ufficio del Dazio abbiano registrato un aumento nella domanda del
    pepe; ma se il nostro consumo di tale articolo non pot influenzare il
    mercato, vuol dire che varie famiglie avranno cessato di usarlo.  E il
    fatto  pi  straordinario  di  tutti  era  che in casa non avevamo mai
    nulla.
    Quanto all'incidente della lavandaia che porta al  Monte  di  Piet  i
    panni  affidati  a  lei,  e  poi  viene a chiedere perdono in stato di
    evidente ubriachezza, immagino che possa essere accaduto varie volte a
    chiunque.  Come altri eventi quali l'incendio  del  camino,  la  pompa
    guasta  della  parrocchia,  e lo spergiuro del sacrestano.  Ma ritengo
    fosse per una  singolare  sfortuna  che  ci  capit  di  assumere  una
    domestica  appassionata  di  liquori,  la quale dilat il conto da noi
    aperto presso il birraio  locale  con  singolari  aggiunte  di  questo
    genere:  Un  quarto  di  rum,  signora C.;  Mezzo quarto di gin con
    spezie, signora C., Bicchiere di rum con menta, signora C., dove la
    sigla si riferiva sempre a Dora,  che si credeva,  cos mi spiegarono,
    consumasse personalmente tutti quei ristorativi.
    Una  delle  nostre  prime  imprese  domestiche  fu rappresentata da un
    piccolo pranzo offerto a Traddles. Incontrandolo in citt,  gli chiesi
    di venire da noi quel pomeriggio.  Accett subito,  e allora scrissi a
    Dora per dirle che l'avremmo avuto  ospite  a  pranzo.  Il  tempo  era
    bello, e durante il percorso a piedi scegliemmo come argomento il tema
    della  mia felicit domestica.  Traddles ne era entusiasta;  disse che
    sognava di avere anch'egli una piccola casa come la mia con  Sophy  ad
    attenderlo  e  a preparargli ogni cosa: nulla sarebbe mancato alla sua
    felicit.
    Non avrei potuto desiderare di avere a  tavola  di  fronte  a  me  una
    mogliettina pi graziosa, ma certo avrei gradito un po' pi di spazio.
    Non so come avvenisse,  ma per quanto fossimo soltanto in due, eravamo
    sempre troppo stretti,  e tuttavia lo spazio  bastava  perch  non  si
    trovasse mai nulla.  Ho il sospetto che fosse perch niente era mai al
    proprio posto, eccetto la pagoda di Jip,  che invariabilmente bloccava
    il  passo.  In  quella  occasione  Traddles  era  tanto stretto fra la
    pagoda,  l'astuccio della chitarra,  il cavalletto con i fiori dipinti
    di  Dora  e  il  mio  scrittoio,  che  dubitai  seriamente  sulla  sua
    possibilit di maneggiare coltello e forchetta,  ma egli protest  con
    l'abituale bont: - Ho un oceano di spazio,  Copperfield! Te lo giuro,
    oceani di spazio!
    Un'altra cosa avrei potuto  desiderare,  e  cio  che  Jip  non  fosse
    invitato a passeggiare sulla tovaglia durante il pranzo.  Cominciavo a
    pensare che vi doveva essere  qualcosa  di  sbagliato  nel  fatto  che
    stesse l,  anche se non avesse avuto l'abitudine di mettere una zampa
    nel sale o nel burro fuso. Quel giorno pareva credesse di essere stato
    incaricato personalmente di tener testa a Traddles: abbaiava contro il
    mio vecchio amico,  e faceva brevi assalti  al  suo  piatto  con  tale
    indomita ostinazione da giungere quasi a dominare la conversazione.
    Tuttavia  non  protestai affatto perch sapevo com'era tenera di cuore
    la mia cara Dora,  e come si sarebbe risentita  di  qualunque  biasimo
    rivolto al suo compagno preferito. Per motivi non diversi non accennai
    ai  piatti  sparpagliati  sul  pavimento,  n  al disordine con cui si
    presentavano il portampolle, la saliera e la pepaiola,  tutti contorti
    come  fossero brilli;  n protestai per l'ulteriore blocco di Traddles
    operato con i vaganti piatti delle verdure e le  caraffe.  Mentre  poi
    osservavo la coscia di montone bollita prima di trinciarla,  non potei
    fare a meno di chiedermi come  fosse  che  i  nostri  pezzi  di  carne
    avessero  delle forme cos straordinarie,  e se il nostro macellaio si
    fosse impegnato ad acquistare tutte le pecore deformi che venivano  al
    mondo; ma tenni per me le mie riflessioni.
    - Amor mio, - chiesi a Dora - che cos'hai in quel piatto?
    Non  riuscivo  a  capire  perch Dora mi avesse rivolto delle graziose
    smorfiette come se mi volesse baciare.
    - Ostriche, mio caro! - disse timidamente Dora.
    - E' stata un'idea tua? - le chiesi, soddisfattissimo.
    - S...s, Doady - disse Dora.
    - Un'idea magnifica! - esclamai posando forchetta e trinciante. - Sono
    la passione di Traddles!
    - S...,  Doady,  - disse Dora - e cos ne ho comperate un bel piccolo
    barile, e l'uomo disse che sono molto buone. Ma... temo che non vadano
    bene.  Non  sembrano  giuste  -  e  qui  Dora  scosse  la  testa  e le
    luccicarono gli occhi.
    - Non sono bene aperte - dissi. - Togli il guscio superiore, amor mio.
    - Ma non  si  muove  -  disse  Dora,  insistendo  con  forza  e  tutta
    preoccupata.
    -  Sai,  Copperfield,  -  disse  Traddles,  esaminando allegramente il
    piatto - credo sia perch...  sono ostriche bellissime,  ma  credo  si
    tratti di questo... il fatto  che non sono state ancora aperte.
    Non erano state aperte - e non avevamo coltelli per ostriche,  e anche
    nel caso  li  avessimo  avuti,  non  li  avremmo  saputi  usare,  cos
    guardammo  le  ostriche  e  mangiammo  il  montone  bollito.  O almeno
    mangiammo quella parte che era cotta con un contorno  di  capperi.  Se
    glielo  avessi  permesso,  ho  la  certezza  che  Traddles  si sarebbe
    comportato da perfetto selvaggio e avrebbe divorato tutto un piatto di
    carne cruda per dimostrare il suo godimento a quel pasto;  ma  io  non
    volli   sentir   parlare   di   una   tale   immolazione   sull'altare
    dell'amicizia,  e invece consumammo  qualche  porzione  di  prosciutto
    cotto, che per buona fortuna si trovava nella dispensa.
    La  mia  povera  mogliettina  era  tanto addolorata al pensiero che mi
    irritassi, e poi fu tanto lieta di scoprire che ci non avveniva,  che
    il  disappunto  che  ero  riuscito a dissimulare ben presto mi usc di
    mente, e trascorremmo una lieta serata, con Dora che teneva il braccio
    sulla spalliera della mia seggiola, e mentre Traddles e io giudicavamo
    i meriti di un bicchiere  di  vino,  coglieva  spesso  l'occasione  di
    sussurrarmi  all'orecchio  che  era  molto  gentile  da  parte mia non
    essermi comportato da vecchietto crudele e rabbioso.  Poi ci serv  il
    t,  ed  era  cos bello vederla darsi da fare come se giocasse con un
    servizio da bambola,  che non badai molto alla qualit della  bevanda.
    Poi  Traddles  e  io facemmo un paio di partite alle carte,  e intanto
    Dora cantava accompagnandosi con la chitarra, ed era per me come se il
    nostro  fidanzamento  e  il  matrimonio  fossero   semplicemente   dei
    bellissimi sogni,  e non fosse ancora giunta al termine la sera in cui
    avevo udita per la prima volta la sua voce.
    Quando  Traddles  se  ne  and,  e  tornai  nel  salotto  dopo  averlo
    accompagnato alla porta, mia moglie port la seggiola accanto alla mia
    e sedette di fianco a me.
    -  Mi  rincresce  tanto,  Doady!  -  disse.  -  Non  vuoi  cercare  di
    insegnarmi?
    - Dora,  prima di tutto  devo  imparare  anch'io  -  risposi.  -  Sono
    ignorante quanto te, amor mio.
    -  Ah,  ma  tu  puoi  imparare!  -  replic.  -  Tu  sei molto,  molto
    intelligente!
    - Sciocchezze, topolino mio! - dissi.
    - Vorrei - riprese a dire dopo un lungo silenzio - essere restata  gi
    in campagna a vivere con Agnes per un anno intero!
    Mi  teneva  le  mani intrecciate sulla spalla,  vi posava il mento,  e
    fissava con pace nei miei i suoi occhi azzurri.
    - Perch mai? - le chiesi.
    - Credo che mi avrebbe potuta  migliorare;  credo  che  da  lei  avrei
    imparato - disse Dora.
    - Ci vuole tempo per tutto,  amor mio. Devi pensare che Agnes da tanti
    anni si deve prendere cura del padre.  Anche  quando  era  ancora  una
    bambina era gi quella Agnes che adesso conosciamo dissi.
    -  Mi  chiamerai  con un nome che voglio che tu mi dia?  - chiese Dora
    senza muoversi.
    - Qual ? - chiesi con un sorriso.
    - E' un nome sciocco - disse,  scotendo per un momento i  riccioli.  -
    Moglie bambina.
    Chiesi  ridendo  alla  mia  moglie  bambina  perch le fosse venuta la
    fantasia di farsi chiamare cos. Rispose senza muoversi, se non che il
    braccio con cui la cingevo aveva avvicinato ancora pi  a  me  i  suoi
    occhi azzurri:
    - Non voglio dire,  sciocchino,  che dovrai usare questo nome al posto
    di Dora.  Voglio dire soltanto che devi pensare a me in  questo  modo.
    Quando  stai  per irritarti con me,  devi dire dentro di te: Questa 
    soltanto  la  mia  moglie  bambina!.  Quando  ti  do  qualche  grande
    delusione,  devi  dire:  Lo  sapevo  da tanto tempo che sarebbe stata
    soltanto una moglie bambina!.  Quando non mi trovi come dovrei essere
    e  come  credo  non  potr  essere mai,  devi dire: Ma la mia sciocca
    moglie bambina mi ama!. Perch  proprio vero.
    Non ero mai stato serio con lei perch fino a quel momento  non  avevo
    avuto  la  minima  idea  che fosse seria lei stessa.  Ma la sua natura
    affettuosa fu talmente felice di ci che ora le  dissi  con  tutto  il
    cuore,  che  il  suo  visino  si  fece  ridente  ancor prima che le si
    asciugassero gli occhi luminosi.  Era davvero la mia  moglie  bambina,
    cos seduta sul pavimento di fronte alla Casina Cinese,  intenta a far
    tintinnare l'uno dopo l'altro tutti i campanelli per  punire  Jip  del
    suo  recente  comportamento  biasimevole;  mentre  Jip  si  limitava a
    stringere gli occhi,  accucciato sulla soglia,  troppo  assonnato  per
    stare allo scherzo.
    Quella  supplica  di  Dora ai miei sentimenti produsse in me una forte
    impressione.  Ritorno col pensiero al tempo  di  cui  vado  scrivendo;
    sogno che la figurina innocente esca dalle nebbie confuse del passato,
    torni  a  volgere  ancora  una volta verso di me il suo dolce viso,  e
    posso affermare che quel piccolo discorso non mi usc  mai  di  mente.
    Pu  darsi  che  non  l'abbia  utilizzato  al  meglio,  ero  giovane e
    inesperto, ma non fui mai sordo a quella innocente preghiera.
    Poco tempo dopo Dora mi disse che sarebbe diventata una donna di  casa
    straordinaria,  e  cos  spolver  il blocco della carta per scrivere,
    fece la punta alla matita,  acquist un enorme registro per  i  conti,
    ricuc  con  ago  e filo tutte le pagine del "Libro di Cucina" che Jip
    aveva strappate,  comp in effetti un autentico  e  disperato  piccolo
    tentativo  di essere brava (cos disse).  Ma le cifre seguitavano ad
    avere la vecchia tendenza di non lasciarsi addizionare.  Quando  aveva
    laboriosamente  trascritto un paio di voci nel registro,  Jip andava a
    passeggiare sulla pagina,  e dimenando la coda  cancellava  tutto.  Il
    piccolo  medio  della  sua  mano destra s'inzuppava di inchiostro fino
    all'osso,  e  penso  che  fosse  questo  il  solo  concreto  risultato
    raggiunto.
    A  volte  la  sera  quando  ero a casa intento al lavoro (perch ormai
    scrivevo molto  e  cominciavo  a  poco  a  poco  a  essere  noto  come
    scrittore)  posavo  la  penna  e osservavo la mia sposa bambina che si
    sforzava di essere brava.  Prima di tutto andava a  prendere  l'enorme
    registro  e  con  un  profondo sospiro lo posava sulla tavola.  Poi lo
    apriva alla pagina che la sera avanti Jip aveva  resa  illeggibile,  e
    chiamava  Jip  perch  guardasse  le sue malefatte.  Ci portava a una
    variante in favore di Jip,  il quale riceveva magari come castigo  una
    macchia  di  inchiostro  sul  naso.  Poi  ordinava  a Jip di coricarsi
    immediatamente come un leone (era una delle sue  bravure,  anche  se
    non  posso dire che la somiglianza fosse molto evidente),  e se voleva
    farlo,  ubbidiva.  Poi prendeva la penna,  cominciava  a  scrivere,  e
    scopriva  un pelo sulla punta.  Prendeva un'altra penna,  cominciava a
    scrivere,  e trovava che faceva schizzare l'inchiostro.  Poi  prendeva
    una nuova penna,  cominciava a scrivere,  e diceva a bassa voce: - Oh,
    questa penna stride,  cos disturber Doady!  - E visto che  l'impresa
    era  impossibile  vi rinunciava,  rimetteva a posto il registro,  dopo
    avere fatto il gesto di usarlo per schiacciare il leone.
    Oppure,  quando era di umore serio e tranquillo,  si metteva a  sedere
    con un blocco di carta e un panierino pieno di conti e di altre carte,
    che  avevano  piuttosto  l'aria  di  essere  cartine  per arricciare i
    capelli,   e  si  sforzava  di  ricavarne  qualcosa.   Ma  dopo  avere
    confrontato  con attenzione i foglietti e tracciato qualche riga sulla
    carta, che subito cancellava,  e dopo avere pi volte contato su tutte
    le  dita  della mano sinistra a iniziare da un lato e dall'altro,  era
    tanto seccata e scoraggiata e aveva un'aria  tanto  infelice,  che  mi
    addolorava  vedere cos rannuvolato il suo bel visino (per mia colpa!)
    e le andavo pian piano vicino dicendo:
    - Che cosa c' Dora?
    Alzava gli occhi sconsolati e rispondeva: - Non vogliono  andar  bene.
    Mi  fanno venire il mal di testa.  Non vogliono fare quello che voglio
    io!
    Allora le dicevo: - Proviamo insieme,  Dora.  Ti faccio vedere come si
    fa.
    Davo inizio a una dimostrazione pratica, e Dora vi prestava la massima
    attenzione  forse  per  cinque  minuti,  dopo  di  che era mortalmente
    stanca,  e alleggeriva l'argomento arricciandomi i capelli o  cercando
    di vedere quale aspetto avessi con il colletto della camicia ripiegato
    all'ingi.  Se  mi  opponevo  in silenzio a questi scherzi e insistevo
    nell'esposizione, assumeva un'aria tanto sconsolata e spaventata, e si
    dimostrava sempre pi smarrita,  che mi veniva come un rimprovero alla
    mente il pensiero della sua naturale gaiezza quando ero entrato per la
    prima volta nella sua vita, e ricordavo che era la mia moglie bambina;
    posavo allora la penna e le dicevo che andasse a prendere la chitarra.
    Avevo  moltissimo lavoro da sbrigare,  e non poche preoccupazioni,  ma
    gli stessi motivi mi inducevano a non dirle nulla. Ora sono tutt'altro
    che sicuro di avere agito per il meglio,  ma lo facevo per amore della
    mia  sposa  bambina.  Mi  frugo  nel cuore e ne affido senza riserva a
    queste carte ogni suo segreto.  Sono consapevole di avere avvertito in
    una certa misura l'antica infelice sensazione di una perdita,  o di un
    desiderio,  ma non al punto che la  mia  vita  ne  fosse  amareggiata.
    Quando  nella  bella  stagione  facevo  una  solitaria passeggiata,  e
    ripensavo a quei giorni d'estate in cui per me tutta l'aria era  piena
    di  un giovanile incantesimo,  sentivo che alla realizzazione dei miei
    sogni mancava qualcosa;  ma pensavo fosse  una  stupenda  visione  del
    passato  che  mai  si  sarebbe  potuta riflettere sul presente.  Avevo
    talvolta per un momento l'impressione che avrei desiderato di avere in
    mia moglie una  consigliera;  che  l'avrei  desiderata  pi  forte  di
    carattere  e  di intenti per sorreggermi e migliorarmi;  pi dotata di
    una forza capace di colmare il vuoto che a volte mi pareva di scoprire
    in  me;   ma  poi  riflettevo  che  sarebbe  stata   la   consumazione
    ultraterrena  della  mia  felicit,   una  irrealt  mai  destinata  a
    diventare reale.
    Quanto all'et ero ancora un  marito  adolescente.  Non  avevo  subto
    l'influenza  moderatrice  di  esperienze  o sofferenze che non fossero
    quelle riferite in queste pagine. Se avevo sbagliato,  e pu darsi che
    i miei errori siano stati parecchi, l'avevo fatto non per un malinteso
    d'amore,  ma per mancanza di saggezza.  Scrivo la semplice verit. Ora
    non mi servirebbe a nulla alterarla.
    Avvenne cos che mi assumessi tutte le fatiche e le cure della  nostra
    vita  comune,  senza  dividerle  con  alcuno.  Non  era cambiato nulla
    rispetto al disordine della nostra vita domestica,  ma vi avevo  fatto
    l'abitudine ed ero lieto di vedere che adesso Dora era di rado triste.
    Era  infantilmente  vivace  e  gaia come sempre,  mi amava tanto,  era
    felice dei suoi piccoli trastulli.
    Quando i dibattiti parlamentari erano  pesanti  (voglio  dire  per  la
    durata,  non  per  la  qualit,  perch  sotto questo aspetto lo erano
    sempre),  e rientravo tardi,  nell'udire i miei passi Dora non mancava
    mai di scendere a salutarmi.  E quando invece avevo la sera libera dal
    lavoro per il quale mi ero preparato con tante fatiche,  e rimanevo  a
    scrivere in casa, mi stava accanto in silenzio anche fino a tarda ora,
    cos che a volte pensavo si fosse addormentata. Ma in genere se alzavo
    la  testa  incontravo  i  suoi  occhi  azzurri che mi fissavano con la
    tranquilla attenzione di cui ho gi parlato.
    - Oh, che ragazzo stanco!  - disse Dora una sera,  quando ci guardammo
    mentre chiudevo lo scrittoio.
    -  Che bambina stanca,  piuttosto!  - replicai.  - Un'altra volta devi
    andare a letto, amor mio. E' troppo tardi per te.
    - No, non mandarmi a letto! - mi supplic Dora venendomi vicina.  - Ti
    prego di non farlo!
    - Dora!
    Con  mio  grande  stupore,  gettandomi  le  braccia al collo si mise a
    singhiozzare.
    - Non stai bene, cara! Non sei felice!
    - Oh, s! Sto benissimo e sono tanto felice! - disse Dora.  - Ma dimmi
    che mi lascerai stare alzata per vederti scrivere.
    - Bella visione,  questa,  a mezzanotte per due occhi tanto luminosi -
    replicai.
    - Sono luminosi davvero?  - chiese di rimando  e  ridendo  Dora.  Sono
    contenta che siano luminosi.
    - Piccola vanitosa! - esclamai.
    Ma non era vanit;  era solo la sua innocente gioia di fronte alla mia
    ammirazione. Lo sapevo gi prima che me lo spiegasse.
    - Se pensi che siano belli, dimmi che posso rimanere sempre alzata per
    vederti scrivere! - insistette Dora. - Credi proprio che siano belli?
    - Molto belli.
    - E allora lasciami restare a vederti quando scrivi.
    - Temo che questo non aumenter la loro lucentezza, Dora.
    - Oh, s! Perch allora il mio ragazzo sapiente non si dimenticher di
    me anche se sar pieno di silenziose fantasie. Ti rincresce se ti dico
    qualcosa di molto molto sciocco...  pi sciocco del solito?  -  chiese
    Dora, levando il viso dalla mia spalla per guardarmi.
    - Quale sar questa cosa meravigliosa? - chiesi.
    -  Per  piacere,  lascia che tenga io le penne - disse Dora.  - Voglio
    avere qualche cosa da fare nelle tante ore in  cui  tu  lavori  tanto.
    Posso tenere io le penne?
    Il  ricordo  della  sua  gioia infantile quando le risposi di s mi fa
    salire le lagrime agli occhi.  Quando mi  sedetti  allo  scrittoio  la
    volta successiva, e ogni volta in seguito, si metteva al suo posto con
    accanto un piccolo rotolo di penne. Il suo trionfo di partecipare cos
    al  mio  lavoro,  e  la  sua gioia quando mi occorreva una penna nuova
    (fingevo spesso di averne bisogno) mi suggerirono un nuovo  mezzo  per
    fare  contenta la mia moglie bambina.  A volte dicevo che avrei voluto
    far copiare una pagina o due del mio manoscritto.  Allora Dora era  al
    settimo  cielo.  I preparativi che faceva per questo grande lavoro,  i
    grembiuli che indossava,  le pettorine che andava a prendere in cucina
    per  ripararsi  dall'inchiostro,  il  tempo  che vi impiegava,  le sue
    innumerevoli interruzioni per scherzare con  Jip  come  se  anche  lui
    capisse  tutto,  il  suo convincimento che il lavoro non sarebbe stato
    completo se non avesse firmato alla fine con il suo  nome,  e  il  suo
    gesto  di  porgermi  il foglio come fosse un compito di scuola,  e poi
    come mi abbracciava,  quando la lodavo,  sono  per  me  tutti  ricordi
    commoventi anche se ad altri potranno sembrare puerili.
    Poco  dopo  prese  possesso  delle chiavi,  e girava per tutta la casa
    facendo tintinnare il mazzo raccolto in un panierino  allacciato  alla
    sua vita sottile.  Trovavo di rado chiusi i cassetti e gli sportelli a
    cui le chiavi appartenevano, n le chiavi avevano alcuna utilit oltre
    a far giocare Jip,  ma Dora era contenta,  e ci dava gioia a me.  Era
    perfettamente  convinta  che  molti  vantaggi  derivassero  da  questa
    finzione di buon governo della casa,  ed era allegra come se vivessimo
    per gioco in una casa di bambola.
    Seguitammo cos. Dora voleva appena meno bene a mia zia che a me, e le
    ricordava   spesso   il   tempo  in  cui  la  giudicava  una  vecchia
    brontolona.  Quanto a mia zia non l'avevo mai vista con nessuno  cos
    costantemente  tenera.   Corteggiava  perfino  Jip,   bench  Jip  non
    accettasse mai la  sua  amicizia;  prestava  ascolto  un  giorno  dopo
    l'altro  alla  chitarra,  pur  non avendo,  credo,  alcun gusto per la
    musica; non aggrediva le nostre domestiche incapaci,  sebbene credo ne
    avesse  una  grande  tentazione;  copriva a piedi incredibili distanze
    solo  per  acquistare  certe  piccole  cose  desiderate  da   Dora   e
    offrirgliele  come  altrettante  sorprese;  e non mancava mai,  quando
    entrava dal giardino e non la trovava nel salotto,  di andare ai piedi
    della  scala  a  gridare con una voce che risonava allegra in tutta la
    casa:
    - Dov' il Fiorellino?
    45 - IL SIGNOR DICK PORTA A COMPIMENTO LE PREDIZIONI DI MIA ZIA.

    Ormai da qualche tempo non lavoravo  pi  per  il  dottor  Strong.  Ma
    abitavamo  nello  stesso  quartiere  e  lo  vedevo spesso in due o tre
    occasioni fummo anche invitati tutti a fare colazione o a prendere  il
    t  a  casa  sua.  La  vecchia signora aveva preso alloggio permanente
    sotto il tetto del dottore; era esattamente la stessa di sempre, e sul
    suo cappellino aleggiavano le stesse immortali farfalle.
    Come alcune altre madri che ho conosciute  durante  la  mia  vita,  la
    signora  Markleham  era  molto  pi  della figlia amante degli svaghi.
    Sentiva il bisogno di divertirsi molto, e da "Vecchio Soldato" astuto,
    nel soddisfare le proprie inclinazioni fingeva di dedicarsi  a  quelle
    della  figlia.  E perci riusciva specialmente gradito a quella ottima
    genitrice il desiderio del dottore che  Annie  trovasse  occasioni  di
    svago.
    Ho  davvero la certezza che pur senza volerlo facesse dolere la ferita
    del dottore.  Credo che  a  causa  della  sua  naturale  frivolezza  e
    dell'egoismo  non sempre disgiunto dall'et matura,  anche solo con il
    lodare insistentemente l'intenzione del dottore  di  alleggerire  alla
    moglie  il  peso  della  vita,  confermasse  in  lui il timore che gi
    nutriva di rappresentare per lei un ostacolo,  e che fra loro due  non
    esistesse alcuna comunanza di affetti.
    -  Carissimo,  -  gli  disse  un  giorno  in mia presenza - lei sa che
    sarebbe certo un po' meschino per  Annie  rimanere  sempre  chiusa  in
    casa.
    Il dottore annu con benevolenza.
    -  Quando  avr  l'et  di  sua  madre  -  disse la signora Markleham,
    agitando il ventaglio - sar una cosa diversa.  Quanto a me,  anche se
    mi  ficcaste  in  una prigione,  purch in buona compagnia per qualche
    bella partita a carte, non mi preoccuperei mai di uscirne.  Ma sa bene
    che non sono Annie; e Annie non  sua madre.
    - Certo, certo - disse il dottore.
    - Lei  il migliore degli uomini...  no, la prego! - esclam poich il
    dottore faceva il gesto di schivare la lode.  - Glielo  devo  dire  in
    faccia,  come  lo dico sempre a tutti: lei  il migliore degli uomini;
    ma naturalmente...  lo sa bene,  non  vero?,  di non avere le  stesse
    inclinazioni e fantasie di Annie.
    - No - disse il dottore con tono triste.
    - No, certo! - ribad il "Vecchio Soldato". - Prendiamo per esempio il
    suo  dizionario:  quale utile opera  un dizionario!  Quale necessario
    lavoro! Il significato delle parole!  Senza il grande dottor Johnson e
    qualcun  altro come lui non sapremmo nemmeno oggi la differenza fra il
    ferro da stiro e una spalliera di  letto  in  ferro.  Ma  non  si  pu
    pretendere che un dizionario,  specialmente se non  ancora terminato,
    interessi Annie, non le pare?
    Il dottore scosse il capo.
    - E appunto per questo -  disse  la  signora  Markleham,  dandogli  un
    colpetto  sulla  spalla  con  il  ventaglio chiuso - lodo tanto le sue
    premure. Ci dimostra che lei non si aspetta, come tante altre persone
    anziane,  di trovare una vecchia testa su un paio di  spalle  giovani.
    Lei  ha studiato il carattere di Annie e lo comprende.  E io questo lo
    giudico delizioso!
    Mi parve che sotto la grandine di questi complimenti, per quanto calmo
    e paziente fosse,  il  dottore  non  pot  fare  a  meno  di  mostrare
    nell'espressione una certa pena.
    - E quindi,  mio caro dottore, - dichiar il Vecchio Soldato, dandogli
    vari colpetti affettuosi - in qualunque ora e momento lei pu disporre
    di me. Si renda conto che sono per intero al suo servizio. Sono pronta
    a recarmi con Annie all'opera,  ai concerti alle mostre,  in ogni tipo
    di luogo;  e non mi trover mai stanca.  Ii dovere,  mio caro dottore,
    prima di ogni altro pensiero al mondo!
    Ed era capace di tener fede alla promessa, essendo una di quelle donne
    che sopportano una grande quantit di svaghi: in  tale  campo  la  sua
    perseveranza non veniva mai meno.  Non succedeva quasi mai che aprisse
    il giornale (ogni giorno per leggerlo con  l'aiuto  di  una  lente  si
    adagiava  un  paio  d'ore  nella poltrona pi comoda della casa) senza
    trovare qualcosa che era certa Annie avrebbe gradito vedere.  E invano
    Annie protestava che era stanca di quel genere di cose.  La replica di
    sua madre sonava sempre cos: - Annie cara, non ti voglio contraddire,
    ma ti devo dire,  amor mio,  che non ti mostri abbastanza  grata  alle
    gentilezze del dottor Strong.
    Ci veniva di solito detto in presenza del dottor Strong,  e mi pareva
    che soprattutto da questo Annie  si  sentiva  indotta  a  ritirare  le
    proteste,  se  le aveva espresse.  Ma di solito cedeva alle insistenze
    della madre,  e  andava  dovunque  il  "Vecchio  Soldato"  la  volesse
    condurre.
    Ora  accadeva  di rado che il signor Maldon le accompagnasse.  A volte
    giungeva un invito per mia zia e Dora, che era accettato.  A volte era
    invitata solo Dora. Un tempo sarei stato contrario a lasciarla andare,
    ma  il  ricordo  di  ci che era avvenuto quella sera nello studio del
    dottore aveva dissipato in me la diffidenza.  Credevo che  il  dottore
    avesse ragione, non avevo pi alcun serio sospetto.
    Quando a volte mia zia si trovava sola con me,  si fregava il naso con
    un dito e diceva di non capirci nulla; avrebbe desiderato che quei due
    fossero pi felici;  pensava che la  nostra  amica  militaresca  (cos
    chiamava sempre il "Vecchio Soldato") non migliorasse affatto le cose.
    Espresse  anche  pi chiaramente la sua opinione: - Se la nostra amica
    militaresca tagliasse e buttasse via le sue vecchie farfalle,  sarebbe
    da parte sua un primo segno di buon senso.
    Ma faceva soprattutto affidamento sul signor Dick: quell'uomo, diceva,
    era  chiaro  che  aveva  in testa un'idea,  e se solo fosse riuscito a
    darle forma in un angolo del cervello (la sua difficolt consisteva in
    questo), si sarebbe fatto onore in maniera straordinaria.
    Affatto ignaro di tale predizione il signor Dick seguitava a occupare,
    rispetto al dottore e alla sua signora,  la stessa  posizione.  Pareva
    che  non  progredisse  e  nemmeno  perdesse  terreno.  Pareva si fosse
    sistemato sulle fondamenta iniziali con un  solido  edificio,  e  devo
    confessare  che  la mia fiducia nella sua capacit di muoversi non era
    molto maggiore di quella che avrei avuta per una casa.
    Ma  una  sera,   quando  erano  gi  trascorsi  alcuni  mesi  dal  mio
    matrimonio,  il signor Dick si affacci all'uscio del salotto dove ero
    solo a scrivere,  poich Dora era andata con mia zia a prendere il  t
    dai  due  uccellini,  e  disse dopo un piccolo colpo di tosse pieno di
    significato:
    - Trotwood,  temo che  ti  darebbe  troppo  disturbo  parlare  con  me
    adesso...
    - Niente affatto, signor Dick! - risposi. - Entri pure.
    - Trotwood, - disse il signor Dick, appoggiando l'indice sul naso dopo
    avermi   stretto   la   mano:   -   prima  di  sedermi  desidero  fare
    un'osservazione. Tu conosci tua zia?
    - Abbastanza - risposi.
    - Trot.  la donna pi meravigliosa del mondo!
    E dopo avere pronunciato questa dichiarazione,  come se  di  colpo  si
    fosse liberato da un gran peso, il signor Dick sedette e mi guard con
    una seriet maggiore del solito.
    -  E  ora,  figliolo,  -  disse  il  signor  Dick - ti voglio fare una
    domanda.
    - Quante vuole, prego - dissi.
    - Tu come mi  giudichi?  -  chiese  il  signor  Dick,  incrociando  le
    braccia.
    - Un caro vecchio amico - risposi.
    - Grazie,  Trotwood - disse ridendo il signor Dick,  e si sporse tutto
    allegro per stringermi la mano.  -  Ma  voglio  dire  ragazzo  mio,  -
    riprese con seriet - come mi giudichi rispetto a questa? - e si tocc
    la fronte.
    Ero imbarazzato, ma egli mi sugger il termine: - Debole.
    - Ecco, forse un poco - dissi incerto.
    - Proprio cos! - esclam il signor Dick, mostrandosi entusiasta della
    mia  risposta.   -  E  cio,   Trotwood,   quando  hanno  tolto  certe
    preoccupazioni dalla testa di chi sappiamo per metterle sappiamo dove,
    vi fu...  - per esprimere una grande confusione il  signor  Dick  fece
    roteare  pi  e  pi volte le mani l'una sopra l'altra,  quindi le un
    palmo a palmo e le rigir ripetutamente. - Ecco, mi  successo questo.
    Eh?
    Accennai di s, e a sua volta egli accenn di s.
    - Insomma,  ragazzo mio,  - disse il signor Dick,  abbassando la  voce
    fino a un sussurro - sono uno scemo.
    Avrei voluto attenuare la conclusione, ma egli non mi lasci parlare.
    - S,   vero! Lei finge che non lo sia. Non vuole che se ne parli, ma
     vero. Lo so che  vero. Se non mi avesse dato la sua amicizia, Trot,
    mi avrebbero rinchiuso, e avrei passato miseramente tutti questi anni.
    Ma provveder io al suo avvenire!  Non spendo mai quello che  guadagno
    facendo  le  copie.  Metto tutto in una scatola.  Ho fatto testamento.
    Lascio tutto a lei. Diventer ricca... nobile!
    Il signor Dick trasse di tasca il fazzoletto e si asciug  gli  occhi.
    Poi lo ripieg con cura, lo schiacci fra le mani, lo rimise in tasca,
    e con ci parve avere messo da parte anche mia zia.
    -  Trotwood,  tu  hai studiato - disse il signor Dick.  - Tu sei molto
    istruito.  Sai quale uomo sapiente,  quale grand'uomo sia il  dottore.
    Sai come mi ha sempre onorato. Non  orgoglioso della sua sapienza. E'
    modesto,  modesto...  condiscendente  perfino  con il povero Dick,  il
    quale  scemo e non sa niente.  Ho mandato in alto il suo nome,  su un
    pezzo di carta lungo la cordicella dell'aquilone, fino al cielo fra le
    allodole.  Trot,  l'aquilone   stato contentissimo di portarlo,  e il
    cielo  diventato pi brillante.
    Lo resi felice dicendogli di tutto cuore che il dottore meritava  ogni
    nostro rispetto e la massima stima.
    -  E  la  sua  bella  moglie  una stella - disse il signor Dick.  Una
    stella brillante. L'ho veduta splendere, Trot! Ma...  - e qui avvicin
    la  sedia  alla  mia  e mi pos la mano sul ginocchio: - vi sono delle
    nubi, Trot, delle nubi.
    Alla sollecitudine che esprimeva il suo viso  risposi  con  la  stessa
    espressione preoccupata, e scossi il capo.
    - Quali nubi? - disse il signor Dick.
    Mi   fissava   con  tanta  inquietudine,   ed  era  tanto  ansioso  di
    comprendere,  che mi sforzai di dargli una risposta semplice e precisa
    come avrei fatto con un bambino.
    -  Vi   tra loro due uno sfortunato motivo di divisione - risposi.  -
    Una causa disgraziata di separazione. Un segreto. Pu essere l'effetto
    inevitabile della differenza d'et. Pu essere nato quasi dal nulla.
    Il signor Dick aveva sottolineato ogni mia frase con un cenno  pensoso
    della  testa,  e quando tacqui rimase a riflettere sempre fissandomi e
    con la mano posata sul mio ginocchio.
    - Trot,  il dottore non  in collera con lei,  vero?  - disse dopo  un
    poco.
    - No. Le vuole molto bene.
    - E allora ho capito, ragazzo mio! - esclam il signor Dick.
    L'improvvisa esultanza con cui mi batt con forza sul ginocchio, e poi
    si abbandon contro la spalliera della seggiola, sollevando quanto pi
    poteva  i sopraccigli,  mi fece sospettare che fosse pi che mai fuori
    senno.  Ma torn all'improvviso serissimo.  e sporgendosi  come  prima
    disse,   dopo   essersi  tolto  rispettosamente  ancora  di  tasca  il
    fazzoletto come se rappresentasse effettivamente mia zia:
    - E' la donna pi meravigliosa del mondo,  Trot.  Perch  lei  non  ha
    fatto nulla per aggiustare le cose?
    -  L'argomento    troppo  delicato  e difficile per intervenire - gli
    risposi.
    - E tu che hai studiato tanto - disse il signor Dick,  toccandomi  con
    l'indice - perch non hai fatto qualcosa tu?
    - Per lo stesso motivo - risposi.
    -  E allora ci penso io,  Trot!  - disse il signor Dick.  E si lev in
    piedi,  pi esultante di prima,  accennando di  s  con  la  testa,  e
    battendosi  ripetuti  colpi  sul  petto,  fino  a  farmi temere che si
    rompesse il collo e perdesse del tutto il fiato.
    - Un poveretto senza  cervello,  Trot,  -  disse  il  signor  Dick  un
    semplicione,  un uomo debole di mente...  eccolo qui presente, Trot! -
    precis,  tornando a battersi il petto -  capace di fare  quello  che
    non possono fare le persone meravigliose.  Li unir di nuovo,  ragazzo
    mio.  Prover.  A me non daranno biasimo.  Di me non penseranno  male.
    Anche  se  sbaglier,  non  gliene importer.  Sono soltanto il signor
    Dick. E chi bada mai a Dick?  Dick non  nessuno!  Bah!  - Ed emise un
    lungo soffio sprezzante, come per far volare via se stesso.
    Fu  una  fortuna che fosse giunto con il suo segreto fino a quel punto
    perch udimmo fermarsi al cancello del piccolo  giardino  la  carrozza
    che riportava a casa mia zia e Dora.
    - Non una sola parola Trot!  - mormor il signor Dick.  - Lascia tutta
    la colpa a Dick,  allo sciocco Dick...  al pazzo Dick.  Da un  po'  di
    tempo,  Trot, pensavo di cominciare a capire, e adesso ho capito. Dopo
    quello che mi hai detto, sono sicuro di avere capito. Benissimo!
    Il signor Dick non aggiunse una sola parola sull'argomento,  ma  nella
    mezz'ora  che  segu  (e  con  grande turbamento di mia zia) seguit a
    trasmettermi segnali  telegrafici  per  ricordarmi  l'obbligo  di  una
    assoluta segretezza.
    Per  due o tre settimane non seppi pi nulla,  e rimasi sorpreso,  del
    tentativo del signor Dick;  ero abbastanza interessato all'effetto che
    avrebbe  avuto  quel  suo  tentativo,  perch  avevo  riconosciuto  un
    singolare sprazzo di buon senso (e  non  parlo  della  bont  che  non
    mancava  mai  di  manifestare)  nella conclusione a cui era pervenuto.
    Cominciai finalmente a supporre che,  date le sue  condizioni  mentali
    squilibrate  e  volubili,  avesse  dimenticato  il  suo  proposito,  o
    l'avesse abbandonato.
    In una bella serata,  mentre Dora preferiva non uscire,  mia zia e  io
    andammo a passeggio fino alla villa del dottore.  Era d'autunno, e non
    vi erano dibattiti parlamentari ad avvelenarmi le ore serali,  ricordo
    che  le  foglie  schiacciate  avevano l'odore che ricordavo del nostro
    giardino di Blunderstone,  e che sentivo spirare nel sospiro del vento
    i miei antichi sentimenti di tristezza.
    Quando  arrivammo  era  il crepuscolo.  La signora Strong stava appena
    rientrando dal giardino,  dove indugiava ancora  il  signor  Dick,  il
    quale  aiutava  con  il  suo coltello il giardiniere a fare la punta a
    certi pali.  Il dottore era occupato nello studio con qualcuno,  ma la
    signora Strong disse che il visitatore sarebbe partito fra poco,  e ci
    preg di rimanere ad aspettare.  Entrammo con lei  nel  salotto  e  ci
    sedemmo alla fioca luce della finestra.  Non si facevano mai cerimonie
    nelle visite che ci scambiavamo tra cos vecchi amici.
    Erano trascorsi pochi minuti quando la  signora  Markleham,  la  quale
    riusciva  sempre a essere eccitata per un motivo o per l'altro,  entr
    di colpo con il giornale in mano e  disse  tutta  affannata:  -  Santo
    cielo,  Annie,  perch  non mi hai avvertito che vi era qualcuno nello
    studio?
    - Mamma cara,  - fu la risposta - come potevo sapere che volessi avere
    questa informazione?
    - Se volevo avere questa informazione! - esclam la signora Markleham,
    abbandonandosi  a  sedere sul divano.  - Non mi sono mai impressionata
    tanto in vita mia!
    - E allora, mamma, sei entrata nello studio? - le chiese Annie.
    - Se sono entrata nello studio,  mia cara!  - replic  con  enfasi.  -
    Certo che vi sono entrata! E ho visto quell'amabile uomo... cercate di
    comprendere i miei sentimenti,  signorina Trotwood e David!  nell'atto
    di fare testamento!
    La figlia aveva gli occhi rivolti alla finestra, e li gir in fretta.
    - Nell'atto,  mia cara  Annie,  -  ripet  la  madre,  stendendosi  il
    giornale  sulle  ginocchia  come  una tovaglietta e lisciandolo con le
    mani aperte - di stendere le  sue  ultime  volont  testamentarie.  La
    previdenza  e  il  sentimento  di  quella creatura!  Devo dirvi come 
    avvenuto.  Devo proprio  farlo  per  rendere  giustizia  a  quell'uomo
    carissimo,  perch  egli  cos,  e nulla meno di cos.  Forse lei sa,
    signorina Trotwood, che in questa casa non vi  mai una candela accesa
    prima che gli occhi stiano per  uscire  dall'orbita  nello  sforzo  di
    leggere  il giornale.  E che in questa casa non vi  una sola poltrona
    in cui si riesca a leggere per bene il  giornale,  eccetto  che  nello
    studio.  Perci mi diressi verso lo studio,  nel quale intravedevo una
    luce.  Apersi l'uscio.  In compagnia del caro  dottore  vi  erano  due
    gentiluomini, evidentemente due uomini di legge, e tutti e tre stavano
    in  piedi  alla  scrivania,  e  il carissimo dottore aveva la penna in
    mano. Manifesto semplicemente cos disse il dottore...  Annie,  amor
    mio,  fa  attenzione alle sue precise parole...  la mia fiducia nella
    signora Strong, e le lascio tutto senza condizioni.  Uno degli uomini
    di legge ripet: E le lascio tutto senza condizioni.  Udito questo e
    con i sentimenti naturali  in  una  madre  dissi:  Buon  Dio,  chiedo
    scusa! inciampai nel gradino della porta e corsi via per il corridoio
    della dispensa.
    La  signora  Strong  aperse  l'uscio  della veranda,  usc e rimase l
    appoggiata a una colonna.
    - Ma ora dica lei, signorina Trotwood, e anche tu,  David,  - disse la
    signora  Markleham,  seguendo  con  gli  occhi  la  figlia  - se non 
    consolante trovare un uomo dell'et del dottor Strong che ha la  forza
    d'animo  di  compiere questo genere di cose?  Non fa se non dimostrare
    come avevo ragione.  Lo dissi ad Annie quando il dottore mi  fece  una
    visita assai lusinghiera,  facendola oggetto di una dichiarazione e di
    un'offerta... questo le dissi: Mia cara, sono perfettamente certa che
    per quanto si riferisce a te,  il dottor Strong far  per  te  pi  di
    quanto ha promesso di fare.
    Son il campanello, e poi udimmo che i visitatori uscivano.
    -  Senza  dubbio  hanno  finito - disse il "Vecchio Soldato" dopo aver
    teso l'orecchio.  - Quell'uomo  eccellente  ha  firmato,  sigillato  e
    consegnato,  e adesso ha il cuore in pace.  Pu bene averlo! Che cuore
    il suo!  Annie,  amor mio,  vado nello studio con il giornale,  perch
    senza  le notizie mi sento infelice.  Signorina Trotwood,  la prego di
    venire con David dal dottore.
    Mentre la seguivamo verso lo studio,  mi accorsi che  il  signor  Dick
    stava  richiudendo  il suo coltello in un angolo buio della stanza,  e
    che mia zia,  per dare innocuo sfogo all'irritazione procuratale dalla
    nostra  militaresca  amica,  si  strofinava il naso con forza.  Ma non
    ricordo,  se pure l'ho mai saputo,  chi sia entrato  per  primo  nello
    studio,  e come in un attimo la signora Markleham s'era gi accomodata
    nella poltrona,  e come mia zia e io ci fermammo insieme sulla soglia,
    a meno che i suoi occhi fossero stati pi svelti dei miei, e mi avesse
    trattenuto.  Ma sono ben certo che lo vedemmo ancora prima che egli ci
    vedesse: il dottore era seduto alla scrivania coperta dai  suoi  amati
    volumi  in  folio,  e  appoggiava serenamente la fronte sulla mano.  E
    vedemmo immediatamente scivolar dentro, pallida e tremante, la signora
    Strong.  Il signor Dick le dava il braccio per sorreggerla,  e pos la
    mano  libera  sul  braccio  del  dottore,  il quale sollev lo sguardo
    assente.  Non appena il dottore mosse  il  capo,  sua  moglie  gli  si
    inginocchi ai piedi,  e levando le mani con gesto implorante fiss su
    di lui quello sguardo che non avevo mai dimenticato.  A tale vista  la
    signora   Markleham  lasci  cadere  il  giornale  e  rimase  a  occhi
    spalancati come dovesse servire di modello a una  polena  di  nave  da
    chiamare "La Stupefazione".
    Mentre  ne  scrivo,  pi  ancora che ricordare rivedo e riascolto ogni
    cosa: la sorpresa e la gentilezza del  dottore,  la  dignit  presente
    nell'atteggiamento di supplica della moglie,  la cortese sollecitudine
    del signor Dick,  l'intensit con cui mia zia mormor tra s: -  Matto
    quest'uomo?  -  (esprimendo  cos la trionfale soddisfazione di averlo
    salvato dall'infelicit).
    - Dottore!  - disse il signor Dick.  - Che cosa c' che non  va  bene?
    Guardi!
    - Annie! - grid il dottore. - Non ai miei piedi, mia cara!
    -  S!  -  rispose.  - Prego e supplico tutti di rimanere!  O marito e
    padre mio,  rompiamo questo lungo silenzio.  Dobbiamo entrambi  sapere
    che cosa ci ha divisi!
    La  signora  Markleham  aveva  intanto riacquistato la parola,  pareva
    colma di orgoglio e di materna indignazione, e a questo punto esclam:
    - Annie,  alzati immediatamente  e  non  disonorare  la  tua  famiglia
    umiliandoti a questo modo se non vuoi vedermi uscire immediatamente di
    senno!
    - Mamma!  - le rispose Annie.  - Non sprecare parole per me, perch mi
    sono rivolta a mio marito, e tu qui non conti nulla.
    - Non conto nulla! - esclam la signora Markleham. - Io!  Mia figlia 
    impazzita. Per favore, un bicchier d'acqua!
    Prestavo  troppa  attenzione  al  dottore  e a sua moglie per badare a
    quella richiesta,  che su nessuno dei  presenti  fece  alcun  effetto;
    perci la signora Markleham ansim,  sbarr gli occhi,  e si fece aria
    con il ventaglio.
    - Annie!  - disse il dottore,  cingendole teneramente le spalle.-  Mia
    cara,  se  con  l'andare  del  tempo  qualche  inevitabile mutamento 
    intervenuto nella nostra vita coniugale,  non sei tu da biasimare.  La
    colpa  mia,  soltanto mia. Nulla  cambiato nel mio affetto, rispetto
    e ammirazione.  Vorrei renderti felice.  Sinceramente io ti amo  e  ti
    rispetto. Alzati, Annie, ti prego!
    Ma  la  donna non si alzava.  Dopo averlo fissato per un poco,  gli si
    accost  ancor  pi,   pos  il  braccio  sul  ginocchio  di  lui,   e
    appoggiandovi il capo disse:
    - Se ho qui qualche amico, il quale possa dire una parola per me o per
    mio marito su questo argomento; se ho qui qualche amico il quale possa
    dar  voce a quei sospetti che a volte il cuore mi ha suggeriti;  se ho
    qualche amico qui,  il  quale  rispetti  mio  marito,  e  si  sia  mai
    interessato a me,  e sia a conoscenza di qualcosa,  di qualunque cosa,
    che possa servire di tramite fra noi due... io imploro questo amico di
    parlare!
    Segu  un  profondo  silenzio.   E  dopo  qualche  momento  di  penosa
    esitazione parlai.
    -  Signora  Strong,  - dissi - io sono a conoscenza di qualcosa che il
    dottor Strong mi ha seriamente pregato di tenere segreto, e che fino a
    stasera non ho mai rivelato.  Ma credo sia  giunto  il  tempo  in  cui
    sarebbe  invece  una  colpa  verso  l'impegno  e la delicatezza tenere
    ancora il segreto;  credo che ora la sua preghiera  mi  sciolga  dalla
    promessa fatta al dottore.
    Essa mi rivolse un attimo lo sguardo e compresi di avere deciso per il
    meglio.  Non  avrei  resistito a quegli occhi supplichevoli nemmeno se
    fossero stati meno eloquenti.
    - Forse - disse - la nostra pace futura  nelle sue mani.  Ho  fiducia
    che  lei  non mi tacer nulla.  So gi che nulla di quanto lei o altri
    potr dirmi getter mai alcuna luce nuova  sul  nobile  cuore  di  mio
    marito.  E se crede che qualcosa mi possa ferire,  non si preoccupi di
    me. Pi tardi mi difender io stessa davanti a lui e davanti a Dio.
    Cos incitato,  non mi rivolsi al  dottore  per  avere  anche  il  suo
    permesso,  e  senza nascondere la verit,  se non attenuando un po' la
    brutalit di Uriah Heep,  riferii apertamente  ci  che  era  avvenuto
    quella  sera  in  quella  stessa  stanza.  Non  saprei  descrivere  lo
    sbigottimento della signora Markleham durante il mio racconto,  n  le
    stridule esclamazioni con cui di quando in quando lo interruppe.
    Terminai,   e   Annie   rimase   per   alcuni   minuti   in   silenzio
    nell'atteggiamento che ho gi descritto. Poi prese la mano del dottore
    (che non si era mosso da quando eravamo entrati nello  studio)  se  la
    strinse  al  cuore  e  la  baci.  Con dolcezza il signor Dick la fece
    alzare, e cominciando a parlare essa rimase in piedi, sorreggendosi al
    suo braccio,  e sempre con lo sguardo  chino  sul  marito,  fissandolo
    senza interruzione.
    -  Tutto  ci che ho avuto nella mente da quando mi sono sposata disse
    con voce bassa, con tenerezza e umilmente - lo dir con sincerit. Non
    potrei pi vivere, dopo quello che ora so,  se tacessi anche il minimo
    particolare.
    - No,  Annie, - disse con dolcezza il dottore - non ho mai dubitato di
    te, bambina mia.  Non occorre,  davvero non occorre che tu parli,  mia
    cara.
    -  E' invece necessario - gli replic con lo stesso tono di voce - che
    io apra tutto il mio cuore all'anima stessa della generosit  e  della
    verit  che  di  anno in anno,  e un giorno dopo l'altro ho sempre pi
    amato, lo sa il cielo quanto!
    - Veramente - salt su a dire la signora Markleham - se posso avere la
    libert di parlare...
    (- No, assolutamente, signora guastafeste!  - osserv con voce bassa e
    indignata mia zia).
    - ...desidero dire che mi pare inutile entrare in questi particolari.
    - Mamma,  - le disse Annie, senza distogliere lo sguardo dal volto del
    marito - su questo  in grado di giudicare solo mio marito, ed egli mi
    ascolter. Mamma, se ti far dispiacere qualcosa che dir,  perdonami.
    Ma i dispiaceri li ho sofferti io per prima, spesso e a lungo.
    - Caspita! - esclam ansimante la signora Markleham.
    - Quando ero molto giovane - disse Annie - quasi ancora bambina, tutto
    quello  che  cominciai  a  imparare  era  legato a un paziente amico e
    maestro...  l'amico del mio povero babbo...  che mi era  sempre  stato
    carissimo.  Nulla  di  quanto  so,  che  non mi sia venuto da lui.  Ha
    arricchito la mia mente dei suoi primi tesori e a tutti ha dato la sua
    importanza.  So che non sarebbero stati altrettanto buoni per me se li
    avessi ricevuti da mani diverse dalle sue.
    - Cos tua madre non ha importanza! - esclam la signora Markleham.
    - Non  vero,  mamma, - disse Annie - ma riconosco l'importanza che ha
    avuto lui per me.  Ho il dovere di  farlo.  E  mentre  crescevo,  egli
    occupava lo stesso posto. Ero orgogliosa del suo interessamento; e gli
    ero  grata  con  affetto  sincero  e  profondo.  Non  so  dire come lo
    consideravo allora... guardavo a lui come a un padre,  una guida,  una
    persona  la  cui  lode  era  per  me  diversa  da quella di ogni altra
    persona,  di cui mi sarei fidata e a  cui  mi  sarei  affidata  quando
    avessi dubitato di tutti.  Lo sai, mamma, come ero giovane e inesperta
    quando all'improvviso me lo presentasti come innamorato.
    - Questo l'ho raccontato almeno cinquanta volte a tutti i presenti!  -
    disse la signora Markleham.
    (- E allora - borbott mia zia - per amor del cielo,  stia zitta e non
    ne parli pi!).
    - Era un cambiamento cos grande che mi pareva  da  prima  una  grande
    perdita  -  disse Annie,  senza mutare l'atteggiamento e il tono della
    voce - e ne provai turbamento e agitazione.  Ero molto giovane,  e nel
    trovare  un  cambiamento  cos  grande in colui che avevo sempre tanto
    ammirato, credo che mi sia dispiaciuto.  Ma nulla avrebbe potuto farlo
    ritornare  per  me  come  era prima;  ero fiera che mi avesse ritenuta
    degna di lui, e ci sposammo.
    - Nella chiesa di Saint Alphage di Canterbury  -  osserv  la  signora
    Markleham.
    (- Accidenti d'una donna! - disse mia zia. - Quella non tace mai!).
    -  Non  ho  mai  pensato  -  riprese Annie con un leggero rossore - ai
    vantaggi materiali che  mio  marito  mi  avrebbe  procurato.  Nel  suo
    atteggiamento  di ammirazione il mio giovane cuore non aveva posto per
    cose prive di importanza.  Mamma,  perdonami se ti dico che fosti tu a
    presentarmi  l'idea  che  qualcuno avrebbe potuto far torto a me e far
    torto a lui con un tale crudele sospetto.
    - Io! - esclam la signora Markleham.
    (- Sicuro,  proprio  lei!  -  osserv  mia  zia.  -  Inutile  negarlo,
    signora!).
    - Fu la prima infelicit della mia vita - disse Annie.  - Fu l'origine
    di ogni momento infelice che ho sofferto.  Di recente  questi  momenti
    sono  stati  pi  frequenti di quanto possa dire;  ma non,  marito mio
    generosissimo, non per il motivo che hai immaginato: perch non esiste
    nel mio cuore  pensiero,  ricordo,  speranza  che  mi  abbiano  potuto
    separare da te!
    Ora alz gli occhi, giungendo le mani, e mi parve bella e sincera come
    lo spirito stesso della lealt. Ora il dottore la guard, e rimase poi
    sempre a fissarla con la stessa intensit di lei.
    -  Sono  sicura - seguit - che la mamma non ha la colpa di averti mai
    chiesto nulla per s; le sue intenzioni non erano cattive... ma quando
    vidi quante  suppliche  importune  ti  venivano  rivolte,  e  come  si
    approfittava di te in mio nome; come tu eri generoso, e come il signor
    Wickfield,  a cui stava sempre tanto a cuore il tuo benessere,  ne era
    molto rattristato: sentii cadermi addosso un  immeritato  disonore  al
    quale  obbligavo  anche te di avere parte,  ed ebbi per la prima volta
    l'impressione di essere  esposta  al  meschino  sospetto  che  la  mia
    tenerezza fosse comperata... e venduta a te, al migliore degli uomini.
    Non  so dirti che cosa sia stato...  la mamma non lo pu immaginare...
    avere sempre nella mente questo  timore  e  questa  preoccupazione,  e
    tuttavia  sapere  dentro l'anima mia che nel giorno del mio matrimonio
    avevo ricevuto il coronamento dell'amore e dell'onore della mia vita!
    - Bell'esempio dei ringraziamenti che si ricevono - grid  in  lagrime
    la  signora  Markleham  - a far del bene alla famiglia!  Vorrei essere
    cinese!
    (- E io vorrei che lo fosse davvero - disse mia zia - di tutto  cuore,
    e che si trovasse in patria!).
    -  Fu  allora  che  mia  madre  mostr  pi interesse verso mio cugino
    Maldon.  Mi era stato molto caro -  parlava  a  bassa  voce  ma  senza
    esitazione.  -  Un  tempo eravamo stati due piccoli innamorati.  Se le
    circostanze fossero state diverse, sarei potuta giungere a convincermi
    di amarlo,  avrei potuto sposarlo,  per essere poi infelicissima.  Nel
    matrimonio  non  vi  nulla di peggio della diversit di opinioni e di
    propositi.
    Nel momento stesso in cui prestavo la massima  attenzione  a  ci  che
    avveniva  man  mano,  riflettei  su  queste parole come se avessero un
    interesse particolare,  o potessero avere qualche  strano  riferimento
    che non mi era possibile indovinare. Nel matrimonio non vi  nulla di
    peggio della diversit di opinioni e di propositi....
    -  Non  avevamo nulla in comune - disse Annie - lo so da tempo che non
    abbiamo nulla. Se dovessi essere grata a mio marito per una cosa sola,
    invece di essergli grata per moltissimi motivi,  gli  sarei  grata  di
    avermi salvata dal primo sbagliato impulso di un cuore ignaro.
    Stava  immobile  davanti  al  dottore;  parl con una intensit che mi
    impression, eppure la sua voce non era meno calma di prima.
    - Quando egli  attendeva  di  essere  oggetto  della  tua  bont  cos
    generosamente  elargita  per  amor  mio,  e mentre mi sentivo infelice
    nella veste di mercenaria che mi obbligavano a  indossare  pensai  che
    sarebbe  stato pi onesto da parte sua darsi da fare personalmente per
    migliorare la sua condizione.  Pensavo che al  suo  posto  io  l'avrei
    fatto,  a  prezzo  di qualunque fatica.  Ma non ero in collera con lui
    prima della sera della sua partenza per l'India.  Quella sera compresi
    che  il  suo  cuore  era  falso e ingrato.  Vidi allora il significato
    nascosto dell'attenzione a cui il signor Wickfield mi sottoponeva.  Mi
    accorsi  per  la prima volta dell'oscuro sospetto che pesava sulla mia
    vita!
    - Un sospetto, Annie! - esclam il dottore. - No, no, no!
    - Lo so, marito mio, che tu non l'avevi! - gli rispose.  - E quando mi
    rivolsi  a  te  quella  sera  per  liberarmi  da quel peso e da quella
    vergogna,  sapendo di doverti dire che nella tua casa,  uno  dei  miei
    parenti che avevi beneficato per amor mio mi aveva rivolto espressioni
    che  non  avrebbe  mai dovuto usare nemmeno se fossi stata la creatura
    debole e mercenaria che vedeva  in  me...  la  mia  anima  si  ribell
    all'offesa contenuta in tale rivelazione.  Le parole mi morirono sulle
    labbra,  e da quel momento non ho mai avuto il coraggio di rompere  il
    silenzio.
    Con  un  breve  gemito  la  signora  Markleham  si abbandon contro la
    spalliera della poltrona e si nascose  dietro  al  ventaglio  come  se
    avesse deciso di non uscire mai pi da quel rifugio.
    -  A  partire  da quella sera non ho pi scambiato una sola parola con
    lui se non in tua presenza,  e anche allora soltanto per la  necessit
    di  evitare  questa spiegazione.  Sono trascorsi alcuni anni da quando
    egli seppe da me quale fosse qui la sua posizione.  La bont  che  hai
    segretamente prodigato per il suo avanzamento, e che poi rivelavi a me
    come piacevole sorpresa,  non serviva,  credimi,  se non a rendere pi
    duro e pi pesante il mio segreto.
    Torn a inginocchiarsi dolcemente ai piedi del dottore,  sebbene  egli
    cercasse di impedirlo,  e parl fissandolo in viso con gli occhi pieni
    di lagrime:
    - Non dirmi ancora  nulla!  Lascia  che  ti  parli  ancora!  Giusto  o
    sbagliato  che sia,  credo che se dovessi rivivere quel tempo farei lo
    stesso. Tu non puoi sapere che cos'era per me esserti tanto devota,  e
    avere  di te quei miei ricordi,  e scoprire che qualcuno potesse avere
    la crudelt di immaginare,  e le apparenze gli davano ragione,  che il
    mio cuore si fosse venduto. Ero molto giovane e non avevo alcuno a cui
    poter chiedere consiglio.  Tra mia madre e me nei tuoi riguardi vi era
    un abisso.  Se mi sono chiusa  in  me  stessa,  nascondendo  l'insulto
    sofferto,  fu  perch ti onoravo tanto,  e desideravo tanto che tu non
    cessassi di onorarmi!
    - Annie, pura anima mia! - esclam il dottore. - Mia diletta creatura!
    - Un momento!  Solo poche parole!  Pensavo che vi erano tante  ragazze
    che  avresti  potuto  sposare,   e  che  non  ti  avrebbero  procurato
    altrettante noie e preoccupazioni,  e avrebbero resa pi degna la  tua
    casa.  Temevo  che  avrei  fatto meglio a rimanere per te un'allieva e
    quasi una figlia. Temevo di non essere adatta al tuo sapere e alla tua
    saggezza.  E se tutto questo faceva s che mi chiudessi in  me  stessa
    (come  appunto facevo),  quando avrei dovuto rivelarti ogni cosa,  era
    ancora perch ti onoravo tanto e speravo  che  un  giorno  mi  avresti
    potuta onorare.
    -  Questo  giorno  brilla da sempre,  Annie,  - disse il dottore e non
    potr se non avere, mia cara, un'unica lunga notte.
    - Ancora una parola!  Poi presi la decisione...  una decisione ferma e
    precisa  con  me  stessa,  di  sopportare  io  sola  tutto  il peso di
    conoscere la indegnit di una persona verso cui eri stato tanto buono.
    E ora un'ultima parola,  carissimo e ottimo amico mio!  La  causa  del
    mutamento  avvenuto  di  recente  in  te,  che vedevo con tanta pena e
    dolore,  e che a volte con il mio vecchio timore,  e altre  volte  con
    vaghe  supposizioni  pi  vicine  alla  verit,  mi  risultata chiara
    stasera; e per caso,  sempre stasera,  mi  pure avvenuto di conoscere
    tutta la grandezza della nobile fiducia che avevi in me, nonostante il
    tuo errore sul mio conto.  Non posso sperare che tutto l'amore e tutta
    la devozione con cui io cercher  di  ricambiarla  mi  renderanno  mai
    degna  della  tua preziosa fiducia,  ma sapendo ci che ora so,  posso
    alzare gli occhi al volto di  chi  venero  come  un  padre,  amo  come
    marito,  mi    sacro  come  l'amico  della  mia infanzia,  e dichiaro
    solennemente che nemmeno con il pi fuggevole pensiero ti ho recato il
    minimo torto;  che non hanno mai vacillato l'amore e la fedelt che ti
    devo!
    Aveva  gettato le braccia al collo del dottore,  e ora egli si chinava
    su di lei, e i capelli grigi si mischiavano alle ciocche castane.
    - Oh, tienimi stretta al tuo cuore,  marito mio!  Non respingermi mai!
    Non  pensare  o  accennare ad alcuna disparit fra noi,  perch non ve
    n', salvo quella delle mie tante imperfezioni. Ogni anno mi  servito
    a sapere questo sempre meglio,  perch non ho fatto se non sempre  pi
    stimarti. Oh, stringimi sul tuo cuore, marito mio, perch il mio amore
     fondato sulla roccia e dura per sempre!
    Nel  silenzio  che  segu,  mia zia si avvicin solennemente al signor
    Dick,  e con tutta calma lo abbracci e baci.  E fu una vera  fortuna
    per il decoro di lui che lo facesse, perch mi parve di intuire che si
    stesse  preparando  a mettersi ritto su una gamba sola per manifestare
    la sua piena soddisfazione.
    - Dick,  lei  un uomo eccezionale!  - dichiar mia zia  con  tono  di
    approvazione  incondizionata.  - E non deve fingere di essere diverso,
    perch lo so io che cosa  lei!
    Dopo di che mia zia lo tir per la manica e mi chiam  con  un  cenno;
    tutti e tre uscimmo in silenzio dalla stanza e ci allontanammo.
    -  In  ogni  caso  questo  baster  a rimettere al suo posto la nostra
    militaresca amica - disse mia zia mentre andavamo a casa. - Basterebbe
    questo a farmi dormire meglio, anche se non vi fossero altri motivi di
    contentezza!
    -  Era  proprio  abbattuta,   lo  temo  davvero  -  disse  con  grande
    commiserazione il signor Dick.
    - Che cosa! Ha mai visto un coccodrillo con l'aria abbattuta? - chiese
    mia zia.
    -  Mi  pare di non avere mai visto un coccodrillo - rispose tranquillo
    il signor Dick.
    - Non sarebbe mai successo  nulla,  se  non  fosse  stato  per  quella
    vecchia  bestiaccia  -  disse  mia zia con forza.  - E' da sperare che
    certe madri lascino in pace le figlie dopo il loro matrimonio,  invece
    di  mostrarsi  cos  violentemente affezionate.  Sembra pensino che la
    sola riconoscenza di cui siano degne per  avere  messo  al  mondo  una
    sfortunata  giovane  (Dio santo,  come se la ragazza avesse chiesto di
    essere messa al mondo,  o avesse accettato  di  venirci!)  sarebbe  la
    piena  libert  di  fare  in  modo  che  dal  mondo  quella  esca  per
    disperazione. A che cosa pensi, Trot?
    Stavo pensando a tutto quello che era  stato  detto.  Certe  frasi  mi
    erano  rimaste impresse nella mente: Nel matrimonio non vi  nulla di
    peggio  della  diversit  di  opinioni  e  di  propositi.  Il  primo
    sbagliato  impulso di un cuore ignaro.  Il mio amore e fondato sulla
    roccia.  Ma eravamo giunti a casa,  camminavamo sulle  foglie  morte,
    soffiava il vento dell'autunno.














    46 - NOTIZIE.

