Capitolo dodicesimo.

Con grande meraviglia di Efix donna Ester accondiscese alle
proposte del cugino. Cos il poderetto fu venduto e la cambiale
pagata. Ma avvenne una cosa che dest le chiacchiere di tutto il
paesetto. Efix, pur continuando a stare al servizio di donna Ester
e di donna Noemi, ottenne di coltivare a mezzadria il poderetto;
cos portava in casa delle sue padrone la porzione di frutti che
gli spettava. Infine, dicevano le donne maliziose, da servo era
salito al grado di parente, anzi di protettore delle dame Pintor.
Ci che pi sorprendeva era l'accondiscendenza di don Predu; ma da
qualche tempo sembrava un altro; s'era persino dimagrito e una
voce strana correva, che egli fosse toccato a libro, vale a dire
ammaliato per virt di una fattucchieria eseguita coi libri santi.
Chi aveva interesse a far questo?
Non si sapeva: queste cose non si sanno mai chiare e precise, e se
si sapessero non sarebbero pi grandi e misteriose: il fatto era
che don Predu dimagriva, non parlava pi tanto insolentemente del
prossimo e infine commetteva la sciocchezza di comperare un podere
senza valore, e col podere il servo e a questo lasciava tutta la
sua libert.
Stefana e Pacciana dicevano:
E' un'elemosina ch'egli vuol fare alle sue disgraziate cugine.
Ma fra loro due, in confidenza, poich don Predu continuava a
mandare regali e regali alle dame Pintor, ammettevano che egli,
s, sembrava stregato, e parlavano di Efix sottovoce: tutto 
possibile nel mondo, ed Efix amava le sue padrone fino al punto di
rendersi capace di far per loro qualche sortilegio. Il suo
andirivieni con don Predu destava soprattutto i sospetti delle
serve: Stefana guard se sotto la soglia ci fosse qualche oggetto
magico nascosto, e Pacciana trov un giorno una spilla nera nel
letto del padrone... Fatti straordinari dovevano succedere.
Durante l'inverno le dame Pintor stettero sempre in casa e non
parlarono mai di andare alla Festa del Rimedio, ma a misura che le
giornate si allungavano e l'erba cresceva nell'antico cimitero,
anche donna Ester pareva presa da un senso di stanchezza, da una
malattia di languore come quella che tutti gli anni a primavera
rendeva pallida Noemi: non andava quasi pi in chiesa, si
trascinava qua e l per la casa, si sedeva ogni tanto, con le mani
abbandonate sulle cosce, dicendo che le facevano male i piedi.
Nella casa la miseria non era pi grave degli anni scorsi, poich
Efix provvedeva alle cose pi necessarie, ma l'aria stessa pareva
impregnata di tristezza.
In quaresima le due sorelle andarono a confessarsi. Era un bel
mattino limpido, sonoro; s'udivano grida di bambini e tintinnii di
greggi gi fra i giuncheti della pianura, e la voce del fiume,
grossa, sempre pi grossa, che pareva minacciasse, ma per scherzo.
Sul cielo tutto turchino non una nuvoletta, e l'aria cos
trasparente che sulle rocce del Castello si vedevano scintillare
le pietre e una finestra vuota delle rovine affacciarsi piena
d'azzurro fra l'edera che l'inghirlandava.
Prete Paskale era dentro il suo confessionale, e non intendeva
uscirne, sebbene Natlia l'aspettasse in sagrestia col caff e i
biscotti in un cofanetto.
Vedendo arrivare le due nuove penitenti, la serva fece un atto
disperato, e pens che era bene andare a far riscaldare il caff
dalla sua amica Grixenda. Eccola dunque col cofanetto sul capo,
uscire dietro l'abside, e scendere il viottolo, fra le macchie di
rovo scintillanti di rugiada.
Attraverso la porta aperta della vecchia Pottoi si vedeva Grixenda
china sulla fiamma del focolare a far bollire il caff per la
nonna ch'era a letto malata.
