GRAZIA DELEDDA.
PREMIO NOBEL 1926.
UTET TORINO.
Trascrizione elettronica per i non vedenti curata da:
               Ezio Galiano.
il vecchio della montagna
elias portolu.
cenere.
canne al vento.
Melchiorre Carta saliva la montagna, ritornando al
suo ovile.

Era un giovane pastore biondastro, di piccola statu
ra; una ruga gli si disegnava fra le sopracciglia folte
e nere, che spiccavano nel fosco giallore del suo volto
contornato da una rada barbetta rossiccia. Anche la so
pragiacca di cuoio del suo costume era giallognola, e
il cavallino che egli montava era rossastro, tozzo, an
goloso e pensieroso come il suo padrone.

Melchiorre era un giovine di buoni costumi e dotti
ma fama; molto spensierato ed allegro non lo era mai
stato, ma da qualche tempo si mostrava pi taciturno
del solito, e si sentiva quasi malvagio, perch sua cu
gina Paska lo aveva abbandonato alla vigilia delle loro
noz2e. E senza motivo ! Cos, solo perch ella si era
improvvisamente accorta di essere graziosa e corteggiata
anche da giovani signori.

Il cavallino saliva con prudente lentezza, scuotendo la
testa tenuta alta dal freno. Dopo le falde sassose, olez
zanti di cespugli aromatici, dalle quali si scorgeva Nuoro
e un panorama di valli selvaggie e di montagne lon
tane, il pastore sinoltr nei boschi delci.

Il mattino dagosto era purissimo: il giorno prima
aveva piovuto, e nel bosco regnava una dolce frescura:
le felci, Ierba, i tronchi umidi, le roccie lavate, esala
vano un profumo quasi irritante; la brezza dava marezzi
argentei alle chiome degli elci; il cielo sorrideva azzurro
come un lago negli sfondi sereni. E Melchiorre saliva
triste e truce fra tanta dolcezza di cielo e di bosco; sen
tiva un indistinto vocio, un riso di donne, che lo prece
devano su per il sentiero; gli sembrava di riconoscere il
riso fresco e sonoro di sua cugina, e si rodeva dira.

:e lei! E ride!  disse a voce alta, fermando il
cavallo; e stette ad ascoltare.

Le voci sallontanarono; il riso si spense con la vibra
zione delleco. Melchiorre sospir e spron il cavallo.

E il cavallo riprese a salire, a salire, con ritmico on
deggiar della groppa, con lento sbatter della coda sui
fianchi ossuti: su per le chine rocciose, dalle quali il
vento aveva spazzzato le foglie e denudato le grandi ra
dici degli elci, rossastre contorte e avviluppate come ser
penti, il suo passo risuonava metallico e il suo ferro
lucente traeva scintille dal granito

Dopo le chine saprirono silenziose radure, circonda
te dalberi che si slanciavano sui limpidi sfondi. Qua
e l le roccie accavalcate parevano enormi shngi; alcuni
blocchi servivano da piedestalli a strani colossi, a statue
mostruose appena abbozzate da artisti giganti; altri da
vano lidea di are, di idoli immani, di simulacri di tom
be dove la fantasia popolare racchiude appunto quei
ciclopi che in epoche ignote sovrapposero forse le roccie
dellOrthobene, traforandole nelle cime con nicchie ed
occhi, attraverso cui ride il cielo.

Dopo le radure, di nuovo il bosco: sentieri umidi
piccoli corsi dacqua, profumo di giunco, erbe calpestate
da greggle ed armenti; e sempre ombra, tremuli rabe
schi di sole, qualche grido di gazza, qualche picchio di
accetta ripercosso da due, tre, quattro echi. Poi ancora
la salita, ma dolce, molle di felci fresche.

Guadagnata anche questa, il pastore incontr alcune
donne e fanciulli che scendevano carichi di sacchi di
carbone. Ferm il cavallo per lasciarli passare. In quel

tratto il sentiero serpeggiava fra rupi aride, e il sole
batteva gi caldo sul terreno sassoso e privo dalberi.

La montagna appariva improvvisamente desolata; era
un adeguato sfondo al triste gruppo di quelle donne
lacere e scalze, con la testa conficcata nei gravi sacchi
neri; di quei fanciulli che scendevano curvi sotto lenor
me carico, con le manine nere penzolanti, la testa tirata
indietro dalla corda dei sacchi, e gli occhi e la bocca
spalancati per il calore e la fatica. Donne e fanciulli
scendevano cauti, silenziosi, coi visi rossi lucenti di su
dore, e gli occhi nuotanti in un sogno di dolore mal
vagio Vedendo il pastore, tranquillo e seduto a cavallo,
lo invidiarono, e glielo dimostrarono gridandogli rude
mente di scostarsi, aizzando il cavallo e imprecando.

Due donne, rimaste ultime, gli si fermarono davanti,
ridendo di un riso spezzzato e maligno:

Vai allovile, Merzioro Carta?

Cos pare!

Se aizzi il cavallo farai un bellincontro.

Io non devo incontrar nessuno!dissegli, duro.

Ma, dentro, il cuore parve saltargli alla gola.

" dunque lei!" pens con rabbia.

Le donne intanto, ripresa la discesa, fermarono un
ragazzo per il sacco.

Grida cos: tanti saluti a Paska Carta!

Il ragazzo si volse in faccia al sole, socchiuse gli oc
chi, si port le mani giunte alla bocca, e grid:

Faccia di volpe, oh, tanti saluti a Paska Carta!

Il maligno grido fin dinviperire Melchiorre: tuttavia
non si volse, non rispose, e non si ferm finch non
giunse ad una fontana. Grandi elci immobili ombreg
giavano la radura coperta di tenere erbe bionde: davanti
alla rozza fontana di pietre si scorgevano le traccie di
un banchetto; macchie nere ove era stato acceso il fuoco,
felci appassite su cui erano state distese le tovaglie, avan
zi di frutta, frantumi di stoviglie, e in giro alcune pie
tre, che avevano servito per sedili sembravano ancora
accolte a muto convito_
Il pastore e il cavallo parevano piccolissimi in quella
solenne grandiosit dalberi e di sfondi azurri.

Melchiorre smont, e tirando il cavallo per la briglia
si avanz fino alla fontana. Singinocchi sulle pietre,
rigett indietro sul capo la berretta, e curvandosi sino a
baciar la sua figura riflessa dallacqua, bevette a lunghi
sorsi. Si rialz coi bafffi stillanti, saccomod la berretta,
e fece bere il cavallo alla fontana, invece che alla pozza
praticata apposta per abbeverar le bestic.

Mentre il cavallo sabbeverava, egli guardava intorno
sospettoso, provando un gusto dispettoso nel veder lac
qua intorbidata dallanimale. La fontana era stata pulita
pochi giorni prima, per uso di alcune famiglie che face
vano la novena nella chiesetta in vetta al monte. Paska
serviva in una di queste famiglie, e ogni giorno scen
deva alla fontana, per attinger acqua, con la rossa anfora
di creta sul capo; i suoi adoratori, certo, la rincorrevano
fin laggi.

Che dunque il cavallo bevesse, che intorbidasse, che,
potendo, inquinasse la fresca acqua pura, come quei si
gnorl avevano avvelenato lanima del pastore.

Che bevesse! Anzi, in un impeto dira, che diede un
giallo fulgore ai suoi occhi, Melchiorre si curv, apr
le mani, afferr uno, due, tre massi, dalla base nera di
fango, e li gett entro la fontana. Lacqua gorgogli,
sprizz, trabocc, si sparse sulle pietre circostanti.

Egli riprese la briglia, risal rapido in sella e sallon
tan.

Tutto ritorn nel grave silenzio di prima; sudiva solo
il crepitar delle foglie secche e dei ramoscelli spez2ati
dalle zampe del cavallo.

Un po pi su Melchiorre si ferm: il suo ovile era
a levante, un po lungi dalla chiesetta, davanti alla quale
non occorreva passare. Eppure, per un momento, egli fu
tentato di salire lass; ma poi rallent la briglia, e lasci
che il cavallino seguisse da s la via. E il cavallino rizz
le orecchie, e attraverso i laberinti del bosco e delle rupi
savvi allovile.

Allora, riprendendo la solita via, Melchiorre torn
alla realt, e si sdegn della sua debolezza. Gli accadeva
sempre cos.

Sta quieto,gli diceva il vecchio padre,me
glio prima che poi.

Ma questo conforto era come il sale sopra una ferita;
gli destava spasimi feroci. E sempre, senza volerlo, si
trovava sulle traccie della ridente creatura, che pareva
lo affascinasse appunto con linsultante leti2ia della sua
giovinezza libera e leggera. Gli sembrava di aver diritto
ancora su di lei, come parente, e senza lidea del padre
vecchio e cieco, si sarebbe compromesso.

Giunse allovile a sole alto: il cavallo si ferm al so
lito posto, presso una mangiatoia di pietra, sotto un elce.
Un piccolo cane nero dai limpidi occhi castanei, e un
gatto tigrato dagli occhi celesti, gli vennero incontro,
silenziosi, Iuno saltellando, Ialtro a passettini lenti e
leziosi.

Sudiva il tintinnio delle capre al pascolo, e il grido
del giovane mandriano, che, in assenza di Melchiorre,
custodiva lovile e il vecchio cieco.

In quel versante lOrthobene guardava loriente, chiu
so dalle azzurre montagne della costa, fra le quali intra
vedevasi il mare, confuso col cielo in una zona grigio
perla. Terre solitarie e ondulate si stendevano ai piedi
della montagna; e lass, intorno allovile, IOrthobene
era tutto un incanto di roccie, di boschi e di radure. La
capanna sorgeva in uno spia~o dal libero ori~onte: il
sentiero che l conduceva, insinuavasi nel bosco, rasen
tava precipi~i, chine coperte derba bionda, scendeva e
sahva per scalinate, antri, archi di granito. Il musco
copriva i tronchi e le pietre; Iedera, sugli alti crepacci
abbandonava i sUoi ciuffi alle care~e del vento.

Nella radura intorno alla mandria sorgeva un solo
elce: davanti, Iorizonte: dietro, il bosco; a destra e a
sinistra, enormi roccie sovrapposte, forate in alto da
occhi che per lo sfondo del cielo sembravano a~urri, e
plU gi da nicchie inghirlandate dedera, e dalle quali
pareva fossero scomparsi idoli antichi. Qualche roccia
si slanciava sottile come un obelisco, oltre giacevano su
enormi piedistalli, come sarcofaghi coperti da drappi di
musco verde. E tutte le cose, alberi, roccie, macchie, in
quel luogo di solitudine, parevano immerse nella con
templa~ione dei solenni ori~zonti.

Anche le capre, allor che salivano sulle roccie, volge
vano il viso di sfinge barbuta e gli occhi melanconici
alle lontanan~e marine; anche il gatto, nei suoi lunghi
sogni sulle pietre, fissava le pupille diafane alloriente;
e il vecchio cieco, e il mandriano e Melchiorre guarda
vano sempre laggi, come in attesa di qualche cosa.

La capanna, di rami e di pietre, era abbastan~a vasta
e pulita, con un gran focolare nel centro. Dai rami spor
genti pendevano recipienti di sughero, per il latte, e i
gabbani dei pastori.

Al giunger di Melchiorre,io Pietro usc dalla ca
panna. Era alto e rigido, con qualche cosa di ieratico
nel volto roseo dalle palpebre abbassate, col profilo aqui
lino e una lunghissima barba, di un candore metallico;
calvo, con una corona di riccioli argentei sulla nuca. Le
folte sopracciglia bianche aggrottate, tradivano lintensa,
continua atten~ione ai suoni e alle impressioni esterne.
Indossava il costume di vedovo nuorese, ma sul capo,
invece della berretta sarda aveva un tocco di pelle di
volpe. Col suo leggero bastone di legno doleandro, sul
cui manico era rozamente incisa una testa di cane, parve
volersi far largo, protendendolo in avanti e di fianco,
alla ricerca di un invisibile ostacolo. Anche la sua mano
sinistra, rossa, rugosa e tremante, brancicava cercando un
appoggio, spingendo un ostacolo. Sebbene calmo in ap
paren~a, non sorrideva, e solo quando sent che Mel
chiorre arrivava, spian le sopracciglia: e il suo bel volto
parve quello di un patriarca.

Dal suono rimbalzante delle staffe e del freno si ac
corse che Melchiorre toglieva la sella al cavallo, e si fece
un po indietro per lasciarlo passare.

Laltro entr, sen~a dir parola, e depose bruscamente

per terra la bisaccia, intorno alla quale il cane saggiro
fiutando.

"Cosa ha?pensio Pietro, accorgendosi subito che
il figliuolo era pi irritato del solito. Ma tosto sent un
profumo di frutta e si rallegr come un bimbo.

Cosa hai portato? chiese.

Toccate, disse Melchiorre.

Questo  un cocomero. E questo  un popone
Bene !

Dove  quello scimmiotto?domand Melchior

~v~orta.

re, buttandosi sulla stuoia, accanto alla

Sporse il capo, fischi, grid:

 Basilio, o Basiliooo ?

Anche zio Pietro sedette. Il cane e il

L dlle e ll gatto, da buoni

amici, fiutavano assieme le frutta recate da Melchiorre.

Basiliooo?...

Il mandriano rispose con un b tremulo e prolun
gato, che pareva il belato duna capra, poi fischi, e
arriv saltellando e correndo, con una lepre sotto il
braccio.

Nel lasciare il suo villaggio, che si scorgeva dallOr
thobene, Basilio aveva preso con s una lepre di nido,
cos piccola che stava entro il pugno; e il padrone gli
permetteva di allevarla, col patto di arrostirla un giorno
o Ialtro. Dopo i primi tentativi di fuga, la palpitante
bestiola dalle lunghe orecchie bionde parve addomesti
carsi; bevette il latte, rosicchi il pane, rasp le ghette
di zio Pietro, morsic le dita di Basilio; e quando cre
deva di non esser veduta giocava e saltellava strofinan
dosi il musino con ambe le 2ampette anteriori. Ma _
suoi grandi occhi dolci, sempre aperti e intenti, medi
tavano la fuga, e guardavano lontano, come assorti nel
ricordo della libera vigna natia, dove i fratelli dovevano
dan~are alla luna e rosicchiare i primi acini violetti del
1 uva che maturava

Basilio per la teneva sempre legata e spesso la pren
deva con s, a guardare le capre.

Entrato nella capanna, la leg ad un piuolo, emetten
do piccoli gridi di contente~a alla vista dellanguria, sul.
Ia quale si gett, fiutandola e morsicandola per ischer~o.

M~ngiarono in fretta il grigio pane dor~o, silen~iosi.
Accanto alla solenne figura del vecchio, contrastava quel
la bron~ina e ridente del giovinetto dai begli occhi neri,
dallondulata capigliatura doro bruciato e gli splendidi
denti che, nel riso, apparivano tutti, fino ai molari, nella
rosea cornice delle gengive.

Sarebbe tempo di finirla con la tua lepre!disse
a un tratto Melchiorre.

 Cosa volete farne ?

Questo, disse il padrone, e con la mano fece
atto di praticare un buco.

 Prima facciamolo a questa !  rispose Basilio,
mettendosi languria fra le gambe.

Oh, lo faremo anche alla lepre!

Altro bene voi non abbiate!

Lo dicevo io! Mi meraviglio, scimmiotto! Alla
tua et si amano le donne, non le lepri!disse ironi
camente Melchiorre.  Ma forse le vuoi bene perch
ti somiglia.  Porse un pe~etto di pane alla lepre e
prosegu:  S, con quelle orecchie somiglia a te e
allasino. Diavolo !grid ritirando la mano,mi ha
morsicato! Tutta te, ecco, che sembri sciocco e sei una
volpe !

Basilio rise, tutto intento a bucar languria col suo
coltello.

Lepre... volpe... bah!disseio Pietro, Cui non
piaceva il linguaggio aspro del figlio.Del resto,
aggiunse,anche la lepre ha la sua parte di perfidia.
Ha lalito pestilen~iale: se sugge le mammelle dunaltra
bestia il latte di questa si dissecca. Una volta una pecora
trov un nido di leprotti, la cui madre era stata uccisa.
Cosa fa la pecora, stupida ? Li allatta. Ebbene, il suo
agnello comincia a deperire, a deperire...

 La pecora non aveva pi latte?chiese Basilio,
attentissimo.

 Conti dIsoppo ! (Esopo)disse Melchiorre spre2
zante.

 Eppoi, eppoi? Raccontate,io Pietro. E la lepre?
E lagnello?

Maio Pietro tacque, risentito, poi chiam il gatto:

Tortorella?... Basilio, d da mangiare agli animali.

Zio Melchiorre ha gi mangiato! disse Basilio
ridendo.

Intanto sbatteva lievemente per terra languria finch
questa non sapr in due stelle carnose dun rosa pallido,
sparse di sementi bianche.

Acerba?domandio Pietro.

Pur troppo!  grugn Melchiorre, comicamente
desolato. Tuttavia prese una fetta, e vi tuff ferocemente
la bocca, imprecando fra s perch nessuna cosa gli an
dava a seconda.

Dopo il pasto, tutti uscirono fuori. Basilio riprese a
fischiare e a belare, e Melchiorre port al cavallo gli
avan2i dellanguria.

Da lontano arrivava il tintinnar delle capre; ma voci
e suoni sfumavano nel gran silen~io, nellimmensa sere
nit del paesaggio: e fra gli alberi e le rupi enormi,
le figure dei pastori apparivano piccolissime, nere sui
limpidi sfondi.

Un po gi dalla radura, sotto le roccie dalle quali
scaturiva un filo dacqua, Melchiorre aveva pa~ientemen
te formato un piccolo orto e una ro~a vasca di pietra.
Piante di fagiuoli dai fiorellini scarlatti sattortigliavano
a lunghe pertiche, e i grappoli dei pomidoro comincia
Vano, nella frescura del luogo, a imporporarsi.

Come usava tutti i giorni, egli si arrampic sulle roc
Cie, e l ritto fischi e batt le mani per radunar le capre
onde sabbeveras5erO senza saltar la siepe dellorticello.
Zio Pietro scese il sentiero, fermandosi ogni tanto,
tastando il terreno col bastone. Trovato il suo posto favo
rito, una pietra scavata in forma di sedia a bracciuoli,
accanto alla vasca, sedette. Sent lodor fresco dellorto,
del musco bagnato; sent le capre che saltellavano, scen
devano dalle alture, salivano le chine, urtandosi, spin
gendosi, con un tremulo tintinnio di campanelle. Nel
Iaccostarsi allacqua si facevano tranquille, e bevevano
pacatamente una dopo laltra. Stendendo la mano, zio
Pietro poteva toccarle: gli passavano davanti con leziosa
andatura di gatte.

Melchiorre intanto le contava, distinguendole una per
una coi suoi occhi di falco; e continuava a fischiare e a
battere le mani, mentre la voce, i belati e i fischi di Ba
silio spingevano quelle che erano rimaste indietro. Egli
le chiamava con nomi biz~arri; ultimo a salire fu Zio
~rate, un vecchio caprone nero dalla barba bianca, che
aspett si abbeverassero tutte le sue compagne, poi sav
vicin alla vasca, cozzandole un po, benevolmente, e
spingendole alla discesa. Qualche capretta sindugiava,
rizzandosi sulla siepe, ma un feroce hoc! di Melchiorre
e la fronda di Basilio lallontanavano.

Zio Pietro ascoltava, e quando il suono dei campa
nacci si sparse nuovamente per le chine, sent Melchiorre
scendere il sentiero e passar oltre.

Dove andava ? Zio Pietro provava sempre una vaga
inquietudine, quando il figlio sallontanava. In quei gior
ni, poi, Paska non era lontana... Dove andava adesso
Melchiorre? Forse in cerca della ragazza e di uno scan
dalo ?

In alto, al di l delle roccie, il vecchio sentiva il bosco
stormire, percosso da un brivido di brezza: e questa
voce lamentosa e monotona gli echeggiava dentro, nel
buio dellanima inquieta, dandogli un senso disperato di
tristezza e di abbandono. Per lui la luce era la presenza
del figliuolo. Ma da qualche tempo sentiva che Mel
chiorre, incalzato dalla sua passione, lo abbandonava
anche lui, e talvolta provava un terrore simile a quello
dun bimbo smarrito in luoghi deserti.

Salz, e stette in penoso ascolto. Solo il bosco con
tinuava a mormorare. E di qua e di l, i cristallini tin
tinnii delle capre. Ma quando torn alla capanna i soliti
rumori, il ruminar del cavallo, il guaire del cane, il
rosicchiar della lepre, lo rassicurarono. Sent la bestiuola
raspargli le ghette, la prese fra le mani e la care~z.

Malignaccia, malignaccia,mormor, sentendole
batter forte il cuoricino.Anche tu hai paura.Poi
cominci a preparare il pran~o, cercando a tastoni i pochi
utensili domestici che erano nella capanna. Si curv sul
focolare, avvicin la mano alla cenere, e sentendo calore
scopr una grossa brage con la punta del bastone forato
che serviva anche da soffietto: mise una manata di fu
scelli secchi e soffi; la cenere si sparse intorno al foco
lare, il gatto scapp scuotendo le zampe, e la fiamma
brill.

Al suo ritorno, Melchiorre trov i maccheroni conditi
entro la casseruola, la stuoia spiegata, il pane preparato
nel canestro.

Era passato mezzogiorno: Ielce descriveva appena un
cerchio dombra intorno al suo tronco, e il sole pene
trava per tutte le fessure della capanna. Dentro e fuori
faceva caldo; Iazzurro del cielo vaporava chiaro alloriz
zonte; sotto la luce fiammante del sole allo zenit le roc
cie parevano fatte di cenere ardente.

Ma intorno i boschi fremevano con un sonoro susur
ro. Di nuovo i pastori sedettero per terra, e pranzarono,
tornando ai soliti discorsi: le capre, i pascoli, i pastori
amici o vicini. E Basilio rideva sempre. Melchiorre raccol
se su un pezzo di sughero le sementi dellanguria, men
tre con la buccia il mandriano intagliava statuette piatte
che parevano idoletti fenici e componeva una dentiera
dai feroci denti verdi, che sapplic sotto le labbra ri
dendo grottescamente.

Dopo pranzo Melchiorre e zio Pietro se nandarono a
meriggiare sotto gli alberi. Il vecchio pose il berretto
sotto il capo, il bastone a fiancoe in breve, cullato dallo
stormire del bosco, si addorment Una chiaz~a di sole
gli calava sul dorso, e la bre22a smuoveva le candide
ciocche della sua barba: pareva un vecchio santo, ad
dormentato nella serena solitudine del bosco. Melchior
re, supino, con le gambe accavalcate e le mani sotto il
capo, non poteva assopirsi.

Sotto il cielo luminoso le fo~lie degli elci investiti
dalla brezza parevano perle; e con la voce canora e son
nolenta del bosco, s~accompagnavano sempre i tintinnii
argentini delle capre, e le gaz2e tessevano liquidi fili di
armonia. E Melchiorre non poteVa trovar riposo. Il riso
di Paska lo perseguitava. Che faceva essa nella capan
nuccia di frasche, a fianco della chiesetta? Col faz~oletto
gra~iosamente ripiegato sulla Sommit del capo, il volto
roseo per il calore del fuoco, forse cucinava svelta il
succulento pranzo del padrone...

Un violento desiderio di recatsi lass, di entrare, di
afferrarla e trascinarsela dietro, lo vinceva.

"Se non fosse per quello l!pensava; e fissava la
macchia di sole che, lentamente, dal dorso saliva alla
nuca di zio Pietro.

Durante la mattina, si era ag~itatO intorno alla chiesa
con la scusa di cercare un pastore amiCo, avvicinandosi
al punto dattrazione sino a scorger la capannuccia di
Paska. Aveva sentito voci di donne che attingevano ac
qua al poz~o della radura; e fra le erbe gialle e le pietre
aveva veduto un bambino VestitO signorilmente che dava
la caccia alle cavallette, e acchiappatane qualcuna la por
tava ad un piccolo falco addomesticato Il falco aspet
tava, fermo sopra una pietra, seguendo il bimbo coi
suoi rotondi occhi gialli: avuta la cavalletta la premeva
con la zampa, e la beccava crudelmente stringendo e
starna~zando le ali fulve.

Melchiorre aveva lanciato una feroce occhiata sul bim
bo, sul falco, sulla chiesa, sollevando le sopracciglia
come per stender meglio il suo amaro sguardo fino
all ori~zonte.

Ed era tornato dal padre.

Si volse sul fianco, continu a fissare la macchia di sole
che saliva verso i riccioli argentei diio Pietro. E gli
parve di provare un improvviso benssere fisico e morale.

"Come sono matto ! pens. "Ho cento capre, sono
giovine, sano, onesto. Qual donna non mi vorrebbe? Io
minfischio di mia cugina e dei signorotti suoi innamo
rati. Vadano al diavolo! Finiscila, Melchiorre; non vedi
che stai diventando stupido come una pietra?"

Ma a un tratto le tempie cominciar~no a martellargli,
e un calore molesto gli punse tutta la persona. Fra il
susurro del bosco giungeva un suono di flauto, fino, tre
mulo, che or pareva morire tristemente, or savvivava
di gorgheggi saltellanti e liquidi.

Melchiorre sollev la testa per ascoltar meglio. Il suo
no, trasportato dalla brezza, oscillava, veniva ora s, ora
no, insinuandosi nel bosco, come ricamando una striscia
serpentina di melodia sul fondo cupo del susurro degli
elci. A intervalli, quando il mormorio del bosco era
meno forte, qualche nota di chitarra vibrava grave e
lenta fra i gorgheggi argentini del flauto.

Erano certo i signori del monte, che dopo il lauto
pran~o suonavano e si divertivano: e Paska era forse
fra loro. Melchiorre ardeva dira e dodio.

"lo vado!" url fra s: si sollev ma vide il viso
del padre illuminato dal raggio di sole, e non sal~.

Ma anzich calmarsi si butt nuovamente per terra
bocconi, con le braccia aperte, mordendo il fieno e ge
mendo come una belva legata. Per tutto il resto della
giornata fu cupo e taciturno: andava e veniva dalla ca
panna al bosco, coglieva virgulti per il cavallo, si ar
rampicava sugli alberi e le roccie, e dallalto guardava
sempre verso~la chiesetta: nella diafana serenit pome
ridiana gli giungeva ancora, pungendogli il cuore, qual
che trillo di chitarra.

Col tramonto un nuovo incanto dilag intorno, gli
alberi tacquero; dalloccidente il cielo di corallo vers
una misterioSa luce rossa fra i colonnati del bosco, sullc
roccie, sulledera. E ogni cosa simporpor nel silenzio
solenne dellora. Il fuoco del tramonto giungeva sino
alloriente, smorzandosi in vaporosit rosee, e gettando
veli pavonazzi sulle montagne lontane.

Zio Pietro, seduto davanti alla capanna, pregava. An
chegli nella dolcezza del tramonto pensava alla chiesetta,
dove in quellora si recitava la novena: e ricordava le
preghiere e i gOSol dalla caden~a melanconica, e rive
deva la porta spalancata sul rosso occidente.

"Segnoredda e su Monte," diceva fra s, "Piccola
Signora del Monte, fammi la grazia di venirti anco
ra a laudare nella tua chiesetta. Fammela questa gra
zia, Segnoredda, fammela. Basilio mi guider; vedr...
quella ragazza, e chiss che non possa dirle una paro
lina... Paska, ricordati del vecchio zio Pietro, che ha gli
occhi chiusi; non tormentarlo oltre, figlia mia! Ave Ma
ria, gra~ia piena, il Signore  teco...~

A momenti, qualche tintinnio di capra gli sembrava
lo squillo del campanello della chiesetta; e vedeva sem
pre quello sfondo di porta, quel cielo color fragola ve
lato di violetto; e sullaltare le fiammelle dei ceri, tre
mule come foglie doro, con fragranza di ginepro arso.

"Paska, figlia di mio fratello, dove sei tu ? Sei l,
inginocchiata? E preghi? Come puoi pregare, dopo tutto
quello che ci fai soi~rire ? Ti ha veduto, Melchiorre ?
No ? E allora, perch  cos cupo ? Ave Maria, grazia
piena, il Signore  teco... Se domani potessi andare e
vederla ? Forse potrei accomodare ogni cosa. Cosa ne
dici, vecchio Pietro? Nostra Signora del Monte, conce
detemi questa grazia, piccola rosa mia, piccolo giglio
mio, concedici questo miracolo ! Ave Maria, grazia
piena. . .

Sacquet in questa speran~a. Intanto udiva i tintin
nii delle capre avvicinarsi, fondersi in un solo suono
melanconico. La greggia tornava alla mandria: Mel
chiorre e Basilio gettarono fasci di fronde sulla siepe;
poi chiusero i rozzi cancelli, e il mandriano entr nella

capanna per riaccendere il fuoco, mentre il padrone gio
vane si sdraiava accanto a zio Pietro.

Imbrun: il fuoco delloccidente si smorz in lumi
nosit violacee; qualche stella apparve come goccia di
rugiada sugli estremi rami degli alberi neri. Le mon
tagne ed il mare, ad oriente, svanirono nel sogno cine
reo della sera. Era una pace sovrana; eppure da quel
silenzio profondo, da quella immobilit delle cose che
il crepuscolo rendeva gigantesche, da quellincipiente mi
stero della notte, spirava un senso vago di angoscia.

Loscura linea del bosco pareva una nuvola; e in
quella immensit di paesaggio, nel silenzio, nella soli
tudine, i pastori, la capanna, le bestie, sembravano ancor
pi piccoli, punti smarriti sotto i profili di sfinge delle
roccie enormi chiare allultima luce. Col cader della
notte Melchiorre si fece ancor pi cupo.

Il rumore delle pallottoline del rosario sgranato da
zio Pietro lo irritava.

Non vi stancate, voi, di pregare?chiese ruvi
damente.

Zio Pietro baci la crocetta di metallo del rosario, si
segn con essa, si lev il berretto e disse: Dio sia
lodato.

Perch lodato?domand la voce acre del figlio.

Per i beni che ci manda, per i mali che ci ri
sparmia.

Dopo un momento di silen~io, Melchiorre proruppe:

Vostra nipote  al Monte!

Ci sei stato?

A far che? A cavarle gli occhi? Me lo hanno
detto.

Anche a me.

Anche a voi? E chi?

Basilio.

Basilio? E come le sa queste cose, quella faina?
Basilio, Basilio, vieni fuori, piccola volpe: hai abban
onato il gregge, forse, per andar lass ? Bada che io
non ti tronchi le gambe, uniorno o Ialtro.
Basilio apparve sullapertura illuminata della capanna,
e rise mali~iosamente.

Che andare? Che andare, zio Merzio? Sono ve
nute qui le serve, e le signore anche, e i signori, in
cerca di latte ! Non ce n, ho risposto.  E di chi 
questovile?   Di Melchiorre Carta.   Ebbene, allora
faremo venire la cugina, a domandare il latte.   E
perch non  venuta oggi?   Perch  scesa a Nuoro
e risalir pi tardi  hanno detto loro.

Ah, han detto queste cose? Perch non vengono
quando ci sono io ? Che vengano, che vengano !... Che
venga! rugg Melchiorre.

Oh, non verr, state tranquillo!

Cosa ne sai tu, piccolo falco? Va e fa il fatto
tuo; altrimenti ti faccio rider il riso sardonico ! E non
sapete, padre,  disse poi, rivolto al vecchio,  mi
dimenticavo di dirvi le prodezze di questo piccolo astore.
Ho trovato una capra legata, dalla quale egli cercava
di far suggere la lepre, per esperimentare la vostra sto
riella !...

Cattivi esperimenti! disse zio Pietro.

Poi tacque, col viso sollevato. Melchiorre lo guard;
quel viso atteggiato a pace melanconica, quella bocca
dolce e triste gli dicevano in silenzio mille cose buone,
che gli echeggiavano entro ll cuore oppresso.

Ricord davergli, durante la giornata, parlato sem
pre aspramente, e prov un impeto di rimorso e di~pie
tosa tenerezza.

Padre,domand a un tratto, con voce mutata,
non sapendo che altro dire,  ma  proprio vera la
storia della lepre ?

Vera,disse il vecchio, e raccont altre storielle,
finch giunse lora di ritirarsi nella capanna e di andare
a dormire. Melchiorre pareva rasserenato; ma sveglia
tosi dopo breve sonno, zio Pietro saccorse che la stuoia
accanto era vuota; nel posto ove Melchiorre soleva co
ricarsi,io Pietro palp il corpo molle e attortigliato del
~atto.

andato! grid: ed ebbe paura. Basilio?

Ma questi dormiva il profondo sonno dei felici, e
~io Pietro lo dovette cercare e pungere col bastone, per
farsi sentire.

 Chi mi tocca ? Cosa volete ?

Dov andato Melchiorre?

Ne so molto! uscito, non c o ci sar, non lo
so. Lasciatemi dormire.

Zio Pietro si sent paurosamente solo.

Salz, si sedette sul limite della capanna, e ascolt.

Il mistero della notte era completo, il bosco rombava
di nuovo, col fragore di un torrente: un roteare dac
que fredde, torbide, che si perdevano in nere lontananze.
Nessun altro rumore. Il cieco ricordava altre notti, e gli
sembrava di vedere le roccie nere nellombra, e nel cielo
incolore la Via Lattea che descriveva appena una traccia
di candore vaporoso: ad oriente una nebbia grigia e tri
ste, e sulle montagne, fra la nebbia un fuoco vermiglio
che sembrava un fiore di melograno.

Altri lavoratori erano lass, e dissodavano la monta
gna; e la luce dei lentischi incendiati mandava un sa
luto ai solitari pastori dellOrthobene.

Ma Zio Pietro, nella sua tenebra profonda, dava ascol
to solo al lamento di solitudine e dabbandono del bo
sco, e gli sembrava desser circondato da un freddo gor
go dacque nere.

Unangoscia mortale lo opprimeva: pensava pueril
mente che Melchiorre non sarebbe tornato mai pi, che
egli sarebbe rimasto solo su quel limitare, davanti al
buio eterno.

Gli sembrava di piombare in un abisso: ed aveva due
grandi occhi spalancati, ma con essi non vedeva che una
immensit vuota e nera, solo in quella sua notte eterna
pi angosciosa della morte stessa.
Melchiorre attravers a passi rapidi ed agili la radu
ra, fermandosi nel sentiero accanto alla chiesa, dietro
un tronco delce biforcuto che gli permetteva di assi
stere, non veduto, come da un finestrino, alla scena che
gli si svolgeva davanti.

Un gran fuoco rischiarava il bosco: quasi tutti i
novenanti stavano l attorno aggruppati e ridevano. Un
cagnolino nero, il cui collare di ottone scintillava al ri
flesso del fuoco, abbai dietro Melchiorre, facendo atto
di slanciarglisi contro, senza osarlo.

Egli si volse; disse piano piano, con disprezzo:

 Aspetta, marrano !  e accenn a corrergli ap
presso. La bestiola scapp: una voce nasale grid:

Te, Leone!

"Leone ! Te," disse fra s Melchiorre; e raschi e
sput al di l del tronco; ma lasua sfida sprezzante
pi che al cagnolino pauroso era rivolta a tutta quel
Iallegra gente.

Dallombra egli vedeva un quadro fantastico. Il gran
fuoco di tronchi e di rami crepitanti, le cui fronde si
cangiavano in brage, mandava in alto lunghe fiamme
rosse, illuminando a sprazzi la parte inferiore degli al
beri e gli scorci di figure aggruppate qua e l, per terra,
sulle pietre, a ridosso dei tronchi.

Il bosco pareva una fantastica e mostruosa costruzione
sorretta da nodose colonne e i cui intercolunni, le volte
e gli sfondi si perdevano in un vuoto oscuro. Nel cir
colo rosso descritto dalla luce della fiamma passavano
correndo e traendosi dietro le loro lunghe ombre ragazzi
che attizzavano il fuoco con bastoni e rami: altri stavano
appollaiati sugli alberi, con le gambe ignude penzoloni.

Melchiorre riconobbe il fanciullo delle cavallette, che
emetteva stridi acuti trascinando un ramo le cui fronde

lasciavano intorno al fuoco una traccia di terreno spa2
2ato Risate allegre, cantilene, voci, grida, si univano al
crepitar della fiamma.

Sulle prime Melchiorre attratto dal bizzarro spetta
colo prov un gusto quasi fanciullesco a contemplarlo
Il leggero vento che passava stormendo fra gli alberi gli
batteva alle spalle, mentre al viso gli giungeva il ca
lore del fuoco.

Un gruppo di signore, col capo avvolto da faz201ett.
di seta e da scialletti di lana, sedeva sopra un tronc
ro.vesciato: alcune ridevano, coi denti scintillanti: un,
con le gambe accavalcate e le mani strette intorno al
ginocchio, sonnecchiava abbassando e rialzando la testa;
unaltra pareva sognasse, col viso sollevato e la gola
illuminata dal fuoco. Sedevano per terra, e su pietre, I
addossate ai tronchi, paesane con bimbi in grembo; e
alcuni uomini stavano sdraiati a pancia a terra, col volto
eretto e il mento appoggiato alle mani intrecciate. Ritto,
accanto al fuoco, un giovinotto accordava un flauto la
cui canna sembrava di corallo e mandava il suo riflesso
sulle mascelle gonfie e sulle mani del suonatore.