    Se posso prestar fede alla mia memoria che per le date non  perfetta,
    sar  stato  circa  un  anno dopo il mio matrimonio quando una sera al
    ritorno da una passeggiata solitaria,  e mentre pensavo al  libro  che
    stavo  allora  scrivendo  (con  tenace applicazione stavo gradatamente
    affermandomi e avevo cominciato il mio primo romanzo),  passai davanti
    alla casa della signora Steerforth.  Da quando abitavo nel vicinato mi
    ero trovato l varie volte,  ma solo se non potevo  prendere  una  via
    diversa.  Accadeva  tuttavia  sovente  che non mi fosse facile evitare
    quel percorso senza fare un lungo giro,  e  quindi  vi  passavo,  dopo
    tutto, abbastanza spesso.
    Di  solito  affrettavo il passo,  gettando su quella casa nulla pi di
    una rapida occhiata.  Mi appariva sempre tetra e  silenziosa.  Nessuna
    delle  stanze  migliori  si  affacciava  sulla  via,   e  le  finestre
    antiquate, strette e con pesanti cornicioni,  che non potevano in ogni
    caso  avere  l'aspetto  allegro,  ora  sempre chiuse e con le persiane
    abbassate avevano un'aria lugubre.  Un portico attraversava un piccolo
    cortile  lastricato  e  portava  a  un ingresso mai usato,  mentre una
    finestra rotonda sulle scale era in contrasto con le altre perch  non
    era  mai  oscurata,  avendo tuttavia la stessa aria di abbandono.  Non
    ricordo di avere mai visto una luce in tutta la casa.  Se fossi  stato
    un  ignaro  passante,  avrei  forse  immaginato  che l dentro dovesse
    giacere una persona morta senza figli. E se avessi avuto la fortuna di
    non sapere nulla del luogo,  avendolo solo visto varie volte in quelle
    immutate  condizioni,  oso  dire  che  avrei permesso alla fantasia di
    costruirvi ogni sorta di ingegnose ipotesi.
    Data invece la diversa realt dei fatti, vi pensavo il meno possibile.
    Ma la mia mente non poteva abbandonare il posto con la stessa rapidit
    del passo,  e anzi si destava in me una lunga serie di ricordi.  E  la
    sera  di  cui  ho  detto  le  riflessioni erano frammiste di infantili
    ricordi e di immagini successive, di speranze informi come fantasmi, e
    delle rotte ombre di delusioni solo vagamente scorte e  comprese;  era
    una  fusione di esperienze e di fantasie non estranea ai miei pensieri
    di  scrittore,   in  quel  momento  pi  che  mai  attiva.   Camminavo
    abbandonandomi  alla  tristezza  della  mente  quando una voce mi fece
    trasalire.
    Era una voce di donna, e non tardai a riconoscere la piccola cameriera
    della signora Steerforth,  che un tempo  aveva  la  cuffia  ornata  di
    nastri  azzurri.  Ora  se  li  era tolti per adattarsi,  immagino alla
    mutata atmosfera della casa,  e aveva solo un paio di nodi d'un triste
    colore bruno.
    -  Se  non  le rincresce,  signore,  vuole avere la bont di entrare a
    parlare con la signorina Dartle?
    - La manda la signorina Dartle? - chiesi.
    - Non questa sera, signore, ma fa lo stesso.  La signorina Dartle l'ha
    visto passare una sera poco tempo fa; mi ha ordinato di stare a cucire
    sulle  scale,  e,  se  la  vedevo passare,  di uscire per chiederle di
    entrare a vedere la signorina.
    Mi girai,  e nel breve tratto di strada chiesi  alla  mia  guida  come
    stesse la signora Steerforth.  Rispose che la signora non stava bene e
    rimaneva quasi sempre in camera.
    Giunti davanti alla casa, disse che la signorina Dartle si trovava nel
    giardino,  e lasci che la cercassi da solo.  La trovai seduta su  una
    panchina  in  fondo  a  una specie di balcone affacciato sulla immensa
    citt.  L'aria era fosca,  indugiava nel cielo una luce  rossastra,  e
    scorgendo quel lontano panorama severo con gli scarsi edifici pi alti
    immersi in un cupo bagliore pensai che fosse abbastanza in armonia con
    il ricordo che avevo di quella fierissima donna.
    Mi vide mentre mi avvicinavo e si alz per ricevermi.  Mi parve ancora
    pi pallida e  magra  dell'ultima  volta  in  cui  l'avevo  vista  con
    l'occhio ancora pi brillante e la cicatrice pi in evidenza.
    Non  fu  un  incontro cordiale;  l'ultima volta ci eravamo separati in
    collera,  e ora aveva un'aria di sdegno che non si  dava  la  pena  di
    mascherare.
    - Ho saputo che vuole parlarmi, signorina Dartle - dissi, rimanendo in
    piedi  accanto  a  lei  con  la  mano  appoggiata alla spalliera della
    panchina, e rifiutando l'invito di sedere datomi con un cenno.
    - S, se non le rincresce - rispose. - Mi sa dire se abbiano ritrovato
    la ragazza?
    - No.
    - Eppure  fuggita!
    Mi fissava e le  sue  labbra  sottili  si  movevano  come  ansiose  di
    formulare una massa di insulti.
    - E' fuggita? - ripetei.
    -  S!  Fuggita  via  da  lui  - disse con una breve risata.  - Se non
    l'hanno ancora trovata,  forse non la troveranno mai pi.  Forse  gi
    morta!
    Non  ho mai visto alcun altro volto che esprimesse la superba crudelt
    con cui affront il mio sguardo.
    - Desiderarla morta - dissi - pu essere il migliore augurio  che  una
    creatura  del  suo  sesso  voglia  rivolgerle.  Sono lieto,  signorina
    Dartle, che il tempo abbia addolcito i suoi sentimenti.
    Non si degn di replicare, ma con un'altra sdegnosa risata, disse:
    - Gli amici di quella ottima e perseguitata signorina sono amici suoi.
    Lei  il loro difensore e ne sostiene i diritti.  Desidera sapere  ci
    che si sa di lei?
    - S - dissi.
    Si  alz  con  un maligno sorriso e fatti pochi passi verso una vicina
    siepe di agrifoglio che separava il prato dall'orto,  disse  con  voce
    pi forte: - Avanti! - come se desse un ordine a una brutta bestia.
    - Signor Copperfield!  - disse,  girando la testa, e fissandomi con la
    stessa espressione.  - Lei vorr astenersi dal  manifestare  qui  ogni
    difesa e vendetta, non  vero?
    Accennai  di  s,  pur  senza capire le sue intenzioni;  essa ripet:-
    Avanti! - e ritorn subito,  seguita dal rispettabile signor Littimer,
    il  quale,  con aria di rispettabilit pi che mai grande,  mi fece un
    inchino e si tenne alle spalle di lei.  L'aria di malvagia grazia e di
    trionfo con cui, sempre fissandomi, la donna sedette fra noi due, e in
    cui  strano  a  dirsi  notai qualcosa di femmineo e di attraente,  era
    degna di una crudele principessa uscita da una leggenda.
    - Ora!  - disse con tono imperioso,  senza rivolgersi al servitore,  e
    toccandosi  la  vecchia ferita,  in quel momento forse con piacere pi
    che con pena.  - Dica al signor Copperfield della fuga.  -  Il  signor
    James e io, signora...
    - Non si rivolga a me! - lo interruppe, aggrottando la fronte.
    - Il signor James e io, signore...
    - Nemmeno a me, per favore - dissi.
    Per  nulla  sconcertato.  il signor Littimer fece un breve inchino per
    manifestare che andava benissimo per lui quanto andava bene per noi, e
    ricominci:
    - Il signor James e io restammo sempre all'estero con  quella  giovane
    da quando essa part da Yarmouth sotto la protezione del signor James.
    Siamo  andati in vari luoghi e abbiamo visitato molti paesi stranieri.
    Siamo andati in Francia, Svizzera, Italia... quasi dappertutto.
    Teneva  gli  occhi  fssi  alla  spalliera  della  panchina  come   se
    rivolgesse  la  parola a quella,  e vi tamburellava leggermente con le
    dita come se battesse i tasti di un pianoforte muto.
    - Il signor James era molto affezionato a quella giovane, e per un bel
    po' di tempo fu tranquillo come non lo avevo mai visto da  quando  ero
    entrato al suo servizio.  La giovane faceva molti progressi, impar le
    lingue straniere,  e nessuno  l'avrebbe  riconosciuta  per  la  stessa
    ragazza di campagna. Notavo che dovunque andavamo era molto ammirata.
    La  signorina Dartle appoggi una mano sul fianco.  Vidi che l'uomo le
    lanciava un'occhiata e sorrideva leggermente fra s.
    - Era davvero molto ammirata quella giovane.  Un po' per gli abiti;  o
    per l'aria e il sole;  o per essere tanto considerata;  tra una cosa e
    l'altra vero  che attirava l'attenzione generale.
    Fece una breve pausa.  La donna lasciava  vagare  gli  occhi  inquieti
    sulla  prospettiva  lontana,  e  si  mordeva  il  labbro inferiore per
    impedire alla bocca di agitarsi tanto.
    Staccate le mani dalla spalliera,  e posandole l'una sull'altra mentre
    si metteva in equilibrio su una gamba sola,  con gli occhi abbassati e
    sporgendosi un po' in  avanti  e  chinando  un  po'  di  lato  la  sua
    rispettabile testa, l'uomo riprese:
    -  La  giovane  seguit cos per un po' di tempo,  essendo di tanto in
    tanto di umore triste,  finch ritengo che cominciasse a  stancare  il
    signor James col manifestare la sua malinconia e il suo cattivo umore;
    e  le  cose  allora  peggiorarono,  e  il signor James torn ad essere
    inquieto.  Pi lui era inquieto,  pi lei peggiorava,  e devo dire che
    per  quanto  mi riguarda fu un periodo abbastanza difficile,  in mezzo
    com'ero a loro due.  Tuttavia in un modo o nell'altro  le  cose  molte
    volte  si aggiustarono,  e posso dire che la faccenda sia durata pi a
    lungo di quanto chiunque avrebbe potuto prevedere.
    Staccando gli occhi dalla visione lontana,  la donna torn a  fissarmi
    con  la stessa espressione.  Il signor Littimer si schiar la voce con
    un rispettabile piccolo colpo di tosse  al  riparo  di  una  mano,  si
    appoggi sull'altra gamba e riprese a parlare.
    - Alla fine,  dopo molte cattive parole e rimproveri,  il signor James
    si allontan una mattina dai dintorni di Napoli dove avevamo una villa
    (la giovane aveva una grande simpatia per il mare),  e con il pretesto
    di  rimanere  assente  un  paio  di  giorni,  mi  lasci l'incarico di
    rivelare che per la felicit di tutti gli interessati egli - e qui  un
    altro breve colpo di tosse - se n'era andato per sempre.  Ma devo dire
    che il signor James si era  comportato  in  maniera  molto  onorevole,
    perch  proponeva  che  la giovane sposasse un uomo molto rispettabile
    disposto a passar  sopra  al  passato,  e  che  valeva  almeno  quanto
    qualunque  altro  giovane  a cui la ragazza avesse mai potuto aspirare
    anche in condizioni normali, essendo le sue origini molto volgari.
    Torn a cambiare gamba e si inumid le labbra.  Fui  convinto  che  il
    briccone  alludeva  a  se  stesso,  e  ne  vidi  la  conferma riflessa
    nell'espressione della signorina Dartle.
    - Ero incaricato di comunicare anche questo alla giovane. Ero disposto
    a  fare  qualunque  cosa  pur  di  sollevare  il  signor  James  dalle
    difficolt  in cui si trovava e per ristabilire l'armonia tra lui e la
    sua affezionata madre che aveva tanto sofferto per lui. Eseguii perci
    la commissione.  Ma la furia  della  giovane,  quando  si  rese  conto
    dell'abbandono  di lui che le avevo comunicato,  and al di l di ogni
    previsione.  Era come impazzita,  e bisogn trattenerla con la  forza,
    perch  se  non  fosse riuscita a prendere un coltello o a gettarsi in
    mare, avrebbe battuto la testa contro il pavimento di marmo.
    La signorina Dartle si appoggi alla spalliera della panchina con  una
    luce di esultanza sul volto; era come se accarezzasse i suoni prodotti
    dalla voce del servitore.
    - Ma quando giunsi alla seconda parte del messaggio che ero incaricato
    di  trasmettere - disse il signor Littimer,  strofinandosi le mani con
    un certo disagio - e che chiunque avrebbe immaginato di vedere accolta
    per lo meno come una buona intenzione, la ragazza si rivel con la sua
    vera natura. Non avevo mai visto un atteggiamento cos insultante.  Si
    comport malissimo. Non dimostr di avere pi gratitudine, sentimento,
    pazienza e ragionevolezza di una pietra o di un pezzo di legno. Se non
    fossi  stato  in  guardia,   sono  convinto  che  avrebbe  cercato  di
    uccidermi.
    - La stimo ancora di pi per questo - dissi indignato.
    Il signor Littimer chin il capo come volesse dire: Davvero, signore?
    Ma lei  tanto giovane! e riprese a raccontare.
    - Devo dire che per un certo tempo fu necessario tener lontano da  lei
    tutto  quello  con cui avrebbe potuto far del male a s e ad altri,  e
    anzi tenerla rinchiusa. Ma nonostante tutto una notte fugg,  forzando
    il  telaio  di una finestra che avevo inchiodato io stesso;  si lasci
    cadere lungo una vite che saliva al davanzale;  e da quel  momento,  a
    quanto ne so, nessuno l'ha pi vista n ha sentito sue notizie.
    -  Forse  morta - disse la signorina Dartle,  come se avesse respinto
    col piede il corpo della sventurata fanciulla.
    - Pu darsi che sia annegata,  signorina - replic il signor Littimer,
    cogliendo il pretesto di rivolgersi a qualcuno. - E' probabile. Oppure
    avr  ricevuto  aiuto  dai pescatori,  e dalle donne e dai bambini dei
    pescatori.  Le piaceva molto stare  in  compagnia  di  quelle  persone
    volgari,  e parlava con loro sulla spiaggia, signorina Dartle, e stava
    vicino alle loro barche.  Lo faceva per dei giorni  interi  quando  il
    signor  James era via.  Il signor James fu tutt'altro che contento nel
    venire a sapere che  aveva  detto  ai  bambini  di  essere  figlia  di
    pescatori  e  che  nel  suo  paese  tanto tempo fa aveva giocato sulla
    spiaggia come loro.
    Oh, Emily, bella fanciulla infelice! Quale visione avevo di lei seduta
    su una riva lontana tra fanciulli innocenti  com'era  stata  innocente
    lei, intenta ad ascoltare piccole voci che l'avrebbero potuta chiamare
    mamma  se  fosse stata la moglie di un uomo povero;  e ad ascoltare la
    grande voce del mare con il suo eterno Mai pi!.
    - Quando fu chiaro che non vi era nulla da fare, signorina Dartle...
    - Non le ho detto di non rivolgersi a me?  - disse  con  alterigia  la
    donna.
    -  Ma  lei  mi ha rivolto la parola,  signorina - replic l'altro.- Mi
    perdoni, ma  mio dovere ubbidire.
    - E allora faccia il suo dovere - lo rimbecc.  - Finisca la storia  e
    poi se ne vada!
    -  Quando  fu  chiaro  - egli riprese con infinita rispettabilit e un
    obbediente inchino - che non  era  possibile  trovarla,  raggiunsi  il
    signor James nel luogo dove eravamo d'accordo che gli avrei scritto, e
    lo  informai  dell'accaduto.  Tra noi due vi fu un diverbio,  e per il
    rispetto che devo alla mia persona compresi che  lo  dovevo  lasciare.
    Dal  signor  James avrei potuto sopportare molto,  e infatti sopportai
    moltissimo,  ma oltrepass il limite  degli  insulti.  Rimasi  ferito.
    Conoscendo  la  disgraziata divergenza insorta fra lui e sua madre,  e
    sapendo quale doveva essere l'ansia di lei,  mi presi  la  libert  di
    rientrare in Inghilterra e di riferire...
    -  In  cambio  del denaro che gli ho dato - disse rivolgendosi a me la
    signorina Dartle.
    - Precisamente,  signorina,  ...e di riferire quanto  sapevo.  Non  mi
    risulta - concluse il signor Littimer dopo un momento di riflessione -
    che  vi  sia altro.  Per adesso mi trovo disoccupato e sarei felice di
    trovare un impiego rispettabile.
    La signorina Dartle  mi  lanci  un'occhiata  come  per  chiedermi  se
    volessi  porre  delle  domande.  Poich mi era infatti venuto in mente
    qualcosa, dissi:
    - Vorrei sapere da... costui - non mi riusc di trovare un termine pi
    cortese - se abbiano intercettato una lettera indirizzatale da casa, o
    se ritiene che essa l'abbia ricevuta.
    Rimase calmo e silenzioso,  con gli occhi fissi a  terra  e  la  punta
    delle  dita  della  mano  destra delicatamente posate sulle rispettive
    dita della sinistra.
    La signorina Dartle volse alteramente il capo verso di lui.
    -  Le  chiedo  perdono,   signorina,   -  disse  l'uomo   ridestandosi
    dall'astrazione  -  ma  per quanto sottomesso a lei,  e sebbene sia un
    servo, ho la mia dignit. Il signor Copperfield e lei, signorina, sono
    persone diverse.  Se il signor Copperfield desidera sapere qualcosa da
    me, mi prendo la libert di far presente al signor Copperfield che pu
    rivolgermi una domanda. Ho una dignit da rispettare.
    Dopo una breve lotta con me stesso, girai gli occhi su di lui e dissi:
    - Ha sentito la mia domanda.  Se preferisce, la ritenga rivolta a lei.
    Che cosa mi risponde?
    - Signore, - mi rispose, separando e riunendo con delicatezza la punta
    delle dita - la mia risposta deve rimanere necessariamente incompleta,
    perch tradire la fiducia del signor James in favore di sua  madre,  e
    tradirla  in  suo  favore,  sono  due  cose  diverse.  Ritengo non sia
    probabile che il signor James volesse incoraggiare l'arrivo di lettere
    capaci di aumentare il cattivo umore e i contrasti;  ma al  di  l  di
    tanto vorrei evitare di andare, signore.
    - E' tutto? - chiese a me la signorina Dartle.
    Feci  un  cenno per ammettere che non avevo altro da dire,  - Soltanto
    questo - aggiunsi,  vedendo che Littimer si allontanava: - ho compreso
    quale  parte ha avuto costui in questa storia di malvagit,  e siccome
    riferir tutto all'onest'uomo che ha fatto da padre alla  giovane  fin
    dall'infanzia,  raccomanderei  a costui di non lasciarsi troppo vedere
    intorno.
    Nel momento in cui avevo cominciato a parlare l'uomo si  era  fermato,
    ponendosi in ascolto con la sua solita calma.
    - Grazie, signore. Ma lei mi scuser se le ricordo che in questo paese
    non vi sono schiavi,  n padroni di schiavi,  e che ai cittadini non 
    lecito farsi giustizia da s. Se lo fanno,  il pericolo  pi loro che
    degli altri. Di conseguenza, signore, non avr affatto paura di andare
    dove pi mi aggrada.
    Finito che ebbe di parlare mi fece un cortese inchino, e indirizzatone
    un  secondo  alla  signorina Dartle,  se ne and attraverso l'apertura
    nella siepe di agrifoglio da cui era venuto.  La signorina Dartle e io
    rimanemmo  per  qualche tempo a fissarci in silenzio: non aveva mutato
    espressione da quando aveva chiamato l'uomo.
    - Mi ha inoltre detto - dichiar,  rialzando lentamente  il  labbro  -
    che,  da  quanto  gli  risulta,  il suo padrone sta navigando lungo le
    coste della Spagna,  e seguiter a soddisfare la sua passione  per  il
    mare fin che ne sar stanco. Ma questo a lei non interessa. Fra queste
    due persone orgogliose che sono la madre e il figlio vi  una frattura
    pi  grave  di prima,  ed  poco da sperare che si possa mai risanare,
    perch in fondo al cuore essi sono identici,  e il tempo non fa se non
    renderli pi ostinati e autoritari. Nemmeno questo la pu interessare,
    ma serve di introduzione a ci che le voglio dire.  La perfida che lei
    considera un angelo,  voglio dire quella ragazza volgare che  egli  ha
    tolta dal fango... - aveva spalancato su di me gli occhi neri e levato
    il  dito  che agitava - pu darsi che sia ancora viva...  perch credo
    che certi esseri volgari siano duri a morire.  Se la ragazza    viva,
    lei  avr il desiderio che una perla tanto preziosa venga rintracciata
    e custodita.  Lo desideriamo anche noi,  affinch non succeda che egli
    ne  sia  di nuovo la vittima.  Siamo in tal modo uniti in questo unico
    scopo. Ecco perch io, che le vorrei procurare tutte le pene capaci di
    far soffrire una creatura  tanto  volgare  e  miserabile,  I'ho  fatto
    chiamare e le ho fatto ascoltare quanto ha udito.
    Dal  mutamento  della sua espressione mi accorsi che qualcuno avanzava
    alle mie spalle: era la signora Steerforth,  che mi porse la mano  pi
    freddamente  di un tempo,  e con ancora maggiore solennit di modi;  e
    tuttavia  mi  accorsi  non  senza  emozione  che  non   aveva   potuto
    dimenticare il mio antico affetto per suo figlio. Era molto mutata. La
    sua  bella figura non era pi rigidamente eretta,  il suo bel viso era
    profondamente segnato, aveva i capelli quasi tutti bianchi.  Ma quando
    si  fu  seduta  sulla  panchina  era  ancora una bella signora,  e ben
    riconobbi  quegli  occhi  vivaci  dallo  sguardo  altero  che  avevano
    rappresentato una luce per i miei sogni di scolaretto.
    - Rosa, - disse - il signor Copperfield  informato di tutto?
    - S.
    - Dalla voce dello stesso Littimer?
    - S, e gli ho detto il motivo per cui lei ha voluto questo.
    - Sei una brava figliola.  Signore, - aggiunse, rivolgendosi a me - ho
    avuto qualche scambio di lettere con il suo ex amico, ma egli non vuol
    saperne di ragionare,  n di riconoscere  i  suoi  obblighi  naturali.
    Perci non ho altro scopo in questa faccenda all'infuori di quello che
    Rosa  le  ha  esposto.  Se  in  tal  modo  si potesse dare conforto al
    brav'uomo che lei ha condotto qui (sono spiacente per lui... altro non
    posso dire),  e se insieme mio figlio non corresse pi il pericolo  di
    tornare a cadere nelle trame di una intrigante che mi  nemica,  tanto
    meglio!
    Si drizz tutta e rimase con lo sguardo fisso e lontano.
    - Signora,  - le dissi rispettosamente - capisco.  Sia  certa  di  non
    correre  alcun pericolo che io dia alcun recondito significato ai suoi
    motivi.  Ma anche a lei devo dichiarare che conosco fin  dall'infanzia
    questa  famiglia  offesa,  e  che  lei commette un terribile errore se
    immagina che la giovane cos profondamente  insultata  non  sia  stata
    crudelmente  illusa,  e  che  adesso  piuttosto  di  accettare un solo
    bicchier d'acqua dalle mani di  suo  figlio  non  preferirebbe  morire
    cento volte.
    - Lascia andare,  Rosa!  - disse la signora Steerforth, mentre l'altra
    stava per intervenire. - Non importa. Lascia stare. Mi hanno detto che
    lei s' sposato,  vero?
    Risposi che ero sposato da un po' di tempo.
    - E seguita bene con il suo lavoro?  Faccio una vita molto ritirata  e
    so ben poco, ma ho sentito dire che lei comincia a essere famoso.
    -  Sono  stato  molto fortunato - dissi.  - Si fanno delle lodi al mio
    nome.
    - Sua madre non  pi in vita? - nel dir questo le si addolc la voce.
    - No.
    - E' un peccato - aggiunse. - Sarebbe stata fiera di lei. Buona sera!
    Presi la mano che mi tendeva con dignit  e  solennit,  e  la  sentii
    ferma  nella  mia  come  se  il suo cuore fosse stato in pace.  Il suo
    orgoglio riusciva a calmare anche il pulsare delle vene,  a velarle di
    placidit  il  volto,  permettendole di fissare cos rigida e ferma lo
    sguardo lontano.
    Mentre mi allontanavo lungo la terrazza,  non potei  fare  a  meno  di
    notare  come  tenevano  entrambe gli occhi sul panorama che l'oscurit
    andava chiudendo loro  intorno.  Qui  e  l  sulla  citt  lontana  si
    accendevano  le  prime  luci,  mentre  a  oriente  indugiava ancora il
    bagliore rossastro.  Ma da quasi tutto il vasto pianoro sottostante si
    andava levando un'ondata di nebbia,  che frammista alle tenebre pareva
    stesse per colmarlo come un'inondazione. Ho motivo di ricordare quella
    visione con spavento,  perch prima che rivedessi quelle due figure un
    mare in burrasca sarebbe giunto fino ai loro piedi.
    Riflettendo  su  quanto avevo appreso,  ritenni doveroso informarne il
    signor Peggotty,  e il giorno seguente andai in cerca di  lui.  Sapevo
    che era sempre in viaggio da un luogo all'altro,  con l'unico scopo di
    ritrovare la nipote, ma che stava soprattutto a Londra.  Ormai l'avevo
    scorto  ripetute  volte  nel cuore della notte andare cercando ci che
    pur temeva di trovare tra  i  pochi  che  a  quelle  ore  indebite  si
    aggiravano ancora per le vie.
    Aveva  tenuto  la  stanza  sopra  la  piccola  drogheria di Hungerford
    Market,  di cui ho avuto pi volte l'occasione di parlare,  e da  dove
    era  partito  la  prima volta per la sua missione di misericordia.  Mi
    recai a quell'indirizzo,  e seppi dalla gente della casa che  non  era
    ancora uscito e l'avrei trovato nella sua stanza.
    Era  seduto  e leggeva vicino a una finestra sulla quale teneva alcune
    piante.  La stanza era pulitissima e in ordine.  Vidi  subito  che  la
    teneva  pronta  per  ricevere  la  nipote,  e che non usciva mai senza
    ritenere possibile di riportarla a casa.  Non aveva udito quando avevo
    bussato  alla porta,  e sollev gli occhi soltanto quando gli posai la
    mano sulla spalla.
    - Signorino Davy! Grazie tante, grazie di cuore per questa visita.  Si
    accomodi. Le do il benvenuto!
    - Signor Peggotty, - dissi, accettando la sedia che mi offriva- non si
    aspetti gran cosa, ma ho qualche notizia.
    - Di Emily!
    Port di scatto la mano alla bocca,  e fattosi improvvisamente pallido
    fiss gli occhi nei miei.
    - Non si sa dove sia, ma non  con lui.
    Sedette sempre fissandomi,  e senza dir nulla ascolt quanto avevo  da
    dirgli.  Ricordo bene la dignit,  la gravit paziente e perfino bella
    di quel volto quando abbass  lentamente  lo  sguardo  e  appoggi  la
    fronte  sulla  mano.  Non  fece  alcun commento,  rimase assolutamente
    immobile.  Era come se lungo  tutta  la  narrazione  non  facesse  che
    seguire  la  persona della nipote,  trascurando tutto il resto,  senza
    minimamente badarvi.
    Quando finii di parlare, si coperse il viso,  e ancora taceva.  Per un
    breve tempo guardai fuori della finestra e m'interessai delle piante.
    - Lei che cosa ne pensa, signorino Davy? - mi chiese infine.
    - Io credo che sia viva - risposi.
    - Non so. Forse quel colpo  stato troppo forte, e per la violenza del
    suo cuore...  C'era quel mare azzurro del quale parlava sempre.  Forse
    le pareva che quello doveva essere la sua tomba!
    Pronunci queste parole come tra s, con voce bassa, impaurita; poi si
    mise a camminare per la stanza.
    - Ma s,  - aggiunse - signorino Davy,  sono stato sempre cos  sicuro
    che era viva...  da sveglio e anche dormendo, era cos vero per me che
    la dovevo trovare... sono andato tanto avanti con questo pensiero, che
    non credo di essermi ingannato. No! Emily  viv !
    Pos con forza la mano sulla tavola,  e il suo volto abbronzato  prese
    una espressione risoluta.
    - Mia nipote Emily  viva,  signore! - disse con fermezza. - Non so da
    dove mi viene l'idea,  e da chi,  ma  come se qualcuno mi abbia detto
    che  viva!
    Nel dir questo aveva quasi l'aria ispirata.  Attesi qualche minuto che
    mi potesse prestare davvero attenzione, e procedetti a esporgli,  come
    avevo riflettuto la sera avanti,  quale precauzione sarebbe stato bene
    adottare.
    - Ora senta, mio caro amico... - cominciai a dire.
    - Grazie, grazie mille,  signorino Davy - disse,  stringendomi la mano
    fra le sue.
    -  Se  Emily  dovesse  arrivare  a  Londra,  la  qual  cosa  mi sembra
    probabile,  perch dove potrebbe nascondersi  pi  facilmente  che  in
    questa  immensa  citt...  e  che  cosa mai potrebbe voler fare se non
    nascondersi, se non vorr tornare a casa?...
    - A casa non vorr andare - disse scotendo il capo con tristezza. - Se
    l'avesse lasciato di sua volont, forse... ma cos no!
    - Se arrivasse qui - dissi - credo vi sia a Londra una persona che  ha
    pi  probabilit  di chiunque altri di rintracciarla.  Ricorda...  sia
    forte nel sentire quanto le  dir...  pensi  al  suo  grande  scopo...
    Ricorda la giovane Martha?
    - Della nostra citt?
    La sua espressione era pi eloquente di ogni parola.
    - Sa che si trova a Londra?
    - L'ho vista per strada - rispose con un brivido.
    -  Ma  non  sa  che Emily fu generosa con Martha,  con l'aiuto di Ham,
    molto tempo prima di fuggire da casa.  E non sa nemmeno che quando  ci
    incontrammo  una  sera poco lontano da qui,  e parlammo insieme in una
    sala della locanda, Martha stava ad ascoltare fuori della porta.
    - Signorino Davy! - esclam sbigottito.  - Quella sera quando nevicava
    tanto?
    -  Precisamente quella sera.  Poi non l'ho pi incontrata.  Dopo avere
    lasciato lei, tornai indietro per parlarle, ma era sparita.  Non avrei
    voluto parlare adesso di quella donna, ma  la persona a cui alludevo:
    con lei appunto dovremmo prendere contatto. Mi comprende?
    -  Troppo  bene,  signore  -  rispose.  Avevamo  abbassato la voce,  e
    seguitammo a parlare con un sussurro.
    - Ha detto di averla vista: crede di poterla  trovare?  Io  la  potrei
    incontrare solo per caso.
    - Signorino Davy, credo di sapere dove cercarla.
    - E' gi buio. Dato che stasera siamo insieme, vuole che andiamo fuori
    a cercarla?
    Accenn  di  s  e  si  prepar  per uscire con me.  Senza mostrare di
    osservare ci che faceva,  notai con quanta cura riordinava la stanza,
    preparava  la  candela  e  l'acciarino,  rimboccava  il letto,  infine
    toglieva da un  cassetto  una  delle  vesti  di  Emily  (ricordavo  di
    avergliela  vista  indosso),  e  la  ripiegava  con  cura su una sedia
    insieme con altri indumenti e un cappellino.  Di quelle cose non disse
    nulla,  e  nemmeno  io  ne  parlai.  Senza dubbio da innumerevoli sere
    stavano cos in attesa.
    - Signorino Davy,  - disse mentre scendevamo le scale -  un  tempo  io
    giudicavo  questa  Martha  quasi come il fango sotto i piedi della mia
    Emily. Che Dio mi perdoni, come  tutto diverso adesso!
    Ci incamminammo,  e in parte per farlo parlare,  e in parte per  avere
    notizie,  gli  chiesi  di Ham.  Rispose quasi con le stesse parole gi
    usate un tempo, che Ham era sempre uguale, consumava la vita senza pi
    voglia di vivere, ma non si lamentava, e tutti gli volevano bene.
    Gli domandai quale pensava fosse lo stato d'animo di Ham nei confronti
    di chi era la causa della loro sventura.  Se pensava che vi  fosse  un
    pericolo.  Per esempio,  che cosa credeva che Ham avrebbe fatto se gli
    fosse capitato di incontrarsi con Steerforth.
    - Non lo so, signore - mi rispose. - Vi ho pensato tante volte, ma non
    riesco proprio a darmi una risposta.
    Gli ricordai il mattino dopo la partenza di Emily,  quando eravamo noi
    tre sulla spiaggia.  - Ha presente - dissi - come guardava lontano sul
    mare quasi con violenza e disse che forse da l doveva venire la  fine
    di tutto?
    - Certo che ricordo! - disse.
    - Che cosa crede che volesse dire?
    - Signorino Davy. - rispose - mi sono fatto questa domanda un monte di
    volte e non ho mai trovato la risposta.  E vi  anche una cosa strana,
    cio che lui  tanto rispettoso,  eppure non mi sentirei  di  chiedere
    questo  a  lui.  Non  mi  ha  mai  detto  una  sola parola appena poco
    rispettosa,  e non  probabile che si metta adesso a  parlare  in  una
    maniera  diversa;  ma  non    acqua  bassa  quella  dove tiene i suoi
    pensieri;  molto profonda, signore, e il fondo non si vede.
    - Ha ragione - dissi - e a volte questo mi preoccupa.
    - Signorino Davy,  - aggiunse - preoccupa anche me;  e anche  pi  dei
    suoi  modi  di  fare,  anche  se tutte le cose dipendono da come lui 
    cambiato.  Non so se  in  qualche  caso  sarebbe  capace  di  compiere
    violenza, ma spero che non capiti a quei due di incontrarsi.
    Attraversato Temple Bar,  eravamo giunti nella City. Ora non parlavamo
    pi,  e sebbene mi camminasse vicino,  era di nuovo tutto  concentrato
    nell'unico  scopo  a cui aveva dedicato la vita,  e procedeva talmente
    assorto che la sua sarebbe stata una figura solitaria anche al  centro
    di  una  folla.  Non eravamo lontani dal Ponte di Blackfriars,  quando
    volse il capo e mi indic una figura femminile  che  procedeva  rapida
    lungo il lato opposto della via.  Subito compresi che era la donna che
    cercavamo.
    Attraversammo  la  strada,   e  stavamo  allungando   il   passo   per
    raggiungerla,  quando  mi  venne  in mente che sarebbe stata forse pi
    disposta a provare interesse verso la fanciulla perduta se le avessimo
    parlato in un luogo meno  frequentato  e  rumoroso,  dove  nessuno  ci
    potesse  notare.  Dissi  quindi  al  mio  compagno  che  ritenevo  pi
    opportuno non  fermarla  subito,  ma  seguirla,  e  avrei  cos  anche
    obbedito a un confuso desiderio di scoprire dove fosse diretta.
    Consent, e seguimmo la donna a una certa distanza, senza mai perderla
    di  vista,  ma  anche  senza  avvicinarci  troppo,  dato che spesso si
    guardava intorno.  Una volta si ferm per ascoltare la musica di certi
    sonatori, e noi pure ci fermammo.
    Camminava da un pezzo,  e noi sempre dietro a lei.  Era chiaro da come
    si moveva che era diretta a una  meta  precisa,  e  ci  insieme  alla
    decisione  con  cui seguiva le vie di maggior traffico,  e forse anche
    per lo strano fascino che accompagna la segretezza e il mistero di  un
    pedinamento,  mi confermarono nel mio proposito.  Infine svolt in una
    strada buia e solitaria dove non vi era  pi  gente  n  frastuono,  e
    allora  dissi: - Adesso le possiamo parlare - e allungando il passo ci
    portammo pi vicini.




















    47 - MARTHA.

    Eravamo entrati adesso nella zona di Westminster.  Avevamo  incontrato
    Martha  che  veniva  verso  di  noi,  e  ci  eravamo dovuti girare per
    seguirla;  appunto nei pressi della Abbazia di Westminster era  uscita
    dalle luci e dal chiasso delle vie principali.  Quando si liber dalle
    due correnti di pedoni, l'una diretta al Ponte e l'altra che proveniva
    da esso,  prima di raggiungerla superando il vantaggio che aveva su di
    noi  ci  trovammo  sul lungo fiume vicino a Millbank.  In quel momento
    attravers la strada come volesse sfuggire ai passi che sentiva dietro
    a s, e senza voltarsi affrett ancor pi il passo.
    Si intravedeva l'acqua del fiume attraverso  un  cancello  di  l  del
    quale stazionavano alcuni furgoni,  e istintivamente rallentai.  Senza
    parlare toccai il braccio del mio compagno,  e fummo d'accordo di  non
    attraversare la strada come aveva fatto la donna, e di seguirla invece
    tenendoci sull'altro lato,  il pi possibile nascosti dall'ombra delle
    case, ma sempre vicini.
    Vi era allora,  ed esiste ancor oggi mentre  ne  scrivo,  in  fondo  a
    quella  via  bassa sul fiume una piccola costruzione in legno mezza in
    rovina,  probabilmente  l'antica  stazione  di  un  traghetto.   Sorge
    precisamente nel punto in cui finisce la via fiancheggiata dalle case,
    e  inizia  il viottolo fra una fila di costruzioni e il fiume.  Appena
    giunse l e vide l'acqua si ferm come se fosse giunta alla meta,  poi
    riprese  lentamente  a camminare lungo la sponda con gli occhi rivolti
    sempre all'acqua.
    Fino a quel momento avevo pensato che fosse diretta verso la  casa  di
    qualcuno,  e  nutrivo anche la vaga speranza che quella casa non fosse
    del tutto estranea alla fanciulla ricercata.  Ma la semplice  occhiata
    gettata  sul  fiume  attraverso  il cancello mi aveva dato l'istintiva
    certezza che non sarebbe andata oltre.
    A quel tempo il luogo era desolato, e di notte era triste,  opprimente
    e  solitario  come  uno dei peggiori di Londra.  Vicino al grande muro
    cieco della prigione non vi  erano  banchine  n  case  per  tutta  la
    lunghezza  deserta  della strada.  Solo un fossato di acqua fangosa ai
    piedi delle mura della prigione. Intorno le erbacce fetide si levavano
    appena sulla melma.  In un punto andavano in rovina scheletri di  case
    iniziate  a  costruire  senza fortuna e mai terminate.  In un altro il
    terreno era ingombro di  mucchi  di  ferraglia  arrugginita,  caldaie,
    ruote,  verricelli, tubi, fornaci, ncore, campane per palombari, pale
    di mulino,  e non so quali altri oggetti accumulati  da  qualcuno  per
    trarne  profitto  e  ora  sommersi dalla polvere sotto la quale,  dopo
    essere affondati nel terreno per l'umidit  e  il  loro  stesso  peso,
    pareva quasi che volessero,  ma invano, nascondersi. Nel buio notturno
    il fragore e il bagliore di parecchie officine sulla riva opposta  del
    fiume si levavano a disturbare ogni cosa, salvo il fumo pesante che si
    riversava  ininterrottamente  dai  loro  fumaioli.  Varchi  e  fangosi
    passaggi serpeggianti fra vecchi pilastri di legno,  ai quali  aderiva
    un  marciume  filamentoso  come capigliature verdastre,  insieme con i
    brandelli di avvisi dell'anno prima che  offrivano  ricompense  a  chi
    riportasse  cadaveri  di  annegati  e  che  dondolavano  appena  sopra
    l'altezza dell'alta marea,  portavano gi al  punto  dell'acqua  bassa
    attraverso  il  fango e la melma.  Si diceva che da quelle parti fosse
    stata scavata una grande fossa comune al tempo della grande  peste;  e
    pareva   che  ci  avesse  prodotto  su  tutta  la  zona  un'influenza
    devastatrice.  Oppure era come se quel deposito si fosse  gradatamente
    decomposto  in  quello  stato  semiliquido per il traboccare del fiume
    inquinato.
    Quasi fosse una parte dei rifiuti gettati a riva e  lasciati  marcire,
    la  ragazza  che stavamo seguendo discese fino al bordo del fiume e si
    ferm a fissare l'acqua, al centro di quella desolata scena notturna.
    Vi erano affondate nel fango delle barche che ci permisero di avanzare
    sino a pochi metri da lei senza che ci vedesse.  Allora feci segno  al
    signor  Peggotty  che non si movesse,  e uscii dall'ombra per andare a
    parlarle. Non senza un fremito mi avvicinai a quella solitaria figura,
    perch mi incuteva spavento la tragica meta del suo lungo  cammino,  e
    il  vederla  cos  immobile quasi nell'ombra cupa del ponte di ferro a
    fissare le luci che la forte corrente rifletteva contorte.
    Mi parve che parlasse tra s.  Per quanto assorta nella contemplazione
    dell'acqua,  sono certo che s'era tolta dal collo lo scialle,  e se ne
    andava avvolgendo le mani con mossa incerta e disordinata  pi  simile
    al gesto di una sonnambula che di una persona in s.  Non dimenticher
    mai che nei suoi movimenti sconnessi  vidi  la  certezza  che  sarebbe
    scomparsa  nel fiume sotto ai miei occhi se non l'avessi afferrata per
    il braccio.
    In quello stesso momento la chiamai: - Martha!
    Lanci un urlo spaventoso e si dibatt con tale violenza che non so se
    da solo sarei riuscito a trattenerla.  Ma una mano pi forte della mia
    la  strinse,  e quando alz gli occhi atterriti e riconobbe di chi era
    quella mano,  ancora una volta tent di liberarsi,  e  poi  si  lasci
    cadere  a  terra fra noi due.  La portammo via dall'acqua fino a certe
    pietre asciutte e ve la coricammo. Gemeva e piangeva;  dopo un poco si
    tir  su  a  sedere,  e  si stringeva con disperazione il volto fra le
    mani.
    - Oh, il fiume! - grid. - Oh, il fiume!
    - No, via, si calmi! - dissi.
    Ma continu a ripetere pi e pi volte: - Oh, il fiume!
    - Lo so che  come me! - esclam. - So che io appartengo a lui. So che
     il compagno migliore di una come me! Viene dalla campagna,  dove non
    aveva  dentro  nulla  di  cattivo...  e poi striscia fra queste strade
    tristi,  impure e infelici...  e se ne va come la mia  vita  verso  un
    grande mare sempre agitato... e io sento che devo andare con lui!
    Dal tono di quelle parole ho appreso che cosa sia la disperazione.
    - Non posso stare lontana da lui.  Non posso dimenticarlo. Mi tormenta
    giorno e notte. E' la sola cosa al mondo adatta a me, e io sono adatta
    per lui. Oh, il terribile fiume!
    Intuii che nel volto del mio  compagno,  il  quale  senza  dir  parola
    teneva gli occhi fissi sulla donna,  avrei potuto leggere la storia di
    sua nipote, anche nel caso mi fosse stata del tutto ignota. Non ho mai
    veduto,   nella  realt,   n  in  alcuna  raffigurazione,   orrore  e
    compassione   fusi   in   modo   tanto  impressionante.   Si  riscosse
    rabbrividendo come se stesse per cadere;  il suo aspetto mi  spavent,
    gli toccai la mano, che era mortalmente gelida.
    -  E'  agitata  e  quasi folle - gli bisbigliai.  - Parler in maniera
    diversa tra poco, vedr.
    Non so che cosa avrebbe voluto  ribattere,  perch  non  fece  se  non
    muovere la bocca credendo di parlare,  e si limit a sporgere una mano
    verso la donna.
    Ora Martha scoppi di nuovo a piangere  e  nascose  il  volto  fra  le
    pietre;  giaceva  davanti  a  noi,  immagine  stessa di una sciagurata
    umiliazione.  Capivo che dovevamo attendere la fine  di  quello  stato
    angoscioso  prima  di parlarle con qualche speranza che ci ascoltasse,
    perci lo  trattenni  quando  mostr  l'intenzione  di  sollevarla,  e
    rimanemmo senza far nulla finch si fu alquanto calmata.
    -  Martha  -  le  dissi  allora,  chinandomi e aiutandola.  Pareva che
    volesse alzarsi per fuggire, ma era troppo debole, e si appoggi a una
    barca. - Lei conosce, non  vero, chi  qui con me?
    Rispose di s con un filo di voce.
    - Lo sa che stasera l'abbiamo seguita per molto tempo?
    Scosse  la  testa.  Non  guard  il  mio  compagno  n  me,  stava  in
    atteggiamento umile,  reggendo con una mano la cuffia e lo scialle,  e
    con l'altra, stretta a pugno, si comprimeva la fronte.
    -  E'  abbastanza  calma,   adesso  -  dissi  -  perch  le   parliamo
    dell'argomento che tanto la interessava...  Dio non voglia che l'abbia
    dimenticato!... quella sera quando nevicava tanto?
    Torn a singhiozzare  e  balbett  un  confuso  ringraziamento  perch
    allora non l'avevo scacciata.
    -  Per  me non voglio parlare - disse dopo qualche istante.  - Io sono
    cattiva,  sono perduta.  Io non ho pi speranza.  Ma lo  dica  a  lui,
    signore,  - (perch s'era scostata dal mio compagno) - se non  troppo
    in collera con me per farmi questo favore,  che non sono stata  io  la
    causa della sua disgrazia!
    Mi  affrettai a rispondere a quella sollecitazione: - Nessuno l'ha mai
    pensato!
    - Se non mi sbaglio, lei  entrato nella cucina - disse con voce rotta
    - la sera che essa ha avuto piet di me;   stata tanto buona con  me;
    non  mi ha respinta come facevano tutti,  e mi ha soccorsa tanto!  Era
    proprio lei, signore?
    - S, ero io - le risposi.
    - Sarei nel fiume gi da tanto  tempo,  -  disse,  gettando  all'acqua
    un'occhiata  terribile  -  se dovevo pensare di averle fatto del male.
    Non sarei rimasta fuori del  fiume  nemmeno  una  notte  d'inverno  se
    avessi avuto solo una parte di colpa in quello che  successo!
    - Abbiamo compreso fin troppo bene la causa della sua fuga - dissi.  -
    Abbiamo creduto subito che lei era innocente, lo sappiamo.
    - Oh,  come potrei essere diventata migliore per  merito  di  lei,  se
    avessi avuto il cuore meno cattivo! - esclam la ragazza con disperato
    rimpianto.  - Perch  sempre stata buona con me!  Non mi ha mai detto
    una parola ingiusta o scortese.  E' forse possibile  che  cercassi  di
    farla diventare come me,  io che so tanto bene quello che sono? Quando
    avevo perduto tutto quello che rende bella la vita,  il pi brutto dei
    miei pensieri era che mi ero per sempre allontanata da lei!
    Il  signor  Peggotty,  che si appoggiava con una mano alla prua di una
    barca, con l'altra si coperse il viso.
    - E quando, prima di quella notte di neve, avevo saputo quello che era
    successo da qualcuno della nostra citt - grid  Martha-  il  pensiero
    pi amaro che mi venne in mente fu che la gente avrebbe ricordato come
    una volta lei era stata mia compagna, e avrebbe detto che ero stata io
    a corromperla!  Quando invece lo sa il cielo se non avrei accettato di
    morire pur di farle riavere il suo buon nome!
    Da tempo non pi  abituata  a  controllarsi,  manifestava  in  maniera
    terribile l'angoscia del dolore e del rimpianto.
    -  Accettare  di  morire non sarebbe stata una gran cosa...  che altro
    posso dire?...  dir che avrei accettato di vivere!  - grid.  - Avrei
    accettato di invecchiare nella maledizione delle strade...  strisciare
    nel buio schivata  da  tutti...  e  vedere  spuntare  l'alba  sopra  i
    fantasmi delle case.  e ricordare che lo stesso sole una volta entrava
    dalla mia finestra e mi svegliava...  anche questo avrei fatto pur  di
    salvarla!
    Torn a ricadere fra le pietre,  ne afferr alcune,  stringendole come
    se avesse  voluto  stritolarle.  Mutava  continuamente  la  posizione,
    allungava le braccia irrigidendole,  poi se le torceva davanti al viso
    quasi a voler cancellare dagli occhi fin quella scarsa luce, e chinava
    la  testa  sul  petto,   come   se   i   ricordi   gliela   rendessero
    insopportabilmente pesante.
    - Che cosa far mai! - disse, lottando con la disperazione. Come posso
    continuare a vivere come sono,  una maledizione vivente per me stessa,
    una  continua  vergogna  per  tutti  quelli  a  cui  mi  avvicino!   -
    All'improvviso  si  rivolse  al  mio  compagno: - Mi schiacci sotto ai
    piedi, mi uccida!  Quando essa era il suo orgoglio avrebbe pensato che
    le avrei fatto del male anche solo sfiorandola per la via. Lei non pu
    credere...  perch  dovrebbe  credere?...  a una sola sillaba che esce
    dalla mia bocca.  Per lei sarebbe anche adesso una bruciante  vergogna
    se essa ed io ci scambiassimo una parola. Non mi lamento. Non dico che
    noi due siamo uguali. So che fra noi due c' una gran differenza. Dico
    soltanto  che  nonostante  la  mia  disgrazia e le mie colpe,  le sono
    riconoscente con tutta l'anima,  e che le voglio bene.  Oh,  non creda
    che  sia  distrutto  dentro  di  me tutto il potere che avevo di amare
    qualcosa! Mi scacci come fanno tutti. Mi uccida per la colpa di essere
    quella che sono e di averla un tempo conosciuta,  ma  non  pensi  quel
    male di me!
    Mentre  la  donna  gli  rivolgeva  queste suppliche,  egli la guardava
    sconvolto, e quando tacque la sollev con dolcezza da terra.
    - Martha,  - disse il signor Peggotty - Dio mi salvi  dal  giudicarti.
    Salvi  me  pi  di  tutti,  figliola!  Se  immagini  che  io  ti possa
    giudicare, non sai quanto sono cambiato con l'andare del tempo.  Bene!
    -  Fece  una breve pausa,  poi riprese: - Non hai capito perch questo
    signore e io volevamo parlarti.  Non puoi  sapere  che  cosa    nelle
    nostre intenzioni. Ascolta!
    Il potere che ebbe su di lei fu assoluto. Essa rimase in piedi davanti
    a lui in atteggiamento umile, timorosa perfino di levargli gli sguardi
    in viso, ma il suo violento accesso di dolore s'era calmato.
    -  Se hai sentito un po' - disse il signor Peggotty - di quello che ci
    siamo detti il signorino Davy e io quella  sera  che  nevicava  tanto,
    devi  sapere  che  ero  andato,  e non so dire dove non sono stato,  a
    cercare la mia cara nipote. La mia cara nipote! - ripet con fermezza.
    - Perch mi  pi cara adesso,  Martha,  di quanto mi  mai stata cara
    prima.
    La ragazza si port le mani al viso, ma non disse nulla.
    -  Mi  aveva detto lei - disse il signor Peggotty - che tu sei rimasta
    presto senza padre e senza madre,  e non avevi come amico  nemmeno  un
    povero rozzo pescatore al loro posto.  Puoi forse immaginare che se tu
    avessi avuto un tale amico,  ti saresti affezionata a lui con l'andare
    del  tempo,  e  cos  mia  nipote   stata per me la pi gentile delle
    figlie.
    Accortosi che la ragazza tremava in silenzio,  raccolse  da  terra  lo
    scialle e glielo avvolse con premura intorno alle spalle.
    -  E perci so bene che se solo mi rivedesse una volta verrebbe con me
    fino in capo al mondo,  e insieme che andrebbe in capo al mondo pur di
    non  vedermi.  Perch  anche  se non ha il diritto di dubitare del mio
    affetto, no... no! - ripet,  sicuro della verit di quanto diceva.  -
    Ma c' la vergogna che si  fatta avanti fra noi due.
    Dal modo come si esprimeva,  calmo e preciso,  ebbi la prova che aveva
    riflettuto su ogni punto dell'argomento.
    - Il signorino Davy qui presente e io siamo convinti - seguit a  dire
    -  che  un  giorno  probabilmente  il  suo povero viaggio solitario la
    porter qui a Londra. Noi crediamo, il signorino Davy, io e tutti noi,
    che tu sia innocente come un bambino appena nato di tutto  quello  che
    le  successo. Hai detto che lei era gentile, buona e generosa con te.
    Che  Dio la benedica,  lo so che lei era cos!  Lo so che era cos con
    tutti. Tu le sei riconoscente e le vuoi bene. Dacci tutto il tuo aiuto
    per trovarla, e possa il cielo ricompensarti!
    Per la prima volta gli alz di colpo gli occhi in viso,  e parl  come
    se dubitasse di quanto aveva udito.
    - Lei si fida di me? - gli chiese con voce bassa e carica di stupore.
    - Del tutto e sinceramente! - disse il signor Peggotty.
    - Si fida che le parli, se mai la trover; e che le dia riparo, se mai
    avr un alloggio da dividere con lei;  e poi, senza che lei lo sappia,
    dovr venire con la notizia, e portarvi da lei? chiese in fretta.
    - S! - rispondemmo insieme.
    Lev gli occhi al cielo e solennemente giur di dedicarsi con  fervore
    e fedelmente a questo compito.  Disse che non avrebbe mai esitato, non
    sarebbe venuta meno,  non avrebbe mai abbandonato l'impresa fin che vi
    fosse un'ombra di speranza.  E se non avesse tenuto fede al proposito,
    invocava dal cielo che la lasciasse ancora pi sola  e  disperata,  se
    possibile,  di  quanto  quella  sera  si  era sentita sulla sponda del
    fiume, privata per sempre di ogni soccorso umano e divino!
    Non aveva alzato la voce,  n si era rivolta a noi,  ma solo al  cielo
    notturno,  e  poi  rimase  perfettamente  calma  a contemplare l'acqua
    scura.
    Ritenemmo opportuno riferirle ora quanto sapevamo,  e  lo  feci  senza
    tralasciare  nulla.  Ascolt con grande intensit e molte volte cambi
    l'espressione,  esprimendo tuttavia  sempre  io  stesso  proposito.  A
    momenti  le  si  colmarono  di  lagrime  gli  occhi,  ma le trattenne.
    Mostrava di avere del tutto mutato il suo stato d'animo  e  che  ormai
    nulla l'avrebbe pi turbata.
    Quando  ebbi  terminato di parlare,  chiese dove ci avrebbe trovati se
    avesse avuto delle notizie. Sotto la luce fioca di un lampione scrissi
    i nostri due indirizzi su un foglietto del mio taccuino,  lo  staccai,
    glielo diedi, ed essa lo ripose in seno. Le chiesi dove abitasse. Dopo
    una pausa rispose che non rimaneva a lungo in alcun luogo.  Era meglio
    non sapessimo.
    Il signor Peggotty mi sussurr all'orecchio ci che mi era gi  venuto
    in  mente,  e  tolsi  di  tasca il borsellino,  ma non riuscii a farle
    accettare nulla, e nemmeno a farle promettere che avrebbe accettato un
    po' di denaro un'altra volta.  Le spiegai che sul suo piano di vita il
    signor  Peggotty  non  si  poteva dire povero,  e che eravamo entrambi
    contrarissimi all'idea di accettare la sua  collaborazione  in  quelle
    ricerche   se   intendeva  far  ricorso  soltanto  alle  sue  risorse.
    Insistette  nel  rifiutare.  A  questo  punto  l'autorit  del  signor
    Peggotty  rimase  non  meno  impotente  della  mia.  Essa lo ringrazi
    vivamente, ma non mut d'avviso.
    - Posso trovarmi un lavoro - disse. - Cercher.
    - Prenda almeno qualche mezzo - replicai - fin che trova.
    - Non potrei fare per denaro quello che ho promesso  -  rispose.-  Non
    accetterei  nemmeno  se  morissi  di fame.  Darmi denaro vorrebbe dire
    togliermi la fiducia che mi avete data,  rubarmi lo scopo che mi avete
    dato da raggiungere,  portarmi via la sola cosa certa che mi salva dal
    fiume.
    - Nel nome del sommo Giudice - dissi - davanti al quale lei e tutti ci
    troveremo nell'ora che sar fissata,  la prego di  abbandonare  questa
    terribile idea! Se vogliamo, tutti possiamo compiere del bene!
    Quando rispose le tremavano le labbra ed era pallidissima:
    -  Forse  voi  avete  in  cuore  l'idea  di  portare una sventurata al
    pentimento. Io ho paura di pensare a questo,  mi sembra troppo ardire.
    Se venisse da me un po' di bene,  potrei cominciare a sperare,  perch
    finora dalle mie azioni non  derivato altro che male.  Per  la  prima
    volta  nella mia vita miserabile qualcuno ha ragione di fidarsi di me,
    per quello che mi avete dato di cercar di fare.  Pi di questo non so,
    e altro non so dire.
    Torn a frenare le lagrime che stavano per inondarle il viso, tocc il
    braccio del signor Peggotty come fosse fiduciosa di trovare in lui una
    virt risanatrice,  e si allontan lungo quel tetro cammino. Forse era
    stata a lungo malata. Mi ero accorto, osservandola da vicino,  che era
    magra   e  sparuta,   e  che  gli  occhi  infossati  tradivano  lunghe
    privazioni.
    La seguimmo a una certa  distanza,  dato  che  eravamo  diretti  dalla
    stessa  parte,  finch  ci trovammo tra la gente nelle vie illuminate.
    Riponevo una tale  fiducia  nelle  dichiarazioni  della  giovane,  che
    domandai  al  signor Peggotty se continuando a seguirla non le avremmo
    manifestato una certa diffidenza.  Fu d'accordo,  dicendosi  non  meno
    sicuro  di  me,  quindi  lasciammo  che  si allontanasse e proseguimmo
    insieme verso Highgate.  Mi accompagn per  un  buon  tratto,  poi  ci
    separammo,  scambiandoci  un  augurio  per  il successo di quel nostro
    comune tentativo,  e scorsi nella sua espressione una nuova riflessiva
    piet che non mi fu difficile interpretare.
    Era  mezzanotte  quando  giunsi  a  casa.  Mi  fermai  al cancello per
    ascoltare i  rintocchi  profondi  della  campana  di  San  Paolo,  che
    riuscivo  a  distinguere  anche  fra  quelli di tanti altri campanili,
    quando fui sorpreso di notare che la porta del villino di mia zia  era
    aperta e che una fioca luce traboccava dall'ingresso nella via.
    Pensai  che mia zia fosse ricaduta in uno dei suoi vecchi spaventi,  e
    contemplasse da lontano lo svolgersi di qualche incendio  immaginario;
    decisi perci di andare da lei, e fui oltremodo stupito quando nel suo
    piccolo giardino scorsi un uomo.
    Teneva  in  mano  una  bottiglia  e un bicchiere,  ed era nell'atto di
    portare questo alle labbra.  Mi fermai di colpo nascondendomi  tra  il
    fogliame  perch  s'era  levata la luna,  per quanto un po' velata,  e
    riconobbi l'uomo che un tempo avevo immaginato fosse il  frutto  della
    fantasia del signor Dick, ma che una volta avevo visto incontrarsi con
    mia zia in una via della citt.
    Oltre a bere,  stava anche mangiando con avidit. Sbirciava inoltre il
    villino come se lo vedesse per la prima volta. Si chin per deporre la
    bottiglia,  alz gli occhi alle finestre e si guard  intorno,  ma  di
    soppiatto, e come se fosse ansioso di andarsene.
    La  luce  del  corridoio scomparve per un momento,  usc mia zia.  Era
    agitata, gli mise in mano del denaro, che udii tintinnare.
    - A che cosa mi serve, questo? - chiese l'uomo.
    - Non posso darti di pi - rispose mia zia.
    - E allora non me ne vado - ribatt l'altro. - Ecco! Riprendilo!
    - Perfido!  - esclam emozionata mia zia.  - Come puoi trattarmi cos?
    Ma perch te lo chiedo? E' perch sai come sono debole! Che cosa posso
    fare  per  liberarmi  per  sempre  di  te?  Dovrei abbandonarti al tuo
    destino!
    - E allora perch non mi abbandoni al mio destino? - egli ribatt.
    - Proprio tu me lo chiedi! - esclam mia zia. - Che cuore devi avere!
    Rimase imbronciato a far tintinnare le monete, scotendo il capo, e poi
    disse:
    - Allora  tutto qui quello che mi vuoi dare?
    - E' tutto quello che ti posso dare - gli rispose mia zia.  - Sai bene
    che  ho avuto delle perdite e sono pi povera di un tempo.  Te l'avevo
    gi detto.  Hai avuto quello che  volevi,  adesso  perch  mi  dai  il
    dispiacere  di  starmi ancora davanti agli occhi facendomi vedere come
    sei diventato?
    - In questo non hai torto - disse - sono ridotto male, ma vivo come un
    gufo.
    - Per anni e anni - disse mia zia - mi hai tolto la maggior  parte  di
    ci  che avevo.  Mi hai costretta a chiudere il cuore verso tutti.  Mi
    hai trattato con falsit, ingratitudine e crudelt.  Va via e pentiti!
    Non  aggiungere altre offese alla lunga,  lunga lista di quelle che mi
    hai inflitte!
    - Ah, s! - fece lui. - Un bel discorso!... Bene!  E allora per adesso
    dovr arrangiarmi cos, immagino.
    Suo  malgrado  sembrava  umiliato dalle lagrime di indignazione di mia
    zia,  e usc tutto curvo dal giardino.  Feci in fretta due o tre passi
    come  se fossi arrivato in quel momento,  lo incontrai sul cancello ed
    entrai mentre usciva. Ci fissammo negli occhi senza alcuna simpatia.
    - Zia! - dissi in fretta. - Quest'uomo  tornato a spaventarti. Lascia
    che gli parli io. Chi ?
    - Figliolo, - mi rispose mia zia, prendendomi il braccio - entra e non
    parlare per dieci minuti.
    Ci mettemmo a sedere nel suo salottino.  Mia zia si mise al riparo del
    grande ventaglio verde di un tempo lontano, ora fissato alla spalliera
    di  una  seggiola,  e per circa un quarto d'ora si asciug di tanto in
    tanto gli occhi. Poi torn allo scoperto e mi sedette accanto.
    - Trot, - disse mia zia -  mio marito.
    - Tuo marito, zia? Credevo che fosse morto!
    - Morto per me - rispose - ma ancora vivo.
    Ero sbigottito e non dissi nulla.
    - Betsey Trotwood non sembra adatta come soggetto di teneri sentimenti
    - disse mia zia ormai calma - eppure vi fu un tempo in cui diede tutta
    la sua fiducia a quell'uomo.  Allora lo am moltissimo,  Trot.  Non vi
    era prova di attaccamento e di affetto che non gli avrebbe data.  Egli
    ricambi rovinando le sue  sostanze  e  quasi  spezzandole  il  cuore.
    Perci  ella  depose  una volta per tutte quel genere di sentimenti in
    una fossa, la colm e premette ben bene la terra.
    - Oh, mia cara e buona zia!
    - Lo lasciai - disse mia zia,  posando come d'abitudine  la  mano  sul
    dorso della mia - trattandolo generosamente. Dopo tanto tempo ti posso
    dire,  Trot,  di averlo trattato generosamente. Era stato cos crudele
    verso di me che avrei potuto ottenere una separazione in  mio  favore,
    ma non lo feci. Lui dissip in fretta quanto gli avevo dato, si lasci
    cadere sempre pi in basso,  credo che abbia preso un'altra moglie,  
    diventato un avventuriero,  un giocatore  d'azzardo,  un  imbroglione.
    Come sia adesso,  l'hai visto.  Ma quando lo sposai era un bell'uomo -
    disse mia zia,  e la sua voce aveva l'eco di  un  orgoglio  e  di  una
    ammirazione  appartenenti  al passato.  - E credevo che fosse,  povera
    sciocca, l'anima stessa dell'onore!
    Mi strinse la mano e scosse il capo.
    - Ora per me non  pi nulla, Trot, meno di nulla.  Ma per non vederlo
    punito  per  le  sue  malefatte (come sarebbe senz'altro se si facesse
    molto vedere in questa parte del paese) quando di tanto in tanto si fa
    vivo gli do pi denaro di quanto ne  potrei  disporre,  purch  se  ne
    vada.  Sono stata sciocca a sposarlo; e su questo argomento continuo a
    essere irrimediabilmente sciocca al punto che per  amore  di  ci  che
    credevo egli fosse,  non vorrei che venisse maltrattato nemmeno questo
    fantasma delle mie fantasie giovanili.  Perch l'ho amato  sul  serio,
    Trot, ero sincera come la migliore delle donne.
    Con  un profondo sospiro ora mia zia chiuse l'argomento e si lisci la
    veste.
    - Ecco tutto, mio caro! - disse. - Ora conosci il principio, il centro
    e la fine di tutta  la  storia.  Non  ne  parleremo  pi  fra  noi;  e
    naturalmente  nemmeno  ne  parlerai ad altri.  Questa  la mia povera,
    misera storia, Trot, e la terremo per noi!















    48 - VICENDE FAMILIARI.

    Lavorai assiduamente  al  mio  libro,  senza  tuttavia  trascurare  di
    svolgere  con puntualit i miei doveri verso il giornale;  il libro fu
    pubblicato ed ebbe successo. Non mi lasciai stordire dalle lodi che mi
    risonavano all'orecchio, nonostante vi fossi molto sensibile, e avessi
    della mia opera un'opinione senza alcun dubbio superiore a  quella  di
    chiunque  altri.  Studiando  la  natura  umana  ho sempre scoperto che
    quanti abbiano qualche buona ragione di credere in se stessi  per  far
    s  che  il  pubblico  abbia fede in loro non si vantano mai di fronte
    alla gente. Per questo motivo non rinunciai alla mia modestia, che era
    anche rispetto di me, e pi mi lodavano pi mi sforzavo di meritare il
    plauso.
    Non ho l'intenzione di proseguire in questo scritto la storia dei miei
    romanzi,  sebbene per ogni altro particolare esso sia la memoria della
    mia  vita.  Essi  parlano  da soli e li lascio al loro destino.  Se vi
    accenner per  caso,  sar  soltanto  perch  fanno  parte  della  mia
    esistenza.
    Avendo ormai qualche motivo per credere che la natura e le circostanze
    avessero  fatto  di  me  uno  scrittore,  seguii  con  fiducia  la mia
    vocazione.  Non  l'avrei  certo  fatto  senza  tale  certezza,  perch
    altrimenti  avrei  dedicato  le  mie  fatiche ad altre imprese.  Avrei
    cercato di scoprire che cosa io  fossi  veramente  per  effetto  della
    natura e dei casi, e di questo e di nient'altro mi sarei preoccupato.
    Avevo  gi  guadagnato  parecchio scrivendo nel giornale e altrove,  e
    quando giunsi al nuovo successo ritenni di  avere  ragionevolmente  il
    diritto di sottrarmi ai noiosi dibattiti parlamentari.
    Pertanto  in  una  felice sera trascrissi per l'ultima volta la musica
    fatta di vento degli oratori di  Stato,  e  da  allora  non  l'ho  pi
    ascoltata;  per  quanto mi avvenga ancora di riconoscere nei giornali,
    per tutto il tempo in cui dura la sessione,  il vecchio  ronzio  senza
    alcuna  differenza  di sostanza,  salvo forse il fatto di una maggiore
    estensione.
    Ora mi pare di essere giunto al periodo in cui ero sposato da circa un
    anno  e  mezzo.   Dopo  un'ampia  e  varia  sperimentazione,   avevamo
    rinunciato a dirigere la casa, giudicandola un'impresa impossibile. La
    casa si dirigeva da s, e avevamo preso anche un giovane servitore, la
    cui  funzione  principale  era quella di litigare con la cuoca.  Sotto
    questo aspetto egli era il perfetto Dick Whittington  della  leggenda,
    anche  se  privo del famoso gatto e della minima speranza di diventare
    lord sindaco di Londra.
    Ora mi pare che egli sia vissuto sotto una  incessante  grandinata  di
    coperchi.  La  sua giornata era tutta una zuffa.  Aveva l'abitudine di
    chiamare aiuto nei momenti meno adatti  (per  esempio  quando  stavamo
    dando un piccolo pranzo,  o alcuni amici erano venuti a trascorrere la
    sera con noi),  rotolando fuori della cucina inseguito da un  volo  di
    oggetti metallici.  Volevamo disfarcene, ma si era molto affezionato a
    noi, e non intendeva andarsene. Era un ragazzo dalle lagrime facili, e
    quando si accennava alla cessazione dei rapporti con noi prorompeva in
    tali lamenti che eravamo costretti a tenerlo.  Era senza  madre,  anzi
    non  ero  riuscito  a scoprire che avesse alcun parente all'infuori di
    una sorella,  imbarcatasi per l'America  nel  momento  stesso  in  cui
    l'avevamo  sollevata  dalle  cure del ragazzo,  il quale si stabil in
    casa  nostra  come  un  povero  orfanello  all'ospizio.   Si   rendeva
    perfettamente conto della sua infelice situazione, e non faceva se non
    strofinarsi  gli  occhi  con i polsini della giacca,  o si chinava per
    soffiarsi il naso con il lembo di  un  minuscolo  fazzoletto  che  non
    traeva  mai  completamente  di tasca,  ma che si sforzava di usare con
    economia e di tenere nascosto.
    Questo infelice servitorello,  preso in forza in un momento infausto a
    sei  sterline  e  dieci  scellini  all'anno,  era  per me una continua
    ragione di preoccupazioni.  Lo vedevo  crescere  (e  cresceva  con  la
    rapidit  della gramigna) pensando con timore al giorno in cui avrebbe
    cominciato a radersi,  e addirittura al tempo in cui sarebbe diventato
    grigio o calvo.  Non vedevo la minima possibilit di liberarmi di lui,
    e  proiettandomi  nel   futuro   pensavo   quale   seccatura   avrebbe
    rappresentato da vecchio.
    Non  mi  attendevo  quindi  che il poveretto mi offrisse lui stesso il
    modo di risolvere il mio problema.  Rub l'orologio di Dora,  che come
    tutti  i  nostri  oggetti  non  aveva un posto proprio;  e dopo averlo
    venduto spese quanto ne aveva ricavato (da quel povero deficiente  che
    era)  a forza di viaggiare sull'imperiale della diligenza tra Londra e
    Uxbridge.  Se ben ricordo lo portarono al centro  di  polizia  di  Bow
    Street  al  termine  del suo quindicesimo viaggio,  e gli trovarono in
    tasca quattro scellini e sei  pence,  e  un  piffero  che  non  sapeva
    sonare.
    La  sorpresa  e  le conseguenze del fatto sarebbero state per me molto
    meno sgradevoli se non  si  fosse  mostrato  pentito.  Lo  era  invece
    moltissimo e in maniera singolare: non tutto insieme,  ma a rate.  Per
    esempio,   il  giorno  dopo  quello  in  cui  ero  stato  obbligato  a
    presentarmi  per  testimoniare  contro di lui,  fece delle rivelazioni
    rispetto a una cesta in cantina che noi credevamo piena  di  bottiglie
    di  vino,  e  che  invece conteneva solo bottiglie vuote bene tappate.
    Pensammo che ormai si fosse messo il cuore in pace e  avesse  rivelato
    il  peggio  che sapeva della cuoca,  ma un paio di giorni dopo ebbe un
    nuovo spasimo di coscienza, e disse che la cuoca aveva una bambina, la
    quale al mattino veniva sempre a portarci  via  il  pane;  e  che  lui
    stesso  era  stato  convinto  a  rifornire  il  lattaio  con il nostro
    carbone. Dopo altri due o tre giorni venni informato dalla polizia che
    egli aveva fatto scoprire interi filetti di bue tra  i  rifiuti  della
    cucina,  e alcune lenzuola nel sacco degli stracci.  Poco dopo imbocc
    una strada del tutto nuova  e  rivel  che  era  a  conoscenza  di  un
    progetto di furto con scasso in casa nostra da parte del garzone della
    birreria,  il quale venne subito arrestato. Mi colse una tale vergogna
    di fare tante volte la parte della vittima,  che avrei dato al ragazzo
    qualunque cosa purch tenesse la bocca chiusa, o avrei pagato qualcuno
    perch  facesse  evadere  il  garzone.   Il  peggio  era  che  il  mio
    servitorello non aveva la minima idea di infastidirmi,  ma  immaginava
    di  guadagnare  il mio perdono con ogni nuova scoperta,  oltre a farmi
    ammettere di dovergli essere sempre pi grato.
    Infine ero io che scappavo ogni volta che un poliziotto  mi  veniva  a
    trovare con qualche nuova informazione;  e vissi alquanto furtivamente
    finch il ragazzo venne  processato  e  condannato  alla  deportazione
    Anche allora non si dette pace e continuava a indirizzarci lettere; si
    diceva tanto ansioso di vedere Dora prima di partire che Dora and per
    visitarlo,  e  non  appena  si trov di l del cancello di ferro cadde
    svenuta.  Per  finire  dir  che  non  ebbi  pace  prima  che  venisse
    espatriato  e  trasformato  (come  seppi  in seguito) in pastore nella
    zona interna di non so quale paese: non  ho  sufficienti  cognizioni
    geografiche per identificarlo.
    Tutto  ci mi indusse a riflettere seriamente e a considerare i nostri
    errori sotto una nuova luce;  e nonostante la mia tenerezza per  Dora,
    una sera non potei fare a meno di parlarle.
    -  Amor  mio,  - dissi - mi  molto penoso dover pensare che la nostra
    mancanza di ordine e direzione non si riflette soltanto su di noi (che
    vi siamo ormai abituati), ma anche su altre persone.
    - Ecco! - disse Dora. - Hai taciuto per tanto tempo, e ora ti arrabbi.
    - No,  amor mio,  no davvero!  Lascia che ti spieghi che cosa  intendo
    dire.
    - Non voglio saperlo, io! - disse Dora.
    - Ma io voglio che tu lo sappia, amor mio. Metti gi Jip.
    Dora avvicin al mio il naso del cane e fece: - Bu! - per dissipare la
    mia seriet,  ma non avendo successo ordin a Jip di entrare nella sua
    pagoda,  e rimase a fissarmi con le mani congiunte in grembo e un'aria
    di rassegnazione sul visino.
    -  Il fatto ,  mia cara,  - cominciai - che noi portiamo un contagio.
    Infettiamo chi ci sta vicino.
    Avrei continuato a parlare  in  tal  modo  per  via  di  metafore,  se
    dall'espressione  di Dora non avessi compreso che stava sforzandosi di
    capire se non stessi per proporle una nuova  vaccinazione,  o  qualche
    altro rimedio adatto a curare il nostro malanno. Quindi m'interruppi e
    parlai pi semplicemente.
    - Tesoro,  - dissi - non solo perdiamo denaro, tranquillit, e anche a
    volte la pazienza se non impariamo a essere  meno  trascurati,  ma  ci
    prendiamo perfino la grave responsabilit di rovinare tutti quelli che
    teniamo  a  servizio,  oppure che hanno in qualche modo a che fare con
    noi. Comincio a temere che la colpa non sia tutta da una sola parte, e
    che  certe  persone  si  comportano  male  solo  perch  noi  non   ci
    comportiamo abbastanza bene.
    - Oh,  che accusa! - esclam Dora, spalancando gli occhi. - Come se tu
    mi avessi mai vista rubare orologi d'oro! Oh!
    - Carissima,  - protestai - non dire cose tanto assurde!  Chi ha fatto
    la minima allusione agli orologi d'oro?
    - Tu! - disse Dora. - E sai bene che l'hai fatto. Hai detto che non mi
    sono comportata bene, e hai paragonato me al ragazzo.
    - A chi? - chiesi.
    -  Al nostro servitore!  - singhiozz Dora.  - Oh,  come sei crudele a
    paragonare la tua moglie affettuosa a un servitore  deportato!  Perch
    non  mi  hai detto prima che ci sposassimo l'opinione che avevi di me?
    Hai il cuore ben duro se non mi hai detto di essere convinto  che  ero
    peggiore  di  un  servitore  condannato  alla  deportazione!  Oh,  che
    terribile opinione hai di me! Oh, povera me!
    - Ma Dora, amor mio,  - replicai,  cercando di prenderle delicatamente
    il  fazzoletto  che si premeva sugli occhi.  - Non  solo ridicolo ci
    che tu dici,  ma  anche affatto sbagliato.  In primo luogo non    la
    verit.
    -  Hai  sempre detto che quel ragazzo raccontava fandonie - singhiozz
    Dora - e adesso dici la stessa cosa di me!  Oh,  che cosa posso  fare!
    Che cosa devo mai fare!
    - Mia diletta bambina,  - replicai - ti supplico di essere ragionevole
    e di ascoltare ci che ti ho detto e che ti dico.  Mia cara  Dora,  se
    non  impariamo  a compiere il nostro dovere verso quelli che prendiamo
    al nostro servizio, essi non impareranno mai a compiere il loro dovere
    verso di noi.  Temo proprio che siamo noi  a  offrire  alla  gente  le
    occasioni di comportarsi male che non si dovrebbero mai offrire. Anche
    se  fossimo  trascurati  come siamo in tutte le nostre cose per nostra
    scelta (il che non  vero),  e anche se ci piacesse vivere cos,  e lo
    trovassimo  piacevole  (il  che  non    vero),  sono convinto che non
    avremmo il diritto di seguitare a questo modo.  Abbiamo effettivamente
    la  colpa  di dare un cattivo esempio.  E' necessario che vi pensiamo,
    Dora.  Non posso cancellare dalla mente questa  idea,  che  spesso  mi
    tormenta. Ecco tutto, carissima. Via, ora! Non essere sciocchina!
    A lungo Dora non permise che le togliessi di mano il fazzoletto. Se ne
    riparava  gli  occhi e seguitava a singhiozzare e a mormorare,  che se
    ero tormentato, perch mai avevo preso moglie? Perch non avevo detto,
    anche solo il giorno prima di andare in chiesa, che di sicuro mi sarei
    sentito tormentato,  e  che  preferivo  non  esserlo?  Se  non  potevo
    sopportarla,  perch non la mandavo dalle zie a Putney,  o in India da
    Julia Mills? Julia sarebbe stata contenta di vederla,  e non l'avrebbe
    paragonata  a un servitore condannato alla deportazione;  Julia non le
    aveva mai detto niente di simile. Insomma Dora era talmente addolorata
    che addolor anche me;  mi resi conto come fosse inutile ripetere quel
    tentativo,  se  pure  con  la  massima  dolcezza,  e  che avrei dovuto
    scegliere un'altra via.
    Quale altra via mi rimaneva?  Cercare di formarle la mente?  Era una
    frase semplice che sonava e prometteva bene, e io decisi di formare la
    mente di Dora.
    Cominciai  subito.  Quando  si  comportava infantilmente (e mi sarebbe
    piaciuto moltissimo scherzare con lei),  mi sforzavo di essere severo,
    e finivo per sconcertare me oltre che lei.  Le parlavo degli argomenti
    che mi occupavano i pensieri, le leggevo Shakespeare,  e la stancavo a
    morte.
    Presi  l'abitudine  di impartirle,  come per caso,  frammenti di utili
    informazioni,  o di solide opinioni...  ma  non  appena  aprivo  bocca
    faceva l'atto di ritrarsi come per schivare un'esplosione.  Per quanto
    cercassi di formare la mente  della  mia  moglie  bambina  con  grande
    naturalezza  e  come  in  via  di discorso,  non potevo fare a meno di
    accorgermi che intuiva immediatamente le mie  intenzioni  e  diventava
    subito  preda del pi intenso nervosismo.  Mi riusc chiarissimo,  per
    esempio,  che giudicava Shakespeare  un  individuo  terribile.  Quella
    formazione procedeva davvero con grande lentezza.
    Senza che Traddles lo sapesse,  lo presi come alleato nell'operazione,
    e ogni volta che ci veniva a trovare,  esplodevo contro di lui le  mie
    mine,  con il secondo fine per far effetto su Dora. Immensa fu la mole
    di sapienza spicciola che impartii in tal modo a Traddles,  ma su Dora
    ebbe il solo effetto di deprimerla e di innervosirla per il timore che
    poi  sarebbe  toccato a lei ascoltare.  Mi trovai a fare da maestro di
    scuola,  da trappola e da trabocchetto;  a recitare la parte del ragno
    di fronte a Dora che era la mosca,  sempre pronto a balzar fuori della
    tana, e a procurarle un enorme fastidio.
    E tuttavia sognai lungo tutto quel periodo  intermedio  l'avvento  del
    giorno  in  cui  vi sarebbe stata fra Dora e me una comunanza perfetta
    quando le avessi formato la mente con mia piena soddisfazione, tanto
    che perseverai addirittura per dei mesi.  Scoprendo per alla fine  di
    essere  stato per tanto tempo un vero istrice o riccio tutto ricoperto
    dagli aculei di una incrollabile determinazione,  cominciai a  pensare
    che la mente di Dora era forse gi formata.
    Dopo  avere  a  lungo  riflettuto,  ci  mi  parve tanto probabile che
    abbandonai il progetto,  il quale era  stato  utile  solo  in  teoria;
    decisi  che  a partire da quel momento mi sarei accontentato della mia
    moglie bambina,  e che non avrei compiuto alcun  altro  tentativo  per
    trasformarla.  Ero  davvero  stanco  di fare quella solitaria parte di
    uomo saggio e prudente,  e di vedere mortificata  la  mia  diletta;  e
    quindi  un  giorno comperai per lei un grazioso paio di orecchini e un
    collare per Jip, e andai a casa deciso a rendermi gradito.
    Dora si mostr felice dei piccoli regali, e mi baci allegramente,  ma
    rimaneva  fra noi una leggera ombra,  e decisi che dovesse scomparire.
    Se un'ombra doveva effettivamente  esistere,  per  l'avvenire  l'avrei
    tenuta chiusa in petto.
    Sedetti sul divano accanto a mia moglie, e le aggiustai gli orecchini;
    poi  le  dissi  di  temere  che  di recente non ci eravamo fatti buona
    compagnia  come  un  tempo,  e  che  la  colpa  era  mia.  Lo  credevo
    sinceramente, e senza dubbio era vero.
    - Dora, anima mia, - dissi - la verit  che cercavo di essere saggio.
    -  E  di  rendere  saggia anche me - aggiunse timidamente Dora.  Non 
    vero, Doady?
    Alla gentile domanda espressa con il sollevare dei  sopraccigli,  feci
    cenno di s, e baciai quelle labbra dischiuse.
    - Non serve proprio a nulla - disse Dora,  scotendo la testa e facendo
    tintinnare gli orecchini. - Sai bene quale piccola cosa sono e come ho
    voluto che tu mi chiamassi fin da principio. Se non lo farai, temo che
    non ti potr mai piacere.  Sei ben sicuro di non pensare qualche volta
    che sarebbe stato meglio avere...
    - Avere che cosa,  diletta mia?  - dissi, perch non mostrava di voler
    completare la frase.
    - Niente! - disse Dora.
    - Niente? - ripetei.
    Rise, e mi gett le braccia al collo,  e si proclam con l'appellativo
    preferito  di oca,  e poi mi nascose il viso sulla spalla fra una tale
    profusione di riccioli che fu una bella fatica scostarli per  riuscire
    a vederla.
    -  Se  credo che sarebbe stato meglio non fare nulla invece di cercare
    di formare la mente della mia mogliettina? - esclamai,  ridendo di me.
    - E' questa la tua domanda? E allora ti rispondo di s.
    - Hai cercato di far questo? - grid Dora. - Oh, cattivo ragazzo!
    - Ma non lo far pi - dichiarai - perch amo tanto la mia mogliettina
    cos com'.
    - Senza storie... davvero? - chiese Dora, stringendosi a me.
    -  Perch  dovrei cercare di cambiare - dissi - ci che da tanto tempo
    mi  prezioso?  Tu non  potrai  mai  essere  migliore  di  quando  sei
    semplicemente  te  stessa,  mia dolce Dora;  e non faremo nessun altro
    esperimento assurdo,  ma ritorneremo alle vecchie abitudini  e  saremo
    felici.
    -  E  saremo  felici!  -  ripet Dora.  - S!  Tutto il giorno!  E non
    t'importer se qualche volta le cose andranno un poco, un poco male?
    - No, no - dissi. - Ce la caveremo meglio che potremo.
    - E non mi dirai pi che facciamo diventare cattivi gli  altri,  disse
    carezzevole  Dora  -  non    vero?  Perch  sai  che  una cosa tanto
    orribile.
    - No, no - risposi.
    - Meglio che io sia stupida e non infelice, non  vero? - disse Dora.
    - Meglio tu sia semplicemente Dora che qualunque altra cosa al mondo.
    - Al mondo! Doady,  tanto grande il mondo!
    Scosse la testa, alz verso i miei i suoi deliziosi occhi lucenti,  mi
    baci; scoppi in una allegra risata, e balz via per mettere a Jip il
    collare nuovo.
    Fin  cos  il  mio  ultimo  tentativo  di  produrre  in  Dora qualche
    mutamento. Erano state delle prove infelici; non potevo pi sopportare
    la mia solitaria saggezza; non la potevo conciliare con la sua lontana
    preghiera di essere la mia moglie bambina. Decisi di fare io stesso in
    silenzio quanto potevo per migliorare la  nostra  situazione,  ma  gi
    prevedevo  che  anche  il  massimo  sarebbe stato sempre poco,  se non
    volevo tornare a recitare la parte del ragno continuamente in agguato.
    E che ne era di quell'ombra a cui ho accennato,  che non  sarebbe  pi
    dovuta cadere fra noi, ma solo pesare per intero sul mio cuore?
    L'antica  sensazione di infelicit mi permeava tutta la vita.  Se mai,
    s'era fatta pi profonda, ma rimaneva indefinita; la avvertivo come un
    malinconico  motivo  musicale  debolmente  udito  nella  notte.  Amavo
    teneramente  mia  moglie ed ero felice;  ma la mia non era la felicit
    che un tempo avevo vagamente pregustata: mi mancava sempre qualcosa.
    Per tener fede alla promessa fatta a me stesso di specchiare su questi
    fogli il mio pensiero,  torno a esaminarlo attentamente e ne rivelo  i
    segreti.  Ci  di cui sentivo la mancanza era ancora nel mio giudizio,
    come sempre,  qualcosa che aveva  fatto  parte  dei  sogni  della  mia
    immaginazione  giovanile,  del  tutto  irrealizzabili,  che  ora avevo
    scoperto come tali con  una  certa  naturale  sofferenza,  come  certo
    accade a tutti.  Pensavo tuttavia che sarebbe stata una fortuna per me
    se mia moglie mi fosse stata pi vicina per dividere con me  le  tante
    preoccupazioni che rimanevano invece soltanto mie;  ci sarebbe potuto
    avvenire, lo sapevo.
    E  fra  queste  due  conclusioni  inconciliabili,  l'una  che  le  mie
    sensazioni  fossero  generali  e  inevitabili,  e  l'altra che fossero
    invece  soltanto  mie  e  che  le   cose   sarebbero   potute   andare
    diversamente, mi tenevo stranamente imparziale, senza avere una chiara
    visione  del  contrasto che presentavano.  Nel ricordare i sogni aerei
    della  prima  giovinezza  che  non  hanno  la  forza  di  realizzarsi,
    ripensavo  a  quella  condizione  migliore  che precede l'et virile e
    dalla quale ero uscito.  E poi ricordavo i giorni sereni trascorsi con
    Agnes  nella  cara  vecchia  casa,  e  li  ritrovavo davanti a me come
    fantasmi morti,  che sarebbero forse  potuti  rinascere  in  un  altro
    mondo, ma non mai riprendere vita in questo.
    Mi  veniva  a volte di riflettere: che cosa sarebbe accaduto se Dora e
    io non ci fossimo mai conosciuti?  Ma Dora era tanto connaturata  alla
    mia  esistenza,  che  era  questa la pi vana di tutte le fantasie,  e
    subito mi usciva dalla mente e dalla  vista  come  solo  intessuta  di
    tanti sottili fili di ragnatela.
    Amavo sempre Dora.  Le impressioni che ho descritte sonnecchiavano, si
    destavano a met e tornavano ad addormentarsi nei pi  intimi  recessi
    del  mio  spirito.  Non erano mai evidenti;  non so che abbiano mai in
    alcun modo influenzato quanto dicevo o facevo.  Portavo  io  tutto  il
    peso di tutte le nostre piccole cure e di tutti i miei progetti;  Dora
    teneva le penne,  e  avevamo  entrambi  la  convinzione  che  ciascuno
    svolgesse   un   proprio   ruolo  adatto  alle  circostanze.   Mi  era
    sinceramente affezionata ed era  fiera  di  me.  E  quando  nelle  sue
    lettere  Agnes  le  scrisse  alcune  righe  per manifestare con calore
    quanto fieri e  interessati  erano  i  miei  vecchi  amici  nell'avere
    notizie della mia crescente reputazione,  e che leggevano il mio libro
    con l'impressione di udirne narrare il contenuto dalla mia viva  voce,
    Dora  mi  lesse  quelle  parole  con  lagrime  di gioia nei suoi occhi
    lucenti,  e disse che ero  un  caro  vecchio  ragazzo  intelligente  e
    famoso.
    Il  primo sbagliato impulso di un cuore ignaro: mi tornavano in quel
    periodo sempre alla mente le parole della  signora  Strong,  mi  erano
    quasi  sempre presenti nel pensiero.  A volte me le trovavo destandomi
    la notte; ricordo che sognai persino di vederle scritte sui muri delle
    case.  Perch ora sapevo che il mio cuore era  ignaro  quando  mi  ero
    innamorato di Dora;  e se cos non fosse stato, non avrebbe mai potuto
    provare,   dopo  il  matrimonio,   ci  che  per  segreta   conoscenza
    sperimentava.
    Nel matrimonio non vi  nulla di peggio della diversit di opinione e
    di  propositi:  ricordavo  anche  queste  parole.  Avevo  cercato  di
    adattare Dora a me,  e avevo trovato  impossibile  riuscirvi.  Non  mi
    rimaneva  se non adattarmi a Dora;  essere contento di condividere con
    lei ci che potevo;  portare sulle spalle ci che  dovevo  e  sentirmi
    ancora felice.  Tale la consapevolezza a cui cercai di condurre il mio
    cuore quando cominciai a riflettere,  e il mio secondo  anno  di  vita
    coniugale ne risult molto pi felice del primo; e, ci che pi conta,
    rese tutta serena la vita di Dora.
    Ma sul finire di quell'anno Dora non stava bene. Avevo sperato che due
    piccole  mani pi leggere delle mie potessero contribuire a modificare
    il suo carattere,  e che un sorriso infantile  al  suo  petto  potesse
    trasformare in una donna la mia moglie bambina. Ma ci non avvenne. Lo
    spirito  si  libr  per  un  momento  sulla soglia della sua minuscola
    prigione,  e quindi,  troppo intollerante di ogni legame,  riprese  il
    volo.
    -  Zia,  quando  potr  di  nuovo  correre  come  prima - disse Dora -
    obbligher Jip a rincorrermi. Sta diventando lento e pigro.
    - Ho  il  sospetto,  mia  cara,  -  disse  mia  zia  che  le  lavorava
    tranquillamente  accanto  - si tratti di una malattia peggiore: l'et,
    Dora.
    - Crede che sia vecchio?  - esclam stupita  Dora.  -  Mi  pare  tanto
    strano che Jip sia vecchio!
    -  Bambina,   un inconveniente a cui tutti andiamo soggetti quando si
    va avanti con gli anni - disse allegra mia zia.  - Ti assicuro che  io
    me ne sento meno che mai indenne.
    - Ma Jip, - disse Dora, guardando il cane con piet - anche il piccolo
    Jip! Oh, poverino!
    -  Direi,  Fiorellino,  che  vivr  ancora  a  lungo  -  disse mia zia
    accarezzando la guancia di Dora,  che  s'era  sporta  dal  divano  per
    guardare Jip, il quale le rispose con inutili tentativi asmatici e con
    vari  contorcimenti di testa e spalle di salire all'altezza di lei.  -
    Quest'inverno dovr avere nella sua pagoda un panno di lana,  e non mi
    stupirei  di  vederlo tornare vivace con i fiori della primavera!  Che
    Dio benedica questo cagnolino!  - esclam mia zia.  - Se avesse  tante
    vite come un gatto, e fosse sul punto di perderle tutte, credo che con
    l'ultimo respiro mi abbaierebbe contro!
    Dora  l'aveva  tirato  sul  divano,  dove  infatti si mise ad abbaiare
    contro mia zia con  tale  forza  che  per  la  furia  non  riusciva  a
    mantenersi  diritto e stava tutto contorto.  Pi mia zia lo guardava e
    pi inveiva contro di lei,  anche perch da un po' mia zia portava gli
    occhiali,  e  per  un  motivo  incomprensibile il cane li giudicava un
    affronto personale.
    Dora infine riusc a calmarlo e a farlo accucciare vicino  a  s;  gli
    accarezzava lentamente una delle lunghe orecchie e ripeteva pensosa: -
    Anche il piccolo Jip! Oh, poverino!
    -  Ha  i  polmoni ancora abbastanza buoni - disse con tono allegro mia
    zia - e le sue antipatie non sono affatto diminuite.  Senza dubbio  ha
    da  vivere ancora molti anni.  Ma se vuoi un cane con cui fare le gare
    di corsa, Fiorellino, te ne regaler uno io, perch questo ha fatto la
    vita troppo comoda!
    - Grazie, zia - disse a bassa voce Dora. - Ma la prego di no!
    - No? - ripet mia zia, togliendosi gli occhiali.
    - Non vorrei avere un cane che non sia Jip - disse Dora. - Sarebbe una
    scortesia tanto grande per Jip!  Non potrei fare amicizia  con  nessun
    altro cane,  perch non mi avrebbe conosciuta prima che mi sposassi, e
    non avrebbe abbaiato contro Doady la prima volta che  venuto in casa.
    Temo proprio, zia, che non mi potrei affezionare a nessun altro cane.
    - Ma certo!  - disse mia zia,  tornando ad accarezzarle la guancia.  -
    Hai ragione.
    - Non si  offesa, - disse Dora - non  vero?
    -  Ma  quanto sei sensibile,  bambina!  - esclam mia zia,  chinandosi
    affettuosamente su di lei.  - Pensare che mi possa mai offendere!
    - No, no, non l'ho pensato veramente,  - rispose Dora - ma sono un po'
    stanca,  e per un momento sono stata sciocca... sono sempre una povera
    sciocchina,  lo sa bene;  ma nel parlare di Jip sono diventata  ancora
    pi sciocca. Lui sa tutto quello che mi  successo; non  vero, Jip? E
    non potrei mai metterlo da parte, adesso che  cambiato un poco, non 
    vero, Jip?
    Jip  si strinse ancor pi contro la padroncina,  e le lecc lentamente
    la mano.
    - Non sei ancora troppo vecchio, non  vero,  Jip,  per abbandonare la
    tua  padrona?  -  disse  Dora.  -  Ci  terremo  ancora un po' di tempo
    compagnia.
    La mia graziosa Dora!  Quando la domenica successiva scese  a  pranzo,
    mostrandosi  lieta  di  vedere  il  vecchio  Traddles  (il  quale alla
    domenica pranzava sempre da noi),  pensammo  che  entro  pochi  giorni
    avrebbe  ripreso  a  correre come prima.  Ma ci si diceva di attendere
    ancora qualche giorno,  e poi qualche giorno  ancora,  e  intanto  non
    correva e nemmeno camminava.  Era molto bella e molto gaia,  ma i suoi
    piedini gi tanto agili a danzare intorno a Jip  rimanevano  inerti  e
    immoti.
    Cominciai  a  portarla da basso ogni mattina,  e a riportarla di sopra
    ogni sera. Mi teneva le braccia strette al collo e rideva,  come se lo
    facessi  per  vincere  una  scommessa.  Jip  abbaiava  e ci saltellava
    intorno,  ci precedeva,  e poi sul pianerottolo si fermava  col  fiato
    corto  per  vedere  se  lo  seguivamo.  Mia  zia,  la  pi  paziente e
    sorridente delle infermiere,  formava alle  nostre  spalle  un  mobile
    ammasso  di  scialli  e  guanciali.  A nessuno al mondo il signor Dick
    avrebbe ceduto il compito di portare la candela  accesa.  Tante  volte
    Traddles  stava  ai  piedi  della  scala  a guardarci e a ricevere gli
    scherzosi messaggi che Dora inviava alla ragazza pi cara  del  mondo.
    Era  davvero  gaio quel nostro corteo,  e la mia moglie bambina era la
    pi gaia di tutti.
    Ma certe volte,  mentre la sollevavo,  e mi accorgevo come mi  pesasse
    sempre meno sulle braccia, mi prendeva una sensazione di freddo vuoto,
    come  se mi stessi avvicinando a un gelido paese ancora invisibile che
    mi avrebbe raggelato l'esistenza.  Evitavo di chiamare con il suo nome
    questa  sensazione per nasconderla anche a me stesso,  finch una sera
    mentre mi riusciva pi che mai opprimente,  e mia zia si era congedata
    da Dora gridandole: Buona notte, Fiorellino! - sedetti tutto solo allo
    scrittoio  e  piansi  pensando  a quel nome fatale,  e al fiore appena
    sbocciato che stava appassendo sullo stelo!




















    49 - MI TROVO IMPLICATO IN UN MISTERO.

    Un mattino ricevetti per posta, in partenza da Canterbury e spedita al
    mio indirizzo presso Doctors' Commons, la seguente lettera,  che lessi
    con stupore:

    Egregio signore,
    circostanze  indipendenti  dalla  mia  personale  volont hanno da un
    notevole lasso di tempo operato l'interruzione di quella intimit  che
    entro   le   limitate   possibilit   concessemi   dai  miei  obblighi
    professionali,  il contemplare scene ed eventi del  passato  investiti
    dalle  cangianti sfumature della memoria mi ha sempre procurato,  cos
    come dovr procurarmi sempre,  emozioni piacevoli di natura tutt'altro
    che ordinaria.  Questo fatto, egregio signore, insieme con la distinta
    altezza a cui il suo ingegno l'ha fatto salire, mi vietano la speranza
    di aspirare a prendermi la libert di rivolgermi all'amico  della  mia
    giovinezza, chiamandolo familiarmente Copperfield! Basti sapere che il
    nome  a  cui mi onoro di rivolgermi verr sempre custodito gelosamente
    fra i documenti della  nostra  casa  (alludo  all'archivio  conservato
    dalla  signora Micawber concernente i nostri antichi pigionanti),  con
    sentimenti di una personale stima che giunge sino all'affetto.
    Non si addice a un uomo che si trova a causa di errori iniziali e  di
    una  fortuita  combinazione  di  eventi avversi nella condizione di un
    veliero colato a picco (se mi  lecito assumere un  appellativo  tanto
    marinaresco),  il  quale ora prende la penna per indirizzarsi a lei...
    non si addice, ripeto, a uno che si trova in tale situazione, adottare
    il linguaggio dei complimenti e delle  congratulazioni:  tale  compito
    egli lascia a mani pi capaci e pi pure.
    Se  le sue elevate incombenze le avranno mai permesso di seguire fino
    a questo punto la presente imperfetta scrittura (il che potr avvenire
    o non avvenire in conformit dei casi),  lei naturalmente si  chieder
    quale  scopo  mi  abbia  indotto  a  vergare  la presente missiva!  Mi
    permetta dire  che  accetto  in  pieno  la  ragionevolezza  della  sua
    domanda,  e  mi  accingo  a  corrispondervi,  con  la  premessa che la
    presente non ha scopi di natura pecuniaria.
    Senza  chiaramente  riferirmi  a  una  possibile   latente   capacit
    esistente  da  parte mia di maneggiare la folgore,  o di rivolgerne la
    fiamma vendicatrice e divoratrice in una precisa  direzione,  mi  sar
    lecito  osservare  di  sfuggita  che  le  mie  speranze  luminose sono
    cancellate, che la mia pace  infranta,  che la mia capacit di godere
     distrutta, che il mio cuore non si trova pi al suo legittimo posto,
    e  che  io  non  cammino pi a fronte alta davanti ai miei simili.  La
    larva divora il fiore.  La coppa trabocca  di  amarezza.  Il  verme  
    all'opera e presto avr distrutto la sua vittima.  Tanto meglio quanto
    pi in fretta far. Ma non voglio perdermi in digressioni.
    Trovandomi cos in una condizione di  peculiare  sofferenza  mentale,
    fuori  portata anche del confortatore influsso della signora Micawber,
    da lei esercitato nel suo  carattere  tripartito  di  donna,  sposa  e
    madre,   mia intenzione evadere da me stesso per un breve periodo per
    dedicare  una  pausa  di  quarantotto  ore  a  rivedere  alcune  scene
    metropolitane di passati godimenti.
    Nel   ricercare   altri  rifugi  di  domestica  tranquillit  e  pace
    spirituale,  i miei piedi volgeranno naturalmente in  direzione  della
    prigione King's Bench. E se aggiunger che mi trover (a Dio piacendo)
    all'esterno  delle  mura  sud  di questo carcere per trasgressori alla
    legge civile dopo domani alle sette di sera precise, avr raggiunto lo
    scopo che si era prefissa la presente comunicazione epistolare.
    Non mi ritengo autorizzato a insistere perch il  mio  vecchio  amico
    signor  Copperfield,  e  il  mio  vecchio amico signor Thomas Traddles
    dell'Inner Temple,  se quest'ultimo signore  ancora vivo e  prospero,
    accettino  di  venire  a  incontrarmi  per rinnovare (nella misura del
    possibile) i nostri passati rapporti di un tempo  lontano.  Mi  limito
    pertanto  a  diramare  la notizia che nell'ora e nel luogo indicato si
    potranno trovare le rovinate vestigia di quanto ancora
    rimane
    di
    una
    torre crollata,
    ovvero di:
    WILKINS MICAWBER.

