Capitolo secondo.

All'alba part, lasciando il ragazzo a guardare il podere.
Lo stradone, fino al paese era in salita ed egli camminava piano
perch l'anno passato aveva avuto le febbri di malaria e
conservava una gran debolezza alle gambe: ogni tanto si fermava
volgendosi a guardare il poderetto tutto verde fra le due muraglie
di fichi d'India; e la capanna lass nera fra il glauco delle
canne e il bianco della roccia gli pareva un nido, un vero nido.
Ogni volta che se ne allontanava lo guardava cos, tenero e
melanconico, appunto come un uccello che emigra: sentiva di
lasciar lass la parte migliore di se stesso, la forza che d la
solitudine, il distacco dal mondo; e andando su per lo stradone
attraverso la brughiera, i giuncheti, i bassi ontani lungo il
fiume, gli sembrava di essere un pellegrino, con la piccola
bisaccia di lana sulle spalle e un bastone di sambuco in mano,
diretto verso un luogo di penitenza: il mondo.
Ma sia fatta la volont di Dio e andiamo avanti. Ecco a un tratto
la valle aprirsi e sulla cima a picco d'una collina simile a un
enorme cumulo di ruderi, apparire le rovine del Castello: da una
muraglia nera una finestra azzurra vuota come l'occhio stesso del
passato guarda il panorama melanconico roseo di sole nascente, la
pianura ondulata con le macchie grigie delle sabbie e le macchie
giallognole dei giuncheti, la vena verdastra del fiume, i paesetti
bianchi col campanile in mezzo come il pistillo nel fiore, i
monticoli sopra i paesetti e in fondo la nuvola color malva e oro
delle montagne Nuoresi.
Efix cammina, piccolo e nero fra tanta grandiosit luminosa. Il
sole obliquo fa scintillare tutta la pianura; ogni giunco ha un
filo d'argento, da ogni cespuglio di euforbia sale un grido
d'uccello; ed ecco il cono verde e bianco del monte di Galte
solcato da ombre e da strisce di sole, e ai suoi piedi il paese
che pare composto dei soli ruderi dell'antica citt romana.
Lunghe muriccie in rovina, casupole senza tetto, muri sgretolati,
avanzi di cortili e di recinti, catapecchie intatte pi
melanconiche degli stessi ruderi fiancheggiano le strade in pendo
selciate al centro di grossi macigni; pietre vulcaniche sparse qua
e l dappertutto danno l'idea che un cataclisma abbia distrutto
l'antica citt e disperso gli abitanti; qualche casa nuova sorge
timida fra tanta desolazione, e pinte di melograni e di carrubi,
gruppi di fichi d'India e palmizi danno una nota di poesia alla
tristezza del luogo.
Ma a misura che Efix saliva questa tristezza aumentava, e a
incoronarla si stendevano sul ciglione, all'ombra del Monte, fra
siepi di rovi e di euforbie, gli avanzi di un antico cimitero e la
Basilica pisana in rovina. Le strade erano deserte e le rocce a
picco del Monte apparivano adesso come torri di marmo.
Efix si ferm davanti a un portone attiguo a quello dell'antico
cimitero. Erano quasi eguali, i due portoni, preceduti da tre
gradini rotti invasi d'erba; ma mentre il portone dell'antico
cimitero era sormontato appena da un'asse corrosa, quello delle
tre dame aveva un arco in muratura e sull'architrave si notava
l'avanzo di uno stemma: una testa di guerriero con l'elmo e un
braccio armato di spada; il motto era: <I>quis resistit hujas?</I>
Efix attravers il vasto cortile quadrato, lastricato al centro,
come le strade, da una specie di solco in macigni per lo scolo
delle acque piovane, e si tolse la bisaccia dalle spalle guardando
se qualcuna delle sue padrone s'affacciava. La casa, a un sol
piano oltre il terreno, sorgeva in fondo al cortile, subito
dominata dal Monte che pareva incomberle sopra come un enorme
cappuccio bianco e verde.
Tre porticine s'aprivano sotto un balcone di legno a veranda che
fasciava tutto il piano superiore della casa, al quale si saliva
per una scala esterna in cattivo stato. Una corda nerastra,
annodata e fermata a dei piuoli piantati agli angoli degli
scalini, sostituiva la ringhiera scomparsa. Le porte, i sostegni e
la balaustrata del balcone erano in legno finemente scolpito:
tutto per cadeva, e il legno corroso, diventato nero, pareva al
minimo urto sciogliersi in polvere come sgretolato da un
invisibile trivello.
