





    Traduzioni telematiche a cura di
    Rosaria Biondi, Nadia Ponti, Giulio Cacciotti, Vincenzo Guagliardo
    (Casa di Reclusione - Opera)




    Daniel Defoe.
    FORTUNE E SFORTUNE DELLA FAMOSA MOLL FLANDERS.







    Nota biografica.

    Daniel Defoe nacque a Londra nel 1660 e vi mor  il  26  aprile  1731.
    Fece il commerciante e lo speculatore, e nel corso di queste attivit,
    complicate da intrighi politici,  ebbe vari rovesci e infine, morto il
    suo protettore Guglielmo d'Orange,  fu condannato alla prigione e alla
    berlina.  La sua attivit letteraria, all'inizio soltanto libellistica
    e  giornalistica,  acquista  solo  molto  tardi  (1719)  un  carattere
    creativo.













    L'AUTORE AI LETTORI.

    Da  qualche  tempo il mondo  talmente soffocato da romanzi e libri di
    avventure,  che sar difficile per una storia privata esser presa  per
    vera,  quando  in  essa i nomi e gli altri particolari del personaggio
    siano taciuti; e su questo punto dovremo accontentarci di lasciare che
    il lettore dia sulle pagine che seguono la propria  opinione,  per  la
    quale ci rimetteremo al suo volere.
    Immaginate  che  qui    l'autrice  a scrivere la sua storia;  fin dal
    bell'inizio del suo racconto espone le ragioni per cui  le  sembra  di
    dover  nascondere il suo vero nome,  dopo di che non avr occasione di
    parlare ancora della faccenda.
    Bisogna avvertire che l'originale di questo racconto  venne  sistemato
    con nuove parole,  e lo stile della famosa signora di cui si parla, un
    tantino  alterato;  soprattutto,   si    fatto  in  modo  che  costei
    raccontasse  la  storia con parole pi modeste di quelle che non abbia
    usato la prima volta,  dato che la copia capitataci tra  le  mani  era
    stata  scritta  in  un  linguaggio  pi  degno  di  una persona ancora
    rinchiusa in Newgate che  non  dell'umile  penitente  che  lei  ha  in
    seguito affermato di essere.
    La penna impiegata a rifinire questa storia e a ridurla come la vedete
    ora, ha trovato non poche difficolt nel darle una veste presentabile,
    e  fare  che  si esprima in un linguaggio leggibile.  Quando una donna
    depravata nella sua prima giovent,  una donna anzi,  che nasce frutto
    della  depravazione e del vizio,  si decide a fornire un ragguaglio di
    tutte le sue azioni perverse,  e discende  perfino  alle  occasioni  e
    circostanze  particolari attraverso le quali si apr per lei la strada
    della corruzione e non dimentica tutti i successivi  passi  mossi  nel
    delitto  per un periodo di sessant'anni,  si trova in un bell'impaccio
    l'autore che voglia rivestire la storia in modo tanto decente  da  non
    dar luogo, specialmente a lettori corrotti, di volgerla a suo danno.
    Tuttavia,    stata  adoperata  ogni  possibile attenzione per evitare
    tutti i pensieri disonesti,  tutte le espressioni meno che modeste nel
    nuovo  rivestimento  di  questo  racconto;  perfino  nei  suoi  tratti
    peggiori. A questo scopo, qualcosa della parte viziosa di questa vita,
    che era impossibile raccontare  secondo  modestia,  venne  escluso,  e
    diverse  altre parti accorciate di molto.  Quanto resta,  si spera non
    sia tale da offendere il pi casto dei lettori n il pi modesto degli
    ascoltatori;  e dato che anche della  peggiore  delle  storie  bisogna
    saper  fare  l'uso  migliore,  si  spera che la morale del libro terr
    desta la  seriet  del  lettore,  anche  quando  il  racconto  potesse
    disporlo  diversamente.  A  fare  la  storia di una vita di vizio alla
    quale sia seguito il pentimento,  si richiede necessariamente  che  la
    parte  viziosa  venga rappresentata allo stesso modo che la verit dei
    fatti consente pi perversa,  per illustrare ed abbellire la parte del
    pentimento,  che  sar  di  sicuro la migliore e la pi splendida,  se
    raccontata con lo stesso spirito e vivacit.
    Si  fatto presente che non possono esserci  la  stessa  vivacit,  lo
    stesso  lustro e bellezza nel riferire la parte del pentimento come in
    quella delittuosa.  Qualunque sia la giustezza di questa osservazione,
    mi  sia  consentito di dire che questo succede perch non si prende lo
    stesso gusto e lo stesso piacere nella lettura;  ed   purtroppo  vero
    che la differenza non sta nell'intrinseco merito dell'argomento quanto
    nel gusto e nel palato di chi legge.
    Ma  dato che quest'opera si raccomanda massimamente a coloro che sanno
    come vada letta e come se ne tragga quel profitto che per tutto il suo
    sviluppo la storia raccomanda,  cos giova sperare che questi  lettori
    vorranno  ben  pi  compiacersi  della  morale  che  non della favola,
    dell'applicazione che non della esposizione,  e dello scopo  al  quale
    mira lo scrittore pi che della vita del personaggio trattato.
    C',   in  questa  storia,  abbondanza  di  bellissimi  casi  e  tutti
    interpretati profittevolmente. C',  dato loro appositamente nel corso
    della narrazione,  un piglio piacevole che naturalmente istruisce,  in
    un senso o nell'altro,  il lettore.  La prima parte intorno alla  vita
    dissoluta  che  la  protagonista  conduce  con  il  giovane signore di
    Colchester,   piena di cos felici accorgimenti diretti a smascherare
    il delitto e,  svelando lo sciocco, spensierato e odioso comportamento
    di tutti e due i colpevoli,  mettere in guardia contro la fine funesta
    di  simili  avventure  tutti  coloro  i  cui  casi  si  adattano  alla
    circostanza,   che  risarcisce   abbondantemente   tutta   la   vivace
    descrizione che la protagonista ci fa della sua follia e perversit.
    Il  pentimento  del  suo amante di Bath,  e come questi sia portato ad
    abbandonarla,  per  il  giusto  allarme  della  malattia;   il  giusto
    avvertimento  che  a  quel  punto  viene dato di guardarsi anche dalle
    legittime intimit con le persone pi care e come senza l'aiuto divino
    siamo incapaci di perseverare nelle pi solenni  risoluzioni  di  vita
    virtuosa;  sono  tutte parti che,  alla persona di vero discernimento,
    sembreranno piene di una pi reale bellezza che non tutta la catena di
    casi amorosi che le introduce.
    A farla breve,  dato che l'intero racconto  accuratamente ripulito da
    tutte  le frivolezze e licenziosit che conteneva,  cos  diretto,  e
    col massimo scrupolo, a fini di virt e di religione. Nessuno, che non
    voglia  macchiarsi  di  manifesta  ingiustizia,  pu  fare  il  minimo
    rimprovero a quest'opera o al nostro proposito nel pubblicarla.
    In tutti i tempi, i difensori del teatro hanno fatto di questo il loro
    argomento  pi  forte  per  persuadere la gente che le loro opere sono
    utili e che ogni  governo  pi  civile  e  timorato  di  Dio  dovrebbe
    permetterne  la  rappresentazione.  Sostengono cio,  che queste opere
    sono dirette a scopi di virt e che non  trascurano,  tramite  le  pi
    vivaci  descrizioni,  di raccomandare la virt e i principi generosi e
    di dissuadere e mostrare nella loro deformit ogni  sorta  di  vizi  e
    depravazione di costumi. Fosse vero che cos facessero e costantemente
    aderissero  a  questa  massima,  come paragone delle loro azioni sulla
    scena: molto allora si potrebbe dire in loro favore.
    Attraverso tutta l'infinita variet di  questo  libro,  sempre  ci  si
    attiene  con  tutta  severit a questo principio fondamentale: non c'
    una sola azione perversa,  in nessuna sua parte,  che non  si  risolva
    prima  o  poi nell'infelicit e nella sventura;  non entra in scena un
    solo grande scellerato che non finisca infelice o penitente; non viene
    menzionata nessuna cosa cattiva che non  trovi  la  sua  condanna  nel
    corso stesso del racconto,  n una virtuosa, giusta, che non porti con
    s la sua lode.  Che cosa pi  esattamente  risponde  alla  regola  su
    esposta,  da  raccomandare  perfino la rappresentazione di quelle cose
    che hanno contro di s tante  altre  giuste  obiezioni?  Voglio  dire,
    l'esempio delle cattive compagnie, il parlare osceno, e simili.
    Su questo fondamento, si raccomanda il libro al lettore, come un'opera
    in  ogni  parte della quale vi  qualcosa da imparare,  e se ne cavano
    parecchie giuste e pie osservazioni. In queste chi legge potr trovare
    qualche insegnamento, se vorr compiacersi di farne tesoro.
    Tutte le imprese di questa illustre signora nelle sue rapine  a  danno
    dell'umanit,  sembrano  come  altrettanti  esempi per la gente onesta
    affinch stia in guardia;  le fanno comprendere con  quali  metodi  si
    adescano,  svaligiano  e derubano i creduloni e in conseguenza come si
    debba guardarsene.  Il caso di quando derub la bimba,  che  la  madre
    vanitosa aveva vestita vistosamente per la lezione di ballo,   per il
    futuro un ottimo avvertimento per  simile  gente;  come  pure,  quando
    port via l'orologio d'oro dal fianco di quella signorina nel parco.
    Il modo in cui si appropri del pacco di una ragazza scervellata, allo
    scalo  di  Saint  John's Street;  il bottino fatto durante l'incendio,
    l'avventura di Harwich,  tutto ci offre un eccellente  ammonimento  ad
    avere  in  questi  casi  una migliore presenza di spirito davanti alle
    sorprese improvvise, di qualunque genere esse siano.
    La storia di quando costei si dar finalmente a una vita  onesta  e  a
    una  condotta  laboriosa,  nella Virginia,  in compagnia del suo sposo
    deportato,   piena di insegnamenti per tutte le  creature  sfortunate
    che  sono  costrette  a  ricercare  sotto  un altro cielo come rifarsi
    un'esistenza, sia per la disgrazia della deportazione, sia per qualche
    altra calamit.  Vi si impara che la buona  volont  e  l'applicazione
    ricevono  il dovuto incoraggiamento perfino nella landa pi remota del
    mondo e che nessuno stato pu essere tanto basso,  spregevole o  privo
    di  possibilit,  che  un'operosit  instancabile non ci debba portare
    molto avanti sulla via  della  liberazione,  e  non  possa  col  tempo
    risollevare  la  pi  vile  delle  creature e rimetterla all'onore del
    mondo investendola di una nuova parte nella vita.
    Sono queste alcune delle conclusioni a cui veniamo guidati per mano in
    questo libro,  ed esse  sono  pienamente  sufficienti  a  giustificare
    chiunque  lo  raccomandi  al mondo,  e molto di pi a giustificarne la
    pubblicazione.
    Restano ancora due delle parti pi belle, di cui la presente storia d
    una qualche idea e ci introduce negli episodi.  Esse sono per tutte e
    due  troppo  lunghe  per  entrare  nello  stesso  volume  e sono anzi,
    potremmo dire, intieri volumi esse stesse.
    La prima  la vita della sua governante, come lei la chiama, che aveva
    percorso,  a quanto pare,  in pochi anni tutti gli illustri  stati  di
    gentildonna,  prostituta  e ruffiana;  levatrice e,  cos le chiamano,
    padrona-levatrice; usuraia, spacciabambini, manutengola, ricettatrice;
    in una parola ladra e facitrice di ladri e consimili, eppure anch'essa
    si pent.
    La seconda  la vita del marito deportato, un malandrino che, a quanto
    sembra,  trascorse felicemente  dodici  anni  di  scelleratezze  sulla
    pubblica strada,  eppure alla fine seppe cavarsela tanto bene da venir
    deportato su sua domanda, non come un condannato.  La vita di costui 
    incredibilmente avventurosa.
    Ma,  come  dicevo,  tutte  e  due  le  storie  sono  troppo lunghe per
    introdurle qui,  e neppure posso promettere che un giorno usciranno  a
    parte.
    In  verit,  non  possiamo  dire che questo nostro racconto arrivi fin
    proprio alla fine della vita della  famosa  Moll  Flanders,  dato  che
    nessuno  pu  scrivere  la propria vita interamente fino alla fine,  a
    meno che non vogliamo che la scriva una volta morto.  Ma la  vita  del
    marito  di  lei,  dato  che    scritta  da  un terzo,  d un completo
    ragguaglio di tutti e due: quanto  tempo  vissero  insieme  in  quella
    terra,  e come tutti e due tornarono,  dopo otto anni circa, diventati
    ricchissimi,  in Inghilterra,  dove lei visse,  sembra,  fino alla pi
    tarda et, ma non fu pi una penitente cos eccezionale come era stata
    all'inizio.  Quel  che pare certo,   che ha sempre parlato con orrore
    della sua vita precedente, e di ogni momento di questa.
    Nell'ultima scena del Maryland e della Virginia accaddero molte  belle
    cose  che  rendono quella parte della sua vita assai bene accetta,  ma
    non sono raccontate con quell'eleganza che hanno le altre,  di cui lei
    stessa si occupa;  quindi ancora per il meglio se interrompiamo qui.