    P.S.  Pu essere consigliabile aggiungere a  quanto  detto  sopra  la
    dichiarazione  che la signora Micawber non  in confidenziale possesso
    delle mie intenzioni.

    Rilessi pi volte questa lettera.  Tenuto in  debito  conto  lo  stile
    magniloquente  del  signor Micawber,  e lo straordinario godimento con
    cui egli si  accingeva  sempre  a  stendere  lunghe  missive  in  ogni
    possibile  e  anche  impossibile circostanza,  ritenni tuttavia che in
    fondo  a  questa  prolissa  comunicazione  si  celasse   qualcosa   di
    importante.  La  misi  da parte per riflettere;  la ripresi e tornai a
    leggerla, e stavo ancora studiandola quando Traddles mi trov in preda
    alle mie perplessit.
    - Mio caro amico,  - dissi -  non  sono  stato  mai  pi  contento  di
    vederti. Sei venuto a darmi il beneficio del tuo ragionevole consiglio
    nel momento pi opportuno.  Traddles,  ho ricevuto dal signor Micawber
    una lettera molto strana.
    - Ma no! - grid Traddles. - Cosa dici?  E io ne ho ricevuto una dalla
    signora Micawber!
    Detto  questo,  Traddles  con  il  viso  acceso per la camminata,  e i
    capelli che sotto il duplice effetto del moto  e  dell'agitazione  gli
    stavano  ritti  sul  capo  come  se  egli avesse davanti agli occhi un
    allegro fantasma,  mi diede la sua lettera e la scambi  con  la  mia.
    Rimasi  a  fissarlo  mentre  si addentrava nel cuore della missiva del
    signor Micawber,  e ricambiai l'inarcarsi dei suoi sopraccigli con cui
    comment   l'accenno   alla   folgore  e  alla  fiamma  divoratrice  e
    vendicatrice,  esclamando: - Santo cielo,  Copperfield!  -  quindi  mi
    concentrai sull'epistola della signora Micawber, la quale diceva:

    I  miei omaggi al signor Thomas Traddles,  e nel caso egli ricordasse
    ancora una persona che un tempo ebbe la felicit di  conoscerlo  bene,
    posso  chiederle di darmi pochi minuti del suo tempo libero?  Assicuro
    il signor T.T.  che non vorrei abusare  della  sua  bont  se  non  mi
    trovassi addirittura sull'orlo della pazzia.
    Per  quanto  mi  addolori  il  parlarne,  la  causa  che  mi induce a
    rivolgere questo meschino appello al signor Traddles,  sollecitando la
    sua  indulgenza,    l'estraniarsi  del  signor  Micawber  (gi  tanto
    casalingo) dalla moglie e dai figli.  Il signor T.  non pu immaginare
    il  cambiamento  avvenuto  nella condotta del signor Micawber,  la sua
    scontrosit,  la sua violenza.  Ci  andato  gradatamente  aumentando
    fino   ad   assumere   tutte   le   apparenze   di   una   aberrazione
    dell'intelletto.  Dichiaro al signor  Traddles  che  non  passa  quasi
    giorno senza che non abbia luogo qualche parossismo.  Il signor T. non
    mi chieder che gli descriva i miei sentimenti quando lo informer che
    mi sono abituata a sentir affermare dal signor Micawber che egli si  
    venduto al diavolo.  Il mistero e la segretezza sono da tempo ormai le
    sue  principali  caratteristiche,   hanno  da  tempo  rimpiazzato  una
    confidenza   illimitata.   La  minima  provocazione,   anche  solo  il
    chiedergli se ha il desiderio di un particolare piatto per il  pranzo,
    lo  inducono  a  esprimere  il desiderio di giungere alla separazione.
    Ieri sera,  avendogli i gemelli richiesto con  qualche  insistenza  il
    dono  di  due  pence  per  acquistare  certe  pasticche al limone (una
    specialit locale) egli  rispose  minacciandoli  con  un  coltello  da
    ostriche!
    Supplico  il  signor  Traddles  che abbia pazienza se entro in questi
    dettagli. Ma senza di essi credo che il signor T. troverebbe difficile
    farsi la pi pallida idea della situazione straziante in cui mi trovo.
    Posso ora osare di confidare al signor T.  lo scopo della mia lettera
    ?
    Vorr   egli   permettere  che  io  mi  affidi  alla  sua  amichevole
    comprensione? Oh, s, perch conosco il suo cuore!
    L'occhio attento dell'affetto  femminile  non  si  lascia  facilmente
    accecare.  Il signor Micawber sta per recarsi a Londra. Sebbene questa
    mattina egli abbia cercato, prima di colazione, di nascondere con cura
    la mano mentre scriveva l'indirizzo da attaccare alla  nostra  piccola
    valigia  marrone  dei  giorni pi lieti,  l'occhio d'aquila dell'ansia
    coniugale  ha  scoperto  una  finale  di  parola  con  queste  lettere
    chiaramente tracciate: "d r a".  La stazione di Londra della diligenza
     la locanda "Croce d'Oro". Posso osare di vivamente pregare il signor
    T.  che cerchi il mio traviato marito e  lo  faccia  ragionare?  Posso
    osare  di  chiedere  al signor T.  che tenti di mettersi fra il signor
    Micawber e la sua straziata famiglia? Oh, no, questo sarebbe troppo!
    Se il signor Copperfield dovesse ancora ricordare una persona  ignota
    alla  fama,   vorrebbe  il  signor  T.  incaricarsi  di  trasmettergli
    l'espressione dei miei inalterati devoti  sentimenti  e  una  identica
    supplica?  In  ogni  caso  egli  avr la bont di ritenere la presente
    strettamente confidenziale,  e in nessun  caso  e  per  nessun  motivo
    alludere a essa,  nemmeno da lontano, in presenza del signor Micawber.
    Se il signor T. dovesse per caso scrivere una risposta (il che ritengo
    sia del tutto improbabile),  una lettera indirizzata  a  M.E.,  presso
    l'Ufficio  Postale  di Canterbury,  non avr quelle penose conseguenze
    che avrebbe se diretta immediatamente a colei che  si  sottoscrive  al
    colmo dell'angoscia,
    del signor Thomas Traddles rispettosa amica e supplice,
    EMMA MICAWBER.

    - Che cosa te ne pare di questa lettera?  - disse Traddles, gettandomi
    un'occhiata dopo che l'ebbi letta due volte.
    - E come giudichi tu l'altra?  - chiesi io  di  rimando,  mentre  egli
    stava ancora leggendo con la fronte aggrottata.
    - Copperfield,  - mi rispose Traddles - penso che le due lettere messe
    insieme abbiano un significato maggiore di quello che il signore e  la
    signora Micawber diano di solito alla loro corrispondenza,  ma...  non
    so quale sia.  Sono entrambe scritte in buona fede,  su questo non  ho
    dubbi,  e senza alcun accordo nascosto. Poveretta! - ora alludeva alla
    signora Micawber,  mentre mettevamo a confronto le due lettere: - Sar
    un  atto  di  carit  scriverle almeno per dirle che non mancheremo di
    vedere il signor Micawber.
    Acconsentii subito,  anche perch  adesso  mi  rimproveravo  di  avere
    trattato con una certa leggerezza la prima lettera della signora. Come
    ho gi scritto,  mi aveva dato un bel po' da pensare, ma preso com'ero
    dal lavoro e dalla famiglia, e poi per non avere pi ricevuto notizie,
    avevo finito per dimenticare quell'argomento.  Mi ero spesso ricordato
    dei Micawber,  ma soprattutto per chiedermi quali passivit pecuniarie
    stessero contraendo a  Canterbury,  avendo  presente  come  il  signor
    Micawber   fosse  riservato  verso  di  me  da  quando  era  diventato
    segretario di Uriah Heep.
    In ogni modo ora scrissi una lettera di incoraggiamento  alla  signora
    Micawber anche a nome di Traddles,  e la firmammo entrambi.  Mentre si
    andava in citt per  impostarla,  Traddles  e  io  parlammo  a  lungo,
    varando un certo numero di ipotesi,  che non mette conto riferire qui.
    Al pomeriggio mettemmo mia  zia  a  parte  del  segreto,  ma  la  sola
    conclusione a cui pervenimmo fu la decisione di recarci con la massima
    puntualit all'appuntamento con il signor Micawber.
    Per  quanto  fossimo nel luogo fissato con quindici minuti di anticipo
    sull'ora fissata,  vi trovammo gi il signor Micawber: rivolto al muro
    con le braccia conserte,  contemplava le lance acuminate sull'orlo,  e
    aveva un'espressione sentimentale come se vedesse i  rami  intrecciati
    degli alberi che in giovent gli avevano offerto ombra e riparo.
    Quando  ci  avvicinammo  potemmo  notare che il suo aspetto era un po'
    meno ordinato e aristocratico di un tempo. Per quella spedizione aveva
    smesso il completo nero di tono legale in cambio della vecchia  giubba
    con i calzoni aderenti,  ma l'aria non era la stessa di un tempo.  Via
    via  che  ci  mettemmo  a  conversare  riprese  in  parte  il  vecchio
    atteggiamento,  ma  sembrava  a  disagio  perfino  il  monocolo;  e il
    colletto della camicia, bench delle antiche dimensioni smisurate, era
    un po' meno rigido.
    - Signori!  - disse dopo i primi saluti il signor Micawber - siete per
    me  amici  nella  sventura,  e  perci  dei veri amici.  Mi sia lecito
    presentare la mia richiesta di  notizie  intorno  alla  salute  fisica
    della  signora  Copperfield  "in  esse",  e della signora Traddles "in
    posse"... vale a dire,  sempre che il mio amico signor Traddles non si
    sia  ancora  unito  per  la buona e la cattiva sorte con l'oggetto dei
    suoi affetti.
    Lo ringraziammo della gentilezza,  e pronunciammo le nostre rispettive
    risposte. Poi richiam la nostra attenzione sul muro della prigione, e
    stava  cominciando  a  dire: - Vi assicuro,  signori...  - quando osai
    interrompere la forma cerimoniosa di quell'indirizzo,  e lo pregai che
    ci parlasse come faceva un tempo.
    -  Mio  caro  Copperfield,  -  rispose,  stringendomi la mano - la sua
    cordialit mi  confonde.  Questa  accoglienza  offerta  a  uno  sparso
    frammento del tempio un tempo chiamato Uomo (se mi  lecito esprimermi
    in tal modo) rivela un cuore che onora la nostra natura comune.  Stavo
    per dire che mi trovo  a  rivedere  il  luogo  tranquillo  in  cui  si
    consumarono alcune delle ore pi felici della mia esistenza.
    - Rese tali, non ne dubito - dissi - dalla signora Micawber. Spero che
    si trovi in buona salute.
    - Grazie - disse il signor Micawber, il cui volto a questo richiamo si
    era  rannuvolato:  -  sta  discretamente.  E  questa - disse il signor
    Micawber chinando la testa con tristezza -  la King's  Bench!  E  qui
    per  la prima volta nel giro di molti anni la pressione insopportabile
    delle passivit  pecuniarie  non  veniva  proclamata  un  giorno  dopo
    l'altro  dalle voci importune di chi si rifiutava di lasciar libero il
    corridoio;  dove non  vi  era  battente  alla  porta  che  annunciasse
    l'arrivo di qualche creditore;  dove non si esigeva la presenza fisica
    ai processi;  e dove gli atti venivano presentati  solo  ai  cancelli!
    Signori! - disse il signor Micawber. - Quando l'ombra di quei ferri in
    cima  al  muro  di  mattoni  si  proiettava  sulla ghiaia della piazza
    d'armi, ho visto i miei bambini seguire il complesso tracciato di quel
    disegno,  evitando  di  calpestare  i  punti  oscuri.  Ho  imparato  a
    conoscere  ogni  pietra  di  questo luogo.  Se ceder alla commozione,
    saprete perdonarmi.
    - Ne abbiamo fatta della strada da allora, signor Micawber! - dissi.
    - Signor Copperfield,  - ribatt con amarezza  il  signor  Micawber  -
    quando  ero  ospite  di  quel rifugio potevo guardare in faccia il mio
    prossimo, e se qualcuno mi offendeva, avrei potuto rompergli la testa.
    Ma ora il mio prossimo e io non ci troviamo pi  in  questo  magnifico
    rapporto!
    Voltando  le  spalle  alla  prigione  con  aria  abbattuta,  il signor
    Micawber accett l'offerta da un lato del mio  braccio,  e  dall'altro
    del braccio di Traddles, e cominci a camminare tra noi.
    -  Vi sono certe pietre miliari lungo la strada verso la tomba osserv
    il signor Micawber,  girandosi  per  gettare  dietro  a  s  un'ultima
    occhiata di affetto - che se non fosse per il significato blasfemo del
    suo  desiderio,  l'uomo  non vorrebbe mai essere costretto a lasciarsi
    alle spalle.  E una di  queste  pietre  miliari  della  mia  variegata
    esistenza  appunto la King's Bench.
    - Oh, lei  davvero depresso, signor Micawber! - disse Traddles.
    - Proprio cos - conferm il signor Micawber.
    -  Spero  -  disse  Traddles  -  che  non  sia  perch  le  diventata
    antipatica la legge... sa bene che sono anch'io uomo di legge.
    Il signor Micawber non aperse bocca.
    - Signor Micawber, come sta il nostro amico Heep? - gli chiesi dopo un
    intervallo di silenzio.
    - Mio caro Copperfield! - mi rispose il signor Micawber con improvvisa
    eccitazione,  e diventando pallido.  - Se lei chiama SUO amico il  mio
    datore  di  lavoro,  ci  mi addolora;  se lo definisce amico MIO,  le
    risponder con un sardonico sorriso. E qualunque sia l'appellativo con
    cui lei alluder al mio datore di lavoro,  mi permetter di  limitare,
    senza intenzione di offenderla,  la mia risposta a dirle che qualunque
    sia il suo stato di salute,  il suo aspetto  volpino,  per  non  dire
    diabolico.  Lei mi conceder che,  come privato individuo,  io declini
    l'invito di seguitare a parlare di un argomento,  il quale,  dal punto
    di  vista  professionale,  mi  ha  gi  spinto sull'orlo estremo della
    disperazione.
    Espressi il rammarico di avere involontariamente toccato un  tema  che
    lo sconvolgeva tanto.  - Posso chiederle, senza rischio di ripetere il
    mio errore - dissi - come stanno i miei vecchi amici,  il signore e la
    signorina Wickfield?
    -  La  signorina  Wickfield  -  rispose il signor Micawber,  facendosi
    adesso tutto rosso - ,  come  sempre stata,  un modello e un esempio
    luminoso.  Mio  caro Copperfield,  essa  l'unica zona stellata di una
    disgraziata  esistenza.   Il  mio  rispetto  per   questa   signorina,
    l'ammirazione  che nutro per il suo carattere,  la devozione che provo
    per ci che rappresenta di amore,  lealt,  bont...  Fatemi girare in
    una  via  deserta  - disse a questo punto il signor Micawber - perch,
    sull'anima mia, in questo stato d'animo non mi sento all'altezza della
    situazione!
    Lo conducemmo subito  in  un  vicolo,  ed  egli  trasse  di  tasca  il
    fazzoletto e si appoggi con le spalle al muro.  Se la mia espressione
    nel guardarlo era  grave  come  quella  dello  sguardo  rivoltogli  da
    Traddles,   deve   senza  dubbio  avere  trovato  la  nostra  presenza
    tutt'altro che adatta a rallegrarlo.
    - E' mio destino  -  disse  il  signor  Micawber  singhiozzando  senza
    ritegno,  e  tuttavia facendo anche questo non senza l'ombra della sua
    antica aria di stare  compiendo  un  gesto  aristocratico.  -  E'  mio
    destino,  signori,  che  i pi delicati sentimenti della natura umana,
    diventino per me dei rimproveri.  La mia deferenza verso la  signorina
    Wickfield    per  il mio petto una scarica di strali.  E' meglio,  vi
    prego,  che mi lasciate percorrere le strade della terra da vagabondo.
    I vermi sistemeranno le mie cose con raddoppiata velocit.
    Senza  aderire alla sua supplica,  gli rimanemmo vicini finch mise da
    parte il fazzoletto, si raddrizz il colletto della camicia,  e con lo
    scopo  di  ingannare quelli della zona che l'avessero per caso notato,
    si mise a canterellare un'aria con  il  cappello  molto  inclinato  di
    lato.  Non  immaginavo  ci  che  avremmo potuto perdere se l'avessimo
    perduto subito di vista;  gli dissi  che  sarei  stato  lietissimo  di
    presentargli  mia  zia,  se  solo  avesse  voluto  fare  una  corsa in
    diligenza fino a Highgate, dove un letto era pronto per lui.
    - Signor Micawber, - dissi - ci potr fare un bicchiere del suo famoso
    "ponce", e quando si parler di ricordi pi lieti dimenticher ci che
    le pesa nella mente.
    - Oppure - aggiunse prudentemente Traddles - si confider con  noi  se
    trover che le sia di sollievo rivelarci ogni cosa.
    - Signori!  - rispose il signor Micawber - fate di me come vi aggrada!
    Io sono una pagliuzza sulla superficie dell'oceano,  sbattuta in  ogni
    direzione  dagli  elefanti...  chiedo  scusa,  avrei dovuto dire dagli
    elementi.
    Riprendemmo a camminare tenendoci sotto braccio, trovammo la diligenza
    appena  prima  che  partisse,  e  arrivammo  a  Highgate  senza  dover
    affrontare  imprevisti.  Mi sentivo molto a disagio,  e incerto su che
    cosa dire o fare per il meglio;  ed era evidente che Traddles aveva  i
    miei stessi pensieri. Lungo quasi tutto il percorso il signor Micawber
    rimase immerso nella pi nera tetraggine.  Fece, s, qualche tentativo
    di riprendersi e  canterellare  la  fine  di  un'arietta,  ma  le  sue
    ricadute   nella   malinconia   pi   profonda   erano   pi  che  mai
    impressionanti per l'ironia del cappello troppo  di  traverso,  e  del
    colletto della camicia rialzato fino agli occhi.
    Andammo da mia zia invece che a casa mia,  perch Dora non stava bene.
    Mandai a chiamare mia zia,  che  venne  subito,  e  salut  il  signor
    Micawber con benevola cordialit. Il signor Micawber le baci la mano,
    quindi  si  ritir  vicino  a  una  finestra,  e  tratto  di  tasca il
    fazzoletto rimase a lottare con se stesso.
    Il signor Dick era in casa. Aveva per sua natura una grandissima piet
    verso chiunque si mostrasse a disagio,  ed era tanto pronto a scoprire
    le  persone  in  queste  condizioni,  che  strinse  la  mano al signor
    Micawber almeno una dozzina di volte in cinque minuti.  Tale calore da
    parte  di  uno  sconosciuto riusc tanto commovente al signor Micawber
    oppresso dai suoi guai, che a ogni stretta di mano si limitava a dire:
    - Mio caro signore,  la sua cortesia mi onora!  -  E  il  signor  Dick
    giudicava  tanto  gradevoli  queste parole,  che rifaceva il gesto con
    vigore ancora pi grande.
    - La cordialit di questo  signore,  -  disse  a  mia  zia  il  signor
    Micawber - se lei permette che usi per via di metafora una espressione
    tratta  dal  nostro  sport  pi  violento,  mi mette k.o.  Per un uomo
    tormentato  da  un  complesso  peso  di  perplessit   e   incertezze,
    un'accoglienza come questa  sconvolgente, lo giuro.
    -  Il  mio  amico signor Dick - disse con orgoglio mia zia -  un uomo
    fuori del comune.
    - Ne sono convinto - disse il signor Micawber.  - Mio caro signore!  -
    disse al signor Dick, il quale tornava a stringergli la mano: - La sua
    cordialit mi commuove profondamente!
    - Come si sente adesso? - gli chiese con un'occhiata ansiosa il signor
    Dick.
    -  Depresso,  mio  caro signore - gli rispose con un sospiro il signor
    Micawber.
    - Deve farsi animo - lo incoraggi il signor Dick - e stare meglio che
    pu.
    Il signor Micawber fu sopraffatto da tali cortesi parole e  per  avere
    di  nuovo  trovato che la mano del signor Dick stringeva la sua.  - Il
    mio destino - disse -  fu  di  imbattermi  dentro  al  vario  panorama
    dell'esistenza  in  qualche  rara  oasi,  ma  non mai in una che fosse
    fresca e verdeggiante quanto la presente!
    In un altro momento avrei trovato divertente questa immagine, ma avevo
    l'impressione che fossimo tutti alquanto impacciati e a disagio,  e mi
    sorpresi  a  studiare  con vera ansia il signor Micawber evidentemente
    combattuto fra il desiderio di rivelare qualcosa e la contraria spinta
    a non dire un bel nulla,  tanto da  sentirmi  addirittura  la  febbre.
    Traddles  se  ne  stava  seduto sull'orlo della seggiola con gli occhi
    spalancati e i capelli pi  irti  che  mai;  passava  lo  sguardo  dal
    pavimento  al  signor Micawber,  e non tentava nemmeno di aprir bocca.
    Mia zia concentrava anch'essa la sua acuta attenzione sul suo  ospite,
    e  fra  noi  fu  quella  che  meglio  dominava le proprie impressioni,
    riuscendo a farlo parlare e a fargli dire qualcosa, lo volesse o no.
    - Signor Micawber,  - disse mia zia - lei  un vecchio  amico  di  mio
    nipote. Vorrei avere avuto il piacere di conoscerla prima di adesso.
    -  Signora,  - le rispose il signor Micawber - e io vorrei avere avuto
    l'onore di conoscere lei in un  precedente  periodo.  Non  sono  stato
    sempre il relitto che lei vede adesso.
    - Spero che la signora Micawber e i figli stiano bene - disse mia zia.
    Il signor Micawber chin la testa.  - Stanno bene,  signora, - rispose
    disperato dopo una pausa - come possono  mai  sperare  di  sentirsi  i
    banditi e i reietti.
    -  Che  Dio  la benedica,  signore!  - esclam mia zia con il suo tono
    brusco. - Che cosa dice mai!
    - Signora! - le rispose il signor Micawber: - La sussistenza della mia
    famiglia  appesa a un filo. Il mio datore di lavoro...
    Ma qui il signor Micawber s'interruppe lasciandoci in asso, e cominci
    a sbucciare il limone che per mio ordine gli era stato  messo  davanti
    insieme  con  gli  altri  ingredienti  di  cui  si serviva per fare il
    "ponce".
    - Ha detto il  suo  datore  di  lavoro...  -  disse  il  signor  Dick,
    toccandogli  il  braccio,  come per ricordargli gentilmente ci di cui
    stava parlando.
    - Mio caro signore!  - gli rispose il signor Micawber.  -  Grazie!  Le
    sono obbligato.  - E tornarono a stringersi la mano.- Signora,  il mio
    datore di lavoro...  il signor Heep...  un giorno mi fece il favore di
    farmi presente che se non mi trovassi nella condizione di ricevere gli
    emolumenti  mensili  relativi  al  mio  impiego  presso di lui,  sarei
    probabilmente un saltimbanco vagante intorno per il paese,  occupato a
    inghiottire  spade  e a mangiare l'elemento divoratore.  Per quanto io
    possa sperare l'opposto,   ancora probabile che i  miei  figli  siano
    ridotti a cercare di vivere per mezzo di contorsioni del corpo,  e che
    la signora Micawber debba  accompagnare  le  loro  innaturali  abilit
    girando la manovella di un organetto.
    Con  un  gesto  largo  ed  espressivo  del coltello il signor Micawber
    lasci capire che si poteva prevedere l'avvento di un  tale  stato  di
    cose quando egli non fosse pi di questo mondo,  e riprese a sbucciare
    il limone con aria disperata.
    Mia zia appoggi il gomito sul  tavolino  rotondo  che  si  teneva  di
    solito  vicino,   e  seguit  a  scrutare  il  signor  Micawber.   Ero
    naturalmente avverso all'idea di tendergli una trappola per indurlo  a
    fare  una rivelazione che non fosse pronto a compiere volontariamente,
    ma l'avrei condotto a  quel  punto  se  non  mi  fossi  accorto  della
    stranezza  dei  suoi gesti,  vale a dire notai che metteva le bucce di
    limone nel bollitore,  lo zucchero nel  piattino  dello  smoccolatoio,
    l'alcool nella brocca vuota, e cercava fiduciosamente di versare acqua
    bollente da un candeliere.  Vidi che la crisi era prossima,  e infatti
    scoppi.  Respinse rumorosamente tutto ci che gli stava  davanti,  si
    alz, tolse di tasca il fazzoletto e scoppi in lagrime.
    -  Mio  caro  Copperfield!  -  disse  il  signor Micawber da dietro il
    fazzoletto.  - Fra tutte le incombenze  questa  esige  mente  calma  e
    dignit personale. Non la posso eseguire. Nemmeno per idea.
    - Signor Micawber!  - esclamai.  - Di che cosa si tratta?  La prego di
    parlare liberamente. Lei si trova tra amici.
    - Tra amici! - disse il signor Micawber,  e gli sgorg fuori tutto ci
    che  s'era  tenuto chiuso dentro.  - Santo cielo,   appunto perch mi
    trovo tra amici che sono ridotto in questa condizione.  Di che cosa si
    tratta,  signori?  Di che cosa non si tratta,  piuttosto! Si tratta di
    delinquenza, bassezza, tradimento, frode,  congiura,  ecco di che cosa
    si tratta; e il nome di tutto l'atroce mucchio ... Heep!
    Mia zia batt le mani e tutti noi sussultammo come ossessi.
    -  La  lotta    terminata!  - disse il signor Micawber,  agitando con
    violenza il fazzoletto,  e di quando in quando spalancando le  braccia
    come  se stesse nuotando in condizioni di sovrumana difficolt.  - Non
    voglio pi vivere a questo modo.  Sono un miserabile tagliato fuori da
    tutto   ci   che   rende   sopportabile  la  vita.   Il  servizio  di
    quell'infernale  briccone  mi  ha  stregato.   Rendetemi  mia  moglie,
    restituitemi  i  miei  figli,  mettete  Micawber  al posto del piccolo
    disgraziato che va  intorno  calzando  i  suoi  stivali,  fatemi  pure
    inghiottire una spada domani, lo far! E di buon appetito!
    Non  avevo mai visto in vita mia un individuo cos agitato.  Cercai di
    calmarlo per condurlo a un discorso ragionevole,  ma non faceva se non
    agitarsi ancor pi, e non ascoltava una sola parola.
    -  Non  stringer  pi  la  mano a nessuno - disse il signor Micawber,
    ansimando,  sbuffando e singhiozzando in tal misura che era come se si
    dibattesse  in  un'acqua  gelida  -  finch  non  avr ridotto a brani
    quell'odioso serpente di Heep!  Non accetter alcuna ospitalit  prima
    di avere... indotto il Vesuvio a... eruttare sull'ignobile briccone...
    Heep!  Una bevanda sotto...  questo tetto... e specialmente un "ponce"
    mi...   soffocherebbe...   a  meno  che  io  non  avessi  da  prima...
    soffocato...  quel  bugiardo...  imbroglione  di...  Heep!  facendogli
    uscire...  gli occhi...  dall'orbita!  lo...  non vedr  nessuno...  e
    non...  parler...  e  non vivr in alcun...  luogo...  prima di avere
    stritolato...  facendone...  un  atomo  invisibile...   quell'ipocrita
    spergiuro... trascendente e immortale di... Heep!
    Temetti  davvero  che  il  signor  Micawber  morisse  sul  colpo.  Era
    spaventoso il suo modo di portare avanti  queste  frasi  sconnesse,  e
    come,  ogni  volta  che si avvicinava al nome di Heep,  si sforzava di
    giungervi,  vi si avventava  contro  quasi  esanime  e  finalmente  lo
    pronunciava  con  una  veemenza  poco  meno che straordinaria.  Ma ora
    quando si abbandon fradicio  di  sudore  contro  la  spalliera  della
    seggiola  e  ci  fiss,  avendo  il  viso  acceso  di  non  so  quante
    impossibili sfumature,  mentre una interminabile serie  di  singhiozzi
    gli  saliva in gola con rapidissima successione,  tanto che pareva gli
    scoppiassero in fronte,  aveva proprio tutta l'aria di  trovarsi  agli
    estremi.  Mi sarei avvicinato per dargli soccorso,  ma mi respinse con
    il gesto e non volle sentire parola.
    - No, Copperfield!...  Non deve parlare...  prima che...  la signorina
    Wickfield...   una   riparazione   di   torti  inflitti  dall'ignobile
    briccone...  Heep!  -  (Sono  persuaso  che  non  sarebbe  riuscito  a
    pronunciare tre parole,  non fosse stata l'energia che questo nome gli
    infondeva quando sentiva che  stava  per  venirgli  sulle  labbra).  -
    Segreto  inviolabile...  rispetto a...  tutti al...  mondo...  nessuna
    eccezione...  oggi  otto...   prima  colazione...   tutti  presenti...
    compresa  zia...  e  gentilissimo  signore...  tutti  nell'albergo  di
    Canterbury...  dove...  signora Micawber e io...  canteremo in coro ai
    vecchi amici...  e...  denunceremo intollerabile delinquente...  Heep!
    Nient'altro da dire...  niente da ascoltare...  via  immediatamente...
    impossibile  godere...   compagnia...  sulle  tracce  dell'ipocrita  e
    dannato traditore... Heep!
    Avendo cos ripetuto per l'ultima volta il nome stregato  che  l'aveva
    sorretto fin l, e che aveva pronunciato con violenza ancora maggiore,
    il  signor  Micawber si precipit fuori della casa,  lasciandoci in un
    tale stato di eccitazione,  speranza e stupore da farci sentire appena
    meglio di lui. Ma anche adesso la sua passione di scrivere missive era
    troppo  forte  perch  venisse  soffocata,  e mentre eravamo ancora al
    colmo di quello stato di eccitazione,  speranza e  stupore,  mi  venne
    recapitata la seguente lettera da una vicina locanda,  nella quale era
    entrato per scriverla:

    Segretissima e confidenziale.
    Egregio signore,
    desidero per suo mezzo porgere alla sua ottima zia le mie  scuse  per
    la mia agitazione di poco fa.  Quella esplosione di un vulcano a lungo
    compresso fu  la  risultante  di  una  lotta  interna  pi  facile  da
    immaginare che da descrivere.
    Spero di avere reso discretamente comprensibile l'appuntamento per la
    mattina  della settimana ventura (esattamente oggi a otto) nel ritrovo
    di pubblico svago di Canterbury,  dove un giorno la signora Micawber e
    io abbiamo avuto l'onore di unire la nostra voce alla sua nella famosa
    canzone dell'immortale daziere poeta vissuto a nord del fiume Tweed.
    Adempiuto al dovere,  ed eseguito l'atto di riparazione,  che soli mi
    metteranno in condizione di guardare in faccia i miei simili,  nessuno
    pi  mi  vedr.  Chieder  soltanto  di  venire  deposto  nel luogo di
    universale ritrovo in cui
    ciascuno nella sua stretta cella
    riposano per sempre i rudi padri del villaggio.
    ...con questa semplice iscrizione:
    WILKINS MICAWBER.






    50 - IL SOGNO DEL SIGNOR PEGGOTTY SI AVVERA.

    Erano trascorsi ormai alcuni mesi dall'incontro con Martha sulla  riva
    del  fiume.  Non  l'avevo  pi  vista,  ma  s'era messa varie volte in
    contatto con il signor Peggotty. Il suo premuroso intervento non aveva
    ancora dato alcun  risultato;  n,  da  quanto  mi  diceva  il  signor
    Peggotty,  si era mai potuto avere la minima informazione intorno alla
    sorte di  Emily.  Confesso  di  avere  cominciato  a  disperare  sulla
    possibilit che la si ritrovasse,  e di essermi a poco a poco convinto
    che fosse morta.
    La fiducia del signor Peggotty rimaneva invece immutata. Per quanto so
    (e credo che il suo onesto cuore non avesse segreti per  me),  la  sua
    certezza   di  ritrovarla  non  vacill  mai.   La  sua  pazienza  era
    instancabile.  E sebbene tremassi al pensiero della  disperazione  che
    l'avrebbe colpito nel caso in cui la sua incrollabile certezza dovesse
    ricevere  un colpo mortale,  vi riconoscevo un tono cos religioso,  e
    l'espressione  delle  pi  pure  profondit  affettive  del  suo   bel
    carattere,  che  il passare dei giorni non faceva se non accrescere il
    rispetto che gli portavo e l'onore in cui lo tenevo.
    La sua non era la fiducia inerte che spera e non si muove.  Era sempre
    stato energico e laborioso,  sapeva come in tutte le cose per le quali
    occorre un aiuto,  si debba in primo luogo compiere la propria parte e
    aiutarsi  da s.  So che una volta part di notte per arrivare a piedi
    fino a Yarmouth nel dubbio che per chiss quale incidente la luce  non
    dovesse brillare alla finestra della vecchia casa barca.  So che, dopo
    avere trovato nel giornale una notizia che si sarebbe potuta  riferire
    a lei,  prese il bastone e part per un viaggio di sessanta o settanta
    miglia.  Dopo che gli ebbi riferito le informazioni procuratemi  dalla
    signorina Dartle, si era recato per mare fino a Napoli. E tutti i suoi
    viaggi  erano  estremamente  disagevoli,  perch  era  fermissimo  nel
    proposito di tenere in serbo il denaro per Emily in attesa del  giorno
    in  cui l'avrebbe ritrovata.  E durante tutte quelle ricerche non udii
    mai  che  si  lamentasse,  n  che  dicesse  di  sentirsi  stanco,   o
    scoraggiato.
    Dopo  il nostro matrimonio Dora l'aveva visto parecchie volte e gli si
    era molto affezionata.  Mi pare ancora di vederlo in piedi accanto  al
    divano  di  lei,  con  in mano il rozzo berretto,  e gli occhi azzurri
    della mia moglie bambina levati su di lui con timido stupore.  A volte
    quando  veniva  a  parlare  con  me sul far della sera lo convincevo a
    fumare la pipa in giardino mentre passeggiavamo  lentamente  avanti  e
    indietro;  e  allora  l'immagine  della  sua  casa deserta,  dell'aria
    accogliente che aveva la sera per me fanciullo quando il fuoco  ardeva
    nel camino mi tornava pi che mai vivida alla mente.
    Una  sera  venne  all'ora solita per dirmi che aveva trovato Martha la
    sera prima ad attenderlo davanti alla casa dove alloggiava: gli  aveva
    detto  di  non  allontanarsi  per  alcun motivo da Londra prima che si
    fosse di nuovo fatta vedere.
    - Le ha spiegato perch? - gli chiesi.
    - Gliel'ho chiesto,  signorino Davy,  - rispose - ma sono ben poche le
    parole che dice ogni volta; attese la mia risposta e se ne and.
    - Disse quando pensava che lei la potesse rivedere? - insistetti.
    - No,  signorino Davy,  - rispose passandosi la mano sul viso con aria
    pensosa - le ho domandato anche questo,  ma ha detto  che  non  sapeva
    quando.
    Da tempo evitavo di incoraggiarlo con speranze appese a un filo perci
    aggiunsi  soltanto che forse l'avrebbe vista fra non molto.  Tenni per
    me le riflessioni provocate da quella notizia, e che non erano davvero
    ottimistiche.
    Una sera, circa due settimane dopo, stavo passeggiando nel giardino da
    solo: me ne ricordo benissimo,  era il secondo giorno della  settimana
    di  attesa che ci aveva data il signor Micawber.  Era piovuto tutto il
    giorno e l'aria molto umida rendeva pesante il  fogliame  folto  degli
    alberi, ma la pioggia era cessata, sebbene il cielo fosse ancora cupo,
    e  gli  uccellini avevano preso a cantare allegri e pieni di speranza.
    Passeggiavo avanti e indietro per ii giardino nel  crepuscolo  che  si
    addensava;  poi  quelle  piccole  voci  tacquero,  e  cal il silenzio
    proprio della campagna in  quell'ora  serale,  quando  nessun  fruscio
    muove  nemmeno i rami pi leggeri da cui solo cadono a tratti gocce di
    pioggia.
    Di fianco al nostro villino vi era un piccolo graticcio  ricoperto  di
    edera,  attraverso  il quale,  dal giardino in cui mi trovavo,  potevo
    vedere la strada di fronte  all'ingresso.  Pensavo  a  tante  cose,  e
    volgendo  per  caso gli occhi in quella direzione scorsi nella via una
    figura avvolta in un povero mantello: si sporgeva verso  di  me  e  mi
    faceva un cenno di richiamo.
    - Martha! - esclamai, avvicinandomi.
    - Pu venire con me?  - chiese con un agitato bisbiglio. - Sono andata
    da lui, e non  in casa. Gli ho scritto dove ha da venire, ho messo io
    stessa il biglietto sul suo tavolino.  Dicono che  non  rester  fuori
    molto. Lei pu venire subito?
    Non  risposi,  ma  uscii  immediatamente dal cancello.  Fece un rapido
    gesto  con  la  mano,  come  per  invocare  pazienza  e  silenzio,   e
    s'incammin verso la citt,  da dove, e ne faceva fede il mantello era
    venuta a piedi.
    Le chiesi se la nostra meta fosse Londra.  Accenn di s con lo stesso
    gesto  frettoloso  di prima,  e allora fermai una vettura vuota che ci
    passava vicino e vi salimmo.  Quando le chiesi dove avrei ordinato  al
    cocchiere  di  portarci,  rispose: - Non lontano da Golden Square!  Ma
    presto!   - Poi si rannicchi in un angolo,  portando al viso una mano
    tremante,  e  con  l'altra  accennando il medesimo gesto,  come se non
    potesse sopportare di sentir parlare.
    Ero adesso molto preoccupato,  e combattuto fra lampi di speranza e di
    timore;  la fissai con aria interrogativa. Ma visto che la sua volont
    era di tacere,  e in fondo avendo io pure il desiderio di  restare  in
    silenzio  in  quella congiuntura,  non apersi pi bocca.  Per tutto il
    viaggio non pronunciammo una sola parola.  A volte la  donna  guardava
    dal  finestrino,  come se pensasse che si procedeva troppo lentamente,
    ma subito riprendeva la sua immobilit.
    Scendemmo a una delle imboccature della  piazza  da  lei  indicata,  e
    dissi  al  vetturino  che  attendesse,  nel dubbio che avessimo ancora
    bisogno di lui.  Martha mi pos la mano sul  braccio,  spingendomi  in
    fretta  in  una  delle strade strette che abbondano in quel quartiere,
    dove un tempo le case erano belle e abitate da una unica famiglia,  ma
    da  un pezzo si sono ridotte a tanti alloggi di una sola stanza ceduta
    in affitto. Una di quelle porte era aperta,  entrammo,  essa mi lasci
    il braccio, facendomi cenno che la seguissi per una scala, che era una
    semplice continuazione della pubblica via.
    La casa brulicava di inquilini.  Via via che salivamo,  molte porte si
    aprivano,  vi si affacciava gente,  e incontrammo  altre  persone  che
    stavano  scendendo.  Alzando gli occhi prima di entrare,  avevo scorto
    donne e bambini affacciarsi alle finestre al di sopra dei vasi  con  i
    fiori   sul   davanzale:   pareva  che  il  nostro  arrivo  li  avesse
    incuriositi,  perch erano appunto questi  che  si  affacciavano  agli
    usci.  La  scala  era ampia,  con le pareti a pannelli e una massiccia
    balaustra in legno scuro;  gli architravi  erano  ornati  di  fiori  e
    frutti  scolpiti,  davanti  alle  finestre vi erano larghi sedili.  Ma
    tutte queste vestigia di  antico  splendore  cadevano  miseramente  in
    rovina:  sudiciume  dappertutto,  e  l'umidit  aveva con l'andare del
    tempo corroso i pavimenti che  in  vari  punti  erano  rotti  e  anche
    malsicuri.  Notai  che  erano  stati fatti dei tentativi per infondere
    nuova vita in quell'edificio,  le vecchie strutture di legno  pregiato
    erano  qui  e  l  riparate  con semplice legno di abete,  il che dava
    l'impressione di un mal  assortito  matrimonio  fra  l'antica  nobilt
    decaduta  e  la nuova povert plebea,  in cui ciascuna delle due parti
    odiasse l'altra.  Parecchie delle finestre lungo la scala e che davano
    sul retro della casa erano state oscurate o addirittura murate.  Nelle
    altre non erano rimasti quasi pi i vetri,  e  attraverso  le  cornici
    rovinate,  da  cui  pareva  che l'aria cattiva non facesse che entrare
    senza mai uscire,  potei spingere lo sguardo entro ad  altre  finestre
    altrettanto  prive  di  vetri appartenenti ad altre case in condizioni
    non diverse da quella,  e dentro il meschino  e  angusto  cortile  che
    serviva da immondezzaio per tutto il palazzo.
    Arrivammo  all'ultimo  piano;  nel salire mi era sembrato di notare in
    quella luce incerta la veste di una figura femminile che ci precedeva,
    e quando ci trovammo a imboccare l'ultima rampa tra noi e il tetto, ci
    si par davanti chiaramente quella figura di donna che sostava per  un
    momento davanti a una porta: poi gir la maniglia ed entr.
    - Ma come?  - bisbigli Martha.  - E' entrata nella mia stanza. Non la
    conosco!
    Io invece la conoscevo: al colmo dello stupore avevo  riconosciuto  la
    signorina Dartle.
    Ebbi appena il tempo di dire in fretta alla mia accompagnatrice che si
    trattava di una donna a me nota, quando udimmo la sua voce all'interno
    della  stanza,  senza  tuttavia  poter  distinguere  le parole.  Tutta
    sorpresa Martha torn a farmi segno di tacere e mi condusse  al  sommo
    della  scala,  e  quindi  attraverso  una  porticina,  che  non  aveva
    serratura e si aperse al primo tocco,  mi fece entrare in una  piccola
    soffitta  vuota  e  con  il  tetto  inclinato,  poco  pi grande di un
    armadio.  Fra questo locale e la stanza che Martha aveva chiamata  sua
    vi  era  un piccolo uscio di comunicazione semiaperto.  Ci mettemmo l
    con il fiato corto per la salita,  ed essa mi pos leggermente la mano
    sulla bocca. Vedevo soltanto che la stanza vicina era piuttosto vasta,
    con un letto,  e con alle pareti alcuni modesti quadretti di navi. Non
    vedevo la signorina  Dartle  n  la  persona  a  cui  l'avevamo  udita
    rivolgere  la  parola.  Non  poteva  certo  scorgerle  nemmeno  la mia
    compagna, dato che la mia posizione era migliore della sua.
    Per qualche istante vi fu silenzio.  Martha mi teneva sempre  la  mano
    sulla bocca, e lev l'altra per incitarmi a prestare ascolto.
    - Per me non ha importanza che non sia in casa - diceva altezzosamente
    Rosa Dartle. - Non la conosco. Sono venuta per vedere te.
    - Per vedere me? - ripet una voce dolce.
    Nell'udirla un brivido mi percorse tutto. Era la voce di Emily!
    -  S  - replic la signorina Dartle.  - Sono venuta per guardarti.  E
    come,  non ti vergogni della faccia che ti  servita  per  fare  tanto
    male?
    Il  tono  duro  di un odio implacabile di quelle parole,  la freddezza
    tesa e intensa,  quella collera compressa la fecero apparire  ai  miei
    occhi  come se la vedessi in piena luce.  Vedevo balenare i suoi occhi
    neri, la figura macerata dalla passione,  la cicatrice che le tagliava
    le labbra con il suo solco bianco, e che tremava e palpitava quando la
    donna parlava.
    -  Sono  venuta per vedere - disse - il capriccio di James Steerforth;
    la ragazza fuggita con lui e di cui ora tutti sparlano nel  suo  paese
    natale; la furba, sfrontata, intrigante compagna di un uomo come James
    Steerforth. Voglio sapere che aspetto abbia un essere simile.
    Si  ud  un  fruscio  come  se  l'infelice  fanciulla  sul cui capo si
    scagliavano queste ingiurie si fosse lanciata verso  la  porta,  e  la
    persona che le stava parlando si fosse interposta.  Segu un attimo di
    silenzio.
    Poi la signorina Dartle parl di nuovo,  ma a denti stretti e battendo
    il piede.
    - Ferma l!  - disse. - Se non vuoi che ti accusi di fronte a tutta la
    gente della casa e di tutta la  strada!  Se  tenti  di  sfuggirmi,  ti
    fermer  a  costo di afferrarti per i capelli e farti rivoltare contro
    fin le pietre!
    La sola risposta che mi giunse all'orecchio fu un mormorio  impaurito.
    Non  sapevo  che  cosa  fare.  Per  quanto  desiderassi  metter fine a
    quell'incontro,  sentivo che non avevo il diritto di presentarmi,  che
    soltanto  il  signor  Peggotty aveva il diritto di vedere e di salvare
    Emily. Avrebbe tardato molto a venire? mi chiesi con impazienza.
    - Ecco!  - disse con una risata sprezzante Rosa Dartle.  - Ora ti vedo
    finalmente!  Ma    stato  uno  sciocco a lasciarsi ingannare da tanta
    finta modestia, da questa testa bassa!
    - Oh, per amor del cielo, abbia piet di me!  - esclam Emily Chiunque
    lei  sia che conosce la mia triste storia,  per amor del cielo,  abbia
    piet di me se vuole che il cielo sia pietoso con lei!
    - Se IO voglio che il cielo abbia piet di me!  - ribatt l'altra  con
    violenza. - Tu credi che vi sia qualcosa in comune fra noi?
    -  Nulla  salvo  essere ugualmente donne - disse Emily,  scoppiando in
    lagrime.
    - E questo - disse Rosa Dartle  -  pronunciato  da  una  persona  cos
    infame,  sarebbe un richiamo tanto forte che se anche avessi nel petto
    un sentimento diverso dal disprezzo e dall'odio,  mi  diventerebbe  di
    ghiaccio. Il nostro sesso! Sei un bell'onore per il nostro sesso!
    -  Merito  tutto questo - disse Emily - ma  terribile!  Signora cara,
    pensi a quanto ho sofferto, e come sono caduta! Oh,  Martha,  ritorna!
    Oh, la mia casa, la mia casa!
    La signorina Dartle sedette su una sedia, da cui sorvegliava la porta,
    e abbass gli occhi,  come se guardasse Emily prostrata ai suoi piedi.
    Stava adesso fra  me  e  la  luce,  riuscivo  a  scorgerle  il  labbro
    rialzato, gli occhi crudeli fissi con avida espressione di trionfo.
    - Ascolta ci che ti dico!  - disse - e conserva le tue arti false per
    gli sciocchi.  Speri di commuovere me  con  le  tue  lagrime?  Ti  sei
    venduta schiava, non pensare di ingannarmi nemmeno con i sorrisi.
    -  Oh,  abbia  piet  di  me!  -  grid Emily.  - Impazzisco se non ha
    compassione!
    - Non sarebbe una grande punizione per i tuoi  delitti  -  disse  Rosa
    Dartle. - Lo sai che cosa hai fatto? Hai mai pensato alla casa che hai
    rovinata?
    - Oh, vi  forse notte o giorno in cui non vi penso? - grid Emily.
    Riuscivo  a  vederla  adesso,  in  ginocchio  e  con  la testa gettata
    indietro,  il volto pallido,  le mani strette con forza  e  levate  in
    alto, i capelli sparsi sulle spalle.
    - Vi  mai stato un solo momento, da sveglia o nel sonno, che non l'ho
    avuta  davanti  agli occhi come era quando le ho voltate le spalle per
    sempre, per sempre! Oh, la mia casa, la mia casa! Oh, caro,  caro zio,
    se  tu  avessi  potuto  sapere  l'angoscia  che il tuo amore mi doveva
    procurare quando sono  andata  lontano  dal  bene,  non  me  l'avresti
    dimostrato con tanta fedelt, anche se tu l'avessi sentito; almeno per
    una volta nella mia vita saresti stato in collera con me,  cos che io
    avrei adesso un po' di conforto! Non ho conforto, no,  nessun conforto
    al  mondo,  perch tutti,  l nella mia casa,  mi volevano bene!  - Si
    gett con la faccia a terra davanti  alla  figura  imperiosa  immobile
    sulla  seggiola,  cercando  con  gesto  supplichevole di afferrarle un
    lembo della veste.
    Rosa Dartle seguitava a fissarla,  rigida come una statua  di  bronzo.
    Teneva le labbra fortemente compresse,  come sapendo di dover compiere
    il  massimo  sforzo   per   controllarsi...   scrivo   questo   perch
    sinceramente lo credo...  altrimenti avrebbe ceduto alla tentazione di
    colpire con il piede la bella  prostrata.  La  vedevo  chiaramente,  e
    tutta  la  potenza  del  suo  volto  e  della sua personalit sembrava
    concentrata nell'espressione delle labbra.  Ma quando sarebbe arrivato
    il signor Peggotty?
    -  Meschina  vanit  di questi vermi della terra!  - disse quando ebbe
    vinto l'agitazione che le scoteva il petto,  e si fid di aprir bocca.
    -  La  TUA casa!  Puoi immaginare che io dia un solo pensiero a quella
    casa,  immagini di poter recare un danno a  quel  luogo  vile  che  il
    denaro non potrebbe ripagare abbondantemente?  La TUA casa!  Tu facevi
    parte del commercio di quella casa,  sei stata venduta e comprata come
    ogni articolo che i tuoi mettevano in vendita.
    - Ah,  no, questo no! - grid Emily. - Dica di me quello che vuole, ma
    non dia la colpa della mia sfortuna e  della  mia  vergogna  a  quelle
    persone che sono altrettanto onorate di lei!  Abbia un po' di rispetto
    per loro, lei che  una signora, anche se non ha compassione di me.
    - Parlo - disse senza affatto degnarsi di badare a quella supplica,  e
    scostando  la  veste  dalla  contaminazione del tocco di Emily - parlo
    della casa di LUI... nella quale io pure vivo. Ecco,  - disse agitando
    la  mano  con  una  risata  sprezzante,  e chinando gli occhi verso la
    ragazza prostrata - eccola qui la degna causa  di  divisione  fra  una
    nobile  madre  e un nobile figlio;  di dolore per una casa nella quale
    non saresti stata ammessa  nemmeno  come  sguattera;  di  collera,  di
    rimpianti,  di  rimproveri.  Ecco  la  sudicia  cosa  raccattata sulla
    spiaggia per il capriccio di un'ora,  e poi di nuovo gettata  nel  suo
    luogo vile!
    - No,  no! - grid Emily, tendendo le mani congiunte. - La prima volta
    che  venuto sulla mia strada...  magari non fosse mai  spuntato  quel
    giorno  per  me,  e mi avesse incontrata solo mentre mi portavano alla
    tomba!... mi avevano educata alla virt come lei e ogni altra signora,
    e stavo per diventare la sposa di  un  giovane  buono  come  qualunque
    altro  che  una  signora  come  lei  e come tutte le altre sulla terra
    potranno mai desiderare di sposare.  Se lei vive nella sua casa  e  lo
    conosce,  sapr  forse  quanto  forte pu essere il suo potere con una
    ragazza debole e vana. Non mi voglio difendere,  ma so bene,  e lui lo
    sa, o lo sapr quando sar in punto di morte, e gli peser sull'anima,
    che  si   servito di ogni suo potere per ingannarmi,  e che io gli ho
    creduto, che mi sono fidata di lui e che gli ho voluto bene!
    Rosa Dartle balz su dalla  sedia,  indietreggi,  e  in  quell'attimo
    sferr un colpo con un'espressione di tanta malvagit, e cos oscurata
    e  sfigurata dalla passione,  che fui sul punto di gettarmi fra le due
    donne. Ma il colpo, mal diretto, cadde nel vuoto.  E mentre stava cos
    ansimante  a fissare l'altra con l'odio pi grande che fosse capace di
    esprimere,  tremando da capo a piedi per la collera  e  il  disprezzo,
    pensai  che  non  avevo mai visto uno spettacolo simile,  e che non ne
    avrei visto l'uguale.
    - TU amarlo? TU? - grid,  levando la mano stretta a pugno che tremava
    come  se  le mancasse soltanto una lama per trafiggere l'oggetto della
    sua furia.
    Emily s'era tirata indietro e non la vedevo pi. Non diede risposta.
    - E lo vuoi dire a ME - aggiunse -  con  le  tue  labbra  svergognate?
    Perch non si devono staffilare costoro?  Se potessi farlo,  ordinerei
    che questa donna fosse frustata a morte!
    L'avrebbe fatto davvero, ne sono sicuro.  So che non sarebbe rifuggita
    dal  praticare la tortura fin tanto che non le si spegnesse quel fuoco
    negli occhi.
    Con grande,  grande lentezza cominci a ridere,  puntando il  dito  su
    Emily  come  se  fosse uno spettacolo vergognoso per gli di e per gli
    uomini.
    - Costei amare! - disse. - Questa carogna!  E magari mi dir che anche
    lui  le  ha  voluto bene.  Ah,  ah!  Le falsit di queste donne che si
    vendono!
    Il tono beffardo era ancora peggiore della sua rabbia  scatenata.  Fra
    le  due  avrei  di  gran  lunga  preferito  essere fatto oggetto della
    seconda.  Ma solo per un attimo essa lasci che la sua collera  avesse
    la meglio,  e subito torn a dominarla,  chiudendola dentro di s, per
    quanto dovesse lacerarle il petto.
    - Sono venuta, o mia pura sorgente di amore,  - disse - per vederti...
    come  ti ho gi detto,  per vedere che aspetto ha una come te.  E sono
    soddisfatta. Ma ti voglio anche dire che faresti bene a correre con la
    massima velocit in  quella  tua  casa,  per  nasconderti  fra  quella
    bravissima  gente  che  ti  sta  aspettando  e che il tuo denaro potr
    confortare.  E quando l'avrete consumato tutto,  potrai ricominciare a
    credere in qualcuno, ad avere fiducia e ad amare, lo sai bene! Pensavo
    che tu fossi un giocattolo rotto che ha fatto il suo tempo;  una perla
    falsa che ha perduto lo splendore ed  stata gettata  via.  Ma  avendo
    scoperto  che  sei  fatta  di  oro  fino,  una autentica signora,  una
    innocente maltrattata con il cuore puro colmo di amore e di fedelt (e
    l'apparenza che mostri  potrebbe  confermare  la  tua  storia!)...  ho
    qualcos'altro da dirti. Mi ascolti bella fata? E bada che intendo fare
    ci che dico!
    Per  un attimo la collera la vinse,  ma le balen sul viso spegnendosi
    subito e dando posto al sorriso.
    - Nasconditi - riprese a dire - se non a casa tua,  altrove.  E sia un
    luogo impossibile da raggiungere;  ritirati in una esistenza oscura...
    o ancora meglio, in una oscura morte.  Mi domando come mai,  se il tuo
    cuore innamorato non si  ancora infranto,  non hai trovato la maniera
    di metterlo a tacere per sempre!  Ho sentito parlare  di  vari  mezzi.
    Credo sia facile scoprirli.
    A  questo punto venne interrotta dal pianto sommesso di Emily.  Rimase
    ad ascoltarlo come se per lei fosse una musica.
    - Il mio  forse un carattere strano - riprese a dire Rosa Dartle - ma
    non respiro bene nell'aria che tu respiri.  La trovo  malsana.  Voglio
    che  sia  purificata.  Se domani ti troverai ancora ad alloggiare qui,
    proclamer la tua storia dall'alto di questa scala. Mi hanno detto che
    abitano qui delle donne oneste:  deplorabile che tra loro si nasconda
    una come te.  Se partendo da qui cercherai un altro rifugio in  questa
    citt  senza rivelarti per quello che sei (in questo caso padronissima
    di farlo,  e non incontrerai opposizione da parte mia),  e io scoprir
    dove ti trovi,  ti sar reso il medesimo servizio.  Sono certissima di
    riuscirvi, assistita come sono da un signore che non tanto tempo fa ha
    chiesto il favore della tua mano.
    Il signor Peggotty non  sarebbe  mai  arrivato?  Quanto  avrei  dovuto
    attenderlo? E come sopportare ancora quella scena?
    -  Povera  me,  povera me!  - gemeva l'infelicissima Emily con un tono
    capace di commuovere il cuore pi duro, cos almeno pensai,  ma non vi
    era piet nel sorriso di Rosa Dartle. - Che cosa, che cosa devo fare?
    - Fare?  - ripet l'altra.  - Ma naturalmente vivere felice con i tuoi
    pensieri!   Dedicare  la  vita  al  ricordo  dell'affetto   di   James
    Steerforth, di colui che avrebbe voluto (non  forse vero?) fare di te
    la   moglie   del   suo  servitore...   oppure  sentirti  grata  verso
    quell'individuo retto e onesto che  avrebbe  accettato  di  averti  in
    dono.  O se non bastassero a darti conforto questi splendidi pensieri,
    e la coscienza delle tue virt e della posizione onorevole  a  cui  ti
    hanno  elevata agli occhi di quanti hanno forma umana,  potrai sposare
    quel brav'uomo e vivere felice con la sua condiscendenza.  Se  nemmeno
    di  questo  sarai  contenta,  muori  allora!  Vi  sono vie d'accesso e
    immondezzai per una morte e una disperazione di questo genere... cerca
    una via e prendi il volo per il paradiso!
    Udii un passo lontano sulle scale. Lo riconobbi,  ero sicuro che fosse
    quello del signor Peggotty: era il suo, grazie a Dio!
    Quando  ebbe  finito  di parlare,  Rosa Dartle si allontan lentamente
    dall'uscio, e non la potevo pi vedere.
    - Ma bada bene!  - aggiunse,  sillabando con durezza  ogni  parola,  e
    aprendo  la  porta che dava sulle scale: - Per certi miei motivi e per
    un odio che nutro in me ho deciso di distruggerti,  a meno che tu  non
    scompaia  cos  che io non ti possa pi raggiungere,  oppure che tu ti
    tolga la tua bella maschera.  Ecco ci che avevo da dire;  e  ci  che
    dico intendo farlo!
    I  passi  sulle  scale  si  avvicinavano  sempre pi...  sempre pi...
    s'incontrarono con quelli della donna che scendeva... si precipitarono
    dentro la stanza!
    - Zio!
    A quelle invocazione segu un grido terribile,  e affacciandomi  sulla
    soglia  vidi che il signor Peggotty stringeva fra le braccia la nipote
    caduta a terra priva di sensi. Rimase per qualche attimo a fissarla in
    volto, si chin a baciarlo con infinita tenerezza,  poi glielo coperse
    con un fazzoletto.
    - Signorino Davy, - disse con la voce bassa e tremante dopo che l'ebbe
    ricoperto  -  ringrazio  il mio Padre celeste perch il mio sogno si 
    avverato!  Lo ringrazio di cuore di avermi guidato sulle strade fino a
    ritrovare la mia carissima!
    Detto  questo si accomod la fanciulla sulle braccia,  e avendo contro
    il petto il volto velato che era rivolto al suo,  la port immobile  e
    ancora priva di sensi gi per le scale.













    51 - L'INIZIO DI UN PIU' LUNGO VIAGGIO.