Qua e l per, nella balaustrata del balcone, oltre le colonnine
svelte ancora intatte, si osservavano avanzi di cornice su cui
correva una decorazione di foglie, di fiori e di frutta in
rilievo, ed Efix ricordava che fin da bambino quel balcone gli
aveva destato un rispetto religioso, come il pulpito e la
balaustrata che circondava l'altare della Basilica.
Una donna bassa e grossa, vestita di nero e con un fazzoletto
bianco intorno al viso duro nerastro, apparve sul balcone; si
curv, vide il servo, e i suoi occhi scuri a mandorla
scintillarono di gioia.
Donna Ruth, buon giorno, padrona mia!
Donna Ruth scese svelta, lasciando vedere le grosse gambe coperte
di calze turchine: gli sorrideva, mostrando i denti intatti sotto
il labbro scuro di peluria.
E donna Ester? E donna Noemi?
Ester  andata a messa, Noemi s'alza adesso. Bel tempo, Efix!
Come va laggi?
Bene, bene, grazie a Dio, tutto bene.
Anche la cucina era medioevale: vasta, bassa, col soffitto a travi
incrociate nere di fuliggine; un sedile di legno lavorato poggiava
lungo la parete al di qua e al di l del grande camino; attraverso
l'inferriata della finestra verdeggiava lo sfondo della montagna.
Sulle pareti nude rossicce si notavano ancora i segni delle
casseruole di rame scomparse; e i piuoli levigati e lucidi ai
quali un tempo venivano appese le selle, le bisacce, le armi,
parevano messi l per ricordo.
Ebbene, donna Ruth?..., interrog Efix, mentre la donna metteva
una piccola caffettiera di rame sul fuoco. Ma ella volse il gran
viso nero incorniciato di bianco e ammicc accennandogli di
pazientare.
Vammi a prendere un po' d'acqua, intanto che scende Noemi...
Efix prese il secchio di sotto al sedile; s'avvi, ma sulla porta
si volse timido, guardando il secchio che dondolava.
La lettera  di don Giacintino?
Lettera? E' un telegramma...
Ges grande! Non gli e accaduto nulla di male?
Nulla, nulla! Va'...
Era inutile insistere, prima che scendesse donna Noemi; donna
Ruth, sebbene fosse la pi vecchia delle tre sorelle e tenesse le
chiavi di casa (del resto non c'era pi nulla da custodire) non
prendeva mai nessuna iniziativa e nessuna responsabilit.
Egli and al pozzo che pareva un <I>nuraghe</I> scavato in un
angolo del cortile e protetto da un recinto di macigni sui quali,
entro vecchie brocche rotte, fiorivano piante di violacciocche e
cespugli di gelsomini: uno di questi si arrampicava sul muro e vi
si affacciava come per guardare cosa c'era di l, nel mondo.
Quanti ricordi destava nel cuore del servo quest'angolo di
cortile, triste di musco, allegro dell'oro brunito delle
violacciocche e del tenero verde dei gelsomini!
Gli sembrava di veder ancora donna Lia, pallida e sottile come un
giunco, affacciata al balcone, con gli occhi fissi in lontananza a
spiare anch'essa cosa c'era di l, nel mondo. Cos egli l'aveva
veduta il giorno della fuga, immobile lass, simile al pilota che
esplora con lo sguardo il mistero del mare...
Come pesano questi ricordi! Pesano come il secchio pieno d'acqua
che tira gi, gi nel pozzo.
Ma sollevando gli occhi Efix vide che non era Lia la donna alta
che si affacciava agile al balcone agganciandosi i polsi della
giacca nera a falde.
Donna Noemi, buon giorno, padrona mia! Non scende?
Ella si chin alquanto, coi folti capelli neri dorati splendenti
intorno al viso pallido come due bande di raso: rispose al saluto
con gli occhi anch'essi neri dorati sotto le lunghe ciglia, ma non
parl e non scese.
Spalanc porte e finestre - tanto non c'era pericolo che la
corrente sbattesse e rompesse i vetri (mancavano da tanti anni!) -
e port fuori stendendola bene al sole una coperta gialla.
Non scende, donna Noemi?, ripet Efix a testa in su sotto il
balcone.
Adesso, adesso.