Ti secchi ogni giorno di pi, disse Natlia entrando.
Grixenda infatti era magra e pallida; acerba ancora, ma come
inaridita; certe mosse del collo scarno e del viso giallastro
ricordavano quelle della nonna. Solo gli occhi brillavano grandi e
chiari, pieni di una luce melanconica e insieme perfida, come
l'acqua delle paludi gi fra i giuncheti della pianura.
Il caff mi si raffredda: adesso poi son venute le tue zie, e
diventer di ghiaccio, disse Natlia, traendo la caffettiera dal
cofanetto. Cos me ne bevo un po' anch'io.
Le mie zie! Che sian fustigate! E tu con loro! Se vuoteranno
tutto il sacco dei loro peccati, certo troverai il tuo padrone
morto di sincope dentro il confessionale...
Che lingua! Si vede che t'ha morsicato la vipera. Prendi un
biscotto, eccolo, te l'offro come un fiore per raddolcirti il
cuore...
Ma Grixenda aveva davvero il cuore attossicato e non accettava
scherzi.
Se sei venuta per pungermi ti sbagli, Natlia: spine tu non ne
hai, perch sei l'euforbia, non la rosa. Io non ho dolori, non ho
dispiaceri: son forte come il pino in riva al fiume. E verr un
giorno che tu mi manderai un'ambasciata per chiedermi di diventar
mia serva.
Chi devi sposare? Il barone del castello?
Sposer un vivo, non un morto, i morti ti si attacchino ai
fianchi!
Mi pare sii stata tu a stregare don Predu.
Se lo voglio, sposo anche don Predu, disse Grixenda sollevando
fieramente il viso tragico infantile,  ma ho altri pensieri in
mente, io!
Natlia la guardava e ne sentiva piet: le sembrava un po' fuori
di s, l'infelice, e non insist quindi nel tormentarla. Prese un
altro biscotto e and a offrirlo a zia Pottoi nel suo buco. Una
striscia di luce pioveva dal tetto della stanzetta terrena,
illuminando il letto ove la vecchia giaceva vestita e con la
collana e con gli orecchini, stecchita e immobile come un cadavere
abbigliato per la sepoltura.
Credendola addormentata Natlia le sfior la mano che scottava; ma
la vecchia l'attir a s dicendole sottovoce:
Senti, Natlia, mi farai un piacere: va' da Efix Maronzu e digli
che devo parlargli: ma che non lo sappia Grixenda: va', piccola
tortora, va'!.
E dove lo trovo io, Efix? Sar in paese?
Egli vien su dal poderetto: lo vedo venir su, disse la vecchia,
mettendosi un dito sulle labbra, perch Grixenda entrava col
caff.
Vedi, Natlia; s' voluta alzare stamattina, e ha la febbre alta.
Nonna, nonna, tornate sotto le coperte.
Torner, torner: tutti torniamo sotto la coperta, disse la
vecchia, e Natlia se ne and con un peso sul cuore.
Cosa strana, ripassando davanti alla casa delle dame vide proprio
Efix salire su dalla strada solitaria: andava curvo sotto la
bisaccia, cos curvo che pareva cercasse qualcosa per terra.
La vecchia deve morire e <I>vede</I> gi, pens Natlia.
Egli la guard coi suoi occhi indifferenti come quelli di un
animale, e non disse se sarebbe o no andato dalla vecchia: saputo
che le sue padrone stavano a confessarsi si tolse la bisaccia, la
depose sul gradino e sedette aspettando: le ortiche gli punsero le
mani.
La serva allora torn in chiesa, e guard se poteva dire alle dame
che il servo era giunto, - cos avrebbero lasciato libero il
prete; ma da una parte del confessionale stava donna Ester di cui
si vedeva il lembo dello scialle venir fuori come un'ala nera, e
dall'altra stava gi donna Noemi, col dorso che ondulava
lievemente, a tratti, sotto la stoffa nera opaca, e un piede lungo
e nervoso fuori dalla sottana sollevata.