Dopo aver fissato il bimbo delle cavallette e il ram
che spazzava il terreno intorno al fal, Melchiorre mise
attenzione agli striduli accordi del flauto, seguendo cor
gli occhi i movimenti delle mani rosse del suonatore.
E provava un impulso dira e di sdegno ricordando la
melodia lontana udita al meriggio, e limpressione di
gelosia che ne aveva provato. Era costui che allora suo
nava? Questo glovanotto basso e scarno, dai capelli cos
rasi che lasciavano scorger la cute del cranio, dalle orec
chie enormi e dalla scarsa barbetta rossa irta sul mento~
E costui, col ridicolo gonfiar delle scarne guancie, er.
stato capace di attoscargli il cuore per tutta la sera?

"Dov  Paska?" rugg il suo cuore. E i suoi occh:
sacceserO, e lo sguardo vag dalluna allaltra delle pae
sane sedute per terra e sulle pietre, e pi su sulle pan
chme addossate al muro della chiesa.
Paska non cera: ed egli ne prov sollievo, ma non
si mosse dal suo posto dosservazione.

Efisio,  grid la voce nasale che aveva chia
mato il cagnolino,  finiscila con quel ramo, e but
talo sul fuoco.

Ma il bambino continu a correre, e per giunta il
cagnolino and dietro al ramo abbaiando.

 Che polvere !  si lament una signorina.

 Efisiooo ! Leoneee !  La voce nasale salz cos
minacciosa che il cagnolino scapp e il bimbo cess di
correre.

I monelli appollaiati sui rami cominciarono a fischia
re e a sputare dallalto.

Figli dun capricorno, finitela!  grid il suo
natore di flauto, che sentiva qualche cosa dumido sul
collo.

 Finiscila tu, corno di capra !...

Tutti ricominciarono a ridere e la signora che son
necchiava si svegli.

 Efisio, getta quel ramo sul fuoco !

Il bimbo obbed: la fiamma sabbass, divampando
poscia pi alta e pi crepitante. Insultati e presi di mira
con pietruzze dal basso, i monelli fischiavano e sputa
vano con maggior violenza.

Le paesane gridavano vituperi e imprecavano, col viso
rivolto in su.

 Al diavolo che vi ha mandato l sopra! Vuoi fi
nirla, mendicante ?

Mendicante sei tu!

 Pieno di pidocchi...

 Pieno di pidocchi sei tu !

La questione viene spostata!grid la voce na
sale.  Vediamo se si pu definirla altrimenti.

Melchiorre vide un grosso uomo giallo e calvo, dalla
lunga barba nera, ergersi giganteSco e minaccioso.

 La finisca lei, prima di tutto!disse volgendosi
al suonatore.  Faccia un po il piacere !

Ma il giovinotto continu a solfeggiare e i monelli

fischiavano e gridavano imitando la voce nasale d~
grosso slgnore.

Paska non si vedeva: che fosse scesa a Nuoro anch~
quella sera ?

Melchiorre cominci a stancarsi: provava un senso
di disprezzo per tutta quella gente che passava cos
scioccamente il tempo e pensava di andarsene, quando
la scena mut. Una signorina aveva gridato a un gio
vmotto che fumava tranquillamente la sua pipa di creta:

arrivato un bastimento carico di...

Nel ricever il molle proiettile il giovinotto trasal co
micamente, destando nuovi scoppi di riso, ma ebbe la
prontezza di spirito di lanciarlo a sua volta sulla gola
della signorina che sognava.

 Di impertinenti! rispose. arrivato un ba
stimento carico di...

La sognatrice si scosse, raccolse il fa2 zoletto e non
seppe subito rispondere: ma il gioco banale era comin
ciato, e il fa2zoletto continu a volare da un punto al
Ialtro, destando risate e malumori per la difficolt dei
carichi in 1. In breve tutti presero parte al gioco; anche
i monelli si gettavano manate di foglie gridando arrivi
di bastimenti carichi di impertinenze.

Impossibile!  grid il signore dalla voce na
sale, raccogliendo con le mani sul petto la palla bianca.

Io sono fuori di gioco.

 Penitenza ! Penitenza !

Cambiamo la lettera. Con 11 non si trovano vo
caboli adatti.

Penitenza! Penitenza! Mi dia quellanellino che
ha, len

Chio possa un giorno dar~iielo ai piedi dellal
tare! disse galantemente il giovine suonatore, traen
dosi con due dita lanello, fatto con un chiodo, e met
tendolo sulla palma della rosea mano aperta verso di lui.

Cambiamo questo stupido 1. Mettiamo il P.

 Pulcini, pulcini! insolentirono i monelli.

Porchetti... porchetti...
 Pasque ! Pasqueee ! Viva ! Viva ! Arrivato un ba
stimento carico di Pasque ! Viva Pasqua, viva !...

Melchiorre sollev gli occhi ardenti Paska era final
mente apparsa, e dritta davanti al fuoco, piccola e snella,
con le maniche della camicia rimboccate e le cocche del
fazzoletto nero rigettate sulla sommit del capo, cer
cava con gli occhi un posto ove sedersi.

 Vieni qui, vieni qui, agnella mla,la invito il
suonatore.  Vieni e siediti al mio fianco.

 Al suo fianco il coltello !  ella rispose; ma la
sua voce era cos dolce, il suo riso cos sonoro, che a
Melchiorre parve di sentir davvero un coltello al fianco;
e si port il pugno alle labbra in atto di mordere.

"Cosa mi tiene, cosa mi tiene, anima maledetta, che
hai il miele in bocca e in cuore un serpente!..."

Ella si guardava sempre attorno sorridendo a tutti con
civetteria: il ciuffo dei suoi lucidi capelli castanel, rial
zato sulla breve fronte bianca che splendeva come lavo
rio, aveva riflessi di rame dorato; e riverberi rossastri
sfioravano il suo corsetto aperto sul davanti, e il petto
della sua camicia dalle pieghe inamidate e sapiente
mente disposte.

Quando ebbe scelto il posto, attravers con baldanza
di giovine gaz~ella dai fianchi ondeggianti tutto lo spiaz
~o illuminato dal fuoco, e balz felinamente su una
sporgen~a di roccia. Di l domin la scena col fulgore
dei suoi limpidi occhi castanei dalle lunghe ciglia. Le
fu subito gittato il fazzoletto sul seno, e uno studente
si sdrai supino ai suoi piedi e cominci a stuz~icarla
con un bastoncino.

Stia secco, lei,ella disse, raccogliendosi le sot
t~rlP intr~rn IIP Pambe: eli scaravent il fazzoletto

cap subito listintiva antipatia che il fanciullo delle ca
vallette, il cagnolino e la voce nasale gli avevano de
stato.

"No, ella non gioca; ella fa davvero!" ripet fra s
amaramente.

Di momento in momento egli sentiva crescere la sua
collera rabbiosa: le orecchie gli tinnivano e gli arde
vano, e gli pareva che la fiamma e il calore del fuoco
gli serpeggiassero nelle vene.

Dov il falco?  domand Efisio, aggrappan
dosi alle gambe di Paska, col viso sollevato.

Non lo so: va e cercalo!  ella rispose con
impertinenza, pur tenendo presso di s il bambino per
salvarsi dai proiettili che dallalto i monelli, e dal basso
i giovinotti le lanciavano.

Il gioco prosegu. Quando tutti, compresa lei, ebbero
dato un pegno, si form un comitato di ragazze e di
giovanotti per le penitenze: Paska fu invitata a pren
dervi parte, ma ella disse:

Sto bene qui, non mi muovo! Vengano qui se
mi vogllono !

Il comitato le si avvicin, e i giovanotti la circonda
rono strettamente.

Ella rideva, emettendo piccoli stridi di gazza in amo
re: Melchlorre vedeva le paesane curve luna su laltra
mormorare e ridere fra loro, certo per il contegno scon
vemente di Paska; e fremeva e a momenti stringeva

pugni fino a conficcarsi le unghie nelle palme delle mani.
Furono lasciati in grembo a Paska i pegni del gioco,
e le persone del comitato si disposero in fila

Di chi  questo pegno? ella domand, solle
vando e sventolando un fazzolettino bianco con la cifra
                                                        rossa.
sul volto.
  Penitenza !  urlarono dogni parte.                   mio,  rispose una v ttil
  Io non gioco! Non  vero che non gioco, pa           Vfiuol rlaverlo?
drone 7  grid Paska.                                    o, se e mlo !
 No, tu fai davvero!  rispose la voce nasale.     I b . Allora bisogna che ella si alzi e vada a d

 "}colui il suo padrone?" si domand Melchiorre e   aclo al mio padrone.
Quello puoi farlo tu!

Brava, bravaaa!  gridarono molte voci; e tutti
risero sguaiatamente.

"Bravissima!pens anche Melchiorre, ma la sua
collera crebbe.

 Se me lo impongono, lo faccio! rispose Paska
arditamente.

Ma fatelo tutte; si pu far benissimo!  escla
m la voce nasale.

Per peniten~a! rispose il suonatore.

Che puzza di spirito; via, finiamola!disse una
signora, seccata che si desse tanta attenzione ad una
serva. Non usciamo dai limiti del galateo!

 ( ominci lei! rispose una voce.

Gli animi sinasprirono; ma il comitato si riun di
nuovo, e chi pi chi meno volentieri tutti eseguirono
le banali penitenze.

Al suonatore tocc di ballare con la scopa, e se la
cav allegramente: gli venne restituito il flauto, ed egli
credeva finita la sua parte quando Paska grid:

Di chi  questa?e aglt in alto, tenendola con
due dita per il corto picciuolo, una grossa pera verde
e lucente.

Diavolo!  esclam il suonatore, battendosi le
mani sulle tasche della giacca.  Quella  mia ! Me
lavete rubata !

Come? Lei ha di queste provviste in saccoccia?
Che altro ha ? Altre frutta ? Pane ? Formaggio ? Faccia
vedere!... Con tutta la sua poesia!...

mia! imia! Non  vero che  sua! Dalla a
me, Paska Carta, dalla a me,  gridavano i monelli.

Il suonatore arross, ma per puntiglio e per riaver
la pera si sottomise alla penitenza della lettera.

Fu fatto stupidamente inginocchiare, e un giovane
lungo e scarno, in maniche di camicia nonostante il fre
sco della notte, gli scrissc sulle spalle alcune righe in
sultanti, e per virgole e punti somministravagli pugni

"Se ci arrivassi io !" pens Melchiorre. "Ma perch
quella bestia si lascia picchiare cos! Ed  di uno scemo
simile che quella sciocca  innamorata? Ma non  pi
bello il mio caprone ? E le mie capre non hanno pi
seriet dl tutta questa torma di matti ?~

 La pera sia restituita al padrone,  sentenzi
Pasqua, quando il giovane si sollev scuotendo le spalle
indolenzite.

Ma la pera se lerano divisa e mangiata due raga~ze
del comitato, e fra sonori sghignazzamenti furono re
stituiti al suonatore solo la buccia e il picciuolo.

Egli non protest, ma riprese a suonare il flauto e
non la smise pi.

Di chi  questo ditale?

Un ditale dalluminio scintill sulla punta del mi
gnolo del giovine in maniche di camicia.

mio!disse Paska.

"mio!" pens Melchiorre, riconoscendo con tristez
za lultimo suo regaluccio alla fanciulla. E cominci ad
agitarsi, punto dai ricordi, umiliato nel veder il suo
dono fra le mani di coloro che lo rendevano infelice.

Se vuoi riaverlo, Paska di rose, raccontaci una
novella.

Una novella? Quale?  dissella, come fra s
sollevando le braccia per accomodarsi il fazzoletto: in
quellatto il suo busto svelto e pieno apparve stupen
damente modellato dalla camicia e dal corsetto di vel
luto rosso, e Melchiorre, alle amare angoscie che lo tor
mentavanO, sent mescersi lo struggente desiderio di quel
corpo flessuoso che tante volte aveva sentito palpitare
fra le sue braccia.

Chi adesso li divideva? Chi glimpediva di saltare al
di l del tronco e di correre e sentir ancora, col dolce
abbandono antico, il lieto cuore di Paska palpitar con
tro il suo, e la fresca bocca di lei rider contro le sue
labbra ? Chi li aveva divisi ? Quella gente ridicola e
SCioCca che si aggirava intorno al fuoco come le far
falle attorno al lume ! E~li si sentiva la forza f il ffl
LOggio di passare attraverso tutta quella gente e di ur
.;laspingerla, gettarla sulla fiamma; e farne un fuoco
Llto alla cui luce restar soli lui e Paska, e rivolgersi a
~i urlando: "E adesso?".

Racconta la storia della gallina,  disse Efisio,
rando le sottane della ragazza.

No, quella del gallo, gridarono i monelli.

 Quella della gallina che aveva fatto luovo...

No, quella del gallo che non aveva fatto luovo...

Chicchirich...

No,  disse Paska dominando il chiasso con la
sua bella voce sonora,racconter la storia del magro
~voleva dire del mago).

No, quella del grasso, quella del grasso!  Si
ricominci a ridere e a fischiare. Un ragazzo batteva una
ronda sul fuoco e la fiamma percossa si divideva, sol
levandosi ed abbassandosi rossa sanguinante.

La scena cangiavasi in tregenda: le figure appari
vano e sparivano fra sprazzi di luce sangulgna, e i
portici e glintercolunni del bosco si sprofondavano in
antri misteriosi e in caverne scure

Paska cominci la fiaba.

Dicono che una volta cera un ragazzo chiamato...

Antoneddu...  disse la caustica voce del pa
drone.

No, non cos, ma...

Mel...chi...or...reee... ?grld una voce vibrante.

Melchiorre vibr assieme con la voce che pronunziava
il suo nome. Chi lo pronunziava? Chi lo derideva? Ch
lo provocava ?

La voce era come salita dal suolo: e per quanto guar
dasse, Melchiorre non riusc a distinguere il suo pro
vocatore.

Ebbe? S, Melchiorre!  disse Paska guardan
dosi attorno con uno sguardo di sfida.Egli un giorno
and a portare legna dal monte...

Oh come? Non era un pastore?chiese la voce
vibrante.

Ma che pastore dEgitto! Era un ragazzo, un con
tadino. E incontr zia Orca. Dunque, quando incontr
zia Orca, il ragazzo si spavent...

 Sfido io!

Comera fatta lOrca?domand sommessamente
Efisio, che ascoltava stringendosi alle gambe della ra
gazza.  Denti ne portava ?

 Altro che denti ! Aveva spiedi per denti, e le ciglia
cos lunghe che se le rialzava con due stanghe...

Povero Melchiorre!

Il cuore mi dice che in questa storia si parla di
chiavi, disse la voce nasale.

Il flauto suonava sempre.

a Dove vai, agnellino mio?  domand zia Orca.
a Se vieni con me e mi vendi questa legna, ti do un
canestro pieno di pane che per quanto ne togli resta
sempre pleno.  Il ragazzo, che aveva sempre fame, si
lasci tentare e le and dietro, curvo sotto il fascio di
legna. Zia Orca trottava avanti, spazzando il terreno
con le ciglia... Finiscila tu, con questa fronda, che il
diavolo ti metta ad affumicare; non vedi che mi viene
tutto il fumo in viso ?  grid Paska, chiudendo gli
occhi e torcendo la testa.

Il fumo va verso le belle e le giuste...  disse
il padrone.

Giuste... in direzione del fumo!  osserv la
voce vibrante.

E il flauto suonava sempre una nota acuta e lamen
tosa che saliva, saliva fra gli alberi oscuri, sperdendosi
in alto, nel vuoto infinito del cielo nero

Melchiorre guardava e ascoltava; ma vedeva rosso e
sentiva come un rombo lontano.

Qualcuno afferr il ragazzo che batteva la fronda sul
fuoco e lo spinse lontano: la fiamma si riun, corta e
violacea, e il fumo sal dritto come una colonna nera.

Paska riprese la sua storiella.

Dunque zia Orca trottava avanti, spazzando il ter
reno con le sue ciglia. E cammina cammina dicono che
arriv a casa sua: prese il ragazzo e lo chiuse entro una
cassa. Voleva farlo ingrassare per poi mangiarselo; ma
lui ogni giorno, quando lOrca gli diceva di mostrare
il mignolo per un bucherellino, mostrava la coda dun
topo che aveva trovato entro la cassa.

Ma... e come mangiava?domand piano piano
Efisio, tirando la sottana di Paska.E lOrca non po
teva vederlo quando apriva la cassa?

Lasciami stare, non lo so! Dunque, quando mo
strava la coda del topo dicono che zia Orca, vedendo
che non ingrassava mai, lo tir fuori dalla cassa e lo
mise a fare il servo. Dicono che gli consegn cento e
una chiave...

Il padrone cominci a ridere di un riso nasale rumo
roso.

Lho detto io che centravano chiavi..

 La finisca lei, signor padrone ! Dunque gli con
segn cento e una chiave, e gli disse: aVedi queste
cento e una chiave ? Apri tutte le porte che saprono
con queste cento chiavi, ma guai se apri quella che
sapre con... .

 Quella cento e una! Che cosa sapriva con quella
cento e una?gridarono da ogni parte, e ricomincia
rono a fischiare, a ridere, e dire impertinenze e peggio.
Oh, povero Melchiorre... povero disgraziato!

Melchiorre socchiuse gli occhi per fissar meglio Paska,
e gli parve di vederla arrossire, forse perch arrossiva
lui. E sent la gola stretta da unira feroce contro coloro
che, credendolo lontano, vigliaccamente lo sbeffeggia
vano, e contro Paska che tanto permetteva.

"Non la finisci la tua stupida storia ?gemeva fra
s. "Te la far finir io stanotte, scimmia, rana, vipera!"

 ... Dunque dicono che il ragazzo pigli le chiavi,
e non apriva mai quella porta. Per pensava sempre a
quello che doveva esserci l dentro, e di giorno in gior
no cresceva la sua curiosit. Un giorno non seppe re
sistere e apr, ma fugg via inorridito perch vide la
camera piena di cristlani rosicchiati dall Orca. In fondo

cera un diavoletto che pestava le ossa entro un mortaio
di pietra...

 Diavolo! disse il giovine in maniche di cami
cia. Le utilizzavano anche!

 Lavranno poi venduta, questa polvere, per mi
schiarla allo zucchero e alla farina dei maccheroni...

Il piccolo Efisio apr le labbra, ma non pot par
lare, non meno inorridito del giovine servo dellOrca.

Il flauto suonava sempre.

 ... Dunque, quando il ragazzo fugg inorridito, il
diavoletto fece la spia a zia Orca, dicendole come il
servetto era penetrato nella stanza. Zia Orca allora prese
il raga2zo e voleva ucciderlo; poi lo lasci vivo a que
sto patto: che ogni notte le cuocesse per cena un cri
stiano. E come fare ? Il ragazzo...

Ma come lo voleva? Allo spiedo, lessato o al
tegame, Paska, o Paska ?

 Cotto, cotto; semplicemente cotto come lei, 
ella grid, destando nuove risate.  Il ragazzo non
sapeva come fare Pensatelo voi ! preparare ogni notte
la cena con un crlstiano, dopo averlo anche ammazzato,
non  cosa molto facile, tanto pi per un ragaz:~o. Zia
Orca se ne and fuori dicendo: a Guai se non trovo la
cena pronta! . E laltro a piangere, a piangere. Veniva
la notte, intanto, le stelle spuntavano...

 Cosa centrano le stelle ?

 Ma proprio! Cosa centrano le stelle quando vie
ne la notte?dissella, ironica.  ... Il cielo sembra
va un vaglio, cos tutto bucherellato di stelle...

 Originalissimo paragone...

 ... Infine era notte, e il ragazzo non sapeva come
fare. Quando si sente un rumore.

 Sar stato il rumore del mortaio.

 ... No, era un uomo che passava cantando. Cosa
fa il ragazzo? Prende una stanga e si mette in agguato
dietro un albero.

Qui Paska fece pausa, quasi per indicare lansiosa a~
tesa del ragazzo appiattato: sudiva intorno solo linces
sante fischio del flauto, per cui lironica voce nasale do
mando:

Ma dimmi un po, Paska, il malcapitato che pas
sava, cantava o suonava ? Suonava, vero ?

 S, suonava. Suonava il flauto!rispose la voce
vibrante.  Sta attento dietro lalbero, Melchiorre !

Melchiorre si tir istintivamente indietro.

Impassibile, il suonatore raddoppi le note acute, che
si slanciavano su come razzi.

 ... Dunque, quando luomo pass, il ragazzo balz
fuori, e gli ruppe la stanga sulla testa. Laltro cadde a
terra morto...

 Bel colpo !

Non c male, per un ragazzo di quellet! Ma
gi, abitando con chi abitava...

 ... Laltro cess di cantare...
 Sfido! Anche un suonatore avrebbe smesso di suo

 ... Cess di cantare. Allora il ragazzo tuttallegro...
 Bellallegria ! Si vede che zia Orca gli dava una
buona educazlone !

 Da delinquente ! Che ne dice, cavaliere ?

 ... Tuttallegro cominci a tirare, a tirare...pro
segu Paska, stringendo i denti e facendo atto di chi
con grave sforzo trascina un peso.

Col bianco visino spaurito, Efisio, sempre aggrappato
alle sottane di lei, ne seguiva con gli occhi spalancati
tutti i movimenti delle mani e della bocca: gli pareva
di vedere il ragazzo a trascinare luomo morto per met
terlo a cuocere, e il suo terrore aumentava.

Anche il cagnolino, posato colle zampine anteriori tese
in avanti, sollevava la testa fissando su Paska gli oc
chietti rossastri entro cui il riflesso del fuoco accendeva
una favilla doro.

 ... Dunque, tira che ti tiro, il ragazzo riusc a
trascinare dentro luomo che cantava...

Cio, che non cantava pi.

 ... Accese il fuoco, mise su un gran paiuolo colmo
dacqua e gett dentro luomo morto...

Con le vesti e con tutto, vero?

E anche le scarpe?

Bel brodo doveva riuscire...

Non aveva bisogno daltro condimento!

 ... Quando zia Orca torn, trov la cena pronta.
Mangi tutta contenta, poi andarono a letto. Ma ecco
sul pi bello dun dun alla porta.

aChi ?

a Il Re!

a Era la moglie delluomo morto che veniva coi cara
binieri per vedere se era stata lOrca ad ammazzare il
viandante. LOrca prese gli avanzi della cena... 

Forse le scarpe cotte, ma non abbastanza per esser
masticate, vero ?

 ... Gli avanzi della cena e li gett in un pro
fondo pozzo nero: poi gett l un caprone. Poi apr la
porta. Entr tutta la Giustizia, entr la donna che pian
geva e si tirava i capelli. Guardarono dappertutto, e
non trovarono nulla...

E le cento e una stanza? Perch la perquisizione
non fu regolare ?

 Forse lOrca aveva protettori fra i giustizieri: an
che allora la giustizia non funzionava molto bene...

Per i farabutti!  disse la voce nasale, con mal
celato dispetto.

Gi, c lei; scusi, cavaliere!

Prego!

 ... Basta, non trovando nulla stavano per andar
sene, quando la donna, uscita nel cortile, grid: a E
questo pozzo? In questo pozzo guardate . a vero, 
disse il pretore: e comand ai soldati di scendere nel
pozzo, ma nessuno obbed.

Lo dicevo io che si andava male!

 ... Allora presero il ragazzo, gli legarono una cor
da alla vita e lo costrinsero a scendere nel pozzo. Quan
do fu sceso gli gridarono: a Che c ? . Egli rispose:
a Un cadavere! . La donna allora cominci a piangere,
a piangere, a strapparsi i capelli e le vesti, e ad urlare.
Ne aveva ben ragione, poveretta. Allora il pretore grid
al ragazzo di dire i connotati della vittima; e il ragazzo
grid alla donna:
aTuo marito quanti occhi aveva?
aMio marito aveva due occhi.
aAnche questo ne ha due. Tuo marito quante
orecchie aveva?
aMio marito aveva due orecchie.
a Anche questo ne ha due. Tuo marito quanti
nasi aveva ?
Mio marito aveva un naso.
 Anche questo ne ha uno. Tuo marto quanti
piedi aveva ?

                                                            Sfacciato quel Melchiorre!
                                                            Povero Melchiorre! Che stupido!
                                                            Paska di rose, levalo fuori dal pozzo
                                                            Paska e rosa~, affogalo, se lo merita
                                                            Ella cap le allusioni, e ridendo e gettando un po
                                                           indietro la testa in modo che si vedeva la sua bianca
                                                           gola gonfiata dal riso, disse sfacciatamente:
                                                            Lho gi affogato!
                                                            Allora Melchiorre credette di impazzire: gli parve di
                                                           saltare al di l del tronco; di piombare sul fuoco e di
                                                           scottarsi una mano. Aveva schiaffeggiato a sangue la
                                                           bella Paska: aveva percorso lo spazio che li divideva e
                                                           le era balzato addosso prima che alcuno degli astanti,
                                                           sorpresi, si movesse. Ella si port le mani al viso, tiran
                                                           dosi indietro e gridando:Aiuto ! Aiuto !,e il bam
 Mio marito aveva due piedi.                             bino anzich abbandonarla, parve volesse difenderla agi
 aE questo ne ha quattro ! Tuo marito vello aveva?        tando le piccole mani e gridando anche lui: Aiuto !
 a MimqtitVP nr~n q~",.~q                         ,,
  Mio marito vello non aveva.
  E questo ha il vello! Tuo marito corna aveva?
 a Tutta la Giustizia cominci a ridere, a ridere: il
pretore si gett pancia a terra per non scoppiare. 
 Anche gli ascoltatori della graziosa narratrice fecero
eco alle risate delle poco serie e poco accorte auto
rit della storiella. I monelli ora ascoltavano attenti,
sporgendo i visi rossi fra i rami oscuri. Allimprovviso
scoppio di riso degli astanti, il cagnolino abbai, vol
gendo qua e l la testina; ed Efisio ebbe un pallido sor
riso sul visetto smorto.
 Solo il suonatore rimase impassibile, e le note del
suo strumento continuarono a salire come zampilli cri
stallini su per il cielo nero.
 Paska riprese:

a ... Mio marito corna non ne aveva!  cominci
a gridar la donna, imprecando e battendosi i pugni sul
volto. a Mio marito non ne aveva corna: tu le avrai,
non mio marito, le avrai tu... 
a E questo ha le corna... 

Le risate raddoppia~ono: la voce vibrante disse:

Aiuto !

Melchiorre si vide circondato da volti feroci, e sent
sulle spalle grossi pugni che risuonavano sul duro cuoio
della sua giacca.

Vigliacco !... Miserabile !...

Bestia!

 Infame !

Paska si mise a piangere di dolore e di terrore: e il
bambino cominci anche lui a strillare, mentre il cagno
lino abbaiava ferocemente, facendo atto di slanciarsi nel
la mischia, senza osarlo.

Vigliacchi siete voi!grid Melchiorre con voce
rauca, divincolandosi  Lasciatemi andare, altrimenti
stanotte finite male il divertimento.

Mascalzone!  Un poderoso pugno gli cadde
come una pietra sulla nuca. Egli si divincol, furioso,
con gli occhi splendenti; con uno slancio felino si gett
ancora su Paska e la schiaffeggi con violenza, poi ebbe
di nuovo limpressione dun salto, duna fuga pazza, e
Sl trov fra le roccie al di l della radura. La sua per
sona vibrava tutta, le orecchie gli ardevano, le labbra
frementi pronunziavano vituperi ed imprecazioni. Pro
vava uno spasimo senza nome: avrebbe voluto gittarsi
per terra, morder le pietre, sbatter la fronte al suolo,
spaccarsela e morire.

Nelloscurit che lo circondava, distinse la massa nera
del bosco; e gli pareva di veder ancora il lontano bar
lume del fuoco, di sentir ancora lo strillo del bimbo,
Iabbaiare del cagnolino e il singulto spezzato di Paska.
Ma il flauto maledetto taceva: ed egli si rimise a cor
rere, fra il monotono susurro del vento che ogni altro
rumore dominava.

Grande e sanguigno il sole sorgeva dal mare lon
tano quando squill il campanello della messa. Tutto
taceva nella nitida frescura del mattino, sotto il cielo
puro e chiaro: qualche donna vagava qua e l, asson
nata e silenziosa, e nelle capannuccie di frasche odo
ranti, le caffettiere gorgogliavano e saltellavano sulle
brage.

Il secondo squillo di campanello risuon come un
piccolo nitrito metallico; vibr impaziente fuor della
chiesa e si spense fra gli alberi. Il sole pendeva ancora
sul mare, incendiandolo con la sua luminosit di fuoco.

Le porticine delle stanze (eumbe~ia~) addossate alla
chiesa si spalancarono, e nel vano apparvero figure as
sonnate di bimbi, di ragazzi e di giovanotti.

Al terzo squillo di campanello tutti entrarono in chie
sa; di nuovo un gran silenzio regn al di fuori, sotto
il bosco rischiarato dal sole senza raggi e sulla spianata
ove le pietre scintillavano di rugiada.

Zio Pietro venne di l, dal bosco umido e brillante;
scese dalle roccie come una Deit montana, cieca e forte
come le pietre, solenne e mite come gli elci eretti al

puro cielo del mattino. Aveva lasciato il berretto al
volpe: il cerchio nero della berretta sarda stringeva i
suoi capelli argentei. Lo guidava Basilio, che se lo trae
va dietro trascinandolo un po, ridendo, curvando la
testa alla ricerca di lembi di suolo meno pietrosi. Giunti
a mezzo della radura zio Pietro alz il bastone, e tenen
dolo in avanti disse:

 Siamo vicini, vero ? Ho sentito il campanello.

Siamo vicini, ma io non ho sentito nulla. Ci av
buone orecchie, voi !

Si vede nessuno?

Si vede... si vede...disse Basilio, sollevando I
testa e guardando qua e l, si vede... un cagnolino
    nero. Oh, che bellino! Te te te! grid scoccando
    le dita verso la bestiola che rispose abbaiando e dime
    nando la coda ritta, ma senza avanzarsi.
     Non ti ho chiesto se si vedono cagnolini neri,
    ti ho chiesto se si vedono cristiani.
     Nessuno, zio Pietro, nessuno!
     Ma dopo qualche passo Basilio socchiuse gli occh,
    rise fra s, e disse con malizia che rasentava la mali
    gnit:
     Eh, eh, Zio Pr, si vede Paska!
     Il vecchio ebbe un lieve tremore fra le sopracciglia
    ma tosto disse severo:
     Bugiardo: tu non la conosci neppure. Bada ch
    non son venuto per scher~are con te. Tira avanti, la
    sorte ti tiri.
t    Non ho scherzato, Zio Pr, m parso proprio d
    vederla piccola, non  vero ? Ha il volto roseo lu
    cente, gli occhi neri lucenti, non  vero? E due grand
    sopracciglia nere come ale di corvo, non  vero ? Era
    l, dietro quel cagnolino, e quando ci ha visto  scap
    pah
     Tira avanti. Non  vero! grid il vecchio.
     Basilio guardava il cagnolino, e gli rivolgeva con
    tinui cenni di richiamo; quindi non badava pi al suolo.
e il vecchio, sebbene tastasse il terreno col bastone, in
ciampava sovente.

La messa  cominciata; non si sente pi il cam
panello. Tira avanti, scimunito, e lascia stare quel cane.
Non si vede nessuno ?

Neppure una gamba di cristiano vivo. Oh, come
 bellino quel cane, ha un collare doro e una campa
nella. Sentite, zio Pietro... Drin, drin, drin, drin. Te,
bellino, te piccolo sorcio. Se fossi stato solo me lo avrei
rubato.

Bravo! E stiamo per entrare in chiesa!

 Che male c? Lavrei messo con la lepre.

Pare impossibile che tu sii cos ragazzo!escla
m zio Pietro. Pure dopo un momento domand: 
Dove lhai lasciata?

Chi? Ia lepre? Oh,disse il servetto, ricordan
do la bestiola nascosta nel cavo dun elce,  Iho la
sciata in un luogo dove nessuno, neppure le fate, pos
sono trovarla. Lo so io solo.

Dove, dove?

Se ve lo dico, lo sapete voi pure, e qualche giorno
me la rubate, ve la arrostite, e poi dite che  scappata.

Non c pericolo!...  esclam zio Pietro triste
mente.

Intanto saccorse che erano giunti perch, dopo una
piccola salita, stendendo il bastone aveva toccato un
muro, e col suo odorato finissimo sentiva il profumo
del caff bollente che usciva dalle capannuccie di frasche.

11 cagnolino ci vien dietro, ma non vuole avvi
cinarsi,disse Basilio volgendosi ogni tanto.Bau,
bau, bau, drin, drin, drin. Perch non ti avvicini, mar
rano? Vieni qui che ti faccio la festa. Datemi il basto
ne, zio Pr.

Il cagnolino, irritato dalle smorfie e dalle grida di
Basilio, abbaiava forte; e il piccolo fisio usc correndo
da una capanna.

Leone, qui, Leone!

 Leone, qui, Leone !  imit Basilio.  tuo
quel cane, ragazzino ?

S,  mio, non  tuo! grid Efisio inviperito.

 Se alzi la voce, gli do tante bastonate che gli
faccio cacciar le viscere per gli occhi.

 E finiscila, finiscila !  ammoniva zio Pietro.

Efisio mostr la lingua, e Basilio gli fece le corna, e
non contento di ci, appena ebbe condotto il vecchio
in chiesa, torn fuori per continuare a insolentire con
tro il ragazzetto.

Zio Pietro si trov solo, inginocchiato per terra, col
braccio sinistro appoggiato al sedile, lungo la parete. La
poca gente che assisteva alla messa si volse a guardarlo;
egli lo sent, e prov una tristezza, uno smarrimento
profondo. Il cuore gli batteva forte, ma il volto roseo,
sollevato verso laltare e illuminato dalla luce della por
ta rimaneva sereno.

Dovera Paska? Era in chiesa? Egli aveva sperato che
ella, nel vederlo, sarebbe corsa a salutarlo. Ignorava lo
scandalo della notte scorsa, e veniva a insaputa di Mel
chiorre per visitare ancora una volta la Madonna, ed
anche per tentare un colloquio con Paska.

Ma Paska non veniva. E il cuore del vecchio si cal
m, e il suo pensiero si sollev tutto alla Piccola Signo
ra, il cui roseo visino lucente pareva assorto nella con
templazione di una cresta azzurra di monte e di una
cima delce che si disegnavano sullo sfondo della porta.

Le donne salmodiavano con voce monotona, e la loro
cantilena aveva tutta la melanconica dolcezza dei susur
ri notturni del bosco. Zio Pietro ricordava, rievocate da
quella cantilena, altre messe, ascoltate lass in tempi
lontani; e rivedeva i luminosi sfondi delle porte, le
donne curve sotto la porpora dei loro corsetti di scar
latto; e pi su qualche testa nuda di paesano, dai lun
ghi capelli unti, raccolti in treccioline, lucenti al chia
rore dei ceri; e il lento sacerdote che andava e veniva
con le mani sollevate, con la tunica dun equivoco can
dore tanto rialzata dietro da lasciar vedere lorlo dei cal
zoni neri.

Dopo le litanie le donne intonarono i gosos, cambian
do tono, ma sempre con cadenza monotona e nostalgica.

Zio Pietro sent un leggero brivido alla nuca, e unon
da di tenerezza, di ricordi, di rimpianti, gli copr il cuo
re. Appoggi le mani al bastone, si sollev, sedette, e
la sua voce sonora sun alla cantilena popolare: e i
versi chegli cantava gli ridiscendevano sul cuore con
ineffabile dolcezza:

Imploranos, de su Monte
Reina, seterna vila 1

Il ritornello veniva ripetuto due volte; le voci infan
tili sacuivano, diventavano piccoli gridi rauchi: poi al
Iimprovviso si fece silenzio, e zio Pietro torn a ingi
nocchiarsi per la benedizione. Coi gomiti appoggiati al
sedile nascose il volto fra le mani, e attese e rlcommclo
a turbarsi. Sent la gente andarsene; i ragazzi e gli uo
mini scender i gradini dellaltare; ma nessuno savvici
nava a lui, nessuno gli badava. Ella dunque non cera?
Attese ancora, hnch la chiesetta non rimase deserta:
sent la tosse rauca duna vecchia che usciva ultima, e
il lievissimo passo dun bimbo scalzo che attraversava di
corsa la chiesa: poi pi nulla. Allora saccorse che an
che Basilio lo aveva abbandonato, e sent una grave tri
stezza, un doloroso senso dumiliazione. Le labbra con
tinuavano a pregare, ma lanima era fredda e vuota come
la vecchia chiesa, e la preghiera vi si smarriva tristemen
te. Sent Basilio rientrare in punta di piedi, avvicinar
glisi alle spalle, e toccarlo al braccio.

Zio Pietro, volete che andiamo? Non c pi nes
suno.

E tu doveri?

 Io ? Qui, zio Pietro.

1. Implora (per noi), Regina del Monte, Ieterna vita.

Non  vero! Sei bugiardo anche in chiesa? Non
hai ascoltato la santa messa. Inginocchiati. Subito.