Ma ella stendeva bene la coperta e pareva s'indugiasse a
contemplare il panorama a destra, il panorama a sinistra, tutti e
due d'una bellezza melanconica, con la pianura sabbiosa solcata
dal fiume, da file di pioppi, di ontani bassi, da distese di
giunchi e d'euforbie, con la Basilica nerastra di rovi, l'antico
cimitero coperto d'erba in mezzo al cui verde biancheggiavano come
margherite le ossa dei morti; e in fondo la collina con le rovine
del Castello.
Nuvole d'oro incoronavano la collina e i ruderi, e la dolcezza e
il silenzio del mattino davano a tutto il paesaggio una serenit
di cimitero. Il passato regnava ancora sul luogo; le ossa stesse
dei morti sembravano i suoi fiori, le nuvole il suo diadema.
Noemi non s'impressionava per questo; fin da bambina era abituata
a veder le ossa che in inverno pareva si scaldassero al sole e in
primavera scintillavano di rugiada. Nessuno pensava a toglierle di
l: perch avrebbe dovuto pensarci lei? Donna Ester, invece,
mentre risale a passo lento e calmo la strada su dalla chiesa
nuova del villaggio (quando  in casa ha sempre fretta, ma fuori
fa le cose con calma perch una donna nobile dev'essere ferma e
tranquilla) giunta davanti all'antico cimitero si fa il segno
della croce e prega per le anime dei morti...
Donna Ester non dimentica mai nulla e non trascura di osservar
nulla: cos, appena nel cortile, s'accorge che qualcuno ha attinto
acqua al pozzo e rimette a posto la secchia; toglie una pietruzza
da un vaso di violacciocche, ed entrata in cucina saluta Efix
domandandogli se gli han gi dato il caff.
Dato, dato, donna Ester, padrona mia!
Intanto donna Noemi era scesa col telegramma in mano, ma non si
decideva a leggerlo, quasi prendesse gusto ad esasperare l'ansia
curiosa del servo.
Ester, disse, sedendosi sulla panca accanto al camino, perch
non ti levi lo scialle?
C' messa nella Basilica, stamattina; esco ancora. Leggi.
Sedette anche lei sulla panca e donna Ruth la imit; cos sedute
le tre sorelle si rassomigliavano in modo straordinario; solo che
rappresentavano tre et differenti: donna Noemi ancora giovane,
donna Ester anziana e donna Ruth gi vecchia, ma d'una vecchiaia
forte, nobile, serena. Gli occhi di donna Ester, un po' pi chiari
di quelli delle sorelle, d'un color nocciola dorato, scintillavano
per infantili e maliziosi.
Il servo s'era messo davanti a loro, aspettando; ma donna Noemi
dopo aver spiegato il foglio giallo lo guardava fisso quasi non
riuscisse a decifrarne le parole, e infine lo scosse indispettita.
Ebbene, dice che fra pochi giorni arriver. E' questo!
Sollev, gli occhi e arross guardando severa il viso di Efix:
anche le altre due lo guardavano.
Capisci? Cos, senz'altro, quasi venga a casa sua!
Che ne dici?, domand donna Ester, mettendo un dito fuor
dell'incrociatura dello scialle.
Efix aveva un viso beato: le fitte rughe intorno ai suoi occhi
vivaci sembravano raggi, ed egli non cercava di nascondere la sua
gioia.
Sono un povero servo, ma dico che la provvidenza sa quello che
fa!
Signore, vi ringrazio! C' almeno qualcuno che capisce la
ragione, disse donna Ester.
Ma Noemi era ridiventata pallida: parole di protesta le salivano
alle labbra, e sebbene come sempre riuscisse a dominarsi davanti
al servo al quale pareva non desse molta importanza, non pot fare
a meno di ribattere:
Qui non c'entra la provvidenza, e non si tratta di questo. Si
tratta..., aggiunse dopo un momento di esitazione, si tratta di
rispondergli netto e chiaro che in casa nostra non c' posto per
lui!.
Allora Efix apr le mani e reclin un poco la testa come per dire:
e allora perch mi consultate? - ma donna Ester si mise a ridere e
alz sbattendo con impazienza le due ali nere del suo scialle.
E dove vuoi che vada, allora? In casa del Rettore come i
forestieri che non trovano alloggio?
Io piuttosto non gli risponderei niente, propose donna Ruth,
togliendo di mano a Noemi il telegramma che quella piegava e
ripiegava nervosamente. Se arriva, ben arrivato. Lo si potrebbe
accogliere appunto come un forestiere. Ben venuto l'ospite!,
aggiunse, come salutando qualcuno che entrasse dalla porta. Va
bene. E se si comporta male  sempre a tempo ad andarsene.