    Il  mio vero nome  cos noto negli archivi e nei registri del carcere
    di Newgate e dell'Old Bailey, e vi sono ancora implicati, circa la mia
    personale condotta,  certi fatti  cos  importanti,  che  non  dovrete
    attendervi  che  io accompagni al racconto il mio nome o un ragguaglio
    della mia famiglia; pu darsi che questo si venga a sapere quando sar
    morta;  per  il  momento  non  sarebbe  conveniente,  no,  neppure  se
    concedessero un'amnistia generale, magari senza eccezione di persone o
    di reati.
    Baster  se  vi  chiedo  che,  dato  che  per alcuni dei miei peggiori
    compagni che sono ormai nell'impossibilit di nuocermi (essi  uscirono
    da  questo  mondo,  cosa che spesso ho avuto ragione di temere per me,
    attraverso la scala e la corda) il mio nome era Moll Flanders, cos mi
    vogliate permettere di conservare questo nome fino a quando io non osi
    confessare quella che fui e insieme quella che sono.
    Mi  stato detto che in una delle nazioni nostre vicine,  non so se in
    Francia  o  dove,  c'  un'ordinanza reale che quando un delinquente 
    stato condannato a morte,  oppure alle galere o alla deportazione,  se
    lascia dietro di s qualche bambino, dato che per la confisca dei beni
    dei  genitori,  questi  in  genere vanno derelitti,  immediatamente lo
    Stato se ne prende cura e li ricovera in un ospedale chiamato la  Casa
    degli Orfani,  dove questi ragazzi vengono allevati, vestiti, nutriti,
    educati e,  una volta pronti  a  uscire,  collocati  a  mestiere  o  a
    servizio,  cos da essere messi in grado di mantenersi con un'onesta e
    laboriosa condotta.
    Se questa fosse stata l'usanza nel nostro paese,  io non sarei rimasta
    una povera bimba abbandonata,  senza amici,  nuda, priva di aiuto e di
    conforto, come fu il mio destino,  e questa mia condizione non solo mi
    esponeva  a  tremende privazioni ancora prima che nemmeno fossi capace
    di capire il mio stato o di rimediarvi,  ma mi spinse per un  sentiero
    della  vita  in  se  stesso vergognoso e tale che nel suo corso solito
    porta alla rapida distruzione di anima e corpo insieme.
    Ma la cosa and  diversamente.  Mia  madre  era  stata  condannata  di
    delitto  capitale  per un furtarello che non vale le parole che costa:
    aveva preso a prestito tre pezze di fine tela d'Olanda nel negozio  di
    un  certo  mercante in Cheapside.  I particolari sono troppo lunghi da
    raccontare,  e li ho sentiti riferire in tanti modi  diversi  che  non
    saprei io stessa a quale attenermi.
    Comunque  fosse,  tutti  si  trovano d'accordo sul fatto che mia madre
    invoc il suo stato, e avendola riconosciuta incinta, le concessero un
    rinvio di circa sette mesi,  dopo i quali venne  richiamata,  come  l
    dicono, all'antica sentenza, ma ottenne in seguito la grazia di essere
    deportata alle colonie,  per cui mi lasci,  che avevo circa sei mesi,
    in mani, vi assicuro, tutt'altro che virtuose.
    E' quello un tempo troppo vicina alle prime ore della mia vita  perch
    io passa raccontare nulla di me se non quello che so per sentito dire;
    baster  ricordare  che,  nata com'ero in quel luogo di sventura,  non
    appartenevo a nessuna parrocchia  alla  quale  potessi  ricorrere  per
    sostentarmi nell'infanzia;  e neppure so minimamente spiegarmi come mi
    abbiano tenuta in vita, se non che, mi hanno detto, qualche parente di
    mia madre mi prese con s,  ma chi abbia fatto le  spese  e  chi  dato
    l'incarico, lo ignoro.
    Il primo ricordo di me che riesco a ritrovare,  o meglio che abbia mai
    appurato,  che vagabondavo con una banda di quella gente che chiamano
    zingari,  o gitani;  ma credo che con loro ci fossi  stata  pochissimo
    perch  non  feci  a  tempo  a rimetterci il colore della pelle,  come
    succede a tutti i ragazzi che quelli tengono con s.  Neppure so  dire
    come sia capitata fra loro n come li abbia lasciati.
    Fu a Colchester nell'Essex,  che gli zingari mi lasciarono, e ho mezzo
    in mente che fui io a lasciarli (mi nascosi  cio,  e  non  volli  pi
    saperne di proseguire con loro),  ma su questo punto non sono in grado
    di dare nessun  particolare;  questo  solo  ricordo  che,  raccolta  a
    Colchester  da  qualcuno  degli  incaricati della parrocchia,  feci un
    racconto,  com'ero venuta in citt cogli zingari ma che non avevo  pi
    voluto andare con loro e cos mi avevano abbandonata,  per non sapevo
    dove si fossero diretti.  Sembra  infatti  che,  quantunque  si  fosse
    mandato  attorno  per tutta la campagna alla ricerca,  gli zingari non
    fossero reperibili.  Era  adesso  naturale  che  provvedessero  a  me,
    perch,   quantunque  per  legge  non  andassi  a  carico  di  nessuna
    parrocchia di questa o di quella parte della citt, pure sapendosi del
    mio caso ed essendo io ancora troppo piccola per poter  lavorare  (non
    avevo  pi  di tre anni),  i magistrati della citt vennero toccati da
    compassione  si presero cura di me,  tanto che divenni una delle loro
    orfane come se fossi nata in quel posto.
    Nella  sistemazione  che  mi diedero,  fu per me una fortuna di essere
    allogata a balia, come dicono, presso una donna che era povera s,  ma
    aveva  visto  tempi  migliori  e  ricavava  un  piccolo  sostentamento
    incaricandosi di bambine della mia stessa  condizione,  e  provvedendo
    loro il necessario finch non fossero giunte a una certa et in cui ci
    si  poteva  ripromettere  di  mandarle  a  servizio  o  a  guadagnarsi
    diversamente il pane.
    Questa donna aveva pure una  piccola  scuola  in  cui  insegnava  alle
    bambine a leggere e fare altri lavori;  e dato che, ripeto, in passato
    aveva vissuto in societ,  queste bambine le tirava su con  moltissima
    arte, non solo, ma con moltissima attenzione.
    Inoltre,  e  questo  valeva  tutto  il  resto,  le educava anche molto
    religiosamente,  essendo lei stessa  donna  molto  posata  e  pia;  in
    secondo luogo,  ottima massaia e molto pulita; in terzo luogo, garbata
    e di buoni costumi. Sicch,  eccettuati il vitto semplice,  l'alloggio
    povero  e  il  vestire  grossolano,  eravamo  allevate con altrettanta
    gentilezza che se avessimo frequentato la scuola di ballo.
    Stetti l di continuo fino a che  ebbi  otto  anni  e  poi  arriv  la
    tremenda  notizia che i magistrati (credo si chiamassero cos) avevano
    deciso che entrassi a servizio.  Io non  ero  capace  di  fare  molto,
    dovunque  mi dovessero destinare,  salvo che correre per commissioni e
    servire da sguattera in una cucina.  Questo me l'avevano  detto  molte
    volte e ne ero spaventatissima, perch sentivo una profonda avversione
    all'idea  di  entrare  come si diceva,  a servizio,  bench fossi cos
    giovane.  Dissi alla mia balia che credevo di  potermi  guadagnare  la
    vita senza andare a servizio,  se voleva essere cos buona da darmi il
    suo consenso;  mi aveva infatti insegnato a lavorare d'ago e filare la
    lana, che era la principale industria della citt, e le dicevo che, se
    avesse   voluto   tenermi,    avrei   lavorato   per   lei,   lavorato
    indefessamente.
    Quasi ogni giorno le parlavo di lavorare indefessamente, e insomma non
    facevo altro che  lavorare  e  piangere  tutto  il  giorno,  cosa  che
    affliggeva  tanto  quell'ottima  donna  che  alla  fine  incominci  a
    inquietarsi perch mi voleva molto bene.
    Un giorno,  in seguito,  essa entr  nella  stanza  dove  noi,  povere
    bambine,  stavamo  lavorando,  e mi si sedette vicino proprio davanti,
    non nel solito posto di maestra,  ma come se avesse  il  proposito  di
    osservarmi  e  vedermi  lavorare.  Io stavo eseguendo qualcosa cui lei
    m'aveva messo, ricordo che erano camicie da cifrare che lei faceva per
    le clienti, e dopo un po' mi rivolse la parola: Sciocchina mi disse,
    piangi  sempre,  tu?  (perch  allora  piangevo).  Vediamo,  perch
    piangi?  Perch  mi  manderanno  via  risposi,  e  mi metteranno a
    servire e io non so fare quei lavori. Ma, piccola mi disse lei, se
    non sai fare quei lavori,  col tempo imparerai e le prime volte non ti
    daranno  delle cose troppo difficili. S che me le daranno risposi,
    e se non sar capace, mi picchieranno, e le cameriere mi picchieranno
    per farmi lavorare molto,  ma io sono soltanto una bambina e non  sono
    capace e qui mi rimisi a piangere,  tanto che non fui pi in grado di
    parlare.
    Il dialogo commosse la mia buona e materna balia,  che cos decise che
    per  il  momento  non  sarei andata a servire;  mi disse quindi di non
    piangere,  che avrebbe parlato al signor Sindaco,  e non mi  avrebbero
    mandata a servire finch non fossi stata pi grande.
    Ebbene,  neppure  questo  mi  accontent,  perch  il solo pensiero di
    andare una volta o l'altra a servire era per me tanto orribile che, se
    anche mi avesse assicurato che non ci sarei andata fino ai  vent'anni,
    sarebbe stata per me la stessa cosa, avrei continuato tutto il tempo a
    piangere, alla semplice idea che cos sarebbe stato un giorno.
    Quando si accorse che non mi ero ancora calmata, cominci a stizzirsi.
    E che vorresti fare? mi disse. Non ti ho gi detto che non andrai a
    servire  finch  non  sarai  pi grande? S rispondevo,  ma allora
    dovr bene andare. Ma insomma disse lei,  questa ragazza   pazza.
    Come!  vorresti  fare la signora? S risposi e mi rimisi a piangere
    tanto dirottamente che tornai a strillare.
    Questo fece ridere la vecchia dama alle mie spalle,  come  potete  ben
    credere.  Ma  certo,  madamigella,  sicuro  mi disse,  canzonandomi,
    vorresti fare la signora; e com' che diventerai una signora?  Con il
    lavoro delle tue dita, eh?
    S ripetei io, con tutta ingenuit.
    Come?  che cosa puoi guadagnare mi disse, che cosa puoi raccogliere
    al giorno con il tuo lavoro?
    Sei soldi risposi, a filare, e otto se faccio un cucito semplice.
    Oh,  povera signora ripet lei,  ridendo a che vuoi  che  ti  serva
    questo?
    Baster  per  mantenermi dissi,  se mi lascerete vivere insieme con
    voi e dissi questo in cos  desolato  tono  di  supplica  che  quella
    povera donna, come mi raccont in seguito, si sent struggere il cuore
    per me.
    Ma  riprese,  ci  non baster a mantenerti e comperarti i vestiti,
    chi li comprer i vestiti per la piccola signora? e  dicendo  questo,
    mi guardava sorridendo.
    Lavorer tanto di pi dissi, e tutto il guadagno sar vostro.
    Povera piccola! non baster a mantenerti, sar appena sufficiente per
    sfamarti.
    E  allora  star senza mangiare ribattei,  con tutta ingenuit;  ma
    lasciatemi vivere insieme con voi.
    Come, saresti capace di rinunciare a mangiare? disse.
    S ripetei io,  proprio come una bimba,  vi assicuro e  ripresi  a
    piangere dirottamente.
    In  tutto ci non usai nessuna politica;  potete facilmente capire che
    era tutta natura,  ma mista a tanta ingenuit e passione che,  a farla
    breve,  anche quella povera creatura cos materna scoppi in lacrime e
    alla fine piangeva tanto quanto me.  Poi mi prese  e  mi  port  fuori
    dalla  stanza  da  lavoro.  Vieni  mi disse,  non andrai a servire,
    vivrai insieme con me e la promessa per il momento mi calm.
    In seguito,  andando lei per lavori dal Sindaco,  la  storia  venne  a
    galla  e  fu tutta raccontata al signor Sindaco dalla mia buona balia.
    Il Sindaco, tanto gli piacque,  fece venire a sentirla sua moglie e le
    sue  due  figlie,  e vi assicuro che se la spassarono un mondo tutti e
    quattro.
    Non era trascorsa una settimana,  per,  che d'improvviso arriva dalla
    balia  la  signora  Sindachessa  con  le due figlie a farle visita,  e
    visitare la scuola e le bambine. Quand'ebbero guardato un po' a destra
    e a sinistra la  Sindachessa  chiese  alla  balia:  Ebbene,  signora,
    ditemi dunque,  chi  quella marmocchia che vuol fare la signora?. Io
    sentii la domanda e ne provai un grande  sgomento,  anche  se  non  ne
    sapevo  neppure  il motivo;  ma la signora Sindachessa mi si avvicin.
    Ebbene, madamigella disse, che bel lavoro state facendo? La parola
    "madamigella" apparteneva a un linguaggio che si era  sentito  ben  di
    rado  nella  nostra scuola,  e mi chiesi quale triste titolo mi avesse
    dato; intanto per mi alzai, feci una riverenza e la Sindachessa,  che
    mi  tolse di mano il lavoro,  lo guardava e lodava molto;  poi abbass
    gli occhi su una delle mie mani  e  disse:  Eppure,  non  sarebbe  da
    escludere  che  diventasse una signora,  a quanto vedo: ha una mano di
    dama,  vi assicuro.  E questo mi fece  un  piacere  infinito,  ma  la
    signora Sindachessa non si ferm qui;  si frug in tasca, mi diede uno
    scellino e mi raccomand di pensare al lavoro e imparare  a  eseguirlo
    bene.  Dopo tutto,  mi disse,  non era impossibile che sarei diventata
    una signora.
    In tutta questa faccenda  la  mia  buona  vecchia  balia,  la  signora
    Sindachessa  e  le  altre,   non  mi  capivano  affatto,  perch  loro
    intendevano con la parola "signora" una cosa, e io,  una completamente
    diversa.  Quel che io intendevo,  ahim,  per fare la signora,  era di
    potere lavorare per conto mio e guadagnare  quanto  bastasse  per  non
    andare a servire, mentre quelle intendevano fare la gran vita e non so
    che altro.
    Intanto, dopo che la signora Sindachessa se ne fu andata, entrarono le
    sue due figlie,  che anche loro vollero vedere la piccola signora e mi
    fecero dei lunghi discorsi e  io  rispondevo  loro  con  il  mio  fare
    ingenuo;  sempre per, quando mi chiedevano se avevo deciso di fare la
    signora,  rispondevo: S.  Infine mi  domandarono  che  cos'era  una
    signora. La domanda mi imbarazz molto. Tuttavia spiegai negativamente
    che  una  signora  era  chi  non  andava  a  servire,  a fare i lavori
    casalinghi. Quelle damigelle se la godevano un mondo;  piaceva loro la
    mia chiacchiera;  che,  sembra, le divertiva molto, e mi diedero anche
    qualche soldino.
    Quanto ai soldini,  li consegnai tutti a quella che  chiamavo  la  mia
    balia  e  padrona,  e le dissi che le avrei consegnato anche in futuro
    tutti i miei guadagni di signora.  Da questa mia  uscita  e  da  certe
    altre,  la  vecchia  istitutrice cominci a capire che cosa intendessi
    per fare la signora, e cio niente pi che guadagnarmi il pane col mio
    lavoro. In fine mi chiese se era cos davvero.
    Le risposi: S e tenni duro sostenendo che fare questo era  fare  la
    signora perch,  dissi c' qualcuna e feci il nome di una tale che
    rammendava merletti e lavava cuffie di trine: quella  una signora  e
    la chiamano madama.
    Povera  piccola  disse  la  mia  vecchia  balia,  faresti  presto a
    diventare una signora come quella:  una donna di pessima reputazione,
    che ha avuto due bastardi.
    Di questo io non capii nulla, ma risposi: So che la chiamano madama e
    non va a servire n a fare i  lavori  insistendo  perci  ch'era  una
    signora e che anche io sarei stata una signora come quella.
    Anche questa venne riferita alle dame che si divertirono parecchio;  e
    di tanto in tanto le figlie del signor Sindaco venivano a  trovarmi  e
    chiedevano  della  piccola signora,  cosa che dopotutto mi rendeva non
    poco fiera.  Spesso ricevevo la visita di queste damigelle  e  qualche
    volta venivano accompagnandosi con altre,  tanto che ero ormai celebre
    in quasi tutta la citt.
    Avevo allora circa dieci anni e cominciavo a sembrare  un  po'  donna,
    perch ero molto seria e garbata e, dato che avevo spesso sentito dire
    dalle  dame  che  ero  carina e sarei diventata una vera bellezza,  vi
    assicuro che me ne gonfiavo non poco.  Ma questa presunzione non  ebbe
    su  di  me per il momento nessun cattivo effetto;  soltanto,  dato che
    quelle mi davano spesso del denaro e io lo consegnavo alla mia  balia,
    essa,  onesta donna,  era cos scrupolosa da spenderlo ancora per me e
    mi forniva di cuffiette, di biancheria e di guanti,  e io andavo tutta
    linda, perch se anche avessi dovuto coprirmi di stracci, pulita sarei
    stata sempre, e avrei piuttosto risciacquato io stessa questi stracci.
    Ma,  come dico,  la mia buona balia,  ogni volta che mi regalavano del
    denaro,  lo impiegava scrupolosamente per me e diceva sempre alle dame
    che  questo  o quel capo del mio vestiario era stato acquistato con il
    loro denaro, cosa che le induceva a darmene dell'altro;  finch arriv
    il  giorno  che davvero i magistrati ordinarono che andassi a servire.
    Ma intanto ero diventata una cos buona lavoratrice e le mie  dame  mi
    usavano  tante gentilezze,  che quel pericolo era scongiurato;  potevo
    infatti  guadagnare  per  la  mia  balia   quanto   serviva   al   mio
    mantenimento,  e  cos lei disse ai magistrati che,  se le concedevano
    l'autorizzazione,  intendeva tenere la signora,  come mi  chiamava,  e
    farne il suo aiuto come maestra delle bambine,  cosa alla quale potevo
    attendere  benissimo,   visto  che,   anche  se  molto  giovane,   ero
    sveltissima nel mio lavoro.
    Ma la bont di quelle dame non si ferm qui,  perch, quando sentirono
    che non ero pi come prima mantenuta dalla citt,  mi  regalarono  pi
    spesso dei denari; e via via che crebbi, mi portarono del lavoro, come
    biancheria  da  cucire,  merletti da rammendare e cuffie da acconciare
    per loro,  e non solo mi pagavano,  ma  mi  insegnavano  perfino  come
    eseguirlo; in modo che ero veramente una signora nel senso che io davo
    a questa parola,  perch, prima ancora di arrivare ai dodici anni, non
    solo ero fornita di vestiti e pagavo la balia per il mio mantenimento,
    ma avevo anche del denaro in  tasca.  Spesso  anche,  queste  dame  mi
    regalavano vestiti loro e delle loro bambine: calze,  sottane,  abiti,
    chi una cosa, chi un'altra; e tutto questo la mia vecchietta destinava
    per me come una mamma,  conservandomi tutto,  costringendomi ad averne
    cura  e  farne  il  miglior  uso  possibile perch era una massaia coi
    fiocchi.
    Infine,  una delle dame mi prese talmente a benvolere che manifest il
    desiderio di avermi un mese in casa sua, cos disse, perch stessi con
    le sue figlie.
    Ora,  per  quanto  la cosa fosse da parte sua una bont straordinaria,
    per,  come le rispose la mia buona vecchia,  sarebbe risultata pi  a
    danno  che  a  vantaggio della piccola signora,  a meno che lei non si
    risolvesse di tenermi per sempre. S disse la dama,  questo  vero.
    La  terr  allora con me soltanto una settimana,  per vedere se con le
    mie figlie vanno d'accordo e se mi piace  il  suo  carattere,  poi  ne
    riparleremo;  intanto,  se  viene  qualcuno a cercarla come usano fare
    potete rispondere semplicemente che l'avete mandata da me.
    Fu una soluzione abbastanza prudente,  ed  entrai  perci  nella  casa
    della  dama;  ma  con le damigelle sue figlie mi trovai cos bene,  ed
    esse con me,  che ebbi il mio da fare a venirmene  via  e  altrettanto
    dispiacque a loro separarsi da me.
    Pure,  me  ne  venni via e vissi quasi un altro anno intero con la mia
    onesta vecchietta,  per la quale cominciavo a  essere  un  grandissimo
    aiuto:  ero  ormai  sui  quattordici  anni,  alta per la mia et e con
    l'aria di una donnina. Per avevo avuto in casa di quella dama un tale
    assaggio della vita elegante, che non ero pi cos a mio agio come una
    volta nell'antica casa e  adesso  pensavo  che  fare  la  signora  era
    davvero  una  bella cosa,  perch avevo,  di quel che una signora sia,
    idee completamente differenti da quelle di prima;  e come pensavo  che
    essere una signora fosse una bella cosa,  cos amavo trovarmi nel loro
    mondo, e desideravo quindi di ritornarci.
    Avevo circa quattordici anni e tre mesi,  quando la mia  vecchia  cara
    balia,  una mamma dovrei piuttosto chiamarla,  si ammal e mor.  E mi
    trovai allora in una triste condizione davvero, perch dato che non vi
     un gran daffare a metter fine alla famiglia dei  poveri,  una  volta
    che  li  hanno  portati al cimitero,  cos appena sotterrata la povera
    vecchia,   gli  orfani   della   parrocchia   vennero   immediatamente
    allontanati  dai  fabbricieri,  la  scuola  ebbe  fine  e agli allievi
    esterni non rimase  altro  da  fare  che  restarsene  in  casa  finch
    venissero  mandati  da qualche altra parte.  Quanto a ci che la balia
    lasciava,  venne una sua figlia,  donna sposata,  che si impadron  di
    tutto e, mentre sgombravano la roba, quella gente non seppe fare altro
    che  canzonarmi  e  dirmi  che la piccola signora poteva ormai,  se le
    garbava, aprire lei casa.
    Io fui sul punto di uscire di senno per lo smarrimento  e  non  sapevo
    che  fare;  perch  mi  trovavo,  per cos dire,  gettata sul lastrico
    nell'immenso mondo,  e,  cosa che era anche peggio,  l'onesta  vecchia
    aveva  avuto  in  mano sua ventidue miei scellini,  che erano tutto il
    patrimonio della piccola signora in questo mondo,  e quando li  chiesi
    alla  figlia,  costei mi malmen e disse che non ne sapeva nulla.  Era
    vero s,  che la buona e povera vecchia ne aveva parlato con la figlia
    dicendo  che  si  trovavano  nel  tal posto,  che erano i denari della
    piccola,  e mi aveva chiamata due o tre volte  per  consegnarmeli,  ma
    disgraziatamente io mi trovavo altrove e,  quando fui di ritorno,  lei
    non era pi in condizioni di occuparsene. La figlia fu per in seguito
    tanto onesta da consegnarmeli, bench prima mi avesse trattata in modo
    tanto crudele.
    Ora s ch'ero una povera signora sul serio,  e  proprio  quella  notte
    sarei  stata cacciata per l'immenso mondo;  poich la figlia sgombrava
    tutta la roba e io non avevo neppure un tetto per ripararmi o un tozzo
    di pane da mangiare.  Ma sembra che qualche vicino abbia  avuto  tanta
    compassione  di me da avvertire la dama che mi aveva accolta nella sua
    famiglia;  e quella mand immediatamente la cameriera a prendermi e io
    me  ne  andai  da  loro con armi e bagagli,  e il cuore sollevato,  vi
    assicuro. L'orrore della mia condizione mi aveva fatto un tale effetto
    che non pensavo pi ora a fare la signora, ma ero dispostissima a fare
    la serva e quella qualunque parte da serva  che  credessero  opportuno
    assegnarmi.
    Ma  la  mia nuova generosa padrona aveva per me migliori progetti.  La
    chiamo generosa, perch superava la buona vecchia,  con la quale stavo
    prima,   in  tutto  come  nella  ricchezza;   dico  in  tutto  eccetto
    nell'onest,  a  proposito  della  quale,  bench  questa  dama  fosse
    scrupolosissima, non posso per lasciare di ripetere in ogni occasione
    che la prima, bench povera, era tanto integralmente onesta che di pi
     impossibile.
    Ero stata appena raccolta, come ho detto, da questa buona signora, che
    la prima dama,  la Sindachessa insomma, mand le figlie a occuparsi di
    me; e un'altra famiglia che mi aveva messo gli occhi addosso quand'ero
    la piccola signora,  mi mand a cercare dopo le altre,  sicch  di  me
    facevano gran caso. Anzi, ci fu non poco risentimento, specialmente da
    parte  della  Sindachessa,  per  il  fatto  che la sua amica mi avesse
    portata via a lei;  giacch,  come disse,  io le spettavo di  diritto,
    essendo stata lei la prima a mettermi gli occhi addosso. Ma quelle con
    cui ero,  non volevano saperne di lasciarmi andare; e, quanto a me, in
    nessun posto avrei potuto trovarmi meglio che l.
    Ci stetti  fino  a  diciassette  o  diciott'anni,  e  avevo  tutte  le
    opportunit  immaginabili  per  la  mia educazione;  la dama si faceva
    venire in casa dei maestri per insegnare  alle  figlie  a  ballare,  a
    parlare francese e a scrivere, e altri per istruirle nella musica; io,
    dato  che ero sempre in loro compagnia,  non restavo loro indietro,  e
    sebbene i maestri non  fossero  destinati  a  istruire  me,  pure  con
    l'imitazione  e  le  domande imparavo tutto quello che esse imparavano
    dall'insegnamento e dalle  prescrizioni;  cos  che,  a  farla  breve,
    imparai  a  ballare  e  parlare  francese tanto bene quanto loro,  e a
    cantare molto meglio, perch avevo la pi bella voce di tutte.  Non fu
    una  cosa  altrettanto  facile arrivare a suonare il clavicembalo o la
    spinetta,  per via del fatto  che  non  avevo  un  mio  strumento  per
    esercitarmi  e potevo solamente servirmi del loro negli intervalli che
    lo lasciavano libero; pure, imparai discretamente e un bel momento che
    le damigelle ebbero due strumenti, vale a dire un clavicembalo e anche
    una spinetta,  mi diedero esse stesse delle lezioni.  Quanto al  ballo
    invece,   non  avrebbero  nemmeno  potuto  impedirmi  di  imparare  le
    contraddanze,  poich venivano  sempre  a  cercarmi  per  compiere  il
    numero;  e  d'altra  parte  erano  altrettanto sinceramente desiderose
    d'insegnarmi  tutto  quello  che  imparavano  loro,   quanto   io   di
    approfittare dell'insegnamento.
    In questo modo,  godevo, come ho detto, tutte le opportunit educative
    che avrei potuto avere se fossi stata altrettanto signora come loro; e
    in alcune cose ero perfino in vantaggio sulle  mie  dame  bench  esse
    fossero  mie  superiori,  e voglio dire che i miei erano tutti doni di
    natura e tali  che  tutta  la  loro  fortuna  non  sarebbe  bastata  a
    procurarglieli.  Innanzitutto  io ero,  a quanto sembra,  pi bella di
    tutte loro; secondariamente ero meglio fatta; e terzo, cantavo meglio,
    voglio dire che avevo  una  voce  migliore;  tutte  cose  nelle  quali
    vorrete,   spero,   permettermi  di  dire  che  non  esprimo  una  mia
    vanagloria, ma l'opinione di tutti quelli che conoscevano la famiglia.
    Insieme a questi pregi,  io avevo la solita vanit del  mio  sesso,  e
    cio che passando realmente per molto bella e,  se permettete, per una
    vera bellezza,  mi rendevo benissimo conto della cosa e  avevo  di  me
    un'opinione  altrettanto  lusinghiera  quanto  chiunque  altro avrebbe
    potuto avere,  e mi piaceva  in  modo  particolare  sentire  la  gente
    parlarne,  cosa  che  succedeva  spesso  ed  era  per  me  una  grande
    soddisfazione.
    Fin qui il mio racconto  scivolato senza intoppi,  e in tutto  questo
    periodo  della mia vita,  io non solo ebbi la reputazione di vivere in
    un'ottima famiglia,  una famiglia considerata e rispettata ovunque per
    virt  e  posatezza  e per ogni altra qualit stimabile,  ma io stessa
    avevo il carattere di una posata,  modesta e virtuosa giovane,  e cos
    ero sempre stata n avevo fino ad allora avuto occasione di pensare ad
    altro o di sperimentare che fosse una cattiva tentazione.
    Ma  proprio  quello  di cui ero troppo vanitosa,  fu la mia rovina,  o
    piuttosto fu la causa di questa rovina la mia stessa vanit.  La dama,
    che  mi  teneva  in  casa  sua,  aveva due figli,  due gentiluomini di
    qualit e condotta davvero straordinarie,  e volle la mia sfortuna che
    andassi troppo d'accordo con tutti e due,  mentre loro si comportarono
    con me in modi ben diversi.
    Il pi anziano,  un allegro signore che conosceva la citt  quanto  la
    campagna  e  bench fosse abbastanza frivolo da commettere una cattiva
    azione, aveva per abbastanza buon senso per pagare troppo caro i suoi
    piaceri, cominci con quel disgraziato laccio di tutte le donne,  vale
    a  dire,  a  osservare  in  tutte le occasioni quanto io fossi carina,
    secondo lui, quanto simpatica, quanto ben portante,  e tutto il resto.
    Questo  lo  riusc  a fare cos abilmente come se sapesse prendere una
    donna nella sua rete allo stesso modo  in  cui  prendeva  una  pernice
    quando  andava  a  caccia,  poich  riusciva  a  discorrere con le sue
    sorelle di quel che ho detto,  quando,  bench io non fossi  presente,
    sapeva  per  che  non ero tanto lontana da non potere in qualche modo
    ascoltare.  Le sorelle gli  replicavano  con  voce  sommessa:  Zitto,
    fratello,  finir che ti sente;  nella camera qui vicino. Lui allora
    smetteva e parlava pi sommesso, come se prima non l'avesse saputo,  e
    cominciava   a   riconoscere   di  aver  fatto  male;   e  qui,   come
    dimenticandosi, tornava ad alzare la voce.  Non c'era pericolo che io,
    che  mi  compiacevo  tanto  di sentirlo,  non l'ascoltassi in tutte le
    occasioni.
    Una  volta  che  ebbe  cos  innescato  l'amo  e  trovata   abbastanza
    facilmente la maniera di mettermelo davanti, gioc a carte scoperte, e
    un  giorno  che passava davanti alla camera della sorella e io ero l,
    eccolo che entra con un'aria allegra. Oh, madamigella Betty mi dice,
    come va,  madamigella Betty?  Vi fischiano le  orecchie,  madamigella
    Betty,  vero?  Io  gli  feci  una riverenza e avvampai,  ma non dissi
    nulla.  Perch le dici  questo,  fratello?  disse  la  dama.  Se  
    mezz'ora rispose,  che parliamo di lei dabbasso. Tuttavia fece la
    sorella,  sono sicura che non potete  dirne  male  e  perci  non  ci
    importa  di  sapere  di  che  cosa abbiate parlato. Anzi disse lui,
    lungi dal dirne male,  non abbiamo fatto altro che accumulare elogi e
    ti  assicuro  che  si sono dette di madamigella Betty grandi cose;  in
    particolare,  che  la ragazza pi bella di Colchester;  e insomma  in
    citt cominciano a farle i brindisi.
    Mi fai specie, fratello disse la sorella. A Betty non manca che una
    sola cosa,  ma tanto varrebbe le mancasse tutto,  perch il mercato ai
    nostri tempi  contro il nostro sesso;  e se una ragazza ha  bellezza,
    nascita, educazione, intelligenza, buon senso, garbo, modestia e tutto
    in  abbondanza,  ma  non  ha  quattrini,  essa non  pi nulla,  tanto
    varrebbe non avesse nulla; non c' che i quattrini ai nostri tempi che
    raccomandino una donna; gli uomini non giocano che a colpo sicuro.
    Il fratello pi giovane,  che si trovava a  passare  di  l,  esclam:
    Ferma,  sorella,  corri troppo; io sono un'eccezione a questa regola.
    Ti giuro che,  se trovo una donna cos perfetta come quella che  dici,
    non penser ai quattrini. Oh ribatt la sorella, ma starai attento
    a non innamorarti, allora, di una che sia senza.
    Questo neanche non si sa disse il fratello.
    Ma  perch riprese il maggiore,  perch ti riscaldi tanto contro la
    fortuna? Tu non sei di quelle alle quali manchi una fortuna, qualunque
    sia la cosa che ti manchi.
    Ti ho capito, fratello ribatt la dama seccamente,  tu pensi che io
    abbia  i  quattrini  e  mi  manchi  la bellezza;  ma,  con i tempi che
    corrono, basteranno i primi, cos che sto meglio di tante altre.
    S disse il fratello pi giovane,  ma queste altre possono renderti
    la  pariglia,  perch  la  bellezza    anche  capace qualche volta di
    portare via un marito a dispetto dei quattrini,  e una  cameriera  che
    sia  pi  bella  della padrona,  pu anche fare una miglior riuscita e
    salire in carrozza prima della padrona.
    Mi sembr arrivato il momento di ritirarmi,  e me  ne  andai,  ma  non
    tanto  lontano da non poter sentire tutto quello che dissero: un sacco
    di belle cose sul mio conto, che stuzzicarono la mia vanit, ma,  come
    presto mi accorsi, non erano la via buona per aumentare il mio credito
    nella   famiglia,   poich   il   fratello  minore  e  la  sorella  si
    bisticciarono gravemente a questo riguardo;  e dato che il fratello le
    disse  nei  miei  confronti certe cose assai offensive,  io mi accorsi
    facilmente,  dal contegno che lei tenne con me in seguito,  che se  ne
    era  risentita.  E  questo  era davvero molto ingiusto,  poich io non
    avevo mai avuto la minima  idea  di  quello  che  lei  sospettava  nel
    fratello  pi  giovane;  quello  maggiore s,  col suo fare allusivo e
    remoto,  aveva detto infinite cose come per burla,  ma  io  fui  tanto
    pazza  da  crederle  dette  sul  serio e da lusingarmi con speranze di
    quello che, dovevo pure supporre, egli non si era mai proposto.
    Capit un giorno che arriv di corsa su per le scale alla camera  dove
    le sorelle si riunivano per lavorare: ci veniva spesso. Diede loro una
    voce prima di entrare,  come faceva sempre, e io, che ero dentro sola,
    mi feci  all'uscio  dicendo:  Signore,  le  damigelle  non  ci  sono,
    passeggiano nel giardino.  Avanzavo dicendo questo,  quando egli, che
    passava la soglia,  mi prese tra le braccia come fosse per caso.  Oh,
    madamigella Betty mi disse,  siete voi? Meglio ancora:  con voi che
    voglio parlare, pi che con loro; e poi tenendomi fra le braccia,  mi
    baci tre o quattro volte.
    Mi dibattei per liberarmi e non lo feci che debolmente; egli mi teneva
    stretta  e non smetteva di baciarmi,  fin quando gli manc il fiato e,
    sedendosi, disse: Cara Betty, sono innamorato di te.
    Devo confessare che le sue parole  mi  incendiarono  il  sangue;  ogni
    sentimento  mi  si  restrinse  al cuore,  e fui tutta sconvolta.  Egli
    ripet in seguito,  diverse volte,  di essere innamorato di me,  e  il
    cuore mi diceva chiaro come una voce che questo mi piaceva; ogni volta
    anzi  che  disse:  "Sono  innamorato di te" il mio rossore chiaramente
    rispose: "Potessi credervi, signore". Tuttavia per quella volta non ci
    fu altro tra noi;  era stata una semplice sorpresa e mi rimisi presto.
    Eravamo  stati  insieme  pi  del solito,  ma guardando per caso dalla
    finestra,  egli vide le sorelle che risalivano il giardino,  e  perci
    volle  lasciarmi,  mi  baci  un'altra volta,  mi disse che faceva sul
    serio  e  che  ben  presto  avrei  avuto  sue  nuove,  e  se  ne  and
    contentissimo.  Quanto a me, avrei avuto ragione, senza la disgraziata
    circostanza,  dov'era l'equivoco: Betty  faceva  sul  serio,  ma  quel
    signore no.
    Da  quella  volta,  la  testa cominci a farmi strani voli,  e devo in
    coscienza riconoscere che non ero pi io: un simile  gentiluomo  dirmi
    che  mi  amava  e che io ero una cos bella creatura,  come infatti mi
    diceva.  A parole come quelle non sapevo reggere;  la mia  vanit  era
    esaltata  al massimo.  E' vero che la testa l'avevo piena di superbia,
    ma, non sapendo niente della perversit dei tempi,  non mi preoccupavo
    minimamente  per  la  mia  virt;  e  se il mio giovane padrone avesse
    provato fin dal primo istante,  avrebbe potuto prendersi con me  tutte
    le libert che voleva; ma non cap il suo vantaggio e questo fu per il
    momento la mia salvezza.
    Non pass molto tempo che gli si present l'occasione di riprendermi e
    quasi nelle stesse circostanze;  in realt da parte sua,  se non dalla
    mia, ci fu un po' pi di calcolo. And cos: le damigelle erano uscite
    in visita in compagnia della madre;  il fratello non era in  citt;  e
    quanto al padre,  si trovava a Londra da una settimana.  Egli mi aveva
    cos bene tenuta d'occhio,  che sapeva dove io fossi,  mentre  io  non
    sapevo nemmeno che lui si trovasse in casa, ed ecco che sale svelto le
    scale e,  trovandomi intenta al lavoro,  viene senz'altro nella camera
    verso di me e ricomincia il gioco di prima, prendendomi tra le braccia
    e non smettendo di baciarmi per un quarto d'ora almeno.
    Era la camera della pi giovane delle sorelle quella in cui mi trovavo
    e,  dato che in tutta la casa non c'era  altri  che  la  cameriera  al
    pianterreno,  per  questo  forse  egli fu cos audace;  a dirla breve,
    insomma,  cominciava a fare sul serio con  me.  Forse  mi  trovava  un
    pochino  troppo  compiacente,  dato  che io non gli opponevo la minima
    resistenza,  mentre lui non  faceva  che  tenermi  tra  le  braccia  e
    baciarmi: la verit  che la cosa mi piaceva troppo perch mi sognassi
    di resistergli.
    Poi,  stanchi  di  quel  gioco,  ci  sedemmo e allora mi fece un lungo
    discorso; mi disse che lo portavo in cielo,  che non aveva pace se non
    riusciva  a  convincermi  del  suo amore,  che se io volevo riamarlo e
    renderlo felice sarei stata la salvezza della sua vita,  e molte  cose
    squisite  del  genere.  Io  di  nuovo gli risposi poco o nulla,  ma mi
    accorsi agevolmente di essere una sciocca e di non capire per niente a
    che cosa mirasse.
    Egli allora si mise a passeggiare per la  camera  e,  prendendomi  una
    mano,  mi  tirava con s;  all'improvviso,  cogliendo l'occasione,  mi
    butt distesa sul letto,  dove prese a baciarmi con  grande  violenza;
    ma,  per essere giusti,  non tent su di me nessuna villania, soltanto
    non smetteva di baciarmi.  Fatto questo,  gli sembr di  aver  sentito
    qualcuno  su per le scale,  sicch si alz dal letto e mi fece alzare,
    protestandomi un amore sconfinato;  ma disse  che  era  un  sentimento
    onesto e che non intendeva farmi del male, dopo di che mi mise in mano
    cinque ghinee e se ne scese dabbasso.
    Io  rimasi  pi  sconcertata  da quei denari che non fossi stata dalle
    carezze e mi esaltavo tanto che non sapevo pi  quale  terra  calcassi
    coi  piedi.  Ho  voluto  essere  tanto pi particolareggiata in questo
    episodio, perch se accade che qualche giovane ingenua lo legga, possa
    impararvi a stare in guardia contro i falli che si accompagnano a  una
    precoce coscienza della propria bellezza.  Che una ragazza si convinca
    una volta di essere bella e non dubiter mai della sincerit di  tutti
    gli uomini che le diranno di essere innamorati di lei;  perch,  se si
    ritiene tanto attraente da affascinare un uomo,    soltanto  naturale
    che se ne riprometta l'effetto.
    Questo  signore  aveva  ormai  infiammato il suo capriccio allo stesso
    modo che  la  mia  vanit  e,  come  se  si  fosse  accorto  di  avere
    un'occasione  e  gli  sapesse  male  di non approfittarne,  eccolo che
    ritorna su dopo circa mezz'ora e riprende con me lo  stesso  gioco  di
    prima, soltanto con un po' meno di preamboli.
    E  prima  cosa,  entrando  nella  stanza,  si  gira e chiude la porta.
    Madamigella Betty  dice,  mi  era  sembrato,  prima,  che  qualcuno
    salisse  le  scale,  ma non era vero;  a buon conto aggiunge,  se mi
    sorprendono in  questa  camera  con  voi,  non  mi  troveranno  almeno
    nell'atto  di  baciarvi. Gli dissi che non sapevo proprio chi potesse
    salire le scale,  dato che credevo che tutti fossero fuori  tranne  la
    cuoca e l'altra cameriera che non salivano mai da quella parte. Per,
    cara  disse  lui,    bene  assicurarsi,  comunque  e  si sedette e
    cominciammo a parlare.  Allora,  nonostante io fossi ancora avvampante
    per la sua prima visita e non dicessi gran che,  mi mise lui, per cos
    dire,  le parole sulle labbra,  raccontandomi quanto appassionatamente
    mi  amasse  e  che,  sebbene  gli fosse impedito fin che non disponeva
    della sua fortuna,  era per deciso di fare in quel giorno  la  mia  e
    anche la sua felicit;  cio di sposarmi. Cose di questo tipo ne disse
    molte, che io,  povera sciocca,  non capivo dove volessero parare;  mi
    comportavo come se non ci fosse altra specie d'amore se non quello che
    cerca  il  matrimonio,  ma  se anche avesse parlato del primo,  io non
    avevo modo,  come non avevo la forza,  di rispondergli di no.  Le cose
    non erano per ancora giunte a questo punto.
    Da non molto tempo ci eravamo seduti, quand'egli si alz e, tappandomi
    letteralmente la bocca con i baci,  mi gett un'altra volta sul letto,
    ma questa volta and con me pi in l che la decenza non  mi  permetta
    di accennare,  n io avrei avuto la forza in quel momento di dirgli di
    no, se avesse tentato molto pi che non fece.
    Tuttavia,  bench si prendesse con me  queste  libert,  la  cosa  non
    arriv  a  quello che chiamano il favore supremo.  Ma,  a voler essere
    giusti, non ne fece il tentativo;  e si serv di questo suo sacrificio
    come  di un argomento per tutte quelle libert che si prese poi con me
    in altre occasioni. Finito che ebbe,  non si trattenne pi che qualche
    istante,  ma,  cacciandomi in mano quasi una manciata d'oro, mi lasci
    con mille proteste di passione e che mi amava pi di ogni altra  donna
    al mondo.
    Non  sembrer  sorprendente  se  dico  che a questo punto feci qualche
    riflessione; ma, ahim,  furono pensieri di scarsa consistenza.  Avevo
    uno sconfinato capitale di vanit e di superbia, e uno molto scarso di
    virt.  Io  invero cercavo a volte di immaginarmi quale fosse lo scopo
    del mio giovane padrone, ma non fissavo il pensiero su altro che sulle
    belle parole e sull'oro;  che avesse o no intenzione di sposarmi,  non
    mi  sembrava  una cosa di grande importanza,  e nemmeno,  come vedrete
    subito, mi venne in mente anche solo di porgli delle condizioni,  fino
    al giorno in cui non mi fece una regolare domanda.
    Mi abbandonai cos alla perdizione senza un pensiero al mondo,  e sono
    un eloquente esempio per tutte quelle ragazze in cui la vanit prevale
    sulla virt Non ci fu mai niente  di  pi  stupido,  da  una  parte  e
    dall'altra.  Se  io  mi  fossi  comportata  come si conveniva e avessi
    resistito secondo che volevano la virt  e  l'onore,  egli  o  avrebbe
    smesso gli assalti,  non trovando motivo di insistere nel suo disegno,
    o mi avrebbe fatto una giusta e onorevole proposta di matrimonio;  nel
    qual  caso,  qualsiasi  rimprovero si potesse rivolgere a lui,  nessun
    biasimo avrei meritato io.  Insomma se quell'uomo mi avesse conosciuta
    e  avesse  saputo  quanto  agevole  gli  era  la  conquista  di quella
    bazzecola alla quale mirava,  non si sarebbe rotto il capo  oltre,  ma
    fattomi  un regalo di quattro o cinque ghinee,  avrebbe dormito con me
    quando avesse voluto.  D'altronde,  se io  avessi  conosciuto  i  suoi
    pensieri, e quanto supponeva che sarei stata difficile da conquistare,
    avrei  potuto  porre  io  le  mie  condizioni  e,  se anche non avessi
    stipulato per il matrimonio immediato,  potevo per  chiedere  che  mi
    facesse  uno  stato  fino  a quel giorno e pretendere quello che avrei
    voluto,  poich aveva quattrini a iosa,  oltre  quanto  doveva  ancora
    venirgli  come  sua  parte.  Ma  tutti  questi  pensieri  io  li avevo
    interamente   abbandonati   e   mi   lasciavo   soverchiare   soltanto
    dall'orgoglio  della  mia  bellezza  e  di  sapermi amata da un simile
    gentiluomo.  Quanto a quell'oro,  passavo ore intere  a  contemplarlo;
    contavo e ricontavo le ghinee migliaia di volte al giorno. Mai nessuna
    povera  donna  vanitosa  fu cos avviluppata in ogni particolare della
    storiella come fui io, senza un pensiero per quello che mi aspettava e
    per la rovina che era a due passi dalla mia porta;  in verit,  quella
    rovina credo di averla piuttosto desiderata che non cercata d'evitare.
    Intanto,  per,  ero abbastanza accorta da non dare il minimo motivo a
    nessuno della famiglia d'immaginare che avessi con  lui  un  qualsiasi
    maneggio.  In pubblico non gli posavo,  quasi,  gli occhi addosso,  n
    rispondevo se mi rivolgeva la parola;  ma con  tutto  questo,  avevamo
    ogni  tanto  un  piccolo incontro,  dove ci stavano una o due parole e
    qualche volta un bacio.  Non c'era per l'occasione opportuna  per  il
    male progettato, specialmente dato che lui andava pi per le lunghe di
    quanto non avesse motivo,  e sembrandogli l'opera difficile finiva per
    renderla tale davvero.
    Ma dato che il diavolo  un tentatore infaticabile, cos non manca mai
    di far nascere occasioni per le cattive azioni a cui spinge.  Una sera
    che eravamo in giardino con le due sorelle pi giovani,  trov il modo
    di  farmi  scivolare  in  mano  un  biglietto,  in  cui  spiegava  che
    l'indomani mi avrebbe pregata davanti a tutti d'incaricarmi di una sua
    commissione e che lungo la strada ci saremmo visti.
    Come  d'accordo,  dopo colazione mi disse con molta gravit,  presenti
    tutte le sorelle: Madamigella Betty,  debbo  pregarvi  d'un  favore.
    Cos',  cos'? chiese la seconda sorella.  Ma,  cara disse lui con
    molta gravit, se oggi non puoi fare senza madamigella Betty,  per me
    serve lo stesso un'altra volta. S, s, risposero, potevano benissimo
    fare senza; e la sorella si scus della sua domanda. Ma allora disse
    la  sorella  maggiore,  dovrai spiegare a Betty di che si tratta;  se
    fosse una faccenda privata che noi non dobbiamo sapere,  chiama  Betty
    fuori un momento: eccola. Ma,  sorella disse lui con molta gravit,
    che cosa credi?  Io desidero semplicemente che passi in High  Street
    (e tir fuori una baverina) nel tal negozio e qui raccont una lunga
    storia  di due cravatte finissime per cui aveva gi fatto un'offerta e
    voleva che andassi io e gli sbrigassi l'incarico di comprarne una  per
    quella baverina che mi mostrava, e se non volevano saperne di darmi le
    cravatte  per  quella  cifra,  di  offrire  uno  scellino  di  pi  ma
    discutere;  poi,  escogit  ancora  altre  commissioni  e  continu  a
    ricordarsi di tante faccenduole da sbrigare che avrei dovuto stare via
    parecchio.
    Quando  mi ebbe date le commissioni,  raccont una lunga storia di una
    visita che avrebbe fatto in una famiglia che tutti  conoscevano,  dove
    sarebbero  venuti  i  tali e i tal altri e molto formalmente invit le
    sorelle ad accompagnarlo e  queste,  altrettanto  formalmente,  se  ne
    scusarono,  per  via  che  erano  state avvertite che sarebbero venute
    delle visite nel pomeriggio. Tutto questo, manco a dire,  egli l'aveva
    fatto a bella posta.
    Aveva appena chiuso bocca, che sal il suo servitore ad avvertirlo che
    la carrozza di Sir W...  H... era alla porta; corse dabbasso, e risal
    quasi subito.  Ahim! esclamava,  tutto il  mio  bel  pomeriggio  
    rovinato:  Sir  W...  mi manda la sua carrozza e vuole parlarmi. Pare
    che questo Sir W... fosse un signore che abitava a circa tre miglia di
    l,  e a lui il mio padrone  aveva  chiesto  deliberatamente  che  gli
    prestasse  la  carrozza  per  una  faccenda  privata  e si erano messi
    d'accordo che mandasse a prenderlo, come infatti fece, verso le tre.
    Senz'altro chiese la sua migliore parrucca,  la spada e il cappello  e
    ordinando  al  servo di andare in quell'altra casa a presentare le sue
    scuse - vale a dire che trov un pretesto per spedire via il  servo  -
    si  prepar  a  scendere in carrozza.  Mentre si avviava,  si ferm un
    momento e mi parl molto gravemente  di  quel  suo  incarico  trovando
    l'occasione  di ripetermi a bassa voce: Esci,  carissima,  pi presto
    che puoi.  Non risposi parola,  ma gli feci  la  riverenza,  come  in
    risposta a quanto mi aveva detto davanti a tutti.
    Non  era  passato  un  quarto  d'ora,  che uscivo io pure;  non mi ero
    vestita diversamente da prima,  tranne che  avevo  un  cappuccio,  una
    maschera,  un ventaglio e un paio di guanti in tasca,  sicch in tutta
    la casa non ci fu il minimo sospetto.  Il mio padrone mi aspettava  in
    un  viottolo fuorimano lungo il quale sapeva che dovevo passare,  e il
    cocchiere gi era stato istruito dove portarci; e fu in un certo posto
    chiamato Mile End,  dimora di un suo confidente,  dove noi entrammo  e
    dove  trovammo  ogni  comodit  di  commettere  tutto  il  male che ci
    piacque.
    Una volta che fummo  insieme,  egli  cominci  a  parlarmi  con  molta
    gravit e spiegarmi che non mi portava laggi per tradirmi; che la sua
    passione per me non gli avrebbe permesso di ingannarmi; che era deciso
    a sposarmi non appena avesse potuto disporre della sua sostanza; e che
    per il momento,  se volevo acconsentire alla sua richiesta, mi avrebbe
    fatto uno stato onorevolissimo;  e  qui  usc  in  mille  proteste  di
    sincerit  e di affetto per me,  che mai mi avrebbe abbandonata e us,
    posso ben dire, mille preamboli pi che non fosse necessario.
    Tuttavia,  alle sue sollecitazioni di rispondere,  dissi che non avevo
    motivo di mettere in dubbio,  dopo tutte quelle proteste, la sincerit
    del suo amore per me, ma...  e qui tacqui,  come se lasciassi a lui di
    indovinare il resto.  Ma che cosa,  mia cara? mi disse. Capisco che
    cosa vuoi dire: se tu restassi  incinta?  Non    questo?  Ma  allora
    riprese,  avrei  cura  di  te  e  ci  penserei io,  penserei anche al
    bambino; e perch tu possa convincerti che parlo sul serio,  eccoti un
    pegno  e  in  cos  dire tir fuori dalla tasca una borsa di seta con
    dentro cento ghinee e me la consegn.  Ce ne  sar  per  te  un'altra
    uguale mi disse, tutti gli anni, finch non ci sposeremo.
    Arrossii  e impallidii alla vista della borsa e,  insieme,  all'ardore
    della sua proposta,  sicch non fui pi in  grado  di  dire  una  sola
    parola,  ed egli se ne accorse agevolmente.  Cos, messami la borsa in
    seno,  non gli opposi pi resistenza,  ma gli lasciai fare quello  che
    volle  e tutte le volte che volle;  e in questo modo portai di colpo a
    compimento la mia perdizione, poich da quel giorno, avendo rinunciato
    alla virt e alla modestia,  non mi rimase  pi  cosa  che  valesse  a
    raccomandarmi n alla grazia del Signore n al soccorso umano.
    Ma  le  cose non si fermarono qui.  Ritornai in citt,  sbrigai quella
    commissione che mi aveva affidata e fui di ritorno prima  che  nessuno
    mi  giudicasse in ritardo.  Quanto al mio padrone,  si trattenne fuori
    fino a tarda notte,  e non ci fu in famiglia il  minimo  sospetto  sul
    conto suo o sul mio.
    Dopo quella volta,  trovammo frequenti occasioni di ripetere il nostro
    delitto, e specialmente in casa, quando la madre e le sorelle uscivano
    in visita,  momenti che non gli sfuggivano  mai,  tanto  era  attento:
    sapeva  ogni volta in anticipo quando dovevano uscire e in questi casi
    non mancava di venirmi a sorprendere dov'ero,  sola,  e  senza  troppi
    rischi;  in questo modo potemmo saziarci dei nostri infami piaceri per
    quasi mezzo anno;  eppure,  con mia  massima  soddisfazione,  non  ero
    ancora incinta.
    Ma  prima  che  finisse  questo mezzo anno,  il fratello minore di cui
    qualcosa ho accennato all'inizio del racconto,  mi si mise intorno;  e
    trovandomi  sola  una  sera  in  giardino,  comincia  con me la stessa
    storia,  mi fa solide,  oneste proteste d'amore e,  a dirla breve,  mi
    propone sinceramente e onorevolmente di sposarlo.
    Fui davvero esterrefatta e mi trovai in un imbarazzo che il simile non
    avevo mai provato.  Resistetti alla proposta ostinatamente e cominciai
    ad  armarmi  di  argomenti.  Gli  posi  davanti  la  sproporzione  del
    matrimonio,   l'accoglienza   che   mi   avrebbe  fatto  la  famiglia,
    l'ingratitudine che avrei dimostrato ai suoi buoni  genitori,  che  mi
    avevano  accolta  in  casa  su cos generosi principi,  raccogliendomi
    tanto in  basso;  a  farla  breve,  gli  dissi  ogni  cosa  che  seppi
    immaginare  per  dissuaderlo,  eccetto i fatti come stavano,  cosa che
    avrebbe certo messo fine alla questione, ma di questo non osai nemmeno
    pensare di parlare.
    Ma le cose presero allora una piega che proprio non mi aspettavo e  mi
    ridusse agli estremi espedienti; poich questo giovane, che era franco
    e leale, non mirava se non a quello che fosse della sua stessa natura;
    e consapevole della propria innocenza, non fu cos circospetto come il
    fratello  nel  tenere  segreta  in  famiglia  la  sua inclinazione per
    madamigella Betty.  E sebbene non facesse  parola  che  gi  mi  aveva
    parlato della cosa,  disse per quanto bastava per lasciar capire alle
    sorelle che era innamorato di me,  e di questo  si  accorse  anche  la
    madre. Esse allora, pure senza fiatarne con me, ne parlarono con lui e
    immediatamente  mi  accorsi  che  mi  trattavano  in  tutt'altro  modo
    rispetto a prima.
    Sentivo la nuvola, bench non prevedessi la burrasca. Era molto facile
    ripeto,  accorgersi che mi trattavano in tutt'altro  modo  e  la  cosa
    peggiorava di giorno in giorno,  finch infine seppi che da un momento
    all'altro avrei ricevuto l'invito di andarmene.
    La notizia non mi allarm,  visto che avevo la  formale  assicurazione
    che qualcuno avrebbe provveduto a me;  e specialmente considerando che
    avevo motivo di aspettarmi ogni giorno di restare incinta,  il che  mi
    avrebbe costretta ad andarmene senza bisogno di pretesti.
    Pass  qualche tempo,  e il giovanotto colse l'occasione per dirmi che
    la sua inclinazione per me era trapelata in famiglia.  Non ne faceva a
    me  il  rimprovero,  disse,  perch sapeva bene da che parte veniva la
    cosa. Mi spieg che ne era stato causa il suo modo di parlare, giacch
    lui non aveva saputo tenere segreta la sua considerazione per me  come
    forse avrebbe dovuto;  e la ragione era che si trovava a un punto che,
    se io acconsentivo,  avrebbe detto a tutti apertamente che mi amava  e
    intendeva  sposarmi;  che il padre e la madre potevano s risentirsi e
    mostrarsi inesorabili,  ma lui era in grado ormai  di  guadagnarsi  la
    vita, avendo fatto gli studi di legge, e quanto a mantenermi non aveva
    paura;  che  insomma,  come credeva che io non avrei da vergognarmi di
    lui, cos era risoluto a non avere da vergognarsi di me; e sdegnava di
    aver paura di  riconoscermi  per  sua,  ora,  lui  che  era  deciso  a
    riconoscermi  quando  fossi  sua  moglie.  Non  dovevo  quindi  se non
    concedergli la mia mano: avrebbe risposto lui di tutto.
    Ora s che mi trovavo  davvero  in  una  terribile  situazione,  e  mi
    pentivo  amaramente della mia arrendevolezza con il fratello maggiore;
    ma non per riflessioni di coscienza,  giacch  queste  cose  mi  erano
    estranee, bens perch non potevo pensare di essere la baldracca di un
    fratello e la moglie dell'altro.
    Mi ritorn pure in mente che il primo fratello aveva promesso di farmi
    sua moglie non appena fosse venuto in possesso della sua sostanza,  ma
    subito mi ricordai quello che avevo molte volte pensato, che una volta
    conquistatami come amante, non aveva pi detto una parola di pigliarmi
    per moglie.  E invero fino a quel momento,  malgrado io dica di averci
    molto pensato, pure la cosa non mi aveva resa per nulla inquieta, dato
    che,  come lui non sembrava minimamente attenuare il suo affetto verso
    di me,  cos neppure attenuava la sua  generosit,  bench  avesse  la
    finezza  di  raccomandarmi  egli  stesso  di  non spendere un soldo in
    vestiti n in altre vistosit insolite che  avrebbero  necessariamente
    mosso  la famiglia ai sospetti,  poich tutti sapevano che quelle cose
    per via ordinaria mi erano precluse e dovevo quindi aver avuto ricorso
    a qualche amicizia privata che ben presto avrebbero sospettato.
    Mi trovavo  ora  in  un  bell'impiccio  e  non  sapevo  che  fare.  La
    difficolt pi grave era questa: il fratello minore non solo mi poneva
    uno  strettissimo  assedio,  ma  non gli importava che gli altri se ne
    accorgessero.  Se ne entrava nella camera della sorella o nella camera
    della  madre,  e  si  sedeva  e mi diceva un sacco di gentilezze anche
    sotto i loro occhi; in modo che tutta la casa parlava della faccenda e
    la madre gliene faceva rimprovero,  e quanto a me  mi  trattavano  ben
    diversamente  da  prima.  La madre,  a dirla breve,  aveva fatto certe
    allusioni come se fosse decisa a mettermi  fuori  della  famiglia;  in
    altre parole,  a cacciarmi di casa.  Ora, io ero certa che la cosa non
    poteva essere un segreto per il  fratello,  soltanto  che  questi  non
    poteva pensare,  come infatti nessun altro pensava ancora,  che il pi
    giovane mi avesse  gi  fatto  delle  proposte;  ma  dato  che  capivo
    chiaramente  che  la  cosa  non si sarebbe fermata qui,  cos compresi
    ugualmente che era assolutamente necessario parlargliene, o che lui ne
    parlasse a me,  ma non sapevo decidermi se io dovevo  affrontare  quel
    discorso o lasciar correre fino a che non lo affrontasse egli stesso.
    Dopo  una seria riflessione,  poich davvero cominciavo,  come non mai
    prima,  a considerare le cose molto sul serio,  mi decisi ad aprire io
    quel discorso;  e non pass molto tempo che se ne offr l'opportunit,
    dato che proprio il giorno dopo il fratello and a Londra per  non  so
    che  faccenda,  e  la  famiglia  essendo  in visita,  proprio come era
    accaduto quella volta e spesso  ancora  accadeva,  egli  sal  secondo
    l'abitudine sua a trascorrere una o due ore con madamigella Betty.
    Eravamo seduti da qualche istante, quando egli senza fatica si accorse
    che  i  miei  lineamenti erano alterati,  che non ero pi con lui cos
    spensierata e amabile  come  al  solito  e,  specialmente,  che  avevo
    pianto.  Per osservare tutto ci non gli ci volle molto e mi chiese in
    termini molto affabili che cos'era successo e se nulla mi preoccupava.
    Avrei voluto,  potendo,  differire il colloquio,  ma  non  potevo  pi
    nascondermi;  e cos, dopo aver subito molte sollecitazioni, dirette a
    cavarmi quel segreto che io stessa quant' pi  possibile,  desideravo
    manifestare,  gli  dissi che veramente una cosa mi preoccupava,  e una
    cosa di natura tale che non mi era possibile tenergliela nascosta,  ma
    che neppure sapevo in che modo parlargliene;  una cosa che non solo mi
    aveva fatto trasecolare, ma mi gettava in un imbarazzo crudele e,  che
    se  lui  non voleva consigliarmi,  io davvero non sapevo a che partito
    affidarmi.  Egli mi disse con grande sollecitudine che,  per grave che
    fosse  la cosa,  io non avrei dovuto inquietarmi,  visto che c'era lui
    per proteggermi di fronte al mondo intiero.
    Cominciai allora rifacendomi dalla lontana, e gli dissi che temevo che
    le dame della famiglia avessero avuto qualche  segreto  sentore  della
    nostra relazione;  poich non era difficile osservare che il loro modo
    di trattarmi era molto  cambiato  e  ora  accadeva  che  non  di  rado
    trovavano  da  ridire  su  di me e qualche volta si mettevano con me a
    bisticciare,  per quanto non ne dessi loro il minimo appiglio.  E poi,
    mentre  prima dormivo sempre con la sorella maggiore,  ultimamente ero
    stata messa da sola o con qualcuna delle cameriere;  e per caso  avevo
    sentito  parecchie  volte costoro dire di me cose ingiuste;  ma quello
    che confermava tutto quanto era il fatto che una delle donne mi  aveva
    confidato  di aver sentito che io dovevo essere scacciata e che era un
    pericolo per la famiglia se restavo ancora in quella casa.
    Egli sorrise a sentire tanto,  e gli chiesi allora  come  poteva  fare
    cos  poco  conto  di  tutto  ci,  dato  che  sapeva  benissimo  che,
    scoprendosi qualcosa,  io ero perduta e per lui anche sarebbe stato un
    colpo,  seppure  non  la rovina come per me.  Gli rinfacciai di essere
    come tutti gli altri del suo sesso,  che una volta che  abbiano  nelle
    mani  la  reputazione di una donna,  troppo spesso ne fanno ludibrio o
    almeno la considerano una bagatella, stimando cosa di nessun valore la
    rovina di quelle sulle quali hanno saziato il loro desiderio.
    Egli mi vide accesa e seria,  e cambi stile immediatamente: mi  disse
    che gli dispiaceva che pensassi una simile cosa di lui;  che non me ne
    aveva mai data la minima occasione,  ma era stato  invece  altrettanto
    zelante  del  mio buon nome quanto poteva essere del proprio;  che era
    pi che sicuro di aver condotto la nostra relazione con tanta  abilit
    che  neppure un'anima in famiglia ne aveva il minimo sospetto;  che se
    aveva sorriso ai miei sfoghi, era per la conferma ricevuta ultimamente
    che della nostra mutua intesa non si faceva nemmeno congettura, e che,
    una volta che mi  avesse  spiegato  quale  motivo  aveva  di  sentirsi
    tranquillo,  anch'io  avrei sorriso,  perch era certo che sarei stata
    pi che soddisfatta.
    Questo  un enigma che non riesco a capire gli dissi,  n come  mai
    debba  restare soddisfatta se mi cacciano di casa;  poich,  se non si
    sono scoperti i nostri rapporti,  non so proprio che altro posso  aver
    fatto  per  cambiare rispetto a me la faccia di tutta la famiglia: una
    volta mi trattavano con tanta benignit,  come se  fossi  anch'io  una
    loro figlia.
    Ebbene,  ascolta,  piccola  mi  disse,  che  siano inquieti sul tuo
    conto,   vero;  ma che abbiano il minimo  sospetto  delle  cose  come
    stanno,  per quanto riguarda te e me,  tanto poco vero che sospettano
    invece mio fratello Robin; e, a dirla breve, sono convintissimi che ti
    faccia la corte;  quello sciocco,  anzi,  gliel'ha messo in testa  lui
    stesso,  perch  con  loro  non  fa altro che scherzarci su e rendersi
    ridicolo.  Confesso che penso che faccia male a fare questo,  perch 
    impossibile che non veda come la cosa li preoccupi e li renda duri con
    te;  ma    anche  per  me  una grande soddisfazione,  perch mi d la
    certezza che non mi sospettano  per  niente,  e  spero  che  sar  una
    soddisfazione anche per te.
    Lo    dissi,  sotto un certo aspetto;  ma tutto questo,  non tocca
    ancora il mio caso e neppure  quello che pi mi tormenta,  quantunque
    anche di questo abbia dovuto inquietarmi.
    E  che  cos' dunque? mi chiese.  Stavolta scoppiai in lacrime e non
    seppi pi dirgli nulla. Egli si ingegn, quanto pot, di calmarmi,  ma
    infine si fece molto insistente perch gli dicessi che cos'avevo.  Gli
    risposi infine che mi sembrava giusto di doverglielo dire e che  aveva
    pure diritto di sapere; e d'altra parte in quel caso avevo bisogno del
    suo consiglio,  visto che mi trovavo in tale perplessit da non sapere
    quale condotta tenere;  e gli raccontai tutta la faccenda.  Gli  dissi
    quanto  imprudentemente  si  fosse comportato il fratello,  mettendosi
    cos pubblicamente in mostra;  perch,  se quello avesse conservato il
    segreto,  mi  sarebbe  stato  possibile respingerlo nettamente,  senza
    dargli ulteriori ragioni,  e lui un bel momento avrebbe smesso le  sue
    istanze.  Aveva invece avuto la leggerezza di essere sicuro che non lo
    avrei respinto e, in secondo luogo, si era presa la libert di rendere
    noti i suoi progetti a tutta la casa.
    Gli spiegai fino a che punto gli avessi resistito e quanto onorevoli e
    sincere fossero le sue proposte;  ma conclusi,  la  mia  condizione
    sar doppiamente difficile;  poich,  come me ne sanno male ora perch
    desidera di avermi,  cos me ne sapranno peggio quando verr fuori che
    l'ho  respinto;  e senz'altro diranno,  qui sotto c' qualcosa,  e che
    sono gi sposata a  qualche  altro,  altrimenti  non  mi  sognerei  di
    rifiutare un matrimonio tanto vantaggioso per me come  questo.
    Il discorso lo sorprese molto in verit. Mi disse che era realmente un
    caso  per me molto critico e che non vedeva come avrei potuto uscirne;
    ma ci avrebbe pensato e mi avrebbe detto al nostro  prossimo  incontro
    la soluzione a cui fosse arrivato;  per ii momento preferiva non dessi
    il mio consenso al fratello e nemmeno gli dicessi un no definitivo, ma
    che lo tenessi ancora un po' in sospeso.
    Credo che trasalii  alla  sua  raccomandazione  di  non  dare  il  mio
    consenso.  Gli  dissi  che  anche  lui  sapeva benissimo che non avevo
    consensi da dare; che si era impegnato di sposarmi e,  in conseguenza,
    io  mi  ero impegnata con lui;  che non aveva mai smesso in tutto quel
    tempo  di  chiamarmi  sua  moglie  e  io  mi  consideravo  altrettanto
    definitivamente tale che se si fosse celebrata la cerimonia; dalle sue
    stesse labbra lo avevo sentito, per tutto quel tempo mi aveva convinta
    a ritenermi tale.
    Mia cara mi disse, ora non impensierirti su questo; se non sono tuo
    marito, ti sar per vicino come un marito; e che tutto ci che mi hai
    detto  non  ti preoccupi,  ma lascia che esamini un po' pi a fondo la
    cosa e, al nostro prossimo incontro, ti sapr dire di pi.
    Mi tranquillizz in questo modo quanto meglio  seppe;  io  mi  accorsi
    per  che era preoccupato e che,  pur trattandomi con molta dolcezza e
    dandomi mille e mille e pi baci,  e anche del denaro,  non cerc per
    altro  per tutto il tempo che restammo insieme,  che furono pi di due
    ore;  cosa che mi lasci  stupefatta  e  perplessa,  considerato  come
    andava di solito e la comodit che avevamo quella volta.
    Il fratello non torn da Londra per altri cinque o sei giorni, e ce ne
    vollero altri due prima che egli avesse l'opportunit di parlargli; ma
    allora,   prendendolo   in  disparte,   gli  parl  della  cosa  molto
    intimamente,  e quella stessa sera trov modo (avemmo infatti un lungo
    colloquio)  di  riferirmi  tutto  il  loro  dialogo,  che,  per quanto
    ricordo, fu del seguente tenore.
    Aveva cominciato col dirgli che dopo la sua partenza gli erano  giunte
    all'orecchio  strane voci sul suo conto: insomma che faceva la corte a
    madamigella Betty. Ebbene disse il fratello,  quasi incollerito,  e
    con  questo?  Chi  ha  da ficcare il naso qui dentro? Via via disse
    l'altro, non andare in collera, Robin; io non pretendo di ficcarci il
    naso,  ma vedo che gli altri se  ne  preoccupano  e  ne  hanno  tratto
    pretesto per maltrattare quella povera ragazza.  Questo io lo riterrei
    un affronto personale. Chi vuoi dire con "gli altri"?  fece  Robin.
    Voglio dire la mamma e le ragazze rispose il fratello maggiore.
    Ma senti un po' riprese,  una cosa seria? Vuoi bene veramente alla
    ragazza?  Quand' cos disse Robin,  voglio essere sincero con te:
    la amo pi di ogni altra donna al mondo e sar mia,  facciano e dicano
    quello che vogliono. Sono convinto che la ragazza non mi respinger.
    Mi  trafisse  il  cuore,  riferendomi questo,  perch nonostante fosse
    molto ragionevole pensare che non l'avrei respinto, pure io sapevo, in
    coscienza,  di doverlo fare,  e intravedevo la mia  rovina  in  questo
    gesto  al  quale  ero  costretta.  Sapevo  per  che era mio interesse
    parlare diversamente allora e interruppi il  suo  racconto  in  questo
    modo: Ah s! dissi,  lui crede che non sappia respingerlo? Ma se ne
    accorger,  se non sapr respingerlo. Mia cara  mi  disse,  lascia
    almeno che racconti tutta la faccenda com' andata, e poi dirai quello
    che vorrai.
    Riprese allora e mi disse che aveva cos risposto: Ma,  fratello mio,
    sai che lei non possiede niente e tu puoi aspirare a  molte  dame  con
    belle  fortune.  Questo  non  importa  disse Robin,  io amo quella
    ragazza e sposandomi non intendo soddisfare la mia borsa,  invece  del
    mio gusto.
    Ecco,  mia  cara concluse.  Come vedi non c' modo di opporsi. S
    che c' il modo risposi,  posso oppormi io;  ora so come si dice no,
    anche  se  prima  non l'ho mai saputo;  se il pi grande gentiluomo di
    questo paese mi chiedesse ora di sposarlo,  io saprei rispondergli  no
    con tutta l'anima.
    S,  ma vedi,  mia cara mi disse, che cosa potrai rispondergli? Sai
    bene,  lo dicevi prima,  che ti far qui su molte domande,  e tutta la
    casa inoltre si chieder che cosa significhi questo.
    Ebbene risposi con un sorriso, posso tappare a tutti la bocca in un
    colpo solo,  rispondendo a lui,  e anche a loro,  che sono gi sposata
    con suo fratello.
    Sorrise leggermente a questa  parola,  ma  potei  accorgermi  che  era
    trasalito, e non riusciva a nascondere il turbamento nel quale l'avevo
    gettato.  Tuttavia  mi  replic: Va bene,  in un certo senso potrebbe
    anche essere vero,  ma io penso che tu scherzi soltanto,  quando parli
    di dare una simile risposta; potrebbe essere poco opportuna, per molti
    aspetti.
    No,  no risposi giocosamente, non tengo troppo a lasciare trapelare
    questo segreto senza il tuo consenso. Ma  che  cosa  vorrai  dire  a
    quelli,   allora  riprese,   quando  ti  vedranno  cos  decisamente
    contraria a un matrimonio che, secondo ogni apparenza,  sarebbe la tua
    fortuna? E come dissi,  dovrei essere senza scampo?  Primo, non ho
    nessun obbligo di dare loro ragioni: e  d'altronde,  posso  rispondere
    che  sono gi sposata,  e punto e basta,  e questo sarebbe sufficiente
    anche per lui,  perch  non  avrebbe  pi  motivo  di  fare  ulteriori
    domande.
    Gi  disse,  ma  tutta la casa ti sar intorno a stuzzicarti e,  se
    rifiuterai assolutamente di confidarti,  si raffredderanno  con  te  e
    apriranno gli occhi ai sospetti.
    E allora? dissi, che posso fare? Che cosa vorresti che facessi? Ero
    gi  prima in un bell'impiccio quando ti ho parlato,  e ti ho messo al
    corrente di ogni cosa perch tu mi consigliassi.
    Cara mia disse,  su questo ho riflettuto molto,  stanne  sicura,  e
    bench   il  consiglio  che  ti  do  abbia  per  me  molti  motivi  di
    mortificazione e a prima vista possa  sembrarti  strano,  pure,  tutto
    considerato,  non  vedo migliore scappatoia per te che lasciare fare a
    Robin e, se lo trovi sincero e risoluto, sposarlo.
    A queste parole gli lanciai un'occhiata di orrore e, diventata pallida
    come la morte, fui sul punto di cadere svenuta dalla sedia dove stavo;
    quando,  dando un balzo,  Mia cara egli grid,  che cos'hai dunque?
    Dove te ne vai? e molte cose di questo genere: per cui,  scrollandomi
    e chiamandomi, mi riport un po' in me stessa, bench ci sia voluto un
    certo tempo perch riprendessi del tutto i sensi,  e  parecchi  minuti
    perch fossi in grado di parlare.
    Una  volta  rimessami  del  tutto,  egli  ricominci Mia cara disse,
    vorrei che ci pensassi seriamente. Puoi vedere molto bene il contegno
    che mantiene la mia famiglia nel caso presente,  e se si trattasse  di
    me, come si tratta di mio fratello, perderebbero assolutamente la luce
    della  ragione.  A  quanto  prevedo,  sarebbe la mia rovina e anche la
    tua.
    Ecco dissi,  con la voce ancora irata,  tutte le tue proteste  e  i
    tuoi  giuramenti  cadono  davanti alla disapprovazione della famiglia.
    Non ti ho sempre obiettato proprio questo,  di  cui  tu  parlavi  alla
    leggera  e  dicevi  che gli eri superiore e non gli davi peso?  Ora le
    cose sono a questo punto?  E' questa la tua lealt,  il tuo onore,  il
    tuo amore e la fermezza delle tue promesse?
    Egli  si  mantenne  perfettamente  calmo,   nonostante  tutti  i  miei
    rimproveri,  e s che non gliene risparmiavo;  alla fine rispose: Mia
    cara, io non ho ancora mancato a una sola promessa che ti abbia fatto:
    ti  dissi  che  ti  avrei sposata una volta venuto in possesso del mio
    patrimonio, ma vedi anche tu che mio padre  sano e robusto, capace di
    vivere ancora trent'anni buoni senza invecchiare pi  di  tanti  altri
    che  sono  in  citt;  e  tu stessa non mi hai mai chiesto di sposarti
    prima,  perch sai benissimo che questa decisione potrebbe  essere  la
    mia rovina. Quanto al resto, dimmi tu se ti ho mancato in qualcosa.
    Di tutto questo non potevo negare una sola parola.  Ma perch allora
    dissi, visto che tu non mi hai abbandonata,  arrivi a consigliarmi un
    passo tanto orribile com' quello di lasciarti? Non vuoi concedermi da
    parte mia nessun affetto,  nessun amore,  mentre da parte tua ce ne fu
    tanto?  Non ti ho reso proprio nessun contraccambio?  Non ti  ho  dato
    delle  prove  di  sincerit  e  di  passione?  Non bastano i sacrifici
    dell'onore e della modestia, che ti ho fatto,  a dimostrare che il mio
    essere  legato al tuo con lacci troppo forti per poterli spezzare?
    Ma  in  quest'altro  modo  mi  rispose,  ti  faresti una condizione
    sicura,  avresti una parte onorata nel mondo,  e il ricordo dei nostri
    trascorsi  resterebbe  sepolto  in un silenzio eterno,  come se niente
    fosse mai stato; io per te nutrir sempre un affetto sincero, soltanto
    che allora sar un affetto onesto,  e non  far  nessun  torto  a  mio
    fratello; tu sarai la mia cara sorella, come sei ora la mia cara... e
    si ferm.
    La tua cara baldracca esclamai, volevi dire, e potevi ben dirlo; ma
    capisco  lo  stesso.  Mi piacerebbe per che tu ricordassi quei lunghi
    discorsi che mi facevi,  e tutte quelle ore di pena che  ti  prendesti
    per convincermi che ero sempre una donna onesta; che ero tua moglie in
    intenzione e che tra noi due era stretto un matrimonio tanto effettivo
    quanto  se  fossimo stati pubblicamente uniti dal parroco della nostra
    parrocchia. Tu sai che queste e non altre sono state le tue parole.
    Mi accorsi di aver parlato un po' troppo  duramente,  ma  riparai  con
    quanto segue.  Egli stette per un attimo immobile, senza fiatare, e io
    ripresi.  Non puoi dissi,  senza usarmi la pi grande  ingiustizia,
    pensare  che  io  abbia  ceduto  a  tutte le tue sollecitazioni se non
    perch sentivo  un  amore  incontestabile  e  incrollabile  davanti  a
    qualunque  cosa potesse succedere.  Se tu nutri sul mio conto pensieri
    tanto vergognosi, devo chiederti allora qual  il fondamento che ti ho
    dato per un simile sospetto.  Perci se ho ceduto alle tentazioni  del
    mio  amore  e  mi  sono  lasciata  convincere  a ritenermi davvero tua
    moglie,  dovr dare ora smentire tutte queste ragioni e  chiamarmi  la
    tua baldracca o la tua amante,  che  lo stesso? E mi vuoi imporre tuo
    fratello? Puoi impormi i sentimenti che prover? Puoi ordinarmi di non
    pi amarti e di amare invece lui? Credi tu che sia in mia facolt fare
    a richiesta un simile voltafaccia?  No,  caro mio dissi,  convinciti
    pure:  impossibile.  E qualunque sia il voltafaccia da parte tua,  io
    ti terr sempre fede;  e vorrei ben pi volentieri,  visto che siamo a
    questo  orribile  punto,  restare  la  tua  baldracca che diventare la
    moglie di tuo fratello.
    Egli sembr contento e commosso a questo mio discorso,  e mi disse che
    restava  della  sua  antica idea;  che non mi aveva tradita in nessuna
    delle promesse a me fatte, ma nella faccenda che mi preoccupava gli si
    erano presentate tante gravissime  considerazioni  che  aveva  pensato
    all'altra  soluzione come ad un rimedio: era per convinto che sarebbe
    stata una separazione soltanto parziale,  che potevamo  per  il  resto
    della  nostra  vita  amarci come amici e che forse avremmo trovato nel
    nuovo stato maggiori soddisfazioni che non in quello presente.  Quanto
    a  tradire  un  segreto  che,  se  si risapeva,  non poteva avere come
    effetto se non la rovina di tutti e due,  mi assicurava che  da  parte
    sua  non  avevo  niente da temere: gli restava una semplice domanda da
    farmi circa un possibile ostacolo,  e se quella domanda  riceveva  una
    risposta favorevole,  questo l'avrebbe soltanto riconfermato nell'idea
    che quello era l'unico passo che mi rimaneva.
    Indovinai senz'altro quale fosse la domanda, vale a dire, se non fossi
    per caso incinta. Quanto a questo,  lo assicurai,  non aveva motivo di
    preoccuparsi,  perch  non  ero incinta.  E allora,  mia cara disse,
    adesso non abbiamo altro tempo. Tu pensaci: io non posso che rimanere
    dell'idea che questa sia la decisione migliore che puoi prendere. Ci
    dicendo si accommiat e con  la  massima  fretta,  dato  che  madre  e
    sorelle  suonarono  al cancello proprio nell'istante che si alzava per
    andarsene.
    Mi lasci in un  estremo  disordine  mentale,  e  se  ne  accorse  con
    facilit  l'indomani,  e tutto il resto della settimana,  ma non trov
    modo di parlarmi fino  alla  domenica  successiva  quando,  sentendomi
    indisposta,  non andai in chiesa;  e anche lui,  accampando non so che
    scusa, era rimasto in casa.
    Stavolta mi ebbe da sola a solo per un'ora e mezzo,  e  riprendemmo  a
    discutere  tutti  i  punti di prima;  alla fine gli chiesi vivacemente
    quale opinione avesse dunque della mia modestia, se poteva credere che
    io volessi considerare anche solo un istante il pensiero  di  darmi  a
    due  fratelli,  e  lo  assicurai che una cosa simile non l'avrei fatta
    mai.  E aggiunsi che,  se mi avesse detto che non ci saremmo  mai  pi
    visti, pi tremendo di che non c'era se non la morte, non avrei potuto
    lo  stesso  ascoltare  un pensiero per me tanto disonorante e da parte
    sua tanto vile;  lo supplicavo perci,  se gli restava un briciolo  di
    rispetto o di sentimento per me,  che non me ne facesse pi parola,  o
    altrimenti mettesse mano  alla  spada  e  mi  uccidesse.  Egli  sembr
    sorpreso  da  quella che chiamava la mia ostinazione;  mi disse che in
    questa faccenda ero ingiusta con me stessa e ingiusta con lui;  che si
    trattava  per tutti e due di una crisi inaspettata,  ma che non vedeva
    altra strada per salvarci dalla rovina,  e tanto  pi  quindi  la  mia
    ostinazione gli sembrava ingiusta. Aggiunse poi con insolita freddezza
    che,  se  non  doveva  pi farmene parola,  non sapeva di che altro ci
    restasse da parlare, e si alz in piedi per prendere commiato. Anch'io
    mi alzai,  con la medesima indifferenza,  ma quando mi si accost  per
    darmi  quello  che  sembrava  un  bacio  d'addio,  scoppiai in un tale
    accesso di lacrime che,  bench volessi parlare,  non ci  riuscivo,  e
    premendogli  soltanto  la mano,  facevo come se gli dicessi addio,  ma
    piangevo, piangevo a dirotto.
    Egli allora fu sensibilmente commosso;  torn a sedersi,  e  mi  disse
    molte cose affettuose,  ma sempre insisteva sulla necessit di seguire
    il suo consiglio,  non lasciando per tutto quel  tempo  di  protestare
    che,  se io lo rifiutavo,  avrebbe tuttavia provveduto a me; mi faceva
    per chiaramente capire che mi avrebbe respinta nella cosa essenziale,
    come amante cio;  dato che si sarebbe fatto un punto d'onore  di  non
    usare  con  la donna che,  per quanto sapeva lui,  poteva darsi che un
    giorno o l'altro diventasse la moglie di suo fratello.
    La cruda perdita dell'amante non faceva tanto la mia afflizione quanto
    la perdita dell'uomo che in verit amavo  alla  follia,  e  quella  di
    tutte  le  speranze,  su  cui  avevo  costruito  il mio avvenire,  che
    giungessimo un giorno a essere marito e moglie. Ne ebbi di conseguenza
    lo spirito come schiacciato,  tanto che,  a  farla  breve,  caddi  per
    l'angoscia  in  una  violentissima febbre e dur tanto a lungo che pi
    nessuno della famiglia sperava che mi salvassi.
    Mi ridussi a un punto davvero critico e spesso  ebbi  il  delirio;  ma
    nulla mi stava presente quanto il terrore di rivelare,  nei momenti di
    smarrimento,  qualcosa che risultasse a pregiudizio del  mio  padrone.
    Nella  desolazione  del mio spirito,  inoltre,  desideravo rivederlo e
    cos desiderava anche lui,  poich davvero mi amava appassionatamente,
    ma  la  cosa  non  era  fattibile;  non avevamo n io n lui la minima
    possibilit di sperarlo.
    Per quasi cinque settimane rimasi a letto;  e per quanto  la  violenza
    della  mia  febbre  dopo  tre settimane fosse diminuita,  pure diverse
    volte mi riprese;  e i medici dissero due o tre volte che non sapevano
    pi che fare per me, non potevano che lasciare mano alla natura e alla
    malattia di combattersi.
    Passate cinque settimane,  mi sentii meglio,  ma ero cos debole, cos
    deperita, e mi rimettevo tanto lentamente,  che i medici espressero il
    loro timore che dovessi diventare tisica; inoltre, ci che mi afflisse
    di  pi,  si  mostrarono convinti che qualcosa mi opprimeva l'animo e,
    insomma,  che fossi innamorata.  A sentire tanto,  tutta la casa mi si
    mise  intorno sollecitandomi per sentire se ero o no innamorata,  e di
    chi; ma io, come ben potevo, negai assolutamente di essere innamorata.
    Ci fu un giorno a questo proposito un litigio  a  tavola  per  me,  un
    litigio che quasi mise lo scompiglio nell'intera famiglia. Accadde che
    quel  giorno erano tutti a tavola eccetto il padre;  quanto a me,  ero
    malata e in camera mia.  All'inizio  della  conversazione  la  vecchia
    signora,  che  mi  aveva  mandato  qualcosa  da mangiare,  ordin alla
    cameriera di salire a chiedermi se ne volevo ancora,  ma la  cameriera
    torn  con la notizia che non avevo nemmeno mangiato la met di quello
    che mi aveva portato prima  Ahim  disse  la  dama,  quella  povera
    ragazza!  Ho  una gran paura che mai pi star bene. Bene? disse il
    fratello maggiore;  e come potrebbe madamigella Betty star  bene?  se
    dicono che sia innamorata. Io non ci credo proprio disse la vecchia
    signora.  Io non so osserv la sorella maggiore, che cosa dirne: le
    hanno fatto tanto baccano intorno e ch'era bella,  e che era un amore,
    e ch'era non so che cosa,  e per giunta in modo che lei sentisse,  che
    ormai a quella poveretta il cervello ha dato di volta, immagino, e chi
    sa che fissazioni possono nascere da quelle idee. Da parte mia, non so
    proprio che dirne.
    Ma per,  sorella,  devi riconoscere che bella  veramente disse  il
    fratello maggiore.  Ah s,  e molto pi bella di te anche,  cara mia
    disse Robin,  ci che ti mortifica. Andiamo, via,  non si parla di
    questo ora disse la sorella;  una ragazza che ha i suoi pregi, e lo
    sa: non ha bisogno di sentirseli enumerare per andarne vanitosa.
    Noi  non  parliamo  del  fatto  che  sia  vanitosa disse il fratello
    maggiore;  ma del  fatto  che  sia  innamorata;  pu  darsi  che  sia
    innamorata di se stessa: questa,  almeno,  sembra l'opinione delle mie
    care sorelle.
    Vorrei che fosse  innamorata  di  me  disse  Robin,  in  quattro  e
    quattr'otto  la  tirerei  fuori dalle sofferenze. Che cosa vuoi dire
    con questo,  ragazzo? chiese la vecchia dama;  come puoi parlare  in
    questo  modo? Ma,  signora riprese Robin,  con molto candore,  non
    crederete che io lascerei  morire  d'amore  quella  povera  ragazza  e
    quando fosse amore per me poi, che basta stendere la mano per avermi?
    Vergogna,  fratello disse la seconda sorella,  come puoi parlare in
    questo modo?  Vorresti sposare una donna che  non  ha  il  becco  d'un
    quattrino? Adagio,  piccola disse Robin,  la bellezza  una dote e
    accompagnata dall'amabilit  dote doppia;  ti augurerei che di queste
    due  tu  avessi  met del suo capitale,  per dote. E cos le tapp la
    bocca.
    Mi accorgo disse la maggiore delle sorelle,  che  se  Betty  non  
    innamorata,  lo   per mio fratello.  Chi sa,  forse con lei non si 
    ancora dichiarato: scommetterei che non gli direbbe  di  no.  Quelle
    che cedono quando sono cercate disse Robin, sono un passo pi avanti
    di quelle che non sono state cercate, e due passi pi avanti di quelle
    che cedono prima che le cerchino: ecco una risposta,  sorella,  che va
    bene per te.
    Questo fece avvampare la sorella,  che mont su tutte le furie e disse
    che  le  cose erano ormai arrivate a un punto che le sembrava l'ora di
    scacciare quella donna - quella donna ero io - fuori della famiglia; e
    che date le circostanze attuali  che  impedivano  di  mettermi  fuori,
    sperava  tuttavia  che  suo padre e sua madre ci avrebbero pensato non
    appena fosse stato possibile di muovermi.
    Robin rispose che questo riguardava i  due  capi  della  famiglia,  ai
    quali  era  inutile desse consigli una persona con tanto poco cervello
    com'era sua sorella.
    Le parole furono molte e anche pi gravi: la sorella strillava,  Robin
    se  ne  faceva  beffe  e le dava la baia,  ma la conseguenza fu che la
    povera Betty perse estremamente terreno nella famiglia. Io seppi della
    cosa e piansi dirottamente; la vecchia dama sal a trovarmi,  qualcuno
    avendole  detto  che mi ero preso tanto a cuore l'accaduto.  Mi lagnai
    con lei che era ben duro che i medici dovessero fare sul mio conto  un
    simile  apprezzamento,  di  cui  non avevano ragione;  che mi riusciva
    anche pi duro,  tenute presenti  le  circostanze  in  cui  ero  nella
    famiglia; e che speravo di non aver fatto niente di tale da scapitarne
    nella  sua  stima  n  di  aver dato alcun pretesto al contrasto tra i
    figli e le figlie.  Dissi che mi trovavo pi nel  bisogno  di  pensare
    alla  mia bara che non a innamorarmi e la supplicavo di non permettere
    che dovessi soffrire,  nell'opinione ch'ella  aveva  di  me,  per  gli
    errori di nessuno tranne che per i miei.
    La signora fu sensibile alla giustezza di quanto dicevo, ma mi rispose
    che  dato  il  grande  rumore che s'era fatto,  e poich il suo figlio
    minore parlava in modo cos invadente, era suo desiderio che fossi con
    lei tanto leale da risponderle a una sola domanda, ma sinceramente. Le
    dissi che avrei risposto  e  con  tutta  schiettezza  e  sincerit.  E
    allora,  ecco  la domanda: mi chiedeva se non c'era nulla tra me e suo
    figlio Robert. Le dissi con tutte le proteste di sincerit che seppi e
    che potevo ben fare,  che n allora n mai c'era stato nulla: le dissi
    che  il  signor Robert aveva alzato la voce e motteggiato,  come anche
    lei sapeva che era sua abitudine, e che io avevo sempre preso quel suo
    fare nel senso che immaginavo gli desse  anche  lui,  di  un  modo  di
    esprimersi  stravagante e allegro che non voleva significare nulla;  e
    assicurandole che tra noi due non c'era un briciolo di quello che  lei
    aveva    dedotto,    osservai    che    quelli   che   avevano   mossa
    quell'insinuazione avevano fatto a me gran torto e un pessimo servizio
    al signor Robert.
    La vecchia dama rimase pienamente soddisfatta e  mi  baci,  mi  parl
    rasserenata,  raccomandandomi  di  avermi  riguardo  e  non  lasciarmi
    mancare nulla; quindi si accomiat.  Ma,  una volta discesa,  trov il
    giovanotto  e  tutte  le  figlie  che  si  erano  presi di nuovo per i
    capelli: le ragazze  erano  fuori  di  s  dal  dispetto  al  sentirsi
    rinfacciare  dal fratello che erano brutte;  che non avevano mai avuto
    un innamorato; che nessuno aveva mai fatto loro una dichiarazione, che
    erano tanto sfacciate da mettersi avanti da  sole,  e  via  di  questo
    passo.  Per farsene beffe il fratello era ricorso a madamigella Betty:
    com'era graziosa,  com'era  amabile,  come  cantava  meglio  di  tutte
    quante,  e  meglio ballava,  com'era pi bella;  e nel fare questo non
    tralasciava una sola malignit che avesse il potere di  scottarle.  La
    vecchia  dama  capit  dabbasso nel pieno del battibecco e,  per farla
    finita, rifer loro il discorso che mi aveva tenuto e quello che avevo
    risposto: non esservi niente tra me e il signor Robert.
    Qui sbaglia disse Robin,  perch se non ci fosse invece  molto  tra
    noi due, noi saremmo ben pi vicini che non siamo. Le ho gi detto che
    le  voglio un bene pazzo disse;  ma non sono ancora venuto a capo di
    convincerla,  questa mula,  che parlo sul  serio.  Non  vedo  perch
    dovresti  disse  la madre,  nessuno che abbia la testa sul collo pu
    credere che tu faccia sul serio parlando a questo modo con una  povera
    ragazza di cui conosci bene la condizione.
    Ma  senti,  figliolo  riprese,  visto  che  ci hai confidato di non
    essere riuscito a convincerla che tu fai sul serio,  ci dirai che cosa
    dobbiamo pensare noi? Tu divaghi talmente nel discorso che nessuno pu
    capire se parli sul serio o per scherzo;  ma dato che vedo che,  a tua
    esplicita confessione,  la ragazza ha risposto la  verit  vorrei  che
    anche  tu  facessi  lo  stesso  e  mi  dicessi seriamente,  in modo da
    potermene fidare, se c' qualcosa in questa storia o no. Fai sul serio
    o no? E' il cervello,  insomma,  che ti ha dato di volta o no?  E' una
    domanda  precisa:  desidero  che  tu ci tolga dall'incertezza a questo
    riguardo.
    In fede mia,  signora disse Robin,  non serve a nulla  tergiversare
    ancora o raccontare bugie: io faccio sul serio, tanto sul serio quanto
    uno che sale sulla forca.  Se madamigella Betty rispondesse che mi ama
    e che accetta di  sposarmi,  io  la  piglierei  domattina  a  digiuno,
    dicendo:  Ce  l'ho  e  me  la  tengo.  Nemmeno  mi  ricorderei di fare
    colazione.
    Se  cos disse la madre, ecco un figlio perduto,  e parl in tono
    desolato,  come persona molto afflitta.  Spero di no,  signora disse
    Robin, un uomo non  perduto,  quando una buona moglie l'ha trovato.
    Ma,  ragazzo mio disse la vecchia dama, questa donna  la miseria.
    E allora, signora, ha tanto pi bisogno di carit ribatt Robin; la
    toglier  dalle  spalle  della   parrocchia   e   chiederemo   insieme
    l'elemosina. Non si scherza su queste cose disse la madre.  Io non
    scherzo, signora disse Robin,  verremo a implorare il vostro perdono
    e  la  vostra benedizione,  e quella di mio padre. Tutto ci  fuori
    proposito,  figliolo disse la madre;  se tu dici  sul  serio,    la
    nostra  rovina.  Temo di no rispose,  perch ho una gran paura che
    lei non vorr saperne di me.  Dopo il trattamento che le ha usato  mia
    sorella, non credo che riuscir mai a convincerla di accettarmi.
    Questa  s  che    carina.   Non  arriver  certo  a  questo  punto.
    Madamigella Betty non  una sciocca disse  la  sorella  pi  giovane.
    Credi  che  abbia  imparato a dire no pi che non facciano le altre?
    Affatto, madamigella Bello Spirito rispose Robin, madamigella Betty
    non  una sciocca, ma potrebbe darsi che non fosse libera e allora che
    si fa? Davvero disse la sorella maggiore, che ne sappiamo? Chi pu
    essere dunque l'uomo? Non esce mai di casa; dev'essere una cosa fra di
    voi. Non ho  nulla  da  rispondere  io  disse  Robin.  Sono  stato
    interrogato abbastanza;  qui c' mio fratello.  Se dev'essere una cosa
    tra di noi, fatevi sotto con lui.
    L'uscita colse nel vivo il fratello  maggiore,  che  ne  concluse  che
    Robin doveva avere scoperto qualcosa.  Tuttavia si domin,  in modo da
    non apparire turbato. Andiamo disse, non cercare di appioppare a me
    le tue storie; ti so dire che non tratto in questa derrata;  io non ho
    niente   a  che  fare  con  nessuna  madamigella  Betty  in  tutta  la
    parrocchia e cos dicendo si alz e se la batt.  No,  no disse  la
    sorella maggiore,  rispondo io per mio fratello;  un po' pi pratico
    del mondo.
    Cos fin quella  conversazione,  ma  lasci  sbigottito  il  fratello
    maggiore. Questi ne concluse che il fratello aveva scoperto ogni cosa,
    e  cominci  a  chiedersi se non avessi avuto io stessa una mano nella
    faccenda; con tutto il suo destreggiarsi, per, non trovava il modo di
    arrivare fino a me. Alla fine, fu tale il suo tormento che arriv alla
    disperazione e si decise a venirmi a vedere,  qualsiasi  cosa  dovesse
    nascerne. A questo scopo, un giorno dopo pranzo fece in modo di tenere
    d'occhio  la sorella maggiore e,  quando la vide dirigersi alle scale,
    le corse dietro. Aspettami, sorella disse, dov' questa malata? Non
    si pu vederla una volta? S rispose  la  sorella,  credo  che  tu
    possa;  ma  lascia  prima che entri io un momento: te lo dir. Quindi
    corse alla porta, mi avvert, e subito lo richiam.  Fratello disse,
    puoi  entrare,  se  vuoi.  E  lui entr,  conservando il sussiego di
    prima.  Dunque disse sulla  porta  entrando,  dov'  questa  malata
    innamorata?  Come  state,  madamigella Betty? Io avrei voluto alzarmi
    dalla mia poltrona,  ma mi sentivo tanto debole che stetti un  momento
    senza  riuscirci;  lui  se ne accorse,  e se ne accorse la sorella che
    disse:  Via,  non  sforzatevi  d'alzarvi;   mio  fratello  non  vuole
    cerimonie,  specialmente  adesso  che  siete  tanto debole. No,  no,
    madamigella Betty, state seduta, vi prego disse lui, e si sedette su
    una poltrona di fronte a me, con un'aria straordinariamente allegra.
    Parl un pezzo con noi saltando di palo in frasca ora di una cosa, ora
    di un'altra,  a bella posta per divertire la sorella,  e di  tanto  in
    tanto riportava il discorso sulla solita canzone.  Povera madamigella
    Betty diceva,  ben triste essere innamorati: vi ha ridotto ben male
    l'amore. Alla fine parlai io: Sono lieta di  vedervi  cos  allegro,
    signore  dissi,  ma  penso  che  il  medico  avrebbe  potuto trovare
    qualcosa di meglio che prendersi  gioco  della  paziente.  Se  la  mia
    malattia non fosse stata che questo, conosco troppo bene il proverbio,
    e il dottore non l'avrei nemmeno lasciato avvicinare al letto. Quale
    proverbio? mi chiese. Come...