Gli prese la mano, lo fece inginocchiare, e nel sen
tirlo sospirare e pregare fervorosamente a bassa voce,
gli accord il suo perdono.

Zio Pietro, che bei fiori sullaltare! Sono veri? Mi
lasciate andare a vederli?

Il vecchio pens che Basilio poteva far anche a meno
del suo permesso, e quindi cred bene di darglielo.

Va pure; e non toccar nulla.

Ma dopo averlo sentito salire a passi leggeri ed ela
stici i gradini dellaltare fu colpito da un tintinnio di
vasi mossi e rovesciati. Immediatamente Basilio fu di
nuovo al suo fianco.

Che hai fatto? Hai toccato nulla?

Nulla, zio Pietro. Andiamo, adesso.

Se lo tir dietro e uscirono.

Paska stava un po curva sullapertura duna capan
nuccia, quando vide la rigida figura dello zio. Presa dal
la paura dun nuovo incontro con Melchiorre, ella non
era discesa in citt per le provviste, ma era stata alla
fonte in buona compagnia, e non aveva assistito alla mes
sa, n ancora veduto zio Pietro; e nel vederlo si sarebbe
volentieri eclissata se Basilio, fissandola intensamente,
non lavesse riconosciuta agli indizi.

Sei Paska Carta?le domand maliziosamente,
scuotendo la mano del vecchio nella sua, quasi per dirle:
non riconosci questuomo? Non lo inviti ad entrare?

Paska usc dalla capanna: se zio Pietro non fosse sta
to cieco, n in balia di un monellaccio, ella, dopo lo
scandalo della notte prima, si sarebbe creduta in diritto
di voltargli le spalle; ma poich egli era la pi debole
e infelice del!e creature, non poteva negargli il saluto:
e lo salut, infatti, con un amichevole cenno di testa.

Siete qui, zio Pietro?

Sono qui. E tu doveri? Non eri a messa?

~on cero. Ero alla fonte. Eh, non mi avanZava
molto tempo per andare in chiesa!
Era ironica e inquieta. Con le piccole mani rosse si
allargava sui fianchi il grembiule di percalle nero a fiori
gialli, e mille parole amare le salivano alle labbra, e il
desiderio di sfogare tutta la sua ira e il suo dolore in
giuriando il povero vecchio la vinceva. Ma a che pro?
Che colpa aveva lui ? Che poteva farle ? Forse era ve
nuto per chiederle pace e perdono; e in fondo ella sen
tiva vergogna, perch la sola presenza del vecchio era
per lei un muto rimprovero.

Eppoi cera Basilio che la guardava ostinatamente, sor
ridendo con malizia, seguendo con sguardo curioso ogni
suo movimento; e i padroni, fattisi sulluscio della stan
zetta, osservavano. Si volse a loro e disse con voce di
spettosa e amara:

 Questo  mio zio Pietro, poveretto, il padre di
quel miserabile che ieri notte mi ha percosso.

Chi ti ha percosso? Melchiorre?grid il vec
chio, e per il dolore e la sorpresa sollev le palpebre,
lasciando scorgere il bianco rossastro degli occhi spenti.

Basilio spalanc la bocca e cess di sorridere.

Non lo sapete dunque?  strill Paska, conti
nuando a slargarsi il grembiule. E volgendosi or verso
zio Pietro, or verso i padroni (la signora era piccola
e rossa in viso quanto so marito era grosso e pallido),
narr la storia, met in sardo, met in italiano, curvan
do in ultimo le spalle, come se i poderosi pugni di
Melchiorre stessero l pronti ad atterrarla ancora.

E mio figlio ha fatto questo? E mio figlio ha fat
to questo?ripeteva zio Pietro, con le mani luna sul
Ialtra appoggiate al bastone, e il volto umilmente ab
bassato. La barba gli copriva fin la cintura di cuoio,
dalla quale pendeva lacciarino in forma di piccola scure.

E vostro figlio ha fatto questo, zio Pietro, e vostro
figlio ha fatto questo, contro sua cugina, contro lorfana
di padre e di madre, e forse si prepara a far altro, per
ch, gi, lo so, egli vuol bere il mio sangue, dopo che
mi ha calunniata e vilipesa in mille modi. Ma parola
cheli do io,  e si posava una mano sul petto, 

qualcuno gli troncher le gambe quando meno egli pen
sa, o non mi chiamer pi Paska Carta!

Paska! Paska!...cominci il vecchio; ma Paska
anzich lasciarlo proseguire, si mise a piangere, e strill
fra i singhlozzl:

Paska! Paska! Gi, lo so cosa volete dirmi, zio
Pietro, so tutto, tutto so... ma volete che mi lasci am
mazzare da lui? Lo sto forse molestando io? Perch non
mi lascia tranquilla? Dite?

Buon uomo, disse la signora poich molti cu
riosi savvicinavano,  venite qui dentro un momen
tino. Aiutalo, Paska.

Il marito le fece gli occhiacci, ma la buona signora
mormor:Poveretto !e, atteso il vecchio sulla por
ta, Iaiut ad avanzarsi, e lo fece sedere su una panca.

Basilio gli sedette a fianco, e torcendo il collo co
minci a guardarsi intorno curiosamente. Una tenda tur
china divideva lambiente in due parti, nascondendo i
letti da campo rizzati in fondo alla stanza: dal tetto di
canne penetravano fili di sole che descrivevano macchie
sul pavimento rozzamente acciottolato: soli mobili la
panca ove sedevano, qualche seggiola, una cassa di legno
giallo, un tavolino ingombro di vassoi, di bottiglie, e di
calici che brillavano alla viva luce della finestruola. Sullo
sfondo di questa si vedeva il bosco, verde sul cielo az
zurro. Un piccolo specchio rifletteva di fronte un pezzo
di quel luminoso paesaggio: Iaria fresca che veniva dal
bosco dava alla tenda un movimento di onda turchina.
A Basilio pareva di trovarsi in un magnifico salone e ne
provava un piacere infantile: i suoi occhi andavano dal
radioso sfondo dello specchio al prisma duna bottiglia
di menta, che alla luce sembrava unanfora di smeraldo
di cui ogni sfaccettatura sprizzaVa scintille. E non sa
peva quale pi intensa delle due possibili gioie: o sentir
scendere per la gola il filo denso della verde bevanda,
o accostarSi allo specchio e vedercisi riflesso meglio che
nella tremula superficie della fontana. E Paska era l ac
canto, fresca e bella come una rosa. Spiando i discorsi
di zio Pietro e del figlio, Basilio aveva tante volte pen
sato a lei, dominato a poco a poco da una potente cu
riosit di conoscerla. Adesso ella era l, col grembiule
a fiori che le disegnava il puro arco dei fianchi: era l,
a testa nuda, con le piccole mani fragranti di caff. Egli
non aveva mai veduto una donna pi bella di cos: e
la sua curiosit appagata, e la speranza di bere il liquore
e di guardarsi nello specchio lo rendevano di momento
in momento ebbro di felicit. Dimenticava la lepre che
lo attendeva nel cavo muscoso, le capre abbandonate, il
padrone lontano, zio Pietro che gli stava a fianco. Tutto
ci che vedeva, compreso il volto rosso della signora e
il viso giallo e la minacciosa barba nera del signore, gli
sembrava bello, e non gli dava soggezione. Come dove
vano esser felici l dentro, coi dolci nascosti nella cassa,
e i liquori e i vini! Anche Paska, nonostante la batosta
di zio Melchiorre e le lagrimette versate, doveva esser
molto felice.

Ella intanto proseguiva i suoi lamenti, resa pi ardita
dal doloroso e umile silenzio di Zio Pietro. Egli la ascol
tava sempre a capo chino e con le mani aperte appog
giate sul bastone; sentiva lo sguardo dei signori fissarlo,
e non poteva protestare n parlare, assorto, pi che nel
racconto di Paska, nel ricordo dellangoscia provata la
notte prima, durante lassenza di Melchiorre. Dunque
non sera ingannato prevedendo sciagura, e forse non
singannava neppur adesso, tremando alle minaccie di
Paska. La voce nasale del padrone incitava alla vendetta
la serva con frasi beffarde. Che poteva dire il vecchio?
Come osar di parlare a Paska in presenza di quel pa
drone rude e beffardo che la difendeva in quel modo?

Tu hai ragione,  prov a dire,  ma tu sai
come  mio figlio ! Il dolore inasprisce, figlia mia, e
devi compatire, devi esser prudente, devi perdonare.
Egli lha fatto per troppo amore, perch ti vuol bene
ancora.

Bellamore, zio mio, bellamore! Amore di bestie
feroci ! Io non vo~lio n il suo amnre. ne il suo odio:

non so cosa farmi n delluno n dellaltro. Vuol pian
germi dopo avermi ammazzata, forse ? Lasciatemi stare
la testa, zio mio, queste non sono cose da dirsi.

Paska, fallo per amore mio, sii prudente, per que
sto povero vecchio che ha perduto la luce del giorno.
Siamo nati tutti per morire, e allaltra vih ci portiamo
solo le buone opere, il perdono delle offese, il compa
timento, Iamore del prossimo...

 Ma, buon uomo, perch queste cose non le dite
a vostro figlio?domand lironica voce del padrone.

 S, perch non le dite a vostro figlio, zio mio?

La signora vide arrossire il vecchio, e ne ebbe piet.
Rivolta al marito e a Paska disse:

Via, finitela. Porta da bere qualche cosa a questo
vecchio. Abitate sempre nel bosco, buon uomo ?

 Sempre.

 Anche dinverno?

 Anche dinverno.

Ma dinverno ci devessere molto freddo quass
e molta nebbia.

Non importa.

 Che vita!  ella disse con piet.

Ma il marito era un magistrato; e fissando gli oc
chietti neri lucenti sul volto di zio Pietro vi ritrovava le
stigmate della delinquenza, sebbene sapesse che il vec
chio era sempre stato un galantuomo.

"Quante ne avr fatte costui in vita sua ! Ma se ha
sfuggito la umana giustizia non sfugge la divina. Cra
nio dolicocefalo, volto prognato, angolo facciale imper
fettissimo E quel muso di volpe l accanto? Delinquen
te in formazione, di specie pericolosissima: microcefalo,
con fronte depressa. Lalba e il tramonto del delitto.
Razza maledetta!"

Di dove sei tu? domand a Basilio.

Di Oliena,  rispose sorridendo il giovinetto.

Quanti anni hai?

Non so. Diciotto, credo.

Non si direbbe. Ti piace il vino?
 Uhm... non ne vedo mai...

Ma vedendone ti piacerebbe?

 Sicuro. E a chi non piace il vino ?

 Paska, vino! grid il padrone.

Basilio si pent della sua risposta.

No, no,  disse per la signora,   troppo
presto per il vino. Cosa volete, buon vecchio ? un po
di caff ? Iiquore ?

E Paska serv la menta, versandola lentamente nei ca
lici rosei fioriti doro. Mentre zio Pietro sorbiva a poco
a poco il liquore. Basilio vuot avidamente in un sorso
il suo calice, arrovejciando la testa allindietro, chiuden
do gli occhi per lintenso godimento. Che frescura e che
dolcezza sul palato e sulla lingua! Che cosa buona, Dio
mio! Aveva lirritante volutt del vento di primavera e
del profumo intorno alla fontana!

Basilio avrebbe voluto battersi un pugno sul petto per
il piacere; ma rimesso appena il calice sul vassoio di
cristallo, sent la bocca ardergli, come una volta che
aveva masticato pepe, e arross e fece una smorfia.

A un tratto apparvero la gracile figura di Efisio e il
musetto del cagnolino. Questo abbai e non volle en
trare; il ragazzetto spalanc gli occhi e and a porsi si
lenzioso accanto al padre.

Basilio ebbe paura del visetto pallido e dei piccoli
occhi che lo fissavano con odio.

Andiamo, zio Pietro,disse toccando il braccio
al vecchio.

Andiamo,rispose zio Pietro scuotendosi dal suo
doloroso avvilimento.

E se nandarono tristi ed umili, senza aver ottenuto
da Paska una buona parola. Zio Pietro pensava:

" Che dir Melchiorre se sapr che mi sono avvilito
al punto di venirla a cercare, al punto di entrare da
q~/ei .~ignori e di bere, e di parlare con loro? Ogni cosa
 perduta; segli non sar prudente si perder e che sar
di noi ?"

E mentre attraversavano la radura, accompa~nati dal

le grida dei bimbi e dal saltellante anelito del flauto
zio Pietro bench sentisse sul viso il tepore del sole e
nella mano la mano di Basilio, prov di nuovo un ter
rore mortale, e gli parve di essere in mezzo a un bosco
tenebroso, abbandonato da tutti.

Affrettarono il passo per paura che Melchiorre fosse
gi ritornato. Ma solo il cane vigilava le capre dallalto
duna roccia, e vedendoli volse la testa, ma non si mos
se. Il gatto invece, che aveva fame, venne fuori dalla
mangiatoia coi baffi impigliati in una ragnatela e alcuni
fuscelli di paglia tra il pelo arruffato, e si sfreg sbadi
gliando sui piedi di zio Pietro; poi lo precedette a pic
coh passl, facendolo ogm tanto inciampare.

Basilio sassicur che nessuno era venuto in loro as
senza; cont le capre che pascolavano tranquillamente
sui dirupi, brucando i cespugli ancor lucenti di rugiada;
e appena pot scese a cercar la lepre nel cavo del tron
co. Pensava con insistenza a Paska, al bimbo, al cagno
lino dal collare doro: ricordava con ammirazione la
prima, con odio il secondo e desiderava con stizza il
cagnolino (o almeno il coliare !) e nellirritante profu
mo umido del bosco sentiva ancora il gusto della menta.
E una fiamma di passione gli ardeva negli occhi; ma
torn di botto alla solita realt, e dimentic ogni altra
cosa, quando nel cavo del tronco, donde sbucavano fret
tolose grosSe termiti nere, non trov la lepre. Si curv
a guardare di qua e di l, stupito e addolorato; frug
entrO il cavo, e trov solo un pezzo della cordicella
rOsicchiata Allora cominci a imprecare, a commentare
il fatto ad alta voce, curvandosi, strisciando pancia a
terra sotto le macchie, rotolando le pietre, guardando
su e giU senza trovare la lepre.
 E pareva addomesticata, che il diavolo taddome
stichi, animale scellerato! Ma che labbiano rubata? Chi
lha rubata? Dove sei, tu, ladro? Esci fuori che ti piglio
a schiaffi e a pedate. Cos si tocca la roba altrui, ladro?

Se egli dunque riusciva a rubare il cagnolino, o al
meno il collare, il bimbo gialliccio dagli occhietti che
sembravano due foglioline di pervinca, avrebbe provato
il dispiacere che provava lui? E quellaltra cosa che ave
va in tasca? La trasse fuori: era una rosa di carta, esa
geratamente grande e scarlatta; ne accomod un po con
lindice le foglie sgualcite e la ficc in un cespuglio,
allontanandosi per vederne leffetto. Sul verde cinereo
e vellutato del tassobarbasso la rosa parve un grosso pa
pavero; ma nellaffanno per la scomparsa della lepre Ba
silio non pot godere a lungo il piacere di ammirare la
improvvisa fioritura del cespuglio, e lasci la rosa e tor
n allansiosa ricerca, allontanandosi mano mano dal
tronco vuoto.

Nulla, in nessun posto. Dovevano aver rubato la le
pre; forse perch Dio voleva castigarlo di aver  preso 
una rosa dallaltare? Macch! prendere una rosa di
carta era altra cosa che rubar una lepre!

Animale vile, chi sei tu che hai toccato la roba
mia?diceva stringendo i denti e i pugni.Perch
lhai toccata ? Altro bene tu non abbi ! Esci fuori ! esci
fuori, se hai fegato, esci fuori!

 ... fuori... rispose leco; ed egli trasal.

Poco dopo si ud il fischio di Melchiorre che lo chia
mava a colazione, e sal mogio mogio, silenzioso, curvo,
guardando per terra con occhi affascinati. Dimentic la
rosa nel cespuglio.

Coshai? gli chiese il padrone.

Mhanno rubato la lepre

La lepre thanno rubato? Allora avranno rubato
anche altre cose. Ti sei allontanato, vuol dire!

Sar fuggita,  disse zio Pietro trepidando, e
volse il viso verso Basilio come per supplicarlo di tacere.

 Sar fuggita, s!

Melchiorre saccorse che cera qualche cosa di nuovo,
e guard il padre, guard Basilio, poi fiss lontano lo
sguardo cupo e tacque.

Sul tardi, dopo che le capre furono abbeverate, vide
sul pallido cespuglio del tassobarbasso battuto dal sole
la rosa fiammeggiante: una macchia di sangue cristiano
noQ gli avrebbe causato pi ribrezzo e stupore. Si curv,
tolse la rosa fra il dito medio e lanulare, in modo che
gli rimase aperta sulla palma della mano, e lesamin
a lungo, fischiando intanto per chiamar Basilio ancora
in cerca della lepre. Quando lo vide venire incroci ra
pidamente le mani sul dorso nascondendo la rosa; e
attese fermo, nel sole, con gli occhi lucidi e chiari come
quelli del falco irato. Solo il campanaccio di una capra
arrampicata su un tronco delce, di cui brucava le fron
de selvaggie, risuonava nel silenzio della china.

Hai ritrovato la tua lepre?grid Melchiorre.

No.

Vuol dire dunque che te lhanno rubata?

Non lo so.

Ah, non lo sai! Ma lo so io, volpe di nido, e so
che questa mattina hai lasciato le capre sole. Dove sei
stato? Parla e di la verit, altrimenti te la faccio uscir
di corpo assieme con lanima.

Ma, zio Melchiorre, io non sono andato in nes
sun posto, che possiate vedermi con questi occhi fuori...

Chi allora  venuto qui, chi? Voglio saperlo. Su
bito ! I signori del Monte forse ?

Nessuno, 2io Melchiorre, nessuno, sullanima mia,
che non mi rivediate pi!

Scimmiotto mal nato, grid allora Melchiorre
lanciandoglisi sopra,  ti do io le bugie e le impre
ca2ioni e i giuramenti ! E questa rosa chi lha messa qui,
Chi lha messa? La vedi o non la vedi, viso di forca?

Gli sbatt sul volto la rosa, e gli tir forte le orec
chie, scuotendolo violentemente. Basilio non laveva mai
veduto cos inferocito: ebbe paura, e disse ogni cosa.
Dopo tutto da zio Pietro n~nv~vn tPmF~r~
Melchiorre ascoltava come istupidito; e gli pareva di
sognare ancora uno dei brutti sogni della notte prima;
e mentre a Basilio le orecchie ardevano per la stretta
delle sue dita, le sue simporporavano e pulsavano dira
e di vergogna.

E mio padre ha fatto questo!  proruppe bat
tendosi le mani sulle ginocchia.  E ha fatto questo?
Oh, Ges, oh Ges, ma  matto dunque quel vecchio?
E ha fatto questo, gridava pi forte, parlando a se
stesso.Ma non  possibile, e questo scimmiotto men
tisce mentisce ! E lui s umiliato, ed ha parlato con
quelia... e ha bevuto e s seduto in casa di quella gen
te! Oh Ges, oh Ges, che accade di me, in che pozzo
profondo son caduto? Mi vogliono perdere, mi vogliono
assassinare. Aspetta, aspetta! Ah, corvi, ah, volpi che mi
divorate le viscere !...

Sincammin correndo, con la rosa in mano: e Basi
lio dietro, spaurito e ansante, pensava:

"Lho fatta ! Ora va ad ammazzare suo padre, pOI
ammazza me e ci getta in qualche grotta profonda che
non ci vedon pi. San Lossorio bello, aiutatemi ! . . .

Pi della paura poteva per in lui la curiosit, e cor
reva dietro il padrone non per dare in tutti i casi aiuto
al vecchio, ma per vedere e ascoltare, perch, infine,
non capiva ancor bene che razza di storia cera fra i
padroni e Paska. Solo a frammenti aveva sorpreso i loro
colloqui intorno alla ragazza, ed ora voleva sapere, vo
leva conoscere ogni cosa. Ma nella corsa Melchiorre par
ve calmarsi alquanto; giunto presso la siepe dellorto si
ferm, si volse, lo attese e gli disse:

Basilio per quanto hai cara la vita, adesso che
conosci quelia baldracca, va e torna e cerca di parlarle
a quattrocchi, e le dici cos, e non cambiare neanche
una parola, altrimenti ti cambio gli occhi da unocchiaia
allaltra. Le dici cos:  Mi manda Melchiorre Carta,
tuo cugino, e ti comanda di andartene, capisci, di an
dartene entro laiornata doggi, di tornare a Nuoro,

di non provocarlo oltre, perch altrimenti hai finito lo
spasso . Non altro, ma dille cos. Come le dirai?

 Le dir: i manda Melchiorre Carta tuo cugi
no, e ti comanda di andartene entro la giornata doggi,
di tornare a Nuoro, di non provocarlo oltre, perch al
trimenti hai finito lo spasso .

Va bene. Aggiungi questo:  Che non creda sia
stato io a mandar quel vecchio da lei e dai suoi padroni,
che il diavolo li scortichi. Che non ho paura di nessuno.
Che dei suoi padroni me ne infischio altamente, e che
con lei non abbiamo ancora aggiustato i conti . Ora
va, corri.

Basilio si incammin a malincuore; provava tuttavia
un certo piacere al pensiero di rivedere Paska e di aver
forse sottomano il cagnolino; ma non aveva fatto un
centinaio di passi che il padrone lo richiam.

Cosa volete ancora?

Oh, di, non alzar la voce, bada che anche con
te abbiamo da aggiustare i conti! Prendi questa e rimet
tila dove lhai presa.

 Cercatemi la lepre, 
prendendo a volo la rosa.
tonio per ritrovarla.

 raccomand il mandriano
 Dite un Credo a SantAn

Melchiorre and in cerca del padre.

Zio Pietro, curvo davanti alla capanna, si pettinava
con uno sdentato pettinino di legno giallo: i capelli di
Visi sulla nuca da una larga scriminatura, tirati in avanti
sul collo, lucevano al sole, e un fazzoletto turchiniccio
che egli aveva steso sugli omeri biancheggiava di for

Melchiorre stette a guardare un po, e non sapeva co
me cominciare. Che dire ? Che Basilio aveva tradito il
segreto ? E perch dare questo dolore al vecchio che
Costretto a passar tante ore solo col mandriano, riponeva
in questi tutta la sua fiducia ? Dirgli daver appreso il
fatto da persone solite ad ascoltar la messa nella chie
setta? Ma non poteva Basilio, che gli aveva riferito ogni
cosa, far altrettanto col vecchio? E queStO, cui ripugna
va sopratutto la menzogna, sarebbe poi entrato in dif
fidenza con entrambi. Stando Melchiorre in questi pen
sieri, zio Pietro fin di pettinarsi; rigett indietro sulla
nuca i riccioli dei suoi capelli bianchi, e levandosi dalle
spalle il fazzoletto lo scosse al suolo pi volte; con un
lembo poi pul il pettine fra i cui denti eran rimasti
molti peli candidi, e disse:

Melchiorre, guarda un po questo fazzoletto se
c qualche cosa...

Melchiorre prese il fazzoletto, lo guard attentamen
te da una parte e dallaltra, ed esamin bene le spalle,
gli omeri e il collo di zio Pietro, ma per fortuna non
trov nulla.

Siete pulito come loro  disse; e intanto pen
sava: "Che dirgli? Perch affliggerlo, poveretto? vec
chio e debole come quel pez2etto di legno con cui s
pulito la testa; ma  utile ancora come il vecchio pet
tine. Segli stamattina si  mosso, Iha fatto a scopo di
bene, e lumiliazione ricevuta gli parr un castigo".

Tacque dunque, e ritorn verso le capre; ma cominci
a seguir Basilio col pensiero agitato da unansiosa in
quietudine.

Con le sue agili gambe di cerbiatto a quellora il
mandriano doveva esser giunto alla chiesa: forse incon
trava Paska al pozzo e gi le riferiva la poco benigna
ambasciata. E forse ella ne rideva con quel suo riso di
uccellino canoro,  se pure aveva voglia di ridere dopo
la lezione della notte scorsa. Ripensando alla sua av
ventura, Melchiorre si stupiva del suo ardire, e del modo
con cui se lera facilmente scampata; e sentiva ancora
la sua giacca di cuoio risuonar per le percosse, e le
morbide guance di Paska ardere sotto il dorso della
sua mano. E imprecava e sogghignava, mentre senza
averne la precisa coscienza cercava la lepre frugando e
scotendo i cespugli con un bastone, e mormorando a
fior di labbro:

 lo credo in Dio Padre onnip~

Basilio ritorn allora del pranzo, e domand subito
della lepre; ma la lepre non era stata trovata.

Ho recitato una cinquantina dir~do,  disse
Melchiorre, e ho perduto tutta la mattinata, che vi
disperda un turbine, te e la tua lepre. Non uscir pi
al mio cospetto, ma se esce, in verit che ha finito lo
spasso.

 Anch essa ?  chiese Basilio ridendo.

Il padrone lo fiss torvo, accennandogli di tacere, poi
ch cera zio Pietro; e Basilio cominci a muover le
mani e le labbra e chiuse maliziosamente un occhio per
far capire che la sua missione era riuscita bene.

Dopo pranzo, mentre il vecchio faceva la siesta sotto
lelce e la solita macchia di sole gli percorreva lentamen
te tutta la persona, Melchiorre e Basilio confabularono
davanti alla capanna. Il cane e il gatto dormivano as
sieme, il cavallo ruminava sotto la corta ombra dellel
ce. Dal mare salivano lentamente nuvole argentee che
si fermavano sul cielo come una scalinata luminosa.

Quando sono arrivato,raccont Basilio,ho
sentito che ridevano e giocavano sotto gli alberi: mi
avvicinai, ma essa non cera, perch naturalmente i pa
droni non le permettono di divertirsi sin dalla mattina.
Cerano signori e signore che giocavano alle carte; altri
erano sdraiati su cuscini e piccoli materassi stesi al suo
lo, e dicevano mille sciocchezze. Uno si dondolava en
tro una rete legata a due alberi.

13asta. Va avanti. Cosa mimporta di tutto questo?

No, sentite una cosa curiosa. Quello che stava nel
la rete prese un fuscello e lo gett sul collo duna di
quelle signore che giocavano: questa prese un sassolino
e lo gett a uno di quelli che stavano sdraiati: cos co
minciO una guerricciuola segreta di fuscelli e sassolini.

Gi!  disse Melchiorre con disprezzo, han
rlo bel tempo coloro! la stessa storia del fazzoletto di
iersera. Ma, grid poi,cosa mi importa di tutto
questo ?

No, sentite, sentite che matti! Dopo i sassolini e
i fuscelli si sono lanciati le carte, i cappelli, e poi ma
nate di fieno e di foglie, e poi i cuscini, e poi i mate
rassi. E ridevano, ridevano, tanto che molti si gettavano
pancia a terra per non scoppiare: e tutti coperti di pol
vere e di foglie secche si rotolavano al suolo, e le donne
scappavano gridando. Allora io vidi quel ragazzino col
quale, come vi dissi, ci siamo bisticciati, e per evitarlo
passai dallaltra parte della chiesa. Subito cosa vedo ?
Paska a testa nuda, con le maniche rimboccate: allaper
to, davanti a una capanna di rami.

 E che disse vedendoti ?

Non mi vide subito perch chiacchierava e rideva
con un giovinotto che fumava appoggiato al muro e che
le diceva molte cose allegre.

Cosa le diceva? Comera?

Bassotto, secco, con la barba in color coda di
volpe.

 E le orecchie grandi?

Le orecchie, non so, non ci ho badato.

lui, quello che suonava, maledetto boia! Deve
esser il suo preferito, quellanimale rossiccio. Almeno
per chi, almeno per chi, mi fa girar la scatola!... E cosa
diceva ?

Non lo so, ma doveva dir cose allegre, perch essa
era lieta e ridente. Egli per, maligno, mi vide subito
e strizz gli occhi per accennarle di non parlar forte.
Allora ella si volse e mi vide.

Siete ancora qui?  mi grid.

No,  dico io.  Sono ritornato perch ho
trovato questo fiore che deve esser della chiesa, e vo
glio rimetterlo. Anzi vieni che mi aiuti.

 Forse ella cap che avevo da parlarle; fatto sta che
mise la testa contro la porta della stanzetta, disse qual
che cosa alla padrona, disse allamante:  ritorno su
bito, e mi segu. Quando fummo entro la chiesa io
subito le dissi:

 Il fiore  una scusa. Sono venuto perch mi
manda Melchiorre Carta tuo cugino e ti dice di andar

tene oggi da qui, di ritornare immediatamente a Nuoro,
di non provocarlo oltre, ch altrimenti hai finito lo
spasso. 

 E lei, e lei ?

Morta! Le si  fatto il viso bianco come la tela,
e non ebbe il coraggio di rispondere una parola.

E tu? e tu?...

E io aggiunsi:  ... e di non credere che sia stato
lui a mandar quel povero vecchio ad umiliarsi davanti
a te. Che egli non ha paura n di te, n dei tuoi pa
droni; che dei tuoi padroni se ne infischia altamente, e
che con te i conti non li ha ancora aggiustati .

Va bene. Bravo! E lei, poi?...

Zitta come una chiocciola. Allora io le lascio il
fiore e me la svigno; ma da lontano, spiando, la vedo
uscire, tornar presso il giovinotto e mettersi a gestico
lare, a far croci e mille altri gesti. Doveva raccontargli
il fatto.

Lo racconti pure, lo racconti! Le assicuro io che
non lo racconter tutto. Ora stiamo a vedere cosa fa.

 Io dico che non obbedir.

Non obbedir? Lo dici tu, scimmiotto? Chi la
difender? Quella faccia di volpe, forse?

Quello l?  grid Basilio con disprezzo, spu
tando sopra una pietra.Quello non  buono a sol
levare un dito.

E aggiunse quasi parlando fra s:

brutto come un cane. Essa  bella come una
rosa. Come mai pu.guardare quegli uomini l?

Lo vedi?  proruppe Melchiorre.  Per cento
mila diavoli, almeno avesse guardato un uomo bello !
Io non lo scambierei col mio scarpone. E il padrone
hai visto il padrone?

Un oYre, col viso che sembra un lievito!disse
Basilio ridendo.

Ma unombra gli velava i begli occhi, e per linquie
tudine di ci che poteva capitargli dopo la sua perico
losa ambasciata a Paska, provava uninsolita oppressio
ne, contro la gente del Monte e contro se stesso. Se la
prese con le capre, aizzandole, caricandole dimproperi,
di nomi vituperosi, rincorrendole, facendole saltare e
coz2are luna contro laltra. Poi si rimise a cercar la
lepre, correndo qua e l nel sole del pomeriggio, cur
vandosi a guardare con un solo occhio entro le frane,
mettendo la testa fra i cespugli, strisciando sul muschio
i cui fili verdi gli rimanevano fra i capelli e sulle vesti.
Nulla. nulla. Melchiorre zappava nellorto e irrigava i
piccoli solchi. Tutto era pace e serenit davanti a quel
solenne orizzonte ove la scalinata di nuvole sera stesa,
assottigliandosi in lunghe strisce lattee che, sul fondo
azzurro del cielo, davano lillusione di onde spumanti.
Zio Pietro, seduto sullapertura della capanna, tagliava
col suo affilato coltello grossi gambi di ferula, per for
marne uno sgabello: curva la testa, quasi gli occhi se
guissero lopera delle mani, pareva che sotto la sua fron
te serena solo tranquilli pensieri ondeggiassero quieta
mente, come le bianche nuvole dellorizzonte.

Il sole calava sui boschi, vibravano le campanelle del
le capre, i gridi selvaggi di Basilio, i richiami delle
gazze, il rumore della zappa: nullaltro udivasi, neppu
re il solito mormorar della selva, perch la quiete po
meridiana era cos profonda che non si movevano nean
che le estreme foglioline tenere dei rami giovani, n le
campanelle di corallo dei fiorellini pendenti dai fagioli
dellorto. La montagna intera pareva assopita in un so
gno di pace, in faccia al mare; e le tre povere creature
disperse in quella profonda solitudine parevano anche
esse vinte dal sogno, mentre nei loro cuori turbinava la
passione.

Al cader della notte, mentre curvo sul focolare Basi
lio soffiava sul fuoco, un animaletto con una lunga coda
pass rapidamente davanti alla capanna.

 Oh, la lepre ! la lepre !

Sar il gatto!

No,  la lepre! Aveva la cordicella. uscita ora
ha fame.

Si diedero a cercarla, e siccome le capre facevano un
insolito chiasso entro la mandria, Basilio vi si cacci
dentro, e Melchiorre fece lume con una fronda accesa.
Allincerta luce giallastra le capre si strinsero luna con
tro laltra, in modo che su una massa grigiastra apparve
una fitta siepaglia di corna nere, e in un angolo della
mandria Basilio ritrov la lepre accucciata, con le orec
chie basse, gli occhi spalancati e il cuoricino palpitante
per fame e per paura. Nonostante le minaccie, nessuno
os castigarla; anzi il suo ritorno parve dare un po di
allegria ai pastori

Lindomani, all;alba, padrone e servo munsero le ca
pre, che crano gi pregne e davano poco latte. Melchior
re le afferrava ad una ad una, cacciandosele fra le gam
be, e curvo premeva con le forti dita le mammelle grigie
e nere; seduto sui calcagni Basilio reggeva il paiolino
di rame, lucente alla luce dellalba, e il latte gocciolava
denso e fumante, mentre i belati delle capre tremolavano
nel lucido silenzio dellora come un pianto di bimbi
abbandonati nel bosco.

Dal mare saliva laurora aranciata e i gridi delle gazze
attraversavano laria quieta.

Pi tardi Melchiorre part, sul suo cavallino, attra
verso i sentieri umidi di rugiada. A Nuoro smont nel
vicinato di SantUssula, davanti a una casetta dappa
renza meno miserabile delle altre, ove abitava una don
nicciuola benestante e avara che per pochi soldi sinca
ricava di vendergli il latte, e gli faceva il pane e gli
lavava e rattoppava le vesti. La viuz2a era deserta, al
cune galline giallastre e nere correvano silenziose, la
sciando limpronta delle zampe sulla polvere e acchiap
pando a volo qualche mosca. Sulla facciata di granito
della casetta saprivano due finestre di legno rosso con
un piccolo vetro nel mez20; la porta dentrata dava in
un cortiletto aperto, quasi tutto occupato dal babizone
biz2arro riparo composto di quattro grossi tronchi che
ne sostenevano altri sui quali sammucchiava una grande
quantit di legna da ardere. Questa forte tettoia serviva
di riparo al bestiame da tiro quando si doveva farlo per
nottare in citt.

Melchiorre leg il cavallo ad uno dei tronchi, lev
dalla bisaccia il recipiente del latte, entr nella vasta cu
cina alle cui pareti color di terra e al tetto di canne
il fumo aveva dato uno smalto nero brillante.

Zia Caterina, pi conosciuta col nomignolo di Zia Bi
saccia, forse perch donna che sapeva riporre bene le
cose sue, vuot il latte in una pentola di creta rossa, la
copr con un piatto contenente piccole misure di latta,
vers un po dacqua nel recipiente, e mentre lo scuoteva
in ogni verso per ben risciacquarlo, domand:

E cos dunque, come va quella storia?

Quale storia?

 Che volevi ammazzare tua cugina, al Monte, avan
tieri sera?

Oh, lasciatemi stare la testa!grid Melchiorre
facendo un molinello sui tacchi.

Zia Bisaccia usc nel cortile e vuot lacqua bianchic
cia; poi rientr col recipiente capovolto e gocciolante, e
fiss Melchiorre senza parlare. Anche lui la fiss. Era
una donna di media statura, ma agile e svelta come una
gatta; e di gatta aveva gli occhi obliqui, dun grigio
chiarissimo, quasi bianchi, maliziosi e acuti sotto le cor
te palpebre rossastre. Il suo viso maschio, bianco, molle
e rugoso, pareva quello dun vecchietto sbarbato; e non
esprimeva mai nulla, ma gli occhi chiari e fissi, e la
continua mimica irrequieta di due enormi mani nodose
facevano di lei una donna temibile e talvolta anche
terribile. Lo sapevano bene i suoi creditori, i suoi di
pendenti, i suoi servi (ella era assai benestante, e coi
risparmi e le usure aumentava ogni anno il patrimonio),
e sopratutto i figliuoli, dei quali tre erano in carcere,
condannati per furto, e il marito pastore che, appunto
per paura di lei, ritornava solo ogni tre mesi dallovile.

Uno dei pochi a cui ella non incuteva paura era Mel
chiorre. Egli anzi riusciva talvolta ad avere su lei un
certo dominio; e cos quella mattina la lasci lun~amente

e aspramente commentare il fatto della batosta data a
Paska, poi le chiese:

Ma a voi, dopo tutto, cosa vi importa? Non 
vero che io, come voi affermate, volevo ammazzarla;
n apersi il coltello, n presi il fucile. Volevo solamente
darle una piccola lezione... Ma,  domand poi, 
Sapete qualche cosa ? iancora lass, o  ritornata a
Nuoro ?