Ma donna Ester sorrideva, guardando la sorella che era la pi
timida e irresoluta delle tre; e curvandosi le batt una mano
sulle ginocchia:
A cacciarlo via, vuoi dire? Bella figura, sorella cara. E ne
avrai il coraggio, tu, Ruth?.
Efix pensava. D'improvviso alz la testa e appoggi una mano sul
petto.
Per questo ci penserei io!, promise con forza.
Allora i suoi occhi incontrarono quelli di Noemi, ed egli, che
aveva sempre avuto paura di quegli occhi liquidi e freddi come
un'acqua profonda, comprese come la padrona giovane prendeva sul
serio la sua promessa.
Ma non si pent di averla fatta. Ben altre responsabilit s'era
assunte nella sua vita.

Egli rest in paese tutta la giornata.
Era inquieto per il podere - sebbene in quel tempo ci fosse poco
da rubare - ma gli sembrava che un segreto dissidio turbasse le
sue padrone, e non voleva ripartire se prima non le vedeva tutte
d'accordo.
Donna Ester, dopo aver rimesso qualche oggetto in ordine, usc di
nuovo per andare nella Basilica; Efix promise di raggiungerla, ma
mentre donna Noemi risaliva al piano superiore, egli rientr in
cucina e sottovoce preg donna Ruth, che si era inginocchiata per
terra e gramolava un po' di pasta su una tavola bassa, di dargli
il telegramma. Ella sollev la testa e col pugno rivolto bianco di
farina si tir un po' indietro il fazzoletto.
L'hai sentita?, disse sottovoce accennando a Noemi. E' sempre
lei! L'orgoglio la regge...
Ha ragione!, afferm Efix pensieroso. Quando si  nobili si 
nobili, donna Ruth. Trova lei una moneta sotterra? Le sembra di
ferro perch  nera, ma se lei la pulisce vede che  oro... L'oro
 sempre oro...
Donna Ruth cap che con Efix era inutile scusare l'orgoglio fuori
posto di Noemi, e sempre pronta a seguire l'opinione altrui, se ne
rallegr.
Ti ricordi com'era superbo mio padre?, disse ricacciando fra la
pasta pallida le sue mani rosse venate di turchino. Anche lui
parlava cos. Lui, certo, non avrebbe permesso a Giacintino
neppure di sbarcare. Che ne dici, Efix?
Io? Io sono un povero servo, ma dico che don Giacintino sarebbe
sbarcato lo stesso.
Figlio di sua madre, vuoi dire?, sospir donna Ruth, e il servo
sospir anche lui. L'ombra del passato era sempre l, intorno a
loro.
Ma l'uomo fece un gesto appunto come per allontanare quest'ombra e
seguendo con gli occhi il movimento delle mani rosse che tiravano,
piegavano e battevano la pasta bianca, riprese con calma:
Il ragazzo  bravo e la provvidenza lo aiuter. Bisogna per
stare attenti che non prenda le febbri. Poi bisogner comprargli
un cavallo, perch in continente non si usa andare a piedi. Ci
penser io. L'importante  che le loro signorie vadano d'accordo.
Ma ella disse subito con fierezza:
E non siamo d'accordo? Ci hai forse sentito a questionare? Non
vai a messa, Efix?.
Egli cap che lo congedava e usc nel cortile, ma guard se si
poteva parlare anche con donna Noemi. Eccola appunto che ritira la
coperta dal balcone: inutile pregarla di scendere, bisogna salire
fino a lei.
Donna Noemi, mi permette una domanda? E' contenta?
Noemi lo guard sorpresa, con la coperta abbracciata.
Di che cosa?
Che venga don Giacintino. Vedr,  un bravo ragazzo.
Tu, dove lo hai conosciuto?
Si vede da come scrive. Potr far molto. Bisogner per
comprargli un cavallo...
Ed anche gli sproni allora!
...Tutto sta che le loro signorie vadano d'accordo. Questo 
l'importante. 
Ella tolse un filo dalla coperta e lo butt nel cortile: il suo
viso s'era oscurato.
Quando non siamo andate d'accordo? Finora sempre.
S... ma... pare che lei non sia contenta dell'arrivo di don
Giacintino.
