


    Traduzioni telematiche a cura di
    Rosaria Biondi, Nadia Ponti, Giulio Cacciotti, Vincenzo Guagliardo
    (Casa di Reclusione - Opera)




    Charles Dickens.
    DAVID COPPERFIELD (Volume 1).


    Titolo originale dell'opera: "David Copperfield".
    Versione integrale dall'inglese di Frida Ballini.

    Copyright EDIZIONI PAOLINE, Roma 1982.
    Su concessione EDIZIONI PAOLINE.



    INDICE.

    Nota sull'Autore e sull'opera: pagina 4.
    Prefazione dell'Autore: pagina 10.
    1. Sono nato: pagina 12.
    2. Mi guardo intorno: pagina 33.
    3. Sono in un nuovo ambiente: pagina 59.
    4. Cado in disgrazia: pagina 87.
    5. Mi mandano lontano da casa: pagina 121.
    6. Allargo la cerchia delle mie conoscenze: pagina 154.
    7. Il mio primo semestre a Salem House: pagina 167.
    8. Le mie vacanze. Un pomeriggio felice: pagina 200.
    9. Ho una memorabile festa di compleanno: pagina 226.
    10. Mi trascurano, poi mi sistemano: pagina 248.
    11. Comincio a vivere per conto mio e non mi piace: pagina 284.
    12.   La  vita  indipendente  continua  a  non   piacermi   e   prendo
    un'importante decisione: pagina 313.
    13. Le conseguenze della mia decisione: pagina 331.
    14. Mia zia decide che cosa fare di me: pagina 367.
    15. Faccio un nuovo inizio: pagina 396.
    16.  Sono un ragazzo nuovo, non solo come allievo della scuola: pagina
    414.
    17. M'imbatto in qualcuno: pagina 453.
    18. Uno sguardo retrospettivo: pagina 485.
    19. Mi guardo intorno e faccio una scoperta: pagina 499.
    20. La casa di Steerforth: pagina 529.
    21. La piccola Emily: pagina 545.
    22. Vecchi luoghi e gente nuova: pagina 580.
    23.  Confermo le opinioni del signor Dick e  scelgo  una  professione:
    pagina 620.
    24. Prima dissipazione: pagina 647.
    25. Angeli buoni e angeli cattivi: pagina 663.
    26. Cado prigioniero: pagina 698.
    27 . Tommy Traddles: pagina 727.
    28. La sfida del signor Micawber: pagina 745.
    29. Faccio una seconda visita a Steerforth nella sua casa: pagina 781.
    30. Una perdita: pagina 795.







    NOTA SULL'AUTORE E SULL'OPERA.

    Charles   Dickens  nacque  nel  1812  a  Landport,   poco  lontano  da
    Portsmouth. Mor a Gad's Hill nel Kent il 9 giugno 1870.  Fu sepolto a
    Londra, nell'angolo dei poeti della Abbazia di Westminster.
    Dopo  un'infanzia difficile con breve e saltuaria possibilit di studi
    regolari a causa dei disagi finanziari  sofferti  dalla  famiglia  (il
    padre  fu  anche  in  prigione per debiti) Dickens mise a profitto una
    eccezionale forza di volont non meno grande in lui  dell'ingegno  per
    farsi  una  notevole  cultura  come  autodidatta.  Senza alcun maestro
    apprese  la  stenografia,   pot   quindi   lavorare   come   cronista
    parlamentare  per vari quotidiani,  e conserv tale incarico per circa
    tre anni,  cio fino a quando la sua vocazione di narratore ebbe  modo
    di manifestarsi felicemente.
    Nel dicembre del 1833 prese a scrivere bozzetti e novelle che venivano
    pubblicati  su  periodici  prima di essere in seguito raccolti in vari
    volumi;  compose anche qualche modesta  opera  teatrale,  riuscendo  a
    farla rappresentare con discreto successo.
    Nel  1836-37  la pubblicazione a dispense del "Circolo Pickwick" ("The
    Pickwick   Papers"),    una   girandola   mozzafiato   di    avventure
    straordinariamente  facete  di  un  gruppo  di  amici  londinesi nelle
    campagne intorno a Londra,  incontr un enorme favore da parte  di  un
    vasto pubblico di lettori, cos che l'Autore si trov portato di colpo
    in  una  posizione  di primo piano fra i narratori contemporanei,  che
    pure erano molti e di valore.  Tale posizione di grande eminenza  egli
    pot  conservare fino al termine di una non lunga,  ma eccezionalmente
    intensa carriera,  grazie anche a quel contatto  fuori  dell'ordinario
    che  riusc a stabilire con il pubblico per mezzo di letture delle sue
    opere,  che tenne a partire  dal  1837  con  enorme  successo  sia  in
    Inghilterra sia in occasione dei due viaggi negli Stati Uniti.
    Il  "David  Copperfield"    del 1849-50,  quando l'Autore  nel pieno
    della maturit artistica,  avendo gi pubblicato alcuni fra i maggiori
    romanzi  quali  "Oliver  Twist",   "Nicholas  Nickleby",  "La  bottega
    dell'Antiquario" ("The Old Curiosity Shop"),  "Un canto di Natale" ("A
    Christmas  Carol"),  "Dombey  &  Figlio"  ("Dombey  & Son").  Il nuovo
    romanzo segna tuttavia nel complesso dell'opera una deliberata svolta.
    Se qualche critico ritiene che il capolavoro di  Dickens  sia  "Grandi
    Speranze"  ("Great  Expectations") che segue di una decina di anni,  e
    altri ancora giudica che sia invece "Casa  desolata"  ("Bleak  House")
    posteriore di soli due anni al "David Copperfield", la maggioranza dei
    competenti  considera  che  l'opera  maggiore  di  Charles Dickens sia
    senz'altro quest'ultima. La svolta consiste nel fatto che per la prima
    volta l'Autore si serve della realt  per  inserirla  nella  finzione,
    anche della esperienza personale di giovane scrittore per plasmare una
    geniale opera narrativa.
    Riesce  pertanto,   almeno  circa  nella  prima  met  del  libro,   a
    raggiungere quella che  lecito definire una  perfezione  di  effetti,
    sia  con  la  intensa partecipazione alla vicenda del protagonista che
    narra in prima persona,  sia con il non troppo frequente intervento di
    giudizio, che perci non risulta mai inopportuno n invadente.
    Si  legge  nella  stessa introduzione dell'Autore come egli avesse uno
    speciale affetto per questo libro nel quale il  suo  costante  impegno
    sociale (qui specialmente contro il lavoro dei minori e il carcere per
    debitori  insolvibili)  si  manifesta  con  tanto  maggiore  forza  ed
    efficacia in quanto rivela almeno in parte la triste realt della  sua
    infanzia,  per lui indimenticabile in misura quasi ossessiva.  Si veda
    come David alla fine del capitolo 14,  ormai salvo sotto la protezione
    della zia e felicemente ritornato studente,  dichiara di non voler pi
    parlare del periodo in cui s'era trovato  ingiustamente  costretto  in
    giovanissima  et  a  un  lavoro manuale degradante,  giungendo sino a
    confessare di non voler nemmeno ricordare con  precisione  quanto  (in
    mesi  o in anni?) fosse durato.  Lo stesso Dickens tralasci sempre di
    ritornare anche fra gente amica sul tempo infelicissimo del lavoro che
    nemmeno adolescente gli aveva inferto una insanabile ferita.
    Con  la  perdita  del  padre  ancora  prima  di   venire   al   mondo,
    l'infelicissimo  secondo matrimonio della madre,  la triste solitudine
    infantile dopo la morte di lei, l'ignobile lavoro, le miserie lungo il
    cammino della fuga prima che questa lo porti a trovare rifugio  presso
    l'anziana  zia (figura eccentrica fra le pi vive!) la base della vita
    di David  certo drammatica.  E in seguito vi echeggeranno le dolorose
    note  della  morte  di  Dora,  la moglie bambina,  con la riduzione in
    cenere dell'amicizia giovanile,  e non solo queste.  Eppure il libro 
    anche  rallegrato  da  una  miriade di momenti luminosi,  intensamente
    romantici  e  delicatamente  commoventi,  mentre  il  personaggio  non
    dimentica  la  sintetica  direttiva  impartitagli dalla zia rivelatasi
    insperatamente generosa e affettuosa: mai meschino,  mai sleale,  mai
    crudele,  pur  non  risultando  un  autentico eroe,  n un esempio di
    eroiche virt.
    Da tutti i romanzi di Dickens emergono dei personaggi ai quali egli ha
    impartito una vita ben superiore a quella libresca: se ne  parla  dopo
    cent'anni,  e non solo fra i conterranei dell'Autore,  come di persone
    in carne e ossa, ammirevoli o ripugnanti,  di cui non si ignora nulla,
    e  che  si  affiancano  alle  altre  immortali  create da Chaucer e da
    Shakespeare.  Qui troviamo il "signor  Micawber"  con  l'irresistibile
    comicit  del suo comportamento,  l'enfasi inesauribile dei discorsi e
    delle missive,  le disgrazie che  lo  abbattono  fino  all'infelicit,
    senza  pur  impedirgli  di tornare subito a sollevarsi fino alle vette
    del meno ragionevole e pi gaio ottimismo.  E' una delle figure ideate
    da  Dickens  che  sono  sempre  pi  grandi del normale e che tuttavia
    possiedono una cos precisa  vitalit  da  non  poter  mai  ridursi  a
    semplici fantocci caricaturali.
    I dialoghi in Dickens sono quasi sempre vivacissimi, pensati e parlati
    insieme,  e  suscitano  spesso  una vastit di risonanze che supera le
    parole. Anche le descrizioni sono sommamente efficaci,  bench a volte
    diffuse,  sia che interessino visioni della natura, sia che rendano le
    sensazioni delle varie stagioni lungo le vie di  Londra  visitate  con
    una  plastica  partecipazione.  Non  diversamente l'unit del racconto
    resta linearmente rispettata nonostante l'affollarsi di tante  persone
    e vicende solo apparentemente secondarie o superflue,  perch anzi non
    dando luogo a vane dispersioni valgono a  impartire  maggiore  rilievo
    all'insieme.
    Quel potere di attenzione che Dickens si affretta ad ascrivere a David
    bambino   in effetti una delle grandi qualit dell'Autore: attenzione
    istintiva e attenzione infaticabile  della  memoria  che  porta  senza
    fatica  l'Autore  a  tracciare i pi minuti particolari con generosit
    inarrestabile, e a renderli tutti variamente importanti.
    Diceva di recente  un  critico  inglese  della  B.B.C.  che  se  altri
    scrittori  creano  personaggi,  nelle  sue  opere  Dickens  fa nascere
    persone vive,  e non sar  quindi  mai  possibile  parlare  troppo  di
    Dickens, o rileggere troppe volte i suoi libri.
    E ora rileggiamo il giudizio finale dato da Cazamian,  grande studioso
    francese di letteratura inglese: Tra i romanzieri inglesi Dickens non
     l'artista pi abile,  non lo psicologo pi sottile,  non il realista
    pi accurato, n il narratore pi seducente, ma  probabilmente il pi
    inglese, il pi tipico, il pi grande di tutti.
    E  ancora,  uno  studioso  d'oggi (Trevor Blount) cos conclude un suo
    saggio ("Dickens,  The  Early  Novels"):  Ma  la  maggiore  fonte  di
    interesse  per  un  lettore moderno pu benissimo essere lo stile,  se
    pure a volte sentimentale e flaccido,  e per il mezzo con cui Dickens
    fa nascere i suoi personaggi e carica di eccitazione le scene. Sono le
    parole  che  contano,  e  Dickens  giunse  a usarle con sempre maggior
    attenta cura.  Dickens non appartiene alla classe di  sommi  narratori
    quali  Tolstoj e Dostoevskij,  ma tra quelli appena meno eccelsi pochi
    gli si avvicinano. E l'estremo paradosso dell'insieme di un'opera come
    la sua, cos stravagante, fantastica,  melodrammatica,  sentimentale e
    perfino nevrotica,   che lasci un'impressione finale di allegria e di
    bont
    F. B.




    PREFAZIONE DELL'AUTORE.

    Nella prima introduzione a questo libro scrissi che  non  mi  riusciva
    facile,   per   le  sensazioni  suscitate  in  me  dall'averlo  appena
    terminato,  allontanarmene tanto da poterne parlare con la misura  che
    richiederebbe  tale  formale introduzione.  Talmente forte e immediato
    era il mio interesse per il libro,  e avevo la mente cos  divisa  tra
    piacere  e  rimpianto  (il  piacere  di  avere  realizzato un progetto
    formulato da tempo, e il rimpianto di separarmi da tanti amici) che vi
    era il pericolo annoiassi  il  lettore  con  personali  confidenze  ed
    emozioni.
    Per  di  pi  tutto quello che avrei potuto dire intorno al mio lavoro
    avevo gi cercato di dirlo nella narrazione.
    Interesserebbe forse poco al lettore sapere  con  quale  tristezza  si
    posa la penna al termine di un lavoro creativo durato due anni; oppure
    che  un Autore,  nel momento in cui una folla di creature nate dal suo
    cervello si allontana per  sempre  da  lui,  prova  la  sensazione  di
    abbandonare in un mondo quasi ignoto una parte di s. Non avevo quindi
    nulla  da  aggiungere  all'infuori della confessione (magari di ancora
    minore importanza) che nessuno, nel leggerlo,  potr credere in questo
    racconto pi di quanto vi abbia creduto io scrivendolo.
    Tutto  ci  ancora tanto vero oggi,  che non mi rimane se non fare al
    lettore un'altra confidenza: questo  fra i miei libri quello che  amo
    pi di tutti.
    Sar  difficile immaginare che io non sia un padre amoroso per tutti i
    figli della mia fantasia,  e che qualcuno possa mai amarli quanto  me.
    Eppure,  come tanti genitori amorosi,  ho io pure in fondo al cuore un
    figlio prediletto. Il suo nome  David Copperfield.
















    1 - SONO NATO.

    Diranno queste pagine se della mia vita sar io il protagonista,  o se
    tale  posto  d'onore debba toccare ad altri.  Per cominciare la storia
    della mia vita dall'inizio della mia vita stessa dir  che  sono  nato
    (come  mi  fu  detto e credo sia vero) un venerd a mezzanotte.  Venne
    rilevato che nello stesso momento l'orologio cominci a battere e io a
    strillare.
    A proposito del giorno e dell'ora della mia  nascita  la  levatrice  e
    alcune  brave  donne  del  vicinato,   le  quali  si  erano  vivamente
    interessate a me vari mesi prima di potermi  conoscere  personalmente,
    dichiararono  in primo luogo che ero destinato a una vita infelice,  e
    inoltre che avrei avuto il dono di vedere gli spiriti  e  i  fantasmi,
    facolt  che  esse  credevano  inevitabile per tutti gli sfortunati di
    ambo i sessi, nati di venerd nel cuore della notte.
    Non dir nulla qui del primo  punto  perch  nulla  meglio  della  mia
    storia  dimostrer  se  a  tale  predizione  i  risultati abbiano dato
    ragione o torto. Intorno al secondo punto dir soltanto che,  salvo mi
    sia imbattuto nell'esercizio di questa facolt della mia natura quando
    ero  ancora  in  culla,  io non l'ho mai posseduta.  Ma non mi lamento
    affatto di esserne rimasto defraudato,  e se oggi altri  ne  abbia  il
    godimento, ne sono cordialmente lieto.
    Sono nato con la camicia ed essa venne posta in vendita sul giornale
    al  modico  prezzo di quindici ghinee.  Non so dire se in quel tempo i
    marinai fossero  a  corto  di  denaro  o  di  fede  e  preferissero  i
    salvagente  di sughero;  so soltanto che vi fu un'unica offerta di due
    sterline in contanti  e  del  rimanente  in  sherry  da  parte  di  un
    procuratore  che  si  occupava  di cambiali,  il quale dichiar di non
    volersi garantire dal morire annegato per un prezzo  maggiore.  Quindi
    l'avviso  venne  ritirato  in  pura perdita (quanto allo sherry la mia
    povera mamma stava gi cercando un acquirente per il suo) e dieci anni
    dopo la mia camicia serv di premio  per  una  lotteria  organizzata
    dalle  nostre  parti  con  cinquanta  biglietti  da una corona l'uno e
    l'obbligo per il vincitore  di  versare  altri  cinque  scellini.  Ero
    presente  anch'io,  e  ricordo  di  avere  provato  molta confusione e
    imbarazzo nel vedere che si disponeva cos di una parte di me  stesso.
    Ricordo  che  la camicia tocc in sorte a una vecchia signora munita
    di canestro,  la quale con grande  riluttanza  estrasse  da  questo  i
    pattuiti cinque scellini,  tutti in monete da mezzo penny, e alla fine
    aveva versato due penny e mezzo in meno.  Ci volle poi un tempo enorme
    e un grande spreco di conteggi per tentare,  ma invano, di convincerla
    dell'errore. Da quelle parti si ricord a lungo l'importanza del fatto
    che quella signora non mor annegata,  bens felicemente nel suo letto
    all'et  di  novantadue anni.  Ho sentito dire che fino all'ultimo non
    smetteva di vantarsi che in tutta la  vita  non  si  era  mai  trovata
    sull'acqua,  salvo sopra un ponte; e mentre beveva il t (a cui teneva
    moltissimo)  fino  all'ultimo  non  tralasci  di  esprimere  la   sua
    indignazione  per  l'empiet dei marinai e di tutti quelli che avevano
    l'ardire di andare "vagabondando" per il mondo.  Era inutile spiegarle
    che  da tale pratica deprecabile risultavano certi vantaggi,  compreso
    forse il t.  Ribatteva sempre con grande enfasi e con fiducia  innata
    nella forza della sua condanna: - Niente vagabondi!
    Ma per non rendermi io adesso colpevole di vagabondaggi o divagazioni,
    ritorner alla mia nascita.
    Sono  nato  a  Blunderstone,  nel Suffolk,  o da quelle parti,  come
    dicono gli scozzesi.  Ero un figlio postumo: gli occhi di mio padre si
    erano chiusi alla luce di questo mondo sei mesi prima che si aprissero
    i miei. Ancora adesso mi pare strano credere che egli non mi abbia mai
    veduto  - e trovo ancora pi strano il vago ricordo di essermi trovato
    in rapporto nella mia prima infanzia con la sua bianca pietra  tombale
    nel  nostro  cimitero  e  la  confusa  piet  che provavo verso di lui
    lasciato a giacere solo laggi nel buio della sera  mentre  il  nostro
    salottino  era caldo e luminoso con il fuoco e le candele,  e le porte
    della casa erano,  quasi con crudelt mi  pareva  a  volte,  chiuse  e
    sprangate per lui.
    Una zia di mio padre, e quindi mia prozia, della quale avr in seguito
    l'occasione di parlare pi a lungo,  era la personalit pi importante
    della famiglia. La signorina Trotwood, o la signorina Betsey,  come la
    chiamava  la  mia  povera mamma quando (e non molto spesso) riusciva a
    vincere un poco il timore di quella donna formidabile,  aveva avuto un
    marito pi giovane di lei,  molto bello tranne nel senso del proverbio
    popolare che dice: "Bello  solo colui il cui agire   bello",  poich
    vi  erano  gravi sospetti che avesse picchiato la moglie e che durante
    un alterco per questioni di denaro avesse compiuto  un  frettoloso  ma
    deciso  tentativo di gettarla da una finestra del secondo piano.  Tali
    prove di incompatibilit di carattere indussero la signorina Betsey  a
    dargli  una certa somma per ottenere la separazione consensuale.  Egli
    part con il suo capitale per l'India e, secondo una diceria che aveva
    credito in famiglia,  sarebbe stato visto una volta  in  groppa  a  un
    elefante  insieme con un babbuino,  ma ritengo che si trattasse invece
    di una "Baboo" o "Begun",  cio una  nobile  indiana.  Comunque,  dopo
    nemmeno dieci anni giunse dall'India notizia della sua morte.  Nessuno
    seppe mai come la  ricevesse  mia  zia,  poich  subito  dopo  la  sua
    separazione aveva ripreso il nome di fanciulla e acquistato un villino
    in  un  villaggio lontano sulla costa,  vi si era sistemata come donna
    nubile in compagnia di una sola domestica,  e si  diceva  che  vivesse
    sempre come una reclusa in un isolamento ininterrotto.
    Credo  che  un tempo avesse avuto un grande affetto per mio padre,  ma
    s'era sentita mortalmente offesa dal matrimonio di lui per  il  motivo
    che mia madre era una bambola di cera.  Non aveva mai incontrato mia
    madre,  ma sapeva che non aveva ancora vent'anni.  Non rivide pi  mio
    padre, che al tempo del suo matrimonio aveva il doppio dell'et di mia
    madre  ed era di salute cagionevole.  Egli mor un anno dopo,  come ho
    gi detto, sei mesi prima che io venissi al mondo.
    Tale era la situazione il pomeriggio di quello che sar  perdonato  se
    chiamo  un  venerd notevolmente importante.  E' chiaro che non potrei
    affermare di  avere  saputo  allora  come  stessero  le  cose,  n  di
    conservare alcun ricordo fondato sull'evidenza dei sensi intorno a ci
    che avvenne poi.
    Mia madre sedeva accanto al fuoco, un po' malaticcia e molto depressa;
    fissava  la  fiamma  attraverso le lagrime e tristemente rifletteva su
    quella che sarebbe stata la sorte sua e della creaturina senza  padre,
    alla quale in un cassetto del piano superiore alcune dozzine di spilli
    di  sicurezza  gi  davano  il  benvenuto  in  un mondo niente affatto
    emozionato dal suo arrivo;  mia madre,  ho detto,  sedeva  accanto  al
    fuoco in quel pomeriggio limpido e ventoso di marzo, timorosa e triste
    e  per nulla certa di uscire viva dalla prova che l'attendeva,  quando
    lev gli occhi per asciugare le lagrime,  e dalla finestra scorse  una
    singolare signora che attraversava il giardino.
    Subito  a una seconda occhiata mia madre ebbe la certezza che fosse la
    signorina Betsey. Il sole al tramonto gettava una luce calda su quella
    strana donna e sul prato di l della siepe,  ed ella avanz  verso  la
    porta  con  una implacabile rigidit della figura e una compostezza di
    espressione che non sarebbero potute appartenere a nessuno all'infuori
    di lei.
    Quando raggiunse la casa diede un'altra prova della sua identit.  Mio
    padre  aveva  lasciato  intendere  molte volte che ben di rado ella si
    comportava come un essere cristiano qualunque, e anche ora,  invece di
    sonare  il campanello,  si avvicin a quella finestra e guard dentro,
    schiacciando talmente il naso contro il vetro che la mia povera  mamma
    diceva sempre di averlo veduto di colpo appiattito e bianco.
    Tale  fu  l'emozione  di  mia  madre  che  ho sempre pensato di andare
    debitore alla zia Betsey della sfortuna di essere nato di venerd.
    Tutta agitata mia madre si era alzata,  ritirandosi nell'angolo dietro
    alla  sua  poltrona,  e la signorina Betsey,  nel volgere intorno alla
    stanza lo sguardo lento e scrutatore,  part dal lato opposto con  gli
    occhi  sbarrati  come  quelli  di una testa di Saraceno in una pendola
    olandese sino a fermarli su mia madre. Allora aggrott le ciglia e con
    un cenno di chi ha l'abitudine di  trovare  obbedienza  ordin  a  mia
    madre che andasse ad aprire la porta. Mia madre ubbid.
    - La moglie di David Copperfield,  "credo" - disse la signorina Betsey
    con la sicurezza che le dava la  vista  dell'abito  vedovile  e  delle
    condizioni di mia madre.
    - S - le rispose sotto voce mia madre.
    -  Sono  la signorina Trotwood - disse la visitatrice.  - Immagino che
    lei avr sentito parlare di me.
    Mia madre rispose che aveva avuto quel  piacere,  ma  si  accorse  con
    rammarico  di  non dare l'impressione che fosse stato un piacere molto
    grande.
    - Ora mi vede - disse la signorina Betsey.  Mia madre chin la testa e
    invit la visitatrice ad accomodarsi.
    Entrarono  nel  salottino  da  dove  era  uscita  mia madre perch nel
    salotto buono sull'altro lato del corridoio il  fuoco  non  era  stato
    acceso,  anzi  non l'avevano pi acceso dal giorno del funerale di mio
    padre;  quando si furono entrambe sedute e  la  signorina  Betsey  non
    diceva nulla,  dopo avere tentato invano di trattenere le lagrime, mia
    madre cominci a piangere.
    - Oh, no, no, no!  - fece in fretta la signorina Betsey.  - Questo no!
    Su, su!
    Ma mia madre non riusc a dominarsi e pianse tutte le sue lagrime.
    - Levati la cuffia,  cara, - disse la signorina Betsey - lascia che ti
    veda.
    Mia madre  era  troppo  intimorita  per  rifiutare  di  ubbidire  alla
    singolare richiesta, se anche l'avesse voluto; fece perci come le era
    stato  detto,  ma  le  tremavano  tanto  le mani che le si sciolsero i
    capelli (erano folti e bellissimi) e le copersero il volto.
    - Santo cielo!  - esclam la  signorina  Betsey.  -  Sei  proprio  una
    bambina!
    Mia  madre  era  senza  dubbio di aspetto straordinariamente giovanile
    anche per la sua et; chin il capo come se fosse,  poverina,  una sua
    colpa,  e  disse  singhiozzando  che  purtroppo  era  solo  una vedova
    bambina,  e se fosse vissuta sarebbe stata soltanto una madre bambina.
    Nel  breve  silenzio  che  segu,  mia madre ebbe l'impressione che la
    signorina Betsey le toccasse i capelli con mano abbastanza gentile, ma
    quando lev gli occhi,  timida e fiduciosa,  vide che  l'altra  se  ne
    stava  seduta  con  la  gonna  rimboccata,  le  mani intrecciate su un
    ginocchio e i piedi posati sul parafuoco,  intenta a fissare il  fuoco
    con le ciglia aggrottate.
    -  In  nome  del  cielo - esclam all'improvviso la signorina Betsey -
    perch mai "Rookery" (nido di cornacchie)?
    - Vuole dire la casa, signora? - chiese mia madre.
    - Perch "Rookery"?  - ripet la signorina  Betsey.  -  Sarebbe  stato
    molto  meglio chiamarla "Cookery" (libro di cucina),  se almeno uno di
    voi due avesse avuto qualche idea pratica della vita.
    - Il nome fu scelto dal signor Copperfield  -  replic  mia  madre.  -
    Quando  comper  la  casa  gli  piaceva  immaginare che vi fossero qui
    intorno delle cornacchie.
    In quel momento si lev un forte vento fra alcuni alti e  vecchi  olmi
    in  fondo  al  giardino,  tanto forte che n mia madre n la signorina
    Betsey poterono fare a meno di guardare in  quella  direzione.  Mentre
    gli  olmi  s'incurvavano  l'uno  verso  l'altro  come  giganti  che si
    sussurrassero  dei  segreti,   e  dopo   qualche   attimo   di   sosta
    ricominciavano ad agitarsi violentemente,  sbattendo tutto intorno con
    furia le braccia come se le confidenze ricevute fossero davvero troppo
    maligne per la pace del loro animo,  certi vecchi nidi di  cornacchie,
    logori e consunti,  appesi ai rami pi alti,  presero a dondolare come
    relitti di un naufragio sul mare in tempesta.
    - Gli uccelli dove sono? - domand la signorina Betsey.
    - Gli...? - ripet mia madre che pensava ad altro.
    - Le cornacchie,  dove sono  andate  a  finire?  -  chiese  ancora  la
    signorina Betsey.
    -  Non  vi  sono mai state cornacchie da quando abitiamo qui - rispose
    mia madre. - Noi credevamo... lo pensava il signor Copperfield...  che
    fosse il posto giusto per una grande colonia di cornacchie;  ma i nidi
    erano molto vecchi e gli uccelli li avevano abbandonati gi  da  molto
    tempo.
    - Tutto lui, David Copperfield! - esclam la signorina Betsey.-  David
    Copperfield dalla testa ai piedi!  Dare il nome delle cornacchie a una
    casa senza vederne intorno nemmeno una, e contare sulla presenza degli
    uccelli solo per aver visto dei nidi!
    - Il signor Copperfield  morto - ribatt mia madre  -  e  se  lei  ha
    l'ardire di parlare male di lui con me...
    Immagino   che   la  mia  povera  mamma  abbia  avuto  per  un  attimo
    l'intenzione di aggredire e  percuotere  mia  zia,  la  quale  avrebbe
    potuto  respingerla  senza fatica con una mano sola anche se mia madre
    fosse stata ben pi disposta a uno scontro di quanto  non  fosse  quel
    giorno.  Ma  si  limit  al  gesto  di  alzarsi in piedi perch subito
    ritorn docilmente a sedere e perdette i sensi.
    Quando rinvenne,  o quando la signorina Betsey l'ebbe fatta rinvenire,
    trov  comunque quest'ultima in piedi davanti alla finestra.  Ormai il
    crepuscolo sfumava nell'oscurit e le due donne riuscivano  a  vedersi
    solo al vago chiarore del fuoco.
    - Bene!  - disse la signorina Betsey,  tornando a sedere come se fosse
    andata soltanto a dare un'occhiata distratta al panorama. - Per quando
    aspetti...?
    - Io tremo tutta - balbett mia madre.  - Non so che cosa mi  succede.
    Sono sicura che sto per morire.
    - No, no, no - ribatt la signorina Betsey. - Devi bere un po' di t.
    - Povera me,  povera me,  crede che mi far bene?  - esclam mia madre
    con tono sconsolato.
    - Ma certo! - dichiar la signorina Betsey. - Le tue sono fantasie. La
    tua ragazza, che nome ha?
    - Non so ancora se sar una ragazza,  signora - rispose innocentemente
    mia madre.
    -  Benedetta  creatura!  - esclam la signorina Betsey,  citando senza
    saperlo  la  seconda  frase  ricamata  sul  puntaspilli  riposto   nel
    cassettone al piano di sopra, ma applicandola a mia madre, non a me. -
    Non parlo di questo. Voglio dire la tua domestica.
    - Peggotty - disse mia madre.
    -  Peggotty!  -  ripet  la  signorina  Betsey piuttosto indignata.  -
    Bambina,  non mi dirai che un essere umano  andato a ricevere il nome
    di Peggotty in chiesa?
    -  E' il suo cognome - spieg con voce flebile mia madre.  - Il signor
    Copperfield la chiamava cos perch ha lo stesso nome di battesimo che
    ho io.
    - Vieni, Peggotty! - grid la signorina Betsey, aprendo l'uscio.  - Il
    t. La tua padrona si sente poco bene. Sbrigati.
    E  dopo  aver  in  tal  modo espresso l'ordine con la forza che poteva
    darle un'autorit riconosciuta in famiglia fin dall'origine ed essersi
    incontrata con la sbigottita Peggotty,  la quale nell'udire  una  voce
    sconosciuta si faceva avanti nel corridoio con la candela in mano,  la
    signorina Betsey richiuse l'uscio e si rimise a sedere come prima  con
    i  piedi sul parafuoco,  la gonna rimboccata e le mani intrecciate sul
    ginocchio.
    - Hai detto che sar forse una ragazza - disse la signorina Betsey.  -
    Sono  sicura che sar cos.  Ho il presentimento che sar una ragazza.
    Ora senti, piccola, dal momento della nascita di questa bambina...
    - Forse sar un bambino - os interrompere mia madre.
    - Te lo ripeto,  ho il presentimento che sar una bambina - ribatt la
    signorina  Betsey.  -  Non contraddirmi.  Dal momento della nascita di
    questa bambina, intendo essere amica sua. Voglio farle da madrina e ti
    prego di chiamarla Betsey Trotwood Copperfield.  Non vi devono  essere
    errori  nella vita di questa Betsey Trotwood.  Nessuno dovr scherzare
    con i suoi sentimenti,  poverina.  Sar educata e custodita molto bene
    per  evitare  che  riponga  scioccamente fiducia in chi non la merita.
    Sar io a occuparmene.
    Dopo ciascuna di queste frasi, la testa della signorina Trotwood aveva
    uno scatto come se i vecchi torti da lei subiti le si  agitassero  nel
    petto, e solo con fatica riuscisse a dominare l'impeto di manifestarli
    chiaramente. O almeno cos sospett mia madre che l'osservava al fioco
    bagliore  del fuoco,  troppo intimorita dalla presenza della signorina
    Betsey,  troppo sottomessa e confusa per riuscire a notare chiaramente
    alcunch, o per sapere che cosa dire.
    - Era buono David con te,  piccola? - chiese la signorina Betsey, dopo
    un intervallo di silenzio e quando ebbe smesso di agitare il  capo.  -
    Stavate bene insieme?
    - Eravamo tanto felici - rispose mia madre.  - Il signor Copperfield 
    sempre stato troppo buono con me.
    - E ti viziava, immagino - sugger la signorina Betsey.
    - S, temo proprio che non mi abbia preparata a essere di nuovo sola e
    abbandonata in questo mondo cos duro... - singhiozz mia madre.
    - Bene!  Non piangere!  - ordin la signorina Betsey.  - Voi  due  non
    eravate  bene assortiti (se mai  possibile che due persone siano bene
    assortite), perci te l'ho chiesto. Eri orfana, non  vero?
    - S.
    - E facevi la governante?
    - Ero la bambinaia di una famiglia che il signor Copperfield andava  a
    visitare.  Il signor Copperfield era molto gentile con me, s'interess
    molto a me e mi rivolse molte attenzioni,  e alla fine  mi  chiese  in
    moglie.  E io accettai.  E cos ci sposammo - disse con semplicit mia
    madre.
    - Ah, povera piccola!  - mormor la signorina Betsey,  sempre fissando
    con severit il fuoco.  - Tu che cosa sai fare?
    - Scusi, signora, non capisco... - balbett mia madre.
    - Per esempio sai dirigere la casa? - disse la signorina Betsey.
    - Non molto,  temo - rispose mia madre. - Non tanto come vorrei. Ma il
    signor Copperfield mi stava insegnando...
    - Per quello che ne sapeva lui!  - inser tra parentesi  la  signorina
    Betsey.
    -  E  spero che avrei migliorato,  ero tanto ansiosa di imparare e lui
    era tanto paziente nell'insegnarmi,  se la grandissima disgrazia della
    sua morte... - mia madre dovette interrompersi ancora una volta.
    - Via, via! - disse la signorina Betsey.
    -  Tenevo  regolarmente  il  libro  di  casa e tutte le sere facevo il
    bilancio con il signor Copperfield...  - esclam mia madre,  e dovette
    tacere per un nuovo scoppio di dolore.
    - Via, via! - disse la signorina Betsey. - Non piangere pi.
    -  ...e sono certa che non eravamo mai in disaccordo, tranne quando il
    signor Copperfield criticava i miei tre e i cinque perch erano troppo
    simili,  o  non voleva che arricciassi la gamba del sette e del nove -
    riprese a dire mia madre prima di cedere a un nuovo scoppio di pianto.
    - Finirai per sentirti male - disse la signorina Betsey -  e  sai  che
    non  farebbe bene n a te n alla mia figlioccia.  Via!  Non devi fare
    cos!
    Tale argomento ebbe la sua parte nel calmare un po' mia madre, sebbene
    la parte maggiore l'avesse forse il suo crescente malessere.  Segu un
    intervallo  di  silenzio,  solo  interrotto  di  tanto  in tanto dalla
    signorina  Betsey,  che  sempre  seduta  con  i  piedi  sul  parafuoco
    esclamava di quando in quando: - Ah! Ah!
    -  Per  quanto  ne  so,  David con il suo capitale si era procurato un
    vitalizio, e per te come ha provveduto? - chiese poi.
    - Il signor Copperfield - le rispose mia madre,  che ormai parlava con
    difficolt  -    stato  cos  buono  e  previdente da farne una parte
    reversibile per me.
    - Quanto? - chiese la signorina Betsey.
    - Centocinque sterline all'anno - rispose mia madre.
    - Avrebbe potuto far peggio - disse mia zia.
    Quest'ultima parola era adatta al momento: mia madre si sentiva  tanto
    male  che  Peggotty,  entrando con il vassoio del t e le candele,  si
    accorse immediatamente quanto stesse male (come  la  signorina  Betsey
    avrebbe potuto notare prima se vi fosse stata pi luce), e la condusse
    in  tutta  fretta  nella  sua  camera al piano di sopra;  quindi sped
    sull'istante suo nipote Ham Peggotty, che da alcuni giorni se ne stava
    nascosto in casa all'insaputa di mia madre per servire  come  speciale
    messaggero  in  caso  di  necessit,  perch  andasse  a  chiamare  la
    levatrice e il medico.
    Queste potenze alleate rimasero non poco stupite,  arrivando  a  pochi
    minuti  di differenza l'una dall'altra,  nel trovare seduta accanto al
    fuoco una signora sconosciuta e di aspetto formidabile,  con la cuffia
    legata  per  i  nastri  al  braccio  sinistro  e intenta a tapparsi le
    orecchie con ovatta.  Poich Peggotty non ne sapeva nulla e mia  madre
    non  aveva  detto  nulla  di  lei,   la  sua  presenza  nel  salottino
    rappresentava  un  autentico  mistero;  e  non  diminuiva  affatto  la
    solennit  della  sua  figura il fatto che tenesse in tasca una grande
    quantit di ovatta e che se ne riempisse a quel modo le orecchie.
    Il medico era stato al piano di sopra,  ne  era  disceso,  ed  essendo
    convinto,  almeno cos credo,  intorno alla probabilit che la signora
    sconosciuta e lui stesso dovessero rimanere seduti l faccia a  faccia
    per qualche ora, decise di comportarsi in maniera cortese e socievole.
    Era  un  ometto  di  indole  dolcissima,  il  pi  mite del suo sesso.
    Scivolava dentro e fuori di una stanza tutto di traverso per  occupare
    meno   spazio.   Camminava  non  meno  silenziosamente  e  ancora  pi
    lentamente del fantasma dell'"Amleto".  Teneva la testa  china  da  un
    lato, in parte per la grande umilt che aveva nel giudicare se stesso,
    e in parte per propiziarsi il prossimo. Non basta dire che non avrebbe
    saputo  lanciare  un insulto nemmeno a un cane,  ma si deve aggiungere
    che non avrebbe insultato nemmeno un cane rabbioso. Gli avrebbe invece
    offerto una parola gentile,  o una mezza  parola,  o  addirittura  una
    particella,   perch  usava  nel  parlare  la  medesima  lentezza  del
    camminare;  ma con nessun povero cane sarebbe stato  scortese,  e  per
    nessuna cosa al mondo sarebbe riuscito ad agire con rapidit.
    Il  dottor  Chillip  guard  con  dolcezza  mia zia,  tenendo la testa
    piegata di lato,  le rivolse un leggero inchino,  e toccandosi  appena
    l'orecchio sinistro le chiese alludendo all'ovatta:
    - Forse un'infiammazione locale, signora?
    -  Che  cosa?  - ribatt mia zia,  togliendosi l'ovatta da un orecchio
    come se sturasse una bottiglia.
    Il dottor Chillip rimase talmente colpito da quei modi bruschi che pi
    tardi disse a mia madre che solo per grazia di Dio era riuscito a  non
    perdere la sua presenza di spirito. Si limit a ripetere con dolcezza:
    - Forse un'infiammazione locale, signora?
    -  Sciocchezze!  -  gli  ribatt  mia  zia e con un colpo solo torn a
    tapparsi l'orecchio.
    Dopo  di  che  al  dottor  Chillip  non  rimase  che  starsene  seduto
    guardandola  di  soppiatto  mentre  lei  fissava  il fuoco.  Quando lo
    richiamarono di sopra,  rimase assente per circa un quarto d'ora,  poi
    ritorn.
    -  E allora?  - disse mia zia,  togliendosi l'ovatta dall'orecchio pi
    vicino al medico.
    - E allora, signora,  - le rispose il dottor Chillip - si va...  si va
    avanti lentamente.
    -  Bah!  -  esclam  mia zia,  scotendo di scatto la testa in perfetta
    armonia con il dispregio espresso  da  quel  monosillabo.  E  torn  a
    tapparsi come prima.
    -  Davvero...  davvero...  -  come  disse  poi  a  mia madre il dottor
    Chillip,  egli si era sentito quasi  offeso:  da  un  punto  di  vista
    esclusivamente  professionale,  si era sentito quasi offeso.  Tuttavia
    rimase l a guardare la  donna  per  quasi  due  ore,  mentre  l'altra
    fissava  il  fuoco.  Poi lo chiamarono,  segu un'altra assenza,  e fu
    ancora di ritorno.
    - E allora?  - disse mia zia,  togliendosi  di  nuovo  l'ovatta  dallo
    stesso orecchio.
    - E allora, signora, - le rispose il dottor Chillip - si va procedendo
    lentamente, signora.
    -  Bah!  - gli ringhi contro mia zia con tale violenza che il dottore
    Chillip non pot pi sopportare quei  modi:  vi  era,  come  disse  in
    seguito,  la palese intenzione di fargli perdere la pazienza.  Prefer
    dunque starsene a sedere sulle scale al buio e con una forte  corrente
    d'aria in attesa che lo richiamassero.
    Ham  Peggotty,  il  quale frequentava la scuola pubblica,  era un vero
    drago nel rispondere alle domande,  e pertanto lo si pu  ritenere  un
    testimone  attendibile,  rifer  il  giorno  seguente che avendo fatto
    capolino all'uscio del salottino  un'ora  dopo,  venne  immediatamente
    scoperto dalla signorina Trotwood (che allora andava avanti e indietro
    tutta  agitata  nella  stanza) e subito ghermito prima che riuscisse a
    fuggire.  Dal piano sopra veniva di quando in quando un suono di passi
    e  di voci,  ed egli intu che l'ovatta non cancellasse del tutto quei
    rumori dal fatto che  senza  dubbio  la  signora  l'aveva  preso  come
    vittima  sulla  quale  sfogare l'eccesso di agitazione perch quando i
    rumori erano pi marcati,  lo afferrava stretto per il colletto  della
    giubba  (come  se  dovesse  rianimarlo  dopo  una  eccessiva  dose  di
    laudano), lo trascinava avanti e indietro, lo scoteva, gli arruffava i
    capelli,  gli strappava la camicia,  gli tappava perfino  le  orecchie
    quasi  fossero  state  quelle  di lei,  e in altri modi lo malmenava e
    maltrattava.  Tutto ci venne almeno in parte confermato da  sua  zia,
    che lo vide verso mezzanotte e mezza,  poco dopo che s'era liberato, e
    afferm che era in quel momento altrettanto rosso di me.
    Il mite dottor Chillip  non  avrebbe  saputo  serbare  rancore  in  un
    momento  come  quello,  n in qualunque altra circostanza.  Non appena
    libero scivol di sbieco dentro al salottino,  e con il suo  tono  pi
    dolce disse a mia zia:
    - E allora, signora, sono felice di congratularmi con lei.
    - Per che cosa? - replic aspra mia zia.
    Il  dottor Chillip fu di nuovo impressionato dalla grande severit dei
    modi di mia zia,  e per conciliarsela le  rivolse  il  solito  leggero
    inchino e il suo mezzo sorriso.
    -   Bont  del  cielo,   che  cosa  fa  costui!   -  esclam  mia  zia
    irritatissima. - Non  capace di parlare?
    - Cara signora,  stia calma - disse il dottor Chillip con il suo  tono
    pi dolce. - Non vi  pi motivo di agitazione, signora. Stia calma.
    E'  stato  sempre  ritenuto quasi un miracolo che mia zia non lo abbia
    afferrato e scosso per fargli dire subito quanto  aveva  da  dire.  Si
    limit invece a scuotere la testa,  ma in maniera tale da terrorizzare
    l'ometto.
    - E allora, signora,  - riprese il dottor Chillip non appena gli torn
    il coraggio di aprir bocca - sono felice di congratularmi con lei.  E'
    finito tutto, signora, tutto  finito bene.
    Per tutti i cinque minuti che il dottor Chillip impieg a  pronunciare
    questo discorso, mia zia non smise di fissarlo intensamente.
    - Come sta lei?  - gli chiese mia zia,  incrociando le braccia, da una
    delle quali le penzolava ancora il cappellino.
    - Ecco,  signora,  spero che fra poco star bene - rispose  il  dottor
    Chillip.  -  Bene  quanto ci si pu aspettare che si senta una giovane
    madre, tenuto conto delle sue tristi condizioni di famiglia.  Nulla di
    contrario che lei adesso la veda. Anzi le potr giovare.
    - E lei? - insistette aspra mia zia.
    Il dottor Chillip chin ancor pi la testa da un lato e guard mia zia
    come un uccellino pieno di buone intenzioni.
    - La bambina - precis mia zia. - Come sta?
    -  Signora,  -  le rispose il dottor Chillip - ritenevo che l'avessero
    gi informata. E' un maschio.
    Mia zia non aperse bocca,  impugn il cappellino come una  fionda  con
    cui  volesse  mirare  alla  testa del dottor Chillip,  se lo infil di
    traverso e scomparve. Spar come una fata irritatissima, o come uno di
    quegli esseri soprannaturali che la  voce  popolare  diceva  io  avrei
    posseduto la facolt di scorgere; e non ritorn mai pi.
    No.  Io giacevo nella mia culla,  e mia madre nel suo letto, ma Betsey
    Trotwood Copperfield era entrata per sempre nella terra  dei  sogni  e
    delle  ombre,  nel  tremendo  paese  dal  quale da cos poco tempo ero
    arrivato io,  e la luce che si diffondeva dalla finestra della  nostra
    camera illuminava la meta terrena di tutti i viaggiatori come me, e il
    tumulo che ricopriva le ceneri e la polvere di colui senza il quale io
    non sarei mai nato.









    2 - MI GUARDO INTORNO.

    Se  ritorno  molto  indietro  nel  vuoto  della mia infanzia,  i primi
    oggetti che assumono per me dei contorni precisi sono mia madre con  i
    suoi bei capelli e la figura giovane, e Peggotty con la figura goffa e
    gli occhi tanto scuri da rabbuiare il viso tutt'intorno, e le guance e
    le  braccia  tanto  dure e rosse che mi domandavo come mai gli uccelli
    non preferissero beccare lei invece delle mele.
    Mi  pare  di  poterle  ricordare  entrambe,   a  poca  distanza  l'una
    dall'altra,  fatte  minuscole  ai  miei  occhi  perch  accoccolate  o
    inginocchiate a terra,  mentre io vado traballando dall'una all'altra.
    Ho  nella mente l'impressione,  che non so distinguere da un effettivo
    ricordo,  del tocco dell'indice che Peggotty  mi  stendeva  perch  lo
    afferrassi  e  che  il  lavoro  di  cucito  aveva reso ruvido come una
    minuscola grattugia per la noce moscata.
    Questo pu essere frutto  dell'immaginazione,  sebbene  io  creda  che
    quasi  tutti  possano  risalire pi indietro nel tempo di quanto molti
    suppongono, come pure credo che in moltissimi bambini molto piccoli la
    capacit di osservare  sia  davvero  meravigliosa  per  accuratezza  e
    precisione. Ritengo addirittura che di molti adulti giudicati notevoli
    sotto  questo  riguardo  si  dovrebbe pi a ragione dire che non hanno
    perduto la  capacit  originaria,  invece  di  affermare  che  l'hanno
    acquisita; tanto pi che ho spesso notato come tali persone conservano
    di  solito  una certa freschezza e amabilit,  e la capacit di essere
    contenti, che rientrano nel retaggio non dissipato dell'infanzia.
    Potrei  avere  adesso  il  sospetto  che  nel  dir  questo   io   stia
    vagabondando,   se   non  fossi  indotto  a  osservare  che  a  tali
    conclusioni sono alquanto  portato  dalle  esperienze  che  ho  di  me
    stesso; e se dovesse risultare da qualche parte di questo mio racconto
    che  ero  un bambino con una forte capacit di osservazione,  o che da
    adulto conservo un vivido ricordo della mia infanzia,  dico subito che
    rivendico entrambe queste caratteristiche.
    Se,  come  ho  detto,  mi volgo indietro a scrutare il vuoto della mia
    infanzia,  i primi oggetti che vedo  emergere  nel  ricordo  nitidi  e
    distinti  da una confusione di altre cose,  sono mia madre e Peggotty.
    Che cos'altro ricordo? Vediamo.
    Esce fuori dalla nube la  nostra  casa,  non  nuova  per  me,  ma  gi
    familiare  fin  nei  primi  ricordi:  al pianterreno vi  la cucina di
    Peggotty,  che d sul cortile con al centro  un  palo  che  regge  una
    piccionaia  senza  piccioni;  in  un  angolo si trova un grosso canile
    senza il cane;  e mi girano intorno in  maniera  minacciosa  e  feroce
    molte  galline  che  vedo terribilmente alte.  Vi  un gallo,  che per
    cantare sale su un pilastro e che pare mi fissi mentre  io  lo  guardo
    dalla finestra della cucina,  e mi fa tremare tanto  fiero. E le oche
    sul campo di l del cancello, che se esco da quella parte mi inseguono
    dondolando e allungando il collo, mi tornano in sogno come un uomo che
    vive tra le bestie feroci potrebbe sognare i leoni.
    Ecco ora il lungo  corridoio,  una  prospettiva  enorme  per  me,  che
    conduce dalla cucina di Peggotty alla porta d'ingresso. Vi si apre una
    dispensa  buia,   e  di  sera  bisogna  passare  di  corsa  davanti  a
    quell'uscio, perch non si sa che cosa potrebbe nascondersi fra quelle
    tinozze,  giare e vecchie casse di t,  quando non vi  nessuno che le
    rischiari  con  la  fioca  luce  di una candela,  facendo uscire dalla
    stanza un odore  di  muffa  in  cui  si  mescolano  aromi  di  sapone,
    sottaceti,  pepe,  candele e caff in un'unica zaffata.  Poi vengono i
    due salotti,  quello dove la sera stiamo  mia  madre,  io  e  Peggotty
    (perch  Peggotty ci tiene sempre compagnia quando ha terminato i suoi
    lavori e ci troviamo soli) e il salotto buono dove stiamo la domenica,
    piuttosto grande,  ma non altrettanto comodo.  Per me questa stanza ha
    qualcosa  di triste perch Peggotty mi ha parlato,  non so quando,  ma
    tanto tempo fa,  del funerale di mio  padre  e  degli  uomini  che  vi
    entravano per indossare il mantello nero.  Una domenica sera mia madre
    legge in quel  salotto  a  Peggotty  e  a  me  la  storia  di  Lazzaro
    resuscitato dai morti. Ne rimango talmente impressionato che pi tardi
    devono  farmi  alzare  dal  letto  per  mostrarmi dalla finestra della
    camera il camposanto tranquillo con tutti  i  suoi  morti  nel  riposo
    delle tombe sotto la luce solenne della luna.
    Non conosco nulla di pi verde dell'erba di quel camposanto, nulla che
    sia  pi  ombroso  dei  suoi  alberi,  pi silenzioso delle sue pietre
    tombali.  Vedo le pecore che vi brucano quando la mattina di  buon'ora
    mi  metto  a  sedere  sul  lettino che sta dietro una parete dentro la
    camera di mia madre;  e vedo  la  luce  che  si  accende  rossa  sulla
    meridiana,  e  mi domando: Chiss se la meridiana  contenta di poter
    segnare di nuovo il tempo!.
    Ecco il nostro banco nella chiesa: che alta spalliera!  E l vicino la
    finestra che guarda verso la nostra casa;  infatti durante la funzione
    del mattino Peggotty la guarda spesso,  perch vuole sincerarsi quanto
    pu che non vi siano entrati i ladri,  n che stia andando a fuoco. Ma
    per quanto Peggotty giri gli occhi, lei si irrita se io giro i miei, e
    mentre sto in piedi sul sedile mi ordina  con  un'occhiata  severa  di
    guardare  il  pastore.  Ma  non  posso  guardarlo continuamente...  lo
    conosco bene senza quella cosa bianca indosso,  e temo che  si  chieda
    perch  lo fisso cos,  e magari interrompa la funzione per informarsi
    sul motivo... e allora che cosa mi toccher dire? E' terribile stare a
    bocca aperta,  ma devo pur fare qualcosa.  Guardo mia  madre,  ma  lei
    finge di non vedermi.  Guardo un ragazzo nella navata,  e lui mi fa le
    boccacce.  Guardo il sole che entra dalla porta spalancata sul portico
    e  vedo  una pecora sperduta...  non voglio dire un peccatore,  ma una
    pecora  vera,   che  sembra  indecisa  se  entrare   in   chiesa.   Ho
    l'impressione  che  se  non  smetto  di  guardarla  potrei cedere alla
    tentazione di dire qualcosa a voce alta,  e allora che cosa sarebbe di
    me!  Alzo  gli  occhi sulle lapidi monumentali sulla parete e cerco di
    pensare al signor Bodgers,  defunto  di  questa  parrocchia,  e  quali
    saranno  stati  i sentimenti della signora Bodgers,  quando per lungo
    tempo afflitto dai malanni il signor Bodgers fu, e nulla poi il medico
    pot.  Mi domando se abbiano chiamato il dottor Chillip e se  proprio
    lui  non  abbia    potuto  far  nulla,  e  se gli fa piacere vederselo
    ricordare una volta  alla  settimana.  Passo  lo  sguardo  dal  dottor
    Chillip  con  il  suo  cravattone  domenicale  al pulpito e penso come
    sarebbe bello poterci giocare,  usarlo come una  fortezza,  mentre  un
    altro ragazzo sale sui gradini per attaccarla, e allora scaraventargli
    in testa i bei cuscini di velluto con le nappine. Pian piano gli occhi
    mi si chiudono, odo appena il pastore che in quell'afa intona un canto
    sonnolento, e poi pi nulla, finch cado di colpo dal banco e Peggotty
    mi porta fuori pi morto che vivo.
    E ora vedo l'esterno della nostra casa e le vetrate a piccoli riquadri
    delle  finestre spalancate per far entrare l'aria profumata e i vecchi
    nidi malconci delle cornacchie che dondolano  ancora  dai  rami  degli
    olmi  in fondo al giardino.  Ora mi trovo nel frutteto dietro la casa,
    di l del cortile con la piccionaia vuota e il canile  pure  vuoto;  
    una  vera riserva di farfalle,  con il suo steccato alto e il cancello
    con il catenaccio;  i frutti a grappoli  su  quegli  alberi  sono  pi
    maturi  e  saporiti  di  tutti  quelli  mai  cresciuti  in  ogni altro
    giardino,  e mia madre ne coglie un canestro mentre io le sto accanto,
    sforzandomi di fare l'indifferente quando riesco a inghiottire qualche
    furtivo  chicco  di  uvaspina.  Si  leva  un gran vento e in un attimo
    l'estate finisce.  Nel crepuscolo invernale  balliamo  per  gioco  nel
    salottino, e quando mia madre rimane senza fiato e si mette a riposare
    sulla  poltrona  la  guardo  mentre  si  avvolge sulle dita i riccioli
    biondi,  si aggiusta il corsetto,  e nessuno sa pi di  me  quanto  le
    piaccia avere l'aria elegante e come sia fiera di essere tanto bella.
    Questa  una delle mie prime impressioni, insieme alla vaga sensazione
    che  tutti  e due abbiamo un po' paura di Peggotty e ci lasciamo quasi
    sempre guidare da lei: oso dire che sono questi i  primi  giudizi,  se
    cos li posso definire, che io abbia mai tratto da quanto vedevo.
    Una sera Peggotty e io siamo soli di fronte al fuoco del salottino, ho
    appena  finito di farle una lettura intorno ai coccodrilli.  Devo aver
    letto non molto bene,  o quella povera  anima  si  sar  sentita  poco
    interessata,  ma  ricordo  che  alla  fine  era  rimasta  con  la vaga
    impressione che si trattasse di qualche tipo di vegetali.  Ero  stanco
    di  leggere,   morivo  dal  sonno,  ma  siccome  avevo  ricevuto  come
    grandissimo premio il permesso di stare alzato fino a quando mia madre
    sarebbe ritornata a casa dopo avere trascorso la serata nella casa  di
    certi  vicini,  piuttosto  che  andare  a  letto   naturale che avrei
    preferito morire in piedi.  Ero giunto a un tale grado  di  sonnolenza
    per  cui  vedevo  Peggotty  gonfiarsi  fino a diventare enorme.  Tenni
    sollevate le palpebre con l'indice e seguitai a fissarla,  intenta  al
    suo  lavoro: fissavo il pezzetto di candela che le serviva per dare la
    cera al filo (come sembrava vecchio,  cos tutto grinze  da  tutte  le
    parti!),  la  casina  con il tetto di paglia in cui riposava il nastro
    per misurare,  la sua scatola da lavoro con il coperchio scorrevole  e
    dipinta sopra la veduta della cattedrale di San Paolo (e la cupola era
    rosa), il ditale di ottone che teneva al dito, e lei stessa, che a mio
    avviso era bella.  Avevo tanto sonno che sapevo sarei crollato se solo
    avessi smesso di concentrare l'attenzione su qualcosa.
    - Peggotty! - le chiesi all'improvviso. - Sei mai stata sposata?
    - Santo cielo, signorino Davy, - mi rispose Peggotty - come t' venuto
    in mente il matrimonio?
    Aveva risposto cos di scatto da svegliarmi del tutto.  Poi  smise  di
    cucire e mi guard, con l'ago tirato per tutta la lunghezza del filo.
    - Ma dimmi, Peggotty, sei mai stata sposata? - ripeto io. - Non  vero
    che sei una donna molto bella?
    Senza  dubbio la vedevo diversa per stile da mia madre,  ma secondo un
    altro tipo di bellezza la giudicavo un esemplare perfetto.  Vi era nel
    salotto buono uno sgabello di velluto rosso, sul quale mia madre aveva
    dipinto un mazzolino di fiori: ebbene,  per me quel tessuto di fondo e
    la carnagione di Peggotty erano identici.  Lo sgabello era  morbido  e
    Peggotty era ruvida, ma questo non faceva differenza.
    - Io,  bella, Davy? - dice Peggotty. - Dio santo, no, mio caro! Ma che
    cosa ti ha messo in testa il matrimonio?
    - Non lo so... Non si pu sposare pi di una persona per volta,  non 
    vero, Peggotty?
    - No, certo - afferma Peggotty con la massima decisione.
    -  Ma  se  si sposa qualcuno e questo muore,  allora ci si pu sposare
    un'altra volta, non  vero, Peggotty?
    -  Si  pu,  -  dice  Peggotty  -  mio  caro,  se  si  vuole.  Dipende
    dall'opinione che si ha.
    - E qual  la tua opinione, Peggotty? - le chiedo.
    La  interrogo  e  la  fisso  con  curiosit,  perch lei mi guarda con
    curiosit.
    - La mia opinione - disse Peggotty,  distogliendo gli occhi da me dopo
    una  breve  indecisione  e riprendendo a cucire -  che io non mi sono
    mai maritata e non  probabile che mi mariti. Ecco tutto quello che so
    intorno a questo argomento.
    - Non sei arrabbiata, spero,  Peggotty,  vero?  - le dissi dopo essere
    rimasto zitto per un momento.
    Pensavo davvero che lo fosse perch mi aveva risposto cos brusca,  ma
    ero decisamente in errore,  perch mise da parte il lavoro (rammendava
    una  calza sua) e spalancando le braccia strinse a s con forza la mia
    testina ricciuta. So che l'abbraccio fu ben forte perch,  essendo lei
    piuttosto  grassa,  ogni volta che faceva un piccolo sforzo quando era
    vestita le saltava qualche bottone dal dorso dell'abito. E ricordo che
    mentre mi stringeva, in quel preciso momento,  due bottoni schizzarono
    nell'angolo opposto del salottino.
    -  Ora fammi sentire dell'altro sui croccodilli - disse Peggotty,  che
    non aveva ancora bene appreso quel nome. - Voglio saperne di pi.
    Non capivo perch Peggotty  avesse  l'aria  cos  strana,  n  il  suo
    desiderio  di  tornare in fretta ai coccodrilli,  tuttavia ripresi non
    pi insonnolito la lettura intorno a quei mostri:  lasciammo  le  loro
    uova sulla sabbia a farle schiudere dal sole,  e rincorsi dalle bestie
    riuscimmo a sfuggire operando rapide svolte che essi non riuscivano  a
    imitare,  fatti  come  sono tutti d'un pezzo;  e poi come due indigeni
    scendemmo nell'acqua per catturarli e ficcammo  loro  in  gola  aguzzi
    pezzi  di  legno,  insomma eseguimmo ogni stadio possibile di sfida ai
    coccodrilli,  o almeno lo eseguii io,  perch su Peggotty avevo i miei
    dubbi,  vedendo  che  pareva  stesse pensando ad altro e non finiva di
    pungersi con l'ago in varie parti del viso e delle braccia.
    Avevamo esaurito l'argomento dei coccodrilli e dato  inizio  a  quelle
    degli  alligatori quando son il campanello della porta: era mia madre
    pi che mai carina, cos mi parve, e vi era con lei quel signore con i
    bei capelli  e  i  favoriti  neri  che  la  domenica  prima  ci  aveva
    accompagnati a casa dalla chiesa.
    Mentre  sulla soglia mia madre si chinava per abbracciarmi e baciarmi,
    il signore disse che ero un bambino pi fortunato di un re, o qualcosa
    del genere, perch ammetto che a questo punto mi assiste il ricordo di
    quanto poi segu.
    - Che cosa vuol dire?  - gli chiesi,  guardandolo al  di  sopra  della
    spalla di mia madre.
    Mi  accarezz  la  testa,  ma non so perch non mi piaceva la sua voce
    profonda,  e mi rese geloso il fatto che  nel  toccarmi  la  sua  mano
    avrebbe  toccato,  anche mia madre,  il che avvenne infatti.  Respinsi
    quella mano come potei.
    - Oh, Davy! - protest mia madre.
    - Caro ragazzo!  - disse il signore.  - Non  mi  pu  stupire  il  suo
    attaccamento!
    Non avevo mai visto prima di allora un cos bel colore sulle guance di
    mia  madre.  Mi  rimprover  con  dolcezza  per  la  mia sgarberia,  e
    tenendomi stretto al suo scialle si volse a ringraziare il signore  di
    essersi disturbato a ricondurla a casa.  Nel parlare gli stese la mano
    e mentre il signore  gliela  stringeva,  mi  parve  che  lei  gettasse
    un'occhiata a me.
    -  Scambiamoci  la  buona  notte,  bel ragazzo - disse il signore dopo
    avere chinato la testa (lo vidi bene  io!)  sulla  manina  chiusa  nel
    guanto di mia madre.
    - Buona notte! - dissi.
    - Via!  Noi vogliamo diventare i migliori amici del mondo!  - disse il
    signore. - Diamoci la mano!
    Tenevo la destra stretta nella mano di mia madre,  perci gli stesi la
    sinistra.
    - Ma Davy, - rispose il signore - questa non  la mano giusta.
    Mia  madre  mi  fece  allungare la destra,  ma per i miei motivi avevo
    deciso di non dargliela e non gliela diedi.  Gli stesi l'altra ed egli
    me  la  strinse  cordialmente,  disse che ero un bravo ragazzo e se ne
    ando.
    Lo rivedo ancora adesso girare la testa  mentre  era  nel  giardino  e
    lanciarmi  un'occhiata  con  quei suoi occhi neri di malaugurio appena
    prima che la nostra porta si chiudesse.
    Peggotty non aveva detto una sola parola,  n mosso un  dito,  ora  si
    affrett  a tirare i chiavistelli e tutti e tre andammo nel salottino.
    Mia madre,  invece di  sedere  nella  poltrona  accanto  al  caminetto
    com'era  solita  fare,  rimase  all'altro  capo della stanza e sedette
    canterellando tra s.
    - Spero che abbia passato una bella serata, signora! - disse Peggotty,
    rimanendo ritta e dura come un barilotto in mezzo alla stanza  con  il
    candeliere in mano.
    - Grazie tante, Peggotty - le rispose mia madre con la voce allegra. -
    Ho proprio trascorso una serata molto bella.
    -  Vedere  qualche forestiero serve di piacevole cambiamento - sugger
    Peggotty.
    - Un cambiamento molto piacevole davvero - disse di rimando mia madre.
    Peggotty se ne stava sempre immobile in mezzo alla stanza,  mia  madre
    riprese a cantarellare e io mi addormentai,  non proprio del tutto per
    non udire le voci, ma senza distinguere le parole. Ridestatomi a mezzo
    da quello scomodo dormiveglia,  scopersi  che  Peggotty  e  mia  madre
    parlavano insieme ed erano tutte due in lagrime.
    -  Uno  cos  non  sarebbe  piaciuto  al  signor  Copperfield - diceva
    Peggotty. - Questo lo dico e lo giuro!
    - Santo cielo!  - grid mia madre.  - Vuoi farmi impazzire!  Vi   mai
    stata  una povera ragazza cos maltrattata dalla sua serva come capita
    a me? Ma perch devo farmi il torto di chiamarmi ragazza?  Non  forse
    vero che sono stata sposata, Peggotty?
    - Lo sa Dio che  vero, signora - disse Peggotty.
    - E allora come osi, - disse mia madre - no... sai bene che non volevo
    dire  questo,  Peggotty,  ma  come  hai il cuore...  di rendermi tanto
    infelice e dirmi cose tanto amare quando sai bene che fuori di qui non
    ho una sola anima amica a cui rivolgermi?
    - Motivo di pi per dirle - replic Peggotty - che questo non va bene.
    No! cos non va bene. No, a qualunque costo. No!   Pensai che Peggotty
    volesse gettare via il candeliere, tanto lo brandiva con forza.
    -  Come  puoi  essere  cos  insopportabile - disse mia madre versando
    ancora pi lagrime di prima - da parlare in modo tanto ingiusto!  Come
    puoi  andare  avanti  a  parlare  come  se tutto fosse gi sistemato e
    deciso, Peggotty, se ti dico e ti ripeto, donna crudele,  che non vi 
    stato nulla pi delle pi normali cortesie!  Parli di ammirazione: che
    cosa  posso  farci  io?   Se  la  gente    cos  sciocca  da  provare
    ammirazione,  forse mia la colpa? Chiedo a te che cosa ci posso fare?
    Vorresti  forse  che  mi  tagliassi i capelli e mi tingessi di nero la
    faccia,  o mi facessi brutta con una bruciatura o scottatura  o  altro
    del  genere?  Oso dire che tu lo vorresti,  Peggotty!  Oso dire che ti
    farebbe piacere.
    Mi parve che Peggotty fosse molto colpita da questa accusa.
    - E il mio caro  bambino  -  esclam  mia  madre,  avvicinandosi  alla
    poltrona  dove stavo e accarezzandomi - il mio piccolo Davy!  Si vuole
    forse insinuare che non voglio abbastanza bene al mio tesoro  diletto,
    alla pi cara creaturina che sia mai venuta al mondo!
    -  Nessuno    mai  andato  a  dire  una  cosa del genere!  - protest
    Peggotty.
    - L'hai detto tu, Peggotty! - ribatt mia madre.  - Lo sai che  vero.
    Che   cos'altro   si   poteva   capire  da  quello  che  avevi  detto,
    sgarbatissima creatura, mentre sai benissimo come lo so io che appunto
    pensando a lui  lo  scorso  trimestre  non  ho  voluto  comperarmi  un
    parasole  nuovo  sebbene  quello  verde sia vecchio e tutto sciupato e
    abbia la frangia rovinata? Lo sai bene, Peggotty, non puoi negarlo!  -
    Poi rivolgendosi a me amorosamente,  e con la guancia contro la mia: -
    Sono una mammina cattiva per te,  Davy?  Sono una mammina  antipatica,
    egoista e crudele?  Dimmelo, bambino mio; dimmi di s, bambino caro, e
    Peggotty ti vorr tanto bene;  l'amore di Peggotty  tanto pi  grande
    del mio, Davy. Io non ti voglio affatto bene, non  vero?
    A questo punto ci mettemmo a piangere tutti e tre.  Credo che fossi io
    a piangere pi forte, ma sono sicuro che eravamo tutti sinceri.  Io mi
    sentivo addirittura spezzare il cuore, e temo che nel primo impeto del
    mio amore ferito devo aver dato a Peggotty della bestia. Quella onesta
    creatura  era  profondamente  addolorata e per l'occasione deve essere
    rimasta senza pi bottoni perch avvenne una scarica di quelle piccole
    esplosioni quando,  avendo fatto  la  pace  con  mia  madre,  si  mise
    ginocchioni accanto alla mia poltrona e fece la pace con me.
    Ci  andammo  a  coricare  oltremodo depressi.  A lungo i singhiozzi mi
    fecero sussultare nel sonno,  e quando un  singhiozzo  particolarmente
    forte mi fece addirittura rizzare sul letto, scopersi mia madre seduta
    accanto  e china su di me.  Allora mi addormentai fra le sue braccia e
    dormii profondamente.
    Non riesco a ricordare se fosse  la  domenica  dopo  che  rividi  quel
    signore,  oppure  se  sia  trascorso  del tempo prima che si rifacesse
    vivo.  Sulle date confesso di non essere preciso.  Lui era in  chiesa,
    poi  venne  fino  a  casa  con  noi ed entr con lo scopo di vedere un
    famoso geranio che avevamo sulla finestra del salotto.  Non  mi  parve
    che lo guardasse con molta attenzione,  ma prima di andar via chiese a
    mia madre che gli desse un fiore.  Essa lo invit a sceglierlo da  s,
    ma  egli  rifiut di far questo (non compresi perch) e allora essa lo
    colse e glielo mise in mano.  Egli disse che non  se  ne  sarebbe  mai
    separato,  mai pi;  e io pensai che doveva essere uno sciocco per non
    sapere che i petali sarebbero caduti dopo un paio di giorni.
    La sera Peggotty cominci a stare con noi meno spesso del solito.  Mia
    madre si rimetteva molto a lei, pi di prima, mi pareva, e fra noi tre
    regnava una perfetta amicizia,  eppure c'era qualcosa di diverso,  non
    eravamo pi cos spontanei fra noi.  A volte immaginavo  che  Peggotty
    forse  disapprovava  che mia madre indossasse tutte le belle vesti che
    aveva nei cassetti,  e che andasse tanto spesso in visita dai  vicini,
    ma non riuscii a capire bene come stessero le cose.
    A  poco  a  poco mi abituai a vedere quel signore con i favoriti neri.
    Non che mi piacesse pi che da principio, n che non provassi verso di
    lui la medesima vaga gelosia, ma se mai abbia avuto un motivo al di l
    della semplice antipatia infantile e del fatto che Peggotty e  io  non
    potevamo  fare  a  meno di dare molta importanza a mia madre,  non era
    certo quello che avrei saputo scoprire se avessi avuto pi anni. Nulla
    del genere mi venne in mente neppure da lontano. Riuscivo a osservare,
    per cos dire,  a frammenti;  ma quanto a fare una rete  di  un  certo
    numero  di  questi  pezzi e con essa acchiappare qualcuno,  era per il
    momento al di fuori delle mie capacit.
    Quel mattino d'autunno mi trovavo con mia madre nel giardino davanti a
    casa quando il signor Murdstone (ormai sapevo il suo nome) pass di l
    a cavallo.  Ferm il cavallo per salutare mia madre e disse che  stava
    recandosi  a  Lowestoft  per  incontrarsi  con  degli  amici che vi si
    trovavano con il loro panfilo,  e ridendo si offerse di  prendermi  in
    sella davanti a lui se volevo fare una cavalcata.
    L'aria  era  cos limpida e tranquilla,  e pareva che anche al cavallo
    piacesse l'idea di fare una corsa,  vedendo come sbuffava e scalpitava
    davanti al cancello, che mi venne un gran desiderio di accettare. Cos
    fui  mandato di sopra perch Peggotty mi facesse elegante;  intanto il
    signor Murdstone smont da cavallo,  e  con  la  briglia  infilata  al
    braccio cominci a passeggiare avanti e indietro lungo il lato esterno
    della siepe di rose rampicanti,  mentre mia madre camminava lentamente
    avanti e indietro all'interno  per  tenergli  compagnia.  Ricordo  che
    Peggotty  e io li spiammo dalla mia finestrella;  ricordo che mi parve
    che passeggiando esaminassero molto da vicino le roselline che stavano
    tra loro due; e ricordo come Peggotty, gi di umore angelico, si fosse
    all'improvviso  irritata,  finendo  per  spazzolarmi  i  capelli  alla
    rovescia e con eccessiva energia.
    Il signor Murdstone e io partimmo poco dopo, il cavallo trottava sulla
    striscia  erbosa lungo la strada.  Mi reggeva senza difficolt con una
    mano sola e non credo di essermi mosso  gran  che  ma  seduto  com'ero
    davanti  a  lui  non riuscii a trattenermi dai girare qualche volta la
    testa  per  guardarlo.  Aveva  quel  tipo  di  occhi  che  non  saprei
    descrivere  se non dicendoli privi di profondit,  quegli occhi che se
    sono assorti per un singolare gioco di luce sembrano sfigurati per  un
    attimo  dallo  strabismo.  Nel  guardarlo,  notai  varie  volte questo
    fenomeno e ne fui spaventato,  mi chiedevo a che cosa stesse  pensando
    cos  intensamente.  Visti  cos  da  vicino,  i  capelli e i favoriti
    sembravano ancora pi neri di quanto avessi  creduto.  Egli  aveva  la
    parte inferiore del viso quasi quadrata,  e inoltre i puntini neri che
    stavano a indicare come si radesse con cura ogni giorno la barba  nera
    e dura mi fecero ricordare il baraccone delle figure di cera che s'era
    fermato  nei  dintorni  circa  sei  mesi  prima.  Questo insieme con i
    sopraccigli bene disegnati e il bianco,  il nero e il bruno della  sua
    carnagione (maledetta la sua carnagione e la sua memoria!) facevano s
    che lo giudicassi,  a dispetto delle mie riserve, un uomo molto bello.
    Non dubito che lo vedesse in tal modo anche la mia povera mamma.
    Andammo in un albergo sul mare dove due signori fumavano il sigaro  in
    una  stanza.  Ciascuno  era  sdraiato  almeno su quattro sedie e tutti
    indossavano rozze giubbe.  In un angolo vi era  un  mucchio  di  altre
    giubbe  e  di mantelli per marinai,  e anche una bandiera,  tutto alla
    rinfusa.
    Quando entrammo i due si drizzarono indolentemente e dissero:    Salve
    Murdstone! Pensavamo che tu fossi morto!
    - Non ancora - disse il signor Murdstone.
    - E questo sbarbatello chi ?  - disse uno di quei signori prendendomi
    per il braccio.
    - Questo  Davy - rispose il signor Murdstone.
    - Davy e poi? - chiese lo stesso. - Jones?
    - Copperfield - disse il signor Murdstone.
    - Cosa!  -  grid  l'uomo.  -  L'appendice  dell'affascinante  signora
    Copperfield? Della graziosa vedovella?
    - Quinion, - disse il signor Murdstone - attento, per favore. Qualcuno
    ha le orecchie buone.
    - Chi? - chiese ridendo il gentiluomo.
    Alzai di colpo la testa, curioso di sapere.
    - Soltanto Brooks di Sheffield - rispose il signor Murdstone.
    Mi  sentii  sollevato  scoprendo  che  si  trattava  solo di Brooks di
    Sheffield, perch avevo da prima pensato che si trattasse di me.
    Doveva esservi qualcosa di molto comico sul conto del signor Brooks di
    Sheffield perch nell'udire quel nome i due signori scoppiarono in una
    bella risata,  e anche il signor Murdstone aveva l'aria di divertirsi.
    Dopo un bel po' di risate il signore che aveva chiamato Quinion disse:
    - E qual  il parere di Brooks di Sheffield sull'affare in programma?
    - Ecco,  non so se Brooks per ora ne abbia capito gran che,  - rispose
    il signor Murdstone - ma credo che  in  via  generale  non  sia  molto
    favorevole.
    Scoppiarono  di  nuovo  tutti  a  ridere e il signor Quinion disse che
    avrebbe sonato il campanello per ordinare dello sherry  da  bere  alla
    salute  di Brooks.  Cos fece,  e quando fu portato il vino me ne fece
    servire un po' con un biscotto,  e prima che lo bevessi mi fece alzare
    per  dire:  - Al diavolo Brooks di Sheffield!  - Questo brindisi venne
    accolto con grandi applausi e tali risate cordiali che dovetti  ridere
    anch'io,  e  allora  essi risero ancora pi forte.  Insomma ci stavamo
    proprio divertendo.
    Pi tardi si and a passeggio sulla scogliera, e ci sedemmo sull'erba,
    guardammo attraverso un telescopio (io non riuscii a distinguere nulla
    quando fu avvicinato al  mio  occhio,  ma  finsi  di  vedere),  e  poi
    tornammo  all'albergo  per  un  pranzo anticipato.  Per tutto il tempo
    della passeggiata quei due signori fumarono senza mai  smettere,  e  a
    giudicare dall'odore delle loro giubbe rozze non dovevano avere smesso
    di   fumare  dal  momento  in  cui  le  avevano  ricevute  dal  sarto.
    Dimenticavo di dire che salimmo  anche  a  bordo  del  panfilo,  e  l
    scesero  tutti e tre sottocoperta a darsi daffare con certe carte.  Li
    vidi lavorare intensamente quando guardai  gi  attraverso  l'apertura
    del  boccaporto.  Mi  avevano intanto lasciato in compagnia di un uomo
    molto simpatico con una  gran  testa  di  capelli  rossi  e  sopra  un
    cappellino  lucido,  e  una  camicia  o maglia a strisce con la parola
    "Skylark" ("allodola") sul petto in tutte  lettere  maiuscole.  Pensai
    che  fosse il suo nome e non avendo la porta d'ingresso su cui mettere
    il nome, dato che abitava sul battello, l'avesse messo in mostra cos.
    Ma quando mi rivolsi a lui chiamandolo signor Skylark,  mi  disse  che
    era il nome dell'imbarcazione.
    Notai per tutta la giornata come il signor Murdstone fosse pi serio e
    risoluto  degli  altri  due signori,  che erano allegri e spensierati,
    scherzavano spesso tra loro,  ma di rado con lui.  Mi pareva che  egli
    fosse pi freddo e intelligente di loro,  e che i due avessero per lui
    almeno in parte i sentimenti  che  nutrivo  io  al  suo  riguardo.  Mi
    accorsi  un  paio  di volte che,  parlando,  il signor Quinion gettava
    occhiate di straforo al signor Murdstone come per accertarsi  che  non
    fosse dispiaciuto,  e che una volta,  quando il signor Passnidge (cio
    l'altro signore) era particolarmente faceto,  gli pest il piede e  lo
    invit con un'occhiata ammonitrice a vedere che il signor Murdstone se
    ne  stava a sedere severo e silenzioso.  Non rammento neppure che quel
    giorno il signor Murdstone abbia mai riso, salvo a proposito dell'uomo
    di Sheffield, che per aveva introdotto lui stesso nel discorso.
    Fummo di ritorno a casa prima che facesse tardi.  Era una  bella  sera
    limpida,  e mia madre e il signor Murdstone tornarono a passeggiare un
    po' lungo la siepe mentre io salivo a prendere il t.  Quando se ne fu
    andato mia madre volle sapere come avevamo trascorso la giornata e che
    cosa gli altri avevano detto e fatto. Le riferii ci che avevano detto
    di  lei  ed  ella  rise e disse che erano tipi screanzati che dicevano
    delle  sciocchezze,  ma  compresi  che  era  lusingata.   Lo  compresi
    benissimo  allora  come  lo  comprendo  adesso.  Colsi  l'occasione di
    chiederle se per caso conoscesse il signor  Brooks  di  Sheffield,  ma
    rispose  di  no  e  che  immaginava  fosse  un  industriale  del  ramo
    posateria.
    Come posso dire del suo viso,  alterato come ho motivo di  ricordarlo,
    morto come so,  che non c' pi,  che  scomparso, se mi ritorna anche
    in questo momento sotto gli occhi non meno vivido di ogni volto su cui
    poso lo sguardo in  una  strada  affollata?  Come  parlare  della  sua
    giovanile,  innocente bellezza, poi appassita e morta, se sento ora il
    suo respiro sulla mia guancia come lo sentii quella sera?  Come  potr
    dire  che ella sia mai mutata se il mio ricordo me la fa rivivere come
    allora; se,  pi fedele alla sua amorosa giovinezza di quanto chiunque
    altri sia stato,  ella trattiene ancora saldamente ci che allora ebbe
    caro?
    Voglio scrivere di lei  com'era  quando  andai  a  letto  dopo  quella
    conversazione,  e  venne  a  darmi  la  buona  notte.  Si  inginocchi
    scherzosa accanto al mio letto,  appoggi il mento sulle mani e  disse
    ridendo:
    - Che cos'era che hanno detto, Davy? Tornamelo a dire. Non ci credo.
    - La affascinante... - cominciai a dire.
    Mia madre mi mise una mano sulla bocca per farmi tacere.
    -  La  parola  non    stata affascinante Davy - disse ridendo.  Non
    poteva essere. Lo so che non  cos.
    - S,  davvero.  L'affascinante signora Copperfield  -  ripetei  con
    forza. - E hanno detto anche: graziosa.
    - No,  no,  non hanno detto graziosa. Graziosa no - m'interruppe mia
    madre, tornando a posarmi le dita sulle labbra.
    - S, proprio cos. Hanno detto la graziosa vedovella.
    - Sciocchi e screanzati!  - grid mia madre,  ridendo e coprendosi  il
    viso  con  le mani.  - Uomini ridicoli!  Non  forse vero?  Davy,  mio
    caro...
    - S, mamma...
    - Non dirlo a Peggotty;  potrebbe andare in  collera  con  loro.  Sono
    anch'io  terribilmente  in  collera,  ma  non  vorrei  che Peggotty lo
    sapesse.
    Promisi,  naturalmente,  e ci baciammo pi e pi volte e poco dopo ero
    profondamente addormentato.
    Ormai  a  distanza  di  tempo  mi  pare  che subito il giorno seguente
    Peggotty mi abbia fatto l'impressionante e fantastica proposta di  cui
    sto per parlare, ma  pi probabile che fossero trascorsi due mesi.
    Una  sera  noi  due sedevamo insieme come l'altra volta (mia madre era
    uscita di nuovo) in compagnia di una calza,  del nastro per  misurare,
    del pezzetto di candela,  della scatola con la cattedrale di San Paolo
    sul coperchio e con il libro sui coccodrilli,  quando  Peggotty,  dopo
    avermi guardato varie volte, e aver aperto la bocca come se stesse per
    parlare,  senza  poi  dire  nulla  (pensai  che  fossero  dei semplici
    sbadigli, altrimenti mi sarei spaventato), disse con tono convincente:
    - Signorino Davy,  non ti piacerebbe venire via con me  a  passare  un
    paio di settimane da mio fratello a Yarmouth? Non sarebbe bello?
    - Tuo fratello, Peggotty,  simpatico? - m'informai prudentemente.
    - Oh,  com' simpatico! - esclam Peggotty alzando le braccia. - E poi
    c' il mare,  anche le barche e i bastimenti;  e  i  pescatori,  e  la
    spiaggia; e 'Am per farti giocare...
    Peggotty  intendeva  parlare di suo nipote Ham,  ma riduceva il nome a
    una semplice voce verbale (io "sono") della lingua inglese.
    Rimasi entusiasta di quell'elenco di delizie  e  risposi  che  sarebbe
    stato davvero molto bello, ma che cosa avrebbe detto mia madre?
    - Ecco - disse Peggotty,  scrutandomi in viso - io scommetterei subito
    una ghinea che ci  lascer  andare.  Se  vuoi,  glielo  chiedo  appena
    ritorna. Benissimo!
    -  Ma come far fin che saremo via?  - dissi,  puntando i gomiti sulla
    tavola per discutere meglio su quel punto. - Non pu vivere da sola.
    Se all'improvviso Peggotty si mise a cercare con tanta  attenzione  un
    buco  nel  calcagno  di  quella calza,  doveva essere davvero piccolo,
    tanto da non meritare nemmeno un rammendo.
    - Senti, Peggotty! Lo sai bene che non pu vivere da sola!
    - Oh,  benedetto figliolo!  - disse Peggotty,  tornando  finalmente  a
    levarmi gli occhi in viso.  - Non lo sapevi?  Ha l'intenzione di stare
    per due settimane dalla  signora  Grayper.  La  signora  Grayper  avr
    moltissimi invitati.
    Oh,  se le cose stavano cos,  io ero dispostissimo a partire.  Attesi
    con la massima impazienza che mia madre tornasse a casa  dalla  visita
    alla  signora  Grayper  (quella medesima vicina) per avere la certezza
    che avremmo  potuto  realizzare  quel  grandioso  progetto.  Ma  senza
    mostrarsi  per  nulla  meravigliata  come avrei creduto,  mia madre vi
    ader prontamente,  e quella sera stessa tutto venne sistemato,  anche
    il compenso da versare per vitto e alloggio durante il mio soggiorno.
    Giunse  il  giorno della partenza.  Era una data cos vicina che venne
    presto anche per me che avevo la febbre dell'attesa,  e  quasi  temevo
    che per impedire la spedizione intervenissero il terremoto, o il fuoco
    di un vulcano, o qualche altra grande catastrofe della natura. Avremmo
    viaggiato  sul carro di un corriere che partiva al mattino subito dopo
    la prima colazione. Avrei dato tutti i miei averi pur di poter passare
    la notte ravvolto  in  una  coperta  e  gi  vestito,  con  stivali  e
    cappello.
    Ne  parlo  tranquillamente,  ma  ancor  oggi  quasi  mi  commuovo  nel
    ricordare com'ero ansioso  di  partire  dalla  mia  casa  felice,  nel
    pensare  quanto ero lontano dall'immaginare che stavo per abbandonarla
    per sempre.
    Mi fa piacere ricordare che quando il carro del corriere si  ferm  al
    cancello e mia madre mi abbracciava, tenerezza e gratitudine per lei e
    verso  il  vecchio  luogo  da  cui  prima  di  allora  non  mi ero mai
    allontanato mi fecero piangere.  Mi fa piacere ricordare che anche mia
    madre pianse e che sentii il suo cuore battere forte contro il mio.
    Mi fa piacere ricordare che appena il carro si mosse mia madre usc di
    corsa  dal  cancello  e  grid  al  corriere di fermarsi perch voleva
    baciarmi un'altra volta.  Mi fa piacere ricordare con quanto ardore  e
    amore abbia sollevato verso di me il suo viso e come mi baci.
    La  lasciammo  cos  sulla  strada  e subito il signor Murdstone le si
    avvicin,  e pareva che la rimproverasse di essere tanto commossa.  Io
    mi ero affacciato fuori del tendone del carro,  guardavo indietro e mi
    stavo chiedendo che cosa ci stesse a fare  lui.  Anche  Peggotty,  che
    guardava  dall'altro  lato,  mi  sembr tutt'altro che soddisfatta,  a
    giudicare dall'espressione che aveva quando tir dentro la testa.
    Seguitai per  un  poco  a  guardare  Peggotty,  immaginando  vagamente
    un'ipotesi  di  avventura:  se  fosse stata incaricata di abbandonarmi
    lungo la strada come il ragazzo della favola, avrei forse ritrovato la
    via di casa seguendo i bottoni che le sarebbero saltati via.











    3 - SONO IN UN NUOVO AMBIENTE.

    Il cavallo del corriere doveva essere  il  pi  pigro  del  mondo,  si
    trascinava  a testa bassa come se gli facesse piacere far aspettare le
    persone a cui venivano spedite le merci.  Immaginai addirittura che  a
    volte lo si sentisse sogghignare a quel pensiero, ma il corriere disse
    che era afflitto dalla tosse.
    Il  corriere  teneva  la testa bassa come il suo cavallo e si lasciava
    cadere in avanti tutto  assonnato  e  con  le  mani  appoggiate  sulle
    ginocchia fin che guidava il carro.  Ho detto guidava,  ma mi balen
    alla mente che il carro sarebbe arrivato a  Yarmouth  benissimo  anche
    senza  di lui,  perch il cavallo faceva tutto da s;  quanto poi alla
    conversazione  non  ne  aveva  la  minima  idea  e   si   limitava   a
    fischiettare.
    Peggotty teneva sulle ginocchia un canestro di viveri che ci sarebbero
    potuti bastare abbondantemente se, con lo stesso mezzo, fossimo andati
    fino  a  Londra.  Mangiammo  un  bel  po' e anche un bel po' dormimmo.
    Peggotty si addormentava sempre con il mento sul manico del  canestro,
    senza  allentarne la presa;  e non l'avrei mai creduto,  se non avessi
    udito con le mie orecchie,  che una donna inerme poteva russare  tanto
    forte.
    Facemmo un tal numero di deviazioni su e gi per vie secondarie,  e ci
    volle cos tanto tempo per scaricare un letto di fronte a una  locanda
    e fare tappe in tanti altri luoghi,  che finii per essere stanchissimo
    e fui molto contento quando si arriv in vista di Yarmouth. Pensai che
    tutto sembrava piuttosto spugnoso e inzuppato quando girai  gli  occhi
    sulla  grande  pianura  uniforme  al  di  l  del  fiume;  e non potei
    tralasciare di chiedermi come mai,  se il mondo  era  davvero  rotondo
    come  si diceva nel mio libro di geografia,  una parte di esso potesse
    essere tanto piatta.  Ma riflettei che Yarmouth si trovava forse a uno
    dei due poli, il che spiegava il fatto.
    Via  via  che ci si avvicinava vidi che il panorama si estendeva lungo
    una linea bassa e diritta sotto il sole,  e accennai a Peggotty che un
    paio  di  colline  l'avrebbero  migliorato,  e inoltre che se la terra
    fosse stata un po' pi distaccata dal mare,  e la citt e la marea non
    fossero state cos mischiate come pane tostato nell'acqua, il panorama
    sarebbe  stato  migliore.  Ma  con maggiore enfasi del solito Peggotty
    disse che le cose si devono prendere come si trovano e  che  da  parte
    sua  era fiera di poter essere chiamata scherzosamente una aringa di
    Yarmouth.
    Quando ci trovammo nella via principale (che  a  me  parve  abbastanza
    strana),  e  sentimmo  l'odore  di pesce,  pece,  stoppa e catrame,  e
    vedemmo i marinai che passeggiavano e i carri che andavano  su  e  gi
    rumorosamente  sul  selciato,  mi  accorsi  di avere fatto torto a una
    citt cos popolosa; ne parlai subito a Peggotty, la quale ascolt con
    molta compiacenza le mie espressioni di meraviglia, e mi disse che era
    ben noto (immagino noto a tutti  quelli  che  avevano  la  fortuna  di
    essere  nati  "aringhe")  che,  tutto  sommato,  Yarmouth era il luogo
    migliore di tutto l'universo.
    - Ecco il mio  'Am!  -  grid  Peggotty.  -  Tanto  cresciuto  da  non
    conoscerlo pi!
    Ci  aspettava  infatti alla locanda e si inform sulla mia salute come
    fosse un vecchio amico.  Non mi parve da principio di conoscerlo  bene
    quanto  lui  conosceva  me  poich  non era pi tornato da noi dopo la
    notte in cui ero  nato,  il  che  naturalmente  rappresentava  un  suo
    vantaggio  su  di  me.  Ma l'intimit fra noi aument molto quando per
    condurmi a casa mi prese sulle spalle.  Era adesso un giovanotto forte
    e robusto,  sul metro e ottanta di statura, largo in proporzione e con
    le spalle quadrate,  ma con lineamenti di fanciullo e capelli biondi e
    ricciuti  che  gli davano un'aria timida e imbarazzata.  Indossava una
    giubba di tela e un paio di calzoni talmente  rigidi  da  poter  stare
    ritti  da  soli  anche  senza avere dentro le gambe.  E non si sarebbe
    potuto dire che portasse un vero cappello perch aveva la sommit  del
    capo  ricoperta,   come  un  vecchio  edificio,  da  qualche  cosa  di
    incatramato.
    Ham reggeva me sulle spalle e sotto  il  braccio  un  nostro  involto,
    Peggotty  portava  un'altra  piccola valigia,  e cos infilammo vicoli
    cosparsi di trucioli  e  monticelli  di  sabbia,  passammo  davanti  a
    gasometri,  canapifici,  cantieri  per barche e battelli,  cantieri di
    demolizione, cantieri di carenaggio e di armamento, botteghe di fabbri
    e una gran confusione di cose del genere fino a uscire  sulla  pianura
    vuota che avevo gi vista da lontano, quando Ham disse:
    - Quella  la nostra casa, signorino Davy!
    Guardai  in tutte le direzioni,  spingendo lo sguardo pi che potei in
    quel deserto e poi sul mare e verso il  fiume,  ma  senza  riuscire  a
    scorgere  alcuna  traccia di casa.  Poco lontano,  rizzata sul terreno
    asciutto,  vi era non so che tipo di vecchia imbarcazione con un  tubo
    di  ferro  che  ne  usciva  in  qualit  di  camino e che fumava molto
    allegramente;  ma non  riuscivo  a  scorgere  nient'altro  che  avesse
    l'apparenza di una abitazione.
    - Non pu essere quella! - dissi. - Quella specie di nave?
    - Proprio quella, signorino Davy - mi rispose Ham.
    Non  sarei  stato  pi entusiasta all'idea romantica di abitarvi se si
    fosse trattato del palazzo di Aladino.  Vi era  una  bella  porta  sul
    fianco  e  nel  soffitto  si  aprivano  delle  piccole  finestre;   ma
    l'incantevole meraviglia era che fosse una vera barca andata per  mare
    centinaia di volte, e niente affatto destinata a servire di abitazione
    sulla terra ferma.  La cosa pi affascinante per me era questa. Se mai
    fosse stata destinata per viverci l'avrei potuta ritenere  angusta,  o
    scomoda,  o troppo solitaria;  ma non essendo stata costruita per tale
    scopo diventava un'abitazione perfetta.
    All'interno era pulitissima e anche il pi possibile ordinata.  Vi era
    una tavola,  una pendola olandese e un cassettone, e sul cassettone un
    vassoio con dipinta una signora a  passeggio  con  il  parasole  e  un
    bambino di aspetto marziale che faceva rotolare il cerchio. Il vassoio
    era tenuto ritto da una Bibbia, e se fosse caduto avrebbe infranto una
    quantit  di  tazze  e  piattini  che  stavano  con la teiera radunati
    intorno al libro. Alle pareti erano appese certe stampe a colori molto
    popolari,  sotto  vetro  e  incorniciate,  con  soggetti  della  Sacra
    Scrittura,  e  da allora non ne ho mai viste di simili fra le mani dei
    venditori ambulanti senza rivedere di colpo tutto l'interno della casa
    del fratello di Peggotty:  Abramo  vestito  di  rosso  che  stava  per
    sacrificare  Isacco  vestito di blu,  e Daniele tutto in giallo dentro
    una fossa di leoni verdi erano le principali.  Sopra  la  mensola  del
    camino vi era un quadro con il battello "Sarah lane" che aveva infissa
    una vera poppa di legno,  opera d'arte in cui si univano l'abilit del
    pittore  e  quella  del  carpentiere,  e  che  giudicai  uno  dei  pi
    invidiabili  beni  dei  quali  poter  vantare il possesso sulla terra.
    Sulle travi del soffitto vi erano  degli  uncini  e  sul  momento  non
    riuscii  a  scoprirne l'uso;  e vari bauli e cassette e altre cose del
    genere che servivano come sedili e sostituivano le sedie.
    Vidi tutto questo con una sola occhiata (in conformit alla mia teoria
    sulle facolt dell'infanzia) non appena ebbi varcata quella soglia,  e
    poi  Peggotty  aperse  un piccolo uscio e mi mostr la mia camera,  la
    cameretta pi completa e desiderabile mai vista,  chiusa  nella  poppa
    della  barca,  con  una minuscola finestra nel punto dove un tempo era
    infilato il timone e un piccolo specchio infisso alla  giusta  altezza
    per me, tutto incorniciato da gusci di ostriche; vi era un lettino con
    accanto lo spazio strettamente necessario per salirvi,  e sul tavolino
    un mazzolino di alghe in una ciotola azzurra.  Le pareti erano dipinte
    di  fresco  e  bianche come il latte;  e i colori del copriletto erano
    tanto brillanti da farmi dolere gli occhi.  Una cosa che subito  notai
    in  quella  casa  deliziosa  era  l'odore  di  pesce,  un  odore tanto
    penetrante che togliendomi di tasca il  fazzoletto  per  soffiarmi  il
    naso  mi  accorsi  che  sembrava  vi  fosse stata avvolta un'aragosta.
    Quando in confidenza comunicai a Peggotty la  mia  scoperta,  essa  mi
    inform che suo fratello commerciava in aragoste, gamberi e crostacei;
    e  in seguito scopersi che sotto la piccola tettoia dove erano riposti
    bricchi e pentole non  mancava  mai  un  mucchio  di  queste  creature
    talmente compresse e confuse che seguitavano a pizzicare tutto ci che
    avevano a tiro.
    Venne  a  darci  il benvenuto una donna molto cortese con il grembiule
    bianco,  che avevo gi visto inchinarsi sulla soglia quando mi trovavo
    ancora  un  quarto di miglio lontano a cavalcioni sulle spalle di Ham.
    Ci salut anche una bambina bellissima (almeno cos  mi  parve  fosse)
    che  aveva  al  collo  un  filo  di  perle  azzurre e che non volle la
    baciassi quando  sporsi  verso  di  lei  il  viso,  ma  scapp  via  a
    nascondersi.  Poco  dopo  avere consumato un pranzo sontuoso a base di
    pesce bollito, burro fuso e patate, con l'aggiunta di una braciola per
    me, arriv un uomo con barba e baffi e un'espressione di grande bont.
    Siccome si rivolse a Peggotty chiamandola ragazza mia e le stamp un
    bacio rumoroso sulla guancia,  non dubitai dalla correttezza dei  modi
    che fosse suo fratello; infatti mi fu subito presentato come il signor
    Peggotty, il padrone di casa.
    - Sono felice di vederla,  signorino! - disse il signor Peggotty. - Ci
    trover rozzi, ma cordiali.
    Lo ringraziai e dissi che sarei stato certo felice in un  luogo  tanto
    bello.
    - La sua mamma come sta,  signorino? - mi chiese il signor Peggotty. -
    Quando  partito, era abbastanza contenta?
    Risposi al signor Peggotty che mia madre era contenta come  si  poteva
    sperare  e che gli mandava i suoi saluti,  il che da parte mia era una
    cortese finzione.
    - Molto  obbligato  davvero  -  disse  il  signor  Peggotty.  -  Bene,
    signorino, e se si adatta a stare qui per un paio di settimane insieme
    con lei, - e accenn alla sorella - Ham e la piccola Emily, noi saremo
    onorati della sua compagnia.
    Avendo  fatto  in  tal  modo  gli  onori  di  casa con grande senso di
    ospitalit,  il signor Peggotty usc per lavarsi con  una  pentola  di
    acqua  bollente,  osservando che l'acqua fredda non sarebbe servita a
    togliergli  di  dosso  quel  sudiciume.   Ritorn  poco  dopo   molto
    migliorato di aspetto, ma talmente rubicondo che non potei fare a meno
    di  pensare  come  il  suo  viso avesse questo in comune con aragoste,
    gamberi e crostacei: entrava  nell'acqua  bollente  quasi  nero  e  ne
    usciva tutto rosso.
    Dopo  aver  preso il t,  la porta venne sprangata e quell'interno era
    cos accogliente (era calata la sera fredda e nebbiosa),  da apparirmi
    il pi delizioso che mente umana potesse concepire. Udire il vento che
    saliva  dal  mare,  sapere  che  la  nebbia  si  infittiva su tutta la
    desolata pianura circostante,  e guardare il fuoco sapendo che non  vi
    erano case intorno, e che questa era in effetti una barca, era come un
    incantesimo.  La piccola Emily aveva vinto la timidezza,  s'era seduta
    accanto a me  sulla  cassetta  pi  piccola  e  pi  bassa,  ma  lunga
    abbastanza per noi due,  che entrava appena nell'angolo del camino. La
    signora con il suo grembiule  bianco  lavorava  a  maglia  nell'angolo
    opposto,  e  Peggotty  con  il suo lavoro d'ago,  la cattedrale di San
    Paolo e il pezzetto di cera se ne stava perfettamente a suo agio  come
    se non avesse mai conosciuto un tetto diverso da quello.  Ham mi aveva
    dato una prima lezione di un certo  gioco  a  carte,  ora  cercava  di
    ricordare il sistema di predire l'avvenire con quelle carte sudice,  e
    andava stampando impronte di pesce su ogni carta che girava. Il signor
    Peggotty fumava la pipa.  Capii che era il momento della conversazione
    e delle confidenze.
    - Signor Peggotty! - dissi.
    - Signorino! - mi rispose.
    - Lei ha dato a suo figlio il nome di Ham ("Cam") perch vivete in una
    specie di Arca di No?
    Mi parve che il signor Peggotty giudicasse la mia un'idea profonda, ma
    rispose:
    - No, signorino, il nome non gliel'ho dato io.
    -  Chi  allora  gli  ha  dato questo nome?  - dissi io,  formulando la
    domanda come una variante di quella che viene  al  secondo  posto  nel
    catechismo.
    - Ecco, signorino, gliel'ha dato suo padre.
    - Credevo che suo padre fosse lei.
    - Suo padre era mio fratello Joe - spieg il signor Peggotty.
    - Forse  morto? - suggerii dopo una pausa rispettosa.
    - Annegato - disse il signor Peggotty.
    Ero molto stupito che il signor Peggotty non fosse il padre di Ham,  e
    cominciai a  sospettare  di  aver  capito  male  il  suo  rapporto  di
    parentela anche con gli altri.  Ero cos curioso che decisi di mettere
    tutto in chiaro.
    - La piccola Emily - dissi, gettandole un'occhiata -  sua figlia, non
     vero, signor Peggotty?
    - No, signorino. Suo padre era mio cognato Tom.
    Non riuscii a tacere. - E' morto,  signor Peggotty?  - arrischiai dopo
    un'altra pausa di rispettoso silenzio.
    - Annegato - disse il signor Peggotty.
    Trovavo  difficile  riprendere  l'argomento,  ma  non  l'avevo  ancora
    esaurito e in un modo o nell'altro volevo andare fino in fondo. Perci
    dissi:
    - Lei non ha proprio nessun figlio, signor Peggotty?
    - No, signorino! - rispose con una breve risata. - Sono scapolo.
    - Scapolo! - esclamai sbigottito. - Ma quella chi ,  signor Peggotty?
    - e indicai la donna con il grembiule bianco intenta a fare la maglia.
    - Quella  la signora Gummidge - disse il signor Peggotty.
    - La signora Gummidge? - ripetei.
    Ma  a questo punto Peggotty,  intendo dire la mia Peggotty,  mi ordin
    con un cenno tanto enfatico di non fare pi domande, che fui costretto
    a fissare senza parlare tutti gli altri che tacevano, e questo fino al
    momento di andare a letto.  Allora nella intimit  della  mia  piccola
    cabina  Peggotty  mi  inform che Ham ed Emily erano due nipoti orfani
    che il mio ospite aveva adottati in tempi diversi  quand'erano  ancora
    molto  piccoli  e  non  possedevano  assolutamente  nulla;  la signora
    Gummidge  era  la  vedova  di  un  pescatore  gi  suo  socio,   morto
    poverissimo. Lui pure era un pover'uomo, disse Peggotty, ma buono come
    l'oro e fedele come l'acciaio (questa era una delle sue similitudini).
    Inoltre  mi  spieg  che  il  solo  argomento  sul  quale egli andasse
    terribilmente in collera e potesse addirittura  imprecare  era  quello
    della  propria generosit;  e se chiunque vi faceva cenno sferrava con
    la destra un colpo tanto violento sulla tavola che una volta la spacc
    addirittura  e  disse  imprecando  orribilmente  che   voleva   essere
    darnato se la prossima volta che ne parlavano non sarebbe scappato e
    scomparso  per sempre.  In risposta alla mia domanda seppi che nessuno
    aveva la minima idea sul significato di quel verbo  usato  alla  forma
    passiva, ma tutti la ritenevano la pi terribile delle imprecazioni.
    Mi  resi  ben  conto  della  grande  bont  del mio ospite e rimasi ad
    ascoltare le donne che andavano a letto in un'altra  minuscola  cabina
    come la mia all'estremit opposta della barca, mentre lui stesso e Ham
    appendevano  due  amache agli uncini che avevo notati nel soffitto,  e
    intanto mi crogiolavo in un gradevolissimo stato d'animo,  reso ancora
    migliore  dalla  sonnolenza.  Prima di cedere affatto al sonno udii il
    vento ululare sul mare e spazzare con tanta violenza  la  pianura  che
    vagamente  temetti  di  sentirmi durante la notte sommerso dalle onde.
    Poi ricordai che, dopo tutto,  mi trovavo su una barca,  e che un uomo
    come  il signor Peggotty era proprio il pi adatto da avere a bordo se
    mai accadesse qualche guaio.
    Tuttavia non accadde nulla di peggio  del  sorgere  dell'alba.  E  non
    appena la vidi balenare sulle conchiglie del mio specchio,  saltai dal
    letto,  e subito corsi  fuori  con  la  piccola  Emily  a  raccogliere
    sassolini sulla spiaggia.
    - Tu sei brava come un marinaio,  non  vero? - chiesi a Emily. Non so
    perch pensassi una cosa del genere,  ma mi  parve  cavalleresco  dire
    qualcosa,  e  poich  in quel momento una vela lucente poco lontana da
    noi le si specchiava tanto bene negli  occhi  luminosi,  mi  venne  in
    mente di porle quella domanda.
    - No - rispose Emily, scotendo la testa. - Io ho paura del mare.
    - Hai paura! - esclamai con atteggiamento di bella fierezza e fissando
    l'immenso oceano da dominatore. - Io no!
    -  Ah!  -  fece Emily.  - Ma  crudele.  Con alcuni dei nostri  stato
    molto crudele.  Io l'ho visto fare in pezzi una barca grande  come  la
    nostra casa.
    - Spero non fosse la barca nella quale...
    - Dove  annegato mio padre?  - disse Emily.  - No, non quella. Quella
    non l'ho mai veduta.
    - E lui... - le chiesi.
    La piccola Emily scosse il capo: - Non me ne ricordo!
    Una vera coincidenza!  Immediatamente presi a spiegarle  come  io  non
    avevo  mai  visto  mio  padre,  e  come mia madre ed io eravamo sempre
    vissuti solo fra di noi con la massima  felicit,  e  cos  si  viveva
    ancora,  e avevamo l'intenzione di vivere sempre cos; le dissi che la
    tomba di mio padre stava  nel  camposanto  vicino  alla  nostra  casa,
    all'ombra di un albero, e io andavo a passeggiare sotto i suoi rami, e
    molte belle mattine avevo ascoltato cantare gli uccelli. Ma era chiaro
    che la posizione di Emily come orfana era diversa dalla mia. Lei aveva
    perduto  la  madre prima del padre,  e quanto alla tomba di suo padre,
    nessuno sapeva dove si trovasse,  salvo che doveva essere  in  qualche
    punto sul fondo del mare.
    -  E  poi - disse Emily,  sempre cercando conchiglie e sassolini - tuo
    padre era un signore e tua madre  una signora;  e mio  padre  era  un
    pescatore,  e  mia  madre  era  figlia  di  pescatori  e mio zio Dan 
    pescatore.
    - Dan  il signor Peggotty, non  vero? - le chiesi.
    - Lo zio Dan... laggi - rispose Emily, indicando la casa barca.
    - S, intendevo dire lui. Deve essere molto buono, mi pare?
    - Buono? - disse Emily.  - Se mai diventassi una signora gli regalerei
    una  giubba  color  azzurro cielo con i bottoni di brillanti,  calzoni
    gialli,  panciotto di velluto rosso,  cappello a tricorno,  un  grosso
    orologio d'oro, una pipa d'argento e una cassa di soldi.
    Dissi  che senza dubbio il signor Peggotty meritava tutti quei tesori.
    Ma devo ammettere che mi riusciva difficile  figurarmelo  a  suo  agio
    vestito  secondo il progetto della sua riconoscente nipotina,  e avevo
    speciali dubbi intorno all'opportunit del  cappello  a  tricorno,  ma
    tenni per me i dubbi.
    Mentre  enumerava  quegli articoli,  la piccola Emily si era fermata e
    aveva levato gli occhi al cielo come  se  contemplassero  una  visione
    celestiale. Poi ricominciammo a raccogliere conchiglie e sassolini.
    - Ti piacerebbe essere una signora? - le chiesi
    - Mi piacerebbe moltissimo.  Allora staremmo tutti insieme da signori.
    Io e lo zio,  Ham e la signora  Gummidge.  Allora  non  c'importerebbe
    nulla  delle tempeste...  voglio dire che non ci importerebbe per noi,
    ma ci rincrescerebbe per i poveri pescatori,  certo,  e li  aiuteremmo
    col denaro nelle loro disgrazie.
    Mi  parve  un  quadro  molto  soddisfacente  e  quindi  niente affatto
    improbabile.  Manifestai il piacere che mi faceva  immaginarlo,  e  la
    piccola Emily si fece ardita per chiedermi timidamente:
    - E ora non credi di aver paura del mare?
    Lo  vedevo  abbastanza  calmo  da  rassicurarmi,  ma non dubito che se
    avessi visto rotolare a riva un'onda discretamente  alta,  il  ricordo
    terribile  di  quegli  annegati mi avrebbe imposto di darmela a gambe.
    Tuttavia risposi di no, e aggiunsi: - Non mi pare che nemmeno tu abbia
    paura del mare,  bench tu dica di s.  - La vedevo infatti  camminare
    troppo  vicino all'orlo di una specie di vecchio molo o imbarcadero in
    legno su cui eravamo andati a passeggiare,  e  temevo  che  scivolasse
    gi.
    -  Non  cos che ho paura - disse la piccola Emily - ma quando soffia
    il vento mi sveglio e tremo pensando allo zio Dan e a Ham e mi pare di
    sentirli che chiamano aiuto.  Ecco perch mi piacerebbe  tanto  essere
    una signora. Ma cos non ho paura. Nemmeno un po'. Guarda!
    Si  stacc  dal mio fianco e si mise a correre su una trave dentellata
    che sporgeva dal punto dove eravamo e si spingeva a una certa  altezza
    sull'acqua  profonda  senza il minimo riparo.  L'episodio mi  rimasto
    cos impresso  nella  memoria  che  se  sapessi  disegnare  lo  potrei
    raffigurare anche oggi con perfetta precisione di particolari,  con la
    piccola Emily che si lanciava verso quella che mi parve per un  attimo
    la  sua  fine,  rivolta  al  mare  con  un'espressione  che non ho mai
    dimenticata.
    L'ardita figurina leggera nella veste svolazzante gir su se stessa  e
    ritorn  sana  e salva fino a me,  e presto risi dei miei timori e del
    grido che avevo lanciato, inutile,  in ogni caso,  perch tutt'intorno
    non vi era nessuno. Ma in seguito nei miei anni maturi pi e pi volte
    ho  fantasticato  e  pensato  fra  me:  tra  le possibilit delle cose
    nascoste,   mai da credere che nell'audacia improvvisa della bambina,
    e nell'occhiata che aveva lanciata in lontananza, vi fosse una pietosa
    attrazione al pericolo, la tentazione di cedere a un supposto richiamo
    del  padre  morto  in mare,  quasi la speranza di mettere termine alla
    vita quel giorno stesso? Venne il tempo in cui mi domandai se nel caso
    mi si fosse rivelato all'improvviso il suo avvenire in modo  tale  che
    un fanciullo potesse comprenderlo, e se per salvarla fosse bastato che
    io  movessi  un  dito,  sarebbe  stato mio dovere stendere la mano per
    conservarla in vita.  Venne un tempo,  e non dico sia durato a  lungo,
    tuttavia non posso negare che vi sia stato,  quando mi domandai se per
    la piccola Emily non sarebbe stato meglio  che  le  acque  si  fossero
    chiuse sul suo capo quella mattina sotto ai miei occhi, e avrei voluto
    rispondere: S, sarebbe stato meglio.
    Ma ci  prematuro.  Forse  troppo presto per parlarne. Ma resti pure
    quanto ho detto.
    Prolungammo di un bel po' la passeggiata,  ci caricammo di tante  cose
    che  ci  parevano  interessanti e con molta cura rimettemmo nell'acqua
    qualche stella marina rimasta in secca sulla spiaggia (nemmeno  adesso
    conosco  abbastanza  la natura di queste creature per essere ben certo
    se  quel  nostro  gesto  fosse  meritevole  di  gratitudine  o   tutto
    l'opposto),  poi  prendemmo  la via del ritorno verso l'abitazione del
    signor Peggotty.  Ci fermammo al riparo della tettoia  delle  aragoste
    per  scambiarci  un  innocente bacio ed entrammo a far colazione tutti
    raggianti salute e letizia.
    - Proprio come  due  giovani  tordelli  sasselli  -  disse  il  signor
    Peggotty.  Sapevo  che  nel  nostro  dialetto  l'espressione  stava  a
    indicare i giovani tordi canori e la accettai come un complimento.
    Naturalmente ero innamorato della piccola Emily.  Sono certo di  avere
    amato quella bambina con pi sincerit e tenerezza, maggiore purezza e
    disinteresse  di quanto possa averne,  pi avanti nella vita,  l'amore
    pi alto e pi nobile. Sono sicuro che intorno a quella semplice bimba
    dagli occhi azzurri la mia fantasia costru qualcosa  che  la  rendeva
    eterea e faceva di lei un vero angelo.  Se in un pomeriggio di sole le
    fossero spuntate due piccole ali e fosse  volata  via  sotto  ai  miei
    occhi, non credo che avrei giudicato quell'evento molto diverso da una
    realt semplicemente prevedibile.
    Passeggiavamo  per ore e ore sulla vecchia,  fosca pianura di Yarmouth
    come due innamorati.  I giorni  scherzavano  intorno  a  noi  come  se
    nemmeno  il  tempo  si  fosse  ancora fatto adulto,  ed essendo ancora
    fanciullo non pensasse che al gioco.  Dissi a Emily che la adoravo,  e
    che  se  non  mi  avesse confessato di adorarmi mi sarei trovato nella
    necessit di uccidermi con una spada.  Disse che  mi  adorava  e  sono
    sicuro che era vero.
    Quanto a ogni sensazione di disuguaglianza, o di eccessiva giovinezza,
    o  di altro genere di ostacoli sul nostro cammino,  la piccola Emily e
    io non avevamo preoccupazioni perch per noi l'avvenire non  esisteva.
    Non  facevamo  previsioni  sul  diventare adulti come non pensavamo di
    farne sul diventare infanti.  Formavamo  l'ammirazione  della  signora
    Gummidge  e  di  Peggotty,  che  la  sera,  quando  eravamo  seduti in
    atteggiamento  affettuoso  sulla  nostra  cassetta,   sussurravano:  -
    Signore,  com'  bello!  Il  signor Peggotty ci sorrideva da dietro la
    pipa,  e Ham ridacchiava tutta la sera  e  non  faceva  niente  altro.
    Immagino  che  si  divertissero  a  guardarci come si sarebbero potuti
    divertire nel vedere un bel giocattolo o un minuscolo Colosseo.
    Scopersi ben presto che la signora Gummidge non  era  sempre  di  modi
    gradevoli  come  ci si sarebbe aspettato che fosse,  data l'ospitalit
    che riceveva dal signor Peggotty.  La signora Gummidge era  di  natura
    scontrosa  e  piagnucolava  pi  di  quanto fosse accettabile da parte
    degli altri componenti una cos ristretta comunit.  Mi  faceva  molta
    pena,  ma  in  certi  momenti  pensavo  che  sarebbe stato bello se la
    signora Gummidge avesse avuto una sua stanza comoda in cui ritirarsi e
    rimanere finch le ritornasse il buon umore.
    Il signor Peggotty andava di quando in quando in  un'osteria  chiamata
    "I  Bravi Compagni".  Lo scopersi la seconda o terza sera della nostra
    visita: egli era fuori e tra le otto e le  nove  la  signora  Gummidge
    alz gli occhi alla pendola olandese e disse che egli si trovava l, e
    per di pi fin dal mattino sapeva che vi sarebbe andato.
    La  signora  Gummidge era stata di malumore tutto il giorno e prima di
    mezzogiorno era scoppiata a piangere perch il camino faceva  fumo.  -
    Sono  una povera creatura derelitta - disse la signora Gummidge quando
    avvenne lo spiacevole incidente - e mi va male tutto.
    - Oh,  finir presto - disse Peggotty (voglio dire anche  qui  la  mia
    Peggotty) - e poi devi pensare che non d pi fastidio a te che a noi.
    - Io lo sento di pi.
    Quel giorno faceva molto freddo e vi erano raffiche di vento pungente.
    Lo  speciale  angolo  del  camino  occupato  dalla signora Gummidge mi
    pareva il pi caldo e confortevole, e la sua seggiola era certo la pi
    comoda,  ma quella sera niente le andava bene.  Seguitava a lamentarsi
    del  freddo  che  le  procurava  i  brividi  nella schiena.  Alla fine
    l'argomento la fece scoppiare in lagrime e torn a dire che  era  una
    povera creatura derelitta e per lei andava tutto male.
    - Fa davvero molto freddo - disse Peggotty. - Lo sentono tutti.
    - Io lo sento pi degli altri - disse la signora Gummidge.
    Cos a pranzo,  dove la signora Gummidge veniva servita subito dopo di
    me, che ero trattato con gli onori dovuti a un ospite distinto,  disse
    che  il  pesce  era  piccolo  e  le patate erano bruciacchiate.  Tutti
    dicemmo che era vero, peccato fosse cos; ma la signora Gummidge disse
    che  per  lei  era  peggio,  torn  a  piangere  e  ripet  la  solita
    dichiarazione con grande amarezza.
    E  cos,  quando  il  signor  Peggotty verso le nove torn a casa,  la
    signora Gummidge  stava  nel  suo  angolo  a  fare  la  maglia,  molto
    abbattuta  e  infelice.  Peggotty  lavorava  di buon umore;  Ham aveva
    rattoppato un enorme paio di  stivaloni  impermeabili  e  io,  con  la
    piccola  Emily accanto,  leggevo ad alta voce.  Fin dall'ora del t la
    signora Gummidge non aveva aperto bocca se non  per  qualche  desolato
    sospiro, e non aveva mai alzato gli occhi.
    - Bene,  gente - disse il signor Peggotty sedendo al suo posto.-  Come
    state?
    Ciascuno disse qualche parola e sorrise per dargli il benvenuto, salvo
    la signora Gummidge che si  limit  a  scuotere  la  testa  china  sul
    lavoro.
    - Che cosa c'?  - disse il signor Peggotty battendo le mani. Allegra,
    vecchia sposina!
    La signora Gummidge non pareva capace di rallegrarsi.  Trasse di tasca
    un  vecchio  fazzoletto  di  seta nera e si asciug gli occhi,  ma poi
    invece di riporlo, lo tenne in mano, torn ad asciugarsi gli occhi,  e
    ancora lo lasci fuori, pronto per l'uso.
    - Che cosa c', signora? - chiese il signor Peggotty.
    -  Niente  -  rispose  la  signora  Gummidge.  -  Sei  stato ai "Bravi
    Compagni", non  vero?
    - Sicuro - disse il signor Peggotty. - Stasera ho passato una mezz'ora
    ai "Bravi Compagni".
    - Mi rincresce di averti spinto l - disse la signora Gummidge.
    - Di avermi spinto!  Non ho nessun bisogno di esserci spinto - replic
    il  signor  Peggotty  con  una  cordiale risata.  - Ci vado fin troppo
    volentieri da me.
    - Molto volentieri - ripet la signora Gummidge,  scotendo la testa  e
    asciugandosi gli occhi.  - S,  s, molto volentieri. Mi rincresce che
    per colpa mia tu ci vada tanto volentieri.
    - Per colpa tua! Ma non  per colpa tua! - disse il signor Peggotty. -
    Non sognartelo nemmeno.
    - S,  s - grid la signora Gummidge - lo so io che  vero.  So  bene
    che sono una povera creatura derelitta e che non solo tutto mi va alla
    rovescia  ma faccio anche torto a tutti.  S,  s,  io sento tutto pi
    degli altri e anche lo faccio vedere,  la mia sfortuna.
    Mentre prestavo attenzione a tutte queste parole non potei tralasciare
    di pensare che la sfortuna aveva toccato anche altri membri di  quella
    casa,  oltre a colpire la signora Gummidge.  Ma il signor Peggotty non
    pens di replicare in tal modo e  si  limit  a  incitare  la  signora
    Gummidge perch si facesse animo.
    -  Non  sono  come  vorrei  essere,  -  disse  la  signora  Gummidge -
    tutt'altro!  So bene come  sono.  Le  mie  disgrazie  mi  hanno  fatta
    diventare  cos  insopportabile.  Vorrei  non  sentirle,  ma le sento.
    Vorrei  essere  diventata  forte,  ma  non  lo  sono.  Porto  in  casa
    l'infelicit. Ho reso infelice tutto il giorno tua sorella, e anche il
    signorino Davy.
    A  questo punto mi sentii molto commosso e gridai in preda a un grande
    turbamento: - No, signora Gummidge, non  vero!
    - E' molto ingiusto che io faccia questo - disse la signora Gummidge -
    invece di mostrare la mia riconoscenza.  Sarebbe meglio che andassi  a
    morire in un ospizio. Sono una povera creatura derelitta e farei molto
    meglio  a  non  rendermi insopportabile qui.  Se le cose mi vanno alla
    rovescia e mi fanno diventare insopportabile,  io devo  ritirarmi  per
    mio conto.  Daniel,   meglio che io vada nell'ospizio;  morir e sar
    una liberazione per tutti.
    Detto questo la signora Gummidge si ritir e and a coricarsi.  Quando
    se ne fu andata il signor Peggotty, che non aveva dimostrato la minima
    irritazione,  ma anzi la pi profonda comprensione,  gir gli occhi su
    di noi e chinando la  testa  con  il  volto  ancora  animato  da  tale
    sentimento, disse con un sussurro:
    - Pensa al vecchio!
    Non  riuscivo  a capire su quale vecchio avesse fissato il pensiero la
    signora Gummidge,  ma Peggotty,  accompagnandomi a letto mi spieg che
    si  trattava  del  defunto  signor Gummidge,  suo fratello riteneva in
    quelle occasioni che  fosse  addirittura  una  verit  di  fede  e  ne
    rimaneva  sempre  commosso.  Quella  sera,  non  tanto tempo dopo,  si
    trovava nella sua amaca e lo udii ancora ripetere a Ham: -  Poveretta!
    Pensava  al  vecchio!  -  e  ogni  volta che sino alla fine del nostro
    soggiorno la signora Gummidge era colta da una di quelle crisi (il che
    avvenne  non  molto  spesso),  per  giustificare  la  situazione  egli
    ripeteva le stesse parole e sempre con la pi fervida commiserazione.
    Cos  quelle  due  settimane  si dileguarono,  solo variate dal mutare
    delle maree che alteravano le ore di uscita e di  rientro  del  signor
    Peggotty,  e  anche gli impegni di lavoro di Ham.  Quando quest'ultimo
    era libero,  veniva a volte con noi per farci vedere le  barche  e  le
    navi, e un paio di volte ci port al largo in una barca a remi. Non so
    perch  una serie di memorie di poco conto debba rimanere pi legata a
    un luogo pi di altre,  ma credo  che  ci  accada  a  molte  persone,
    specialmente con riferimento ai ricordi dell'infanzia.  Io non leggo o
    sento mai il nome di Yarmouth senza riportarmi  a  una  certa  mattina
    domenicale:  siamo  sulla spiaggia,  le campane annunciano le funzioni
    religiose,  la piccola Emily si appoggia alla mia  spalla,  Ham  getta
    indolentemente  piccoli  sassi nell'acqua,  e il sole lontano sul mare
    sta appena lacerando le nebbie pesanti,  e  ci  rivela  le  navi  come
    altrettante ombre.
    Giunse  infine  il  giorno  del  nostro  rientro  a  casa.   Sopportai
    coraggiosamente il dispiacere di separarmi dal signor Peggotty e dalla
    signora Gummidge,  ma l'angoscia che provavo nel lasciare  la  piccola
    Emily  era  straziante.  Andammo  tenendoci  sotto  braccio  sino alla
    locanda dove faceva sosta il corriere,  e per via promisi che le avrei
    scritto  (pi tardi tenni fede alla promessa tracciando lettere ancora
    pi grandi di quelle che  di  solito  vengono  usate  per  i  cartelli
    annuncianti  stanze  da  affittare).  Nel  dirci  addio  eravamo molto
    commossi, e se mai nella mia vita sentii un vuoto nel cuore fu in quel
    giorno.
    Ora,  per tutto il tempo che dur la visita ero stato ingrato verso la
    mia casa e l'avevo ricordata poco o nulla. Ma non appena mi trovai sul
    viaggio del ritorno la mia giovane coscienza mi rimorse,  mi parve che
    puntasse con fermezza l'indice in quella direzione mentre  sentivo,  e
    pi che mai avendo l'animo cos depresso, che il mio nido era quello e
    mia madre era per me ogni amicizia e conforto.
    Questo sentimento ebbe pian piano la meglio su di me,  cos che pi ci
    si avvicinava e pi la vista delle cose mi diveniva  familiare,  tanto
    pi  ero  ansioso  di  essere a casa per gettarmi nelle braccia di mia
    madre.  Ma Peggotty,  invece di  prendere  parte  ai  miei  trasporti,
    cercava di smorzarli (tuttavia con grande dolcezza) e pareva confusa e
    imbarazzata.
    Ci  nonostante  la  casa di Blunderstone sarebbe apparsa quando fosse
    piaciuto al cavallo del corriere,  e comparve infatti.  Come la rivedo
    in quel pomeriggio grigio e freddo, sotto il cielo cupo che minacciava
    la pioggia!
    La  porta si aperse,  e mezzo ridendo e mezzo piangendo per il piacere
    dell'aspettativa cercai mia madre. Ma non lei era alla porta, solo una
    domestica sconosciuta.
    - Ma, Peggotty! - dissi confuso. - Lei non e in casa?
    - S, s, signorino Davy, - disse Peggotty.  - E' in casa.  Aspetta un
    momento, signorino Davy, io... io ti devo dire una cosa.
    Tra  l'agitazione  che l'aveva presa,  e la difficolt di scendere dal
    carro,  Peggotty era ben comica da vedere,  ma io  mi  sentivo  troppo
    curioso  e sbigottito per dirglielo.  Appena a terra,  mi prese per la
    mano,  mi condusse con le mie  perplessit  nella  cucina  e  richiuse
    l'uscio.
    - Peggotty! - dissi ormai spaventato. - Che cosa  successo?
    - Niente,  che Dio ti benedica, signorino Davy, non  successo niente!
    - mi rispose, assumendo un'aria di vivacit.
    - E' successo qualche cosa, ne sono sicuro. Dov' la mamma?
    - Dov' la mamma, signorino Davy? - ripet Peggotty.
    - S.  Perch non  venuta fuori al cancello,  e allora  perch  siamo
    arrivati?  Oh,  Peggotty!  -  avevo gli occhi gonfi,  mi pareva di non
    potermi reggere.
    - Dio benedica il mio tesoro! - grid Peggotty, abbracciandomi.  - Che
    cosa ti senti? Dimmelo, bambino!
    - Non  morta, vero? Oh, non  morta, vero, Peggotty?
    Peggotty grid un no straordinariamente forte,  poi sedette e cominci
    ad ansimare, e disse che l'avevo spaventata.
    Le diedi un bacio per farle passare la paura o  per  farle  volgere  i
    pensieri  nella  direzione  giusta,  e  poi mi drizzai di fronte a lei
    fissandola con espressione ansiosamente interrogativa.
    - Vedi, caro, te l'avrei dovuto dire prima, - disse Peggotty ma non ho
    trovato l'occasione. Forse dovevo, preciso...  - questo era il termine
    che  Peggotty  usava  in luogo di precisamente - ma non mi riusciva di
    decidere.
    - Vai avanti, Peggotty - le dissi pi spaventato che mai.
    - Signorino Davy, - disse Peggotty, slacciandosi la cuffia con la mano
    che le tremava e parlando come se fosse affannata.  - Che  cosa  credi
    che sia? Ecco, adesso hai un pap.
    Tremavo  e  diventai  pallido.  Non  so  che cosa e come,  qualcosa in
    rapporto con la tomba nel camposanto e con la resurrezione dei  morti,
    mi parve che mi investisse come un vento di sciagura.
    - Un nuovo pap - disse Peggotty.
    - Un nuovo pap? - ripetei.
    Peggotty  fece  come se stesse per inghiottire un boccone molto duro e
    mi prese per mano. Disse:
    - Vieni a vederlo.
    - Non voglio vederlo.
    - E anche la tua mamma - disse Peggotty.
    Cessai di tirarmi indietro e andammo insieme fino al  salottino,  dove
    mi lasci. Da una parte del caminetto era seduta mia madre; dall'altro
    il  signor  Murdstone.  Mia madre lasci cadere il lavoro,  si alz in
    fretta, ma anche timidamente, mi parve.
    - Via,  Clara,  mia cara,  - disse il  signor  Murdstone.  -  Ricorda.
    Controllati, soprattutto controllati! Davy, ragazzo mio, come va?
    Gli diedi la mano. Dopo un attimo di esitazione mi volsi a baciare mia
    madre;  essa  mi  baci  e mi accarezz la spalla dolcemente e torn a
    sedere, riprendendo il lavoro. Non riuscivo a guardarla,  non riuscivo
    a guardare lui,  sapevo benissimo che egli ci fissava entrambi;  andai
    alla finestra e guardai certi arbusti contorti dal freddo.
    Appena potei sgusciai fuori e corsi di sopra: il mio letto non era pi
    al suo posto, avrei dormito molto pi lontano. Girai per le stanze del
    piano terreno cercando qualche cosa che fosse  come  prima,  tanto  mi
    sembrava  tutto  diverso;   uscii  nel  cortile,   ma  subito  scappai
    spaventato,  perch il vecchio canile era abitato  da  un  cane  molto
    grosso e con l'ampia gola e nero come lui,  che al vedermi si arrabbi
    molto e fece per balzarmi addosso.




















    4 - CADO IN DISGRAZIA.

    Se la camera nella quale avevano trasportato il mio  letto  fosse  una
    creatura capace di dare testimonianza,  ancor oggi mi potrei appellare
    a essa (chiss chi vi abita adesso!) e potrebbe dire come mi pesava il
    cuore quando vi entrai. Il cane non aveva smesso di abbaiare contro di
    me che salivo le scale,  e dopo aver  trovato  la  stanza  estranea  e
    indifferente  verso  di  me come io mi sentivo estraneo e indifferente
    nei suoi confronti, sedetti e intrecciando le piccole mani cominciai a
    pensare.
    Riflettei  sulle  cose  pi  strane:  la  forma  della  stanza  e   le
    screpolature  del  soffitto,  la  carta  che tappezzava le pareti,  le
    imperfezioni del vetro alla  finestra  che  alteravano  con  grinze  e
    fossette il panorama;  il portacatino traballante sulle tre gambe, che
    con la sua aria di insoddisfazione mi riport alla  mente  la  signora
    Gummidge sotto l'influenza del vecchio. Intanto continuavo a piangere,
    ma sono sicuro che non sapevo per quale ragione,  salvo che mi rendevo
    conto di avere freddo e di sentirmi infelice.  Nella  mia  desolazione
    presi   finalmente  a  considerare  il  fatto  che  ero  tremendamente
    innamorato della piccola Emily, ed ero stato strappato a lei e portato
    dove nessuno mostrava di gradirmi o di curarsi di me nemmeno  la  met
    di quanto lei faceva. La questione divenne per me cos grave che finii
    per  avvolgermi in un angolo del copriletto,  e a forza di piangere mi
    addormentai.
    Mi ridest una voce che diceva: - Eccolo!  - mentre una mano  scopriva
    la mia fronte ardente.  Mia madre e Peggotty erano salite a cercarmi e
    una di loro mi aveva trovato.
    - Davy! - disse mia madre - Che cos'hai?
    Mi parve molto strano che me lo chiedesse e risposi:  -  Niente.-    E
    girai  la  testa,  ricordo,  per  nascondere le labbra tremanti che le
    avrebbero rivelato una diversa verit.
    - Davy! - ripet mia madre. - Davy, bambino mio!
    Oso dire che nulla mi avrebbe potuto commuovere pi del sentire che mi
    chiamava il suo bambino.  Nascosi le lagrime tra le coperte,  e quando
    fece per sollevarmi, la respinsi.
    -  E' tutta colpa tua,  Peggotty,  crudelissima creatura!  - disse mia
    madre.  - Non ho dubbi intorno a  questo.  Io  mi  domando  come  puoi
    sentirti  la  coscienza  tranquilla quando istighi cos il mio bambino
    contro di me e contro chi mi  caro! Perch l'hai fatto, Peggotty?
    La povera Peggotty lev in alto gli occhi e le  mani  e  si  limit  a
    recitare  una  sorta  di  preghiera non tanto diversa da quella che di
    solito pronunciavamo alla fine del pranzo: - Signora Copperfield,  Dio
    le  perdoni  quello  che ha detto in questo momento,  e non voglia che
    abbia mai a pentirsene!
    - C' da impazzire! - grid mia madre. - E proprio durante la mia luna
    di miele,  quando si pensa che anche la mia peggiore  nemica  potrebbe
    essere meno crudele e non invidiarmi questo po' di pace e di felicit.
    Davy,  sei un bambino cattivo!  Peggotty,  creatura feroce! Oh, povera
    me!  - grid mia madre,  volgendosi tutta stizzita e caparbia dall'uno
    all'altra  di  noi due.  - Che mondo insopportabile  questo,  proprio
    quando si ha il pieno diritto di trovarlo il pi possibile gradevole!
    Sentii il tocco di una mano che non era la sua n quella di Peggotty e
    scivolai dal letto  mettendomi  in  piedi.  Era  la  mano  del  signor
    Murdstone e quando parl non cess di tenermi il braccio:
    - Che cosa succede? Clara, amor mio, hai gi dimenticato? Fermezza, ci
    vuole, mia cara!
    - Mi rincresce, Edward, - disse mia madre - volevo essere molto brava,
    ma mi sento cos agitata.
    - Davvero!  - egli replic.  - Ecco una brutta notizia,  Clara,  e poi
    cos presto.
    - Io dico che  ben duro irritarmi tanto proprio adesso  -  disse  mia
    madre, facendo il broncio.  - E'...  molto duro, non  vero?
    Egli  l'attir  a s,  le bisbigli all'orecchio e la baci.  Compresi
    allora,  quando vidi mia  madre  posargli  la  testa  sulla  spalla  e
    passargli  il braccio al collo,  lo seppi come lo so adesso,  che egli
    avrebbe potuto piegare quella natura arrendevole a  piacer  suo,  come
    fece infatti.
    - Ora vai da basso, amor mio - disse il signor Murdstone. - David e io
    scenderemo insieme.  Amica mia, - aggiunse, volgendosi con espressione
    pi severa a Peggotty dopo che ebbe accompagnato mia madre alla porta,
    congedandola con un cenno del capo e un sorriso - lei conosce il  nome
    della sua padrona?
    -  Signore,   la mia padrona da cos tanto tempo - rispose Peggotty -
    che dovrei saperlo.
    - Verissimo - le rispose - ma dalle scale,  mentre salivo,  ho sentito
    che  la chiamava con un nome che non  il suo.  Lei sa che ha preso il
    mio. Vuole ricordarsene?
    Peggotty mi lanci un'occhiata  inquieta,  si  inchin  e  usc  senza
    rispondere,  vedendo,  immagino,  che  era  tenuta a farlo e non aveva
    alcun pretesto per rimanere.  Quando lui  e  io  restammo  soli,  egli
    chiuse l'uscio, sedette, e tenendomi ritto davanti a s mi fiss negli
    occhi.  Mi accorsi di sentirmi costretto a fissare non meno fermamente
    i suoi. Ricordo quel momento in cui ci trovammo faccia a faccia,  e mi
    pare di udire ancora con quale forza e rapidit mi batteva il cuore.
    -  David!  -  disse,  stringendo  le  labbra  fino  a  farle diventare
    sottilissime. - Se ho da trattare con l'ostinazione di un cavallo o di
    un cane, che cosa immagini che io faccia?
    - Non lo so.
    - Li batto.
    Gli avevo risposto  con  una  sorta  di  mormorio  soffocato,  e  ora,
    tacendo, sentii che avevo il respiro ancora pi affannoso.
    - Li faccio tremare e soffrire.  Dico a me stesso: Li domer!.  E ci
    riesco a costo che versino tutto il sangue che hanno nelle  vene.  Che
    cos'hai sul viso?
    - Sporco - dissi.
    Sapeva quanto me che erano le tracce delle lagrime. Ma se anche avesse
    ripetuto  per venti volte quella domanda,  ogni volta con venti colpi,
    credo che il mio cuore infantile si  sarebbe  spezzato  prima  che  io
    accettassi di dirgli la verit.
    -  Per  essere  cos piccolo,  sei abbastanza intelligente - disse con
    quel grave sorriso tutto suo - e vedo che mi capisci benissimo. Lavati
    il viso, giovanotto, e scendi con me.
    Punt il dito sul  portacatino  che  avevo  trovato  somigliante  alla
    signora  Gummidge e con un cenno mi ordin di ubbidire immediatamente.
    Non dubitai allora,  come non dubito affatto  adesso,  che  se  avessi
    esitato non si sarebbe fatto il minimo scrupolo di picchiarmi.
    - Clara,  mia diletta,  - disse, dopo che ebbi eseguito il suo comando
    ed egli mi ebbe condotto nel salottino sempre tenendomi per il braccio
    - spero che non avrai pi alcun motivo di agitarti. Vedrai che l'umore
    del nostro giovanotto migliorer ben presto.
    Dio mi  testimone che una parola buona detta in quel momento  avrebbe
    potuto  migliorarmi  per  tutta  la  vita,  fare  forse  di me un uomo
    diverso. Una parola di incoraggiamento e di spiegazione,  di piet per
    la  mia infantile ignoranza,  di benvenuto a casa per rassicurarmi che
    si trattava ancora della mia casa,  mi  avrebbe  reso  di  buon  grado
    ubbidiente  invece  che  ipocritamente mansueto,  mi avrebbe indotto a
    rispettare quell'uomo invece di odiarlo.  Mi parve che  mia  madre  si
    rattristasse  al vedermi comparire cos spaventato e smarrito e che mi
    seguisse,  mentre mi avvicinavo furtivamente  a  una  sedia,  con  uno
    sguardo   ancora  pi  malinconico,   notando  forse  la  mancanza  di
    scioltezza  dei  miei  piccoli  passi...   ma  nessuna  parola   venne
    pronunciata, il momento per dirla era trascorso invano.
    Pranzammo  noi  tre  soli.  Mi parve che fosse molto affezionato a mia
    madre (e confesso che non per questo mi riusc pi  simpatico)  e  che
    essa  gli  fosse  molto  attaccata.  Capii  da quanto dicevano che una
    sorella anziana di lui sarebbe venuta ad abitare con noi e che il  suo
    arrivo  era  previsto  per quella stessa sera.  Non sono certo di aver
    saputo allora, oppure lo appresi in seguito,  che egli non si occupava
    attivamente  di affari,  ma vi era una ditta per il commercio dei vini
    di  cui  egli  era  comproprietario,   oppure  che  gli   doveva   una
    partecipazione  annuale sui profitti;  era un rapporto di famiglia che
    risaliva al tempo del suo bisnonno e riguardava anche la  sorella;  in
    ogni caso tanto vale che vi accenni ora qui.
    Dopo  pranzato,  quando ci sedemmo accanto al fuoco,  e io meditavo di
    andare a rifugiarmi da Peggotty senza avere il coraggio di svignarmela
    nel timore di recare offesa al padrone di casa,  una carrozza si ferm
    al cancello ed egli and a ricevere il visitatore. Mia madre lo segu,
    e io seguivo timidamente lei,  quando sull'uscio del salottino ella si
    gir di scatto e abbracciandomi con l'ardore di un tempo  mi  sussurr
    all'orecchio  di amare il mio nuovo babbo e di ubbidirgli.  Lo fece in
    tutta fretta e in  segreto,  come  fosse  una  colpa  e  tuttavia  con
    tenerezza;  e  allungando  la mano dietro a s vi tenne stretta la mia
    fino al punto del giardino dove egli si trovava,  perch allora lasci
    andare la mia mano e infil la sua nel braccio di lui.
    Era  arrivata  la  signorina  Murdstone,  una donna dall'aria lugubre,
    bruna come il fratello al quale rassomigliava molto sia nel  viso  sia
    nella voce, con i sopraccigli molto folti che quasi si toccavano sopra
    il  grosso  naso,  ed  era come se,  non potendo a causa del suo sesso
    portare i favoriti,  avesse preso in tal modo la rivincita.  Aveva con
    s  due  rigidi  bauli  neri  e  austeri  con le iniziali impresse sul
    coperchio con duri chiodi di ottone.  Quando pag il cocchiere  trasse
    le  monete da un borsellino in rigido acciaio,  che ripose in una vera
    prigione di borsa appesa al braccio  con  una  grossa  catena,  e  che
    richiuse con uno scatto simile a un morso.  In tutta la vita non avevo
    mai visto una signora tutta di metallo come la signorina Murdstone.
    La introdussero nel salottino con molte dimostrazioni di benvenuto,  e
    finalmente  salut  cerimoniosamente  mia madre quale nuova e prossima
    parente. Poi mi guard e disse:
    - Questo  tuo figlio, cognata?
    Mia madre mi present.
    - In genere - disse la signorina Murdstone - non  ho  simpatia  per  i
    ragazzi. Come stai, ragazzo?
    Cos incoraggiato le risposi che stavo benissimo e speravo stesse bene
    lei pure,  ma con tale mancanza di cortesia che la signorina Murdstone
    mi sistem con due parole:
    - Che maleducato!
    Detto ci con grande  chiarezza,  preg  che  le  mostrassero  la  sua
    camera,  la  quale d'allora in poi divenne per me un luogo di timore e
    di paura,  dove i due bauli neri non furono mai visti  aperti,  n  si
    seppe  mai  che  lo  fossero  stati,  e  dove,  spiando dal buco della
    serratura quando lei non c'era,  vidi appesi allo specchio in perfetto
    ordine  catenelle  e  ganci  di  acciaio  in  gran  numero,  di cui la
    signorina Murdstone si adornava cambiandosi d'abito per uscire.
    Da quanto mi riusc di capire,  era venuta per  rimanere  e  senza  la
    minima  intenzione  di  andarsene  mai.  La  mattina  dopo cominci ad
    aiutare mia madre,  e per tutta la giornata non  cess  di  entrare  e
    uscire  dalla  dispensa  per sistemare ogni oggetto alterando tutte le
    precedenti disposizioni.  Press'a poco la prima  cosa  importante  che
    notai  a  proposito della signorina Murdstone fu che era continuamente
    tormentata dal sospetto che le domestiche tenessero un  uomo  nascosto
    in casa.  Sotto l'influenza di tale supposizione, si precipitava nelle
    ore pi strane dentro la cantina,  e quasi mai apriva l'uscio  di  uno
    stanzino  buio  senza  richiuderlo di scatto con l'illusione di avervi
    sorpreso l'intruso.
    Per quanto la signorina Murdstone  non  possedesse  nulla  di  arioso,
    quanto all'alzarsi di mattina era una perfetta allodola.  Era in piedi
    (e non ho smesso di  credere  nemmeno  adesso  che  andasse  in  cerca
    dell'uomo  nascosto)  prima  che  altri  movesse  un passo nella casa.
    Peggotty manifest l'opinione che dormisse addirittura con  un  occhio
    aperto,  ma  l'idea non mi convinse perch dopo averne sentito parlare
    tentai di metterla in pratica e trovai che non era possibile.
    Subito il mattino dopo il suo  arrivo  era  gi  alzata  e  sonava  il
    campanello  al primo canto del gallo.  Quando mia madre scese per fare
    colazione e si accingeva a preparare il t,  la signorina Murdstone le
    diede sulla guancia una specie di beccata,  che per lei era quanto pi
    si avvicinasse al bacio e disse:
    - Ora,  mia cara,  tu sai che sono venuta per sollevarti al meglio  di
    ogni fatica.  Tu sei troppo carina e distratta... - mia madre arross,
    ma rise,  e non mi parve si fosse offesa  -  perch  tu  ti  sobbarchi
    alcuno  dei  compiti  che  posso eseguire io stessa.  Se vuoi avere la
    bont di consegnarmi le chiavi, in futuro provveder io a tutto.
    A partire da quel momento la signorina Murdstone tenne tutto il giorno
    le chiavi nella sua piccola borsa-prigione, e la notte sempre sotto il
    guanciale,  e mia madre non  dovette  maneggiarle  pi  di  quanto  le
    adoperassi io.
    Mia  madre  accett  non senza un'ombra di protesta che le fosse tolta
    ogni  autorit.  Una  sera,   mentre  la  signorina  Murdstone  andava
    spiegando al fratello certi suoi progetti per la direzione della casa,
    mia  madre  scoppi  all'improvviso  in lagrime e disse che pensava di
    avere almeno il diritto di essere consultata.
    - Clara!  - esclam severamente  il  signor  Murdstone.  -  Clara!  Mi
    meraviglio di te!
    - Oh,  tu puoi dire benissimo che ti meravigli,  Edward! - replic mia
    madre - e puoi benissimo parlare di fermezza, ma questo non piacerebbe
    nemmeno a te.
    Devo notare che la fermezza era la grande virt su cui insistevano sia
    il signore sia la signorina Murdstone.  Comunque avessi potuto  allora
    esprimere  un giudizio al proposito nel caso mi fosse stato richiesto,
    comprendevo benissimo per mio conto che non era se non un  altro  nome
    dato  alla  tirannia  e  all'umore  tetro,  arrogante  e  violento che
    possedevano entrambi. La regola, come la esporrei oggi, era questa: il
    signor Murdstone  era  fermissimo,  nessuno  al  mondo  poteva  essere
    altrettanto  fermo  del signor Murdstone;  anzi nessuno avrebbe potuto
    essere fermo  perch  tutti  dovevano  piegarsi  di  fronte  alla  sua
    fermezza.  La  signorina  Murdstone rappresentava un'eccezione: le era
    lecito esercitare la fermezza, ma solo in forza della parentela,  e in
    grado inferiore e tributario. Mia madre era un'altra eccezione: poteva
    e  doveva  essere  ferma,  ma  solo in appoggio alla loro fermezza,  e
    credendo fermamente che non esistesse al mondo alcuna altra fermezza.
    - E' molto duro - disse mia madre - che nella mia stessa casa...
    - La mia casa? - ripet il signor Murdstone. - Clara!
    - Volevo dire la nostra casa - disse esitante mia madre  evidentemente
    spaventata.  - Spero che tu capisca quello che volevo dire,  Edward...
    E' ben duro che nella tua casa io non possa dire  una  parola  intorno
    alle  questioni  domestiche.  Sono  sicura  che me la cavavo benissimo
    prima che noi ci si sposasse.  Ci sono le prove - disse mia madre  che
    ora singhiozzava.  - Chiedilo a Peggotty se non facevo tutto benissimo
    quando nessuno si metteva di mezzo!
    - Edward!  - disse la  signorina  Murdstone.  -  Finiamola.  Io  parto
    domani.
    -  Jane  Murdstone,  -  l'apostrof  suo  fratello  -  taci!  Come osi
    insinuare di non conoscere il mio carattere pi di quanto lascerebbero
    supporre le tue parole?
    - Di sicuro - disse mia madre dalla sua posizione  sfavorevole  e  con
    molte  lagrime  - di sicuro io non voglio che nessuno vada via.  Sarei
    molto triste e infelice se qualcuno se ne andasse.  Non chiedo  molto.
    Non  sono irragionevole.  Voglio solo venire qualche volta consultata.
    Sono molto riconoscente a tutti quelli che  mi  aiutano,  voglio  solo
    essere consultata qualche volta, per pura formalit. Mi pareva che una
    volta,  Edward,  tu  fossi  contento  di  vedermi  un  po' inesperta e
    infantile...  sono sicura che me l'hai detto...  ma ora sembra che per
    questo incominci a odiarmi, sei talmente severo!
    -  Edward,  -  ripet  la  signorina  Murdstone - finiamola.  Io parto
    domani.
    - Jane Murdstone! - tuon il signor Murdstone. - Vuoi tacere? Come osi
    dir questo?
    La signorina Murdstone tolse di prigione il fazzoletto e se  lo  port
    agli occhi.
    -  Clara!  -  egli  continu.  - Mi sorprendi!  Mi stupisci!  S,  ero
    contento di sposare una persona inesperta e spontanea,  e di  formarle
    il  carattere,  di infondervi una certa misura di quella fermezza e di
    quella risolutezza di cui aveva bisogno.  Ma quando Jane  Murdstone  
    tanto cortese di venire ad assistermi in questa impresa e assumere per
    amor  mio una posizione alquanto simile a quella di una governante,  e
    quando incontra una meschina ingratitudine...
    - Oh, ti prego, ti prego, Edward, - grid mia madre - non accusarmi di
    essere ingrata.  Sono sicura che non lo sono.  Nessuno prima di adesso
    l'ha mai detto. Ho molti difetti, ma non questo! Oh, non dirlo, caro!
    - Quando Jane Murdstone - egli riprese dopo avere atteso che mia madre
    tacesse  -  incontra  una meschina ingratitudine,  quel mio sentimento
    diventa di ghiaccio e si altera.
    - Amor mio, non dirlo! - lo implor supplichevole mia madre.  Oh,  non
    dirlo,  Edward!  Non  resisto se lo dici!  Sar come dici tu,  ma sono
    affettuosa.  Lo so di essere affettuosa.  Non lo direi se non ne fossi
    sicura.  Chiedilo  a  Peggotty.  Sono  certa  che  ti dir quanto sono
    affezionata.
    - Clara,  - disse per tutta risposta  il  signor  Murdstone  -  nessun
    semplice  prolungamento  della  debolezza  ha per me alcun peso.  Stai
    sprecando il fiato.
    - Ti prego, restiamo amici - disse mia madre.  - Non potrei vivere tra
    freddezze e scortesie.  Mi rincresce tanto.  Ho moltissimi difetti, lo
    so,  Edward;  e tu sei molto buono a cercare di correggermi con la tua
    forza  d'animo.  Jane,  non  mi oppongo a nulla.  Mi si spezzerebbe il
    cuore se tu pensassi di partire... - Mia madre era troppo commossa per
    riuscire a continuare.
    - Jane Murdstone,  - disse alla sorella il signor  Murdstone  -  spero
    bene  che  fra  di noi le parole aspre siano rare.  Non  colpa mia se
    oggi  accaduta una cosa tanto insolita.  Un'altra persona  mi  vi  ha
    costretto.  Non    nemmeno  tua  la colpa.  Ci sei stata costretta da
    altri.  Cerchiamo entrambi  di  dimenticare  l'episodio.  E  poich  -
    aggiunse  dopo  queste  parole magnanime questa non  una scena adatta
    per un ragazzo, David, va' a letto!
    Non riuscivo quasi a trovare l'uscio per le lagrime che mi  gonfiavano
    gli  occhi,  tanto  mi addolorava l'angoscia di mia madre,  ma uscii a
    tentoni,  e a tentoni salii al  buio  nella  mia  camera  senza  avere
    neppure  il  coraggio  di dare la buona notte a Peggotty,  n di farmi
    dare da lei la candela.  Quando un paio d'ore dopo venne a cercarmi  e
    mi svegli,  mi disse che mia madre era andata a coricarsi avvilita, e
    che il signore e la signorina Murdstone erano ancora alzati e  stavano
    soli fra loro.
    Il mattino seguente scesi pi presto del solito,  e nell'udire la voce
    di mia madre mi  fermai  fuori  dell'uscio  del  salotto:  con  grande
    seriet  e  umilt  la udii chiedere perdono alla signorina Murdstone;
    costei glielo  concedeva,  e  seguiva  una  perfetta  riconciliazione.
    D'allora  in  poi  non  vidi  mai  mia  madre esprimere un'opinione su
    qualunque  argomento  senza  essersi  prima  rivolta  alla   signorina
    Murdstone,  o  senza  avere  in precedenza appurato con certezza quale
    fosse l'opinione della signorina;  e non ho  mai  visto  la  signorina
    Murdstone  nei  momenti  di  cattivo  umore (la sua malattia abituale)
    avvicinare la mano  alla  borsetta  come  per  compiere  il  gesto  di
    toglierne  le  chiavi  e offrirle a mia madre,  senza che mia madre si
    mostrasse spaventatissima.
    Il colore cupo presente nel sangue dei  Murdstone  oscurava  anche  la
    loro religione,  che era austera e adirata.  Ho pensato in seguito che
    queste caratteristiche erano la diretta conseguenza della fermezza del
    signor Murdstone,  che non  gli  permetteva  di  esentare  alcuno  dal
    massimo peso delle pene pi dure per le quali egli riuscisse a trovare
    un  pretesto  qualsiasi.  Comunque fosse,  ricordo benissimo con quale
    espressione lugubre ci recavamo in chiesa,  e com'era cambiata  l'aria
    l dentro.  Ecco un'altra temuta domenica e io mi infilo per primo nel
    vecchio banco, come fossi un prigioniero scortato dai suoi guardiani a
    una funzione di condanna a morte. Ecco la signorina Murdstone in abito
    di velluto nero (che pare ricavato da una coltre mortuaria)  la  quale
    mi  segue  da  vicino;  poi viene mia madre,  e infine suo marito.  La
    Peggotty di un  tempo  non  compare  pi.  Ora  ascolto  la  signorina
    Murdstone  che  mastica  le risposte e d con soddisfazione a tutte le
    parole terribili un'enfasi crudele. Ecco,  la vedo girare intorno alla
    chiesa  gli  occhi  neri  come  se ogni volta che pronuncia la formula
    poveri peccatori, insultasse i componenti dell'intera assemblea. Ecco,
    riesco a gettare qualche occhiata su mia madre che stretta fra  i  due
    muove  timidamente  le  labbra,  mentre  essi  fanno  tra loro botta e
    risposta con un mormorio che  come un lontano rombo di  tuono.  Ecco,
    mi  sorprendo  a chiedermi con improvviso timore se  possibile che il
    nostro buon vecchio pastore abbia torto e abbiano ragione il signore e
    la signorina Murdstone,  e se tutti gli angeli del cielo siano  angeli
    sterminatori. Ecco, se appena muovo un dito o allento un muscolo della
    faccia,  la signorina Murdstone mi d con il suo libro delle preghiere
    un tale colpo nel fianco da farmi male.
    S, ed ecco, mentre ritorniamo a casa, noto che alcuni vicini guardano
    mia madre e me e sussurrano tra loro.  Ecco,  mentre i  tre  procedono
    sottobraccio e io rimango indietro da solo, mi domando se il suo passo
    sia  davvero  meno  leggero  di un tempo e se la sua gaia bellezza sia
    davvero quasi cancellata.  Ecco,  mi domando  se  nessuno  dei  vicini
    ricorda  come io ricordo che allora tornavamo a casa insieme lei e io;
    e stupidamente mi domando tutto  questo  per  quella  intera  e  tetra
    giornata domenicale.
    Avevano  a  volte  parlato di mandarmi a scuola come esterno.  Avevano
    introdotto  l'argomento  il  signore  e  la  signorina  Murdstone,   e
    naturalmente  mia madre s'era detta d'accordo con loro ma non se n'era
    ancora fatto nulla. Intanto mi facevano lezione in casa.
    Potr mai dimenticare quelle lezioni! Erano nominalmente presiedute da
    mia madre, ma in effetti dal signor Murdstone e dalla sorella, i quali
    erano sempre presenti e le ritenevano altrettante occasioni favorevoli
    per istruire mia madre in quella cosiddetta fermezza che ci avvelenava
    l'esistenza.  Credo che mi tenessero a  casa  appunto  a  tale  scopo.
    Quando  mia  madre  e io si viveva soli,  mi ero dimostrato abbastanza
    pronto nell'apprendere e desideroso di istruirmi.  Riesco a  ricordare
    vagamente di avere appreso sulle sue ginocchia l'alfabeto. Ancor oggi,
    se  osservo  le  grosse  lettere nere dell'alfabeto mi pare che,  come
    allora,  mi colpisca la  singolare  novit  delle  loro  forme,  e  il
    carattere  bonario della O della Q e della S.  E non mi riportano alla
    mente alcun senso di disgusto o di contrariet. Al contrario,  mi pare
    di  avere  percorso  fino  al  libro  dei coccodrilli un vero sentiero
    fiorito,  rallegrato dalla dolcezza della voce e delle maniere di  mia
    madre.  Ma  le  lezioni  che si sostituirono a quelle mi restano nella
    memoria come  colpi  mortali  alla  mia  pace,  e  tristi  fatiche,  e
    disgrazie  quotidiane.   Erano  lunghissime,  molto  frequenti,  molto
    difficili,   alcune   addirittura   incomprensibili,    quasi   sempre
    sconcertanti,  e  credo  che  anche  la  mia povera mamma ne rimanesse
    confusa.
    Ora voglio ritornare con la memoria a una di quelle mattine.
    Dopo colazione entro nel salottino con libri,  quaderni e  la  piccola
    lavagna.  Mia  madre    pronta  per  me  al  suo  scrittoio,  ma  non
    altrettanto pronta e attenta del signor  Murdstone  seduto  nella  sua
    poltrona accanto alla finestra (anche se finge di leggere un libro), o
    della  signorina  Murdstone,  seduta  accanto  a mia madre e intenta a
    infilare perline di acciaio.  La sola vista di quei due opera su di me
    una tale influenza che mi sento subito scivolar via e andarsene non so
    dove tutte le parole che ho tanto faticato per farmi entrare in testa.
    A proposito, dove vanno effettivamente a finire?
    Passo  a mia madre il primo libro,  forse una grammatica o un testo di
    storia o di geografia.  Prima di cederglielo getto un'ultima  occhiata
    disperata sulla pagina,  e comincio a recitarla a voce alta e molto in
    fretta fin che l'ho in  mente.  Inciampo  su  una  parola:  il  signor
    Murdstone  alza  gli  occhi dal libro.  Inciampo su un'altra: alza gli
    occhi la signorina Murdstone. Divento rosso,  m'imbroglio in una mezza
    dozzina di parole e mi fermo. Credo che mia madre, se osasse farlo, mi
    lascerebbe vedere il libro, ma non osa e mormora dolcemente:
    - Oh, Davy, Davy!
    - Ora,  Clara,  - dice il signor Murdstone - sii ferma con il ragazzo.
    Non ripetere, oh, Davy, Davy! E' puerile. O egli sa la lezione,  o non
    la sa.
    -  NON  la  sa!  -  salta  su  a  dire con tono che incute spavento la
    signorina Murdstone.
    - Temo proprio che non la sappia - dice mia madre.
    - E allora,  Clara,  vedi bene - replica la signorina Murdstone -  che
    non devi far altro che ridargli il libro e obbligarlo a impararla.
    - S, certo, mia cara Jane, - dice mia madre - ho appunto l'intenzione
    di fare questo. Via, Davy, prova ancora una volta, non essere stupido.
    Ubbidisco  al  primo  dei  due  ordini,  provandomi ancora,  ma non ho
    altrettanto successo rispetto al secondo perch  sono  molto  stupido.
    Inciampo  ancora  prima di raggiungere il punto dove m'ero interrotto,
    un punto che prima non mi aveva presentato  problemi,  e  mi  fermo  a
    pensare.  Ma non riesco a riflettere sulla lezione. Penso quante iarde
    di reticella ci  saranno  volute  per  confezionare  la  cuffia  della
    signorina Murdstone, oppure al prezzo della veste da camera del signor
    Murdstone,  o  ad  altri  ridicoli  problemi  del  genere,  che non mi
    riguardano affatto e con i quali non voglio avere nulla a che fare. Il
    signor Murdstone fa il gesto di impazienza che aspettavo da tempo.  Lo
    stesso  fa  la  signorina  Murdstone.  Mia  madre  li  guarda con aria
    sottomessa,  chiude il libro,  lo mette da parte come un arretrato  da
    sbrigare quando saranno esauriti gli altri compiti.
    Ben  presto vi sar un mucchio di questi arretrati,  che ingrandisce e
    si gonfia come una valanga. E pi cresce,  pi io divento stupido.  Il
    caso    talmente  disperato  e  provo  una  tale  sensazione di stare
    diguazzando in una palude di insensatezze,  che  rinuncio  affatto  al
    tentativo  di  uscirne  e  mi  abbandono  al  mio destino.  E' davvero
    malinconico lo scoraggiamento con cui, mentre seguito a sbagliare,  ci
    guardiamo  mia madre ed io.  Ma il peggiore effetto di queste infelici
    lezioni avviene  quando  mia  madre  (pensando  che  nessuno  la  stia
    osservando)  cerca  di  suggerirmi  qualche  parola  movendo appena le
    labbra.  In quel preciso istante la signorina Murdstone,  la quale per
    tutto  il  tempo  non ha fatto altro che stare in agguato in attesa di
    quell'evento, dice con la sua voce profonda e ammonitrice:
    - Clara!
    Mia madre trasalisce,  diventa rossa e tenta di sorridere.  Il  signor
    Murdstone  si  alza  dalla  poltrona,  afferra  il libro e me lo getta
    contro,  oppure mi schiaffeggia con quello e mi scaccia  dalla  stanza
    prendendomi per le spalle.
    Anche  quando  la  lezione    finita,  il  pi  gran male deve ancora
    succedere sotto forma di uno spaventoso calcolo  inventato  per  me  e
    impartitomi  oralmente  dal  signor Murdstone,  che incomincia cos: -
    Vado  in  una  salumeria  e  compero  cinquemila  formaggi  doppi   di
    Gloucester  per  quattro  pence  e  mezzo penny l'uno;  conteggiare la
    spesa. - Dopo di che vedo la signorina Murdstone esultare fra s e s.
    Io sudo su quei formaggi fino all'ora di pranzo senza alcun  risultato
    n  barlume  di  conclusione,  e allora dopo essermi trasformato in un
    mulatto per tutto il sudiciume della lavagna entratomi nei pori  della
    faccia,  ricevo una fetta di pane perch me la sbrighi con i formaggi,
    e per il resto della serata vengo considerato in disgrazia.
    A tanta distanza di tempo  mi  sembra  che  i  miei  sfortunati  studi
    seguissero  di  solito  questo corso.  Senza la presenza dei Murdstone
    avrei  potuto  ottenere   ottimi   risultati,   ma   l'influenza   che
    esercitavano su di me era come l'incantesimo di un paio di serpenti su
    un  misero  uccellino.  Anche  se  riuscivo  a superare le lezioni del
    mattino con discreto successo non ne guadagnavo molto pi del  pranzo,
    perch  la  signorina Murdstone non sopportava mai di vedermi senza un
    compito preciso,  e ogni volta che ero tanto imprudente  da  mostrarmi
    disoccupato,  richiamava su di me l'attenzione del fratello dicendo: -
    Clara,  mia cara,  non vi  nulla di meglio del lavoro...  dai  a  tuo
    figlio  qualche  esercizio da fare - il che sortiva l'effetto di farmi
    intrappolare sull'istante in qualche nuova fatica. Quanto a svaghi con
    altri ragazzi della mia et,  ne  avevo  ben  pochi,  perch  la  cupa
    teologia  dei Murdstone faceva di tutti i bambini un fascio di piccole
    vipere (sebbene un tempo un  bambino  sia  stato  posto  in  mezzo  ai
    discepoli), e sosteneva che si contaminassero l'un l'altro.
    Il risultato naturale di tale trattamento penso che sia continuato per
    circa sei mesi o pi, e fu di rendermi scontroso, ottuso e testardo. E
    a  ci  contribuiva  non  poco  la  sensazione che provavo di rimanere
    sempre pi estraniato  e  alienato  da  mia  madre.  Credo  che  sarei
    addirittura incretinito se non fosse stato per una circostanza.
    Ecco:  mio padre aveva lasciato una modesta collezione di libri in una
    stanzetta dell'ultimo piano alla  quale  potevo  accedere  poich  era
    adiacente  alla mia camera,  e dove nessuno della famiglia si dava mai
    la pena  di  entrare.  Da  quella  benedetta  stanza  usc  a  tenermi
    compagnia  un glorioso esercito di personaggi quali "Roderick Random",
    "Peregrine Pickle",  "Humphrey Clinker",  "Tom Jones",  "Il Vicario di
    Wakefield",  "Don Chisciotte", "Gil Blas" e "Robinson Crusoe". Tennero
    in vita la mia fantasia e la speranza in qualcosa al di l di luogo  e
    tempo  attuali;  e  quei libri,  insieme alle "Mille e una notte" e ai
    "Racconti fantastici" non mi fecero alcun male,  perch qualunque male
    vi fosse, per me non esisteva dato che non ne sapevo nulla.
    Mi pare anche oggi straordinario come trovassi effettivamente il tempo
    di  leggere tanto pure sgobbando e sbagliando come facevo su argomenti
    ben pi faticosi.  Mi pare strano che riuscissi a confortarmi dei miei
    piccoli   dispiaceri   (molto   grandi  per  me)  immedesimandomi  nei
    personaggi da me preferiti,  ma lo facevo davvero,  e  assimilando  il
    signore  e la signorina Murdstone a tutti quelli malvagi,  il che pure
    feci. Per una settimana intera fui "Tom Jones" (un "Tom Jones" bambino
    innocente).  Credo proprio di avere sostenuto l'idea che mi ero  fatta
    di  "Roderick  Random"  per  un mese filato.  Godetti avidamente pochi
    volumi di esplorazioni e di viaggi (non ricordo pi quali fossero) che
    stavano su quegli scaffali,  ma per giorni e giorni ricordo  benissimo
    di  essere  andato intorno per il mio settore della casa armato con il
    pezzo  centrale  di   una   vecchia   forma   da   stivali,   perfetta
    personificazione   del  "Capitano  Chisschi"  della  Marina  militare
    inglese,  in pericolo di venire sopraffatto dai selvaggi  e  deciso  a
    vendere  a  caro  prezzo  la vita.  Il Capitano non perdeva mai la sua
    dignit per il fatto di  essere  schiaffeggiato  con  il  testo  della
    grammatica latina,  io invece s; ma il Capitano era un Capitano e per
    di pi un eroe a dispetto di tutte le grammatiche di tutte  le  lingue
    della terra, morte o vive che fossero.
    Il  mio  unico e costante conforto era questo.  Quando vi ripenso,  mi
    torna sempre alla mente il quadro di una sera d'estate con  i  bambini
    che  giocano  sul  sagrato,  mentre  io  me  ne sto seduto sul letto a
    leggere,  unico mezzo per esistere.  Ogni casa colonica dei  dintorni,
    ogni  pietra della chiesa e ogni palmo di terra del camposanto avevano
    nella mia fantasia un collegamento con quei  libri  e  rappresentavano
    qualche  luogo  reso  famoso  in  essi.  Ho  visto "Tom Pipes" dare la
    scalata al campanile;  ho guardato "Strap" con lo zaino sul dorso  che
    si era fermato per riposare, appoggiato al cancello del cimitero, e so
    per  certo  che  il  "Commodoro  Trunnion"  presiedeva  con il "Signor
    Pickle" quel suo circolo nel salottino della birreria del villaggio.
    Ora il lettore comprender non meno di  me  come  fossi  personalmente
    quando  mi  trovai  al  punto  della mia vicenda infantile che sto per
    raggiungere.
    Una mattina, entrando nel salottino con i libri,  trovai mia madre con
    l'aria  ansiosa,   la  signorina  Murdstone  fermissima  e  il  signor
    Murdstone intento a legare qualcosa sulla cima di una canna, una canna
    sottile e pieghevole,  che non appena entrai  fin  di  avvolgere:  la
    brand e la agit in aria.
    -  Ti  ripeto,  Clara,  - disse il signor Murdstone - che io pure sono
    stato frustato molte volte.
    - Sicuro; certamente - conferm la signorina Murdstone.
    - Senza dubbio,  mia cara Jane - disse esitante  e  con  dolcezza  mia
    madre. - Ma... ma credi che abbia fatto bene a Edward?
    - Credi che a Edward abbia fatto male, Clara? - chiese con severit il
    signor Murdstone.
    - Ecco il punto - disse sua sorella.
    Mia  madre  si  limit  a dire: - Senza dubbio,  mia cara Jane - e non
    aggiunse altro.
    Ebbi la paurosa impressione di essere personalmente implicato in  quel
    dialogo e colsi l'occhio del signor Murdstone che si posava su di me.
    - Ecco David,  - disse e notai quel suo lampo di strabismo - oggi devi
    prestare molta pi attenzione del solito.  - Intanto torn a  brandire
    la  canna e l'agit in aria,  e avendo cos terminato i preparativi se
    la pos accanto,  e dopo  un'occhiata  significativa  riprese  il  suo
    libro.
    Era  un  bell'inizio,  ottimo  per  rinfrescarmi  la memoria.  Ebbi la
    sensazione che le parole  della  lezione  mi  scivolassero  via  dalla
    mente,  non a una a una,  o riga per riga, ma una pagina dopo l'altra;
    cercavo di riafferrarle,  ma era come  se,  per  cos  dire,  avessero
    infilato ai piedi i pattini e scorressero lontano da me con leggerezza
    inarrestabile.
    Cominciammo male e si prosegu peggio. Mi ero presentato con una certa
    idea  di farmi valere,  ritenendo di essere ben preparato,  ma risult
    che mi sbagliavo.  Un libro dopo l'altro and a ingrossare il  mucchio
    dei fallimenti,  mentre la signorina Murdstone non smetteva un momento
    di osservarci con fermezza.  E quando arrivammo infine  ai  cinquemila
    formaggi  (ma quel giorno ricordo che si trattava di verghe) mia madre
    scoppi in lagrime.
    - Clara! - esclam la signorina Murdstone con la sua voce ammonitrice.
    - Cara Jane, credo di non sentirmi troppo bene - disse mia madre.
    Vidi il signor Murdstone strizzare solennemente l'occhio in  direzione
    della sorella mentre si alzava, e prendendo la canna diceva:
    - Certo,  Jane, non possiamo davvero attenderci che Clara sopporti con
    grande fermezza le noie e i dispiaceri  che  oggi  David  le  procura.
    Vorrebbe dire per lei essere stoica. Clara si  fatta molto forte ed 
    molto migliorata, ma da lei non ci possiamo attendere tanto. David, tu
    e io andremo di sopra.
    Mentre  mi  conduceva all'uscio,  mia madre ci rincorse.  La signorina
    Murdstone disse: - Clara, sei pazza? - e la trattenne. Allora vidi mia
    madre tapparsi le orecchie e la udii piangere.
    Lento e severo egli mi fece salire nella mia camera (sono  sicuro  che
    si  divertiva nel compiere una formale parata prima di amministrare la
    giustizia) e quando vi entrammo mi afferr all'improvviso la  testa  e
    la pieg stringendola sotto il braccio.
    - Signore!  Signor Murdstone! - gridai. - No, signore, la prego di non
    picchiarmi!  Cerco di imparare,  ma non ci riesco fin  che  lei  e  la
    signorina Murdstone sono presenti. Non ci riesco davvero!
    -  Davvero  non  ci riesci,  ragazzo mio?  - disse.  - Allora proviamo
    questo.
    Mi stringeva la testa come in una morsa,  ma non  so  come  riuscii  a
    torcermi  e  liberarmi,  per un momento lo fermai supplicandolo di non
    picchiarmi.  Ma lo fermai solo per poco,  perch subito mi  colp  con
    forza;  nello  stesso  istante  afferrai  con  i  denti la mano che mi
    stringeva e la morsi a sangue. Rabbrividisco ancor oggi a ricordarlo.
    Allora egli mi staffil come se volesse battermi a morte.  Al di sopra
    di tutto il frastuono che facevamo noi, udii suono di passi e di grida
    sulle  scale...  udii  gridare  mia  madre...  e  Peggotty.  Poi  egli
    scomparve e l'uscio venne  chiuso  a  chiave  dall'esterno;  rimasi  a
    terra,  acceso e febbricitante,  ferito e ammaccato,  abbandonato alla
    furia della mia infantile disperazione.
    Ricordo benissimo,  appena mi calmai,  quale  strano  silenzio  pareva
    regnasse  in  tutta  la  casa!  Come  ricordo  bene  che non appena si
    raffreddarono in me il  bruciore  e  la  collera  cominciai  ad  avere
    coscienza della mia malvagit.
    Rimasi  a lungo immobile,  tendendo l'orecchio,  ma non coglievo alcun
    suono. Con fatica mi rimisi in piedi, e quasi mi spaventai nel vedermi
    allo specchio il viso  gonfio,  rosso,  orribile.  Ero  intorpidito  e
    dolorante  per  i lividi,  tornavo a piangere se appena mi movevo;  ma
    questo non era nulla in paragone al senso di colpa  che  sentivo.  Oso
    dire che mi pesava pi che se fossi stato il peggiore dei criminali.
    Cominciava  a  farsi  buio e avevo chiuso la finestra (ero stato quasi
    sempre accoccolato con  la  testa  posata  sul  davanzale,  a  momenti
    piangendo,  o mezzo assopito,  o guardando fuori con grande tristezza)
    quando la chiave gir nella toppa ed entr la signorina Murdstone  con
    pane, carne e del latte. Pos ogni cosa sul tavolino senza pronunciare
    una sola parola,  sempre fissandomi con esemplare fermezza,  poi se ne
    and, richiudendo a chiave l'uscio.
    Si era fatta notte ormai, e stavo ancora l a chiedermi se non sarebbe
    venuto qualcuno.  Quando ci mi parve ormai improbabile,  mi svestii e
    andai  a letto,  e allora cominciai,  tutto impaurito,  ad almanaccare
    intorno a che cosa avrebbero fatto di me: era un atto criminale quello
    che  avevo  commesso?  Mi  avrebbero  fatto  arrestare  e  mettere  in
    prigione?  Vi  era  forse  anche il pericolo che mi condannassero alla
    forca?
    Non dimenticher mai il risveglio del mattino seguente,  e  come  dopo
    essermi  sentito  in un primo momento lieto e sereno,  subito dopo fui
    oppresso dall'angoscioso peso del  rimorso.  Ricomparve  la  signorina
    Murdstone  prima  che  mi  fossi  alzato,  e  con  un minimo di parole
    indispensabile mi disse che ero libero di scendere  a  passeggiare  in
    giardino per non pi di mezz'ora;  se ne and lasciando aperto l'uscio
    per darmi la possibilit di servirmi del permesso.
    Cos feci,  come poi ogni giorno della mia prigionia che  dur  cinque
    giorni.  Se avessi potuto vedere mia madre e restare solo con lei,  le
    avrei chiesto perdono in ginocchio, ma per tutto quel periodo non vidi
    altri che la signorina Murdstone,  salvo nel momento  della  preghiera
    serale,  alla  quale  venivo scortato dalla stessa signorina Murdstone
    dopo che tutti avevano gi preso posto,  mentre io,  giovane  bandito,
    venivo  lasciato  tutto  solo  accanto  all'uscio,   da  dove  la  mia
    carceriera  mi  faceva  solennemente  scomparire  prima   che   alcuno
    lasciasse  l'atteggiamento devoto.  Notai soltanto che mia madre stava
    il pi possibile lontana da me ed era girata in modo che non  le  vidi
    mai  il viso,  mi accorsi anche che il signor Murdstone aveva una mano
    vistosamente avvolta in una larga benda di tela.
    Non sar mai capace di precisare quanto durarono per  me  quei  cinque
    giorni.  Nel ricordo hanno la durata di altrettanti anni. Il modo come
    tendevo l'orecchio per cogliere tutti  i  rumori  della  casa  che  mi
    potevano giungere; il suono dei campanelli, gli usci che si aprivano e
    si  richiudevano,  il mormorio delle voci,  i passi sulle scale,  ogni
    risata,  e il  fischiettare  o  cantare  all'esterno,  che  nella  mia
    solitudine  e  infelicit  trovavo  pi  che  mai  tristi,   l'incerto
    trascorrere delle ore specialmente la sera tardi,  quando  mi  destavo
    credendo  che  fosse mattina,  e scoprivo che la gente di casa non era
    ancora andata a coricarsi,  e  che  dovevano  ancora  incominciare  le
    lunghe ore della notte... i sogni paurosi e gli incubi che avevo... il
    ritorno  del  giorno,  mezzod,  pomeriggio,  sera,  quando  i bambini
    giocavano sul sagrato,  e io li osservavo  ritirandomi  lontano  dalla
    finestra  nel timore si accorgessero che ero tenuto prigioniero...  la
    strana sensazione  di  non  udire  mai  la  mia  voce...  i  fuggevoli
    intervalli  di qualcosa che rassomigliava alla letizia nel momento del
    mangiare e del bere, e che subito scompariva;  la pioggia che una sera
    prese a cadere diffondendo un odore di frescura,  e si fece sempre pi
    fitta fra me e la chiesa fino a  che  il  calare  della  notte  vi  si
    aggiunse  come  per  sommergermi nel buio,  nella paura e nel rimorso:
    tutto questo  come se fosse durato anni in luogo di giorni,  tanto mi
    si  vivamente impresso nella memoria in maniera incancellabile.
    L'ultima  notte della mia prigionia mi ridestai nell'udire bisbigliare
    il mio nome.  Balzai a sedere sul letto e dissi allargando le  braccia
    nel buio:
    - Sei tu, Peggotty?
    Non segu alcuna risposta immediata, ma poco dopo tornai a distinguere
    il  mio  nome,  pronunciato  con  tono cos misterioso e impaurito che
    sarei probabilmente svenuto per la paura se non  mi  fosse  venuto  in
    mente che la voce doveva venire dal buco della serratura.
    Andai  a  tentoni  all'uscio  e,  avvicinate  le  labbra  al battente,
    mormorai:
    - Sei tu, cara Peggotty?
    - S, mio carissimo Davy,  - rispose - fa' piano come un topolino,  se
    no ci sente il gatto.
    Capii  che  intendeva  la  signorina  Murdstone,  e  il  pericolo  che
    correvamo, dato che la sua camera era vicina alla mia.
    - Come sta la mamma, cara Peggotty? E' molto in collera con me?
    Sentii Peggotty piangere sottovoce dall'altra parte  dell'uscio,  come
    facevo io dalla mia parte, prima che mi rispondesse: - No. Non tanto.
    - Che cosa succeder di me, Peggotty cara? Lo sai?
    - Collegio.  Vicino a Londra - fu la risposta di Peggotty,  ma dovetti
    fargliela ripetere perch la prima volta mi era  entrata  direttamente
    in  gola,  avendo  io dimenticato di staccare dalla toppa la bocca per
    applicarvi l'orecchio,  e sebbene le parole mi avessero fatto un  gran
    solletico, non ero riuscito a coglierne altro che il suono.
    - Quando, Peggotty?
    - Domani.
    - Per questo la signorina Murdstone ha tolto le mie cose dai cassetti?
    - (avevo dimenticato di accennare a questo particolare).
    - S - disse Peggotty. - Baule.
    - Non vedr la mamma.
    - S - disse Peggotty. - Mattina.
    Poi  Peggotty  incoll  addirittura la bocca al buco della serratura e
    pronunci le parole con pi affetto e intensit credo,  di quanto  una
    toppa  di  chiave  abbia  mai  avuto  l'occasione  di lasciar passare,
    sparando ogni breve frase come una piccola esplosione a s.
    - Davy, carissimo. Se non sono stata proprio affettuosa con te. Questo
    ultimo tempo come ero prima. Non  perch non ti voglio bene.  Proprio
    come  prima  e  anche  di pi,  tesoro mio.  Perch ho pensato che era
    meglio per te.  E  anche  per  un'altra  persona.  Davy,  angelo  mio,
    ascolti? Mi senti?
    - S... s, Peggotty! - singhiozzai.
    -  Tesoro!  -  disse  Peggotty con una compassione infinita.  - Questo
    voglio dire.  Che tu non devi  mai  dimenticarmi.  Perch  io  non  ti
    dimenticher  mai.  E avr cura della tua mamma,  Dave.  Come ho avuto
    cura di te.  E non  l'abbandono.  Chiss  se  un  giorno  sar  ancora
    contenta.  Di appoggiarsi ancora al braccio.  Della sua povera stupida
    vecchia sgarbata Peggotty. E io ti scriver,  carissimo.  Anche se non
    ho studiato.  E io... io... - Non potendo baciarmi, Peggotty si mise a
    baciare il buco della serratura.
    - Grazie, Peggotty, cara! - dissi. - Grazie!  Grazie!  Mi prometti una
    cosa, Peggotty? Ti prego, scrivi una lettera e di' al signor Peggotty,
    e  alla  piccola  Emily  e  alla signora Gummidge e a Ham che non sono
    cattivo come potrebbero credere,  e che mando  a  tutti  loro  il  mio
    affetto... glielo scriverai, per favore, Peggotty?
    La mia buona Peggotty promise, e tutti e due baciammo con trasporto il
    buco  della  serratura,  io  ricordo  anche di averlo accarezzato come
    fosse il viso onesto di lei, e poi ci separammo. E quella notte nacque
    nel  mio  cuore  per  Peggotty  un  sentimento  che  non  so  definire
    esattamente.  Non  si  sostitu a mia madre,  nessuno l'avrebbe potuto
    fare,  ma venne a occupare nel mio cuore un vuoto  che  le  si  chiuse
    intorno,  e  io provai verso di lei un sentimento che non ho mai avuto
    verso nessun altro essere umano.  Era anche un tipo di affetto un  po'
    comico;  e  tuttavia  se  fosse morta non so immaginare che cosa avrei
    fatto,  n come avrei sopportato la tragedia che per me  quella  morte
    avrebbe rappresentato.
    Al mattino fece come al solito la sua comparsa la signorina Murdstone,
    e  mi disse che sarei andato in collegio,  il che non mi era del tutto
    nuovo come poteva supporre.  Mi inform pure che appena vestito  sarei
    dovuto  scendere  per fare colazione in salotto.  Vi trovai mia madre,
    pallida e con gli occhi arrossati;  mi gettai fra le sue braccia e dal
    fondo della mia anima ferita le chiesi perdono.
    - Oh,  Davy! - disse. - Pensare che tu abbia potuto fare del male alla
    persona che amo! Cerca di migliorare, diventa pi buono, ti prego!  Ti
    perdono. Ti perdono, Davy, ma mi addolora tanto che tu abbia nel cuore
    delle passioni tanto cattive!
    L'avevano convinta che io fossi malvagio,  e questo la rattristava pi
    della mia partenza. Era uno strazio per me. Cercai di consumare la mia
    ultima colazione,  ma le lagrime mi  cadevano  sul  pane  imburrato  e
    gocciolavano  dentro il t.  Notai che a volte mia madre mi guardava e
    subito lanciava  un'occhiata  alla  signorina  Murdstone,  presente  e
    vigile, e poi abbassava gli occhi, o guardava lontano.
    -  Presto,  il baule del signorino Copperfield!  - ordin la signorina
    Murdstone non appena si ud il rumore di ruote al cancello.
    Speravo di vedere Peggotty,  ma  non  la  vidi  e  nemmeno  il  signor
    Murdstone  si  fece  vivo.  Alla  porta  vi  era un vecchio amico,  il
    corriere; il baule venne portato fuori e messo nel suo carro.
    - Clara! - disse la signorina Murdstone con tono di avvertimento.
    - Eccomi, mia cara Jane! - le rispose mia madre.  - Addio Davy.  Te ne
    vai  per  il tuo bene.  Addio,  bambino mio.  Tornerai per le vacanze,
    sarai diventato pi buono.
    - Clara! - torn ad ammonire la signorina Murdstone.
    - Subito, mia cara Jane, - disse mia madre, che mi teneva abbracciato.
    - Io ti perdono, bambino mio caro. Dio ti benedica!
    - Clara! - disse ancora la signorina Murdstone.
    La signorina Murdstone ebbe la bont di accompagnarmi fino  al  carro,
    ed  ebbe  il tempo di dirmi che sperava mi sarei pentito prima di fare
    una brutta fine. Poi salii e l'indolente cavallo part.













