VERSIONE ELETTRONICA ADATTATA ALLA LETTURA PER I NON VEDENTI
Elias Portolu
di Grazia Deledda


I.

Giorni lieti s'avvicinavano per la famiglia Portolu, di Nuoro.
Agli ultimi di aprile doveva ritornare il figlio Elias, che
scontava una condanna in un penitenziario del continente; poi
doveva sposarsi Pietro, il maggiore dei tre giovani Portolu.
Si preparava una specie di festa: la casa era intonacata di
fresco, il vino ed il pane pronti (1); pareva che Elias dovesse
ritornare dagli studi, ed era con un certo orgoglio che i parenti,
finita la sua disgrazia, lo aspettavano.
Finalmente arriv il giorno tanto atteso, specialmente da zia
Annedda, la madre, una donnina placida, bianca, un po' sorda, che
amava Elias sopra tutti i suoi figliuoli. Pietro, che faceva il
contadino, Mattia e zio (2) Berte, il padre, che erano pastori di
pecore, ritornarono di campagna.
I due giovanotti si rassomigliavano assai; bassotti, robusti,
barbuti, col volto bronzino e con lunghi capelli neri. Anche zio
Berte Portolu, la vecchia volpe, come lo chiamavano, era di
piccola statura, con una capigliatura nera e intricata che gli
calava fin sugli occhi rossi malati, e sulle orecchie andava a
confondersi con la lunga barba nera non meno intricata. Vestiva un
costume abbastanza sporco, con una lunga sopragiacca nera senza
maniche, di pelle di montone, con la lana in dentro; e fra tutto
quel pelame nero si scorgevano solo due enormi mani d'un rosso-
bronzino, e nel viso un grosso naso egualmente rosso-bronzino.
Per la solenne occasione, per, zio Portolu si lav le mani ed il
viso, chiese un po' d'olio d'oliva a zia Annedda, e si unse bene i
capelli, poi li distric con un pettine di legno, dando in
esclamazioni per il dolore che quest'operazione gli causava.
"Che il diavolo vi pettini", diceva ai suoi capelli, torcendo il
capo. "Neanche la lana delle pecore  cos intricata!"
Quando l'intrico fu sciolto, zio Portolu cominci a farsi una
trecciolina sulla tempia destra, un'altra sulla sinistra, una
terza sotto l'orecchio destro, una quarta sotto l'orecchio
sinistro. Poi unse e pettin la barba.
"Fatevene altre due, ora!", disse Pietro, ridendo.
"Non vedi che sembro uno sposo?", grid zio Portolu. E rise anche
lui. Aveva un riso caratteristico, forzato, che non gli smoveva un
pelo della barba.
Zia Annedda borbott qualche cosa, perch non le piaceva che i
suoi figliuoli mancassero di rispetto al padre; ma questi la
guard con rimprovero e disse:
"Ebbene, cosa dici, tu? Lascia ridere i ragazzi;  tempo che si
divertano, loro; noi ci siamo gi divertiti".
Intanto giunse l'ora dell'arrivo di Elias. Vennero alcuni parenti
e un fratello della fidanzata di Pietro, e tutti mossero verso la
stazione. Zia Annedda rimase sola in casa, col gattino e le
galline.
La casetta, con un cortile interno, dava su un viottolo scosceso
che scendeva allo stradale: dietro il muro assiepato del viottolo
si stendevano degli orti che guardavano sulla valle. Pareva
d'essere in campagna: un albero stendeva i suoi rami al disopra
della siepe, dando al viottolo un'aria pittoresca: l'Orthobene
granitico e le cerule montagne d'Oliena chiudevano l'orizzonte.
Zia Annedda era nata ed invecchiata l, in quel cantuccio pieno
d'aria pura, e forse per questo era rimasta sempre semplice e pura
come una creatura di sette anni. Del resto, tutto il vicinato era
abitato da gente onesta, da ragazze che frequentavano la chiesa,
da famiglie di costumi semplici.
Zia Annedda usciva ogni tanto sul portone aperto, guardava di qua
e di l, poi rientrava. Anche le vicine aspettavano il ritorno del
prigioniero, ritte sulle loro porticine o sedute sui rozzi sedili
di pietra addossati al muro: il gatto di zia Annedda contemplava
dalla finestra.
Ed ecco un suono di voci e di passi in lontananza. Una vicina
attravers di corsa il viottolo e mise la testa entro il portone
di zia Annedda.
"Eccoli, son qui!", grid.
La donnina usci fuori, pi bianca del solito e tremante; subito
dopo un gruppo di paesani irruppe nel viottolo, ed Elias, assai
commosso, corse da sua madre, si curv e l'abbracci.
"Fra cento anni un'altra, fra cento anni un'altra...", mormorava
zia Annedda piangendo.
Elias era alto e snello, col volto bianchissimo, delicato,
sbarbato; aveva i capelli neri rasati, gli occhi azzurri-
verdognoli. La lunga prigionia aveva reso candide le sue mani e la
sua faccia.
Tutte le vicine si affollarono intorno a lui, respingendo gli
altri paesani, e gli strinsero la mano, augurandogli:
"Un'altra disgrazia simile fra cento anni".
"Dio voglia!", egli rispondeva.
Dopo di che entrarono in casa. Il gatto, che all'avvicinarsi dei
paesani s'era ritirato dalla finestra, venuto alla scaletta
esterna salt gi spaventato, corse di qua e di l e and a
nascondersi.
"Musc, musc", cominci a gridare zio Portolu, "che diavolo hai,
non hai veduto mai cristiani? Oh che siamo assassini, che fuggono
anche i gatti? Siamo gente onesta, galantuomini siamo!"
La vecchia volpe aveva una gran voglia di gridare, di
chiacchierare, e diceva cose inconsistenti.
Seduti che tutti furono in cucina, mentre zia Annedda versava da
bere, zio Portolu s'impadron di Jacu Farre, un suo parente, un
bell'uomo rosso e grasso che respirava lentamente, e non lo lasci
pi in pace.
"Vedi", gli gridava, tirandogli la falda del cappotto, e
accennandogli i suoi figli, "li vedi ora i figli miei? Tre
colombi! e forti, eh, e sani, e belli! Li vedi in fila, li vedi?
Ora che  tornato Elias, saremo come quattro leoni; non ci
toccher neppure una mosca. Anche io, sai, anche io sono forte;
non guardarmi cos, Jacu Farre, io di te me ne infischio, intendi?
Mio figlio Mattia  la mia mano destra; ora Elias sar la mia
sinistra. E Pietro, poi, il piccolo Pietro, Prededdu mio? Non lo
vedi?  un fiore! Ha seminato dieci quarti d'orzo e otto di
frumento e due quarti di fave: eh, se vuol sposarsi, pu tenerla
bene la moglie! Non gli mancher la raccolta.  un fiore, Prededdu
mio. Ah, i miei figli! Come i miei figli non ce ne sono altri a
Nuoro."
"Eh! eh!", disse l'altro quasi gemendo.
"Eh! eh! Cosa vuoi dire col tuo eh! eh!, Jacu F? Dico bugie
forse? Mostrami altri tre giovani come i miei figli, onesti,
laboriosi, forti. Uomini sono, essi, uomini sono!"
"E chi ti dice che siano donne?"
"Donne, donne! Donna sarai tu, pancia di cassetta", grid zio
Portolu premendo con le sue grosse mani sulla pancia del parente,
"tu, non loro, i miei figli! Non li vedi?", prosegu, rivolgendosi
con adorazione verso i tre giovanotti. "Non li vedi, sei cieco?
Tre colombi..."
Zia Annedda s'avvicin, col bicchiere in una mano e la caraffa
nell'altra. Colm il bicchiere e lo porse al Farre, e il Farre lo
diede cortesemente a zio Portolu. E zio Portolu bevette.
"Beviamo! Alla salute di tutti! E tu, moglie mia, femminuccia, non
aver pi paura di nulla: saremo come leoni, ora, non ci toccher
pi neanche una mosca."
"Va! va!", ella rispose.
Vers da bere al Farre e pass oltre. Zio Portolu la segu con gli
occhi, poi disse, toccandosi l'orecchia destra con un dito:
" un po'... qui; non sente bene, infine, ma una donna! Una donna
buona! Fa il fatto suo, mia moglie, altro che fa il fatto suo! E
donna di coscienza, poi! Ah, come lei...".
"Non ce n' altra in Nuoro!"
"Pare!", grid zio Portolu. "Forse che la sentono a fare dei
pettegolezzi? Non temere, che se Pietro porta qui la sua sposa, ci
stia male, qui, la ragazza!"
E tosto cominci a lodare anche la ragazza. Una rosa, un gioiello,
una palma! Essa cuciva e filava, essa buona massaia, essa onesta,
bella, buona, benestante.
"Infine", disse il Farre ironico, "non ce n' un'altra in Nuoro!"
Intanto il gruppo dei giovani parlava animatamente con Elias,
bevendo, ridendo, sputando. Il pi che rideva era lui, il reduce,
ma il suo riso era stanco e spezzato, la voce debole; il suo viso
e le sue mani spiccavano fra tutte quelle facce e quelle mani
bronzine; sembrava una donna vestita da uomo. Inoltre il suo
linguaggio aveva acquistato qualche cosa di particolare, di
esotico; egli parlava con una certa affettazione, met italiano e
met dialetto, con imprecazioni affatto continentali.
"Senti tuo padre che vi vanta", disse il futuro cognato di Pietro.
"Egli dice che siete dei colombi, e in verit che sei bianco come
un colombo, Elias Portolu."
"Ma ridiventerai nero", disse Mattia. "Da domani cominciamo a
trottare verso l'ovile, non  vero, fratello mio?"
"Ch'egli sia bianco o nero poco importa", disse Pietro. "Lasciate
queste sciocchezze, lasciategli raccontare quello che raccontava."
"Dicevo dunque", riprese Elias con la sua voce fiacca, "che quel
gran signore compagno di cella, era il capo dei ladri di quella
grande citt, come si chiama... non ricordo pi, via. Era con me,
mi confidava tutto. Quello s, che si dice rubare: cosa contano i
nostri furti? Noi, per esempio, un giorno abbiamo bisogno d'una
cosa, andiamo e rubiamo un bue e lo vendiamo; ci prendono, ci
condannano, e quel bue non basta a pagare l'avvocato. Ma quelli
l, quei grandi ladri, altro che! Pigliano dei milioni, li
nascondono, e poi quando escono di prigione diventano ricchissimi,
vanno in carrozza e si divertono. Cosa siamo noi, Sardi asini, al
loro confronto?"
I giovanotti ascoltavano intenti, pieni d'ammirazione per quei
grandi ladri d'oltremare.
"Poi c'era un monsignore anche", riprese Elias, "un riccone che
aveva nel libretto tante migliaia di lire."
"Anche un monsignore!...", esclam Mattia meravigliato.
Pietro lo guard ridendo e volle fare il disinvolto, sebbene si
meravigliasse anche lui.
"Ebbene, un monsignore? Oh che i monsignori non sono uomini come
gli altri? La prigione  fatta per gli uomini."
"Perch c'era quello l?"
"Ma... pare perch voleva che si mandasse via il Re e si mettesse
per Re il Papa. Altri per dicevano che anche lui era in carcere
per affari di denaro. Era un uomo alto coi capelli bianchi come la
neve; leggeva sempre. Un altro venne a morire, e lasci ai
detenuti tutto il denaro che aveva nel libretto. Volevano darmi
cinque lire; io per le rifiutai. Un Sardo non vuole elemosine."
"Stupido! io le avrei prese!", grid Mattia. "Mi sarei preso una
sbornia solenne alla salute del morto."
" proibito", rispose Elias; e stette un momento in silenzio,
assorto in vaghi ricordi, poi esclam: "Ges! Ges! Quanta gente
c'era, d'ogni qualit! C'era con me un altro Sardo, un
maresciallo; lo imbarcarono a Cagliari la stessa notte che
imbarcarono me: egli credeva lo rilasciassero, invece lo presero
ch'egli neanche se ne accorse".
"Oh, io dico che se ne sar accorto!"
"Oh, anch'io!"
"Egli si vantava che l'avrebbero presto graziato, che era parente
del ministro, e che aveva un altro parente alla Corte del Re:
invece io l'ho lasciato laggi; nessuno gli scriveva, nessuno gli
mandava un centesimo. E in quei luoghi, se non si hanno dei soldi,
si crepa di fame, che Dio mi assista! E i carcerieri!", esclam
poi facendo una smorfia, "tanti aguzzini! Sono quasi tutti
Napoletani, canaglie, che se ti vedono morire ti sputano addosso.
Ma prima d'andar via io dissi ad uno di loro: "Prova a passare
dalle nostre parti, marrano, che ti accomodo io l'osso del
collo"."
"S", disse Mattia, "provi un po' a passare vicino al nostro
ovile, che gli diamo un po' di siero!"
"Oh, egli non passer!"
"Chi non passer?", domand zio Portolu, avvicinandosi.
"No, un guardiano che sputava addosso ad Elias", disse Mattia.
"No, diavolo, non mi sputava affatto: cosa stai dicendo?
Tutti si misero a ridere: zio Portolu grid:
"E poi Elias non l'avrebbe permesso; gli avrebbe rotto i denti con
un pugno. Elias  un uomo: siamo uomini, noi, non siamo bambocci
di formaggio fresco come i continentali, anche se essi sono
guardiani di uomini...".
"Macch guardiani!", disse Elias alzando le spalle. "I guardiani
sono canaglie; ma ci sono poi i signori; avreste visto voi! Grandi
signori che vanno in carrozza, che quando entrano in carcere hanno
migliaia e migliaia di lire nel libretto."
Zio Portolu si stizz, sput, e disse:
"Cosa sono essi? Uomini di formaggio fresco! Va e mettili un po' a
gettar il laccio ad un puledro indomito, o a chiappar un toro, od
a sparare un archibugio! Muoiono prima di spavento. Cosa sono i
signori? Le mie pecore sono pi coraggiose, cos Dio mi assista."
"Eppure, eppure...", insisteva Elias, "se voi vedeste..."
"Cosa hai veduto tu?", ribatteva zio Portolu, sprezzante. "Tu non
hai veduto nulla. Alla tua et io non avevo veduto nulla; ma ho
veduto dopo e so cosa sono i signori, e cosa sono i continentali e
cosa sono i Sardi. Tu sei un pulcino appena uscito dall'uovo."
"Altro che pulcino!", mormor Elias, sorridendo amaramente.
"Un gallo, piuttosto!", disse Mattia.
E il Farre. con finezza:
"No, un uccellino...".
"Uscito dalla gabbia!", esclamarono gli altri, ridendo.
La conversazione si fece generale. Elias prosegu a narrare i suoi
ricordi, pi o meno esatti, sul luogo e le persone che aveva
lasciato: gli altri commentavano e ridevano. Zia Annedda ascoltava
anch'essa, con un placido sorriso sul viso calmo, e non riusciva
ad afferrar bene tutte le parole di Elias: ma il Farre, sedutole
accanto, le avvicinava il viso al collo e le ripeteva a voce alta
i racconti del reduce.
Intanto veniva altra gente, amici, vicini, parenti. I nuovi venuti
si avvicinavano ad Elias, molti lo baciavano, tutti gli
auguravano:
"Fra cent'anni un'altra".
"Dio lo voglia!", gli rispondeva, tirandosi la berretta sulla
fronte.
E zia Annedda versava da bere. In breve la cucina fu piena di
gente; zio Portolu gridava incessantemente, facendo sapere a tutti
che i suoi figli erano tre colombi, e avrebbe voluto trattenere a
lungo tutta quella gente; ma Pietro smaniava di far conoscere ad
Elias la sua fidanzata, e insisteva per uscire e condurlo con s.
"Andiamo a pigliar aria", diceva. "Questo povero diavolo  stato
ben rinchiuso perch lo vogliate tener qui tutta la sera."
"Ne vedr bene dell'aria!", rispose un parente.
"Quel suo volto di ragazza diventer nero come la polvere da
sparo."
"Lo credo bene!", grid Elias, passandosi le mani sul volto,
vergognoso della sua bianchezza.
Ma finalmente Pietro riusciva a farsi intendere, e stavano per
uscire, quando sopraggiunse la futura suocera, una vedova magra,
alta e rigida, col viso terreo avvolto in una benda nera: la
accompagnavano i suoi due pi giovani figli, una fanciulla ed un
giovinetto gi pieno di boria.
"Figlio mio!", declam con enfasi la vedova slanciandosi a braccia
aperte verso Elias. "Il Signore ti mandi fra cento anni un'altra
di queste disgrazie."
"Dio lo voglia!"
Zia Annedda andava premurosamente dietro la vedova, desiderosa di
complimentarla; ma zio Portolu s'impadron della donna, le prese
le mani, la scosse tutta.
"Lo vedi?", le grid sul viso, "lo vedi, Arrita Scada! Il colombo
 tornato al nido. Chi ci tocca, ora? Chi ci tocca? Dillo tu.
Arrita Scada..."
Ella non seppe dirlo.
"Lasciatelo dire", esclam Pietro, rivolto alla vedova. " allegro
oggi."
"Perch deve essere allegro!"
"Sicuro che sono allegro. Cosa ne dici, tu? Non devo essere
allegro? Non lo vedi il colombo?  ritornato al nido.  bianco
come un giglio. E belle storie ne sa raccontare, ora. Arrita
Scada, sentito hai? Siamo una famiglia, una casa di uomini, noi: e
diglielo a tua figlia, che essa sposer un fiore, non una
immondezza."
"Lo credo bene."
"Lo credi? O che credi che tua figlia venga qui a far la serva?
Verr a far la signora: e trover pane, e trover vino, e trover
grano, orzo, fave, olio: ogni ben di Dio. Lo vedi tu
quell'uscio?", grid poi, facendo volger zia Arrita verso un
usciolino in fondo alla cucina. "Lo vedi? S? Ebbene, sai cosa c'
dietro quell'uscio? Ci sono cento scudi in formaggio. Ed altre
cose ancora."
"Finitela, finitela", disse Pietro, un po' mortificato. "Ella non
sa che farsene del vostro ben di Dio."
"Del resto", osserv Elias, "Maria Maddalena Scada non sposer
Pietro per il nostro formaggio."
"Figlio del mio cuore! tutto  buono nel mondo!", declam zia
Arrita, sedendosi fra i suoi figlioli, dei quali il maschio non
parlava ma sorrideva beffardo.
"Andiamo, andiamo, finitela!", ripeteva Pietro.
Intanto zia Annedda, visto che non le lasciavano dire una parola,
s'era messa a preparare il caff per la socronza. (3)
"Mio marito", le disse, appena pot averla tutta a s, " troppo
attaccato alle cose del mondo: non pensa affatto che il Signore ci
ha dato i suoi beni, senza che noi li meritassimo, e che il
Signore ce li pu togliere da un momento all'altro."
"Annedda mia, gli uomini son tutti cos", disse l'altra per
confortarla. "Non pensano ad altro che alle cose del mondo.
Lasciamo andare. Ma cosa stai facendo? Non pigliarti alcun
disturbo. Sono venuta per un momentino, e me ne vado subito. Vedo
che Elias sta bene,  bianco come una ragazza, Dio lo benedica."
"S, sembra che stia bene, grazie al Signore: ha tanto sofferto,
povero uccello!"
"Ah, speriamo che tutto sia finito: egli non torner ai cattivi
compagni, certamente; perch sono stati i cattivi compagni a
procurargli la disgrazia."
"Che tu sia benedetta, le tue parole son d'oro, Arrita Scada mia.
Ma cosa stavamo dicendo? Gli uomini non pensano che alle cose del
mondo: se pensassero appena appena al mondo di l, andrebbero pi
dritti in questo. Essi pensano che questa vita terrena non debba
finir mai; invece  una novena, questa vita, una novena ed anche
corta. Soffriamo in questo mondo; facciamo s che questa pulcina
qui", si tocc il petto, "sia tranquilla e non ci rimproveri
nulla; il resto vada come vuole andare. Metti dunque lo zucchero,
Arrita; bada che il tuo caff non sia amaro."
"Va bene cos; dolce non mi piace."
"Bene, stavamo dicendo che basta aver la coscienza tranquilla.
Invece gli uomini non ci badano, a questo. Basta loro che l'annata
sia buona, che facciano molto formaggio, molto frumento, molte
olive. Ah, essi non sanno che la vita  cos breve, che tutte le
cose del mondo passano cos presto. Dlla a me la tua chicchera,
non disturbarti. Ah, non  nulla,  il cucchiaino che  caduto. Le
cose del mondo! Va tu, Arrita Scada, mettiti sull'orlo del mare, e
conta tutti i granelli della rena: quando li avrai contati saprai
che essi sono un nulla in confronto degli anni dell'eternit.
Invece i nostri anni, gli anni da passare nel mondo, stanno dentro
il pugno di un bambino. Io dico sempre queste cose a Berte Portolu
e a tutti i figli miei; ma essi son troppo attaccati al mondo."
"Essi sono giovani, Annedda mia, bisogna considerare questo, che
essi sono giovani. Del resto vedrai che Elias ha messo giudizio; 
serio, molto serio: la lezione non  stata piccola, e gli servir
per tutta la vita."
"Maria di Valverde lo voglia! Ah, Elias  un giovine di cuore;
quando era ragazzo sembrava una femminuccia; non diceva una
imprecazione, non una cattiva parola. Chi l'avrebbe creduto che
appunto lui mi avrebbe fatto versar tante lagrime?"
"Basta, ora  tutto passato: ora i tuoi figli sembrano davvero dei
colombi, come dice Berte tuo marito. Basta che fra loro regni
sempre la concordia, l'amore..."
"Ah, per questo non c' pericolo, che tu sia benedetta!", disse
zia Annedda sorridendo.
Dopo cena zia Annedda pot finalmente trovarsi con Elias, seduti
entrambi al fresco nel cortile. Il portone aperto, il viottolo
deserto: sembrava una notte d'estate, silenziosa, col cielo
diafano fiorito di stelle purissime. Dietro gli orti, dietro lo
stradale, in lontananza, si sentiva uno scampanio argentino di
pecore al pascolo; veniva nell'aria un aspro profumo d'erba
fresca. Elias respirava quel profumo, quell'aria pura, con le
narici dilatate, con un istinto di volutt selvaggia: sentiva il
sangue scorrer caldo nelle vene, e il capo oppresso da un
piacevole peso. Aveva bevuto e si sentiva felice.
"Siamo stati dalla fidanzata di Pietro", disse con voce vaga, "
una ragazza assai graziosa."
"S,  bruna, ma  graziosa: inoltre  assai savia."
"Sua madre mi pare un po' boriosa: se ha un soldo fa vedere
d'avere uno scudo; ma la ragazza sembra modesta."
"Che vuoi? Arrita Scada  di razza buona e ne va superba: del
resto", disse zia Annedda, entrando nel suo argomento favorito,
"io non so cosa si ricavi dalla boria e dalla superbia. Dio disse:
"tre cose solamente deve aver l'uomo, amore, carit, umilt". Cosa
si ricava dalle altre passioni? Tu ora hai sperimentato la vita,
figlio mio; cosa ne dici tu?"
Elias sospir forte; sollev il viso al cielo.
"Voi avete ragione; io ho sperimentato la vita; non che meritassi
la disgrazia che ho avuto, perch, voi lo sapete, io ero
innocente, ma perch il Signore non paga il sabato. Sono stato
cattivo figliolo, e Dio mi ha punito, mi ha fatto invecchiare
innanzi tempo. I cattivi compagni mi avevano traviato, ed  perch
praticavo con male compagnie che sono stato travolto in quella
disgrazia."
"E quei compagni, mentre tu soffrivi, non chiedevano neppure tue
notizie. Prima, quando eri libero, non lasciavano in pace quel
portone l: "Elias dov'? dov' Elias?". Elias andava ed Elias
veniva. E dopo? Dopo si allontanarono, o se dovevano passar per la
via, calavano la berretta sulla fronte perch noi non li
riconoscessimo."
"Basta, mamma mia! Ora  tutto finito; comincio una vita nuova",
diss'egli, sospirando ancora. "Ora per me non esiste altro che la
mia famiglia: voi, mio padre, i miei fratelli: ah, credete, vi
far dimenticare tutto il passato. Star come un servo,
all'obbedienza vostra, e mi parr di essere rinato."
Zia Annedda sent lagrime di dolcezza salirle agli occhi, e poich
le sembrava che anche Elias si commovesse troppo, svi il
discorso.
"Sei stato sempre sano?", domand. "Sei molto dimagrito."
"Che volete? In quei luoghi si dimagra anche senza essere
ammalati: il non lavorare ammazza pi di qualunque fatica."
"Non lavoravate mai?"
"S, si fanno dei lavoretti manuali, da calzolaio o da
donnicciuola! Cos pare che il tempo non passi mai: un minuto
sembra un anno:  una cosa orribile, mamma mia."
Tacquero. La voce di Elias si era fatta profonda nel pronunciare
quelle ultime parole. Durante il pomeriggio, nella prima ebbrezza
della libert, egli aveva parlato facilmente della sua prigionia e
dei suoi compagni di sventura, sembrandogli una cosa gi lontana,
quasi piacevole a ricordarsi. Ma adesso, in quell'oscurit
silenziosa, nel sentire l'odore fresco della campagna che gli
ricordava i giorni felici della sua prima giovinezza trascorsa
nell'ovile, nella sconfinata libert della tanca paterna, davanti
a sua madre, a quella vecchierella buona e pura, improvvisamente,
il ricordo degli anni perduti invano nell'angoscia del
penitenziario, gli destava orrore.
"Io sono assai debole", disse dopo qualche momento, "non ho forza
per nulla:  come se mi avessero troncato la schiena. Eppure non
sono mai stato ammalato; solo una volta ho avuto una colica
tremenda, e mi pareva di morire, "Santu Franziscu mio", dissi
allora, "fatemi uscire da quest'orrore, e la prima cosa che far,
tornando in libert, sar di venire alla vostra chiesa e portarvi
un cero.""
"Santu Franziscu bellu!", esclam zia Annedda, giungendo le mani.
"Noi ci andremo, noi ci andremo, figlio mio! Che tu sii benedetto,
tu ripiglierai le tue forze, non dubitarne. Noi andremo a far la
novena a San Francesco: e Pietro verr alla festa e porter in
groppa al suo cavallo la fidanzata."
"Quando si sposa Pietro?"
"Si sposer dopo la raccolta, figlio mio."
"La porter qui la sposa?"
"S, la porter qui, almeno per i primi tempi; io comincio ad
esser vecchia, figlio mio, e ho bisogno d'aiuto. Finch vivo io,
voglio che restiamo tutti uniti: dopo, quando io torner nel seno
del Signore, ognuno di voi piglier la sua via. Anche tu ti
ammoglierai..."
"Oh, e chi mi vuole?", egli disse con amarezza.
"Perch parli cos, Elias? Chi ti vuole! Una figlia di Dio. Se tu
ti emenderai, se farai vita onesta, nel timor di Dio, lavorando,
la fortuna non ti mancher. Io non dico che tu debba cercare una
donna ricca; ma una donna onesta non ti mancher. Il Signore ha
istituito il matrimonio perch si uniscano santamente un uomo e
una donna, non gi un ricco e una ricca, o un povero e una
povera."
"Ecco!", diss'egli ridendo. "Non parliamo di questo! Io ritorno
appena oggi, e parliamo gi di matrimonio. Ne parleremo un altro
giorno: ho ventitr anni soltanto, e c' tempo. Ma voi siete
stanca, mamma mia. Andate, andate a riposare. Andate."
"Vado; ma ritirati anche tu, Elias, l'aria ti potrebbe far male."
"Male?", diss'egli spalancando la bocca e respirando forte. "Come
mai pu far male? Non vedete che mi ridona la vita? Andate.
Rientrer subito."
Dopo un momento egli si trov solo, semisdraiato per terra, col
gomito appoggiato sullo scalino della porta, Sent sua madre
salire la scaletta di legno, chiuder la finestruola e levarsi le
scarpe. Poi tutto fu silenzio. L'aria si faceva fresca, quasi
umida, aromatica. Egli ripens alle cose che sua madre gli aveva
detto: poi disse fra s:
"Mio padre e i miei fratelli dormono tranquilli sulle loro stuoie:
li sento di qui. Mio padre russa, Mattia dice di tratto in tratto
qualche parola; sogna, di certo, e anche nel sogno egli  un po'
semplice. Ma come dormono bene, essi! Si sono ubriacati, ma domani
non sentiranno pi nulla. Anch'io mi sono un po' ubriacato, ma ne
sentir la traccia. Come sono debole! Non sono pi un uomo, io:
non sar pi buono a nulla. Ah, e mia madre vuole ammogliarmi! Ma
qual donna mi vuole? Nessuna. Basta, l'aria si fa umida;
ritiriamoci".
Ma non si mosse. Giungeva sempre il tintinnio delle greggie
pascenti, che pareva or vicino, or lontano, trasportato dalla
brezza umida e fragrante. Elias si sentiva stanco, col capo
pesante, e non poteva muoversi, o gli pareva di non potersi
muovere. Confuse visioni cominciarono a ondeggiargli davanti alla
fantasia: ricordava sempre l'ovile, la tanca coperta di fieno
altissimo, e vedeva le pecore, ingrossate dal lungo vello,
sparpagliate qua e l tra il verde della pastura; ma queste pecore
avevano visi umani, i visi cio dei suoi compagni di sventura. E
provava un'angoscia indefinibile. Forse era il vino che
fermentandogli nel sangue gli causava un po' di febbre. Ricordava
tutti gli avvenimenti della giornata, ma gli pareva di aver
sognato, di trovarsi ancora in quel luogo e di provarne un cupo
dolore.
Le immagini fantastiche del suo sogno ondeggiavano,
s'allontanavano, svanivano. Ecco, ora gli pareva che quelle strane
pecore dal volto umano saltassero sul muro che chiudeva la tanca;
ed egli andava lor dietro, affannosamente, saltando anche lui il
muro e inoltrandosi nella tanca attigua, folta di soveri alti,
verdissimi. Un uomo alto, rigido, grosso, con una barba grigio-
rossastra, una specie di gigante, camminava lentamente, quasi
maestosamente, sotto il bosco. Elias lo riconobbe subito: era un
uomo d'Orune, un selvaggio sapiente, che vigilava l'immensa tanca
d'un possidente nuorese, perch non estraessero di frodo il
sughero dei soveri. Elias conosceva sin da bambino quell'uomo
gigantesco, che non rideva mai e forse per ci godeva una certa
fama di saggio. Si chiamava Martin Monne, ma tutti lo chiamavano
il "padre della selva" (ssu babbu 'e ssu padente), perch egli
raccontava che, dopo la sua infanzia, non aveva dormito una sola
notte in paese.
"Dove vai?", chiese ad Elias.
"Vado dietro queste pecore matte. Ma sono cos stanco, padre della
selva mia! Non ne posso pi; sono debole e sfatto; non valgo pi a
nulla."
"Eh, se tu non vuoi aver fastidi va a farti prete!", disse zio
Martinu con la sua voce possente.
"Eh, eh, quest'idea mi  venuta qualche volta in quel luogo!",
grid Elias.
Si scosse, si svegli e prov un brivido di freddo.
"Mi sono addormentato qui", pens sollevandosi, "coglier qualche
malanno."
Entr in cucina un po' barcollando: il padre e i fratelli
dormivano pesantemente sulle loro stuoie; un lume ardeva posato
sulla pietra del focolare. Per Elias, poveretto, cos deboluccio,
era stato preparato un letto in una cameretta terrena. Egli prese
il lume, attravers una stanzetta nella quale, sopra larghe
tavole, stava una grande quantit di formaggio giallo e oleoso che
esalava un odore sgradevole, ed entr nella cameretta.
Si spogli, si coric, spense il lume. Si sentiva la schiena
rotta, il capo pesante: eppure non gli riusciva di addormentarsi,
di nuovo oppresso da un dormiveglia quasi affannoso, pieno di
sogni confusi. Vedeva ancora la tanca, il fieno, le pecore grosse
di lana gialla intricata, la linea verde del bosco vicino. Zio
Martinu era ancora l; ma stava adesso accanto al muro, alto,
rigido, sporco, maestoso.
Ritto anche lui accanto al muro, dalla parte della loro tanca,
Elias gli raccontava molte cose di quel luogo. Tra l'altro diceva:
"Ci portavano sempre a messa, ci facevano confessare e comunicare
spesso. Ah, laggi si  buoni cristiani. Il cappellano era un
santo uomo. Io gli dissi una volta, in confessione, che avevo
studiato fino alla seconda ginnasiale, che poi mi ero fatto
pastore, ma che molte volte mi ero pentito di non aver continuato
a studiare. Allora egli mi regal un libro, scritto da una parte
in latino e dall'altra in italiano, il libro della Settimana
santa. Io l'ho letto pi di cento, che dico? pi di mille volte: e
l'ho portato qui, anche. Lo so leggere tanto in latino che in
italiano".
"Allora tu sei un sapientone!"
"Non quanto voi! Per ho il timore di Dio."
"Ebbene, quando si teme Dio si  pi sapienti dei re", diceva zio
Martinu.
Qui il sogno di Elias si confondeva, s'intrecciava con altri sogni
pi o meno stravaganti.


II.