Le altre penitenti pregavano, di qua e di l nella chiesa,
accovacciate sul pavimento verdastro: un silenzio profondo, una
luce azzurrina, un odore di erba inondavano la Basilica umida e
triste come una grotta; la Maddalena affacciata alla sua cornice
pareva intenta alle voci della primavera che venivano con l'aria
fragrante, e Noemi sentiva anche lei, fin l dentro, fin contro la
grata che esalava un odor di ruggine e di alito umano, un tremito
di vita, un desiderio di morte, un'angoscia di passione, uno
struggimento di umiliazione, tutti gli affanni, i rimpianti, il
rancore e l'ansito della peccatrice d'amore.

Rientrando videro Efix rialzarsi a fatica appoggiando la mano allo
scalino. Allora Noemi, calda ancora di piet e d'amore di Dio,
s'accorse per la prima volta che il servo si era mal ridotto,
vecchio, grigio, con le vesti divenutegli larghe, e tese la mano
come per aiutarlo a sollevarsi. Ma egli era gi su e non badava
all'atto di lei.
E quando furono dentro e donna Ester domand notizie del poderetto
come fosse ancora suo, egli rispose alzando le spalle con rozzezza
insolita e and a lavarsi al pozzo.
Aprile rallegrava anche il triste cortile, le rondini sporgevano
la testina nera dai nidi della loggia guardando le compagne che
volavano basse come inseguendo la loro ombra sull'erba fitta
dell'antico cimitero.
Efix, mi pare che non stai troppo bene. Tu dovresti prenderti
qualche cosa, o riposarti qualche giorno, disse Noemi.
Ah, s, donna Noemi? Se penso invece di camminare!
Ti dico che stai male: non scherzare. Che hai?
Egli la guardava con occhi vivi, lucidi, ed era tale la sua gioia
improvvisa che le rughe intorno agli occhi parevano raggi.
Invecchio, disse, battendosi le mani una sull'altra; e
d'improvviso la sua gioia se n'and, com'era venuta.
Egli era tornato in paese perch don Predu aveva mandato a
chiamarlo: altrimenti non si sarebbe pi mosso dal poderetto. Che
poteva la piet di donna Noemi contro il suo male? Non faceva che
aumentarglielo.
And dunque dal nuovo padrone e lo trov arrampicato su una scala
a piuoli a potar la vite sotto la rete dei rami del melograno
ricamata di foglioline d'oro.
Anche l le rondini s'incrociavano rapide, ma pi alte, sullo
sfondo latteo del cielo: entro casa si sentivano le donne pulire
le stanze e mettere tutto in ordine per la Pasqua, e una grande
pace regnava intorno.
Efix non dimentic pi quei momenti. Era partito dal poderetto con
la certezza che qualche cosa di straordinario doveva succedere; ma
guardando in su ai piedi della scala gli pareva che don Predu
fosse anche lui triste, quasi malato, ed esitasse a scendere, con
la falciuola scintillante in una mano e nell'altra il tralcio di
vite dalla cui estremit violacea stillavano come da un dito
tagliato gocce di sangue.
Aspetta che finisco: o hai fretta d'andartene?, disse don Predu,
ma subito si riprese, parve ricordarsi, e scese pesantemente,
lasciando che Efix tirasse in l la scala.
Ecco, cominci, quando furono nella stanza terrena piena di sole
e d'ombra di rondini, ecco, io ti devo dire una cosa..., ed
esitava guardandosi le unghie, ecco, io voglio sposare Noemi.
Efix cominci a tremare cos forte che la mano, sul tavolo, pareva
saltasse. Allora don Predu si mise a ridere del suo riso goffo e
cattivo d'altri tempi.
Non la vorrai sposare tu, credo! Ti serbo Stefana, lo sai!