    5 - MI MANDANO LONTANO DA CASA.

    Avevamo coperto forse mezzo miglio,  e il mio fazzoletto era gi tutto
    inzuppato, quando il corriere a un tratto si ferm.
    Guardandomi intorno per capire il motivo della fermata, con mio grande
    stupore  vidi  Peggotty  sbucare da una siepe e saltare sul carro.  Mi
    prese tra le braccia e mi strinse tanto forte contro  le  stecche  del
    suo busto da schiacciarmi il naso fino a farmi male,  sebbene a questo
    pensassi solo pi tardi quando mi accorsi che era  molto  indolenzito.
    Peggotty  non  disse  una sola parola.  Sciogliendo un braccio,  se lo
    ficc in tasca fino al gomito e ne tolse dei sacchetti pieni di  dolci
    di cui mi riemp le tasche,  e un portamonete che mi mise in mano,  ma
    senza mai dire una parola.  Infine dopo avermi stretto un'ultima volta
    tra le braccia salt gi dal carro e corse via;  e credo anche adesso,
    come ho sempre creduto,  che non avesse pi  nemmeno  un  bottone  sul
    dorso dell'abito. Dei parecchi che erano saltati via ne raccattai uno,
    e lo conservai a lungo come prezioso ricordo.
    Il corriere mi guard come per chiedermi se sarebbe tornata. Scossi la
    testa,  dissi che pensavo di no.  - Allora su!  - disse il corriere al
    cavallo indolente, che ubbid e si mosse.
    Ormai avevo pianto tutte le lagrime a mia disposizione e  cominciai  a
    pensare  che non servisse a nulla piangere ancora,  tanto pi che,  da
    quanto ricordavo,  n "Roderick  Random",  n  quel  "Capitano"  della
    Marina  Militare  Britannica  avevano mai pianto nemmeno in situazioni
    difficili.  Vedendomi cos deciso,  il corriere  sugger  che  il  mio
    fazzoletto  venisse  steso  ad  asciugare  sul  dorso del cavallo.  Lo
    ringraziai e accettai la proposta;  devo dire che data la posizione il
    fazzoletto pareva straordinariamente piccolo.
    Ora  potevo  esaminare  con comodo il portamonete: era di cuoio rigido
    con la chiusura a scatto e vi  erano  tre  scellini  lucidissimi,  che
    certo  Peggotty  aveva  lustrati  con  la polvere di gesso per mia pi
    grande soddisfazione.  Ma la cosa pi preziosa erano due mezze  corone
    avvolte  in un pezzo di carta sul quale mia madre aveva scritto di suo
    pugno: - Per Davy.  Con Amore.  Ne fui tanto commosso  che  pregai  il
    corriere  di  avere  la  bont di ridarmi il fazzoletto,  ma disse che
    pensava avrei fatto meglio a non usarlo;  mi parve che avesse ragione,
    perci  mi  asciugai gli occhi con i risvolti delle maniche e smisi di
    piangere.
    Riuscii davvero a dominarmi, sebbene per effetto del tanto piangere mi
    sentissi di tanto in tanto scosso da un singhiozzo violento.
    Procedemmo cos traballando  per  un  po'  di  tempo,  poi  chiesi  al
    corriere se avrebbe fatto lui tutto il viaggio.
    - Tutto il viaggio dove? - replic il corriere.
    - L - dissi.
    - Dove  l? - domand.
    - Vicino a Londra - risposi.
    -  Ecco  -  disse il corriere - questo cavallo - e agit le redini per
    indicarlo meglio - sarebbe pi morto di un quarto di maiale  prima  di
    arrivare nemmeno a met strada.
    - Allora lei va soltanto a Yarmouth? - chiesi.
    -  Proprio  cos.  E poi la porter alla diligenza,  e la diligenza la
    porter... dove deve andare.
    Siccome questo era stato un lungo discorso da parte del  corriere  (il
    cui  nome  era Barkis),  essendo egli,  come ho gi fatto notare in un
    capitolo precedente,  di temperamento flemmatico e per  nulla  portato
    alla conversazione,  in segno di gratitudine gli offersi un dolce, che
    egli inghiott di colpo,  precisamente come un elefante e senza che il
    suo  faccione  subisse  la  minima  alterazione  proprio  come sarebbe
    accaduto ad un elefante.
    - Li ha fatti lei, eh? - disse il signor Barkis,  sempre spinto avanti
    in quella sua maniera goffa,  con i piedi appoggiati alla predella del
    carro e un gomito su ciascun ginocchio.
    - Vuol dire Peggotty, signore?
    - Ah! - esclam il signor Barkis. - Lei.
    - S. Ci fa lei tutti i dolci, e anche cucina per noi.
    - Ah, cos? - disse il signor Barkis.
    Strinse le labbra come se volesse fischiare, ma non fischi.  Rimase a
    fissare  le  orecchie  del  cavallo come se vi avesse scoperto qualche
    novit, e per un bel po' di tempo non aperse bocca. Poi disse:
    - Niente di tenero, eh?
    - Vuol dire focacce tenere,  signor Barkis?  - Pensai che  desiderasse
    mangiare un altro boccone e che ne avesse cos indicato con precisione
    la qualit.
    - Amori - disse il signor Barkis. - Innamorati. Va fuori con nessuno?
    - Peggotty?
    - Ah! - disse. - Lei.
    - Oh, no. Non ha mai avuto un innamorato.
    - Proprio no, eh? - disse il signor Barkis.
    Torn  a  stringere  le  labbra per fischiare,  ma non fischi nemmeno
    questa volta e rimase a fissare le orecchie del cavallo.
    - Allora lei fa le torte di mele - disse il signor Barkis dopo avere a
    lungo riflettuto - e tutta la cucina, eh?
    Gli risposi che le cose stavano precisamente cos.
    - Bene. Senta un po' - disse il signor Barkis: - Forse le scriver?
    - Le scriver senz'altro - risposi.
    - Ah! - disse, girando lentamente gli occhi verso di me. - Bene! Se le
    scrive forse ricorder di dirle che Barkis  disposto; vuole?
    - Dir che Barkis  disposto - ripetei innocentemente.  - Tutto qui il
    messaggio?
    - S... - disse mettendosi a riflettere. - S. Barkis  disposto.
    -  Ma  lei,  signor  Barkis,  domani  torner  a  Blunderstone - dissi
    esitante all'idea che allora io ne sarei  ben  lontano  -  e  potrebbe
    darglielo lei molto meglio il suo messaggio.
    Respinse  tuttavia  il suggerimento scotendo appena la testa,  torn a
    confermare la precedente richiesta dicendo  con  profonda  gravit:  -
    Barkis  disposto.  Ecco il messaggio - e io mi affrettai a promettere
    che l'avrei trasmesso.  Mentre quel pomeriggio stesso  ero  in  attesa
    della  diligenza  nella locanda di Yarmouth,  mi procurai un foglio di
    carta e un calamaio, e indirizzai a Peggotty il seguente scritto: Mia
    cara Peggotty,  sono qui sano e salvo.  Barkis  disposto.  Baci  alla
    mamma.  Il tuo affezionatissimo.  P.S. Dice che ci tiene molto a farti
    sapere che "Barkis  disposto".
    Dopo che mi fui impegnato a eseguire nel futuro quella commissione, il
    signor Barkis ricadde in un silenzio totale,  e io,  esausto per tutto
    ci  che mi era di recente accaduto,  mi sdraiai su un sacco che stava
    sul carro e mi addormentai. Dormii profondamente fino a Yarmouth;  dal
    cortile  della  locanda  in  cui  entrammo la citt mi parve del tutto
    ignota e cos strana da farmi subito abbandonare la vaga speranza  che
    avevo  di  incontrarvi  qualcuno  della  famiglia del signor Peggotty,
    forse addirittura la stessa piccola Emily in persona.
    Nel cortile si trovava la diligenza,  tutta bene lucidata,  ma  ancora
    senza i cavalli,  e in quelle condizioni niente pareva pi improbabile
    della sua partenza per  Londra.  Stavo  riflettendo  su  questo  e  mi
    domandavo  che cosa sarebbe capitato al mio baule che il signor Barkis
    aveva posato a terra nel cortile di fianco al palo dell'insegna  (dopo
    avere  fatto  il  giro del cortile per voltare il carro),  e anche che
    cosa sarebbe alla fine capitato a me, quando una signora si affacci a
    una finestra sporgente da cui penzolavano dei polli  e  dei  pezzi  di
    carne, e disse:
    - E' lei il signorino che viene da Blunderstone?
    - S, signora - le risposi.
    - Il nome? - s'inform la donna.
    - Sono Copperfield, signora - dissi.
    - Non  questo - replic la signora. - Il pranzo non  stato pagato in
    anticipo a questo nome.
    - Il nome  forse Murdstone, signora? - chiesi.
    -  Se lei  il signorino Murdstone,  - disse la signora - perch tanto
    per cominciare viene a dare un altro nome?
    Le spiegai come stavano le cose,  dopo di che  son  un  campanello  e
    chiam: - William,  apri la sala! - Al che un cameriere accorse da una
    cucina che si apriva sul lato  opposto  del  cortile,  e  parve  molto
    stupito di dover introdurre solo me.
    La  sala  era  molto vasta,  con alcune carte geografiche alle pareti.
    Dubito che mi sarei sentito  pi  sperduto  se  quei  paesi  stranieri
    fossero stati veri,  e io mi trovassi l in mezzo. Avevo l'impressione
    di essere indiscreto quando con il berretto  in  mano  sedetti  su  un
    angolo  della  sedia  pi  vicina alla porta;  quando poi il cameriere
    distese una tovaglia proprio per me e vi pos piatti e posate per  me,
    credo di essere diventato tutto rosso tanto mi sentivo intimidito.
    Port  delle  costolette  con verdura,  e scoperse il piatto con tanta
    energia che temetti di averlo in qualche modo  offeso.  Ma  provai  un
    grandissimo  sollievo  quando  avvicin  alla tavola una seggiola e mi
    disse molto affabilmente: - Su, gigante, all'opera!
    Lo ringraziai e presi posto, ma trovai che mi era difficile maneggiare
    coltello e forchetta con un minimo  di  destrezza,  o  tralasciare  di
    farmi  schizzare  addosso  l'intingolo,  mentre  lui mi stava ritto di
    fronte a fissarmi con tale intensit da farmi terribilmente  arrossire
    ogni volta che incrociavo il suo sguardo.  Dopo avermi visto consumare
    la seconda costoletta, disse:
    - Per lei c' anche una mezza pinta di birra. La vuole adesso?
    Lo ringraziai e risposi di s,  e allora me la vers da un boccale  in
    un alto bicchiere che sollev contro la luce per ammirarne il colore.
    - Occhio! - disse. - Pare molta, no?
    - S,  pare che sia un bel po' - gli risposi con un sorriso perch ero
    felice di trovarlo cos cordiale. Teneva gli occhi socchiusi, aveva la
    faccia coperta di foruncoletti e i capelli ritti sulla testa, e mentre
    stava con una mano sul fianco,  tenendo  nell'altra  il  bicchiere  di
    birra per vederlo contro luce, aveva l'aria molto gioviale.
    -  Ieri   venuto qui un signore - disse - un signore grasso e grosso,
    di nome Topsawyer... forse lo conosce?
    - No, - dissi - non credo di conoscerlo.
    - In calzoni corti e  ghette,  il  cappello  a  falde  larghe,  giubba
    grigia, cravattone a palline - disse il cameriere.
    - No, - ripetei timidamente - non ho il piacere...
    -  E'  venuto  qui  dentro  -  disse  il cameriere,  guardando la luce
    attraverso il bicchiere - e ordin un bicchiere di questa birra...  la
    volle assolutamente...  lo consigliai di no... la bevve e cadde morto.
    Per lui era troppo vecchia.  Non dovrebbe  essere  spillata,  ecco  il
    fatto.
    Rimasi  molto scosso nell'apprendere quel triste incidente e dissi che
    avrei preferito bere dell'acqua.
    - Ecco, vede - disse il cameriere, sempre guardando la luce attraverso
    il bicchiere con un occhio e tenendo l'altro chiuso la  gente  di  qui
    non  gradisce che si lasci la roba ordinata.  Si offendono.  Ma se lei
    vuole, la bevo io. Ci sono abituato, e l'abitudine  tutto.  Non credo
    che  mi  far male,  se getto indietro la testa e mando gi in fretta.
    Vuole?
    Gli risposi che gli sarei stato molto grato se pensava di  poter  bere
    quella  birra  senza pericolo,  altrimenti no,  assolutamente.  Quando
    gett indietro la testa e bevve d'un fiato,  confesso di avere provato
    una  orribile  paura  di vederlo seguire la sorte del compianto signor
    Topsawyer,  e piombare senza vita sul pavimento.  Ma non ne ebbe alcun
    danno. Anzi mi parve che fosse diventato pi vivace.
    -  Che  cosa  abbiamo  qui?  -  disse,  infilando  nel  mio piatto una
    forchetta. - Non costolette?
    - Costolette - dissi.
    - Che Dio mi benedica! - esclam. - Non sapevo che fossero costolette.
    Ma s,  una costoletta  proprio la cosa che ci vuole per cancellare i
    cattivi effetti di quella birra. Non  una bella fortuna?
    Cos  prese  una  costoletta per l'osso con una mano e con l'altra una
    patata e le mangi di ottimo appetito con mia  immensa  soddisfazione.
    Poi  prese  un'altra  costoletta  e  un'altra  patata,  e  dopo queste
    un'altra costoletta e un'altra patata.  Quando ebbe finito mi port un
    budino  e dopo avermelo messo davanti sembr rimuginare distrattamente
    per qualche momento.
    - Com' il pasticcio? - chiese riscotendosi.
    - E' un budino - risposi.
    - Un budino! - esclam. - Che Dio mi benedica se non  vero!  Ma come!
    -  e  lo  scrut  da vicino.  - Non mi dir che si tratta di un budino
    all'uovo?
    - S, proprio cos.
    - Ma il budino all'uovo - disse afferrando un cucchiaio -  quello che
    preferisco! Non  una bella fortuna?  Avanti,  piccolo,  e vediamo chi
    riesce a mangiarne di pi.
    Fu  certo  il  cameriere  a mangiarne di pi.  Varie volte mi incit a
    darmi da fare per vincere,  ma con il  suo  cucchiaio  contro  il  mio
    cucchiaino,  la sua velocit contro la mia e il suo appetito contro il
    mio,  fin dal primo boccone rimasi molto indietro e senza  possibilit
    di  gareggiare.  Credo  di  non  avere  visto nessuno gustare tanto un
    budino,  e quando era tutto  scomparso  rise  come  se  per  lui  quel
    godimento durasse ancora.
    Vedendo che era cos cordiale e di buona compagnia,  fu allora che gli
    chiesi penna, inchiostro e carta per scrivere a Peggotty.  Non solo mi
    accontent immediatamente,  ma ebbe anche la bont di stare a guardare
    che cosa scrivevo nella lettera.  Quando ebbi finito,  mi chiese  dove
    andassi in collegio.
    Risposi: - Vicino a Londra - perch non sapevo altro.
    -  O  povera la mia testa!  - disse con aria molto malinconica.  Me ne
    rincresce moltissimo.
    - Perch? - gli domandai.
    - Oh,  Signore!  - disse,  scotendo la testa - proprio la scuola  dove
    ruppero  le  costole a quel ragazzo...  due costole...  era un ragazzo
    piccolo.  Direi che avesse...  vediamo un po'...  lei press'a poco che
    et ha?
    Gli dissi che ero tra gli otto e i nove anni.
    -  Precisamente l'et di quello - disse.  - Aveva otto anni e sei mesi
    quando gli ruppero la prima costola;  otto anni e otto mesi quando gli
    ruppero la seconda, e fu la sua fine.
    Non  potei  nascondere  a me stesso n al cameriere che si trattava di
    una coincidenza spiacevole  e  chiesi  come  fosse  avvenuto.  La  sua
    risposta  non  era  fatta  per  confortarmi  perch  consisteva in due
    lugubri parole: - A frustate.
    Il suono del corno della diligenza venne a proposito,  mi alzai e  tra
    l'orgoglio  e  la  diffidenza  che mi dava il possedere un portamonete
    (che intanto mi trassi di tasca), chiesi esitante se vi fosse nulla da
    pagare.
    - Vi  il foglio di carta da lettere - rispose.  - Ha mai comperato un
    foglio di carta da lettere?
    Non ricordavo di averne mai fatto acquisto.
    -  E'  cara,  -  disse  -  a causa del dazio: tre pence.  Ecco come ci
    tassano  in  questo  paese.  Nient'altro,  salvo  il  cameriere.   Per
    l'inchiostro niente. Sar io a rimetterci!
    -  Che  cosa  deve...  che cosa devo...  quanto dovrei...  per favore,
    quanto sarebbe giusto dare al cameriere? - balbettai arrossendo.
    - Se non avessi una famiglia, e se la mia famiglia non fosse malata di
    vaiolo,  - disse il cameriere - accetterei sei pence.  Se non  dovessi
    mantenere  un  vecchio padre e una bella sorellina - a questo punto il
    cameriere parve molto agitato  non vorrei un soldo. Se avessi un posto
    buono e qui mi trattassero bene,  la pregherei di accettare un piccolo
    dono   invece  di  prenderlo.   Ma  vivo  di  avanzi...   dormo  nella
    carbonaia... - qui il cameriere scoppi in lagrime.
    Ero molto commosso per le sue sventure,  compresi che  se  gli  avessi
    dato  meno  di  nove  pence  avrei  dimostrato cattiveria e durezza di
    cuore,  quindi gli diedi una delle  mie  tre  lucenti  monete  da  uno
    scellino,  che  egli  ricevette  con molta deferenza e gratitudine,  e
    subito dopo fece girare sul  pollice  per  accertarsi  che  non  fosse
    falsa.
    Rimasi  un  po'  turbato  scoprendo,  mentre  mi  aiutavano  a  salire
    sull'imperiale della diligenza,  che si credeva avessi consumato tutto
    quel  cibo  senza  alcun  aiuto.  Lo  seppi  sentendo  che  la signora
    affacciata alla finestra  sporgente  diceva  al  postiglione:  -  Sta'
    attento a quel ragazzo,  George,  che non scoppi!  - e notando come le
    domestiche uscivano per guardarmi,  e ridacchiavano come se  fossi  un
    giovane  fenomeno.  Il  mio  infelice amico cameriere,  gi tornato di
    buonissimo umore,  non parve affatto turbato da ci,  anzi si un alla
    ammirazione generale senza mostrare la minima confusione.
    Se  avessi  avuto  qualche dubbio sul suo conto,  ci l'avrebbe potuto
    confermare,  ma tendo a credere che per la  semplicit  fiduciosa  del
    fanciullo che ero, e la naturale confidenza di chi  molto giovane per
    chi   ha   pi   anni   (qualit   che  purtroppo  ogni  bambino  deve
    prematuramente  perdere  in  cambio  della  mondana  saggezza),  tutto
    sommato, non diffidassi molto di lui nemmeno allora.
    Devo  per ammettere che mi riusc penoso essere,  senza alcun motivo,
    oggetto di scherzi tra il conducente  e  il  postiglione  a  proposito
    della diligenza pi pesante del normale, e che sarebbe stato meglio io
    viaggiassi in un furgone. La storia del mio ipotetico appetito prese a
    circolare  tra  gli  altri viaggiatori dell'imperiale e anche per essi
    divenne fonte di ilarit.  Mi chiesero se  in  collegio  avrei  dovuto
    pagare la retta doppia o tripla, e se mi avrebbero accettato a opera o
    a  ora,  rivolgendomi  altre  facete  domande di questo genere.  Ma il
    peggio fu che sapevo bene quanto mi sarei vergognato di mangiare nulla
    quando si fosse presentata l'occasione e che,  dopo  il  mio  desinare
    piuttosto  leggero,  sarei  rimasto  per tutta la notte con la fame...
    dato pure che nella fretta avevo dimenticato i dolci alla  locanda.  I
    miei timori si avverarono. Quando ci fermammo per la cena, non ebbi il
    coraggio  di ordinare nulla,  sebbene ne avessi un gran desiderio,  ma
    rimasi seduto accanto al fuoco  e  dissi  che  non  avevo  bisogno  di
    niente.  Il  che  non mi salv tuttavia da altre canzonature,  anzi un
    signore con voce rauca e la faccia  rozza,  che  per  quasi  tutto  il
    viaggio  non  aveva  smesso  di  mangiare  panini  che  pescava da una
    scatola,  salvo quando beveva da una bottiglia,  disse che ero come un
    serpente boa,  il quale in un solo pasto mangia tanto che gli duri per
    un pezzo;  dopo di che si prese una  eruzione  della  pelle  per  aver
    mangiato troppo manzo bollito.
    Eravamo partiti da Yarmouth alle tre del pomeriggio e saremmo arrivati
    a  Londra  verso  le  otto  del  mattino  seguente.  Si  era nel mezzo
    dell'estate e la serata  era  deliziosa.  Quando  si  attraversava  un
    villaggio,  mi  figuravo  come  fosse  l'interno delle case e che cosa
    stesse facendo la gente;  e quando i  ragazzi  correvano  dietro  alla
    diligenza, si aggrappavano e per un po' si dondolavano, mi chiedevo se
    il  loro  padre fosse in vita e se in casa erano felici.  Avevo perci
    ampia materia di riflessione,  oltre al congetturare di  continuo  sul
    tipo  di  luogo verso cui ero diretto...  ed erano idee tutt'altro che
    confortanti.  Ricordo che a volte ripiegavo sul pensiero di casa mia e
    di  Peggotty,  e in maniera cieca e confusa cercavo di riportarmi alla
    mente quali fossero i miei sentimenti e che ragazzo ero stato prima di
    mordere il signor Murdstone, ma non ci riuscivo affatto,  mi pareva di
    avergli morso la mano in un tempo remotissimo.
    La  notte  non  fu  piacevole quanto la sera perch l'aria s'era fatta
    fredda;  stavo seduto fra due uomini (quello con la faccia rozza e  un
    altro),  dove  mi  avevano  messo  perch non fossi sbalzato gi dalla
    diligenza, e dondolando quando prendevano sonno quasi mi schiacciavano
    immobilizzandomi del tutto.  A momenti mi strizzavano talmente che non
    potevo  tralasciare  di  gridare:  -  Oh,  per favore...  - il che non
    gradivano affatto perch li ridestava.  Di  fronte  a  me  sedeva  una
    signora  anziana  con  un ampio mantello di pelliccia che la avvolgeva
    cos bene da farla sembrare una balla  di  paglia  piuttosto  che  una
    donna.  Questa  signora aveva con s un canestro e per parecchio tempo
    aveva mostrato di non sapere dove metterlo,  ma poi,  siccome avevo le
    gambe  corte,   scopr  che  lo  poteva  collocare  sotto  di  me.  Mi
    costringeva a tenermi  rattrappito  e  mi  urtava  tanto  da  rendermi
    perfettamente  infelice,  ma se facevo il minimo movimento,  subito un
    bicchiere che si trovava nel canestro urtava contro un altro  oggetto,
    e la signora mi colpiva crudelmente con il piede,  dicendo: - Via, non
    agitarti. Hai le ossa abbastanza giovani, direi!
    Finalmente si lev il sole,  e i miei  compagni  parvero  dormire  pi
    tranquillamente.  Non    da  credere  con  quanta difficolt avessero
    riposato per tutta la notte e con quali spaventosi gorgogli e grugniti
    vi avevano dato sfogo. Via via che il sole si faceva pi alto, il loro
    sonno diventava pi leggero e l'uno dopo l'altro  a  poco  a  poco  si
    destarono.   Ricordo   quanto   fui  sorpreso  al  sentire  che  tutti
    sostenevano  di  non  avere  mai   dormito,   e   alla   straordinaria
    indignazione  con  cui  ciascuno di loro respingeva questa accusa.  Lo
    stesso stupore non cesso di provare anche oggi avendo notato  come  di
    tutte  le debolezze umane proprio quella di cui la nostra natura umana
     meno disposta a confessarsi in colpa (e non  so  immaginare  perch)
    sia appunto di addormentarsi viaggiando con la diligenza.
    E'  inutile  che io mi fermi qui a raccontare quale luogo meraviglioso
    fu per me Londra vista da lontano, come credevo che tutte le avventure
    di tutti i  miei  eroi  preferiti  vi  si  svolgessero  e  ripetessero
    continuamente,  e come dentro di me e in maniera confusa la giudicassi
    pi colma di meraviglie e di malvagit di tutte le citt della  terra.
    Ci  avvicinavamo lentamente,  e all'ora stabilita si giunse alla meta,
    che era una locanda nel quartiere di Whitechapel. Non ricordo se fosse
    il Toro, o il Cinghiale Azzurro, ma so che era qualcosa di azzurro,  e
    l'insegna era anche dipinta sul retro della diligenza.
    Mentre scendeva a terra, il postiglione pos l'occhio su di me e grid
    rivolto all'ingresso della biglietteria:
    -  C'  qui  nessuno  per  un  ragazzo  registrato  sotto  il  nome di
    Murdstone,  proveniente  da  Blunderstone,  Suffolk,  spedito  qui  in
    giacenza?
    Nessuno rispose.
    - La prego,  signore,  provi a dire Copperfield - dissi, guardando gi
    smarrito.
    - C'  qui  nessuno  per  un  ragazzo  registrato  sotto  il  nome  di
    Murdstone,  proveniente da Blunderstone,  Suffolk,  ma che risponde al
    nome di Copperfield, spedito qui in giacenza?  - grid il postiglione.
    - Avanti, c' qualcuno?
    No.  Non  c'era nessuno.  Mi guardai intorno ansioso,  ma la richiesta
    lasci indifferenti tutti i presenti, salvo un uomo con le ghette e un
    occhio solo,  il quale sugger che  sarebbe  stato  bene  mettermi  un
    collare di ottone e legarmi nella scuderia.
    Portarono  una  scaletta e discesi dopo la signora che rassomigliava a
    una balla di paglia,  senza osare di muovermi prima  che  il  canestro
    venisse portato via.  Ormai la diligenza s'era vuotata dei passeggeri,
    i bagagli furono presto scaricati, i cavalli staccati ancora prima che
    si curassero del bagaglio,  e ora anche la diligenza venne sospinta  e
    fatta  arretrare  da  alcuni  stallieri  perch  non  desse  ingombro.
    Tuttavia non si presentava ancora nessuno a prelevare il ragazzo tutto
    impolverato e proveniente da Blunderstone, Suffolk.
    Pi solo di Robinson  Crusoe,  il  quale  non  aveva  nessuno  che  lo
    guardasse  e  vedesse  com'era solo,  entrai nella biglietteria,  e su
    invito dell'impiegato in servizio passai dietro  il  banco  e  sedetti
    sulla bilancia che serviva per pesare i bagagli.  Rimasi l a guardare
    i pacchi,  gli involti,  i libri,  e mentre  respiravo  l'odore  delle
    scuderie (d'allora in poi sempre collegato per me a quel mattino), una
    serie delle pi spaventose ipotesi cominci a passarmi per la mente. E
    se  nessuno  fosse mai venuto a prendermi,  per quanto tempo avrebbero
    accettato di  tenermi  l?  Finch  non  avessi  spesi  i  miei  sette
    scellini?  Avrei  dormito  la  notte  in una di quelle grandi casse di
    legno in compagnia degli altri bagagli,  e al mattino mi sarei  lavato
    alla  pompa  del cortile,  oppure mi avrebbero scacciato ogni sera per
    riammettermi quando l'ufficio si sarebbe aperto il giorno  dopo,  dato
    che  ero  stato  spedito  in giacenza?  Ammesso che non vi fosse alcun
    errore e  che  il  signor  Murdstone  avesse  ideato  quel  piano  per
    liberarsi  di  me,  che  cosa avrei dovuto fare?  Se anche mi avessero
    permesso di stare l fino a spendere tutti i miei sette scellini,  non
    avrei  potuto  sperare  di  rimanere  anche quando avessi cominciato a
    morire di fame.  Ci sarebbe stato senza dubbio scomodo  e  spiacevole
    per  i  viaggiatori,  oltre  a  far  correre  il  rischio all'"Azzurro
    Qualcosa" di sobbarcarsi le  spese  del  funerale.  Se  fossi  partito
    immediatamente  per  cercare  di  tornare  a casa a piedi,  come avrei
    potuto ritrovare la via, come potevo mai sperare di percorrere a piedi
    una tale distanza, e di chi, nel caso fossi arrivato a casa,  mi sarei
    potuto fidare all'infuori di Peggotty? Se avessi trovato il pi vicino
    ufficio  autorizzato e mi fossi offerto per arruolarmi nell'esercito o
    nella  marina,  ero  cos  piccolo  che  molto  probabilmente  non  mi
    avrebbero accettato.  Questi pensieri e cento altri simili mi facevano
    scottare  la  fronte  e  venire  le  vertigini  per  l'apprensione   e
    l'angoscia.  Ero  al  colmo  di quella febbre,  quando entr un uomo e
    bisbigli qualcosa all'impiegato,  il quale subito mi  fece  scivolare
    gi  dalla  bilancia  e  mi sospinse verso l'altro come se fossi stato
    pesato, acquistato, pagato e consegnato.
    Mentre uscivo dalla biglietteria tenendomi per  mano  con  quel  nuovo
    conoscente,   gli  diedi  un'occhiata.  Era  un  giovane  macilento  e
    giallastro,  con le guance incavate e il mento quasi nero come  quello
    del signor Murdstone,  ma la somiglianza finiva qui perch non portava
    le basette,  e i  capelli  invece  di  essere  lucidi  erano  aridi  e
    scoloriti.  Vestiva  un  completo nero,  anch'esso piuttosto stretto e
    stinto,  e piuttosto corto di maniche e di gambe;  aveva un fazzoletto
    bianco da collo non eccessivamente pulito.  Non pensai allora e non lo
    penso adesso che quel fazzoletto fosse il solo capo di biancheria  che
    portava, ma era certo l'unico visibile, o che si potesse intravedere.
    - Sei il ragazzo nuovo? - mi chiese.
    - S, signore - gli risposi.
    Pensavo di esserlo. Non ne ero certo.
    - Io sono uno dei maestri di Salem House - disse.
    Gli feci un inchino e mi sentii molto intimidito.  Mi sarei vergognato
    di alludere a una cosa tanto volgare come  il  mio  baule  a  uno  dei
    sapienti  maestri di Salem House,  tanto che ci eravamo allontanati un
    poco dalla locanda prima che avessi l'ardire  di  farne  cenno.  Dissi
    umilmente  che  il baule mi poteva risultare in seguito utile,  allora
    tornammo indietro ed egli disse all'impiegato che  il  corriere  aveva
    ricevuto l'ordine di venire a ritirarlo a mezzogiorno.
    -  Per  favore,  signore  - dissi,  arrivati al punto gi raggiunto in
    precedenza: -  lontano?
    - Gi verso Blackheath - disse.
    - C' molta strada? - chiesi con sospetto.
    - Abbastanza - disse.  -  Prenderemo  la  diligenza.  Sono  circa  sei
    miglia.
    Ero tanto debole e stanco,  che l'idea di reggere per altre sei miglia
    di viaggio era troppo per  me.  Mi  feci  animo  per  dirgli  che  non
    mangiavo  nulla dal giorno avanti e che gli sarei stato molto grato se
    mi avesse permesso di acquistare qualcosa  da  mangiare.  Parve  molto
    sorpreso  (mi pare ancora di vederlo come si ferm e mi guard) e dopo
    avere riflettuto qualche momento disse che desiderava  fare  visita  a
    una  persona anziana che abitava poco lontano: la miglior cosa sarebbe
    stata che io mi comperassi qualcosa, pane o altro cibo sano, e facessi
    colazione presso quella persona,  la quale ci avrebbe potuto  dare  un
    po' di latte.
    Pertanto ci fermammo a guardare la vetrina di un panettiere e dopo che
    io  ebbi,  con una serie di proposte,  suggerito di comperare tutte le
    cose pi indigeste che vi si trovavano,  e che egli le ebbe  eliminate
    tutte,  una dopo l'altra, decidemmo in favore di una bella pagnotta di
    pane integrale che mi cost tre pence. Poi dal salumiere comperammo un
    uovo e una fetta di pancetta  striata  di  rosso,  le  quali  cose  mi
    lasciarono  quello  che  mi  parve un bel po' di resto del secondo dei
    miei lucidi scellini,  e che mi indusse a ritenere  Londra  una  citt
    molto a buon mercato.  Fatte queste provviste,  proseguimmo in mezzo a
    un gran frastuono e fragore che confusero la mia povera  testa  stanca
    pi di quanto potrei dire, e al di l di un ponte che era senza dubbio
    il  ponte  di  Londra (credo certo che me l'abbia detto,  ma ero mezzo
    addormentato) finch arrivammo all'abitazione di quella povera  donna,
    una  casa che faceva parte con altre di un ospizio di mendicit,  come
    compresi guardandole,  e da una incisione su pietra al  di  sopra  del
    cancello,  che  diceva  essere  quella una istituzione per venticinque
    donne povere.
    Il maestro di Salem tir il saliscendi di una di tante  piccole  porte
    nere  tutte  uguali,  ciascuna con una finestrella a vetri in forma di
    rombo di fianco alla porta e con un'altra finestrella simile di sopra;
    entrammo nella piccola abitazione di una di quelle povere vecchie,  la
    quale stava soffiando sul fuoco per far bollire un pentolino.  Vedendo
    entrare il maestro,  la  donna  si  arrest  con  il  soffietto  sulle
    ginocchia  e  mormor  qualche  parola  in  cui  mi  parve distinguere
    l'esclamazione: - Oh,  Charley mio!  - ma vedendo entrare anche me  si
    alz e stropicciandosi le mani fece confusamente un mezzo inchino.
    -  Puoi  preparare  la colazione a questo signorino,  per piacere?  le
    disse il maestro di Salem House.
    - Se posso? - disse la vecchia. - S, certo che posso.
    - Come sta oggi la signora Fibbitson?  - chiese il maestro,  guardando
    un'altra  vecchia  su una grande poltrona accanto al fuoco,  ed era un
    tale minuscolo mucchio di panni  che  ancora  adesso  mi  rallegra  il
    pensiero di non essermi per sbaglio seduto sopra di lei.
    - Ah,  non sta bene - disse la prima vecchia. - E' uno dei suoi giorni
    brutti.  Se  per  disgrazia  il  fuoco  si  spegnesse,  credo  che  si
    spegnerebbe anche lei per non tornare pi in vita.
    Siccome la guardavano,  la guardai anch'io. Era una giornata calda, ma
    lei pareva non preoccuparsi altro che del fuoco. Mi venne in mente che
    fosse perfino gelosa del pentolino, e ho motivo di credere che l'abbia
    molto offesa la sollecitazione data al fuoco perch servisse  a  farmi
    bollire  l'uovo  e  arrostire  la  fetta di pancetta,  perch la vidi,
    guardandola  tutto  umiliato  mentre  procedevano  queste   operazioni
    culinarie  e nessuno la guardava,  minacciarmi una volta con il pugno.
    Attraverso la finestrella il soie inondava la stanza,  ma  la  vecchia
    gli volgeva le spalle e con la spalliera della poltrona faceva schermo
    al  fuoco,  come  se  proprio "lei" lo tenesse caldo invece di farsene
    riscaldare, e fissandolo con aria estremamente sospettosa. La fine dei
    preparativi per la mia colazione, sollevando il fuoco da tale compito,
    la rallegr tanto che rise addirittura forte,  e devo dire che la  sua
    fu una risata tutt'altro che melodiosa.
    Sedetti  davanti  alla pagnotta con l'uovo,  la pancetta e inoltre una
    ciotola di latte e consumai il pi delizioso dei pasti.  Mentre me  lo
    stavo  ancora pienamente godendo,  la vecchia padrona di casa disse al
    maestro:
    - Hai portato il flauto?
    - S - egli rispose.
    - Soffiaci un po' dentro, allora, - disse con dolcezza la vecchia - ti
    prego!
    Dopo di che il maestro infil la mano sotto  le  falde  della  giubba,
    tir fuori i tre pezzi del flauto,  che subito avvit e poi cominci a
    sonare.  Dopo tanti anni di riflessione,  la mia impressione   ancora
    che  nessuno  al mondo avrebbe potuto sonare peggio: produceva i suoni
    pi strazianti che io abbia mai sentito produrre da nessun mezzo,  sia
    naturale sia artificiale. Non so quali fossero quelle melodie (se pure
    vi  fossero  dei motivi,  della qual cosa non sono affatto certo),  ma
    l'effetto su di me di quella esecuzione fu che  da  principio  dovetti
    ripensare a tutte le mie disgrazie fino a non potere pi trattenere le
    lagrime,  poi di togliermi l'appetito, e infine di procurarmi un sonno
    tale da impedirmi  di  tenere  gli  occhi  aperti.  Solo  a  ricordare
    quell'episodio sento che gli occhi mi si chiudono e comincio a lasciar
    ciondolare  la  testa.  Ecco svanisce alla mia vista la piccola stanza
    con la credenza d'angolo senza sportelli,  le sedie con  la  spalliera
    diritta,  la scaletta per salire nella camera superiore e le tre piume
    di pavone poste in bella mostra sulla mensola del  caminetto  (ricordo
    di  essermi  chiesto,  appena  entrato,  che cosa avrebbe pensato quel
    pavone  se  avesse  saputo  a  quale  fine  erano  destinati  i   suoi
    ornamenti),  la testa mi ciondola,  e mi addormento. Non distinguo pi
    il suono del flauto,  che si trasforma in  quello  delle  ruote  della
    diligenza,  e  mi  trovo  di  nuovo  in  viaggio.  La diligenza d uno
    scossone,  ritorna il suono del flauto e il maestro di Salem  House  
    seduto  a  gambe incrociate,  suona lamentosamente,  mentre la vecchia
    padrona di casa lo contempla deliziata. Svanisce a sua volta, svanisce
    lui, svanisce tutto, non vi  pi flauto, n maestro,  n Salem House,
    n David Copperfield, non vi  nient'altro che un sonno profondo.
    Mi parve una volta di sognare che mentre egli soffiava nel suo lugubre
    strumento,  la  vecchia  della casa che nella sua estatica ammirazione
    gli si era avvicinata sempre pi,  si appoggiasse alla spalliera della
    sua sedia e lo stringesse affettuosamente al collo,  il che gli imped
    per un momento di sonare.  Mi trovavo in quello stadio intermedio  tra
    il  sonno e la veglia,  allora o subito dopo,  perch quando riprese a
    sonare (effettivamente si  era  interrotto)  vidi  e  udii  la  stessa
    vecchia   chiedere   alla  signora  Fibbitson  se  non  era  delizioso
    (alludendo al flauto), al che la signora Fibbitson rispose: - Ah,  s,
    s!  - e accenn di s anche con la testa, ma sempre rivolta al fuoco,
    al quale non dubito che desse i meriti dell'intera prestazione.
    Quando parve che io avessi sonnecchiato a lungo,  il maestro di  Salem
    House svit il flauto nei suoi tre pezzi,  lo ripose nel posto da dove
    l'aveva tolto e mi port via.  Trovammo la diligenza  poco  lontano  e
    salimmo  sull'imperiale,  ma  ero  talmente  assonnato  che  quando ci
    fermammo per far montare qualcuno mi sistemarono all'interno dove  non
    vi  era  nessuno  e dove dormii profondamente finch mi accorsi che la
    diligenza avanzava a passo d'uomo lungo una ripida china tra  fogliame
    verdeggiante.   Poco   dopo   si  arrest,   aveva  raggiunto  la  sua
    destinazione.
    Un breve tratto di strada a piedi ci condusse, voglio dire condusse il
    maestro e me,  a Salem House,  un  edificio  di  aspetto  tetro  tutto
    circondato  da un alto muro di mattoni.  Vi era in quel muro una porta
    con sopra la scritta Salem House,  e attraverso una grata di  questa
    porta,  quando sonammo il campanello,  venimmo esaminati da una faccia
    arcigna  che  all'aprirsi  della  porta  scopersi  apparteneva  a   un
    individuo  grasso  con  il collo taurino,  una gamba di legno,  tempie
    sporgenti e capelli tagliati cortissimi.
    - Il ragazzo nuovo - disse il maestro.
    L'uomo con la gamba di legno mi scrut da capo a  piedi  (non  gli  ci
    volle  molto  data  la mia statura minuscola),  richiuse la porta alle
    nostre spalle e tolse la chiave.  Ci stavamo avviando verso  la  casa,
    passando  tra alcuni alberi pesanti e foschi,  quando l'uomo chiam la
    mia guida:
    - Ehi!
    Ci voltammo per guardare e lo vedemmo sulla soglia  della  portineria,
    che gli serviva di abitazione, con in mano un paio di stivali.
    - Ecco!  E' venuto il calzolaio - disse - quando lei era fuori: signor
    Mell,  dice che non pu pi accomodarli.  Si meraviglia che lei glielo
    chieda, dice che del cuoio originale non rimane nemmeno un pezzetto.
    Con  queste  parole  gett gli stivali verso il signor Mell,  il quale
    torn indietro di qualche passo per raccattarli, e mentre riprendevamo
    a camminare insieme li guardava,  mi rincresce dire,  con  aria  molto
    sconsolata.  Notai  ora  per la prima volta come anche gli stivali che
    calzava fossero molto logori e che in un punto gli spuntava  fuori  la
    calza come una specie di germoglio.
    Salem  House  era  un  edificio  quadrato di mattoni con ali laterali,
    dall'aspetto sguarnito e spoglio.  Vi era dappertutto un tale silenzio
    che  dissi al signor Mell: - Immagino che i ragazzi saranno fuori - ed
    egli parve stupito non sapessi che era un periodo  di  vacanza:  tutti
    gli scolari erano a casa;  il proprietario, signor Creakle, era andato
    al mare con la signora e la figlia; e io ero stato mandato in collegio
    durante le vacanze per punizione dei miei misfatti.  Mi  spieg  tutto
    questo prima che entrassimo.
    L'aula nella quale mi condusse mi parve il luogo pi desolato e triste
    che avessi mai veduto.  Ora la rivedo: una lunga stanza con tre lunghe
    file di tavolini e sei di panche,  tutta irta all'intorno di ganci per
    i  cappotti  e  le  lavagne.  Sparsi sul pavimento brandelli di vecchi
    libri  e  quaderni.   Alcune  scatole  fatte  dello  stesso  materiale
    contengono  bachi  da  seta  e  si  trovano  qui e l sui banchi.  Due
    infelici  topolini  bianchi,  abbandonati  dal  proprietario,  corrono
    avanti  e indietro in un castello ammuffito fatto di cartone e di filo
    di ferro,  frugando con i piccoli occhi rossi in ogni angolo in  cerca
    di qualcosa da mangiare.  Un uccellino,  in una gabbia poco pi grande
    di lui,  fa di tanto in tanto un rumore secco e lugubre saltando su  e
    gi dal suo trespolo alto due pollici,  ma non canta n cinguetta.  Da
    tutta la stanza emana un odore  strano  e  malsano  come  di  fustagno
    ammuffito,   mele  mature  senz'aria  e  libri  marciti.   Le  macchie
    d'inchiostro che si trovano  dappertutto  non  potrebbero  essere  pi
    numerose se, nell'aula appena costruita e senza copertura di tetto, il
    cielo avesse fatto piovere, nevicare, tempestare e soffiare inchiostro
    in tutte le stagioni dell'anno.
    Il  signor  Mell mi aveva lasciato solo mentre portava di sopra i suoi
    irrecuperabili stivali, e io arrivai pian piano fino in fondo all'aula
    osservando ogni cosa.  A un tratto scorsi,  appoggiato su un tavolino,
    un  avviso  di  cartone e vi lessi queste parole tracciate con cura: -
    Attenzione. Morde.
    Saltai immediatamente sul tavolino con la paura  che  vi  si  trovasse
    sotto  almeno  un  grosso cane,  ma sebbene frugassi tutto intorno con
    occhi ansiosi non riuscii a scoprirlo affatto.  Ero ancora intento  in
    quelle furtive ricerche, quando ritorn il signor Mell e mi chiese che
    cosa facessi lass.
    - Mi perdoni, signore - dico io. - Se non le rincresce, cerco il cane.
    - Il cane? - replica. - Quale cane?
    - Non  forse un cane, signore?
    - Che cosa dovrebbe essere un cane?
    - Quello a cui si deve fare attenzione. Quello che morde.
    - No,  Copperfield - mi risponde con gravit.  - Non  un cane.  E' un
    ragazzo. Ho ricevuto l'ordine, Copperfield,  di metterti sulla schiena
    quel  cartello.  Mi  rincresce di cominciare a questo modo con te,  ma
    devo farlo.
    Detto questo,  mi fece scendere dal tavolino e mi leg  sulle  spalle,
    come  fosse  uno  zaino,  l'avviso  che  era stato confezionato a tale
    scopo;  e in seguito,  dovunque andassi,  dovevo  avere  la  gioia  di
    portarmelo addosso.
    Nessuno  potr  mai  immaginare  quanto  io  abbia  sofferto  per quel
    cartello.
    Fosse o no possibile che qualcuno mi vedesse, immaginavo continuamente
    che qualcuno lo stesse leggendo.  Non era un conforto per me girarmi e
    non trovare nessuno, perch seguitavo a credere che alle mie spalle vi
    fosse  sempre  qualcuno.  Il  crudele  individuo con la gamba di legno
    rendeva pi dura la mia sofferenza.  Godeva di una certa  autorit,  e
    ogni volta mi vedeva appoggiare il dorso contro un albero,  il muro di
    cinta,  o la casa,  si  affacciava  alla  soglia  della  portineria  e
    gridava: - Ehi, l, giovanotto! Proprio tu, Copperfield! Metti bene in
    mostra quel distintivo, altrimenti faccio rapporto! - Il cortile della
    scuola  era  uno spiazzo nudo e coperto di ghiaia lungo tutto il retro
    della casa con gli uffici e il resto;  sapevo che potevano leggere  il
    cartello tutti i domestici,  il macellaio e il fornaio,  insomma tutti
    coloro che la mattina in cui mi ordinarono di passeggiare nel  cortile
    sarebbero  entrati  e  usciti  dalla casa avrebbero letto che dovevano
    fare attenzione a me perch mordevo. Ricordo che cominciai addirittura
    ad avere paura di me stesso,  pensai di essere davvero una  specie  di
    giovane selvaggio capace di mordere.
    Vi  era  in  quel  cortile  un  portone  sul  quale  i ragazzi avevano
    l'abitudine di incidere il nome.  Era completamente  coperto  da  tali
    scritte.  Nella  mia  paura  della  fine delle vacanze con il relativo
    ritorno  degli  studenti,  non  potevo  leggere  un  solo  nome  senza
    chiedermi  in  che  senso  costui  avrebbe letto il mio avviso e quale
    importanza vi avrebbe dato. Vi era un certo J.  Steerforth,  che aveva
    inciso  il  suo  nome  ripetute  volte  e  con  segni  molto profondi:
    immaginai che avrebbe letto l'avvertimento con  voce  alta  e  poi  mi
    avrebbe tirato i capelli. Ve ne era un altro, un certo Tommy Traddles,
    che  temevo  mi  avrebbe  beffato col mostrare di avere di me una gran
    paura. Ve ne era un terzo,  George Demple,  che pensai avrebbe cantato
    quelle due parole.
    Da  povero  piccolo  essere  impaurito  qual ero,  ho contemplato quel
    portone finch mi parve che tutti i proprietari di quei nomi (e allora
    nel collegio il signor Mell mi disse erano  in  tutto  quarantacinque)
    all'unanimit mi condannassero all'isolamento,  gridando, ciascuno con
    la sua diversa voce: - Attenzione! Morde!
    Lo stesso era dei luoghi,  dei tavolini e delle panche;  lo stesso  di
    quei  letti  avvicinati  e deserti che sbirciavo mentre mi dirigevo al
    mio,  e quando ero gi coricato.  Ricordo che una notte  dopo  l'altra
    sognai  di  trovarmi  ancora in compagnia di mia madre com'ella era un
    tempo,  o di andare a una festa in casa  del  signor  Peggotty,  o  di
    essere  in  viaggio all'esterno della diligenza,  o di pranzare per la
    seconda volta con il mio  disgraziato  amico  cameriere,  e  in  tutte
    quelle  occasioni i miei compagni erano costretti a fare tanto d'occhi
    e a strillare scoprendo sbigottiti che non avevo indosso niente  salvo
    la mia corta camicia da notte e quel cartello.
    Nella  monotonia di quella vita,  e con la continua apprensione per il
    prossimo  riaprirsi  della  scuola,   ci  rappresentava  per  me  una
    sofferenza  insopportabile!  Ogni  giorno  il signor Mell mi assegnava
    lunghi compiti,  ma non essendo presenti il  signore  e  la  signorina
    Murdstone, me la cavavo senza infamia. Prima e dopo lo studio andavo a
    passeggiare, sorvegliato, come ho gi detto, dall'uomo con la gamba di
    legno. Ricordo chiaramente l'umidit della casa, le pietre ammuffite e
    spaccate  del cortile,  il deposito per l'acqua vecchio e gocciolante,
    il tronco scolorito di alcuni fra  quei  tetri  alberi,  che  parevano
    essersi  pi  degli  altri  inzuppati di pioggia e avere meno stormito
    sotto il sole! All'una pranzavamo,  il signor Mell e io,  a capo di un
    lungo  e nudo refettorio pieno di tavole di abete,  pervaso dall'odore
    di grasso.  Poi altri compiti fino all'ora del t,  che il signor Mell
    beveva  in una tazza azzurra e io da un bicchiere di latta.  Per tutto
    il giorno,  fino alle sette di  sera,  seduto  alla  cattedra  isolata
    nell'aula,  il  signor  Mell  lavorava  sodo  con  penna,  inchiostro,
    righello,  registri e carta per compilare (come appresi) i  conti  del
    precedente  semestre.  Una  volta  riposte  le  sue cose per la notte,
    prendeva il flauto e vi continuava a soffiare  finch  immaginavo  che
    avrebbe  finito per soffiare tutto se stesso attraverso il grosso foro
    in cima, e sarebbe pian piano uscito dai piccoli buchi della tastiera.
    Rivedo la mia minuscola persona nel locale in  penombra:  sono  seduto
    con la guancia appoggiata alla mano, ascolto la musica malinconica del
    signor  Mell  e ripasso le lezioni per l'indomani.  Mi raffiguro con i
    libri chiusi, mentre ascolto la melodia malinconica del signor Mell, e
    attraverso questa presto orecchio a quelli che erano i rumori di  casa
    mia e del vento impetuoso sulla pianura di Yarmouth,  e mi sento molto
    triste e solo. Mi vedo mentre vado di sopra a coricarmi: attraverso le
    stanze deserte,  siedo sul letto e piango per il desiderio di ricevere
    da Peggotty una parola di conforto.  Mi vedo mentre scendo la mattina,
    e attraverso la lunga apertura paurosa di  una  finestra  sulle  scale
    guardo  la  campanella  della scuola sormontata da un gallo segnavento
    sul tetto di una adiacenza,  e penso con spavento al  momento  in  cui
    soner  per  chiamare a lezione J.  Steerforth e gli altri.  Ma questo
    momento occupa solo il secondo posto delle mie  tetre  previsioni,  il
    primo  essendo  quello in cui l'uomo con la gamba di legno spalancher
    il portone arrugginito per far entrare il  terribile  signor  Creakle.
    Non  vedo che in alcuno di questi quadri io fossi un personaggio molto
    pericoloso,  tuttavia in tutti portavo sulle spalle l'avviso della mia
    pericolosit.
    Il signor Mell non mi diceva mai gran che, ma neppure mi parl mai con
    durezza.   Immagino   che  anche  senza  parlare  ci  tenessimo  buona
    compagnia.   Dimenticavo  di  notare  che  a  volte  parlava  tra  s,
    sogghignava,  stringeva  il  pugno,  digrignava  i denti e si tirava i
    capelli in maniera singolarissima.  Aveva di queste  stranezze,  e  da
    principio mi spaventai, ma presto non vi feci pi caso.















    6 - ALLARGO LA CERCHIA DELLE MIE CONOSCENZE.

    Conducevo questa vita da circa un mese,  quando l'uomo con la gamba di
    legno cominci a zoppicare intorno con uno strofinaccio e  un  secchio
    di acqua,  dal che dedussi che facesse i preparativi per accogliere il
    signor Creakle e gli studenti.  Non m'ingannavo: non pass molto e  lo
    strofinaccio entr nell'aula, scacci il signor Mell e me, che andammo
    per  alcuni giorni a vivere dove e come potevamo,  perch non facevamo
    se non trovarci continuamente sulla strada di due o  tre  ragazze,  le
    quali  fino  allora  si  erano  fatte vedere ben poco,  e adesso erano
    sempre talmente in mezzo alla polvere che mi tocc starnutire come  se
    tutta Salem House non fosse se non una enorme tabacchiera.
    Seppi un giorno che verso sera sarebbe rientrato il signor Creakle.  E
    nel tardo pomeriggio, dopo avere preso il t, sentii che era arrivato.
    Prima dell'ora di andare a letto venne a prendermi l'uomo con la gamba
    di legno per condurmi alla sua presenza.
    La parte della casa in cui abitava il signor  Creakle  era  molto  pi
    confortevole della nostra,  aveva anche un piccolo giardino ben tenuto
    e dall'aria molto gradevole in paragone al polveroso campo giochi, che
    era un tale deserto in miniatura da poter offrire agevole ricetto solo
    a un cammello o a un dromedario.  Mi parve che da  parte  mia  sarebbe
    stato indiscreto anche solo notare com'era bello il corridoio lungo il
    quale  mi  recavo tremante alla presenza del signor Creakle;  e quando
    fui introdotto nel salotto ero talmente confuso che quasi  non  notavo
    nemmeno  la  signora  e la signorina Creakle (pure presenti) n alcuna
    altra cosa,  all'infuori del signor Creakle stesso,  un signore grasso
    con  una  grossa  catena  d'orologio  con  molti  ciondoli,  seduto in
    poltrona con accanto bicchiere e bottiglia.
    - Bene!  - disse il signor Creakle.  - Questo  dunque il signorino al
    quale si devono limare i denti. Giralo!
    L'uomo  con  la  gamba  di  legno  mi  gir  per  mettere in mostra il
    cartello,  e trascorso il tempo necessario per l'ispezione di esso  mi
    gir  di  nuovo,  lasciandomi  di fronte al signor Creakle e andando a
    mettersi  al  suo  fianco.   Il  signor  Creakle  aveva  l'espressione
    infuriata,  occhi piccoli e infossati,  grosse vene sulla fronte, naso
    piccolo e mento largo.  Aveva  una  larga  calvizie,  e  radi  capelli
    sottili,  che  sembravano  bagnati  e  cominciavano a diventare grigi,
    rialzati sulle tempie e accomodati in modo che  gli  si  incrociassero
    sopra la fronte.  Ma la caratteristica che pi m'impression in lui fu
    che non possedeva una vera voce e parlava a sussurri.  La  fatica  che
    gli  costava questo,  o il rendersi conto di emettere suoni cos bassi
    rendevano ancora pi  collerico  il  suo  viso  rabbioso,  mentre  nei
    parlare le vene gi grosse gli si ingrossavano ancor pi, tanto che se
    ci ripenso non mi meraviglio che soprattutto mi abbia colpito questo.
    -  Bene,  -  disse  il  signor  Creakle  - com' la condotta di questo
    ragazzo?
    - Ancora niente contro di lui - rispose l'uomo con la gamba di  legno.
    - Non c'era l'occasione.
    Pensai che il signor Creakle fosse deluso.  Pensai che la signora e la
    signorina Creakle (che per la prima volta guardai ora di sfuggita,  ed
    erano entrambe magre e silenziose) non fossero deluse.
    - Fatti avanti, signorino! - disse il signor Creakle, facendomi cenno.
    - Fatti avanti!  - disse anche l'uomo con la gamba di legno, ripetendo
    il gesto.
    - Ho la fortuna di conoscere  il  tuo  patrigno,  -  disse  il  signor
    Creakle, afferrandomi per un orecchio - uomo degnissimo e di carattere
    davvero  forte.  Mi conosce e io conosco lui.  Tu mi conosci?  Ehi?  -
    disse il signor Creakle, pizzicandomi l'orecchio con giocosit feroce.
    - Non ancora, signore - gli risposi,  tirandomi indietro per sottrarmi
    al dolore.
    -  Non  ancora,  eh?  -  ripet  il  signor  Creakle.  -  Ma presto mi
    conoscerai, eh?
    - Lo conoscerai presto,  eh?  - ripet l'uomo con la gamba  di  legno.
    Scopersi  in  seguito  che in genere con la sua voce tonante faceva da
    interprete al signor Creakle presso i ragazzi.
    Ero spaventatissimo e dissi che speravo sarebbe  stato  cos,  se  lui
    voleva.  Intanto l'orecchio seguitava a bruciarmi come il fuoco, tanto
    me lo stringeva.
    - Ti dir io quello che sono - sussurr il signor Creakle, lasciandomi
    infine con una strizzata che mi fece salire le lagrime agli  occhi.  -
    Io sono un tartaro.
    - Un tartaro - disse l'uomo con la gamba di legno.
    -  Quando  dico  di  voler fare una cosa,  la faccio - disse il signor
    Creakle - e quando voglio che una cosa sia  fatta,  la  cosa  si  deve
    fare.
    -  Se  voglio  che  una cosa sia fatta,  la cosa si deve fare - ripet
    l'uomo con la gamba di legno.
    - Sono di carattere deciso,  - disse il signor  Creakle  -  ecco  come
    sono.  Faccio  il  mio dovere.  Ecco quello che faccio.  Quando la mia
    carne e il mio sangue - e nel dire  questo  si  volse  a  guardare  la
    signora Creakle - si rivoltano contro di me, non sono pi la mia carne
    e il mio sangue.  Li rinnego. Quell'individuo - chiese all'uomo con la
    gamba di legno -  tornato qui?
    - No - fu la risposta.
    - No - disse il signor Creakle. - Sa che gli conviene. Sa chi sono io.
    Stia lontano.  Ripeto che stia lontano,  - disse  il  signor  Creakle,
    battendo il tavolino con la mano aperta e guardando la signora Creakle
    - dato che mi conosce. Ora anche tu, mio giovane amico, hai cominciato
    a conoscermi e puoi andartene. Portalo via.
    Fui  ben  lieto di quell'ordine perch sia la signora sia la signorina
    Creakle si stavano asciugando gli occhi, e io mi sentivo a disagio per
    loro non meno  che  per  me.  Ma  avevo  in  mente  una  supplica  che
    m'interessava  da  vicino,  e  nonostante  mi  meravigliassi  del  mio
    coraggio non potei tralasciare di dire:
    - Per favore, signore...
    Il signor Creakle bisbigli: - Ah! Che cosa c' adesso? - e mi rivolse
    un'occhiata come se volesse incenerirmi.
    - Per favore,  signore,  - balbettai  -  se  avessi  il  permesso  (mi
    rincresce  davvero  tanto per quello che ho fatto) di togliermi questo
    scritto prima che ritornino i ragazzi...
    Non so se il signor Creakle l'abbia fatto sul serio,  o per finta solo
    per  spaventarmi,  ma  balz  su  dalla poltrona,  al che mi ritirai a
    precipizio senza attendere la scorta dell'uomo con la gamba di  legno,
    e non mi fermai prima di entrare nel mio dormitorio,  dove,  scoprendo
    che nessuno mi inseguiva, andai subito a letto, dato che era gi sera,
    e rimasi a tremare per un paio d'ore.
    La mattina dopo arriv il signor Sharp,  che  era  il  primo  maestro,
    superiore  diretto  del signor Mell.  Il signor Mell consumava i pasti
    con i ragazzi,  ma il signor Sharp pranzava e cenava alla  tavola  del
    signor  Creakle.  Mi  parve  che fosse un signore dall'aspetto molle e
    delicato,  con un gran naso e l'abitudine di tenere  sempre  la  testa
    chinata  di lato come se fosse un po' troppo pesante per lui.  Aveva i
    capelli molto ordinati e ondulati,  ma fui informato dal primo ragazzo
    che rientr che si trattava di una parrucca (parrucca di seconda mano,
    precis),  e  che  ogni  sabato  pomeriggio  il  signor Sharp andava a
    farsela arricciare.
    Fu precisamente Tommy Traddles a  fornirmi  questa  informazione.  Era
    stato il primo a tornare in collegio.  Si present dicendomi che avrei
    trovato il suo  nome  sull'angolo  a  destra  del  portone,  sopra  il
    catenaccio  pi  alto;  al  che  io gli chiesi: - Traddles?  - ed egli
    rispose: - In persona -  quindi  mi  interrog  per  avere  un  quadro
    particolareggiato di me e della mia famiglia.
    Fu  per  me  una  fortuna  che  fosse  arrivato per primo Traddles: si
    divert tanto alla vista del mio cartello che mi salv  dall'imbarazzo
    sia di mostrarlo sia di nasconderlo,  presentandomi a tutti gli altri,
    grandi o piccoli,  che rientravano con questa formula: -  Guarda  qui!
    Che  bello  scherzo!  -   Per mia fortuna quasi tutti erano abbastanza
    depressi e non fecero tanto chiasso a mie spese come avevo temuto.  E'
    vero   che   certuni  si  misero  a  ballarmi  intorno  come  selvaggi
    pellerossa,  e che i pi non resistettero alla tentazione  di  fingere
    che  fossi  un  cane  da  accarezzare  e blandire perch non mordessi,
    dicendomi: - A cuccia, bello!  e chiamandomi Fido. Naturalmente questo
    mi umiliava, dato che mi trovavo fra sconosciuti, e mi cost non poche
    lagrime, ma tutto sommato and meno peggio di quanto avessi previsto.
    Non mi ritennero tuttavia entrato e formalmente accolto  nella  scuola
    prima  dell'arrivo  di J.  Steerforth.  Davanti a questo ragazzo,  che
    veniva giudicato molto sapiente,  era molto bello e maggiore di me  di
    almeno  sei  anni,  venni  condotto  come davanti a un magistrato.  Al
    riparo  di  una  tettoia  del  campo  giochi,   s'inform  intorno  ai
    particolari  della punizione che subivo e si degn di esprimere la sua
    opinione in merito dicendo che era una bella vergogna,  per la  qual
    cosa fui da quel momento in poi suo fedele seguace.
    - Come stai a quattrini, Copperfield? - mi chiese passeggiando accanto
    a me dopo avere con questi termini giudicato le mie faccende.
    Gli dissi che possedevo sette scellini.
    -  Faresti  meglio  a  darli a me perch te li custodisca - disse.-  O
    almeno puoi far cos se vuoi. Ma se non vuoi non occorre.
    - Mi affrettai ad  aderire  a  quell'amichevole  suggerimento,  e  gli
    vuotai in mano il portamonete di Peggotty.
    - Vuoi comperare qualcosa adesso? - mi chiese.
    - No, grazie - gli risposi.
    - Puoi farlo, sai, se vuoi - disse Steerforth. - Dillo.
    - No, grazie! - ripetei.
    -  Forse non ti dispiacerebbe spendere un paio di scellini o gi di l
    per una bottiglia di vino di ribes da bere pi tardi nel dormitorio? -
    disse Steerforth. - Ho visto che ti hanno messo con me.
    Non mi era davvero venuta in mente quell'idea,  ma risposi: -  Sicuro,
    per me va benissimo.
    -  Molto  bene  -  disse  Steerforth.  -  E sarai contento di spendere
    press'a poco un altro scellino in  pasticcini  alle  mandorle,  non  
    vero?
    Dissi che per me andava bene anche questo.
    - E un altro scellino,  o gi di l per biscotti e frutta,  eh?  disse
    Steerforth. - Dico io, giovane Copperfield, vai forte!
    Sorrisi perch sorrideva lui, ma dentro di me ero un po' preoccupato.
    - Bene! - disse Steerforth. - Dobbiamo farli fruttare al meglio,  ecco
    tutto.  Io  far  per  te tutto quello che potr.  Posso uscire quando
    voglio e far entrare di contrabbando la roba - . Detto questo intasc
    le monete e mi disse gentilmente che non mi  dessi  pensiero,  avrebbe
    provveduto lui nel migliore dei modi.
    Tenne  fede  alla  promessa,  se  pure  quella era una promessa buona,
    perch in fondo al cuore temevo che non  lo  fosse  affatto...  voleva
    dire sprecare le due mezze corone donatemi da mia madre...   vero che
    avevo conservato il foglietto in cui le aveva ravvolte,  e questo  era
    un  ricordo  prezioso.  Quando salimmo per andare a letto egli dispose
    sul mio letto illuminato dal chiaro  di  luna  l'intero  ricavato  dei
    sette scellini, dicendo:
    - Ecco qui, giovane Copperfield, questo s che  un banchetto da re.
    Non avrei potuto pensare di fare io,  cos giovane e con lui presente,
    gli onori della festa; quell'idea mi faceva gi tremare la mano.  Cos
    lo  pregai  che  mi  facesse  il  favore  di  presiedere,   in  questo
    assecondato dagli altri ragazzi nostri compagni di dormitorio, ed egli
    accett,  sedette sul mio guanciale e si occup di distribuire i dolci
    (con piena giustizia, devo dire), e il vino in un bicchierino privo di
    gambo  che  era  di  sua propriet.  Quanto a me,  ero seduto alla sua
    destra, mentre gli altri ci stavano stretti intorno,  seduti sui letti
    vicini, o sul pavimento.
    Come  ricordo  bene  tutti  noi  seduti  l a parlare bisbigliando;  o
    meglio,  gli altri parlavano e io ascoltavo rispettosamente;  la  luna
    entrava  dalla  finestra  e  illuminava la stanza per un breve tratto,
    disegnando una finestra pallida  sul  pavimento  e  lasciandoci  quasi
    tutti  nell'ombra,  salvo  quando  Steerforth  accendeva un fiammifero
    tuffandolo in una scatola di fosforo se voleva trovare qualcosa e cos
    gettava su di noi un bagliore bluastro  che  subito  si  spegneva.  Mi
    torna  ancora  quella  vaga  sensazione di mistero provocata dal buio,
    dalla  segretezza  del  banchetto  e  dai  sussurri  con   cui   viene
    pronunciata ogni parola, mentre ascolto tutto quello che mi dicono con
    un certo che di solenne e di pauroso,  per cui sono contento di averli
    cos vicini,  ma mi spavento (sebbene finga di ridere) quando Traddles
    finge di avere scorto un fantasma in un angolo.
    Appresi  ogni sorta di cose intorno al collegio e a quanto si riferiva
    a esso.  Sentii che non senza ragione il signor Creakle s'era  vantato
    di  essere  un  tartaro,  perch era il pi duro e severo dei maestri,
    colpiva a destra e a sinistra ogni giorno della sua vita, passando tra
    i ragazzi con la violenza di un  soldato  a  cavallo,  maneggiando  la
    sferza  senza  piet.  Dicevano che non sapeva nient'altro all'infuori
    dell'arte di  sferzare,  era  pi  ignorante,  disse  Steerforth,  del
    ragazzo  pi stupido del collegio;  per molti anni si era occupato del
    commercio del luppolo in quella zona,  ed era  entrato  nella  impresa
    scolastica  dopo  avere fatto fallimento con il luppolo e dissipato il
    capitale della signora Creakle. E dissero molte altre cose del genere,
    che mi chiedevo come potessero conoscere.
    Seppi che l'uomo con la gamba di legno, di nome Tungay, era un barbaro
    inveterato, gi sottoposto al signor Creakle nel commercio del luppolo
    e che lo aveva seguito nell'impresa del collegio per il fatto,  o tale
    ritenuto  dai  ragazzi,  che si era rotto la gamba al suo servizio,  e
    avendo sbrigato per lui molti lavori disonesti,  ne conosceva tutti  i
    segreti.  Appresi che Tungay considerava l'intera istituzione, maestri
    e ragazzi inclusi e con la sola eccezione  del  signor  Creakle,  come
    suoi nemici naturali, e che la sola gioia della sua vita era di essere
    acido  e  maligno.  Appresi che il signor Creakle aveva un figlio,  il
    quale non era in amicizia con Tungay,  e  che  essendo  occupato  come
    assistente  nella  scuola una volta aveva protestato con suo padre per
    la disciplina esercitata con  eccessiva  crudelt,  e  inoltre  per  i
    maltrattamenti  che  il  padre  infliggeva alla moglie.  Seppi che per
    questo il signor Creakle l'aveva scacciato di casa e che da allora  la
    signora e la signorina Creakle avevano sempre l'aria piuttosto triste.
     Ma  la  notizia sensazionale che appresi sul conto del signor Creakle
    era che su un unico allievo del collegio egli non osava mai alzare  la
    mano,  e  che  tale  allievo era J.  Steerforth.  Lo stesso Steerforth
    conferm ci che era stato  affermato,  e  aggiunse  che  gli  sarebbe
    davvero piaciuto vedere come avrebbe cominciato a farlo.  Avendogli un
    ragazzo tranquillo (non io) chiesto che cosa avrebbe fatto  se  avesse
    visto il direttore incominciare davvero ad alzare la mano su lui,  per
    dare un po' di luce alla sua risposta immerse un fiammifero nella  sua
    scatola  di  fosforo e disse che avrebbe cominciato a buttarlo a terra
    dandogli un colpo in fronte con il calamaio da sette  scellini  e  sei
    pence  che  si  trovava  sempre sulla mensola del caminetto.  Restammo
    tutti per un momento in quel buio senza fiatare.
    Appresi che si riteneva che sia il signor Sharp  sia  il  signor  Mell
    fossero pagati pochissimo, e quando alla tavola del signor Creakle era
    servita a pranzo carne calda e carne fredda, era sempre necessario che
    il  signor  Sharp  scegliesse  quella  fredda,  cosa questa pienamente
    confermata da J.  Steerforth,  l'unico dei ragazzi a prendere i  pasti
    nel  salotto.  Seppi  che  la parrucca del signor Sharp non gli andava
    bene,  ed era inutile si desse tante  arie  (qualcuno  disse  che  non
    doveva  fare  la  ruota)  perch sul collo gli si vedevano benissimo i
    suoi veri capelli rossi.
    Seppi che un ragazzo, figlio di un commerciante di combustibile, stava
    in collegio in cambio della fornitura di carbone,  e quindi lo avevano
    soprannominato  "Scambio"  o  "Baratto",  nome  trovato  nel  libro di
    matematica per esprimere una transazione del genere.  Appresi  che  la
    birra  servita a tavola era un furto ai genitori,  e che il budino era
    una sopraffazione.  Seppi che  in  genere  si  riteneva  la  signorina
    Creakle  innamorata di J.  Steerforth,  e sono sicuro che mentre me ne
    stavo al buio pensando alla sua voce simpatica,  al suo bel  viso,  ai
    suoi modi disinvolti e ai suoi capelli ricciuti la cosa mi parve molto
    probabile.  Seppi che il signor Mell non era un tipo malvagio,  ma non
    aveva un soldo da far ballare in tasca,  e che senza dubbio la vecchia
    signora  Mell,  sua  madre,  era  povera come Giobbe.  Allora pensai a
    quella mia colazione e all'impressione di aver sentito  quella  povera
    vecchia  dire  -  Charley mio!  - Ma sono contento di ricordare che al
    proposito non apersi bocca.
    Tutti questi discorsi,  e altri  ancora,  durarono  alquanto  pi  del
    banchetto. Quasi tutti i miei invitati erano andati a letto non appena
    si  erano  esauriti  i  dolci e il vino,  e finalmente ce ne andammo a
    letto anche noi  due  che  eravamo  rimasti,  gi  mezzo  svestiti,  a
    sussurrare e ascoltare.
    - Buona notte,  giovane Copperfield - disse Steerforth.  - Bader io a
    te.
    - Sei molto gentile - gli risposi con gratitudine.  -  Ti  sono  molto
    riconoscente.
    - Non hai per caso una sorella? - disse sbadigliando Steerforth.
    Gli risposi di no.
    - Peccato - disse Steerforth.  - Se tu ne avessi una direi che sarebbe
    una ragazza piccola,  timida,  graziosa e con gli  occhi  lucenti.  Mi
    sarebbe piaciuto conoscerla. Buona notte, giovane Copperfield.
    - Buona notte - gli risposi.
    Pensai  moltissimo  a lui dopo che mi fui coricato;  ricordo di averlo
    guardato,  illuminato cos dalla luna,  con il bel viso scoperto e  la
    testa  appoggiata  senza  sforzo  sul  braccio.  Ai  miei occhi era un
    personaggio dotato di grande potere ed era naturalmente per questo che
    mi sentivo portato a pensare a lui.  Dentro quei  raggi  di  luna  non
    scorgevo   nessuna  forma  velata  dell'avvenire  che  si  chinasse  a
    guardarlo. Non vi era disegnata alcuna ombra dei suoi passi futuri nel
    giardino in cui per tutta la notte sognai di passeggiare.
    7 - IL MIO PRIMO SEMESTRE A SALEM HOUSE.

    La scuola cominci sul serio il  giorno  dopo.  Ricordo  l'impressione
    profonda  che  ebbi  quando  il  frastuono  delle  voci  nell'aula  si
    trasform in un silenzio di tomba;  subito dopo la prima colazione  il
    signor Creakle entr e rimase sulla soglia a guardarsi intorno come il
    gigante della favola che osserva i suoi prigionieri.
    Al  fianco  del  signor  Creakle vi era Tungay,  il quale non mi parve
    avesse motivo di urlare cos ferocemente: - Silenzio!  visto che tutti
    stavano perfettamente zitti e immobili.
    Si vide parlare il signor Creakle e si ud la voce di Tungay.
    - Adesso,  ragazzi,  comincia il nuovo semestre.  State bene attenti a
    quello che farete in questo semestre.  Vi consiglio di prepararvi alle
    lezioni perch non vi prepari io il castigo. Io sono pronto.  E non vi
    servir  a nulla grattarvi perch non riuscirete a grattar via i segni
    che vi lascer. E adesso al lavoro, dal primo all'ultimo!
    Al termine di questo pauroso esordio,  e quando Tungay se ne fu andato
    fuori  zoppicando,  il  signor  Creakle  si avvicin al mio posto e mi
    disse che se io ero famoso  per  mordere,  lui  pure  era  famoso  per
    mordere.  Poi  mi mostr la bacchetta e mi chiese come mi sembrava per
    servire da dente. Era un dente aguzzo,  eh?  Era un dente grosso,  eh?
    Era un dente lungo,  eh?  Mordeva,  eh?  Mordeva?  E a ogni domanda mi
    sferrava un colpo tale da farmi sussultare per il dolore. E cos (come
    disse Steerforth) mi trovai a  far  parte  di  Salem  House  di  pieno
    diritto e anche in lagrime.
    Non  voglio  dire  con  questo  che ricevessi io solo quei particolari
    segni di distinzione. Al contrario,  la grande maggioranza dei ragazzi
    (specialmente  fra  i  pi  piccoli)  ricevette  lo  stesso  genere di
    attenzioni mentre il signor Creakle faceva il  giro  dell'aula.  Prima
    ancora  che  incominciassero  le  lezioni,  la  met degli studenti si
    contorceva e piangeva, e quanti dovettero piangere e contorcersi prima
    della fine di quella giornata  preferisco  non  cercare  di  ricordare
    perch non mi si dica che esagero.
    Direi  che  non  pu  essere  esistito  un  uomo che godesse della sua
    professione pi del signor Creakle.  Tale era il piacere  che  provava
    nell'aggredire   i   ragazzi   che   lo   direi  non  dissimile  dalla
    soddisfazione di uno smodato  appetito.  Ritengo  per  certo  che  non
    riusciva  a resistere alla vista di un piccolo scolaro paffuto,  e che
    un soggetto del genere aveva per lui un tale  fascino  da  non  dargli
    pace  fino che non lo avesse scelto e segnato per la giornata.  Io ero
    paffuto e posso parlarne con cognizione di causa.  Certo  che se oggi
    ripenso  a  quell'individuo  il  sangue  mi  ribolle contro di lui con
    l'indignazione spersonalizzata che dovrei  provare  anche  se  di  lui
    fossi  stato  solo  informato  a  fondo,  ma  senza mai essergli stato
    soggetto,  mentre l'indignazione  in me fortissima  perch  so  quale
    bruto  ignorante  egli fosse,  indegno del grande posto di fiducia che
    occupava,  cos come sarebbe stato indegno di essere grande ammiraglio
    o   comandante   in  capo,   funzioni  nelle  quali  avrebbe  tuttavia
    probabilmente commesso danni infinitamente minori.
    Piccoli, infelici adulatori di un idolo spietato, come eravamo abietti
    nei suoi confronti! Ora che vi ripenso, quale iniziazione alla vita mi
    appare quel dover essere tanto meschini e servili verso un  uomo  cos
    fatto!
    Mi  rivedo  di  nuovo seduto al tavolino,  intento ad osservare i suoi
    occhi,  a spiarli umilmente,  mentre traccia  righe  nel  quaderno  di
    aritmetica  di  un'altra vittima le cui mani sono state appena battute
    da quello stesso righello,  e che cerca di cancellarne il bruciore con
    il  fazzoletto.  Ho  il mio bel daffare.  Non osservo i suoi occhi per
    ozio,  ma perch ne sono morbosamente attirato con desiderio e  timore
    di sapere che cosa egli passer a fare, e se toccher a me soffrire, o
    a  qualcun altro.  Oltre a me tutta una schiera di scolaretti prova il
    medesimo interesse per i suoi occhi e li osserva.  Credo che  egli  lo
    sappia, sebbene finga di non accorgersene. Mentre traccia le righe del
    quaderno  di  aritmetica fa le pi spaventose smorfie e di colpo getta
    un'occhiata di traverso tra le nostre  file  e  tutti  abbassiamo  gli
    occhi  sul  libro  e ci mettiamo a tremare.  Un attimo dopo torniamo a
    guardarlo.  Un infelice viene scoperto colpevole  di  errori  nel  suo
    esercizio,  e  in  seguito  a un ordine gli si avvicina.  Il colpevole
    balbetta delle scuse,  promette di fare meglio  l'indomani.  Prima  di
    staffilarlo  il  signor  Creakle  dice una facezia,  e noi ne ridiamo,
    piccoli e vili come siamo,  noi ridiamo con le guance pallide come  la
    cera e il cuore nelle calcagna.
    Mi rivedo seduto al tavolino in un sonnolento pomeriggio d'estate.  Mi
    sento circondato da un brusio e  ronzio  come  se  i  ragazzi  fossero
    altrettanti  mosconi.  Mi  pesa nello stomaco la sensazione del grasso
    quasi freddo della carne (abbiamo pranzato da un'ora o due) e la testa
    mi pesa come il piombo.  Darei il mondo intero pur di  dormire.  Resto
    con gli occhi fissi sul signor Creakle, li batto come un giovane gufo;
    quando per un momento il sonno mi vince,  egli seguita a incombere sul
    mio torpore mentre squadra i quaderni di aritmetica,  fino a quando mi
    arriva  in  silenzio  alle  spalle  e  mi  riporta  a  una  pi chiara
    percezione della sua presenza  imprimendomi  una  riga  di  fuoco  sul
    dorso.
    Mi  rivedo  sul  campo  da  gioco con gli occhi sempre in cerca di lui
    anche se non lo vedo. La finestra poco lontana, dietro la quale so che
    ora sta pranzando,  fa le veci di lui,  e fisso quella.  Se mostra  l
    vicino  il  suo  volto,  il  mio  assume  un'espressione di sottomessa
    implorazione.  Se guarda fuori attraverso il vetro,  anche il  ragazzo
    pi  ardito  (con l'eccezione di Steerforth) s'interrompe nel mezzo di
    un urlo e di una chiamata e diventa assorto.  Un giorno  Traddles  (il
    ragazzo  pi  sfortunato della terra) infrange accidentalmente con una
    palla il vetro di quella finestra.  Rabbrividisco anche adesso per  la
    terribile  impressione di aver visto quell'incidente,  al pensiero che
    la palla sia rimbalzata sulla sacra testa del signor Creakle.
    Povero Traddles!  Strizzato in un abito color azzurro che gli riduceva
    braccia  e gambe come salsicce tedesche o come budini di pasta sfoglia
    con dentro la marmellata,  era il pi allegro e  il  pi  infelice  di
    tutti i ragazzi.  Veniva continuamente preso a vergate, mi pare che in
    quel semestre sia  stato  picchiato  ogni  giorno  eccetto  un  luned
    festivo,  in  cui  ebbe solo colpi di righello su entrambe le mani;  e
    stava sempre l l per scriverne a suo zio, ma non lo faceva mai. Dopo
    essere rimasto per poco tempo con la testa appoggiata al tavolino,  in
    un  modo  o  nell'altro  si  faceva  coraggio,  tornava  a  ridere e a
    disegnare scheletri su tutta la lavagna prima ancora di asciugarsi gli
    occhi.  Mi chiesi da prima  quale  genere  di  consolazione  ricavasse
    Traddles  dal  disegnare  gli  scheletri,  e per un po' lo ritenni una
    specie  di  eremita  che  attraverso  quei  simboli  della   mortalit
    ricordasse  a se stesso che le vergate non potevano durare per sempre.
    Ma credo che li disegnasse soltanto  perch  non  avevano  bisogno  di
    lineamenti e li trovava facili come soggetti.
    Era un ragazzo d'onore,  Traddles,  e considerava sacro dovere per dei
    ragazzi aiutarsi fra loro.  Ebbe  da  soffrirne  in  varie  occasioni,
    ricordo specialmente quella volta in cui Steerforth rise in chiesa,  e
    il sagrestano credette fosse stato Traddles e lo mand fuori.  Lo vedo
    ancora  mentre  se  ne  va sotto custodia fra il disprezzo dell'intera
    congregazione. Non rivel mai chi era stato il vero colpevole, sebbene
    il giorno dopo venisse coperto di lividi e tenuto chiuso in cella  per
    un  tal  numero di ore che ne usc con un intero cimitero di scheletri
    disseminati in tutto il dizionario di  latino.  Ma  ricevette  la  sua
    ricompensa, perch Steerforth disse che non vi era nulla della spia in
    Traddles,  e  tutti  la prendemmo come la maggiore lode possibile.  Da
    parte mia,  pur di ricevere un tale premio avrei accettato di soffrire
    non poco,  sebbene fossi molto meno coraggioso di Traddles e molto pi
    giovane di lui.
    Uno degli spettacoli pi grandiosi  di  quella  mia  vita  era  vedere
    Steerforth  avviarsi  alla  chiesa  tenendo sotto braccio la signorina
    Creakle.  Quanto a bellezza  non  giudicavo  fosse  paragonabile  alla
    piccola  Emily,  e non l'amavo (non avrei osato amarla),  ma mi pareva
    una signorina  straordinariamente  attraente  e  di  una  insuperabile
    raffinatezza.  Quando  Steerforth  in  calzoni  bianchi  le reggeva il
    parasole,  io mi sentivo fiero di conoscerlo e credevo senz'altro  che
    la  signorina  non potesse fare a meno di adorarlo con tutto il cuore.
    Anche il signor Sharp e  il  signor  Mell  erano  ai  miei  occhi  dei
    personaggi  notevoli,  ma di fronte a loro Steerforth era come il sole
    nei confronti di due stelle. Steerforth continuava a proteggermi, e la
    sua  amicizia  risult  molto  utile  poich  nessuno  avrebbe   osato
    tormentare  un  ragazzo  che  egli onorava della sua benevolenza.  Non
    poteva difendermi (o in ogni caso non mi difese) dal  signor  Creakle,
    il  quale  era molto severo con me;  ma ogni volta che venivo trattato
    peggio del solito mi diceva che avrei dovuto  avere  un  po'  del  suo
    coraggio,  e che da parte sua non avrebbe sopportato tanto; capivo che
    aveva  l'intenzione  di  incoraggiarmi  e  la  giudicavo  una   grande
    gentilezza da parte sua.  Vi fu un vantaggio,  il solo che io conosca,
    nella severit del signor Creakle,  e  cio  si  accorse  che  il  mio
    cartello  gli era di impedimento quando passava dietro alla mia panca,
    e voleva cogliere l'occasione per darmi un  colpo  di  bacchetta;  per
    questo  motivo  il  cartello venne presto tolto di mezzo e non lo vidi
    pi.
    A cementare l'intimit fra Steerforth e me intervenne una  circostanza
    fortuita  che  mi  procur grande orgoglio e soddisfazione,  sebbene a
    volte recasse anche degli inconvenienti.  Accadde una volta mentre  mi
    faceva  l'onore  di  parlare con me nel campo giochi che mi venisse di
    osservare che qualcosa o qualcuno  (non  ricordo  bene)  somigliava  a
    qualcosa o qualcuno del "Peregrine Pickle". Sul momento egli non disse
    nulla, ma la sera mentre andavo a letto mi chiese se avevo quel libro.
    Gli  risposi  di no e gli spiegai come fosse avvenuto che avessi letto
    quel libro e tutti gli altri a cui ho accennato.
    - Te li ricordi? - mi domand Steerforth.
    - Oh, s! - risposi; avevo una buona memoria e pensavo di ricordarmeli
    benissimo.
    - E allora senti un po', giovane Copperfield,  - mi disse Steerforth -
    me li racconterai.  La sera non riesco ad addormentarmi molto presto e
    la mattina mi sveglio piuttosto di buon'ora.  Li  passeremo  uno  dopo
    l'altro. Ne faremo una bella serie da "Mille e Una Notte".
    La proposta mi lusing moltissimo,  e cominciammo quella stessa sera a
    metterla in pratica.  Non sono in grado di dire,  n avrei affatto  il
    desiderio  di  scoprire  quali devastazioni abbia commesso a danno dei
    miei autori preferiti nel corso  di  quelle  mie  interpretazioni;  ma
    avevo  in  loro una fiducia profonda,  e per quanto mi  dato credere,
    avevo una maniera semplice e intensa di esporre  ci  che  raccontavo,
    due doti capaci di produrre qualche buon effetto.
    L'inconveniente  era  che la sera avevo spesso molto sonno,  oppure mi
    sentivo depresso e poco disposto a riprendere la narrazione,  cos che
    diventava  per  me una dura fatica,  e tuttavia andava eseguita perch
    era del tutto fuori  questione  deludere  Steerforth  o  dispiacergli.
    Anche  al mattino,  quando ero stanco e mi sarebbe piaciuto moltissimo
    riposare un'altra oretta,  era duro venire svegliato come  la  sultana
    Sharazad  e  costretto a raccontare una lunga storia prima che sonasse
    la campanella della sveglia. Ma Steerforth era irremovibile, e siccome
    per ricambiare mi spiegava l'aritmetica,  gli esercizi e tutto  quello
    che nei compiti mi riuscisse troppo difficile, non ero io a perdere in
    quel  contratto.  Sia  per  chiaro  a  mio onore che non ero mosso da
    motivi interessati o egoistici,  e nemmeno  avevo  paura  di  lui.  Lo
    ammiravo  e  gli  ero  affezionato e mi era bastante ricompensa la sua
    approvazione.  Mi era tanto preziosa che adesso mi duole il  cuore  se
    ripenso a quelle piccole vicende.
    Steerforth  era  anche  premuroso e una volta specialmente dimostr la
    sua premura in una maniera tanto inflessibile da tradurla, temo, in un
    piccolo tormento di Tantalo per il povero Traddles  e  gli  altri.  La
    lettera  tanto  attesa  di  Peggotty  (e che bella lettera fu quella!)
    arriv prima che fossero trascorse varie settimane di quel semestre, e
    con essa una torta dentro un perfetto nido di arance e  due  bottiglie
    di  sciroppo  di  primule.  Tutti questi tesori mi sentii in dovere di
    deporre ai piedi di Steerforth con la preghiera che li distribuisse.
    - Ora sai che cosa faremo,  giovane  Copperfield?  -  mi  disse:    lo
    sciroppo servir a bagnarti la gola quando mi racconti le tue storie.
    A  quell'idea  arrossii e lo pregai umilmente di non pensarci nemmeno.
    Ma disse  di  essersi  accorto  che  a  volte  ero  un  pochino  rauco
    (sfiatato,  fu  ci  che  disse  esattamente)  e ogni goccia di quelle
    bottiglie sarebbe dovuta servire allo scopo  gi  precisato.  Cos  le
    bottiglie finirono sotto chiave nella sua cassetta,  e il contenuto da
    lui travasato in una bottiglietta mi veniva  somministrato  attraverso
    una  cannuccia  infilata nel turacciolo ogni volta che gli sembrava io
    avessi bisogno di un ricostituente. A volte per rendere la bevanda pi
    efficace vi spremeva del succo d'arancia,  o vi scioglieva un  po'  di
    zenzero  o  una  caramella  di  menta;  e  per  quanto non mi senta di
    affermare che da tali aggiunte l'aroma avesse un  vantaggio,  o  fosse
    precisamente ci che sarebbe stato utile per la digestione come ultima
    bevanda  della  sera  e  come prima al mattino,  accettavo di bere con
    riconoscenza ed ero molto sensibile a quelle attenzioni.
    Ora mi pare che sul "Peregrine" ci siamo soffermati per  dei  mesi,  e
    altri mesi su altre opere. La nostra intesa non fu mai in pericolo per
    mancanza di narrazioni, di questo sono certo, e lo sciroppo dur quasi
    altrettanto  della  materia prima.  Povero Traddles!  Non riesco mai a
    pensare a quel ragazzo senza provare la singolare tentazione di ridere
    con le lagrime agli occhi... Egli in genere funzionava come una specie
    di coro,  fingendo di torcersi dalle risate alle parti  comiche  e  di
    essere  sopraffatto  dalla  paura  se  nel  racconto  vi  erano  brani
    impressionanti.  E molto spesso questo mi sconcertava.  Ricordo la sua
    grande  trovata  comica,  quando  fingeva  di non poter tralasciare di
    battere i denti ogni volta che nel corso delle avventure di "Gil Blas"
    veniva nominato un certo Alguazil;  ho bene presente  che  allorquando
    "Gil  Blas"  s'incontr  a  Madrid  con il comandante dei ladroni,  il
    nostro sfortunato buffone simul un tale accesso di terrore da  venire
    udito dal signor Creakle furtivamente presente nel corridoio, e quindi
    ricevere  una  solenne  bastonatura  per comportamento sconveniente in
    dormitorio.
    Tutto  ci  che  avevo  in  me  di  romantico  e  sognatore   riceveva
    incoraggiamento da quel tanto narrare al buio,  e sotto questo aspetto
    pu non avermi  recato  un  grande  vantaggio.  Ma  il  sentirmi  cos
    apprezzato  nel mio dormitorio come una specie di giocattolo parlante,
    e l'impressione che quella mia abilit mi rendeva alquanto famoso  tra
    i  ragazzi  e attirava su di me non poco l'attenzione sebbene fossi il
    pi giovane di tutti,  mi stimolava a quella  fatica.  In  una  scuola
    governata  esclusivamente dalla crudelt,  sia essa diretta o no da un
    perfetto ignorante, non  probabile che si apprenda gran che.  Ritengo
    che quegli studenti fossero in genere non meno ignoranti di ogni altra
    scolaresca  esistente  allora;  perch riuscissero ad apprendere erano
    troppo tormentati e  bastonati;  non  avrebbero  potuto  studiare  con
    profitto  pi  di  quanto  chiunque  potrebbe  mai  riuscire  ad avere
    successo  in  un'esistenza   di   continue   disgrazie,   tormenti   e
    preoccupazioni.  Ma  la  mia  piccola  vanit  e  insieme gli aiuti di
    Steerforth in qualche modo mi furono di stimolo,  e sebbene servissero
    poco  o  nulla  a  risparmiarmi i castighi,  fecero tuttavia di me nel
    tempo che frequentai quella  scuola  una  eccezione  alla  regola,  in
    quanto  riuscii  con diligenza a impossessarmi di qualche briciola del
    sapere.
    Fui in questo molto aiutato dal signor Mell, il quale aveva per me una
    simpatia che mi   gradito  ricordare.  Mi  faceva  sempre  dispiacere
    notare come Steerforth lo trattasse con regolare disprezzo e quasi non
    perdesse  occasione di ferire i suoi sentimenti,  o di indurre altri a
    farlo.  E questo mi  preoccup  a  lungo  perch  avevo  quasi  subito
    rivelato  a  Steerforth,  al quale non avrei saputo tacere un segreto,
    come non gli avrei mai negato un dolce o altro di concreto, l'episodio
    delle due vecchie dalle quali il signor  Mell  mi  aveva  condotto,  e
    avevo  sempre  il  timore  che  Steerforth  ne  parlasse  con  lui per
    umiliarlo.
    Oso  dire  che  nessuno  di  noi  sospettava,  mentre  quella  mattina
    consumavo  la mia colazione e mi addormentavo all'ombra delle piume di
    pavone  e  al  suono  del  flauto,  quali  conseguenze  avrebbe  avuto
    l'ingresso  della  mia  insignificante  persona in una delle stanze di
    quell'ospizio.   Ma  quella  visita  ebbe  davvero  delle  conseguenze
    impreviste, e nel loro genere anche non prive di una certa gravit.
    Un  giorno  il  signor  Creakle rimase nelle sue stanze a causa di una
    indisposizione,  che naturalmente diffuse in tutta la scuola una  viva
    gioia,  e nel corso delle lezioni del mattino vi fu molto chiasso.  Il
    grande  sollievo  e  la  soddisfazione  che  provavano  i  ragazzi  li
    rendevano  difficili da dominare,  e sebbene il temuto Tungay portasse
    in classe due o tre volte la sua gamba di legno,  e annotasse il  nome
    dei peggiori colpevoli, l'impressione che produsse non fu grande, dato
    che erano tutti quasi certi di trovarsi l'indomani nei guai, qualunque
    cosa  avessero  fatto,  e  quindi  ritenevano senza dubbio conveniente
    godere l'oggi.
    Era effettivamente una giornata di mezza vacanza,  essendo sabato.  Ma
    poich  il  chiasso  nel  campo  giochi  avrebbe  disturbato il signor
    Creakle,  e  il  tempo  non  era  favorevole  a  una  passeggiata,  al
    pomeriggio  ci  ordinarono  di  restare  in  classe,  assegnandoci per
    l'occasione  alcuni  compiti  meno  difficili  del  solito.   Era   la
    ricorrenza   settimanale  in  cui  il  signor  Sharp  andava  a  farsi
    arricciare la parrucca,  quindi il signor  Mell,  al  quale  toccavano
    sempre le incombenze pi faticose,  quali che fossero,  rimase da solo
    con tutti gli scolari.
    Se potessi collegare l'idea di un toro o di un orso con un essere mite
    come il signor  Mell,  a  proposito  di  quel  pomeriggio,  mentre  il
    frastuono era al colmo,  lo paragonerei a uno di questi animali quando
    si trova aggredito da un migliaio di cani.  Lo  ricordo  nell'atto  di
    appoggiare  sulle  mani  ossute  il  capo che gli doleva,  chinato sul
    registro aperto sulla cattedra,  nell'inutile tentativo di  proseguire
    nel  suo  noioso lavoro tra un vociare capace di procurare il capogiro
    anche al presidente della Camera dei Comuni.  Alcuni ragazzi saltavano
    fuori  dal  banco  per giocare ai quattro cantoni con altri;  vi erano
    ragazzi   che   ridevano,   ragazzi   che   cantavano,   ragazzi   che
    chiacchieravano,  altri  che  ballavano  e altri ancora che ululavano;
    certi ragazzi stropicciavano i piedi,  certuni gli roteavano  intorno,
    sogghignando,  facendo  le  boccacce,  lo imitavano dietro le spalle e
    sotto gli occhi,  mimandone la povert,  gli stivali,  la  giubba,  la
    madre,  ogni  cosa  che  gli  appartenesse  e  che ritenevano di dover
    prendere in considerazione.
    - Silenzio!  - grid  il  signor  Mell,  rizzandosi  all'improvviso  e
    sbattendo il libro sul tavolino.  - Che cosa fate?  E' insopportabile.
    C' da impazzire. Ragazzi come potete farmi questo?
    Era mio il libro che aveva battuto sul tavolino,  e siccome mi trovavo
    vicino  a  lui,  seguii  il suo sguardo che girava per l'aula,  e vidi
    tutti i ragazzi che si fermavano,  alcuni sorpresi  di  colpo,  alcuni
    mezzo spaventati, e alcuni forse rincresciuti.
    Il  posto  di Steerforth era in fondo all'aula,  all'estremit opposta
    dello stanzone.  Egli stava con la schiena appoggiata alla parete e le
    mani ficcate in tasca, e quando il signor Mell lo guard, guard a sua
    volta il signor Mell con la bocca stretta come stesse fischiando
    - Silenzio, Steerforth! - disse il signor Mell.
    -  Zitto  lei - disse Steerforth diventando rosso.  - Con chi crede di
    parlare?
    - Sieda - disse il signor Mell.
    - Sieda lei, - disse Steerforth - e badi agli affari suoi.
    Vi fu qualche sogghigno e qualche applauso,  ma  il  signor  Mell  era
    diventato  cos pallido che si fece subito silenzio,  e un ragazzo che
    aveva fatto un balzo fin dietro a lui per tornare a imitare i gesti di
    sua madre,  cambi idea e finse di voler aggiustare la punta della sua
    penna d'oca.
    - Lei s'inganna, Steerforth, - disse il signor Mell - se crede che non
    sappia  quale influenza lei ha acquistato su tutti - a questo punto mi
    pos  la  mano  sul  capo,   credo  l'abbia  fatto  senza  pensare  al
    significato  del  gesto  - o non mi sia accorto come da qualche minuto
    lei istiga i suoi compagni pi giovani  a  commettere  ogni  sorta  di
    insulti nei miei riguardi.
    -  Non  mi  preoccupo affatto di pensare a lei,  - disse con freddezza
    Steerforth - e quindi non mi riguarda ci che sta succedendo.
    - E quando lei si serve della posizione di privilegio che occupa qui -
    disse il signor Mell con le labbra  che  ormai  gli  tremavano  -  per
    insultare un gentiluomo...
    - Un che cosa? Dov' il gentiluomo? - disse Steerforth.
    A questo punto qualcuno grid: - Vergogna,  Steerforth!  Basta!  - Era
    Traddles,  che si trov subito sconfitto perch  il  signor  Mell  gli
    ordin di tacere.
    -  ...Per insultare qualcuno che non ha avuto fortuna nella vita,  che
    non le ha mai recato la minima offesa,  e che  non  merita  di  essere
    insultato   per   i  tanti  motivi  che  lei    abbastanza  adulto  e
    intelligente per capire - disse il signor Mell con le labbra  che  gli
    tremavano sempre pi - lei commette un'azione meschina e vile. Ora pu
    sedere o stare in piedi come desidera. Copperfield, continua.
    -  Un  momento,  giovane  Copperfield!  - disse Steerforth,  facendosi
    avanti. - Questo glielo dico una volta per sempre, signor Mell. Quando
    lei si prende la libert di chiamarmi meschino e  vile,  o  altro  del
    genere,  lei   un impudente accattone.  Lei sa benissimo di essere un
    accattone, ma quando parla cos  un accattone impudente!
    Non mi  chiaro se egli stesse per colpire il  signor  Mell  o  se  il
    signor  Mell stesse per colpire lui,  o se da entrambe le parti non vi
    fosse alcuna intenzione del genere. Mi accorsi che l'intera scolaresca
    si era all'improvviso irrigidita come se i ragazzi fossero impietriti,
    e ci trovammo tra noi il signor Creakle con al  fianco  Tungay,  e  la
    signora  e  la  signorina  Creakle  che si affacciavano alla porta con
    l'aria impaurita. Per qualche attimo il signor Mell rimase seduto alla
    cattedra perfettamente immobile con il volto fra le mani.
    - Signor Mell - disse il signor Creakle scotendogli il braccio,  e  in
    quel  momento  il  suo sussurro fu tanto chiaro che Tungay non ritenne
    necessario ripetere quelle parole.  - Lei non si    comportato  male,
    spero.
    - No, signore, no - rispose il maestro, scoprendo il viso, scotendo la
    testa e fregandosi le mani agitatissimo - no,  signore,  no. Io... no,
    signor Creakle, non ho dimenticato di stare al mio posto, io...  me ne
    sono ricordato benissimo, signore. Io... io... vorrei che lei si fosse
    ricordato di me un po' prima, signor Creakle. Sarebbe... sarebbe stato
    pi generoso,  pi giusto,  signore.  Mi avrebbe risparmiato qualcosa,
    signore.
    Il signor Creakle seguit a fissare con durezza  il  signor  Mell,  si
    appoggi alla spalla di Tungay, sal in piedi sulla panca pi vicina e
    sedette sul tavolino. Da quel trono e dopo aver fissato con durezza il
    signor  Mell,  il  quale  scosse  ancora la testa e si fregava le mani
    senza riuscire a dominare la sua estrema agitazione, il signor Creakle
    si rivolse a Steerforth dicendo:
    - Ora,  siccome lui si rifiuta di spiegarsi,  dimmi  tu,  che  cosa  
    successo?
    Per qualche momento Steerforth non rispose,  fissando l'avversario con
    disprezzo e collera senza aprir  bocca.  E  anche  in  quel  frangente
    ricordo  che non riuscii a non pensare quale nobile atteggiamento egli
    avesse, e al confronto come appariva umile e dimesso il signor Mell.
    - Allora che cosa intendeva dire  parlando  di  favoritismi?  -  disse
    finalmente Steerforth.
    - Favoritismi?  - ripet il signor Creakle, e le vene della fronte gli
    si gonfiarono di colpo. - Chi ha parlato di favoritismi?
    - Lui - rispose Steerforth.
    - Vuol dirmi, per favore, che cosa intendeva dire con questo?  domand
    il signor Creakle, volgendosi rabbioso al suo assistente.
    - Volevo dire,  signor Creakle,  - rispose l'altro a bassa voce -  che
    nessuno  studente  ha  il  diritto  di  valersi della sua posizione di
    favore per insultarmi.
    - Per insultare lei? - disse il signor Creakle.  - Cielo!  Ma permetta
    che  io  chieda  a lei,  signor Tal dei Tali - e qui il signor Creakle
    incroci sul petto le braccia senza abbandonare la verga,  e  aggrott
    talmente  i  sopraccigli che i suoi piccoli occhi diventarono l sotto
    quasi invisibili - se quando ha parlato di favoritismi si  comportato
    con il dovuto rispetto verso di me! Verso di me,  capisce!  - disse il
    signor Creakle, allungando all'improvviso la testa verso il maestro, e
    subito  tirandosi  indietro.  - Verso di me che sono il capo di questo
    istituto e suo datore di lavoro.
    -  Ammetto,  signore,  che  da  parte  mia  non  sia  stata  una  cosa
    ragionevole - disse il signor Mell - e se fossi stato pi calmo non ne
    avrei parlato.
    -  E  poi  - s'intromise a questo punto Steerforth - ha detto che sono
    meschino,  e ha  detto  che  sono  un  vile,  e  allora  gli  ho  dato
    dell'accattone.   Se   fossi  stato  pi  calmo  non  gli  avrei  dato
    dell'accattone. Ma l'ho fatto e sono pronto a subirne le conseguenze.
    Senza forse riflettere se vi fossero o no delle conseguenze da subire,
    quella arditezza di parola mi accese di entusiasmo.  Fece  impressione
    anche  agli  altri  ragazzi  perch vi fu tra loro un certo movimento,
    sebbene nessuno aprisse bocca.
    - Mi stupisce, Steerforth...  sebbene la tua sincerit ti faccia onore
    -  disse  il signor Creakle - sicuro...  mi stupisce che tu rivolga un
    tale epiteto a una persona che dopo tutto lavora a Salem House  e  per
    questo viene pagata.
    Steerforth fece udire una breve risata.
    - Questa non  una risposta,  caro, - disse il signor Creakle alla mia
    osservazione. Da te mi aspetto di meglio, Steerforth.
    Se ai miei occhi il signor Mell  aveva  l'aria  dimessa  di  fronte  a
    quell'aitante  ragazzo,  impossibile dire quanto meschino mi apparisse
    il signor Creakle.
    - E allora che lo neghi - disse Steerforth.
    - Che neghi di essere un accattone,  Steerforth?  - esclam il  signor
    Creakle. - Dove andrebbe dunque a mendicare?
    -  Se  non    lui  un  mendicante - disse Steerforth -  tale una sua
    parente prossima, ed  la stessa cosa.
    Mi lanci un'occhiata, e il signor Mell mi accarezz con gentilezza la
    spalla. Alzai gli occhi, sentendomi sul viso il rossore della vergogna
    e il cuore pieno di rimorso,  ma il signor  Mell  fissava  Steerforth.
    Seguit a carezzarmi la spalla, ma guardava l'altro.
    -  Signor Creakle,  - disse Steerforth - se lei vuole che io dia delle
    giustificazioni e dica ci che intendevo dire... io intendevo dire che
    sua madre vive della carit pubblica in un ospizio di mendicit.
    Il signor Mell seguitava a fissarlo,  mi accarezzava con gentilezza la
    spalla, e se ho ben udito disse tra s: - S,  come pensavo.
    Con un duro cipiglio e cortesia elaborata il signor Creakle si rivolse
    al suo assistente:
    -  Ora lei ha sentito,  signor Mell,  ci che ha detto questo giovane.
    Abbia  la  bont,  se  non  le  rincresce,   di  smentirlo  di  fronte
    all'assemblea scolastica.
    -  Signore,  non ha mentito e non devo correggerlo - rispose il signor
    Mell in un silenzio di morte. - Quanto ha detto  vero.
    -  E  allora  se  non  le  rincresce  sia  cos  buono  di  dichiarare
    pubblicamente - disse il signor Creakle,  chinando la testa da un lato
    e girando gli occhi intorno all'aula - se fino a questo momento io  ne
    ero a conoscenza.
    - Direttamente no, credo - rispose il signor Mell.
    - Ah, lei crede di no - disse il signor Creakle: - no; non  vero?
    -  Ritengo  che  lei  non  abbia  mai immaginato che le mie condizioni
    finanziarie fossero molto buone - rispose il maestro.  - Lei sa  quale
    sia sempre stata e sia qui la mia posizione.
    -  Se  si  arriva a questo - disse il signor Creakle con le vene della
    fronte ingrossate pi che mai - io  ritengo  che  lei  si  sia  sempre
    trovato  in  una  falsa  posizione  e  che  abbia commesso l'errore di
    considerare questa scuola un istituto di beneficenza. Signor Mell,  se
    non le rincresce,  noi ci dobbiamo separare. E tanto meglio quanto pi
    presto sar.
    - Nessun momento migliore di questo  -  disse,  alzandosi,  il  signor
    Mell.
    - Come vuole! - disse il signor Creakle.
    -  Mi congedo da lei,  signor Creakle e da tutti voi - disse il signor
    Mell,  girando lo sguardo sull'aula e  tornando  ad  accarezzarmi  con
    gentilezza  la spalla.  - James Steerforth,  il miglior augurio che le
    posso rivolgere  che lei giunga a provare  vergogna  di  ci  che  ha
    fatto  oggi.  Intanto  non vorrei averla per amico,  n vorrei che lei
    avesse dell'amicizia per nessuno a cui io sia affezionato.
    Ancora una volta mi pos la mano sulla spalla; prese dalla cattedra il
    flauto e alcuni libri,  e lasciata la chiave nel cassetto per  il  suo
    successore, usc dall'aula con tutti i suoi beni sotto il braccio. Poi
    il signor Creakle pronunci,  con la mediazione di Tungay, un discorso
    in cui ringraziava Steerforth di avere difeso (forse con un eccesso di
    calore) l'indipendenza e  il  decoro  di  Salem  House,  concludendolo
    stringendo  la mano a Steerforth,  mentre noi lanciavamo tre evviva...
    non so bene per quale motivo,  ma ritenni  che  fossero  in  onore  di
    Steerforth,  e  perci  vi partecipai con ardore,  sebbene mi sentissi
    infelice. Poi il signor Creakle colp duramente Tommy Traddles, avendo
    scoperto che piangeva invece di applaudire per la partenza del  signor
    Mell,  e quindi ritorn al suo divano, o al letto, o comunque al luogo
    da dove era venuto.
    Restammo soli,  e ricordo che  ci  guardavamo  piuttosto  imbarazzati.
    Quanto  a  me,  ero  tanto pieno di rimorsi e di pentimenti per la mia
    parte di colpa in ci che era accaduto che nulla mi  avrebbe  impedito
    di  scoppiare in lagrime se non il timore che Steerforth,  il quale mi
    lanciava spesso delle occhiate,  le giudicasse contrarie  alla  nostra
    amicizia, o per meglio dire, data la differenza di et e il sentimento
    che  avevo nei suoi confronti,  ritenesse irriguardoso da parte mia il
    palesare la commozione che mi tormentava.  Era molto  in  collera  con
    Traddles, e disse di sentirsi molto soddisfatto che le avesse buscate.
    Il  povero  Traddles  aveva superato lo stadio di restare con la testa
    appoggiata al tavolino e adesso si  confortava  come  d'abitudine  col
    disegnare  tutta  una  serie  di scheletri: disse che non gl'importava
    nulla  dei  colpi  ricevuti.  Disse  che  il  signor  Mell  era  stato
    maltrattato.
    - E chi l'ha trattato male, dimmi. donnetta? - disse Steerforth.
    - Ma tu, certo - gli replic Traddles.
    - Io che cosa ho fatto? - disse Steerforth.
    -  Che  cosa  hai  fatto?  -  replic  Traddles.  -  Hai ferito i suoi
    sentimenti e gli hai fatto perdere il posto.
    - I suoi sentimenti?  - ripet sdegnosamente Steerforth.  -  Scommetto
    che  i suoi sentimenti saranno presto risanati.  Non sono come i tuoi,
    signorina Traddles. Quanto al posto...  era proprio un gran bel posto,
    credi?  e  poi  tu  credi  che non scriver a casa perch provvedano a
    mandargli un po' di soldi? Ragazzina!
    Pensammo  che  fosse  molto  nobile  quella  intenzione  da  parte  di
    Steerforth,  la cui madre era una ricca vedova,  e si diceva che fosse
    disposta a fare tutto quello  che  egli  le  chiedeva.  Eravamo  tutti
    contentissimi  di  vedere Traddles cos umiliato e Steerforth esaltato
    al settimo  cielo,  specialmente  quando  ci  disse,  e  lo  fece  con
    degnazione,  che aveva fatto quello che aveva fatto esclusivamente per
    noi e per il nostro  bene,  e  che  facendolo  in  maniera  del  tutto
    disinteressata ci aveva procurato un grosso beneficio.
    Ma  devo dire che la sera,  mentre al buio riprendevo il mio racconto,
    mi parve di dover prestare pi d'una volta orecchio al suono lamentoso
    del vecchio flauto del signor Mell;  e  quando  finalmente  Steerforth
    disse di essere stanco e potei coricarmi, immaginai che stesse sonando
    chiss dove cos dolorosamente e ne provai un grandissimo dispiacere.
    Ma  presto  me  ne  dimenticai  per  l'ammirazione che suscitava in me
    Steerforth,  il quale con disinvoltura,  senza la minima difficolt  e
    senza  alcun  libro  (a  me  pareva che sapesse tutto a memoria) tenne
    alcune lezioni ai suoi compagni in attesa che  si  trovasse  il  nuovo
    maestro. Il nuovo maestro proveniva da una scuola secondaria statale e
    prima  di  assumere  il suo incarico pranz un giorno nella presidenza
    per   essere   presentato   a    Steerforth,    il    quale    approv
    incondizionatamente la sua nomina e ci disse che era un bel mattone.
    Senza  ben capire quale alto grado di sapienza fosse implicita in tale
    espressione,  lo rispettai per questo grandemente  e  non  nutrii  mai
    alcun  dubbio intorno al suo sapere;  sebbene poi non si curasse di me
    pi che tanto ( vero che ero del tutto insignificante),  al contrario
    di ci che aveva fatto il signor Mell.
    Dalla  normale  vita  scolastica di quel semestre emerge solo un altro
    evento che non ho ancora dimenticato. Lo ricordo per diversi motivi.
    Un pomeriggio eravamo tutti gettati nella massima  confusione  mentale
    dal  signor  Creakle  che  stava imperversando e menava botte da orbi,
    quando entr Tungay e con la solita voce tonante  annunci:  -  Visite
    per Copperfield!
    Scambi  poche  parole con il signor Creakle intorno ai visitatori per
    sapere in quale stanza doveva introdurli,  e quindi a me  che  secondo
    l'uso  mi  ero  alzato  all'annuncio e mi sentivo quasi mancare per lo
    stupore,  fu ordinato di salire dalle scale di servizio a prendere  un
    colletto  pulito prima di andare nella sala da pranzo.  Mi affrettai a
    obbedire con una agitazione  mai  provata  prima  d'allora,  cos  che
    quando  mi  trovai  all'uscio  del  salotto,  e  mi venne in mente che
    potesse essere venuta mia madre (fino a  quel  momento  avevo  pensato
    soltanto  al signore o alla signorina Murdstone) ritirai la mano dalla
    maniglia e prima di entrare attesi di inghiottire un singhiozzo.
    Da prima non vidi alcuno,  ma sentendo un ostacolo dietro al  battente
    mi  girai per guardare ed ecco,  con mio sommo stupore,  che scorsi il
    signor Peggotty e Ham che s'inchinavano  davanti  a  me,  cappello  in
    mano,  stretti contro la parete.  Non potei fare a meno di ridere,  ma
    molto per il piacere di vederli pi che per la figura che facevano. Ci
    stringemmo la mano con grande cordialit  e  io  risi  e  risi  finch
    dovetti trarre di tasca il fazzoletto per asciugarmi gli occhi.
    Il  signor  Peggotty  (ricordo bene che per tutta la visita non chiuse
    una sola volta la bocca) si preoccup molto  nel  vedermi  commosso  e
    diede di gomito a Ham perch dicesse qualcosa.
    - Su, allegro, signorino Davy, perdinci! - disse Ham con il suo solito
    sorrisetto un po' sciocco. - Ma come  cresciuto!
    -  Sono  cresciuto  davvero?  -  dissi,  asciugandomi  gli occhi.  Non
    piangevo per alcun motivo particolare,  ma la  vista  di  quei  vecchi
    amici non so perch mi faceva piangere.
    - Se  cresciuto! - disse il signor Peggotty.
    Ridendo fra loro mi fecero di nuovo ridere,  e poi ridemmo tutti e tre
    insieme finch mi trovai sul punto di tornare a piangere.
    - Signor Peggotty, - dissi - lei sa come sta la mia mamma?  E come sta
    la mia cara, cara, vecchia Peggotty?
    - Magnificamente - disse il signor Peggotty.
    - E la piccola Emily e la signora Gummidge?
    - Ma...gnificamente - disse il signor Peggotty.
    Tacevamo. E per interrompere quel silenzio il signor Peggotty si tolse
    dalle  tasche  una  fantastica  aragosta  e  un  enorme  granchio e un
    sacchetto di tela pieno di gamberi, deponendo tutto in braccio a Ham.
    - Ecco,  - disse il signor Peggotty - sapendo che le piaceva un po' di
    sapori nelle vivande quando era con noi, ci siamo presi la libert. Li
    ha cucinati la vecchia.  La signora Gummidge li ha fatti cuocere. S -
    disse lentamente il signor Peggotty,  che mi parve  volesse  insistere
    sull'argomento non avendone un altro disponibile - le garantisco che 
    stata proprio la signora Gummidge a cucinarli. - Gli manifestai la mia
    gratitudine,  e  il  signor  Peggotty si rivolse a Ham che seguitava a
    sorridere modestamente ai crostacei senza fare il  minimo  sforzo  per
    aiutarlo, poi disse:
    - Vede, con il vento e la marea in nostro favore, siamo venuti con una
    barca da pesca da Yarmouth a Gravesend.  Mia sorella mi ha scritto lei
    il nome di questo luogo,  e mi ha scritto che se mi  capitava  mai  di
    arrivare a Gravesend dovevo venire anche qui e domandare del signorino
    Davy  per  darle i suoi doveri e tanti auguri devoti di buona salute e
    dirgli di tutta la  famiglia  che  sta  magnificamente.  Vede,  quando
    ritorneremo  la  piccola  Emily  le scriver che l'abbiamo visto e che
    anche lei sta magnificamente e cos   tutta  una  bella  giostra  che
    faremo.
    Dovetti  riflettere  un momento prima di comprendere il significato di
    questa  immagine,   che  certo  significava  un   giro   completo   di
    informazioni. Poi lo ringraziai di cuore, e sentendomi arrossire dissi
    che  probabilmente  era cresciuta anche la piccola Emily dai giorni in
    cui andavamo  insieme  a  raccogliere  conchiglie  e  sassolini  sulla
    spiaggia.
    - Sta diventando una donna,  ecco quello che sta diventando - disse il
    signor Peggotty. - Lo chieda un po' a lui.
    Intendeva dire che lo chiedessi a Ham,  il quale  accennava  di  s  e
    sorrideva beato al sacchetto dei gamberi.
    -  Che  bel  viso!  -  disse  il  signor  Peggotty,  mentre il suo gli
    luccicava come una lampada.
    - E quante cose sa! - disse Ham.
    - Come scrive!  - disse il signor Peggotty.  - Lettere  nere  come  il
    carbone e tanto grandi, poi, che si vedono dappertutto.
    Era  oltremodo  piacevole  vedere  da quale entusiasmo era ispirato il
    signor Peggotty quando pensava alla sua  piccola  nipote  diletta.  Lo
    rivedo  ancora,  quel  suo onesto volto barbuto da cui si diffonde una
    letizia di amore e di orgoglio che non saprei  descrivere.  Gli  occhi
    sinceri  si  accendono  e  scintillano  come se al fondo vi si movesse
    qualcosa di luminoso. Per il piacere gli si gonfia l'ampio petto.  Per
    l'entusiasmo  le  mani forti gi abbandonate si serrano,  e sottolinea
    ci che dice levando il braccio destro,  che alla mia vista di  pigmeo
    sembra un maglio.
    Ham  non  era  meno entusiasta di lui.  Oso dire che avrebbero parlato
    ancora molto della piccola Emily,  se  non  fossero  stati  intimiditi
    dall'inattesa comparsa di Steerforth,  il quale vedendomi in un angolo
    a chiacchierare con due sconosciuti interruppe la  canzone  che  aveva
    intonata e disse: - Non sapevo che tu fossi qui,  giovane Copperfield!
    - (non era infatti la stanza di solito destinata  alle  visite)  e  ci
    pass vicino per uscire.
    Non sono sicuro se per l'orgoglio di avere un amico come Steerforth, o
    per  il desiderio di spiegargli come mai avevo un amico come il signor
    Peggotty, lo richiamai mentre gi stava uscendo. Certo  che gli dissi
    umilmente (buon Dio, come tutto mi torna in mente dopo tanto tempo!):
    - Per favore, Steerforth, non andare via. Questi sono due pescatori di
    Yarmouth,  persone buonissime e gentilissime.  Sono parenti della  mia
    bambinaia, venuti apposta da Gravesend per vedermi.
    - Ah, s? - disse Steerforth, ritornando sui suoi passi. - Molto lieto
    di conoscerli. Come state, tutti e due?
    Vi  era  una  disinvoltura  nei suoi modi,  gaia e leggera ma priva di
    spavalderia,  che ancor oggi credo avesse in s una sorta di  fascino.
    Credo  ancora  che  per  il  portamento,  la innata vivacit,  la voce
    deliziosa,  la bellezza dei lineamenti e della persona e per quanto ne
    so,  anche  per  un  naturale  potere di attrazione (che ritengo pochi
    possiedano),  egli manifestasse un fascino a  cui  era  una  debolezza
    naturale  cedere,  e  a cui non molti avrebbero saputo resistere.  Non
    potevo non vedere quanto i due  pescatori  fossero  felici  della  sua
    compagnia e come pareva fossero subito pronti ad aprirgli il cuore.
    -  La prego,  signor Peggotty,  di far sapere ai miei - dissi - quando
    far spedire quella lettera,  che il signor Steerforth  tanto gentile
    con me e che non so che cosa farei senza di lui.
    -  Sciocchezze!  -  disse ridendo Steerforth.  - Non dovete raccontare
    niente del genere.
    - E poi,  signor Peggotty,  - dissi - se per caso il signor Steerforth
    capiter  mai  nel  Norfolk  o  nel Suffolk fin che mi trovo qui,  pu
    contarci che se lui vorr,  io lo porter a Yarmouth a vedere  la  sua
    casa. Non hai mai visto una casa come quella, Steerforth. E' fatta con
    una barca!
    -  Ma  davvero,  fatta  con una barca?  - disse Steerforth.  - Proprio
    l'abitazione adatta per un cos perfetto marinaio.
    - E' vero,   vero,  signore,  - disse ridacchiando Ham.  - Ha ragione
    questo  signorino.  Signorino  Davy,  ha  proprio ragione: un perfetto
    marinaio. Bene, bene, ecco lui com'!
    Il signor Peggotty non era meno contento del nipote,  sebbene  la  sua
    modestia gli impedisse di accettare cos eloquentemente un complimento
    tanto personale.
    - Bene, signore - disse inchinandosi e sorridendo, tirandosi sul petto
    le  punte  del fazzoletto da collo.  - Grazie tante,  signore,  grazie
    tante! Nel mio mestiere faccio quello che posso, signore.
    - E pi di questo non possono fare  i  migliori  uomini  della  terra,
    signor Peggotty - disse Steerforth. Aveva gi afferrato il suo nome.
    -  Scommetto  che  anche  lei fa la stessa cosa,  signore,  - disse il
    signor  Peggotty,  scotendo  la  testa  -  e  far  tutto  bene,  anzi
    benissimo!  La  ringrazio,  signore.  Le  sono  obbligato  per  la sua
    cortesia. Io sono rozzo, signore,  ma ben disposto...  spero almeno di
    essere ben disposto,  lei mi capisce.  La mia casa non  una gran cosa
    da vedere, signore,  ma di tutto cuore la metto al suo servizio se mai
    lei verr a vederla con il signorino Davy. Io sono un vero bruco, sono
    -  disse  il  signor  Peggotty  e  intendeva  dire  lumacone,  facendo
    allusione alla sua lentezza nel prendere  congedo,  perch  dopo  ogni
    frase  aveva  fatto l'atto di andar via,  e in qualche modo era sempre
    tornato indietro.  - Ma faccio a tutti e due i miei auguri;  vi auguro
    ogni felicit.
    Ham  fece  eco  a questi sentimenti,  e ci separammo nella maniera pi
    cordiale.  Quella sera cedetti quasi  alla  tentazione  di  parlare  a
    Steerforth  della  piccola Emily,  ma ero troppo timido per riuscire a
    farne il nome,  e temevo troppo che avrebbe riso di  me.  Ricordo  che
    pensai  molto  alle  parole del signor Peggotty: aveva detto che stava
    facendosi donna, ma decisi che si trattava di una sciocchezza.
    Riuscimmo a trasportare inosservati nel nostro dormitorio i  crostacei
    (o i sapori,  come li aveva umilmente chiamati il signor Peggotty) e
    quella sera imbandimmo una  grande  cena.  Ma  Traddles  non  ne  usc
    indenne.  Era  troppo sfortunato anche solo per digerire una cena come
    tutti gli altri. Di notte si sent male,  si sent proprio malissimo a
    causa del granchio,  e dopo essere stato curato con certe gocce nere e
    pillole blu in tale misura  che  Demple  (il  cui  padre  era  medico)
    giudic sufficiente a rovinare la costituzione di un cavallo, ebbe una
    bastonatura  e sei capitoli del Nuovo Testamento da tradurre dal greco
    per essersi rifiutato di confessare la sua colpa.
    Il resto di quel semestre  nel  mio  ricordo  una  giungla  di  lotte
    quotidiane  e  fatiche  per vivere;  della fine dell'estate nel mutare
    della stagione;  delle mattine gelide in cui bisognava strapparsi  gi
    dal  letto,  e  dell'odore  freddo delle freddissime sere quando ci si
    ficcava a letto;  dei pomeriggi nell'aula  male  illuminata  e  peggio
    riscaldata,  delle lezioni al mattino in cui l'aula non era se non una
    grande macchina operante a forza di brividi,  dell'alternarsi di manzo
    bollito  all'arrosto  di  manzo,  e  di montone bollito all'arrosto di
    montone;  di grossi pezzi di pane imburrato;  di libri tutti gualciti,
    lavagne  spaccate,  quaderni macchiati di lagrime,  bastonature con la
    verga e con il righello, taglio dei capelli, domeniche piovose, budini
    al grasso di bue, e tutto intorno un'atmosfera satura di inchiostro.
    Ricordo per benissimo come l'idea remota delle vacanze,  dopo  essere
    apparsa  per  un  tempo  interminabile  sotto forma di punto immobile,
    cominci ad avvicinarsi e a dilatarsi  sempre  pi.  Come  dopo  avere
    contato la distanza in mesi, si arriv alle settimane e poi ai giorni;
    e  allora  cominciai a temere che non sarebbero venuti a prendermi,  e
    poi quando appresi da Steerforth che  invece  sarei  partito,  ed  ero
    sicuro  di  andare a casa,  e avevo neri presentimenti di rompermi una
    gamba prima di quel momento.  Ricordo con  quale  rapidit  il  giorno
    della fine delle lezioni si trasform da oggi quindici in oggi a otto,
    nella  settimana  prossima  e  poi  in  questa settimana,  dopodomani,
    domani,  oggi,  stasera...  e finalmente mi trovai dentro la diligenza
    per Yarmouth in viaggio verso casa.
    In  quella  diligenza feci vari sonni brevi e interrotti e molti sogni
    assurdi intorno agli eventi gi descritti.  Ma quando a intervalli  mi
    svegliavo,  il  terreno  fuori del finestrino non era quello del campo
    giochi di Salem House,  e il rumore che avevo nelle orecchie  non  era
    quello  del  signor  Creakle  che  batteva  Traddles,  ma  quello  del
    conducente che frustava i cavalli.












    8 - LE MIE VACANZE. UN POMERIGGIO FELICE.