Devo mettermi a cantare? Non  il Messia!, ella disse, passando
di traverso nella porticina dal cui vano si vedeva l'interno d'una
camera bianca con un letto antico, un cassettone antico, una
finestruola senza vetri aperta sullo sfondo verde del Monte.
Efix scese, stacc una piccola violacciocca rosea e tenendola fra
le dita intrecciate sulla schiena si diresse alla Basilica.
Il silenzio e la frescura del Monte incombente regnavano attorno:
solo il gorgheggio delle cingallegre in mezzo ai rovi animava il
luogo, accompagnando la preghiera monotona delle donne raccolte
nella chiesa. Efix entr in punta di piedi, con la violacciocca
fra le dita, e s'inginocchi dietro la colonna del pulpito.
La Basilica cadeva in rovina; tutto vi era grigio, umido e
polveroso: dai buchi del tetto di legno piovevan raggi obliqui di
polviscolo argenteo che finivano sulla testa delle donne
inginocchiate per terra, e le figure giallognole che balzavano
dagli sfondi neri screpolati dei dipinti che ancora decoravano le
pareti somigliavano a queste donne vestite di nero e viola, tutte
pallide come l'avorio e anche le pi belle, le pi fini, col petto
scarno e lo stomaco gonfio dalle febbri di malaria. Anche la
preghiera aveva una risonanza lenta e monotona che pareva vibrasse
lontano, al di l del tempo: la messa era per un trigesimo e un
panno nero a frange d'oro copriva la balaustrata dell'altare; il
prete bianco e nero si volgeva lentamente con le mani sollevate,
con due raggi di luce che gli danzavano attorno e parevano emanati
dalla sua testa di profeta. Senza lo squillo del campanello
agitato dal piccolo sacrista che pareva scacciasse gli spiriti
d'intorno. Efix, nonostante la luce, il canto degli uccelli,
avrebbe creduto di assistere ad una messa di fantasmi. Eccoli, son
tutti l; c' don Zame inginocchiato sul banco di famiglia e pi
in l donna Lia pallida nel suo scialle nero come la figura su nel
quadro antico che tutte le donne guardano ogni tanto e che pare
affacciata davvero a un balcone nero cadente. E la figura della
Maddalena, che dicono dipinta dal vero: l'amore, la tristezza, il
rimorso e la speranza le ridono e le piangon negli occhi profondi
e nella bocca amara...
Efix la guarda e sente, come sempre davanti a questa figura che
s'affaccia dall'oscurit di un passato senza limiti, un capogiro
come se fosse egli stesso sospeso in un vuoto nero misterioso...
Gli sembra di ricordare una vita anteriore, remotissima. Gli
sembra che tutto intorno a lui si animi, ma d'una vita fantastica
di leggenda; i morti risuscitano, il Cristo che sta dietro la
tenda giallastra dell'altare, e che solo due volte all'anno viene
mostrato al popolo, scende dal suo nascondiglio e cammina: anche
Lui  magro, pallido, silenzioso: cammina e il popolo lo segue, e
in mezzo al popolo  lui, Efix, che va, va, col fiore in mano, col
cuore agitato da un sussulto di tenerezza... Le donne cantano, gli
uccelli cantano; donna Ester sgambetta accanto al servo, col dito
fuori dell'incrociatura dello scialle. La processione esce fuori
dal paese, e il paese  tutto fiorito di melograni e di vitalbe;
le case son nuove, il portone della famiglia Pintor  nuovo, di
noce, lucido, il balcone  intatto... Tutto  nuovo, tutto 
bello. Donna Maria Cristina  viva e s'affaccia al balcone ove
sono stese le coperte di seta. Donna Noemi  giovanissima, 
fidanzata a don Predu, e don Zame, che segue anche lui la
processione, finge d'esser come sempre corrucciato, ma  molto
contento...
Ma il canto delle donne cess e alcune s'alzarono per andarsene.
Efix, che aveva appoggiato la testa alla colonna del pulpito, si
scosse dal suo sogno e segu donna Ester che usciva per tornarsene
a casa.
Il sole alto sferzava adesso il paesetto pi che mai desolato
nella luce abbagliante del mattino gi caldo: le donne uscite di
chiesa sparvero qua e l, tacite come fantasmi, e tutto fu di
nuovo solitudine e silenzio intorno alla casa delle dame Pintor.