Efix taceva: taceva e lo guardava, e i suoi occhi erano cos pieni
di passione, di terrore, di gioia, che don Predu si fece serio. Ma
tentava ancora di scherzare.
Perch ti turbi tanto? Speri che io ti paghi quello che ti
devono? No, sai: tu ti aggiusti con Ester; io non ho che vederci.
Eppoi c' una cosa...
Si raschi con l'unghia una macchia del corpetto, guardandoci su
attentamente.
Mi vorr, poi?
Ah! Che dice!, balbett Efix.
Non esser tanto sicuro! Oh, adesso parliamo sul serio. Ho pensato
bene prima di decidermi: lo faccio, credi pure, pi per dovere che
per capriccio. Che aspetto? Dove vado? Alla mia et una donna
molto giovane non mi conviene. Ma questo non importa: insomma ho
deciso. Ebbene, non te lo nego: Noemi  bella e mi piace, m'
sempre piaciuta, a dirti la verit. Mah! Che vuoi! La vita passa e
noi la lasciamo passare come l'acqua del fiume, e solo quando
manca ci accorgiamo che manca. Mah, lasciami stare aggiunse,
battendosi le mani sulle ginocchia e poi alzandosi e poi
rimettendosi a sedere. Quello che adesso importa  di sapere se
Noemi accetta. Io far la domanda come si conviene; le mander
prete Paskale, o il dottore o chi vuole; ma non voglio prendermi
un rifiuto, eh, cos Dio mi assista, questo no, perbacco! Tu
intendi, Efix?
Efix intendeva benissimo, e accennava di s, di s, col capo, con
gli occhi scintillanti.
Devo parlar io, con donna Noemi?
Don Predu gli batt una mano sulle ginocchia.
Bravo! E' questo. E prima , meglio , Efix! Queste cose non
bisogna lasciarle inacidire. Le dirai: "Chi si deve mandare per la
domanda ufficiale? Prete Paskale, o la sorella, o chi?". Se lei
dice di non mandare nessuno, tanto meglio, in fede di cristiano,
tanto meglio! Eppoi le cose le faremo presto e senza chiasso: non
siamo pi due ragazzetti. Che ne pensi? Io ho quarantotto anni a
settembre, e lei sar sui trentacinque, che ne dici? Tu sai la sua
et precisa? Oh, poi le dirai che non si dia pensiero di nulla: la
casa  pronta, le serve ci sono; pettegole, s, ma ci sono, e
pagate bene. La biancheria c', tutto c'. Le provviste non
mancano, eh, cos Dio la conservi! Basta, di queste cose poi
parleremo con Ester. Solo mi dispiace... Ebbene, te lo posso dire:
che Ruth sia morta cos... Forse anche lei sarebbe stata
contenta...
Efix s'alz. Sentiva qualche cosa pungerlo in tutta la persona, e
aveva bisogno di andare, di affrettare il destino.
Ebbene, aspetta un altro po', diavolo! Ti dar da bere: un po' di
acquavite? O anice? Stefana, ira di Dio, c' il tuo pretendente,
Stefana!
S'udivano le donne sbattere i mobili con furore. Finalmente la
serva anziana apparve, con un tovagliolo sul capo e un altro in
mano, seria e imponente, tuttavia, con gli occhi pieni di
rassegnazione ai voleri del padrone. Apr l'armadio, vers l'anice
e guard Efix con un vago senso di terrore, ma anche per scrutare
se egli prendeva sul serio gli scherzi del padrone: ma Efix era
cos umile e sbigottito ch'ella torn su e disse alla compagna
giovine:
S'egli ha fatto la stregonena l'ha fatta bene. La fortuna cade
come una saetta su quella gente: pulisci bene, che sar fatica
risparmiata per le nozze.
Tue con Efix?, disse Pacciana. Per don Predu bisogna prima
aspettare che donna Noemi lo accetti!
Ma Stefana fece le fiche, tanto queste parole le sembravano
assurde.