    Arrivammo prima che facesse giorno alla locanda dove  era  la  fermata
    della  diligenza,  che  non  era  la stessa dove lavorava il mio amico
    cameriere,  e mi fecero salire in una bella cameretta  con  la  parola
    "Delfino"   dipinta  sull'uscio.   Ricordo  che  avevo  molto  freddo,
    nonostante mi avessero dato un bel t bollente davanti al caminetto, e
    fui ben felice di ficcarmi nel letto del "Delfino", tirarmi le coperte
    del "Delfino" fin sopra la testa e prender sonno.
    Il signor Barkis,  il corriere,  sarebbe venuto a prendermi alle nove.
    Mi  alzai  alle  otto,  un po' intontito per la brevit di quel riposo
    notturno,  ma ero gi pronto prima dell'ora fissata.  Il signor Barkis
    mi  salut  esattamente  come  se non fossero trascorsi nemmeno cinque
    minuti da quando eravamo stati insieme  la  volta  precedente,  e  che
    fossi entrato nella locanda solo per cambiare una moneta da sei pence,
    o per qualcos'altro del genere.
    Non  appena  io  e  il  mio  baule fummo sul carro e il corriere si fu
    seduto,  il cavallo pigro si mosse trascinandoci  via  con  la  solita
    flemma.
    -  Lei  ha  un'ottima  cera,  signor Barkis - dissi,  pensando che gli
    avrebbe fatto piacere sentirselo dire.
    Il signor Barkis si strofin la guancia con il polsino,  e poi  se  lo
    guard  quasi  si  aspettasse  di trovarvi una traccia della sua buona
    cera, ma non ricambi in altro modo il complimento.
    - Ho dato il suo messaggio,  signor Barkis - dissi.  -  Ho  scritto  a
    Peggotty.
    -  Ah!  -  fece  il signor Barkis.  Sembrava di cattivo umore,  la sua
    risposta era stata secca.
    -  Non    andato  bene,  signor  Barkis?  -  chiesi  dopo  una  breve
    esitazione.
    - Ma no - disse il signor Barkis.
    - Il messaggio?
    - Il messaggio andava forse abbastanza bene - disse il signor Barkis -
    ma  finito l.
    Non capivo che cosa volesse dire e ripetei in tono di domanda:
    - E' finito l, signor Barkis?
    - Niente  venuto fuori - spieg, sbirciandomi. - Nessuna risposta.
    - Allora vi doveva essere una risposta,  non  vero,  signor Barkis? -
    dissi spalancando gli occhi. Questo mi era nuovo.
    - Quando un uomo dice  che    disposto  -  disse  il  signor  Barkis,
    tornando  a  volgere verso di me lentamente gli occhi -  precisamente
    come dire che quest'uomo aspetta una risposta.
    - E allora, signor Barkis?
    - E allora - disse  il  signor  Barkis,  riportando  gli  occhi  sulle
    orecchie del cavallo - quest'uomo sta ancora aspettando una risposta.
    - Glielo ha detto, questo, signor Barkis?
    -  N...o  - brontol il signor Barkis e riflett.  - Non sono andato a
    dirglielo.  Non le ho mai detto nemmeno sei parole.  Non sono  io  che
    glielo andr a dire.
    - Lei vorrebbe che lo facessi io,  signor Barkis?  - gli chiesi un po'
    incerto.
    - Glielo potrebbe dire,  se vuole - disse il  signor  Barkis,  dandomi
    un'altra  lenta occhiata - che Barkis aspettava una risposta.  Dica un
    po'... come si chiama?
    - Il nome di lei?
    - Ah! - fece il signor Barkis con un cenno del capo.
    - Peggotty.
    - Nome di battesimo? O nome di famiglia? - disse il signor Barkis.
    - Oh,  non  il suo nome di battesimo.  Il suo  nome  di  battesimo  
    Clara.
    - Ma davvero! - disse il signor Barkis.
    E  parve  di  trovare  in  questa  risposta  un  motivo molto ampio di
    riflessione perch rimase per un po' a riflettere, fischiettando sotto
    voce.
    - Bene! - riprese finalmente. - Lei le dice: Peggotty, Barkis aspetta
    una risposta e lei dice forse: Risposta  a  che  cosa?,  allora  le
    dice:  La  risposta  a quello che ti ho detto.  Che cosa  quello?
    domanda. E le risponde: Barkis  disposto.
    Il signor  Barkis  accompagn  questo  scaltro  suggerimento  con  una
    gomitata  che mi fece dolere il fianco.  Dopo di che si pieg verso il
    cavallo come al solito e non ritorn pi sull'argomento  salvo  un'ora
    dopo,  quando  trasse di tasca un pezzo di gesso e scrisse all'interno
    del telone del carro,  evidentemente come personale promemoria: Clara
    Peggotty.
    Oh,  quale strana sensazione era il tornare a casa,  quando quella non
    era pi la mia casa,  per trovare che ogni cosa  sotto  gli  occhi  mi
    avrebbe ricordato la mia vecchia casa felice, che era come un sogno da
    non  poter  pi  tornare  a sognare!  I giorni in cui mia madre e io e
    Peggotty eravamo tutti l'uno per l'altro,  e nessuno  era  venuto  fra
    noi,  mi  tornarono  con  tanta  tristezza  alla memoria,  che non ero
    nemmeno certo di provare gioia a quel ritorno,  non ero certo  di  non
    desiderare  di  essere  rimasto  lontano  per dimenticare ogni cosa in
    compagnia di Steerforth.  Ma stavo per arrivare,  presto  sarei  stato
    nella  casa  intorno  alla  quale i pochi olmi nudi agitavano le tante
    braccia nella rigida aria invernale,  e il  vento  trascinava  lontano
    brandelli di vecchi nidi delle cornacchie.
    Il  corriere depose al cancello il mio baule e se ne and.  Infilai il
    sentiero verso la casa, tenendo d'occhio le finestre,  e a ogni passo,
    temevo  di  vedere  affacciarsi  all'una  o  all'altra il signore o la
    signorina Murdstone.  Tuttavia non vidi  alcun  viso,  e  siccome  ero
    giunto e sapevo come aprire la porta,  mai sbarrata prima di sera,  mi
    feci avanti senza bussare ed entrai con passo timido e silenzioso.
    Dio sa quale ricordo infantile si dest in me quando udii nel salotto,
    appena ebbi messo piede nell'atrio,  la voce di mia madre.  Cantava  a
    bassa  voce.  L'avr  udita cantare cos per me quando ero un bimbo in
    fasce fra le sue braccia.  La melodia mi pareva  nuova,  eppure  tanto
    remota  che  mi  colm  il  cuore  fino  a  farlo traboccare,  come se
    ritrovassi un amico tornato dopo una lunga assenza.
    Dal tono calmo e pensoso con cui mia madre mormorava  la  sua  canzone
    pensai che fosse sola. Entrai pian piano. Era seduta accanto al fuoco,
    allattava  un  bimbo,  ne  teneva  le  manine strette contro il collo.
    Teneva gli occhi chinati su di lui e  cantava  per  lui.  Non  mi  ero
    sbagliato del tutto, non vi era altri con lei.
    Le parlai ed ella trasal e lanci un grido.  Ma non appena mi vide mi
    chiam il suo diletto Davy, il suo bambino!  E corse fino a met della
    stanza per venirmi incontro,  s'inginocchi in terra e mi abbracci, e
    strinse la mia testa al suo petto vicino alla piccola creatura che  vi
    stava annidata, e sollev alle mie labbra una piccola mano.
    Vorrei  essere  morto allora.  Vorrei essere morto in quel momento con
    quella sensazione in cuore!  Sarei morto pi adatto al cielo di quanto
    mai sia stato a partire d'allora.
    - E' tuo fratello - disse mia madre,  accarezzandomi.  - Davy, mio bel
    bambino!  Mio povero  bambino!  -  Poi  mi  baci  pi  e  pi  volte,
    stringendomi forte a s.  Cos ci trov Peggotty quando accorse,  e si
    gett a terra accanto a noi,  e per un quarto d'ora ci rimase  intorno
    impazzendo per noi.
    Risult che non mi aspettavano tanto di buon'ora,  che il corriere era
    arrivato molto pi presto del solito. Risult pure che il signore e la
    signorina Murdstone si erano recati a fare visita a dei vicini  e  non
    sarebbero tornati prima di sera.  Questo non l'avrei mai sperato.  Non
    avrei mai creduto possibile che noi tre si potesse  stare  ancora  una
    volta insieme indisturbati,  avevo l'impressione che fossero tornati i
    vecchi giorni.
    Pranzammo insieme accanto al fuoco.  Peggotty era pronta per servirci,
    ma  mia  madre  non  le  permise di farlo,  volle che sedesse con noi.
    Riebbi il mio vecchio piatto con sopra la veduta marrone di  una  nave
    da  guerra con le vele spiegate;  Peggotty l'aveva tenuto nascosto per
    tutto il tempo della mia lontananza,  disse che non  avrebbe  lasciato
    che si rompesse nemmeno per cento sterline.  Ebbi la vecchia tazza con
    sopra scritto il mio nome,  e la piccola forchetta e il coltellino che
    non tagliava.
    Mentre  eravamo  a  tavola,  pensai che fosse il momento opportuno per
    riferire a Peggotty  del  signor  Barkis,  ma  prima  che  finissi  di
    parlarle  Peggotty  cominci  a  ridere  e  si  coperse il viso con il
    grembiule.
    - Peggotty! - disse mia madre. - Che cos'hai?
    Peggotty non smetteva di ridere,  e quando mia madre cerc di  tirarle
    via  il  grembiule  se lo tenne ancora pi stretto intorno al viso,  e
    stava l seduta come se tenesse la testa dentro un sacco.
    - Che cosa fai, sciocca? - disse ridendo mia madre.
    - Oh, accidenti a quell'uomo! - grid Peggotty. - Vuole sposarmi.
    - Sarebbe per te un buonissimo partito, non  vero? - disse mia madre.
    - Oh, questo non lo so - disse Peggotty.  - Non me lo domandi.  Non lo
    vorrei  nemmeno  se  fosse  tutto  d'oro.  E non voglio nemmeno nessun
    altro.
    - E allora perch non glielo dici?  Sei proprio ridicola!  - disse mia
    madre.
    - Dirglielo! - replic Peggotty, affacciandosi da dietro il grembiule.
    -  Ma  lui non me ne ha mai parlato.  Ci mancherebbe altro.  Se avesse
    solo il coraggio di dirmi una parola, gli darei uno schiaffo.
    Intanto Peggotty aveva il viso pi rosso di quanto glielo  avessi  mai
    visto,  n  avevo  mai  veduto altre facce cos rosse,  ma ormai se lo
    copriva solo a intervalli,  quando  le  veniva  un  forte  attacco  di
    risate, e dopo due o tre di questi accessi riprese a mangiare.
    Notai  che  mia  madre,  per  quanto  sorridesse  quando  Peggotty  la
    guardava,  s'era fatta pi seria e pensosa.  Mi ero subito accorto che
    era mutata.  Il suo volto era ancora molto grazioso,  ma invecchiato e
    troppo smunto;  e aveva la mano  tanto  sottile  e  bianca  da  parere
    trasparente.  Ma il mutamento a cui alludo si sovrapponeva a questo ed
    era nei modi,  ora ansiosi e inquieti.  Finalmente  stese  la  mano  e
    posandola affettuosamente su quella della vecchia domestica disse:
    - Cara Peggotty, non ti vuoi sposare?
    - Io,  signora?  - le replic Peggotty, spalancando gli occhi. Che Dio
    la benedica, no!
    - Non subito? - le chiese con tenerezza mia madre.
    - Mai! - grid Peggotty.
    Mia madre le prese la mano e disse:
    - Non lasciarmi,  Peggotty.  Resta con me.  Non sar per  tanto  tempo
    forse. Che cosa farei senza di te!
    - Io,  lasciarla,  angelo mio!  - grid Peggotty.  - Nemmeno per tutto
    l'oro del mondo con tutto il resto.  Ma che cosa le  ha  messo  questa
    idea  nella  sua  testina pazzerella?  - Gi un tempo a volte Peggotty
    parlava a mia madre come fosse una bambina.
    Ma mia madre non replic nulla,  disse soltanto che la ringraziava,  
    Peggotty riprese a parlare a modo suo.
    - Io lasciarla? Vorrei vedere se lo faccio. Peggotty che se ne va e la
    abbandona?  Allora  s  che gliele farei vedere!  No,  no,  no-  disse
    Peggotty, scotendo il capo e incrociando le braccia  ma no,  cara lei.
    Non    da  dire  che non ci siano dei gatti che sarebbero contenti di
    vedere che se ne va ma non saranno accontentati.  Tutto il  contrario.
    Io  star con lei finch sar una vecchia matta e bisbetica.  E quando
    sar troppo sorda e troppo zoppa e troppo  cieca  e  troppo  muta  per
    mancanza  di  denti  per  non  servire  pi a nulla,  nemmeno a essere
    sgridata, allora andr dal mio Davy a pregarlo che mi prenda lui.
    - Allora, Peggotty,  - dissi a mia volta - sar felice di vederti e ti
    tratter come una regina.
    -  Benedetto  il  tuo  cuoricino - grid Peggotty - sono sicura che lo
    farai!  - E per ringraziarmi  in  anticipo  della  mia  ospitalit  mi
    abbracci.  Dopo  di  che torn a coprirsi la testa con il grembiule e
    fece un'altra lunga risata alle spalle del signor Barkis. Poi tolse il
    bimbo dalla culla e si mise a cullarlo.  Poi sparecchi la  tavola,  e
    poi ritorn con una cuffia nuova,  la scatola da lavoro, il nastro per
    misurare e il pezzetto di cera, tutto esattamente come un tempo.
    Ci mettemmo a sedere  intorno  al  fuoco  e  si  convers  in  maniera
    deliziosa.  Dissi  quale  maestro  duro  era  il signor Creakle,  e mi
    compassionarono molto. Dissi che tipo magnifico era Steerforth, e come
    mi proteggeva, e Peggotty disse che avrebbe fatto venti miglia a piedi
    pur di vederlo.  Quando il bimbo fu sveglio lo tenni fra le braccia  e
    lo  cullai  con  amore.  Quando  torn  ad addormentarsi mi strinsi al
    fianco di mia madre secondo la mia vecchia abitudine  ormai  da  tanto
    tempo  interrotta,  tenendola  stretta alla vita e appoggiandole sulla
    spalla la guancia rossa, e ancora una volta sentii ricadere su di me i
    suoi bei capelli (pensavo, ricordo,  che erano come ali d'angelo) e mi
    sentii davvero tanto felice.
    Mentre stavo cos a fissare il fuoco,  distinguendo figure nei carboni
    arroventati,  riuscii quasi a credere di non essere mai stato  lontano
    da casa;  che il signore e la signorina Murdstone non erano figure pi
    consistenti di quelle,  e che sarebbero svanite  quando  il  fuoco  si
    fosse  spento,  e  che  di tutti i miei ricordi nulla vi era di reale,
    salvo mia madre, Peggotty e io.
    Peggotty seguit a rammendare una calza finch  la  luce  non  fu  pi
    sufficiente, e allora rimase con la calza infilata sulla mano sinistra
    a  mo'  di  guanto,  pronta  ad accogliere un altro punto a ogni nuovo
    bagliore. Non riesco a immaginare di chi fossero le calze che Peggotty
    seguitava  a  rammendare,   o  di  dove  le  venisse   quella   scorta
    inesauribile  di calze da rammendare.  Mi pare di averla sempre vista,
    fin dalla mia pi tenera infanzia,  occupata in quel  tipo  di  lavoro
    d'ago, e mai nemmeno per caso in alcun altro.
    -  Mi  domando  - disse Peggotty,  che a volte manifestava la pi viva
    curiosit intorno ai pi imprevedibili argomenti - chiss che  cosa  
    successo della prozia di Davy.
    -  Santo  cielo,  Peggotty!  - esclam mia madre,  scotendosi dai suoi
    pensieri. - Che sciocchezze dici!
    - Bene, signora, ma lo vorrei proprio sapere - disse Peggotty.
    - Che cosa ti avr messo in testa una persona come quella? - disse mia
    madre. - Non c' nessun altro al mondo a cui pensare?
    - Io non lo so perch - rispose Peggotty - forse perch sono  stupida,
    ma  la  mia  testa  non  riesce  a  cercare  e scegliere le persone da
    ricordare.  Vengono e vanno,  e non vengono e non vanno,  proprio come
    vogliono. Chiss che cosa  successo di lei!
    - Come sei assurda,  Peggotty!  - ribatt mia madre.  - Si direbbe che
    vorresti una seconda visita da parte sua.
    - Dio ci scampi! - esclam Peggotty.
    - Bene,  e allora,  da brava,  non parlare di cose  tanto  spiacevoli-
    disse mia madre.  - Senza dubbio la signorina Betsey sta rinchiusa nel
    suo villino vicino al mare e vi rester.  In ogni caso non  probabile
    che venga ancora a disturbarci.
    -  No!  -  fece  Peggotty  con  aria  pensosa.  - No,  non  probabile
    affatto... ma chiss se morendo lascerebbe qualcosa a Davy...
    - Santo cielo,  Peggotty!  - replic mia madre.  - Quante  sciocchezze
    dici! E sai bene come si era offesa anche solo venendo a sapere che il
    nostro caro bambino era nato.
    -  Immagino  che forse sarebbe disposta a perdonargli adesso - sugger
    Peggotty.
    - E perch dovrebbe essere disposta a perdonargli  adesso?  -  esclam
    con una certa durezza mia madre.
    - Voglio dire adesso che ha un fratellino - disse Peggotty.
    Mia  madre  scoppi subito in lagrime e disse come osava Peggotty dire
    una cosa simile.
    - Come se questa povera creaturina innocente nella  sua  culla  avesse
    mai fatto del male a te o a chiunque altri,  gelosa che non sei altro!
    - disse.  - Faresti meglio ad andare  a  sposare  il  corriere  signor
    Barkis. Perch non lo sposi?
    -  Se  lo  sposassi  renderei felice la signorina Murdstone - dichiar
    Peggotty.
    - Che brutto carattere hai,  Peggotty!  - ribatt  mia  madre.  -  Sei
    gelosa  della  signorina Murdstone,  pi che sia mai possibile per una
    creatura ridicola come te.  Vorresti  tenere  tu  tutte  le  chiavi  e
    distribuire tu tutte le cose,  immagino. Non mi meraviglierei se fosse
    cos.  Quando sai che lei se ne occupa solo per gentilezza  e  con  le
    migliori intenzioni. Sai che  cos, Peggotty... lo sai bene!
    Peggotty   borbott   fra   i   denti,   e  mi  parve  di  distinguere
    l'esclamazione: - Al diavolo le  buone  intenzioni!  -  e  poi  ancora
    qualcosa  per significare che ve n'erano un po' troppe di quelle buone
    intenzioni.
    - So che cosa vuoi dire,  creatura bisbetica - disse mia madre.-    Ti
    capisco a perfezione, Peggotty. Lo sai che ti capisco, e mi meraviglio
    che  tu non diventi rossa come il fuoco.  Ma una cosa alla volta.  Ora
    parliamo della signorina Murdstone,  Peggotty,  e non ci  scappi.  Non
    l'hai  sentita  dire  tante  e tante volte che lei crede io sia troppo
    distratta e troppo...
    - Carina - sugger Peggotty.
    - Bene - replic mia madre, quasi ridendo - e se lei  cos sciocca da
    dire questo, posso averne colpa io?
    - Nessuno dice che lei ne ha colpa - disse Peggotty.
    - No,  spero davvero di no!  - replic mia madre.  - Non l'hai sentita
    dire  chiss  quante  volte  su  questo  argomento  che  lei  desidera
    risparmiarmi tanti fastidi che non  sono  adatti  per  me,  e  non  so
    davvero  se  io  sono  proprio  adatta  a  loro;  e  non si alza forse
    prestissimo e va continuamente avanti e indietro...  e non fa un  cos
    gran  numero  di  cose  e  non si ficca forse in ogni sorta di luoghi,
    carbonaia e dispensa e non so dove altro,  il che certo non pu essere
    divertente...  e  tu  vuoi  insinuare che in questo non vi sia qualche
    genere di devozione?
    - Io non insinuo un bel niente - disse Peggotty.
    - S,  che lo fai,  Peggotty - ribatt mia madre.  - Non fai altro che
    questo, oltre al tuo lavoro. Fai continue insinuazioni. Ti ci diverti.
    E quando parli delle buone intenzioni della signorina Murdstone...
    - Di queste non ho mai parlato - disse Peggotty.
    - No,  Peggotty,  - disse mia madre - ma hai fatto delle insinuazioni.
    Un momento fa ti dicevo appunto questo.  E  questo    il  peggio.  Tu
    seguiti a insinuare. Te l'ho detto, allora, che ti capivo e vedi che 
    vero.  Quando  parli  delle  buone  intenzioni  del signor Murdstone e
    mostri di disprezzarle (perch non credo che in fondo al cuore  tu  lo
    faccia  davvero,  Peggotty),  devi essere ben convinta come lo sono io
    che sono buone davvero, e che stanno al fondamento di tutto quello che
    fa.  Se sembra che sia stato  un  po'  duro  con  una  certa  persona,
    Peggotty... mi capisci e sono certa che mi capisce anche Davy, che non
    alludo a nessuno dei presenti...  solo perch si sente persuaso che 
    per il vantaggio di questa persona.  E' naturale che a causa di me sia
    affezionato a quella persona e agisca esclusivamente per  il  bene  di
    lei.  Lui  sa  giudicare  la  cosa meglio di me,  perch io so bene di
    essere una creatura debole, leggera e infantile,  mentre lui  un uomo
    fermo,  serio e grave.  E lui si d - disse mia madre, e le scendevano
    sulle guance le lagrime spremute dagli affetti della sua natura -  lui
    si  d  molta  pena  per  me,  e  io  gli  dovrei essere tanto grata e
    sottomessa perfino nei pensieri;  e quando non lo sono,  Peggotty,  mi
    preoccupo  e  mi condanno da me e dubito del mio stesso cuore e non so
    pi che cosa fare.
    Peggotty aveva appoggiato il mento al tallone della calza e fissava in
    silenzio il fuoco.
    - Via,  Peggotty,  - disse mia madre,  mutando tono - non  voglio  che
    litighiamo tra noi perch non potrei sopportarlo. Lo so che sei la mia
    fedele  amica,  l'unica al mondo.  E quando ti dico che sei ridicola o
    bisbetica o altre cose del genere, voglio dire soltanto, Peggotty, che
    sei la mia fedele amica,  lo sei da sempre,  fin da quella sera in cui
    il  signor  Copperfield  mi  port  in  questa casa e tu mi sei venuta
    incontro al cancello.
    Peggotty non tard ad accettare e ratificare quel trattato di amicizia
    dandomi uno dei suoi abbracci migliori.  Credo che sul momento  intuii
    almeno  in  parte il vero significato di questa conversazione,  ma ora
    sono certo che la buona donna l'aveva provocata e vi aveva recitato la
    sua parte solo perch mia madre potesse trarre  conforto  dal  piccolo
    riassunto  di  contraddizioni  che  si  era permessa di esprimere.  Il
    progetto sort l'effetto desiderato perch ricordo che per il resto di
    quel pomeriggio mia madre sembr pi tranquilla e Peggotty  la  scrut
    meno spesso.
    Dopo  avere preso il t,  furono ammucchiati i tizzoni spenti e accese
    le  candele,  e  io  lessi  a  Peggotty  un  capitolo  del  Libro  dei
    Coccodrilli in ricordo dei giorni lontani (se lo trasse di tasca,  non
    so se ve l'avesse conservato per tutto quel tempo),  e poi parlammo di
    Salem  House,  il  che  mi riport al mio soggetto preferito,  che era
    Steerforth.  Eravamo molto felici e mai sparir dalla mia memoria quel
    pomeriggio,  l'ultimo del suo genere,  destinato a chiudere per sempre
    un capitolo della mia vita.
    Erano quasi le dieci di sera quando sentimmo un  suono  di  ruote.  Ci
    alzammo immediatamente e mia madre mi disse in fretta che essendo cos
    tardi,  e poich il signore e la signorina Murdstone ritenevano giusto
    che i giovani si coricassero presto,  era forse meglio che  andassi  a
    letto.  La baciai e salii subito di sopra con la mia candela prima che
    entrassero. E mentre mi avvicinavo alla camera in cui ero stato tenuto
    prigioniero,  mi parve che portassero in casa con loro  un  soffio  di
    aria  gelida che spazzava via come una piuma le mie vecchie sensazioni
    familiari.
    Al momento di scendere a colazione al mattino mi  sentivo  a  disagio,
    perch non avevo pi visto il signor Murdstone dal giorno in cui avevo
    commesso   quel   terribile  delitto.   Tuttavia  non  potevo  evitare
    l'incontro,  e dopo due o tre false partenze e altrettanti ritorni  in
    punta  di piedi nella mia camera finii per scendere e mi presentai nel
    salotto.
    Egli stava in piedi e dava le spalle al  fuoco,  mentre  la  signorina
    Murdstone preparava il t. Quando entrai mi guard fissamente ma senza
    dare alcun segno di riconoscermi.
    Mi avvicinai a lui e dopo un momento di imbarazzo dissi: - Signore, le
    domando perdono. Mi rincresce molto di quello che ho fatto e spero che
    mi perdoner.
    - Sono lieto, David, di sentire che sei pentito.
    La  mano  che  mi  diede  era  quella  che gli avevo morso.  Non potei
    trattenermi dal posare l'occhio per un istante su  una  macchia  rossa
    che  vi scorsi,  ma era molto meno accesa del rossore che mi sal alle
    guance quando alzai gli sguardi sulla sua espressione sinistra.
    - Come sta, signora? - dissi alla signorina Murdstone.
    - Ah,  povera me!  - sospir la  signorina  Murdstone,  porgendomi  da
    stringere  invece  delle dita il cucchiaino della scatola di t.  - Le
    vacanze quanto durano?
    - Un mese, signora.
    - A partire da quando?
    - Da oggi, signora.
    - Oh! - esclam la signorina Murdstone. - Allora un giorno di meno.
    Tenne a questo modo  il  calendario  delle  vacanze,  e  ogni  mattina
    cancellava un giorno sempre a quel modo.  Lo fece in tono tetro fino a
    contare dieci giorni,  ma quando arriv sotto alle due cifre si mostr
    pi fiduciosa, e col passare del tempo divent quasi gaia.
    Fu  proprio  il  primo  giorno che ebbi la sfortuna di gettarla in uno
    stato  di  violenta  costernazione,  sebbene  in  genere  non  andasse
    soggetta  a  tali  debolezze.  Entrai  nella stanza dove stava con mia
    madre,  e il bimbo (che aveva solo qualche settimana) era in grembo  a
    mia madre: lo presi con delicatezza fra le braccia.  All'improvviso la
    signorina Murdstone lanci un tale urlo che per poco non  lo  lasciavo
    cadere.
    - Mia cara Jane! - disse mia madre.
    - Santo cielo, Clara, non vedi? - esclam la signorina Murdstone.
    - Se ho visto che cosa, mia cara Jane? - disse mia madre. - Dove?
    - L'ha preso! - grid la signorina Murdstone. - Il ragazzo ha preso il
    bambino.
    Era  quasi  paralizzata  dall'orrore,  ma  si  fece animo per balzarmi
    contro e togliermelo di braccio. Poi si sent mancare, stava malissimo
    e dovettero farle bere dell'acquavite di ciliegie.  Non appena  si  fu
    ristabilita  mi proib solennemente di toccare mio fratello per nessun
    motivo al mondo;  e la mia povera madre (vidi bene che era di opinione
    contraria)  conferm  con  dolcezza  il  divieto  dicendo: - Hai senza
    dubbio ragione, mia cara Jane.
    Un'altra volta, quando eravamo ancora insieme noi tre, lo stesso bimbo
    tanto caro (e mi era davvero carissimo per amore di nostra  madre)  fu
    la  causa  innocente  di  una sfuriata della signorina Murdstone.  Mia
    madre lo teneva sulle ginocchia  e  gli  stava  guardando  gli  occhi;
    disse:
    - Davy, vieni qui! - e volle vedere i miei.
    Vidi che la signorina Murdstone deponeva le sue perline.
    -  Sono  sicura  -  disse  con  dolcezza  mia madre - che sono proprio
    identici.  Immagino che siano i miei.  Credo che abbiano il colore dei
    miei. Si rassomigliano in maniera straordinaria.
    - Di che cosa stai parlando, Clara? - disse la signorina Murdstone.
    - Mia cara Jane - disse esitante mia madre, un po' intimidita dal tono
    aspro di quella domanda. - Trovo che gli occhi del bambino e quelli di
    Davy sono proprio identici.
    -  Clara!   -  disse  la  signorina  Murdstone,   levandosi  in  piedi
    incollerita. - Certe volte sei proprio sciocca.
    - Mia cara Jane - protest mia madre.
    - Una vera sciocca - ripet la signorina Murdstone. - Chi altri se non
    una come te potrebbe mettere a confronto il figlio di mio fratello con
    il  tuo  ragazzo?  Non  si  rassomigliano  affatto.  Sono  decisamente
    diversi. Sono estremamente differenti sotto ogni riguardo. E spero che
    seguiteranno  a  esserlo.  Non  voglio  rimanere  qui  a  sentir  fare
    confronti del genere!  - Dopo di che usc a grandi passi dalla stanza,
    facendo sbattere l'uscio.
    Insomma  non ero nelle simpatie della signorina Murdstone.  Insomma in
    casa nessuno mi teneva in simpatia,  nemmeno io stesso;  poich coloro
    che  mi  volevano  bene non lo potevano dimostrare e quelli che non mi
    volevano bene lo  dimostravano  con  tale  evidenza  da  obbligarmi  a
    credere di essere sempre impacciato, goffo e sciocco.
    Sentivo anche di procurare loro lo stesso disagio in cui mettevano me.
    Se entravo nella stanza dove si trovavano a chiacchierare, e mia madre
    sembrava  allegra,  un'ombra  ansiosa  le  calava sul viso nel momento
    stesso in cui mi vedeva.  Se il signor Murdstone  era  del  suo  umore
    migliore,  glielo rovinavo. E se la signorina Murdstone era di pessimo
    umore,  riuscivo a peggiorarglielo.  Avevo sufficiente intuizione  per
    capire che la vittima era sempre mia madre; aveva timore di parlarmi o
    di  mostrarsi  gentile  con  me  per  non rischiare di offenderli cos
    facendo e dover poi ricevere una ramanzina,  ma  non  solo  temeva  di
    offenderli lei stessa,  temeva inoltre che li offendessi io,  e appena
    osavo muovermi guardava ansiosa la loro espressione.  Decisi quindi di
    tenermi  alla  larga  da  tutti quanto pi potevo,  e tante volte udii
    battere ripetutamente le ore di quei giorni invernali,  tutto ravvolto
    nel  cappotto  pesante,  seduto  sul  letto  della  mia camera triste,
    immerso nella lettura di qualche libro.
    A volte la sera andavo a sedermi in cucina con Peggotty.  Con  lei  mi
    sentivo  a mio agio,  non avevo paura di essere me stesso.  Ma nessuna
    delle mie  due  occupazioni  preferite  venne  approvata  in  salotto.
    L'umore tormentato che vi dominava tendeva a ostacolarle entrambe. Ero
    ancora  destinato  a  servire  per  allenare  la  mia povera mamma,  e
    rappresentando uno dei suoi guai, non mi era concesso di assentarmi.
    - David!  - disse un giorno il signor Murdstone  dopo  pranzo,  mentre
    stavo  come  al  solito per uscire dalla stanza.  - Mi rincresce dover
    osservare che hai un carattere scontroso.
    - Cupo come un orso! - disse la signorina Murdstone.
    Mi fermai e abbassai la testa.
    -  Ecco,   David,   -  disse  il  signor  Murdstone  -  un   carattere
    ostinatamente scontroso  il peggiore di tutti.
    - E il carattere del ragazzo  il pi scontroso di tutti quelli che ho
    conosciuti - osserv la sorella - il pi ostinato e cocciuto. Mia cara
    Clara, penso che te ne sarai accorta anche tu, vero?
    -  Scusami,  cara  Jane,  - disse mia madre - ma sei proprio sicura...
    certo mi perdonerai se te lo dico,  mia  cara  Jane,  ma  sei  proprio
    sicura di avere capito Davy?
    - Mi vergognerei parecchio,  Clara, - replic la signorina Murdstone -
    se non fossi in grado di capire  questo  ragazzo,  o  qualsiasi  altro
    ragazzo.  Non  pretendo di essere molto profonda,  ma ho il diritto di
    dire che non mi manca il buon senso.
    - Senza dubbio,  mia cara Jane,  - disse mia madre - la tua  forza  di
    comprensione  grande.
    - Oh,  povera me, no! Ti prego di non dir questo, Clara! - protest la
    signorina Murdstone con irritazione.
    - Ma sono sicura che  cos - insistette mia madre.  - Lo sanno tutti.
    Ne   approfitto   io   stessa   in  tanti  modi...   o  almeno  dovrei
    approfittarne...  cos che nessuno pi di me pu esserne pi convinto;
    appunto  per questo parlo con tanta esitazione,  t'assicuro,  mia cara
    Jane.
    - Diciamo pure  che  non  capisco  il  ragazzo,  Clara  -  replic  la
    signorina Murdstone, aggiustandosi ai polsi i suoi piccoli ferri. - Se
    ti fa piacere,  diciamo che non lo capisco affatto. E' troppo profondo
    per me.  Ma forse  la  forza  di  penetrazione  di  mio  fratello  gli
    permetter di sondare almeno un poco il suo carattere. E credo appunto
    che mio fratello stesse trattando questo argomento quando... non molto
    educatamente, l'abbiamo interrotto.
    -  Io  ritengo,  Clara,  -  disse il signor Murdstone con tono di voce
    basso e grave - che in una questione del genere vi potranno essere dei
    giudici migliori e pi imparziali di te.
    - Edward,  - gli rispose timidamente mia madre - in tutte le questioni
    tu  sei  un  giudice  molto  migliore di quanto io pretenda di essere.
    Siete migliori giudici sia tu, sia Jane. Dicevo soltanto...
    - Dicevi soltanto qualcosa di meschino e sconveniente - egli  ribatt.
    - Cerca di non farlo pi, mia cara Clara: cerca di sorvegliarti.
    Mia madre mosse le labbra come se dicesse: - S,  mio caro Edward - ma
    con la voce non disse nulla.
    - David, - disse il signor Murdstone, volgendo rigidamente verso di me
    la testa e gli occhi  -  mi  rincresce  avere  osservato  che  hai  un
    carattere  scontroso.  Non    un  carattere al quale io permetter di
    svilupparsi sotto i miei occhi senza fare uno sforzo per  migliorarlo.
    Signorino,  devi  cercare  di  cambiarlo.  E  noi  dobbiamo cercare di
    fartelo cambiare.
    - Le chiedo scusa, signore,  - balbettai - ma da quando sono tornato a
    casa ho cercato di non essere mai scontroso.
    - Non rifugiarti dietro a una menzogna,  signorino!  - ribatt con una
    tale violenza che vidi mia madre stendere istintivamente la  mano  che
    le  tremava  come per interporsi fra noi.  - Per la tua scontrosit ti
    sei rinchiuso nella tua camera.  Vi sei rimasto quando avresti  dovuto
    essere qui.  Ora sai una volta per tutte che esigo la tua presenza qui
    e non l.  Esigo inoltre che qui tu ti comporti con obbedienza.  Tu mi
    conosci, David. Voglio che sia cos.
    La signorina Murdstone fece udire un risolino rauco.
    -  Esigo  un  comportamento  docile,  rispettoso e pronto verso di me-
    continu - e verso Jane Murdstone, e verso tua madre. Non permetto che
    si rifugga da questa stanza come se fosse infetta in forza  della  tua
    infantile volont. Siedi.
    Lanci l'ordine come a un cane, e come un cane ubbidii.
    -  Un'altra cosa - disse.  - Ho notato che hai un attaccamento per una
    compagnia  bassa  e  volgare.   Non  devi  stare  in  compagnia  delle
    domestiche. La cucina non ti pu recare alcuno dei tanti miglioramenti
    di  cui  hai bisogno.  Della donna che ti spalleggia non dir nulla...
    dato che tu, Clara, - seguit rivolto a mia madre con voce meno alta -
    in forza di  vecchi  ricordi  e  antiche  fantasie  hai  per  lei  una
    debolezza che non  ancora vinta.
    -   Una  cosa  assolutamente  incredibile!   -  esclam  la  signorina
    Murdstone.
    - Dico soltanto - riprese rivolgendosi a me - che  disapprovo  la  tua
    abitudine  di  gradire la compagnia della signora Peggotty,  e che ci
    deve cessare.  Ora,  David,  mi hai capito  e  sai  quali  saranno  le
    conseguenze se mancherai di ubbidire alla lettera.
    Lo  sapevo bene,  e per quanto si riferiva a mia madre forse meglio di
    quanto lui immaginasse,  e ubbidii alla lettera.  Non mi  ritirai  pi
    nella mia camera; non mi rifugiai pi da Peggotty; rimasi ad annoiarmi
    un giorno dopo l'altro nel salotto,  aspettando ansiosamente la sera e
    l'ora di andare a letto.
    Non so dire quale dura costrizione subissi,  dovendo stare seduto  per
    ore nella stessa posizione,  senza muovere braccio n gamba nel timore
    che la signorina Murdstone si lamentasse della mia irrequietezza (come
    faceva con il minimo pretesto) e senza muovere gli occhi per paura che
    essa cogliesse qualche mio sguardo di antipatia o di curiosit che  le
    avrebbe  offerto  nuovo motivo di lamentarsi di me!  Non so dire quale
    insopportabile  noia  fosse  per  me  stare  seduto  ad  ascoltare  il
    ticchettio della pendola, a osservare le perline di lucido acciaio che
    la  signorina  Murdstone  infilava;  e  chiedermi  quando  si  sarebbe
    finalmente maritata,  e in tal caso con quale  infelice  individuo;  a
    contare  i riquadri dell'ornato sulla mensola del caminetto,  a vagare
    con gli occhi al soffitto e tra le arricciature  e  le  spirali  della
    tappezzeria sulle pareti!
    Quali  passeggiate facevo tutto solo per sentieri fangosi nelle brutte
    giornate d'inverno,  portando con  me  dappertutto  quel  salotto  con
    dentro  il  signore e la signorina Murdstone: carico mostruoso che ero
    costretto a reggere,  incubo diurno che non avevo  la  possibilit  di
    interrompere, peso che mi opprimeva lo spirito rendendolo ottuso!
    Quali  pasti  consumai  in  un  silenzio  imbarazzato,  sempre  con la
    sensazione che a tavola vi fossero delle posate di troppo,  le mie  un
    appetito in eccedenza, il mio; piatto e sedia in pi, i miei, qualcuno
    di troppo, che ero io!
    Quali  sere,  quelle,  quando  venivano  portate  le candele,  e ci si
    aspettava che io mi occupassi in qualche modo,  e  non  osavo  leggere
    nulla di piacevole,  ma mi immergevo in qualche trattato di aritmetica
    duro per il cervello e ancora pi duro per il cuore;  quando le tavole
    dei  pesi  e  delle  misure  si camuffavano da melodie quali il "Regna
    Britannia!" o "Addio Malinconia",  e non volevano adattarsi  a  venire
    studiate,  ma  si ostinavano a farmi faticare a vuoto,  entrando nella
    mia  disgraziata  testa  da  un  orecchio  solo  per  uscirne   subito
    dall'altro!
    A quanti sbadigli e sonnellini cedevo nonostante la mia buona volont;
    e con quali sussulti mi riscotevo dall'assopimento dissimulato; quante
    risposte non ricevetti mai alle poche osservazioni che osavo proporre;
    come  mi  pareva  di  essere  un puro vuoto a cui nessuno badava e che
    tuttavia  disturbava  tutti;   con  quale  penoso  sollievo  udivo  la
    signorina  Murdstone  accogliere  il  primo colpo delle nove di sera e
    ordinarmi di andare a letto!
    Cos consumai le vacanze fino al mattino in cui la signorina Murdstone
    disse: - E' arrivato l'ultimo giorno!  - e mi vers l'ultima tazza  di
    t del mio soggiorno a casa.
    Non  mi rincresceva di ripartire.  Ero caduto in uno stato di inerzia,
    ma ne stavo  uscendo  un  poco,  e  desideravo  ansiosamente  rivedere
    Steerforth,  anche  se  dietro  a lui incombeva la presenza del signor
    Creakle.  Ancora una volta il signor Barkis si ferm  al  cancello,  e
    ancora  una  volta la signorina Murdstone fece sentire il suo richiamo
    ammonitore: - Clara!  - quando mia madre si chin su di me  per  dirmi
    addio.
    9 - HO UNA MEMORABILE FESTA DI COMPLEANNO.

    La baciai, e baciai il mio fratellino, e allora provai un gran dolore,
    ma  non  mi  dispiaceva partire perch vi era tra noi un abisso,  e la
    separazione era stata ogni giorno fra noi.  E non  tanto  l'abbraccio
    che mi diede a vivere per sempre nella mia memoria,  sebbene sia stato
    pi che mai fervido, quanto piuttosto ci che segu all'abbraccio.
    Ero sul carro del corriere quando la udii che  mi  chiamava.  Guardai.
    Era  lei  sola  al  cancello e sollevava tra le braccia il bambino per
    farmelo vedere.  Faceva freddo e non tirava un filo di vento;  non  si
    moveva un solo capello del suo capo,  n una piega della veste,  e lei
    mi fissava intensamente, sollevando in alto il suo bambino.
    Cos l'ho perduta.  Cos la vidi poi nei sogni in  collegio,  presenza
    silenziosa  accanto  al  mio  letto,  che  mi  guardava  con la stessa
    espressione intensa, e teneva sollevato fra le braccia il suo bambino.
    Non dir nulla di quanto avvenne in collegio  prima  della  ricorrenza
    del  mio  compleanno  che   in marzo.  Non ricordo nulla,  tranne che
    Steerforth era pi che mai ammirato.  Sarebbe partito  alla  fine  del
    semestre,  se  non  prima,  e  ai  miei  occhi era sempre pi vivace e
    indipendente, e quindi ancora pi affascinante,  ma oltre a questo non
    ricordo  nulla.  Il grande ricordo,  da cui quel tempo  segnato nella
    mia memoria,  pare abbia cancellato ogni ricordo  minore  ed  esistere
    come fatto unico.
    Mi riesce anche difficile credere che tra il mio ritorno a Salem House
    e  la  ricorrenza del mio compleanno vi sia stato un intervallo di due
    interi mesi.  Non posso se non rendermi conto del fatto perch so  che
    la  realt era questa,  altrimenti dovrei pensare che non vi sia stato
    alcun  intervallo  e  che  il  secondo  evento   si   sia   sostituito
    immediatamente al primo.
    Come  ricordo  bene  quel  giorno!  Sento  ancora l'odore della nebbia
    incombente, e attraverso la nebbia distinguo appena la brina;  sento i
    capelli umidi che mi si appiccicano sulle guance guardo la prospettiva
    semibuia  dell'aula con qualche candela gocciolante qui e l che cerca
    di illuminare il mattino nebbioso,  e l'alito dei ragazzi che si  leva
    come  fumo nel freddo intenso,  mentre soffiano sulle dita e battono i
    piedi sul pavimento.
    Avevamo appena fatto  colazione,  avevamo  appena  lasciato  il  campo
    giochi, quando entr il signor Sharp e disse:
    - David Copperfield in parlatorio.
    Mi  aspettavo  un canestro di Peggotty e l'ordine mi rallegr.  Alcuni
    dei ragazzi pi vicini si raccomandarono che non li dimenticassi nella
    distribuzione  delle  buone  cose  da  mangiare,   e  intanto   uscivo
    rapidamente dal mio posto.
    - Non c' fretta, David - disse il signor Sharp. - C' tempo, ragazzo,
    non avere fretta.
    Se  avessi riflettuto sul tono commosso con cui aveva parlato mi sarei
    sorpreso, ma me ne accorsi solo quando vi ripensai. Corsi nel salotto,
    vi trovai il signor Creakle seduto a colazione con davanti la canna  e
    il giornale,  e la signora Creakle con in mano una lettera aperta.  Ma
    non vi era il canestro.
    - David Copperfield - mi disse la signora Creakle,  conducendomi verso
    un  divano  e  sedendo  vicino  a  me.  -  Voglio  parlarti  molto  in
    confidenza. Ho qualcosa da dirti, figliolo.
    Il signor Creakle, al quale naturalmente rivolsi lo sguardo, scosse la
    testa senza guardarmi e interruppe un sospiro con un grosso  pezzo  di
    pane tostato imburrato.
    -  Sei  troppo  giovane  per  sapere come ogni giorno il mondo cambia-
    disse la signora Creakle - e come la gente scompare  dalla  terra.  Ma
    tutti lo dobbiamo apprendere,  David; alcuni lo apprendono da giovani,
    altri da vecchi, altri ancora in ogni periodo della vita.
    La guardai ansioso.
    - Quando sei partito da casa alla  fine  delle  vacanze,  -  disse  la
    signora Creakle dopo una pausa - stavano tutti bene? - e dopo un'altra
    pausa: - La tua mamma stava bene di salute?
    Cominciai  a  tremare  senza  capire  chiaramente per quale motivo,  e
    seguitai a fissarla con ansia senza tentare di rispondere.
    - Perch - disse - mi rincresce dirti che stamattina ho saputo che  la
    tua mamma  molto malata.
    Una  nebbia  cal tra me e la signora Creakle,  che per un attimo vidi
    quasi oscillare al di l di essa. Poi sentii il bruciore delle lagrime
    che mi cadevano sulle guance,  e la figura della signora Creakle torn
    ferma.
    - E' malata molto gravemente - aggiunse.
    Ora compresi tutto.
    -  E' morta.
    Non  era necessario che me lo dicesse.  Ero gi scoppiato in un pianto
    dirotto, mi sentivo orfano e solo al mondo.
    La signora fu molto buona con me.  Mi tenne con s tutto il giorno,  e
    in  qualche  momento  mi  lasciava solo;  piansi fino ad addormentarmi
    esausto;  mi svegliai e  tornai  a  piangere.  Quando  non  potei  pi
    piangere,  cominciai a riflettere,  e allora mi sentii il petto ancora
    pi oppresso,  e il dolore era una  pena  cupa  senza  possibilit  di
    sollievo.
    Tuttavia  i  miei  pensieri  erano  incerti,  non  si  fissavano sulla
    calamit che mi pesava sul cuore, ma vi indugiavano vagamente intorno.
    Pensai alla nostra casa tutta chiusa e silenziosa.  Pensai al  bambino
    che,  mi  disse  la  signora  Creakle,  era  malato da qualche tempo e
    credevano sarebbe morto anch'egli.  Pensai alla tomba di mio padre nel
    cimitero  accanto  alla  nostra  casa,  e  a  mia  madre sepolta sotto
    l'albero che  conoscevo  tanto  bene.  Rimasto  solo,  montai  su  una
    seggiola  e  mi  guardai  allo  specchio per vedere se avevo gli occhi
    rossi e il viso addolorato.  Trascorse alcune ore mi chiesi se adesso,
    come sembrava,  le lagrime avevano quasi finito di sgorgare,  che cosa
    mi avrebbe  pi  commosso  riguardo  alla  mia  perdita  quando  fossi
    arrivato vicino a casa...  Perch sarei andato a casa per il funerale.
    Mi rendo conto di avere pensato che una dignit nuova  mi  distingueva
    dagli altri ragazzi, che per il mio lutto ero diventato importante.
    Se  vi    mai stato un figlio giovanissimo colpito da sincero dolore,
    quello  sono  stato  io,  ma  ricordo  che,   mentre  quel  pomeriggio
    passeggiavo  nel  cortile  quando gli altri stavano in classe,  quella
    importanza era per  me  una  specie  di  soddisfazione.  Vidi  che  mi
    guardavano dalle finestre, e allora avvertii la mia distinzione, presi
    un'aria  pi malinconica e camminai pi lentamente.  Quando al termine
    delle lezioni uscirono e vennero a parlarmi fui abbastanza soddisfatto
    di me stesso dato che non mi comportavo con orgoglio verso nessuno  di
    loro, e li trattavo tutti esattamente come prima.
    Sarei  partito la sera dopo,  non con la diligenza postale,  ma con la
    grossa vettura notturna che veniva chiamata la "Fattoria" perch usata
    soprattutto dai contadini che compivano brevi viaggi  tra  le  fermate
    intermedie.  Quella  sera  non  feci la solita narrazione,  e Traddles
    insistette per prestarmi il suo  guanciale.  Non  so  quale  vantaggio
    pensava che mi potesse recare, dato che avevo gi il mio, ma non aveva
    nient'altro  da darmi,  poverino,  salvo un foglio di carta da lettere
    coperto di scheletri,  e  questo  me  lo  offerse  nel  momento  della
    partenza  per conforto al mio dolore,  e come contributo alla pace del
    mio spirito.
    Lasciai Salem House  il  pomeriggio  seguente.  Ero  ben  lontano  dal
    credere  che partivo per non pi ritornare.  Viaggiammo lentamente per
    l'intera notte e non si arriv a Yarmouth prima delle nove o dieci del
    mattino.  Mi guardai intorno cercando il signor Barkis,  ma non c'era;
    al suo posto un vecchietto vestito di nero,  grasso e col fiato corto,
    con piccoli nodi di nastro scolorito al ginocchio dei  calzoni  corti,
    calze  nere  e  cappello  a  larga tesa,  che si avvicin soffiando al
    finestrino della vettura e disse:
    - Il signorino Copperfield?
    - S, signore.
    - Venga con me, per favore, signorino, - disse, aprendo lo sportello -
    e avr il piacere di condurla a casa.
    Misi la mano nella sua e ci incamminammo in una via stretta  verso  un
    negozio  sul  quale  la  scritta  diceva: Omer,  Tappezziere,  Sarto,
    Merciaio,  Pompe  Funebri,  eccetera.   Era  un  ambiente  angusto  e
    soffocante,   colmo   di   ogni  genere  di  indumenti,   fatti  e  da
    confezionare,  compresa una vetrina piena di cappelli di castoro e  di
    cuffie. Entrammo nel piccolo retrobottega dove tre donne giovani erano
    intente  a  cucire  una  grande quantit di stoffa nera ammonticchiata
    sulla tavola,  con ritagli della stessa sparsi su tutto il  pavimento.
    Nella  stanza  vi  era un buon fuoco e un odore da mozzare il fiato di
    crespo nero riscaldato.  Allora non sapevo che cosa fosse quell'odore,
    ora lo so.
    Le  tre  giovani  donne,  che  sembravano  molto  laboriose e allegre,
    alzarono la testa per guardarmi,  e subito ripresero a lavorare: cuci,
    cuci,  cuci. Nello stesso tempo da un laboratorio, che si vedeva dalla
    finestra in fondo a un piccolo cortile,  veniva il suono regolare  del
    martello  che  teneva  un suo ritmo cadenzato e senza varianti: - Rat-
    tat-tat, rat-tat-tat, rat-tat-tat.
    - Bene, Minnie,  - disse il mio accompagnatore a una delle tre giovani
    - come va avanti il lavoro?
    -  Saremo  pronte  per  l'ora della prova - rispose allegramente senza
    alzare gli occhi. - Non aver paura, babbo.
    Il signor Omer si tolse il cappello dalla falda molto  larga,  sedette
    sbuffando. Era tanto grasso che dovette ansimare un po' di tempo prima
    di riuscire a dire:
    - Va bene.
    - Babbo!  - esclam scherzosamente Minnie.  - Stai diventando una vera
    foca!
    - Bene, mia cara,  non so proprio come sia - le rispose,  e dopo avere
    riflettuto aggiunse: - E' abbastanza vero.
    -  Vedi,  sei un uomo tanto pacifico - disse Minnie - e prendi le cose
    cos con calma.
    - Mia cara,   inutile prenderle in maniera diversa - disse il  signor
    Omer.
    - No, davvero - approv la figlia. - Qui, grazie al cielo, siamo tutti
    abbastanza allegri! Non  vero, babbo?
    - Lo spero bene,  mia cara! - disse il signor Omer. - E siccome adesso
    ho ripreso fiato,  penso che prender  le  misure  di  questo  giovane
    studente. Signorino Copperfield, vuole passare nel negozio?
    Dietro  suo  invito  precedetti  il signor Omer,  il quale dopo avermi
    mostrato un rotolo di stoffa che dichiar essere extra super e  troppo
    buona per un lutto che non fosse per i genitori, mi prese varie misure
    e  le  annot  in  un  quaderno.  E  mentre  scriveva  richiam la mia
    attenzione sulla sua mercanzia e  su  certe  mode  che,  disse,  erano
    appena venute su e su altre che, disse, erano appena andate gi.
    -  E per queste cose - disse il signor Omer - noi perdiamo molte volte
    dei veri capitali. Ma le mode sono come gli esseri umani.  Vengono,  e
    nessuno sa quando,  perch e come,  e poi vanno,  e nessuno sa quando,
    perch e come. Secondo me,  a guardar bene,  ogni cosa da questo punto
    di vista  come la vita.
    Ero  troppo  triste per desiderare di dibattere l'argomento,  il quale
    anche in circostanze diverse sarebbe stato al di l della mia portata;
    il signor Omer mi ricondusse nel retrobottega, respirando con fatica a
    ogni passo.
    Poi grid gi per una scaletta ripidissima nascosta dietro a un uscio:
    - Porta su quel t con il pane  e  burro!  -  e  dopo  qualche  tempo,
    durante  il  quale  rimasi  seduto a guardarmi intorno e a riflettere,
    ascoltando il rumore del cucito dentro la stanza e il motivo  intonato
    a colpi di martello in fondo al cortile,  comparvero il t e il pane e
    burro su un vassoio, e risult che erano destinati a me.
    -  Io  la  conosco,  mio  giovane  amico,  -  disse  il  signor  Omer,
    osservandomi  per  qualche minuto,  mentre non facevo molto onore alla
    colazione perch tutto quel nero mi toglieva l'appetito -  la  conosco
    da molto tempo.
    - Davvero, signore?
    -  Dalla  sua  nascita - disse il signor Omer - e potrei dire anche da
    prima.  Ho conosciuto prima di lei suo padre.  Misurava cinque  piedi,
    nove pollici e mezzo, e giace in venticinque piedi di terra.
    -  Rat-tat-tat,  rat-tat-tat,  rat-tat-tat - cos il suono in fondo al
    cortile.
    - Giace in venticinque piedi di terreno,  anche se ne occupa solo  una
    parte  -  disse  amabilmente il signor Omer.  - L'ordine venne da lui,
    oppure da lei, non ricordo bene.
    - Signore,  lei sa come stia  di  salute  il  mio  fratellino?  -  gli
    domandai.
    Il signor Omer scosse la testa.
    - Rat-tat-tat, rat-tat-tat, rat-tat-tat.
    - E in braccio a sua madre - disse.
    - Oh, poverino! E' morto?
    -  Non  se la prenda tanto,  se pu - disse il signor Omer.  - S,  il
    bambino  morto.
    A queste notizie le mie ferite si  riaprirono.  Lasciai  la  colazione
    quasi  intatta  e andai in un angolo di quella stanzetta ad appoggiare
    la testa su un altro tavolino,  che Minnie si affrett a liberare  nel
    timore  che  rovinassi  con  le  lagrime  i  panni  a  lutto che vi si
    trovavano.  Era una ragazza graziosa e  gentile,  e  con  una  pietosa
    carezza  leggera  mi liber gli occhi dai capelli,  ma era contenta di
    avere quasi portato a termine il suo lavoro,  e di  essere  pronta  in
    tempo, ed era tanto diversa da me!
    Poco  dopo  cess  la  sinfonia del martello,  e un giovanotto allegro
    attravers il cortile  ed  entr  nella  stanza.  Teneva  in  mano  un
    martello,  aveva  fra  le  labbra  tanti  piccoli chiodi,  che dovette
    togliersi prima di poter parlare.
    - Bene, Joram! - disse il signor Omer. - Il tuo lavoro come va?
    - Bene, signore - disse Joram. - Ho finito!
    Minnie arross leggermente e le altre due ragazze sorrisero tra loro.
    - Ma come!  Allora hai lavorato ieri sera a lume di candela mentre  io
    stavo  al  circolo.  E' cos?   - disse il signor Omer,  strizzando un
    occhio.
    - S - disse Joram - perch lei ha detto che se fosse  finito  avremmo
    poi fatto una piccola gita, partendo insieme, Minnie e io... e lei.
    - Oh, credevo che mi avreste lasciato del tutto da parte! - esclam il
    signor Omer, e rise finch gli venne da tossire.
    - Perch lei ha avuto la bont di dire questo - riprese il giovane - e
    allora,  vede bene,  mi ci sono messo di buona volont. Vuole venire a
    vedere, signore?
    - Sicuro - rispose alzandosi il signor Omer - caro mio!  - Si ferm  e
    si volse verso di me: - Vorrebbe forse vedere...
    - No, babbo! - s'interpose Minnie.
    -  Pensavo che gli potesse fare piacere,  mia cara!  - disse il signor
    Omer. - Ma forse hai ragione.
    Non so dire come compresi che era la bara della mia cara,  cara mamma,
    che  andavano  a  vedere.  Per quanto ne so,  non ne avevo mai sentito
    fabbricare nessuna,  non ne avevo nemmeno  vista  nessuna,  ma  mentre
    ascoltavo quel rumore,  mi venne in mente che cos'era,  e quando entr
    il giovanotto, sono certo che sapevo che cosa aveva fatto.
    Essendo adesso finito il lavoro, le due ragazze, delle quali non avevo
    afferrato il nome,  si scossero dalle vesti  i  ritagli  e  i  fili  e
    passarono  nel  negozio  per metterlo in ordine e attendere i clienti.
    Minnie rimase a piegare ci che avevano fatto e a riporre tutto in due
    ceste.  Lo fece stando in ginocchio e cantarellando un motivo  allegro
    per tutto il tempo che dur quella occupazione.  Entr Joram,  che ero
    sicuro fosse il suo innamorato,  e le rub un bacio mentre era intenta
    al lavoro (a me non mostr di badare affatto);  le disse che suo padre
    era uscito a prendere la carrozza,  lui doveva correre  a  prepararsi.
    Torn  a uscire e allora ella si ficc in tasca il ditale e le forbici
    e punt con cura sul petto dell'abito un ago con la sua  agugliata  di
    filo  nero;  quindi  si  aggiust  il  mantello  per uscire davanti al
    piccolo specchio appeso dietro la porta,  nel quale vidi  riflesso  il
    suo viso allegro.
    Tutto  questo  notai,  seduto  al  tavolino  d'angolo,  con la guancia
    appoggiata sulla mano,  e i pensieri  che  correvano  verso  cose  ben
    diverse.  Presto  la carrozza venne a fermarsi di fronte alla bottega,
    per primi furono caricati i canestri,  poi io,  quindi seguirono  quei
    tre.  Me  la  ricordo come qualcosa di mezzo tra il carro e il furgone
    per trasporto di pianoforti,  dipinta in colore scuro,  tirata  da  un
    cavallo  nero  con  la coda lunga.  Vi era spazio abbondante per tutti
    noi.
    Non credo di avere  sperimentato  in  tutta  la  vita  una  sensazione
    altrettanto  strana  (forse  ora sono pi saggio) di quella che provai
    trovandomi con quelle persone,  ricordando di quale  lavoro  si  erano
    occupati,  e  vedendo  che  ora  godevano  di quella gita.  Non ero in
    collera con loro;  piuttosto mi pareva di doverli temere,  come se  mi
    trovassi  abbandonato  fra  delle  creature  con cui la mia natura non
    aveva nulla in comune. Erano molto allegri.  Il vecchio sedeva davanti
    per  guidare;  i  due  giovani stavano dietro a lui,  e ogni volta che
    rivolgeva loro la parola si sporgevano in avanti,  l'uno da un lato  e
    l'altra dall'altro del suo viso rubicondo, e si vedeva che lo tenevano
    in gran conto.  Avrebbero parlato anche con me, se non mi fossi tirato
    indietro,  rimanendo tutto triste nel mio angolo;  spaventato dai loro
    trasporti  amorosi  e dalla loro ilarit,  sebbene non fosse per nulla
    rumorosa,  e mi chiedevo come mai non venissero  colpiti  dal  castigo
    celeste per la loro durezza di cuore.
    Cos quando si fermarono per dare la biada al cavallo,  e mangiarono e
    bevvero e si divertirono,  non riuscii a toccare nulla di quanto  essi
    gustavano,  e non ruppi il mio digiuno. Cos quando fummo davanti alla
    casa, scivolai pi in fretta che potei gi dietro alla vettura per non
    trovarmi in loro compagnia davanti a quelle solenni  finestre  che  mi
    guardavano  senza  luce  come  occhi  un  tempo luminosi e ora spenti.
    Com'era stato inutile che mi  chiedessi  che  cosa  mi  avrebbe  fatto
    piangere quando fossi tornato a casa...  quando vidi la finestra della
    camera di mia madre,  e accanto quella che  nei  giorni  migliori  era
    stata la mia!
    Mi  trovai tra le braccia di Peggotty prima di raggiungere la porta di
    casa,  e fu lei a farmi entrare.  Il suo dolore proruppe non appena mi
    vide,  ma  presto  riusc a dominarsi,  parlava a sussurri e camminava
    senza fare rumore come se i morti  non  dovessero  venire  disturbati.
    Scopersi che non si coricava da molto tempo.  Anche quella sera rimase
    alzata a vegliare.  Fin tanto che la sua cara bella piccola era  sopra
    terra, disse, non l'avrebbe mai abbandonata.
    Quando  entrai  nel salotto il signor Murdstone non bad affatto a me,
    rimase in poltrona accanto al fuoco,  piangeva in silenzio e meditava.
    La  signorina Murdstone,  che si dava da fare al suo scrittoio coperto
    di lettere e di carte,  mi diede da stringere le unghie delle sue dita
    fredde,  e  con  un sussurro di ferro mi chiese se mi avevano preso le
    misure per il vestito da lutto.
    Le risposi di s.
    - E le tue camicie,  - disse la signorina Murdstone - le hai portate a
    casa?
    -  S, signora. Ho portato a casa tutte le mie cose.
    Fu questo tutto il conforto che la sua fermezza mi elarg.  Non dubito
    che provasse uno squisito piacere nel far bella mostra in  una  simile
    occasione di ci che chiamava autocontrollo,  fermezza,  forza morale,
    buon senso e tutto il diabolico elenco delle sue doti  tutt'altro  che
    amabili.  Andava  specialmente  fiera  della  sua  attitudine  per gli
    affari,  che ora dimostrava riducendo tutto a penna e inchiostro senza
    lasciarsi commuovere da nulla.  Per tutto il resto di quella giornata,
    e dal mattino alla  sera  del  giorno  seguente,  rimase  seduta  allo
    scrittoio,  grattando  calma  la carta con una penna dura,  parlando a
    chiunque con lo stesso imperturbabile sussurro, senza mai allentare un
    solo muscolo del viso,  o addolcire un attimo il tono  della  voce,  o
    apparire con un minimo disordine nella veste.
    Suo fratello a volte prendeva un libro,  ma non vidi mai che leggesse.
    Lo apriva e guardava come  se  stesse  leggendo,  ma  rimaneva  un'ora
    intera senza girare la pagina,  poi lo posava e si metteva a camminare
    avanti e indietro  nella  stanza.  Io  rimanevo  seduto  con  le  mani
    congiunte  a  fissarlo,  e a contare un'ora dopo l'altra i suoi passi.
    Poche volte rivolse la parola alla  sorella,  a  me  mai.  Nella  casa
    interamente  immobile  salvo  la pendola,  egli era la sola cosa senza
    pace.
    In quei giorni prima del funerale vidi poco Peggotty,  se  non  quando
    salivo  o  scendevo  e la trovavo sempre vicino alla stanza in cui mia
    madre giaceva con il suo bambino,  e salvo quando ogni sera veniva  da
    me  e  rimaneva  seduta  al mio capezzale fin che mi addormentavo.  Un
    giorno o due prima della sepoltura, almeno credo che fosse un giorno o
    due prima,  ma mi rendo conto di avere  un  ricordo  confuso  di  quel
    triste  periodo  in  cui nulla segnava lo scorrere del tempo,  mi fece
    entrare nella camera.  Ricordo soltanto che sotto la coltre bianca del
    letto,  con  tutto  intorno  un  bellissimo e fresco nitore,  mi parve
    giacesse personificata la silenziosa solennit della  casa;  e  quando
    Peggotty con dolcezza stava per scostare la coperta, gridai: - Oh, no!
    No! - e mi tenni stretto alla sua mano.
    Se il funerale fosse stato ieri non potrei ricordarlo meglio.  Ricordo
    fin l'aria stessa del salotto buono quando vi entrai, il fuoco vivace,
    il luccicare del vino nelle caraffe,  il disegno dei bicchieri  e  dei
    piatti,  il  debole  aroma  dolce dei pasticcini,  I'odore del vestito
    della signorina Murdstone,  i nostri vestiti  neri.  Vi    il  dottor
    Chillip e viene a parlarmi.
    - Come sta il nostro signorino David? - mi dice con gentilezza.
    Non  posso  rispondergli  di  stare  benissimo.  Gli  do  la  mano che
    trattiene fra le sue.
    - Povero me!  - dice il dottor Chillip con il suo mite sorriso  e  uno
    scintillio  negli  occhi.  - I nostri giovani amici crescono intorno a
    noi. Crescono tanto da diventare irriconoscibili, non  vero, signora?
    Si  rivolto alla signorina Murdstone, che non gli d risposta.
    - Vi  qui un grande miglioramento,  non  vero,  signora?   - dice il
    dottor Chillip.
    Per  tutta risposta la signorina Murdstone gli rivolge il suo cipiglio
    e un formale cenno del capo. Sconfitto, il dottor Chillip si ritira in
    un angolo, sempre tenendomi accanto a s e non apre pi bocca.
    Noto anche questo perch noto tutto ci che  succede,  non  perch  mi
    preoccupi di me, o me ne sia mai preoccupato da quando sono arrivato a
    casa.  E  ora la campana comincia a sonare e il signor Omer e un'altra
    persona vengono a prepararci. Come mi aveva detto Peggotty tanto tempo
    fa, coloro che avevano accompagnato mio padre alla stessa sepoltura si
    erano preparati nella stessa stanza.
    Vi sono il signor Murdstone,  il  nostro  vicino  signor  Grayper,  il
    dottor Chillip e io.  Quando siamo alla porta, i portatori con il loro
    carico sono in giardino;  davanti a noi gi per il  sentiero,  passano
    accanto agli olmi,  escono dal cancello,  entrano nel cimitero dove le
    mattine d'estate ho sentito tante volte cantare gli uccelli.
    Siamo intorno alla tomba.  Il giorno mi sembra diverso  da  tutti  gli
    altri  giorni,  la  luce  non ha il solito colore,   di un colore pi
    triste.  Ora vi  il silenzio solenne che ci  siamo  portati  da  casa
    insieme  con  ci  che sta posato nella terra;  e mentre stiamo a capo
    scoperto sento la voce  del  pastore  che  risuona  lontana  nell'aria
    aperta,  e tuttavia nitida e chiara, e dice: - Io sono la Risurrezione
    e la Vita, dice il Signore!   Poi sento dei singhiozzi,  e in disparte
    fra  gli  astanti vedo quella buona e fedele domestica alla quale sono
    pi affezionato che a ogni altra persona sulla terra,  alla quale sono
    certo  nel  mio  cuore  infantile che il Signore dir un giorno: - Hai
    bene operato.
    Nella piccola folla vi sono  molti  volti  che  riconosco;  volti  che
    vedevo in chiesa quando non facevo che girarmi;  volti che hanno visto
    mia madre giungere nel villaggio con la sua fiorente  giovinezza.  Non
    m'interesso  a  loro...  non  mi  occupo  di nulla all'infuori del mio
    dolore...  tuttavia  li  vedo  e  li  riconosco,  e  vedo  perfino  in
    lontananza  Minnie,  che  sta  a  guardare,  e  fissa l'occhio sul suo
    innamorato, che si trova vicino a me.
    E' finito,  la fossa si  colmata di  terra,  giriamo  le  spalle  per
    tornare.  Ecco  davanti a noi la nostra casa,  tanto bella e immutata,
    talmente collegata nella mia mente  alla  giovane  idea  di  quanto  
    trascorso,  che  tutto il mio dolore non  stato nulla in paragone del
    dolore che evoca. Ma vengo condotto via; il dottor Chillip mi parla, e
    quando siamo a casa mi avvicina dell'acqua alle labbra,  e quando  gli
    chiedo  il  permesso  di  salire  nella  mia camera mi congeda con una
    gentilezza tutta femminile.
    Ripeto che tutto questo  come se fosse avvenuto ieri.  Gli eventi che
    seguirono si sono allontanati da me,  volando verso quella riva su cui
    torneranno ad apparire tutte le cose dimenticate,  ma tutto questo  si
    erge come un alto scoglio nell'oceano.
    Sapevo  che  Peggotty sarebbe venuta da me nella mia camera.  La calma
    sabbatica di quell'ora (la giornata pareva tanto una domenica!  questo
    l'ho  dimenticato)  conveniva a tutti e due.  Sedette accanto a me sul
    mio lettino;  e tenendomi la mano,  e qualche volta portandosela  alle
    labbra,  e  qualche volta stringendola fra le sue,  come avrebbe fatto
    per confortare il mio fratellino,  mi rifer a modo suo  tutto  quello
    che aveva da raccontare intorno a quanto era accaduto.
    - Non stava mai bene da tanto tempo - disse Peggotty.  - Dentro di lei
    era inquieta e non era felice. Quando le era nato il bambino,  pensavo
    da principio che poteva stare meglio, invece era sempre pi delicata e
    deperiva  un  poco ogni giorno.  Prima che venisse il suo bambino,  le
    piaceva restare sola e poi piangeva;  ma poi cominci a cantare per il
    bambino...  gli cantava cos piano,  e una volta la sentii e mi pareva
    una voce in alto nell'aria che se ne andava via.  In ultimo mi  pareva
    che fosse diventata pi timida come pi spaventata,  e una parola dura
    per lei era come un colpo. Ma con me era sempre la stessa.  Con la sua
    sciocca Peggotty non  mai cambiata, la mia dolce bambina.
    Peggotty s'interruppe e per un poco rimase a carezzarmi la mano.
    - L'ultima volta che l'ho vista come era stata prima,  fu la sera, mio
    caro,  quando sei tornato a casa.  Il giorno  quando  sei  partito  mi
    disse:  Non lo rivedr pi il mio tesoro.  Qualcosa me lo dice,  e so
    che  la verit. Dopo ha cercato di tenersi su, e molte volte, quando
    quelli le dicevano che era spensierata e leggera,  faceva  credere  di
    essere  cos,  ma ormai erano tutte cose passate.  Non disse mai a suo
    marito quello che aveva detto a me... aveva timore di parlarne con gli
    altri... finch una sera,  un po' pi di una settimana prima di quando
      accaduto gli disse: Mio caro,  credo che presto morir.  Mi sono
    levata quel pensiero,  Peggotty mi disse quella sera quando l'aiutavo
    a  coricarsi.  Lo creder,  poveretto,  sempre di pi ogni giorno per
    pochi giorni e poi sar finito. Sono tanto stanca.  Se questo  sonno,
    sta' qui vicino a me fin che dormo; non lasciarmi. Dio benedica i miei
    due  bambini!  Dio  protegga  e conservi il mio bambino senza padre!.
    Dopo di allora non l'ho pi lasciata - disse Peggotty.  - Parl ancora
    varie  volte a quei due che sono da basso...  perch era affezionata a
    loro,  non sopportava di non voler bene a chi le  stava  vicino...  ma
    quando  si allontanavano dal suo letto,  si girava sempre verso di me,
    come se per trovare riposo dovesse  vedere  dove  si  trovava  la  sua
    Peggotty,  e  solo  cos potesse addormentarsi.  L'ultimo giorno,  era
    sera,  mi ha baciata e ha detto: Peggotty,  se  muore  anche  il  mio
    bambino,  ti  prego,  che  me  lo mettano fra le braccia,  e ci devono
    seppellire insieme.  (Infatti hanno  fatto  cos,  perch  il  povero
    agnellino  vissuto solo un giorno pi di lei).  E che il mio ragazzo
    carissimo venga con noi fino alla sepoltura,  disse,  e tu digli che
    sua madre,  quando era qui ancora viva, lo ha benedetto non una volta,
    ma mille volte.
    A queste  parole  segu  un  altro  silenzio,  e  Peggotty  riprese  a
    carezzarmi con dolcezza la mano.
    -  Era  di notte tardi,  - disse Peggotty - quando mi disse che voleva
    bere;  e dopo avere bevuto mi ha rivolto un sorriso  cos  rassegnato,
    povera  anima!...  cos  bello!  Si  era  fatto giorno,  il sole stava
    salendo,  quando mi disse quanto era stato sempre gentile e  premuroso
    con  lei  il  signor Copperfield,  e quanta pazienza aveva con lei,  e
    quando lei dubitava di se stessa le diceva  che  il  cuore  amoroso  
    migliore e pi forte della sapienza, e lui era un uomo felice con lei.
    Peggotty,  mia cara,  disse allora mettimi pi vicino a te, perch
    era tanto debole. Mettimi sotto al collo il tuo braccio caro, disse,
    e girami verso di te perch la tua cara  faccia  si  allontana  e  io
    voglio che mi sia vicina.  Feci come voleva,  e, oh, Davy! era venuto
    il momento quando sono diventate vere le parole che avevo detto  a  te
    la  prima  volta  che  ci siamo separati...  allora lei fu contenta di
    posare la sua povera testa sul braccio della  sua  vecchia  sciocca  e
    bisbetica Peggotty...  morta come una bambina che si addormenta!
    Termin  cos  la  narrazione di Peggotty.  E dal momento in cui seppi
    della morte di mia madre,  l'idea di lei come era stata di recente  mi
    abbandon per sempre.  Da quell'istante io la ricordo soltanto come la
    giovane madre delle mie prime impressioni,  nell'atto di attorcigliare
    i  suoi  riccioli  lucenti intorno a un dito,  e di danzare con me nel
    salotto al crepuscolo.  Quello che Peggotty  mi  aveva  appena  detto,
    invece  di riportarmi a quell'ultimo periodo,  valse a radicarmi nella
    mente le immagini pi remote. Sembrer strano,  ma  cos.  Con la sua
    morte  mia  madre  prese  il  volo  verso la sua tranquilla giovinezza
    serena e cancell tutto il resto.
    La madre sepolta nella tomba era  la  madre  della  mia  infanzia,  la
    creaturina  che  teneva  tra le braccia ero io stesso com'ero stato un
    tempo, e poi messo per sempre a tacere sul suo seno.











    10 - MI TRASCURANO, POI MI SISTEMANO.

    Il primo affare che la signorina Murdstone sbrig al termine di quella
    solenne giornata fu di dare a Peggotty un mese di preavviso.  Peggotty
    doveva certo giudicare sgradevole quel servizio, ma credo che per amor
    mio l'avrebbe conservato, preferendolo al migliore del mondo. Mi disse
    che  ci dovevamo separare e mi disse il motivo,  e con tutta sincerit
    ne fummo scambievolmente addolorati.
    Quanto a me o al mio avvenire,  non se ne faceva parola,  n si moveva
    un passo.  Oso dire che sarebbero stati felici di poter licenziare con
    un mese di preavviso anche me.  Una  volta  mi  feci  animo  tanto  da
    chiedere  alla signorina Murdstone quando sarei ritornato in collegio;
    mi rispose seccamente che non credeva vi sarei mai ritornato.  Non  mi
    dissero  nient'altro.  Ero  molto  ansioso  di sapere che cosa sarebbe
    stato di me, ed era ansiosa anche Peggotty;  ma n lei n io riuscimmo
    a raccogliere alcuna informazione sull'argomento.
    Vi  era  stato  un  cambiamento  nella  mia  posizione,  ma  mentre mi
    alleviava per il momento gran parte del disagio,  se  fossi  stato  in
    grado   di   esaminarlo   con   attenzione   mi   avrebbe  dato  altre
    preoccupazioni intorno al mio avvenire;  era questo: vennero del tutto
    abbandonate  le  costrizioni  che  mi  erano state imposte.  Invece di
    essere obbligato a mantenere nel  salotto  una  muta  presenza,  varie
    volte  quando entravo e sedevo al mio posto la signorina Murdstone con
    cipiglio rabbioso  mi  ordinava  di  andarmene.  Invece  di  avere  la
    proibizione  di  cercare  la compagnia di Peggotty,  purch non stessi
    dove  si  trovava  il  signor  Murdstone,  nessuno  mi  chiamava,   n
    s'informava dove fossi. Nei primi giorni temevo continuamente che egli
    riprendesse le redini della mia istruzione, oppure che vi si dedicasse
    la signorina Murdstone;  ma presto cominciai a pensare che tali timori
    erano  infondati  e  che  potevo  unicamente  attendermi   di   venire
    trascurato.
    Non  mi  pare che allora tale scoperta mi desse molto dispiacere.  Ero
    ancora sotto il colpo della morte di mia madre e immerso  in  un  vago
    stordimento  di  fronte  a tutto il resto.  Ricordo di avere dibattuto
    dentro di me in certi momenti la possibilit di non  studiare  pi,  e
    che  nessuno  pi  si  curasse  di  me: sarei diventato un uomo cupo e
    cencioso condannato  a  condurre  una  vita  oziosa  in  giro  per  il
    villaggio;  d'altra parte riflettevo sulla possibilit di liberarmi da
    quella prospettiva andando a cercare fortuna chiss dove  come  l'eroe
    di una storia di avventure;  ma queste erano visioni passeggere, sogni
    a occhi aperti,  che a volte avevo,  come se  li  leggessi  scritti  o
    disegnati  in  modo  incerto sulle pareti della mia camera,  prima che
    presto svanissero lasciando le pareti di nuovo nude.
    - Peggotty,  - dissi una sera tutto pensoso con voce bassa,  mentre mi
    scaldavo  le mani al fuoco della cucina - il signor Murdstone mi vuole
    ancora meno bene di prima. Non gli sono mai piaciuto molto,  Peggotty,
    ma ora se potesse non mi vorrebbe nemmeno vedere.
    - Forse  per il dolore - disse Peggotty, accarezzandomi i capelli.
    - Sono sicuro, Peggotty, che anche il mio dolore  grande. Se pensassi
    che la causa  il suo dolore, non me ne preoccuperei per nulla. Ma non
     questo, no, non  questo.
    - Come lo sai che non  questo? - disse Peggotty dopo una pausa.
    -  Oh,  il suo dolore  un'altra cosa del tutto diversa.  E' triste in
    questo momento mentre  sta  con  la  signorina  Murdstone  davanti  al
    caminetto;  ma vedi,  Peggotty, se dovessi entrare io nel salotto, lui
    avrebbe anche un altro sentimento.
    - Che sarebbe? - domand Peggotty.
    - Collera - le risposi,  imitando involontariamente  il  suo  modo  di
    corrugare la fronte. - Se fosse soltanto addolorato non mi guarderebbe
    cos.  Io s sono soltanto addolorato e questo mi fa sentire anche pi
    gentile.
    Per un poco Peggotty non disse nulla,  e io continuai a  scaldarmi  in
    silenzio le mani.
    - Davy! - disse infine.
    - S, Peggotty?
    -  Mio  caro,  ho  provato  in tutte le maniere possibili,  insomma in
    quelle che sono riuscita a immaginare e in quelle che non  si  possono
    immaginare,  di  cercare un altro servizio decente qui a Blunderstone,
    ma non ce n' uno solo, piccolo mio.
    - E che cosa hai intenzione di fare,  Peggotty,  - dissi ansioso-  hai
    l'intenzione di andare a cercare fortuna?
    - Penso che mi toccher andare a vivere a Yarmouth - rispose Peggotty.
    - Se tu andassi pi lontano, - dissi un po' rasserenato - saresti come
    perduta per me.  Ma l,  mia cara vecchia Peggotty,  riuscir ancora a
    vederti qualche volta.  Non sarai all'altro capo della  terra,  non  
    vero?
    -  Tutto  al  contrario,  grazie  a  Dio!  - grid Peggotty con grande
    fervore.  - E fin tanto che tu sarai qui,  tesoro io verr a  trovarti
    ogni  settimana  della  mia  vita.  Un giorno ogni settimana della mia
    vita!
    Quella promessa mi tolse un gran peso dal cuore,  ma  non  era  ancora
    tutto perch Peggotty riprese a dire:
    - Capisci,  Davy, prima vado da mio fratello per un'altra visita di un
    paio di settimane...  solo intanto che mi guardo intorno e ho tempo di
    ritornare un po' me stessa.  Ora,  ho pensato che forse, se adesso non
    ti vogliono qui, potrebbero lasciarti venire con me.
    Se vi era in quel  momento  qualcosa  che  potesse  farmi  piacere,  a
    prescindere dalla eventualit di trovarmi in rapporti diversi con chi,
    a  eccezione  di  Peggotty  mi stava pi vicino,  sarebbe stato questo
    progetto pi di ogni altro.  Il pensiero di trovarmi ancora circondato
    da  quelle  facce oneste illuminate dal piacere di darmi il benvenuto,
    di rinnovare la pace di quelle dolci mattine domenicali con  il  suono
    delle  campane,  le pietre lasciate cadere nell'acqua e le ombre delle
    navi che uscivano dalla foschia;  passeggiare avanti e indietro con la
    piccola  Emily  raccontandole  i  miei  guai,  e scoprendo incantesimi
    contro di  essi  nelle  conchiglie  e  nei  sassolini  raccolti  sulla
    spiaggia:  tutto  questo  mi  portava  la  calma  nel cuore.  Ma certo
    avvertii subito dopo un turbamento mentre mi chiedevo se la  signorina
    Murdstone  avrebbe  dato  il  suo consenso,  ma anche questo scomparve
    poich mentre stavamo ancora discorrendo la vedemmo venire a  compiere
    un'ispezione serale nella dispensa,  e Peggotty,  con un ardire che mi
    stup, affront sull'istante quell'argomento.
    - Il ragazzo  l  star  in  ozio  -  disse  la  signorina  Murdstone,
    guardando dentro a un vaso di sottaceti - e l'ozio  il padre di tutti
    i vizi. Ma senza dubbio starebbe in ozio anche qui, e secondo me anche
    in qualunque posto.
    Vidi che Peggotty aveva una risposta dura sulla punta della lingua, ma
    per amor mio strinse le labbra e non replic.
    -  Bah!  -  fece  la  signorina  Murdstone,  sempre tenendo d'occhio i
    sottaceti.  - Ci che pi importa,  ci che importa soprattutto   che
    mio fratello non venga disturbato,  n che abbia delle preoccupazioni.
    Penso che far bene ad acconsentire.
    La ringraziai,  ma senza alcuna dimostrazione di gioia,  per paura che
    per  questo  si  sentisse  indotta  a ritirare il permesso.  Non potei
    evitare di pensare che  la  mia  prudenza  era  stata  giusta,  poich
    staccando gli occhi dall'interno del vaso di sottaceti li rivolse a me
    carichi  di una tale acidit da credere che i suoi occhi neri avessero
    assorbito il contenuto del vaso. Comunque il permesso era stato dato e
    non venne ritirato,  cos al termine del mese Peggotty  e  io  eravamo
    pronti per la partenza.
    Il signor Barkis entr in casa a prendere il bagaglio di Peggotty. Non
    l'avevo mai visto varcare il cancello del giardino prima d'allora,  ma
    quella volta entr.  E poi  uscendo  e  caricandosi  sulla  spalla  la
    cassetta  pi  grande  mi  diede  un'occhiata  che  poteva  voler dire
    qualcosa,  se mai era possibile che la faccia del signor Barkis avesse
    qualche espressione.
    Naturalmente  Peggotty  era  triste  nel lasciare quella che per tanti
    anni era stata la sua casa e dove erano nati i due pi  forti  affetti
    della sua vita,  quello per mia madre e quello per me. Molto per tempo
    aveva visitato il cimitero, e quando sal sul carro sedette tenendo il
    fazzoletto sugli occhi.
    Fino a tanto che rimase in quell'atteggiamento,  il signor Barkis  non
    diede  alcun  segno  di  vita.  Se  ne  stava  al solito posto e nella
    posizione abituale  come  un  grosso  fantoccio.  Ma  quando  Peggotty
    cominci  a  guardarsi intorno e a parlare con me,  egli accenn di s
    con la testa e ridacchi varie volte.  Non ho la minima idea a chi  si
    rivolgesse, n quale fosse la sua intenzione.
    - E' una bella giornata, signor Barkis! - dissi come atto di cortesia.
    -  Non    cattiva  -  disse  il  signor  Barkis,  il  quale in genere
    manifestava riserve nel parlare, e ben di rado si comprometteva.
    - Peggotty sta proprio bene  adesso,  signor  Barkis  -  osservai  per
    fargli piacere.
    - Davvero? - disse Barkis.
    Dopo  averci  riflettuto  con  aria  concentrata,  il signor Barkis la
    guard e disse:
    - Lei si trova abbastanza bene?
    Peggotty rise e rispose di s.
    - Ma davvero e sinceramente, sa.  Si trova bene?  - borbott il signor
    Barkis,  scivolando pi vicino a lei sul sedile e dandole di gomito. -
    Davvero? Si trova proprio sinceramente bene? Sicuro? Eh? - E ad ognuna
    di queste domande il signor Barkis le si stringeva pi  addosso  e  le
    dava  un'altra  gomitata,  cos  che  alla  fine eravamo tutti stretti
    nell'angolo a sinistra del sedile,  e  io  ero  tanto  schiacciato  da
    riuscire appena a respirare.
    Quando Peggotty richiam la sua attenzione sul mio disagio,  il signor
    Barkis mi diede subito pi spazio e pian piano si  allontan.  Ma  non
    potei  fare  a meno di osservare che pareva pensasse di avere scoperto
    un magnifico espediente per esprimersi in maniera chiara,  piacevole e
    precisa  senza  l'inconveniente  di dover inventare una conversazione.
    Per un po' seguit a ridacchiare soddisfatto.  Dopo un altro po' torn
    a rivolgersi a Peggotty,  e ripetendo: - Ma lei si trova proprio bene?
    - ci aggred come prima fino a impedirmi quasi affatto di respirare. E
    poco dopo fece ancora lo stesso con la  stessa  domanda  e  l'identico
    risultato.  Alla  fine ogni volta che lo vedevo muoversi mi alzavo,  e
    stavo in piedi, fingendo di guardare il panorama,  e cos me la cavavo
    benissimo.
    Fu  tanto  gentile  da  fermarsi  in  una trattoria per farci piacere,
    ordinando in nostro onore montone in umido e birra.  E  ancora  mentre
    Peggotty  stava  bevendo  si  abbandon  a  uno  di  quegli  approcci,
    facendola quasi soffocare.  Ma avvicinandosi la fine del viaggio  ebbe
    pi  da  fare  e meno tempo per quelle galanterie,  e quando fummo sul
    selciato di  Yarmouth  ricordo  che  eravamo  tutti  troppo  scossi  e
    sbattuti per avere agio di pensare ad altro.
    Il signor Peggotty e Ham ci attendevano al solito posto.  Accolsero me
    e Peggotty con dimostrazioni di affetto, e strinsero la mano al signor
    Barkis,  il quale,  con il  cappello  spinto  indietro  sulla  nuca  e
    un'espressione  modesta e maliziosa nel viso e gi fino alla posizione
    delle gambe,  mi parve che  presentasse  nient'altro  che  un  aspetto
    vacuo.  Presero  ciascuno  uno dei bauli pesanti di Peggotty e stavamo
    incamminandosi quando il signor Barkis mi fece solennemente cenno  con
    l'indice di fermarmi sotto un portico.
    - Senta, - brontol il signor Barkis - tutto bene.
    Gli  alzai  gli  occhi  sul  viso,  e nel tentativo di mostrarmi molto
    intelligente gli risposi: - Oh!
    - Non  finita l - disse il signor Barkis con un cenno  confidenziale
    della testa. - Tutto bene.
    Tornai a rispondere con un semplice: - Oh!
    - Lei sa chi era disposto - disse il mio amico. - Era Barkis, soltanto
    Barkis.
    Accennai di s.
    -  Tutto  bene  - disse il signor Barkis,  stringendomi la mano.  Sono
    amico suo. Ha cominciato bene lei. Tutto bene.
    Nei suoi tentativi di essere particolarmente lucido,  il signor Barkis
    era cos altamente misterioso che sarei potuto rimanere a guardarlo in
    viso  per un'ora,  e senza dubbio ne avrei ricavate tante informazioni
    come dal quadrante di un  orologio  fermo,  se  non  fosse  stato  che
    Peggotty mi chiam. E mentre camminavamo vicini mi domand che cosa mi
    avesse  detto il signor Barkis;  le risposi che aveva detto che andava
    tutto bene.
    - Bella faccia tosta - disse Peggotty  -  ma  lasciamo  andare!  Davy,
    caro, che cosa ne diresti se pensassi di maritarmi?
    -  Ma...  immagino,  Peggotty,  che mi vorresti bene allora come me ne
    vuoi adesso, vero? - replicai dopo avere un po' riflettuto.
    Con grande stupore dei passanti lungo la via,  non meno che  dei  suoi
    due  parenti  che ci precedevano,  la brava donna si sent obbligata a
    fermarsi per abbracciarmi sul posto  con  numerose  proteste  del  suo
    affetto immutabile.
    - Ma dimmi che cosa ne diresti,  mio carissimo - torn a chiedermi non
    appena l'episodio fu chiuso e riprendemmo a camminare.
    - Se tu pensassi di maritarti, Peggotty,... con il signor Barkis?
    - S - disse Peggotty.
    - Penserei che sarebbe un'ottima cosa.  Perch sai,  Peggotty,  allora
    avresti sempre il cavallo e il carro pronti per venire a farmi visita,
    e verresti senza dover pagare, e saresti sicura di venire.
    - Che intelligenza il mio tesoro! - esclam Peggotty. - Proprio quello
    che penso gi da un mese!  S, tesoro mio, e credo che sarei anche pi
    indipendente,  capisci;  senza contare la soddisfazione di lavorare in
    casa  mia,  quando  ormai  non  potrei  pi  essere  di  buon animo in
    nessun'altra.  Ora non so pi che cosa riuscirei a fare come domestica
    per  una  famiglia sconosciuta.  E cos rester sempre vicina al posto
    dove riposa la mia povera piccola - disse Peggotty, diventando seria -
    libera di andarci quando ne ho voglia;  e quando me ne andr anch'io a
    riposare per sempre,  pu darsi che mi seppelliscano non lontano dalla
    mia carissima piccola!
    Per un po' di tempo nessuno di noi disse nulla.
    - Ma non vi darei nemmeno un pensiero - disse allegra Peggotty-  se il
    mio Davy fosse anche solo un po' contrario...  no,  nemmeno se lui  mi
    avesse  domandata in chiesa trenta volte tre e io tenessi gi l'anello
    in tasca.
    - Guardami, Peggotty, - le risposi - e vedi bene se non sono veramente
    contento e se non lo desidero sinceramente!  - Lo  desideravo  infatti
    con tutto il cuore.
    - Bene, vita mia, - disse Peggotty, stringendomi forte - ci ho pensato
    notte  e  giorno  in tutte le maniere che ho potuto e spero che sia la
    strada giusta;  ma ci ripenser e  ne  parler  con  mio  fratello,  e
    intanto,  Davy,  teniamo la cosa fra te e me. Barkis  un uomo buono e
    semplice - disse Peggotty - e se cercassi di compiere  il  mio  dovere
    verso  di  lui,  credo che sarebbe colpa mia se...  se non mi trovassi
    abbastanza bene - concluse Peggotty, ridendo di cuore.
    Questa citazione dei discorsi del signor Barkis era tanto a proposito,
    e la trovammo cos comica, che scoppiammo a ridere pi di una volta, e
    quando ci  trovammo  in  vista  dell'abitazione  del  signor  Peggotty
    eravamo proprio di ottimo umore.
    Era  esattamente  la  stessa,  salvo  che  ai  miei  occhi s'era forse
    alquanto rimpicciolita;  e la signora  Gummidge  stava  ad  attenderci
    sulla  porta  come  se  non  si  fosse  mai  girata dal giorno del mio
    precedente arrivo.  All'interno tutto era  identico  fino  alle  alghe
    nella ciottola blu della mia camera.  Andai fuori sotto la tettoia per
    guardarmi intorno: le medesime aragoste insieme  con  i  granchi  e  i
    crostacei  erano presi dalla stessa frenesia di pizzicare ogni cosa al
    mondo, e apparivano nelle medesime condizioni di conglomerazione nello
    stesso angolo.
    Ma non vedevo la piccola Emily e chiesi al signor Peggotty dove fosse.
    - E' a scuola,  signorino - disse  il  signor  Peggotty,  asciugandosi
    dalla fronte il sudore causato dalla fatica di trasportare fino a casa
    il  baule  di  Peggotty.  -  Sar a casa...-  e diede un'occhiata alla
    pendola olandese - fra venti o trenta minuti.  Tutti sentiamo  la  sua
    mancanza quando non  in casa, che Dio la benedica!
    La signora Gummidge fece sentire un gemito.
    - Su allegra, sposina!
    -  Io  la sento pi di tutti gli altri - disse la signora Gummidge.  -
    Sono una povera creatura derelitta,  e lei era quasi la sola cosa  che
    non mi andava alla rovescia.
    Piagnucolando  e  scotendo  la  testa,  la signora Gummidge si mise ad
    attizzare il fuoco. E mentre era cos occupata,  il signor Peggotty si
    volse  a  noi  e disse sotto voce con la mano davanti alla bocca: - Il
    vecchio!  - Dal che dedussi a ragione che dopo l'altra mia visita  non
    vi  era  stato  alcun  miglioramento nelle condizioni di spirito della
    signora Gummidge.
    Ora dir che tutto quel luogo era, o sarebbe dovuto apparirmi non meno
    delizioso di un tempo,  eppure non so come non  mi  faceva  la  stessa
    impressione.  Ne  ero  alquanto  deluso.  Forse  il motivo era che non
    vedevo la piccola Emily in casa.  Sapevo da  quale  direzione  sarebbe
    arrivata,  e  poco  dopo mi trovai a passeggiare lungo il sentiero per
    andare a incontrarla.
    Non tard molto prima che da lontano scorgessi una personcina e presto
    la riconobbi per Emily,  la quale era ancora di statura  minuscola,  e
    tuttavia cresciuta.  Ma quando si avvicin e le vidi gli occhi azzurri
    diventati ancora pi azzurri,  e il viso  tutto  fossette  ancora  pi
    luminoso,  e tutta la personcina ancora pi graziosa e gaia,  mi prese
    un sentimento strano che mi obblig a fingere di non riconoscerla e  a
    passarle  accanto  come se stessi scrutando qualcosa di molto lontano.
    Se non m'inganno,  devo avere fatto la stessa  cosa  anche  pi  tardi
    nella mia vita.
    La  piccola  Emily non se la prese per nulla.  Mi vide benissimo,  ma,
    invece di girarsi e chiamarmi,  corse via ridendo.  Allora  mi  sentii
    costretto a rincorrerla, ma la sua corsa era tanto veloce che prima di
    raggiungerla eravamo gi vicino a casa.
    - Oh, sei davvero tu? - disse la piccola Emily.
    - Ma lo sapevi bene che ero io, Emily - dissi.
    - E tu,  non lo sapevi che ero io?  - disse Emily.  Stavo per darle un
    bacio,  ma si coperse con tutte e due le mani  le  labbra  rosse  come
    ciliegie, disse che non era pi una bambina piccola, e ridendo pi che
    mai corse via e dentro casa.
    Pareva  si  divertisse molto a burlarsi di me,  e questo era in lei un
    cambiamento che mi stup molto.  Il t era pronto e la nostra  vecchia
    cassetta  era  stata collocata al solito posto,  ma invece di venire a
    sedere accanto a me,  Emily and a concedere la sua compagnia a quella
    povera brontolona della signora Gummidge,  e quando il signor Peggotty
    le chiese perch lo facesse,  tir gi  i  capelli  sul  viso  fino  a
    coprirselo tutto, e non faceva che ridere.
    - E' una vera gattina!  - disse il signor Peggotty,  accarezzandole la
    testa con la grossa mano.
    - S, s, proprio cos! - grid Ham. - Caro signorino Davy,  cos!  -
    e  rimase  per  un  bel  po'  a  fissarla ridacchiando con un misto di
    ammirazione e di godimento che gli tingevano il viso di  colore  rosso
    fuoco.
    In  effetti  la  piccola Emily era viziata da tutti,  e da nessuno pi
    dello stesso signor Peggotty,  dal quale sarebbe riuscita  a  ottenere
    qualunque  cosa  solo avvicinando la guancia al suo barbone ispido.  O
    almeno questa fu la mia opinione quando la vidi compiere quel gesto, e
    ritenni che il signor Peggotty avesse perfettamente ragione. Era tanto
    affettuosa e dolce,  e aveva una  maniera  cos  piacevole  di  essere
    insieme furba e timida che mi affascinava pi che mai.
    Era anche tenera di cuore perch quando dopo avere preso il t stavamo
    seduti  intorno  al  fuoco,  e il signor Peggotty,  dietro la pipa che
    stava fumando  fece  allusione  alla  perdita  che  avevo  subita,  le
    salirono  le  lagrime agli occhi e mi rivolse uno sguardo cos gentile
    attraverso il tavolino che gliene fui davvero grato.
    -  Ah!  -  esclam  il  signor  Peggotty,   toccandole  i  riccioli  e
    facendoseli scorrere come acqua tra le dita.  - Vede, signorino, anche
    questa  un'orfanella.  E qui - disse il signor  Peggotty,  dando  una
    manata  sul petto di Ham - ce n' un altro orfano,  anche se non ne ha
    tanto l'aspetto.
    - Se avessi lei come tutore,  signor Peggotty,  -  dissi  scotendo  la
    testa - non credo che mi sentirei cos triste.
    - Ben detto,  caro signorino Davy!  - grid Ham pieno di entusiasmo. -
    Evviva! Ben detto! Sicuro che non sarebbe tanto triste. Urr, urr!  -
    e  qui  restitu  al signor Peggotty la manata,  e la piccola Emily si
    alz per dargli un bacio.
    - E il suo amico, signorino, come sta? - mi chiese il signor Peggotty.
    - Steerforth? - dissi.
    - Ecco il nome! - grid il signor Peggotty rivolto a Ham.  - Lo sapevo
    che era qualcosa di simile.
    - Avevi detto che era Rudderford - osserv ridendo Ham.
    -  Bene!  -  ribatt  il  signor  Peggotty.  -  Ma  non  c' poi tanta
    differenza, no?
    - Quando ho lasciato il collegio, Steerforth stava benissimo - dissi.
    - Quello  un vero amico!  - disse il signor Peggotty,  sollevando  la
    pipa. - Se si parla di amici, quello  autentico! Che Dio mi protegga,
    non  forse un piacere solo guardarlo?
    - E' molto bello,  non  vero?  - dissi, e mi si gonfiava il cuore per
    quegli elogi.
    - Bello! - esclam il signor Peggotty.  - Sta l diritto come...  come
    un... bene, non so come che cosa, ma  cos fiero!
    - S!  - dissi.  - Il suo carattere  proprio cos. E' coraggioso come
    un leone; e lei non sa, signor Peggotty, quanto sia leale.
    - E immagino pure - disse il signor Peggotty,  guardandomi  attraverso
    il  fumo della pipa - che in quanto a studiare i libri sia sopravvento
    quasi su chiunque.
    - S, - dissi felice - sa tutto. E' straordinariamente intelligente.
    - Quello  un amico!  - mormor il signor Peggotty,  accennando di  s
    gravemente con la testa.
    -  Sembra  che  niente gli costi fatica - dissi.  - Sa gi una lezione
    dopo averla appena guardata.  E' il pi bravo giocatore di cricket che
    si  sia  mai  visto.  E al gioco della dama vi lascer prendere quante
    pedine vorrete, e poi vincer ugualmente con facilit.
    Il signor Peggotty accenn di nuovo di s con energia come  per  dire:
    Certo che vincer.
    -  Parla  tanto bene - seguitai - che riesce a convincere chiunque;  e
    non so che cosa direbbe lei, signor Peggotty, se lo sentisse cantare.
    Il signor Peggotty fece un altro cenno come per dire: Non ne dubito.
    - E poi  tanto generoso,  bello e nobile - dissi trascinato  dal  mio
    argomento preferito - che  quasi impossibile dargli tutte le lodi che
    merita.  So  che  non  gli  sar  mai  abbastanza  riconoscente per la
    generosit con cui ha protetto me che ero tanto pi giovane e  pi  in
    basso di lui nel collegio.
    Stavo  andando  avanti  molto velocemente su questo tono,  e posai gli
    occhi sul viso della piccola Emily,  china in avanti al  di  l  della
    tavola,  intenta  ad ascoltare con la massima attenzione e quasi senza
    respirare,  con gli occhi brillanti come gioielli e le guance  accese.
    Era  cos  straordinariamente  graziosa  e attenta che mi fermai quasi
    colto da stupore,  e anche gli altri  se  ne  accorsero  nello  stesso
    momento,  perch  mentre  smettevo  di  parlare,  tutti  risero  e  la
    guardarono.
    - Emily  come me, - disse Peggotty - le piacerebbe vederlo.
    Emily era imbarazzata vedendo che tutti la fissavano,  chin il capo e
    le avvampavano le guance.  Poco dopo, gettando intorno un'occhiata fra
    i riccioli,  e vedendo che la stavamo ancora guardando (da  parte  mia
    ero sicuro che l'avrei potuta fissare per delle ore),  corse via e non
    si fece vedere fin quasi all'ora di andare a letto.
    Mi coricai sul mio lettino nella poppa della barca, e il vento venne a
    gemere come una volta sopra la pianura.  Ma ora dovetti immaginare che
    gemesse per quanti se ne erano andati; e invece di pensare che il mare
    potesse  alzarsi  durante  la  notte  per far galleggiare e salpare la
    barca, pensai che dall'ultima volta in cui avevo ascoltato quel suono,
    si era gi sollevato e aveva fatto  naufragare  la  mia  casa  felice.
    Ricordo  che  mentre al mio orecchio il vento e le onde cominciavano a
    rumoreggiare pi debolmente,  inserii una piccola parentesi tra le mie
    preghiere per supplicare che mi fosse dato di crescere e di sposare la
    piccola Emily; cos mi addormentai pieno d'amore.
    I giorni passavano abbastanza simili a quelli dell'altra volta,  salvo
    che, ed era una grave eccezione, la piccola Emily e io adesso andavamo
    raramente a passeggiare sulla spiaggia.  Ora aveva da fare i compiti e
    certi  lavori  di  cucito;  era inoltre assente da casa per la maggior
    parte della giornata.  Ma avevo l'impressione che non avremmo  rifatto
    le  passeggiate  d'una  volta  nemmeno  se  la  situazione fosse stata
    diversa. Per quanto selvaggia e piena di capricci infantili, Emily era
    pi donna di quanto avessi immaginato.  In poco  pi  di  un  anno  mi
    pareva che si fosse di molto allontanata da me.  Le piacevo, ma rideva
    di me e mi tormentava;  e  quando  le  andavo  incontro,  arrivava  da
    un'altra  direzione,  e quando ero di nuovo a casa deluso,  la trovavo
    sulla porta che rideva.  I momenti migliori erano  quando  si  metteva
    tranquillamente  a  cucire  sulla soglia e io mi sedevo sui gradini di
    legno ai suoi piedi e leggevo ad alta voce. Mi pare fino a oggi di non
    aver mai visto brillare il sole come in  quei  luminosi  pomeriggi  di
    aprile;  e  di non aver mai visto una figuretta solare come quella che
    era seduta  sulla  soglia  della  vecchia  barca;  di  non  avere  mai
    contemplato un cielo come quello,  un mare come quello, bastimenti che
    navigavano come quelli per andare lontano nell'aria dorata.
    La sera subito dopo il nostro arrivo si present il signor Barkis  con
    aria  estremamente  goffa e imbarazzata e con alcune arance avvolte in
    un fazzoletto.  Poich non aveva fatto alcuna allusione a  questa  sua
    propriet,  si  pens che andandosene avesse dimenticato di riprendere
    l'involto,  ma poi  Ham  che  l'aveva  rincorso  per  restituirglielo,
    ritorn dicendo che le arance erano destinate a Peggotty.  Dopo di che
    apparve ogni sera alla stessa ora, e sempre con un piccolo involto, di
    cui non parlava mai,  ma  deponeva  regolarmente  dietro  la  porta  e
    lasciava  l.  Tali  pegni  di  affetto erano decisamente vari e anche
    singolari.  Ricordo fra essi due paia di zamponi di maiale,  un enorme
    punta  spilli,  circa un mezzo staio di mele,  un paio di orecchini di
    gaietto,  cipolle di Spagna,  una scatola con il gioco del domino,  un
    canarino con relativa gabbia e un prosciutto salato.
    Il  corteggiamento  del signor Barkis,  per quanto ricordo,  era di un
    genere molto speciale.  Molto raramente diceva qualcosa,  ma  rimaneva
    seduto  davanti al fuoco press'a poco nell'atteggiamento che aveva sul
    carro,  e teneva continuamente gli occhi fissi  su  Peggotty  che  gli
    sedeva di fronte.  Una sera ispirato,  almeno credo, dall'amore, balz
    sul pezzetto di cera che Peggotty teneva per il filo,  se lo ficc nel
    taschino del panciotto e lo port via.
    Dopo  di  che,  la  sua  massima  soddisfazione  era  di  offrirlo  su
    richiesta,  appiccicato alla fodera del taschino e  parzialmente  fuso
    per tornare a riporlo non appena fosse stato adoperato.  Pareva che si
    divertisse moltissimo e non si sentisse in alcun modo  in  obbligo  di
    parlare.  Credo  che  al  proposito  non avesse nessuna preoccupazione
    nemmeno quando conduceva Peggotty a fare due  passi  per  la  pianura,
    limitandosi  sempre a chiederle di tanto in tanto se si sentisse bene;
    e ricordo che a volte, dopo che se n'era andato, Peggotty si tirava il
    grembiule sul viso e rideva per una mezz'ora.  A dire il vero dal  pi
    al  meno ci divertivamo tutti,  salvo l'infelice signora Gummidge,  il
    cui corteggiamento pare fosse stato dello  stesso  genere,  e  che  si
    sentiva  in  tal modo continuamente costretta dalla nuova situazione a
    ricordare la sua d'un tempo.
    Infine,  quando il periodo della mia visita era  quasi  terminato,  fu
    annunciato che Peggotty e il signor Barkis avrebbero fatto insieme una
    gita  di  una  intera  giornata e che la piccola Emily e io li avremmo
    accompagnati.   La  notte  prima  mi  svegliai  a  tratti  dal   sonno
    pregustando  il  piacere  di  trovarmi tutto il giorno in compagnia di
    Emily.  Al mattino eravamo pronti per tempo,  e stavamo ancora facendo
    colazione  quando il signor Barkis apparve da lontano alla guida di un
    calesse,  diretto verso l'oggetto del suo amore.  Peggotty era vestita
    come  al solito,  aveva il suo nitido e modesto abito da lutto,  ma il
    signor Barkis sbocciava da una nuova giubba  azzurra,  alla  quale  il
    sarto  aveva  concesso  misure cos abbondanti che i polsini avrebbero
    reso inutile l'uso dei guanti anche nella stagione pi rigida,  mentre
    il colletto era tanto alto da sospingergli i capelli fino al sommo del
    capo.   Anche   i  bottoni  lucidi  erano  di  eccezionale  grandezza.
    Completato da calzoni grigi e panciotto marrone,  il signor Barkis  mi
    parve un fenomeno di rispettabilit.
    Mentre  eravamo tutti in trambusto fuori della porta,  scopersi che il
    signor Peggotty aveva preparato una vecchia scarpa,  che doveva essere
    lanciata  dietro  la nostra vettura come augurio di buona fortuna;  la
    offerse infatti alla signora Gummidge perch la gettasse.
    - No,  Daniel - disse la signora Gummidge.  - E' meglio che lo  faccia
    qualcun  altro.  Io  sono una povera creatura derelitta e tutto quello
    che mi fa pensare alle creature che non sono delle povere derelitte mi
    fa male.
    - Su, vecchia mia! - grid il signor Peggotty. - Prendila e buttala!
    - No, Daniel! - ribatt la signora Gummidge,  piagnucolando e scotendo
    la testa. - Se sentissi meno potrei fare di pi. Tu non senti come me,
    Daniel;  a  te  le  cose  non vanno male e tu non fai danno a loro;  
    meglio se lo fai tu.
    Ma a  questo  punto  Peggotty,  che  era  andata  in  fretta  dall'uno
    all'altro, baciando ciascuno, grid dal calesse su cui eravamo intanto
    saliti  (Emily  e  io  su  due piccole sedie,  fianco a fianco) che lo
    doveva fare la signora Gummidge. Quindi la signora Gummidge accett di
    farlo,  e mi rincresce dover dire che gett un'ombra  sulla  festosit
    della  nostra  partenza  perch scoppi immediatamente in lagrime e si
    abbandon fra le braccia di Ham, dichiarando che sapeva bene di essere
    un peso e che era meglio portarla subito all'ospizio.  Questa mi parve
    una buona idea e pensai che Ham avrebbe potuto subito realizzarla.
    Comunque, noi partimmo per la nostra impresa festiva, e per prima cosa
    ci  fermammo  davanti  a  una  chiesa,  dove  il signor Barkis leg il
    cavallo a una cancellata ed entr con Peggotty,  lasciandoci soli  nel
    calesse,  la  piccola  Emily  e  me.  Colsi l'occasione per mettere il
    braccio intorno alla vita di Emily,  suggerendo che essendo  io  tanto
    prossimo  alla  partenza,  dovevamo  decidere  di  essere per tutto il
    giorno molto felici e molto affettuosi fra noi.  Dopo che  la  piccola
    Emily  ebbe  acconsentito permettendomi di baciarla,  mi sentii subito
    audace;  ricordo di averle detto che non avrei amato altri che lei,  e
    che  ero  pronto  a  versare  il  sangue  di chiunque aspirasse al suo
    affetto.
    La cosa divert moltissimo la  piccola  Emily.  E  con  la  tranquilla
    certezza  di  essere  infinitamente  pi  vecchia  e pi saggia di me,
    quella graziosa donnina disse che ero un ragazzo sciocco,  e  quindi
    rise  in  modo  cos  affascinante  che  per  il  piacere di guardarla
    dimenticai il dolore che mi  aveva  inflitto  dandomi  quell'umiliante
    appellativo.
    Il signor Barkis e Peggotty rimasero in chiesa a lungo,  ma finalmente
    uscirono e partimmo verso la  campagna.  E  mentre  si  viaggiava,  il
    signor  Barkis  si  rivolse  a  me strizzandomi l'occhio (a proposito,
    prima di allora non avrei mai pensato che fosse  capace  di  strizzare
    l'occhio) e disse:
    - Qual era il nome che ho scritto nel carro?
    - Clara Peggotty - gli risposi.
    - E quale nome dovrei scrivere adesso se ci fosse qui il telone?
    - Ancora Clara Peggotty - suggerii.
    -  Clara Peggotty Barkis!  - ribatt,  e scoppi in una tale risata da
    scuotere il calesse.
    Insomma si erano sposati, e appunto a tal fine erano andati in chiesa.
    Peggotty aveva deciso che tutto avvenisse in privato,  le aveva  fatto
    da  testimone  il  sagrestano,  e  alla  cerimonia non aveva assistito
    nessuno.  Rimase un pochino confusa quando il signor  Barkis  annunci
    cos  bruscamente  l'avvenuta unione,  e non finiva di abbracciarmi in
    segno del suo affetto immutato,  ma presto  ritorn  tranquilla  e  si
    disse molto contenta che tutto fosse terminato.
    Arrivammo  in  una  piccola locanda di una via secondaria dove eravamo
    attesi;  consumammo un ottimo pranzo e trascorremmo la giornata  molto
    piacevolmente. Se nell'ultima settimana Peggotty avesse celebrato ogni
    giorno  il  suo  matrimonio,  non  si sarebbe potuta sentire pi a suo
    agio; non era diventata per nulla diversa, era la solita di sempre,  e
    prima di bere il t usc a fare una passeggiatina con la piccola Emily
    e  con me,  mentre il signor Barkis rimase a fumare filosoficamente la
    pipa e a divertirsi,  immagino,  nella  contemplazione  della  propria
    felicit.  Se  cos  fu,  ci  serv ad aguzzargli l'appetito,  perch
    ricordo benissimo che aveva mangiato un bel po' di carne di maiale con
    verdura a pranzo,  finendo con uno  o  due  galletti,  eppure  dovette
    ordinare  con  il  t  del  prosciutto cotto,  e ne consum una grande
    quantit senza batter ciglio.
    Ho pi tardi pensato tante volte quale matrimonio singolare, innocente
    e fuori dell'ordinario deve essere stato quello!  Poco  dopo  che  era
    calata  la  sera  risalimmo sul calesse e prendemmo tranquillamente la
    via del ritorno,  alzando gli occhi alle  stelle  e  parlando  appunto
    delle stelle.  L'esperto ero io,  e diedi alla mente del signor Barkis
    una straordinaria apertura.  Gli dissi tutto  quello  che  sapevo,  ma
    avrebbe creduto qualunque cosa mi fossi messo in testa di comunicargli
    poich  aveva una profonda venerazione per le mie capacit,  e proprio
    allora in mia presenza inform la moglie che ero un giovane  prodigo
    con cui credo volesse dire prodigio.
    Una  volta  esaurito  l'argomento  delle stelle,  o meglio quando ebbi
    saziato le facolt mentali del signor Barkis,  la piccola Emily  e  io
    prendemmo come mantello una vecchia coperta e vi restammo avvolti fino
    alla fine del viaggio.  Ah,  come l'amavo! Quale felicit, pensavo, se
    si fosse potuti andare a vivere in un luogo qualunque, nei campi e tra
    gli alberi,  senza  mai  diventare  adulti,  mai  diventare  istruiti,
    rimanere sempre bambini, vagare tenendoci per la mano nel sole e tra i
    fiori  dei prati,  coricandoci la notte sul muschio per un dolce sonno
    di purezza,  e poi lasciarci seppellire dagli uccelli  quando  fossimo
    morti!  Per  tutto  il  viaggio ebbi in mente,  tremulo come le stelle
    lontane,  un quadretto di questo genere,  che non conteneva  nulla  di
    terreno,  tutto  inondato  com'era  dalla luce della nostra innocenza.
    Sono felice di pensare che  al  matrimonio  di  Peggotty  siano  stati
    presenti due cuori senza malizia come erano quello della piccola Emily
    e  il  mio.  Sono  felice di pensare che gli Amori e le Grazie abbiano
    preso tali aeree forme in quell'umile corteo.
    Fummo infine di ritorno alla vecchia barca prima di  notte,  e  l  il
    signore  e  la  signora  Barkis si congedarono da noi e se ne andarono
    felicemente a casa loro. E allora, per la prima volta, sentii di avere
    perduto Peggotty.  Sarei davvero  andato  a  coricarmi  con  il  cuore
    dolente  se non mi fossi trovato sotto il tetto che ricopriva anche la
    piccola Emily.
    Il signor Peggotty e Ham sapevano quanto me che cosa avessi in  mente,
    e  furono  solleciti  a scacciare i miei pensieri tristi con una buona
    cena e il loro volto ospitale. Per quella sola volta in tutti i giorni
    della mia visita la piccola Emily venne a sedere  vicino  a  me  sulla
    cassetta, e fu una magnifica conclusione di una giornata splendida.
    Era  notte  di  alta  marea,  e  appena  noi si and a letto il signor
    Peggotty e Ham uscirono a pescare.  Mi  sentii  molto  valoroso  nella
    solitaria dimora,  unico protettore di Emily e della signora Gummidge,
    e speravo che venissero ad aggredirci un leone,  un serpente o qualche
    altro mostro malvagio perch io li potessi trucidare e quindi coprirmi
    di  gloria.  Ma  siccome durante quella notte non capit a passeggiare
    sulla pianura di Yarmouth nessuna creatura di quel genere, mi procurai
    il miglior sostituto possibile sognando draghi fino al mattino.
    Con il mattino arriv Peggotty,  la quale mi chiam come al solito  da
    sotto  la mia finestra,  come se il corriere signor Barkis fosse stato
    anch'egli dal principio alla fine soltanto un sogno. Dopo colazione mi
    condusse a casa sua, che era un'abitazione piccola ma bella.  Di tutti
    i  mobili  che  vi si trovavano doveva rimanermi pi impresso un certo
    scrittoio di legno nero nel salottino (la cucina con  il  pavimento  a
    mattonelle   serviva  anche  da  soggiorno)  con  il  piano  superiore
    scorrevole che si apriva, si abbassava e diventava un tavolino,  e che
    conteneva  una  edizione  in  quarto  del "Libro dei Martiri" di Foxe.
    Questo prezioso volume,  del quale non ricordo  una  sola  parola,  mi
    capit di scoprirlo immediatamente,  e subito cominciai a divorarlo; e
    in seguito non entrai mai in quella casa senza inginocchiarmi  su  una
    sedia,  aprire  lo  scrigno che custodiva quel gioiello,  allargare le
    braccia sul ripiano  dello  scrittoio  e  riprendere  a  gustarlo  fin
    dall'inizio.  Temo  che soprattutto mi entusiasmassero le figure molto
    numerose e che rappresentavano ogni genere di spaventosi orrori; ma da
    allora in poi nel mio ricordo i "Martiri" e la casa di  Peggotty  sono
    inseparabili.
    Quel giorno presi commiato dal signor Peggotty,  da Ham, dalla signora
    Gummidge e dalla piccola Emily,  e  trascorsi  la  notte  in  casa  di
    Peggotty   in   una  cameretta  sotto  il  tetto  (con  il  libro  dei
    "Coccodrilli" su una mensola a capo del  letto),  che  Peggotty  disse
    sarebbe  sempre  stata  a mia disposizione,  e conservata sempre nelle
    identiche condizioni.
    - Davy caro,  giovane o vecchia che io sia,  fin che sar viva e  avr
    intorno  questa  casa  - mi disse Peggotty al mattino - tu la troverai
    come se io ti aspettassi in quel  preciso  minuto.  Carissimo,  te  la
    metter  in  ordine  ogni  giorno  come  tenevo  pulita la tua vecchia
    cameretta,  e se anche ti capiter  di  andare  fino  in  Cina  potrai
    pensare che rimane identica per tutto il tempo che starai lontano.
    Sentii  di  tutto  cuore  la  sincerit e la fedelt della mia vecchia
    bambinaia e la ringraziai come meglio potei.  Vale a  dire  non  tanto
    bene,  perch  mi parl stringendomi al collo le braccia,  e stavo per
    ripartire verso casa con lei e con il  signor  Barkis  nel  carro.  Mi
    lasciarono al cancello,  non lieto n sereno;  fu triste per me vedere
    il carro che ripartiva portando  via  Peggotty,  lasciandomi  sotto  i
    vecchi  olmi  a  guardare  la  casa in cui nessun volto si sarebbe pi
    rivolto al mio con amore n con simpatia.
    E ora mi trovai caduto in  uno  stato  di  abbandono,  che  non  posso
    ricordare senza provarne piet.  Ero piombato nella solitudine,  privo
    com'ero di ogni sguardo amichevole,  della compagnia dei ragazzi della
    mia  et,  di  ogni  presenza  che  non fosse quella dei miei pensieri
    depressi,  e mi sembra che tale solitudine getti la sua ombra  perfino
    sul foglio su cui ora scrivo.
    Che  cosa  non  avrei  dato  pur  di  venire  spedito nella scuola pi
    rigorosa del mondo... poter studiare qualcosa, comunque e in qualsiasi
    luogo!  Ma non mi balenava alla mente alcuna speranza del  genere.  Mi
    avevano  in  antipatia,  e con fermezza cupa e rigida mi trascuravano.
    Penso che in quel tempo il signor Murdstone si trovasse in  una  certa
    ristrettezza  di  mezzi,  ma non era questa la ragione.  Non mi poteva
    soffrire,  e tenendomi lontano credo cercasse,  e anche  riuscisse,  a
    mettere da parte l'idea che io avessi dei diritti nei suoi confronti.
    Non venivo apertamente maltrattato. Non mi picchiavano, n mi facevano
    patire la fame, ma il male che mi veniva fatto non aveva intervalli di
    remissione, era perpetrato in maniera sistematica, spietata. Un giorno
    dopo l'altro,  una settimana dopo l'altra, un mese dopo l'altro rimasi
    freddamente trascurato. Quando vi ripenso, mi domando a volte che cosa
    avrebbero fatto se mi fossi ammalato;  mi domando se sarei  rimasto  a
    giacere nella mia camera solitaria per languire sempre solo, oppure se
    qualcuno sarebbe venuto in mio aiuto.
    Quando  il signore e la signorina Murdstone erano in casa,  prendevo i
    pasti con loro;  se erano assenti,  ero a tavola solo.  Per  tutta  la
    giornata  giravo  per la casa e nel vicinato senza che si curassero di
    me,  salvo a badare che non stringessi alcuna amicizia: temevano forse
    che mi sarei potuto lamentare con qualcuno. Per questo motivo, sebbene
    il  signor  Chillip mi chiedesse molte volte di andarlo a trovare (era
    vedovo,  avendo perduto alcuni anni prima  una  minuscola  moglie  dai
    capelli  chiari  che  ora  ricordo solo in relazione a un gattino d'un
    pallido  color  tartaruga),   solo  di  rado  avevo  la  felicit   di
    trascorrere  il pomeriggio nel suo ambulatorio a leggere qualche libro
    per me affatto nuovo,  con l'odore della sua farmacopea che mi pungeva
    il naso, o pestando qualcosa nel mortaio sotto la sua mite direzione.
    Per lo stesso motivo,  aggiunto senza dubbio all'antica antipatia,  mi
    veniva raramente permesso di andare a trovare  Peggotty.  Fedele  alla
    promessa  fattami,  una  volta  alla settimana veniva a salutarmi o mi
    vedeva vicino a casa,  e mai a mani vuote,  ma erano per me  delusioni
    cocenti  quando mi rifiutavano il permesso di andare a casa sua.  Solo
    poche volte a lunghi intervalli vi potei andare, e allora scopersi che
    il  signor  Barkis  era  piuttosto   avaro,   o   come   si   espresse
    rispettosamente Peggotty,  un pochino stretto,  e teneva un monte di
    soldi in una cassetta sotto il letto,  che diceva essere solo piena di
    panni.  In  quello  scrigno  le sue ricchezze si nascondevano con tale
    tenace modestia,  che minime parti potevano venirvi sottratte solo  ad
    arte,  e  quindi  per  le  sue  spese  di  ogni sabato Peggotty doveva
    preparare una trama  lunga  ed  elaborata,  una  vera  Congiura  delle
    Polveri.
    E  intanto  mi  rendevo  sempre  conto  di  come  andava sprecata ogni
    promessa della mia intelligenza;  mi sentivo talmente abbandonato  che
    sono certo sarei stato infelicissimo se non per i miei vecchi libri, i
    quali  rappresentavano  il  mio solo conforto ero fedele verso di loro
    come essi tenevano fede a me,  seguitai a leggerli e rileggerli non so
    quante volte.
    Ora mi avvicino a un periodo della mia vita il cui ricordo si lega per
    me a ogni altro ricordo,  e che mi  spesso entrato nella memoria come
    un fantasma non evocato, presente anche durante i giorni pi lieti.
    Un giorno ero stato fuori a bighellonare da qualche  parte,  nel  modo
    svogliato  e  meditativo che m'imponeva la vita che conducevo,  quando
    girando l'angolo di un viottolo nei  pressi  di  casa  m'imbattei  nel
    signor Murdstone che passeggiava con un signore.  Tutto confuso, stavo
    per seguitare a camminare, quando quel signore grid:
    - Ehi! Brooks!
    - No, signore, sono David Copperfield - dissi.
    - Non dirlo.  Sei  Brooks  -  ripet  il  signore.  -  Sei  Brooks  di
    Sheffield. Ecco il tuo nome!
    A  quelle  parole  osservai  con  pi attenzione quel signore.  La sua
    risata serv pure a ravvivarmi il ricordo e lo riconobbi per il signor
    Quinion che ero andato a vedere a  Lowestoft  insieme  con  il  signor
    Murdstone prima... non importa, non  necessario dire prima di quando.
    - E come te la passi, e dove studi adesso, Brooks?
    Mi  aveva  posato  la  mano  sulla  spalla e mi aveva fatto girare per
    tenermi di fronte. Non sapevo che cosa rispondere e gettai un'occhiata
    interrogativa al signor Murdstone.
    - Per adesso  a casa - disse quest'ultimo. - Non studia affatto.  Non
    so che cosa fare di lui. E' un soggetto difficile.
    Per  un momento pos su di me il noto sguardo strabico,  che subito si
    fece cupo, e con avversione si rivolse altrove.
    - Ehm !  - fece il  signor  Quinion,  e  mi  parve  che  ci  guardasse
    entrambi. - Bel tempo.
    Segu  una  pausa  di  silenzio  e  io riflettevo al modo migliore per
    liberare la spalla dalla sua mano e andarmene, quando disse:
    - Immagino che tu  sia  ancora  un  ragazzo  abbastanza  sveglio,  eh,
    Brooks?
    -  Ma s !  - disse indispettito il signor Murdstone.  - E' abbastanza
    sveglio.  Ma sarebbe meglio che tu lo lasciassi andare.  Non  ti  sar
    grato dell'interesse che prendi per lui.
    Il  signor  Quinion cap al volo,  mi lasci,  e io mi affrettai verso
    casa.  Mi girai prima di entrare nel giardino vidi il signor Murdstone
    appoggiato  al  cancello  del  cimitero  e  il  signor Quinion che gli
    parlava.  Mi guardavano entrambi ed ebbi l'impressione che  parlassero
    di me.
    Quella  sera  il  signor  Quinion dorm nella nostra casa.  La mattina
    seguente,  dopo fatto colazione,  avevo rimesso la mia  sedia  al  suo
    posto  e stavo per uscire dalla stanza,  quando il signor Murdstone mi
    richiam.  S'era seduto con aria seria a un altro tavolino mentre  sua
    sorella si metteva allo scrittoio. Il signor Quinion teneva le mani in
    tasca e guardava fuori della finestra,  io rimasi in piedi girando gli
    occhi su loro.
    - David, - disse il signor Murdstone - per i giovani questo  un mondo
    in cui si lavora; non  fatto per oziare e annoiarsi.
    - Come fai tu - aggiunse la sorella.
    - Jane Murdstone,  ti prego di lasciar parlare me.  Ti ripeto,  David,
    che per i giovani questo  un mondo in cui si lavora,  non  fatto per
    oziare e annoiarsi.  E' specialmente vero per un ragazzo  con  il  tuo
    temperamento,  che  esige di venire molto corretto;  e al quale non si
    pu rendere  servizio  migliore  di  quello  che  sia  costringerlo  a
    conformarsi  alle  regole del mondo che lavora,  a costo di piegarlo e
    spezzarlo.
    - Qui non accettiamo la caparbiet -  disse  la  sorella.  -  Ci  che
    occorre  fare    schiacciarla.   La  si  deve  schiacciare  e  la  si
    schiaccer!
    Il signor Murdstone le diede un'occhiata met di protesta  e  met  di
    approvazione, quindi rispose:
    - Immagino tu sappia,  David, che non sono ricco. In ogni caso, ora lo
    sai. Hai gi ricevuto una notevole istruzione.  L'istruzione costa,  e
    anche  se  costasse  poco  e io fossi in condizione di dartela,  sarei
    dell'avviso che non  sarebbe  vantaggioso  per  te  essere  mandato  a
    scuola.  Quello  che  ti aspetta  la lotta per la vita,  e pi presto
    cominci meglio sar.
    Credo di avere pensato che nel mio piccolo in  quella  lotta  ero  gi
    entrato; ma ci abbia o no pensato allora, lo penso adesso.
    -  Hai  sentito  parlare  qualche  volta della ditta - disse il signor
    Murdstone.
    - Della ditta, signore? - ripetei.
    - Della ditta Murdstone e Grinby per il commercio del vino - disse.
    Ritengo di avere avuto l'aria incerta perch si affrett a riprendere:
    - Hai certo sentito nominare la ditta, o gli affari,  o le cantine,  o
    la banchina, o qualcosa del genere.
    -  Mi  pare  di  avere  sentito parlare della ditta,  signore - dissi,
    ricordando di avere vagamente appreso da dove veniva una  rendita  per
    lui e per la sorella. - Ma non so dire quando.
    - Non importa quando - replic. - Il signor Quinion dirige l'impresa.
    Guardai  con  deferenza  costui  che  seguitava a guardare fuori della
    finestra.
    - Il signor Quinion dice che siccome d lavoro ad altri  ragazzi,  non
    vede  perch,  alle  stesse condizioni,  non dovrebbe dare da lavorare
    anche a te.
    - Non avendo tu alcun'altra prospettiva - disse a bassa voce il signor
    Quinion, girandosi a mezzo.
    Con gesto stizzito e quasi di collera,  il  signor  Murdstone  seguit
    senza badare a quella interruzione.
    -  Le  condizioni  sono  che  guadagnerai abbastanza per il vitto e le
    piccole spese.  Ho gi provveduto al  tuo  alloggio,  che  sar  io  a
    pagare; come pure il bucato.
    - E sar tenuto entro i limiti che io decider - disse la sorella.
    -  Penseremo noi anche ai tuoi vestiti,  - disse il signor Murdstone -
    perch per il momento non sarai in grado  di  procurarteli  da  te.  E
    cos,  David,  ora  te  ne  vai  a  Londra  con  il signor Quinion per
    cominciare a vivere nel mondo per conto tuo.
    - Insomma sei sistemato - concluse la sorella - e sei pregato di  fare
    il tuo dovere.
    Avevo  capito benissimo che lo scopo di quell'annuncio era per loro di
    sbarazzarsi di me,  ma non  ricordo  chiaramente  se  ne  sia  rimasto
    contento  o  spaventato.  La  mia  impressione  che mi trovavo in una
    condizione confusa,  e  che  oscillando  fra  le  due  sensazioni  non
    toccassi  nessuna  delle  due.  E  non  avevo  nemmeno molto tempo per
    chiarirmi le idee perch il signor Quinion sarebbe partito l'indomani.
    Eccomi dunque l'indomani con il  mio  piccolo  cappello  bianco  molto
    logoro con intorno un crespo nero per mia madre, giacca nera e un paio
    di  rigidi  calzoni  di  fustagno,  che  la  signorina Murdstone aveva
    giudicati la miglior armatura per le gambe in quella lotta per la vita
    che sarebbe presto cominciata... eccomi cos rivestito,  e con tutti i
    miei  pochi  beni  terreni  davanti  a  me chiusi in un piccolo baule,
    povero fanciullo  derelitto  (come  avrebbe  potuto  dire  la  signora
    Gummidge)  seduto  nella carrozza che portava il signor Quinion fino a
    Yarmouth, a prendere la diligenza di Londra. Ecco, la nostra casa e la
    chiesa rimpiccioliscono con la distanza;  la tomba  sotto  l'albero  
    cancellata  dalle cose che s'interpongono;  ecco,  la guglia non punta
    pi verso l'alto dal mio vecchio campo di giochi, e il cielo  vuoto!










    11 - COMINCIO A VIVERE PER CONTO MIO E NON Ml PIACE.

    Ora conosco abbastanza il mondo da avere quasi perduto la capacit  di
    meravigliarmi  molto di nulla,  ma resta ancora per me oggi abbastanza
    sorprendente che possano avermi cos facilmente cacciato via di casa a
    quell'et.  Ero un fanciullo ricco di  doti,  con  forti  capacit  di
    osservazione, svelto, vivace, delicato e facilmente ferito nel corpo e
    nello  spirito,  e  mi  pare incredibile che nessuno abbia compiuto un
    solo passo per me.  Eppure nessun passo venne compiuto,  e all'et  di
    dieci  anni  mi  trovai  ingaggiato per lavori manuali presso la ditta
    Murdstone e Grinby.
    Il  magazzino  di  Murdstone  e  Grinby  era  gi  lungo  il  fiume  a
    Blackfriars. Recenti miglioramenti hanno cambiato l'aspetto del luogo,
    era  l'ultima  casa  in  fondo  a una via angusta che scendeva sino al
    fiume, con alcuni gradini al termine,  dove stavano delle barche.  Era
    un  vecchio  edificio  bizzarro,  che  aveva la sua banchina privata e
    sporgeva sull'acqua durante l'alta marea,  e sul fango quando  l'acqua
    si ritirava,  letteralmente invaso dai topi.  Le stanze avevano pareti
    rivestite di un legno annerito dal fumo e dal sudiciume di forse cento
    anni; pavimenti e scale sconnessi; nelle cantine squittii e tafferugli
    dei vecchi topi grigi;  dappertutto sudiciume e marciume:  tutte  cose
    non rimaste per lunghi anni nella mia memoria,  ma sempre attuali.  Mi
    stanno davanti agli occhi oggi come le vidi nel momento tristissimo in
    cui le visitai per la prima volta con  la  mano  tremante  stretta  in
    quella del signor Quinion.
    Il  commercio  della  ditta  Murdstone  e  Grinby  si svolgeva in vari
    settori diversi,  ma un suo ramo importante era la fornitura di vini e
    liquori  a certe navi da trasporto.  Ora non ricordo bene dove fossero
    di solito dirette, ma credo che alcune compissero delle traversate sia
    in Oriente, sia nelle Indie Occidentali.  So che una delle conseguenze
    di quei traffici era rappresentata da una grande quantit di bottiglie
    vuote,  e  che un certo numero di uomini e di ragazzi erano incaricati
    di  esaminarle  contro  luce,  scartare  quelle  incrinate,  lavare  e
    risciacquare le altre.  Quando era esaurita la riserva delle bottiglie
    vuote,  vi era da incollare l'etichetta su quelle piene,  o mettervi i
    tappi,  o sigillare i tappi, o imballare le bottiglie pronte. A questi
    lavori erano adibiti dei ragazzi, ed erano i miei lavori perch io ero
    uno di quei ragazzi.
    Eravamo in tre o quattro,  me compreso.  Il mio posto di lavoro  venne
    fissato  in un angolo del magazzino,  dove il signor Quinion mi poteva
    vedere dall'ufficio,  se voleva,  mettendosi in piedi sulla traversina
    pi  bassa  del  suo  sgabello  e  guardandomi attraverso una finestra
    sovrastante  lo  scrittoio.  L,   quel  mattino  in  cui  sotto  cos
    favorevoli auspici cominciavo a vivere per conto mio,  venne convocato
    il pi  anziano  dei  ragazzi  impiegati  in  quel  lavoro  perch  mi
    mostrasse il mio lavoro. Si chiamava Mick Walker, portava un grembiule
    lacero  e  un  berretto  di  carta.  Mi  inform  che  suo  padre  era
    battelliere e che partecipava  al  corteo  del  Lord  Sindaco  con  un
    copricapo  di  velluto  nero.  Mi  disse pure che il nostro principale
    collega sarebbe stato un altro ragazzo che mi present sotto  il  nome
    per me stranissimo di Mealy Potatoes, ovvero Patate Farinose. Scopersi
    tuttavia  che  non  era il vero nome di battesimo di quel giovane,  ma
    glielo avevano assegnato nel magazzino per motivo della sua carnagione
    pallida come farina. Il padre di Mealy era barcaiolo,  insignito della
    distinzione  di  essere anche pompiere e di venire come tale impiegato
    in uno dei grandi teatri, nel quale una sua giovane parente, credo una
    sorella, faceva il Folletto nelle Pantomime.
    Nessuna parola pu esprimere l'intima angoscia del mio animo quando mi
    vidi affondare in  quell'ambiente;  mettevo  a  raffronto  questi  che
    sarebbero  stati  i  miei compagni di ogni giorno con quelli della mia
    felice infanzia, senza parlare poi di Steerforth,  Traddles e di tutti
    gli altri,  e mi sentivo morire nel cuore ogni previsione di diventare
    un uomo istruito e distinto.  Non so descrivere il ricordo vivo  della
    sensazione  che  provai  di trovarmi assolutamente senza pi speranze;
    della vergogna per quella  mia  situazione;  dell'infelicit  a  dover
    credere  che  di  giorno  in  giorno  tutto quello che avevo appreso e
    pensato e goduto, e che aveva acceso in me la fantasia e lo spirito di
    emulazione,  si sarebbe a grado a grado allontanato da me per non  pi
    ritornare.  Durante  quella  mattina  ogni  volta  che  Mick Walker si
    allontanava mescolavo le  mie  lagrime  all'acqua  in  cui  lavavo  le
    bottiglie  e  singhiozzavo  come  se  anche  nel  mio  petto  vi fosse
    un'incrinatura che minacciava di farlo scoppiare.
    Quando l'orologio dell'ufficio segn le  dodici  e  trenta,  tutti  si
    prepararono  per  andare a pranzare,  e il signor Quinion battendo sui
    vetri della sua finestra,  mi fece  segno  che  andassi  nell'ufficio.
    Entrai  e  vi  trovai  un  uomo  di  mezza et,  piuttosto grasso,  in
    soprabito marrone,  abito nero e scarpe pure  nere,  cranio  grosso  e
    molto  lucido  perch  non meno privo di capelli di un uovo,  e con un
    gran faccione che rivolse in pieno verso di me.  I  suoi  panni  erano
    logori,  ma  il  colletto della camicia era imponente.  Teneva in mano
    un'elegante bastone da passeggio da cui pendevano due  grossi  fiocchi
    scoloriti,  e  un  occhialetto  gli  penzolava  fuori della giubba per
    semplice ornamento,  come seppi in seguito,  poich molto di  rado  lo
    portava all'occhio, e quando lo faceva non riusciva a vedere nulla.
    - Questo - disse il signor Quinion alludendo a me -  lui.
    -   Questo   -  disse  lo  sconosciuto  con  una  certa  sfumatura  di
    condiscendenza nella voce e una certa aria indescrivibile di  compiere
    qualcosa  di  raffinato che mi fece molto impressione -  il signorino
    Copperfield. Spero di trovarla bene, signore.
    Dissi che stavo benissimo e cos speravo di lui. Lo sa il cielo quanto
    a disagio mi sentivo,  ma in quel periodo della mia vita non ero molto
    portato a lamentarmi,  dissi perci che stavo benissimo e cos speravo
    di lui.
    - Grazie al cielo, - disse lo sconosciuto - sto benissimo. Ho ricevuto
    lettera  del  signor  Murdstone  in  cui  mi  dice  che  vorrebbe   io
    accogliessi  in  un locale sul retro della mia casa,  che per adesso 
    libero,  e che,  per dirla in breve,  deve  essere  affittato  come...
    insomma  -  disse  lo  sconosciuto  con un sorriso e in uno slancio di
    confidenza - come camera da letto... il giovane apprendista che ora ho
    il piacere di...  - E qui lo sconosciuto agit la mano  e  sistem  il
    mento dentro il colletto.
    -  Questo    il  signor  Micawber - disse rivolgendosi a me il signor
    Quinion.
    - Eh! - fece lo sconosciuto. - Infatti  il mio nome.
    - Il signor Micawber - disse il signor Quinion  -    noto  al  signor
    Murdstone.  Ottiene da noi delle commissioni per gli ordini che riesce
    a trovare.  Ha ricevuto lettera dal signor Murdstone a  proposito  del
    tuo alloggio ed  disposto a prenderti come pigionante.
    -  Il  mio  indirizzo  - disse il signor Micawber -  Windsor Terrace,
    City Road. Io... per dirla in breve, - disse il signor Micawber con la
    stessa aria raffinata e con un altro slancio di confidenza - abito l.
    Mi inchinai.
    - Avendo l'impressione -  disse  il  signor  Micawber  -  che  le  sue
    peregrinazioni in questa metropoli non siano ancora state numerose,  e
    che potrebbe incontrare qualche difficolt  a  penetrare  nei  segreti
    della  moderna Babilonia in direzione della City Road...  per dirla in
    breve - disse il signor Micawber con un altro slancio di confidenza  -
    per evitare che lei si perda, sar lieto di venirla a prendere stasera
    e infonderle la conoscenza della via pi breve da percorrere.
    Lo ringraziai di tutto cuore perch era gentile da parte sua prendersi
    quel disturbo.
    - A che ora - disse il signor Micawber - devo...
    - Alle venti circa - disse il signor Quinion.
    -  Alle  venti  circa  -  disse  il signor Micawber.  - Le auguro buon
    giorno, signor Quinion. Non voglio disturbare oltre.
    Cos mise il cappello in capo e usc con il bastone da passeggio sotto
    il braccio,  e  mettendosi  a  canterellare  un  motivo  appena  fuori
    dell'ufficio.
    Poi  il  signor  Quinion m'ingiunse formalmente che mi rendessi il pi
    utile possibile nel magazzino della ditta Murdstone e  Grinby  per  un
    salario,  credo,  di  sei scellini alla settimana.  Non sono sicuro se
    fossero sei o sette.  Ma nell'incertezza  su  questo  punto,  tendo  a
    credere  che  fossero  da  principio  sei e pi tardi sette.  Mi vers
    l'anticipo di una settimana (ritengo di tasca sua),  e ne detrasse sei
    pence,  che  diede  a Mealy perch quella sera portasse il mio baule a
    Windsor Terrace, dato che, per quanto piccolo,  era troppo pesante per
    le mie forze.  Spesi altri sei pence per il pranzo, vale a dire per un
    pasticcio di carne e un sorso d'acqua a una vicina pompa,  e trascorsi
    l'ora concessa per il pasto passeggiando lungo le vie intorno.
    Il  signor Micawber ricomparve la sera all'ora stabilita.  Per rendere
    il maggior onore possibile alla sua raffinatezza mi lavai mani e viso,
    e insieme ci avviammo verso quella che ormai dovr chiamare la  nostra
    casa;  e  mentre  si  camminava  il signor Micawber mi faceva tenere a
    mente il nome delle strade e il disegno degli angoli delle case,  cos
    che  al  mattino  riuscissi  a  ritrovare  con  facilit il cammino da
    percorrere.
    Giunti alla casa di Windsor Terrace (notai che  era  come  lui  misera
    d'aspetto,  ma come lui cercava di fare la pi bella figura possibile)
    mi present alla signora Micawber,  una donna magra  e  sciupata,  per
    nulla giovane, seduta in salotto (al primo piano non vi erano mobili e
    le  persiane  delle  finestre  erano  sempre abbassate per ingannare i
    vicini) con un bimbo al petto. Era uno di due gemelli,  e posso notare
    qui  che  quasi  mai,  in  tutto  il tempo che mi trovai a frequentare
    quella famiglia, vidi entrambi i gemelli staccati nello stesso momento
    dalla signora Micawber.  Almeno uno  era  sempre  intento  a  prendere
    ristoro.
    Vi erano altri due bambini, il signorino Micawber, et quattro anni, e
    la signorina Micawber, et circa tre anni. Questi, e una ragazza scura
    di  carnagione  e  con  l'abitudine  di soffiare dal naso,  che era la
    servetta della famiglia e prima che passasse  mezz'ora  mi  aveva  gi
    informato  di essere una orfanella proveniente dal vicino orfanotrofio
    di San Luca,  completavano il gruppo.  La mia  camera  era  all'ultimo
    piano  della  casa,  sul retro,  un ambiente senz'aria,  con le pareti
    tutte ornate da un disegno stampigliato di qualcosa che la mia giovane
    fantasia volle riconoscere come tante  focaccine  azzurre;  era  anche
    molto scarsamente fornita di mobili.
    -  Non  avrei  mai pensato - disse la signora Micawber quando sal per
    mostrarmi la stanza,  al completo di uno dei gemelli,  e  sedette  per
    riprendere  fiato - quando prima di sposarmi vivevo con babbo e mamma,
    che avrei ritenuto necessario prendere in casa un  pigionante.  Ma  il
    signor  Micawber  si  trova  in difficolt,  e ogni considerazione sui
    sentimenti personali deve cedere il passo.
    Io dissi: - S, signora.
    - In questo momento - disse la signora Micawber -  le  difficolt  del
    signor  Micawber  sono quasi insormontabili e non so se sar possibile
    che ne esca.  Quando vivevo con babbo e mamma non avrei quasi  nemmeno
    compreso  il  significato  di  questa  parola,  nel  senso con cui ora
    l'adopero, ma... l'esperienza insegna, come soleva dire il babbo.
    Non riesco a ricordare se fu lei a dirmi che il  signor  Micawber  era
    stato ufficiale di marina,  o se l'ho solo immaginato.  Tuttavia ancor
    oggi credo,  non so perch,  che molto  tempo  prima  egli  era  stato
    effettivamente   in   marina.   Adesso  era  una  specie  di  commesso
    viaggiatore in citt per conto di un certo numero di  svariate  ditte;
    ma temo che ne ricavasse poco o nulla.
    - Se i creditori del signor Micawber non vogliono assolutamente dargli
    tempo - disse la signora Micawber - dovranno subirne le conseguenze, e
    tanto pi presto porteranno la cosa a conclusione,  tanto meglio sar.
    Non si pu cavare il sangue  da  una  pietra,  come  non    possibile
    ottenere  in  questo  momento degli acconti (senza parlare delle spese
    legali) dal signor Micawber.
    Non ho mai compreso del tutto se fosse la  mia  precoce  posizione  di
    indipendenza a confondere le idee della signora Micawber rispetto alla
    mia  et,  oppure  se  era  talmente  angustiata dall'argomento che ne
    avrebbe parlato perfino con i gemelli se  non  avesse  trovato  nessun
    altro con cui comunicare,  ma fu questo il tono che adott all'inizio,
    e allo stesso modo seguit per tutto il tempo in cui la conobbi.
    Povera signora Micawber!  Mi disse che aveva cercato di darsi  daffare
    lei stessa,  e non dubito che l'abbia fatto.  Il centro della porta di
    strada era interamente coperto da una grande targa  di  ottone,  sulla
    quale  stava  inciso: Scuola e pensionato per signorine della signora
    Micawber,  ma non mi risulta  che  nessuna  signorina  vi  abbia  mai
    studiato,  si sia mai presentata, n si sia mai proposta di andarvi; e
    neppure che sia mai stato fatto il minimo preparativo  per  accogliere
    delle  signorine.  I soli visitatori che mai vidi,  e dei quali sentii
    parlare,  erano i creditori.  Loro s venivano a tutte le ore e alcuni
    erano  addirittura feroci.  Un uomo con la faccia sudicia (credo fosse
    un calzolaio) s'infilava nel corridoio gi alle sette di mattina, e in
    fondo alle scale gridava al signor Micawber: - Venga gi!  lo  so  che
    non  ancora uscito. Ci vuole o no pagare? Non si nasconda, eh, questa
      un'azione  vile.  Se  fossi in lei non sarei vigliacco.  Vuole o no
    pagarci?  Ci deve pagare,  ha capito?  Venga gi!  - E  non  ricevendo
    risposta alle sue provocazioni, arrivava per la collera a insulti come
    imbroglione e ladro, e risultando anche questi inefficaci, qualche
    volta  attraversava addirittura la strada per urlare verso le finestre
    del secondo piano dove sapeva che si trovava il  signor  Micawber.  In
    quelle  occasioni  il  signor  Micawber  cadeva  in  preda al dolore e
    all'umiliazione fino al punto (me ne accorsi dallo strillo che  lanci
    la  moglie) di minacciarsi con un rasoio;  ma non pi di mezz'ora dopo
    lucidava le scarpe con straordinaria cura e andava fuori canterellando
    un motivo con l'aria pi che mai raffinata.  Altrettanto elastica  era
    la signora Micawber.  L'ho vista cadere svenuta di fronte all'esattore
    delle imposte  alle  tre  del  pomeriggio,  e  alle  quattro  mangiare
    costolette  impanate  d'agnello  e  bere  birra  calda (pagati con due
    cucchiaini d'argento portati al monte dei pegni). Una volta,  dopo che
    era appena stato effettuato un pignoramento,  per caso ritornai a casa
    in anticipo verso le sei di sera,  e la trovai  svenuta  (naturalmente
    con  un  gemello  in collo) davanti al caminetto e con i capelli tutti
    scarmigliati sul viso;  ma non l'ho mai vista pi  allegra  di  quella
    stessa  sera,  davanti  a  una braciola di vitello,  accanto al camino
    della cucina, mentre mi raccontava episodi intorno a babbo e a mamma e
    ai ricevimenti che davano.
    In quella casa e in compagnia di quella famiglia trascorrevo tutte  le
    mie ore libere.  Provvedevo da me alla mia prima colazione composta da
    una pagnotta da un penny e da un penny di latte;  tenevo  una  seconda
    pagnotta  e  un  pezzo  di  formaggio su un certo scaffale di una data
    credenza da consumare per cena quando tornavo la  sera.  So  bene  che
    quelle  spese facevano un buco nei miei sei o sette scellini;  ero via
    di casa a lavorare nel magazzino per l'intera giornata,  e con  quella
    somma  dovevo  sostentarmi  tutta la settimana.  Dal luned mattina al
    sabato sera  non  ricevevo  consiglio,  esortazione,  incoraggiamento,
    conforto, aiuto, sostegno di alcun genere da parte di nessuno, ne sono
    certo come della speranza che ho di andare in paradiso!
    Ero  cos  giovane  e infantile,  cos poco qualificato (e come poteva
    essere diversamente?) ad assumere la responsabilit intera  della  mia
    esistenza  che  parecchie volte,  recandomi di mattina al magazzino di
    Murdstone e Grinby non potevo resistere alla tentazione dei pasticcini
    stantii offerti a met prezzo nelle vetrine dei pasticceri, e spendevo
    per quelli il denaro  che  avrei  dovuto  conservare  per  il  pranzo.
    Rimanevo  quindi senza pranzo,  o comperavo un panino,  o una fetta di
    pudding.  Ricordo per i pudding due botteghe tra le quali mi  dividevo
    in  conformit  alle mie finanze.  Una si trovava in un cortile vicino
    alla chiesa di Saint Martin,  sul retro della chiesa stessa,  e ora  
    scomparsa.  In quella bottega il pudding era fatto con lo zibibbo, era
    un pudding speciale, ma caro, per due penny ne davano un pezzo non pi
    grosso di  quello  pi  ordinario  che  costava  solo  un  penny.  Per
    quest'ultimo   tipo   una  buona  bottega  si  trovava  sullo  Strand,
    precisamente in quella parte che  stata pi tardi ricostruita. Era un
    pudding grosso e pallido,  pesante e flaccido con  grossi  chicchi  di
    uvetta  schiacciati,  ficcati  dentro interi,  a grande distanza l'uno
    dall'altro.  Usciva caldo dal forno ogni giorno intorno all'ora adatta
    per  me,  e  molte  volte  uno di questi mi serv come pranzo.  Quando
    pranzavo regolarmente e con sostanza prendevo una cervellata  con  una
    pagnotta da un penny,  oppure un piatto di manzo al sangue per quattro
    pence in una rosticceria;  o un piatto di  pane  e  formaggio  con  un
    bicchiere di birra in una vecchia e misera trattoria situata di fronte
    al magazzino all'insegna del Leone, oppure era un Leone seguito da
    qualcos'altro che ho dimenticato.  Ricordo che una volta portai con me
    il pane (preso da casa al mattino) tenendolo sotto il braccio, avvolto
    in un pezzo di  carta  come  fosse  un  libro,  andai  in  una  famosa
    trattoria  alla  moda  nelle  vicinanze  di  Drury Lane e ordinai una
    porzione piccola di manzo brasato, per cui il locale era rinomato, da
    mangiare con il mio pane.  Non so che cosa abbia pensato il  cameriere
    di quello strano minuscolo cliente presentatosi cos solo,  ma mi pare
    ancora di vederlo che mi fissava con tanto d'occhi mentre consumavo il
    mio pranzo,  e poi chiam anche l'altro cameriere perch mi guardasse.
    Gli diedi mezzo penny di mancia, e vorrei che non l'avesse accettato.
    Mi pare che avessimo una mezz'ora di intervallo all'ora del t. Quando
    avevo  abbastanza denaro,  prendevo di solito una mezza pinta di caff
    appena fatto con una fetta di pane e burro.  Se non ne avevo andavo  a
    contemplare  un  negozio  di selvaggina in Fleet Street,  o riuscivo a
    fare una passeggiata fino al Mercato di Covent  Garden,  e  restavo  a
    fissare con tanto d'occhi gli ananas.  Mi piaceva molto girare intorno
    all'Adelphi, perch con quegli archi scuri era un luogo misterioso. Mi
    rivedo emergere una sera da uno di quegli archi vicino a  una  piccola
    osteria  sul  fiume,  che aveva davanti uno spiazzo aperto,  sul quale
    stavano ballando alcuni  scaricatori  di  carbone;  per  guardarli  mi
    sedetti su una panca. Chiss che cosa avranno pensato di me!
    Ero tanto infantile e cos minuscolo che spesso quando andavo al banco
    di  qualche  trattoria  sconosciuta  a  prendere un bicchiere di birra
    chiara per bagnare ci  che  avevo  mangiato  a  pranzo,  esitavano  a
    darmela.  Ricordo  una  sera  caldissima  quando andai al banco di una
    trattoria e chiesi al padrone:
    - Quanto fa un  bicchiere  della  sua  migliore...  ma  proprio  della
    migliore... birra? - Perch era una ricorrenza speciale. Non so quale.
    Pu darsi che fosse il mio compleanno.
    - Due pence e mezzo penny - disse il padrone -  il prezzo della birra
    Genuine Stunning.
    - Allora,  - dissi porgendo le monete - mi dia per favore un bicchiere
    di birra Genuine Stunning con una bella schiuma.
    Il padrone mi guard di l del banco da capo a piedi  con  uno  strano
    sorriso; e invece di spillare la birra, guard dietro la tenda e disse
    qualcosa  alla  moglie,  che  usc  fuori  con  il lavoro in mano e si
    accost al marito osservandomi anch'essa. Rivedo bene quella scena: il
    padrone in maniche di camicia,  che si sporgeva dal bancone mentre  la
    moglie  mi  guardava  di  l  della  porta  bassa del banco,  e io che
    alquanto confuso li guardavo alzando gli occhi di qua del tramezzo. Mi
    posero molte domande,  come  mi  chiamavo,  quanti  anni  avevo,  dove
    abitavo,  come  lavoravo  e come ero capitato l.  E a tutte,  per non
    mettere  nessuno  nei  guai,   confesso  di  avere   inventato   delle
    convenienti  risposte.  Mi servirono la birra sebbene dubito che fosse
    la Genuine Stunning; e poi la moglie dei padrone,  aperta la porticina
    del  banco e chinandosi su di me,  mi ridiede il mio denaro e anche un
    bacio che era per met di ammirazione e per met  di  compassione,  ma
    tutto femminile e buono, ne sono sicuro.
    So  di  non  esagerare  inconsciamente e involontariamente la scarsit
    delle mie risorse, n le difficolt della mia vita.  So che ogni volta
    che  il  signor  Quinion  mi  regalava  uno scellino,  lo spendevo per
    pranzare o per fare merenda.  So che lavoravo da mattina  a  sera  con
    uomini  e  ragazzi  rozzi  ed  ero  ormai  cencioso.   So  che  andavo
    vagabondando per le vie, nutrito in maniera e in misura insufficienti.
    So che, non fosse stato per l'aiuto di Dio, dato l'abbandono in cui mi
    trovavo,   sarei  potuto  facilmente  diventare  un  ladruncolo  o  un
    vagabondo.
    Tuttavia  conservavo  una  certa dignit anche nella ditta Murdstone e
    Grinby.  A parte il fatto che il  signor  Quinion  faceva  quello  che
    poteva,  per  essere  un  uomo  tanto  distratto  e tanto occupato,  e
    trovandosi di fronte a un caso tanto anomalo,  per trattarmi come  una
    persona  in  posizione diversa dagli altri,  io non dissi mai a nessun
    uomo n ragazzo come era accaduto che arrivassi l,  n diedi  mai  il
    minimo  segno che mi rincrescesse starci.  E nessuno all'infuori di me
    sa che in segreto soffrivo profondamente.  Quanto  soffrissi,  ho  gi
    detto,   assolutamente al di l della mia capacit descrivere. Ma ero
    riservato e compivo il mio lavoro. Mi ero reso conto fin dal principio
    che se non fossi riuscito a eseguire il mio compito  altrettanto  bene
    di  tutti  gli  altri non mi sarei potuto salvare dalle ingiurie e dal
    disprezzo.  Presto diventai almeno svelto e abile quanto gli altri due
    ragazzi. Per quanto mi comportassi con loro del tutto cordialmente, la
    mia  condotta  e  i  miei  modi  erano abbastanza diversi dai loro per
    creare tra loro e me una certa distanza. I due ragazzi e gli uomini se
    parlavano di me mi  chiamavano  il  signorino.  o  il  giovane  del
    Suffolk.  Un uomo di nome Gregory,  capo del reparto imballaggi, e un
    altro di nome Tipp, che era il carrettiere e portava una giubba rossa,
    a volte nel rivolgermi la parola mi chiamavano David, ma ritengo ci
    avvenisse quando eravamo pi in confidenza, e dopo che ebbi effettuato
    qualche tentativo di intrattenerli,  durante il  lavoro,  con  qualche
    avanzo  delle  mie  vecchie letture,  che tuttavia stavano rapidamente
    uscendomi dalla memoria. Una volta Mealy Potatoes insorse e si ribell
    contro il fatto che fossi cos distinto,  ma in breve Mick  Walker  lo
    rimise al suo posto.
    Consideravo del tutto impossibile liberarmi da quel genere di vita,  e
    in tal senso abbandonai ogni speranza. Sono profondamente convinto che
    nemmeno per un'ora trovai accettabile il mio lavoro, e fui nient'altro
    che miseramente infelice;  ma lo  sopportavo;  e  nemmeno  a  Peggotty
    rivelai  la  verit,  in parte per l'affetto che le portavo e in parte
    per la vergogna, sebbene ci scambiassimo diverse lettere.
    Le  difficolt  del  signor  Micawber  si  aggiungevano   allo   stato
    angoscioso  del  mio spirito.  Nelle condizioni di abbandono in cui mi
    trovavo mi affezionai sinceramente alla famiglia,  e quando  ero  solo
    per  via  rifacevo a mente i calcoli della signora Micawber intorno ai
    modi e ai mezzi,  e mi sentivo oppresso dal peso dei debiti del signor
    Micawber.  Il sabato sera,  che era festa per me,  in parte perch era
    una gran cosa tornare a casa con in  tasca  sei  o  sette  scellini  e
    potermi  fermare  davanti  ai  negozi  pensando  che cosa avrei potuto
    comperare con quella somma,  la signora Micawber era solita  farmi  le
    pi  strazianti  confidenze,  come  pure  la domenica mattina,  mentre
    rimestavo la mia porzione di caff o di t che  la  sera  prima  avevo
    comperato  in  una  piccola  ciotola  da barbiere,  e scendevo tardi a
    colazione.  Non era affatto strano sentir singhiozzare con violenza il
    signor  Micawber  all'inizio di una di quelle conversazioni del sabato
    sera,  e prima della fine sentirlo cantare intorno  alle  delizie  di
    Jack  e  della  sua  graziosa  Nan.  L'ho visto rincasare inondato di
    lagrime, dichiarando che ormai non rimaneva nulla salvo il carcere,  e
    poi  andare  a  letto  facendo  il  calcolo  di quanto sarebbe costato
    mettere alla casa triple finestre sporgenti  nel  caso  che  saltasse
    fuori  qualcosa,  espressione che era la sua preferita.  E la signora
    Micawber era identica a lui.
    Nonostante la ridicola differenza di et,  e  ritengo  a  causa  delle
    rispettive  posizioni,  sorse  fra  me  e queste persone una singolare
    amicizia su un piede di uguaglianza.  Ma non mi ero  mai  permesso  di
    accettare  alcun  invito  di  mangiare o bere con loro attingendo alle
    loro provviste (sapevo che erano in cattivi rapporti con il fornaio  e
    il  macellaio  e  spesso  non avevano abbastanza da mangiare),  sino a
    quando  la  signora  Micawber  non  mi  concesse  per  intero  la  sua
    confidenza. Lo fece una sera in cui mi disse: - Signorino Copperfield,
    io  non  la  considero  un  estraneo e perci non esito a dirle che le
    difficolt del signor Micawber stanno per giungere alla crisi.
    Mi rattrist molto sentirle  dir  questo  e  guardai  con  la  massima
    compassione gli occhi arrossati della signora Micawber.
    -  Senza  contare  la crosta di un formaggio d'Olanda,  che non  cibo
    adatto ai pi giovani della famiglia - disse la signora Micawber - per
    dire la verit non c' pi nella dispensa una briciola di niente.  Ero
    solita  parlare della dispensa quando vivevo con babbo e mamma,  e uso
    ancora la parola involontariamente.  Ma voglio dire con precisione che
    in casa non vi  nulla da mangiare.
    - Santo cielo! - esclamai costernato.
    Della  mia  paga settimanale avevo ancora in tasca due o tre scellini,
    da cui deduco che si abbia avuto  questa  conversazione  un  mercoled
    sera,  e  in fretta li tirai fuori e pregai emozionatissimo la signora
    Micawber di accettarli come prestito.  Ma la signora mi  abbracci,  e
    obbligandomi  a  rimetterli  in  tasca mi rispose che nemmeno per idea
    avrebbe potuto farlo.
    - No,  mio caro signorino Copperfield,  - disse - lungi da me  pensare
    una cosa del genere!  Ma lei ha un discernimento maggiore dell'et,  e
    se vorr potr farmi un altro favore, del quale le sar molto grata.
    Pregai la signora Micawber di farmene parola.
    -  Personalmente  ho  provveduto  a  separarmi  dall'argenteria,   sei
    cucchiaini,  due  saliere,  un paio di mollette da zucchero - disse la
    signora Micawber - e  con  queste  cose  messe  a  pegno  ho  ricevuto
    segretamente del denaro con le mie stesse mani. Ma i gemelli mi legano
    molto,  e  poi,  con  il  ricordo  che  ho  di  babbo e mamma,  queste
    transazioni mi danno un grandissimo  dolore.  Vi  sono  ancora  alcune
    cosette  delle  quali  potremmo  privarci.  I  sentimenti  del  signor
    Micawber non gli permetterebbero mai di occuparsene, e Clickett - (era
    il  nome  della  ragazza  venuta  dall'orfanotrofio)   -   avendo   un
    temperamento  volgare,   se  riponessimo  in  lei  tanta  fiducia,  si
    prenderebbe  delle  penose  libert.   Signorino  Copperfield,   posso
    chiederle...
    Ora  compresi  l'intenzione  della  signora  Micawber  e la pregai che
    disponesse di me come voleva. Quella sera stessa cominciai a collocare
    gli oggetti di sua  propriet  pi  maneggevoli,  e  in  seguito  feci
    spedizioni  del  genere quasi ogni mattina prima di recarmi alla ditta
    Murdstone e Grinby.
    Il signor Micawber conservava alcuni libri in  un  piccolo  stipo  che
    chiamava libreria, e quelli furono i primi ad andarsene. Li portai uno
    dopo  l'altro al padrone di una bancarella della City Road,  una parte
    della quale,  nei pressi della nostra casa,  era  allora  quasi  tutta
    occupata da botteghe di libri e di uccelli, e li vendevo al prezzo che
    potevo ricavarne. Il proprietario della bancarella, che abitava in una
    piccola casa dietro alla sua rivendita, si ubriacava ogni sera, e ogni
    mattina  veniva  furiosamente  rimproverato  dalla moglie.  Pi di una
    volta,  quando mi recavo da  lui  di  buon'ora,  mi  riceveva  su  una
    lettiera smontabile, con una ferita sulla fronte o un occhio nero come
    testimonianza  degli  eccessi  a  cui si era abbandonato la sera prima
    (temo che il bere lo rendesse  litigioso),  e  con  la  mano  tremante
    cercava  di trovare i necessari scellini in una o nell'altra tasca dei
    suoi panni che giacevano sul  pavimento,  mentre  la  moglie,  con  un
    bambino  piccolo  in  collo  e  le  scarpe  scalcagnate non cessava di
    rampognarlo.  A volte aveva perduto tutti i  soldi  e  mi  pregava  di
    tornare,  ma sua moglie ne aveva sempre (sospetto che glieli prendesse
    quando era ubriaco),  e segretamente saldava  il  conto  sulle  scale,
    mentre scendevamo insieme.
    Anche  al  monte pegni cominciavano a conoscermi bene.  Il signore pi
    importante che trattava gli affari dietro al  banco  mi  trattava  con
    molta  considerazione  e ricordo che spesso,  mentre si occupava della
    mia transazione,  mi pregava di declinargli all'orecchio un nome o  un
    aggettivo latino,  o di coniugargli un verbo pure latino.  Dopo ognuna
    di quelle occasioni la signora faceva una piccola festa,  che  era  di
    solito  una  cena,  e  quei  pasti avevano una speciale attrattiva che
    ancora ben ricordo.
    Le difficolt del signor Micawber raggiunsero infine la crisi,  e  una
    mattina   venne  arrestato  e  portato  nella  prigione  per  debitori
    insolvibili di King's Bench nel Borough.  Mentre  usciva  di  casa  mi
    disse che il sole era per sempre tramontato per lui,  e davvero pensai
    che gli si fosse spezzato il cuore, come mi pareva si dovesse spezzare
    anche a me.  Seppi tuttavia in seguito che  prima  di  mezzogiorno  lo
    videro fare un'allegra partita ai birilli.
    La  prima  domenica  della  sua incarcerazione era stabilito che sarei
    andato a trovarlo per restare a pranzo con lui.  Dovevo chiedere  come
    arrivare  a un dato luogo,  e appena prima di quello ne avrei visto un
    altro,  e appena prima di questo avrei  visto  un  cortile,  lo  avrei
    attraversato,  e poi avanti diritto fino a trovare un carceriere. Feci
    tutto questo,  e quando alla fine vidi il carceriere  (povero  bambino
    che  non ero altro!),  ricordai che nella prigione per debitori in cui
    si era trovato "Roderick Random" stava  un  uomo  con  niente  indosso
    salvo una vecchia coperta,  e allora la figura del carceriere ondeggi
    ai miei occhi oscurati dalle lagrime, e il cuore mi batt forte.
    Il signor Micawber mi  aspettava  all'interno  del  cancello,  salimmo
    nella sua camera, che era al penultimo piano, e ci mettemmo a piangere
    insieme.  Ricordo  che  mi  scongiur  solennemente  di  esaminare con
    attenzione il suo destino,  e di prendere nota che  se  un  uomo  avr
    venti  sterline  di  rendita  all'anno e spender diciannove sterline,
    diciannove scellini e sei pence,  vivr felice,  ma  se  spender  una
    sterlina pi delle venti sar un disgraziato. Dopo di che mi chiese in
    prestito  uno  scellino  per  la birra,  mi diede un ordine scritto di
    pagamento sulla signora Micawber per lo stesso  ammontare,  rimise  in
    tasca il fazzoletto e torn di buon umore.
    Sedevamo  davanti a un piccolo fuoco con due mattoni posti ai due lati
    dentro il cestello arrugginito per evitare che il carbone bruciasse in
    fretta,  in attesa che un altro debitore,  il quale occupava la stanza
    insieme  con  il signor Micawber,  tornasse dal forno con la spalla di
    montone che avrebbe costituito il nostro  pranzo  in  comune.  Poi  mi
    mandarono  dal  Capitano  Hopkins  che  stava  nella camera al piano
    superiore con i saluti rispettosi del signor Micawber;  dovevo  dirgli
    che ero il suo giovane amico, e che per favore mi prestasse coltello e
    forchetta.
    Il  capitano  Hopkins mi prest le posate con i suoi rispettosi saluti
    per il signor Micawber.  In quella piccola stanza vi erano  anche  una
    signora  molto  sudicia  e  due  ragazze  sparute  con i capelli tutti
    arruffati, figlie di lui.  Pensai che fosse meglio prendere a prestito
    le posate del capitano Hopkins piuttosto del suo pettine.  Il capitano
    stesso era  in  condizioni  di  estrema  straccioneria,  aveva  grossi
    favoriti  e  indossava un vecchissimo pastrano marrone senza la giubba
    sotto.  Vidi in un angolo il suo materasso arrotolato,  e quel po'  di
    stoviglie  che  avevano su una mensola,  e indovinai (Dio sa come) che
    per quanto le due ragazze con i capelli arruffati fossero  figlie  del
    capitano  Hopkins,  la  signora  sudicia  non  era  la  sua  legittima
    consorte. La mia timida sosta su quella soglia non dur pi di un paio
    di minuti al massimo,  ma tornai da basso in possesso di tutte  quelle
    informazioni, reali come erano reali le posate che tenevo in mano.
    Dopo  tutto  quel  pranzo  ebbe  qualcosa di piacevolmente zingaresco.
    Riportai  nel  primo  pomeriggio  coltello  e  forchetta  al  capitano
    Hopkins, e ritornai a casa per confortare la signora Micawber, dandole
    relazione  della mia visita.  Quando mi vide entrare perse i sensi,  e
    poi  fece  un  piccolo  bricco  di  zabaione  per  ristorarci   mentre
    discorrevamo.
    Non  so come siano stati venduti i mobili della casa a beneficio della
    famiglia,  n chi li abbia venduti,  so soltanto  che  non  fui  io  a
    occuparmene.  Comunque la vendita avvenne e tutto fu portato via in un
    furgone salvo i letti,  poche sedie e la tavola di cucina.  E con tali
    scarsi arredi ci accampammo, per cos dire, nei due salotti della casa
    vuota di Windsor Terrace,  la signora Micawber, i bambini, l'orfanella
    e io, giorno e notte sempre in quelle due stanze.  Non ho presente per
    quanto tempo, ma mi pare a lungo. Infine la signora Micawber decise di
    trasferirsi  nella  prigione,  dove il signor Micawber era riuscito ad
    avere una stanza tutta per s.  Quindi portai la chiave della casa  al
    proprietario,  il  quale  fu  ben lieto di riaverla;  e i letti furono
    trasportati al King's Bench,  eccetto il mio,  per il quale si prese a
    pigione  una  stanzetta  fuori  le  mura,  ma  nei  pressi  di  quella
    istituzione carceraria,  con  mia  grande  soddisfazione,  perch  ero
    diventato  troppo  intimo  della famiglia Micawber e dei suoi guai per
    accettare di separarmene.  Anche l'orfanella  venne  sistemata  in  un
    alloggio altrettanto economico nelle stesse vicinanze.  La mia era una
    tranquilla cameretta sul retro della casa, con il soffitto inclinato e
    la  gradevole  vista  di  un  cortile  con  deposito  di  legname   da
    costruzione;  e  quando  ne  presi possesso e riflettei che i guai del
    signor Micawber avevano finalmente raggiunto  la  crisi,  la  giudicai
    addirittura un paradiso.
    Intanto  continuavo  a lavorare presso la ditta Murdstone e Grinby con
    lo stesso volgare incarico,  i medesimi compagni volgari e  lo  stesso
    senso  di  immeritata degradazione che avevo provato sin da principio.
    Ma per mia grande fortuna non strinsi mai amicizia  e  nemmeno  parlai
    con  nessuno  dei  tanti  ragazzi  che  vedevo  ogni giorno andando al
    magazzino e vagabondando per le vie all'ora dei  pasti.  Conducevo  la
    medesima  vita  segretamente  infelice,  ma anche nella stessa maniera
    solitaria e autosufficiente.  I soli cambiamenti di  cui  mi  rendessi
    conto  erano  in  primo luogo che i miei abiti erano pi logori,  e in
    secondo luogo che ero meno oppresso dal peso delle preoccupazioni  del
    signore  e  della signora Micawber,  dato che certi parenti o amici si
    erano impegnati ad assisterli in quella congiuntura,  cos  che  nella
    prigione   vivevano   pi   comodamente   di  quanto  fossero  vissuti
    recentemente in libert.  Ora facevo colazione con loro per motivo  di
    certe sistemazioni delle quali non ho un preciso ricordo.  Non ricordo
    nemmeno a che ora del mattino venissero aperti i  cancelli  perch  io
    potessi  entrare,  ma  so  che  mi  alzavo  spesso  alle  sei,  e  che
    nell'intervallo il mio preferito luogo  di  riposo  era  il  Ponte  di
    Londra;  l mi sedevo spesso in una delle nicchie di pietra e guardavo
    la gente che passava,  o di l del  parapetto  ammiravo  il  sole  che
    scintillava  nell'acqua  e  accendeva  una  fiamma  dorata in vetta al
    Monumento. Qualche volta veniva l a incontrarmi l'orfanella, e allora
    le raccontavo storie fantastiche intorno  ai  moli  e  alla  Torre  di
    Londra,  delle  quali  so  dire soltanto che spero le credessi vere io
    stesso.  La sera ritornavo nella  prigione,  e  passeggiavo  avanti  e
    indietro  nel  cortile con il signor Micawber o giocavo alle carte con
    la signora e la ascoltavo recitare le  sue  reminiscenze  su  babbo  e
    mamma. Non sono in grado di dire se il signor Murdstone sapeva dove mi
    trovavo. Certo nel magazzino non ne parlai mai.
    Sebbene la crisi fosse superata,  gli affari del signor Micawber erano
    molto intricati a causa di un certo Atto,  del quale  sentivo  molto
    parlare,  e  che  ora  immagino  sia  stato  un  precedente accordo di
    composizione con i  creditori,  sebbene  allora  fossi  tanto  lontano
    dall'averne  un'idea chiara,  che mi rendo conto di averlo confuso con
    quelle demoniache pergamene che si dice abbiano  un  tempo  avuto  una
    gran voga in Germania.  Infine risult che quel documento era stato in
    qualche modo tolto di mezzo,  in ogni caso cess di essere lo  scoglio
    invalicabile  che  aveva  rappresentato  sino  allora;  e  la  signora
    Micawber mi inform che la sua famiglia aveva deciso che  il  signor
    Micawber  chiedesse  di venire rimesso in libert in forza delle Leggi
    sui Debitori Insolvibili,  e che prevedeva fosse  liberato  entro  sei
    settimane circa.
    -  E  allora  -  concluse  il signor Micawber,  che era presente - non
    dubito affatto che,  con l'aiuto del cielo,  comincer  a  essere  ben
    provvisto  di  denaro  per  vivere  in una maniera perfettamente nuova
    se... per dirla in breve, se qualcosa succeder.
    Ricordo che intorno a quel periodo il  signor  Micawber,  per  tenersi
    pronto  a  qualunque  evento,  compil  una  petizione alla Camera dei
    Comuni,  chiedendo una modifica alla legge  sulla  incarcerazione  per
    debiti.  Prendo  nota qui di questo ricordo quale esempio del modo con
    cui adattavo i miei vecchi libri a quella mia nuova vita,  e costruivo
    storie per me stesso, traendole dalla strada e da uomini e donne veri,
    e  come certi tratti importanti del mio carattere,  che inconsciamente
    andr  sviluppando  nel  descrivere  la  mia  vita,  stessero  intanto
    gradatamente formandosi.
    Vi  era  nella  prigione  un  circolo,  nel  quale il signor Micawber,
    essendo un gentiluomo,  veniva considerato  una  grande  autorit.  Il
    signor Micawber aveva esposto al circolo l'idea di questa petizione, e
    il  circolo  l'aveva fortemente appoggiata.  Perci il signor Micawber
    (che era un uomo di ottima indole ed  estremamente  attivo  in  tutto,
    eccetto nei propri affari,  e mai tanto felice come quando si occupava
    di qualcosa che non gli avrebbe potuto recare alcun profitto) si  mise
    al  lavoro  per  la  petizione,  la compose,  la ricopi su un immenso
    foglio di carta,  distese questo su un tavolino e fiss un'ora in  cui
    tutti  i  membri del circolo,  e se volevano anche tutti coloro che si
    trovavano fra quelle mura, salissero nella sua stanza per firmarla.
    Quando seppi di tale imminente cerimonia, ero tanto ansioso di vederli
    entrare tutti,  uno dopo l'altro,  sebbene  li  conoscessi  gi  nella
    grande maggioranza ed essi conoscessero me,  che ottenni di assentarmi
    per un'ora dalla ditta Murdstone e Grinby,  e a tale scopo mi sistemai
    in  un angolo.  Tutti i pi importanti membri del circolo che potevano
    stare nella piccola stanza senza riempirla erano schierati accanto  al
    signor  Micawber,  di  fronte  alla  petizione,  mentre il mio vecchio
    amico,  il capitano Hopkins (che in onore della solenne  occasione  si
    era lavato) vi stava tanto vicino da poterla leggere a chiunque non la
    conoscesse gi.  Venne spalancato l'uscio,  e tutta la popolazione del
    carcere cominci a presentarsi in una lunga fila: parecchi attendevano
    fuori,  mentre uno solo entrava,  apponeva la sua firma,  e usciva.  A
    ciascuno il capitano Hopkins diceva:
    - Lei l'ha letta?
    - No.
    - Vorrebbe sentirla leggere?
    E  se vedeva il minimo segno di una risposta affermativa,  il capitano
    Hopkins,  con voce alta e sonora,  ripeteva la petizione,  parola  per
    parola.  L'avrebbe  letta ventimila volte,  se ventimila persone,  una
    dopo l'altra,  l'avessero voluta ascoltare.  Ricordo una certa cadenza
    saporita  che  dava  a frasi come queste: I rappresentanti del popolo
    radunati in Parlamento,  I vostri richiedenti  si  rivolgono  quindi
    umilmente all'onorevole Parlamento, Gli sfortunati sudditi della sua
    graziosa  Maest,  come se le parole gli si condensassero in bocca in
    forma di cose concrete e  deliziose  da  gustare.  Intanto  il  signor
    Micawber  stava  in  ascolto  con  un po' della vanit dell'autore,  e
    contemplava (senza severit) le punte di ferro sul muro di fronte.
    Andando avanti e indietro ogni giorno tra Southwark e  Blackfriars,  e
    oziando  all'ora  dei pasti in certe viuzze buie,  le cui pietre,  per
    quanto ne so,  possono ancor  oggi  recare  i  segni  dei  miei  passi
    infantili, mi chiedevo quante di quelle persone mancassero nella folla
    che  tornava  a  sfilare davanti a me sull'eco della voce del capitano
    Hopkins!  Quando  ritorno  adesso  con  il  pensiero  a  quel  periodo
    angoscioso  della  mia adolescenza,  mi chiedo quanto delle storie che
    inventai intorno a quella gente aleggino come  nebbie  della  fantasia
    sui  fatti chiaramente ricordati!  Quando rifaccio il vecchio percorso
    non mi meraviglio se mi sembra di vedere e  compiangere  un  innocente
    romantico ragazzo che procede davanti a me,  e costruisce il suo mondo
    immaginario traendolo da tante strane esperienze e sordide situazioni.