Sebbene Mattia insistesse perch Elias si recasse tosto con lui
all'ovile, il reduce per qualche giorno rest a casa, ricevendo
visite di amici e parenti, e riposandosi.
Zio Berte e Mattia ritornarono all'ovile, Pietro ai suoi lavori;
ma or l'uno or l'altro rientravano in paese, di sera, per rivedere
Elias e tenergli compagnia. Allora erano grandi chiacchiere e
racconti, intorno al focolare, o nel cortiletto nelle sere limpide
primaverili. Elias non subiva la sorveglianza speciale che di
solito adesso segue e rincrudisce la pena; ma, almeno per i primi
tempi, era tenuto d'occhio dalla questura; e spesso, di sera, due
carabinieri percorrevano con passo pesante il viottolo, si
fermavano, mettevano la testa entro il portone di zio Berte.
Se zio Berte era in casa e i suoi occhietti malati di volpe
distinguevano i carabinieri, tosto si alzava tra il rispettoso e
il beffardo, veniva sul portone e li invitava ad entrare.
"Ben venuto il Re, ben venuta la forza!", gridava. "Entrate
dentro, qui, giovani, venite a bere un bicchiere di vino. Oh che
non volete entrare? Oh che credete d'essere in una casa di
assassini o di ladri? Galantuomini siamo noi, e voi non avete da
porre il naso nelle nostre faccende."
Quelli, due giovanotti rossi e grossi, si degnavano di sorridere.
"Entrate o non entrate?", proseguiva zio Portolu. "Vi tiro? Volete
che vi tiri? Ma badate che io resto col pezzo in mano. Se non
volete entrare andate al diavolo. Vino buono ha, zio Portolu!"
Quelli finivano per entrare: ed ecco tosto zia Annedda con la
famosa caraffa.
"Viva il Re, viva la forza, viva il vino! Bevete, che la giustizia
vi percuota..."
"Oh, oh", osservava Mattia, se c'era, "cosa dite, babbo mio!
Allora si percuotono da se stessi."
"Ah, ah, ah!"
"Non c' da ridere. Bevete, figliuoli miei. E bevi anche tu,
Mattia, ch ti fa bene alla testa, e bevi anche tu, Elias, che hai
in viso il color della cenere. Rossi bisogna essere per esser
uomini. Li vedi tu questi giovanotti? Cos rossi bisogna essere.
Ebbene, voi diventate anche pi rossi, che diavolo! Vi vergognate
per le parole di zio Portolu, forse? Eh, egli ne ha fatto
arrossire altro che voi! Ha fatto arrossire dei dragoni, zio
Portolu. Voi non sapete chi  zio Portolu? Ebbene, ve lo dico io:
sono io."
"Con piacere!", dicevano i due giovanotti, inchinandosi e ridendo.
Si divertivano, e il vino di zio Portolu era davvero buono,
frizzante e aromatico.
Zio Berte si pigliava la libert di mettere le mani addosso ai
carabinieri.
"Che vi credete, voi? La forza! Un corno di capra! Aspettate che
vi tolgo questo coltello lungo, questa pistola, questi bottoni:
che resta di voi? Un corno, ve l'ho detto. Proviamo a mettere
queste cose a Elias, a Mattia, a Pietro mio: eccoli, sono migliori
di voi. Tre fiori, tre colombi. I figli miei! Ai figli miei voi
non avete da dir nulla. Essi non hanno bisogno di andar a rubare,
perch noi ne abbiamo della roba, anche da gettarne ai cani ed ai
corvi."
"Bumh!...", diceva Elias, seduto silenzioso in un cantuccio.
"Questo poi  troppo, babbo mio."
"Lascialo dire...", mormorava Mattia, tutto contento per le
spacconate del padre.
"Tu sta zitto, figlio mio, tu di queste cose non ne sai, tu sei
nato ieri. Ma che state facendo, giovanotti? Bevete, bevete, che
diavolo! L'uomo  nato per bere, e noi siamo uomini."
"Siamo tutti uomini", concludeva filosoficamente, con accento
persuasivo, "uomini voi e noi, e bisogna compatirci a vicenda.
Oggi voi avete le spade e rappresentate il Re, che il diavolo lo
fugga, ma domani? Ebbene, domani pu darsi che rappresentiate un
corno, e pu darsi che zio Portolu allora vi sia utile. Perch io
sono di buon cuore, ah, questo pu dirvelo tutto il paese; come
zio Berte ce ne son pochi. Ma anche i figli miei son di buon
cuore; hanno il cuore come colombi. Ebbene, se voi passate nel
nostro ovile, nella Serra, noi vi daremo latte, formaggio, ed
anche miele. Eh, abbiamo anche miele, noi! Ma voi, giovanotti,
chiudete un occhio, o magari tutti e due, non spiate al Re tutte
le cose che vedete, perch infine tutti siamo uomini, tutti siamo
soggetti all'errore..."
I due giovanotti ridevano, bevevano, e se occorreva chiudevano
davvero un occhio e magari tutti e due sulle debolezze dei Portolu
e dei loro amici.
A proposito di amici, vennero a trovar Elias anche quelli dalla
cui mala compagnia egli e la famiglia facevano dipendere la
disgrazia: e nonostante i suoi propositi, di non riceverli, anzi
di chiuder loro il portone sul muso se si azzardavano di venire,
egli li accolse cristianamente, e zia Annedda diede loro da bere.
"Che cosa si vuol fare?", disse lei, quando se ne furono andati.
"Bisogna esser cristiani, bisogna compatire. Che Dio li perdoni!"
"Eppoi  meglio star in pace con tutti. Il Signore comanda la
pace", rispose Elias.
"Che tu sii benedetto, Elias, tu hai detto una grande verit."
Ah, come si sentiva contenta zia Annedda quando il figliuolo
parlava di Dio! E quando lo vedeva tornar dalla messa; e quando
egli leggeva in quel grosso libro nero, portato da quel luogo!
"Che Dio sia lodato!", pensava tutta commossa, "egli torna ad
esser buono come lo era da bambino."
Intanto madre e figlio si preparavano a sciogliere il voto a San
Francesco.
La chiesa di San Francesco sorge sulle montagne di Lula. La
leggenda la dice edificata da un bandito che, stanco della sua
vita errabonda, promise di sottomettersi alla giustizia e di far
sorgere la chiesa se veniva assolto. Ad ogni modo, vera o no la
leggenda, i priori, cio quelli che dirigono la festa, vengono
ogni anno sorteggiati fra i discendenti del fondatore o dei
fondatori della chiesa. Tutti questi discendenti, che si dicono
anche parenti di San Francesco, formano, al tempo della festa e
della novena, una specie di comunit, e godono certi privilegi. I
Portolu erano nel numero. Pochi giorni prima della partenza,
Pietro si rec a San Francesco col suo carro e i suoi buoi, e
prest gratis l'opera sua, assieme con altri contadini e muratori,
alcuni dei quali lavoravano per voto. Accomodarono la chiesa e le
stanzette costrutte intorno, e trasportarono la legna che dovevano
ardere durante il tempo della novena. Zia Annedda, per parte sua,
mand una certa quantit di frumento dalla prioressa, e assieme
con le altre donne della trib dei discendenti dei fondatori della
chiesa, aiut a pulir la farina ed a fare il pane da portarsi alla
novena. Una parte di questo pane fu, da un messo del priore,
recato in dono agli ovili della campagna nuorese. Ad ogni ovile un
pane. I pastori lo ricevevano con devozione, e in ricambio davano
quanto pi potevano dei loro prodotti: alcuni anche denaro e
agnelli vivi: altri promettevano di donare intere vacche che
andrebbero ad aumentare gli armenti del Santo, gi ricco di terre,
denari e greggie. Quando il messo arriv nell'ovile dei Portolu,
zio Berte si scopr il capo, si segn, baci il pane.
"Ora non ti do nulla", disse al messo, "ma il giorno della festa
io sar l, presso la mia piccola moglie, e porter al Santo una
pecora non tosata e tutta l'entrata (5) di un giorno delle mie
greggie. Zio Portolu non  avaro e crede in San Francesco, e San
Francesco lo ha sempre aiutato. Ora va con Dio."
Zia Annedda intanto continuava i suoi preparativi: fece del pane
speciale, biscotti, dolci di mandorle e miele; compr caff,
rosolio, altre provviste. Elias seguiva con occhio affettuoso
l'affaccendarsi calmo di sua madre: talvolta l'aiutava. Egli non
usciva quasi mai di casa; si sentiva sempre fiacco, debole, e
spesso i suoi occhi azzurri-verdognoli, un po' infossati, avevano
una fissazione vitrea, e si smarrivano nel vuoto, nel nulla:
parevano gli occhi d'un morto.
Finalmente giunse il giorno della partenza. Era una domenica, ai
primi di maggio. Tutto era pronto entro le bisaccie di lana; e qua
e l per le vie si vedeva qualche carro carico di attrezzi e
provviste, coi buoi aggiogati per la partenza.
Zia Annedda ed Elias, prima di partire, andarono ad ascoltar la
messa nella chiesetta del Rosario: poco prima che la messa
cominciasse venne un uomo, un paesano, and davanti ad un altare e
prese una piccola nicchia di legno e vetro; dentro c'era un
piccolo San Francesco: mentre stava per uscire, alcune donne gli
fecero cenno perch si accostasse e porgesse da baciare la
nicchia: anche Elias lo chiam con un cenno del capo e baci il
vetro ai piedi del Santo.
Poco dopo tutti erano in viaggio. Il priore, un paesano ancor
giovane, con la barba quasi bionda, montava un bel cavallo grigio,
e portava lo stendardo e la nicchia: seguivano altri paesani, con
donne in groppa ai cavalli; donne che cavalcavano da sole, donne a
piedi, fanciulli, carri, cani. Ciascuno per viaggiava per conto
suo, chi pi in l, chi pi in qua della strada.
Elias, con zia Annedda in groppa ad una mansueta cavalla balzana,
era fra gli ultimi: un puledrino, figlio della cavalla, poco pi
grande d'un cane, li seguiva da vicino.
Era un mattino bellissimo. Le forti montagne verso cui si
viaggiava sorgevano azzurre sul cielo ancora acceso delle fiamme
violacee dell'aurora. La valle selvaggia dell'Isalle era coperta
di erbe e di fiori; sul sentiero roccioso spiovevano, come grandi
lampade accese, le ginestre d'oro giallo. Il fresco Orthobene,
colorato del verde dei boschi, dell'oro delle ginestre, del rosso
fiore del musco, si allontanava alle spalle dei viandanti, sullo
sfondo perlato dell'orizzonte. D'un tratto la valle s'apr:
apparvero solitarie pianure coperte di messi ancor tenere,
brillanti di rugiada, che, sotto i raggi del sole non ancora alto,
avevano un luminoso fluttuare di argento. I prati coperti di
papaveri di timo, di margherite, esalavano irritanti profumi.
Ma i viandanti dovevano salire le montagne e lasciarono di fianco
le pianure conducenti al mare. Il sole cominciava a batter forte;
e i rozzi cavalieri nuoresi cominciavano a bere, per "rinfrescare
la gola", fermando di tratto in tratto i cavalli e arrovesciando
il viso sotto le zucche incise dove tenevano il vino. Una grande
allegria era in tutti. Alcuni spronavano ogni tanto i cavalli,
slanciandosi ad un agile galoppo, poi ad una corsa sfrenata,
arrovesciandosi un po' indietro, emettendo grida selvaggie di
gioia.
Elias li seguiva con occhio fisso, e il suo viso s'illuminava;
anche lui aveva voglia di gridare; sentiva un brivido per le reni,
un istintivo ricordo di corse lontane, un bisogno di slanciarsi
ancora all'agile galoppo, alla corsa inebbriante e libera; ma il
braccio sottile di zia Annedda gli legava la vita, ed egli non
solo frenava il suo istinto d'uomo primitivo, ma rimaneva assai
indietro a tutti i cavalieri, perch la polvere da essi sollevata
non offendesse la vecchietta.
Finalmente cominciarono a salir la montagna. Fitte macchie di
lentischi salivano e scendevano tra il fosco brillar dello
schisto, costellate di rose canine in piena fioritura. L'orizzonte
stendevasi ampio e puro, il vento odoroso passava ondulando le
verdissime brughiere: ineffabile sogno di pace, di solitudine
selvaggia, di silenzio immenso appena rotto da qualche richiamo
lontano di cuculo, e dalle voci sfumate dei viandanti. Ed ecco,
d'un tratto, il sublime paesaggio profanato e desolato dalle
bocche nere e dagli scarichi delle miniere: poi di nuovo pace,
sogno, splendore di cielo, di pietre fosche, di lontananze marine:
di nuovo il regno ininterrotto del lentischio, della rosa canina,
del vento, della solitudine.
A un certo punto, in un'altra spianata, fra i lentischi, tutti si
fermarono: alcune donne smontarono di sella, gli uomini bevettero.
La tradizione dice che l volle fermarsi la statua del Santo
mentre la trasportavano alla chiesuola, e che volle da bere! Si
scorgeva la chiesa, coi suoi muri bianchi e i tetti rossi,
adagiata a mezza china tra il verdeggiar delle brughiere.
Dopo una breve sosta si riprese il viaggio. Ed Elias Portolu e zia
Annedda restarono gli ultimi. La mta s'avvicinava; il sole
s'avviava allo zenit, ma il vento gradevole, odoroso di rose
canine, ne temperava l'ardore.
Ecco il fondo d'una piccola valle, ecco di nuovo la salita: i
bianchi muri, i rossi tetti si avvicinavano. Coraggio, la salita
si fa aspra ed arida, attaccatevi bene alla vita di Elias, zia
Annedda! La cavalla  stanca, tutta lucente di sudore; il
puledrino non ne pu pi. Coraggio. L'accampamento  vicino; ecco
la bella chiesa, con le casette intorno, col cortile, col muro di
cinta, col portone spalancato. Sembra un castello tutto bianco e
rosso sull'azzurro intenso del cielo, sul verde selvaggio delle
brughiere ondulate.
Dal basso Elias e zia Annedda vedevano i cavalli e i cavalieri
spingersi, aggrapparsi, entrar compatti per il portone spalancato,
tra un nugolo di polvere. Gli uomini perdevano le berrette, le
donne i fazzoletti; alcune tenevano i capelli sparsi, scioltisi
nel moto affannoso del cavalcare. Una campana stridula suonava
dall'alto, e i suoi piccoli rintocchi di gioia si spezzavano, si
smarrivano in quell'immensit di cielo azzurro e di paesaggio
verde.
Elias e zia Annedda entrarono ultimi. Nel cortile invaso d'erbe
selvaggie, pieno di sole cocente, era un affannarsi d'uomini e di
donne, una confusione di bestie stanche e sudate. Qualche bimbo
strillava, qualche cane abbaiava. Le rondini passavano stridendo
sopra il cortile, quasi spaurite nel vedere quella grande
solitudine di montagna cos improvvisamente animata. E invero
pareva che una trib errante fosse venuta di lontano per dare
l'assalto a quel piccolo villaggio disabitato. Le porticine
s'aprivano, le tettoie risuonavano di grida e di risate.
Elias aiut tranquillamente sua madre a smontare, poi smont egli
stesso, leg la cavalla e si caric sulle spalle, una dopo
l'altra, le colme bisaccie che contenevano provviste e coperte. E
i Portolu, come tutti gli altri della trib dei fondatori della
chiesa, presero posto nella cumbissia maggiore.  questa cumbissia
una lunghissima stanza, semibuia, rozzamente selciata, col sotto-
tetto di canne. Di tratto in tratto, infisso al suolo, c' un
focolare di pietra, e sulle rozze pareti un grosso piuolo. Ognuno
di questi piuoli indica il posto ereditario delle famiglie
discendenti dai fondatori.
I Portolu presero possesso del loro chiodo e del loro focolare in
fondo alla cumbissia, che in vero quell'anno non era molto
animata. Solo sei famiglie l'abitavano, il resto dei novenanti era
gente non appartenente alla trib, e quindi abitava le altre
numerose stanzette.
Il priore con la sua famiglia, il cui posto d'onore era distinto
da un armadietto praticato nel muro e chiuso, prese per posto per
due o tre famiglie. Era una famiglia numerosa quella del priore,
con una prioressa magnifica, grassa e bianca come una vacca, con
due belle figliuole e una nidiata di bimbi gi vestiti in costume.
Il pi piccolo, ancora fasciato, aveva appena un anno; meno male
che fra le masserizie appartenenti alla chiesa c'era anche una
piccola culla di legno bianco, ove il bimbo fu subito deposto.
L'installamento dei Portolu fu in breve fatto. Zia Annedda depose
in un buco del muro il suo canestro di dolci, il suo pane, il suo
caff: sul focolare mise la caffettiera e la pentola; lungo la
parete distese il sacco, la coperta, il guanciale di stoffa rossa,
e colloc il cestino di canna con le chicchere e i piatti. E fu
tutto. Per prossimi vicini i Portolu avevano una piccola vedova
curva, con due nipotini; fecero subito amorevole relazione,
scambiandosi regali e complimenti. Subito dopo Elias tolse la
sella alla cavalla, e questa col puledrino sfren al pascolo nella
vicina brughiera.
Mentre nel cortile e nelle stanzette continuavano le grida, il via
vai, la confusione, zia Annedda se n'and a pregare in chiesa; una
chiesetta fresca, pulita, col pavimento di marmo, e un gran Santo
barbuto che in verit inspirava pi paura che affetto. E poco dopo
ecco in chiesa anche Elias; s'inginocchi sui gradini dell'altare,
con la berretta gettata sull'omero, e preg.
Zia Annedda lo guardava intensamente, pregando con fervore: pareva
fosse lui il Santo a cui le sue materne preghiere venivano
dirette. Ah, quel profilo delicato e stanco, quel viso bianco e
patito, quanta tenerezza le destavano! E vederlo l, il diletto
figliuolo, inginocchiato ai piedi del Santo, compiendo il voto
fatto in terre lontane, in luoghi ingrati, ah, era una cosa che
struggeva il cuore di zia Annedda.
"Ah, Santu Franziscu bellu, piccolo San Francesco mio, io non ho
parole per ringraziarti. Pigliati la vita mia, se ti piace, tutto
quello che vuoi, ma che i miei figli sieno felici, che vadano per
le rette vie del Signore, che non sieno troppo attaccati alle cose
del mondo, Santu Franzischeddu mio!"
A poco a poco il via vai, il chiasso, la confusione cessarono:
ciascuno aveva preso il suo posto, anche l'illustrissimo signor
cappellano, un prete alto appena un metro e trenta, molto rosso in
viso, molto allegro, che fischiava ariette di moda e canterellava
canzonette quasi di caff-concerto.
I cavalli furono portati al pascolo; s'accesero i focolari; e la
magnifica prioressa e le donne della trib cominciarono a cuocere
certe spaventose caldaie di minestra condita col cacio fresco. Che
vita gaia cominci allora per quella specie di clan pacifico e
patriarcale! Si sgozzavano pecore e agnelli, si cuocevano molti
maccheroni, si beveva molto caff, molto vino, molta acquavite. Il
cappellano diceva messa e novena, e fischiava e canterellava.
Il divertimento maggiore era per nella grande cumbissia, di
notte, attorno agli alti e crepitanti fuochi di lentischio. Fuori
la notte era fresca, talvolta quasi fredda: la luna calava sul
vasto occidente, dando alla brughiera un incanto selvaggio. O
pallide notti delle solitudini sarde! Il richiamo vibrato
dell'assiuolo, la selvatica fragranza del timo, l'aspro odore del
lentischio, il lontano mormorio dei boschi solitari, si fondono in
un'armonia monotona e melanconica, che d all'anima un senso di
tristezza solenne, una nostalgia di cose antiche e pure.
Raccolti attorno al fuoco, i paesani della cumbissia maggiore
narravano storie argute, bevevano e cantavano. L'eco delle loro
voci sonore si perdeva al di fuori, in quella grande solitudine,
in quel silenzio lunare, fra le macchie sotto cui dormivano i
cavalli.
Elias Portolu prendeva parte al divertimento con piacere intenso,
quasi infantile. Gli pareva d'essere in un mondo nuovo: raccontava
le sue vicende, e ascoltava i racconti degli altri quasi commosso.
Inoltre aveva stretto relazione col signor cappellano, e questo
nuovo amico gli parlava un linguaggio divertente, incitandolo a
goder la vita, a dimenticare, a spassarsi.
"Servi Dio in letizia", gli diceva. "Balliamo, cantiamo,
fischiamo, godiamo. Dio ci ha dato la vita per godercela un poco.
Non dico peccare, veh! ah, questo no! Eppoi il peccato lascia il
rimorso, un tormento, caro mio... basta, tu lo avrai provato. Ma
divertirsi onestamente, s, s, s! Io mi chiamo Jacu Maria Porcu,
ovvero prete Porcheddu perch son piccolo. Ebbene, Jacu Maria
Porcu s' divertito assai in vita sua. Ben fatto! Una notte torno
a casa dopo la mezzanotte. Mia sorella dice che ero ubriaco; ma a
me pare di no, caro mio. "Cosa mi di da cena, Anna?" " Nulla ti
do, nulla Jacu Maria Porcu svergognato: mezzanotte  passata,
nulla ti do." "Dammi da cena, Annesa; ad un prete si deve dar da
cena." "Ebbene, ti do pane e formaggio, svergognato, Jacu Maria
Porcu, svergognato, mezzanotte  passata." " Pane e formaggio ad
un prete, a Jacu Maria Porcu?" "S, pane e formaggio, eccolo se lo
vuoi, se no lascialo." " Pane e formaggio a Jacu Maria Porcu? a
prete Porcheddu? T, t, ziriu, ziriu (6) prendete"; e getta tutto
ai cani, prete Porcheddu! Cos si deve fare, giovinotto dalla
faccia pallida! E che, perch son prete, non mi devo divertire?
Divertire s, peccare no!

      L'amore si fa per ridere,
      L'amore si fa per ridere,
      Solo per ridere.
      Oggi te, domani un'altra!"

"Costui  matto!", pensava Elias, ridendo, ma si divertiva, e le
parole di prete Porcheddu lo colpivano, gli portavano un soffio di
vita, un desiderio di cantare, di godere, di spassarsi.
Quasi ogni giorno, lui, prete Porcheddu, il priore e qualche altro
amico se n'andavano lontano, all'ombra delle alte macchie. Tutto
taceva nella metallica quiete del pomeriggio; davanti a loro i
monti pittoreschi di Lula si profilavano nitidi e turchini sul
cielo puro, e in lontananza, tra il verde della brughiera, i
cavalli correvano agilmente, inseguendosi in rapidi giri. Pareva
un quadro. E gli amici, piacevolmente sdraiati sull'erba, si
raccontavano l'un l'altro il loro passato pi o meno avventuroso,
le leggende della chiesa, storielle di donne, vicende epiche
accadute ai Sardi antichi. Spesso la conversazione veniva
interrotta da un gorgheggio, da una fischiatina di prete
Porcheddu: qualche volta anzi il signor cappellano balzava
improvvisamente in piedi e dava in isgambetti, oppure cantava
accompagnando con mimica grottesca le sue libere canzonette.
Un giorno, l'antivigilia della festa, stavano appunto cos,
all'ombra d'un gruppo d'enormi lentischi, ed Elias finiva di
raccontare come una volta un detenuto suo compagno aveva bastonato
un aguzzino, perch costui aveva sdegnosamente rifiutato l'invito
di bere con certi reclusi, quando s'ud un fischio tremolante,
acuto, che veniva come una freccia dalla parte della chiesa.
Elias balz in piedi, grid:
"Questo  il fischio di Pietro mio fratello".
"Ebb", disse prete Porcheddu, "se  tuo fratello vi vedrete bene!
Per ci ti commovi?"
"Deve esser giunto anche mio padre, e forse c' anche la fidanzata
di Pietro. Andiamo, andiamo...", disse Elias, ed era turbato
davvero.
"Quando  cos, andiamo", disse il priore. "Bisogna far loro
onore. Berte Portolu  un buon parente di San Francesco. Eppoi
Maria Maddalena Scada  una bella ragazza."
"Una bella ragazza?", esclam prete Porcheddu. Quando  cos
andiamo.
Elias lo guard con sdegno; ma prete Porcheddu affront quello
sguardo, e poi rise, e poi canterell la sua canzonetta favorita:

      L'amore si fa per ridere,
      Solo per ridere,
      Solo per ridere...

Intanto s'avviavano verso la chiesa per un sentieruolo appena
tracciato fra le macchie e i cespugli, tra il verde dell'erba
fragrante. Il fischio si ripeteva, sempre pi vicino e insistente.
Elias non s'era ingannato. Davanti al pozzo, stavano Pietro e zio
Portolu; e in mezzo a loro la luminosa figura di Maria Maddalena.
Elias sent un colpo al cuore. Prete Porcheddu schiocc la lingua
sul palato, e stette zitto, non avendo termini per esprimere la
sua ammirazione. E s che lui diceva d'intendersene!
Maddalena non era molto alta, n veramente bella, ma
piacentissima, svelta, con una finissima carnagione bruno-rosea,
gli occhi lucenti sotto le folte sopracciglia, e la bocca
sensuale. Il corsetto rosso-scarlatto, aperto sulla candida
camicia, e il fazzoletto fiorito d'orchidee e di rose, la
rendevano abbagliante. Tra le rozze figure di Pietro e di zio
Portolu ella sembrava la grazia tra la forza selvaggia. Da vicino
i suoi occhi lucenti, dalle grandi palpebre, dalle lunghe ciglia,
un po' obliqui e socchiusi, un po' voluttuosi, affascinavano nel
vero significato della parola.
"Bene arrivati", disse Elias avanzandosi e stringendole la mano.
"Siete qui da molto? Non vi si aspettava fino a domani."
"Domani od oggi fa lo stesso", rispose zio Portolu. "Salute a
tutti, salute al priore, salute a quel piccolo prete rosso. Dio lo
guardi, si vede che  un prete, sebbene sia in pantaloni."
"Prete Porcheddu, eh, che ne dite?"
"Con pantaloni o senza, siamo tutti uomini", egli rispose un po'
piccato. Poi si volse a Maddalena e le fece dei complimenti.
"Bada a te", le disse Elias sorridendo, "prete Porcheddu 
terribile con le donne."
"Non pi di te", rispose pronto il piccolo prete.
"Ah, ah!", rise soavemente Maddalena. "Io non temo nessuno."
E zio Portolu:
"Non temer nessuno tu, figlia mia, colomba mia, non aver paura di
nessuno: c' zio Portolu qui, e se non basta zio Portolu, c'
anche la sua leppa".
E sfoderato dalla guaina il grande coltello che portava infilato
alla cintura, lo brand in aria. Prete Porcheddu indietreggi,
parando innanzi le mani con un finto comico gesto di terrore.
"Questo  Maometto! Questa  una scimitarra! Allargaribus."
"Cosa vuole?", disse zio Portolu, rimettendo la leppa. "Questa
ragazza, questa colomba, mi  stata consegnata da sua madre, una
colomba vedova. "Arrita Scada", le dissi io, "sta tranquilla, la
colomba non avr danno alcuno in mani mie. Io la difender anche
contro il figlio mio, Pietro d'oro, nonch contro gli altri nibbi
ed avvoltoi.""
Zio Portolu parlava sul serio; e ogni tanto volgeva sguardi di
selvaggio affetto alla fanciulla.
"Quando  cos stiamo attenti", avvert prete Porcheddu. "E adesso
andiamo a bere."
"A bere, s, bravo prete Porcheddu. Chi non beve non  uomo, e
neppure sacerdote."
Intanto camminavano. Zia Annedda li attendeva con le sue
caffettiere e le sue caraffe e i suoi panieri di dolci. Maddalena
e il suo corteggio irruppero nella cumbissia ridendo e
chiacchierando; in breve fu una confusione di voci, di grida, di
risate; un tintinnio di bicchieri e chicchere. S'udiva zio Portolu
raccontare che aveva fatto tutto il viaggio con la pecora, gi
promessa a San Francesco, legata sulla groppa del cavallo.
"Era la mia pi bella pecora!", diceva al priore. "Cos di lana
lunga. Eh, zio Portolu non  avaro."
"Va al diavolo!", gli rispondeva il priore. "Non vedi che  una
pecora canuta, vecchia come te!"
"Canuto sei tu, Antoni Carta! Se m'insulti ancora, t'infilo nella
mia leppa."
E prete Porcheddu teneva alto il bicchiere, la testa un po'
reclinata sull'omero, gli occhi lusinghieri rivolti a Maddalena e
alle graziose figlie del priore.

      Sulla poppa del mio brik,
      Buoni sigari fumando,
      Col bicchier facendo trik,
      Bevo rum di contrabbando.

"Ah! ah! ah!", ridevano le donne.
Elias solo taceva. Seduto su una delle molte selle sparse per la
cumbissia, egli centellinava il suo vino, abbassando e sollevando
di tanto in tanto la testa. E ogni volta che sollevava gli occhi
incontrava gli occhi ridenti di Maddalena, sedutagli di fronte, a
poca distanza, e quegli occhi obliqui ardenti gli penetravano
l'anima. Egli provava una specie d'ebbrezza, un rilassamento di
tutti i suoi nervi, un piacere quasi fisico, ogni volta che la
guardava.
Le voci, le chiacchiere, le risate, le canzonette di prete
Porcheddu, le esclamazioni delle donne, gli giungevano come di
lontano: gli sembrava che ascoltasse da un luogo remoto, senza
prender parte al divertimento. Ma d'un tratto qualcuno gli rivolse
il discorso, lo richiam a s; egli si vegli come da un sogno, si
rabbui in viso, s'alz ed usc rapidamente.
"Dove vai, Elias!", grid Pietro raggiungendolo.
"Vado a guardare i cavalli: lasciami andare!", egli rispose quasi
rudemente.
"I cavalli sono accomodati. Perch sei di malumore, Elias? Ti
dispiace che sia venuta Maddalena?"
"Macch! Perch mi dici questo?", chiese Elias guardandolo.
"No, mi pareva che tu le tenessi il broncio: mi pare che essa non
ti piaccia. Cosa ne dici, fratello mio?"
"Tu sei matto! siete tanti matti! anche lei, con tutta la sua
decantata saviezza, ride troppo."
Pietro non s'offese. D'altronde egli e tutti in casa sua
trattavano Elias come un bimbo, anzi come un malato: temevano di
recargli dispiacere, e lo contentavano in ogni cosa. Anche in quel
momento, vedendo che egli desiderava esser lasciato tranquillo,
Pietro ritorn presso la fidanzata.
"Son tanti matti", pensava Elias, vagando di qua e di l. "Ma
anch'io? Ah, essa  sposa di mio fratello: perch son cos pazzo
da guardarla?"
Rimase fuori tutta la sera.
"Dov' mai Elias?", chiedeva ogni tanto zia Annedda, guardando
intorno inquieta. "Dove sar andato quel benedetto giovine? Va a
cercarlo, Pietro."
Ma Pietro badava a Maddalena - che a dire il vero non pareva molto
innamorata di lui, o almeno non dimostrava, forse per tenersi
nella compostezza consigliatale da sua madre, - e rispondeva:
"Vado vado", ma non si muoveva.
"Dove sar mai Elias?", ripet zia Annedda, giunta l'ora della
cena.
"Portolu, va un po' a vedere dov' tuo figlio."
Zio Berte, seduto per terra accanto al focolare, arrostiva un
agnello intero infilato in un lungo spiedo di legno. Egli si
vantava che nessuno al mondo arrostiva meglio di lui un agnello o
un porchetto.
"Andr, andr", rispose a sua moglie, "lasciami prima aggiustare i
conti con quest'animaletto."
"L'agnello  arrostito, Berte; va in cerca di tuo figlio."
"L'agnello non  arrostito, mogliettina mia: cosa te ne intendi
tu? Oh che hai da dar consigli anche su ci a Berte Portolu?
Lascia divertire i ragazzi, del resto; essi devono divertirsi."
Ma ella insisteva, e zio Berte stava per muoversi quando Elias
rientr. Aveva gli occhi brillanti, il volto acceso: era
bellissimo. Tutti lo guardarono, e zia Annedda sospir, e zio
Berte si mise a ridere dal piacere, riconoscendo ch'Elias era un
po' ubriaco.
Ma Elias non vide che gli occhi obliqui e ardenti di Maddalena, e
sent voglia di piangere come un bambino.
" matta!", pens. "Perch mi guarda cos? Perch non mi lascia in
pace? Io lo dir a Pietro, lo dir a tutti. Ebbene, se non lo ama,
perch lo inganna? Essa  matta,  matta, ma anch'io sono pazzo,
io non devo guardarla, io mi devo strappare il cuore. Ora vado
laggi, dove  Paska, la figlia del priore, e le faccio la
corte... Paska", disse infatti, avvicinandosi al focolare del
priore, "tu sei la pi bella parente di San Francesco."
"E tu il pi bello", rispose pronta la ragazza, che stava tutta
affaccendata attorno ad una caldaia.
Elias si sedette accanto a lei, guardandola con intensit strana:
ella rideva tutta contenta, ma dentro il cuore egli si sentiva
morire.
In fondo alla cumbissia Maddalena guardava, e ogni tanto chinava
le larghe palpebre, le lunghe ciglia, e sembrava allora una
Madonna melanconica e rassegnata. Quando la cena fu pronta, zio
Berte chiam Elias.
"Io resto qui", grid il giovine, "la pi bella parente di San
Francesco mi ha invitato al suo focolare."
"Tu vieni qui!", grid zio Portolu. "Nessuno ti ha invitato, ma
anche ti avessero invitato, io non ti permetterei... Se non vieni
con le buone, zio Portolu tuo padre ti fa venire con le cattive."
Elias s'alz e obbed: ma non volle mangiare n bere, e rispondeva
male se gli rivolgevano il discorso.
"Perch sei di malumore?", gli chiese Maddalena con buona maniera,
mentre finivano di cenare. "Perch ti abbiamo tolto dal focolare
del priore? Va, va e ritorna, stai allegro."
"Ebbene, e se ritorno?", egli rispose ruvidamente, "che cosa te ne
importa?"
"Ah, nulla!", ella disse, irrigidendosi. Poi si volse a Pietro,
gli sorrise, bad a lui solo.
Elias balz in piedi, s'allontan; ma invece di fermarsi di nuovo
al focolare del priore usc fuori e sedette nel cortile. Sentiva
un'angoscia confusa, febbrile, un desiderio di mordersi i pugni,
di gridare, di gettarsi per terra e piangere. Eppure,
nell'ebbrezza del vino e della passione, serbava ancora coscienza
di s, e pensava:
"Io mi sono innamorato di lei; perch me ne sono innamorato, San
Francesco mio? Aiutatemi, aiutatemi voi! Io sono un pazzo, San
Francesco mio, ma sono cos infelice!".
Dalle cumbissias venivan fuori, vibranti nel silenzio della notte
tiepida e pura, confusi rumori di voci e di canti, di grida e di
risate. Elias distingueva la voce di suo padre, il fischiettare di
prete Porcheddu, il riso di Maddalena, e fra tanta festa si
sentiva triste, disperato, come un bimbo lasciato solo nella
selvaggia solitudine notturna della brughiera.


III.