Quando fu nella strada dopo che don Predu lo ebbe accompagnato
fino al portone come un amico, Efix si guard attorno e sospir.
Tutto era mutato; il mondo si allargava come la valle dopo
l'uragano quando la nebbia sale su e scompare: il Castello sul
cielo azzurro, le rovine su cui l'erba tremava piena di perle, la
pianura laggi con le macchie rugginose dei giuncheti, tutto aveva
una dolcezza di ricordi infantili, di cose perdute da lungo tempo,
da lungo tempo piante e desiderate e poi dimenticate e poi
finalmente ritrovate quando non si ricordano e non si rimpiangono
pi.
Tutto  dolce, buono, caro: ecco i rovi della Basilica, circondati
dai fili dei ragni verdi e violetti di rugiada, ecco la muraglia
grigia, il portone corroso, l'antico cimitero coi fiori bianchi
delle ossa in mezzo all'avena e alle ortiche, ecco il viottolo e
la siepe con le farfalline lilla e le coccinelle rosse che
sembrano fiorellini e bacche: tutto  fresco, innocente e bello
come quando siamo bambini e siamo scappati di casa a correre per
il mondo meraviglioso.
La Basilica era aperta, in quei giorni di quaresima, ed Efix and
a inginocchiarsi al suo posto, sotto il pulpito.
La Maddalena guardava, lieta anche lei, come una dama spagnola
ospite dei Baroni affacciata a un balcone del Castello. Sentiva la
primavera anche lei, era felice bench fossero i giorni della
passione di Nostro Signore. Qualche ricco feudatario doveva averla
domandata in sposa, ed ella sorrideva ai passanti, dal suo
balcone, e sorrideva anche ad Efix inginocchiato sotto il pulpito.
Signore, Vi ringrazio, Signore, prendetevi adesso l'anima mia; io
sono felice d'aver sofferto, d'aver peccato, perch esperimento la
vostra Misericordia divina, il vostro perdono, l'aiuto vostro, la
vostra infinita grandezza. Prendetevi l'anima mia, come l'uccello
prende il chicco del grano. Signore, disperdetemi ai quattro
venti, io vi loder perch avete esaudito il mio cuore...
Eppure nell'alzarsi a fatica, con le ginocchia indolenzite, prov
un senso di pena, come se l'ombra di una nuvola passasse nella
chiesa velando il viso della Maddalena.
Anche il viso di donna Noemi, curva a cucire nel cortile, era
velato d'ombra.
Efix colse una viola del pensiero dall'orlo del pozzo e and a
offrirgliela. Ella sollev gli occhi meravigliati e non prese il
fiore.
Indovina chi glielo manda? Lo prenda.
Tu l'hai colto e tu tientelo.
No, davvero, lo prenda, donna Noemi.
Sedette davanti a lei, per terra, a gambe in croce come uno
schiavo, prendendosi i piedi colle mani: non sapeva come
cominciare, ma sapeva gi che la padrona indovinava. Infatti Noemi
aveva lasciato cadere la viola in una valletta bianca della tela;
le batteva il cuore; s, indovinava.
Donna Ester dov'?, disse Efix curvandosi sui suoi piedi. Come
sar contenta, quando sapr! Don Predu mi aveva fatto tornare in
paese per questo...
Ma che cosa dici, disgraziato?
No, non mi chiami disgraziato! Sono contento come se morissi in
grazia di Dio in questo momento e vedessi il cielo aperto. Sono
stato in chiesa, prima di tornar qui, a ringraziare il Signore. In
coscienza mia,  cos...
Ma perch, Efix?, ella disse con voce vaga, pungendo con l'ago
la viola. Io non ti capisco.
Egli sollev gli occhi: la vide pallida, con le labbra tremanti,
con le palpebre livide come quelle di una morta. E' la gioia,
certo, che la fa sbiancare cos; ed egli prova un tremito, un
desiderio d'inginocchiarsi davanti a lei e dirle: s, s,  una
grande gioia, donna Noemi, piangiamo assieme.