    Il  mattino  seguente di buon'ora passeggiavo nel giardino con mia zia
    (la  quale  ormai  non  usciva   quasi   pi,   tanto   era   occupata
    nell'assistenza  alla  mia  carissima  Dora)  quando mi dissero che il
    signor Peggotty desiderava parlarmi.  Mi diressi al cancello,  ed egli
    m'incontr a mezza strada, togliendosi subito il cappello, come faceva
    sempre  non  appena  vedeva  mia  zia,  per la quale nutriva un grande
    rispetto.  Le avevo appena riferito tutto ci che era accaduto la sera
    prima.  Senza  dir  nulla,  essa  si fece avanti cordialmente verso il
    signor Peggotty,  gli strinse la mano e gli carezz il braccio.  Erano
    gesti  cos  espressivi  che  non  occorreva aggiungesse parola;  e il
    signor Peggotty la comprese benissimo come se  ne  avesse  pronunciate
    mille.
    - Trot, - disse mia zia - io adesso entro, vado dal nostro Fiorellino,
    che si alzer fra poco.
    -  Non  perch  sono  venuto  io,  spero,  signora  -  disse il signor
    Peggotty. - Ma se non mi sbaglio,  lei se ne va perch vuole lasciarci
    soli.
    - Mio buon amico, - gli rispose mia zia - voi avete qualcosa da dirvi,
    e sar meglio che restiate soli.
    - Signora, col suo permesso - replic il signor Peggotty - per me sar
    una grande cortesia se non bader alle mie chiacchiere e rester qui.
    - Davvero?  - disse allora mia zia con la sua gentilezza sbrigativa. -
    Allora resto senz'altro.
    Poi prese il braccio del signor Peggotty  e  and  con  lui  verso  un
    piccolo  padiglione  ricoperto  da  fronde  che si trovava in fondo al
    giardino,  nel quale sedette su una panca e io presi  posto  vicino  a
    lei.  Vi  era  posto  anche  per  il signor Peggotty,  ma egli prefer
    restare in piedi,  appoggiandosi con  la  mano  al  tavolino  rustico.
    Rimase  cos  un  momento  senza  parlare  con gli occhi abbassati sul
    berretto,  e non potei tralasciare di osservare quale forza e fermezza
    di carattere esprimeva la sua mano nodosa, e com'era in armonia con la
    fronte onesta e i capelli color grigio ferro.
    -  Ieri  sera - cominci il signor Peggotty alzando gli occhi verso di
    noi  -  ho  portato  la  mia  cara  bambina  nel  mio  alloggio,  dove
    l'aspettavo  da  tanto  tempo  e  mi  ero preparato a riceverla.  Sono
    passate delle  ore  prima  che  mi  riconoscesse  bene,  e  poi  si  
    inginocchiata  ai  miei  piedi,  e  pian  piano  come  se recitasse le
    preghiere mi ha detto tutto.  Loro mi crederanno se  dico  che  quando
    ascoltavo la sua voce...  la stessa che a casa era tanto allegra...  e
    la vedevo umiliata come se fosse nella polvere dove Nostro Signore  ha
    scritto con la sua mano benedetta,  mi sono sentito un colpo al cuore,
    anche se ero pieno di riconoscenza.
    Si pass sugli occhi il polsino di una manica senza mostrare di  voler
    nascondere il motivo del gesto, poi si schiar la voce.
    -  Ma  quello  non   durato tanto,  perch l'avevo ritrovata.  Solo a
    pensare che era stata ritrovata, quel colpo era gi scomparso.  Non so
    nemmeno  io perch ne ho parlato adesso.  Solo un momento fa non avevo
    in mente di dire una parola intorno a me stesso;  ma mi  venuto  cos
    naturale che ho ceduto ancora prima di accorgermi.
    - Lei ha il cuore generoso - disse mia zia - e avr la sua ricompensa.
    Il signor Peggotty,  che aveva sul volto le ombre mobili delle foglie,
    inclin stupito il  capo  in  segno  di  gratitudine  verso  la  buona
    opinione in cui lo teneva mia zia; poi riprese il filo del discorso.
    -  Quando la mia Emily  fuggita - disse con un attimo di palese ira -
    da quella casa dove era tenuta prigioniera da quel  serpente  velenoso
    che il signorino Davy ha visto... e la storia che ha raccontata  vera
    e,  che Dio lo fulmini!,   corsa via di notte. Era una notte buia, ma
    con tante stelle. Era come pazza. Correva sulla spiaggia, pensando che
    vi  fosse  l  la  nostra  vecchia  barca,  e  gridando  che  dovevamo
    nascondere  la  faccia  perch  lei ci passava vicina.  Sentiva il suo
    gridare come se fosse stato di un'altra persona. E si feriva sui sassi
    e sulle pietre,  e nemmeno si accorgeva come se fosse anche lei  fatta
    di  pietra.  Ha  corso tanto con il fuoco negli occhi e un rombo nelle
    orecchie. E di colpo...  cos le  sembrato,  capite...   spuntato il
    giorno... con il freddo umido e il vento, e s' trovata distesa contro
    un mucchio di sassi sulla spiaggia, e c'era una donna che le parlava e
    le  domandava  nella  lingua del suo paese che cosa le era successo di
    male.
    Il signor Peggotty vedeva quanto andava narrando: mentre  parlava  gli
    passava  davanti  agli  occhi  tutto ci che nella intensit della sua
    partecipazione mi descriveva con una incredibile esattezza.
    Ora che ne scrivo dopo tanto tempo non riesco quasi a credere  di  non
    essere   stato   davvero   presente   a   quelle  scene,   tale    la
    verosimiglianza con cui mi sono rimaste impresse.
    - Quando gli occhi di Emily, che erano straniti,  videro meglio quella
    donna  -  continu  il  signor  Peggotty - si accorsero che era una di
    quelle alle quali aveva parlato tante volte sulla spiaggia.  Perch  
    vero che nella notte era corsa tanto lontano (come ho detto), ma aveva
    gi  viaggiato  molto l intorno,  parte a piedi,  parte in barca e in
    carrozza, e conosceva il paese per miglia e miglia lungo la costa. Era
    una donna giovane,  sposata da poco,  e non aveva figli,  ma aspettava
    presto  il primo.  E possano le mie preghiere arrivare al cielo perch
    quel figlio le sia di felicit, conforto e onore per tutta la vita! Le
    voglia bene e la rispetti nella vecchiaia, e l'assista fino alla fine;
    le sia come un angelo qui sulla terra e nell'al di l!
    - Cos sia! - mia zia esclam.
    - Quella donna era stata da prima un po' timida e ritrosa -  disse  il
    signor  Peggotty  -  era  restata  a  filare,  o a un altro lavoro del
    genere,  mentre Emily parlava con i  bambini.  Ma  poi  Emily  l'aveva
    veduta,  era  andata a parlarle,  e siccome anche quella giovane aveva
    tanta simpatia per i bambini, avevano fatto amicizia.  Erano diventate
    tanto  amiche,  che se Emily passava di l,  le dava sempre dei fiori.
    Era questa donna che ora le domandava che  cosa  le  era  accaduto  di
    male. Emily le disse tutto, e l'altra la condusse a casa sua. Davvero.
    La  condusse  a  casa sua - ripet il signor Peggotty,  coprendosi gli
    occhi.
    Lo vidi commosso da quel gesto di bont pi  di  quanto  l'avessi  mai
    veduto  per quanto era avvenuto dal giorno in cui Emily era scomparsa.
    Mia zia e io non tentammo nemmeno di confortarlo.
    - Come potete credere - riprese dopo qualche momento  -  la  casa  era
    molto  piccola,  ma la donna trov posto per Emily (suo marito era via
    sul mare),  e tenne il segreto,  e riusc anche a  convincere  i  suoi
    pochi  vicini  a  non  parlare con nessuno della cosa.  Emily aveva la
    febbre alta,  e quello che trovo strano,  ma forse non  tanto  strano
    per quelli che hanno studiato, le usc di mente la lingua del paese, e
    parlava solo nella sua,  che nessuno comprendeva.  Ricorda, come in un
    sogno,  di essere rimasta l coricata,  sempre  a  parlare  nella  sua
    lingua,  e  sempre  a credere che la vecchia barca fosse poco lontana,
    appena girata la punta della baia,  e pregava  e  implorava  tutti  di
    andare  a  dire  che  stava  morendo  e  a  riportarle un messaggio di
    perdono, magari anche una parola sola. E quasi sempre credeva, ora che
    l'uomo di cui ho parlato stesse a spiare sotto la finestra,  e ora che
    chi  l'aveva  spinta a quel punto fosse dentro la stanza...  e gridava
    alla buona giovane di non cederla a lui,  e intanto sapeva che l'altra
    non  poteva  capire,  e  aveva paura di essere portata via.  Cos come
    aveva sempre il fuoco negli occhi e il rombo nelle  orecchie,  non  vi
    era oggi, n ieri, n domani per lei; ma tutto nella sua vita come era
    stato,  o  poteva essere,  e tutto come non era mai stato e non poteva
    mai essere, tutto insieme le veniva in mente,  ma non chiaro e nemmeno
    accettato volentieri,  oppure cantava e rideva! Quanto sia durato, non
    so; ma poi venne un sonno,  e dopo essere stata pi forte di come era,
    da quel sonno usc debole peggio di un bambino appena nato.
    Qui  si ferm,  quasi dovesse vincere lo spavento che gli veniva dalla
    sua stessa narrazione, e riprese poco dopo.
    - Era un bel pomeriggio quando si svegli;  cos calmo che non vi  era
    alcun  suono oltre a quello delle piccole onde sulla riva di quel mare
    blu che non ha le nostre maree.  Da principio le venne di  credere  di
    trovarsi  a  casa  sua  una domenica mattina,  ma non erano di casa le
    foglie della vite che vedeva alla finestra,  e  anche  le  colline  in
    fondo glielo fecero capire. Poi venne vicino al letto per guardarla la
    sua amica,  e allora cap bene che la vecchia barca non era davvero di
    l della punta della baia, bens tanto lontana; e cap dove si trovava
    e perch;  e scoppi a piangere sul petto di quella buona giovane dove
    adesso  lei  tiene  il  suo  bambino  che  le d gioia con i suoi cari
    piccoli occhi.
    Non poteva parlare senza piangere di quella buona amica di Emily.  Era
    inutile   cercare  di  confortarlo.   Pianse  mentre  si  sforzava  di
    benedirla.
    - Quello  fece  del  bene  a  Emily  -  riprese  dopo  avere  superato
    un'emozione  che  non  avrei  potuto  contemplare  senza parteciparvi;
    quanto a mia zia,  piangeva apertamente.  - Quello  fece  del  bene  a
    Emily,  e  poi  cominci a guarire.  Ma la lingua del paese le era del
    tutto uscita di mente e doveva farsi capire con i gesti. Seguit cos,
    stando meglio di giorno in giorno, piano piano, e cercando di imparare
    il nome delle cose  pi  ordinarie...  le  pareva  di  non  avere  mai
    imparato  quelle  parole  nella  sua vita...  fin che arriv una sera,
    quando stava seduta alla finestra,  e  guardava  una  bambina  giocare
    sulla  spiaggia.  E  all'improvviso quella bambina le sporse la mano e
    disse nella lingua del  paese  quello  che  per  noi  sarebbe  questo:
    Figlia  di pescatore,  ecco una conchiglia!...  perch dovete sapere
    che da principio la chiamavano Bella signora,  come si fa in  genere
    in quel paese,  ma lei aveva insegnato ai bambini di chiamarla invece:
    Figlia di pescatore.  La bambina  dice  all'improvviso:  Figlia  di
    pescatore, ecco una conchiglia! e allora Emily capisce, e le risponde
    scoppiando a piangere, e tutto le ritorna in mente!
    -  Quando Emily ritorna forte - disse il signor Peggotty dopo un altro
    breve intervallo di silenzio - vuole lasciare quella buona creatura  e
    tornare in patria. Il marito era tornato a casa, e tutti e due insieme
    la mettono a bordo di una piccola nave in partenza per Livorno e di l
    in Francia.  Aveva un po' di denaro da offrire, ma avrebbero accettato
    addirittura meno di niente per tutto quello che avevano fatto.  E sono
    contento di questo, anche se erano cos poveri. Quello che hanno fatto
    si conserva dove n i tarli n la ruggine consuma,  e dove non entrano
    i ladri per rubare. Signorino Davy, durer pi di tutti i tesori della
    terra.
    Emily arriv in Francia e prese servizio in una locanda del porto per
    le viaggiatrici di passaggio.  E l un giorno arriva quel  serpente...
    che non mi venga mai vicino...  non so che cosa non gli potrei fare di
    male!  Appena lo vede,  senza che lui  la  veda,  le  torna  tutto  lo
    spavento  e  l'agitazione,  e  prima  che  la  trovi scappa.  Viene in
    Inghilterra e sbarca a Dover.
    - Non so di sicuro - disse il signor Peggotty - quando  il  suo  cuore
    s'  perduto di coraggio,  ma per tutto il viaggio verso l'Inghilterra
    aveva pensato di tornare nella  sua  cara  casa.  Ma  poi  la  tennero
    lontana il timore di non venire perdonata, il timore di essere segnata
    a  dito,  il  timore che qualcuno di noi fosse morto per causa di lei:
    era come una forza che le impediva di  prendere  la  strada  di  casa.
    Zio,  zio,  mi  dice  la paura pi forte di tutte era quella di non
    essere degna di fare quello che il mio cuore rotto e sanguinante aveva
    tanto desiderato di fare!  Tornai indietro quando  il  mio  cuore  non
    faceva che pregare perch io potessi gettarmi a terra di notte davanti
    alla  cara vecchia porta,  baciarla,  posare sul gradino la mia faccia
    cattiva, e al mattino lasciarmi trovare morta.
    Venne - continu il signor Peggotty,  abbassando la voce fino  a  uno
    sgomentato sussurro - a Londra.  Lei,  che non l'aveva mai vista nella
    sua vita, sola... senza un soldo... giovane... tanto bella... venire a
    Londra!  Quasi nel momento stesso di sbarcare trov quella che credeva
    fosse un'amica, una donna con l'aria per bene, che le parl del lavoro
    di  cucito  che  aveva sempre fatto lei stessa,  e le disse di poterne
    procurare anche  a  lei;  le  parl  di  un  alloggio  per  la  notte,
    promettendo  di prendere informazioni all'indomani su di me e su tutti
    di casa. E quando la mia bambina - disse con voce forte e un impeto di
    gratitudine che lo fece fremere da capo a piedi - si  trov  sull'orlo
    di  un abisso peggiore di quanto posso dire o pensare...  Martha tenne
    fede alla promessa e la salv.
    Non potei trattenere un grido di gioia.
    - Signorino Davy! - disse stringendomi con forza la mano. - E' lei che
    mi ha fatto ricordare Martha: grazie!  S'era messa di  buona  volont.
    Sapeva  per  la  sua amara esperienza dove cercare e che cosa fare.  E
    l'ha fatto.  E il Signore ci ha protetti tutti!  Arriv di corsa tutta
    pallida  dove  Emily  stava  dormendo  e le dice: Alzati su da questo
    pericolo che  peggio della morte e vieni via con me!. Quelli di casa
    volevano fermarla, ma tanto valeva cercare di fermare il mare.  State
    lontani  da  me!  dice.  Sono  un fantasma e sono venuta a chiamarla
    fuori della sua tomba aperta!.  Disse a Emily che mi aveva  visto,  e
    sapeva che io le volevo bene e che l'avevo perdonata.  La fece vestire
    in fretta con i suoi panni e se la prese al  braccio  tutta  debole  e
    tremante,  senza  badare  a  quello che dicevano gli altri come se non
    avesse avuto le orecchie.  Se ne and in  mezzo  a  loro  con  la  mia
    bambina  e badando solo a lei,  e la port fuori sana e salva in piena
    notte, fuori da quell'abisso nero di perdizione!
    Rimase a custodire Emily -  disse  il  signor  Peggotty,  lasciandomi
    libera  la  mano,  e  portando  la  sua al petto ansimante.  - Rest a
    custodire la mia Emily che fino a giorno fatto se ne stava  esausta  e
    di tanto in tanto delirava. Poi venne a cercarmi; e poi and a cercare
    lei, signorino Davy. Non disse a Emily perch era uscita per il timore
    che  le mancasse il cuore e pensasse di scappare per nascondersi.  Non
    so dire come quella signora crudele abbia saputo che si trovava l. Ma
    non m'importa molto di sapere se per caso le aveva  viste  entrare  in
    quella casa l'uomo di cui abbiamo tanto parlato, oppure se lui l'aveva
    saputo dalla donna, e questo mi sembra pi probabile. Importa soltanto
    che mia nipote  stata ritrovata.
    Per  tutta  la  notte  -  disse il signor Peggotty - Emily e io siamo
    stati insieme.  E considerato il tempo,  mi ha detto poco con  le  sue
    parole  tra le lagrime di disperazione;   niente se si pensa che l'ho
    vista crescere e farsi donna vicino a me.  Ma per tutta la notte mi ha
    tenuto le braccia strette al collo e la testa qui sul mio petto; e lei
    e io sappiamo bene che possiamo fidarci l'una dell'altro per sempre.
    Cess  di  parlare  e  pos  la mano sulla tavola con un gesto di cos
    perfetto riposo e di piena risolutezza,  come se fosse appena riuscito
    a domare delle belve.
    - Trot!  - disse mia zia, asciugandosi gli occhi. - E' stato per me un
    raggio di sole decidere di  fare  da  madrina  a  tua  sorella  Betsey
    Trotwood,  che  poi mi ha delusa;  ma dopo quella consolazione nessuna
    sarebbe stata pi grande  di  quella  che  avrei  provato  facendo  da
    madrina alla creatura di quella brava giovane donna!
    Il  signor  Peggotty  mostr  con  un  cenno  del capo di apprezzare i
    sentimenti di mia zia,  ma non si sent abbastanza forte  per  tornare
    con  la  voce  sull'argomento  di quella lode.  Rimanemmo in silenzio,
    immersi nelle nostre riflessioni (e  mia  zia  ora  si  asciugava  gli
    occhi,  ora  singhiozzava  violentemente,  ora  rideva e si dava della
    sciocca), finch cominciai io a parlare.
    - Amico mio, - dissi al signor Peggotty - non occorre che io le chieda
    se ha gi deciso quanto all'avvenire.
    - Proprio cos, signorino Davy! - rispose. - E l'ho gi detto a Emily.
    Ci sono tanti grandi paesi lontani da qui.  La nostra vita  futura  ci
    porter di l del mare.
    - Zia, - dissi - emigreranno insieme.
    -  S!  -  disse  il  signor  Peggotty con un sorriso fiducioso.  - In
    Australia nessuno potr sparlare della mia diletta. Laggi cominceremo
    una nuova vita.
    Gli domandai se avesse pensato al tempo della partenza.
    - Sono stato gi al porto questa mattina presto - rispose - per  avere
    delle  informazioni  intorno  ai  bastimenti.   Uno  partir  fra  sei
    settimane  o  un  mese  da  oggi...   sono  gi  salito   a   bordo...
    c'imbarcheremo su quello.
    - Soli? - chiesi.
    -  S,  signorino  Davy!  -  rispose.  - Sa bene,  mia sorella  tanto
    affezionata a lei e ai suoi,  ed  abituata  solo  a  vivere  nel  suo
    paese,  che  non  sarebbe  giusto  farla partire.  E poi deve badare a
    qualcuno, signorino Davy, che non dobbiamo dimenticare.
    - Povero Ham! - esclamai.
    - Vede, signora, - disse il signor Peggotty,  rivolgendosi a mia zia -
    la  mia  buona  sorella ha cura della sua casa,  e lui le  attaccato.
    Riesce a discorrere con lei quando  probabile che non  riuscirebbe  a
    dire una sola parola con altri.  Poverino! - disse il signor Peggotty,
    scotendo il capo.  - Gli  rimasto  cos  poco,  non  si  pu  pensare
    davvero che perda anche quel poco!
    - E la signora Gummidge? - chiesi.
    - Ecco,  le dir - mi rispose il signor Peggotty con un'aria perplessa
    che si rasseren via via che parlava. - Io ho tanta considerazione per
    la signora Gummidge.  Ma  vede,  quando  comincia  a  pensare  al  suo
    vecchio,  non  si  pu dire che faccia buona compagnia.  Fra lei e me,
    signorino Davy... e anche lei, signora,  ...quando la signora Gummidge
    si  mette a piagnucolare,   facile che tutti quelli che non hanno mai
    conosciuto il vecchio pensino che  irritante.  Io invece  il  vecchio
    l'ho conosciuto - spieg il signor Peggotty - e sapevo quanto valeva e
    cos la capisco; ma per gli altri non  la stessa cosa... naturalmente
    non pu essere!
    Mia zia e io fummo d'accordo.
    -  Perci  -  riprese  il  signor  Peggotty  -  mia  sorella  potrebbe
    trovare...  non dico di sicuro,  ma forse...  di tanto in tanto un po'
    noiosa  la  signora  Gummidge.  E  cos  non  ho  l'intenzione  di far
    alloggiare con loro la signora Gummidge,  ma invece  di  trovarle  una
    sistemazione dove se la cavi da sola. E per questo scopo - concluse il
    signor  Peggotty  -  voglio  lasciarle  prima  di  partire una piccola
    rendita perch se la passi discretamente bene.  E' la pi  affezionata
    delle creature,  e alla sua et,  e dato che si trova sola e sperduta,
    non  da pensare di farla imbarcare perch vada a vivere in  un  paese
    selvaggio,  nuovo  e  lontano.  Ecco allora quello che voglio fare per
    lei.
    Non s'era dimenticato di nessuno.  Aveva pensato alle necessit  e  ai
    desideri di ciascuno, tranne che ai suoi.
    -  Emily  star  con me fino al momento che ci imbarcheremo...  povera
    piccola, - riprese - ha tanto bisogno di pace e di riposo. Si occuper
    dei panni che si devono cucire; e spero che i suoi guai cominceranno a
    sembrarle pi lontani di quanto non siano,  quando si trover di nuovo
    vicina al suo rozzo e affezionato zio.
    Mia zia conferm con un energico cenno la realt di questa speranza, e
    il signor Peggotty se ne mostr molto soddisfatto.
    - C' un'altra cosa,  signorino Davy! - disse, infilando la mano nella
    tasca  interna  della  giubba  e  lentamente  estraendo  il  pacchetto
    arrotolato  che  gi  conoscevo  e spiegandolo sulla tavola.  - Questi
    denari... sono cinquanta sterline e dieci scellini.  Voglio aggiungere
    quanto aveva con s quando part. Glielo ho domandato, senza spiegarle
    perch,  e ho ritirato la somma; ma non ho studiato l'aritmetica. Vuol
    avere la gentilezza di vedere se va bene?
    Scusandosi della sua ignoranza,  mi diede un pezzo di carta e rimase a
    guardarmi mentre controllavo l'addizione, che era giusta.
    -  Grazie!  -  disse,  riprendendo il foglietto.  - Ora questo denaro,
    signorino Davy, se lei non trova che sia una cosa sbagliata,  prima di
    partire  lo metter in una busta indirizzata a lui,  dentro a un'altra
    busta indirizzata a sua madre.  Le dir in due  parole  che  cosa  c'
    dentro, e che sono partito, perci non mi potr rispedire niente.
    Gli  risposi  che  ritenevo  fosse una buona cosa da fare,  che ne ero
    perfettamente convinto, dato che egli la riteneva giusta.
    - Ho detto che vi era solo un'altra cosa - riprese,  mentre tornava ad
    arrotolare  il pacchetto e lo rimetteva in tasca - ma invece sono due.
    Quando sono uscito di casa questa mattina non ero ben sicuro di andare
    io stesso a dire a Ham quello che  fortunatamente  successo.  E  cos
    mentre  ero  fuori  gli  ho  scritto  una  lettera,   e  l'ho  portata
    all'ufficio postale,  per dirgli come stanno le  cose,  e  che  domani
    andr  laggi a sbrigare le poche faccende necessarie,  e a dire addio
    molto probabilmente per sempre a Yarmouth.
    - Non vuole che io venga  con  lei?  -  dissi,  parendomi  che  avesse
    lasciato in sospeso il discorso.
    -  Signorino  Davy,  - mi rispose - se lei potesse farmi questo grande
    favore,   sono  sicuro  che  loro  si  sentirebbero  tanto   sollevati
    vedendola.
    Ne parlai con la mia piccola Dora,  e avendola trovata di buon umore e
    contenta che partissi,  promisi subito al signor Peggotty che  l'avrei
    accompagnato.  Prendemmo  quindi  il mattino seguente la diligenza per
    Yarmouth e tornammo ancora una volta a percorrere la vecchia strada.
    Quando la sera ci trovammo nelle note vie della citt  (nonostante  le
    mie  proteste,  il  signor  Peggotty  portava la mia sacca da viaggio)
    diedi un'occhiata dentro al negozio di Omer & Joram,  e scorsi il  mio
    vecchio amico signor Omer intento a fumare la pipa. Quindi prendendo a
    pretesto il desiderio di fermarmi a salutarlo, cedetti alla riluttanza
    che  provavo  di  essere  presente  quando il signor Peggotty si fosse
    incontrato con la sorella e con Ham.
    - Come sta di salute il signor Omer dopo tutto questo tempo?  - dissi,
    entrando nel negozio.
    Agit  la  mano per liberarsi del fumo della pipa e vedermi meglio,  e
    subito con grandissimo piacere mi riconobbe.
    - Signore! - disse. - Mi alzerei per ringraziarla dell'onore di questa
    visita,  ma le mie gambe non sono pi quelle di una volta e  mi  tocca
    andare  intorno  con la carrozzella.  Per sono contento di poter dire
    che salvo le gambe e il fiato mi sento benissimo.
    Mi congratulai con lui del suo bell'aspetto e del suo buon umore, e mi
    accorsi intanto che stava seduto su una poltrona a rotelle.
    - Una cosa ingegnosa, non le pare? - mi chiese,  seguendo la direzione
    del mio sguardo,  e lucidando il bracciolo con la manica.  - Corre via
    leggera come una piuma e va sicura come una diligenza.  La mia piccola
    Minnie, che Dio la benedica! sa, la mia nipotina, la figlia di Minnie,
    d  una piccola spinta alla spalliera,  e subito si parte allegramente
    che  un piacere!  E mi lasci anche dire che per fumarci la pipa  una
    poltrona fantastica!
    Non  ho  mai  visto nessuno capace di trovare il lato buono delle cose
    come il buon vecchio signor Omer.  Era davvero felice come se la sedia
    a rotelle,  la sua asma e l'infermit alle gambe non fossero se non le
    varie parti di una grandiosa invenzione destinata a  dare  rilievo  al
    godimento della pipa.
    -  Le  garantisco - disse il signor Omer - che vedo il mondo da questa
    poltrona pi di quanto l'abbia mai visto  prima.  Non  pu  immaginare
    quante  persone  vengono  ogni  giorno  per  fare due chiacchiere.  E'
    incredibile!  Quanto al giornale,  da quando mi sono messo in poltrona
    vi  trovo scritto il doppio di un tempo.  E riesco anche a leggere una
    quantit di altre cose!  E' questo che mi piace  tanto,  capisce!  Che
    cosa avrei fatto se avessi perduto la vista? E che cosa avrei fatto se
    fossi  diventato  sordo?  Che  cosa importa invece se ho perduto l'uso
    delle gambe?  Quando le adoperavo non  servivano  che  a  rendermi  il
    respiro pi corto.  Adesso quando voglio uscire per via,  o andare gi
    alla spiaggia,  basta che chiami Dick,  l'apprendista pi  giovane  di
    Joram, e subito parto nella mia vettura personale come il Lord sindaco
    di Londra.
    A questo punto rise tanto che rischi di rimanere soffocato.
    - Che Dio ci benedica!  - disse il signor Omer,  riprendendo la pipa -
    bisogna pure accettare anche il magro  insieme  con  il  grasso:  ecco
    quello  che  si  deve decidere di fare in questa vita.  Joram fa buoni
    affari. Affari eccellenti!
    - Mi fa molto piacere saperlo - dissi.
    - Lo sapevo che le avrebbe fatto piacere - disse il signor Omer.  -  E
    Joram  e  Minnie  sono  innamorati  come due sposini.  Che cosa potrei
    desiderare di pi? Di fronte a questo che valore hanno le gambe?
    Una delle pi gradevoli stranezze in cui mi sia mai imbattuto, fu quel
    supremo disprezzo da  lui  espresso  verso  le  proprie  gambe  mentre
    riprendeva a fumare.
    -  E  da  quando  io  mi  sono  messo  a leggere,  lei ha cominciato a
    scrivere, non  vero, signore? - disse il signor Omer, studiandomi con
    ammirazione. - Che splendido lavoro quel suo libro! Quali espressioni!
    L'ho letto tutto,  parola per parola.  E quanto a farmi  venir  sonno,
    nemmeno per idea!
    Gli  manifestai ridendo la mia soddisfazione,  ma confesso che mi fece
    riflettere quella associazione di idee.
    - Le do la mia parola d'onore,  signore,  - disse il signor Omer-  che
    mettendo gi sulla tavola quel lavoro,  e guardandolo da fuori,  fatto
    cos di ben tre volumi separati...  uno,  due,  tre...  mi sento fiero
    come  un  pavone al pensiero di essere stato una volta in rapporti con
    la sua famiglia. Povero me, quanto tempo  passato da allora! Laggi a
    Blunderstone.  E una bella personcina piccola che si doveva seppellire
    insieme con l'altra persona.  E anche lei tanto piccolo, allora. Santo
    cielo! Povero me!
    Cambiai argomento e parlai di Emily.  Dopo avergli detto che non avevo
    dimenticato  come  egli si era sempre interessato a lei,  e con quanta
    bont l'aveva sempre trattata,  gli  riferii  in  breve  come  tramite
    Martha fosse stata restituita a suo zio,  perch ero certo che avrebbe
    gradito apprenderlo. Ascolt con grandissima attenzione, e quando ebbi
    finito di parlare esclam con emozione:
    - Sono felice di saperlo,  signore!  E' la pi bella notizia che sento
    da un bel po' di giorni. Ma bene, bene, bene! E adesso che cosa si pu
    fare per quella povera Martha?
    -  Lei tocca un punto su cui da ieri non faccio che riflettere dissi -
    ma intorno a questo,  signor Omer,  non le so  dire  ancora  nulla  di
    preciso.  Il  signor Peggotty non me ne ha parlato,  e io ho ritegno a
    farlo.  Ma sono sicuro che non se n' dimenticato.  Non dimentica  mai
    nulla quando si tratta di atti di bont e di generosit.
    -  Perch  vede  -  continu il signor Omer seguendo il suo pensiero -
    qualunque cosa si faccia,  vorrei entrarci anch'io.  Lei segni  a  mio
    nome tutto quello che riterr giusto,  e poi me lo faccia sapere.  Non
    ho mai creduto che quella ragazza fosse  del  tutto  cattiva,  e  sono
    contento di sentire che  cos. Sar contenta anche mia figlia Minnie.
    Le   donne   giovani   in   certe   cose   sono   creature   piene  di
    contraddizioni...  sua madre era identica a lei...  ma hanno il  cuore
    tenero  e  dolce.  Minnie  fa mostra di essere contro Martha ma  solo
    apparenza.  Perch poi trovi necessario  far  mostra  di  questo,  non
    voglio  cercare  di  spiegarlo.  Ma  che  Dio  la  benedica,    tutta
    apparenza. In segreto le farebbe qualunque atto di bont. E cos, vuol
    essere tanto gentile da segnare in mio nome quello che trover giusto?
    Poi mi scriva una riga per dirmi dove spedire il denaro. Povero me!  -
    esclam  il signor Omer.  - Quando si  vicini a quel punto della vita
    dove il principio e la fine s'incontrano;  quando per quanto  sani  di
    salute  ci  si  trova  a  venire portati intorno in carrozzella per la
    seconda volta,  si deve essere felicissimi se si pu dare  un  po'  di
    aiuto.  Di  aiuto  si  ha  talmente  bisogno.  E  non  parlo  di me in
    particolare - spieg il signor Omer - perch la  mia  opinione    che
    tutti siamo incamminati verso il fondo della collina, qualunque sia la
    nostra  et,  per la ragione che il tempo non si ferma mai nemmeno per
    un attimo.  E cos dobbiamo essere sempre felicissimi di poter fare un
    po' di bene. Proprio cos!
    Capovolse  la pipa e la batt per liberarla della cenere,  poi la pos
    su una apposita sporgenza sulla spalliera della poltrona.
    - C' quel cugino di Emily, quello che avrebbe dovuto sposare disse il
    signor Omer,  fregandosi piano le mani.  - E' il pi bravo giovane  di
    Yarmouth!  Alla  sera viene a discorrere con me,  o a leggermi ad alta
    voce, e a volte rimane anche un'ora. Una vera bont, dico io! In tutta
    la vita non ha fatto che essere buono.
    - Ora vado a cercarlo - dissi.
    - Davvero? - disse Omer.  - Gli dica che mi sento bene e che gli mando
    i  miei  saluti.  Minnie  e Joram sono andati a una festa.  Se fossero
    stati a casa,  sarebbero stati felici  quanto  me  di  vederla.  Vede,
    Minnie non esce quasi mai,  per suo padre, dice. E quindi stasera le
    ho giurato che se non fosse andata a ballare sarei andato a letto alle
    sei.  E in conseguenza di questo - qui il signor Omer  rise  tanto  da
    fare scuotere la carrozzella per il successo del suo stratagemma - lei
    e Joram sono andati a ballare!
    Gli strinsi la mano, augurandogli la buona notte.
    - Un momento,  signore! - disse il signor Omer. - Se andasse via senza
    vedere il mio elefantino perderebbe il pi bello degli spettacoli. Non
    ha mai visto nulla di simile! Minnie!
    Dal sommo delle scale rispose una  piccola  voce  musicale:  -  Vengo,
    nonno!  -  e subito entr di corsa nella bottega una graziosa bimbetta
    con i lunghi riccioli colore del lino.
    -  Ecco  il  mio  elefantino,   signore!   -  disse  il  signor  Omer,
    accarezzando  la bambina.  - Di pura razza siamese,  signore!  Avanti,
    piccolo elefante!
    Il piccolo elefante spalanc l'uscio del salottino,  mostrandomi  cos
    che  la  stanza era stata trasformata nella camera da letto del signor
    Omer,  dato che non sarebbe stato agevole portarlo al piano superiore,
    poi  la  fanciulla chin la fronte delicata su cui ricadevano i lunghi
    capelli,  appoggiandola contro la spalliera della poltrona del  signor
    Omer.
    - Lei sa bene,  signore, - disse il signor Omer, strizzandomi l'occhio
    - che davanti a un oggetto l'elefante  cozza.  Elefantino,  uno,  due,
    tre!
    A  quell'ordine,  con  una destrezza quasi straordinaria in un animale
    tanto piccolo, l'elefantino gir la poltrona con dentro il signor Omer
    e la fece correre difilato  nel  salottino  senza  urtare  contro  gli
    stipiti  dell'uscio,  mentre il signor Omer mostrava di divertirsi non
    poco alla manovra e si girava a guardarmi  come  se  quella  fosse  la
    conclusione trionfale delle fatiche di tutta una vita.
    Dopo un giretto per la citt mi recai nella casa di Ham, dove Peggotty
    si era stabilmente trasferita, avendo ceduto in affitto la sua casa al
    successore del signor Barkis,  il quale le aveva corrisposto una buona
    somma per avere il diritto di utilizzare la clientela,  il carro e  il
    cavallo.  Credo  che  fosse  ancora in attivit di servizio il vecchio
    cavallo pigro gi condotto dal signor Barkis.
    Trovai gli amici nella nitida cucina, vi era anche la signora Gummidge
    che il signor Peggotty era andato a prendere nella casa barca.  Dubito
    che  la  donna si sarebbe lasciata indurre ad abbandonare il suo posto
    di guardia se non da lui stesso.  Vidi  che  li  aveva  gi  informati
    tutti.  Sia  Peggotty sia la signora Gummidge stavano asciugandosi gli
    occhi con il grembiule,  Ham era appena uscito per fare un giro  sulla
    spiaggia. Ma torn quasi subito, lietissimo di vedermi; e spero che si
    sentissero  tutti meglio per la mia presenza tra loro.  Sforzandoci di
    mostrarci lieti,  dicemmo che in un nuovo  paese  il  signor  Peggotty
    sarebbe  diventato  ricco,   e  chiss  quali  meraviglie  ci  avrebbe
    descritte nelle sue lettere.  Non pronunciammo mai il nome  di  Emily,
    solo  accennando vagamente pi d'una volta a lei.  E il pi sereno del
    gruppo fu Ham.
    Ma quando Peggotty mi fece lume per accompagnarmi in una cameretta con
    il libro dei coccodrilli pronto per me sul tavolino,  mi disse che Ham
    era sempre lo stesso.  Pensava (e me lo disse piangendo) che avesse il
    cuore spezzato,  sebbene continuasse a essere pieno di coraggio  e  di
    bont,  e sapesse lavorare pi e meglio di qualunque altro operaio del
    cantiere;  parlava di Emily quando era bambina,  ma a  lei  donna  non
    accennava mai.
    Mi  pareva  di  avere  letto  nei  suoi  occhi  che avrebbe desiderato
    parlarmi a quattr'occhi.  Decisi quindi di  farmi  trovare  sulla  sua
    strada  quando la sera dopo sarebbe tornato dal lavoro.  E subito dopo
    mi addormentai. Quella sera, per la prima volta dopo tanto tempo,  non
    venne messa alla finestra la candela accesa,  e nella vecchia barca il
    signor Peggotty si dondol nella vecchia amaca,  e intorno al suo capo
    il vento mormorava la vecchia canzone.
    Il  giorno seguente lo occup tutto per disporre del battello da pesca
    e degli attrezzi;  radun e sped a Londra con il carro  quella  parte
    dei  suoi  pochi  beni  domestici  che  pensava  gli  potessero ancora
    servire, e lasciando il resto, o facendone dono alla signora Gummidge.
    La donna rimase tutto  il  giorno  con  lui.  Provavo  il  malinconico
    desiderio  di  vedere ancora una volta quella vecchia dimora prima che
    la chiudessero definitivamente,  e promisi che la sera mi sarei recato
    da  loro.  Ma  organizzai  le cose in maniera di incontrarmi prima con
    Ham.
    Non mi fu difficile trovarlo perch sapevo dove lavorava. Lo incontrai
    in una zona deserta della spiaggia che sapevo avrebbe attraversata,  e
    tornai  indietro  con  lui  cos  che  avesse  il tempo di parlarmi se
    l'avesse desiderato.  Non mi ero ingannato.  Avevamo fatto solo  pochi
    passi insieme, quando senza guardarmi disse:
    - Signorino Davy, lei l'ha vista?
    - Solo per un momento quando era svenuta - gli risposi con voce bassa.
    Proseguimmo in silenzio, poi disse:
    - Signorino Davy, lei crede che la potr vedere?
    - Forse le sarebbe troppo penoso vedermi - risposi.
    - Lo penso anch'io - disse. - Credo che sarebbe cos.
    -  Ma se c' qualcosa da parte tua,  Ham,  - dissi con dolcezza glielo
    posso scrivere,  se non la vedr.  Se vi   qualcosa  che  vuoi  farle
    sapere per mezzo mio, ti prometto che lo terr come un impegno sacro.
    - Sicuro. Lo so. E la ringrazio tanto! Vorrei, s, che le dicesse o le
    scrivesse una cosa.
    - Che cosa?
    Camminammo ancora un poco in silenzio, poi disse:
    - Non che le perdono. Questo no. Invece la prego che mi perdoni lei se
    ho  tanto insistito per farle accettare i miei sentimenti.  Quando non
    l'avevo ancora convinta a promettermi che mi avrebbe sposato,  allora,
    signorino,  mi pare che avesse tanta fiducia in me, solo per amicizia,
    e forse mi avrebbe anche detto quello che le tormentava la mente, e si
    sarebbe forse consigliata con me, e io avrei potuto salvarla.
    Gli strinsi la mano. - Nient'altro?
    - C' ancora qualche cosa,  signorino Davy,  - mi rispose - se  glielo
    posso dire.
    Andammo avanti a camminare pi a lungo di prima in silenzio,  e infine
    parl.  Negli intervalli tra le frasi non piangeva: non faceva se  non
    riflettere, sforzandosi di esprimersi chiaramente.
    -   Le  lo  voluto  bene...   e  amo  la  memoria  di  lei...   troppo
    profondamente...  per riuscire a farle credere che  sar  mai  felice.
    Potrei  essere  felice...  solo  dimenticandola...  e  ho paura di non
    potere sopportare che le dicano questo. Ma se lei, signorino Davy, che
    ha studiato tanto,  potr pensare  di  dire  qualcosa  che  le  faccia
    credere  che non  stata per me una grandissima ferita,  pur volendole
    bene, e avendo il rimpianto di lei: qualche cosa per farle credere che
    non sono stanco della vita,  ma per spero di vederla senza mia  colpa
    l  dove  i malvagi non fanno pi danni e la gente stanca si riposa...
    qualunque cosa che servisse a metterle il cuore in pace,  senza  farle
    immaginare  che io possa mai prendere moglie,  n che nessuno al mondo
    possa essere per me quello che  stata lei...  vorrei che  lei  glielo
    dicesse...  insieme  con le mie preghiere per lei...  che mi era tanto
    cara.
    Tornai a stringergli quella sua mano  forte,  gli  promisi  che  avrei
    fatto come desiderava al meglio delle mie capacit.
    - La ringrazio moltissimo, signorino - rispose. - E' stato molto buono
    a  venire  a incontrarmi.  E' stato molto buono a fare compagnia a lui
    nel viaggio.  Signorino Davy,  io so bene che mia zia andr  a  Londra
    prima  che  si  imbarchino,  e che si incontreranno ancora,  ma io non
    credo che lo rivedr.  Mi pare che  di  questo  sono  sicuro.  Non  ne
    parleremo, ma sar cos, meglio cos. Quando lei lo vedr per l'ultima
    volta... proprio per l'ultimo saluto... vuole dargli i miei saluti pi
    rispettosi e affettuosi, e i miei ringraziamenti di orfano, perch per
    me  stato sempre pi che un padre?
    Promisi di cuore anche questo.
    - La ringrazio tanto, signorino! - disse serrandomi la mano con forza.
    - So dove lei va adesso. Addio!
    Si  allontan con un gesto della mano,  come per dirmi che non sarebbe
    potuto tornare nella vecchia dimora.  Lo seguii con lo sguardo  mentre
    attraversava la spiaggia sotto la luna; lo vidi girare gli occhi verso
    una striscia di luce argentea sul mare,  e proseguire guardandola fino
    a diventare per me solo un'ombra lontana.
    Quando giunsi alla casa barca trovai la porta spalancata  e  l'interno
    spoglio: la signora Gummidge era seduta su una delle vecchie casse con
    un  canestro sulle ginocchia,  e fissava il signor Peggotty,  il quale
    teneva il gomito appoggiato sulla rozza mensola del camino e gli occhi
    abbassati sulla brace semispenta;  ma sentendomi  entrare  sollev  il
    capo e sorrise, rivolgendomi la parola con tono gaio.
    - Ha mantenuto la promessa di venire a dire addio a questa casa, non 
    vero,  signorino  Davy?    - disse,  alzando la candela.  - Vede com'
    spoglia?
    - Direi che non ha davvero perduto tempo - dissi.
    - No, non siamo stati in ozio. La signora Gummidge ha lavorato come...
    non so dire come abbia lavorato la signora Gummidge! - disse il signor
    Peggotty,   guardando  la  donna  e  non  riuscendo  a   trovare   una
    similitudine abbastanza lusinghiera per lei.
    A capo chino sul canestro la signora Gummidge non disse nulla.
    - Quella  proprio la cassetta su cui lei sedeva con Emily, signorino!
    - mi bisbigli il signor Peggotty.  - E' l'ultima di tutte le cose che
    porto via con me.  Ha visto la sua vecchia cameretta,  signorino Davy?
    Gi tutta nuda stasera!
    Il vento non era forte, ma girava intorno per la casa con suono sordo,
    era quasi un basso e lento mormorio gonfio di tristezza. Era scomparso
    tutto,  perfino  il  piccolo specchio nella sua cornice di conchiglie.
    Ripensai alle  notti  che  vi  avevo  trascorse,  mentre  a  casa  mia
    avvenivano  dei cambiamenti tanto importanti.  Ripensai alla fanciulla
    dagli occhi azzurri che mi aveva affascinato.  Ripensai a Steerforth e
    mi  colse la fantasia sciocca e paurosa che egli si trovasse l vicino
    e che l'avrei potuto incontrare a ogni angolo di strada.
    - Passer del bel tempo - disse a bassa  voce  il  signor  Peggotty  -
    prima  che  la  barca possa trovare dei nuovi inquilini.  Adesso tutti
    credono che porti disgrazia!
    - Appartiene a qualcuno del posto? - chiesi.
    - A un fabbricante di alberi per battelli della citt - mi rispose  il
    signor Peggotty. - Vado stasera a riportargli la chiave.
    Entrammo  anche  nell'altra  cameretta,  poi  tornammo  dalla  signora
    Gummidge sempre seduta sulla cassetta. Il signor Peggotty la preg che
    si alzasse, perch avrebbe portato fuori la cassetta prima di spegnere
    la candela che aveva posata sulla mensola del camino.
    - Daniel!  - esclam all'improvviso  la  signora  Gummidge,  lasciando
    cadere il canestro e afferrandogli il braccio.  - Mio caro Daniel,  le
    mie ultime parole in questa casa sono che non mi devi abbandonare. Non
    pensare di lasciarmi qui, Daniel! Oh, non pensare di farlo!
    Sbigottito il signor Peggotty fece scorrere lo sguardo  dalla  signora
    Gummidge  a  me,  e  da me alla signora Gummidge,  come se si fosse di
    colpo destato da un sonno.
    - No,  caro Daniel,  non lasciarmi  qui!  -  lo  supplic  la  signora
    Gummidge con fervore.  - Portami con te,  Daniel, portami via con te e
    con Emily!  Sar sempre la vostra serva fedele.  Se ci sono schiavi in
    quella  parte  del  mondo  dove  andrete,  io  sar felice di farvi da
    schiava, ma non lasciarmi qui, Daniel, da bravo, Daniel caro!
    - Brava la mia donna,  - disse il signor Peggotty,  scotendo il capo -
    tu non sai come sar lunga la traversata e come sar dura quella vita!
    - S che lo so, Daniel! Immagino tutto! - grid la signora Gummidge. -
    Ma le ultime parole che voglio dire sotto questo tetto sono che se non
    mi prendete con voi, io ritorner a morire in questa casa. So zappare,
    Daniel.  So  lavorare.  Sopporto  la vita dura.  Sono capace adesso di
    essere affettuosa e paziente...  pi di quanto tu non  pensi,  Daniel,
    prova  e  vedrai  se  non  vero.  Ti dico,  Daniel Peggotty,  che non
    toccherei il denaro che mi vuoi lasciare nemmeno se stessi per  morire
    di  fame;  ma  se mi volete,  vengo con te e con Emily fino in capo al
    mondo!  Lo so bene,  tu credi che io mi senta sempre sola e derelitta,
    ma  non   pi cos,  carissimo!  Sono stata qui a fare la guardia e a
    pensare ai tuoi dispiaceri per tanto tempo,  e mi ha fatto  del  bene.
    Signorino  Davy,  parli  lei  per me!  Io conosco le sue abitudini,  e
    quelle di Emily, e so i loro dispiaceri,  e qualche volta potr essere
    di  conforto  per  loro,  e  potr  sempre lavorare per loro!  Daniel,
    carissimo Daniel, lasciami venire con voi!
    La signora Gummidge gli prese la mano e  gliela  baci  con  tutta  la
    affettuosa devozione e riconoscenza che egli ben meritava.
    Portammo fuori la cassetta, spegnemmo la candela; chiudemmo la porta a
    chiave  e  lasciammo  che la vecchia barca si riducesse a una semplice
    macchia nera nella notte buia.  Il  giorno  dopo,  nel  viaggio  verso
    Londra  sull'imperiale  della  diligenza,  la  signora Gummidge sedeva
    dietro a noi con il suo paniere sulle ginocchia, e la signora Gummidge
    era felice.





















    52 - SONO TESTIMONE DI UN'ESPLOSIONE.

    Ventiquattr'ore prima del  giorno  fissato  cos  misteriosamente  dal
    signor  Micawber,  mia  zia  e io ci consultammo sul da farsi,  perch
    diceva di essere molto contraria a lasciar sola Dora.  Ah!  Con quanta
    facilit la portavo ormai su e gi per le scale!
    Nonostante  la  formale  richiesta  del  signor Micawber riguardo alla
    presenza di mia zia,  pensammo che sarebbe potuta rimanere  a  casa  e
    farsi  rappresentare  dal  signor  Dick e da me.  Avevamo preso questa
    decisione,  quando Dora capovolse i nostri piani,  dichiarando che non
    avrebbe  mai  perdonato  se  stessa  e il suo cattivo ragazzo,  se per
    qualunque motivo mia zia fosse rimasta a casa.
    - Non parler pi con lei - disse Dora,  scotendo i riccioli verso mia
    zia.  -  Diventer  insopportabile!  Dir  a  Jip di abbaiare tutto il
    giorno contro di lei!  Se non vuole andare,  torno a credere che lei 
    una vecchia bisbetica!
    - Zitta,  zitta,  Fiorellino! - disse mia zia, ridendo. - Sai bene che
    non puoi stare senza di me!
    - S che posso - disse Dora.  - Lei non mi  per nulla utile.  Lei non
    corre affatto tutto il giorno per me su e gi per le scale. Lei non mi
    sta  mai  vicina a raccontarmi le storie di Doady,  di quando aveva le
    scarpe sfondate,  e  camminava  tutto  coperto  di  polvere...  povero
    piccolino!  Lei non fa mai niente di quello che piace a me, non  vero
    carissima?  - E Dora si affrett a baciare mia zia e a dire: - S  che
    lo fa! Scherzavo! - nel timore che mia zia le credesse davvero.
    - Ma ora,  zia,  - le disse Dora tutta carezzevole - mi dia retta. Lei
    deve andare.  Altrimenti la tormenter finch far come voglio  io.  E
    render  al  mio  cattivo  ragazzo  la  vita impossibile se lui non la
    obbliga  a  partire.   Io  diventer  cos  antipatica,   e  diventer
    antipatico  anche Jip!  Se non partir si pentir per tutta la vita di
    non essere andata. E poi - concluse Dora,  gettando indietro i capelli
    e  fissando con aria interrogativa mia zia e me: - Perch non dovreste
    partire insieme? Non sono tanto malata. Lo sono forse?
    - Ma che domanda! - esclam mia zia.
    - Che strana fantasia! - dissi io.
    - S, lo so che sono una povera sciocchina! - disse Dora,  girando gli
    occhi  dall'uno  all'altra,  e  poi  sporgendo  le sue labbra graziose
    perch ci chinassimo a baciarla cos  coricata.  Bene!  Allora  dovete
    partire tutti e due, altrimenti non creder che mi dite la verit e mi
    metter a piangere!
    Mi  accorsi dall'espressione di mia zia che stava per cedere,  lo vide
    anche Dora e si fece allegra.
    - Quando tornerete avrete tante cose da dirmi  che  dovrete  impiegare
    una  settimana  per  farmele capire tutte!  - disse Dora.  - Perch so
    benissimo che,  se si tratta  di  affari,  per  moltissimo  tempo  non
    riuscir  a  capire nulla!  Se poi vi saranno delle addizioni da fare,
    non so quando ci vedr chiaro;  e allora il mio cattivo  ragazzo  avr
    l'aria infelicissima.  Ecco! Volete partire, non  vero? Resterete via
    una notte soltanto,  e Jip bader a me  per  questo  tempo.  Prima  di
    partire Doady mi porter di sopra e torner a scendere dopo che sarete
    di  nuovo  qui;  e  porterete alla cara Agnes una mia lettera piena di
    tremendi rimproveri, perch non  mai venuta a trovarci!
    Senza pi consultarci, dichiarammo che saremmo partiti insieme,  e che
    Dora  era  una  piccola  bugiarda  che fingeva di stare poco bene solo
    perch le piaceva farsi vezzeggiare. Si mostr contentissima, gaia;  e
    noi quattro, vale a dire mia zia, il signor Dick, Traddles e io quella
    stessa sera partimmo per Canterbury con la diligenza di Dover.
    Scendemmo  nel cuore della notte all'albergo in cui il signor Micawber
    ci aveva detto di attenderlo,  vi entrammo con una certa  fatica  data
    l'ora,  e  trovai  una  lettera  in  cui egli mi diceva che si sarebbe
    presentato alle nove e mezzo in punto del mattino.  Poi  ci  ritirammo
    non  senza  rabbrividire  nelle  rispettive camere lungo certi angusti
    corridoi che sembravano da lungo tempo  impregnati  di  una  soluzione
    mista di aromi di zuppa e di scuderie.
    Al  mattino  di buon'ora uscii a passeggiare lungo quelle care vecchie
    vie tranquille,  camminai ancora nell'ombra di quei porticati e  delle
    chiese  venerabili.  Le  cornacchie  volteggiavano  intorno alle torri
    della cattedrale;  e le stesse torri,  dominando  dall'alto  le  varie
    miglia  intatte  di  fertile  campagna  con  i  suoi  bei  fiumi,   si
    stagliavano nell'aria limpida del mattino come se ci che si definisce
    il cambiamento non esistesse su tutta la terra.  E tuttavia quando  le
    campane  cominciarono  a  battere  i  loro  rintocchi mi parlarono con
    tristezza  di  ogni  sorta  di  mutamenti:  mi  parlavano  della  loro
    antichit e della giovinezza della mia bella Dora, e dei tanti giovani
    mai  giunti  alla vecchiaia che erano vissuti,  avevano amato ed erano
    morti,   mentre  il  loro  riverbero  si  attutiva  contro  l'armatura
    arrugginita  del  Principe  Nero  appesa l dentro,  e poi si spegneva
    nell'immensit del tempo come si perdono i cerchi formati nell'acqua.
    Contemplai la vecchia casa dall'angolo della via,  ma non mi avvicinai
    per  il  timore  di essere visto,  e in qualche misura recare danno al
    progetto che ero andato per favorire.  Il sole ancora basso batteva di
    traverso sulle grondaie e i vetri a piombo delle finestre accendendovi
    sfumature dorate,  e fu come se qualche raggio di quell'antica pace mi
    toccasse il cuore.
    Passeggiai per circa un'ora in campagna,  quindi tornai lungo  la  via
    principale  che  intanto s'era liberata dell'ultima inerzia del sonno.
    Fra coloro che si davano da  fare  nelle  botteghe  riconobbi  il  mio
    antico nemico macellaio, ormai salito agli onori di proprietario di un
    bel  paio  di  stivaloni e di un figlioletto,  nonch di quell'impresa
    commerciale.  Stava gingillando il bambino e aveva  l'aria  di  essere
    diventato in cittadino rispettabile.
    Riuniti  ora  per  fare  colazione  eravamo  tutti e quattro ansiosi e
    impazienti e, via via che ci si avvicinava alle nove e mezzo, l'attesa
    del signor Micawber andava aumentando la nostra  inquietudine.  Infine
    non  fingemmo  pi  di occuparci del cibo,  che a eccezione del signor
    Dick avevamo accettato come semplice  pretesto:  mia  zia  si  mise  a
    camminare avanti e indietro per la stanza,  Traddles and a sedere sul
    divano fingendo di leggere il giornale,  ma con gli  occhi  levati  al
    soffitto,  e  io  guardavo  dalla  finestra per dare per primo notizia
    dell'arrivo del signor  Micawber.  Non  dovetti  davvero  attendere  a
    lungo, perch al primo rintocco della mezz'ora lo scorsi nella via.
    - Eccolo! - esclamai - e senza il vestito avvocatesco.
    Mia  zia  leg  i  nastri del cappellino (l'aveva messo per scendere a
    colazione) e si aggiust sulle spalle lo scialle come pronta a tutto e
    decisa a non accettare compromessi.  Traddles si abbotton  la  giubba
    con  aria  decisa.  Il  signor  Dick  si  turb  alla  vista di questi
    formidabili preparativi, ma sentendo la necessit di imitarli,  con le
    due  mani  tir gi il cappello e lo calz fino alle orecchie,  subito
    dopo levandoselo per salutare al suo ingresso il signor Micawber.
    - Signori e signora,  - disse il signor Micawber -  buon  giorno!  Mio
    caro  signore,  -  disse  al  signor  Dick,  il  quale  gli  stringeva
    energicamente la mano - lei  straordinariamente gentile.
    - Ha fatto colazione?  - gli chiese  il  signor  Dick.  -  Prenda  una
    cotoletta!
    -  Nemmeno  per  idea,  mio buon amico!  - esclam il signor Micawber,
    fermandogli a met il gesto di tirare il campanello. Signor Dixon,  il
    mio appetito e io non ci conosciamo pi da un pezzo.
    Il  signor Dixon fu tanto soddisfatto del suo nuovo nome,  e mostr di
    essere tanto grato al signor Micawber che glielo aveva conferito,  che
    torn  a  stringergli  la  mano,  e  scoppi  in  una  risata alquanto
    infantile.
    - Dick, - disse mia zia - attento!
    Il signor Dick arross e torn compunto.
    - E ora,  signore,  - disse mia zia al signor  Micawber,  infilando  i
    guanti  -  siamo  pronti  per l'eruzione del Vesuvio,  o per qualunque
    altra cosa vi piaccia.
    - Signora,  - le rispose il signor Micawber - ritengo infatti che  fra
    poco potr assistere a uno scoppio.  Signor Traddles, penso che lei mi
    autorizzi a dire che prima di oggi abbiamo avuto dei contatti fra noi.
    - E' un fatto, Copperfield, - rispose Traddles, al quale avevo rivolto
    il mio sguardo sorpreso - che il  signor  Micawber  mi  ha  consultato
    rispetto  a  ci  che  intende fare;  naturalmente l'ho consigliato al
    meglio delle mie capacit.
    - Signor Traddles,  - prosegu il signor Micawber - se  non  m'inganno
    ci che intendo fare  una rivelazione importante.
    - Importantissima - conferm Traddles.
    - Signora e signori, - disse il signor Micawber - date le circostanze,
    vorrete  farmi  il favore di accettare,  per il momento,  di lasciarvi
    dirigere da un uomo il quale,  per quanto  degno  soltanto  di  venire
    giudicato  un  meschino  relitto  sulle  rive  della  natura umana,  
    tuttavia un vostro simile,  per quanto sfigurato sia egli dagli errori
    personali  e  dalla  violenza  accumulatasi  per una concatenazione di
    circostanze?
    - Signor Micawber,  - gli risposi - abbiamo piena  fiducia  in  lei  e
    faremo quanto lei desidera.
    -  Signor  Copperfield,  - replic il signor Micawber - nella presente
    congiuntura la sua fiducia non  mal riposta. Chiedo che mi siano dati
    cinque minuti di vantaggio,  n pi  n  meno,  e  quindi  ricever  i
    presenti,  i  quali  chiederanno  di  vedere  la  signorina Wickfield,
    nell'ufficio  di  Wickfield  e  Heep,  presso  il  quale  lavoro  come
    stipendiato.
    Mia zia e io ci rivolgemmo a Traddles,  il quale diede con un cenno il
    suo consenso.
    - Per il momento - disse il signor Micawber -  non  ho  pi  nulla  da
    dire.
    Detto questo,  e con mia somma sorpresa, si conged salutandoci con un
    unico inchino e scomparve: aveva mostrato modi riservati  e  il  volto
    straordinariamente pallido.
    Quando mi rivolsi con aria interrogativa a Traddles,  egli si limit a
    sorridere, scotendo il capo (con sopra i capelli tutti ritti),  perci
    non feci se non togliere di tasca l'orologio, e come ultima risorsa vi
    contai  i cinque minuti esatti.  Mia zia fece lo stesso con in mano il
    suo orologio.  E allo spirare dei cinque minuti Traddles le offerse il
    braccio,  ci  incamminammo  insieme  verso la vecchia casa,  e per via
    nessuno di noi aperse bocca.
    Trovammo il signor Micawber  allo  scrittoio  dell'ufficio  rotondo  a
    pianterreno,  immerso  nella scrittura (o almeno fingeva di scrivere).
    Teneva infilato nel panciotto il  grosso  righello  dell'ufficio,  non
    tanto nascosto che dalla abbottonatura non ne sporgesse un buon palmo,
    come fosse un nuovo tipo di ornamento per il petto della camicia.
    Mi parve che toccasse a me parlare, perci dissi a voce alta:
    - Come sta, signor Micawber?
    -  Signor  Copperfield,  -  disse  con tono grave il signor Micawber -
    spero che lei stia bene.
    - E' in casa la signorina Wickfield? - chiesi.
    - Il signor Wickfield  indisposto, signore;   a letto colpito da una
    febbre  reumatica - rispose - ma non dubito che la signorina Wickfield
    sar felice  di  rivedere  i  suoi  vecchi  amici.  Vogliono  entrare,
    signori?
    Ci precedette nella sala da pranzo,  la prima stanza di quella casa in
    cui mi ero trovato,  e spalancato l'uscio  dell'ufficio  che  era  gi
    stato del signor Wickfield, annunci con voce sonora:
    - La signorina Trotwood, il signor David Copperfield, il signor Thomas
    Traddles e il signor Dixon!
    Non vedevo Uriah Heep dal giorno in cui l'avevo percosso.  Fu evidente
    che la nostra visita lo stup forse nella stessa misura in cui stupiva
    anche noi.  Non corrug i sopraccigli per la semplice ragione che  non
    li possedeva quasi affatto, ma arricci la fronte fin quasi a chiudere
    i piccoli occhi,  mentre con il rapido gesto di portare la mano ossuta
    al mento tradiva una certa sorpresa o trepidazione.  Ci avvenne  solo
    nel  momento  in  cui  stavamo  per  entrare nell'ufficio,  e io potei
    scorgerlo di l della spalla di mia zia, perch dopo un attimo era pi
    servile e umile che mai.
    - Ma bene, bene! - esclam. - E' davvero un piacere inatteso. Oso dire
    che l'avere cos tutti insieme i miei amici  una gioia imprevedibile.
    Signor Copperfield,  spero di trovarla in buona salute e...  se  mi  
    lecito  esprimermi  umilmente in tal modo,  sempre cordiale con i suoi
    amici,  sia che li creda  o  no  amici  suoi.  Spero  che  la  signora
    Copperfield  stia meglio.  Sia certo che ci ha molto addolorato sapere
    di recente che fosse di salute cagionevole.
    Mi vergognai di permettere che mi stringesse la mano,  ma  non  sapevo
    che cos'altro avrei potuto fare.
    -  Signorina  Trotwood,  in  questo  ufficio  le cose sono cambiate da
    quando ero un umile scrivano e tenevo la briglia  del  suo  cavallino,
    non le sembra?  - disse Uriah con il suo pi ripugnante sorriso.  - Ma
    non sono cambiato io, signorina Trotwood.
    - Bene, signore! - gli replic mia zia.  - Per dirle la verit,  credo
    che lei abbia tenuto abbastanza fede alle promesse della sua giovent,
    se questo le pu far piacere.
    - Grazie,  signorina Trotwood, - disse Uriah, contorcendosi nel solito
    modo disgustoso - della sua buona opinione. Micawber, faccia avvertire
    la signorina Agnes... e mia madre.  Mia madre sar emozionatissima nel
    vedere tali visitatori! - dichiar Uriah disponendo le sedie.
    - Lei non  occupato, signor Heep? - gli chiese Traddles, quando colse
    per  un  attimo  lo  sguardo  di quegli occhi arrossati che ci avevano
    scrutati e quindi si erano sottratti ai nostri sguardi.
    - No, signor Traddles - gli rispose Uriah, riprendendo il suo posto di
    comando,  e schiacciando palmo contro palmo  le  mani  ossute  fra  le
    ossute  ginocchia.  -  Non  sono  tanto  occupato  quanto  vorrei.  Ma
    avvocati, pescecani e sanguisughe non sono facilmente soddisfatti, lei
    sa bene! Non dico che io e Micawber non si abbia un bel da fare per il
    motivo che il signor Wickfield  non    quasi  pi  adatto  ad  alcuna
    incombenza.  Ma senza dubbio  un piacere oltre che un dovere lavorare
    per lui.  Lei non  stato un amico intimo del signor Wickfield,  non 
    vero,  signor Traddles? Mi pare di avere avuto io stesso il piacere di
    averla vista una sola volta, non  vero?
    - Verissimo, signor Heep; non sono mai stato in intimit con il signor
    Wickfield, altrimenti sarei forse venuto a trovare lei molto tempo fa.
    Vi era qualcosa nel tono  di  questa  risposta  che  indusse  Uriah  a
    volgere  una  nuova  occhiata  sospettosa  e  molto sinistra verso chi
    l'aveva pronunciata. Ma visto che si trattava soltanto di Traddles con
    la sua espressione bonaria la semplicit dei modi e  i  capelli  ritti
    sul capo, abbass subito gli occhi mentre rispondeva con uno scatto di
    tutto il corpo, ma specialmente del collo.
    - Mi rincresce di saperlo, signor Traddles. Avrebbe ammirato il signor
    Wickfield  come  l'ammiriamo  tutti.  E  i  suoi  piccoli  difetti non
    sarebbero serviti che a renderglielo ancora pi caro.  Ma  se  volesse
    ascoltare le lodi pi eloquenti del mio socio di affari la inviterei a
    rivolgersi  al  signor  Copperfield.  Sentir  com' sensibile intorno
    all'argomento della famiglia Wickfield.
    Fui impedito di ribattere a questa affermazione (se pure avessi voluto
    farlo)  dall'ingresso  di  Agnes  che  veniva  introdotta  dal  signor
    Micawber.  Mi  parve  che  non avesse l'abituale serenit,  che avesse
    evidentemente sofferto ansie e fatiche.  Tuttavia non erano mutate  la
    sua cordialit sollecita e la sua tranquilla bellezza.
    Notai  che  mentre ci salutava Uriah stava a osservarla quasi come uno
    spirito brutto e malvagio intento a spiare uno spirito eletto. Intanto
    io solo notai un lieve segnale rivolto dal signor Micawber a Traddles,
    e che quest'ultimo usciva dalla stanza  senza  che  gli  altri  se  ne
    accorgessero.
    - Vada pure, Micawber - gli disse Uriah.
    Ma il signor Micawber,  con la mano sul regolo infilato nel panciotto,
    rimase fermo ed eretto davanti all'uscio,  fissando senza infingimenti
    quello fra i suoi simili che era anche il suo datore di lavoro.
    - Che cosa aspetta?  - gli disse Uriah. - Micawber! Non ha sentito che
    le ho detto di andare?
    - S! - rispose immobile il signor Micawber.
    - E allora perch non se ne va? - disse Uriah.
    - Perch io... insomma perch non voglio - rispose di scatto il signor
    Micawber.
    Le guance di Uriah si scolorirono,  coprendosi di un  pallore  malsano
    attraverso  cui  trapelava  ancora  debolmente il sottostante rossore.
    Fiss intensamente il signor Micawber,  mentre pareva che da ogni poro
    del volto gli uscisse un respiro breve e affrettato.
    -  Lei  un poco di buono come lo sanno tutti - disse,  sforzandosi di
    sorridere - e temo che mi obbligher a liberarmi di lei. Via!  Con lei
    parler fra poco.
    - Se vi  un briccone su questa terra - disse il signor Micawber,  con
    un nuovo scoppio della massima veemenza - con il quale ho gi  parlato
    troppo, questo briccone si chiama HEEP!
    Uriah  arretr  come  se  fosse  stato  colpito  o  punto.  E passando
    lentamente lo sguardo intorno su di noi con l'espressione pi fosca  e
    maligna che il suo volto potesse assumere, disse con voce bassa:
    - Oh!  Ma questa  una congiura!  Vi siete dati appuntamento qui! Lei,
    Copperfield,  ha fatto lega con il mio scrivano,  non   vero?  Faccia
    bene  attenzione.  Lei e io ci comprendiamo bene.  Non c' affetto fra
    noi. Lei  sempre stato un cucciolo pieno di arroganza fin da quando 
    venuto qui la prima volta;  e adesso lei invidia i  progressi  che  ho
    compiuti,   cos? Badi di non complottare contro di me, altrimenti le
    dar la pariglia! Micawber, vada via. Con lei parler fra poco.
    -  Signor  Micawber,  -  dissi  -  vedo  in  costui  vari  cambiamenti
    improvvisi oltre a quello straordinario di dire la verit intorno a un
    certo argomento, e questo mi d la certezza che si trova con le spalle
    al muro. Lo tratti pure come merita!
    - Siete davvero una bella compagnia,  eh?  - disse Uriah con la stessa
    voce bassa,  mentre la fronte gli  si  copriva  di  sudore,  e  se  lo
    asciugava  con la lunga mano scarna.  - Assoldare cos il mio scrivano
    che  la feccia stessa della societ,  come era anche lei Copperfield,
    e  lo  sa  benissimo,  prima  che  qualcuno  le facesse l'elemosina...
    pagarlo perch mi diffamasse a forza di menzogne!  Signorina Trotwood,
      meglio  che  lei  faccia finire questa storia,  se non vuole che io
    faccia finire suo marito dove non le  far  piacere  averlo.  Non  per
    niente conosco il lato legale della sua storia, vecchia mia! Signorina
    Wickfield,  se porta affetto a suo padre,  meglio che stia lontana da
    questa banda. Altrimenti lo porter alla rovina. E adesso, attenti! Ho
    gi in pugno qualcuno  di  voi.  Pensateci  due  volte  prima  che  vi
    stritoli.   Ci  pensi  due  volte,   Micawber,  se  non  vuole  venire
    stritolato. Le ripeto di andarsene,  povero stupido,  ad aspettare che
    io venga a parlarle,  finch  ancora in tempo a ritirarsi!  Dov' mia
    madre? - disse,  accorgendosi solo allora della scomparsa di Traddles,
    e  dando uno strappo al cordone del campanello.  - Bel modo di fare in
    casa d'altri!
    - Ecco la  signora  Heep,  signore!  -  disse  Traddles,  tornando  in
    compagnia di quella degna madre di un degno figlio. - Mi sono preso la
    libert di presentarmi a lei.
    -  E  lei chi  per volersi presentare?  - lo rimbecc Uriah.  - E che
    cosa vuole, lei, qui?
    - Sono qui come legale e amico del signor  Wickfield,  signore  -  gli
    rispose  Traddles  con il tono tranquillo dell'uomo d'affari.  - Ho in
    tasca la sua delega che mi autorizza ad agire per suo  conto  in  ogni
    occorrenza.
    -  Vuol  dire  che il vecchio ha bevuto fino a essere rimbambito disse
    Uriah con  l'espressione  orribile  pi  che  mai  -  e  gliela  hanno
    strappata con la frode!
    - So bene,  e lo sa anche lei,  signor Heep,  che qualcosa gli  stato
    strappato con la frode - replic tranquillo Traddles. Ora parleremo di
    questo, se non le rincresce, con il signor Micawber.
    - Uriah...! - esclam agitata la signora Heep.
    - Tu devi tacere,  mamma!  - la interruppe il figlio.  - Meno apri  la
    bocca e meglio .
    - Ma Uriah caro...
    - Non vuoi dunque tacere, mamma, e lasciare che parli io?
    Sapevo  da tempo che il suo servilismo era ipocrita,  che tutti i suoi
    atteggiamenti erano falsi e colpevoli, ma non avevo compreso la misura
    della sua ipocrisia prima  di  vederlo  cos  senza  pi  la  maschera
    Perfino io,  che lo conoscevo da tanto tempo e provavo tanta antipatia
    per lui,  fui di primo acchito sorpreso dalla rapidit con cui  lasci
    cadere  la maschera dal viso non appena si accorse che non gli serviva
    pi;  stupito al vedere il sogghigno con cui in quel momento  esultava
    per  il  male  compiuto,  e  insieme  palesava  la disperazione di non
    riuscire ad avere la meglio  su  di  noi;  il  che  non  contraddiceva
    affatto l'esperienza che avevo di lui.
    Non dir nulla dell'occhiata che mi rivolse mentre in piedi ci fissava
    l'uno dopo l'altro, perch ho sempre saputo che mi odiava, e non avevo
    dimenticato  il  segno  lasciato dalla mia mano sulla sua guancia.  Ma
    quando il suo sguardo pass su Agnes, e vidi la rabbia con cui sentiva
    sfuggirgli il potere che aveva  avuto  su  di  lei,  facendo  tuttavia
    mostra,  nel  momento  stesso  in  cui le vedeva deluse,  delle odiose
    passioni che l'avevano condotto ad aspirare alla mano di colei di  cui
    non   avrebbe  mai  saputo  apprezzare  n  amare  le  virt,   rimasi
    letteralmente sconvolto al pensiero  che  Agnes  fosse  potuta  vivere
    anche solo un'ora alla presenza di un uomo come quello.
    Dopo  essersi ripetutamente strofinato la parte inferiore del viso,  e
    averci lanciato delle occhiate malvagie sopra quelle sue dita  ossute,
    torn a rivolgersi a me con tono fra il lamentoso e l'insultante.
    -  Lei ritiene davvero che sia giusto,  Copperfield,  lei che va tanto
    fiero del suo onore e di tutto il resto,  venire a far la  spia  nella
    mia casa e origliare alle porte con il mio scrivano? Se fossi stato io
    a  farlo  nessuno  si  sarebbe  meravigliato  perch  io non mi faccio
    passare per un gentiluomo (sebbene non  sia  mai  andato  a  mendicare
    nelle strade come ha fatto lei,  cos dice Micawber), ma lei! E non ha
    nemmeno paura?  Non pensa a quello  che  potr  fare  per  vendicarmi,
    denunciandola per associazione di reato e cos via? Benissimo! Staremo
    a vedere!  Lei,  signor non-so-come-si-chiama, voleva far testimoniare
    qualcosa a Micawber: Ecco il suo testimone.  Perch non lo fa parlare?
    Ho capito che ha imparato la lezione.
    Vedendo  che  le  sue  parole non producevano alcun effetto su di noi,
    sedette sull'orlo del tavolino con le mani in tasca in ostinata attesa
    del seguito e con uno  dei  suoi  larghi  piedi  piatti  attorcigliato
    intorno all'altra gamba.
    Il signor Micawber, il cui impeto avevo fino a quel momento trattenuto
    con  grandissima difficolt e che pi volte era scoppiato a gridare la
    prima sillaba del termine furfante senza riuscire a finire la  parola,
    ora si lanci e tratto fuori il righello dal panciotto (credo a mo' di
    arma  di difesa),  prese dalla tasca un foglio di protocollo ripiegato
    in quattro: lo distese con uno dei suoi  abituali  gesti  maestosi,  e
    osservatone  il  contenuto  con  l'aria  di  provare  una  ammirazione
    estetica per lo stile artistico di  quella  composizione,  cominci  a
    leggere:
    - Cara signorina Trotwood e cari signori....
    - Che il Signore lo benedica e lo protegga! - esclam a bassa voce mia
    zia. - Sarebbe capace di scrivere lettere a non finire anche davanti a
    un delitto!
    Senza avere udito nulla, il signor Micawber continu:
    -  Mi presento a lor signori per denunciare colui che  probabilmente
    il peggiore delinquente che sia mai esistito - e qui senza alzare gli
    occhi dal foglio il signor Micawber punt il righello  come  fosse  il
    bastone  del  potere  contro  Uriah  Heep: - Non chiedo per me alcuna
    piet. Vittima fin dalla culla di passivit finanziarie alle quali non
    sono stato in grado di fare fronte, mi sono sempre trovato a essere lo
    zimbello di umilianti circostanze. Compagne della mia esistenza, tutte
    insieme o separatamente,  si  sono  trovate  a  essere  l'Ignominia  e
    l'Indigenza, la Disperazione e la Follia.
    Il  godimento  con  cui  il  signor Micawber dava la descrizione di s
    quale preda di tali paurose calamit era pari solo all'enfasi con  cui
    procedeva  nella  lettura,  e  al genere di omaggio che rendeva a essa
    movendo la testa ogni volta gli sembrasse  di  avere  pronunciato  una
    frase eccezionalmente forte.
    -  Sotto  un  accumularsi  di  Ignominia,  Indigenza,  Disperazione e
    Follia, entrai nell'ufficio... o come direbbero i nostri vicini Galli,
    il "bureau" della ditta,  nominalmente funzionante sotto  il  nome  di
    Wickfield e...  HEEP,  ma di fatto gestita dal solo...  HEEP.  HEEP, e
    solo HEEP    la  molla  di  questa  macchina.  HEEP  e  solo  HEEP  
    l'imbroglione e il falsario.
    A  queste  parole,  e  con il volto pi che pallido nero,  Uriah balz
    avanti per afferrare e lacerare il foglio,  ma il signor Micawber  con
    un  autentico miracolo di destrezza o di fortuna colp con il righello
    le nocche della mano tesa,  mettendola fuori combattimento: infatti si
    pieg  sul polso come se fosse stata spezzata,  e il colpo rison come
    se fosse caduto sul legno.
    - Il diavolo ti prenda!  -  esclam  Uriah  con  un  nuovo  genere  di
    contorcimento provocato dal dolore. - Me la pagherai!
    -  Torna ad avvicinarti se puoi...  tu...  tu...  tu,  HEEP l'infame,-
    ansim il signor Micawber - e se la tua  una testa umana,  vedrai  se
    non te la spacco. Su, avanti!
    Credo  di  non  avere  mai  visto  una scena pi ridicola (lo notai in
    quell'attimo stesso) di quella in cui il signor Micawber si metteva in
    guardia usando il righello come fosse  una  spada  e  gridava:  -  Su,
    avanti!  -  mentre Traddles e io lo spingevamo in un angolo da cui non
    faceva che balzar fuori.
    Il suo nemico mastic fra i denti una protesta,  agit per un  po'  la
    mano  ferita,  poi  lentamente  trasse  di tasca il fazzoletto,  se la
    bend,  la pos sull'altra mano,  e torn a sedere  sul  tavolino  con
    l'aria cupa e la testa bassa.
    Appena si fu alquanto calmato, il signor Micawber procedette nella sua
    lettura:
    -  Il  compenso  pecuniario  per  cui accettai di entrare al servizio
    di... HEEP - ogni volta che pronunciava quel nome lo faceva precedere
    da una pausa,  e poi vi dava una  forza  straordinaria  -  non  venne
    precisato,  all'infuori  della  meschinit  di ventidue scellini e sei
    pence alla  settimana.  Il  rimanente  sarebbe  stato  conteggiato  in
    proporzione al valore delle mie prestazioni professionali; o per dirla
    con  altre  e  pi  forti parole,  in proporzione alla vilt della mia
    natura,  alla  cupidit  dei  miei  motivi,  alla  povert  della  mia
    famiglia,  a  una  generale  rassomiglianza morale (o meglio immorale)
    esistente fra me e... HEEP.  Occorre forse io dica come mi si rendesse
    ben  presto  necessario  sollecitare  da...   HEEP...  degli  anticipi
    pecuniari per sostentare la signora Micawber e la  nostra  infelice  e
    numerosa famiglia?  Occorre forse io dica che tale necessit era stata
    prevista  da...   HEEP?   Che  tali  anticipi  venivano  garantiti  da
    altrettante   cambiali   "pagher"   e   altri   strumenti  legalmente
    riconosciuti in questo paese?  E che mi trovai in tal modo preso nella
    rete che egli aveva intessuta per me?.
    Il  godimento  che  il  signor Micawber provava per l'efficacia da lui
    dispiegata  nella  descrizione  di  quel  disgraziato  stato  di  cose
    sembrava  davvero superasse ogni pena o ansia che la realt gli avesse
    potuto infliggere. Seguit a leggere:
    -  Fu  allora  che...  HEEP...  prese  a  concedermi  quel  tanto  di
    confidenza necessaria a portare in porto il suo infernale disegno.  Fu
    allora che io cominciai,  se mi  lecito esprimermi in  maniera  tanto
    scespiriana,  a esitare,  penare,  languire. Scopersi che la mia opera
    veniva costantemente richiesta per la falsificazione  degli  affari  e
    l'inganno  di  una  persona che chiamer il signor W.  Scopersi che il
    signor W.  veniva sopraffatto,  tenuto all'oscuro e ingannato in  ogni
    maniera;  e  che intanto il furfante...  HEEP...  si dichiarava sempre
    illimitatamente grato a quel tanto  offeso  gentiluomo  e  suo  eterno
    amico.  Ci  era  gi  molto,  ma  come osserva il filosofico principe
    danese con una di quelle frasi di uso universale che tanto fanno onore
    al massimo poeta dell'epoca elisabettiana,  vi era ancora  del  marcio
    nascosto!.
    Il  signor Micawber rimase talmente colpito dalla sua felicissima idea
    di completare il paragrafo con una citazione,  che per la sua e nostra
    gioia  ce  ne  rilesse  le  ultime  righe fingendo di avere perduto il
    segno.
    - Non  mia intenzione - continu  riprendendo  la  lettura  -  far
    entrare  nell'mbito  della presente epistola,  sebbene sia gi pronta
    altrove,  la lista dettagliata di  tutte  le  minori  offese  commesse
    contro  la  persona  che  ho  chiamata signor W.  e delle quali io fui
    tacita parte consenziente.  Una volta cessata la mia  lotta  interiore
    fra  salario  e  non  salario,  pane  e  non  pane,  sussistenza e non
    sussistenza,  il mio scopo fu quello di approfittare  delle  occasioni
    che   mi   si   offrivano   per  scoprire  e  denunciare  le  maggiori
    malversazioni commesse,  i dolorosi torti e inganni perpetrati  contro
    quel gentiluomo da... HEEP... Stimolato dal mio silenzioso consigliere
    interiore, e da una non meno commovente e degna consigliera esterna...
    che  per  brevit  chiamer  signorina W.,  io intrapresi la non lieve
    fatica di una clandestina investigazione, la quale al meglio delle mie
    facolt di conoscere,  vagliare e tenere per vero,  si  protratta per
    pi di mesi dodici.
    Aveva  letto quest'ultimo paragrafo come fosse un estratto di progetto
    parlamentare,   e  si  dimostr  maestosamente  ristorato  dal   suono
    soddisfacente delle parole pronunciate.
    - Le mie accuse a carico di...  HEEP - riprese a leggere, dopo avere
    lanciato al colpevole una breve occhiata e avere stretto  il  righello
    sotto  il  braccio  sinistro  per  averlo a portata di mano in caso di
    necessit - sono le seguenti.
    Credo che tutti trattenemmo il respiro: sono sicuro che  lo  trattenne
    Heep.
    -  In primo luogo - disse il signor Micawber - quando per cause che
    non ritengo necessario n utile qui esporre le facolt  mentali  e  la
    memoria  del  signor W.  si trovarono indebolite e confuse...  HEEP...
    volutamente complic e ingarbugli l'intera matassa degli affari. Ogni
    qualvolta il signor  W.  si  trov  nella  condizione  meno  adatta  a
    trattare di affari... HEEP era sempre l per obbligarlo a occuparsene.
    E  in  condizioni  di  questo  genere  egli  ottenne  che il signor W.
    firmasse  documenti  di  grande  importanza,   facendoli  passare  per
    documenti di importanza trascurabile. In tal modo indusse il signor W.
    a  consegnargli  un'autorizzazione  a prelevare un deposito fiduciario
    ammontante esattamente a dodicimilaseicentoquattordici  sterline,  due
    scellini  e  sei  pence con lo scopo di usarlo per saldare inesistenti
    conti in sospeso dell'ufficio e altre pendenze che erano gi saldate o
    non erano mai insorte.  Fece s che tale modo di  procedere  sembrasse
    sempre  fondato su disoneste intenzioni del signor W.,  disonestamente
    realizzato per mano  stessa  del  signor  W.;  e  ci  egli  fece  fin
    dall'inizio per tormentare e dominare lo stesso signor W..
    - Copperfield,  questo lei lo dovr provare! - disse Uriah, scrollando
    il capo con aria minacciosa. - Tutto a tempo e a luogo!
    - Signor Traddles,  chieda a...  HEEP,  se non le rincresce,  chi and
    dopo  di  lui  ad  abitare  nella  casa  -  disse  il signor Micawber,
    interrompendo la lettura della sua epistola.
    - Un povero sciocco...  che ci abita ancora!  - esclam  sdegnosamente
    Uriah.
    - Chieda a...  HEEP... se ha mai conservato in quella casa un taccuino
    - disse il signor Micawber - per favore glielo chieda.
    Vidi che Uriah smetteva di colpo di accarezzarsi il mento con la  mano
    glabra.
    -  Oppure  gli  chieda  -  disse  il signor Micawber - se ne abbia mai
    bruciato uno l.  Se le risponder in senso affermativo e vorr sapere
    dove  siano  andate  a finire quelle ceneri,  gli dica di rivolgersi a
    Wilkins Micawber e scoprir qualcosa di tutt'altro che  gradevole  per
    lui!
    Il  gesto  trionfale  con  cui  il signor Micawber pronunci le ultime
    parole ebbero il potere di allarmare grandemente la madre di Heep,  la
    quale grid tutta agitata al figlio:
    - Ury, Ury! Sii umile, mio caro, fa' un accordo!
    - Madre!  - egli ribatt.  - Non vuoi tacere? Sei spaventata e non sai
    quello che dici e quello che pensi. Umile!  - ripet,  guardandomi con
    un  sogghigno.  - Da un bel pezzo e per quanto umile fossi,  ho potuto
    umiliare qualcuno di costoro.
    Il signor Micawber si aggiust con gesto aristocratico il mento dentro
    il colletto  e  l'alta  cravatta,  e  riprese  la  lettura  della  sua
    composizione:
    - Secondo punto: da quanto mi risulta e ritengo per vero...
    -  Ma  questo  non  serve  a  nulla - borbott sollevato Uriah.  - Non
    parlare, mamma!
    - Signore!  - replic il signor Micawber.  -  Fra  poco  riusciremo  a
    fornire qualcosa che servir allo scopo decisivo.
    -  Secondo punto: da quanto mi risulta e ritengo per vero...  HEEP ha
    in diverse occasioni sistematicamente falsato in vari atti, registri e
    documenti la firma del signor W.;  e in una certa occasione l'ha fatto
    in maniera che sono in grado di comprovare.  Vale a dire nella maniera
    che passer a illustrare.
    Di nuovo il signor Micawber mostr di  trarre  dal  suo  profluvio  di
    parole  un  godimento che nel nostro caso era ridicolmente palese,  ma
    che, devo dire, non  lecito ritenere esclusivamente suo.  L'ho notato
    nel  corso  della mia esistenza in numerosi uomini.  Pare anzi che sia
    molto diffuso.  Per esempio,  quanti pronunciano le formule legali dei
    giuramenti  mostrano  di godere immensamente quando si trovano a dover
    pronunciare varie parole molto belle per esprimere un'unica idea, come
    quando dicono di assolutamente detestare, odiare, aborrire e cos via.
    E direi che le antiche maledizioni producevano un  grande  effetto  in
    forza del medesimo principio.  Si discorre intorno alla tirannia delle
    parole,  ma ci piace  anche  farla  da  tiranni  nei  loro  confronti;
    troviamo  infatti  molto  gradevole  possedere  una  grande riserva di
    parole superflue a cui attingere nelle grandi occasioni;  pensiamo sia
    importante e produca piacere all'orecchio.  E come non ci interessa di
    approfondire  il  significato  delle  nostre  pompe  nelle   occasioni
    solenni,   purch   siano   abbastanza   belle  e  abbondanti,   diamo
    un'importanza secondaria al significato o all'utilit delle parole  di
    cui  ci  serviamo,  purch formino grandiosi cortei.  E come i singoli
    incorrono nei guai facendo eccessivo sfoggio delle ricchezze,  o  come
    gli  schiavi  troppo  numerosi  possono  finire per ribellarsi ai loro
    padroni,  cos credo che potrei fare il nome di  un  paese  che  si  
    trovato  molte  volte  in difficolt,  e incorrer in altre difficolt
    ancor pi numerose per voler mantenere  un  patrimonio  eccessivamente
    vasto di parole.
    Il  signor  Micawber continu a leggere,  e per il piacere che provava
    quasi faceva schioccare le labbra.
    - Vale a dire nella maniera che  passer  a  illustrare.  Essendo  il
    signor W.  caduto malato,  e non esulando dai limiti delle possibilit
    che il suo eventuale decesso  potesse  condurre  a  delle  scoperte  e
    all'annullamento del potere detenuto da...  HEEP... sulla famiglia W.,
    cos come io Wilkins Micawber ipotizzo,  a meno che  l'affetto  devoto
    della  figlia potesse venire segretamente utilizzato alfine di rendere
    impossibile che mai venisse operato alcun  esame  sugli  affari  della
    ditta,  il gi nominato... HEEP... ritenne opportuno avere fra mano un
    documento da lui stesso compilato e  apparentemente  sottoscritto  dal
    signor  W.  in  cui  venisse  dichiarato  che la somma gi nominata di
    dodicimilaseicentoquattordici sterline, due scellini e nove pence, pi
    gli interessi, era stata data in prestito da...  HEEP...  al signor W.
    per salvare il medesimo signor W.  dal disonore, bench tale somma non
    fosse stata mai anticipata da lui, e anzi da tempo gi reintegrata. Le
    firme di questo documento che dovrebbero essere quelle del  signor  W.
    con  la  convalida  di  Wilkins  Micawber sono dei falsi operati da...
    HEEP.  Tengo in mio possesso,  tracciate di sua mano e nel suo  stesso
    taccuino  varie  altre imitazioni della firma del signor W.,  qui e l
    parzialmente cancellate dal fuoco,  ma ancora perfettamente leggibili.
    Non  ho  mai  agito  da  testimone  di  questo  documento,  e tengo il
    documento stesso in mio possesso.
    Di scatto Uriah Heep trasse di tasca un mazzo di chiavi  e  aperse  un
    certo  cassetto,  ma  rendendosi  all'improvviso conto di quanto stava
    facendo si volse a guardarci senza esaminarne il contenuto.
    - E tengo il documento stesso in mio possesso - torn a  leggere  il
    signor  Micawber  -  ...vale a dire l'ho tenuto in mio possesso nelle
    prime ore di questa mattina dopo che  venne  compilato,  ma  l'ho  pi
    tardi affidato al signor Traddles.
    - Verissimo - conferm Traddles.
    - Ury,  Ury!  - gli grid sua madre. - Sii umile e accetta di trattare
    con loro.  So bene che mio figlio diventer  umile,  signori,  se  gli
    darete il tempo di riflettere. Signor Copperfield, sono sicura che lei
    sa, signore, come  stato sempre umile!
    Era  strano vedere che la madre tenesse ancora fede al vecchio trucco,
    mentre il figlio lo giudicava ormai inutile.
    - Madre! - disse,  dando un morso rabbioso al fazzoletto con cui s'era
    bendato  la  mano.  -  Sarebbe meglio che tu mi sparassi contro con un
    fucile carico.
    - Ma io ti voglio bene, Ury! - grid la signora Heep. E non dubito che
    fosse vero;  e nemmeno metto in dubbio che egli la amasse,  per quanto
    possa sembrare strano;  ma era davvero una coppia bene affiatata.  - E
    non posso sopportare che tu sfidi questo signore e ti metta ancora pi
    in pericolo.  L'ho detto a questo signore,  quando di  sopra  venne  a
    dirmi che avevano scoperto ogni cosa, che avrei garantito io sulla tua
    umilt  e che avresti rimediato a tutto.  Oh,  signori,  guardate come
    sono umile io, e non badate a lui!
    - Ma c' Copperfield, madre! - ribatt con rabbia,  puntando contro di
    me   il  suo  indice  ossuto,   quasi  a  denunciarmi  come  il  primo
    responsabile  di  quella  scoperta;   e  io  non  lo  disingannai.   -
    Copperfield  ti  avrebbe  dato  cento sterline purch tu dicessi anche
    solo la met di quello che hai buttato fuori!
    - Non posso farne a meno,  Ury!  - gli  grid  ancora  la  madre.  Non
    sopporto  di vedere che ti metti in pericolo per avere tenuto la testa
    troppo alta. Meglio che tu sia umile come sei sempre stato.
    Egli tacque per un momento, addentando il fazzoletto, poi mi disse con
    una smorfia:
    - Che cos'altro ha da dire lei? Se c' dell'altro, vada avanti. Perch
    mi guarda?
    Subito il signor Micawber riprese la lettura dell'epistola,  lieto  di
    proseguire una pubblica impresa che gli recava tanta soddisfazione.
    - Terzo e ultimo punto.  Sono adesso in grado di dimostrare per mezzo
    dei falsi registri di...  HEEP...  e  degli  appunti  autentici  di...
    HEEP...  a  partire  dal taccuino parzialmente distrutto dal fuoco (di
    cui non afferrai subito il significato, quando lo rinvenne per caso la
    signora Micawber il giorno in  cui  prendemmo  possesso  della  nostra
    attuale  abitazione,   dentro  la  cassa  o  recipiente  destinato  ad
    accogliere la cenere del nostro focolare domestico), che le debolezze,
    le colpe, le stesse virt,  i sentimenti paterni e il senso dell'onore
    dell'infelice  signor W.  erano stati per anni sfruttati e falsati per
    gli scopi malvagi di... HEEP.  Posso dimostrare che per anni il signor
    W.  fu  tradito  e  derubato  in  ogni possibile modo per il vantaggio
    pecuniario dell'avido avaro e falso... HEEP. Che lo scopo ultimo di...
    HEEP... dopo quello del guadagno, era quello di soggiogare interamente
    a s il signore e la signorina W.  (quanto alle sue ulteriori mire nei
    confronti di quest'ultima non intendo dire nulla). Dichiaro che questo
    ultimo  atto,  condotto  a termine solo pochi mesi fa,  avrebbe dovuto
    indurre il signor W.  a stendere una rinuncia alla sua  cointeressenza
    nella ditta legale,  e persino una dichiarazione di vendita dei mobili
    stessi di questa casa,  contro avvenuto pagamento di un certo compenso
    sicuramente e fedelmente versato da...  HEEP... annualmente al termine
    di ogni trimestre.  Dimostrer come questi imbrogli,  iniziati con  la
    compilazione  di  allarmanti e falsi bilanci intorno ai beni dei quali
    il signor W.  era il fiduciario in un periodo nel quale il  signor  W.
    aveva  intrapreso certe speculazioni imprudenti e maldestre,  e poteva
    trovarsi a non avere disponibile il denaro di  cui  era  moralmente  e
    legalmente  responsabile;  continuati con operazioni di finti prestiti
    ottenuti con enorme interesse, ma effettivamente versati da... HEEP...
    e dallo stesso...  HEEP...  fraudolentemente sottratti o strappati  al
    signor W. con il pretesto di quelle speculazioni risultate in perdita,
    o  con  altri  pretesti;  e  prolungati  con  uno  svariato  numero di
    espedienti truffaldini,  siano andati gradatamente infittendosi finch
    l'infelice  signor  W.  vi  si  trov affatto imprigionato e accecato.
    Convinto com'egli era dell'inevitabile  imminente  bancarotta  con  la
    relativa  perdita  di  ogni speranza e anche dell'onore,  e sicuro che
    l'aiuto gli sarebbe unicamente venuto  da  quel  mostro  in  sembianze
    umane  - il signor Micawber fece una pausa,  giudicando nuova e bella
    questa espressione - ...il quale,  rendendosi necessario con  la  sua
    presenza,  l'aveva  condotto  alla  rovina.  Tutto questo mi impegno a
    dimostrare. Ma probabilmente dimostrer molto di pi!.
    Mormorai qualche parola ad Agnes che di fianco a me piangeva  met  di
    gioia e met di dolore;  e qualcuno di noi si mosse, come se il signor
    Micawber  avesse  finito  di  parlare.   Ma  egli  disse  con  gravit
    smisurata: - Chiedo scusa - e riprese a declamare la perorazione della
    sua  epistola  con  un  misto  di profondo abbattimento e di godimento
    molto intenso:
    - Concludo.  Mi rimane semplicemente  di  fornire  solide  prove  per
    queste  accuse;   e  poi  con  la  mia  infelicissima  famiglia  dovr
    scomparire da un panorama nel quale pare che la  nostra  presenza  sia
    ingombrante.  Sar presto fatto. Si pu ragionevolmente intuire che il
    nostro ultimogenito sar il primo a morire di inedia,  essendo egli il
    componente  pi debole della cerchia familiare;  poi sar la volta dei
    gemelli. E sia!  Per me il pellegrinaggio a Canterbury ha fatto molto,
    ben  presto  sar  peggio  con  il  carcere  per debiti e l'indigenza.
    Confido che le fatiche e i rischi di una investigazione,  i cui minimi
    risultati sono stati lentamente raccolti sotto l'urgenza della massima
    pressione,  sotto tormentosi timori a ogni levarsi del giorno, durante
    ogni sera rugiadosa e nell'ombra di tutte  le  notti,  sotto  l'occhio
    vigile di colui che sarebbe generoso chiamare demonio, e nell'angoscia
    di  un  padre che non prevede nulla all'infuori della povert assoluta
    una volta che la sua impresa venga condotta a termine...  confido  che
    ci  comporti lo spargimento di qualche goccia d'acqua dolce sulla mia
    pira funeraria Altro non chiedo.  Per amore di giustizia si dica  solo
    di me come di quel valoroso ed eminente eroe della marina militare (ai
    quale non pretendo paragonarmi) che quanto ho fatto,  io lo feci senza
    alcuno scopo banale e personale, bens
    Per l'Inghilterra, la famiglia e la bellezza.
    Mi sottoscrivo il vostro devotissimo e obbligatissimo,
    Wilkins Micawber.