    12  -  LA  VITA  INDIPENDENTE  CONTINUA  A  NON  PIACERMI   E   PRENDO
    UN'IMPORTANTE DECISIONE.

    A suo tempo la petizione del signor Micawber venne accolta,  e a norma
    di legge e con mia  grande  gioia  fu  emanato  per  lui  l'ordine  di
    scarcerazione.  I  suoi  creditori non furono implacabili;  la signora
    Micawber  m'inform  che  perfino  il  vendicativo   calzolaio   aveva
    dichiarato  in  piena  Corte  di  non  portargli  rancore ma quando si
    trovava in credito di denaro gli piaceva essere pagato e disse  che  a
    suo parere si trattava di un normale sentimento umano.
    Al termine del processo il signor Micawber torn nel carcere di King's
    Bench  perch  aveva  certe  spese  da  pagare  e  alcune formalit da
    espletare prima di essere veramente libero.  Il circolo lo accolse con
    entusiasmo  e  la sera ebbe luogo in suo onore una riunione con canti,
    mentre la signora Micawber e io consumavamo in privato una frittura di
    agnello, circondati dal resto della famiglia immerso nel sonno.
    -  In  un'occasione  come  questa  voglio  bere  con  lei,   signorino
    Copperfield  -  disse  la  signora  Micawber - un altro sorso di birra
    calda - (devo dire che avevamo gi bevuto un po') - in onore di  babbo
    e mamma.
    - Sono morti,  signora?  - chiesi, dopo avere brindato con birra calda
    aromatizzata in un bicchiere da vino.
    - La mia mamma si dipart da questa vita - disse la signora Micawber -
    prima che cominciassero le difficolt del signor  Micawber,  o  almeno
    prima  che  diventassero pressanti.  Il mio babbo visse abbastanza per
    farsi pi volte garante in favore del signor Micawber,  e  poi  spir,
    rimpianto da molti.
    La  signora  Micawber  scosse  la  testa  e  vers una pia lagrima sul
    gemello che aveva a portata di mano.
    Non potevo sperare di trovare un'occasione  migliore  per  porre  alla
    signora Micawber una domanda che m'interessava da vicino,  e quindi le
    dissi:
    - Posso chiederle,  signora,  che cosa lei e il signor Micawber  hanno
    l'intenzione  di  fare  quando il signor Micawber avr superato le sue
    difficolt e sar libero? Hanno forse gi deciso?
    - La mia famiglia - disse la signora Micawber,  che pronunciava sempre
    queste  due  parole  con  fierezza,  bench  io non sia mai riuscito a
    scoprire chi volesse indicare con esse - la mia famiglia  dell'avviso
    che il signor Micawber lasci Londra e metta a profitto in  campagna  i
    suoi  talenti.  Signorino  Copperfield,  il  signor Micawber  uomo di
    grande talento.
    Dissi che ne ero sicuro.
    - Di grande talento - ripet la signora Micawber.  - La mia famiglia 
    dell'avviso che,  con qualche raccomandazione,  un uomo dotato del suo
    talento potrebbe venire utilizzato negli uffici della dogana.  La  mia
    famiglia esercita localmente dell'influenza,  e quindi  suo desiderio
    che  il  signor  Micawber  si  rechi  a  Plymouth.  I  miei  ritengono
    indispensabile che egli si trovi sul posto.
    - Per essere pronto? - suggerii.
    - Precisamente - replic la signora Micawber.  - Per essere pronto nel
    caso che saltasse fuori qualcosa.
    - Andr anche lei, signora?
    Gli eventi della giornata,  unitamente ai gemelli,  se non anche  alla
    birra  calda,  avevano  eccitato la signora Micawber,  la quale sparse
    altre lagrime e rispose:
    - Io non  abbandoner  mai  il  signor  Micawber.  Pu  darsi  che  da
    principio  il signor Micawber mi abbia nascosto le sue difficolt,  ma
    il suo temperamento ottimista pu averlo indotto a  prevedere  che  le
    avrebbe superate. La collana di perle e i braccialetti ereditati dalla
    mamma sono stati venduti per meno della met del valore; e il vezzo di
    corallo,  regalo del mio babbo per le nozze  stato ceduto addirittura
    per niente. Ma io non abbandoner mai il signor Micawber. No!  - grid
    la signora Micawber ancor pi emozionata.  - Non lo far mai!  Inutile
    chiedermelo!
    Provai un certo disagio...  e se la signora Micawber  pensava  che  le
    avessi  chiesto  di  fare  qualcosa  del genere?...  rimasi a fissarla
    allarmato.
    - Il signor Micawber ha i suoi difetti. Non nego che sia imprevidente.
    Non nego che mi abbia tenuta all'oscuro  delle  sue  risorse  e  delle
    passivit,  s, di entrambe - seguit a dire, con gli occhi fissi alla
    parete - ma io non abbandoner mai il signor Micawber!
    Poich la signora Micawber aveva alzato la voce fino a un  vero  urlo,
    ne  rimasi  tanto spaventato da correre nella stanza sede del circolo,
    dove disturbai il signor Micawber nell'atto di  presiedere  una  lunga
    tavolata e di guidare il coro su queste parole:

    Arri, ih, Dobbin!
    Arri, op, Dobbin!
    Arri, oh, Dobbin!
    Arri, ih, e arri, oh-o-o!

    recandogli la notizia che la signora Micawber si trovava in condizioni
    allarmanti,  al  che egli scoppi immediatamente in lagrime e mi segu
    di corsa, con il panciotto pieno delle teste e code dei gamberetti che
    aveva mangiati.
    - Emma, angelo mio!  - grid il signor Micawber,  precipitandosi nella
    stanza - che cos'hai?
    - Io non ti abbandoner mai, Micawber! - ella esclam.
    - Vita mia!  - disse il signor Micawber, prendendola fra le braccia. -
    Ne sono certissimo.
    - E' il padre dei miei figli!  E' il padre dei  miei  gemelli!  E'  lo
    sposo dei miei affetti - gridava la signora Micawber, dibattendosi - e
    io... mai... abbandoner il signor Micawber!
    Il signor Micawber era talmente emozionato di fronte a quella prova di
    attaccamento  (in  quanto  a  me,  stavo sciogliendomi in lagrime) che
    stava chino sulla moglie in atteggiamento  appassionato,  implorandola
    che  alzasse  gli  occhi  e si calmasse.  Ma pi chiedeva alla signora
    Micawber che lo guardasse, pi ella fissava gli occhi nel vuoto; e pi
    le chiedeva di calmarsi,  pi si agitava Perci il signor Micawber  fu
    ben  presto  cos  sopraffatto da mescolare le sue lagrime a quelle di
    lei e alle mie;  infine mi chiese di andare a sedere sul  pianerottolo
    mentre la portava a letto. Avrei voluto congedarmi per quella sera, ma
    non volle assolutamente che me ne andassi prima che sonasse la campana
    per  i  visitatori.  Cos  portai  la  sedia accanto alla finestra del
    pianerottolo e attesi finch egli usc con un'altra  sedia  e  sedette
    vicino a me.
    - Ora signore, come sta la signora Micawber? - gli chiesi.
    -  E  molto  gi  -  disse  scotendo il capo il signor Micawber.  - La
    reazione. Ah,  stata una giornata terribile! Ora siamo soli...  tutto
    si  allontanato da noi!
    Il  signor  Micawber  mi strinse la mano,  gemette,  poi vers qualche
    lagrima.  Ero molto commosso e anche deluso perch mi sarei  aspettato
    che  fossimo  molto allegri in quella occasione felice e tanto a lungo
    attesa.  Ma il signore e la signora Micawber si erano tanto assuefatti
    alle  loro  vecchie  difficolt,  penso,  che al pensiero di essersene
    ormai liberati si sentivano come due naufraghi. Era scomparsa tutta la
    loro elasticit,  non li avevo mai visti pi depressi di quella  sera,
    cos che quando son la campana, e il signor Micawber mi accompagn al
    cancello  e  si  conged  con  una  benedizione,  ebbi  quasi paura di
    lasciarlo solo e tanto profondamente infelice.
    Ma al di l della confusione e di tutta la tristezza in  cui,  per  me
    inaspettatamente,  ci eravamo trovati implicati,  mi era chiara l'idea
    che il signore e la signora Micawber avrebbero lasciato Londra,  e che
    si avvicinava il momento in cui ci saremmo detti addio. Fu quella sera
    mentre andavo a casa, e nelle ore di veglia che seguirono quando fui a
    letto,  che  per  la prima volta mi venne in mente l'idea (sebbene non
    saprei dire come mi fosse entrata in testa) che pi tardi prese  forma
    di ferma risoluzione.
    Mi ero tanto abituato alla compagnia dei Micawber,  ero diventato cos
    intimo con essi nei loro  guai,  e  senza  di  loro  mi  sentivo  cos
    assolutamente privo di amici, che la prospettiva di dovermi cercare un
    altro   alloggio   e  di  trovarmi  ancora  una  volta  a  vivere  tra
    sconosciuti,  era per me in quel  momento  come  essere  gettato  alla
    deriva  con  le  sole  conoscenze della vita che l'esperienza mi aveva
    impartito.  Mentre riflettevo intorno a questo,  mi si ridestarono  in
    petto  con  maggior dolore tutti i sentimenti cos crudelmente feriti,
    tutta la vergogna  e  l'angoscia,  e  conclusi  che  la  vita  mi  era
    insopportabile.
    Sapevo  bene di non avere alcuna speranza di sottrarmi a essa,  se non
    risolvendomi alla fuga.  Ricevevo raramente  notizie  dalla  signorina
    Murdstone, e mai dal signor Murdstone, ma erano giunti per me, tramite
    il signor Quinion due o tre pacchi di indumenti nuovi o accomodati,  e
    in ognuno vi era un pezzo di carta in cui si diceva che  J.M.  sperava
    che D.C.  fosse attivo nel lavoro e si dedicasse completamente ai suoi
    doveri...  senza il minimo accenno al fatto che potessi mai  diventare
    qualcosa  di  diverso  dal volgare schiavo in cui mi stavo rapidamente
    trasformando.
    Subito il giorno dopo mi rivel,  mentre avevo nella  mente  il  primo
    tumulto  per  ci  che  avevo escogitato,  che non senza fondamento la
    signora Micawber aveva accennato alla loro partenza.  Presero alloggio
    nella casa dove stavo io, vi sarebbero rimasti per una settimana prima
    di  partire  per  Plymouth.  Il signor Micawber venne personalmente in
    ufficio quel pomeriggio per dire al signor Quinion che il giorno della
    partenza mi avrebbe congedato.  e fare della  mia  condotta  gli  alti
    elogi  che  senza dubbio meritavo.  Allora il signor Quinion chiam il
    carrettiere Tipp,  che era sposato e aveva una  camera  da  affittare,
    presso  il  quale  disse  che sarei andato ad alloggiare con reciproca
    soddisfazione, come aveva ogni motivo di credere;  io non dissi nulla,
    bench avessi ormai deciso.
    Per  tutto  il  resto  del  periodo in cui alloggiammo sotto lo stesso
    tetto, trascorsi la sera con i signori Micawber, e credo che l'affetto
    fra noi, con l'andare del tempo, si era fatto anche maggiore. L'ultima
    domenica mi invitarono a pranzo, si mangi lombata di maiale con salsa
    di mele e pudding. La sera prima avevo comperato come dono di addio al
    piccolo Wilkins Micawber un cavallino di legno pezzato,  e una bambola
    per  la piccola Emma.  Avevo anche dato uno scellino all'orfanella che
    stava per essere licenziata.
    La giornata fu lieta,  anche se  eravamo  tutti  un  po'  commossi  al
    pensiero della vicina separazione.
    -  Mai  -  disse  la  signora  Micawber - ripenser al tempo in cui il
    signor Micawber si trovava in difficolt senza pensare  anche  a  lei,
    signorino Copperfield.  La sua condotta  stata sempre delicatissima e
    generosa al di l di ogni parola.  Lei non  mai stato un  pigionante,
    lei  stato un amico.
    -  Mia  cara,  -  disse  il  signor Micawber - Copperfield - perch di
    recente aveva preso a chiamarmi cos - ha un cuore sensibile verso  il
    suo prossimo nel momento in cui lo vede velato da una nube di guai,  e
    un cervello per organizzare, e una mano per... per dirla in breve,  ha
    una  straordinaria  abilit per alienare tutti quegli oggetti che sono
    disponibili perch non indispensabili.
    Manifestai  la  mia  gratitudine  per  quella  lode  e  dissi  che  mi
    rincresceva moltissimo perdere la loro compagnia.
    -  Mio  caro  giovane  amico,  -  disse  il signor Micawber - sono pi
    vecchio di  lei,  sono  un  uomo  che  ha  avuto  nella  vita  qualche
    esperienza,  e...  per  dirla in breve,  e parlando in generale che ha
    avuto delle difficolt. Attualmente, e finch non salta fuori qualcosa
    (il che,  mi sia lecito dire,  mi attendo di ora in ora che  avvenga),
    non  ho  nulla  da  offrire all'infuori dei consigli.  Tuttavia i miei
    consigli meritano di venire accettati nella misura in cui... per dirla
    in breve,  per il motivo che io non li ho mai personalmente seguiti  e
    sono...  -  (a  questo  punto il signor Micawber,  che fino allora non
    aveva fatto se non irradiare letizia e sorridere con  il  viso  e  con
    tutta la testa, s'interruppe e si accigli) - e sono perci l'infelice
    misero che lei vede!
    - Mio caro Micawber! - protest la moglie.
    -  Ripeto  -  disse  il  signor  Micawber,  riprendendosi e tornando a
    sorridere - il misero infelice che lei vede. Il mio consiglio  di non
    fare mai domani quello che si pu fare oggi.  Il procrastinare ci ruba
    il tempo: bisogna tenerlo stretto!
    - La massima del povero babbo - osserv la signora Micawber.
    -  Mia  cara,   -  disse  il  signor  Micawber  -  il  tuo  babbo  era
    perfettamente a posto nel suo genere,  e il cielo non voglia che io lo
    biasimi.  Preso  nel complesso  probabile che non vedremo mai...  per
    dirla in breve,  che non faremo mai la conoscenza di un altro che alla
    sua  et avesse gambe diritte come le sue dentro le ghette,  e sapesse
    leggere senza bisogno di occhiali gli stessi caratteri di  stampa.  Ma
    egli applic,  mia cara, quella massima al nostro matrimonio, e quindi
    l'impegno venne preso cos prematuramente che non mi sono mai  rimesso
    dalle spese.
    Il  signor  Micawber  lanci  un'occhiata  di  straforo  alla moglie e
    aggiunse: - Non che mi rincresca. Tutto il contrario, mia cara. - Dopo
    di che rimase pensoso per un minuto o due.
    - L'altro mio consiglio, Copperfield, - disse il signor Micawber - lei
    lo conosce.  Rendita annua venti  sterline,  uscite  annue  diciannove
    sterline,  diciannove  scellini  e sei pence,  risultato: la felicit.
    Rendita annua  venti  sterline,  uscite  annue  venti  sterline,  zero
    scellini,  sei pence,  risultato: infelicit.  Il fiore sfiorisce,  la
    foglia appassisce, cala il sole sul tetro paesaggio, e... per dirla in
    breve, ci si trova a terra. Come me!
    Per dare maggiore efficacia al consiglio,  il signor Micawber bevve un
    bicchiere  di  ponce  con aria di grande godimento e soddisfazione,  e
    prese a fischiettare "La Zampogna del Collegio".
    Non mancai di promettergli che  avrei  tenuto  in  serbo  nella  mente
    questi  suoi precetti,  sebbene in realt allora non occorresse che li
    mettessi in serbo,  dato  che  palesemente  gi  mi  riguardavano.  Il
    mattino  seguente  incontrai  tutta  la  famiglia  nell'ufficio  della
    diligenza,  e con la desolazione nel cuore stetti  a  guardare  mentre
    tutti prendevano posto sul lato posteriore esterno della diligenza.
    -  Signorino  Copperfield,  -  disse  la signora Micawber - che Dio la
    benedica!  Non potr mai dimenticare tutto quello che lei  sa,  e  non
    vorrei farlo nemmeno se potessi.
    -  Copperfield,  -  disse il signor Micawber - addio!  Ogni augurio di
    felicit e prosperit!  Se con l'andare degli anni  potr  convincermi
    che il mio infelice destino sia servito a lei di ammonimento,  avr la
    sensazione di non avere occupato del tutto invano nella vita un  posto
    altrui. Nel caso che qualche cosa salti fuori (il che spero alquanto),
    mi sentir estremamente felice se sar in mio potere migliorare le sue
    prospettive.
    Credo  che mentre la signora Micawber stava seduta con i bambini sulla
    parte posteriore della diligenza,  e io stavo nella strada a guardarli
    con  tristezza,  le si siano schiariti gli occhi,  e abbia visto quale
    piccolo essere io fossi effettivamente.  Lo credo perch mi fece segno
    che  mi  arrampicassi  con  un'espressione  sul viso del tutto nuova e
    materna,  mi gett le braccia al collo,  e mi  diede  un  bacio  quale
    avrebbe potuto dare al suo bambino. Ebbi appena il tempo di saltar gi
    prima che la diligenza partisse,  e non vidi quasi pi nessuno di loro
    per  i  fazzoletti  che  agitavano.  In  un  attimo  erano  scomparsi.
    L'orfanella  e  io  restammo  a  guardarci  in  silenzio in mezzo alla
    strada,  poi ci stringemmo la mano  e  ci  dicemmo  addio;  credo  che
    sarebbe tornata all'ospizio di San Luca, mentre io avrei cominciato la
    mia faticosa giornata di lavoro presso la ditta Murdstone e Grinby.
    Ma  non  era  mia  intenzione  passare  l  dentro  molti altri giorni
    faticosi. No. Avevo deciso di fuggire. Di andare con un mezzo o con un
    altro gi per il paese in cerca  della  sola  parente  che  avessi  al
    mondo, e raccontare la mia storia alla signorina Betsey, mia zia.
    Ho  gi  detto che non so come mi sia entrata nel cervello questa idea
    disperata. Ma una volta l, vi rimase e si consolid in una decisione,
    la pi ferma che mai avessi avuto in vita mia. Non sono affatto sicuro
    di aver creduto che vi fosse in me una grande speranza di successo, ma
    ero fermissimo nel ritenere che la dovevo mettere in esecuzione.
    Ancora e ancora e cento volte ancora  a  partire  dalla  sera  in  cui
    quell'idea  mi  era venuta in mente per la prima volta,  scacciando il
    sonno,  avevo ricordato la vecchia storia che  mi  raccontava  la  mia
    povera mamma intorno alla mia nascita,  che aveva rappresentato per me
    un grandissimo divertimento sentirgliela dire allora,  e che sapevo  a
    memoria.  In  quella  storia  mia  zia  entrava  e  poi  ne  usciva da
    personaggio pauroso e terribile;  ma nel suo comportamento vi  era  un
    piccolo  tratto  sul  quale  mi  piaceva fermarmi e che mi dava almeno
    un'ombra di incoraggiamento. Non avevo dimenticato che mia madre aveva
    creduto di sentire sui suoi bei capelli il tocco di una mano non priva
    di gentilezza;  poteva essere stata semplice immaginazione da parte di
    mia madre, poteva non avere alcun fondamento nella realt, ma io me ne
    servii  per  farmi  un  piccolo  quadro  con  la mia terribile zia che
    provava tenerezza verso quella bellezza infantile che tanto  ricordavo
    e amavo,  e mi bastava per addolcire l'intera storia. E' possibile che
    ci mi fosse da tempo vivo in mente,  e che  abbia  dato  gradatamente
    origine alla mia decisione.
    Poich  non  sapevo nemmeno dove vivesse la signorina Betsey scrissi a
    Peggotty una lunga lettera,  e come per caso le chiesi se  lei  se  ne
    ricordava;  finsi  di avere sentito parlare di una signora sul tipo di
    lei che viveva in un certo luogo (che scelsi a caso),  ed ero  curioso
    di  sapere  se  fosse proprio lei.  Nella stessa lettera dissi anche a
    Peggotty che mi avrebbe fatto specialmente comodo avere a disposizione
    una mezza ghinea, e che se mi avesse potuto prestare quella somma fino
    a quando fossi in grado di restituirgliela le sarei stato molto grato,
    e pi tardi le avrei detto perch mi occorreva.
    La risposta di Peggotty arriv molto presto, e come al solito piena di
    espressioni di affetto.  Accludeva la mezza ghinea (temevo che  avesse
    faticato  non poco per farla uscire dalla cassetta del signor Barkis),
    e mi diceva che la signorina Betsey viveva intorno  a  Dover,  ma  non
    sapeva se proprio a Dover,  oppure a Hythe Sandgate o Folkstone. Seppi
    tuttavia da uno degli uomini che lavoravano con me,  e al quale  avevo
    chiesto  l'informazione,  che  erano  tutte  localit molto vicine tra
    loro,  e ritenendo che mi bastasse questo per il mio scopo,  decisi di
    partire alla fine della settimana.
    Ero  una  piccola  creatura molto onesta,  e non volendo disonorare la
    memoria che avrei lasciato di me nella ditta Murdstone  e  Grinby,  mi
    ritenni  in  dovere  di  restare  fino al sabato sera,  e poich avevo
    ricevuto, appena arrivato, un anticipo del salario settimanale, non mi
    presentai a ritirarlo.  Appunto per questo avevo chiesto  il  prestito
    della  mezza  ghinea,  cio  per  non  affrontare le spese del viaggio
    affatto privo di mezzi.  Di conseguenza,  quando giunse  la  sera  del
    sabato  e  tutti  nel  magazzino  attendevano  di venire pagati,  e il
    carrettiere Tipp,  che aveva sempre la precedenza  entr  nell'ufficio
    per ritirare il suo denaro,  tirai Mick Walker per la mano e lo pregai
    di dire al signor Quinion,  quando fosse venuto il suo turno,  che ero
    andato  a  trasferire  il  mio  baule  in casa di Tipp,  e dicendo per
    l'ultima volta buona notte a Mealy Potatoes, corsi via.
    Il mio baule si trovava nel vecchio alloggio di l del fiume,  e avevo
    gi  scritto  sul  rovescio di uno dei cartoncini che inchiodavamo sui
    barili questo  indirizzo:  Signorino  David,  da  trattenere  fino  a
    richiesta  presso  l'ufficio  delle  diligenze a Dover.  Lo tenevo in
    tasca,  pronto per essere applicato sul baule dopo che  fosse  portato
    fuori; e mentre mi avviavo verso la mia vecchia abitazione, mi guardai
    intorno  per  trovare  qualcuno  che  mi  aiutasse a trasferirlo nella
    biglietteria.
    Vi era, accanto all'obelisco di Blackfriars Road, un giovanotto con le
    gambe molto lunghe, fermo con un carrettino con asinello;  nel passare
    lo guardai,  e subito mi rivolse la parola,  chiamandomi una manciata
    di soldi falsi e dicendo che  l'avrei  riconosciuto  sul  banco  dei
    testimoni,  alludendo,  senza dubbio, al fatto che lo stavo fissando.
    Mi fermai per rispondergli che certo non  l'avevo  fatto  con  cattive
    intenzioni, e anche interrogandolo se avesse o no l'intenzione di fare
    un certo lavoro.
    - Quale lavoro? - chiese il giovane con le gambe lunghe.
    - Trasportare un baule - risposi.
    - Quale baule? - disse il giovane con le gambe lunghe.
    Gli dissi che si trattava del mio,  che si trovava gi per quella via,
    e che avrebbe dovuto portarlo all'ufficio della diligenza di Dover per
    il compenso di sei pence.
    - D'accordo con il tuo mezzo scellino! - disse il giovane con le gambe
    lunghe e subito salt sul carrettino,  che non era se  non  una  larga
    tavola  di  legno  su  quattro ruote,  e part a una tale velocit che
    faticai a tenere il passo con l'asinello.
    Vi era in quel giovane qualcosa di spavaldo che non  mi  piaceva  gran
    che,  specialmente  per il modo con cui mentre mi parlava masticava un
    filo di paglia; tuttavia il contratto era fatto e lo condussi di sopra
    nella stanza che stavo per lasciare, e insieme portammo gi il baule e
    lo collocammo sul carretto.  Ora mi sentivo poco disposto  a  mettervi
    subito  il  cartello  con  l'indirizzo,  nel timore che qualcuno della
    famiglia del padrone di casa indovinasse quello che stavo facendo e mi
    trattenesse;  dissi perci al giovane che per favore  si  fermasse  un
    momento  quando fosse giunto al muro di cinta della prigione di King's
    Bench. Non avevo quasi nemmeno finito di parlare,  che si lanci a una
    corsa  folle  come  se  lui,  il  mio baule,  il carretto e l'asinello
    fossero ugualmente impazziti,  cos che quando lo raggiunsi nel  luogo
    stabilito ero senza fiato a forza di correre e di chiamare.
    Per  l'affanno  e  l'agitazione,  nel  togliere di tasca il biglietto,
    lasciai cadere a terra la mia mezza ghinea.  Per maggior sicurezza  me
    la  ficcai tra i denti,  e avevo appena legato per bene il cartellino,
    bench mi tremassero non  poco  le  mani,  quando  mi  sentii  colpire
    violentemente  sotto il mento dal giovane con le gambe lunghe,  e vidi
    volare dalla mia bocca nella sua mano la mia mezza ghinea.
    - Cosa?  - disse il giovane,  afferrandomi per il bavero della  giacca
    con  una  spaventosa smorfia.  - Questa  una faccenda per la polizia,
    eh? Vuoi svignartela,  eh?  Vieni dalla polizia,  piccolo delinquente,
    vieni dalla polizia!
    - Lei mi ridia i miei denari, per favore - dissi, molto spaventato - e
    mi lasci andare.
    -  Vieni  dalla polizia!  - disse il giovane.  - Devi provare che sono
    tuoi!
    - Mi ridia il  mio  baule  e  il  mio  denaro,  ha  capito?  -  gridai
    scoppiando a piangere.
    Il giovane torn a ripetere: - Vieni dalla polizia!  - e mi trascinava
    con violenza verso  l'asinello,  come  se  vi  fosse  un'affinit  fra
    quell'animale e un magistrato,  quando di colpo mut avviso, salt sul
    carretto,  sedette sul  mio  baule,  e  gridando  che  sarebbe  andato
    immediatamente  dalla  polizia,  corse  via  ancora pi velocemente di
    prima.
    Mi diedi a rincorrerlo pi in fretta che potei, ma non avevo fiato per
    gridare,  e ora anche avendolo non avrei  osato  farlo.  In  un  mezzo
    miglio di percorso rischiai almeno venti volte di venire travolto. Ora
    lo  perdevo di vista e ora lo vedevo,  ora lo perdevo,  ora mi colpiva
    una frustata,  ora lo sentivo gridare,  ora cadevo nei fango,  ora  mi
    rialzavo, ora correvo addosso a qualcuno, ora andavo a sbattere contro
    un palo. Infine tutto accaldato e confuso per lo spavento, e dubitando
    che mezza Londra fosse ormai in procinto di catturarmi, lasciai che il
    giovane  andasse  dove  voleva  con  il  mio baule e il mio denaro,  e
    ansimando e  piangendo,  ma  senza  mai  fermarmi,  mi  diressi  verso
    Greenwich,  che avevo sentito dire era sulla strada di Dover.  Uscendo
    cos dal mondo per giungere dove s'era ritirata mia zia,  la signorina
    Betsey,  portavo  con  me  pochissimo  pi  di quanto avessi posseduto
    entrandovi, la notte in cui il mio arrivo l'aveva tanto offesa.













    13 - LE CONSEGUENZE DELLA MIA DECISIONE.

    Per quanto ne so,  quando rinunciai a  inseguire  il  giovane  con  il
    carretto,  e presi la direzione di Greenwich,  pu darsi che avessi in
    mente l'idea folle di andare correndo fino a Dover. Ma rispetto a ci,
    se pure l'avevo pensato,  il mio buon senso  ebbe  presto  la  meglio,
    perch  sulla Kent Road mi fermai su un rialzo dove le case avevano di
    fronte una fontana con  al  centro  una  figura  grossa  e  buffa  che
    soffiava dentro una conchiglia vuota. Sedetti sul gradino di una porta
    esausto  e affranto per la fatica e senza quasi pi fiato per piangere
    la perdita del baule e della mezza ghinea.
    Era buio ormai;  sentii gli orologi battere le dieci mentre stavo l a
    riposare.  Ma era una sera d'estate, e per fortuna il tempo era bello.
    Quando  ebbi  ripreso  fiato  e  mi  fui  liberato  da  un  senso   di
    soffocamento  alla  gola,  mi alzai e ripresi a camminare.  Nonostante
    l'angoscia non  avevo  intenzione  di  tornare  indietro.  Dubito  che
    l'avrei avuta anche se sulla Kent Road fosse imperversata una tormenta
    di neve di tipo svizzero.
    Ma  il fatto di non possedere al mondo nulla pi di tre mezzi pence (e
    mi domando come mai mi fossero rimasti in  tasca  quel  sabato  sera!)
    seguitava  a  tormentarmi mentre mi rimettevo in cammino.  Cominciai a
    immaginare,  nella forma di una breve notizia di  cronaca,  di  venire
    trovato dopo un paio di giorni morto sotto una siepe;  e andavo avanti
    con fatica e preoccupazione, sebbene pi in fretta che potevo,  finch
    mi  trovai  davanti a una piccola bottega su cui vi era la scritta che
    si comperavano  indumenti  usati  di  signore  e  gentiluomini,  e  si
    offrivano i prezzi migliori per stracci,  ossa e arnesi di cucina.  Il
    padrone della bottega era seduto sulla porta a fumare  in  maniche  di
    camicia;  e  siccome  vi erano appese al soffitto basso molte giubbe e
    paia di calzoni,  e all'interno solo il fioco lume di  due  candele  a
    mostrare  che cosa fossero,  avrei potuto immaginare che egli fosse un
    uomo di temperamento vendicativo,  il quale avesse impiccato  tutti  i
    nemici, e ora se la stesse godendo.
    Le mie recenti esperienze presso i signori Micawber mi suggerirono che
    vi  poteva essere il mezzo di tenere lontano per un poco il lupo della
    fame.  Infilai la pi vicina via traversa,  mi tolsi il panciotto,  lo
    piegai ben bene e tenendolo sotto il braccio ritornai alla porta della
    bottega.  - Se non le dispiace, signore, - dissi - devo vendere questo
    per un prezzo giusto.
    Il signor Dolloby (per lo meno era questo il nome dell'insegna)  prese
    il panciotto,  appoggi la pipa allo stipite della porta, ritta con il
    bocchino in alto,  entr seguito da me nella bottega,  smoccol con le
    dita le due candele, distese il panciotto sul banco e lo esamin cos,
    poi lo alz contro la luce per meglio giudicarlo e infine disse:
    - E allora che prezzo vorresti per questa piccola roba?
    - Oh, lei se n'intende pi di me - gli risposi con umilt.
    -  Non posso fare il compratore e anche il venditore - disse il signor
    Dolloby. - Fa' un prezzo per questo panciottino.
    - Andrebbero bene diciotto pence? - suggerii dopo qualche esitazione.
    Il signor Dolloby torn ad arrotolare il panciotto e me  lo  diede.  -
    Deruberei la mia famiglia - disse - se ti dessi pi di nove pence.
    Era  una  maniera  sgradevole  di trattare l'affare perch voleva dire
    accusare me,  un perfetto  sconosciuto,  di  aver  chiesto  al  signor
    Dolloby di derubare a mio favore la sua famiglia.  Tuttavia mi trovavo
    in una situazione tanto pressante che dissi di accettare i nove pence,
    se cos voleva.  Non senza qualche brontolio,  il  signor  Dolloby  mi
    diede  i nove pence.  Gli augurai la buona notte e uscii dalla bottega
    arricchito di tale somma e privato del panciotto. Ma quando abbottonai
    la giacca, la perdita non mi parve gran cosa.
    Prevedevo d'altra parte abbastanza chiaramente che la volta dopo se ne
    sarebbe andata la giacca,  e che avrei dovuto percorrere il resto  del
    cammino  per  Dover  con  indosso  la  camicia e i calzoni e reputarmi
    fortunato se fossi riuscito a giungervi, se pure cos poco vestito. Ma
    su questo il  mio  pensiero  non  indugiava  tanto  come  si  potrebbe
    supporre.  Non  credo  di aver avuto la sensazione molto precisa delle
    mie difficolt quando ripresi a camminare con i  miei  nove  pence  in
    tasca,  al  di  l  di  una  generica  impressione  della  distanza da
    percorrere e della crudelt con cui mi aveva trattato il  giovane  con
    il carretto e l'asino.
    Per  come  trascorrere  la  notte  mi era venuto in mente un piano che
    avevo l'intenzione di porre in esecuzione.  Pensavo cio di  andare  a
    coricarmi in un angolo dietro il muro della mia vecchia scuola dove vi
    era  un  pagliaio.  Pensavo  che  sarebbe  stato  un po' come stare in
    compagnia il trovarmi cos vicino ai  ragazzi  e  al  dormitorio  dove
    raccontavo le mie storie, anche se i ragazzi non avessero saputo nulla
    della mia presenza, e il dormitorio non mi poteva certo ospitare.
    La  giornata era stata molto faticosa per me,  e quando finalmente fui
    in cima alla salita e mi  trovai  sull'altura  di  Blackheath  non  mi
    riusc  facile  trovare Salem House,  ma la trovai infine,  e scopersi
    l'angolo con il pagliaio e mi coricai l vicino,  dopo aver  camminato
    lungo il muro, alzato gli occhi alle finestre e visto che dentro tutto
    era  buio e silenzio.  Non dimenticher mai il senso di solitudine che
    provai nel coricarmi per la prima volta senza un tetto sopra la testa!
    Il sonno discese su di me come su tanti altri vagabondi contro i quali
    nella notte le porte delle case erano sbarrate e  i  cani  di  guardia
    abbaiavano...  e  sognai  di trovarmi seduto sul letto del mio vecchio
    collegio,  a parlare con i compagni di camerata.  Mi ritrovai  sveglio
    con  il  nome  di  Steerforth sulle labbra,  a fissare intensamente le
    stelle che brillavano e palpitavano sopra di me.  Quando ricordai dove
    mi  trovavo  in  quell'ora insolita,  una sensazione s'impadron di me
    costringendomi ad alzarmi e a camminare l intorno,  impaurito da  non
    so che cosa.  Ma il palpitare pi debole delle stelle,  e nel cielo la
    pallida luce dove il giorno stava per levarsi  mi  rinfrancarono;  gli
    occhi  mi pesavano,  tornai a coricarmi e dormii (pur avendo nel sonno
    un'impressione di freddo) finch mi dest insieme ai caldi  raggi  del
    sole, la campana della sveglia a Salem House. Se avessi potuto sperare
    che Steerforth vi si trovasse,  sarei rimasto a gironzolare intorno in
    attesa che uscisse da solo;  ma sapevo che  doveva  aver  lasciato  il
    collegio  gi  da  tempo.  Forse  vi  era ancora Traddles,  ma non ero
    affatto sicuro che vi fosse,  e poi non avevo abbastanza fiducia nella
    sua discrezione,  o nella sua fortuna, per quanto mi fidassi della sua
    bont,  per desiderare di rivelargli la situazione in cui mi  trovavo.
    Cos  mi  allontanai dal muro del collegio mentre i ragazzi del signor
    Creakle si alzavano, ed entrai nella lunga strada polverosa, che avevo
    saputo essere la Dover Road quando ero uno di loro,  e  non  prevedevo
    davvero  che  qualcuno  mi  potesse  vedere  mentre la percorrevo come
    adesso da povero viandante.
    Quale differenza tra quella domenica  mattina  e  le  lontane  mattine
    domenicali  di Yarmouth!  Poi,  mentre avanzavo camminando con fatica,
    udii le campane delle chiese e vidi gente che andava in chiesa; passai
    davanti a un paio di chiese dove  la  gente  era  gi  entrata,  e  ne
    uscivano  dei  canti  nel  sole,  con  il  sagrestano seduto al fresco
    nell'ombra del portico,  o in piedi sotto i tassi,  e riparandosi  gli
    occhi  con  la  mano  mi  guardava passare.  La pace e il riposo della
    domenica mattina  erano  dappertutto,  eccetto  che  in  me.  Ecco  la
    differenza.  Mi sentivo addirittura malvagio, cos sudicio e polveroso
    e con i capelli arruffati. Non fosse stato per la tranquilla scena che
    avevo evocato di mia madre nel pieno fiorire della  giovent  e  della
    bellezza,  seduta  piangente  accanto  al  fuoco,  e di mia zia che si
    commoveva guardandola, credo che non avrei avuto il coraggio di andare
    avanti a camminare nemmeno fino al giorno dopo.  Ma quella immagine mi
    stava sempre davanti agli occhi e non facevo che inseguirla.
    In quella domenica percorsi ventitr miglia di strada maestra,  bench
    non senza difficolt perch ero nuovo a  quel  genere  di  fatica.  Mi
    rivedo  mentre  cala  la  sera sul ponte di Rochester,  stanco e con i
    piedi che mi dolevano,  mangiare il pane che avevo  comperato  per  la
    cena.  Un  paio  di  piccole  case  con esposto l'avviso Alloggio per
    viaggiatori mi avevano tentato,  ma avevo  timore  di  spendere  quei
    pochi spiccioli che possedevo,  e ancor pi temevo gli sguardi malvagi
    dei vagabondi che avevo incontrati o superati. Non cercai quindi alcun
    rifugio che non fosse il cielo aperto,  ed  entrato  faticosamente  in
    Chatham,  che per me quella notte rimase un semplice sogno di pareti a
    calce,  ponti girevoli e battelli senza alberi in  un  fiume  nero  di
    fango, coperti dal tetto come tante piccole arche di No, mi trascinai
    finalmente  su  una  specie  di contrafforte erboso che sovrastava una
    strada angusta sulla quale una sentinella andava avanti e indietro. L
    mi coricai accanto a un cannone, lieto di avere la compagnia dei passi
    del soldato, bench egli ignorasse la mia presenza sopra di lui,  come
    i  ragazzi  di  Salem  House avevano ignorato la mia presenza lungo il
    muro di cinta, e dormii profondamente fino al mattino.
    Al mattino mi sentii tutto pesto  e  con  i  piedi  che  mi  dolevano,
    assordato  dal  battere  dei tamburi e dal marciare della truppa,  che
    pareva mi aggredissero da ogni lato  mentre  scendevo  in  quella  via
    stretta.  Compresi  che quel giorno avrei potuto camminare ben poco se
    volevo conservare abbastanza le forze per giungere alla meta  del  mio
    viaggio, e decisi di occuparmi soprattutto della vendita della giacca.
    Perci  me la tolsi,  anche per abituarmi a farne senza,  e portandola
    sotto il braccio feci un giro di ispezione dei vari rigattieri.
    Era un posto adatto per vendere una giacca,  perch erano  numerosi  i
    commercianti di indumenti usati, e in genere stavano sulla porta della
    bottega  in  attesa di clienti.  Ma siccome avevano quasi tutti fra la
    mercanzia una giubba o due da ufficiale con spalline e tutto il resto,
    mi sentivo intimidito dal genere costoso dei loro traffici e  camminai
    a lungo prima di offrire a qualcuno la mia merce.
    La  mia  timidezza  m'indusse a fermare l'attenzione sulle botteghe di
    forniture ai marinai,  e sulle botteghe del tipo di quella del  signor
    Dolloby,  piuttosto  che  sui  veri  negozianti.  Finalmente trovai un
    emporio che mi pareva promettente all'angolo di una viuzza sudicia che
    finiva in un recinto pieno di pungenti ortiche, lungo la palizzata del
    quale vi erano indumenti di seconda mano per  marinai  che  sembravano
    essere  traboccati  fuori  della  bottega,  e sventolavano fra amache,
    fucili arrugginiti,  cappelli di tela cerata e vassoi colmi di un gran
    numero  di  vecchie  chiavi  arrugginite di ogni misura,  che parevano
    abbastanza svariate per aprire tutte le porte del mondo.
    In questo negozio che era  basso  e  piccolo,  e  pi  che  illuminato
    oscurato da una finestrella con appesi davanti vari vestiti,  e in cui
    si entrava scendendo alcuni  gradini,  entrai  con  il  cuore  che  mi
    batteva  forte;  n  potei  sentirmi sollevato quando un vecchio molto
    brutto e con il mento ricoperto da un'ispida barba grigia, salt fuori
    da un lurido stanzino sul retro e mi afferr per  i  capelli.  Era  un
    vecchio dall'aspetto orribile, con un sudicio panciotto di flanella, e
    che puzzava moltissimo di rum. Nello stanzino da cui era uscito vi era
    il suo letto coperto da una trapunta a quadri,  lacera e rattoppata, e
    vi era un'altra finestrella che guardava un panorama con altre ortiche
    e un asinello zoppo.
    - Ma che cosa vuoi?  - fece il vecchio con  un  selvaggio  e  monotono
    mugolio.  - Oh, poveri i miei occhi e le mie gambe, che cosa vuoi? Oh,
    povero il mio fegato e i miei polmoni, che cosa vuoi? Oh, gur, gur!
    Ero talmente  frastornato  da  quelle  parole,  e  specialmente  dalla
    ripetizione dell'ultima a me sconosciuta,  pi che altro una specie di
    gorgoglio in gola,  che non riuscii a  rispondere  nulla;  al  che  il
    vecchio, sempre tenendomi per i capelli, ripet:
    - Oh,  che cosa vuoi? Oh, poveri i miei occhi e le mie gambe, che cosa
    vuoi? Oh,  povero il mio fegato e i miei polmoni,  che cosa vuoi?  Oh,
    gur! - cacciando fuori l'ultima esclamazione con tale forza da fargli
    quasi schizzare gli occhi dalla testa.
    - Volevo sapere - dissi tremando - se lei vuole comperare una giacca.
    - Oh, vediamo la giacca! - grid il vecchio. - Oh, il mio povero cuore
    che  brucia,  mostrami  la  giacca!  Oh,  i miei poveri occhi e le mie
    gambe, tira fuori la giacca!
    A questo punto ritir dai miei capelli le mani,  che  erano  come  gli
    artigli  di  un  grosso uccello,  e inforc un paio di occhiali niente
    affatto artistici a riparo degli occhi infiammati.
    - Oh, quanto per la giacca?  - grid il vecchio dopo averla esaminata.
    - Oh... gur!... quanto per la giacca?
    - Mezza corona - risposi, rifacendomi animo.
    -  Oh,  poveri  i miei polmoni e il mio cuore - grid il vecchio - no!
    Oh, poveri i miei occhi, no!  Oh,  le mie gambe,  no!  Diciotto pence.
    Gur!
    Ogni  volta  che ripeteva questa esclamazione pareva che gli occhi gli
    uscissero dalla testa;  e ogni frase la pronunciava con una specie  di
    ritmo sempre identico, simile quasi a una raffica di vento, che inizia
    in tono basso,  sale con forza e poi ricade;  non saprei trovare altri
    paragoni.
    - Bene, - dissi,  lieto di avere concluso l'affare - prender diciotto
    pence.
    - Oh,  povero il mio fegato! - grid il vecchio, gettando la giacca su
    uno scaffale.  - Esci dalla bottega!  Oh,  i miei polmoni  esci  dalla
    bottega!  Oh,  i miei occhi e le mie gambe...  gur!...  non chiedermi
    denari! Facciamo un cambio.
    Non mi sono mai spaventato tanto in vita mia,  n prima,  n  dopo  di
    allora, ma gli dissi con umilt che mi occorrevano i soldi, che non mi
    serviva  nient'altro,  ma  che  se  voleva avrei aspettato fuori,  non
    volevo fargli fretta.  Cos uscii fuori  e  sedetti  all'ombra  in  un
    angolo.  Vi  rimasi  tante  ore che l'ombra divent pieno sole,  e poi
    torn ombra, e ancora stavo l ad aspettare il denaro.
    Spero che non sia mai esistito in quel  tipo  di  commercio  un  altro
    ubriacone  pazzo come quello.  Che fosse noto come tale nel vicinato e
    godesse la fama di avere venduto l'anima al diavolo,  lo compresi  ben
    presto  dalle  visite  che  riceveva  dai  ragazzi  i  quali  venivano
    continuamente a fare baccano intorno alla bottega,  gridandogli quella
    diceria e invitandolo a metter fuori il suo oro.
    - Tu non sei povero,  Charley, lo sai bene, non fai che fingere. Metti
    fuori un po' dell'oro che ti ha dato il diavolo per comprarti. Su!  E'
    nella fodera del materasso, Charley. Aprilo e daccene un po'!
    -  Queste parole,  e le ripetute offerte di prestargli un coltello per
    compiere quell'operazione,  fecero talmente infuriare il  vecchio  che
    per  l'intera giornata fu tutto un seguito di sortite da parte sua,  e
    di fughe da parte dei ragazzi.  A  volte  la  collera  lo  induceva  a
    prendere  me per uno di loro,  e mi si lanciava contro ringhiando come
    se stesse per ridurmi in pezzi;  poi mi riconosceva appena  in  tempo,
    rientrava nella bottega e si gettava sul letto,  almeno cos mi pareva
    da come mi veniva la sua voce che  urlava  in  maniera  frenetica,  ma
    sempre  con  la  solita  cadenza  di una raffica di vento La Morte di
    Nelson,  con un Oh al principio  di  ogni  verso  inframmezzato  da
    innumerevoli gur.  Come se ci non bastasse,  i ragazzi notarono la
    pazienza e la perseveranza con cui me ne stavo seduto l  fuori  mezzo
    vestito,  mi associarono ai suoi commerci,  e per tutta la giornata mi
    lanciarono pietre e mi maltrattarono.
    Fece molti tentativi per indurmi ad accettare un cambio, venendo fuori
    una volta con una canna da pesca,  un'altra con un  violino,  un'altra
    con  un  cappello  a  tricorno,  un'altra ancora con un flauto.  Ma vi
    resistetti e rimasi l seduto e disperato, chiedendogli ogni volta con
    le lagrime agli occhi che mi desse il denaro oppure  la  giacca.  Alla
    fine cominci a pagarmi con una moneta di mezzo penny per volta,  e ci
    vollero non meno di due ore per giungere a tappe fino a uno scellino.
    - Oh, poveri i miei occhi e le mie gambe! - grid allora affacciandosi
    con orrido aspetto dalla bottega dopo una lunga pausa. - Te ne vai con
    altri due pence?
    - Non posso - dissi. - Morirei di fame.
    - Oh, poveri i miei polmoni e il mio fegato, te ne vai per tre pence?
    - Me ne andrei per niente,  se potessi,  - gli dissi -  ma  ho  troppo
    bisogno di questi soldi.
    -  Oh,  gu...  r!  -  (assolutamente impossibile dire come si strapp
    fuori dai precordi quella esclamazione mentre si affacciava alla porta
    per guardarmi,  senza mostrare altro che la sua vecchia testa astuta).
    - Te ne vai per quattro pence?
    Ero  cos stanco morto che accettai di chiudere l'affare,  e non senza
    tremare presi il denaro dal suo artiglio,  partii di l poco prima del
    tramonto,  e  avevo pi fame e sete di quanto avessi mai avuto in vita
    mia.  Ma con la spesa di tre pence ben presto mi ristorai benissimo  e
    sentendomi  anche  pi sollevato di spirito me ne andai zoppicando per
    altre sette miglia di strada.
    Quella notte il mio letto fu sotto un  altro  pagliaio,  dove  riposai
    comodamente,  dopo  avere  lavato  in  un  ruscello i piedi coperti di
    vesciche,  e averli poi medicati come meglio potei  con  certe  foglie
    fresche.  Quando al mattino ripresi a camminare,  trovai che la strada
    passava attraverso una serie di campi di luppolo  e  di  frutteti.  La
    stagione  era  abbastanza avanzata perch vi fossero alberi carichi di
    mele rosse e mature;  in certi punti gi lavoravano i raccoglitori  di
    luppolo.  Pensai  che tutto ci era bellissimo e decisi di riposare la
    notte seguente fra il luppolo, immaginando che avrei trovato un po' di
    allegra compagnia nelle  lunghe  prospettive  dei  pali  ai  quali  si
    avvolgeva il grazioso fogliame.
    Quel  giorno  i  vagabondi erano peggiori del solito e m'incutevano un
    terrore che mi  rimasto ancor vivo nella memoria.  Alcuni avevano  la
    faccia  di  feroci  bricconi;  a  volte  si  fermavano,  gridavano che
    ritornassi indietro a parlare con loro,  e quando me la davo a  gambe,
    mi  lanciavano pietre.  Ricordo un giovane,  credo fosse un calderaio,
    perch aveva la bisaccia e il braciere, che aveva con s una donna, si
    gir fissandomi a quel modo,  e poi url in maniera cos tremenda  per
    ordinarmi di tornare indietro, che mi fermai e mi volsi.
    -  Vieni  quando ti chiamo,  - disse il calderaio - se non vuoi che ti
    faccia in pezzi.
    Giudicai conveniente ritornare indietro. E mentre mi avvicinavo ai due
    cercando di propiziarmi il calderaio con l'espressione,  notai che  la
    donna aveva un occhio nero.
    -  Dove vai?  - disse il calderaio,  afferrandomi con la mano annerita
    per il petto della camicia.
    - Vado a Dover - risposi.
    - Da dove vieni? - domand il calderaio,  dando un altro giro al pezzo
    di camicia che stringeva per avere una maggiore sicurezza di presa.
    - Vengo da Londra - dissi.
    - Che cosa fai? - domand il calderaio. - Il ladro?
    - No! - dissi.
    - Ah, no, perdio? - disse il calderaio. - Se ti vanti con me della tua
    onest, bada che ti rompo la testa.
    Con  la  mano libera fece mostra di colpirmi,  poi mi scrut da capo a
    piedi.
    - Hai indosso  tanto  da  pagare  una  pinta  di  birra?  -  disse  il
    calderaio. - Se ce l'hai, fuori subito, prima che me lo prenda.
    Avrei  senz'altro  offerto  il  denaro,  se  non  avessi incontrato lo
    sguardo della donna: la vidi scuotere appena un  attimo  la  testa,  e
    formare un no con le labbra.
    - Sono tanto povero, - dissi, cercando di sorridere - e non ho nemmeno
    un soldo.
    - Che diavolo!  - disse il calderaio, fissandomi con tale intensit da
    farmi quasi temere che mi potesse vedere il denaro in tasca.
    - Signore! - balbettai.
    - Che diavolo  ti  prende  -  disse  il  calderaio  -  di  portare  il
    fazzoletto di seta di mio fratello?  Dammelo subito!  - E in un attimo
    me l'aveva tolto dal collo e l'aveva gettato alla donna.
    La donna scoppi in una risata come se pensasse che si trattava di uno
    scherzo,  me lo gett di nuovo e ancora una volta accenn  leggermente
    con  la  testa  e  form  la parola Vai con le labbra.  Ma prima che
    potessi  obbedire,   il  calderaio  mi  aveva  strappato  di  mano  il
    fazzoletto  con una violenza che mi fece vacillare come una piuma,  se
    lo gett al collo, si gir verso la donna con una bestemmia,  e con un
    pugno la butt a terra.
    Non  dimenticher mai di averla vista cadere all'indietro sulla strada
    dura,  e restare l distesa,  con la cuffia che era rotolata via  e  i
    capelli  tutti  sparsi e sbiancati dalla polvere;  quando mi girai per
    guardare da una certa distanza,  la vidi seduta  sul  ciglio  rialzato
    della  strada,  che  si  asciugava il sangue dalla faccia con un lembo
    dello scialle, mentre l'uomo aveva ripreso a camminare.
    Questa avventura mi spavent tanto che  in  seguito,  ogni  volta  che
    scorgevo da lontano uomini sul genere di quello, tornavo indietro fino
    a  trovare  un  nascondiglio,  nel  quale  restavo  finch non fossero
    spariti;  il che mi capit cos spesso che mi trovai in serio ritardo.
    Ma  di  fronte  a questa difficolt,  come a tutte le altre incontrate
    durante il viaggio,  mi pareva di  essere  sorretto  e  guidato  dalla
    figura  immaginaria  di mia madre giovanissima prima che io venissi al
    mondo. Mi teneva sempre compagnia.  Era tra gli arboscelli del luppolo
    quando mi coricai per dormire, era con me quando mi destai al mattino;
    per tutto il giorno l'ebbi di fronte a me. E d'allora in poi nella mia
    mente  l'ho  collegata  alla  strada  soleggiata di Canterbury,  quasi
    addormentata nella calda luce,  e alla vista delle sue case antiche  e
    dei  suoi  porticati,  alla  grigia  e  imponente  cattedrale  con  le
    cornacchie  che  volavano  intorno  alle  torri.   E  quando   arrivai
    finalmente  alle  nude  e ondulate alture vicine a Dover,  mi anim di
    speranza quel paesaggio solitario.  E non mi abbandon mai  prima  che
    raggiungessi  la  grande  meta iniziale del mio viaggio e che il sesto
    giorno dalla mia fuga ponessi effettivamente  piede  nella  citt.  Ma
    allora, strano a dirsi, quando mi trovai con le scarpe sfondate, tutto
    polveroso,  mezzo  svestito  e  bruciato  dal  sole,  nel  luogo tanto
    desiderato,   mi  parve  che  la  visione  svanisse  come  un   sogno,
    lasciandomi scoraggiato e impotente.
    Chiesi da prima informazioni su mia zia ai barcaioli,  e ne ebbi varie
    risposte.  Uno disse che viveva dentro il faro  di  South  Foreland  e
    perci  s'era bruciacchiate le basette;  un altro disse che era legata
    alla grande boa fuori del porto e la si poteva visitare  solo  durante
    la bassa marea;  un terzo disse che era stata rinchiusa nel carcere di
    Maidstone per furto di bambini;  un quarto disse che era stata vista a
    cavallo  di  una  scopa  in volo per Calais durante l'ultima bufera di
    vento. Anche i cocchieri,  ai quali poi mi rivolsi,  furono ugualmente
    scherzosi  e irrispettosi;  e i bottegai,  ai quali non piaceva il mio
    aspetto, senza ascoltare ci che avevo da dire, rispondevano di solito
    che non avevano nulla per me.  Mi sentivo pi povero e infelice che in
    ogni  momento della mia fuga.  Il denaro era del tutto scomparso,  non
    avevo pi nulla da vendere  ai  rigattieri;  avevo  fame  e  sete,  mi
    sentivo esausto,  e mi pareva di essere tanto lontano dallo scopo come
    sarei stato se fossi rimasto a Londra.
    Il mattino si era esaurito in  queste  ricerche,  mi  ero  seduto  sul
    gradino di una bottega vuota a un angolo di strada, poco lontano dalla
    piazza  del  mercato,  a riflettere se dovessi andare o no nelle altre
    localit che avevo sentite nominare, quando un cocchiere,  nel passare
    con la sua carrozza, lasci cadere una coperta da cavallo. La raccolsi
    e,  mentre  gliela  davo,  l'aspetto bonario del viso di quell'uomo mi
    indusse a chiedergli  se  sapeva  dirmi  dove  abitava  una  signorina
    Trotwood,  bench  avessi  tante  volte  pronunciato quella domanda da
    sentirmela quasi morire sulle labbra.
    - Trotwood - ripet.  - Vediamo.  Il  nome  lo  conosco.  Una  vecchia
    signora?
    - S - dissi. - Piuttosto vecchia.
    - Tutta dura e dritta? - disse, drizzandosi lui pure.
    - S - dissi - direi proprio di s.
    - Tiene una borsa?  - disse.  - Una borsa molto grande;  burbera e ti
    piomba addosso aspramente?
    Mi sentii mancare il cuore di fronte a una descrizione come quella,  e
    che dovetti riconoscere esatta.
    - E allora senti - disse il cocchiere.  - Se vai l in alto e punt la
    frusta in direzione delle colline - e stai sulla destra fino a trovare
    delle case che guardano verso il mare,  credo che sentirai parlare  di
    lei.  La  mia opinione  che non ti dar niente,  e allora,  eccoti un
    penny.
    Accettai con gratitudine  il  dono,  e  comperai  una  pagnotta.  Dopo
    l'intervallo   per   consumare  questo  ristoro,   m'incamminai  nella
    direzione indicata dal  brav'uomo,  e  camminai  un  bel  pezzo  senza
    arrivare  alle  case  di cui mi aveva parlato.  Finalmente le vidi,  e
    avvicinatomi entrai in una bottega  (una  di  quelle  che  da  noi  si
    chiamava  un  emporio),  e chiesi se per cortesia sapessero dirmi dove
    abitava la signorina Trotwood.  Mi rivolsi a un uomo,  che  dietro  al
    banco  stava  pesando  del  riso  per  una  ragazza,  ma quest'ultima,
    prendendo la domanda come fatta a lei, si gir in fretta.
    - La mia padrona? - disse. - Ragazzo, che cosa vuoi da lei?
    - Voglio parlarle - le risposi - se non le rincresce.
    - Vuoi dire che vuoi chiederle l'elemosina - replic la signorina.
    - No - dissi - no davvero.  - Ma di colpo ricordai che infatti non ero
    venuto  se  non  per questo,  e tutto confuso non dissi altro,  mentre
    sentivo salirmi le fiamme al viso.
    La cameriera di mia zia,  come dedussi che  fosse  da  ci  che  aveva
    detto,  mise  il  riso  in  un  piccolo  paniere e usc dalla bottega,
    dicendomi che  potevo  seguirla  se  volevo  sapere  dove  abitava  la
    signorina Trotwood. Non mi feci ripetere l'invito, sebbene mi trovassi
    ormai  in  un  tale stato di costernazione e di agitazione da sentirmi
    tremare le gambe.  Seguii la ragazza,  e presto arrivammo a un villino
    molto  grazioso  con delle allegre finestre sporgenti,  vi era davanti
    alla casa uno spiazzo di ghiaia con intorno il giardino pieno di fiori
    molto bene curati e che avevano un delizioso profumo.
    - Questa  l'abitazione della signorina Trotwood - disse la ragazza. -
    Ora lo sai,  e io non ho altro da dirti.  - Con queste parole entr in
    fretta  in casa,  come volesse liberarsi da ogni responsabilit per la
    mia presenza,  e mi lasci al cancello,  a fissare desolatamente al di
    sopra di esso la finestra del salotto, dove le tende di mussola un po'
    aperte al centro,  un paravento di color verde, rotondo come un grande
    ventaglio fissato al davanzale,  un tavolino e una poltrona mi  fecero
    pensare  che  in quel preciso momento mia zia si trovasse l insediata
    in atteggiamento terrorizzante.
    Avevo le scarpe in condizioni ormai pietose,  con le suole in pezzi  e
    il  cuoio  della tomaia talmente sformato e rotto da aver perduto ogni
    aspetto e forma di calzature.  Il cappello mi era anche  servito  come
    berretto  da notte,  ed era tanto schiacciato e sformato,  che nessuna
    vecchia padella senza manico gettata su  un  immondezzaio  si  sarebbe
    potuta vergognare di mettersi a confronto con esso.  Camicia e calzoni
    macchiati dal sudore,  dalla rugiada dall'erba e dal terreno del  Kent
    sul  quale  avevo  dormito,  e  per di pi laceri,  potevano bastare a
    spaventare gli uccelli che volavano sul giardino di mia zia, e a farli
    fuggire,  mentre mi vedevano l in piedi al cancello.  I miei  capelli
    non  avevano  conosciuto  pettine n spazzola da quando ero partito da
    Londra.  Avevo il collo,  il viso  e  le  mani  abbronzati  in  misura
    incredibile per l'inusitata esposizione all'aria e al sole.  Da capo a
    piedi ero coperto di polvere come se fossi appena uscito da  una  cava
    di calce.  In tali condizioni,  e soffrendone profondamente, attendevo
    di presentarmi alla mia formidabile zia e di produrre  su  di  lei  la
    prima impressione.
    La calma ininterrotta della finestra del salotto mi port dopo un poco
    a  dedurre  che  mia zia non vi si trovasse,  e allora alzai gli occhi
    alla finestra del piano superiore,  dove scorsi un signore  florido  e
    simpatico e con la testa grigia, il quale mi strizz un occhio in modo
    grottesco,  chin  verso  di  me  parecchie volte la testa,  la scosse
    altrettante volte, rise e se ne and.
    Mi  sentivo  gi  sconcertato,   e  tanto  pi  lo  fui   nel   vedere
    quell'inatteso  comportamento,   cos  che  ero  quasi  sul  punto  di
    svignarmela  per  andare  a  riflettere  sul  modo  migliore  con  cui
    procedere, quando dalla casa usc una signora con il fazzoletto legato
    sopra  la  cuffia  e  un paio di guanti da giardinaggio,  indossava un
    grembiule con  una  tasca  enorme  simile  a  quello  di  una  guardia
    daziaria, e aveva un grosso coltello in mano. Riconobbi immediatamente
    in  lei  la  signorina  Betsey,  perch era uscita maestosamente dalla
    casa,  esattamente come la mia povera mamma mi aveva detto tante volte
    che aveva percorso il nostro giardino di "Rookery" a Blunderstone.
    - Vattene!  - disse la signorina Betsey,  scotendo la testa e dando un
    colpo in aria con il coltello. - Via! Niente ragazzi qui!
    La guardai con il cuore in gola mentre andava a grandi passi verso  un
    angolo  del  giardino e si chinava per strappare certe piccole radici.
    Poi,  senza un solo briciolo di coraggio,  ma con tanta  disperazione,
    entrai  pian  piano  e giunto dietro a lei,  le toccai la veste con un
    dito.
    - Per favore, signora - cominciai.
    Trasal e alz gli occhi.
    - Per favore, zia.
    - Eh?  - esclam la signorina Betsey,  con un tono tale di stupore che
    mai pi ne ho udito uno nemmeno lontanamente simile.
    - Scusi, zia, sono suo nipote.
    - Oh, Dio! - disse mia zia. E di colpo cadde a sedere sul sentiero del
    giardino.
    -  Sono  David  Copperfield di Blunderstone nel Suffolk...  dove lei 
    venuta la sera quando sono nato,  e ha visto la mia cara  mamma.  Sono
    molto infelice da quando  morta.  Mi hanno maltrattato,  non mi hanno
    fatto studiare,  mi hanno trascurato e mi hanno messo a un lavoro  non
    adatto  per  me.  Sono  stato  costretto a scappare e a venire da lei.
    Appena partito mi hanno derubato, e ho sempre camminato,  e non ho mai
    dormito  in  un  letto da quando mi sono messo in viaggio.  - A questo
    punto il mio slancio cedette di colpo,  e  con  un  gesto  delle  mani
    inteso  a  mostrare  le mie miserevoli condizioni,  e a prenderle come
    testimonianza delle sofferenze patite,  ebbi un irrefrenabile  scoppio
    di pianto,  quello,  immagino,  che avevo tenuto chiuso in me tutta la
    settimana.
    Mia zia,  con un'espressione dalla quale esulava ogni  sentimento  che
    non fosse lo stupore,  era rimasta seduta sulla ghiaia a fissarmi fino
    a quando scoppiai in lagrime;  allora  si  alz  in  gran  fretta,  mi
    afferr  per  il  colletto  e mi port nel salotto,  dove il suo primo
    gesto fu di aprire con la chiave una grande credenza,  toglierne varie
    bottiglie e versarmi in bocca parte del contenuto di tutte.  Credo che
    le avesse prese a caso perch sono sicuro di avere sentito  sapore  di
    acqua  d'anice,  di  salsa di acciughe e di condimento per l'insalata.
    Dopo che mi ebbe  somministrato  tali  cordiali  siccome  non  mi  ero
    affatto  calmato  e  non  riuscivo a trattenere i singhiozzi,  mi fece
    coricare sul divano,  con uno scialle sotto la testa e  il  fazzoletto
    che  aveva in capo sotto i piedi perch non insudiciassi la stoffa,  e
    poi sedutasi dietro al grande ventaglio o  paravento  di  cui  ho  gi
    parlato,  cos  che  non  le  vedevo  il  viso,  prese a pronunciare a
    intervalli: - Misericordia! - facendo partire quelle esclamazioni come
    altrettanti minuscoli spari di cannone.
    Dopo un poco son il campanello. - Janet, - disse mia zia quando entr
    la domestica - va' di sopra,  porta i miei saluti  ai  signor  Dick  e
    digli che desidero parlargli.
    Janet sembr un po' sorpresa di vedermi rigidamente disteso sul divano
    (non  osavo  muovermi  per il timore di far dispiacere a mia zia),  ma
    and a eseguire l'ambasciata.  E  mia  zia,  con  le  mani  dietro  la
    schiena,  cammin  avanti  e  indietro per la stanza finch il signore
    molto gentile che mi aveva strizzato l'occhio dalla finestra del piano
    di sopra entr ridendo nella stanza.
    -  Signor Dick, - disse mia zia - non faccia lo sciocco, perch quando
    vuole nessuno  pi intelligente di lei. Lo sappiamo tutti.  E dunque,
    cos'altro sia non so, ma non faccia lo sciocco.
    Il signore divent immediatamente serio e mi guard come se mi volesse
    pregare di non dir nulla di quel che aveva fatto alla finestra.
    -  Signor  Dick,  - disse mia zia - lei mi ha sentito parlare di David
    Copperfield,  non  vero?  Non finga di non avere una  buona  memoria,
    perch lei e io la sappiamo pi lunga.
    -  David Copperfield?  - disse il signor Dick,  il quale non mi pareva
    ricordasse gran  che  sull'argomento.  -  David  Copperfield?  Sicuro.
    David, senza dubbio.
    -  Bene!  -  disse  mia  zia.  - Questo  il suo ragazzo,  suo figlio.
    Sarebbe tale e quale suo padre,  se non rassomigliasse tanto  anche  a
    sua madre.
    - Suo figlio? - disse il signor Dick. - Il figlio di David? Ma guarda!
    -  S  -  riprese  a  dire  mia  zia  - e ha fatto un bell'affare.  E'
    scappato. Ah, sua sorella, Betsey Trotwood non sarebbe mai scappata! -
    e mia zia scosse la testa con energia,  tanto era sicura del carattere
    e del comportamento della fanciulla che non era mai nata.
    - Oh! Lei crede che non sarebbe scappata? - disse il signor Dick.
    -  Benedettissimo uomo,  - esclam aspra mia zia - sentite come parla!
    Non lo so forse io che non sarebbe scappata?  Sarebbe venuta a  vivere
    con  la  sua  madrina  e  ci saremmo volute un gran bene.  In nome del
    cielo,  sua sorella  Betsey  Trotwood  da  dove  e  per  dove  sarebbe
    scappata?
    - In nessun posto - disse il signor Dick.
    -  Bene,  e  allora  - disse mia zia,  raddolcita da quella risposta -
    perch finge,  Dick,  di avere la testa nelle nuvole,  mentre   acuto
    come  una lancetta di chirurgo?  Ecco,  adesso lei vede qui il giovane
    David Copperfield,  e la domanda che  le  pongo    questa:  che  cosa
    dobbiamo fare di lui?
    - Che cosa deve farne lei di lui? - ripet il signor Dick, grattandosi
    la testa con due dita. - Oh, che cosa farne?
    - S!  - disse mia zia con un'occhiata severa e l'indice alzato. - Su,
    voglio un consiglio molto serio.
    - Ecco,  se fossi in lei,  io...  - disse il signor Dick riflettendo e
    guardandomi con aria assente - io...  - La lunga occhiata che mi aveva
    rivolto parve tuttavia ispirargli un'improvvisa idea,  e aggiunse  con
    vivacit: - Io lo laverei!
    - Janet! - disse mia zia, girandosi con un'aria di tranquillo trionfo,
    che allora non potei comprendere.  - Il signor Dick ha deciso per noi.
    Va' a riscaldare l'acqua per il bagno.
    Sebbene quel dialogo mi interessasse profondamente,  non potei fare  a
    meno  di  osservare,  mentre  si svolgeva,  mia zia,  il signor Dick e
    Janet, e di completare l'esame che avevo gi iniziato della stanza.
    Mia zia era una donna alta e dai lineamenti molto marcati,  ma  niente
    affatto brutta.  L'inflessibilit che aveva nel volto, nella voce, nel
    passo e nel portamento bastava benissimo a spiegare l'effetto  da  lei
    prodotto  su una creatura delicata com'era mia madre;  ma i lineamenti
    erano piuttosto belli, bench rigidi e austeri. Notai specialmente che
    aveva l'occhio vivace e luminoso. Teneva i capelli grigi divisi in due
    bande lisce sotto una calotta di taglio  antiquato,  cio  una  cuffia
    allora  non pi di moda,  con le due estremit laterali annodate sotto
    il mento. L'abito color lavanda era perfettamente in ordine,  ma senza
    fronzoli,  come  se  volesse  sentirsi  il meno appesantita possibile.
    Ricordo che per il taglio mi parve pi che altro simile a  un  costume
    per  andare  a  cavallo  a  cui  fosse  stata  tagliata  via la stoffa
    superflua.  Portava sul fianco un orologio d'oro,  che dalla misura  e
    dalla  foggia  mi  parve da uomo,  con relativa catena e ciondoli;  al
    collo aveva qualcosa di bianco,  non molto diverso da un  colletto  di
    camicia, e ai polsi qualcosa di simile a polsini di camicia.
    Come ho gi osservato, il signor Dick era grigio di capelli e florido.
    Detto  questo di lui,  non mi sarebbe rimasto nulla da dire se non che
    teneva la testa stranamente  abbassata,  e  non  per  l'et,  anzi  mi
    ricordava  uno  degli allievi del signor Creakle rimasto a testa china
    dopo  essere  stato  picchiato;   aveva  inoltre  grandi  occhi  grigi
    prominenti  e  con uno strano bagliore acquoso,  il che insieme con la
    sua espressione svagata,  la sottomissione verso mia zia  e  la  gioia
    infantile  di  cui  faceva  sfoggio  quando essa lo lodava,  mi fecero
    sospettare che fosse un po' matto; per quanto, se cos fosse stato, mi
    domandavo con enorme stupore come mai si trovasse l. Era vestito come
    un gentiluomo qualsiasi,  con giubba e panciotto  grigi  e  larghi  da
    mattina,  e  calzoni  bianchi;  teneva  l'orologio  nel taschino e del
    denaro in tasca,  che faceva tintinnare  come  fosse  molto  fiero  di
    possederlo.
    Janet era una fiorente ragazza di diciannove o vent'anni,  graziosa, e
    il perfetto ritratto della pulizia. Per quanto sul momento non notassi
    nient'altro di lei,  posso  dire  subito  ci  che  scopersi  solo  in
    seguito, e cio che era una di tutta una serie di protette che mia zia
    prendeva al suo servizio espressamente per istruirle nella rinuncia al
    mondo,  e  che in genere completavano la loro abiura con lo sposare il
    fornaio.
    La stanza era ordinata e pulita non meno di Janet e di mia zia. Mentre
    un momento fa posavo  la  penna  per  riflettere,  ho  sentito  ancora
    alitare  su  me  quell'aria  di mare,  mista al profumo dei fiori;  ho
    rivisto i vecchi mobili spolverati e lucidi; l'inviolabile poltrona di
    mia zia,  e il tavolino accanto al paravento verde nella nicchia della
    finestra sporgente,  il tappeto ricoperto di grossa tela,  il gatto la
    presina per il bricco, i due canarini, le vecchie porcellane, la coppa
    da "ponce" piena di petali di rosa appassiti, l'alta credenza piena di
    ogni tipo di bottiglie e vasi,  e straordinariamente in contrasto  con
    tutto  il  resto la mia personcina polverosa,  che sdraiata sul divano
    osservava ogni cosa.
    Janet era andata a preparare il bagno,  quando con mio grande spavento
    mia  zia  si  irrigid  tutta  per l'indignazione,  riuscendo appena a
    gridare: - Janet! Gli asini!
    Al che Janet discese di corsa per le scale  come  se  la  casa  avesse
    preso fuoco,  si precipit sul piccolo tratto di prato verso la strada
    e cacci via due asinelli sellati (sui quali  cavalcavano  due  donne)
    che  avevano  osato posarvi gli zoccoli,  mentre mia zia,  lanciandosi
    fuori,  afferrava la briglia di  un  terzo  animale  cavalcato  da  un
    bambino, lo fece girare, lo guid fuori da quella zona sacra e tir le
    orecchie  allo sfortunato monello al seguito,  il conducente che aveva
    osato profanare il sacro recinto.
    Ancor oggi non so se mia zia potesse accampare legalmente  il  diritto
    di passaggio riservato su quel pezzo di prato,  ma aveva deciso di s,
    e per lei era tutt'uno.  L'unico grande oltraggio che esigesse la  sua
    immediata  vendetta  era  il  passaggio  di  un asinello in quel luogo
    intoccabile. Qualunque cosa stesse facendo,  e per quanto interessante
    trovasse la conversazione a cui stava prendendo parte,  la presenza di
    un asinello faceva in un attimo deviare la corrente dei suoi pensieri,
    e immediatamente partiva all'attacco.  Brocche e pentole piene d'acqua
    erano tenute in luoghi segreti,  pronte per venire vuotate sui ragazzi
    che trasgredivano la sua legge;  dietro la porta  stavano  disponibili
    dei  bastoni  e  le sortite avvenivano a tutte le ore,  era una guerra
    senza soste.  Forse ci rappresentava un  piacevole  diversivo  per  i
    giovani  conducenti degli asini,  oppure i pi astuti di questi ultimi
    rendendosi conto della situazione,  si divertivano con la loro  innata
    ostinazione  a  seguire  quel percorso.  So soltanto che vi furono tre
    allarmi prima che il bagno fosse pronto, e che nel corso dell'ultimo e
    pi violento vidi mia zia mettersi a lottare da sola  con  un  ragazzo
    dai  capelli  gialli sui quindici anni il quale dovette farsi sbattere
    la testa gialla contro il cancello prima che mostrasse  di  capire  di
    che  cosa  si  trattava.  Queste  interruzioni  erano per me tanto pi
    ridicole,  perch in quel momento mia zia provvedeva a darmi del brodo
    con il cucchiaio (s'era convinta che fossi effettivamente sul punto di
    morire  di  fame,  e  dovevo  quindi  venire  da  principio  nutrito a
    piccolissime dosi),  e  mentre  tenevo  ancora  la  bocca  aperta  per
    accogliere il cucchiaio,  lo rimise nella ciotola,  gridando: - Janet!
    Gli asini! - e part all'assalto.
    Il bagno fu un grande ristoro,  perch cominciavo ad avvertire  dolori
    acuti a gambe e braccia per avere trascorso le notti nei campi, ed ero
    ormai tanto stanco e depresso da non riuscire quasi a rimanere sveglio
    per  cinque minuti di seguito.  Fatto il bagno,  esse (voglio dire mia
    zia e Janet) mi paludarono con una camicia e calzoni  appartenenti  al
    signor Dick,  e mi ravvolsero in due o tre grandi scialli.  Non so che
    razza di fagotto sembrassi,  ma mi sentivo  ben  caldo.  E  sentendomi
    anche  molto  debole  e  assonnato,  poco  dopo tornai a coricarmi sul
    divano e mi addormentai.
    Pu essere stato un sogno originato dalla fantasia che da tanto  tempo
    mi  occupava  la  mente,  ma mi svegliai con l'impressione che mia zia
    fosse venuta a chinarsi su di me,  mi  avesse  liberato  il  viso  dai
    capelli,  mi  avesse  accomodato  meglio  la  testa  e fosse rimasta a
    guardarmi.   Avevo  nelle  orecchie  anche  parole  quali  carino  e
    poveretto,  ma  quando  mi  svegliai  non  trovai  nulla a indurmi a
    credere che fossero state pronunciate da mia zia, la quale sedeva alla
    sua finestra e guardava il mare dietro al grande ventaglio verde,  che
    era  montato  su  una  specie  di perno e poteva essere girato in ogni
    direzione.
    Poco dopo il mio risveglio pranzammo con pollo arrosto e budino; stavo
    a tavola non tanto dissimile io stesso da un pollo  ripieno,  e  avevo
    non poca difficolt a muovere le braccia. Ma siccome era stata mia zia
    a  fasciarmi  cos,  non  mi  lamentai  di  trovarmi  a  disagio.  Ero
    continuamente ansioso di sapere che cosa avrebbe fatto di me,  ma  lei
    consum  il  pranzo in silenzio,  salvo quando mi guardava di tanto in
    tanto dove stavo di fronte a lei esclamando: - Misericordia!  - il che
    non serviva certo ad alleviare la mia ansiet.
    Levata  la  tovaglia  e  portato in tavola il vino di sherry (me ne fu
    dato un bicchiere),  mia zia di nuovo mand a chiamare il signor Dick,
    il  quale  si  mostr  pi  savio  che  pot  quando  essa lo preg di
    ascoltare la mia storia,  che mi fece a poco a poco rivelare  con  una
    serie di domande.  Durante la mia narrazione,  mia zia tenne gli occhi
    fissi sul signor Dick: credo che,  non fosse stato per questo egli  si
    sarebbe  addormentato,  ma  ogni  volta  che  ricadeva in uno dei suoi
    sorrisi, si riprendeva di fronte a un aggrottamento di ciglia da parte
    di mia zia.
    - Che cosa sia venuto in mente a quella sfortunata bambina di andare a
    maritarsi di nuovo - disse mia zia quando ebbi finito di parlare - non
    riesco a immaginarlo.
    - Forse s'era innamorata del secondo marito - sugger il signor Dick.
    - Innamorata!  - ripet mia zia.  - Che cosa  intende  dire?    Perch
    doveva innamorarsi?
    -  Forse  -  ridacchi  il  signor Dick dopo avere un po' riflettuto -
    perch le faceva piacere.
    - Piacere, davvero! - replic mia zia. - Un gran piacere doveva essere
    per quella povera bambina  affidare  la  sua  semplice  fiducia  a  un
    qualunque  cane di individuo che in una maniera o nell'altra l'avrebbe
    senza dubbio maltrattata!  Che cosa  aveva  in  mente,  mi  piacerebbe
    saperlo!  Aveva  avuto un marito.  Aveva visto uscire dalla vita David
    Copperfield,  che fin dalla nascita non aveva fatto se non  rincorrere
    le  bambole  di  cera.  Aveva  un bimbo...  oh,  con lei erano due gli
    infanti quel venerd sera quando diede alla luce questo che  si  trova
    seduto qui... che cos'altro voleva?
    Di  nascosto il signor Dick scosse il capo verso di me,  come per dire
    che era impossibile superare quello scoglio.
    - Non era nemmeno riuscita ad avere una bambina come  tutte  le  altri
    madri - disse mia zia. - Dov'era Betsey Trotwood, la sorella di questo
    ragazzo? Non  arrivata. Non me lo dica!
    Il signor Dick era quasi spaventato.
    -  Quell'ometto  del  dottore con la testa piegata di lato - disse mia
    zia - Jellips,  o come altro si chiamava,  che cosa  riuscito a fare?
    Non  ha  fatto  altro  che  dirmi  come un pettirosso,  era proprio un
    pettirosso: E' un bambino. Un bambino! Ah,  la stupidit di tutta la
    razza maschile!
    L'energia  di quella esclamazione scosse parecchio il signor Dick,  e,
    per dir la verit, ne rimasi scosso anch'io.
    - E poi,  come se questo non bastasse,  e non avesse fatto  abbastanza
    per rinunciare a Betsey Trotwood, la sorella di questo ragazzo - disse
    mia zia - si sposa per la seconda volta, va a sposare un Malvivente, o
    qualcuno  con  un  nome  simile,  e  rinuncia  a  questo figlio!  E la
    conseguenza logica  quella che chiunque non fosse un bimbo  in  fasce
    avrebbe  potuto  prevedere,   e  cio  che  costui  diventa  misero  e
    vagabondo.  E' in tutto e per tutto come doveva essere Caino prima  di
    crescere.
    Il  signor  Dick  mi  fiss intensamente come per riconoscermi in quel
    personaggio.
    - E poi c' quella donna con il nome pagano - disse mia  zia    quella
    Peggotty,  e anche lei va a sposarsi. Dato che non ha visto abbastanza
    i mali inerenti a quel genere di cose,  se ne va,  dice il ragazzo,  e
    subito  si sposa.  Spero soltanto - disse mia zia,  scotendo il capo -
    che lui sia uno di quei mariti svelti a maneggiare il manico di scopa,
    e che la bastoni ben bene.
    Non potevo sopportare di sentire  maltrattare  tanto  la  mia  vecchia
    bambinaia e lasciare che diventasse oggetto di un tale augurio.  Dissi
    a mia zia che s'ingannava davvero. Dissi che Peggotty era l'amica e la
    domestica pi buona, sincera,  fedele,  devota e generosa della terra;
    che  mi aveva sempre voluto un gran bene,  aveva sempre voluto un gran
    bene a mia madre, aveva sostenuto con il braccio la testa di mia madre
    morente,  e sul viso di lei mia madre aveva  impresso  il  suo  ultimo
    bacio  riconoscente.  Ora  il ricordo di entrambe mi strinse la gola e
    scoppiai in lagrime,  mentre mi  sforzavo  di  dire  che  la  casa  di
    Peggotty era la mia casa, e tutto quello che aveva era come fosse mio,
    e che sarei andato da lei in cerca di un tetto, non fosse stato che la
    sua  condizione  modesta  mi  faceva  temere  che  le avrei creato dei
    fastidi...  ripeto che scoppiai in lagrime tentando di dir  questo,  e
    nascosi la faccia tra le mani posate sulla tavola.
    - Bene,  bene!  - disse mia zia.  - Il ragazzo ha ragione di difendere
    chi lo ha difeso... Janet! Gli asini!
    Sono fermamente convinto che se non fosse stato per  quei  disgraziati
    asini,  ci saremmo compresi benissimo,  perch mia zia mi aveva posato
    la mano sulla spalla,  e cos incoraggiato m'era venuto  l'impulso  di
    abbracciarla e di supplicare che mi proteggesse.  Ma l'interruzione, e
    il disordine in cui la  gett  la  lotta  davanti  alla  casa,  misero
    termine  per  il  momento a ogni pensiero pi dolce,  e tennero invece
    occupata mia zia fino all'ora del t  a  declamare  indignatissima  di
    fronte  al  signor  Dick  la  sua  decisione  di  appellarsi per avere
    giustizia alle leggi del paese,  e di querelare per passaggio  abusivo
    tutti i proprietari di asini di Dover.
    Dopo  il t restammo a sedere accanto alla finestra fino all'imbrunire
    e dalla espressione dura di mia zia compresi che stava in guardia  per
    il  caso  giungessero  altri invasori;  poi Janet pos sulla tavola le
    candele e la scacchiera per il gioco della tavola reale,  e abbass le
    persiane.
    - Ecco, signor Dick - disse mia zia con l'aria grave e l'indice alzato
    come prima. - Voglio farle un'altra domanda. Guardi questo ragazzo.
    - Il figlio di David? - disse il signor Dick attento e perplesso.
    - Precisamente - disse mia zia. - Lei adesso che cosa farebbe di lui?
    - Che cosa farei del figlio di David? - disse il signor Dick.
    - S - conferm mia zia. - Del figlio di David.
    -  Oh!  -  fece  il  signor Dick.  - S.  Che cosa farei del...  Io lo
    metterei a letto.
    - Janet!  - grid mia zia con la stessa aria di  placido  trionfo  che
    avevo gi notato prima in lei.  - Il signor Dick ha deciso per noi. Se
    il letto  pronto, ce lo portiamo.
    Janet rispose che era pronto, e io fui condotto di sopra, gentilmente,
    s,  ma come una specie di prigioniero,  con mia zia davanti e Janet a
    chiudere la fila. La sola circostanza che mi diede a bene sperare,  fu
    il  fatto  che,  fermatasi  mia  zia sulle scale per chiedere che cosa
    fosse quel forte odore di bruciato, Janet le rispose di avere bruciato
    gi nella cucina la mia vecchia camicia.  Ma nella mia camera  non  vi
    erano  indumenti  all'infuori  del  singolare assortimento che portavo
    indosso;  e quando rimasi solo con un pezzo di candela,  che  mia  zia
    disse sarebbe rimasto acceso esattamente per cinque minuti, sentii che
    chiudevano  a  chiave l'uscio.  Riflettei sul caso e ritenni possibile
    che mia  zia,  la  quale  non  poteva  sapere  nulla  di  me,  potesse
    sospettare che avessi l'abitudine di scappare e quindi prendesse delle
    precauzioni per tenermi al sicuro.
    La  camera  in cima alla casa era bella e guardava il mare,  sul quale
    splendeva luminosa la luna.  Recitai le preghiere,  poi la candela  si
    spense,  e rimasi seduto a guardare il riflesso della luna sull'acqua,
    come se potessi sperare di leggervi la mia  sorte  scritta  a  lettere
    luminose;  o  sperare  di  vedere  scendere dal cielo lungo quella via
    lucente mia madre con il suo bambino sperare  che  mi  guardasse  come
    l'ultima  volta in cui avevo visto ii suo dolce viso.  Ricordo come il
    sentimento solenne,  con cui finalmente distolsi gli occhi  dal  mare,
    cedette alla sensazione di riconoscenza e di riposo che mi ispirava la
    vista  del  letto  con  le  sue  cortine  bianche,  e ancora di pi il
    coricarmi su di esso,  l'annidarmi tra le  lenzuola  candide  come  la
    neve!  Ricordo  come  ripensai  a  tutti  i luoghi solitari dove avevo
    dormito sotto il cielo notturno,  e pregai di non dover essere mai pi
    privo  di  un  tetto  e  di non poter mai dimenticare quanti del tetto
    fossero privi. Ricordo che mi parve poi di galleggiare sul malinconico
    bagliore di quel sentiero sul mare,  per andarmi a tuffare  nel  mondo
    dei sogni.





    14 - MIA ZIA DECIDE CHE COSA FARE DI ME.

    Disceso  al  mattino,  trovai  mia zia cos profondamente assorta alla
    tavola della colazione e con il gomito appoggiato sul vassoio, che dal
    bricco l'acqua aveva  colmato  la  teiera,  e  traboccando  stava  per
    sommergere  tutta  la tovaglia,  quando la mia presenza mise fine alle
    sue meditazioni.  Ero certo  di  avere  formato  l'oggetto  di  quelle
    riflessioni,  e pi che mai ansioso di conoscere le sue intenzioni nei
    miei confronti.  Non osavo tuttavia manifestare la mia ansiet per  il
    timore di offenderla.
    E  per  i miei occhi,  non essendo tenuti sotto controllo altrettanto
    bene della lingua,  durante  la  colazione  si  lasciarono  pi  volte
    tentare  di  rivolgersi  a mia zia.  Ma non potevo guardarla per pochi
    istanti di seguito senza trovare  che  mi  guardava  a  sua  volta  in
    maniera  singolare  e  lontana,  come se invece di trovarmi dall'altra
    parte della piccola tavola  rotonda,  fossi  a  una  enorme  distanza.
    Quando  ebbe  finito  di mangiare,  mia zia si appoggi con forza allo
    schienale della seggiola, aggrott la fronte, incroci le braccia e mi
    fiss a lungo con una  tale  fermezza  di  attenzione  che  mi  sentii
    sopraffatto  dall'imbarazzo.  Non  avevo  ancora  finito,  e cercai di
    nascondere la confusione  seguitando  a  mangiare,  ma  mi  cadeva  il
    coltello  sulla  forchetta,  e  la  forchetta inciampava nel coltello,
    facendo  saltare  pezzetti  di   prosciutto   nell'aria   ad   altezze
    straordinarie  invece  di portarmeli alla bocca appena tagliati,  e mi
    strozzavo col t che insisteva a scegliere la via sbagliata  in  luogo
    di quella giusta,  finch rinunciai del tutto a continuare, e rimasi a
    subire arrossendo lo sguardo scrutatore di mia zia.
    - Salve! - esclam dopo un lungo intervallo mia zia.
    Alzai gli occhi e incontrai rispettosamente il suo  sguardo  severo  e
    brillante.
    - Gli ho scritto - disse mia zia.
    - Scritto a...
    -  Al  tuo  patrigno  - disse mia zia.  - Gli ho mandato una lettera e
    dovr trattare la questione  con  me,  se  non  vuole  che  lui  e  lo
    litighiamo, stia pur certo!
    - Lo sa dove sono, zia? - chiesi allarmato.
    - Gliel'ho detto - rispose con un cenno affermativo del capo mia zia.
    - Mi toccher... essere dato ancora... a lui? - balbettai.
    - Non lo so - disse mia zia. - Si vedr.
    - Oh,  non so che cosa far - esclamai - se dovr ritornare dal signor
    Murdstone!
    - Non ne so niente - disse mia zia,  scotendo la testa.  -  Non  posso
    dire niente, garantito. Si vedr.
    A  queste parole mi perdetti d'animo e rimasi abbattuto e con il cuore
    grosso.  Mia zia fece mostra di non  badare  molto  a  me,  infil  un
    grembiule  ordinario  con la pettina,  che aveva tolto dalla credenza,
    lav personalmente le tazze,  e quando tutto  fu  pulito  e  di  nuovo
    posato  sul  vassoio con piegata sopra la tovaglia,  son perch Janet
    venisse a portar via.  Poi spazz le briciole con  una  piccola  scopa
    (dopo  avere infilato un paio di guanti) finch sul tappeto non rimase
    la minima particella;  quindi spolver e riordin la stanza,  che  era
    gi  perfettamente  spolverata  e  in  ordine.  E una volta condotte a
    termine con sua  piena  soddisfazione  tutte  queste  faccende,  sfil
    guanti  e  grembiule,  li ripieg,  li rimise nel preciso angolo della
    credenza dal quale erano stati tolti,  port la scatola da lavoro  sul
    suo  particolare  tavolino  accanto alla finestra aperta,  e sedette a
    cucire con il ventaglio verde fra lei e la luce.
    - Vorrei che tu andassi di sopra - disse mia zia,  infilando l'ago - a
    portare i miei saluti al signor Dick.  Digli che sarei lieta di sapere
    come procede il suo "Memoriale".
    Mi alzai subito, pronto a eseguire la commissione.
    - Immagino - disse mia zia,  fissandomi con lo stesso sguardo  intenso
    che aveva usato per infilare l'ago - che avrai giudicato un diminutivo
    il nome del signor Dick, eh?
    - Infatti ieri ho pensato che fosse un diminutivo - ammisi.
    -  Non  devi  immaginare che non abbia un nome intero e che se volesse
    non lo potrebbe usare - disse mia zia con aria pi altera. - Babley...
    signor Richard Babley, ecco il vero nome di questo signore.
    Stavo per suggerire,  consapevole della modestia dei miei anni  e  per
    rimediare all'eccesso di familiarit di cui mi ero gi reso colpevole,
    che  avrei  fatto meglio a chiamarlo con il suo vero nome,  quando mia
    zia riprese:
    - Ma non chiamarlo in nessun caso con il suo nome intero.  Non lo  pu
    sopportare. E' una sua stranezza. Per quanto non direi nemmeno che sia
    una  grande  stranezza,  perch  lo sa il cielo che  stato abbastanza
    maltrattato da qualcuno che porta questo nome, e quindi pu tenerlo in
    mortale antipatia. Qui  il signor Dick adesso, e sarebbe tale anche
    in ogni altro posto, se mai andasse in qualche altro posto, il che non
    avverr.  E cos,  bambino,  sta' attento a  chiamarlo  esclusivamente
    signor Dick e nient'altro.
    Promisi  di  ubbidire  e  andai  di sopra con il messaggio,  e intanto
    pensavo che se il signor Dick lavorava al suo  "Memoriale"  abbastanza
    da  lungo  tempo,  e  alla  velocit  con  cui  l'avevo visto scrivere
    passando davanti  all'uscio  aperto  mentre  scendevo  da  basso,  era
    probabile  che procedesse davvero benissimo.  Lo trovai ancora intento
    all'opera con una penna molto lunga e la testa quasi  appoggiata  alla
    carta.  Era  tanto  assorto  che  ebbi  tutto il tempo di notare in un
    angolo un grande aquilone  di  carta,  una  confusione  di  pacchi  di
    manoscritti,  un  gran  numero  di  penne,  e  soprattutto  una grande
    quantit di inchiostro (mi parve che ne avesse dozzine di boccette  da
    mezzo  gallone l'una) prima che si accorgesse della mia presenza nella
    stanza.
    - Ah!  Febo!  - disse il signor Dick,  posando la penna.  - Come va il
    mondo? Ora te lo dico io - aggiunse, abbassando la voce - e non vorrei
    che tu ne parlassi,  ma  un...  - a questo punto mi fece segno che mi
    avvicinassi e port al mio orecchio le labbra:-  ma  un mondo  matto.
    Pazzo furioso, ragazzo mio!-  disse il signor Dick, pescando una presa
    di tabacco da una scatola rotonda l sulla tavola, e scoppiando in una
    risata allegra.
    Senza  arrogarmi  il  diritto di esprimere un'opinione sull'argomento,
    riferii il mio messaggio.
    - Bene - fu la risposta del signor Dick.  - I miei omaggi a lei,  e...
    penso  di  avere  fatto  una  buona  partenza  - disse il signor Dick,
    passandosi la mano tra i capelli  grigi,  e  gettando  al  manoscritto
    un'occhiata tutt'altro che fiduciosa. - Tu sei andato a scuola?
    - S, signore, - gli risposi - ma solo per poco tempo.
    - Ricordi la data - disse il signor Dick, scrutandomi e riprendendo la
    penna  per  segnare  la  risposta - la data in cui a Carlo Primo venne
    tagliata la testa?
    Credo,      risposi,       che      fosse      accaduto      nell'anno
    milleseicentoquarantanove.
    - Bene!  - replic il signor Dick, grattandosi l'orecchia con la penna
    e guardandomi con aria dubbiosa. - Cos dicono i libri, ma io non vedo
    come possa essere cos.  Perch,  se  successo  tanto  tempo  fa,  le
    persone che gli stavano intorno come avrebbero potuto fare l'errore di
    togliere  dalla  testa  "di  lui",  dopo  averla tagliata,  un po' del
    disordine che ci stava dentro,  e metterlo nella "mia"?  La domanda mi
    sorprese  moltissimo,  ma  su quel punto non avevo da offrirgli alcuna
    risposta.
    - E' molto strano  -  disse  il  signor  Dick,  gettando  uno  sguardo
    desolato sulle sue carte e tornando a passarsi la mano fra i capelli -
    ma  non  riesco  a  chiarire la faccenda.  Non posso mai spiegarla del
    tutto.   Ma  non  importa,   non  importa!   -   disse   allegramente,
    riscotendosi.  -  C'  tempo!  I miei omaggi alla signorina Trotwood e
    dille che vado avanti abbastanza bene.
    Stavo  per  andar  via,   quando  egli  attir   la   mia   attenzione
    sull'aquilone.
    - Che cosa te ne pare di quello? - disse.
    Gli  risposi  che  era  bellissimo.  Direi che fosse lungo addirittura
    sette piedi.
    - L'ho fatto io.  Andremo a farlo volare,  tu e io - disse  il  signor
    Dick. - Vedi qui?
    Mi  mostr  che  era tutto coperto di scrittura a caratteri ordinati e
    minuti,  ma tanto chiari,  che in certe righe mi parve di  scoprire  a
    prima vista qualche altro richiamo,  in due o tre punti, alla testa di
    Carlo Primo.
    - C' moltissima cordicella - disse il signor Dick - e quando vola  in
    alto,   porta  i  fatti  molto  lontano.   Ecco  la  mia  maniera  per
    diffonderli. Non so dove potranno scendere. Dipende dalle circostanze,
    dal vento e cos via; ma accetto il rischio.
    Aveva il viso cos mite e piacevole,  e inoltre con un non so  che  di
    venerabile,  per quanto sano e robusto, che non ero sicuro non volesse
    divertirsi,  ma senza malizia,  alle mie spalle.  Perci risi,  e rise
    anch'egli, e ci separammo da ottimi amici.
    -  Allora,  bambino  -  disse mia zia quando tornai da basso.  - Quali
    notizie vi sono stamattina del signor Dick?
    Le riferii che le mandava i  suoi  rispetti  e  che  stava  procedendo
    benissimo davvero.
    - Che cosa pensi di lui? - disse mia zia.
    Ebbi la vaga idea di cercare di evadere la domanda, rispondendo che lo
    trovavo un signore molto simpatico,  ma mia zia non era tipo capace di
    accontentarsi di parole del genere,  pos il lavoro  sulle  ginocchia,
    incrociandovi sopra le mani, e disse:
    -  Via!  Tua  sorella  Betsey  Trotwood  mi avrebbe detto sinceramente
    quello che pensava di chiunque.  Cerca di rassomigliare pi che puoi a
    tua sorella, e parla chiaro!
    - Forse lui...  il signor Dick... Te lo chiedo perch non lo so zia...
     un pochino uscito di mente, per caso? - Balbettavo perch sentivo di
    trovarmi su un terreno pericoloso.
    - Nemmeno un po' - disse mia zia.
    - Oh certo! - osservai senza molta convinzione
    - Se c' una cosa al mondo - disse mia zia con molta  fermezza  e  con
    forza - che non  vera del signor Dick  proprio questa.
    Non  avevo  nulla  di  meglio da aggiungere salvo un altro timido: Oh,
    certo!
    - E' stato "chiamato" pazzo - disse mia zia. - Ho un piacere egoistico
    nel dire  che  l'hanno  dichiarato  pazzo,  altrimenti  non  avrei  il
    beneficio  della  sua  compagnia  e dei suoi consigli in questi ultimi
    dieci anni e pi... precisamente da quando tua sorella Betsey Trotwood
    mi ha delusa.
    - Da tanto tempo? - dissi.
    - Erano proprio delle brave persone quelle che hanno avuto l'ardire di
    chiamarlo pazzo - seguit mia zia.  - Il signor Dick  una  specie  di
    mio  lontano  parente;  non importa dire come;  non occorre entrare in
    argomento.  Se non fosse stato per me,  suo fratello  l'avrebbe  fatto
    rinchiudere per tutta la vita. Ecco tutto.
    Temo  che  fosse  ipocrisia  da parte mia,  ma vedendo che mia zia era
    fortemente interessata alla  questione,  cercai  di  avere  l'aria  di
    provare io pure molto interesse.
    - Superbo e sciocco! - disse mia zia. - Poich suo fratello era un po'
    eccentrico, per quanto nemmeno la met di quanto sia moltissima gente,
    non  gli  piaceva vederselo girare per la casa,  e lo mand lontano in
    una clinica privata,  sebbene gli fosse stato raccomandato in  maniera
    speciale  dal  padre defunto,  il quale lo giudicava quasi normale.  E
    doveva essere un uomo savio per giudicarlo cos!  Pazzo  il  fratello,
    senza dubbio.
    Mia zia aveva l'aria di essere perfettamente convinta, e io mi sforzai
    di mostrarmi convinto come lei.
    - Cos mi feci avanti - disse mia zia - e gli feci un'offerta.  Dissi:
    Tuo fratello  sano di mente, molto pi di quanto tu sia, e di quanto
    si possa mai sperare che diventerai tu.  Fagli avere  la  sua  piccola
    rendita e lascia che venga a vivere con me. Io non ho paura di lui, io
    non  sono  superba;  sono  pronta  a  prendermi cura di lui,  e non lo
    maltratter come hanno fatto certuni (non solo dentro la clinica).  E
    dopo un bel po' di battibecchi l'ho avuto,  ed  sempre stato qui.  E'
    la creatura pi docile e cordiale della  terra;  quanto  poi  al  dare
    consigli!... Ma nessuno tranne me sa quale mente abbia quest'uomo.
    Mia  zia  si  lisci  la  veste e scosse la testa come se con il primo
    gesto volesse spazzare via la  diffidenza  del  mondo  intero,  e  con
    l'altro scuoterla via dai suoi pensieri.
    -  Aveva  una sorella amatissima - disse mia zia - una buona creatura,
    tanto gentile con lui. Ma fece quello che fanno tutte... prese marito.
    E costui fece quello che tutti i mariti fanno,  cio la rese infelice.
    La  cosa  ebbe un tale effetto sulla mente del signor Dick (questa non
    sar pazzia,  spero!),  che insieme  con  la  paura  del  fratello,  e
    l'impressione  della  sua  cattiveria,  lo  fece  ammalare gravemente.
    Questo accadeva prima che venisse da me ma il ricordo lo opprime anche
    adesso. Ti ha detto niente a proposito del re Carlo Primo?
    - S, zia.
    -  Ah!  -  fece  mia  zia,  fregandosi  il  naso  come  fosse  un  po'
    contrariata.  -  E'  la maniera allegorica che ha di alludere alla sua
    malattia.  E naturale per lui collegarla a un eccesso di turbamento  e
    di agitazione,  ed ecco la figura,  o similitudine, o che cos'altro si
    chiami,  che ha scelto di usare.  E perch non dovrebbe se lo  ritiene
    conveniente?
    Dissi: - Certo, zia.
    -  Non    un  modo di parlare da uomo d'affari - disse mia zia  n da
    uomo di mondo.  Di questo mi rendo conto;  ed ecco la ragione per  cui
    insisto che nel "Memoriale" non ne faccia assolutamente parola.
    - Zia,  un "Memoriale" intorno alla sua vita che sta scrivendo?
    - S,  bambino - disse mia zia, tornando a grattarsi il naso. La sua 
    una memoria per il Lord Cancelliere,  o non so per quale altro Lord...
    comunque  per  una  di  quelle  persone  che  sono pagate per ricevere
    memoriali...  intorno alle sue faccende.  Immagino  che  un  giorno  o
    l'altro  verr  presentata.  Non   ancora riuscito a compilarla senza
    introdurvi quel suo modo di esprimersi, ma non vuol dir nulla,  questo
    lo tiene occupato.
    Come infatti scopersi in seguito,  da pi di dieci anni il signor Dick
    stava cercando di tener fuori dal suo "Memoriale" il re  Carlo  Primo,
    ma costui seguitava a entrarci, e vi si trovava ancora dentro.
    -  Ripeto - disse mia zia - che nessuno all'infuori di me sa quale sia
    l'intelligenza di  quest'uomo;    anche  la  creatura  pi  docile  e
    cordiale  della  terra.  Se  qualche  volta  gli  piace  far volare un
    aquilone, che cosa importa? Anche Franklin faceva volare gli aquiloni.
    Se non m'inganno,  era un  quacchero  o  qualcosa  del  genere.  E  un
    quacchero  che fa volare un aquilone  pi ridicolo di qualunque altro
    essere umano.
    Se  avessi  potuto  immaginare  che  mia  zia  avesse   esposto   quei
    particolari  per mio speciale beneficio e come prova di fiducia in me,
    mi sarei sentito molto onorato, e da tale dimostrazione di stima avrei
    dovuto trarre buoni auspici. Ma non potei fare a meno di notare che si
    era  addentrata  nell'argomento  soprattutto  perch  l'aveva  sentito
    insorgere  dentro  di  lei,  senza  che avesse molto riferimento a me,
    sebbene a me si fosse rivolta non avendo alcun altro interlocutore.
    Nello stesso tempo devo dire che la generosit della  sua  difesa  del
    povero  e  innocuo  signor  Dick non solo ispir nel mio giovane cuore
    qualche egoistica speranza per me stesso,  ma lo infiamm verso di lei
    in maniera disinteressata. Credo di avere cominciato a scoprire che in
    mia  zia,  a  prescindere dalle tante eccentricit e dai suoi bizzarri
    umori, vi era qualcosa da onorare e in cui avere fiducia. Sebbene quel
    giorno non fosse meno aspra del giorno precedente, e altrettante volte
    uscisse  a  causa  degli   asinelli,   e   si   mostrasse   al   colmo
    dell'indignazione  quando  un  giovanotto che passava fece l'occhio di
    triglia a Janet che si trovava davanti a una  finestra  (uno  dei  pi
    gravi misfatti,  questo,  da commettere contro la dignit di mia zia),
    mi parve tanto pi degna del mio rispetto, se non meno del mio timore.
    Fu enorme l'ansiet in cui mi  trovai  nell'intervallo  di  tempo  che
    necessariamente  trascorse  prima che arrivasse la risposta del signor
    Murdstone alla lettera di mia zia,  tuttavia cercai di dominarmi e  di
    rendermi il pi possibile gradevole in modo molto tranquillo sia a lei
    sia  al  signor  Dick.  Con  quest'ultimo sarei andato a far volare il
    grande aquilone, se non che non possedevo ancora indumenti all'infuori
    di quelli tutt'altro che eleganti di cui mi avevano decorato il  primo
    giorno,  e  che  mi obbligavano a rimanere in casa,  salvo un'ora dopo
    l'imbrunire quando mia  zia,  per  motivi  di  salute,  mi  portava  a
    passeggiare avanti e indietro sulla vicina scogliera prima di andare a
    letto.  Giunse finalmente la risposta del signor Murdstone,  e con mio
    infinito spavento mia zia m'inform che  il  giorno  seguente  sarebbe
    venuto  a  parlarle.  Il  giorno  dopo,  sempre avvolto nel mio strano
    abbigliamento,  tutto rosso e acceso per il conflitto interno  fra  le
    speranze  morenti e i timori che insorgevano,  stavo a contare le ore,
    in attesa di sobbalzare alla vista di  quella  faccia  tetra  che  gi
    prima di arrivare mi faceva trasalire a ogni minuto.
    Mia zia era un po' pi imperiosa e severa del solito,  ma non notai da
    alcun altro segno che si preparasse a ricevere  il  visitatore  da  me
    tanto  temuto.  Era  seduta  alla finestra e lavorava,  e io le sedevo
    accanto con i pensieri che mi correvano all'impazzata  verso  tutti  i
    possibili   e  gli  impossibili  risultati  della  visita  del  signor
    Murdstone,  era ormai il pomeriggio  avanzato.  Il  pranzo  era  stato
    rimandato sino a nuovo ordine, ma ora si faceva cos tardi che mia zia
    aveva  ordinato  che  fosse  servito,  quando all'improvviso lanci un
    improvviso allarme per gli asinelli, e con mio stupore e costernazione
    scorsi la signorina Murdstone,  seduta in  sella,  avanzare  con  aria
    decisa  su quel sacro pezzo di prato,  e fermarsi di fronte alla casa,
    guardandosi intorno.
    - Via,  lei!  - grid mia zia,  scotendo la testa  e  il  pugno  dalla
    finestra.  - Non deve stare l. Come osa trasgredire alla regola? Via!
    Oh, lei, con la sua faccia superba!
    Mia zia era talmente esasperata dalla freddezza con cui  la  signorina
    Murdstone  si  guardava intorno,  che per un momento rimase immobile e
    incapace di lanciarsi fuori come  al  solito.  Colsi  l'occasione  per
    informarla  chi  fosse  quella  donna,  e  che il signore il quale ora
    raggiungeva la colpevole (la via per arrivare lass era  molto  ripida
    ed egli era rimasto indietro) era il signor Murdstone in persona.
    - Non m'importa chi sia! - grid mia zia, scotendo di nuovo la testa e
    gesticolando  dalla  finestra tutt'altro che in segno di benvenuto.  -
    Non ammetto trasgressioni. Non le permetto. Via! Janet,  fallo tornare
    indietro!  Conducilo via!  - e sporgendomi dietro a mia zia,  vidi una
    specie di rapido combattimento,  in cui l'asinello  resisteva  a  ogni
    sforzo  con  le  quattro zampe ben piantate e allargate,  mentre Janet
    cercava di farlo girare tirandolo per la briglia,  il signor Murdstone
    cercava di farlo avanzare,  la signorina Murdstone picchiava Janet con
    il parasole,  e  parecchi  ragazzi,  giunti  per  vedere  lo  scontro,
    gridavano con forza.  Ma mia zia, riconoscendo all'improvviso tra loro
    il giovane malfattore che era il guardiano dell'asinello,  e  uno  dei
    pi  inveterati  trasgressori,  per  quanto  non ancora dodicenne,  si
    lanci sulla scena dell'azione, si avvent su di lui, lo agguant,  lo
    trascin   con   la  giacca  rovesciata  sul  capo  e  i  talloni  che
    strisciavano sul terreno fin dentro il giardino e ve lo  tenne  saldo,
    gridando  a Janet che andasse a chiamare le guardie e i giudici perch
    fosse preso, processato e condannato sul posto.  Tuttavia questa parte
    della  scena  non dur a lungo perch il giovane briccone,  esperto in
    una quantit di finte e di trucchi dei quali mia zia non aveva la  pi
    lontana idea, ben presto balz via, lasciando alcune profonde impronte
    degli  stivali  chiodati nelle aiuole,  e conducendo via trionfalmente
    con s il suo asinello.
    Durante l'ultima  parte  dello  scontro  la  signorina  Murdstone  era
    smontata  e  ora attendeva con il fratello in fondo ai gradini che mia
    zia fosse disposta a riceverli.  Mia zia,  un po' in disordine dopo la
    lotta,  pass davanti ai due con lunghi passi e molta dignit entr in
    casa,  e non si cur della loro  presenza  fino  a  quando  le  furono
    annunciati da Janet.
    - Devo andar via, zia? - le chiesi tremando.
    - No,  caro - disse mia zia. - Certamente no! - Cos dicendo mi spinse
    in un angolo vicino a lei, riparandomi con una sedia, come se fossi in
    una prigione o sul banco  degli  accusati.  In  tale  posizione  sarei
    rimasto  per tutto il tempo dell'intervista,  e ora di l vidi entrare
    nella stanza il signore e la signorina Murdstone.
    - Oh! - disse mia zia.  - Non mi ero accorta a chi avevo il piacere di
    oppormi.  Ma  non  permetto  a  nessuno di passare su quel prato.  Non
    ammetto eccezioni. Non ammetto che nessuno lo faccia.
    - Il suo regolamento pu mettere in imbarazzo i forestieri - disse  la
    signorina Murdstone.
    - Davvero? - disse mia zia.
    Parve  che  il  signor  Murdstone temesse una ripresa delle ostilit e
    s'interpose cominciando a parlare.
    - Signorina Trotwood! - disse.
    -  Scusi - disse mia zia con un'occhiata penetrante. - Lei  il signor
    Murdstone che ha sposato  la  vedova  del  mio  defunto  nipote  David
    Copperfield,  di  "Rookery",  Blunderstone?...  Bench  io  non sappia
    perch l'abbiano chiamata cos quella casa.
    - Sono io - disse il signor Murdstone.
    - Signore, lei mi perdoner se le dico - replic mia zia - che avrebbe
    fatto una cosa molto migliore e pi fortunata se  avesse  lasciato  in
    pace quella povera bambina.
    -  Sono  d'accordo  con  ci  che la signorina Trotwood ha osservato -
    disse la signorina Murdstone alzando irata la testa - nella misura  in
    cui  ritengo  che  la  nostra  compianta Clara fosse per tutte le cose
    essenziali, una semplice bambina.
    - Signora,  - disse mia zia -  di conforto per lei e per me che siamo
    avanti con gli anni,  che non saremo certo rese infelici a causa delle
    nostre attrattive personali, e che nessuno potr dire di noi la stessa
    cosa.
    - Senza dubbio! - rispose la signorina Murdstone, sebbene, credo,  non
    con  un  consenso  molto  pronto  n  cordiale.   -  E  sarebbe  stata
    certamente,  come lei dice,  una cosa migliore e pi fortunata se  mio
    fratello  non  avesse fatto quel matrimonio.  La mia opinione  sempre
    stata questa.
    - Non ne dubito - disse mia zia, e son il campanello. - Janet,  porta
    i miei rispetti al signor Dick e pregalo di scendere.
    Finch  il  signor Dick non venne,  mia zia se ne rimase perfettamente
    diritta e rigida con lo  sguardo  aggrottato  fisso  al  muro.  Quando
    venne, mia zia esegu la cerimonia delle presentazioni.
    -  Il  signor  Dick.  Mio vecchio e intimo amico.  Delle cui opinioni-
    disse mia zia con enfasi e come ammonimento al signor Dick,  il  quale
    si mordicchiava l'indice e aveva l'aria un po' sciocca-  mi fido.
    Cos avvertito,  il signor Dick si tolse di bocca il dito e rimase nel
    gruppo con espressione grave e attenta. Mia zia inclin la testa verso
    il signor Murdstone, il quale riprese a parlare.
    - Signorina Trotwood,  quando ricevetti la sua lettera ritenni un atto
    di  grande  giustizia  verso di me e forse di grande rispetto verso di
    lei...
    - Grazie - disse mia zia,  sempre guardandolo  fissamente.  -  Non  si
    preoccupi di me.
    -  ...rispondere di persona,  per quanto disagevole fosse il viaggio -
    disse il signor Murdstone - invece che per  lettera.  Questo  infelice
    ragazzo che  scappato abbandonando gli amici e il lavoro...
    -  E  il  cui  aspetto  -  lo  interruppe  la  sorella,   indirizzando
    l'attenzione di tutti i presenti  sul  mio  indefinibile  costume    S
    perfettamente scandaloso e disonorevole.
    -  Jane  Murdstone,  -  le  disse  il  fratello - abbi la bont di non
    interrompermi.  Signorina Trotwood,  questo infelice ragazzo    stato
    causa di molte preoccupazioni e difficolt domestiche,  sia durante la
    vita della mia defunta cara moglie,  sia in seguito.  Ha  uno  spirito
    scontroso  e  ribelle,  il carattere violento,  e la natura caparbia e
    intrattabile. Sia mia sorella sia io ci siamo sforzati di correggere i
    suoi difetti, ma inutilmente. E io ho ritenuto giusto,  posso dire che
    l'abbiamo ritenuto giusto entrambi,  perch mia sorella gode della mia
    piena fiducia, che lei riceva dalle nostre labbra questa dichiarazione
    grave e imparziale.
    - E' superfluo che io  confermi  nulla  di  quanto  affermato  da  mio
    fratello - disse la signorina Murdstone - ma desidero osservare che di
    tutti i ragazzi del mondo credo che questo sia il peggiore.
    - E' forte! - disse laconicamente mia zia.
    - Ma non troppo forte visti i fatti - replic la signorina Murdstone.
    - Ah! - fece mia zia. - E allora, signore?
    - Ho le mie opinioni - riprese il signor Murdstone,  il cui volto, pi
    lui  e  mia  zia  si  scrutavano,  il  che  facevano  con  la  massima
    attenzione,  e  pi  diventava  cupo  -  intorno  al  modo migliore di
    educarlo; si fondano, in parte,  sulla conoscenza che ho di lui,  e in
    parte  sulla conoscenza che ho dei miei mezzi e delle mie risorse.  Di
    essi sono responsabile verso me stesso, agisco in conformit a essi, e
    al riguardo non dir altro.  Basti dire che io colloco questo  ragazzo
    sotto  la direzione di un amico in un'impresa decorosa;  che il lavoro
    non gli piace;  che scappa;  che fa il vagabondo in giro per il paese;
    che  viene qui a brandelli per far appello a lei,  signorina Trotwood.
    Desidero esporle onestamente le precise conseguenze, per quanto stanno
    nell'ambito delle mie facolt,  in cui lei incorrer se cede a  questo
    appello.
    -  Ma  in  primo luogo parliamo di questa impresa decorosa - disse mia
    zia.  - Immagino che se il ragazzo fosse stato  suo  figlio  l'avrebbe
    collocato ugualmente in quella impresa.
    -  Se  fosse  stato figlio di mio fratello - replic interponendosi la
    signorina Murdstone - sono certa che il suo  carattere  sarebbe  stato
    assolutamente diverso.
    - Oppure se la madre del povero bambino fosse stata ancora viva,  egli
    sarebbe ugualmente andato in quella decorosa impresa,  cos?
    - Io credo - disse il signor Murdstone con un cenno del capo che Clara
    non si sarebbe mai opposta a quanto io e  mia  sorella  Jane  avessimo
    concordato che fosse per il meglio.
    La signorina Murdstone conferm l'affermazione con un chiaro mormorio.
    - Uhm! - fece mia zia. - Disgraziata bambina!
    Il  signor  Dick,  il  quale  aveva continuato a far tintinnare le sue
    monete,  ora  le  fece  risonare  tanto  forte  che  mia  zia  ritenne
    necessario ammonirlo con un'occhiata prima di dire:
    - La rendita annuale di quella povera bambina si  estinta con lei?
    - Si  estinta con lei - rispose il signor Murdstone.
    -  E  non  vi erano disposizioni intorno alla piccola propriet...  la
    casa con giardino...  chiamata press'a poco "la  Cornacchiaia",  senza
    nessuna cornacchia per... perch passasse al figlio?
    -  L'aveva  ereditata  senza  condizioni dal primo marito - cominci a
    dire il signor Murdstone,  quando mia zia  l'interruppe,  estremamente
    irritata e spazientita.
    - Buon Dio,  caro lei,  non c' bisogno di dirlo. Lasciata a lei senza
    condizioni!  Mi pare di vedere David Copperfield che si  preoccupa  di
    una qualunque condizione,  anche se questa gli sta davanti agli occhi!
    Naturalmente che gliela volle lasciare senza condizioni. Ma quando lei
    prese di nuovo marito...  quando comp il passo disastroso di  sposare
    chi  sappiamo  -  disse  mia  zia   insomma,  tanto per essere chiari,
    nessuno disse una buona parola in favore del ragazzo, allora?
    - Signora,  la mia defunta consorte amava il suo secondo marito  disse
    il signor Murdstone - e si fidava implicitamente di lui.
    -   Signore,   la   sua   defunta   consorte  era  una  infelicissima,
    disgraziatissima bambina ignara del mondo - replic mia zia,  scotendo
    la testa. - Ecco ci che era. E adesso, che cos'altro ha da dire?
    - Semplicemente questo,  signorina Trotwood - egli rispose. - Sono qui
    a riprendere David; a riportarlo a casa senza condizioni, per disporre
    di lui come riterr conveniente,  e per trattarlo come riterr giusto.
    Non sono qui per fare alcuna promessa, n per dare garanzie ad alcuno.
    Signorina  Trotwood,  pu  darsi che lei abbia l'idea di appoggiare la
    sua fuga e dare ascolto alle sue lamentele. I suoi modi, signora,  che
    devo  dire non mi appaiono concilianti,  mi inducono a ritenere questo
    possibile.  Ora io la devo avvertire che se lei lo appoggia una volta,
    lo  deve  appoggiare  in via definitiva e per sempre;  se lei si mette
    adesso tra me e lui,  deve sapere di essercisi messa per  sempre.  Non
    posso scherzare, n venire beffato. Mi trovo qui per la prima e ultima
    volta per portarlo via. E' pronto a partire? Se non  pronto, e lei mi
    presenta  qualche scusa,  e a me non importa quale,  da oggi in poi le
    porte della mia casa sono chiuse per lui,  e ne  deduco  che  per  lui
    siano aperte le sue.
    Mia  zia  aveva  ascoltato  questo discorso con la massima attenzione,
    tenendosi  perfettamente  diritta,  con  le  mani  intrecciate  su  un
    ginocchio,  e fissando con durezza l'interlocutore. Quando costui ebbe
    finito di parlare, gir appena gli occhi per rivolgerli alla signorina
    Murdstone, senza altrimenti cambiare atteggiamento, e disse:
    - Bene, e lei, signora, ha qualcosa da aggiungere?
    - Certo, signorina Trotwood, - disse la signorina Murdstone  tutto ci
    che avrei potuto dire  stato espresso tanto bene da mio  fratello,  e
    il  fatto  che  mi  risulta  essere  un fatto  stato cos chiaramente
    esposto da lui,  che non ho nulla da aggiungere all'infuori  dei  miei
    ringraziamenti per la sua cortesia, per la sua davvero grande cortesia
    -  disse la signorina Murdstone con una ironia che non impression mia
    zia pi di quanto avrebbe impressionato il cannone  accanto  al  quale
    avevo dormito quella notte a Chatham.
    - E il ragazzo che cosa dice?  - chiese mia zia. - David, sei pronto a
    partire?
    Risposi di no, e la supplicai di non lasciarmi andar via. Dissi che n
    il signore, n la signorina Murdstone mi avevano mai voluto bene,  che
    non  erano  mai  stati buoni con me.  Che avevano reso infelice la mia
    mamma, che mi aveva sempre tanto amato,  questo lo sapevo bene,  dissi
    che  lo  sapeva  anche  Peggotty.  Dissi che ero stato pi infelice di
    quanto credevo  nessuno  avrebbe  mai  immaginato  potesse  essere  un
    giovane  come  me.  E  pregai  e supplicai mia zia (ora non ricordo in
    quali termini l'abbia fatto,  ma  so  che  ero  molto  emozionato)  di
    salvarmi e di proteggermi per amore di mio padre.
    -  Signor  Dick,  -  disse  mia zia - che cosa dobbiamo fare di questo
    bambino?
    Il signor Dick riflett,  esit,  si  illumin  e  rispose:  -  Fargli
    prendere immediatamente le misure per un abito.
    - Signor Dick!  - disse trionfante mia zia - mi dia la mano, perch il
    suo buon senso  inestimabile.  - Dopo avergliela  stretta  con  molta
    cordialit, mi attir a s e disse al signor Murdstone:
    -  Pu  andare quando vuole;  accetto di correre il rischio con questo
    ragazzo. Se  precisamente come lei dice, potr almeno fare per lui il
    poco che ha fatto lei.  Ma non credo una sola parola  di  ci  che  ha
    detto.
    - Signorina Trotwood - replic il signor Murdstone, stringendosi nelle
    spalle mentre si alzava. - Se lei fosse un uomo...
    - Bah! Sciocchezze e stupidaggini! - disse mia zia. - Basta cosi!
    -   Quale  squisita  cortesia!   -  esclam  la  signorina  Murdstone,
    alzandosi. - Davvero straordinaria!
    - Lei crede che io non sappia - disse mia zia senza  dare  retta  alla
    sorella  e  seguitando a rivolgersi al fratello,  e a scuotere il capo
    contro di lui con gesto infinitamente eloquente - quale tipo  di  vita
    lei  deve  aver fatto condurre a quella povera infelice e sconsiderata
    bambina?  Crede che non sappia  quale  giorno  sciagurato  fu  per  la
    piccola  dolce  creatura  quello  in cui lei incroci la sua strada...
    adocchiandola e facendole gli occhi dolci, scommetto,  fingendo di non
    essere capace nemmeno di fare bu! a un'oca!
    -  Non  ho  mai  sentito  parole tanto eleganti!  - disse la signorina
    Murdstone.
    - Crede che io non lo possa capire altrettanto bene  che  se  l'avessi
    visto  -  seguit  mia zia - ora che effettivamente la vedo e la sento
    (il che le confesso  per me tutt'altro che un  piacere)?  Ma  sicuro,
    che  il  cielo  ci  benedica!  chi era pi liscio e morbido del signor
    Murdstone al principio? Quella povera innocente non aveva mai visto un
    uomo come lui e rimase stregata.  Egli era  tutto  dolcezza.  Egli  la
    adorava.  Del figlio di lei era infatuato... lo amava teneramente! Per
    lui sarebbe stato un secondo padre,  sarebbero vissuti insieme  in  un
    giardino di rose, non  vero? Bah! - esclam mia zia. - Se ne vada!
    - Non ho mai sentito in vita mia una persona simile a costei!  esclam
    la signorina Murdstone.
    -  E  quando  lei  si  era  assicurato l'attaccamento di quella povera
    sciocchina... - disse mia zia - Dio mi perdoni se la chiamo cos,  ora
    che    andata dove lei non ha fretta di andare...  dato che non aveva
    fatto abbastanza del male  alla  povera  piccola  e  ai  suoi,  doveva
    cominciare a istruirla, non  vero? Cominciare ad ammaestrarla come un
    povero  uccellino  in  gabbia  e  logorare  la  sua povera vita illusa
    insegnandole a cantare con le note che le imponeva, non  cos?
    - Questo  frutto di pazzia o di  ubriachezza  -  disse  la  signorina
    Murdstone in preda a un'autentica frenesia non riuscendo a far deviare
    verso di s la corrente dei discorsi di mia zia.   - Il mio sospetto 
    che si tratti veramente di intossicazione da alcol.
    Senza prestare la minima attenzione  alla  interferenza,  e  come  non
    fosse  nemmeno avvenuta,  la signorina Betsey continu a rivolgersi al
    signor Murdstone.
    - Signor Murdstone, - disse, scotendo contro di lui l'indice lei verso
    quella povera bambina  stato un tiranno,  e le ha spezzato il  cuore.
    Era una bella bambina, questo lo so, e lo sapevo anni prima che mai la
    vedesse  "lei",  e attraverso la parte migliore della sua debolezza le
    ha inferto le ferite di cui poi  morta. Ecco la verit che merita, le
    piaccia o no,  di sentirsi dire.  E lei e i suoi strumenti ne  possono
    ricavare il massimo vantaggio che vogliono.
    -  Mi  permetta  di  chiederle,  signorina Trotwood,  - s'intromise la
    signorina Murdstone - chi si  permessa di  chiamare,  scegliendo  dei
    termini che non fanno parte della mia esperienza, gli strumenti di mio
    fratello?
    Ancora  perfettamente  sorda,  e  assolutamente  indifferente a quella
    voce, la signorina Betsey prosegu nel suo discorso.
    - Come le ho detto,  era gi  abbastanza  chiaro  anni  prima  che  la
    vedesse lei (e perch mai, nelle misteriose vie della Provvidenza l'ha
    effettivamente vista,   al di fuori della comprensione umana)...  era
    abbastanza chiaro che quella  povera  piccola  e  dolce  creatura,  un
    giorno o l'altro avrebbe sposato qualcuno;  ma speravo che la faccenda
    non finisse tanto male come  avvenuto.  Era il tempo in  cui,  signor
    Murdstone,  dava  alla  luce  questo  suo ragazzo - disse mia zia - il
    povero bambino,  attraverso il quale pi tardi lei l'ha qualche  volta
    torturata,  il che rappresenta un ricordo sgradevole e ne rende odiosa
    la vista. S, s, non occorre che adesso frema! - disse mia zia.  - So
    che  cos anche se non si fa vedere a fremere.
    Era  rimasto per tutto quel tempo accanto alla porta,  guardandola con
    un sorriso sulle  labbra,  bench  i  suoi  neri  sopraccigli  fossero
    rigidamente  contratti.  Ora  mi  accorsi che,  sebbene il sorriso non
    fosse scomparso, il volto era all'improvviso impallidito,  e respirava
    con fatica, come se avesse fatto una corsa.
    - Buon giorno, signore, - disse mia zia - e addio! Buon giorno anche a
    lei,  signora! - disse mia zia, volgendosi di colpo alla sorella. - Mi
    lasci solo che la veda calpestare a cavallo di un asino il mio  prato,
    e  com'  vero  che  ha una testa sulle spalle,  le far saltar via il
    cappellino e lo pester sotto i piedi'
    Ci sarebbe voluto un pittore, e un pittore di non comune abilit,  per
    ritrarre  il  volto  di  mia zia,  mentre dava sfogo a quel sentimento
    affatto  inatteso,   e  il  volto  della   signorina   Murdstone   che
    l'ascoltava. Ma erano cos infocati, non solo la materia del discorso,
    ma  anche il modo,  che senza pronunciare una sola parola di risposta,
    la signorina Murdstone pass modestamente il  braccio  in  quello  del
    fratello,  e  alteramente usc fuori;  mia zia rimase a guardarli alla
    finestra, pronta, ne sono certo,  in caso di ricomparsa dell'asinello,
    a mettere in immediata esecuzione la minaccia.
    Non  vi  fu tuttavia alcun accenno di sfida,  e quindi il volto di mia
    zia pian piano si rilass e divenne tanto bello che mi feci  ardito  e
    la ringraziai; lo feci di tutto cuore, gettandole le braccia al collo.
    Poi strinsi la mano al signor Dick, il quale me la scosse innumerevoli
    volte,  e  salut  la  felice  conclusione  del  procedimento  con con
    ripetuti scoppi di risa.
    - Signor Dick, - disse mia zia - si ritenga,  unitamente a me,  tutore
    di questo bambino.
    -  Sar  felice  -  rispose  il  signor Dick - di essere il tutore del
    figlio di David.
    - Benissimo - replic mia zia. - E questo  sistemato.  Senta,  signor
    Dick, sa che ho pensato di chiamarlo Trotwood?
    - Sicuro, sicuro. Lo chiami Trotwood, sicuro - disse il signor Dick. -
    Trotwood del figlio di David.
    - Trotwood Copperfield, vuol dire - lo corresse mia zia.
    - S,  certo.  S.  Trotwood Copperfield - disse il signor Dick un po'
    confuso.
    L'idea piacque tanto a mia zia,  che certi indumenti  fatti  in  serie
    acquistati  per  me  quel giorno stesso vennero da lei in persona cos
    marcati con inchiostro indelebile prima che li indossassi; e si decise
    che tutti gli altri ordinati per me (quel pomeriggio venne  progettato
    il mio completo corredo) fossero marcati allo stesso modo.
    Diedi  cos  inizio  alla mia nuova vita con un nome nuovo e con tutto
    intorno nuovo per me.  Ora,  terminata la condizione  di  dubbio,  per
    molti giorni ebbi l'impressione di vivere in un sogno.  Non pensai mai
    di avere in mia zia e nel  signor  Dick  un  davvero  strano  paio  di
    tutori.  Non  pensavo  mai  a  nulla che si riferisse chiaramente a me
    stesso. Nella mia mente le due cose pi nitide erano che la lontananza
    avesse inghiottito la vecchia  vita  di  Blunderstone,  ormai  immersa
    nelle  brume di un irrecuperabile passato;  e poi che il sipario fosse
    calato sulla mia vita presso la ditta  Murdstone  e  Grinby.  Da  quel
    giorno nessuno ha pi rialzato quel sipario.  L'ho fatto io stesso per
    un momento in questo racconto,  ma con mano riluttante e per lasciarlo
    subito ricadere. Il ricordo di quel periodo di vita  per me intessuto
    di tanto dolore, di una tale sofferenza spirituale e di tanta mancanza
    di  speranza,  che  non  ho mai avuto nemmeno il coraggio di accertare
    quanto a lungo sia durata quella mia condanna. Se dur un anno, o pi,
    o meno, io non so. So soltanto che ci fu,  e che cess di essere;  che
    ne ho scritto, e che altro non voglio dire.




















    15 - FACCIO UN NUOVO INIZIO.

    Il  signor  Dick  e  io  diventammo  ben presto ottimi amici,  e molto
    spesso,  quando egli aveva  finito  il  suo  compito  della  giornata,
    uscivamo  insieme  per far volare il grande aquilone.  Immancabilmente
    ogni giorno si dedicava per lungo tempo al "Memoriale"  che  tuttavia,
    per quanto faticasse,  non compiva il minimo progresso, perch prima o
    poi il re Carlo Primo vi si insinuava,  e allora  quanto  gi  scritto
    veniva  buttato  via,  e tutto ricominciava.  Una profonda impressione
    produssero su di me la pazienza e la speranza con cui il  signor  Dick
    sopportava  quelle  continue delusioni,  la sua vaga percezione che vi
    fosse qualcosa di sbagliato intorno all'intrusione di Carlo  Primo,  i
    deboli tentativi che effettuava per tenerlo fuori dai suoi scritti, la
    sicurezza  con  cui  invece  costui  vi  rientrava,  mandando all'aria
    l'intero "Memoriale".  Ci  che  il  signor  Dick  immaginava  sarebbe
    successo  al  "Memoriale",  nel caso venisse condotto a termine,  dove
    pensava  dovesse  arrivare,  e  che  cosa  credeva  avrebbe  prodotto,
    suppongo che lui, non pi di altri al mondo, ne avesse la minima idea.
    E  non  era nemmeno necessario che si tormentasse con questo genere di
    domande, perch se vi era qualcosa di sicuro sotto il sole era appunto
    che il "Memoriale" non sarebbe mai stato condotto a termine.
    Era  uno  spettacolo  commovente  vederlo  quando   l'aquilone   aveva
    raggiunto  una  grande  altezza.  Poteva  essere  una  sua  momentanea
    fantasia quella di cui mi aveva parlato una  volta  nella  sua  stanza
    intorno  alla  possibilit  che  l'aquilone diffondesse ci che recava
    scritto,  e che non era se non una serie di vecchie  pagine  eliminate
    del "Memoriale"; ma non quando era fuori all'aperto intento a guardare
    l'aquilone  in  aria,  e sentendo tirare e dare strappi alla sua mano.
    Non era mai sereno come in quei momenti.  Una sera,  mentre ero seduto
    accanto  a  lui  su un pendio erboso vedendo come osservava l'aquilone
    alto nell'aria senza vento,  pensai che esso  strappasse  via  la  sua
    mente  dalla confusione in cui si trovava,  sollevandola (fu questa la
    mia  idea  infantile)  fino  ai  cieli.  Via  via  che  ravvolgeva  la
    cordicella  e  l'aquilone  si  abbassava abbandonando quella splendida
    luce sino a muoversi a terra prima di adagiarsi come una  cosa  morta,
    pareva  che  egli  si ridestasse pian piano da un sogno;  e ricordo di
    averlo  visto,  mentre  lo  raccattava,  guardarsi  intorno  con  aria
    smarrita,  come se l'aquilone e lui stesso fossero discesi insieme,  e
    provai nel cuore un'immensa piet.
    Ma se progredivo cos nell'amicizia e nell'intimit del  signor  Dick,
    non  rimanevo affatto indietro nel favore della sua fedele amica,  mia
    zia.  S'era tanto affezionata a me che nel  giro  di  poche  settimane
    accorci  il  mio  nome  adottato  di  Trotwood  in quello di Trot,  e
    m'incoraggi a sperare che se  avessi  continuato  cos  avrei  potuto
    aspirare  a  raggiungere  nei  suoi  affetti  lo stesso livello di mia
    sorella Betsey Trotwood.
    - Trot,  - mi disse una volta mia zia  quando  la  scacchiera  per  la
    tavola  reale  fu  come al solito collocata fra lei e il signor Dick -
    non dobbiamo dimenticare i tuoi studi.
    Era per me l'unico argomento di  ansiet,  e  fui  felice  che  vi  si
    alludesse.
    - Ti piacerebbe andare a scuola a Canterbury? - disse mia zia.
    Risposi che mi sarebbe piaciuto moltissimo, dato che era cos vicino a
    lei.
    - Bene! - disse mia zia. - Vorresti andare domani?
    Non  mi era pi nuova la rapidit delle decisioni di mia zia,  non fui
    quindi stupito dalla proposta improvvisa, e risposi di s.
    - Bene!  - ripet mia zia.  - Janet,  noleggia per domani mattina alle
    dieci  il cavallino grigio e il calesse,  e stasera prepara la valigia
    del signorino Trotwood.
    Questi ordini mi rallegrarono moltissimo, ma il cuore mi si strinse, e
    mi pentii del mio egoismo nel vedere  l'effetto  che  producevano  sul
    signor  Dick,  il  quale  era tanto abbattuto al pensiero della nostra
    separazione che gioc malissimo,  e mia zia,  dopo avergli  dato  vari
    colpetti  di  ammonizione  sulle  nocche  con  il bussolotto dei dadi,
    richiuse la scacchiera e si rifiut di giocare ancora con lui. Ma poi,
    sentendo da mia zia che qualche domenica sarei venuto a  casa,  e  che
    qualche settimana sarebbe potuto venire a trovarmi di mercoled, torn
    a farsi animo, e giur di fare per quelle ricorrenze un altro aquilone
    di  misura  molto maggiore di quello attuale.  Al mattino si mostr di
    nuovo abbattuto e avrebbe voluto trovare conforto nel darmi  tutto  il
    denaro che possedeva,  comprese le monete d'argento e quelle d'oro, se
    non si fosse interposta mia  zia  per  limitare  quel  dono  a  cinque
    scellini, che egli preg insistentemente fossero aumentati almeno fino
    a  dieci.  Ci  separammo  nella maniera pi affettuosa al cancello del
    giardino,  e il signor Dick non torn in casa prima  che  mia  zia  mi
    avesse portato via, sottraendomi alla sua vista.
    Mia  zia,  totalmente  indifferente  ai giudizi della gente,  guid in
    maniera superba il cavallino grigio attraverso Dover, diritta e rigida
    come un cocchiere di parata, tenendolo sotto controllo a ogni passo, e
    preoccupandosi di non permettergli che facesse in alcun momento a modo
    suo.  Tuttavia quando ci trovammo  sulla  strada  maestra  lasci  che
    l'animale si rilassasse un po', e abbassando lo sguardo fino a me, che
    mi  trovavo  al  suo  fianco,  immerso nella valle formata dal morbido
    cuscino, mi chiese se ero felice.
    - Davvero tanto felice, zia, grazie - risposi.
    Rimase molto soddisfatta della risposta,  e siccome aveva tutte e  due
    le mani ingombre, mi carezz la testa con la frusta.
    - Zia, - le chiesi -  un collegio molto grande?
    -  Questo  non  lo  so  - disse mia zia.  - In primo luogo andiamo dal
    signor Wickfield.
    - Dirige lui la scuola? - chiesi.
    - No, Trot - spieg mia zia. - Lui dirige un ufficio.
    Non chiesi altre informazioni intorno al signor  Wickfield,  dato  che
    spontaneamente non me ne dava,  e parlammo di argomenti diversi finch
    arrivammo a Canterbury dove,  essendo giorno di mercato,  mia zia ebbe
    moltissime  occasioni  di  insinuare  il  cavallino  grigio tra carri,
    canestri,  erbivendoli e altri venditori ambulanti.  Le  nostre  curve
    mozzafiato  e  le  giravolte  ci  attirarono  una  grande  variet  di
    indirizzi da parte della gente che  stava  l  intorno,  e  non  tutti
    rispettosi,  ma  mia  zia  seguitava a guidare il calesse con perfetta
    indifferenza,  e oso dire che avrebbe proseguito lungo la  sua  strada
    con identica freddezza anche attraverso un paese nemico.
    Finalmente  ci  fermammo davanti a una vecchia casa che sporgeva sulla
    strada, con le lunghe finestre fornite di piccoli vetri all'antica che
    sporgevano ancora  di  pi,  e  travi  con  una  testa  scolpita  alle
    estremit  pure  sporgenti,  cos  da darmi l'impressione che l'intera
    casa si sporgesse in avanti per cercare di vedere  chi  passava  sullo
    stretto marciapiede sottostante.  Era anche di una pulizia immacolata.
    L'antiquato battente sulla bassa porta ad arco ornata di ghirlande  di
    frutta  e fiori scolpiti,  brillava come una stella,  i due gradini di
    pietra che scendevano alla porta erano candidi come fossero coperti di
    tela nuova; e ogni angolo e incavo, ogni scultura e intaglio,  e tutti
    gli  strani  piccoli  riquadri  di  vetro,  e  certe ancora pi strane
    finestrelle,  bench vecchi quanto la  terra  erano  altrettanto  puri
    della neve che fosse mai caduta sulla terra.
    Quando  il  calesse si ferm alla porta,  e i miei occhi scrutavano la
    casa,  vidi apparire e subito scomparire un  volto  cadaverico  a  una
    piccola finestra del piano terreno di una piccola torre che formava un
    lato  della  casa.  La  bassa  porta ad arco si aperse,  e si affacci
    quella faccia.  Era non meno cadaverica  di  quanto  mi  era  sembrata
    attraverso  la finestra,  sebbene la carnagione avesse quelle venature
    di rosso che a volte appaiono sulla pelle di chi ha i  capelli  rossi.
    Apparteneva infatti a una persona rossa di capelli, un giovane che ora
    so  aveva  circa  quindici  anni,  ma ne mostrava molti di pi,  con i
    capelli tagliati pi corti delle pi corte stoppie;  non  aveva  quasi
    sopraccigli,  era  privo di cigli,  e gli occhi d'un castano rossastro
    erano talmente privi di ombra e riparo che ricordo di essermi  chiesto
    come  facesse  a  dormire.  Era  ossuto  e  alto  di  spalle,  vestito
    correttamente di nero,  con un fazzoletto  da  collo  striminzito,  la
    giubba  abbottonata fino al collo,  e la mano scheletrica,  che attir
    specialmente la mia attenzione,  mentre egli stava accanto alla  testa
    del cavallino,  strofinandosi il mento con essa e con gli occhi alzati
    verso di noi due seduti nel calesse.
    - Uriah Heep,  a casa il signor Wickfield? - chiese mia zia.
    - Signora, il signor Wickfield  a casa - disse Uriah Heep.  Favorisca
    entrare - disse Uriah Heep, indicando con la lunga mano la stanza.
    Scendemmo dal calesse, lasciando che tenesse il cavallino, ed entrammo
    in un lungo salotto dal soffitto basso che dava sulla via,  dalla  cui
    finestra  scorsi,  appena  entrato,  Uriah Heep che soffiava dentro le
    narici del cavallino,  e subito le copriva con la mano,  come  se  gli
    facesse  un incantesimo.  Di fronte all'alto caminetto antico vi erano
    due ritratti, uno di un signore con i capelli grigi (sebbene per nulla
    vecchio) e con i sopraccigli neri, che guardava certi documenti legati
    con nastro rosso;  l'altro di una  signora  con  il  volto  placido  e
    l'espressione molto dolce, che guardava me.
    Credo che mi stessi girando in cerca del ritratto di Uriah, quando una
    porta si aperse nella parete in fondo alla stanza ed entr un signore,
    alla  vista  del  quale  tornai  a girarmi verso il primo ritratto per
    accertarmi che non fosse uscito dalla sua cornice.  Ma era  ancora  al
    suo  posto,  e  quando  il signore si fece avanti e fu meglio in luce,
    vidi che aveva qualche anno pi del tempo in cui s'era fatto dipingere
    quel ritratto.
    - Signorina Betsey Trotwood!  - disse quel  signore.  -  La  prego  di
    entrare.  Ero un momento occupato,  ma lei scuser il mio daffare.  Ne
    conosce il motivo. Lei sa che ho un solo scopo nella vita.
    La signorina Betsey lo ringrazi e insieme entrammo nella sua  stanza,
    arredata  come ufficio,  con libri,  carte,  scatole di metallo e cos
    via.  S'affacciava su un giardino e  aveva  una  cassaforte  di  ferro
    incassata  nella  parete,  cos  immediatamente  sopra  la mensola del
    caminetto,  che mentre sedevo mi chiesi come potessero  aggirarla  gli
    spazzacamini incaricati di pulire quel camino.
    - Bene,  signorina Trotwood! - disse il signor Wickfield; avevo subito
    scoperto  che  era  lui,  che  era  avvocato  e  amministratore  delle
    propriet  di  un  ricco signore di campagna.  - Quale buon vento l'ha
    condotta qui? Non un vento cattivo, spero!
    - No - rispose mia zia.  -  Non  sono  venuta  per  nessuna  questione
    legale.
    - Benissimo,  signora!  - disse il signor Wickfield. - E' molto meglio
    che venga per qualsiasi altro motivo.
    Ora egli aveva i capelli tutti bianchi,  sebbene i sopraccigli fossero
    ancora neri.  Il volto era molto simpatico e pensai che fosse anche un
    bell'uomo. Aveva quel colorito un po' acceso,  che in un tempo lontano
    Peggotty mi aveva insegnato a collegare con il vino di Porto; mi parve
    che ci si manifestasse anche nella voce, e pensai fosse pure la causa
    della sua incipiente corpulenza. Il vestito era molto decoroso, giubba
    blu, panciotto a righe e calzoni gialli di cotone; il petto arricciato
    della  camicia  e  il  fazzoletto  da  collo avevano un tale candore e
    morbidezza da far correre la mia fervida fantasia (me ne ricordo bene)
    alle piume che i cigni hanno sul petto.
    - Questo  mio nipote - disse mia zia.
    - Non sapevo, signorina Trotwood,  che ne avesse uno - disse il signor
    Wickfield.
    - Per meglio dire, si tratta del mio pronipote - spieg mia zia.
    -  Le  assicuro  di non avere mai saputo che lei avesse un pronipote -
    disse il signor Wickfield.
    - L'ho adottato - disse mia zia con un gesto  della  mano  che  voleva
    indicare  come  per  lei  non  faceva  alcuna differenza se l'altro lo
    sapeva o lo ignorava.  - L'ho portato qui perch lo  voglio  collocare
    presso  un  collegio  dove  lo  istruiscano a perfezione e lo trattino
    bene.  Ora mi dica dove si trova questo  collegio,  qual  ,  e  tutto
    quello che lo riguarda.
    -  Prima  che  io  le  possa  dare un buon consiglio - disse il signor
    Wickfield - le pongo la solita domanda che lei sa: in ci  qual    il
    suo scopo?
    - Diavolo d'un uomo!  - esclam mia zia. - Non fa che andare a pescare
    i motivi anche quando sono visibili a  occhio  nudo!  Naturalmente  lo
    scopo  di fare del ragazzo un uomo felice e indipendente.
    -  Penso  che  debba  essere  un  motivo  composito  - disse il signor
    Wickfield, scotendo il capo con un sorriso incredulo.
    - Sciocchezze! - fu la replica di mia zia.  - Lei pretende di avere un
    motivo  chiaro per tutto quello che fa.  Non vorr sostenere di essere
    l'unico al mondo a sapere quello che fa!
    -  Gi!  -  ribatt  il  signor  Wickfield,  sorridendo.  -  Signorina
    Trotwood, ma io ho un solo scopo nella vita. Altri ne hanno a dozzine,
    a  ventine,  a  centinaia.  Io  ne  ho  uno solo.  Ecco la differenza.
    Comunque,  questo esula  dalla  sua  domanda.  Il  collegio  migliore?
    Qualunque sia il motivo, lei vuole il migliore collegio?
    Mia zia accenn di s.
    -  La migliore scuola che abbiamo - disse il signor Wickfield con aria
    di riflettere - ora  suo  nipote  non  la  potrebbe  frequentare  come
    interno.
    - Ma potrebbe rimanere in pensione altrove? - sugger mia zia.
    Il  signor  Wickfield  disse  di  ritenere  di  s.  E  dopo una breve
    discussione propose di accompagnare mia zia in quella scuola,   perch
    la  vedesse  e  giudicasse personalmente;  e con lo stesso  scopo,  di
    condurla in due o tre case dove credeva che avrebbero    accettato  il
    ragazzo  come  pigionante.  Mia  zia  accett  subito la  proposta,  e
    stavamo uscendo tutti e tre insieme, quando si ferm e  disse:
    - Forse il nostro giovane amico qui presente potrebbe avere    qualche
    motivo di contrariet alla sistemazione. Non crede che  sarebbe meglio
    rimanesse qui?
    Mia zia sembrava disposta a contestare quel punto,  ma per  facilitare
    le  cose  dissi  che,   se  volevano,   sarei  rimasto  volentieri  ad
    aspettarli; ritornai perci nell'ufficio del signor Wickfield dove, in
    attesa del loro ritorno,  mi rimisi a sedere sulla sedia che avevo gi
    occupata.     Orbene,  quella sedia stava  di  fronte  a  uno  stretto
    corridoio che  finiva nella piccola stanza circolare alla cui finestra
    avevo  visto  il  volto pallido di Uriah Heep.  Egli aveva condotto il
    cavallino in  una vicina scuderia,  e adesso era al lavoro  in  questa
    stanza,  seduto  a  uno scrittoio con sopra un telaio di ottone su cui
    appendere le  carte,  e sul quale stava appunto appeso il  foglio  che
    era  occupato  a    copiare.  Sebbene  egli  fosse  rivolto  nella mia
    direzione, per un po'  di tempo pensai che non mi potesse vedere, dato
    che tra noi si   trovava  il  foglio;  ma  poi  guardai  con  maggiore
    attenzione  e  mi   sentii a disagio notando che di quando in quando i
    suoi occhi  insonni scendevano sotto il foglio come due  piccoli  soli
    rossi,  e  furtivamente mi gettavano un'occhiata che durava, oso dire,
    almeno un intero minuto,  e intanto la sua penna continuava o  fingeva
    di  continuare a scrivere con diligenza costante.  Feci vari tentativi
    di uscire dal loro campo visivo, come salire su una sedia per guardare
    una carta  geografica  appesa  su  un'altra  parete  della  stanza,  o
    studiare  con attenzione le colonne di un giornale del Kent,   ma essi
    continuavano ad attirarmi,  e ogni volta che guardavo nella  direzione
    di  quei  due piccoli soli,  ero sicuro di scoprire che stavano appena
    alzandosi, o erano sul punto di abbassarsi.
    Finalmente con mio grande sollievo  mia  zia  e  il  signor  Wickfield
    furono  di  ritorno  dopo  un'assenza  abbastanza lunga.  Non  avevano
    riportato quel successo che  mi  sarei  augurato,  perch,  sebbene  i
    meriti  della  scuola  fossero innegabili,  mia zia non aveva  gradito
    nessuna delle pensioni proposte per me.
    - E' una vera disdetta,  Trot - disse mia zia - e non  so  che    cosa
    fare.
    -  Sembra  davvero  una  disdetta - disse il signor Wickfield    ma le
    dir io quello che lei pu fare, signorina Trotwood.
    - Che cosa allora? - chiese mia zia.
    - Intanto lasci suo nipote qui da me. E' un ragazzo tranquillo. Non mi
    disturber affatto.  Questa  una casa molto  adatta  per  lo  studio.
    Silenziosa come un monastero e quasi altrettanto ampia. Lo lasci qui.
    Era  evidente  che  a  mia  zia  l'offerta piaceva,  sebbene fosse per
    delicatezza indecisa se accettare. Lo stesso pensavo io.
    - Via, signorina Trotwood - disse il signor Wickfield.  - E' questo il
    modo  per  superare  le  difficolt.  Vede,  si  tratta  solo  di  una
    sistemazione provvisoria.  Se non funzioner bene,  o  non  risponder
    alle  nostre  reciproche  esigenze,  il  ragazzo potr facilmente fare
    dietro front.  E  intanto  avremo  il  tempo  di  cercargli  un  posto
    migliore. Lei per adesso farebbe bene a lasciarlo qui!
    -  Le  sono  molto grata,  e anche lui le  grato - disse mia zia - lo
    vedo bene, ma...
    - Via!  Lo so che cosa vuol  dire  -  esclam  il  signor  Wickfield.-
    Signorina  Trotwood,  lei  non  dovr  sopportare il peso di un favore
    ricevuto. Se vuole,  mi rifonder le spese.  Le condizioni non saranno
    troppo esose, ma se proprio lei vuole, pagher una retta.
    -  Con  questo accordo - disse mia zia - e sebbene la mia riconoscenza
    non ne sia diminuita, sar lietissima di lasciarlo da lei.
    - E allora venite a salutare la mia piccola massaia - disse il  signor
    Wickfield.
    Salimmo  insieme  per  una  bellissima  e  antica  scalinata  con  una
    balaustra  cos  larga  che  si  sarebbe  potuto   quasi   altrettanto
    facilmente  camminare su quella;  poi entrammo in un antico salotto in
    penombra,  che prendeva la luce da tre o  quattro  di  quelle  antiche
    finestre  che  avevo  notate alzando gli occhi dalla strada,  le quali
    avevano nella nicchia antichi sedili di quercia,  che sembravano fatti
    con  gli stessi alberi da cui erano state ricavate le assi lucidissime
    del pavimento e le grosse travi del soffitto.  Era una stanza arredata
    con eleganza,  con il pianoforte e graziosi mobili in rosso e verde, e
    un po' di fiori.  Pareva tutta fatta di angoli e recessi,  e  in  ogni
    recesso,  e in ogni angolo vi era qualche singolare tavolino, o stipo,
    o libreria,  o poltrona,  o non so che  altro,  il  che  m'induceva  a
    ritenere  che  non  vi  fosse in tutta la stanza un angolo altrettanto
    bello;  finch ne vedevo un altro,  e lo trovavo ugualmente bello,  se
    non  addirittura migliore.  E vi era dappertutto la medesima atmosfera
    di  intimo  ordine  e  nitore  che  avevo  notata  guardando  la  casa
    dall'esterno.
    Il  signor  Wickfield  buss  a  un  uscio  in un angolo di una parete
    ricoperta di pannelli in legno, e subito ne usc svelta una ragazza su
    per gi della mia et e lo baci.  Sul viso di  lei  riconobbi  subito
    l'espressione  placida e dolce della signora che mi aveva guardato dal
    ritratto a pianterreno.  Alla mia fantasia fu come se la persona fosse
    cresciuta nel ritratto sino a farsi donna, mentre l'originale rimaneva
    nell'et  dell'adolescenza.  Sebbene  il  volto  della fanciulla fosse
    luminoso e sereno,  vi era in esso  una  pace  e  intorno  a  lei  una
    tranquillit  spirituale  buona,   calma  e  ferma,  che  non  ho  mai
    dimenticate, e che non dimenticher mai.
    Era quella la piccola padrona di casa,  sua  figlia  Agnes,  disse  il
    signor Wickfield.  E quando udii il tono di quelle parole, quando vidi
    come le teneva la mano,  compresi quale fosse il solo scopo della  sua
    vita.
    Teneva  appeso  al fianco un panierino a borsa con le chiavi,  e aveva
    l'aria di essere la pi saggia ed economa padroncina che  quella  casa
    antica potesse avere. Con volto sorridente ascolt ci che il padre le
    diceva  di  me,  e  quando  ebbe  finito  propose  a mia zia che tutti
    salissimo per vedere la mia camera.  La seguimmo  di  sopra.  Era  una
    magnifica stanza antica, con alte travi di quercia e le finestre con i
    vetri a piombo, e l'ampia balaustra della scala arrivava fin lass.
    Non ricordo dove n quando nella mia infanzia avevo visto per la prima
    volta la vetrata dipinta di una chiesa,  e non saprei nemmeno dirne il
    soggetto.  Ma so che quando la vidi girarsi verso di noi e  aspettarci
    nella  luce  serena  di quell'antica scalinata,  pensai alla mia prima
    vetrata dipinta;  e da quel momento collego sempre con la presenza  di
    Agnes Wickfield qualcosa del suo tranquillo splendore.
    Mia  zia  era  non meno felice di me della sistemazione propostami,  e
    ritornammo gi nel salotto entrambi soddisfatti  e  riconoscenti.  Non
    accett  assolutamente  di  rimanere a pranzo,  non volendo correre il
    rischio di venire colta dal buio ancora in viaggio  con  il  cavallino
    grigio,  e  compresi  che il signor Wickfield la conosceva troppo bene
    per cercare di  insistere;  perci  le  venne  servita  una  colazione
    rapida, mentre Agnes ritornava dalla governante, e il signor Wickfield
    nel  suo  ufficio.  Cos  ci  lasciarono soli a prendere congedo l'uno
    dall'altra.
    Mi disse che per me ogni cosa verrebbe sistemata dal signor Wickfield,
    che  non  mi  sarebbe  mancato  nulla,   e  mi  rivolse  tante  parole
    affettuose, e i migliori consigli.
    -  Trot,  -  disse  infine mia zia - fa' onore a te stesso,  a me,  al
    signor Dick, e il cielo ti benedir!
    Ero estremamente commosso e non potei  se  non  ringraziarla  ripetute
    volte, e mandare al signor Dick i miei saluti affettuosi.
    - Mai - disse mia zia - devi essere meschino in nulla; mai sleale, mai
    crudele. Evita questi tre vizi, e io potr sempre sperare bene da te.
    Promisi  meglio  che  potei  di non abusare della sua bont,  e di non
    dimenticare i suoi consigli.
    - Il cavallino  qui alla porta - disse mia zia  -  io  parto!  Rimani
    qui.
    Detto  questo  mi  abbracci in fretta e usc dalla stanza richiudendo
    l'uscio dietro di s.  Rimasi da prima sbigottito di fronte  a  quella
    brusca  partenza,  e  quasi  temevo  di  averla  offesa;  ma quando mi
    affacciai alla finestra,  e vidi con quale aria abbattuta  saliva  nel
    calesse  e  partiva  senza  alzare  gli  occhi,  la  compresi meglio e
    dimenticai il mio ingiusto sospetto.
    Per le diciassette,  che era l'ora di  pranzo  del  signor  Wickfield,
    avevo  ripreso animo ed ero pronto a lavorare di coltello e forchetta.
    La tavola era preparata solo per noi due,  ma prima di  pranzo  Agnes,
    che  era  rimasta  nel  salotto,  scese  con il padre e gli sedette di
    fronte a tavola. Dubito che egli avrebbe mangiato senza di lei.
    Dopo pranzo non rimanemmo in quella stanza,  ma tornammo di sopra  nel
    salotto,  dove  in  un comodo angolino Agnes prepar i bicchieri e una
    caraffa di vino di Porto per il padre.  Pensai che egli non vi avrebbe
    trovato l'abituale aroma se gli fosse stato offerto da mani diverse.
    Rimase  cos  a  sedere  per  un  paio  d'ore  davanti al suo vino,  e
    bevendone un bel po',  mentre Agnes  sonava  il  pianoforte,  lavorava
    d'ago  e  discorreva con lui e con me.  Per la maggior parte del tempo
    egli fu con noi sereno e allegro;  ma di quando in quando fissava  gli
    occhi  su  di  lei,  diventava pensoso e taceva.  Ella se ne accorgeva
    subito,  e mi parve che si affrettasse ogni volta a distrarlo con  una
    domanda o con una carezza. Allora egli si riscoteva e tornava a bere.
    Agnes  prepar  il  t  e ce lo serv,  e il tempo trascorse come dopo
    pranzo fino a quando ella and a coricarsi;  suo padre la strinse  fra
    le braccia e la baci,  e dopo che fu uscita, ordin che portassero le
    candele nel suo ufficio. Allora andai io pure a letto.
    Ma nel corso della  serata  avevo  gironzolato  gi  fino  alla  porta
    d'ingresso,  e un po' lungo la via per dare un'altra occhiata a quelle
    vecchie case e alla cattedrale grigia;  e ricordai come durante il mio
    viaggio  a  piedi  avevo  attraversato l'antica citt,  ed ero passato
    senza saperlo davanti alla casa stessa in cui ora abitavo. Rientrando,
    vidi Uriah Heep che chiudeva le finestre  dell'ufficio;  e  sentendomi
    ben disposto verso tutti, entrai nella stanza e gli rivolsi la parola,
    e nel congedarmi gli diedi la mano.  Ma, ahim, quale mano viscida era
    quella! Cadaverica al tocco come alla vista!  Poi mi strofinai la mano
    per  riscaldarla,  e  per  farvi  sparire ogni traccia di contatto con
    l'altra mano!
    Era una mano cos sgradevole,  che dopo essere salito nella mia camera
    avevo ancora la sensazione di quel freddo umidiccio. Mi affacciai alla
    finestra,  ma  vedendo  una  delle  teste scolpite all'estremit delle
    travi che mi guardava di traverso,  immaginai si  trattasse  di  Uriah
    Heep  arrampicatosi  in  qualche  modo  fin  lass,  e  mi affrettai a
    chiudergli il battente in faccia.