    "Male d'amore, asino il dottore?"

    E'  questo  che  dite,  madamigella  Betty? Io sorrisi e non risposi.
    Anzi riprese, a me pare che l'effetto abbia appunto provato che era
    amore,  dato che sembra che il dottore vi abbia giovato ben  poco:  vi
    rimettete  tanto adagio,  dicono.  Sospetto ci sia qualcosa qui sotto,
    madamigella,  sospetto che il vostro caso sia di  quelli  incurabili.
    Sorrisi e dissi: No, signore, state certo, non  questo il mio male.
    Scambiammo  un  mucchio  di  questi  discorsi  e,  a volte,  altri che
    significavano altrettanto  poco.  Ben  presto  mi  chiese  di  cantare
    qualche  canzone,  al  che io sorrisi rispondendo che i giorni del mio
    canto erano finiti.  Alla fine mi chiese se  volevo  che  mi  suonasse
    qualcosa  sul  flauto;  la sorella intervenne a dire che temeva la mia
    testa non reggesse.  Io mi 'inchinai e dissi: Vi prego,  madamigella,
    non opponetevi: amo moltissimo il flauto.
    Allora la sorella: E tu suona,  dunque. Egli cav di tasca la chiave
    del suo gabinetto. Cara sorella disse,  sono molto pigro: fa' tu un
    salto  a prendermi il flauto,   nel tal cassetto;  e nomin un luogo
    dove era sicuro non averlo messo, perch la sorella potesse perdere un
    po' di tempo a cercarlo.
    Non appena questa fu uscita,  egli  mi  rifer  tutta  la  storia  del
    discorso  di  suo  fratello  sul  mio  conto,  e  mi  espresse  la sua
    preoccupazione,  che era stato il motivo per cui  aveva  ricorso  alla
    visita.  Io  gli  assicurai  che  non  avevo  mai  aperto bocca n col
    fratello n con nessun altro.  Gli dissi la stretta spaventosa in  cui
    mi trovavo; che il mio amore per lui, e la sua proposta che accettassi
    di  dimenticare  questo  sentimento  e  lo consacrassi a un altro,  mi
    avevano atterrita; e che mille e mille volte mi ero augurata di morire
    piuttosto che guarire e ritrovarmi a lottare contro  l'identico  stato
    di  cose  di prima.  Aggiunsi che prevedevo come,  non appena mi fossi
    ristabilita,  sarei  stata  costretta  a  lasciare  la  famiglia;  che
    riguardo  al  matrimonio  con  il  fratello,  mi  ripugnava anche solo
    pensarci dopo quanto era avvenuto  tra  noi,  e  che,  poteva  esserne
    certo,  con  il fratello non sarei pi nemmeno tornata sull'argomento;
    che se lui intendeva violare tutte le sue promesse,  i suoi giuramenti
    e i suoi impegni con me,  restasse la cosa tra lui e la sua coscienza,
    ma io che, da lui convinta a chiamarmi sua moglie,  gli avevo lasciata
    la libert di trattarmi come moglie, non gli avrei mai dato il diritto
    di dire che,  chiunque egli fosse per me, non gli conservassi tutta la
    fedelt che da una moglie  dovuta.
    Egli stava per rispondermi e aveva detto gi che gli dispiaceva che io
    non volessi lasciarmi convincere.  Stava per continuare,  quando sent
    giungere  la  sorella,  e  anch'io la sentii;  pure balbettai a fatica
    questa breve risposta: che non mi sarei  mai  lasciata  convincere  ad
    amare un fratello e sposarne un altro.
    Egli croll il capo e disse: Dunque sono rovinato alludendo a s; in
    quel  momento  nella  camera  entr  la  sorella  e  gli disse che non
    riusciva a trovare il flauto.  Bene fece lui tutto allegro,  questa
    pigrizia  non  va e si alz,  e si mosse alla ricerca del flauto.  Ma
    ritorn anche lui a mani vuote: non che non avesse potuto trovarlo, ma
    non aveva nessuna voglia di suonare;  e d'altronde l'incarico affidato
    alla  sorella  aveva avuto in altro senso il suo effetto,  poich egli
    non voleva altro che parlarmi e a questo era riuscito, sebbene con non
    troppa sua soddisfazione.
    Io  sentivo,  invece,   una  grande  soddisfazione  di  avergli  detto
    liberamente quello che pensavo, e con tanta onesta franchezza, come ho
    spiegato;  e  bench  questo  non avesse affatto operato nel senso che
    desideravo,  vale a dire,  obbligandomi maggiormente quell'uomo,  pure
    gli  toglievo  ogni possibilit di abbandonarmi altro che direttamente
    offendendo il suo onore e mancando  alla  sua  parola  di  gentiluomo,
    tramite  la quale tante volte si era impegnato di non mai abbandonarmi
    e di farmi sua moglie non appena avesse toccato la sua sostanza.
    Non passarono molte settimane che io tornai a girare per  la  casa,  e
    cominciai  a  rimettermi;  ma  non  smettevo di starmene malinconica e
    ritirata, cosa che stupiva tutta la famiglia, eccetto colui che sapeva
    i miei motivi.  Pure,  dovette passare molto tempo prima che desse  un
    segno  qualunque  di  essersene accorto,  e io,  altrettanto ritrosa a
    parlare quanto lui,  mi comportavo con ogni rispetto in sua  presenza,
    ma  non  cercavo di avanzare mai una qualsiasi parola che non suonasse
    impersonale.  Questo dur per un sedici o  diciassette  settimane,  al
    punto  che,  dato  che  io  mi aspettavo di giorno in giorno di essere
    congedata dalla famiglia per  via  di  quell'avversione  che  dovevano
    avermi  posto per tutt'altri motivi di cui non avevo colpa,  ero ormai
    certa che non avrei pi avuto niente da quel signore,  dopo  tutte  le
    sue solenni promesse, se non la rovina e l'abbandono.
    Alla  fine  suscitai  io  stessa nella famiglia la questione della mia
    partenza;  poich  un  giorno  che,  con  la  vecchia  dama,   parlavo
    seriamente  dei casi miei e di come la malattia mi avesse lasciato una
    grande oppressione di spirito,  la vecchia mi disse: Io temo,  Betty,
    che  quanto  ti  ho detto di mio figlio abbia malamente influito su di
    te,  e che sia malinconica per causa sua: dimmi,  non vuoi  confidarmi
    come  stiano  le  cose  fra  voi due,  se la domanda non  indiscreta?
    Perch,  quanto a Robin,  non fa altro che beffare e scherzare  quando
    gliene parlo.  Ecco,  in tutta verit, signora le risposi, le cose
    stanno come davvero non vorrei: sar con voi assolutamente sincera  in
    questo,  qualunque  cosa  me  ne  debba  risultare.  Il  signor Robert
    parecchie volte mi ha proposto di sposarmi,  e questa non   una  cosa
    alla  quale  potessi  aspirare,  tenuta  presente  la  mia  miserabile
    condizione.  Gli ho sempre resistito,  e questo forse in  termini  pi
    espliciti che non mi si confacesse, vista la considerazione che devo a
    ogni  membro della vostra famiglia.  Tuttavia,  signora dissi,  come
    potevo dimenticare l'obbligo che ho a voi e alla vostra casa,  fino al
    punto  di  acconsentire  a ci che ero certa non potesse non riuscirvi
    sgradito?  Gli dissi esplicitamente  che  non  avrei  mai  accolto  un
    pensiero di quel tipo se non previo il vostro consenso e quello di suo
    padre, ai quali ero legata da tante fortissime obbligazioni.
    Ma  dunque possibile, Betty? disse la vecchia dama. Allora, tu sei
    stata con noi molto pi giusta che non siamo stati noi con te;  perch
    tutti ti consideravamo come una specie di laccio  per  mio  figlio  e,
    allarmata di questo,  io pensavo di proporti che te ne andassi, ma non
    te ne avevo parlato finora,  perch temevo di  darti  un  cos  grande
    dolore  che di nuovo ti buttasse a terra.  Giacch del rispetto per te
    ne abbiamo sempre,  anche se non arriva al  punto  di  consentirci  la
    rovina del mio figliolo;  ora per, se le cose stanno davvero a questo
    modo, noi tutti ti abbiamo fatto un gravissimo torto.
    Quanto alla verit di quello  che  dico,  signora  risposi,  me  ne
    appello  a  vostro  figlio  in  persona.  Se vorr usarmi un minimo di
    giustizia,  dovr raccontarvi tutta la storia  esattamente  come  l'ho
    raccontata io.
    La  vecchia  dama  and  dalle figlie e raccont loro tutta la storia,
    esattamente come gliel'avevo raccontata io.  Quelle furono stupefatte,
    vi assicuro, come del resto prevedevo. Una disse che non se lo sarebbe
    mai creduto;  un'altra disse che Robin era uno sciocco;  una terza che
    lei non ci credeva una sola parola e che era pronta a mettere la  mano
    sul  fuoco  che  Robin l'avrebbe raccontata in tutt'altro modo.  Ma la
    vecchia dama,  che era decisa ad andare a fondo nella  faccenda  prima
    che  io  avessi la minima opportunit di mettere il figlio al corrente
    di ci che era avvenuto,  decise pure che avrebbe  senz'altro  parlato
    con  il  figlio e a questo scopo lo mand a cercare (era semplicemente
    andato da un avvocato in citt), ed egli senz'altro torn a casa.
    Appena fu giunto da loro,  perch erano tutte riunite: Siedi,  Robin
    disse la vecchia dama, ho da parlarti. Con tutto il cuore, signora
    disse Robin con un'aria piuttosto gaia.  Spero si tratti di una buona
    moglie,  perch ne ho  davvero  un  gran  bisogno.  Come  va  questa
    storia?  disse  la  madre.  Non  sostenevi  che eri deciso a sposare
    madamigella Betty? S,  madama,  ma c' qualcuno che si oppone  alle
    pubblicazioni.  Che  si oppone alle pubblicazioni!  Chi pu essere?
    Madamigella in persona rispose Robin.  Com' possibile?  disse  la
    madre.  Le  hai dunque chiesto di sposarti? Proprio cos,  signora
    disse Robin.  E' gi il quinto formale attacco che le muovo da quando
     guarita e sono tuttora sconfitto; la muletta  talmente ostinata che
    non  vuol saperne di capitolare n di cedere a nessun patto,  se non a
    uno tale che non posso accettare. Spiegati disse la madre, io sono
    sbalordita; non ti capisco.  Spero che tu scherzi. Eppure,  signora
    riprese lui,  il caso , quanto a me, abbastanza chiaro, si spiega da
    s: non mi vuole,  m'ha detto;  non  una cosa  chiara?  A  me  sembra
    chiaro,  e  anche  tondo,  no?  S,  ma  disse la madre,  parli di
    condizioni che tu  non  potresti  farle;  che  cos'  che  vuole:  una
    sistemazione?  Il suo capitale dev'essere secondo la sua sostanza; che
    dote porta? Quanto a fortuna rispose Robin,  abbastanza ricca: in
    questo mi ritengo soddisfatto;  ma sono io che  non  ce  la  faccio  a
    rispondere alle sue condizioni,  e lei  risoluta che,  fuori di cos,
    non mi prende.
    Qui  s'intromisero  le  sorelle.   Signora  disse  la  seconda,   
    impossibile parlare seriamente con lui;  non vi dar mai in niente una
    risposta come si deve; fareste meglio a lasciarlo stare e non parlarne
    pi: sapete come fare per togliergli quell'altra da sotto gli  occhi.
    Robin fu un po' punto dalla villania della sorella,  ma le rese subito
    il contraccambio.  Ci sono due  specie  di  persone,  signora  disse
    rivolgendosi alla madre, con cui non serve discutere; e sono, i saggi
    e gli stupidi;   un po' dura che io debba mettermi contemporaneamente
    con gli uni e con gli altri.
    Allora la pi giovane intromise: Deve crederci davvero delle stupide,
    nostro fratello,  per mettersi in testa di raccontarci che ha  chiesto
    seriamente alla Betty di sposarlo e lei non ha voluto.
    Rispondi e non rispondi,  dice Salomone ribatt il fratello. Quando
    un fratello dice che le ha fatto la proposta non meno di cinque  volte
    e  che  lei  ha  formalmente  rifiutato ogni volta,  mi sembra che non
    spetta alla sorella minore mettere in  dubbio  la  cosa,  specialmente
    quando  non l'ha fatto sua madre. La mamma,  vedi tu,  non ha ancora
    capito disse la seconda sorella.  C' una  certa  differenza  disse
    Robin, tra invitarmi a spiegare, e dirmi che lei non ci ha creduto.
    Ma insomma,  figliolo disse la vecchia dama,  se ti vuoi degnare di
    ammetterci in questo mistero,  che cosa sono queste gravi condizioni?
    S,  signora  disse  Robin,  l'avrei  fatto  da  tempo,  se  queste
    seccatrici non mi avessero disturbato con le loro interruzioni.  Sono,
    queste  condizioni,  che io ottenga il consenso vostro e di mio padre;
    senza di che lei protesta che non vorr nemmeno pi  sentirmi  parlare
    della proposta.  E queste condizioni,  come ho detto, immagino che non
    sar mai in grado di accettarle.  Spero che le mie accese  sorelle  si
    riterranno soddisfatte ora, e arrossiranno un tantino.
    Questa risposta fu per tutte uno stupore, ma un po' meno per la madre,
    a  causa  di  quello  che  le  avevo  detto  io.  Quanto  alle figlie,
    ammutolirono un bel po',  ma la  madre  disse  con  veemenza:  Questa
    l'avevo gi sentita ma non potevo crederci: se  cos,  per,  abbiamo
    allora tutti quanti  fatto  un  grave  torto  a  Betty,  e  lei  si  
    comportata  meglio  che  io non sperassi.  Davvero disse la sorella
    maggiore,  se  cos,  si  veramente comportata  bene.  Riconosco
    disse la madre, che non fu colpa di lei, se Robin fu tanto sciocco da
    incapricciarsene; ma dargli una risposta simile, dimostra pi rispetto
    per  noi che io non sappia dirmi;  tanto pi apprezzer la ragazza per
    tutto il tempo che la conoscer. Ma io no disse Robin,  a meno che
    voi  non  mi  diate il vostro consenso. Ci penser sopra rispose la
    madre, e ti assicuro che,  se non ci fossero altre obiezioni,  questo
    saggio  della  sua  condotta  avrebbe  fatto  molto  per convincermi.
    Speriamo che possa fare tutto disse Robin;  se vi  preoccupaste  di
    trovarmi  pace  quanto  vi  preoccupate di trovarmi quattrini,  non ci
    mettereste troppo ad acconsentire.
    Ma dunque,  Robin riprese la madre,   veramente  una  cosa  seria?
    Saresti davvero felice di sposarla? Sul serio, signora disse Robin,
    mi  sembra carina che continuiate a interrogarmi su questo proposito.
    Non dir pi che voglio sposarla.  Come posso venirne a  capo,  quando
    vedete  anche  voi che non posso farne nulla senza il vostro consenso?
    Ma questo dir, e seriamente, che non ne sposer mai un'altra,  se Dio
    mi aiuta. O Betty o nessuna, questo  il mio motto: quanto al problema
    della  scelta  tra  le  due,  la decisione  affidata al vostro cuore,
    signora,  purch soltanto le mie amabili sorelle non  ci  abbiano  che
    fare.
    Tutto  questo  era  terribile  per  me,  poich  la madre incominci a
    tentennare e Robin non le lasciava quartiere. Di pi essa si consigli
    col figlio maggiore che fece uso di tutti gli  argomenti  possibili  e
    immaginabili  per  convincerla  ad  acconsentire,  allegando il grande
    amore di suo fratello per me,  il generoso rispetto che avevo mostrato
    alla  famiglia rinunciando al mio interesse per un cos delicato punto
    d'onore e mille altre cose.  Quanto al padre poi,  era un  uomo  tutto
    preso  nel  vortice  dei pubblici affari e del guadagno,  quasi mai in
    casa, preoccupato del suo interesse,  ma che lasciava ogni faccenda di
    quella specie alla moglie.
    Potrete agevolmente convincervi che una volta portato,  secondo quanto
    credevano,  quell'imbroglio alla luce  del  sole,  non  era  pi  cos
    difficile  o  pericoloso  per  il  fratello  maggiore,  di cui nessuno
    sospettava nulla,  ottenere un pi libero accesso;  la madre  anzi,  e
    questo rispose ai suoi desideri, gli fece la proposta che parlasse lui
    della  cosa  con madamigella Betty.  Pu darsi,  figliolo gli disse,
    che tu veda pi dentro di me in questa faccenda,  e capisca se lei  
    stata  cos  esplicita  come  dice Robin,  o no. Questo era quanto di
    meglio egli potesse desiderare e si lasci  infatti  convincere  dalle
    preghiere della madre a venirmi a parlare: la vecchia dama mi port da
    lui nella sua stanza,  mi disse che suo figlio aveva qualcosa da dirmi
    da parte sua; poi ci lasci soli e si chiuse la porta alle spalle.
    Egli mi venne incontro ancora una volta e mi prese tra le braccia e mi
    baci con grande tenerezza,  ma mi disse che eravamo ormai arrivati  a
    quella crisi in cui dovevo decidermi per la felicit o l'infelicit di
    tutta  la  vita e che,  se non potevo compiacere al suo desiderio,  la
    rovina ci aspettava l'una e l'altro.  Poi mi raccont tutta la  storia
    fra Robin, come lo chiamava, e sua madre e le sorelle e lui stesso. E
    ora,  piccola  mia  disse,  considera che cosa vorr dire sposare un
    gentiluomo di buona famiglia,  in buone condizioni di fortuna,  con il
    consenso di tutta la casa, e godere cos tutto quello che il mondo pu
    offrirti;  e  che  cosa,  invece,  sar  per  te  affondare nella nera
    condizione di una donna che ha perso il suo buon nome: e che,  sebbene
    io  sar  per  te  tutta la vita un segreto amico,  pure,  visto che i
    sospetti mi seguiranno sempre,  tu avrai paura di trovarti con me e io
    avr paura di proclamarti mia.
    Non  mi  lasci  il  tempo  di rispondere,  ma riprese in questo modo:
    Quello che  passato fra noi,  piccola,  purch cos  decidiamo,  pu
    venire  sepolto  e  dimenticato.  Io non smetter mai di essere il tuo
    amico sincero,  e mi spoglier di ogni desiderio di  una  pi  stretta
    intimit con te,  non appena sarai diventata mia sorella;  noi godremo
    di tutto quello che  onesto nell'intimit senza che tra noi debba mai
    esserci nessun rimprovero che siamo caduti in fallo.  Ti scongiuro  di
    pensarci  bene  e  di  non  sbarrarti  la  via  della salvezza e della
    prosperit; e per convincerti che io sono sincero aggiunse, ti offro
    qui cinquecento sterline per risarcirti in qualche modo delle  libert
    che mi sono preso con te,  e per l'avvenire le considereremo una parte
    delle follie della nostra vita, di cui spero che ci sapremo pentire.
    Disse tutte queste cose in termini molto pi toccanti che non  mi  sia
    possibile ritrovare,  e voi potete immaginarli, visto che mi trattenne
    in quel colloquio per pi di un'ora e mezzo;  rispose cos a tutte  le
    mie  obiezioni  e rafforz il suo discorso con tutti gli argomenti che
    ingegno e arte umana potessero escogitare.
    Tuttavia non posso dire che nessuna delle sue parole mi facesse  tanta
    impressione  da  darmi  un  pensiero  decisivo,  finch  alla  fine mi
    dichiar chiaro e tondo, che, se io rifiutavo, gli dispiaceva molto ma
    doveva avvertirmi che non avrebbe  mai  pi  potuto  continuare  nella
    situazione  di  prima;  che,  nonostante  mi  amasse  tuttora e io gli
    piacessi sempre,  il senso  della  virt  non  l'aveva  per  talmente
    abbandonato  da  permettergli  di  andare a letto con una donna che il
    fratello corteggiava per farne sua moglie;  che se lo lasciavo  andare
    via con un rifiuto su quel punto, qualunque cosa lui stesse ancora per
    fare  in mio soccorso a causa della sua primitiva promessa che avrebbe
    pensato a me,  pure non avrei dovuto meravigliarmi se  si  sentiva  in
    obbligo  di  dirmi  che  non  avrebbe  mai pi tollerato di vedermi in
    futuro: e che, sinceramente, io non potevo pretendere questo da lui.
    Io accolsi quest'ultima  parte  del  discorso  con  qualche  segno  di
    stupore  e  di smarrimento,  ed ebbi non poca difficolt a trattenermi
    dal cadere priva di sensi,  perch sul serio  io  amavo  quell'uomo  a
    livello cos eccessivo che non  facile farsene idea; ma egli comprese
    il  mio  smarrimento  e  mi  scongiur  di pensare alla cosa con tutta
    seriet;  mi assicur che era quello l'unico  modo  di  conservare  il
    nostro  reciproco  affetto;  che nella nuova situazione avremmo potuto
    amarci come amici,  con la massima  tenerezza  e  di  un  amore  senza
    macchia, immuni dai nostri giusti rimproveri e immuni dai sospetti del
    prossimo;  che egli avrebbe sempre riconosciuta da me la sua felicit;
    che si sarebbe per tutta  l'esistenza  sentito  in  debito  con  me  e
    avrebbe pagato quel debito fino al giorno del suo estremo respiro.  Mi
    port cos,  insomma,  a uno stato di esitazione: davanti  mi  stavano
    tutti i pericoli rappresentati a immagini vivide e per giunta esaltati
    dalla  mia  fantasia,  dato  che mi vedevo respinta nell'immenso mondo
    come una qualunque prostituta scacciata,  perch eravamo a  questo,  e
    magari  pubblicamente  svergognata  come  tale;  con poco o niente per
    sostentarmi, senza amicizie, senza conoscenze nel mondo intero, via da
    quella citt dove non  potevo  certo  pretendere  di  rimanere.  Tutto
    questo  mi  atterriva  oltre misura,  ed egli faceva del suo meglio in
    tutte le occasioni per  mettermelo  davanti  dipinto  con  i  peggiori
    colori.  Dall'altra  parte,  non  trascur  di farmi risaltare la vita
    facile, prospera, che avrei avuto in sorte di vivere.
    Controbatt tutto quello che in  nome  dell'affetto  e  dei  primitivi
    impegni  io  seppi obiettargli,  ritornando sulla necessit che ora ci
    stava davanti di  cambiare  i  nostri  progetti;  e  quanto  alle  sue
    promesse di matrimonio,  il corso stesso delle cose,  disse,  le aveva
    rese vane,  presentando la possibilit che io diventassi la moglie  di
    suo  fratello  prima  del tempo al quale queste promesse avevano avuto
    riguardo.
    E cos in una parola,  posso ben dire,  mi tolse la ragione a forza di
    ragionamenti;  abbatt  tutte le mie argomentazioni,  e io cominciai a
    intravvedere un certo pericolo,  di cui prima non avevo tenuto  nessun
    conto;  e  ci era,  di venire abbandonata da tutti e due,  e lasciata
    sola nel mondo a cavarmela da me come potevo.
    Quest'ultima considerazione e i suoi ragionamenti mi  convinsero  alla
    fine  ad acconsentire,  ma lo feci con tanta riluttanza che era facile
    vedere che io sarei entrata in chiesa come un orso va al  palo.  Avevo
    pure  qualche apprensione sulla mia persona,  temendo che il mio nuovo
    sposo,  per il quale  tra  l'altro  non  sentivo  il  minimo  affetto,
    riuscisse  tanto  accorto  da  chiamarmi a un'altra resa di conti,  la
    prima notte che saremmo stati insieme a letto;  ma l'abbia o no  fatto
    appositamente,  non so, fatto sta che il fratello maggiore si incaric
    di ubriacarlo e molto,  prima che fosse l'ora  di  mandarlo  a  letto,
    cosicch  io  ebbi  la  soddisfazione di passare la prima notte con un
    ubriaco. Come abbia fatto non so, ma conclusi che certo questa era una
    sua pensata,  per togliere al fratello la facolt di  giudicare  della
    differenza  tra  una ragazza e una donna sposata;  n il fratello ebbe
    mai alcun sospetto di tutto questo, e nemmeno s'impacci a pensarci.
    Ma debbo ritornare un po' indietro,  al punto dove ho  interrotto.  Il
    fratello maggiore, adesso che aveva avuto ragione di me, si diede alla
    seconda  parte,  di venire a capo della madre,  e non smise finch non
    l'ebbe portata  a  rassegnarsi  e  accettare  la  cosa  senza  neppure
    avvertire  il padre,  altro che per lettere;  sicch essa acconsent a
    che ci sposassimo privatamente,  riservandosi di trattare con il padre
    in seguito.
    Poi  si  mise  a  lisciare il fratello e lo convinse che aveva reso un
    grandissimo servigio a lui e strappato il consenso a sua  madre,  cosa
    che,  per  quanto  vera,  non  era  certo stata fatta per la sua bella
    faccia,  ma per il proprio  tornaconto;  eppure,  in  questo  modo  lo
    raggir  con  ogni  zelo e si ebbe i ringraziamenti del fido amico per
    essere venuto a capo di rifilare tra  le  braccia  del  fratello  come
    moglie  la  propria baldracca.  Cos naturalmente gli uomini rinnegano
    l'amore e la giustizia,  e perfino la religione,  pur di  mettersi  al
    sicuro.
    Devo  ora  ritornare al fratello Robin,  come noi lo chiamavamo,  che,
    avuto nel detto modo il consenso della  madre,  corse  da  me  con  la
    grande  notizia e mi raccont tutta la storia com'era andata,  con una
    sincerit cos visibile che,  devo confessarlo,  mi fece male l'essere
    costretta  a  fare  da  strumento  per  ingannare  un gentiluomo tanto
    onesto. Ma non c'era rimedio: lui mi voleva a tutti i costi,  e io non
    ero tenuta a spiegargli che ero la baldracca del fratello,  per quanto
    non avessi altro modo di togliermelo di torno.  Cos a poco a poco  mi
    rassegnai ed eccoci sposati.
    La  modestia  mi  vieta  di  rivelare i segreti del letto nuziale,  ma
    niente avrebbe potuto darsi di pi appropriato al mio stato del  fatto
    che,  com'  detto sopra,  mio marito era tanto ubriaco quando venne a
    letto che la mattina dopo non riusciva a  ricordare  se  avesse  o  no
    avuto contatto con me e io fui costretta a dirgli che s,  anche se in
    realt non era vero,  per  accertarmi  che  non  avrebbe  potuto  fare
    nessuna ricerca di altro tipo.
    Agli  effetti  della storia che racconto interessa ben poco entrare in
    ulteriori particolari sulla famiglia o su di me nei  cinque  anni  che
    vissi con questo marito: basti dire che ebbi da lui due figli e che in
    capo a cinque anni mor.  Egli fu veramente per me un ottimo marito, e
    ci tenemmo molto buona compagnia;  ma,  dato che dai  suoi  non  aveva
    ricevuto  molto  e nel poco tempo che era vissuto non aveva accumulato
    molta sostanza, la mia condizione non si trov troppo florida,  n con
    quel  matrimonio  mi  ero  rimessa  molto  in  sesto.   Invero,  avevo
    conservato un 500 sterline in obbligazioni,  che il fratello  maggiore
    mi aveva offerto perch acconsentissi a sposarmi; e queste, con quanto
    avevo  messo da parte del denaro che mi aveva regalato in precedenza e
    con circa altrettanto da parte di mio marito,  faceva di me una vedova
    con qualcosa come 1200 sterline in tasca.
    I  miei  due  figli,  poi,  mi  vennero  fortunatamente tolti di sulle
    braccia dai genitori di mio marito.  Altro da  madamigella  Betty  non
    ebbero.
    Confesser  che  non provai per la perdita di mio marito il dolore che
    avrei dovuto,  e nemmeno posso dire di averlo mai amato  come  sarebbe
    stato mio dovere o come meritava l'ottimo trattamento che mi us, dato
    ch'egli  era  un  uomo tenero,  affezionato e amabile quanto qualsiasi
    donna avrebbe potuto desiderare; ma suo fratello, che mi stette sempre
    sotto gli occhi,  per tutto il tempo almeno che passammo in  campagna,
    era per me una continua tentazione, e non una sola volta andai a letto
    insieme  a mio marito senza desiderare invece di essere tra le braccia
    del fratello.  E bench questi non mi avesse mai,  dopo il matrimonio,
    rivolto  la  minima  attenzione  in  questo  senso,  ma si comportasse
    appunto come si conviene a un fratello, pure a me era impossibile fare
    altrettanto e,  insomma,  commisi con  lui  ogni  giorno  adulterio  e
    incesto  nei  miei  desideri,  il  che  fuor di dubbio era altrettanto
    criminoso che in realt.
    Prima che mio marito morisse,  il fratello maggiore si spos  e,  dato
    che  noi  ci  eravamo  trasferiti  a  Londra,  ricevemmo dalla vecchia
    signora l'invito di assistere al matrimonio. Mia marito ci and, ma io
    dissi che ero indisposta e rimasi a casa; perch,  a dirla breve,  non
    potevo  reggere  allo  spettacolo  di vederlo legato a un'altra donna,
    quantunque ben sapessi che io non lo avrei mai pi avuto lo stesso.
    Mi trovavo ora,  come gi un'altra volta,  libera nel mondo e dato che
    ero ancora giovane e bella, come tutti dicevano e come vi assicuro che
    io ben credevo,  e con una discreta fortuna in tasca, facevo di me non
    poco conto. Mi corteggiarono diversi mercanti di discreto riguardo,  e
    specialmente con grandissimo ardore un tizio,  negoziante di tele,  in
    casa del quale, dato che conoscevo sua sorella,  andai ad abitare dopo
    la  morte  di mio marito.  Qui ebbi tutta la libert e opportunit che
    volli di spassarmela e frequentare compagnie,  essendo la  sorella  di
    questo  mio  padrone  di  casa  una delle pi folli e gaie creature di
    questo mondo,  e non cos avara della sua virt come avevo  all'inizio
    creduto.  Costei mi introdusse in un mondo disordinatissimo,  e giunse
    al punto di portarsi a casa varie persone, di quelli che era suo gusto
    compiacere, perch facessero la conoscenza della bella vedova. E, dato
    che la fama e gli stupidi formano un solo consesso,  io  fui  stavolta
    meravigliosamente  vezzeggiata,  ebbi  ammiratori in abbondanza,  e di
    quelli che si davano dell'innamorato;  ma non trovai fra tutti un solo
    partito discreto.  Quanto alla loro mira comune,  quella la capivo fin
    troppo bene per lasciarmi attirare un'altra volta in lacciuoli di quel
    tipo. Il mio caso era cambiato ormai; avevo dei quattrini in tasca,  e
    niente  da  dire  a  quella  gente.  Ero  stata  giocata una volta con
    quell'impostura che si chiama amore,  e la  partita  era  chiusa;  ero
    decisa  ormai  di  sposarmi  o  niente,  di  sposarmi  bene  o nemmeno
    pensarci.
    Per la verit,  la compagnia degli uomini spensierati e  spiritosi  mi
    piaceva,  e  spesso  me  ne  venivano presentati,  come pure di quegli
    altri;  ma mi accorsi,  per  fondata  osservazione,  che  i  tipi  pi
    brillanti mi facevano le pi sciocche proposte; sciocche, voglio dire,
    rispetto  a quello che io cercavo.  D'altronde quelli che venivano con
    le proposte migliori,  erano la razza pi sciocca e pi spiacente  del
    mondo.  Non  che  io fossi contraria a un mercante;  ma in questo caso
    avrei voluto un mercante,  perdinci,  che  avesse  anche  un  po'  del
    gentiluomo;  tanto  che,  se  a  mio  marito  fosse venuto in mente di
    portarmi a Corte o alla  commedia,  gli  confacesse  una  spada  e  un
    portamento da gentiluomo tanto quanto a un altro;  non come quelli che
    hanno ancora sulla giacca il segno dei legacci  del  grembiule,  o  il
    segno  del  cappello  sulla  parrucca,  che  hanno  l'aria  di  essere
    attaccati alla spada e non la spada cinta a loro, e portano insomma il
    proprio commercio scritto in fronte.
    Ebbene,  alla fine  trovai  questo  essere  anfibio,  questa  creatura
    terracquea,  detta un gentiluomo-mercante; e come giusto castigo della
    mia follia, venni presa nello stesso lacciuolo,  che,  posso ben dire,
    avevo teso io stessa.
    Era  anche  lui un mercante di tele,  poich,  sebbene la mia compagna
    avrebbe volentieri negoziato con me  per  conto  del  fratello,  pure,
    quando  si  venne  al  punto,  si  trattava  - pare - di diventare una
    semplice amante, e io mi tenevo stretta alla massima che una donna, la
    quale possieda i quattrini per farsi sposare, non dovrebbe mai restare
    una mantenuta.
    E cos il mio orgoglio, non i miei principi, il mio denaro, non la mia
    virt,  mi conservarono onesta;  bench come poi si vide,  avrei fatto
    molto meglio a lasciarmi vendere dalla mia amica al fratello piuttosto
    che vendermi da me,  come feci, a un mercante che era un libertino, un
    gentiluomo, un negoziante e un pezzente, tutto in una volta.
    Con il mio capriccio di sposare un gentiluomo,  corsi cos alla rovina
    e nel pi grossolano dei modi che sia mai toccato a una donna;  poich
    il mio novello marito trovandosi di punto in bianco fra  mano  un  bel
    gruzzolo,  si butt a fare una profusione di spese tali,  che tutto il
    mio e tutto il suo insieme non avrebbero resistito un anno solo.
    Fu innamoratissimo di me per circa tre  mesi,  e  quello  che  ricavai
    dall'avventura,  fu  che  almeno  ebbi il piacere di vedergli spendere
    gran parte dei miei denari per me.  Senti,  cara mi disse un giorno,
    vogliamo  andare  a fare un giretto in campagna,  per una settimana?
    Ma s,  caro risposi,  dove vuoi che andiamo? Non m'importa dove
    mi  disse,  ma  ho  in  mente  di  comparire  per  una settimana come
    personaggi di qualit: andremo a Oxford disse.  Ma come ci  andremo?
    Io  non  so montare a cavallo,  e per una carrozza  troppo distante.
    Troppo distante! esclam; non c' distanza che tenga per un tiro da
    sei.  Se ti porto fuori,  dovrai viaggiare come una  duchessa.  Uhm
    dissi,  mio  caro,    una stravaganza;  ma se proprio ci tieni,  non
    importa. E cos fissammo il giorno;  ci fu  una  ricca  carrozza  con
    ottimi  cavalli,  postiglione  e due lacch con bellissime livree;  un
    gentiluomo a cavallo e un paggio,  su un altro cavallo,  con la  piuma
    sul cappello. I servi chiamavano tutti mio marito Milord, e io ero Suo
    Onore  la  Contessa: viaggiammo cos fino a Oxford e fu una bellissima
    gita,  giacch,  onore al merito,  non c'era  al  mondo  pezzente  che
    sapesse  fare  il  lord  meglio  di lui.  Visitammo tutte le rarit di
    Oxford; discorremmo, con due o tre membri della facolt, di mandarci a
    studiare un nipote che era stato affidato a Sua Signoria,  e sarebbero
    stati  loro  stessi  i suoi professori.  Ce la spassammo a pigliare in
    giro  vari  altri  disgraziati  studiosi,  facendo  balenare  loro  la
    speranza  di  diventare cappellani di Sua Signoria e portare un giorno
    la sciarpa;  e vissuti cos veramente quanto a spesa come la gente del
    gran mondo,  ci dirigemmo a Northampton e, a farla breve, dopo un giro
    di circa dodici giorni ritornammo a casa. Fu una zuppa di 93 sterline.
    La vanit  la perfezione del fatuo. Mio marito aveva al massimo grado
    questa qualit: non considerava affatto lo spendere. E dato che la sua
    storia, potete esserne certi, ha in s scarsissimo peso, baster se vi
    dico che dopo circa due anni e tre mesi fall, lo chiusero nel carcere
    provvisorio,  e lui,  dato che era stato arrestato per un debito tanto
    grosso che non poteva dare cauzione, mi mand a chiamare.
    Non fu una sorpresa per me,  perch avevo previsto da un po' tempo che
    tutto sarebbe andato a rotoli,  e mi ero  adoperata  per  mettere,  se
    potevo,  qualcosa  da parte per conto mio.  Quando mi mand a chiamare
    per,  si comport  con  me  molto  meglio  di  quanto  non  mi  fossi
    aspettata. Mi disse chiaro e tondo che era stato un minchione e che si
    era  lasciato  cogliere alla sprovvista mentre avrebbe potuto pensarci
    prima;  che ora prevedeva che non se la sarebbe cavata e perci voleva
    che  io tornassi a casa e durante la notte portassi al sicuro tutte le
    cose di qualche valore che possedevo;  poi,  che  se  mi  riusciva  di
    portare  via  dalla bottega un cento o duecento sterline di merce,  lo
    facessi senz'altro.  Soltanto avvert,  non farmi sapere nulla,  n
    quel  che  potrai  prendere  n dove lo porterai,  perch quanto a me
    disse,  sono deciso ad uscire di qua e andarmene;  e se accadr,  mia
    cara, che tu non abbia mai pi mie notizie ti auguro ogni bene; il mio
    solo rimpianto  per il danno che ti ho fatto. Mi disse davvero delle
    parole molto nobili al momento del distacco, perch era un gentiluomo,
    come vi ho detto,  e fu quello tutto il beneficio che trassi dalla sua
    finezza: mi tratt fino all'ultimo con ogni nobilt,  solo spese tutto
    quanto  avevo  e mi ridusse a derubare i creditori per mettere insieme
    di che tirare avanti.
    Tuttavia,  siate sicuri,  feci come mi aveva indicato,  e  preso  cos
    congedo  da lui,  non lo vidi mai pi,  dato che trov modo di evadere
    quella stessa notte,  o la successiva,  dal carcere provvisorio.  Come
    abbia  fatto  non  so,  perch  non riuscii a venire a saper altro che
    questo: rientr in casa circa alle tre del mattino,  fece  trasportare
    quello  che  restava  delle  sue merci alla Zecca e chiuse la bottega,
    poi, messo insieme tutto il denaro che gli fu possibile,  raggiunse la
    Francia, da dove mi vennero due o tre lettere sue e basta.
    Non ci vedemmo quando torn a casa, perch, sentite le sue istruzioni,
    io  non  avevo  perso  tempo  e  pi  nessun interesse rimaneva che mi
    richiamasse in casa,  visto che  poteva  anche  capitarmi  di  venirci
    trattenuta  dai creditori Infatti,  essendo stata emessa poco dopo una
    dichiarazione di bancarotta,  avrebbero potuto trattenermi per  ordine
    dei  giudici.  Ma  mio  marito,  dopo  la  sua  disperata evasione dal
    carcere,  compiuta lasciandosi scivolare quasi dal tetto fin sul tetto
    di  un  altro  edificio  e  di qui saltando da un'altezza di quasi due
    piani,  cosa da rompersi l'osso del collo,  torn a casa e asport  la
    sua  roba  prima  che  i creditori venissero per il sequestro;  vale a
    dire,  prima che potessero ottenere la dichiarazione e raccogliere gli
    uscieri per la presa di possesso.
    Mio  marito  fu  con  me tanto cortese - ripeter ancora una volta che
    aveva molto del gentiluomo - che nella sua  prima  lettera  mi  faceva
    sapere  dove  aveva  pignorato  per  20  sterline  venti pezze di tela
    d'Olanda che ne  valevano  pi  di  90  e  accludeva  la  polizza  per
    ricuperarle pagando;  il che io feci,  e a suo tempo ne ricavai pi di
    100 sterline,  avendo agio di tagliarle e venderne a famiglie private,
    secondo che se ne presentava l'opportunit.
    Tuttavia,  con  tutto  ci e con quanto avevo precedentemente messo da
    parte, mi accorsi, tirati i conti,  che il mio caso era assai cambiato
    e la mia fortuna diminuita poich, incluse le tele d'Olanda e un pacco
    di  bella  mussolina  che mi ero assicurato in passato,  e qualche po'
    d'argenteria e altro,  mi accorsi  che  potevo  a  mala  pena  mettere
    insieme  un  500  sterline;  e  la  mia condizione era molto singolare
    perch,  pur non avendo figli (uno ne avevo avuto dal mio  gentiluomo-
    mercante,  ma  era morto e sepolto),  pure ero una vedova disgraziata,
    avevo e non avevo un marito,  e non potevo pretendere di sposarmi  una
    seconda  volta,  bench  fossi  certa  che  mio marito non avrebbe pi
    rimesso  piede  in  Inghilterra,   neanche  se  fosse  vissuto   altri
    cinquant'anni.  In questo modo, ripeto, mi era precluso il matrimonio,
    qualunque occasione potessi trovare;  e non  avevo  una  sola  persona
    amica con la quale consigliarmi nello stato attuale,  o almeno tale da
    poterle confidare il segreto della  mia  situazione;  dato  che  se  i
    giudici  arrivavano  a  essere informati del mio domicilio,  io venivo
    senz'altro fermata e tutto quello che avevo da parte, confiscato.
    Con questi timori,  la prima cosa fu di trasferirmi in un  luogo  dove
    non fossi conosciuta, e assumere un altro nome. Questo feci veramente:
    andai anch'io alla Zecca presi alloggio in un posto molto ritirato, mi
    vestii dei costume di vedova e mi feci chiamare la signora Flanders.
    Qui,  bench  mi  tenessi  nascosta  e  le  mie  nuove  conoscenze non
    sapessero  niente  di  me,  pure  ebbi  presto  intorno  una  numerosa
    compagnia;  e sia che le donne si trovino pi rade fra la gente che si
    pu frequentare in quel luogo,  o che nelle miserie  del  luogo  certe
    consolazioni  siano pi necessarie che in altre occasioni,  ben presto
    mi accorsi  che  una  donna  piacente  era  una  cosa  incredibilmente
    preziosa  tra quei figli della sofferenza: e che quegli stessi i quali
    non potevano pagare mezza  corona  per  sterlina  ai  creditori  e  si
    indebitavano  all'insegna  del Toro per sfamarsi,  trovavano sempre un
    po' di denaro per una cenetta se la donna andava loro a genio.
    Comunque,  per il momento mi mantenni intatta,  bench  cominciassi  -
    come l'amante di lord Rochester che le piaceva stare con lui ma pi in
    l  non  voleva  andare  -  a  godermi  la fama di una baldracca senza
    goderne i piaceri;  e fu per questa ragione  che,  stanca  del  posto,
    nonch della compagnia, cominciai a ventilare la mia partenza.
    Era veramente argomento di strane meditazioni per me, il vedere uomini
    nelle  pi  difficili circostanze,  ridotti qualche grado pi in basso
    della rovina, che,  malgrado le loro famiglie fossero oggetto dei loro
    stessi  terrori  e  della  carit  del prossimo,  pure finch duravano
    padroni di un quattrino e anche di meno,  si sforzavano di  sommergere
    la loro infelicit nel vizio, continuando ad accumulare colpe, sudando
    per  dimenticare  azioni  passate  che sarebbe stato quello il momento
    giusto di ricordare,  preparando insomma altra materia di pentimento e
    continuando a peccare come rimedio del peccato antico.
    Ma  non   per niente affar mio predicare;  questi uomini erano troppo
    corrotti perfino per me.  C'era qualcosa di orrendo e di  assurdo  nel
    loro modo di peccare, perch era tutta una violenza fatta a se stessi:
    non solo agivano contro coscienza,  ma contro natura, e niente era pi
    facile che accorgersi dei sospiri che interrompevano i  loro  canti  o
    del pallore e dello strazio che sedeva loro in fronte a dispetto degli
    sforzati sorrisi che fingevano. E anzi, qualche volta la verit usciva
    dalla loro stessa bocca, nell'attimo in cui buttavano il denaro in uno
    sfrenato  festino  o  in  un  amplesso  infame.  Ne  ho  sentiti  che,
    volgendosi,  traevano un sospiro profondo esclamando:  "Farabutto  che
    sono!  Eppure,  Betty,  anima  mia,  bevo  alla  tua  salute": dove il
    disgraziato alludeva all'onesta moglie, che magari per s e per i suoi
    tre o quattro bimbi,  non aveva una mezza corona.  L'indomani  mattina
    rieccolo  a recriminare,  e magari la povera moglie in lacrime viene a
    cercarlo, portandogli il ragguaglio di quello che fanno i creditori, e
    come lei con i bambini sono stati buttati in  strada,  oppure  qualche
    altra notizia tremenda;  questo accresce materia al rimorso; ma quando
    il disgraziato l'ha rimeditata e scrutata fin che quasi    impazzito,
    non avendo principi che lo sostengano, niente dentro o sopra di s che
    lo conforti,  incontrando da ogni parte solo tenebra,  si butta ancora
    una volta verso lo stesso ristoro, cio si abbandona all'ubriachezza e
    alla libidine,  e abbattendosi nella compagnia di uomini che sono  nel
    medesimo  suo  stato,  ripete  il delitto e in questo modo ogni giorno
    procede di un passo sulla via della distruzione.
    Io non ero abbastanza corrotta  per  una  compagnia  come  quella.  Al
    contrario  anzi,  cominciai  a considerare seriamente che cosa dovessi
    fare: come andavano le mie cose e  quale  decisione  potevo  prendere.
    Sapevo  di  non  avere  amicizie;  no,  nemmeno una sola amicizia o un
    parente nel mondo;  e quel poco denaro che mi  era  rimasto,  a  vista
    d'occhio  si  consumava:  per  il  giorno  che fosse tutto sfumato non
    vedevo  davanti  a  me  altro  che  angoscia   e   fame.   Su   queste
    considerazioni,  ripeto,  e  piena di orrore per il luogo dov'ero,  mi
    decisi a sloggiare.
    Avevo conosciuto un'ottimo e sensato tipo di donna,  anch'essa  vedova
    come  me,  ma in migliori condizioni.  Il marito era stato capitano di
    una nave e,  capitatogli l'infortunio di un naufragio mentre era sulla
    via  del ritorno dalle Indie Occidentali,  si era cos disperato della
    perdita che,  per quanto avesse salva la  vita,  mor  in  seguito  di
    crepacuore;  e  la vedova perseguitata dai creditori,  fu costretta di
    rifugiarsi alla Zecca.  Ben presto con l'aiuto di  persone  amiche  si
    rimise  in  sesto  e  ritrov  la  sua libert;  e sentendo che io ero
    rifugiata  l  pi  per  tenermi  nascosta  che  non  per  sfuggire  a
    determinate  azioni legali,  e sentendo anche che andavo d'accordo con
    lei,  o piuttosto lei con me,  in un giusto aborrimento  del  luogo  e
    della compagnia, mi invit a venire a starmene con lei, fino a che non
    mi  fossi rimessa in condizione di ristabilirmi nel mondo a mio gusto;
    dicendomi pure che potevo esser certa che qualche  bravo  capitano  di
    nave si sarebbe invaghito di me e mi avrebbe fatta la corte, in quella
    parte della citt dove lei abitava.
    Accettai  la  sua  offerta  e passai con lei la met di un anno: sarei
    rimasta anche di pi se nel frattempo non fosse toccato a  lei  quello
    che  aveva promesso a me: fece infatti un matrimonio vantaggiosissimo.
    Ma andassero pure le  fortune  degli  altri  a  gonfie  vele,  le  mie
    facevano  acqua  assai,  e  non trovai niente in pronto se non qualche
    nostromo o simili.  Quanto ai comandanti,  essi erano generalmente  di
    due specie.  Primo: Quelli che, avendo un commercio bene avviato, vale
    a dire una buona  nave,  erano  decisi  a  non  sposarsi  se  non  con
    vantaggio.  Secondo: Quelli che, trovandosi con le mani in mano, erano
    alla ricerca di una moglie che fornisse loro una nave;  e voglio dire:
    Primo una moglie che,  possedendo qualcosa,  potesse metterli in grado
    di acquistare direttamente parte del possesso di una nave,  in modo da
    incoraggiare  i proprietari ad associarsi;  oppure: Secondo una moglie
    che,  se anche non aveva fondi,  portasse  per  amicizie  interessate
    nella  navigazione  e  servisse  cos a sistemare il giovanotto su una
    buona nave.  Nessuno dei due era il mio caso,  ragion  per  cui  avevo
    molto l'aria di dovermene restare in magazzino.
    Questa verit la imparai ben presto per esperienza, vale a dire che lo
    stato  delle  cose  in  fatto  di matrimonio non era pi quello di una
    volta: i matrimoni si facevano qui in conseguenza di calcoli  pratici,
    per  stringere  interessi,  per  far prosperare affari,  e l'amore non
    c'entrava per niente, o ben poco, in tutta la faccenda.
    Come  la  mia  cognata  di  Colchester  aveva  detto,   la   bellezza,
    l'intelligenza,  il garbo,  l'amabilit, la condotta, l'educazione, la
    virt,  la piet,  e tutti gli altri pregi del corpo o dello  spirito,
    non  avevano  nessun  potere  di  aiutare:  soltanto il denaro rendeva
    piacente la donna;  gli uomini sceglievano s  le  amanti  secondo  il
    gusto  della  propria inclinazione e a una baldracca si richiedeva che
    fosse bella, ben formata, di buon portamento e di contegno garbato, ma
    quanto a una moglie, nessuna deformit poteva urtare il senso e nessun
    difetto la stima; denari volevano essere;  la dote non era mai storpia
    n mostruosa,  e i quattrini arrivavano sempre graditi, comunque fosse
    la moglie.
    D'altronde,  dato che il mercato stava tutto nelle mani degli  uomini,
    mi  accorsi  che  le donne avevano perduto il privilegio di rispondere
    no;  ch'era ormai un favore per una donna essere richiesta  e  che  se
    qualche  damigella  aveva tanta arroganza da simulare un rifiuto,  mai
    pi le capitava l'opportunit di rifiutarsi una seconda volta e  tanto
    meno di rimediare al suo passo falso accettando quello che aveva avuto
    l'aria  di  respingere.  Gli  uomini  avevano  una  cos  larga scelta
    ovunque,  che le cose andavano molto male per  le  donne;  sembravano,
    insomma,  sollecitare  a  tutte le porte,  e se per strano caso uno di
    loro veniva respinto da una soglia, era sicuro che l'avrebbero accolto
    a quella a fianco.
    Inoltre,  osservai che gli uomini non si facevano scrupolo di mettersi
    a quella che chiamavano caccia di fondi,  quando in realt non avevano
    essi nessun fondo per appoggiarsi,  n qualit  per  meritarli;  e  si
    davano  tante  arie,  che  alla  donna  non  era neppure consentito di
    prendere informazioni sul carattere o  sulla  sostanza  dell'individuo
    che le aveva posto gli occhi addosso.  Di questo ebbi un esempio nella
    persona di  una  giovane  della  casa  accanto,  con  la  quale  avevo
    contratto  una  certa  intimit.  Costei era corteggiata da un giovane
    capitano e,  sebbene possedesse qualcosa come  una  sostanza  di  2000
    sterline, dato che s'inform presso certi vicini di lui sul carattere,
    sulla  moralit e sulla ricchezza del pretendente,  questi ne prese lo
    spunto per notificarle la prima volta che la vide che, francamente, la
    cosa gli aveva fatto una pessima impressione e che per il  futuro  non
    le  avrebbe  mai  pi  dato  il disturbo di una sua visita.  Questa la
    sentii raccontare  quando  da  poco  avevo  fatto  conoscenza  con  la
    giovane. Andai allora a trovarla per parlargliene; lei intavol a quel
    riguardo un'intima conversazione e si sbotton liberamente.  Presto mi
    accorsi che,  per  quanto  giudicasse  di  essere  stata  villanamente
    trattata,  pure  non  era in suo potere di risentirsene;  e che quanto
    indicibilmente  l'offendeva,  era  di  aver  perso  quell'uomo,  e  in
    particolare che se lo fosse guadagnato un'altra meno ricca.
    Cercai  allora  di  infonderle forza contro quella che chiamavo la sua
    vilt;  le dissi che io,  per quanto pi povera di  condizione,  avrei
    disprezzato  un  uomo  che  mi  credesse  tenuta a prenderlo sulla sua
    semplice raccomandazione;  e le dissi pure che,  con i  mezzi  di  cui
    disponeva,  non  aveva  nessuna necessit di abbassarsi alla disgrazia
    dei nostri tempi;  che era gi  troppo  che  gli  uomini  insultassero
    noialtre  dagli  scarsi  mezzi,  ma,  se  anche  lei  tollerava  senza
    risentirsene  che  le  venisse  fatto  un  simile  affronto,   avrebbe
    rinvilito il suo pregio per tutte le occasioni future.  Le dissi che a
    una donna non pu mancare mai l'opportunit di vendicarsi di  un  uomo
    che l'abbia ignobilmente trattata, e che maniere di umiliare un simile
    individuo  ce  n'erano ancora,  altrimenti bisognava concludere che le
    donne fossero le pi sventurate creature del mondo.
    Piacquero assai queste parole alla mia amica,  e mi  disse  seriamente
    che  sarebbe  stata  felicissima  di  far  sentire a quell'uomo il suo
    risentimento e riportarlo a s oppure prendersi  la  soddisfazione  di
    una vendetta quanto pi pubblica possibile.
    Io le dissi che, se voleva seguire il mio consiglio, le avrei mostrato
    come   poteva  portare  a  compimento  il  suo  desiderio  nell'una  e
    nell'altra cosa,  e mi sarei impegnata di riportare  l'uomo  alla  sua
    porta  e  far s che supplicasse per venire ammesso.  Quella sorrise a
    sentire ci e mi lasci presto capire che,  se  mai  l'uomo  ritornava
    davanti  alla  sua porta,  non era tanto grande il suo risentimento da
    permetterle di lasciarcelo a lungo.
    Comunque, accolse molto volentieri la mia profferta di consiglio; e io
    le dissi che la prima cosa alla quale bisognava pensare, era un tratto
    di giustizia che lei doveva a se stessa,  e cio: laddove il  capitano
    aveva  sparso  tra  le  signore di essere stato lui a troncare e aveva
    preteso di attribuire a s il vantaggio del rifiuto,  lei doveva  fare
    in  modo  di  diffondere  tra le donne,  e di fare questo non potevano
    mancarle le occasioni,  che aveva presa qualche informazione  sul  suo
    conto e scoperto che non era poi l'uomo che si vantava di essere. "Che
    tutti sappiano inoltre, signora" dissi, "che quello non era l'uomo che
    voi credevate, e che non vi sembr sicuro di impicciarvi con lui; che,
    secondo quanto avete sentito, era un caratteraccio e andava vantandosi
    di  aver  molto spesso maltrattato delle donne,  e specialmente ch'era
    sregolatissimo in fatto di condotta morale" eccetera.  Il quale ultimo
    appunto,  a dire il vero,  non mancava di verit; ma non mi sembr che
    la mia  amica  tendesse  per  questo  a  trovare  meno  di  suo  gusto
    quell'uomo.
    Con   molta   prontezza   si  convinse  di  tutto  questo  e  si  mise
    immediatamente all'opera per trovare  gli  strumenti.  Non  ci  furono
    molte  difficolt  nella  ricerca,  poich raccontata la sua storia in
    generale a un paio di amiche pettegole,  questa divent la chiacchiera
    di  ogni tavolino da t in tutta quella parte della citt,  e io me la
    sentivo ripetere ovunque dove capitavo in visita.  Inoltre,  dato  che
    era  risaputo che io ero tra le conoscenze di quella damigella,  molto
    spesso mi veniva richiesta la mia opinione, e confermavo la storia con
    tutti i necessari aggravamenti e  presentavo  il  carattere  dell'uomo
    sotto  i pi foschi colori;  come spunto d'informazione confidenziale,
    aggiungevo quello che le pettegole ignoravano completamente, che avevo
    cio sentito che l'uomo si trovava  in  una  pessima  situazione;  che
    aveva  necessit  di un buon patrimonio per sostenere i suoi interessi
    davanti ai proprietari  della  nave  da  lui  comandata;  che  il  suo
    contributo  non  era ancora stato versato e,  se non lo versava al pi
    presto,  i  proprietari  gli  avrebbero  tolta  la  nave  e  dato  per
    successore  il  primo  ufficiale,  che si offriva di acquistare quella
    porzione che il capitano aveva promesso di prendere.
    Aggiunsi, poich il contegno di quella canaglia, come lo chiamavo,  mi
    pungeva  sul  vivo,  che avevo anche sentito una diceria su una moglie
    viva e verde a Plymouth e su  una  seconda  nelle  Indie  Occidentali,
    cosa,  come  tutti  sapevano,  non  troppo inconsueta fra quel tipo di
    gentiluomini.
    Tutto questo fece l'effetto desiderato,  perch in breve la  damigella
    della  porta  accanto,  fornita  di  un  padre  e  di  una  madre  che
    sorvegliavano lei e la sua sostanza, venne rinchiusa sotto chiave e il
    padre viet al giovanotto l'accesso nella casa.  E in un  altro  luogo
    ancora la donna ebbe, per quanto strano, il coraggio di rispondere no;
    e  ormai  il giovanotto non era pi padrone di fare un tentativo,  che
    non gli rinfacciassero la sua superbia e che lui pretendeva di  negare
    alle donne il permesso di informarsi sul suo conto e cose del genere.
    Era  ormai  venuta  l'ora  che  cominciava a capire il suo sbaglio,  e
    vedendo allarmate tutte le donne di questa riva  del  fiume,  pass  a
    Ratcliff e trov accesso presso certe signore di laggi; ma sebbene le
    giovani fossero anche l,  secondo il brutto destino del nostro tempo,
    contentissime di venire richieste, pure ebbe tanta sfortuna che la sua
    fama lo segu di l dal fiume, in modo che,  per quanto avrebbe potuto
    trovare mogli in abbondanza,  tuttavia non gli riusc fra le donne che
    avevano discreti patrimoni, che era quanto cercava.
    Ma non fu tutto. La mia amica invent un altro stratagemma: indusse un
    giovane signore,  suo parente,  a venirle a far visita due o tre volte
    la settimana con un bellissimo cocchio e vistose livree. Allora le sue
    due  intermediarie,  e  anch'io,  spargemmo subito ovunque la voce che
    questo signore veniva a farle la corte;  che era un signore che valeva
    mille sterline all'anno, che s'era innamorato di lei e che lei sarebbe
    andata  a stare dalla zia nel centro,  giacch non era conveniente che
    questo signore venisse a vederla con la  sua  carrozza  a  Rotherhithe
    dove le strade erano cos anguste e impraticabili.
    La  cosa  ebbe un effetto immediato.  Del capitano si rise in tutte le
    riunioni, tanto che egli fu per darsi al diavolo: fece ricorso a tutti
    i possibili modi di riconquistarla,  le scrisse  le  pi  appassionate
    lettere del mondo e, a farla breve, con la grande assiduit ottenne di
    nuovo  il  permesso di visitarla,  come lui diceva,  semplicemente per
    lavare il suo buon nome.
    In quest'incontro la mia amica fece di lui piena vendetta,  poich gli
    disse che non capiva proprio per chi l'avesse presa, se pretendeva che
    lei  in  un  negozio  di  cos grande importanza com'era il matrimonio
    accettasse un uomo senza chiedere informazioni; che,  se si immaginava
    di  poterla  trascinare a suo piacere alle nozze e che lei fosse nella
    condizione magari di certe vicine,  di accogliere cio il  primo  buon
    cristiano che si presentasse, si sbagliava; che, in una parola, il suo
    carattere  era  davvero  pessimo,  oppure aveva assai mal meritato dai
    vicini e che insomma,  a meno che lui non fosse in grado  di  chiarire
    certi punti sui quali era giustamente prevenuta,  non le restava altro
    da comunicargli,  se non dargli la soddisfazione di sapere che lei non
    aveva paura di rispondere no n a lui n ad altri.
    A  questo  punto  gli  disse  quello  che  aveva sentito,  o piuttosto
    escogitato essa stessa per mezzo mio,  sul suo carattere: il fatto che
    lui  non  aveva  ancora pagato la porzione della nave,  come si andava
    dicendo;  l'intenzione che avevano  i  proprietari  di  togliergli  il
    comando  e sostituirgli il primo ufficiale;  lo scandalo che sollevava
    la sua condotta,  essendogli rimproverate le tali donne e le talaltre;
    il  fatto  che  aveva  una moglie a Plymouth e una seconda nelle Indie
    Occidentali, e tutto il resto;  e gli chiese se non aveva dunque delle
    buone  ragioni,  finch  tutto  non  fosse chiarito,  per rifiutarlo e
    insistere  di  essere   soddisfatta   su   punti   che   erano   tanto
    significativi.
    Il  giovanotto  trasecol  talmente  a questo discorso,  che non seppe
    rispondere una parola, e la mia amica cominciava a credere,  vedendolo
    tanto  sottosopra,  che fosse tutto vero,  pur sapendo di essere stata
    lei la promotrice di quelle voci.
    Egli tuttavia dopo un po' si rimise,  e da allora fu il pi umile,  il
    pi modesto, il pi assiduo corteggiatore di questo mondo.
    La  mia  amica  gli  chiese  se  la  credeva proprio cos ridotta alla
    disperazione da potere o dover tollerare un simile trattamento,  e  se
    non  si era accorto che a lei piaceva chi non giudicasse indegno di s
    esporsi un po' di pi;  voleva alludere a quel signore da cui  si  era
    fatta visitare per finta.
    Con  questi espedienti lo ridusse ad accettare tutte le misure che lei
    cred bene di prendere,  tanto sulla sua condizione quanto  sulla  sua
    condotta.  Egli le mostr prove inequivocabili che aveva pagata la sua
    porzione di nave;  le mostr certificati dei  proprietari  dichiaranti
    falsa  e  infondata la diceria che intendessero togliergli il comando;
    insomma si dimostr completamente l'opposto di quello  che  era  stato
    prima.
    E  cos  la  convinsi che se gli uomini l'hanno detta sul nostro sesso
    nella questione del matrimonio, presumendo che ci sia questa larghezza
    di scelta e che le donne siano tutte a portata di  mano,  il  fatto  
    dovuto soltanto a questo,  che alle donne  venuto meno il coraggio di
    tenere la loro posizione e che, secondo quanto dice lord Rochester:

    "Non c' donna ingannata nell'amore
    che non possa punire il seduttore".

    Con tutto questo,  la damigella recit tanto bene la  sua  parte  che,
    bench  si fosse decisa a sposarlo,  tuttavia gli rese la conquista di
    s la cosa pi difficile del mondo; e questo lo ottenne non gi con un
    contegno altezzoso e riservato, ma con un'accorta prudenza,  rifacendo
    il  gioco  di  lui  a  sue  spese,  poich  com'egli  aveva preteso di
    collocarsi,  con una specie di disdegno,  al disopra  dell'obbligo  di
    rispondere  di s,  la mia amica lo attacc proprio su questo punto e,
    nello  stesso  tempo  che  lo  costringeva  ad  assoggettarsi  a  ogni
    immaginabile  indagine  sui  fatti  suoi,  manifestamente  gli  sbarr
    l'adito a ogni indiscrezione sui propri.
    A lui era sufficiente ottenerla per moglie. Quanto al patrimonio, essa
    gli disse chiaro e tondo che,  come lui conosceva le  sue  condizioni,
    era soltanto giusto che anch'essa conoscesse le sue;  e bench fino ad
    allora egli non avesse saputo di lei se non quanto ne diceva  la  voce
    pubblica,  pure le aveva fatte tante proteste d'amore appassionato che
    ormai non era pi il caso di chiederle  altro  che  la  mano  come  il
    supremo  dei  favori,  e  simili sciocchezze che usano gli innamorati.
    Insomma,  non si era lasciata la minima opportunit di farle ulteriori
    domande  sulla  dote e la mia amica ne profitt collocando parte della
    sua sostanza - e a lui non disse niente  -  in  certi  depositi  fuori
    della  portata  maritale,  e  di  quanto  restava  egli  si accontent
    abbondantemente.
    Era anche vero che lei stava discretamente,  vale a dire che possedeva
    circa 1400 sterline in contanti,  e queste gliele consegn;  gli altri
    li tir fuori dopo qualche tempo come una gratificazione fatta a  lui,
    che  lui  dovette  accettare  con un grandissimo favore,  vedendo che,
    sebbene  non  vi  dovesse  mettere  mano,  potevano  per  alleviargli
    l'articolo  delle  spese  personali  di  lei;  e  devo aggiungere che,
    davanti a questo contegno,  quel signore non solo si  fece  pi  umile
    nelle sue sollecitazioni per ottenerla,  ma fu altres un marito tanto
    pi compiacente quando lei divenne sua.  E qui  non  posso  altro  che
    ricordare  alle  donne quanto esse stesse si abbassino sotto la comune
    condizione  di  moglie,   che,   se  mi    consentito  parlare  senza
    parzialit,  gi di per s abbastanza bassa; dico che si abbassano da
    s  sotto  la loro comune condizione e si preparano con le loro stesse
    mani le umiliazioni,  assoggettandosi da parte  dell'uomo  ad  insulti
    preventivi, dei quali confesso che non vedo la necessit.
    Questo  racconto  pu  servire  quindi  a  far vedere alle dame che il
    vantaggio non   poi  tutto  dall'altra  parte,  come  gli  uomini  si
    immaginano;  e che, anche se  vero che gli uomini hanno tra noi anche
    troppa facolt di scelta e  che  si  trovano  delle  donne  capaci  di
    disonorarsi,  avvilirsi  e accettare il primo venuto,  tuttavia se gli
    uomini vogliono  donne  che  valgano  la  pena  le  troveranno  sempre
    pochissimo accessibili;  e quelle che sono altrimenti, rivelano spesso
    tali  difetti,  una  volta  conquistate,  da  far  preferire  le  dame
    difficili,  pi che non incoraggino gli uomini a persistere nelle loro
    facili conquiste e ad aspettarsi mogli di ugual pregio  che  accorrano
    al primo cenno.
    Nulla   pi certo del fatto che le dame hanno tutto da guadagnare con
    gli uomini, se tengano il loro posto e facciano vedere ai loro pretesi
    adoratori che sanno risentirsi contro chi  non  le  abbia  nel  debito
    conto, e che rispondere un no non le spaventa. Gli uomini ci fanno una
    grossa ingiuria quando parlano del numero delle donne,  e ripetono che
    la guerra, il mare, il commercio e altri accidenti hanno decimato cos
    tanto il loro sesso che tra i due non c' pi proporzione;  ma io sono
    ben  lungi  dal  concedere  che  il numero delle donne sia cos alto o
    quello degli uomini cos basso.  Se mi sar lecito invece dire loro la
    verit,  lo  svantaggio  delle  donne risulta terribilmente a scandalo
    degli uomini e sta unicamente in questo: che, cio, i tempi sono tanto
    corrotti e il loro sesso tanto depravato,  che  il  numero  di  quegli
    uomini con i quali una donna onesta pu decidersi ad avere a che fare,
      davvero  scarso,  e  soltanto di tanto in tanto ci si imbatte in un
    uomo con il quale una donna onesta possa correre il rischio.
    Ma anche da quest'ultimo fatto non trarremo altra conseguenza  se  non
    questa:  le  donne  stiano  ancora  pi  attente;  che ne sappiamo noi
    infatti del vero carattere dell'uomo che ci fa la proposta?  Dire  che
    una donna dovrebbe essere pi corriva in questo caso,   come dire che
    si  debba  essere  pi  temerarie  nell'osare  perch  il  pericolo  
    maggiore, cosa chiaramente assurda.
    D'altronde  le  donne  hanno diecimila volte maggior ragione di essere
    caute e restie in quanto  pi grande il rischio di essere tradite,  e
    se  le dame andassero un po' pi caute,  smaschererebbero ogni inganno
    che si presentasse; poich,  insomma,  di ben pochi uomini oggi giorno
    la vita regge a un esame;  e per poco che le dame si informassero, ben
    presto si metterebbero in grado di  conoscere  gli  uomini  e  sapersi
    decidere. Quanto a quelle che non ritengono la loro sicurezza degna di
    un solo pensiero;  che,  impazienti del loro presente,  si precipitano
    nel matrimonio come un cavallo nella battaglia,  di esse non  so  dire
    altro  che questo,  che sono un genere di donne per cui giova pregare,
    come per tutta la gente squilibrata,  e  hanno  l'aria  di  gente  che
    rischia  tutta  la  sua  sostanza  in  una  lotteria dove c' una sola
    probabilit su centomila.
    Nessun uomo che abbia senso  comune  considerer  da  meno  una  donna
    semplicemente  perch  non  si  arrende  al primo attacco o perch non
    accetta la sua richiesta senza prima informarsi della  persona  o  del
    carattere  di  lui;  in  caso  contrario s,  la deve giudicare la pi
    debole delle creature,  tenuto  conto  dell'andazzo  degli  uomini,  e
    insomma deve formarsi una ben vile opinione delle attitudini di questa
    donna   che,   avendo  una  sola  opportunit  nell'esistenza,   butta
    senz'altro quest'esistenza e fa del matrimonio,  come della morte,  un
    salto nel buio.
    Io  sarei  felice se il comportamento del mio sesso fosse pi regolato
    in questo particolare,  che  la stessa cosa per cui,  di tutti i lati
    della  vita,  io credo che pi soffriamo nel nostro tempo: nient'altro
    che mancanza di coraggio, paura di non sposarsi pi, di quel terribile
    stato che si chiama essere  vecchie  zitelle.  Questa,  ripeto,    la
    trappola delle donne;  ma,  che le dame una volta tanto vincano questa
    paura e agiscano come si deve, ed eviteranno con maggior certezza quel
    pericolo tenendo il loro  posto,  in  un  caso  da  cui  dipende  cos
    strettamente  la loro felicit,  che non mettendosi a repentaglio come
    fanno;  e se non si  sposeranno  tanto  presto,  ci  guadagneranno  in
    questo,  che  si sposeranno meglio.  Si  sempre sposata troppo presto
    colei che ha preso un cattivo marito;  e mai troppo tardi colei che ne
    ha trovato uno buono. In una parola, non c' donna - eccetto i casi di
    deformit o di reputazione perduta - la quale, purch sappia fare, non
    trovi   una  buona  volta  da  sposarsi  felicemente;   ma  se  agisce
    precipitosamente, ha diecimila probabilit contro una di rovinarsi.
    Ma vengo ora al caso mio, che a quel tempo era piuttosto difficile. Le
    circostanze in cui mi trovavo,  mi rendevano la comparsa  di  un  buon
    marito  la  cosa pi necessaria di questo mondo,  ma presto mi accorsi
    che mettendosi alla facile portata di tutti non se ne  faceva  niente.
    Cominci  presto  a  venir fuori che la vedova non possedeva nulla,  e
    dire questo era dire  di  me  tutto  il  male  possibile,  poich  ero
    educata,  bella,  spiritosa, modesta e simpatica, tutte qualit che mi
    riconoscevo, se a ragione o a torto non  qui il caso di discutere. Ma
    tutte queste qualit erano niente,  se mancava  il  metallo.  A  farla
    breve, la vedova, si diceva, non aveva quattrini.
    Decisi  quindi,  che  era  necessario cambiare condizione,  e fare una
    diversa comparsa in qualche altro posto;  magari cambiare nome,  se ne
    trovavo l'occasione.
    Misi  a  conoscenza  dei miei pensieri l'amica intima,  la signora del
    capitano,  che avevo tanto fedelmente aiutata nella sua avventura  col
    capitano  ed era disposta ad aiutarmi altrettanto,  se volessi,  in un
    caso simile.  Non mi feci scrupolo di confidarle la mia situazione;  i
    miei  fondi  erano piuttosto scarsi,  dato che non avevo incassato che
    540 sterline alla conclusione del mio ultimo affare,  e per giunta  ne
    avevo  gi  spese;  mi restavano tuttavia circa 460 sterline,  un buon
    numero di vestiti molto ricchi,  un orologio d'oro,  qualche gioiello,
    che  per non valeva eccessivamente,  e circa 30 o 40 sterline in tele
    che non avevo ancora collocato.
    La mia fedele e cara amica,  la moglie  del  capitano,  mi  era  tanto
    riconoscente  per  il  servizio  che  le  avevo  reso  nella  suddetta
    faccenda,  che non solo mi si dimostr un'amica  sicura,  ma,  sapendo
    della  mia  situazione,  mi  fece  spesso dei regali secondo che aveva
    denaro in tasca, tanto che quasi posso dire mi mantenesse,  e cos non
    toccavo  il  mio.  Infine mi fece questa infelice proposta: che,  come
    avevamo  visto  in  precedenza  gli  uomini  non  farsi  scrupolo   di
    presentarsi  come  gente meritevole di una donna ricca che fosse tutta
    per loro,  cos sarebbe stato solo giusto rendere loro la pariglia  e,
    dove fosse possibile, ingannarli come loro ingannavano.
    A  farla  breve,  la  signora  del  capitano  mi ficc in testa questo
    progetto e mi disse che, purch mi lasciassi guidare da lei, era certa
    che avrei trovato un  marito  danaroso,  senza  lasciargli  la  minima
    opportunit  di  ridire  sulla  mia  penuria.  Le risposi che mi sarei
    affidata pienamente ai suoi consigli e  che  in  quella  faccenda  non
    avrei  aperto bocca n fatto un passo se non secondo quanto mi avrebbe
    consigliato, contando che lei mi avrebbe districato da ogni difficolt
    nella quale potessi ficcarmi. Di questo mi disse che rispondeva.
    La prima mossa che mi fece fare,  fu che  io  la  chiamassi  cugina  e
    andassi in una casa di suoi parenti in campagna,  dove mi indirizz, e
    dove venne a farmi visita con  il  marito.  Qui,  chiamandomi  cugina,
    condusse  le  cose  in  modo  che tanto il marito che lei m'invitarono
    insieme con grande calore a venire in citt loro  ospite,  poich  ora
    vivevano in tutt'altro luogo che non una volta. Successivamente, disse
    al  marito  che  io ero padrona di almeno 1500 sterline e molto di pi
    potevo avere, a quanto pareva.
    Dire questo al marito,  bast: non serviva nulla da parte mia.  Dovevo
    semplicemente  starmene  tranquilla  in attesa degli eventi,  dato che
    senz'altro si sparse la voce per tutto  il  vicinato  che  la  giovane
    vedova ospite del Capitano... valeva un patrimonio, che possedeva 1500
    sterline  per  lo  meno,  forse  molto di pi,  e che l'aveva detto il
    capitano.  Il quale,  chiunque lo interrogasse sul mio conto,  non  si
    peritava di affermare la cosa, bench non ne sapesse niente del tutto,
    se non che gliel'aveva detto la moglie;  e in questo non vedeva nessun
    male, dato che credeva fosse realmente la verit.
    Con la fama di questa ricchezza,  mi trovai ben presto provvista di un
    sufficiente  numero  di  adoratori  (ecco  che avevo anch'io una larga
    scelta) come piaceva loro di  chiamarsi,  e,  sia  detto  di  passata,
    questo conferma quanto sostenevo prima.  Questo essendo il caso, a me,
    che avevo una difficile partita da giocare,  non restava altro ora che
    scegliere  fra  tutti quell'uomo che avrebbe meglio fatto al caso mio;
    cio quello che con le maggiori probabilit si  sarebbe  fidato  delle
    voci   di  ricchezza  e  non  avrebbe  indagato  troppo  a  fondo  nei
    particolari.  Se non potevo riuscire in ci,  non  sarei  riuscita  in
    nulla,  poich la mia condizione non era tale da reggere a una attenta
    indagine.
    Scelsi il mio uomo senza troppa difficolt,  dal semplice giudizio che
    mi  feci  del suo modo di corteggiarmi.  L'avevo lasciato sbizzarrirsi
    nelle sue proteste che mi amava sopra ogni  cosa  al  mondo;  che,  se
    accettavo di farlo felice,  questo gli bastava; tutte cose, lo sapevo,
    fondate sulla supposizione  della  mia  gran  ricchezza,  della  quale
    tuttavia io non avevo fatto parola.
    Era il mio uomo,  ma volevo sperimentarlo a fondo; e proprio in questo
    stava la salvezza, perch, se esitava,  sapevo di essere perduta,  con
    la  stessa certezza che era perduto lui se si decideva a prendermi,  e
    non muovergli qualche difficolt sulle sue sostanze,  era il vero modo
    per portarlo a muoverne sulle mie. Prima di tutto, perci, in tutte le
    occasioni  ostentai  di mettere in dubbio la sua sincerit e gli dissi
    che probabilmente mi corteggiava solo per i miei denari.  Qui mi tapp
    la bocca con il diluvio delle suddette sue proteste,  ma io continuavo
    a mostrare di dubitare.
    Un mattino nella mia camera si toglie l'anello di  diamante  e  scrive
    sul vetro della finestra questo verso:

    "Amo soltanto voi, voi sola!".

    Io lessi, e lo pregai di prestarmi l'anello con il quale scrissi sotto
    cos:

    "In amore di tutti  parola".

    Egli mi prese l'anello, e scrisse un altro verso, come segue:

    "La virt sola  un gran tesoro".

    Gli richiesi l'anello e scrissi sotto:

    "Ma la virt  il denaro, il fato  l'oro".

    Divenne  rosso come il fuoco a vedermi ribattere con tanta prontezza e
    in una sorta di furia mi disse che mi avrebbe conquistata,  e  scrisse
    ancora:

    "Disprezzo l'oro, eppure vi amo".

    Arrischiai  ogni cosa su un ultimo verso,  come potete vedere,  poich
    scrissi audacemente sotto gli altri:

    "Quest'affetto (son povera) vediamo".

    Era questa per me una triste verit; se mi prestasse o no fede allora,
    non so: supponevo di no. Comunque,  mi corse addosso,  mi prese tra le
    braccia  e,  baciandomi  con  il massimo desiderio e con il pi grande
    immaginabile trasporto,  mi tenne stretta finch non si  fece  portare
    penna  e  calamaio  e mi disse che gli scappava la pazienza a scrivere
    fastidiosamente sul vetro,  ma prendendo un foglio,  butt gi  quanto
    segue:

    "La vostra povert  un ricco partito".

    Io presi la penna e feci senz'altro seguire questo verso:

    "Ma in segreto sperate abbia mentito".

    Mi  disse  allora  che ero scortese perch non agivo bene provocandolo
    cos a contraddirmi,  cosa  che  non  era  compatibile  con  le  buone
    maniere, e quindi, dato che l'avevo a poco a poco tirato a buttare gi
    versi,  mi pregava di non costringerlo a smettere.  E scrisse un'altra
    volta:

    "D'amore solamente vi parlai".

    Io scrissi rispondendo:

    "Chi non odia, ama assai".