    Molto  commosso,   ma  sempre  intensamente  soddisfatto   della   sua
    esibizione,  il signor Micawber ripieg la missiva e con un inchino la
    porse a mia zia,  come  se  pensasse  che  le  avrebbe  fatto  piacere
    conservarla.
    Avevo  gi notato in occasione della mia prima visita molti anni prima
    che vi era in quella stanza una  cassaforte.  Aveva  la  chiave  nella
    toppa.  Parve che Uriah fosse colto da un improvviso sospetto,  lanci
    un'occhiata al signor Micawber, and alla cassaforte e ne spalanc gli
    sportelli: era vuota.
    - Dove sono i registri?  - grid atterrito.  - Un ladro  ha  rubato  i
    registri!
    Il signor Micawber si diede un colpetto sulla mano con il righello.  -
    Sono stato io,  quando le ho chiesto la chiave come  al  solito...  ma
    stamattina un po' pi presto del solito... e ho aperto la cassaforte.
    -  Non si preoccupi - gli disse Traddles.  - Sono in mio possesso.  Li
    custodisco, sono autorizzato a farlo.
    - Ah, lei accetta refurtiva? - grid Uriah.
    - S - gli rispose Traddles - date le circostanze.
    Quale non fu il mio stupore  quando  vidi  mia  zia,  che  era  sempre
    rimasta in silenzio e attentissima,  lanciarsi come una freccia contro
    Uriah Heep e gridare afferrandolo a due mani per il bavero:
    - Lei sa che cosa esigo io?
    - La camicia di forza - le rispose l'uomo.
    - No.  Voglio il mio capitale!  - disse mia zia.  - Agnes,  mia  cara,
    finch  ho  creduto  che fosse andato disperso per causa di tuo padre,
    non avrei detto una sola parola nemmeno a Trot (chiedilo a lui), anche
    se glielo avevo affidato perch si occupasse di investirlo.  Ma ora so
    che  la  responsabilit    di costui e voglio che me lo renda!  Trot,
    vieni e faglielo restituire!
    Non so se in quel momento mia zia  credesse  davvero  che  Uriah  Heep
    tenesse  i  suoi beni dentro il colletto della giubba comunque vi dava
    tali strattoni da lasciar pensare che fosse questa la sua opinione. Mi
    affrettai a pormi tra lei  e  il  malcapitato,  promettendole  che  ci
    saremmo  tutti  occupati  al meglio perch egli restituisse quanto pi
    possibile di tutto il mal tolto.  Bastarono a calmarla le mie parole e
    qualche momento di riflessione;  ma non si mostr per nulla turbata da
    ci che aveva fatto (per quanto  non  possa  dire  lo  stesso  intorno
    all'equilibrio del suo cappellino) e torn tranquillamente a sedere.
    In  quegli  ultimi  momenti  la  signora  Heep  non aveva fatto se non
    incitare il figlio perch fosse umile,  e si era  messa  in  ginocchio
    davanti  a  tutti noi successivamente,  rivolgendoci le pi fantasiose
    promesse. Poi il figlio la costrinse imbronciato a rimettersi a sedere
    e le si mise accanto,  tenendole stretto il braccio con  la  mano,  ma
    senza usarle violenza, e si rivolse a me con espressione feroce:
    - Lei che cosa vuole che sia fatto?
    - Glielo dir io ci che deve essere fatto - disse Traddles.
    -  Quel  Copperfield  non ha la lingua in bocca?  - brontol Uriah.  -
    Farei non so che cosa per lei,  se solo mi dicesse senza  mentire  che
    qualcuno gliel'ha tagliata.
    - Signori miei! - grid la madre. - Il mio Uriah ha tutta l'intenzione
    di essere umile! Non dovete badare a quello che dice!
    - Ci che va fatto - disse Traddles -  in primo luogo questo: mi deve
    consegnare  immediatamente  l'atto  di cessione di cui abbiamo sentito
    parlare.
    - E se non l'avessi? - replic Uriah.
    - Ma siccome lei sa di averlo,  noi  non  possiamo  supporre  che  non
    l'abbia - dichiar Traddles. E a questo punto non posso fare a meno di
    rendere  piena  giustizia  alla mente chiara e al buon senso paziente,
    semplice e pratico del mio vecchio compagno di collegio.  - Quindi lei
    deve  prepararsi  -  disse Traddles - a restituire tutto quello che la
    sua avidit le ha fatto arraffare,  tutto fino  all'ultimo  centesimo.
    Tutti  i  registri  e  i  documenti della societ resteranno in nostro
    possesso,  cos come tutti i suoi appunti  e  le  sue  carte  tutti  i
    bilanci  e  le  garanzie dei depositi.  Insomma tutto ci che si trova
    nell'ufficio.
    - Devo davvero?  Non ne sono proprio sicuro - disse  Uriah.  -  Voglio
    avere un po' di tempo per riflettere.
    -  Sicuro - gli rispose Traddles - ma intanto,  e finch tutto non sia
    compiuto  con  nostra  piena  soddisfazione,  noi  terremo  in  nostro
    possesso  tutte  queste  cose;  ora la prego...  o meglio le ordino di
    restare nella sua stanza e di non avere contatto con alcuno.
    - No! - grid Uriah con un'imprecazione.
    - La prigione di Maidstone sar allora  un  luogo  di  detenzione  pi
    sicuro  -  aggiunse  Traddles - e sebbene la legge potr impiegare pi
    tempo  a  farci  giustizia,   e  pu  darsi  che  non  lo  possa  fare
    completamente  come   in grado lei di farlo,  non si pu dubitare che
    non sapr punire lei. Ma perbacco,  questo lei lo sa benissimo come lo
    so  io.  Copperfield,  vuoi  andare  al  Guildhall per chiedere che ci
    mandino due guardie?
    A questo punto  la  signora  Heep  torn  a  scoppiare  in  lagrime  e
    gettandosi in ginocchio davanti ad Agnes la supplic di intervenire in
    favore suo e del figlio,  dichiarando che lui era davvero molto umile,
    ci era verissimo,  e che se egli  non  avesse  voluto  fare  ci  che
    volevamo,  l'avrebbe  fatto  lei,  e  ancora meglio di lui,  perch si
    sentiva morire dalla paura per il suo diletto. Chiedersi che cosa egli
    avrebbe potuto fare se avesse avuto  solo  un  briciolo  di  coraggio,
    sarebbe  stato  come  chiedersi  che  cosa  potrebbe  fare un cucciolo
    bastardo se avesse l'ardire di una tigre.  Era  da  capo  a  piedi  un
    autentico vigliacco, e rivel la sua natura abbietta nella sconfitta e
    nell'umiliazione   come   gi  in  ogni  momento  della  sua  meschina
    esistenza.
    - Basta!  - ringhi verso di me,  asciugandosi con la  mano  il  volto
    acceso. - Madre, taci. Bene! Consegna quella carta. Va' a prenderla!
    -  Signor  Dick,  -  disse  Traddles - se non le rincresce vada con la
    signora.
    Fiero di quell'incarico e conscio dell'importanza che aveva, il signor
    Dick accompagn la donna comportandosi come un cane da pastore  a  cui
    sia  affidata  una  pecora,  ma  la  signora  Heep non gli fu di alcun
    disturbo,  perch non solo ritorn con il documento ma  anche  con  lo
    scrigno  in  cui  era custodito,  e dove trovammo anche un libretto di
    deposito bancario e altre carte che ci furono in seguito molto utili.
    - Bene! - disse Traddles, prendendo tutto in consegna. - E ora, signor
    Heep,  lei pu ritirarsi a riflettere;  e tenga specialmente  presente
    quanto  le  dichiaro  da  parte di tutti i presenti: le resta una sola
    cosa da fare e l'ho gi spiegata; e la deve compiere al pi presto.
    Senza sollevare  gli  occhi  da  terra,  Uriah  attravers  la  stanza
    strisciando i piedi,  e tenendo sempre la mano al mento si ferm prima
    di varcare l'uscio. Disse:
    - Copperfield,  io l'ho sempre odiato.  Lei  sempre stato un meschino
    arrivista e si  sempre messo contro di me.
    -  Mi pare di averle gi detto - ribattei - che  stato lei con la sua
    avidit e astuzia a mettersi contro il mondo intero. Le potr riuscire
    utile in avvenire riflettere che sulla terra non  vi    ancora  stata
    gente avida e astuta che non abbia finito per esagerare e provocare la
    propria rovina. E' una cosa certa, come  certa la morte.
    -  Una  cosa certa come il fatto che a scuola (quella stessa scuola in
    cui imparai tanto a essere  umile)  ci  insegnavano  dalle  nove  alle
    undici  che il lavoro era una maledizione,  e dalle undici all'una che
    era una benedizione,  portava gioia,  dignit e non so che  cos'altro:
    giusto  eh?  -  fece  con  un  sogghigno.  -  Anche  la  sua predica 
    altrettanto logica della loro.  L'umilt non rimane il mezzo migliore?
    Credo  che  senza  di  essa  non  sarei  riuscito  a  convincere  quel
    gentiluomo del mio socio d'affari... Micawber, vecchio furfante, me la
    pagherai!
    Il signor Micawber conserv il suo atteggiamento sprezzante  verso  il
    dito  puntato  contro di lui dal suo nemico,  e attese bene eretto che
    l'altro scivolasse fuori della porta, poi si rivolse a me confidandomi
    la  soddisfazione  che  avrebbe  provato  nel  farmi  testimoniare  la
    ripristinata reciproca fiducia fra di lui e la signora Micawber.  Dopo
    di che invit anche  tutti  gli  altri  alla  contemplazione  di  quel
    commovente spettacolo.
    -  Si   sollevato - disse il signor Micawber - il velo gi calato fra
    la signora Micawber e me,  e i miei figli e l'autore dei  loro  giorni
    possono riprendere contatto su un piede di uguaglianza.
    Gli  eravamo  tutti tanto grati,  e avevamo tutti un gran desiderio di
    manifestargli la nostra riconoscenza almeno nella  misura  in  cui  ci
    avrebbe permesso di farlo la confusione mentale in cui eravamo caduti,
    che  oso  dire  avremmo  tutti  accettato di seguirlo se non che Agnes
    doveva tornare al capezzale di suo padre, il quale nelle condizioni in
    cui si trovava non avrebbe sopportato nulla  pi  che  l'alba  di  una
    speranza;  e qualcun altro avrebbe dovuto fare la guardia a Uriah. Per
    quest'ultima incombenza si incaric di rimanere Traddles,  mentre  pi
    tardi l'avrebbe sostituito il signor Dick;  quindi mia zia,  il signor
    Dick e io accompagnammo  a  casa  il  signor  Micawber.  E  mentre  mi
    congedavo in fretta dalla carissima fanciulla alla quale dovevo tanto,
    e  pensavo  da  quali  sventure  era  forse stata salvata quel giorno,
    ringraziai sinceramente il Signore per i giorni duri della  mia  prima
    giovinezza che mi avevano permesso di conoscere il signor Micawber.
    Il  suo  alloggio  non  era  lontano,  e siccome la porta di strada si
    apriva direttamente nella stanza di soggiorno, ed egli vi si precipit
    con quello slancio che era tutto suo,  ci trovammo di  colpo  in  seno
    alla sua famiglia.  Il signor Micawber esclam: - Emma, sposa mia! - e
    si gett fra le braccia della signora Micawber.  La  signora  Micawber
    lanci  un  grido  e  strinse  in un abbraccio il signor Micawber.  La
    signorina Micawber,  che teneva  tra  le  braccia  l'innocente  ultimo
    arrivato a cui aveva accennato la signora Micawber nell'ultima lettera
    che mi aveva spedita, rimase visibilmente impressionata, e l'innocente
    prese   ad  agitarsi.   I  gemelli  dimostrarono  la  loro  gioia  con
    manifestazioni scomode, ma non pericolose. E il signorino Micawber, il
    cui umore pareva essere stato inacidito da precoci  delusioni,  e  che
    aveva  assunto  una  espressione  tetra,  diede  retta  ai  sentimenti
    migliori e scoppi in un pianto rumoroso.
    - Emma!  - disse il signor Micawber.  - La nube si  dissipata dal mio
    spirito.  Quella  reciproca  fiducia  che regnava tra noi due da tanto
    tempo  ripristinata e non conoscer  pi  interruzioni.  E  ora,  sia
    benvenuta  la  povert!  -  grid  il signor Micawber versando qualche
    lagrima.  - Benvenuta la miseria,  benvenuta la mancanza di un  tetto,
    benvenuta  la  fame,  la bufera,  la tempesta la mendicit!  La nostra
    reciproca fiducia ci sorregger sino alla fine!
    Detto questo,  il signor Micawber fece sedere la  signora  Micawber  e
    prese ad abbracciare i figli uno per uno,  sempre dando il benvenuto a
    tutta una serie di desolate prospettive,  che  da  quanto  riuscivo  a
    intuire   risultavano   per  essi  tutt'altro  che  gradite;   e  fin
    invitandoli a uscire per cantare in coro lungo le  vie  di  Canterbury
    dato che per guadagnarsi da vivere non avrebbero potuto far altro.
    Ma  intanto,  travolta dall'emozione la signora Micawber era svenuta e
    quindi la  cosa  urgente  ancor  prima  che  il  coro  potesse  venire
    organizzato era di farle riprendere i sensi.  Se ne occuparono mia zia
    e il signor Micawber; quindi mia zia le venne presentata, e la signora
    Micawber salut anche me.
    - Mi perdoni,  caro signor Copperfield,  - mi disse  la  povera  donna
    porgendomi  la  mano  -  ma  non  sono  tanto  forte,  e la improvvisa
    scomparsa del recente estraniamento fra me e il signor Micawber mi  ha
    troppo emozionata.
    - Sono questi tutti i suoi figli, signora? - le chiese mia zia.
    -  Per  il  momento  non  ve  ne  sono  altri  - le rispose la signora
    Micawber.
    - Buon Dio!  - esclam mia zia.  - Non intendevo  dir  questo.  Voglio
    dire, questi sono tutti suoi?
    - Signora, - disse il signor Micawber - il conto torna ed  chiuso.
    -  E quel signorino,  il maggiore di tutti - chiese ancora mia zia con
    aria pensosa - che cosa ha imparato a fare, lui?
    - Quando ci stabilimmo qui - spieg il signor Micawber  -  speravo  di
    poter  avviare  Wilkins alla carriera ecclesiastica,  o per dir meglio
    avrei soltanto desiderato che entrasse a  far  parte  del  coro  della
    cattedrale.  Ma  non  vi  era  alcun  posto  di  tenore  vacante nella
    venerabile fabbrica per la  quale  questa  citt    tanto  a  ragione
    famosa,  ed egli ha preso l'abitudine...  insomma si  messo a cantare
    nei locali pubblici invece che in quelli sacri.
    - Ma ha delle buone intenzioni - aggiunse  con  tenerezza  la  signora
    Micawber.
    -  Amor  mio,  -  disse  il  signor  Micawber  -  ha  certamente delle
    intenzioni particolarmente buone,  ma non ho ancora  visto  che  abbia
    rivolto le sue buone intenzioni in alcuna precisa direzione.
    Il  signorino  Micawber torn di cattivo umore,  e alquanto in collera
    chiese che cosa avrebbe dovuto fare.  Era  forse  nato  per  diventare
    muratore  o  imbianchino  con  la stessa certezza per cui era nato per
    cantare? Poteva forse andare nella via accanto ad aprire una farmacia?
    Poteva forse correre in  tribunale  dichiarando  di  essere  avvocato?
    Poteva  forse  costringere  con  la  forza  qualcuno  a  farlo entrare
    nell'arte lirica per giungere al  successo  con  la  violenza?  Poteva
    forse fare qualche cosa se non gli avevano insegnato a fare nulla?
    Mia zia stette per un poco a riflettere poi disse:
    - Signor Micawber, non ha mai pensato a emigrare?
    - Signora,  - le rispose il signor Micawber - questo fu il sogno della
    mia giovinezza,  tale fu la vana aspirazione dei miei anni  maturi!  -
    Tra  parentesi,  sono  perfettamente  convinto  che  non vi avesse mai
    pensato in tutta la vita.
    - Davvero?  - disse mia zia,  gettandomi un'occhiata.  -  Sarebbe  una
    bella  cosa  adesso  anche  per  i suoi figli e la signora Micawber se
    tutti emigrassero.
    - Ma il capitale, signora,  il capitale!  - replic depresso il signor
    Micawber.
    -  Mio  caro  signor  Copperfield,  -  convenne  la  moglie  - ecco la
    difficolt principale, e diciamo pure l'unica.
    - Il capitale?  - esclam mia zia.  - Ma lei ci fa un grande favore...
    dir  anzi  che  ci ha fatto un grande favore,  perch senza dubbio ne
    verr un buon risultato...  e che cosa potremmo fare di meglio per lei
    che trovarle il necessario capitale?
    - Non potrei accettarlo come un dono - disse tutto acceso e animato il
    signor  Micawber  -  ma  se  si  potesse  anticiparmi una certa somma,
    diciamo all'interesse annuo del cinque per cento  su  garanzia  da  me
    offerta... per esempio con delle cambiali pagher, rispettivamente a
    dodici,  diciotto  e ventiquattro mesi per darmi tempo di aspettare se
    qualche cosa salter fuori...
    - Se si potesse,  dice lei?  Ma  si  pu  farlo  e  lo  si  far  alle
    condizioni  che  desidera!  -  replic  mia  zia.  - Basta che dica di
    accettare.  Riflettetevi bene tutti e due.  Vi sono delle persone  che
    David  conosce bene che partono fra poco per l'Australia.  Se decidete
    di andare, perch non prendere lo stesso bastimento? Potreste aiutarvi
    a vicenda. Riflettete bene, signore e signora Micawber,  pesate il pro
    e il contro.
    -  Cara  signora,  le  vorrei fare solo una domanda - disse la signora
    Micawber: - Il clima  buono, spero?
    - Il migliore del mondo! - rispose mia zia.
    - Benissimo! - disse la signora Micawber. - E ora ecco il problema: le
    condizioni del paese sono veramente  tali  da  permettere  a  un  uomo
    dotato  di  capacit  come  il  signor  Micawber  di trovare una buona
    occasione per elevarsi socialmente?  Non dir per il momento che  egli
    possa aspirare a diventare governatore, o altro del genere; ma vi sar
    la  ragionevole  speranza  che il suo talento si possa sviluppare (non
    chiedo altro) per manifestarsi quanto merita?
    - In  nessun  altro  paese  -  le  rispose  mia  zia  -  vi  sarebbero
    possibilit migliori per un uomo onesto e laborioso.
    -  Per  un uomo onesto e laborioso - ripet la signora Micawber con il
    suo tono pi preciso e imparziale.  - Perfettamente.  Mi pare evidente
    che  l'Australia  sia  la  legittima  sfera  di  azione  per il signor
    Micawber.
    - Cara signora,  - disse il signor Micawber - sono convinto che,  date
    le  circostanze,  questo  sia  l'unico  paese  adatto  a me e alla mia
    famiglia; e che qualcosa di veramente straordinario potr saltar fuori
    su quelle sponde. La distanza non  poi tanto grande...  relativamente
    parlando;  e  per  quanto  io apprezzi la cortesia con cui ci invita a
    riflettere, le do per certo che si tratta di una semplice questione di
    forma.
    Potr mai dimenticare  come  da  un  istante  all'altro  egli  divent
    allegrissimo  e  si  sent sicuro di far fortuna;  o come poco dopo la
    signora  Micawber  prese  a  discorrere  intorno  alle  abitudini  dei
    canguri?  Potr mai ricordare quella via di Canterbury in un giorno di
    mercato,   senza  ripensare   a   lui   mentre   la   percorreva   per
    riaccompagnarci,  e  avendo  gi  assunto  le  maniere  sbrigative del
    pioniere in terre lontane si girava per  guardare  i  torelli  che  ci
    passavano accanto con l'occhio esperto di un allevatore australiano?








    53 - UN'ALTRA VISIONE RETROSPETTIVA.

    Devo  soffermarmi  ancora una volta.  Oh,  mia diletta moglie bambina!
    Nella folla che si muove di fronte alla mia memoria vi  una figuretta
    ferma e tranquilla che nel suo amore innocente e con la sua  infantile
    bellezza  mi  dice:  Fermati  e  pensa a me...  volgiti a guardare il
    Fiorellino che sta per chinarsi sulla terra.
    Lo faccio subito,  e tutto il resto impallidisce e sfuma.  Mi  ritrovo
    con Dora nella nostra piccola casa. Non so da quanto tempo sia malata.
    Nel  mio  intimo  penso tanto alla sua malattia che non so calcolare i
    giorni. Misurati in settimane o mesi non sono in realt moltissimi, ma
    per me  un lungo, lungo periodo angoscioso.
    Ora non mi dicono pi di avere  ancora  pazienza  per  alcuni  giorni.
    Incomincio  vagamente a pensare che possa non pi sorgere il giorno in
    cui io riveda la mia moglie bambina correre al sole con il suo vecchio
    amico Jip.
    Jip  diventato di colpo molto vecchio.  Pu darsi che senta nella sua
    padroncina la mancanza di qualcosa che lo ravvivava e lo ringiovaniva;
    vero  che se ne stava imbronciato e gli si  indebolita la vista;  le
    gambe lo reggono con fatica,  e a mia zia rincresce che non le sia pi
    ostile  e  anzi  le  strisci  vicino dal suo angolo sul letto di Dora;
    mentre ella siede al capezzale, le lecca la mano con sottomissione.
    Dora sta coricata,  ci sorride,   bella,  e non si lamenta  mai,  non
    pronuncia  una sola parola impaziente.  Dice che siamo tanto buoni con
    lei, e che il suo caro ragazzo premuroso si stanca troppo, lo sa bene,
    lei;  e mia zia non dorme mai,   sempre pronta,  attiva e gentile.  A
    volte  vengono  a  vederla  le  due  minuscole  signore  che  sembrano
    uccellini,  e allora si parla del giorno del nostro  matrimonio  e  di
    tutto quel felice periodo.
    E'  come  se  fosse  intervenuto  nella mia vita uno strano momento di
    pausa...  che investe anche tutta la vita,  dentro la casa e  fuori...
    mentre sto nella camera silenziosa,  tutta ordinata e in penombra, con
    gli occhi azzurri di mia moglie fissi nei miei e le sue  piccole  dita
    intrecciate  alla  mia  mano.  Siedo cos per moltissimo tempo,  ma di
    tutte quelle ore tre momenti mi  ritornano  pi  che  mai  vivi  nella
    memoria.
    E'  mattina.  E  Dora  tutta  bene rassettata dalle mani di mia zia mi
    mostra come i suoi bei capelli si arricciano ancora sul  guanciale,  e
    come sono lunghi e lucenti,  e come le piace tenerli sciolti dentro la
    reticella.
    - E tu non dirmi, brutto ragazzo canzonatore, - mi dice quando sorrido
    - che sono troppo vanitosa:  solo perch tu mi dicevi che li  trovavi
    tanto belli,  e perch quando ho cominciato a pensare a te mi guardavo
    allo specchio e mi chiedevo se ti sarebbe piaciuto  molto  averne  una
    ciocca. Oh, Doady, come eri scioccherello quando te l'ho data!
    -  E'  stato  quel giorno,  Dora,  quando tu dipingesti i fiori che ti
    avevo dati, e ti dissi com'ero innamorato di te.
    - Ah!  Ma io non te l'ho voluto dire allora - disse Dora -  che  avevo
    pianto  tanto  su  quei fiori perch credevo che tu mi volessi davvero
    bene!  Doady,  quando potr tornare a correre  come  allora,  dobbiamo
    andare  a vedere ancora tutti quei posti dove eravamo una coppia tanto
    sciocchina, non  vero? E faremo ancora le passeggiate di allora! E ci
    ricorderemo del povero babbo, non  vero?
    - S, certo, e passeremo delle giornate bellissime.  Cos devi guarire
    in fretta, amor mio.
    - Oh, guarir presto! Sto gi tanto meglio, sai!
    Una sera, sono seduto al solito posto vicino a quel letto, e lo stesso
    viso  rivolto al mio.  Siamo rimasti a lungo in silenzio; mi sorride.
    Ormai non trasporto pi su e gi per le scale quel poco peso. Dora sta
    tutto il giorno a letto.
    - Doady!
    - Dora mia!
    - Non penserai che sia irragionevole,  dopo quello che  mi  hai  detto
    della malattia del signor Wickfield poco tempo fa, se ti dico di voler
    vedere Agnes? Ho un grandissimo desiderio di vederla.
    - Le scriver, carissima.
    - Davvero?
    - Subito.
    - Che bravo ragazzo gentile! Doady, sollevami un poco. Vedi, mio caro,
    non    un  capriccio.  Non    una fantasia sciocca.  Ho un desiderio
    proprio grandissimo di vederla!
    - Ti credo senz'altro. Basta che glielo diciamo, e verr.
    - Ti senti molto solo,  adesso,  quando vai da basso?  - Dora mormora,
    tenendomi le braccia al collo.
    - E come potrebbe essere diversamente,  amor mio, quando guardo la tua
    sedia vuota?
    - La mia sedia vuota! - In silenzio si stringe a me. - Davvero, Doady,
    senti la mia mancanza? - solleva gli occhi e ha un sorriso luminoso. -
    Senti davvero la mancanza della tua povera sbadata sciocchina?
    - Amor mio, e di chi altri sulla terra sentirei tanto la mancanza?
    - Marito caro! Sono cos contenta, e anche tanto triste!  - Mi stringe
    con tutte e due le braccia. Ride e singhiozza, poi si calma, ha l'aria
    felice.
    - Va bene!  - dice.  - Ma ora manda a Agnes il mio affetto e dille che
    ho tanto,  tanto desiderio di vederla;  non mi rimane altro che questo
    desiderio.
    - Oltre a quello di guarire, Dora.
    - Oh,  Doady!  Qualche volta penso... lo sai che sono sempre stata una
    povera sciocchina!... che non guarir pi.
    - Non dirlo, Dora! Non pensarlo, tesoro mio!
    - Se ci riesco non lo penser, Doady. Ma sono tanto felice anche se il
    mio ragazzo caro si sente cos solo davanti alla sedia vuota della sua
    moglie bambina!
    E' notte e sto ancora con  lei.  E'  arrivata  Agnes;    con  noi  da
    un'intera  giornata.  Insieme  a  lei,  mia  zia  e  io abbiamo tenuto
    compagnia a Dora fin dal mattino. Non si  parlato molto,  ma Dora era
    sempre serena e tranquilla. Ora sono solo con lei.
    Lo  so adesso che presto la mia moglie bambina mi lascer?  Me l'hanno
    detto.  Non mi hanno detto nulla di nuovo perch gi  lo  pensavo;  ma
    sono  tutt'altro  che  sicuro di avere accolto in cuore quella verit.
    Non riesco a esserne convinto.  Oggi mi  sono  messo  molte  volte  in
    disparte  per  piangere.  Ho  pensato  a  Colui  che  pianse  per  una
    separazione tra i viventi e i morti.  Ho  ripensato  fra  me  a  tutta
    quella  storia dolorosa e misericordiosa.  Ho cercato di rassegnarmi e
    di confortarmi,  certo l'ho fatto imperfettamente;  e l'idea  che  non
    posso   accettare   nella   mente      che  la  fine  dovr  avvenire
    ineluttabilmente.  Tengo la sua mano nella mia;   come se tenessi  in
    mano  il  suo  cuore;  vedo  il  suo amore per me vivo in tutta la sua
    potenza.  Non posso cancellare un'ultima pallida ombra di speranza che
    Dora mi sia conservata.
    -  Ti  voglio  parlare,  Doady.  Ti voglio dire una cosa che avevo gi
    pensato di dirti in questi giorni.  Non ti rincresce?  - Mi fissa  con
    dolcezza.
    - Come pu rincrescermi, diletta mia!
    -  Perch  non so che cosa penserai,  o che cosa avrai pensato qualche
    volta intorno a questo.  Forse l'hai pensato tante volte.  Doady caro,
    io temo che ero troppo giovane.
    Appoggio  sul  guanciale la guancia accanto alla sua,  mi guarda negli
    occhi e comincia a parlare con un soffio di voce,  mi rendo conto  con
    un tuffo al cuore che sta parlando di s al tempo passato.
    -  Temo,  caro,  che  ero  troppo  giovane.  Non voglio dire per l'et
    soltanto,  ma nell'esperienza,  nei pensieri,  in tutto.  Ero una cos
    piccola  e  sciocca  creatura!  Forse era meglio che ci volessimo bene
    soltanto come tra  ragazzi  e  poi  dimenticarcene.  Ho  cominciato  a
    pensare che non ero adatta per essere tua moglie.
    Cerco di trattenere le lagrime per riuscire a risponderle: - Oh, Dora,
    amor mio, adatta tu come ero io a esserti marito!
    - Non so - dice scotendo un poco i riccioli come un tempo. - Forse! Ma
    se  io  fossi stata pi adatta per il matrimonio,  avrei potuto magari
    rendere pi adatto anche te.  E poi,  tu sei tanto intelligente,  e io
    non sono mai stata intelligente.
    - Siamo stati molto felici, mia dolce Dora.
    -  Io  sono  stata  tanto felice,  tanto.  Ma con gli anni il mio caro
    ragazzo si sarebbe stancato della sua moglie bambina.  Lei gli avrebbe
    saputo  tenere  compagnia  sempre  meno  bene.  Lui si sarebbe accorto
    sempre di pi che nella sua casa gli mancavano tante cose.  E lei  non
    sarebbe mai migliorata. Meglio cos.
    - Oh,  Dora,  mia carissima,  non parlarmi cos! Ogni parola  come un
    rimprovero!
    - No, nemmeno una sillaba! - risponde, e mi bacia.  - Oh mio caro,  tu
    non hai mai meritato rimproveri, e io ti ho amato troppo per dirti mai
    sul  serio una parola sola di rimprovero...  non ho avuto alcun merito
    fuori di questo,  oltre a quello  di  essere  carina...  o  almeno  tu
    pensavi che ero carina. Ti senti solo da basso Doady?
    - Tanto! Tanto!
    - Non piangere! La mia sedia  l?
    - Al suo posto.
    - Oh,  come piange il mio povero ragazzo!  Zitto! zitto! Ora fammi una
    promessa.  Voglio parlare con Agnes.  Quando vai da basso  diglielo  e
    mandala su da me,  e fin che sar con lei non lasciare salire nessuno,
    nemmeno la zia. Voglio parlare solo con Agnes, da sola.
    Le prometto di andare subito, ma non riesco a lasciarla per il dolore.
    - Ho detto che  meglio cos! - mi mormora,  tenendomi fra le braccia.
    - Oh, Doady, fra un po' di anni non avresti potuto amare la tua moglie
    bambina  pi  di cos,  e dopo altri anni lei si sarebbe sforzata e ti
    avrebbe deluso,  e il tuo amore sarebbe diventato nemmeno la met!  Lo
    so che ero troppo giovane e sciocchina. E' molto meglio cos.
    Trovo Agnes nel salotto e le trasmetto il messaggio.  Subito scompare,
    mi lascia solo con Jip.
    La sua pagoda cinese  accanto al fuoco; vi sta dentro accoccolato sul
    letto di flanella, cerca di addormentarsi, uggiola. La luna  limpida,
    alta nel cielo. Guardo fuori nella notte, le mie lagrime non finiscono
    di cadere e il cuore disordinato mi duole... mi duole.
    Siedo accanto al fuoco e con cieco rimorso penso  a  tutti  i  segreti
    sentimenti che ho tenuti in me dopo il mio matrimonio. Ripenso a tutte
    le piccole ombre insorte fra me e Dora,  comprendo che le piccole cose
    formano davvero il tessuto della vita.  Dal mare dei ricordi  si  leva
    l'immagine  della  carissima bambina quale l'incontrai la prima volta,
    ornata per opera del mio giovane amore e del suo di ogni  fascino  che
    rende ricco un tale amore. Sarebbe stato davvero meglio che ci fossimo
    amati  come  due  fanciulli  per  poi  dimenticare?   Rispondi,  cuore
    disordinato!
    Come il tempo trascorra non so. Mi riscuote il vecchio amico della mia
    moglie bambina. Ancora pi irrequieto striscia fuori dalla pagoda,  mi
    guarda, si dirige alla porta, uggiola, vuole salire di sopra.
    - Stasera no, Jip! Non stasera!
    Ritorna  lentamente da me,  mi lecca la mano,  alza al mio viso i suoi
    occhi velati.
    - Oh, Jip! Forse mai pi, mai pi!
    Si accuccia ai miei piedi,  si stende come per dormire,  d  un  grido
    lamentoso,  morto.
    - Oh, Agnes! Guarda, guarda!
    ...Oh,  quel  volto  colmo di piet e di dolore,  quel pianto dirotto,
    quel muto appello, e la sua mano che si leva solenne verso il cielo!
    - Agnes?...
    Tutto  finito. Il buio mi cala sugli occhi.  Per un certo tempo dalla
    memoria si cancella ogni cosa.











    54 - GLI AFFARI DEL SIGNOR MICAWBER.

    Non    questo  il momento in cui io possa esaminare le condizioni del
    mio spirito oppresso dal suo carico di dolore.  Ero giunto  a  pensare
    che per me l'avvenire fosse sbarrato, che fossero esaurite l'energia e
    l'attivit della mia vita,  che avrei saputo ritrovare un rifugio solo
    nella tomba. Ripeto che giunsi a pensare questo, ma non sotto il primo
    colpo della sofferenza.  Lo sviluppo fu lento.  Se gli eventi che  sto
    per  raccontare  non  mi  si  fossero affollati intorno,  da prima per
    confondermi e  infine  per  accrescere  il  mio  dolore,    possibile
    (sebbene  non  lo ritenga probabile) che sarei caduto in quello stato.
    Avvenne invece che vi fu un intervallo in cui non  mi  rendevo  ancora
    pienamente conto della mia desolazione; un intervallo in cui immaginai
    addirittura  che  gli  spasimi peggiori fossero superati;  che potessi
    lasciar riposare lo spirito nel  ricordo  di  tutto  ci  che  di  pi
    innocente  e  bello  vi era stato nella tenera storia d'amore conclusa
    per sempre.
    Non so chiaramente nemmeno adesso quando qualcuno sugger per la prima
    volta che andassi all'estero,  o come ci si trov d'accordo  nel  dire
    che in un cambiamento di ambienti e nei viaggi avrei ritrovato la pace
    perduta.  In  quei  giorni di dolore Agnes influenzava tanto tutto ci
    che pensavamo, dicevamo e facevamo, che ritengo di poter fare risalire
    a lei il progetto.  Ma la sua era un'influenza tanto discreta che  non
    so dire altro.
    Ora  cominciavo  davvero  a  pensare che averla unita nel ricordo alla
    vetrata dipinta della chiesa fosse il presentimento profetico  di  ci
    che sarebbe stata per me nelle sventure della mia giovinezza.  In quel
    grande dolore,  dal  momento  indimenticabile  in  cui  l'avevo  vista
    davanti  a  me  con  la  mano  alzata,  ella  rimase come una presenza
    angelica nella mia casa deserta. Quando vi entr l'angelo della morte,
    cos mi dissero appena fui  in  grado  di  ascoltare,  la  mia  moglie
    bambina si era addormentata con un sorriso,  stretta al suo petto. Dal
    momento in cui ripresi i sensi,  ci che vidi furono le sue lagrime di
    piet,  le sue parole di speranza e di pace,  il suo volto gentile che
    si chinava come da una regione  pi  pura  del  cielo  sul  mio  cuore
    disordinato per lenirne la pena.
    Ora proseguo.
    Dovevo  andare all'estero.  Pare che la decisione sia stata questa fin
    da principio.  Ora che la terra copriva la spoglia mortale  della  mia
    sposa,  dovevo  solo  attendere quella che il signor Micawber chiamava
    la finale demolizione di Heep, e la partenza dei nostri emigranti.
    Dietro invito di Traddles,  che nelle difficolt si  dimostr  l'amico
    pi affettuoso e devoto, ritornammo a Canterbury, voglio dire mia zia,
    Agnes  e  io.  Ci  recammo  direttamente  all'appuntamento in casa del
    signor Micawber,  poich il mio amico si era dato da fare l  e  nella
    casa  del signor Wickfield subito dopo quel nostro esplosivo incontro.
    Quando la povera signora Micawber mi vide entrare in abito  di  lutto,
    si  mostr profondamente rattristata.  Vi era nel suo cuore una grande
    bont che non si era logorata con gli anni.
    - Ebbene, signore e signora Micawber, - disse mia zia non appena fummo
    seduti  -  avete  dunque  riflettuto  su  quella   mia   proposta   di
    emigrazione?
    - Mia cara signora,  - le rispose il signor Micawber - non potr forse
    manifestare meglio la conclusione alla  quale  siamo  singolarmente  e
    congiuntamente arrivati la signora Micawber, il suo umile servo, e oso
    dire  anche i nostri figli,  se non prendendo a prestito il linguaggio
    di un illustre poeta per dire che la nostra barca  sulla  riva  e  il
    nostro vascello  sul mare.
    - Benissimo - disse mia zia.  - La decisione  di buon senso e prevedo
    ogni sorta di buoni frutti.
    - Signora,  lei ci onora moltissimo!  - disse il  signor  Micawber,  e
    quindi  consult certi appunti.  - Rispetto all'assistenza finanziaria
    che ci dar l'aiuto necessario a farci varare la nostra fragile  canoa
    sull'oceano  di  un'impresa,  ho  sottoposto  a  esame  tale  punto di
    capitale importanza,  e mi pregio  di  proporre  che  i  miei  effetti
    d'impegno,  compilati  su  carta  bollata  del  valore rispettivamente
    richiesto  dalle  varie  leggi  del  Parlamento  per  transizioni  del
    genere...  siano  a  diciotto,  ventiquattro  e  trenta  mesi.  La mia
    iniziale proposta era di dodici, diciotto e ventiquattro mesi; ma temo
    che un impegno del genere non conceda abbastanza tempo in  attesa  che
    il necessario avvento di...  qualcosa...  possa saltar fuori. Potrebbe
    darsi - disse il signor Micawber,  guardandosi intorno per  la  stanza
    come se vi vedesse varie centinaia di ettari di terreno bene coltivato
    -  che  la  prima scadenza arrivasse quando avessimo avuto un raccolto
    fortunato,  ma forse non ancora del tutto ritirato dai campi.  Ritengo
    che  vi  siano  talvolta delle difficolt per ottenere la mano d'opera
    nella parte dei nostri possedimenti coloniali dove siamo  destinati  a
    condurre una lotta con quel fertile terreno.
    - Sistemi pure la cosa come preferisce,  signor Micawber - gli rispose
    mia zia.
    - Signora!  - egli le rispose.  -  La  signora  Micawber  e  io  siamo
    profondamente  grati  della  delicatissima cortesia dei nostri amici e
    protettori.  Il mio desiderio  di essere sempre in  regola  e  sempre
    puntuale.  Quando si volta pagina,  come ci accingiamo a fare, intendo
    che sia una pagina perfettamente nuova,  e nel prendere  la  rincorsa,
    come  stiamo  adesso  per  fare,  alfine di effettuare un salto di non
    comune ampiezza,   importante per il rispetto che porto a me  stesso,
    oltre che per dare il buon esempio a mio figlio,  che i nostri accordi
    vengano stipulati semplicemente da uomo a uomo.
    Non credo che il signor  Micawber  avesse  dato  alcun  significato  a
    quest'ultima  frase,  non  so  che  alcun significato vi si dia mai da
    altri e nemmeno da me;  ma parve che egli la gustasse immensamente,  e
    dopo   un   non   trascurabile  colpo  di  tosse  la  volle  ripetere:
    semplicemente da uomo a uomo.
    - Propongo pertanto - disse  il  signor  Micawber  -  delle  cambiali,
    strumenti  del mondo mercantile,  di cui ritengo si vada debitori agli
    Ebrei,  i quali a parer mio le  usano  fin  dalle  origini  in  misura
    decisamente eccessiva...  per il motivo che sono negoziabili. Ma se la
    preferenza andasse a un certo tipo di contratto,  o a qualunque  altro
    genere di garanzia, sarei ben lieto di porre in atto qualunque diverso
    strumento. Semplicemente da uomo a uomo.
    Mia   zia   osserv   che   non   sarebbe  insorta  alcuna  difficolt
    sull'argomento  essendo  le  due  parti  disposte  in  ogni   caso   a
    concordare. E il signor Micawber si dichiar della stessa opinione.
    -  Signora,  - disse non senza una certa fierezza il signor Micawber -
    per quanto si riferisce  ai  preparativi  con  cui  ci  accingiamo  ad
    affrontare la sorte alla quale abbiamo deciso di dedicarci,  mi pregio
    di riferirle quanto segue.  La  mia  figlia  maggiore  frequenta  ogni
    mattina  alle  ore  cinque  una azienda del vicinato per apprendere il
    metodo... se metodo lo si pu chiamare... di mungere le vacche. I miei
    figli  minori  hanno  l'ordine  di  studiare,  quanto  pi  da  vicino
    permettano loro le circostanze, le abitudini dei porci e dei polli che
    vengono  allevati  nei  quartieri pi poveri di questa citt,  impresa
    dalla quale per due volte sono stati riportati a casa dopo avere corso
    il gravissimo rischio di venire  travolti  dagli  stessi  animali.  Da
    parte mia nella scorsa settimana ho rivolto la mia attenzione all'arte
    di  fare il pane;  e mio figlio Wilkins  uscito fornito di bastone da
    passeggio e si  dato a condurre il bestiame ogni volta  che  ci  gli
    veniva concesso dai rozzi salariati che l'avevano in custodia,  alfine
    di rendere cos una certa misura di servizio volontario... il che,  mi
    rincresce  dover  dire  a discredito della natura umana,  non avveniva
    sovente,  perch anzi in genere gli imponevano con varie  imprecazioni
    di smettere.
    -  Tutto  giustissimo davvero - lo incoraggi mia zia.  - E non dubito
    che anche la signora Micawber avr avuto molto da fare.
    - Cara signora,  - le rispose la signora Micawber con tono deciso come
    se stesse trattando un affare - mi ritengo in diritto di ammettere che
    non  mi  sono  specialmente  occupata  di faccende strettamente legate
    all'agricoltura  o  all'allevamento  del  bestiame  sebbene  mi  renda
    perfettamente  conto  che  una  volta  giunta in terra straniera dovr
    dedicare la mia attenzione a entrambe queste faccende.  Il poco  tempo
    che mi  stato possibile sottrarre ai doveri domestici l'ho dedicato a
    scrivere,  dilungandomi  alquanto,  alla  mia  famiglia.  Confesso  di
    credere,  caro signor Copperfield,  - disse la  signora  Micawber,  la
    quale  finiva  sempre  per  rivolgersi  a  me  (certo  per  la vecchia
    consuetudine) senza badare a chi avesse da principio rivolto la parola
    - che sia ormai tempo di seppellire nell'oblio il passato;  tempo  che
    la  mia  famiglia stringa la mano al signor Micawber,  e che il signor
    Micawber stringa la mano ai miei;  che il leone si metta a giacere con
    l'agnello e che i miei facciano la pace con il signor Micawber.
    Dissi che pensavo anch'io lo stesso.
    - O almeno, mio caro signor Copperfield, - riprese la signora Micawber
    - io vedo l'argomento sotto questa luce. Quando vivevo a casa con pap
    e  mamma  e  insorgeva  qualche  discussione  entro  il nostro piccolo
    cerchio familiare, il mio pap chiedeva sempre: Sotto quale luce Emma
    considera  l'argomento?.   So  bene  che  il  mio  babbo  era  troppo
    indulgente  con  me;  tuttavia  a  proposito  della  gelida  freddezza
    instauratasi da sempre tra il signor Micawber e  la  mia  famiglia  mi
    sono  necessariamente formata un'opinione,  per quanto illusoria possa
    risultare.
    - Benissimo. Doveva certo farsi un'opinione, signora - disse mia zia.
    - Esattamente - conferm la signora Micawber.  - Ecco pu darsi che le
    mie  conclusioni  siano sbagliate,  anzi  molto probabile;  ma la mia
    impressione personale  che forse la spaccatura tra la mia famiglia  e
    il  signor  Micawber  sia  causata dal timore da parte dei miei che il
    signor Micawber intenda fare richiesta di una sovvenzione.  Non  posso
    tralasciare  di  pensare  disse  la  signora  Micawber  con  l'aria di
    rivelare una sagace intuizione - che certi membri della  mia  famiglia
    abbiano  il sospetto che il signor Micawber voglia insistere per avere
    il permesso di mettere il loro nome... non voglio dire sul certificato
    di battesimo per conferirlo ai nostri  figli,  ma  per  iscriverlo  su
    certi effetti legalmente trasferibili.
    L'occhiata  penetrante con cui la signora Micawber annunci questa sua
    scoperta,  come se nessuno prima di lei vi avesse mai pensato,  rec a
    mia  zia  un certo sbigottimento,  tanto che replic all'improvviso: -
    Bene,  signora!  Tutto sommato non  mi  meraviglierei  se  lei  avesse
    ragione!
    -  Ora  che  il signor Micawber si trova alla vigilia di liberarsi dei
    legami pecuniari che l'hanno tanto a lungo intralciato -  dichiar  la
    signora  Micawber  -  e di dar inizio a una nuova carriera in un paese
    abbastanza vasto  per  l'utilizzazione  delle  sue  capacit  (il  che
    ritengo sia importante in sommo grado, dato che le capacit del signor
    Micawber sono tali da richiedere appunto molto spazio), mi pare che la
    mia  famiglia dovrebbe festeggiare l'evento facendosi avanti.  Ci che
    vorrei vedere sarebbe un incontro fra il signor Micawber e i miei a un
    festivo trattenimento offerto a spese dei miei, al quale un membro tra
    i pi influenti della mia famiglia dovrebbe proporre un brindisi  alla
    salute  e  alle  fortune  del  signor  Micawber,  e il signor Micawber
    avrebbe occasione di esporre i suoi punti di vista.
    - Mia cara,  - disse il signor Micawber con un certo calore -  meglio
    che  io  dica  subito  con  chiarezza che se dovessi sviluppare i miei
    punti di vista a una riunione  di  questo  gruppo,  potrebbero  venire
    giudicati di tipo offensivo,  essendo mia opinione che la tua famiglia
    sia nell'insieme formata da presuntuosi  impertinenti,  e  da  singoli
    membri decisamente catalogabili come farabutti.
    - Micawber, - disse la signora Micawber, scotendo il capo - no! Tu non
    li hai mai capiti, ed essi non hanno mai compreso te.
    Il signor Micawber tossicchi.
    - Micawber!  - gli ripet la moglie. - Essi non ti hanno mai compreso.
    Pu darsi che siano incapaci di farlo. In tal caso la sfortuna  loro.
    Posso averne piet.
    - Mia cara Emma,  - disse  ormai  tranquillo  il  signor  Micawber  mi
    rincresce  moltissimo  essermi permesso di usare delle espressioni che
    potrebbero,  sia pure in modo vago,  essere giudicate  un  po'  forti.
    Vorrei soltanto dire che posso partire per andare all'estero senza che
    i  tuoi si facciano avanti per farmi la cortesia...  insomma senza che
    mi dicano addio con una gomitata nella schiena; e che,  tutto sommato,
    preferirei  lasciare  l'Inghilterra  con  lo slancio che personalmente
    possiedo piuttosto che averne da  loro  una  qualunque  accelerazione.
    Nello stesso tempo,  mia cara, se si degnassero di rispondere alle tue
    missive,  cosa che alla luce delle nostre personali esperienze risulta
    sommamente improbabile...  lungi da me la volont di rappresentare una
    barriera per i tuoi desideri.
    Dopo che l'argomento fu  in  tal  modo  amichevolmente  sistemato,  il
    signor  Micawber  offerse  il  braccio  alla  sua  signora,   e  dando
    un'occhiata al mucchio di registri e di carte che stava  di  fronte  a
    Traddles  sulla  tavola  disse  che  ci  avrebbero  lasciati  soli,  e
    congedandosi cerimoniosamente uscirono dalla stanza.
    - Mio caro Copperfield, - disse Traddles, appoggiandosi alla spalliera
    della seggiola non appena i due se ne furono andati, e guardandomi con
    un affetto che  gli  faceva  salire  le  lagrime  agli  occhi,  e  gli
    arruffava  non  so  dir  quanto  i  capelli  -  non mi scuso di averti
    disturbato con la scusa di questi affari perch so che ti  interessano
    moltissimo,  e possono anche distrarti. Mio caro amico, non sei troppo
    esausto?
    - Sto di nuovo bene - risposi dopo una pausa.  - Ora vi   soprattutto
    da pensare a mia zia. Sai come si  prodigata.
    - Certo, certo! - disse Traddles. - Come non dimenticarlo.
    - Ma non  tutto - dissi.  - Durante queste ultime settimane deve aver
    avuto altre preoccupazioni;  andava a Londra ogni giorno.  Varie volte
    partiva di mattina presto e ritornava solo alla sera.  Ieri sera,  pur
    con la previsione del viaggio di oggi,  era quasi la mezzanotte quando
      rientrata.  Tu  sai quanto pensa agli altri.  E non vuole dirmi che
    cosa l'abbia tanto turbata.
    Mia zia,  pallidissima e con il  volto  profondamente  segnato,  aveva
    atteso  immobile  che finissi di parlare;  poi sulle guance le caddero
    alcune lagrime e pos la sua mano sulla mia.
    - Non  nulla,  Trot;  non  nulla.  E' finito tutto.  Fra poco saprai
    ogni cosa. E ora, mia cara Agnes, mettiamoci al lavoro.
    -  Devo  rendere  giustizia  al  signor  Micawber  -  cominci  a dire
    Traddles.  - Pare che non abbia saputo fare un bel nulla  per  s,  ma
    quando  lavora per gli altri  instancabile.  Non ho mai visto un tipo
    come lui. Se avesse sempre svolto un'attivit con questo stesso ritmo,
    avrebbe gi compiuto il lavoro di un uomo solo in duecento anni!  Sono
    cose  addirittura  straordinarie  il  calore  con  cui si  mosso,  la
    maniera impetuosa e fanatica con cui giorno e notte non ha  fatto  che
    tuffarsi  tra  carte e registri;  per non parlare poi dell'incredibile
    numero di lettere che mi ha mandate da questa casa a quella del signor
    Wickfield,  e spesso anche solo attraverso la tavola a cui  sedeva  di
    fronte a me, quando gli sarebbe stato tanto pi facile parlare.
    -  Le sue lettere!  - esclam mia zia.  - Io credo che sogni anche per
    lettera!
    - Anche il signor Dick  ha  operato  meraviglie!  -  disse  Traddles.-
    Appena  libero dal compito di custodire Uriah Heep (l'ha fatto con una
    diligenza  impareggiabile)  ha  cominciato  a  dedicarsi   al   signor
    Wickfield. E la sua ansia di rendersi utile nelle nostre ricerche, e i
    suoi servizi nel ripescare,  copiare, andare a prendere, portar via, 
    stata anche per noi di grande incitamento.
    - Dick  un uomo molto notevole - dichiar mia zia - e io l'ho  sempre
    detto. Tu lo sai bene, Trot.
    -  Sono molto lieto di dirle,  signorina Trotwood,  - riprese Traddles
    con grande delicatezza e insieme con grande intensit  che  in  queste
    ultime  settimane  il  signor  Wickfield  molto migliorato.  Liberato
    dagli incubi che da tempo lo opprimevano e dal terrore in cui  viveva,
    sembra diventato un altro. A volte gli ritorna e non in piccola misura
    anche la forza, gi menomata, di concentrare la memoria e l'attenzione
    su qualche dettaglio degli affari di ufficio, e in tal modo ci  stato
    di  aiuto per chiarire certe cose che,  senza di lui,  avremmo trovate
    difficilissime da spiegare,  se non addirittura inspiegabili.  Ma  ora
    devo esporre i risultati abbastanza concreti a cui siamo giunti, e non
    chiacchierare  intorno  a tutte le circostanze fortunate che ho potute
    osservare, altrimenti non la finisco pi!
    La sua semplicit che rifuggiva da ogni artificio lasciava chiaramente
    intendere che aveva detto questo per farci  stare  di  buon  animo,  e
    perch Agnes sentisse parlare con accresciuta fiducia di suo padre, ma
    non era per questo meno gradevole ascoltare quanto diceva.
    - Ora vediamo un po' - disse Traddles, frugando fra le carte che aveva
    di fronte sulla tavola.  - Dopo avere fatto la somma dei fondi attivi,
    in  primo  luogo  riordinato una massa di dati confusi non derivati da
    cattive intenzioni, e in secondo luogo la confusione fatta ad arte e i
    falsi,  riteniamo sia chiaro che il signor  Wickfield  possa  chiudere
    l'ufficio  di  consigliere legale e di amministratore fiduciario senza
    nessun ammanco n passivit di alcun genere.
    - Dio sia ringraziato! - esclam con fervore Agnes.
    - Ma - disse Traddles - quanto gli resterebbe per  vivere,  e  ammetto
    gi  che la casa venga ceduta,  sarebbe tanto poco,  probabilmente non
    pi di poche centinaia di sterline,  che forse,  signorina  Wickfield,
    sarebbe   bene   riflettere   se   non   gli   convenisse   conservare
    l'amministrazione della propriet da tanto tempo affidatagli.  Ora che
     tornato libero,  i suoi amici lo potrebbero consigliare. Lei stessa,
    signorina Wickfield, Copperfield, io...
    - Trotwood, ho gi riflettuto - disse Agnes rivolgendosi a me.- So che
    non  dovrebbe,   non  deve  essere  cos;   nemmeno  se  mi  consiglia
    diversamente  un  amico  al quale sono tanto grata e al quale devo gi
    tanto.
    - Io non posso dire che le consiglio di accettare - osserv  Traddles.
    - Ritengo che sia giusto suggerirlo. Nient'altro.
    -  Sono  felice di sentirle dire questo - disse con voce ferma Agnes -
    perch mi d la speranza, quasi la certezza,  che la nostra opinione 
    la  stessa.  Caro  signor Traddles e caro Trotwood,  una volta che mio
    padre sia  uscito  con  onore  da  questi  imbrogli,  che  cosa  posso
    desiderare di pi? Ho sempre aspirato, se si fosse potuto liberare dai
    lacci che lo imprigionavano,  di restituirgli almeno una piccola parte
    dell'amore e della devozione che gli devo, e di dedicargli la vita. E'
    questo da anni il maggiore dei miei desideri.  L'altra grande felicit
    sar quella di provvedere al nostro comune avvenire... di liberarlo da
    ogni pensiero e responsabilit... non spero altro.
    - Agnes, hai pensato come farai?
    - Tante volte, caro Trotwood! Non ho paura. Sono certa di riuscire. Ho
    questa  certezza  perch vi  qui tanta gente che mi conosce e mi vuol
    bene. Non devi temere per me.  Le nostre necessit non sono molte.  Se
    ceder in affitto la cara vecchia casa e aprir una scuola, mi render
    utile e sar felice.
    Il calmo fervore della sua voce gaia mi riport vivamente alla memoria
    da prima la stessa cara vecchia casa, e poi la mia solitaria dimora, e
    avevo  il  cuore  troppo  gonfio  per  riuscire a parlare.  Per un po'
    Traddles finse di consultare attentamente certe carte.
    - E ora,  signorina Trotwood,  - disse Traddles  -  parliamo  del  suo
    capitale.
    -  Bene,  caro  amico  -  sospir mia zia.  - Dir soltanto che,  se 
    scomparso, ne potr sopportare la perdita; e se non  scomparso,  sar
    contenta di riaverlo.
    -  Credo  che fossero in origine ottomila sterline in titoli di Stato,
    non  vero? - disse Traddles.
    - Proprio cos! - rispose mia zia.
    -  Non  ho  potuto  rintracciarne  pi  di  cinque  -  disse  Traddles
    perplesso.
    - Vuol dire cinquemila - chiese con eccezionale calma mia zia - oppure
    cinque sterline?
    - Cinquemila sterline - le rispose Traddles.
    -  Non  vi  era  nient'altro  -  fu la replica di mia zia.  - Ne avevo
    venduti io stessa per tremila sterline.  Mille sono andate per la  tua
    iscrizione  al  Temple,  Trot  caro;  e  le  altre duemila le conservo
    ancora.  Una volta perduto il resto  reputai  giusto  non  parlare  di
    questa  somma  e  tenerla nascosta per ogni evenienza.  Volevo vedere,
    Trot,  come te la saresti cavata...  e ti sei comportato con  nobilt,
    Trot...  sempre laborioso, perseverante, altruista! Lo stesso ha fatto
    Dick. Non ditemi nulla, perch mi sento i nervi un po' scossi.
    Nessuno l'avrebbe immaginato vedendola seduta cos  eretta  e  con  le
    braccia conserte; ma la sua padronanza di s era magnifica.
    -  E allora sono felice di dirle - esclam Traddles raggiante di gioia
    - che abbiamo recuperato tutto il capitale!
    - Che nessuno si congratuli con me!  - ordin mia zia.  -  Ma  come  
    avvenuto?
    - Lei credeva che se ne fosse appropriato il signor Wickfield?  chiese
    Traddles.
    - Certo che lo credevo - rispose mia zia - e  per  questo  non  mi  fu
    difficile tacere. Non una sola parola, Agnes!
    -  E  infatti  -  spieg  Traddles  -  in  forza  della procura da lei
    rilasciatagli,  i titoli  erano  stati  venduti,  ma  non  occorre  io
    aggiunga venduti da chi e con quale firma. Venne in seguito dichiarato
    falsamente   al  signor  Wickfield  da  quel  malfattore...   e  anche
    dimostrato con cifre alla mano, che egli se ne era servito (in seguito
    a ordini generici,  disse) per impedire che venissero  in  luce  altri
    ammanchi  ed  errori.  E il signor Wickfield si dimostr cos debole e
    impotente nelle mani di Heep da pagare in seguito a lei varie rate  di
    interessi  su  un  capitale  che  sapeva ormai inesistente,  facendosi
    disgraziatamente in tal modo partecipe della frode.
    - E alla fine si addoss tutta la  colpa  -  aggiunse  mia  zia  e  mi
    indirizz  una lettera pazzesca in cui si accusava di furto e di altri
    torti inauditi.  Dopo di che andai a  fargli  visita  una  mattina  di
    buon'ora,  chiesi  una candela accesa,  bruciai la lettera e gli dissi
    che se fosse mai riuscito a raddrizzare il torto fatto a me  e  a  lui
    stesso,  che  lo  facesse;  e  che  se non l'avesse potuto fare doveva
    tenere la bocca chiusa per amore  di  sua  figlia...  Se  qualcuno  mi
    parla, me ne vado immediatamente!
    Rimanemmo  tutti  in  silenzio;  Agnes  s'era nascosto il volto fra le
    mani.
    - Bene,  mio caro amico,  - disse mia zia  dopo  una  pausa  -  lei  
    riuscito davvero a fargli restituire tutto il denaro?
    -  Ecco  -  le  rispose Traddles - sta di fatto che il signor Micawber
    l'aveva messo cos bene in trappola,  ed  era  sempre  cos  pronto  a
    presentargli  tanti  nuovi  punti  ogni volta che uno mancava di avere
    effetto,  che alla fine non  riusc  a  sfuggirci.  Un  fatto  davvero
    notevole    questo: non si era impossessato di questa somma tanto per
    soddisfare la propria avidit di denaro,  la quale era  effettivamente
    enorme,  quanto  per  l'odio che portava a Copperfield.  Me l'ha detto
    chiaramente.   Disse  addirittura  che  sarebbe  giunto   a   spendere
    altrettanto di suo pur di intralciare la carriera di Copperfield, o di
    nuocergli.
    -  Ah!  - fece mia zia,  aggrottando pensosamente la fronte e gettando
    un'occhiata ad Agnes. - E che ne  di lui?
    - Non so - disse Traddles.  - E' partito con sua madre,  la quale  non
    aveva   fatto   che   tempestare  e  supplicare  e  fare  involontarie
    rivelazioni. Partirono con una diligenza della notte per Londra,  e di
    lui  non so altro;  se non che nel congedarsi da me la malevolenza che
    mi dimostr fu enorme.  Pareva che si considerasse mio debitore per il
    suo  fallimento  poco meno di quanto fosse al signor Micawber: la qual
    cosa, come gli dissi,  per me una autentica lode.
    - Traddles, - dissi - credi che abbia del denaro?
    - Oh, s, direi che ne sono sicuro! - mi rispose, scotendo il capo con
    grande seriet.  - Direi che  in  un  modo  o  nell'altro  deve  avere
    intascato un bel gruzzolo.  Ma ritengo, Copperfield, che se avrai modo
    di sapere qualcosa di lui, troverai che il denaro non potr mai tenere
    lontano dai guai quell'individuo.  E' un tale inveterato ipocrita  che
    qualunque scopo voglia raggiungere,  cercher di farlo da briccone. E'
    il solo conforto che si concede per le costrizioni  esteriori  che  si
    impone.  Non  facendo altro che strisciare a terra verso qualche meta,
    grande o piccola che  sia,  vedr  ingigantito  ogni  oggetto  in  cui
    s'imbatte,  e  quindi  terr  in  sospetto e odier chiunque si trovi,
    anche nel modo pi innocente,  fra lui e la  sua  meta.  Cos  la  via
    contorta  diventer ogni momento meno onesta alla minima provocazione,
    o  senza  nessuna  affatto.  Per  sapere  questo  basta  esaminare  il
    comportamento che ebbe qui - concluse Traddles.
    - E' un mostro di bassezza! - disse mia zia.
    -  Di  questo non sono del tutto sicuro - osserv pensoso Traddles.  -
    Molti sarebbero  altrettanto  meschini  se  solo  si  dedicassero  con
    diligenza al tentativo.
    - E ora mi dica del signor Micawber - lo incit mia zia.
    -  Ecco  - le rispose con tono allegro Traddles - ho il dovere di fare
    ancora una volta le pi alte lodi del signor Micawber.  Se  non  fosse
    stato  per  tanto  tempo  cos paziente e perseverante non avremmo mai
    potuto sperare di raggiungere alcun tangibile  risultato.  E  dobbiamo
    inoltre tenere presente che il signor Micawber oper bene e in maniera
    onesta,  se  si pensa quali vantaggi avrebbe potuto ottenere per s da
    Uriah Heep, vendendogli il proprio silenzio.
    - Sono della stessa opinione - dissi.
    - Bene! E allora quanto gli darebbe, lei? - chiese mia zia.
    - Oh! Prima di arrivare a questo punto - disse Traddles un po' incerto
    - devo confessare di avere, per delicatezza,  pensato di tacere su due
    punti  (non  potendo  assumermi  la  responsabilit  su ogni cosa) nel
    condurre questo accordo illegale...  perch  di  fatto  illegale  dal
    principio alla fine...  intorno a una difficile questione. A proposito
    di quelle dichiarazioni di debito  e  altro  che  il  signor  Micawber
    rilasci a Heep per gli anticipi che riceveva...
    - Bene! Si devono pagare - disse mia zia.
    -  S,  ma  non  so  quando  scadranno,  n  dove si trovano - replic
    Traddles,  spalancando gli occhi - e prevedo che  da  oggi  alla  data
    della  sua partenza il signor Micawber verr continuamente arrestato o
    sottoposto a sequestri.
    - E allora si dovr continuamente toglierlo dal  carcere  e  liberarlo
    dai sequestri - disse mia zia. - Qual  la somma totale?
    -  Ecco.  Il  signor  Micawber  ha  tenuto  nota  con molta cura in un
    registro di quelli che chiama i  suoi  affari  -  spieg  sorridendo
    Traddles - e rileva un totale di centotr sterline e cinque scellini.
    - E quanto gli daremo compresa tale somma? - torn a chiedere mia zia.
    - Mia cara Agnes,  tu e io parleremo pi tardi intorno a come dividere
    la cifra. Quanto dunque? Cinquecento sterline?
    Subito Traddles e io intervenimmo insieme.  Proponemmo di offrire  una
    piccola  somma in denaro liquido,  e saldare gli impegni stipulati dal
    signor Micawber in favore di Uriah via via che  venissero  presentati.
    Proponemmo di pagare per la famiglia l'intero costo della traversata e
    del  necessario  equipaggiamento,  con  l'aggiunta  di un centinaio di
    sterline;  e che si dovesse  con  seriet  accettare  il  progetto  di
    rifusione  dei  prestiti  formulati  dal  signor Micawber,  perch gli
    sarebbe  stato  utile  credersi  sottoposto  a  tale   responsabilit.
    Aggiunsi  che  ritenevo  conveniente  presentare  al signor Peggotty a
    grandi linee la personalit e  la  storia  del  signor  Micawber,  ben
    sapendo  che  ci  si  poteva  fidare della sua discrezione;  e inoltre
    incaricare il signor Peggotty di fornire,  quando credesse  opportuno,
    un altro centinaio di sterline. Mi proponevo inoltre di interessare il
    signor  Micawber al signor Peggotty,  confidandogli quella parte della
    storia di quest'ultimo che mi sentissi giustificato a riferire,  o che
    potesse  rendersi  utile;  e  cos tentare che per vantaggio reciproco
    ciascuno avesse influenza sull'altro.  Su  tutto  questo  ci  trovammo
    perfettamente  d'accordo,  e  posso  aggiungere  subito  che  anche  i
    protagonisti si adeguarono in seguito al  nostro  progetto  con  piena
    buona volont e armonia.
    Vedendo  che  ora Traddles tornava a lanciare a mia zia delle occhiate
    ansiose,  gli ricordai che aveva promesso di toccare un terzo e ultimo
    punto.
    -  Copperfield,  tu  e  tua  zia  mi  vorrete perdonare se toccher un
    argomento molto penoso  -  disse  Traddles  non  senza  esitazione  ma
    ritengo  necessario ricordarvelo.  Il giorno della memorabile denuncia
    da parte del signor Micawber a carico di Uriah Heep,  costui pronunci
    una minacciosa allusione al... marito della signora.
    Sempre eretta e rigida e apparentemente tranquilla mia zia assent con
    un cenno del capo.
    - Era forse una vana malvagit? - chiese Traddles.
    - No - rispose mia zia.
    - Vi era davvero...  perdoni se lo chiedo... una persona del genere, e
    per di pi dominata anch'essa da lui?  - fu  la  discreta  domanda  di
    Traddles.
    - S, mio buon amico - gli rispose mia zia.
    Vi fu un visibile calo nell'umore di Traddles,  ed egli spieg che non
    era assolutamente  riuscito  ad  approfondire  questo  argomento:  era
    avvenuto  per  questo  come  nei  confronti delle passivit del signor
    Micawber,  nel senso che non l'aveva potuto convincere a  osservare  i
    patti concordati; disse che ormai non potevamo pi esercitare su Uriah
    Heep  alcuna autorit,  e che nel caso fosse riuscito a procurarci una
    seccatura o un danno, costui non avrebbe mancato certo di farlo.
    Mia zia rimase in silenzio e poi alcune lagrime  tornarono  a  caderle
    sulle guance.
    -  Lei  ha  perfettamente  ragione  -  disse.  -  Ha fatto benissimo a
    parlarne.
    - Posso fare qualche cosa... oppure forse Copperfield...?  - le chiese
    rispettosamente Traddles.
    - No,  grazie - rispose mia zia.  - La ringrazio moltissimo. Trot, mio
    caro, era una vana minaccia! Facciamo rientrare i signori Micawber.  E
    per  favore non ditemi nulla!  - Con ci si lisci la veste,  e sempre
    rigidamente eretta volse gli occhi alla porta.
    - Ebbene, cari signori Micawber,  - disse mia zia non appena li vide -
    abbiamo  parlato  della vostra emigrazione,  e vi dobbiamo delle scuse
    per avervi lasciati fuori della stanza tanto a lungo.  Ora vi  esporr
    le nostre proposte.
    Questo  suscit  la  straordinaria  soddisfazione dell'intera famiglia
    (erano presenti adesso anche tutti  i  figli)  e  tanto  sollecit  il
    ritorno  del  signor  Micawber  alle  sue  precise  abitudini relative
    all'inizio di ognuno dei suoi traffici con le cambiali,  che egli  non
    si  lasci  dissuadere  dal  correre  fuori immediatamente e di ottimo
    umore per andare a comperare i necessari  fogli  bollati.  Ma  la  sua
    gioia  fu  di  breve  durata  perch  dopo  soli cinque minuti rientr
    accompagnato da una guardia che l'aveva appena  arrestato,  e  tra  un
    diluvio di lagrime ci inform che tutto era perduto.  Eravamo tuttavia
    preparati a un evento del genere (naturalmente era opera  di  Heep)  e
    subito  versammo la somma necessaria.  E quindi solo dopo altri cinque
    minuti il signor Micawber era seduto alla tavola e intento a compilare
    i fogli con quella espressione di perfetta soddisfazione che  soltanto
    quel lavoro a lui congeniale,  o la preparazione del "ponce", potevano
    conferire con pienezza al suo volto raggiante.
    Era un vero spettacolo vederlo all'opera su quelle  carte  dimostrando
    la  gioia  dell'artista,  vedere  che le toccava come quadri in via di
    fattura, le guardava di traverso, tracciava poderose note sul taccuino
    rispetto alle somme e alle date,  e una volta terminato il  lavoro  le
    contemplava con alto apprezzamento del loro incontestabile valore.
    -  E  adesso,  mio  caro  signore,  -  gli  disse  mia zia dopo averlo
    osservato in silenzio - se mi  permette  di  darle  un  consiglio,  la
    miglior  cosa  che  potr  fare sar di rinunciare per sempre a questo
    genere di affari.
    - Signora!  - le rispose il  signor  Micawber.  -  E'  mia  intenzione
    registrare  tale  giuramento  sulla  prima  pagina  bianca  del nostro
    avvenire.  Mi sar testimone la signora Micawber.  Confido -  aggiunse
    solennemente  il signor Micawber - che mio figlio Wilkins terr sempre
    in mente che sarebbe per lui infinitamente meglio ficcare la mano  nel
    fuoco  piuttosto che servirsene per maneggiare quei serpenti che hanno
    avvelenato  il  sangue  e  la  vita  del  suo  infelice  genitore!   -
    Profondamente commosso e trasformato sull'istante nell'immagine stessa
    della  disperazione,  il  signor Micawber contempl i serpenti con uno
    sguardo  di  tetro  ribrezzo   (dal   quale   non   esulava   tuttavia
    completamente la precedente ammirazione), ripieg i fogli e se li mise
    in tasca.
    Finirono cos le vicende di quella sera. Eravamo esausti di sofferenza
    e  di fatica,  e mia zia e io dovevamo ripartire per Londra l'indomani
    mattina.  I Micawber ci avrebbero seguito dopo avere  venduto  i  loro
    mobili  a  un  rigattiere;  venne  stabilito che gli affari del signor
    Wickfield venissero sistemati con sollecitudine sotto la direzione  di
    Traddles,  e che anche Agnes,  in attesa di tale sistemazione, sarebbe
    venuta a  Londra.  Trascorremmo  la  notte  nella  vecchia  casa  che,
    liberata dalla presenza degli Heep, sembrava rinata dopo una malattia,
    e  quando  mi  ritirai  nella  mia  vecchia  camera  mi sentii come un
    viandante giunto finalmente alla meta.
    Il giorno seguente andammo in casa di mia  zia,  non  a  casa  mia;  e
    quando la sera prima di coricarci restammo soli come un tempo, ella mi
    disse:
    - Trot, vuoi davvero sapere che cosa mi tormentava recentemente?
    - S,  zia. Se vi  mai stato un periodo in cui non ti avrei voluta in
    preda a qualche ansia o dolore cui non potevo io  pure  partecipare  
    proprio questo.
    -  Hai  gi  tanto sofferto,  figliolo,  - disse con affetto mia zia -
    senza che io aggiunga ai tuoi anche i miei piccoli dolori.  Non potrei
    avere alcun altro motivo, Trot, di nasconderti nulla.
    - Lo so bene, zia, - le risposi - ma dimmi tutto.
    -  Non  vorresti  fare  con  me  una  piccola  gita in carrozza domani
    mattina? - mi chiese mia zia.
    - S, certo.
    - Allora alle nove - disse - e ti dir tutto, figliolo.
    E cos alle nove del  mattino  partimmo  per  Londra  in  una  piccola
    carrozza. Percorremmo varie vie della citt fino a raggiungere uno dei
    grandi  ospedali.  Poco  lontano dall'edificio stava un semplice carro
    funebre. Il conducente riconobbe mia zia. Obbedendo al gesto della sua
    mano sporta dal finestrino si  mise  lentamente  in  moto,  e  noi  lo
    seguimmo.
    - Ora comprendi, Trot, - disse mia zia - se ne  andato!
    - E' morto all'ospedale?
    - S.
    Sedeva immobile accanto a me, ma le rividi sgorgare dagli occhi quelle
    sue lente lagrime.
    -  Era  stato ricoverato gi un'altra volta - disse dopo una pausa mia
    zia. - Era malato da tempo... un uomo finito,  distrutto da vari anni.
    Quando  in  questa  ultima  malattia comprese di essere in pericolo di
    vita, chiese che mi mandassero a chiamare.  Era pentito allora.  Molto
    pentito.
    - E tu andasti, zia, ora lo so.
    - Andai. E poi gli tenni anche molto compagnia.
    - E' morto la sera prima della nostra partenza per Canterbury?
    Mia zia fece cenno di s.  - Ora nessuno pu fargli del male disse.  -
    Quella fu una vana minaccia.
    Andammo fuori citt fino al cimitero di Hornsey.  - Meglio qui che  in
    mezzo alle case - disse mia zia. - Era nato qui.
    Scendemmo  di carrozza,  seguimmo la semplice bara verso un angolo che
    ricordo bene; vennero lette le preghiere con cui la bara fu consegnata
    alla terra.
    - Come oggi trentasei anni fa,  mio  caro,  -  disse  mia  zia  mentre
    ritornavamo alla vettura -  stata la data del mio matrimonio.  Che il
    Signore abbia misericordia di noi tutti!
    Riprendemmo in silenzio il nostro posto in carrozza,  e a  lungo  essa
    tenne la mia mano fra le sue.  Poi all'improvviso scoppi in lagrime e
    disse:
    - Era un bell'uomo quando lo sposai, Trot... e com'era ridotto!
    Ma non dur a lungo. Le lagrime l'avevano sollevata,  torn ben presto
    calma  e  quasi  serena.  Disse  che si sentiva i nervi un po' scossi,
    altrimenti non si sarebbe lasciata andare cos. - Che il Signore abbia
    piet di noi tutti!
    Ritornammo nel suo villino di Highgate e vi trovammo la seguente breve
    missiva del signor Micawber, recapitata con la posta del mattino:

    Canterbury,
    venerd.
    Cara signora e caro Copperfield,
    la ridente terra promessa gi di recente affacciatasi all'orizzonte 
    di nuovo ravvolta nelle brume impenetrabili  e  per  sempre  scomparsa
    agli occhi di un infelice rottame umano il cui destino  segnato!
    E'  stato  emesso un nuovo mandato di cattura (dall'alta Corte di sua
    Maest di King's Bench,  Westminster) per  un  'altra  causa  di  Heep
    contro  Micawber  e  il  convenuto    a  disposizione  della  guardia
    incaricata da chi ha la giurisdizione legale di questo distretto.

    Ecco il giorno,  giunta l'ora,
    non pi infuria la battaglia,
    ecco in forza Edward crudele
    con catene e schiavit!

    Consegnata a questa guardia e  poi  a  una  rapida  fine  (poich  la
    tortura  morale non  sopportabile al di l di un certo punto,  e tale
    punto ho la sensazione di avere gi raggiunto),  cos termina  la  mia
    carriera.  Il  Signore  vi  benedica,  vi  benedica!  E se in avvenire
    qualche viaggiatore giunger a visitare per  curiosit,  e  spero  non
    senza una certa compassione,  il luogo in cui questa citt rinchiude i
    debitori inadempienti,  forse contempler,  lo spero,  incise  su  una
    muraglia con un chiodo arrugginito,
    le seguenti oscure iniziali
    W. M..

    P.S.  Riapro  la  presente  per  aggiungere che il nostro comune amico
    signor Thomas Traddles (che non ci ha ancora lasciati e  che  gode  di
    ottima  salute)  ha  pagato  debito  e spese per nobile incarico della
    signorina Trotwood,  e dichiar perci che io stesso e  tutta  la  mia
    famiglia siamo al colmo della umana felicit.




















    55 - TEMPESTA SUL MARE.

    Mi  avvicino  adesso  nella  storia  della  mia  vita a un evento cos
    terribile e indimenticabile,  cos legato con una infinita variet  di
    fili  a  tutto  ci  che  in  queste  pagine  l'ha preceduto,  che sin
    dall'inizio del mio narrare e via via che avanzavo l'ho visto emergere
    sempre pi come una enorme torre  sulla  pianura,  e  gettare  la  sua
    profetica ombra perfino sugli avvenimenti della mia infanzia.
    Dopo che avvenne e per anni lo rividi sovente in sogno.  Mi  accaduto
    cos di  riviverlo  in  modo  tanto  impressionante  che  nella  notte
    silenziosa  era  come  se la sua furia avesse invaso la pace della mia
    camera imperversandovi. Lo sogno ancora adesso,  ma meno di frequente,
    e a intervalli irregolari.  Nella mia mente  in qualche modo legato a
    ogni vento di burrasca,  o al minimo  accenno  che  si  faccia  a  una
    spiaggia,  con  una forza pari a qualunque altro richiamo evocatore di
    cui io sia consapevole.  E con la chiarezza  con  cui  vedo  quanto  
    accaduto cercher di darne relazione. Per me non  un ricordo, ma vuol
    dire assistere ancora una volta a una realt.
    Si  avvicinava  il  giorno  in  cui  i  nostri  emigranti si sarebbero
    imbarcati,  e la mia buona vecchia bambinaia venne  a  Londra  (e  non
    appena  mi  vide  si sent quasi spezzare il cuore).  Stavo sempre con
    lei, e con suo fratello, e con i Micawber; ma non vidi mai Emily.
    Una delle ultime sere mi trovavo solo con Peggotty e suo fratello.  Ci
    mettemmo  a  parlare di Ham.  Peggotty ci disse con quale tenerezza si
    era congedato da lei,  e come  si  era  comportato  da  uomo  forte  e
    silenzioso.  E  soprattutto  di  recente,  quando  le pareva che fosse
    particolarmente stanco.  Era un argomento di cui la brava donna non si
    stancava  mai  di  parlare;  e pari al suo desiderio di narrare era il
    nostro interesse  di  ascoltare  i  tanti  esempi  di  cui  era  stata
    testimone, essendo vissuta tanto insieme con lui.
    Mia zia e io stavamo allora per abbandonare i due villini di Highgate,
    poich  io  avevo  l'intenzione  di recarmi all'estero,  e lei sarebbe
    ritornata  nella  sua  casa  di  Dover.   Avevamo  preso  un  alloggio
    provvisorio in Covent Garden.  Quella sera,  dopo la conversazione con
    gli amici,  mentre ritornavo a casa a piedi riflettei su quello che ci
    eravamo  detti,  Ham  e  io,  l'ultima volta che ero stato a Yarmouth,
    pensai al progetto che avevo formato di consegnare una lettera a Emily
    quando mi fossi congedato sul bastimento da  suo  zio,  e  decisi  che
    avrei fatto meglio a scriverla subito. Poteva darsi, pensavo, che dopo
    avere  ricevuto le mie informazioni le venisse il desiderio di inviare
    per mio mezzo qualche parola di addio al suo infelice innamorato.  Era
    forse mio dovere offrirle tale occasione.
    Salii nella mia camera e prima di coricarmi scrissi dunque a Emily. Le
    dicevo  di aver visto Ham,  e che mi aveva pregato di dirle ci che ho
    gi ricordato a suo tempo su questi fogli.  Riferii tutto  fedelmente.
    Non era necessario che mi dilungassi, anche se avessi avuto il diritto
    di farlo. N io n altri avremmo potuto aggiungere nulla a una fedelt
    cos  profonda  e  generosa.  Lasciai  la lettera nel corridoio perch
    fosse spedita al mattino;  avevo aggiunto  due  righe  per  il  signor
    Peggotty,  pregandolo di consegnare a Emily la lettera; mi coricai che
    era gi l'alba.
    Ero meno forte di quanto avessi pensato;  non  mi  addormentai  che  a
    giorno  avanzato,  mi  sentivo  molto  stanco.  Mi dest la silenziosa
    presenza di mia zia accanto al letto.  La sentii nel sonno come  credo
    che a volte succeda a tutti.
    -  Caro  Trot,  -  mi disse quando apersi gli occhi - non avrei voluto
    disturbarti; ma  venuto il signor Peggotty; vuoi farlo salire?
    Risposi di s, ed egli entr poco dopo.
    - Signorino Davy,  - disse dopo che gli ebbi stretto la mano ho dato a
    Emily  la  sua  lettera,  e  lei  ha scritto questa,  mi ha pregato di
    chiederle che la legga,  e se non vi trova niente di male di avere  la
    gentilezza di consegnarla.
    - L'ha letta? - gli chiesi.
    Tutto addolorato accenn di s. L'apersi e lessi:
    Ho  ricevuto il tuo messaggio.  Oh,  che cosa ti posso scrivere della
    tua generosa e benedetta bont per me!
    Ho messo sul mio cuore le tue parole.  Le terr cos fino alla morte.
    Sono  spine  pungenti,  ma  anche di tanto conforto.  Ho pregato su di
    loro,  ho pregato tanto.  Se penso a che cosa sei tu,  e che cosa  lo
    zio, immagino come deve essere Dio, e riesco a invocarlo.
    Addio per sempre.  Ora mio caro,  mio buon amico, addio per sempre su
    questa terra. Se sar perdonata, in un altro mondo rinascer bambina e
    torner  da  te.   Ti  ringrazio  infinitamente  con  tutte   le   mie
    benedizioni.
    Addio.