Cosa ne so io? Cosa ne so io?grid zia Bi
saccia agitando le dita.  So solamente che tu ti stai
rovinando, Melchiorre Carta ! A me non importano i
fatti tuoi; ma, se tu vieni ad aver dei guai io non voglio
seccature in casa mia. Io ti vendo il latte, ti lavo e ti
rattoppo, e tu mi paghi e va bene: non  che io abbia
bisogno della tua miseria, tu sai bene che la mia casa
 piena come un uovo; che in casa mia c panee
contava con la destra le dita della sinistra  in casa
mia vino, in casa mia formaggio, in casa mia lana, in
casa mia olio, in casa mia lardo, in casa mia...

Accidenti!  complet Melchiorre, che seguiva
con gli occhi i movimenti di quelle grosse dita livide.

 ... Infine, io non ho bisogno del tuo latte di ca
pra, questo volevo dire, e voglio vivere tranquilla, e se
per caso tu caschi in mano della giustizia io non voglio
che vengano a seccarmi in casa mia...

Quasi che non sappiate cosa sia la giustizia! 
disse laltro ironicamente, accennando ai tre figli dete
nuti.

Appunto perch lo so, appunto perch mi basta
il mio grattacapo. Del resto non  per volerti male che
ti dlco come vanno le cose, Melchiorre, ma bada bene,
bada bene...

E lo minacciava col dito; tanto chegli cominci a
provare un vago senso dinquietudine: forse zia Bisac
cia sapeva qualche cosa? Paska minacciava di persegui
tarlo? Con laiuto dei suoi damerini e dei suoi padroni
ella poteva fargli del male. Bench lora si facesse tarda
egli sindugi per saper qualche cosa: ma venivano don
ne e birnbe, e zia Bisaccia chiacchierava e gridava misu
rando e vendendo il latte con attenzione ed anche con
frode Melchiorre osservava, e un momento che si tro
varon soli disse:

 Ma voi ci guadagnate assai, zia Cater. Sembra che
misurate il vostro sangue!

Guadagno un corno! Ti sei piantato qui per os
servarmi, stamattina ? Vattene, perch ho da uscire, e
poi devo recarmi in Conciliazione, ove ho da sbrigare
quindici citazioni.

 Perch non fate andar vostro marito? Non vi ver
gognate ad andar voi?

 Andar io? Vergognarmi? e perch? Maledetto il
peccato! Vergogna  per chi ci va debitore, non credi
tore come ci vado io! Mio marito, mio marito? Cos sia
buono a mangiare come  buono a far il fatto suo! Gli
uomini! Siete tante bestie lanose: vattene, vattene! Non
siete buoni a nulla ! A picchiar le donne solamente, a
rincorrerle, a maltrattarle, a volerle ammaz2are... come
I amico. . .

Ma chi vi ha raccontato queste sciocchezze? Vo
glio saperlo. Voglio! Voi sapete qualche cosa e dovete
dirmela, subito.

 Io non so nulla, se non che son queste le ver
gogne: dun uomo che invece di far il fatto suo va die
tro a una ragazza cos cos... come se nella vita non ci
sieno ben pi gravi affari da sbrigare. E poi vieni a
dirmi che  vergogna andare dal Conciliatore perch non
mi pagano lorzo, il frumento, Iolio e la lana venduti
o prestati.

Con linteresse del duecento per cento!

 Con le zucche! Con quel che mi pare e piace. Io
li sfamo in inverno, che il diavolo li sfami, e poi in
estate mi negano il fatto mio, pulciosi, mendicanti !

Non saranno certo tutti che vi pagheranno! 
disse laltro, e la traeva su quellargomento sapendo di
farle piacere, per rabbonirla e trarle il segreto.

Ella rise come fra s, senza muover un muscolo del
viso, sicura ed ironica.

~o buoni pegni io! Se non pagano hpegni e
cambiali! Perch non devono pagarmi? Non  forse il
fatto mio che richiedo ? E i miei figli non han diritto
di campare ?

Ma tre non sono al servizio del re? Non li cam
pa lui?

Temo che debba entrarci tu pure, fra poco, al
servizio del re,ella annunzi, staccando da un chio
do una sottana dorbace grigio orlata di scarlatto. 
Lingua mia si dissecchi,aggiunse indossandola e al
lacciandosi poi il corsetto,  ma vedrai, Melchiorre
Carta, se seguiti di questo passo ci andrai tu pure, fra
poco, al servizio del re !

Chiuse luscio che dava sulla scaletta, chiuse la fire
struola, copr il fuoco con la cenere.

Melchiorre le andava dietro, inquieto e triste: e men
trella stava curva sul focolare, insist supplichevole:

Voi sapete qualche cosa! Ditemelo, zia Caterina,
ditemelo: bisogna! Chi  venuto qui, chi vi ha parlato
di me? Dite, dite!

Io non so nulla, io nulla! Dio ce ne scampi e
liberi, io non centro! Vattene, ch si fa tardi.

Sincammin, e Melchiorre, preso il recipiente del lat
te, continu ad andarle appresso sempre supplicandola
e incalzandola di domande, ma non ottenne che evasivi
 Dio ci scampi e liberi  e gesti fatti come per scacciar
ogni sorta di tentazione. E nel mentre chegli ricacciava
entro la bisaccia il recipiente, la donna chiuse a doppio
giro la porta e se nand svelta e frettolosa, coi grigi
gheroni della sottana ondeggianti e come orlati di
sangue.

Egli rimont a cavallo, compr vino in una bettola, e
riprese la via della montagna.

Una cupa tristezza, uninquietudine vaga lo assalirono.
Egli non era mai stato manesco, n violenton ladro
nessunO lavea quindi mai molestato. Doveva perdere la
sua fama donestuomo, la sua pace e la sua piccola for
tuna per correre dietro uno sciocco amore mascherato
dodio ?                       

Gli schiam dati a Paska gli sembravano cosa da nien
te: oh che un amante abbandonato non pu bastonare
la sua bella?

"No, io non ho paura!disse fra s stringendo i pu
gni sullarcione e sollevando gli occhi verso le rupi del
IOrthobene. "Paura di chi? Dei padroni e dei vagheg
gini di Paska?"

Essi.miti tutti assieme contro uno, potevano battere
qualche pugno sul cuoio della sua mastruca, e gridargli
vile con voce tremante; ma che altro potevano fargli ?
Non accusarlo ai giudici, perch egli non aveva mai n
rubato n ucciso n detto il falso. Che doveva dunque
temere? Nulla; eppure la sua inquietudine non cessava;
si sentiva debole davanti ad una forza occulta, e paven
tava misteriose insidie, nascoste come una invisibile rete
dagguato tra le foglie sparse del bosco.

Un sentimento darcano timore, simile a quello che
zio Pietro provava nelle ore di solitudine, lo opprimeva:
i suoi occhi di falco distinguevano foglia per foglia gli
elci e le macchie, i sassolini del sentiero, le scintille nere
del granito; ma e al di l? e dove locchio non giun
geva? che cera dietro gli alberi, dietro le macchie, fra
i crepacci delle rupi ? Venissero fuori i nemici occulti,
si mostrassero alla luce, ed egli non avrebbe paura di
loro: gli puntassero il fucile in pieno petto, ed egli non
si smarrirebbe. Ma temeva linsidia, Iombra, il laccio,
la sottile rete del tradimento, e ricordava le parole di
suo padre:

 Luccello pu salire fino alle nubi, ma basta un
po di vischio per imprigionarlo.

Avvicinandosi allovile cerc di scuotersi e di sorri
dere di quel suo stolto terrore; ma col grido delle gazze
gli giungeva come leco insistente della voce di zia Bi
saccia, e una triste luce si faceva nel suo pensiero. S,
capiva: Paska voleva liberarsi di lui, e gli tramava qual

che insidia: con laiuto dei suoi adoratori ella poteva
farlo cacciare in prigione come un volgare malfattore.

E la vista di suo padre, che al solito stava in attesa
e sorrideva nel sentire il passo del cavallo, acu la sua
tristezza.

Il vecchio savanzava nella radura, e il gatto e il cane
gli venivano ai fianchi.

Melchiorre trasse dalla bisaccia la zucca gialla incisa
lev con due dita il tappo, e la porse a zio Pietro.

Bevete, padre, ho portato del vino.

Zio Pietro la prese fra le mani e accostandola alle
labbra rovesci lentamente la testa allindietro. Il sole
gli batt sul viso, sul petto, sui candidi riccioli della
gota.

Bevete, bevete !incalzava Melchiorre, e lo guar
dava con tenerezza; una tenerez2a cos triste ed amara
che pareva dispetto. Saccorgeva che se un sentimento
simile alla paura lo aveva avvilito dopo le oscure parole
di zia Bisaccia, era per quel vecchio dagli occhi morti,
che vedeva con gli occhi del figlio e viveva della vita,
della libert e del lavoro del figlio.

"Oh, se non era per lui!" pens, morsicandosi i pu

gni.

Zio Pietro beveva a lunghi sorsi; e il vino spandeva
una calda serenit entro il suo vecchio cuore. Si tolse di
bocca la zucca, e col viso ancor sollevato e le labbra ba
gnate e rosse di vino, la restitu a Melchiorre.

 Il Signore ti ricompensi, figlio mio.

Allora anche Melchiorre bevette, con rabbia, con avi
dit. S, bisognava dimenticare, mandar gi cos i sorsi
amari della gelosia e delle offese.

"Per lui, per quel povero vecchio!"

E dopo averla vuotata scaravent la zucca contro una
pietra, come avrebbe voluto fare coi suoi nemici.
: rimanentiiorni dagosto passarono sereni e tran
uilli.

Fermo nel suo proposito, Melchiorre sacquiet nella
rassegnazione amara di chi tutto ha perduto; e continu
nelle solite occupazioni, scendendo allalba in citt per
portarvi il latte sempre pi scarso e denso, coltivando
lorto ove i pomidoro simporporavano, tagliando fron
de alle capre, vagando in silenzio per il bosco: zio Pie
tro prosegu a intagliare e inchiodare arnesi di ferula,
a preparare i pasti con gli erbaggi dellorto, a spazzar
le mandrie, a ricordare ed a pregare davanti a quello
rizzonte sul quale egli non vedeva salire in lente spire
i primi vapori cinerei che annunziano lagonia dellestate.

Nella pace dellovile solo Basilio sembrava a un tratto
preso da una misteriosa sofferenza: la febbre gli ser
peggiava nel sangue, dandogli un malessere nervoso che
a volte lo faceva correre, ridere, saltare e gridare dietro
le capre; a volte lo gettava in un cupo torpore da cui
nulla valeva a scuoterlo. Pareva stordito dal caldo, e
invero gli ultimi giorni dagosto furono afosi e sner
vanti: non una foglia si moveva e le roccie ardevano
come blocchi di cenere e di brage: eppure in certe ore
dinvincibile languore, Basilio si sdraiava al sole come
un gatto, lungo disteso tra il fieno giallo e si assopiva
in unacre ebbrezza di calore.

Il bosco taceva, tacevano le campanelle delle capre
meri~cianti; il cielo era quasi fosco per i caldi vapori
che sivanG dal mare. In quelle ore di immobilit ar
dente le foglie degli elci avevano bagliori dacciaio bru
nito, Iorizzonte sembrava coperto di cenere azzurrogno
la e lerbe bionde cos molli e lucenti nei d sereni,
pungevano come fili metallici. Basilio si levava affranto
inclolenzito. con la voce rauca e la mente pervasa da

visioni febbrili. Dopo il folle buonumore del mattino
verso sera diventava poltrone, taciturno e cupo, e se ii
padrone lo sgridava, egli imprecava e talvolta scoppia
va a piangere: poi di notte aveva freddo, si accucciava
accanto al fuoco e batteva i denti, col volto cenerognolo
e gli occhi smarriti. E nel sonno agitato mormorava
continuamente strane parole.

Cosa diavolo hai?  gli domandava Melchiorre
guardandolo fisso. Tu sei malato e non vuoi dirlo.
Dove hai male? Parla!

Qui,  rispose Basilio, curvandosi e toccandosi
il collo del piede l; e rise, ma nel suo riso forzato, che
non aveva pi la freschezza infantile di pochi giorni
prima, era la conferma alle supposizioni del padrone.

L? Ah, benissimo; allora hai qualche grillo per
il capo. A che pensi? Se ti ammali quass e muori, in
verit mia, ti lascer divorare dai corvi.

Basilio alz le spalle con stoica indifferen2a, mentre
i suoi occhi si velavano dombra.

 Lasciatemi pure ai corvi od ai cani, come vi piace.
Tanto, cosa ci faccio io nel mondo?

E gli altri cosa ci fanno?grid zio Pietro.

Melchiorre, che invidiava la spensierata adolescenza
di Basilio, lo guardava stupito. Anche quello era dun
que scontento? Chi dunque poteva esser contento?

Gli altri? Gli altri? Quali altri?disse Basilio
con sprezzante franchezza.  Voi credete che, perch
voi siete cos, gli altri non si divertano? Vedete i signo
ri del Monte, che il diavolo li rapisca! Che fanno quelli?
Giocano, ridono, mangiano bene, dormono meglio, suo
nano la chitarra, ballano, cantano, fanno allamore con
tutte...

La sua voce vibrante dinvidia e quasi dodio echeg
BiaVa nellanima di Melchiorre.

Anche tu, Basilio!

.1. Modo nuorese per indicare che si sta benissimo.
Tl VFCCH10 DELLA MONTAGNA

Ma tosto si pent del suo grido perch zio Pietro volse

viso verso di lui, e parl, rispondendo in apparenza
al mandriano, ma in realt a tutti e due:

 I signori! Cosa credi che sieno i signori?Jomini
come noi. E credi che siano contenti? Un corno! Ohi,
ohi, ragazzo, perch te lo fai dire? siamo tutti nati per
soffrire, per portar la nostra croce. Al posto di quei Si
gnori che ti sembrano felici,  se tu sapessi cosa bolle
nella loro pentola,  tu non ti ci vorresti neppure mor
to. Dietro i loro giochi c un mostro che li divora:
sono deboli e malati di corpo, e vili e miseri da,nlma
Sono pieni di debiti, di cure, dansie, e il loro riso 
come il tinnio argentino di un piatto gi rotto e che
pur sembra nuovo. Fanno allamore con tutte, ma non
amano e non sono amati da nessuna donna, come potrai
esserlo tu se lavorerai e ti procurerai onestamente un
ovile e un branco di capre. Suonano, suonano! Ah, figll
del cuor mio! Suonano come ronza la mosca in autunno
quando sta per morire. E a te chi impedisce di suonare?
Va nella valle, taglia le canne tenere e fa un paio dl
leoneddacome i pastori del Campidano. La tua musica
sar sempre migliore di quella della chitarra dei Signori.
Mangiano e dormono? E tu forse non mangi e non dor
mi? Perch non mangi cose buone? Ma sai tu che quelli
le cose buone le digeriscono assai peggio che tu il pane
dorzo ? Sa matta iiat prena,iat de paza oiat dare
na...l Purch sia pulita lanima!...

 ,vero.. cominci Melchiorre.

Bah! Cominciate ora voi unaltra predica! dis
se Basilio seccato; e se ne and fischiando.

Pi che tutte le prediche dei padroni gli fece bene il
permesso di scendere una mattina a Nuoro. Nel Corti
letto di zia Bisaccia, invece che al solito posto, leg il
cavallo ad un palo intorno al quale sattortigliava une
sile pianta di vite, e prima di partire stacc una ,Danata

di foglie che si ficc in tasca per portarle alla lepre.
Anche ll cavallo allung un po troppo il collo, annus
la vlte e ne strapp coi lunghi denti gialli qualche foglia.
Mai C10 fosse accaduto! Zia Bisaccia si slanci urlando
nel cortile, percosse la bestia ed ebbe un fiero battibecco
con Basilio che dovette saltare a cavallo con una violenta
scarica dinsulti, di minaccie e di fiche.

 Lo vedi il villano mal venuto dal suo paese! Al
diavolo chi tha portato qui ! Asino, cialtrone, bestia !
Truh, truh, truh 1 ! Lasciami venir qui il tuo padrone
ch aggiusteremo i conti. Lo vedi ! che vieni in casa mia
a rovmarml? Sentito lo hai? In casa mia sto meglio di
quello che sta tua madre nella sua buca, e non voglio
seccature. Se non fosse perch non hai che il cielo da
vedere e la terra da calcare, ti citerei per i danni, la
vedremmo. Truh, Iasino, truh...

Basilio era sparito. Nonostante i vituperi di zia Bi
saccia Sl sentiva lieto e leggero come un uccello, mentre
il cavallino spaventato dalle percosse e dalle grida della
donna trottava rapido e colle orecchie erette.

Il mattino era diafano e azzurro: invece di tornare
direttamente allovile Basilio and sul Monte e cerc

Nonostante le sue conquiste i suoi trionfi e le alte
proteziOni di cui godeva, ella viveva dansie e di paure:
scorgendO il mandriano cambi colore, ma gli si mostrd
ironicamente benevola.

E di laggi?chiese, accennando col mento ver
so lovlle.  Altra minaccia hai da comunicarmi?

Pare cos! dissegli facendo il coraggioso. 
e non fai attenzione, vedrai cosa ti accadr, agnella

E cosa maccadr, agnello mio? kaltro giorno hai
atto presto ad andartene, e non hai atteso la mia ri

1. La r,ancia sia oiena, sia di paglia o sia di rena.  I      Voce per i
Qual era?

Questo solamente!Sput e pass il piede sulla

Basilio segu con gli occhi latto di lei; poi la guard
fisso e sorrise.

Eppure quel giorno non avevo voglia di scherzare
cos, bella mia: e adesso ho fretta e se tardo egli mi
massacra, altrimenti ti direi qualche parolina...

Di, di, di...  incalz Paska, pi paurosa che
curiosa.

Non posso indugiare, adesso!

 Aspetta, aspetta!Ella lo tratteneva per il brac
cio, ed egli rabbrividiva di piacere al contatto di lel;
ma a un tratto si divincol, quasi sofferente per tanta
gioia e fugg, rosso in viso, gridandole da lontano:

Torner domani!

Domani torniamo tutti a Nuoro; non mi troverai
pi Vieni stasera,rispose Paska.

Basilio non rispose, ma il cuore gli batteva forte:

salt sul cavallino e fugg attravela radura. E quel
mP r,rima: erano
giorno egli fu allegro e 

grida, risate,
pura

      o

se Basili~, ~

Pi che tu
permesso di scen
letto di zia Bisaccia~
cavallo ad un palo int~s?
sile pianta di vite, e prim~

 La r,ancia sia piena, sia di paglia

~rdevano nellaria
ridendo la storia
foglie strappate

~e aver in cor

er tutta lora
~te come nei
e punte dei
~e mani in
amente da
ardente:
sulle reni
e avreb
sarebbe
suno lo
~ra che

meriggiava alla corta ombra di un cespuglio, la fece al
zare e se la trascin dietro riluttante, parlandole dolce
mente per convincerla a seguirlo con docilit

Vieni, vieni con me, Fior di pervinca, vieni, che
non  pOI per ammazzarti. Cammini o non cammini
bella mia ? Andiamo, caprettina, andiamo, che il por
tarti dove ti porter io non  poi un colpo darchibugio
sardo che ti trapassi il cuoricino! Vieni: resterai l solo
fino a stanotte; s, laggi; ti butter fronde e siepi, e
non creperai; vieni, vieni, Fior di pervinca,  necessario
che tu venga, al!

Ogni tanto si volgeva scrutando le chine deserte, an
che la capretta torceva il capo belando, ma nessuna
delle sue compagne gi lontane rispondeva. Cos la po
vera Fior di pervinca si trov in fondo a uno speco
ombreggato da folti cespugli, imprigionata fra grosse
pletre che Basilio fece rotolare dallalto. Come aveva
promesso, egli butt poi fronde delce e manate di fie
no, e rimase finch la capretta cess di belare. Poi sal
lontan di corsa: le capre meriggiavano tranquille, nes
suno sera accorto della sua presenza; e solo sul tardi,
al declinar del sole, egli fece sapere al padrone che Fior
di pervinca mancava.

Va a cercarla!  disse Melchiorre, dopo essersi
assicurato della verit  E se non la riconduci, non
ricomparirmi davanti, poltronaccio accidioso.

Egli se ne and allegramente verso la chiesetta: al
Iuscir del bosco vide il sole, senza raggi e vermiglio
come una enorme melagrana, cader lentamente dietro
Imfuocata catena delle montagne, sul cielo che pareva

insangulnato.

Tutto era rosso; i boschi che tacevano, le roccie simili
a enorrni brage, le felci e le erbe: e in quel gran silen
Z10, in quella intensa luce dincendio, Basilio rivide
Paska, il cui viso pareva smaltato di rosa e gli occhi
pieni di fosforescenze

Ella doveva aspettarlo, perch laccolse con un sorriso
malizio50,
 Ora c la novena: la diciamo presto, stasera, per
ch noi andiamo ad accendere lultimo fal sul monte
Bidde. Vieni alla novena, agnello mio?

 S.

Poi verrai a monte Bidde!

S.

Egli rispondeva sempre s: era possibile rispondere
altrimenti alla bella Paska?... E se riferivano al padrone
daverlo veduto a chiacchierare con lei, a seguirne i
passi ?

Ma il padrone era lontano, ed egli in quel momento
non pensava che al piacere di star vicino a Paska.

Il campanello per la novena. squillava, chiamando,
insistendo, vibrando. Basilio segui la donna, come il
cagnolino dal collare lucente, che non destava pi i suoi
desideri infantili, seguiva il padroncino di lei.

Entrato nella chiesetta si fece il segno della croce, e
non sapendo altro recit alcune preghiere popolari ap
prese nella sua infan~ia.

Deo mi sinno la rughe,
Sa vera rughe,
Sa rughe vera,
Sa Maddalena,
Santu Franzil eu,
Santu F;IJPPU,
Santu luanne;
Morte mai no minganne,
N a die n a notte,
Fin allora ella morte,
Fin alsora essa fine;
Sanghelu serafine,
Sanghelu bianeu;
In nomen de su Babbu,
De su Fizu e de sllpiridu Santu1

1. Io mi segno la CroCe, la vera croce, la croce vera, la Mad
dalena, San Francesco San Filippo, San Giovanni, morte mai
non minganni, n d; giorno, n di notte, fino allora della
morte, fino allora della fine; Iangelo serafino, Iangelo bianco;
in nome del Padre. del Fi~liuolo e dello Spirito Santo.

Poi, sollevando gli occhi alla Madonna, col cuore
pieno di tenere~2a recit fervidamente:

Frilea lezil eale rola,
Fril ea l ezis eale lizt~
Mama de IU Santu Fizu
Mama de IU Fizu San~u;
In nomen de IU Babbu
De su Fizu e de slspiridu Santu 2,

La novena fin tardi perch, essendo lultimo giorno
oltre le solite preghiere il sacerdote recit con voce alta
e caden~ata una lunga e monotona invoca~ione, pregan
do pace ai defunti devoti della Madonna, felicit e pro
sperit ai vivi, vittoria contro le eresie, conversione de
gli infedeli, gloria al Sommo Pontefice e alla Santa Chie
sa cattolica, vittoria degli angeli contro i demoni...

Sanghelu serafine
Sanghelu 6ianeu,
In nomen de su Babbu
De su Fizu e de slspiridu Santu.

mormorava Basilio fervidamente, e pregava per il Papa,
per la conversione dei turchi, per la vittoria degli an
geli. I ginocchi gli facevano male, pungendolo i legacci
delle ghette, e il suo pensiero cominciava a volgersi con
inquietudine verso lovile, verso lo speco ove Fior di
pervinfa dovea gemer lamentosi belati; ma Paska era
lass, inginocchiata sui gradini dellaltare, la testa recli
nata da un lato con civetteria, il corsetto di velluto color
sangue di drago rosseggiante al luminoso crepuscolo.
Essa pregava e Basilio pregava; essa.non si muoveva e
Basilio non poteva muoversi; essa fu lultima ad uscire,
e Basilio dietro di lei.

2. Fresca siete quale rosa, fresca siete quale giglio, Madre
del Santo Figlio, Madre del Figlio Santo; in nome del Padre,
el Flglluolo e dello Spirito Santo.
Fuori lorizzonte aveva preso una calda tinta violetta
venata di rosso; e in quel melanconico velo di viola la
luna nuova calava rossa come un doppio corno di coral
lo. Quel giorno doveva essere stato ardentissimo nel pia
no, se tanti caldi vapori si adunavano sullorizzonte, ma
sullOrthobene, sebbene il bosco tacesse immobile nel
silcnzio rosso della sera, Iaria aveva solo un tepore gra
devole, una ineffabile pace di sogno. E in quella pace
e in quel sogno, attraverso il bosco e le roccie che sem
bravano assorte nella contemplazione dei grandi oriz
zonti e del novilunio vermiglio, la gente se ne and ad
accendere lultimo fal sulle creste donde si scorgeva
Nuoro lontana.

Le voci vibravano con cadenze flautate, i gridi dei
bimbi parevano pigolii duccelli.

Tutti trascinavano rami, sterpi, fronde, i fanciulli sa
livano sulle roccie, scendevano, saltavano, risalivano, ap
parivano neri sullo sfondo rossastro del cielo.

Basilio veniva dietro, serio, con gli occhi spalancati,
stupito di trovarsi fra quella gente allegra e in quel
luogo: la sua inquietudine aumentava, Paska non ba
dava a lui. Perch era venuto, perch andava dietro quel
le serve che ridevano, quei signori che fischiavano, quei
fanciulli che saltavano sulle pietre?

E il padrone che lattendeva? E la capretta che belava
in fondo allo speco?

E perch Paska, che se lo tirava dietro, non sembrava
neppure Licordarsi di lui?

Giunto alle rupi di monte Bidde, un signore gli or
din di accomodare i rami e le fronde che tutti getta
vano una sullaltra, e di attaccar fuoco. Sulle roccie i
piccoli elci selvaggi sfumavano sul cielo cinereo; sotto
monte Bidde i boschi scendevano compatti, stendendo
gi per le chine una cascata di verde.

E gi le valli dormivano nellombra; Nuoro bian
cheggiava nel crepuscolo, ed altri borghi lontani appa
rlvano come greggi dormenti, nei paesaggi cinerei: le
montagne dellorizzonte sergevano come unimmensa
muraglia di bronzo, su quellardore di cielo che verso
est e nord sillanguidiva in vaporosit di perla.

Il fuoco guizz scoppiettando; un denso cirro di fu
mo roseo punteggiato di scintille doro salz tortuoso,
poi sabbass e si sparpagli sulla cascata del bosco; la
fiamma gettava sprazzi di luce rossa sulle roccie circo
stanti.

In piedi qua e l sulle roccie, le figure dei villeg
gianti campeggiavano come statue sui piedistalli di gra
nito: il cagnolino nero fermo sulle esili zampette, pro
prio sulla cima pi alta abbaiava da lontano contro la
fiamma, e Paska attir Basilio dietro una sporgenza di
rupe.

Il chiacchierio delle donne, le grida dei bimbi e degli
uomini ritti presso il fal coprivano la loro voce.

Ancora qui sei?ella disse beffarda.Ti ave
vo perso di vista. E se il padrone ti cerca?

Non mi trova!

Basilio la fissava arditamente, esasperato dal dispetto
e dallinquietudine.

Dunque, chiacchieriamo. Cosa , cosa  che egli
dic~? Che ha detto quando ha saputo che le sue ingiun
zioni e le sue minaccie mentrano in un orecchio e me
scono dallaltro? Di di, parla, ragazzino.

Indispettito da questultima parola Basilio sogghign.

E perch vuoi saperlo, se tentra in un orecchio
e tesce dallaltro?

Cos, per curiosit. Parla, parla... come ti chiami

 Col mio nome.

Lasciamo gli scherzi, anima mia,  ella riprese
facendosi seria.Ripetimi lambasciata dellaltro gior
no... ripeti quelle precise parole.

Non ricordo.

Via, non far lasino. Mi dicevi che se non me ne
andavo subito subito, avrebbe pensato lui a por fine ai
miei spassi. Cos o non  cos?

cosl: perch domandi giacch lo sai?
Che cosa voleva dire con quelle parole? Che mi
avrebbe ammazzata; o non  vero che voleva dir cos?

 Sicuro !

E allora perch non lha fatto? Vedi che gli spas
si non li ho ancor finiti. Vedi stasera che bel diverti
mento ?  (Ma Basilio sporse il labbro inferiore con
noia sprezzante.)Non ti pare? Forse vi divertite al
trettanto fra le vostre capre ? Dunque, parla, ripeti le
altre minaccie, parla, parla, che il diavolo ti porti via,
ragazzo straniero.

Lo afferr per le braccia e lo scosse vigorosamente:
egli barcoll e fu per precipitare nellabisso roccioso che
sprofondavasi ai loro piedi. Non cadde perch Paska
lo tenne, dando in un leggero grido di spavento; ma
da quel momento egli precipit in un abisso ben pi
profondo.

Disse tutto ci che ella gli fece dire: s, Melchiorre
minacciava sempre di ammazzarla, di rapirla e di por
tarla legata allovile, ove ne avrebbe fatto scempio, la
sciandola poi morir dinedia, o precipitandola gi per
i dirupi dove neppure le capre passavano.

E sono il suo sangue! esclam Paska con ter
rore.  Il suo sangue sono ! I nostri padri eran figli
duna stessa madre, proprio fratelli ! Cosa gli ho fatto
io, cosa ?

Facevate allamore, voi...

 Facevamo un corno ! lui che sera messo in testa
delle idee sciocche, a cui io rispondevo no, e no, e no!
Poi, quando compii i ventun anno, nel mese daprile,
gli dissi:  Ora sono padrona di fare quel che mi pare
e piace; scostati, e non molestarmi pi che non voglio
esser appestata dallodore del siero... .

Lodore del siero!  ripet Basilio, parlando a
se stesso.

Ella cap di averlo offeso, e siccome le premeva tener
selo amico, gli sorrise e aggiunse:

 ... quando proviene da una bestia come il tuO
padrone. Non  vero che sembra una bestia ? Sembra
una pecora bianca a cui il fango abbia ingiallito il vello.
E diglielo pure, se vuoi dirglielo !...

Tu parli cos perch sai chio non gli dir nulla!

C pastore e pastore,ella osserv seguendo la
sua idea, ma egli non  neppure un pastore;  ani
male sporco, mentre ci son pastori che valgon pi dei
signori in soprabito.

Basilio credette chella accennasse a lui, e cominci
a tremare di piacere.

E diglielo pure da parte mia, e digli che se egli
vuol beversi il mio sangue, io terr forte finch potr
per riguardo a quel povero cieco; ma che non stanchi
troppo la mia pazienza, perch allora metter da parte
ogni riguardo, e giacch lo vuole ci beveremo il sangue
a vlcenda...

 Io non gli dir nulla.

Ah, non gli dirai nulla? Farai bene, perch potr
poi pigliarsela con te.! cosi matto! Ma non temere, tu;
tu pure sta forte, ragazzino. C Paska Carta che ti pro
tegge,e si toccava il petto con un dito,e Paska
Carta ha chi la difende. Se io avessi voluto,aggiunse
abbassando la voce, a questora egli sarebbe in pri
gione, come un grillo entro un tubo di canna. E se con
tinua a molestarmi gli far vedere chi e lui e chi sono
io; e non basteranno le corna delle sue cento capre a
liberarlo dal laccio in cui verr avvinto.

Basilio non seppe che rispondere a tanta minaccia;
rest silenzioso, con gli occhi fissi in lontananza, triste
e felice nello stesso tempo.

Il fal andava spegnendosi, e al suo rosso chiarore
seguiva lultima luce violacea dellorizzonte.

Ma gi lombra copriva i boschi e la luna era presso
al tramonto.

Basta,  sospir Basilio, scuotendosi,  io ora
me ne vado. Voi aggiustatevi: a me basteranno le grida
e gli improperi con cui egli stasera mi coprir. Ora me
ne vado.

Ma sospir ancora e non si mosse, vinto da una indi
stinta tristezza, da un doloroso desiderio di n pi tor
nare allovile, e di restar li, su quella sporgenza di roc
cia, ma di restarvi con Paska finch tutta la gente se
ne fosse andata. E allora, quando tutta la gente se ne
fosse andata, quando allorizzonte si fosse spento quel
misterioso chiarore di luna, egli forse si sentirebbe il co
raggio e la forza di dir a Paska cose mai prima dalle
sue labbra pronunziate. Ella contava tre anni pi di lui,
ma sembrava una ragazza quindicenne: egli era tanto
fanciullo ancora, ma il suo cuore pulsava come quello
di un uomo fatto, e ogni palpito era un grido di pas
sione quasi feroce.

" Io ho gettato la capretta in fondo allo speco per
poterti venire a trovare, e sarei pronto a commettere un
delitto per te, Paska; Paska, vuoi che ammazZi ad una
ad una tutte le capre di Melchiorre ? Vuoi che uccida
lui? Vuoi che uccida il vecchio zio Pietro? Parla, parla:
io mentir, io uccider, io far tutto quello che tu vor
rai tutto per amor tuo. Ma restiamo qui soli. Soli. La
scia andare questi signori che io odio perch preferiti
da te: restiamo soli, restiamo soli, Paska, occhi di
stella.. .

E la gente cominci ad andarsene; ma avendo veduto
i piccoli occhi del padrone rifulgere a poca distanza
Paska salt gi dalla sporgenza della roccia, e Basilio
sl scosse dal suo sogno appassionato. Dal basso ella gli
disse:

Ci rivedremo a Nuoro qualche volta, se tu verrai
a cercarmi. Verrai?...

Non lo so, egli rispose sgarbatamente.

La segui con gli occhi, la vide saltar svelta di pietra
in pietra, voltarsi per chiamare il cagnolino che le corse
dietro, e sparir nel crepuscolo. E rimase solo: udi le
voci e le risa perdersi lentamente nel bosco, dietro le
roccie, nel rosso novilunio; poi vide lorizzonte diven
tar livido e poi nero come un focolare spento. Allora
torn allovile triste e avvilito.

Dalla capanna ove era acceso il fuoco, usciva un buon

odore darrosto; e al di fuori nellombra rotta dal bar
lume dellapertura, Basilio vide pendere un corpo ros
siccio con le zampe spezzate. Era la povera Fior di per
vin~a scorticata. Cercando di uscir dallo speco aveva fic
cato la testa fra due pietre, e ricercandola Melchiorre
laveva trovata morta.

Basilio palp le coscie della bestia per assicurarsi che
gli occhi non lingannavano; e non os entrar nella ca
panna e si sdrai al di fuori gemendo sommessamt:nte.

 Sei ritornato?chiese zio Pietro

Egli non rispose.

Tornato sei, Basilio? Coshai?

 Sono mezzo morto, zio Pietro mio ! Ho percorso
tutto il Monte, ma vedo che avevo sbagliato strada. Ohi,
zio Pietro mio, che sono morto.

 Sta zitto! grid Melchiorre, che arrostiva allo
spiedo i visceri della capra.Se vengo fuori ti faccio
morir davvero, e peggio del come  morta questa pove
ra bestia.

E Basilio tacque, trattenendo persino il respiro, con
le orecchie tese come la sua lepre.

Ma n lindomani n poi Melchiorre gli rivolse parole
di rimprovero. Venne e pass il settembre, venne e si
noltr lottobre. A giorni imperversava il vento, can
giando gli elci in altrettanti demoni dalle cento braccia
pazzamente mosse, dai cento urli profondi; e pioveva,
e faceva freddo, e la nebbia umida e amara saliva, scen
deva, ondeggiava, awolgendo il bosco e le roccie in gri
gi velari. Poi vennero i soavi giorni dautunno. Lerba
fine e lucente rinasceva sulle chine, sul molle terreno
che fumava al sole: e le roccie scoperte apparvero la
vate e chiare, il musco e ledera simbrunirono, e tuttO
il bosco, dai tronchi alle foglie, prese una tinta scura
e triste. Ma il sole dautunno era dolce e tiepido in quei
pomeriggi tranquilli: dal mare salivano bianchi vapori,
che diventavano piccolissime nuvole candide e rotonde,
e seguivano il sole in lenta marcia e lo raggiungevano
e lo velavano. Allora il suo disco argenteo senza raggi
precedeva, seguito da quellondeggiante greggia aerea
che si stendeva a ventaglio, luminosa sul fondo chiaro
del cielo.

Basilio assomigliava quel lento passaggio di nuvole
a una greggia di agnelli autunnali dal vello candido e
morbido come seta; e restava lunghe ore assorto ;n quel
la contemplazione, supino, con gli occhi pieni di desi
deri. Oh, possedere tutte quelle greggie ! E una tanea
immensa e piana come il cielo ! Zio Pietro raccontava
una storia di due pastori che sdraiati allaperto, in una
serena notte estiva, avean desiderato, uno di posseder
una t"n~,t granrlP quanto il firmamento trt~ntP
ore quante stelle vi brillavano.

 E dove le oascoleresti?chiese il PrimO.
Ne]la tua tanea.