Lentamente i rumori si spensero, e tutto fu silenzio su quella
specie di clan addormentato. Elias rientr e si coric a fianco di
Pietro, sullo stesso fascio di erba ch'esalava un acre profumo.
Tutta la cumbissia era sparsa di giacigli erbosi; qualche fuoco
brillava ancora, spruzzando tremuli chiarori rossastri su quel
vasto quadro silenzioso: si vedeva or s or no una lunga barba, un
costume lanoso, un volto di donna, una sella, un cane accovacciato
accanto ai focolari, un fucile appeso alla parete. Elias non
poteva dormire; e gli pareva di respirare l'alito di Maddalena,
coricata fra zia Annedda e zio Portolu, e continuava a sentire un
disperato desiderio di lei; ma lo combatteva.
"No, non temere, fratello mio", diceva mentalmente rivolgendosi a
Pietro, "anche se essa venisse a gettarmisi fra le braccia, io la
respingerei. Non la voglio:  tua. Se fosse di un altro, anche a
costo di tornare in quei luoghi, gliela toglierei; ma  tua: dormi
contento, fratello mio. Anch'io prender moglie, presto, subito.
Chieder Paska, la figlia del priore."
"Ebbene", pensava poi, "sono un idiota. Che bisogno c' di prender
moglie, che bisogno c' di pensare alle donne? Si pu vivere anche
senza le donne. Oh che non sono vissuto tre anni senza neanche
vederne? Forse  per questo che, appena tornato, la prima che vedo
mi fa innamorare? Ma io sono un matto: lasciamo star le donne, che
fanno diventar matti. Dormiamo."
Ma si voltava e rivoltava, e non poteva dormire. Cos pass quasi
tutta la notte, e fu anche fra i primi a svegliarsi. Dal
finestrino aperto su uno sfondo argenteo penetrava la frescura
rorida dell'alba; zia Annedda e Maddalena, ancora assonnate,
preparavano gi il caff. Elias si sollev, pallido come un
cadavere, coi capelli arruffati e la gola chiusa.
"Buon giorno", disse Maddalena sorridendogli. "Guardate, zia
Annedda, vostro figlio ha in volto il color della cera. Dategli
subito subito il caff."
"Stai male, figlio mio?"
"Credo di essere raffreddato", egli disse con voce rauca,
raschiando. "Datemi da bere. Dov' la nostra brocca?"
Cerc, prese la brocca e bevette molto, avidamente. Maddalena lo
guardava e rideva.
"Perch ridi?", diss'egli deponendo la brocca. "Perch bevo appena
alzato? Vuol dire che ieri sera mi sono ubriacato. Ebbene, il vino
 fatto per gli uomini."
"Tu non sei un uomo", intervenne zio Portolu, che aveva gi bevuto
dell'acquavite, "tu sei un bamboccio di formaggio fresco; basta
che una donnicciuola ti soffi addosso, puf..., perch tu sii
atterrato, morto, disfatto."
"Ebbene, sia pure", disse Elias, indispettito, "basti che una
donnicciuola mi soffi addosso perch io caschi morto, ma
lasciatemi tutti in pace."
"Ah, che terribile malumore ti opprime!", esclam Maddalena.
"Forse perch ci sono io?"
"S, precisamente, perch ci sei tu."
"La colomba!", grid zio Portolu, aprendo le braccia. "La colomba
che rallegra i luoghi dove passa. E mio figlio, questo bamboccio
dagli occhi di gatto, dice che lo mette di malumore? Va, va, va,
fammi il piacere, va via, figlio del diavolo! Se sei di malumore,
va e appiccati; ma certo  che tu a zio Portolu non porterai mai
un'altra rosa come questa, da rallegrargli la casa."
Queste parole colpirono Elias al cuore; perch improvvisamente
egli ricord che Maddalena doveva andar ad abitare nella loro
casa, sposa di Pietro, fra poche settimane. Ah, quale martirio
doveva essere! No, egli non avrebbe potuto sottoporvisi.
"Bevi il caff, figlio mio", disse zia Annedda. "Prendi questo
biscotto, sta allegro ch siamo alla festa, e San Francesco si
offende se ci rattristiamo."
"Ma io sono allegro, mamma mia, sono allegro come un uccello.
Ohi!", grid poi, volgendosi verso il focolare del priore, "buon
d, Pasqua fiorita."
Dopo ci nulla d'interessante accadde quel giorno e l'indomani,
nel focolare dei Portolu. La vigilia della festa arriv molta
gente da Nuoro e dai paesi vicini; da Lula specialmente, per il
sentiero erto, incassato nella montagna fra luminose macchie di
ginestra fiorita, scendevano lunghe file di donne vestite d'un
costume un po' caricaturale, con la testa esageratamente allungata
da una cuffia sottoposta al gran fazzoletto frangiato, con le
pesanti gonne d'orbace cortissime, con lunghi rosari incatenati da
strani ornamenti d'argento.
Anche i Portolu di Nuoro ebbero molti ospiti, ed Elias e Pietro
furono tutto il giorno trascinati qua e l dai giovanotti nuoresi
venuti per la festa. Tutti si ubriacarono fino a perder la
ragione, cantarono, ballarono, urlarono. A momenti Elias pareva
impazzito; rideva fino a diventar paonazzo, con gli occhi verdi,
ed emetteva strane grida di gioia, degli uaih lunghi, gutturali,
trillanti, che parevano richiami di battaglia di qualche guerriero
selvaggio.
Maddalena, che aiutava zia Annedda a preparare i pasti, a servire
vino e caff agli ospiti, ogni tanto lo guardava di traverso e
mormorava:
" molto allegro vostro figlio, zia Ann, guardate come  rosso.
Come ride!".
Zia Annedda guardava Elias, sospirava e si sentiva una spina nel
cuore; e un momentino che ebbe tempo, entr in chiesa e preg.
"Ah, Santu Franziscu meu, San Francesco bello bello, toglietemi
questa spina dal cuore. Elias, il figliuolo mio, sta ritornando
nella mala via: ecco che egli si ubriaca, che si strapazza, che
non  pi quello. E pareva cos buono al suo ritorno, e prometteva
tante cose! Abbiate piet di noi. San Francesco mio, piccolo San
Francesco mio, fatelo rientrare nella buona via, convertitelo voi,
distaccatelo dai vizi, dai cattivi compagni, dalle cose del mondo.
San Francesco, fratellino mio, fatemi questa grazia!"
Il gran Santo severo, quasi truce, ascoltava dall'alto del suo
altare rozzamente adorno di fiammanti fiori d'ogni mese. E parve
esaudire la preghiera di zia Annedda, perch quella sera stessa, a
cena, Elias manifest una sua idea. Si parlava di prete Porcheddu:
alcuni lo criticavano, altri lo deridevano.
Elias, ancora ubriaco  vero, ma non molto, prese a difendere il
suo amico, poi disse:
"Ebbene, abbaiate pure, cani rognosi, sparlate pure, egli
s'infischia di voi, egli sta meglio del Papa. E anch'io mi far
prete".
Tutti risero. Egli disse:
"Perch ridete voi, pezzenti morti di fame, cani rognosi, animali,
che altro non siete? Ebbene, s, mi far prete: e cosa ci vuole?
il latino lo so leggere. E spero di portare a voi tutti il viatico
e di sotterrarvi morti di fame".
"Anche a me, fratello mio?", grid Pietro.
"S, anche a te."
E Maddalena:
"Anche a me?".
"Anche a te!", grid Elias, inferocito. "E a te perch no? Perch
sei una donna? Per me donne e uomini sono la stessa cosa, anzi le
donne sono pi spregevoli degli uomini."
"Tutto questo non importa", disse zio Portolu, che ascoltava con
molta attenzione le parole d'Elias. "Torniamo all'argomento.
Dunque tu ti faresti prete?"
"Pare cos!", grid Elias versandosi da bere. "Bevete, bevete,
versate, trinchiamo."
Vennero colmati i bicchieri.
"Piano, piano", grid zio Portolu, fra l'allegria generale,
"ragioniamo, prima di bere..."
"Chi non beve non  uomo, babbo mio", disse Pietro, ripetendo
l'assioma tante volte pronunziato da suo padre. Ma questi s'adir
sul serio, e pi che gridando disse:
"Anche le bestie ragionano, figlio del diavolo! E tu rispetta tuo
padre, e ringrazia la presenza di questi amici e di questa
colomba, altrimenti ti darei tanti schiaffi quanti capelli hai
sulla testa".
"Bumh! Bumh! zio Portolu! Questo poi  troppo! Ad uno sposo
parlare cos!"
"Maddalena mia, io sono morto se non mi aiuti", grid Pietro
ridendo.
"Colomba, aiutalo!", disse zio Portolu con ironia; poi si volse di
nuovo ad Elias e lo interrog se davvero aveva parlato sul serio.
Ma Elias beveva, rideva, gridava, e non rispose a tono, e
l'annunzio del suo bizzarro disegno era gi svanito fra la
rumorosa allegria dei convitati.
Ma qualcuno l'aveva accolto con trepidanza: zia Annedda. Essa
taceva, un po' per compostezza, un po' perch non riusciva ad
intender bene quello che si diceva, ma guardava intorno con occhi
attenti. Maddalena le avvicinava ogni tanto il viso all'orecchio,
ripetendole questa o quell'altra cosa: zia Annedda assentiva col
capo e sorrideva. Ah, se Elias avesse parlato sul serio! Ma era
mai possibile? Un miracolo cos grande! Ah, ma San Francesco
poteva fare quello ed altri miracoli. Elias era ancor giovine,
poteva studiare, poteva riuscire. Ed era quella la sua via, la via
del Signore, perch se egli restava nel mondo era un giovine
perduto. Zia Annedda pensava cos, perch conosceva il suo
figliuolo.
Un momento ch'ebbe tempo, ella entr in chiesa per ringraziare il
Santo dell'idea mandata ad Elias. Era notte; le lampade
oscillavano davanti all'altare, spandendo ombre e luci tremule
nella chiesa deserta: il gran Santo, cupo, pareva assopito tra i
suoi fiori d'ogni mese. Zia Annedda s'inginocchi, poi sedette in
fondo alla chiesa, pregando. Il suo pensiero era sempre rivolto ad
Elias: le pareva gi di vedere il figliuolo sacerdote, le sembrava
gi di ricevere i doni di frumento, le anforette di vino turate
con fiori, le torte e i gatts (7) che gli amici avrebbero
regalato al prete novello.
Mentre cos sognava e pregava, vide entrar Maddalena. La
giovinetta veniva a cercarla, le si accost e le sedette accanto.
"Ah, siete qui!", disse. "Vi cercavamo, ma io ho pensato subito
ch'eravate qui."
"Verr fra poco."
"Resto qui anch'io un poco."
Tacquero. Dal cortile arrivavano confusi rumori, canti e melodie
melanconiche, vibranti nella notte pura. Una voce armoniosa di
tenore cantava in lontananza, tra il coro triste e cadenzato
dell'accompagnamento vocale dei canti nuoresi. E quei canti
nostalgici e sonori che parevano impregnati della solenne
tristezza della brughiera, della notte, della solitudine,
salivano, si spandevano, attraverso i rumori della folla
riempiendo l'aria di fiori di sogni.
Maddalena ascoltava, presa da un senso profondo di tristezza. Or
s, or no, le pareva di riconoscere quella voce. Era Pietro? Era
Elias? Non sapeva, non sapeva, ma quella voce e quel canto corale,
sfumati nella notte, le davano una volutt di tristezza quasi
morbosa. E zia Annedda continuava nel suo sogno, nella sua
preghiera, senza accorgersi che Maddalena le fremeva e palpitava
accanto come davvero una colomba in amore.
Ma ecco, improvvisamente, i pensieri delle due donne sospesero il
loro corso; un uomo entrava e si avanzava con passo incerto verso
l'altare. Era la figura che occupava tutta l'anima loro: Elias.
Elias s'inginocchi sui gradini dell'altare, con la berretta
gettata sull'omero destro, e cominci a picchiarsi il petto, la
testa, e a gemere sordamente. La luce rossastra oscillante della
lampada lo illuminava dall'alto, dando un lucido riflesso sui suoi
capelli; ma egli non pensava che potessero vederlo e continuava
nel suo fervore doloroso a gemere e picchiarsi il petto e la
fronte.
Le due donne guardavano, trattenendo il respiro, e zia Annedda si
sentiva quasi felice del dolore di suo figlio.
"Egli si pente d'essersi ubriacato", pensava, "egli fa buoni
propositi: che voi siate benedetto, San Francesco mio, piccolo San
Francesco mio."
"Vieni, usciamo, egli potrebbe vederci e vergognarsi", disse
sommessamente a Maddalena, tirandola fuori della chiesa.
"Cosa ha Elias?", domand Maddalena, turbata.
"Si pente dello stravizio fatto; egli  molto devoto, figliuola
mia."
"Ah!"
"Qualche volta  impetuoso, ma  un giovine di coscienza,
figliuola mia. Ah, molto di coscienza."
"Ah!"
"S, molto di coscienza, figliuola mia. Egli pu essere indotto
alla tentazione, perch tu sai che il diavolo  sempre all'erta
intorno a noi, ma Elias sa combatterlo e morrebbe prima di
commettere un peccato mortale. A volte la tentazione lo vince in
piccole cose, come oggi; tu hai veduto come si  ubriacato e come
ha parlato male; ma poi egli si pente amaramente."
"Ah!", disse Maddalena per la terza volta; e non sapeva perch, ma
si sentiva gli occhi arsi dalle lagrime.
Attraversarono il cortile e rientrarono nella cumbissia, dove zio
Portolu, Pietro e gli amici, seduti per terra attorno al focolare,
cantavano e giuocavano. Maddalena sedette nella penombra, accanto
al finestrino, seria e composta pi del solito; Pietro le and
vicino e la guard intensamente.
"Sei seria, Maddalena. Perch? Hai veduto Elias? Ti ha detto
qualche cosa?"
"No, non l'ho veduto."
" di malumore, Elias. Lascialo dire, sai, non badargli; egli
tratta tutti cos."
"Ma non m'importa!", ella esclam con vivacit. "Eppoi egli non mi
disse nulla di scortese."
"Eppoi tu sei prudente! Non  vero che sei prudente?", disse
Pietro tutto carezzevole, passandole una mano sulle spalle.
"Lasciami!", diss'ella di cattiva maniera. "Va e gioca."
"No, io resto qui, Maddalena."
"Va!"
"No!"
"Zio Portolu, dite a vostro figlio che ritorni a giuocare."
"Pietro, figlio mio, lascia in pace la colomba. Vieni qui, subito!
O vuoi che mi alzi col bastone e mi faccia obbedire?"
Pietro riprese il suo posto,
"Eh, eh, la vecchia volpe si fa obbedire!", disse qualcuno.
Maddalena si volse tutta verso la finestra, e guard di fuori, col
pensiero ben lontano dalla scena rumorosa che le si svolgeva alle
spalle, i begli occhi smarriti in un triste sogno. Era una notte
tiepida, velata; la luna navigava verso il sud, in un lago di
argentei vapori: i cespugli neri della brughiera, sfumati su
sfondi cinerei, odoravano pi del solito.
Maddalena pensava ad Elias; ed ecco, per la seconda volta, quasi
evocata dalla inconscia suggestione di lei, la figura di Elias le
sorse davanti. Egli pass sotto la finestra; s'allontan in quel
chiarore vaporoso di luna. Dove andava? Dove andava egli?
Maddalena sent un fiotto di lagrime salire agli occhi e un
fremito percorrerle le viscere e gonfiarle la gola.
Avrebbe voluto gettarsi dalla finestra, correr dietro ad Elias, e
avvolgerlo e soffocarlo con la sua passione. Ma egli sparve,
lontano, ed ella ingoi segretamente le sue lagrime. Elias aveva
fatto il suo voto, aveva detto mentalmente a suo fratello:
"Dormi contento, Pietro, fratello mio; ella  tua, e se anche
venisse a gettarmisi fra le braccia, io la respingerei".
Sfumati i vapori del vino, egli si sentiva forte, e dopo la crisi
che lo aveva trascinato ai piedi del Santo, quasi allegro. Tutti i
disperati progetti che fermentati dai liquori e dagli sguardi di
Maddalena, gli avevano turbinato quel giorno nel cervello - l'idea
di farsi prete, l'idea di chieder in isposa la figlia del priore -
tutto era svaporato con l'ebbrezza. Ora si sentiva calmo, non
solo, ma anche un po' vergognoso di quanto aveva pensato e detto
durante quella giornata torbida.
And a guardare i cavalli, che pascolavano tranquilli alla luna,
li fece abbeverare, poi ritorn verso la chiesa.
"Domani si ritorna", pensava. "Posdomani via all'ovile. Rester
dei mesi interi fuori di citt, con mio padre, con quel semplice
di Mattia, con gli amici pastori. Che bella vita! Quando sar
solo, laggi, tutti questi giorni, tutte queste sciocchezze mi
parranno un sogno. Eh, le feste son belle e i Santi son buoni, ma
il vino, la gente, lo spasso, accendono il sangue, e se uno non 
savio molto, ma molto, pu commettere grandi errori ed essere
indotto in tentazione. Ah, bene, ora vado e mi corico e dormo,
perch la notte scorsa non ho riposato per nulla; poi domani...
via... e posdomani si va lontano, lontano. Eh, Elias Portolu,
avresti paura di te?... Ma che mai vedo, l? un uomo che dorme
sotto quel cespuglio; no, non  un uomo; cosa  dunque? S,  un
uomo... oh, prete Porcheddu!..."
Si chin pieno di meraviglia, e scosse il dormiente.
"Ehi, ehi, prete Porcheddu! E cosa  questo? Perch  qui? non sa
che quest'aria le potrebbe far male, e che ci sono delle biscie e
degli insetti fra l'erba?"
Dopo molte scosse vigorose prete Porcheddu si svegli tutto
sgomento, stent a riconoscere Elias, spalanc pi volte gli
occhi, ma finalmente si riebbe e si alz.
"Eh, eh, sono uscito dopo cena, volevo passeggiare, ma pare mi sia
addormentato."
"Pare anche a me! Se non l'avessi veduta per caso, sarebbe rimasta
chi sa fino a quando, e chi sa quanto spavento ne avremmo provato,
non vedendola tornare."
"Non credere che abbia bevuto molto, caro mio, no. Sono uscito
cos, vedendo la luna, mi sono seduto qui. Eh, tu non sai che io
sono stato una volta poeta?"
"Oh! oh!"
"Vogliamo sederci un po' qui? Guarda che bella notte. S, sono
stato poeta, ed ho stampato una poesia, ma siccome questa poesia
era d'amore, ebbene cosa mi fa monsignore? Mi manda a dire che la
finisca, che queste non son cose da farsi da un sacerdote."
"E lei, prete Porcheddu?..."
"E io ho smesso. Figliuolo mio, io so che tu mi hai giudicato un
matto..."
"Prete Porcheddu!"
"...un matto, ma sono un matto che non fa male a nessuno, e tanto
meno a se stesso. Ho saputo sempre vivere, sono stato allegro, ma
prudente. Cos, quella volta, ho smesso, ma mi  rimasta
l'abitudine, talvolta, di fantasticare. Guarda che bella notte,
figliuolo mio.  una di quelle notti che invitano a pensare, a
riandare nella propria vita, a pentirsi del mal fatto, a far buoni
propositi per l'avvenire. Tu sei intelligente, Elias Portolu, non
sei un pastoraccio qualunque, ed hai studiato e sofferto, e puoi
capire queste cose."
" vero", disse Elias con voce profonda.
Prete Porcheddu, col viso rivolto al cielo, guardava la luna:
anche Elias sollev gli occhi, guard lass: si sentiva
stranamente intenerito.
"Ecco, figliuolo mio", continu l'altro, "tu intendi tutte queste
cose. Io ho capito che sei intelligente, e tu guardi la luna non
per indovinare le ore, come tutti i pastori, ma con un sentimento
alto, solenne." Elias, nonostante, non cap bene queste ultime
parole. "Anche tu, forse, sei un po' poeta, e potresti fare poesie
d'amore..."
"Questo no, prete Porcheddu."
Prete Porcheddu tacque un poco, pensoso, grave: poi mormor una
quartina in dialetto. Era una invocazione al mese di maggio.

      Maju, maju, bene eni,
      Cun tottu sole e amore,
      Cun sa parma e cun su fiore
      E cun sa margaritina... (8)

Ed Elias non cessava di guardare la luna domandandosi se sarebbe
stato buono a comporre una poesia per... Maddalena. Ah, ecco che
egli si dimenticava, e che il demonio riprendeva il suo dominio!
Ma la voce di prete Porcheddu risuon, un po' grave, un po'
tremula, sommessa eppur vibrata in quel gran silenzio di luna
velata, di brughiera deserta odorante.
"Tu guardi la luna, Elias Portolu, tu pensi di fare una poesia...
Ecco che ho indovinato, io. Tu sei innamorato."
"Prete Porcheddu!...", disse Elias spaventato, chinando la testa.
Sent d'un colpo che quell'uomo che gli stava accanto possedeva il
suo doloroso segreto: e arross di vergogna e di collera. Avrebbe
voluto gettarsi sopra prete Porcheddu e strozzarlo.
"Tu sei innamorato di Maddalena. Eh, non farti rosso, non
adirarti, figliuolo mio. Io l'ho indovinato, ma non spaventarti,
non credere che tutti capiscano le cose come le capisce prete
Porcheddu. Ebbene, che vergogna c'? Essa una donna, e tu sei un
uomo, ed essendo un uomo sei soggetto alle passioni umane, alle
tentazioni, direbbe zia Annedda tua madre. La vergogna non sta in
ci, figlio mio; sta nel non sapersi vincere. Ma tu ti vincerai.
Maddalena..."
"Parli piano...", disse Elias.
"Maddalena  per te una cosa sacra. Guardandola  come se tu
guardassi una Santa: tu l'hai capito, non  vero?"
"Io... io l'ho capito...", mormor Elias.
"Benissimo, tu l'hai capito: l'ho detto io che sei intelligente!
Vedi, perch Dio ha creato il giorno e la notte? Il giorno per dar
agio al demonio di combattere contro di noi; la notte perch
possiamo raccoglierci in noi stessi e vincer le tentazioni. Le
notti come questa son fatte per ci, perch in queste notti cos
calme, nel silenzio dobbiamo specialmente pensare che la vita
nostra  breve, che la morte viene quando meno si pensa, e che di
tutta la nostra vita non portiamo davanti al Signore che le nostre
buone opere, il dovere compiuto, le tentazioni vinte."
"E la poesia, allora?", chiese Elias, sorridendo a fior di labbro.
E pareva lieto di coglier prete Porcheddu in contraddizione, ma la
sua voce era turbata.
"La poesia bella  la voce della coscienza quando ci dice che
abbiamo fatto il nostro dovere. Eh, cosa ne dici, Elias Portolu?"
"Io dico che  vero."
"Benissimo. Allora possiamo andare. Comincia a far umido, eppoi tu
mi hai detto che ci sono le biscie. Eh, eh, dammi la mano, aiutami
ad alzarmi... Eh, io non ho vent'anni per saltare come te. Bravo,
grazie; ora lascia che mi afferri a te. Cosa ne dici di prete
Porcheddu?", chiese poi, prendendo il braccio di Elias. "Esso  un
matto, pu ritirarsi tardi, bere, cantare, gettare il pane ai
cani, ma non  cattivo. La coscienza, soprattutto la coscienza,
Elias Portolu, ricordati della coscienza! Ah, cosa vedo l? Una
cosa nera, guarda, sar una biscia?"
"No,  uno sterpo."
"Vedendoci ritornare cos, crederanno che io sia ubriaco. Ma non
m'importa nulla perch non lo sono. Credi tu ch'io lo sia?"
"Oh no!", grid Elias con impeto.
"Bene, allora ricorderai sempre quanto ti ho detto!"
"Lo ricorder."
"Io amo la tua famiglia", cominci prete Porcheddu, ma tosto si
pent di queste parole, cambi abilmente discorso e per tutta
l'ora che rimase con Elias non tocco pi quell'intimo argomento.
Il nome di Maddalena non fu pi pronunziato: ma oramai Elias si
sentiva un altro, forte, calmo, quasi freddo, deciso a lottare
fieramente contro se stesso. L'indomani mattina partenza. Il
priore vecchio aveva consegnato lo stendardo, la nicchia e le
chiavi al priore nuovo, sorteggiato il giorno prima; la prioressa
aveva diviso il pane e le provviste avanzate e l'ultima caldaia di
filindeu (9) tra le famiglie della grande cumbissia. Fin dall'alba
cominciarono i preparativi per la partenza: furono caricati i
carri, sellati i cavalli, colmate le bisaccie. Si part dopo la
messa; e il nuovo priore richiuse il portone. Le stanzette, la
chiesa, le macchie ritornarono deserte, adagiate sullo sfondo
azzurro delle solitarie montagne.
Addio. L'assiuolo riprende il suo grido prolungato, cadenzato,
vibrato nel silenzio infinito delle macchie. Nelle notti fragranti
di lentischio, nei lunghi giorni luminosi, esso  il re della
solitudine, esso solo impera, e il suo grido melanconico pare la
voce sognante del paesaggio. Addio. I cavalli trottano, galoppano,
scendono e salgono per i verdi avvallamenti della montagna; la
buona e fiera trib dei parenti e dei devoti di San Francesco
torna alla sua piccola citt, lass, dietro le fresche chine
dell'Orthobene, torna al suo lavoro ai suoi ovili, alle sue messi,
alla sua vita dura. La festa  finita.
Zio Portolu recava zia Annedda in groppa al suo cavallo, e Pietro
la sua fidanzata. Elias questa volta galoppava fra i primi della
carovana; anche lui spesso si slanciava alla corsa, con le narici
frementi e gli occhi accesi come inebbriato dal vento tiepido e
profumato che agitava le macchie fiorite e gli passava sul viso
con forti carezze. In fondo era serio per: non cantava, non
gridava, come gli altri, e non volgeva neppure lo sguardo a Paska,
la figlia dell'ex priore, alla quale spesso si trovava vicino.
Paska non mancava di dargli qualche tenero bench timido sguardo,
ma egli pensava:
"Perch devo ingannar qualcuno, e tanto pi una fanciulla
innocente? No, non devo ingannar nessuno, e tanto meno me stesso".
Ricordava le parole di prete Porcheddu, e i buoni propositi fatti
la notte prima: quindi non badava a Paska, s'allontanava da
Maddalena e, senza averne coscienza, cercava fuggire se stesso,
inebbriandosi innocentemente nel galoppo e nelle corse del suo
agile cavallo.
La cavalla seguita dal puledrino era montata da zio Portolu e da
zia Annedda: Pietro e Maddalena avevano un cavallo molto mansueto,
magruccio e deboluccio. Venivano quindi gli ultimi, e zio Portolu
non cessava di badare a loro. Verso mezzogiorno si arriv
all'Isalle; secondo l'uso si smont laggi, per desinare, sotto un
gruppo d'alberi, fra rocce coperte di musco fiorito, in riva
all'acqua corrente. L'accampamento fu presto fatto; sorsero i
fuochi, giraron gli spiedi, furono imbandite le mense. Il meriggio
era dolce; grandi, alte macchie di oleandri sorgevano lungo
l'acqua corrente, immobili nell'aria calda; in fondo alla valle le
messi splendevano al sole. La nicchia col piccolo San Francesco fu
deposta per terra, sopra un grande fazzoletto disteso; e dopo il
pasto uomini e donne vi si affollarono intorno, inginocchiandosi,
baciandola e deponendovi dentro un'offerta. Pietro venne con
Maddalena, e pi per esser veduto da lei che per devozione, mise
una grossa offerta dentro la nicchia; poi venne zia Annedda, poi
Elias, che si trattenne alquanto, rivolgendo al piccolo Santo gli
occhi pieni di preghiera. Ah, egli si sentiva di nuovo smarrire;
il caldo, il torpore di quel meriggio sereno, il vino, la presenza
di Maddalena lo tormentavano aspramente. Ma il piccolo Santo
ascolt la sua preghiera e gli diede il coraggio di allontanarsi e
di coricarsi in riva all'acqua, sotto gli oleandri, solo: solo e
forte contro la tentazione.
Nell'accampamento le donne chiacchieravano, prendendo il caff e
rimettendosi in ordine per la partenza: gli uomini cantavano o
tiravano al bersaglio. Elias sentiva gli spari tuonare, percorrer
la valle, ripetersi nelle verdi lontananze e tornar rimbalzati
dall'eco: sentiva voci lontane, sfumate nella quiete meridiana; il
gorgheggio di qualche fringuello, il mormorio dell'acqua corrente;
e i suoi sensi si calmavano nella prima dolcezza del sonno, quando
una visione gli apparve. Era Maddalena scesa a lavarsi. Nel
vederlo ella non si turb, anzi gli si avvicin, gli si chin
sopra... Ah, troppo! troppo! I suoi occhi lo incantavano, ardenti,
fatali. Egli ricordava il suo voto: "Pietro, fratello mio, anche
se ella venisse a gettarmisi fra le braccia, io la
respingerei...". Ma provava un affanno, un delirio che lo
soffocava e lo accecava: avrebbe voluto fuggire e non poteva
muoversi, ed ella gli stava vicina, e i suoi occhi socchiusi,
ardenti sotto le larghe palpebre, e le sue labbra e i suoi denti
gli facevano perdere la coscienza.
"Maddalena, amore mio...", mormor, ma tosto si pent e si mise a
gemere di passione e di dolore. "Pietro, fratello mio! Pietro,
fratello mio..."
Si svegli tremando: era solo e l'acqua mormorava, e gli uccelli
gorgheggiavano; ma non si udivano pi n spari, n voci. Si alz:
quanto tempo aveva dormito? Guard il sole e il sole declinava.
Tutti erano partiti, ma a guardia del cavallo di Elias restavano
due pastori ai quali la carovana, in cambio dei latticini
ricevuti, aveva lasciato gli avanzi del banchetto. Elias li
ringrazi e part. Il suo cavallo volava, e il moto e il pensiero
di raggiungere presto i compagni, dispersero l'impressione ardente
e affannosa che il sogno gli aveva lasciato. Dopo quasi un'ora di
corsa vide zio Portolu e zia Annedda, Pietro e Maddalena, fermi
sui loro cavalli, sull'alto di una china. Lo aspettavano forse?
Gli altri eran gi lontani.
"Ebbene?", grid dal basso.
"Che il diavolo ti percuota", grid zio Portolu, "dove ti sei
indugiato? D il cavallo a tuo fratello, perch il suo s'
arenato."
"No, non glielo do."
"Elias, figlio mio, obbedisci a tuo padre", disse zia Annedda.
"No", rispose Elias indispettito. "Mi avete lasciato laggi come
un asino; non lo do."
"Bene, prendi tu allora per un tratto Maddalena: cos non si pu
andare", disse Pietro.
"Ah, Pietro, cosa tu dici", grid fra s Elias; e si pent di aver
negato il cavallo, ma non pot pi rifiutare, e neppure pot
reprimere in fondo a s un senso di gioia.
Ma quando sent, nella discesa, il morbido busto di Maddalena
abbandonato un po' troppo, come nel sogno, sulle sue spalle, e il
braccio di lei un po' troppo stretto alla sua cintura, egli, che
credeva nei sogni, ricord il suo, e stette all'erta.
Portati dal forte cavallo, a momenti, fra le giravolte e le alture
e i sentieri incavati nella roccia e coperti di cespugli fioriti,
Elias e Maddalena si trovavano soli, silenziosi, stretti, avvolti
nel loro triste amore. Vi fu un momento nel quale Maddalena,
natura appassionata e debole, non pot vincersi.
"Elias", disse con voce un po' tremante, "scusami se ti do noia!"
"Oh!", diss'egli scrollando il capo.
"L'anno venturo condurrai in groppa al tuo cavallo la tua
sposa..."
"La mia sposa?"
"S, Paska. Allora sarai contento."
"E tu non sarai contenta?"
"Oh, io sar morta..."
"Morta!... Maddalena!..."
"Morta... alla vita... all'amore, voglio dire..."
Non solo la sua voce tremava, ma tremava anche la sua mano, posata
sulla cintura di Elias, e tutta la sua persona abbandonata sulle
spalle di lui. Anche lui vibr tutto come una corda spezzata, e
un'ombra gli vel gli occhi: era la stessa angoscia, la stessa
ebbrezza del sogno.
"Maddalena...", mormor, stringendole la mano; ma tosto
s'irrigid, e disse a voce alta: "mi pareva che tu cadessi; sta
dritta, sta in equilibrio".
Nell'anima gli risuonavano forti, insistenti le parole di prete
Porcheddu; e il suo voto non gli usciva di mente.
"Sta tranquillo, Pietro, fratello mio; anche se ella venisse a
gettarmisi fra le braccia, io la respingerei."
Nuoro era vicina, lass, dietro l'orlo della valle illuminato dal
sole calante. La carovana ferma l in alto, sui cavalli stanchi e
sudati, lucenti sullo sfondo d'oro del cielo, aspettava che tutti
giungessero, per rientrare uniti in paese e girar tre volte a
cavallo attorno alla chiesetta del Rosario, la cui campana
squillava gi, lontana, argentina, salutando il ritorno del
piccolo Santo.


IV.