    Egli prese questa risposta nel senso di un favore,  e allora depose le
    armi,  voglio dire,  la penna.  Ripeto che la prese come un favore,  e
    grande era questo favore,  se avesse saputo  ogni  cosa.  Comunque  la
    prese come io avevo voluto, vale a dire, che gli lasciavo intendere di
    essere  disposta  a  continuare  con  lui,  come realmente avevo buone
    ragioni per fare,  considerando che era il pi bonario e gaio dei tipi
    che  avessi  mai incontrato;  e spesso riflettevo come fosse un doppio
    delitto ingannare un uomo simile, ma quella necessit, che mi imponeva
    una sistemazione conveniente al mio  stato,  mi  autorizzava.  Era  un
    fatto che il suo attaccamento per me e la bonariet del suo carattere,
    per   quanto  potessero  cospirare  contro  il  disegno  di  trattarlo
    indegnamente,  pure giovavano anche molto  a  convincermi  che  meglio
    avrebbe  sopportata  la  delusione lui,  che non una vittima di sangue
    bollente,  non ricco di altri pregi che di quelle stesse passioni  che
    servono a fare l'infelicit di una donna.
    D'altra  parte,  anche  se con lui avevo scherzato (secondo quanto lui
    supponeva) tante volte  sulla  mia  povert,  certamente  si  era  gi
    precluso  ogni specie di protesta per il giorno in cui la verit fosse
    venuta a galla, dato che, facesse sul serio o per scherzo,  aveva pure
    dichiarato  di  prendermi  senza  il minimo riguardo alla dote e,  per
    scherzo o sul serio, io mi ero confessata poverissima; e cos, a farla
    breve,  lo tenevo in tutti e due i sensi e per quanto  avrebbe  potuto
    dirsi in seguito truffato, non avrebbe per mai potuto accusarmi della
    truffa.
    Da questo giorno mi incalz da presso e,  dato che vedevo bene che non
    c'era  nessun  pericolo  di  perderlo,   recitai  con  lui  la   parte
    dell'indifferente  pi  a lungo di quanto in un altro caso la prudenza
    non mi avrebbe consigliato;  ma tenni conto di quanto questa cautela e
    questa  riluttanza  mi avrebbero avvantaggiata su di lui per il giorno
    che avrei dovuto confessargli il mio vero stato;  e condussi  la  cosa
    con  anche maggiore circospezione,  accorgendomi che egli interpretava
    la mia condotta nel senso che dovevo  avere  una  sostanza  oppure  un
    senno  ancor  pi  grandi di quanto non apparissero,  e che perci non
    volevo rischiare.
    Mi presi un giorno la libert di dirgli che davvero lui mi aveva usato
    la cortesia che si conviene a un innamorato, di essere disposto cio a
    prendermi senza indagare come stessi a  sostanze,  e  che  io  l'avrei
    ricompensato  degnamente,  vale  a dire,  mi sarei informata della sua
    sostanza quel minimo che era compatibile  con  la  ragionevolezza,  ma
    speravo che mi avrebbe permesso di fargli qualche domanda,  alla quale
    avrebbe o no risposto secondo come gli fosse parso;  e una  di  queste
    domande  era a proposito del modo come saremmo vissuti e dove,  poich
    avevo sentito dire che possedeva una grande piantagione nella Virginia
    e io - gli dissi - ci tenevo poco a essere deportata.
    Cominci subito dopo questo discorso a iniziarmi  spontaneamente  allo
    stato  dei  suoi affari e a descrivermi in modo franco e aperto la sua
    reale condizione, dove seppi che non se la passava per niente male; ma
    che gran parte della sua sostanza consisteva in  tre  piantagioni  che
    possedeva  nella Virginia e queste gli fruttavano un'ottima rendita di
    circa 300 sterline all'anno, ma che,  se fosse andato a stabilirsi sul
    posto,  gli  avrebbero  fruttato  quattro volte tanto.  "Benissimo" io
    pensai,  "mi porterai laggi quando vorrai,  ma non te lo  dir  certo
    prima."  Scherzai  con  lui  sulla  figura  che  avrebbe  fatto  nella
    Virginia,  ma mi accorsi che era pronto a qualunque mio  desiderio,  e
    allora  girai  la  storia.  Gli  dissi che avevo buone ragioni per non
    accettare di andare a stabilirmi laggi;  dato che le sue  piantagioni
    valevano tanto in quel paese, le mie sostanze non erano certo adatte a
    un  gentiluomo  da 1200 sterline all'anno,  come mi aveva detto che le
    sue propriet frutterebbero.
    Rispose che la cifra delle mie sostanze non voleva  saperla;  cos  mi
    aveva  detto  fin  dall'inizio  e  avrebbe  mantenuta  la  parola;  ma
    qualunque fosse il loro ammontare,  mi assicurava che non  mi  avrebbe
    mai  sollecitata  di venire con lui nella Virginia,  oppure ci sarebbe
    andato da solo, a meno che non mi decidessi io stessa.
    Tutto questo,  vi assicuro,  era secondo il mio  desiderio,  e  invero
    nulla  avrebbe  potuto  succedermi  di  pi gradito.  Finora non avevo
    smesso  di  ostentare  una  tale  indifferenza  che  spesso  lo   fece
    meravigliare, e di questo parlo essenzialmente perch una volta ancora
    le dame si convincano che null'altro,  se non la mancanza del coraggio
    di una simile indifferenza,  avvilisce tanto  il  nostro  sesso  e  lo
    predispone  a  essere  cos  villanamente  trattato  com' infatti: se
    osassero ogni  tanto  rischiare  la  perdita  di  qualche  pretendente
    bellimbusto,  che  si  d  grandi  arie  sulla  forza dei suoi meriti,
    certamente sarebbero meno neglette  e  pi  corteggiate.  Se  ora  gli
    avessi  rivelato  quali  erano  le  mie  grandi sostanze,  e che tutto
    sommato non arrivavano a 500 sterline mentre lui se ne attendeva 1500,
    pure lo avevo ormai avvinghiato cos bene e governato  cos  a  lungo,
    che  potevo  essere  sicura  che mi avrebbe presa anche nella peggiore
    fortuna;  e veramente per lui,  quando seppe la verit,  fu una  minor
    sorpresa  di  quello  che avrebbe potuto essere,  poich non avendo il
    minimo biasimo da farmi,  visto che fino all'ultimo mi ero  tenuta  su
    un'aria d'indifferenza,  non gli rimaneva niente da ridire eccetto che
    insomma aveva sperato di pi ma, risultando di meno, non per questo si
    pentiva dell'affare;  mi avvertiva solo che non sarebbe pi  stato  in
    grado di mantenermi con il lusso che si era ripromesso.
    A farla breve,  ci sposammo, e fu per me un matrimonio felicissimo, vi
    assicuro, quanto alla persona; poich nessuna donna,  credo,  ebbe mai
    un  marito  cos  compiacente;  tuttavia il suo stato non risult cos
    florido come mi ero immaginato,  come d'altra parte neppure lui  trov
    da migliorare quanto s'era ripromesso.
    Quando  fummo  sposati,  mi  ci  voleva  molta furbizia per metterlo a
    conoscenza del mio capitaluccio  e  fargli  intendere  che  non  c'era
    altro;  eppure era necessario.  Colsi dunque l'occasione un giorno che
    eravamo soli e ricominciai con lui un breve dialogo al riguardo.  Mio
    caro dissi,  da quindici giorni siamo marito e moglie; non ti sembra
    l'ora che tu venga a sapere se hai preso una moglie  che  ha  qualcosa
    oppure  una spiantata? Quando faccia comodo a te,  cara mi rispose;
    a me basta la moglie che amo;  non puoi  dire  che  ti  abbia  troppo
    infastidito aggiunse, con le mie insistenze.
    E'  vero dissi,  ma c' in questo una grossa difficolt che proprio
    non so come affrontare. Che cos',  mia  cara?  mi  chiese.  Ecco
    dissi,  dura per me, ma  pi dura per te. Sento che il Capitano...
    (alludevo  al  marito  dell'amica)  ti ha detto che io sono molto pi
    ricca di quello che io abbia mai preteso di essere,  e il fatto   che
    io non l'ho mai pregato di questi servigi.
    Ebbene? disse lui.  Il Capitano...  pu avermi detto questo, ma che
    importa? Se tu non hai quanto dice, se ne vergogni lui;  tu non mi hai
    fatto cifre e quindi non avrei motivo di rimproverarti se anche tu non
    avessi un soldo.
    Questo    talmente  giusto  risposi,  e  talmente  generoso che mi
    addolora doppiamente di non averne che poco.
    Meno tu hai, mia cara disse,  peggio staremo tutti e due;  ma spero
    che  il  tuo dispiacere non nasca dal timore che io ti voglia trattare
    duramente perch non hai una dote. No, no, se non hai niente,  dimmelo
    chiaro; al Capitano pu darsi che rimproverer di avermi ingannato, ma
    quanto a te non posso dirlo, questo: non ammettevi anzi tacitamente di
    essere povera? avrei dovuto aspettarmelo.
    Ebbene dissi,  caro,  sono felice di non avere avuto mano in questo
    inganno prematrimoniale.  Se ti inganner da ora in avanti,  non  sar
    cos  grave;  che sono povera,   la verit,  ma neanche sono poi cos
    povera da non avere proprio nulla  e  in  cos  dire  estrassi  certe
    polizze  di  banca e gliene consegnai per 160 sterline.  Ecco qualche
    cosa, caro dissi, e non  ancora tutto.
    Con quanto avevo detto prima,  l'avevo  ormai  cos  preparato  a  non
    aspettarsi  pi  niente,  che  quel denaro,  per quanto in s la somma
    fosse esigua, gli giunse doppiamente gradito; riconobbe che era pi di
    quanto si aspettava, e che, dopo il discorso che gli avevo fatto,  non
    aveva pi nemmeno dubitato che i miei vestiti belli,  l'orologio d'oro
    e uno o due anelli di brillanti non fossero tutta la mia ricchezza.
    Lasciai che si rallegrasse di quelle 160 sterline per qualche  giorno,
    e  poi  essendo uscita in citt,  quasi fossi andata a incassare,  gli
    portai altre 100 sterline in oro e gli annunciai  che  per  lui  c'era
    ancora qualche cosetta;  e,  a farla breve, in circa una settimana gli
    portai altre 180 sterline e circa 60 in tele,  che gli feci credere di
    essere stata costretta ad accettare, insieme con le 100 in oro che gli
    avevo  gi  dato,  come  accomodamento  di  un  credito  di 600,  alla
    valutazione privilegiata di poco pi di cinque scellini per sterlina.
    E stavolta,  mio caro gli dissi,  sono molto spiacente  di  doverti
    annunciare  che  ti ho consegnato tutte le mie sostanze. Aggiunsi che
    se la persona che aveva le mie 600 sterline non mi avesse truffata, io
    avrei potuto portargliene 1000,  ma che cos com'erano andate le cose,
    ero  stata leale e niente avevo trattenuto per me: se fossero state di
    pi, gliele avrei date.
    Egli fu cos contento della mio modo  di  comportarmi  e  lieto  della
    somma  poich  aveva  provato  un  terribile  spavento che davvero non
    avessi niente del tutto, che l'accett con immensa gratitudine. E cos
    venni a capo dell'imbroglio di passare senza un  soldo  per  un  ricco
    partito,  e  di  raggirare  in  questo  modo un uomo al punto di farmi
    sposare.  Dir di passata che  questa    per  una  delle  mosse  pi
    rischiose  che  una  donna possa fare e quella con cui maggiormente si
    espone a cattivi trattamenti per il futuro.
    Mio marito,  per dargli quello che gli  spetta,  era  una  persona  di
    infinita bont ma non era per uno sciocco;  e accorgendosi che i suoi
    redditi non consentivano il modo di vita che aveva pensato di condurre
    se io gli avessi portato quanto aveva sperato, e deludendolo il ricavo
    delle sue piantagioni nella Virginia,  mi fece sentire spesso  la  sua
    voglia  di  andare  laggi  a  vivere  del  suo;  e  spesso prendeva a
    magnificare  quella  maniera  d'esistenza:  quant'era  facile,  quanto
    abbondante, quanto piacevole e via dicendo.
    Ben presto io capii la sua intenzione,  e gliene parlai chiaro e tondo
    un mattino; gli dissi che capivo; che vedevo come le sue propriet non
    valevano pi  niente  a  quella  distanza,  a  fronte  di  quello  che
    avrebbero  fruttato  se  ci  fossimo  trovati sul posto;  e che mi ero
    accorta che aveva intenzione di andare a viverci: non ignoravo che  il
    matrimonio  gli  aveva portato una delusione e,  viste le sue speranze
    insoddisfatte da una parte, non mi rimaneva altro, per risarcirlo, che
    annunciargli che ero dispostissima ad andare con lui nella Virginia  e
    abitarci.
    Mi  disse  allora  mille  cose  affettuose sul fatto che io gli avessi
    proposta una cosa simile. Mi assicur che,  sebbene fosse stato deluso
    nelle sue speranze di una sostanza, sua moglie non era una delusione e
    che  io  gli davo tutto quello che una moglie pu dare,  ma che la mia
    ultima proposta era tanto affettuosa,  che  non  sapeva  nemmeno  dire
    quanto.
    A far breve questa storia,  decidemmo di partire.  Mi disse che laggi
    aveva un'ottima casa,  bene arredata,  dove ci stavano sua madre e una
    sorella,  che  erano  tutta  la  sua  parentela;  che non appena fosse
    arrivato lui, quelle si sarebbero trasferite in un'altra casa che vita
    natural durante avrebbe appartenuto alla madre e, lei morta, a lui; in
    modo che la casa sarebbe stata tutta per me,  e  trovai  infatti  ogni
    cosa esattamente secondo quanto mi aveva detto.
    Caricammo  sulla  nave  che  ci  trasport arredi in abbondanza per la
    nostra casa,  provviste di tele e altri generi e  un  buon  carico  da
    smerciare; e partimmo.
    Fare un ragguaglio del modo in cui si svolse il nostro viaggio, che fu
    lungo e pieno di pericoli,   fuori dalle mie intenzioni; io non tenni
    nessun diario, e neppure lo tenne mio marito.  Tutto quanto posso dire
      che  dopo  una tremenda traversata,  corso due volte lo spavento di
    burrasche orribili e,  un'altra volta,  di un caso anche pi tremendo,
    vale  a  dire i pirati,  che salirono a bordo e ci portarono via quasi
    tutte le provviste,  e - cosa che  per  me  sarebbe  stata  la  rovina
    suprema  -  avevano  gi  preso  con  s mio marito,  ma poi dalle mie
    suppliche si lasciarono piegare a liberarlo;  dopo tutti  questi  casi
    tremendi,  dico, sbarcammo a York River nella Virginia e, giunti nella
    piantagione,  vi fummo accolti dalla madre di mio marito con tutta  la
    tenerezza e l'affetto che si pu immaginare.
    Vivemmo l tutti insieme: la mia suocera su mia preghiera restando con
    noi,  poich  essa  era  una  madre  troppo  affettuosa perch potessi
    separarmene.  All'inizio anche mio marito continu tale e quale,  e io
    mi  giudicavo  la  pi  felice  delle creature,  quando un avvenimento
    bizzarro e inaspettato pose fine in un attimo a tutta la mia  felicit
    e rese la mia condizione la pi penosa del mondo.
    La  mia  suocera  era  una  vecchia  allegra  e  piena  di  buon umore
    quant'altre mai - posso chiamarla vecchia giacch suo figlio aveva pi
    di trent'anni - e, ripeto, era piacevolissima, di ottima compagnia,  e
    a  me  in particolare raccontava per divertirmi un visibilio di storie
    tanto sul paese dove ci trovavamo che sui suoi abitanti.
    Tra l'altro, molte volte mi spieg che la maggior parte degli abitanti
    di quella colonia c'erano venuti dall'Inghilterra in condizione  molto
    bassa,  e che,  in generale,  erano di due tipi: primo,  quelli che vi
    avevano portato i padroni delle  navi  allo  scopo  di  venderli  come
    servi;  secondo,  i  deportati  condannati per delitti passibili della
    pena di morte.
    Quando arrivano qua  mi  disse,  noi  non  facciamo  differenze;  i
    piantatori li comprano,  e lavorano tutti insieme nei campi finch non
    hanno scontata la pena.  Finita questa continu,  li incoraggiamo  a
    coltivare per loro conto, poich il paese assegna loro un certo numero
    di acri di terra, ed essi si mettono al lavoro di dissodare e ripulire
    il terreno; poi vi piantano tabacco e cereali per loro uso, e dato che
    i  mercanti  li  forniscono  di  utensili  e  dei generi necessari sul
    credito del raccolto prossimo,  essi tutti gli anni  intensificano  la
    coltivazione rispetto all'anno precedente e acquistano tutto quello di
    cui  hanno  bisogno  con  il raccolto che aspettano.  Da questo nasce,
    figlia mia disse,  il fatto che molti  avanzi  di  galera  diventano
    personaggi di peso e c' qui concluse, pi di un giudice di pace, di
    un  ufficiale  delle squadre di vigilanza e di un magistrato di citt,
    che ha la mano marchiata.
    Stava continuando nella storia,  quando la parte  che  lei  stessa  vi
    aveva la fece interrompere, e con una certa dose di bonaria confidenza
    mi spieg che anche lei apparteneva alla seconda specie di coloni; che
    l'avevano pubblicamente deportata, essendosi spinta tanto oltre in una
    certa  circostanza  da  diventare  una  delinquente.  E  questo   il
    contrassegno,  figlia mia aggiunse,  e mi tese un braccio e una  mano
    delicati e candidi, ma la palma della mano era marchiata a fuoco, come
    appunto deve essere in questi casi.
    Il racconto mi commosse molto,  ma la mia suocera mi disse sorridendo:
    Non ti deve sembrare strano tutto questo, figliola,  perch in questo
    paese  parecchi dei personaggi di maggior conto hanno il marchio sulla
    mano,  e non si vergognano di confessarlo.  C' il Maggiore... disse,
    ch'era  un  distinto  borsaiolo;  c'  il  Giudice  Ba...r ch'era uno
    scassinatore  di  negozi,   e  tanto  l'uno  che  l'altro  sono  stati
    marchiati; e potrei nominartene molti come questi.
    Spesso  facevamo  discorsi  di questo genere,  che lei infiorettava di
    abbondanti esempi.  Dopo qualche tempo - mi  stava  raccontando  certe
    storie  di  un  tale  deportato  da  poche  settimane - io cominciai a
    pregarla in modo molto confidenziale di raccontarmi  qualche  episodio
    della  sua  storia;  cosa  che  fece  con  la  massima  schiettezza  e
    sincerit,  e mi spieg come a Londra si era imbattuta ai tempi in cui
    era  giovane,  in  pessime  compagnie  e l'occasione era stata che sua
    madre la mandava spesso a portare  vettovaglie  per  una  sua  parente
    rinchiusa  a Newgate in uno stato miserando di fame;  la quale parente
    venne poi condannata a morte,  ma avendo ottenuto il  rinvio  con  una
    protesta di gravidanza, in seguito era morta in carcere.
    A  questo  punto  la  mia  suocera si diffuse in una lunga descrizione
    degli infami costumi di quel posto orrendo. Ragazza mia disse,  pu
    darsi che tu ne sappia ben poco,  o,  magari, non ne abbia mai sentito
    parlare;  ma puoi  credermi  fece,  se  ti  dico  quello  che  tutti
    sappiamo: crea pi ladri e furfanti quell'unico carcere di Newgate che
    non  tutti  i  ridotti  e  le  combriccole  di delinquenti dell'intera
    nazione;   quel luogo maledetto riprese,  che fornisce  met  degli
    abitanti di questa colonia.
    E   qui  continu  la  sua  storia  tanto  a  lungo  e  in  modo  cos
    particolareggiato che cominciai a sentirmi molto a disagio;  ma quando
    arriv a un particolare per il quale fu necessaria la menzione del suo
    nome,  credetti di caderle svenuta sotto gli occhi. Si accorse che non
    ero pi in me e mi chiese se non stavo  bene  e  che  cosa  mi  faceva
    soffrire. Le risposi che ero tanto afflitta dalla triste storia che mi
    aveva  raccontata  che  mi  sentivo sopraffatta e la supplicavo di non
    continuare.  Ma,  mia cara mi disse affettuosamente,  perch queste
    cose  ti  dovrebbero  dare  pena?  Sono  fatti avvenuti che tu non eri
    nemmeno ancora al mondo,  e adesso a me non danno  pi  nessuna  pena;
    anzi  ci  ripenso  con soddisfazione particolare visto che  per mezzo
    loro che sono finita in questo  posto.  Poi  continu  a  raccontarmi
    com'era   capitata  in  una  buona  famiglia  dove  per  il  suo  buon
    comportamento e per la morte della padrona la spos il padrone,  e  da
    lui  aveva  avuto mio marito e sua sorella;  come,  una volta morto il
    marito,  aveva con la diligenza e la buona amministrazione  migliorato
    le  piantagioni  fino  al punto in cui le vedevo,  cos che la massima
    parte della propriet era opera sua e non di suo marito,  dato che era
    vedova da pi di sedici anni.
    Questa parte del racconto la sentii con scarsissima attenzione, poich
    non  desideravo  altro  che  ritirarmi  e  dare  sfogo  alla passione.
    Giudichino tutti l'angoscia  del  mio  spirito,  quando  mi  trovai  a
    riflettere che quella donna certissimamente non era n pi n meno che
    mia madre e che io avevo ora avuto due figli, ed ero gi incinta di un
    terzo, per opera di mio fratello e ogni notte dormivo con lui.
    Fui  allora  la  pi infelice delle donne di questo mondo.  Oh!  se la
    storia non mi fosse stata mai raccontata tutto  sarebbe  andato  bene;
    non  sarebbe  stato  un  delitto  giacermi con mio marito,  quando non
    l'avessi saputo.
    Avevo ora un tale  peso  sul  cuore,  che  mi  teneva  incessantemente
    sveglia;  rivelare  la  cosa,  non  mi  sembrava che sarebbe giovato a
    niente,   eppure  tenerla  nascosta  sarebbe  stato  poco   meno   che
    impossibile;  anzi,  non  avevo  dubbi  che  avrei parlato nel sonno e
    l'avrei rivelata a mio marito in qualunque caso.  Se palesavo la cosa,
    il meno che potevo aspettarmi era di perdere il marito,  poich era un
    uomo troppo per bene e troppo onesto per continuare a  trattarmi  come
    moglie,  una volta saputo che io ero sua sorella. Cosicch me ne stavo
    tanto perplessa da non potersi dire.
    Lascio a chiunque giudicare le difficolt che si presentavano alla mia
    mente. Ero lontana dal mio paese nativo, di una lontananza addirittura
    paurosa e la traversata di ritorno era per me impossibile.  Vivevo con
    una  certa  comodit,  ma  ormai  in  una  situazione di per se stessa
    insopportabile.  Se mi fossi palesata con mia madre,  poteva riuscirmi
    molto  difficile  convincerla  di ogni particolare,  e di prova non ne
    avevo nessuna.  Dall'altra parte,  se solo mi faceva domande o non  mi
    credeva  senz'altro,  per  me  sarebbe  stata  la rovina,  dato che il
    semplice accenno della cosa mi avrebbe immediatamente separata da  mio
    marito  senza  tirare  n  lui n la madre dalla mia;  cosicch tra lo
    smarrimento da una parte e  l'incertezza  dall'altra,  la  mia  rovina
    sarebbe stata certa.
    Nello  stesso  tempo,  dato che della cosa io ero anche troppo sicura,
    vivevo in stato aperto e riconosciuto  d'incesto  e  prostituzione,  e
    tutto  questo sotto l'apparenza di essere una buona moglie.  Non tanto
    mi preoccupava la materialit del delitto, quanto che quell'atto aveva
    in s qualcosa di repulsivo  alla  natura  e  mi  rendeva  mio  marito
    persino  disgustoso.  Tuttavia,  pensandoci nel modo pi pacato di cui
    fui capace,  decisi che  era  assolutamente  necessario  tenere  tutto
    nascosto e non farne il minimo cenno n a mia madre n a lui;  e vissi
    cos nella massima angustia per altri tre anni.
    Per tutto questo tempo mia madre continu spesso a raccontarmi vecchie
    storie delle sue passate avventure che,  tuttavia,  non  mi  erano  in
    nessun  modo gradite,  poich per esse,  se anche lei non me lo diceva
    chiaro, potevo per capire, aggiungendovi quel che io stessa sapevo da
    chi nei primi anni si era occupato di me,  che in giovent  era  stata
    prostituta e ladra;  ma in verit credo che con l'andare degli anni si
    fosse poi sinceramente pentita di tutto,  e che attualmente fosse  una
    donna molto pia, molto posata e religiosa.
    Insomma,  qualunque fosse stata la sua vita di un tempo,  una cosa era
    certa: la mia era diventata per me insopportabile,  dato  che  vivevo,
    come  ho  detto,  nel pi orribile stato di prostituzione,  e come non
    potevo ripromettermene niente di buono,  cos in verit non  ne  venne
    nessuna  buona  riuscita  e  tutta la mia apparente prosperit and in
    fumo e si concluse nel dolore e nella  distruzione.  Ci  volle  ancora
    qualche  tempo,  a  dire il vero,  prima che giungessimo a questo,  ma
    tutto cominci a riuscirci male in seguito e, ci che era peggio,  mio
    marito cambi stranamente,  si fece bisbetico,  geloso, scortese, e io
    fui altrettanto impaziente di questa sua trasformazione,  da quanto la
    trasformazione  era  irragionevole e ingiustificata.  Le cose andarono
    tanto avanti e noi ci riducemmo infine tanto ai ferri corti, che io lo
    richiamai a una promessa che di buona voglia  mi  aveva  fatto  quando
    avevo consentito a partire con lui dall'Inghilterra,  la promessa cio
    che,  se non mi  fosse  piaciuta  la  vita  di  laggi,  avrei  potuto
    ritornarmene in Inghilterra quando avessi voluto,  previo avviso di un
    anno per dargli il tempo di ordinare i suoi affari.
    Ripeto, invocai questa sua promessa,  e devo confessare che neppure lo
    feci nei termini pi riguardosi che avrei potuto usare;  ma insistetti
    sul fatto che mi trattava in malo modo,  che io ero lontana dalle  mie
    amicizie e non potevo farmi giustizia;  che si dimostrava geloso senza
    averne motivo,  dato che tutta la mia condotta  era  irreprensibile  e
    nessun  pretesto  poteva  invocare:  che  insomma  la mia partenza per
    l'Inghilterra gli avrebbe tolta ogni occasione di continuare.
    Insistetti cos decisamente sulla  mia  richiesta  che  lui  non  pot
    esimersi  dall'affrontare  il  punto:  o  mantenermi  la parola data o
    romperla; e tutto questo,  nonostante facesse uso di ogni sua capacit
    e  muovesse  la  madre  e dei terzi per convincermi a cambiare parere;
    dato che la mia decisione mi stava radicata nel cuore  e  ci  rendeva
    infruttuosi tutti i suoi sforzi, avendo io ormai allontanato da lui il
    mio  cuore.  Aborrivo  dal  pensiero  di  giacergli  ancora  insieme e
    ricorrevo a infiniti pretesti di malattia e di umore per impedirgli di
    toccarmi,  poich niente mi faceva pi paura che il trovarmi  un'altra
    volta incinta, cosa che avrebbe certo impedito o per lo meno differito
    la mia partenza per l'Inghilterra.
    Alla  fine per l'ebbi ridotto a un tale stato di disperazione ch'egli
    si appigli a uno sconsiderato  e  fatale  partito,  che  insomma  non
    dovevo ritornare in Inghilterra;  che,  sebbene tenessi la sua parola,
    pure era troppo irragionevole la cosa;  che per i suoi affari  sarebbe
    stata  la  rovina,  avrebbe  scardinato  tutta  la  famiglia e sarebbe
    equivalso a  una  capitolazione  nel  mondo;  che  perci  non  dovevo
    pretendere tanto da lui e che nessuna moglie al mondo rispettosa della
    propria  famiglia  e  delle  sostanze del marito si sarebbe sognata di
    insistere su una cosa simile.
    Questo mi ricacci nella costernazione,  perch quando consideravo con
    calma  la  faccenda e pensavo chi in realt fosse mio marito,  un uomo
    essenzialmente  sollecito  e  prudente  e  che  niente  sapeva   della
    spaventosa condizione in cui mi trovavo,  non potevo non riconoscere a
    me stessa che la  mia  soluzione  era  troppo  irragionevole  e  quale
    nessuna  moglie  preoccupata  del  bene della propria famiglia avrebbe
    potuto vagheggiare.
    Ma di ben altra natura erano i miei scontenti: io non  lo  consideravo
    pi come marito,  ma bens come uno stretto parente,  il figlio di mia
    madre,  ed ero decisa in un modo o  nell'altro  a  liberarmene:  come,
    per, non sapevo.
    Certi  malevoli  dicono  del  nostro  sesso  che,  se siamo fissate su
    qualcosa,   non    possibile  distoglierci  dalla  nostra  decisione.
    Insomma,  io  non  smettevo  un  istante  di  rimuginare sui mezzi per
    riuscire nel mio intento di  partire  e  arrivai  finalmente  con  mio
    marito  al  punto  di  proporgli di andarmene da sola.  Questo lo fece
    scoppiare,  e non solo mi diede della moglie ingrata,  ma anche  della
    madre  snaturata  e  mi  chiese  come facevo a nutrire senza orrore un
    simile pensiero com'era quello di abbandonare senza madre i  miei  due
    figli  (uno  era morto),  per non vederli mai pi.  Era vero: se tutto
    fosse stato normale,  non avrei mai fatta una cosa simile,  ma ora era
    il  mio  solo  desiderio di non vederli,  n loro n lui,  mai pi;  e
    quanto all'accusa di snaturatezza, mi era facile risponderle dentro di
    me,  quando sapevo che tutta la  nostra  relazione  era  snaturata  al
    massimo grado.
    Tuttavia,  non c'era modo di ottenere qualcosa da mio marito; egli non
    voleva saperne n di venire con me n di lasciarmi  partire  da  sola;
    quanto ad andarmene senza il suo consenso,  non mi era possibile, come
    sanno bene tutti quelli che conoscono la costituzione di quel paese.
    A questo riguardo avemmo molte contese in famiglia, che cominciavano a
    diventare eccessive;  poich io mi ero completamente disaffezionata da
    lui e non badavo pi che tanto alle mie parole, ma a volte gli parlavo
    un  linguaggio  che era una provocazione;  a farla breve,  cercavo con
    ogni sforzo di costringerlo a separarsi da  me,  cosa  che  desideravo
    sopra tutto il resto.
    Egli  prese questo mio contegno molto male e realmente non aveva tutti
    i torti, poich alla fine rifiutai di giacere ancora nel suo letto,  e
    dato che in tutte le occasioni portava la rottura all'esagerazione, mi
    disse  una  volta  che  pensava  fossi  pazza  e che,  se non cambiavo
    sistema,  mi avrebbe messa in cura: vale a dire in un  manicomio.  Gli
    risposi  che  si  sarebbe  accorto  quel giorno che ero tutt'altro che
    pazza e che non stava in potere n suo n di nessun altro furfante  di
    assassinarmi.  Confesso  che  nello  stesso  tempo mi prese un'estrema
    paura a questa sua idea di rinchiudermi in un manicomio, perch questo
    avrebbe di colpo distrutto ogni mia possibilit  di  svelare  le  cose
    come  stavano:  nessuno  in  quel caso avrebbe prestato fede a una mia
    sola parola.
    Fu quindi per questo che  decisi  di  palesare  chiaramente  tutta  la
    storia, qualsiasi cosa ne dovesse nascere; ma in che modo farlo, o con
    chi,  questa era una difficolt inestricabile. Senonch ci fu un'altra
    lite con mio marito e sal a un tale eccesso che mi costrinse quasi  a
    spifferargli  in  faccia  la  verit;  ma sebbene mi trattenessi e non
    scendessi nei particolari,  dissi quanto bast per  gettarlo  nel  pi
    grande sbigottimento e alla fine venne fuori tutta la storia.
    Aveva   cominciato  con  una  calma  rimostranza  sulla  mia  cocciuta
    decisione di partire per l'Inghilterra;  io la difendevo,  e una  mala
    parola  tirando  l'altra,  com'  abitudine  in  tutte  le  contese di
    famiglia,  egli mi disse che non lo trattavo come fosse mio marito  n
    parlavo dei figli come spetta a una madre;  e,  a farla breve, che non
    meritavo di essere trattata come moglie; che lui aveva usato con me di
    ogni possibile buona maniera;  che aveva discusso con tutta la bont e
    la calma che si richiedono a un marito e a un cristiano,  e che io gli
    avevo fatto un ricambio tanto indegno quale usa piuttosto con un  cane
    che  con  un uomo,  anzi con un estraneo spregevole che con un marito;
    che gli ripugnava molto di ricorrere alla  violenza  con  me,  ma  che
    insomma  capiva  che  questa  era ormai necessaria e per l'avvenire si
    vedeva costretto a prendere misure tali che servissero a  costringermi
    al mio dovere.
    Questo  discorso  mi incendi il sangue all'estremo,  e nessuna fu mai
    punta maggiormente sul vivo. Gli risposi, quanto alle sue buone e alle
    sue cattive maniere,  che tutte le disprezzavo allo stesso  modo;  che
    quanto al mio ritorno in Inghilterra,  ne ero decisa, ne nascesse pure
    quel che poteva;  e quanto al fatto che non lo trattavo come fosse mio
    marito e non mi dimostravo madre per i miei figli,  poteva anche darsi
    ci fosse sotto qualcosa di pi  di  quanto  lui  per  il  momento  non
    sapeva;  e ad ogni modo mi piaceva di dirgli almeno questo: che n lui
    era il mio marito legittimo n quelli figli legittimi,  e che avevo  i
    miei motivi per non fare di loro pi conto di quanto non facessi.
    Confesso  che  mi  prese  una  grande piet per lui,  non appena dissi
    questo,  poich divent pallido come un cadavere,  e ammutol come uno
    folgorato;  una o due volte lo credetti sul punto di svenire; insomma,
    lo prese un attacco simile a un colpo apoplettico;  rabbrivid,  gocce
    di sudore o rugiada gli scorsero in viso, ma era gelido come il marmo,
    tantoch  mi vidi costretta a correre in cerca di qualcosa per tenerlo
    in vita.  Quando si fu rimesso dal colpo,  si sent male e rigett,  e
    poco dopo fu messo a letto e l'indomani aveva una febbre violenta.
    Tuttavia,  super  la febbre e si rimise,  quantunque molto adagio,  e
    quando cominci a stare un po' meglio,  mi disse che con la mia lingua
    gli  avevo  inferto una ferita mortale: una cosa sola voleva chiedermi
    prima di qualsiasi spiegazione.  Qui lo interruppi e gli dissi che  mi
    dispiaceva   di   essermi   spinta  tanto  oltre,   poich  vedevo  lo
    sconvolgimento in cui  l'avevo  gettato,  ma  che  desideravo  non  mi
    chiedesse  nessuna  spiegazione,  che  avrebbe solamente peggiorato le
    cose.
    Questo accrebbe la sua impazienza e realmente lo intrig di l da ogni
    sopportazione;  ora infatti cominciava a sospettare che ci fosse sotto
    qualche  mistero non dichiarato,  ma nessuna congettura lo illuminava;
    tutto quello che gli guizzava nel cervello, era che io avessi un altro
    marito in vita,  ma gli garantii che questo non c'entrava nemmeno  per
    idea;  e  invero quell'altro mio marito era per me effettivamente come
    morto e mi aveva detto di considerarlo come tale,  ragion per  cui  da
    quel lato non avevo la minima preoccupazione.
    Ora  per  la  cosa era troppo avanzata per nasconderla ancora,  e mio
    marito stesso mi diede l'opportunit di liberarmi del segreto, con mia
    grande soddisfazione. S'era affaticato con me tre o quattro settimane,
    ma senza nessun risultato,  solo perch gli dicessi se le  parole  che
    avevo  pronunciato  erano  semplicemente  per farlo andare sulle furie
    oppure se al loro fondo non c'era qualcosa di vero.  Ma  io  continuai
    inflessibile  e non volli saperne di dare spiegazioni a meno che prima
    non acconsentisse al mio ritorno in Inghilterra,  cosa - mi rispose  -
    che  non avrebbe mai fatto,  finch avesse avuto vita.  D'altronde gli
    dissi che era in mio potere di disporvelo quando volessi,  e anzi,  di
    far  s  che  addirittura  mi  supplicasse  di  andarmene;   e  questo
    accresceva la sua curiosit e  lo  rendeva  tanto  insistente  da  non
    potersi dire.
    Alla  fine  si  decise  di  raccontare  tutta la storia alla madre e a
    mettermi questa alle costole per cavarmi il segreto. Lei s'ingegn con
    ogni perizia veramente,  ma io le sbarrai  la  strada  immediatamente,
    dicendole  che  tutto  il mistero della faccenda stava appunto in lei;
    che proprio il mio rispetto  per  lei  mi  aveva  fatto  ricorrere  al
    sotterfugio  e  che,  insomma,  non avrei detto una parola di pi;  la
    scongiuravo quindi di non insistere oltre.
    Ammutol a questa dichiarazione e non seppe decidere che  dire  o  che
    pensare;  ma  scartando  la  risposta  come  un'astuzia  da parte mia,
    continu le sue insistenze in favore del  figlio  per  aggiustare,  se
    possibile,  la  rottura  tra  noi.  Quanto a questo,  le dissi che era
    davvero una buona intenzione da parte  sua,  ma  che  era  impossibile
    riuscirci;  e  che  se  le avessi rivelata la verit su quanto sapevo,
    anche lei avrebbe riconosciuto che era una cosa impossibile e  avrebbe
    smesso  di  desiderarlo.  Alla fine sembr che mi lasciassi sopraffare
    dalle sue insistenze e le dissi che mi sarei arrischiata a  confidarle
    un  segreto  della massima importanza e che subito si sarebbe convinta
    ch'era tale;  avrei acconsentito a  deporlo  nel  suo  seno,  solo  se
    s'impegnava  solennemente  di  non  farne parte al figlio senza il mio
    consenso.
    Ci mise molto  a  convenire  su  questa  promessa,  ma  piuttosto  che
    lasciarsi  sfuggire  il gran segreto fin per accettare e io,  dopo un
    profluvio di altri preamboli,  cominciai a raccontarle per filo e  per
    segno  la storia.  Anzitutto le dissi quanto lei fosse coinvolta nella
    triste rottura avvenuta tra suo figlio e me,  per via della storia che
    mi  aveva  raccontato  di  s  e  del  nome da lei portato ai tempi di
    Londra,  e che la sorpresa in cui mi aveva vista era nata di  qua.  In
    seguito  le  dissi  la  mia storia e il mio nome e le certificai,  con
    ulteriori prove di natura tale da riuscirle innegabili, che io non ero
    altro, n pi n meno, che la sua bimba, la sua figlia, nata della sua
    carne a  Newgate;  quella  stessa  che  l'aveva  salvata  dalla  forca
    trovandosi nel suo grembo,  e da lei,  che doveva partire per scontare
    la pena, era stata affidata nelle mani delle tali persone.
    Non  possibile descrivere lo stupore che la prese;  non  era  affatto
    disposta  a  prestarmi  fede o a scendere ai particolari,  perch vide
    immediatamente lo sconvolgimento che doveva seguire nella famiglia; ma
    ogni cosa si accordava cos puntualmente con  i  fatti  che  mi  aveva
    raccontato  di  s e che,  se non mi avesse prima narrato,  si sarebbe
    magari contentata di negare, che rest muta e non seppe fare altro che
    gettarmi  le  braccia  al  collo  e  baciarmi  e   piangermi   addosso
    disperatamente,  senza dire una sola parola per molto tempo. Alla fine
    esplose: Sventurata figliola! disse, quale triste destino ha potuto
    portarti quaggi?  e tra  le  braccia  di  mio  figlio,  poi!  Ragazza
    nefanda! riprese,  ma non capisci che  finita per tutti? Moglie del
    tuo stesso fratello!  tre figli,  e due in vita,  della stessa carne e
    dello stesso sangue tutti! Mio figlio e mia figlia che dormono insieme
    come marito e moglie!  rovina e dannazione!  Disgraziata famiglia! Che
    sar ora di noi? Che diremo? che faremo?.  E cos and innanzi per un
    bel pezzo;  n io avevo capacit alcuna di parlare,  o, se ce l'avevo,
    non sapevo che dire,  poich  qualunque  parola  mi  feriva  in  fondo
    all'anima.  In  preda a questo sbigottimento ci lasciammo quella prima
    volta, bench lo smarrimento di mia madre fosse maggiore del mio, dato
    che la notizia per lei era pi fresca. Tuttavia, mi promise ancora che
    non avrebbe aperto  bocca  con  suo  figlio  finch  non  ne  avessimo
    riparlato.
    Non  pass  molto  tempo,  potete  esser  certi,  che ci fu un secondo
    colloquio  sullo  stesso  argomento;  e  stavolta,  avendo  l'aria  di
    dimenticare la storia che di s mi aveva raccontata o forse supponendo
    che   avessi   scordato  io  qualcuno  dei  particolari,   cominci  a
    riferirmene alterando e omettendo;  ma io le rinfrescai la memoria  su
    molte  cose che supponevo avesse dimenticato,  e poi le rimisi davanti
    tanto a proposito  l'intera  storia,  che  le  riusc  impossibile  di
    scostarsene  oltre.  Si  diede  allora nuovamente alle escandescenze e
    alle deprecazioni contro la sua acerba fortuna. Una volta che lo sfogo
    si fu un po' calmato, cominciammo una discussione a fondo su quanto si
    poteva fare prima di mettere a conoscenza della faccenda  mio  marito.
    Ma a che potevano servire tutti i nostri dibattiti? Nessuna di noi due
    vedeva  una  via  d'uscita  o  se  ci  fosse  da  fidarsi a palesare a
    quell'uomo una simile verit.  Era impossibile capire prima in qualche
    modo  o  congetturare  l'umore  con  cui  avrebbe  accolta la cosa o i
    provvedimenti che avrebbe preso;  e se poi  avesse  saputo  cos  poco
    dominarsi da rendere pubblica la vergogna, era facile prevedere che ne
    sarebbe  nata  la  rovina  dell'intera  famiglia;  e  se infine avesse
    approfittato del diritto che la legge gli dava,  poteva sbarazzarsi di
    me  sdegnosamente  e lasciarmi che cercassi di ricuperare attraverso i
    tribunali quel capitaluccio che era mio,  buttarlo tutto  forse  nelle
    spese  del processo per poi ritrovarmi a mendicare.  E cos io l'avrei
    magari visto dopo pochi mesi tra le braccia di un'altra moglie e sarei
    stata la pi miseranda delle creature di questa terra.
    Di questo mia madre era  altrettanto  cosciente  quanto  me;  e  tutto
    sommato  non  sapevamo  che  fare.  Dopo  qualche  tempo  giungemmo  a
    decisioni pi moderate,  ma c'era sempre un guaio,  che cio i  pareri
    mio e di mia madre erano alquanto diversi,  erano anzi contraddittori;
    poich  lei  diceva  che  avrei  dovuto  seppellire  completamente  la
    faccenda  e continuare a vivere come moglie con mio marito,  finch un
    qualche  nuovo  avvenimento  non  avesse  reso  pi   conveniente   la
    rivelazione;  e  lei  nel  frattempo avrebbe provato a riconciliarci e
    ristabilire il  nostro  mutuo  contento  e  la  pace  nella  famiglia;
    potevamo  usare  insieme  come  nel  passato  e lasciare cos tutta la
    faccenda in un segreto come di tomba;  poich,  figlia mia mi disse,
    siamo perdute tutte e due se la cosa si viene a sapere.
    Per  incoraggiarmi  a  questo,  mi  prometteva  di  migliorare  la mia
    condizione,  e di lasciarmi alla  sua  morte  quanto  avrebbe  potuto,
    garantendolo dall'ingerenza di mio marito; in modo che se pi tardi la
    cosa si fosse risaputa sarei stata in grado di tirare avanti da sola e
    inoltre ottenere da lui quanto era giusto.
    La proposta non mi andava a genio,  se anche da parte di mia madre era
    onesta e generosa; i miei pensieri seguivano tutt'altro corso.
    Quanto  a  tenerci  in  corpo  la  faccenda,   e  lasciare  che  tutto
    continuasse come prima,  le risposi che non era possibile; e le chiesi
    come poteva pensare che io reggessi all'idea di andare a letto con mio
    fratello.  In secondo luogo,  le dissi che il fatto che lei  fosse  in
    vita  era  l'unico  appoggio  della  verit  e  che,   finch  lei  mi
    riconosceva per figlia e  riteneva  di  doversi  contentare  che  cos
    fosse,  nessuno  avrebbe  messo  in dubbio la cosa;  ma che,  se fosse
    venuta a morire prima della rivelazione, io sarei soltanto stata presa
    per un'impudente creatura che avesse inventato un simile pretesto allo
    scopo di piantare il marito, oppure giudicata tocca nel cervello.  Poi
    le  notificai come mio marito mi avesse gi minacciata del manicomio e
    quanta ansia questo mi avesse dato,  e che anzi era questo  il  motivo
    che  mi  aveva  costretta alla necessit di palesarmi a lei come avevo
    fatto.
    Tutto sommato - le dissi - attraverso le pi serie meditazioni che ero
    stata in grado di fare, avevo preso la seguente decisione, che speravo
    lei volesse approvare come il giusto mezzo tra le due: che lei facesse
    ogni sforzo presso il marito per indurlo a concedermi di  partire  per
    l'Inghilterra,  secondo quanto avevo gi chiesto,  e a fornirmi di una
    sufficiente somma di denaro, vuoi in merci da portare con me,  vuoi in
    polizze,  per il mio mantenimento,  non trascurando un solo istante di
    ripetergli che una volta o l'altra avrebbe potuto decidersi a  venirmi
    a raggiungere.
    Che poi, partita io, lei vedesse a sangue freddo di scoprirgli la cosa
    gradatamente   e   secondo  che  la  sua  stessa  discrezione  avrebbe
    consigliato,  in modo che lui non avesse a giungervi  di  sorpresa  n
    abbandonarsi  a  collere  o altri eccessi;  e badasse a far s che non
    trascurasse i figli n si risposasse,  se prima non aveva  la  notizia
    certa della mia morte.
    Era  questo  il  mio  piano,  e  avevo  per  esso fondate ragioni;  da
    quell'uomo mi ero realmente alienata in conseguenza  di  tutto  quanto
    succedeva;  davvero  lo  odiavo  come  marito,  e  mi  era impossibile
    liberarmi da quella radicata avversione che gli portavo.  Nello stesso
    tempo,  il  fatto  di  condurre una esistenza illegittima e incestuosa
    accresceva quest'avversione e tutto vi si accumulava  per  fare  della
    nostra convivenza la cosa per me pi nauseante del mondo;  e realmente
    credo che ero giunta a un punto tale che avrei subito gli amplessi  di
    un  cane  altrettanto volentieri che lasciarmi toccare da lui,  motivo
    per cui non potevo reggere all'idea di dovermi stendere nel suo letto.
    Non posso dire che avessi ragione  a  spingere  tanto  all'estremo  la
    cosa,  quando  insieme  non  mi  decidevo  a rivelargli tutto;  ma sto
    raccontando quello che accadde,  non quello che avrebbe o  no,  dovuto
    accadere.
    In  questi pareri nettamente contrastanti continuammo a lungo io e mia
    madre,  e ci riusciva impossibile di conciliare le nostre  vedute;  ci
    furono  molte  dispute  tra  noi,  ma  nessuna  di  noi arrivava mai a
    rinunciare al suo partito o guadagnarci l'altra.
    Io insistevo sulla mia avversione a continuare  come  moglie  con  mio
    fratello   e   lei   insisteva  sulla  impossibilit  di  portarlo  ad
    acconsentire al mio ritorno in Inghilterra;  e continuavamo in  questa
    incertezza dissentendo non al punto da litigare o niente di simile, ma
    soltanto da non saper decidere che fare per appianare quella terribile
    rottura.
    Alla  fine  decisi per un partito disperato e comunicai a mia madre la
    mia decisione, che insomma gli avrei detto tutto io stessa.  Mia madre
    and  fuori  di s dallo spavento soltanto all'idea: ma io le dissi di
    non preoccuparsi,  le spiegai che avrei fatto la cosa a poco a poco  e
    con  dolcezza,  impiegando  tutta  l'arte  e l'affabilit di cui fossi
    capace,  e che inoltre avrei  scelto  il  miglior  momento  possibile,
    badando  di  coglierlo  in  posizione  favorevole.  Le spiegai che non
    dubitavo neppure - visto che sapevo essere tanto ipocrita  da  fingere
    con lui pi affetto che non nutrissi in realt - che sarei riuscita in
    quello che volevo, e forse ci saremmo separati d'amore e d'accordo e a
    buoni  patti,  poich  di  amarlo a sufficienza come un fratello me la
    sentivo, se anche non di amarlo come marito.
    In tutto quel frattempo lui si  era  ingegnato  per  scoprire  da  mia
    madre,  se  era possibile,  quale fosse il significato di quella frase
    spaventosa, cos diceva,  che ho ricordato pi indietro;  vale a dire,
    che io non ero la sua moglie legittima n i figli erano suoi legittimi
    figli.  Mia madre gli dava parole, gli diceva che da me, non si tirava
    fuori niente ma soltanto si capiva che c'era qualcosa che intensamente
    mi turbava,  e sperava che a suo tempo mi avrebbe potuto strappare  il
    segreto; per il momento gli raccomandava molto seriamente di trattarmi
    con  maggior  dolcezza  e  guadagnarmi con la sua solita umanit.  Gli
    disse  che  io  ero  atterrita  e  costernata  dalle  sue  minacce  di
    rinchiudermi in un manicomio e simili,  e lo consigli di non ridurre,
    per nessun motivo, una donna alla disperazione.
    Egli le promise che avrebbe mitigato il suo contegno, e le aggiunse di
    assicurarmi che mi amava come mi aveva sempre amata,  e che non  aveva
    nessun progetto di rinchiudermi in un manicomio,  checch potesse dire
    nell'esasperazione;  inoltre desiderava che mia madre facesse anche  a
    me  le  stesse raccomandazioni e si sarebbe potuto vivere insieme come
    nel passato.
    Sperimentai subito gli effetti dei  negoziati.  Mio  marito  trasform
    immediatamente la sua condotta e fu per me un tutt'altro uomo;  niente
    poteva darsi di pi affettuoso e  compiacente  che  lui  in  qualunque
    occasione;  e  altro  io  non  potevo che rendergli in qualche modo il
    contraccambio, cosa che feci quanto meglio seppi,  ma nel migliore dei
    casi mi riusciva soltanto con molto impaccio, poich niente era per me
    pi terribile delle sue carezze,  e i timori di ritrovarmi ingravidata
    un'altra volta da lui andavano l l per darmi le convulsioni.  Questo
    mi  fece  capire  che  palesargli  la verit senza aspettare oltre era
    assolutamente necessario,  ma lo feci tuttavia con tutta la cautela  e
    il riserbo immaginabili.
    Da un mese, quasi, durava il suo comportamento e cominciavamo a vivere
    insieme  una  nuova  esistenza:  se  io  avessi  potuto contentarmi di
    continuare cos,  credo che sarebbe potuta durare fino alla  fine  dei
    nostri giorni.  Una sera,  che sedevamo a discorrere insieme sotto una
    piccola tenda che faceva da pergolato all'ingresso del giardino,  egli
    era  di  umore  assai  amabile  e  gaio  e  mi diceva un sacco di cose
    affettuose sulla piacevolezza del nostro attuale buon accordo e  sugli
    affanni della rottura passata, e quale soddisfazione fosse per lui che
    potessimo di sperare di non ricascarci mai pi.
    Io tirai un profondo sospiro,  e gli dissi che nessuno al mondo poteva
    rallegrarsi pi di me del buon accordo che sempre c'era stato tra  noi
    o  affliggersi  della  sua  rottura;  ma che mi dispiaceva di dovergli
    rispondere che nel nostro caso c'era una disgraziata  circostanza  che
    troppo mi pesava sul cuore ed io non sapevo come palesargli,  la quale
    rendeva molto infelice la mia parte nel  nuovo  stato  e  mi  toglieva
    tutto il conforto del riposo.
    Insistette perch gli dicessi che cos'era.  Gli risposi che non sapevo
    decidermi a farlo; che, fino a quando lui l'ignorasse, ero infelice io
    sola,  ma una volta che l'avesse saputo,  tutti e  due  saremmo  stati
    infelici;  e  che perci tenerlo all'oscuro di tutto era quanto di pi
    amorevole potevo fare: per questo soltanto gli nascondevo  un  segreto
    del  quale la semplice presenza nel mio cuore,  ero convinta,  sarebbe
    stata presto o tardi la mia morte.
    Non  possibile descrivere la  sorpresa  che  lo  prese  e  la  doppia
    insistenza  che  us  con  me  perch mi confidassi.  Mi disse che non
    potevo chiamarmi amorevole verso di lui,  che anzi non potevo  nemmeno
    considerarmi fedele,  se gli tenevo nascosto quel segreto. Si rifece a
    quanto gli avevo detto in passato e mi disse che  sperava  non  avesse
    rapporto  con quanto avevo gridato esasperata e che lui era risoluto a
    dimenticare interamente,  come l'effetto di uno spirito sconsiderato e
    toccato  sul vivo.  Gli risposi che mi auguravo anch'io di dimenticare
    tutto,  ma questo non  poteva  accadere,  troppo  profonda  durava  la
    traccia, e la cosa era impossibile.
    Mi disse allora,  che,  dato che era deciso a non pi dissentire da me
    per nessun motivo, non mi avrebbe dato noia oltre,  preferendo stare a
    tutto  quello che facessi o dicessi;  soltanto mi chiedeva la promessa
    che quel tale  segreto,  qualunque  si  fosse,  non  dovesse  mai  pi
    interrompere il nostro vicendevole e tranquillo affetto.
    Era  questa  la  cosa pi scottante che poteva dirmi,  poich io avevo
    invece bisogno delle sue ulteriori insistenze,  per farmi convincere a
    rivelare  quello  che  sarebbe  stato  davvero  la  mia  morte  se  lo
    nascondevo ancora.  E cos gli risposi chiaro e tondo che  non  potevo
    compiacermi troppo di non venir richiesta,  quantunque poi non sapessi
    come soddisfargli.  Vediamo un  po',  mio  caro  gli  dissi,  quali
    condizioni mi offri perch ti metta al corrente di tutta la faccenda?
    Tutto  ci  che  vuoi  rispose,  tutto ci che ragionevolmente puoi