    16 - SONO UN RAGAZZO NUOVO, NON SOLO COME ALLIEVO DELLA SCUOLA.

    Il mattino seguente,  dopo colazione,  rientrai nella vita scolastica.
    Accompagnato  dal  signor  Wickfield,  mi  portai sulla scena dei miei
    studi futuri, che era un edificio severo con il cortile,  e un aspetto
    erudito   che   pareva   adattarsi  benissimo  alle  incursioni  delle
    cornacchie  e  delle  gazze,  le  quali  calavano  dalle  torri  della
    cattedrale per passeggiare con aria dottorale sul prato dell'aiuola, e
    venni presentato al mio nuovo maestro, il dottor Strong.
    Pensai   che   il   dottor   Strong  fosse  all'apparenza  altrettanto
    arrugginito dell'alta cancellata e dei cancelli di fronte alla casa, e
    quasi rigido e pesante quanto le grandi urne di pietra  di  fianco  ai
    cancelli,  disposte  sulla  sommit  del  muro di mattoni a intervalli
    regolari tutto intorno al  cortile  come  tanti  birilli  idealizzati,
    disponibili  per  le  partite giocate dal tempo.  Il dottor Strong era
    nella sua  biblioteca,  con  il  vestito  non  spazzolato  con  grande
    attenzione,  e  i capelli non pettinati con grande cura;  i calzoni al
    ginocchio non allacciati;  le lunghe  ghette  nere  sbottonate,  e  le
    scarpe  che  sbadigliavano  come  due caverne sul tappeto di fronte al
    caminetto.  Mi rivolse un occhio opaco,  che mi ricord quello  di  un
    vecchio cavallo cieco da tempo dimenticato,  che mordicchiava l'erba e
    inciampava tra le tombe del cimitero di Blunderstone;  disse  che  era
    contento di vedermi e poi mi diede la mano,  della quale non seppi che
    cosa fare, perch da parte sua non la mosse nemmeno.
    Ma poco lontano dal dottor Strong era intenta a cucire  una  signorina
    molto  graziosa,  che  egli  chiam  Annie,  e  che immagino fosse sua
    figlia, la quale mi tolse dall'imbarazzo inginocchiandosi per infilare
    le scarpe al dottor Strong e abbottonargli  le  ghette,  il  che  fece
    molto  allegramente e in fretta.  Quando ebbe finito di far questo,  e
    stavamo andando verso l'aula,  mi stup molto  sentire  che  d  signor
    Wickfield,  nel  congedarsi da lei,  la salutasse chiamandola signora
    Strong;  mi stavo chiedendo se poteva essere la moglie di  un  figlio
    del dottor Strong, oppure la moglie dello stesso dottor Strong, quando
    il dottore in persona chiar senza volerlo il mio dubbio.
    - A proposito,  Wickfield - disse,  fermandosi nel corridoio tenendomi
    la mano appoggiata sulla spalla.  - Non ha ancora trovato un posto  di
    lavoro adatto per il cugino di mia moglie?
    - No - rispose il signor Wickfield. - No. Non ancora.
    -  Vorrei  che  lo  facesse,  Wickfield,  con la maggior sollecitudine
    possibile - disse il dottor Strong  -  perch  Jack  Maldon  si  trova
    nell'indigenza e nell'ozio;  e da una tale duplice situazione derivano
    a volte cose anche peggiori.  Che cosa ne ha detto il dottor Watts?  -
    aggiunse,   guardandomi  e  segnando  con  la  testa  il  ritmo  della
    citazione,  - Satana scopre sempre nuovi danni,  per  farli  compiere
    dalle mani oziose.
    -  Perdio,  dottore!  -  gli replic il signor Wickfield.  - Il dottor
    Watts conosceva  abbastanza  gli  uomini,  e  con  altrettanta  verit
    avrebbe potuto scrivere: Satana scopre sempre nuovi danni,  per farli
    compiere dalle mani attive.  Anche la gente laboriosa compie  la  sua
    parte di guai sulla terra, stia pur certo. Che cosa ha fatto in questi
    ultimi  due secoli la gente pi attiva nel procurarsi denaro e potere?
    Proprio niente di male?
    - Non prevedo che  Jack  Maldon  si  dar  mai  un  gran  daffare  per
    guadagnare denaro n potere - osserv il dottor Strong, accarezzandosi
    il mento con aria pensosa.
    -  Forse no - disse il signor Wickfield.  - E cos lei mi riporta alla
    questione centrale,  e chiedo scusa della digressione.  No,  non  sono
    ancora  riuscito  a sistemare il signor Jack Maldon.  Credo - aggiunse
    con una certa esitazione - di aver compreso il suo  motivo,  e  questo
    rende ancora pi ardua la cosa.
    -  Il  mio  motivo - replic il dottor Strong -  di trovare un lavoro
    conveniente per un cugino e amico d'infanzia di Annie.
    - S, lo so - disse il signor Wickfield. - In patria o all'estero.
    - S,  certo!  - disse il dottore  con  l'aria  di  meravigliarsi  che
    l'altro  pronunciasse  con  tanta enfasi quelle parole.  - In patria o
    all'estero!
    - Sa bene che l'ha detto lei stesso - insistette il signor  Wickfield.
    - Oppure all'estero, mi disse.
    - Sicuro - disse il dottore. - Sicuro. L'una cosa o l'altra.
    - L'una o l'altra? Non ha preferenza? - chiese il signor Wickfield.
    - No - rispose il dottore.
    - No? - e la domanda esprimeva stupore.
    - Assolutamente no.
    -  Non  ha  alcun  motivo - disse il signor Wickfield - per voler dire
    all'estero e non in patria?
    - No - ripet il dottore.
    - Sono obbligato a crederle, e naturalmente le credo - disse il signor
    Wickfield.  - Se l'avessi saputo prima,  il mio compito sarebbe  stato
    molto pi facile. Ma confesso che avevo un'impressione diversa.
    Il  dottor  Strong lo fiss con espressione perplessa e dubbiosa,  che
    per quasi subito si mut in  sorriso,  e  io  ne  ricavai  un  grande
    conforto, perch era pieno di amabilit e di dolcezza; vi era una tale
    semplicit  in  quel sorriso e anche nei modi,  una volta dissipato da
    essi il gelo  dovuto  al  peso  dell'erudizione,  che  riusciva  molto
    attraente e promettente al giovane allievo che ero io.  Ripetendo no
    e assolutamente no e altre brevi frasi di identico  significato,  il
    dottor Strong ci precedette zoppicando e con passo malfermo e incerto,
    e  noi  lo seguivamo;  notai che il signor Wickfield era molto serio e
    scoteva la  testa  ragionando  fra  s,  senza  sapere  che  lo  stavo
    osservando.
    L'aula  era  una  sala  piuttosto  ampia sul lato pi tranquillo della
    casa,  di fronte alla visione solenne di una mezza dozzina  di  quelle
    grandi urne,  e con la vista di una parte del vecchio giardino privato
    del dottore,  nel quale le pesche stavano  maturando  contro  il  muro
    soleggiato  rivolto a sud.  Vi erano due grandi piante di aloe in vaso
    sul prato sotto le finestre; e da quel giorno le grandi foglie dure di
    quelle piante (che sembrano  fatte  di  latta  dipinta)  hanno  sempre
    rappresentato  per  me  il  simbolo  del silenzio e del raccoglimento.
    Quando entrammo nell'aula,  vi erano circa venticinque ragazzi assorti
    sui libri,  ma si alzarono per salutare il dottore e rimasero in piedi
    vedendo anche il signor Wickfield e me.
    - Ragazzi,  ecco un nuovo allievo - disse  il  dottore.  -  Si  chiama
    Trotwood Copperfield.
    Un  certo  Adams,  che era il capoclasse,  usc dal posto per darmi il
    benvenuto.   Con  quella  cravatta   bianca,   sembrava   un   giovane
    ecclesiastico, ma fu molto cortese e affabile; mi mostr il mio posto,
    e  mi  present  agli insegnanti in un modo tanto signorile da servire
    pi di ogni altra cosa a farmi sentire a mio agio.
    Mi sembrava per che fosse trascorso cos tanto tempo da quando mi ero
    trovato con ragazzi come quelli,  o almeno con ragazzi della mia  et,
    con l'eccezione di Mick Walker e Mealy Potatoes,  che in tutta la vita
    non ho pi avuto quella prima sensazione di trovarmi da  estraneo  fra
    la  gente.  Ero  tanto consapevole di essere stato in situazioni delle
    quali quei giovani non potevano avere idea, e di avere acquisito delle
    esperienze estranee alla mia et,  all'aspetto e  alla  condizione  di
    tutti  loro,  che mi pareva un'impostura presentarmi come un ordinario
    scolaretto.  Nel tempo trascorso a lavorare per la ditta  Murdstone  e
    Grinby,  breve  o  lungo  che  sia stato,  mi ero tanto estraniato dai
    divertimenti e dai giochi dei ragazzi,  che sapevo di essere  goffo  e
    inesperto  nei  confronti  di ognuno.  Quanto avevo gi appreso mi era
    tutto uscito dalla mente nelle sordide  cure  da  mattina  a  sera  di
    quella mia vita,  tanto che ora,  quando m'interrogarono intorno a ci
    che sapevo,  non ricordavo pi nulla,  e mi misero  nella  classe  pi
    bassa della scuola.  Ma per quanto fossi turbato dalla mia mancanza di
    abilit nei giochi infantili e anche dalla mia ignoranza libresca,  mi
    sentivo  infinitamente  pi  a  disagio  nel  considerare come ci che
    sapevo mi allontanasse dai miei compagni molto  pi  di  ci  che  non
    sapevo.  Fantasticavo intorno a che cosa avrebbero pensato se avessero
    saputo della mia conoscenza e familiarit con la  prigione  di  King's
    Bench.  Vi era mio malgrado qualcosa in me che potesse rivelare i miei
    rapporti con la famiglia Micawber e tutti quei pegni, vendite, cene? E
    se  qualcuno  dei  miei  nuovi  compagni  mi   avesse   visto   quando
    attraversavo Canterbury esausto e lacero,  e mi denunciasse?  Che cosa
    avrebbero detto,  loro che davano cos poca importanza al  denaro,  se
    avessero saputo come avevo faticato a raggranellare i miei mezzi penny
    per  comperare  ogni  giorno  salsiccia e birra o una fetta di budino?
    Quale impressione avrebbero avuto, ignari com'erano della vita e delle
    strade di Londra,  se avessero scoperto com'ero esperto (e  quanto  mi
    vergognavo  di esserlo) di alcuni dei lati peggiori sia di quella vita
    sia di quelle vie?  Il primo giorno in cui frequentai  la  scuola  del
    dottor  Strong  tutto  questo  mi  turbinava  tanto  nella  mente  che
    diffidavo di ogni minimo sguardo e gesto; mi chiudevo in me stesso non
    appena mi si avvicinava uno dei miei compagni;  e corsi via non appena
    finirono  le  lezioni  timoroso  di compromettermi per il modo con cui
    avrei potuto rispondere a qualunque gesto o approccio amichevole.
    Ma tale era l'influenza della vecchia casa del signor  Wickfield,  che
    non  appena bussai alla sua porta con i nuovi libri di scuola sotto il
    braccio, subito si mitig in me quel senso di disagio.  E quando salii
    nella  mia  stanza vecchia e ariosa,  mi parve che l'ombra grave della
    scalinata calasse sui miei dubbi  e  i  miei  timori  e  rendesse  pi
    indistinto  il passato.  Rimasi ostinatamente a studiare con diligenza
    fino all'ora di pranzo (uscivamo di scuola alle tre),  e quando  scesi
    m'era  tornata  la  speranza  di  poter  ancora  diventare  un allievo
    discreto.
    Agnes era nel salotto ad aspettare il padre,  trattenuto  nell'ufficio
    da  qualcuno.  Mi  accolse  con  il  suo bel sorriso e mi chiese se mi
    piaceva  la  scuola.  Le  risposi  che  speravo  mi  sarebbe  piaciuta
    moltissimo, ma intanto mi sentivo ancora un po' estraneo all'ambiente.
    - Ma tu non sei mai stata a lezione, non  vero? - le dissi.
    - Oh, s! Ogni giorno.
    - Ah, ma vuoi dire qui, in casa tua?
    -  Il  babbo  non  poteva  sopportare che andassi a studiare fuori  mi
    rispose sorridendo e scotendo il capo. - Capisci,  la sua massaia deve
    stare in casa!
    - Ti vuole tanto bene, ne sono sicuro - dissi.
    Ella accenn con il capo,  disse di s e and all'uscio per sentire se
    saliva, cos sarebbe andata a incontrarlo sulle scale.  Ma non era l,
    e ritorn al suo posto.
    -  La  mamma    morta  quando  sono  nata  -  disse  con  il suo tono
    tranquillo.  - Conosco di lei solo il ritratto che sta  da  basso.  Ho
    visto che ieri lo guardavi. Avevi capito chi era?
    Le dissi di s perch le rassomigliava tanto.
    -  Lo  dice anche il babbo - disse contenta Agnes.  - Senti!  Adesso 
    lui!
    Il suo volto calmo e limpido s'illumin di  gioia  mentre  usciva  per
    andargli  incontro  e quando rientrarono tenendosi per la mano egli mi
    salut cordialmente;  mi disse che sarei  stato  senza  dubbio  felice
    sotto la guida del dottor Strong, che era una persona gentilissima.
    - Pu darsi che vi sia forse qualcuno - disse il signor Wickfield - ma
    non ne sono sicuro,  che abusa della sua bont.  Non essere mai uno di
    quelli,  Trotwood,  in nessun caso.  E' l'uomo meno  sospettoso  della
    terra; sia questo un merito, o sia una colpa, merita rispetto in tutti
    i rapporti, grandi o piccoli, che si abbiano con lui.
    Mi  parve  che  parlasse  con  stanchezza,  o  come fosse scontento di
    qualcosa;  ma dentro di me non  mi  soffermai  sull'argomento,  perch
    proprio  allora  venne  annunciato  il  pranzo,  e  allora scendemmo a
    occupare i posti del giorno prima.
    Ci eravamo appena seduti,  quando  Uriah  Heep  introdusse  dall'uscio
    socchiuso la testa rossa e la mano scarna e disse:
    - C' il signor Maldon, la prega del favore di una parola.
    - Ma ho appena finito di parlare con il signor Maldon - gli rispose il
    padrone.
    -  S,  signore!  -  fu  la replica di Uriah.  - Ma il signor Maldon 
    ritornato e le chiede il favore di una parola.
    Tenendo l'uscio aperto con la mano,  Uriah guard  me,  guard  Agnes,
    guard le vivande,  guard ogni oggetto della stanza, cos mi parve...
    e tuttavia pareva che non guardasse nulla, che seguitasse a tenere gli
    occhi rispettosamente fissati sul padrone.
    - Le chiedo scusa. E' solo per dirle,  dopo aver riflettuto...   disse
    una voce alle spalle di Uriah, mentre la testa di Uriah era scostata e
    veniva  a  sostituirla  quella  di  colui  che parlava - e la prego di
    perdonare l'intrusione...  che siccome pare che in  argomento  io  non
    abbia scelta, pi presto andr all'estero tanto meglio sar. Quando ne
    parlammo insieme, mia cugina Annie disse che preferiva avere gli amici
    a portata di voce, e che non fossero banditi, e il vecchio dottore...
    -  Vorr dire il dottor Strong,  immagino - lo interruppe con severit
    il signor Wickfield.
    - Certo,  il dottor Strong - disse l'altro.  - Io lo chiamo il vecchio
    dottore, fa lo stesso, sa.
    - No, io non lo so - ribatt il signor Wickfield.
    -  Allora  il dottor Strong - disse l'altro.  - Il dottor Strong credo
    che fosse della stessa idea.  Ma dal modo come lei mi tratta pare  che
    abbia cambiato idea,  e allora non c' altro da dire,  salvo che prima
    partir meglio sar.  Perci ho pensato di ritornare a dirle  che  pi
    presto partir meglio sar. Quando bisogna fare un tuffo in acqua, non
    serve indugiare sulla riva.
    - Nel suo caso - disse il signor Wickfield - signor Maldon, vi sar il
    pi breve indugio possibile, ne sia ben certo.
    - Grazie tante - fece l'altro.  - Molto obbligato.  A caval donato non
    si guarda in bocca,  non  bello farlo e non lo far;  quantunque  oso
    dire  che mia cugina Annie avrebbe potuto facilmente sistemare le cose
    in maniera diversa.  Immagino che sarebbe bastato che Annie dicesse al
    vecchio dottore...
    -  Lei vuol dire che bastava la signora Strong dicesse a suo marito...
    la seguo?
    - Perfettamente - disse l'altro.  - ...sarebbe bastato che dicesse  di
    volere  che  una  cosa fosse sistemata in quel dato modo,  perch cos
    avvenisse, naturalmente.
    - E perch naturalmente, signor Maldon?  - chiese il signor Wickfield,
    seguitando a mangiare con calma.
    -  Ma  perch  Annie    una  deliziosa ragazza giovane,  e il vecchio
    dottore...  voglio  dire  il  dottor  Strong  non    precisamente  un
    delizioso  giovane  ragazzo  - disse ridendo il signor Jack Maldon.  -
    Senza intenzione di offendere nessuno,  signor Wickfield.  Voglio dire
    soltanto  che  in  quel  tipo  di  matrimonio si suppone che una certa
    misura di compenso sia giusta e ragionevole.
    - Un compenso per la signora,  signor Maldon?  - chiese con seriet il
    signor Wickfield.
    - Per la signora, signor Wickfield - rispose ridendo l'altro. Ma parve
    accorgersi  che  il  signor  Wickfield  continuava  a consumare il suo
    pranzo nella stessa maniera calma e imperturbabile e  che  non  poteva
    sperare di fargli rilassare un solo muscolo del viso, quindi aggiunse:
    - Comunque sia, le ho detto quello che sono tornato indietro a dire, e
    le  chiedo  ancora  scusa  dell'intrusione.  Me ne vado.  Naturalmente
    seguir le sue istruzioni,  e terr la cosa come un segreto fra lei  e
    me, a cui non si deve far allusione in casa del dottore.
    -  Lei  ha  pranzato?  - chiese il signor Wickfield con un gesto della
    mano verso la tavola.
    - Grazie tante.  Vado a pranzare adesso - disse il signor Maldon -  in
    compagnia di mia cugina Annie. Arrivederci.
    Senza alzarsi, il signor Wickfield guard con aria pensosa l'altro che
    usciva.   Pensai  che  quello  doveva  essere  un  giovane  gentiluomo
    piuttosto superficiale,  con la sua bella faccia,  la lingua sciolta e
    l'aria ardita e presuntuosa. Fu la prima volta che vidi il signor Jack
    Maldon;  non  avevo  previsto  di  conoscerlo  cos  presto dopo avere
    sentito il dottore parlare di lui quella mattina.
    Dopo pranzato andammo di sopra,  dove tutto si svolse come  il  giorno
    prima.  Agnes  port  nello  stesso  angolo caraffa e bicchieri,  e il
    signor Wickfield rimase seduto a bere,  e bevve molto.  Agnes gli son
    il pianoforte,  sedette accanto a lui,  lavor di cucito,  e parl,  e
    gioc qualche partita di domino con me.  All'ora giusta fece il t,  e
    poi, quando andai a prendere i miei libri, li sfogli, mostrandomi ci
    che  lei  sapeva (e che non era poco,  sebbene dicesse cos),  e quale
    fosse la maniera migliore per capire e  imparare.  La  rivedo,  mentre
    scrivo  queste  parole,  con  i suoi modi modesti,  riservati e calmi,
    risento la sua bella voce tranquilla. Gi comincia a scendere in me la
    benefica influenza che pi tardi ella giunger a esercitare su di  me.
    Io amo la piccola Emily, e non amo Agnes, no, non allo stesso modo, ma
    sento che dovunque si trovi Agnes vi  pace,  bont e verit, e che la
    luce morbida delle vetrate dipinte della chiesa viste tanto  tempo  fa
    la  illumina  sempre,  cade anche su di me quando le sto vicino,  e su
    ogni cosa all'intorno.
    Giunta l'ora per lei di andare  a  coricarsi,  e  dopo  che  ci  aveva
    lasciati,  porsi  la  mano  al  signor  Wickfield  con l'intenzione di
    congedarmi,  ma egli mi ferm dicendomi:  -  Trotwood,  ti  piacerebbe
    restare con noi, oppure andare in un'altra casa?
    - Restare qui - risposi immediatamente.
    - Sei ben sicuro?
    - Se a lei non rincresce. Se me lo permette!
    - Ma  una vita noiosa quella che conduciamo qui,  temo, ragazzo mio -
    disse.
    - Non pi noiosa per me che per  Agnes,  signore.  Ma  niente  affatto
    noiosa!
    -  Per  Agnes - ripet,  avvicinandosi lentamente al grande camino,  e
    appoggiandosi alla mensola. - Per Agnes!
    Quella sera aveva bevuto (o l'avevo  immaginato)  fino  ad  avere  gli
    occhi  iniettati di sangue.  Non che ora li vedessi,  perch li teneva
    abbassati e riparati con la mano; ma glieli avevo visti poco prima.
    - Chiss - mormor - se la mia Agnes si stancher di me. Quando potrei
    io stancarmi di lei!  Ma   una  cosa  diversa,  una  cosa  del  tutto
    diversa.
    Stava meditando, non parlava a me; perci non dissi nulla.
    -  Una  casa  vecchia e noiosa - disse - e una vita monotona;  ma devo
    averla vicino a me.  Devo tenermela vicina.  Se il pensiero che  posso
    morire  e  abbandonare  la  mia diletta,  o che lei pu abbandonarmi e
    morire,  viene a turbare come un fantasma le mie ore pi liete,  mi  
    dato di annegarlo solo nel...
    Non  fin  la  frase,  ma  si  avvicin lentamente al posto in cui era
    rimasto seduto,  comp meccanicamente l'atto di versare ancora il vino
    dalla caraffa vuota, ma la pos e riprese a passeggiare per la stanza.
    -  Se  questo  pensiero    terribile da sopportare quando lei  qui -
    disse - che cosa diventerebbe con lei lontana? No, no,  no.  Non posso
    provare a immaginarlo.
    Si  appoggi  al  caminetto,  e rimase tanto a lungo assorto,  che non
    riuscivo a decidere se correre il rischio di disturbarlo uscendo dalla
    stanza, o rimanere in silenzio dov'ero in attesa che uscisse dalle sue
    meditazioni.  Infine si riscosse e si guard  intorno  finch  i  suoi
    occhi s'incontrarono con i miei.
    -  E  allora,  Trotwood,  rimani  con noi,  vero?  - disse con il tono
    abituale,  come replicando a qualcosa che avessi appena  detto.  -  Ne
    sono  contento.  Fai buona compagnia a tutti e due noi.  E' buona cosa
    averti qui. Buona per me, buona per Agnes, buona per tutti, forse.
    - Signore,  sono certo che  una cosa buonissima per me -  dissi.    -
    Sono tanto contento di trovarmi qui.
    - Bravo ragazzo! - disse il signor Wickfield. - Resterai qui per tutto
    il tempo in cui ti piacer starci. - Dopo di che mi strinse la mano, e
    mi  batt  sulla  spalla;  mi disse che se la sera,  dopo che Agnes ci
    lasciava,  avessi qualcosa da fare,  o il desiderio di leggere per mio
    divertimento, e se mi fosse piaciuto stare in compagnia, ero libero di
    scendere  nel  suo studio e rimanere con lui quando vi si trovava.  Lo
    ringraziai dell'attenzione, e poich poco dopo egli scendeva da basso,
    e non ero stanco,  scesi io  pure  con  un  libro  e  l'intenzione  di
    approfittare per una mezz'ora della sua offerta.
    Ma  vedendo  luce  nel piccolo ufficio rotondo,  e sentendomi attirato
    verso Uriah Heep,  il quale aveva per me una sorta di fascino,  entrai
    invece l. Trovai Uriah che leggeva un libro grosso e molto grande con
    tale palese attenzione,  che il suo indice ossuto e molle seguiva ogni
    riga che leggeva,  lasciando sulla pagina (cos almeno pensai)  tracce
    viscide come quelle di una lumaca.
    - Uriah, - dissi - lei questa sera lavora fino a tardi.
    - S, signorino Copperfield - mi rispose.
    Mentre  salivo  sull'alto  sgabello di fronte a lui per conversare pi
    comodamente,  notai che non possedeva nulla di simile a un sorriso,  e
    che  per succedaneo poteva solo allargare la bocca fino a produrre due
    pieghe dure lungo le guance, una per lato.
    - Non faccio lavoro d'ufficio, signorino Copperfield - disse Uriah.
    - Quale lavoro, allora? - chiesi.
    - Miglioro le mie conoscenze legali,  signorino  Copperfield  -  disse
    Uriah. - Sto leggendo "La Pratica" di Tidd. Oh, signorino Copperfield,
    quale scrittore  il Tidd!
    Il  mio  sgabello  era  una tale torre di osservazione,  che mentre lo
    guardavo riprendere la lettura dopo quella esclamazione entusiastica e
    seguire con l'indice le righe,  notai che le  sue  narici,  sottili  e
    appuntite e con gli incavi profondi, avevano un modo singolare e molto
    sgradevole  di  dilatarsi  e  contrarsi;  sembrava che ammiccassero al
    posto degli occhi, i quali non palpitavano quasi mai.
    - Lei  gi un grande avvocato,  non    vero?  -  dissi  dopo  averlo
    fissato per un po' di tempo.
    - Io,  signorino Copperfield?  - esclam Uriah.  - Oh, no, io sono una
    persona umilissima.
    Mi accorsi che a proposito delle sue mani non avevo lavorato  solo  di
    fantasia  perch  spesso  univa  le  palme  e  le  soffregava come per
    asciugarle e riscaldarle, oltre a pulirle molte volte di soppiatto con
    il fazzoletto.
    - Mi rendo ben conto di essere la persona  pi  umile  della  terra  -
    disse  modestamente Uriah Heep - e siano pure tutti gli altri quel che
    sono.  Anche mia madre  una persona umilissima.  Abitiamo in un'umile
    dimora, signorino Copperfield, ma abbiamo molto di cui essere grati al
    cielo. La professione di mio padre era umile. Era sagrestano.
    - E ora che cosa fa? - chiesi.
    -  Adesso  partecipa  della  gloria del cielo,  signorino Copperfield-
    disse Uriah Heep.  - Ma abbiamo molto di cui essere  grati  al  cielo.
    Quanto  devo  essere  grato  al  cielo  di  poter vivere con il signor
    Wickfield!
    Chiesi a Uriah se si trovasse da molto con il signor Wickfield.
    - Sono con lui da quasi quattro anni,  signorino Copperfield  -  disse
    Uriah, chiudendo il libro, dopo avere segnato con cura il punto in cui
    aveva  interrotto la lettura.  - A partire da un anno dopo la morte di
    mio padre.  Come devo essere  riconoscente  per  questo!  Quanto  devo
    essere  grato al cielo per la bont del signor Wickfield che mi lascia
    fare presso di lui quella pratica che altrimenti non mi sarebbe  stato
    possibile seguire,  dati gli umili mezzi di cui disponiamo mia madre e
    io!
    - E allora, quando avr terminato il suo periodo di pratica,  lei sar
    un vero avvocato, non  vero?
    -  Con  l'aiuto  della Provvidenza,  s,  signorino Copperfield!  - mi
    rispose Uriah.
    - Forse un giorno o l'altro diventer socio del  signor  Wickfield,  -
    dissi  per  fargli  piacere - e lo studio sar intestato a Wickfield e
    Heep, oppure a Heep successore di Wickfield.
    - Oh, no, signorino Copperfield! - replic Uriah, scotendo la testa. -
    Sono troppo umile per questo!
    Invero rassomigliava in modo straordinario  al  volto  scolpito  sulla
    trave   fuori  della  mia  finestra  mentre  se  ne  stava  l  seduto
    guardandomi di traverso tutto umile,  con  la  bocca  dilatata,  e  le
    pieghe sulle guance.
    -  Il  signor Wickfield  un uomo eccellente,  signorino Copperfield -
    disse Uriah.  - Se lo conosce da molto tempo certo lo sapr meglio  di
    quanto possa dirlo io.
    Risposi  che aveva certo ragione,  ma non conoscevo da molto il signor
    Wickfield, bench fosse amico di mia zia.
    - Oh,  sicuro,  signorino  Copperfield  -  disse  Uriah.  -  Sua  zia,
    signorino Copperfield,  una dolce signora.
    Quando voleva manifestare entusiasmo aveva una maniera molto brutta di
    contorcersi,  e  che  distolse  la  mia attenzione dal complimento che
    aveva fatto alla mia  parente  per  fissarla  sui  suoi  contorcimenti
    serpentini del collo e del corpo.
    - Una dolce signora,  signorino Copperfield!  - disse Uriah Heep.  - E
    credo che abbia una grande ammirazione per la signorina Agnes,  non  
    vero, signorino Copperfield?
    Gli risposi arditamente di s, sebbene, Dio mi perdoni, non ne sapessi
    nulla.
    - Spero che l'ammiri anche lei, signorino Copperfield - disse Uriah. -
    Anzi sono certo che lei l'ammira.
    - Tutti la devono ammirare - dissi.
    - Oh,  grazie,  signorino Copperfield! - disse Uriah Heep. - Grazie di
    aver detto questo!  E' talmente vero!  Per quanto umile io sia,  lo so
    bene che  vero! Oh, grazie, signorino Copperfield!
    Per  l'entusiasmo si contorse tanto da scendere dallo sgabello,  e una
    volta sceso, cominci a sistemare le cose per andarsene a casa.
    - Mia  madre  mi  aspetter  -  disse,  consultando  un  orologio  dal
    quadrante  pallido e inespressivo che teneva in tasca - e comincer ad
    agitarsi, perch sebbene umilissimi,  noi due,  signorino Copperfield,
    siamo molto attaccati l'uno all'altra. Se vorr venire un pomeriggio a
    prendere  una tazza di t nella nostra modesta dimora,  mia madre sar
    altrettanto fiera di me della sua compagnia.
    Gli dissi che sarei stato lieto di fargli visita.
    - Grazie,  signorino Copperfield -  mi  rispose  Uriah,  riponendo  il
    volume sullo scaffale.  - Immagino,  signorino Copperfield, che lei si
    fermer qui un po' di tempo, non  vero?
    Risposi che ritenevo mi avrebbero tenuto l per tutto il tempo in  cui
    avrei frequentato la scuola.
    - Oh, sicuro! - esclam Uriah. - E immagino che sar lei alla fine che
    diventer socio dello studio, signorino Copperfield!
    Protestai  di  non  avere  alcuna mira di quel tipo,  dissi che nessun
    progetto del genere era stato formulato in mio favore  da  alcuno,  ma
    Uriah  seguit a insistere,  ribattendo con modi melliflui ad ogni mio
    diniego: - Oh,  s,  signorino Copperfield,  io direi che lo diventer
    davvero!  - e ripetendo pi e pi volte: - Oh, io direi davvero che lo
    diventer, certamente!  - Quando alla fine fu pronto a lasciare per la
    sera l'ufficio,  mi chiese se fosse di mio gradimento che spegnesse la
    luce,  e avendogli io risposto di s,  immediatamente la spense.  Dopo
    avermi  stretto la mano al buio nella sua che mi parve viscida come un
    pesce,  socchiuse la porta di strada,  scivol fuori  e  la  richiuse,
    lasciandomi  procedere  per  la  casa a tastoni,  il che non mi riusc
    molto facile e mi cost  una  caduta  per  avere  inciampato  nel  suo
    sgabello.  Immagino  che  appunto a causa di ci sognai di lui per una
    bella met della notte, o cos almeno mi parve; tra l'altro sognai che
    egli aveva varato la casa-barca del signor Peggotty in una  spedizione
    piratesca, con una bandiera nera sull'albero di maestra che portava la
    scritta  La  Pratica  di  Tidd,  sotto la cui insegna diabolica egli
    trasportava me e la  piccola  Emily  sul  mare  di  Spagna  per  farci
    annegare.
    Recatomi a scuola il giorno seguente, superai alquanto il mio disagio,
    e ancor pi il giorno dopo,  e cos me ne liberai a poco a poco, tanto
    che in meno di due settimane giunsi a  sentirmi  perfettamente  a  mio
    agio  e  felice  tra  i miei nuovi compagni.  Ero abbastanza goffo nei
    giochi e arretrato  negli  studi  rispetto  a  loro,  ma  speravo  che
    l'esercizio  mi avrebbe fatto migliorare in quelli e il lavoro assiduo
    in questi. Mi applicai quindi intensamente sia ai giochi sia ai libri,
    e ottenni grandi lodi.  E cos in pochissimo tempo la mia vita  presso
    la  ditta  Murdstone  e  Grinby  mi  divent tanto estranea che non la
    credevo nemmeno  pi  reale,  e  la  vita  presente  mi  divenne  cos
    familiare che mi pareva di condurla gi da moltissimo tempo.
    La  scuola  del  dottor  Strong  era ottima e differente da quella del
    signor Creakle come il bene   diverso  dal  male.  Organizzata  molto
    seriamente e decorosamente su dei solidi principi, vi si faceva sempre
    appello  all'onore  e  alla  buona  fede  dei  ragazzi  con  la palese
    intenzione di credere,  salvo prova contraria,  che essi  possedessero
    tali virt,  e questo operava meraviglie. Tutti noi sentivamo di avere
    un ruolo nella conduzione dell'istituto  e  nel  tenere  alti  la  sua
    dignit  e  il  suo buon nome.  Ne derivava che tutti si affezionavano
    alla scuola,  cos almeno accadde a me,  e durante il periodo  che  la
    frequentai  non  mi accorsi mai che alcuno degli altri studenti avesse
    dei sentimenti diversi: si studiava con assiduit e con  il  desiderio
    di  far  onore  all'insegnamento.  Ci si dedicava anche allo sport con
    passione, e si aveva molta libert; ma per quanto ricordo, in citt si
    parlava bene di noi,  e con l'aspetto e con i modi ben raramente ci si
    comportava  men che correttamente per il buon nome del dottor Strong e
    dei suoi allievi.
    Alcuni studenti delle classi superiori avevano alloggio e vitto presso
    il direttore,  e da loro appresi di seconda mano alcuni dettagli sulla
    carriera  del  dottor Strong.  Come per esempio che da nemmeno un anno
    aveva preso in moglie la bella giovane che avevo veduta nello  studio,
    e  che  l'aveva  sposata per amore,  perch non possedeva un soldo,  e
    aveva una caterva di parenti poveri (cos dicevano i ragazzi) pronti a
    invadere la dimora del dottore e  a  cacciarlo  addirittura  di  casa.
    Dicevano  pure che l'aria meditabonda del dottore era da attribuire al
    fatto che si trovava sempre intento alla ricerca di radici greche,  la
    qual  cosa nella mia innocenza e ignoranza ritenni essere da parte del
    dottore una infatuazione per la botanica, tanto pi che teneva sempre,
    nel camminare,  gli occhi a terra;  e  ci  fino  al  momento  in  cui
    compresi che si trattava di radici delle parole,  in vista di un nuovo
    dizionario che  aveva  in  animo  di  compilare.  Adams,  che  era  il
    capoclasse  e  aveva una speciale attitudine per la matematica,  aveva
    calcolato il tempo (cos mi dissero) che sarebbe  occorso  al  dottore
    per condurre a termine questo dizionario,  dati i suoi piani di lavoro
    e il ritmo nel progredire.  Riteneva che  per  finirlo  gli  sarebbero
    stati necessari milleseicentoquarantanove anni,  a partire dall'ultimo
    compleanno, che era stato il suo sessantaduesimo.
    Ma il dottore  era  l'idolo  dell'intera  scuola,  che  sarebbe  stata
    frequentata  da  elementi  davvero meschini se fosse stato altrimenti,
    perch era il migliore degli uomini,  e tanto pieno  di  semplicit  e
    fiducia  da  poter  commuovere  perfino  il cuore di pietra delle urne
    posate sul muro di cinta.  Quando passeggiava in quella sua parte  del
    cortile  lungo  un  lato della casa,  se qualche cornacchia o gazza lo
    guardava di straforo con la testa china di lato e l'aria furba, pareva
    mostrasse di saperla ben  pi  lunga  di  lui  intorno  alle  faccende
    mondane;  infatti  sarebbe  bastato che un vagabondo di qualunque tipo
    fosse appena riuscito ad avvicinarsi alle  sue  scarpe  scricchiolanti
    tanto  da  attirare la sua attenzione su una sola frase di un racconto
    di guai e se la sarebbe passata bene almeno per un paio di giorni. Ci
    era cos notorio nella scuola che gli insegnanti e  il  capoclasse  si
    davano daffare per tagliare la strada a quei bricconi,  anche saltando
    fuori dalle finestre e cacciandoli fuori  del  cortile  prima  che  il
    dottore  si accorgesse di loro;  il che avveniva talvolta a pochissimi
    metri di distanza da lui,  senza che nemmeno se ne  accorgesse  mentre
    continuava  a passeggiare avanti e indietro.  Fuori del suo regno,  se
    non veniva protetto era come un agnello sotto le forbici dei tosatori.
    Sarebbe stato capace di regalare perfino le ghette, sfilandosele dalle
    gambe. Correva infatti una storia fra noi (non ho,  n ho mai avuto la
    minima idea quanto fosse credibile,  ma l'ho creduta vera cos a lungo
    che la ritengo assolutamente autentica) secondo la quale in una rigida
    giornata d'inverno egli davvero regal le ghette a una mendicante,  la
    quale  suscit  un  certo  scandalo  mostrando  di casa in casa un bel
    bambino avvolto in quelle ghette,  riconosciute da tutti nel  vicinato
    perch  altrettanto note della cattedrale.  La leggenda aggiungeva che
    il solo a non identificarle fu il dottore stesso,  il quale poco tempo
    dopo  quando  le  ghette  vennero messe in mostra fuori di una piccola
    bottega di indumenti di seconda mano alquanto malfamata,  nella  quale
    cose  del  genere  venivano  ricevute in cambio di gin,  fu pi di una
    volta visto toccarle con aria di approvazione,  come se  ne  ammirasse
    una certa novit nel disegno e le giudicasse migliori delle proprie.
    Era  bello  vedere  il  dottore  in compagnia della giovane e graziosa
    moglie.  Aveva un certo modo benevolmente paterno di mostrare  il  suo
    affetto  per  lei che bastava di per s a rendere palese la sua bont.
    Li vidi molte volte passeggiare nel  giardino  dove  si  trovavano  le
    pesche,  e pi da vicino potei osservarli qualche volta nello studio o
    nel salotto.  Mi pareva che ella si prendesse molto cura del dottore e
    avesse  per  lui  molta  simpatia,  sebbene  non  pensassi che dovesse
    provare un vitale interesse per il dizionario,  del quale  il  dottore
    teneva sempre dei voluminosi frammenti nelle tasche o dentro la fodera
    del  cappello,  e in genere sembrava che nel camminare gliene parlasse
    per esteso.
    Vedevo spesso la signora Strong, sia perch mi aveva preso in simpatia
    fin dal mattino in cui ero stato presentato  al  dottor  Strong  e  in
    seguito  era  sempre  stata  gentile con me e piena di interesse;  sia
    perch era molto affezionata ad Agnes e andava e veniva molto  sovente
    da  casa  nostra.  Pensavo  che  invece  vi  fosse tra lei e il signor
    Wickfield uno strano ritegno  (pareva  che  lo  temesse)  che  non  si
    dissipava mai del tutto.  Quando veniva a trovarci di sera, era sempre
    riluttante  ad  accettare  che  egli  la  riaccompagnasse  a  casa,  e
    preferiva  andarsene  con  me.   E  talvolta,   mentre  attraversavamo
    allegramente di corsa il piazzale della cattedrale,  ritenendo di  non
    incontrare nessuno,  incontravamo il signor Jack Maldon,  il quale era
    sempre molto sorpreso di vederci.
    La  mamma  della  signora  Strong  era  una  signora  che  mi  piaceva
    moltissimo.  Il suo nome era Markleham, ma i ragazzi la chiamavano "il
    Vecchio Soldato" per la sua  aria  di  comando  e  l'abilit  con  cui
    guidava  all'attacco del dottore grossi drappelli di parenti.  Era una
    donna minuscola con gli occhi acuti,  che per uscire metteva  in  capo
    sempre  lo  stesso  cappellino  ornato  di fiori artificiali e con due
    farfalle finte che dovevano fingere di volteggiare su quei  fiori.  Si
    mormorava tra noi che questo cappellino venisse dalla Francia, potendo
    avere  origine  solo dall'artigianato di quella ingegnosa nazione;  ma
    per certo io so soltanto che compariva sempre la sera ogniqualvolta si
    facesse avanti la signora Markleham;  che  alle  riunioni  fra  amiche
    veniva  portato dentro un cestino indiano;  che le farfalle avevano il
    dono di tremolare sempre e  che,  quali  api  operose,  approfittavano
    delle ore di luce per operare a spese del dottor Strong.
    Potei  osservare  a  mio  agio  "il  Vecchio  Soldato"  (lungi  da  me
    l'intenzione di mancarle di rispetto)  la  sera  che  per  me  divenne
    memorabile a causa di qualcos'altro che descriver in seguito.  Era la
    sera di una piccola festa data in casa del dottore in occasione  della
    partenza  del  signor  Jack  Maldon  per l'India,  dove egli andava in
    qualit di  cadetto,  o  qualcosa  del  genere,  dato  che  il  signor
    Wickfield  aveva  finalmente  sistemato  la  faccenda.   Era  pure  il
    compleanno del dottore. Avevamo avuto vacanza,  al mattino gli avevamo
    offerto  dei doni e un discorso per bocca del capoclasse,  e l'avevamo
    festeggiato fino a perdere la voce  e  a  fargli  versare  lagrime  di
    commozione.  E ora,  calata la sera,  il signor Wickfield,  Agnes e io
    saremmo andati a prendere il t privatamente da lui.
    Prima di noi era giunto il signor  Jack  Maldon.  Quando  entrammo  la
    signora  Strong sonava il piano in abito bianco ornato di nastri color
    ciliegia, ed egli era chino su di lei per voltarle le pagine. Mi parve
    quando si gir verso di noi che il bianco rosato delle sue guance  non
    fosse   brillante   come   al   solito,   ma   era   molto   graziosa,
    straordinariamente graziosa.
    - Dottore,  - disse la mamma della signora Strong non appena ci  fummo
    seduti  - ho dimenticato di rivolgerle gli auguri,  sebbene,  come lei
    pu immaginare, nel mio caso siano tutt'altro che semplici espressioni
    di circostanza. Mi permetta di augurarle cento di questi giorni.
    - La ringrazio, mamma! - le rispose il dottore.
    - Molti,  molti felici ritorni di questo giorno -  disse  "il  Vecchio
    Soldato". - Non solo per vantaggio suo, ma anche per amore di Annie, e
    di Jack Maldon e di tante altre persone.  Mi pare ieri,  Jack, che eri
    un ragazzetto pi piccolo del signorino Copperfield di tutta la testa,
    e facevi l'innamorato bambino di Annie dietro i cespugli  di  uvaspina
    dell'orto.
    -  Mamma  cara,  - disse la signora Strong - non  il caso di parlarne
    adesso.
    - Annie,  non dire assurdit - replic sua madre.  - Se devi arrossire
    sentendo  parlare  di cose del genere adesso che sei una vecchia donna
    maritata, quando riuscirai mai a non arrossire?
    - Vecchia, Annie? - esclam il signor Jack Maldon. - Ma via!
    - S, Jack - insistette "il Soldato".  - In realt  una vecchia donna
    maritata.  Per  quanto  non vecchia di anni...  perch quando mai tu o
    altri mi avete sentito dire che una ragazza di vent'anni  sia  vecchia
    per l'et? Ma tua cugina  la moglie del dottore e come tale  come ho
    detto.  Ed  un bene per te, Jack, che tua cugina sia adesso la moglie
    del dottore.  Hai trovato in lui un amico  influente  e  generoso  che
    sar,  oso dire,  ancora pi generoso se lo meriterai. Io non ho falso
    orgoglio.  Non esito ad ammettere con franchezza che  vi  sono  membri
    della nostra famiglia i quali hanno bisogno di un amico. Tu eri uno di
    quelli prima che l'influenza di tua cugina te ne procurasse uno.
    Nella  bont  del  suo cuore il dottore fece un gesto con la mano come
    per non voler dare importanza alla cosa e risparmiare al  signor  Jack
    Maldon il dovere di ricordarsene.  Ma la signora Markleham si alz per
    andare a sedere vicino al  dottore,  e  posandogli  il  ventaglio  sul
    braccio disse:
    - No,  davvero,  caro dottore,  deve perdonarmi se voglio insistere su
    questo punto,  ma lo sento cos fortemente.  E' un  argomento  che  mi
    appartiene  tanto da poterlo chiamare la mia mania.  Per noi lei  una
    benedizione. Una vera fortuna.
    - Sciocchezze, sciocchezze - disse il dottore.
    - No,  no,  la prego!  - ribatt "il Vecchio  Soldato".  -  Non  posso
    consentire di tacere adesso che non  presente nessuno all'infuori del
    caro  intimo  amico  signor  Wickfield.  E se insiste,  rivendicher i
    diritti di una suocera e la sgrider.  Io sono perfettamente onesta  e
    sincera.  Quello che dico adesso  quello che dissi la prima volta che
    lei mi ha colta di  sorpresa...  ricorda  quanto  rimasi  sorpresa?...
    chiedendomi  la mano di Annie.  Non che vi fosse nulla tanto fuori del
    comune nel fatto di quella richiesta,  perch sarebbe ridicolo  dirlo!
    ma  perch lei aveva conosciuto il suo povero babbo e la conosceva fin
    da quando era una bimbetta di sei mesi,  solo per questo  non  pensavo
    affatto  a lei sotto quella luce,  e nemmeno avrei pensato che volesse
    mai prendere moglie...  semplicemente per questo, vede.
    - S, s - disse con benevolenza il dottore. - Non ci pensi pi.
    - Ma invece io ci penso - disse "il Vecchio Soldato",  avvicinando  il
    ventaglio alle labbra.  - Io ci penso moltissimo. Ricordo queste cose,
    e mi si contraddica se ho torto.  Bene!  Quando parlai con Annie e  le
    riferii ci che era accaduto,  le dissi: Mia cara, ecco che il dottor
    Strong  addirittura venuto a fare di  te  l'argomento  di  una  bella
    dichiarazione e di una proposta.  Ho forse minimamente insistito? No.
    Dissi: E adesso,  Annie,  dimmi subito la  verit:  il  tuo  cuore  
    libero?.  Mamma, mi disse piangendo sono tanto giovane il che era
    perfettamente vero e non so quasi nemmeno se ho davvero un cuore. E
    allora,  mia cara, le dissi puoi star certa che   libero.  In  ogni
    caso  amor  mio,  dissi  il  dottor  Strong  si  trova in una grande
    agitazione di spirito,  e si deve dargli  una  risposta.  Non  si  pu
    lasciarlo in questa situazione di attesa.  Mamma disse Annie sempre
    piangendo Credi che sarebbe infelice senza di me?  Se cos fosse,  io
    lo  onoro  e  lo rispetto talmente che preferisco accettare.  Cos la
    cosa fu sistemata. E allora, ma solo allora, dissi a Annie: Annie, il
    dottor Strong non sar soltanto tuo marito,  ma rappresenter anche il
    tuo  defunto  babbo;  rappresenter  il  capo  della  nostra famiglia;
    rappresenter la saggezza e l'alta posizione e oso dire anche i  mezzi
    della nostra famiglia,  in breve,  sar per noi una fortuna Mi servii
    allora di queste parole, e me ne sono servita anche oggi.  Se possiedo
    una virt,  quella della costanza.
    Durante   tutto  quel  discorso  la  figlia  era  rimasta  immobile  e
    silenziosa con gli occhi fissi a terra,  e il cugino le stava  accanto
    in  piedi e anch'egli guardava il pavimento.  Ora disse con voce molto
    bassa e tremante:
    - Spero che tu abbia finito, mamma.
    - No,  mia cara Annie - ribatt "il Soldato".  - Non ho ancora finito.
    Dato che me lo chiedi,  tesoro mio, ti risponder che non ho finito. E
    mi lamento che tu sia un po' snaturata  con  i  tuoi  di  famiglia,  e
    siccome  non serve a niente lamentarsi con te,  intendo lamentarmi con
    tuo marito.  Ors,  caro dottore,  guardi quella scioccherella di  sua
    moglie.
    Quando  il  dottore  si  rivolse  alla  moglie  con  il suo sorriso di
    gentiluomo semplice e generoso, ella chin ancor pi la testa, e notai
    che il signor Wickfield teneva gli occhi fissi su di lei.
    - L'altro giorno m' capitato di dire a quella cattivella - riprese la
    madre, scotendo verso di lei giocosamente il capo e il ventaglio - che
    avrebbe potuto parlarle di un evento di famiglia...  credo che  avesse
    addirittura  il  dovere di fargliene parola..  lei rispose che solo il
    parlarne voleva dire chiedere  un  favore,  e  siccome  lei    troppo
    generoso,  e  da parte sua chiedere voleva dire ricevere,  non avrebbe
    detto nulla.
    - Annie, mia cara, - disse il dottore - hai sbagliato.  Mi hai privato
    di un piacere.
    - Quasi le identiche parole che ho dette a Annie!  - esclam la madre.
    - E allora la prossima volta, sapendo che cosa le direbbe se non fosse
    per questa ragione, e che perci non vorr dirle nulla, penso proprio,
    caro dottore, che le parler io stessa.
    - Sar lieto se lo far - le rispose il dottore.
    - Davvero?
    - Certamente.
    - Bene, allora lo far! - disse "il Vecchio Soldato". - E' un patto. -
    E avendo cos, immagino,  raggiunto il suo scopo,  diede vari colpetti
    sulla  mano  del  dottore  con  il ventaglio (dopo averlo portato alle
    labbra), e ritorn trionfante al proprio posto.
    Arrivarono intanto altri invitati,  tra cui i nostri due insegnanti  e
    Adams,  la  conversazione  si fece generale,  e si svolse naturalmente
    intorno al signor Jack Maldon,  al suo viaggio per mare,  al paese  in
    cui si recava, e ai suoi vari piani e progetti. Sarebbe partito quella
    sera  dopo cena in diligenza per Gravesend dove stava ancorata la nave
    sulla quale avrebbe compiuto la traversata;  e sarebbe rimasto  laggi
    non  so  per  quanti  anni,  a  meno  che  non fosse tornato a casa in
    licenza,  o per motivi di salute.  Ricordo come per generale  consenso
    venne  stabilito  che la realt dell'India veniva spesso travisata,  e
    che non vi era nulla da dire contro quel paese,  salvo la presenza  di
    un  paio  di  tigri  e  di  un  po'  di  afa nelle ore pi calde della
    giornata.  Da parte mia vedevo il signor Jack Maldon in  veste  di  un
    moderno  Sindbad,  e  immaginavo che sarebbe diventato intimo amico di
    tutti i rajah dell'oriente, e si sarebbe seduto sotto un baldacchino a
    fumare una pipa d'oro tutta  arricciata,  che  a  poterla  raddrizzare
    sarebbe stata lunga un miglio.
    La signora Strong aveva una bella voce, lo sapevo avendola udita molte
    volte  cantare  quando  era  sola.  Ma  quella  sera fu chiaro che non
    avrebbe potuto affatto cantare,  sia perch la intimidisse la presenza
    della gente,  sia che fosse gi di voce. Una volta prov un duetto con
    il cugino Maldon,  ma non riusc quasi nemmeno a incominciare;  e  pi
    tardi,  quando cerc di cantare sola,  inizi con dolcezza, ma la voce
    le mor all'improvviso in gola,  lasciandola smarrita e con  la  testa
    china  sui  tasti.  Il  buon  dottore  disse  che  era nervosa,  e per
    sollevarla propose una partita generale a carte,  gioco del quale  non
    s'intendeva pi che dell'arte di sonare il trombone.  Ma notai che "il
    Vecchio Soldato" lo prese  immediatamente  come  socio  sotto  la  sua
    protezione,  e  come  preliminare  della  iniziazione  ordin  che  le
    consegnasse tutte le monete d'argento che aveva in tasca.
    La partita fu allegra,  resa non meno gaia dagli  errori  innumerevoli
    commessi  dal dottore,  nonostante la vigilanza delle farfalle,  e con
    loro grande irritazione. La signora Strong aveva rifiutato di giocare,
    allegando il motivo di sentirsi leggermente indisposta,  e  il  cugino
    Maldon  si  era  scusato  dicendo che doveva finire di fare i bagagli.
    Tuttavia quando  ebbe  finito  ritorn  e  i  due  rimasero  seduti  a
    chiacchierare sul divano. Di quando in quando lei veniva a guardare le
    carte  del  dottore e gli diceva quale giocare.  La vidi molto pallida
    quando stava china su di lui, e mentre gli indicava le carte mi pareva
    che le tremasse la mano;  ma il dottore era molto contento  di  quelle
    attenzioni, e del tremito, se pure era reale, non si accorse.
    A  cena  eravamo tutti meno allegri.  Ciascuno mostrava di pensare che
    una separazione come quella fosse una cosa imbarazzante,  e che pi si
    avvicinava pi dovesse aumentare l'imbarazzo. Il signor Jack Maldon si
    sforz di parlare molto,  ma non pareva si sentisse a suo agio,  e non
    faceva se non peggiorare la situazione.  La quale,  a mio avviso,  non
    veniva  affatto migliorata dalle chiacchiere del "Vecchio Soldato" che
    non la finiva  di  ricordare  episodi  dell'adolescenza  dello  stesso
    signor Jack Maldon.
    Sono  tuttavia  certo che il dottore pensava di intrattenere tutti con
    piena soddisfazione di ciascuno,  era quindi pienamente contento e non
    dubitava che non fossimo tutti al colmo della gioia.
    - Annie,  mia cara,  - egli disse, guardando l'orologio e riempiendosi
    il bicchiere -  molto tardi ormai  per  tuo  cugino  Jack  e  non  lo
    dobbiamo  pi  trattenere,  poich  il tempo e la marea,  come dice il
    proverbio,  e tutti e due interessati al caso  nostro,  non  aspettano
    nessuno.  Signor  Jack  Maldon,  lei  ha  di  fronte  a  s  una lunga
    traversata verso un paese straniero,  ma  molti  uomini  si  sono  gi
    trovati nella stessa situazione,  e molti altri vi si troveranno prima
    della fine del mondo.  I venti che lei affronter hanno  gi  sospinto
    migliaia e migliaia di persone a far fortuna, e migliaia e migliaia ne
    hanno felicemente riportate in patria.
    - E' una cosa commovente! - disse la signora Markleham. - Da qualunque
    lato  la  si  consideri,   commovente vedere un bel giovanotto che si
    conosce fin  da  bambino  partire  verso  l'altro  capo  della  terra,
    lasciandosi  alle  spalle  tutto  quello  che conosceva e senza sapere
    quello che lo aspetta. Un giovane che compie tali sacrifici - dichiar
    guardando il dottore - merita davvero costante aiuto e protezione.
    - Per lei,  signor Jack Maldon,  -  seguit  il  dottore  -  il  tempo
    scorrer  velocemente,  e  altrettanto  velocemente  scorrer  per noi
    tutti.  Dato il corso naturale delle cose,  alcuni di noi non  possono
    avere  la certezza di poterla salutare al suo ritorno.  Almeno nel mio
    caso,  non mi rimane se non sperarlo.  Non la stancher  con  i  buoni
    consigli.  Lei  ha  da  tempo un buon modello davanti agli occhi nella
    persona di sua cugina Annie. Ne imiti le virt quanto meglio potr.
    La signora Markleham agit il ventaglio e scosse il capo.
    - Addio, signor Jack - disse il dottore alzandosi, e subito ci alzammo
    tutti.  - Le auguro un buon viaggio di andata,  una fortunata carriera
    all'estero e un felice ritorno in patria.
    Ci unimmo tutti a quel brindisi vuotando il bicchiere e poi stringemmo
    la  mano al signor Jack Maldon;  dopo di che egli si conged in fretta
    dalle signore e corse fuori; e mentre saliva in carrozza lo accolse un
    tremendo coro di applausi da parte degli studenti che a tale scopo  si
    erano  radunati sul prato.  Corsi tra loro per ingrossare le file e mi
    trovai molto vicino alla carrozza prima  che  partisse;  e  nel  mezzo
    della polvere e del frastuono ebbi l'impressione molto nitida di avere
    visto  scomparire  all'interno  il  signor Jack Maldon con espressione
    molto agitata mentre stringeva in mano  qualcosa  di  un  color  rosso
    ciliegia.
    Dopo  un altro scoppio di grida e applausi per il dottore,  e un altro
    ancora per la moglie del dottore,  gli  allievi  si  dispersero  e  io
    rientrai  in  sala dove trovai gli ospiti che facevano cerchia intorno
    al dottore, dicendo come il signor Jack Maldon era partito, come aveva
    sopportato la partenza, come ne era rimasto colpito,  e cos via.  Nel
    bel mezzo di questi discorsi la signora Markleham grid:
    - Dov' Annie?
    Annie non c'era, e quando la chiamarono, Annie non rispose. Uscimmo in
    folla  dalla  sala  per  vedere  che cosa fosse accaduto e la trovammo
    distesa sul pavimento dell'ingresso. Vi fu da prima un grande allarme,
    poi si scoperse che si trattava di uno svenimento, e che lo svenimento
    non cedeva ai soliti mezzi di cura;  il dottore le aveva  rialzato  la
    testa:  la  teneva  appoggiata al ginocchio,  e scostandole i riccioli
    dalla fronte, si guard intorno e disse:
    - Povera Annie! E' tanto affettuosa e dolce! Le ha cagionato questo la
    separazione dal cugino prediletto,  vecchio amico e compagno di giochi
    dell'infanzia. Ah,  un gran peccato! Quanto me ne rincresce!
    Quando  riapr gli occhi e vide dove si trovava e che le eravamo tutti
    intorno,  la giovane si rialz non senza fatica,  e volse la testa per
    posarla  (o  per  nasconderla,  non  so)  sulla  spalla  del  dottore.
    Ritornammo nel salotto per lasciarla sola con il dottore e  la  madre,
    ma  pare  che  dicesse  di  sentirsi  meglio  di quanto stesse fin dal
    mattino e che preferiva tornare fra noi;  quindi la condussero  dentro
    molto pallida e con passo incerto, e la fecero sedere sul divano.
    - Annie, mia cara - disse la madre, accomodandole il vestito. - Guarda
    qui!  Hai perduto un fiocco.  Chi vuole avere la gentilezza di cercare
    un nastro, un nodo di nastro color ciliegia?
    Era quello che portava sul petto.  Tutti ci demmo a cercarlo;  io sono
    certo di avere cercato dappertutto, ma nessuno lo trov.
    -  Non  ricordi,  Annie,  quando ti sei accorta di non averlo pi?  le
    chiese sua madre.
    Mi chiesi come potevo pensare che fosse  cos  pallida  e  non  almeno
    rossa  di  fuoco  quando  rispose che solo un momento prima credeva di
    averlo avuto ancora, ma che non valeva la pena di cercarlo.
    Invece le ricerche ripresero, ma ancora senza successo.  Essa preg di
    non  cercare pi,  ma si continu a farlo piuttosto distrattamente fin
    che disse di sentirsi benissimo, e allora gli invitati si congedarono.
    Ci dirigemmo lentamente verso casa,  il signor Wickfield,  Agnes e io,
    mentre Agnes e io ammiravamo la luna splendida,  e ii signor Wickfield
    non alzava quasi mai gli occhi  da  terra.  Eravamo  gi  sulla  porta
    quando  Agnes  si  accorse  di  avere  dimenticato  dagli amici la sua
    borsetta a reticella,  e io  corsi  indietro  a  prenderla  felice  di
    renderle un servizio.
    Entrai nella sala da pranzo dove l'aveva lasciata, ma la trovai buia e
    deserta.  Era  per  aperto l'uscio di comunicazione con lo studio del
    dottore,  che era illuminato,  e vi entrai,  spiegando che cosa dovevo
    fare, e per avere una candela.
    Il  dottore  era seduto in poltrona accanto al caminetto acceso,  e la
    sua giovane moglie era su uno sgabello ai suoi piedi.  Con un  sorriso
    soddisfatto  il  dottore stava leggendo ad alta voce da un manoscritto
    una dichiarazione,  o  teoria  facente  parte  di  quell'interminabile
    dizionario,  ed  essa  teneva  gli occhi levati su di lui.  Ma con una
    espressione che non le avevo mai vista. Il volto era tanto bello nelle
    forme,  eppure pallido come la cenere,  fisso nella sua astrazione,  e
    colmo  di  un selvaggio,  sognante,  sonnambolico orrore di non so che
    cosa.  Gli occhi erano spalancati,  i capelli castani le ricadevano in
    due  ricche  ciocche  sulle  spalle e sulla veste bianca alla quale la
    mancanza del nodo di nastro smarrito aveva recato un certo  disordine.
    Ricordo  nitidamente  quella espressione,  non posso dire tuttavia che
    cosa potesse significare. Non so dire nemmeno adesso che si ripresenta
    al mio giudizio pi maturo,  quale ne sia ora per me  il  significato.
    Pentimento,  umiliazione,  vergogna,  orgoglio,  amore,  fiducia, vedo
    effettivamente tutti questi sentimenti, e vedo anche un orrore per non
    so che cosa.
    Quando entrai e dissi che cosa mi  occorreva  si  riscosse.  Anche  il
    dottore  fu  distolto  dal  suo  impegno,  perch  quando  ritornai  a
    riportare la candela che avevo  presa  dalla  tavola,  egli  le  stava
    accarezzando i capelli con i suoi modi paterni,  e le diceva di essere
    noioso e spietato a lasciarsi cos tentare di seguitare a  leggere,  e
    voleva invece che andasse a coricarsi.
    Ma  con  tono  rapido  e  insistente  essa gli chiese che la lasciasse
    rimanere.  Per darle la certezza (le udii mormorare  in  questo  senso
    qualche  parola  rotta)  che quella sera egli aveva fiducia in lei.  E
    quando torn a rivolgere gli occhi verso di lui,  dopo avermi lanciato
    un'occhiata  mentre  uscivo dalla stanza,  le vidi congiungere le mani
    sulle ginocchia di lui,  e alzare verso di  lui  lo  stesso  volto  di
    prima, tuttavia pi pacificato, mentre la lettura riprendeva.
    E  me ne rimase una forte impressione,  e per lungo tempo ne conservai
    il ricordo, come avr a suo tempo l'occasione di raccontare.







    17 - M'IMBATTO IN QUALCUNO.

    Non ho  pi  parlato  di  Peggotty  dal  giorno  della  mia  fuga,  ma
    naturalmente  le  scrissi una lettera poco dopo che mi fui sistemato a
    Dover,  e un'altra pi lunga con tutti i particolari delle mie vicende
    non  appena mia zia mi ebbe formalmente preso sotto la sua protezione.
    Le tornai a scrivere quando presi a frequentare la scuola  del  dottor
    Strong,  descrivendole  la  felicit  della  mia  condizione  e  delle
    prospettive. Non avrei provato gioia maggiore nello spendere il denaro
    donatomi dal signor Dick di quella che ebbi mandando  a  Peggotty  una
    mezza  ghinea  d'oro,  acclusa nell'ultima lettera,  a rifusione della
    somma che le avevo chiesta in prestito;  e in questa lettera,  ma  non
    prima, accennai al giovanotto con il carretto e l'asinello.
    A queste mie missive Peggotty rispose con la sollecitudine, se non con
    la concisione,  dello scrivano di un commerciante.  Le sue capacit di
    espressione (che manifestate con penna e inchiostro non erano  grandi)
    si  esaurivano nel tentativo di scrivere quali erano i suoi sentimenti
    sull'argomento del mio viaggio. Non bastavano a darle sollievo quattro
    pagine di incoerenti  inizi  di  frasi  esclamative  che  finivano  in
    altrettante  macchie.  Ma  quelle  macchie  erano per me pi eloquenti
    della pi bella composizione,  perch  mi  dimostravano  che  Peggotty
    aveva  versato  lagrime  su  tutto il foglio,  e che cosa avrei potuto
    desiderare di pi?
    Senza molta difficolt potei  decifrare  che  non  riusciva  ancora  a
    provare  una grande simpatia per mia zia.  Le nuove informazioni erano
    troppo improvvise dopo tanto tempo in  cui  le  sue  opinioni  s'erano
    radicate in senso opposto.  Scriveva che, s, non si pu mai conoscere
    una persona,  ma era una morale straordinaria pensare che la signorina
    Betsey  dovesse  risultare  tanto diversa da come era stata giudicata!
    Cos si esprimeva.  Evidentemente  la  signorina  Betsey  le  incuteva
    ancora spavento,  perch le mandava, ma solo timidamente, i suoi grati
    rispetti;  ed era chiaro che aveva ancora paura per me e non escludeva
    la possibilit che tornassi presto a scappare, se potevo giudicare dai
    ripetuti accenni che fece al fatto che mi sarebbe bastato chiederle il
    costo   del   viaggio   in   diligenza  sino  a  Yarmouth  per  averlo
    immediatamente.
    Mi diede una notizia che mi commosse non poco,  e  cio,  che  vi  era
    stata  la vendita dei mobili della mia vecchia casa,  che il signore e
    la signorina Murdstone erano partiti,  la casa era chiusa,  offerta in
    affitto  o in vendita.  Lo sa il cielo che non vi era pi posto per me
    finch essi la abitavano,  ma  mi  addolor  il  pensiero  della  cara
    vecchia  dimora  del  tutto  abbandonata,  delle erbacce che sarebbero
    cresciute  liberamente  nel  giardino,   delle  foglie  morte  che  si
    sarebbero  ammucchiate fino a marcire sui sentieri.  Immaginavo come i
    venti  dell'inverno  l'avrebbero  assediata,  che  la  pioggia  fredda
    avrebbe  battuto  contro  i  vetri  delle finestre,  e la luna avrebbe
    disegnato fantasmi sulle pareti delle  stanze  disabitate  facendo  la
    guardia per tutta la notte alla loro solitudine. Mi ritorn il ricordo
    della  tomba  sotto  l'albero  del cimitero,  mi parve che ormai fosse
    morta anche la casa e fossero cos cancellati  tutti  i  rapporti  che
    aveva avuto con mio padre e mia madre.
    Non  vi  erano  altre  notizie  importanti  nelle lettere di Peggotty.
    Diceva che il signor Barkis era  un  ottimo  marito,  sebbene  un  po'
    tirchio;  ma tutti abbiamo i nostri difetti, e lei ne aveva moltissimi
    (io non so tuttavia quali fossero);  ed egli mi mandava i suoi doveri;
    e la mia cameretta era sempre pronta per me.  Il signor Peggotty stava
    bene,  Ham stava bene,  la signora Gummidge  stava  poco  bene,  e  la
    piccola  Emily  le  aveva  detto  di non volermi mandare i suoi saluti
    affettuosi, ma che se Peggotty voleva poteva mandarmeli.
    Comunicai debitamente a mia  zia  tutte  queste  informazioni  con  la
    riserva di quella relativa alla piccola Emily,  verso la quale intuivo
    per istinto che non avrebbe provato molta tenerezza.  Nei primi  tempi
    in  cui  frequentavo  la  scuola del dottor Strong mia zia comp varie
    gite a Canterbury per visitarmi,  e sempre nelle ore pi  strane,  con
    l'intenzione,  cos immagino,  di cogliermi di sorpresa. Ma trovandomi
    sempre intento allo studio,  e  tenuto  in  buona  considerazione  dai
    superiori  perch  tutti  dicevano  che  facevo rapidi progressi negli
    studi,  ben presto interruppe queste visite.  La vedevo il sabato ogni
    tre  o  quattro  settimane,  quando andavo in vacanza a Dover,  mentre
    vedevo il signor  Dick  il  mercoled  ogni  quindici  giorni,  quando
    arrivava  con  la  diligenza  di mezzogiorno e restava sino al mattino
    seguente.
    In quelle occasioni il signor Dick non si metteva mai in viaggio senza
    la sua cartella  da  scrittoio  contenente  i  necessari  articoli  di
    cancelleria e il "Memoriale" nei confronti del quale pensava che ormai
    il  tempo  cominciasse  a  stringere,  e  che  dovesse  effettivamente
    portarlo a termine.
    Al signor Dick piaceva molto il pan pepato.  E per rendere quelle  sue
    visite  pi  gradevoli  mia zia mi aveva ordinato di aprire per lui un
    credito presso una pasticceria,  con la clausola che non  gli  venisse
    mai fornita nel corso di una giornata merce superiore al valore di uno
    scellino. Questo, insieme al fatto che venissero indirizzati a mia zia
    prima  di  essere  saldati  tutti  i  piccoli conti della locanda dove
    passava la notte,  mi indusse a  sospettare  che  gli  fosse  permesso
    soltanto  di  far  risonare  in tasca le monete,  ma non di spenderle.
    Scopersi in seguito a  qualche  altra  ricerca  che  le  cose  stavano
    infatti  cos,  o  che almeno vi era un accordo tra lui e mia zia,  in
    forza del quale egli doveva rendere conto a lei  di  ogni  sua  spesa.
    Siccome  non aveva alcuna intenzione di ingannarla,  e anzi desiderava
    sempre farle piacere, ci lo rendeva molto cauto nel fare acquisti. Su
    questo punto,  come su tutti gli altri possibili argomenti,  il signor
    Dick era persuaso che mia zia fosse la donna pi saggia e meravigliosa
    della  terra,  come seguitava a ripetermi in gran segreto e sempre con
    tono di sussurro.
    - Trotwood, - mi disse un mercoled il signor Dick con aria di mistero
    dopo avermi fatto una di quelle rivelazioni - chi  quell'uomo che  si
    nasconde vicino alla nostra casa e la spaventa?
    - Spaventa mia zia, signor Dick?
    Il  signor  Dick  fece  cenno  di s.  - Credevo che niente la potesse
    spaventare - disse - perch ...  - e qui abbass la voce  fino  a  un
    bisbiglio  - ma non devi ripeterlo,   la pi saggia e meravigliosa di
    tutte le donne! - Detto questo si ritrasse per meglio vedere l'effetto
    che aveva prodotto su me quel giudizio.
    - La prima volta che venne - disse il signor Dick - era...  vediamo un
    po'...  il  milleseicentoquarantanove   la data dell'esecuzione di re
    Carlo Primo. Mi pare che tu abbia detto milleseicentoquarantanove.
    - S, signor Dick.
    - Non so come ci possa essere vero - disse il signor  Dick,  scotendo
    la  testa,  dolorosamente  perplesso.  -  Non  credo  di  essere tanto
    vecchio.
    - Fu in quell'anno, signor Dick, che comparve quell'uomo? - chiesi.
    - Ma Trotwood,  - disse il signor Dick - io  non  capisco  come  possa
    essere stato quell'anno. Hai trovato questa data nella storia?
    - S, signor Dick.
    - Immagino che la storia non possa mai mentire, non  vero? - disse il
    signor Dick con un barlume di speranza.
    -  Oh  poveri noi,  no,  signore!  - gli risposi con tono reciso.  Ero
    giovane e ingenuo, lo credevo davvero.
    - Non capisco - disse il signor Dick, scotendo la testa.  - In qualche
    punto  vi  deve essere un errore.  Comunque  successo poco tempo dopo
    che venne commesso l'errore di togliere un  po'  di  confusione  dalla
    testa  di  re Carlo per metterla nella mia,  che l'uomo venne la prima
    volta.  Ero uscito a passeggiare con la signorina Trotwood dopo  avere
    preso  il  t,  era  appena  l'imbrunire,  ed  eccolo l vicino a casa
    nostra.
    - Stava passeggiando? - chiesi.
    - Stava passeggiando? - ripet il signor Dick. - Vediamo un po'.  Devo
    concentrarmi... No... no; non stava passeggiando.
    Ritenendolo  il  mezzo  pi  spicciativo  per risolvere il mistero gli
    chiesi che cosa stesse facendo l'uomo.
    - Bene - disse il signor Dick. - Non era affatto l prima di comparire
    dietro a lei e bisbigliare.  Allora ella si gir e cadde  svenuta,  io
    rimasi  fermo  a  guardarlo,  e  lui  se  ne  and.  Ma  la  cosa  pi
    straordinaria  che sia rimasto nascosto d'allora in poi, sottoterra o
    in qualche altro luogo!
    - Davvero  rimasto nascosto a partire da allora? - domandai.
    - Sicuro, proprio cos - replic il signor Dick,  chinando il capo con
    gravit.  -  Non    mai  venuto  fuori prima di ieri sera!  Ieri sera
    stavamo passeggiando e lui  comparso di nuovo dietro  a  lei  e  l'ho
    riconosciuto.
    - E di nuovo ha spaventato mia zia?
    -  Tremava  tutta  -  rispose  il  signor Dick,  imitando il tremito e
    battendo i denti.  - Si  aggrappata alla  staccionata.  Piangeva.  Ma
    Trotwood,  vieni un po' qui - e mi trasse a s per potermi bisbigliare
    all'orecchio: - Perch, ragazzo mio,  gli ha dato del denaro al chiaro
    di luna?
    - Sar stato un mendicante.
    Il signor Dick scosse la testa, mostrando di rifiutare in via assoluta
    questa  ipotesi,  e  dopo  avere  ripetuto  molte  volte  e con grande
    fermezza: - No, caro mio, niente mendicante, niente mendicante, niente
    mendicante! - seguit dicendo che pi tardi a notte fonda, aveva visto
    mia zia dare del  denaro  sotto  la  luna  attraverso  il  cancello  a
    quell'uomo,  il quale era scivolato via, per tornare sotto terra, come
    riteneva probabile,  e non l'aveva  pi  visto,  mentre  mia  zia  era
    tornata in fretta furtivamente dentro casa,  e la mattina dopo non era
    pi lei, la qual cosa angosciava il signor Dick.
    All'inizio di  quella  storia  non  avevo  il  minimo  dubbio  che  lo
    sconosciuto non fosse se non una fantasia del signor Dick,  sul genere
    di quella intorno  allo  sfortunato  sovrano  che  gli  causava  tante
    difficolt; ma dopo avere alquanto riflettuto cominciai a chiedermi se
    non fosse stato compiuto il tentativo,  o per due volte la minaccia di
    un tentativo,  per togliere lo stesso signor Dick alla  protezione  di
    mia  zia,  e  se  mia  zia,  di  cui avevo saputo da lei stessa quanto
    fossero forti i sentimenti di bont verso di lui,  si  fosse  lasciata
    indurre  a  pagare  un  prezzo  purch  lo lasciassero tranquillo e al
    sicuro.  Poich mi ero gi molto  affezionato  al  signor  Dick  e  mi
    preoccupavo  del  suo benessere,  trovai che i miei timori sostenevano
    questa supposizione,  e per molto tempo non vedevo mai avvicinarsi  il
    mercoled  della  sua  visita  senza nutrire il timore che non l'avrei
    visto al suo solito posto  a  cassetta.  Tuttavia  non  manc  mai  di
    apparirmi con la sua testa grigia,  tutto felice e ridente; e non ebbe
    pi nulla da dirmi intorno all'uomo capace di spaventare mia zia.
    Quei mercoled erano i giorni pi felici della vita del  signor  Dick,
    ed  erano  tutt'altro  che  i  meno  felici della mia.  Presto si fece
    conoscere a tutti i ragazzi della  scuola,  e  sebbene  non  prendesse
    attivamente  parte  a  nessuno  dei  nostri  giochi,  salvo  quello di
    innalzare aquiloni, s'interessava a tutto come ciascuno di noi. Quante
    volte l'ho visto,  intento a una partita di palline o a  una  gara  di
    trottola,  seguitare  a guardare con l'espressione di un inesprimibile
    interesse e trattenere il respiro nei momenti cruciali!  Quante volte,
    quando  si  giocava  a  lepre  e  cacciatori,  l'ho visto salire su un
    monticello da dove incitava con la  voce  l'intero  campo  all'azione,
    agitando  il  cappello  al  di  sopra della sua testa grigia,  affatto
    dimentico della testa del re martire e di tutto ci che la riguardava!
    Quante ore d'estate so che per lui, sul campo del cricket,  sono state
    colme di attimi tutti felici!  Quante volte,  nelle giornate d'inverno
    l'ho veduto sulla neve e sotto le raffiche del vento dell'est,  con il
    naso tutto rosso, mentre guardava i ragazzi scendere dal lungo scivolo
    e batteva con entusiasmo le mani coperte dai guanti di lana.
    Era  l'idolo  di tutti,  e la sua abilit in tante piccole cose era di
    grado trascendentale. Riusciva a ritagliare con le arance delle figure
    di cui nessuno di noi aveva la minima idea.  Faceva una barca con  una
    cosa  qualunque,  a  partire  da uno spiedino.  Trasformava un osso di
    pollo in un pezzo di scacchi;  foggiava bighe romane con vecchie carte
    da  gioco;  ruote a raggi con rocchetti di filo,  e gabbie per uccelli
    con vecchio filo di ferro.  Ma era soprattutto grande nel servirsi  di
    spago  e  paglia: a questo riguardo eravamo tutti convinti che sapesse
    fare qualunque cosa che sia possibile costruire con le mani.
    La fama del signor Dick non rimase a lungo  confinata  fra  noi.  Dopo
    alcuni mercoled il dottor Strong in persona volle che gli parlassi di
    lui,  e gli riferii tutto quello che mi aveva detto mia zia, il che lo
    interess tanto che in occasione della visita successiva mi chiese  di
    presentarlo al signor Dick.  Eseguii tale incarico, e il dottore preg
    il signor  Dick,  ogni  volta  non  mi  trovasse  alla  fermata  della
    diligenza, di andare fino alla scuola e riposare finch fossero finite
    le  lezioni  del  mattino,  e  cos divenne subito un'abitudine per il
    signor Dick arrivare l,  e se eravamo un po' in ritardo  come  spesso
    accadeva il mercoled, di attendermi passeggiando nel cortile. Fece in
    tal modo la conoscenza della bella giovane moglie del dottore (che era
    adesso pi pallida di un tempo,  e si faceva vedere meno spesso da me,
    e credo da tutti: non pi tanto gaia,  ma non meno bella),  e  divenne
    cos, a poco a poco pi intimo, finch fin addirittura per entrare ad
    aspettarmi  in classe.  Sedeva sempre in un certo angolo,  su un certo
    sgabello,  al quale fu dato il nome di "Dick";  se ne stava l con  la
    testa  grigia  piegata in avanti ad ascoltare con attenzione qualunque
    argomento venisse trattato, con la pi profonda venerazione verso quel
    sapere che non aveva potuto apprendere.
    Tale venerazione del signor Dick si estendeva sino al dottore che egli
    giudicava il filosofo pi acuto e completo di tutti  i  secoli.  Pass
    del  tempo  prima  che il signor Dick giungesse a parlare di lui senza
    levarsi il cappello,  e anche quando lui e il dottore avevano  stretto
    veramente  amicizia e passeggiavano insieme per delle ore in quel lato
    del cortile che fra noi ragazzi era noto sotto il nome di passeggiata
    del dottore,  il signor Dick si  toglieva  di  quando  in  quando  il
    cappello  per  mostrare il suo rispetto verso la saggezza e il sapere.
    Non ho mai saputo come avvenisse che  durante  quelle  passeggiate  il
    dottore  cominciasse a leggere dei brani del famoso Dizionario;  forse
    da principio gli sar sembrato di leggere a se stesso.  Comunque anche
    ci divenne un'abitudine, e il signor Dick ascoltava con gli occhi che
    gli  brillavano  di  orgoglio  e  di  piacere mentre in fondo al cuore
    giudicava essere il Dizionario il pi delizioso libro del mondo.
    Quando ripenso a quei due che passavano avanti  e  indietro  sotto  le
    finestre  dell'aula,  il  dottore  che  leggeva  con  il  suo  sorriso
    compiaciuto,  agitando a volte il manoscritto,  o con un severo  cenno
    del  capo;  e  il  signor Dick che ascoltava,  avvinto dall'interesse,
    mentre sulle ali delle parole difficili la sua povera mente vagava Dio
    sa dove,  lo ritengo,  nella  sua  modestia,  uno  dei  pi  gradevoli
    spettacoli  che  io  abbia  mai  visti.  Mi pare che se essi potessero
    andare avanti e indietro per sempre il mondo sarebbe in  qualche  modo
    migliore.  Come  se  le  mille  cose  di  cui si parla tanto forte non
    fossero per il mondo e per me altrettanto utili.
    Agnes entr ben presto nella cerchia delle amicizie del  signor  Dick,
    il  quale  veniva spesso a casa,  e fece anche la conoscenza di Uriah.
    Tra lui e me l'amicizia non faceva se non aumentare e veniva mantenuta
    su queste basi singolari: mentre il signor Dick  veniva  ufficialmente
    per  badare  a  me  in  qualit  di tutore,  d'altra parte mi chiedeva
    consiglio se si trovava minimamente in dubbio e ogni volta si lasciava
    guidare dal mio parere,  avendo non solo un grande rispetto per la mia
    innata sagacia,  ma ritenendo inoltre che ne avessi ereditata non poca
    da mia zia.
    Un gioved mattina dopo che ero andato con il signor Dick dall'albergo
    alla partenza della diligenza prima  di  ritornare  a  scuola  (perch
    avevo  gi avuto un'ora di lezione prima di colazione),  incontrai per
    via Uriah,  il quale mi ricord la promessa che  gli  avevo  fatta  di
    andare   a   prendere   il  t  con  lui  e  sua  madre,   aggiungendo
    contorcendosi: - Ma non mi aspettavo  che  sarebbe  venuto,  signorino
    Copperfield, siamo cos umili, noi!
    In  effetti  non  ero  ancora  riuscito  a  scoprire se Uriah mi fosse
    simpatico, o se lo detestavo; ed ero ancora indeciso mentre mi trovavo
    a faccia a faccia con lui per la via.  Ma avrei  ritenuto  un  insulto
    venire giudicato orgoglioso, e dissi che bastava mi invitasse.
    -  Oh,  se  cos,  signorino Copperfield,  - disse Uriah - e se non 
    davvero la nostra umile condizione a  impedirle  di  accettare,  vuole
    venire stasera? Ma se  questo il motivo, spero che non le rincrescer
    ammetterlo,  signorino Copperfield, perch ci rendiamo conto benissimo
    delle nostre condizioni.
    Gli dissi che ne avrei parlato al  signor  Wickfield,  e  se  egli  mi
    avesse  dato  la  sua  approvazione,  cosa di cui non dubitavo,  sarei
    andato con piacere da lui. E cos alle sei di sera di quel giorno,  in
    cui l'ufficio chiudeva pi per tempo, dissi a Uriah di essere pronto a
    seguirlo.
    - Mia madre sar davvero orgogliosa - disse,  mentre uscivamo insieme.
    - O meglio sarebbe orgogliosa,  signorino Copperfield,  se questa  non
    fosse una colpa.
    -  Tuttavia  lei  questa mattina non ha tralasciato di supporre che io
    fossi orgoglioso - replicai.
    - Povero me, oh, no, signorino Copperfield!  - ribatt Uriah.  No,  mi
    creda!  Un pensiero del genere non mi  mai passato per la mente!  Non
    l'avrei affatto giudicato un  gesto  di  orgoglio  se  lei  ci  avesse
    giudicati troppo umili per lei. Perch  vero che siamo umilissimi.
    -  Ha  studiato  molto  la  legge di recente?  - gli chiesi per mutare
    argomento.
    - Oh, signorino Copperfield!  - disse con aria di auto-commiserazione.
    -  E'  difficile chiamare studio le mie letture.  S,  ho trascorso di
    sera un'ora o due, non sempre, con il signor Tidd.
    - Sar difficile, vero? - dissi.
    - Per me talvolta  difficile  -  rispose  Uriah.  -  Ma  non  ritengo
    sarebbe difficile per una persona pi istruita.
    Dopo avere battuto il tempo di un motivo con l'indice e il medio della
    scheletrica mano destra sul mento, sempre camminando disse:
    -  Vede,  signorino Copperfield,  vi sono delle espressioni,  parole e
    termini latini,  nel signor Tidd,  che sono ardui per un lettore delle
    mie umili capacit.
    -  Le piacerebbe imparare il latino?  - gli domandai con foga.  Glielo
    insegnerei con piacere, dato che lo studio.
    - Oh, grazie, signorino Copperfield! - mi rispose,  scotendo la testa.
    -  Lei    davvero  molto  gentile a farmi questa offerta,  ma io sono
    troppo, troppo umile per accettarla.
    - Sciocchezze, Uriah!
    - Oh, s, lei mi deve perdonare, signorino Copperfield!  Le sono molto
    riconoscente,  ma sono troppo umile.  Sono gi tante le persone che mi
    calpestano per la mia bassa condizione,  senza che io offenda  i  loro
    sentimenti acquistando il sapere.  Lo studio non  per me. Una persona
    come me fa bene a non aspirarvi.  Se deve progredire nella vita,  deve
    progredire umilmente, signorino Copperfield!
    Non gli avevo mai visto la bocca tanto spalancata, o tanto profonde le
    pieghe sulle guance, come quando esprimeva questi sentimenti, scotendo
    continuamente la testa e contorcendosi per la modestia.
    - Io credo che lei abbia torto,  Uriah - dissi. - Oso dire che vi sono
    varie cose che io le potrei insegnare, se lei volesse impararle.
    - Oh,  non ne dubito,  signorino Copperfield,  - mi rispose -  non  ne
    dubito  affatto.  Ma  non  essendo  lei  stesso  umile,  forse non pu
    valutare bene chi  umile.  No,  grazie,  non voglio insultare con  il
    sapere  chi    migliore di me.  Sono troppo umile.  Ecco la mia umile
    dimora, signorino Copperfield.
    Ci trovammo in  un  locale  basso  e  antiquato,  in  cui  si  entrava
    direttamente  dalla via,  e vi trovammo la signora Heep,  la quale era
    identica a Uriah, solo pi bassa di statura. Mi accolse con la massima
    umilt,  e mi chiese scusa se dava un bacio al figlio,  osservando che
    per quanto di bassa condizione, possedevano i sentimenti pi naturali,
    il che,  sperava,  non avrebbe recato offesa ad alcuno.  La stanza era
    molto decorosa, met salotto e met cucina, ma non accogliente.  Sulla
    tavola vi era il servizio da t,  e il bricco bolliva sul fornello. Vi
    era un cassettone con il ripiano a scrittoio perch Uriah  vi  potesse
    leggere  o  scrivere la sera;  vi era la borsa blu di Uriah,  posata a
    terra e riboccante di carte, vi era una serie di libri consigliati dal
    signor Tidd e appartenenti a Uriah;  vi era una credenza d'angolo e vi
    erano  gli  altri mobili d'uso.  Non ricordo che nessun oggetto avesse
    l'aspetto squallido, arido e meschino, tuttavia questo era il tono del
    locale nel suo insieme, lo ricordo bene.
    Forse faceva parte  dell'umilt  della  signora  Heep  il  portare  le
    gramaglie  vedovili:  nonostante  il lungo tempo trascorso dalla morte
    del suo Heep,  essa vestiva ancora a lutto.  Penso che  vi  fosse  una
    certa misura di compromesso nella cuffia, ma in tutto il resto il nero
    non era meno denso dei giorni dopo il funerale.
    - Questo, Uriah mio,  davvero un giorno memorabile - disse facendo il
    t la signora Heep. - Oggi che il signorino Copperfield ci fa visita.
    - L'ho detto, mamma, che avresti pensato questo - disse Uriah.
    -  Se  avessi  potuto  desiderare  che tuo padre rimanesse con noi per
    qualche motivo - disse la signora Heep - sarebbe stato perch  facesse
    la conoscenza del nostro visitatore di questo pomeriggio.
    Ero imbarazzato da quei complimenti, ma anche trovavo gradevole venire
    trattato come un ospite d'onore,  e giudicai la signora Heep una donna
    molto simpatica.
    - Da tanto tempo - disse la signora Heep - il mio Uriah  sogna  questo
    giorno. Nutriva il timore che la nostra umilt fosse di ostacolo, e io
    lo  condividevo.  Umili  siamo,  umili eravamo e umili saremo sempre -
    dichiar la signora Heep.
    - Sono sicuro - dissi - che loro non hanno alcun motivo di esserlo,  a
    meno che non lo vogliano.
    - Grazie,  signorino - replic la signora Heep. - Conosciamo la nostra
    condizione e ne siamo grati al cielo.
    Vidi che a poco a poco la signora Heep mi veniva pi vicino e che pian
    piano Uriah mi si metteva di fronte,  e che  entrambi  rispettosamente
    insistevano  perch  mi servissi del meglio delle vivande pronte sulla
    tavola.  Non vi era davvero nulla di eccellente,  ma accettai le buone
    intenzioni  e  trovai  entrambi  molto  premurosi.  Poi cominciarono a
    parlare di zie,  e io parlai della mia;  e intorno  ai  padri  e  alle
    madri,  e io parlai dei miei; e poi la signora Heep cominci a parlare
    dei patrigni,  e io cominciai a  parlare  del  mio,  ma  m'interruppi,
    perch  mia  zia  mi  aveva consigliato di tacere su questo argomento.
    Tuttavia un tappo di sughero tenero non avrebbe offerto pi resistenza
    a un paio di cavatappi, n un dente di latte a un paio di dentisti, n
    un piccolo volano a due racchette,  di quanta ne potessi opporre io  a
    Uriah e alla signora Heep.  Fecero di me esattamente ci che volevano,
    e mi cavarono fuori cose che non avevo alcun desiderio  di  dire,  con
    tale facilit da farmi ancor oggi arrossire;  tanto pi che per la mia
    franchezza  infantile  mi  davo  non  poco  merito  di  parlare  tanto
    confidenzialmente,  e  avevo tutta l'impressione di trattare con molta
    benevolenza i miei due rispettosi ospiti.
    Erano molto affezionati l'uno all'altra,  questo era certo.  E ritengo
    che  ci  abbia  avuto  su  me un certo effetto,  come fosse un tratto
    naturalissimo.   Ma  l'abilit  con  cui  l'uno  seguitava   qualunque
    argomento  l'altra  avesse  iniziato  faceva  parte di un artificio al
    quale ero ancora meno preparato a resistere.  Quando non  rimase  loro
    pi nulla da cavare da me (dato che non avrei rotto il mio mutismo sui
    miei  rapporti  con  la  ditta  Murdstone  e  Grinby e sulla mia fuga)
    cominciarono intorno al signor Wickfield  e  Agnes.  Uriah  lanci  la
    palla alla signora Heep, la signora Heep l'afferr e la gett ancora a
    Uriah,  Uriah la trattenne un poco, poi la rilanci alla signora Heep,
    e cos seguitarono a tenerla in aria fino a  che  non  seppi  pi  chi
    l'aveva,  e  mi  venne  addirittura  il capogiro.  La palla stessa era
    mutevolissima.  Ora si trattava del signor Wickfield,  e ora di Agnes,
    ora dell'eccellenza del signor Wickfield,  e ora della mia ammirazione
    verso Agnes;  ora delle dimensioni degli affari e  delle  risorse  del
    signor  Wickfield,  ora  della  vita  domestica  che si conduceva dopo
    pranzo; ora del vino che il signor Wickfield beveva,  e ora dei motivi
    per  cui  beveva,  e che peccato ne bevesse tanto;  ora una cosa,  ora
    un'altra,  e poi tutte insieme,  e senza  mai  accorgermi  di  parlare
    spesso,  n  di  far  altro  che  incoraggiarli un poco,  di quando in
    quando,  nel timore che si lasciassero sopraffare dalla loro umilt  e
    dall'onore  della  mia presenza,  mi trovavo continuamente a lasciarmi
    sfuggire questo o quel particolare,  di cui non avrei  dovuto  affatto
    parlare,  e  di cui notavo l'effetto nel palpitare delle mobili narici
    di Uriah.
    Cominciavo a sentirmi un po' a disagio,  e  a  desiderare  di  essermi
    liberato da quella visita, quando una figura pass davanti alla porta,
    che  stava aperta per dare aria alla stanza che era calda,  essendo il
    tempo afoso per la stagione, ritorn sui suoi passi,  guard dentro ed
    entr, esclamando a voce alta: - Copperfield! E' mai possibile?
    Era il signor Micawber! Il signor Micawber in persona con il monocolo,
    la  canna  da  passeggio,  il  famoso  colletto  della  camicia l'aria
    aristocratica e il tono di voce condiscendente.
    - Mio caro Copperfield - disse il signor Micawber, tendendomi la mano.
    - Questo  davvero un incontro adatto  per  scolpire  nella  mente  il
    senso  di  instabilit e incertezza di tutte le umane...  insomma  un
    incontro assolutamente straordinario. Mi trovo a camminare per la via,
    meditando sulla probabilit che succeda qualcosa  (in  questo  momento
    sono  piuttosto  ansioso  di  veder succedere qualcosa) e mi capita di
    incontrare  un  giovane  ma  prezioso  amico  legato  al  periodo  pi
    avventuroso della mia vita, oso anzi dire, al punto cruciale della mia
    esistenza. Copperfield, mio carissimo, come sta?
    Non  posso...  non  posso  davvero  dire  che  mi  sentissi  lieto  di
    incontrarmi l con  il  signor  Micawber;  ero  tuttavia  contento  di
    vederlo, e gli serrai cordialmente la mano, chiedendogli notizie della
    sua signora.
    - Grazie - disse il signor Micawber, agitando come al solito la mano e
    sistemando  il  mento  dentro  al colletto della camicia.  - E' in una
    convalescenza discretamente avanzata.  I gemelli non traggono  pi  il
    loro sostentamento dalle fonti della natura...  insomma sono svezzati!
    - disse il signor Micawber con uno dei suoi slanci confidenziali  -  e
    in questo momento la signora Micawber  mia compagna di viaggio.  Sar
    felice,  Copperfield,  di rinnovare la conoscenza di colui  che  si  
    dimostrato  sotto  ogni  rispetto  un  degno ministro davanti al sacro
    altare dell'amicizia.
    Dissi che sarei stato lietissimo di vederla.
    - Lei  molto buono - disse il signor Micawber.
    Poi sorrise, aggiust di nuovo il mento e si guard intorno.
    - Ho scoperto il mio amico Copperfield - disse il signor Micawber  con
    tono  aristocratico  e senza rivolgersi in particolare a nessuno - non
    da solo,  ma mentre partecipa a una  refezione  in  compagnia  di  una
    signora   vedova   e  di  chi  ha  tutta  l'apparenza  di  esserne  un
    germoglio...  insomma - concluse  il  signor  Micawber  con  un  altro
    slancio di confidenza - di suo figlio.  Riterr un grande onore venire
    presentato.
    Non avrei potuto,  date le circostanze,  tralasciare di presentare  il
    signor  Micawber  a Uriah Heep e a sua madre,  il che infatti feci.  E
    mentre i due si umiliavano di fronte a lui, il signor Micawber sedette
    e agit la mano con gesto pi che mai regale.
    - Ogni amico del mio amico Copperfield - disse il signor Micawber - ha
    su di me un personale diritto.
    - Signore, - disse la signora Heep - siamo troppo umili,  mio figlio e
    io, per essere amici del signorino Copperfield. Egli ha avuto la bont
    di  venire  a  prendere  il  t con noi e gli siamo riconoscenti della
    visita; siamo grati anche a lei, signore, della sua degnazione.
    - Signora,  - le rispose il signor Micawber con un  inchino  -  lei  
    troppo buona.  E lei, Copperfield, che cosa fa? E ancora nel commercio
    del vino?
    Ero ansiosissimo di portar via di l il  signor  Micawber,  e  con  il
    cappello in mano e, non dubito che cos fosse, con le guance di fuoco,
    gli risposi che frequentavo la scuola del dottor Strong.
    -  Studente?  -  disse  il  signor  Micawber,  alzando i sopraccigli.-
    Lietissimo di saperlo.  Sebbene una mente come quella  del  mio  amico
    Copperfield  -  e  qui  si rivolse a Uriah e alla madre - non richieda
    quelle culture che, senza la sua conoscenza degli uomini e delle cose,
    essa  richiederebbe,  e  che    tuttavia  come  un  terreno  ricco  e
    pullulante di una latente vegetazione...  insomma,  - disse sorridendo
    il signor Micawber con un altro slancio di confidenza - il  suo    un
    intelletto capace di assimilare i classici in qualunque misura.
    Uriah,  con  le  lunghe  mani  che  lentamente  s'intrecciavano  l'una
    sull'altra,  si contorse  spaventosamente  dalla  cintola  in  su  per
    esprimere  il  suo  consenso  al  giudizio  formulato su me dal signor
    Micawber.
    - Signor Micawber,  - dissi,  ansioso di  portarlo  via  -  vuole  che
    andiamo a trovare la signora Micawber?
    - Copperfield, se lei vuol farle questo favore! - rispose alzandosi il
    signor  Micawber.  - Non mi vergogno di dire di fronte a questi nostri
    amici che sono un uomo,  il quale da alcuni anni  combatte  contro  la
    pressione  di  certe  difficolt economiche.  - Ero sicuro che avrebbe
    detto qualcosa del genere;  gli  piaceva  sempre  vantarsi  delle  sue
    difficolt. - A volte mi sono alzato al di sopra delle mie difficolt.
    Talvolta  le  mie  difficolt  mi hanno...  insomma mi hanno buttato a
    terra.  Vi sono stati dei momenti in cui  ho  somministrato  loro  una
    bella serie di schiaffi; vi sono stati dei momenti in cui erano troppe
    per  me,  ho  ceduto,  e  ho  detto  alla mia signora con le parole di
    Catone: Platone, tu ragioni bene. Ora tutto  perduto.  Non posso pi
    combattere.  Ma  in nessun momento della mia vita,  - disse il signor
    Micawber - ho goduto una soddisfazione maggiore di quando ho riversato
    le mie pene (se con tale parola mi  lecito definire delle  difficolt
    derivanti  soprattutto  da  citazioni  legali  e da cambiali a due e a
    quattro mesi) nel seno del mio amico Copperfield.
    Il signor Micawber concluse tale bell'omaggio dicendo: - Signor  Heep,
    buona sera!  Signora Heep, servo suo! - e uscendo con me nella maniera
    pi elegante,  facendo sul pavimento molto rumore  con  le  scarpe,  e
    canterellando un motivo mentre ci allontanavamo.
    Era una piccola locanda quella dove alloggiava il signor Micawber,  ed
    egli vi occupava una stanzetta ritagliata  con  una  parete  divisoria
    dalla  sala comune,  e molto invasa dal fumo del tabacco.  Credo fosse
    sopra la cucina, perch dalle fessure del pavimento saliva un odore di
    grassi, e le pareti trasudavano umidit. Doveva essere anche vicina al
    bar per il forte aroma di liquori e il tintinnio dei bicchieri che  vi
    penetravano.  Qui adagiata su un piccolo divano, sotto il quadro di un
    cavallo da corsa,  con la testa vicina al fuoco e i piedi che urtavano
    contro  il  vasetto della mostarda sul tavolinetto a ripiani all'altro
    capo della stanza,  vi era la signora  Micawber  e  a  lei  il  signor
    Micawber,  entrato  per  primo,  si  rivolse  dicendole:  -  Mia cara,
    permetti che ti presenti uno studente del dottor Strong.
    Noter qui,  tra parentesi,  che sebbene il signor Micawber  sembrasse
    come  al  solito  incerto  intorno alla mia et e alla mia situazione,
    ricord sempre,  come particolare aristocratico,  che ero allievo  del
    dottor Strong.
    La signora Micawber rimase stupita,  ma fu lietissima di vedermi;  ero
    lieto io pure di vederla,  e dopo un  affettuoso  saluto  scambievole,
    sedetti accanto a lei sul piccolo divano.
    -  Mia  cara,  -  disse  il  signor  Micawber  -  se  vuoi  spiegare a
    Copperfield quale sia la nostra attuale posizione,  che  senza  dubbio
    vorr  conoscere,  intanto io andr a dare un'occhiata al giornale per
    vedere se tra gli annunci salta fuori qualcosa.
    - Signora, - dissi alla signora Micawber, mentre il marito usciva - io
    credevo che voi foste a Plymouth.
    - Mio caro Copperfield, - mi rispose - andammo infatti a Plymouth.
    - Per essere sul posto - suggerii.
    - Precisamente - disse la signora Micawber. - Per essere sul posto. Ma
    la verit  che alla dogana non hanno bisogno di un uomo  di  talento.
    L'influenza  locale  della  mia  famiglia  non  valse  assolutamente a
    ottenere un posto in quegli uffici per un uomo dotato  delle  capacit
    del  signor Micawber.  Preferirono decisamente non avere un uomo delle
    capacit del signor Micawber,  il  quale  non  avrebbe  se  non  fatto
    risaltare  le deficienze degli altri.  A prescindere da questo - disse
    la  signora  Micawber  -  non  le  nasconder,   mio  caro   signorino
    Copperfield,  che  quando  il  ramo  della  mia famiglia che risiede a
    Plymouth si accorse che il signor Micawber era accompagnato da me, dal
    piccolo Wilkins, da sua sorella e dai due gemelli,  non lo ricevettero
    con  quel  calore che egli si sarebbe potuto attendere,  essendo stato
    cos da poco liberato dal  carcere.  In  realt  -  disse  la  signora
    Micawber,  abbassando  la  voce  -  ma  questo resti fra noi...  fummo
    accolti freddamente.
    - Davvero! - esclamai.
    - S - disse la signora Micawber. - E' davvero penoso vedere l'umanit
    sotto questo aspetto,  signorino  Copperfield,  ma  l'accoglienza  che
    ricevemmo fu decisamente fredda.  Nessun dubbio intorno a questo. Anzi
    quel  ramo  della  mia  famiglia  che  risiede  a   Plymouth   divenne
    decisamente  ostile  al  signor Micawber prima che fossimo con loro da
    una settimana.
    Dissi, e lo pensavo, che si sarebbero dovuti vergognare.
    - Cos avvenne in ogni caso - riprese la signora Micawber. - E date le
    circostanze che cosa avrebbe potuto fare un  uomo  dotato  di  spirito
    come il signor Micawber? Non rimaneva che una via. Prendere a prestito
    da  quel  ramo  della  mia famiglia il denaro per tornare a Londra,  e
    ritornarvi a qualunque costo.
    - E allora siete tornati tutti a Londra, signora? - chiesi.
    - Siamo ritornati tutti - rispose la signora Micawber. - In seguito ho
    consultato  altri  rami  della  mia  famiglia  intorno  alla  via  pi
    opportuna  che  il  signor  Micawber  dovrebbe scegliere...  perch io
    sostengo che  egli  deve  sceglierne  una,  signorino  Copperfield!  -
    dichiar  la  signora  Micawber.  -  E' chiaro che una famiglia di sei
    persone, non compresa la domestica, non pu vivere di aria.
    - Certamente, signora! - dissi.
    - L'opinione dell'altro ramo della mia famiglia - riprese  la  signora
    Micawber  -    che  il  signor  Micawber rivolga la sua attenzione al
    carbone.
    - A che cosa, signora?
    - Al carbone - ripet la signora Micawber. - Al commercio del carbone.
    Dopo essersi informato,  il signor Micawber fu indotto a  pensare  che
    per  un  uomo del suo talento vi sarebbero state delle possibilit nel
    commercio del carbone del Medway.  E allora il signor Micawber disse a
    ragione  che  il  primo  passo  da  compiere era di venire a vedere il
    Medway.  Ragion per cui siamo  venuti.  Ho  detto  siamo,  signorino
    Copperfield,  perch  mai  -  disse commossa la signora Micawber - mai
    abbandoner il signor Micawber.
    Mormorai la mia ammirazione e la mia approvazione.
    - Siamo venuti - ripet la signora Micawber - a visitare il Medway. La
    mia opinione intorno al commercio del carbone su  questo  fiume    la
    seguente:  pu  darsi che abbia necessit di talento,  ma senza dubbio
    esige dei capitali. Il signor Micawber ha del talento; capitali non ne
    possiede, ecco la mia personale conclusione.  Trovandoci cos vicini a
    questa  citt,  il  signor  Micawber fu dell'idea che sarebbe stato un
    errore non proseguire per vedere la cattedrale.  In primo  luogo  dato
    che    tanto  meritevole di essere visitata,  e che non l'avevamo mai
    vista, in secondo luogo per la grande probabilit che in una citt con
    cattedrale qualcosa venga fuori.  Siamo qui da tre giorni -  disse  la
    signora Micawber. - Non  ancora saltato fuori niente, e lei, mio caro
    signorino  Copperfield,  non  sar  sorpreso  come  potrebbe essere un
    estraneo nel sentire che siamo adesso in  attesa  di  una  rimessa  da
    Londra che ci permetta di saldare il debito con questo albergo. E fino
    all'arrivo  di  questa rimessa,  - disse con molta emozione la signora
    Micawber - sono tagliata fuori  dalla  mia  casa  (voglio  dire  dalle
    stanze  ammobiliate  di  Pentonville),  dal  mio  ragazzo  e dalla mia
    bambina e dai miei gemelli.
    Sentivo la massima solidariet verso il signore e la signora Micawber,
    e lo manifestai al signor Micawber  che  ritornava  in  quel  momento;
    aggiunsi  che  avrei voluto avere denaro sufficiente per prestare loro
    quanto occorreva. La risposta del signor Micawber rivel il turbamento
    del suo spirito. Stringendomi la mano, disse: - Copperfield,  lei  un
    vero amico;  ma quando il peggio si somma al peggio,  nessuno manca di
    un amico se possiede un rasoio.  -  A  tale  spaventosa  allusione  la
    signora  Micawber  gett  le braccia al collo del signor Micawber e lo
    supplic di calmarsi. Egli pianse,  ma quasi immediatamente si riprese
    tanto  da  sonare  il campanello e ordinare per la colazione pasticcio
    caldo di rognone e un piatto di gamberetti.
    Quando li salutai per congedarmi,  entrambi insistettero molto  perch
    andassi  a  pranzare  da  loro  prima  che  partissero,  e  non  potei
    rifiutare.  Ma sapevo che non sarei potuto  andare  l'indomani  avendo
    molto  da  studiare  quella  sera;  il  signor Micawber promise che il
    mattino sarebbe venuto a parlare  con  il  signor  Strong  (avendo  il
    presentimento  che la rimessa sarebbe giunta in mattinata),  e propose
    il giorno successivo se per  me  fosse  pi  conveniente.  Fui  quindi
    chiamato  fuori  della  classe prima di mezzogiorno e trovai il signor
    Micawber nel salotto: era venuto a dirmi che il pranzo  avrebbe  avuto
    luogo come proposto.  Quando gli chiesi se la rimessa fosse giunta, mi
    strinse la mano e part.
    Quello stesso pomeriggio, mentre guardavo dalla finestra,  mi sorprese
    e  mi rec disagio vedere il signor Micawber passeggiare sotto braccio
    con Uriah Heep, mentre Uriah si mostrava umilmente conscio dell'onore,
    e il signor Micawber era tranquillamente fiero di estendere a Uriah la
    sua benevolenza.  Ma rimasi ancora pi sorpreso  quando  mi  recai  il
    giorno dopo nel piccolo albergo all'ora stabilita per il pranzo,  cio
    alle quattro precise,  e da quanto diceva il signor Micawber  scopersi
    che  egli  era  andato  a casa con Uriah e aveva bevuto brandy e acqua
    dalla signora Heep.
    - Mi lasci dire,  mio caro Copperfield,  - disse il signor Micawber  -
    che  il  suo  amico  Heep    un  giovanotto  meritevole  di diventare
    procuratore generale. Se avessi conosciuto quel giovanotto nel periodo
    in cui le mie difficolt erano giunte a una crisi, posso dire soltanto
    che i miei creditori sarebbero stati trattati meglio di quanto furono.
    Non capivo come ci sarebbe  potuto  accadere,  visto  che  il  signor
    Micawber  non  aveva  versato  un bel nulla ai suoi creditori,  ma non
    volli chiederlo.  E non volli nemmeno dire che speravo  non  si  fosse
    confidato  troppo con Uriah,  n gli chiesi se avessero parlato di me.
    Avevo timore di ferire i sentimenti  del  signor  Micawber,  o  almeno
    quelli  della signora Micawber,  la quale era davvero molto sensibile;
    ma mi sentivo a disagio, e anche in seguito pensai molte volte a tutto
    questo.
    Il pranzetto fu molto buono:  un  bel  piatto  di  pesce,  arrosto  di
    vitello,  salsicce fritte, una pernice e budino; vi erano vino e birra
    forte;  e dopo pranzo la signora Micawber ci fece con  le  sue  stesse
    mani una ciotola di ponce bollente.
    Il signor Micawber era straordinariamente conviviale.  Non l'avevo mai
    visto cos di buona compagnia.  Il ponce gli fece poi brillare il viso
    come  se l'avesse appena riverniciato.  Divenne gaiamente sentimentale
    nei confronti della citt,  e propose un brindisi  alle  sue  fortune.
    Osserv  che  la  signora  Micawber  e  lui stesso vi si erano trovati
    perfettamente comodi e a loro agio,  e che non avrebbe mai dimenticato
    le  belle ore trascorse a Canterbury.  Poi volle fare un brindisi alla
    mia salute;  e lui,  la signora Micawber e io passammo in rassegna  il
    tempo trascorso della nostra amicizia,  e come avevamo venduto pezzo a
    pezzo tutti i loro beni mobili.  Poi proposi un brindisi alla  signora
    Micawber,  o  meglio  dissi  timidamente:  - Signora Micawber,  se lei
    permette,  ora avr il piacere di bere,  signora,  alla sua salute!  -
    Dopo di che il signor Micawber pronunci un elogio sul carattere della
    signora  Micawber,  dicendo  che  era  sempre  stata per lui una guida
    sapiente e amorosa, e mi raccomandava,  quando fossi giunto all'et di
    prendere moglie, di scegliere una donna simile a lei, se pure un'altra
    donna come quella si sarebbe potuta trovare.
    Via  via che il ponce scompariva,  il signor Micawber diventava ancora
    pi cordiale e conviviale.  Poich anche la signora  Micawber  era  di
    ottimo  umore,  cantammo  insieme Il Valzer delle Candele,  e quando
    arrivammo al punto in cui si dice  Ecco  la  mano  amico  mio  caro,
    intrecciammo  le  mani  intorno alla tavola;  e quando dichiarammo che
    avremmo preso un bravo vecchio  Willie  Waught,  e  non  avevamo  la
    minima  idea  sul  significato  di queste parole,  ci sentimmo davvero
    commossi.
    Insomma non avevo mai visto nessuno gioviale quanto il signor Micawber
    fino  all'ultimo  momento  della  serata,  quando  mi  congedai  molto
    cordialmente  da  lui  e  dalla  sua gentile consorte.  Non ero quindi
    preparato a ricevere  la  mattina  seguente  alle  sette  la  seguente
    missiva che recava la data della sera prima alle nove e mezzo, cio un
    quarto d'ora dopo che l'avevo lasciato:

    Mio Caro Giovane Amico,
    -  Il  dado    tratto...  tutto  perduto.  Questa sera ho nascosto i
    lineamenti tormentati dagli affanni sotto la maschera nauseante  della
    letizia per non renderle noto che non vi  alcuna speranza nell'arrivo
    della  rimessa!  Date  le attuali circostanze umilianti da sopportare,
    umilianti da giudicare e umilianti da riferire,  mi sono liberato  del
    passivo  pecuniario  contratto  in  questo  locale,   consegnando  una
    cambiale pagabile a quattordici giorni data presso la mia residenza di
    Pentonville,  Londra.  Alla scadenza non verr onorata.  Il  risultato
    sar  un  disastro.   La  minaccia  incombe,   l'albero  dovr  essere
    abbattuto.
    Mio caro Copperfield, la prego,  tenga come un faro per tutta la vita
    il  disgraziato  che  ora si rivolge a lei.  Con tale intenzione e per
    tale speranza egli le scrive.  Se costui potesse pensare di essere  in
    tal modo utile,  almeno un raggio di luce potrebbe forse penetrare nel
    tetro carcere della  sua  rimanente  esistenza,  sebbene  per  lui  la
    longevit sia (a dir poco) estremamente problematica.
    La  presente,  mio caro Copperfield,  sar l'ultima comunicazione che
    lei mai ricever
    dall'infelice e misero
    WILKINS MICAWBER.

    Questa lettera straziante mi commosse talmente  che  partii  di  corsa
    verso  il  piccolo  albergo  con  l'intenzione di farvi tappa prima di
    andare a scuola,  per confortare con  una  parola  di  solidariet  il
    signor  Micawber.  Ma  giunto a mezza strada incrociai la diligenza di
    Londra con a bordo,  seduti dietro,  il signore e la signora Micawber:
    il  signor  Micawber,  vera  personificazione della pi gaia serenit,
    sorrideva a quanto gli stava dicendo la signora Micawber, mangiando le
    noci che teneva in un sacchetto,  e  gli  spuntava  il  collo  di  una
    bottiglia  dalla  tasca interna del pastrano.  Non mi avevano visto e,
    tutto considerato, pensai bene di non farmi vedere. E cos,  essendomi
    liberato la mente da un gran peso, infilai una traversa che mi avrebbe
    portato a scuola per la via pi breve,  avendo la sensazione che,  nel
    complesso,   ero  piuttosto  sollevato  dalla  partenza  dei   signori
    Micawber, sebbene volessi loro ancora e nonostante tutto un gran bene.









    18 - UNO SGUARDO RETROSPETTIVO.

    I  miei  giorni  di  scuola!   Silenzioso  scorrere  dell'esistenza...
    invisibile,  inavvertito  progredire  della  vita  dall'infanzia  alla
    giovinezza!  Ora voglio riflettere,  mentre rivedo quelle acque rapide
    ormai inaridite nel loro letto  soffocato  dalle  foglie,  se  vi  sia
    ancora una traccia da cui poter ricordare come scorrevano.
    Un attimo, e mi trovo al mio posto nella cattedrale, dove ogni mattina
    ci  si  reca  tutti insieme,  dopo esserci a tale scopo radunati nella
    scuola.  Quell'odore di terra,  l'aria senza sole,  la sensazione  del
    mondo  fatto  remoto,  il  risonare dell'organo lungo le arcate nere e
    bianche e sotto le navate,  sono tutte ali che mi riportano indietro a
    librarmi sopra quei giorni in un sogno per met a occhi aperti.
    Non  sono  pi  l'allievo pi scadente della scuola.  In pochi mesi ho
    superato parecchi miei compagni.  Ma il primo della classe  mi  appare
    ancora  come  un  essere  potente  e lontano,  dimorante ad altezze da
    capogiro irraggiungibili. Agnes a questo dice di no, ma io sostengo di
    s,  e le dico che non sa di quali immense quantit  di  sapere  si  
    impossessato  l'essere  meraviglioso  al  cui  posto  essa  crede  che
    anch'io,  debole aspirante,  possa a suo tempo  giungere.  Non    mio
    intimo amico e pubblico protettore come un giorno Steerforth, ma nutro
    per  lui  un reverente rispetto.  Mi domando soprattutto che cosa far
    quando avr lasciato la scuola del dottor Strong, e come si comporter
    l'umanit per reggere il confronto con lui.
    Ma chi si fa avanti adesso? E' la signorina Shepherd, della quale sono
    innamorato.
    La signorina Shepherd alloggia  presso  il  collegio  delle  signorine
    Nettingall.  Adoro la signorina Shepherd.  E' una ragazza minuscola in
    giacca di lana, con il viso rotondo e i riccioli color lino.  Anche le
    giovani  allieve  delle signorine Nettingall vengono nella cattedrale.
    Non riesco a tenere gli occhi  sul  libro,  perch  devo  guardare  la
    signorina Shepherd.  Quando cantano i coristi, io ascolto la signorina
    Shepherd.   Nelle  preghiere  inserisco  mentalmente  il  nome   della
    signorina  Shepherd;  ve la faccio entrare con i membri della famiglia
    reale.  A casa,  solo nella mia camera,  mi sento  a  volte  spinto  a
    esclamare  ad alta voce: - Oh,  signorina Shepherd!  - in un trasporto
    d'amore.
    Per qualche tempo dubito dei sentimenti della signorina  Shepherd,  ma
    infine  il  fato  ci  propizio e ci incontriamo alla scuola di danza.
    Faccio coppia con la signorina Shepherd.  Le tocco  il  guanto,  e  un
    brivido mi sale per la manica della giubba e mi esce dai capelli.  Non
    dico nulla di tenero alla signorina Shepherd,  ma ci comprendiamo.  La
    signorina Shepherd e io non viviamo se non per poterci poi unire.
    Mi domando perch io abbia segretamente offerto in dono alla signorina
    Shepherd  dodici  noci  del  Brasile.  Non  sono  adatte  a  esprimere
    l'affetto,    difficile  riuscire  a  farne  un  pacchetto  di  forma
    regolare,  sono dure da schiacciare anche tra i cardini di un uscio, e
    una volta schiacciate, trasudano dell'olio,  tuttavia ho l'impressione
    che  siano  adatte  alla signorina Shepherd.  Profondo sulla signorina
    Shepherd anche dei biscotti mollicci e stantii, e innumerevoli arance.
    Una volta bacio la signorina Shepherd nel guardaroba. Quale estasi!  E
    quali  la mia angoscia e la mia indignazione il giorno seguente quando
    sento da voci vaghe che le signorine Nettingall hanno messo in castigo
    la signorina Shepherd,  colpevole di  tenere  i  piedi  piegati  verso
    l'interno!
    Se  la  signorina  Shepherd  forma  l'argomento e la visione della mia
    vita,  come  pu  accadere  che  io  rompa  con  lei?   Non  riesco  a
    immaginarlo.  Eppure  tra  la  signorina Shepherd e me si sviluppa una
    certa freddezza.  Colgo da voci sussurrate che la  signorina  Shepherd
    avrebbe  detto  di  desiderare  che  io non la fissi tanto,  e avrebbe
    confessato di preferire a me il  signorino  Jones...  quel  Jones!  Un
    ragazzo  privo  affatto  di  meriti!  Si  dilata  l'abisso tra me e la
    signorina Shepherd.  E finalmente un giorno incontro le allieve  delle
    signorine  Nettingall  fuori  a passeggio.  E nel passare la signorina
    Shepherd fa le boccacce e si rivolge ridendo alle compagne.  E'  tutto
    finito.  La devozione di una vita intera...  sembra almeno che sia una
    vita intera, ed  la stessa cosa... ha termine;  la signorina Shepherd
    esce  dalle  preghiere  del mattino festivo,  la famiglia reale non la
    riconosce pi.
    A scuola compio altri progressi e nessuno turba la mia pace.  Ora  non
    sono  pi cortese verso le giovani allieve delle signorine Nettingall,
    e non farei la corte a nessuna di loro nemmeno se fossero venti  volte
    tante  e  venti volte pi belle.  Trovo noiosa la scuola di ballo,  mi
    domando perch le ragazze non possano ballare tra loro e lasciarci  in
    pace.  Divento  bravissimo  a  comporre versi in latino,  e trascuro i
    lacci delle scarpe.  Il dottor Strong  dichiara  in  pubblico  che  mi
    ritiene  un  promettente  giovane studioso.  Il signor Dick  pazzo di
    gioia, e mia zia mi spedisce una ghinea a giro di posta.
    Si leva l'ombra di un giovane macellaio,  come  l'apparizione  di  una
    testa di guerriero nel Macbeth.  Chi  questo giovane macellaio? E' il
    terrore della giovent di Canterbury.  Si mormora che il grasso di bue
    con cui si unge i capelli gli procuri una forza eccezionale, e che sia
    capace  di tener testa a un uomo.  E' un giovane macellaio con il viso
    largo e il collo taurino,  le  guance  rosse  e  ruvide,  malvagio  di
    carattere  e  insultante  nel  parlare.  L'uso principale che fa della
    lingua  per diffamare i giovani gentiluomini del dottor Strong.  Dice
    pubblicamente  che  se vogliono buscarle,  lui  pronto a darle.  Cita
    singoli nomi di studenti (tra  cui  il  mio)  che  sarebbe  capace  di
    mettere  a  posto  con  una  mano  sola,  tenendo l'altra legata sulla
    schiena.  Tende agguati ai ragazzi pi piccoli per prenderli  a  pugni
    quando  nessuno li protegge,  e lancia contro di me aperte sfide sulla
    pubblica via.  Ritengo siano motivi sufficienti per dare battaglia  al
    macellaio.
    E un pomeriggio d'estate, in uno spiazzo erboso, dietro l'angolo di un
    muro.  Ho  un  appuntamento con il macellaio.  Sono accompagnato da un
    gruppo scelto di ragazzi della scuola;  il macellaio ha  per  compagni
    altri  due  macellai,  un giovane oste e uno spazzacamino.  Compiuti i
    preliminari, il macellaio e io restiamo a faccia a faccia.  Un attimo,
    e il macellaio fa scoppiare dal mio sopracciglio sinistro le fiamme di
    diecimila  candele.  Ancora un attimo,  e non so pi dove sia il muro,
    dove sono io,  n dove si trovino tutti gli altri.  Non so  quasi  pi
    distinguere  quale  sia  la  mia persona e quale quella del macellaio,
    tanto siamo  avvinghiati  e  attorcigliati  e  sbattuti  sull'erba.  A
    momenti non vedo il macellaio sanguinante, ma fiducioso; a momenti non
    vedo  niente  e  ansimo appoggiandomi al ginocchio del mio secondo,  a
    momenti mi lancio come folle addosso al  macellaio  e  mi  ferisco  le
    nocche  contro  la sua faccia senza nemmeno impressionarlo.  Infine mi
    risveglio  con  la  testa  piuttosto  confusa  come  da  un   profondo
    stordimento,   e  vedo  il  macellaio  che  se  ne  va,  ricevendo  le
    congratulazioni  degli  altri  due  macellai,   dello  spazzacamino  e
    dell'oste,  mentre s'infila la giacca senza fermarsi, dal che deduco a
    ragione che il vincitore  lui.
    Mi conducono a casa in condizioni pietose,  mi mettono  due  bistecche
    sugli  occhi,  mi  fanno  massaggi  con  vino  e brandy;  mi scopro un
    gonfiore bianco sul labbro superiore che  aumenta  straordinariamente.
    Per tre o quattro giorni rimango a casa,  bruttissimo a vedere,  e con
    una visiera verde sopra gli occhi,  e sarei molto infelice se  non  vi
    fosse Agnes che soffre con me come una vera sorella,  mi legge ad alta
    voce, mi fa passare il tempo senza fatica e piacevolmente.  Agnes gode
    completamente e sempre della mia fiducia;  le dico tutto del macellaio
    e dei tanti torti che mi ha  inflitti;  pensa  che  non  avrei  potuto
    tralasciare di battermi contro il macellaio,  ma rabbrividisce e trema
    al pensiero che mi sia battuto.
    Il tempo  volato via senza quasi che  me  ne  accorgessi,  perch  in
    questi  giorni  Adams non  pi il capoclasse,  non lo  da moltissimi
    giorni ormai. Adams ha lasciato la scuola da un tempo cos lungo,  che
    quando  ritorna  per  fare  visita  al  dottor Strong,  sono pochi gli
    studenti, oltre a me, che lo conoscono.  Adams sar presto laureato in
    legge, diventer avvocato e porter la parrucca. Mi sorprende trovarlo
    pi mite di quanto pensassi,  e meno imponente nella persona.  Per ora
    non ha nemmeno fatto tremare il mondo che (per quanto ne  so)  seguita
    precisamente come lui non vi fosse mai entrato.
    Segue  un  vuoto,  nel quale marciano le maestose schiere che sembrano
    interminabili degli eroi della poesia e della  storia...  e  che  cosa
    accade adesso?  Ormai sono io il capoclasse! Guardo dall'alto in basso
    la schiera dei ragazzi inferiori a me,  e m'interesso  benevolmente  a
    quelli che mi ricordano il ragazzo che ero io nei miei primi giorni di
    scuola. Quel piccolo essere non mi pare faccia pi parte di me stesso,
    lo  ricordo  come un oggetto dimenticato lungo la strada della vita...
    qualcosa che ho superato piuttosto di averlo effettivamente vissuto...
    penso a lui quasi come se fosse un estraneo.
    E la bimba che vidi il giorno in cui entrai per la prima  volta  nella
    casa  del  signor  Wickfield?  Scomparsa  ella  pure.  Al  suo  posto,
    l'immagine perfetta del quadro,  e non pi la sua immagine  infantile,
    si  muove  nella casa;  Agnes,  mia dolce sorella,  come la chiamo nel
    pensiero, mia consigliera e amica,  l'angelo buono di tutti coloro che
    ne  subiscono l'influenza tranquilla,  gentile e generosa,  si  fatta
    donna.
    Quali altri mutamenti ho subiti, oltre alle differenze di statura,  di
    aspetto  e  nelle  conoscenze che ho accumulate in tutto questo tempo?
    Porto catena e orologio d'oro, un anello al mignolo e la giubba con le
    falde;  e adopero una grande quantit di brillantina,  il che  insieme
    con l'anello  un brutto segno. Sono di nuovo innamorato? S. Adoro la
    maggiore delle signorine Larkins.
    La  maggiore  delle signorine Larkins non  una bambina.  Ha una bella
    figura di donna alta,  bruna,  con gli occhi neri.  La maggiore  delle
    signorine  Larkins  non    pi  giovanissima,  perch non  pi tanto
    giovane neppure la minore delle signorine Larkins,  e la maggiore deve
    avere  tre o quattro anni di pi.  La maggiore delle signorine Larkins
    potr essere sulla trentina.  La mia  passione  per  lei  non  conosce
    limiti.
    La  maggiore  delle signorine Larkins conosce degli ufficiali.  E' una
    cosa terribile da sopportare. Li vedo che le parlano per via.  Li vedo
    che attraversano la strada per incontrarla quando lungo il marciapiede
    compare da lontano il suo cappellino (ha il gusto dei cappellini con i
    colori  vivaci),  accompagnato  dal cappellino di sua sorella.  Ride e
    parla, e sembra che le piacciano questi incontri. Trascorro un bel po'
    del mio tempo libero passeggiando avanti e indietro  per  incontrarla.
    Sono felice se in una giornata riesco a inchinarmi davanti a lei (mi 
    lecito  salutarla  con  un  inchino perch conosco il signor Larkins).
    Merito di quando in quando questo mio  inchino.  L'angosciosa  collera
    che  mi  tormenta  la  notte  del Ballo delle Corse,  quando so che la
    maggiore delle signorine Larkins danzer con gli ufficiali,  deve  pur
    avere un compenso se c' giustizia sulla terra.
    La passione mi toglie l'appetito e mi obbliga a portare ogni giorno il
    pi  nuovo dei fazzoletti di seta da collo.  Non trovo conforto se non
    indossando gli abiti migliori e facendomi lucidare ripetute volte  gli
    stivali.  Mi  sembra  cos  di  essere  pi degno della maggiore delle
    signorine Larkins.  Mi  prezioso tutto ci che le  appartiene,  o  si
    collega  a  lei.  Trovo pieno d'interesse il signor Larkins,  che  un
    vecchio signore burbero con il doppio mento e un  occhio  inamovibile.
    Quando non posso incontrare la figlia,  mi reco dove ho la probabilit
    di incontrare lui. Se gli dico: Buon giorno,  signor Larkins!  Stanno
    bene  le signorine e tutta la famiglia? mi sembra di essermi rivelato
    e arrossisco.
    Penso  continuamente  alla  mia  et.   Diciamo  pure  che  ho   quasi
    diciassette  anni,  e  che  la  mia  un'et giovanile per la maggiore
    delle signorine Larkins, ma che importa?  D'altra parte fra pochissimo
    tempo  avr  ventun anni.  Di sera passeggio regolarmente davanti alla
    casa del signor Larkins,  sebbene mi  senta  scoppiare  il  cuore  nel
    vedere  entrare  gli  ufficiali,  o  nel  sentire la loro presenza nel
    salotto del primo piano,  dove la  maggiore  delle  signorine  Larkins
    suona l'arpa. Per ben due o tre volte faccio perfino vari giri intorno
    alla casa in atteggiamento languido e svenevole dopo che la famiglia 
    andata  a  coricarsi;  mi  domando quale sar la camera della maggiore
    delle signorine Larkins (e adesso temo proprio  di  avere  puntato  su
    quella del signor Larkins);  desidero che scoppi un incendio;  che una
    grande folla si raduni,  atterrita e immobile che io,  lanciandomi tra
    le  fiamme con una scala,  riesca ad appoggiarla contro la finestra di
    lei, e a salvarla prendendola tra le braccia;  poi rientro per cercare
    qualcosa che ha dimenticato nella camera,  e vi trovo la morte. Perch
    in  genere  il  mio  amore  mi  rende  disinteressato,  credo  che  mi
    accontenterei  di  fare  una  bella  figura  di  fronte alla signorina
    Larkins, e poi spirare.  Di solito,  ma non sempre.  A volte contemplo
    delle visioni pi luminose. Quando mi vesto (impiegandovi due ore) per
    un gran ballo dato dai Larkins (lo sogno da tre settimane), mi dilungo
    con la fantasia su gradevoli immagini. Mi raffiguro nel momento in cui
    mi  faccio  coraggio  e  pronuncio la mia dichiarazione alla signorina
    Larkins.  Vedo la signorina Larkins che mi china il capo sulla  spalla
    dicendo:  Oh,  signor  Copperfield,  posso  davvero  credere alle mie
    orecchie?.  Vedo il signor Larkins che il mattino seguente mi aspetta
    e dice: Mio caro Copperfield, mia figlia mi ha detto ogni cosa. L'et
    giovanile non  un ostacolo.  Ecco ventimila sterline. Siate felici!.
    Vedo mia zia che s'intenerisce e ci benedice, e alla cerimonia nuziale
    sono presenti il signor Dick e il dottor Strong.
    Credo di essere una persona di buon senso  (voglio  dire,  credevo  di
    esserlo  nella  mia  vita  di allora) e sono senza dubbio modesto: ci
    nonostante seguito a questo modo.
    Mi reco nella casa  incantata  in  cui  vi  sono  luci,  voci,  fiori,
    ufficiali (purtroppo!), e la maggiore delle signorine Larkins  di una
    bellezza  abbagliante.  E'  vestita di azzurro con fiori color celeste
    nei capelli...  dei "non ti scordar di me"...  come se per  lei  fosse
    necessario portare dei "non ti scordar di me"!  E' la prima vera festa
    per adulti alla quale sia mai stato invitato  e  mi  sento  un  po'  a
    disagio,  perch  mi  pare di non essere amico di nessuno,  e pare che
    nessuno abbia nulla da dirmi,  salvo il signor Larkins,  il  quale  mi
    domanda  come  stanno i miei compagni di scuola,  e sarebbe meglio che
    non l'avesse detto, non sono venuto qui per essere insultato.
    Ma dopo essere rimasto per qualche tempo sulla soglia a  colmarmi  gli
    occhi  di  gioia  con  la  vista  della dea del mio cuore,  ella mi si
    avvicina... proprio lei, la maggiore delle signorine Larkins!...  e mi
    chiede gentilmente se ballo.
    Con un inchino balbetto:
    - Con lei, signorina Larkins.
    - Con nessun'altra? - chiede la signorina Larkins.
    - Non proverei alcun piacere a ballare con nessun'altra.
    La   signorina   Larkins   ride  e  arrossisce  (o  almeno  credo  che
    arrossisca), e dice: - Fra due balli, e ne sar molto lieta.
    Giunge il momento.  - Credo sia  un  valzer  -  osserva  la  signorina
    Larkins  perplessa  quando  mi  presento.   -  Lei  balla  il  valzer?
    Altrimenti il capitano Bailey...
    Ma io so ballare il valzer (e, si d il caso,  anche piuttosto bene) e
    porto  via  la  signorina  Larkins.  La  separo duramente dal capitano
    Bailey. Egli  infelicissimo, non ne dubito, ma non m'importa. Io pure
    sono stato infelice.  Ballo il valzer con la maggiore delle  signorine
    Larkins!  Non so dove,  fra chi,  per quanto tempo. So soltanto che in
    uno stato di delirante felicit mi libro nello spazio  con  un  angelo
    azzurro,  finch mi trovo solo con lei in un salottino,  a riposare su
    un divano. Ella ammira un fiore (camelia rosa giapponese, prezzo mezza
    corona) che porto all'occhiello. Gliela do e dico:
    - Le chiedo un prezzo inestimabile per questo, signorina Larkins.
    - Davvero! E quale? - replica la signorina Larkins.
    - Un suo fiore, che io terr come l'avaro conserva il suo oro.
    - Lei  un ragazzo ardito - dice la signorina Larkins. - Eccolo.
    Me lo d, e non  dispiaciuta;  lo porto alle labbra,  poi lo nascondo
    sul  petto.  La  signorina  Larkins ride,  infila il braccio nel mio e
    dice: - Ora mi riporti dal capitano Bailey.
    Sono perduto nel ricordo  di  quel  delizioso  incontro,  quando  ella
    ritorna verso di me al braccio di un signore anziano piuttosto brutto,
    che per tutta la sera ha giocato a whist, e dice:
    - Oh,  ecco il mio audace amico! Il signor Chestle la vuole conoscere,
    signor Copperfield.
    Mi accorgo subito che  un amico di famiglia, e sono molto lusingato.
    - Signore, - dice il signor Chestle - ammiro il suo buon gusto, che le
    fa onore. Immagino che lei non s'interessi molto del luppolo, ma io ne
    sono un coltivatore abbastanza in grande;  se le capitasse di arrivare
    in quelle vicinanze,  voglio dire nei pressi di Ashford, e di fare una
    corsa da noi,  saremo lieti di averla nostro ospite per tutto il tempo
    che vorr.
    -  Ringrazio  calorosamente  il  signor Chestle e gli stringo la mano.
    Ballo un'altra  volta  il  valzer  con  la  maggiore  delle  signorine
    Larkins.  Dice che ballo tanto bene! Torno a casa in una condizione di
    indicibile felicit,  e per tutta la notte immagino di ballare con  il
    braccio intorno al vitino azzurro della mia carissima dea.  Nei giorni
    che seguono sono immerso in pensosi rapimenti,  ma non la incontro per
    via,  n  la  vedo quando vado in visita.  Mi conforta in parte per la
    delusione il sacro pegno del fiore appassito.
    - Trotwood.  - mi dice un giorno Agnes dopo pranzo - indovina  chi  si
    sposa domani! Una persona che tu ammiri.
    - Non tu, Agnes, immagino.
    -  Non  io!  - esclama alzando il viso sereno dal foglio di musica che
    sta  ricopiando.  -  Hai  sentito,  babbo?...  E'  la  maggiore  delle
    signorine Larkins.
    - Con... il capitano Bailey? - ho appena la forza di chiedere.
    -  No,  non  con  un capitano.  Con il signor Chestle,  coltivatore di
    luppolo.
    Per una  o  due  settimane  sono  terribilmente  abbattuto.  Mi  sfilo
    l'anello,  indosso  gli abiti peggiori,  non uso brillantina e sovente
    gemo sul fiore appassito della ex-signorina Larkins.  Ma poi,  un  po'
    stanco  di  quel  genere di vita,  e avendo ricevuto dal macellaio una
    nuova  sfida,   butto  via  il  fiore,   incontro  il   macellaio,   e
    gloriosamente lo sconfiggo.
    Gli  ultimi  segni  che  ora  posso  scoprire  del  mio avvicinarmi ai
    diciassette anni sono  anche  questi:  rimetto  al  dito  l'anello,  e
    riprendo a fare un uso moderato della brillantina.













    19 - MI GUARDO INTORNO E FACCIO UNA SCOPERTA.