Ecco, ora Elias  finalmente nella sconfinata solitudine della
tanca, animata solo da qualche grido, da qualche fischio di
pastore, dal tintinnio delle greggie e dal muggito degli armenti.
Folti boschi di soveri si profilano sull'orizzonte, chiudendo lo
sfondo sereno del cielo. La tanca dei Portolu era stata anni prima
diboscata, e adesso stendevasi aperta, vasta, battuta dal sole.
Solo qualche sovero qua e l sorgeva fra il verde delle erbe,
delle macchie, dei rovi; nelle distese umide la vegetazione era
morbida e delicata, profumata di menta e di timo. I pascoli
lussureggianti, al cader della primavera, prendevano un verde
dorato luminoso: i cardi aprivano i loro fiori d'oro e di viola, i
rovi sbattevano le loro rose selvatiche. Solo sotto gli alberi e
nelle distese umide l'erba restava verde e fresca. La tanca,
sebbene piana e senza bosco, aveva recessi secreti, roccie e
macchie; il corso d'acqua in certi punti scorreva fra boschetti di
sambuchi, dove il sole appena penetrava, formando laghetti verdi e
misteriosi, circondati e tramezzati di roccie, sulle quali l'acqua
infrangevasi mormorando. Lungo le rive, per largo tratto, la
vegetazione si conservava fresca e morbida: di notte l'odore dei
giunchi e delle mente era quasi irritante. La greggia
discretamente numerosa dei Portolu pascolava nella tanca; le
pecore erano grosse per il lungo vello intricato, gli agnelli
grandi e grassi. Fra due o tre giorni dovevasi tosare la greggia.
Elias si sentiva fisicamente bene in quel luogo solitario e
selvaggiamente bello, dove era cresciuto, dove era scorsa la sua
prima giovinezza: giorno per giorno rivedeva e riconosceva ogni
angolo, ogni recesso della tanca.
I cani, uno grosso e nero, con occhi selvaggi, olimpicamente
posato sotto l'albero al quale era incatenato, e l'altro piccolo,
col pelo irto rossigno, simile a un porchetto, avevano
riconosciuto Elias; ed egli aveva quasi pianto accarezzandoli.
Oltre i cani c'erano nell'ovile un porchetto mansueto e malizioso,
coi piccoli occhi vispi e carezzevoli che parevano occhi umani, un
gattone nero ed un bel capretto bianco, che serviva di guida alle
pecore, aprendo allegramente la strada allorch dovevasi varcare
un passo difficile o guadare il rio. Quando non pascolava, il bel
capretto stava sempre vicino a Mattia, seguendolo passa passo,
rincorrendolo, saltandogli addosso, facendogli mille moine. Era un
animaletto adorabile; andava nella capanna, molestava il gatto,
giuocava col porchetto o col piccolo cane, e dormiva ai piedi di
Mattia.
La vita scorreva semplice e primitiva nell'ovile dei Portolu,
frequentato solo dai pastori vicini e da qualche viandante. Gente
equivoca, latitanti od altro, non vi bazzicava: zio Portolu era
uomo onesto ed energico, Mattia un po' semplice, Elias non sentiva
alcuna volont di riattaccare le antiche relazioni o di farsene
delle nuove.
Ora egli amava la solitudine, e spesso, in quei primi giorni
passati nell'ovile, sfuggiva persino la compagnia dei suoi, quando
l'opera sua non faceva bisogno. Vagava di qua e di l, ricercando
i luoghi che gli ricordavano la sua fanciullezza, spesso
commuovendosi. Si commuoveva facilmente per ogni cosa, ma dopo il
primo istintivo moto d'animo si irritava di questa che egli
credeva debolezza, tanto pi che suo fratello e specialmente zio
Portolu, se se ne accorgevano, lo deridevano.
"Ohi, ohi, cosa sei tu?", gli chiedeva zio Portolu.
"Un uomo di cacio fresco sei diventato tu, Elias figlio mio.
Eccolo che diventa pallido come una femminuccia per ogni piccola
cosa. Uomini bisogna essere, uomini, leoni; non commuoversi, non
cambiar viso, non piangere. Cosa  un uomo che piange?  un corno.
Vedi tuo fratello Mattia? Non  un'aquila, e si meraviglia di
molte cose: ma non cambia certo di colore; e a volte la meraviglia
 anche un'astuzia; eh, non guardarlo cos Mattia, egli  pi
furbo di te."
Dopo queste piccole prediche, ripetute spesso, Elias proponevasi
di esser anche lui furbo e forte, ma che volete? certi pensieri,
certi ricordi, certe sensazioni lo assalivano cos all'improvviso
che egli allora non era pi padrone di s, e tornava a
intenerirsi, ad arrabbiarsi, a vergognarsi.
Aveva portato con s tutti i libri che possedeva, ma non crediate
che questi volumi formassero una biblioteca: erano: il libro della
Settimana santa, alcuni volumetti religiosi che gli erano stati
distribuiti in quel luogo, la Battaglia di Benevento, opuscoli di
poesie sarde e un vecchio erbario illustrato. Li nascose in un
luogo ben sicuro e riparato, sotto una roccia, in un boschetto di
sambuchi, suo favorito luogo di riposo.
Ma zio Portolu e Mattia (questi sapeva leggere) avevano anch'essi
i loro libri: I Reali di Francia e Guerino detto il Meschino, ed
anche i Fioretti di San Francesco. Quante volte Mattia li aveva
letti, per s, per suo padre, per gli amici pastori! E che
turbamento infantile quegli uomini forti, che non volevano
commuoversi per altre cose, provavano ogni volta nel leggere o
nell'ascoltare le avventure di Guerino o la parola dei Fioretti!
A tutti i libri Elias preferiva sempre quello della Settimana
santa: sapeva gi a memoria i Vangeli e li leggeva quasi
speditamente anche in latino. Egli se n'andava nel boschetto dei
sambuchi, nella frescura, nell'ombra olezzante di giunchi, vicino
all'acqua mormorante, e leggeva la divina parola. In quell'ora i
lavori dell'ovile erano compiuti: Mattia trottava verso Nuoro
sulla cavalla seguita dal puledrino, colla bisaccia colma di cacio
fresco e ricotta; zio Portolu, seduto sul limitare della capanna,
intagliava e incideva pazientemente una zucca, disegnandovi
appunto un episodio del Guerino, borbottando, parlando alla zucca,
al temperino, alle dita, all'inchiostro che adoperava; e le
greggie meriggiavano all'ombra delle macchie, e il porchetto, il
capretto, il gatto e i cani dormivano. La tanca tutta riposava
nell'ardore del sole, sotto il cielo di metallo chiaro, cinereo
all'orizzonte; non piegavasi uno stelo.
Elias rileggeva il suo libro, cullato dal mormorio dell'acqua; ma
in quella pace infinita il suo cuore non era tranquillo. Spesso, a
met d'un versetto, un ricordo gli brillava nella mente,
richiamando tutta la sua attenzione: e quel ricordo non era buono,
ah! non era buono, non era buono!
Qualche volta egli si addormentava cos, nella quiete profonda del
meriggio, e immancabilmente Maddalena gli appariva in sogno. Ed
erano sogni che lo turbavano e lo eccitavano dolorosamente,
lasciandogli una cattiva impressione per tutto il resto della
giornata. Egli aveva sperato di calmarsi e dimenticare nella
solitudine della tanca, lontano da lei; ma i ricordi dei giorni
trascorsi a San Francesco, quel sogno in riva all'Isalle, quel
ritorno fatale, erano troppo recenti. Il suo sangue ne era ancora
acceso, e la volont non bastava a vincer l'incendio: la
solitudine, le forze fisiche rinascenti, aumentavano la passione.
Ma soprattutto l'aumentava il ricordo fisso, insistente,
indistruttibile del ritorno dalla festa; i sogni di Elias
rinnovavano quasi sempre quella scena, giacch le sue spalle, la
sua vita, la sua mano serbavano intatta l'impressione fisica del
corpo e della mano di Maddalena: e la mente, ricordando le parole
di lei, si smarriva ancora in una vertigine di piacere e
d'angoscia.
Egli s'irritava, ma non poteva vincersi; a volte le sue labbra
pronunciavano il voto e nello stesso tempo il pensiero perdevasi
l, nel ricordo: allora egli si copriva d'improperi, e avrebbe
voluto bastonarsi, castigarsi, ma gli riusciva impossibile
vincersi.
"Mio padre ha ragione", pensava, "io sono un ometto di cacio
fresco, una bestia, uno sciocco. Che bisogno c' di pensare alle
donne, e specialmente alla donna che non si deve guardare? Non si
pu vivere altrimenti? Uomini bisogna essere, uomini, leoni; ed io
sono un agnello, una pecora matta. Ma cosa posso far io? Non mi
sono fatto io cos; se mi fossi fatto io, mi sarei fatto col cuore
di pietra. Ma, chi sa, col tempo mi passer questa pazzia."
Pensava cos, ma non si confortava, perch sentiva che quella
pazzia gli sarebbe durata lungo tempo.
Intanto un desiderio acuto, quello di riveder Maddalena, gli
cresceva di giorno in giorno in cuore; ma almeno su ci il suo
proposito era fermo. Non solo, ma aveva paura del giorno in cui
Maddalena, Pietro e zia Annedda sarebbero venuti per la tosatura
della greggia; eppure contava le ore che lo avvicinavano a quel
giorno, e provava, misto alla paura, un piacere fremente nel
sentirlo avvicinare.
La vigilia di quel giorno egli stava, verso sera, chiudendo un
varco del muro della tanca: di l stendevasi il bosco vigilato da
zio Martinu Monne, il "padre della selva". Dove si trovava zio
Martinu? Elias non lo aveva riveduto ancora, sebbene l'avesse
cercato due o tre volte.
D'improvviso, quella sera ecco zio Martinu uscire dal bosco e
avvicinarsi al muro. Era un vecchio gigantesco, ancora forte e
dritto, coi lunghi capelli giallastri e una folta barba grigia; il
suo viso tutto increspato di rughe dure sembrava fuso nel bronzo.
Era maestoso, nel suo costume scuro, sul quale indossava una
sopragiacca senza maniche, di cuoio unto; pareva un uomo
preistorico. Elias diede in esclamazioni di gioia, salt il muro,
tese la mano al vecchio.
"Beato chi vi vede, zio Martinu! Vi ho cercato due volte; come
state?"
"Ben trovato! E fra cento anni un'altra disgrazia come quella
passata. Come stai? Io sto bene: ho dovuto assentarmi per vari
giorni", rispose zio Martinu, calmo, con voce forte e pronunzia
lenta.
Sedettero sul muro e parlarono a lungo, raccontandosi tante cose.
"Il primo giorno che son tornato", disse poi Elias, "ho sognato di
voi. Ero nel cortile, in casa, ero stanco, avevo un po' bevuto e
mi addormentai. E ho sognato di voi: stavamo cos, come siamo
adesso, davanti a questo muro. Come i sogni si avverano!"
"Oh! oh!", disse l'altro, ma senza meraviglia.
Elias non gli raccont precisamente il sogno, ma gli chiese:
"Cosa vuoi che ti dica? I sogni veramente non si avverano, ma
capita spesso che noi prevediamo una cosa, ci pensiamo assai, e
cos la sogniamo: dopo accade; a noi sembra che sia il sogno ad
avverarsi, mentre  una cosa che semplicemente doveva accadere".
Elias ammir ancora una volta la sapienza di zio Martinu, ma
scosse il capo. Ripensava al sogno in riva all'Isalle: aveva egli
preveduto e desiderato forse il colloquio avuto poi con Maddalena?
No, gli pareva di no.
"Domani", disse dopo un momento, "domani tosiamo le pecore, zio
Martinu. Verrete da noi, non  vero? Verr mia madre, Pietro mio
fratello e la sua fidanzata."
"Ah s, ho sentito che tuo fratello  fidanzato.  buona la
sposa?"
"S, pare buona.  bella."
"Eh, questo non basta. I quadri, che son belli, si attaccano al
muro e servono solo di ornamento. Bisogna che la donna sia buona,
sia affezionata al marito, e non ami altro uomo della terra."
Elias si fece pensieroso e non rispose. D'altronde si faceva
tardi, il cielo impallidiva, il bosco taceva nella quiete solenne
della sera: bisognava tornare alla capanna.
"Verrete, zio Martinu? Vi aspettiamo, non mancate."
"Verr."
"Be', non mancate!", avvert Elias, scavalcando il muro.
"Non ho mai mancato alla mia parola, Elias Portolu. Saluta tuo
padre a nome mio."
"Bene, buona sera."
"Buona sera."
Zio Martinu non manc, anzi venne prestissimo, e aiut i pastori
nei preparativi per quella specie di festa campestre. L'aurora
aranciata incendiava l'oriente, versando splendori d'oro roseo
sull'erba e sulle pietre della tanca; ad ovest il bosco taceva
sugli sfondi del cielo di lavagna chiara.
Zio Portolu arroventava una pietra per fare la giuncata. Elias e
zio Martinu ammazzavano un agnello grosso quanto una pecora: lo
scuoiarono, lo squartarono e gli estrassero i visceri fumanti.
Poco dopo il sorgere del sole giunsero Pietro e le donne. Venivano
lentamente, sopra un carro guidato da Pietro; nessuno mosse loro
incontro, ma Elias si sent battere violentemente il cuore.
Maddalena scese la prima, agile e svelta, si scosse le vesti,
aiut sua madre e zia Annedda a scendere.
Mentre Pietro scaricava il carro (zia Annedda aveva portato pane
fresco e vino in abbondanza), le donne s'avviarono verso la
capanna; Maddalena era pi fresca e graziosa che mai; la camicia
bianchissima, ricamata e inamidata, e la sottana di indiana scura
con l'orlo celeste davan risalto alle sue belle forme. Appena se
la vide vicina e fu sotto l'impero di quegli occhi ardenti, Elias
si sent perduto. Ma in quello smarrimento di piacere angoscioso
ebbe la forza di pensare:
"Bisogna che io non mi trovi solo con lei, altrimenti sono un uomo
perduto. Bisogna che mi confidi con qualcuno, perch mi segua
sempre e non mi lasci mai solo con lei, se il caso si presenta.
Ah, ho paura di me. Ma a chi dirlo? A mia madre, a mio padre? No,
non  possibile. A Mattia? Non capirebbe. Ah, zio Martinu!".
Respir. Zio Martinu intanto guardava solenne, dall'alto, la
fidanzata, mentre zio Portolu faceva le presentazioni, ridendo col
suo riso forzato e caustico.
"Eh, eh, cinghiale canuto, la vedi la sposa di Pietro? Si chiama
Maddalena, e sa filare e cucire, e nessuno mai ha detto nulla sul
conto suo. Guardala, la colomba bianca; non senti che emana
profumo di rose? E questa  Arrita Scada, la vecchia colomba, la
vedi, Martinu Monne?"
"La vedo."
"Buon giorno", disse zia Arrita, rivolgendosi con curiosit al
vecchio. "Voi siete d'Orune, non  vero? State nella tanca del
tale?"
"Sono d'Orune, sto nella tanca del tale."
"Parlerete poi!", grid zio Portolu. "Ora andiamo a bere la
giuncata, a mangiare il latte cagliato. Andiamo, andiamo, presto!"
"Il sole  appena sorto; non  ora di bere giuncata", disse
Maddalena ridendo.
"Figlia mia", sentenzi zia Arrita, "bisogna mangiare e bere
quando ci si invita, sia il sole alto o sia il sole basso."
"Eh, eh, Martinu Monne, la senti la vecchia colomba? Ti ho ben
detto ch'era savia come l'acqua!"
Entrarono nella capanna dove c'era Mattia col capretto da un lato
e il gatto dall'altra; poi sopraggiunse Pietro e il quadro fu
completo. Le donne sedettero su sgabelli di sughero, Elias,
silenzioso ma non triste, distribu i corcarjos (10) d'unghia di
pecora, e zio Portolu stur i malunes (11) pieni di giuncata e di
latte. Zio Martinu dominava la scena, e guardava ostinatamente
Maddalena. Mangiarono e bevettero in abbondanza; la giuncata era
squisita, e zio Portolu si sarebbe offeso se gl'invitati non
avessero dato fondo ai malunes.
Subito dopo colazione si cominci la tosatura; le pecore venivano
prese, legate, stese sull'erba, senza che esse opponessero la
minima resistenza; e Mattia ed Elias le tosavano destramente con
grosse forbici a molla. La lana intricata e sporca si ammucchiava
qua e l per terra, e le pecore, liberate dal laccio, tornavano al
pascolo rimpicciolite, tranquille.
Le donne, al solito, preparavano il pranzo, riservando a zio
Portolu la cottura dell'agnello: Maddalena per seguiva
ostinatamente Elias, come attirata da un magico filo, e ogni volta
che egli sollevava gli occhi incontrava quelli di lei, che pareva
volessero affascinarlo. D'un tratto si trovarono soli: Pietro era
andato nella capanna, Mattia rincorreva una pecora pi resta
delle altre e zio Martinu s'allontan per aiutarlo.
Elias ebbe un attimo di smarrimento, di paura, di piacere
indicibile, nel trovarsi solo con Maddalena; soli, fra l'erba e
gli alti cardi fioriti. Il cuore gli batt forte e una vertigine
di desiderio gli turbin per tutto l'essere, quando i suoi occhi
incontrarono quelli appassionati e supplichevoli di Maddalena.
"Salvami! Salvaci!", gli diceva quello sguardo. "Tu mi ami, io ti
amo, son venuta per chiederti di salvarmi e di salvarci. Elias,
Elias!"
Ma egli credeva di perdersi e di perderla, se continuava solo a
guardarla: fece violenza a se stesso; guard lontano. La pecora
correva tra l'erba, inseguita da zio Martinu e da Mattia che
cercavano di spingerla verso una macchia.
"Che stupidi!". disse Elias. "Se fossi andato io, a quest'ora
sarebbe tosata."
E si slanci lontano, lasciando Maddalena sola, nel sole, tra
l'erba e gli alti cardi fioriti; sola, con le palpebre di Madonna
abbassate con rassegnato dolore.
"Zio Martinu", disse Elias al vecchio, mentre Mattia li precedeva
tirandosi appresso la pecora riluttante, "fatemi un piacere, zio
Martinu mio, non lasciatemi solo un momento con quella ragazza."
Egli parlava piano, un po' ansioso, un po' vergognoso, ad occhi
bassi. Zio Martinu lo guard dall'alto, lungamente, intensamente:
intese, non rispose parola.
"Vi dir... stasera... Non pensate male, zio Martinu mio", disse
Elias sollevando gli occhi. "Mi fido di voi pi di mio padre."
Zio Martinu non rispose, non si commosse, non sorrise; solo gli
batt una mano sulla spalla, e per tutto il giorno lo segu passo
passo come un'ombra.
Il pranzo fu oltre ogni dire lieto e chiassoso. Portolu annunzi a
zio Martinu che Maddalena e Prededdu si sarebbero sposati tra
poco, dopo la raccolta del frumento; ma il vecchio non parve gran
fatto rallegrarsi di questa notizia.
Le donne e Pietro partirono verso il tramonto; Maddalena sembrava
allegra, rideva, scherzava, si rivolgeva a Pietro con continui
sorrisi e non badava pi ad Elias. Ma Elias, spinto anche un po'
dal suo amor proprio, non s'illudeva su quella falsa allegria.
"Ella mi creder uno stupido", pensava. "Ebbene, tanto meglio; ma
se sapesse... se sapesse..."
A momenti gli sembrava che il cuore gli si schiantasse, e aveva un
pazzo desiderio di singhiozzare forte, di gridare, di portarsi i
pugni alla fronte. Intanto il carro s'allontanava, e le macchie
sanguinanti dei corsetti delle donne, e la figura bianca e nera di
Pietro sparivano laggi, nel verde sfondo della tanca, nelle rosee
lontananze del tramonto. Addio, addio. Egli non l'avrebbe riveduta
pi cos, libera e innamorata, nella solitudine della tanca,
palpitante d'amore accanto a lui, come in quella mattina di
primavera. Tutto era finito.
Il carro sparve lontano e tutto fu silenzio, tutto fu vuoto
intorno ad Elias. Ma volgendosi per ritornare alla capanna, egli
vide zio Martinu che l'aspettava.
"Io me ne vado", disse il vecchio. "Vuoi accompagnarmi, Elias?"
"Andiamo."
Andarono. Il sole era tramontato, e i boschi e le lontananze
tacevano sotto il cielo tutto roseo, d'un roseo denso quasi
violaceo; tutta la tanca, le macchie lucenti, l'erba immobile, le
roccie e l'acqua riflettevano quella calda luminosit di rosa
peonia: era una pace quasi religiosa, come di chiesa illuminata
dai ceri accesi. Zio Martinu ed Elias attraversarono silenziosi
tutta la tanca, ed andarono a sedersi sul muro, seri e gravi.
Elias si sentiva triste; non sapeva come cominciare, e si guardava
ostinatamente le mani; zio Martinu cap in quale stato d'animo si
trovava il suo giovane amico, e cerc di trarlo d'imbarazzo.
"Elias Portolu", disse gravemente, "io so quello che vuoi dirmi.
Maddalena  innamorata di te."
"Zitto!", disse l'altro con spavento, mettendogli la mano sul
braccio. "Ogni piccola macchia porta piccole orecchie!" (12),
aggiunse tosto, per scusare il suo turbamento.
"S", rispose con voce grave il "padre della selva", "ogni piccola
macchia, ogni albero, ogni pietra porta orecchie. E che per ci?
Ci che io ho detto e che dir lo pu ascoltare chiunque,
cominciando da Dio che  lass, e terminando nel pi misero servo.
Maria Maddalena ti ama, tu l'ami; unitevi in Dio, perch egli vi
ha creato l'uno per l'altra."
Elias lo guardava trasognato; ricordava il colloquio avuto con
prete Porcheddu, i consigli, gli avvertimenti avuti in quella
indimenticabile notte di San Francesco. A chi dare ascolto?
"Ma  la sposa di mio fratello, zio Martinu!"
"E se  la sposa di tuo fratello? Lo ama forse? No. Dunque non 
sua e non sar mai sua secondo le leggi del Signore. Il matrimonio
d'amore  il matrimonio di Dio, quello di convenienza  il
matrimonio del diavolo. Salvati, Elias Portolu, e salva la
colomba, come la chiama tuo padre. Maria Maddalena accett Pietro
perch glielo imposero, perch egli aveva grano, perch aveva
orzo, fave, casa, buoi, terre. Il diavolo operava. Ma Dio aveva
destinato altrimenti. Egli ti fece tornare, ti fece incontrare con
la ragazza: vi siete visti, vi siete amati, pur sapendo che
secondo i pregiudizi degli uomini non potevate neppure guardarvi.
Non senti tu in questo una forza superiore all'uomo, che gli
addita la sua via? Non  la mano di Dio? Pensaci bene. Elias
Portolu; ci pensi, pensato ci hai?"
" vero. Ma Pietro  mio fratello."
"Siamo tutti fratelli, Elias Portolu. Pietro non  uno stupido,
egli capisce la ragione. Va, digli: "Fratello mio, io amo la tua
sposa e lei mi ama; che pensi di fare? Vuoi rendere infelice
fratello tuo e quell'altra creatura innocente?"."
Elias sent freddo al solo pensiero di parlar cos a suo fratello,
e scosse la testa con dolore e con terrore.
"Mai! Mai! Pietro mi ammazzerebbe, zio Martinu!"
"A mio avviso, tu hai paura."
"S, perch nascondervelo? Ho paura, ma non della morte.  che
anche Maddalena sarebbe perduta, e anche Pietro e tutta la mia
famiglia. Ma non  solo questa spina che io ho nel cuore, zio
Martinu.  che io amo mio fratello e non voglio, anche ammesso che
egli si rassegni, che sia infelice."
"Pietro potrebbe rassegnarsi pi facilmente di te;  un carattere
diverso dal tuo. Io capisco i tuoi buoni sentimenti, Elias
Portolu, ma non li approvo. Pensa alle conseguenze; ci hai pensato
mai? Maddalena ti ama perdutamente, io gliel'ho letto negli occhi.
Se tu taci, ella sposer Pietro, verr a stare a casa tua, e
finirete col perdervi, poich la natura umana  fragile. Lo senti,
Elias Portolu? Pensato ci hai? La tentazione si vince oggi, si
vince domani, ma posdomani finisce col vincere lei, perch noi non
siamo di pietra. Ci hai pensato, Elias Portolu?"
" vero,  vero!", disse Elias, con gli occhi pieni di terrore.
Tacquero un momento; intorno a loro il silenzio era intenso,
infinito; l'ombra calava sui boschi, il cielo di peonia
impallidiva in tenere sfumature di viola... E d'un tratto Elias
sent quella gran pace arcana penetrargli fino al cuore.
"Ma io", disse con voce mutata, "me n'andr di casa mia."
"Prenderai moglie? Bada che ci sar forse peggio."
"No, io non prender mai moglie."
"Cosa farai dunque?"
"Mi far prete. Voi non vi meravigliate, zio Martinu?"
"Io non mi meraviglio di nulla."
"Che cosa dunque mi consigliate? Nel sogno che vi raccontai, fatto
la prima sera del mio ritorno, voi mi consigliavate di farmi
prete."
"Una cosa  il sogno, un'altra  la realt, Elias Portolu. Io non
ti sconsiglio se tu hai la vocazione, ma ti dico che neppure ci
ti salver. Uomini siamo, Elias, uomini fragili come canne;
pensaci bene."
"Cosa dunque mi consigliate?"
"Il consiglio te l'ho gi dato. Va, ritorna in paese, parla con
tuo fratello."
"Mai... mai... con lui!"
"Ebbene, parla con tua madre. Santa donna , madre tua: porr il
balsamo su ogni ferita."
"Ebbene, s, andr!", disse Elias con improvviso slancio.
S'era deciso, e un lampo di gioia gli brill negli occhi. S'alz,
fece qualche passo; avrebbe voluto partir subito, liberarsi subito
da quell'incubo che lo schiacciava: gli pareva tutto facile, tutto
accomodato; e per qualche momento prov una felicit cos intensa
come mai in vita sua.
"Bene, non perder tempo", gli disse zio Martinu. "Va domani
stesso, parla, non aver scrupoli, n pregiudizi. Ti aspetto qui
domani a quest'ora; mi dirai cosa avrai fatto."
"Andr, verr, zio Martinu. Buona notte, e grazie, zio Martinu."
"Buona notte, Elias Portolu."
E ognuno and per la sua via.
L'indomani, alla stessa ora, i due uomini si ritrovarono nello
stesso posto, vicino al muro della tanca. Intorno era lo stesso
silenzio, puro, infinito; il tramonto accendeva le estreme cime
del bosco, una gazza cantava in lontananza; ma Elias era triste,
sfatto, col volto soffuso di stanchezza e di sofferenza come nei
primi giorni del suo ritorno.
"Zio Martinu mio", disse, "se sapeste come sono andate le cose! 
inutile, non posso, non posso parlare, n con mia madre, n con
nessuno. Ieri sera mi sentivo deciso, mi sembrava di aver un cuor
di leone, o per meglio dire una faccia tosta di cuoio. Ebbene, mi
corico, dormo, nel sogno mi pare di esser a casa, di parlare con
mia madre... Tutto mi sembrava facile. Mi sveglio, parto, arrivo a
casa: e mi sentivo sempre lieto, pieno di speranza e di coraggio.
Chiamo mia madre in disparte, e sento salirmi alle labbra le
parole che gi avevo preparate. Essa mi guarda, ed ecco,
improvvisamente, sento battermi forte il cuore, e un nodo mi
chiude la gola. Ah, no, zio Martinu mio,  impossibile, io non
posso parlare, anche volendolo. Potrei commettere un delitto, ma
rivelare quella cosa ai miei parenti, no. Non  possibile."
"Ritenta", prov a dire il vecchio. Ma Elias ebbe un gesto di
ripulsione, quasi di rivolta.
"Ah, no!", disse a voce alta. "Non mi tentate, zio Martinu mio; 
una cosa superiore alle mie forze: potrei andare mille volte,
senza mai riuscirvi."
" vero", disse il vecchio, e parve colpito da un ricordo. "Mi
rammento un fatto", aggiunse poco dopo. "Veramente era cosa pi
grave assai, ma l'uomo era anche assai pi forte di te,
coraggioso, spregiudicato, violento. Doveva commettere un delitto
(e ne aveva gi commessi altri); doveva ammazzare un uomo onesto.
Gli sembrava una cosa naturale, facilissima, ed in cuor suo era
pi che deciso. Arriva il giorno, l'ora designata: egli va in casa
dell'uomo onesto, lo trova a cena, pu ucciderlo senza alcun
pericolo. Ma l'uomo onesto lo guarda, e basta questo perch
l'altro non possa sollevare il braccio. E questo avviene due, tre,
dieci volte."
Mentre il vecchio parlava, Elias lo divorava con gli occhi,
dimenticando il suo affanno nell'ascoltare quella storia: ah, egli
la conosceva gi, quella storia, non solo, ma sapeva che l'uomo
violento era lo stesso zio Martinu. Tutti del resto la conoscevano
da anni, quella storia, e aggiungevano che l'uomo onesto, venuto
anche lui a conoscerla, chiam a s zio Martinu e gli diede da
lavorare, lo fece suo pastore e poi custode delle sue tancas.
D'allora in poi zio Martinu era diventato il braccio destro, il
servo pi fedele dell'uomo che voleva uccidere.
Ed Elias prov un senso di sollievo; in fondo egli si vergognava
della sua debolezza e delle sue indecisioni continue; ma se un
uomo di ferro come zio Martinu Monne nella sua fiera giovinezza
non era riuscito a vincer la potenza d'uno sguardo onesto, come
poteva lui, povero debole fanciullo, vincer l'orrore della
confessione ai suoi, ci che gli sembrava un delitto?
"Il fatto che ti ho raccontato", aggiunse il vecchio, "non ha,
certo, confronto con la tua storia; ma dimostra egualmente come al
disopra di noi ci sia una forza che noi non possiamo vincere.
Tuttavia se tu puoi, Elias Portolu, cerca di fare qualche cosa!"
"Io non posso far nulla, zio Martinu!", disse Elias scoraggiato.
"Tu forse desideri che mi intrometta io...", cominci il vecchio,
pensoso, dopo breve silenzio; ma Elias gli strinse il braccio e
protest fieramente:
"Mai, zio Martinu! Mai, mai! Ah, non mi fate il torto di credere
che io ci abbia neppur pensato. Non solo, zio Martinu, ma se voi
rivelate il mio segreto, io non vi guarder pi in viso".
"Tu hai ragione; non  conveniente. Vero!"
"Cosa dunque mi consigliate?"
"Io ti ho gi consigliato, Elias Portolu. Fa qualche cosa,
muoviti, sii previdente."
"Io prevedo, zio Martinu. Lascer compier gli eventi. Poi, se non
potr resistere, far quanto ieri sera vi dissi."
"E tu farai male", disse il vecchio alzandosi. "Tenta da ogni
lato, Elias, figlio mio; il fatto che ti raccontai  finito in
bene, per l'indecisione d'un uomo; ma il tuo potr finir male. Tu
sai scrivere; ebbene, scrivi, poich tuo fratello sa leggere.
Intendetevi, prevedete il futuro. Io non ti dico altro."
Una luce di speranza balen ancora agli occhi di Elias.
"S. Scriver."
Si separarono, senza darsi altro appuntamento, ed Elias s'avvi
alla capanna col cuore un po' sollevato. "S, s", ripeteva fra
s, "scriver a Pietro come fanno i signori; gli dir ogni cosa,
ed egli  ragionevole e ascolter: ho penna e carta; dar la
lettera a Mattia... no, la porter io stesso, la dar a mia madre
perch gliela consegni in proprie mani. S, va bene."
Per lunga ora della notte pens e ripens come scrivere la
lettera; sapeva gi come cominciarla e come finirla; il resto era
facile. Anche il mattino seguente si svegli ostinatamente fermo
nel suo proposito; appena pot si rec nel suo posto favorito,
dove aveva nascosti i suoi libri e la penna e un tubolo di canna
pieno d'inchiostro, e prepar ogni cosa. Sedette accanto ad una
pietra elevata, cerc la miglior posizione e la posizione era
ottima per poter scrivere comodamente poi stette un po'
pensieroso.
Il ruscello l accanto mormorava fra i giunchi; una brezza
piacevole serpeggiava fra i sambuchi e le alte erbe destandovi
lunghi fruscii. Vaghi rumori, sfumati, vicini, lontani, animavano
la tanca, sotto la cerula luminosit del puro mattino.
Elias pensava, con le mani non pi bianche ferme sul foglio di
carta ordinaria steso sulla pietra. D'improvviso sollev il capo,
e stette come ad ascoltare una voce lontana; poi prese il foglio,
la penna, il tubolo, rimise tutto nel nascondiglio, e ritorn
verso la capanna. Non poteva vincer la forza superiore di cui gli
aveva parlato zio Martinu.


V.

Venne l'estate. Tutta la tanca divent d'un bel giallo pallido,
tranne nelle macchie e lungo la riva del ruscello dove la
vegetazione prese un rigoglio tropicale. Che profonde dolcezze di
sfondi c'erano adesso laggi, nei mattini splendenti, nei
crepuscoli d'oro-roseo, nelle notti brillanti di stelle,
purissime, quando la luna nuova calava misteriosamente sui boschi
taciti!
Elias si struggeva d'amore e di tristezza, ma non faceva un
proposito, non un passo che arrestasse gli avvenimenti. Intanto il
tempo passava; Pietro aveva avuto una magnifica raccolta, e le
nozze dovevano celebrarsi tra pochi giorni. Elias non aveva pi
riveduto zio Martinu, e non cercava di rivederlo; ne aveva quasi
paura, perch invece di conforto il vecchio, che pure passava per
un sapientone, gli aveva messo l'inferno nell'anima.
"E s'egli avesse ragione?", si chiedeva talvolta; ma tosto si
ribellava a questo pensiero, anche perch sentiva di non aver la
forza di agire, di muoversi, di rivelare il suo segreto, e
sopratutto di attraversare la felicit di Pietro.
Ma il ricordo e il desiderio di Maddalena e il pensiero che fra
poco ella sarebbe inesorabilmente perduta per lui, lo struggevano.
Cercava di combattere contro il suo cuore e contro i suoi sensi,
di ridersi della sua passione, di essere forte come zio Portolu
voleva; che diavolo! ce ne son tante donne nel mondo; eppoi si pu
vivere anche senza di esse, anche senza amore; anzi un uomo
veramente uomo deve ridersi di queste cose!
Ma la battaglia era vana; e senza la figura di Maddalena tutto
l'orizzonte di Elias si vuotava e si oscurava. Intanto, come a San
Francesco egli aveva ardentemente desiderato la lontananza, la
solitudine, il silenzio della tanca, adesso anelava al giorno
delle nozze di Pietro. Cos almeno tutto sarebbe finito, per
sempre. Gli pareva che dopo guarirebbe, ritrovando pace e salute.
Perch si sentiva deperire anche fisicamente. L'ardore di quei
lunghi giorni luminosi e la frescura insidiosa delle chiare notti
odorose lo annientavano e gli davano la febbre.
Nella sua tristezza egli aveva posto odio agli uomini; anche suo
padre e Mattia lo disgustavano, e quindi li fuggiva, vagava tutto
il giorno attraverso la gialla e ardente solitudine della tanca, e
passava le notti all'aperto.
Se dormiva al meriggio, dopo aver letto e riletto i suoi libri
santi, si svegliava con la testa cerchiata da un grave dolore; e
poi di notte non poteva dormire. Allora restava a lungo nei suoi
nascondigli, accoccolato sulle pietre, guardando il tramonto della
luna sui boschi, o immerso in un'atonia dolorosa. Zio Portolu, la
vecchia volpe, vedeva benissimo lo stato d'animo e di corpo del
figliolo, senza riuscire a indovinarne la causa, e se ne accorava,
e sgridava acerbamente Elias nei pochi momenti che restavano
insieme.
"Perch ti nascondi?", gli urlava. "Che vita  questa? Se mediti
un delitto, cmpilo e sia finita; se sei innamorato, appiccati.
Uomo sei tu? Un fuscello sei, una statuetta di cacio di vacca! Non
vedi che non puoi stare in gambe, e che il tuo viso  verde come
una rana?"
"Sto male", diceva Elias, non per scusarsi, ma perch aveva una
folle paura che zio Portolu venisse ad indovinare il suo segreto.
"Se stai male, crati o muori; io non voglio vedere gente debole
attorno a me, voglio vedere dei leoni, voglio veder delle aquile,
e tu sei una lucertola."
"Lasciami in pace, babbo mio", supplicava Elias, allontanandosi
infastidito.
"Va al diavolo! Va al diavolo!", gli urlava dietro zio Portolu; ma
quando si trovava solo, il vecchio si rattristava, si sentiva
anche lui il cuore piccolo come quello d'un uccellino.
"Sta a vedere che Elias s'ammala. Ah, no. San Francesco mio,
pigliatevi me, ma lasciate vivi e forti i miei figliuoli! I miei
figliuolini!  miei colombi! Gli uccellini miei! Ah, che essi
siano felici, e che zio Portolu muoia pure disperato. Elias,
Elias, perch non ti curi? Che far io senza di te? Far venire
tua madre, ti far tornare con essa in paese; ed essa ti metter a
letto e ti far le medicine con le erbe, col sale, con le sante
medaglie, come essa le sa fare."
Intanto Elias errava qua e l, triste, disperato, irritato contro
se stesso e contro gli altri. Una notte zio Portolu, attraversando
la tanca, lo vide appollaiato su una roccia, in contemplazione
della luna.
"Che egli faccia delle magie? Che mediti un delitto? Che voglia
farsi frate?", si chiese il vecchio, fissando il figliuolo, con
gli occhi arrossati pi che mai dal calore di quelle abbaglianti
giornate. "San Francesco mio, Santu Franzischeddu meu, guaritemi
questo figliuolino."
Ritorn verso la capanna molto angosciato: ah, invero, lo strano
procedere di Elias gli avvelenava la gioia delle nozze di Pietro,
che dovevano celebrarsi la domenica seguente. Intanto Elias,
dall'alto della roccia, con gli occhi vitrei fissi e come
affascinati dal puro splendore della luna, restava immobile,
immerso in confuse visioni. Era lo stordimento, il ronzo, la vaga
vertigine provata la prima sera del ritorno nel cortiletto di casa
sua. Il vento leggero che stormiva nei boschi, lontano, gli
sembrava una voce confusa, ora dolce, ora paurosa. Che diceva? che
diceva il vento? Che mormorava la selva? Egli avrebbe voluto
sentir distinta quella voce, e si angosciava, s'inteneriva,
s'irritava, non riuscendovi. Gli pareva la voce di prete
Porcheddu, di Maddalena, di sua madre, di zio Martinu; ricordava
il sogno fatto la prima sera del ritorno e quello in riva
all'Isalle, e altri sogni, altre visioni lontane. E provava in
fondo all'anima un'angoscia confusa, per quella voce che non
poteva sentire, per quei sogni, per altre cose che non riusciva a
ricordare.
La luna gli batteva sul volto, sugli occhi, dandogli un
incantesimo di sogno. Intanto, sulla linea dei boschi, sui lontani
orizzonti, il cielo svaniva in uno splendore di perla: le greggie
pascolavano ancora, in lontananza, spandendo nella solitudine
notturna il melanconico tintinnio delle loro campanelle. Mai Elias
si era sentito triste come in quella notte. Gli accadeva anche un
cosa insolita; ricordava cio i giorni, i mesi, gli anni passati
in quel luogo; li ricordava con dolore umiliante, come non li
aveva mai ricordati; e confusamente pensava:
"Ah, se non avessi peccato n frequentato i mali compagni, non
sarei stato in quel luogo, avrei conosciuto Maddalena prima di
Pietro, e adesso non sarei cos infelice. Mi hanno domato,  vero,
ma mi hanno reso debole come una femminuccia. E dire che io
racconto sempre le memorie di quel luogo e me ne vanto!
Svergognato, Elias Portolu, svergognato!".
E gli pareva d'arrossire, e di nuovo i suoi pensieri si
confondevano: tornavano le visioni, le voci confuse, la figura di
prete Porcheddu, quella di Maddalena, quella di zio Martinu, ed
altre figure vedute in quel luogo. E l'angoscia confusa che gli
gravava sul cuore diventava ognor pi pesante, schiacciante come
un macigno. Finalmente gli parve di afferrare il ricordo e sentire
la voce: un brivido gli pass per le spalle, il suo viso divent
livido, i denti batterono.
"Fra tre giorni ella si sposa: tutto  finito!", grid fra s. "
questo che mi uccide, ed io non faccio nulla, non mi muovo, non
oso..."
Lo prese un impeto di disperazione, una follia di propositi
arditi.
"Io vado, io mi muovo. Non voglio morire: io l'amo, ed essa mi
ama, me lo disse laggi, in riva all'Isalle... no, mentre
tornavamo... infine me lo disse, ed io l'ho baciata, ed essa 
mia,  mia,  mia... Io vado... Ah, fratello mio, ammazzami se tu
vuoi, ma essa  mia. Ora scendo, corro, vado a Nuoro, accomodo le
cose. Si pu tutto accomodare: zio Martinu ha ragione; ma bisogna
che faccia presto."
Si mosse; tosto freddi brividi lo assalirono, salendogli dalla
punta dei piedi e serpeggiandogli per tutto il corpo; sedette di
nuovo in faccia alla luna, col viso cinereo, battendo i denti.
Ricordava anche il suo voto, la sera che aveva pianto come un
bimbo ai piedi di San Francesco; ma oramai quei propositi erano
lontani: gli pareva di esser vinto dalla passione e di non poter
pi resistere. Pensava:
"Allora mi sembrava che il giorno delle nozze non arriverebbe mai:
ora invece  vicino,  doman l'altro: bisogna che mi muova".
"Ma perch non posso muovermi?", chiese poi a se stesso, in un
momento di lucidit. "Cerco di muovermi e non posso: mi sento le
membra pesanti come pietre. E questi brividi? Ho la febbre, devo
ammalarmi."
"Ah", pens poi con terrore, "e se mi ammalo? Se non posso
muovermi? E se intanto... Ah, no, no, io vado, io vado."
S'alz pesantemente, scese dalla roccia e s'incammin barcollando,
attraverso le stoppie e il fieno scintillanti e odoranti alla
luna.
Si sentiva sempre il melanconico tintinnio delle greggie, la
lontana voce del vento nel bosco. Egli andava: avrebbe voluto
correre, ma non poteva, e ogni tanto si fermava, con un cupo
ronzo e acuti fischi dentro le orecchie.
D'un tratto si lasci cadere per terra, sotto un albero, tra i cui
rami vedeva la luna guardarlo con un occhio luminoso quasi
abbagliante. Quell'occhio di luna fu la sua ultima percezione;
dopo non sent che un acuto dolore al ciglio sinistro, e gli
sembr che gli avessero dato un colpo di scure; e il ronzo entro
le orecchie aumentava. Ma nel suo sogno malefico continuava a
camminare, dicendo le pi strane cose. Gli pareva di attraversare
un luogo pieno di roccie mostruose, di cespugli spinosi, di cardi
secchi, illuminato da una luce azzurrognola di luna.
Nel delirio ricordava perfettamente dove era diretto e che cosa
voleva; ma bench corresse, arrampicandosi sulle roccie, saltando
i cespugli, sudato, affaticato, angosciato, non riusciva ad
allontanarsi da quel luogo misterioso. E ne provava un'ira, un
dolore da non dirsi. Tutte le giunture gli dolevano, sentiva la
schiena rotta, i piedi, le mani, le tempia pulsanti, e tutta la
persona inondata di sudore; e andava, andava sempre, su per quelle
roccie che gli davano un senso di spavento, di raccapriccio, in
quel chiarore livido di luna invisibile che lo circondava d'una
luce strana, pi triste e spaventosa delle tenebre. Quanto tempo
dur quella sua lotta immane contro le roccie, i cespugli, i
cardi, quella sua ira indistinta, quel suo spasimo opprimente,
quella sua paura di invisibili mostri, di quella luce orrenda, non
seppe precisarlo mai. Altre visioni non meno mostruose, ma
confuse, incalzanti, che s'intrecciavano, si dissolvevano,
ritornavano, come nuvole spinte dal vento, lo avvolsero, lo
torturarono.
Giunse infine un momento nel quale l'anima, stanca e vinta,
affond in uno scuro abisso d'incoscienza, mentre il corpo
continuava a soffrire; poi come una triste luce di alba scese
nell'abisso, e crebbe e crebbe, e l'anima percep la sofferenza
del corpo, ma senza pi sogni, e il febbricitante riapr gli occhi
alla realt.
Si trov in casa sua, sul suo letto dalla rozza coperta di lana,
nell'umile cameretta bianca. Una luce melanconica di crepuscolo
scendeva dalla finestruola semichiusa: dal viottolo giungevano
liete grida di bimbi, e dal cortiletto, dalla cucina, dalle
stanzette attigue veniva un sommesso suono di voci. Doveva esserci
molta gente: che dicevano? che facevano? C'era Maddalena? E
Pietro? S'erano sposati?
Elias si sent gelare; ma oramai il delirio era passato, e anche
se Maddalena non ancora sposa gli fosse venuta davanti, egli non
le avrebbe detto nulla. Desider anzi che le nozze fossero
compiute; ma con questo desiderio lo assal una violenta
tristezza, e invoc la morte.
Ma invece della morte tornava la vita, tornavano le inquietudini.
Aveva parlato nel suo delirio? Che era accaduto? Come lo avevano
trovato? Come lo avevano trasportato? Maddalena lo aveva veduto?
Lo aveva compassionato, Maddalena? A quest'idea della piet di
lei, si sent intenerire, desider ancora la morte.
In quel punto entr zia Annedda: vide tosto il miglioramento di
Elias e si chin sul guanciale sorridendo di gioia e di piet.
"Sapr?", si domand Elias abbassando le palpebre livide.
"Figlio mio! Come ti senti?", chiese la madre, posandogli una mano
sulla fronte.
"Cos."
 "Dio sia benedetto. Hai avuto una gran febbre, Elias. Quasi quasi
sospendevano gli sponsali..."
"Ella sa!", pens egli con dolore.
"Ma stamattina stavi gi un po' meglio. Tuo fratello s' sposato
alle dieci."
"Essi non sanno nulla!"
Ma questo pensiero non bast a sollevarlo dall'indicibile dolore
che le parole della madre gli davano. Perch in fondo egli sperava
ancora: che cosa sperava? Non lo sapeva neppur lui; sperava
l'ignoto, l'impossibile, ma sperava.
Ora tutto era finito. Chiuse gli occhi e non apr pi bocca, e non
sent oltre le parole della madre. Si sentiva tutto il corpo
indolenzito e pesante, immobile come una pietra, e gli pareva che
se anche avesse voluto muoversi non avrebbe potuto.
Tutto era finito.
Zia Annedda lo lasci ancora solo; nell'aprire ch'ella fece
l'uscio, dalla cucina e dal cortiletto giunsero ad Elias pi
distinte le voci degli invitati, e qualche sommessa risata. Egli
riapr gli occhi, guard le pareti ove moriva la melanconica
luminosit del crepuscolo, pens alla gioia degli altri, che non
si davano pena per lui, e sent pi grave il suo grave dolore, la
sua solitudine, la sua fine. E pianse silenziosamente, perdendosi
in un dolore pi oscuro della morte.
Intanto la notizia del suo miglioramento, portata in giro da zia
Annedda, tolse dall'anima della famiglia e dei pochi invitati
(tutti parenti degli sposi) l'ombra che il malore di Elias vi
gettava. Il pi lieto fu naturalmente zio Portolu.
"San Francesco sia lodato", disse, balzando in piedi. "Se il mio
figliuolo moriva io non gli sarei sopravvissuto. Andiamo a
vederlo, a tenergli compagnia, andiamo."
Per la tristezza egli non aveva neppure bevuto, e neppure aveva
rifatto le quattro treccioline dei suoi capelli; ma era pulito,
con gli scarponi unti di sego, il costume nuovo fiammante. Solo
Maddalena parve restar indifferente, con le larghe palpebre di
Madonna abbassate con rassegnazione: ella sedeva accanto allo
sposo, nel cortiletto, e parlava poco, guardandosi gli anelli e
spesso cambiandoli da un dito all'altro. Pietro era felice; aveva
il volto raso, gli occhi lucenti, le labbra rosse; e nella sua
veste da sposo, col candido colletto della camicia trapuntato e
con le punte rivoltate sul corpetto di velluto turchino, sembrava
quasi bello.
"Andiamo, andiamo", diceva zio Portolu, smanioso di rivedere
Elias. E appena aperto l'uscio della cameretta cominci a dir
barzellette, ridendo col suo riso forzato, senza accorgersi del
dolore mortale che paralizzava il figlio.
"Lo vedete su bellu mannu, (13) il fiorellino di casa nostra, che
voleva morire proprio il giorno in cui suo fratello si sposava?
Son cose da farsi queste? Eh, ma io ti ho veduto sulle pietre,
l'altra sera, e dissi fra me: "il colombo vuole ammalarsi". Poi
andiamo, lo troviamo l sotto quell'albero, come morto, e lo
dobbiamo portar qui sopra un carro. Se son cose da farsi! Ah, tu
hai il volto bianco come la cenere, Elias, eh, eh, vuoi da bere?
Eh, eh, il vino guarisce tutti i mali. Tuo fratello s' sposato,
lo sai? Ti alzerai, poi, e berremo alla salute degli sposi."
"Lascialo in pace", disse zia Annedda con voce sommessa,
tirandogli la falda del cappotto. Ed egli tacque, fissando con
tristezza gli occhi chiusi di Elias.
Gli sposi erano rimasti nel cortile, circondati dai parenti: in
verit la conversazione non era molto animata; si sentiva ancora
intorno una pesantezza, una noia, che il contegno timido e freddo
della sposa non riusciva certo a dissipare.
Qualche monello impertinente si affacciava al portone, gridando,
chiedendo dolci, lanciando pietre al muro. In cucina la madre
della sposa e un'altra parente preparavano la cena: zia Annedda
andava e veniva, dal cortile alla cucina, dalla cucina alla camera
di Elias, in punta di piedi, bianca e calma in viso. Che Elias
doveva migliorare ella lo sapeva: credendo ch'egli avesse "preso
qualche spavento" gli aveva preparato e fatto bere un'acqua
speciale, poi gli aveva appeso al collo una medaglia santa, aveva
acceso la lampada a San Francesco, e infine aveva pronunziato le
parole verdi, scongiuro per sapere se il malato doveva vivere o
morire. Le parole verdi avevan risposto ch'egli doveva vivere; San
Francesco sia lodato e Dio sia benedetto in tutte le sue sante
volont.
A poco a poco la gente se ne and; rimasero solo due fratelli e la
madre della sposa, e una vicina amica di zia Annedda. La cena fu
pi melanconica del pranzo; si sentiva Elias gemere di tanto in
tanto, e un velo di tristezza gravava su tutti.
"Sembra d'assistere ad una cena funebre", disse zio Portolu,
sforzandosi a ridere, ma si sentiva triste e gli pareva di
malaugurio per gli sposi la melanconia che aveva velato quel
giorno di nozze. Quando si assicur che niente mancava nella
mensa, zia Annedda entr da Elias portandogli una scodella di
brodo.
"Sollevati un po' e bevi, figlio mio", disse amorevolmente,
raffreddando il brodo col cucchiaio.
Ma Elias fece una smorfia di raccapriccio e allontan con la sua
la mano di sua madre.
"Elias, figlio mio, bevi, fa il savio: bevi, ch ti far bene."
"No, no, no...", ripeteva egli infantilmente lamentoso.
"Suvvia, fa il savio: se resti cos ti ammalerai davvero, e farai
peccato mortale, perch il Signore vuole che conserviamo la
salute."
Egli apr due grandi occhi pieni d'angoscia e di sofferenza
fisica.
"Lasciatemi in pace, lasciatemi morire in pace", disse.
Zia Annedda usc e rientr seguita da Maddalena: appena vide la
sposa, Elias cominci a tremare visibilmente, e non ebbe n il
desiderio n la forza di nascondere il suo turbamento. Solo cerc
di mormorare un augurio: "Buona fortuna...", ma le parole gli
morirono in gola.
"Elias, perch fai cos? Perch non prendi qualche cosa?", disse
Maddalena, fredda e ferma. "Non sei pi un ragazzino. Perch
addolori tua madre? Su, fa il savio, come dice lei."
Egli si sollev immediatamente, prese la scodella e bevette,
ansando e tremando tutto come una foglia. Dopo gli fecero bere del
vino, ed egli cadde tosto in un sopore leggero gradevole che in
breve si cambi in sonno tranquillo.
Ma a notte alta si svegli, e appena sveglio, nonostante il
benessere fisico che il sonno gli aveva procurato, sent un impeto
d'angoscia indicibile, una disperazione profonda. Maddalena era
l, sotto lo stesso tetto, e Pietro era felice.
Elias sent che per lui, se era finita la gioia della vita,
cominciava lo spasimo della lotta contro la gelosia, il peccato,
il dolore. Intorno e dentro di lui incombeva una terribile
oscurit: ed egli sent ancora un bisogno pazzo di alzarsi,
muoversi, camminare, andare lontano. Era il suo destino.
"Io vado", pens, "bisogna che vada, che mi muova, che me ne vada
lontano, che non ritorni pi qui: altrimenti sono un uomo perduto.
Ahi, ahi..."
Si volse contorcendosi; strinse i pugni e batt la fronte sul
guanciale, morsicandosi le labbra per soffocare i singulti e i
gemiti, col desiderio rabbioso di strapparsi il cuore, prenderlo
dentro il pugno e sbatterlo al muro.