Lei accetta, donna Noemi, padrona mia? E' contenta, vero? Devo
dirgli che venga?
Ella fece violenza a se stessa; si morsic le labbra, riapr gli
occhi e il sangue torn a colorirle il viso, ma lievemente, appena
intorno alle palpebre e sulle labbra. Guard Efix ed egli rivide
gli occhi di lei come nei giorni terribili, pieni di rancore e di
superbia. L'ombra ridiscese su lui.
Non si offenda se gliene parlo io per il primo, donna Noemi! Sono
un povero servo, s, ma sono chiuso come una lettera. Se lei
accetta, don Predu mander il prete a far la domanda, o chi vuol
lei...
Noemi butt gi la viola ferita e si rimise a cucire. Pareva
tranquilla.
Se Predu ha voglia di ridere, rida pure; non m'importa nulla. 
Donna Noemi!
S, s! Non dico che non faccia sul serio, s. Allora non saresti
l. Ma adesso fa' il piacere, alzati e vattene.
Donna Noemi?
Ebbene, che hai adesso? Levati, non star l inginocchiato, con le
mani giunte! Sei stupido!
Ma donna Noemi, che ha? Rifiuta?
Rifiuto.
Rifiuta? Ma perch, donna Noemi mia?
Perch? Ma te lo sei dimenticato? Sono vecchia, Efix, e le
vecchie non scherzano volentieri. Non parlarmene pi.
Questo solo mi dice?
Questo solo ti dico.
Tacquero. Ella cuciva: egli aveva sollevato le ginocchia e si
stringeva in mezzo le mani giunte. Gli pareva di sognare, ma non
capiva. Finalmente alz gli occhi e si guard attorno. No, non
sognava, tutto era vero; il cortile era pieno di sole e d'ombra:
qualche filo di legno cadeva dal balcone come cadono le foglie dei
pini in autunno; e al di l del muro si vedeva il Monte bianco
come di zucchero, e tutto era soave e tenero come al mattino
quando egli era uscito dalla casa di don Predu. Gli pareva di
sentire ancora le donne a sbattere i mobili; ma erano colpi sulla
sua persona; s, qualche cosa lo percoteva, sulla schiena, sulle
spalle, sulle scapole e sui gomiti e sui ginocchi e sulle nocche
delle dita. E donna Noemi era l, pallida, che cuciva, cuciva, che
gli pungeva l'anima col suo ago: e le rondini passavano
incessantemente in giro, sopra le loro teste, come una ghirlanda
mobile di fiori neri, di piccole croci nere. Le loro ombre
correvano sul terreno come foglie spinte dal vento: ed egli
ricord la pena provata nell'alzarsi di sotto il pulpito e l'ombra
sul viso della Maddalena. Sospir profondamente. Capiva. Era il
castigo di Dio che gravava su lui.
Allora, piano piano, cominci a parlare, afferrando il lembo della
gonna di Noemi, e non capiva bene ci che diceva, ma doveva essere
un discorso poco convincente perch la donna continuava a cucire e
non rispondeva, di nuovo calma con un sorriso ambiguo alle labbra.
Solo dopo ch'egli parve aver detto tutto, tutte le miserie
passate, tutti gli splendori da venire, ella parl, ma piano,
sollevando appena gli occhi quasi parlasse con gli occhi soltanto.
Ma non prenderti tanto pensiero, Efix, non immischiarti oltre nei
fatti nostri. E poi lo sai: abbiamo vissuto finora; non siamo
state bene, finora? Che ci  mancato? E tireremo avanti, con
l'aiuto di Dio: il pane non mancher. In casa di Predu c' troppa
roba e non saprei neppure custodirla.
Efix meditava, disperato. Che fare, se non ricorrere a qualche
menzogna?
Riprese a palparle la veste.