Ma io non te laffitterei.
 Ed io entrerei lo stesso.
E io ti pesterei il muso.
 F ntnva I

avevo buona volont: mi misi a fare il pastore, e M~
ria Grazia mi spos e fummo felici.

 Eravate pi vecchio di vostra mo~l ie

No, credo che ella avesse qualche anno pi di
me; ma era la pi buona massaia di Nuoro. Faceva per
sino i formaggelli col cacio di capra e sembravano di
cacio di vacca E dalla lana che essa fil, le mie capre
da trenta diventarono cento, e zio Pietro pot acquistare
il terreno per pascolarle tutto lanno.

Basilio ascoltava, e una gioia luminosa come quel
celeste mattino dautunno gli invadeva il cuore al pen
siero che forse un giorno Paska lo avrebbe voluto per
sposo, anche senza la tanea vasta come il cielo e le greg
gie numerose come le stelle. Ma Paska non era lantica
onesta Maria Grazia, e il cuore di Basilio non era il
cuore puro di zio Pietro; e alla gioia seguiva la tristez
za, i pensieri insidiosi turbavano la mente del man
driano. Il suo sogno era di scendere a Nuoro; ma le
capre pregne, che ora pascolavano lente e gravi, ave
vano cessato di dar latte, e neppure Melchiorre sas
sentava. Solo talvolta, quando qualche caprone si smar
riva, Basilio andava verso la chiesa grigia e umida nel
cerchio dei boschi bruni velati di nebbia: una triste
malia lo sospingeva lass, e poi verso monte Bidde, fino
alla sporgenza di roccia ove Paska, guardandolo entro
gli occhi, gli era penetrata nellanima. Dovera adesso?
pensava a lui? Gli elci mormoravano cupi sotto il cielo
grigio; ma Basilio sentiva ancora i gridi argentini del
flauto, le vibrazioni gravi della chitarra; e tutta la mon
tagna coperta di nebbia esalava ancora il profumo delle
fronde bruciate, come in quella sera. Ma Paska, Paska,
dovera? Egli se lo chiedeva spasimando, e avrebbe vo
luto gridare dalle cime tutta la violenta passione che lo
bruciava; gridare, urlare, implorare, in modo da riem
plre il mondo delle sue grida Mai aveva pensato a
sua madre e guardato il suo villaggio come adesso pen
sava a Paska, come adesso guardava verso Nuoro grigia
frl la nebhia
E pass lottobre e pass il novembre. Nulla di nuo
vo allovile, tranne una sera in cui giunse un giovinotto
paesano, ben vestito, leggiadro e roseo in viso come
una donna. Era uno dei figli di zia Bisaccia.

 Salute !  gli disse Melchiorre.  Che buon
vento ti porta qui?

Laltro rispose ridendo che lo accusavano daver ru
bato un bue.

 E piuttosto che andarmene al servizio del re, co
me i miei fratelli, preferisco passeggiare in campagna.

Ma lhai rubato, il bue?

Macch!

Allora,  osserv zio Pietro,  sarebbe meglio
costituirti. Si dilucideranno meglio le cose.

 Andate! Andate! Non voglio morir di fame, que
stinverno; perch, sapete, l dentro danno una scodel
lina dacqua con olio e due patate, e un pane. Un pane
solo al giorno, capite ? Cos il re mantiene quelli che
sono al suo servizio; e ad alimentare un corpo cristiano
non ci vuol solo un pane, zio Pietro mio; ci vuole an
che un po di arrosto e una buona ZuCCa di vino.

 E tua madre non pu mandarti il pranZo da casa
vostra ?

Prima ella simpicca.  Mangiate quello che vi d
il re, giacch vi siete messi al suo servizio  dice!

Egli recava sulle spalle una piccola bisaccia di cuoio;
se la tolse, ne slarg lapertura, ed estraendone un maz
zo di carte propose una partita al lanzichenecco. Nes
suno sapeva il gioco, e daltronde n zio Pietro n Mel
chiorre avevano voglia di giuocare. Basilio accett una
partita allaeopa.

Hai denari?chiese il giovine.

Basilio, con le mani in tasca, alz le spalle sorri
dendo.

E neppure una capra?  aggiunse laltro mesco
lando le carte.

Neppure.

 E allora facciamo cos:
io ho qui una gallina (e

guard con un solo occhio entro la bisaccia). Non 
rubata, sai, no, Iho presa di casa; mia madre striller,
accorgendosene, ma non incolper nessuno, perch ella
dice che, finch ha dei figli fuori del carcere, e le verr
rubata qualche cosa, non dubiter mai daltri... Basta,
infine facciamo cos: se perdo io, Melchiorre infila la
gallina nello spiedo; se perdi tu, ti do sette pugni.

 Accetto.

Seduti per terra giocarono, al chiarore del fuoco, e
il figlio di zia Bisaccia rideva come un fanciullo, rac
contando storielle amene. Il cane, il gatto, e pi in
dietro la lepre simile a un gomitolo di seta bionda, con
gli occhioni che riflettevano la fiamma, guardavano in
tenti. Fuori la nebbia pallida saliva dal mare, la piog
gia scrosciava sugli elci, dal vello sporco delle capre
lacqua gocciolava gialla, e la macchietta immobile e
rassegnata del cavallino appariva or s or no fra la neb
bia sotto il fantasma deforme dellelce.

Melchiorre guardava dallapertura della capanna, e
una domanda gli fremeva sulle labbra mentre il pae
sano raccontava le novit di Nuoro. Ma in fondo sir
ritava contro la sua curiosit e taceva. Dopo il voto
pronunziato sul capo paterno, negli ultimi mesi era vis
suto come automa, senzaltra volont che quella di man
tener la promessa: e gli sembrava che nulla pi glim
portasse di Paska.

Vinse Basilio, forse per generosit dellavversario, il
quale aveva un ottimo cuore e rubava le provviste di
sua madre per portarle alle sue amanti povere. La gal
lina nera picchiettata di bianco venne fuori dalla bi
saccia, e fu pelata e passata alla fiamma: dentro aveva
un grappolo duova alcune gi grosse e gialle. Ahi,
quanto doveva strillare zia Bisaccia!

Infilando la gallina nello spiedo, Melchiorre apr le
labbra per far la domanda che gli saliva suo malgrado
alle labbra. Sollev gli occhi, vide che il bel giovane
rideva e non os. No, no, no: che glimportava ? Era
cos vile da interessarsi ancora ad una donna che aveva
bastonato ?

Il gatto sbadigliava e inarcava la schiena, seguendo
il girar dello spiedo con occhi fosforescenti: fuori la
pioggia scrosciava e la nebbia saliva fino alla capanna;
dallapertura ormai non si scorgeva che uno sfondo grl
gio, pervaso da un sonoro rombo di tempesta. Pareva
che i torrenti straripati allagassero la radura, e che la
capanna galleggiasse sola e perduta come una barca in
alto mare. Nonostante questa desolazione i quattro uomi
ni cenarono allegramente: sembrava che il bandito non
temesse insidie, sicuro che nessuna potenza umana po
tesse arrivare fin lass in quel mondo fatto di nebbia
e di solitudine.

Eppure Melchiorre sentiva sempre la gola stretta dalla
sua domanda, e mangiando, ridendo, chiacchierando, non
cercava che il momento opportuno per liberarsi da quella
specie di nodo.

Oh,disse a un tratto rapidamente, col boccone
pieno, sforzandosi allironia, e cugina mia cosa fa?

Basilio tese le orecchie; ma il paesano cess di sor
ridere e rispose con indifferenza:

Non ne so niente.

Melchiorre cap che egli invece ne sapeva molto.

Cosa fa essa? Cosa fa? Lhai veduta? Ha sul viso
ancora limpronta dei miei schiaffi? Fa ancora allamore
coi signorotti ?

 Coi signori e coi rustici,  rispose laltro secca
mente, e il discorso cadde, lasciando una impressione
di rabbia nel cuore di Melchiorre e di Basilio.

Per distrarli zio Pietro raccont una storiella.

Sentite, una volta un mercante and in un regno
lontano, ove cerano tanti topi che il re mangiava sem
pre pane, perch il formaggio se lo rodevano quelli...

 Figuriamoci allora cosa si mangiava in carcere !
sogghign il paesano.

Basta, cosa fa il mercante? Tornato al suo paese
prende tanti gatti e li porta in regalo al re, il quale,

vedendo la strage che i gatti facevano dei sorci, dona
al mercante tanti sacchi di oro. Poi, tornato il mercante
al suo paese, un compagno invidioso pensa: se quel
re regala tanto oro per tre o quattro gatti, cosa dar se
gli portano cose di pi gran valore ? Cosa fa, prende
e gli porta tutto il suo patrimonio in doni, oro, perle,
broccato, vmo, ecc.

Anche formaggio?

Anche. Ad ogni modo, sapete cosa fece il re? Sic
come il visitatore, maligno, non aveva detto che era del
paese di quellaltro, il re, credendolo dun regno di topi
come il suo, gli regal sei gatti !

Al paesano piacque tanto la storiella, che dopo quella
sera continu a frequentare lovile: e ogni volta por
tava vino, lardo, pane bianco, salame, uova, carne, e
rallegrava col suo riso spensierato la capanna desolata
dal freddo. Bench zio Pietro e Melchiorre fossero certi
che un giorno o Ialtro i carabinieri avrebbero sorpreso
lallegro giovane lass, gli si affezionarono talmente che
se qualche volta non veniva sinquietavano, e senZa la
sua compagnia sentivano maggiormente la tristezza della
solitudine e della mala stagione.

Per di pi quellanno gli elci in quel tratto di mon
tagna non avean dato ghiande; quindi nessun pastore
porcaro essendo salito lass il bosco restava deserto sotto
le continue nebbie. Gli uccelli eran migrati, le roccie
umidembravano rovine verdastre e rugginose, e dal
mare oramai invisibile, continuamente salivano nubi e
vapori cinerei: dietro le montagne, scialbe al mattino,
bronzee alla sera, le nuvole descrivevano altre monta
gne alte e livide, talvolta orlate di bagliori gialli, talvolta
illuminate da foschi tramonti vermigli; immobili sul
cielo grigio sembravano montagne fantastiche da sogno
pauroso

Ai primi di dicembre nevic, ma un leggero nevi
schio che tosto si sciolse.

Fra il gatto assopito e la lepre, i Cui occhi fissi nelle
fredde lontananze sognavano sempre la fuga, zio Pietrc
passava le giornate entro la capanna: e adesso che Mel
chiorre sassentava di rado, e che pareva avesse dimen
ticato, si sentiva tranquillo, e pregava che linverno non
diventasse molto rigido, che molti capretti venissero alla
luce, che molto latte gonfiasse le mammelle delle capre.
Lo scrosciar del bosco contorto dal vento gli diceva che
linverno era lungo e rigido: ma per la sua antica espe
rienza sapeva che il vento, la pioggia, la nebbia e la
neve erano necessarie perch la terra simpregnasse du
mido, gli alberi si spogliassero delle foglie inutili, le
sorgenti rigurgitassero di acqua, e ogni cosa infine rice
vesse dallinverno i germi fecondi della primavera.

Quindi non si lamentava mai; anzi il tepore dei grossi
tronchi accesi nella capanna lo avvolgeva spesso di so
gni e come dalla tristezza dellinverno la sua vecchia
esperienza presentiva il rigoglio della primavera, cos
dalla melanconica rassegnazione di Melchiorre tornava
a sperare un miglior avvenire. Melchiorre avrebbe nuo
vamente amato; e si sarebbe avverato il mite sogno del
vecchio: lasciar quella selvaggia solitudine, passare gli
ultimi inverni in una casetta fra cristiani con la nuora
e i nipotini che lo avrebbero accompagnato ogni mat
tina alla messa. Intanto savvicinava il Natale, e ap
punto lo scrupolo dascoltar la messa almeno in quel
giorno gli diede il desiderio di scendere a Nuoro.

Scendo anchio! Vi condurr io!grid pronto
Basilio.

Lo condurr io,disse fermo Melchiorre.

Ma anchio ho diritto dascoltar la messa in quel
giorno! Se non mi lasciate andar di buon grado, andr
lo stesso, vi piaccia o no

Andrai,disse zio Pietro: e siccome Melchiorre
alzava la voce, Basilio si fece umile e lo persuase con
buone ragioni. Alla fine Natale era Natale, e ogni cri
stiano doveva onorare il Figlio di Dio: e si aveva unani
ma sola, alla fine ! Poco male se ne avessero due, da
poterne perdere una! ma se ne aveva una sola, e... in
fine egli voleva scendere a Nuoro ad ascoltar la messa.

Zio Pietro accennava di s, di s, sollevando ed ab
bassando la barba ingiallita dal fumo; ma Melchiorre
fissava Basilio e gli puntava un dito sul petto:

Tu? Tu? Cosa dici tu di anime e di divini figli?
Piccola volpe, tu non ne hai due, ma dieci di anime,
e le darai tutte non al divin Figlio, ma al padre del
Iinferno, a Lusb il capo dei demoni.

Tuttavia gli permise di scendere a Nuoro per ascoltar
la messa di mezzanotte, sarebbe risalito allalba, e dopo
il suo ritorno, lui e zio Pietro sarebbero scesi a loro
volta, permettendolo il tempo.

Il tempo lo permise. Faceva un freddo intenso ma
asciutto; il cielo spazzato dalla tramontana era dun az
zurro profondo, e le montagne lontane coperte di neve
cristallizzata dal gelo tagliavano lorizzonte come mura
glie dalabastro. Il bosco rabbrividiva, bench il vento
taccsse, e Basilio, col volto livido, il naso paonazzo c
gli occhi lucenti di lagrime spremutegli dalla gioia e
dal freddo, scese la montagna saltellando.

Il freddo aumentava col cader della sera: dalle ra
dure scorgevasi dietro i boschi neri loro pallido del tra
monto; sudiva vibrato nel silenzio qualche grido di
pastore che imitandone il grugnito richiamava i suoi
porci sbandati; qualche lontano picchio d accetta risuo
nava nel fitto della foresta. Basilio rispondeva a quelle
voci e a quei suoni emettendo grida selvaggie che echeg
giavano nelle lontananze come ripercosse dal granito.
Altre grida rispondevano, ed egli continuava nella sua
corsa, balzando e nitrendo come un puledro. Nella tasca
di cuoio che gli pendeva dalle spalle gorgogliava un
po di latte spremuto da alcune capre sgravatesi gi di
capretti magri e rachitici. Nella corsa laria fredda inve
stiva Basilio e gli faceva calar dal naso un umore sa
lato che egli si puliva ogni tanto con la mano.

Giunse a Nuoro che imbruniva: rientravano di cam
pagna pastori e contadini; questi ultimi, con la lor giacca
di cuoio, il volto aquilino e terreo, col pungolo sulla
spalla, preceduti da piccoli buoi rossi o neri trascinanti
Iantico aratro sardo, ricordavano gli agricoltori egizii.
Basilio pass di corsa, senza guardare n salutar nes
suno. Giunto nel cortile di zia Bisaccia vide la porta
illuminata dal fuoco, e sent voci aspre e fiere: era la
padrona che copriva dimproperi il marito tornato dal
Iovile dopo tre mesi dassenza per passare almeno il
santo Natale in famiglia. Luomo non reagiva e nep
pure rispondeva alle grida della moglie; e quando Ba
SlllO entro vlde un vecchietto lacero e sporco, col viso
sbarbato cos pallido e gli occhietti azzurri cos spauriti
che lo derise e lo compassion.

 Ave Maria!disse, togliendosi di spalla la tarca.
 Dite il rosario ?

Grazia piena,rispose la donna, stizzita.Sei
tu, muso di sorcio? Cosa c di nuovo?

Sono sceso per ascoltar la messa: domani verran
no zio Pietro e zio Melchiorre. Prendete questo.

Cos questo?

Un po di latte.

Per venderlo?

No, per voi: ve lo regala zio Pietro.

Ella lo prese, rabbonita, e lo vers in una pentolina,
lasciando pazientemente cader le ultime gocce dense,
misurandolo con gli occhi; poi and a nasconderlo af
finch i figli, ritornando quella notte coi loro scapestrati
compagni, non se lo bevessero. Aveva nascosto anche
lagnello nero che il marito aveva portato dallovile.
Ella non intendeva n di andar alla messa, n di far
cena di grasso; gran che se sul fuoco abbassava e divi
deva la fiamma un paiolino nero ove gorgogliava lac
qua per un po di maccheroni. Nascosto il latte sedette
per terra, e al chiarore del fuoco, stretto fra i ginocchi
un mortaio commcl a pestare un pugno di noci secche
che sotto i suoi colpi feroci diventarono poltiglia gialla.
Con questa avrebbe condito i maccheroni, seguendo la
tradizione e risparmiando il cacio.

Basilio, ritto presso il focolare, spingeva i tizzoni con
un piede, incerto se doveva o no chieder notizie per

ritrovar la casa ove Paska serviva; ma no, zia Bisaccia
era troppo maligna per non riferir tutto a Melchiorre.
E come lometto dagli occhi azzurri spauriti aveva pro
fittato della venuta di lui per sgattaiolare nella stanza
attigua, egli colse il momento in cui zia Bisaccia sal
zava col mortaio sul petto, per far un mulinello sui
tacchi e andarsene in giro.

Gli fu facile trovar il palazzo ove Paska abitava; una
casa bianca le cui finestre erano illuminate; sera levato
il vento di tramontana e le stelle verdognole tremola
vano sopra gli embrici sporgenti delle casupole intorno.
La strada era deserta. Egli sollev il viso e stette a lungo
incerto, tremando, pi che per il vento che gli sferzava
la nuca, per un angoscioso senso di paura.

Non sapeva come era arrivato fin l, n che cosa
avrebbe detto alla ragazza; ma lidea di non picchiare
a quella porta e di andarsene senza veder Paska non
gli passava neppure nella mente.

E picchi, stringendo nel suo il pugno di ferro pen
dente sulla porta. Come era freddo quel pugno !

Il suono echeggi nellinterno della casa: un cane
abbai, un passo svelto risuon nel corridoio. Basilio
riconobbe il latrato del cagnolino nero, indovin di chi
era il passo, e si ritrasse palpitando di gioia e di paura.

Chi ?

_ Io.

 Chi, tu ?

 Io, Basilio.
porta stridette e Paska apparve premurosa e stu

 Sei tu? Cosa vuoi?

Cosa voleva? Egli non rispose. Voleva vederla, sentir
la sua voce, appagare lo struggente desiderio che da
quattrO lunghi mesi lo tormentava. E Paska, come tutte
le donne davanti alluomo che le desidera, divent seria
e quasi triste.

Cosa c di nuovo?  chiese sotto voce.  Sei
sceso ad ascoltar la messa ? Dove stai ?
 In casa di zia Bisaccia.

E il figlio, il figlio di questa donna, viene spesso
al vostro ovile?

 Spesso,  rispose Basilio pur avendo la coscien
za di far male: ed ella divent premurosa e vivace.

Come ti sei fatto grande!  disse, guardandolo
da capo a piedi.Senti, adesso non posso restar qui:
vieni, ritorna, i miei padroni vanno alla messa; potre
mo parlare.

Basilio appoggiava al muro la mano tremante: gli
pareva di dover cadere, come se qualcuno gli battesse
con un randello le ginocchia.

E tu alla messa non ci vai?

No.

Ella spinse lievemente la porta.

Ti aspetto, allora: adesso va. Addio.

Addio.

La porta fu chiusa; a lui parve si chiudesse la porta
del paradiso; ma una luce ardente gli sfolgorava den
tro, ben dentro al petto. Rifece la strada, ritorn nei
miseri vicinati ove la casa di zia Bisaccia sorgeva come
una fortez~a: e gli pareva di non toccare terra coi piedi
e di sfiorar invece con la punta gelata del naso il cielo
limpido come uno specchio nella cui fredda trasparenza
le stelle splendevano meno dei suoi occhi.

Zia Bisaccia preparava la salsa sciogliendo la polti
glia delle noci entro una conculina di creta rossa. Con
una mestola di legno traeva lacqua bollente dal paio
lino e la versava sulla poltiglia: il fumo caldo la av
volgeva come in una nuvoletta. Il marito, seduto coi
ginocchi serrati, curvo sopra di s in atteggiamento di
chi vive in continui timori,uardava in silenzio. se

89

della
e ac

guendo con gli occhietti celesti ogni movimento
donna. Ella estrasse dal paiolino un maccherone
costandosi la mestola alla bocca lo addent.

 Son cotti. Cala gi il paiolino, Bakis.

Lometto salz di scatto, afferr per lansa il paio
lino, lo sollev e lo depose per terra bruscamente, sof
fiandosi sulla palma della mano scottata.

 Sciocco, pazzerello, non lo sapevi che scottava
lansa ?

Zio Bakis non si lament per non provocarla oltre;
si ripieg con buona gra~ia sui ginocchi e presa la me
stola cominci ad estrarre i maccheroni dal paiolino,
versandoli man mano sulla salsa che zia Bisaccia rime
scolava.

Adesso la nuvoletta avvolgeva marito e moglie; sul
focolare la fiamma saliva gialla nellanello ardente del
treppiede vuoto.

Zia Caterina,disse Basilio, che sorrideva beato
mostrando tutti i suoi denti scintillanti; levo via il
treppiede ? Altrimenti cuoce il diavolo.

 Siediti sopra, se non lo puoi vedere sul fuoco.

Chi, il diavolo?

No, no, il treppiede,  disse bonariamente zio
Bakis.  Sta quieto, figlio mio.

Conditi i maccheroni, zia Bisaccia prepar il pane e
il vino e attese i figliuoli, ma suonarono le otto, suo
narono le otto e mezzo e le nove, e i figliuoli non
rientrarono.

Finalmente ne titorn uno, somigliante assai al fra
tello bandito, alto, bianco e con gli occhi azzurri; ma la
berretta gli scivolava sul capo, le sue gambe si piega
vano, ed egli rideva stupidamente, ubriaco fracido.

La madre cominci a gestire e a gridare:

per questo che ti ho atteso? Ubriacone, rovina
case Ceniamo, Bakis. Vedi se val la pena di attendere
i tuoi figli per cenare.

 Ceniamo,  rispose luomo rassegnato.
Iliovinotto tacevaintento a tener ferma sul capo
la berretta che non voleva starci: prese solo un maccne
rone, lo mastic lo sput.

Oh, non ti vanno? Cosa vorresti, bellino? Por
chetto arrosto, vorresti ?

Pare cos! egli balbett, e ricominci a ridere
piano piano, fra s e s, come ricordando cose molto
allegre; poi tese la mano per versarsi da bere, ma la
madre tolse rapida la bottiglia e la sollev minacciosa.

Se vuoi, te la rompo sulla testa!

Egli continu a ridere.

Basilio eio Bakis mangiavano intanto avidamente
prendendo dalla conculina i maccheroni a grandi cuc
chiaiate, tenendosi un pe~o di pane sotto il mento per
raccogliere la salsa gocciolante dal cucchiaio di legno.
Tacevano, e non sintromisero neppure quandoia Bi
saccia, vedendo il figlio al~arsi barcollante per andar
sene, gli si gett sopra e lo percosse e lo fece seder di
nuovo.

Fermo l, fermo l! O che vuoi andare dove sono
i tuoi fratelli? In gabbia o nel bosco? Non bastano due,
an~i tre ? Che . vi ho fatto nascere per questo ? Fermo
l, e non ti muovere ! altrimenti la notte di Natale la
ricorderai a lungo.

Ed egli continu a ridere; ma appena la madre si fu
seduta, si alz di nuovo, e di nuovo ella lo rincorse, lo
spinse indietro e chiuse la porta a chiave

Zio Bakis accennava a Basilio di tacere, e socchiu
deva un occhio e si stringeva le labbra con due dita: e
Basilio mangiava, guardava e taceva.

Era cos felice che anche una scena di sangue non
lo avrebbe turbato.

Ma nonostante la pruden~a diio Bakis, la moglie
se la prese con lui, dopo aver spiegato per terra una
stuoia e costretto il figliuolo a sdraiarvisi.

Li vedi i tuoi figli, li vedi, ometto di pasta, li
vedi, ometto dagli occhi di gatto ? Non era meglio
lasciarli nel seno del Signore ? Per allevarli cos, non
era meglio che tu non ti fossi mai ammogliato, e fossi

rimasto sempre nel tuo ovile, nella tua tan~a, come una
faina che sei? E questi son uomini? Uomini sono questi!

Come Dio volleia Bisaccia, rimessa in ordine la
cucina e imposto al marito di non uscire, n di per
mettere al figliuolo di muoversi, se ne and a letto. Zio
Bakis respir.

Chiese a Basilio di dove era, chi era la sua famiglia,
quanto i Carta gli davano per salario, e seio Pietro
era sano e che faceva e come passava il tempo, e se
lovile veniva frequentato da banditi.

Pietro Carta!  esclam accavalcando le gambe,
e stringendo le mani attorno al ginocchio. Stette un
momento in silen~io, con gli occhietti illuminati da lon
tani ricordi, poi riprese: Bravo uomo quello l! Mi
ricordo, quando eravamo giovani, ed io facevo allamore
con Caterina, una notte di Natale come questa, che io
non avevo nulla da regalar alla mia innamorata, vado
al suo ovile e gli dico: Pietro, mi lasci rubar un por
chetto dal tuo padrone? Ti do cinque lire . Benche
fossimo molto amici, egli mi cacci via insultandomi.
 lo non vendo la mia fedelt per uno scudo! Vattene,
e se ti salta in testa di toccar nulla da queste parti,
vedrai che domani non passerai il giorno di Natale in
compagnia della tua innamorata.  Io me ne andai ri
dendo di mala voglia, e non sapendo dove meglio batter
la testa capitai nellovile del mio futuro suocero. In
quelle vicinan~e ricordai che fra le altre cera una torma
di porchetti da regalare a certi giudici di Sassari, che
dovevano far il processo di un fratello di Caterina. Che
faccio io? Mi avvicino come un ladro, entro nella man
dria, prendo per il muso, stringendoglielo forte, uno
dei porchetti, e gli immergo la lesina nel cuoricino.

Era di vostro suocero?  chiese Basilio mentre
~io Bakis col pugno stretto faceva atto dimmerger la
lesina nel cuoricino dun invisibile porchetto.

E di chi dunque? E lindomani il porchetto fu
mangiato qui, da Caterina, in buona compagnia.

Ma...  disse Basilio con ammira~ione,  e i

vostri suoceri e la vostra innamorata non saccorsero che  j    Se mia moglie si sveglia e scende qui, ci caccia
via tutti col manico della scopa. Sedete, ma... silenzio!

Altro che scopa! Con la scure!  disse Basilio.

il regalo era stato rubato a loro ?

 Macch! Macch! Ma quel furbo di Pietro Carta,
saputo che mancava un porchetto dallovile di mio suo
cero, indovin subito la verit, e un giorno che passavo
davanti alla sua capanna, lo salutai e gli dissi ridendo:
 e oggi me lo dai un porchetto?  ma egli raschi,
sput fra i suoi due piedi, e non rispose neppure. Dopo
quel tempo la nostra amicizia and scemando: adesso
 da molto che non lo vedo: mi dicono che  cieco
del tutto.

P cieco, s, ma sente e ascolta! disse malizio
samente Basilio. sempre lo stesso.

E guard sorridendo zio Bakis, poich adesso lometto
gli sembrava uno di quelli per i quali  stato inventato
il proverbio sardo: ribu mudu, 1iradore l; e stava per
raccontargli delle frequenti visite dei banditi allovile
Carta, quando sud un passo furtivo nel cortiletto, e un
altro dei padroncini mise prudentemente la testa entro
la porta.

Visto che la madre non cera torn indietro e poco
dopo rientr con alcuni compagni, i quali savanzarono
in punta di piedi tentando cos di render meno gravi
i loro passi appesantiti dagli scarponi e dal vino.

Eran quattro giovanotti paesani; uno altissimo, pal
lido, con una lunga barba nera il secondo piccolo e
olivastro, con occhi brillanti; il terzo rosso e calvo, coi
baffi biondastri: e il quarto finalmente aveva gli occhi
azzurri, timidi e dolci nel viso bianco completamente
sbarbato. Questi due ultimi, sebbene di tipo cos diver
so, erano anchessi figli di zio Bakis e di zia Bisaccia.
Il giovane alto e quello dagli occhi brillanti si avvici
narono allometto, battendogli le mani sulle spalle e sul
capo, con carezze figliali; ed egli accenn loro di se
dersi e di star zitti.

 Chi  questo giovinotto !  chlese quello dalla
barba nera.

Il servo di Melchiorre Carta.

Ragazzotto, come va il tuo padrone?

Coi piedi!

Dico, damore come va? Pare che vada proprio
coi piedi !

Risero tutti tranne lubriaco che non sera mosso e
russava emettendo sibili e sbuffi sonori.

Intanto i due fratelli preparavano la cena. Se la ma
dre avea nascosto lagnello pasquale e cotto i macche
roni tradizionali per rispettar la vigilia e risparmiare il
cacio, essi avevan portato segretamente dallovile altri
due agnelli, e trovato ben il modo di preparare agli
amici il vino, il formaggio, il pane bianco, e persino il
caff e un cestino di uva dorata ancor fresca. Basilio
sottrasse destramente un grappolo e lo gett nella sua
bisaccia.

Uno per parte del focolare, gli agnelli infilati in
lunghi schidioni neri cominciarono a friggere, goccio
lando il grasso sulle brage, dalle quali saliva una nu
vola di fumo odoroso. E Zio Bakis narr altre argute
storielle della sua giovinezza, finch fu lasciato solo a
guardia degli agnelli e del figliuolo ubriaco. Gli altri
figliuoli e i compagni se nandarono a messa; e Basilio
li segu per un tratto di strada.

Al soffio della tramontana si scosse da quella specie
di ebbrezza in cui le storielle di zio Bakis e la cena e
il vino lo avevano immerso: avvicinandosi alla casa di
Paska langoscia e la paura lo riprendevano. Lavrebbe
dunque riveduta fra poco, fra cento, fra cinquanta, fra
venti passi! Li cont, a capo chino, e al rumore dei suoi
scarponi ferrati saccompagnava il palpito del suo cuore.
"Se son pi di venti passi ella aprir, se no, no.~
furono pi di venti, perch egli volle cos; ed ella

Apr, lo attir dentro, chiuse la porta. La luce scen
deva dallalto, gi per le pareti della scala bianche pol
verose; gli scalini dardesia, turchinicci ed umidi, la
balaustrata nera che sembrava un serpente, le ombre che
vagavano sul pavimento rotto, ogni cosa aveva alcunch
di triste e di equivoco in quel pianerottolo umido simile
al fondo dun abisso; e Basilio, guardava in alto per
cercare il lume, e pensava che per goder la compagnia
di Paska meglio di quel luogo era lorizzonte rosso di
monte Bidde. Ma a un tratto Paska gli prese le mani
e cominci ad accarezzarlo. Egli ricordava la gattina del
Iovile, tale e quale cos, come Paska, tutta calda e
molle: e non sapeva se doveva baciarla o morderla. Non
aveva mai baciato altra donna: ma si sentiva uomo
fatto, cos alto, cos forte da poter contendere a tutti
la piccola gattina sua, la donnina tutta morbida e dolce
che gli si avvinghiava al collo. E in un impeto sel
vaggio la sollev e la strinse cos forte da farle male.

Ohi, che fai, agnello?

Egli la lasci e cominciarono a chiacchierare.

Dimmi, dunque, il figlio di zia Bisaccia...

Basilio disse tutto ci chella gli fece dire sul conto
di Melchiorre e del figlio di zia Bisaccia, quello che
frequentava lovile, e a quali ore e in quali giorni so
leva indugiarsi nella capanna, e come portava sempre
roba da mangiare.

Roba rubata! Ma questo  nulla!  ella disse
pensierosa.Egli ruba vacche e buoi... Ah, gi! figlio
di suo padre! Tu credi che il patrimonio, zio Bakis lo
abbia fatto col lavoro ?

Basilio ricord la storiella del porchetto.

Gi! gi!

E mio cugino ci va spesso con quella buona lana?
Girano assieme ?

 S,  rispose Basilio; e non era vero.

Buona compagnia! Andranno assieme a rubare.

Eh, chi lo pu sapere?

Raccontami...

Egli mentiva, ma gli sembrava di dire la verit; per
far piacere a lei avrebbe calunniato suo padre.

E lora pass: e sulle loro anime le passioni getta
vano ombre deformi come il lume dallalto su quel
fondo di scala.

Giunta lora di separarsi Paska dovette scuoterlo per
richiamarlo dallebbrezza in cui lo aveva immerso.

Ci rivedremo?  egli chiese, facendosi triste.

 Sempre, se tu vorrai

Io vorrei sempre! Ma il padrone non mi lascia
libero !

Ti lascer, ti dico che ti lascer! ella rispose
con ironia. Va tranquillo.

Lo accompagn fino alla strada, battendogli una ma
no sulla schiena e ripetendo care~zevole:

Come ti sei fatto alto in pochi mesi, agnello mio,
come ti sei fatto alto! Addio.

Egli se nand stordito, felice e triste, pensando gi
al modo di ritornar al pi presto ad un nuovo con
vegno.

Rientr nella cucina di Zio Bakis prima che i giova
notti fossero tornati dalla messa. Gli agnelli erano cotti
e la lor crosta rossa e screpolata luceva di grasso, alla
tenue luce del fuoco ridotto in brage. Lubriaco dor
miva sempre, e nella calda penombra, tra i fumi del
Iarrosto lometto vigilava un po ansioso sembrandogli
di sentir rumori nellinterno della casa.

 E gli altri ?  chiese sottovoce a Basilio.

 Chi, gli altri ?

 I miei figli e i compagni.

 Ah!

Dove hai la testa, ra,o~azzotto? Non sei stato a
messa ?

S... s... ma poi li ho perduti di vista.

Mi sembra che tu abbia sonno.

Sonno? S, forse ho sonno.
 Forse ! E coricati allora !

Basilio aveva bisogno di trovarsi solo, di raccogliersi,
di ricordare e rivivere nellebbrezza dellora trascorsa.

Pigliati quel sacco, disse zio Bakis, e dor
mi se vuoi dormire.

Basilio prese il sacco, lo stese sul pavimento e vi si
gett sopra, lungo disteso a pancia a terra, nascondendo
il viso sulle braccia incrociate. Chiuse forte gli occhi, e
rivide tosto il pianerottolo illuminato dallalto, sent lagi
le busto di Paska fra le sue braccia, le calde labbra di
Paska sulle sue, e prov un piacere pi intenso di quello
provato nelll realt. Eccola, essa  cos vicina, cos ar
dente che il suo alito brucia come il fuoco. Si volse su
pino, strinse le mani intrecciate sugli occhi, mentre il
sangue gli batteva forte sul cranio e sulla nuca, e co
minci a parlare con trasporto, dicendole cose che non
le aveva detto e non saprebbe dirle giammai. Il piacere
era cos intenso, cos intenso lo spasimo, che alcune la
grime gli bruciarono le palpebre; riapr gli occhi e solo
allora si accorse che i figli di zio Bakis erano rientrati,
e che cenavano.

 Giovinotto,gli disse il calvo,hai la febbre?
Alzati e mangia.

Basilio si sollev alquanto, e vide che i giovani, trin
ciati gli agnelli sul ta,~liere di legno, uno dei cui an
goli era scavato per far da saliera, mangiavano avida
mente, tenendo la carne fra le mani e strappandone
grandi morsi coi denti incisivi.

Egli salz e mangi in silenzio; poi si gett di nuo
vo sul sacco e chiuse gli occhi. Ma non pot raccogliersi
come prima: attraverso il sogno gli arrivavano le chiac
chiere sommesse dei giovanotti, le loro risate represse,
il tintinnar dei bicchieri e il russare dellebbro. Ma a
un tratto questi si stiracchi, sbadigli, e senza aprir gli
occhi chiese:

 Che ora  ? Imbrunisce ?

Gli altri risero: egli apr gli occhi stupiti, si sollev
e ricadde.                        I

Chi  questa gente? Dove siete, fratelli miei, dove
siete ? Io non vi vedo. Dove sono io ?

 Sei nella vigna, fratello mio. Dormi, dormi.

Io ubriaco, io?Egli si sollev di nuovo, pun
tando i pugni allindietro sulla stuoia: e i suoi occhi
rossi avevano unespressione minacciosa.  Chi sei tu,
nemico ?

Zitto! se tua madre si sveglia!disse Zio Bakis
agitando le braccia spaventato.

Mia madre? Chi  mia madre? Dov? Fatela ve
nire. Io non ho n madre, n padre, n fratelli; io ho
nemici e rivali !Sollev il pugno, per cui, mancatogli
il sostegno da quel lato, ricadde.Io ho solo un fra
tello, ma quello non c,  bandito,  lontano. Dove
sei, fratello mio, fratellino mio, dove sei?

Sollev laltro pugno, e cos, supino, a braccia aperte,
cominci a singhiozzare, invocando ad alta voce il fra
tello bandito.

 Al diavolo il vino e chi te lo vers!imprec
il fratello calvo, precipitandoglisi sopra e chiudendogli
la bocca con le mani. Taci, perdio, o taffogo.

Lubriaco rantol, ma non oppose resistenza, e a poco
a poco si riaddorment. Ma il suo accenno al fratello
lontano offusc lallegria del banchetto. Finirono di ce
nare parlando tristemente del bandito.