VI.

S'avanzava l'autunno, portando una dolce melanconia nella tanca.
Nei giorni vaporosi il paesaggio pareva pi vasto, con misteriosi
confini oltre il velato limite dell'orizzonte; e una solitudine
pi intensa gravava sulle tanche; gli alberi, le pietre, i
cespugli assumevano qualche cosa di grave come se anch'essi
sentissero la tristezza autunnale. Grandi corvi lenti e
melanconici solcavano il cielo pallido; l'erba di autunno
rinasceva sulle stoppie annerite dalle abbondanti piogge cadute
ultimamente.
In uno di questi giorni velati, ancora tiepidi ma tristi, Elias si
trovava solo seduto sul limitare della capanna. Leggeva uno dei
soliti libriccini di preghiere e di meditazioni. La greggia
pascolava in lontananza; qualche grazioso agnellino d'autunno,
bianco come la neve, belava con lamenti di bimbo viziato.
Elias leggeva e aspettava zio Martinu Monne, che aveva mandato a
chiamare per chiedergli un consiglio.
"Questa volta", pensava, "questa volta voglio seguire il consiglio
del vecchio: egli ha esperienza della vita, e forse avrei fatto
bene a seguire sin dal principio i suoi consigli. Basta", aggiunse
poi fra s, sospirando. "Ora tutto  finito."
Finalmente la grande figura del vecchio apparve nello sfondo
vaporoso del sentieruolo, avanzandosi dritta e rigida verso la
capanna.
Elias balz in piedi, rimise il libriccino e and incontro a zio
Martinu. Sebbene sapesse la tanca deserta, ricordando sempre il
proverbio che ogni piccola macchia pu nascondere piccole
orecchie, e volendo parlare con sicurezza, condusse il vecchio in
un luogo aperto, per gran tratto privo di macchie e di roccie.
Solo qualche pietra giaceva fra le stoppie, e su due pietre
appunto Elias e il vecchio sedettero.
Cominciarono col parlare di cose indifferenti; di ci che aveva
fatto zio Martinu in tutto il tempo che non s'era lasciato vedere,
delle pecore, degli agnelli, d'un toro che era stato rubato in una
tanca vicina. Ma d'un tratto il vecchio fiss Elias in volto e
cambi accento.
"Perch m'hai fatto chiamare, Elias Portolu? Cosa c' di nuovo?"
Elias vibr tutto, arross e si guard intorno: non vide nessuno;
il bosco, le roccie e le macchie tacevano negli sfondi vaporosi,
sotto il torpore del cielo velato.
"Voglio chiedervi un consiglio, zio Martinu..."
"Altre volte mi hai chiesto consiglio e non l'hai seguto."
"Adesso  diverso, zio Martinu. E forse avrei fatto bene a
seguirlo allora il vostro consiglio: basta, ora tutto  finito. Io
desidero farmi prete, zio Martinu. Cosa mi dite voi?"
Il vecchio guard in lontananza, pensieroso.
"Tu sei ancora innamorato?"
"Pi che mai!", proruppe Elias: e a poco a poco la sua voce si
fece esile, lamentosa, quasi voce di pianto. "A volte mi sembra
d'impazzire. Essa  bella; ah, se vedeste come  bella, ora! Io mi
propongo sempre di non tornare a casa, di non vederla, di non
guardarla; ma il demonio mi spinge, zio Martinu mio; e anch'essa
mi guarda, ed io ho paura. Bisogna cercare un rimedio; altrimenti
accadr quello che voi avete detto."
"Perch non prendi moglie?"
"Ah, non me ne parlate!", disse Elias, atteggiando il viso a
raccapriccio. "La maltratterei, lo sento, forse diventerei
cattivo, e il demonio mi vincerebbe ancora di pi."
"Maria Maddalena dunque ti guarda?"
"Ah, non fate nomi, zio Martinu! S, ella mi guarda."
"Ma dunque non  una donna onesta?"
"Io credo che sia onesta, ma essa non ama suo marito, non lo ha
mai amato, e suo marito non la tratta bene: si  stancato presto,
zio Martinu; e poi egli si ubriaca spesso e allora diventa
cattivo. Si bisticciano spesso."
"Cos presto?"
"Eh, in queste cose si comincia presto. Ma appunto perch lei non
gli vuol bene, ho paura che Pietro finir col bastonarla. Egli non
vuole che esca di casa, che vada da sua madre, che chiacchieri con
le vicine."
" geloso?"
"No, non  geloso, non lo  mai stato, ma  collerico, beve
troppo, abusa del suo benestare."
"Ah, Elias, Elias! Cosa ti avevo detto io? Se tu avessi seguto il
mio consiglio!", esclam il vecchio; ma tosto scosse la testa e
aggiunse: "Del resto, chi sa? forse anche con te sarebbe stata la
stessa cosa".
"Ah no! Cosa dite voi?", disse Elias con fervore mentre un
doloroso sogno gli splendeva negli occhi. "Io avrei adorato i suoi
pensieri, i suoi desiderii..."
"Oh, lascia correre! Si dice cos, ma viene un giorno nel quale ci
si stanca di tutto, e specialmente della donna. Credi tu, Elias
Portolu, che questo tuo capriccio duri anch'esso a lungo? Verr un
tempo in cui ne riderai. Ella avr dei figli, si sciuper, non ti
guarder pi, diventer come tante altre paesane madri di
famiglia, sporca di vesti, vecchia, sciatta, brutta."
"Voi v'ingannate, zio Martinu. Questo  il guaio: ella non avr
mai dei figli, si conserver a lungo bella e fresca."
"Cosa ne sai tu, Elias Portolu?"
"Lo ha detto mia madre, che s'intende di queste cose. Nel malumore
di Pietro credo entri soprattutto ci. Ah, zio Martinu, non mi
tradite se vi confido tante cose, che non direi neppure al
confessore."
"Se tu credevi ch'io potessi tradirti, non dovevi chiamarmi! Ne ho
sentito altre che cos! Del resto", disse poi il vecchio, "non
importa che ella non abbia figli, si sciuper lo stesso."
"Non credetelo, zio Martinu!  una di quelle donne che con l'andar
degli anni, anche se non sono felici, diventano sempre pi belle.
In casa non c' lavoro; se il marito la tratta male, gli altri,
specialmente mia madre, l'adorano; ella star bene materialmente,
sar sempre bella. Del resto io non l'amo per la sua bellezza! La
amo perch...  lei!..."
"Invecchier. Invecchierete!"
"Ah, da qui ad allora c' del tempo! Che dite mai voi! voi che
siete un sapientone? Non sapete dunque cosa  la giovent?
Finiremo col cadere in peccato mortale, e allora?"
"Ma credi tu, Elias Portolu, che facendoti prete tutto finisca?
L'uomo, il giovane, non morr in te, potrai cadere lo stesso, e
allora non sar pi un peccato, ma un sacrilegio."
"Ah no! cosa dite mai?", disse Elias con orrore. "Allora sar
diversa cosa. Essa non mi guarder pi; eppoi io mi far mandare
in un villaggio."
"Bene, tutto questo va bene, figlio mio. Ma lasciate da parte
tutte le altre cose, dimmi, tu non sei pi un ragazzo: ti vorranno
poi? A farsi prete ci vuole tempo, ci vogliono studi, ci vuol
danaro; chi sa se tutto si potr superare, chi sa se tu intanto
potrai vincere la tentazione!"
"Una volta ch'io abbia annunziato il mio proposito, non temo pi:
ella non mi guarder pi, io mi vincer. Non sono pi un ragazzo,
 vero, ma non ho poi trent'anni come quel pastore che vendette la
sua greggia e che si fece prete in meno di tre anni."
"Tutto questo va bene; io per dico un'altra cosa: che i preti che
si fanno tali per dispiaceri, e specialmente per dispiaceri
amorosi, non mi piacciono punto. Bisogna cominciar da ragazzi,
bisogna farsi per vocazione."
"La vocazione ce l'ho e ce l'avevo. Mi  venuta da ragazzo e poi
mi  ritornata quando ero in quel luogo. E non pensate, zio
Martinu, che se mi faccio prete, ci sia per poltroneria, per
guadagnare, per viver bene, come tanti altri.  perch credo in
Dio e voglio vincer le tentazioni del mondo."
"Non basta, Elias Portolu. L'uomo che si fa sacerdote non deve
respingere solo il male, ma fare il bene. Deve vivere tutto per
gli altri, deve, in una parola, farsi prete per gli altri e non
per s. Mentre tu ti fai prete per te solo, per salvar l'anima
tua, non quella degli altri. Pensaci bene, Elias Portolu: ragione
ho, s o no?"
Elias si fece pensieroso: sentiva che il vecchio sapiente aveva
ragione, s, ma non voleva, non poteva darsi per vinto.
"Infine", disse, "voi mi sconsigliate, zio Martinu? Ma pensate
anche voi se fate bene o male: interrogate la vostra coscienza."
Zio Martinu, che non si scomponeva mai, parve colpito dall'ultima
osservazione di Elias: gli occhi acuti guardarono lontano, verso
l'orizzonte vaporoso, mentre la rude anima assorta sentiva voci
arcane vibrare in quel gran silenzio di deserto.
"La mia coscienza mi direbbe di salire in collera contro di te,
Elias Portolu", disse dopo un momento di silenzio. "Come dice tuo
padre, tu non sei un uomo, sei un fuscello, una canna che si piega
al primo urto di vento. Ecco che perch sei innamorato di una
donna che non puoi possedere, che non hai voluto possedere, ecco
che vuoi diventare un cattivo sacerdote, mentre potresti essere un
uomo abile al bene. Aquile, bisogna essere, non tordi, Elias: ha
ragione padre tuo!"
E mentre Elias restava oppresso sotto queste rudi osservazioni, il
vecchio prosegu:
"Sai tu che cosa sia il dolore, Elias Portolu? Ah tu credi di aver
bevuto tutto il fiele della vita perch sei stato in carcere e
perch ti sei innamorato della sposa di tuo fratello? Che cosa 
ci?  nulla: un uomo deve sputare su queste piccole cose. Il
dolore  ben altro, Elias,  ben altro. Hai tu provato l'angoscia
di dover commettere un delitto? E poi il rimorso? E la miseria,
sai tu cosa sia la miseria? E l'odio sai cosa sia? E veder il
nemico, il rivale trionfatore, impossessarsi del tuo e poi
perseguitarti? E sei stato tradito? dalla donna, dall'amico, dal
parente? E hai accarezzato per anni ed anni un sogno, e poi te lo
sei veduto sparire davanti come una nuvola? Ed hai provato cosa
sia l'arrivare poi a non creder pi a nulla, a non sperare pi in
nulla, a veder tutto vuoto intorno a te? Il non credere in Dio, o
il crederlo ingiusto e odiarlo perch ti ha aperto tutte le vie e
poi te le ha chiuse tutte ad una ad una, lo sai che cosa voglia
dire, Elias Portolu, lo sai tu?".
"Zio Martinu, voi mi fate spavento", mormor Elias.
"Vedi che uomo sei! Ti spaventi al solo sentir parlare del dolore
dell'uomo. Va, alzati e va, Elias Portolu, va! va! va! Sei
giovine, sei sano, va e guarda in faccia la vita: aquila, sii, non
tordo. Del resto il Signore  grande, e spesso ci riserba delle
gioie che noi neppure immaginiamo. L'uomo non deve mai disperare.
Chi sa se fra un anno tu non sii felice e non rida del tuo
passato? Va."
Come suggestionato, Elias si alz e si dispose ad allontanarsi: ma
il vecchio disse:
"Eh, solo mi lasci? Non mi conduci dunque alla capanna: giuncata e
latte non me ne di?"
"Andiamo, zio Martinu: sono stordito come una pecora matta."
Si avviarono silenziosi; nella capanna Elias diede al vecchio del
latte, del vino, pane ed uva, e parlarono ancora di cose
indifferenti. Prima di lasciarsi zio Martinu torn improvvisamente
sull'argomento:
"Del resto c' sempre tempo: quando avrai veramente saputo cosa
sia la vita, se vuoi ritirarti ritirati pure. Ma ricordati quello
che ti ho detto: meglio essere uomo del mondo abile al bene, che
uomo del Signore portato al male. Addio, abbiti cura".
Elias rimase triste, ma calmo; gli pareva anzi di sentirsi forte,
e di vergognarsi della sua passata debolezza.
"Il vecchio cinghiale ha ragione: bisogna esser uomini", pensava,
"bisogna essere aquile e non tordi. Voglio esser forte: buon
cristiano; s, ma forte." E per parecchi giorni si sent triste,
ma non disperato, e fece di tutto per levarsi di testa le idee
melanconiche.
L'autunno era straordinariamente mite e dolce nella tanca. Il
cielo s'era rasserenato, assumendo quella dolcezza tenera,
inesprimibile, del cielo dell'autunno sardo. Negli orizzonti
lontani, negli sfondi un po' lattiginosi, pareva ci fosse il mare;
in certe sere l'orizzonte diventava tutto d'un roseo latteo
madreperlaceo, con qualche nuvola d'un azzurro pallido che
sembrava una vela navigante. Sulle chiarit del cielo il bosco si
disegnava con una tinta cupa e umida: le foglie non cadevano che
dai cespugli, ma qualche quercia, smarrita nella vastit della
tanca, cominciava ad indorarsi. E l'erba tenera e fitta cresceva
ricoprendo le stoppie brune; qualche fiore selvatico, specialmente
vicino all'acqua, apriva i melanconici petali violetti.
E il sole spandeva tepori grati in ogni cantuccio, sulle macchie,
sui muri, sulle roccie; e in quella dolcezza di sole, sotto il
tenero cielo, con i suoi prati d'erba breve e fina, la tanca
sembrava sempre pi vasta, sconfinata, coi limiti perduti in riva
ai placidi mari dell'orizzonte.
La vita nell'ovile proseguiva calma e, in quella stagione, poco
faticosa.
Zio Portolu si assentava spesso e Mattia menava vita un po'
selvatica e taciturna. Amava molto la greggia, i cani, il cavallo,
Mattia: il gatto e il capretto, che diventava capro, gli andavano
sempre dietro, ed egli parlava con loro come con amici. Da qualche
tempo si trovava occupatissimo a fabbricare arnie di sughero,
volendo nella seguente primavera formarsi un alveare. Era di gusti
semplici e non aveva alcun vizio, ma era superstizioso e un po'
pauroso. Credeva ai morti e agli spiriti erranti; e nelle lunghe
notti della tanca, seguendo il gregge aveva pi volte impallidito
sembrandogli di veder guizzi misteriosi nell'aria, animali strani
che passavano di corsa senza destare alcun rumore, e nella voce
lontana del bosco, in quella immensa solitudine di macchie e di
roccie, sentiva spesso lamenti arcani, sospiri e susurri.
Elias invidiava un po' il carattere e la semplicit del fratello.
"Eccolo", pensava, "egli  sempre calmo come un bimbo di sette
anni. A che pensa? che desidera? Egli non ha mai sofferto e forse
non soffrir mai: egli non  un forte, ma  sempre pi forte di
me."
In quello scorcio d'autunno, per, dopo il colloquio con zio
Martinu, gli parve d'avere finalmente acquistata una certa
energia; se non altro riusciva a dominarsi ed a far buoni
propositi per l'avvenire. Ma un giorno, rientrando in paese, trov
burrasca fra Pietro e Maddalena. In quel tempo Pietro seminava il
frumento, la cui semente era stata serbata in un'arca sarda antica
di legno nero posta nella camera degli sposi. Ora a Pietro
sembrava che una certa quantit di questa semente fosse venuta
meno, ed aveva cominciato a mormorare contro la moglie.
"Cosa vuoi che ne abbia fatto?", diceva Maddalena, assai offesa.
"Focacce o dolci? Tu sai che in casa tua non ci sono segreti, e
c' qui tua madre che vede ogni mio gesto."
"Essa ha ragione, figlio mio", confermava zia Annedda. "Il
frumento non pu esser venuto meno: che potevamo farcene?"
"Voi lo sapete, donne! Voi fate e disfate, avete bisogni segreti,
sciocchezze, e per levarvi i capricci ricorrete alle provviste e
decimate il vostro e ingannate il povero marito, che lavora tutto
l'anno per voi."
Pietro parlava al plurale; ma Maddalena sapeva che ogni parola era
rivolta a lei.
"Parla con me", disse inviperita, "non cercar tua madre. Il
frumento era in camera nostra."
"E di l  mancato."
"Vuol dire che son stata io?"
"S", url Pietro.
"Immondezza!"
"Immondezza chi? Io? La vedete, la figlia di Arrita Scada!
Maledetta l'ora che ti ho presa!"
Questo ed altri vituperi. In quel punto rientr Elias, e zia
Annedda usc nel cortile per aiutarlo a scaricare le bisaccie dal
cavallo. Elias sent il diverbio e prov una stretta al cuore.
"Che cosa hanno?", domand a denti stretti. "Da che cosa se
l'hanno presa? Ah!", disse a voce alta, dopo aver ascoltato
qualche sommessa parola di sua madre, " un'infamia. Pietro sta
diventando matto? E la nostra casa sta diventando la casa dello
scandalo!  tempo di finirla!"
"Siamo anzi al principio!", disse Pietro, fattosi alla porta, con
occhi scintillanti d'ira. "E tu ficcati nei fatti tuoi, se non
vuoi prendere tu pure la tua parte."
"Uomo!", grid Elias, "da', attenzione a quello che dici."
"Da' attenzione tu. Io sono un uomo; ma tu sei un corno, e bada di
non immischiarti nei fatti miei."
"Finitela, figli miei, finitela. Cosa  questo? Questo non era mai
accaduto in casa mia!", disse zia Annedda, lamentosa e
pallidissima.
"Io sono il padrone", diceva Pietro con burbanza, "bisogna che lo
sentiate; il padrone sono io, e se c' gente che vuol comandare,
io sono pronto a schiacciarla come si fa con le cavallette."
Entrarono in cucina, e Maddalena, nel veder Elias, nel sentire le
parole di Pietro e di zia Annedda, si mise a piangere. Questo fin
di irritare Elias contro Pietro, e Pietro contro Maddalena.
"S, lagrimuccie voglio. Donne, donne! Buone azioni voglio,
altrimenti d'ora in avanti c' gente che far amicizia col
bastone."
"Prova un po', vigliacco!", grid Maddalena, ergendosi minacciosa.
"Miserabile, calunniatore, vigliacco..."
Pietro si fece rosso d'ira e le si slanci contro gridando:
"E ripeti, ripeti, se puoi...".
"Tu sei ubriaco..."
"Finiscila, figlio mio!", gridarono a una voce Elias e zia
Annedda, fermandolo.
E Maddalena singhiozzava e ripeteva:
"Calunniatore, vile, vile, vile...".
"Ora vi faccio vedere se sono ubriaco o se son vile!", url Pietro
divincolandosi; e le and sopra e le diede uno schiaffo.
Elias si fece livido; si sent tremare: per fortuna zia Annedda lo
ferm, e Pietro ebbe ancora la prudenza di andarsene, altrimenti
sarebbe accaduto un disastro.
"Questo  per cominciare", grid Pietro dal cortile, con voce
rabbiosa ma ironica. "Potevi sposartelo tu, fratello mio, quel
gioiello! Adesso vado e mi ubriaco e se quando ritorno c'
qualcuno che vuol sollevare neppure un dito, vedremo chi  il
leone e chi la lucertola."
E usc. Maddalena aveva cessato di piangere appena ricevuto lo
schiaffo; s'era fatta bianca come un cadavere e tremava tutta
d'ira e di dolore, ma aveva istantaneamente capito che se non
mutava metodo veniva a causare gravi disgrazie in famiglia.
"La colpa  mia", disse con voce tremante. "Scusatemi, ma non
accadr pi; giacch mi son presa la croce, sapr sopportarla.
Perdonatemi, perdonate lo scandalo, perdonate alla mia lingua.
Ah!", disse poi, mentre Elias pallido e silenzioso la divorava con
gli occhi e zia Annedda chiudeva il portone, "che non ne sappiano
nulla mia madre e i miei fratelli!"
"Essa  una santa!", pensava Elias. "Ah, egli non se la meritava;
egli  una bestia feroce!"
"Avresti dovuto sposartela tu!" Queste parole di Pietro gli
risuonavano nella mente, nel cuore, nel fremito di tutto il sangue
sconvolto.
"Che ho fatto io! che ho fatto io! Che errore irrimediabile! Ora
essi sono infelici, perch lei non lo ama, ed egli deve essere
irritato per questo, ed io... cosa sono io? Io sono pi infelice
di loro, ed io l'amo pi di prima, ed io..."
Sentiva un impetuoso desiderio di prendersi Maddalena fra le
braccia e di portarsela via. Era tempo, era tempo! Chi li
divideva? Che cosa li divideva?
Ma zia Annedda rientr, ed egli torn alla realt.
Durante il resto della sera ebbe per occasione di trovarsi solo
con Maddalena; ella lavorava silenziosa, seduta accanto alla porta
spalancata; gravi sospiri di tanto in tanto le salivano dal cuore,
ed aveva le palpebre violette, Elias usciva, tornava, non si
decideva a partire: un fascino fatale lo attirava verso quella
porta spalancata, lo costringeva ad aggirarsi intorno alla giovine
donna come una farfalla intorno alla fiamma. Egli credeva
Maddalena affannata forse pi di quanto ella lo era, e si
struggeva del dolore di lei pi che del suo. Rimpianti vani,
inutili rimorsi, ira contro Pietro, desideri fatali lo stordivano;
avrebbe dato la vita, in quei momenti di passione, per confortar
Maddalena, ma intanto non riusciva a dirle una parola, e si
irritava segretamente contro la sua timidezza.
"Non te ne vai?", gli chiedeva zia Annedda supplichevole. "Parti,
figlio mio, va, che  tempo. Va, che ti aspettano; va."
"Sempre andr!", egli rispose alfine, seccato.
"Ah, figlio mio, tu vuoi fare uno scandalo! Va, va. Tuo fratello
ritorner ubriaco; farete di nuovo scandalo. Ah, figliuoli miei,
voi siete senza timor di Dio, e la tentazione vi raggira!"
Maddalena sospir quasi gemendo, ed Elias fu colpito dalle parole
della madre. Era vero: il demonio lo tentava, ed egli aspettava
con acre desiderio il ritorno del fratello per insultarlo, per
fargli scontare il dolore e l'umiliazione di Maddalena. E non
bastava; egli guardava gi Maddalena con occhi diversi dal come
l'aveva fin allora guardata. Ebbe coscienza di tutto e prov un
impeto di terrore.
"Io sto per perdermi, per perderci!", pens. "A che  valso il mio
sacrifizio? Ho ceduto a mio fratello la sposa per non vederlo
infelice, e adesso sono io, io medesimo, che voglio renderlo
disgraziato. Ma  possibile che io sia capace di tanto? Io? Io?",
si interrogava poi con meraviglia. Gli sembrava di esser diventato
un ladro, e si stupiva e si spaventava del suo improvviso
mutamento. "Bisogna che me ne vada, e che non ritorni pi", pens
finalmente.
Si decise e part, con sollievo di sua madre, che aspettava quel
momento con trepidanza. Maddalena rimase al suo posto, e non
sollev neppure quelle sue larghe palpebre violacee di Madonna
addoloratissima; ma egli nel partire l'avvolse in uno sguardo
disperato, e s'avvi con la morte nel cuore.
Un dolore grave, tragico, lo prese da quel giorno: cominci a
disperare di se stesso e di tutto, e ad odiare i suoi simili. Fino
ad allora la sua disperazione e il suo bisogno di solitudine
avevano avuto qualche cosa di mite e di buono; ora diventavano
cattivi, acri, accompagnati come erano da un istintivo desiderio
di vendetta. Elias Portolu sentiva che la sorte, la malvagia
sfinge che tormenta gli uomini, era stata ingiusta con lui: egli
aveva cercato di fare il bene, sacrificando se stesso, e invece il
bene gli si era convertito in male. Perch? Quale fatalit aveva
il diritto di giuocarsi cos degli uomini? Nella immensa
solitudine della tanca, sotto il pallido cielo d'autunno, nel
misterioso dolore del paesaggio deserto, dei fumosi orizzonti,
l'anima del pastore si proponeva i terribili quesiti degli uomini
raffinati, ma non riusciva a darsi spiegazione. Gli restava solo
il dolore, e nel dolore non solo si smarriva la fede, ma
cominciava ad agitarsi il mostro della ribellione.
Pi d'una volta Elias, errando presso i confini della tanca, aveva
intraveduto zio Martinu, quel vecchio pagano, la cui rigida figura
dominava e nello stesso tempo formava una cosa stessa col forte
triste e fatale paesaggio: ma sempre lo aveva sfuggito irosamente.
" una vecchia bestia", pensava. "Che cosa  il dolore? Che cosa 
il dolore? Lui, il vecchio di pietra, si  riso di me, ma con
tutti i suoi delitti e le sue disgrazie e la sua sapienza non sa
ch'io soffro pi in un giorno che lui in tutta la sua vita. Che
non mi venga pi davanti con le sue prediche perch lo ammazzo con
la scure."
Eppure sentiva che il vecchio non gli aveva fatto del male; anzi,
se avesse seguto i suoi consigli!... Ma egli era irritato contro
tutti, e soprattutto contro se stesso, e sentiva un crudele
bisogno di far male a qualcuno, fosse pure ad un bambino, per
provarne non piacere, ma dolore.
Infatti frequentava l'ovile un ragazzino, figlio d'un pastore
vicino, gente molto povera. Era un po' scemo, ma buono, lacero,
cos magro e nero che sembrava una statuina di bronzo. Veniva
quasi ogni giorno alla capanna dei Portolu, e si trastullava
quieto col gatto, col porchetto, coi cani: Elias gli dava spesso
pane, frutta e latte, ed anche vino; ed il ragazzino gli si era
affezionato. Ma un giorno scont tutto. Elias si trovava solo
nella capanna ed era d'umore terribile perch la sera prima Mattia
aveva portato brutte notizie di casa: Pietro s'ubriacava ogni
volta che rientrava dal lavoro, e insultava e maltrattava
Maddalena. Il bimbo venne coi passettini silenziosi dei suoi
piedini scalzi, abbracci il cane, poi entr nella capanna.
"Cosa vuoi?", chiese Elias rudemente.
"Dammi latte!"
"Non ne abbiamo."
"Dammi latte, dammi latte, dammi latte", cominci a dire il
ragazzino, e non la finiva mai.
Elias prov un'irritazione fisica invincibile: prese il piccolo
per il braccio e lo cacci fuori, a calci, lontano, insultandolo
come un adulto e ingiungendogli di non ritornare pi. Il bambino
se ne and via quasi con dignit, senza dir parola; ma dopo
qualche momento Elias lo sent piangere in lontananza; un pianto
desolato, disperato, che vibrava tristemente nella solitudine; e
prov una volutt d'ira contro se stesso, un impeto violento di
mordersi i pugni fino a sangue. Quel pianto gli sembrava l'eco del
dolore suo stesso: una infinita disperazione lo avvolse.
"Io sono un animale, io sono perduto. Ma che gli altri sono
diversi da me? Siamo tutti malvagi: con la differenza che gli
altri non hanno scrupoli e godono, ed io soffro perch sono stato
uno sciocco, perch ho fatto del bene a chi non lo meritava."
Gli risorgevano anche, con insistenza, dal profondo dell'anima i
ricordi di quel luogo; e gli pareva che il dolore sofferto per la
condanna fosse stato nulla in paragone del dolore che provava ora.
Intanto, per, il ricordo del dolore passato aumentava il
presente; particolari dimenticati gli ritornavano in mente con
acredine; il ricordo delle umiliazioni, delle angherie, delle
persecuzioni degli aguzzini, com'egli chiamava le guardie del
penitenziario, lo faceva arrossire d'ira. Ah, se ne avesse avuto
in mano qualcuno, in quei momenti, nella tanca solitaria!...
"Lo farei a pezzi", pensava, digrignando i denti, "e poi mi
leccherei il sangue dal coltello."
Infine pareva che una bestia feroce s'agitasse entro quel giovine
pallido, dall'apparenza mite, che spesso si vedeva seduto sul
limitare della capanna, a gambe aperte, coi gomiti sulle
ginocchia, immerso nella lettura di libricciuoli sacri.
Intanto veniva il freddo, l'immensa tristezza dell'inverno nella
solitudine; e la costituzione malandata di Elias se ne risentiva
profondamente. I lunghi giorni di pioggia, di neve e di strapazzi,
- giacch  nell'inverno che il pastore sardo, il cui gregge e lui
stesso vivono senza riparo, lavora e soffre di pi - il disagio
della capanna sempre piena di fumo e di vento, la lotta contro gli
elementi, finirono con l'esaurire le forze fisiche e morali di
Elias.
In quel tempo, durante certe nevicate che facevano morire
assiderate le pecore, ritorn al giovine l'idea di farsi prete. Ma
come diversa da prima! Nell'aspra lotta contro gli elementi e
contro se stesso, si disperava pi che mai, sentiva un ribelle
desiderio di vita comoda, un bisogno di tregua, e vedeva il suo
unico scampo nel cambiare stato.
E intanto un malefico fascino lo attirava spesso in paese, nella
casetta tiepida ove Maddalena lavorava accanto al fuoco. Una pace
relativa regnava adesso fra gli sposi: Maddalena almeno era
diventata prudente, e qualche volta s'udiva solo la voce
avvinazzata di Pietro. Ma fosse ella felice o no, Elias non era
pi in grado di badarci. Il mal seme aveva germogliato: giorno per
giorno il vaso s'era colmato d'una goccia di pi e stava per
traboccare: Elias s'abbandonava segretamente e interamente alla
sua passione. Pensava:
"Non lo sapr mai nessuno, e tanto meno lei: ma vederla, ma
guardarla, chi me lo impedisce? Che male faccio? Non ho altra
gioia. E non ho diritto ad un po' di gioia?".
E la vedeva spesso, e la guardava, e istintivamente desiderava che
ella se ne accorgesse; ed ella se ne accorgeva sin troppo, e
incoscientemente corrispondeva ai suoi sguardi. E quando i loro
sguardi s'incontravano, un brivido, una sospensione di vita, una
vertigine di triste piacere li toglieva a se stessi.
Erano vicini a perdersi: mancava loro solo l'occasione. Sul finire
dell'inverno Elias fu preso da un vero delirio d'amore; non
ragionava pi; e fra le atroci sofferenze provava una triste
felicit nel sentirsi riamato da Maddalena. Tutto ci che prima
gli sembrava peccato e dolore ora gli pareva diritto, gioia; tutto
ci che prima gli destava orrore ora lo attirava vertiginosamente.
L'ultimo giorno di carnevale egli, Pietro, Maddalena e le altre
due giovani donne si mascherarono. Gli sposi eran di buon accordo,
anzi Pietro era allegro oltre ogni dire. Zia Annedda si oppose
debolmente al progetto di quella mascherata, ma non le badarono.
Col suo semplice buon senso la piccola vecchia disapprovava le
mascherate, i balli, i traviamenti carnevaleschi; e si fece
promettere da Maddalena di non ballare, almeno, specialmente con
altre maschere sconosciute, e specialmente i balli civili, quelli
che permettono alle coppie di stringersi e toccarsi.
Maddalena e le amiche vestivano da gatte, indossavano cio
gonnelle scure, una allacciata alla vita, l'altra al collo, e
avevano la testa imbacuccata con uno scialle; gli uomini erano
mascherati da turchi, con larghe sottane bianche strette ai
ginocchi, e corsetti femminili, di broccato a vivi colori, messi
all'inverso, allacciati dietro e con la parte del dorso sul petto.
Uscirono, un momento che la straducola era deserta, e scesero
nelle vie dove Nuoro assume aspetto di piccola citt: le donne
procedevano un po' timidamente, tentando di cambiar passo, paurose
d'esser riconosciute, soffocando sotto la maschera di cera le loro
risate di gioia puerili.
E gli uomini andavano rozzamente avanti, quasi ad aprir la strada
alle compagne: di tanto in tanto Pietro emetteva un grido
selvaggio, gutturale, allungando il collo come un galletto. Allora
Elias ricordava gli urli di gioia dei cavalieri diretti a San
Francesco in un puro mattino di maggio. Il cuore gli batteva; fin
dal primo momento egli, che sapeva un po' di balli civili per
averli imparati in quel luogo, aveva detto a se stesso:
"Baller con Maddalena".
Non importava il divieto di zia Annedda, la promessa di Maddalena:
egli era arso dal desiderio di ballare con lei, e sarebbe passato
su qualunque ostacolo per riuscire nel suo intento.
Una forza selvaggia e ribelle si agitava in lui: come un tempo
riusciva a dominarsi ed a voler il bene altrui, ora sentiva tutta
l'audacia del male, e voleva appagare i suoi peggiori istinti.
Sentiva il volto ardergli sotto la maschera, e il costume stretto
e fastidioso gli dava calore a tutte le membra. Inoltre la
giornata era tiepida, velata, e nella soavit dell'aria si sentiva
gi la promessa della primavera.
Le vie erano affollate; mascherate barocche e triviali andavano su
e gi, tra un nugolo rumoroso di monelli sporchi che urlavano
improperi e parole indecenti. Maschere sole, vestite a vivi
colori, passavano, seguite dallo sguardo indagatore e beffardo
degli operai e dei borghesi: passavano signore, bimbe, serve dai
corsetti sanguinanti: gruppi di paesani ubriachi si pigiavano in
certi tratti del Corso; e musiche melanconiche di chitarra e
fisarmonica salivano e vibravano in quell'aria tiepida e velata
che rendeva i suoni pi distinti come in un crepuscolo d'autunno.
Tanto bastava per stordire l'anima di Elias, avvezzo alle grandi
solitudini della tanca. Invano egli credeva di aver conosciuto il
mondo e di esser pronto ad ogni cosa perch aveva varcato il mare
e visto la triste moltitudine di quel luogo: ah, adesso bastava
quel piccolo carnevale nuorese, quella folla variopinta, quella
melanconica quadriglia pianta da una fisarmonica errante, perch
la sua anima si smarrisse in quel mondo non suo, e le cose gli
apparissero diverse. Gli pareva che tutta quella gente che
camminava parlava e rideva fosse felice, anzi ubriaca di felicit,
ed anche lui si abbandonava senza scrupolo alla follia dei suoi
desideri, ad un irresistibile bisogno di gioia e di piacere.
Adesso lui e Pietro camminavano tenendosi in mezzo le compagne,
proteggendole contro gli urti e le villanie dei monelli: Maddalena
procedeva in mezzo, ma ogni tanto si sporgeva in avanti e guardava
ora il marito, ora Elias, che corrispondeva sempre allo sguardo di
quegli occhi ardenti e obliqui sotto la maschera.
"Facciamo qualche cosa, fermiamoci; andare su e gi cos  una
stupidaggine", disse Elias alla sua compagna.
"Come volete", rispose questa; e comunic a Maddalena il desiderio
del giovine. Tutti si fermarono.
"Cosa dobbiamo fare?", domand Maddalena.
"Ballare. Ecco, l ballano, andiamo."
"Tuo fratello vuol ballare", disse Maddalena a Pietro.
"No."
"S", dissero le donne.
"Mia madre non vuole."
"Balliamo il ballo sardo."
E le tre donne balzarono avanti con gioia, correndo verso il punto
ove si ballava al suono della fisarmonica. Un circolo di gente,
paesani, monelli, operai, quasi tutte faccie pallide e brutte,
intente, insolenti, circondava alcune coppie di maschere che
ballavano urtandosi e ridendo.
Un uomo, vestito da donna, col viso rosso barbuto, con la maschera
rigettata all'indietro sul collo, suonava dandosi una grave
importanza, con gli occhi fissi sui tasti della fisarmonica. Era
una polka suonata con abbastanza maestria, ma triste, melanconica
come una musica d'organetto.
Le nostre maschere ruppero il circolo dei curiosi e penetrarono
nello spazio ove si ballava, mentre alcune coppie si fermavano
ansanti, stanche ma non sazie di piacere. Nessuno protest contro
i nuovi venuti; anzi subito un uomo vestito da frate, col volto
tinto di giallo, invit al ballo una delle nostre mascherine che
accett senza tanti complimenti. Elias si trov a fianco di
Maddalena; fremeva per il desiderio di ballare, ma ora, al giusto
momento, non osava per paura di Pietro.
"Suona il ballo sardo", grid questi al suonatore.
E il suonatore sollev gli occhi, fiss un momento la maschera
turca, ma non smise.
"Silenzio!", gridarono le coppie che passavano ballando davanti a
Pietro.
"Ebbene, silenzio!", diss'egli come a se stesso, tutto
mortificato.
"Ballate anche voi, su!", disse la mascherina che ballava col
frate, passando davanti alle compagne.
"Balliamo, s, balliamo; cosa facciamo cos?", supplic
leziosamente l'altra mascherina, rivolta a Pietro.
Egli la guard negli occhi, apr le braccia e disse:
"Bene, balliamo, altrimenti tu muori dalla voglia; ma bada che io
non so ballare, e se ti pester i piedi sar a conto tuo". La
prese fra le braccia e cominci a saltare e girare comicamente con
lei: per fortuna un mascherone, con un lungo cappotto d'orbace
stretto ai fianchi da una corda, venne a liberare la mascherina,
pregando Pietro di cedergliela. Allora egli indietreggi, si
ferm, e vide che Elias e Maddalena ballavano assieme.
"Eh, essi sanno ballare!", disse fra s, bonariamente. "Se li
vedesse zia Annedda, in verit mia che li bastonerebbe!"
Elias e Maddalena ballavano bene, composti: ma non badavano molto
al ballo, dopo essersi quasi senza avvedersene trovati l'una nelle
braccia dell'altro, storditi da un'ebbrezza senza nome. Elias si
sentiva battere quasi angosciosamente il cuore, e Maddalena vedeva
roteare vertiginosamente intorno a s quel circolo di visi
pallidi, brutti, insolenti.
"Io vorrei parlare, ma cosa devo dirle?", pensava Elias cingendole
con una stretta disperata il busto, sotto la gonnella scura che le
scendeva dal collo. Ma invano cercava con angoscia una parola, una
sola parola da dirle. Solo sentiva un impeto pazzo di sollevarla
fra le sue braccia, di rompere quel circolo di sciocchi curiosi,
di fuggir via, lontano, nella solitudine, urlando in un sol grido
tutto il suo dolore e la sua passione. Ma Pietro era l, fermo,
terribile come una sfinge sotto la sua maschera che rideva di un
riso grottesco, ed Elias, da qualche tempo, aveva una strana paura
di suo fratello.
Sapeva, Pietro? Indovinava? Possibile fosse cos stupido da non
leggere negli occhi del fratello la crudele passione che lo
divorava?
"E che m'importa?", pensava Elias, dopo essersi fatto con terrore
quelle domande. "Che egli veda e che mi ammazzi pure; mi far un
piacere."
E non sentiva alcun rancore verso Pietro; solo aveva paura, e
spesso anche una strana, puerile compassione del fratello.
"Egli  pi disgraziato di me perch ama sua moglie ed essa non lo
ama", pensava. "Pietro, fratello mio, che errore abbiamo
commesso!"
Mentre ballava, travolto dall'impeto dei suoi desideri folli,
ripensava confusamente tutti questi pensieri; e provava passione,
piet, paura, dolore e piacere nello stesso tempo. Il suono della
fisarmonica, i rumori della folla, quella fantasmagoria di visi e
di colori, il moto, la maschera, il contatto di Maddalena lo
stordivano e gli ardevano il sangue. Ci fu un momento in cui non
vide pi: si chin ansando e disse a Maddalena qualche cosa che
ella non intese, ma che le fece sollevare gli occhi verso quelli
di lui. Egli la guard a lungo, disperatamente; e da quel momento
non ebbe pi che un solo pensiero fisso, divorante.
Il ballo cess; il circolo dei curiosi si disfece, e le nostre
maschere ripresero ad errare per le vie, tra la folla. Poi la sera
cal, pallida e velata: e seguendo come in un sogno i compagni,
Elias si trov nel viottolo, davanti alla casetta silenziosa, in
faccia alla siepe immobile nel crepuscolo. Il gatto fermo sulla
finestruola, con gli occhi fissi lontano pareva immerso nella
contemplazione delle montagne grigie e violacee che chiudevano
l'orizzonte. Si vedeva il fuoco ardere nel focolare.
Zia Annedda aspettava seduta nel cortiletto, con le mani
intrecciate sotto il grembiale; pregava scongiurando la tentazione
che poteva travolgere i suoi figliuoli mascherati (per lei la
maschera era un simbolo del demonio); e all'irrompere della
compagnia trasal lievemente. Forse un maligno spirito interno le
sussurrava che la sua preghiera era vana; che il demonio vinceva,
che col rientrare dei suoi figliuoli mascherati, il peccato
mortale entrava nella casetta sin allora pura.
"Vi siete divertiti? Era tempo di tornare!", disse tutta
lamentosa.
"Abbiamo tardato", conferm Maddalena, ma senza rimpianto.
"Venite, venite, io muoio dal caldo."
E preced le compagne su per la scaletta esterna: intanto Elias si
toglieva la maschera, e Pietro, che se l'era gi tolta sin dal
primo entrare, correva alla brocca dell'acqua e sollevandola
beveva avidamente.
"Che sete hai!", disse zia Annedda,
"Sete e fame, mamma mia; datemi da mangiare, ch poi me ne vado al
seranu. (14)"
E and verso la tavola fissata al muro, su cui stava il canestro
col pane e con gli avanzi delle vivande. (Quel giorno i Portolu
avevano avuto un lauto desinare; fave bollite col lardo, e cattas,
specie di frittelle di pasta lievitata, con uova, latte e
acquavite.)
"Tu sei matto", disse zia Annedda. "San Francesco ti consoli, cosa
pensi di fare? Tu cenerai con noi, poi andrai a dormire: non son
notti da uscire, queste. Va e spogliati."
"Macch, macch, mamma mia! Il carnevale viene una sola volta
all'anno! Io andr al ballo, e ci verr anche il mio fratello
Elias. Eh, non  gi l'anno scorso che eravamo assieme!"
Elias, tutto roseo e bello nel suo travestimento femmineo,
s'oscur in viso. Le parole del fratello gli causavano dolore? O
si vergognava per l'impeto di gioia che gli destava il progetto di
Pietro, di voler passare fuori la notte?
"Tu t'inganni, se credi ch'io venga al ballo", disse; poi fece
forza a se stesso e aggiunse: "sarebbe meglio che non ci andassi
neppure tu".
"Lo senti, Pietro?"
"No, io ci vado. Ecco, ora io ceno, poi dopo vado. E ci verrai tu
pure, Elias; vedrai che divertimento. Vieni e cena."
"No, no, anzi vado a spogliarmi."
"Datemi del vino, mamma mia. Ah, se sapeste quanto ci siamo
divertiti! Abbiamo... no, non abbiamo ballato, non ci credete,
magari ve lo dicano!", esclam Pietro, mangiando grossi bocconi.
"Eh, bisogna godere la giovent: eppoi che male c'? eppoi io non
so ballare, ma mi diverto lo stesso. Eh, quelle donne, poi, come
si divertono. Oh, quel frate! E quel cappottone? Eh! eh!", diceva
ridendo come fra s.
"Ebbene, fa attenzione di non macchiare il corsetto, almeno, che
San Francesco ti consoli! Vuoi del formaggio? Ah, la tentazione vi
trasporta, ragazzi miei; ma poi viene la quaresima. Andrete voi
almeno a confessarvi?"
Elias trasal. Da qualche secondo egli stava fermo sulla porta,
indeciso, come intento ad una voce lontana.
"Se tu cenassi con Pietro, e dopo andassi fuori con lui?", gli
diceva questa voce. "Senti tua madre? Andrai tu a confessarti?"
Ma egli non poteva, non poteva dar retta a questa voce: ah, la
tentazione lo vinceva, lo stringeva; era mille volte pi forte di
lui. Inutile combatterla, perch essa aveva gi vinto, e da molto
tempo. Egli and e si spogli; poi sedette nel cortile, al posto
dove prima stava sua madre, e fu preso da un solo desiderio: come
Pietro se n'andasse; e da una sola paura: che Pietro restasse a
casa. Ma Pietro, poco dopo che le amiche di Maddalena se ne furono
andate, usc nel cortile e disse al fratello:
"Non vieni, dunque?".
"No."
"Sei uno stupido. Io vado e mi diverto: mi aprirai il portone?"
Elias non rispose: tutto ripiegato su se stesso, coi gomiti sulle
ginocchia e la testa fra le mani, fremeva internamente di dolore e
di piacere, e gi non osava pi guardare il fratello. E Pietro se
ne and.
"Vieni a cena", disse zia Annedda due volte, facendosi sulla
porta.
"Non ne ho voglia; mi sento male", rispose Elias; e rimase lunga
ora immobile, sempre cos, ripiegato e col capo fra le mani.
Dentro sentiva Maddalena chiacchierare allegramente, come non
l'aveva mai sentita, con voce mutata; raccontava a zia Annedda
tutti i particolari della mascherata, e rideva, e doveva aver gli
occhi lucenti, il viso acceso, l'anima ubriaca. Poi le due donne
si ritirarono, e tutto fu silenzio intorno ad Elias. Il fuoco
ardeva sempre nel focolare; una quiete paurosa era nell'aria, nel
cortiletto tranquillo, nella notte velata.
Egli si sollev; aveva la schiena rotta, il cuore pulsante; il
sangue gli passava a ondate sul dorso, sulla nuca, balzandogli
alla testa, ottenebrandogli i pensieri. In questo stato di
incoscienza sal senza far rumore la scaletta e batt un
lievissimo colpo all'uscio di Maddalena. Ella doveva vegliare
perch rispose subito:
"Chi ?".
"Apri", diss'egli con voce sommessa, "sono io; devo dirti una
cosa."
"Aspetta", ella rispose senza inquietarsi.
E poco dopo apr.
"Che vuoi? Ti senti molto male, Elias, cos'hai?" Dicendo cos lo
guard e impallid. Forse avea aperto innocentemente, ma, adesso,
vedendolo cos sbiancato in viso e con gli occhi da pazzo, intese
ogni cosa e si turb.
Egli entr e chiuse l'uscio: ed ella, che avrebbe potuto gridare e
salvarsi, tacque e non si mosse.