Donna Ester s'avvicin, al pozzo per coprire con un'assicella una
piantina di garofani, sal svelta le scale, chiuse porte e
finestre. Al suo passare il ballatoio scricchiolava e dal muro e
dal legno corroso pioveva una polverina grigia come cenere.
Efix aspett ch'ella scendesse. Seduto al sole sugli scalini, con
la berretta ripiegata per farsi un po' d'ombra sul viso, appuntava
col suo coltello a serramanico un piuolo che donna Ruth desiderava
piantare sotto il portico; ma lo scintillare della lama al sole
gli faceva male agli occhi e la violacciocca gi appassita
tremolava sul suo ginocchio. Egli sentiva le idee confuse e
pensava alla febbre che lo aveva tormentato l'anno scorso.
Gi di ritorno quella diavola?
Donna Ester ridiscese, con un vasetto di sughero in mano: egli si
tir in l per lasciarla passare e sollev il viso ombreggiato
dalla berretta.
Padrona mia, non esce pi?
E dove vuoi che vada, a quest'ora? Nessuno mi ha invitato a
pranzo!
Vorrei dirle una cosa. E' contenta?
Di che, anima mia?
Ella lo trattava maternamente, senza famigliarit per; lo aveva
sempre considerato un uomo semplice.
Che... che sieno tutte d'accordo per la venuta di don
Giacintino?
Son contenta, s. Doveva esser cos.
E' un bravo ragazzo. Far fortuna. Bisogna comprargli un cavallo.
Per...
Per?
Non bisognera dargli molta libert, in principio. I ragazzi son
ragazzi... Io ricordo quando ero ragazzo, se uno mi permetteva di
stringergli il dito mignolo io gli torcevo tutta la mano. Eppoi
gli uomini della razza Pintor, lei lo sa... donna Ester... sono
superbi...
Se mio nipote arriver, Efix, io gli dir come all'ospite:
siediti, sei come in casa tua. Ma egli capir che qui lui 
ospite...
Allora Efix si alz, scuotendosi dalle brache la segatura del
piuolo. Tutto andava bene, eppure un senso di inquietudine lo
agitava: aveva da dire ancora una cosa ma non osava.
Segu passo passo la donna, si tolse la berretta per piantar con
pi forza il piuolo, attese di nuovo pazientemente finch donna
Ester torn per attinger acqua.
Dia! Dia a me, disse togliendole di mano la secchia, e mentre
tirava su l'acqua guardava dentro il pozzo, per non guardare in
viso la padrona, poich si vergognava di chiederle i denari che
ella gli doveva.
Donna Ester, non vedo pi i fasci di canne. Le ha poi vendute?
S, le ho vendute in parte a un Nuorese, in parte le ho adoperate
per accomodare il tetto, e cos ho pagato anche il muratore. Sai
che l'ultimo giorno di quaresima il vento port via le tegole.
Egli non insist dunque. Ci son tanti modi di aggiustar le cose,
senza mortificar la gente a cui si vuol bene! And quindi da
Kallina l'usuraia, fermandosi a salutare la nonna del ragazzo
rimasto a guardia del poderetto. Alta e scarna, col viso egizio
inquadrato dal fazzoletto nero con le cocche ripiegate alla
sommit del capo, la vecchia filava seduta sullo scalino della sua
catapecchia di pietre nerastre. Una fila di coralli le circondava
il lungo collo giallo rugoso, due pendenti d'oro tremolavano alle
sue orecchie come gocce luminose che non si decidevano a
staccarsi. Pareva che invecchiando ella avesse dimenticato di
togliersi quei gioielli di giovinetta.
Ave Maria, zia Pottoi; come ve la passate? Il ragazzo  rimasto
lass, ma stasera sar di ritorno.
Ella lo fissava coi suoi occhi vitrei.
Ah, sei Efix? Dio ti aiuti. Ebbene, la lettera di chi era? Di don
Giacintino? Se egli arriva accoglietelo bene. Dopo tutto torna a
casa sua. E' l'anima di don Zame, perch le anime dei vecchi
rivivono nei giovani. Vedi Grixenda mia nipote! E' nata sedici
anni fa, per la festa del Cristo, mentre la madre moriva. Ebbene,
guardala: non  sua madre rinata? Eccola...
Ecco infatti Grixenda che torna su dal fiume con un cestino di
panni sul capo, alta, le sottane sollevate sulle gambe lucide e
dritte di cerbiatta. E di cerbiatta aveva anche gli occhi lunghi,
umidi nel viso pallido di medaglia antica: un nastro rosso le
attraversava il petto, da un lembo all'altro del corsettino aperto
sulla camicia, sostenendole il seno acerbo.