    La lettera era macchiata di lagrime.
    -  Se lei non ci vede niente di male,  signorino Davy,  posso riferire
    che avr la gentilezza di consegnarla?  - mi chiese il signor Peggotty
    quando ebbi finito di leggerla.
    - Senza dubbio - risposi - ma stavo pensando...
    - S, signorino Davy?
    -  Stavo  pensando che posso partire per Yarmouth.  C' tutto il tempo
    perch possa andare a tornare da Yarmouth prima che  parta  il  vostro
    bastimento.  Non faccio se non pensare a lui cos solo.  Sar un'opera
    buona per tutti e due se gli metter in mano subito la lettera scritta
    da lei, e se poi riuscir a incaricare lei, signor Peggotty, di dire a
    Emily nel momento della partenza che  egli  l'ha  ricevuta.  Mio  caro
    amico,  ho accettato l'incarico di Ham e non potrei mai assolverlo con
    sufficiente premura. Questo viaggio non mi pesa affatto.  Non ho pace,
     meglio che mi muova. Parto domani sera.
    Cerc,    vero,  di  dissuadermi,  ma vidi che era del mio parere,  e
    sarebbe bastato questo a farmi decidere,  se avessi avuto  bisogno  di
    una conferma alla mia decisione. Lo pregai di andare all'ufficio della
    diligenza  a prenotare per me un posto a cassetta.  Partii quella sera
    lungo la strada che avevo gi percorsa fra tante vicissitudini.
    - Lei non crede - dissi al cocchiere alla prima fermata dopo che fummo
    usciti da Londra - che il cielo  sia  molto  strano?  Non  ricordo  di
    averlo mai visto cos.
    -  Nemmeno  io...  mai  proprio  identico  -  rispose.  - E' il vento,
    signore. Prevedo che fra non molto vi saranno dei guai sul mare.
    Era tutta una gran confusione fosca,  macchiata qui e  l  del  colore
    simile  a  quello  del  fumo  prodotto  da un combustibile umido,  una
    confusione di nubi  ammonticchiate  nei  pi  fantastici  cumuli,  che
    davano  l'impressione  di  spazi fra quelle nubi ancora maggiori degli
    abissi che sotto di esse scendessero fin nelle profondit della terra;
    e vi si affacciava una luna che pareva calare  a  capofitto  come  se,
    atterrita  dallo  sconvolgimento  avvenuto  nelle  leggi della natura,
    avesse perduto memoria del proprio  corso.  Il  vento  che  non  aveva
    cessato  di  soffiare  per  tutto  il  giorno,  adesso era pi forte e
    produceva un enorme frastuono.  Trascorse un'ora,  ed era  sempre  pi
    impetuoso in un cielo sempre pi carico di nubi.
    Con  lo  scorrere  delle  ore notturne,  mentre le nubi si addensavano
    tanto da invadere tutto il cielo,  gi molto scuro,  il vento prese  a
    soffiare sempre pi forte.  Tanto aument,  che i cavalli, avendolo di
    fronte riuscivano  solo  con  fatica  ad  avanzare.  Parecchie  volte,
    durante  le  ore  pi  buie  della  notte  (si  avvicinava  la fine di
    settembre e le notti gi si allungavano) i cavalli di testa  si  erano
    girati,  o si erano fermati di colpo;  avevamo il non infondato timore
    che la diligenza finisse per rovesciarsi.  L'uragano si fece precedere
    da  scrosci  di  una  pioggia  pungente come una colata di acciaio;  e
    allora di fronte alla evidente impossibilit di proseguire  la  lotta,
    si  era  ben  lieti  di  poterci mettere al riparo di qualche albero o
    muro.
    Si lev l'alba,  e il vento era forte pi che mai.  Ricordavo di avere
    sentito  dire  un  giorno  a  Yarmouth  dai marinai che il vento stava
    sparando  i  suoi  cannoni  pi  grossi,  ma  non  l'avevo  mai  visto
    altrettanto  forte,  e  nemmeno  di una violenza appena paragonabile a
    questa. Arrivammo a Ipswich davvero molto tardi, avendo dovuto lottare
    a palmo a palmo lungo tutto il percorso a partire  da  una  decina  di
    miglia  da  Londra,  e  trovammo nella piazza del mercato una folla di
    persone: si erano levate dal letto  per  il  timore  che  cadessero  i
    comignoli delle case. Alcuni uomini radunati nel cortile della locanda
    dove  ci  fermammo  per  il  cambio dei cavalli ci parlarono di grandi
    lastre  di  piombo  strappate  dalla  cima  di  un  alto  campanile  e
    scaraventate  in  una via sottostante,  la quale era rimasta bloccata.
    Altri ci dissero di gente venuta dai villaggi vicini che  aveva  visto
    grossi  alberi  sradicati e interi fienili sparpagliati sulle strade e
    nei campi.  E tuttavia la tempesta non si calmava anzi  il  vento  era
    sempre pi forte.
    Man  mano  che ci si avvicinava al mare,  da cui il vento imperversava
    contro la terraferma,  la sua violenza  si  fece  terrificante.  Molto
    prima  di  essere  in vista del mare,  ne sentimmo il sapore salmastro
    sulle labbra, e fummo nel mezzo di un diluvio di acqua salata. Le onde
    avevano invaso per miglia e miglia la pianura alle spalle di Yarmouth,
    e ogni laghetto o pozzanghera faceva forza  contro  le  sue  sponde  e
    lanciava pesantemente contro di noi le sue piccole onde violentissime.
    Appena  in  vista del mare le onde che si ergevano all'orizzonte fra i
    mobili abissi erano come una fuggevole visione di un'altra sponda  con
    i  suoi  palazzi e le sue torri.  Quando finalmente entrammo in citt,
    tante persone si affacciarono alla porta,  di traverso sulla soglia  e
    subito  con  i capelli inzuppati,  a fare le pi grandi meraviglie nel
    vedere che la diligenza era riuscita a viaggiare  in  una  notte  come
    quella.
    Fissai  la  camera nella vecchia locanda,  poi andai a vedere il mare;
    procedevo barcollando lungo la via invasa dalla sabbia dalle  alghe  e
    da  fiocchi  volanti  di spuma,  attento alle lastre di ardesia e alle
    tegole che cadevano dai tetti,  afferrandomi  per  non  cadere  a  chi
    incontravo agli angoli pi battuti.  Giunto vicino alla spiaggia, vidi
    non solo i barcaioli,  ma una met della gente del posto,  guardare la
    scena riparandosi in qualche modo dietro le case;  di quando in quando
    alcuni sfidavano la furia della tempesta per andare a vedere da vicino
    il mare,  e subito erano di ritorno,  trascinati e sospinti  lungo  un
    percorso irregolare.
    Mi  unii  a quei gruppi,  e mi trovai fra donne piangenti,  avevano il
    marito fuori a pescare le aringhe o le ostriche,  e vi  era  non  poca
    ragione  di  credere che molte barche fossero affondate prima di poter
    riuscire a ripararsi da qualche parte.  Vecchi marinai con  i  capelli
    grigi guardavano l'acqua e il cielo, scotevano il capo e parlavano tra
    loro a bassa voce;  vi erano proprietari di battelli,  tutti agitati e
    impauriti;  i bambini si tenevano stretti fra loro,  e  fissavano  gli
    occhi  in  faccia  agli  anziani;  anche certi robusti marinai avevano
    l'espressione turbata e  ansiosa,  lanciavano  occhiate  al  mare  dal
    riparo dietro cui si trovavano,  e pareva che spiassero le mosse di un
    nemico.
    Quel mare terribile con il suo vento accecante  che  faceva  turbinare
    sabbia  e  pietre  mi  dava il capogiro ogni volta che in un attimo di
    respiro  riuscivo  a  guardarlo.   Quando  le  alte  pareti  di  acqua
    s'infrangevano  a  riva,  e  la  sommit  di  quelle cime rotolava gi
    polverizzandosi,  pareva che anche la meno enorme di  esse  avesse  la
    forza  di  travolgere  la citt.  E mentre l'ondata si ritirava con un
    rombo sordo era come se scavasse profonde caverne sotto la  sabbia  al
    fine di minare la terra. Quando certi cavalloni orlati di bianca spuma
    avanzavano ruggendo e si spaccavano prima di raggiungere la riva, ogni
    frammento  sembrava  possedere  l'intera  potenza  della  loro rabbia,
    pronto a rifondersi con tutti gli altri per la creazione di  un  nuovo
    mostro.   Catene  di  colline  si  tramutavano  in  vallate;   vallate
    serpeggianti (a volte sfiorate da qualche  solitaria  procellaria)  si
    gonfiavano  per  trasformarsi in alture;  masse liquide si scotevano e
    facevano tremare la spiaggia con rumore di tuono;  ogni forma rotolava
    via trionfante,  per mutare forma e luogo appena foggiati,  e spazzare
    via  un'altra  forma  e  un  altro  luogo;   quella  sponda  illusoria
    all'orizzonte con i suoi palazzi e le sue torri saliva e ricadeva;  le
    nubi volavano gonfie e rapide; mi pareva di contemplare la lacerazione
    e la rivolta di tutta la natura.
    Non avevo rintracciato Ham tra gli uomini radunatisi  per  contemplare
    la  violenza  di  quella  inusitata  tempesta  (e  devo dire che la si
    ricorda ancor oggi come la peggiore a memoria d'uomo), mi recai perci
    alla sua casa,  ma siccome era chiusa,  e nessuno  rispondeva  al  mio
    bussare,  mi  spinsi lungo sentieri interni e vicoli secondari fino al
    cantiere dove lavorava.  Mi dissero che si era recato a Lowestoft,  da
    dove  era  giunto un urgente appello per la riparazione di un battello
    che esigeva la sua abilit;  ma sarebbe tornato al mattino seguente di
    buon'ora.
    Rientrai nella locanda, e dopo che mi fui lavato, cambiato d'abito, ed
    ebbi  tentato  invano  di  addormentarmi,  erano  gi  le  cinque  del
    pomeriggio. Ero seduto da nemmeno cinque minuti accanto al fuoco della
    sala del caff,  quando il cameriere si  avvicin  a  parlare  con  il
    pretesto  di  attizzare il fuoco: mi disse che due battelli carichi di
    carbone erano affondati con tutto l'equipaggio poche miglia al  largo,
    e che erano state viste anche altre navi in difficolt nella rada,  le
    quali con estrema fatica cercavano di non farsi gettare a riva. Guai a
    loro e a tutti gli altri poveri marinai,  disse,  se  avessero  dovuto
    avere una seconda notte come quella passata.
    Mi sentivo molto depresso,  mi pesava trovarmi solo,  l'assenza di Ham
    mi preoccupava in misura perfino eccessiva data la  situazione.  Senza
    rendermene  perfettamente conto,  ero ancora sotto l'effetto della mia
    sventura,  e l'essere rimasto a lungo all'aperto  con  quel  terribile
    vento aveva aumentato il mio stato di confusione. Avevo nei pensieri e
    nei  ricordi un disordine che mi faceva perdere ogni chiara percezione
    del tempo e dello spazio. E cos se fossi uscito a camminare in citt,
    credo che non mi sarei sorpreso  se  avessi  incontrato  qualcuno  che
    sapevo si doveva trovare invece a Londra.  Vi era,  per cos dire, nel
    mio spirito una singolare disattenzione.  Tuttavia ero anche intento a
    riflettere  sulle  memorie  inevitabilmente  ridestate  in  me da quei
    luoghi, e che erano eccezionalmente nitide e vive.
    In tale  stato  d'animo,  la  drammatica  informazione  del  cameriere
    intorno a quei battelli si colleg sull'istante, e senza alcuno sforzo
    di volont, con la preoccupazione sorta in me nei confronti di Ham. Mi
    rendevo  conto  che  temevo  fosse  ritornato  da Lowestoft per mare e
    avesse fatto naufragio.  Tanto crebbe la mia preoccupazione che decisi
    di  ritornare  nel  cantiere  prima  di  pranzare,   per  chiedere  al
    proprietario se ritenesse probabile un ritorno di  Ham  per  mare.  Se
    m'avessero  dato un minimo motivo di ritenere fondato il mio sospetto,
    sarei andato a Lowestoft per impedirgli di  mettersi  in  mare  e  per
    farlo ritornare con me.
    Ordinai in fretta il pranzo,  poi tornai al cantiere, e arrivai appena
    in tempo perch il padrone,  lanterna alla  mano,  stava  chiudendo  a
    chiave il cancello. Rise addirittura quando gli posi quella domanda, e
    rispose  che  non vi era nulla da temere: nessun uomo che non fosse un
    pazzo si sarebbe messo in mare con una bufera di  vento  come  quella;
    men che mai Ham Peggotty che era un autentico lupo di mare.
    Di  questo  m'ero  reso perfettamente conto anche prima di fare quella
    ricerca,  tuttavia mi ero sentito spinto a farla;  e ora vergognandomi
    tornai  alla  locanda.  Se  un  vento  di  quella  forza poteva ancora
    aumentare,  credo che stesse  effettivamente  aumentando.  Ancora  pi
    spaventosi  che  al  mattino ne erano l'ululo e il rombo,  lo sbattere
    delle  porte  e  delle  finestre,  il  frastuono  gi  per  i  camini,
    l'impressione  che la casa stessa in cui mi trovavo stesse oscillando,
    il tumulto indescrivibile del mare.  Ma ora vi erano  anche  le  fitte
    tenebre a investire la tempesta di altri terrori veri e immaginari.
    Non riuscivo a mangiare,  non riuscivo a rimanere seduto, non riuscivo
    a fare nulla.  Qualcosa in me offriva una  debole  eco  alla  tempesta
    esterna,  agitava  le  profondit  della  mia  memoria producendovi un
    tumulto.  E tuttavia,  anche nella ressa dei miei pensieri in gara con
    il sommovimento del mare, sempre in primo piano rimanevano la tempesta
    e le mie preoccupazioni per Ham.
    Toccai  appena il pranzo che mi avevano servito,  cercai di ristorarmi
    con un paio di bicchieri di vino,  ma  invano.  Seduto  di  fronte  al
    fuoco, caddi in un dormiveglia, che tuttavia non mi toglieva coscienza
    del frastuono esterno, n di quello dentro la casa. Ma entrambi furono
    sopraffatti da un nuovo terrore indefinibile,  e quando mi ridestai, o
    meglio quando mi riscossi dal torpore che mi aveva tenuto legato  alla
    seggiola,  un  terrore  privo  di  motivo  e  di  spiegazione  mi fece
    rabbrividire.
    Presi a camminare avanti e indietro,  cercai  di  leggere  un  vecchio
    notiziario,  di  ascoltare i tremendi rumori,  di indovinare nel fuoco
    fisionomie,   scene  e  figure.   E   infine   il   fermo   ticchettio
    dell'imperturbabile  orologio  alla  parete  mi  torment al punto che
    decisi di andare a letto.
    In una notte come quella era un conforto sapere che  alcuni  servitori
    della locanda avevano deciso di vegliare fino al mattino.  Mi coricai,
    oppresso da una enorme stanchezza,  ma appena coricato quel  senso  di
    sonnolenza scomparve, come per magia mi sentii perfettamente sveglio e
    con i sensi pi che mai attenti.
    Rimasi  cos  per  delle ore tendendo l'orecchio al vento e all'acqua;
    ora immaginavo di udire urla provenienti dal mare,  e ora  credevo  di
    udire il rombo di cannoni per segnalazione, e ora il crollo di case in
    citt.  Mi  alzai  parecchie  volte per guardare fuori,  ma non vedevo
    nient'altro che il riflesso sui vetri della finestra  della  fiammella
    della candela che avevo lasciata accesa, e quello del mio stesso volto
    smarrito che mi fissava da un nero vuoto.
    Infine  la  mia  irrequietezza giunse al colmo,  mi vestii in fretta e
    scesi da basso. Nella grande cucina, in cui scorsi vagamente appesi ai
    travi prosciutti e collane  di  cipolle,  le  persone  che  vegliavano
    stavano  aggruppate in vari atteggiamenti intorno a una tavola che per
    prudenza era stata allontanata dal grande  cammino  e  portata  vicino
    alla  porta.  Quando  mi vide,  una bella ragazza,  che si chiudeva le
    orecchie con il grembiule, lanci uno strillo, credendomi un fantasma;
    ma gli altri erano meno agitati,  anzi furono contenti che la  brigata
    aumentasse.   Un   uomo,   continuando   l'argomento  su  cui  stavano
    discutendo,  mi chiese se non credessi che le anime  dei  marinai  dei
    battelli affondati fossero l intorno insieme con la tempesta.
    Credo  di  essere  rimasto  nella cucina per un paio d'ore.  Una volta
    apersi il portone del cortile e spinsi lo sguardo nella strada deserta
    dove, trascinati dal vento, volavano sabbia, alghe e fiocchi di spuma;
    e dovetti farmi aiutare  per  riuscire  a  richiudere  e  sbarrare  il
    portone spinto a forza dal vento.
    La mia camera era tetra e solitaria quando finalmente vi ritornai,  ma
    ero ormai esausto,  e appena tornato a letto fu come se cadessi da una
    torre  dentro  un  precipizio,   e  rimasi  sommerso  dal  sonno.   Ho
    l'impressione di avere ancora  a  lungo  ascoltato  il  vento,  bench
    sognassi  di  essere  altrove  e di prendere parte a svariate vicende.
    Perdetti infine anche quella debole  percezione  della  realt,  e  mi
    trovai con due cari amici,  ma non so chi fossero,  all'assedio di una
    citt fra il rombare del cannone.
    Il tuono di quel cannone era tanto forte e incessante che non riuscivo
    a udire  qualcosa  come  avrei  voluto  ancor  prima  di  essermi  con
    grandissima fatica destato.  Era giorno chiaro, erano gi le otto; era
    la tempesta che imperversava,  non il rombo  del  cannone  e  qualcuno
    bussava all'uscio e mi chiamava.
    - Che cosa c'? - chiesi.
    - Un naufragio! Qui vicino!
    Saltai gi dal letto e gridai: - Quale naufragio?
    - Una goletta,  viene dalla Spagna o dal Portogallo carica di frutta e
    di vino. Faccia presto, signore, se la vuole vedere! Gi alla spiaggia
    dicono che andr in pezzi da un momento all'altro.
    La voce eccitata seguit a gridare  sulle  scale;  mi  vestii  pi  in
    fretta che potei e corsi fuori per la via.
    Vi era gi moltissima gente,  e tutti correvano verso la spiaggia.  Mi
    misi anch'io a correre con loro e molti ne sorpassai;  mi trovai  poco
    dopo di fronte al mare.
    Ora il vento si era un po' calmato,  ma solo come se dei cannoni uditi
    in sogno appena sei su cento avessero smesso di sparare.  E  il  mare,
    carico  dell'agitazione  dell'intera  notte,   era  infinitamente  pi
    pauroso di quando l'avevo visto la sera avanti. Pareva che dappertutto
    si fosse letteralmente gonfiato,  e faceva spavento vedere l'altezza a
    cui salivano i cavalloni,  e come si affrontavano,  si scontravano, si
    abbattevano  e  si  avventavano  contro   la   riva   in   battaglioni
    inesauribili.
    Nella  impossibilit  di udire alcunch salvo il vento e le onde nella
    indicibile confusione di quella folla, e per la fatica di resistere al
    vento che mi toglieva il respiro,  ero talmente confuso che spinsi  lo
    sguardo sul mare in cerca del battello naufragato,  senza vedere altro
    che le sommit spumeggianti degli alti marosi.  Un  pescatore  vestito
    solo  a  met che mi stava vicino mi indic un punto a sinistra con il
    braccio nudo (su cui il tatuaggio di una  freccia  segnava  la  stessa
    direzione). E allora, Dio del cielo, lo vidi, vicinissimo a noi!
    Un albero si era spezzato a una altezza di sette o otto piedi sopra il
    ponte  e  giaceva  di  traverso  sulla  sponda in un intrico di vele e
    cordami,  e mentre la nave seguitava a rullare e beccheggiare senza un
    attimo  di  sosta  e  con  una incredibile violenza,  quell'ammasso di
    rovine ne batteva il fianco come se  volesse  a  forza  penetrarvi.  A
    bordo  qualcuno  si  sforzava  di  tagliar via quell'ingombro: infatti
    quando la nave, che aveva la fiancata verso di noi,  si gir di colpo,
    vidi  chiaramente gli uomini all'opera con le accette,  e specialmente
    una figura con i lunghi capelli ricciuti che emergeva tra  gli  altri.
    Ma  in  quel momento dalla spiaggia si lev un grandissimo grido al di
    sopra dell'urlo del vento e del mare;  le  onde  avevano  spazzato  di
    colpo  il ponte del relitto e fatto precipitare nelle acque ribollenti
    uomini, pennoni, barili, assi e murate, come giocattoli a mucchi.
    Il secondo albero era  ancora  ritto  con  i  brandelli  di  una  vela
    stracciata  e  una  gran  confusione  di  corde spezzate che battevano
    avanti e indietro.  Lo stesso pescatore mi grid all'orecchio  che  la
    nave aveva gi urtato una volta, poi si era sollevata e aveva di nuovo
    battuto. Compresi che mi stava dicendo che stava per spaccarsi in due,
    facile  credere  che  sarebbe  successo,  perch  nessuna  opera umana
    avrebbe potuto resistere a quella violenza incrociata.  Mentre parlava
    si  lev un altro enorme grido di piet dalla spiaggia: quattro uomini
    risalivano col relitto tenendosi  aggrappati  al  cordame  dell'albero
    rimasto; e sopra degli altri la figura con i capelli ricciuti.
    A  bordo  vi  era  ancora  una  campana,  e mentre la goletta come una
    creatura spinta dalla disperazione alla follia rullava e  si  tuffava,
    ora  mostrandoci  tutto  intero  il  ponte  inclinando verso di noi il
    troncone dell'albero,  e ora nient'altro che la chiglia  rovesciandosi
    di  colpo  in  direzione  del  mare aperto,  si udivano i rintocchi di
    quella campana;  e il vento ci portava quel suono come un  segnale  di
    morte per gli infelici rimasti a bordo. Il rottame scomparve, e ancora
    una  volta  si  risollev.  Solo due marinai erano rimasti.  Aumentava
    l'ansia sulla spiaggia. Gli uomini gemevano e stringevano i pugni;  le
    donne urlavano e si coprivano gli occhi. Alcuni si misero a correre su
    e gi per la spiaggia invocando un soccorso che non sarebbe mai potuto
    arrivare.   Mi  trovai  io  pure  tra  questi  e  corsi  a  supplicare
    freneticamente  un  gruppo  di  marinai  che  conoscevo   perch   non
    lasciassero perire davanti ai nostri occhi quei due infelici.
    Mi  spiegarono  tutti  agitati,  non  so  bene come,  perch non avevo
    nemmeno la presenza di spirito necessaria per afferrare  il  poco  che
    riuscivo  a udire,  che il battello di salvataggio era coraggiosamente
    sceso in acqua un'ora prima,  ma non era riuscito  a  far  nulla;  che
    nessuno  avrebbe  avuto il folle ardire di uscire a nuoto con una fune
    per stabilire un collegamento tra coloro e la riva,  e perci  non  si
    poteva  tentare pi nulla;  ma in quel momento mi accorsi di una nuova
    agitazione fra la gente, vidi che al centro si tiravano in disparte, e
    che Ham si faceva avanti di corsa.
    Gli corsi incontro per ripetere anche a lui,  cos almeno mi pare,  la
    mia  implorazione  di soccorso.  Ero sconvolto da una scena per me del
    tutto nuova e cos terribile,  ma nel vedere la fermezza impressa  nel
    suo  volto,  e  lo  sguardo  che teneva fisso verso il mare (lo stesso
    identico sguardo che aveva,  e me ne ricordavo benissimo,  il  mattino
    dopo la fuga di Emily) mi torn di colpo la sensazione del pericolo in
    cui  si  trovava.  Lo abbracciai trattenendolo con tutte le mie forze,
    implorai gli uomini con cui avevo appena parlato che non  gli  dessero
    retta,  che non contribuissero alla sua morte,  che non lo lasciassero
    staccarsi dalla riva!
    Si lev un altro grido, ci volgemmo a guardare il rottame, vedemmo che
    la vela sciolta battendo colpi l'uno sull'altro si liberava  dell'uomo
    che  si  trovava  pi  sotto,  e  levandosi  trionfante si avvinghiava
    all'altro rimasto a combattere, ultima figura mobilissima e solitaria.
    Davanti a una visione come  quella,  e  contro  la  calma  risolutezza
    dell'uomo  disperato  che aveva gi avuto modo di imporsi con autorit
    alla met dei marinai presenti,  avrei potuto sperare  di  trattenerlo
    come  di supplicare che il vento si calmasse.  - Signorino Davy!  - mi
    disse, stringendomi affettuosamente le mani. - Se  venuta la mia ora,
     venuta. Se non  venuta, l'aspetter ancora. Il Signore la benedica,
    ci benedica tutti! Ragazzi, avanti! Sono pronto!
    Venni spinto da parte,  ma non rudemente,  e  qualcuno  mi  trattenne:
    compresi confusamente che insistevano nel dire che se Ham aveva deciso
    di fare il tentativo,  con un aiuto o anche senza, sarei solo riuscito
    a intralciare le precauzioni per la sua sicurezza disturbando  chi  se
    ne  sarebbe  occupato.  Non so che cosa io abbia replicato,  n so che
    cosa gli altri ribattessero;  vidi gente che si moveva sulla spiaggia,
    uomini  correvano  con  delle funi sfilate da un argano poco lontano e
    penetravano in un cerchio di gente che mi imped di  vederlo.  Poi  lo
    rividi,  era solo,  con maglione e calzoni da marinaio,  e in mano una
    fune (oppure la teneva legata al polso) e un'altra  gli  stringeva  la
    vita; e parecchi fra gli uomini pi forti reggevano a poca distanza il
    capo di questa fune, che lui stesso aveva allungata lenta sulla sabbia
    ai suoi piedi.
    Anche  ai  miei  occhi  inesperti  era chiaro che il relitto stava per
    spaccarsi: si sarebbe diviso in  due  tronchi,  e  la  vita  dell'uomo
    rimasto  solo  aggrappato all'albero era appesa a un filo.  E tuttavia
    egli non lasciava ancora la presa.  Aveva in capo uno strano  berretto
    rosso,  non uguale a quello dei semplici marinai,  ma di un colore pi
    bello,  e mentre le ultime poche assi che si agitavano  sotto  di  lui
    rappresentavano  la sua ultima difesa contro la distruzione finale,  e
    la campana sonava gi a morto per lui,  io  e  tutti  vedemmo  che  ci
    salutava agitando il berretto. Vidi quel gesto e mi parve di impazzire
    perch mi riportava la memoria lontana dell'amico un tempo carissimo.
    Ham  era  solo,  in  piedi,  e  guardava il mare,  dietro di lui tutti
    trattenevano il respiro,  di fronte aveva la tempesta;  attese che una
    enorme  ondata  si  ritirasse  e  poi,  data  un'occhiata a quelli che
    reggevano la fune legata alla sua cintura,  si gett in acqua,  subito
    schiaffeggiato dai marosi, tirato su quelle montagne, gettato in fondo
    agli abissi,  perduto fra la spuma;  e poi scaraventato di nuovo verso
    terra. Lo issarono in fretta.
    Era ferito. Da dove mi trovavo gli vidi sanguinare il volto, ma non vi
    bad.  Pareva che  ordinasse  in  fretta  agli  uomini  di  lasciargli
    maggiore  lunghezza  di  corda...  cos  mi  parve  dal  gesto del suo
    braccio... e si gett come la prima volta.
    Ora nuotava verso il rottame,  sollevandosi con le  montagne  d'acqua,
    ricadendo  quando  si  aprivano  le  vallate,  perduto  sotto la spuma
    ribollente,  trascinato verso  terra,  trascinato  verso  la  goletta,
    sempre nuotando con vigore e coraggio.  La distanza era minima,  ma la
    forza del  mare  e  del  vento  rendevano  mortale  quella  battaglia.
    Finalmente  fu vicino al rottame,  tanto vicino che con una sola delle
    sue potenti bracciate sarebbe riuscito a toccarlo...  quando una nuova
    altissima e larga montagna d'acqua verde, si lev da dietro il relitto
    verso  la  terra,   fu  come  se  con  un  balzo  immane  egli  vi  si
    precipitasse, e tutto scomparve!
    Vidi galleggiare sul mare pochi frammenti come se  si  fosse  spaccato
    soltanto  un  barile.  Corsi  verso il punto in cui stavano issando la
    fune.  La disperazione era su tutti i volti.  Lo tirarono fino ai miei
    piedi...  era  insensibile...  esanime.  Lo  portarono  nella casa pi
    vicina;  nessuno mi imped ora di stargli vicino,  e insieme  con  gli
    altri  mi  detti  da  fare per rianimarlo con ogni mezzo;  ma l'enorme
    ondata gli aveva dato il colpo di grazia, il suo cuore generoso si era
    fermato per sempre!
    Mentre sedevo di fianco al letto,  dopo che non vi fu pi speranza,  e
    non  rimaneva  nulla  da  fare,  si affacci un pescatore che mi aveva
    conosciuto quando ero bambino e  giocavo  con  Emily,  e  l'avevo  poi
    sempre  tenuto  come amico,  e dalla soglia mi chiam a bassa voce per
    nome.
    - Signore, - disse, e gli cadevano le lagrime sulle guance rugose d'un
    pallore di cenere, e gli tremavano le labbra - vuole venire laggi?
    Gli lessi negli occhi il riflesso della memoria che  mi  era  tornata.
    Appoggiandomi  al  braccio  che  stese  per  sorreggermi,  gli  chiesi
    terrorizzato:
    - C' un corpo a riva?
    - S - rispose.
    - L'ha riconosciuto? - chiesi.
    Non mi rispose.
    Mi accompagn alla spiaggia.  Verso il punto in cui da bambini Emily e
    io eravamo andati a cercare le conchiglie...  vi erano l dispersi dal
    vento, i pochi rottami della vecchia barca distrutta la sera avanti...
    e l fra i rottami della casa che egli aveva offesa... era disteso con
    la testa sul  braccio  come  tante  volte  l'avevo  visto  dormire  in
    collegio.







    56 - LA NUOVA E LA VECCHIA FERITA.

    Era  inutile,  Steerforth,  che  tu  mi  dicessi l'ultima volta che ci
    parlammo,  nell'ora che non avrei mai immaginato fosse per noi  quella
    dell'addio...  era  inutile  che tu mi dicessi: Pensa di me il meglio
    che potrai!.  Cos avevo sempre fatto,  e come avrei ora potuto  fare
    diversamente a quella vista!
    Portarono una barella, ve lo adagiarono, lo copersero con una bandiera
    e si avviarono verso le prime case.  Tutti gli uomini che lo portavano
    l'avevano conosciuto, erano andati con lui in barca a vela,  l'avevano
    visto  allegro e fiero.  Lo portavano nel mezzo di quel frastuono come
    un brandello di silenzio,  fino alla piccola casa dove gi si  trovava
    la morte.
    Ma quando posarono quella bara sulla soglia, si guardarono, guardarono
    me  e bisbigliarono fra loro.  Il perch lo sapevo.  Pensavano che non
    fosse giusto deporlo nella stessa camera tranquilla.
    Proseguimmo fino alla citt,  e deponemmo  il  nostro  fardello  nella
    locanda.  Appena  riuscii  almeno  un  poco  a  riprendermi,  mandai a
    chiamare Joram pregandolo che mi fornisse un mezzo con cui  effettuare
    durante  la  notte  il  trasporto  a  Londra.  Sapevo che toccava a me
    occuparmene,  che solo io potevo assumermi il duro dovere di preparare
    sua madre a riceverlo. Ed ero ansioso di assolvere ai miei compiti con
    la maggiore fedelt possibile.
    Per  il  viaggio  avevo  scelto  la notte con la speranza che alla mia
    partenza i curiosi fossero pochi.  Ma sebbene fosse  quasi  mezzanotte
    quando uscii in carrozza dal cortile della locanda,  seguito da quanto
    avevo in custodia,  erano molti ad attendere;  e altra  gente  vidi  a
    intervalli attraversando la citt, e pi ancora nel primo tratto della
    strada maestra,  ma infine mi trovai solo in aperta campagna,  immerso
    nella notte desolata e con l'amicizia della mia  giovent  ridotta  in
    cenere.
    Quando  giunsi  a  Highgate  non era ancora il mezzogiorno di una mite
    giornata autunnale,  con il profumo delle  foglie  cadute  che  saliva
    dalla terra,  mentre altre con bellissime sfumature dall'oro al giallo
    e al bruno erano ancora appese ai rami attraverso i quali splendeva il
    sole.  Percorsi a piedi l'ultimo miglio di strada per riflettere a ci
    che  avrei dovuto fare,  e alla vettura che mi aveva seguito per tutta
    la notte lasciai detto che attendesse ordini prima di proseguire.
    Quando la vidi,  la casa pareva sempre la stessa.  Tutte  le  persiane
    erano  abbassate;  non  vi  era  alcun segno di vita nel tetro cortile
    lastricato con il pergolato che conduceva all'ingresso in  disuso.  Il
    vento era affatto cessato e tutto era immobile.
    Non  ebbi  subito  il  coraggio  di sonare il campanello,  e quando lo
    sentii echeggiare fu come se bastasse quel suono a esprimere il motivo
    della mia presenza. Usc la giovane cameriera con la chiave,  e mentre
    apriva il cancello mi fiss allarmata dicendo:
    - Scusi, signore, si sente male?
    - Sono molto preoccupato e stanco.
    - E' successo qualche cosa, signore?... Il signor James?...
    - Zitta!  - risposi.  - S,   successo qualcosa.  Devo parlare con la
    signora Steerforth. E' in casa?
    La ragazza mi rispose ansiosa che adesso la signora non  usciva  quasi
    pi nemmeno in carrozza; restava nella sua stanza; non vedeva nessuno,
    ma avrebbe ricevuto me.  La signora era alzata,  disse, e la signorina
    Dartle si trovava con lei. Che cosa doveva dirle?
    Le raccomandai la massima prudenza e che  le  desse  soltanto  il  mio
    biglietto;  eravamo  intanto  entrati nel salotto,  le dissi che avrei
    aspettato l. Scomparsa dalla stanza l'atmosfera di gradevoli presenze
    animatrici, vi regnava la penombra.  Si vedeva che da tempo l'arpa non
    veniva  toccata.  Vi era ancora il ritratto di lui fanciullo.  Vidi lo
    scrigno in cui la madre conservava le  sue  lettere.  Mi  domandai  se
    adesso le rileggesse; se le avrebbe rilette pi sovente ora.
    La  casa  era  tanto  silenziosa  che  udivo  il  passo  leggero della
    cameriera al piano superiore.  Quando torn mi rifer che  la  signora
    Steerforth era indisposta e non poteva scendere; si scusava di dovermi
    ricevere  nella sua camera,  ma sarebbe stata lieta di vedermi.  Pochi
    istanti dopo mi trovavo di fronte a lei.
    Era nella stanza di lui,  non nella propria.  Compresi che la occupava
    in  ricordo di lui;  e che per lo stesso motivo stavano ancora al loro
    posto e la circondavano le tante  testimonianze  degli  sport  da  lui
    praticati  nella  fanciullezza,  e  delle  varie  mete  raggiunte.  Si
    giustific tuttavia appena mi vide,  mormorando  che  non  la  trovavo
    nella sua camera perch poco adatta alla sua presente infermit; e con
    lo  sguardo  altero  voleva  confutare il minimo dubbio sulla validit
    dell'affermazione.
    Rosa Dartle era seduta al solito posto.  E dal momento in cui pos  su
    di  me lo sguardo dei suoi occhi neri,  vidi che mi riteneva portatore
    di cattive notizie.  La cicatrice  le  si  gonfi  immediatamente.  Si
    ritir  d'un passo dietro la seggiola perch la signora Steerforth non
    la potesse vedere in  viso,  e  rimase  a  scrutarmi  con  lo  sguardo
    penetrante che non tradiva esitazione o ritegno.
    - Signore, - disse la signora Steerforth - mi rincresce vedere che lei
     in lutto.
    - Ho la disgrazia di avere perduto mia moglie - risposi.
    -  Lei    molto giovane per dover conoscere una perdita tanto grave -
    aggiunse.  - Ci mi addolora.  Mi addolora molto.  Spero che il  tempo
    sar clemente con lei.
    -  Spero - dissi fissandola - che il tempo sia clemente con noi tutti.
    Cara signora  Steerforth,  tutti  lo  dobbiamo  sperare  nelle  nostre
    peggiori sciagure.
    La  allarmarono  la gravit del mio tono e le lagrime che mi colmavano
    gli occhi. Vidi che i suoi pensieri avevano un improvviso arresto, che
    mutavano direzione.
    Cercai,  ma invano,  di pronunciare con voce ferma il nome di lui.  Lo
    ripet  fra s a bassa voce due o tre volte.  Poi,  controllandosi con
    fatica, mi interrog.
    - Mio figlio sta male.
    - Molto male.
    - L'ha visto?
    - L'ho visto.
    - Vi siete riconciliati?
    Non avrei potuto rispondere di s, e nemmeno di no.  Volse leggermente
    il capo verso il punto in cui Rosa Dartle si trovava prima vicinissima
    a  lei,  e  in  quell'attimo  accennai a fior di labbra una parola per
    Rosa: - Morto!
    Affinch la signora Steerforth non fosse indotta a rigirarsi e leggere
    a chiare  lettere  sulla  mia  espressione  ci  che  non  era  ancora
    preparata ad apprendere, fui pronto a incontrarne lo sguardo; ma avevo
    gi visto Rosa Dartle alzare le braccia con gesto di disperazione e di
    orrore e poi portarsi le mani al volto.
    La bella donna che tanto gli rassomigliava...  oh,  quanto!... pos su
    di me il suo sguardo fermo,  poi sollev una mano alla fronte.  Tentai
    di calmarla, di far s che si preparasse a sopportare ci che avevo da
    dirle;  ma  sarebbe  stato  meglio  che  l'avessi incitata a piangere,
    perch mi stava davanti come una figura di pietra.
    - L'ultima volta che venni qui - dissi esitante - la signorina  Dartle
    mi disse che egli viaggiava per mare con un battello a vela. Due notti
    fa  vi  fu una spaventosa tempesta sul mare.  Se quella notte si fosse
    trovato in mare,  poco lontano da una costa pericolosa,  come si  dice
    che  fosse  infatti,  e  se  la  nave  che venne avvistata fosse stata
    davvero quella che...
    - Rosa! - disse la signora Steerforth - vieni qui!
    Si avvicin, ma senza simpatia n gentilezza.  Mentre fissava la madre
    di  lui,  le  brillava  come  un  fuoco  negli  occhi e scoppi in una
    terribile risata.
    - E adesso - disse - il tuo folle orgoglio  soddisfatto?  Ora che  ha
    fatto ammenda verso di te... con la vita! Hai capito! Con la sua vita!
    La  signora  Steerforth  si  abbandon rigidamente contro la spalliera
    della  poltrona,  solo  un  gemito  le  usc  dalle  labbra,  a  occhi
    spalancati girava lo sguardo per la camera.
    - S! - grid Rosa, battendosi furiosamente il petto. - Guardami! Gemi
    e  lamentati e guardami!  Guarda qui...  - e si batteva la cicatrice -
    che cosa ha fatto il tuo figlio morto!
    Il gemito discontinuo della madre mi feriva il cuore.  Sempre  uguale.
    Sempre  inarticolato e soffocato.  Sempre accompagnato da un movimento
    desolato del capo,  senza che l'espressione del volto si alterasse.  E
    usciva sempre da una bocca irrigidita con i denti serrati,  come se la
    mascella si fosse inchiodata e le  fattezze  fossero  raggelate  dalla
    sofferenza.
    -  Lei  ricorda  quando  mi ha fatto questo?  - seguitava la signorina
    Dartle. - Ricorda quando,  avendo ereditato il suo carattere e viziato
    da  lei  nell'orgoglio e nelle passioni,  fece questo e mi sfregi per
    sempre?  Guardi me,  segnata fino alla morte dalla sua collera,  e pu
    davvero gemere e lamentarsi per come lei l'ha fatto diventare!
    - Signorina Dartle! - la supplicai. - Per amor del cielo...
    - Taccia! Voglio parlare! - disse e mi saett la sua occhiata ardente.
    - Lei mi guardi,  lei, madre superba di un figlio superbo e traditore!
    S,  deve gemere per averlo cos allevato,  per averlo  corrotto,  per
    averlo perduto, per avermelo fatto perdere!
    Stringeva i pugni, e la persona gracile e scarna le tremava come se la
    violenza delle passioni la uccidesse a oncia a oncia.
    -  Lei  si    offesa  della  sua ostinazione!  - esclam.  - Lei si 
    risentita della sua collera!  Lei ha lottato,  avendo  gi  i  capelli
    bianchi,  contro  le  due qualit che lei stessa gli ha date fin dalla
    nascita!  Lei che fin  dalla  culla  l'ha  educato  a  essere  come  
    diventato,  e  non  ha  fatto  se  non impedire che fosse come sarebbe
    potuto diventare. Lei  contenta adesso delle sue fatiche?
    - Oh, signorina Dartle, basta! E' una crudelt!
    - Le ripeto - ribatt - che voglio parlare con lei.  Nessuna forza  al
    mondo mi pu fermare fintanto che sto qui!  Ho taciuto in tutti questi
    anni e non potr parlare adesso?  Io l'ho amato pi di quanto  l'abbia
    mai amato lei! - grid rivolta alla signora Steerforth. - Avrei potuto
    amarlo  sempre  senza  esserne mai ricambiata.  Se fossi diventata sua
    moglie sarei diventata schiava dei suoi capricci pur di  ricevere  una
    volta all'anno una parola d'amore.  Sarei stata la sua schiava. Chi lo
    sa meglio di me?  Lei  sempre stata esigente,  superba,  puntigliosa,
    egoista.  Il  mio  sarebbe  stato  un  amore devoto...  avrebbe potuto
    calpestare il suo, piagnucoloso e meschino.
    Con gli occhi accesi batt il piede a terra  come  se  stesse  davvero
    calpestando quell'amore materno.
    -  Guardi  qui!  -  ripet,  tornando  a  battersi  la ferita con mano
    implacabile.  - Quando fu cresciuto e comprese meglio  ci  che  aveva
    fatto,  lo  vide  e  se ne pent!  Cantavo per lui,  gli parlavo,  gli
    dimostravo immenso interesse per tutto ci che faceva con  fatica,  mi
    feci padrona di quella cultura che pi gli piaceva; si sent attratto.
    Quando era ancora innocente e sincero,  egli mi am. S, mi am! Molte
    volte,  quando lei si sentiva offesa da una  minima  parola,  egli  ha
    stretto me al suo cuore!
    Lo disse con orgoglio provocatore al colmo di una frenesia...  che non
    era tanto lontana dalla  follia...  e  tuttavia  con  genuino  ricordo
    ridestato  in  quel  momento  dalle  morte ceneri di un sentimento pi
    tenero.
    - Mi abbassai...  sapevo  che  l'avrei  fatto,  ma  il  suo  infantile
    corteggiamento  mi  affascin...  diventai  per lui la bambola con cui
    poteva scherzare durante un'ora libera,  da gettare  e  riprendere,  e
    trattare con leggerezza secondo l'incostante gusto del momento. Quando
    si stanc, io mi stancai. Quando svan il suo capriccio, non tentai di
    influenzarlo  come  avrei  ancora potuto,  perch non avrei mai voluto
    sposarlo  se  fosse  stato  costretto  a  prendermi  per  moglie.   Ci
    allontanammo l'uno dall'altra senza dire una sola parola. Forse lei se
    ne  accorse  e  non ne prov dispiacere.  E da allora fra voi due sono
    rimasta come un semplice mobile  rovinato  privo  di  occhi,  orecchi,
    sentimenti,  ricordi.  E lei ora geme? Deve gemere per come l'ha fatto
    diventare, non sul suo amore per lui.  Le ripeto che vi fu un tempo in
    cui io lo amai ben pi di quanto lei l'abbia mai amato!
    Rimase  con lo sguardo fisso e fiammeggiante sull'espressione attonita
    e  pietrificata  che  aveva  di  fronte,  senza  mai  intenerirsi  per
    l'insistenza di quel gemito, come se quel volto fosse un ritratto.
    - Signorina Dartle, - dissi - se vuole essere cos dura da non provare
    alcuna piet verso questa povera madre...
    -  E  chi prova piet per me?  - ribatt aspra.  - E' lei che gett il
    seme. Oggi pianga pure di quanto raccoglie!
    - E se le colpe di lui... - cominciai.
    - Colpe!  - grid con un  violento  scoppio  di  lagrime.  -  Chi  osa
    insultarlo?  Il  suo  spirito  valeva  mille volte pi degli amici che
    s'era degnato di raccogliere!
    - Nessuno pu averlo amato  meglio  di  me,  nessuno  pu  averne  una
    memoria  pi cara - le replicai.  - Intendevo dire che se non ha piet
    della madre;  o se le colpe  di  lui...  con  quanta  amarezza  ne  ha
    parlato...
    - E' falso! - grid portandosi le mani ai capelli neri. - Io lo amavo!
    -  ...se  le  colpe  di lui - proseguii - non si possono cancellare in
    un'ora come questa dal suo ricordo, guardi almeno questa donna come se
    non l'avesse mai conosciuta e le dia un po' di soccorso !
    In tutto questo tempo quella fisionomia era rimasta immutata e  pareva
    immutabile. Immobile, rigida, con lo sguardo fisso; le sfuggiva ancora
    di  quando  in  quando quel gemito soffocato accompagnato dallo stesso
    moto disperato del capo; non dava altro segno di vita.  All'improvviso
    la signorina Dartle le si inginocchi davanti,  prese a slacciarle gli
    abiti.
    - Maledetto! - grid,  girandosi per guardarmi con un misto di collera
    e  di  dolore.  -  Maledetta  l'ora  in  cui  entrato in questa casa!
    Maledetto! Via da qui!
    Uscii dalla  stanza,  ma  tornai  indietro  di  corsa  per  sonare  il
    campanello  e chiamare i domestici.  Rosa aveva stretto fra le braccia
    quella figura  impassibile,  e  sempre  in  ginocchio  la  bagnava  di
    lagrime,  la invocava,  se la cullava sul petto come una bimba, faceva
    di tutto per ridestare quei sensi assopiti.  Ora non avevo pi  timore
    di lasciarla,  senza fare rumore uscii di nuovo e prima di lasciare la
    casa avvertii la servit.
    Ritornai prima di sera,  e lo mettemmo a giacere nella camera  di  sua
    madre.  Mi  dissero che la signora era sempre nelle stesse condizioni;
    la signorina Dartle non la lasciava un istante; erano accorsi i medici
    ed  erano  stati  compiuti  vari  tentativi,   ma  la  donna  rimaneva
    insensibile  come una statua,  salvo il gemito soffocato che le usciva
    di tanto in tanto dalle labbra.
    Entrai in tutte le stanze di quella  casa  desolata,  tirai  le  tende
    davanti  a  tutte  le finestre,  per ultime quelle della stanza in cui
    egli giaceva.  Sollevai la sua mano pesante come  piombo  e  la  tenni
    stretta sul cuore;  in tutto il mondo non vi era che morte e silenzio,
    unico suono il gemito di sua madre.

    57 - GLI EMIGRANTI.

    Dovevo compiere ancora un'altra cosa prima  di  abbandonarmi  all'urto
    delle  emozioni.  Era  necessario che nascondessi a quelli che stavano
    per partire ci che era successo,  perch iniziassero il loro  viaggio
    per mare in una felice inconsapevolezza. A tal fine non avevo tempo da
    perdere.
    La  sera  stessa presi in disparte il signor Micawber e gli affidai il
    compito di impedire che il signor Peggotty avesse alcun sentore  della
    recente  catastrofe.  Promise  di  adoperarsi con zelo affinch nessun
    giornale gli potesse dare la notizia senza le debite precauzioni.
    - Signore! - disse il signor Micawber battendosi il petto.  - Prima di
    arrivare a lui dovr passare attraverso il mio corpo!
    Devo osservare che trovandosi in procinto di adattarsi a un nuovo modo
    di  vita,  il  signor  Micawber  aveva assunto un'aria ardita e un po'
    piratesca,  da vero fuorilegge,  ma pronto alla  comprensione.  Lo  si
    sarebbe  potuto  prendere  per  un figlio di terre selvagge,  da tempo
    abituato a vivere fuori dei confini  della  civilt,  in  procinto  di
    ritornare alle natie foreste.
    Tra l'altro aveva fatto acquisto di un abito completo in tela cerata e
    di  un  cappello  di  paglia  con  la cupola molto bassa e incatramato
    all'esterno.  Con tale rozzo abbigliamento,  un comune  telescopio  da
    marinaio  sotto  il  braccio  e il gesto astuto di alzare gli occhi al
    cielo come per scrutarlo e scoprire ogni avviso di cattivo tempo, era,
    a modo suo, molto pi nautico del signor Peggotty.  Anche tutti i suoi
    erano,  per cos dire,  pronti all'azione.  Trovai la signora Micawber
    con in capo il pi aderente e disadorno dei cappellini legato sotto il
    mento,  e ravvolta come un pacco in uno scialle (non meno strettamente
    di come ero stato avvolto io il giorno in cui mia zia mi accolse nella
    sua  casa)  fissato dietro alla vita con un grosso nodo.  La signorina
    Micawber era ugualmente pronta ad affrontare qualunque uragano  poich
    non portava su di s alcun fronzolo.  Il signorino Micawber scompariva
    quasi affatto dentro una camicia da pescatore delle isole  Guernsey  e
    il  pi peloso completo con i calzoni alla zuava che avessi mai visto;
    e i bambini erano chiusi fino al collo  in  sacchi  impermeabili  come
    pezzi  di  carne  da conservare.  Sia il signor Micawber sia il figlio
    maggiore avevano le maniche rimboccate per mostrare di essere pronti a
    dare una mano in qualunque lavoro,  ad accorrere sull'istante  a  ogni
    ordine, a intonare Oh - issa - oh! per tirare su l'ncora.
    Cos Traddles e io li trovammo sul far della sera radunati sui gradini
    di  legno di quella che allora andava sotto il nome di scala d'imbarco
    Hungerford,   intenti  a  osservare  la  partenza  di  una  barca  che
    trasportava  il  loro  bagaglio.  Avevo  parlato  del tragico evento a
    Traddles, che ne era rimasto vivamente colpito;  ma non dubitavamo del
    fatto  che  sarebbe stata un'opera buona mantenere il segreto,  ed era
    venuto infatti per darmi una mano anche in quell'occasione. Appunto l
    chiamai in disparte il signor Micawber,  e da lui ebbi la promessa del
    silenzio.
    La famiglia Micawber alloggiava in una piccola locanda sudicia e mezza
    in  rovina,  che a quel tempo si trovava vicino a quella banchina e le
    cui stanze sporgevano sull'acqua.  Nella loro  veste  di  emigranti  i
    Micawber  erano oggetto di un certo interesse nei pressi di Hungerford
    e attiravano un tal numero di curiosi,  che  fummo  lieti  di  poterci
    rifugiare nella loro stanza: era al piano superiore, tutta in legno, e
    sotto di essa scorreva il fiume. Gi vi erano mia zia e Agnes, intente
    a  cucire,  soprattutto  abiti  per i bambini;  e Peggotty lavorava in
    silenzio ai loro ordini,  munita della vecchia imperturbabile  scatola
    da  lavoro  con  la  fettuccia  per  misurare  e  il pezzetto di cera,
    sopravvissuti ormai a tanti eventi.
    Non mi riusc facile rispondere alle sue domande;  meno ancora dire  a
    bassa  voce  al signor Peggotty,  quando il signor Micawber introdusse
    anche lui, che avevo consegnato la lettera e che andava tutto bene. Ma
    riuscii a compiere tutte e due le cose e a farli contenti.  E nel caso
    avessi  mostrato  qualche segno esteriore dei miei sentimenti,  il mio
    personale dolore sarebbe bastato a giustificarlo.
    - Quando parte la vostra nave, signor Micawber? - chiese mia zia.
    Il signor Micawber ritenne necessario preparare gradatamente mia  zia,
    oppure  sua  moglie,  dicendo che sarebbe partita pi presto di quanto
    avesse immaginato ieri.
    - Immagino che dalla barca  le  avranno  portato  delle  informazioni-
    osserv mia zia.
    - Precisamente, signora - le rispose.
    - E allora? - insistette mia zia. - Dunque parte...
    -  Signora,   -  disse  -  mi  hanno  informato  che  dobbiamo  essere
    puntualmente a bordo domattina prima delle ore sette.
    - Perdinci!  - esclam mia zia.  -  Cos  di  buon'ora.  Va  bene  per
    mettersi in mare, signor Peggotty?
    -  Benissimo,  signora.  Scenderemo  per il fiume con la marea.  Se il
    signorino Davy e mia sorella vogliono venire a bordo il pomeriggio del
    giorno dopo ci possono dare un ultimo saluto.
    - Verremo di sicuro - dissi - non abbia alcun dubbio.
    - E fino allora,  e fin che non ci troveremo in mare aperto - disse il
    signor Micawber, lanciandomi uno sguardo d'intesa - il signor Peggotty
    e  io  faremo continuamente una doppia guardia a tutta la nostra roba.
    Emma, amor mio,  - disse il signor Micawber,  schiarendosi la gola con
    l'abituale  solennit  -  il  mio  amico  signor  Traddles ha avuto la
    gentilezza  di  chiedermi  all'orecchio  l'onore   di   ordinare   gli
    ingredienti  necessari a comporre una modesta misura di quella bevanda
    che si trova nella nostra mente particolarmente collegata con il manzo
    arrosto della vecchia Inghilterra.  Voglio cio alludere a...  insomma
    al  "ponce".  In  circostanze  meno  straordinarie  avrei  scrupolo di
    invocare l'indulgenza  della  signorina  Trotwood  e  della  signorina
    Wickfield, ma...
    -  Per  me - dichiar mia zia - dico soltanto che berr con il massimo
    piacere alla felicit e al successo di voi tutti, signor Micawber.
    - E io pure! - aggiunse con un sorriso Agnes.
    Subito il signor Micawber scese nel bar,  dove pareva fosse  ormai  di
    casa,  e dopo regolare intervallo ritorn con un boccale fumante.  Non
    potei fare a meno di notare che per sbucciare i limoni  si  serv  del
    suo  personale coltello a serramanico,  il quale,  come si addice a un
    colonizzatore di buon senso, era lungo quasi trenta centimetri,  e che
    poi,  non senza una punta di ostentazione, rasciug sulla manica della
    giubba.  Ora scopersi  che  erano  forniti  di  uguali  e  formidabili
    strumenti  anche  la  signora Micawber e i due figli maggiori,  mentre
    ciascun bambino teneva appeso al  collo  con  un  robusto  cordone  il
    proprio cucchiaio di legno. E sempre al fine di anticipare il prossimo
    stile  di vita sul mare e nella boscaglia,  invece di servire il ponce
    alla signora Micawber e ai primi due figli versandolo in bicchieri  da
    vino,  il  che avrebbe potuto fare con tutta facilit,  dato che nella
    stanza ve ne era addirittura uno scaffale pieno,  lo distribu in  una
    serie  di  orribili  tazze  di  stagno;  e  non  l'ho  mai  visto  pi
    soddisfatto di quando lo sorseggiava nel suo speciale boccale  da  una
    pinta, e poi al termine della serata se lo rimetteva in tasca.
    -  Noi  stiamo  per abbandonare - disse il signor Micawber con intensa
    gioia al pensiero di quella rinuncia - il lusso della vecchia  patria.
    Gli  abitatori  della boscaglia non possono naturalmente attendersi di
    godere le raffinatezze del paese della libert.
    Si present a questo punto un servitorello per  comunicare  al  signor
    Micawber che lo volevano da basso.
    - Ho il presentimento - disse la signora Micawber, posando la tazza di
    stagno - che sia venuto qualche membro della mia famiglia.
    - Se cos fosse,  mia cara, - osserv il signor Micawber con il calore
    che suscitava di solito in lui quell'argomento - visto che  il  membro
    della tua famiglia, uomo o donna che sia, ci ha fatto attendere per un
    bel po' di tempo, adesso potr attendere a sua volta il mio comodo.
    -  Micawber,  -  lo ammon a bassa voce la moglie - in un momento come
    questo...
    - Emma,  non  giusto - disse alzandosi il signor Micawber - che  ogni
    lieve mancanza abbia il suo biasimo! Emma, mi ritengo offeso.
    -  Micawber,  -  disse la moglie - chi ci ha perduto  la mia famiglia
    non tu.  Se finalmente la mia famiglia si rende conto dei vantaggi  di
    cui  nel  passato  la  sua  condotta  le ha impedito di godere,  e ora
    desidera tendere la mano per amicizia,  non si deve respingere  questa
    mano.
    - Mia cara, - egli le rispose - sia come desideri.
    - Non per amore dei miei,  Micawber, - precis la moglie - ma per amor
    mio.
    - Emma!  - fu la risposta di lui.  - In un momento come  questo,  tale
    punto  di  vista  sulla  questione  irresistibile.  Nemmeno adesso mi
    sento di garantire solennemente che getter le braccia al collo  della
    tua famiglia;  ma quel membro della tua famiglia che ora sta in attesa
    non si vedr congelare da me alcun suo gioioso calore.
    Il signor Micawber usc e rimase assente per un bel  po',  intanto  la
    signora  Micawber non era del tutto libera dal timore che tra lui e il
    membro della sua famiglia fossero insorte  delle  divergenze  verbali.
    Infine  ritorn  il  servitorello di prima e mi present un foglio che
    recava in testa la  formula  legale  Heep  contro  Micawber  da  cui
    appresi  come  il signor Micawber si trovasse di nuovo in arresto e al
    colmo della disperazione.  Mi pregava di mandargli tramite  il  latore
    della  missiva,  il  coltello  e  il boccale da una pinta perch i due
    oggetti gli sarebbero potuti risultare utili nel breve tratto di  vita
    che  gli  sarebbe  rimasto da vivere in carcere.  Come ultimo gesto di
    amicizia mi pregava inoltre di condurre la sua  famiglia  nell'ospizio
    della  parrocchia e poi dimenticare perfino il nome di un essere quale
    egli era stato.
    La mia risposta a quella lettera fu naturalmente di  scendere  con  il
    ragazzo a estinguere il debito: trovai il signor Micawber seduto in un
    angolo  intento  a  lanciare occhiate ostili al funzionario di polizia
    che  aveva  operato  l'arresto.   Appena  libero  mi   abbracci   con
    grandissimo  calore,  e  subito  prese  nota della transazione nel suo
    taccuino, mostrandosi, come ben ricordo,  molto esigente rispetto a un
    mezzo penny che avevo dimenticato di dichiarare nel totale versato.
    Il famoso taccuino gli ramment un'altra transazione, perch quando ci
    trovammo  ancora  nella  stanza  al  piano  di  sopra  (ed egli spieg
    l'assenza dicendo che era dovuta a circostanze indipendenti dalla  sua
    volont),  ne  tolse  un  grande  foglio  ripiegato  pi volte e tutto
    coperto di lunghe somme molto ordinate.  Dall'occhiata  che  vi  potei
    gettare,  direi  di  non aver mai visto operazioni del genere in alcun
    testo  scolastico.   Pare  fossero  i   calcoli   da   lui   elaborati
    dell'interesse  composto  per  diversi  periodi di tempo su quello che
    chiamava il capitale di sterline quarantuno,  scellini dieci,  denari
    undici e mezzo.  Dopo avere studiato con attenzione quel documento, e
    avendo poi valutato con vari calcoli l'ammontare  delle  sue  risorse,
    era  giunto alla conclusione di prendere quella cifra come l'ammontare
    a due anni da quel giorno pi quindici mesi e quattordici  giorni  del
    capitale  con  l'aggiunta dell'interesse composto.  Per tale ammontare
    aveva immediatamente spiccato una  tratta  pagher,  che  sul  posto
    present  a Traddles per saldo dell'intero suo debito (da uomo a uomo)
    insieme con molti ringraziamenti.
    - Ho ancora il presentimento - disse la signora Micawber,  scotendo il
    capo  con  aria  pensosa  - che la mia famiglia si far vedere a bordo
    prima della nostra definitiva partenza.
    Era evidente che anche il signor Micawber avesse al  riguardo  un  suo
    presentimento,  ma  lo  ficc  nel  boccale  di  stagno e lo inghiott
    insieme con il "ponce".
    - Signora Micawber,  - le disse mia  zia  -  se  avr  l'occasione  di
    spedire qualche lettera in Inghilterra, non dimentichi di farci sapere
    come si  svolto il viaggio.
    - Mia cara signorina Trotwood,  - le rispose - sar oltremodo lieta di
    pensare  che  qualcuno  desidera  nostre  notizie.   Non  mancher  di
    scrivere.  Signor  Copperfield,  spero che a lei,  come nostro vecchio
    amico, non rincrescer ricevere delle notizie da chi lo conosce fin da
    quando i gemelli erano ancora in fasce.
    Risposi che speravo di poter leggere sue lettere ogni volta che avesse
    la possibilit di scriverle.
    - Voglia il cielo - disse il signor Micawber - che  le  occasioni  per
    farlo  siano  molte.  Di  questi  tempi  l'oceano  tutta una perfetta
    flotta di bastimenti,  e durante la nostra traversata non  potremo  se
    non incontrarne molti. E' davvero una semplice traversata - precis il
    signor  Micawber,  giocherellando  con  il  monocolo.  - La distanza 
    trascurabile.
    Ora penso quanto fosse strano,  ma perfettamente  in  armonia  con  il
    carattere  del  signor  Micawber,  il  fatto che se andava da Londra a
    Canterbury parlava del viaggio come fosse in procinto  di  raggiungere
    gli  estremi  confini della terra;  ma se partiva dall'Inghilterra per
    arrivare in Australia ne parlava come fosse una semplice  gita  di  l
    della Manica.
    - Quando saremo in mare - disse il signor Micawber - cercher di tanto
    in tanto di raccontare qualche storiella; spero inoltre che i canti di
    mio  figlio Wilkins saranno bene accetti intorno al fuoco della cucina
    di bordo.  Quando la signora Micawber avr fatto le gambe al  dondolio
    del  ponte  (e spero che nessuno trover sconveniente tale espressione
    marinaresca),  penso che  si  offrir  di  cantarci  Little  Taffin.
    Ritengo che saranno di frequente avvistati delfini e foceni da poppa e
    da  prua,   e  sia  a  bordo  sia  a  tribordo  credo  che  scorgeremo
    continuamente degli oggetti meritevoli di attenzione.  Insomma - disse
    il  signor  Micawber  con  la sua vecchia aria aristocratica -  tanto
    probabile che tutto,  sotto coperta e al vento sia  cos  interessante
    che  allorquando  il  marinaio  di  vedetta in cima all'albero maestro
    grider Terra! ci coglier tutti alquanto di sorpresa!
    Dopo di che port con un largo gesto alla bocca il boccale di stagno e
    lo vuot d'un sorso come se avesse terminato la traversata e  superato
    a  pieni  voti  un esame di prima classe davanti alle massime autorit
    navali.
    - Mio caro signor Copperfield,  - disse la signora Micawber - ci  che
    da parte mia spero  che attraverso qualche ramo della nostra famiglia
    si  possa  ancora  vivere nella vecchia patria.  Non fare il cipiglio,
    Micawber!  Non mi riferisco adesso alla mia famiglia,  bens ai  figli
    dei  nostri figli.  Per quanto vigorosi siano i virgulti trapiantati -
    disse scotendo la testa la signora Micawber -  non  posso  dimenticare
    l'albero  d'origine;  e quando la nostra discendenza sar fortunata ed
    eminente, confesso che vorrei veder scorrere le sue ricchezze dentro i
    forzieri della Gran Bretagna.
    - Mia cara,  - disse il  signor  Micawber  -  la  Gran  Bretagna  deve
    cavarsela  da  sola.  Sono costretto a dichiarare che non ha mai fatto
    grandi cose per me,  e che rimango indifferente di fronte al desiderio
    da te espresso.
    - Micawber! - replic la signora Micawber - su questo punto hai torto!
    Tu  stai  per  partire,  Micawber,  verso  terre lontane allo scopo di
    rafforzare, non di indebolire i legami fra te e Albione.
    - Amor mio,  - ribatt il signor Micawber - i legami di cui parli  non
    si sono,  ripeto,  manifestati in maniera tanto notevole e generosa da
    impedirmi di riflettere per formarne volentieri altri.
    - Micawber!  - replic di nuovo la signora Micawber - ti torno a  dire
    che  su  questo punto hai torto.  Non conosci la tua forza,  Micawber.
    Sar appunto la tua forza a rendere pi  tenaci  i  legami  fra  te  e
    Albione anche rispetto al passo che sei in procinto di compiere.
    Il  signor Micawber se ne stava seduto in poltrona,  con i sopraccigli
    alzati mostrava in parte di accogliere e in  parte  di  respingere  il
    punto  di  vista che la signora Micawber andava esponendo,  ma in ogni
    caso di non essere insensibile alla preveggenza della moglie.
    - Mio caro signor Copperfield,  - disse la signora Micawber  -  vorrei
    tanto che il signor Micawber fosse consapevole della sua posizione. Mi
    sembra  importantissimo  che  a  partire  dal  momento dell'imbarco il
    signor Micawber comprenda bene la sua posizione.  Lei  mi  conosce  da
    tanto tempo,  caro signor Copperfield, e ha subito compreso che io non
    possiedo  il  temperamento  impetuoso  del  signor  Micawber.  Il  mio
    carattere, se cos mi  lecito esprimermi,  eminentemente pratico. Io
    so che questa  una lunga traversata.  So che dovremo affrontare molte
    privazioni e molti disagi.  Di fronte a  questi  fatti  io  non  posso
    chiudere gli occhi.  Ma inoltre conosco il valore del signor Micawber.
    So quali forze siano latenti nel signor Micawber.  E quindi ritengo di
    vitale  importanza  che  il  signor Micawber abbia coscienza della sua
    posizione.
    - Amor mio, - osserv lui - mi permetterai forse di affermare come sia
    abbastanza   probabile   che   in   questo   momento   io   mi   renda
    sufficientemente conto della mia posizione.
    -  Non  lo credo,  Micawber - replic lei.  - Non del tutto.  Mio caro
    signor  Copperfield,  il  signor  Micawber  non  rappresenta  un  caso
    ordinario. Il signor Micawber si reca in un lontano paese precisamente
    per venire pienamente compreso e apprezzato per la prima volta. Vorrei
    che  il  signor  Micawber  si  mettesse  a prua di quel bastimento per
    dichiarare con fermezza: Paese che sono  venuto  a  conquistare:  Hai
    onori? Hai ricchezze? Hai posti di lavoro vantaggiosamente compensati?
    Mi vengano portati davanti. Sono miei!.
    Il signor Micawber gir lo sguardo sui presenti,  mostrando di pensare
    che vi fosse del buono in quei concetti.
    - Vorrei - disse la signora Micawber con  tono  dialettico  -  che  il
    signor Micawber,  e spero di essere chiara,  fosse il Cesare delle sue
    fortune.  Ecco mio caro signor Copperfield,  come  vedo  la  sua  vera
    posizione.  Fin  dal  primo  momento  di  questo viaggio vorrei che il
    signor Micawber prendesse posto sulla prua del bastimento  e  dicesse:
    Basta  con  gli  indugi,  basta  con le delusioni,  basta con i mezzi
    limitati.  Tutto ci apparteneva al vecchio mondo.  Questo  il  mondo
    nuovo. Presentate le riparazioni a cui ho diritto. Avanti!.
    Il  signor  Micawber incroci le braccia con gesto risoluto come se si
    trovasse gi a prua.
    - E facendo questo - spieg la  signora  Micawber  -  cio  rendendosi
    conto  della sua posizione...  non ho forse ragione di dire che in tal
    modo il signor Micawber rafforzer invece di indebolire i suoi  legami
    con  la  Gran  Bretagna?  Chi  mi vorr dire che il manifestarsi di un
    personaggio pubblico in quell'emisfero non  avr  influenza  anche  in
    patria?  Posso  avere  una fantasia cos meschina da immaginare che il
    signor Micawber,  una volta abbia in pugno la verga del talento e  del
    potere  in  Australia,  sia ritenuto una nullit in Inghilterra?  Sono
    soltanto una donna,  ma sarei indegna di me stessa e del povero  babbo
    se mi rendessi colpevole di tali meschinit.
    La  signora  Micawber era talmente convinta della natura inoppugnabile
    dei suoi argomenti da conferire al tono una elevazione morale  che  mi
    parve di non avervi mai notato prima di allora.
    -  Ed  ecco  perch - disse la signora Micawber - tanto pi fortemente
    desidero che in un momento  futuro  si  possa  tornare  a  vivere  sul
    terreno della patria.  Pu darsi che il signor Micawber rappresenti...
    non  posso  affatto  nascondermi  la  possibilit   che   egli   debba
    rappresentare  una pagina della storia: dovrebbe quindi far questo nel
    paese che gli ha dato i natali, ma non gli ha dato un impiego!
    - Amor mio,  - osserv il signor Micawber -  non  posso  non  sentirmi
    commosso  dal  tuo  affetto.  Sono sempre disposto ad affidarmi al tuo
    buon senso.  Ci che dovr essere...  sar.  Dio  non  voglia  che  io
    intenda sottrarre alla mia patria anche solo una parte delle ricchezze
    che potranno venire accumulate dai nostri discendenti.
    - Molto bene - disse mia zia,  facendo un cenno al signor Peggotty - e
    bevo con affetto alla salute di voi tutti: che il cielo vi benedica  e
    vi arrida il successo!
    Il  signor  Peggotty  mise  a  terra  i  due  bambini che aveva tenuti
    affettuosamente ciascuno su un ginocchio,  e si un al brindisi che  i
    signori  Micawber  facevano in nostro onore per rispondere a quello di
    mia zia,  e quando egli strinse la mano  al  signor  Micawber  con  la
    cordialit di un vecchio amico,  e il volto abbronzato gli si illumin
    di un sorriso,  ebbi la certezza che avrebbe saputo avanzare  dovunque
    si  trovasse,  facendosi  rispettare  e amare.  Anche i bambini ebbero
    l'ordine di brindare alla nostra salute con il contenuto del cucchiaio
    di legno che furono  invitati  a  immergere  nella  tazza  del  signor
    Micawber.  Subito  dopo  mia zia e Agnes si alzarono e presero congedo
    dagli emigranti. Fu un triste addio;  tutti piangevano,  i bambini non
    si  volevano  staccare  da  Agnes,  e la signora Micawber rimase tutta
    addolorata a piangere e singhiozzare al fioco lume di una candela, che
    vista dal fiume doveva dare alla stanza la parvenza di un misero faro.
    Tornai laggi la mattina dopo per vedere se fossero  davvero  partiti:
    avevano  infatti preso posto in una barca addirittura alle cinque.  Fu
    per me un esempio caratteristico del vuoto che  partenze  come  questa
    producono  il fatto che soltanto la sera avanti quella vecchia locanda
    con le scale di legno aveva fatto da cornice ai miei amici,  e ora che
    questi  erano  scomparsi,  l'ambiente  mi  si presentasse come tetro e
    deserto.
    Il pomeriggio del giorno dopo  la  mia  vecchia  governante  e  io  ci
    recammo  a Gravesend: il bastimento era alla foce del fiume,  soffiava
    un vento favorevole e dalla cima  dell'albero  maestro  sventolava  il
    segnale di partenza. Subito noleggiai una barca e salimmo a bordo dopo
    avere attraversato il confuso traffico di imbarcazioni all'intorno.
    Il signor Peggotty era ad attenderci sul ponte. Mi disse che il signor
    Micawber  era stato poco prima di nuovo arrestato (per l'ultima volta,
    su richiesta di Heep,  e che in conformit  alla  mia  richiesta  egli
    aveva  versato la somma necessaria,  che subito gli rifusi,  quindi ci
    accompagn nel sottoponte,  e l si dissiparono i miei  ultimi  timori
    che  fosse  stato  informato  della  tragedia,  quando  vidi il signor
    Micawber che uscendo dalla penombra gli prendeva il braccio  con  aria
    di  amicizia e di protezione,  dicendomi che in quei due ultimi giorni
    non si erano mai separati quasi nemmeno per un momento.
    Era per me una scena molto strana quell'ambiente cos angusto e  buio,
    e  da prima non riuscii a scorgere quasi nulla,  ma pian piano abituai
    gli occhi alla penombra,  e immaginai di trovarmi dentro un quadro del
    pittore  olandese  Van Ostade: gruppi di persone parlavano,  ridevano,
    facevano  amicizia  o  si  dicevano   addio,   ridevano,   piangevano,
    mangiavano  e  bevevano;  alcuni  avevano  gi preso possesso del poco
    spazio a cui avevano diritto, sistemando le poche masserizie e facendo
    accomodare i bambini pi piccoli su sgabelli o  minuscole  seggiole  a
    braccioli;  altri  disperando di poter trovare un luogo dove riposare,
    vagavano intorno sconsolati fra le enormi travi, le catene e il carico
    del bastimento, e le cuccette degli emigranti, le casse e gli involti,
    i barili e i mucchi di bagagli...  il tutto illuminato qui e l  dalle
    lanterne  sospese,  e  da  una  luce  giallastra  che  filtrava da uno
    sfiatatoio o da un boccaporto.  Ogni et e ogni  occupazione  parevano
    ammucchiate nello spazio angusto del sottoponte,  dai bambini di poche
    settimane,  a uomini e vecchi curvi per l'et che pareva avessero solo
    poche  settimane  di vita davanti a loro;  dai contadini che portavano
    via incrostato sugli stivali un po' di terreno inglese,  ai fabbri che
    portavano via sulla pelle campioni inglesi di fumo e di fuliggine.
    Mentre  giravo  lo  sguardo intorno,  mi parve di scorgere vicino a un
    obl e con accanto uno dei piccoli Micawber,  la figuretta  di  Emily;
    aveva richiamato la mia attenzione perch un'altra figura femminile si
    era  staccata  da  lei  con un bacio,  e quest'ultima,  scivolando via
    tranquilla fra quel disordine mi aveva fatto pensare ad Agnes!  Ma per
    il gran movimento e la confusione,  e anche per la mia mente turbata e
    insicura la perdetti subito di vista; compresi soltanto che era giunto
    il momento in cui i visitatori dovevano scendere a terra,  mi  accorsi
    che  la  mia  Peggotty  era  in lagrime seduta su una cassa,  e che la
    signora Gummidge,  assistita da una donna pi giovane vestita di nero,
    stava sistemando i bagagli del signor Peggotty.
    -  Non  ci resta altro da dire,  signorino Davy?  - mi disse il signor
    Peggotty. - Non ci dimentichiamo di niente prima di salutarci?
    - Una cosa! - esclamai. - Martha!
    Tocc la spalla della giovane in nero che avevo notata, e mi trovai di
    fronte a Martha.
    - Lei  tanto buono - gridai - che il cielo la benedica!  La porta via
    con lei?
    Mi  rispose lei con uno scoppio di lagrime.  Non sarei riuscito a dire
    una parola,  solo strinsi fra le mie la mano del mio vecchio amico che
    in  quel  momento  sentivo  di amare e ammirare pi di qualunque altra
    persona sulla terra.
    Quanti non partivano stavano abbandonando in fretta il bastimento.  Mi
    rimaneva ancora da affrontare la prova pi difficile.  Gli riferii ci
    che la nobile anima ormai dipartita  mi  aveva  incaricato  di  dirgli
    quando  ci  eravamo  separati.  Ne  rimase profondamente commosso.  Ma
    quando a sua volta  mi  incaric  di  trasmettere  tanti  messaggi  di
    affetto  e  di  rimpianto  a  quelle orecchie che non avrebbero potuto
    ascoltarmi, la mia emozione fu ancora pi grande.
    Era tempo che ci  dicessimo  addio.  Lo  abbracciai,  mi  presi  sotto
    braccio la mia vecchia governante sempre in lagrime, corremmo via. Sul
    ponte presi congedo dalla povera signora Micawber,  che tutta smarrita
    si guardava intorno alla ricerca dei suoi,  e le ultime parole che  mi
    rivolse furono che non avrebbe mai abbandonato il signor Micawber.
    Scendemmo  nella nostra barca e ci allontanammo alquanto per vedere la
    partenza della nave. Era un tramonto calmo e limpido, e il cielo tutto
    rosso dietro al bastimento rendeva nettamente visibile ogni  albero  e
    ogni  longherone.  Visione insieme bella e triste e piena di speranza,
    quella della nave maestosa ferma  sull'acqua  appena  increspata:  non
    avevo  mai  visto uno spettacolo come quello di tutta la gente a bordo
    che si affollava sulle murate per  un  momento  a  capo  scoperto,  in
    silenzio.
    Il  silenzio  dur  soltanto un momento,  perch non appena le vele si
    gonfiarono al vento e la nave si mosse, da tutte le barche si levarono
    tre fragorosi urrah!,  a cui  fecero  eco  quelli  dei  viaggiatori,
    tornando a rimbalzare dal mare alla riva. Mi sentii scoppiare il cuore
    quando udii quel suono e vidi cappelli e fazzoletti agitati in aria...
    e poi vidi lei!
    La vidi di fianco a suo zio,  appoggiata tutta tremante alla spalla di
    lui.  Egli punt subito il dito con forza verso di  noi,  ed  essa  ci
    vide, e con la mano mi rivolse il suo ultimo addio. S, Emily, bella e
    infelice,  appggiati  a  lui  con la fiducia pi grande del tuo cuore
    ferito,  perch egli si  stretto a te con  tutta  la  forza  del  suo
    grande amore!
    Scomparvero  cos,  uniti e staccati da tutti,  lei che si stringeva a
    lui,  ed egli che la sorreggeva  sullo  splendido  sfondo  della  luce
    rosata. Quando ci riportarono a forza di remi sulla riva, la notte era
    discesa fosca sulle colline del Kent... e sul mio povero cuore.














    58 - LONTANANZA.

    Fu  lunga e tetra la notte che cal su di me,  popolata dalle ombre di
    tante speranze, di tanti ricordi cari, di tanti errori,  di tanti vani
    dolori e rimpianti.
    Quando partii dall'Inghilterra non sapevo ancora quanto grave fosse il
    colpo  che  avrei  dovuto  sopportare.  Lasciavo  tutte le persone che
    amavo, me ne andavo via; credevo di averlo gi subto abbastanza,  che
    fosse una cosa del passato. Come il soldato che sul campo di battaglia
    riceve una ferita mortale e si accorge appena di essere stato colpito,
    cos  io,  rimasto  solo con il mio cuore disordinato,  non mi rendevo
    conto della ferita dalla quale il mio cuore avrebbe dovuto tentare  di
    guarire.
    Ne  ebbi  coscienza  non  di colpo,  ma a poco a poco,  un grammo alla
    volta.  Di ora in ora si approfond e si dilat  in  me  il  senso  di
    desolazione con cui ero partito per l'estero.  Fu da prima una pesante
    sensazione di perdita e di dolore  dentro  la  quale  non  riuscivo  a
    distinguere quasi nient'altro.  Poi con progressione impercettibile si
    trasform in una disperata  consapevolezza  di  tutto  ci  che  avevo
    perduto...  amore,  amicizia,  interessi;  di tutto ci che era andato
    disperso...  le mie prime confidenze,  i miei primi affetti,  l'intero
    castello  in  aria  della  mia  vita;  di tutto ci che mi rimaneva...
    rovine e  vuoto  deserto  intorno  senza  interruzione  fino  al  buio
    orizzonte.
    Il mio dolore era forse frutto di egoismo,  ma non lo sapevo. Piangevo
    la mia povera moglie bambina  strappata  cos  giovane  al  suo  mondo
    fiorito.  Piangevo  la  morte  di  colui  che avrebbe potuto attirarsi
    l'affetto e l'ammirazione di molti,  come aveva un tempo  attirato  il
    mio  affetto e la mia ammirazione.  Piangevo per il cuore infranto che
    aveva trovato riposo nel mare in burrasca,  e per quanti erano  andati
    dispersi  della casa barca nella quale da fanciullo avevo ascoltato il
    vento della sera.
    Non  ebbi  a  lungo  alcuna  speranza  di  potermi   mai   risollevare
    dall'abisso di tristezza nel quale ero caduto.  Vagabondai da un luogo
    all'altro,  portando sempre con me il mio  pesante  fardello.  Ora  ne
    avvertivo in pieno il peso,  me ne sentivo schiacciato, dicevo in cuor
    mio che non si sarebbe potuto mai pi alleggerire.
    Nel momento in cui la mia depressione  fu  al  massimo  dell'intensit
    credetti di essere per morire. Pensai talvolta che mi sarebbe piaciuto
    morire  in  patria,  e giunsi a invertire la direzione del viaggio per
    arrivare presto in Inghilterra.  Altre  volte  invece  mi  allontanavo
    ancor pi,  andando di citt in citt in cerca di non so che cosa, nel
    tentativo di lasciarmi non so che cosa alle spalle.
    Non riuscirei mai a ricordare una per una tutte le estenuanti fasi  di
    turbamento  mentale  che  attraversai.  Vi  sono  sogni che si possono
    descrivere solo vagamente e imperfettamente,  e quando mi costringo  a
    ritornare  verso  quel  periodo  della mia vita,  mi sembra infatti di
    voler richiamare alla mente uno di quei sogni.  Mi  vedo  passare  tra
    visioni  nuove  di  citt  straniere,   palazzi,  cattedrali,  templi,
    pitture, castelli, tombe,  strade fantastiche...  antiche dimore della
    storia  e  della  creazione  umana...  con occhi di sognatore;  sempre
    oppresso dal mio doloroso fardello,  senza quasi alcuna memoria  degli
    oggetti  non  appena  scomparivano  alla  mia vista.  Irrequietezza di
    fronte a tutto e incessante costanza del dolore,  ecco ci di cui  era
    fatta la notte scesa sul mio cuore disordinato. Ma ora ne esco levando
    gli  occhi  verso  l'alba,  come  grazie  al cielo mi avvenne di fare,
    ridestandomi da quello sconfinato sogno di malinconia.
    Per vari mesi viaggiai con lo spirito  sempre  ottenebrato  da  quella
    nube  fosca.  Mi  fecero  seguitare quella peregrinazione certi ciechi
    motivi che avevo di non  ritornare  in  patria...  motivi  che  allora
    vanamente  lottavano  dentro  di  me  nella  ricerca di una pi chiara
    espressione.  A volte procedevo da un luogo all'altro senza concedermi
    riposo;  a  volte rimasi a lungo nello stesso.  Dappertutto mi mancava
    uno scopo preciso, un appoggio spirituale.
    Mi trovavo adesso nella Svizzera.  Ero uscito  dall'Italia  attraverso
    uno  dei  grandi  passi  delle  Alpi,  e  poi con una guida percorsi i
    sentieri poco noti delle montagne.  Non sapevo se avessero parlato  al
    mio  cuore  quelle grandiose solitudini.  Nell'orrore delle cime e dei
    precipizi,  nel rombo dei torrenti e nelle vaste distese di ghiaccio e
    di neve avevo trovato il senso della meraviglia e del sublime,  ma non
    avevo ancora appreso nient'altro.
    Una sera giunsi prima del tramonto in vista di una  valle  dove  avrei
    trascorso  la  notte.  Nel  corso  della  discesa  lungo  il  sentiero
    serpeggiante  sul  fianco  della  montagna,  la  vidi  risplendere  da
    lontano,  e  mi  parve  di  sentire debolmente rinascere nel petto una
    sensazione a lungo dimenticata di bellezza e di pace,  un influsso che
    da  quella  pace mi veniva.  Ricordo di essermi fermato un momento con
    una sensazione di dolore che non era  solo  oppressiva,  che  non  era
    tutta  disperazione.  Ricordo  di  avere quasi sperato che fosse in me
    ancora possibile non so quale mutamento in meglio.
    Mi trovai nella valle quando il sole  calava  brillante  sulle  remote
    vette candide che stavano per inghiottirlo come tante nubi eterne.  Lo
    spazio fra le montagne nel quale giaceva il villaggio era  d'un  ricco
    verde,  e  pi  su della vegetazione rada stavano i boschi degli abeti
    scuri ficcati come cunei dentro la neve rimasta  dall'inverno,  sicura
    protezione contro le valanghe. Pi su ancora le rocce grigie, i picchi
    scoscesi  sempre  pi  in alto verso le nevi eterne.  Punteggiavano il
    versante della montagna minuscole case  solitarie  di  legno,  che  in
    quella  grandiosa  cornice  sembravano  giocattoli  nani.  E la stessa
    impressione dava il villaggio con il suo insieme di poche  case  nella
    valle,  con  il ponte di legno sul torrente impetuoso nel suo letto di
    rocce infrante,  rapido e rombante prima di scomparire fra gli alberi.
    Vi  era  nell'aria tranquilla il suono di un lontano canto di pastori,
    ma potevo quasi credere che non fosse una  musica  terrena  e  calasse
    invece  da  una  lucente  nube pi bassa delle montagne.  E tutto a un
    tratto,  nel mezzo di quella serenit,  la grande natura mi parl,  mi
    indusse  a  chinare  sull'erba  la  testa stanca e a piangere come non
    avevo pi pianto dopo la morte di Dora!
    Trovai ad attendermi un pacchetto di lettere,  uscii dal villaggio per
    leggerle  mentre  mi  preparavano la cena.  Altre lettere erano andate
    smarrite,  da parecchio tempo non ne ricevevo.  Dopo essere partito da
    casa  non avevo avuto la forza o la costanza di scrivere nulla pi che
    poche righe per dire che stavo bene  ed  ero  arrivato  in  quel  dato
    luogo.
    Tenevo il pacchetto fra le mani. L'apersi, riconobbi la mano di Agnes.
    Era  contenta,  si  rendeva utile,  il successo le arrideva come aveva
    sperato. Di s non diceva nient'altro. Il resto si riferiva a me.
    Non mi dava consigli; non mi incitava a compiere un dovere;  mi diceva
    soltanto  con  l'abituale  fervore  quale  fosse la sua fiducia in me.
    Sapeva (cos mi scriveva) che una  natura  qual  era  la  mia  avrebbe
    trasformato  in un bene il dolore.  Sapeva come le prove e le emozioni
    l'avrebbero elevata e fortificata.  Sapeva che  attraverso  il  dolore
    sofferto  ogni  mio scopo avrebbe guadagnato in fermezza e in nobilt.
    Era tanto fiera della mia  reputazione,  desiderava  ardentemente  che
    aumentasse,  sapeva  benissimo che avrei seguitato a lavorare.  Sapeva
    che in me il dolore non poteva essere una debolezza, doveva essere una
    forza.  Come la capacit di sopportare che avevo avuta da giovanissimo
    aveva fatto la sua parte per rendermi quale ero,  cos le sventure pi
    grandi mi avrebbero irrobustito per farmi diventare ancora migliore, e
    come avevo appreso da altri,  cos avrei saputo  ancora  insegnare  ad
    altri;  mi  raccomandava a Dio che aveva chiamato al suo riposo la mia
    innocente diletta;  mi assicurava del suo costante affetto di sorella,
    e  che  mi sarebbe stata vicina dovunque volessi,  sempre fiera di ci
    che avevo gi fatto,  ma infinitamente pi orgogliosa di ci  che  ero
    destinato a compiere.
    Riposi  in  petto  la  lettera,  e  pensai a quello che ero stato solo
    un'ora prima.  Mentre udivo smorzarsi le voci,  e vedevo spegnersi  la
    tranquilla  nube  serale,  e svanire tutti i colori della valle,  e la
    neve dorata sulle vette delle montagne entrare a far parte del pallido
    cielo notturno,  sentii che la notte scompariva dal mio spirito,  e si
    dissipavano  tutte  le  ombre,  e  non  avrei  saputo  dare un nome al
    sentimento che avevo per lei,  divenutami da quel momento pi cara  di
    quanto mi fosse mai stata.
    Rilessi  molte  volte  la  sua  lettera.  Le scrissi prima di andare a
    riposare.  Le dissi che mi aveva profondamente addolorato la  mancanza
    del  suo  aiuto:  che  senza  di lei non ero e non ero mai stato quale
    immaginava fossi, ma che ispirato da lei avrei tentato di diventarlo.
    Tentai  davvero.   Mancavano  tre  mesi  all'anniversario  della   mia
    sventura.  Decisi  di  non  formulare  alcuna  risoluzione prima dello
    spirare di quel periodo, ma di compiere un tentativo. E per tutto quel
    tempo rimasi a vivere nella stessa valle o nei dintorni.
    Trascorsi i tre mesi,  decisi di rimanere ancora  un  po'  lontano  da
    casa,  di  sistemarmi  per  il  momento  nella  Svizzera,  che  mi era
    diventata cara per il ricordo di quella sera;  e decisi di  riprendere
    la penna, di lavorare.
    Mi rivolsi umilmente nella direzione ordinatami da Agnes;  ricercai la
    natura,  alla quale non ci si rivolge mai invano;  riapersi la mente a
    quell'interesse per l'umanit da cui ero a lungo rifuggito.  Non pass
    molto prima che avessi nella valle quasi tanti amici quanti  ne  avevo
    avuti a Yarmouth; al sopraggiungere dell'inverno partii per Ginevra, e
    quando  vi  ritornai in primavera,  la cordialit dell'accoglienza che
    ricevetti,  anche se non veniva espressa in lingua  inglese,  mi  fece
    sentire quasi in patria.
    Lavoravo  dalle prime ore del mattino fino a tarda sera con pazienza e
    attenzione.  Scrissi un lungo  racconto  il  cui  intreccio  ricordava
    abbastanza  da  vicino  le  mie  personali  esperienze;  lo  spedii  a
    Traddles,  ed egli pot curarne la  pubblicazione  con  termini  molto
    vantaggiosi  per  me;   e  notizie  sulla  mia  crescente  reputazione
    cominciarono a giungermi attraverso viaggiatori inglesi che incontravo
    per caso.  Dopo un breve riposo e un cambiamento di ambiente tornai  a
    dedicarmi  al lavoro con la mia antica intensit intorno a un'opera di
    fantasia che mi tenne molto avvinto.  Via via che il lavoro  procedeva
    la vicenda mi appassionava sempre pi,  e vi prodigai davvero tutte le
    mie migliori energie. Era il mio terzo romanzo,  e non ne avevo ancora
    scritto nemmeno la met, quando in un intervallo di riposo mi venne il
    desiderio di ritornare in patria.
    Ormai  da  lungo,  pur  studiando  e scrivendo con regolarit,  mi ero
    abituato a fare parecchio moto.  La salute,  che  era  stata  alquanto
    cagionevole  quando  ero partito dall'Inghilterra,  mi s'era del tutto
    ristabilita. Avevo visto molte cose, visitato parecchi paesi,  speravo
    di avere accresciuto le mie conoscenze.
    Ho  cos  riferito  tutto  ci che ritengo opportuno affidare a queste
    pagine intorno a quel periodo di lontananza  da  casa...  ma  con  una
    riserva,  che ho rispettata fin qui non con lo scopo di sopprimere uno
    qualunque dei miei pensieri, poich,  come ho gi detto,  questa non 
    se  non  la  trascrizione delle mie memorie: ho solo desiderato tenere
    riservata e per ultimo la corrente pi segreta del mio animo. E adesso
    vi entro.
    Non riesco a penetrare tanto a fondo nel  mistero  del  mio  cuore  da
    saper  dire  quando  incominciassi  a pensare che avrei potuto fare di
    Agnes l'oggetto delle mie prime e pi luminose speranze. Non so dire a
    quale punto della mia  tristezza  mi  trovai  per  la  prima  volta  a
    riflettere che nella mia sbadata adolescenza avevo rifiutato il tesoro
    del  suo  amore.  Credo di avere udito qualche sussurro di quel remoto
    pensiero nell'infelicit della avvenuta perdita,  o nella mancanza  di
    ci  che  non si sarebbe mai realizzato e che tuttavia intuivo.  Ma il
    pensiero  mi  tornava  alla  mente  come  nuovo  rimprovero  e   nuovo
    rimpianto, adesso che mi trovavo cos triste e solo al mondo.
    Se in quel periodo mi fossi trovato sovente in compagnia di lei,  reso
    debole dalla mia angoscia,  avrei potuto rivelarle quel pensiero.  Era
    appunto  ci  che  vagamente temevo quando mi sentii indotto a restare
    lontano dall'Inghilterra.  Non  avrei  saputo  sopportare  nemmeno  in
    minima  parte  la  perdita del suo affetto di sorella;  e tuttavia per
    tale mia rivelazione non avrei fatto se non porre fra noi un  ostacolo
    mai esistito prima.
    Non potevo dimenticare che il sentimento che ora provava per me si era
    sviluppato  per  mia  libera  scelta.  Se  mai aveva nutrito per me un
    sentimento diverso (e a volte immaginavo che un tempo ci fosse potuto
    accadere), ero stato io a respingerlo.  Non importava nulla che ora mi
    fossi  abituato  a  pensare  a  lei,  al tempo in cui eravamo entrambi
    fanciulli,  come  a  una  creatura  tanto  lontana  dalle  mie  ardite
    fantasie.  Avevo  riversato  su un diverso oggetto la mia appassionata
    tenerezza;  e ci che avrei potuto fare non l'avevo fatto;  e ci  che
    adesso Agnes era per me era stato voluto da me stesso e dal suo nobile
    cuore.
    All'inizio  del  mutamento che lentamente progrediva in me dal momento
    in cui cercai di comprendere meglio me stesso e di diventare migliore,
    ebbi in effetti la visione di un giorno nel quale,  dopo chiss  quale
    attesa  incerta,  avrei  forse potuto sperare di cancellare gli errori
    del mio passato e ottenere la benedizione di sposarla. Ma con l'andare
    del tempo questa vaga prospettiva rimase offuscata e  mi  lasci.  Nel
    caso  mi  avesse  davvero  amato  un  tempo,  tanto pi l'avrei dovuta
    rispettare, ricordando che nella mia fiducia le avevo rivelato tutti i
    segreti del mio cuore vagabondo,  e quale sacrificio le doveva  essere
    costato essermi sempre amica e sorella,  e riportare su di s una tale
    vittoria.  E se invece non mi aveva mai amato,  potevo pensare che  mi
    amasse ora?
    Ero  stato  sempre  conscio  della  mia  debolezza  di fronte alla sua
    costanza e al suo coraggio: e adesso ne ero pi che  mai  consapevole.
    Qualunque cosa io fossi stato per lei, o fosse stata lei per me, se in
    un  tempo  lontano non ero stato degno di lei,  non potevo essere tale
    ora,  ed ella non lo poteva desiderare.  Il momento era trascorso.  Io
    l'avevo lasciato passare, avevo meritato di perderla.
    E'  nondimeno  vero che tali riflessioni mi fecero molto soffrire,  mi
    colmarono di infelicit e di rimorsi;  e tuttavia una voce  in  me  mi
    incitava a riconoscere come debito d'onore l'obbligo di allontanare da
    me  con  vergogna  il  pensiero  di  rivolgermi  con  le  mie speranze
    avvizzite  alla  cara  fanciulla  dalla  quale  mi  ero   scioccamente
    allontanato quando erano fresche e luminose...  e tale idea formava la
    radice di ogni mio pensiero per  lei.  Ora  non  mi  sforzavo  pi  di
    nascondermi che l'amavo,  che mi sentivo legato a lei devotamente,  ma
    insieme mi ripetevo per convincermi che fosse ormai troppo tardi,  che
    non  si  potevano pi alterare i rapporti da tanto tempo stabiliti fra
    noi.
    Avevo spesso e intensamente  pensato  alle  fantasticherie  della  mia
    povera Dora quando mi parlava di ci che sarebbe potuto accadere negli
    anni  che non eravamo destinati a trascorrere insieme.  Avevo scoperto
    come le cose che non accadono sono sovente per noi,  per l'effetto che
    producono,   altrettanto  reali  di  quelle  effettivamente  avvenute.
    Proprio gli anni di cui Dora  aveva  parlato  diventavano  adesso  una
    realt  per  il  mio miglioramento;  e sarebbero stati tali un giorno,
    forse un po' pi tardi,  se non ci fossimo  dovuti  separare  nell'et
    spensierata  della  prima  giovinezza.  Cercai  di trasformare ci che
    sarebbe potuto avvenire tra me e Agnes in un mezzo per diventare  meno
    egoista,  pi costante,  pi capace di giudicare me stesso con tutti i
    difetti e gli errori.  E cos a forza di riflettere  che  ci  sarebbe
    potuto accadere, giunsi a convincermi che era impossibile avvenisse.
    Queste  nella  loro  incertezza e inconsistenza le sabbie mobili della
    mia mente dal giorno della mia partenza per l'estero a quello del  mio
    ritorno  in  patria dopo tre anni.  Erano trascorsi tre anni da quando
    era partita la nave dei nostri emigranti,  e nella stessa  ora  di  un
    tramonto, e nel punto medesimo, mi trovavo sul ponte del piroscafo che
    mi  riportava  in patria,  e contemplavo la stessa acqua arrossata dal
    sole basso  in  cui  avevo  visto  riflettersi  l'immagine  dell'altro
    piroscafo.
    Tre anni: certo un periodo lungo,  sebbene breve nel suo svolgersi.  E
    la patria mi era molto cara,  e mi era cara anche Agnes...  ma non era
    mia...  non  sarebbe  mai  potuta  diventar  mia.  Ci  sarebbe potuto
    accadere, ma il passato non mi apparteneva pi!