    Non  sono  sicuro  se  in  fondo al cuore fossi contento o rattristato
    quando i miei giorni di scuola giunsero alla fine e venne  per  me  il
    momento   di   lasciare   il  dottor  Strong.   Ero  stato  felice  in
    quell'ambiente, mi ero molto affezionato al dottore, e nel suo piccolo
    mondo ero eminente e distinto.  Per  tali  motivi  mi  rincresceva  di
    andarmene,  ma  per  altri  abbastanza poco concreti ero contento.  Mi
    lusingava l'idea confusa di essere un uomo giovane  e  padrone  di  me
    stesso,  dell'importanza  inerente  alla  condizione di uomo giovane e
    padrone di s,  e degli effetti magnifici che tale giovane non  poteva
    mancare  di  produrre  sulla  societ.  E tanto forti erano per la mia
    mente di ragazzo queste fantasiose riflessioni,  che alla luce del mio
    presente  modo  di vedere mi pare di avere lasciato la scuola senza un
    vero rimpianto.  Questa separazione  non  produsse  in  me  le  stesse
    impressioni  di altre.  Invano cerco di ricordare quali fossero i miei
    sentimenti e quali le  circostanze,  ma  ci  non  ha  importanza  per
    l'insieme  delle  mie  memorie.  Immagino  che  mi  avranno confuso le
    prospettive aperte davanti a me.  So che allora contavano poco o nulla
    le  mie  passate esperienze,  che vedevo pi che altro la vita come un
    grandioso racconto incantato di cui  stavo  appunto  per  iniziare  la
    lettura.
    Mia   zia  e  io  avevamo  avuto  molti  seri  colloqui  intorno  alla
    professione a cui mi sarei dovuto dedicare.  Da un anno,  e anche pi,
    mi  sforzavo  di  trovare  una risposta soddisfacente alla sua domanda
    tante volte ripetuta: Che cosa vorresti fare?. Ma non mi riusciva di
    scoprire alcuna speciale preferenza per nulla.  Se avessi per miracolo
    potuto  acquisire la scienza della navigazione,  e prendere il comando
    di una veloce spedizione navale  per  compiere  intorno  al  mondo  un
    viaggio   trionfale  di  esplorazioni,   credo  che  mi  sarei  potuto
    considerare perfettamente adatto al compito.  Ma in mancanza  di  tale
    miracolosa  sapienza  il  mio  desiderio  era di intraprendere qualche
    carriera che non pesasse troppo sulla borsa di mia  zia,  e  qualunque
    essa fosse di compiere il mio dovere.
    Il signor Dick aveva regolarmente assistito ai nostri conciliaboli con
    atteggiamento riflessivo e saggio.  Non diede mai suggerimenti,  salvo
    una volta: in quell'occasione propose all'improvviso (non so che  cosa
    glielo avesse fatto venire in mente) che facessi il calderaio. Mia zia
    accolse tanto scortesemente quella proposta,  che egli non ard mai di
    fare la seconda,  limitandosi a osservare con attenzione  mia  zia  in
    attesa  che  esprimesse  i  suoi suggerimenti,  e a fare tintinnare in
    tasca le monete.
    - Trot,  mio caro,  ti voglio dire una cosa - disse mia zia un mattino
    durante  le  feste di Natale,  quando avevo gi lasciato la scuola.  -
    Considerato che questa intricata questione non  ancora risolta,  e se
    possibile non dobbiamo sbagliare nel prendere una decisione, credo che
    faremmo  bene  a  concederci  una  pausa  di  attesa.  Intanto tu devi
    sforzarti di considerare la cosa da un nuovo punto di vista,  non  pi
    da studente.
    - Volentieri, zia.
    - Mi  venuto in mente - seguit mia zia - che un po' di cambiamento e
    una  occhiata alla vita fuori di casa ti potrebbero aiutare a chiarire
    le idee e a formare un giudizio pi fondato.  Potresti partire per  un
    piccolo  viaggio.  Magari  potresti  ritornare  nei  vecchi  luoghi  e
    visitare quella stranissima donna con il  pi  selvaggio  dei  nomi  -
    disse  mia  zia,  fregandosi  il  naso,  perch non era mai riuscita a
    perdonare del tutto a Peggotty di avere quel nome.
    - Zia, fra tutte le cose del mondo questa mi piacerebbe di pi!
    - Bene, - disse mia zia -  una fortuna perch piace anche a me.  Ma 
    naturale  e  ragionevole  che  ti  piaccia.  E  io  sono perfettamente
    convinta,  Trot,  che qualunque cosa  farai  sar  sempre  naturale  e
    ragionevole.
    - Lo spero, zia.
    -  Tua  sorella  Betsey  Trotwood  -  disse mia zia - sarebbe stata la
    ragazza pi naturale e  ragionevole  che  mai  abbia  respirato  sulla
    terra. Sarai degno di lei, non  vero?
    - Spero che sar degno di te, zia. A me baster questo.
    -  E'  una fortuna che quella povera cara bambina di tua madre non sia
    vissuta - disse mia  zia,  guardandomi  con  aria  di  approvazione  -
    altrimenti sarebbe ormai tanto fiera del suo ragazzo, che la sua bella
    testina  le  darebbe  completamente  di volta se pure non le fosse gi
    successo. - (Mia zia scusava ogni sua debolezza nei miei confronti col
    trasferirla in tal  modo  alla  mia  povera  mamma).  -  Santo  cielo,
    Trotwood, quanto me la ricordi!
    - Spero che ti faccia piacere, zia! - dissi.
    - Dick!  - disse con forza mia zia.  - E' identico a come era lei quel
    pomeriggio prima che si agitasse. Santo cielo,   identico a lei com'
    vero che mi sta a guardare con i suoi due occhi!
    - Davvero? - disse il signor Dick.
    - E somiglia anche a David - disse con decisione mia zia.
    - Somiglia molto a David! - disse il signor Dick.
    - Ma quello che voglio che tu diventi, Trot, - riprese mia zia-  e non
    dico  fisicamente,  ma  moralmente  perch  fisicamente sei a posto...
    voglio che tu diventi un uomo deciso.  Un  bell'uomo  deciso  con  una
    volont propria. Fermo - disse mia zia, scotendo verso di me la cuffia
    e serrando le dita.  - Volitivo. Un uomo di carattere, Trot. Dotato di
    quella forza di carattere che non si lascia influenzare da  nessuno  e
    da niente,  salvo che per buoni motivi. Ecco quello che voglio tu sia.
    Ecco come potevano essere tuo padre e tua madre,  e lo sa il cielo  se
    non sarebbe stato meglio per loro.
    Le feci capire che speravo di diventare come lei aveva detto.
    -  E  perch  tu  possa cominciare a contare in una certa misura su te
    stesso,  e ad agire da solo - disse mia zia - ti mander a fare questo
    piccolo  viaggio  da solo.  Una volta avevo pensato che sarebbe venuto
    con te il signor Dick,  ma ripensandoci ho deciso che lo terr  qui  a
    prendersi cura di me.
    Per un momento il signor Dick sembr un po' deluso ma poi l'onore e la
    dignit di dover prendersi cura della donna pi meravigliosa del mondo
    tornarono a raggiargli sul viso.
    - E poi - disse mia zia - c' il "Memoriale".
    - Oh, sicuro! - si affrett a dire il signor Dick. - Trotwood, intendo
    che  sia fatto immediatamente...  deve essere fatto immediatamente!  E
    poi sar presentato, sai... e poi... - disse il signor Dick: si domin
    e fece una lunga pausa. - E poi sar un bel pasticcio!
    In seguito al generoso  progetto  di  mia  zia  poco  dopo  entrai  in
    possesso di una borsa bene fornita di denaro e di una valigia colma di
    effetti  personali.  Alla  partenza  mia  zia  mi  diede  qualche buon
    consiglio e una grande quantit di baci;  disse  che  siccome  il  suo
    scopo  era  che mi guardassi intorno e riflettessi un po',  mi avrebbe
    raccomandato di fermarmi qualche  giorno  a  Londra,  se  volevo,  sia
    nell'andata  nel Suffolk,  sia al ritorno.  Ero insomma libero di fare
    quel che volevo per tre settimane o per un mese;  e nessuna condizione
    era imposta alla mia libert, se non, come gi detto, il consiglio che
    riflettessi  e  mi  guardassi  intorno,  e promettessi di scrivere tre
    volte alla settimana un veritiero resoconto di me.
    Mi recai da prima a Canterbury per congedarmi da Agnes  e  dal  signor
    Wickfield  (non  avevo ancora rinunciato alla mia camera nella vecchia
    casa), e anche dal buon dottor Strong.  Agnes fu lietissima di vedermi
    e mi disse che la casa non era pi la stessa da quando ero partito.
    -  Sono  sicuro di non essere lo stesso nemmeno io quando sono lontano
    da qui - dissi. - Sento la tua mancanza come se non avessi pi la mano
    destra.  Sebbene con questo sia dire ben poco,  dato che la  mia  mano
    destra  non  possiede  cervello n cuore.  Agnes,  tutti quelli che ti
    conoscono ti chiedono consiglio e si fanno guidare da te.
    - Mi pare che tutti quelli che mi conoscono vogliano viziarmi  replic
    sorridendo.
    - No.  Perch tu sei diversa da tutti.  Sei cos buona e sempre dolce.
    Hai un'indole cos gentile e hai sempre ragione.
    - Parli - disse Agnes, scoppiando in una bella risata e senza smettere
    di cucire - come se io fossi la ex-signorina Larkins.
    -  Ma via!  Non  leale approfittare delle mie confidenze - le risposi
    arrossendo al  ricordo  della  mia  azzurra  ammaliatrice.    Tuttavia
    seguiter  a confidarmi ugualmente con te,  Agnes.  Non riuscir mai a
    farne a meno. Ogni volta che mi trover nei guai o mi innamorer te lo
    dir sempre,  se me lo permetterai...  anche  quando  mi  capiter  di
    innamorarmi sul serio.
    -  Ma sei sempre stato innamorato sul serio!  - disse Agnes tornando a
    ridere.
    - Oh, quelle erano cose da bambino,  da scolaretto - dissi,  ridendo a
    mia  volta,  pur  non  senza  vergognarmi  un  poco.  - Adesso i tempi
    cambiano,  e penso che un giorno  o  l'altro  far  terribilmente  sul
    serio.  Ci che mi stupisce,  Agnes,   che tu a quest'ora non l'abbia
    ancora fatto.
    Agnes rise e scosse il capo.
    - Oh, lo so che non sei innamorata! - dissi. - Altrimenti me l'avresti
    detto.  O almeno - aggiunsi,  vedendo che il volto le si copriva di un
    lieve rossore - mi avresti permesso che lo scoprissi da me. Ma nessuno
    di  quanti conosco  degno di amarti,  Agnes.  Prima che io dia il mio
    consenso dovr presentarsi qualcuno dotato di carattere pi  nobile  e
    decisamente  pi  degno  di  tutti  gli  uomini  che ho visti qui.  In
    avvenire osserver con occhio  critico  tutti  i  tuoi  ammiratori,  e
    t'assicuro che dal prescelto esiger moltissimo.
    Avevamo  continuato cos con quel tono confidenziale fra il serio e il
    giocoso che s'era sviluppato nel tempo dai nostri  rapporti  familiari
    iniziati  fin  da bambini.  Ma ora Agnes lev all'improvviso gli occhi
    per incontrare i miei, e mi parl in maniera diversa:
    - Trotwood,  vi  una cosa che ti voglio chiedere e che pu darsi  non
    abbia per molto tempo l'occasione di dirti. Una domanda che non farei,
    credo,  a  nessun'altra  persona.  Non  hai osservato in mio padre una
    graduale alterazione?
    L'avevo notata,  e mi ero pi volte chiesto  se  l'avesse  veduta  lei
    pure.  In  quel  momento  devo avere rivelato questo dall'espressione,
    perch vidi  delle  lagrime  negli  occhi  di  Agnes,  che  subito  si
    chinarono.
    - Dimmi qual  - disse a bassa voce.
    - Credo... Agnes, io provo tanta simpatia per lui, devo essere proprio
    sincero?
    - S - disse.
    -  Credo  che  non  gli  faccia  bene  quell'abitudine che ha lasciato
    crescere da quando sono venuto qui.  Spesso  molto agitato,  o almeno
    mi pare di immaginare.
    - Non  immaginazione - disse Agnes, scotendo il capo.
    - Gli trema la mano, parla in modo confuso e ha lo sguardo smarrito. E
    ho  notato  che in questi casi,  quando non riesce pi a controllarsi,
    gli capita sempre di venire chiamato per qualche faccenda.
    - Chiamato da Uriah - disse Agnes.
    - S, e la sensazione di non essere pronto a trattare la questione, di
    non averla compresa,  o di essersi mostrato senza  volerlo  in  quello
    stato pare gli procuri un tale disagio che il giorno dopo  peggio,  e
    peggio ancora il seguente,  cos si logora e si tormenta.  Non ti devi
    allarmare per quanto ti dico,  Agnes,  ma solo l'altra sera l'ho visto
    in questo stato appoggiare la testa sullo scrittoio e piangere come un
    bambino.
    Mentre stavo ancora  parlando,  mi  pos  leggermente  la  mano  sulle
    labbra,  e in un attimo era corsa a incontrare il padre sulla soglia e
    gli si aggrappava al collo.  E quando  entrambi  si  rivolsero  a  me,
    trovai  davvero  commovente  l'espressione  di lei: nel suo bellissimo
    sguardo vi era tanto profondo affetto filiale,  e gratitudine verso di
    lui per tutto l'amore e le cure; e vi era inoltre la fervida richiesta
    che  io  lo  trattassi  con  delicatezza  anche  nei  miei pi segreti
    pensieri per non dar luogo ad alcun duro sospetto nei suoi  confronti;
    era  insieme  cos  fiera  di  lui  e  devota a lui,  e tuttavia tanto
    compassionevole e addolorata,  e piena di fiducia che  questi  fossero
    ugualmente  i  miei sentimenti,  che non avrebbe potuto dire nulla per
    palesarsi pi chiaramente, n commuovermi di pi.
    Dovevamo andare a prendere il  t  dal  dottore.  Vi  andammo  all'ora
    solita, e intorno al caminetto dello studio trovammo il dottore con la
    sua  giovane  moglie  e  la  madre di questa.  Il dottore,  che rimase
    impressionato dalla mia partenza come se stessi per recarmi  in  Cina,
    mi  accolse come ospite d'onore e fece portare un bel ceppo da gettare
    sul fuoco per vedere il viso del suo ex-allievo accendersi  di  fronte
    alla vampa.
    - Non vedr pi molti volti nuovi prendere il posto di Trotwood,  caro
    Wickfield - disse il dottore, scaldandosi le mani al fuoco.  - Divento
    pigro e ho bisogno di riposare.  Ancora sei mesi e poi congeder tutti
    i miei giovani per condurre una vita tranquilla.
    - Dottore,  questo l'ha gi detto chiss quante volte in questi ultimi
    dieci anni - replic il signor Wickfield.
    - Ma ora intendo farlo - disse il dottore. - Mi succeder il mio primo
    assistente...  finalmente lo dico sul serio...  e cos lei avr presto
    da stendere i contratti e legarci a essi solidamente come  una  coppia
    di bricconi.
    -  E  fare  attenzione  -  aggiunse  il  signor Wickfield - che non la
    ingannino,  come certamente succederebbe con ogni contratto  fatto  da
    lei.  Bene!  Sono  pronto.  Nella  mia professione vi sono compiti pi
    ardui di questo.
    - Poi non avr pi da pensare a  nulla  -  disse  con  un  sorriso  il
    dottore  -  all'infuori  del mio Dizionario e di quest'altro contratto
    che  Annie.
    Quando il signor Wickfield rivolse  lo  sguardo  a  lei,  seduta  alla
    tavola  del  t  accanto ad Agnes.  mi parve che ella si schermisse da
    quell'occhiata  con  tale  insolita  esitazione   e   timidezza,   che
    l'attenzione di lui si fece subito pi intensa, come se una nuova idea
    si fosse aggiunta ai suoi pensieri.
    -  Vedo  che  c'  posta  in  arrivo dall'India - disse dopo una breve
    pausa.
    - Certo! E vi sono lettere del signor Jack Maldon! - disse il dottore.
    - Davvero!
    - Povero caro Jack! - disse la signora Markleham, scotendo il capo.  -
    Quel  clima  terribile!  Dicono  che  sia come vivere su un mucchio di
    sabbia sotto uno specchio ustorio!  Sembrava forte,  ma non era  cos.
    Mio  caro  dottore,  fu  lo spirito,  non il fisico,  a gettarlo tanto
    arditamente  nell'avventura.  Mia  cara  Annie,  devi  pure  ricordare
    perfettamente  che tuo cugino non  mai stato forte,  non precisamente
    quello che si dice robusto - dichiar con enfasi la signora Markleham,
    girando lo sguardo sugli astanti - fin dal tempo in cui mia  figlia  e
    lui  erano  bambini  insieme  e andavano intorno per tutta la giornata
    sottobraccio.
    Cos chiamata in causa, Annie non rispose.
    - Signora,  - disse il signor Wickfield - devo capire da  quanto  dice
    che il signor Maldon  malato!
    - Malato! - conferm "il Vecchio Soldato". - Mio caro signore, e anche
    ogni sorta di cose.
    - Eccetto che bene? - disse il signor Wickfield.
    - Sicuro,  eccetto che bene!  - disse "il Vecchio Soldato". - Ha avuto
    dei terribili colpi di sole,  senza alcun dubbio,  e le  febbri  della
    giungla e la malaria,  e ogni cosa di cui si possa parlare.  Quanto al
    fegato - disse con tono rassegnato "il Vecchio Soldato"  -  a  questo,
    naturalmente, aveva rinunciato del tutto nel momento della partenza!
    - Scrive tutto questo? - chiese il signor Wickfield.
    - Se lo scrive?  Mio caro signore, - gli rispose la signora Markleham,
    agitando la testa e il ventaglio - lei mostra di conoscere ben poco il
    mio povero Jack Maldon, se mi pone questa domanda.  Se lo scrive?  No,
    davvero.  Lo  si  potrebbe  trascinare  legato agli zoccoli di quattro
    cavalli selvaggi prima che lo scrivesse.
    - Mamma! - fece la signora Strong.
    - Annie mia cara,  - ribatt la madre  -  una  volta  per  tutte  devo
    proprio  pregarti  di  non  interrompermi,  a  meno  che  non  sia per
    confermare quanto dico.  Sai benissimo come lo so io  che  tuo  cugino
    Maldon  si  lascerebbe  trascinare  legato  agli  zoccoli di qualunque
    numero di cavalli selvaggi...  perch dovrei limitarmi a quattro?  Non
    mi limiter certo a quattro...  diciamo meglio otto sedici, trentadue,
    piuttosto di scrivere alcunch per far naufragare i piani del dottore.
    - I piani di Wickfield - disse il  dottore,  passandosi  la  mano  sul
    volto,  e  rivolgendosi  con  aria pentita al suo consigliere.  Vale a
    dire, i nostri piani comuni per lui.  Fui io a dirlo,  all'estero o in
    patria.
    -  E io - aggiunse con gravit il signor Wickfield - dissi all'estero.
    Io fui lo strumento per mandarlo all'estero. La responsabilit  mia.
    - Oh! La responsabilit! - esclam "il Vecchio Soldato".  - Si  fatto
    tutto  per il meglio,  mio caro signor Wickfield;  tutto  stato fatto
    nel migliore e pi generoso dei modi.  Ma se quel  poveretto  non  pu
    vivere l,  non vivr;  e se non vivr,  morir prima di sconvolgere i
    piani del dottore. Lo conosco - disse "il Vecchio Soldato",  facendosi
    vento in una specie di tranquilla e profetica agonia - e so che morir
    laggi piuttosto che sconvolgere i piani del dottore.
    -  Bene,  bene,  signora  - disse allegramente il dottore.  - Non sono
    fanatico dei miei piani  e  li  posso  capovolgere  io  stesso.  Posso
    sostituirli con dei piani diversi. Se il signor Jack Maldon torner in
    patria  a  causa  della  cattiva  salute,  non si dovr permettere che
    riparta,  e dovremo sforzarci di trovargli in patria una  sistemazione
    pi conveniente e fortunata.
    La  signora  Markleham  fu tanto sopraffatta dalle generose parole del
    dottore (che, non occorre dirlo,  non si era affatto attesa,  n aveva
    provocate)  che  riusc solo a dire al dottore come ci fosse degno di
    lui,  ripetendo varie volte l'operazione di  baciare  le  stecche  del
    ventaglio e poi di batterglielo sulla mano. Dopo di che rimprover con
    dolcezza la figlia Annie di non essere abbastanza espansiva quando per
    amor  suo  tanta  generosit  veniva  fatta  piovere  sul  suo vecchio
    compagno di giochi;  quindi  ci  intrattenne  con  alcuni  particolari
    relativi ad altri membri meritevoli della famiglia,  che sarebbe stato
    desiderabile rimettere sui loro meritevoli piedi.
    Per tutto quel tempo sua figlia Annie non disse una  parola,  n  alz
    gli  occhi.  Per tutto quel tempo il signor Wickfield tenne lo sguardo
    fisso sulla giovane che era seduta al fianco di sua figlia.  Mi  parve
    che  non  pensasse  di  poter  venire  notato  da  alcuno,  perch era
    concentrato su lei e sui propri  pensieri  riguardo  a  lei  tanto  da
    esserne  del  tutto  assorbito.  Poi  chiese  che  cosa e a chi avesse
    effettivamente scritto il signor Jack Maldon su se stesso.
    -  S, ecco - disse la signora Markleham,  prendendo una lettera sulla
    mensola del caminetto al di sopra della testa del dottore: - Quel caro
    ragazzo  lo  dice  lui  stesso  al  dottore...  dov'?  Oh,  ecco: Mi
    rincresce informarla che la mia salute  gravemente compromessa e  che
    temo  di trovarmi nella necessit di ritornare per un certo periodo in
    patria,  come unica speranza di  guarigione.  E'  abbastanza  chiaro,
    poveretto! La sua unica speranza di guarigione. Ma la lettera di Annie
     anche pi chiara. Annie, fammi vedere ancora quella lettera.
    - Mamma, non ora - la supplic a bassa voce.
    -  Mia  cara,  intorno  a certi argomenti - ribatt la madre - sei una
    delle persone pi  ridicole  del  mondo,  e  forse  la  pi  snaturata
    rispetto  alle  esigenze  della  tua  stessa  famiglia.  Credo che non
    avremmo addirittura mai sentito parlare  di  questa  lettera,  se  non
    t'avessi  io stessa interrogata.  Amor mio,  tu la chiameresti fiducia
    nel dottor Strong? Mi sorprendi. Dovresti essere pi saggia.
    La lettera fu tirata fuori con riluttanza, e mentre la porgevo io alla
    vecchia signora, vidi come tremava la mano incerta dalla quale l'avevo
    presa.
    - Vediamo - disse la signora Markleham, portando all'occhio la lente -
    dove si  trova  quella  frase.  Il  ricordo  dei  vecchi  tempi,  mia
    carissima  Annie eccetera,  eccetera...  non  qui L'amabile vecchio
    Censore... chi ? Annie, povera me, com' poco leggibile la grafia di
    tuo cugino, e come sono stupida! Dottore, naturalmente. Ah!  Davvero
    amabile!  -  e  qui  s'interruppe  torn  a  baciare il ventaglio e ad
    agitarlo verso il  dottore,  il  quale  ci  guardava  con  espressione
    placidamente soddisfatta.  - Ho trovato: Pu darsi, Annie, che non ti
    rechi stupore sentire...  sicuro sapendo che non   mai  stato  molto
    forte;  che  cosa  stavo dicendo?...  che ho tanto sofferto in questo
    remoto paese,  e che in ogni caso ho deciso di partire,  se potr,  in
    licenza  per  malattia,  e  se  non  potr  ottenere questo,  dando le
    dimissioni definitivamente. E' insopportabile quello che ho sofferto e
    soffro qui.  E se non fosse per la sollecitudine del  migliore  degli
    uomini,  -  dichiar la signora Markleham,  tornando a lanciare il suo
    messaggio al dottore - sarebbe insopportabile anche per me pensarlo.
    Il signor Wickfield non disse parola, nonostante la vecchia signora lo
    fissasse come per  chiedergli  un  commento  alla  notizia,  e  rimase
    silenzioso  e  severo con gli occhi fissi a terra.  E cos rest anche
    dopo che la conversazione era passata ad altri argomenti,  senza quasi
    mai  levare  gli  occhi,  se  non  per volgerli per qualche attimo sul
    dottore, sulla moglie o su entrambi.
    Il dottore amava molto la musica. Agnes cantava con grande dolcezza ed
    espressione,  come pure la signora  Strong.  Cantarono  dei  duetti  e
    sonarono a quattro mani offrendoci un vero piccolo concerto.  Ma notai
    due cose: in primo luogo,  sebbene Annie avesse ben presto  ripreso  a
    dominarsi  e fosse tornata come al solito,  vi era tra lei e il signor
    Wickfield una barriera che li separava affatto;  in secondo luogo,  il
    signor  Wickfield mostrava di trovare sgradevole l'intimit di lei con
    Agnes e di rilevarla con un certo disagio.  E ora devo confessare  che
    mi  torn per la prima volta alla mente causandomi turbamento e con un
    significato affatto nuovo ci che avevo visto la sera in cui il signor
    Maldon era partito.  L'innocente bellezza del volto di  Annie  non  mi
    pareva adesso pi tanto innocente;  cominciai a diffidare dell'incanto
    e del fascino dei suoi modi;  e quando  guardai  Agnes  che  le  stava
    accanto,  e pensai com'era buona e sincera Agnes, mi venne il sospetto
    che non fosse un'amicizia bene assortita.
    Agnes se ne mostrava tuttavia cos soddisfatta,  e  anche  l'altra  ne
    pareva  tanto  contenta,  che  fecero  scorrere per noi la serata come
    un'ora sola. Al termine vi fu un incidente che rammento bene.  Stavano
    per congedarsi l'una dall'altra,  e Agnes era sul punto di abbracciare
    e baciare l'amica, quando come per caso il signor Wickfeld le divise,
    e in fretta port via con s la figlia.  Poi vidi,  ed   come  se  il
    tempo  intervenuto  fosse  tutto  cancellato e ci trovassimo ancora su
    quella soglia la sera nel  momento  dei  saluti,  l'espressione  della
    signora Strong quando incontr lo sguardo del signor Wickfield.
    Non  so  dire  quale impressione ci abbia avuto su di me,  n come mi
    fosse impossibile,  quando pi tardi ripensavo a lei,  cancellarle dal
    volto  quella  espressione e ricordare ancora la sua grazia innocente.
    Di ritorno a casa ne ero ancora tormentato;  mi pareva di avere notato
    nel lasciare la casa del dottore l'incombere minaccioso su esso di una
    nube  fosca.  Il  rispetto  che portavo alla sua testa grigia si univa
    alla compassione che  provavo  verso  la  sua  fiducia  in  quanti  lo
    tradivano,  e  al risentimento contro chi gli faceva del male.  Calava
    come una macchia sulla casa tranquilla in cui avevo studiato e giocato
    da ragazzo l'ombra di una grande afflizione e di  un  grave  disonore,
    che  ancora  non  mostrava chiaramente la forma,  ma era foriera di un
    danno crudele.  Non mi dava pi gioia ripensare alle severe piante  di
    aloe  dalle  grandi foglie capaci di rimanere per un centinaio di anni
    ravvolte su se stesse, e all'erba vellutata del prato,  e alle urne di
    pietra,  e al viale tel dottore,  e al suono congeniale che le campane
    della cattedrale facevano aleggiare su tutto questo.  Era come  se  il
    tranquillo  santuario  della  mia adolescenza fosse stato saccheggiato
    sotto ai miei occhi, e ne avessero gettato al vento l'onore e la pace.
    Ma il mattino mi condusse all'addio dalla vecchia casa che Agnes aveva
    colmato della sua influenza,  e ci era sufficiente a occupare tutti i
    miei  pensieri.  Vi  sarei  tornato senza dubbio presto;  avrei ancora
    dormito,  e magari molte volte,  nella mia vecchia  camera,  ma  erano
    tramontati  i  giorni  in  cui  vi avevo davvero abitato,  un tempo si
    chiudeva. Mentre radunavo quella parte di libri e di indumenti rimasti
    perch venissero spediti a Dover,  mi doleva tanto  il  cuore  da  non
    desiderare  affatto di far parte del mio dispiacere a Uriah,  il quale
    si mostrava cos premuroso nel darmi una mano da  farmi  pensare  poco
    caritatevolmente che fosse contento di vedermi partire.
    Mi  separai  da  Agnes e da suo padre con un tentativo abbastanza male
    riuscito di sfoggiare una virile sicurezza,  e presi posto a  cassetta
    della diligenza per Londra. Mi trovavo in uno stato d'animo cos dolce
    e pacifico, mentre si attraversava la citt, da avere ma mezza idea di
    fare un cenno di saluto al mio vecchio nemico macellaio e di gettargli
    una moneta da cinque scellini per offrirgli da bere.  Ma aveva un'aria
    cos ostinatamente da macellaio, occupato com'era a raschiare il ceppo
    della bottega,  e per di pi l'aspetto  era  ancora  peggiorato  dalla
    mancanza dell'incisivo che gli avevo fatto saltare io, che pensai bene
    di non tentare alcun approccio.
    Ricordo  che,  una  volta  bene  avviati sulla strada maestra,  il mio
    principale obbiettivo era di apparire al conducente  il  meno  giovane
    possibile,  e quindi parlavo con tono molto burbero. Mi riusciva molto
    scomodo farlo,  ma mi vi attenni  con  la  sensazione  che  fosse  una
    maniera di fare da persona adulta.
    - Fa viaggio, signore? - disse il cocchiere
    -  S,  William  - dissi con aria di condiscendenza (lo conoscevo).  -
    Vado a Londra. Pi tardi scendo gi nel Suffolk.
    - A caccia, signore? - disse il cocchiere.
    Sapeva quanto me che in quella stagione l'andare a  caccia  era  tanto
    probabile  come  andare  a pesca delle balene,  tuttavia la domanda mi
    lusing.
    - Non lo so - dissi,  fingendomi indeciso.  - Non so se tirer qualche
    colpo.
    - Dicono che gli uccelli sono diventati scarsi - disse William.
    - L'ho sentito dire anch'io - dissi.
    - Lei viene dal Suffolk, signore? - mi chiese William.
    - S! - risposi con una certa enfasi. - Vengo dal Suffolk.
    -  Mi  hanno detto che laggi avete gnocchi straordinariamente buoni -
    disse William.
    Questo non lo sapevo,  ma ritenni indispensabile  sostenere  i  meriti
    della mia contea, perci scossi la testa come a dire: Altro che!.
    - E i cavalli da tiro - disse William. - Che bestie quelle! Un cavallo
    da tiro del Suffolk,  quando  buono, vale tanto oro quanto pesa. Lei,
    signore, ha mai allevato cavalli da tiro del Suffolk?
    - N...o - dissi. - Non precisamente.
    - C' un signore  dietro  a  me  -  disse  William  -  che  li  alleva
    all'ingrosso, ci scommetto.
    L'uomo  a  cui  alludeva aveva uno strabismo molto poco simpatico e la
    mascella molto prominente,  un  alto  cappello  bianco  con  la  falda
    stretta  e  diritta  e  calzoni  giallastri  attillati  che sembravano
    completamente abbottonati lungo le gambe  dagli  stivali  ai  fianchi.
    Aveva  spinto  il mento sulla spalla del cocchiere e tanto vicino a me
    che mi faceva con il respiro il solletico alla nuca, e quando mi volsi
    a guardarlo stava fissando con l'occhio non strabico i  cavalli  della
    diligenza con aria di profondo conoscitore.
    - Non  forse vero? - gli chiese William.
    - Non  vero che cosa? - replic il signore della fila dietro.
    - Che lei alleva all'ingrosso cavalli del Suffolk?
    -  Credo  bene - disse il signore.  - Non c' razza di cavalli che non
    abbia allevato,  e nemmeno razze di cani.  Cavalli e cani per qualcuno
    sono una passione. Per me sono invece vivande e bevande, casa, moglie,
    figli,  lettura, scrittura e aritmetica... tabacco da naso, da fumo, e
    sonno.
    Maneggiando le redini, William mi bisbigli all'orecchio:
    - Le pare un tipo adatto a sedere sull'imperiale?
    Interpretai la frase come l'indicazione del desiderio  che  l'uomo  si
    trovasse  al mio posto,  e perci mi offersi arrossendo di cedergli il
    mio.
    - Ecco,  signore,  - disse William - se non le rincresce,  mi pare che
    sarebbe pi giusto.
    Ho  sempre  pensato  che quella sia stata la mia prima sconfitta nella
    vita. Quando avevo pagato la tariffa del viaggio, avevo fatto scrivere
    sullo scontrino Posto a cassetta,  e avevo dato all'impiegato  mezza
    corona.  Mi  ero  avvolto  in  uno  speciale  pastrano e in una grossa
    sciarpa per essere all'altezza della posizione eminente; ne ero andato
    molto fiero,  e avevo la sensazione di far onore  alla  diligenza.  Ed
    ecco  che  subito  alla  prima  tappa  venivo  soppiantato  da un uomo
    malvestito e con un occhio  strabico,  il  cui  unico  merito  era  di
    puzzare  di  scuderia  e  di scavalcarmi mentre i cavalli correvano al
    galoppo pi come una mosca che come un essere umano!
    Quella sfiducia di  me  stesso  che  nella  vita  mi  ha  tante  volte
    tormentato in certe piccole occasioni nelle quali sarebbe stato meglio
    non soffrirne,  non rimase certo impedita nel suo sviluppo dal piccolo
    incidente a cassetta della diligenza di Canterbury. Era inutile che mi
    rifugiassi nel tono burbero della voce.  Per il resto del viaggio feci
    salire  la  voce  dal fondo dello stomaco,  ma mi sentii completamente
    sconfitto e terribilmente giovane.
    Trovavo tuttavia curioso e interessante stare seduto  lass  dietro  a
    quattro  cavalli,  fornito com'ero di buona cultura,  di bei vestiti e
    con un bel po' di denaro in tasca,  e  cercare  i  luoghi  dove  avevo
    dormito  durante  la  mia  faticosa fuga.  Non mi mancavano abbondanti
    argomenti di riflessione a ogni importante punto di riferimento  lungo
    la strada.  Nel guardare i vagabondi che sorpassavamo,  e vedendo quel
    genere non dimenticato di facce che si alzavano al  nostro  passaggio,
    mi  pareva  di  sentire  ancora  le mani annerite del calderaio che mi
    afferravano per il  petto  della  camicia.  Quando  attraversammo  con
    fragore  la  via  angusta di Chatham,  e riuscii a dare un'occhiata al
    vicolo in cui abitava  il  vecchiaccio  che  aveva  comperato  la  mia
    giubba,  allungai  ansiosamente  il collo in cerca del punto in cui al
    sole e nell'ombra ero stato ad aspettare il  denaro  dovutomi.  Quando
    finalmente,  durante  l'ultima  tappa  prima di Londra,  passammo poco
    lontano da quella Salem House in cui il signor Creakle si  dava  tanto
    daffare  con  la  sua mano pesante,  avrei dato tutto ci che avevo in
    cambio di un legale  permesso  per  scendere  e  andare  a  staffilare
    proprio  lui,  e mettere in libert tutti i ragazzi come tanti passeri
    fuori da una gabbia.
    Arrivammo alla "Croce d'Oro" di  Charing  Cross,  allora  un  edificio
    ammuffito  e stretto fra altre case.  Un cameriere mi introdusse nella
    sala comune; e poi una cameriera mi condusse in una camera angusta che
    odorava di scuderia,  ed era priva d'aria come una tomba di  famiglia.
    Continuavo  a  essere dolorosamente consapevole della mia giovane et,
    perch nessuno mostrava di avere alcun timore di me: la cameriera  era
    rimasta del tutto indifferente alle mie opinioni su certi particolari,
    e  il  cameriere mi aveva trattato con familiarit,  offrendo consigli
    alla mia inesperienza.
    - Bene,  e adesso - disse il cameriere in tono confidenziale  che cosa
    vorrebbe  per  pranzo?  In generale i signorini gradiscono il pollame:
    ordini un pollo!
    Gli dissi pi maestosamente che potei di non avere voglia di pollo.
    - Ah, s?  - disse il cameriere.  - I signorini sono di solito stanchi
    di manzo e montone; prenda una cotoletta di vitello!
    Non sapendo che cos'altro suggerire, accettai la proposta.
    -  Vuole  anche  patate?  -  disse  il  cameriere  con  un  sorriso di
    complicit e la testa piegata di lato.  - Di solito i  signorini  sono
    obbligati a mangiare troppe patate.
    Con  il  tono  pi  basso  della  mia voce gli ordinai di portarmi una
    cotoletta di vitello con patate,  il  tutto  cotto  a  puntino,  e  di
    chiedere  al  banco  se  vi  fossero  lettere  per  il signor Trotwood
    Copperfield (sapevo che non ve ne erano, non potevano esservene, ma mi
    parve un gesto virile dire che ne aspettavo).
    Torn poco dopo a dirmi che non ve  n'erano  (mi  mostrai  stupito)  e
    cominci a preparare la tavola per me in un angolo separato accanto al
    fuoco. Mentre era in tal modo occupato, mi chiese che cosa avrei preso
    da  bere,  e  quando  gli ebbi risposto che volevo mezza pinta di vino
    secco,  temo che  trovasse  conveniente  ricavare  questa  misura  dai
    rimasugli  rancidi  in fondo a varie caraffe.  Lo dico,  perch mentre
    leggevo il giornale lo notai dietro a un basso tramezzo di  legno  che
    chiudeva il suo reparto privato, intento a vuotare vari recipienti del
    genere  in  un  altro,  proprio  come  un  farmacista che spedisce una
    ricetta.  Quando il vino arriv lo trovai  insipido,  e  senza  dubbio
    conteneva  pi  briciole  inglesi  di  quante  se  ne sarebbero dovute
    trovare in un vino straniero in condizioni di discreta purezza; ma fui
    tanto timido da berlo senza dir nulla.
    Trovandomi poi in condizioni di spirito piacevoli (dal che deduco  che
    l'avvelenamento,   in   alcuni  stadi  del  processo,   non    sempre
    sgradevole),  decisi di andare  a  teatro.  Scelsi  il  teatro  Covent
    Garden,  e  l,  da  un  posto arretrato di un palco di centro vidi il
    "Giulio Cesare" e la nuova pantomima.  Avere di fronte  a  me,  e  ben
    vivi,  tutti  quei nobili romani che entravano e uscivano di scena per
    farmi divertire,  invece di averli in veste di severi maestri come  mi
    era accaduto a scuola,  mi parve una novit deliziosa. Ma l'insieme di
    realt e mistero dell'intero spettacolo,  l'influenza operata su di me
    dalla poesia,  e le luci,  la musica, gli spettatori, i meravigliosi e
    perfetti cambiamenti di scene luccicanti e brillanti  mi  abbagliarono
    talmente,  e  spalancarono davanti a me tali illimitate prospettive di
    diletto,  che uscendo sulla via sotto la pioggia alle dodici di notte,
    ebbi   l'impressione  di  essere  disceso  dalle  nuvole  dopo  avervi
    trascorso un tempo infinito di vita  romantica,  per  trovarmi  in  un
    misero mondo male illuminato,  pieno di grida,  di fango,  di ombrelli
    che  si  urtavano,  di  carrozze  di  piazza  che  s'incrociavano,  di
    fragorose soprascarpe con le suole di legno.
    Ero  uscito  da  una  porta secondaria,  e per un momento rimasi fermo
    nella via quasi fossi davvero uno straniero sulla terra,  ma le spinte
    e  gli urtoni senza cerimonie che ricevetti mi richiamarono ben presto
    alla realt e  mi  indussero  a  incamminarmi  verso  l'albergo,  dove
    arrivai,  sempre rimuginando fra me la gloriosa visione;  e dove, dopo
    un po' di birra scura con qualche  ostrica,  seguitavo  a  ripensarla,
    seduto  nel  bar all'una passata e con gli occhi fissi alla fiamma del
    caminetto.
    Ero cos immerso nello spettacolo e nel passato,  poich quello era in
    un  certo  senso  come  un  velo  brillante attraverso il quale vedevo
    scorrere i miei pochi anni,  che non so quando divenne per me una vera
    presenza  la  figura  di  un  bel giovane aitante,  vestito con quella
    comoda disinvoltura di buon gusto che ho motivo  per  ricordare  molto
    bene.  Ma  so  di  essermi reso conto di lui senza avere notato quando
    fosse entrato...  e intanto rimanevo ancora seduto a riflettere vicino
    al caminetto.
    Finalmente  mi  alzai  per  andare  a  coricarmi,  con grande sollievo
    dell'assonnato cameriere,  a cui s'erano intorpidite le gambe,  e  che
    seguitava  a  contorcerle,  a  batterle e a sottoporle a ogni sorta di
    esercizi nel chiuso del suo reparto.  Avviandomi verso la porta passai
    davanti  a  colui  che  era  entrato e lo vidi chiaramente.  Subito mi
    volsi,  tornai indietro e lo guardai per  la  seconda  volta.  Non  mi
    riconobbe, ma io l'avevo subito identificato.
    In  un  momento  diverso  mi  sarebbe mancato l'ardire o la volont di
    parlargli,  e avrei forse rimandato al  giorno  dopo  l'incontro,  che
    sarebbe  magari  sfumato.  Ma  nelle  condizioni  di spirito in cui mi
    trovavo,  e ancora sommerso dall'emozione della recita,  la protezione
    che egli mi aveva offerta mi apparve tanto meritevole di riconoscenza,
    e  il  vecchio  affetto tanto spontaneamente e vivamente mi traboccava
    dal petto,  che subito mi avvicinai a lui con il cuore che mi  batteva
    forte e dissi:
    - Steerforth! non mi vuoi salutare?
    Mi  guard,  proprio come allora a volte fissava qualcuno,  ma non gli
    vidi sul volto alcun segno che mi avesse riconosciuto.
    - Temo proprio che tu non ti ricordi di me - dissi.
    - Dio santo! - esclam di colpo. - Il piccolo Copperfield!
    Gli afferrai entrambe le mani e non  riuscivo  pi  a  lasciarle.  Non
    fosse stato per la mia timidezza e il timore di rendermi sgradito, gli
    avrei gettato le braccia al collo scoppiando a piangere.
    -  Non  sono mai stato cos felice,  mai,  in tutta la vita!  Mio caro
    Steerforth, che gioia immensa vederti!
    - E io pure sono felice di vederti! - disse, stringendomi cordialmente
    le mani.  - Ma Copperfield,  vecchio  mio,  non  lasciarti  andare!  -
    Tuttavia  pensai  che  fosse  egli  pure  contento  di  notare come mi
    commoveva la gioia di vederlo.
    Mi asciugai in fretta le lagrime che nonostante la mia  buona  volont
    non  ero  riuscito  a  trattenere,  vi risi sopra stentatamente,  e ci
    mettemmo a sedere l'uno di fianco all'altro.
    - Ma come mai sei capitato qui?  - mi chiese Steerforth battendomi una
    mano sulla spalla.
    -  Sono  arrivato  oggi  con  la  diligenza di Canterbury.  Sono stato
    adottato da una zia che abita da quelle parti,  e ho appena finito  la
    scuola laggi. E tu, Steerforth, come mai sei qui?
    - Ecco,  io sarei uno di quelli che si chiamano gli studenti di Oxford
    - rispose.  - Vale a dire che laggi di tanto in  tanto  mi  annoio  a
    morte...  e  adesso  sono  in viaggio per andare da mia madre.  Sei un
    diavolo di bel ragazzo,  Copperfield.  Proprio com'eri allora,  adesso
    che ti guardo. Non sei cambiato per nulla!
    - Io s ti ho subito riconosciuto, ma  facile ricordare te! - dissi.
    Egli rise, passando le dita fra i folti riccioli e disse allegro:
    -  Ecco,  mi  trovo  in viaggio di dovere.  Mia madre abita poco fuori
    citt, e le strade sono in condizioni cos bestiali,  e la nostra casa
      tanto  noiosa  che stasera ho fatto sosta qui invece di proseguire.
    Sono in citt da nemmeno sei ore e le ho passate a  sonnecchiare  e  a
    brontolare al teatro di prosa.
    -  Steerforth,  io  sono  stato  al  Covent  Garden.  Che divertente e
    magnifico spettacolo!
    Steerforth rise di cuore.
    - Mio caro piccolo Davy - disse, tornando a battermi la spalla.  - Sei
    un'autentica  margheritina.  La margherita di campo all'alba non  pi
    fresca di te.  Sono stato io pure al Covent Garden e non ho mai  visto
    una faccenda pi meschina. Ehi, l!
    Chiamava il cameriere,  il quale da lontano s'era molto interessato al
    nostro incontro, e ora si fece avanti con deferenza.
    -  Dove  avete  messo  il  mio  amico,  signor  Copperfield?  -  disse
    Steerforth.
    - Mi perdoni, signore...?
    - Dove dorme?  A quale numero? - disse Steerforth. - Sai bene che cosa
    voglio dire.
    - Vede,  signore - disse il cameriere con aria di scusa.  - Per adesso
    il signor Copperfield  al numero quarantaquattro.
    -  E che diavolo intenderesti fare - gli replic Steerforth - mettendo
    il signor Copperfield in una piccola soffitta sopra le scuderie?
    - Ma vede, signore,  - gli rispose il cameriere,  sempre con l'aria di
    scusarsi  -  nessuno  sapeva  che  il signor Copperfield avesse le sue
    esigenze.  Se fosse preferibile,  signore,  possiamo  dare  al  signor
    Copperfield il settantadue. Vicino a lei, signore.
    - Naturalmente che sarebbe preferibile - disse Steerforth. - E bisogna
    farlo subito.
    Il   cameriere  corse  immediatamente  a  fare  il  trasferimento.   E
    Steerforth,  molto divertito dal fatto che mi  avessero  assegnato  la
    camera  quarantaquattro,  scoppi di nuovo a ridere,  torn a battermi
    sulla spalla,  e mi invit a fare colazione  con  lui  alle  dieci  di
    mattina, invito che fui oltremodo fiero e felice di accettare. Era gi
    parecchio  tardi,  quindi  prendemmo  le  candele  e salimmo di sopra,
    separandoci alla sua porta con grandissima  cordialit,  dopo  di  che
    scopersi  che  la  mia  nuova  camera era infinitamente migliore della
    prima,  non sentiva affatto di  muffa,  e  aveva  un  enorme  letto  a
    baldacchino, ampio come una bella aiuola spaziosa. E l, fra un numero
    di  guanciali  bastanti  per sei persone,  presto mi addormentai in un
    beato stato d'animo,  e presi a sognare  intorno  all'antica  Roma,  a
    Steerforth  e  all'amicizia  fino  a  che le prime diligenze,  uscendo
    fragorosamente dal portico sottostante,  mi fecero sognare tuoni e di
    dell'Olimpo.













    20 - LA CASA DI STEERFORTH.

    Quando   al  mattino  alle  otto  la  cameriera  buss  all'uscio  per
    avvertirmi che era pronta l  fuori  l'acqua  calda  per  radermi,  mi
    rattristai  molto  di  non avere necessit di usarla,  e nel mio letto
    arrossii. Per tutto il tempo che impiegai a vestirmi mi torment anche
    il sospetto che nel dire quelle parole la donna avesse riso,  e quindi
    mentre mi sarei trovato accanto a lei scendendo per fare colazione ci
    avrebbe  contribuito  a  darmi un'aria furtiva e colpevole.  Ero tanto
    penosamente consapevole di essere pi giovane di quanto avrei  voluto,
    che  a causa di tale circostanza disonorevole per un po' non riuscii a
    decidere di passarle vicino, e rimasi a guardare da una finestra il re
    Carlo a cavallo, circondato da una folla di carrozze di piazza,  e con
    l'aria  tutt'altro  che  regale  cos ravvolto nella pioggia leggera e
    nella nebbia brunastra,  finch  il  cameriere  mi  avvert  che  quel
    signore mi aspettava.
    Non nella sala del bar Steerforth stava ad attendermi, ma in un comodo
    salottino  privato  con  le tende rosse e un tappeto turco;  vi ardeva
    allegramente un bel fuoco,  l'abbondante colazione calda era preparata
    sulla  tavola coperta da una tovaglia di bucato,  e una gaia miniatura
    della stanza con il fuoco,  la colazione,  Steerforth e tutto il resto
    brillava  dentro al piccolo specchio rotondo appeso sopra la credenza.
    Fui da prima un po' impacciato,  nel vedere Steerforth cos elegante e
    disinvolto,  e superiore a me sotto ogni riguardo (compresa l'et); ma
    la  sua  spontanea  benevolenza  mi  fece  presto  superare   la   mia
    insicurezza  mettendomi  perfettamente  a  mio agio.  Non avrei potuto
    ammirare abbastanza i mutamenti che egli  aveva  operati  nel  "Golden
    Cross",  n  paragonare lo stato di abbandono in cui mi ero trovato il
    giorno prima con gli agi e le comodit di quella  mattina.  Quanto  ai
    modi familiari del cameriere,  erano scomparsi come se non fossero mai
    esistiti.  Ora ci serviva,  per cos dire,  vestito di sacco e con  la
    cenere sulla testa.
    -  E  ora,  Copperfield,  -  disse  Steerforth  quando fummo soli - mi
    piacerebbe sapere che cosa intendi fare,  dove andrai e tutto il resto
    di te. E' un po', mi sembra, come se tu mi appartenessi.
    Raggiante  di piacere nel trovare che provava ancora interesse per me,
    gli spiegai come mia zia avesse proposto  la  piccola  spedizione  che
    avevo in programma, e dove mi sarei diretto.
    - E allora,  se non hai fretta - disse Steerforth - vieni a casa mia a
    Highgate e restaci un paio di giorni.  Ti piacer mia madre,  che  un
    po'   orgogliosa  e  chiacchierona  nei  miei  confronti,   ma  glielo
    perdonerai, e tu piacerai a lei.
    - Di questo vorrei  essere  sicuro  anch'io  come  te  -  gli  risposi
    sorridendo.
    - Oh!  - disse Steerforth - tutti quelli che mi vogliono bene hanno su
    di lei dei diritti che non mancano mai di venire riconosciuti.
    - Allora - dissi - credo che sar un suo favorito.
    - Bene! - disse Steerforth. - Vieni a farne la prova. Adesso andremo a
    guardare per un'ora o due i bei luoghi di Londra;  vale la pena  farli
    vedere a un tipo innocente come te, Copperfield... e poi partiremo per
    Highgate con la diligenza.
    Mi  pareva  di  sognare,  temevo  da  un  momento all'altro di dovermi
    svegliare nella camera numero quarantaquattro, e al solitario tavolino
    nella  sala  del  bar  con  la  presenza  del   cameriere   dai   modi
    confidenziali.  Dopo  avere  scritto a mia zia per dirle del fortunato
    incontro con il mio tanto ammirato compagno  di  collegio,  del  quale
    avevo  accettato l'invito,  uscimmo per andare in carrozza a vedere un
    paio di mostre  panoramiche  e  altre  curiosit,  passeggiammo  senza
    fermarci  nel  museo,  dove  non  mancai  di notare quante cose sapeva
    Steerforth su un numero incredibile di argomenti,  e  in  quanto  poco
    conto tenesse la sua sapienza.
    - Prenderai una bella laurea all'universit,  Steerforth, - dissi - se
    non l'hai gi ottenuta,  e tutti avranno buoni motivi di andare  fieri
    di te.
    - Io,  prendere la laurea!  - esclam Steerforth.  - No,  davvero, mia
    cara Margheritina... non ti dispiace se ti chiamo Margheritina?
    - Niente affatto! - risposi.
    - Bravo! Mia cara Margheritina, - riprese ridendo Steerforth non ho il
    minimo desiderio,  n l'intenzione di distinguermi in  tal  modo.  Per
    quanto  mi  riguarda,  ho gi faticato abbastanza.  Gi come sono,  mi
    trovo per me stesso abbastanza insopportabile.
    - Ma la fama... - cominciai.
    - Oh,  la romantica Margheritina!  - disse Steerforth,  ridendo ancora
    pi  cordialmente.  -  Dovrei  darmi  daffare  per far restare a bocca
    aperta un  pugno  di  sapientoni  e  perch  alzino  le  mani  per  la
    meraviglia?  Lo  facciano per un altro,  diano a costui la fama,  e ne
    sar contentissimo.
    Mi vergognai di avere commesso un errore tanto madornale,  e fui lieto
    di  cambiare  argomento.  Per  fortuna non era cosa difficile,  perch
    Steerforth sapeva sempre come passare da un soggetto a  un  altro  con
    una disinvoltura e una leggerezza che erano tutte sue.
    Dopo  il  giro  per  la  citt  andammo  a fare colazione,  e la breve
    giornata invernale si consum tanto in fretta, che era gi l'imbrunire
    quando la diligenza si ferm per farci scendere davanti a una  vecchia
    casa  di  mattoni al sommo della collina di Highgate.  Una signora non
    giovane, ma non tanto avanti con gli anni, di portamento superbo e bei
    lineamenti,   era  sulla  soglia;   accolse   Steerforth   chiamandolo
    Carissimo James e abbracciandolo. Egli mi present a questa signora,
    che era sua madre, la quale mi rivolse un maestoso benvenuto.
    Era  una  casa  aristocratica  di  foggia  antica,  molto silenziosa e
    ordinata.  Dalle finestre della mia camera vedevo Londra  che  giaceva
    lontana  e  avvolta  in  un  gran vapore qui e l attraversato da luci
    brillanti.  Mentre mi cambiavo d'abito  prima  che  mi  chiamassero  a
    pranzo ebbi appena il tempo di dare un'occhiata ai mobili massicci, ai
    ricami incorniciati (fatti,  pensai,  dalla madre di Steerforth quando
    era  fanciulla),  e  ad  alcuni  disegni  di  signore  con  i  capelli
    incipriati e la crinolina, che apparivano e scomparivano sulle pareti,
    via via che il fuoco da poco acceso scoppiettava e balenava.
    Vi  era nella sala da pranzo una seconda signora giovane;  questa  un
    po' pi bassa di statura, bruna e non simpatica all'apparenza, ma pure
    con qualche traccia di bellezza,  la quale attir la  mia  attenzione:
    forse  perch  non  avevo  previsto  la sua presenza,  forse perch mi
    trovai a sederle di fronte,  forse a motivo  di  qualcosa  in  lei  di
    veramente notevole.  Aveva capelli neri e occhi ansiosi pure neri; era
    sottile e aveva una cicatrice sul labbro. Era una vecchia cicatrice, o
    la  dovrei  forse  chiamare  una  traccia  di  punti  perch  non  era
    scolorita,  ma gi rimarginata da tempo,  certo lasciata da una ferita
    sulla bocca e gi verso il mento,  ora  attraverso  la  tavola  appena
    visibile pi su,  del labbro superiore, e sopra questo, il cui disegno
    era rimasto alterato.  Trassi dentro di me la conclusione  che  avesse
    circa trent'anni e fosse desiderosa di maritarsi.  Era un po' sciupata
    come una casa tanto a lungo rimasta in attesa di un  inquilino;  aveva
    tuttavia, come ho gi detto, una traccia di autentica bellezza. Pareva
    che  la  sua  magrezza  fosse l'effetto di un fuoco che all'interno la
    consumasse trovando sfogo negli occhi dallo sguardo smarrito.
    Mi venne presentata come signorina Dartle,  e sia Steerforth  sia  sua
    madre  la chiamavano Rosa.  Scopersi che abitava in quella casa ed era
    da molto tempo la dama di compagnia della signora Steerforth. Mi parve
    che non dicesse mai apertamente ci che avrebbe  voluto  dire,  ma  vi
    accennasse  soltanto,  e  in  tal  modo  vi  dava un'importanza ancora
    maggiore.  Per esempio,  quando la signora Steerforth disse,  pi  per
    scherzo  che  sul  serio,  di  temere  che  all'universit  il  figlio
    conducesse una vita disordinata,  la signorina Dartle pronunci queste
    frasi:
    - Oh,  davvero?  Lei sa come sono ignorante,  e che lo chiedo solo per
    informarmi,  ma non succede sempre cos?  Credevo che quel  genere  di
    vita fosse in generale intesa come... no?
    -  Vuoi  dire,  Rosa,  che  la preparazione per una professione molto
    seria? - disse la signora Steerforth con una certa freddezza.
    - Oh, sicuro.  Verissimo - disse la signorina Dartle.  - Ma allora non
    ?... vorrei essere contraddetta se sbaglio... non  davvero?
    - Davvero che cosa? - chiese la signora Steerforth.
    - Oh,  lei vuol dire che non  cos!  - replic la signorina Dartle. -
    Bene, sono molto lieta di apprenderlo!  Ora so che cosa fare!  Ecco il
    vantaggio  di interrogare.  Non permetter mai pi che in mia presenza
    si parli di prodigalit, dissolutezze e cos via in rapporto alla vita
    universitaria.
    - E farai benissimo - disse la signora Steerforth. - Il professore che
    dirige gli studi di mio figlio  un gentiluomo coscienzioso,  e se non
    avessi un'implicita fiducia in mio figlio, l'avrei in lui.
    - Dunque l'avrebbe in lui? - disse la signorina Dartle. - Santo cielo!
    E' coscienzioso, non  vero? Proprio davvero coscienzioso?
    - S, ne sono persuasa - le rispose la signora Steerforth.
    - Che bellezza!  - esclam la signorina Dartle.  - Quale conforto!  E'
    davvero coscienzioso? Ma allora non ... certo che non pu essere,  se
      veramente  coscienzioso.  Bene,  a  partire  da questo momento sar
    proprio felice di avere di lui un'ottima opinione.  Non pu immaginare
    come    migliorato  il mio giudizio sapendo per certo che  veramente
    coscienzioso!
    Sempre con la stessa maniera insinuava le  proprie  opinioni  su  ogni
    argomento,  e  la correzione di tutto ci che veniva detto e a cui lei
    fosse contraria;  e a volte,  non potei nascondermelo,  lo faceva  con
    grande energia,  perfino in contraddittorio con Steerforth.  Una prova
    ci fu prima che il pranzo fosse terminato.  La signora  Steerforth  mi
    stava  parlando della mia intenzione di fare una corsa nel Suffolk,  e
    io dissi senza tanto riflettere come sarei stato felice se  Steerforth
    fosse venuto con me,  e gli spiegai che avevo l'intenzione di andare a
    trovare la mia vecchia bambinaia e la famiglia del signor Peggotty,  e
    gli ricordai il pescatore che aveva visto in collegio quel giorno.
    - Oh!  Quel tipo cordiale! - disse Steerforth. - C'era anche un figlio
    con lui, non  vero?
    - No - risposi. - Quello era il nipote, che per tiene come figlio. Ha
    pure una graziosa nipote che tiene come figlia. Insomma la sua casa (o
    meglio la sua barca, perch vive in una barca tirata in secca)  piena
    di gente che  oggetto della sua bont e generosit.  Ti  divertirebbe
    molto vedere quella casa.
    - Davvero? - disse Steerforth. - Bene, credo di s. Vedremo quello che
    si  potr  fare.  Forse  vale  la pena di compiere un viaggio (per non
    parlare del piacere di viaggiare con te, Margheritina) per vedere quel
    tipo di persone tutte insieme e per stare fra loro.
    Il cuore mi si colm di una nuova speranza di  godimento.  Ma  per  il
    tono  usato  da  Steerforth  per  alludere a quel tipo di persone la
    signorina Dartle,  che ci aveva tenuti sotto lo  sguardo  attento  dei
    suoi occhi brillanti, ora torn a intervenire.
    - Oh, ma davvero? Dimmi! Sono proprio cos? - disse.
    - Sono che cosa? E chi sono? - disse Steerforth.
    - Quel tipo di persone.  Sono davvero animaleschi e zotici,  esseri di
    un'altra specie? Vorrei cos tanto saperlo.
    - Ecco,  c'  una  bella  differenza  fra  loro  e  noi  -  disse  con
    indifferenza Steerforth. - Non si pu pretendere che abbiano la nostra
    sensibilit.  La  loro delicatezza non viene molto facilmente urtata o
    ferita.  Oso dire che saranno straordinariamente virtuosi.  O  per  lo
    meno  certuni  lo affermano,  e non voglio certo contraddirli.  Ma non
    hanno una natura raffinata,  ed  una fortuna la loro  di  non  essere
    facilmente feriti nello spirito,  come non  facilmente danneggiata la
    loro pelle rozza e ruvida.
    - Davvero! - disse la signorina Dartle. - Bene, non so dire quando sia
    stata pi contenta di  adesso  mentre  sento  dire  questo.  E'  tanto
    confortante!  E'  una tale gioia sapere che,  quando soffrono,  non lo
    sentono! A volte ho proprio sofferto per quel tipo di persone,  ma ora
    non far altro che dimenticarle affatto.  Vivendo s'impara.  Avevo dei
    dubbi, lo confesso, ma ora sono chiariti.  Non lo sapevo,  e adesso lo
    so, e questo dimostra i vantaggi che vengono dal chiedere, non  vero?
    Credevo   che   Steerforth   avesse   fatto   solo  per  gioco  quelle
    affermazioni, o per provocare la signorina Dartle; pensavo infatti che
    me l'avrebbe detto quando rimanemmo noi due  soli  davanti  al  fuoco.
    Invece si limit a chiedermi che cosa pensavo di lei.
    - E' molto intelligente, non  vero? - dissi.
    -  Intelligente!  Passa  ogni  cosa  sulla mola - disse Steerforth - e
    affila tutto come in questi anni ha affilato il viso e la persona.  Si
     logorata a forza di affilare l'intelligenza. E' tutta punte.
    - Quale grande cicatrice ha sul labbro! - dissi.
    Steerforth si fece serio e tacque per un poco.
    - Il fatto  - spieg - che ce l'ha per colpa mia.
    - Un incidente?
    - No. Ero molto giovane, mi esasperava e le gettai contro un martello.
    Un bell'angioletto promettente dovevo essere!
    Ero   profondamente  rincresciuto  di  avere  toccato  quell'argomento
    doloroso, ma era inutile ormai rammaricarsi.
    - Da allora ne porta il segno - disse Steerforth.  - E lo porter fino
    alla  tomba,  se  pure  riuscir  a riposare in una tomba,  perch non
    riesco quasi a immaginare che possa  mai  trovare  riposo  in  qualche
    posto. E' la figlia di un lontano cugino di mio padre. Rimasta orfana.
    Mia  madre,  che  era  gi  vedova,  la  port  qui  perch le tenesse
    compagnia. Ha di suo circa duemila sterline,  e ogni anno aggiunge gli
    interessi al capitale. Eccoti la storia della signorina Rosa Dartle.
    - Non dubito che non ti sia affezionata come una sorella! - dissi .
    - Mah! - replic Steerforth, tenendo gli occhi fissi al fuoco.-  Certi
    fratelli  non  sono  molto  amati,   e  alcuni  amano...  ma  srviti,
    Copperfield!  Facciamo un brindisi alle margheritine di campo  in  tuo
    onore;  e  ai gigli delle convalli che non faticano n filano alla mia
    salute e...  a mia maggiore vergogna!-  Il  sorriso  pensoso  che  gli
    aveva   rannuvolato   i   lineamenti  si  dissip  mentre  pronunciava
    allegramente queste parole,  e torn subito aperto e affascinante come
    al solito.
    Quando ci ritrovammo a bere il t non riuscii a non dare un'occhiata a
    quella  cicatrice  con un penoso interesse.  Non tard molto prima che
    notassi come fosse quella la parte  pi  sensibile  del  volto  e  che
    quando la donna impallidiva, prima di tutto si alterava quel segno, il
    quale  diventava  una  riga  cupa  di color piombo che si dilatava per
    tutta la lunghezza come un segno tracciato con inchiostro simpatico  e
    avvicinato al fuoco. Vi fu un piccolo alterco fra lei e Steerforth per
    i dadi gettati una volta nella partita di scala reale,  e mi parve che
    fosse per un attimo colta da  una  collera  furiosa;  allora  vidi  la
    cicatrice emergere come l'antica scritta biblica sulla parete.
    Non  ero  stupito di vedere come la signora Steerforth fosse attaccata
    al figlio.  Pareva che non potesse parlare  o  pensare  ad  altro.  Mi
    mostr  il suo ritratto da bambino che teneva in un medaglione insieme
    a qualche capello infantile;  mi mostr il ritratto che lo  presentava
    come quando l'avevo conosciuto io,  e portava puntato sul petto un suo
    ritratto  recente.  Tutte  le  lettere  che  le  aveva  scritte  erano
    custodite  in  uno scrigno di fianco alla sua poltrona nell'angolo del
    caminetto, e me ne avrebbe letto qualcuna, e io sarei stato ben felice
    di ascoltare, se egli non si fosse intromesso per indurla con le moine
    ad abbandonare il progetto.
    - Mi disse mio figlio - disse la signora Steerforth,  conversando  con
    me  davanti a un tavolino,  mentre a un altro continuava la partita di
    scala reale - che vi siete conosciuti nella scuola del signor Creakle.
    Ricordo infatti di averlo sentito parlare di un compagno  pi  giovane
    che  aveva  preso  in simpatia;  ma lei capisce che il nome mi era poi
    sfuggito di mente.
    - Signora,  le assicuro che in quei giorni  egli  fu  molto  nobile  e
    generoso con me - dissi - mentre io avevo estremo bisogno di un amico.
    Senza di lui mi avrebbero distrutto.
    -  E'  sempre  nobile  e  generoso  - dichiar con orgoglio la signora
    Steerforth.
    Dio lo sa se non ero di  tutto  cuore  d'accordo.  Essa  lo  comprese,
    tant'  vero  che  la  solennit dei suoi modi s'era gi attenuata nei
    miei confronti, salvo quando proclamava le lodi di lui, e allora aveva
    sempre l'aria superba.
    - Non era una scuola adatta a mio figlio - disse. - Era tutt'altro che
    adatta;  ma allora si dovevano tenere in considerazione certe speciali
    circostanze  ancora  pi  importanti  della  scelta  della scuola.  La
    vivacit di mio figlio rendeva  consigliabile  che  lo  si  collocasse
    presso  qualcuno capace di comprenderne la superiorit e di inchinarsi
    a essa; e appunto l trovammo l'uomo adatto.
    Conoscevo quell'uomo e compresi  il  resto.  E  tuttavia  ci  non  mi
    indusse  a  disprezzarlo  maggiormente,   anzi  ritenni  per  lui  una
    circostanza attenuante,  se poteva servirgli,  il fatto che non avesse
    resistito a una persona irresistibile qual era Steerforth.
    -  Le  grandi  capacit  di  mio  figlio  vennero  l  spronate da una
    sensazione di personale emulazione e di consapevole orgoglio - seguit
    a dire quella madre amorosa.  - Sarebbe riuscito a emergere nonostante
    ogni  costrizione,  ma  in  quel  luogo si trov addirittura un re,  e
    alteramente decise di rendersi degno del posto che occupava. E' il suo
    carattere.
    Feci eco a queste parole con tutto il cuore e con tutta l'anima.
    - Cos mio figlio prese,  di sua libera volont e senza alcun obbligo,
    la via in cui, se gli garba, pu sempre sconfiggere ogni concorrente -
    seguit a dire.  - Signor Copperfield,  mi dice mio figlio che lei gli
    era  molto  affezionato  e  che  ieri,  nel  rivederlo,   si    fatto
    riconoscere con lagrime di gioia. Sarei una donna ipocrita se fingessi
    di rimanere sorpresa della capacit che ha mio figlio di ispirare tali
    emozioni;  ma  non  so  essere  indifferente di fronte a chi riconosce
    tanto il valore dei suoi meriti,  e sono molto lieta di averla qui,  e
    le  posso dire che egli ha per lei un'amicizia eccezionale,  e che pu
    stare certo della sua protezione.
    La signorina Dartle giocava a scala reale con la stessa intensit  con
    cui faceva qualunque altra cosa.  Se l'avessi vista per la prima volta
    al tavolino da gioco,  avrei immaginato che la  sua  figura  si  fosse
    fatta   sottile,   e  gli  occhi  si  fossero  ingranditi  per  quella
    occupazione e  nessun'altra  al  mondo.  Ma  m'ingannerei  affatto  se
    dicessi che perdeva una sola parola di quei discorsi, o tralasciava di
    notare  l'espressione  che  avevo  quando  li ascoltavo con il massimo
    piacere; sentendomi onorato dalla confidenza della signora Steerforth,
    mi sentivo anche meno giovane di quanto avevo avuto  l'impressione  di
    essere dopo la partenza da Canterbury.
    Quando  si era fatto abbastanza tardi,  e venne portato un vassoio con
    caraffe e bicchieri,  davanti al caminetto Steerforth mi  promise  che
    avrebbe seriamente riflettuto se venire in campagna con me.  Disse che
    non vi era  alcuna  fretta;  sarebbe  bastato  partire  di  l  a  una
    settimana;  e sua madre, con spirito ospitale, disse lo stesso. Mentre
    stavamo conversando, mi chiam ancora pi di una volta Margheritina, e
    ci indusse la signorina Dartle a intervenire di nuovo.
    -  Ma  davvero,  signor  Copperfield,  -  disse  -  si  tratta  di  un
    soprannome?  E perch glielo d?  Forse. . . eh?. . . perch crede che
    lei sia giovane e innocente? In queste cose io sono tanto stupida.
    Arrossii e risposi che infatti pensavo fosse un soprannome.
    - Oh! - disse la signorina Dartle. - Ora sono contenta di saperlo!  Io
    mi  informo e sono lieta di ricevere risposta.  Egli pensa che lei sia
    giovane e innocente; e cos lei gli  amico? Bene,  delizioso!
    Poco dopo and a coricarsi,  e si ritir anche la signora  Steerforth.
    Il mio amico e io,  dopo avere indugiato ancora una mezz'ora vicino al
    fuoco,  parlando di Traddles e di tutti gli altri ospiti della vecchia
    Salem  House,  salimmo  di sopra insieme.  La camera di Steerforth era
    attigua alla mia,  ed entrai a visitarla.  Era l'immagine stessa delle
    comodit, piena di poltrone, sgabelli e cuscini con le stoffe ricamate
    di  mano  di  sua  madre,  e  senza che vi mancasse nulla per renderla
    completa.  E per finire,  i bei lineamenti di  lei  fissavano  il  suo
    diletto  da  un ritratto sulla parete,  come se le facesse piacere che
    anche solo le sue sembianze lo vegliassero mentre dormiva.
    Trovai che ormai nella mia camera il fuoco ardeva  bene,  e  le  tende
    tirate   sulle   finestre  e  intorno  al  letto  davano  all'ambiente
    un'atmosfera molto  confortevole.  Sedetti  davanti  al  caminetto  su
    un'ampia poltrona a meditare sulla mia felicit, e ne godevo da un po'
    di  tempo  la  contemplazione,  quando  scopersi che un ritratto della
    signorina Dartle mi fissava intensamente dalla mensola.
    Era  di   una   somiglianza   impressionante,   e   naturalmente   era
    impressionante  anche  lo sguardo.  Il pittore non aveva riprodotto la
    cicatrice,  ma ve la misi io;  ed eccola andare e venire: ora limitata
    al  labbro  superiore  come  l'avevo vista a pranzo,  e ora estesa per
    tutta la lunghezza della ferita prodotta dal  martello,  come  l'avevo
    vista quando si era eccitata.
    Mi  chiesi  indispettito  perch  non  avessero  posto  quel  ritratto
    altrove,  invece di imporlo a  me.  Per  liberarmene  mi  spogliai  in
    fretta,  spensi  la  luce  e andai a letto.  Ma nell'addormentarmi non
    riuscivo a dimenticare che la  signorina  Dartle  stava  ancora  l  a
    guardarmi  come  se  mi chiedesse: Ma davvero?  Proprio cos?  Voglio
    saperlo. E quando mi destai di notte, scopersi che stavo chiedendo in
    sogno a ogni sorta di persone se era davvero cos o no,  senza  sapere
    affatto di che cosa stessi parlando.











    21 - LA PICCOLA EMILY.

    In quella casa vi era un cameriere, un uomo, a quanto seppi, che stava
    di solito con Steerforth,  era entrato al suo servizio all'universit,
    ed era all'apparenza un modello di rispettabilit. Credo che nella sua
    categoria non sia mai esistito nessuno con un'aria  pi  rispettabile.
    Taciturno,  con il passo silenzioso,  deferente,  attento,  era sempre
    presente quando c'era bisogno di lui,  e mai se la  sua  presenza  non
    fosse  desiderata;  ma il merito che pi esigeva considerazione in lui
    era la  rispettabilit.  Aveva  lineamenti  fermi  e  collo  piuttosto
    rigido,  la bocca un po' stretta, capelli corti e aderenti ai due lati
    del capo,  un modo di parlare sommesso con la singolare  abitudine  di
    sussurrare  la  lettera "s" cos chiaramente da dare l'impressione che
    se ne  servisse  pi  spesso  di  qualunque  altra  persona:  ma  ogni
    peculiarit  egli  la  rendeva  rispettabile.  Se avesse avuto il naso
    capovolto,  sarebbe riuscito a  rendere  rispettabile  anche  un  tale
    dettaglio.  Si  circondava di un'atmosfera di rispettabilit e in essa
    si moveva con sicurezza.  Sarebbe stato quasi impossibile  sospettarlo
    di alcun errore,  tanto appariva rispettabile. Nessuno avrebbe pensato
    di fargli indossare una livrea,  tale era la sua alta  rispettabilit.
    Imporgli   un  lavoro  umiliante  sarebbe  stato  come  infliggere  un
    deliberato insulto ai sentimenti di un uomo  nobilmente  rispettabile.
    Notai  che di ci erano istintivamente consapevoli le domestiche della
    casa,  cos da eseguire loro stesse quel tipo di lavoro,  e di  solito
    mentre  egli  leggeva  il giornale accanto al fuoco nella stanza della
    servit.
    Non avevo mai visto nessuno tanto riservato.  Ma anche per questa  sua
    qualit,  come  per  ogni  altra,  non pareva se non essere ancora pi
    rispettabile.  Faceva apparentemente parte  della  sua  rispettabilit
    anche il fatto che nessuno conosceva il suo nome di battesimo,  mentre
    non vi era nulla da obbiettare al cognome di Littimer,  sotto il quale
    lo si conosceva.  Un Peter poteva essere impiccato e un Tom deportato,
    ma Littimer era perfettamente rispettabile.
    Forse appunto a cagione della sua riverita natura di rispettabilit in
    astratto,   in  presenza  di  quest'uomo  mi  sentivo  particolarmente
    giovane.  Quanti  anni avesse lui,  non lo potevo immaginare.  E anche
    questo andava a suo vantaggio,  perch nella immobile calma della  sua
    rispettabilit  avrebbe potuto avere indifferentemente cinquant'anni o
    trenta.
    Littimer entr al mattino nella mia camera prima che mi  fossi  alzato
    per portarmi quella riprovevole acqua calda per radermi e riordinare i
    miei  indumenti.  Quando  tirai le cortine del letto per guardare,  lo
    vidi nella sua temperatura costante di rispettabilit,  imperturbabile
    sotto il rigido vento di gennaio, senza nemmeno che gli si condensasse
    il fiato,  disporre i miei stivali, pi avanti il destro, pi indietro
    il sinistro, nella prima posizione della danza, e scuotere via qualche
    particella  di  polvere  dalla  mia  giubba,   prima  di  posarla  con
    delicatezza come se si trattasse di un neonato.
    Gli  diedi  il  buongiorno e gli chiesi l'ora.  Trasse di tasca il pi
    rispettabile  orologio  a  doppia  cassa  che  avessi  mai  visto,   e
    trattenendo  lo  scatto  del  coperchio  con  il pollice perch non si
    aprisse troppo,  osserv il quadrante come se  stesse  consultando  un
    oracolo in foggia di ostrica, lo richiuse, e disse che, se permettevo,
    erano le otto e trenta.
    - Signore, il signor Steerforth sar lieto di sapere come ha riposato.
    - Grazie - dissi. - Benissimo davvero. Sta bene il signor Steerforth?
    - Grazie, signore. Il signor Steerforth sta discretamente bene. - Ecco
    un'altra  delle  sue  caratteristiche:  mai  servirsi  di superlativi.
    Sempre una fredda e tranquilla via di mezzo.  - Posso avere l'onore di
    fare  per  lei  qualcos'altro,  signore?  La prima campana soner alle
    nove. La famiglia  solita fare colazione alle nove e mezzo.
    - Niente, grazie.
    - Grazie a lei,  signore,  se non le rincresce - e con questo,  e  una
    leggera inclinazione del capo quando pass accanto al letto, quasi per
    chiedere  scusa  di  avermi contraddetto,  usc e richiuse l'uscio con
    somma delicatezza,  come se mi fossi appena immerso in un dolce  sonno
    da cui dipendesse la mia vita.
    Ogni  mattina  la  nostra conversazione fu identica: mai una parola in
    pi,  n in meno;  eppure,  senza eccezione,  per quanto la sera prima
    fossi  stato  reso  pi  adulto  e  avessi progredito verso un'et pi
    matura attraverso la compagnia di Steerforth  o  le  confidenze  della
    signora  Steerforth,  o  la conversazione con la signorina Dartle,  in
    presenza di quell'uomo tanto rispettabile io diventavo, come cantano i
    nostri poeti minori, di nuovo un fanciullo.
    Ci procurava i  cavalli,  e  Steerforth,  che  s'intendeva  di  tutto,
    m'insegn  a cavalcare.  Ci trov i fioretti,  e Steerforth mi impart
    lezioni di scherma;  ci trov i guanti,  e con lo stesso maestro  feci
    progressi nella boxe. Non mi era motivo di preoccupazione il fatto che
    Steerforth  mi  trovasse un novizio in queste arti,  ma trovavo sempre
    insopportabile mostrare la  mia  mancanza  di  abilit  di  fronte  al
    rispettabile  Littimer.  Non  avevo motivo di ritenere che egli stesso
    fosse un esperto;  egli non mi indusse mai a pensare nulla del genere,
    nemmeno  con  la  pi impercettibile vibrazione delle sue rispettabili
    ciglia;   e  tuttavia,   ogni  volta  che  era  presente   quando   ci
    esercitavamo,  io  mi  sentivo  il  pi  acerbo e inesperto di tutti i
    mortali.
    Offro tanti particolari su quest'uomo  perch  allora  mi  fece  molta
    impressione, e per ci che avvenne in seguito.
    La  settimana  pass  nel  modo pi delizioso.  Come si pu immaginare
    pass rapidamente per me che ero come avvolto in  un  incantesimo,  mi
    diede  tuttavia  tante  occasioni  di conoscere meglio Steerforth e di
    ammirarlo ancor pi sotto mille aspetti,  che alla fine  mi  parve  di
    essere  stato  con  lui per un periodo molto pi lungo.  Quel suo modo
    ardito di trattarmi come un giocattolo mi riusciva  pi  gradevole  di
    qualunque  altro  che  avesse potuto adottare.  Mi ricordava la nostra
    vecchia amicizia, ne appariva il naturale seguito,  mi dimostrava come
    fosse immutata, mi liberava dal disagio che avrei potuto avvertire nel
    paragonare i miei meriti ai suoi e misurando sullo stesso metro i miei
    diritti  e  la  sua  amicizia,  e  soprattutto  era  un  comportamento
    familiare,  spontaneo e affettuoso che non aveva  con  altri.  Come  a
    scuola  mi  aveva  trattato  diversamente  da  come  trattava  tutti i
    compagni,  cos ero felice  di  credere  che  nella  vita  mi  volesse
    trattare  in  modo  diverso  da qualunque altro suo amico.  Credevo di
    essere vicino al suo cuore pi di ogni altro amico,  e il mio cuore si
    accendeva di affetto per lui.
    Aveva deciso di continuare il viaggio con me, e giunse il giorno della
    nostra  partenza.  Da  prima  era  stato  incerto  se  condurre con s
    Littimer,  ma poi  decise  di  lasciarlo  a  casa.  Quel  rispettabile
    individuo, soddisfatto della sua sorte qualunque essa fosse, caric le
    valigie  sulla  piccola  vettura  che  ci  doveva  portare  a  Londra,
    sistemandole con tanta cura come se fossero destinate a subire  l'urto
    dei secoli,  e ricevette con perfetta serenit il dono che timidamente
    gli offrivo.
    Dicemmo addio alla signora Steerforth  e  alla  signorina  Dartle  con
    molti  ringraziamenti da parte mia e una grande gentilezza da parte di
    quella  madre  amorosa.  L'ultima  cosa  che  vidi  furono  gli  occhi
    impassibili  di  Littimer,   colmi,  cos  mi  parve,  del  silenzioso
    convincimento che io fossi davvero molto giovane.
    Non cercher di descrivere i  sentimenti  che  provai  mentre  tornavo
    sotto  cos favorevoli auspici nei vecchi luoghi familiari.  Prendemmo
    la diligenza postale.  Ricordo che  mi  preoccupavo  anche  tanto  che
    Yarmouth  si  facesse  onore  e  come  mi  sentii  soddisfatto quando,
    percorrendo le  sue  vie  anguste  prima  di  giungere  alla  locanda,
    Steerforth  disse che a quanto gli pareva quello era un buon posticino
    strambo e fuori di mano. Andammo a letto appena arrivati (notai mentre
    varcavamo la porta del mio vecchio amico Delfino un paio di scarpe e
    ghette  infangate),  e  al  mattino  ci  incontrammo  tardi  per  fare
    colazione.  Steerforth  era molto allegro,  disse che prima di vedermi
    aveva fatto un giro sulla spiaggia e stretto amicizia con la met  dei
    pescatori  del  posto.  Inoltre  aveva  visto  da  lontano  quella che
    certamente doveva essere la casa del signor Peggotty con il  fumo  che
    usciva  dal  comignolo;  e  mi  disse  di  avere avuto l'intenzione di
    recarsi l per giurare che ero  io  in  persona,  cresciuto  tanto  da
    essere diventato irriconoscibile.
    - Quando pensi di presentarmi, Margheritina? - mi chiese. - Sono a tua
    disposizione. Decidi tu.
    - Ecco,  Steerforth, penso che il momento buono sarebbe la sera quando
    si trovano tutti seduti intorno al fuoco.  Vorrei che  tu  li  vedessi
    quando c' pi intimit,  un ambiente cos singolare.
    - E sia! - rispose Steerforth. - Stasera allora.
    -  Sai  - dissi contentissimo - non li avviser affatto che siamo qui.
    Li dobbiamo cogliere di sorpresa.
    - Oh, naturalmente! - disse Steerforth.  - Mancherebbe lo spasso a non
    coglierli  di  sorpresa.  Vogliamo  vedere  gli  indigeni  nella  loro
    condizione aborigena.
    - Bench siano effettivamente quel tipo di persone di cui  parlasti  -
    replicai.
    -  Ah!  Ecco,  ti  rammenti di quella mia schermaglia con Rosa,  non 
    vero? - esclam lanciandomi un'occhiata. - Al diavolo quella donna, ho
    quasi paura di lei.  Per me  come  una  strega.  Ma  lasciamo  andare
    l'argomento.  Che  cosa  hai  intenzione di fare adesso?  Immagino che
    andrai a trovare la tua vecchia governante, no?
    - Ma s - risposi, - Prima di tutto devo vedere Peggotty.
    - Bene  -  convenne  Steerforth,  guardando  l'orologio.  -  Direi  di
    lasciarti subire un diluvio di lagrime per un paio d'ore: ti bastano?
    Risposi  ridendo  che forse ci sarebbero state sufficienti,  ma doveva
    lui pure venire con me: avrebbe  scoperto  che  la  sua  fama  l'aveva
    preceduto  e  aveva  fatto  di  lui  un  personaggio quasi altrettanto
    importante di me.
    - Verr dove vuoi - disse Steerforth - e far tutto quello che vorrai.
    Dimmi dove,  e fra un paio d'ore mi presenter in quello stato d'animo
    che pi ti aggrada, sentimentale, oppure comico.
    Gli  diedi  istruzioni  precise  per  trovare  la residenza del signor
    Barkis,  corriere per Blunderstone e altri luoghi.  e dopo tale intesa
    m'incamminai da solo.  L'aria era frizzante e corroborante, il terreno
    asciutto,  il mare increspato e chiaro,  il sole diffondeva una grande
    quantit di luce, se non di calore, e tutto era fresco e vivace. Tanto
    fresco  e  vivace ero anch'io per la gioia di trovarmi laggi,  che mi
    sentivo disposto a fermare quanti incontravo per stringere la  mano  a
    tutti.
    Naturalmente  le  vie  mi  parvero anguste.  Credo succeda sempre cos
    quando si ritorna nei luoghi che si erano visti  da  bambini.  Ma  non
    avevo  dimenticato  alcun particolare,  e non vidi alcun mutamento fin
    quando arrivai al negozio del signor Omer.  Al posto  di  Omer,  ora
    stava  scritto Omer e Joram;  ma l'iscrizione era rimasta la stessa:
    Tappezziere, sarto, merciaio, impresario pompe funebri, eccetera.
    Dopo che ebbi letto queste parole attraverso la strada,  fu come se  i
    miei passi si dirigessero naturalmente all'ingresso di quella bottega;
    attraversai  la  via  e  guardai dentro.  Vi scorsi in fondo una donna
    graziosa che faceva ballare fra le braccia un bimbo,  mentre un  altro
    bimbetto  le  si  aggrappava  al  grembiule.  Non  ebbi  difficolt  a
    riconoscere Minnie,  e a capire che quelli erano i  suoi  bambini.  La
    porta a vetri del salottino non era aperta, ma distinguevo debolmente,
    come  se  non  fosse  mai  cessato  da  allora,  quel  vecchio battere
    cadenzato.
    - C' il signor Omer? - chiesi entrando. - Se possibile vorrei vederlo
    un momento.
    - Oh, s, signore,  in casa - disse Minnie. - Con questo tempo la sua
    asma non gli permette di uscire. Joe, chiama il nonno!
    Il bambino che le stava aggrappato al grembiule lanci un grido  tanto
    acuto  che  ne  rimase  intimidito e nascose il viso nella gonna della
    madre con grande ammirazione di  costei.  Udii  avvicinarsi  un  forte
    ansimare e soffiare,  e presto mi trovai di fronte il signor Omer, con
    il fiato ancora pi  corto  di  un  tempo,  ma  ben  poco  invecchiato
    nell'aspetto.
    - Servo suo, signore - disse il signor Omer. - Che cosa posso fare per
    lei, signore?
    -  Pu stringermi la mano,  signor Omer,  se non le rincresce - dissi,
    tendendogliela.  - Lei una volta  stato molto gentile con me,  e temo
    che allora non le dimostrai di essermene accorto.
    - Davvero? - mi rispose il vecchio. - Sono contento di sapere che l'ho
    fatto, ma non ricordo quando. E' sicuro che si tratta di me?
    - Sicurissimo.
    - Credo che la memoria mi sia diventata corta come il fiato - disse il
    signor Omer, guardandomi e scotendo il capo. - Non mi ricordo di lei.
    - Non ricorda di essere venuto a incontrarmi alla diligenza,  e poi di
    avermi offerto qui la colazione,  e che poi siamo andati tutti insieme
    a Blunderstone: lei,  io,  la signora Joram e anche il signor Joram...
    che allora non era ancora il marito di lei?
    - Dio benedetto!  - esclam il signor Omer,  che per  la  sorpresa  fu
    colto  da  un accesso di tosse.  - Cosa mi dice mai!  Cara Minnie,  ti
    ricordi? Ma certo s; mi pare che il lavoro si riferiva a una signora,
    non  vero?
    - Era mia madre - dissi.
    - Si...  sicuro!  - disse il signor Omer,  toccandomi con l'indice  il
    panciotto.  - E c'era anche un bambino piccolo.  Le persone erano due.
    Quella piccola stava insieme con l'altra. Gi a Blunderstone,  sicuro!
    Guarda un po'! E lei da allora come se l' passata?
    - Molto bene - gli dissi, ringraziandolo, e aggiunsi che speravo fosse
    stato altrettanto di lui.
    - Oh,  non mi posso lamentare,  sa - disse il signor Omer. - Trovo che
    il fiato mi si accorcia,  ma  raro che si allunghi quando si  diventa
    vecchi. Prendo la cosa come viene e mi accontento. E' il meglio che si
    pu fare, non crede?
    Il  signor  Omer  si  mise  a ridere,  e gli torn la tosse,  ma venne
    assistito dalla figlia,  che ora si era  avvicinata  a  noi  e  faceva
    saltare sul banco il bimbo pi piccolo.
    -  Povero  me!  -  disse  il signor Omer.  - Ma s,  certo.  Erano due
    persone!  E proprio in quel viaggio,  se mi vuol credere,  si arriv a
    fissare il giorno delle nozze della mia Minnie con Joram.  Stabilisca
    il giorno, mi fa Joram.  S,  ti prego,  babbo,  mi dice Minnie.  E
    adesso  entrato nella ditta. E guardi qui! E' il pi piccolo!
    Minnie  rise e si lisci la ciocca di capelli sulle tempie,  mentre il
    vecchio infilava il dito massiccio nella manina del bimbo che la madre
    faceva saltare sul banco.
    - Due persone,  sicuro!  - disse il signor Omer,  e accenn di s  con
    approvazione  retrospettiva.    -  Precisamente!  E  in questo preciso
    minuto  Joram  sta  lavorando  a  una  cassa  grigia  con  le  borchie
    d'argento, pi piccola di questo - (l'altezza del bimbo che saltellava
    sul banco) - di due buoni pollici. Vuole prendere qualcosa?
    Lo ringraziai, declinando l'offerta.
    -  Vediamo  un  po'  - disse il signor Omer.  - La moglie del corriere
    Barkis... Peggotty,  la sorella del pescatore...  aveva qualcosa a che
    vedere con la sua famiglia? Non era forse al vostro servizio?
    Gli risposi di s, e ne fu contentissimo.
    - Credo che poi mi si allungher anche il respiro, dopo che la memoria
    mi    tornata  cos  buona!  Ecco,  signore,  abbiamo qui una giovane
    parente di quella donna, che impara il mestiere da noi,  e ha un gusto
    tanto fine per la sartoria...  io credo,  e glielo garantisco,  che in
    Inghilterra non vi  nessuna duchessa di gusti eleganti
    - Non  la piccola Emily? - mi sfugg di chiedere.
    - Si chiama certo Emily - disse il signor Omer - ed  anche piccola di
    statura.  Ma se mi vuol credere,  ha un visino talmente bello  che  la
    met delle donne di questa citt ce l'hanno furiosamente con lei.
    - Sciocchezze, babbo! - grid Minnie.
    -  Mia cara,  - disse il signor Omer - non voglio dire che sia il caso
    tuo - e qui mi strizz l'occhio - ma io dico che per la met le  donne
    di  Yarmouth,  ma s,  e anche di cinque miglia intorno,  sono furiose
    contro questa ragazza.
    - Ma lei avrebbe dovuto restare al suo posto, babbo,  - disse Minnie -
    invece di dare occasione a certe persone di sparlare di lei,  e allora
    non l'avrebbero potuto fare.
    - Non l'avrebbero potuto fare, mia cara!  - replic il signor Omer.  -
    Non  l'avrebbero  potuto fare!  E' questo che ti ha insegnato la vita?
    Che cosa non farebbe ogni donna,  non  potrebbe  fare...  specialmente
    quando si tratta della bellezza di un'altra donna?
    Dopo  che  il  signor  Omer  ebbe  pronunciato questa maligna battuta,
    pensai che per lui fosse proprio finita: dovette tossire tanto,  e  il
    respiro  pareva  eludesse  ogni suo tentativo ostinato di riprenderlo,
    che mi aspettavo senz'altro di veder scomparire la sua testa dietro al
    banco e risalire invece in un ultimo inutile sforzo da dietro il banco
    i suoi corti calzoni neri con i piccoli nodi di nastro scolorito sotto
    al ginocchio.  Tuttavia dopo un pezzo riusc  a  riprendersi,  sebbene
    ansimasse pesantemente, e fosse tanto esausto da dover andare a sedere
    sullo sgabello dietro la cassa.
    -  Vede - disse,  asciugandosi la faccia e respirando con fatica-  qui
    non ha  legato  molto  con  le  compagne,  non  si    affezionata  in
    particolare  a  nessuna  conoscente  n  amica,  per non dire poi come
    tratta chi le fa la corte. E per questo  cominciata ad andare intorno
    la brutta storia che Emily vuole diventare una signora.  Ecco,  la mia
    opinione    questa:    tutto a causa di ci che l'hanno sentita dire
    qualche volta a scuola,  che se fosse una signora le  piacerebbe  fare
    per  suo  zio  questo e quest'altro...  capisce?...  comperargli tante
    belle cose.
    - Le posso garantire,  signor Omer,  - mi affrettai a dirgli - che  lo
    stesso ha detto a me quando eravamo tutti e due ancora bambini.
    Il signor Omer accenn di s e si gratt il mento.
    - Proprio cos. E poi, vede,  capace di vestirsi con pochissima spesa
    meglio  di  quanto  facciano  altre che possono spendere molto,  e per
    queste non  piacevole.  Inoltre  un po' quello che si potrebbe  dire
    capricciosa.  Arriver  sino  a  dire  che  anch'io la potrei chiamare
    capricciosa - disse il signor Omer.  -  Non  sapeva  bene  quello  che
    voleva;  era  un po' viziata;  e da principio non riusciva del tutto a
    dominarsi.  Pi di questo non hanno mai detto  di  lei,  non    vero,
    Minnie?
    - No, babbo - rispose Minnie. - Credo che il peggio sia questo.
    -  E  cos  quando  trov  un  lavoro  -  disse  il  signor Omer - che
    consisteva nel tenere compagnia a una vecchia signora irritabile,  non
     riuscita ad andare d'accordo con la signora e non  rimasta con lei.
    Alla fine  venuta qui come apprendista per tre anni.  Ne sono passati
    quasi due, ed  sempre stata una bravissima ragazza. Ne vale sei!  Non
     vero, Minnie, che adesso vale sei lavoranti?
    - S, babbo, e non devi dire che io abbia mai sparlato di lei!
    -  Benissimo - disse il signor Omer.  - E' vero.  E cos,  mio giovane
    signore,  - aggiunse dopo essersi grattato per qualche minuto il mento
    - credo che questo sia tutto, perch lei non finisca per giudicarmi di
    lingua lunga, oltre che di fiato corto.
    Siccome nel parlare di Emily avevano abbassato la voce,  ero certo che
    non fosse lontana.  Quando chiesi se era cos,  il signor Omer accenn
    di s e indic l'uscio del salottino. Quando mi affrettai a chiedergli
    se potevo darvi un'occhiata,  me ne diede subito licenza,  e guardando
    attraverso il vetro la vidi intenta a cucire.  La vidi cos,  stupenda
    creatura  minuscola  con  i  suoi  limpidi  occhi azzurri che si erano
    fissati nel mio cuore infantile,  ora ridenti e  rivolti  a  un  altro
    bimbo di Minnie che giocava accanto a lei;  con abbastanza ostinazione
    nel suo viso luminoso da giustificare quanto avevo  udito;  con  molta
    parte  ancora  della sua infantile ritrosia capricciosa pronta a farvi
    capolino;  ma senza nulla che in quella sua bellezza,  ne sono  certo,
    non tendesse alla bont e alla gioia lungo una via fatta di gioia e di
    bont.
    Il  suono  cadenzato  in  fondo al cortile pareva che non si fosse mai
    fermato,  ahim!  era il suono che non  cessa  mai...  e  seguitava  a
    battere in sordina.
    -  Non  vuole entrare a salutarla?  - mi chiese il signor Omer.  Entri
    pure a parlarle, signore, faccia come se fosse a casa sua!
    Ero troppo timido allora... temevo di imbarazzarla,  e non meno temevo
    di  trovarmi  io  stesso in imbarazzo;  ma chiesi a che ora finisse di
    lavorare la sera per decidere in conformit l'ora della nostra visita.
    Mi congedai dal signor Omer, dalla sua graziosa figliola e dai bambini
    e mi recai dalla mia cara vecchia Peggotty.
    Eccola nella cucina con il pavimento a piastrelle, occupata a cucinare
    il pranzo!  Appena bussai mi aperse e mi domand gentilmente che  cosa
    volessi. La fissai sorridendo ma non mi ricambi il sorriso. Non avevo
    mai  smesso  di  scriverle,  ma saranno stati sette anni che non ci si
    incontrava.
    - Signora,  - dissi,  simulando un tono duro -    a  casa  il  signor
    Barkis?
    - E' a casa, signore, - disse Peggotty - ma  a letto con i reumatismi
    .
    - Non va pi a Blunderstone adesso? - chiesi.
    - Ci va quando sta bene.
    - E lei, signora Barkis, non ci va mai?
    Mi  guard pi attentamente,  notai che faceva il gesto di congiungere
    le mani.
    - Perch le voglio chiedere un'informazione intorno  a  una  casa  del
    paese che si chiama... come si chiama?... "Rookery" - dissi.
    Fece  un  passo  indietro  e protese le mani come per tenermi lontano,
    mezza spaventata. - Peggotty! - gridai.
    Non ho l'animo di descrivere quali stravaganze comp;  quante risate e
    lagrime profuse; quale orgoglio dimostr, quale gioia, e quanto dolore
    perch  colei  di cui sarei potuto diventare l'orgoglio e la gioia non
    mi avrebbe mai potuto stringere fra le  braccia.  Non  mi  preoccupava
    affatto che fosse in me segno di eccessiva giovinezza conformarmi alle
    sue emozioni.  Oso dire che mai nella mia vita, nemmeno con lei, avevo
    dato come diedi quella mattina libero sfogo al riso e al pianto.
    - Barkis sar cos contento - disse Peggotty,  asciugandosi gli  occhi
    con il grembiule. - Gli far pi bene di tante bottiglie di linimento.
    Vado a dirglielo che sei qui? Mio caro, vuoi salire a vederlo?
    Lo  volevo  senz'altro.  Ma  Peggotty  non pot uscire dalla stanza in
    fretta  come  avrebbe  desiderato,  perch  ogni  volta  che  arrivava
    all'uscio  e  si  girava  a  guardarmi ritornava a piangere e a ridere
    sulla mia spalla.  Infine,  per facilitare la cosa,  salii con lei,  e
    dopo  avere  atteso  per  un minuto fuori dell'uscio mentre diceva una
    parola al signor Barkis per annunciarmi, mi presentai al malato.
    Mi accolse con sincero entusiasmo. Era troppo immobilizzato dai dolori
    perch gli si potesse stringere la mano,  quindi mi preg di stringere
    il  fiocco  del  suo  berretto  da  notte,  il  che  feci  con  grande
    cordialit. E quando sedetti accanto al letto, disse che gli faceva un
    mondo di bene provare l'impressione di  stare  ancora  portandomi  sul
    carro lungo la strada verso Blunderstone.  Cos a letto supino e tutto
    coperto fino al mento tanto da avere l'aria di essere solo una faccia,
    come uno dei cherubini tradizionali,  era l'oggetto pi  bizzarro  che
    avessi mai visto.
    - Qual era il nome,  signore,  che io ho scritto su nel carro? - disse
    il signor Barkis con un lento sorriso reumatizzato.
    - Ah, signor Barkis!  Su quell'argomento ne abbiamo fatti dei discorsi
    seri, non  vero?
    - E io, signore, sono stato disposto per parecchio tempo, eh?
    - Altro che! - dissi.
    -  E  non mi rincresce - disse il signor Barkis.  - Ricorda quando una
    volta mi disse che lei faceva sempre la torta di mele e cucinava tutto
    il resto?
    - S, me ne ricordo benissimo - risposi.
    - Era verissimo come son vere le rape - disse il signor Barkis.  - Era
    vero - ripet il signor Barkis, agitando il berretto da notte, che era
    per lui il solo mezzo di esprimere l'enfasi - come le tasse.  E niente
     pi vero delle tasse.
    Il signor Barkis volse gli occhi  dalla  mia  parte  come  se  volesse
    chiedermi di approvare quel risultato delle riflessioni fatte a letto;
    e io approvai.
    -  Niente  pi vero delle tasse - ripet il signor Barkis.  - Un uomo
    povero come me lo scopre con la sua testa quando si trova obbligato  a
    letto. Signore, io sono molto povero!
    - Mi dispiace sentire questo, signor Barkis.
    - Sono davvero un uomo poverissimo - disse il signor Barkis.
    A  questo  punto  la  sua  mano destra usc lentamente e con fatica da
    sotto le coperte e con movimento incerto e apparentemente senza  scopo
    afferr  un  bastone  che  dondolava  appeso di fianco al letto.  Dopo
    alcuni tentativi,  nel corso dei quali il  suo  viso  assumette  varie
    espressioni  di  turbamento,  il  signor  Barkis  urt  con  quel  suo
    strumento contro una cassetta,  uno dei cui lati mi era stato visibile
    fin da principio. Allora il suo volto si ricompose.
    - Vecchi panni - disse il signor Barkis.
    - Oh ! - dissi io.
    - Magari fossero denari, signore! - disse il signor Barkis.
    - Magari davvero lo fossero - dissi.
    - Ma non  cos - dichiar il signor Barkis,  spalancando pi che pot
    tutti e due gli occhi.
    Espressi la mia certezza in  proposito,  e  il  signor  Barkis  disse,
    rivolgendosi con minore durezza nello sguardo alla moglie:
    -  E'  la  pi  laboriosa  e  migliore  delle donne,  la signora Clara
    Peggotty Barkis. Tutte le lodi che si possono fare della signora Clara
    Peggotty Barkis, lei le merita, e anche di pi! Mia cara, farai un bel
    pranzo oggi,  per la compagnia che abbiamo,  con qualcosa di buono  da
    mangiare e da bere, non  vero?
    Avrei  voluto  protestare  contro tali non necessari festeggiamenti in
    mio onore,  se non avessi visto  che  Peggotty,  dall'altro  lato  del
    letto, era molto ansiosa che non rifiutassi. Perci non dissi nulla.
    -  Ho  qualche spicciolo qui intorno,  non so bene dove,  mia cara,  -
    disse il signor Barkis - ma sono un po' stanco.  Se  tu  e  il  signor
    David  mi  volete  lasciare fin che faccio un sonnellino,  cercher di
    trovare qualche soldo quando mi sveglio.
    Per aderire alla  richiesta  uscimmo  dalla  stanza,  e  appena  fuori
    dell'uscio Peggotty m'inform che il signor Barkis, essendo adesso un
    pochino  pi  tirchio  di  prima,  faceva  sempre ricorso al medesimo
    trucco prima di togliere una sola moneta  dalla  sua  riserva;  e  che
    soffriva  pene inaudite per scivolare da solo fuori del letto e aprire
    la malaugurata cassetta.  Infatti lo udimmo emettere  i  pi  dolorosi
    gemiti  soffocati mentre quel procedimento di gazza ladra lo torturava
    in  tutte  le  articolazioni;   Peggotty  aveva  gli  occhi  pieni  di
    compassione per lui, ma disse che l'impulso generoso gli avrebbe fatto
    bene  e  che  era meglio non intralciarlo.  Cos egli seguit a gemere
    finch non si fu rimesso a letto,  soffrendo,  ne sono certo,  un vero
    martirio;  poi  ci chiam,  fingendo di essersi appena ridestato da un
    sonnellino ristoratore,  e trasse una ghinea da  sotto  il  guanciale.
    Parve  che  a  compenso  di  tutti  i  suoi  tormenti  gli bastasse la
    soddisfazione di averci ingannati,  e di essere riuscito a  conservare
    l'impenetrabile segreto della cassetta.
    Preparai  Peggotty  all'arrivo di Steerforth,  e non pass molto prima
    che arrivasse.  Sono convinto che non avrebbe fatto alcuna  differenza
    per  lei,  se fosse stato un suo personale benefattore,  o un mio buon
    amico,  e che in entrambi i casi  l'avrebbe  accolto  con  la  massima
    riconoscenza e la stessa deferenza.  Ma bastarono cinque minuti perch
    si sentisse legata a lui per il suo spirito allegro  e  spontaneo,  le
    maniere  cordiali,  la bella persona,  il dono naturale di adattarsi a
    chiunque gli andasse a genio, e andare direttamente, quando voleva, al
    punto di maggiore interesse del cuore di tutti.  Sarebbero  bastati  a
    conquistarla i modi che aveva nel trattare con me. Ma per l'insieme di
    tutte  queste  cause  credo  veramente  che gi in una certa misura lo
    adorava ancora prima che l'incontro di quel pomeriggio avesse termine.
    Rimase a pranzo con me,  e se  dicessi  che  lo  fece  volentieri  non
    esprimerei nemmeno la met della sua prontezza e allegria. Entr nella
    camera del signor Barkis come una folata di luce e di aria della bella
    stagione capace di illuminare e ristorare.  Non vi era chiasso, sforzo
    n fierezza in tutto ci che faceva,  ma solo  un'incredibile  levit,
    l'apparente  impossibilit  di  fare  altro,  o di farlo meglio,  cos
    affascinante,  semplice e simpatica da commuovermi anche  oggi  se  vi
    ripenso.
    Ce la passammo allegramente nel minuscolo salotto,  dove il "Libro dei
    Martiri" giaceva come un tempo sullo scrittoio, non pi sfogliato dopo
    di  me;  ora  ne  riguardai  le  terrificanti  figure,  ricordando  le
    sensazioni  che  allora  destavano  in me,  senza tuttavia risentirle.
    Quando Peggotty accenn a quella che chiamava la  mia  camera,  pronta
    per  me  ogni sera,  e che sperava l'avrei occupata,  prima ancora che
    potessi rivolgere un'occhiata esitante a Steerforth,  egli  aveva  gi
    afferrato la faccenda.
    - Naturalmente - disse - tu dormirai qui per il tempo che resteremo, e
    io allogger all'albergo.
    -  Averti portato cos lontano - replicai - solo per poi abbandonarti,
    non mi sembra un gesto di amicizia.
    - Ma in nome del cielo, non sei come a casa tua qui? - disse.  - A che
    vale  ci che ti sembra di fronte a questo motivo?  - E la questione
    fu subito sistemata.
    Dimostr fino all'ultimo le sue deliziose doti,  finch alle  otto  di
    sera  ci  incamminammo  verso la barca del signor Peggotty.  E anzi le
    qualit brillarono sempre pi con l'andare delle ore; perch lo pensai
    allora,  e ne sono sicuro adesso,  che la coscienza del successo nella
    sua determinazione di rendersi gradito gli infondeva nuova delicatezza
    di percezioni e gliela rendeva,  per quanto sottile fosse,  ancora pi
    facile. Se qualcuno mi avesse detto allora che tutto questo non era se
    non un gioco brillante condotto nell'eccitazione del momento per usare
    l'allegria con l'amore  spensierato  della  sua  superiorit,  con  il
    semplice scopo vano e frivolo di conquistare ci che per lui non aveva
    alcun valore,  e che un minuto dopo avrebbe gettato via: ripeto che se
    qualcuno quella sera avesse affermato una tale menzogna,  mi domando a
    quale eccesso di indignazione avrei dato sfogo!
    Probabilmente non ne avrei tratto che un accrescimento,  se possibile,
    dei romantici sentimenti di fedelt e di amicizia con cui camminavo al
    suo fianco verso la vecchia barca lungo la  buia  spiaggia  invernale,
    mentre il vento soffiava intorno a noi ancora pi triste di quanto non
    avesse  soffiato  lamentosamente  la sera in cui per la prima volta mi
    ero affacciato alla porta del signor Peggotty.
    - Questo  un posto selvaggio, non ti pare, Steerforth?
    - Abbastanza lugubre nell'oscurit - disse.  - E il mare ruggisce come
    se ci volesse divorare. E' quella laggi la barca, dove vedo una luce?
    - E' quella - dissi.
    -  La  stessa  che  vidi  stamattina  -  aggiunse.   -  Sono  arrivato
    direttamente qui, per istinto, immagino.
    Avvicinandoci alla luce non parlammo pi e arrivammo pian  piano  alla
    porta.  Posai la mano sul saliscendi,  e bisbigliando a Steerforth che
    mi stesse vicino, entrai.
    Si era udito fin da fuori un suono di voci, e nell'entrare vi fu anche
    un battere di mani,  il quale con mia grande  meraviglia  vidi  essere
    prodotto dall'abitualmente sconsolata signora Gummidge. Ma non era lei
    la sola persona eccitata in misura insolita.  Il signor Peggotty aveva
    il volto illuminato da una straordinaria soddisfazione,  e ridendo  di
    gran  cuore teneva le braccia spalancate come in attesa di accogliervi
    la  piccola  Emily;  Ham  aveva  un'espressione  di  ammirazione,   di
    esultanza,  e  insieme di quella pesante timidezza che gli stava tanto
    bene;  teneva per mano la piccola Emily come in atto di presentarla al
    signor  Peggotty;  e  lei  stessa,  la  piccola  Emily,  tutta rossa e
    intimidita,  ma felice per la gioia del  signor  Peggotty  che  le  si
    specchiava  negli  occhi lieti,  venne fermata dal nostro ingresso (fu
    lei a vederci per prima) nell'atto stesso  di  staccarsi  da  Ham  per
    gettarsi  fra le braccia del signor Peggotty.  Alla prima occhiata nel
    momento di passare dalla sera fredda e scura nella stanza illuminata e
    calda,  fu cos che li scoprimmo tutti,  con la signora Gummidge sullo
    sfondo che batteva come pazza le mani.
    Tanto in fretta si scompose il piccolo quadro vivente, da far dubitare
    che   fosse  mai  esistito.   Mi  trovavo  nel  mezzo  della  famiglia
    sbigottita,  faccia a faccia con il  signor  Peggotty  e  in  atto  di
    tendergli la mano, quando Ham grid:
    - Il signorino Davy! E' il signorino Davy!
    In  un  attimo  stringevo  la mano a tutti e ciascuno mi chiedeva come
    stavo  e  diceva  com'era  felice  dell'incontro,  e  tutti  parlavano
    insieme. Il signor Peggotty era cos sopraffatto dall'orgoglio e dalla
    gioia  di  vederci  che  non  sapeva  che  cosa  dire  e che cosa fare
    seguitava soltanto a stringere la mano a me  e  poi  a  Steerforth,  e
    ancora  a  me,   passandosi  poi  la  mano  tra  i  capelli  ispidi  e
    arruffandoli,  e ridendo con tale allegra aria di trionfo che  era  un
    divertimento guardarlo.
    - Diamine! Che due signorini... due signori cresciuti... vengano sotto
    questo  tetto proprio stasera fra tutte le sere della mia vita - disse
    il signor Peggotty -  una cosa che io non  credo  sia  mai  successa!
    Emily,  carissima,  vieni qui!  Vieni qui, piccola strega. C' l'amico
    del signorino Davy, mia cara! Il signore del quale hai sentito parlare
    viene a salutarti insieme con il signorino Davy nella pi  bella  sera
    che  sia mai stata e che mai sar nella vita di tuo zio...  accidenti,
    urrah!
    Dopo  avere  pronunciato  questo  discorso  tutto  d'un  fiato  e  con
    eccezionale  vivacit e piacere,  il signor Peggotty pos estasiato le
    mani sulle due guance della nipote e la baci  una  dozzina  di  volte
    quindi  se  la  strinse con delicato orgoglio sul petto e la accarezz
    con la delicatezza di una mano femminile. Finalmente la lasci andare;
    e mentre essa correva nella cameretta che era stata  la  mia  egli  si
    gir  a  guardarci  tutto  accaldato  e  senza pi fiato per l'immensa
    soddisfazione.
    -  Se  voi  due,  signorini...  signori  cresciuti,  adesso,  e  quali
    signori!... - disse il signor Peggotty.
    - Sicuro, proprio cos! - grid Ham. - Ben detto! Giusto! Il signorino
    Davy... due signori cresciuti, sono cos!
    -  Se  voi  due  signorini...  signori  cresciuti!  -  disse il signor
    Peggotty - non vorrete scusarmi di essere in questa  condizione  dello
    spirito,  quando  capirete  la questione,  allora vi chieder perdono.
    Emily cara!...  Sa che parler - e qui la sua gioia torn a prorompere
    -  e  cos   scappata.  Vecchia sposina,  vuoi avere la gentilezza di
    badare un momento a lei?
    La signora Gummidge accenn di s e scomparve.
    - Se questa - disse il signor Peggotty,  sedendo fra  noi  accanto  al
    fuoco  -  non  la sera pi bella della mia vita vuol dire che sono un
    mollusco, per di pi bollito... e altro non so dire. Quella,  signore,
    la  piccola  Emily  -  e  si rivolse a Steerforth abbassando la voce -
    quella che lei ha visto un momento fa tutta rossa...
    Steerforth fece  soltanto  un  cenno  del  capo,  ma  aveva  una  tale
    espressione  di  lieto interesse e di partecipazione ai sentimenti del
    signor Peggotty, che quest'ultimo gli rispose come se avesse parlato.
    - Sicuro! - disse il signor Peggotty.  - E' lei,  lei  cos.  Grazie,
    signore.
    Ham  mi  fece pi volte cenno con il capo,  come se intendesse dire lo
    stesso lui pure.
    - Questa nostra piccola Emily - disse il signor  Peggotty  -    stata
    nella  nostra  casa  quello che immagino (sono ignorante,  ma io credo
    questo) pu essere in una casa nient'altro che  una  piccola  creatura
    con  gli  occhi  tanto brillanti.  Non  figlia mia;  non ho mai avuto
    figli, ma non potrei volerle ancora pi bene se fosse mia figlia.  Lei
    capisce! Non potrei davvero!
    - Capisco benissimo - disse Steerforth.
    - Lo so che lei mi capisce - disse il signor Peggotty - e la ringrazio
    ancora. Il signorino Davy ricorder com'era; lei pu giudicare da solo
    com'  adesso,  ma nessuno di voi pu sapere in pieno ci che  stata,
    ,  e sar per il mio cuore affezionato.  Io sono  rozzo,  signore,  -
    disse  il  signor  Peggotty  -  sono rozzo come un riccio di mare;  ma
    nessuno,  salvo forse una donna,  credo che potr capire che cos' per
    me  la  nostra piccola Emily.  E,  resti fra noi - qui abbass la voce
    fino a un sussurro -  quella  donna  non  sar  veramente  nemmeno  la
    signora Gummidge, sebbene lei abbia un mondo di meriti.
    Il signor Peggotty torn ad arruffarsi i capelli con entrambe le mani,
    come  introduzione  a ci che stava per dire,  poi riprese con le mani
    posate sui ginocchi:
    - Vi era una certa persona che conosceva  la  piccola  Emily  fin  dal
    tempo in cui suo padre s'era annegato,  e l'aveva sempre vista;  prima
    bambina, poi ragazza e poi donna. A guardarlo non era gran che - disse
    il signor Peggotty.  - Di corporatura un po' come la  mia...  rozzo...
    con  un  bel  po'  di vento di sud ovest...  e molto sale...  ma tutto
    sommato un tipo onesto e con il cuore nel punto giusto.
    Pensai che non avevo mai  visto  Ham  ridacchiare  tanto  come  adesso
    mentre ci guardava.
    -  Che cosa ti fa questo benedetto marinaio - disse il signor Peggotty
    raggiante per la gioia come un bel sole di mezzogiorno - allora?  Va a
    perdere  questo  suo  cuore  dietro  alla nostra piccola Emily.  Le va
    dietro,  ne diventa una specie di  servitore,  perde  un  bel  po'  di
    appetito,  e  a  lungo  andare mi dice chiaramente il suo guaio.  Ora,
    capite, io posso desiderare che la nostra piccola Emily si metta sulla
    via del matrimonio.  Mi piacerebbe in ogni caso vederla  legata  a  un
    uomo che abbia il diritto di difenderla. Io non so quanto ancora posso
    vivere,  o  quanto  presto posso morire;  ma so che se in una notte di
    tempesta il vento mi facesse rovesciare qui al largo di Yarmouth, e mi
    toccasse di vedere per l'ultima volta le luci  della  citt  sopra  le
    onde   senza   avere  la  forza  di  resistere,   io  andrei  gi  pi
    tranquillamente potendo pensare che c' laggi a riva un  uomo  fedele
    come  il  ferro per la mia piccola Emily,  che Dio la benedica,  e che
    nessun male  pu  capitare  alla  mia  piccola  Emily  fin  tanto  che
    quell'uomo vive.
    Con  la  sua  spontanea  sincerit il signor Peggotty agit il braccio
    destro come se stesse dando l'addio  alle  luci  della  citt  e  poi,
    scambiato un cenno con Ham, riprese come prima:
    - Bene!  Gli consiglio di parlare con Emily.  E' abbastanza grande per
    farlo, ma  timido come un ragazzetto e non vuole. Cos parlo io.  Ma
    come!  fa  la  piccola Emily.  Proprio lui che conosco da tanti anni
    cos bene e che mi  tanto caro. Oh, zio! Non potrei mai prendere lui.
    E' tanto buono!.  Le do un bacio e le dico soltanto: Mia  cara,  hai
    ragione di parlare sinceramente, devi scegliere da te, sei libera come
    un  uccellino.  Poi vado da lui e gli dico: Vorrei che la cosa fosse
    andata cos,  ma non si pu.  Ma potete continuare come prima e io  ti
    consiglio  di  comportarti con lei come prima,  da vero uomo.  Lui mi
    stringe la mano e dice che lo far. E lo fa,  da uomo onesto e d'onore
    per  due  anni  interi,  e qui in casa siamo stati sempre come eravamo
    prima.
    La faccia del signor Peggotty che aveva mutato espressione  secondo  i
    vari   stadi  del  racconto,   ora  riprese  la  precedente  di  gioia
    trionfante,  mentre posava una mano sul mio  ginocchio  e  l'altra  su
    quello  di  Steerforth  (dopo  averle  inumidite entrambe per dare pi
    efficacia al gesto), e divise tra noi il seguente discorso:
    - Poi di colpo una sera,  che potrebbe essere  questa  sera,  ecco  la
    piccola  Emily  che  torna  dal  lavoro,  e con lei c' lui!  Quanto a
    questo, niente di straordinario, mi direte. No, perch, se fa buio lui
    si prende cura di lei come un fratello,  e anzi anche prima di notte e
    a  tutte  le ore.  Ma questo bel marinaio le prende la mano e mi grida
    tutto allegro: Guarda! Questa diventer la mia sposina!. E lei dice,
    mezza ardita e mezza timida,  mezza ridendo e mezza in  lagrime:  S,
    zio!  Se sei contento.  Se sono contento! - grid il signor Peggotty,
    dondolando la testa per l'entusiasmo.  - Dio santo,  come se io potevo
    non essere contento!  Se sei contento,  zio, sono pi seria adesso, e
    ho riflettuto meglio,  e sar per lui la  pi  buona  mogliettina  che
    potr,  perch  un caro e buon ragazzo!.  Allora la signora Gummidge
    batte le mani come a  teatro,  e  voi  entrate.  Ecco!  Il  delitto  
    scoperto! - disse il signor Peggotty. - Siete entrati voi! E' successo
    proprio adesso,  e questo  l'uomo fortunato che la sposer non appena
    lei avr finito il suo contratto di lavoro.
    Ham non pot fare a meno di barcollare sotto il colpo che per  la  sua
    gioia  illimitata  il signor Peggotty gli aveva sferrato come segno di
    fiducia e di amicizia;  ma comprendendo che aveva il dovere  di  dirci
    qualcosa, parl non senza balbettare parecchio e con molta difficolt:
    - Non era pi alta di lei,  signorino Davy, quando lei  venuto qui la
    prima volta,  e io pensavo gi  come  sarebbe  diventata.  L'ho  vista
    crescere,  signori,  come un fiore. Signorino Davy, avrei dato la vita
    per lei, oh, s, proprio con gioia e allegria! Per me, signori,  lei 
    pi di quanto...  pi di quello che potr mai desiderare,  e pi di...
    pi di come potr mai dire.  Io...  l'amo  sinceramente.  Non  c'  un
    signore in tutta la terra...  e nemmeno uno che naviga sul mare... che
    pu amare la sua donna pi che io amo lei...  anche se...  tanti altri
    uomini  semplici  potrebbero...  sarebbero  capaci  di  dire meglio...
    quello che sentono dentro.
    Mi commosse molto vedere  un  giovane  robusto  come  era  adesso  Ham
    tremare  per  la  forza  del sentimento che provava verso la minuscola
    creatura che gli aveva rubato il cuore.  Trovai pure  commovente  quel
    semplice  confidarsi a noi del signor Peggotty e di lui.  Tutta quella
    vicenda mi commoveva. Quanto poi le mie emozioni subissero l'influenza
    dei ricordi d'infanzia non so dire.  Non so se fossi arrivato  l  con
    qualche  incerta  fantasia  di  essere ancora innamorato della piccola
    Emily. So che l'evento mi colm di gioia; ma che da principio ben poco
    sarebbe bastato perch il  mio  intimo  e  indescrivibile  piacere  si
    mutasse in dolore.
    Se  fosse  quindi  toccato  a  me  far  vibrare con almeno una modesta
    abilit la corda dei sentimenti ora prevalenti fra loro, l'avrei fatto
    con mano incerta.  Ma tocc a Steerforth,  ed egli lo  fece  con  tale
    maestria  che  in  pochi  minuti  ci  trovammo  tutti il pi possibile
    disinvolti e felici.
    - Signor Peggotty! - disse Steerforth.  - Lei  una bravissima persona
    e  merita di essere sempre felice come questa sera.  Ecco la mia mano!
    Ham,  rallegramenti,  caro amico.  E anche a lei una buona stretta  di
    mano.  Margheritina,  attizza  il  fuoco  e  fa che arda allegramente!
    Signor Peggotty,  se lei non riesce a convincere la sua gentile nipote
    che  ritorni  con  noi  (e le cedo subito questo posto nell'angolo del
    camino),  io me ne vado.  In una sera come questa non vorrei essere la
    causa  di un vuoto al suo focolare...  e men che mai di un tale vuoto,
    per tutti i tesori delle Indie!
    Cos il signor Peggotty and nella mia vecchia cameretta a prendere la
    piccola Emily, la quale da prima non voleva venire,  poi si mosse Ham.
    E   finalmente  la  riportarono  accanto  al  camino  tutta  timida  e
    confusa...  ma ben presto si rinfranc nel vedere con quale gentilezza
    e rispetto Steerforth le parlava; con quanta abilit evitava tutto ci
    che  avrebbe potuto metterla in imbarazzo;  come parlava con il signor
    Peggotty di barche,  di bastimenti,  di maree  e  di  pesci;  come  si
    rivolgeva  a  me per ricordarmi il giorno in cui aveva visto il signor
    Peggotty a Salem House; com'era entusiasta della casa-barca e di tutto
    ci che conteneva,  con quanta leggerezza e facilit seguit a parlare
    finch  a  poco  a poco ci fece entrare tutti in un cerchio incantato,
    nel quale tutti ci mettemmo a discorrere senza pi riserve.
    Effettivamente Emily per tutta la serata parl  poco,  ma  guardava  e
    prestava  ascolto,  e  la sua espressione si anim,  ed era deliziosa.
    Steerforth raccont la storia di un terribile naufragio  (a  proposito
    del  discorso  tra  lui  e il signor Peggotty) come se avesse la scena
    davanti agli occhi, e gli occhi di Emily rimasero per tutto il tempo a
    fissarlo,  come se per mezzo di lui essa pure vedesse il  dramma.  Per
    sollevarci l'animo,  raccont pure una sua allegra avventura con tanta
    vivacit come se la vicenda fosse per lui altrettanto  nuova  che  per
    noi... e la piccola Emily rise finch il battello rison di quei suoni
    musicali,   e   tutti  ridevamo  (compreso  Steerforth)  per  simpatia
    irresistibile e a cuor leggero verso quella gioia.  Indusse il  signor
    Peggotty  a  cantare,  o meglio a ruggire Quando il vento di tempesta
    soffia, soffia, soffia, e cant egli stesso una canzone marinara cos
    sentimentale e bella da farmi quasi immaginare che il vento scivolasse
    davvero tristemente intorno alla  casa,  e  mormorando  piano  fra  il
    nostro raccolto silenzio indugiasse per ascoltare.
    Quanto  alla  signora  Gummidge,  nel  sollevare  quella vittima dello
    sconforto,  Steerforth  ebbe  un  successo  quale  nessuno  aveva  mai
    raggiunto  (cos  mi confid il signor Peggotty) dopo la morte del suo
    vecchio. Le lasci tanto poco la possibilit di sentirsi infelice, che
    il giorno dopo essa disse di pensare che l'avesse stregata.
    Ma  non  tenne  tuttavia  il  monopolio   dell'attenzione   n   della
    conversazione.  Quando la piccola Emily si fece pi ardita,  e prese a
    parlarmi (ancora non senza  timidezza)  da  un  angolo  all'altro  del
    fuoco,  delle  nostre corse sulla spiaggia in cerca di conchiglie e di
    sassolini,  e quando le chiesi se ricordava  come  le  ero  devoto;  e
    quando  entrambi  arrossimmo  e ridemmo nel riandare con il pensiero a
    quei bei vecchi tempi  ormai  diventati  irreali,  egli  tacque  e  ci
    osservava  pensosamente.  Per  tutta  la sera ella rimase seduta sulla
    vecchia cassetta nell'identico angolo del focolare,  con  accanto  Ham
    invece  di  me.  Non  compresi  se  si tenesse tanto accosto al muro e
    staccata da lui per la stessa volont capricciosa di allora, o per una
    ritrosia di fanciulla di fronte a noi;  ma notai che lo fece per tutta
    la sera.
    Ricordo che era quasi mezzanotte quando ci congedammo.  Avevamo cenato
    con biscotto e pesce secco,  e Steerforth s'era  tolto  di  tasca  una
    fiaschetta  piena  di  gin olandese che noi uomini (ora posso dire noi
    uomini senza arrossire) avevamo vuotata. Ci salutammo allegramente,  e
    mentre  tutti  stavano  intorno  alla  porta per illuminarci la strada
    quanto pi possibile,  vidi i dolci occhi azzurri della piccola  Emily
    seguirci  facendo  capolino  da  dietro  a  Ham,  e  udii  la sua voce
    armoniosa gridarci di fare attenzione a dove andavamo.
    -  Una  piccola  bellezza  molto  attraente!   -   disse   Steerforth,
    prendendomi sotto braccio.  - Bene! E' un posticino strano, e quella 
    gente strana, e d una sensazione nuova mischiarsi con loro.
    - Come siamo stati fortunati - dissi - ad arrivare per vedere la  loro
    felicit  in  previsione di quel matrimonio!  Non avevo mai conosciuto
    gente cos felice. E' delizioso vedere la loro onesta gioia ed entrare
    a farne parte come ci  accaduto.
    - Ma  un tipo un po' stupido per la ragazza,  non ti  pare?  -  disse
    Steerforth.
    Si era dimostrato tanto cordiale con Ham e con tutti, che la freddezza
    della  frase inattesa mi fece trasalire.  Ma giratomi verso di lui,  e
    vedendogli gli occhi ridenti, subito mi confortai e ribattei:
    - Ah,  Steerforth,  puoi scherzare sulla povera gente!  Puoi tirare di
    scherma  con la signorina Dartle,  e cercare di nascondermi scherzando
    le tue simpatie,  ma ti conosco  troppo  bene.  Quando  vedo  come  li
    capisci  perfettamente  e  come  riesci  a  entrare a perfezione nella
    felicit di quel semplice pescatore,  o secondare un attaccamento come
    quello  della  mia  vecchia  governante,  so  che  non  ti  pu essere
    indifferente una sola gioia o un dolore,  non una emozione  di  questa
    gente. E per questo, Steerforth ti ammiro e ti voglio bene venti volte
    di pi!
    Si  ferm,  e  scrutandomi  disse: - "Margheritina",  credo che tu sia
    buono e che tu parli seriamente.  Magari fossimo  tutti  buoni!-    Un
    attimo  dopo  riprendemmo di buon passo il cammino verso la citt,  ed
    egli inton allegramente la canzone del signor Peggotty.




    22 - VECCHI LUOGHI E GENTE NUOVA.

    Steerforth e io restammo in quella parte del  paese  per  pi  di  due
    settimane.  Inutile dire che stavamo molto insieme,  tuttavia di tanto
    in tanto ci separavamo per delle ore.  Egli era un buon marinaio e  io
    non  lo ero affatto;  cos quando usciva in barca a vela con il signor
    Peggotty,  ed era uno dei divertimenti che  preferiva,  di  solito  io
    restavo  a  terra.  Il  fatto che alloggiavo presso Peggotty mi creava
    degli obblighi che egli non aveva;  sapevo che Peggotty  si  prodigava
    tutto  il  giorno nell'assistenza del signor Barkis e quindi preferivo
    non far tardi la sera; mentre Steerforth, alloggiando in albergo,  era
    libero  di  comportarsi  come  gli  piaceva.  Cos  venni a sapere che
    organizzava delle piccole  feste  per  i  pescatori  presso  l'osteria
    frequentata dal signor Peggotty,  che era "I Bravi Compagni",  all'ora
    in cui io ero gi a letto,  e  che  trascorreva  in  mare  vestito  da
    marinaio,  intere  notti  di luna per tornare a riva solo con la marea
    del mattino.  Sapevo ormai che per  la  sua  natura  irrequieta  e  il
    temperamento  ardito  egli  amava  trovare sfogo nella fatica fisica e
    nella  lotta  contro  il  maltempo,   come  in  ogni  altra  fonte  di
    eccitazione non appena gli si presentasse,  e quindi nessuna delle sue
    iniziative poteva sorprendermi.
    Un'altra ragione  di  non  stare  sempre  insieme  era  che  io  avevo
    naturalmente  dell'interesse  nel  recarmi a Blunderstone e rivedere i
    luoghi familiari della mia infanzia,  mentre Steerforth,  dopo esservi
    stato una volta,  non aveva alcuno scopo di tornarvi. Ricordo pertanto
    almeno tre o quattro giorni in cui,  dopo una colazione  consumata  di
    buon'ora,  partimmo  per vie diverse e ci rivedemmo soltanto piuttosto
    tardi per il pranzo.  Non sapevo  come  impiegasse  il  suo  tempo  in
    quell'intervallo,  salvo  la  vaga  idea  che  avendo egli fatto molte
    conoscenze l intorno, dove altri non avrebbe scoperto nemmeno un modo
    per divertirsi, egli ne avrebbe trovati venti.
    Da parte mia,  ci che mi attirava nel mio solitario pellegrinare  era
    di  rivedere  ogni  metro della vecchia strada che avevo percorso e di
    visitare i vecchi luoghi senza mai  stancarmene.  Li  rivisitavo  come
    avevo  fatto  tante  volte con la fantasia,  e vi indugiavo come vi si
    erano soffermati i miei pensieri quando ero pi giovane ed  ero  tanto
    lontano.  La  tomba  sotto  l'albero in cui riposavano entrambi i miei
    genitori...   che  avevo  contemplato  con  un  singolare   senso   di
    compassione  quando  vi stava solo mio padre,  e accanto alla quale mi
    ero trovato in  preda  all'angoscia  quando  era  stata  riaperta  per
    accogliere la mia bella mamma con la sua creatura...  accanto a quella
    tomba che le cure della  fedele  Peggotty  avevano  sempre  tenuta  in
    ordine  come  un  giardino,  passeggiavo  per  ore intere.  Era un po'
    discosta  dal  viale  che  attraversava  il  cimitero,  in  un  angolo
    tranquillo,   non   tanto  lontana  tuttavia  perch  non  ne  potessi
    distinguere i nomi sulla lapide mentre andavo  avanti  e  indietro,  e
    trasalivo  quando l'orologio del campanile batteva le ore,  perch per
    me era come il suono di una voce scomparsa.  In quei  momenti  le  mie
    riflessioni  erano  sempre collegate alla bella figura che avrei fatto
    nella vita e alle cose pregevoli che avrei compiute.  I miei passi non
    erano  in accordo con alcun'altra melodia,  ma s'intonavano sempre con
    la stessa come se fossi tornato a casa per costruire i  miei  castelli
    in aria al fianco di una madre ancora viva.
    Vi  erano grandi cambiamenti nella mia vecchia casa.  Scomparsi i nidi
    malconci da tanto tempo abbandonati dalle  cornacchie,  e  tutti  cos
    potati e sfrondati, gli alberi avevano perduto le forme che ricordavo.
    Il  giardino  si era inselvatichito,  e met delle finestre della casa
    erano sbarrate. La casa era abitata, ma solo da un povero mentecatto e
    dalle persone che lo assistevano.  Stava sempre seduto dietro  la  mia
    finestrella  che  guardava  verso  il cimitero,  mi chiedevo se i suoi
    vagabondi pensieri s'imbattessero mai nelle fantasie che popolavano  i
    miei  nei  felici  mattini  quando  alla luce del sole nascente spiavo
    fuori  da  quella  stessa  finestra  e  vedevo  le  pecore   pascolare
    tranquillamente.
    I  nostri  vecchi  vicini  signori  Grayper  erano  partiti per il Sud
    America,  e la pioggia entrava ormai dal tetto della loro casa  vuota,
    ne  aveva  macchiato i muri esterni.  Il dottor Chillip s'era di nuovo
    sposato con una donna alta, ossuta e con il naso ricurvo;  avevano una
    bimba  gracile  con  la  testa  grossa,  troppo  pesante  per il collo
    sottile,  e due deboli occhi fissi con i quali pareva sempre  chiedere
    perch mai fosse nata.
    Era  con  una  singolare  unione  di  tristezza  e  di  piacere che mi
    attardavo intorno al luogo della mia nascita finch il sole rosso  del
    tramonto  invernale  mi  avvertiva  che era tempo prendessi la via del
    ritorno.  Ma quando me l'ero  lasciato  alle  spalle,  e  specialmente
    quando  Steerforth e io stavamo felicemente seduti a pranzare vicino a
    un bel fuoco, mi dava felicit il pensiero di essere stato laggi.  Lo
    stesso,  per  quanto in tono minore,  mi accadeva quando rientravo pi
    tardi nella mia nitida cameretta, e sfogliando le pagine del libro dei
    coccodrilli (sempre l su un tavolino),  ripensavo con il cuore  pieno
    di  gratitudine  com'ero  fortunato di avere un amico come Steerforth,
    un'amica come Peggotty,  e un compenso di tutto ci che avevo  perduto
    nella mia ottima e generosa zia.
    Per  il  ritorno da queste lunghe passeggiate il viaggio pi breve era
    con un battello traghetto che mi depositava sulla pianura fra la citt
    e il mare,  che potevo attraversare invece di  compiere  il  giro  pi
    lungo  lungo  la  strada  maestra.  Poich la casa del signor Peggotty
    stava su quel deserto pianoro,  a meno di cento iarde dal mio  normale
    percorso,  non  mancavo  mai  di  darvi  una  capatina quando passavo.
    Trovavo quasi sempre ad attendermi Steerforth, e ci dirigevamo insieme
    nell'aria gelida e nella prima nebbia verso le luci scintillanti della
    citt.
    In una sera buia,  quando ero pi in ritardo del solito,  perch  quel
    giorno avevo effettuato a Blunderstone la mia visita di commiato, dato
    che  stavamo  per  ripartire,  lo  trovai  tutto solo e pensoso seduto
    davanti al focolare del signor Peggotty.  Era tanto immerso nelle  sue
    riflessioni da non accorgersi affatto che mi stavo avvicinando, il che
    sarebbe  potuto  accadere  anche se fosse stato meno assorto poich il
    terreno sabbioso l intorno rendeva silenzioso ogni passo;  ma non  si
    riscosse  nemmeno  quando  entrai.  Gli  fui  vicino e lo guardavo,  e
    ancora, con la fronte aggrottata, era perduto nelle sue meditazioni.
    Quando gli posai la mano sulla spalla diede un tale scossone  da  fare
    sobbalzare anche me.
    -  Mi capiti addosso - disse quasi in collera - come il fantasma della
    dannazione!
    - Dovevo pure annunciarmi in qualche modo - risposi.  -  Ti  ho  fatto
    scendere dalle stelle?
    - No - rispose. - No.
    -  Risalire  da  qualche  luogo allora?  - dissi,  mettendomi a sedere
    accanto a lui.
    - Guardavo le figure del fuoco - rispose.
    - Ma ora le distruggi! - protestai mentre si affrettava a ravvivare la
    fiamma con un pezzo di legno ardente,  facendone sprizzare una  catena
    di scintille roventi che volarono su per la cappa angusta, uscendo con
    fragore nell'aria.
    -  Tu non le avresti viste - ribatt.  - Odio queste ore false che non
    sono n giorno n notte. Come sei in ritardo! Dove sei stato?
    - Ho detto addio alla mia solita passeggiata.
    - E io sono rimasto seduto qui - disse Steerforth, guardandosi intorno
    per la stanza - a pensare che tutte queste persone cos felici la sera
    del nostro arrivo, a giudicare da questa aria di abbandono, potrebbero
    essere disperse,  o morte,  o incappate in  non  so  quale  disgrazia.
    David,  giuro davanti a Dio che in tutti questi vent'anni vorrei avere
    avuto un padre giudizioso!
    - Mio caro Steerforth, che cos'hai?
    - Vorrei con tutta l'anima essere stato indirizzato meglio! - esclam.
    - Vorrei con tutta l'anima riuscire a guidarmi meglio!
    Vi era nel suo tono una tale disperata violenza che ne fui sbigottito.
    Era diverso da com'era di solito  pi  di  quanto  avrei  mai  creduto
    possibile.
    - Sarebbe meglio vivere come questo povero Peggotty o quello zotico di
    suo  nipote - disse alzandosi e appoggiandosi imbronciato alla mensola
    del camino con il viso contro il  fuoco  -  piuttosto  che  essere  me
    stesso,   venti  volte  pi  ricco  e  venti  volte  pi  sapiente,  e
    tormentarmi come ho fatto nell'ultima mezz'ora  in  questa  barca  del
    diavolo!
    Mi spavent talmente vederlo cos alterato,  che da prima non potei se
    non rimanere a guardarlo in silenzio,  mentre stava cos con la  testa
    appoggiata  sulla  mano  e  gli  occhi  abbassati cupamente sul fuoco.
    Infine lo pregai con tutta la sollecitudine che sentivo di  dirmi  che
    cosa  fosse accaduto per irritarlo tanto,  e che se non potevo sperare
    di dargli  consiglio,  mi  lasciasse  almeno  prendere  parte  al  suo
    dispiacere.  Non  avevo  nemmeno  finito  di  parlare,  che cominci a
    ridere, da prima nervosamente, ma presto con un vero ritorno della sua
    allegria.
    - Taci, "Margheritina", non  niente! Niente! - rispose. - Te l'ho gi
    detto alla locanda di Londra,  che a volte sono una  brutta  compagnia
    per me stesso.  Poco fa devo essere stato nero come un incubo... credo
    infatti di aver avuto un incubo. In certi momenti di noia tornano alla
    mente le favole sentite da bambini,  diventate irriconoscibili.  Credo
    proprio  di  essermi identificato nel bambino della storia che a forza
    di non ubbidire fin per essere mangiato  dai  leoni...  un  modo  pi
    elegante,  immagino,  di andare in malora. Mi sono capitate addosso da
    capo a piedi le allucinazioni come a certe vecchie.  Ho avuto paura di
    me stesso.
    - Credo che tu non abbia paura di nient'altro - dissi.
    -  Forse  no,  eppure  potrei  avere abbastanza motivo di avere paura-
    rispose. - Bene! E' finito! Non ci cascher di nuovo, David;  ma te lo
    ripeto,  caro mio, che sarebbe stato meglio per me (e non solo per me)
    se avessi avuto un padre severo e giudizioso!
    Il suo viso era sempre espressivo, ma non l'avevo mai visto cos pieno
    di una fosca intensit come quando  pronunci  queste  parole  con  lo
    sguardo chino verso il fuoco.
    -  E  adesso basta!  - disse,  facendo il gesto di gettare leggermente
    qualcosa in aria con la mano. - Essendo ci sparito, sono di nuovo un
    uomo, come disse Macbeth. E ora a pranzo! A meno che, "Margheritina",
    io non abbia  (come  Macbeth)  gi  interrotto  il  banchetto  con  un
    fantastico disordine.
    - Ma chiss dove sono andati tutti! - dissi.
    -  Lo  sa il cielo - disse Steerforth.  - Ero andato fino al traghetto
    per cercarti,  poi sono arrivato fin qui dove ho trovato  il  deserto.
    Questo mi ha dato da pensare, e cos mi hai trovato che meditavo.
    L'arrivo  della signora Gummidge con un canestro spieg perch la casa
    fosse rimasta vuota: era corsa a prendere qualcosa che occorreva prima
    che  il  signor  Peggotty  ritornasse  con  il  volgere  della  marea,
    lasciando la porta aperta nel timore che mentre era assente tornassero
    Ham  e la piccola Emily,  per la quale quello era un giorno lavorativo
    pi breve.  Steerforth,  dopo avere di molto migliorato l'umore  della
    signora  Gummidge  con un allegro saluto e un abbraccio scherzoso,  mi
    prese sottobraccio e mi trascin via.
    Aveva migliorato il  proprio  umore,  oltre  a  quello  della  signora
    Gummidge,  riportandolo  all'abituale  vivacit,  cos  che  lungo  il
    cammino parl non meno gaio del solito.
    - E cos - disse allegramente - domani  abbandoniamo  questa  vita  da
    bucanieri, non  vero?
    -  Cos  abbiamo  infatti  concordato  -  risposi - e sai che sono gi
    fissati i nostri posti sulla diligenza.
    - S,  immagino che non vi sia rimedio -  disse  Steerforth.  -  Avevo
    quasi dimenticato che sulla terra vi  da fare qualcosa di diverso dal
    lasciarsi dondolare su questo mare. Vorrei che non fosse cos.
    - Almeno fin che dura la novit - osservai ridendo.
    - E' probabile - replic. - Sebbene per un simpatico innocente come il
    mio  giovane  amico  l'osservazione contenga un certo sarcasmo.  Bene!
    Diciamo pure,  David,  che sono un tipo volubile.  So di  esserlo,  ma
    finch il ferro  caldo lo so battere con vigore.  Credo che su queste
    acque riuscirei gi a superare discretamente un esame di pilota.
    - Il signor Peggotty dice che sei una meraviglia - aggiunsi.
    - Un fenomeno di sapienza nautica, eh! - rise Steerforth.
    - Proprio cos,  e lo sai benissimo,  come sai con  quanto  ardore  ti
    dedichi   sul  momento  a  qualunque  scopo  e  quanto  facilmente  lo
    raggiungi.  E ci che pi mi stupisce in te,  Steerforth,   che tu ti
    accontenti di mettere a frutto le tue doti in modo tanto incostante.
    - Mi accontento? - replic allegramente. - Ma io non sono mai contento
    se non della tua freschezza,  mia gentile "Margheritina".  Quanto alla
    mia incostanza non ho ancora appreso l'arte di legarmi ad alcuna delle
    ruote che i moderni Issioni sono condannati a far girare senza riposo.
    Ho forse mancato di acquistarla in un cattivo apprendistato, e ora non
    me ne curo pi. Lo sai che ho comperato un battello qui?
    - Quale tipo straordinario sei, Steerforth! - esclamai e m'interruppi,
    perch era la prima volta che me ne parlava.  - Quando forse non avrai
    pi alcun desiderio di tornare da queste parti!
    - Di questo non sono sicuro - ribatt.  - Mi sono affezionato a questo
    posto.  In ogni caso - disse,  facendomi  affrettare  il  passo  -  ho
    comperato una barca che era in vendita...  il signor Peggotty dice che
     un clipper, e certo ha ragione; lo governer lui in mia assenza.
    - Ora ti capisco, Steerforth! - dissi esultante. - Fingi di aver fatto
    l'acquisto per te stesso,  ma in realt l'hai fatto per  avvantaggiare
    lui. Ti conosco bene e l'avrei potuto indovinare fin da principio. Mio
    caro  Steerforth,  come  posso  esprimere  quello  che penso della tua
    generosit?
    - Bah! - rispose arrossendo. - Meno se ne parla meglio .
    - Non lo sapevo forse?  - gridai.  - Non  avevo  detto  che  non  puoi
    restare  indifferente di fronte a gioie,  dolori e a tutte le emozioni
    di cuori onesti come questi?
    - S, s - rispose. - Me l'hai gi detto e basta cos.  Ne abbiamo gi
    parlato abbastanza!
    Nel  timore di offenderlo dilungandomi su un argomento a cui egli dava
    cos poca  importanza,  vi  indugiai  solo  con  il  pensiero,  mentre
    proseguivamo con passo sempre pi rapido.
    -  La  barca  deve avere una nuova attrezzatura - disse Steerforth.  -
    Lascer qui Littimer a provvedere  che  sia  fatto  e  per  avvertirmi
    quando sar in ordine. T'avevo detto di aver fatto venire Littimer?
    - No.
    - Ma s! E' arrivato stamattina con una lettera di mia madre.
    Quando  incontrai  il  suo  sguardo  notai  che  era pallido fino alle
    labbra,  sebbene mi fissasse senza  esitazione.  Temetti  che  qualche
    lieve  dissenso  con  sua madre l'avesse portato allo stato d'animo in
    cui l'avevo sorpreso davanti  a  quel  solitario  focolare.  E  gliene
    accennai.
    -  Oh,  no!  -  rispose,  scotendo  il  capo e scoppiando in una breve
    risata. - Niente del genere. S. E' arrivato il mio domestico.
    - Sempre lo stesso? - chiesi.
    - Sempre lo stesso - disse Steerforth. - Tranquillo e distante come il
    Polo  Nord.   Provveder  che  la  barca  cambi  nome.   Adesso    la
    "Procellaria".   Che   gliene   importa   al   signor  Peggotty  delle
    procellarie! La far battezzare di nuovo.
    - Con quale nome? - chiesi.
    - "Piccola Emily".
    Siccome non aveva smesso di fissarmi,  lo presi come un ammonimento  a
    non  lodarlo  troppo  della  sua generosit.  Non potei tralasciare di
    mostrare con l'espressione quanto gradivo quella scelta,  ma dissi ben
    poco, ed egli torn sorridente come al solito e parve sollevato.
    -  Ma guarda un po' - disse - ecco arrivare l'autentica piccola Emily!
    e con lei c' quel tipo!  Sull'anima mia,   un  vero  cavaliere.  Non
    l'abbandona mai!
    In quei giorni Ham lavorava come carpentiere in un cantiere di barche,
    avendo  migliorato  una  naturale  disposizione a questo lavoro fino a
    diventare operaio specializzato.  Era in abiti da  lavoro  e  appariva
    abbastanza rozzo, ma anche molto virile e molto adatto a proteggere la
    fiorente minuscola creatura al suo fianco. Aveva infatti nel volto una
    tale  franchezza  e  onest,  un  tale palese orgoglio,  e tanto amore
    sincero,  che per me ci superava il valore di ogni possibile bellezza
    di  lineamenti.  Mentre  si avvicinavano pensai che anche sotto questo
    riguardo erano benissimo assortiti.
    Quando ci fermammo per salutarli,  essa ritir timidamente la mano dal
    braccio  di lui per tenderla arrossendo a Steerforth e a me.  E quando
    ripresero il cammino dopo  che  ci  eravamo  scambiate  poche  parole,
    prefer  non infilare la mano nel braccio di Ham,  e con aria timida e
    riservata la vedemmo camminare staccata da lui.  Pensai che tutto  ci
    era bello e affascinante, e mi parve che lo stesso pensasse Steerforth
    mentre  guardavamo  la  coppia  allontanarsi nella luce di una sottile
    falce di luna.
    All'improvviso ci oltrepass una  donna  che  li  stava  evidentemente
    seguendo,  e che non avevamo osservato mentre si avvicinava, ma le cui
    fattezze, mentre passava,  mi parve vagamente di riconoscere.  Portava
    panni leggeri, aveva l'aria ardita, selvaggia, fiera e povera; ma come
    se  per  il  momento  avesse abbandonato ogni altro pensiero,  intenta
    unicamente a  seguirli.  Come  la  buia  pianeggiante  distanza  aveva
    inghiottito  le  due  figure  non  lasciando  pi nulla di visibile ai
    nostri occhi tra noi e il mare  e  le  nubi,  scomparve  anche  quella
    figura  di  donna,  senza con questo avere diminuito la distanza tra i
    due e lei.
    - Quella  un'ombra nera che  segue  la  ragazza  -  disse  fermandosi
    Steerforth. - Che cosa significa?
    Aveva  parlato  con  tono  tanto  basso che non riconobbi quasi la sua
    voce.
    - Avr in mente di chiedere l'elemosina, penso - dissi.
    - La presenza di una mendicante non sarebbe certo una novit  -  disse
    Steerforth  -  ma    strano che proprio stasera una mendicante prenda
    quella forma.
    - Perch? - gli chiesi.
    - Per nessun motivo tranne quello - disse dopo una pausa - che  mentre
    ci passava vicino stavo pensando a qualcosa del genere. Chiss da dove
    diavolo  saltata fuori!
    - Dall'ombra di questo muro,  credo - dissi, mentre girandolo uscivamo
    su una strada.
    - E' sparita!  - disse girando la testa.  - E che tutto il male se  ne
    vada con lei. E adesso andiamo a pranzare!
    Ma torn pi volte a volgersi verso la linea del mare che luccicava in
    lontananza. E vi alluse ripetutamente con frasi rotte durante il breve
    cammino  che  ci  rimaneva  da percorrere;  sembr dimenticarsene solo
    quando ci illumin la luce del  fuoco  e  delle  candele,  ed  eravamo
    seduti a tavola ben caldi e allegri.
    Vi era Littimer,  il quale ebbe su di me il solito effetto. Quando gli
    dissi che speravo la signora Steerforth e la signorina Dartle stessero
    bene di salute,  mi rispose rispettosamente (e  naturalmente  in  modo
    rispettabile)  che  stavano discretamente bene,  mi ringraziava,  e mi
    trasmetteva i saluti come l'avevano incaricato  di  fare.  Tutto  qui.
    Eppure  mi  parve  che  manifestasse  con  la massima chiarezza il suo
    pensiero:
    - Signore, lei  molto giovane; lei  straordinariamente giovane.
    Avevamo quasi finito di pranzare,  quando si fece avanti d'un passo  o
    due  verso  la  tavola  dall'angolo  in cui s'era ritirato dopo averci
    servito, o meglio dopo avermi continuamente osservato,  e disse al suo
    padrone:
    - Scusi, signore. La signorina Mowcher  qui.
    - Chi? - esclam stupitissimo Steerforth.
    - La signorina Mowcher, signore.
    - Ma che cosa diavolo ci fa qui? - disse Steerforth.
    - Pare,  signore,  che sia nata in questa parte del paese. Mi ha detto
    che  una  volta  all'anno,  signore,  fa  qui  una  delle  sue  visite
    professionali.  L'ho  incontrata  per via oggi pomeriggio,  e vorrebbe
    sapere, signore, se pu avere l'onore di servirla dopo pranzo.
    - Conosci la gigantessa di cui si parla,  "Margheritina"?  - mi chiese
    Steerforth.
    Fui  costretto  a  confessare  (e di fronte a Littimer mi vergognai di
    avere a mio svantaggio anche questo punto) che la signorina Mowcher  e
    io eravamo dei perfetti sconosciuti.
    -  E  allora  devi  conoscerla - disse Steerforth - perch  una delle
    sette meraviglie del mondo.  Quando verr la signorina Mowcher,  falla
    entrare.
    Provavo  curiosit  e interesse intorno a costei,  specialmente perch
    Steerforth  scoppi  in  una  gran  risata  quando  lo  interrogai  al
    proposito, e rifiut assolutamente di rispondere ad alcuna domanda che
    si  riferisse  alla  donna.  Rimasi  dunque in uno stato di notevole e
    ansiosa attesa fino a quando,  circa una mezz'ora  dopo,  la  tovaglia
    venne tolta,  e stavamo accanto al caminetto acceso con una caraffa di
    vino,  allora l'uscio  si  aperse,  e  con  l'abituale  imperturbabile
    serenit Littimer annunci:
    - La signorina Mowcher!
    Guardai  verso  l'ingresso,  e stavo pensando che la signorina Mowcher
    tardava un bel po' a comparire,  quando,  con mio indicibile  stupore,
    vidi  girare con passo d'anatra intorno a un divano che stava tra me e
    l'uscio una paffuta nana di circa quaranta o quarantacinque  anni  con
    la testa molto grossa,  il viso molto largo, due maliziosi occhi grigi
    e un paio di braccia talmente corte che,  per riuscire a toccarsi  con
    un   gesto  birichino  dell'indice  il  naso  all'ins  mentre  faceva
    l'occhiolino a Steerforth, dovette incontrare il dito a mezza strada e
    posarvi sopra il naso.  Il suo doppio mento  era  talmente  grasso  da
    avere  del  tutto  inghiottito  il  nastro  del  cappellino con nodo e
    fiocco.  Non aveva collo,  non aveva cintura,  non  aveva  delle  vere
    gambe;  perch  sebbene fosse pi che normalmente sviluppata dall'alto
    fino al punto in cui si sarebbe dovuta trovare la  vita,  se  l'avesse
    avuta,  e sebbene terminasse come di solito tutti gli esseri umani con
    un paio di piedi,  era tanto bassa da stare in  piedi  davanti  a  una
    seggiola  di  misura  normale e appoggiare sul sedile la borsa come se
    fosse seduta a tavola.  Questa signora,  vestita in modo disinvolto  e
    personale,  che  avvicinando con la difficolt gi descritta il naso e
    l'indice, se ne stava l con la testa necessariamente chinata di lato,
    con  uno   dei   due   occhi   penetranti   chiuso   e   l'espressione
    straordinariamente  astuta,  dopo  avere sbirciato per qualche momento
    Steerforth, proruppe in un diluvio di parole.
    - Cosa!  Fiorellino mio!  - cominci cordialmente,  scotendo la grossa
    testa verso di lui.  - Sei qui dunque!  Oh,  cattivello, vergogna, che
    cosa fai tanto lontano da casa?  Occupato in qualche  gherminella,  ci
    scommetto.  Oh,  sei  un  tipo  sveglio,  Steerforth,  e  sono sveglia
    anch'io, no? Ah,  ah,  ah!  Tu avresti scommesso cento sterline contro
    cinque che non mi avresti vista qui,  non  vero?  Ma benedetto te, io
    sono dappertutto. Sono qui,  l e chiss dove come la mezza corona del
    giocoliere  dentro  il  fazzoletto  della  signora.   A  proposito  di
    fazzoletti...  e di signore,  quale conforto sei per la tua  benedetta
    madre,  non   vero,  mio caro ragazzo,  lo giuro dietro una delle mie
    spalle, e non dico quale!
    A questo punto del discorso la signorina Mowcher sciolse i nastri  del
    cappellino, li gett all'indietro e sedette ansando su uno sgabello di
    fronte al fuoco, facendosi una specie di tetto della tavola da pranzo,
    la quale le allungava sopra la testa il suo mogano protettore.
    - Oh,  le mie stelle e chiss che nome hanno!  - seguit, piantando le
    mani su ciascun minuscolo ginocchio e lanciandomi un'occhiata  astuta.
    - Sono troppo grassa,  ecco il fatto,  Steerforth. Dopo solo una rampa
    di scale,  faccio tanto fatica a tirare il respiro come  se  fosse  un
    secchio  pieno  d'acqua.  Se  mi vedeste affacciata a una finestra non
    pensereste forse che sono una bella donna?
    - Lo penserei dovunque ti vedessi - le rispose Steerforth.
    - Ma va', briccone!  - grid la nana,  minacciandolo con il fazzoletto
    che le serviva per asciugarsi la faccia.  - E non essere impertinente!
    Ma ti do la mia parola d'onore che la settimana  scorsa  ero  da  lady
    Mithers...  quella s che  una donna! e come si veste!... e lo stesso
    Mithers viene nella stanza dove la stavo  aspettando...  quello    un
    uomo!  e come si veste! e anche come porta la parrucca, perch ce l'ha
    da ben dieci anni...  e ha seguitato tanto con i complimenti da  farmi
    pensare che avrei finito per dover sonare il campanello.  Ah!  ah! ah!
    E' un simpatico mascalzone, ma gli mancavano i princpi morali.
    - Che cosa facevi per lady Mithers? - le chiese Steerforth.
    - Questo vorrebbe dire fare pettegolezzi, mio bel bambino!  - ribatt,
    tornando  a  battersi  il  naso,  contorcendo il viso e strizzando gli
    occhi come un folletto di intelligenza sovrumana.-  Non  ti  riguarda!
    Ti piacerebbe sapere,  non  vero?  se le do una cura per arrestare la
    caduta dei capelli, o glieli tingo,  o le ritocco la carnagione,  o le
    miglioro i sopraccigli?  E lo saprai,  carissimo... quando te lo dir.
    Sai come si chiamava il mio bisnonno?
    - No - disse Steerforth.
    - Si chiamava Furbone, dolcezza mia! - disse la signorina Mowcher. - E
    discendeva da una lunga generazione di Furboni, dai quali ho ereditato
    tutte le tenute della contea della "Furberia".
    Non avevo mai visto nulla di straordinario quanto il modo di ammiccare
    della signorina Mowcher,  salvo la sua disinvoltura.  Aveva anche  una
    maniera  stranissima  di  ascoltare  ci  che  le  veniva detto,  o di
    aspettare una risposta  a  quanto  aveva  chiesto,  tenendo  la  testa
    chinata  maliziosamente  di lato e un occhio levato come quello di una
    gazza.  Io ero cos intensamente sbigottito che seguitavo a  fissarla,
    del tutto dimentico, temo, di ogni regola di buona educazione.
    Intanto  aveva tirato a s una sedia e stava estraendo in fretta dalla
    borsa (tuffandovi il corto braccio fino alla spalla) un  certo  numero
    di  bottigliette,  spugne,  pettini,  spazzole,  pezzetti di flanella,
    piccoli ferri per arricciare  e  altri  strumenti  che  ammucchi  sul
    sedile  della  sedia.  Interruppe  a  un tratto quel lavoro per dire a
    Steerforth con mia grande confusione:
    - Chi  il tuo amico?
    - Il signor Copperfield - disse Steerforth. - E vuole conoscerti.
    - Benissimo, allora mi conoscer,  sebbene dal suo modo di fare pareva
    che mi conoscesse gi!  - replic la signorina Mowcher,  avvicinandosi
    con il suo dondolio dei fianchi,  borsa in mano e  ridendo  di  me.  -
    Faccia  di pesca!  - disse mettendosi in punta di piedi e pizzicandomi
    la guancia mentre mi rimettevo a sedere.  - Una  vera  tentazione!  Mi
    piacciono  molto  le  pesche.  Lietissima  di  fare la sua conoscenza,
    signor Copperfield!
    Dissi che mi rallegravo per avere avuto l'onore di fare la sua,  e che
    la felicit era reciproca.
    - Oh, santo cielo, come siamo gentili! - esclam la signorina Mowcher,
    facendo  un  assurdo tentativo di coprire la sua larga faccia con quel
    suo pezzetto di mano.  - Ma che mondo di imbrogli e di buffonate  mai
    questo!
    Quest'ultima  frase era stata rivolta con tono confidenziale a tutti e
    due,  mentre quel pezzetto di mano  lasciava  il  viso  e  tornava  ad
    affondare nella borsa con tutto il braccio.
    - Signorina Mowcher, che cosa intendi dire? - le disse Steerforth.
    - Ah!  ah! ah! Che deliziosa compagnia di fanfaroni siamo, sicuro, non
     forse vero,  bambino mio?  - gli rispose  quel  pezzetto  di  donna,
    frugando  nella  borsa  con  la  testa  piegata  di  lato  e  l'occhio
    sollevato.  - Guarda qui!  - e tir fuori qualcosa.  -  Ritagli  delle
    unghie del principe russo,  il principe Alfabeto Capovolto,  lo chiamo
    io, perch ha il nome con le lettere buttate l alla rinfusa.
    - Il principe russo  tuo cliente, non  vero? - disse Steerforth.
    - Proprio cos, tesoro!  - disse la signorina Mowcher.  - Gli tengo in
    ordine  le unghie.  Due volte alla settimana!  Unghie delle mani e dei
    piedi.
    - Ti pagher bene, spero - disse Steerforth.
    - Paga come parla,  mio caro ragazzo...  paga profumatamente - rispose
    la signorina Mowcher.  - Non  come voi sbarbatelli,  il principe.  Lo
    capireste solo a vedergli i baffi. Rossi di natura, neri per arte.
    - Per la tua arte, naturalmente - disse Steerforth.
    La signorina Mowcher accenn di s. - Obbligato a mandarmi a chiamare.
    Non pot farne a meno.  Il nostro clima danneggiava  la  sua  tintura;
    andava  benissimo in Russia,  ma qui non funzionava.  Non potreste mai
    avere visto fin dal giorno della nascita un principe cos scolorito  e
    color ruggine. Come un vecchio pezzo di ferro!
    -  Per  questo  l'hai  chiamato  poco  fa  un  fanfarone?  - s'inform
    Steerforth.
    - Oh,  perch tu sei un angelo di ragazzo,  non  vero?  - replic  la
    signorina Mowcher, scotendo con violenza il capo. - Ho detto che siamo
    una  bella compagnia di fanfaroni in generale,  e ti ho fatto vedere i
    ritagli delle unghie del principe per dartene la prova. Nelle famiglie
    della piccola aristocrazia le unghie del  principe  mi  procurano  pi
    vantaggi  di tutte le mie arti messe insieme.  Le porto sempre con me.
    Sono la migliore raccomandazione.  Se la signorina Mowcher  taglia  le
    unghie  al principe deve essere bravissima!  Le regalo alle signorine.
    Le mettono nell'album,  almeno credo.  Ah!  ah!  ah!  Per l'anima mia,
    l'intero sistema sociale, come dicono quelli che fanno i discorsi in
    Parlamento,    un  sistema di unghie del principe!  - dichiar quella
    minima donna, cercando di incrociare le braccia e accennando di s con
    la grossa testa.
    Steerforth rideva allegramente e risi io pure.  Intanto  la  signorina
    Mowcher  seguitava a scuotere la testa che teneva molto china di lato,
    e a guardare in alto con un occhio mentre strizzava l'altro.
    - Bene, bene! - disse,  battendo con forza sulle piccole ginocchia,  e
    alzandosi.  -  Ma cos non si lavora.  Su,  Steerforth,  lascia che ti
    esplori le regioni polari, e facciamola finita.
    Scelse quindi due o tre piccoli strumenti e una minuscola bottiglia, e
    con mia sorpresa chiese se  la  tavola  avrebbe  resistito.  Dopo  che
    Steerforth  le  ebbe  risposto  di s,  vi spinse contro una sedia,  e
    pregandomi che le dessi una mano, sal abbastanza agilmente come su un
    palcoscenico.
    - Se uno solo di voi mi ha visto le caviglie,  - disse  quando  fu  al
    sicuro  a  quella  bella  altezza  -  lo  dica e andr subito a casa a
    uccidermi.
    - Io no - disse Steerforth.
    - Io no - dissi.
    - Benissimo!  - grid la signorina Mowcher.  - Accetto  di  vivere.  E
    adesso, ochina, ochina, ochetta, vieni che ti faccio la festa.
    Era un richiamo a Steerforth, perch si mettesse sotto le sue mani, ed
    egli obbed sedendo con la schiena contro la tavola e il volto ridente
    rivolto a me,  e sottomise il capo all'esame di lei, evidentemente con
    l'unico scopo  di  farci  divertire.  Ed  era  infatti  un  bellissimo
    spettacolo  guardare  la  signorina Mowcher che attraverso una rotonda
    lente d'ingrandimento tratta di tasca scrutava entro quella  massa  di
    capelli castani.
    -  Sei  proprio un bel tipo tu!  - disse la signorina Mowcher dopo una
    breve ispezione. - Fra dodici mesi, se non fosse per me, saresti calvo
    in cima alla testa come un frate. Solo un minuto, mio giovane amico, e
    ti daremo una lucidatura che ti conserver i riccioli per altri  dieci
    anni!
    Dopo  di  che  vers una parte del contenuto della bottiglietta su uno
    dei pezzetti di  flanella,  e  ancora  un  po'  delle  virt  di  quel
    medicamento  su uno degli spazzolini e prese a strofinare e spazzolare
    con entrambi il cocuzzolo della testa di  Steerforth  con  la  massima
    energia  di  cui  io  fossi  mai stato testimone,  e senza smettere di
    parlare.
    - C' Charley Pyegrave, il figlio del duca - disse. - Conosci Charley?
    - Un poco - disse Steerforth.
    - Che uomo quello!  E che favoriti!  Quanto alle gambe di Charley,  se
    fossero allineate (cosa che non sono) non avrebbero rivali. Sai che ha
    cercato di fare senza di me, e nella Guardia del Corpo, poi!
    - Pazzo! - comment Steerforth.
    -  Direi.  Comunque,  fosse  pazzo o sano di mente,  il tentativo l'ha
    fatto - disse la signorina Mowcher. - Senti un po' che cosa va a fare:
    va in una  profumeria  per  comprare  una  bottiglia  di  Liquido  del
    Madagascar.
    - Proprio Charley? - chiede Steerforth.
    - Proprio Charley. Ma non hanno Liquido del Madagascar.
    - Che cos'? Roba da bere? - chiese Steerforth.
    - Da bere?  - ribatt la signorina Mowcher,  interrompendo l'opera per
    allungargli uno schiaffetto. - Per curarsi i baffi, lo sai bene. C'era
    nel negozio una donna... anziana, un vero drago... che non l'aveva mai
    nemmeno sentito nominare. Perdoni,  signore dice il drago a Charley.
    Non    per  caso  un...  un rossetto?.  Rossetto! dice Charley al
    drago. Che cosa per tutti i diavoli, eccetera,  e non lo dico per non
    offendere  orecchie  ben  educate,  lei  crede  che voglia comprare un
    rossetto?. Non avevo l'intenzione di offenderla, signore,  disse il
    drago.  Ce lo chiedono con tanti nomi,  che pensavo potesse essere un
    rossetto.  E questo,  ragazzo mio,  - continu la  signorina  Mowcher
    sempre  lavorando con la stessa energia -  un altro esempio di quelle
    deliziose fanfaronate di cui stavo parlando.  Faccio anch'io  qualcosa
    in questo campo...  forse molto...  forse poco...  Svelti, ragazzo mio
    caro, si deve essere... e basta cos!
    - In che senso vuoi dire? Nel campo dei rossetti? - chiese Steerforth.
    - Metti insieme questo e quello,  mio tenero scolaretto -  rispose  la
    prudente  Mowcher,  toccandosi  il  naso.  - Lavora in conformit alla
    regola dei segreti in tutti i  mestieri  e  il  prodotto  ti  dar  il
    risultato richiesto.  Dico che anch'io lavoro un po' a quel modo.  Una
    nobile vedova  lo  chiamer  proteggi  labbra.  Un'altra  lo  chiamer
    guanti,  un'altra merletto,  un'altra ventaglio.  Io lo chiamo come lo
    chiamano loro.  Glielo fornisco,  ma anche fra noi stiamo al  gioco  e
    teniamo  alta  la  finzione  fino al punto che non penserebbero mai di
    applicarlo in mia presenza,  come non gli verrebbe in mente di darselo
    in  un  salotto  pieno di gente.  E quando le servo,  qualche volta mi
    dicono,  intanto che l'hanno sulle labbra alto cos e ben  visibile...
    Come mi trovi,  Mowcher?  Sono pallida?.  Ah!  ah! ah! ah! Non  una
    cosa deliziosa, mio giovane amico?
    Mai nella mia vita avevo visto nulla di simile alla Mowcher,  che,  in
    piedi  sulla tavola,  godeva intensamente di quella cosa deliziosa,  e
    intanto frizionava con energia il capo di Steerforth,  e mi  strizzava
    l'occhio.
    - Ah!  - disse. - Ma queste cose qui intorno non sono molto richieste.
    Ecco un altro argomento: non vedo una bella ragazza da quando mi trovo
    qui, piccolo James!
    - Ah, no? - fece Steerforth.
    - Nemmeno l'ombra di una bella ragazza  -  gli  rispose  la  signorina
    Mowcher.
    -  Potremmo  fargliene  vedere  una  in  carne  e  ossa,  eh?  - disse
    Steerforth,  girando gli  occhi  verso  di  me.  -  Tu  che  ne  dici,
    "Margheritina"?
    - Sicuro - dissi.
    -   Eh?   -  esclam  la  minuscola  donna,   lanciandomi  un'occhiata
    penetrante, poi girando il capo per vedere Steerforth in viso. Mah?
    La prima interiezione sonava come una domanda rivolta a  entrambi,  la
    seconda  sembrava  una  domanda  diretta  esclusivanente a Steerforth.
    Parve che non avesse trovato risposta a nessuna delle due e continu a
    frizionare con la testa china di lato e gli  occhi  rivolti  in  alto,
    come  in  cerca  nell'aria di una risposta,  e fiduciosa che presto le
    sarebbe giunta.
    - Una sorella sua,  signor Copperfield?  - grid  dopo  una  pausa,  e
    sempre con la stessa espressione di curiosit. - S, eh?
    - No - disse Steerforth,  prima che potessi rispondere.  - Nemmeno per
    sogno.  E anzi un tempo il signor Copperfield aveva (se non mi sbaglio
    di grosso) una grande ammirazione per lei.
    -  E  adesso  non  l'ammira  pi?  - ribatt la signorina Mowcher.  E'
    incostante? Vergogna! Succhia ogni fiore e muta ogni ora fin che Polly
    non ricambia la sua passione?... Si chiama Polly?
    Lo scatto di folletto con cui mi aggred rivolgendomi questa domanda e
    un'occhiata scrutatrice per un attimo mi sconcertarono.
    - No, signorina Mowcher - le risposi. - Si chiama Emily.
    - Eh? - grid esattamente come prima.  - Mah?  Che chiacchierona sono!
    Signor Copperfield, non sono forse volatile?
    Il suo tono e lo sguardo avevano un sottinteso che dato l'argomento mi
    riusciva  sgradevole.  Perci dissi con una seriet che nessuno di noi
    aveva ancora usata:
    - E' virtuosa quanto bella.  E' fidanzata del pi degno  e  meritevole
    uomo  della  sua stessa condizione sociale.  La ammiro per il suo buon
    senso non meno che per la bellezza.
    - Ben detto! - grid Steerforth. - Bravo,  bravissimo!  E adesso,  mia
    cara  "Margheritina",  perch  non  le  rimanga  nulla  da indovinare,
    sazier la curiosit di questa piccola Fatima.  La ragazza,  signorina
    Mowcher,   apprendista,  o praticante, o che cos'altro non so, presso
    la ditta Omer e Joram, Merceria, Modisteria,  eccetera,  eccetera,  di
    questa  citt.  Ha  capito?  Il  fidanzamento di cui ha parlato il mio
    amico  stato fatto e ratificato con un  cugino:  nome  di  battesimo,
    Ham;  cognome,  Peggotty;  professione,  operaio di cantiere,  pure di
    questa citt.  Vive con un parente: nome  di  battesimo,  sconosciuto;
    cognome,  Peggotty; professione, marinaio, pure di questa citt. E' la
    pi graziosa e affascinante piccola fata  della  terra.  Come  il  mio
    amico,  io  pure  l'ammiro moltissimo.  Se non fosse che potrei dare a
    vedere di disprezzare il promesso sposo, il che so bene non piacerebbe
    al mio amico, aggiungerei che,  secondo me,  la ragazza si spreca;  ma
    sono  sicuro  che  potrebbe  avere  di meglio,  e giuro che  nata per
    diventare una vera signora.
    La signorina prest attenzione a queste parole (dette lentamente e con
    grande chiarezza) tenendo la testa china di lato e l'occhio  in  aria,
    come  se  stesse  ancora  cercando quella risposta.  Quando Steerforth
    tacque,  torn  subito  vivacissima  e  riprese  a  chiacchierare  con
    sorprendente eloquenza.
    - Oh!  E questo  tutto,  non  vero? - esclam, spuntando i baffi con
    un paio di piccole forbici irrequiete.  - Molto bene;  benissimo!  Una
    storia  abbastanza lunga.  Dovrebbe finire cos: E vissero per sempre
    felici,  non  vero?  Ah!  Com' quel gioco con i pegni?  Amo il  mio
    amore  con  una  "E"  perch    estetica;  la odio con una "E" perch
    estranea. L'ho portata all'insegna dell'eleganza,  e l'ho trattata con
    un'evasione; si chiama Emily e vive all'est: cos va bene? Ah! ah! ah!
    Signor Copperfield, non sono forse volatile?
    Lanciandomi un'occhiata di incredibile astuzia,  e senza aspettare una
    risposta, continu senza riprendere fiato:
    - Ecco!  Se mai uno scapestrato  stato ritoccato  e  aggiustato  alla
    perfezione,  quello sei tu,  Steerforth. Se ho mai capito una zucca al
    mondo, capisco la tua zucca, Steerforth.  Mi senti bene se te lo dico,
    tesoro mio?  Io capisco la tua zucca! - e gli spi il viso. - E adesso
    puoi svignartela,  piccolo Tames (come dicono nei tribunali),  e se il
    signor Copperfield vuole sedere qui, lavorer su di lui.
    - Tu che ne dici,  "Margheritina"?  - mi domand Steerforth, ridendo e
    lasciando libera la sedia. - Vuoi farti perfezionare?
    - Grazie, signorina Mowcher, questa sera no.
    - Non dica di no - ribatt la minuscola donna,  fissandomi con  l'aria
    dell'esperto. - Un po' pi di sopracciglia?
    - Grazie - risposi. - Un'altra volta.
    -  Le  allunghiamo  un  pochino  verso  le tempie - disse la signorina
    Mowcher. - Potrebbero crescere in un paio di settimane.
    - No, grazie, adesso no.
    -  Provo  un  ciuffetto  -  insistette.   -  No?   E  allora  mettiamo
    l'impalcatura per un paio di favoriti. Via!
    Mentre  declinavo  l'offerta,  non  potei  fare  a  meno di arrossire,
    accorgendomi che eravamo arrivati al mio punto debole. Ma trovando che
    non ero disposto ad accettare alcuno  degli  abbellimenti  nell'mbito
    delle  sue  arti,  e che per il momento ero refrattario alle blandizie
    della boccettina che per aumentare la forza della  persuasione  teneva
    alzata  davanti  a  un occhio,  la signorina Mowcher disse che avremmo
    cominciato fra un po' di giorni,  e chiese l'aiuto della mia mano  per
    discendere dalla sua posizione elevata.  Cos assistita, salt gi con
    grande agilit e cominci a legare il doppio mento dentro i nastri del
    cappellino.
    - La tariffa ... - disse Steerforth.
    - Cinque scellini - rispose la signorina Mowcher  -  e  maledettamente
    poco cara, galletto mio. Non sono volatile, signor Copperfield?
    Risposi  gentilmente:  -  Niente  affatto.  -  Ma  pensai che lo fosse
    abbastanza quando lanci in aria le due mezze corone come un  folletto
    di venditore ambulante di frittelle,  le afferr al volo,  se le ficc
    in tasca e vi diede sopra un forte colpo a mano aperta.
    - Questa  la cassa! - osserv la signorina Mowcher, di nuovo in piedi
    accanto  alla  sedia,  e  rimettendo  nella  borsa  quella  eterogenea
    collezione di tanti piccoli oggetti che aveva tirati fuori. - Ho tutte
    le  mie  trappole?  Pare  di s.  Non sarebbe conveniente fare come il
    lungo Ned Beawood quando lo portarono in chiesa per  uno  sposalizio
    come  diceva lui,  e si dimentic della sposa.  Ah!  ah!  ah!  Un vero
    mascalzone, Ned,  ma divertente!  Ora so che vi spezzer il cuore,  ma
    sono costretta a lasciarvi.  Chiamate a raccolta tutte le vostre forze
    e cercate di sopportare il fatto. Addio, signor Copperfield! Abbi cura
    di te stesso,  fantino di Norfolk!  Ma quanto  non  ho  chiacchierato!
    Tutta colpa di voi due, birbanti. Vi perdono! Bob-swore!, come disse
    quell'inglese  che  aveva appena cominciato a studiare il francese,  e
    gli pareva che Bonsoir  fosse  tanto  simile  a  quelle  due  parole
    inglesi. Allora buona sera, anitroccoli miei!
    Con la borsa appesa al braccio,  e senza smettere di parlare mentre si
    moveva, and dondolando verso l'uscio,  dove si ferm per chiederci se
    doveva  lasciarci  una  ciocca  di  capelli.  -  Non sono volatile?  -
    concluse a mo' di commento alla domanda,  e  con  l'indice  sul  naso,
    usc.
    Steerforth  rise  tanto  allegramente  che  non  potei  fare a meno di
    seguire il suo esempio, bench non sia molto sicuro che l'avrei fatto,
    se non per quell'incitamento. Quando si fin di ridere,  e ci volle un
    bel po' di tempo,  mi disse che la signorina Mowcher aveva rapporti di
    conoscenze molto estesi,  e che si rendeva utile in vari modi a  varie
    persone.  Certuni  la  trattavano  come semplice oggetto di curiosit,
    disse; ma era dotata del pi acuto potere di osservazione mai visto, e
    di un cervello tanto fino  quanto  di  braccia  corte.  Mi  disse  che
    corrispondeva abbastanza a verit la sua affermazione di trovarsi qui,
    l  e  dappertutto;  faceva  piccole puntate in provincia e pareva che
    trovasse clienti dappertutto e  conoscesse  tutti.  Gli  chiesi  quale
    fosse  il suo vero carattere,  se avesse indole solo maliziosa e se le
    sue simpatie andassero sempre nella giusta direzione;  ma non  essendo
    riuscito  dopo  due  o  tre tentativi ad attirare la sua attenzione su
    questo argomento,  tralasciai o dimenticai  di  insistervi.  Mi  parl
    invece  subito  per esteso dell'abilit di lei e di quanto le rendesse
    il mestiere;  era  anche  abilissima  nel  praticare  salassi,  dovevo
    saperlo  nel  caso  avessi  bisogno  delle  sue  prestazioni in questo
    settore.
    Per  tutta  la  serata  la  donna  fu  l'argomento  principale   della
    conversazione,  e  quando  ci  salutammo  per  andare a letto,  mentre
    scendevo dalle scale, Steerforth mi grid sporgendosi dalla balaustra:
    - Bob-swore!
    Arrivato alla casa del signor Barkis, mi meravigliai di vedere Ham che
    passeggiava l avanti e indietro,  e ancor pi quando mi disse che  la
    piccola  Emily  era  dentro  a parlare con qualcuno.  Naturalmente gli
    chiesi perch non fosse entrato lui pure,  invece di  restarsene  solo
    per la via.
    -  Ecco,  vede,  signorino Davy,  - rispose con esitazione - Emily sta
    parlando qui dentro con qualcuno.
    - Pensavo che fosse appunto il motivo perch fossi  dentro  anche  tu,
    Ham - gli replicai sorridendo.
    - Bene, signorino Davy, in generale sarebbe stato cos - rispose. - Ma
    senta  un  po' - aggiunse abbassando la voce e con tono molto serio: -
    E' una donna giovane,  signore,  una donna giovane che Emily una volta
    conosceva e che adesso non dovrebbe pi conoscere.
    Nell'udire queste parole,  mi parve che una luce illuminasse la figura
    che li seguiva poche ore avanti.
    - E' una povera donna, signorino Davy,  - disse Ham - e tutti in citt
    la  trattano  come un verme.  Su e gi per le strade.  Nelle tombe del
    cimitero non c' chiuso nessuno che la gente disprezza di pi.
    - Dimmi,  Ham,  l'ho forse vista sulla spiaggia dopo  che  vi  avevamo
    incontrati?
    -  E  ci  veniva  dietro  da  lontano?  - disse Ham.  - Come dice lei,
    signorino Davy. Non che allora sapevo di averla dietro, ma perch poco
    dopo arriv sotto la finestra di Emily appena vide la luce,  e disse a
    bassa voce: Emily,  Emily,  per amor di Dio,  abbi cuore di donna per
    me.  Una volta ero come te!.  Erano delle parole solenni da  sentire,
    signorino Davy.
    - Sicuro, Ham. E che cosa ha fatto Emily?
    - Emily dice: Sei tu,  Martha? Oh, Martha, sei proprio tu?... perch
    avevano lavorato per un bel po' di tempo insieme dal signor Omer.
    - Ora la ricordo!  - esclamai,  comprendendo che  era  una  delle  due
    ragazze da me viste la prima volta in cui ero entrato nella bottega. -
    Me la ricordo benissimo!
    - Martha Endell - disse Ham. - Ha due o tre anni di pi, ma era andata
    a scuola con lei.
    -  Non  ho  mai  saputo  che nome avesse - dissi.  - Ma scusa se ti ho
    interrotto, Ham.
    - Quanto a questo,  signorino Davy,  - rispose Ham -  gi detto quasi
    tutto in quelle parole: Emily,  Emily, per amor di Dio, abbi cuore di
    donna per me.  Una volta ero come te!.  Voleva parlare con Emily.  Ma
    Emily non poteva parlarle l,  perch suo zio era tornato a casa e lui
    non voleva... no, signorino Davy, disse Ham con grande intensit - non
    poteva,  per quanto buono e generoso  sia,  non  poteva  accettare  di
    vedere  quelle  due stare vicine per tutti i tesori caduti in fondo al
    mare!
    Compresi che aveva perfettamente ragione. Ne fui subito certo non meno
    di Ham.
    - Cos Emily scrive in matita su un pezzo di carta - riprese a dire  -
    e glielo d perch lo porti a casa qui.  Mostralo,  le dice,  a mia
    zia, la signora Barkis, e per amor mio ti far sedere davanti al fuoco
    finch mio zio sar andato fuori e  io  potr  venire.  Poi  mi  dice
    quello che ho appena detto a lei,  signorino Davy,  e mi chiede che la
    conduca qui.  Che cosa posso fare?  Non dovrebbe  conoscere  una  come
    quella,  ma  non le posso dire di no quando le cadono le lagrime dagli
    occhi.
    Infil la mano nel  petto  della  giubba  cenciosa  e  ne  trasse  con
    precauzione una piccola e graziosa borsa.
    -  E  se  le  avessi potuto dire di no,  signorino Davy,  - disse Ham,
    tenendola con delicatezza sul palmo della mano  ruvida  -  come  avrei
    potuto  dirle  di  no  quando mi diede questa cosa da portare per lei,
    sapendo perch la portava? Un giocattolo, tanto  piccola! - disse Ham
    sempre guardandola pensieroso.  - E con tanto poco denaro,  Emily  mia
    cara.
    Quando  l'ebbe  di nuovo riposta,  gli strinsi la mano con calore,  mi
    pareva che il gesto fosse  migliore  di  ogni  parola,  e  insieme  ci
    mettemmo  a  passeggiare  avanti  e  indietro  in silenzio per qualche
    minuto.  Poi si aperse la porta,  comparve Peggotty e fece segno a Ham
    che entrasse.  Sarei rimasto fuori ma essa si avvicin, pregandomi che
    entrassi io pure.  Avrei almeno evitato di andare nella stanza dove si
    trovavano,   se   non   che   si  trattava  di  quella  stessa  cucina
    piastrellata,  di cui ho gi pi volte parlato;  e siccome la porta vi
    conduceva   immediatamente,   mi  trovai  tra  loro  prima  ancora  di
    riflettere dove sarei potuto passare.
    La giovane,  la stessa che avevo scorto sulla spiaggia,  stava accanto
    al  fuoco,  seduta  a  terra e con un braccio e il capo appoggiati sul
    sedile di una sedia.  Dall'atteggiamento della figura,  immaginai  che
    Emily  si  fosse  appena alzata da quella sedia,  e che la testa della
    meschina fosse stata sulle sue ginocchia.  Vidi appena il volto  della
    donna, sul quale ricadevano i capelli sciolti e spettinati, come se li
    avesse  scarmigliati  con  le  sue  stesse  mani,  ma compresi che era
    giovane e di carnagione chiara.  Peggotty aveva  pianto.  E  anche  la
    piccola  Emily  aveva  pianto.  Nessuno  aperse bocca quando entrammo;
    pareva che la pendola olandese vicino alla credenza,  battesse in quel
    silenzio con forza doppia del solito.
    La prima a parlare fu Emily.
    - Martha - disse a Ham - vuole andare a Londra.
    - Perch a Londra? - ribatt Ham.
    Egli  stava in piedi fra le due,  e fissava la figura prostrata con un
    misto di compassione e di gelosia per l'amicizia che aveva per lei  la
    donna  che egli tanto amava: non ho pi dimenticato quel momento.  Sia
    Emily sia lui avevano parlato come se l'altra fosse malata,  con  tono
    basso,  ma netto,  cos da poter cogliere chiaramente le parole, anche
    se era poco pi di un mormorio.
    - Meglio l di qui - disse forte una terza voce, quella di Martha, che
    tuttavia non si mosse.  - L nessuno  mi  conosce.  Qui  mi  conoscono
    tutti.
    - Che cosa potr fare l? - chiese Ham.
    Essa alz la testa,  e per un momento lo fiss cupamente;  poi torn a
    chinarsi e si gir il braccio destro intorno al  collo  con  un  gesto
    contorto che poteva essere quello di una creatura febbricitante,  o in
    preda al dolore per un colpo che l'avesse ferita.
    - Cercher di comportarsi bene - disse la piccola Emily.  - Tu non sai
    quello che ci ha detto. Lui... loro lo sanno, zia?
    Con aria di piet, Peggotty scosse la testa.
    - Cercher - disse Martha - se mi aiutate a partire. Non potr mai far
    peggio  di  quello che ho gi fatto qui.  Pu darsi che faccia meglio.
    Oh!  - esclam con un brivido - portatemi via da  queste  strade  dove
    tutta la citt mi conosce fin da bambina!
    Emily  stese la mano verso Ham,  vidi che le passava una piccola borsa
    di rozza tela. La prese come pensando fosse la sua e si fece avanti di
    un passo o due,  ma accorgendosi dello scambio,  ritorn verso dove il
    giovane si era ritirato vicino a me e gliela mostr.
    -  E'  tua,  Emily - lo udii bisbigliare.  - Non ho niente in tutto il
    mondo che non sia tuo, mia cara. Non mi procura nessun piacere,  salvo
    che per te!
    Le  tornarono  a  salire  le  lagrime  agli  occhi,  ma  si  gir  per
    avvicinarsi a Martha.  Quanto le abbia  dato,  non  so.  Vidi  che  si
    chinava su di lei e le infilava del denaro nel corpetto. Mormor poche
    parole  per  chiedere  se  era  sufficiente.  L'altra rispose: Pi che
    sufficiente - le prese la mano e gliela baci.
    Poi Martha si alz,  e stringendosi nello scialle fino a coprirsene il
    viso,  e piangendo forte si diresse lentamente verso l'uscio. Prima di
    uscire si ferm un attimo,  come se avesse  voluto  dire  qualcosa,  o
    tornare indietro,  ma dalle labbra non le usc alcuna parola, e con lo
    stesso gemito basso e cupo soffocato dallo scialle usc.
    Quando la porta si chiuse, Emily lanci a noi tre una rapida occhiata,
    quindi nascose il viso tra le mani e scoppi in singhiozzi.
    - No, Emily! - le disse Ham, accarezzandole con dolcezza la spalla.  -
    Non far cos, mia cara! Non devi piangere tanto, amore mio!
    - Oh,  Ham!  - esclam Emily,  sempre piangendo disperatamente. Io non
    sono buona come dovrei essere!  Lo so che certe volte non  sono  grata
    nel cuore come dovrei!
    - Ma s, s che lo sei, ne sono sicuro - disse Ham.
    - No!  no!  no!  - grid la piccola Emily. singhiozzando e scotendo la
    testa. - Non sono buona come dovrei essere. Nemmeno un po'! Nemmeno un
    po'!
    E seguitava a piangere come se il cuore le si spezzasse.
    - Tormento troppo il tuo amore. Lo so! - disse singhiozzando.  - Tante
    volte sono cattiva con te,  e capricciosa,  quando dovrei essere tutto
    il contrario.  E tu non sei mai cattivo con  me.  Perch  devo  essere
    cattiva   con  te,   se  non  dovrei  altro  che  pensare  di  esserti
    riconoscente e di farti felice?
    - Ma tu,  mia cara,  mi fai sempre felice!  - le disse Ham.  -  Mi  d
    felicit vederti. Sono felice tutto il giorno a pensarti.
    - Ah!  ma non basta! - grid Emily. - E' cos perch tu sei buono, non
    perch sono buona io!  Carissimo,  sarebbe stata una fortuna per te se
    ti  fossi affezionato a un'altra...  a una pi costante e pi degna di
    me, che fosse tutta legata a te, e mai vana e variabile come me.
    - Povera piccola, ha il cuore tenero - disse Ham a bassa voce - Martha
    l'ha tutta sconvolta.
    - Zia,  per piacere,  -  singhiozz  Emily  -  vieni  qui  e  lasciami
    appoggiare la testa sulla tua spalla.  Oh,  sono tanto infelice,  zia,
    stasera! Oh, non sono buona come dovrei essere. Non sono buona, lo so!
    Peggotty si era affrettata ad andare a sedere sulla sedia  davanti  al
    fuoco.  Emily le si inginocchi vicino, gettandole le braccia al collo
    e la fissava intensamente.
    - Oh, ti prego, zia, cerca di aiutarmi! Ham, caro,  cerca di aiutarmi!
    Signorino David,  per amore dei vecchi tempi,  la supplico,  cerchi di
    aiutarmi! Voglio essere tanto buona;  quale benedizione  diventare la
    moglie di un brav'uomo e condurre una vita tranquilla.  Oh, povera me,
    povera me! Oh, il mio cuore, il mio cuore!
    Lasci cadere la testa  sul  petto  della  mia  vecchia  bambinaia,  e
    cessando  quelle  suppliche  che  nella  piena  della  sua  sofferenza
    angosciosa erano per met di donna e per met  di  bambina,  come  era
    sempre tutto in lei (il modo,  pensai,  che le era pi spontaneo e pi
    adatto alla sua bellezza di ogni altro possibile atteggiamento), prese
    a piangere silenziosamente, mentre la mia vecchia bambinaia la cullava
    come fosse una bimba.
    A poco a poco si calm, e allora la confortammo,  ora incoraggiandola,
    e ora scherzando un poco,  fino a quando cominci ad alzare la testa e
    a risponderci.  Seguitammo cos finch riusc a  sorridere,  e  poi  a
    ridere,  e poi a tirarsi su,  quasi vergognandosi,  mentre Peggotty le
    aggiustava i riccioli scomposti, le asciugava gli occhi,  la rimetteva
    in  ordine  perch lo zio Peggotty,  quando fosse tornata a casa,  non
    dovesse chiedersi perch la sua diletta avesse pianto.
    Quella sera vidi per la prima volta che faceva ci che non l'avevo mai
    vista fare prima di  allora.  La  vidi  baciare  innocentemente  sulla
    guancia  il suo promesso sposo e stringersi alla sua persona massiccia
    come se fosse per lei  il  migliore  degli  appoggi.  Quando  uscirono
    insieme  sotto  un'ultima  falce di luna,  e li seguii con lo sguardo,
    raffrontando col pensiero la loro partenza con quella di Martha,  vidi
    che  essa  gli si stringeva al braccio con tutte e due le mani,  e gli
    stava ancora molto vicina.