Zio Efix!, grid carezzevole e crudele, mettendogli il cestino
sul capo e frugandogli le saccocce.
Anima mia bella! Sempre penso a voi, e voi non avete nulla da
darmi... Neanche una mandorla!
Efix lasciava fare, rallegrato dalla grazia di lei. Ma la vecchia,
col viso immobile e gli occhi vitrei, disse con dolcezza:
Don Zame bonanima ritorna.
Allora Grixenda s'irrigid, e il suo bel viso e i suoi begli occhi
rassomigliavano vagamente a quelli della nonna.
Ritorna?
Lasciate queste storie!, disse Efix deponendo il cestino ai
piedi della fanciulla, ma ella ascoltava come incantata le parole
della nonna, e anche lui discendendo la strada credeva di rivedere
il passato in ogni angolo di muro. Ecco, laggi, seduto sulla
panchina di pietra addossata alla casa grigia del Milese un grosso
uomo vestito di velluto la cui tinta marrone fa spiccare meglio il
colore del viso rosso e della barba nera.
Non  don Zame? Come lui sporge il petto, coi pollici nei taschini
del corpetto, le altre dita rosse intrecciate alla catena d'oro
dell'orologio. Egli sta l tutto il giorno a guardare i passanti e
a beffarsi di loro: molti cambiano strada per paura di lui, e
altrettanto fa Efix per raggiungere non visto la casa
dell'usuraia.
Una siepe di fichi d'India recingeva come una muraglia pesante il
cortile di zia Kallina: anche lei filava, piccola, con le
scarpette ricamate, senza calze, col visetto bianco e gli occhi
dorati di uccello da preda lucidi all'ombra del fazzoletto
ripiegato sul capo.
Efix, fratello caro! Come stai? E le tue padroncine? E questa
visita? Siedi, siedi, indugiati.
Galline sonnolente che si beccavano sotto le ali, gattini allegri
che correvano appresso ad alcuni porcellini rosei, colombi bianchi
e azzurrognoli, un asino legato a un piuolo e le rondini per aria
davano al recinto l'aspetto dell'arca di No: la casetta sorgeva
sullo sfondo della vecchia casa riattata del Milese, alta,
quest'ultima, col tetto nuovo, ma qua e l scrostata e come
graffiata dal tempo indispettito contro chi voleva togliergli la
sua preda.
Il podere?, disse Efix appoggiandosi al muro accanto alla donna.
Va bene. Quest'anno avremo pi mandorle che foglie. Cos ti
pagher tutto, Kall! Non stare in pensiero...
Ella aggrott le sopracciglia nude, seguendo con gli occhi il filo
del suo fuso.
Non ci pensavo neanche, vedi! Tutti fossero come te, e i sette
scudi che tu mi devi fossero cento!
Saetta che ti sfiori!, pensava Efix. M'hai dato quattro scudi,
a Natale, e ora son gi sette!
Ebbene, Kall, aggiunse a bassa voce, curvando la testa come
parlasse ai porcellini che gli fiutavano con insistenza i piedi.
Kall, dammi un altro scudo! Cos fan otto, e a luglio, come 
vero il sole, ti restituir fino all'ultimo centesimo...
L'usuraia non rispose; ma lo guard a lungo da capo a piedi e tese
il pugno verso di lui facendo le fiche.
Efix sobbalz e le afferr il polso, mentre i porcellini
scappavano seguiti dai gattini e a tanto subbuglio le galline
starnazzavano.
Kall, saetta che ti sfiori, se non ci fossero gli uomini come
me, tu invece di praticar l'usura andresti a pescar
sanguisughe...
Meglio pescar sanguisughe che farsi succhiare il sangue come te,
malaugurato! S, Maccabeo, te lo do lo scudo; dieci e cento te ne
do, se li vuoi, come li do a gente pi ragguardevole di te, alle
tue padroncine, ai nobili e ai parenti dei Baroni, ma le fiche te
le far sempre finch sarai uno stupido, cio fino alla tua
morte... Te li dar...
E and a prendere cinque lire d'argento.
Efix se ne and, con la moneta nel pugno, seguito dai saluti
ironici della donna.
Di' alle tue padroncine che si conservino bene.