    59 - IL RITORNO.

    Sbarcai a Londra in una fredda sera d'autunno. Era buio, pioveva, e in
    un momento vidi pi nebbia e fango di quanto ne  avessi  visti  in  un
    anno.
    Dalla  dogana  andai  a  piedi  fino al Monumento prima di trovare una
    vettura,  e sebbene le stesse case che si affacciavano  sui  rigagnoli
    gonfi di pioggia avessero per me l'aspetto di vecchi amici,  non potei
    non ammettere che si trattava di amici molto sudici.
    Ho sovente notato (immagino che lo notino tutti) che la partenza da un
    luogo familiare sembra dare il  segnale  di  una  sua  trasformazione.
    Mentre  guardavo  dal finestrino e notavo che una vecchia casa a Fish-
    Street Hill,  dalla quale almeno per  un  secolo  erano  stati  tenuti
    lontani pittori,  muratori e carpentieri,  era stata abbattuta durante
    la mia assenza,  e che una strada in quei paraggi da  tempo  giudicata
    malsana e scomoda,  veniva allargata e risanata, mi attendevo quasi di
    trovare invecchiata anche la cattedrale di San Paolo.
    A certi mutamenti nella vita dei miei pi cari ero gi preparato.  Mia
    zia  era  tornata  da tempo a Dover,  e fin dai primi mesi dopo la mia
    partenza Traddles aveva cominciato ad avere una piccola clientela  per
    la  sua  professione  di  avvocato,  aveva l'ufficio in Gray's Inn,  e
    nell'ultima lettera mi aveva detto  di  nutrire  qualche  speranza  di
    potersi unire presto alla pi cara ragazza del mondo.
    Sapevano che sarei ritornato prima di Natale,  ma non immaginavano che
    arrivassi cos presto.  Li avevo ingannati di proposito per  avere  il
    piacere di coglierli alla sprovvista,  e tuttavia fui tanto sciocco da
    avvertire un brivido di delusione non  trovando  nessuno  a  darmi  il
    bentornato, e dovendo correre solo e silenzioso per le vie nebbiose.
    Fecero  tuttavia  qualcosa  per  me i negozi con le loro gaie luci,  e
    quando scesi dalla vettura alla porta del  caff  di  Gray's  Inn  ero
    tornato  di  buon umore.  Da principio quel locale mi ricord i giorni
    tanto diversi in cui ero sceso alla "Croce d'Oro",  e quanto da allora
    mi era accaduto; ma era semplicemente naturale.
    -  Conosce per caso il signor Traddles che abita qui nell'Inn?  chiesi
    al cameriere, mentre mi riscaldavo accanto al fuoco del bar.
    - Holborn Court, numero due, signore.
    - Immagino che il signor Traddles si sia fatto una  bella  reputazione
    fra gli avvocati, non  vero? - dissi.
    - Ecco,  signore,  - mi rispose il cameriere - sar cos,  signore; ma
    personalmente non ne so nulla.
    Il cameriere, che era magro e anziano,  chiam in aiuto un collega pi
    autorevole,  un  vecchio  grosso  e  grasso e con il doppio mento,  in
    calzoni sotto il ginocchio e calze lunghe, il quale usc fuori dal suo
    angolo in fondo alla stanza,  che pareva un banco di sagrestano,  dove
    gli  tenevano  compagnia  la cassa,  una guida,  un elenco degli studi
    legali, e altri registri e carte.
    - Il signor Traddles - ripet il cameriere  magro  -  al  numero  due,
    Holborn Court.
    Il  cameriere  robusto  lo invit con un cenno ad andarsene e si volse
    con grande seriet a me.
    - Avevo chiesto - dissi - se il signor Traddles non ha  una  crescente
    reputazione fra gli avvocati.
    -  Mai  sentito  nominare - dichiar il cameriere grasso con una bella
    voce roca.
    Mi sentii davvero umiliato per Traddles.
    - E' certo un giovanotto - disse il grosso cameriere,  fissandomi  con
    severit. - Da quanto tempo sta nell'Inn?
    - Da non pi di tre anni - risposi.
    Il cameriere,  che ritengo occupasse il suo banco di sagrestano da una
    quarantina d'anni,  non si sent di proseguire a trattare un argomento
    cos insignificante, e mi chiese che cosa avrei voluto per pranzo.
    Sentii  di  essere  effettivamente  di  nuovo  in  Inghilterra,  e  mi
    rattristai sul conto di Traddles.  Pareva che per lui non  vi  fossero
    speranze.  Ordinai  timidamente pesce e bistecca,  e rimasi davanti al
    fuoco a riflettere sulla posizione oscura del mio amico.
    Mentre seguivo con lo sguardo il capo cameriere, non potei fare a meno
    di pensare che il giardino nel quale egli si  era  sviluppato  fino  a
    sbocciare  nel  fiore  attuale  fosse  un  luogo in cui non era facile
    crescere.  Vi  spirava  un'aria  di  tale  rigidit  solenne,  remota,
    antiquata e immobile.  La stanza mi presentava il pavimento coperto di
    sabbia,  senza dubbio in maniera identica a quella praticata quando il
    capo  cameriere  era ragazzo (se pure gli fosse mai capitato di essere
    ragazzo,  il che mi parve improbabile),  e gli stessi tavolini lucidi,
    nei cui tranquilli spessori di vecchio mogano mi vedevo riflesso; vidi
    le  lampade  luccicanti  senza  la  minima  ombra di imperfezione;  le
    gradevoli cortine  verdi  appese  ai  nitidi  bastoni  di  ottone  che
    conferivano  a  ogni  scomparto  una piacevole intimit,  i due grandi
    camini con i generosi fuochi di carbone;  la fila delle  caraffe  cos
    panciute  forse  perch armonizzassero con i barili di costoso vecchio
    vino  di  porto  nelle  sottostanti  cantine,  e  mi  sembr  che  sia
    l'Inghilterra  sia  la  legge  fossero  delle  realt ben difficili da
    aggredire e conquistare.  Salii nella mia camera per cambiare  l'abito
    bagnato,  e  l'ampiezza  dell'ambiente  con  le  pareti  rivestite  di
    pannelli di legno (ricordo che stava  sopra  il  portico  che  portava
    all'Inn),  e  la  tranquilla  vastit  del  letto a baldacchino,  e la
    indomita severit dei  cassettoni,  tutto  mi  sembr  congiurare  con
    durezza  contro  le  fortune di Traddles,  o di qualunque altro ardito
    giovane. Discesi a pranzo, e anche il lento benessere del pasto,  e il
    silenzio  ordinato  del locale (non vi erano altri ospiti fissi,  dato
    che  le  vacanze  legali  non  erano  ancora  finite)   mi   parlavano
    eloquentemente  dell'audacia  di  Traddles  e  della poca speranza che
    riuscisse a guadagnarsi modestamente da vivere almeno per  i  prossimi
    vent'anni.
    Da  quando  ero partito non avevo mai visto nulla di simile,  e sentii
    crollare ogni prospettiva per il mio amico.  Il capo cameriere non  si
    degn  pi  di  badare  a me.  Non si avvicin pi al mio tavolino per
    dedicarsi invece a un vecchio signore con lunghissime ghette, al quale
    parve che una pinta di speciale vecchio porto  appena  uscita  apposta
    per  lui  dalla cantina andasse incontro spontaneamente,  dato che non
    aveva dato alcun ordine.  Il secondo cameriere m'inform a bassa  voce
    che   il   vecchio  signore  era  un  notaio  che  aveva  lasciato  la
    professione, abitava nella piazza, era ricco a palate,  e si prevedeva
    che avrebbe lasciato tutto il suo alla figlia della sua lavandaia;  si
    diceva inoltre che avesse in  uno  stipo  un  servizio  da  tavola  in
    argento,  tutto  annerito  dal tempo,  del quale nessun occhio mortale
    aveva mai visto nelle sue stanze nulla  pi  di  un  cucchiaio  e  una
    forchetta. A questo punto diedi Traddles per definitivamente perduto e
    in cuor mio mi rassegnai a pensare che per lui non vi fosse pi alcuna
    speranza.
    Ero tuttavia molto ansioso di rivedere quel mio caro amico e perci mi
    affrettai  a  finire  il pranzo in un modo che non era certo calcolato
    per migliorare la mia posizione nel giudizio  del  capo  cameriere,  e
    corsi fuori dall'ingresso posteriore.  Raggiunsi prestissimo il numero
    due del Court,  e avendo letto sullo stipite l'avviso  che  il  signor
    Traddles occupava un appartamento all'ultimo piano,  infilai le scale.
    Trovai che si trattava  di  una  vecchia  scala  contorta,  illuminata
    debolmente  a  ogni  pianerottolo da una piccola lampada a olio con il
    lucignolo mezzo spento dentro  la  sua  minuscola  prigione  di  vetro
    sudicio.
    Mentre  salivo  inciampando,  mi  parve di udire un gradevole suono di
    risa, e non erano le risate di un consigliere legale,  di un avvocato,
    o del segretario di un legale,  bens di due o tre ragazze allegre. Mi
    fermai per ascoltare,  ma in quel momento infilai il piede in un  buco
    che l'onorevole amministrazione di Gray's Inn aveva tralasciato di far
    coprire con una tavola,  caddi facendo un bel po' di rumore,  e quando
    fui di nuovo in piedi, tutto taceva.
    Procedendo con maggiore cautela a tentoni nel mio viaggio,  mi  sentii
    battere  il  cuore trovando aperta la porta esterna che recava scritto
    Signor Traddles. Bussai. Segu all'interno un notevole strisciare di
    piedi, ma nient'altro. Quindi tornai a bussare.
    Si present sulla soglia un ragazzo molto  piccolo  e  con  gli  occhi
    vivaci  dall'aria per met di servitore e per met di scrivano,  molto
    affannato,  e che tuttavia mi fiss come se volesse sfidarmi a provare
    legalmente le sue condizioni.
    - C' il signor Traddles? - dissi.
    - S, signore, ma  occupato.
    - Desidero vederlo.
    Dopo  avermi  studiato  per  un  momento  con i suoi occhi vivaci,  il
    ragazzo decise di farmi entrare: spalanc la porta,  mi  fece  passare
    per  primo  in  una  anticamera  piccola come un armadio,  e poi in un
    minuscolo salotto,  dove mi trovai in presenza del mio  vecchio  amico
    (affannatissimo  anch'egli),  seduto a un tavolino e con il capo chino
    su un fascio di carte.
    - Buon Dio! - grid Traddles, alzando gli occhi. - E' Copperfield! - e
    si precipit fra le mie braccia dove lo tenni bene stretto.
    - Tutto bene, mio caro Traddles?
    - Tutto bene, mio caro, carissimo Copperfield,  buone notizie su tutta
    la linea!
    Per la gioia eravamo entrambi commossi fino alle lagrime.
    -  Mio  carissimo,  -  disse Traddles,  tanto eccitato da arruffarsi i
    capelli in modo affatto superfluo - mio caro  Copperfield,  amico  mio
    per cos lungo tempo lontano e finalmente di ritorno, come sono felice
    di vederti!  Come sei abbronzato! Come sono contento! Sulla mia vita e
    sul  mio  onore,  mio  carissimo  Copperfield,   non  sono  mai  stato
    altrettanto felice in vita mia!
    Non  ero  nemmeno io capace di manifestare la mia gioia.  Da prima non
    riuscii neppure ad articolar parola.
    - Mio caro amico! - disse Traddles.  - Come sei diventato famoso!  Mio
    celebre  Copperfield!  Santo  cielo,  ma quando sei arrivato,  da dove
    arrivi, che cosa hai fatto?
    Senza attendere una risposta a nessuna delle sue domande,  Traddles mi
    aveva ficcato in una poltrona davanti al fuoco, e con una mano si dava
    daffare  per  attizzarlo,  mentre  con  l'altra  dava strattoni al mio
    fazzoletto da collo,  ritenendolo forse per errore  il  bavero  di  un
    pastrano. E ora senza posare l'attizzatoio torn ad abbracciarmi, e io
    tornai ad abbracciarlo;  entrambi ridevamo e ci asciugavamo gli occhi,
    poi sedemmo ai due lati del camino e  sporgemmo  le  mani  davanti  al
    fuoco per stringercele.
    -  E  pensare  -  disse Traddles - che eri cos vicino al ritorno come
    deve essere successo,  vecchio mio,  e che  tu  non  sia  venuto  alla
    cerimonia!
    - Quale cerimonia, mio caro Traddles?
    -  Santo  cielo!  -  esclam  Traddles,  spalancando gli occhi come un
    tempo. - Non hai ricevuto la mia ultima lettera?
    - No davvero, se in quella mi parlavi di una cerimonia.
    - Ma mio caro Copperfield, - disse Traddles, infilando le due mani nei
    capelli e lasciandoli tutti ritti - mi sono sposato!
    - Sposato! - gridai lietamente.
    - Che Dio mi benedica, s!  - disse Traddles.  - Sposato dal reverendo
    Horace...  a Sophy...  gi nel Devonshire.  Mio caro ragazzo, lei  l
    dietro alla tenda! Guarda!
    Con  mio  grande  stupore,   in  quello  stesso  momento,   ridendo  e
    arrossendo,  la  pi  cara  ragazza  del  mondo  usc  fuori  dal  suo
    nascondiglio.  E il mondo non poteva aver mai veduto (come  non  potei
    fare a meno di dichiarare immediatamente) una sposa pi gaia, amabile,
    limpida,  felice  e  vivace.  La  baciai con il diritto che mi dava la
    vecchia amicizia, e di tutto cuore augurai a entrambi ogni gioia.
    - Mio caro,  - disse Traddles - che bellissimo incontro!  Ma come  sei
    abbronzato,  mio caro Copperfield!  Che Dio mi benedica,  ma come sono
    felice!
    - E sono felice anch'io - dissi.
    - Di certo sono  anch'io  felice!  -  disse  Sophy,  arrossendo  tutta
    ridente.
    -  Siamo  tutti  al massimo della felicit!  - disse Traddles.  - Sono
    felici anche le ragazze.  Povero me,  confesso che mi sono dimenticato
    di loro!
    - Dimenticato di chi? - dissi.
    - Delle ragazze - spieg Traddles. - Sono le sorelle di Sophy. Abitano
    da noi.  Sono venute a fare una visitina a Londra.  E' successo che...
    eri tu, Copperfield, che sei caduto per le scale?
    - Sicuro! - risposi ridendo.
    - Bene!  Allora quando sei caduto per le scale -  disse  Traddles-  io
    stavo  giocando  con le ragazze.  Anzi per essere precisi giocavamo ai
    quattro cantoni.  Ma siccome non  una  cosa  adatta  per  Westminster
    Hall, e non sarebbe stato conveniente dal punto di vista professionale
    che  un cliente le vedesse,  sono scappate.  E adesso...  certo stanno
    origliando - disse Traddles indicando un uscio interno.
    - Mi rincresce - dissi tornando a scoppiare in una risata -  di  avere
    causato tanto scompiglio.
    -  Parola  mia - disse Traddles,  sempre allegramente - non ti sarebbe
    rincresciuto se tu le avessi viste scappar via dopo che avevi bussato,
    e poi ritornare  di  corsa  per  raccogliere  i  pettini  che  avevano
    lasciato  cadere  dai  capelli,  e  andarsene di nuovo nella pi folle
    maniera immaginabile. Amor mio, vuoi andare a prendere le ragazze?
    Sophy corse via,  e sentimmo che nella stanza vicina  la  accoglievano
    con grandi risate.
    -  Proprio  una  musica,  non   vero,  mio caro Copperfield?  - disse
    Traddles.  - E' proprio bello sentirle.  E' come una luce  per  queste
    vecchie  stanze.  Per  un  infelice come me che  vissuto sempre solo,
    t'assicuro  che    una  vera  delizia.   E'  una  cosa  affascinante.
    Poverette,    stato triste per loro perdere Sophy...  che t'assicuro,
    Copperfield, , come  sempre stata, la pi cara ragazza del mondo!...
    e mi fa un  piacere  grandissimo  vederle  tanto  di  buon  umore.  La
    compagnia delle ragazze  una cosa deliziosa,  Copperfield. Non adatta
    alla professione, ma  molto deliziosa.
    Notai che esitava a insistere,  compresi che nella bont del suo cuore
    temeva di avermi recato dolore con quelle sue parole,  e manifestai la
    mia  completa  approvazione  del  suo  giudizio  con  un  calore   che
    evidentemente lo confort, procurandogli un piacere grandissimo.
    -  Ma  per  dire  la  verit  -  prosegu  Traddles  - anche la nostra
    sistemazione domestica  in contrasto con  la  professione,  mio  caro
    Copperfield. Non sarebbe conveniente qui nemmeno la presenza di Sophy.
    Ma non abbiamo un altro luogo dove abitare.  Ci siamo messi in mare in
    una piccola scialuppa,  ma siamo pronti a  vivere  senza  comodit.  E
    Sophy    una  massaia  straordinaria!  Ti  stupirai al vedere come ha
    sistemato le ragazze. Non riesco neppure io a capire come abbia fatto!
    - Molte di quelle signorine sono qui con voi? - chiesi.
    - C' qui la maggiore, la "Bellezza" - disse Traddles a bassa voce con
    tono confidenziale: - si chiama Caroline.  E poi  Sarah...  ricorderai
    che ti ho parlato di lei,  quella che ha un guaio alla spina dorsale.
    Ma  sta  infinitamente  meglio!  E ci sono le due minori alle quali ha
    fatto scuola Sophy. E anche Louisa.
    - Ma davvero! - esclamai.
    - S - disse Traddles.  - Ora tutto l'appartamento...  voglio dire  lo
    studio... si compone solo di tre locali; ma Sophy ha provveduto per le
    ragazze  in  maniera  magnifica,  e  si  coricano  il  pi comodamente
    possibile. Tre in quella stanza - disse Traddles indicandola.  - E due
    nell'altra.
    Non  potei fare a meno di guardarmi intorno in cerca del posto rimasto
    per il signore e la signora Traddles, e Traddles se ne accorse.
    - Bene!  - disse.  - Come ti ho appena detto,  noi  siamo  disposti  a
    rinunciare  alle comodit,  e la settimana scorsa abbiamo sistemato un
    letto qui sul pavimento.  Ma vi  uno stanzino  sotto  il  tetto,  una
    bella stanzetta,  una volta che si  lass...  e Sophy l'ha tappezzata
    lei stessa per farmi una sorpresa; e adesso la nostra camera  quella.
    Un vero bellissimo rifugio da zingari. E che bella vista!
    - E tu sei infine felicemente sposato, mio caro Traddles!  - dissi.  -
    Come ne sono contento!
    -  Grazie,  mio  caro  Copperfield  - disse Traddles,  e ci stringemmo
    ancora una volta la  mano.  -  S,  sono  felice  quanto    possibile
    esserlo.  Come  vedi  -  disse  indicando  il vaso da fiori con il suo
    sostegno - c' il nostro vecchio amico.  Ed ecco anche il tavolino con
    il  ripiano  di  marmo!  Avrai  notato che tutti gli altri mobili sono
    semplici  e  utili.  In  quanto  all'argenteria,  che  il  Signore  ti
    benedica, non abbiamo nemmeno un cucchiaio d'argento!
    - Tutto ancora da guadagnare? - esclamai allegro.
    -  Esattamente  -  fu  la  risposta  di  Traddles.  -  Tutto ancora da
    guadagnare. Naturalmente abbiamo qualche altro genere di cucchiaini da
    usare per il t, ma sono di genuino metallo inglese.
    - E l'argento, quando verr, sar tanto pi brillante - dissi.
    - Diciamo anche noi lo stesso!  - esclam Traddles.  - Vedi,  mio caro
    Copperfield,  -  riprese tornando al tono basso e confidenziale - dopo
    avere steso le mie argomentazioni in  quella  causa  di  Doe  e  Jipes
    contro   Wigzell   e  averne  ricavato  un  grande  vantaggio  per  la
    professione,  andai nel Devonshire e ottenni di avere in  privato  una
    seria conversazione con il reverendo Horace.  Insistetti sul fatto che
    Sophy... e ti assicuro, Copperfield, che  la pi cara ragazza...
    - Ne sono ben certo! - conclusi.
    - Lo  davvero!  - aggiunse Traddles.  - Ma temo di avere  perduto  il
    filo del discorso. Non stavo parlando del reverendo Horace?
    - Dicevi di avere insistito sul fatto che...
    - Ecco!  Sul fatto che Sophy e io eravamo fidanzati da molto tempo,  e
    che Sophy,  con il consenso dei genitori,  era  pi  che  contenta  di
    accettarmi...  insomma  -  concluse  Traddles  con  l'abituale  franco
    sorriso - sulla base del nostro  attuale  sistema  metallico  inglese.
    Benissimo.  Quindi proposi al reverendo Horace (il quale, Copperfield,
     davvero un eccellente ecclesiastico e dovrebbe diventare vescovo,  o
    almeno  avere  una  rendita sufficiente per vivere senza dover fare la
    fame) che se io fossi riuscito entro l'anno a raggiungere la cifra  di
    duecentocinquanta  sterline,  e  avere  una  ragionevole  speranza  di
    guadagnare lo stesso, o anche di pi l'anno dopo,  e fossi in grado di
    ammobiliare un piccolo alloggio come questo... ecco, in tal caso Sophy
    e  io  ci  potevamo unire.  Mi presi la libert di fargli presente che
    avevamo   pazientato   per   vari   anni,   e   che   se   Sophy   era
    straordinariamente utile per la famiglia ci non doveva indurre i suoi
    affezionati  genitori a ostacolare la sua propria sistemazione...  non
    ti pare?
    - Giustissimo - dissi.
    - Sono contento che  lo  creda  anche  tu,  Copperfield,  -  soggiunse
    Traddles  - perch senza voler biasimare il reverendo Horace,  ritengo
    effettivamente che in casi del genere i genitori,  i fratelli  e  cos
    via sono a volte un po' egoisti.  Bene! Dissi pure che il mio pi vivo
    desiderio era quello di rendermi utile alla  famiglia,  e  che  se  io
    avessi  fatto  dei  progressi  nella professione,  e se qualcosa fosse
    accaduto a lui... voglio dire al reverendo Horace...
    - Capisco - dissi.
    - ...o alla sua signora...  sarei stato oltremodo felice  di  fare  da
    padre alle ragazze.  Rispose in modo splendido e molto lusinghiero per
    i miei sentimenti,  e promise di ottenere il  consenso  della  signora
    Crewler  sua  moglie  alla  nostra decisione.  E' risultata un'impresa
    penosa e faticosa. Le saliva dalle gambe al petto e poi alla testa...
    - Che cosa le saliva? - chiesi.
    - Il dispiacere - mi rispose con seriet  Traddles.  -  Il  sentimento
    complessivamente.  Come ti avevo accennato un'altra volta,  una donna
    superiore,  ma ha perduto l'uso degli arti.  Tutto quello che la turba
    di  solito le si deposita nelle gambe,  ma questa volta le  salito al
    petto e poi alla testa e in  breve  le  ha  invaso  tutto  il  sistema
    nervoso  in  maniera oltremodo allarmante.  Comunque,  a forza di cure
    affettuose e ininterrotte,  sono riusciti a rimetterla in sesto,  e ci
    siamo  sposati  esattamente  sei  settimane  fa  da  ieri.   Non  puoi
    immaginare,  Copperfield,  quale mostro io mi sia  sentito  quando  ho
    visto  che  tutti  piangevano  e  si sentivano mancare di qua e di l!
    Prima della nostra partenza la signora Crewler non mi  pot  vedere...
    ancora non mi poteva perdonare di averla privata della figlia...  ma 
    una buona donna e  pi  tardi  mi  ha  ricevuto.  Solo  stamattina  ho
    ricevuto una sua bellissima lettera.
    - Insomma,  mio caro amico, - dissi - tu adesso ti senti felice quanto
    meriti!
    - Oh,  tu sei troppo generoso nel giudicarmi!  - rise Traddles.- Ma  
    verissimo,  io mi trovo nella pi invidiabile condizione. Lavoro sodo,
    e studio legge indefessamente. Mi alzo ogni mattina alle cinque, e non
    mi pesa affatto.  Durante il giorno tengo nascoste le  ragazze,  e  la
    sera gioco con loro.  E ti assicuro,  mi rincresce molto che tornino a
    casa marted,  il giorno prima della festa di San Michele.  Ma ecco  -
    disse Traddles,  interrompendo il discorso confidenziale, e alzando la
    voce - ecco le ragazze!  Il signor Copperfield,  la signorina Caroline
    Crewler...  la  signorina Sarah...  la signorina Louisa...  Margaret e
    Lucy!
    Formavano un vero mazzo di rose con quel loro aspetto fresco  e  sano.
    Erano  tutte  graziose  e  la  signorina Caroline era molto bella,  ma
    ancora migliore di quella bellezza era il carattere che aleggiava  sul
    volto di Sophy,  fatto di amore,  vivacit, contentezza e familiarit,
    ed ebbi la certezza che il mio amico avesse  fatto  un'ottima  scelta.
    Sedemmo  tutti  intorno al fuoco,  e il ragazzo dall'aria svelta,  che
    indovinai era rimasto senza fiato per la fretta di tirar fuori  quelle
    carte,  ora torn a riporle,  e mise in tavola il servizio da t. Dopo
    di che se ne and per la notte,  richiudendo dietro a s con un  tonfo
    la  porta  esterna.  E  la  signora Traddles,  con l'aria tranquilla e
    serenamente gaia della perfetta donna di casa, dopo avere fatto il t,
    sedette in un angolo del caminetto e cominci a far tostare  le  fette
    di pane.
    Mentre compiva questa funzione,  mi disse di avere visto Agnes. Il suo
    Tom l'aveva portata nel Kent per un piccolo viaggio  di  nozze,  e  l
    aveva  incontrato  anche  mia  zia;  e sia mia zia,  sia Agnes stavano
    benissimo di salute, e non avevano fatto se non parlare di me. Pensava
    inoltre che per tutto il tempo in cui ero  rimasto  lontano,  Tom  non
    avesse  mai  smesso  di  pensare  a  me.  Per lei Tom rappresentava la
    massima autorit in ogni  cosa:  era  evidentemente  l'idolo  del  suo
    cuore,   che   nessun   terremoto   avrebbe  fatto  crollare  dal  suo
    piedistallo; qualunque cosa fosse accaduta,  avrebbe sempre creduto in
    lui, I'avrebbe sempre venerato con tutta la fede del suo cuore.
    Trovai  deliziosa  la  deferenza che sia lei sia Traddles dimostravano
    verso la "Bellezza".  Non so se la  ritenessi  molto  ragionevole,  ma
    pensai  che fosse molto bella.  Se mai per un attimo Traddles sent la
    mancanza dei cucchiaini d'argento di l da venire,  non dubito che  fu
    nel momento in cui porse la tazza alla "Bellezza". Se mai la sua dolce
    sposa  avesse  mai  potuto dimostrare con qualcuno la sua superiorit,
    sono  convinto  che  sarebbe  potuto  accadere  soltanto  per  la  sua
    posizione di sorella della "Bellezza". Le piccole tracce di una natura
    un  po'  viziata  e  capricciosa  che  notai nei modi della "Bellezza"
    venivano palesemente giudicate da Traddles e dalla moglie inerenti  al
    suo  diritto  di  nascita e alle due doti.  Non ne sarebbero stati pi
    convinti se ella fosse stata un'ape regina ed essi fossero due sue api
    operaie.
    La loro abnegazione  mi  affascinava.  La  pi  bella  prova  del  suo
    autentico  valore  stava  nel  vedere  come  andavano  fieri di quelle
    fanciulle, e come si piegavano a tutti i loro capricci.  Non una volta
    sola,  ma  almeno  per  una dozzina di volte nel corso di quella sera,
    l'una o l'altra delle  cognate  si  rivolse  a  Traddles,  chiamandolo
    carissimo,  e  pregandolo  di  portare l qualcosa,  o di portar via
    qualcos'altro,  o di metter gi una cosa,  di  trovarne  un'altra,  di
    andare a prenderne un'altra ancora.  E non potevano nemmeno fare nulla
    senza l'aiuto di Sophy.  Se a una si scioglievano i  capelli,  nessuno
    all'infuori   di  Sophy  avrebbe  saputo  raggiustarli.   Se  un'altra
    dimenticava una certa  aria,  nessuno  all'infuori  di  Sophy  avrebbe
    saputo  canterellare  in  modo  giusto  quella  melodia.   Una  voleva
    ricordare il nome di un luogo del  Devonshire,  e  soltanto  Sophy  lo
    sapeva.  A  chi  avrebbe  voluto scrivere qualcosa ai genitori,  Sophy
    prometteva di farlo al mattino prima di colazione,  e  nessuno  temeva
    che  se  ne  sarebbe  dimenticata.  Una  si  trov  in  difficolt per
    continuare il lavoro a  maglia,  e  soltanto  Sophy  fu  in  grado  di
    indicare  il  procedimento  giusto.  Le  ragazze  avevano tutto a loro
    disposizione,  e Sophy e Traddles erano al loro servizio.  Non  so  di
    quanti  fanciulli  si fosse occupata Sophy nella sua prima giovinezza,
    ma mi parve che non ignorava nemmeno una delle canzoncine mai intonate
    in lingua inglese per  far  divertire  un  bimbo;  e  ne  cant  varie
    dozzine,  una dopo l'altra, con la sua voce poco ampia ma limpida, man
    mano che le sorelle glielo  ordinavano,  e  di  solito  la  "Bellezza"
    interveniva per ultima: ero affascinato.  Ma la cosa pi bella era che
    nonostante tutte le loro esigenze ciascuna delle sorelle  mostrava  di
    nutrire  per Sophy e per Traddles grandissima tenerezza e rispetto.  E
    quando mi congedai e Traddles  usc  con  me  per  accompagnarmi  fino
    all'albergo,  non avevo mai visto una testa di capelli ribelli come la
    sua, n alcun'altra testa sommersa in un tale diluvio di baci.
    Non potei fare a meno di indugiare con piacere su quella  scena  anche
    dopo  avere  detto buona notte a Traddles all'ingresso dell'albergo.
    Mille rose tutte sbocciate non sarebbero bastate a rallegrare  nemmeno
    della  met  le  vecchie  stanze  all'ultimo  piano di quell'avvizzito
    Gray's Inn.  L'idea di quelle ragazze del Devonshire presenti fra  gli
    aridi  strumenti  legali  e  gli uffici degli avvocati;  del t con le
    fette di pane abbrustolito,  e le canzoncine infantili in quella tetra
    atmosfera di polverino e pergamena,  fettucce rosse, cialde polverose,
    calamai, carta protocollo e carta bollata, documenti legali,  esposti,
    dichiarazioni e conti spese, mi parve fantastica e piacevole quanto la
    visione  di  un  sultano  accompagnato  dalla  sua  numerosa  e famosa
    famiglia che fosse ammesso a iscriversi nell'albo degli  avvocati  del
    Gray's Inn Hall,  insieme con l'uccello parlante, l'albero armonioso e
    l'acqua dorata!  Scopersi dopo essermi congedato da  Traddles  per  la
    notte  ed  essermi  ritirato  nell'albergo,  che avevo in qualche modo
    alterato non poco la depressione di cui avevo sofferto sul suo  conto.
    Cominciavo  a  pensare  che  a dispetto di tutti i vari capo camerieri
    presenti in Inghilterra, egli si sarebbe fatto strada.
    Avvicinai la  seggiola  a  uno  dei  caminetti  del  bar  al  fine  di
    riflettere a mio agio su di lui, e pian piano passai dal ricordo della
    sua  felicit  a  studiare le forme dei carboni ardenti,  e poi mentre
    mutavano e si spezzavano a pensare  alle  principali  vicissitudini  e
    alle  diverse  separazioni  che  avevano  contrassegnato  la mia vita.
    Rivedevo per la prima volta un fuoco di carbone da quando ero  partito
    dall'Inghilterra tre anni prima,  bench avessi visto non pochi fuochi
    di legna sbriciolarsi in una cenere grigia che si mischiava al mucchio
    leggero sul focolare,  e che nel tempo della mia  depressione  mi  era
    apparsa un'adeguata figurazione delle mie morte speranze.
    Adesso potevo ripensare al passato con gravit,  ma senza amarezza,  e
    potevo riflettere sull'avvenire con coraggio. A una famiglia nel senso
    pi bello non potevo pi  agognare.  Colei  alla  quale  avrei  potuto
    aspirare  di  insegnare  un  amore  pi  tenero  aveva appreso da me a
    essermi sorella.  Si sarebbe maritata e avrebbe prodigato ad altri  la
    sua  tenerezza,  e  non  avrebbe mai saputo quanto amore per lei fosse
    nato nel mio cuore.  Era  giusto  che  pagassi  lo  scotto  della  mia
    avventata passione. Raccoglievo ci che avevo seminato.
    Riflettei.  Pensavo  di  avere davvero preparato il mio cuore a quella
    realt, di essere pronto a occupare con pace nella sua futura famiglia
    il posto che essa aveva con  pace  occupato  nella  mia...  quando  mi
    trovai  a  fissare  lo sguardo su un volto che per i suoi collegamenti
    con i miei ricordi  pi  lontani  sarebbe  potuto  essere  uscito  per
    incanto dal fuoco.
    Il  minuscolo dottor Chillip,  ai cui buoni uffici andavo debitore del
    primo capitolo stesso di questa mia storia, stava leggendo il giornale
    seduto nella penombra di un angolo opposto al mio.  Gli anni l'avevano
    molto  invecchiato,  ma  essendo  un  ometto  tanto calmo e mite aveva
    resistito cos bene al tempo che sul momento  immaginai  senza  fatica
    che  potesse  essere stato identico mentre sedeva nel nostro salottino
    ad attendere che io nascessi.
    Il dottor Chillip aveva lasciato Blunderstone sei o sette anni  prima,
    e da allora non l'avevo pi visto. Se ne stava placidamente a scorrere
    il  giornale  con  la  testa  un  po'  china  da  un lato e accanto un
    bicchiere di vino caldo aromatizzato.  Aveva un'aria tanto conciliante
    che  pareva chiedesse addirittura scusa al giornale per la libert che
    si prendeva di leggerlo.
    Mi avvicinai a lui e gli dissi: - Come sta, dottor Chillip?
    L'inattesa domanda da parte di uno sconosciuto lo stup non  poco,  ma
    con la solita lentezza rispose: - Grazie mille,  signore,  lei  molto
    gentile. Grazie, signore. Spero che anche lei stia bene.
    - Non si ricorda di me? - gli domandai.
    - Ecco,  signore!  - mi rispose il dottor Chillip con  un  sorriso  di
    grande  serenit,  e scotendo il capo mentre mi fissava.  - Ho la vaga
    impressione che qualche cosa in lei mi sia familiare, signore,  ma non
    riesco a ricordare quale possa essere il suo nome.
    -  E  tuttavia lei lo conobbe molto prima di quanto l'abbia conosciuto
    io stesso - replicai.
    - Ma davvero, signore? - disse il dottor Chillip. - E' forse possibile
    che io abbia avuto l'onore di compiere  il  mio  dovere  professionale
    quando...?
    - S - risposi.
    -  Povero  me!  -  esclam il dottor Chillip.  - Ma lei  senza dubbio
    molto mutato da allora, non  vero, signore?
    - E' probabile - dissi.
    - Bene,  signore,  - osserv il dottor Chillip - spero mi  scuser  se
    sono costretto a chiederle il favore di dirmi il suo nome.
    Quando glielo dissi,  si commosse addirittura.  E mi strinse con forza
    la mano, il che era per lui un gesto di inusitata violenza,  perch di
    solito si limitava a sporgere due o tre dita tiepide a meno d'un palmo
    dal  fianco,  facendo  mostra  di  un  grave turbamento ogni volta che
    qualcuno gli afferrasse tutta la mano.  Anche adesso se la ficc nella
    tasca  del  pastrano  non appena pot liberarla,  e parve sollevato di
    riaverla sana e salva.
    - Povero me!  - esclam il dottor Chillip,  osservandomi con la  testa
    china  da  un  lato.  -  Lei    davvero il signor Copperfield!  Ecco,
    signore, credo che l'avrei riconosciuta,  se mi fossi preso la libert
    di studiarla meglio Tra lei,  signore,  e il suo povero babbo vi  una
    grande rassomiglianza.
    - Non ho mai avuto la gioia di conoscere mio padre - dissi.
    - Verissimo - disse con tono che voleva essere di conforto.  Una  cosa
    molto  triste sotto ogni riguardo!  Non ignoriamo signore,  - disse il
    dottor Chillip,  tornando a scuotere lentamente la piccola testa - nel
    nostro piccolo angolo di paese che lei  famoso. Deve avere una grande
    eccitazione qui, signore - disse, battendosi la fronte con l'indice. -
    Deve essere un'occupazione faticosa per lei, signore.
    -  E  qual  adesso il suo angolo di paese?  - gli chiesi,  sedendogli
    vicino.
    - Abito a poche miglia da Bury Saint Edmund's,  signore -  rispose  il
    dottor Chillip. - Mia moglie aveva ereditato una piccola propriet dal
    padre,  e io mi procurai una buona clientela laggi,  e lei sar certo
    lieto di apprendere che me la passo bene.  Mia  figlia  sta  facendosi
    alta,  signore!  - disse il dottor Chillip con un'altra piccola scossa
    del capo. - Sua madre le ha dovuto allungare la veste di due dita solo
    la settimana scorsa. Come vola il tempo, signore!
    Poich dopo avere fatto questa riflessione il piccolo dottore  portava
    alle  labbra  il  bicchiere  ormai  vuoto,  gli  proposi  di tornare a
    colmarglielo e di tenergli compagnia con un altro  uguale.    -  Bene,
    signore,  - mi rispose con l'abituale lentezza - sarebbe pi di quanto
    prendo di solito,  ma non mi  posso  privare  del  piacere  della  sua
    conversazione.  Mi  sembra  ieri  che ebbi il piacere di curare il suo
    morbillo! Se l' cavata benissimo, signore.
    Ringraziai del complimento, e ordinai il vino caldo con le spezie, che
    venne subito servito. - Una dissipazione fuori del comune!  - disse il
    dottor  Chillip,  agitando il cucchiaio nel bicchiere.  - Ma non posso
    rifiutare di festeggiare un'occasione cos straordinaria.  Lei non  ha
    figli?
    Scossi la testa.
    -  Un  po'  di  tempo fa seppi che aveva subito una perdita,  signore-
    disse il dottor Chillip.  - Lo appresi dalla sorella del suo patrigno.
    Una donna di forte carattere quella, non crede?
    - Ma s - risposi. - Piuttosto forte. Dove l'ha vista, dottore?
    -  Lei  non  sa  -  replic  con  il suo sorriso pi placido il dottor
    Chillip - che il suo patrigno  di nuovo mio vicino di casa?
    - No - risposi.
    - Proprio cos!  - disse il dottor Chillip.  - Spos una signorina  di
    quelle  parti  con  una notevole propriet,  poverina...  E ritornando
    all'attivit cerebrale: non  trova,  signore,  che  sia  stancante?  -
    chiese  il dottor Chillip,  fissandomi con la testa china di lato come
    un pettirosso curioso.
    Trascurai la domanda e ritornai ai Murdstone. - Sapevo che aveva preso
    di nuovo moglie. Lei  il medico di famiglia?
    - Non regolarmente,  ma ho ricevuto qualche chiamata - rispose.- Vi  
    nel  signor  Murdstone  e in sua sorella un forte sviluppo frenologico
    dell'organo della fermezza, signore.
    Gli risposi con un'occhiata talmente espressiva, che,  fatto ardito da
    essa  e  dal  vino,  il dottor Chillip fu indotto a dare varie piccole
    scosse del capo e ad esclamare con tono pensoso: Ah,  povero  me!  Non
    abbiamo dimenticato quei tempi, signor Copperfield!
    - E il fratello e la sorella seguitano a comportarsi come allora,  non
     vero? - dissi.
    - Ecco, signore,  - rispose il dottor Chillip - un medico che entra in
    tante  famiglie  non  deve avere occhi n orecchie per nulla che esuli
    dalla professione.  Devo dire tuttavia  che  sono  molto  severi,  sia
    riguardo questa vita, sia per quella futura.
    -  Oso  dire  che  quella  futura  non  sar gran che conforme ai loro
    regolamenti - replicai.  - E rispetto  alla  vita  presente  che  cosa
    fanno?
    Il dottor Chillip scosse il capo, rimest il vino e ne prese un sorso.
    - Era una bella donna, signore! - osserv con tono di biasimo.
    - L'attuale signora Murdstone?
    - Era davvero una donna bella e simpatica, signore, - ripet il dottor
    Chillip  - la pi cortese che si potesse immaginare!  L'opinione della
    mia signora  che dopo il matrimonio le abbiano spezzato lo spirito  e
    che  sia  adesso  quasi  in preda a una follia depressiva.  Le donne -
    aggiunse  con  rispetto  il  dottor   Chillip-   sono   delle   ottime
    osservatrici, sa, signore.
    -  Immagino  che  l'avranno  piegata  e  infranta  per ridurla al loro
    detestabile modello. Che Dio l'aiuti! - dissi. - E ha ceduto?
    - Ecco, signore, da principio vi furono dei violenti contrasti,  creda
    pure, signore, - disse il dottor Chillip - ma ora non  che l'ombra di
    se  stessa.  Spero che non mi giudicherebbe invadente se le dicessi in
    confidenza che da quando  intervenuta la sorella del signor Murdstone
    per tenere la direzione della casa,  quei due l'hanno quasi ridotta in
    uno stato di ebetudine.
    Gli dissi che gli credevo senz'altro.
    -  Non esito a dichiarare - disse il dottor Chillip dopo essersi fatto
    forza con un altro sorso  di  vino  aromatizzato  -  fra  noi  due,  a
    quattr'occhi,  che la sua mamma,  signore,  ne  morta... e che i modi
    tirannici,  la malinconia e le preoccupazioni hanno  quasi  istupidito
    l'attuale  signora  Murdstone.  Prima del matrimonio signore,  era una
    giovane vivace, e la loro tetraggine e austerit l'hanno distrutta. La
    portano intorno come fossero i  suoi  custodi,  non  il  marito  e  la
    cognata.  Questo  me  l'ha  fatto  notare solo una settimana fa la mia
    signora.  E  sia  certo,   signore,   che  le  donne  sono  bravissime
    osservatrici. La mia signora  davvero una grande osservatrice!
    -  Lui  seguita a dire di essere un uomo religioso?  (e mi vergogno di
    usare questo aggettivo nei suoi riguardi!) - chiesi.
    - Volevo dire precisamente questo, signore!  - disse il dottor Chillip
    con  gli  occhi  gi  rossi per l'insolita quantit di alcol che stava
    bevendo.  - E' una delle pi profonde osservazioni della mia  signora.
    La  mia signora - prosegu a dire con la massima calma e lentezza - mi
    ha fatto venire i brividi facendomi osservare che il signor  Murdstone
    d  una  certa  immagine  di s,  e la definisce la Natura Divina!  Le
    ripeto,  signore,  che lei avrebbe potuto  gettarmi  a  terra  con  un
    semplice colpo di piuma nel momento in cui la mia signora me lo disse.
    Le donne, signore sono delle grandi osservatrici.
    - Per istinto - gli risposi, e l'affermazione lo divert molto.
    -  Sono  lietissimo  di ricevere un appoggio tanto autorevole alle mie
    opinioni - osserv.  - Sia certo che non mi arrischio molto  spesso  a
    esprimere  un'opinione  che esuli dalla medicina.  Il signor Murdstone
    pronuncia qualche volta dei discorsi,  e si  dice...  per  essere  pi
    precisi,  signore,  lo dice la mia signora... che quanto peggiore si 
    di recente fatta la sua tirannide, tanto pi feroce  diventata la sua
    dottrina.
    - Credo che la signora Chillip abbia perfettamente ragione - dissi.
    - La  signora  Chillip  non  giunge  sino  a  dire  -  aggiunse  molto
    incoraggiato il pi mite degli uomini - che ci che certa gente chiama
    religione  sia soltanto uno sfogo di cattivo umore e di arroganza.  Ma
    sa,  signore,  - disse chinando con dolcezza il capo di lato - che non
    ho  mai  trovato nel Nuovo Testamento nulla che dia autorit alle tesi
    del signore e della signorina Murdstone?
    - Nemmeno io vi ho trovato nulla! - dissi.
    - Intanto, signore,  - disse il signor Chillip - riescono antipatici a
    tutti;  e siccome sono molto pronti a mandare in perdizione quanti gli
    dimostrano la mancanza di simpatia,  abbiamo l intorno un bel  numero
    di  gente  perduta!  Ma  come  dice la mia signora,  essi subiscono un
    continuo castigo,  perch non gli rimane se non cercare nutrimento nel
    loro  cuore,  e  cuori  del  genere  sono un cattivo nutrimento.  Ora,
    signore,  parliamo del suo cervello,  se mi permette di  ritornare  su
    questo argomento. Non lo espone a eccessive sollecitazioni, signore?
    Non mi riusc difficile,  date le sollecitazioni prodotte sul cervello
    dello  stesso  dottor  Chillip  dal   vino   caldo,   distogliere   da
    quell'argomento  la  sua  attenzione  e  spostarla  sul suo lavoro,  a
    proposito del quale fu per una bella mezz'ora intensamente loquace: mi
    fece capire di trovarsi quella sera nell'albergo del Gray's Inn con lo
    scopo di presentare alla Commissione per i casi di pazzia  le  proprie
    conclusioni  sulle condizioni mentali di un suo paziente a cui il bere
    eccessivo aveva sconvolto il cervello.
    - E l'assicuro,  signore,  - disse - che in occasioni  del  genere  mi
    agito moltissimo.  Non sopporto di venire trattato con violenza. Mi fa
    star  male.  Lo  sa  che  mi  ci    voluto  del  tempo  a  rimettermi
    dall'impressione  causatami dalle maniere di quella signora terribile,
    proprio la notte della sua nascita, signor Copperfield?
    Gli dissi che al mattino seguente sarei partito per andare da mia zia,
    precisamente quella che nella famosa notte gli era  sembrata  un  vero
    drago,  dissi che era la migliore e la pi generosa delle donne,  e se
    ne sarebbe accorto se l'avesse conosciuta meglio. Ma parve addirittura
    terrorizzato alla semplice ipotesi di poterla rivedere.  Replic  solo
    con un pallido sorriso: - Ma davvero, signore? Proprio cos? - e quasi
    immediatamente  chiese  che  gli portassero la candela e and a letto,
    come se pensasse di non trovarsi al sicuro in alcun  altro  luogo.  Il
    vino  caldo  non  ebbe  l'effetto di farlo vacillare,  ma direi che le
    pulsazioni del suo placido e minuscolo polso debbano  avere  avuto  un
    aumento  di  due  o tre colpi per minuto come non gli era pi accaduto
    dopo la fatidica notte della grande delusione di mia zia,  quando essa
    l'aveva colpito con il cappellino tenuto stretto in mano per i nastri.
    Ero  stanchissimo  e anch'io andai a letto che era gi mezzanotte.  Il
    giorno seguente lo trascorsi a bordo della diligenza per Dover. Sano e
    salvo irruppi nel vecchio salottino di mia zia mentre stava bevendo il
    t (ora portava gli occhiali);  e venni accolto a braccia aperte e con
    lagrime  di  gioia  da  lei,  dal signor Dick e dalla mia cara vecchia
    Peggotty, che ora occupava la posizione di governante. Quando ci fummo
    calmati,   mia  zia  si  divert   moltissimo   alla   mia   relazione
    dell'incontro  con  il  dottor  Chillip,  e nel sentire quale tremendo
    ricordo avesse di lei;  e sia lei sia Peggotty ebbero non poco da dire
    intorno  al  secondo  marito della mia povera mamma e intorno a quella
    assassina di sorella,  che nessun ordine n  castigo  avrebbero  mai
    potuto  indurre  mia  zia a chiamare con il nome di battesimo,  con il
    cognome, n con alcun altro appellativo.








    60 - AGNES.

    Mia zia e io,  una volta soli,  restammo alzati a  conversare  fino  a
    tardi: appresi che gli emigranti non scrivevano se non per mostrare di
    essere  contenti  e  pieni  di speranze;  che il signor Micawber aveva
    effettivamente spedito varie piccole somme di denaro,  come acconti di
    quelle  passivit finanziarie intorno alle quali,  da uomo a uomo,
    si era dimostrato cos sollecito uomo d'affari,  che Janet,  ritornata
    al servizio di mia zia quando quest'ultima era tornata a Dover,  aveva
    finito per compiere a modo suo la rinuncia al mondo maschile  unendosi
    in  matrimonio con un prospero taverniere;  e mia zia aveva finito per
    apporre il proprio sigillo al medesimo grande principio  assistendo  e
    confortando la sposa, e dando con la sua presenza il tocco pi solenne
    alla  cerimonia  nuziale:  ecco  gli  argomenti che trattammo e che mi
    erano gi pi o meno noti attraverso le lettere  che  avevo  ricevute.
    Naturalmente ci ricordammo anche del signor Dick,  il quale,  mi disse
    mia zia,  si dedicava con assiduit a ricopiare tutto ci che trovava,
    e  per  mezzo  di  quella  parvenza  di  lavoro  riusciva  a  tenere a
    rispettosa distanza il re Carlo Primo: era una delle pi grandi  gioie
    e  benedizioni  della  sua  vita  vederlo libero e felice invece che a
    soffrire nella noia di un ambiente chiuso;  e  poi  (a  mo'  di  nuova
    conclusione  definitiva)  dichiar  che  nessuno  all'infuori  di  lei
    avrebbe mai potuto comprendere appieno quanto egli valesse.
    - E ora,  Trot,  - disse mia zia,  accarezzandomi il dorso della  mano
    mentre  sedevamo  come  al  solito  davanti  al  fuoco  - quando vai a
    Canterbury?
    - Cercher un cavallo e correr l domattina,  zia,  a meno che tu non
    voglia venire con me.
    - No!  - rispose mia zia con il suo modo conciso e brusco. - Ho deciso
    di rimanere dove mi trovo.
    Dissi che allora sarei andato a cavallo.  Quel giorno non avrei potuto
    attraversare Canterbury senza fermarmi,  se non fosse stato che andavo
    a trovare lei stessa, e nessun'altra persona al mondo.
    Grad le mie parole, ma disse: - Via, via,  Trot,  le mie vecchie ossa
    avrebbero  potuto  attendere fino a domani!  - e torn ad accarezzarmi
    affettuosamente la mano, mentre io stavo a contemplare pensosamente il
    fuoco.
    Ero infatti pensoso,  perch non potevo ricordare di trovarmi di nuovo
    tanto vicino ad Agnes, senza che mi si ravvivassero i rimpianti che da
    tempo mi occupavano la mente.  Ora potevano essere meno amari,  e solo
    tendenti a mostrarmi ci che avevo mancato di apprendere quando  avevo
    da  giovane  ancora intatta la vita davanti a me,  ma erano pur sempre
    veri rimpianti. Oh, Trot,  mi parve che mia zia mi tornasse a dire e
    che io la comprendessi meglio: Cieco, cieco, cieco!.
    Restammo  per  qualche momento in silenzio.  E quando alzai gli occhi,
    trovai che mi stava scrutando.  Aveva forse seguito il corso dei  miei
    pensieri, perch mi pareva che fosse ormai facile seguirlo, per quanto
    capriccioso fosse stato un tempo.
    - Troverai suo padre vecchio e con i capelli bianchi - disse mia zia -
    ma migliorato sotto ogni altro riguardo... addirittura redento. Vedrai
    che adesso non misura pi con il suo meschino righello ogni interesse,
    gioia e dolore umano.  Fidati di me,  figliolo, queste cose dovrebbero
    ridursi di un bel poco prima di poter essere misurate e  catalogate  a
    quel modo!
    - Proprio cos! - dissi.
    - Troverai lei - riprese mia zia - buona,  bella, laboriosa e generosa
    come  sempre stata.  Se sapessi come lodarla ancora di pi,  lo farei
    volentieri, Trot.
    Non esisteva a mio avviso una lode maggiore;  non vi era un rimprovero
    maggiore per me. Oh, come ero potuto rimanere tanto lontano!
    - Se insegner alle fanciulle che le stanno intorno a  diventare  come
    lei  -  disse mia zia che si appassionava all'argomento fino ad averne
    gli occhi pieni di lagrime - lo sa il cielo se la sua  vita  non  sar
    stata  bene  spesa!  Utile  e felice,  come disse quel giorno.  E come
    potrebbe mai essere se non utile e felice!
    - Agnes avr qualche...  - pi che pronunciare  queste  parole,  avevo
    pensato ad alta voce.
    - E allora? Quale cosa? - fece brusca mia zia.
    - Qualche innamorato - dissi.
    -  Una  ventina!  -  esclam  mia  zia  con  una  specie di orgogliosa
    indignazione.  - Mio caro,  da  quando  sei  partito,  avrebbe  potuto
    maritarsi venti volte!
    - Senza dubbio - dissi. - Senza dubbio. Ma vi  un vero innamorato che
    sia degno di lei? Agnes non pu abbassarsi.
    Mia  zia  rimase  per  un  po' a meditare con il mento appoggiato alla
    mano.  Poi sollev lentamente gli occhi fino a  incontrare  i  miei  e
    disse:
    - Ho il sospetto che abbia una segreta simpatia.
    - Fortunata? - dissi.
    -  Trot.  -  mi  rispose mia zia con voce grave - non ti so dire.  Non
    avrei avuto il  diritto  di  dirti  nemmeno  questo.  Non  mi  ha  mai
    confidato nulla, il mio  un semplice sospetto.
    Mi fissava con tale attenzione,  e anche con ansia (mi accorsi perfino
    che tremava),  che io intuii,  ora pi che mai,  che avesse seguito  i
    miei  ultimi  pensieri.  Raccolsi tutta la forza delle risoluzioni che
    avevo formulate nell'intimo durante tanti  giorni  e  tante  notti,  e
    tutti i tanti conflitti che avevo nel cuore.
    - Se cos fosse - dissi - e spero che sia...
    -  Io  non  so  come sia - m'interruppe brusca mia zia.  - Non ti devi
    lasciar guidare dai miei sospetti.  Devi tenerli segreti.  Forse  sono
    privi di importanza. Non ho alcun diritto di parlare.
    - Se cos fosse - ripetei - a suo tempo Agnes me lo direbbe.  Zia, una
    sorella alla quale ho confidato tanto,  non rifiuter di  prendermi  a
    suo confidente.
    Mia  zia distolse gli occhi dai miei con la stessa lentezza con cui me
    li aveva rivolti, poi se li coperse pensierosamente con la mano.  Poco
    dopo  mi  pos  l'altra mano sulla spalla,  e restammo cos entrambi a
    riguardare il passato senza dire pi nulla fin che  ci  separammo  per
    andare a riposare.
    Al mattino per tempo partii a cavallo verso i luoghi della mia vita di
    studente.  Non  posso dire che mi sentissi ancora veramente felice per
    la speranza che avevo di  riportare  una  vittoria  su  me  stesso,  e
    nemmeno per la prospettiva di rivedere presto il volto di lei.
    Percorsi  in  fretta la nota strada e mi ritrovai nelle vie tranquille
    dove ogni pietra era come uno dei miei  vecchi  testi  scolastici.  Mi
    avviai a piedi verso la vecchia casa, e subito me ne allontanai perch
    il  cuore  mi  doleva troppo.  Ritornai,  e quando nel passare guardai
    attraverso la finestra della stanza nella torre in cui avevo visto per
    la prima volta Heep e dove poi aveva lavorato il signor Micawber, vidi
    che adesso era un salottino,  che l'ufficio era scomparso.  Quanto  al
    resto,  per  la  nitidezza  e  l'ordine,  la  solida  vecchia casa era
    identica a come era stata al tempo della mia prima visita.  Alla nuova
    cameriera  che  mi  aperse chiesi di dire alla signorina Wickfield che
    era giunto un signore mandato a lei da parte di un  amico  all'estero;
    mi  condusse  su per quelle vecchie scale severe (avvertendomi di fare
    attenzione ai gradini  sconnessi  che  ricordavo  benissimo)  fino  al
    salotto  che  non  aveva  subto  alcun mutamento.  Erano ancora sugli
    scaffali i libri che Agnes e io avevamo letti insieme;  e lo scrittoio
    al quale avevo molte sere lavorato alle mie lezioni stava ancora nello
    stesso  angolo  dietro  la  tavola.  Erano  scomparsi  tutti i piccoli
    mutamenti introdotti dai due Heep,  e tutto era come  si  trovava  nei
    vecchi giorni felici.
    Mi avvicinai a una finestra,  e di l della via antica guardai le case
    di fronte come le avevo osservate nei piovosi pomeriggi quando  quella
    era  la  mia  dimora;  e ricordai come avevo fantasticato intorno alla
    gente che vi abitava e appariva a qualche finestra,  e  avevo  seguito
    con  lo  sguardo  le  persone  su  e  gi per le scale mentre le donne
    passavano sul marciapiede con il ticchettio delle suole di legno, e la
    pioggia noiosa cadeva di traverso,  e traboccando  dalle  grondaie  si
    riversava  sulla  via.  Vivissima  mi  ritorn l'impressione che avevo
    provato al crepuscolo di quelle sere di pioggia ogni volta che  vedevo
    passare  i mendicanti che entravano zoppicando in citt con i fardelli
    appesi a un bastone dietro le spalle,  e risentii come allora  l'odore
    della terra umida, delle foglie e dei cespugli inzuppati di pioggia, e
    la  sensazione  dello  stesso  vento  che  avevo  affrontato nella mia
    solitaria cavalcata.
    Trasalii nell'udire che si apriva il piccolo  uscio  nei  pannelli  di
    legno  di  una  parete,  mi  volsi.  I  suoi  bellissimi  occhi sereni
    incontrarono i miei mentre mi veniva incontro.  Si ferm,  si port la
    mano al cuore e io la serrai fra le braccia.
    - Agnes! carissima! Sono arrivato troppo all'improvviso?
    - No, no! Sono cos felice di vederti, Trotwood!
    - Agnes carissima, la felicit  tutta mia di rivederti.
    La stringevo sul cuore,  e per un momento restammo in silenzio. Poi ci
    sedemmo l'uno accanto all'altra,  e il suo volto angelico si rivolse a
    me con il benvenuto che da anni sognavo nel sonno e da sveglio.
    Era cos limpida,  era cos bella,  era cos buona...  Le dovevo tanta
    gratitudine,  mi era tanto cara,  che non trovavo parole per esprimere
    ci  che  sentivo.  Cercai  di benedirla e di ringraziarla,  cercai di
    dirle (come avevo fatto  pi  volte  nelle  lettere)  quale  influenza
    avesse  avuto  su di me,  ma furono vani tutti i miei sforzi.  Amore e
    gioia in me rimanevano muti.
    Con la sua ferma dolcezza essa calm la mia agitazione,  mi ricondusse
    al  tempo in cui ci eravamo separati;  mi parl di Emily che aveva pi
    volte visitata in segreto; mi parl con tenerezza della tomba di Dora.
    Con l'istinto  infallibile  del  suo  cuore  nobilissimo  tocc  tanto
    dolcemente e armoniosamente le corde della mia memoria,  che dentro di
    me nulla stridette;  riuscii a prestare ascolto alla musica  triste  e
    lontana  senza  desiderare  di chiudermi a nulla di quanto evocava.  E
    come sarebbe potuto accadere se in ogni  punto  vi  era  la  sua  cara
    presenza, la presenza dell'angelo buono della mia vita?
    - E tu, Agnes? - le chiesi. - Parlami di te. In tutto questo tempo non
    mi hai detto quasi mai nulla della tua vita.
    - Che cosa ti dovrei dire?  - mi rispose con il suo radioso sorriso. -
    Il babbo sta bene.  Ci trovi qui tranquilli nella nostra vecchia  casa
    che ci  stata restituita, non abbiamo pi ansie, e quando sai questo,
    Trot, sai gi tutto.
    - Tutto, Agnes? - dissi.
    Mi guard con un'ombra di fuggevole stupore.
    - Non vi  nient'altro, sorella mia? - insistetti.
    Era impallidita,  ora le guance le tornarono rosee,  e subito di nuovo
    pallide. Sorrise, e mi parve con una sfumatura di tristezza,  e scosse
    il capo.
    Avevo   cercato  di  condurla  sull'argomento  a  cui  mia  zia  aveva
    accennato,  perch per quanto doloroso mi sarebbe stato  ricevere  una
    tale confidenza, ero convinto di dover indurre il mio cuore inquieto a
    compiere verso di lei tutto il mio dovere.  Ma la vidi a disagio e non
    insistetti pi.
    - Agnes cara, hai molto da fare?
    - Per la mia scuola? - disse, tornando ad alzare lo sguardo che era di
    nuovo tranquillo.
    - S. E' una fatica, non  vero?
    - Una fatica tanto piacevole - rispose - che non ho quasi  il  diritto
    di chiamarla con questo nome.
    - Per te non vi  nulla che sia difficile - dissi.
    Di  nuovo arross e torn pallida,  e mentre chinava il capo le rividi
    quel suo sorriso triste.
    - Devi aspettare per vedere il  babbo  -  disse  con  voce  gaia  -  e
    passerai la giornata con noi,  non  vero?  Non vuoi restare a dormire
    nella tua camera? La chiamiamo sempre cos.
    Non avrei potuto farlo perch avevo promesso a mia zia di ritornare in
    serata,  ma sarei stato  felice  di  trascorrere  nella  sua  casa  la
    giornata.
    -  Ancora per un poco devo tornare ai miei obblighi,  Trotwood,  disse
    Agnes - ma ecco i vecchi libri, e la vecchia musica.
    - Ci sono qui anche i vecchi fiori  -  dissi  guardandomi  intorno-  o
    almeno dei fiori identici a quelli di allora.
    -  E'  stato un piacere per me - replic sorridendo Agnes - conservare
    per tutto il tempo della tua lontananza  ogni  cosa  come  si  trovava
    quando  eravamo bambini.  Perch mi pare che allora noi si fosse molto
    felici.
    - Lo sa il cielo se non eravamo davvero felici! - esclamai.
    - E mi ha tenuto compagnia ogni pi piccola cosa che mi  ricordava  il
    mio  caro fratello - disse Agnes,  rivolgendomi lo sguardo degli occhi
    leali e sereni.  - Anche queste - aggiunse,  indicandomi il  panierino
    delle chiavi che le pendeva in cintura - mi pare che cantino la stessa
    vecchia canzone!
    Torn a sorridere e usc dall'uscio dal quale era entrata.
    Avevo  il  dovere  di  conservare  con religiosa cura quell'affetto di
    sorella. Non mi rimaneva altro,  ed era tuttavia un tesoro.  Se avessi
    anche  una  sola volta scosso le fondamenta di tanta fiducia,  e della
    cara consuetudine in virt  della  quale  mi  veniva  donato,  l'avrei
    perduto per sempre.  Tenni ben saldo tale concetto di fronte a me. Pi
    io l'amavo e pi mi incombeva l'obbligo di non dimenticarmene mai.
    Tornai a passeggiare per le vie (e ancora una volta vidi il macellaio,
    mio antico avversario,  che ora faceva parte della guardia  civica,  e
    teneva  appeso  nella  bottega il bastone del comando,  giunsi fino al
    punto in cui  ci  eravamo  azzuffati);  mi  fermai  a  meditare  sulla
    signorina  Shepherd,  e  sulla maggiore delle signorine Larkins,  e su
    tutti i vani amori,  e sulle simpatie e antipatie di  quel  tempo:  mi
    parve  che nulla di allora fosse rimasto in vita all'infuori di Agnes;
    lei sola, altissima sopra di me, era una stella sempre pi lucente.
    Quando tornai, il signor Wickfield era ritornato a casa da un giardino
    che possedeva a circa un paio di miglia fuori citt, e in cui lavorava
    quasi ogni giorno.  Lo trovai come me l'aveva descritto  mia  zia.  Ci
    mettemmo a tavola con una mezza dozzina di bambine: lo vedevo come una
    pallida ombra del suo bel ritratto appeso alla parete.
    In  quella  casa  regnava ancora la pace tranquilla di un tempo sempre
    presente alla mia memoria.  Alla fine del pranzo,  siccome  il  signor
    Wickfield  non  beveva  pi,  e  io non desideravo bere vino,  salimmo
    insieme nel salotto, dove Agnes e le sue alunne cantarono e giocarono,
    poi si misero a lavorare.  Dopo avere preso il t  le  bambine  se  ne
    andarono, restammo soli noi tre a discorrere dei giorni lontani.
    - La mia parte in quei giorni - disse il signor Wickfield, scotendo la
    testa bianca - mi  motivo di molto rammarico... di profondo rammarico
    e di pentimento,  come tu ben sai,  Trotwood. Ma se anche potessi, non
    la vorrei cancellare.
    Vedendo il volto che gli stava accanto, gli credetti senza difficolt.
    - Con essa dovrei cancellare una tale somma di pazienza e di devozione
    - continu - di fedelt  e  di  purissimo  amore,  che  non  devo  mai
    dimenticare, nemmeno per generosit verso me stesso!
    -  La comprendo bene,  signore - gli dissi a bassa voce.  - Io pure ho
    tanto ammirato sempre quelle virt... le tengo in tanta venerazione.
    - Ma nessuno sa, non lo sai nemmeno tu - replic - quanto ha fatto per
    me, quanto ha sofferto, quanto ha lottato la mia diletta Agnes!
    Gli aveva posato la mano sul braccio con  gesto  supplichevole  perch
    tacesse, ed era pallidissima.
    -  Bene,  bene!  -  egli disse con un sospiro,  abbandonando allora mi
    parve, l'argomento di qualche dolore che essa aveva subto,  o avrebbe
    dovuto sopportare,  riguardo a ci che mi aveva detto mia zia. - Ecco,
    Trotwood,  non ti ho mai parlato della sua mamma.  Nessuno ti ha detto
    nulla di lei?
    - Mai, signore!
    -  Non  molto...  sebbene sia stata davvero grande la sofferenza.  Mi
    spos contro la volont del padre, ed egli la rinneg. Lo preg che le
    perdonasse prima che venisse alla luce la mia Agnes. Era un uomo molto
    duro, sua moglie era morta da tempo. La respinse. Lei ne ebbe il cuore
    spezzato.
    Agnes gli si appoggi contro la spalla,  gli cinse con il  braccio  il
    collo.
    -  Aveva  il cuore affettuoso e tenero - disse il signor Wickfield - e
    la ripulsa glielo infranse.  Conoscevo bene la sua naturale tenerezza.
    La conoscevo pi di chiunque altro.  Mi amava intensamente,  ma non fu
    mai felice.  Nell'intimo quell'angoscia non cessava di tormentarla,  e
    trovandosi  di  salute  delicata  e  con  lo spirito depresso al tempo
    dell'ultima  ripulsa  del  padre...   perch   non   era   la   prima,
    tutt'altro...  deper fino a morirne.  Mi lasciava Agnes,  nata da due
    settimane, e con i capelli grigi che ricorderai di avermi visti quando
    arrivasti da noi.
    Baci Agnes sulla guancia.
    - Il mio amore per la mia cara bambina fu un amore malato,  ma  allora
    il mio spirito non era sano. Su questo argomento non aggiunger altro.
    Non voglio parlare di me,  Trotwood,  ma di sua madre e di lei stessa.
    Se ti do la chiave di ci che sono,  o di ci che  ero,  so  bene  che
    scoprirai l'intera verit. Non occorre ti dica che cosa sia Agnes. Nel
    suo  carattere ho gi letto qualche tratto delle vicende di sua madre;
    e perci te ne ho parlato stasera, mentre ci troviamo di nuovo tutti e
    tre insieme dopo tanti grandi mutamenti. Ti ho detto tutto.
    Chin la testa,  e mi parve che ne fosse accresciuto il  significativo
    valore  del  volto  d'angelo di lei e della sua devozione filiale.  Se
    avessi voluto scegliere un punto  su  cui  incentrare  il  ricordo  di
    quella sera e della nostra riunione, l'avrei trovato in questo.
    Poco  dopo  Agnes si distacc dolcemente dal padre,  si avvicin senza
    fare rumore al pianoforte e prese a sonare una delle  vecchie  melodie
    che gi tante volte avevamo ascoltate in quella stanza.
    -  Hai  intenzione  di ripartire?  - mi chiese Agnes,  mentre stavo in
    piedi vicino a lei.
    - Quale risposta d mia sorella a questa domanda?
    - Spero di no.
    - E allora, Agnes, non ho intenzione di tornare a partire.
    - Dato che me lo chiedi,  Trotwood,  - disse con voce piana - dir che
    non ti conviene partire.  La tua reputazione aumenta, e il successo ti
    d la possibilit di migliorare ancora;  e se   vero  che  io  potrei
    sopportare  la  lontananza di mio fratello - disse questo fissandomi -
    forse a te ne deriverebbe un danno.
    - Sei tu, Agnes, che hai fatto di me quello che sono. Devi saperlo pi
    di chiunque altri al mondo.
    - Io, ti ho fatto, Trotwood?
    - S,  mia carissima Agnes!  - esclamai chinandomi su  di  lei.  -  Da
    quando  ci  siamo  incontrati,  oggi  non  ho  fatto se non cercare di
    dirtelo. Ricordi, Agnes, quando sei entrata nel salottino della nostra
    casa... eri appena scesa, e mi indicasti il cielo?
    - Oh, Trotwood!  - mi rispose con gli occhi colmi di lagrime.  - Tanto
    innamorata,   cos  fiduciosa,   e  tanto  giovane!  Come  potrei  mai
    dimenticare?
    - Tante volte l'ho pensato da allora,  sorella mia,  che  per  me  sei
    stata sempre come in quel momento. Sempre pronta a indicarmi il cielo,
    Agnes;  sempre  disposta  a guidarmi per il mio miglioramento,  sempre
    intenta a dirigermi verso le cose pi alte!
    Si limit a scuotere il capo,  le vidi attraverso le lagrime quel  suo
    calmo, triste sorriso.
    - E te ne sono tanto grato,  Agnes, e mi sento per questo tanto legato
    a te, che non so dare un nome all'affetto che ho in cuore.  Voglio che
    tu  sappia,  anche se non so come dirtelo,  che in tutta la vita io ti
    vedr sempre tanto in alto,  e avr il desiderio di essere guidato  da
    te,  come  mi  guidasti nel tempo buio che  ormai passato.  Qualunque
    cosa accadr,  qualunque nuovo legame tu possa  stringere,  quali  che
    siano  i mutamenti che avverranno fra noi,  io ti vedr sempre come la
    mia angelica guida,  e ti amer come adesso e come ti ho sempre amata.
    Sarai sempre per me il mio conforto e la mia gioia. Sorella carissima,
    fin  che  avr  vita,  io  ti avr sempre davanti agli occhi mentre mi
    indichi il cielo!
    Mise la mano nella mia e mi disse che si sentiva  fiera  di  me  e  di
    quanto  le  dicevo,  bench  la  stessi  lodando ben al di l dei suoi
    meriti.  Poi riprese a sonare in sordina,  ma senza staccare gli occhi
    da me.
    -  Sai,  Agnes,  ci  che  ho  appreso  oggi  - dissi - mi pare faccia
    stranamente parte del sentimento che ho avuto per te fin  dalla  prima
    volta  in cui ti vidi...  e poi quando mi stavi vicina nei miei giorni
    di scolaretto disordinato.
    - Sapevi che avevo perduto mia madre - rispose con un sorriso -  e  mi
    hai subito voluto bene.
    - Non questo soltanto,  Agnes,  ma compresi, come se avessi gi saputo
    tutto di te,  che ti aleggiava  intorno  qualcosa  di  misteriosamente
    buono e dolce;  qualcosa che in un'altra persona avrebbe potuto essere
    triste (come soltanto adesso  posso  comprendere  debba  essere  nella
    realt) ma che in te non era tale.
    Seguitava a sonare pianissimo, sempre fissandomi.
    - Riderai delle mie fantasie, Agnes?
    - No!
    -  Nemmeno  se  ti  dir che sinceramente credo di avere pensato anche
    allora  che  tu  puoi  rimanere  affezionata  con  fedelt  nonostante
    qualunque scoraggiamento,  e non cessare mai di essere cos fino a che
    cessi la tua vita?... Riderai di questo mio sogno?
    - Oh, no! No!
    Per un attimo l'ombra di un turbamento le cal  sul  volto,  ma  potei
    appena trasalire,  ed era scomparsa;  seguitava a sonare e a guardarmi
    con il suo tranquillo sorriso.
    Mentre ritornavo a cavallo in quella notte solitaria,  e il  vento  mi
    avvolgeva come una inquieta memoria, riflettei su tutto, e mi venne il
    timore che non fosse felice.  Io non ero certo felice,  ma fino a quel
    momento avevo tenuto fede alla  decisione  di  porre  un  sigillo  sul
    passato, e di pensare a lei solo nell'atto di indicarmi il cielo, quel
    cielo  in  cui per il mistero dell'al di l avrei ancora potuto amarla
    di un amore ignoto sulla terra,  e dirle come  avessi  dovuto  lottare
    dentro di me quando l'amavo qui sulla terra.


















    61 - MI PRESENTANO DUE INTERESSANTI PENITENTI.