    23 - CONFERMO LE OPINIONI DEL SIGNOR DICK E SCELGO UNA PROFESSIONE.

    Quando mi destai al mattino pensai molto alla piccola Emily,  e quanto
    era  commossa  la  sera  avanti,  dopo  che Martha era partita.  Avevo
    l'impressione di essere  venuto  a  possedere  come  sacra  confidenza
    quelle  domestiche  debolezze  e  tenerezze,  e  che non sarebbe stato
    giusto rivelarle neppure a Steerforth.  Per nessuno  avevo  sentimenti
    pi  teneri  di  quelli che provavo verso la graziosa creatura gi mia
    compagna di giochi infantili,  e che  ho  sempre  creduto,  e  creder
    sempre  fino al giorno della morte,  di aver amato allora teneramente.
    Avevo la sensazione che sarebbe stata un'azione volgare, indegna di me
    stesso,  indegna della luce pura della  nostra  infanzia,  di  cui  ho
    sempre  visto  circondato  il  suo  capo,   ripetere  all'orecchio  di
    chicchessia, fosse pure quello di Steerforth, ci che non era riuscita
    a tacere quando, per caso, mi aveva aperto il cuore. Risolvetti dunque
    di tenere solo per me quella  rivelazione,  che  nel  mio  cuore  dava
    all'immagine di lei nuova grazia.
    Mentre  facevamo colazione mi venne recapitata una lettera di mia zia.
    Trattava di un argomento sul quale pensavo  che  anche  Steerforth  mi
    avrebbe  potuto  offrire  consiglio,  senza contare quanto sarei stato
    felice di  consultarlo,  e  decisi  che  ne  avrei  fatto  oggetto  di
    conversazione  durante  il viaggio verso casa.  Per il momento eravamo
    occupatissimi a congedarci da tutti gli amici.  Non ultimo fra  questi
    era  il  signor  Barkis a mostrarsi dispiaciuto della nostra partenza.
    Credo  addirittura  che  se  fosse   bastato   a   trattenerci   altre
    quarantott'ore  a  Yarmouth,  avrebbe  riaperto la cassetta disposto a
    sacrificare un'altra ghinea. Pieni di rammarico erano Peggotty e tutta
    la sua famiglia.  L'intera ditta Omer e Joram abbandon la bottega per
    venirci  a  salutare,  e al servizio di Steerforth,  quando le valigie
    furono portate alla diligenza,  vi era un tale numero di marinai,  che
    non  avremmo  avuto  bisogno di alcun facchino anche se avessimo avuto
    con noi i bagagli di un intero reggimento.  Partimmo  insomma  tra  il
    rimpianto  e  l'ammirazione  di tutti i conoscenti e ci lasciammo alle
    spalle molta gente rattristata.
    - Lei rester qui a lungo,  Littimer?  - gli chiesi,  mentre aspettava
    che la diligenza partisse.
    - No, signore - mi rispose. - Non credo molto a lungo, signore.
    -  Non  pu  ancora saperlo - osserv con noncuranza Steerforth.  - Sa
    soltanto che cosa dovr fare e lo far.
    - Ne sono sicurissimo - dissi.
    Per ringraziarmi di  questa  buona  opinione,  Littimer  si  tocc  il
    cappello,  e  io  mi sentii ridotto all'et di otto anni.  Lo tocc di
    nuovo per augurarci buon viaggio,  e cos lo lasciammo  impettito  sul
    marciapiede,   altrettanto   rispettabile  di  ciascun  mistero  delle
    piramidi d'Egitto.
    Per  un  breve  tempo  non  parlammo,   Steerforth  era  insolitamente
    silenzioso,  e io abbastanza occupato a chiedermi quando avrei rivisto
    i miei vecchi luoghi, e intanto quali nuovi mutamenti sarebbero potuti
    avvenire per essi o per  me.  Finalmente  Steerforth  torn  di  colpo
    allegro  e comunicativo,  come sempre sapeva cambiare a suo piacere di
    umore in qualunque momento, e mi scosse il braccio.
    - David,  ritrova la lingua.  Che cosa mi dici di quella lettera a cui
    mi accennavi durante la colazione?
    - Oh! - dissi, togliendola di tasca. - E' di mia zia.
    - Che cosa dice che meriti considerazione?
    -  Ecco,  Steerforth,  - risposi - mi ricorda che ho intrapreso questo
    viaggio per guardarmi un po' intorno e riflettere.
    - Il che, naturalmente, hai fatto, non  vero?
    - Per dirti la verit,  non direi di aver pensato al mio  avvenire  in
    maniera speciale; me ne sono anzi dimenticato.
    - Bene! E allora guardati intorno adesso e rimedia alla tua negligenza
    -  disse  Steerforth.  -  Guarda a destra,  e vedrai una pianura tutta
    liscia e non poco paludosa;  guarda a sinistra,  e vedrai  lo  stesso.
    Guarda davanti, e non troverai alcuna differenza guardati alle spalle,
    e tutto  identico.
    Risi  e gli risposi che in tutto quel panorama non riuscivo a scoprire
    alcuna professione adatta a me; il che era forse da ascrivere al fatto
    che era cos pianeggiante.
    - Sull'argomento che  cosa  dice  tua  zia?  -  s'inform  Steerforth,
    gettando  l'occhio sulla lettera che tenevo in mano.  - Non suggerisce
    nulla?
    - Ma s  -  dissi.  -  Mi  domanda  se  non  mi  piacerebbe  diventare
    procuratore legale. Tu che ne dici?
    -  Non  saprei - disse Steerforth,  senza mostrare alcun interesse.  -
    Immagino che potresti seguire quella professione come qualunque altra.
    Non potei fare a meno di ridere nell'udire che  metteva  sullo  stesso
    piano ogni vocazione e professione; e glielo dissi.
    - Dimmi un po',  Steerforth, - dissi - tu sai che cos' un procuratore
    legale?
    - S,   una specie di avvocato fratesco - rispose Steerforth.  - Vive
    in  certi  oscuri  tribunali situati nei Doctors' Commons,  un vecchio
    angolo inerte vicino al cimitero di San Paolo,  e corrisponde a quelli
    che sono gli avvocati nei tribunali penali e civili.  E un funzionario
    che,  nel corso naturale delle cose,  avrebbe cessato la sua  funzione
    circa  duecento  anni  fa.  Ti  potr  spiegare  meglio  che  cosa fa,
    parlandoti dei Doctors' Commons.  E' un piccolo luogo fuori mano  dove
    si  amministra  quella che si chiama la legge ecclesiastica e si fanno
    ogni  specie  di  trucchi  con  vecchi   mostri   fossili   di   leggi
    parlamentari,  dei  quali  tre  quarti  dell'umanit  non sa nulla,  e
    l'ultimo  quarto  suppone  siano  state  riesumate  in  quello   stato
    nell'epoca edoardiana. E' una sede che detiene un antico monopolio per
    i processi intorno a testamenti,  matrimoni e contrasti fra bastimenti
    e barche.
    - Che sciocchezze, Steerforth - esclamai.  - Non mi vorrai dire che vi
    sia qualche affinit fra materie nautiche ed ecclesiastiche?
    - Davvero no,  caro il mio ragazzo!  - rispose.  - Ma sta di fatto che
    vengono trattate e decise dalle stesse persone nella stessa  sede  dei
    Doctors' Commons.  Vai l un giorno e li trovi a blaterare con la met
    dei termini nautici  che  si  trovano  nel  "Dizionario"  di  Young  a
    proposito  della  "Nancy"  che  ha  urtato  la  "Sarah  lane";  oppure
    dichiarano che durante una bufera di vento il signor  Peggotty  e  gli
    altri pescatori di Yarmouth sono andati al largo per portare un'ancora
    e una gomena al mercantile "Nelson" che si trovava in difficolt; e vi
    andrai un altro giorno e li troverai che studiano con attenzione tutti
    i  pro e i contro nei riguardi di un ecclesiastico che si  comportato
    male: e troverai che il giudice del caso nautico fa il  difensore  nel
    caso  di quello ecclesiastico,  o viceversa.  Sono come attori: ora un
    uomo fa il giudice,  e ora non lo fa pi;  ora   una  cosa  e  ora  
    un'altra; ora  un'altra cosa ancora, e poi torna a cambiare, e cambia
    di  nuovo;  ma  si tratta sempre di una piacevole e redditizia piccola
    faccenda di teatro privato,  una recitazione di fronte a  un  uditorio
    straordinariamente scelto.
    -  Ma  avvocati  e  procuratori  non  sono  la  stessa cosa?  - chiesi
    perplesso. - Oppure no?
    - No - rispose Steerforth. - gli avvocati sono civilisti,  hanno preso
    la  laurea  in  legge  all'universit,  ecco  in primo luogo perch so
    qualcosa in materia. I procuratori si servono degli avvocati.  Gli uni
    e gli altri applicano delle tariffe molto redditizie,  e tutti insieme
    formano una bella compagnia proprio potente. Tutto sommato, David,  io
    ti consiglierei di considerare con benevolenza i Doctors' Commons.  Ti
    posso dire, se ti pu dare soddisfazione,  che laggi si vantano della
    loro raffinatezza.
    Tenendo  in  debito  conto la maniera frivola con cui Steerforth aveva
    trattato l'argomento, e facendo riferimento alla stabilit,  seriet e
    antichit che per mio conto assegnavo al vecchio angolo inerte vicino
    al  cimitero  di  San Paolo,  non mi sentii contrario ad accettare il
    suggerimento di mia zia,  la quale mi diceva  tuttavia  di  rimettersi
    alla  mia  decisione  senza  farsi scrupolo di dirmi che l'idea le era
    venuta dopo avere di recente fatto visita al suo procuratore presso  i
    Doctors'  Commons  con  lo  scopo di stendere il suo testamento in mio
    favore.
    - In ogni caso,  - disse Steerforth quando gli riferii questo da parte
    di  tua  zia    un modo di procedere molto lodevole e che merita ogni
    incoraggiamento. "Margheritina",  il mio consiglio  che tu ti rivolga
    con benevolenza ai Doctors' Commons.
    Decisi  davvero  di  fare cos.  Poi dissi a Steerforth che mia zia mi
    stava aspettando a Londra (l'avevo saputo dalla sua lettera),  e aveva
    preso  in  affitto  per  una  settimana  delle stanze in una specie di
    pensione privata in Lincoln's Inn Fields, fornita di scala in pietra e
    di una comoda uscita sul tetto; perch mia zia era fermamente convinta
    che ogni casa di Londra fosse destinata a prendere fuoco ogni notte.
    Completammo  il  viaggio  piacevolmente,   a  volte  richiamandoci  ai
    Doctors'  Commons,  e  parlando  profeticamente  dei  giorni  di l da
    venire,  quando io sarei  stato  l  in  veste  di  procuratore  e  in
    situazioni   che   Steerforth  analizz  sotto  vari  punti  di  vista
    umoristici e bizzarri,  per cui ridemmo entrambi allegramente.  Giunti
    al  termine  del  viaggio,  egli  part  per casa sua,  promettendo di
    venirmi a trovare passati due giorni,  e io proseguii in carrozza  per
    Lincoln's  Inn  Fields,  dove  trovai  mia zia ancora alzata e la cena
    pronta.
    Non saremmo stati pi contenti di rivederci se fossi ritornato  da  un
    viaggio intorno al mondo. Mia zia addirittura pianse abbracciandomi, e
    fingendo  di  scherzare  disse  che se la mia povera mamma fosse stata
    viva,  quella piccola creatura sciocca avrebbe versato delle  lagrime,
    ne era assolutamente sicura.
    -  E  cos,  zia,  hai  lasciato a casa il signor Dick?  - dissi.   Mi
    rincresce. Ah, Janet, come stai?
    Janet mi fece un bell'inchino dicendo che sperava io stessi benissimo,
    e intanto notai che a mia zia si allungava molto il viso.
    - Rincresce anche a me - disse mia zia, fregandosi il naso.  Trot,  da
    quando mi trovo qui non ho pi pace.
    Cominci  subito  a  parlare,  prima che le chiedessi perch non aveva
    pace.
    - Sono persuasa - disse mia zia,  posando con malinconica fermezza  la
    mano  sulla tavola - che Dick non  abbastanza autorevole per riuscire
    a far allontanare gli asinelli.  Sono sicura che gli manca la forza di
    volont.  Avrei  dovuto  invece lasciare a casa Janet,  e allora forse
    sarei pi tranquilla.  Se mai un asinello  passato di frodo  sul  mio
    prato  -  disse  con  enfasi  mia  zia  -  deve  essere  successo oggi
    pomeriggio alle quattro precise.  Mi  venuto un brivido freddo  dalla
    testa ai piedi, so che si trattava di un asino!
    Cercai di confortarla, ma su questo punto non accettava consolazione.
    -  Era un asino - dichiar mia zia - proprio quello con la coda mozza,
    che cavalcava quella donna, la sorella di quel Murdering, quando venne
    a casa mia!  - (Era questo il solo nome che da allora  mia  zia  aveva
    assegnato  alla signorina Murdstone).-  Se in tutta Dover c' un asino
    la cui audacia mi  pi insopportabile di quella di un altro -  e  qui
    mia zia batt con forza la mano sulla tavola -  quello!
    Janet   si   arrischi  a  dire  che  forse  mia  zia  si  preoccupava
    inutilmente,  anzi credeva  che  l'asino  in  questione  fosse  allora
    occupato  in  un lavoro di trasporto di sabbia e ghiaia,  e quindi non
    disponibile per violare la propriet.  Ma mia zia non volle  intendere
    ragione.
    La cena era calda e ben servita, sebbene le stanze prese in affitto da
    mia  zia  fossero  molto in alto (non so se per il motivo di godere di
    una maggiore lunghezza di scale di pietra,  o per  essere  pi  vicini
    alla  porta  che  dava  sul  tetto),  e  consisteva  in pollo arrosto,
    bistecca e contorno di verdura;  a tutto resi piena  giustizia  perch
    era  tutto  eccellente.  Ma  mia  zia  aveva certe sue idee intorno ai
    viveri venduti a Londra, e mangi pochissimo.
    - Immagino che questo disgraziato pollo - disse mia zia - sar nato  e
    cresciuto  in  una  cantina,  e  che  non avr preso aria se non sulle
    stanghe di una vettura di piazza.  Spero che la bistecca sia di manzo,
    ma non lo credo possibile.  Secondo me, di genuino in questa citt non
    vi  nulla tranne il sudiciume.
    - Non pensi che il pollo possa venire dalla campagna, zia? - suggerii.
    - No davvero - replic mia  zia.  -  Un  commerciante  di  Londra  non
    proverebbe  nessuna soddisfazione a vendere qualche cosa che fosse ci
    che pretende di essere.
    Non cercai di controbattere tale opinione, ma consumai un'ottima cena,
    e mia zia fu molto contenta di vedermi mangiare con gusto.  Quando  la
    tavola  fu  sparecchiata,  Janet  la aiut ad aggiustare i capelli,  a
    mettere la cuffia da notte, che era di fattura pi elegante del solito
    (per il caso di incendio disse mia zia), e rimboccare le gonne sopra
    le ginocchia,  essendo questi i preparativi abituali per scaldarsi  al
    fuoco  prima  di andare a coricarsi.  Poi in conformit a certe regole
    fisse dalle quali non era lecito permettersi alcuna per  quanto  lieve
    deviazione,  le  preparai  la  solita  bevanda calda con vino bianco e
    acqua, e una fetta di pane tostato tagliato in lunghe strisce sottili.
    Dopo di che rimanemmo a terminare la serata soli,  mia zia di fronte a
    me a bere il vino e acqua, inzuppandovi una per una le striscioline di
    pane  tostato prima di mangiarle,  e guardandomi benevolmente da sotto
    le arricciature della cuffia da notte.
    - Bene,  Trot - cominci - che cosa pensi del  progetto  di  diventare
    procuratore? O non hai ancora cominciato a pensarvi?
    -  Cara  zia,  vi ho gi pensato molto invece,  e ne ho pure parlato a
    lungo con Steerforth: mi piace davvero. Mi piace moltissimo.
    - Bravo - disse mia zia. - Questo mi fa piacere.
    - Ho una sola difficolt, zia.
    - Dilla, Trot - replic.
    - Ecco, dato che da quanto ho sentito,  sembra che sia una professione
    riservata  a pochi,  vorrei chiederti se la mia ammissione non sarebbe
    troppo costosa.
    - Per farti ammettere come praticante - rispose mia  zia  -  il  costo
    sar esattamente di mille sterline.
    -  Cara zia,  - dissi avvicinando alla sua la mia seggiola - questo mi
    preoccupa,  vedi.  E' una grossa somma.  Hai gi speso molto per farmi
    studiare,  sei  sempre  stata  con me generosissima in tutto,  la vera
    personificazione della generosit.  Vi sar certo qualche modo con cui
    potrei  cominciare una vita di lavoro senza eccessiva spesa e tuttavia
    con buone speranze di progredire con la buona volont e la  diligenza.
    Sei  sicura  che non sarebbe meglio per me seguire questa strada?  Sei
    sicura di essere in grado di effettuare una spesa cos grossa,  e  che
    sia  giusto  spenderla cos?  Sei per me una seconda madre,  ti chiedo
    soltanto di riflettere. Sei sicura di quello che dici di voler fare?
    Mia zia fin,  sempre fissandomi di mangiare il pezzo di pane  tostato
    che  aveva  gi addentato;  quindi pos il bicchiere sul caminetto,  e
    congiungendo le mani sulle  gonne  rimboccate  mi  rispose  in  questi
    termini:
    -  Trot,  figlio  mio,  il  solo  scopo della mia vita  di provvedere
    perch tu diventi un uomo buono, di buon senso e felice. Sono decisa a
    farlo,  deciso anche Dick. Vorrei che certe persone di mia conoscenza
    sentissero parlare Dick intorno a questo argomento.  La sua sagacia  
    magnifica.   Ma   nessuno   all'infuori   di  me  conosce  le  risorse
    dell'intelligenza di quell'uomo!
    Si ferm un momento per stringermi le mani fra le sue, poi riprese:
    - E'  inutile,  Trot,  ricordare  il  passato,  a  meno  che  sia  per
    permettere che abbia influenza sul presente. Forse sarei potuta essere
    pi buona con il tuo povero babbo. Forse sarei potuta essere pi buona
    con  quella  povera  bambina di tua madre,  anche dopo che tua sorella
    Betsey Trotwood mi aveva delusa.  Forse ho pensato questo  quando  sei
    venuto  da me,  povero bambino in fuga,  tutto polveroso e lacero.  Da
    quel momento e fino adesso, Trot, ti sei sempre fatto onore, sei stato
    per me orgoglio e soddisfazione. Nessuno pu accampare dei diritti sui
    miei averi,  almeno...  - a questo punto con mia sorpresa esit  e  si
    confuse.  - No,  nessuno ha dei diritti sui miei averi...  e tu sei il
    mio figlio adottivo.  Sii soltanto un figlio  affettuoso  per  la  mia
    vecchiaia,  sopporta  i miei capricci e le mie manie: farai allora per
    una povera vecchia, la cui giovinezza non  stata felice n tranquilla
    come avrebbe potuto essere,  ben pi di quanto essa avr mai fatto per
    te.
    Era la prima volta che sentivo mia zia alludere alla sua vita passata.
    Vi era tanta vera grandezza nel suo modo tranquillo di farlo adesso, e
    subito  abbandonare  l'argomento,  che  se  fosse  stato  possibile me
    l'avrebbe resa ancora pi amata e rispettata.
    - Ora, Trot,  fra noi tutto  chiaro e stabilito,  - disse mia zia - e
    non  occorre che ne parliamo pi.  Dammi un bacio;  andremo ai Commons
    domani mattina dopo colazione.
    Chiacchierammo ancora a lungo davanti  al  fuoco  prima  di  andare  a
    coricarci.  Dormii  in  una  camera allo stesso piano di quella di mia
    zia,  e durante la notte fui un po'  disturbato,  perch  varie  volte
    buss  al  mio  uscio,  impressionata  dal  rumore  lontano di qualche
    carrozza,  o da quello dei carri diretti al mercato:  mi  chiedeva  se
    avessi udito la macchina dei pompieri. Ma verso mattina dorm meglio e
    lasci dormire anche me.
    Verso  mezzogiorno ci incamminammo verso l'ufficio dei signori Spenlow
    e Jorkins ai Doctors' Commons.  Mia zia,  che riguardo a Londra  aveva
    quest'altra opinione generale,  e cio che chiunque incontrasse doveva
    essere un borsaiolo,  mi affid il portamonete contenente dieci ghinee
    e qualche moneta d'argento.
    Ci  fermammo  davanti  al  negozio  di  giocattoli in Fleet Street per
    vedere i giganti della chiesa di San Dunstan battere  con  i  martelli
    sulle  campane:  avevamo  controllato  l'ora di uscita per arrivare l
    sotto alle dodici in punto;  poi proseguimmo verso Ludgate Hill  e  il
    cimitero  di  San Paolo.  Stavamo attraversando la strada per giungere
    alla meta,  quando mi accorsi che mia zia accelerava molto il passo  e
    sembrava  spaventata.  Nello  stesso momento notai che un uomo magro e
    malvestito,  il quale poco prima s'era fermato vedendoci passare,  ora
    ci seguiva tanto da vicino quasi da toccare mia zia.
    - Trot! Mio caro Trot! - esclam mia zia con un bisbiglio di terrore e
    stringendomi il braccio. - Non so che cosa fare.
    -  Non  aver paura - dissi.  - Non hai nulla di cui temere.  Entra nel
    primo negozio e ti libero subito da questo individuo.
    - No, no, figliolo! - replic.  - Per amor del cielo,  non parlare con
    lui. Te ne supplico, te l'ordino!
    - Santo cielo, zia! - dissi. - Non  che un ostinato mendicante.
    - Non sai chi !  - ribatt mia zia.  - Non sai chi  quello!  Non sai
    quello che dici!
    Intanto ci eravamo fermati sotto un portico deserto,  e  anche  l'uomo
    s'era fermato.
    - Non guardarlo! - disse mia zia, mentre stavo per voltarmi indignato.
    - Va' a chiamare una carrozza,  mio caro,  e aspettami nel cimitero di
    San Paolo.
    - Aspettarti? - ripetei.
    - S - insistette mia zia. - Devo andare sola. Devo andare con lui.
    - Con lui, zia? Con quest'uomo!
    - Non ho perduto la ragione - ribatt - e ti dico che devo farlo.  Va'
    a cercarmi una carrozza!
    Per   quanto  sbigottito,   compresi  che  non  avevo  il  diritto  di
    disobbedire a un ordine cos perentorio.  Feci in fretta pochi passi e
    chiamai una vettura di piazza che passava di l vuota.  Ebbi appena il
    tempo di abbassare i gradini, che mia zia salt dentro, non so come, e
    l'uomo la segu. Con la mano mi fece cenno cos energicamente di andar
    via,  che per quanto confuso le voltai subito  le  spalle.  Non  potei
    tuttavia  fare  a  meno  di sentire quando diceva al cocchiere:  - Via
    subito! Avanti diritto!  - e poco dopo la vettura mi sorpass lungo la
    strada in salita.
    Ora  mi  torn  in mente ci che mi aveva detto il signor Dick,  e che
    avevo giudicato fosse frutto  della  sua  fantasia.  Non  dubitai  che
    quell'uomo   fosse   lo   stesso   di   cui  mi  aveva  parlato  tanto
    misteriosamente, sebbene mi fosse affatto impossibile immaginare quale
    potere egli avesse su mia zia. Dopo che per una mezz'ora ebbi preso il
    fresco davanti al cimitero,  vidi tornare la carrozza.  Il  conducente
    ferm di fianco a me, e mi accorsi che mia zia era sola.
    Non si era ancora abbastanza rimessa dalla sua agitazione per sentirsi
    disposta a compiere la visita progettata.  Volle che salissi con lei e
    che dicessi al cocchiere di andare un po' su  e  gi  lentamente.  Non
    disse altro, tranne questo: - Mio caro figliolo, non chiedermi mai che
    cos'  stato,  e  non parlarne mai pi.  - Attese di essersi del tutto
    ripresa,  e allora mi disse che si sentiva di nuovo  perfettamente  in
    s.  Quando  mi  pass il portamonete perch pagassi il vetturino,  mi
    accorsi che le ghinee erano scomparse e rimanevano solo gli spiccioli.
    Si arrivava ai Doctors' Commons passando sotto un piccolo arco  basso.
    Dopo  avere  percorso  pochi passi all'interno fu come se il frastuono
    della citt si fosse  dissolto  per  magia  in  una  lontananza  quasi
    silenziosa.   Alcuni   cortili  angusti  e  degli  stretti  anditi  ci
    condussero negli uffici  illuminati  da  un  lucernaio  di  Spenlow  e
    Jorkins;  nella  anticamera di quel tempio,  accessibile ai pellegrini
    senza necessit di bussare alla porta,  tre o quattro impiegati  erano
    al  lavoro  come copisti.  Uno di costoro,  un ometto risecchito,  che
    sedeva un po' in disparte e aveva  una  parrucca  rigida  e  scura  da
    parere  fatta  di  panpepato,  si  alz  per  salutare  mia zia,  e ci
    introdusse nella stanza del signor Spenlow.
    - Signora,  - disse l'ometto risecchito - il  signor  Spenlow  sta  in
    tribunale;   giorno di dibattito ecclesiastico;  ma  qui vicino e lo
    mando subito a chiamare.
    Dato che ci avevano lasciati soli  ad  attendere  il  signor  Spenlow,
    approfittai  dell'occasione  per  guardarmi  intorno.  I  mobili erano
    vecchi e polverosi,  e il panno verde che  ricopriva  il  piano  della
    scrivania  aveva  perduto  il colore,  era avvizzito e pallido come un
    vecchio mendicante.  Vi erano l  sopra  grossi  fascicoli  di  carte,
    alcuni con la scritta "Allegati",  e altri (con mia meraviglia) con la
    scritta "Libelli", alcuni di pertinenza del Tribunale Diocesano; altri
    del Tribunale Ecclesiastico,  alcuni del Tribunale delle  Prerogative,
    altri  del  Tribunale dell'Ammiragliato,  e altri ancora del Tribunale
    dei Delegati: ebbi in tal modo l'occasione  di  chiedermi  quanti  mai
    tribunali  ci  fossero,  e  quanto  tempo  mi  ci  sarebbe  voluto per
    comprenderli  tutti.   Vi  erano  inoltre   parecchi   enormi   volumi
    manoscritti  di  "Testimonianze"  prese  sotto  giuramento,  tutti con
    pesanti rilegature e legati  in  pacchi  massicci,  uno  per  ciascuna
    causa,  come  se  ogni causa fosse una storia in dieci o venti volumi.
    Avevano l'aria di essere lavori piuttosto costosi, e mi parve di poter
    dedurre  un'idea  abbastanza  gradevole  intorno  agli  affari  di  un
    procuratore.   Stavo   ancora   girando   gli   occhi   con  crescente
    soddisfazione su questi e altri  oggetti  simili,  quando  si  udirono
    nella stanza esterna dei passi affrettati,  e subito entr,  levandosi
    il cappello,  il signor Spenlow  in  toga  nera  ornata  di  pelliccia
    bianca.
    Era  un  gentiluomo  piccolo,  con  capelli  chiari,  stivali vistosi,
    cravatta bianca  e  colletto  tremendamente  rigido.  Era  tutto  bene
    assestato, abbottonato e attillato, e doveva avere dedicato un bel po'
    di  tempo  ai favoriti che erano arricciati con cura.  La catena d'oro
    del suo orologio era  tanto  massiccia  che  mi  venne  in  mente  una
    fantasia,  e cio che il signore avrebbe dovuto avere, per tirar fuori
    l'orologio,  uno di quei muscolosi bracci d'oro che  sono  posti  come
    insegne degli orafi. Era cos azzimato e impettito da non potere quasi
    affatto  piegarsi,  dovendo  infatti,  quando  ebbe da esaminare delle
    carte sulla scrivania,  mettersi a sedere in poltrona  e  poi  muovere
    l'intera spina dorsale con una mossa di Pulcinella.
    Gli ero stato presentato da mia zia,  e mi aveva cortesemente accolto.
    Ora disse:
    - Signor Copperfield,  lei dunque pensa  di  intraprendere  la  nostra
    professione?  Mi    venuto  per  caso di dire alla signorina Trotwood
    quando ebbi il  piacere  di  un  abboccamento  con  lei  -  (di  nuovo
    Pulcinella, vale a dire un'altra inclinazione di tutto il busto) - che
    vi  qui un posto libero. La signorina Trotwood ebbe la bont di farmi
    presente che ha un nipote di cui si prende particolarmente cura, e per
    il  quale  cercava  una  sistemazione di vita signorile.  Credo ora di
    avere il piacere di  parlare  con  il  nipote  stesso..  -  (di  nuovo
    Pulcinella).
    Mi  inchinai per ringraziarlo;  dissi come mia zia mi avesse detto che
    vi era tale possibilit, e che credevo mi sarebbe piaciuta moltissimo.
    Che mi sentivo fortemente attratto  verso  quella  carriera,  e  avevo
    subito  aderito  alla  proposta.  Che  non  avrei potuto impegnarmi in
    assoluto a  gradirla  prima  di  conoscerla  meglio.  Che  sebbene  si
    trattasse pi che altro di una formalit, supponevo che avrei avuto il
    modo  di sperimentare come mi piacesse quel lavoro prima di impegnarmi
    irrevocabilmente.
    - Oh,  certo!  certo!  - disse il signor Spenlow.  - In questo ufficio
    offriamo sempre un mese... un mese di iniziazione. Sarei personalmente
    ben   lieto  di  proporre  due  mesi...   tre...   magari  un  periodo
    imprecisato... ma ho un socio. Il signor Jorkins.
    - E la tariffa, signore, - dissi -  di mille sterline?
    - E la tariffa,  tassa inclusa,   di mille sterline - disse il signor
    Spenlow.  - Come dissi alla signorina Trotwood,  io non sono spinto da
    interessi di profitto;  credo anzi che pochi uomini lo siano  meno  di
    me; ma su questo argomento il signor Jorkins ha le sue idee, e io sono
    tenuto  a rispettare le idee del signor Jorkins.  In breve,  il signor
    Jorkins pensa che la somma di mille sterline sia troppo esigua.
    - Immagino, signore, - dissi,  cercando ancora di non pesare troppo su
    mia  zia - che non sia nelle abitudini di questo ufficio,  nel caso un
    praticante si rendesse particolarmente utile e  giungesse  a  rendersi
    affatto  padrone  della  professione...  -  non  potei  fare a meno di
    arrossire,  sembrava davvero che mi stessi lodando - immagino che  non
    vi  sia  l'abitudine,  negli  ultimi anni della pratica di concedergli
    uno...
    Con enorme sforzo il signor Spenlow fece uscire il capo dalla cravatta
    quanto bastava per scuoterlo,  e rispose senza che dovessi  aggiungere
    la parola stipendio:
    -  No.  E non voglio dire in quale considerazione terrei personalmente
    il punto, signor Copperfield, se fossi libero.  Ma il signor Jorkins 
    irremovibile.
    Mi spaventava non poco l'idea di questo terribile Jorkins. Ma scopersi
    in  seguito che era un uomo mite e tranquillo,  il cui impegno,  negli
    affari,  era di tenersi in disparte e di venire costantemente  esibito
    per nome come il pi ostinato e spietato degli uomini. Se un impiegato
    desiderava  farsi  aumentare  lo  stipendio,  il signor Jorkins non ne
    voleva sapere.  Se un cliente tardava a saldare il conto delle  spese,
    il signor Jorkins era risoluto a esigere il saldo; e per quanto penose
    fossero  (ed  erano  infatti)  queste  faccende per la sensibilit del
    signor Spenlow,  il signor Jorkins non avrebbe mai ceduto.  Il cuore e
    la  mano di quell'angelo di Spenlow sarebbero stati sempre aperti,  se
    non fosse stato per quel duro demonio di Jorkins. Con il passare degli
    anni mi  capitato di conoscere  altre  ditte  che  fanno  affari  sul
    principio di Spenlow e Jorkins!
    Venne  stabilito  che  avrei  iniziato  quando  volessi il mio mese di
    prova,  e che non era necessario mia zia rimanesse in citt per questo
    tempo,  n  che  alla  fine  ritornasse poich il contratto di cui ero
    l'oggetto le poteva senza difficolt venire spedito per la firma.
    A questo punto il signor Spenlow si offerse di portarmi immediatamente
    nel tribunale per farmi vedere quale luogo fosse.  Ero ben  desideroso
    di  rendermi  conto  di tutto,  e pertanto uscimmo insieme,  lasciando
    nell'ufficio mia zia,  la quale disse di non  volere  avventurarsi  in
    luoghi  del  genere:  ritengo considerasse tutte le Corti di giustizia
    come altrettante polveriere,  passibili di  esplodere  da  un  momento
    all'altro.
    Il  signor Spenlow mi fece attraversare un cortile lastricato fra case
    di mattoni dall'aspetto severo,  che dai  molti  nomi  con  titolo  di
    Dottore  sulle  porte dedussi dovevano essere le residenze ufficiali
    degli eruditi avvocati di cui mi aveva parlato  Steerforth,  e  infine
    entrammo  a sinistra in una grande sala poco illuminata non dissimile,
    a parer mio, da una cappella. Il fondo di questo ambiente era separato
    dal resto,  e l sui due lati di una piattaforma rialzata a  forma  di
    ferro  di  cavallo,  seduti  su  vecchie  e comode seggiole da sala da
    pranzo stavano parecchi gentiluomini in toga rossa e parrucca  grigia,
    che  scopersi  essere  i dottori sopra citati.  Con occhi ammiccanti
    sopra una scrivania piccola come un leggio di pulpito, nella curva del
    ferro di cavallo vi era un vecchio signore, che,  se l'avessi visto in
    una uccelliera, avrei certo preso per un gufo, ma che era, appresi, il
    giudice  che  presiedeva  la  Corte.  Nello  spazio dentro il ferro di
    cavallo,  pi in basso dei giudici,  vale a dire quasi a  livello  del
    pavimento,  vi erano parecchi altri signori della categoria del signor
    Spenlow e come lui vestiti di toga nera con pelliccia  bianca,  seduti
    intorno a un lungo tavolo verde. Avevano cravatte inamidate e mi parve
    avessero  l'espressione  altera,  ma  compresi  che  in  questo ultimo
    particolare avevo fatto loro torto,  perch quando due o tre dovettero
    alzarsi per rispondere a una interrogazione del presidente,  non avevo
    mai visto  persone  pi  umili  e  deferenti  di  loro.  Il  pubblico,
    rappresentato  da  un  ragazzo con una voluminosa sciarpa e da un uomo
    distinto e vestito  poveramente  che  mangiava  di  nascosto  briciole
    traendole  dalle  tasche  del  cappotto,  stava al caldo accanto a una
    stufa posta al centro del tribunale.  La molle  calma  del  luogo  era
    interrotta  soltanto  dal  crepitio  del fuoco e dalla voce di uno dei
    giudici,  il quale stava lentamente facendosi  strada  fra  tutta  una
    biblioteca di deposizioni, e che di tanto in tanto faceva sosta in una
    locanda lungo la strada,  cio indugiava su certe argomentazioni.  Nel
    complesso non avevo mai in tutta la vita  partecipato  a  una  piccola
    riunione familiare cos tranquilla,  sonnolenta,  antiquata, fuori del
    tempo,  e la mia impressione fu  che  appartenervi  avrebbe  dato  una
    sensazione  di  calma,  in  qualunque veste si fosse,  tranne forse in
    quella di postulante.
    Pienamente soddisfatto intorno alla natura sognante  di  quel  ritiro,
    informai  il  signor  Spenlow  che  per quella volta mi ero abbastanza
    informato,  e tornammo da mia zia,  insieme con  la  quale  poco  dopo
    lasciai  i  Commons con l'impressione di essere molto giovane,  perch
    uscendo dall'ufficio dei signori Spenlow e Jorkins avevo visto che gli
    scrivani richiamavano l'attenzione su di me urtandosi fra loro con  la
    penna.
    Senza ulteriori avventure raggiungemmo Lincoln's Inn Fields, se non si
    conta  l'incontro  con  un infelice asinello davanti al carretto di un
    fruttivendolo ambulante,  che richiam mia zia a  penose  riflessioni.
    Tornati sani e salvi nella pensione,  parlammo ancora a lungo dei miei
    progetti di lavoro; e siccome sapevo quanto ansiosa fosse di tornare a
    casa,  e che a Londra tra incendi,  cibo adulterato e borsaioli non si
    sarebbe sentita veramente a suo agio nemmeno per mezz'ora,  insistetti
    che non si disturbasse per me e mi lasciasse a sbrigarmi da solo.
    - Sar una settimana domani che sono qui, mio caro,  - disse  e non ho
    trascurato di pensare alla tua sistemazione.  Trot vi  all'Adelphi un
    piccolo appartamento ammobiliato ancora libero che dovrebbe andarti  a
    meraviglia.
    Dopo   tale  breve  introduzione,   trasse  di  tasca  una  inserzione
    ritagliata con cura da un giornale,  in cui si diceva che nell'Adelphi
    di  Buckingham Street si affittava ammobiliato un piccolo appartamento
    estremamente gradevole,  con vista sul fiume,  particolarmente  adatto
    come  distinta  residenza  per  un  giovane  gentiluomo occupato nella
    professione legale o in altra,  disponibile  subito.  Prezzo  modesto,
    volendo poteva essere dato in affitto anche solo per un mese.
    -  Ma    magnifico,  zia!  -  dissi,  eccitatissimo  di  fronte  alla
    prospettiva di avere un appartamento per me.
    - E allora vieni - disse mia zia, rimettendosi il cappellino che s'era
    tolto poco prima. - Andiamo a vedere queste stanze.
    Andammo.  L'inserzione indicava di rivolgersi  a  una  signora  Crupp,
    residente  nella stessa casa;  sonammo il campanello del portone,  che
    pensavamo ci avrebbe messo in comunicazione con la signora  Crupp.  Ma
    solo  dopo  aver  sonato  tre  o  quattro volte riuscimmo a indurre la
    signora Crupp a comunicare con noi: finalmente comparve,  ed  era  una
    signora  grassa  con  una  visibile arricciatura di sottoveste in lana
    sotto un abito in cotone color giallino.
    - Per cortesia, signora, - disse mia zia - ci faccia vedere questo suo
    appartamento.
    - Per questo signore?  - chiese la signora Crupp,  frugandosi in tasca
    in cerca delle chiavi.
    - S, per mio nipote - disse mia zia.
    -  Sono delle stanze che gli andranno benissimo!  - afferm la signora
    Crupp.
    Cos andammo di sopra.
    Erano all'ultimo piano della casa (secondo mia zia un  bel  vantaggio,
    dato  che erano poco lontane dalla scala antincendio) e l'appartamento
    consisteva in un piccolo ingresso quasi cieco in  cui  non  si  vedeva
    quasi  nulla,  una  dispensa cieca del tutto dove non si vedeva un bel
    nulla,  soggiorno e  camera.  I  mobili  erano  un  po'  sciupati,  ma
    abbastanza belli per me,  e senza alcun dubbio fuori dalla finestra vi
    era il fiume.
    Siccome io ero contentissimo di quell'alloggio,  mia zia e la  signora
    Crupp   si  ritirarono  nella  dispensa  per  discutere  intorno  alle
    condizioni,  mentre io rimanevo seduto sul divano del  soggiorno,  non
    osando  quasi  pensare alla possibilit di essere destinato ad abitare
    in quella  nobile  residenza.  Al  termine  di  una  singolar  tenzone
    discretamente lunga,  le due signore ricomparvero e con mia gioia vidi
    sia dall'espressione della signora Crupp sia da quella di mia zia  che
    il contratto era stato stipulato.
    - Questi sono i mobili dell'inquilino precedente? - s'inform mia zia.
    - Proprio cos, signora! - disse la signora Crupp.
    - Lui che fine ha fatto? - chiese mia zia.
    La  signora  Crupp  venne  colta  da  un  insistente accesso di tosse,
    attraverso il quale fatic non poco ad  articolare  le  parole:  -  Si
    ammal qui, signora, e... uh! uh! uh! povera me!... e poi  morto!
    - Ah! - esclam mia zia. - E di che cosa  morto?
    - Ecco, signora, - dichiar la signora Crupp con tono confidenziale: -
    E' morto per il bere e per il fumo.
    - Il fumo? Fumo di camini? - disse mia zia.
    -  No,  signora  - le rispose la signora Crupp.  - Fumo di sigari e di
    pipa.
    - Trot,  - osserv rivolgendosi a me mia zia -  questo  almeno  non  
    contagioso.
    - No, davvero! - dissi.
    In breve,  mia zia, nel vedere com'ero incantato da quell'alloggio, lo
    prese per un mese, con l'intesa che allo spirare di quel periodo sarei
    rimasto l  per  un  anno.  La  signora  Crupp  avrebbe  procurato  la
    biancheria necessaria e cucinato per me; quanto al resto era gi tutto
    a  posto,  e  la  signora  Crupp  promise con solennit che mi avrebbe
    sempre trattato come un figlio.  Avrei dovuto prendere possesso  delle
    stanze  di  l  a due giorni,  e la signora Crupp disse per concludere
    che, grazie al cielo, aveva trovato qualcuno di cui prendersi cura!
    Sulla via del ritorno mia zia si disse molto fiduciosa che la vita  da
    me  intrapresa  mi  avrebbe reso fermo e fiducioso,  il che mi sarebbe
    bastato.  Il  giorno  dopo  ripet  varie  volte  questa  frase  negli
    intervalli  tra  le  fasi delle operazioni per far trasportare abiti e
    libri dalla casa del signor Wickfield nel mio nuovo alloggio,  scrissi
    anche  una  lunga lettera ad Agnes a proposito di questo,  e per darle
    notizia della mia recente vacanza;  mia zia s'incaric di  recapitarla
    personalmente,  dato  che sarebbe partita il giorno seguente.  Per non
    dilungarmi eccessivamente sui particolari,  dir soltanto che mi forn
    una  bella  somma bastante per ogni mia eventuale necessit durante il
    mese di prova; con mio grande disappunto, e anche suo,  Steerforth non
    si fece vedere prima della sua partenza;  l'accompagnai alla diligenza
    per  Dover  e  la  lasciai  comodamente  seduta  ed   esultante   alla
    prospettiva di poter ben presto sconfiggere,  con Janet al suo fianco,
    ogni vagante asinello;  e infine  quando  la  diligenza  fu  scomparsa
    m'incamminai  verso  l'Adelphi,  riflettendo su quei giorni lontani in
    cui vagabondavo tra i suoi portici sotterranei, e sui felici mutamenti
    che mi avevano fatto salire di grado.












    24 - PRIMA DISSIPAZIONE.

    Era una cosa magnifica avere  tutto  per  me  quell'alto  castello,  e
    sentirmi  appena chiusa la mia porta d'ingresso,  come Robinson Crusoe
    quando,  entrato  nella  sua  fortificazione,  ritirava  la  scala  di
    accesso.  Era magnifico passeggiare in citt con in tasca la chiave di
    casa, e sapere che avrei potuto invitare chiunque a venire da me,  con
    la  certezza che eventualmente io solo e nessun altro ne avrebbe avuto
    un disturbo.  Era magnifico entrare e uscire,  andare e  venire  senza
    dire  una  sola parola a chicchessia,  e sonare il campanello per fare
    salire  la  signora  Crupp  che  sarebbe  emersa  ansante  dalle   sue
    profondit  terrene,  quando  avevo  bisogno  di  lei,  e quando fosse
    disposta a venire.  Tutto questo,  ripeto,  era meraviglioso,  ma devo
    anche dire che in certi momenti era molto deprimente.
    Era  bello  di mattina,  specialmente quando il tempo era buono;  alla
    luce del giorno,  quella era una vita  fresca  e  libera,  ancora  pi
    fresca  e  pi libera in pieno sole.  Ma con l'imbrunire anche la vita
    sembrava farsi un po' fosca.  Non so come fosse,  ma a lume di candela
    non era pi tanto bella. Allora mi sarebbe piaciuto avere qualcuno con
    cui  parlare.  Sentivo  la  mancanza  di Agnes.  La mancanza di quella
    sorridente depositaria delle mie confidenze mi dava un gran  senso  di
    vuoto.  La  signora  Crupp  mi  pareva  lontanissima.  Pensavo  al mio
    predecessore,  morto per il troppo  bere  e  fumare,  e  avrei  potuto
    desiderare che avesse avuto la bont di vivere, invece di turbarmi con
    il suo decesso.
    Dopo  due  giorni e due notti avevo l'impressione di abitare in quella
    casa da un anno,  e tuttavia non mi pareva di  essere  invecchiato  di
    un'ora, ed ero pi che mai tormentato dalla mia et giovanile.
    Steerforth  non  si  faceva ancora vedere,  dedussi che doveva essersi
    ammalato, quindi il terzo giorno uscii presto dai Commons e mi recai a
    piedi a Highgate.  La signora Steerforth  fu  lietissima  di  vedermi:
    disse  che  il mio amico era partito con uno degli amici di Oxford per
    andare a far visita a un altro  che  abitava  poco  lontano  da  Saint
    Albans, ma che lo aspettava di ritorno l'indomani. Ero tanto attaccato
    a lui che provai rancore contro i suoi amici di Oxford.
    Poich la signora insistette che rimanessi a pranzo, accettai, e credo
    che per tutto il tempo non si abbia fatto che parlare di lui. Le dissi
    come  era  riuscito  simpatico  a tutta la gente di Yarmouth,  e quale
    delizioso compagno fosse stato per  tutti.  La  signorina  Dartle  era
    piena di sottintesi e di misteriose domande,  s'interess moltissimo a
    ci che avevamo fatto laggi,  e a forza di ripetere:  -  Ma  davvero,
    proprio cos? - riusc a cavarmi di bocca tutto ci che voleva sapere.
    Era  d'aspetto  esattamente  come l'ho descritta quando l'avevo appena
    conosciuta,  ma la compagnia delle due signore era tanto piacevole,  e
    mi  era  tanto  facile  conversare  con  loro,  che  mi venne quasi di
    innamorarmi un po' della pi  giovane.  Non  potevo  fare  a  meno  di
    pensare  come mi avrebbe tenuto deliziosamente compagnia in Buckingham
    Street.
    La mattina seguente stavo prendendo il  solito  caff  con  un  panino
    prima  di  recarmi  ai Commons (dir a questo punto che mi sorprendeva
    molto il fatto che la signora Crupp consumasse tanto caff,  mentre  a
    berlo risultava tanto debole),  quando con mia grandissima gioia entr
    Steerforth in persona!
    - Mio caro Steerforth,  - esclamai - cominciavo a dubitare che non  ti
    avrei pi veduto!
    -  Mi  portarono  via  a  viva  forza - spieg Steerforth - la mattina
    stessa che ero tornato a casa.  "Margheritina",  che splendido vecchio
    scapolo sei diventato!
    Gli feci visitare tutto l'appartamento, senza dimenticare la dispensa,
    e non senza un certo orgoglio,  ed egli decret le sue lodi a tutto. -
    Sai che cosa ti dico,  vecchio mio,  - aggiunse - a meno che tu non mi
    sfratti, io terr questa casa come la mia residenza di citt.
    Fu  una  gioia  sentirglielo  dire.  Gli  risposi che se avesse voluto
    aspettare il mio sfratto,  sarebbe prima giunto il giorno del giudizio
    universale.
    - Ma devi fare colazione! - dissi, e gi avevo la mano sul cordone del
    campanello.  -  La  signora  Crupp  ti far dell'altro caff,  e io ti
    frigger del prosciutto su un fornello che ho qui,  di marca  olandese
    per scapoli.
    - No,  no!  - disse Steerforth. - Non sonare! Non posso fermarmi! Devo
    far colazione con uno di quegli amici che si trova al Piazza Hotel  di
    Covent Garden.
    - Ma tornerai per l'ora di pranzo? - insistetti.
    -  Ti  giuro  che  non  posso.   Mi  piacerebbe  moltissimo,  ma  devo
    assolutamente restare con quei  due.  Partiamo  insieme  tutti  e  tre
    domattina.
    -  E  allora  portali  a  pranzare  qui  -  replicai.  - Non credi che
    verrebbero?
    - Oh,  verrebbero senz'altro,  - disse  Steerforth  -  ma  sarebbe  un
    disturbo  per  te.  E' meglio che tu venga con noi a pranzo da qualche
    parte.
    Non volli assolutamente accettare quell'invito perch m'era venuto  in
    mente  che  avrei  dovuto dare una piccola festa per inaugurare la mia
    residenza e non  avrei  potuto  avere  un'occasione  migliore.  Andavo
    ancora pi fiero delle mie stanze dopo che Steerforth le aveva lodate,
    e ardevo dal desiderio di usarle al meglio. Gli feci quindi promettere
    anche  a  nome dei due amici di venire e fissammo il pranzo per le ore
    diciotto.
    Appena fu uscito,  sonai per la signora Crupp e le  comunicai  il  mio
    ardito   progetto.   La   signora  Crupp  disse  in  primo  luogo  che
    naturalmente era cosa notoria che non avrebbe potuto servire a tavola,
    ma conosceva un giovane svelto  che  si  sarebbe  lasciato  indurre  a
    farlo,  e  che  aveva  una tariffa di cinque scellini,  pi la mancia.
    Dissi che andava benissimo,  l'avremmo  preso.  In  secondo  luogo  la
    signora  Crupp  disse  che  naturalmente  non poteva essere lei in due
    posti nello stesso momento (cosa che trovai ragionevole) e che sarebbe
    stato indispensabile avere una ragazza giovane nella dispensa con  una
    candela  accesa  che  seguitasse  a lavare le stoviglie.  Chiesi quale
    sarebbe stata la spesa per questa giovane ragazza,  e la signora Crupp
    disse di credere che la spesa di diciotto pence non mi avrebbe portato
    al  fallimento.   Risposi  che  pensavo  di  no,  e  anche  questo  fu
    concordato.  Poi la signora Crupp  disse:  -  E  adesso  parliamo  del
    pranzo.
    Era  un  bell'esempio  di  scarsa lungimiranza da parte del fabbro che
    aveva fatto il focolare della cucina della signora Crupp il fatto  che
    vi  si  potessero  cuocere soltanto braciole e pur di patate.  Quanto
    alla pesciaiola,  la signora Crupp disse soltanto che se volevo potevo
    scendere  a guardare il fornello: non aggiungeva altro.  Siccome anche
    se l'avessi visto non avrei  saputo  quali  obiezioni  fare,  rifiutai
    l'invito  e  dissi: - Lasciamo andare il pesce.  - Ma la signora Crupp
    aggiunse: - Non lo dica;   la stagione  delle  ostriche,  perch  non
    prenderle?-    E  cos anche questo era a posto.  Poi la signora Crupp
    disse che il suo consiglio sarebbe stato il seguente: un paio di polli
    arrosto... da prendere in rosticceria;  un piatto di manzo stufato con
    verdure... da prendere in rosticceria; due piccole cose delicate, come
    un  pasticcio  lievitato  e  un  piatto  di rognoni...  da prendere in
    rosticceria; una torta e, se volevo, un po' di gelatina... da prendere
    in pasticceria.  Questo,  disse la signora Crupp,  l'avrebbe  lasciata
    libera di concentrarsi sulle patate, e servire quindi il formaggio con
    il sedano secondo il suo desiderio di perfezione.
    Agii secondo i consigli della signora Crupp, e passai io stesso a dare
    l'ordinazione al rosticcere.  Poi,  andando lungo lo Strand,  osservai
    nella vetrina di un salumiere una sostanza dura e variegata simile  al
    marmo,  ma  che  era  indicata  sul  cartellino  come  finta zuppa di
    tartaruga; entrai,  e ne acquistai una fetta,  che poi ebbi motivo di
    credere  sarebbe  bastata  per  quindici persone.  Dopo aver sollevato
    delle  difficolt  la  signora  Crupp  consent  a  riscaldare  questo
    preparato,  il  quale  allo  stato  liquido  s'era  tanto ristretto da
    risultare,  come disse Steerforth,  "un po' striminzito"  per  quattro
    persone.
    Completai felicemente questi preparativi, comperai un po' di frutta al
    mercato  di  Covent  Garden,   e  rilasciai  un'ordinazione  piuttosto
    generosa  a  un  commerciante  di  vini  delle  vicinanze.  Quando  il
    pomeriggio  tornai a casa e vidi le bottiglie disposte in quadrato sul
    pavimento  della  dispensa,   mi  parvero  cos  numerose  (bench  ne
    mancassero due,  il che rese molto inquieta la signora Crupp),  che ne
    fui addirittura spaventato.
    Uno degli amici di Steerforth si chiamava Grainger e l'altro  Markham.
    Erano entrambi tipi allegri e vivaci;  Grainger aveva qualche anno pi
    di Steerforth;  Markham era molto giovane,  credo non  avesse  pi  di
    vent'anni.  Notai  che  quest'ultimo  parlava  sempre  di s alludendo
    genericamente a "un  uomo",  e  quasi  mai  usando  la  prima  persona
    singolare.
    -  Signor Copperfield,  un uomo se la passerebbe molto bene qui  disse
    Markham, volendo alludere a se stesso.
    - Non  una cattiva posizione - dissi  -  e  le  stanze  sono  davvero
    comode.
    -  Spero  che tutti e due abbiate portato con voi un buon appetito!  -
    disse Steerforth.
    - Parola d'onore - gli rispose Markham - a me pare che la citt aguzzi
    l'appetito di un uomo. Un uomo ha fame tutto il giorno. Un uomo non fa
    altro che mangiare.
    Ero da principio un po' imbarazzato e,  sentendomi troppo giovane  per
    presiedere, quando fu annunciato il pranzo pregai Steerforth di sedere
    a  capo  tavola  e  andai a mettermi di fronte a lui.  Tutto era molto
    buono,  non facemmo economia di vino,  e  Steerforth  si  diede  tanto
    daffare  perch  il pranzo si svolgesse bene,  che il nostro banchetto
    non ebbe pause vuote. Io non riuscii a essere tanto allegro come avrei
    voluto perch sedevo di  fronte  alla  porta  e  spesso  mi  distraevo
    osservando  che il solerte giovanotto usciva molte volte dalla stanza,
    e subito dopo la sua ombra si proiettava  sulla  parete  dell'ingresso
    con lui che portava una bottiglia alla bocca. Anche la ragazza giovane
    mi  procur  qualche preoccupazione,  non tanto perch dimenticasse di
    lavare i piatti ma piuttosto perch li rompeva.  Essendo  curiosa  per
    natura,  e  quindi incapace di rimanere (come le era stato chiaramente
    ordinato) all'interno della dispensa,  non faceva se  non  spiarci,  e
    continuamente temeva di essere scoperta,  cos che per causa di questo
    timore varie volte si ritir camminando sui piatti (da lei sparsi  con
    cura sul pavimento), distruggendone non pochi.
    Erano tuttavia inconvenienti piccoli,  e furono presto dimenticati non
    appena la tovaglia fu tolta e venne servita la frutta,  a questo punto
    della  festa  si  scoperse  che il giovanotto solerte aveva perduto la
    parola: gli diedi allora sottovoce l'ordine di scendere  nella  cucina
    della  signora  Crupp e di condurvi anche la ragazza giovane;  dopo di
    che potei abbandonarmi senza pi pensieri al divertimento di stare  in
    compagnia.
    Cominciai   col   sentirmi  singolarmente  lieto  e  leggero;   mi  si
    affollavano alla mente infinite cose mezzo dimenticate  di  cui  avrei
    desiderato  parlare  e  che  poi trattavo in maniera affatto insolita.
    Ridevo di cuore ai miei scherzi e a quelli degli  altri;  rimproveravo
    Steerforth che non faceva girare il vino;  promisi pi di una volta di
    andare a Oxford;  annunciai che intendevo dare un  pranzo  esattamente
    come quello una volta alla settimana,  fino a diverso avviso,  commisi
    la follia di prendere una tale quantit  di  tabacco  da  fiuto  dalla
    tabacchiera di Grainger che dovetti andare nella dispensa a starnutire
    liberamente per ben dieci minuti.
    Presi  a  far  passare  il vino sempre pi velocemente e a lavorare di
    cavatappi per aprire sempre nuove bottiglie,  ancora prima  che  fosse
    necessario.  Feci  un brindisi a Steerforth.  Dissi che era il mio pi
    caro amico,  protettore  della  mia  infanzia  e  compagno  della  mia
    giovinezza.  Dissi  che ero felice di brindare alla sua salute.  Dissi
    che avevo tanti debiti di riconoscenza da non poterli mai  saldare,  e
    che  lo  ammiravo  pi  di  quanto  avrei  mai saputo dire.  Finii col
    dichiarare: - A te,  Steerforth!  Che Dio ti benedica!  Evviva!  -  si
    bevette tre volte per tre,  e ancora,  e la bella per finire.  Girando
    intorno alla tavola per stringergli la mano,  ruppi  il  bicchiere,  e
    dissi,  legando tutte le parole: - Steerforth-sei-la-stella-che-guida-
    la-mia-vita.
    Seguitavo cos, e all'improvviso scopersi che qualcuno stava cantando.
    Chi cantava era Markham,  e la  canzone  diceva:  -  Quando  il  cuore
    dell'uomo  oppresso...  - Finito di cantare disse che ci proponeva un
    brindisi alla Donna! Mi opposi, non l'avrei permesso.  Dissi che non
    era  un  modo  rispettoso  di proporre il brindisi,  che a casa mia un
    brindisi del genere doveva essere esclusivamente formulato  in  questi
    termini:  -  Alle  signore!  -  Alzai  la voce contro di lui,  e credo
    soprattutto perch vidi che Steerforth e Grainger ridevano di me...  o
    di lui...  o di tutti e due. Disse che un uomo non accettava di essere
    redarguito.  Dissi che un uomo era  effettivamente  redarguito.  Disse
    allora  che  un uomo non doveva essere insultato.  Dissi che qui aveva
    ragione...  mai sotto il mio tetto,  dove i lari erano sacri e dove le
    leggi  dell'ospitalit  regnavano  sovrane.  Disse che non voleva dire
    derogare  dalla  dignit  di  un  uomo  confessare  che  ero  un  tipo
    maledettamente  simpatico.  Proposi  immediatamente  di  bere alla sua
    salute.
    Qualcuno  fumava.  Fumavamo  tutti.  Fumavo  anch'io,   e  cercavo  di
    reprimere  una crescente tendenza alla nausea.  Steerforth aveva fatto
    un discorso intorno a me,  che  mi  aveva  commosso  quasi  fino  alle
    lagrime.  Risposi ringraziando, dissi che speravo i presenti avrebbero
    pranzato con me l'indomani e il giorno seguente...  ogni  giorno  alle
    ore  diciassette,  cos  che potessimo godere a lungo il piacere della
    reciproca conversazione e compagnia. Sentivo il bisogno di proporre un
    altro brindisi.  Invitavo a bere alla salute di mia zia,  la signorina
    Betsey Trotwood, la migliore delle donne!
    Qualcuno  si sporgeva dalla finestra della mia camera,  si rinfrescava
    la fronte contro la pietra fredda del davanzale e sentiva  l'aria  sul
    viso.  Ero io.  Mi rivolgevo a me stesso dicendo: Copperfield, perch
    hai tentato di fumare?  Potevi saperlo che non ci saresti  riuscito!.
    Ora  qualcuno contempla barcollando le proprie fattezze allo specchio.
    Anche questo ero io.  Nello specchio  ero  molto  pallido;  gli  occhi
    avevano  un'espressione  vacua;   e  i  capelli...   solo  i  capelli,
    nient'altro... sembravano ubriachi.
    Qualcuno disse: - Copperfield,  andiamo a teatro!  - Non c'era pi  la
    camera  davanti  a  me,  ma di nuovo il tintinnare dei bicchieri sulla
    tavola; la lampada; Grainger alla mia destra; Markham alla sinistra, e
    Steerforth di fronte... tutti in una nebbia,  lontanissimi.  A teatro?
    Sicuro.  Quello che ci vuole.  Andiamo! Ma dovevano scusarmi se uscivo
    per ultimo e spegnevo la lampada... per paura di un incendio.
    Nel buio,  un po' di confusione,  la porta era scomparsa.  La  cercavo
    dietro  la cortina della finestra,  quando ridendo Steerforth mi prese
    per il braccio e mi condusse  fuori.  Andammo  da  basso,  uno  dietro
    l'altro.  Quasi in fondo qualcuno inciamp e rotol gi; qualcun altro
    disse che era stato Copperfield.  Mi  arrabbiai  nell'udire  la  falsa
    notizia,  ma  trovandomi  disteso  a terra nel corridoio pensai che vi
    fosse un fondo di verit.
    Una notte piena di nebbia con grandi cerchi intorno ai lampioni  della
    via!   Qualcuno   parlava  con  voce  indistinta,   diceva  che  c'era
    dell'umidit.  A me pareva che  l'aria  fosse  gelida.  Steerforth  mi
    spolver  sotto  un  lampione  e  mi rimise in sesto il cappello,  che
    qualcuno fece saltar fuori in modo  straordinario,  perch  prima  non
    l'avevo in testa.  Poi Steerforth disse: - Ti senti bene,  non  vero,
    Copperfield?  - e io gli risposi con una frase tutta  legata:  -  Mai-
    cos-bene.
    Un  uomo seduto dietro a un finestrino usc fuori della nebbia e prese
    del denaro da qualcuno,  chiedendo se io fossi in  compagnia  di  quei
    signori,   e   mostrando   di   essere  un  po'  incerto  (lo  ricordo
    dall'occhiata che mi diede) se accettare o no che pagassero anche  per
    me. Poco dopo eravamo su in alto dentro un teatro caldissimo a guardar
    gi  nella  grande platea che mi pareva fumasse poich la gente che la
    riempiva era cos indistinta.  Vi era anche un vasto  palcoscenico,  e
    dopo aver camminato per le vie, appariva molto pulito e ordinato; e vi
    erano l delle persone occupate a parlare di una cosa o dell'altra, ma
    per nulla in modo intellegibile.  Vi erano luci brillanti in quantit,
    e anche della musica, e vi erano signore gi nei palchi,  e non so che
    cos'altro. Avevo la sensazione che tutto il palazzo stesse imparando a
    nuotare;  quando  cercavo  di fermarlo,  si comportava in maniera cos
    inspiegabile.
    Su proposta di qualcuno decidemmo di scendere nei palchi dove  stavano
    le signore. Un signore in abito da sera sdraiato su un divano e con in
    mano  un  binocolo  mi pass davanti agli occhi e anche la mia persona
    riflessa da capo a piedi in uno specchio.  Poi venni  sospinto  dentro
    uno  di  quei  palchi  e  mi  trovai  a dire non so che cosa mentre mi
    sedevo, e la gente intorno a me grid:-  Silenzio!  - contro qualcuno,
    e  le signore mi lanciavano occhiate di riprovazione,  e...  ma s!...
    c'era Agnes seduta di fronte a me nello stesso palco,  tra una signora
    e  un signore che non conoscevo.  Le rivedo adesso il viso,  meglio di
    quanto,  oso dire,  l'abbia visto allora,  rivolto a me con indicibile
    espressione di rammarico e di stupore.
    - Agnes! - esclamai. - Dio-ti-benedica! Agnes!
    - Silenzio!  Ti prego di tacere!  - rispose,  e non compresi perch. -
    Disturbi la gente. Guarda il palcoscenico!
    Cercai di ubbidirle, di fissarlo,  di ascoltare qualcosa di ci che vi
    si andava svolgendo, ma invano. Poco dopo tornavo a guardare lei, e la
    vidi  che  si  ritraeva  in  un angolo e portava la mano guantata alla
    fronte.
    - Agnes! - dissi. - Ma-tu-non-stai-bene!
    - Oh, s, s. Non badare a me, Trotwood - replic. - Senti!  Te ne vai
    subito?
    - Me-ne-vado-subito? - ripetei.
    - S.
    Avevo  la  sciocca  intenzione  di  risponderle che avrei aspettato di
    poterla accompagnare da basso,  e immagino di essermi in qualche  modo
    espresso in tal senso,  perch dopo avermi fissato attentamente per un
    poco sembr avere compreso e mi disse a bassa voce:
    - Lo so che farai quello che ti chiedo,  se ti  dir  che  sono  molto
    ansiosa tu lo faccia. Va' via subito, Trotwood, per amor mio, e chiedi
    ai tuoi amici che ti conducano a casa.
    Era  gi riuscita a schiarirmi le idee,  perch sebbene fossi irritato
    con lei,  mi vergognai,  e con un breve: - "Buatte!"  a mo' di saluto,
    in luogo di: Buona notte,  mi alzai e uscii dal palco.  Gli altri mi
    seguirono,  e appena fuori dell'uscio eccomi nella  mia  camera,  dove
    c'era  solo Steerforth,  il quale mi aiutava a spogliarmi,  e al quale
    stavo alternativamente  raccontando  che  Agnes  era  mia  sorella,  e
    ordinando  di  portarmi  il  cavatappi  perch  volevo aprire un'altra
    bottiglia.
    Come qualcuno, coricato nel mio letto, rifacesse e ridicesse ci lungo
    tutta la notte in un sogno febbrile e sconclusionato, non so! Il letto
    era un mare in burrasca e non  si  fermava  mai!  Poi  quell'individuo
    ridivent  lentamente me stesso,  e allora cominciai a sentirmi morire
    di sete, ad avere la sensazione che tutta la pelle fosse fatta di duro
    cartone;  la lingua posta sul fondo di un bollitore vuoto e screpolato
    per la vecchiaia si arrostiva a fuoco lento; le palme delle mani erano
    lastre di metallo rovente che nessun ghiaccio poteva rinfrescare!
    Ma  l'angoscia mentale,  il rimorso,  la vergogna che provai quando al
    mattino seguente ritornai in me!  L'orrore  di  avere  commesso  mille
    dimenticate  infrazioni al buon vivere,  che mai avrei potute espiare!
    Il ricordo di  quell'indimenticabile  sguardo  rivoltomi  da  Agnes...
    l'angosciosa  impossibilit  di  mettermi  in  contatto  con lei,  non
    sapendo, stupido che ero stato!,  come mai si trovasse a Londra e dove
    abitava...  il  disgusto  solo alla vista della stanza in cui si erano
    svolti quei bagordi... il lancinante mal di capo...  l'odore del fumo,
    la  vista  dei bicchieri;  l'impossibilit di uscire,  o anche solo di
    alzarmi... quale giorno terribile fu quello!
    E quale fu il pomeriggio quando sedetti accanto al fuoco davanti a una
    tazza di brodo tutta chiazzata di grasso, e pensai che stavo prendendo
    la strada del mio predecessore,  che gli  sarei  succeduto  nella  sua
    tetra vicenda non meno che come inquilino delle sue stanze, e mi venne
    una  mezza  idea  di  correre  a Dover per confessare tutto a mia zia!
    Quale sera!  Quando la signora Crupp sal a riprendere la ciotola  del
    brodo  e  port  un  rognone  su  un  piattino  come  unico avanzo del
    banchetto del giorno prima,  per poco non mi  gettavo  sul  suo  petto
    ricoperto  di  cotonina  per  dirle con cuore penitente: Oh,  signora
    Crupp, signora Crupp,  non importano gli avanzi!  Sono molto infelice!
    ....  Se non che dubitai, anche in quel momento, che la signora Crupp
    fosse il tipo di donna a cui sia bene confidarsi!


















    25 - ANGELI BUONI E ANGELI CATTIVI.

    Stavo uscendo di casa il mattino dopo quella deplorevole  giornata  di
    emicrania,  nausea e pentimento, con in testa una singolare confusione
    rispetto la data del mio pranzo,  come se una squadra di titani avesse
    impugnato  una  enorme  leva  e  respinto quel giorno ancora vicino ad
    alcuni mesi indietro,  quando vidi un fattorino  che  saliva  con  una
    lettera in mano e si moveva con estrema lentezza; ma quando mi vide in
    cima  alla  scala  che lo guardavo affacciato alla balaustra spicco la
    corsa e arriv su ansando come se avesse sempre corso a perdifiato.
    - Al signor  T.  Copperfield  -  disse  il  fattorino,  toccandosi  il
    cappello con il bastoncino.
    Tanto ero turbato dalla convinzione che la lettera fosse di Agnes, che
    non riuscivo quasi a presentarmi come il destinatario.  Comunque dissi
    di essere il signor T.  Copperfield,  mi credette  e  mi  consegn  la
    lettera,  dicendo che esigeva risposta.  Richiusi la porta d'ingresso,
    lasciando che attendesse  sul  pianerottolo,  e  appena  rientrato  mi
    trovai  in un tale stato di agitazione,  che fui costretto a posare la
    lettera sulla  tavola  per  studiarne  l'esterno  prima  di  avere  il
    coraggio di dissuggellarla.
    Quando  fu  aperta,  vidi  per  che  conteneva  poche righe gentili e
    nessuna allusione alle mie condizioni di quella sera a teatro.  Diceva
    soltanto:
    Caro  Trotwood,   mi  trovo  presso  l'agente  di  pap,   il  signor
    Waterbrook,  in Ely Place,  Holborn.  Vuoi venire  a  vedermi  oggi  a
    qualunque ora tu possa fissare? Sempre tua affezionata Agnes.
    Impiegai  tanto  tempo  a compilare una risposta di mia soddisfazione,
    che non so che cosa avr pensato quel fattorino,  se  non  che  stessi
    imparando  a  scrivere.  Avr  scritto  almeno  una  mezza  dozzina di
    biglietti.  Uno cominciava cos: Come potr  mai  sperare,  mia  cara
    Agnes, di cancellare dal tuo ricordo l'impressione disgustosa.... Non
    mi  piaceva  e  lo  lacerai.  Ne  cominciai  un altro: Shakespeare ha
    scritto,  mia cara Agnes,  come sia strano che un  uomo  si  metta  un
    nemico  in  bocca...,  ma  mi venne in mente il modo di esprimersi di
    Markham,  e troncai la frase.  Tentai anche la  poesia  e  iniziai  un
    biglietto con un verso di sette sillabe: Oh,  no,  non ricordare...,
    ma mi venne in mente che la frase  era  quasi  identica  a  quella  di
    apertura  della  filastrocca  in onore della "Congiura delle Polveri",
    quindi un'assurdit.  Dopo vari altri  tentativi  scrissi:  Mia  cara
    Agnes,  la tua lettera  degna di te,  e quale pi alta lode di questa
    potrei rivolgerti? Verr alle ore sedici. Con affetto e con rammarico,
    T.C..  E con questa missiva (che appena uscita dalle  mie  mani,  fui
    venti  volte  sul  punto  di voler riprendere) il fattorino finalmente
    part.
    Se quel giorno fu per uno dei giudici dei Commons tremendo anche  solo
    la  met  di quanto risult per me,  credo sinceramente che egli abbia
    almeno in parte espiato la sua quota di responsabilit in  quel  losco
    pasticcio  delle  sentenze  in  materia  ecclesiastica.  Sebbene fossi
    uscito dall'ufficio alle tre e mezzo,  e pochi minuti dopo stessi  gi
    vagando  intorno  al  luogo  dell'appuntamento,  secondo l'orologio di
    Saint Andrews ero gi in ritardo di un buon  quarto  d'ora  prima  che
    riuscissi   a  trovare  la  disperazione  sufficiente  per  tirare  il
    campanello posto sullo stipite a sinistra  della  porta  di  casa  del
    signor Waterbrook.
    Gli  uffici  del  signor Waterbrook stavano al pianterreno,  mentre la
    sede delle mondanit (e  non  erano  poche)  era  ai  piani  superiori
    dell'edificio.  Venni  introdotto  in  un  salotto  elegante,  ma poco
    arieggiato, e vi trovai Agnes intenta a ricamare un portamonete.
    Mi apparve tanto buona e serena,  e mi ricord  tanto  i  miei  giorni
    freschi  e  ariosi  di  studente  a Canterbury,  e quel povero stupido
    ragazzo pieno di vino e di fumo che ero stato io due sere  prima  che,
    non essendo presente nessuno all'infuori di lei, cedetti alla vergogna
    e al pentimento e...  insomma mi comportai come uno sciocco. Non posso
    negare di avere versato lagrime.  Ancor oggi non so se  tutto  sommato
    sia stata la cosa pi saggia o la pi ridicola che potessi fare.
    -  Se si fosse trattato di un'altra persona e non di te,  Agnes  dissi
    senza guardarla - non mi sarebbe  rincresciuto  nemmeno  la  met.  Ma
    dovevi essere proprio tu a vedermi! Vorrei quasi essere morto prima di
    allora.
    Per  un  momento mi pos la mano sul braccio (il suo tocco era diverso
    da quello di ogni altra mano),  cos che subito mi sentii sollevato  e
    confortato,  e  non  potei  fare  a meno di portarmela alle labbra per
    baciarla pieno di gratitudine.
    - Siedi - mi disse con  tono  lieto  Agnes.  -  Non  essere  infelice,
    Trotwood.  Se  non  puoi  avere  fiducia  in  me,  con  chi  ti potrai
    confidare?
    - Oh, Agnes! - le risposi. - Tu sei il mio buon angelo!
    Ebbe un sorriso triste, cos mi parve, e scosse il capo.
    - S, Agnes, sei il mio buon angelo! Sarai sempre il mio buon angelo!
    - Trotwood, se lo fossi davvero,  - disse - c' una cosa che ti vorrei
    dire e che mi sta molto a cuore.
    La guardai con aria interrogativa,  ma gi con il presentimento di ci
    che avrebbe detto.
    - Ti direi - disse Agnes con lo sguardo fermo - di  stare  in  guardia
    contro il tuo angelo cattivo.
    - Mia cara Agnes, - cominciai - se intendi Steerforth...
    - S, Trotwood! - mi rispose.
    - Allora, Agnes, tu gli fai molto torto. Lui, il mio angelo cattivo, o
    l'angelo cattivo di chiunque altri! Lui, che  sempre stato per me una
    guida,  un appoggio,  un amico!  Mia cara Agnes! Via, non  ingiusto e
    indegno di te giudicarlo da come mi hai veduto l'altra sera?
    - Non lo giudico da come ho visto te l'altra sera - disse tranquilla.
    - Da che cosa allora?
    - Da molte cose, poco importanti prese a s, ma che trovo non prive di
    importanza una volta messe insieme. Lo giudico, Trotwood,  in parte da
    quanto mi hai detto di lui,  e dal tuo carattere, e dall'influenza che
    ha su di te.
    Nella sua voce tranquilla vi era sempre qualcosa che  pareva  toccasse
    una certa corda dentro di me,  una corda capace di vibrare solo a quel
    suono.  Era sempre grave,  ma quando era seria come in  quel  momento,
    produceva  una  nota  che  mi  conquistava.  Rimasi a guardarla mentre
    abbassava gli occhi sul lavoro;  mi pareva di continuare  a  prestarle
    ascolto;  e  mi  parve  che Steerforth,  nonostante l'attaccamento che
    avevo per lui, a quella voce perdesse il suo splendore.
    - E' molto ardito da parte mia - disse Agnes,  tornando ad  alzare  lo
    sguardo  -  darti  un  consiglio  tanto  fermo,  o  anche solo nutrire
    un'opinione cos recisa,  io che ho condotto una vita tanto ritirata e
    posso conoscere tanto poco il mondo.  Ma so da dove nasce la mia idea,
    Trotwood,  da come sinceramente ricordo che siamo  cresciuti  a  lungo
    insieme,  e come m'interesso sinceramente a tutto ci che ti riguarda.
    E' questo a rendermi ardita.  Sono certa che quanto dico  giusto.  Ne
    sono  certissima.  E'  come  se  non  io  ti parlassi,  ma ti parlasse
    un'altra persona,  quando  ti  avverto  di  stare  in  guardia  contro
    un'amicizia pericolosa.
    La guardai ancora,  e ancora le prestai ascolto dopo che ebbe taciuto,
    e ancora l'immagine  di  lui,  per  quanto  rimastami  nel  cuore,  si
    offusc.
    - Non sono cos irragionevole - disse Agnes,  riprendendo dopo un poco
    il solito tono tranquillo - da aspettarmi che tu voglia o possa mutare
    subito un sentimento che per te  diventato una convinzione;  men  che
    mai un sentimento radicato nella tua indole fiduciosa.  Non devi farlo
    in fretta. Io ti chiedo solo, Trotwood, se mai pensi a me...  o meglio
    -   aggiunse  con  un  calmo  sorriso,   perch  not  che  stavo  per
    interromperla, e ne sapeva il motivo - ogni volta che pensi a me... di
    pensare a ci che ti ho detto. Mi perdoni di tutto questo?
    - Ti  perdoner,  Agnes,  -  risposi  -  quando  giungerai  a  rendere
    giustizia a Steerforth e a volergli bene come gliene voglio io.
    - Non prima di allora? - disse Agnes.
    Ora  che  avevo  pronunciato  quel nome,  le vidi passare un'ombra sul
    volto,  ma mi ricambi il sorriso,  e subito ritornammo senza  riserve
    alla scambievole confidenza di un tempo.
    - E quando, Agnes, - dissi - mi perdonerai per l'altra sera?
    - Quando me ne ricorder - rispose Agnes.
    Avrebbe  in  tal  modo  messo  da parte l'argomento se io non ne fossi
    stato troppo interessato per permetterlo,  e se non avessi insistito a
    raccontarle  come  era accaduto che mi fossi cos disonorato,  e quale
    catena di circostanze fortuite avessero avuto come  anello  finale  il
    teatro.  Fu  per  me un grande sollievo far questo e diffondermi sugli
    obblighi di cui andavo debitore a Steerforth per  la  cura  che  aveva
    avuto di me quando non potevo io badare a me stesso.
    -  Non devi dimenticare - disse Agnes,  cambiando argomento non appena
    ebbi finito - che sei tenuto a dirmi sempre  tutto,  non  solo  quando
    cadi  nei  guai,  ma  anche  quando ti innamorerai.  Quale fanciulla 
    succeduta alla signorina Larkins, Trotwood?
    - Nessuna, Agnes.
    - Qualcuna s, Trotwood! - disse Agnes, ridendo, e alzando l'indice.
    - No, Agnes, te ne do la mia parola d'onore!  E' vero che vi  in casa
    della  signora  Steerforth  una  signorina molto intelligente e con la
    quale mi piace fare conversazione... una certa signorina Dartle...  ma
    non la adoro affatto.
    Agnes  rise  di nuovo per l'acutezza della sua intuizione,  e mi disse
    che se fossi stato costante nel confidarmi  a  lei  pensava  di  dover
    tenere  un  piccolo  registro  delle  mie violente passioni,  con data
    d'inizio,  durata e fine di ciascuna,  come un elenco dei re  e  delle
    regine  della  storia  d'Inghilterra.  Poi  mi domand se avessi visto
    Uriah.
    - Uriah Heep? - esclamai. - Non l'ho visto. E' a Londra?
    - Viene ogni giorno nell'ufficio qui da  basso  -  rispose.  -  Era  a
    Londra gi una settimana prima di me. Temo, Trotwood, per una faccenda
    spiacevole.
    - Una faccenda che ti preoccupa,  Agnes,  lo vedo - dissi. - Di che si
    tratta?
    Agnes mise da parte il  lavoro,  e  rispose  congiungendo  le  mani  e
    levando verso di me i suoi bellissimi occhi pensosi:
    - Credo che stia per diventare socio del babbo.
    - Che cosa?  Uriah?  Quell'individuo meschino e strisciante  riuscito
    ad arrivare a tanto!  - esclamai  indignato.  -  Non  hai  protestato,
    Agnes?  Pensa  quale  potr  diventare  questo rapporto!  Devi parlare
    chiaro.  Non puoi permettere che tuo padre compia un passo del genere,
    sarebbe una pazzia.  Devi impedire che succeda,  Agnes, fin che sei in
    tempo.
    Sempre fissandomi,  mentre parlavo Agnes scosse la testa con un debole
    sorriso di fronte al mio calore, poi rispose:
    - Ricordi la nostra ultima conversazione intorno al babbo?  Solo pochi
    giorni dopo... due o tre giorni o dopo, mi parl per la prima volta di
    ci che ti ho detto.  Era triste vedere come lottava tra il  desiderio
    di  presentarmi  la  cosa  come  frutto di una scelta da parte sua,  e
    l'impossibilit che aveva di nascondermi che vi era  stato  costretto.
    E' stato doloroso per me.
    - Era stato costretto, Agnes! Chi l'aveva costretto?
    -  Uriah  -  rispose  dopo  un  attimo  di  esitazione  -  si    reso
    indispensabile al babbo. E' acuto e attentissimo. Ha preso in pugno le
    debolezze del babbo,  le ha incoraggiate,  ne ha tratto vantaggio fino
    al punto...  Trotwood,  per spiegare tutto in breve, fino al punto che
    il babbo ha paura di lui
    Vidi chiaramente che vi era pi di quanto avrebbe potuto dire,  pi di
    quanto sapeva o sospettava.  Non potevo recarle dolore chiedendole che
    cosa fosse, perch sapevo che taceva con me per risparmiare suo padre.
    Mi rendevo conto che la cosa andava avanti da un pezzo, non potevo non
    saperlo anche solo dopo un attimo di riflessione. Non dissi nulla.
    - Il suo ascendente sul babbo    grandissimo  -  disse  Agnes.  -  Si
    dichiara umilmente grato...  e magari  vero, almeno lo spero... ma in
    realt la sua  una posizione di forza,  e temo che  della  sua  forza
    faccia cattivo uso.
    Dissi che Uriah era un mascalzone,  e trovai sul momento soddisfazione
    nell'averlo detto.
    - Allora - seguit Agnes - voglio dire al tempo in  cui  il  babbo  mi
    parl, egli gli aveva detto che se ne andava; che era riluttante e gli
    rincresceva  molto  andar  via,  ma  aveva delle prospettive migliori.
    Allora  il  babbo  era  molto   depresso,   e   pi   oppresso   dalle
    preoccupazioni  di  quanto n tu n io l'avevamo mai visto;  ma sembr
    che l'espediente di prendere come socio Uriah lo sollevasse, bench ne
    paresse insieme ferito e vergognoso.
    - E tu, Agnes, come hai accolto la notizia?
    - Trotwood,  - rispose - ho fatto quello che spero fosse giusto  fare.
    Ero  sicura  che  era necessario compiere quel sacrificio per la buona
    pace del babbo,  e quindi lo pregai che accettasse il progetto.  Dissi
    che  gli  avrebbe  alleggerito  il  peso  del  lavoro...  magari  cos
    fosse!...  e che avrebbe avuto pi tempo libero perch io gli  tenessi
    compagnia.  Oh, Trotwood!  - esclam Agnes, coprendosi il volto con le
    mani per nascondere le lagrime.  - Ho quasi  l'impressione  di  essere
    stata  per il babbo una nemica invece che la sua affezionata figliola.
    Perch so come  vissuto per causa mia. So che ha ristretto la cerchia
    delle conoscenze  e  degli  obblighi  per  concentrare  tutto  il  suo
    interesse su di me.  So quante cose innumerevoli ha eliminato per amor
    mio,  e come le preoccupazioni per me hanno tenuto  in  ombra  la  sua
    vita,  indebolito  le  sue  forze e le sue facolt,  limitandole a una
    unica idea.  Se potessi almeno aiutarlo in questo!  Se potessi  fargli
    riprendere  il suo posto,  dopo essere stata la causa involontaria del
    suo declino!
    Non avevo mai visto piangere Agnes prima di  quel  momento.  Le  avevo
    visto  spuntare  le  lagrime  quando  le  davo notizia dei miei allori
    scolastici, poi l'ultima volta in cui avevamo parlato di suo padre,  e
    quando  ci eravamo congedati l'uno dall'altra,  e aveva girato il capo
    gentile perch non vedessi;  ma non l'avevo mai vista cos addolorata.
    Ero  tanto turbato che potei solo dire poche sciocche e vane parole: -
    No, ti prego, Agnes, non fare cos ! Non farle, mia cara sorella! - Ma
    Agnes era troppo superiore a me per carattere e volont,  come so bene
    adesso,  e  come  posso  avere o non avere saputo allora,  per avere a
    lungo  bisogno  delle  mie  suppliche.  Presto  ritorn  a  quei  modi
    tranquilli  e  bellissimi che me la rendono tanto diversa da qualunque
    altra persona, fu come se una nube fosse scomparsa da un cielo tornato
    sereno.
    - Non resteremo ancora soli pi per tanto - disse Agnes.  - Ma  voglio
    approfittare  dell'occasione  per  supplicarti,  Trotwood,  di  essere
    gentile con Uriah. Non umiliarlo. Non mostrare (come credo che saresti
    in genere portato a fare) che  lo  disprezzi  per  ci  che  trovi  di
    antipatico in lui.  Pu darsi che non meriti il tuo disprezzo,  perch
    non sappiamo per certo nulla di male sul  suo  conto.  In  ogni  caso,
    pensa prima al mio babbo e a me.
    Agnes non ebbe il tempo di aggiungere altro perch l'uscio si aperse e
    fece  il  suo  maestoso ingresso la signora Waterbrook,  che era molto
    grossa, oppure portava un abito molto voluminoso: non lo so di preciso
    perch non capivo quanta parte avesse la veste e  quanta  la  signora.
    Ricordavo  vagamente di averla vista a teatro come attraverso una poco
    chiara  lanterna  magica,   ma  da  parte  sua  mostr  di  ricordarsi
    perfettamente  di me,  e di sospettare che fossi anche allora in stato
    di ebbrezza.
    Visto per a poco a poco che ero perfettamente in me, e anche,  spero,
    che  ero un sia pure modesto giovane gentiluomo,  i modi della signora
    Waterbrook verso di me si addolcirono notevolmente,  ed ella mi chiese
    in  primo luogo se frequentassi molto i parchi,  e in secondo luogo se
    andassi molto in societ.  Quando ebbi risposto in  senso  negativo  a
    entrambe le domande mi accorsi di avere perduto dei punti nel giudizio
    che  andava  formulando  su  di  me,  tuttavia  dissimul cortesemente
    l'impressione e  m'invit  a  pranzo  per  il  giorno  dopo.  Accettai
    l'invito  e  mi  congedai,  passando  nell'ufficio prima di uscire,  e
    lasciando un biglietto per Uriah, che non vi era.
    Il giorno seguente trovai aperta la  porta  di  strada,  e  sentendomi
    subito immerso in un bagno di vapore di montone bollito,  indovinai di
    non  essere  il  solo  ospite,   anche   perch   riconobbi,   sebbene
    diversamente vestito, il fattorino che mi aveva recapitato la lettera,
    il quale collaborava con la cameriera e attendeva ai piedi della scala
    per  annunciarmi.  Nel  chiedermi il nome fece sfoggio di tutta la sua
    abilit nel far vista di non avermi mai visto prima  d'allora,  ma  lo
    identificai   come   egli  identific  me.   La  consapevolezza  delle
    reciproche posizioni ci rese entrambi codardi.
    Trovai che il signor Waterbrook era un gentiluomo di mezza et con  il
    collo  molto corto e il colletto della camicia molto alto: gli mancava
    solo il naso nero per essere il ritratto perfetto di un  carlino,  uno
    di  quei piccoli cani tozzi.  Disse che era felice di avere l'onore di
    fare la mia conoscenza;  e dopo che ebbi offerto i  miei  omaggi  alla
    signora Waterbrook,  mi present molto cerimoniosamente a una tremenda
    signora in abito di velluto nero e con grande cappello pure di velluto
    nero, che, ricordo,  aveva tutta l'aria di essere una parente prossima
    di Amleto... diciamo forse una zia del principe.
    Il  nome  della  signora  era Spiker,  era presente anche il marito il
    signor Henry Spiker,  un uomo tanto freddo che i  capelli,  invece  di
    essere  semplicemente  grigi,   sembravano  cosparsi  di  brina.   Una
    deferenza enorme veniva  dimostrata  verso  la  signora  e  il  signor
    Spiker,  il  che,  mi  disse Agnes,  era dovuto al fatto che il signor
    Henry Spiker era l'avvocato di qualcosa o di qualcuno che non ricordo,
    che aveva un rapporto abbastanza lontano con il Ministero del Tesoro.
    Fra gli invitati trovai Uriah,  vestito di nero e  immerso  nella  pi
    profonda  umilt.  Quando  gli  strinsi la mano,  disse che si sentiva
    fiero di essere stato notato da me, e che mi era molto obbligato della
    degnazione.  Avrei preferito che si sentisse meno obbligato  verso  di
    me,  perch  la  sua  gratitudine lo indusse a starmi alle costole per
    l'intera serata;  ogni volta che dicevo  una  parola  ad  Agnes,  ecco
    immancabilmente  spuntare  dietro a noi i suoi occhi senza ciglia e il
    suo volto cadaverico.
    Vi erano altri invitati, tutti gelidi per l'occasione come il vino. Ma
    uno  attrasse  la  mia  attenzione  prima  di  entrare  perch   venne
    annunciato  come  il signor Traddles!  Corsi indietro con la memoria a
    Salem House,  chiss se era proprio Tommy,  pensai,  quel ragazzo  che
    disegnava sempre scheletri!
    Cercai  con  vivo  interesse  di  vedere  il  signor  Traddles: era un
    giovanotto riservato e serio, di modi tranquilli,  con una buffa testa
    di capelli e gli occhi piuttosto spalancati; si era subito ritirato in
    un angolo remoto,  cos non mi fu facile scorgerlo. Finalmente lo vidi
    bene,  e se  gli  occhi  non  m'ingannavano  era  proprio  il  vecchio
    sfortunato Tommy.
    Mi  avvicinai  al  signor  Waterbrook,  gli  dissi  che forse avevo il
    piacere di vedere tra i suoi ospiti un mio vecchio compagno di studi.
    - Davvero! - esclam sorpreso il signor Waterbrook.  - Ma lei  troppo
    giovane per essere stato a scuola con il signor Henry Spyker!
    - Oh,  non intendo lui!  - ribattei. - Voglio dire quel signore che si
    chiama Traddles.
    - Oh!  s,  s!  Sicuro!  - fece il mio ospite con un  forte  calo  di
    interesse. - E' possibile!
    -  Se    davvero  la  persona  che  dico  -  osservai,   lanciandogli
    un'occhiata - deve essere stato in un collegio chiamato  Salem  House,
    ed era un gran bravo ragazzo.
    -  Oh,  s.  Traddles    un  bravo  ragazzo  - rispose il mio ospite,
    accennando con il capo in segno di degnazione. - Traddles  davvero un
    bravo ragazzo.
    - E' una strana coincidenza - dissi.
    - Certo - conferm il mio ospite.  - E' davvero  una  coincidenza  che
    Traddles si trovi qui,  perch venne invitato solo stamattina,  quando
    rimase libero il posto destinato al fratello della signora Spiker, che
    si    ammalato.  Un  finissimo  gentiluomo,  signor  Copperfield,  il
    fratello della signora Spiker.
    -  Mormorai  il  mio assenso,  che era senza dubbio molto qualificato,
    visto che  non  lo  conoscevo  affatto,  e  chiesi  quale  professione
    esercitasse il signor Traddles.
    - Traddles - mi rispose il signor Waterbrook -  un giovane che studia
    per diventare avvocato.  S.  Proprio un buon ragazzo... nessun nemico
    tranne se stesso.
    - E' nemico di se stesso? - chiesi rattristato.
    - Ecco - spieg il signor Waterbrook,  giocherellando  con  la  catena
    dell'orologio  con  gesto  di  gentiluomo tranquillo e soddisfatto dei
    suoi mezzi. - Direi che si tratta di uno di quegli uomini che si fanno
    ombra da soli. S, voglio dire,  per esempio,  che non sar mai capace
    di  contare  in  proprio  cinquecento  sterline.  Traddles  mi  stato
    raccomandato da un collega. Oh, s.  Ha un certo talento per compilare
    comparse,  e per esporre chiaramente una causa mettendola per scritto.
    A volte in un anno sono  in  grado  di  passargli  qualche  lavoretto,
    qualcosa... per lui, di abbastanza importante. Oh, s. S.
    Ero  molto impressionato dal modo sommamente compiaciuto e soddisfatto
    con cui il signor Waterbrook lasciava cadere di tanto  in  tanto  quel
    monosillabo:  gli  dava un significato straordinario.  Gli serviva per
    dare l'impressione di essere un uomo nato, non diciamo con la camicia,
    ma addirittura con una bella scala a  pioli  sui  cui  gradini  avesse
    continuato  a  raggiungere  tutte  le  altezze  della  vita,  fino  ad
    arrivare,   dall'alto  della  fortezza,   a  guardar  gi  con  occhio
    filosofico e protettore la gente appostata nelle trincee.
    Ero  ancora  immerso  in queste riflessioni quando venne annunciato il
    pranzo.  Il signor Waterbrook diede il braccio alla zia di Amleto.  Il
    signor  Henry Spiker fu il cavaliere della signora Waterbrook.  Agnes,
    che avrei voluta per me, venne affidata a un tipo melenso con le gambe
    molli.  Uriah,  Traddles e io,  essendo i pi giovani della compagnia,
    scendemmo  per  ultimi,  senza ordine prestabilito.  Non mi rammaricai
    come avrei altrimenti potuto di avere perduto Agnes,  poich ebbi cos
    l'occasione di farmi riconoscere sulle scale da Traddles,  il quale mi
    salut con entusiasmo, mentre Uriah si contorceva con tanta indiscreta
    soddisfazione e auto umiliazione,  che sarei stato contento di poterlo
    scaraventare gi dalla balaustra.
    A  tavola  Traddles  e io eravamo separati,  ci assegnarono due angoli
    opposti: lui di fianco allo splendore di una signora in velluto rosso;
    io all'ombra della zia di Amleto.  Il pranzo  fu  molto  lungo,  e  la
    conversazione  aveva per argomento l'aristocrazia e il sangue blu.  La
    signora Waterbrook ripet pi volte che,  se aveva una debolezza,  era
    per il sangue blu.
    Mi venne pi volte di pensare che saremmo stati pi allegri se fossimo
    stati  un  po'  meno  distinti.  Ma  eravamo  cos  straordinariamente
    distinti che le possibilit di conversazione erano molto limitate.  Vi
    erano  certi  signori  Gulpidge che avevano qualcosa a che vedere,  di
    seconda mano (almeno il marito),  con gli affari  legali  della  Banca
    d'Inghilterra;  e  cos  fra  la  Banca  e  il Tesoro eravamo non meno
    esclusivi di un rapporto quotidiano sugli avvenimenti alla Corte.  Per
    dare  la  stura  alle  cose,  la  zia  di  Amleto aveva la malattia di
    famiglia di indulgere ai soliloqui e si abbandonava a trattare da sola
    e in maniera  sconnessa  ogni  argomento  che  venisse  proposto.  Gli
    argomenti  erano davvero pochi,  ma siccome non si faceva che ricadere
    su quello del sangue blu,  ella vi trovava un  campo  di  speculazioni
    astratte non meno vasto di quello del nipote.
    Ci  saremmo  potuti  trovare  a  un  banchetto  fra  orchi,  tanto  la
    conversazione aveva per oggetto il sangue.
    - Confesso - disse il signor Waterbrook, alzando davanti agli occhi il
    bicchiere di vino - che sono dell'opinione della  signora  Waterbrook.
    Altri  soggetti sono ottimi nel loro genere,  ma preferisco quello del
    sangue blu!
    - Oh!  - osserv la zia di Amleto  -  non  vi    nulla  che  soddisfi
    maggiormente!  Nulla  che corrisponda al proprio ideale di bellezza...
    come parlare in generale di questo genere di cose. Vi sono delle menti
    meschine (non  molte,  sono  lieta  di  credere,  ma  alcune  s)  che
    preferirebbero  fare  quell'atto  che  io  chiamerei  di inchinarsi di
    fronte agli idoli!  Proprio  agli  idoli!  Di  fronte  alle  attivit,
    all'intelletto e cos via.  Ma questi sono punti astratti.  Mentre non
    lo  il sangue. Il sangue lo riconosciamo in un naso.  Lo scorgiamo in
    un mento,  e diciamo: Eccolo!  Questo  sangue blu. E' una realt di
    fatto. Lo si vede. Non vi  da dubitarne.
    Il tipo melenso con le gambe molli che aveva dato il braccio ad  Agnes
    defin la questione in maniera, direi, ancor pi recisa.
    - Oh, sapete bene, diavolo - disse quel gentiluomo, girando lo sguardo
    intorno  alla  tavola  con un sorrisetto ebete - non possiamo,  sapete
    bene,  lasciar da parte il sangue.  Si deve tener  conto  del  sangue,
    sapete.  Qualche giovanotto,  sapete,  potr essere un po' al di sotto
    delle  sue  condizioni,   magari  a  proposito  di  istruzione  e   di
    comportamento,  e potr, sapete, commettere qualche errore, e mettersi
    in  ogni  tipo  di  guai,  e  ficcarci  anche  altri...   e  cos  via
    discorrendo...  ma diavolo,  una gran bella cosa sapere che ha dentro
    del sangue blu.  Da parte mia preferirei sempre venire buttato a terra
    da qualcuno che abbia sangue blu, piuttosto di essere rimesso in piedi
    da qualcuno che non ce l'abbia!
    Tale  sentimento,   che  riduceva  dentro  un  guscio  di  noce  tutto
    l'argomento generale procur  la  massima  soddisfazione  e  diede  il
    maggior  risalto al gentiluomo che l'aveva espresso fino al momento in
    cui le signore si ritirarono nel salotto.  Dopo di che  notai  che  il
    signor Gulpidge e il signor Henry Spiker,  rimasti fino a quel momento
    molto distaccati,  stipulavano un'alleanza difensiva  contro  di  noi,
    considerati il nemico comune, e attraverso la tavola si scambiavano un
    misterioso dialogo per nostra sconfitta e distruzione.
    -  Quella  prima  emissione di obbligazioni per quattromilacinquecento
    sterline non ha seguito,  Spiker,  il corso che ci attendevamo - disse
    il signor Gulpidge.
    - Vuol dire il C. degli A.? - disse il signor Spiker.
    - Il C. dei B.! - disse il signor Gulpidge.
    Il signor Spiker sollev i sopraccigli e si mostr molto preoccupato.
    - Quando la questione venne portata davanti a Lord...  meglio non fare
    nomi - disse il signor Gulpidge, trattenendosi appena in tempo.
    - Ho capito - disse il signor Spiker: - N.
    Il signor Gulpidge fece un misterioso cenno di assenso:  -  ...  venne
    portata  davanti  a lui,  la sua risposta fu questa: Contanti,  se no
    niente permesso.
    - Santo cielo! - esclam il signor Spiker.
    - Contanti,  se no niente permesso - ripet il signor  Gulpidge  con
    fermezza.
    - Il successivo nella conversione... lei mi capisce?
    - K. - disse il signor Spiker con un'occhiata gravida di significato.
    - ...K. allora si rifiut assolutamente di firmare. Lo aspettavano per
    la firma a Newmarket, e di punto in bianco rifiut.
    Il   signor   Spiker   era   talmente  interessato  all'argomento  che
    addirittura impietr.
    - E quindi oggi le cose  stanno  cos  -  disse  il  signor  Gulpidge,
    rilassandosi  contro  la  spalliera della seggiola.  - Il nostro amico
    Waterbrook vorr perdonarmi se tralascio di scendere nei  particolari,
    data la enorme vastit degli interessi coinvolti.
    Direi  che il signor Waterbrook era addirittura felicissimo che a tali
    interessi e a tali nomi anche solo si  accennasse  attraverso  la  sua
    tavola.  Assunse  un'espressione di drammatica comprensione (bench io
    sia convinto che sull'argomeno non la sapesse pi  lunga  di  me),  e
    lod  altamente la discrezione rispettata.  Era naturale che il signor
    Spiker,   dopo  avere  ricevuto  una   tale   confidenza   desiderasse
    partecipare  all'amico  una confidenza propria,  perci il dialogo che
    precede fu seguito da un altro, in cui fu la volta del signor Gulpidge
    di mostrarsi sorpreso,  e da un altro ancora in cui la sorpresa  tocc
    di nuovo al signor Spiker,  e cos via,  una volta all'uno e una volta
    all'altro.  E per tutto  questo  tempo  noi,  gli  estranei,  restammo
    oppressi dalle tremende questioni implicite nella conversazione;  e il
    nostro ospite ci guardava con orgoglio quali vittime  di  un  salutare
    timore e stupore.
    Fui  davvero  ben  lieto  quando potei salire di sopra da Agnes,  e di
    parlare in disparte con lei,  dopo averle presentato Traddles,  che si
    dimostr timido,  ma simpatico,  e lo stesso buon ragazzo di un tempo.
    Dovette andare via presto perch l'indomani  sarebbe  partito  per  un
    mese  di  assenza,  e  quindi  non  potei parlare con lui quanto avrei
    desiderato;   ma  ci  scambiammo  i   rispettivi   indirizzi,   e   ci
    ripromettemmo  un altro incontro quando egli fosse ritornato in citt.
    Si mostr  molto  interessato  nell'udire  che  ero  in  amicizia  con
    Steerforth  e  parl  di  lui  con  tanto  entusiasmo che lo pregai di
    ripetere ad Agnes ci che pensava di lui.  Ma Agnes non  fece  se  non
    fissarmi  mentre  lo  ascoltava,  e  quando  io solo stavo guardandola
    scosse leggermente il capo.
    Pensai che non si trovava tra persone con cui potesse  stare  molto  a
    suo agio, e fui quasi lieto di apprendere che sarebbe partita soltanto
    qualche  giorno  dopo,  sebbene  mi  rattristasse  l'idea di separarmi
    ancora tanto presto da lei. E questo m'indusse a rimanere finch tutti
    gli invitati se ne fossero andati. Parlare con lei e ascoltarla mentre
    cantava mi ricordava cos deliziosamente  i  giorni  felici  trascorsi
    nella  vecchia  casa  severa  resa bellissima dalla sua presenza,  che
    sarei rimasto con lei per met della notte,  ma non avendo  scuse  per
    attardarmi  dopo  che  si era spenta la luminaria dei brillanti ospiti
    del signor Waterbrook, presi molto malvolentieri congedo.  Sentivo pi
    che mai come ella fosse il mio buon angelo; e spero non vi fosse nulla
    di  male  se  mi  pareva  che il suo dolce viso e il suo calmo sorriso
    brillassero su di me quasi  da  un  essere  ultraterreno  quale    un
    angelo.
    Ho  detto  che  tutti  gli ospiti se ne erano andati,  ma avrei dovuto
    aggiungere tutti a eccezione di Uriah,  il quale non aveva mai cessato
    di  gironzolarci  intorno.  Mi  seguiva  da vicino quando scesi per le
    scale.  Mi stava al fianco mentre mi allontanavo dalla casa,  ed  egli
    infilava  lentamente  le lunghe dita scheletriche in quelle ancora pi
    lunghe di un grande paio di guanti adatto a un vero spaventapasseri.
    Non ero  molto  disposto  a  sopportare  la  compagnia  di  Uriah,  ma
    ricordando  la  supplica rivoltami da Agnes,  lo invitai addirittura a
    salire nelle mie stanze per bere una tazza di caff.
    - Oh, ma davvero, signorino Copperfield!  - rispose.  - Anzi le chiedo
    perdono,  signor  Copperfield,  ma chiamarla ancora signorino mi viene
    tanto naturale...  non voglio che si senta obbligato a invitare a casa
    sua una persona umile quanto me.
    - Non sento il peso di alcun obbligo - dissi. - Non vuole venire?
    - Mi piacerebbe moltissimo - mi rispose Uriah, contorcendosi.
    - E allora venga! - conclusi.
    Non riuscivo a non essere con lui un po' brusco, ma pareva che non gli
    dispiacesse.  Infilai la via pi breve e lungo il cammino non parlammo
    molto;  era tanto umile anche nei confronti di  quei  suoi  guanti  da
    spaventapasseri  che  li  stava  ancora infilando,  e non pareva avere
    fatto alcun progresso in tale lavoro, quando arrivammo a casa mia.
    Lo guidai su per la scala buia perch non  battesse  la  testa  contro
    qualcosa,  ma  stringendo la sua mano fredda e umida nella mia mi dava
    tanto la sensazione di tenere fra le dita una ranocchia che provai  la
    tentazione di abbandonare la stretta e fuggire. Prevalsero tuttavia il
    pensiero  di  Agnes  e  il dovere dell'ospitalit,  cos che finii per
    condurre Uriah al mio focolare domestico.  Quando  accesi  le  candele
    manifest  con  espressioni trattenute il suo entusiasmo per la stanza
    che gli veniva rivelata alla vista,  e quando  misi  a  riscaldare  il
    caff  nel  modesto  recipiente  di  latta  in cui la signora Crupp si
    divertiva a prepararlo (credo soprattutto perch non era  adatto  allo
    scopo,  essendo invece destinato all'acqua per radersi, e perch nella
    dispensa andava coprendosi di  muffa  una  caffettiera  brevettata  di
    notevole prezzo),  egli manifest un'emozione tanto forte, che l'avrei
    molto volentieri scottato con quell'arnese.
    - Oh, ma davvero, signorino Copperfield... anzi signor Copperfield,  -
    disse  Uriah  - vedere che lei si d da fare per me  una cosa che non
    mi sarei mai aspettata!  Ma in un modo o nell'altro mi succedono tante
    cose  cos inaspettate,  date le mie umili condizioni,  che davvero mi
    sembra di sentirmi piovere in  testa  le  benedizioni.  Lei  ha  forse
    sentito parlare,  signorino Copperfield... anzi signor Copperfield, di
    un cambiamento nelle mie prospettive?
    - S - dissi. - Ho sentito qualcosa.
    - Ah!  Pensavo che la signorina Agnes lo sapesse!  - replico  a  bassa
    voce.  -  Sono  contento di sentire che la signorina Agnes lo sa.  Oh,
    grazie, signorino... signor Copperfield!
    Gli avrei volentieri gettato contro il cavastivali  (stava  l  pronto
    sul  tappeto davanti al caminetto) per il fatto che mi aveva costretto
    con  l'astuzia  a  rivelargli  qualcosa  di  Agnes,  per  quanto  poco
    importante fosse. Mi limitai tuttavia a bere il caff senza dir nulla.
    - Quale profeta  stato lei,  signor Copperfield!  - seguit Uriah.  -
    Povero me, quale profeta ha mostrato di essere!  Non ricorda di avermi
    detto  una volta che forse sarei diventato socio del signor Wickfield.
    e che forse lo studio legale sarebbe poi stato intestato a Wickfield e
    Heep? Pu darsi che lei non se ne ricordi,  signorino Copperfield,  ma
    quando si  umili si fa tesoro di un tal genere di cose!
    - Ricordo di averne parlato,  - dissi - anche se allora non lo credevo
    davvero molto probabile.
    - Oh,  e chi mai l'avrebbe  pensato  probabile,  signor  Copperfield?-
    replic Uriah con entusiasmo.  - Non certo io.  Ricordo di avere detto
    con le mie stesse parole che  mi  ritenevo  troppo  umile.  Davvero  e
    sinceramente cos mi giudicavo.
    E mentre io fissavo lui, egli rimaneva a fissare il fuoco con quel suo
    ghigno scolpito sul volto.
    - Ma anche le persone pi umili, signorino Copperfield, - riprese poco
    dopo  - possono diventare strumenti di bene.  Sono contento di pensare
    che sono stato strumento di bene per il signor Wickfield,  e che potr
    diventarlo ancora pi.  Oh,  signor Copperfield, quale degna persona 
    lui, ma come  stato imprudente!
    - Mi rincresce saperlo  -  dissi.  E  non  potei  non  aggiungere  con
    intenzione: - Me ne rincresce sotto ogni riguardo.
    -  Proprio  cos,  signor Copperfield!  - replic Uriah.  - Sotto ogni
    riguardo.  E soprattutto per la signorina Agnes!  Lei non ricorder le
    sue espressioni eloquenti,  signorino Copperfield;  ma io ricordo bene
    come un giorno lei disse che tutti  la  devono  ammirare,  e  come  di
    questo io la ringraziai! Lei se n' dimenticato, non  vero, signorino
    Copperfield?
    - No - risposi seccamente.
    - Oh,  come sono contento che non se n' dimenticato! - esclam Uriah.
    - Pensare  che  lei    stato  il  primo  ad  accendere  le  scintille
    dell'ambizione nel mio umile petto,  e che non l'ha dimenticato! Oh...
    Le rincrescerebbe darmi un'altra tazza di caff?
    Qualcosa  nell'enfasi  che  aveva  data   all'accensione   di   quelle
    scintille,  e  qualcosa  nell'occhiata  che mi rivolse nel pronunciare
    quelle parole mi  avevano  fatto  trasalire  come  se  l'avessi  visto
    illuminato  da  un  improvviso  lampo di luce.  Richiamato alla realt
    dalla richiesta che  aveva  espressa  con  un  tono  di  voce  affatto
    diverso,  feci gli onori con il pentolino per l'acqua della barba,  ma
    lo feci con mano cos malferma per  l'improvvisa  impressione  di  non
    essere  in grado di tenergli testa,  e per il dubbio incerto e ansioso
    intorno a ci che avrebbe ancora potuto dire,  che  ben  compresi  non
    sarebbe potuto sfuggire alla sua attenzione.
    Ma  non  aggiunse altro.  Rimest a lungo il caff,  lo sorseggi,  si
    accarezz lentamente il mento con la mano orrenda, guard il fuoco, si
    guard intorno per la  stanza,  mi  rivolse  pi  che  un  sorriso  un
    sogghigno,  si contorse, dondol nel suo deferente servilismo, torn a
    rimestare e a sorseggiare.  ma lasci che fossi  io  a  riprendere  il
    dialogo.
    -  E  cos  il  signor  Wickfield,  -  dissi  infine  -  il quale vale
    cinquecento volte pi di lei...  o di me - sul mio  onore,  non  sarei
    riuscito  a  non  spezzare  con una pausa significativa l'ultima parte
    della frase -  stato imprudente, non  vero, signor Uriah?
    - Oh, davvero molto imprudente, signorino Copperfield! - replic Uriah
    con un modesto sospiro.  - Oh,  proprio imprudentissimo!  Ma se non le
    rincresce, vorrei che mi chiamasse semplicemente Uriah. Come ai vecchi
    tempi.
    - Bene, e allora Uriah - dissi con una certa fatica.
    - Grazie - disse con fervore.  - La ringrazio,  signorino Copperfield!
    Sentire che mi chiama ancora Uriah    come  risentire  il  soffio  di
    un'antica  brezza,  o il suono di vecchie campane.  Mi perdoni.  Stavo
    accennando...?
    - Al signor Wickfield - risposi.
    -  Oh,  sicuro!  -  disse  Uriah.   -  Grandi  imprudenze,   signorino
    Copperfield. E' un argomento che non toccherei con nessuno all'infuori
    di  lei.  E  anche con lei posso solo accennarvi e nient'altro.  Se in
    questi ultimi anni un altro fosse stato al mio posto,  ormai  terrebbe
    il  signor  Wickfield (una degnissima persona,  signorino Copperfield,
    sicuro!) stretto in pugno. Stretto... in... pugno - ripet Uriah molto
    lentamente,  allungando  sulla  tavola  la  sua  mano  crudele  e  poi
    stringendo il pugno su di essa con forza fino a farla tremare,  fino a
    far tremare la stanza.
    Credo che non avrei odiato Uriah di pi se  fossi  stato  costretto  a
    vedergli premere quel suo piede piatto sul capo del signor Wickfield.
    -  Oh,  povero  me,  signorino  Copperfield,  -  riprese  con una voce
    tranquilla che molto contrastava con il gesto della mano, la quale non
    rallentava affatto la forza di compressione - su questo punto non  c'
    dubbio.  Vi sarebbero state perdite, rovine e chiss che cos'altro. Il
    signor Wickfield lo sa.  Sono per lui l'umile strumento  di  un  umile
    servizio,  ed  egli  mi fa salire a un'elevata posizione che non avrei
    quasi potuto sperare di raggiungere.  Come gli devo  essere  grato!  -
    Fin  di  parlare  volgendo verso di me il volto,  ma senza guardarmi,
    sollev le dita contorte dal punto dove aveva  piantato  il  pugno,  e
    lentamente  e  pensosamente  si  accarezz  la  magra mascella come se
    stesse radendosi.
    Ricordo bene come mi batteva il cuore per l'indignazione nel vedere la
    faccia astuta illuminata in  pieno  dalla  opportuna  luce  rossa  del
    fuoco, che si preparava a dire qualcos'altro.
    - Signorino Copperfield... - cominci. - Ma io la tengo alzato?
    - Non mi tiene affatto alzato. Di solito mi corico tardi.
    - Grazie, signorino Copperfield! Mi sono sollevato,  vero, dall'umile
    condizione  in cui mi trovavo quando mi ha conosciuto,  ma sono ancora
    umile.  Spero  che  non  sar  mai  altrimenti  che  umile.  Signorino
    Copperfield,  lei  non  penser  male  della mia umilt se le far una
    piccola confidenza? No, vero?
    - Oh, no - gli risposi con fatica.
    - Grazie!  - Trasse di tasca il fazzoletto e prese  ad  asciugarsi  il
    palmo delle mani. - Signorino Copperfield, la signorina Agnes...
    - Ebbene, Uriah?
    -  Oh,   quanto  mi  piace  sentirmi  chiamare  spontaneamente  Uriah!
    esclam,  e si  scosse  come  un  pesce  preso  dalle  convulsioni.  -
    Signorino Copperfield, lei pensa che stasera fosse molto bella?
    - Penso che fosse come  sempre,  cio superiore sotto ogni riguardo a
    chiunque le stia intorno.
    - Oh, grazie! E' cos vero! - esclam.  - Oh,  la ringrazio moltissimo
    di aver detto questo!
    - Non c' di che - replicai con distacco.  - Non vi  alcun motivo che
    lei mi ringrazi.
    - Ma invece,  signorino Copperfield,  - disse Uriah -  appunto questa
    la confidenza che mi prender la libert di rivelarle. Umile come sono
    - e qui si strofin con pi forza le mani e volse gli occhi a queste e
    poi  al  fuoco  -  per quanto umile sia mia madre,  e sia mai stato il
    nostro tetto povero ma onesto, l'immagine della signorina Agnes (e non
    esito, signorino Copperfield,  a confidarle il mio segreto,  perch mi
    sono  sempre sentito attirato verso di lei fin dal momento in cui ebbi
    il piacere di vederla sul calessino)  mi  sta  da  anni  scolpita  nel
    petto.  Oh,  signorino  Copperfield,  con quale puro sentimento amo la
    terra su cui la mia Agnes cammina!
    Credo di avere provato il folle  impulso  di  afferrare  l'attizzatoio
    rovente  del  caminetto  e  di  trapassare  l'uomo  da  parte a parte.
    Quest'idea scatt via da me come una palla sparata da  un  fucile;  ma
    l'immagine   di  Agnes  oltraggiata  anche  solo  da  un  pensiero  di
    quell'animale dalla testa rossa mi  restava  nella  mente  (mentre  lo
    guardavo  seduto cos tutto di traverso,  come se l'animo vile desse i
    crampi al corpo) dandomi le vertigini.  Mi pareva che  l'individuo  si
    gonfiasse  e  ingrandisse  di  fronte a me,  che la stanza fosse colma
    dell'eco della sua voce,  e s'impadron di  me  la  strana  sensazione
    (forse  non  a  tutti completamente ignota) che ci fosse gi accaduto
    prima,  in un tempo indeterminato,  e che sapevo  in  anticipo  quanto
    stava per dire.
    Mi accorsi in tempo del senso di potenza che aveva nel viso,  e questo
    valse pi di qualunque sforzo  che  avessi  potuto  compiere  a  farmi
    ricordare  in  tutta la sua forza la supplica rivoltami da Agnes.  Gli
    chiesi con una calma maggiore di quella che solo un minuto prima avrei
    creduto  possibile  mostrare  se  avesse  rivelato  ad  Agnes  i  suoi
    sentimenti.
    - Oh,  no,  signorino Copperfield!  - rispose.  - Oh, povero me, no! A
    nessuno fuorch ora a lei.  Vede come sto appena  adesso  sollevandomi
    dalla  mia  bassa condizione.  Spero non poco dal fatto che Agnes noti
    come mi rendo utile a suo padre (ho fiducia, signorino Copperfield, di
    essergli davvero molto utile),  e come gli facilito  la  strada  e  lo
    faccio  rigare  diritto.  E' tanto affezionata a suo padre,  signorino
    Copperfield,  (oh,  che bella cosa  questa in una figlia!) che  penso
    incomincer per amore di lui a essere gentile con me.
    Mi  resi  conto di quanto profondo fosse il piano di quel briccone,  e
    compresi il motivo per cui me lo rivelava.
    - Se lei,  signorino Copperfield,  avr la  bont  di  tenere  il  mio
    segreto  -  seguit  -  e  di  non  essere in genere contro di me,  lo
    considerer uno speciale favore. Lei non vorr creare delle situazioni
    spiacevoli. So quanta amicizia lei ha in cuore, ma avendomi conosciuto
    solo nella mia posizione umile (quella pi umile dovrei  dire,  perch
    sono ancora molto umile),  potrebbe,  senza volerlo mostrare presso la
    mia Agnes di essermi piuttosto contrario. Vede, signorino Copperfield,
    che la chiamo mia.  Dice  la  canzone  Darei  il  mio  regno  pur  di
    chiamarla mia!. Spero di poterlo fare uno di questi giorni.
    Carissima Agnes! Troppo affettuosa e troppo buona per ogni uomo di mia
    conoscenza,  possibile che fosse destinata a diventare la moglie di un
    miserabile come quello?
    - Deve sapere, signorino Copperfield, che ora non c' fretta - riprese
    a dire Uriah con la sua maniera viscida,  mentre lo fissavo avendo  in
    mente  quei  pensieri.  -  La mia Agnes  ancora molto giovane,  e mia
    madre e io  dobbiamo  ancora  elevarci  e  provvedere  a  tante  nuove
    sistemazioni  prima  che  la cosa diventi affatto conveniente.  E cos
    avr il tempo di renderle note pian piano le mie speranze via via  che
    si  presenteranno  le  occasioni.  Oh,  le  sono  tanto grato di avere
    accolto questa confidenza!  Oh,  non pu immaginare quale sollievo sia
    sapere che lei comprende la nostra posizione, e che di certo (dato che
    non  avr  l'intenzione  di  procurare  guai  alla famiglia) non vorr
    essermi contrario!
    Mi afferr la mano,  che non osai ritirare,  e  dopo  avervi  impressa
    un'umida stretta, consult quel suo orologio dal pallido quadrante.
    - Povero me!  - disse.  - E' l'una passata.  Signorino Copperfield, il
    tempo vola talmente con le confidenze dei vecchi  tempi  che    quasi
    l'una e mezzo!
    Risposi  che  avevo  immaginato  fosse  pi  tardi.  Non  che l'avessi
    effettivamente pensato,  ma perch le mie capacit di conversare erano
    davvero esaurite.
    - Povero me! - ripet con l'aria di riflettere. - La casa dove abito 
    una  specie  di...    tra  la  pensione e l'albergo privato signorino
    Copperfield, vicino al fiume, e... saranno andati tutti a letto gi da
    due ore.
    - Mi dispiace - replicai - di avere qui soltanto un letto, e che...
    - Oh,  non mi parli di letti,  signorino  Copperfield!  -  ribatt  in
    estasi,  allungando una gamba.  - Ma le rincrescerebbe se mi coricassi
    qui davanti al fuoco?
    -  Se  cos - dissi -  la  prego  di  prendere  il  mio  letto  e  mi
    coricher io davanti al fuoco.
    Il tono con cui rifiut questa offerta fu quasi abbastanza acuto,  per
    il colmo della sorpresa e dell'umilt,  da giungere all'orecchio della
    signora  Crupp,  la  quale  immagino  stesse  dormendo  in  una camera
    lontana,  posta press'a poco a livello della bassa marea,  cullata nel
    sonno dal ticchettio di un incorreggibile orologio a pendolo, al quale
    si  riferiva  ogni volta che sorgeva tra noi qualche piccolo contrasto
    sull'argomento della puntualit: era sempre  indietro  di  almeno  tre
    quarti  d'ora,  e  veniva  sempre  regolato ogni mattina dalle massime
    autorit del settore. Poich nelle condizioni di smarrimento in cui mi
    trovavo nessun argomento che riuscii a presentare produsse  il  minimo
    effetto  su  Heep  per  indurlo ad accettare la mia camera,  mi sentii
    costretto a sistemarlo meglio che potei perch  riposasse  davanti  al
    fuoco.  Gli fecero da giaciglio e da copertura il materasso del divano
    (di gran lunga troppo corto per la sua figura allampanata),  i cuscini
    del divano,  una coperta,  il tappeto della tavola, una tovaglietta di
    bucato e un pastrano,  e di tutto ci si  disse  pi  che  grato.  Gli
    prestai  un  berretto  da notte,  che subito si mise in capo (rendendo
    tanto spaventoso il suo aspetto che d'allora in  poi  non  ne  ho  pi
    usato uno simile) e quindi lo lasciai al suo riposo.
    Non dimenticher mai quella notte.  Non dimenticher mai come mi girai
    e rigirai nel letto,  come mi tormentai pensando ad Agnes e a  costui;
    come  riflettei su ci che avrei potuto fare e su ci che avrei dovuto
    fare;  e come finii solo per concludere che per la  pace  di  lei  era
    meglio non facessi nulla e tenessi per me quanto avevo sentito.  Se mi
    addormentavo qualche momento,  sorgevano nella mia memoria  l'immagine
    di  Agnes  con  i  suoi teneri occhi e di suo padre che la fissava con
    tenerezza;  erano volti supplichevoli che  mi  colmavano  di  un  vago
    spavento.  Mi ridestavo,  e mi pesava come un incubo a occhi aperti il
    pensiero che Uriah era coricato  nella  stanza  accanto:  ne  rimanevo
    oppresso  come  da  uno  spavento  di  piombo,  come  se  avessi  dato
    ospitalit a un meschino, spregevole demonio.
    Per di pi, nei pensieri del mio dormiveglia entrava l'attizzatoio,  e
    non  ne  voleva  uscire.  Tra  la veglia e il sonno pensavo che doveva
    essere ancora rovente,  che l'avevo strappato dal fuoco  e  conficcato
    nel petto di Uriah. Ero tanto perseguitato da questa idea, che sebbene
    sapessi  non  vi  era nulla di vero,  scivolai nella stanza vicina per
    guardare.  Lo vidi coricato supino,  con le gambe allungate non so fin
    dove,  con dei gorgoglii che gli si formavano in gola,  il naso chiuso
    che gli impediva di respirare e la bocca spalancata come una  cassetta
    delle  lettere.  Era  nella  realt tanto peggiore di quanto non fosse
    nelle mie sconvolte fantasie,  che  la  stessa  ripugnanza  mi  attir
    ancora  verso  di  lui,  e non potei fare a meno di varcare ogni circa
    mezz'ora la soglia per dargli altre occhiate. E ancora la lunga, lunga
    notte era sempre pesante e disperata, e il cielo fosco non dava alcuna
    promessa di luce.
    Quando al mattino di buon'ora  lo  vidi  scendere  da  basso  (perch,
    grazie a Dio,  non volle rimanere a colazione),  mi parve che la notte
    scomparisse insieme con la sua persona.  E quando uscii per recarmi ai
    Commons, diedi alla signora Crupp speciali istruzioni perch lasciasse
    tutte  le  finestre  spalancate,   cos  che  il  salotto  fosse  bene
    arieggiato e purificato di quella notturna presenza.





    26 - CADO PRIGIONIERO.