Ma egli era deciso a sopportare ogni pena pur di far bella figura
all'arrivo di don Giacintino. Voleva comprarsi una berretta nuova
per riceverlo, e scese quindi alla bottega del Milese,
rassegnandosi anche a salutare l'uomo seduto sulla panchina. Era
don Predu, il parente ricco delle sue padroncine.
Don Predu rispose con un cenno sprezzante del capo, da sotto in
su, ma non sdegn di tender l'orecchio per sentire cosa il servo
comprava.
Dammi una berretta, Antoni Franz, ma che sia lunga e che non sia
tarlata...
Non l'ho presa in casa delle tue padrone, rispose il Milese che
aveva la lingua lunga. E fuori don Predu raschi in segno di
approvazione, mentre il negoziante si arrampicava su una scaletta
a piuoli.
Tutto invecchia e tutto pu rinnovarsi, come l'anno, replic
Efix, seguendo con gli occhi la figura smilza del Milese ancora
vestito con la lunga sopravveste di pelli del suo paese.
La botteguccia era piccola ma piena zeppa come un uovo: sulle
scansie rosseggiavano le pezze dello scarlatto e accanto brillava
il verde delle bottiglie di menta; i sacchi di farina sporgevano
le loro pance bianche contro le gobbe nere delle botti d'aringhe,
e nella piccola vetrina le donne nude delle cartoline illustrate
sorridevano ai vasi di confetti stantii ed ai rotoli di nastri
scoloriti.
Mentre il Milese traeva da una scatola le lunghe berrette di panno
nero, ed Efix ne misurava con la mano aperta la circonferenza,
qualcuno apri la porticina che dava sul cortile; e nello sfondo
inghirlandato di viti apparve, seduta su una lunga scranna, una
donna imponente che filava placida come una regina antica.
Ecco mia suocera: domanda a lei se queste berrette non costano a
me nove <I>pezzas</I>, disse il Milese, mentre Efix se ne
misurava una tirandone gi sulla fronte il cerchio e ripiegandone
la punta alla sommit della testa. Hai scelto la migliore; non
sei semplice come dicono! Non vedi che  una berretta da sposo?
E' stretta.
Perch  nuova, figlio di Dio, prendila. Nove <I>pezzas</I> (2):
 come che sia buttata nella strada.
Efix se la tolse e la lisci, pensieroso; finalmente mise sul
banco la moneta dell'usuraia.
Don Predu sporgeva il viso dalla porta, e il fatto che Efix
comprava una berretta cos di lusso richiam anche l'attenzione
della suocera del Milese. Ella chiam il servo con un cenno del
capo, e gli domand con solennit come stavan le sue padrone. Dopo
tutto erano donne nobili e meritavano il rispetto delle persone
per bene: solo i giramondo arricchiti, come il Milese suo genero,
potevano mancar loro di rispetto.
Salutale tanto e di' a donna Ruth che presto andr a farle una
visita. Siamo sempre state buone amiche, con donna Ruth, sebbene
io non sia nobile.
Voi avete la nobilt nell'anima, rispose galantemente Efix, ma
ella rote lieve il fuso come per dire lasciamo andare!.
Anche mio fratello il Rettore ha molta stima per le tue padrone.
Egli mi domanda sempre: "quando si va ancora assieme con le dame
alla festa del Rimedio?".
S, ella prosegu con accento di nostalgia, da giovani si
andava tutti assieme alla festa: ci si divertiva con niente.
Adesso la gente pare abbia vergogna a ridere.
Efix piegava accuratamente la sua berretta.
Dio volendo quest'anno le mie padrone andranno alla festa... per
pregare, non per divertirsi...
Questo mi fa piacere. E dimmi una cosa, se  lecito:  vero che
viene il figlio di Lia? Lo dicevano stamattina l in bottega. 
Siccome il Milese s'era avvicinato alla porta e rideva per qualche
cosa che don Predu gli diceva sottovoce, Efix esclam con dignit:
E' vero! Io sto qui appunto in paese perch devo comprare un
cavallo per lui.
Un cavallo di canna?, domand allora don Predu, ridendo
goffamente. Ah, ecco perch ti ho visto uscire dalla tana di
Kallina.
A lei che importa? A lei non abbiamo domandato mai niente!
Sfido, babbeo! Non vi darei mai niente! Un buon consiglio per,
s! Lasciate quel ragazzo dov'!
Ma Efix era uscito dalla bottega a testa alta, con la berretta
sotto il braccio, e si allontanava senza rispondere.