Ieri lhan visto nellovile dei Carta, me lha detto
questo ragazzotto,  disse zio Bakis accennando Ba

Silio.

Parleranno di Paska Carta! sogghign il gio
vine barbuto.

Perch?  si domand Basilio.

Zio Bakis sospir e imprec contro Paska.

Perch? Perch?  ripet Basilio

Per queste cose mio figlio  andato in malora
per le male femmine. Rubava di casa per loro, e chi
ruba in casa, ruba anche fuori di casa

E adesso?
 Ora pare labbia lasciata,  disse uno dei fra
telli.

E laltro:

Oh, Iha lasciato lei! Sullalbero caduto tutti bat
ton la scure.

 Attento, quando va da Melchiorre Carta. Quello
sciocco pu fargli qualche dispetto.

Che ne sa lui, quella faccia di volpe?disse il
calvo con disprezzo.  Se quella... ha gli amanti a
mucchi! E non era con mio fratello soltanto che lo tra
diva, e per cui lha lasciato!

Ma se  lui che lha lasciata!

Chi, Melchiorre?

No, mio fratello.

Basilio tremava: il suo sogno si cambiava in incubo,
la bella immagine di Paska dal piccolo volto lucente si
copriva di tutta la fuliggine della cucina di zia Bisac
cia. La sua ebbrezza divent angoscia: ricord chera
stato sempre geloso e non a torto, non a torto: non
solo i signori doveva odiare, ma anche i paesani... i
pastori, i banditi, gli straccioni...

Si sollev e ricadde come lubriaco: voleva sputare
in volto ai maldicenti che calunniavano la sua Paska,
voleva uscire, correre, battere alla porta di lei e gridarle:

E vero che sei lamante di tutti? Anche dei ladri?

Ma ron si mosse.

Aveva sognato ? Rievoc il convegno in tutti i suoi
particolari, sent ancora sulle labbra il sapore ardente
dei baci di Paska, e trem ed ebbe voglia di piangere.

Possibile che tutto fosse vero? Che Paska era lamante
di tutti, che Paska aveva baciato anche lui ?

Ma perch anche lui? Con quale scopo? Egli era un
povero ragazzo senza avvenire; egli non aveva agnelli,
n denaro, n altra roba da regalarle. Perch ella dun
que doveva ingannarlo, se non gli voleva un po di
bene ?

No, la calunniavano. Quei giovanotti lavevano visto

entrare da lei, e adesso parlavano cos per invidia, per
farlo soffrire e morire.

"Ma io dormo e non sento nulla!" disse fra s; e
stette immobile con le tempia pulsanti, come steso su
un letto di torture.

I giovanotti finirono di cenare, fecero il caff, cos
per un gusto, versandone met sul fuoco e laltra met
buttandola; infine se nandarono ubriachi e barcollanti.

Basilio li sent cantare in lontananza, rauchi come
tori selvaggi: zio Bakis rimetteva in ordine la cucina,
camminando in punta di piedi e spalancando la porta
perch laria dissipasse gli odori e i vapori della cena.

Lora pass: lo sfondo della porta si illumin duna
luce vitrea; tornarono i hgli di zio Bakis e si gettarono
sul pavimento addormentandosi dun sonno brutale, ma
Basilio non pot dormire. Sentiva tutte le membra sle
gate, le giunture dolenti, e il pensiero stanco di fanta
sticare. Doveva partire e non poteva muoversi. Allalba
si assop e Paska gli torn vicina, soave e tenera; il pic
colo viso splendeva, le labbra calde e rosse si posa
vano sulle sue con infinita, infinita dolcezza. Era il
torpore strano dei meriggi sulla montagna, la luce in
tensa e la dolcezza snervante del sole, la carezza delle
erbe, il susurro della selva e del vento.

Una scossa forte, una voce brutale lo destarono.

Cos?

 Levati, vattene, ch ora.

Gli occhi gli si aprirono a stento e videro lingrata
figura di Zia Bisaccia ritta fra quegli uomini ubriachi
addormentati per terra.

Non hai sentito? ora di partire.

Vado, vado!  egli disse spaventato.

E si alz, usc barcollando nel cortile. Laurora in
vernale gettava un triste chiarore sul terreno indurito
e imbiancatO dal gelo; il cielo sera fatto basso e bianco:
il vento taceva. Basilio rabbrivid, ripreso dal desiderio
di correre da Paska per rivederla, per sapere, sapere,
sapere... Perch lo aveva svegliato quella strega di zia
Bisaccia ? Perch non lo lasciavano neppure dormire ?
Perch zio Bakis era cos maligno? Perch i suoi figliuoli
cos malvagi? Perch Paska non poteva essere sua mo
glie, subito? Perch faceva tanto freddo? Perch il mon
do era cos brutto e la vita tanto triste?

Cosa fai l?  url la donna, affacciandosi con
la tasca e porgendogliela. Va presto, va subito, ch
altrimenti se la pigliano con me i tuoi padroni. Tocca
via, presto.

"Io vado da Paska" pens Basilio infilandosi la tasca
sulle braccia.

Io vado a messa,disse la donna.Andiamo
assieme un tratto.

Si avvolse nella tunica e si trasse dietro Basilio as
sonnato e triste: i rintocchi duna campana risuonavano
striduli e senza vibrazioni nellaria gelata del melan
conico mattino.

Zia Bisaccia accompagn Basilio fino alla strada che
metteva fuori dellabitato, e si volse finch non lo vide

sparire.

Egli and dritto, come spinto dalla volont di lei, e
non si volse e non torn indietro; ma il suo cuore nuo
tava in un mare di amarezze.

Dagli occhi appannati dal freddo, dal sonno e dal
dolore, gli sprizzavano grosse lagrime che solcandogli
le guancie gli bagnavano le labbra; ed avevano un sa
pore acre e salato.

E via, via, su, su, sotto il cielo triste e candido che
prediceva la neve; il gelo imbiancava le chine e indu
riva i cespugli su per i sentieri che la sera innanzi egli
aveva sceso correndo, col Cuore in festa; da Nuoro sa
livano, spezzati e sottili, i rintocchi delle campane: sul
freddo candore dellorizzonte le montagne sorgevano li
vide e il mondo intero sembrava morto.

Arrivato a Riu de Seuna si ferm un momento; si
sentiva la gola arsa, gli pareva daver la febbre. Trasse
il grappolo delliuva, e siccome in fondo alla bisaccia
sera sporcato, si curv e lo immerse due volte nel ru

scello; poi lo sollev allaltezza del viso e cominci a
piluccarlo. Ogni acino, giallo, diafano e lucente come
una perla, rifletteva il suo volto con i lineamenti comi
camente deformati; ed era dolce come la goccia del
miele fresco; ma non bastava, no, per dissipare lama
ritudine del suo piccolo cuore.

Quando giunse allovile i padroni si disponevano alla
partenza; Melchiorre spiava il suo arrivo, gi incolle
rito per il ritardo.

Potevi attendere ancora un po, volpicina. Non
ti sei divertito abbastanza ? Se lavessi saputo !

 Pare che nevichi,rispose Basilio sollevando in
aria il volto. Credevo che non scendeste. In casa di
zia Bisaccia han fatto gazzarra tutta la notte, non mi
hanno lasciato dormire, e sono stanco che quasi cre
devo di non poter arrivare. Scendete davvero, zio Pietro ?

Poveretto!  disse ironico Melchiorre, aiutando
il vecchio a montare sul cavallino.E adesso se puoi
addormentati, per riposare dagli stravizi della notte:
poi faremo i conti.

Se scendete, mi pare non sia stasera che ritorne
rete qui, zio Pietro. Nevicher, vedrete.

 Lascia nevicare, disse zio Pietro in sella, men
tre Melchiorre gli accomodava le staffe.

Non metter certo la mano per riparo! Buon
Viaggio

Melchiorre batt la mano aperta sulla groppa del ca
vallino, che tosto si mosse, e gli and dietro attento. In
breve sparvero tutti gi nel grigio sfondo del sentiero.

Basilio si tolse di spalla la tasca, e rimase ritto sul
lapertura della capanna, fischiando con apparente indif
ferenza, fissando gli occhi in lontananza. Il cielo si ab
bassava sempre pi, coprendo col suo vaporoso candore
le cime delle montagne della costa; intorno allovile le
roccie bagnate e il bosco cupo avevano unimmobilit
e un profondo silenzio dattesa: i belati dei primi ca
pretti tremolavano con lamenti che sembravano un pianto
umano infantile.

"Chiss che oggi venga!" diceva fra s Basilio, pen
sando al bandito. "Labbia lasciata o no, io lo odio; e
lo dir a zio Melchiorre, che anche con quello l Paska
ha fatto allamore. Ma cosa pu fargli il padrone? Cosa
pu fargli?pens un momento e sorrise con perfidia.
"Lo so io cosa pu fargli, lo so io!"

Pi tardi cominci a nevicare fittamente, a falde lun
ghe e larghe che pareano petali di fior di mandorlo. Le
montagne della costa sparvero tutte sotto la curva bianca
dellorizzonte; le roccie, i cespugli, il bosco, la capanna,
Ielce della radura e le mandrie ricevevano in silenzio
la neve continua, fitta, infinita; i belati dei capretti tre
molavano ancor pi lamentosi.

i ammucchiavano sulle roccie, sul terreno, sulle piante.
Ogni foglia delce riceveva la neve come una piccola
mano aperta verso il cielo, e si copriva, sallargava, si
marmorlzzava, assumendo informi contorni che si fon
devano coi contorni delle altre foglie: ogni fuscello
singrossava lentamente trasformandosi in una verga da
labastro, e sui cespugli e sulle rupi si stendevano drappi
di velluto candido, sulledera irregolari filograne di ma
dreperla, sul terreno strati di piume di cigno.

"Non sar oggi che zio Pietro risalir quasspens
Basilio; e vedendo la neve ingrossarsi si gett sul capo
il gabbano, prese la scure e torn fuori. Radun le capre
bagnate, gialle e sporche sul candor della neve, e le
sospinse entro le mandrie, le cui siepi parevano inta
gliate nel marmo; quindi se nand nel bosco e sal
sugli elci ad ai~idare, cio a tagliar rami con le cui
fronde alimentar il gregge durante la nevicata.

Nel gran silenzio del luogo il picchiar della scure
echeggi sordamente; ed a quel suono fra dacciaio e
di legno, che ripercotevasi lontano come se molte accette
devastassero il bosco, due carabinieri biondi e rosei, in
tenuta di campagna, con le borse e le uose bagnate e
e le bocche dei fucili orlate di neve, mentre stavano
per smarrirsi ripresero la giusta direzione verso lovile
dei Carta. Da lontano Basilio vide le loro grosse mani
paonazze, e sulle prime trasal:  da qualche ora muli
nava in testa pensieri cos foschi e inconfessabili!  ma
poi indovin lo scopo per cui venivano i due rosei gio
vanotti e il cuore gli batt forte. Era gioia, affanno,
speranza, paura, ansia: tuttavia la scure continu a pic
chiar dritta sul tronco scricchiolante, incidendolo duna
ferita giallognola.

I carabinieri si fermarono sotto lelce e sollevarono
il visodalche scheggia cadde sulle loro teste.

Basilio scese di corsa la china attraverso il fitto vol
teggiar della neve, e giunto ove le capre col vello co
perto di nevischio si ostinavano a roder i cespugli, spinse
su i pochi capretti, conducendoli al riparo di frasche
costrutto presso le mandrie.

I capretti salirono saltellando, belando e improntan
do il leggero strato di neve con le loro zampette; e in
trodotti nel riparo si affacciarono tutti allapertura, uno
sul collo dellaltro, graziosi, bianchi e neri, coi grandi
occhi languidi e dolci.

Basilio torn nella capanna; il gatto dormiva, la lepre
fissava sempre un punto lontano, il cane, fermo sul
Iapertura, abbaiava contro le falde di neve che laria
gli sospingeva sul muso.

E la neve cadeva sempre, in linee leggermente obli
que, eguali, incessanti, silenziose, su uno sfondo vapo
roso e candido. Ora le falde eran lunghe e sottili, simili
a petali di crisantemi e di margherite, a bioccoli di
bambagia, a peluria delicatissima di candidi uccelli: e
 Basilio Serra, servo di Melchiorre Carta.

Si scambiarono un rapido sguardo.

 Scendi tosto. Dov il tuo ovile ?...

Egli salt a terra; si caric le fronde sulle spalle, si
trascin dietro i rami, spazzando con essi il nevischio
del bosco; e attraverso il turbine di neve sempre pi
fitto condusse i due nella capanna.

Mentre si scaldavano e si asciugavano le vesti, essi
fissarono ostinatamente gli occhi fuori dellapertura, pro
curando di vedere senza esser veduti.

Tu sta l e non fiatare; fuori fa troppo freddo,
 dissero a Basilio.

Egli obbed, silenzioso, con le gambe lunghe distese:
la suola dei suoi scarponi fumava parata al fuoco. Per
ingannare lansiosa attesa prese la lepre fra le gambe e
cominci a farle eseguire qualche giuoco. Il gatto spa
ventato avea cercato di scappare, ma impeditone dalla
neve sera nascosto fra le stuoie: il cane abbaiava fero
cemente.

I carabinieri guardavano ogni tanto Basilio, senza de
gnarsi di rivolgergli oltre la parola: Iora passava; a un
tratto egli li vide tirarsi rapidamente indietro con uno
slancio felino, appiattandosi uno per parte dellapertura,
nellinterno della capanna.

":qui!" pens, gettandosi indietro la lepre e carez
zando il cane per farlo tacere.

Il figlio di zia Bisaccia veniva a grandi passi, un po
curvo, affondando i piedi bagnati nella neve gi alta.
Era stato a caccia, gi, nel versante sudovest della mon
tagna; aveva scovato una cinghialessa che allattava i
suoi e i piccini di unaltra cinghialessa ammazzata qual
che giorno prima, e veniva con la lieta speranza di scal
darsi al fuoco amico e di giuocare a carte con Basilio.

Giunto presso la capanna si scosse la neve di dosso,
la scost coi piedi dallapertura ed entr.

 In nome della legge, ti arresto, disse il cara
biniere di destra, afferrandolo per il braccio. Egli spa
lanc gli occhi, impallid, fece un istintivo moto per

fuggire; ma anche laltro carabiniere gli fu sopra e gli
strinse i polsi con qualche cosa di pi gelato della ne
ve: le manette.

 Mettetemi anche una corda!disse allora beffar
do, scuotendo le mani legate. Giovanni Tolu, il fa
moso bandito che arrestate ! Vi metteranno la meda
glia !

 Tira avanti! disse uno dei carabinieri, batten
dogli sullanca il calcio del fucile.

 Mi hai fatto tu la spia, vigliacco ? Me la paghe
rai !  grid il prigioniero, rivolto a Basilio.

Tira avanti! Tira avanti!

Lo spinsero fuori rudemente.

Vi tirino i cani!egli grid; e procedette a sal
ti, senza voltarsi, senza por mente alle proteste di Ba
silio.

Quando vide i tre uomini allontanarsi e sparire neri
nel turbine della neve, Basilio torn a sedersi per terra,
parlando fra s.

"Macch spia, macch spia ! Peggio per lui ch ve
nuto ! Zio Melchiorre avrebbe fatto lo stesso; proprio
come ho fatto io. Del resto, ben fatto! Ben fatto!"

E ricominci a pensare a Paska con dolcezza ardente,
mentre fuori i capretti belavano con un lamento di
bimbi affamati.

Melchiorre, risalito solo, lo trov che dormiva pro
fondamente, con le mani abbandonate al suolo e i piedl
parati al fuoco semispento. Lo scosse e lo svegli bru
t~lmenre: una fiamma sinistra gli brillava negli occhi.

 Hai fatto la spia, oggi, volpe senza coda? Ti stai
mettendo in una cattiva strada. Bada a te, ragazzo!
La spia! Macch spia, macch spia!rispose Ba
~,~lo; e raccont come la cosa era andata, trovando modo
~i ripetere le storielle che i figli di zia Bisaccia e i loro
~mpagni avevano commentato durante la cena di Na
r tale
  Adesso vostra cugina Paska adesso sar conten
ta, quando sapr che lo hanno arrestato! Che ne dite,
zio Melchi ?

Melchiorre fremeva: ah, anche con quello ? e a lui
nessuno diceva niente ! Non inve oltre contro Basilio,
ma stette vigile e diffidente.

Nevic tutto il resto del giorno e lungo la notte:
Melchiorre non dormiva, susultando ed uscendo fuori
ad ogni piccolo rumore, causato per lo pi da qualche
ramo che si schiantava sotto il peso della neve.

Egli pensava a zio Pietro, affidato alle cure poco af
fettuose di zia Bisaccia; e aveva paura che da un mo
mento allaltro tornassero i carabinieri e lo arrestassero
come favoreggiatore di banditi. E di quali banditi! Sog
ghignava con amarezza pensando al figlio di zia Bisac
cia; avevano mangiato, bevuto e riso assieme; e forse
lamico di Paska rideva di lui, che lo accompagnava e
lo proteggeva... Melchiorre conosceva qual vaso di ini
quit e perfidia  il cuore umano! E nella notte nevosa,
ascoltando il tonfo dei rami schiantati sentiva come dei
colpi di martello frantumargli il cranio: e dentro le
orecchie gli ribolliva il sangue al pensiero del rischio
che oramai correva per aver dato ospitalit e riso e
bevuto e mangiato le galline col suo rivale!

Con uno, dei suoi rivali ! A Nuoro gli avevan rac
contato che Paska aveva relazioni intime anche col suo
padrone, quel viso di morte dalla voce nasale. Anche
di questo ella era capace: e cos si spiegava la sua boria
e il suo potere.

"Essa ha fatto la malia anche al suo padrone per in
durlo ad aiutarla nelle sue vendette. Forse larresto del
mio amico  opera sua, se  vero che  stato lui ad
abbandonarla. Ed io, che ho fatto qualche cosa di pi,
devo temere e aspettarmi qualche cosa di pi.

Dopo aver dormlto e russato tutta la notte, Basilio si
svegli allalba. Melchiorre vegliava ancora, pallido e
stanco; prese il fucile caricQ, e disse al mandriano:

 Adesso maddormento con questo qui accanto. Ba

da bene, se mi succede qualche cosa sparo su te come
su una volpe.

 Fate quel che volete. Io esco per spazzar la neve
dalla mandria.

Melchiorre si coric con la canna del fucile stretta
nella mano. Basilio usc fuori. Era lalba: la neve aveva
cessato di cadere, ma il cielo restava bianco e uniforme
e lorizzonte era chiuso da densi vapori.

Sotto la luce triste dellalba il bosco sembrava una
misteriosa accolta di fantasmi.

Basilio entr nella mandria, ove il tepore delle capre
aveva convertito la neve in fango, e curvo, spmgendo
con le anche le povere bestie quasi assiderate, tent di
pulire alla meglio il recinto. I capretti ricominciavano
a belare, spingendo il musetto fra le siepi del riparo;
anche le capre belavano lamentandosi. Curvo, spazzan
do il suolo con una scopa di ginestra secca, che non
faceva che tracciare uninfinit di graffiti sul fango, Ba
silio spingeva sempre coi fianchi le bestie, parlando loro
ad alta voce, imprecando e seguendo il filo dei suoi pen

slerl .

"E se venissero i carabinieri e larrestassero, che colpa
ne avrei io? Non potrei andarmene ad al~idaYe, e cos
non aver tempo davvertirlo, se mai venissero? Ma... e
poi?... Non mi torna conto. Forse non trovando subito
altro padrone, dovrei tornarmene al mio paese. E al
lora? E lei?"

Si sollev col volto sorridente.

"Adesso che il padrone ha paura, non scender pi
a Nuoro. Mander me. E potr vederla ogni giorno.I
suoi occhi splendevano di gioia: gli sembrava di veder
tutta la montagna fiorita sotto il sole di primavera. Egli
avrebbe potuto veder Paska ogni giorno ! Il bandito
avesse o no deiorti, era prigioniero; Melchiorre, pen
sasse o no alla~gina, aveva paura! Egli dunque avreb
be potutq~ere Paska ogni giorno, senza timori n
preoccup~ni: come era felice !

L~er tutto quel giorno e nei seguenti.
Nutrite di fronde che i pastori andavano a tagliar
nel bosco, le capre si sgravavano felicemente, e subito,
succhiando il latte grasso e nutriente, i capretti si sen
tivano forti, aprivan gli occhi e addrizzavano le esili
zampette ripiegate.

La neve, come avviene nel Nuorese, dur poco. Dap
prima una forte pioggia, di cui ogni goccia scavava un
buco nella neve gi sotto corrosa, poi il vento detto dai
nuoresi pappa nie (mangia neve l) spazzarono la valle
e la montagna. Dal bosco la neve cadde a mucchi, e solo
qua e l sui pi grossi rami ne rimase un po, cristal
lizzata dal gelo. Un giorno, dopo il lungo vaporar triste
degli orizzonti, apparve il sole, e il cielo sincurv come
uno specchio di lucida turchese sui nitidi profili mar
morei, sulle lame brillanti delle montagne lontane. I
ghiacciuoli di cristallo pendenti dai rami e la neve sulle
roccie sprizzarono scintille iridate; la sottile erba inver
nale, su cui la brina stendeva le sue filograne, brill
anchessa, smeraldina; e i capretti candidi e neri scesero
saltellando dalla mandria.

Una sera Basilio mont a cavallo per ricondurre zio
Pietro allovile Egli non si era ingannato; Melchiorre
aveva paura. Lo vedeva trasalire ad ogni rumore, ve
gliar la notte, guardar sempre lontano un po spaurito.
Doveva dormire di giorno, forse celandosi nelle grotte
perch sassentava senza dire dove andava. Di scender
poi a Nuoro non ci pensava neppure; quindi Basilio
part felice, sicuro di rvedere lamata.

E infatti durante quellinverno la rivide spesso. Zio
Pietro, tornato allovile, non se ne mosse pi. Col tem
po Melchiorre parve rassicurarsi; tuttavia continuava a
mandar Basilio a Nuoro col latte.

Essendo le albe tarde e crude, Melchiorre mungeva le
capre sul tardi; quindi il latte veniva portato di sera
perch zia Bisaccia lo passava al fuoco e lo vendeva il

mattino dopo per tempo; e spesso Basilio passava la
notte a Nuoro.

A giorni egli ritornava allovile con gli occhi lucenti
di gioia, ricordando il recente convegno con Paska: la
sua letizia per aveva spesso un fondo damarezza. Alla
spensierata ebbrezza dei primi gicLrni seguivano le in
quietudini per lavvenire. Luomo si destava nelladole
scente. Preso perdutamente di Paska, egli oramai non
aveva che il continuo e selvaggio desiderio di farla
sua moglie; ma come fare? La povert gli pesava sulle
spalle come una pietra, e la stessa sua glovinezza lo
rendeva infelice.

Non dormiva pi come prima: torbidi pensieri gli
battevano alle tempia, mentre fuori il vento scrosciava
come una cascata: in quelle notti egli odiava Melchior
re che ora lo maltrattava ingiustamente; lo odiava non
solo per ci e perch era stato amico di Paska, ma per
ch possedeva tanto bestiame, tanto terreno, mentre egli
non aveva nulla e doveva servirlo per vivere.

In casa di zia Bisaccia sentiva talvolta le storielle che
si narravano sul conto di Paska. Pure fremendo per op
poste passioni  gelosia, ira contro i maldicenti, disgu
sto, dubbio, amore  egli le riferiva ingenuamente ogni
cosa, ma bastava un bacio di Paska per rasserenarlo: in
fondo, per, come lievito acre, gli restava la gelosia. E
avrebbe v~oluto sposarsi subito, oltre che per soddisfar
la sua violenta passione, perch era certo che Paska di
ventando sua moglie non avrebbe pi guardato altro
uomo e le chiacchiere sarebbero cessate.

Un giorno domand a zio Pietro:

vero, zio Pietro, che quando un pastore torna
da far il soldato e non ha nulla, gli amici gli danno
ciascuno un capo di bestiame e cos mette su un buon
gregge ?

Secondo. Se  un giovine onesto e benvoluto!

E a voi, quando siete tornato da far il soldato, vi
regalarono le pecore?

 S.
E poi vi siete sposato?

 E poi mi sono sposato.

Raccontatemi, zio Pietro raccontatemi!

Senti. Allora tutti mi volevano bene. Ma anchio,
non  per vantarmi, non facevo male a nessuno Quan
do avevo la tua et ero anch  io servo. Avevo una pa
drona vecchia come una strada: il suo figlio unico, quan
do io ero al loro servizio venne arrestato e condannato
a cinque anni di prigione. La padrona ne ammal per
il dispiacere, tanto che stava per rendere gli spiriti al
Signore. Sapendo che la giustizia si sarebbe preso tutto,
se ereditava il figliuolo, cosa fa? Fa testamento in mio
favore, sicura che io, come le avevo promesso, avrei
restituito tutto al figliuolo quando questi sarebbe tornato
dal carcere. E cos feci. E il figliuolo allora mi regal
venti capre pregne.

Basilio ricord la storiella del porchetto di zio Bakis,
e guard fisso il cieco: che differenza fra lometto dagli
occhi azzurri e questo gran vecchio che raccontava cos
semplicemente le sue buone azioni!

Cuor mio!  esclam, ridendo e battendosi un
pugno sul petto. Io mavrei tenuto tutto!

E poi? chiese zio Pietro, severo.

Poi avrei sposato una bella ragazza. Facevate al
Iamore allora, voi? Oh, si vede che non facevate alla
more.

Lo vedi? Ti sbagli. Lo facevo anzi, ma se la bea
ta Maria Grazia mi avesse ritenuto capace di disonest
non mi avrebbe sposato. Oh, che dici davvero?

Basilio curv la testa sul focolare spento, ma quasi
sulla pietra ardesse il fuoco sent una vampa bruciargli
il viso. Pensava a Paska.

 Almeno la met! Almeno la met! zio Pietro! Sie
te stato stupido,disse poi ridendo dun falso riso.

Nulla. Nulla. Essa non mi avrebbe voluto.

 Era una donna semplice,disse Basilio, e usCito
fuori sput con disprezzo.

Torn la primavera. Lerba cresceva foltissima sui pia
nori, le siepi fiorite di biancospino parevano ancora co
perte di neve; sotto il bosco si sentiva lumida fragranza
dei ciclamini, delle viole e dei mughetti, e fin dentro
la capanna arrivava il profumo del musco fiorito. Da
ogni roccia sgorgava un ruscelletto; fatta rio, la fontana
attraversava lorto che Melchiorre ricominciava a sol
care.

Si slattavano i capretti, serrando il loro musetto in
una rozza museruola di legno; si cominciava a venderli,
e col latte abbondante si faceva il cacio. Le faccende
essendo triplicate i pastori avevano meno tempo di ab
bandonarsi alle loro passioni. Melchiorre mungeva di
nuovo le capre allalba e subito Basilio scendeva in citt;
quindi non pi convegni notturni con Paska. Ma ella
scendeva ogni mattina per tempo alla fontana, nellora
in cui Basilio doveva ritornare sulla montagna, ed egli
lattendeva, fermo col cavallo sullorlo del sentiero.

Appena scorgeva la figurina di lei attraversare agil
mente lo stradale i Cui paracarri brillavano di rugiada,
metteva una grossa pietra sullestremit della fune del
cavallo, e scendeva correndo il ciglione. Dallo stradale
teneva docchio il cavallino, rassegnato e campeggiato
in aria, e chiacchierava un po con la ragazza. Pi di
una volta furon visti cos assieme; e la gente disse che
Paska e Melchiorre avevano riannodato la loro relazione
e che Basilio era il messaggiero. La cosa fu riferita a
zia Bisaccia, quindi al pastore.

Cos questo pasticcio?egli chiese al mandria
no. Che hai tu da vedere con quella...?

Al nome insultante Basilio sent il sangue montargli
al capo.
Ebbene, volete saperlo? Sono il suo fidanzato! Co
sa avete da dir voi ? La sposer.

Melchiorre si mise a ridere: una risata che gli gonfi
il petto e gli illumin gli occhi. Da quanto tempo non
rideva cos! Basilio avrebbe preferito uno schiaffo.

Oh, oh! ah, ah!  gridava Melchiorre, curvan
dosi e battendosi le mani aperte sulle anche. Dubi
tavo della cosa; ma che fossimo a questo punto!... Buo
na fortuna, buona fortuna!

Non disse altro, non insult, non scacci Basilio, co
me questi temeva, non mostr alcun rancore, non no
min mai.pi la cugina. Ma Basilio da quel momento
saccorse dessere trattato con beffa continua, con osten
tata compassione, con mal celata difffidenza. E se ne
sent umiliato, e tent anche dandarsene, cercando segre
tamente un altro padrone; ma nessuno gli offr le con
dizioni vantaggiose che godeva presso i Carta ed ora
egli aveva bisogno di guadagnar molto, daccumulare e
nascondere il suo denaro. Da pi mesi non mandava un
centesimo alla sua povera madre.

Il pensiero suo continuo e struggente era di acquista
re un piccolo gregge e sposarsi con Paska: ma ogni
capra costava dicci lire: quanti mesi, quanti anni ancora
doveva servire per accumulare nella sua unta borsa di
pelle stretta da una correggia, almeno quaranta o cin
quanta di quei piccoli fogli colorati, con limmagine
del re!

Inoltre doveva fare il servizio militare, e se lo lusin
gava la speranza di ricever al ritorno, sebbene non nuo
rese, un certo numero di capre, secondo lantico costu
me, il pensiero di lasciar Paska e forse di venir da lei
dimenticato, lo tormentava giorno e notte.

Collavanzar della primavera il suo amore cresceva, ri
goglioso come la vegetazione della montagna.

Il musco copriva le roccie con la sua fioritura carnosa
e vermiglia: la ginestra indorava i ciglioni: fior lasfo
delo, fior tutto il bosco, cangiando in pari tempo le
foglie.

Un soffio voluttuoso percorreva le alte erbe fra cui
le nuove caprette si rincorrevano lasciando solchi argen
tei, mentre alcune capre tisiche ricercavano con mirabile
istinto i cespugli medicinali che prolungavano la lor
grama esistenza. Basilio respi~ava con volutt quel soffio
ancor puro e gi ardente, pregno di irritanti profumi;
nelle lunghe sieste tornava a sdraiarsi al sole, come nel
lo scorso agosto, sprofondando le mani calde fra lerba
fresca, e pensieri affannosi e desideri indicibili lo face
vano spasimare.

Un giorno, agli ultimi di maggio, Melchiorre prese
otto grossi capretti che ancor gli restavano, li leg per
i piedi e li attacc quattro per parte alla sella del ca
vallo. E mand Basilio in un villaggio al di l della
valle, da un negoziante che desiderava comprare i ca
pretti.

Basilio part cantando, spingendo in avanti il cavallo
carico, sui cui fianchi i capretti, a testa in gi, abbando
navano il corpo lanoso.

Scese pei boschi fioriti, attraverso le roccie rosse di
fior di musco; sinoltr gi nella valle, pei sentieri inca
vati ove la ginestra gettava i suoi archi doro, guad
il fiume, sulle cui acque verdi il sambuco stendeva le
ombrelle dei suoi fiori e riprese a salire sulla montagna
di schisto fiorita di rose canine. In una brughiera, tra
fittissime macchie di lentischio, vide pascolare un pule
dro grigio dalla coda mozza.

Allora smont; prese la cordicella legata allarcione
del suo cavallo, la lanci al lungo collo del puledro, lo
prese e gli si slanci sulla groppa nuda col proposito di
rilasciarlO l al ritorno. E via per la brughiera che pareva
un selvaggio mare dalle onde verdi. Solo un cuculo bat
teva la sua nota acuta, sfumata nellimmenso silenzio:
pareva il melanconico palpito della solitudine. Basilio
pass, eretto sul puledro, come un giovine centauro emer
gente da quel selvatico mare di lentischi. Gli sembrava
che il puledro fosse suo, che suoi fossero il cavallo e i
capretti e tutto lo spazio che attraversava; e che tutto
fosse in suo potere di vendere, per presentarsi a Paska
al ritorno con la borsa colma e lanello di sposa.

Lo invase una smania di slanciarsi alla corsa attraverso
laltipiano, gettando grida selvaggie alle libere lontanan
ze primaverili.

Giunto al villaggio vend i capretti. Gli chiesero se
il puledro era da vendere. Egli guard la sella vuota
del cavallo, e pens chera naturale rifar il viaggio su
quella e non sul dorso nudo del puledro. E lo vendette.

Al ritorno  era notte  ripassando nella brughiera,
sent il cuculo singhiozzare ancora, lentamente, invisibi
le, nella solitudine desolata; i lentischi brillavano allo
bliquo raggio della luna nuova.

Sent un brivido alle reni, ebbe un vago istinto di
paura e di tristezza; ma passato oltre gli parve che ogn
pericolo fosse svanito.

Dopo il primo passo riuscito a meraviglia  il pule
dro era stato comprato da un forestlere allontanatosi
subito dal Nuorese,  Basilio trov la sua via; e, allor
ch venne avvisato per la leva sinfiamm gli occhi con
bagni dacquavite. Soffr inauditi tormenti, ma sceso a
Nuoro per la visita militare fu riformato per oftalmia.

Verso la fine dellestate era invece gi completamente
guarito. Nulla era cambiato nellovile dei Carta; solo
Basilio, fattosi alto e serio, aveva negli occhi unombra
continua. La lepre, grossa e dura, sempre silenziosa e
inutilmente viva, pareva avesse smesso il suo sogno di
fuga: le sue corte palpebre sabbassavano sugli occhi
con melanconica stanchezza; doveva aver dimenticato la
vigna natia, i fratelli forse morti, le danze alla luna.

E zio Pietro continuava a soffiar nel fuoco col suo
bastone, spazzava la mandria con lalta scopa di siepe,
preparava i pasti, si pettinava sul fazzoletto rosso, pre
gava e narrava storielle. Il suo cuore si rasserenava, il
Piccolo Giglio del Monte aveva esaudito le sue preghie
re, spazzando le nuvole dalloscuro orizzonte della sua
vecchiaia, serena adesso come una interlunare notte
estiva.

Un giorno cherano soli, Melchiorre gli disse:

Padre, sentite. Zia Bisaccia mi vuol dar moglie.

Se  buona, prendila. Ma hai dimenticato laltra?

ibuona,  disse Melchiorre, senza rispondere
alla domanda. sua nipote. Bassotta, grassa, bruna,
con gli occhi di gatto. Una buona massaia.

Come si chiama?

Benturedda.

 Ha qualche cosa ?

Molto, una casa, una vigna, una terra, una giu
menta.

 Se  onesta, pigliala. Ma hai o no dimenticata lal
tra ?

Lho dimenticata, padre.

Dopo le opportune pratiche di zia Bisaccia, un gior
no dautunno zio Pietro mont a cavallo, e guidato dal
figliuolo scese a Nuoro. A Nuoro si cambi il vestito, si
lav, si pettin la barba, mise la berretta sarda, e con
dotto da zia Bisaccia and a chieder la mano di Bentu
redda. Questa era, come Melchiorre laveva con brevi
pennellate dipinta, bassa, grassa, col seno e i fianchi
poderosi, olivastra; aveva gli occhi azzurrognoli incas
sati sotto foltissime sopracciglia nere. La fronte breve e
pelosa sfuggiva nellarco del fazzoletto molto tirato in
avanti; la voce uscente dalle labbra grosse e ironiche
aveva un timbro maschio sgradevole.

La madre era sorella di zia Bisaccia. Obesa, con un
seno enorme e il volto grasso cascante, fiss su zio Pie
tro gli occhi celesti infossati come quelli della figliuola
e cominci a parlare quasi sillabando, stringendo la boc
ca per darsi aria di importanZa.

Benturedda  giovane, molto giovane; non ha
fretta di maritarsi. Voi lo sapete, compare Pietro, chi
sta bene non si muove: chi ha provviste in casa non
va a comprare in casa degli altri. Nostra Signora sia
lodata, noi non abbiamo a lamentarci della carestia...

Sebbene preparata alla domanda del vecchio, e con la
risposta gi pronta, fingeva di voler ancora pensarci su.
M zia Bisaccia grido:      ! S lla mia ascOlta

bene, ascolta tua sorella. Tua figlia  ricca, Melchiorre
 ricco, cosa diavolo stiamo ad aspettare ? Essi hanno
casa e contava, al solito, sulle sue dita hanno
terre, bestiame, pane, vino, lana, oho... palle c e t
trapassino il corpo! Cosa vuoi dunque aspettare.

Sorella mia, che modo di parlare  questo.

Tuttavia si lasci convincere e rispose dl s. Avreb
bero dato lentrata a Melchiorre per Tutti Sant~.