    chiedermi. Ebbene dissi,  andiamo,  promettimi per iscritto,  che,
    nel caso che tu non trovi che io abbia colpa e che sia per mia volont
    coinvolta  nelle  cause  dei  mali  che seguiranno,  non mi rivolgerai
    nessun rimprovero,  non mi tratterai peggio,  non  mi  danneggerai  n
    cercherai di farmi pagare per quello di cui non ho colpa.
    Questa  disse,   la richiesta pi ragionevole del mondo: non farti
    rimproveri per quello di cui non hai colpa.  Dammi penna e  calamaio.
    Corsi  allora  a  prendere  penna,  calamaio e carta,  ed egli scrisse
    l'accordo nelle stesse parole con cui l'avevo formulato,  e  lo  firm
    con nome e cognome.  Dunque disse, che altro c', mia cara? Ecco
    continuai,  c' d'altro,  che non dovrai rimproverarmi se non  ti  ho
    rivelato  il  segreto  prima  che  io  lo  sapessi.  Anche  questo 
    giustissimo disse, accetto di cuore e scrisse anche questo e firm.
    Ora, amico mio dissi,  non mi resta pi che una condizione da porre
    e cio,  che dato che la faccenda non riguarda altri che te e me,  non
    la rivelerai ad anima  viva,  salvo  tua  madre;  e  che  in  tutti  i
    provvedimenti  che  vorrai  prendere,  una  volta informato,  dato che
    anch'io con te ci sono coinvolta,  per quanto innocente come  sei  tu,
    non  farai nulla nell'esasperazione,  nulla che risulti di pregiudizio
    mio o di tua madre,  senza che io  ne  sia  informata  e  abbia  prima
    acconsentito.
    Questo  lo  sorprese  un po',  e verg le parole distintamente,  ma le
    lesse  e  rilesse  prima  di  firmarle,   esitando  diverse  volte   e
    ripetendovi  sopra: A pregiudizio di mia madre!  e a pregiudizio tuo!
    Che misteriosa faccenda  mai questa?. Tuttavia, alla fine firm.
    E ora dissi,  mio caro,  non ti chiedo pi altro per  iscritto,  ma
    dato  che  stai per sentire la cosa pi inaspettata e pi stupefacente
    che sia forse mai accaduta in nessuna famiglia  di  questo  mondo,  ti
    prego di promettermi che la accoglierai con calma e con la presenza di
    spirito che si conviene a un uomo ragionevole.
    Far  del  mio  meglio rispose,  a patto che tu non mi tenga pi in
    sospeso, perch con tutti questi preamboli mi fai tremare.
    Ebbene allora dissi,  questo: come ti ho detto prima in un impeto,
    che io non ero la tua moglie legittima e che i nostri figli non  erano
    legittimi, cos debbo anche ora farti sapere con calma e con simpatia,
    ma sempre con dolore, che io sono tua sorella e tu sei mio fratello, e
    che siamo tutti e due figli di una madre vivente,  e in casa nostra, e
    convinta che tutto questo  la verit,  in modo da  non  poter  essere
    negato n contraddetto.
    Lo vidi impallidire e stravolgersi;  dissi allora: Su, ricorda quanto
    hai promesso e prendi questo con  presenza  di  spirito;  chi  avrebbe
    potuto  fare  di  pi  per prepararti alla notizia?.  Pure chiamai un
    servitore e gli feci portare un bicchierino di rum (ch'  il  cordiale
    ordinario di quei paesi), poich vedevo che stava per svenire.
    Quando  si fu un po' rimesso,  gli dissi: Questa storia,  sta' certo,
    richiede una lunga spiegazione;  abbi perci pazienza  e  preparati  a
    sentirla,  sar  quanto  pi  breve    possibile.  Dopo di che,  gli
    raccontai  quello  che  mi  sembr   indispensabile   del   fatto,   e
    specialmente il modo come mia madre era giunta a rivelarmelo.  E ora,
    mio caro dissi, capirai le ragioni dei miei patteggiamenti,  e anche
    che  io  non sono stata la causa di tutto questo n potevo esserlo,  e
    che non potevo assolutamente saperne nulla prima d'ora.
    Sono perfettamente convinto di tutto mi rispose,  ma  per  me  una
    tremenda  sorpresa;  conosco  per  un  rimedio  per tutto quanto,  un
    rimedio che porr fine a tutte le tue difficolt,  senza che tu  debba
    tornare  in Inghilterra. Sarebbe ben strano osservai,  strano come
    tutto il resto. No, no mi disse,  si appianer come nulla: sono io
    l'unico  ostacolo.  Dicendo  queste  parole  aveva  l'aria  piuttosto
    sconvolta,  ma io al momento non  mi  presi  nessun  timore  per  lui,
    convinta che,  come si usa dire, chi fa queste cose non ne parla e chi
    ne parla non le fa.
    La reazione per non aveva ancora toccato il suo apice,  e mi  accorsi
    che  lui diventava pensoso e malinconico;  in una parola mi sembr che
    perdesse la testa.  Tentai di provocarlo  a  uno  sfogo,  e  di  farlo
    discorrere della decisione che dovevamo prendere;  a volte era a posto
    e parlava della cosa con qualche coraggio,  ma il peso di  questa  era
    troppo  greve sui suoi pensieri.  Arriv al punto di tentare due volte
    di togliersi  la  vita:  in  uno  dei  tentativi  si  era  gi  bell'e
    strangolato  e,  se sua madre non entrava nella stanza proprio in quel
    momento,  ci restava;  pure,  con l'aiuto di un servitore negro,  essa
    tagli la corda e lo riport in vita.
    Arrivate  le  cose a questo triste eccesso,  la mia piet verso di lui
    cominci a rinfocolare quella  tenerezza  che  gli  avevo  portato  un
    tempo,  e mi sforzai sinceramente con il fare pi affettuoso che mi fu
    possibile,  di riparare la rottura;  ma,  a dirla  in  breve,  la  sua
    angoscia  aveva  ormai acquisito una troppo grande violenza,  divorava
    ogni capacit e lo gett in un lento languore che tuttavia non gli  fu
    fatale.  In una simile stretta io non sapevo che fare, perch sembrava
    proprio che la sua vita stesse  fuggendo,  e  forse  io  avrei  potuto
    sposarmi in quel paese un'altra volta non senza il mio tornaconto,  se
    restare laggi avesse potuto fare al caso mio; ma anche il mio spirito
    era agitato;  desideravo tornare in Inghilterra e  niente  mi  avrebbe
    potuto accontentare mancandomi questo.
    A farla breve, per mezzo di un'instancabile insistenza mio marito, che
    come  osservavo  andava  in  apparenza  consumandosi,  venne alla fine
    piegato ad acconsentire,  e cos,  sospingendomi il destino,  ebbi via
    libera,  e  con  l'aiuto  di mia madre ottenni un buonissimo carico di
    merce da portare con me in Inghilterra.
    Quando ci lasciammo,  io e mio fratello (perch cos lo dovr chiamare
    d'ora in poi) convenimmo che,  dopo il mio arrivo in Inghilterra, egli
    doveva simulare di ricevere la notizia che ero morta laggi,  e  cos,
    quando avesse voluto,  avrebbe potuto risposarsi. Accett e mi promise
    che ci saremmo scritti come fratello  e  sorella,  e  che  mi  avrebbe
    assistita  e  mantenuta  fino alla fine dei miei giorni;  che se fosse
    venuto a morte prima di me,  avrebbe lasciato alla madre ancora di che
    sostenermi  in qualit di sorella: e sotto un certo aspetto tenne fede
    a questa parola.  Solamente,  si condussero in modo  cos  strano,  da
    farmene in seguito sentire il disappunto piuttosto gravemente,  come a
    tempo debito racconter.
    Me ne partii nel mese di agosto dopo otto anni di permanenza in quella
    terra;  mi aspettava ora un nuovo seguito  di  sventure,  quale  poche
    donne, credo, hanno subito.
    Facemmo  una  traversata  abbastanza buona fin che non fummo a ridosso
    della costa inglese,  che raggiungemmo dopo trentadue giorni,  ma  qui
    fummo  sbattuti  da  due o tre burrasche,  una delle quali ci sospinse
    fuori strada  sulla  costa  dell'Irlanda,  dove  gettammo  l'ancora  a
    Kinsale.  Qui aspettammo un tredici giorni, trovammo qualche ristoro a
    terra e ci rimettemmo in mare,  quantunque ci attendesse di  nuovo  un
    tempo  pessimo,  durante  il  quale la nave perse l'albero di maestra,
    come lo chiamano. Ma entrammo finalmente a Milford Haven,  nel Galles,
    dove,  per  quanto fossi lontana dal nostro porto,  pure sentendomi il
    piede al sicuro sul fermo suolo dell'isola di Bretagna,  decisi di non
    avventurarmi pi sulle acque,  che mi erano state tanto ostili; e cos
    portati a terra i vestiti e i quattrini,  con le mie polizze di carico
    e gli altri documenti, mi decisi a venirmene a Londra e a lasciare che
    la  nave  giungesse come poteva alla sua destinazione: la quale era il
    porto di Bristol,  dove viveva il  principale  corrispondente  di  mio
    fratello.
    Arrivai a Londra circa in tre settimane, dove seppi qualche tempo dopo
    che la nave era arrivata a Bristol, ma disgraziatamente sentii insieme
    che per la tempesta che aveva subito e la perdita dell'albero, i danni
    a bordo erano ingenti e la maggior parte del suo carico guasta.
    Mi  aspettava  ora  la  scena  di  una  nuova  vita  e questa appariva
    tremenda. Ero partita di laggi con qualcosa come un addio definitivo.
    Quello che portavo con me  era  invero  di  un  considerevole  valore,
    purch  mi  fosse  arrivato,  e  per mezzo suo avrei potuto risposarmi
    discretamente; ma,  per com'erano andate le cose,  ero ridotta a due o
    trecento  sterline  in  tutto,  e  questo  senza  alcuna  speranza  di
    rincalzi.  Ero interamente  priva  d'amicizie,  che  dico?  non  avevo
    nemmeno  una  conoscenza,  poich  mi  accorsi  che  era assolutamente
    necessario non risuscitare le conoscenze vecchie;  e quanto  alla  mia
    ingegnosa  amica che mi aveva in altri tempi fatta passare per un buon
    partito, era morta e cos pure suo marito.
    La necessit di occuparmi del mio carico di merci mi obblig poco dopo
    a fare un viaggio a Bristol,  e mentre mi occupavo a quest'affare,  mi
    presi  lo  svago di recarmi a Bath,  poich com'ero ancora ben lontana
    dalla vecchiaia,  cos il mio umore,  sempre gaio,  meno  che  mai  si
    smentiva;  e  dato  che  mi trovavo ora ad essere una donna,  per cos
    dire, di fortuna, pur essendo una donna senza fortuna, mi ripromettevo
    che una cosa o l'altra  potesse  succedermi  nel  frattempo,  tale  da
    ristabilire la mia condizione, com'era gi stato il caso in passato.
    Bath    un  soggiorno  sufficientemente  galante;  dove la vita costa
    parecchio ed  piena d'insidie. Io ci andai, in verit,  con l'idea di
    afferrare  quel che potesse offrirmi;  ma devo essere tanto giusta con
    me stessa da protestare che non  intendevo  niente  di  disonesto,  n
    avevo  in  me inizialmente pensieri rivolti verso quella strada per la
    quale in seguito tollerai che si mettessero.
    Mi ci fermai per tutta la fine di stagione, come dicono l,  e strinsi
    certe disgraziate conoscenze, che mi suggerirono le follie nelle quali
    caddi in seguito,  pi che non m'incoraggiassero a resistervi. Passavo
    giornate discretamente piacevoli, godevo buona compagnia,  vale a dire
    compagnia  gaia  ed elegante;  ma avevo lo sconforto di accorgermi che
    questa via mi buttava a terra,  e che dato che non  avevo  un  reddito
    stabile,  spendere cos il capitale non era altro che un modo certo di
    uccidermi per dissanguamento; cosa che mi forn parecchie malinconiche
    riflessioni.  Tuttavia,  non ci badai e non smisi  di  lusingarmi  che
    qualcosa potesse presentarsi a mio vantaggio.
    Ma  non  mi  trovavo  nel  posto  adatto.  Non ero pi a Redriff dove,
    spacciandomi da me per  un  discreto  partito,  poteva  darsi  che  un
    qualche  onesto  capitano  mi  richiedesse  in  onorevoli  termini  di
    matrimonio: ero a Bath dove gli uomini trovano qualche volta un'amante
    ma piuttosto  raramente  cercano  una  moglie;  e  in  conseguenza,  
    inevitabile  che  tutte  le  particolari  conoscenze che una donna pu
    sperare laggi, abbiano una tendenza in questo senso.
    L'inizio  della  stagione  l'avevo   passato   discretamente;   perch
    quantunque  avessi  fatto una certa qual conoscenza con un signore che
    veniva a Bath  per  svagarsi,  pure  avevo  evitato  qualsiasi  brutta
    capitolazione.  Avevo  tenuto  testa  a  qualche occasionale tentativo
    galante e in questo senso potevo dire di essermela  cavata  bene.  Non
    ero  ancora  tanto  depravata  da  abbandonarmi  al vizio per semplice
    gusto,  e nemmeno le proposte erano cos straordinarie da tentarmi con
    la cosa essenziale che io cercavo.
    In   quel  principio  arrivai  comunque  fino  a  questo  punto:  feci
    conoscenza con una donna presso cui alloggiavo,  la quale sebbene  non
    tenesse  una  casa  malfamata,  pure non professava affatto i migliori
    principi.  In tutte le occasioni io mi  ero  sempre  comportata  tanto
    bene, da non causare la minima tacca alla mia reputazione, e tutti gli
    uomini che avevo frequentato godevano di un cos eccellente nome che a
    frequentarli  non me ne venne il minimo biasimo.  Nessuno di questi si
    permise nemmeno di supporre che esistesse la possibilit di  un'intesa
    disonesta con me, se avesse scelto di farsi avanti; ce n'era per uno,
    quello che ho detto, il quale mi veniva sempre intorno per amore dello
    svago  che  gli  dava  la  mia  compagnia,   com'egli  diceva.  Questa
    compagnia, cos si compiaceva di ripetere,  gli era molto gradita,  ma
    per quella volta non ci fu altro.
    Passai a Bath molte ore malinconiche dopo che tutta la compagnia se ne
    fu  andata;  giacch,  se  anche  andavo  qualche  volta a Bristol per
    disporre della mia roba e raggranellare qualche soldo, scelsi tuttavia
    di fare di Bath la mia residenza perch, essendo in buoni rapporti con
    quella donna in casa della quale avevo alloggiato nell'estate,  trovai
    che  nell'inverno  potevo  viverci pi a buon mercato che in qualunque
    altro posto. Qui, ripeto,  passai un inverno altrettanto opprimente di
    quanto l'autunno era stato invece gaio; ma avendo stretta una maggiore
    intimit  con  questa donna presso la quale abitavo,  non potei fare a
    meno di metterla un po' al corrente di quello che pi mi angustiava il
    cuore e in modo speciale della precariet dei  miei  mezzi.  Le  dissi
    pure  che  avevo  nella Virginia una madre e un fratello in condizioni
    agiate; e dato che avevo veramente scritto a mia madre in particolare,
    per descriverle il mio stato e la grande perdita che  avevo  sofferto,
    cos  non  mancai  di far sapere alla mia nuova amica che aspettavo di
    laggi una sovvenzione, com'era infatti la verit.  E dato che le navi
    traversavano  da  Bristol  a  York  River  nella Virginia,  e ritorno,
    impiegando generalmente meno tempo che  da  Londra,  e  dato  che  mio
    fratello  corrispondeva principalmente con Bristol,  pensavo che avrei
    fatto assai meglio ad aspettare la risposta qui  che  non  tornando  a
    Londra.
    La  mia nuova amica si mostr sensibilmente toccata dal mio stato e fu
    in verit tanto buona da ridurmi la  retta  a  una  cifra  cos  bassa
    durante  l'inverno,  che  mi convinsi che non ci guadagnava niente;  e
    quanto all'alloggio,  per tutto l'inverno  non  ebbi  da  spendere  un
    soldo.
    Quando  venne  la stagione di primavera,  lei continu a trattarmi con
    tutta la bont che poteva; e rimasi con lei un altro po',  fin che non
    trovai  necessario  fare  diversamente.   Molto  spesso  scendevano  e
    alloggiavano in casa sua signori di riguardo  e  in  particolare  quel
    signore che,  ho gi detto, mi era stato intorno l'inverno precedente:
    e arriv questa  volta  con  un  altro  signore  per  compagno  e  due
    servitori,  e prese alloggio in quella casa. Mi nacque il sospetto che
    l'avesse invitato la mia padrona,  facendogli sapere che stavo  ancora
    con lei; ma essa neg.
    Insomma,  questo  signore  scese  l  e  riprese  a  girarmi  intorno,
    scegliendomi fra tutte come sua speciale confidente. Era un gentiluomo
    compito,  questo bisogna riconoscerlo,  e la sua compagnia mi riusciva
    tanto gradevole quanto la mia, se debbo credergli, riusciva a lui. Non
    mi faceva altre dichiarazioni se non di uno straordinario rispetto,  e
    aveva della mia virt un'opinione tale che,  come afferm  pi  volte,
    era  convinto  che,  se  mi  avesse proposto qualunque altra cosa,  io
    l'avrei respinto sdegnosamente. Seppe presto da me che ero vedova; che
    ero giunta a Bristol dalla Virginia con le ultime navi e che aspettavo
    a Bath l'arrivo della prossima flotta di laggi, che mi doveva portare
    considerevoli valori. Seppi da lui che aveva una moglie, ma che questa
    signora era tocca nel cervello e si trovava  affidata  alle  cure  dei
    suoi  stessi parenti,  cosa alla quale egli aveva dato il suo consenso
    per evitare qualunque appunto gli si potesse rivolgere di  trascurarne
    la  cura.  Per  il  momento  era venuto a Bath per svagarsi lo spirito
    tanto oppresso da quel triste caso.
    La mia padrona,  che di sua iniziativa incoraggiava l'intesa in  tutte
    le occasioni,  mi fece di lui un ritratto molto favorevole, come di un
    uomo d'onore e di carattere,  e insieme  di  grande  ricchezza.  E  in
    verit anch'io avevo motivo di pensarlo; poich, sebbene alloggiassimo
    allo stesso piano ed egli fosse spesso entrato in camera mia,  perfino
    quand'ero a letto,  e io nella sua,  tuttavia non arrischi mai pi di
    un  bacio,  n  ad  altro  neppure mi sollecit se non parecchio tempo
    dopo, come vedrete.
    Spesso parlavo con la mia  padrona  della  straordinaria  modestia  di
    questo  signore  e  lei  mi ripeteva che fin dal primo giorno se n'era
    accorta;  mi diceva sempre  per  che,  secondo  lei,  dovevo  sperare
    qualche  compenso  per  la  compagnia  che  gli tenevo,  poich non mi
    lasciava un momento di respiro.  Le risposi che non gli avevo dato  il
    minimo pretesto di pensare che ne avessi bisogno o che avrei accettato
    niente da lui. Mi disse che di questo si sarebbe incaricata lei stessa
    e condusse le cose tanto abilmente che la prima volta che fui sola con
    lui  dopo  che  quella gli ebbe parlato,  egli cominci a fare qualche
    domanda sulle mie condizioni,  come mi fossi mantenuta dal giorno  del
    mio  arrivo  e  se  non  mi  serviva  del  denaro.   Gli  tenni  testa
    arditamente.  Gli dissi che,  sebbene il mio carico di  tabacco  fosse
    guasto, non era per interamente perduto; che il mercante al quale ero
    stata  indirizzata  si era comportato con me tanto onestamente che non
    avevo sofferto e che speravo con qualche economia di resistere  finch
    non  giungesse  dell'altro,  che aspettavo con la nuova flotta;  avevo
    intanto abbassato le mie spese e mentre la stagione scorsa  avevo  una
    cameriera, ora ne facevo senza; e mentre allora avevo una camera e una
    sala al primo piano, ora avevo una sola stanza al secondo, e cos via;
    ma  la mia vita dissi mi contenta come allora;  aggiungendo che la
    sua compagnia mi aveva fatto passare giorni ben lieti  che  non  avrei
    goduto altrimenti,  cosa questa per cui gli ero molto obbligata;  e in
    questo modo gli tolsi per il momento il pretesto a ogni  offerta.  Non
    pass  molto tempo che ritorn all'attacco e mi disse che gli sembravo
    restia a confidargli il segreto della  mia  situazione,  cosa  che  lo
    addolorava   molto;   assicurandomi   che  se  ne  informava  non  con
    l'intenzione di soddisfare la  sua  curiosit,  ma  semplicemente  per
    essere  in grado di aiutarmi se fosse il caso;  ma data che non volevo
    ammettere di trovarmi bisognosa di aiuto,  non aveva pi che una  cosa
    da chiedermi e cio che gli promettessi che, nel caso mi fossi trovata
    in qualche difficolt,  mi sarei aperta con lui francamente e lo avrei
    adoperato con  quella  stessa  libert  con  la  quale  mi  faceva  la
    profferta, aggiungendo che l'avrei sempre trovato un amico sincero, se
    anche forse avevo qualche sospetto a fidarmene.
    Non tacqui niente di ci che una persona immensamente obbligata poteva
    dirgli per fargli capire che apprezzavo debitamente la sua generosit;
    e  in  verit da quel giorno non mi mostrai pi con lui riservata come
    un tempo bench nessuno di noi due  uscisse  ancora  dai  pi  stretti
    confini  della  virt;  ma  per  quanto  libera  diventasse  la nostra
    conversazione, io non riuscivo per a giungere a quella libert da lui
    desiderata,  cio a dirgli  che  mi  servivano  quattrini,  bench  in
    segreto fossi felicissima della profferta.
    Pass qualche settimana,  e non gli chiedevo ancora niente;  quando la
    mia padrona di casa,  donna  scaltra,  che  svariate  volte  mi  aveva
    incitata ma si era accorta che non sarei stata capace di farmi avanti,
    conia  una  storia  di  sua  fantasia e bruscamente mi entra in camera
    mentre stavo con lui.  Cara vedovella! dice,  ho brutte notizie per
    voi stamattina.
    Di  che  si  tratta? le chiedo.  I francesi hanno catturato le navi
    della Virginia? poich era questa la mia paura.
    No,  no disse,  ma quel tale che avete mandato ieri a  Bristol  per
    soldi,  di ritorno e dice che non ce ne sono
    Non mi piacque proprio per niente la sua trovata; mi sembr che avesse
    troppo  l'aria  di voler stimolare il mio protettore,  cosa di cui non
    c'era bisogno,  e capivo che non avevo niente da perdere  a  mostrarmi
    restia,  perci la fermai senz'altro.  Non arrivo a capire come possa
    dire questo risposi,  poich vi garantisco che mi ha  portato  tutto
    quello  che  gli  avevo  ordinato,  ecco  qua  trassi  fuori  il  mio
    borsellino con dentro qualcosa come dodici ghinee, e aggiunsi: E' mia
    intenzione darli a voi quasi tutti.
    Il mio compagno sembr un tantino urtato da quelle sue  parole  quanto
    ero   stata   io,   pigliandole,   cos   mi   ero  immaginata,   come
    un'impertinenza da parte sua;  ma quando  mi  ebbe  sentita  dare  una
    simile  risposta  ritorn  in  s  immediatamente.  L'indomani mattina
    riparlammo della cosa, e mi accorsi che era pienamente soddisfatto; mi
    disse sorridendo che sperava non mi sarei trovata a  corto  di  denaro
    senza  farglielo  sapere:  altra  era  stata  la mia promessa.  Io gli
    spiegai che ero molto offesa del  fatto  che  la  mia  padrona  avesse
    parlato cos pubblicamente di cose che non la riguardavano per niente;
    ma  supponevo  che stesse per chiedermi quanto le dovevo,  otto ghinee
    circa,  che mi ero decisa a restituirle,  e le avevo restituito quella
    sera stessa.
    Divent  d'ottimo  umore  quando  mi  sent dire che avevo pagato quel
    debito,  e per il momento  cambi  discorso.  Ma  l'indomani  mattina,
    avendo  sentito  che  mi ero alzata prima di lui,  mi chiam dalla sua
    stanza e io risposi. M'invit che entrassi; era ancora coricato quando
    io arrivai e mi preg di farmi avanti e sedermi sulla sponda del letto
    perch, mi spieg, aveva qualche cosa da dirmi. Dopo qualche cortesia,
    mi chiese se potevo essere veramente  franca  con  lui  e  dargli  una
    sincera risposta a una domanda che voleva farmi.  Dopo qualche cavillo
    a proposito della parola "sincera" e chiestogli se gli avevo mai  dato
    risposte  che non fossero sincere,  gli promisi di s.  Ebbene allora,
    disse,  la sua richiesta era che gli facessi vedere il mio borsellino.
    Ficcai  subito  la  mano in tasca e,  ridendogli in viso,  estrassi il
    borsellino, dove c'erano tre ghinee e mezzo. Mi chiese allora se erano
    quelli tutti i miei fondi. Gli risposi che no, - e continuavo a ridere
    - no certo.
    Ebbene,  disse,  voleva allora che gli promettessi che sarei andata  a
    prendere  e  gli  avrei  portato  tutto  il  denaro  che  avevo,  fino
    all'ultimo soldo.  Gli risposi che cos avrei fatto e me ne  andai  in
    camera  mia  e,  preso  un cassettino privato,  dove c'erano circa sei
    altre ghinee e qualche po'  d'argento,  glielo  portai  e  versai  sul
    letto, dicendogli ch'era quella tutta la mia sostanza, parola d'onore,
    fino all'ultimo soldo. Egli li guard un poco, ma senza contarli, e li
    riammucchi tutti nel cassetto,  poi tastandosi in tasca ne trasse una
    chiave e mi preg di aprirgli uno  stipetto  di  noce  che  stava  sul
    tavolo e di portargli il tal cassetto,  come feci.  In questo cassetto
    c'era una gran somma in oro,  mi pare un duecento ghinee,  ma  non  so
    quante precisamente.  Prese il cassetto e, stringendomi la mano, me la
    fece ficcare dentro e cavarne una gran manciata; io riluttavo, ma egli
    teneva strettamente la mano nella sua e me la introdusse nel  cassetto
    e mi fece prendere quasi tante ghinee quante ne potei stringere in una
    volta.
    Ottenuto  questo,  me  le  fece deporre in grembo,  e prendendo il mio
    cassettino vi vers con il suo tutto il mio  denaro,  e  mi  disse  di
    andarmene e portare tutto nella mia camera.
    Riferisco  la  storia  per  filo  e  per  segno,  a  motivo  della sua
    piacevolezza,  e per mostrare il tono dei nostri discorsi.  Non  pass
    molto  tempo  che  egli  cominci  ogni giorno a trovare da ridire sui
    vestiti e sulle trine e sulle cuffie e,  in una parola,  mi tormentava
    perch  comprassi  di  meglio,  cosa  che tra parentesi non mi sarebbe
    dispiaciuto affatto di fare,  bench non ne avessi  l'aria.  Nulla  al
    mondo  io  amavo pi che il vestire elegante;  ma gli dissi che dovevo
    pure economizzare il denaro che  mi  aveva  prestato,  altrimenti  non
    sarei stata in grado di restituirglielo.  Mi rispose allora,  in poche
    parole,  che dato che aveva per me una sincera stima e sapeva  la  mia
    condizione,  quel denaro non me lo aveva dato a prestito, ma regalato,
    e che gli sembrava bene che me lo fossi meritato, concedendogli,  come
    facevo,  tanto  esclusivamente la mia compagnia.  In seguito,  mi fece
    prendere una cameriera e aprire casa e, andatosene quel suo amico,  mi
    costrinse  ad accogliere lui a tavola: cosa che feci molto volentieri,
    convinta, come fui infatti, che non ci avrei perso nulla. E nemmeno la
    padrona di casa manc di trovarci il suo tornaconto.
    Facevamo questa vita da  un  tre  mesi,  quando  la  societ  di  Bath
    cominciando a diradarsi,  il mio protettore parl di andarsene,  e non
    gli sarebbe dispiaciuto che fossi venuta a Londra con lui.
    Non mi ritrovai troppo in quella proposta,  essendo  all'oscuro  della
    posizione  che  avrei  occupata  e  di  come  mi avrebbe poi trattata,
    laggi. Ma, intanto che la cosa era controversa, egli si ammal; aveva
    fatto una corsa in un luogo del Somersetshire chiamato Shepton,  e  vi
    cadde gravemente malato,  tanto malato da non poter rifare il viaggio;
    sicch rimand a Bath il servitore che mi pregasse di  noleggiare  una
    carrozza e raggiungerlo.  Prima di partire, aveva affidato a me il suo
    denaro e gli altri oggetti di valore, e non sapevo come disporne; pure
    li misi al sicuro come meglio potetti e chiusi l'alloggio  e  corsi  a
    Shepton,  dove  lo  trovai molto grave,  tanto che lo convinsi a farsi
    riportare in lettiga a Bath,  dove c'era disponibilit di  un  maggior
    aiuto e di migliori medici.
    Acconsentito  che ebbe,  lo riportai a Bath: circa un quindici miglia,
    per quanto ricordo. Qui continu la febbre e rimase a letto per cinque
    settimane,  e per  tutto  questo  tempo  io  gli  feci  da  infermiera
    curandolo  con  altrettanta  attenzione che se fossi stata sua moglie;
    davvero,  se fossi stata sua moglie non  avrei  potuto  fare  di  pi.
    Vegliai  tante  volte al suo capezzale che alla fine non volle saperne
    di vedermi l seduta,  e allora feci mettere nella stanza un lettuccio
    dove mi coricavo, proprio ai piedi del suo letto.
    Mi  sentivo davvero afflitta da quel suo stato e del timore di perdere
    un amico come egli era, e sarebbe stato in futuro, per me. Usavo stare
    l seduta e piangergli al capezzale per ore e  ore.  Finalmente,  and
    meglio  e  diede qualche speranza di guarire,  come infatti guar,  ma
    molto lentamente.
    Se le cose stessero diversamente da come dir,  non avrei difficolt a
    palesarle, come  chiaro che in altri casi ho fatto; ma invece affermo
    che in tutto quel nostro commercio, se si tolga l'entrare nella stanza
    quando  uno  di  noi  due era in letto e si tolgono gli indispensabili
    servigi dell'assistenza a lui  prestata  notte  e  giorno  durante  la
    malattia,  n  la  minima  parola  n  il minimo gesto disonesto erano
    passati tra noi. E cos fosse continuato fino alla fine!
    Entro un  certo  tempo  si  rimise  in  forze  e  and  ristabilendosi
    rapidamente,  e io volevo portare via quel mio lettuccio, ma non me lo
    permise finch non fu in grado  di  starsene  senza  che  qualcuno  lo
    vegliasse: allora mi trasferii nella mia camera.
    Prese  parecchie  occasioni  per esprimermi la sua riconoscenza per le
    mie tenere cure;  e una volta che fu ristabilito mi fece un regalo  di
    50 ghinee per il mio zelo o,  come lui diceva, perch avevo esposta la
    mia vita tentando di salvare la sua.
    Poi mi fece sentire dichiarazioni del sincero  e  inviolabile  affetto
    che lo legava a me, ma con ogni possibile riservatezza per la mia e la
    sua virt.  Gli risposi che ne ero contentissima e non chiedevo altro.
    Ma egli giunse al punto di affermarmi che,  trovandosi nudo dentro  un
    letto in mia compagnia,  avrebbe altrettanto religiosamente rispettata
    la mia virt, quanto l'avrebbe difesa se io fossi stata assalita da un
    bruto.  Gli prestai fede,  e glielo dissi anche;  ma  non  era  ancora
    contento:  mi  disse che aspettava una qualunque occasione per darmene
    una dimostrazione indubitabile.
    Molto tempo dopo,  ebbi occasione di andare  per  quel  mio  affare  a
    Bristol,  nella  quale  circostanza egli noleggi una carrozza e volle
    accompagnarmi.  Stavolta in  verit  la  nostra  intimit  crebbe.  Da
    Bristol mi port a Gloucester, che era soltanto una gita di piacere, a
    respirare  un po' di quell'aria;  e ci capit qui di non trovare altro
    posto nella locanda che una gran camera  con  due  letti.  Il  padrone
    della locanda salendo con noi per mostrarci le camere,  ed entrando in
    quella,  gli disse con molta franchezza: Signore,  non    affar  mio
    indagare  se  questa donna sia o no vostra moglie,  ma in caso che non
    sia,  potete servirvi di questi due letti con altrettanta decenza  che
    se  foste  in  due  camere  e  in  cos  dire tir una gran tenda che
    attraversava la stanza,  e realmente separava i  letti.  S  replic
    prontamente  il  mio  amico,  questi letti vanno;  e quanto al resto,
    siamo parenti troppo  stretti  per  dormire  insieme  bench  possiamo
    restare  in  una  stessa  camera ci che diede una faccia onesta alla
    cosa.  Quando fummo sul punto di metterci a letto,  egli discretamente
    usc  dalla  stanza  finch  non  fui  sotto  le  coperte,  e poi sal
    nell'altro letto donde per continu un pezzo a chiacchierare con me.
    Alla fine,  ripetendo quella sua solita frase che si sentiva di  stare
    nudo dentro un letto in mia compagnia e non farmi il minimo oltraggio,
    salta fuori del letto. E ora, mia cara mi dice, vedrete quanto sar
    onesto con voi e se sapr mantenere la mia parola ed eccolo che viene
    verso il mio letto.
    Io  feci  qualche  resistenza  ma  debbo  confessare che non gli avrei
    resistito troppo,  nemmeno se non ci fosse stata quella sua  promessa;
    sicch  dopo  una  breve lotta mi abbandonai,  lasciandolo entrare nel
    letto.  Quando ci fu,  egli mi prese tra le braccia e giacqui cos con
    lui  tutta  la notte,  ma null'altro egli mi fece o tent di farmi che
    stringermi cos come ho detto tra le braccia: nulla, ripeto,  in tutta
    la notte,  e si 'alz e si rivest al mattino, lasciandomi altrettanto
    intatta da parte sua quanto nel primo giorno della mia vita.
    Mi parve questa una cosa straordinaria  e  probabilmente  sembrer  lo
    stesso  anche  ad  altri che sanno come operino le leggi della natura;
    giacch egli era un uomo vivo e gagliardo.  E nemmeno si pu dire  che
    abbia  agito  cos  per un principio di religione ma semplicemente per
    affetto,  insistendo sul fatto che,  sebbene io fossi per lui la donna
    pi desiderabile del mondo,  pure, dato che mi amava, non poteva farmi
    torto alcuno.
    Ammetto che era un nobile principio,  ma siccome non l'avevo mai visto
    prima,  cos  mi  sembr  proprio  da  sbalordire.  Continuammo per il
    rimanente del viaggio nel modo di prima,  e ritornammo  a  Bath,  dove
    avendo  la  comodit  di venire da me ogni volta che volesse,  replic
    spesso quel suo saggio di continenza,  e spesso io dormii con  lui,  e
    quantunque  tutte le familiarit di marito e moglie ci fossero usuali,
    pure nemmeno una volta egli tent di andare  oltre,  e  molto  ne  era
    orgoglioso.  Non  dico  che  fossi anch'io cos pienamente soddisfatta
    della cosa com'egli sembrava credere,  poich devo ammettere  che  ero
    molto pi viziosa di lui.
    Vivemmo a questo modo circa due anni,  con questa sola eccezione,  che
    lui and nel frattempo a Londra tre  volte,  e  una  volta  ci  rimase
    quattro  mesi;  ma,  per  essere giusti,  non manc mai di fornirmi di
    tanto denaro che bastasse a mantenermi generosamente.
    Se cos avessimo continuato,  confesso che avremmo avuto di che andare
    davvero  orgogliosi;  ma,  come  dice chi sa,  non  bene arrischiarsi
    troppo sull'orlo di un limite.  Cos capit anche a noi;  e anche  qui
    devo  essere tanto giusta con il mio amico da riconoscere che la prima
    infrazione non venne da lui.  Fu una notte che eravamo insieme a letto
    accalorati  e  allegri  e  bevuti  tutti  e due un po' pi del solito,
    credo, quantunque non al punto da perdere la testa; quando, dopo certe
    altre  follie  che  non  posso  nominare,   io,   che  ero  allacciata
    strettamente  fra le sue braccia,  gli dissi (ripeto quelle parole con
    vergogna e orrore d'animo)  che  mi  sentivo  in  cuore  la  forza  di
    scioglierlo dal suo impegno, per una notte e non oltre.
    Egli  mi  prese  in  parola immediatamente e dopo non fu pi possibile
    resistergli; n in verit io avevo intenzione di resistergli ancora.
    Cos si ruppe il nostro regime di virt e io cambiai la mia  posizione
    di amica per il dissonante e per niente melodioso titolo di baldracca.
    La   mattina   eccoci   tutti  e  due  in  contrizione;   io  piangevo
    dirottamente, lui dichiarava il suo gran rincrescimento; ma questo era
    tutto quello che potessimo fare per il momento,  e la strada una volta
    aperta  e gli ostacoli della virt e della coscienza spezzati,  non ci
    restava pi gran cosa da abbattere.
    Per tutto il resto di quella settimana la compagnia che ci facemmo  fu
    piuttosto  tetra;  io  lo guardavo coprendomi di rossore e di tanto in
    tanto uscivo nella malinconica obiezione: E se ora resto incinta? Che
    sar di me?. Egli mi faceva coraggio dicendomi che, fino a quando gli
    fossi fedele, mi sarebbe stato fedele;  e dato che la cosa era ormai a
    tal punto (dove realmente non aveva mai avuto intenzione di giungere),
    se per restavo incinta,  avrebbe pensato lui a tutto e anche a me. Il
    che ci ridiede baldanza.  Lo assicurai  che,  se  ero  incinta,  avrei
    voluto morire per mancanza di una levatrice piuttosto che indicare lui
    come padre;  e lui mi assicur che non mi sarebbe mancato niente,  nel
    caso  che  fossi  incinta.   Queste   scambievoli   assicurazioni   ci
    imbaldanzirono  al  male e dopo di allora replicammo il nostro delitto
    tutte le volte che ci piacque,  fin che alla  fine  quello  che  avevo
    temuto accadde e mi trovai davvero incinta.
    Quando ne fui sicura, e della cosa ebbi convinto anche lui, ci demmo a
    pensare quali misure potevamo prendere per venirne a capo e io proposi
    di  confidarci  con  la  mia  padrona  e chiederle consiglio.  Egli fu
    d'accordo.  La padrona,  donna (come ebbi modo  di  sperimentare)  non
    nuova  a  queste  cose,  non  ne fece gran caso;  disse che sapeva fin
    dall'inizio che ci saremmo arrivati e tanto parl  che  anche  noi  ne
    ridemmo.  Come  ho detto,  trovammo in lei una vecchia esperta in tali
    faccende; e si incaric lei di tutto, si impegn di trovarci levatrice
    e balia,  di venire incontro a tutte le indagini e tirarcene fuori con
    reputazione, e cos fece davvero con somma perizia.
    Avvicinandosi  il  mio  tempo,  preg il mio gentiluomo di ritirarsi a
    Londra,  o almeno fare come se ci andasse.  Lui partito,  inform  gli
    incaricati della parrocchia,  che c'era in casa sua una dama che stava
    per partorire,  ma lei conosceva molto bene il marito e ne diede anche
    il  nome,  secondo  che seppe ben simulare,  che fu Sir Walter Cleave;
    informandoli che era un  degno  gentiluomo,  che  lei  stessa  avrebbe
    risposto   per  tutte  le  indagini  e  via  dicendo.   Di  questo  si
    contentarono senz'altro gli incaricati e io me ne stetti a  letto  con
    altrettanto credito che se fossi stata davvero Milady Cleave;  e venni
    assistita nel parto da tre o quattro tra le mogli dei primi  cittadini
    di  Bath,  cosa tuttavia,  che mi rese anche pi costosa al mio amico.
    Spesso gli espressi il mio rincrescimento su questo punto,  ma egli mi
    ingiungeva di non pensarci proprio.
    Dato  che  mi  aveva provveduta abbondantemente di denaro per le spese
    straordinarie del parto,  non mi lasciai  mancare  proprio  niente  in
    quell'occasione,  ma  neppure mi feci passare per troppo spensierata e
    stravagante;  e d'altronde,  conoscendo ormai  il  mondo,  come  avevo
    potuto  conoscerlo,  e  sapendo  che questo tipo di cose di solito non
    durano,  ebbi cura di mettere da parte tutti  quei  soldi  che  mi  fu
    possibile,  per il giorno del temporale,  com'io dicevo;  e a lui feci
    credere che li avevo spesi tutti nella messa in scena eccezionale  del
    mio parto.
    In  questo  modo,  con quello che mi aveva regalato come ho gi detto,
    ebbi in tasca,  una volta partorito,  duecento ghinee  tutte  per  me,
    contando anche quanto mi restava di mio.
    Diedi  alla  luce un bel maschietto,  veramente un bimbo delizioso;  e
    quando il mio amico  ebbe  la  notizia,  me  ne  scrisse  una  lettera
    affettuosissima  e  molto obbligante e poi mi disse che,  secondo lui,
    avrei dato una miglior idea di me se venivo a  Londra  non  appena  mi
    fossi  alzata  e ristabilita;  che mi aveva gi preparato l'alloggio a
    Hammersmith, come se arrivassi soltanto da Londra; e che qualche tempo
    dopo sarei ritornata a Bath, e lui con me.
    Gradii molto questa proposta e noleggiai  appositamente  un  carrozza;
    presi con me il mio bambino,  una balia che lo accudiva e allattava, e
    una cameriera, e partii per Londra.
    Mi venne incontro a Reading con la sua vettura  e  facendomici  salire
    lasci  la cameriera,  la balia e il bimbo nella carrozza da nolo.  Mi
    introdusse cos nei miei nuovi appartamenti di Hammersmith,  dei quali
    ebbi  ogni  motivo  di  essere  contentissima,   poich  erano  camere
    veramente belle.
    Mi trovavo dunque all'apice di quella che potevo chiamare  prosperit,
    e  niente  mi mancava se non di essere sposata,  la qual cosa per era
    assolutamente impossibile nel nostro caso;  ragion per cui mi studiavo
    in  ogni  occasione  di risparmiare quanto potevo,  pensando,  come ho
    detto, alla stagione della carestia.  Sapevo bene che questo genere di
    cose  non  sempre  continuano;  che  gli uomini che hanno un'amante la
    cambiano  spesso,   se  ne  stufano  o  ingelosiscono,   o  questo   o
    quest'altro; e che non sempre le dame trattate con tanta maniera hanno
    sufficiente  cura  di conservare con una prudente condotta la stima di
    se stesse o il delicato punto della propria fedelt e a ragione allora
    vengono messe da parte con disprezzo.
    Ma su questo punto ero sicura,  poich come  non  avevo  desiderio  di
    cambiare,  cos  non  avevo  conoscenze  di  sorta  e  quindi  nessuna
    tentazione di guardare pi lontano. Non frequentavo altra compagnia se
    non quella della famiglia che mi  alloggiava  e  della  moglie  di  un
    pastore a due passi da noi;  e cos quando il mio amico non c'era, non
    facevo nessuna visita,  e neppure quando egli veniva  mi  trovava  mai
    fuori  della  mia  camera  o  del  salotto;  se uscivo qualche volta a
    prendere un po' d'aria, era sempre in sua compagnia.
    Questo genere di vita con quell'uomo,  e il suo con me,  era certo  la
    cosa meno intenzionale del mondo;  spesso egli mi giurava che tanto al
    tempo che aveva fatta la mia conoscenza, quanto ancora in quella prima
    notte che avevamo infranto la nostra regola,  egli non aveva mai avuto
    il  minimo  disegno  di farmi sua;  che sempre aveva nutrito per me un
    affetto sincero ma nemmeno l'ombra del desiderio di fare ci che aveva
    fatto. Io l'assicuravo che di questo non avevo mai dubitato; che se ne
    avessi dubitato,  non avrei tanto facilmente acconsentito alle libert
    che  ci  avevano  portato  a quel passo: era stata tutta una sorpresa,
    dovuta al fatto che troppo lontano ci  eravamo  lasciati  indurre  dal
    nostro  reciproco  desiderio  di  quella notte.  In verit,  ho spesso
    osservato da allora,  e lo lascio per  avviso  ai  lettori  di  questa
    storia, che si dovrebbe essere cauti nel compiacere ai nostri desideri
    di  lascive  e  disoneste  libert,  altrimenti potr accaderci che le
    nostre decisioni ci vengano meno proprio nel momento  in  cui  sarebbe
    pi necessario il loro aiuto.
    E' anche vero che fin dal primo giorno che avevo preso a frequentarlo,
    mi  ero  decisa a darmi a lui,  se me l'avesse chiesto;  ma questo era
    perch mi serviva il suo sostegno e non disponevo di altri  mezzi  per
    assicurarmi la sua persona. Ma quando quella notte ci trovammo insieme
    e, come ho gi detto, eravamo andati tanto oltre, mi accorsi della mia
    debolezza;   il   desiderio  era  irresistibile  e  fui  costretta  ad
    arrendermi tutta, prima ancora che lui me lo chiedesse.
    Fu tuttavia  tanto  generoso  con  me  che  non  me  ne  fece  mai  un
    rimprovero;  e  neppure  espresse  mai  nessuna  avversione per la mia
    condotta in nessun'altra circostanza,  ma sempre  afferm  di  trovare
    nella  mia  compagnia  altrettanta  gioia come nel primo giorno che ci
    eravamo incontrati.
    E' anche vero che non aveva moglie,  o meglio,  la sua per lui non era
    una  moglie,  ma  le  meditazioni  della coscienza strappano spesso un
    uomo,  specialmente quando sia un uomo di giudizio,  dalle braccia  di
    un'amante,  come  alla  fine capit anche a lui,  anche se in un'altra
    occasione.
    D'altronde,  sebbene non mi facessero difetto gli  intimi  rimorsi  di
    coscienza  per la vita che conducevo,  e questo perfino nei momenti di
    pi intensa gioia che potessi godere,  avevo per sempre  la  tremenda
    prospettiva della miseria e della fame, che mi pesava addosso come uno
    spettro spaventoso,  sicch non avevo modo di riconsiderare il cammino
    percorso; mentre, come la miseria mi aveva portata a quella vita, cos
    il terrore della miseria mi ci faceva insistere,  e spesso  decisi  di
    smettere senz'altro non appena avessi almeno ammassato tanto denaro da
    mantenermi.  Ma  eran  tutti  pensieri di nessuna consistenza e,  ogni
    volta che il mio amico arrivava,  svanivano;  poich la sua  compagnia
    riusciva  talmente  deliziosa che non era possibile restare triste con
    lui;  le meditazioni erano argomento soltanto delle ore che passavo in
    solitudine.
    Vissi  per  sei anni in questo,  insieme felice e infelice,  stato,  e
    durante questo tempo gli misi al mondo tre  figlioli,  dei  quali  non
    sopravvisse  che il primo;  e bench in quei sei anni abbia traslocato
    due volte,  ritornai tuttavia l'ultimo anno nel mio primo alloggio  di
    Hammersmith.  Fu qui che un mattino venne a sorprendermi un'affettuosa
    ma tristissima lettera del mio protettore per  comunicarmi  che  stava
    molto  male  e  temeva  di  dover  ricadere  un'altra volta gravemente
    malato, ma che dato che i parenti della moglie gli erano in casa,  non
    era  possibile che lo raggiungessi,  cosa di cui tuttavia mi esprimeva
    il suo grande rammarico, e fossi certa che non desiderava altro se non
    che mi fosse lecito di vegliarlo e curarlo come in passato.
    La notizia mi mise sottosopra,  e mi sentivo  ansiosissima  di  sapere
    come stava.  Aspettai una quindicina di giorni,  o quasi, e null'altro
    mi giunse.  Fui molto sorpresa e cominciai a  sbigottirmi  sul  serio.
    Credo che nella quindicina che segu,  stetti per diventare pazza. Era
    mio particolare imbarazzo di non  sapere  direttamente  dove  abitava;
    perch dapprima mi ero convinta che stesse in casa della suocera;  ma,
    trasferitami a Londra con l'aiuto delle indicazioni che avevo ricevute
    per indirizzargli le lettere seppi presto come informarmi,  e  scoprii
    che  stava in una casa di Bloomsbury,  dove aveva trasportata tutta la
    famiglia;  e che la moglie e la suocera coabitavano  con  lui,  bench
    alla moglie non venisse detto che si trovava sotto lo stesso tetto con
    il marito.
    Qui poi seppi ben presto che stava per morire,  cosa che ridusse anche
    me quasi allo stesso punto, per l'ansia di averne una precisa notizia.
    Una sera feci la pensata di travestirmi  da  cameriera,  in  cuffietta
    tonda e cappellino di paglia, e bussai a quella porta, come inviata da
    una dama del quartiere dove egli stava prima, e presentando gli omaggi
    dei  miei  padroni,  dissi  che  ero  mandata a sentire come stesse il
    signor..., e come avesse passata la notte.  Rimettendo il messaggio mi
    si present l'occasione che cercavo,  poich attaccai discorso con una
    delle cameriere e scambiammo una lunga chiacchierata da  vere  comari:
    io seppi tutti i particolari della malattia, che risult una pleurite,
    accompagnata da tosse e da febbre.  Mi disse pure chi c'era nella casa
    e come stava la moglie alla quale,  a sentire lei,  non disperavano di
    potere  ancora restituire la ragione;  ma quanto al signore,  i medici
    dicevano che restava ben poco da sperare: nella mattinata  lo  avevano
    gi dato per spacciato e al momento non stava gran che meglio,  poich
    non si aspettavano che avrebbe pi passata la notte.
    Queste furono per me notizie gravi,  e cominciai a intravedere la fine
    della  mia  prosperit e accorgermi che non mi ero sbagliata a fare la
    saggia economa e risparmiare qualcosa finch lui era  vivo,  dato  che
    ora non avevo pi alcuna speranza d'avvenire.
    Quello poi che rendeva i miei pensieri opprimenti era che io avessi un
    figlio, un caro e grazioso ragazzo di circa cinque anni, e per lui non
    ci fosse nessuna provvisione,  nessuna almeno che io sapessi. In mezzo
    a queste riflessioni e con il cuore desolato, me ne tornai quella sera
    a casa e cominciai a  chiedermi  come  sarei  vissuta  e  come  potevo
    sistemarmi per il resto dei miei giorni.
    Potete  essere  certi  che  non  trovai  pace  finch non ebbi chiesto
    un'altra volta al pi presto se il mio protettore era ancora  vivo;  e
    non  volendo avventurarmi io stessa,  spedii diversi finti messaggeri,
    finch dopo una lunga attesa di altri quindici giorni, seppi che c'era
    qualche speranza di salvezza,  per quanto  fosse  tuttora  gravissimo.
    Smisi  allora  di  mandare per notizie e qualche tempo dopo sentii dal
    vicinato che si era gi alzato e poi che tornava a uscire.
    Non avevo nessun dubbio  che  ben  presto  si  sarebbe  fatto  vivo  e
    cominciai  a  congratularmi  che  il  mio stato fosse,  per cos dire,
    ristabilito.  Aspettai una settimana,  due settimane,  con mia  grande
    sorpresa quasi due mesi,  e ancora non sentivo novit se non che,  una
    volta ristabilito,  si era recato in campagna  per  respirare  un  po'
    d'aria  buona dopo la malattia.  In seguito passarono altri due mesi e
    poi seppi che era ritornato  nella  sua  casa  di  citt,  ma  nemmeno
    stavolta si fece vivo.
    Gli avevo scritto parecchie lettere, al solito indirizzo, e trovai che
    due o tre erano state ritirate,  ma non le altre. Tornai a scrivere in
    un tono pi insistente che mai,  e in una di queste gli facevo  sapere
    che sarei stata costretta a venirlo a cercare io stessa,  esponendogli
    la mia condizione, l'affitto da pagare, la mancante provvisione per il
    bimbo, e infine lo stato miserando in cui versavo io stessa, indigente
    di tutto, dopo la sua solennissima promessa di occuparsi e provvedere.
    Di questa lettera tirai una copia;  e accortami che la prima stette in
    giacenza  all'indirizzo quasi un mese e nessuno la cercava,  trovai il
    modo di fargliene consegnare in mano la copia in un caff,  dove avevo
    scoperto che aveva presa l'abitudine di andare.
    Questa  lettera gli strapp una risposta,  dalla quale seppi che,  per
    quanto io fossi ormai condannata all'abbandono,  mi aveva per scritto
    qualche  tempo  prima,  consigliandomi di ritornare a Bath.  Quanto al
    contenuto della lettera, ci verr senz'altro.
    E' cosa vera che una malattia  l'occasione in cui rapporti  com'erano
    stati  i  nostri  vengono considerati con diversa disposizione e visti
    con ben altri occhi da quelli che ci  servivano  in  passato:  il  mio
    amante  era  arrivato  a toccare i battenti della morte,  sulla soglia
    dell'eternit, e, a quanto pare,  lo avevano colto il dovuto rimorso e
    malinconiche  riflessioni  sulla  propria  passata  vita di intrighi e
    frivolezze. Tra l'altro, i suoi colpevoli rapporti con me, che davvero
    non erano niente di pi o di meno che  un  continuato  adulterio,  gli
    erano  apparsi  nella  loro vera essenza,  non come egli si era sempre
    compiaciuto di pensarli per il passato; e stavolta egli li considerava
    con giusto aborrimento.
    Non posso inoltre fare a meno di osservare,  e lo lascio per avviso al
    mio  sesso  in  simili  casi  di  galanteria,  che  ogni  qualvolta un
    pentimento sincero segue una colpa di questo genere,  non manca mai di
    nascere  l'odio  verso  l'oggetto;  e quanto pi l'attaccamento pareva
    forte prima,  tanto maggiore sar quest'odio in  proporzione.  E  cos
    sar sempre;  in verit,  non pu andare diversamente, poich come pu
    darsi un vero e  sincero  aborrimento  del  delitto,  quando  permanga
    l'amore per la causa?  Insieme all'aborrimento del peccato,  troverete
    sempre  l'orrore  per  il  complice  del  peccato;   non  pu   essere
    altrimenti.
    Cos accadde anche per me, bench l'educazione e il senso di giustizia
    del  mio  protettore  gli impedissero di spingere la cosa all'eccesso.
    Comunque,  la breve storia di quanto egli fece in proposito   questa:
    seppe dalla mia ultima lettera e dalle altre che venne a cercare dopo,
    che  non  ero  andata  a  Bath  e  che la sua prima lettera non mi era
    arrivata. Mi scrisse allora quanto segue:

    "Signora,  mi sorprende che la mia lettera dell'8 del mese scorso  non
    vi sia giunta: vi do qui la mia parola ch'essa fu consegnata al vostro
    indirizzo, nelle mani della vostra cameriera.
    Non  necessario che vi metta al corrente della prova che ho subito in
    questi ultimi tempi,  e come, dopo esser giunto sull'orlo della tomba,
    venni risanato per l'inattesa e immeritata grazia del Cielo.  Non deve
    sembrarvi  strano  se,  durante  la  prova che ho sofferto,  la nostra
    disgraziata relazione non fu l'ultimo dei carichi che mi oppressero la
    coscienza. Non  necessario che dica di pi: delle cose di cui occorre
    pentirsi, occorre pure emendarsi.
    Sarei lieto se decideste di ritornare  a  Bath.  Vi  accludo  qui  una
    polizza di 50 sterline per liberarvi del vostro appartamento e recarvi
    laggi, e spero che non vi sorprender se aggiungo che per questo solo
    motivo  e  non  per  nessun  torto  che voi mi abbiate fatto,  'non ci
    potremo vedere mai pi'.  Avr la debita cura  del  bimbo;  lasciatelo
    dove  si  trova  o  prendetelo con voi,  secondo quanto preferite.  Vi
    auguro di giungere alle stesse mie riflessioni,  e che possano  essere
    tali da giovarvi. Sono, eccetera.