VII.

Pietro ritorn molto tardi, ubriaco fracido. Elias gli apr il
portone, poi si ritir, ma prima che fosse giorno egli era gi di
nuovo nel cortile, e albeggiava appena quando part per l'ovile.
Era un'alba triste, cinerea, ma non fredda: il cielo s'era coperto
d'una sola nuvola caliginosa, immobile, che pesava come una volta
di pietra grigia sui paesaggi morti. Elias cavalcava solo,
smarrito in quel silenzio di morte. Non s'udiva una voce, non si
moveva una fronda: anche i rigagnoli, lungo l'orlo dei sentieri,
passavano verdi, freddi, silenziosi. Elias aveva in volto il
colore di quel cielo lividognolo, e gli occhi cerchiati, verdi,
freddi e tristi come l'acqua dei rigagnoli.
Gli sembrava di destarsi appena da un sogno divino e mostruoso
nello stesso tempo; e un mostro di felicit e di angoscia gli
frugava il cuore. La felicit per, se felicit poteva dirsi, non
andava mai separata da un senso d'angoscia, mentre nei momenti, ed
erano i pi, nei quali il dolore del delitto commesso vinceva,
nulla valeva a raddolcirlo.
La parte buona e credente dell'anima di Elias si ridestava tutta
d'un tratto, in quell'alba quaresimale triste e minacciosa, e si
smarriva e si atterriva davanti alla realt del fatto compiuto.
"Non  vero,  stato un sogno", egli pensava, stringendo la
briglia con le dita aggranchite dal terrore.
"Un sogno. Oh che non ho sognato in riva all'Isalle, e nella
tanca, quante volte? Ma no, no, no! Che dici a te stesso, Elias
Portolu? Miserabile, sei pazzo, il pi vile, il pi abietto degli
uomini."
Ma mentre cos si rimproverava ricadeva nel ricordo, e tutte le
sue membra trasalivano di piacere e il viso si rischiarava; poi
ridiventava pi inquieto di prima, un'onda di vergogna e di
rimorso gli penetrava per ogni vena; e di nuovo il terrore e
impeti folli di percuotersi, di schiaffeggiarsi, di mordersi i
pugni lo assalivano come cani arrabbiati.
Allora ricominciavano gl'improperi.
"Un vile, un miserabile, un pazzo sei, Elias Portolu, avanzo di
galera, che cosa potevano aspettarsi da te tua madre, tuo padre, i
tuoi fratelli? Hai insucidato la tua casa stessa, hai tradito tuo
fratello, tua madre, te stesso. Caino, Giuda, vile, pezzente,
immondezza. Che cosa farai tu, adesso; che, cosa ti resta a fare e
non darti un colpo di scure?"
E ricadeva nel ricordo, e sentiva che ormai amava Maddalena fino
alla morte, e che alla prima occasione sarebbe ricaduto; ed a
questo pensiero gli si rizzavano i capelli per l'orrore. Cos fece
il viaggio. Oltrepassando il varco della tanca sollev lentamente
gli occhi e guard come trasognato il paesaggio che gli si
stendeva davanti, silenzioso e verde, di un triste verde
invernale: le roccie, la linea del bosco, grave ed immobile sul
cielo grigio, tutto gli parve mutato, tutto corrucciato contro di
lui.
"Che ho fatto io? Che ho fatto io? Come sopporter lo sguardo di
mio padre?"
Eppure lo sopport, non solo, ma dovette ascoltare i discorsi di
zio Portolu, che lo ferivano crudelmente.
"Ti sei divertito, agnello? Eh, ti si vede dal viso: tu hai il
viso in color del lievito; devi esserti mascherato, ed hai
ballato, ed hai vegliato e ti sei divertito; te lo leggo negli
occhi, figliuolino mio. E tuo padre era qui, a lavorare, a tender
l'orecchio contro i malfattori, mentre tu ti divertivi. Ma va; eh,
non credere che io sia invidioso;  il tuo tempo, e il mio 
passato, ed ora  la quaresima. E zia Annedda cosa fa? ah, essa mi
ha mandato le focaccie e le frittelle: ah, essa non dimentica il
vecchio pastore. E Madelenedda mia cosa fa? Si diverte? S,
lasciamola divertire, la piccola colomba; essa  una santa, come
zia Annedda; eh, le rassomiglia, pi che i suoi figliuoli."
"Ah, s'egli sapesse!", pensava Elias fremendo; ogni parola del
padre lo colpiva al cuore. Intanto gli pareva di non potersi
abbandonare ai suoi pensieri alla presenza di zio Portolu, e
appena pot and in cerca di solitudine e, senza confessarselo,
desider d'incontrare zio Martinu. Ma il vecchio non c'era.
Attraversando la tanca Elias incontr solo il fratello Mattia, che
errava tranquillo e taciturno, armato d'una lunga pertica. Nessun
altro. Sotto quel gran cielo morto, nell'immobilit d'ogni cosa,
le tanche sembravano ancor pi deserte e sconfinate.
Elias ripensava alla mascherata, ai rumori, ai colori della folla,
al ballo con Maddalena; e ogni pi piccolo ricordo lo faceva
tremare. Ah, tutti quelli ch'egli aveva veduto erano felici, e lui
solo era condannato ad errare nella solitudine, e la felicit si
cangiava per lui in tormento. Ricominci a ribellarsi; eppoi
giacch il primo passo era fatto, giacch l'anima sua era
inesorabilmente perduta, perch non continuare a godere?
"Sono un idiota", pensava. "Maddalena non pu pi vivere senza di
me, me lo ha detto, ed io le ho giurato che sar sempre suo.
Perch devo renderla infelice? Non faremo altro male sulla terra;
vivremo sempre come marito e moglie, e Pietro non soffrir mai
nulla per colpa nostra." E il suo viso si rischiarava al sogno di
tanta felicit; ma subito, improvvisamente, sentiva l'orrore del
suo sogno, e avrebbe voluto rotolarsi per terra, smuover le
roccie, urlare al cielo il suo peccato, sbatter la testa contro le
pietre, per dimenticare, per levarsi dalla mente i desideri e i
ricordi.
Al cader della sera fu vinto da una tristezza, da un languore
invincibile. Cominci a guardare l'orizzonte, verso Nuoro, col
desiderio di tornare, di veder Maddalena; vederla almeno da
lontano, e stringerle almeno la mano, o chinare almeno la testa
sul suo grembo e piangere come un bambino.
"Io vado, io vado", mormorava, come la notte in cui la febbre lo
aveva stramazzato sotto un albero.
"Io vado, io vado."
E vi fu un momento nel quale s'avvi; ma fatto il primo passo
s'accorse che lo spingeva, non il solo desiderio di veder da
lontano Maddalena, ma il peccato mortale, il demonio, il mostro
della ricaduta.
"Dove vai, Elias Portolu? Possibile che tu non sia un uomo?" E non
and; ma ebbe paura di se stesso e della sua debolezza; e gli
venne il pensiero di gettarsi ai piedi di suo padre, di
confessargli tutto e di implorare:
"Legatemi, padre, chiudetemi fra due roccie; non mi lasciate
partire, non mi lasciate solo, aiutatemi contro il demonio".
"Ahim, egli mi ammazza se gli dico questo!", pens poi; "e
avrebbe ragione di schiacciarmi col piede, come una rana."
Per alcuni giorni combatt cos; vintosi la prima sera gli fu meno
terribile vincersi gli altri giorni in seguito, e non fece ritorno
a Nuoro. Ma le forze lo abbandonavano, una tristezza mortale non
gli concedeva riposo n di giorno n di notte: e sentiva che
ritornando in paese e rivedendo Maddalena non avrebbe pi
resistito contro la tentazione.
Allora and nuovamente in cerca di zio Martinu, attravers la
tanca, salt il muro e s'inoltr nel bosco. Era una notte
limpidissima di luna; il vento passava sull'alto degli alberi,
suscitando un fremito sonoro e continuo; ma dentro il bosco, sotto
i soveri, non si muoveva una foglia. La luna passava tra i rami,
limpida, tranquilla; negli sfondi d'argento altri profili di
boschi si disegnavano neri come montagne. Pareva la selva dei
racconti delle fate.
Elias camminava; i suoi occhi acuti distinguevano gli
scoscendimenti del terreno, i tronchi nell'ombra, ogni piccola
macchia; da lontano vide che la capannuccia di zio Martinu era
illuminata, e improvvisamente, nella tristezza che lo sospingeva,
si sent sollevato.
Ah! finalmente poteva dire a qualcuno l'orribile segreto che gli
schiacciava il cuore, e chieder aiuto e consiglio; ma arrivato
alla capanna salut zio Martinu e ripiomb nella disperazione. Che
poteva fargli quel vecchio? Che dirgli? Il fatto era fatto, e
cascasse il mondo non c'era rimedio. E quello che doveva succedere
succederebbe lo stesso, qualunque fosse il consiglio del vecchio.
Ricord quante volte zio Martinu gli aveva dato buoni consigli;
egli se n'era sentito sempre sollevato, ma giammai aveva potuto
seguire quei consigli. Pensando a ci, si lasci cader seduto
presso il fuoco, con tal visibile espressione di dolore sul viso
che zio Martinu indovin subito ogni cosa.
"Dove eravate?", disse Elias. "Vi ho cercato tante volte."
"Perch mi hai cercato, Elias Portolu?"
"Da tanto tempo che non vi vedevo."
"E ora dove vai, cos di notte?"
"Vengo qui, zio Martinu."
"Sei stato in paese?"
"No, dopo l'ultimo giorno di carnevale."
"Mi hai cercato dopo?"
"S", disse Elias; poi sent che zio Martinu indovinava ogni cosa,
e arross.
"Tu sei sparuto", disse zio Martinu fissandolo in viso, "tu porti
in faccia il segno del peccato mortale. Perch cercarmi, se non
avevi pi bisogno di consiglio?"
Come altre volte Elias sollev gli occhi spalancati, spauriti e
smarriti, incontro agli occhi di cinghiale del vecchio, selvaggi
eppur dolci ad un tempo: e zio Martinu sent scuotersi quel suo
cuore di pietra. Gli parve che Elias Portolu, quel ragazzo bello e
debole come una donna, nell'ora della bufera si rifugiasse in lui
come l'agnellino sotto il sovero.
"Perch rimproverarlo?", pens; "egli soffre, si vede, egli
diventa rosso; batter su lui  come batter la scure contro una
canna." Tuttavia gli chiese con voce rude.
"Perch sei venuto, ora, Elias Portolu? Che cosa vuoi che ti dica?
Avessi tu seguto i miei primi consigli!"
"Parole! parole!", proruppe Elias, con vera disperazione. "Cosa ne
sappiamo noi se, seguendo io i vostri primi consigli, mio fratello
non mi avrebbe ammazzato? Eppure non l'avrei offeso come l'ho
offeso adesso; ed ora egli non mi torcer un capello. Cos vanno
le cose del mondo, zio Martinu! Ed  la sorte,  il demonio che ci
perseguita."
"Perch sei dunque venuto?"
"Ebbene, s", prosegu Elias, sempre pi disperato e irritato,
"s, sono venuto per chiedervi ancora consiglio, e sono certo che
il vostro consiglio sar buono; e sono venuto per chiedervi aiuto
e sono certo che voi, per impedirmi di tornare a Nuoro finch la
tentazione non avr cessato di tormentarmi, sarete capace di
legarmi, di nascondermi; ma cosa ne so io se potr seguire il
vostro consiglio, se mentre mi legherete non cercher di mordervi
le mani e di scappare e andare a fare quello che vuole il
demonio?"
"Il demonio! Il demonio!", disse il vecchio alzando le spalle con
disprezzo. "Tu ce l'hai col demonio! Sono stufo di sentirti
parlare cos. Chi  il demonio? Il demonio siamo noi."
"Voi non credete al demonio? E in Dio?"
"Io non credo a nulla, Elias Portolu! Ma quando ho chiesto un
consiglio l'ho seguto, e quando ho chiesto un aiuto ho baciato la
mano che me lo dava, non l'ho morsicata; che la vipera ti
morsichi, Elias Portolu!"
Elias sorrise tristemente.
"Era un modo di dire, zio Martinu."
"Bene: per modo di dire allora io ti dico che, giacch vieni a
chiedere consigli per non seguirli, ed a chiedermi di legarti per
poi mordermi la mano, era inutile che ti movessi, Elias Portolu.
Tu credi al demonio: ebbene, afferralo per le corna e legalo, ma
bada che non ti morda."
Il vecchio era beffardo, e pi che dalle sue parole dal suo
accento sprizzava quel pungente sarcasmo che solo gli Orunesi
sanno dare alle loro parole. Un'angoscia infantile si diffuse sul
volto di Elias.
"Zio Martinu", disse supplichevole, " tutta questa la vostra
sapienza? di ammazzare un disperato?"
"Ah. Elias Portolu, io non sono un sapiente; ma so che a ciascuno
va messa la scarpa secondo il suo piede. Tu, che credi in Dio e
nel demonio, sei venuto a chieder consiglio a me che credo solo
nella forza dell'uomo; hai errato, ed ho errato anch'io dandoti
dei consigli che non erano conformi alla tua indole: ecco fin dove
arriva la mia sapienza, Elias! Ah, l'asino  pi savio di me! Chi
sa, ti dir anch'io, che invece di giovarti, non ti abbia recato
danno? Tu devi andare presso un uomo di Dio e chiedergli
consiglio. Ma sei sempre in tempo. Ecco cosa ti dico."
Elias sent che il vecchio aveva ragione, e subito si ricord di
prete Porcheddu e del colloquio avuto una notte di luna come
quella, sulle alture di San Francesco.
"Io conosco un uomo di Dio, infatti", disse; "una volta mi diede
buoni consigli e mi rese forte contro la tentazione:  un uomo
allegro, che si diverte, ma in fondo  uomo di coscienza. E furbo!
Anche lui, come voi, zio Martinu, ha indovinato subito il mio
segreto, mentre non lo ha indovinato nessuno di quelli con cui
vivo ogni giorno. Io andr da prete Porcheddu."
" Nuorese?"
"Non  Nuorese, ma vive a Nuoro."
"Ebbene, vacci, vacci subito."
"Ho paura, zio Martinu."
"Di che hai paura, piccola lepre?", grid il vecchio.
"Ho paura di trovarmi solo con Maddalena", rispose Elias con gli
occhi smarriti.
"Ah, Elias Portolu, tu mi fai ridere! Che animale sei tu? Sei una
lepre? un gallo? una gallina? una lucertola?"
"Uomo mortale sono!"
"Ebbene", grid zio Martinu, "io verr con te, non ti lascer
solo: oramai tu sei diventato seccante e, pur di non vederti pi,
se vuoi, ti porto all'inferno."
Questa promessa fece sorridere Elias e lo calm: vedeva finalmente
uno spiraglio di luce davanti a s. Pensava:
"S, mi confesser, mi comunicher, salver l'anima mia".
Il dolore e la passione non lo abbandonavano un solo istante, e il
pensiero di dover rinunziare per sempre a Maddalena, ora che ella
era tutta sua, gli dava un accoramento ineffabile; ma il primo
passo fuor della via del peccato oramai era fatto, e gli altri
apparivano men difficili.
L'indomani mattina zio Martinu venne a prenderlo, ed entrambi
s'avviarono a piedi verso Nuoro. Lungo il viaggio non scambiarono
venti parole: durante la notte Elias aveva fatto il suo esame di
coscienza, ed ora, strada facendo, ripeteva a se stesso i suoi
peccati e i suoi buoni propositi; ma a misura che si avvicinavano
al paese si sentiva oppresso da un'angoscia mortale.
"Sentite", disse ad un tratto, "se date retta a me, zio Martinu,
non andiamo a casa."
"Ah, che uomo costui!", esclam il vecchio, come parlando fra s.
"Egli va a confessarsi per paura di s, non per timor di Dio, e
non sapr vincersi mai."
"Ebbene, no, andiamo pure a casa!", disse Elias, quasi
indispettito.
Per fortuna Maddalena era fuori; ma egli sent quanto era debole
perch si rattrist nel non vederla, e non os chiedere ove fosse.
Poi lui ed il vecchio si recarono da prete Porcheddu, e attesero
il suo ritorno dal coro. Prete Porcheddu era beneficiato cantore e
non sperava certo di diventar canonico; ci nonostante viveva
comodamente servito con amore dalla vecchia sorella Anna, in una
casetta ancora arredata all'uso del natio villaggio, con alti
letti di legno a baldacchino, e arche di legno nero e scranne col
fondo di paglia.
Dal villaggio gli mandavano grosse provviste di vino, di noci, di
cipolle e fagiuoli e frutta secche; e la vecchia Anna sapeva
preparare ogni sorta di conserve, di dolci di miele e di sapa, e
il caff pi squisito di Nuoro.
Quando venne a sapere che quel giovane dallo sguardo inquieto, che
cercava prete Porcheddu, era figliuolo di zia Annedda Portolu, gli
fece assai buona accoglienza: ah, essa conosceva quella santa
vecchietta perch una volta le aveva curato una mano ammalata, e
senza voler ricompensa.
"Per le anime, per le piccole anime del purgatorio!", diceva zia
Annedda ai suoi infermi.
Finalmente prete Porcheddu rientr; era sempre lo stesso, rosso ed
allegro, ed accolse Elias con esclamazioni di gioia, ma
guardandolo fisso e maliziosamente.
"Anche lui indovina!", pens il giovane, e si sent impallidire di
vergogna e d'angoscia.
"Devo parlarle...", mormor.
"E questa vecchia quercia?", chiese prete Porcheddu, volgendosi
verso zio Martinu. "Andiamo, andiamo sopra, Annesa, porta il
caff, ed anche altro, se ne hai."
"Adesso io me ne vado", disse zio Martinu. "Ti aspetter a casa
tua, Elias Portolu. Buon giorno, signor prete; le raccomando
questo giovanotto." Ma prete Porcheddu non lo lasci andare finch
zia Annesa non ebbe versato un calice di acquavite, poi un altro
calice ancora.
Poi zio Martinu torn dai Portolu e attese seduto accanto al
focolare. Quando Elias rientr, Maddalena era ancora assente, ed
egli ne fu contrariato, ma non pi come un'ora prima. No. Ora
avrebbe voluto rivederla per dimostrare a se stesso ed un po'
anche a zio Martinu, quanto oramai era forte; l'avrebbe guardata
senza passione n desiderio, con occhi puri e pentiti.
Ed invero qualche cosa di nuovo, una fiamma pura e ardita, gli
brillava adesso nello sguardo; ma il suo viso era di un pallore
mortale e le mani gli tremavano. Zio Martinu lo guard a lungo, in
silenzio, poi gli domand se dovevano ripartire subito. Elias
vinse il desiderio di mettere a prova la sua forza rivedendo
Maddalena e ripart.
"Mi sono confessato", disse al vecchio appena furono soli,
"ritorner fra due settimane per comunicarmi, e perch prete
Porcheddu deve darmi una risposta."
"Che risposta?"
"Mi faccio prete", disse Elias abbassando la voce. "Ah,  tempo!
Quella  la mia strada."
Il vecchio non rispose: pareva che la sua anima fosse nuovamente
lontana dall'anima di Elias, e che nulla pi gli premesse dei
fatti del giovane. Elias per non se ne risent; anche l'anima sua
oramai era cos lontana dal vecchio e dalle cose tutte del
passato!
Una specie di estasi lo avvolgeva: tutte le angoscie, le
inquietudini, le vergogne, le indecisioni erano cessate; davanti a
s vedeva una via bianca e piana come lo stradale che
percorrevano, e uno sfondo nitido, sereno, simile all'orizzonte
turchino di quella pura mattina.
"Prete Porcheddu se ne interessa, far tutto lui, e fra due o tre
settimane tutto sar pronto"; diceva con voce turbata, parlando
pi a se stesso che a zio Martinu. "E tutto andr bene, vedrete.
Ci vorranno spese ma mio padre ha denari e non gli parr neppur
vero di aiutarmi."
"E va bene, e va bene; se quella  la tua via, prendila una buona
volta", disse zio Martinu.
Giunti all'ovile si separarono, ed Elias neppure ringrazi
quell'uomo che lo aveva condotto a salvamento; solo gli disse:
"Lasciatevi vedere, zio Martinu".
Il vecchio non promise nulla e non si lasci vedere; e un mese
dopo Elias lo scorse da lontano, ma lo scans.
"Oh, oh!", pens zio Martinu con un sorriso strano negli occhietti
da cinghiale, "se egli sta per farsi uomo di Dio, in verit che
comincia bene!"
Che accadeva ad Elias? Un mese era trascorso, la quaresima finiva,
e prete Porcheddu l'aspettava ancora invano. Nei primi giorni dopo
la confessione il giovane era vissuto fra cielo e terra; tutto il
passato veniva posto in oblio; tutto l'avvenire si presentava
dolce. Egli si sentiva rinascere con la purezza e la dolcezza con
cui intorno a lui rinasceva la natura in quel principio di
primavera: pregava continuamente e aspettava con ansia soave che
quelle due settimane passassero. Il viso gli si era rischiarato:
gli occhi avevano un'espressione e una trasparenza infantile.
Ma quindici giorni di attesa erano troppi: ah, prete Porcheddu non
doveva conoscere bene il cuore umano, com'egli si vantava, se
poteva credere che la gioia della confessione durasse due
settimane in un cuore travolto dalle passioni. Il tempo passava,
gettando un velo sulla gioia di Elias; arriv un giorno, nella
seconda settimana, in cui egli si sent ripiombare nella
tristezza; era come la mano d'un invisibile mostro che lo
afferrava per la nuca e lo sospingeva verso un abisso.
Il giorno dopo Elias pens di ritornare in paese, di gettarsi ai
piedi di prete Porcheddu: ma se prima rivedeva Maddalena? Un
fremito lo percorse a questa domanda. Ah, era inutile, era
inutile. Egli amava sempre Maddalena e non poteva dimenticarla.
Nel momento in cui credeva d'aver vinto, di aver sepolto il suo
cuore, i sensi, il passato, la passione lo afferrava pi
tenacemente e lo travolgeva come una foglia nel turbine. E la mano
di quel mostro invisibile, che lo premeva alla nuca, continuava a
spingerlo verso il peccato. Il volto gli si rifece livido, gli
occhi foschi.
Un giorno, mentre stava per caso vicino al varco della tanca,
pensoso e triste, vide una cosa straordinaria. Quella mattina, al
solito, Mattia era andato a Nuoro; doveva ritornare verso il
meriggio, e adesso il tiepido meriggio di marzo regnava sulla
tanca. Era una dolce ora di sole, di sogni; non si sentiva voce
umana, non si vedeva anima viva nella vastit della pianura; il
vento tiepido passava curvando l'erba calda di sole.
Ed ecco che invece di Mattia, sulla cavalla balzana seguta ancora
dal puledro oramai grande, Elias vide arrivare Maddalena. Era
un'allucinazione? Un sogno della sua mente inferma? Maddalena non
era mai venuta sola all'ovile. Elias guard pallido, stravolto.
Era lei, era lei: erano quegli occhi ardenti, fissi nei suoi,
anche da lontano, con potenza magnetica.
Neppure per un attimo egli ebbe il desiderio, n la forza di
andarsene: solo si lasci cader seduto sul muro. E Maddalena
arriv senza affrettarsi; ma oltrepassato appena il varco, smont
agilmente e s'avvicin ad Elias: tremava tutta e lo guardava con
passione folle. Ah, che espressione e che luce avevano i suoi
occhi scuri, ardenti, socchiusi, veduti di sotto in su come li
vedeva Elias! egli non li dimentic mai, e in quel momento sent
che quello sguardo gli dava una gioia di cui un solo attimo valeva
per un'eternit della gioia provata la settimana scorsa.
"E Mattia?", domand.
" rimasto in paese; l'ho persuaso a lasciarmi venire: Pietro non
c', tua madre pure  scesa al chiuso per coglier olive e
ritorner all'imbrunire."
"Maddalena, tu ci perdi! Perch sei venuta?"
Ella gli si chin sopra delirante.
"E tu perch non ritorni? Perch non ritorni, Elias? Elias! Elias!
Elias!", continu a gemergli sul viso, prendendoglielo fra le
mani, con crescente delirio, "non vedi che muoio? Giacch non
vieni tu, son venuta io!" E gli copr il viso di baci: egli non
vide pi e balz delirando dello stesso delirio di lei: e furono
di nuovo perduti.
Per tutta la quaresima prete Porcheddu attese invano Elias; ne
domand notizie e seppe che il giovane ritornava spesso in paese,
ed allora cadde in sospetto.
"Deve esser ricaduto!", pens. "E io faccio una bella figura con
monsignore, adesso che le pratiche, perch quel giovane entrasse
in seminario, mi erano riuscite bene. Prete! Prete! altro che
prete vuol farsi! Eppure bisogna metter riparo, perch altrimenti,
oltre il resto, pu succedere una tragedia in quella casa." Allora
egli stesso and in cerca di Elias finch riusc a trovarlo.
"Ti ho atteso", gli disse, guardandolo fisso negli occhi. Ma gli
occhi di Elias, freddi e malvagi, sfuggirono lo sguardo dell'uomo
di Dio: e il suo viso era sparuto, arso dalla passione e dal
peccato.
"Non ho potuto,"
"Perch non hai potuto?"
"Ho pensato bene; sono indegno di comunicarmi, e la mia decisione,
per il resto, non  ancora ben presa. C' tempo, prete Porcheddu!"
"C' tempo, Elias? Cosa dici tu, Elias! Guai a chi aspetta
l'indomani! Tu sei ricaduto in peccato, il demonio ti trascina."
"No, io non sono in peccato! Cosa viene a contarmi?", disse Elias
con indifferenza.
Prete Porcheddu ne prov sgomento; avrebbe preferito che Elias
confessasse il suo peccato, anche ribellandosi, anche
bestemmiando; ma quella freddezza, quella dissimulazione erano il
colmo della perdizione.
"Elias, Elias!", disse con voce turbata. "Bada dove tu vai,
ritorna in te... Guai a chi semina nella carne perch mieter
corruzione, e beato chi semina nello spirito perch mieter vita
eterna..."
Elias scosse la testa pi volte.
"Io non intendo queste cose: le intendono solo i sacerdoti; del
resto io non sono in peccato, io non faccio male a nessuno; se lo
levi dalla testa, prete Porcheddu."
"Tu non intendi queste cose, Elias, ma puoi prevedere le
conseguenze del tuo peccato. Pensa, pensa, se un giorno si verr a
sapere; che orrore, che tragedia! Pensa a tua madre, a tuo padre!
Pensa che il peccato non pu stare a lungo nascosto, perch dove
c' fuoco c' fumo."
"Io non sono in peccato", ripeteva l'altro con ostinata freddezza.
"Non pu accader nulla quando non c' nulla."
Di qui non si moveva. Prete Porcheddu lo lasci, disperato di
salvarlo; tuttavia Elias fu profondamente colpito da questo
colloquio. La sua era una cos orribile felicit, amareggiata dal
rimorso, dalla paura, dall'orrore del peccato! Tutte le cose che
prete Porcheddu gli aveva detto egli le pensava e se le ripeteva
continuamente; ma non poteva o non cercava di vincersi. Dopo il
piacere provava tutto lo strazio del dolore, del rimorso e del
disgusto; ma tornava a cercare la sua colpevole felicit per
sfuggire a quel dolore, a quel rimorso. Inoltre egli, nei momenti
pi tristi della sua disperazione, cominciava a sentir disgusto e
disprezzo per Maddalena.
" lei la tentazione", disse fra s, dopo il colloquio con prete
Porcheddu. " lei che mi ha perduto: perch  venuta? Perch mi ha
tentato? Non pensa a Dio, alla vita eterna, quella donna?"
Poi si pentiva di quel disprezzo, ricordava come Maddalena lo
amava, e si sentiva trascinato verso di lei da una tenerezza ancor
pi profonda, da un amore ancor pi ardente. Ma la parola di prete
Porcheddu aveva gettato buon seme; il rimorso e il dolore si
fecero pi intensi nel cuore di Elias, ed egli ricominci a
pensare che doveva cercar pace altrove che non vicino a Maddalena.
"Un giorno saremo vecchi", le disse una volta, "che faremo allora?
Ci perdoner Iddio?"
"Non parliamo di queste cose!", diss'ella indispettita. "Oh che
forse vuoi farti prete, come dicevi nella festa di San Francesco?"
E rise.
Egli trasal e non rispose, ma il suo disgusto e la sua
irritazione contro Maddalena crebbero. Se ella gli avesse risposto
a tono, dimostrando speranza nella misericordia del Signore, egli
si sarebbe commosso e l'avrebbe amata di pi, ma le beffe e il
dispetto di lei gliela resero per un momento odiosa. Da quella
sera cominciarono ad avere delle piccole questioni, ora per
questo, ora per quello; dopo essersi separati, Elias si pentiva
delle sue parole, ma rivedendo Maddalena, ricominciava.
"Senti, Elias", ella gli disse alla fine, "tu sei irritato e mi
maltratti ingiustamente; ed anche io, sotto il ferro rovente delle
tue parole, spesso non so quel che mi dico. Finiamo con non
intenderci pi, mentre non possiam vivere una senza l'altro. 
meglio che per qualche tempo non ci vediamo: ti pare? Tanto pi
che dobbiamo per un po' lasciarci..."
"No,  meglio anzi vederci pi spesso, e litigare e finire per
l'odiarci e separarci per sempre."
"Elias!", diss'ella impallidendo. "Perch parli cos? Perch
dobbiamo odiarci e separarci per sempre?"
"Perch siamo in peccato mortale."
Ella si fece mortalmente triste.
"E non lo sapevi prima, Elias Portolu? Adesso  troppo tardi!"
"Perch  troppo tardi?"
"Perch io sono madre di un tuo figlio..."
Anche lui cambi di colore, e un turbine di affetti diversi lo
invase: copr Maddalena di baci, le disse pazze parole, le chiese
perdono, le promise tutto ci che essa volle.
Si separarono decisi di non rivedersi intimamente fino alla
nascita del bimbo; ed Elias, perdutamente innamorato, si sentiva
finalmente felice, come non lo era stato da molto tempo.