La ragazza porse da bere a zio Pietro, e parlo con

Alla vostra salute, e alladempimento dei nostri
voti!  augur zio Pietro, sollevando il bicchiere con

maAnche il cuore gli tremaVa; e la ruga
si sollevava turgida. Una infinita tristezza lo mvadeva,
davanti a quelle donne che parlavano come uomini: a
voce e il riso di quella che Melchiorre gli aveva detto
buona ed onelta, gli destavano ?ntlpatia. E pensava a
Paska, dalla voce armoniosa e dal riso Infantile che span
deva gioia ove vibrava. Come mai Melchlorre aveva l

Melchiorre intanto attendeva in casa di zia Bisaccia,
ritto sulla porta, fumando un mezzo sigaro sardo. Quan
do vide tornar zio Pietro sput lontano e chlese con
calma:

Ebb vi hanno dato una zuccal?

S, rispose il vecchio. Non vedi quanto mi

Zia Bisaccia rideva col suo strano riso che non le
smuoveva un muscolo del volto. Prese la mano di Mel
chiorre e contandogli le dita ripet lantifona:

Voi avete bestiame, avete casa, terre, olio, latte,

1. Segno di rifiuto.

lana, vino. Mia nipote far laffar suo perch ... mia
nipote. A Tutti i Santi lentrata. Smetti quel muso da
vampiro, Melchiorre Carta, e ricordati sempre di zia
Caterina che ti ha reso felice...

Egli iasci dire, con la mano inerte e uno stupido
sorriso sul volto.

Lana, olio, latte, cacio, case, bestiame, vino, mie
le... Non ti basta tutto questo per esser felice? Se non
ti basta va e impiccati.

Per Tutti i Santi? Parliamo del regalo da farle.
Un fazzoletto? O del denaro?

Del denaro, del denaro, figlio mio. Il fazzoletto
si consuma, il denaro si conserva. Io ho un mezzo ma
rengo doro. Ti cambier la carta e... senza aggio !

Va bene,  dissegli; e pensava a Paska e al
primo regalo che le aveva fatto. Ella gli aveva ricam
biato un fazzoletto da naso, con un cuore ricamato in
cotone rosso.

Padre e figlio risalirono un po tristi la montagna,
ove la nebbia dautunno inumidiva gi le foglie secche
e velava il bosco, e rientrarono silenziosi nella capanna,
quasi ritornassero dallaver compiuto una cattiva azione.

Essi indovinavano scambievolmente il loro malcon
tento, ma non se lo comunicavano.

Melchiorre si sentiva forte e rassegnato nella sua tri
stezza; il passo era fatto, e sebbene egli non amasse la
nuova fidanzata, era deciso a sposarla. Ma a mlsura che
i giorni passavano, un vuoto triste e caliginoso come
lorizzonte allagato di nebbia stendevasi attorno di lui:
lanima vi nuotava, rassegnata di quella fosca rassegna
zione che d la perdita dogni speranza; ma se durante
le pratiche di zia Bisaccia egli era stato sostenuto dal
desiderio di far dispetto a Paska col suo nuovo fidan
zamento, ora, compiuto questo, i ricordi gli tornavano
insistenti, con insidiose tenerezze, con tumulti di sde
gno contro se stesso che non sapeva dimenticare.

Paska era malvagia, era maligna e leggera, era una
donna perduta: ma poich ella non poteva pi appar
118          ILECCH10 DELLA MONTAGNA

tenergli come moglie, tutto questo non gli recava pi
ira n dolore.

Ricordava di lei solo la creatura bella e affascinante,
che possedeva la malefica potenza di far perdere il sen
no a chi lavvicinava: e in questo morboso ricordo si
smarriva con langoscia nostalgica di chi ha la certezza
di non posseder mai la persona amata. E la presenza di
Basilio lo irritava maggiormente, sebbene sentisse che
Paska si burlava di quel fanciullone come sera burlata
di lui, e che lo avrebbe ben presto tradito ed abbando
nato.

Il giorno di Tutti i Santi scese a Nuoro, e and a
far la prima visita alla hdanzata. Fu ricevuto in cucina,
e si sedette lontano dalla ragazza, senza osar di guar
darla. Parlarono di cose indifferenti, di capre, di ban
diti, dei figli di zia Bisaccia, di cui alcuni erano ancora
in carcere e gli altri non avrebbero tardato ad entrarci.

Melchiorre udiva solo la voce grossa e sonora della
ragazza, e con la mano in tasca, palpando la piccola
moneta doro, pensava quasi con paura:

"Come far, se la madre, per disgrazia, ci lascia soli?
Io non voglio baciarla, no.~

Non ci fu quel pericolo; ed egli pot andarsene fred
do e rigido come era venuto, dopo aver messo sulla pal
ma della mano di Benturedda la piccola moneta doro.

Quando Basilio seppe che il padrone sera fidanzato,
e che fra poco si sarebbe sposato, invece di rallegrar
sene, prov un mordente impulso dinvidia.

Sposiamoci,  disse supplicando a Paska, appe
na pot vederla,  sposiamoci. Ho il denaro per ac
quistar trenta capre.

Trenta capre! Ci vuol altro, bello mio!

Sposiamoci, Paska, sposiamoci. Io non posso pi
vivere cos, io non posso pi vivere senza di te... 
Spasimava e lassaliva con baci selvaggi.Io commet
ter qualche pazzia se tu non mi sposi. Ti comprer
sette anelli e la medaglia doro.

Ti sposer... Quante volte labbiamo detto! Ab.bi
pazienza, agnello mio!

Ma quando? Ma quando? Subito, subito, prima
del padrone, prima ?

 Il tuo padrone si sposa?ella chiese stupita, al
lontanando la sua dalla faccia di Basilio, e spingendolo
per gli omeri.

Si sposa, s, si sposa. Non lo sapevi? Sposiamoci
anche noi, Paska...

Con chi?

Con chi? IoUII L

Dico, con chi si sposa Melchiorre?  domand
ella rudemente; e le labbra le si incresparono, pronun
ciando quel nome. Perch? Perch lanima della donna
 uno stagno, nelle cui profondit dormono mostri che
un lieve soffio pu destare.

Melchiorre sposava unaltra donna: dunque sera fa
cilmente confortato.

Chi , chi , dimmelo Basilio!

 Benturedda, la nipote di zia Bisaccia. brutta, ma
 ricca,  disse Basilio, appoggiando la fronte sulla
spalla di lei.

Ed egli vuol bene a quellotre?ella domand,
come parlando fra s.Non  possibile. Non  vero.
Sei bugiardo.

 Io non so se le voglia bene, so che  andato a
trovarla e che le ha regalato una moneta doro. Come,
non lo sapevi ? Sposiamoci anche noi che ci amiamo,
sposiamoci, Paska: vuoi che anchio ti dia una moneta
doro? Se la vuoi domani te la do...

Fermo nella sua idea egli gemeva come un bambino,
sfregando la fronte sulla spalla di Paska.

Dimmi di s, promettimelo, Paska, Paska mia, ro
sa mia, promettimelo: non me ne andr se non mi dici
di s. Comprer le capre, comprer il frumento e lorzo
per le provviste. Nulla ti mancher, vedrai. Mia madre
ha cento scudi nella cassa e me li dar tutti, rosa mia,
per comprare le capre e gli anelli e la medaglia per te...
 Cento scudi!  ella disse come in sogno. 
poco, agnello mio. Troppo poco...

Troppo poco? E se fosse il doppio? Il triplo?

Egli teneva gli occhi chiusi, la fronte sulla spalla di
lei, e tremava tutto.

 Allora s... mormor Paska; e come Melchior
re aveva pensato a lei domandando unaltra donna in
moglie, ella pens a lui promettendosi a Basilio.

"Oh noella pensava con rancore, "non valeva la
pena di tradirlo, se dovevo finire con lo sposare il suo
mandriano !

 Allora s, allora s! esclam Basilio, ergendosi
sulla persona. Bada che me lo hai promesso, bada!
Se non manterrai la promessa ti uccider!

"Come mi ha ucciso lui!" pens.

Basilio, a cui ella arrivava appena fino al collo le
morsic i capelli.

 Io sono pi alto di te: quando saremo marito e
moglie lallegria mi far crescere ancora di pi: come
farai a baciarmi?

Ti chinerai tu, credo io!

La sua voce era triste ed ironica. Egli si curv infatti
e la baci; ma le belle labbra di lei rimasero fredde
come quelle di una morta. Il suo pensiero correva lon
tano; ma Basilio, inebbriato dalla speranza di sposarsi
presto, non saccorgeva della freddezza di lei, e se nan
d pensando al modo di duplicar il suo capitale nascosto
nel cavo duna roccia: rei pensieri volteggiavano come
foglie putride nel turbine della sua passione.

Quellinverno fu ancora pi rigido degli inverni pas
sati; continue nebbie dense e fredde avvolgevano lovi
le, e quasi ogni giorno cadeva un po di nevischio. Si
dovettero far rozzi ripari per le capre, e i pastori, ab
bandonata la capanna ove il freddo era intensissimo, si
ritirarono in una grotta davanti alla cui apertura co
strussero una tettoia di frasche, per meglio ripararsi dal
vento che si sbatteva contro le roccie con boati di mo
stro. Il fumo copr ben presto di una patina nera la

lucente volta irregolare e le pareti granitiche della grot
ta; l dentro zio Pietro, seduto davanti al fuoco, con
le mani appoggiate una sullaltra sul bastone fermo fra
le gambe, pareva una figura preistorica, gli occhi chiusi
nel sogno dapocalittiche visioni.

E apocalittiche visioni erano al di fuori, nelle mo
struose volute delle nuvole correnti sul cielo: il caos
pareva fumasse allorizzonte; dallimmenso crogiuolo del
mare vaporavano nebbie che salivano senza tregua, in
contrandosi con le nebbia della montagna; e in quel
velario or grigio e diafano, or fumoso e fosco le roc
cie e gli alberi apparivano e sparivano in chimeriche
fantasmagorie. Nelle lunghe notti, se sopravveniva un
po di calma, e la luna invernale passava come un gran
docchio velato di lagrime attraverso la nebbia e i cirri
volteggianti delle nuvole, un sovrumano incanto di tri
stezza e di sublime desolazione regnava lass. Sudiva
lo scroscio dei torrenti, e quel roteare di acque sul gra
nito riempiva la notte darcane armonie. Pareva che al
di sopra dei boschi addormentati, le cui ghiande casta
nee nelle loro piccole coppe filogranate luccicavano come
perle alla luna, passasse il cocchio della Dea della notte
e della solitudine.

I pastori dormivano entro la grotta, Coi piedi rivolti
al fuoco: accovacciati nellombra, il gatto e la lepre pa
revano donnole addomesticate e completavano cos il
quadro~preistorico. Ma il sonno di Basilio sera fatto
lieve e inquieto. Ad ogni piccolo rumore sollevava la
testa, e ascoltava con gli occhi chiusi. Talvolta salzava,
usciva fuori e percorreva i dintorni, fermandosi ogni
tanto col viso eretto alla luna. Lalta persona snella, il
bel capo ricciuto e il profilo greco, circondati come da
unaureola vaporosa sullo sfondo lunare, potevano ri
cordare il giovine Endimione sul ciglione della selva,
in attesa dellamante sublime.

E Basilio, spiando le spiacevoli sorprese che la notte
poteva apportare, pensava alla sua Diana, e se non
lattendeva tra i freddi vapori della montagna, sentiva
per un continuo delirio dattesa. Invece di calmarsi col
tempo e con la sicurezza del conseguimento, il suo amo
re diventava spasimo. Volesse o no il padrone, egli scen
deva quasi ogni giorno a Nuoro e cercava Paska e le
andava dietro perdutamente. Tutti ormai conoscevano la
sua passione.

A Nuoro egli sindugiava anche con Felix, il quarto
figlio di zia Bisaccia, col quale aveva stretto intima rela
zione. Essendo annata di ghiande, molti pastori porcari
popolavano il bosco coi loro branchi di maiali gi grassi.
Anche le capre, sebbene per istinto non toccassero le
ghiande e neppure lerba ove i porci eran passati (rico
noscevano al fiuto limmondo passaggio) avevano tanta
pastura che il latte ne veniva troppo denso, e i delicati
capretti, risentendosi delleccessivo nutrimento, samma
lavano.

Irritato per altre ragioni Melchiorre pretendeva che
fossero i porci a guastargli il pascolo; e proib al pastore
vicino di attraversare la sua 1an~a. Laltro promise, ma
non mantenne; e un giorno Melchiorre, trovati sotto gli
elci alcuni porcellini, li rincorse e li cacci. Nella fuga
i porcellini si sbandarono; e alcuni precipitarono in un
dirupo e si storpiarono. Il porcaro venne a parole con
Melchiorre: singiuriarono, si rinfacciarono dei delitti
immaginari; e da quel giorno, rotte le buone relazioni
di vicinanza, si negarono il saluto. Questo fin di ina
sprire Melchiorre. Egli scendeva ogni domenica a Nuo
ro, per visitar la fidanzata che gli diventava sempre pi
odiosa. Dopo le prime cerimonie, madre e figlia gli si
mostravano come veramente erano, maligne, pettegole,
avare sino alla sordidezza, piene di boria. In quattro
mesi non una dolce parola era passata tra i due fidan
zati: Ienorme mole della madre vigilava il focolare.

Una sera Melchiorre si trov solo con lei.

E vostra figlia?  domand sedendosi a testa
china, con gli occhi fissi per terra fra i suoi due piedi.

uscita, torner fra poco,  rispose la donna,
guardandolo attentamente. Dopo un breve silenzio dis

se:  Adesso che siamo soli, voglio parlarti di una
cosa.

Cosa?egli domand sollevando gli occhi sen
za alzar la testa.

 Senti, Melchiorre, figlio mio. Tu sai che a me non
piacciono le chiacchiere e i pettegolezzi.  ("Tuttal
tro!" pens egli).  Si tratta di cosa seria e grave.

dunque venuta qui una persona seria, una persona buo
na, cos fossio, e questa persona mi disse:  In fede di
cristiani battezzati, ditemi,  vero che date vostra figlia
a Melchiorre Carta? .

 vero.

 State attenta a quel che fate, perch egli naviga
in cattive acque, e non tarder ad esser posto in mani
della giustizia. 

 Perdio! grid Melchiorre, pi adirato che spa
ventato, battendosi un pugno sul ginocchio.Ricomin
cia il gioco?

Che vuoi dire? Che gioco?

 Continuate.

Bene. Dopo molte preghiere e scongiuri, final
mente la persona mi diede qualche indizio. Pare sia sta
ta tua cugina Paska a svelar qualche cosa. Sai bene
la donna abbass la vocePaska  serva e... dicono,
io lho inteso, non affermo sia vero, liberaci Dio... serva
e qualche cosa di pi presso un magistrato. Pare ci sieno
denunzie anonime contro di te, che cio accogli i ban
diti nel tuo ovile, che si vede spesso bestiame rubato
nella tua tan~a...

Le labbra di Melchiorre, sbiancate, fremevano; ma
non saprirono per parlare: egli anzi stringeva i denti
per nascondere la sua commozione alla donna.

 ... Non ho voluto mai dirti nulla, ma con Paska
son passati dei pettegolezzi da quando ti seppe fidan
zato di mia figlia. S lasciata andare persino a dire che
se ella voleva, tu avresti sposato prima lei che lotre...
la chiama lotre la figlia mia...

Le labbra di Melchiorre sorrisero; gli occhi rifulsero
di gioia. Adesso capiva e pensando a Benturedda le sue
labbra sorridevano; e gli occhi splendevano pensando a
Paska.

 ... Mia figlia  un otre di latte, ma Paska  un otre
di siero putrido! Dice inoltre che, se lei avesse voluto,
tu a questora saresti in galera; ma che  ancora in tem
po, visto che la giustizia ti ha sulla punta del naso. Do
po tutto ci io penso che ella sparga la voce delle de
nunzie anonime perch il matrimonio tuo con mia figlia
vada in fumo. Tuttavia, Melchiorre, figlio mio, sentimi
bene. Io ti promisi mia figlia perch ti so un giovane
onesto, laborioso e buono.

E benestante! proruppe lui.

E benestante anche. Non si vive di solo amore...

Macch amore!

Con le braccia incrociate egli stette ad ascoltare le con
clusioni, mentre la donna raddolciva la voce, fino a ren
derla umile.

 ... E sono pronta a mantener la promessa. Ma caso
mai... se tu non ti sentissi tranquillo... se per caso... alla
fine si  uomini e soggetti allerrore.

Donna,egli disse acerbamente,io non sono
un ladro! E se non avessi dato gi abbastanza dispiaceri
a quel povero vecchio, dopo queste vostre parole me ne
andrei e non rlmetterei pl plede in questa casa.

Tu mi hai frainteso!esclam allora la vecchia,
e cerc di rabbonirlo e appena rientr Benturedda cam
bi discorso.

Melchiorre fremeva, di nuovo assalito dalla paura di
pericoli ignoti; anche le due donne, che non lo ama
vano e diffidavano di lui,li parevano due nemiche. Pu
re, in fondo, una segreta dolcezza lo confortava.

Paska aveva detto che, ella volendo, egli si sarebte
pi volentieri sposato con lei che con la fidanzata, la cui
voce sembrava davvero il gorgoglio dun otre. Ella dun
que ammetteva una loro riunione ? Era gelosa forse ?
Ogni altro sentimento, il dispetto, Iodio, il dolore, la
vergogna, tutto svaniva davanti allinsidiosa dolcezza

che le parole dispettose di lei gli davano. Egli sentiva
di disprezzarla e non avrebbe pi voluto sposarla anche
sella fosse stata carica doro; ma la desiderava con an
goscia, e il solo pensiero di rivederla gli dava un fre
mito di piacere. Usc stravolto, e rientrato da zia Bi
saccia le raccont ogni cosa.

Vorrei scambiar due parole con Paska. Fate in
modo chio possa parlarle, zia Caterina. Voglio sapere,
voglio vedere se c qualcosa di vero in tutto questo pa
sticcio.

Zia Bisaccia divent pensierosa.

Se mi prometti di non far nuove pazzie, procurer
di farla venire qui stasera stessa...

Andate! Andate! Son passati quei tempi!

Allora la donna indoss la t~nica, rigettandone i lem
bi sugli omeri, e usc.

Cadeva la sera: Melchiorre rimase presso il fuoco,
col volto nascosto fra le mani. Quando zio Pietro era
andato a chiedergli Benturedda in isposa, egli non aveva
atteso con tanta ansiosa inquietudine.

Paska passeggiava su e gi per il Corso, fra gruppi
di domestiche dallo sguardo carezzevole e di bimbe che
parlavano di mode e sparlavano del prossimo come don
ne gi fatte. Il padroncino di Paska, sempre mingherli
no, col visuccio pallido affondato in un colletto di pelo,
camminava a fianco della ragazza: e dietro il cagnolino
nero, col suo campanellino, col collare che pareva doro.

Il crepuscolo invernale era freddo e luminoso; la luna
piena sorgeva dallOrthobene, sospesa come unenorme
perla sul tenero azzurro del cielo, e spandeva un riflesso
dacqua sul lastrico bagnato del Corso.

Zia Bisaccia attravers le strade col suo fiero passo da
cavalla indomita: borbottava fra s con infinito disprez
zo mille ingiurie contro i signori e le signore, e special
mente contro le serve che passeggiavano sfacciate e sfac
cendate. Finalmente vide chi cercava.

 Ssss...soffi, traendo un dito fuor della tt~nica
incrociata sul petto.
126

presa.

 Cosa volete ?  chiese Paska avvicinandosi sor

Voglio te. Vuoi venire un momento a casa mia?
C una persona che vuol parlarti.

 Chi ?

 Cugino tuo.

Zia Caterina!?  interrog Paska, guardandola
un po stupita, un po spaventata.

Non aver paura! in casa mia e basta.

Verr subito, allora. Per voi!

 Per me un corno! rispose la donna, e voltan
do le spalle sallontan, nera nella sera luminosa.

Melchiorre attendeva, dando le spalle alla porta: nel
la cucina si addensava il buio, e alla mobile luce rossa
stra della fiamma grandi ombre tremavano sulle pareti.

Ancor prima che Zia Bisaccia rientrasse, egli sent dei
passi leggeri e un tintinnio di campanello nel cortile.
Si volse e vide una donna, un bimbo e un cane fermi
sulla porta.

Paska,  disse, alzandosi,  perch hai con
dotto questo signorino?

Il bambino guardava con occhi spalancati; Paska sol
lev e corrug le sopracciglia, accennando a Melchiorre
di esser prudente.

Siamo venuti per cercar zia Caterina, che mi vo
leva. Dov ?

Non  tornata ancora. Avete fatto prima di lei,
~orse.

 Prima. Siediti qui, Efes.  Paska fece sedere il
bimbo sulla panca davanti al focolare, accanto a lei, e
lo strinse a s, quasi per difendersi caso mai Melchior
re... Il cagnolino, seguito dallinquieto sguardo di Efes,
girava per La cucina fiutando ogni cosa; e sempre il cam
panellino suonava e il collare splendeva. Quanti ricordi
amari per Melchiorre!

Ritto davanti al focolare, egli fissava avidamente Pa
ska con uno sguardo dodio e di passione.

Gli sembrava che senza la presenza di quel bimbo, che

gli riusciva odiosa e nello stesso tempo lo intimoriva,
avrebbe ancora percosso sua cugina, gettandola a terra
e calpestandola. E in pari tempo, la bocca rossa e fresca
di lei, il suo viso infantile, le sue movenze graziose,
gli ricordavano Benturedda rozza e dalle labbra grosse
come quelle di una mora, e aumentavano il suo disgusto
per la fidanzata. Con tenerezza e con desiderio ricordava
i baci dati a quella bocca di rosa e di fuoco, che gli
sorrideva cos vicina eppure tanto lontana. Perch tanto
lontana? Oh, no, se fossero stati soli avrebbe afferrato
Paska, e invece di percuoterla lavrebbe baciata e morsa
come la volpe affamata morsica lagnello... Ma il pa
droncino di Paska era l, con le manine in tasca, che
lo guardava ogni tanto con uno sguardo fisso e diffi
dente.

il figlio del tuo padrone, questo?

S,ella rispose, e rise, sfidando coraggiosamen
te lo sguardo che la divorava.

Perch ridi?

Perch ne ho voglia.

Bellino,  domand Melchiorre, rivolto al bim
bo,  vero che questa donna qui ti fa da cavallo, e
che tu la frusti per far piacere a tuo padre?

Non  vero! rispose lesile vocina.

Paska balz in piedi, offesa.

Non son venuta per ascoltar insulti. Me ne vado...
Andiamo, Efes...

Per fortuna rientr zia Bisaccia: ferm Paska sulla
porta, e dopo aver accarezzato rudemente il bimbo, pre
se una lucerna dottone tutta pesta, si curv sul focolare,
con le dita sparpagli il lucignolo e lo immerse nella
fiamma Lolio gocciol sul fuoco e il lucignolo saccese.

Bimbo, vieni,  disse zia Bisaccia, porgendogli
una mano, e con laltra tenendo alta la lucerna oleosa
che mandava una gran fiamma,  vieni, bello, vieni,
2ia ti dar una cosa buona.

Egli guard Paska.

Va pure,disse la ra~azza. rassicurata dalla pre
senza della donna: ed egli and, volgendosi indietro
per chiamare il cagnolino. La camera ove zia Bisaccia
lo condusse gli parve oltre ogni dire misteriosa: un bal
dacchino quadrato, di stoffa gialla, copriva il letto di
legno; sulle pareti, in mezzo a quadretti e immagini
pendevano cestini e canestri di asfodelo; grandi arche
sarde scolpite nereggiavano lugubremente lungo i muri
umidi. Dal soffitto pendevano formaggelli gialli, grap
poli duva, di pere e di mele cotogne.

Ma la diffidenza si mut in gradevole sorpresa quan
do zia Bisaccia sollev il coperchio di una di quelle
arche, sotto cui il cagnolino era scomparso. Egli vide
grandi corone di fichi secchi, attorte come serpenti in
zuccherati, e uva passa lucente, e una pentola colma
duna sostanza dura, gialliccia, che gli era ignota. Al
lung la testina, si fece coraggio.

Cos questo?

 Miele. Assaggialo.

Siccome egli esitava, zia Bisaccia cacci vigorosamente
un dito nella pentola, e sollevandolo gocciolante di miele
glielo accost alle labbra. Sulle prime egli torse il visi
no; poi non solo succhi, ma lecc il dito di zia Bi

saccia.

Rimasti soli, Paska, ferma accanto alla porta, chiese
a Melchiorre cosa voleva da lei.

Cosa voleva ? Egli se nera quasi scordato.

tardi,  ella disse guardando fuori.  Spic
ciati che i padroni maspettano.

 Il padrone taspetta? Vai a letto tutte le sere col
padrone ?

 Il diavolo ti porti! Ricominciamo??... Son venuta
per questo?

 S, per questo,egli grid afferrandole un brac
cio.  ivero che hai detto questo, questo e questal
tro ? Che io sono un ladro, un manutengolo ? Che il
carcere mi aspetta? E vero, di: ripetile a me, queste

cose, subito, altrimenti ti far vedere chi sono io! Sono
stanco, sai! Adesso basta! Tu vuoi rovinarmi...

Non sono io che mando le accuse anonime! 
ella disse infine.

Dunque  vero? Dunque? Parla, figlia del dia
volo! Chi le dice a te queste cose?Le afferr laltro
braccio e se la scosse tutta. Ella lasci fare, tranquilla.

Non me le dicono. Le sento. Io non voglio punto
rovinarti... cosa mi importa di te? Ma ho parlato per
ch non posso vedere quellotre maligna e perfida...

E perch non puoi vederla?

Ella non seppe rispondere; ma chin la testa e sem
brava turbata.

Perch non puoi vederla... se non timporta nulla
di me ? Perch ?...

Ella taceva. Melchiorre non ricordava pi perch
laveva fatta chiamare, non ricordava pi il suo peri
colo; le gravi accuse che lo minacciavano. Solo lultimo
pe  lo urgeVa: tutto il resto era nulla. Anche suo
padre egli dimenticava, in quel momento. Dopo un bre
ve silenzio domand con voce mutata:

Non hai paura di me, tu?

Perch dovrei averne?

Posso ucciderti.

Uccidimi.

Per un attimo egli ebbe il violento desiderio di uc
ciderla.

E allora perch un tempo avevi paura di me?

Allora non desideravo morire.

E ora lo desideri?
S.

Perch?
Perch sono disgraziata.
Perch sei disgraziata?

 Perch il mondo  pieno di menzogne, di calun
nie, dinfamie e tutti... tutti ci credono, tutti modia
no... e tu sopra tutti...

~q~taronO queste parole: egli si convinse che le cose
dette sul conto di lei erano menzogne, calunnie, infa
mie: e una gran gioia gli trem in cuore.

Paska,disse, sollevandole a forza la testa,
 anche calunnia che fai allamore col mio mandriano?

Povero ragazzo!  dissella, col viso sollevato
ma con gli occhi lontani dagli occhi che la guardavano
pazzamente.

"Povero ragazzo!" ripet egli fra s. Guardami!
comand.

Ella lo guard.

Paska, perch mi hai lasciato?

Perch eri geloso e tutti i giorni mi tormentavi.

Mi vuoi bene ancora?

Ancora.

Paska!  dissegli come in delirio, e tremando
tutto se la strinse ferocemente al petto, la sollev fra
le sue braccia, immerse le labbra in quelle di lei con
la stessa assetata avidit con la quale aveva bevuto lac
qua su alla sorgente della montagna.

Nonostante tutta la sua famosa astuzia, rientrando in
cucina zia Bisaccia non saccorse del torto che aveva
fatto a sua nipote Benturedda lasciando quei due soli.

Col lucignolo ridotto in brage la lucerna si spegneva;
Efisio reggeva una piccola corona di fichi secchi. Paska
strinse sullesile collo del bimbo il collare che si pelava
come un vecchio gatto, e lo trascin via. Erano appena
usciti che egli chiese:

Quando ci torniamo qui?

 Spesso, purch tu stii zitto. Me lo hai promesso
Voglio vedere!

Affrett il passo perch vide Felix, il figlio di zio
Bisaccia, che tornava a casa ubriaco.

Nella sua ebbrezza Melchiorre ricord finalmente che
zio Pietro doveva aspettarlo inquieto, e disponendosi a
partire disse alla donna:

 Pare che la cosa sia vera, non solo, ma che sia

assai grave. C gente che mi vuol male. Non so come
finir. Io per sono tranquillo, perch ho la coscienza
pura. Ad ogni modo bisogna esser prudenti: tarder a
ridiscendere in citt. Dite dunque a Benturedda ed a
vostra sorella che per qualche tempo non mi aspettino.

Parla, parla, parla! incalz zia Bisaccia, affer
randolo per il cappotto.  Cosa sono queste lettere
nonime? Cosa ti ha detto quella fraschetta? Parla! Sar
poi vero? o sar come il vento che pare racconti cento
cose, mentre non  che un soffio daria?

Se non ci credavate, perch lavete fatta venire?
 egli chiese aspramente.

Lhai voluto tu.

State zitta: vedete vostro figlio che ritorna! E non
 solo, a quanto pare...

Felix entr barcollando, con gli occhi chiusi e le mani

penzoloni .

Vi lascio con Ges e con Maria, me ne vado...
 salut alquanto ironico Melchiorre, e scapp via
mentre zia Bisaccia, aggirandosi su se stessa, guardava
da capo a piedi lubriaco.

Melchiorre, che era venuto e se ne andava a piedi,
sent glimproperii e gli urli coi quali la madre acco
glieva il figliuolo, e disse a voce alta:

Lo dia a sua nipote, quello l!

Era notte, la luna alta sul cielo illuminava i bassi
tetti delle casupole e le viuzze erbose: gli alberi e i
cespugli degli orticelli e dei cortiletti di SantUssula sten
devano la venatura dei loro rami ignudi sullo sfondo
azzurrolatteo dellaria; canti rauchi dubriachi risuona
vano in lontananza.

Pareva una notte dautunno; e in quella luce, in quella
trasparenza lunare, Melchiorre, dopo tante emozioni,
sentiva i muscoli agili e avrebbe voluto correre e sal
tare come un giovane cervo. Da quanto non si era sen
tito cos felice! Gli pareva di volare.

Ogni pulsazione del suo cuore diceva:

"Paska, Paska, Paska, Paska... Come  bella; come
le voglio bene ! Sar mia ! Lotre tarder a vedermi:
come liberarmi dalla promessa?"

Ma neppure questa domanda turbava la sua gioia
selvaggia.

"Paska, Paska! Tutte calunnie, tutte infamie di gente
che ci vuol male. Ma adesso tutto  finito: ci spose
remo e saremo felici. Come sar contento mio padre !
Ah, era tempo che le disgrazie cessassero, era tempo,
Paska, amante mia cara."

In lontananza vibravano i canti damore dei giovani
paesani nuoresi, e pareva accompagnassero la sua mar
cia trionfale.

Inoche mi fachet die,
Cantende a parma dorada... 1

Ma arrivato davanti al casotto del dazio trasal: si
ferm di botto, poi si volse per fuggire. Due carabinieri
proiettavano le loro lunghe ombre deformi sul terreno
chiaro di luna. Ma quando si sent inseguito Melchiorre
si ferm, e in quel terribile momento, bench il pro
filo del monte Orthobene, l davanti gli ricordasse il
padre che lo attendeva, ebbe un pensiero che lo colm
di gioia.

"La mia coscienZa  pura. Se mi arrestano, almeno
ho una scusa per rompere la promessa con lotre..."

XI

Nella grotta zio Pietro attendeva inquieto. Anche las
s la notte era limpida, e i boschi taciti sotto il cristallo
argenteo dal cielo; ma il gelo si diffondeva coi raggi
della luna.

H Qui mi sorprende il giorno, cantando per palma dorata...

Basilio aveva raccolto le capre nei ripari e legato il
cavallo davanti alla grotta. Le ore passavano, Melchiorre
non tornava.

Non  invano,  diceva zio Pietro, parlando
come fra s.

Siete uno stupido, zio Pietro! Egli  presso lin
namorata e si dimentica.

Il vecchio curvava la testa, tanto che la barba gli
copriva tutto il petto: e taceva. Poi dopo un po ri
peteva:

Ma, e le altre volte? Non  invano che tarda cos.
Che matto che voi siete! Ora lamore cresce, e
vostro figlio sar rimasto laggi come un uccellino nel
vischio. O forse si  ubriacato.

Egli non subriaca.

Oh no, mai!  disse Basilio con ironia.  Ad
ogni modo torner domani se non torna stanotte. Co
ricatevi, voi.

Non mi corico. Non  invano che egli non torna.
Che ora  ?

Non mi seccate! disse rudemente Basilio; ma
si alz tosto, e stette sullapertura della grotta, coi pol
lici fortemente ficcati entro la cintura, e il viso in su.

Dalla luna possono esser le otto.

"Che  accaduto?pens zio Pietro. "Egli non ha
mai tardato cos ! Che si sia ubriacato davvero ? Che
l abbiano arrestato ? "

E prov tale angoscia che un sudore gelido gli bagn
la nuca. In un attimo ritornarono gli antichi terrori;
tutto fu buio, fuori e dentro di lui; e in quel momento,
mentre coi piedi entro i ceppi Melchiorre pensava con
dolore a lui, egli intu mirabilmente tutto ci che era
accaduto.

Passato il primo stordimento, pi che dolore prov
paura; ma non disse nulla per timore che Basilio lo
abbandonasse.

Si coric, ma stette sveglio, cogli occhi aperti in quel
limmenso ed angoscioso buio che lo circondava dogni
parte.

Anche Basilio sera buttato per terra accanto allaper
tura ma neppure lui dormiva. Zio Pietro lo sentiva
muoversi, ansioso, e nella sua inquietudine capiva che
anche il mandriano era turbato. Perch? Per affetto? Per
timore? Non sapeva, e linquietudine di Basilio aumen
tava la sua. Le fredde ore passavano silenziose sui bo
schi; nella luminosit sempre chiara della luna al de
clino, ogni foglia delce aveva una fiammella perlata,
lunghe ombre si stendevano ai piedi delle roccie e dei
cespugli, e il torrente lontano continuava a rombare.

Melchiorre non tornava. Zio Pietro sentiva che non
s~~rebbe tornato pi, eppure lo aspettava, sempre sveglio,
immobile sulla stuoia, della quale, nella dolorosa in
sonnia, sentiva ogni giunco premergli le membra. Il
sangue gli pulsava forte alle tempia, entro le orecchie,
nei polpastrelli delle dita; eppure aveva freddo; e il
rumore del torrente gli sembrava il palpito del suo san
gue, e provava una impressione di gelo, come se tutta
la fredda acqua scendente dai monti gli scorresse nelle
vene.

Melchiorre non tornava...

E anche Basilio continuava a vegliare.

Al tramonto della luna, il Cui chiarore penetrava sin
dentro la grotta, il giovine si scosse forte, si sollev.
Zio Pietro lo sent stiracchiarsi e sbadigliare, poi sof
fiare sul fuoco spento.

La fiamma sorse e un improvviso tepore giunse al
volto del vecchio; gradatamente un dolce calore lo in
vase, allontanando quella gelata illusione dacque che
lo soffocava; il sangue batt meno rapido; gli occhi si
chiusero. Mentre stava cos assopito gli parve di sen
tire un fischio, ma non ebbe la forza di muoversi.

Basilio invece, accoccolato accanto al fuoco, con le
ginocchia strette fra le braccia, balz subito in piedi,
usc e corse verso la capanna. Nella radura incontr
Felix, il figlio di zia Bisaccia, che per la sbornia della

sera prima aveva ancora gli occhi rossi e la voce ca
vernosa.

 Hanno arrestato Melchiorre! Mia madre sa che lo
accusano daver venduto bestiame rubato. Dicono di aver
ne veduto qui, intorno allovile. Basilio, bada a te, ra
gazzotto !

Lo prese per gli omeri, lo scosse violentemente.

Oh, per chi mi prendi? A me fanno un corno!
 rispose Basilio sollevando un dito.

La luna tramont, un improvviso buio si fece in
torno, e nonostante la loro bravura, i due giovanotti
abbassarono la voce

1probabile che vengano i carabinieri a perlustrare
la tan~a. Bisogna allontanar quel bue: dove diavolo lo
hai nascosto ?

Sei venuto per questo?

dunque per veder i tuoi begli occhi?

Felix aveva rubato un bue, e aspettando loccasione
di rubarne un altro e di venderli tutti e due appaiati,
lo aveva consegnato a Basilio perch lo tenesse nascosto
nella tan~a. Avrebbe poi ricambiato il favore, facili
tando la vendita di qualche capo di bestiame trovato dal
mandriano.

Andarono in cerca del bue, lo trovarono sdraiato nel
bosco, lo svegliarono e lo aizzarono. La bestia, nera e
grassa, singinocchi pesantemente sulle due zampe an
teriori, poi si rizz e si mosse stordita nelloscurit.

Truh... truh..., op, va via, va via...  cominci
a gridare Felix, battendo le mani, e rincorrendo il bue.

Basilio si curv, brancicando prese tra la fredda erba
una pietra, e la lanci sul fianco dellanimale; questo
scosse una zampa, volse il capo, e leccandosi la ferita
part con trotto pesante. I due uomini lo rincorsero lun
go tratto, emettendo strane voci per aizzarlo.