    Non vidi pi Uriah Heep fino al giorno della partenza di  Agnes  dalla
    citt.  Mi  trovavo  alla  stazione  della  diligenza  per salutarla e
    vederla partire,  ed ecco comparire Uriah che avrebbe viaggiato fino a
    Canterbury   con   la   stessa  diligenza!   Fu  per  me  una  piccola
    soddisfazione notare il suo pastrano stretto,  corto di vita  alto  di
    spalle  e  scolorito issato in compagnia di un ombrello ampio come una
    piccola tenda sull'orlo di una fila di posti sul retro dell'imperiale,
    mentre Agnes era naturalmente all'interno;  ma gli  sforzi  a  cui  mi
    sottoposi  per  riuscire  a mostrarmi cordiale con lui mentre Agnes mi
    stava a guardare meritavano quella modesta ricompensa.  Al  finestrino
    della diligenza, come gi al pranzo, egli incombette su di noi come un
    grande  avvoltoio  senza  un  attimo  di  sosta,  senza mai cessare di
    trangugiare golosamente ogni singola parola che io dicevo ad Agnes,  o
    che Agnes diceva a me.
    Nella  confusione mentale in cui mi aveva gettato la confidenza da lui
    fattami accanto al mio focolare,  avevo molto riflettuto  sulla  frase
    adoperata  da  Agnes  in  rapporto alla posizione di socio conferita a
    Uriah: Ho fatto quello che spero fosse giusto fare.  Ero  sicura  che
    fosse necessario compiere quel sacrificio per la buona pace del babbo,
    e quindi lo pregai di accettare il progetto.  Il triste presentimento
    che dallo stesso sentimento si sarebbe lasciata piegare  e  sorreggere
    rispetto  a  qualunque  sacrificio  per amore del padre non cessava di
    tormentarmi.  Sapevo quanto lo amava.  Sapevo come la devozione faceva
    parte  della sua natura.  Avevo appreso dalle sue stesse labbra che si
    riteneva la causa innocente degli errori di lui,  di quanto gli andava
    debitrice,  e con quale ardore desiderava ricompensarlo. Non mi era di
    alcun conforto vedere quanto fosse diversa dal  detestabile  individuo
    con i capelli rossi e il pastrano stinto,  perch scorgevo il pericolo
    maggiore  nella  stessa  differenza  tra   loro,   nella   abnegazione
    dell'anima  pura di lei e nella sordida vilt di quella di lui.  Senza
    dubbio Uriah sapeva benissimo tutto questo,  con la sua scaltrezza  ne
    aveva tenuto perfettamente conto.
    Ero  certissimo  che  la  prospettiva  di  un  tale sacrificio avrebbe
    distrutto la felicit di Agnes;  e tuttavia il  suo  atteggiamento  mi
    diceva  che  essa  non  era ancora consapevole,  n aveva cominciato a
    soffrire di quell'ombra incombente,  cos che avrei preferito colpirla
    fisicamente  piuttosto  che  avvertirla  di ci che la minacciava.  Ci
    separammo in tal modo senza alcuna spiegazione,  con lei che mi diceva
    addio  agitando la mano fuori del finestrino e sorridendomi,  e il suo
    genio malefico che si contorceva in alto sull'imperiale da trionfatore
    come se la tenesse stretta in pugno.
    Per molto tempo non riuscii  a  liberarmi  da  quella  duplice  ultima
    immagine e quando Agnes mi scrisse per dirmi di essere arrivata sana e
    salva  a  casa  ero ancora infelice come quando l'avevo vista partire.
    Ogni volta che  mi  capitava  di  riflettere,  quell'argomento  mi  si
    affacciava  immancabilmente  al pensiero raddoppiando la mia angoscia.
    Non pass quasi notte che non lo rivedessi in sogno: venne a far parte
    della mia vita,  non meno inseparabile della parte principale del  mio
    corpo.
    Avevo tutto il tempo di rimuginare le mie ansie,  perch Steerforth si
    trovava a Oxford,  cos mi scrisse,  e quando non ero  ai  Commons  mi
    sentivo  molto  solo.  Credo che in quel periodo io abbia cominciato a
    provare nei confronti di Steerforth una vaga diffidenza. Risposi molto
    affettuosamente alla sua lettera, ma ritengo che,  tutto sommato,  fui
    contento  che  non  potesse  venire allora a Londra.  La verit doveva
    essere che, libero dalla presenza di lui, subivo l'influenza di Agnes,
    tanto pi forte per me in quanto essa occupava una parte  cos  grande
    dei miei pensieri e del mio interessamento.
    Intanto  scorrevano  via  i  giorni e le settimane.  Ero stato assunto
    presso lo studio Spenlow  e  Jorkins.  Da  mia  zia  ricevevo  novanta
    sterline  l'anno  (oltre  all'affitto delle stanze e varie altre spese
    accessorie). Il contratto per l'appartamento aveva la durata di dodici
    mesi,  e sebbene lo trovassi ancora tetro la  sera,  e  le  serate  mi
    riuscissero  lunghe,  potei sistemarmi in una condizione di malinconia
    discretamente sopportabile,  e a rassegnarmi al caff preparato  dalla
    signora Crupp,  che riandando oggi con la memoria a quel periodo della
    mia vita,  pare io bevessi a galloni.  Feci allora anche tre scoperte;
    la  prima  che  la  signora  Crupp  era vittima di un curioso disturbo
    chiamato da lei gli spasimi, di solito accompagnato da infiammazione
    del naso,  e che esigeva di venire continuamente curato con  pasticche
    di  menta;  in  secondo luogo che qualcosa di strano nella temperatura
    della mia dispensa faceva scoppiare le  bottiglie  del  brandy;  e  in
    terzo  luogo  che  ero solo al mondo e molto incline a registrare tale
    circostanza in frammenti di poesia inglese.
    Il  giorno  del  mio  ingresso  ufficiale   nello   studio   tutti   i
    festeggiamenti si limitarono al fatto che offersi panini e sherry agli
    impiegati,  e  la  sera mi recai da solo a teatro.  Andai a vedere "Lo
    Straniero", come opera adatta a un residente dei Commons, e ne ricavai
    una tale depressione da non riconoscermi  nemmeno  pi  allo  specchio
    quando  tornai  a  casa.  In  quella  occasione,  mentre  stavamo  per
    concludere al pomeriggio il lavoro d'ufficio,  il signor Spenlow disse
    che  sarebbe stato felice di invitarmi a festeggiare nella sua casa di
    Norwood,  il contratto stipulato fra noi ma la sua posizione domestica
    soffriva  di  un  certo disordine,  perch era imminente il ritorno da
    Parigi della figlia che vi aveva terminato gli  studi.  Aggiunse  per
    che  in  seguito  sperava di potermi avere suo ospite.  Sapevo che era
    vedovo con una unica figlia, e lo ringraziai vivamente.
    Il signor Spenlow tenne fede alla promessa: dopo un paio di  settimane
    riparl  di  quell'invito,  disse che se gli avessi fatto il favore di
    andare da lui il prossimo sabato  per  rimanere  fino  al  luned,  ne
    sarebbe  stato  felicissimo.  Naturalmente risposi che gli avrei fatto
    volentieri quel  favore!  Mi  avrebbe  portato  con  la  sua  carrozza
    nell'andata e al ritorno.
    Quando  giunse  il  giorno  perfino  la  mia  sacca da viaggio divenne
    oggetto di venerazione  da  parte  degli  scrivani,  per  i  quali  la
    residenza di Norwood rimaneva un sacro mistero.  Uno di loro m'inform
    che aveva sentito dire come il  signor  Spenlow  mangiasse  sempre  in
    piatti d'argento e di porcellana;  un altro accenn che al posto della
    solita birra da tavola alla spina,  vi  era  un  continuo  consumo  di
    spumante.  Il vecchio scrivano con la parrucca chiamato signor Tiffey,
    nel corso della sua carriera si era pi volte recato per  affari  alla
    residenza  del  signor  Spenlow,  vi era entrato arrivando sempre solo
    fino al salottino destinato alla prima colazione.  Ne parlava come  di
    un ambiente decisamente sontuoso, diceva che gli avevano offerto dello
    sherry  scuro  delle  Indie  Orientali di qualit cos pregiata da far
    vacillare.
    Quel giorno avevamo presso il tribunale ecclesiastico  una  causa  gi
    aggiornata, che riguardava l'espulsione dalla chiesa di un fornaio, il
    quale  aveva protestato in sagrestia contro l'imposizione di una tassa
    per rifare il pavimento,  e poich il  fascicolo  delle  testimonianze
    era, secondo i calcoli da me fatti, grosso il doppio del volume con le
    avventure  di  Robinson  Crusoe,  prima  di  concludere  la  causa  il
    pomeriggio era gi abbastanza avanzato.  Tuttavia facemmo espellere il
    colpevole  dalla  chiesa  per sei settimane,  condannandolo inoltre al
    pagamento di spese a non finire;  e poi il rappresentante del fornaio,
    e  il  giudice,  e gli avvocati delle due parti (tutti stretti parenti
    fra loro) se ne andarono insieme, e il signor Spenlow e io partimmo in
    carrozza.
    Era una vettura molto elegante,  e i cavalli  inarcavano  il  collo  e
    sollevavano  gli  zoccoli  come  sapessero  di appartenere ai Doctors'
    Commons.  Nei Commons vi erano belle gare in ogni campo dell'eleganza,
    e ci si traduceva in equipaggi di altissimo livello, sebbene io abbia
    sempre  pensato  e  sempre  penser  che in quegli anni l'articolo pi
    costantemente oggetto di competizioni in quegli uffici fosse  l'amido,
    che  penso  venisse  consumato  per  la  biancheria dei procuratori in
    misura tale da raggiungere il limite della sopportazione umana.
    Durante il viaggio eravamo di ottimo umore,  e il signor Spenlow  fece
    qualche  accenno  alla professione.  Disse che era la pi nobile della
    terra,  e che in nessun caso la si doveva confondere con quella  degli
    avvocati,  essendo essa affatto diversa,  infinitamente pi esclusiva,
    meno  meccanica  e  pi  redditizia.   Osserv  che  noi  dei  Commons
    prendevamo  le  cose  con  una  tranquillit impossibile in ogni altro
    luogo, il che bastava a metterci su un livello di classe privilegiata.
    Disse che non era possibile negare il fatto sgradevole per cui eravamo
    soprattutto utilizzati dagli avvocati;  ma  mi  lasci  intendere  che
    costoro appartenevano a una razza di uomini inferiori e universalmente
    disprezzati da tutti i procuratori legali degni di tal nome.
    Chiesi  al  signor  Spenlow  quale  ritenesse  il miglior affare della
    professione.  Mi rispose che forse il migliore di tutti  era  un  buon
    caso  di  testamento  impugnato  che  riguardasse una bella tenuta del
    valore di trenta o quarantamila sterline.  In un caso del genere disse
    che  non  solo  vi erano dei discreti guadagni per tutte le comparse a
    ogni livello del procedimento,  e montagne su montagne  di  prove  per
    interrogatori e contro interrogatori (per non parlare poi dell'appello
    da  presentare  prima  ai Delegati e quindi alla Camera dei Lord);  ma
    essendovi la certezza che alla fine le spese sarebbero state a  carico
    della propriet,  entrambe le parti avrebbero proseguito nell'incarico
    con intelligenza e vivacit e senza badare alle spese stesse.  Poi  si
    lanci  in  un  elogio  complessivo  dei  Commons.  Ci che vi era nei
    Commons di specialmente ammirevole (disse) era  la  solidit.  Era  il
    luogo  pi  convenientemente organizzato del mondo.  Era l'idea stessa
    della comodit.  Era la realt in un guscio di noce.  Per esempio:  si
    porta  davanti  alla  Corte  un  caso di divorzio o di restituzione di
    beni.  Benissimo.  Lo si dibatte nella Corte.  Se ne  fa  una  piccola
    partita  come  in  famiglia e il gioco prosegue senza fretta sino alla
    fine.  Si d il caso che non si trovi soddisfazione presso  la  Corte,
    che  cosa  si  fa  allora?  Naturalmente  si va in appello.  Che cos'
    l'appello?  Lo stesso tribunale nella stessa  sala  e  con  la  stessa
    pratica  forense,  ma  con  un giudice diverso,  perch qui il giudice
    della Corte pu intervenire come avvocato ogni  giorno  di  dibattito.
    Bene,  si  torna  a  giocare  la  stessa  partita.  Non  si    ancora
    soddisfatti? Benissimo. Che cosa si fa allora?  Ci si presenta davanti
    ai  Delegati.  Chi sono i Delegati?  I Delegati Ecclesiastici sono gli
    avvocati senza cause che sono stati presenti alla partita giocata  nei
    due  precedenti  tribunali;   hanno  gi  visto  mescolare  le  carte,
    distribuirle dopo che il mazzo  stato tagliato,  della partita  hanno
    parlato con tutti i giocatori, e adesso arrivano freschi, freschi come
    giudici  a sistemare la faccenda con soddisfazione di tutti!  La gente
    scontenta poteva chiacchierare della  corruzione  dei  Commons,  della
    esclusivit  dei  Commons  e  della  necessit di riformare i Commons,
    disse con solennit il signor Spenlow per  concludere;  ma  quando  il
    prezzo  del  grano  per  barile era stato pi alto che mai,  i Commons
    avevano avuto da fare pi che mai;  e chiunque pu dichiarare al mondo
    intero, mettendosi una mano sul cuore, che se si toccheranno i Commons
    il paese croller!
    Ascoltai  con  attenzione tutto questo e sebbene,  lo devo confessare,
    avessi i miei dubbi sul fatto che il paese fosse tanto debitore  verso
    i Commons quanto sosteneva il signor Spenlow, rispettosamente accettai
    il suo punto di vista. Quella parte del ragionamento intorno al prezzo
    del  grano  per  barile superava la mia capacit di comprensione,  ero
    umilmente costretto ad ammetterlo,  e quindi mi impediva di replicare.
    Non sono mai riuscito ad avere fino a oggi la meglio di quel barile di
    grano.  Durante  tutta la mia vita,  e in relazione con ogni genere di
    argomenti,  mi  ricomparso davanti per schiacciarmi.  Non so  nemmeno
    adesso  con  precisione  che  cosa  abbia a che fare con me,  n quale
    diritto abbia di annientarmi in una infinita variet  di  circostanze,
    ma  ogni volta che rivedo il mio amico barile di grano introdotto alla
    mia vista e tenuto stretto per la testa e per le  spalle  (come,  devo
    notare, avviene sempre) mi arrendo riguardo a qualunque argomento.
    Questa non  che una digressione.  Non sarei stato io l'uomo capace di
    toccare i Commons e far  crollare  il  paese!  Con  il  mio  deferente
    silenzio  manifestai il consenso a tutto ci che mi era stato detto da
    parte di chi mi era maggiore per et e  per  sapienza;  poi  si  parl
    dell'opera "Lo Straniero" e del dramma in generale e della pariglia di
    cavalli,  fino  al  momento  di  arrivare al cancello della dimora del
    signor Spenlow.
    Vi era di fronte un bel giardino,  e sebbene  non  fosse  la  stagione
    migliore per visitare un giardino, quello era tanto bene curato che ne
    fui entusiasta. Vi era un bellissimo prato, vi erano gruppi di alberi,
    e   vi   erano  lunghi  sentieri  che  riuscii  appena  a  distinguere
    nell'oscurit,  coperti da pergolati ricurvi sui  quali  far  crescere
    nella  buona stagione arbusti e fiori.  Qui verr a passeggiare tutta
    sola la signorina Spenlow, pensai. Fortunata lei!.
    Entrammo nella casa, che era tutta gaia di luci,  e nel salone che era
    ingombro  di  ogni genere di cappelli,  berretti,  pastrani,  scialli,
    guanti, frustini e bastoni da passeggio. - Dov' la signorina Dora?  -
    chiese  il  signor  Spenlow al domestico.  Dora!,  pensai.  Che bel
    nome!.
    Entrammo nella stanza pi vicina (credo fosse lo stesso salottino reso
    memorabile dallo sherry scuro delle Indie  Orientali),  e  sentii  una
    voce che diceva: - Signor Copperfield,  le presento mia figlia Dora, e
    l'amica e confidente di mia figlia Dora!  - Si trattava  senza  dubbio
    della voce del signor Spenlow,  ma non la riconobbi, e non mi curai di
    saperlo.  Tutto accadde in un istante.  Il mio destino si compiva.  Mi
    trovai  prigioniero  e  schiavo.  Ero  follemente  innamorato  di Dora
    Spenlow!
    Ai miei occhi era pi che un essere umano. Era una fata,  una silfide,
    non  so che cosa fosse...  era tutto ci che nessuno ha mai veduto,  e
    tutto ci che tutti hanno sempre desiderato di vedere.  In un  momento
    ero  precipitato  in  un abisso di amore.  Non un attimo per indugiare
    sull'orlo,  per gettare  un'occhiata  al  fondo  o  alle  spalle:  ero
    partito,  precipitato a capofitto prima di essere riuscito a dirle una
    sola parola.
    - Io - disse una voce nota,  dopo che  mi  fui  inchinato,  mormorando
    qualcosa - ho gi conosciuto il signor Copperfield.
    Chi  parlava  non  era Dora.  No,  l'amica e confidente di Dora era la
    signorina Murdstone!
    Non credo di aver provato molto stupore.  Per quanto ne  so,  non  era
    rimasta  in  me alcuna capacit di sbigottimento.  Nel mondo materiale
    non vi era nulla di meraviglioso all'infuori di Dora Spenlow. Dissi: -
    Buona sera,  signorina Murdstone.  Spero stia bene.  - Mi  rispose:  -
    Benissimo.  - Dissi: - Come sta il signor Murdstone?  - Rispose: - Mio
    fratello  in ottima salute, grazie tante.
    Poi il signor Spenlow,  che immagino si fosse stupito al vedere che ci
    conoscevamo, disse a sua volta:
    -  Copperfield,  sono lieto di sapere che lei e la signorina Murdstone
    vi conoscete gi!
    - Il signor Copperfield e io - disse la signorina Murdstone con severa
    compostezza - siamo parenti.  Ci siamo  conosciuti  poco.  Quando  era
    bambino.  Le  circostanze  ci  hanno in seguito separati.  Non l'avrei
    riconosciuto.
    Replicai che io l'avrei riconosciuta dovunque. Il che era vero.
    - La signorina Murdstone ha avuto la bont - disse rivolgendosi  a  me
    il  signor  Spenlow  -  di  accettare  l'incarico,  se  cos  lo posso
    chiamare,  di essere l'amica e confidente di mia figlia  Dora.  Poich
    mia  figlia  Dora    rimasta  disgraziatamente  senza  la  madre,  la
    signorina  Murdstone  ha  la  cortesia  di  farle  da  compagna  e  da
    protettrice.
    Mi  venne  in  mente  di  sfuggita  che  a somiglianza di quell'arnese
    tascabile chiamato  tira  pugni  non  era  tanto  adatta  a  scopi  di
    protezione  quanto di aggressivit.  Ma siccome non avevo pensieri che
    non fossero passeggeri per argomenti all'infuori di quello  intorno  a
    Dora,  subito  dopo lanciai un'occhiata alla stessa Dora e mi parve di
    capire dai suoi modi  graziosi  e  capricciosi  che  non  fosse  molto
    disposta a concedere molta confidenza alla sua compagna e protettrice,
    quando si ud una campana, che il signor Spenlow disse essere il primo
    segnale del pranzo, e cos dovetti correre a cambiarmi d'abito.
    Nelle  mie  condizioni  di  innamorato  l'idea  di  vestirmi,  come di
    compiere qualunque altro gesto concreto era troppo ridicola. Non potei
    se non sedere davanti al fuoco del caminetto,  mordicchiando la chiave
    della  mia  sacca  da  viaggio e pensando alla affascinante infantile,
    bellissima Dora dagli occhi lucenti. Quale figura, quale volto,  quali
    graziosi, mutevoli modi!
    La  campana  torn  a  sonare  tanto presto che mi limitai al semplice
    cambio di abito, invece di eseguire l'attenta operazione che,  date le
    circostanze,  avrei voluto compiere,  e scesi da basso. Vi erano altri
    ospiti.  Dora stava parlando con un signore  dai  capelli  grigi.  Per
    quanto grigio di capelli,  e per di pi bisnonno,  cos disse,  provai
    una folle gelosia nei suoi confronti.
    In quale stato d'animo mi trovavo! Ero geloso di tutti. Non sopportavo
    l'idea che qualcuno conoscesse il signor Spenlow pi di me. Era per me
    una tortura sentire che gli parlavano di eventi in cui  io  non  avevo
    avuto  parte.  Quando  un  signore gentilissimo e con una lucentissima
    calvizie mi chiese attraverso la tavola del pranzo  se  era  la  prima
    volta che visitavo quel luogo,  gli avrei risposto con qualunque gesto
    selvaggio e vendicativo.
    Non ricordo chi fosse l, fuorch Dora.  Non ho la minima idea intorno
    al cibo servito, vedevo solo Dora. Ho l'impressione di essermi nutrito
    esclusivamente  della  vista di Dora,  e di avere lasciato intatti una
    mezza dozzina di piatti.  Le sedevo accanto.  Le parlai.  Aveva la pi
    deliziosa vocina,  la pi gaia risatella,  le pi belle e affascinanti
    mossette che mai abbiano ridotto  nella  pi  disperata  schiavit  un
    povero giovane. Era piuttosto minuta. Tanto pi preziosa, pensai.
    Quando  usc  dalla  stanza  con  la signorina Murdstone (non vi erano
    presenti altre signore) caddi in  uno  stato  sognante,  turbato  solo
    dalla  crudele  apprensione  che  la signorina Murdstone mi denigrasse
    presso di lei.  Quel gentile individuo dal cranio lucido  mi  raccont
    una lunga storia,  che ritengo fosse intorno al giardinaggio.  Mi pare
    di  avergli  sentito  pi  volte  ripetere  l'espressione:  -  Il  mio
    giardiniere.  -  Mostravo di prestargli la massima attenzione,  invece
    continuavo a vagare con Dora in un giardino dell'Eden.
    Il timore di venire denigrato  presso  l'oggetto  dei  miei  crescenti
    affetti rinacque in me quando passammo nel salotto e vidi l'aria tetra
    e altera della signorina Murdstone.  Ma venni sollevato da ogni timore
    in modo inatteso.
    - David Copperfield - mi disse la signorina Murdstone, facendomi cenno
    che la seguissi in disparte dagli altri vicino a una finestra.  -  Una
    parola.
    Mi trovai da solo di fronte alla signorina Murdstone.
    - David Copperfield,  - disse la signorina Murdstone - non occorre che
    mi dilunghi sui casi di  famiglia.  Non  si  tratta  di  un  argomento
    piacevole.
    - No, davvero, signora! - le risposi.
    -  No,  davvero  -  ripet  la  signorina  Murdstone.  -  Non desidero
    ridestare la memoria di lontane divergenze, o di lontani insulti. Sono
    stata insultata da una persona,  una donna,  mi  rincresce  dire,  per
    l'onore  del  mio  sesso,  che  non  potrei nominare senza disprezzo e
    disgusto; e quindi preferisco non nominarla.
    Mi indign non poco l'accenno a mia zia, ma dissi soltanto che sarebbe
    stato certo meglio,  se alla signorina Murdstone non rincresceva,  non
    nominarla.  Aggiunsi  che non avrei accettato di sentirla nominare con
    mancanza di rispetto, senza esprimere con tono reciso le mie opinioni.
    La signorina Murdstone chiuse  gli  occhi,  inclin  sdegnosamente  il
    capo; quindi riaperse lentamente gli occhi e continu:
    -  David  Copperfield,  non cercher di nascondere il fatto che mi ero
    formata un'idea sfavorevole di lei durante la sua infanzia.  Pu darsi
    che  mi  sia  sbagliata,  o  che  lei  abbia  cessato di meritare quel
    giudizio. Non occorre che adesso trattiamo quest'argomento. Appartengo
    a una famiglia che ritengo notevole per  la  sua  fermezza,  non  sono
    incline a mutare secondo le circostanze.  Pu darsi che io abbia avuto
    una certa opinione di lei.  Pu darsi che lei abbia  avuto  una  certa
    opinione di me.
    Ora tocc a me chinare il capo.
    -  Ma  non  necessario - disse la signorina Murdstone - che le nostre
    opinioni si scontrino qui.  Date le attuali circostanze  meglio sotto
    ogni riguardo che non si scontrino.  Poich i casi della vita ci hanno
    di nuovo avvicinati,  e pu darsi  ci  facciano  incontrare  in  altre
    occasioni,   direi   che   ci   potremmo   trattare   come  conoscenti
    superficiali.  Le circostanze  di  famiglia  sono  motivo  sufficiente
    perch ci si incontri su questo livello,  ed  affatto inutile che noi
    due parliamo con altri l'uno dell'altra. E' d'accordo su questo?
    - Signorina Murdstone,  - replicai - io credo  che  lei  e  il  signor
    Murdstone  mi  abbiate  trattato  con  molta crudelt,  e che vi siate
    comportati spietatamente con mia madre.  Questo  io  creder  fin  che
    vivr. Ma sono perfettamente d'accordo con ci che propone.
    La  signorina Murdstone torn a stringere gli occhi,  e chin il capo.
    Poi si limit a toccarmi il dorso della mano con la  punta  delle  sue
    dita  fredde  e dure,  e si allontan,  aggiustandosi le catenelle che
    portava ai polsi e al collo,  e che mi  parvero  le  stesse,  e  nelle
    identiche condizioni,  di quando le avevo viste per l'ultima volta. Mi
    fecero  pensare,   con  riferimento  al  carattere   della   signorina
    Murdstone,  alle  catene  sulla  porta di una prigione,  che a tutti i
    passanti suggeriscono da fuori ci che si pu trovare all'interno.
    Tutto quello che so del resto di  quella  serata    che  ascoltai  la
    regina   del  mio  cuore  cantare  incantevoli  ballate  in  francese,
    accompagnandosi su uno strumento  glorioso  che  rassomigliava  a  una
    chitarra,  e  che  qualunque fosse l'argomento,  avremmo sempre dovuto
    danzare, trallal,  trallal.  So che ero perduto in un beato delirio,
    che rifiutai sempre di bere; che la mia anima rifugg specialmente dal
    "ponce".  So  che quando la signorina Murdstone la prese in custodia e
    la condusse via,  ella mi sorrise e mi diede la sua deliziosa  manina.
    So  che  mi  vidi di sfuggita in uno specchio,  e avevo un'espressione
    perfettamente imbecille e idiota.  So che andai a letto in  uno  stato
    mentale  di  completa ebetudine,  e mi alzai al mattino in preda a una
    crisi di vaga follia.
    Faceva bel tempo,  era molto presto,  e pensai di fare una passeggiata
    lungo uno di quei sentieri coperti dai pergolati spogli, per indulgere
    alla   mia   passione  fissando  il  pensiero  sull'immagine  di  lei.
    Attraversando la sala m'imbattei nel suo  cagnolino,  che  aveva  nome
    Jip,  abbreviativo  di Gipsy,  ovvero zingaro.  Mi avvicinai a lui con
    tenerezza,  perch amavo anche lui,  ma mi mostr tutti  i  denti,  si
    ficc sotto una sedia per ringhiare al sicuro,  e non volle saperne di
    concedermi la minima familiarit.
    Il giardino era freddo e  solitario.  Mi  misi  a  passeggiare,  e  mi
    chiedevo  quali  sarebbero  stati i miei pensieri di felicit se fossi
    mai riuscito a fidanzarmi con quella meravigliosa creatura.  Quanto al
    matrimonio,  al cercare di fare fortuna e cos via, credo che ne fossi
    innocentemente ignaro allora come quando amavo la  piccola  Emily.  Mi
    pareva  il  colmo dell'ambizione umana,  sono certo che fosse il colmo
    della mia,  avere il permesso di chiamarla Dora,  poterle  scrivere,
    amarla e adorarla,  avere motivo di credere che quando fosse con altri
    pensava  tuttavia  a  me.  Senza  dubbio  ero  un  giovane  innamorato
    piuttosto  svenevole,  ma  vi era in tutto questo una purezza di cuore
    che mi impedisce di ricordarmene con disprezzo,  per quanto  ne  possa
    invece ridere.
    Non  passeggiavo  da  molto quando girai un angolo e la incontrai.  Mi
    sento ancor oggi scorrere un  brivido  da  capo  a  piedi  al  ricordo
    preciso  di  quel  passo  dietro l'angolo,  e la penna mi trema fra le
    dita.
    - Lei... ... fuori di buon'ora, signorina Spenlow - dissi.
    - E' cos noioso stare a casa - rispose - e la signorina  Murdstone  
    cos assurda! Dice tali sciocchezze quando afferma che non devo uscire
    prima che la mattina sia bene aereata. Aereata! - (a questo punto rise
    nel modo pi melodioso).  - La domenica mattina,  quando non studio la
    musica,  devo fare qualche cosa.  E cos ieri sera dissi al babbo  che
    dovevo  uscire.  E  poi   l'ora pi chiara di tutta la giornata,  non
    crede?
    Azzardai un volo ardito e dissi (non senza balbettare) che per  me  in
    quel  momento  il  mattino era molto luminoso,  bench un minuto prima
    fosse stato per me molto fosco.
    - Vuol farmi un complimento?  - disse Dora.  - Oppure vuol dire che il
    tempo  mutato davvero?
    Balbettai  pi  di  prima  nel  risponderle che non intendevo farle un
    complimento,  ma dire la pura verit,  sebbene non mi fossi accorto di
    alcun  mutamento del tempo atmosferico.  Era accaduto nelle condizioni
    dei  miei  sentimenti,   aggiunsi  timidamente   per   completare   la
    spiegazione.
    Non avevo mai visto riccioli come quelli (e come avrei potuto vederne,
    dato  che  non  ne  sono  mai esistiti di uguali!) che ella scosse per
    nascondere di essere arrossita. Quanto al cappello di paglia ornato di
    nastri azzurri che stava posato sui riccioli,  se avessi  potuto  solo
    appenderlo  nella  mia  stanza  di Buckingham Street,  quale ornamento
    senza prezzo sarebbe stato!
    - Lei  appena ritornata da Parigi - dissi.
    - S - rispose. - Lei c' mai stato?
    - No.
    - Oh! Spero che vada l presto! Le piacerebbe tanto!
    Segni di profonda angoscia apparvero nel  mio  contegno.  Sperava  che
    andassi,   pensava   possibile   che   potessi   andare,   questo  era
    sopportabile.  Parlai con disprezzo di Parigi;  parlai  con  disprezzo
    della  Francia.  Dissi  che,  date le circostanze,  non avrei lasciato
    l'Inghilterra per nessun motivo al mondo.  Nulla mi avrebbe indotto  a
    lasciarla.  In  breve,  stava  di nuovo scotendo i riccioli,  quando a
    salvarci arriv di corsa lungo il sentiero il suo cagnolino.
    Era mortalmente geloso di me e seguitava ad abbaiarmi contro.  Essa lo
    sollev tra le braccia... bont del cielo!... e prese ad accarezzarlo,
    ma  il  cane  non la smetteva di abbaiare,  allora lo picchi.  Le mie
    sofferenze crebbero grandemente quando vidi i colpetti  che  gli  dava
    sul naso rincagnato per castigarlo, mentre il cane stringeva gli occhi
    e  le leccava la mano,  pur continuando a brontolare dentro di s come
    un piccolo contrabbasso. Infine si calm... credo bene che si calmasse
    sentendosi sulla testa la fossetta del mento di lei!...  e riprendemmo
    a camminare in direzione della serra.
    - Lei non  molto amico della signorina Murdstone,  non  vero?  disse
    Dora. - Bello mio.
    Le ultime due parole erano state rivolte al cane. Oh, se fossero state
    invece per me!
    - No - risposi. - Niente affatto.
    - E' tanto noiosa - disse Dora, facendo il broncio.  - Non so che cosa
    avr  pensato  il  babbo  quando mi ha scelto per compagna una persona
    cos irritante. E chi ha bisogno di protezione? Di sicuro io non ne ho
    bisogno.  E poi Jip mi pu proteggere  molto  meglio  della  signorina
    Murdstone, non  vero, Jip caro?
    Quando  lo  baci  sulla  piccola  testa rotonda,  il cane si limit a
    socchiudere pigramente gli occhi.
    - Il babbo la chiama la mia amica e confidente,  ma di  sicuro  non  
    cos,  non  vero,  Jip?  Noi non faremo affatto,  Jip e io, le nostre
    confidenze a gente  scortese  come  lei.  Noi  concederemo  la  nostra
    confidenza a chi ci piace,  e li troveremo noi i nostri amici,  invece
    che ce li trovino gli altri, non  vero, Jip?
    Jip fece sentire come risposta un  brontolio  soddisfatto,  non  tanto
    dissimile  da  quello  di  un  bricco  quando l'acqua sta per bollire.
    Quanto a me,  ogni parola era un mucchio di catene  che  si  saldavano
    alle altre.
    -  E'  molto  ingiusto,  perch  non abbiamo una gentile mammina,  che
    dobbiamo invece  avere  un  vecchio,  tetro  e  cupo  arnese  come  la
    signorina Murdstone,  sempre l a seguirci,  non  cos,  Jip?  Ma non
    importa,  Jip.  Non le faremo nessuna  confidenza  e  staremo  il  pi
    possibile allegri a dispetto di lei,  e ci faremo gioco di lei,  e non
    saremo gentili con lei, non  vero, Jip?
    Se la cosa fosse durata ancora,  credo che mi sarei messo in ginocchio
    sulla  ghiaia,  con  il probabile effetto di sbucciarmi le ginocchia e
    inoltre di venire scacciato dalla casa.  Ma per mia buona  fortuna  la
    serra non era lontana e con le ultime parole vi arrivammo.
    Conteneva una vera mostra di bellissimi gerani. Restammo a passeggiare
    l davanti,  e ogni poco Dora si fermava per ammirare questo o quello,
    e io mi fermavo ad ammirare gli stessi fiori, e ridendo Dora insisteva
    scherzosamente perch il cane li odorasse;  e se non eravamo  tutti  e
    tre nella terra delle fate,  almeno io vi ero di sicuro. Anche oggi il
    profumo di una foglia di geranio  mi  colpisce  di  uno  stupore  met
    comico  e  met  serio  intorno  al cambiamento che in un attimo mi ha
    investito; e poi vedo un cappello di paglia con nastri azzurri,  e una
    quantit  di  riccioli,  e  un  cagnolino nero che due braccia sottili
    tengono alzato contro una barriera di fiori e di foglie lucenti.
    La signorina Murdstone ci aveva cercati. Ci trov l e present a Dora
    perch la baciasse la sua guancia sgradevole,  in cui le piccole rughe
    erano  piene  di  cipria.  Poi  infil nel suo il braccio di Dora e ci
    condusse a colazione con passo di marcia, come se fosse il funerale di
    un soldato.
    Non so quante tazze di t bevvi per il motivo che  era  stata  Dora  a
    prepararlo.  Ma  ricordo  benissimo  che  seguitai a trangugiare il t
    finch il mio intero sistema nervoso,  se in  quei  giorni  ne  avessi
    posseduto  uno,  avrebbe  fatto naufragio.  Dopo un poco ci recammo in
    chiesa.  La signorina Murdstone si mise nel banco tra Dora  e  me;  ma
    ascoltai  Dora  cantare,  e  per me la congregazione scomparve.  Venne
    pronunciato il sermone (naturalmente riguardava Dora) e  temo  che  di
    quel servizio divino non afferrai altro.
    La giornata fu tranquilla. Nessun invitato, una passeggiata, pranzo in
    famiglia  alle  quattro,  e  la  serata  trascorse  a guardare libri e
    figure; ci sorvegliava costantemente la signorina Murdstone, che aveva
    davanti un libro di sermoni,  ma  l'occhio  rivolto  a  noi.  Ah,  non
    immaginava  certo  il  signor Spenlow quando mi stava seduto di fronte
    alla fine del pranzo,  riposando con il fazzoletto  sul  capo,  quanto
    fervidamente  lo  abbracciassi con la fantasia in veste di suo genero!
    Non immaginava certo, quando mi congedai da lui per la notte, che egli
    aveva appena dato il suo pieno consenso al mio fidanzamento con  Dora,
    e che io stavo invocando benedizioni sul suo capo!
    Il  mattino  dopo  si  part  per  tempo  perch  vi era una causa per
    salvataggio da trattare davanti  al  tribunale  dell'Ammiragliato,  la
    quale  esigeva  una  conoscenza  piuttosto precisa di tutta la scienza
    della navigazione,  e in cui  il  giudice  (dato  che  non  si  poteva
    pretendere  che  su  tale  argomento  si  fosse  molto esperti noi dei
    Commons),  aveva pregato due vecchi professori del Trinity College che
    venissero ad assisterlo per pura cortesia. Tuttavia Dora si trovava di
    nuovo  a tavola per fare il t,  e poi ebbi la triste soddisfazione di
    levarmi il cappello  salutandola  dalla  carrozza,  mentre  stava  sul
    gradino dell'ingresso con in braccio Jip.
    Che  cosa  fu  per  me  quel giorno l'Ammiragliato;  quali sciocchezze
    ricavassi nella mente da quella nostra causa  mentre  la  discutevano;
    come  vedessi  scolpito  il  nome Dora sulla pala del remo d'argento
    posato sul tavolo come emblema di quell'alta giurisdizione;  e come mi
    sentii  quando  il  signor Spenlow part per andare a casa senza di me
    (avevo avuto l'insana idea che mi avrebbe di nuovo  portato  con  s),
    come  se  fossi  io  stesso  un marinaio,  e la mia nave fosse partita
    lasciandomi su un'isola deserta: non compir  l'inutile  tentativo  di
    spiegare  tutto  questo.  Se quel sonnolento vecchio tribunale potesse
    ridestarsi e presentare in modo visibile i sogni a  occhi  aperti  che
    quel giorno io feci intorno a Dora, rivelerebbe allora la mia verit.
    Non  parlo  solo  dei  sogni  che ebbi quel giorno,  ma un giorno dopo
    l'altro,  e una settimana dopo  l'altra,  e  sessione  dopo  sessione.
    Andavo in tribunale, non per fare attenzione a ci che vi accadeva, ma
    per  pensare  a  Dora.  Se  mai  diedi  un  pensiero alle cause che si
    trascinavano lentamente di  fronte  a  me,  era  solo  per  chiedermi,
    durante  le  cause  matrimoniali  (avendo  in  mente  Dora) come fosse
    possibile che la gente sposata  potesse  essere  mai  nient'altro  che
    felice; e nelle cause di successione non facevo se non considerare, se
    il denaro disputato fosse stato lasciato a me, quali sarebbero stati i
    primi  passi  che  avrei mossi riguardo a Dora.  Nella prima settimana
    della mia passione acquistai quattro vistosi panciotti...  non per me:
    io non ne avevo certo gioia,  ma per Dora...  e cominciai a uscire con
    guanti di capretto color paglierino, e gettai le fondamenta di tutti i
    calli che in seguito abbia mai avuti.  Se solo si potessero recuperare
    gli stivali che portavo in quel periodo per confrontarli con le misure
    naturali  del  mio  piede,  si avrebbe la pi commovente dimostrazione
    delle condizioni in cui era il mio cuore.
    E tuttavia,  da povero storpio come mi ero ridotto con questo gesto di
    omaggio a Dora, percorsi ogni giorno miglia e miglia nella speranza di
    vederla. Non solo diventai una figura nota della Norwood Road quanto i
    portalettere della zona, ma invasi parimenti Londra. Passeggiavo lungo
    le  vie  dove stavano i migliori negozi per signora,  vagavo nel bazar
    come un fantasma inquieto,  continuavo a perlustrare  il  parco  anche
    quando  mi  sentivo affatto esausto.  La vidi qualche volta,  a lunghi
    intervalli e in rare occasioni. Forse le vidi agitare la mano guantata
    all'interno di una carrozza;  e forse la incontrai e camminai  per  un
    breve  tratto  con lei e con la signorina Murdstone,  e le parlai.  In
    quest'ultimo caso ero poi sempre  infelicissimo  al  pensiero  di  non
    averle detto nulla di importante;  o con la certezza che ella ignorava
    l'intensit del mio sentimento,  oppure che non le importava nulla  di
    me.  Si  pu immaginare come fossi sempre in attesa di un altro invito
    in casa del signor Spenlow,  ma rimanevo sempre deluso  perch  nessun
    invito mi veniva rivolto.
    La signora Crupp doveva essere una donna dotata di intuizione,  perch
    quando il mio attaccamento non durava se non  da  poche  settimane,  e
    nemmeno  ad  Agnes  avevo  avuto  il  coraggio  di  scrivere  in  modo
    esplicito, se non dicendole che ero stato in visita dal signor Spenlow
    - la cui famiglia - dicevo - consisteva di un'unica  figlia  -  ripeto
    che  la  signora  Crupp  doveva essere una donna dotata di intuizione,
    perch anche in quel primo stadio scoperse il mio segreto.  Sal da me
    una  sera  in cui mi sentivo molto abbattuto per chiedermi (essendo in
    quel momento afflitta dal disturbo a cui ho gi accennato),  se potevo
    favorirle  un  po'  di estratto di cardamomo mescolato con rabarbaro e
    aromatizzato con sette gocce  di  essenza  di  garofano,  che  era  il
    rimedio  migliore  per  il  suo  malanno,  o  se non avevo con me tali
    ingredienti,  se le potevo dare un po' di brandy,  secondo rimedio  in
    ordine di bont.  Non era,  osserv, altrettanto gradevole per lei, ma
    dopo l'altro era il migliore.  Siccome non avevo mai  sentito  parlare
    della prima medicina e tenevo invece sempre la seconda nella dispensa,
    diedi alla signora Crupp un bicchiere di quest'ultima, che per evitare
    io sospettassi ne potesse fare un uso sconveniente, cominci a bere in
    mia presenza.
    -  Coraggio,  signore  -  disse  la  signora Crupp.  - Non sopporto di
    vederla cos, signore. Sono anch'io una madre.
    Non capivo bene come si  potesse  applicare  a  me  questo  fatto,  ma
    rivolsi  alla  signora  Crupp  il  pi  gentile  sorriso che riuscii a
    produrre.
    - Via, signore!  - disse la signora Crupp.  - Mi perdoni.  So che cosa
    vuol dire, signore. C' di mezzo una signorina.
    - Signora Crupp! - ribattei arrossendo.
    -  Oh,  che  Dio  la benedica!  Si faccia animo,  signore!  - disse la
    signora Crupp,  facendo con la  testa  cenni  d'incoraggiamento.-  Mai
    disperare,  signore!  Se  non  le sorride quella,  ce ne saranno tante
    altre a farlo.  Lei  un giovane gentiluomo fatto apposta per ricevere
    i sorrisi, signor Copperfull, e deve imparare a farsi valere, signore.
    (La  signora  Crupp  mi chiamava sempre signor "Copperfull",  in primo
    luogo,  senza dubbio perch non era il mio nome;  e in  secondo  luogo
    perch  la  parola  le  ricordava vagamente il giorno del bucato con i
    suoi due termini: "copper",  e "full",  cio la tinozza  di  rame  ben
    piena).
    - Che cosa le fa supporre, signora Crupp, che c'entri una signorina? -
    dissi.
    - Signor Copperfull!  - esclam con molto sentimento la signora Crupp.
    - Sono anch'io una madre!
    Per un po' la signora Crupp non fece altro che tenere posata una  mano
    sul petto coperto di tela, e fortificarsi contro il ritorno del dolore
    con qualche sorso della sua medicina. Finalmente riprese a parlare.
    -  Quando  questo  appartamento  fu  preso per lei dalla sua cara zia,
    signor Copperfull,  - disse la signora Crupp - ho subito  pensato  che
    avevo trovato finalmente qualcuno a cui badare.  Pensai queste precise
    parole: Grazie  al  cielo,  ho  trovato  finalmente  qualcuno  a  cui
    badare!.   Signore,   lei  non  mangia  abbastanza,  e  nemmeno  beve
    abbastanza.
    -  E'  questo,   signora  Crupp,   il  motivo  su  cui  fonda  la  sua
    supposizione? - dissi.
    -  Signore!  -  disse la signora Crupp con tono che si avvicinava alla
    severit.  - Oltre a lei ho servito  altri  giovani  gentiluomini.  Un
    giovane  signore  pu  preoccuparsi di se stesso troppo o troppo poco.
    Potr spazzolarsi i capelli troppo spesso,  o troppo  di  rado.  Potr
    portare  stivali  troppo  grandi  per  lui  o troppo piccoli.  Dipende
    dall'indole naturale del giovane signore.  Ma sia che  esageri  in  un
    senso  o  nell'altro,  signore,  in  tutti  e  due  i casi c'entra una
    signorina.
    La signora Crupp scosse  la  testa  in  maniera  cos  recisa  da  non
    lasciarmi un solo centimetro di terreno su cui manovrare.
    -  C'era anche quel signore morto qui prima che venisse lei - disse la
    signora Crupp. - S'era innamorato di una barista... e subito s' fatto
    restringere tutti i panciotti,  bench si fosse gonfiato molto per  il
    bere.
    - Signora Crupp, - dissi - la prego di non confondere la signorina del
    mio caso con una barista o altra persona del genere, per favore.
    -  Signor Copperfull!  - rispose la signora Crupp.  - Sono anch'io una
    madre e non posso sbagliarmi.  Le chiedo scusa di  intromettermi.  Non
    vorrei  mai  farmi  avanti  dove  non  sono  gradita.  Ma lei,  signor
    Copperfull,  un giovane signore, e il consiglio che le do, signore, 
    di stare allegro,  e di farsi coraggio,  e di riconoscere  quello  che
    vale.  Se  prendesse  passione per qualche cosa,  signore,  - disse la
    signora Crupp se adesso prendesse passione per i  birilli,  che  fanno
    bene alla salute, potrebbe distrarsi la mente, e le farebbe bene.
    Con queste parole,  e fingendo di fare molto attenzione al brandy, che
    per era tutto scomparso,  mi ringrazi con un solenne inchino e se ne
    and.  Mentre  la  sua figura scompariva nel buio dell'ingresso,  quel
    consiglio mi si present senza dubbio come una piccola libert che  la
    signora Crupp s'era presa;  ma insieme,  e da un altro punto di vista,
    fui contento d'averlo ricevuto,  come ammonimento e avviso  di  meglio
    conservare per l'avvenire il mio segreto.












    27 - TOMMY TRADDLES.

    Pu  essere  stato  per  effetto del consiglio della signora Crupp,  o
    forse per nient'altro se non che vi era una certa somiglianza di suono
    tra la parola birilli (in inglese skittles) e  il  nome  Traddles,
    che il giorno dopo mi venne in mente di andare a cercare Traddles.  Il
    periodo in cui m'aveva detto che sarebbe stato assente era spirato  da
    un pezzo,  sapevo che stava in una via secondaria vicino al Veterinary
    College di Camden Town,  dove abitavano  soprattutto,  come  mi  aveva
    detto  uno  dei  nostri scrivani che viveva da quelle parti,  studenti
    forniti di mezzi,  i quali comperavano asini vivi,  e  facevano  nelle
    loro  stanze  esperimenti  su  quei  quadrupedi.  Avendo  ricevuto  da
    quell'impiegato indicazioni per  giungere  nella  zona  accademica  in
    questione,  quel  pomeriggio stesso mi misi in cammino per fare visita
    al mio vecchio compagno di scuola.
    Trovai che la via non era quale,  per amor di Traddles,  avrei  potuto
    desiderarla.  Pareva che gli abitanti fossero propensi a gettare sulla
    strada tutto ci di cui non avevano pi bisogno, il che la rendeva non
    soltanto maleodorante e sudicia, ma anche ingombra per via delle tante
    foglie di  cavolo.  Quei  rifiuti  non  erano  nemmeno  esclusivamente
    vegetali,  perch vidi io stesso una scarpa,  una casseruola contorta,
    una cuffia nera e un ombrello,  tutto in vari stadi di decomposizione,
    e solo mentre cercavo il numero della casa di Traddles.
    L'aspetto  generale  del luogo mi ricord intensamente i giorni in cui
    vivevo presso il signore e  la  signora  Micawber.  E  pi  ancora  mi
    riport con il pensiero a loro quell'indefinibile carattere di nobilt
    decaduta  che  si  rivel  nella casa da me cercata,  e che la rendeva
    diversa da tutte le altre della via,  sebbene fossero tutte  costruite
    con  uno  stile monotono,  tanto da sembrare le prime progettate da un
    giovane maldestro che stesse imparando a fabbricare case,  non  avendo
    ancora  superato  il  meschino  abbicc  del lavoro con i mattoni e la
    calce.  Capitai per caso davanti alla porta proprio nel momento in cui
    veniva  aperta  al lattaio nel suo giro del pomeriggio,  e ci mi fece
    ricordare con ancora maggiore forza il signore e la signora Micawber.
    - E allora - disse il lattaio a una giovanissima servetta - a quel mio
    conticino hanno provveduto?
    - Oh, il padrone ha detto che provveder presto - fu la risposta.
    - Perch - disse il lattaio,  seguitando come se non  avesse  ricevuto
    alcuna replica,  e parlando,  a giudicare dal tono, pi a beneficio di
    qualcuno dentro la casa,  che rivolgendosi alla servetta  (impressione
    rafforzata  dal  modo  con  cui  spingeva  lo sguardo nel corridoio) -
    perch quel mio conticino    in  sospeso  da  cos  tanto  tempo  che
    incomincio  a  credere  star  sospeso  per  sempre  e  che nessuno vi
    provveder.  E allora io questo non lo sopporto,  capite!  - disse  il
    lattaio,  sempre  lanciando la voce all'interno della casa e spingendo
    lo sguardo nel corridoio.
    Data la sua appartenenza a un genere di consumo mite  come  il  latte,
    dir  tra  parentesi che non si sarebbe potuto immaginare una maggiore
    anomalia nel suo comportamento,  il quale sarebbe stato violento anche
    per un macellaio, o un vinaio.
    La  voce  della  servetta si affievol,  ma dal movimento delle labbra
    parve tornasse a mormorare che avrebbero provveduto presto al conto.
    - Ti dir una cosa - disse il lattaio,  fissando per la prima volta la
    ragazza,  e  prendendole  il  mento  fra due dita: - Ti piace tanto il
    latte?
    - S, che mi piace - rispose lei.
    - Bene!  - disse il lattaio.  - E allora  domani  non  lo  avrai.  Hai
    capito? Domani non avrai nemmeno una goccia di latte.
    Mi parve che,  dopo tutto,  la ragazza fosse confortata al pensiero di
    averne almeno oggi.  Dopo avere  scosso  il  capo  fissandola  con  il
    cipiglio,  l'uomo  le  lasci  il  mento,  e tutt'altro che volentieri
    aperse il bidone e vers nel bricco la solita misura per la  famiglia.
    Fatto  questo,  se  ne  and  brontolando,  e con un vendicativo acuto
    lanci il solito grido del mestiere alla porta accanto.
    - Abita qui il signor Traddles? - chiesi allora.
    Mi rispose una voce misteriosa in fondo al corridoio: - S -  dopo  di
    che la servetta rispose: - S.
    - E' in casa? - chiesi.
    La  voce  misteriosa  torn  a  rispondere in senso affermativo,  e la
    servetta vi fece ancora eco. Allora entrai, e seguendo le informazioni
    della ragazza infilai le scale,  accorgendomi,  mentre passavo davanti
    all'uscio  del  salotto  sul  retro,  di  venire scrutato da un occhio
    misterioso che apparteneva  probabilmente  alla  non  meno  misteriosa
    voce.
    Quando  arrivai  di  sopra  (la  casa  aveva  un  unico piano oltre al
    pianterreno) trovai  Traddles  ad  attendermi  sul  pianerottolo.  Era
    felice di vedermi, e con grande cordialit mi diede il benvenuto nella
    sua  piccola  stanza.  Era  sulla  facciata  della casa,  pulitissima,
    sebbene scarsamente ammobiliata.  Mi accorsi che egli non aveva  altri
    locali,  perch vi era un divano letto,  e le spazzole e il lucido per
    le scarpe si trovavano tra i libri,  dietro a  un  vocabolario,  sullo
    scaffale  pi  alto.  La  tavola era coperta di carte,  era intento al
    lavoro,  avvolto in un vecchio cappotto.  Non volevo  guardare  nulla,
    cos  almeno  credo,  ma  prima  di sedere vidi ogni cosa,  perfino il
    disegno di una chiesa sul calamaio di porcellana,  ed era anche questa
    una  facolt  che avevo ritrovato in me nei vecchi tempi dei Micawber.
    Traddles si era servito di vari accorgimenti per tenere  in  ombra  il
    cassettone,  gli stivali, lo specchio per radersi, e cos via, e tutto
    questo mi colp in modo speciale,  dandomi la prova che  Traddles  non
    era  cambiato da quando con la carta da lettere costruiva modellini di
    trappole per elefanti da usare per  le  mosche  e  si  confortava  dei
    maltrattamenti  che  subiva  con  le  memorabili opere d'arte a cui ho
    fatto tante volte riferimento.
    In un angolo della stanza vi era un oggetto  bene  ricoperto  di  tela
    bianca, ma non riuscii a capire che cosa fosse.
    -  Traddles,  -  dissi  tornando a stringergli la mano dopo che mi fui
    seduto - sono felice di vederti.
    - E io sono felice di vedere te, Copperfield - rispose. - Sono davvero
    contentissimo di vederti.  Fu perch ero  tanto  contento  di  vederti
    quando  ci siamo incontrati in Ely Place,  ed ero certissimo che anche
    tu fossi perfettamente contento di vedermi,  che  ti  ho  dato  questo
    indirizzo, invece di quello dello studio.
    - Oh! Allora hai uno studio? - dissi.
    - Ecco, possiedo un quarto di una stanza con corridoio, e un quarto di
    uno  scrivano - rispose Traddles.  - Altri tre e io ci siamo uniti per
    avere un ufficio...  per avere l'aria di  professionisti  seri,  e  ci
    dividiamo anche il lavoro dello scrivano. Solo a me costa mezza corona
    alla settimana.
    Nel  sorriso  che mi rivolse riconobbi il suo carattere semplice di un
    tempo, e il suo buon umore, e anche, mi parve,  almeno una parte della
    sua sfortuna.
    - Non  perch io sia per nulla superbo,  capisci,  Copperfield, disse
    Traddles - che di solito non do  questo  indirizzo.  E'  solo  per  un
    riguardo  a  quelli  che  vengono  da me,  e potrebbero non gradire di
    venire qui.  Quanto a me,  sto lottando contro le difficolt per farmi
    strada  nella  vita,  e  sarebbe  ridicolo che mi dessi l'aria di fare
    qualcosa di diverso.
    - Ti stai preparando per il foro,  me lo disse il  signor  Waterbrook,
    non  cos? - dissi.
    - Ma s - disse Traddles,  fregandosi lentamente le mani. - Mi preparo
    per il foro.  Il fatto  che ho appena  cominciato  a  frequentare  le
    sessioni,  con  un  ritardo piuttosto lungo.  E' passato un bel po' di
    tempo da quando mi ero iscritto a far  pratica,  ma  il  pagamento  di
    quelle cento sterline  stato un affare duro.  Un affare duro! - disse
    Traddles con una smorfia, come se ricordasse l'estrazione di un dente.
    - Sai, Traddles,  che cosa non posso fare a meno di pensare mentre sto
    qui seduto a guardarti?  - dissi.
    - No - rispose.
    - Penso a quel tuo abito azzurro cielo che portavi.
    - Buon Dio,  sicuro!  - esclam ridendo Traddles.  - Era stretto sulle
    braccia e sulle gambe, sai. Povero me!  Bene!  Erano bei tempi quelli,
    non  vero?
    -  Penso  che  il  nostro direttore avrebbe potuto renderli pi belli,
    direi, senza far del male a nessuno di noi - ribattei.
    - Forse s - disse Traddles.  - Ma non mancava anche il  divertimento.
    Ricordi quelle sere nel dormitorio? E quando si faceva quelle cenette?
    E quando ci raccontavi le storie?  Ah,  ah,  ah!  E ricordi quando fui
    bastonato per aver pianto a proposito  del  signor  Mell?  Il  vecchio
    Creakle! Mi piacerebbe rivedere anche lui!
    - E' stato bestiale con te,  Traddles! - esclamai indignato, perch il
    suo buon umore mi diede l'impressione di averlo visto sotto  la  verga
    solo il giorno prima.
    - Tu lo credi?  - ribatt Traddles.  - Davvero? S, forse hai ragione.
    Ma  tutto finito da tanto tempo. Quel vecchio Creakle!
    - Tu eri stato allevato da uno zio, non  vero? - dissi.
    - Sicuro!  - disse Traddles.  -  Quello  al  quale  stavo  sempre  per
    scrivere. E non gli scrivevo mai, eh! Ah, ah, ah! S, allora avevo uno
    zio. Mor poco dopo che lasciai la scuola.
    - Oh, davvero!
    - S. Era... come si dice... un merciaio, un commerciante di stoffe in
    pensione,  e mi aveva nominato suo erede. Ma da grande non gli piacevo
    pi.
    - Dici sul serio? - esclamai.  Era tanto tranquillo che pensai volesse
    intendere qualcos'altro.
    - Oh,  s, mio caro Copperfield! Dico sul serio! - rispose Traddles. -
    Fu una disgrazia,  ma non gli piacevo pi.  Disse che non ero come  si
    era aspettato diventassi, e allora spos la governante.
    - E tu che cosa hai fatto? - chiesi.
    -  Non  ho  fatto  niente  di speciale - disse Traddles.  - Seguitai a
    vivere con loro in attesa di venire sistemato nel mondo,  fino  a  che
    disgraziatamente la gotta gli sal al cuore...  e cos mor, e cos la
    vedova spos un giovanotto, e cos io perdetti l'eredit.
    - Ma Traddles, non hai avuto proprio niente?
    - Oh, s! - disse Traddles.  - Ebbi cinquanta sterline.  Non ero stato
    preparato  per nessuna professione,  e dapprima non sapevo proprio che
    cosa fare.  Tuttavia con l'aiuto del figlio di un professionista,  che
    era stato a Salem House... Forse ti ricorderai di Yawler, che aveva il
    naso tutto storto.
    No, non era presente durante il mio periodo: allora tutti i nasi erano
    diritti.
    -  Non  importa - disse Traddles.  - Con la sua protezione cominciai a
    copiare scritture legali.  Non era un  gran  guadagno;  poi  cominciai
    anche a stendere comparse,  a compilare estratti, a fare questo genere
    di lavoro.  Perch io,  Copperfield,  sono un tipo che  sgobba,  e  ho
    imparato  a fare queste cose con diligenza.  Bene!  E allora questo mi
    mise in testa di diventare anch'io studente di legge,  e  cos  se  ne
    and  quanto mi rimaneva delle cinquanta sterline.  Tuttavia Yawler mi
    raccomand ad altri due o tre  studi  legali...  tra  cui  quello  del
    signor  Waterbrook...  e mi venne un bel po' di lavoro.  Ebbi anche la
    fortuna di conoscere una persona che si occupa di editoria e che stava
    per pubblicare un'enciclopedia,  e mi ha dato  da  lavorare  -  (gett
    un'occhiata  alla  tavola)  -  sto proprio lavorando per lui in questo
    momento. Non sono un cattivo compilatore,  sai,  Copperfield,  - disse
    Traddles con la stessa aria di tranquilla fiducia che metteva in tutte
    le  sue  parole  -  ma  non ho immaginazione,  nemmeno una briciola di
    inventiva.  Credo che non vi sia mai stato sulla terra  un  giovanotto
    privo di originalit quanto me.
    Poich  pareva  che  Traddles  si  aspettasse  il  mio consenso a tale
    giudizio pronunciato senza esitazione, accennai di s; ed egli riprese
    con la stessa pazienza allegra (non so come  meglio  definire  il  suo
    tono) di prima.
    - E cos,  a poco a poco,  e vivendo alla buona,  riuscii finalmente a
    raggranellare quelle cento sterline - disse Traddles  -  e  grazie  al
    cielo, questo debito  stato pagato... ma che fatica! - disse Traddles
    tornando  a  fare  una smorfia come se gli avessero strappato un altro
    dente. - Ora vivo col tipo di lavoro che ti ho descritto,  ma spero di
    mettermi in rapporto uno di questi giorni con qualche giornale; il che
    sarebbe  per  me  quasi una fortuna.  Ora,  Copperfield,  sei talmente
    identico a com'eri allora con quella tua bella faccia,  e  sono  tanto
    felice  di  vederti,  che non ti voglio nascondere nulla.  Devi perci
    sapere che sono fidanzato.
    Fidanzato! Oh, Dora!
    - E' una dei dieci figli di un curato  -  disse  Traddles  -  gi  nel
    Devonshire.  S!  - esclam, perch vide che gettavo involontariamente
    un'occhiata al disegno sul calamaio. - La chiesa  proprio quella!  Si
    esce  qui  a  sinistra,  da questo cancello - e mosse il dito lungo il
    calamaio - e precisamente dove  tengo  la  penna  c'  la  casa...  di
    faccia, capisci, alla chiesa.
    La gioia con cui si addentrava in quei particolari mi riusc del tutto
    evidente  solo  pi  tardi,  perch  in  quello  stesso momento i miei
    pensieri egoistici stavano tracciando la planimetria della casa e  del
    giardino del signor Spenlow.
    - E' una ragazza talmente cara! - disse Traddles. - Un po' pi vecchia
    di  me,  ma  la  ragazza pi cara del mondo!  Ti avevo detto che sarei
    andato fuori di citt?  Sono stato laggi.  Sono andato  e  tornato  a
    piedi e mi sono divertito un mondo!  Oso dire che il fidanzamento sar
    piuttosto lungo,  ma il  nostro  motto  :  Aspetta  e  spera!.  Non
    facciamo  che  ripeterlo.  Diciamo  sempre: Aspetta e spera.  E lei,
    Copperfield,   mi  aspetterebbe,   se  fosse   necessario,   fino   ai
    sessant'anni, e anche oltre!
    Traddles  si  alz,  e con un sorriso trionfante and a posare la mano
    sulla tela bianca che avevo notato.
    - Ma bada - disse - non  che non abbiamo cominciato  a  pensare  alla
    futura casa. No, no. Abbiamo gi cominciato. Andremo avanti per gradi,
    ma l'inizio c'.  Ecco! - e tolse con grande orgoglio e precauzione la
    copertura. - Questi sono due mobili, tanto per cominciare.  Il vaso da
    fiori  con  il  supporto  l'ha comprato lei.  Lo si mette davanti alla
    finestra del salotto-  spieg Traddles,  facendo un passo indietro per
    ammirare  ancora meglio l'oggetto - con dentro una pianta,  e...  ecco
    qui! Questo tavolino rotondo con il ripiano di marmo (la circonferenza
     di due piedi e dieci  pollici)  l'ho  comperato  io.  Sai  bene,  se
    occorre posare un libro, o qualcuno viene a trovare te o tua moglie, e
    bisogna avere qualcosa su cui posare una tazza di t,  ecco qui, sei a
    posto! - disse Traddles. - E' proprio ben fatto,  e poi...  saldo come
    una roccia!
    Lodai con enfasi entrambi gli oggetti,  e Traddles rimise la copertura
    con la medesima attenzione con cui l'aveva tolta.
    - In fatto di mobili,  non  gran che - disse Traddles - ma    sempre
    qualcosa.  Ci che mi preoccupa di pi,  Copperfield,   la biancheria
    con le tovaglie, le federe e cos via. Come anche mi dnno pensiero le
    ferramenta...  le scatole per le candele,  le graticole  e  gli  altri
    articoli indispensabili,  perch sono cose costose, che fanno crescere
    la somma. Tuttavia, aspetta e spera!. E ti assicuro che  la ragazza
    pi cara del mondo!
    - Ne sono certo - dissi.
    - Intanto - disse Traddles, tornando a sedere - e questa  la fine del
    lungo discorso intorno a  me,  me  la  passo  meglio  che  posso.  Non
    guadagno molto, ma nemmeno spendo molto. In genere consumo i pasti con
    la  gente  del pianterreno,  che  davvero simpatica.  Il signore e la
    signora Micawber hanno molta  esperienza  della  vita  e  ci  facciamo
    ottima compagnia...
    - Mio caro Traddles! - esclamai con impeto. - Ma che cosa mi dici?
    Traddles mi fiss come chiedendosi invece che cosa stessi dicendo io.
    - Il signore e la signora Micawber!  - ripetei.  - Ma sono miei vecchi
    intimi amici!
    Un opportuno doppio colpo alla porta di strada, che bene ricordavo dai
    vecchi tempi di Windsor Terrace,  e che nessuno all'infuori del signor
    Micawber  avrebbe potuto dare dissip dalla mia mente il dubbio che si
    trattasse davvero o no dei miei  vecchi  amici.  Pregai  Traddles  che
    facesse salire il suo padrone di casa. Traddles gli diede una voce dal
    pianerottolo,  ed  entr  nella  stanza  il  signor Micawber per nulla
    cambiato,  abito,  bastone da  passeggio,  colletto  della  camicia  e
    monocolo,  tutto  assolutamente  identico,  e  con  la sua solita aria
    aristocratica e giovanile.
    - Le chiedo scusa,  signor Traddles - disse il signor Micawber con  la
    vecchia  inflessione  della  voce,  interrompendo  il motivo che stava
    canterellando. - Non sapevo che vi fosse nel suo "sanctum" qualcuno di
    estraneo a questa dimora.
    Il signor Micawber mi rivolse un mezzo inchino e tir su  il  colletto
    della camicia.
    - Come sta, signor Micawber? - gli dissi.
    - Signore,  - disse il signor Micawber - lei  oltremodo gentile. Sono
    in "statu quo".
    -  E la signora Micawber? - insistetti.
    - Signore,  - disse il signor Micawber - si trova anche lei,  grazie a
    Dio, in "statu quo".
    - E i figli, signor Micawber?
    - Signore,  - disse il signor Micawber - godo nel poter rispondere che
    godono anch'essi di buona salute.
    Intanto il signor Micawber non mi aveva affatto  riconosciuto  sebbene
    gli  fossi  di fronte.  Ma ora,  vedendomi sorridere,  esamin con pi
    attenzione le mie fattezze, e si ritrasse esclamando: - Possibile!  Ho
    forse il piacere di rivedere Copperfield!  - e prendendomi tutte e due
    le mani, me le strinse con calore.
    - Santo cielo,  signor Traddles!  - disse il signor  Micawber.    Come
    pensare  di  scoprire  che lei conosce l'amico della mia giovent,  il
    compagno dei miei giorni lontani! Mia cara!  - grid alla moglie dalle
    scale, mentre non a torto Traddles aveva l'aria di stupirsi alquanto a
    quelle notizie su di me.  - Amor mio,  c' qui un signore nelle stanze
    del  signor  Traddles,   che  egli  desidera  avere  il   piacere   di
    presentarti!
    Il signor Micawber rientr subito e torn a stringermi la mano.
    - E il nostro buon amico dottore,  come sta,  Copperfield?  - disse il
    signor Micawber. - E tutta la nostra societ di Canterbury?
    - Non ho se non buone notizie di tutti - risposi.
    - Sono felicissimo di saperlo - disse  il  signor  Micawber.  -  Fu  a
    Canterbury che ci incontrammo l'ultima volta.  All'ombra,  si pu dire
    per via di metafora,  di quell'edificio ecclesiastico  immortalato  da
    Chaucer,  che era nell'antichit il punto d'incontro di pellegrini dai
    pi remoti angoli...  per dirla in breve - concluse il signor Micawber
    - nelle immediate vicinanze della cattedrale.
    Gli risposi che era verissimo.  Il signor Micawber seguitava a parlare
    il pi eloquentemente possibile, ma non, mi parve,  senza mostrare con
    qualche  sfumatura  dell'espressione  di  rendersi  conto  dai  rumori
    provenienti dalla stanza attigua che la signora Micawber si lavava  le
    mani  e  apriva e richiudeva in fretta dei cassetti che non scorrevano
    tanto facilmente.
    - Copperfield,  lei ci trova  -  disse  il  signor  Micawber,  tenendo
    d'occhio Traddles - sistemati per il momento in quella che si potrebbe
    definire  una  posizione  piccola  e modesta;  ma lei sa che nel corso
    della mia carriera ho superato varie difficolt e vinto ostacoli.  Lei
    non  ignora il fatto che nella mia vita vi sono stati periodi in cui 
    stato  per  me  indispensabile  fare  una  sosta  in  attesa  che   si
    realizzassero  certi  eventi;  quando  si    reso  necessario  che io
    effettuassi una ritirata prima di compiere quello  che  spero  di  non
    venire tacciato di presunzione se chiamer con il termine di... balzo.
    Lo  stadio  attuale  uno di quelli di capitale importanza per la vita
    di un uomo. Lei adesso mi trova arretrato,  in attesa del balzo;  e ho
    motivo di credere che il risultato sar un salto molto vigoroso.
    Gli  stavo  esprimendo  la mia soddisfazione,  quando entr la signora
    Micawber,  un pochino pi trasandata di un tempo,  o tale  apparve  ai
    miei occhi non pi abituati a vederla, tuttavia con qualche pretesa di
    eleganza, e con un paio di guanti marrone.
    -  Mia  cara,  - disse il signor Micawber,  conducendola verso di me -
    ecco un signore  di  nome  Copperfield  che  vuole  rinnovare  la  tua
    conoscenza.
    Risult   che   sarebbe   stato   meglio   avesse   fatto   per  gradi
    quest'annuncio,  perch  la  signora  Micawber,   che  si  trovava  in
    condizioni precarie di salute,  ne fu talmente sopraffatta, e si sent
    cos male,  che al colmo della  trepidazione  il  signor  Micawber  fu
    costretto a correre gi al barile dell'acqua nel cortile retrostante e
    attingerne un catino pieno per bagnarle la fronte. Si riprese tuttavia
    ben presto e fu felicissima di vedermi. Restammo a chiacchierare tutti
    insieme  per  una  mezz'ora;  e le chiesi notizie dei gemelli che,  mi
    disse, erano diventati grandissime creature, e del signorino e della
    signorina Micawber,  che dichiar essere dei veri giganti;  ma  quel
    giorno non me li fecero vedere.
    Il  signor  Micawber  era molto ansioso che rimanessi a pranzo,  e non
    sarei stato contrario ad accettare,  se non avessi creduto di scoprire
    negli  occhi  della  signora  Micawber  un'ombra di preoccupazione,  e
    rapidi calcoli intorno alla quantit della carne  fredda  rimasta.  Mi
    scusai  quindi di avere un altro impegno e,  notando che l'umore della
    signora Micawber era  migliorato  immediatamente,  resistetti  a  ogni
    insistenza perch vi rinunciassi.
    Ma prima di poter decidere di andarmene dissi a Traddles, e al signore
    e alla signora Micawber,  che dovevano fissare un giorno in cui venire
    a pranzo da me.  I lavori che impegnavano Traddles  resero  necessario
    stabilire   una   data  piuttosto  lontana,   ma  fissammo  un  giorno
    conveniente per tutti, e poi mi congedai.
    Il signor Micawber,  adducendo il pretesto di indicarmi  una  via  pi
    breve di quella da cui ero venuto, mi accompagn sino all'angolo della
    strada,  essendo  ansioso (cos mi disse) di parlare in confidenza con
    un vecchio amico.
    - Mio caro Copperfield - disse il signor Micawber.  - Non  occorre  le
    dica  che  avere  sotto  il nostro tetto nelle attuali circostanze una
    mente come quella che brilla,  se mi posso permettere di usare  questa
    espressione,  che  brilla...  nel  suo  amico Traddles,   un conforto
    indicibile.  Con una lavandaia nella  porta  accanto,  che  espone  in
    vendita  sulla finestra del salotto i suoi croccanti,  e un poliziotto
    che abita di fronte,  lei pu immaginare come per me e per la  signora
    Micawber  la  compagnia di Traddles sia fonte di consolazione.  Ora mi
    occupo,   caro  signor  Copperfield,   della  vendita  di   grano   su
    commissione.  Non   un impegno di carattere remunerativo...  in altre
    parole,  non c' da guadagnare niente,  e la conseguenza  consiste  in
    certi  imbarazzi temporanei di natura pecuniaria.  Sono tuttavia lieto
    di poter aggiungere che adesso ho la prospettiva immediata di qualcosa
    che salter fuori (non mi  lecito dire in quale direzione) e  che  ho
    fiducia  mi  metter in grado di provvedere in via permanente sia a me
    sia  al  suo  amico  Traddles,   per  il  quale   provo   un   sincero
    interessamento.  Lei sar forse gi preparato a sentire che la signora
    Micawber si trova in una condizione di  salute  tale  da  non  rendere
    improbabile  che  venga  in  seguito  fatta  un'aggiunta  a quei pegni
    dell'affetto che... in breve, al nostro gruppo infantile.  La famiglia
    della  signora Micawber ha avuto la bont di manifestare scontento per
    questo stato di cose.  Non mi resta se non osservare che  non  ritengo
    sia   affar   loro,   e  che  respingo  con  disprezzo  e  con  sdegno
    l'espressione di quei sentimenti!
    Poi il signor Micawber torn a stringermi la mano, e mi lasci.


















    28 - LA SFIDA DEL SIGNOR MICAWBER.

    Fino al giorno in cui avrei offerto un pranzo  ai  miei  vecchi  amici
    ritrovati,  vissi soprattutto di Dora e di caff. Nella mia condizione
    di amore infelice avevo poco  appetito,  e  ne  ero  lieto  perch  mi
    sarebbe  sembrato  un  atto di perfidia verso Dora provare a tavola un
    normale piacere per il cibo.  La quantit di gite a piedi  che  facevo
    non  veniva  sotto  questo  riguardo  seguita  dagli abituali effetti,
    poich le delusioni avevano la meglio  sull'aria  fresca.  Ora  dubito
    inoltre,  sulle  basi  delle sofferte esperienze di quel periodo della
    mia vita,  che un solido godimento fisico del nutrimento si possa  mai
    liberamente   sviluppare   in   qualunque   soggetto   umano  che  sia
    continuamente  sottoposto  al  tormento  di  stivali  troppo  stretti.
    Ritengo  che  le estremit inferiori esigano di trovarsi in pace prima
    che lo stomaco possa mai comportarsi con energia.
    In occasione di quel mio domestico trattenimento non ripetei i  grandi
    preparativi del precedente pranzo.  Mi limitai a provvedere un paio di
    sogliole, una piccola coscia di montone e un pasticcio di piccione. Al
    mio primo timido accenno sulla possibilit che cucinasse lei stessa il
    pesce e la carne, la signora Crupp si ribell decisamente,  esclamando
    con tono dignitoso e offeso: - No!  No signore! Lei non mi chieder di
    fare una cosa del genere dato  che  mi  conosce  abbastanza  bene  per
    sapere  che non sarei mai capace di fare quello che non posso compiere
    con piena soddisfazione delle mie intenzioni!  - Ma infine arrivammo a
    un  compromesso: la signora Crupp accettava di compiere questa impresa
    a condizione che nei seguenti quindici giorni pranzassi fuori.
    Posso a questo punto far notare che quanto  dovetti  sopportare  dalla
    signora  Crupp  in  forza  della tirannia da lei stabilita su di me fu
    terribile. Non avevo mai temuto nessuno quanto lei.  Per ogni cosa era
    necessario  giungere a un compromesso.  Se esitavo prima di accettare,
    ella veniva subito colta da quello straordinario disturbo,  sempre  in
    agguato  nel suo organismo e pronto,  al minimo avviso,  a tormentarle
    gli organi vitali.  Se dopo una mezza dozzina  di  modesti  e  inutili
    strappi  al  campanello,  ne  davo  uno  impaziente  ed essa alla fine
    compariva (il che non era affatto sicuro),  lo faceva con  espressione
    di  rimprovero:  si  lasciava  cadere  senza  fiato sulla sedia vicina
    all'uscio,  posava la mano sul petto coperto di tela  giallina,  e  si
    sentiva  talmente  male  che ero felice di liberarmi di lei a costo di
    qualunque sacrificio di brandy o di  altra  sostanza  del  genere.  Se
    protestavo   quando  il  letto  mi  veniva  rifatto  alle  cinque  del
    pomeriggio,  cosa che anche oggi ritengo sconveniente,  un solo  gesto
    della  mano  che si avvicinava alla stessa zona coperta di tela,  sede
    della sensibilit ferita,  bastava a  farmi  balbettare  delle  scuse.
    Insomma  avrei  fatto  qualunque cosa entro i limiti dell'onore pur di
    non offendere la signora Crupp, ed essa era il terrore della mia vita.
    Per questo pranzo acquistai un tavolino rotondo  girevole  di  seconda
    mano  piuttosto che tornare a ingaggiare il giovanotto svelto,  contro
    il quale ero ormai prevenuto da quando una  domenica  mattina  l'avevo
    incontrato  sullo  Strand con un panciotto straordinariamente simile a
    uno mio che era sparito in quella precedente occasione.  Invece fu  di
    nuovo  ingaggiata la ragazza,  ma a patto che si limitasse a portare i
    piatti e quindi si ritirasse nella zona del pianerottolo,  fuori della
    porta  d'ingresso  in fondo al corridoio,  da dove la sua abitudine di
    soffiare col naso non  sarebbe  stata  notata  dagli  ospiti,  e  dove
    sarebbe  stato assolutamente impossibile che nel ritirarsi calpestasse
    i piatti.
    Preparai gli ingredienti per il "ponce" a cui si sarebbe  dedicato  il
    signor  Micawber;  mi  procurai una boccetta di acqua di lavanda,  due
    candele di cera,  una cartina di spilli assortiti e un puntaspilli che
    disposi  sul  tavolino  della mia camera per la toeletta della signora
    Micawber;  feci anche accendere il fuoco della mia camera per comodit
    della  signora;  e  una volta apparecchiata con le mie mani la tavola,
    attesi con calma il risultato di quei preparativi.
    All'ora stabilita i  miei  tre  ospiti  giunsero  insieme:  il  signor
    Micawber con il colletto della camicia pi alto del solito e un nastro
    nuovo  al monocolo;  la signora Micawber con la cuffia in un sacchetto
    di carta marrone chiaro;  Traddles con in  mano  il  pacchetto,  e  la
    signora Micawber al braccio. Furono tutti entusiasti del mio alloggio.
    Quando accompagnai la signora Micawber al mio tavolino da toeletta,  e
    vide su quale scala sontuosa fossero stati  fatti  i  preparativi  per
    lei,  ne  fu  talmente  felice  che  chiam  il signor Micawber perch
    andasse ad ammirare egli pure.
    - Mio caro Copperfield,  - disse il signor Micawber - questo  un vero
    lusso.  E' una condizione di vita che mi ricorda il periodo in cui ero
    io pure scapolo,  e la signora Micawber non era ancora stata indotta a
    impegnare la sua fede sull'altare di Imeneo.
    - Signor Copperfield, mio marito intendeva dire indotta da lui - disse
    maliziosamente la signora Micawber. - Non pu rispondere per altri.
    - Mia cara, - disse il signor Micawber con improvvisa seriet - non ho
    alcun  desiderio  di rispondere per altri.  Mi rendo troppo bene conto
    che allorquando,  negli imperscrutabili decreti  del  fato,  tu  fosti
    riservata  a  me,    possibile  tu sia stata riservata a un individuo
    destinato,  dopo lotte prolungate,  a cadere vittima  di  implicazioni
    pecuniarie oltremodo complicate. Comprendo la tua allusione, amor mio.
    Me ne rammarico, ma posso accettarla.
    -  Micawber!  -  esclam  in lagrime la signora Micawber.  - Ho dunque
    meritato questo?  Io,  che non ti ho mai abbandonato,  e  che  mai  ti
    abbandoner, Micawber!
    -  Amor  mio!  -  disse  molto  commosso il signor Micawber.  - Vorrai
    perdonare,  come vorr perdonare il nostro  vecchio  e  provato  amico
    Copperfield,  ne sono certo,  la momentanea lacerazione di uno spirito
    ferito,  reso sensibile da una recente collisione  con  un  servo  del
    Potere   (in   altre  parole  con  un  ribaldo  Fontaniere  dipendente
    dell'acquedotto),   e  ne  compiangerai  gli  eccessi  in   luogo   di
    condannarli.
    Poi  il  signor Micawber abbracci la signora Micawber e mi strinse la
    mano,  lasciandomi dedurre da questa parziale  allusione  che  la  sua
    domestica  fornitura  d'acqua  era  stata  interrotta  per  il mancato
    pagamento delle bollette della societ.
    Per distrarre i suoi pensieri da quel malinconico  argomento  informai
    il  signor  Micawber  che  contavo  su  di lui per la preparazione del
    "ponce",  e lo condussi verso i limoni.  In un attimo spar la recente
    depressione,  per  non  dire  disperazione.  Non  ho mai visto nessuno
    divertirsi quanto il signor Micawber  quel  giorno  tra  la  fragranza
    della  buccia  di  limone con zucchero,  l'aroma del rum bruciato e il
    vapore dell'acqua bollente.  Era magnifico vedere come  il  suo  volto
    rivolto a noi brillasse attraverso una sottile nube di questi delicati
    fumi mentre agitava, rimestava e assaggiava, quasi stesse facendo, non
    un  ponce,  ma  la  fortuna  della  sua  famiglia fino alla pi remota
    posterit.  Quanto alla signora Micawber,  non so se  fosse  l'effetto
    della cuffia, o degli spilli, o del fuoco, o delle candele di cera, ma
    usc  dalla  mia  camera quasi,  relativamente parlando,  graziosa.  E
    nessuna allodola  mai stata pi gaia di quella bravissima donna.
    Immagino (non ho mai osato indagare,  ma lo immagino) che  dopo  avere
    fritto  le  sogliole,  la signora Crupp si sia sentita male.  Perch a
    quel punto fu la disfatta.  La coscia  di  montone  venne  portata  in
    tavola molto rossa fuori e pallida all'interno,  oltre essere cosparsa
    di sostanza sconosciuta di natura ruvida,  come se fosse caduta  nella
    cenere  di  quel famoso focolare.  Ma non ci trovammo in condizione di
    giudicare il fatto dalla qualit del sugo,  perch la ragazza  l'aveva
    versato  tutto sulle scale,  dove,  dir subito che rimase in forma di
    lunghissima traccia fino a scomparire naturalmente.  Il  pasticcio  di
    piccione non era cattivo, bens una illusione di pasticcio, essendo la
    crosta,  parlando  frenologicamente,  come  la  illusione di una testa
    piena di bozzi e di bernoccoli all'esterno e con sotto quasi nulla. In
    breve,  il banchetto sarebbe stato un tale fallimento,  che  mi  sarei
    sentito infelice (voglio dire infelice a causa del fallimento,  perch
    infelice ero sempre a causa di Dora) se  non  mi  avessero  confortato
    l'ottimo  umore  dei  convitati e un brillante suggerimento del signor
    Micawber.
    - Mio caro amico  Copperfield,  -  disse  il  signor  Micawber  -  gli
    incidenti succedono nelle famiglie meglio organizzate, e in quelle non
    organizzate  da  quella influenza costante che la santifica nel mentre
    ne evidenzia il... un... dir in breve, dall'influenza della donna nel
    suo ruolo sublime  di  moglie,  bisogna  fiduciosamente  prevederli  e
    sopportarli  con  filosofia.  Se mi permette mi prender la libert di
    osservare che vi sono pochi cibi migliori,  nel  loro  genere,  di  un
    arrosto alla diavola,  e io credo che con un po' di organizzazione del
    lavoro potremmo realizzarne uno molto buono: se la giovane addetta  al
    servizio  potesse fornirci una graticola,  le dimostrer come si possa
    facilmente porre riparo a questo piccolo incidente.
    Nella dispensa  vi  era  appunto  una  graticola  sulla  quale  veniva
    cucinata la mia fetta di pancetta ogni mattina.  In un batter d'occhio
    fu disponibile, e tutti ci disponemmo a tradurre in pratica l'idea del
    signor Micawber. Cos avvenne la divisione del lavoro alla quale aveva
    accennato: Traddles tagli il montone  a  fette;  il  signor  Micawber
    (abile  nel  compiere alla perfezione qualunque operazione del genere)
    le ricopriva di pepe, mostarda,  sale;  io le mettevo sulla graticola,
    le  giravo  con una forchetta e le toglievo dal fuoco sotto gli ordini
    del signor Micawber;  e la signora  Micawber  riscaldava  e  rimestava
    continuamente in una piccola casseruola una salsa di funghi. Quando vi
    furono  abbastanza  fette  per cominciare a consumarle,  ci mettemmo a
    tavola  con  le  maniche  ancora  rimboccate,   mentre   altre   fette
    scoppiettavano  e  si  bruciacchiavano  sul fuoco,  e con l'attenzione
    divisa tra la carne sui piatti e quella in via di cottura.
    Tra la novit di quel cucinare,  la squisitezza  della  vivanda  e  il
    trambusto,  il  continuo alzarsi da tavola per badarvi,  e il continuo
    risedere per consumare le fette appena tolte bollenti dalla graticola,
    il darsi tanto daffare e tanto  scaldarsi  al  fuoco,  ci  si  divert
    talmente  in  mezzo  a tanti allettanti rumori e aromi,  che riducemmo
    all'osso la coscia di montone. Quasi per miracolo mi torn l'appetito.
    Mi vergogno a dirlo,  ma credo di avere davvero per un po' dimenticato
    Dora.  Ho  la  soddisfazione  di  pensare  che il signore e la signora
    Micawber non avrebbero potuto godere pi di  quel  banchetto,  se  per
    procurarselo  avessero  dovuto  vendere  un  letto.  Mentre mangiava e
    lavorava,  Traddles non smise quasi mai di ridere allegramente.  Credo
    anzi  che ridessimo tutti insieme,  e oso dire che nessun pranzo abbia
    mai avuto un cos pieno successo.
    Eravamo al colmo del divertimento,  e tutti occupatissimi  nei  nostri
    vari  compiti  per cercare di portare alla massima perfezione I'ultima
    partita di fette e cos coronare il festino,  quando mi accorsi di una
    presenza  estranea  nella  stanza,  e  i miei occhi s'incontrarono con
    quelli dell'immobile Littimer,  che mi  stava  ritto  davanti  con  il
    cappello in mano.
    - Che cosa c'? - esclamai senza volerlo.
    -  Le chiedo scusa,  signore,  ma mi  stato detto di entrare.  Il mio
    padrone non  qui, signore?
    - No.
    - Lei non l'ha visto signore?
    - No. Non era con lei?
    - Non ultimamente, signore.
    - Le ha detto che l'avrebbe trovato qui?
    - Non esattamente, signore. Ma direi che potrebbe trovarsi qui domani,
    se non  stato qui oggi.
    - Viene da Oxford?
    - La prego,  signore,  - replic rispettosamente -  voglia  sedere,  e
    lasci fare a me questo. - Detto questo, mi tolse con decisione di mano
    la  forchetta  e  si  chin  sulla  graticola  come  se  tutta  la sua
    attenzione fosse concentrata su di essa.
    Credo che non saremmo rimasti impressionati dall'arrivo  dello  stesso
    Steerforth, ma alla presenza di quel rispettabile servitore diventammo
    mansueti  come  agnellini.  Il signor Micawber cominci a canterellare
    un'aria per dimostrare di sentirsi perfettamente a suo agio, e torn a
    sedere con il manico di una  forchetta  nascosta  in  fretta  che  gli
    usciva dal petto della giubba come se si fosse dato una pugnalata.  La
    signora Micawber infil i suoi guanti marrone e assumette  un'aria  di
    aristocratico languore.  Traddles si pass le dita unte fra i capelli,
    mettendoseli tutti ritti e si mise  a  fissare  confuso  la  tovaglia.
    Quanto  a me,  ero un semplice infante a capo della mia tavola,  e non
    osavo quasi neppure dare un'occhiata al rispettabile  fenomeno  giunto
    da chiss dove per mettere ordine nella mia casa.
    Intanto egli aveva tolto la carne dalla graticola e la faceva girare a
    tavola con gravit. Tutti ne prendemmo, ma il piacere se n'era andato,
    e ci limitammo a far mostra di mangiare.  Quando respingemmo i piatti,
    senza far rumore li port via e mise in tavola il formaggio. Port via
    anche questo quando ci fummo serviti; sparecchi la tavola;  pos ogni
    cosa sul tavolino di servizio,  ci diede i bicchieri per il vino, e di
    sua iniziativa pilot il tavolino nella dispensa.  Tutto questo  venne
    eseguito in modo perfetto, e senza che alzasse mai gli occhi da quello
    che stava facendo.  E tuttavia,  quando mi voltava le spalle, sembrava
    che perfino con i  gomiti  volesse  eloquentemente  esprimere  la  sua
    opinione fissa intorno alla mia eccessiva giovinezza.
    - Posso fare nient'altro, signore?
    Lo  ringraziai e gli dissi di no,  gli chiesi se non volesse anch'egli
    pranzare.
    - No, le sono obbligato, signore.
    - Il signor Steerforth viene da Oxford?
    - Chiedo scusa, signore?
    - Il signor Steerforth viene da Oxford?
    - Immagino che potrebbe essere qui domani,  signore.  Pensavo anzi che
    potesse  essere  qui  oggi,  signore.  L'errore    senza  dubbio mio,
    signore.
    - Se lo vedesse lei prima di me... - dissi.
    - Mi perdoni, signore, ma non credo che lo vedr prima io.
    - Nel caso lei lo veda - dissi - la prego di dirgli che  mi  rincresce
    non sia stato qui oggi perch c'era un suo vecchio compagno di scuola.
    -  Certo,  signore!  -  e  divise un inchino tra me e Traddles,  dando
    un'occhiata a quest'ultimo.
    Si moveva silenziosamente verso la  porta,  quando  per  il  disperato
    desiderio  di  dire  qualcosa  con naturalezza,  il che in presenza di
    quell'uomo non riuscii mai a fare, dissi:
    - Oh, Littimer!
    - Signore!
    -  Quella volta  rimasto a lungo a Yarmouth?
    - Non molto a lungo, signore.
    - Ha visto terminare il lavoro della barca?
    - S,  signore.  Ero rimasto apposta per vedere completato  il  lavoro
    della barca.
    -  Lo  so!  -  Egli sollev rispettosamente gli occhi verso i miei.  -
    Immagino che il signor Steerforth non l'abbia ancora vista.
    - Non saprei davvero dire,  signore.  Credo...  ma davvero non  saprei
    dire, signore. Le auguro la buona notte, signore.
    Comprese  tutti  i  presenti nel rispettoso inchino che fece seguire a
    queste parole,  e scomparve.  Quando se ne fu andato,  mi parve che  i
    miei ospiti respirassero pi liberamente;  ma il mio sollievo fu certo
    maggiore,  perch oltre al disagio di quella straordinaria  sensazione
    di  trovarmi  sempre in svantaggio che avevo ogni volta in presenza di
    quell'uomo,  la coscienza mi rimproverava di aver  diffidato  del  suo
    padrone,  e non potevo vincere il vago timore che se ne fosse accorto.
    Come mai, avendo io nella realt cos poco da nascondere, avevo sempre
    l'impressione che quell'uomo scoprisse i miei segreti?
    Il signor Micawber mi distrasse da queste riflessioni, frammiste a una
    certa  apprensione  di   veder   comparire   lo   stesso   Steerforth,
    diffondendosi  in  lodi  verso  l'assente  Littimer  come un individuo
    altamente rispettabile e un domestico assolutamente  ammirevole.  Devo
    dire  che  il  signor  Micawber  aveva  tenuto  per s una buona parte
    dell'inchino generale, e l'aveva accolto con infinita condiscendenza.
    - Ma il "ponce",  mio caro Copperfield,  - disse il signor Micawber  -
    come il tempo e la marea, non aspetta nessuno. Ah! In questo momento 
    al  massimo  della  sua  fragranza.  Amor  mio,  vuoi esprimere il tuo
    giudizio?
    La signora Micawber disse che era eccellente.
    - E allora desidero brindare - disse il signor Micawber -  se  il  mio
    amico  Copperfield  mi  permetter  di  prendere una tale libert,  ai
    giorni in cui il mio amico Copperfield e  io  eravamo  pi  giovani  e
    lottavamo fianco a fianco per farci strada nella vita.  Posso dire, di
    me e di Copperfield,  con le parole che abbiamo gi  cantate  insieme,
    che

    Noi abbiamo scalato le vette
    Per cogliere i fiori pi belli,

    (detto  in  senso  figurato)  in  parecchie  occasioni.  Non  mi rendo
    esattamente  conto  -  disse  il  signor  Micawber  con   la   vecchia
    inflessione  della  voce,  e la vecchia indescrivibile maniera di dire
    qualcosa di raffinato - di quale  genere  siano  quei  fiori,  ma  non
    dubito  che Copperfield e io li avremmo spesso raccolti se fosse stato
    possibile.
    In quel momento il signor Micawber prese invece un sorso di "ponce". E
    lo stesso facemmo tutti, mentre Traddles era evidentemente perplesso e
    si chiedeva in quale tempo lontano il signor  Micawber  e  io  fossimo
    stati compagni nella lotta per la vita.
    -  Ehm!   -  fece  il  signor  Micawber,   schiarendosi  la  gola,   e
    riscaldandosi con il "ponce" e con il fuoco.  -  Mia  cara,  un  altro
    bicchiere?
    La signora Micawber disse che ne avrebbe preso solo un goccio,  ma non
    lo potevamo permettere, e quindi le fu colmato il bicchiere.
    - Dato che siamo tutti in confidenza qui,  signor Copperfield,   disse
    la  signora  Micawber,  sorseggiando il "ponce" - e dato che il signor
    Traddles fa parte della nostra famiglia,  gradirei molto avere la  sua
    opinione intorno alle prospettive del signor Micawber. Perch il grano
    -  disse  con forza la signora Micawber - come ho detto tante volte al
    signor Micawber,  potr essere un commercio per gentiluomini,  ma  non
    paga.  Una  commissione  che  arriva  a due scellini e nove pence ogni
    quindici giorni,  per quanto si  abbiano  idee  modeste,  non  si  pu
    chiamare remunerativa.
    Su questo punto eravamo tutti d'accordo.
    -  E  allora - disse la signora Micawber,  che si vantava di avere una
    chiara visione delle cose e di far rigare diritto il  signor  Micawber
    con  la  sua  saggezza  femminile  quando avrebbe potuto eventualmente
    deviare - e allora io mi pongo questa domanda.  Se del grano non ci si
    pu  fidare,  di  che  altro?  Ci  si  pu fidare del carbone?  Niente
    affatto.  Dietro  suggerimento  della  mia  famiglia  abbiamo  rivolto
    l'attenzione a quel ramo, ma l'abbiamo trovato ingannevole.
    Il  signor  Micawber,  abbandonato  con  le  mani  in  tasca contro la
    spalliera della seggiola,  ci lanci  un'occhiata  e  assent  con  la
    testa,  come  per  dire  che  il  caso  era  stato  esposto con grande
    chiarezza.
    - Dato quindi,  signor Copperfield,  - disse la signora  Micawber  con
    tono  ancora  pi energico - che grano e carbone sono ugualmente fuori
    questione,  era naturale che mi guardassi intorno nel mondo e dicessi:
    Che  cosa  c'  che  possa  dare  a  un uomo di talento come il signor
    Micawber una probabilit di  successo?  Escludendo  ogni  incarico  su
    commissione,  perch la commissione non  una certezza, ci che meglio
    si adatta a un uomo  dotato  del  peculiare  temperamento  del  signor
    Micawber , ne sono persuasa, la sicurezza.
    Con  un  mormorio convinto sia Traddles sia io lasciammo intendere che
    tale grande scoperta sul signor Micawber era senza dubbio veritiera  e
    che gli faceva molto onore.
    - Non le nasconder,  mio caro signor Copperfield,  - disse la signora
    Micawber - che ritenevo da  tempo  particolarmente  adatta  al  signor
    Micawber  l'industria  della  birra.  Guardiamo  la  ditta  Barclay  &
    Perkins!  Guardiamo le ditte Truman,  Hanbury & Buxton!  E' in  questo
    settore di affari su larga scala che il signor Micawber,  lo so perch
    lo conosco,   destinato a brillare;  e mi hanno detto che i  profitti
    sono e-nor-mi! Ma se il signor Micawber non pu entrare a far parte di
    queste  ditte,  le  quali  si rifiutano di rispondere alle sue lettere
    quando offre  loro  la  sua  collaborazione,  sia  pure  in  posizione
    subalterna,  a  che  cosa  serve soffermarsi su questa idea?  A nulla.
    Posso avere il convincimento che il modo  di  comportarsi  del  signor
    Micawber...
    - Eh... veramente, cara... - la interruppe il signor Micawber.
    - Amor mio, taci! - disse la signora Micawber posandogli sulla mano il
    guanto marrone. - Signor Copperfield, posso avere il convincimento che
    il  modo  di comportarsi del signor Micawber lo qualifica specialmente
    per il lavoro  bancario.  Posso  anche  sostenere  che  se  avessi  un
    capitale  depositato  presso  un istituto bancario,  i modi del signor
    Micawber,  il quale fosse a capo di quella banca,  sarebbero  tali  da
    ispirare  fiducia  e  incrementare il rapporto.  Ma se le varie banche
    rifiutano di  avvalersi  delle  abilit  del  signor  Micawber,  o  ne
    ricevono l'offerta con degli insulti,  a che cosa serve soffermarsi su
    questa idea?  A nulla.  Quanto al fondare un istituto bancario,  posso
    anche  sapere che vi sono dei membri della mia famiglia,  i quali,  se
    decidessero di mettere nelle mani del signor Micawber i loro capitali,
    saprebbero dar vita a una impresa del  genere.  Ma  se  non  volessero
    affatto  mettere  il loro denaro nelle mani del signor Micawber,  come
    infatti non vogliono, a che cosa serve saperlo?  Torno a sostenere che
    non abbiamo fatto alcun passo avanti.
    Scossi la testa e dissi: - Nemmeno uno.
    - E allora che cosa deduco da questo?  - prosegu la signora Micawber,
    sempre con l'aria di esporre lucidamente un caso.  - Quale  sar,  mio
    caro   signor   Copperfield,   la   conclusione   a   cui   mi   sento
    irresistibilmente condotta?  Ho forse torto nel dire  che,    chiaro,
    dobbiamo pur vivere?
    Risposi:  -  Niente  affatto!  -  e  anche  Traddles rispose: - Niente
    affatto! - e mi trovai ad aggiungere da solo e saggiamente che si deve
    pur vivere o morire.
    - Precisamente - replic la signora Micawber. - E' proprio cos.  E il
    fatto  ,  mio caro signor Copperfield,  che non possiamo vivere senza
    che salti fuori qualcosa di completamente  diverso  dalle  circostanze
    attuali.  Ora  sono  io  stessa  convinta,  e  l'ho  di  recente fatto
    osservare varie volte al signor Micawber,  che non ci si pu attendere
    che  nulla  salti  fuori  per  proprio conto.  Dobbiamo,  in una certa
    misura, intervenire a far saltar fuori le cose. Pu darsi che io abbia
    torto, ma mi sono fatta questa opinione.
    Sia Traddles sia io approvammo incondizionatamente.
    - Benissimo - disse la signora Micawber.  - E allora,  qual   il  mio
    consiglio? Ecco qui il signor Micawber, fornito di svariate qualifiche
    e... dotato di grande talento...
    - Ti prego, amor mio! - disse il signor Micawber.
    - Ti prego,  mio caro, di lasciare che io concluda. Ecco qui il signor
    Micawber, fornito di svariate qualifiche e dotato di grande talento...
    io direi dotato di genio, ma potrebbe essere parzialit di moglie.
    Traddles e io mormorammo insieme: - No.
    - Ed ecco qui il signor Micawber privo di una conveniente  situazione,
    o  posto  di lavoro.  Di chi  la colpa?  Della societ,   chiaro.  E
    allora io vorrei rendere  noto  un  fatto  cos  indegno,  e  lanciare
    arditamente  alla  societ  la sfida perch rimedi al danno.  Mio caro
    signor Copperfield,  - dichiar con forza la signora Micawber -  a  me
    pare  che il signor Micawber debba assolutamente lanciare alla societ
    il suo guanto di sfida e dire  in  sostanza:  Vediamo  chi  lo  vorr
    raccogliere. L'avversario si faccia subito avanti.
    Mi  arrischiai a chiedere alla signora Micawber come si sarebbe potuto
    far questo.
    - Con un annuncio pubblicitario su  tutti  i  giornali  -  rispose  la
    signora Micawber. - Mi pare che per atto di giustizia verso se stesso,
    verso la sua famiglia,  e giunger sino a dire verso la societ, dalla
    quale  stato fino adesso trascurato,  il signor Micawber  deve  farsi
    pubblicit su tutti i giornali,  presentandosi chiaramente in questi e
    quei termini, con queste e quelle qualificazioni,  e concludendo cos:
    E adesso offritemi un posto con retribuzione stipulata,  indirizzando
    a W.M. franco posta, Ufficio Postale di Camden Town.
    - Mio caro Copperfield,  - disse il signor  Micawber,  avvicinando  le
    punte del colletto all'altezza del mento,  e guardandomi di straforo -
    questa idea della signora Micawber  in effetti il balzo a  cui  avevo
    alluso l'altra volta che ebbi il piacere di vederla.
    -  Gli  annunci  sui  giornali  sono  molto  costosi - dissi piuttosto
    incerto.
    - Proprio cos!  - disse la signora Micawber con  lo  stesso  tono  di
    argomentazione logica.  - Verissimo,  mio caro signor Copperfield!  Ho
    rivolto al signor Micawber questa identica osservazione.  Appunto  per
    questo  motivo  penso che il signor Micawber debba (come ho gi detto,
    per rendere giustizia a se stesso,  alla sua famiglia e alla  societ)
    procurarsi una certa somma di denaro... con una cambiale.
    Sempre  semisdraiato sulla seggiola,  il signor Micawber giocherellava
    con il monocolo e teneva gli occhi fissi al soffitto;  ma mi parve che
    tenesse anche d'occhio Traddles, il quale guardava il fuoco.
    -  Se  nessun  membro della mia famiglia - disse la signora Micawber -
    possiede abbastanza affetti del cuore per negoziare quella cambiale...
    credo che vi sia un termine commerciale migliore per esprimere  quello
    che voglio dire...
    Senza distaccare gli occhi dal soffitto, il signor Micawber sugger: -
    Scontare.
    - Per scontare quella cambiale, - riprese la signora Micawber-  allora
    la  mia  idea    che il signor Micawber vada nella City,  presenti la
    cambiale al mercato dei titoli e la ceda per quanto riesca a ottenere.
    Se gli individui del mercato titoli obbligheranno il signor Micawber a
    compiere un grande sacrificio,  di questo dovranno rendere conto  alla
    loro coscienza.  Io lo considero decisamente un investimento. Mio caro
    signor Copperfield,  io raccomando al  signor  Micawber  di  avere  la
    stessa  idea,  di  ritenerlo  un  investimento  che  dar senza dubbio
    frutto, e di prepararsi a qualunque sacrificio.
    Ebbi l'impressione,  e non  so  davvero  perch  l'avessi,  che  nella
    signora   Micawber   quello   fosse  un  gesto  di  abnegazione  e  di
    attaccamento, e mormorai qualche sillaba in tal senso.  Traddles,  che
    prendeva  l'imbeccata  da  me,  fece  lo  stesso,  continuando  per a
    guardare il fuoco.
    - Non voglio - disse la signora Micawber, finendo di bere il ponce,  e
    aggiustandosi  la  sciarpa sulle spalle,  in preparazione di ritirarsi
    nella mia camera - non voglio  prolungare  queste  osservazioni  sulle
    faccende pecuniarie del signor Micawber.  Accanto al suo focolare, mio
    caro signor Copperfield,  e in presenza del signor Traddles,  il quale
    pur non essendo un altrettanto vecchio amico,  fa tuttavia parte della
    nostra cerchia,  non potevo tralasciare di metterla  al  corrente  del
    provvedimento che ho consigliato al signor Micawber di adottare. Trovo
    sia  giunto  il  momento in cui il signor Micawber si dia da fare,  e,
    voglio aggiungere, si affermi, e mi pare che la strada sia questa.  Mi
    rendo  ben  conto  di  essere  soltanto una donna,  e che in genere il
    giudizio maschile  ritenuto  pi  competente  in  materie  di  questo
    genere; non devo tuttavia dimenticare che quando vivevo a casa mia con
    babbo  e  mamma,  il  mio  babbo diceva sempre: Le forme di Emma sono
    gracili, ma la sua forza nell'afferrare un argomento non  inferiore a
    nessuno. Che il mio babbo avesse una parzialit per me lo so bene, ma
    che fosse in una certa misura capace di osservare i caratteri,   cosa
    di cui sia il dovere sia la ragione mi proibiscono di dubitare.
    Con   queste  parole,   e  resistendo  alle  nostre  preghiere  perch
    rallegrasse con la sua presenza l'ultimo giro del "ponce" rimasto,  la
    signora  Micawber  si  ritir  nella  mia  camera.  E io avevo davvero
    l'impressione che fosse una nobile donna...  quel tipo  di  donna  che
    avrebbe  potuto  essere  una  matrona romana,  capace di compiere ogni
    genere di cose eroiche in tempi di pubbliche calamit.
    Nel fervore di tale impressione mi congratulai con il signor  Micawber
    per  il  tesoro  che  possedeva.  Lo  stesso fece Traddles.  Il signor
    Micawber tese la mano a entrambi,  quindi si coperse il volto  con  il
    fazzoletto,  che  penso  fosse  pi  sporco  di  tabacco di quanto non
    immaginasse. Poi ritorn al "ponce", ed era davvero allegrissimo.
    Riboccava di eloquenza.  Ci spieg che nei figli si torna a vivere,  e
    che sotto la pressione delle difficolt finanziarie ogni accrescimento
    del  loro  numero    doppiamente  benvenuto.  Disse che di recente la
    signora Micawber aveva avuto i suoi dubbi in proposito ma che egli  li
    aveva dissipati e l'aveva rassicurata. Quanto alla sua famiglia, tutti
    i  componenti  erano assolutamente indegni di lei,  avevano per lui la
    massima indifferenza,  e avrebbero potuto (furono queste le sue esatte
    parole) andare al diavolo.
    Poi  il  signor  Micawber fece un caldo elogio di Traddles.  Disse che
    Traddles era un uomo di carattere, le cui virt egli stesso non poteva
    vantarsi di  possedere,  ma  che,  grazie  al  cielo,  era  capace  di
    ammirare. Alluse con sentimento alla signorina, a lui sconosciuta, che
    Traddles  onorava  del  suo  affetto,  e  che  ricambiava tale affetto
    onorando e benedicendo  a  sua  volta  Traddles  con  il  suo  affetto
    personale.  Il  signor  Micawber  brind  a  lei.  Lo  stesso feci io.
    Traddles  ci  ringrazi  entrambi,   dicendo  con  una  semplicit   e
    franchezza  che  avevo  il  buon senso di trovare deliziose: - Vi sono
    davvero molto obbligato. E vi assicuro che  la ragazza pi cara! ...
    Dopo di che il signor Micawber colse l'occasione di accennare  con  la
    maggiore  delicatezza  e  cerimoniosit  allo  stato dei miei affetti.
    Nulla se non una seria dichiarazione del contrario da  parte  del  suo
    amico  Copperfield,  osserv,  avrebbe potuto togliergli l'impressione
    che il suo amico Copperfield amava ed era amato.  Dopo essermi sentito
    di  fiamma  e  a  disagio  per  qualche momento,  e dopo un bel po' di
    balbettii e dinieghi, avendo il bicchiere in mano, dissi:  - Bene!  Vi
    invito  a  bere  alla  salute  di  D.!  -  La qual cosa tanto eccit e
    rallegr il signor Micawber,  che volle correre con  un  bicchiere  di
    ponce  nella  mia camera per permettere anche alla signora Micawber di
    bere alla salute di D.,  ed ella bevette con entusiasmo,  gridando con
    voce  acuta  di  l  dell'uscio:  -  Evviva,  evviva!  Mio caro signor
    Copperfield,  sono felice!  Evviva!  - e buss alla parete in segno di
    plauso.
    Poi  la  nostra  conversazione  prese una piega pi mondana: il signor
    Micawber ci disse che trovava scomodo abitare a Camden Town,  e che la
    prima  cosa  che  pensava  di  fare quando l'inserzione avesse sortito
    l'effetto di  far  saltar  fuori  qualcosa  di  soddisfacente  era  di
    traslocare.  Parl  di  una  costruzione  sopra  elevata all'estremit
    occidentale di Oxford Street, di fronte a Hyde Park,  che aveva sempre
    tenuta  d'occhio,  ma  a cui non prevedeva di giungere immediatamente,
    poich avrebbe reso necessario una  grande  organizzazione  domestica.
    Era  probabile vi dovesse essere un intervallo nel quale,  spieg,  si
    sarebbe dovuto accontentare della parte pi alta di  una  casa,  sopra
    qualche rispettabile impresa d'affari, magari a Piccadilly, che per la
    signora Micawber sarebbe stata una posizione piacevole, e nella quale,
    costruendo  una  finestra sporgente,  o rialzando di un altro piano il
    tetto,  o compiendo qualche altra alterazione  del  genere,  avrebbero
    potuto  vivere  per  alcuni  anni  comodamente  e  decorosamente.   Ma
    qualunque cosa fosse in  serbo  per  lui,  dichiar  con  fermezza,  e
    qualunque fosse la sua dimora,  potevamo contare su questo: vi sarebbe
    sempre stata una stanza per Traddles e una posata in tavola per me. Lo
    ringraziammo della gentilezza, ed egli ci preg di perdonare se si era
    addentrato in quei dettagli d'affari pratici,  e di ritenere il  fatto
    scusabile in uno come lui che stava per organizzare la propria vita su
    basi affatto nuove.
    La  signora Micawber torn a bussare alla parete per sapere se fossimo
    pronti per il t,  e cos interruppe quella speciale fase della nostra
    amichevole  conversazione.  Prepar  il  t con modi molto piacevoli e
    ogni volta che mi avvicinavo a lei nel maneggiare le tazze e  il  pane
    imburrato,  mi chiedeva con un sussurro se D. era bionda o bruna, e se
    era alta o bassa di statura, o altro del genere,  tutte domande che mi
    pare  di  avere  gradite.  Dopo il t parlammo di moltissimi argomenti
    davanti al caminetto,  e la signora Micawber  ebbe  la  gentilezza  di
    cantare per noi (con un filo di voce priva di sonorit, che ricordo di
    avere  giudicata,  quando l'avevo appena conosciuta,  come l'autentica
    birra  da  tavola  dell'acustica)  quelle  famose  ballate  che   sono
    "L'Audace  Sergente Bianco",  e "La Piccola Tafflin".  Per tutte e due
    queste canzoni la signora Micawber era stata famosa  quando  viveva  a
    casa  sua  con  il  babbo e la mamma.  Il signor Micawber ci disse che
    avendola sentita cantare la prima canzone,  la prima volta che l'aveva
    vista sotto il paterno tetto, essa aveva attirato la sua attenzione in
    misura straordinaria; e che quando era passata alla "Piccola Tafflin",
    aveva deciso di conquistare quella donna, o di morire nel tentativo.
    Fra  le ventidue e le ventitr la signora Micawber si alz per riporre
    la cuffia nel sacchetto di carta marrone chiaro e mettere in testa  il
    cappellino.  Il  signor  Micawber  colse  l'occasione  mentre Traddles
    s'infilava il  pastrano  di  farmi  scivolare  in  mano  una  lettera,
    chiedendomi  con un bisbiglio di leggerla con comodo.  E io pure colsi
    l'occasione,  mentre reggevo una candela sporgendola  dalla  ringhiera
    per far luce sulle scale mentre scendeva per primo il signor Micawber,
    poi la signora Micawber, e quindi Traddles con l'involto della cuffia,
    di trattenere per un momento Traddles.
    -  Traddles,  - dissi - il signor Micawber,  poveretto,  non ha alcuna
    cattiva intenzione, ma se fossi in te non gli farei alcun prestito.
    - Mio caro Copperfield,  - mi rispose sorridendo Traddles - io non  ho
    nulla da poter prestare.
    - Sai bene che hai un nome... - dissi.
    -  Oh,  questo  lo  chiami  qualcosa  che  si pu prestare?  - replic
    Traddles con un'occhiata preoccupata.
    - Certamente.
    - Oh!  -  fece  Traddles.  -  S,  certo.  Ti  sono  molto  obbligato,
    Copperfield, ma... temo che questo glielo abbia gi prestato.
    - Per la cambiale che deve servire a un certo investimento? - chiesi.
    -  No,  non per quella - disse Traddles.  - Di quella  la prima volta
    che sento parlare.  Pensavo che appunto di quella mi  avrebbe  parlato
    poi andando a casa. La mia  un'altra.
    - Spero che ci non porti a nessun guaio - dissi.
    -  Spero  di  no  - disse Traddles.  - Direi anzi di no con sicurezza,
    perch solo l'altro  giorno  mi  ha  detto  che  a  quella  era  stato
    provveduto. Us questa precisa espressione, gi provveduto.
    Siccome  in  quel momento il signor Micawber cercava di guardare in su
    per vedere dove fossimo rimasti, ebbi solo il tempo di ripetere il mio
    incitamento alla prudenza. Traddles mi ringrazi, e scese da basso. Ma
    quando vidi con quanta gentilezza andava gi con in mano l'involto,  e
    come  dava il braccio alla signora Micawber,  compresi che l'avrebbero
    fatto precipitare a capofitto nel pozzo delle cambiali.
    Ritornai accanto al fuoco,  e stavo riflettendo  tra  il  serio  e  il
    divertito  sul  carattere  del signor Micawber e i vecchi rapporti fra
    lui e me, quando udii un passo svelto salire le scale. Pensai da prima
    che fosse  Traddles  tornato  per  cercare  qualcosa  che  la  signora
    Micawber avesse dimenticato,  ma quando si avvicin lo riconobbi, e mi
    sentii battere forte il cuore e salire il sangue al viso,  perch  era
    il passo di Steerforth.
    Non avevo dimenticato Agnes, essa non aveva mai abbandonato quello che
    oso  chiamare  il santuario dei miei pensieri nel quale l'avevo fin da
    principio collocata.  Ma quando egli entr e mi fu di  fronte  con  la
    mano  tesa,  l'ombra  che  era calata su di lui si trasform in luce e
    provai confusione e vergogna per avere dubitato di colui al quale  ero
    tanto affezionato. Tuttavia non ne era diminuito il mio amore verso di
    lei,  che  rimaneva  lo  stesso angelo gentile e dolce della mia vita:
    rimproveravo me stesso, non lei,  di avergli fatto torto;  e gli avrei
    reso qualunque riparazione se avessi saputo quale e come compierla.
    - Ehi, "Margheritina", vecchio mio, sei ammutolito! - rise Steerforth,
    stringendomi cordialmente la mano, e buttandola allegramente via. - Ti
    ho scoperto in mezzo a un altro banchetto, vecchio sibarita! Direi che
    questi  tipi  dei  Doctors'  Commons sono gli uomini pi allegri della
    citt e battono in pieno noi sobrie  creature  di  Oxford!  -  Il  suo
    occhio  brillante gir gaio intorno alla stanza,  mentre si accomodava
    di fronte a me sul divano che solo da poco la signora  Micawber  aveva
    lasciato, e attizz il fuoco facendo divampare la fiamma.
    - Sono rimasto cos sorpreso,  Steerforth, - dissi, dandogli con tutta
    cordialit il benvenuto - che non avevo quasi  nemmeno  il  fiato  per
    salutarti.
    - Bene, la vista della mia persona fa del bene agli occhi malati, come
    dicono  gli  scozzesi  -  rispose Steerforth - e lo stesso si pu dire
    della tua persona in  piena  fioritura,  "Margheritina".  Come  va  la
    salute, mio caro gaudente?
    -  Sto  benissimo  -  risposi  - ma stasera niente affatto in bagordi,
    sebbene devo ammettere che ho avuto tre ospiti.
    - Che ho incontrati tutti  per  via  -  replic  Steerforth  -  mentre
    cantavano ad alta voce le tue lodi. Chi  l'amico in frack?
    Gli  diedi  in  poche  parole  la migliore spiegazione che potei della
    personalit del signor Micawber.  Rise allegramente  a  quel  ritratto
    incompleto,  disse che era certo un uomo notevole e che doveva fare la
    sua conoscenza.
    - Ma chi immagini fosse l'altro? - gli chiesi a mia volta.
    - Lo sa il cielo - rispose Steerforth.  -  Non  un  seccatore,  spero,
    anche se mi pareva ne avesse un po' l'aria.
    - Traddles! - risposi trionfante.
    - E chi ? - chiese Steerforth con la solita aria distratta.
    - Non ti ricordi di Traddles? Il nostro compagno di dormitorio a Salem
    House?
    - Oh!  Quello!  - fece Steerforth, battendo con l'attizzatoio un pezzo
    di carbone in cima al fuoco. - E' stupido come allora?  E dove diavolo
    l'hai pescato?
    In  risposta  cantai  meglio  che  potei  le  lodi di Traddles,  avevo
    l'impressione che Steerforth gli facesse torto.  E  Steerforth  lasci
    cadere  l'argomento  con  un leggero cenno di assenso e un sorriso,  e
    dopo avere osservato che sarebbe stato anch'egli contento di  rivedere
    il vecchio compagno, che ricordava sempre un po' strano; poi chiese se
    gli  potevo  dare  qualche cosa da mangiare.  Durante tutto quel breve
    dialogo, quando non aveva parlato con impulsiva vivacit,  era rimasto
    a   sedere   e   a  battere  senza  scopo  il  pezzo  di  carbone  con
    l'attizzatoio.  Notai  che  seguitava  a  fare  lo  stesso  mentre  io
    rimettevo  in  tavola  il pezzo rimasto del pasticcio di piccione e il
    resto.
    - Diamine, Margheritina, questa  una cena da re!  - esclam,  uscendo
    di  colpo dal silenzio,  e prendendo posto a tavola.  - Le far onore,
    perch arrivo adesso da Yarmouth.
    - Credevo che tu venissi da Oxford - replicai.
    - No davvero - disse Steerforth. - Sono stato in mare... un lavoro pi
    bello.
    - Oggi  stato qui Littimer a chiedere di te - dissi -  e  se  ho  ben
    capito  ha  inteso dirmi che tu eri a Oxford;  per quanto,  ora che ci
    ripenso, non l'ha detto chiaramente.
    - Littimer - disse allegramente Steerforth, versandosi un bicchiere di
    vino e sollevandolo per bere alla mia salute -  molto pi stupido  di
    quanto pensassi, se  venuto a cercarmi. Quanto a capirlo, devi essere
    molto   pi  intelligente  di  tutti  noi  di  casa,   se  ci  riesci,
    "Margheritina".
    - Sar proprio cos - dissi, avvicinando la seggiola alla tavola.  - E
    allora,  Steerforth, vieni da Yarmouth! - ero ansioso di sapere. - Sei
    rimasto a lungo?
    - No - rispose. - Una corsa di una o due settimane.
    - E come stanno tutti?  Naturalmente la piccola Emily non  s'  ancora
    sposata?
    -  Non  ancora.  Ma  prender  marito,  credo...  fra  non  so  quante
    settimane, oppure mesi,  non so bene.  Non li ho visti molte volte.  A
    proposito  -  disse,  mettendo  gi  coltello  e forchetta,  che stava
    adoperando con molta diligenza, e cominciando a frugarsi nelle tasche.
    - Ho una lettera per te.
    - Di chi?
    - Ma della tua vecchia bambinaia  -  rispose,  togliendo  varie  carte
    dalla tasca interna della giubba.  - Signor J.  Steerforth,  debitore
    verso  "I  Bravi  Compagni",  non    questa.   Abbi  pazienza  e  la
    ritroveremo subito. Il vecchio non so come si chiama sta male, e credo
    parli di questo.
    - Vuoi dire Barkis?
    -  S - disse e si frugava ancora nelle tasche,  esaminandone tutto il
    contenuto.  - Temo che sia finita per il povero Barkis.  Ho incontrato
    l  un  piccolo  dottore,  oppure  chirurgo,  o che altro sia,  che ha
    aiutato vossignoria a venire al mondo. La sapeva lunga sul caso,  e il
    nocciolo  della  sua  opinione  era  che  il corriere stava terminando
    abbastanza in fretta la sua ultima corsa.  Infila la mano nella  tasca
    interna del mio cappotto che ho buttato su quella sedia,  credo che vi
    troverai la lettera... C'?
    - Eccola! - dissi.
    - Molto bene.
    Era di Peggotty,  un pochino meno leggibile del solito,  e  breve.  Mi
    informava  delle condizioni disperate in cui si trovava suo marito,  e
    accennava al fatto che era diventato un po' pi tirchio del solito,  e
    che ci rendeva pi difficile dargli una buona assistenza.  Non diceva
    nulla della propria stanchezza e delle veglie,  faceva soltanto grandi
    lodi di lui. La lettera era scritta con una semplice e spontanea piet
    familiare  che sapevo essere genuina,  e finiva con le parole: I miei
    ossequi al sempre mio carissimo intendendo me.
    Mentre la decifravo,  Steerforth non aveva smesso  di  mangiare  e  di
    bere.
    -  E'  un  brutto  affare,  -  disse,  quando ebbi finito - ma il sole
    tramonta ogni giorno,  e ogni minuto  muore  della  gente,  e  non  ci
    dobbiamo spaventare per il comune destino.  Se tralasciassimo di tener
    duro solo per sentire  battere  da  qualche  parte  il  passo  che  si
    avviciner  alla porta di tutti gli uomini,  ci lasceremmo sfuggire di
    mano ogni oggetto della terra. No! Andiamo avanti! Con le cattive,  se
    occorre,  con le buone se conviene,  ma andiamo avanti! Saltiamo di l
    degli ostacoli e vinciamo la corsa!
    - Quale corsa? - dissi.
    - Quella in cui ci siamo impegnati - disse. - Andiamo avanti!
    Ricordo di avere notato,  quando tacque e mi guardava gettando un  po'
    indietro  la sua bella testa e con il bicchiere in mano,  che il viso,
    sebbene avesse la freschezza e il colorito acceso del vento  di  mare,
    mostrava  anche  dei  segni  che non vi erano stati l'ultima volta che
    l'avevo visto, come se egli si fosse fatto forza per sorreggere quella
    appassionata energia che,  una volta suscitata,  divampava in lui cos
    appassionatamente.  Avevo  in mente di rimproverargli quel suo intento
    di perseguire ogni capriccio,  come quello di scherzare con il mare in
    burrasca  e di sfidare la tempesta...  ma il pensiero mi torn al tema
    della nostra conversazione, e lo ripresi.
    - Voglio dirti,  Steerforth,  - dissi - se il tuo ottimo umore accetta
    di darmi ascolto...
    -  E'  un umore di grande potenza e far tutto quello che vorrai -  mi
    rispose, alzandosi da tavola e tornando vicino al fuoco.
    - E allora ti dir questo,  Steerforth.  Penso di andare laggi  dalla
    mia  vecchia  governante.  Non  perch  io  le possa fare del bene,  o
    renderle qualche autentico favore,  ma mi  tanto affezionata  che  la
    mia  semplice  visita  avr  effetto su di lei come se potessi davvero
    giovarle.  Le far tanto piacere che  le  servir  di  conforto  e  di
    sostegno.  Non    davvero  una  grande fatica quella che far per una
    persona che ha sempre avuto per me tanta amicizia.  Non faresti  anche
    tu un giorno di viaggio, se fossi al mio posto?
    Aveva  l'aria  pensierosa  e  rimase  a riflettere per un po' prima di
    rispondere a bassa voce: - Ebbene!  Allora va.  Non  potrai  fare  del
    male.
    -  Torni  appena  da  laggi,  -  dissi - sarebbe inutile chiederti di
    ripartire con me?
    - Proprio cos! - rispose.  - Parto subito per Highgate.  Non vedo mia
    madre da un pezzo e mi pesa sulla coscienza, perch vuol dire qualcosa
    essere   amato   come   lei   ama  il  suo  figliol  prodigo...   Bah!
    Sciocchezze!...  Immagino che tu abbia l'intenzione di partire domani,
    non   vero?  - disse,  tenendomi a braccia tese,  e con le mani sulle
    spalle.
    - S, penso di s.
    - Bene,  non andare prima di dopodomani.  Volevo che  tu  venissi  per
    fermarti qualche giorno da noi. Ero qui apposta per invitarti, e tu te
    ne scappi a Yarmouth!
    - Proprio tu, Steerforth, mi accusi di scappare, tu che non fai se non
    correre alla disperata verso una o un'altra ignota impresa!
    Mi fiss per un momento senza parlare,  poi aggiunse, sempre tenendomi
    stretto e dandomi uno scossone.
    - Via!  Parti dopodomani e passa con noi quella parte del  domani  che
    potrai!   Chiss  quando  ci  potremo  ancora  incontrare!   Via!  Di'
    dopodomani!  Voglio che tu stia fra  Rosa  Dartle  e  me  per  tenerci
    separati.
    - Forse senza di me vi amereste troppo?
    - Oppure ci odieremmo troppo - rise Steerforth. - Non importa se l'una
    o l'altra cosa. Via! Di' che parti dopodomani!
    Fissai  la  partenza  per  il dopodomani,  ed egli infil il pastrano,
    accese il sigaro e si mosse per andare a casa a piedi.  Vedendolo cos
    deciso, infilai io pure il pastrano (ma non accesi il sigaro, avendone
    avuto abbastanza,  e per un bel po', del primo), e giunsi con lui fino
    alla strada maestra, una strada davvero tetra di notte.  Era ancora di
    ottimo umore,  e quando ci separammo,  e lo vidi allontanarsi verso la
    sua casa tanto arditamente e  gaiamente,  ricordai  che  aveva  detto:
    Supera tutti gli ostacoli,  e vinci la corsa!,  e per la prima volta
    mi capit di augurarmi che la sua fosse  una  corsa  degna  di  venire
    intrapresa.
    Mi  stavo  spogliando nella mia camera,  quando feci cadere la lettera
    del signor Micawber.  Cos me ne ricordai,  e rotto il  sigillo  lessi
    quanto  segue.  Era  datata un'ora e mezza prima del pranzo.  Non sono
    sicuro di avere gi detto che se il signor Micawber si trovava in  una
    crisi  particolarmente  grave,  si serviva ogni volta di una specie di
    fraseologia legale;  il che gli doveva sembrare equivalente a un'opera
    di sistemazione dei suoi affari.

    Signore, perch non oso dire mio caro Copperfield,
       urgente   che  io  la  debba  informare  che  il  sottoscritto  
    schiacciato.  Pu darsi che lei oggi noti in lui qualche debole sforzo
    temporaneo  per  risparmiarle  una  prematura  conoscenza della di lui
    calamitosa posizione; ma la speranza  tramontata all'orizzonte,  e il
    sottoscritto  schiacciato.
    La  presente  comunicazione    vergata entro la personale sfera (non
    posso chiamarla societ) di un individuo in uno stato  assai  prossimo
    all'ubriachezza  al servizio di un intermediario.  Tale individuo  in
    legale possesso di questi locali sotto sequestro per morosit.  Il suo
    inventario  comprende  non  solo  i  beni  e  gli effetti di ogni tipo
    appartenenti al sottoscritto come inquilino per contratto  annuale  di
    questo  alloggio,  ma  anche  quelli  appartenenti  al  signor  Thomas
    Traddles, pigionante e membro della onorevole societ degli Avvocati.
    Se qualche goccia di desolazione mancasse alla coppa traboccante  che
    viene  adesso affidata (per usare il termine di un Autore immortale)
    alle labbra del sottoscritto,  la si  troverebbe  nel  fatto  che  una
    cambiale con amichevole firma di accettazione concessa al sottoscritto
    dal  sunnominato  signor  Thomas  Traddle per la somma di sterline 23,
    scellini 4 e pence 9,112  scaduta e non  stata ritirata. E anche nel
    fatto che le viventi responsabilit risalenti al sottoscritto sono  in
    procinto  di  aumentare  nell'ordine  naturale  di  un'altra innocente
    vittima;  la cui infelice comparsa si pu prevedere avvenga,  in cifra
    tonda,  allo  spirare  di  un  periodo non eccedente sei mesi lunari a
    partire dalla presente data.
    Dopo premesso quanto sopra,  sarebbe superfluo aggiungere che polvere
    e cenere si sono per sempre sparse
    sulla
    testa di
    Wilkins Micawber.

    Povero  Traddles!  Conoscevo  ormai  abbastanza il signor Micawber per
    prevedere che  da  parte  sua  ci  si  sarebbe  potuto  attendere  che
    superasse  il  colpo;  ma  quella notte il mio riposo fu dolorosamente
    turbato dal pensiero di Traddles,  e della figlia del curato,  una  di
    dieci  sorelle,  abitante  gi  nel Devonshire,  che era una cos cara
    ragazza,  e che avrebbe atteso Traddles  (triste  previsione)  fino  a
    sessant'anni, o a qualunque altra possibile et.





    29 - FACCIO UNA SECONDA VISITA A STEERFORTH NELLA SUA CASA.

    Al mattino dissi al signor Spenlow che desideravo assentarmi per breve
    tempo,  e  siccome  non ricevevo stipendio e non ero quindi antipatico
    all'implacabile Jorkins, non vi furono difficolt.  Colsi l'occasione,
    con  la  voce  strozzata  e  con  la vista che mi si annebbiava mentre
    pronunciavo queste parole,  di esprimere la speranza che la  signorina
    Spenlow stesse bene di salute; al che il signor Spenlow rispose con la
    massima  calma come se parlasse di un comune essere umano,  che mi era
    molto grato e che essa stava benissimo.
    Noi apprendisti sotto contratto,  come futuri  virgulti  del  patrizio
    ordine  dei  procuratori,  venivamo trattati con tanta considerazione,
    che ero quasi sempre padrone del  mio  tempo.  Ma  poich  non  volevo
    arrivare  a  Highgate prima delle ore tredici o quattordici,  e poich
    avevamo  quella  mattina  un  altro  piccolo  caso  di  scomunica  nel
    tribunale  ecclesiastico  sotto  il  titolo  di  Richiamo  al Giudice
    promosso da Tipkins contro Bullock per la correzione della sua anima,
    rimasi l per un'ora o due molto piacevolmente con il signor  Spenlow.
    La causa aveva origine da una lite fra due fabbricieri,  uno dei quali
    era accusato di avere sospinto l'altro contro una pompa;  e poich  il
    manico  di detta pompa era all'interno di una scuola,  la quale scuola
    era sotto lo spiovente del tetto della chiesa, lo spintone assumeva la
    natura di un crimine ecclesiastico.  Era un  caso  divertente;  e  poi
    partii  per  Highgate  sull'imperiale  della  diligenza,  pensando  ai
    Commons,  e a quanto il signor Spenlow aveva detto sul fatto  che  chi
    avesse toccato i Commons avrebbe causato il crollo del paese.
    La  signora  Steerforth  fu  lieta  di  vedermi,  e  fu lieta anche la
    signorina  Dartle.   Rimasi  piacevolmente  sorpreso  nel  vedere  che
    Littimer  non era l,  e che ci serviva a tavola una modesta cameriera
    giovane con la cuffia ornata di nastro azzurro,  i cui occhi erano,  a
    incontrarli  per  caso,  molto pi gradevoli e molto meno sconcertanti
    degli occhi di quell'uomo rispettabile.  Ma ci che  pi  notai  nella
    prima  mezz'ora  trascorsa  nella  casa  fu l'attenzione concentrata e
    persistente di cui mi faceva oggetto la  signorina  Dartle;  e  l'aria
    furtiva  con  cui  pareva  raffrontare  la  mia  faccia  con quella di
    Steerforth, e quella di Steerforth con la mia,  sempre in agguato e in
    attesa che da quel confronto si manifestasse qualcosa.  Ogni volta che
    mi volgevo verso di lei vedevo quel suo volto ansioso  con  i  cupi  e
    penetranti occhi neri fissi sul mio,  o trascorrere all'improvviso dal
    mio a quello di Steerforth,  o esaminarci insieme  entrambi.  In  tale
    scrutinio  di  lince  era  tanto  poco intimidita quando vedeva che me
    n'accorgevo,  che anzi non faceva  se  non  fissarmi  con  espressione
    ancora  pi  intenta.  Innocente  come  ero,  e  come sapevo di essere
    rispetto a ogni torto di cui potesse sospettarmi  colpevole,  sfuggivo
    tuttavia  quello  strano  sguardo,  affatto  incapace  di  sopportarne
    l'avido bagliore.
    Per tutto quel giorno ebbi la sensazione che quella presenza invadesse
    l'intera casa.  Se parlavo con Steerforth nella sua stanza,  udivo  il
    fruscio della sua veste nella piccola galleria esterna.  Quando il mio
    amico e io ci dedicammo a qualcuno dei nostri vecchi sport  sul  prato
    dietro  la casa,  vidi il suo volto scorrere da una finestra all'altra
    come un lume vagante,  finch si ferm dietro a una,  e  l  rimase  a
    osservarci.  Quando  al  pomeriggio uscimmo tutti e quattro a fare una
    passeggiata,  con la mano sottile mi strinse il braccio  come  in  una
    morsa,  obbligandomi a restare indietro, mentre Steerforth e sua madre
    seguitavano a camminare ed erano fuori portata della  nostra  voce;  e
    allora mi parl.
    -  Ha  lasciato  passare  molto  tempo senza venire - disse.  - La sua
    professione  davvero tanto interessante e la impegna tanto da esigere
    tutta la sua attenzione?  Glielo chiedo perch sono tanto ignorante  e
    vorrei capire. E' davvero cos?
    Risposi che il mio lavoro mi piaceva, ma certo non a quel punto.
    -  Oh,  sono  contenta  di  saperlo,  perch mi piace sempre che mi si
    corregga quando sbaglio - disse Rosa Dartle.  - Vuol forse dire che la
    sua professione  un po' arida?
    - Ma s - risposi. - Forse  un po' arida.
    - Oh! Dunque  questa una delle ragioni per cui ha bisogno di sollievo
    e  di  cambiamento...  di  eccitazione,  e  cos via?  - disse.  - Ah!
    Verissimo! Ma non  un po'... Eh?... per lui; non voglio dire per lei!
    L'occhiata che lanci verso Steerforth che andava avanti dando braccio
    alla madre,  mi chiar a chi avesse alluso;  ma al di l di questo non
    capivo assolutamente nulla. E senza dubbio lo mostravo.
    - E no... badi che non dico sia vero, ma voglio solo sapere... la cosa
    non  lo  assorbe troppo?  Non lo rende forse un po' pi trascurato del
    solito con le visite alla sua adorante  e  cieca...  eh?  -  Lanci  a
    questo punto un altro rapido sguardo ai due,  e una tale occhiata a me
    che pareva volesse leggermi i pi riposti pensieri.
    - Signorina Dartle, - replicai - la prego di non credere...
    - Oh, no! - esclam. - Oh,  povera me,  non deve supporre che io creda
    qualcosa!  Io  non  sono  sospettosa.  Faccio  solo  una domanda.  Non
    sostengo alcun giudizio.  Voglio solo formarmi un'opinione in  base  a
    quello che mi dice lei. E allora non  cos? Bene! Sono molto lieta di
    saperlo.
    - Il fatto  certo - dissi perplesso - che non  mia la responsabilit
    se  Steerforth  rimasto lontano da casa pi a lungo del solito...  se
    pure  avvenuto, perch fino a questo momento non lo sapevo,  ed  lei
    che me ne parla.  Non lo vedevo da un bel po' di tempo, e l'ho rivisto
    ieri sera.
    - Davvero?
    - Davvero, signorina Dartle!
    Mentre mi fissava negli occhi,  vidi che il volto  le  si  faceva  pi
    affilato  e  pallido,  e  il segno della vecchia ferita le si dilatava
    fino a tagliare il labbro rovinato e scendere a quello inferiore e pi
    sotto con una linea obliqua.  Vi era per me in  quella  vista  insieme
    alla  lucentezza  degli  occhi  sempre  fissi  su  di  me  qualcosa di
    terribile. Disse:
    - Che cosa sta facendo?
    Ripetei  queste  parole,  pi  a  me  stesso  che  a  lei,  tanto  ero
    sbigottito.
    - Che cosa sta facendo? - disse, con un'ansia che pareva sufficiente a
    consumarla  come  un incendio.  - In che cosa l'assiste quell'uomo che
    non mi guarda mai senza una imperscrutabile falsit  negli  occhi?  Se
    lei    onesto  e  fedele,  non le chiedo di tradire il suo amico.  Le
    chiedo solo di  dirmi  questo:    collera,    odio,    orgoglio,  
    inquietudine,    qualche  folle  fantasia,   amore: che cos' che lo
    trascina?
    - Signorina Dartle, - risposi - come posso dirle in modo che mi creda,
    che non vedo nulla in Steerforth che sia diverso dalla prima volta  in
    cui   venni   in  questa  casa?   Non  posso  supporre  nulla.   Credo
    profondamente che non vi sia nulla.  Non comprendo quasi  nemmeno  ci
    che lei vuol dire.
    Mentre non cessava di fissarmi,  un brivido,  o un palpito,  dal quale
    non potei non associare l'idea di un dolore fisico, invest quel segno
    crudele,  e le sollev l'angolo del labbro come per disprezzo,  o  per
    una  piet che disprezzava il suo oggetto.  Port in fretta la mano al
    viso... una mano tanto sottile e delicata,  che nel vedergliela alzare
    davanti  al  fuoco  per  ripararsi  il  viso,  l'avevo  dentro  di  me
    paragonata a una  fine  porcellana...  e  disse  in  fretta  con  tono
    violento  e appassionato: - Mi deve giurare di tenere il segreto!  - E
    non aggiunse altro.
    La signora Steerforth era particolarmente felice  della  presenza  del
    figlio,  e  in  quella occasione Steerforth fu con lei particolarmente
    sollecito e rispettoso. Era per me molto interessante vederli insieme,
    non solo per il motivo del loro affetto reciproco, ma anche nel notare
    quanto erano somiglianti fra loro,  e come ci che era in lui orgoglio
    o  impeto,  si  trovava  addolcito  in lei dall'et e dal sesso fino a
    diventare segno di grazia e dignit.  Pensai che era bene che fra loro
    non  fossero  mai  insorte  cause di gravi divergenze,  altrimenti due
    nature come quelle,  o per dir meglio  quelle  due  sfumature  di  una
    stessa  natura  sarebbero  state meno facilmente conciliabili dei poli
    opposti della creazione.  Devo confessare tuttavia che questa idea non
    mi venne spontaneamente, ma in seguito a un discorso di Rosa Dartle.
    Disse a pranzo:
    -  Oh,  ma  qualcuno  me  lo deve dire,  perch vi ho pensato l'intero
    giorno e voglio saperlo.
    - Vuoi sapere che cosa,  Rosa?  - le  chiese  di  rimando  la  signora
    Steerforth. - Via, via, non essere cos misteriosa.
    - Misteriosa! - esclam. - Ma davvero? Lei mi considera cos?
    -  Non  ti prego forse continuamente - rispose la signora Steerforth -
    di parlare semplicemente e in modo naturale?
    - Oh!  Allora questa non  la mia maniera naturale?  - ribatt.  - Ora
    deve proprio avere pazienza con me,  perch non faccio se non chiedere
    un'informazione. Non si conosce mai abbastanza se stessi.
    - E' diventata per te una seconda natura - disse la signora Steerforth
    senza mostrare alcun fastidio.  - Ma ricordo...  e  credo  che  te  ne
    ricorderai  tu pure...  quando i tuoi modi erano diversi Rosa;  quando
    non erano cos guardinghi, ma pi fiduciosi.
    - Sono sicura che lei ha ragione - disse.  - E' proprio  cos  che  si
    prendono  le  cattive  abitudini!  Davvero?  Ero  meno guardinga e pi
    fiduciosa?  Mi domando come avr fatto a mutare senza nemmeno saperlo!
    Bene!   E'  proprio  strano,  devo  studiarmi  di  riprendere  il  mio
    precedente io.
    - Vorrei davvero che tu lo facessi - disse con un sorriso  la  signora
    Steerforth.
    -  Oh!  Lo  voglio  davvero,  sa!  -  rispose.  -  Voglio  imparare la
    franchezza da... vediamo un po' ... da James.
    - Rosa, - disse in fretta la signora Steerforth,  perch vi era sempre
    una  sfumatura di sarcasmo in ci che diceva Rosa Dartle anche quando,
    come in quel momento, parlava nella maniera pi innocente - non potrai
    imparare la franchezza a una scuola migliore.
    -  Di  questo  sono  sicura  -  rispose  con   insolito   fervore.   -
    Naturalmente, se mai sono sicura di qualcosa, sono sicura di questo.
    A me parve che la signora Steerforth si rammaricasse di avere mostrato
    una certa irritazione, perch poco dopo aggiunse con gentilezza:
    - Bene,  mia cara Rosa,  non abbiamo ancora saputo che cosa volevi che
    ti fosse spiegato.
    - Che cosa volevo che mi fosse  spiegato?  -  ripet  con  esasperante
    freddezza.   -   Oh!   Chiedevo  soltanto  se  delle  persone  che  si
    rassomigliano nella costituzione morale... si dice cos?
    - Si pu dire benissimo cos, se si vuole - disse Steerforth.
    - Grazie...  dicevo  se  delle  persone  che  si  rassomigliano  nella
    costituzione  morale  corrano  maggiore  pericolo  di altri,  non cos
    simili,  di trovarsi violentemente e profondamente  divisi,  nel  caso
    insorgano fra loro delle gravi divergenze.
    - Direi di s - rispose Steerforth.
    -  Tu  diresti  di  s?  -  replic.  -  Povera me!  E allora,  se per
    esempio... come ipotesi  lecito presentare un'assurdit... supponiamo
    che tu e tua madre abbiate un grave dissenso.
    - Mia cara Rosa!  - la interruppe con una risata  allegra  la  signora
    Steerforth.  - Dacci un esempio diverso!  Lo sa il cielo se James e io
    non conosciamo i nostri reciproci doveri.
    - Oh! - disse la signorina Dartle, chinando la testa con aria pensosa.
    - Sicuro.  Questo servirebbe a impedirlo?  Certo che  lo  impedirebbe.
    Esattamente.  Ora  sono  contenta  di  essere  stata  tanto sciocca da
    presentare il caso, perch  tanto bello sapere che i vostri reciproci
    doveri ve lo impedirebbero! Mille grazie.
    Non  devo  tralasciare  di  registrare  un'altra  piccola  circostanza
    relativa alla signorina Dartle,  perch ebbi motivo di ricordarmene in
    seguito,  quando mi si rivel tutto l'irrimediabile  passato.  Durante
    quell'intera  giornata,  ma  specialmente  a  partire da quel momento,
    Steerforth si adoper con tutta la  sua  abilit,  e  insieme  con  la
    massima disinvoltura. per incantare quella strana donna e trasformarla
    in una presenza piacevole e soddisfatta. Che egli vi riuscisse, non mi
    sorprese  affatto.   Che  essa  resistesse  all'affascinante  influsso
    dell'arte deliziosa di lui,  nemmeno questo  mi  sorprese,  perch  mi
    rendevo  conto come essa fosse a volte stizzosa e pervicace.  Vidi che
    lentamente mutavano in  lei  l'espressione  e  i  modi;  vidi  che  lo
    guardava  con  crescente  ammirazione;  vidi come tentava,  sempre pi
    debolmente,  ma sempre pi rabbiosamente,  quasi stesse condannando la
    propria  debolezza,   di  resistere  al  cattivante  potere  che  egli
    esercitava;  e infine vidi addolcirsi il suo sguardo aspro,  e il  suo
    sorriso farsi amabile; e allora soltanto cessai di avere paura di lei,
    e  rimanemmo tutti e tre insieme a chiacchierare e a ridere intorno al
    caminetto, con tanto poca riserva come se fossimo stati dei bambini.
    Forse perch eravamo stati l tanto a lungo,  o perch Steerforth  era
    deciso  a  non  perdere  il  vantaggio ottenuto,  non so dire;  ma non
    restammo nella sala da pranzo pi di cinque minuti dopo che Rosa s'era
    ritirata.
    - Ora suona l'arpa - disse con  voce  bassa  Steerforth  avvicinandosi
    all'uscio  del  salotto  -  e  nessuno salvo mia madre,  credo l'abbia
    sentita sonare da almeno tre anni.  - Aveva  parlato  con  un  curioso
    sorriso,  che  subito  scomparve,  entrammo  insieme  nel salotto e la
    trovammo sola.
    - Non andar via - disse Steerforth,  perch s'era subito alzata -  mia
    cara Rosa, ti prego! Sii gentile questa volta e facci sentire un canto
    irlandese.
    - Che te ne importa delle canzoni irlandesi? - replic.
    - Molto!  - disse Steerforth.  - Molto pi che di tutte le altre.  C'
    qui anche la nostra "Margheritina" che  ama  la  musica  dal  profondo
    dell'anima.  Cantaci  una  canzone  irlandese,  Rosa,  e lascia che ti
    ascolti come facevo una volta.
    Non la tocc,  n tocc la sedia da cui  si  era  alzata,  ma  sedette
    accanto all'arpa. Ella rimase ancora in piedi per poco, facendo con la
    destra  lo  strano  gesto  di  sonare,  ma  senza  trarre alcun suono.
    Finalmente sedette e all'improvviso attir a s l'arpa,  e cominci  a
    sonare e a cantare.
    Non  so  se  dipendesse  dal  suo tocco o dalla voce,  ma quella fu la
    canzone meno terrena che io abbia mai ascoltata nella mia vita,  o che
    potrei immaginare.  Vi era nella sua realt qualcosa di pauroso.  Come
    se non fosse mai  stata  scritta,  n  musicata,  ma  sgorgasse  dalla
    passione  della  donna,  che  trovava  imperfetta espressione nei toni
    bassi della voce,  per calmarsi quando  tornava  il  silenzio.  Mentre
    stava  ancora china sull'arpa,  movendo le dita della mano destra,  ma
    senza produrre pi suono, io non seppi dire una sola parola.
    Ancora un momento,  e  poi  qualcosa  mi  riscosse  dal  mio  stupore:
    Steerforth  s'era  alzato  e  avvicinatosi  a lei,  le aveva posato il
    braccio  sulle  spalle  ridendo  ed  esclamando:  -  Via,  Rosa,   per
    l'avvenire  ci  vorremo sempre molto bene!  - Ed essa l'aveva colpito,
    respingendolo da s con la furia di  un  gatto  selvatico,  e  si  era
    precipitata fuori della stanza.
    - Che cos'ha Rosa? - disse entrando la signora Steerforth.
    - E' stata un angelo, mamma, - rispose Steerforth - per un poco; e poi
     andata all'estremo opposto, per mantenere l'equilibrio.
    -  James,  dovresti  stare attento a non irritarla.  Ricorda che ha il
    carattere inasprito e non si deve tormentarla.
    Rosa non ritorn,  e nessuno  parl  pi  di  lei  finch  accompagnai
    Steerforth  nella sua camera per dirgli buona notte.  Allora egli rise
    di lei  e  mi  chiese  se  avessi  mai  visto  una  donnina  feroce  e
    incomprensibile come quella.
    Gli manifestai tutto lo stupore che potei,  e gli chiesi se non poteva
    immaginare perch si fosse all'improvviso tanto risentita.
    - Oh,  lo sa il cielo il motivo - rispose  Steerforth.  -  Pu  essere
    qualunque  cosa...  oppure  nulla!  Te  l'ho  detto che porta tutto ad
    affilare sulla mola,  s compresa.  E' un arnese tagliente  e  occorre
    fare  molto  attenzione nel maneggiarlo.  E' sempre pericolosa.  Buona
    notte!
    - Buona notte, - dissi - mio caro Steerforth!  Domattina partir prima
    che tu sia sveglio. Buona notte!
    Non voleva lasciarmi andare;  mi stava di fronte con le mani sulle mie
    spalle come aveva fatto nella mia stanza.
    - "Margheritina", - disse con un sorriso - ...perch anche se non  il
    nome che ti hanno imposto padrini e madrine, mi piace di pi chiamarti
    con questo... e magari... magari, potessi tu darlo a me!
    - Ma s che posso, se voglio - dissi.
    - "Margheritina",  se qualcosa dovr mai separarci,  pensa  di  me  il
    meglio che potrai,  ragazzo mio.  Via! Facciamo questo patto: penserai
    il meglio che potrai di me se le circostanze ci dovranno mai dividere!
    - Steerforth,  - dissi - per me tu non hai un meglio e un peggio.  Sei
    sempre ugualmente caro al mio cuore.
    Mi  rammaricavo  tanto di avergli fatto torto anche solo vagamente col
    pensiero,  che stava per salirmi alle  labbra  una  confessione  della
    colpa.  E l'avrei rivelata, se non fosse stata la riluttanza che avevo
    di tradire la confidenza fattami da  Agnes,  e  l'incertezza  su  come
    affrontare  l'argomento  senza  correre il rischio di tradirla,  e poi
    egli disse in fretta: - Dio ti benedica, "Margheritina",  buona notte!
    - Non dissi nulla; ci stringemmo la mano e ci separammo.
    Mi alzai in un'alba tetra,  e vestitomi senza far rumore, mi affacciai
    all'uscio della sua camera. Era profondamente addormentato, coricato a
    suo agio con la testa appoggiata al braccio come l'avevo  tante  volte
    visto nel dormitorio del collegio.
    Sarebbe  venuto,  e  molto presto,  il momento in cui mi sarei chiesto
    come  mai  nulla  turbasse  il  suo  riposo  mentre  lo  guardavo.  Ma
    dormiva...  e  mi sia lecito ripensare a lui cos...  come tante volte
    l'avevo visto dormire in collegio; e cos, in quell'ora silenziosa, lo
    lasciai.
    Mai pi,  che Dio ti perdoni,  Steerforth!,  mai pi avrei toccato con
    affetto e amicizia quella mano inerte. Mai pi, mai pi!





















    30 - UNA PERDITA.

    Giunsi  a  Yarmouth  la  sera  e mi recai alla locanda.  Sapevo che la
    camera per gli ospiti di Peggotty,  la mia camera,  sarebbe stata  fra
    poco  abbastanza  ingombra,  se  pure  la  grande Visitatrice alla cui
    presenza tutti i viventi devono cedere il passo non  fosse  gi  nella
    casa. Andai quindi alla locanda, pranzai e vi fissai il letto.
    Quando  uscii  erano le dieci di sera.  Molti negozi erano chiusi e la
    citt era triste.  Da Omer e Joram le imposte erano gi chiuse,  ma la
    porta  era  ancora aperta,  e poich scorsi all'interno il signor Omer
    che fumava accanto all'uscio del salottino,  entrai e gli chiesi  come
    stava di salute.
    - Ma diamine,  sia lodato il cielo! - disse il signor Omer. - Come sta
    lei? Si accomodi. Il fumo non le d noia spero?
    - Niente affatto - risposi.  - Anzi mi piace...  se esce dalla pipa di
    qualcun altro.
    - Ah,  non dalla sua,  eh?  - rise di rimando il signor Omer.  - Tanto
    meglio, signore. Brutta abitudine per un giovanotto.  Si accomodi.  Io
    fumo per curarmi l'asma.
    Il  signor Omer si scost e mise una sedia per me,  poi torn a sedere
    molto affannato,  succhiando la pipa come se contenesse una riserva di
    quel fiato che gli mancava, e senza il quale sarebbe morto.
    - Mi rincresce aver sentito cattive notizie intorno al signor Barkis -
    dissi.
    Il signor Omer mi fiss con gravit e scosse la testa.
    - Sa come stia questa sera? - chiesi.
    - Proprio la domanda che avrei fatto io a lei - replic il signor Omer
    -  e  che  non  ho  fatto per delicatezza.  E' uno degli svantaggi del
    nostro mestiere.  Se qualcuno sta  male,  non  possiamo  assolutamente
    informarci sulla sua salute.
    A  questo  non avevo pensato,  sebbene appena entrato avessi temuto di
    risentire  la  vecchia  musica.   Ma   sentendogli   nominare   quella
    difficolt, dovetti subito ammetterla, e glielo dissi.
    - S,  s, lei mi capisce - disse il signor Omer, annuendo pi volte -
    Dio mio,  potrebbe essere un colpo  dal  quale  l'interessato  non  si
    rimetterebbe  pi  andare  a dirgli: Tanti ossequi dalla ditta Omer e
    Joram: come si sente stamattina? ...o  questa  sera,  a  seconda  del
    caso.
    Ci scambiammo vari cenni del capo,  e il signor Omer riprese fiato con
    l'aiuto della pipa.
    - E' una delle cose che  impedisce  alla  ditta  di  praticare  quelle
    gentilezze  che  vorrebbe  -  disse  il  signor Omer.  - Prenda me: io
    conosco Barkis da quarant'anni,  eppure non posso andare a chiedere  a
    casa sua: Come sta?.
    Compresi che era duro per il signor Omer, e glielo dissi.
    - Non sono, spero, pi interessato di un altro - disse il signor Omer.
    -  Mi  guardi!  Mi  pu mancare ogni momento il respiro,  e non sembra
    probabile,  a mio  parere,  che  date  le  circostanze  io  sia  molto
    interessato.  Ripeto  che  non  probabile questo interesse in un uomo
    che sa come il fiato gli mancher, quando gli mancher del tutto, come
    un soffietto che si spacca;  e in un uomo che  anche nonno - disse il
    signor Omer.
    Dissi: - No di certo.
    -  Non   che io mi lamenti del mio genere di lavoro - disse il signor
    Omer. - Non  cos.  Senza dubbio c' del buono e del cattivo in tutti
    i mestieri. Quello che vorrei  che la gente avesse pi coraggio.
    Con  espressione molto soddisfatta e amabile il signor Omer tir varie
    boccate in silenzio, poi torn sul primo punto:
    - Perci se vogliamo informarci come  sta  Barkis  siamo  costretti  a
    chiederlo solo a Emily.  Lei sa bene quale  il nostro scopo,  e su di
    noi non ha sospetti e nemmeno si spaventa,  come se qui si fosse tutti
    agnellini.  Minnie  e  Joram sono appena andati gi alla casa: infatti
    finito il lavoro Emily va ad aiutare un po' sua zia  e  per  chiederle
    ogni  sera  come  lui sta;  e se non le dispiace aspettare qui fin che
    ritornano, le diranno tutto.  Vuole prendere qualche cosa intanto?  Un
    bicchiere di rum e acqua? Prendo anch'io acqua e rum - disse il signor
    Omer,  alzando  il  bicchiere  -  perch  dicono  che  ammorbidisce il
    condotto dove passa questo mio  respiro  seccatore.  Ma,  Dio  santo!-
    disse  il  signor  Omer  con  voce  rauca - non  il condotto a essere
    malridotto!  Dammi un po' di fiato dico sempre a mia figlia  Minnie,
    e il condotto lo trover io, mia cara!.
    Non  aveva  davvero fiato da sprecare e mi allarmai non poco vedendolo
    ridere.  Quando fu di nuovo in  condizione  di  poter  discorrere,  lo
    ringraziai  per l'offerta del rinfresco,  che tuttavia rifiutai,  dato
    che avevo appena finito di pranzare;  aggiunsi  che  avrei  aspettato,
    dato  che  era  stato  cos  gentile di invitarmi a farlo,  finch sua
    figlia e il marito fossero tornati; e intanto chiesi notizie di Emily.
    - Ecco,  signore,  - disse il signor Omer,  levandosi di bocca la pipa
    per grattarsi il mento - le dico sinceramente che sar contento quando
    si sar maritata.
    - Perch? - chiesi.
    -  Vede,  adesso   incerta - disse il signor Omer.  - Non che non sia
    graziosa come sempre,  perch  anche  pi  graziosa  di  prima...  le
    assicuro  che    ancora  pi  carina.  Non  che non lavori bene come
    prima, perch di fatto lavora bene. Valeva quanto sei lavoranti;  e le
    vale  anche adesso.  Ma le manca lo spirito.  Se mi capisce - disse il
    signor Omer, dopo essersi di nuovo grattato il mento e avere fumato un
    po' - voglio dire quello che si intende in generale con l'espressione:
    Un tiro lungo, e un tiro forte, e un tiro finale, ragazzi,  evviva!.
    Le voglio dire che proprio questo sarebbe... in via generale... quello
    che non trovo pi in Emily.
    L'espressione  e  i  gesti del signor Omer erano tanto eloquenti,  che
    potei senza mentire accennare di s per dirgli  che  avevo  indovinato
    ci  che  intendeva  dire.  La  mia  prontezza  nel  comprendere parve
    piacergli, ed egli prosegu:
    - Ora io considero che sia cos in primo luogo perch si trova in  uno
    stato di incertezza, lei mi capisce. Ne abbiamo parlato parecchio, suo
    zio e io, il suo innamorato e io, dopo il lavoro, e io ritengo che sia
    principalmente per il motivo che si sente incerta. Lei ricorder certo
    che  Emily    una  piccola  creatura  piena  di  sentimento.  Dice il
    proverbio che non si pu fare una borsa di seta  con  un  orecchio  di
    maiale. Bene, in quanto a questo non sono sicuro. Credo anzi che potr
    succedere  se  si comincia presto nella vita.  Signore,  la ragazza ha
    fatto di quella vecchia barca una casa per abitarci  che  non  sarebbe
    migliore se fosse fatta di pietra e di marmo.
    - Ne sono convinto! - dissi.
    -  Vedere come quella graziosa piccolina  legata a suo zio - disse il
    signor Omer - e come gli sta sempre pi vicina ogni giorno che  passa,
     uno spettacolo.  Bene, ora lei sa che in casi del genere vi  sempre
    una lotta. Ma perch farla pi lunga del necessario?
    Prestavo grande attenzione a quel  brav'uomo,  e  di  tutto  cuore  mi
    sentivo di accettare quanto diceva.
    -  Perci - disse il signor Omer con il suo tono semplice e tranquillo
    - a loro due ho detto questo.  Non dovete pensare che Emily  sia  per
    nulla obbligata a completare il suo periodo.  Decidete come volete. Il
    suo lavoro  risultato pi utile che non si credesse;  ha imparato pi
    in  fretta  che non si pensasse;  la ditta Omer e Joram pu tirare una
    riga di penna su quello che rimane,  e quando volete voi lei  libera.
    Se  poi vorr mettersi d'accordo per fare a casa qualche lavoretto per
    noi, benissimo. E se non vorr,  va ugualmente bene.  In ogni caso non
    ci  perdiamo  niente.  Perch,  vede  bene  -  disse  il signor Omer,
    toccandomi con la pipa - le sembra probabile che  un  uomo  col  fiato
    corto come me,  e che  anche nonno, voglia litigare con un fiorellino
    di ragazza con gli occhi celesti come lei?
    - No certamente, ne sono sicuro - dissi.
    - No certamente!  Lei ha ragione!  - disse  il  signor  Omer.  -  Bene
    signore: suo cugino... lei sa che  il cugino che sta per sposare?
    - Oh, s - risposi - lo conosco bene.
    - Certo che lo conosce - disse il signor Omer.  - Bene,  signore!  suo
    cugino, che,  come risulta,  ha un buon lavoro e se la passa bene,  mi
    ringrazi di questo con delle maniere da vero uomo (devo dire che si 
    comportato  sempre  in modo da darmi una buonissima opinione di lui) e
    and a fissare la pi comoda casina che lei e io si  vorrebbe  vedere.
    Questa  casina  adesso   tutta ammobiliata da cima a fondo,  tutta in
    ordine e completa come una casa di bambola; ah, se non fosse stato per
    la malattia di Barkis che ha preso una brutta  piega,  pover'uomo,  io
    credo che ormai sarebbero gi marito e moglie. E cos, invece, vi  un
    rinvio.
    - Ed Emily, signor Omer? - chiesi. - E' pi calma?
    - Quanto a questo,  sa - rispose, tornando a grattarsi il doppio mento
    - non ci si pu aspettare che succeda.  La prospettiva del cambiamento
    e della separazione e cos via ,  per cos dire,  vicinissima a lei e
    anche insieme  lontanissima.  La  morte  di  Barkis  non  la  potrebbe
    ritardare molto,  come invece sar se la malattia si prolunga. In ogni
    caso, vede bene,  uno stato di incertezza.
    - Lo vedo - dissi.
    - Di conseguenza - riprese il signor Omer -  Emily    ancora  un  po'
    abbattuta e un po' agitata; forse, tutto sommato, ancora pi di prima.
    Ogni  giorno  mi pare che diventi sempre pi affezionata a suo zio,  e
    pi contraria a separarsi da noi.  Se le dico  una  buona  parola,  le
    vengono le lagrime agli occhi, e se la vedesse con la piccolina di mia
    figlia  Minnie...   uno spettacolo da non dimenticare.  Santo cielo -
    fece pensoso il signor Omer - quanto vuol bene a quella bimba!
    Trovandomi in un'occasione cos  favorevole,  mi  venne  in  mente  di
    chiedere  al signor Omer,  prima che la conversazione fosse interrotta
    dal ritorno della figlia con il marito, se sapeva qualcosa di Martha.
    - Ah!  - rispose,  scotendo la testa e con aria triste.  -  Niente  di
    buono. Una storia triste, signore, anche se non so come lei sia venuto
    a  conoscerla.  Non  avrei mai pensato che vi fosse del male in quella
    ragazza.  Preferisco non parlarne in presenza di  mia  figlia  Minnie,
    perch  mi  darebbe  subito contro,  ma  vero.  Nessuno di noi ha mai
    pensato male di lei.
    Il signor Omer ud prima di me il passo della figlia,  mi tocc con la
    pipa  e  chiuse  un  occhio  per ammonirmi alla prudenza.  Subito dopo
    entrarono la figlia con il marito.
    Le notizie furono che il signor Barkis stava male,  che pi  male  di
    cos non si poteva;  aveva perduto la conoscenza, e il dottor Chillip
    aveva detto con l'aria triste in cucina quando stava per andar via  un
    momento  prima,  che  se  il  Collegio  dei  Medici,  il  Collegio dei
    Chirurghi e l'ordine degli Speziali fossero arrivati l tutti insieme,
    non avrebbero potuto far nulla per lui.  Era  fuori  portata  dei  due
    Collegi, e l'Ordine avrebbe solo potuto avvelenarlo.
    Udito  questo,  e  venendo  pure  a  sapere  che  vi  era l il signor
    Peggotty, decisi di andare subito anch'io. Dissi buona notte al signor
    Omer,  al  signore  e  alla  signora  Joram,  e  m'incamminai  con  un
    sentimento  di  solennit  che  faceva  del signor Barkis una creatura
    nuova e diversa.
    Bussai pian piano,  e mi aperse il signor Peggotty che al vedermi  non
    si  mostr  sorpreso  come  mi  sarei  aspettato.  Notai  lo stesso in
    Peggotty,  quando scese da basso;  e l'ho osservato anche  pi  tardi:
    credo  che  l'attesa della sorpresa pi terribile annulla ogni stupore
    di fronte a ogni altro mutamento o evento inatteso.
    Strinsi la mano al signor  Peggotty  ed  entrai  nella  cucina  mentre
    richiudeva  senza  far  rumore  la porta.  Accanto al fuoco la piccola
    Emily era seduta con il viso tra le mani.  In piedi accanto a  lei  vi
    era Ham.
    Parlammo a bisbigli, tendendo di quando in quando l'orecchio ai rumori
    della  camera  di  sopra.  Non  vi avevo pensato durante la mia visita
    precedente,  ma ora mi pareva tanto strana l'assenza dalla cucina  del
    signor Barkis!
    -  Lei    stato  molto  gentile,  signorino  Davy  -  disse il signor
    Peggotty.
    - Straordinariamente gentile - disse Ham.
    - Emily, mia cara,  - disse il signor Peggotty - guarda!  E' venuto il
    signorino Davy!  Fatti animo,  carina!  Non dici nemmeno una parola al
    signorino Davy?
    Ebbe un tremito, che vedo anche adesso. Sento ancora com'era fredda la
    sua mano quando la toccai.  Il suo unico segno di vita fu di sottrarla
    alla mia; poi scivol gi dalla seggiola e strisci dall'altro lato di
    suo zio, e sempre in silenzio e tremando si chin sul suo petto.
    - E' tanto affezionata - disse il signor Peggotty, lisciandole i folti
    capelli  con  la  mano  grande e dura - che non riesce a sopportare un
    dolore come questo. E' naturale nei giovani, signorino Davy, quando si
    trovano la prima volta in queste prove,  e quando sono timidi come  il
    mio uccellino...  naturale.
    Ella si strinse ancor pi a lui,  ma non sollev il capo, n disse una
    sola parola.
    - E' tardi,  cara - disse il signor Peggotty.  -  E'  venuto  Ham  per
    accompagnarti  a casa.  Su!  Vai con quest'altro cuore affezionato.  E
    allora, Emily? Eh, mia carina!
    Non giunse fino a me il suono della sua voce,  ma egli chin la  testa
    come per darle ascolto, poi disse:
    -  Se  ti  lascio  stare  qui  con  tuo zio?  Ma questo non me lo devi
    chiedere!  Restare  con  lo  zio,  pazzerella?   Quando  c'  qui  per
    accompagnarti  a  casa quello che sar tanto presto tuo marito?  Ecco,
    nessuno lo crederebbe a vedere questa  creaturina  vicino  a  un  tipo
    rozzo  come  me - disse il signor Peggotty,  girando lo sguardo su noi
    due con indicibile orgoglio - ma  proprio vero che non vi  pi  sale
    nel  mare  di  quanto affetto lei abbia per suo zio...  questa piccola
    scioccherella di Emily!
    - In questo Emily ha ragione, signorino Davy! - disse Ham. - Ecco qui!
    Siccome Emily lo vuole,  e poi  tanto  triste  e  spaventata,  io  la
    lascio qui fino a domani mattina. E resto anch'io!
    - No,  no - disse il signor Peggotty. - Tu non devi... un uomo sposato
    come te... o come sarai tra poco, tanto fa lo stesso,  non deve buttar
    via  una  giornata  di  lavoro.  E tu non puoi stare alzato la notte e
    anche lavorare. Non va bene. Vai a casa e dormi.  Tu non hai paura che
    non si badi abbastanza a Emily, lo so.
    Ham si lasci convincere e prese il cappello per uscire.  Anche quando
    la baci (e ogni volta che lo vidi avvicinarsi a  lei  non  potei  non
    pensare  che la natura gli aveva dato un animo di gentiluomo) mi parve
    di vederla che si stringeva ancor pi a suo  zio,  fino  al  punto  di
    evitare la vicinanza dello sposo promesso.  Andai io stesso a chiudere
    la porta dietro a lui per non turbare la calma del momento,  e  quando
    tornai vidi che il signor Peggotty le stava ancora parlando.
    -  Ora vado di sopra per dire a tua zia che c' qui il signorino Davy,
    e questo le far un po' piacere - disse.  - Intanto  sta'  qui  seduta
    vicino  al fuoco,  mia cara,  e scaldati queste mani cos fredde.  Non
    devi agitarti tanto e avere cos paura.  Cosa?  Vuoi venire su con me?
    Bene,  e  allora  vieni,  su!  Sa,  signorino Davy,  - disse il signor
    Peggotty non meno fiero di prima - se suo zio restasse  senza  casa  e
    senza  tetto  e  dovesse  dormire  in  un  fossato,  credo proprio che
    andrebbe subito con lui,  anche adesso!  Ma  presto  vi  sar  qualcun
    altro, Emily, presto qualcun altro!
    Pi  tardi  quando salii di sopra,  e passai davanti alla soglia della
    mia cameretta,  che era al buio,  ebbi la vaga impressione di scorgere
    Emily l dentro, bocconi sul pavimento. Ma ora non posso dire se fosse
    davvero lei, o semplicemente una confusione di ombre.
    Davanti  al  fuoco  della  cucina  ebbi tempo di riflettere sul timore
    della morte della graziosa piccola Emily,  il che,  aggiunto a ci che
    mi  aveva  detto il signor Omer,  ritenni fosse la ragione per cui era
    tanto diversa dal solito; prima che Peggotty scendesse, ebbi pure agio
    di pensare con pi indulgenza a quella debolezza,  e mentre l  seduto
    stavo a contare i ticchettii della pendola,  si faceva pi profonda in
    me la sensazione del silenzio solenne che mi circondava.  Peggotty  mi
    abbracci,  mi  benedisse e mi ringrazi cento volte di essere per lei
    tanto di conforto (cos disse)  nel  suo  dolore.  Poi  mi  preg  che
    salissi,  e  disse  singhiozzando che il signor Barkis mi aveva sempre
    amato e ammirato; che aveva parlato tante volte di me prima di perdere
    la conoscenza; e che nel caso tornasse lucido,  riteneva che vedendomi
    si  sarebbe  rallegrato,  se qualcosa sulla terra poteva ancora dargli
    gioia.
    Quando lo vidi, questa possibilit mi parve molto remota.  Giaceva con
    la testa e le spalle fuori del letto in posizione molto scomoda, mezzo
    appoggiato  sulla  cassetta  che  gli  aveva procurato tanti affanni e
    preoccupazioni. Seppi che, quando non era pi stato capace di scendere
    dal letto per aprirla,  e nemmeno di assicurarsi che fosse  sempre  al
    sicuro  per  mezzo  del  bastone  divinatorio che l'avevo visto usare,
    aveva chiesto che gliela posassero su una sedia accanto al letto, dove
    da quel momento,  giorno e notte,  l'aveva sempre tenuta  abbracciata.
    Anche  adesso  vi  posava  il braccio.  Il tempo e il mondo si stavano
    allontanando da lui, ma la cassetta era sempre l,  e le ultime parole
    che  aveva pronunciate (con tono di spiegazione) erano state: - Vecchi
    panni!
    - Barkis,  mio caro!  - disse Peggotty,  chinandosi su di lui con voce
    quasi  gaia,  mentre suo fratello e io restavamo ai piedi del letto: -
    Ecco il mio caro ragazzo,  il signorino Davy,  che ci ha fatti  unire,
    Barkis!  Ricordi  che gli hai fatto portare i tuoi messaggi?  Non vuoi
    dire niente al signorino Davy?
    Rimaneva muto e insensibile come la cassetta,  da cui derivava l'unica
    espressione che potesse ormai avere.
    -  Se  ne  va  con  la marea - mi disse il signor Peggotty con la mano
    sulla bocca.
    Avevo le lagrime agli occhi,  erano  umidi  anche  quelli  del  signor
    Peggotty; ripetei con un sussurro: - Con la marea?
    -  Lungo  la  costa  la  gente non pu morire se non quando la marea 
    molto bassa - rispose il signor  Peggotty.  -  Nessuno  nasce  se  non
    quando la marea sale... si nasce bene solo con l'alta marea. Lui se ne
    va  con la marea.  Sar bassa marea alle tre e mezzo,  poi acqua ferma
    per mezz'ora.  Se vivr finch cambia,  terr duro fino dopo che  sar
    salita, e se ne andr con la prossima bassa marea.
    Rimanemmo a vegliarlo a lungo,  per delle ore;  non pretendo affermare
    che, date le condizioni in cui si trovava, la mia presenza abbia avuto
    su di lui alcuna  misteriosa  influenza,  ma  quando  infine  cominci
    debolmente a delirare, mormor che mi doveva portare in collegio.
    - Ritorna in s - disse Peggotty.
    Il  signor  Peggotty mi tocc il braccio,  e disse con grande timore e
    rispetto: - Se ne vanno in fretta tutti e due, lui e la marea.
    - Barkis, mio caro! - lo chiam Peggotty.
    - Clara P.  Barkis - egli mormor debolmente - nessuna donna  migliore
    sulla terra.
    -  Guarda!  C'  qui il signorino Davy!  - gli disse Peggotty,  perch
    aveva aperto gli occhi.
    Stavo per chiedergli se mi riconosceva,  quando egli cerc di stendere
    il braccio e mi disse chiaramente e con un bel sorriso:
    - Barkis  disposto!
    L'acqua adesso era bassa, ed egli se ne and con la marea.