    Per  un  po',  in ogni caso fino al termine del mio nuovo libro,  cio
    dopo un impegno di alcuni mesi, avrei alloggiato a Dover da mia zia, e
    appunto l ripresi in pace a lavorare di fronte  alla  finestra  dalla
    quale  ero rimasto a contemplare la luna sul mare quando avevo trovato
    per la prima volta ospitalit sotto quel tetto.
    Intendo tener fede al proposito di parlare della mia  opera  narrativa
    soltanto  nel  caso  che incidentalmente essa s'intrecci con la storia
    della mia vita,  quindi non mi addentrer  nelle  aspirazioni,  gioie,
    ansie,  o  nei  trionfi  di  essa.  Ho gi detto di essermi dedicato a
    quest'arte con tutte  le  mie  forze  pi  autentiche,  e  che  vi  ho
    riversato  ogni  energia dello spirito.  Se avranno qualche merito,  i
    libri che avr scritti basteranno per dire anche il resto.  Se non  ne
    avranno,  vorr dire che lo scopo da me raggiunto sar ben meschino, e
    quindi il resto non avr alcun interesse.
    Mi recavo di tanto in tanto a Londra,  sia per  immergermi  in  quella
    vita  turbinosa,  sia  per  consultarmi con Traddles intorno a qualche
    argomento.  Durante la mia permanenza all'estero egli si era  occupato
    dei  miei  affari,  e  per  effetto  del  suo buon senso adesso la mia
    situazione finanziaria era ottima.  Dato  poi  che  la  mia  notoriet
    cominciava ad attirare su di me una quantit enorme di missive scritte
    da  gente sconosciuta,  e che di solito non avevano alcuna importanza,
    ma  che  talvolta  mi  rendevano  difficile  compilare  una  risposta,
    d'accordo  con Traddles feci mettere anche il mio nome sulla porta del
    suo ufficio.  E l il diligente  portalettere  della  zona  recapitava
    sacchi  di  lettere  a me indirizzate,  e appunto l di tanto in tanto
    faticavo a  esaminarle  come  un  vero  ministro  dell'interno,  privo
    tuttavia del relativo stipendio.
    Fra  la  corrispondenza  si  trovava  talvolta  la  cortese  richiesta
    rivoltami da uno dei tanti mestieranti sempre in caccia di affari  nei
    pressi  dei  Commons  che gli permettessi di esercitare in mio nome la
    professione legale (nel caso avessi mosso i  passi  necessari  che  mi
    rimanevano per avere il titolo di procuratore) contro il versamento di
    una  percentuale  sui  profitti.  Ma  declinai  sempre  tali proposte,
    sapendo benissimo che gi esistevano moltissimi falsi uffici  di  quel
    genere, e giudicando i Commons un'istituzione abbastanza cattiva anche
    senza il mio contributo per renderla ancora peggiore.
    Quando  il  mio  nome  fior sulla porta dello studio di Traddles,  le
    ragazze erano gi ritornate a casa, e il ragazzo furbo sfoggiava dalla
    mattina alla sera l'aria di non avere mai sentito parlare di Sophy, la
    quale rimaneva rinchiusa  e  tutta  assidua  ai  suoi  lavori  in  una
    stanzetta  che  dava su di una fuligginosa striscia di giardino con al
    centro una pompa.  La trovavo sempre l con il  suo  aspetto  di  gaia
    massaia, e spesso, se non si sentiva sulle scale alcun rumore di passi
    forestieri, intenta a cantare sottovoce le sue melodie del Devonshire,
    le  quali  rallegravano  il  ragazzo  furbo  seduto  nel suo angolo di
    lavoro.
    Mi ero chiesto perch trovassi tante volte Sophy occupata  a  scrivere
    in  un  quaderno,  che  al vedermi richiudeva in fretta e riponeva nel
    cassetto del tavolino. Ma presto mi venne svelato il mistero.
    Un giorno Tom (appena tornato dal tribunale sotto un gelido nevischio)
    tolse dallo scrittoio un foglio  e  mi  chiese  come  trovassi  quella
    calligrafia.
    - Oh,  no,  Tom! - grid Sophy, che gli stava riscaldando le pantofole
    davanti al fuoco.
    - Mia cara!  - replic Tom raggiante.  - Perch no?  Tu che  ne  dici,
    Copperfield, di questa calligrafia?
    - E' perfettamente legale e formale - risposi.  - Non ho mai visto una
    mano cos ferma e dura.
    - Non rassomiglia  a  una  grafia  femminile,  non    vero?  -  disse
    Traddles.
    - Femminile! - esclamai. - Pi facile paragonare calce e mattoni a una
    mano di donna di quanto vi faccia pensare questa!
    Felicissimo,  Traddles  scoppi  in  una risata e m'inform che era la
    calligrafia di Sophy;  che Sophy aveva dichiarato e  giurato  che  ben
    presto egli avrebbe avuto bisogno di uno scrivano, e che lei stessa si
    sarebbe  occupata  di  fare  le  copie dei documenti;  aveva raggiunto
    quella abilit imitando un modello, ed era in grado di riempire non so
    pi quanti fogli protocollo in un'ora.  Sophy si mostr molto  confusa
    quando  io  fui  messo al corrente del fatto,  e disse che Tom sarebbe
    stato  poi  contrario  a  lodarla  pubblicamente  quando  fosse  stato
    nominato  giudice:  la qual cosa Tom si affrett a negare,  affermando
    che in qualunque circostanza sarebbe andato fiero di quella scrittura.
    - Quale deliziosa e ottima sposa    la  tua,  mio  caro  Traddles!  -
    esclamai quando ella fu uscita ridendo dalla stanza.
    - Mio caro Copperfield, - mi rispose Traddles -  senza alcuna riserva
    la pi cara ragazza della terra! Sapessi come tiene queste stanze, con
    quale puntualit,  sapienza domestica, economia e senso dell'ordine; e
    poi com' allegra, Copperfield!
    - Hai davvero ogni ragione  per  lodarla!  -  dissi.  -  Sei  un  uomo
    fortunato,  e credo senz'altro che riusciate a essere personalmente, e
    a rendervi scambievolmente due delle persone pi felici della terra.
    - E' vero che siamo due persone felici - replic Traddles;  -  questo,
    in  ogni  caso,   mi  sento  di  ammetterlo.   Che  Dio  mi  benedica,
    Copperfield, se qualche volta non riesco addirittura a credere ai miei
    occhi,  quando in queste mattine  buie  la  vedo  alzarsi  a  lume  di
    candela,  sistemare  ogni  cosa per la giornata,  uscire per andare al
    mercato prima che arrivino all'Inn  gli  impiegati,  senza  badare  al
    tempo cattivo o pessimo, e poi combinare i pi deliziosi pranzetti con
    le  pi  semplici  materie  prime,  fare  pasticci  e  budini,  sempre
    perfettamente in ordine ed elegante,  e poi magari stare alzata con me
    la  sera  fino  a tardi,  sempre di buon umore e piena di speranza,  e
    sempre dedicata a me!
    Infilando le pantofole  che  la  moglie  aveva  riscaldate  al  fuoco,
    dimostr  perfino  a quelle il suo grato affetto,  e tutto soddisfatto
    allung i piedi sul parafuoco.
    - Ti assicuro che a volte non ci posso credere - disse Traddles.  -  E
    poi  come  ci  divertiamo!   Povero  me,  sono  svaghi  economici,  ma
    fantastici! Quando la sera ci troviamo qui soli,  e chiudiamo la porta
    esterna  e  tiriamo  le tende...  che ha cucite lei stessa...  dove ci
    potremmo trovare meglio?  Quando fa bel tempo,  la sera usciamo a fare
    una  passeggiata  e  le  strade ci divertono moltissimo.  Guardiamo le
    vetrine scintillanti dei gioiellieri;  e indico a Sophy quali serpenti
    con  gli  occhi  di  brillanti  arrotolati sui loro monticelli di raso
    bianco le regalerei se ne avessi i mezzi;  e  Sophy  mi  indica  quale
    degli  orologi  d'oro a doppia cassa e ornati come gioielli stampati a
    macchina e forniti di scappamento a leva orizzontale,  e  tante  altre
    cose acquisterebbe per me se ne avesse i mezzi; e scegliamo insieme le
    posate  d'argento comuni,  poi quelle per il pesce,  i coltelli per il
    burro,  le mollette per lo zucchero che ci piacerebbe di pi scegliere
    avendo la possibilit di comperarli, e ce ne andiamo con l'impressione
    di avere gi tutto!  Poi andiamo per le piazze e le vie centrali, e se
    vediamo una casa da affittare a volte la visitiamo e ci  chiediamo  se
    sarebbe  adatta  nel  caso  fossi  nominato  giudice.  E  assegniamo i
    locali... questa camera a noi, e quelle alle ragazze, e cos via, fino
    a decidere con piena soddisfazione che andrebbe bene,  oppure no,  che
    non farebbe per noi secondo il caso. Qualche volta andiamo a teatro in
    platea  con  biglietti  a  prezzo ridotto (data la spesa,  a parer mio
    costa poco anche l'odore che c'),  e ci  divertiamo  moltissimo  alla
    rappresentazione: Sophy crede sia tutto vero,  parola per parola, e ci
    credo anch'io.  Di ritorno a casa,  magari comperiamo qualche  piccola
    cosa  da  mangiare  in  una  rosticceria,  o  una piccola aragosta dal
    pescivendolo,  e poi combiniamo una splendida cenetta qui  a  casa,  e
    parliamo di quello che abbiamo visto. Senti un po' Copperfield, io non
    credo che potremmo fare tutto questo se io fossi Lord Cancelliere!
    Qualunque carica tu avessi,  mio caro Traddles, tu riusciresti a fare
    qualche cosa di buono e di piacevole pensai,  e dissi ad alta voce: -
    Immagino che adesso non disegnerai pi i tuoi scheletri, non e vero?
    Traddles arross e rispose ridendo: - Mio caro Copperfield,  non posso
    dire di non farne davvero pi. L'altro giorno,  trovandomi nell'ultima
    fila  delle  poltrone al King's Bench con una penna in mano,  mi pass
    per  la  mente  di  cercare   di   scoprire   se   avessi   conservato
    quell'abilit.  E  cos,  ho paura di avere lasciato una scheletro con
    tanto di parrucca sull'orlo del tavolo.
    Ridemmo entrambi di gusto, poi Traddles si fece serio,  fiss il fuoco
    con la sua mite benevolenza ed esclam: - Quel vecchio Creakle!
    - Ho qui appunto una lettera di quel vecchio...  briccone - dissi, non
    essendo affatto disposto a  perdonargli  i  maltrattamenti  che  aveva
    inflitti  a  Traddles,  men  che  mai nel vedere Traddles da parte sua
    tanto ben disposto a perdonargli.
    - Una lettera del direttore Creakle? - esclam Traddles. - Ma davvero!
    - Fra le persone che si sentono attirate dalla mia fortuna e dalla mia
    crescente fama -  dissi,  sfogliando  le  lettere  ricevute  -  e  che
    scoprono  di avermi sempre voluto molto bene,  vi  lo stesso Creakle.
    Non  pi direttore di  scuola,    andato  in  pensione.  Ora  fa  il
    magistrato nella contea del Middlesex.
    Avrei pensato che la notizia dovesse meravigliare Traddles,  ma non fu
    cos.
    - E come immagini  sia  diventato  magistrato  nel  Middlesex?  -  gli
    domandai.
    -  Oh,  povero  me!  -  esclam  Traddles.  - Troverei molto difficile
    rispondere a questa domanda.  Pu darsi che abbia votato per qualcuno,
    o abbia prestato a qualcuno del denaro,  o si sia adoperato in qualche
    altro modo, o abbia comprato qualcosa da qualcuno,  o abbia trafficato
    per  un  amico  di  qualcun altro,  il quale abbia indotto le autorit
    della contea a farlo entrare fra i commissari del carcere.
    - Comunque sia - dissi - nella commissione  si  trova  davvero,  e  mi
    scrive che sarebbe lieto di mostrarmi come funziona in pratica l'unico
    autentico  sistema  capace  di  mantenere la disciplina nelle carceri;
    l'unica infallibile maniera di trasformare i carcerati in convertiti e
    penitenti sinceri e duraturi... la quale, come sa bene, consiste nella
    segregazione cellulare. Tu che ne dici?
    - Di questo sistema? - chiese Traddles con l'aria grave.
    - No. Che ne dici se accettassi l'invito e tu venissi con me?
    - Non ho nulla in contrario - mi rispose Traddles.
    - Allora gli risponder  di  s.  Ricordi  (per  non  parlare  d  come
    trattava noi) che questo Creakle aveva scacciato di casa il figlio,  e
    quale vita faceva condurre alla moglie e alla figlia?
    - Ricordo perfettamente - rispose Traddles.
    - E tuttavia,  se leggerai questa sua lettera,  scoprirai che verso  i
    carcerati colpevoli di ogni peggior reato egli si comporta come il pi
    tenero  degli  uomini  -  dissi  -  anche se non mi risulta che la sua
    tenerezza si manifesti nei confronti di alcuna altra classe di  esseri
    creati.
    Traddles  non  se ne stup,  si limit a stringersi nelle spalle.  Non
    avevo previsto che si meravigliasse,  e non ne fui stupito io  stesso,
    altrimenti  le  mie  osservazioni  sull'argomento  sarebbero state pi
    sostanziose.  Dunque fissammo la data per la nostra visita,  e la sera
    stessa ne scrissi al signor Creakle.
    Il  giorno stabilito (ritengo che fosse il giorno seguente,  ma non ha
    importanza accertarlo) Traddles e io ci recammo nella  prigione  della
    quale  il  signor  Creakle  rappresentava la massima autorit.  Era un
    edificio  enorme  e  solido,  costruito  senza  economia.   Mentre  ci
    avvicinavamo  al  cancello,  non  potei  tralasciare  di  pensare alle
    proteste che si sarebbero levate dal paese se  qualche  illuso  avesse
    proposto  di  spendere  la  met della somma spesa per il carcere allo
    scopo di fondare un istituto industriale per i giovani,  o una casa di
    riposo per anziani onesti.
    In un ufficio che si sarebbe potuto trovare al pianterreno della Torre
    di Babele, tanto era massiccio, fummo ammessi alla presenza del nostro
    vecchio direttore di collegio; si trovava in un gruppo composto di due
    o  tre  magistrati  indaffaratissimi e di alcuni visitatori portati da
    loro.  Mi ricevette come un maestro  che  negli  anni  lontani  avesse
    forgiato  la  mia  mente,  e  che  mi  avesse  sempre amato con grande
    tenerezza.  Quando a mia  volta  gli  presentai  Traddles,  il  signor
    Creakle  manifest  allo  stesso  modo,  sebbene in misura minore,  di
    essere sempre stato anche  per  Traddles  la  guida,  il  consigliere,
    l'amico.  Quel  nostro  venerabile maestro era molto invecchiato e per
    nulla migliorato nell'aspetto. Aveva la carnagione pi che mai accesa,
    gli occhi pi piccoli e infossati che mai.  I pochi  capelli  lisci  e
    grigi  che  ricordavo di avergli visti erano ormai quasi scomparsi,  e
    cos allo scoperto le grosse vene del suo cranio erano tutt'altro  che
    belle da vedere.
    Segu  un  po' di conversazione,  e dalle parole di quei signori avrei
    potuto dedurre che nulla in tutto il mondo fosse da tenere  in  alcuna
    considerazione,  all'infuori  del supremo benessere dei carcerati,  da
    raggiungere a qualunque prezzo,  e che nient'altro si  sarebbe  dovuto
    compiere  fuori  dei  cancelli  della prigione;  quindi ebbe inizio la
    visita.  Era l'ora di pranzo e in primo  luogo  andammo  nella  grande
    cucina  dove  si  stava preparando per ogni singolo carcerato il pasto
    che gli sarebbe stato portato nella  cella  con  la  regolarit  e  la
    precisione di un movimento a orologeria.  Dissi in disparte a Traddles
    se era possibile che non venisse in  mente  a  nessuno  di  notare  lo
    stridente  contrasto  fra  quei pasti abbondanti e di ottima qualit e
    quelli, non diciamo degli indigenti, ma di soldati,  marinai,  operai,
    insomma  della  maggioranza  della comunit onesta e laboriosa,  nella
    quale nemmeno un uomo su cinquecento era  mai  in  grado  di  nutrirsi
    altrettanto  bene.  Appresi  invece  che  il sistema esigeva un alto
    livello di vita,  e per finire in fretta di  parlare  intorno  a  quel
    sistema  dir  che  trovai come su quell'argomento e su ogni altro il
    sistema eliminava tutti i dubbi e metteva  da  parte  ogni  anomalia.
    Pareva  che  nessuno  avesse la minima idea che si potesse prendere in
    considerazione alcun sistema all'infuori di quel preciso sistema.
    Mentre percorrevamo alcuni splendidi corridoi chiesi al signor Creakle
    e ai suoi amici quale si supponeva fosse il  principale  vantaggio  di
    tale  universale,  onnipotente sistema.  Scopersi che sarebbe stato il
    fatto del perfetto isolamento dei carcerati,  cos che nessuno di essi
    sapesse  nulla  degli altri,  il che avrebbe prodotto in tutti un sano
    stato mentale capace di  condurre  a  una  sincera  contrizione  e  al
    pentimento.
    Quando cominciammo a visitare i singoli nelle loro celle,  a camminare
    lungo i corridoi nei  quali  tali  celle  si  aprivano,  e  mentre  ci
    spiegavano il percorso verso la cappella e cos via, mi venne in mente
    che  i  carcerati  potessero  invece  giungere  a  un  buon livello di
    conoscenza fra loro,  e alla  organizzazione  di  rapporti  abbastanza
    regolari.  Mi  pare  che  nel momento in cui scrivo sia stata scoperta
    essere questa la realt, ma siccome allora sarebbe stato un insulto al
    sistema accennarvi, fosse pure col beneficio del dubbio,  mi accinsi a
    scovare quanto meglio potevo i segni del pentimento.
    E  anche  qui  i  miei  dubbi  furono parecchi.  Vidi che prevaleva il
    costume di una forma di pentimento non meno vana e inumana delle forme
    dei manichini che nelle vetrine dei  sarti  servono  per  sostegno  di
    giubbe  e panciotti.  M'imbattei in numerose professioni di pentimento
    molto simili tra loro nella sostanza e ben  poco  diversificate  nelle
    parole,  il  che  mi  parve estremamente sospetto.  Trovai molte volpi
    pronte a disprezzare la vite che non erano in grado di raggiungere; ma
    trovai pochissime volpi  che  mi  sarei  fidato  di  lasciare  a  poca
    distanza  da un grappolo d'uva.  Soprattutto vidi che quanti parlavano
    con maggiore eloquenza del  proprio  pentimento  attiravano  anche  il
    maggiore  interesse,  e  che  in  essi presunzione,  vanit,  mania di
    grandezza e tendenza all'inganno  (che  molti  possedevano  in  misura
    quasi  incredibile,   come  dimostravano  le  loro  diverse  carriere)
    servivano di stimolo alle dichiarazioni di pentimento,  le  quali  non
    mancavano di recare loro vantaggi.
    Tuttavia sentii parlare un tal numero di volte,  durante i nostri giri
    per il carcere,  di un certo Numero Ventisette,  che era il migliore e
    risultava  effettivamente un carcerato modello,  che risolvetti di non
    formulare  il  mio  giudizio  definitivo  prima   di   vedere   questo
    Ventisette.  Appresi  che  anche  il  Ventotto era una stella di prima
    grandezza,  ma la sua disgrazia era di trovarsi la gloria  leggermente
    offuscata  dallo straordinario splendore del Ventisette.  Sentii tanto
    parlare del  Ventisette  e  dei  suoi  pii  ammonimenti  a  quanti  lo
    avvicinassero, e delle bellissime lettere che scriveva alla madre (che
    egli  pareva  ritenere  fosse  su  una cattiva strada),  che finii per
    essere addirittura ansioso di vederlo.
    Dovetti trattenere un po' di tempo l'impazienza perch  il  Ventisette
    ci  veniva  riservato  per l'effetto finale.  Ma giungemmo infine alla
    porta della sua cella, e il signor Creakle,  affacciandosi all'interno
    attraverso  uno  spioncino  dichiar in preda alla massima ammirazione
    che l'uomo stava leggendo un volume di inni sacri.
    Vi fu immediatamente un tale affollarsi di teste ansiose di vedere  il
    Numero  Ventisette  intento  alla  lettura  degli  inni sacri,  che lo
    spioncino rimase bloccato da sei o sette curiosi. Per rimediare a tale
    inconveniente  e  permetterci  di  conversare   apertamente   con   il
    Ventisette,  il  signor  Creakle ordin che la porta della cella fosse
    aperta e che il Ventisette venisse  fatto  uscire  nel  corridoio.  Si
    ubbid  all'ordine,  e nel riformato numero Ventisette quale non fu lo
    stupore di Traddles e mio nel dover riconoscere nient'altri che  Uriah
    Heep!
    Egli ci riconobbe subito, e appena fuori, contorcendosi come al solito
    ci rivolse la parola, dicendo:
    - Come sta, signor Copperfield? Come sta, signor Traddles?
    Il  saluto  suscit  l'ammirazione  generale.  Credo che tutti fossero
    rimasti colpiti dal fatto che l'uomo non era superbo e si era  degnato
    di notarci.
    - Ebbene,  Ventisette, - disse il signor Creakle, ammirandolo con tono
    di tristezza - come vi sentite oggi?
    - Io sono molto umile, signore! - gli rispose Uriah Heep.
    - Siete sempre lo stesso, Ventisette - gli disse il signor Creakle.
    Qui  un  altro  gli  chiese  con  accentuata  sollecitudine:  -  Siete
    abbastanza comodo?
    - S,  grazie,  signore! - disse Uriah Heep, volgendosi verso dove gli
    era giunta la voce.  - Mi sento molto pi comodo qui di quanto sia mai
    stato  fuori.  Ora  vedo  le mie follie,  signore.  Ecco ci che mi fa
    sentire comodo.
    Vari  signori  furono  molto  commossi,   e  un  terzo   interrogante,
    spingendosi in prima fila, chiese con molto sentimento: - Come trovate
    il manzo?
    - Grazie, signore, - disse Uriah, gettando un'occhiata nella direzione
    da cui gli veniva la nuova voce - ieri era pi tignoso di quanto avrei
    desiderato,  ma    mio  dovere sopportare.  Ho commesso delle follie,
    signori,  - disse Uriah,  guardandosi intorno con un mite sorriso -  e
    devo subirne le conseguenze senza lamentarmi.
    Quando  si  fu  spento  il  mormorio  in  parte  di  compiacimento per
    l'angelico  stato  mentale  del  numero  Ventisette,  e  in  parte  di
    indignazione  contro  il  fornitore  che  gli  aveva  dato  motivo  di
    lamentela (il signor Creakle prese subito nota),  il Ventisette rimase
    l di fronte al nostro gruppo come se si sentisse l'oggetto di maggior
    valore in un museo ricco di oggetti preziosi. Affinch noi, i neofiti,
    fossimo tutti investiti da una pienezza di luce ancora maggiore, venne
    dato l'ordine che fosse fatto uscire il Ventotto.
    Mi  ero  gi  tanto  stupito,  che provai solo una sorta di rassegnato
    sbigottimento vedendo uscire nel corridoio il signor Littimer  intento
    alla lettura di un buon libro!
    -  Ventotto,  -  gli disse un signore con gli occhiali,  che non aveva
    ancora parlato - la settimana scorsa, mio caro amico, lei si lamentava
    del cacao. In seguito come l'ha trovato?
    - La ringrazio molto,  signore,  - disse il signor Littimer -  l'hanno
    preparato  un  po'  meglio.  Se potessi prendermi la libert di dirlo,
    signore, ecco, direi che il latte usato non sia del tutto genuino;  ma
    mi rendo conto, signore, che a Londra vi sia molto latte adulterato, e
    che sia difficile trovare del latte allo stato puro.
    Mi  parve  che il signore con gli occhiali volesse porre in risalto il
    suo Ventotto contro il Ventisette del signor Creakle,  perch entrambi
    insistettero nell'interrogatorio del loro particolare protetto.
    - Lei,  Ventotto,  come si sente di spirito?  - chiese l'interrogatore
    con gli occhiali.
    - Grazie, signore - rispose il signor Littimer. - Ora,  signore,  vedo
    le  mie  follie.  Mi sento molto turbato,  signore,  quando penso alle
    colpe del  mio  vecchio  compagno,  ma  confido  che  possano  trovare
    perdono.
    -  E  lei   proprio contento?  - disse l'interrogante con un cenno di
    incoraggiamento.
    - Perfettamente contento, signore, e le sono molto obbligato - rispose
    il signor Littimer.
    - Adesso non le pesa pi nulla sulla mente? - chiese l'interrogante. -
    Dica pure, Ventotto.
    - Signore,  - disse il signor Littimer senza sollevare lo sguardo - se
    gli  occhi non mi hanno ingannato,  devo dire che vi  qui presente un
    signore che mi conosceva durante la mia vita passata.  Potr risultare
    utile  a  questo  signore  sapere che attribuisco tutte le mie passate
    follie al fatto di avere condotto una vita spensierata al servizio  di
    uomini  giovani,  e  di  essermi permesso di venire condotto da loro a
    commettere delle debolezze senza avere la forza di  resistere.  Spero,
    signore,  che questo gentiluomo si tenga per avvisato,  signore, e non
    si offenda per la libert che mi sono preso.  Lo dico per il suo bene.
    Io  riconosco  le mie passate follie.  Spero che egli si penta di ogni
    malvagit e colpa a cui ha partecipato.
    Notai che vari signori si coprivano con una mano  gli  occhi  come  se
    fossero appena entrati in una chiesa.
    - Ventotto,  questo le fa onore - fu il commento dell'interrogante.  -
    Da lei non mi sarei atteso nulla di diverso. Vuole dire qualcos'altro?
    - Signore, - gli rispose il signor Littimer,  sollevando leggermente i
    sopraccigli, ma non gli occhi - vi era una giovane che s'era messa per
    una cattiva strada, e io cercai di salvarla, signore, ma non mi riusc
    di  redimerla.  Prego questo signore,  nel caso gli sia possibile,  di
    informare da parte mia  quella  giovane  che  le  perdono  di  essersi
    comportata  male verso di me,  e che la invito a pentirsi...  se vorr
    essere tanto gentile di farlo.
    - Ventotto,  sono sicurissimo - gli rispose l'interrogante  -  che  il
    signore a cui si riferisce si sentir profondamente commosso,  come ci
    dobbiamo sentire tutti, per ci che lei ha detto con tanta precisione.
    Non la vogliamo pi trattenere.
    - La ringrazio, signore! - disse il signor Littimer. - Signori, auguro
    loro una  buona  giornata,  e  spero  che  loro  e  le  loro  famiglie
    riconosceranno i peccati commessi e si pentiranno!
    Dopo  di  che il numero Ventotto si ritir,  non senza avere scambiato
    una  occhiata  con  Uriah,  come  se  vi  fosse  tra  loro  una  certa
    dimestichezza,  grazie a chiss quale mezzo di comunicazione, e mentre
    la porta si chiudeva alle sue spalle,  si lev nel  nostro  gruppo  un
    mormorio,  erano  tutti  d'accordo  che  fosse  un  uomo perfettamente
    rispettabile e rappresentasse un caso molto bello.
    - E ora,  Ventisette,  - disse il signor Creakle,  avendo il proscenio
    libero  per  un duetto con il suo uomo - si pu fare qualcosa per voi?
    Dite pure.
    - Signore, - gli rispose Uriah con uno scatto della testa maligna - le
    vorrei chiedere umilmente il permesso di  tornare  a  scrivere  a  mia
    madre.
    - Il permesso vi sar certo dato - disse il signor Creakle.
    - Grazie, signore. Sono in ansia per mia madre. Temo che non si salvi.
    Qualcuno  incautamente chiese: - Non si salvi da che cosa?  - ma venne
    zittito con tono di forte biasimo.
    - Che non si salvi per la vita immortale - spieg Uriah, contorcendosi
    verso il punto da cui gli era giunta la voce.  - Vorrei che mia  madre
    si trovasse nelle mie condizioni. Se non fossi arrivato qui, non avrei
    mai raggiunto il mio attuale stato d'animo. Vorrei che mia madre fosse
    qui. Sarebbe meglio che tutti fossero presi e portati qui.
    Tale sentimento produsse una soddisfazione sconfinata,  credo anzi una
    soddisfazione ancora maggiore di  quella  gi  provocata  dalle  altre
    battute.
    -  Prima  di  arrivare  qui  - disse Uriah,  gettandomi un'occhiata di
    straforo,  come a voler dire che se avesse potuto avrebbe distrutto il
    mondo esterno al quale noi appartenevamo - mi dedicavo alle follie; ma
    ora  comprendo  che  si  trattava  di  follie;   vi  sono  all'esterno
    moltissime colpe.  Vi  un bel po' di colpa in mia madre.  Dappertutto
    non vi  altro che colpa... eccetto qui.
    - Vi sentite molto cambiato? - chiese il signor Creakle.
    -  Oh,  povero  me,  s,  signore!  -  esclam  pieno  di fiducia quel
    penitente.
    - Se doveste uscire,  non ricadreste nella  colpa?  -  gli  chiese  un
    altro.
    - Oh, no-o, signore!
    - Bene! - disse il signor Creakle. - Questa  una grande consolazione.
    Lei,  Ventisette,  si  rivolto al signor Copperfield: desidera dirgli
    qualcos'altro?
    - Lei, signor Copperfield, - disse Uriah,  guardandomi,  e nemmeno sul
    suo  volto  avevo  mai  scorto  un'espressione  pi  malvagia  - mi ha
    conosciuto molto tempo prima che arrivassi qui e cambiassi  vita.  Lei
    mi  ha  conosciuto  quando,  nonostante  le mie follie,  ero umile tra
    quelli che erano superbi,  ero mite fra quelli che  erano  violenti...
    anche lei  stato violento con me,  signor Copperfield. Una volta, sa,
    mi ha dato uno schiaffo.
    Commiserazione generale, e varie occhiate indignate verso di me.
    - Ma io le perdono,  signor Copperfield - disse Uriah,  usando il  suo
    perdono  per  farne  un  parallelo tanto spaventoso e blasfemo che non
    voglio darne cenno. - Perdono a tutti. Non sarebbe giusto che portassi
    rancore. Le perdono sinceramente, e spero che in avvenire lei dominer
    le sue passioni.  Spero che si pentir il signor W.  e che si penta la
    signorina  W.,  che  si  pentano  tutti  quei  peccatori.  Lei  stato
    visitato dalla afflizione, e spero che le faccia del bene;  ma sarebbe
    stato  meglio se fosse venuto qui.  Sarebbe stato meglio che venissero
    qui anche il signor W.  e la signorina W.  Il miglior augurio  che  io
    possa dare a lei,  signor Copperfield,  e a tutti questi signori  che
    siano presi e portati qui.  Quando penso alle follie del mio passato e
    alla mia presente condizione, son sicuro che stare qui farebbe un gran
    bene anche a lei.  Ho piet di tutti coloro che non sono stati portati
    qui!
    Si  ritir  strisciando  nella  sua  cella  tra  un  piccolo  coro  di
    approvazioni,  e  sia Traddles sia io provammo un grandissimo sollievo
    quando ve lo rinchiusero.
    Un effetto di quelle manifestazioni di pentimento  fu  che  provai  il
    desiderio  di chiedere che cosa avessero mai fatto quei due uomini per
    trovarsi chiusi in carcere.  Pareva  che  su  quell'argomento  nessuno
    avesse assolutamente nulla da dire.  Mi rivolsi a uno dei due custodi,
    perch da  certe  sfumature  nell'espressione  di  entrambi  mi  parve
    sapessero molto bene quanto valevano tutte quelle chiacchiere.
    -  Lei  sa - chiesi mentre andavamo lungo i corridoi - quale sia stata
    l'ultima follia del Numero Ventisette?
    La risposta fu che si trattava di una frode in banca.
    - Contro la Banca d'Inghilterra? - chiesi.
    - S, signore. Frode, falso e associazione per delinquere. Era insieme
    con altri.  Lui comandava.  C'era di mezzo  una  grossa  cifra.  Tutti
    condannati  alla deportazione a vita.  Il Ventisette era l'uccello pi
    scaltro dello stormo,  era quasi riuscito a tenersi fuori,  ma non del
    tutto.  La  Banca  fu  appena  in tempo a mettergli un pizzico di sale
    sulla coda... all'ultimo momento.
    - Sa che cosa abbia commesso il Ventotto?
    - Il Ventotto...  - rispose il mio informatore,  sempre a bassa voce e
    girando  la testa mentre avanzavamo nel corridoio,  per non correre il
    rischio che Creakle e gli  altri  udissero  per  caso  qualche  parola
    irriverente  verso  quei  perfetti  innocenti.  -  Il  Ventotto  (pure
    condannato alla deportazione) si trov un lavoro e rub al suo giovane
    padrone qualcosa come duecentocinquanta sterline in denaro e  preziosi
    la  notte prima che partissero per l'estero.  Mi ricordo benissimo che
    fu una nana a farlo prendere.
    - Una che? Una donna molto piccola. Non ricordo pi come si chiamava.
    - Non si chiamava forse Mowcher?
    - Proprio cos!  Era sfuggito alla cattura e  stava  per  partire  per
    l'America  con  parrucca bionda e favoriti,  e un travestimento da non
    immaginare;  ma quella piccola donna che si trovava a  Southampton  lo
    incontr  per  la  strada,  con  il  suo  occhio  svelto  lo riconobbe
    subito...  gli si gett fra le gambe per farlo cadere e poi  lo  tenne
    fermo, dura come la morte!
    - Bravissima la signorina Mowcher! - esclamai.
    - Avrebbe avuto proprio ragione di dirlo se l'avesse vista in piedi su
    una seggiola al banco dei testimoni come l'ho vista io!  - dichiar il
    brav'uomo. - Quando l'aveva preso,  lui le aveva fatto una gran ferita
    sulla  faccia,  e  l'aveva colpita furiosamente,  ma lei non lasci la
    presa fin quando lo misero sotto chiave.  Lo  tenne  addirittura  cos
    stretto  che  la  polizia  dovette  portarli via insieme.  Fece la sua
    deposizione con tanto  spirito  da  ricevere  le  congratulazioni  dei
    giudici,  e  venne  poi  portata  fino  a  casa  in trionfo.  Disse in
    tribunale che l'avrebbe arrestato anche da sola,  per causa di  quello
    che sapeva sul conto di lui,  anche se fosse stato forte come Sansone.
    E io credo che ci sarebbe riuscita!
    Lo credevo io pure,  e il mio rispetto per la signorina Mowcher crebbe
    a dismisura.
    Ormai  avevamo  visto  tutto  ci che vi era da vedere.  Sarebbe stato
    inutile far notare a un uomo presuntuoso come il signor Creakle che il
    Ventisette e il Ventotto erano degli autentici e immutati delinquenti;
    che erano ancora quali erano sempre stati; che da autentici e ipocriti
    bricconi non avrebbero potuto se non usare quel linguaggio in un luogo
    come quello;  che ne conoscevano il valore di mercato almeno quanto lo
    conoscevamo  noi,  nonch  i  vantaggi  che avrebbe procurato loro nel
    momento della deportazione;  che si trattava insomma  di  una  marcia,
    futile  e penosa finzione.  Li abbandonammo quindi al loro sistema e a
    loro stessi, e ce ne andammo a casa perplessi.
    - Sai,  Traddles,  - dissi - forse  un bene che le  cattive  tendenze
    siano portate all'estremo: cos la rovina  pi rapida ad arrivare.
    - C' da sperarlo - mi rispose Traddles.















    62 - UNA LUCE SI ACCENDE SUL MIO CAMMINO.

    Il  Natale  si  avvicinava ed ero in patria da pi di due mesi.  Avevo
    visto parecchie volte Agnes. E per quanto forti fossero le voci che mi
    incoraggiavano a proseguire il mio lavoro,  e sebbene fossero  fervide
    le  emozioni  e  gli  incitamenti  che destavano in me io non prestavo
    attenzione che alle pi semplici fra le sue parole di lode.
    Almeno una volta alla settimana e a  volte  pi  spesso  mi  recavo  a
    cavallo  a  casa sua e vi trascorrevo la notte.  Di solito ritornavo a
    casa la sera perch incombeva sempre su di me la vecchia sensazione di
    infelicit...  pi che mai dolorosa quando mi congedavo  da  lei...  e
    preferivo  restare alzato e trovarmi all'aperto piuttosto che riandare
    sul passato in tante veglie faticose  o  nei  sogni  che  mi  facevano
    soffrire.  Consumavo  cos  a  cavallo la maggior parte di molte notti
    tristi e agitate,  facendo rivivere nel  viaggio  i  pensieri  che  mi
    avevano colmato la mente durante la lunga lontananza.  O meglio, sarei
    pi sincero se dicessi che davo ascolto agli echi di quei pensieri. Mi
    parlavano da lontano. Li avevo collocati lontano da me,  accettando di
    rimanere dove inevitabilmente mi trovavo.  Quando leggevo ad Agnes ci
    che ero andato  scrivendo,  quando  vedevo  con  quale  attenzione  mi
    ascoltava,  e  quando riuscivo a farla sorridere,  o la commovevo sino
    alle lagrime,  e prestavo orecchio alla  sua  voce  cos  partecipe  e
    interessata  agli  eventi irreali di quel mondo della immaginazione in
    cui vivevo, pensavo alla sorte che avrei potuto avere... ma non facevo
    che pensarlo,  come  dopo  avere  sposato  Dora  pensavo  quale  avrei
    desiderato fosse mia moglie.
    Dominavano  i miei sentimenti e ci che avevo appreso il mio dovere di
    fronte ad Agnes,  il cui amore per me,  se l'avessi turbato in maniera
    egoistica e meschina,  non avrei pi potuto riavere nella sua purezza,
    e la maturata certezza che avendo io stesso forgiato il mio destino  e
    ottenuto   ci   che  una  disordinata  passione  mi  aveva  spinto  a
    conquistare non avevo il diritto di  lamentarmi,  bens  l'obbligo  di
    sopportare.  Tuttavia  l'amavo  e ormai vagamente mi confortava l'idea
    che in un giorno lontano,  quando tutto questo fosse finito,  le avrei
    potuto  confessare  il  mio  amore  senza commettere alcuna colpa e le
    avrei potuto dire: Agnes, ti amavo quando tornai in patria, e ora che
    sono vecchio ti dico di non avere avuto d'allora in  poi  alcun  altro
    amore.
    Da parte sua non mi dimostr mai alcun mutamento.  Si comportava verso
    di me come sempre, in maniera inalterata.
    Dalla sera del mio ritorno vi era tra mia zia e me su questo argomento
    qualcosa che non posso definire un ritegno, n il desiderio di evadere
    la questione,  quanto piuttosto il tacito  accordo  che  vi  pensavamo
    all'unisono,  ma  non  avremmo  tradotto  in parole i nostri pensieri.
    Succedeva sovente quando,  come un  tempo,  la  sera  stavamo  insieme
    davanti al caminetto,  che ci trovassimo nel medesimo stato d'animo, a
    pensare inconsapevolmente le stesse cose come se ne  avessimo  parlato
    senza alcuna riserva.  Ma seguitavamo a tacere. Credo che avesse letto
    almeno in parte i miei pensieri quella  prima  sera  e  che  le  fosse
    naturale sapere perch non dessi loro una pi chiara espressione.
    Era  giunto  il  periodo  natalizio,  e  poich  Agnes  non  mi  aveva
    partecipato alcuna nuova confidenza,  cominciai a  sentirmi  duramente
    oppresso  dal  dubbio  che  gi  altre volte mi si era affacciato alla
    mente, che forse si fosse accorta dei veri sentimenti del mio cuore, e
    che appunto il timore di procurarmi un dispiacere la  trattenesse  dal
    parlare.  Se tale fosse la realt, il mio sacrificio non era servito a
    nulla,  il mio pi autentico dovere era rimasto  inadempiuto,  ed  era
    come  se  avessi compiuto giornalmente tutti quei piccoli gesti che mi
    ero trattenuto dal fare.  Risolvetti di accertare al  di  l  di  ogni
    dubbio la verit, e se una barriera di tal genere si fosse formata fra
    noi, l'avrei con mano ferma abbattuta.
    Era...  e  quale  incessante motivo ho di ricordarlo!...  una fredda e
    rigida giornata d'inverno.  Poco prima era caduta la neve,  non molta,
    ma  rimaneva  sul terreno rappresa dal gelo.  Fuori della mia finestra
    soffiava e rumoreggiava sul mare il vento del nord.  Stavo pensando al
    vento che doveva spazzare le inaccessibili intatte vette bianche della
    Svizzera, e mi chiesi se fossero pi solitarie quelle regioni, o fosse
    pi deserto l'oceano.
    -  Fai  una  corsa  a  cavallo  oggi,  Trot?  -  mi  chiese  mia  zia,
    affacciandosi all'uscio.
    - S - risposi  -  vado  a  Canterbury.  E'  una  bella  giornata  per
    cavalcare.
    -  Spero che pensi lo stesso anche il tuo cavallo - disse mia zia - ma
    in questo momento se ne sta davanti al cancello con la testa abbassata
    e le orecchie basse come se giudicasse preferibile tornare  nella  sua
    scuderia.
    Devo  notare  a  questo punto che mia zia permetteva al mio cavallo di
    calpestare la zona proibita, ma nei confronti degli asinelli non aveva
    affatto ceduto.
    - Diventer pi vivace tra un momento! - dissi.
    - In ogni caso,  la corsa far bene al suo padrone - osserv mia  zia,
    dando  un'occhiata  alle  carte  sparse  sul tavolino.  - Ah figliolo,
    quante ore passi qui rinchiuso! Quando leggevo i libri,  non avrei mai
    pensato quanta fatica costasse scriverli!
    - Talvolta  abbastanza faticoso leggerli,  zia - replicai. - Quanto a
    scriverli,  anche un piacere.
    - Ah, s, capisco! - disse mia zia. - L'ambizione,  immagino,  l'amore
    per le lodi e la simpatia,  e tante altre cose,  non  vero? Bene: ora
    va' fuori!
    - Non hai pi saputo nulla - le chiesi,  rimanendo calmissimo in piedi
    di  fronte  a  lei  dopo  che  mi aveva accarezzato la spalla e si era
    seduta sulla mia seggiola - di quell'amore di Agnes?
    Mi fiss a lungo prima di rispondermi:
    - Penso di s, Trot.
    - Hai ricevuto la conferma della tua impressione? - chiesi.
    - Penso di s, Trot.
    Seguitava a fissarmi, forse con una sfumatura di dubbio, o di piet, o
    di incertezza nel suo affetto per me;  e io tanto pi  mi  sforzai  di
    presentarle un'espressione perfettamente lieta.
    - E per di pi, Trot... - disse mia zia.
    - S?
    - Credo che Agnes stia per maritarsi.
    - Che Dio la benedica! - esclamai, sempre con tono gaio.
    - Che Dio benedica lei - disse mia zia - e anche suo marito!
    Feci  eco  a  quelle parole,  mi congedai da mia zia,  scesi con passo
    leggero le scale,  montai a cavallo e partii.  Avevo adesso  un  nuovo
    motivo per fare ci che ero risoluto a compiere.
    Come  ricordo  bene  quella  cavalcata invernale!  I ghiaccioli che il
    vento staccava dagli steli d'erba e mi gettava in faccia;  gli zoccoli
    del  cavallo  che  battevano  ritmicamente sul terreno duro;  i solchi
    induriti dal gelo;  la neve che turbinava leggera nella cava di gesso;
    la  pariglia fumante dei cavalli che trascinavano il carro del fieno e
    si fermavano per respirare in vetta alla salita;  i  declivi  dolci  o
    ripidi  dei  Downs  sbiancati contro il cielo fosco,  nitidi da parere
    disegnati su una enorme lavagna!
    Agnes era sola. Le sue piccole alunne erano a casa per le vacanze. Era
    sola accanto al fuoco e leggeva. Pos il libro appena mi vide entrare,
    e dopo avermi dato il solito benvenuto,  prese il cestino da lavoro  e
    sedette nella nicchia di una delle vecchie finestre.
    Sedetti  accanto  a lei sul piccolo divano,  parlammo di ci che stavo
    scrivendo, di quando avrei finito il libro, e dei progressi compiuti a
    partire dalla mia ultima visita. Agnes era gaia,  mi disse ridendo che
    sarei  presto  diventato  troppo  famoso  per voler parlare con lei di
    quegli argomenti.
    - E cos, come vedi - mi disse Agnes - approfitto quanto pi possibile
    del tempo presente, e parlo con te fin che posso.
    Le guardavo il bel volto chino  sul  cucito,  sollev  i  dolci  occhi
    chiari e si accorse che la stavo guardando.
    - Oggi sei pensieroso, Trot!
    -  Agnes,  vuoi  che  ti  dica di che cosa si tratta?  Sono venuto per
    dirtelo.
    Mise  da  parte  il  lavoro  come  soleva  fare  quando  si  discuteva
    seriamente  intorno  a  qualcosa,  pronta  a  prestarmi  tutta  la sua
    attenzione.
    - Mia cara Agnes, dubiterai che io sia sincero con te?
    - No! - rispose, e aveva l'aria stupita.
    - Credi che io non sia pi quale sono sempre stato con te?
    - No! - ripet di nuovo stupita.
    - Ricorderai  che  di  ritorno  dall'estero  cercai  di  dirti  quanta
    gratitudine ti dovevo, carissima Agnes, e come ti ero affezionato.
    - Me ne ricordo benissimo - rispose con dolcezza.
    - Tu hai un segreto - dissi. - Agnes, permettimi di esserne partecipe.
    Abbass gli occhi e tremava.
    - Non avrei potuto non sapere,  anche se non l'avessi appreso... ma da
    labbra che non sono le tue,  Agnes,  e questo mi sembra strano...  che
    esiste  qualcuno  a  cui  hai  concesso  il tesoro del tuo amore.  Non
    lasciarmi ignorare ci che interessa tanto da vicino la tua  felicit!
    Se  ti puoi fidare di me quanto dici,  e come so che puoi,  lascia che
    anche su questo argomento,  pi ancora che su tutti gli altri,  io  ti
    sia amico, fratello!
    Alzandosi mi lanci un'occhiata supplichevole,  quasi di rimprovero, e
    attraversata di corsa la stanza come se non sapesse dove andare,  alz
    le mani al viso e scoppi in un pianto che mi strazi il cuore.
    E  tuttavia quelle lagrime destarono in me una speranza,  mi portarono
    nel cuore una promessa.  Senza che ne sapessi il perch quelle lagrime
    si  collegavano al tranquillo sorriso triste che tenevo cos fisso nel
    ricordo, mi fecero tremare di speranza pi che di timore o dolore.
    - Agnes! Sorella mia! Mia diletta! Che cosa ho fatto?
    -  Lasciami  andar  via,  Trotwood.  Non  mi  sento  bene.   Non  sono
    tranquilla.  Parleremo fra poco...  un'altra volta.  Ti scriver.  Non
    parlarmi adesso. No! No!
    Cercavo di ricordare quello che aveva  detto  in  quella  prima  sera,
    quando  le  avevo  parlato  dei  suoi  sentimenti che non esigevano di
    venire ricambiati.  Era proprio in quel mondo che fra un momento avrei
    dovuto frugare.
    - Agnes, non posso vederti cos, e pensare che la colpa sia stata mia.
    Mia  carissima  amica,  tu  che  mi sei pi cara di ogni altra cosa al
    mondo,  se sei infelice,  lasciami essere  infelice  con  te.  Se  hai
    bisogno  di aiuto o di consiglio,  lascia che io cerchi di offrirtelo.
    Se hai davvero un peso sul cuore,  lasciami tentare di rendertelo  pi
    leggero. Per chi potrei vivere adesso, Agnes, se non per te?
    -  Oh,  risparmiami!  Non  sono in me!  Un'altra volta!  - furono solo
    queste le parole che riuscii a distinguere.
    Era forse il mio egoismo che ora  mi  trascinava?  Oppure  dopo  avere
    intuito  uno  spiraglio  aperto  alla  mia  speranza,  mi  si rivelava
    qualcosa che non avrei osato immaginare?
    - Devo parlare. Non puoi lasciarmi cos! Per amor del cielo Agnes, non
    inganniamoci fra noi dopo  tutti  questi  anni,  e  quello  che  hanno
    portato  e  distrutto!   Devo  parlare  con  chiarezza.  Se  tu  pensi
    minimamante che potrei invidiare la felicit che  darai,  che  io  non
    possa  rassegnarmi  a  cederti a un pi caro protettore di tua scelta;
    che io non possa da lontano  fare  da  lieto  testimone  della  vostra
    gioia,  non  pensarlo  pi  perch non lo merito!  Non ho sofferto del
    tutto invano.  Non mi hai insegnato invano tante cose.  Non vi  ombra
    di egoismo nel sentimento che provo per te.
    Era tornata tranquilla.  Dopo un poco rivolse verso di me il suo volto
    pallido e mi parl con voce bassa, rotta qui e l, ma chiarissima:
    - Lo devo alla tua pura amicizia per me,  Trotwood...  della quale non
    posso dubitare... devo dirti che t'inganni. Non ti posso dir altro. Se
    nel  corso degli anni ho avuto bisogno di aiuto e di consiglio,  li ho
    ricevuti. Se a volte sono stata infelice,  questo sentimento  finito.
    Se  ho  avuto  un  peso  sul  cuore,  mi   stato alleviato.  Se ho un
    segreto...  non  nuovo;  e...  non  quello che tu credi.  Non  posso
    rivelarlo,  non  lo  posso  dividere.  E'  mio  da  tanto tempo e deve
    rimanere mio.
    - Agnes! Rimani! Un momento!
    Stava per uscire dalla stanza,  ma la trattenni.  Le  strinsi  con  il
    braccio  la vita.  Se nel corso degli anni!.  Non  nuovo!.  Nuovi
    pensieri e nuove speranze mi turbinavano in testa, trasformavano tutti
    i colori della mia vita.
    - Agnes carissima!  Creatura che tanto rispetto e venero...  che tanto
    profondamente  amo!  Quando sono venuto oggi pensavo che nulla avrebbe
    potuto strapparmi  questa  confessione.  Credevo  che  l'avrei  tenuta
    chiusa  in  petto  per tutta la mia vita e la tua,  fin quando fossimo
    diventati vecchi.  Ma,  Agnes,  se devo avere davvero  una  nuovissima
    speranza di poterti chiamare pi che sorella,  di poterti dare un nome
    tanto diverso da quello di sorella!...
    Ora le cadevano in fretta le lagrime,  ma non erano  come  quelle  che
    aveva appena versate, e in esse vidi brillare davvero la mia speranza.
    -  Agnes!  Mia  guida  e sostegno di sempre!  Se quando crescevamo qui
    insieme tu avessi pensato pi a te e meno  a  me,  credo  che  la  mia
    disordinata  fantasia  non  si  sarebbe mai allontanata da te.  Ma eri
    tanto migliore di me,  tanto necessaria per me in ogni  mia  infantile
    speranza  e  delusione  che  divent  una  mia  seconda natura potermi
    confidare in te e avere in tutto il tuo appoggio  fino  a  dimenticare
    per un momento il sentimento primo e pi grande della mia natura,  che
    era quello di amarti come ora ti amo!
    Piangeva sempre,  ma non pi di dolore...  piangeva  di  gioia!  E  la
    tenevo stretta fra le braccia come non era mai stata, come credevo che
    non l'avrei mai avuta!
    - Quando amai Dora... teneramente, lo sai, Agnes...
    - S! - esclam ansiosa. - Sono felice di saperlo!
    - Quando l'amavo... anche allora il mio amore sarebbe stato incompleto
    senza  la tua amicizia: l'avevo,  e il mio sentimento era perfetto.  E
    quando la perdetti, Agnes, che sarebbe stato di me senza di te?
    Stretta fra le mie braccia,  sempre pi vicina al mio  cuore,  con  la
    mano tremante posata sulla mia spalla, con i suoi dolci occhi colmi di
    lagrime che brillavano nei miei!
    - Agnes carissima, sono partito amandoti. Ti ho amata da lontano. Sono
    ritornato e ti amo.
    E  ora  cercai  di  spiegarle  la mia lotta e la conclusione a cui ero
    giunto.  Cercai di aprirle tutto il mio pensiero in  tutta  sincerit.
    Cercai  di  dimostrarle  come  avessi  sperato  di essere giunto a una
    migliore conoscenza di me e di lei; come mi fossi rassegnato a ci che
    mi portava tale migliore conoscenza;  e  che  anche  quel  giorno  ero
    andato da lei risoluto a tener fede a quella decisione.  Se (dissi) mi
    amava abbastanza per accettarmi come sposo, l'avrebbe fatto non perch
    io ne avessi il minimo merito,  ma solo per la sincerit del mio amore
    per  lei,  e  per  la  sofferenza in cui era maturato fino a diventare
    quale era: solo per  questo  glielo  avevo  rivelato.  Agnes  in  quel
    momento  lo spirito stesso della mia sposa bambina si affacci ai tuoi
    occhi limpidi per dirmi che tutto era bene;  per indurmi attraverso te
    a  ricordare  con  tenerezza  il "Fiorellino" che appena sbocciato era
    appassito.

    - Sono tanto felice. Trotwood... ho il cuore colmo di gioia ma ti devo
    dire una cosa.
    - Che cosa, mia carissima?
    Mi  teneva  le  mani  posate  con  dolcezza  sulle  spalle,  mi  fiss
    tranquilla negli occhi.
    - Non lo sai ancora che cos'?
    - Ho paura di non poterlo indovinare. Dimmelo tu, mia diletta.
    - Ti ho amato per tutta la vita!

    Oh,  s,  eravamo felici! Le nostre lagrime non erano per le prove (le
    sue di tanto maggiori) che avevamo dovuto subire prima di  giungere  a
    quella  meta,  ma per la gioia di esservi giunti senza doverci mai pi
    dividere!
    In quel pomeriggio d'inverno  andammo  a  passeggiare  insieme  per  i
    campi. E pareva che l'aria gelata fosse in armonia con la gioiosa pace
    che  regnava  in  noi.  Ci attardammo fino a vedere splendere le prime
    stelle,  e levando in alto gli occhi ringraziammo il  Signore  che  ci
    aveva condotti a quella pace.
    Alla  sera  ci  affacciammo  alla  stessa  antica  finestra per vedere
    splendere la luna: Agnes con i suoi occhi sereni levati al  cielo,  io
    che  seguivo  il  suo sguardo.  Davanti alla mia mente si spalanc una
    lunga distesa di strada,  e su di essa  vidi  un  fanciullo  lacero  e
    stanco, solo e abbandonato, a cui era serbato in sorte di chiamare suo
    addirittura quel nobile cuore che ora batteva contro il mio.

    Il  giorno  dopo era quasi l'ora di pranzo quando ci presentammo a mia
    zia.  Peggotty mi aveva detto che si trovava di sopra nel mio  studio,
    che  andava orgogliosa di tenere sempre in perfetto ordine per me.  La
    trovammo seduta accanto al fuoco e con gli occhiali sul naso.
    - Santo cielo!  - esclam mia zia,  aguzzando gli occhi nella penombra
    della stanza. - Chi hai portato a casa?
    - Agnes - risposi.
    Siccome  eravamo  d'accordo  di  non dirle nulla sul momento,  mia zia
    rimase non poco delusa. Mi lanci un'occhiata piena di speranza quando
    pronunciai il nome di Agnes, ma vedendomi un'espressione indifferente,
    si tolse per disperazione gli occhiali e li adoper per  grattarsi  il
    naso.
    Tuttavia  diede  un  caldo benvenuto ad Agnes,  e poco dopo sedevamo a
    pranzo nel salotto bene illuminato.  Mia zia si rimise due o tre volte
    gli occhiali per darmi un'altra occhiata, ma ogni volta se li toglieva
    delusa e tornava ad adoperarli per grattarsi il naso,  con grandissima
    preoccupazione del signor Dick,  il quale sapeva  che  quello  era  un
    brutto segno.
    -  A  proposito,  zia,  -  dissi al termine del pranzo - ho parlato ad
    Agnes di ci che mi avevi detto.
    - E allora,  Trot,  - disse mia zia facendosi scarlatta  -  hai  fatto
    molto male, hai rotto una promessa.
    - Ma spero che non ti arrabbierai,  zia! Anzi sono sicuro di no quando
    saprai che Agnes non ha un amore infelice.
    - Sciocchezze! - esclam mia zia.
    Poich mia zia appariva davvero irritata,  pensai  che  sarebbe  stato
    bene metter fine a quel cattivo umore.  Presi il braccio di Agnes,  la
    condussi dietro la seggiola di mia zia,  e ci chinammo insieme  su  di
    lei.  Mia  zia  batt  le mani,  ci guard per un attimo attraverso le
    lenti e immediatamente per la prima e  l'ultima  volta  da  quando  la
    conoscevo perdette i sensi.
    Quel malore esigette la presenza di Peggotty.  E nel momento stesso in
    cui mia zia ritorn in s invest Peggotty chiamandola povera vecchia
    sciocca e  abbracciandola  con  tutte  le  sue  forze.  Dopo  di  che
    abbracci il signor Dick (il quale si mostr estremamente onorato,  ma
    anche non poco stupito),  e infine spieg a tutti il motivo di  quella
    agitazione. E poi fummo tutti felicissimi.
    Non  riuscii a scoprire se nella nostra ultima breve conversazione mia
    zia avesse ceduto alla tentazione di dire una menzogna a fin di  bene,
    o  se  si  fosse  davvero ingannata sulle mie intenzioni.  Le bastava,
    disse,  avermi detto che Agnes era sul  punto  di  maritarsi;  ora  lo
    sapevo io meglio di tutti se questa non era la verit.
    Ci  sposammo dopo nemmeno due settimane.  Gli unici ospiti alla nostra
    piccola festa furono Traddles e Sophy, il dottore e la signora Strong.
    Li lasciammo pieni di gioia,  e partimmo noi due insieme in  carrozza.
    Fra  le  braccia  stringevo  la  fonte  di  ogni degna aspirazione mai
    nutrita in vita mia, il centro di me stesso,  l'mbito della mia vita,
    la  mia diletta,  la mia sposa,  colei per la quale il mio amore aveva
    fondamento nella roccia!
    - Mio sposo carissimo!  - mi disse Agnes.  - Ora che ti posso chiamare
    con questo nome, devo dirti un'altra cosa.
    - Dimmela, amore.
    -  Risale  alla  sera  in  cui  Dora  mor.  Ti mand via perch tu mi
    chiamassi.
    - Sicuro.
    - Mi disse che mi lasciava qualcosa. Indovini?
    Credo di poterlo indovinare. Attirai verso di me la sposa che da tanto
    tempo mi amava.
    - Disse che mi rivolgeva un'ultima preghiera e mi lasciava  un  ultimo
    incarico.
    - Cio...
    - Che io sola occupassi il posto rimasto vuoto.
    Agnes  mi  pos  la testa sul petto e pianse;  piansi con lei,  eppure
    eravamo tanto felici.


















    63 - UN VISITATORE.

    Ho quasi finito di raccontare quanto mi ero proposto, ma nella memoria
    mi rimane ancora un episodio importante sul quale indugio  spesso  con
    piacere  e  senza il quale resterebbe aggrovigliato uno dei fili della
    trama che ho intessuta.
    Erano aumentate per me la fama e la fortuna,  la mia  gioia  familiare
    era  perfetta,  ero  felicemente  sposato  da dieci anni.  Una sera di
    primavera Agnes e io stavamo accanto al fuoco  nella  nostra  casa  di
    Londra,  e  nella  stanza  giocavano  tre dei nostri figli,  quando mi
    dissero che un forestiero mi voleva vedere.
    Gli avevano chiesto se fosse venuto per affari e aveva risposto di no;
    era venuto solo per il piacere di vedermi,  arrivava da molto lontano.
    Era vecchio, disse la domestica, sembrava un contadino.
    Questo   parve  misterioso  ai  bambini,   per  di  pi  rassomigliava
    all'inizio di una fra le storie che di preferenza Agnes narrava  loro,
    in cui si annunciava l'arrivo di una vecchia fata malvagia ravvolta in
    un  mantello  la  quale  odiava  tutti,  e  quindi  ne  furono  un po'
    emozionati.  Uno dei bambini pos la testa in grembo  alla  madre  per
    essere  al  sicuro da ogni pericolo,  e la piccola Agnes (la maggiore)
    lasci al suo posto sulla  sedia  la  bambola,  e  spinse  la  testina
    coperta  di  folti  riccioli  dorati  fra  le tende della finestra per
    vedere che cosa succedeva.
    - Fallo salire - ordinai.
    Poco dopo sostava sulla soglia un robusto vecchio dai  capelli  grigi.
    La piccola Agnes ne trov simpatico l'aspetto,  corse a farlo entrare,
    e io non ne avevo ancora visto chiaramente il volto quando mia  moglie
    balz in piedi gridando agitata e gioiosa che era il signor Peggotty.
    Era davvero il signor Peggotty,  ormai vecchio,  ma sano e forte nella
    figura.  Quando le prime emozioni si furono esaurite ed  egli  sedette
    davanti  al  fuoco  con i bambini sulle ginocchia e la vampa sul volto
    colorito,  mi parve che fosse il medesimo uomo anziano forte e robusto
    e anche bello che avevo sempre conosciuto.
    - Signorino Davy - disse.  E quel vecchio nome pronunciato con il tono
    di un tempo mi son all'orecchio tanto naturale!  - Signorino Davy,  
    un  bellissimo  giorno  per  me  vederla  cos insieme con la sua cara
    sposa!
    - Un giorno davvero felice, mio vecchio e carissimo amico! - esclamai.
    - E questi bei piccolini - disse il signor Peggotty.  - Vedere  questi
    fiorellini!  Sa bene, signorino Davy, che lei non era pi alto del pi
    piccolo di questi quando l'ho visto per la prima volta!  Quando  Emily
    non  era  pi  alta  di cos,  e il nostro povero ragazzo era quasi un
    bambino!
    - Il tempo che  passato da allora ha cambiato me pi  di  quanto  non
    abbia  cambiato  lei  -  dissi.  - Ma ora mandiamo a letto questi cari
    birichini,  e siccome nessuna casa di tutta l'Inghilterra  all'infuori
    di  questa  la deve ospitare,  mi dica dove posso mandare a prendere i
    suoi bagagli - (mi domandavo se vi fosse con il resto anche la vecchia
    sacca nera che aveva tanto viaggiato!) - e poi davanti a un  bicchiere
    di  "grog" come lo preparavano a Yarmouth ci scambieremo le notizie di
    questi dieci anni.
    - Lei  solo? - gli chiese Agnes.
    - S, signora - le rispose, baciandole la mano.
    Lo facemmo sedere fra noi e non  sapevamo  come  meglio  festeggiarlo;
    nell'udire   quella  sua  voce  a  me  tanto  familiare  potevo  quasi
    immaginare che egli stesse  ancora  andando  in  cerca  della  diletta
    nipote.
    - C' un bel po' di acqua da attraversare - disse il signor Peggotty -
    prima  di  arrivare  fino  a  qui  per  fermarsi niente pi di quattro
    settimane.  Ma per me l'acqua  una cosa naturale,  specialmente se  
    salata;  e  gli  amici  sono cari,  e cos eccomi qui!...  E' come una
    poesia - disse sorpreso il  signor  Peggotty  -  anche  se  non  avevo
    proprio l'intenzione di farla.
    -  Vuole  tornare cos presto a viaggiare per quelle tante migliaia di
    miglia? - gli chiese Agnes.
    - S,  signora,  - le rispose - perch l'ho promesso a Emily prima  di
    partire.  Vede,  con gli anni non sto diventando pi giovane, e se non
    venivo adesso,   molto probabile che non  sarei  venuto  pi.  Ma  ce
    l'avevo  sempre in mente di venire a vedere il signorino Davy e la sua
    dolce signora fiorente nella vostra felicit  di  famiglia,  prima  di
    diventare troppo vecchio.
    Ci guardava come se i suoi occhi non fossero mai sazi di contemplarci.
    E  Agnes  ridendo  gli  scost dalla fronte,  perch ci vedesse ancora
    meglio, qualche ciocca ribelle dei suoi capelli grigi.
    - E adesso - dissi - ci racconti tutto della vostra storia.
    - La nostra storia, signorino Davy, - mi rispose -  presto detta.  La
    fortuna non  stata grandissima,  ma abbiamo sempre prosperato.  Ce la
    siamo sempre cavata bene.  Abbiamo lavorato come  si  doveva  fare,  e
    forse  la vita  stata un po' dura da principio ma ce la siamo cavata.
    Un po' allevando le pecore e un po' allevando il bestiame,  un po' con
    una cosa e un po' con un'altra, adesso ci troviamo come meglio non era
    possibile sperare. C' stata come una benedizione sopra di noi - disse
    il  signor  Peggotty  chinando reverente il capo - e non abbiamo fatto
    che prosperare.  Con l'andare del tempo.  Se non  stato ieri,  allora
    sar oggi. E se non proprio oggi, allora sar domani.
    - Ed Emily? - chiedemmo insieme Agnes e io.
    - Emily - disse - dopo che lei l'ha lasciata,  signora...  io non l'ho
    mai pi sentita recitare le sue preghiere la sera di l  della  tenda,
    quando  ci  eravamo sistemati nella boscaglia,  senza sentire che ogni
    volta diceva il suo nome...  e dopo che lei e io quella  sera  che  il
    sole tramontava tanto limpido abbiamo perso di vista il signorino Davy
    da lontano...  ecco, si era sentita cos abbattuta da principio che se
    avesse saputo allora quello che il  signorino  Davy  era  stato  tanto
    buono  di tenerci nascosto,  la mia opinione  che si sarebbe lasciata
    andare alla disperazione. Ma c'erano a bordo dei poveretti che stavano
    abbastanza male,  e ha voluto avere cura di loro;  e c'erano i bambini
    della nostra compagnia,  e ha badato anche a loro; e cos si  trovata
    con tanto da fare,  e a compiere tanto bene,  e questo le  servito di
    grande aiuto.
    - Quando ha saputo la notizia? - chiesi.
    - Dopo che l'avevo saputa io - disse il signor Peggotty - ho seguitato
    a  tenergliela  nascosta per quasi un anno.  Allora si era in un luogo
    solitario,  ma fra gli alberi pi belli del mondo e con le rose che si
    arrampicavano  quasi  fino  al  tetto.  Un  giorno  quando ero fuori a
    lavorare nei campi arriva l un viaggiatore dall'Inghilterra,  non  so
    se  dal  nostro Norfolk,  o dal Suffolk (non ricordo bene da dove),  e
    naturalmente gli hanno dato il benvenuto e offerto da  mangiare  e  da
    bere,  come si fa tutti laggi nella colonia.  Aveva con s un vecchio
    giornale e vi era stampata una relazione di quella tempesta. Ecco come
    lei ha saputo. Quella sera quando ritornai ho trovato che lo sapeva.
    Aveva abbassato la voce nel pronunciare le ultime parole,  e gli  cal
    sul volto quella espressione grave che ricordavo tanto bene.
    - Questo l'ha cambiata molto? - chiedemmo.
    -  S,  per  molto  tempo  - rispose,  scotendo il capo - anche se non
    proprio fino a oggi.  Ma credo che la solitudine  le  faceva  bene.  E
    aveva  anche molto da fare occupandosi del pollame e di altre cose,  e
    badava a tutto, e cos si  ripresa. Signorino Davy,  - disse con aria
    pensierosa  -  se  adesso  lei  vedesse  la  mia  Emily  chiss  se la
    riconoscerebbe!
    - E' tanto mutata?
    - Non lo so. Io la vedo ogni giorno,  e non so dire,  ma qualche volta
    penso di s.  Di figura magra - disse il signor Peggotty con gli occhi
    al fuoco - piuttosto scarna;  con i suoi occhi azzurri dolci e tristi;
    il  viso  delicato;  la  sua  bella  testina  un po' chinata,  la voce
    tranquilla e i modi... quasi timidi. Ecco com' Emily.
    Lo guardavamo in silenzio mentre seguitava a fissare il fuoco.
    - Qualcuno crede - disse -  che  abbia  riposto  male  il  suo  amore;
    qualcuno pensa che il suo matrimonio sia stato interrotto dalla morte.
    Nessuno  conosce  la  verit.  Si  sarebbe potuta maritare bene chiss
    quante volte.  Ma,  zio,  mi dice,  queste  cose  sono  finite  per
    sempre. Con me  anche di buon umore; per  riservata quando vi sono
    altri,  pronta  ad  andare  non so quanto lontano per fare scuola a un
    bambino,  o per assistere qualche malato,  o a fare qualche favore per
    una ragazza che va sposa, e ne ha fatti tanti di questi favori, ma non
      mai  andata  a nessun matrimonio  sempre affezionata a suo zio;  e
    paziente;  simpatica per tutti i giovani e i vecchi;  cercata da tutti
    quelli che hanno dei dispiaceri: ecco Emily com'.
    Si  pass  la  mano sul volto e con un mezzo sospiro stacc lo sguardo
    dal fuoco.
    - Martha  ancora con voi? - chiesi.
    - Martha - rispose - s' maritata,  signorino Davy,  il secondo  anno.
    Con un giovanotto che faceva il bracciante in una fattoria;  ci vedeva
    passando quando andava a portare al mercato i prodotti del padrone con
    un viaggio che tra l'andata e il ritorno era di cinquecento  miglia...
    le  aveva  offerto  di prenderla in moglie (le mogli sono molto scarse
    l) e poi di metter su casa nella boscaglia. Mi disse di riferirgli la
    sua vera storia. Gliela dissi.  Si sono sposati e abitano quattrocento
    miglia  lontano  da ogni altra voce che non sia la loro e quella degli
    uccelli.
    - La signora Gummidge? - suggerii.
    Era evidentemente un  punto  allegro  da  toccare,  perch  il  signor
    Peggotty  scoppi  in  una rumorosa risata e si pass le mani su e gi
    per le gambe come soleva fare  quando  qualcosa  lo  divertiva  laggi
    nella casa barca da tanto tempo naufragata.
    -  Lo  crederebbe  che  qualcuno  s' offerto di sposare anche lei?  -
    disse. - Le dir, signorino Davy, mi chiami pure germanico se un cuoco
    di bastimento trasformato  in  piantatore  non  ha  fatto  domanda  di
    matrimonio alla signora Gummidge... e non dico altro!
    Non  avevo  mai  visto  Agnes  ridere  tanto.  L'improvviso scoppio di
    allegria da parte del signor Peggotty l'aveva tanto divertita, che non
    riusciva pi a smettere di ridere;  e pi rideva,  pi  faceva  ridere
    anche me,  e maggiore diventava l'allegria del signor Peggotty,  e pi
    si strofinava le gambe.
    - E che cosa rispose la signora Gummidge?  - chiesi,  quando mi fui un
    po' calmato.
    -  Se  mi  crede  - rispose il signor Peggotty - le dir che invece di
    dire Grazie tante, le sono molto obbligata, ma non ho l'intenzione di
    cambiare condizione alla mia et,  lei prende un secchio l vicino  e
    lo  rovescia in testa a quel cuoco di bordo,  e cos l'uomo si mette a
    gridare aiuto, e allora arrivo io e lo libero.
    Il signor Peggotty scoppi in un'altra fragorosa risata,  e Agnes e io
    gli tenemmo compagnia.
    -  Ma  devo  dire questo in favore di quella buona creatura - riprese,
    asciugandosi il viso quando ci sentimmo tutti esausti: - che  per noi
    tutto quello che ha promesso, e anche di pi. Signorino Davy, quella 
    la donna pi laboriosa,  sincera,  onesta e premurosa  che  abbia  mai
    respirato sulla terra. Mai nemmeno una volta che abbia detto di essere
    povera  e  derelitta,  nemmeno  quando  c'era  davanti  a noi tutta la
    colonia, e per noi era tutta una novit.  Quanto a pensare al vecchio,
    le  garantisco  che  non  l'ha  mai  pi  fatto  da  quando   partita
    dall'Inghilterra!
    - E adesso,  per ultimo ma non come la cosa meno importante,  mi  dica
    del  signor  Micawber - dissi.  - Ha saldato tutti i conti lasciati in
    sospeso da noi...  anche la cambiale firmata da Traddles,  ricorderai,
    Agnes  cara...,  e  quindi  possiamo avere la certezza che se la passi
    bene. Ma quali sono le ultime notizie che ci porta di lui?
    Con un sorriso il signor Peggotty infil la mano nella  tasca  interna
    della giubba e ne trasse un plico dal quale sfil con molta cautela un
    giornaletto dall'aspetto bizzarro.
    - Lei deve sapere, signorino Davy, - disse - che adesso ce la passiamo
    cos  bene  che abbiamo abbandonato la boscaglia e ci siamo trasferiti
    dalle parti di Port Middlebay Harbour,  dove si trova quella  che  noi
    laggi si chiama una citt.
    - Il signor Micawber stava nella boscaglia vicino a voi? - chiesi.
    -  Che Dio vi benedica,  ma s - rispose il signor Peggotty - e si era
    messo a lavorare di buona lena.  Non ho mai conosciuto un signore  pi
    bravo  di  lui  per lavorare di lena.  Ho visto quella sua testa calva
    sudare al sole, signorino Davy,  finch ho quasi creduto che si doveva
    liquefare al sole. E adesso fa il magistrato.
    - Il magistrato? - ripetei.
    Il signor Peggotty mi indic un certo articolo e io lessi ad alta voce
    quanto segue dal "Port Middlebay Times":

    Il  pubblico  banchetto  dato  in  onore  del  nostro  concittadino e
    colonizzatore signor Wilkins Micawber,  Magistrato  del  distretto  di
    Port Middlebay,  ha avuto luogo ieri nel salone dell'Hotel,  affollato
    al massimo.  Si valuta che non meno di quarantasette persone per volta
    abbiano  trovato  posto  a tavola,  senza contare quelle sistemate nel
    corridoio e sulle scale. Quanti rappresentano la bellezza, l'alta moda
    e l'alta societ di Port Middlebay sono accorsi per rendere onore a un
    personaggio tanto stimato,  di  cos  alto  ingegno  e  tanto  famoso.
    Presiedeva  il dottor Mell (del Ginnasio della Colonial Salem-House di
    Port Middlebay),  con alla sua destra il distinto  ospite.  Una  volta
    levate  le  mense  e  dopo  il  canto  del "Non Nobis" (magnificamente
    eseguito da un coro nel quale non era difficile  distinguere  le  note
    squillanti  di quel dotato dilettante che  il signor Wilkins Micawber
    junior),  vennero pronunciati e calorosamente applauditi gli  abituali
    brindisi  patriottici.  Poi  il  dottor  Mell con un discorso colmo di
    sentimento propose il seguente: "Al nostro distinto ospite,  ornamento
    della  nostra  citt.   Possa  egli  non  mai  lasciarci,   ma  sempre
    progredire,  e possa il suo successo tra noi essere  tale  da  rendere
    impossibile  ogni  ulteriore progresso del medesimo!".  Indescrivibili
    gli applausi che fecero seguito a questo brindisi,  e che dopo essersi
    attenuati  ritornarono  a  elevarsi  come le onde dell'oceano.  Infine
    torn  il  silenzio,   e  il  signor  Wilkins  Micawber  si  alz  per
    ringraziare.  Lungi  da  noi,  date le condizioni ancora relativamente
    imperfette del nostro giornale,  cercare di seguire il nostro distinto
    concittadino  lungo  i  fluenti  periodi  del  suo indirizzo forbito e
    altamente ornato!  Basti osservare che fu un capolavoro di  eloquenza,
    in  cui  egli  risal  fino  alla fonte il fortunato cammino della sua
    carriera,  e quando ammon  la  parte  pi  giovane  dell'uditorio  di
    tenersi  al  largo  dalle  secche  rappresentate dal contrarre impegni
    finanziari senza avere la certezza di poterli in seguito onorare,  una
    lagrima  brill sul pi forte occhio virile dei presenti.  I rimanenti
    brindisi vennero proposti in onore  del  dottor  Mell,  della  signora
    Micawber  (che ringrazi inchinandosi con grazia da un uscio laterale,
    di l del quale una galassia di bellezze in piedi sulle seggiole  dava
    testimonianza alla stupenda scena e insieme la ornava);  della signora
    Ridgers Begs (ex signorina Micawber);  della signora Mell;  del signor
    Wilkins   Micawber   junior  (il  quale  suscit  la  massima  ilarit
    osservando di ritenersi incapace di porgere i suoi ringraziamenti  con
    un discorso,  ma con il loro permesso l'avrebbe fatto per mezzo di una
    canzone);  della famiglia della signora Micawber (inutile dire  quanto
    nota nella madre patria), eccetera eccetera. Al termine del convito le
    tavole  scomparvero  come per incanto lasciando il posto per le danze.
    Fra i fedeli di Tersicore che si prodigarono fino al  momento  in  cui
    Febo  diede  l'annuncio della generale partenza,  vennero specialmente
    notati il signor Wilkins Micawber junior e la bella e colta  signorina
    Helena, quarta figlia del dottor Mell.

    Stavo ritornando sul nome del dottor Mell,  lieto di avere scoperto in
    quelle   fortunate   circostanze   il   povero   maestro   maltrattato
    dall'attuale  nostro  magistrato  del  Middlesex,   quando  il  signor
    Peggotty m'indic un altro punto del giornale,  posai l'occhio sul mio
    nome, e ricominciai a leggere:

    Al signor David Copperfield
    eminente scrittore.
    Egregio Signore,
    sono  trascorsi  degli  anni  da  quando  non  ho  pi l'occasione di
    scrutare personalmente  quei  lineamenti  che  sono  diventati  adesso
    familiari a una parte considerevole del mondo civile.
    Ma mio caro signore,  sebbene estraniato (per la forza di circostanze
    estranee alla mia volont) dalla personale vicinanza  del  compagno  e
    amico  della  mia  giovinezza,  non  ho  mancato  di  osservare il suo
    altissimo volo. N ho tralasciato,  "sebbene fra di noi ruggiscano gli
    oceani"  (Bums)  di prendere parte ai banchetti intellettuali che ella
    ci ha ammanniti.
    Non posso quindi lasciare che avvenga la partenza da questi  lidi  di
    un signore che sia lei sia io stimiamo e rispettiamo,  senza, mio caro
    signore, cogliere la presente pubblica occasione di ringraziare lei in
    nome mio,  e oso aggiungere in nome di  tutti  gli  abitanti  di  Port
    Middlebay, del godimento che ella ci procura.
    Sguiti  ancora,  mio caro signore!  Qui ella non manca di fama n di
    apprezzamento. Sebbene LONTANI, noi non siamo INDIFFERENTI,  TRISTI n
    (mi sia lecito aggiungere) OTTUSI.  Sguiti, mio caro signore, nel suo
    volo d'aquila!  Possano gli abitanti di Port Middlebay almeno aspirare
    a contemplare quel volo con diletto, divertimento e profitto!
    Fra  gli sguardi che si alzano verso di lei da questa parte del globo
    si troveranno sempre, fin che avranno luce e vita,
    gli occhi
    appartenenti a
    WILKINS MICAWBER,
    Magistrato.

    Scoprii, nello scorrere gli altri articoli del giornale, che il signor
    Micawber era  un  diligente  e  stimato  corrispondente  dello  stesso
    giornale.  Vi  era  un'altra  sua  lettera  sull'argomento di un certo
    ponte; e poi l'annuncio che una raccolta di sue lettere con interventi
    del genere sarebbe stata fra poco ristampata in  un  bel  volume  con
    notevoli aggiunte,  e credo,  se ricordo bene, che fosse sua anche la
    firma sotto l'articolo di fondo.
    Parlammo ancora molto del signor Micawber durante le sere  in  cui  il
    signor  Peggotty  rimase  con  noi.  Abit da noi per tutto il periodo
    della sua visita in Inghilterra,  che mi pare sia durata poco meno  di
    un  mese,  e  sua  sorella e mia zia vennero a Londra per incontrarlo.
    Agnes e io ci congedammo da lui a bordo poco prima che  il  bastimento
    partisse; e sulla terra non vi sar pi tra noi alcun altro addio.
    Ma  prima  di  partire eravamo andati a Yarmouth per vedere la piccola
    lapide che avevo fatto mettere nel cimitero in memoria di Ham.  Mentre
    dietro sua richiesta gliene ricopiavo la semplice iscrizione, vidi che
    si chinava e prendeva sulla tomba un ciuffo d'erba e un po' di terra.
    -  E'  per Emily - disse,  riponendo in petto quelle cose.  - Gliel'ho
    promesso, signorino Davy.




    64 - UN ULTIMO SGUARDO RETROSPETTIVO.

    E ora termina la storia scritta  della  mia  vita.  Mi  guardo  ancora
    indietro per l'ultima volta prima di chiudere queste pagine.
    Mi vedo continuare il viaggio sulla strada della vita con Agnes al mio
    fianco.  Vedo  intorno  a  noi  i  nostri figli e gli amici,  e mentre
    cammino odo il suono di molte voci che non mi sono estranee.
    Tra la ressa mobile dei  volti  quali  subito  riconosco?  Eccoli,  si
    volgono  a  me  nel  momento  stesso  che formulo questa domanda nella
    mente!
    Ecco mia zia con gli occhiali  dalle  lenti  pi  grosse,  vecchia  di
    ottant'anni e pi, ma sempre diritta e capace di percorrere in inverno
    sei buone miglia senza fermarsi.
    Le sta sempre vicina Peggotty, la mia buona vecchia bambinaia, con gli
    occhiali anch'essa, ancora disposta a lavorare di cucito la sera molto
    vicino  alla  lampada,  e  che  non  siede  mai se non  fornita di un
    pezzetto di cera,  della fettuccia per misurare nella sua  casetta,  e
    della scatola da lavoro con la cattedrale di San Paolo sul coperchio.
    Le  guance e le braccia di Peggotty cos rosse e sode nei giorni della
    mia  infanzia,   quando  mi  chiedevo  perch  gli  uccelli   non   le
    preferissero  alle  mele,  ora  sono avvizzite;  e gli occhi gi tanto
    scuri da farle una grande ombra sul  viso  sono  impalliditi,  sebbene
    brillino ancora; ma il ruvido indice che una volta mi faceva pensare a
    una  piccola  grattugia  tascabile  per  la  noce  moscata  ancora lo
    stesso,  e quando vedo il mio bambino pi piccolo che  si  sporge  per
    afferrarlo  mentre fa i suoi primi passi barcollanti da mia zia a lei,
    ricordo il piccolo salotto della casa che era  la  nostra  quando  non
    sapevo  ancora  camminare.  Mia  zia  stata finalmente ripagata della
    vecchia delusione:  diventata madrina di una vera  e  vivente  Betsey
    Trotwood, e Dora, che  nata subito dopo di lei, dice che la vizia.
    Vi  qualcosa di voluminoso nella tasca di Peggotty: nientemeno che il
    "Libro  dei Coccodrilli",  ormai in condizioni piuttosto pietose,  con
    varie pagine lacerate e ricucite,  ma che Peggotty mostra  ai  bambini
    con  solennit come se si trattasse di una preziosa reliquia.  Mi pare
    di rivedere il mio volto infantile che si  leva  per  guardarmi  dalle
    storie  dei  Coccodrilli,  le quali servono a farmi ricordare anche il
    mio vecchio amico Brooks di Sheffield.
    In queste vacanze d'estate vedo fra i  miei  ragazzi  un  vecchio  che
    fabbrica giganteschi aquiloni, e poi li guarda levarsi in aria con una
    gioia che non trova parole.  Mi accoglie con un saluto radioso,  e poi
    tra vari cenni del capo e strizzatine  degli  occhi  mi  bisbiglia:  -
    Trotwood,  sarai  certo  contento  di sapere che finir il "Memoriale"
    quando non avr altro da fare,  e che tua zia  la  pi  straordinaria
    donna della terra, davvero!
    Chi    la  signora ricurva,  che cammina appoggiandosi al bastone,  e
    mostra ancora nei lineamenti tracce dell'orgoglio e della bellezza  di
    un  tempo,  che debolmente contrastano con il divagare querulo e vacuo
    di una mente smarrita?  Si trova in un giardino,  le sta  accanto  una
    donna  bruna,  dura  e  appassita con una cicatrice bianca sul labbro.
    Voglio ascoltare ci che dicono:
    - Rosa, ho dimenticato il nome di questo signore.
    Rosa si china su di lei e le dice forte: - Il signor Copperfield.
    - Sono lieta di vederla, signore.  Mi rincresce notare che  in lutto.
    Spero che il tempo sia buono con lei.
    Irritata,  la sua infermiera la sgrida, le dice che non sono in lutto,
    insiste perch torni a guardarmi, cerca di ridestarla.
    - Lei ha visto mio figlio,  signore!  - dice la vecchia signora.  - Vi
    siete riconciliati?
    Mi  guarda  fisso,  porta  la  mano alla fronte,  le sfugge un gemito.
    All'improvviso grida con voce terribile: - Rosa,  vieni!  E' morto!  -
    Rosa le si inginocchia vicino,  alterna le carezze ai rimproveri,  ora
    la sgrida,  le dice con durezza: - Io l'ho amato pi di  quanto  abbia
    fatto  lei!  -  ...e  ora  se la stringe al petto e la culla per farla
    addormentare come una bimba.  Le lascio cos;  cos le ritrovo sempre,
    cos esse passano il tempo, un anno dopo l'altro.
    Quale bastimento ritorna in patria dall'India,  e chi  questa signora
    inglese,  sposata a un vecchio brontolone Creso  scozzese  con  grosse
    orecchie sporgenti? E' possibile che sia Julia Mills?
    E'  infatti Julia Mills,  elegante e bisbetica,  con un servitore nero
    che le porta lettere e biglietti su un vassoio d'argento,  e una donna
    dalla  carnagione  color  rame  in abito di tela e con un fazzoletto a
    colori vivaci intorno alla testa  che  le  serve  la  colazione  nello
    spogliatoio.  Ma  in questi giorni Julia non tiene pi il diario;  non
    canta mai la "Elegia di un affetto";  non fa altro che litigare con il
    suo vecchio Creso scozzese che  una specie di orso fulvo con la pelle
    tinta.  Julia  nuota  nell'oro,  parla  solo  di denaro e non pensa ad
    altro. La preferivo quando si sentiva nel deserto del Sahara.
    O forse,  proprio questo il deserto del Sahara.  Perch sebbene Julia
    abbia  una  casa sontuosa e moltissimi visitatori e ricchi pranzi ogni
    giorno,  non le vedo accanto alcun germoglio verde,  nulla  che  possa
    fiorire e dar frutto.  Vedo ci che Julia chiama la societ, e tra i
    suoi componenti il signor Jack Maldon,  che dall'alto del suo  impiego
    ufficiale  si fa beffe di chi glielo ha procurato,  e alludendo con me
    al dottore lo chiama quel delizioso pezzo di antiquariato.  Ma se la
    societ    il  luogo  in  cui  prosperano gentiluomini e dame di tale
    genere, che si professano indifferenti a tutto ci che pu produrre il
    progresso o la rovina dell'umanit,  direi,  cara Julia,  che ci siamo
    perduti  nel  medesimo  deserto  del  Sahara,   e  sarebbe  meglio  se
    trovassimo la via per uscirne.
    Ed ecco comparire il dottore,  sempre  nostro  buon  amico,  e  sempre
    intento a compilare il suo "Dizionario" (ha raggiunto quasi la lettera
    D),  e felice nella sua casa in compagnia della moglie.  Vi  anche il
    "Vecchio Soldato",  ma in  posizione  molto  meno  elevata,  e  niente
    affatto dotato della grande influenza di cui godeva un tempo.
    Ed  ecco  finalmente  il  mio caro vecchio Traddles,  occupato nel suo
    ufficio al Temple,  molto attivo e  con  i  capelli  (dove  non  si  
    affacciata  la  calvizie) pi che mai ribelli per effetto del continuo
    attrito operato dalla parrucca di avvocato. Il suo scrittoio  coperto
    da pile di documenti, e guardandomi intorno gli dico:
    - Se Sophy ti servisse in qualit di scrivano,  ora Traddles,  avrebbe
    un bel po' da fare!
    -  Puoi ben dirlo,  mio caro Copperfield!  Ma erano giorni bellissimi,
    quelli che abbiamo vissuti in Holburn Court! Non lo erano forse?
    - Quando ti diceva che saresti diventato giudice?  Ma allora  non  era
    una cosa proprio certa!
    - In ogni caso - dice Traddles - se mai lo diventer...
    - Sai bene che lo sarai senz'altro.
    - Bene,  mio caro Copperfield,  e allora quando lo sar, diro tutta la
    verit intorno a Sophy come ho promesso che avrei fatto!
    Ce ne andiamo sottobraccio. Sono invitato a pranzo da Traddles.  E' il
    compleanno di Sophy,  e per via Traddles mi parla della fortuna che ha
    avuto.
    - Mio caro Copperfield,  sono davvero riuscito a fare tutto quello che
    mi  stava  pi  a  cuore.  Il  reverendo Horace  stato promosso a una
    carica che gli rende quattrocentocinquanta sterline all'anno; i nostri
    due ragazzi stanno ricevendo la migliore istruzione e  si  distinguono
    per  il  profitto  e per la condotta;  delle ragazze tre sono maritate
    proprio bene, e altre tre vivono con noi;  mentre ve ne sono altre tre
    che dirigono la casa del reverendo Horace da quando  morta la signora
    Crewler; e sono tutte felici.
    - Eccetto... - suggerii.
    - Eccetto la "Bellezza" - conclude Traddles.  - S.  E' stata una vera
    sfortuna che sposasse quel vagabondo.  Ma era cos vivace e  brillante
    che  lei  ne  fu  presa.  Comunque,  ora  la teniamo al sicuro in casa
    nostra, ci siamo liberati di lui, e dobbiamo farla tornare allegra.
    La casa di Traddles  precisamente (o se non lo ,  potrebbe benissimo
    essere)  una  di quelle che lui e Sophy andavano a visitare durante le
    loro passeggiate serali.  E' ampia,  ma Traddles conserva le sue carte
    nello  spogliatoio  e tiene gli stivali insieme con le carte;  e lui e
    Sophy si adattano a occupare  le  camerette  all'ultimo  piano  perch
    hanno  destinato  le  camere  da letto migliori alla "Bellezza" e alle
    altre ragazze. Non vi  spazio libero in questa casa perch non so per
    quale motivo vi si trovano senza interruzione pi "ragazze" di  quante
    io riesca mai a contare.  Ecco,  appena entrati, le vedo in frotta che
    accorrono a  dare  il  benvenuto  a  Traddles,  passandoselo  dall'una
    all'altra fino a togliergli il respiro. Trovo qui, ormai stabilita per
    l'eternit,  la  povera "Bellezza",  con una bimba e senza marito;  al
    pranzo per festeggiare il compleanno di Sophy vi sono le  tre  sorelle
    maritate  con  i  relativi  mariti,  e il fratello di un marito,  e il
    cugino di un altro marito, e la sorella del terzo marito,  che mi pare
    sia fidanzata con il suddetto cugino.
    Traddles,  non  meno  buono e semplice di quanto sia mai stato,  siede
    come un patriarca a una estremit della lunga tavola,  e a capo tavola
    gli  sorride  Sophy,  di  l  di  uno spazio allegro da cui si leva un
    luccichio che non  certo pi quello  prodotto  dal  semplice  metallo
    britannico.
    E  ora,  mentre  concludo  il  mio  compito,  e  vinco il desiderio di
    attardarmi ancora, tutti questi volti svaniscono alla mia vista. Ma ve
    n' uno che brilla su di me come una luce di cielo,  rischiara per  me
    ogni cosa, sta al di sopra di tutti, e domina sovrano. Ed esso rimane.
    Volgo  la  testa  e  vedo  accanto  a  me questo volto nella sua bella
    serenit. Si abbassa la fiamma della mia lampada,  sono rimasto alzato
    a  scrivere fino a tarda notte,  ma la cara presenza senza la quale io
    non sarei nulla  qui a tenermi compagnia.
    Agnes,  anima mia,  possa  il  tuo  viso  essermi  accanto  quando  si
    concluder  la  mia vita;  e quando ogni realt svanir alla mia vista
    come le ombre che  ora  congedo,  possa  io  averti  ancora  vicina  a
    indicarmi il cielo!