VIII.

Si era allora d'autunno; il cielo diventava sempre pi fresco e
profondo, l'aria trasparente; grandi pioggie avevano reso la terra
e l'atmosfera purissime. Parve anche ad Elias d'immergersi in un
lavacro; anche lui ridivent puro, i pensieri gli si schiarirono e
per parecchio tempo pass giorni felici.
In quei giorni sereni egli se ne stava lunghe ore sotto un albero
coricato supino, guardando il cielo azzurro attraverso i rami,
ascoltando la voce lontana del bosco, il roteare del torrente, il
richiamo degli uccelli.
E pensava sempre a Maddalena, ma diversamente dal come ci pensava
prima; ora l'amava castamente, come nei primi giorni in cui
l'aveva conosciuta, o meglio come uno sposo che pensa alla sposa
madre del figliuol suo. E pensava anche a questo figliuolo.
"Sar maschio", diceva fra s. "Appena grandicello verr qui con
noi, con me; lo terr sempre con me, mi far amare da lui assai,
assai."
E si sentiva tutto felice; ma spesso un'ombra lo turbava:
"E se Pietro lo vorr con s? Egli lo creder suo figlio, lo
prender seco, ne far un contadino, si far amare come padre".
"No, no!", pensava poi. "Io gli dir: "lasciami il bambino, io non
prender mai moglie e gli lascer tutto il mio avere; lo far
studiare, lo far mio". Pietro ceder e il mio bambino mi amer."
A poco a poco l'idea di questo bambino lo prese tutto; formava gi
dei pazzi progetti e cominci a pensar pi a lui che a Maddalena.
Un giorno Mattia giunse a spron battuto, portando all'ovile la
lieta novella.
"Babbo mio, fratello mio, Maddalena avr un figliuolo: mia madre
ha detto la preghiera a Sant'Anna, e il figliuolo sar maschio."
E sorrideva tutto felice; pareva lui il padre. E zio Portolu per
poco non pianse di gioia, e cominci a laudare San Francesco,
Nostra Signora di Valverde, Nostra Signora del Rimedio e non so
quanti altri Santi.
"Ah, la colomba! Lo dicevo io che non poteva farci il torto di
rimaner sterile. Ah, il piccolo Portolu, il nuovo colombo, quando
dunque lo vedremo?", diceva ogni tanto.
"Eh!", disse Mattia ridendo. "Voi vorreste che nascesse subito
subito e che fosse gi qui a guidar le pecore!"
Elias si sentiva batter forte il cuore, e pensava non senza
dolore: "Se essi sapessero!" ma in fondo era lieto e, strana cosa,
quasi contento di aver dato quella felicit ai suoi. E come zio
Portolu, non vedeva l'ora che il bimbo nascesse.
Intanto i giorni passarono, ritorn il freddo, la nebbia, la neve;
venne un inverno rigidissimo, ed Elias, che era assai freddoloso,
ricominci a sentirsi a disagio nell'ovile. Come nell'anno
passato, desiderava la dolcezza del focolare, di una vita chiusa e
comoda. "Oh, che dolcezza!", pensava, "passare le lunghe sere
accanto al fuoco, vicino a Maddalena!" Ma adesso non la sognava
come l'anno passato, con passione fremente; no, la vedeva accanto
ad una culla, e sentiva una ninna-nanna nostalgica che gli
ricordava quelle della sua infanzia. Cos, senza ch'egli se ne
sapesse dire il perch, il ritmo del suo cuore si rallentava di
giorno in giorno: una forza misteriosa che non era pi n rimorso,
n terrore, n disgusto, n stanchezza, n paura, operava
lentamente entro di lui: da lontano, nei freddi giorni dell'ovile,
desiderava ancora di trovarsi accanto a Maddalena, ma quando la
rivedeva non provava pi la terribile felicit dell'anno passato.
E pensava:
"Forse perch  in questo stato; ma, dopo nato il bimbo, torner
ad amarla come prima".
Un giorno, per, zia Annedda disse ad Arrita Scada, in presenza di
Elias: "Elias dice che non prender mai moglie; Mattia non lo
vogliono perch  semplice; bisogner dunque che Maddalena ci dia
molti figliuoli, non  vero, Arrita Scada? altrimenti chi popoler
il focolare quando noi saremo morti?".
Ed Elias prov un intenso disgusto, un colpo al cuore, pensando
che quei figliuoli potevano essere suoi; oh, no, bastava uno!
"Mai! mai!", grid fra s.
Ai primi di quaresima and da prete Porcheddu e si confess: non
dimostrava pi il pentimento, il dolore e il fervore dell'anno
passato, ma si diceva fermamente deciso a non cader pi in peccato
mortale.
Sembrava un altro; prete Porcheddu vide bene che l'incendio della
passione era smorzato in lui, ma lo guard a lungo, pensieroso, e
scosse pi volte la testa.
"Ora ti sembra cos", disse, "ma, vedrai, se non ti salvi adesso,
ti perderai di nuovo. Profitta di questo momento di grazia."
"Che cosa vuol dire, prete Porcheddu?"
"Non ricordi ci che volevi fare l'anno passato? Io feci le
pratiche necessarie e pareva che tutto dovesse riuscir bene..."
"Ah, so ci che vuol dire", mormor Elias, abbassando gli occhi
come un fanciullo. "Ma ora!..."
"Ebbene, e ora?... Cosa vuol dire ci? Non ci hai pensato pi?"
"S, ci ho pensato spesso; ma credo che ora sia troppo tardi, e
che io non sia pi degno..."
"Non  mai tardi per la misericordia di Dio, Elias Portolu:
pensaci bene, se vuoi salvarti."
Elias, pensoso, a capo chino, fu colpito da un ricordo; si rivide
nella tanca, in una sera grigia e silenziosa, e rivide la rigida
figura di zio Martinu e ne sent ancora le parole.
"Prete Porcheddu", disse, "e se dopo, quando io fossi prete, la
tentazione mi tormentasse ancora? Non sarebbe peggio?"
"No, Elias Portolu, oramai io ti conosco: tu vincerai la
tentazione, o meglio la tentazione non ti molester pi. Perch
per te la tentazione  quella donna, ed essa, vedendoti sacerdote,
non ti tenter pi."
"Chi sa!", disse Elias con tristezza.
"D'altronde ti si potr mandare in un paese lontano e, se tu
vorrai, non la rivedrai mai pi."
"S, dopo. Ma intanto!"
"Intanto? Non temere; tu andrai in seminario ed io ti far
studiare; non potrai andar in casa tua che a certe ore, di giorno,
e, se tu lo vorrai, non cadrai mai pi in tentazione. Deciditi,
Elias Portolu, non perder tempo; pensa che dobbiamo morire, che la
nostra vita  tanto breve, che abbiamo un'anima sola e che
dobbiamo salvarla." Dicendo queste parole prete Porcheddu fissava
Elias, quasi volendolo suggestionare; e infatti d'un tratto lo
vide impallidire e quasi mancare; ma tosto Elias sollev il viso e
gli occhi gli si accesero.
"Ebbene", disse commosso, "faccia lei quello che crede; m'affido a
lei, prete Porcheddu; in casa non dir nulla finch tutto non sia
deciso."
"Bene, va. Ti prometto che fra otto giorni tutto sar concluso;
intanto ti consiglio di frequentare assai la chiesa. Va, figliuolo
mio, e sta allegro. Vedrai che ti parr di rinascere ad un'altra
vita."
Elias se ne and, ma non pot stare allegro: ah, no, gli pareva di
sognare, non sentiva pi la gioia infantile, senza causa, che
aveva provato l'anno avanti, dopo la confessione; anzi ora si
rattristava e lagrime amare gli offuscavano gli occhi. Eppure era
fermamente deciso; ma la sua tristezza veniva appunto dalla sua
ferma decisione. Non era pi il sogno, adesso, era la realt; ed
egli, nel primo momento della sua risoluzione, non poteva
staccarsi dal passato senza sentir sanguinare il cuore. Era
l'addio a tutte le cose che formavano la sua vita; era quindi la
sua vita stessa che se ne andava, con le abitudini, le gioie, i
dolori, le passioni, gli errori, i piaceri.
Per parecchi giorni visse nell'amaritudine di questo addio:
specialmente nella tanca, la tristezza lo stringeva fino a
renderlo freddo, insensibile ad ogni altra cosa, che non fosse il
suo addio ai luoghi ed alle cose fra cui aveva tanto amato e
sofferto.
"Io non vedr pi questo, io non far pi questa", pensava, e un
nodo gli serrava la gola. Ma la sua decisione era ferma, e pi i
giorni passavano, pi egli s'abituava all'idea di lasciare tutto e
di cominciare una nuova vita. A poco a poco, quando ebbe
segretamente detto addio ad ogni pi piccola cosa, ad ogni albero,
ad ogni pietra, alle bestie ed agli uomini, le idee gli si
rischiararono e cominci a vedere nell'avvenire.
Ritornando in paese se ne andava in chiesa e vi restava lunghe
ore, e assisteva con intensit alle funzioni religiose. Il suono
dell'organo, la solenne lamentazione dei canti liturgici, le vesti
dei sacerdoti, tutto lo incantava: e pensando che un giorno anche
lui canterebbe quelle preghiere che gli davano uno struggimento di
dolcezza, e che indosserebbe quegli abiti luminosi e santi,
dimenticava tutto il passato e si sentiva felice. Ma rientrando a
casa si turbava ancora, specialmente davanti a Maddalena.
"Che dir quando sapr?", pensava continuamente. Gli pareva di non
amarla pi, tanto pi che essa era diventata quasi deforme, gialla
e gonfia in viso; ma si sentiva legato a lei da un nodo
indissolubile e aveva paura di rompere questo legame.
"Che penser? Che dir? Si disperer? Ah, forse le far male,
forse sarebbe meglio attendere." E pensava ancora, e sempre con
tenerezza, al bimbo che doveva venire, ma da questo lato si
sentiva contento della sua decisione; il nuovo stato non gli
impediva di amare il fanciullo, anzi poteva pi che mai prenderlo
con s, educarlo, farne un uomo dabbene e creargli un avvenire. Ma
un giorno ne parl con prete Porcheddu, e questi scosse la testa:
"Non pensarci", gli disse, "perch fai male a pensarci. Anzitutto
il bimbo  ancora nella mente del Signore, ma quando anche
nascesse e crescesse, tu devi tenerlo lontano, perch potrebbe
essere sempre un legame pericoloso fra te e lei. Il sacerdote non
deve aver n figliuoli, n moglie, n famiglia; non deve pensare
alle ricchezze e alle cose terrene; egli  sposo della Chiesa e i
suoi figliuoli sono la povert, il dovere, le buone opere. Pensaci
bene, Elias Portolu; se tu ti senti attaccato ancora alle cose del
mondo, non fare il passo che devi fare: devi pensare solo a salvar
l'anima tua e non altro".
"Lei vuol farmi diventar santo", disse Elias sorridendo, ma in
fondo sentiva che prete Porcheddu aveva ragione e si rattristava
di dover dire addio al suo povero sogno di padre. Ma neppure
questo lo smuoveva oramai dalla decisione presa.
Gli otto giorni passarono; le pratiche di prete Porcheddu erano
arrivate a buon porto; monsignor vescovo s'interessava molto di
questo giovine pastore che voleva dedicarsi a Dio per vocazione, e
lo ammetteva subito in seminario a mezzo posto gratuito. Dietro
consiglio di prete Porcheddu, Elias scrisse al vescovo una garbata
letterina di ringraziamento, e ci fin d'entusiasmare monsignore.
"Monsignore vuol conoscerti, Elias Portolu; ora non ti resta che
dar la notizia ai tuoi."
"Ah!", disse Elias sospirando. "Io ho una paura..."
"Quale?"
"Che la cosa faccia male a quella donna. Se si potesse aspettare!"
Prete Porcheddu scosse la testa.
"Tu vuoi aspettare? Tu sei ancora attaccato alle cose del mondo?
Ah, ah, questo mi dispiace!"
"Ebbene", disse Elias con fermezza, "voglio dimostrarle che non
sono pi attaccato a nulla. Oggi stesso do in casa la notizia."
"Tuo padre  in paese?"
"S."
"E tuo fratello Pietro?"
"Pure lui."
"Bene, dopo che avrete pranzato di' loro che restino in casa;
verr io e parleremo tutti assieme."
"Io non so come ringraziarla!", esclam Elias con riconoscenza.
"Dio solo la pagher."
"Bene, bene; di questo ne parleremo appunto con Dio, un altro
giorno; ora va in pace."
Elias se ne and, ma non pot rientrare a casa fino all'ora del
pranzo; si sentiva il cuore grosso, la gola stretta. Ah, la realt
del suo sogno s'avvicinava, lo circondava gi, lo premeva, lo
staccava violentemente dal mondo, dalla giovinezza, dal piacere,
dalla famiglia, dalla vita sino allora vissuta. Ed egli ne provava
un dolore infinito; ma neppure per un attimo gli venne in mente di
indietreggiare.
Rientr, pranz distratto con gli occhi sempre rivolti alla porta;
e ogni tanto, udendo rumore di passi nel viottolo, trasaliva.
Maddalena lo osservava e non pot trattenersi dal chiedergli che
cosa aveva e chi aspettava.
"Una persona", egli rispose. "Anzi vi prego tutti di stare qui,
giacch questa persona deve parlare con voi."
"Anche con me?", domand Maddalena. "Chi ? Chi ?"
"Con tutti. Vedrete chi ."
Lo incalzarono di domande, ma egli non rispose ed usc nel
cortile. Maddalena fu presa da una inquietudine che non cerc di
nascondere neppure davanti a Pietro, e cominci anch'essa a
guardar verso la porta, ascoltando se mai qualcuno veniva dal
viottolo.
"Chi sar mai questa persona?", diceva ogni tanto come fra s. Da
qualche tempo si era ben accorta del mutamento di Elias, e il
timore ch'egli fosse innamorato di altra donna e pensasse
d'ammogliarsi la rendeva gelosa e sofferente.
"Egli vuole ammogliarsi", pensava quel giorno, "e la persona che
aspetta deve essere il paraninfo che viene a domandarci il
permesso di lasciargli chiedere la sposa per Elias. Ah, doveva
giungere questo giorno! Ah, cos presto! Egli non aspetta neppure
la sua creatura. Dio, Dio mio, aiutatemi, datemi forza voi che
siete misericordioso. Non fatemi morire, non castigatemi prima
dell'ora."
Una grave sofferenza le si disegn sul viso pallido, e le sue
palpebre, quelle larghe palpebre che si abbassavano con rassegnato
dolore, diventarono violette.
Quando Elias rientr con prete Porcheddu la guard ed ebbe paura;
anche lui si fece pallido e sent un freddo di morte per il
sangue.
Ma prete Porcheddu canterellava, guardandosi attorno, salutando
con barzellette e goffi inchini; e volle restare in cucina,
sebbene zia Annedda tutta premurosa insistesse per salir nella
camera di Maddalena.
"Dunque, come si va, zio Portolu?"
"Con due gambe come le galline, prete Porcheddu mio!"
"E i figliuoli, i figliuoli, fanno da bravi? Son sempre colombi?"
"Ah, s!", esclam zio Portolu spalancando gli occhietti rossi.
"Come i miei figliuoli ce ne son pochi, grazie a San Francesco."
Elias si sforzava a sorridere, ma prete Porcheddu gli vedeva un
angoscioso smarrimento in viso, e dopo un po' di chiacchiere
guard Maddalena, ammicc e disse:
"E fra poco avremo un altro colombo, non  vero? Eh, eh, San
Francesco vi vuol bene, zio Portolu: tutte le grazie di Dio sono
con voi. Ed ora ascoltatemi: cosa direste voi se vostro figlio
Elias si facesse prete?".
Tutti rimasero storditi, perch se prete Porcheddu parlava cos la
cosa era gi decisa. Chi poteva aspettarselo? Maddalena sollev
gli occhi, e un fugace rossore le rischiar il viso: dopo quanto
aveva temuto, le parole di prete Porcheddu le sembravano una lieta
novella: Elias era perduto per lei, ma ella poteva ancora
rassegnarsi poich altra donna non l'avrebbe avuto.
Ed Elias s'accorse della gioia di lei. Allora si calm e osserv
meglio l'impressione che la domanda del sacerdote destava nei
suoi. Pareva si trattasse di uno scherzo: Pietro sorrideva: zia
Annedda, seduta vicino a prete Porcheddu, col volto intento e le
orecchie tese, sorrideva; il selvatico volto di zio Portolu
sorrideva.
Elias s'avvide che la cosa detta da prete Porcheddu destava tanta
gioia nei suoi parenti da sembrar loro un sogno; e d'un tratto
sent anche lui tale un impeto di gioia che si mise a ridere come
un bambino.


IX.

Due anni sono trascorsi. La gente ha cessato di mormorare, di
ridere, di meravigliarsi nel vedere Elias Portolu, l'ex pastore,
vestito da seminarista. D'altronde egli non sembra affatto un
giovine di ventisei anni, e tanto meno un ex pastore; la clausura
ha rifatte candide le sue mani e la sua faccia; il suo viso
sbarbato, d'un pallore perlaceo, sembra quello d'un adolescente.
Nelle grandi funzioni religiose, quando egli indossava il camice
di merletto annodato da un largo nastro azzurro, pareva un angelo
melanconico, con una piega di suprema ma dolce tristezza nella
bocca di rosa pallida; molte fanciulle paesane, ed anche qualche
signorina, lo guardavano un po' troppo a lungo, con molto
interesse. Ma egli non se ne accorgeva; i suoi occhi verdognoli si
smarrivano in lontane visioni. Che vedeva egli allora, quando
l'organo gemeva sonoro e i canti liturgici salivano con una
lamentazione nostalgica di beni perduti e con l'invocazione
accorata di beni ignoti? Vedeva il passato, la tanca, la
solitudine; ricordava la sua passione? S, egli vedeva e ricordava
tutto, e si accorava di non potersi distaccare dal passato, come
aveva creduto e sperato, e ci che l'attaccava ancora al dolore e
alla gioia delle passioni umane era la visione continua di quella
giovine donna inginocchiata in fondo alla chiesa, fra la porpora
dilagante della folla paesana. Era Maddalena, bella e splendida
nel suo costume di sposa; fra le braccia teneva il bambino coperto
dalla mantiglia di scarlatto orlata di seta azzurra; e il bimbo,
quando la madre gli faceva danzar davanti al visetto gli amuleti
di argento e corallo appesi al suo piccolo collo, alzava le manine
di rosa e sorrideva socchiudendo gli occhi verdognoli luminosi.
Elias vedeva continuamente davanti a s la sua creatura
sorridente, e la amava con tenerezza accorata, e amando il bimbo
amava la madre, e soffriva spesso nella lotta vana contro quei
suoi amori terreni.
La sua intelligenza naturale, intanto, s'andava educando: due anni
di studio indefesso, di letture continue, di buona volont, lo
avevano messo al livello dei chierici che studiavano da tanti anni
prima di lui. A poco a poco s'era abituato alla vita chiusa,
all'obbedienza cieca, alla disciplina: cose che sulle prime
l'avevano quasi soffocato: il passato gli pareva un sogno, ma un
sogno al quale era tenacemente attaccato.
Si sentiva triste, soprattutto nei giorni in cui si recava a casa
sua, dove zia Annedda lo accoglieva con tenera soggezione;
sfuggiva con cura gli occhi di Maddalena, e aveva paura di toccare
il bambino, o se lo costringevano ad accarezzarlo, lo faceva
timidamente; ma trasaliva nel vederlo, e il desiderio di prenderlo
fra le braccia, di baciarlo, di farlo sorridere, di guardargli i
primi dentini, di stringergli ambe le manine, ambi i piedini entro
una delle sue mani, lo struggeva.
"No, no", ripeteva fra s, "bisogna vincere."
Anche la presenza di Maddalena, sebbene ella non gli avesse mai
rivolto un rimprovero, ma che spesso lo guardava con tenerezza
dolente, gli rimescolava il sangue; essa era pi piacente che mai,
tutta intenta al figliuoletto, della cui vita sola pareva vivere;
ed Elias non poteva distaccare la figura di lei da quella del
bambino.
Sentiva che, se fosse rimasto libero - poich si sentiva gi
legato a Dio, sebbene non avesse ricevuto ancora i primi ordini -
sarebbe ricaduto immancabilmente. Cos come era, riusciva a vincer
persino il suo pensiero, ma la lotta spesso era straziante e lo
lasciava mezzo morto d'angoscia. In quei giorni si sentiva dunque
assai triste, e disperava della vita e di se stesso; mai per
aveva un momento di ribellione e di pentimento per la decisione
presa.
A volte le forze gli venivano meno; sogni struggenti, nel sonno e
nella veglia, lo assalivano, peggiori d'ogni tentazione. Quasi
ogni notte sognava il passato, la tanca, l'ovile, la casetta,
Maddalena, e spesso anche il bambino; e sempre gli sembrava di
essere ancora pastore e libero; per un'oppressione cupa e un
ricordo che non riusciva ad afferrare, ma assai doloroso, gli
rendevano quei sogni simili ad un incubo. Eppure non era di questi
sogni ch'egli si angosciava, ma dei sogni fatti ad occhi aperti,
delle visioni dolci e funeste che lo serravano in cerchi
insidiosi. "No! no no!", ripeteva sempre, e scacciava i desideri
vani, le immagini fatali, e si metteva a pregare ed a studiare; ma
quasi sempre, anche scacciati via cento volte, cento volte i
tristi sogni tornavano.
Una notte egli studiava l'epistola di San Paolo ai Romani; era una
notte d'aprile, limpida, lunare. Per la finestra aperta entrava
l'aria soffusa di dolcezza, e si vedeva una vivissima stella
oscillare sul cielo di cristallo. Elias si sentiva pi triste del
solito; la vita lo tentava e gli parlava e lo assaliva col soffio
puro di quella notte d'aprile; ricordanze ineffabili gli tornavano
al pensiero, e nel suo sangue, col rinascere della primavera,
pareva germogliasse qualche cosa di nuovo e di inquietante.
"No, no, no...", ripet fra s, scuotendo il capo come per
scacciarne i molesti pensieri. "Bisogna dimenticare ogni cosa;
studiare, andare avanti, Elias Portolu." Si strinse la testa fra
le mani e s'immerse nella lettura: intorno era un profondo
silenzio, e solo in lontananza, ma molto lontano, quasi veniente
dalla remota campagna, ondeggiava un melanconico canto nuorese.
Elias leggeva, rileggeva, meditava, ripeteva a memoria i versetti.
"...La carit sia senza simulazione; aborrite il male e attenetevi
fermamente al bene.
...Non siate pigri nello studio; siate ferventi nello spirito,
serventi al Signore.
...Allegri nella speranza, pazienti nell'afflizione, perseveranti
nell'orazione.
...Benedite quelli che vi perseguitano; benediteli, e non li
maledite.
...Non rendete ad alcuno male per male; procurate cose oneste nel
cospetto di tutti gli uomini.
...A me la vendetta, io render la retribuzione, dice il Signore.
...Non esser vinto dal male, anzi vinci il male per lo bene."
Come era fiera e dolce la voce dell'Apostolo! Era come un rombo di
tuono e come voce pura di fontana gorgogliante nella quiete
notturna; ma veniva troppo di lontano, troppo dall'alto, come
rombo di tuono, come mormorio di fontana ascoltato in sogno. Elias
l'ascoltava; e se ne sentiva tutto avvolto e rinfrescato come da
un fragrante sudario; ma, ahim, era un sudario di velo vaporoso,
che il soffio di quella molle notte d'aprile bastava a lacerare.
Ecco, il lontano canto sardo si fece un po' meno lontano; tra il
coro melanconico saliva una voce armoniosa di tenore, nella quale
tremolava tutta la volutt e la dolcezza di quella notte lunare.
Elias sollev il capo, colto da un improvviso incantesimo. Dove
mai aveva sentito quella voce? Una ricordanza quasi fisica lo fece
trasalire. Ricordava di aver vissuto un'altra notte come quella,
di aver sentito quel canto, di esser stato triste come adesso lo
era. Dove? Quando? Come? S'alz, s'appoggi alla finestra, sotto
il purissimo raggio della luna allo zenit. La brezza portava
lontane fragranze: egli rabbrivid e ricord la notte in cui aveva
pianto di passione ai piedi di San Francesco.
La voce dell'Apostolo non parlava pi; il velo era caduto: che
erano mai l'eternit, la morte, la vanit d'ogni umana passione,
il bene, il male, la perfezione, la vita eterna, davanti alla
gioia fuggente di quella notte d'aprile, di quel soffio di brezza,
di quel canto d'amore? Ed Elias fu vinto; la vita lo riafferr
tutto: ed egli cadde inginocchiato alla finestra, sotto la luna, e
pianse come un bambino colto da un supremo delirio di
disperazione.
Una folle preghiera saliva nel suo pianto.
"Signore, tu lo vedi, io sono debole e vile; abbi piet di me, mio
Dio, perdonami, dammi requie, strappami il cuore dal petto. Io
sono uomo, non mi posso vincere; perch tu mi hai fatto cos
debole, o Signore? Ho sempre sofferto nella mia vita, e quando ho
dovuto, vinto dalla mia debole natura, cercar la felicit, ho
peccato, ho calpestato i tuoi precetti, sono stato pi pagano e
malvagio dei Gentili; ma ho tanto sofferto. Dio mio; e soffro
ancora tanto che la misura  colma. Dio mio, Dio mio, Dio mio!",
proseguiva singhiozzando, col viso stravolto inondato di lagrime
salate, "abbi misericordia di me, perdonami, aiutami, dammi la
pace del cuore... dammi un po' di bene... un po' di dolcezza: non
ne ho diritto, Dio mio? Non sono una creatura umana? Se ho
peccato, perdonami, se tu sei misericordioso: se tu sei grande,
Signore, perdonami e dammi un po' di bene, un po' di gioia..."
A poco a poco le lagrime gli si esaurirono, e quello sfogo gli
fece bene, lo calm. Passato l'eccesso della disperazione, si
vergogn di aver pianto, ma pens: "mio padre dice che sono i vili
a piangere; e che un Sardo, un Nuorese, non deve piangere; ma fa
cos bene! Altrimenti ci si schianta, in certe ore!".
Ebbe anche vergogna e paura della sua preghiera, che era quasi una
sfida a Dio; e chiese perdono e si rassegn; ma il domani mattina
ebbe un'impressione fortissima di spavento, di sorpresa, di dolore
ed anche di gioia, quando gli vennero a dire che Pietro suo
fratello era ritornato di campagna con una forte infiammazione ai
reni, e che il suo stato era piuttosto grave.
"Se morr, io potr sposare Maddalena!", subito pens.
Aveva Dio esaudito la sua preghiera? Ah no! Egli indietreggi
spaventato della sua bestemmia, davanti all'immagine di un Dio
tanto mostruoso, quale lo creava in quel momento la sua fantasia.
Non era possibile.
"Come io sono vile!", pensava recandosi frettoloso a casa sua.
"No, non mi salver mai pi: io sono composto di male."
E si angosciava, pi per i suoi mali pensieri che per la malattia
di Pietro; e si pentiva e si insultava; eppure, giunto a casa e
saputo che il fratello era rientrato malato sin dal giorno prima,
prov una specie di delusione, tanto in fondo lo lusingava l'idea
strana che Dio avesse ascoltato la sua preghiera.
Lo stato di Pietro era davvero grave; egli gemeva di continuo,
livido in volto, con le fattezze scomposte da una intensa
sofferenza. Tre giorni prima aveva dovuto percorrere grandi
distanze a piedi, per raggiungere un suo bue smarrito; l'ansia, la
fatica, il calore, una predisposizione al male, lo avevano
atterrato. Aveva i piedi gonfi e sanguinanti, le mani graffiate
dai rovi e dalle pietre.
Una grave costernazione regnava in casa Portolu; Maddalena
piangeva sinceramente; zia Annedda aveva acceso due lampade e
detto le parole verdi; e le parole verdi avevano risposto che
Pietro doveva morire.
Giorni terribili seguirono per Elias. Andava dal fratello, lo
guardava, si aggirava per la camera torcendosi silenziosamente le
mani, costernato di non poter far nulla per la salvezza di Pietro;
non volgeva mai lo sguardo a Maddalena n al bimbo, e se ne andava
disperato; e pregava ore ed ore fervorosamente perch il malato
guarisse. Ma spesso, pur nel fervore delle sue preghiere,
trasaliva e un gelo mortale gli fermava il sangue: ah, qual mostro
lo assaliva? Perch, appena egli si dimenticava un istante, quel
mostro gli susurrava parole di gioia, gli dava desideri colpevoli,
mostrandogli di continuo l'immagine del fratello morto, sepolto?
" il demonio", pens una sera, "ma non vincer, no, non vincer
mai pi! Ebbene, che Pietro muoia, se egli deve morire; s, per
quanto ci sia orribile, Satana, io adesso desidero la morte di
mio fratello per dimostrarti che tu non vincerai su di me. Mai
pi! mai pi! Sono pi forte di te, Satana; il mio corpo  debole
e tu potrai spezzarlo, ma l'anima mia non la vincerai mai pi."
Quella notte Pietro mor. Elias gli chiuse gli occhi, gli fece il
segno della croce sul viso, aiut zia Annedda a lavare e rivestire
il cadavere.
Poi vegli tutta la notte presso il fratello morto. Ogni tanto
s'alzava, gli si chinava sul viso, e lo guardava a lungo, con la
folle speranza che non fosse morto, o avesse da un momento
all'altro a muoversi e risorgere.
Ma il volto barbuto e livido, con le palpebre abbassate, restava
immoto come una paurosa maschera di bronzo. Elias sentiva, forse
per la prima volta in vita sua - giacch non aveva mai veduto cos
da vicino e cos a lungo un cadavere - tutta l'inesorabile
grandezza della morte. Ricordava Pietro vivo, ridente; ah, era
bastato un soffio per gettarlo l, immobile, muto per sempre! Per
sempre! "Domani a quest'ora anche questa spoglia sar sparita dal
mondo!", pensava; e non sapeva persuadersi che tutto finisse cos,
che anche lui, e i genitori, e il fratello, e Maddalena, e il
bimbo, sarebbero un giorno scomparsi. Poi ricadeva inginocchiato
ai piedi del letto, e il suo dolore si cambiava in conforto.
"S, tutto finisce", pensava. "E non soffriremo pi. Perch
agitarsi tanto? Tutto finisce: l'anima sola resta; salviamola."
E pi che mai si sentiva forte contro la tentazione ed il male;
poi ritornava a ricordare il fratello vivo; alla loro infanzia,
alla giovinezza, all'offesa mortale che gli aveva recato, e si
accorava e i singulti gli serravano la gola.
"Ora che  morto", si domandava, "sapr come l'ho offeso? E mi
perdoner?"
Ma queste domande lo riconducevano ai ricordi; rivedeva Maddalena
in quella stessa camera dove ora riposava il morto, e
insidiosamente lo vinceva un'improvvisa dolcezza al pensiero che
adesso egli poteva amarla senza peccato; ma subito ricacciava
questa tentazione, e chinandosi ancora sul viso del cadavere
tornava ad immergersi nella visione della morte. Cos pass la
notte.
All'alba prese un po' di sonno; e sogn Pietro, vivo, che veniva
nella tanca (come sempre, gli pareva d'essere ancora pastore).
Pietro veniva a cavallo, e aveva il volto livido e gli occhi
chiusi come li aveva il cadavere.
"Che hai?", domand Elias con terrore.
"Il bimbo  morto; vengo a dirtelo", rispose Pietro. "Ritorna in
paese perch sei tu che devi seppellirlo."
Elias prov tanto spavento e tanta angoscia che fece uno sforzo
per svegliarsi; ma svegliandosi si sent ancora angosciato come
nel sogno. Era giorno fatto. Sent il bimbo piangere, e tosto
pens con dolore:
"Che anche lui debba morire? Che il sogno sia un avviso.? Le
disgrazie non vengono mai sole; ed io credo ai sogni".
Gli pareva oramai che tutte le disgrazie fossero possibili,
vicine, inevitabili; e vinto da una grande tristezza and a vedere
il bambino.
Il bambino piangeva. Maddalena, gi vestita da vedova (e la veste
nera la rendeva graziosa, cos giovane e fresca com'ella era)
cercava di calmarlo, parlandogli a voce bassa. Molti parenti erano
gi venuti; la casa era tutta immersa nel buio.
Elias s'avanz silenziosamente, quasi furtivo, nella penombra
della camera.
"Cos'hai?", domand chinandosi sul bambino. "Perch piange?",
domand poi a Maddalena.
Il bambino lo guard coi grandi occhi lagrimosi, e stette un po'
zitto, con la boccuccia aperta e tremante; poi ricominci a
piangere; anche Maddalena sollev gli occhi verso gli occhi di
Elias, ed anche la sua bocca ebbe un tremito.
"Zitto, zitto, bello mio", disse con voce tremante, cullando il
bimbo fra le sue braccia, "fa da buono, ecco zio Elias che non
vuole che tu pianga..." Ma d'un tratto anch'essa chin il viso
sulle spalle del bambino, e si mise a piangere sconsolatamente.
"Ebbene, Maddalena, che  questo?", disse Elias fuori di s.
Poi si allontan come spinto da una mano invisibile: quella scena
gli rimescolava il sangue; sentiva che il pianto di Maddalena non
era solo per la morte del marito, e lo sguardo di lei, sempre
tenero e ardente, gli penetrava il cuore.
"Ah", pensava, seduto in un cantuccio, nel circolo dei parenti,
"prete Porcheddu ha ragione: il bimbo ci legher sempre, sempre:
bisogna che io non lo veda, non lo avvicini, altrimenti mi perdo
ancora, e adesso pi che mai."
E tutta quella gente che entrava ed usciva dicendo cose banali lo
annoiava a morte: desiderava ardentemente che tutto fosse finito,
i funerali compiuti, i tre giorni delle condoglianze passati, per
trovarsi solo col suo dolore e le sue tentazioni.
"Ahim!", pensava, "se la tentazione  gi cos forte mentre il
cadavere di mio fratello  ancora l, quasi ancora caldo, che sar
poi? No, no, no!", si proponeva con rabbia. "Vincer io; devo
vincere e vincer."
Ma la lotta era cominciata, e ben terribile. Il primo, il secondo,
il terzo giorno, coi funerali, le condoglianze, le cerimonie del
lutto sardo, passarono come un brutto sogno.
Finalmente Elias si ritrov nella sua cella, sul suo lettuccio,
stanco, prostrato, solo. Aveva sempre nella memoria la notte in
cui leggeva l'epistola di San Paolo; e il ricordo della sua
disperata preghiera gli ritornava fisso come un rimorso.
"Ne sono stato duramente castigato!", pensava. "Eppure chi conosce
le vie del Signore? Se egli avesse voluto esaudirmi? Se fosse
quella la mia vita? Perch non posso aver io il diritto alla
felicit terrestre? Non sono uomo come gli altri?"
E il sogno insidioso lo vinceva: l'aria di primavera, pura e
fragrante, saliva alla sua cella; e dalla finestra appariva uno
sfondo di cielo cos profondo, cos azzurro! Non era egli uomo
come gli altri? Aveva peccato! Ebbene, e quale degli uomini non
pecca? E chi per questo si condanna ad un eterno castigo?
"Ecco, ecco, io lascio il seminario; c' la scusa che mio fratello
 morto, che in casa adesso si ha bisogno di me. La gente
chiacchierer un poco, ma di che cosa la gente non chiacchiera?
Fra un anno nessuno dir pi nulla e allora!..." Ah, che dolcezza!
Era mai possibile tanta dolcezza? Ma s, che finalmente era
possibile!
"Perch io sono cos stupido da esitare un solo istante?", si
domandava meravigliato di se stesso e dei vani tormenti che si
dava. E si sentiva il cuore pieno di gioia; ma d'un tratto il
cuore gli si vuotava, ed egli ripiombava tutto nella disperazione.
"No! no! no! Perch vaneggio in questo modo?  cos che vinci la
tentazione, Elias Portolu? Son questi i tuoi voti? No, no, no;
vincer io; va indietro, Satana, ti vincer, ti vincer!"
E stringeva i pugni come per una lotta vera. E cos passavano le
ore, i giorni, le notti e i mesi.
Un giorno gli annunziarono che fra poco gli verrebbero impartiti i
primi ordini: egli non se ne rallegr, n se ne rattrist. Oramai
gli pareva d'aver acquistato esperienza e di non doversi pi
illudere. Ricordava i primi tempi del suo amore, quando sperava
che il matrimonio di Pietro con Maddalena sarebbe bastato per
guarirlo dalla passione. Invece!...
"No, non voglio illudermi", pensava. "Rester uomo e soggetto alle
passioni: no, la salvezza non  negli ostacoli fra noi ed il
peccato, ma nella forza nostra e nella nostra volont."
Quando and a casa sua per partecipare la notizia, per fortuna
trov tutta la famiglia riunita; c'era anche Mattia (ora i Portolu
avevano un servo, non potendo zio Berte e il figliuolo accudire da
soli a tutti i lavori dell'ovile e della campagna) e il parente
Jacu Farre, che dopo la morte di Pietro frequentava molto la casa.
Jacu Farre era un principale, possedeva armenti, terre, cavalli e
alveari; ed era scapolo; aveva posto un grande affetto all'orfano
di Pietro, e i Portolu lo trattavano coi guanti, nella speranza
ch'egli lasciasse i suoi beni al bambino. Elias lo trov dunque
fra i suoi; teneva il bimbo seduto su un suo ginocchio e gli
diceva:
"Ecco che trottiamo a cavallo; andiamo alla festa, eh, Berteddu?".
Il bambino rideva. Elias ne fu contrariato; guard il Farre, che
nonostante la sua pinguedine era un bell'uomo, guard il bimbo,
guard Maddalena ed ebbe un impeto di gelosia; ma si domin tosto
e diede la notizia. Per i Portolu, e specialmente per zia Annedda,
che il dolore per la morte di Pietro aveva invecchiata di dieci
anni, rendendola sorda del tutto, la buona novella portata da
Elias fu come un raggio di sole.
"San Francesco sia lodato!", disse zio Portolu. "Io aspettavo
questo giorno; se non avessi avuto questa speranza mi sarei
ammazzato. Ah, voi sorridete! Tu sorridi, Jacu Farre! ah, tu non
sai com' il cuore di zio Portolu!" E sospir pi volte. Elias
divent cupo; pens:
"Mio padre parla sul serio; se io mi ritirassi non sopravviverebbe
al dolore".
Solo Maddalena non parve rallegrarsi della notizia: le larghe
palpebre abbassate con maggior espressione di rassegnato dolore,
non guard una sola volta Elias, ma egli non s'illuse un momento
sui sentimenti di lei.
"Mi ama sempre", pensava, andandosene. "Jacu Farre le far invano
la corte: essa  mia,  mia soltanto: vorr cercarmi, far di
tutto per parlarmi, per distogliermi, ne sono certo. Che far io?"
Non lo sapeva, come del resto non sapeva come e quando Maddalena
avrebbe potuto avere un colloquio con lui; ma intanto aspettava, e
quest'attesa lo preparava alla lotta, o almeno lo premuniva contro
la debolezza di una sorpresa. Se gli dicevano che qualche persona
lo cercava, si sentiva battere il cuore e pensava: " lei!" e poi,
vedendo che non era lei, respirava e si rattristava nello stesso
tempo: se andava a casa sua, aveva paura d'incontrar Maddalena
sola, entrava guardingo, e poi si sentiva contrariato vedendo che
Maddalena non era sola.
"Perch bisogna finirla!", diceva a se stesso per scusarsi.
"Bisogna parlare e finirla una buona volta."
Ma pass parecchio tempo e Maddalena non lo molest.
"Si  rassegnata: tanto meglio! Chi sa? forse mi sono ingannato,
forse ella pensa pi a Jacu Farre che a me!", egli si diceva; e
gli pareva di esserne contento, ma in fondo provava uno strano e
infondato dolore.
Un pomeriggio d'ottobre, per, due o tre giorni prima di quello
fissato per la cerimonia degli ordini, mentre egli stava studiando
nella sua cella, vennero a dirgli che lo cercavano.
" lei!", pens turbato.
Non era lei, ma era un ragazzetto del vicinato, mandato da lei:
"Che prete Elias", lo chiamavano gi cos, "andasse subito subito
a casa perch c'era bisogno di lui".
" mamma?", chiese Elias.
"Non lo so."
" forse malato il bimbo?"
"Non lo so."
"Va; vengo subito."
E and, col cuore stretto da un presentimento, Maddalena infatti
stava sola in casa: zia Annedda era andata in campagna, il bimbo
dormiva. Il viottolo era deserto e intorno alla casetta regnava la
dolcezza, la pace infinita del velato pomeriggio autunnale.
Appena Maddalena vide Elias si turb vivamente, e sent che invano
aveva preparato un lungo discorso, pieno di logica persuasiva: il
tempo nel quale ella era andata alla tanca e con un bacio aveva
vinto Elias, oramai era lontano: adesso aveva soggezione e forse
anche paura dell'abito del suo antico amante, e forse in lei
adesso parlava pi forte il calcolo che la passione. Ad ogni modo
si turb e si confuse: fece sedere Elias, gli serv, come sempre,
il caff pronto per lui, poi gli domand senza guardarlo:
"Domenica dunque  la cerimonia?".
"E non lo sapevi?"
"S, lo sapevo."
Silenzio.
"Perch mi hai fatto venire?", domand lui finalmente.
"Perch?", ella disse, come interrogando se stessa. "Ah, aspetta,
il bimbo si sveglia. Ah, Berteddu mio, sta quieto: vengo, vengo:
ecco che c' zio Elias." S'alz, and, prese il bambino e lo port
con s. Elias ebbe paura.
"Elias", ella cominci, "tu forse immagini ci che io voglio
dirti." Egli scosse la testa. "Non ti dice nulla questa creatura
innocente? E la tua coscienza non ti dice nulla? Interrogala; sei
ancora in tempo. Iddio, che vede tutto, non sar pi contento che
tu, invece di fare quello che stai per fare, renda il padre a
questo bambino innocente?"
Tacque, guardandolo e aspettando la risposta. Elias pose la mano,
e questa mano tremava, sulla testina del bimbo, accarezzandolo
inconsciamente.
"Che cosa vuoi che ti dica? Oramai  troppo tardi, Maddalena",
mormor.
"No, non  tardi, non  tardi!"
" tardi, ti dico: lo scandalo sarebbe enorme; mi direbbero
pazzo."
"Ah", diss'ella con amarezza, "e per le male lingue del mondo tu
non ascolti la tua coscienza?"
"Ma la mia coscienza mi dice di seguire la via che sto per
seguire, Maddalena!", diss'egli, grave, senza mai sollevar gli
occhi, e sempre accarezzando il piccolo Berte. "Tanto, dimmi,
ammesso che io mi spogli di quest'abito e ti sposi, potremo mai
dire che questo bambino  figlio mio?"
"Davanti al mondo, Elias! Davanti al mondo egli non sar mai tuo
figliuolo, ma tu potrai egualmente procedere verso di lui come
verso il tuo figliuolo!"
"Gli vorr bene lo stesso, ne avr cura lo stesso: nessuno, nel
nuovo stato, m'impedir di fare il mio dovere a suo riguardo."
"No, no", diss'ella, cominciando a disperarsi, e chinando e
scuotendo la testa, "no, no, non  lo stesso, non  la stessa
cosa!"
" la stessa cosa, te lo dico io, Maddalena..."
"Lo dici tu, ma non  la stessa cosa. Eppoi!", proruppe ella,
sollevando con fierezza la testa. "E per me, Elias! E per me? Non
pensi a me?"
"Non posso", egli mormor.
"Non puoi? E perch non puoi, Elias? Sei sempre in tempo!
Possibile che tu non ricordi nulla?"
"Non posso ricordare. Eppoi ti ripeto,  troppo tardi."
"Non  tardi, non  tardi...", ella ripeteva, torcendosi le mani,
disperata di non saper dire le parole che aveva preparato.
Ed era abbastanza accorta per non avvedersi che Elias era turbato,
che aveva cambiato colore, che la sua mano tremava sul capo del
bimbo, che bastava un po' di audacia per vincerlo: e sentiva
desiderio di alzarsi, di cingergli il collo con le braccia e di
parlargli come gli aveva parlato nella tanca: ma una forza
superiore la teneva ferma e quasi non le permetteva di guardarlo.
Si sentiva timida e impacciata come una fanciulla al primo
colloquio d'amore. E il colloquio continu a procedere
miseramente, e miseramente fin.
Maddalena ripet in cento modi le cose gi dette; ricord ad Elias
il passato, gli disse che lo amava sempre, che sarebbe vissuta e
morta pensando a lui; ma oramai ella non aveva pi l'accento
toccante della passione, e tutte le sue parole e le sue ragioni
non valevano lo sguardo col quale aveva vinto Elias nella tanca:
ed egli sent tutto questo e pot vincere.
Si separarono senza aversi neppure sfiorato la mano; ma quando
Elias fu solo sent che la sua era stata una vittoria ben facile e
misera.
"S'ella mi avesse tentato forse sarei ancora caduto", pensava.
"Ah, perch'ella rimase fredda rimasi freddo anch'io. Ma forse,
adesso che ha cominciato, torner ancora all'assalto, perch mi
ama, e non  solo per dare un padre al bambino, ma per riavere il
mio amore che ella mi tenta."
E si sentiva triste, turbato, debole; eppure non disperava della
grazia di Dio e, con la volutt amara con cui i fanatici si
percuotono il corpo, egli desiderava che Maddalena lo
perseguitasse e lo tentasse ancora, fortemente, per spasimare e
per esperimentare la sua forza di resistenza.