Leco della notte ripeteva la pesante corsa del bue e
i passi e le voci dei due uomini. Il cane dellovile ab
baiava in lontananza. Zio Pietro restava assopito, ma
nel sonno affannoso sentiva voci confuse, grida, passi
e labbaiare del cane. Ad oriente gli elci ancor neri rab
brividivano su uno sfondo di cristallo e le capre si
cozzavano entro i ripari quando Felix e Basilio entra
rono nella grotta. Il fuoco sera di nuovo spento; zio
Pietro si svegli appena sent la presenza di un estraneo.

Chi ?domand sollevando la testa e porgen
do una mano.

Felix si chin, gliela prese e lo aiut a sollevarsi.

 Sono io, zio Pietro.

 Sei Felix. E Melchiorre?

E siccome laltro taceva gli chiese risoluto:

Lo hanno arrestato?

 S.

Questa sillaba, sebbene attesa, gli diede un mortale
dolore, uno sgomento indicibile.

 Signore, sia fatta la tua volont !  gem, ma
tutta la sua antica fede, la sua semplice filosofia, la sua
bont e la sua forza caddero, come pietre dallalto, en
tro quel misterioso gorgo dacque gelate che nuovamen
te lo circondava. Invano Felix cercava pietosamente din
gannarlo.

Melchiorre se ne tornava allovile, quando incon
tr due carabinieri ubriachi, che lo insultarono. Egli ri
spose vivamente, e perci lo hanno arrestato; ma non
 nulla, zio Pietro, state tranquillo; non  nulla; Oggi
stesso Melchiorre torner.

Non  cos! Perch cercate dingannarmi?gri
d il vecchio; e da quel momento non ebbe che il de
siderio, il fermo proposito di scender a Nuoro, a qua
lunque costo, per sapere, per conoscere tutta la triste
verit.Portami in citt, Felix, portami con te, fammi
questa carit.

 Siete matto, zio Pietro?grid Basilio.Cosa
volete farci laggi? Strapazzarvi invano? cosa da nulla.

icosa da nulla,  ripet Felix.

Per quanto zio Pietro supplicasse, non lo esaudirono.
Felix rimase tutto il giorno e la notte seguente lass;
avendo saputo dellarresto, tutti i pastori dei dintorni,

compreso il vicino porcaro, corsero desolati a confor
tare il vecchio, assicurandolo che fra poco Melchiorre
verrebbe Certamente rilasciato libero. Egli ascoltava e
taceva, con le orecchie intente, la ruga dritta in mezzo
alla fronte, le mani una sullaltra sul bastone. E nes
suna parola lo confortava, nessun conforto lo distoglieva
dal proposito di scendere a Nuoro.

Eppure per tutto il giorno lo sostenne la speranza di
sentir Melchiorre tornare. Il cane usciva e rientrava in
quieto e nervoso, e guardava il vecchio gemendo: la
lepre allungava tratto tratto le orecchie, come scuoten
dosi dalla sua indifferenza: solo il gatto, fermo davanti
al fuoco, con la coda attortigliata alle due zampine an
teriori, conservava negli occhi socchiusi verdi come due
smeraldi unespressione di beatitudine profonda.

Passarono i giorni; gli amici si stancarono di visitare
il vecchio, lovile desolato parve un eremo: Melchiorre
non tornava. Zio Pietro non mangiava, non beveva, non
si muoveva: il suo cranio si fece pallido, la barba in
giall.

Voi diventate matto, gridava Basilio, con di
sperazione sincera.Se continuate cos, diverrete pre
sto un cadavere, e quando Melchiorre torner, trover
ben in ordine le cose sue! Bel guadagno fate, zio Pie
tro ! La giustizia si manger tutto.

 Portami a Nuoro, Basilio.

Portami un corno! Voi restate qui, ve lo giuro,
che mi escano gli occhi, e mangiate e bevete, e state
forte, che le cose si rimedieranno.

Zio Pietro non protestava; taceva, curvava il volto sul
bastone; ma il suo silenzio era pi triste dogni que
rela. Allora Basilio cercava di intenerirlo, gli si ingi
nocchiava davanti come un bimbo, e porgeva latte e
pane.

Mangiate, zio Pietro, siate buono, piccolo zio mio,
siate buono. Che ne ricavate voi da questa vostra osti
nazione ? Andiamo, siate forte, zio Pietro. Vi ricordate
tutte le storielle che mi raccontavate, tutti gli awerti
menti che mi davate ? A che servono essi, se non mi
date il buon esempio ? Andiamo, via, siate savio. An
dremo da Nostra Signora e pregheremo. Volete ? Vo
lete, piccolo zio Pietro mio? "Mamma miadiceva poi
parlando fra s " inutile! Non capisce un accidente."
 Siete diventato sordo, zio Pietro ?  urlava alzan
dosi.  Come far io, quando, tornato Melchiorre, vi
trover morto ? Dir che sono stato io ! Ebbene, lo so
io il rimedio. Me ne andr e vi pianter, voi con le
vostre capre e i vostri diavoli.

Solo questa minaccia scuoteva alquanto il vecchio; Ior
rore della solitudine, la paura che derubassero lovile,
vincevano il suo dolore.

Basilio accudiva malamente a tutto il da fare; le man
drie erano sporche, il fuoco spesso spento, il latte, munto
in fretta, riusciva scarso e torbido. Egli scendeva e ri
saliva il monte senza indugiarsi a Nuoro; e dal giorno
dellarresto di Melchiorre, per quanti convegni le avesse
dato, non aveva riveduto Paska. Questo finiva di tur
barlo, dandogli una inquietudine, una tristezza intensa.
Un giorno disse:

Sono stufo alla fine, ho bisogno daiuto. Bisogna
che la veda, poi... Zio Pietr~" bisogna cercar un aiuto:
le cose vanno male cos. Volete?

Il vecchio annu.

 Compare Jacu,  disse al solito Basilio, passan
do dal porcaro vicino,  badate a Zio Pietro e alle
capre.

E al solito il vicino promise, ma non mantenne.

Basilio scese in citt, cerc nel vicinato di zia Bisac
cia un ragazzotto robusto e sfaccendato, e gli propose
di salir allovile per aiutarlo, e badare al gregge du
rante le sue assenze.

Quanto mi dai?

Quattro lire al mese.

No, dieci.

 Dieci? Puh! url Basilio sputandogli addosso.
 E osi chiedere dieci lire, tu ? rognoso ?

 Altrimenti non vengo, disse laltro tranquillo,
passando la mano sulla saliva di Basilio.

Poltrone, cialtrone ! Siete tutti cos, maledetta razza
nuorese! Cani senza padrone! Morite di fame, e quando
vi cercano per lavorare, vi credete dei signori.

Sei di cattivo umore, oggi,  disse laltro con
disprezzo. Ti mette le corna Paska?

Basilio and in cerca di Paska, ma non la trov. Fu
assalito da una tristezza irosa, e poich lora avanzava,
e occorreva tornare allovile con qualcuno che allindo
mani restasse lass e cos gli permettesse dindugiarsi a
Nuoro per rivedere a qualunque costo Paska, torn dal
ragazzo.

 Ti do cinque lire.

No, dieci.

Sei.

No, dieci.

Senti, mendicante. Se non accetti, ti prendo per il
collo e ti faccio uscire le viscere di bocca.

No, dieci.

"Dopo tuttopens Basilio "non si tratta delle mie
costole.  Sette !  grid.

Laltro accett: e presero la via dellOrthobene cari
candosi lun laltro dimproperi e di minacce tremende;
ma giunti presso lovile Basilio disse, smontando da
cavallo:

Sta zitto, botte di feccia: se quel buon vecchio
ci sente, ci sgrida.

Ma per quanto lo ricercassero, quel buon vecchio non
c era.

Zio Pietro aveva lasciato il suo triste posto presso il
fuoco, appena Basilio era partito. Pensava:

"Gli andr dietro: udr i suoi passi e mi orizzon
ter. Se si accorger di me a mezza via, non avr il
coraggio di farmi tornare indietro."

Per un tratto la cosa and bene. Egli conosceva il
sentiero che conduceva fuor della tan~a, e pot per
correrlo, tendendo appena di tanto in tanto il bastone
in avanti e palpando laria con la mano sinistra. Da
vanti udiva distintamente il passo del cavallo di Ba
silio.

La giornata era bella: si sentiva un soffio che annun
ziava la primavera; la fragranza dei sereni pomeriggi
montani profumava laria. E nella serenit silenziosa tre
molava solo il grido di una gazza, e pi lontano mor
morava il ruscello.

Oltrepassato il varco della tan~a, zio Pietro si ferm
indeciso: sentiva sempre il passo del cavallo, ma gli
pareva di aver smarrito il sentiero: tuttavia prosegu.

Il terreno era piano, molle, erboso. Per quanto pro
tendesse il bastone in giro, zio Pietro non trovava alcun
ostacolo. Ingannato da ci, per un tratto proced ta
stando solo il terreno, tendendo lorecchio al passo del
cavallo, al grido della gazza, al mormorio del ruscello
che si avvicinava.

Allimprovviso un ardore doloroso gli bruci la testa:
aveva battuto contro un tronco. Si ferm, portandosi la
mano alla fronte e lagrime cocenti gli bagnarono le pal
pebre. Unonda di disperazione gli copr il cuore, unan
goscia indefinita si fuse al dolor fisico.

Chiam gemendo:  Basilio !  e gli parve che
il passo, gi molto lontano, si fermasse; ma per quanto
ripetesse la chiamata nessuno accorse.

Cessato il primo stordimento riprese la via, ferman
dosi ad ogni passo per tastare il terreno e il davanti e
 lati del sito percorso. Ci non ostante scivolava spesso
il terreno gli mancava sotto i piedi, ruvide fronde gli
sferzavano il volto. Ora udiva il grugnir di porchetti
sparsi al pascolo, ma il grido della gazza si allontanava
e il passo del cavallo sudiva solo a intervalli. Ma ba
stava quel tenue eco ripercotentesi nel silenzio del bosco
soleggiato, perch la vecchia anima non si smarrisse nella
tenebra in cui procedeva.

" Avanti ! Coraggio, Pietro Carta ! La salvezza di tuo
figlio forse dipende da questi tuoi passi. Avanti" egli
diceva a se stesso; e pensava a Paska e al magistrato

suo padrone: di costui ricordava la buona accoglienza,
la pietosa cortesia della signora sua moglie, e sperava.
Sarebbe andato a trovarli, avrebbe domandato piet a
Paska, a tutti: a quale azione non si sarebbe egli pie
gato per salvare il figliuolo ? Avrebbe detto:  Adesso
basta, adesso sarete contenti; adesso lasciateci vivere .

"Giustizieridiceva fra s, rivolto a invisibili per
sonaggi "rendetemi mio figlio, che  innocente. Toglien
domelo mi togliete una seconda volta la luce. Il male,
i delitti, le rapine, le vilt, le commettono gli altri, non
mio figlio i colpevoli cercateli altrove, uomini del re;
questa voita il delitto lo commettete  oi. E poi volete
che io mangi, che io beva, che io mi lavi, che io mi
pulisca la testa e non mi muova, mentre mio figlio soffre
di corpo e danima innocente, sentite, innocente!"

Laspra fragranza delle nuove felci esalava intorno:
egli dovette proceder ancora pi cauto e lento attraverso
la molle vegetazione rinascente, e intanto il passo del
cavallo, lontano ormai, sfum vie pi, riducendosi quasi
ad un fruscio, percepibile appena dal suo fine udito.
Una volta egli cadde lungo disteso sul dorso; non si
fece male perch lerba attut il colpo, ma perdette il
bastone e dovette a lungo brancicare qua e l per ritro
varlo. In questa ricerca affannosa cess di por mente al
passo, e questo gli sfugg del tutto.

Quando, ritrovato il bastone, si sollev, gli parve di
essersi smarrito in una solitudine insidiosa: ebbe lim
pressione che qualcuno che prima lo accompagnava lo
avesse perfidamente abbandonato, e disper di arrivare
a Nuoro.

Invano le orecchie tese cercavano di raccogliere i suoni
pi lontani e vaghi: nel tiepido tramonto non si muo
veva una foglia, e il gorgheggio di qualche gazza accre
sceva il silenzio del luogo.

Zio Pietro pens che doveva aver fuorviato verso
nord, se non incontrava nessuno, se non udiva un passo
umanO; poich in quella stagione la montagna era piut
tosto abitata. Quel dubbio accrebbe la sua inquietudine;
ma prosegul.

Sperava sempre dincontrare qualcuno che pietosamen
te lo accompagnasse, eppur temeva quest incontro pen
sando:

"Minganneranno. Mi ricondurranno allovile, giacch
pare si siano dati tutti la parola per non lasciarmi scen
der a Nuoro."

Allora cerc di andar di f ronte al sole, orientandosi
dal suo tepore; ma lo sentiva calare; fra poco sarebbe
tramontato. E dove andare, poi, mancandogli anche quel
la guida?

Infatti, sparito il sole, ben presto egli fuorvi nuova
mente verso nord, ritornando nel bosco; il suo bastone
batt incessantemente sulle roccie.

Un grato tepore alitava ancora intorno, e si sentiva
il profumo delledera e del musco; ma lombra del cre
puscolo calava gi sul monte, e zio Pietro sentiva le sue
ombre interne addensarsi.

Invece di scendere ora egli saliva; dove andava? do
vera? Che cera intorno a lui?

La disperazione crebbe; il suo cuore pareva stretto
fra due di quelle roccie, che si seguivano sovrapponen
dosi le une alle altre. Il suo bastone e la sua mano ora
mai non si posavano che sulla pietra, e i piedi ardenti
di stanchezza si sollevavano a stento per proseguire. Egli
brontolava fra s.

"Devo trovarmi su qualche cresta. Se potessi ritro
vare la discesa, forse arriverei.~

"Dove? In qualche precipizio? Torna, torna indietro,
vecchio, la sera savvicina."

"No. Voglio scendere, voglio arrivare. Melchiorre
aspetta. Se potessi trovar la discesa, arriverei.

"Dove? Non Certamente a Nuoro. Forse in qualche
luogo pi lontano, ove Melchiorre non taspetta. Torna
indietro, vecchio Pietro. "

Ma il bastone continu nella sua lenta esplorazione,
e i piedi nellaspra salita. Per un breve tratto le roccie

cessarono, e il bastone trov un terreno molle di foglie
fracide e derba; ma poi tocc di nuovo la pietra, spro
fondandosi spesso nel musCo o in fenditure delle quali
non sempre raggiungeva il fondo.

Zio Pietro si sedette un momento:ent che in quel
sito non cerano alberi, e che la luce del vespro illumi
nava ancora le roccie.

Lass era il dominio della pietra, e le creste della
montagna dovevano ergersi vicine, forse sul suo capo
stanco. Qualche soffio di brezza gli gel il sudore che
gli inumidiva la nuca, dandogli un senso dangoscioso
raccapriccio. Ebbe il desiderio di gridare, domandando
aiuto, eppure non si pent di essere partito. Solo disse:

Dove sono? O Signore mio, ritornatemi nella via
buona, o sia fatta la vostra volont. Forse non trove
r la via, e passer una ben triste notte; ma mio figlio
forse non soffre anche lui? E Cristo non ha sofferto per
tutti noi ?

Riprese la via, e nel profondo dellanima quasi si ral
legrava dei suoi patimenti.

Il bastone torn a batter le roccie, di sopra, di sotto,
di fianco. Spesso zio Pietro doveva arrampicarsi per su
perare la salita; una volta trov il vuoto davanti e sotto
di s, e sent la brezza soffiargli forte sul viso. Pens:

"Sono in cima. Se potessi trovar la discesa!"

Ma dovette indietreggiare, ridiscendere, tentar un al
tro punto. Qui gli parve di orizzontarsi meglio e quasi
di riconoscere il luogo giacch il bastone sfiorava mac
chie e cespugli dal grato profumo; e un mormorio di
alberi saliva dalle chine sottostanti.

"Devo esser a Cu~uru Nieddu" pens. "Cammino da
tanto tempo, e non mi trovo distante che una mezzora
dall ovile. Ho ben girato e rigirato."

E sent che la sera avanzaVa, poich gli uccelli tace
VanO nei loro nidi, e le pietre e le macchie esalavano
quella speciale fragranza umida che d loro lombra. A
zio Pietro doveva ben poco importare che la notte ca
lasse, poich non poteva esser pi nera di quella che
lo dominava: eppure egli aveva paura dellombra e
lavvicinarsi della notte sembrava aumentare il suo buio
interno.

Un brivido cominci a fargli tremare le mani e le
ginocchia; sentiva la gola stretta, lo stomaco duro, la
testa pesante come i macigni su cui scendeva trasci
nandosi; ma non pensava a fermarsi.

Qualche cosa darcano e dirresistibile lo attirava: che
cosa ? Melchiorre, o il vuoto, il pericolo ?

E la fatale discesa continu. Le mani graffiate dalle
pietre ardevano e pulsavano; nel gran buio della lor
vuota visione i morti occhi scorgevano come un punto
turchino iridato. Gi, al di sotto, i boschi fremevano
per la brezza che saliva a sbattersi contro le roccie.

"Sono stanco" pens zio Pietro, fermandosi di nuo
vo. "Signore, aiutatemi. Dove sono mai ? Chio possa
trovar riposo, chio possa vedere!"

Rovesci un po la testa allindietro, come cercando
la luce con disperato sforzo; e ascolt, ma non ud che
il susurro del bosco, e non vide che quel fantastico
punto turchino, alto e lontano come una stella.

La brezza gli batt sulla gola, dandogli di nuovo un
angoscioso raccapriccio, un senso di disperazione. Ma
il Signore ud la preghiera.

Riprendendo la discesa, zio Pietro ferm il bastone
sopra una piccola sporgenza: ingannato da questo ap
poggio tese il piede, ma il piede trov il vuoto e il
bastone si spost.

Gli parve che il susurro della selva, diventato fra
gore, gli sibilasse entro le orecchie, e che il punto tur
chino si sciogliesse come un razzo in mille faville iri
date. Poi tutto tacque, tutto sparve. Era caduto da una
altezza di sei metri, battendo il dorso sopra una pietra:
non svenne, ma tutti i suoi muscoli parvero spezzarsi:
il sangue sospese il suo corso, i nervi stettero tesi in
una immobilit pi straziante dogni dolore.

Ma a misura che il sangue ricominci a correre, irre

golarmente, il lolore lo assal: gli parve che un cane
gli morsicasse il dorso, poi tutte, tutte le membra.

Non cerc neppure di muoversi dalla posiZione in
cui era caduto; solo tese la mano cercando il bastone;
non lo trov; credette di averlo smarrito e ne prov
dolore.

E solo allora cominci a gemere, tutto immerso nel
suo spasimo come in un bagno di sangue bollente.

Poteva essere mezzanotte quando Basilio e il pastore
porcaro dopo lunga affannosa ricerca arrivarono in quel
sito.

La luna al suo ultimo quarto saliva sul cielo limpi
dissimo; le roccie nere sullo sfondo dargento parevano
il profilo duna misteriosa citt, e sopra di esse domi
nava la piccola piramide del punto trigonometrico.

Cessata al sorger della luna la brezza, ogni cosa ta
ceva in silenzio ineffabile; i boschi scendevano compatti
al di sotto di Cuccuru Nieddu, e i raggi obliqui della
luna segnavano vaghe ondulazioni di luce su quel dor
mente mare di foglie.

E intorno nellimmensit del paesaggio le montagne
lontane sembravano nuvole azzurre sullorizzonte azzurro.

Zio Pietro, zio Pietro, che avete fatto, voi! 
grid Basilio, curvandosi sul vecchio.  Mi sentite ?
Son Basilio, son qui. Che cosa avete: siete caduto?
da tanto tempo che vi cerchiamo ! Zio Pietro ?

Il vecchio giaceva immobile. Il giallore del suo volto
vinceva quello della lunga barba scompigliata.

E morto!grid Basilio, sollevandosi, e si mise
a piangere infantilmente, battendosi disperato le mani
sulle coscie.  Che ho fatto io, che ho fatto io ! Che
contl render al mio padrone del padre suo ? E glielo
dicevo per scherzo che lo avrebbe trovato morto !
morto ! E morto davvero !

La sua voce e i suoi singulti vibravano nel silenzio
del burrone roccioso.
Ma il pastore pose una mano sul petto di zio Pietro,
e guard in alto.

Animale, disse a Basilio,meno chiacchiere
e pi coraggio. E vivo; deve esser caduto di lass. Por
tiamolo allovile.

Strapparono foglie ed erbe e le sparsero su quattro
rami intrecciati; e delicatamente presero il ferito e lo
deposero l sopra.

Egli gemette: Basilio tremava anchesso e gemeva
come fosse ferito.

Che ho fatto io! ricominci a gridare,che
mai ho fatto io!

Taci, donnicciuola,  disse il pastore dandogli
uno spintone:  non vedi che lo spaventi ?  e si
curv sul vecchio dicendogli dolcemente:

Che avete, zio Pietro? Siamo noi; non  nulla,
fate coraggio.

Il vecchio continu a gemere; una leggera bava san
guigna gli colorava le labbra, scorrendogli sulla barba.

I due uomini sollevarono i rami, e cominciarono a
salir con cautela attraverso le roccie e le spesse ombre.

Ogni cosa taceva: la luna passava dietro i rami neri;
nellaria fresca errava lumida fragranza del bosco. Ba
silio piangeva silenziosamente, mordendosi forte il lab
bro inferiore per non scoppiare in singhiozzi; una tem
pesta di dolore e .di rimorso devastava la sua anima.

"Era questo il presentimento che mi rattristava. Lo
sentivo io, che qualche cosa orribile doveva accadere !
E son io, son io che vi ho ucciso, zio Pietro, son io,
son io. E vi volevo bene; e voi mi avete dato da man
giare e da bere, e mi avete vestito e calzato. Io invece
vi ho ucciso! Sono io che per il primo feci passar per
ladro il vostro figliuolo, per far piacere a lei, e lei 
stata la prima ad accusarlo. E invece ero io che intro
ducevo nella tanca il bestiame rubato. Che ho fatto, che
ho fatto io !

Anche il pastore, contemplando il volto di zio Pie
tro, che pareva di marmo quando la luna lo illuminava,

provava una cupa tristezza; ma egli non era pi, come
Basilio, giovane e appassionato, e dopo il primo fremito
di rimorso non si rimproverava pi, neppure fra s, lul
tima denunzia anonima contro Melchiorre.

Nella grotta il ragazzo nuorest, che aveva profittato
della solitudine per di~orare quasi tutto il pane e il
cacio dei pastori, teneva des~o il fuoco. Con le stuoie e
i gabbani Basilio e il porcaro prepararono un giaciglio
ove deposero il vecchio; lo spogliarono; esaminarono il
suo dorso tumefatto e livido; non una goccia di san
gue era sgorgata dalla ferita nera e gonfia. Lunsero con
olio tiepido, si strapparono le vesti per avvolgerlo; egli
piangeva con gemiti strazianti, riempiendo la grotta di
grida lamentose; poi parve ricadere nel torpore in cui
lo avevano trovato immerso sul dirupo.

Chiamiamo un medico? chiese Basilio.

 Il medico vuol essere pagato.

Si pagher.

Chiam fuori il ragazzo, e dopo aver frugato nella
sua tasca gli diede un biglietto da dieci lire.

Prendi il cavallo, eccolo,  pronto: va da zia Bi
saccia, che faccia salire un medico; di a questo che un
vecchio  caduto e si  rotto la schiena. Dagli il denaro,
compra le medicine che ti dice lui. Se non fai presto,
ti massacrer. Avverti zia Bisaccia che non dica niente
a nessuno, ch zio Melchiorre non venga a saper nulla.
Cammma !

Batt una fronda sulla groppa del cavallo, e la bestia
part al trotto, nera alla luna. Basilio rientr nella grotta
si gett bocconi presso il fuoco e ricominci a gemere.

 Taci,  disse infine il pastore, infastidito, 
finiscila, muso di faina; tu piangi adesso, dopo che...
non farmi parlare...

Basilio tacque, ma la tempesta imperversava sempre
pi feroce nella sua anima. Rivedeva zio Pietro nei se
reni giorni trascorSi, quando Melchiorre era libero e la
pace regnava nellovile; udiva ancora le semplici sto
rielle del vecchio, ricordava linnocente felicit goduta
prima di conoscere Paska. Ora tutto era caduto. Mel
chiorre in carcere, zio Pietro morente, linferno nel suo
cuore Il vecchio non si sarebbe pi rialzato, mai pi
la sua buona figura avrebbe vigilato lovile: ogni cosa

Solo un barlume di speranza avrebbe potuto ancora
illuminare il buio della sua anima stravolta: Paska. Ma
anche Paska, per la quale ogni disgrazia era accaduta,
anche Paska lo abbandonava, perdendosi nel turbine che
lo travolgeva.

Verso lalba il pastore and a guardare nel suo ovile.
Una torma di graziosi porcellini rossi e grigi, neri mac
chiati di giallo, bianchi screziati di nero, gli venne tra
i piedi grugnendo, rotolandosi, frugando la terra col
musino roseo. Il cielo appariva azzurro nello sfondo dei
tronchi e dei rami oscuri: una giornata serena sorgeva
a illuminare il torbido dramma di quegli uomini abban
donati a se stessi.

Ritornando verso la grotta il porcaro vide Basilio ve
nirgli incontro, col volto grigio e gli occhi gonfi.

Zio Pietro ritorna in s! Non chiamiamo il prete?
Non sarebbe bene di fargli fare il testamento?

 Il testamento ?

Il testamento. Sai bene, se Melchiorre viene con
dannato, la giustiZia si piglia tutto. Se invece Zio Pietro
fa testamento ad altri ? Egli raccontava sempre che la
sua padrona quando egli era servo, fece testamento a
lui, poi egli restitu tutto al figlio di lei uscito dal car
cere.

Ma il pastore si mise a ridere.

Che pensieri hai!

Giuro, che mia madre non mi riveda, che io farei
altrettanto !  grid Basilio.

Il pastore cess di ridere: si fissarono e si intesero.

 Basilio, se tu vorrai, il tuo padrone non sar con
dannato. Perch dare a zio Pietro questultimo dolore ?
come dirgli: Voi state per morire, e vostro figlio sar
condannato.

Rientrarono pensierosi nella grotta. Zio Pietro si la
mentava; non erano pi i gemiti incoscienti di prima,
ma un lamento vivo, ancor pi straziante, misto di do
lore fisico e daffanno morale. Muoveva la mano destra,
brancicando qua e l, e appena sent rientrar i due uomi
ni chiese gemendo:

Dov? Dove l avete lasciato il mio bastone?

 qui  disse Basilio con pietosa menzogna. 
Che bisogno ne avete ora ? State tranquillo.

ivero, non ne ho pi bisogno,  egli rispose
con amarezza. Perch non mhai aiutato, piccolo Ba
silio ? Per tua colpa io morr senza aver riveduto il
figliol mio.

Fu lunico, lultimo suo rimprovero.

Basilio sent un lungo spillo forargli il cuore; e usc
nuovamente fuori, battendosi le mani sul capo, mor
dendosele, torcendosi tutto in una crisi di rimorso.

Il pastore scald un po di latte, singinocchi presso
zio Pietro e glielo fece pazientemente sorbire. Il vecchio
torceva il collo, arricciava le labbra per lo spasimo e
tremava tutto. La febbre aument ed egli cominci a
delirare, muovendo le mani come per togliersi di dosso
un insopportabile peso. Con voce rauca ma dolce, quasi
infantile, diceva mille cose sconnesse, brani di preghie
re, di storielle, di antiche canzoni; parlava a Melchiorre
bambino, alla defunta moglie; ricordava minuti parti
colari della sua giovinezza, rivivendo in un tempo lon
tano Ma gemeva ad ogni respiro, se si muoveva gri
dava di dolore, e di tanto in tanto cercava e chiedeva
il bastone; e ogni movimento delle braccia aumentava
lo strazio della ferita.

Poi chiedeva un prete, e il pastore voleva mandare
Basilio a Nuoro per esaudire il desiderio del morente.
Ma Basilio aveva paura; tutto avrebbe fatto fuorch
scendere a Nuoro.

Ripiegato su se stesso, raccoglieva entro il cuore tutti
i lamenti e lo strazio del vecchio: e la sua illlpotenZa
alleviarne le sofferenze accresceva la sua pena, gli

va un desiderio pietosamente crudele.

Che egli muoia presto, che cessi di soffrire... Si
~nore, fatelo morire subito...

Va,  disse il pastore, va almeno a cercare
questo maledetto bastone: forse si calmer, dopo...

Basilio si scosse, usc, corse via come liberandosi da
un incubo. Laurora saliva: le roccie umide e le foglie
dei rami apparivano rosee, e le montagne lontane sor
gevano azzurre sul cielo rosso ove la luna tramontava
diafana come un sottile anello dalabastro. Saltando, scen
dendo, arrampicandosi sui macigni, curvandosi agilmente
a fissar il vuoto dei crepacci, frugando fra i cespugli e
il musco umido, per qualche istante Basilio dimentic
il suo affanno; ma non rinvenne il bastone.

Ritorn tristemente, e prima di rientrar nella grotta
savanz sul sentiero, scrutando se mai arrivava il me
dico Nessuno. La solitudine della tanca era animata
solo dai capretti che correvano fra lerba, allegri e con
la museruola come tanti cagnolini. I porcellini avevano
illecitamente passato il varco della tanca, ma ora nes
suno pi pensava ad offendersene.

Nessuno giungeva. Eppure le roccie rivolte ad oriente
pareva aspettassero, come sfingi vigilanti nel quleto
splendore del mattino; le capre ritte sui dirupi, fra i
cespugli, volgevano i grandi occhi foschi in lontananza;
il gatto, fermo sopra la grotta, guardava intorno coi ver
di occhi socchiusi; il cane gemeva guaiti lamentosi. Che
vedevano ? Che aspettavano ? Qual mistero giungeva ?

Nella piena luce del mattino, le erbe, le fronde, le
pietre, gli animali parevano vinti dal senso di attesa e
di terrore arcano che tante volte aveva stretto lanima
di zio Pietro.

Veniva la morte.

Rientrando nella grotta Basilio trov che il vecchio
agonizzava. Il pastore inginocchiato a capo scoperto,
con un peZZetto di cero acceso fra le dita, pregava. Nel
la penombra della grotta il suo volto olivastro incorni

ciato di lunghi capelli neri unti, appariva come illumi
nato dalle lagrime che lo solcavano simili a rivoli dac
qua pura sul granito.

 Che ho fatto io?gemeva anche lui; e la morte
del vecchio gli sembrava un castigo del Signore.

Basilio si gett di nuovo al suolo; non aveva pi la
grime, non ricordava che l antica preghiera:

Frisca sezis eale rosa,
f risea sezil eale lizu;
Mama d e su Santo Fizu,
Mama de su Fizu Santu;
In nomen de su Bab6u,
de su Fizu e de slspirilu Santu.

La recit dieci, venti volte, tenendo gli occhi spalan
cati e fissi sul volto del morente: vedeva la bianca bar
ba muoversi ancora, le palpebre che tentavano di solle
varsi. La mano secca e livida del morente si mosse due
volte, brancicando nel vuoto. Cercava il bastone? Ba~ilio
ne prov una pena profonda, e si pent di non aver
cercato meglio, fino a trovarlo e riportarglielo. E conti
nu a fissare il morente, senza pi pregare n piangere,
atterrito dalla visione della morte.

La barba del vecchio si agit lievemente, le labbra
umide di bava sanguigna e di latte saprirono a un pic
colo sbadiglio, le palpebre si sollevarono sugli occhi vi
trei: tutto era finito. Zio Pietro vedeva leterna luce.

Il pastore spense il cero, e con questo segn una gran
croce dalla fronte al petto e sugli omeri del morto; gli
abbass le palpebre, gli congiunse le mani sul seno; poi
usc fuori e pianse.

Basilio si protese sul morto fino a sfiorarne il viso;
e stette immobile, pallido, scrutando il gran mistero del
la morte. Dunque quel corpo rigido e muto non si sol
leverebbe mai pi, quelle labbra non si muoverebbero
pi mai, la barba non ondulerebbe pi. E ieri, alla stessa
ora era ancor vivo; e domani anche la fredda spoglia
sarebbe sparita. Pi nulla, per quanto si cercasse sopra
tutta la terra, in tutti i tempi, si troverebbe di quel
luomo.

Unombra fosca oscur i limpidi occhi di Basilio: per
la prima volta lanima selvaggia e incosciente sentiva il
solenne mistero della vita e della morte. Cominci a
parlar piano piano, puerilmente, rivolto al cadavere:

 Zio Pietro, non vi sollevate pi, non mi sentite
pi? Sono Basilio, sapete; non mi sentite pi? Non mi
ascoltate ancora ? Non ho potuto trovarlo il vostro ba
stone, ma lo cercher ancora, finch lo trover, sebbene
voi non ne abbiate pi bisogno. Non lo soffierete pi il
fuoco, no, non le spazzerete pi le mandrie, zio Pietro?
Destatevi, alzatevi; vi ricordate ieri a questora? Quan
te cose possono accadere in brevi ore! Forse anchio, do
mani, a questora sar morto. Pu darsi benissimo, ma
voi siete gi in Cielo, ed io andr allinferno. Avr tem
po a pentirmi? Zio Pietro, oh, no, non lo dite a nessuno
che siete morto per causa mia. Raccontatemi ancora una
storiella; vi ricordate, zio Pietro ? La storiella di quel
re che aveva le orecchie dasino? voi non tornerete pi
alla capanna; voi non vedrete pi vostro figlio, oh zio
Pietro mio, mio, mio.

E ripeteva le ultime parole del vecchio:  Piccolo Ba
silio, per colpa tua muoio senza aver riveduto mio fi

glio .

Si sollev, e battendosi le mani sulle coscie grid di
speratamente:

Ed io lo dicevo per ischerzo che sareste morto,
zio Pietro, e invece siete morto davvero, siete morto!

Solo larrivo del ragazzo nuorese col medico e con
altre persone, lo distolse dal suo estremo colloquio col
morto. Fatte le constatazioni, il cadavere fu deposto su
un carro, coperto di fronde e portato a Nuoro.

Basilio avrebbe voluto prima correre in cerca del ba
stone per metterlo fra le mani del morto: qualcuno sor
rise di questa sua idea fissa, ma non perci egli la
depose.

Sul pomeriggio, partiti i curiosi, egli munse le capre,

le cont, sped il latte a Nuoro, e pens a rifocillar s
e gli animali. Il cane non cessava di lamentarsi, il gatto
vagava smarrito e affamato, emettendo acuti miagolii,
e pareva davvero che, come affermano i pastori, si ac
corgesse della morte del padrone. Solo la lepre, profit
tando del trambusto aveva effettuato il suo lungo sogno
di fuga: era scomparsa, lasciando un peZZetto della cor
dicella rosa.

Verso sera, appena pot, Basilio ritorn fra le rupi
di Cuccuru Nieddu, e ricominci a cercare il bastone.
Segu quelle che gli parevano le traccie di zio Pietro,
e pensando allo smarrimento e allangoscia che doveva
aver provato il vecchio nel trovarsi perduto fra le roc
cie, sentiva quasi la stessa inquietudine. Giunse cos sul
macigno dal quale Zio Pietro era precipitato; e stette a
lungo curvo sullorlo del dirupo. I boschi tacevano: le
nuvole salivano dal mare e passavano lentamente, oscu
re sul fondo pallido del cielo.

Basilio scavalc lorlo del macigno, si cal agilmente
di roccia in roccia, fino al punto preciso ove zio Pietro
era caduto; tast il musco, lerba, i cespugli, trascinan
dosi sui ginocchi. Lombra cresceva. Cos curvo al suolo,
stanco, con le palpebre pesanti, egli vedeva sempre la
figura del morto, col dorso tumefatto e violaceo, una
grafffiatura rossa sulla mano destra, una foglia secca fra
i bianchi peli della barba.

Il suo dolore allora cominci a diventare ossessione;
linfruttuosa ricerca del bastone lo stancava e lirritava,
e a un tratto sedette e poi sarrovesci sulla pietra dove
il morto era caduto.

Le nuvole passavano lente sul suo capo, nere, sul
fondo argenteo pallido del cielo, come enormi uccelli
silenziosi. In alto le roccie guardavano il crepuscolo;
nelle fredde lontananze le montagne sorgevano fosche,
livide sul pallore di quel gran cielo morto.

Basilio vedeva sempre il dorso frantumato del vec
chio, la foglia secca fra i bianchi peli della barba: e
ripeteva fra s le ultime parole di lui.
Per liberarsi da quellincubo pensava che con la testi
monianza sua, del pastore porcaro e daltri vicini, Mel
chiorre non tarderebbe ad esser posto in libert. Ma poi
ricordava Paska e la sera in cui dalla sporgenza di
monte Bidde, tra le ombre del crepuscolo, il suo cuore
aveva gridato voci damore selvaggio.

"... Vuoi che uccida il vecchio zio Pietro? Parla, par
la, io mentir, io uccider, io far tutto ci che tu vor
rai, per amor tuo . . . "

"Vuoi che uccida il vecchio zio Pietro?"

S, egli lo aveva uCciso; ma sentiva che nessuna cosa
al mondo, neppure lamore di Paska, avrebbe potuto ri
donargli pace.