Eppoi devo dirle cose gravi, donna Noemi mia. Non volevo, ma lei,
con la sua ostinazione, mi costringe. Don Predu  tanto preso che
se lei non lo vuole morr. S,  come stregato, non dorme pi. Lei
non sa cosa sia l'amore, donna Noemi mia; fa morire. E' poca
coscienza far morire un uomo...
Allora Noemi rise e i suoi denti intatti luccicarono sino in fondo
come quelli d'una fanciulla follemente allegra. Quel riso fece
tanto male a Efix, lo irrit, lo rese maligno e bugiardo.
Eppoi un'altra cosa pi grave ancora, donna Noemi! S, mi
costringe a dirgliela. Don Giacinto minaccia di tornarsene qui...
Intende?
Ella smise di cucire, si drizz sulla vita, si pieg indietro col
viso per respirare meglio: le sue mani abbrancarono la tela.
Ed Efix balz su spaventato, credendo ch'ella stesse per svenire.
Ma fu un attimo. Ella torn a guardarlo coi suoi occhi cattivi e
disse calma:
Anche se torna non c' pi nulla da perdere. E non abbiamo
bisogno di nessuno per difenderci.
Egli raccolse di terra la viola e and a sedersi sulla scala, come
la notte dopo la morte di donna Ruth. Non si domandava pi perch
Noemi rifiutava la vita: gli sembrava di capire. Era il castigo di
Dio su lui: il castigo che gravava su tutta la casa. Ed egli era
il verme dentro il frutto, era il tarlo che rodeva il destino
della famiglia. Appunto come il tarlo egli aveva fatto tutte le
sue cose di nascosto: aveva roso, roso, roso, adesso si
meravigliava se tutto s'era sgretolato intorno a lui? Bisognava
andarsene: questo solo capiva. Ma un filo di speranza lo sosteneva
ancora, come lo stelo ancor fresco sosteneva la viola livida
ch'egli teneva fra le dita. Dio non abbandonerebbe le disgraziate
donne. Andato via lui, donna Noemi, forse offesa dalla stessa
maniera dell'ambasciata, si piegherebbe. Dopo tutto, due donne
sole non possono vivere.
Bisognava andare. Come aveva fatto, a non capirlo ancora? Gli
sembr che una voce lo chiamasse: e una voce lo chiam davvero, al
di l del muro, dal silenzio della strada.
S'alz e s'avvi: poi torn indietro per riprendere la bisaccia
attaccata al piuolo sotto la loggia. Il piuolo, fisso l da
secoli, si stacc e balz fra i ciottoli del cortile come un
grosso dito nero. Egli trasal. S, bisognava andarsene: anche il
piuolo si staccava per non sostener pi la bisaccia.
E con sorpresa di Noemi, che aveva seguito con la coda dell'occhio
tutti i movimenti di lui, egli non riattacc il piuolo, e s'avvi.
Efix? Te ne vai?
Egli si ferm, a testa bassa.
Non aspetti Ester? Torni per Pasqua?
Egli accenn di no.
Efix, ti sei offeso? Ti ho detto qualche cosa di male?
Nulla di male, padrona mia. Solo che devo andare:  ora.
E allora va' in buon'ora.
Egli pens un momento: gli parve di dimenticare qualche cosa, come
quando si sta per intraprendere un viaggio e ci si domanda se si 
provvisti di tutto.
Donna Noemi, comanda nulla?
Nulla. Solo mi pare che tu stia male: sei malato? Sta' qui,
chiameremo il dottore: ti tremano le gambe.
Devo andare.
Efix ascolta: non averti a male di quanto t'ho detto. E' cos,
non posso, credi. Lo so che ti fa dispiacere, ma non posso. Non
dir nulla a Ester. E va', se vuoi andare. Ma se ti senti male
torna; ricordati che questa  casa tua.
Egli s'accomod sulle spalle la bisaccia e usc. Sugli scalini del
portone scosse i piedi uno dopo l'altro per non portar via neppure
la polvere della casa che abbandonava.