X.

Ma ella non lo tent oltre. Egli ricevette i primi ordini,
continu a studiare e in breve fu consacrato sacerdote e pot dire
la prima messa. In casa sua fecero festa come per nozze: parenti e
amici gli portarono doni come ad uno sposo; si sgozzarono pecore e
agnelli, si fece banchetto, si cant improvvisando versi per il
giovane sacerdote. Zio Portolu vestiva tutto di nuovo, aveva i
capelli unti, le treccioline rifatte; e ascoltava la gara dei
poeti estemporanei, tenendo sulle ginocchia il piccolo Berte che
gli chinava melanconicamente la testina sul petto.
"Che hai, agnellino mio?", chiese zia Annedda, chinandosi sul
piccino. "Sonno hai?"
Il bambino scosse la testa; i suoi occhioni glauchi erano tristi.
Zia Annedda and e prese con due dita un dolce di pasta di miele
in forma d'uccellino, e chinandosi di nuovo sul nipotino glielo
porse.
"Prendi; ecco l'uccellino; non addormentarti, sai."
Il bimbo prese il dolce svogliatamente, senza sollevar la testa
dal petto del nonno, e accost alle labbra il becco
dell'uccellino, ma non lo mangi.
"Hai sonno?", chiese zio Portolu, guardandolo. "Non hai dormito,
stanotte, uccellino mio? Su, scuotiti, ascolta che belle canzoni!
Quando sarai grande anche tu canterai cos. Ti porter a cavallo
alla tanca e canteremo assieme."
Ma il piccino, che sempre s'entusiasmava all'idea di andare alla
tanca, non si scosse. A pranzo non volle mangiare, e non si stacc
dal nonno, sul cui petto teneva sempre appoggiata la testa.
"Mi pare che tuo figlio sia malato", grid il Farre a Maddalena.
Prete Elias trasal, guard il bambino e immediatamente ricord il
sogno avuto la notte in cui vegliava il cadavere di Pietro.
Maddalena accarezz il bambino, lo interrog, lo prese fra le
braccia e lo port sul lettuccio dove una volta dormiva Elias.
"Ha sonno e adesso dorme", disse rientrando.
Ma prete Elias non s'acquiet: avrebbe voluto alzarsi, andar dal
bambino, esaminarlo; e invece non pot muoversi e dovette
nascondere la sua inquietudine.
Ascoltava i cantori, sorrideva lievemente per certi versi ben
riusciti, ma non parlava, non rideva. Vedeva il Farre, quel ricco
e grosso parente che parlava ansando, andare e venire per la casa,
dando ordini, immischiandosi in ogni cosa come fosse il padrone,
parlando spesso con Maddalena; e ne provava gelosia, e
accorgendosi di questa gelosia s'irritava contro se stesso, ma
taceva.
Dopo il pranzo entr quasi furtivamente presso il bimbo, si chin
e lo guard a lungo, e vedendolo dormire soavemente, con la
boccuccia semiaperta, con l'uccellino dolce fra le manine, prov
un impeto di tenerezza, e lo baci religiosamente. Sollevandosi
ricord il giorno e la notte delle nozze di Maddalena, e la
malattia e il dolore ch'egli aveva sofferto su quel lettuccio.
"Le cose del mondo!", pens. "Chi avrebbe mai creduto che dovevano
accader queste cose?"
Rientrando in cucina sent il Farre che discorreva del bimbo con
Maddalena, intenta a preparare del caff.
"Tu non hai cura di lui", le diceva. "Non vedi che sta poco bene?
 viso di bimbo sano, quello? No. Io far venire il dottore e
vedrai che ho ragione."
"Che gliene importa?", disse Elias fra s, con amarezza e con
gelosia. "Spetta a me curarmene, e non a lui."
Usc nel cortile, dove i poeti ricominciavano a cantare, e sedette
accanto al padre; e parve ascoltare la gara estemporanea, ma
pensava sempre al Farre, a Maddalena, al bimbo, e si rattristava e
s'irritava, e s'accorgeva di un suo nuovo desiderio: che Maddalena
restasse vedova: non aveva mai pensato che, se lei si rimaritava,
egli non avrebbe pi autorit sul bambino.
"Sposer il Farre", pensava, "ed io non potr pi amare il mio
figliuolo: mi saranno contati i baci e le carezze che potr
fargli." E il suo pensiero si smarriva nell'avvenire, in cose del
tutto estranee al ministero nel quale era quel giorno entrato.
Finita la festa, rientrato in seminario, s'accorse di tutti i
pensieri vani, delle gelosie, delle tristezze provate durante la
giornata, e un forte scontento di s lo prese.
" inutile,  inutile", pensava, voltandosi e rivoltandosi sul
letto. "La carne  attaccata all'osso, ed io non mi distaccher
mai dalle cose del mondo: sar un cattivo sacerdote, come sono
stato un cattivo secolare, perch non sono un buon cristiano. Ecco
tutto."
Intanto accadde ci che egli prevedeva. Il Farre domand la mano
di Maddalena, e subito cominci ad occuparsi del bambino come di
cosa sua. Fece venire il medico, e il medico avendo dichiarato che
il bimbo era anemico, il grosso uomo compr le medicine, e quanto
altro occorreva per la salute del piccolo Berte: prete Elias
vedeva e taceva, ma dentro di s si rodeva di gelosia; molte
volte, quando era solo, ed anche stando in chiesa, si sorprendeva
a pensare a quella grossa figura d'uomo sano e rosso, dalla
pronunzia lenta, dalla parola ansante, e sentiva di odiarlo.
Un giorno il Farre lo invit al suo ovile.
"Verr anche zio Portolu", disse, "e prenderemo il bimbo, che gli
far bene, e ci spasseremo."
Sulle prime Elias fu per rifiutare impetuosamente; poi si domin e
accett.
Ma soffr molto durante quella gita: il Farre portava il bambino
con s sul suo cavallo, sul davanti della sella, e Berteddu gli
appoggiava la testina sul petto e gli rivolgeva cento domande se
vedeva un corvo volare gracchiando, un passero levarsi da una
macchia, un cespuglio carico di bacche scarlatte, una quercia
verdeggiante di ghiande. Il Farre gli spiegava ogni cosa con
pazienza, e ogni tanto gli dava un bacio.
"Vedi, quello  un pero selvatico; guarda, guarda, ha pi frutti
che foglie; ti piacciono eh, le pere selvatiche, piccolo
porcellino, eh, eh? E quelle cose grigie lunghe, che sembrano
candelabri? E quelle l sai cosa sono? Sono fusti di canna
gurpina, (15) buoni a far cannelli da pipa. I pastori si fanno le
pipe cos. Eh, i pastori non sono come i signori, sai, che vanno
dal mercante e comprano le cose belle e fatte: i pastori
s'arrangiano: e tu ti farai pastore, eh?"
"Io mi far pastore, s", disse il bambino indolentemente, "e far
le pipe con quelle canne l."
"Eh, no, eh, no! Lo sentite, babbo Portolu, il bimbo vuol farsi
pastore! Non  vero che invece lo faremo dottore?"
Erano inezie; eppure Elias, che veniva cavalcando accanto al
Farre, ne soffriva fanciullescamente. Che aveva da vederci,
quell'uomo estraneo, nell'avvenire del suo bambino? No, no, egli
non avrebbe mai permesso che colui s'immischiasse nella vita e nel
destino del suo figliuolo. Ma, anche questo era un sogno; la
realt lo incalzava gi con le parole di zio Portolu, il quale
diceva al piccolo Berte:
"Ah, tu vuoi farti pastore, piccolo colombo? E perch vuoi farti
pastore? Non sai che i pastori dormono spesso all'aperto e
soffrono il freddo? Vedi zio Elias? S' fatto prete; perch se
fosse rimasto pastore sarebbe morto di freddo. No, ti faremo
dottore, non pastore. Eh, non comanderai tu! C' zio Farre che ti
far filar dritto, e se farai da cattivo zio Farre non scherzer".
"E cosa  quello?", domand Berteddu, indicando un albero, senza
ascoltare le parole del nonno.
Ma le aveva ascoltate Elias, quelle energiche parole, e s'era
sentito colpito nell'anima.
Da quel giorno la sua gelosia crebbe morbosamente: invano egli
cercava di dominarsi, invano pensava:
"Jacu Farre avr dei figli, ed allora dimenticher e forse
disamer il mio: allora Berte sar tutto mio: lo prender in casa,
gli far seguire una buona via, lo render felice".
No, No. Erano tutti sogni. Il presente incalzava, la realt era
dura. Elias soffriva; ed era un dolore diverso da tutti gli altri
fin allora provati, ma non meno profondo. Egli tornava a
disperarsi ed a ripetere la solita lamentazione:
"Non trover mai pace; sono dannato. Qualunque cosa io faccia 
errore. E forse ho errato a non dar ascolto a Maddalena; forse Dio
voleva ch'io mettessi riparo al peccato, invece di dedicarmi
indegnamente a Lui. Ah, prete Porcheddu aveva ragione: il peccato
 una pietra che non ci leveremo mai di dosso; ed io sono dannato
al peso eterno del dolore perch ho peccato gravemente".
Cos i suoi giorni continuavano a scorrere melanconici e
tormentosi. Ah, non era questa la vita quieta e santa che egli
aveva sognato! Intanto si aspettava da un giorno all'altro che si
rendesse vacante qualche parrocchia nei villaggi vicini, per
mandarvelo; ed egli lo sapeva, e soffriva gi pensando alla
lontananza. Lui lontano, il Farre avrebbe sposalo Maddalena, e si
sarebbe impossessato completamente del bambino. Era finito, era
tutto finito! Ma no, no, non era tutto finito. No, egli sentiva
che da lontano avrebbe continuamente pensato al suo figliuolo,
rodendosi di tenerezza, di desiderio, di gelosia, e che forse
andava a cominciare una nuova vita di passione e di dolore, ben
diversa da quella che era suo dovere di condurre.
Tutti i giorni andava a casa sua, e insolitamente cercava di
amicarsi il bambino, portandogli dolci, trastullandolo e
viziandolo: si accorgeva che era una debolezza, questa, anzi una
piccolezza, poich era spinto a far cos non dal suo amore
paterno, ma dal bisogno d'impedire che Berte si affezionasse al
Farre; ma non poteva far altrimenti.
Per vedeva con dolore che Berte restava per lo pi indifferente,
indolente e taciturno; non mangiava quasi mai i dolci, si stancava
subito dei giocattoli e dei trastulli, e s'impermaliva per ogni
pi piccola cosa. Del resto, era cos con tutti; ed Elias
s'accorgeva che il piccino era malato, e si struggeva di vederlo
cos e di non poterlo far guarire.
Fece venire un medico, non quello consultato dal Farre, e prov
una triste soddisfazione quando il nuovo dottore dichiar il bimbo
affetto da un malore latente, che non era anemia, e ordin diverso
medicamento.
"Lo vedi?", disse Elias a Maddalena, con un cattivo trionfo negli
occhi.
"Lo vedo!", ella rispose tristemente, preoccupata soltanto dello
stato del bambino.
Il nuovo medico e il nuovo medicamento non impedirono per che
l'infiammazione latente nei delicati visceri del bimbo si
manifestasse presto. Un giorno prete Elias trov Berte coricato
sul lettuccio della camera terrena; il bambino aveva una febbre
altissima e delirava, con gli occhioni smarriti e il viso ardente.
Maddalena lo vegliava, costernata e disperata, e zia Annedda aveva
gi ricorso ai suoi medicamenti, santi finch si vuole, ma
perfettamente inutili.
Ella aveva una reliquia speciale per guarire la febbre: la pass
sul corpo ardente del bimbo e recit con fervore diverse
preghiere, a Dio, allo Spirito Santo, a Nostra Signora della
Misericordia, a Nostra Signora del Rimedio, a Maria di Valverde, a
Maria del Monte, a Maria del Miracolo, alle Anime Sante, a San
Basilio, a Santa Lucia, al Sangue Santo, ai Santi Innocenti; ma la
febbre non fece che aumentare.
Allora fu richiamato il primo medico; egli dichiar che lo stato
del bimbo era gravissimo, ma non disperato se non sopravveniva il
tifo. Elias ascoltava, pallido, ritto presso il finestrino: in
quel punto vide il Farre venir su dal viottolo e strinse
istintivamente i pugni.
"Egli viene, eccolo!", pens. "Egli viene per accrescere il mio
dolore! Forse il bimbo morr, ed io non posso avvicinarmi al suo
lettuccio, non posso dargli le ultime carezze, le cure estreme,
mentre tutto ci sar permesso a colui. Eccolo, eccolo che viene!
Ebbene, io me ne vado, altrimenti se egli entra qui e si avvicina
al bimbo, al bambino mio che muore, non rispondo pi dei miei
atti."
Se n'and infatti assieme col medico; nel cortile s'incontrarono
col Farre che si mostr addolorato e s'inform dello stato del
bimbo.
"Il bambino sta male; lasciatelo in pace assieme con la madre!",
disse Elias ruvidamente.
Il Farre lo guard un po' stupito, ma non rispose.
Il medico invit Elias ad una passeggiata gi per lo stradale; il
giovane prete lo segu volentieri; ma mentre l'altro parlava, egli
guardava lontano, verso lo sfondo della valle, con gli occhi
smarriti in un sogno doloroso. Vedeva il Farre seduto presso il
letto del bimbo, e Maddalena triste e pallida, che si curvava sul
piccolo malato per spiarne la crescente sofferenza. Il grosso
fidanzato la confortava, poi stendeva la mano ad accarezzare il
piccino e gli parlava amorosamente.
Il medico intanto parlava d'una ragazza grassa e rosea che avevano
incontrato presso la fontana.
"Dicono sia l'amante del tale, quella ragazza. Che fianchi! Per
non  ben fatta, precisamente. Ma sar vero che  l'amante del
tale? Ne ha sentito parlare, prete Elias?"
Elias lo guard con rabbia. Come mai il medico poteva fargli
queste domande, quando il suo bambino moriva e il Farre gli faceva
da padre?
"Cosa mi dice!", esclam. "Perch mi fa queste domande?"
"Ma non son domande che si fanno agli uomini del mondo? Oh che non
 un uomo del mondo anche lei?"
Ah s! anche lui era un uomo del mondo! Purtroppo era ancora un
uomo del mondo, e come tale si sentiva morso dal dolore, dal
dispetto, dalla gelosia.
Verso sera torn da Maddalena e la trov disperata perch lo stato
del bimbo si faceva sempre pi grave. Ella stava in cucina
preparando qualche cosa presso il focolare.
"La mamma  di l?", chiese Elias, andando verso la cameretta ove
giaceva il bambino.
"S."
Egli avrebbe voluto domandare se c'era anche il Farre, ma non
poteva. Sentiva che egli era l, seduto presso il letticciuolo; ne
vedeva distintamente la grossa persona, ne sentiva il respiro
ansante; e provava un'angoscia quasi morbosa. Eppure quando apr
l'uscio e vide il Farre seduto presso il letticciuolo, con la
grossa persona un po' ripiegata in avanti, silenzioso, ansante,
trasecol come spaventato da un'improvvisa apparizione.
"Il bimbo muore, ed egli  l e non mi lascia avvicinare, non mi
lascia vederlo n accarezzarlo!", pens amaramente. Infatti
s'avvicin appena al dappiedi del letto e guard quasi timidamente
il malatino.
"Sta male, sta male", disse il Farre con dolore, come parlando fra
s.
Elias si ferm un momento, poi se ne and senza aver detto una
parola. Pass una notte orribile, e l'indomani mattina per tempo
fu di nuovo l: attraversando il viottolo si lusingava di trovare
il bimbo migliorato, e il suo volto s'illuminava di speranza.
Entr, con passo agile attravers il cortile, la cucina, spinse
l'uscio. E tosto il suo viso si fece livido. Il Farre era di nuovo
l, seduto presso il letticciuolo del bambino, con la grossa
persona ripiegata in avanti, silenzioso, ansante.
Maddalena piangeva. Appena vide Elias gli venne avanti,
asciugandosi le lagrime col grembiale, e singhiozzando gli disse
che il bimbo moriva. Elias la guard dall'alto in basso, livido,
cupo; non avanz un passo, non parl; e poco dopo usc. Zia
Annedda lo segu in cucina, poi nel cortile e gli domand
esitando:
"Elias, figlio mio, che hai? Sei tu pure malato?",
Egli si ferm presso il portone, si volse, e parole amare contro
il Farre e contro Maddalena, che permetteva al fidanzato di star
sempre l presso il malatino, gli vennero alle labbra; ma vide il
piccolo viso di sua madre cos pallido, cos angosciato, che
mormor:
"No, non mi sento male". E se ne and.
"Che cosa ha egli detto? Non l'ho sentito", disse fra s zia
Annedda. "Sta male anche lui? Che cosa ha? Aiutateci voi, San
Francesco mio!"
Da quel momento cominci per Elias una vera ossessione. Appena si
trovava libero andava invariabilmente, quasi senza accorgersene, a
casa sua. Anche prima d'arrivare al viottolo sentiva che il Farre
era l al suo posto; tuttavia s'ostinava a sperare il contrario ed
entrava. E l'odiosa figura era l, sempre l.
Poco per volta fu preso da una specie di delirio. Veniva col
desiderio di chinarsi sul bimbo, di baciarlo, di curarlo colle sue
mani, di dirgli parole affettuose: gli pareva che la forza del suo
amore sarebbe bastata per guarirlo; e invece veniva, e bastava
appena che vedesse il Farre per sentirsi paralizzato; non osava
neppure posar la mano sulla fronte del piccolo moribondo, mentre
entro di s urlava di dolore e di rabbia.
La sera del settimo giorno della malattia di Berte, zia Annedda
gli venne incontro piangendo.
"Non passer la notte", mormor.
"Il Farre  ancora l, mamma?"
"Non c'."
Egli si slanci nella cameretta, scost Maddalena che piangeva
silenziosamente presso il lettuccio, e si chin ansioso sul bimbo.
E il bimbo moriva; il piccolo volto, gi s grazioso e pieno, era
livido, scarno, improntato di una straziante sofferenza. Pareva il
viso d'un vecchietto moribondo.
Elias non os toccarlo n baciarlo, preso tutto da un improvviso
stupore. Come davanti al cadavere del fratello Pietro ebbe la
visione della morte, e s'accorse che sino a quel momento gli era
parso impossibile che Berte morisse. Invece moriva. Perch moriva?
Come moriva? La fine di ogni cosa, di ogni passione? E allora
perch egli odiava il Farre? Perch soffriva?
"Figlio mio, piccolo figlio mio", gemette fra s, "tu muori ed io
non ti ho amato, ed io, invece di amarti, di curarti, di
strapparti alla morte, mi sono perduto in un vano rancore, in una
vana gelosia... Ed ora tutto finisce, e non c' pi tempo, non c'
pi tempo a nulla..."
Lo assal un impetuoso desiderio di prendere fra le braccia il
piccino, di portarselo via, di salvarlo? Come? Non sapeva come, ma
gli pareva che bastasse stendere le braccia, protendere la sua
persona sul corpicciuolo del bimbo, per tener lontana la morte. In
quel punto entr il Farre e s'avvicin lentamente al letto: Elias
sent il grave passo, l'alito ansante, e istintivamente
s'allontan.
Il Farre riprese il suo posto; e ancora una volta Elias sent fra
s e l'anima del suo bambino che se n'andava un ostacolo
insormontabile. Si mise in fondo alla camera, accanto al
finestrino, e i suoi occhi lampeggiarono d'un fosco bagliore
verde. Pensava delirando:
"Perch egli  l? Perch mi ha tolto di l? Mi ha cacciato, mi ha
spinto. Con qual diritto?  suo o mio il bimbo?  mio,  mio, non
suo! Adesso vado, lo prendo a schiaffi, quel grosso otre, lo
caccio di l, perch devo starci io, non lui. Vado, vado, lo
schiaffeggio, lo ammazzo: voglio bere il suo sangue, perch lo
odio, perch mi ha tolto tutto, tutto, tutto, perch quando c'
lui,. io arrivo a desiderar la morte del mio bambino".
Ma per qualche minuto non si mosse dal suo posto; poi entr in
cucina, disse a sua madre:
"Ritorner fra poco", e se ne and via rapidamente.
Rientrando nella sua cella gli parve di svegliarsi da un sogno; e
riebbe coscienza della sua vita, del suo stato e del suo dovere.
S'inginocchi e si mise a pregare ed a chiedere perdono a Dio del
suo delirio.
"Perdonatemi, Signore, perdonatemi per la vita eterna, giacch in
questa non sono degno di perdono. Io non riposer mai; sono
dannato a soffrire, ma ogni castigo  piccolo per il fallo che ho
commesso. S, s, fatemi pure soffrire come merito, ma datemi la
forza di compiere i miei doveri, toglietemi dal cuore ogni vana
passione. Dal canto mio prometto che far di tutto per vincermi:
viva o no il bambino andr a vederlo il meno possibile.  forse
mio? No. Io non devo aver nulla su questa terra; n figli, n
parenti, n beni, n passioni. Devo esser solo; solo davanti a
voi, Dio mio, Signore grande e misericordioso."
Ma un'ora dopo lo avvertirono in fretta che andasse a casa sua; ed
egli corse, pallido e col cuore in tumulto. Era notte; una notte
d'autunno, velata, silenziosa: la luna nuotava lentamente fra
tenui vapori, circondata di una immensa aureola d'oro sbiadito; un
silenzio profondo, una pace arcana e triste, qualche cosa di
misterioso era nell'aria.
Elias sentiva che il bambino era morto, ed entrato nella cucina
vide, infatti, seduta presso il focolare Maddalena che piangeva
tragicamente, stringendosi ogni tanto il capo fra le mani. Pareva
una schiava a cui avessero tolto tutto, libert, patria, idoli,
famiglia. Elias sent l'immenso dolore della donna, e pens:
"In questo momento forse ella crede che la perdita del bambino sia
il castigo della sua colpa; e non sa che da questo dolore, invece,
ella uscir purificata e che trover la via del bene. Le vie del
Signore sono grandi, sono infinite!". Ma mentre cos pensava, si
guardava attorno per la cucina semioscura e tra le poche persone
ivi raccolte non vedendo il Farre, pensava con dolore che l'uomo
forse era ancora l, accanto al bambino morto.
Entr. Il Farre non c'era. Solo zia Annedda, pallidissima, ma
calma, senza piangere, senza far rumore, lavava e vestiva il
morticino. Elias le diede qualche aiuto: dalla cassa prese le
calzettine e le scarpette del bambino, e calzandolo sent che i
piedini esangui, assottigliati dalla malattia, erano ancora
morbidi e tiepidi.
Finch il morticino non fu vestito e accomodato fra i guanciali, e
finch zia Annedda rimase l, Elias si tenne calmo, ma appena fu
solo prov un brivido per tutta la persona, sent il volto e le
mani raffreddarglisi, e s'inginocchi e nascose il viso sulla
coltre del letticciuolo.
Finalmente, finalmente era solo col suo bambino; nessuno pi
poteva toglierglielo, nessuno pi poteva mettersi fra loro. E sul
suo infinito accoramento sentiva calare un tenue velo di pace, e
quasi di gioia - simile alla vaporosit di quella misteriosa notte
autunnale - perch l'anima sua si trovava finalmente sola,
purificata dal dolore, sola e libera da ogni umana passione,
davanti al Signore grande e misericordioso.

FINE


Note:

 (1) Si sa che in molti paesi sardi s'usa un pane speciale (carta
di musica) che dura pi settimane senza guastarsi.
 (2) In Sardegna il titolo di zio si d a tutte le persone del
popolo un po' avanzate in et.
 (3) Suocera del figlio o della figlia.
 (4) Vastissimo terreno chiuso.
 (5) Il prodotto.
 (6) Voce per chiamare i cani.
 (7) Dolce nuorese di mandorle, zucchero e miele.
 (8) Maggio, maggio, bene vieni,
     Con tutto sole e amore,
     Con la palma e col fiore
     E con la margheritina.
 (9) Minestra densa che si pu mangiare fredda.
(10) Cucchiai.
(11) Recipienti di sughero.
(12) Proverbio sardo: cada mettichedda juchet orichedda.
(13) Il bello grande, il molto bello, bellissimo.
(14) Veglione popolare.
(15) Canna volpina.