    Questa  lettera mi trafisse come mille ferite;  i rimproveri della mia
    coscienza furono quali non so esprimere,  poich non ero affatto cieca
    alla mia colpa; e pensavo che sarebbe stato un delitto meno grave aver
    continuato  a  vivere  con mio fratello,  poich nel nostro matrimonio
    sotto questo aspetto non c'era colpa, nessuno avendolo fatto apposta.
    Ma nemmeno una volta mi capit di pensare che in tutto quel  tempo  io
    ero una donna gi sposata,  la moglie del signor..., mercante di tele,
    che per quanto mi avesse abbandonata costretto dalle circostanze,  non
    aveva per nessun potere di sciogliermi dal contratto matrimoniale che
    ci univa,  n di concedermi la legale autorizzazione di rimaritarmi; e
    cos per tutto quel tempo io ero stata niente di pi che una baldracca
    e un'adultera.  Allora cominciai a rimproverarmi tutte le libert  che
    mi  ero  presa  e  a  rimproverarmi  che ero stata un'insidia per quel
    gentiluomo e che realmente ero io la prima responsabile  del  delitto;
    che  ora egli era stato misericordiosamente strappato all'abisso da un
    convincente influsso operato sul suo spirito,  ma che io  ero  rimasta
    come abbandonata dal Cielo a perseverare nella mia vita di perdizione.
    Sotto  il  peso di questi pensieri continuai meditabonda e malinconica
    per quasi un mese e non andai a  Bath,  poich  non  avevo  la  minima
    voglia  di  ritrovarmi  con  quella  donna  dove ero stata in passato,
    temendo - cos mi sembrava - che lei potesse istigarmi un'altra  volta
    a un colpevole modo di vita come che aveva gi fatto;  e d'altronde mi
    seccava di farle sapere che ero stata abbandonata.
    Adesso ero pure molto inquieta per il mio bambino.  Era come la  morte
    per me separarmene, eppure quando considerai il pericolo di restare un
    giorno   o   l'altro  con  lui  sulle  braccia  senza  possibilit  di
    mantenerlo,  mi decisi a lasciarlo;  contemporaneamente  arrivai  per
    alla  conclusione di restargli vicina,  onde avere la soddisfazione di
    vederlo, senza il pensiero di dover provvedere a lui. Inviai quindi al
    mio gentiluomo una breve lettera,  dove scrivevo che avevo obbedito in
    tutto alle sue ingiunzioni,  salvo per il ritorno a Bath;  che sebbene
    separarmi da lui fosse per me un colpo dal quale non mi sarei  rimessa
    pi, pure mi ero convinta della giustezza delle sue riflessioni, e non
    mi  sarei  neppure  lontanamente  indotta a desiderare d'impedirgli di
    cambiare vita.
    Poi  passavo  a  descrivergli  le  mie  condizioni  nei  termini   pi
    commoventi.  Gli  dicevo che la triste sequela di rovesci,  per cui la
    prima volta s'era preso di generosa amicizia verso di me, l'avrebbe, o
    almeno speravo,  fatto un po' intenerire e  preoccuparsi  di  me,  per
    quanto  la parte colpevole dei nostri rapporti l'avessimo smessa: quei
    rapporti ai quali nessuno di noi due,  sono convinta,  aveva voluto  a
    suo  tempo  arrivare.  Gli  dicevo  che era mio desiderio pentirmi con
    altrettanta sincerit quanto lui, ma lo scongiuravo di farmi uno stato
    che bastasse a strapparmi alle spaventose tentazioni della  miseria  e
    dell'abbandono.  Che se poi aveva la minima preoccupazione che potessi
    dargli fastidio in avvenire,  lo  pregavo  di  mettermi  in  grado  di
    ritornare  da mia madre nella Virginia,  da dove sapeva che venivo,  e
    cos sarebbe finito ogni suo timore  a  questo  riguardo.  Concludevo,
    che, se avesse voluto inviarmi ancora 50 sterline per agevolare la mia
    partenza,  gli avrei rimessa una quietanza generale promettendo di non
    importunarlo mai pi con altre richieste, tranne che per avere notizie
    dei progressi del bimbo, che avrei mandato a prendere,  se trovavo mia
    madre  ancora  in  vita  e  me  in  condizioni  tali  da  permetterlo,
    togliendogli cos anche quello dalle braccia.
    In verit,  tutta questa era una frode,  e cio non  avevo  la  minima
    intenzione  di  tornare  nella  Virginia,  come  il racconto delle mie
    passate avventure di laggi pu aver convinto chiunque,  ma  lo  scopo
    era di spillargli,  se era possibile,  quelle ultime 50 sterline,  ben
    sapendo che erano quelli  gli  ultimi  quattrini  che  potessi  ancora
    sperare.  Comunque,  l'argomento  che usai,  e cio di rimettergli una
    quietanza   generale   e   non   infastidirlo   mai   pi,    prevalse
    effettivamente:  il protettore mi mand una polizza di questa cifra da
    una persona che portava con s  una  quietanza  generale  che  dovetti
    firmare,  e  che  io  firmai  con  tutta  franchezza,  e cos,  bench
    amaramente contro la mia volont,  venne messo un punto fermo a  tutta
    la  storia.  E  qui  non  posso fare a meno di riflettere sulle tristi
    conseguenze delle eccessive libert che si prendono  tra  persone  del
    nostro  stato  con  il  pretesto  delle  pure  intenzioni,  dell'amore
    d'amicizia, e tutto il resto; poich in queste amicizie la carne ha in
    genere una cos grande  parte  che  sarebbe  piuttosto  strano  che  i
    desideri non prevalessero alla fine sulle pi solenni decisioni;  e il
    vizio irrompe attraverso le offese alla costumatezza,  che  in  realt
    l'amicizia  innocente dovrebbe salvaguardare con il pi geloso rigore.
    Ma lascio i lettori di questi avvenimenti alle loro proprie giudiziose
    riflessioni,  che essi stessi sapranno fare ben pi  efficacemente  di
    me,  che  mi  sono  tanto presto abbandonata e non sono perci che una
    povera predicatrice.
    Ero dunque un'altra volta in celibato, come posso ben dire; sciolta da
    tutte le obbligazioni di questo mondo,  sia di moglie sia  di  amante,
    eccetto che per quel mio marito mercante,  dal quale, non avendo ormai
    avuto notizie per quasi quindici anni,  nessuno potr farmi una  colpa
    se  mi  stimavo  interamente  libera;  considerando anche che al tempo
    della sua partenza mi aveva detto che,  non avendo  di  lui  frequenti
    notizie,  ne  concludessi  che  era  morto e mi considerassi libera di
    rimaritarmi con chi meglio volessi.
    Cominciai dunque a fare i miei conti.  Per mezzo di molte lettere e di
    grandi  sollecitazioni  e  anche per l'intervento di mia madre,  avevo
    ricevuto dalla Virginia una seconda spedizione di merci  da  parte  di
    quello  che chiamavo mio fratello.  Questo era per risarcire il guasto
    del carico che avevo portato con me, e anche stavolta a condizione che
    gli firmassi una quietanza generale, cosa che, per quanto mi sembrasse
    dura, fui tuttavia costretta a promettere.  Ma seppi barcamenarmi cos
    bene in questo caso che ritirai la merce prima di avere messo la firma
    alla  quietanza  e in seguito trovai ogni volta ora un pretesto ora un
    altro per sottrarmi e  insomma  rifiutare  di  mettere  quella  firma;
    finch  un bel momento non tirai fuori che volevo scrivere prima a mio
    fratello.
    Contando questo rincalzo,  e prima che mi  arrivassero  le  ultime  50
    sterline,  vidi che la mia fortuna ammontava,  tutto sommato,  a circa
    400 sterline, cosicch con quelle altre furono circa 450.  Da parte ne
    avevo messo un altro centinaio,  ma qui mi capit un disastro,  che fu
    questo: un orefice nelle cui mani avevo affidato la  somma,  fall,  e
    cos perdetti 70 sterline,  non arrivando la liquidazione dell'orefice
    pi in l del 30 per cento.  Avevo pure un po'  d'argenteria,  ma  non
    molta, e di vestiti e biancheria ero discretamente fornita.
    Con questo capitale avevo da ricominciare la mia strada nel mondo,  ma
    ricordatevi che non ero pi  la  stessa  donna  che  aveva  vissuto  a
    Rotherthithe  poich,  soprattutto,  avevo quasi vent'anni di pi e n
    l'et n le mie scorribande in Virginia e ritorno,  avevano  avuto  il
    potere di ringiovanirmi;  e sebbene non trascurassi niente che potesse
    giovare a farmi bella,  tranne il  liscio,  al  quale  non  volli  mai
    abbassarmi, restava per sempre qualche differenza fra i venticinque e
    i quarantadue.
    Almanaccai  innumerevoli  modi  di  vita futura,  e presi seriamente a
    considerare per quale strada mettermi, ma niente si offriva. Ebbi cura
    di farmi passare davanti al mondo per qualcosa di pi che non fossi, e
    misi in giro che valevo un patrimonio e  tutta  la  mia  sostanza  era
    nelle  mie  mani,  cosa questa verissima,  ma quell'altra vera come ho
    detto. Non avevo conoscenti,  una delle pi gravi mie disgrazie,  e la
    conseguenza era che non avevo un consigliere e specialmente nessuno al
    quale confidare il segreto della mia condizione;  e l'esperienza mi ha
    insegnato che la mancanza di amicizie  la peggiore estremit, seconda
    soltanto alla miseria,  alla quale possa ridursi una donna.  Dico  una
    donna,  perch  mi  sembra  evidente  che gli uomini possono fare a se
    stessi da consigliere e  da  guida  e  sanno  come  districarsi  dalle
    difficolt e affrontare gli affari meglio delle donne: mentre,  se una
    donna non ha un amico da mettere al corrente delle cose  sue,  che  la
    consigli e l'assista, dieci contro uno che  perduta; anzi, pi denari
    ha,  pi grave pericolo corre di essere offesa e truffata; e questo fu
    il caso nella faccenda delle  100  sterline  che  affidai  nelle  mani
    dell'orefice,  come  ho detto,  quando gi il credito di costui sembra
    che andasse declinando, ma io, che non avevo con chi consultarmi,  non
    ne sapevo niente e cos ci rimisi i miei soldi.
    Quando  una  donna  resta  cos derelitta e priva di guida,   proprio
    simile a una borsa di denari o a un gioiello smarriti  nella  pubblica
    strada,  preda del primo che passi;  se succede che un uomo di virt e
    saldi principi li trovi,  questi li far gridare dal banditore  e  pu
    darsi  che  il proprietario ne senta qualcosa;  ma quante volte questi
    valori non cadranno in mani che non si faranno il minimo  scrupolo  di
    impossessarsene, per una volta che finiscono invece in buone mani?
    Tale  era evidentemente il caso mio,  dato che mi trovavo a essere una
    creatura abbandonata e priva di guida,  una che non aveva soccorsi  n
    assistenza n lumi per la propria condotta: sapevo quello a cui miravo
    e  ci  che  mi serviva,  ma ignoravo del tutto come perseguire il mio
    fine direttamente.  Quello che volevo era sistemarmi  in  una  stabile
    condizione  e,  se avessi avuto in sorte un buon marito posato,  sarei
    stata con lui una moglie tanto fedele quanto la virt  stessa  avrebbe
    potuto  formarla.  Se  le  cose andarono diversamente,  il vizio entr
    sempre per dalla porta del bisogno,  non da quella dell'inclinazione;
    e  io  mancandone capivo troppo bene quale fosse il valore di una vita
    stabile, per tentare men che nulla contro la mia felicit; anzi, sarei
    stata una moglie anche migliore,  e di molto,  proprio  per  tutte  le
    avversit  che  avevo  sofferto;  e  nessuno  pu  dire che negli anni
    passati come moglie io abbia mai dato ai miei mariti  la  pi  piccola
    inquietudine in fatto di condotta.
    Ma  tutto  questo  era  niente;  io  non trovavo di che incoraggiarmi,
    aspettavo,  vivevo con ogni regolarit,  e con quella frugalit che si
    conveniva  alla  mia  situazione,  ma  niente  si  offriva,  niente si
    presentava,  e il capitale spariva a vista d'occhio.  Non  sapevo  che
    fare; mi angosciava il cuore il terrore della miseria imminente. Avevo
    qualche  soldo,  ma  non  sapevo  come  sistemarlo,  e  d'altronde gli
    interessi non sarebbero bastati a mantenermi, non a Londra almeno.
    Finalmente, si apr una nuova speranza.  Abitava nella mia stessa casa
    una  dama  del  nord,  e  niente si ripeteva pi di frequente nei suoi
    discorsi che,  a sentirla,  il buon mercato delle derrate e la  facile
    vita  praticabile  al  suo paese;  come tutto lass era abbondante e a
    buon prezzo,  come gli abitanti  erano  di  grande  compagnia,  e  via
    dicendo:  fin che alla fine non le dissi che quasi quasi mi metteva la
    tentazione di andarmici a stabilire;  poich essendo  io  una  vedova,
    bench  avessi  di che vivere,  non avevo per modo di far fruttare il
    mio. Le dissi che Londra era un soggiorno troppo dispendioso, e che mi
    accorgevo di non poterci vivere con meno  di  100  sterline  all'anno,
    fuorch  rinunciando  a  ogni  societ,  alla  cameriera,  a  tutte le
    pretese,  e sotterrandomi nell'isolamento,  come se vi fossi costretta
    dalla necessit.
    Avrei dovuto accennare che anche con lei,  come con tutti quanti,  non
    avevo smesso di simulare che valevo un patrimonio, o per lo meno tre o
    quattro mila sterline se non altro,  e tutto in mano mia;  e quella me
    le  fece  assai  dolci  non  appena  le sembrai un tantino propensa ad
    andare nel suo paese.  Mi disse che aveva una sorella stabilita presso
    Liverpool;  che  suo  fratello  era  un  gentiluomo  di  peso  lass e
    possedeva pure grandi beni in Irlanda;  e che lei  stessa  li  avrebbe
    raggiunti entro due mesi.  Se volevo farle compagnia fin lass,  sarei
    stata come lei la benvenuta per un mese o anche pi,  come mi  sarebbe
    piaciuto, fin che non avessi sperimentato come quei posti mi andassero
    a  genio;  e  se  poi  ritenevo opportuno di stabilirmici,  si sarebbe
    incaricata lei che i suoi si occupassero, per quanto personalmente non
    prendessero pensionanti, di raccomandarmi a qualche discreta famiglia,
    dove potessi abitare con mia soddisfazione.
    Se costei avesse saputo la mia vera condizione,  non avrebbe mai  teso
    tanti  lacciuoli  e  fatto  tanti inutili passi,  per accalappiare una
    povera creatura desolata, buona a tanto poco una volta cascataci; e in
    verit io,  che mi vedevo alla disperazione e convinta che peggio  non
    poteva  andarmi,  non  ero  troppo  ansiosa  di  quello che mi potesse
    capitare, purch non mi toccassero offese corporali.  Mi lasciai cos,
    non  senza  per  molti  inviti e grandi proteste d'amicizia sincera e
    vero affetto; mi lasciai,  ripeto,  convincere a unirmi a lei,  e,  in
    conseguenza,  mi  misi  sul  piede  di partenza,  bench non avessi la
    minima idea di dove sarei capitata.
    E qui mi trovai in un grande impiccio: quel poco che  avevo  al  mondo
    era tutto in denaro,  tranne,  ho gi detto,  un po' d'argenteria,  di
    biancheria e i miei vestiti;  e quanto a suppellettili domestiche,  ne
    avevo poco o nulla,  avendo vissuto sempre in appartamenti in affitto;
    non avevo per un amico al mondo al quale affidare  quel  poco  oppure
    chiedere  consiglio  su  cosa dovessi farne.  Pensai alla banca e alle
    altre  compagnie  di  Londra,  ma  non  avevo  un  amico  che  potessi
    incaricare dell'operazione; e conservare e portare su di me polizze di
    banca,  tessere,  mandati  e  simili  non  mi sembrava molto prudente,
    perch se li perdevo andava perduto il mio denaro  e  per  me  era  la
    fine;  e  d'altronde  potevano  derubarmi  o  magari  assassinarmi per
    impadronirsene,  in qualche posto fuori mano.  Non sapevo proprio  che
    partito prendere.
    Una  mattina  pensai  di  andare  io stessa alla banca,  dov'ero stata
    diverse volte per riscuotere gli interessi di certe polizze che  avevo
    e  dove  il  segretario,  al quale mi ero indirizzata,  m'era sembrato
    persona onestissima, e in particolare tanto scrupoloso che, avendo una
    volta io sbagliato nel conteggio e ritirato  meno  di  quello  che  mi
    spettasse  e  gi  venendomene  via,  mi  fece  il conto e consegn la
    differenza, che avrebbe potuto intascare egli stesso.
    Lo venni a cercare e gli chiesi  se  poteva  incomodarsi  e  farmi  da
    consigliere:  ero  una  povera vedova senza amicizie e non sapevo come
    regolarmi.  Mi rispose che se volevo il suo parere intorno a cose  che
    fossero  della  sua  partita,  avrebbe fatto del suo meglio perch non
    avessi a rimetterci,  ma che  mi  avrebbe  inoltre  indirizzata  a  un
    brav'uomo molto posato,  di sua conoscenza, anch'egli segretario nello
    stesso ramo per quanto non nella stessa Casa: di costui era ottimo  il
    consiglio  e  la  fidata  onest.  Giacch  aggiunse  il segretario,
    rispondo io di quest'uomo,  fino all'ultimo dei suoi passi;  se  voi,
    signora,  avrete  a  rimetterci  un  solo  quattrino,  toccher  a  me
    risarcirvi.  E' un piacere per lui venire  in  aiuto  alla  gente  nel
    vostro caso: lo pratica come un atto di carit.
    Io  rimasi un po' perplessa a questo discorso;  ma dopo la pausa di un
    istante gli dissi che avrei piuttosto voluto affidarmi a lui, dato che
    lo conoscevo per  onesto,  ma  se  questo  non  era  possibile,  avrei
    accettato  la  sua  raccomandazione meglio di quella di chiunque altro
    Oso dire, signora riprese,  che sarete altrettanto contenta del mio
    amico quanto di me e,  mentre io non posso, egli  pienamente in grado
    di darvi assistenza. A quanto sembra,  era sovraccarico di lavoro  in
    banca e si era impegnato a non occuparsi di altro lavoro che non fosse
    del  suo  ufficio.  Aggiunse  che  quel  suo amico non avrebbe preteso
    niente per il suo consiglio o assistenza, e fu questo che realmente mi
    convinse.
    Fiss la sera stessa,  una  volta  chiusa  la  banca,  per  il  nostro
    incontro con il suo amico; e non appena l'ebbi visto e questi cominci
    a discorrere della cosa, mi sentii pienamente convinta che avevo a che
    fare  con una persona onestissima: l'onest gli si leggeva in viso,  e
    la sua  reputazione,  come  seppi  in  seguito,  era  cos  eccellente
    ovunque, che non mi restava spazio per ulteriori dubbi.
    Dopo il nostro primo incontro,  nel quale non feci che ripetere quanto
    avevo gi detto,  fiss per il  giorno  dopo  un  altro  appuntamento,
    dicendomi che potevo intanto accertarmi di lui con investigazioni, che
    tuttavia  non  avrei  saputo  come  compiere,  priva  com'ero  di ogni
    conoscenza.
    Ci trovammo,  come eravamo d'accordo,  l'indomani e stavolta gli aprii
    pi liberamente il mio caso.  Gli descrissi a fondo le mie condizioni;
    che ero una vedova arrivata  dall'America,  del  tutto  abbandonata  e
    sola; che possedevo qualche soldo, molto pochi, e mi tormentavo per il
    timore  di  perderli,  non avendo una sola persona amica al mondo alla
    quale affidarne l'amministrazione,  che stavo per trasferirmi nel nord
    dell'Inghilterra  dove  sarei  vissuta  meno  dispendiosamente,  senza
    sperperare il mio capitale;  che di buon grado avrei depositato questi
    denari alla banca se avessi osato portare su di me le polizze,  ma non
    sapevo come o con chi corrispondere a questo proposito.
    Mi rispose che  potevo  depositare  alla  banca  il  denaro  in  conto
    corrente  e  la  registrazione nei libri mi avrebbe dato il diritto di
    ritirarlo in qualunque momento; e trovandomi nel nord, potevo spiccare
    mandato al cassiere,  e riceverne quando volessi;  ma in  questo  caso
    verrebbe   considerato   un   deposito  liquido  e  la  banca  non  mi
    corrisponderebbe  alcun  interesse.   Potevo   d'altronde   impiegarlo
    nell'acquisto  di  titoli,  e in questo modo l'avrei tenuto al sicuro,
    senonch,  quando poi volessi disporne,  sarei dovuta venire a  Londra
    per  fare la voltura e neppure sarebbero state poche le difficolt per
    riscuotere il dividendo semestrale,  a meno che non fossi venuta io di
    persona  o  mi fossi servita di un amico tanto fidato da intestargli i
    titoli per metterlo in  grado  di  occuparsene  in  vece  mia,  e  qui
    ritornava  la  stessa difficolt di prima;  e in cos dire mi guardava
    fissamente, con un leggero sorriso. Alla fine disse: Perch, signora,
    non vi prendete un agente che si occupi di voi e del denaro e cos  vi
    tolga  finalmente  il  pensiero dalla testa?.  Sissignore,  e magari
    anche il denaro di tasca ribattei;  davvero il  rischio  con  questa
    soluzione  sarebbe  lo  stesso.  Ma  ricordo che mi dissi in segreto:
    Sarei contenta se mi facessi francamente la tua proposta: ci penserei
    due volte prima di rispondere no.
    A questo modo continu per un pezzo e,  una volta  o  due,  arrivai  a
    pensare  che  facesse  sul serio;  ma fu con vera delusione che sentii
    infine che aveva moglie: tuttavia,  quando ammise  che  aveva  moglie,
    croll il capo e disse con un certo cruccio che insomma aveva moglie e
    non  l'aveva.  Cominciai  a pensare che fosse nella condizione del mio
    ultimo amante e che gli fosse capitata una moglie pazza o qualcosa  di
    simile.  Il  nostro  colloquio,  tuttavia,  non  dur pi molto quella
    volta;  egli mi disse che troppi affari gli facevano  fretta  in  quel
    momento,  ma  che,  se  volevo passare da lui non appena fosse libero,
    avrebbe ripensato a quello  che  fosse  fattibile  nel  mio  caso  per
    regolare con qualche sicurezza i miei interessi. Gli risposi che sarei
    venuta  e gli chiesi dove abitava.  Mi diede per iscritto l'indirizzo,
    e,  consegnandomelo,  me lo lesse ad  alta  voce  e  disse:  E'  qui,
    signora,  se pure oserete fidarvi di me. S gli risposi, credo che
    posso rischiare a fidarmi di voi, visto che avete moglie,  a quanto mi
    dite,  e che a me non occorre un marito;  d'altronde, oso affidarvi il
    mio denaro,  che  tutto quanto  possiedo  al  mondo,  e  se  perdessi
    questo, potrei bene arrischiarmi dovunque.
    Egli  mi  rispose  scherzosamente  certe cose gentili e garbate che mi
    avrebbero fatto un grande piacere se fossero state dette sul serio; ma
    il discorso cambi,  io presi l'indirizzo e promisi di passare in casa
    sua alle sette di quella stessa sera.
    Quando arrivai,  il segretario mi sugger diversi modi di collocare il
    mio denaro nella banca, allo scopo di ricavarne qualche interesse;  ma
    sempre  si  intrometteva  questa  o quella difficolt che lui rilevava
    come  pericolosa;   e  trovai  in  lui  un'onest   cos   sincera   e
    disinteressata,  che  cominciai a credere di essermi proprio imbattuta
    nell'onest'uomo che cercavo e che non avrei avuto mai pi  l'occasione
    di  mettermi  in  mani  migliori;   cos  gli  dissi  con  grandissima
    franchezza che fino a quel giorno non mi ero  mai  incontrata  con  un
    uomo  o  una  donna  di cui potessi aver fiducia o con i quali potessi
    ritenermi  al  sicuro,   ma  che  ora  vedevo  lui  preoccuparsi  cos
    disinteressatamente della mia sicurezza che con ogni fiducia gli avrei
    affidata l'amministrazione di quel poco che possedevo,  se pure voleva
    accettare di essere l'agente di  una  povera  vedova  che  non  poteva
    corrispondergli nessun salario.
    Fece un sorriso e,  alzandosi in piedi, si inchin con molto rispetto.
    Mi rispose che non poteva prendere se non in ottima parte  che  avessi
    di  lui  un'opinione cos eccellente;  che non intendeva abbandonarmi;
    che voleva fare tutto  quanto  poteva  per  venirmi  in  aiuto,  senza
    pretendere  un salario;  ma che in nessun modo si sentiva di accettare
    un incarico che poteva farlo cadere in sospetto di mire  personali,  e
    che,  supponendo  che  io  venissi  a  mancare,  lo  poteva  trarre in
    controversie con i miei esecutori,  cosa in cui non aveva nessunissima
    voglia di cimentarsi.
    Gli  dissi  che,  se  queste  erano  tutte le sue obiezioni,  le avrei
    sgominate  subito  convincendolo  che  non  c'era   nessun   tipo   di
    difficolt; dato che, primo, quanto a sospettare di lui, adesso se mai
    era  il  momento,  e  non  invece  mettergli nelle mani l'incarico;  e
    d'altronde, se un bel momento io lo avessi sospettato,  egli non aveva
    che da piantare tutto e rifiutarsi di continuare. Secondo, quanto agli
    esecutori,  gli  garantivo  che  non  avevo eredi n parenti di nessun
    genere in Inghilterra,  e per erede o esecutore non avrei avuto  altri
    che  lui,  a  meno  che il mio stato non cambiasse,  ma in questo caso
    sarebbero finiti insieme per lui l'incarico e  l'incomodo.  Di  questo
    tuttavia  non avevo per il momento nessuna speranza;  e gli dissi che,
    se morivo nella mia condizione attuale,  tutta quella sostanza sarebbe
    stata sua,  e l'avrebbe meritata per la sua lealt verso di me,  della
    quale ero convinta in anticipo.
    A questo discorso cambi viso e mi domand da dove  mi  venisse  tanta
    benevolenza  per  lui;  e  con aria assai soddisfatta mi disse che non
    sentiva di prevaricare se si augurava di essere scapolo per amor  mio.
    Sorrisi  e  gli  risposi che,  dato che non era,  la mia profferta non
    poteva avere nessuna mira su di lui  e  che  augurarsi  non  significa
    potere: sarebbe stato criminoso verso sua moglie.
    Mi rispose che sbagliavo; poich disse, come vi ho accennato prima,
    io  ho  una  moglie  e  non  l'ho,  e non sarebbe peccato augurarle la
    forca. Non so niente della vostra  condizione  a  questo  proposito,
    signor  mio  dissi;  ma  non pu essere ben fatto che vogliate morta
    vostra moglie. Vi ripeto disse un'altra volta,  che  e non   mia
    moglie; e voi non sapete chi io mi sia n chi sia lei.
    Questo  vero risposi,  io non so,  signore,  chi voi siate;  ma vi
    credo un onest'uomo, e per questo ho in voi tanta fiducia.
    S, s riprese, cos sono infatti; ma sono anche un'altra cosa, mia
    signora;  perch disse,  a parlar chiaro io sono  becco  e  lei  una
    baldracca. Pronunci queste parole con una specie di festevolezza, ma
    le  accompagnava  un  cos  penoso  sorriso  che  mi accorsi quanto il
    pensiero lo trafiggesse, e parlando aveva assunto un'aria tetra.
    In questo caso la faccenda cambia, signore dissi, per quel riguardo
    di cui parlavate;  ma un becco,  voi lo sapete,  pu essere un  onesto
    uomo;  e  qui  la  cosa  non  cambia  per niente.  D'altronde,  penso
    continuai,  che,  vista la disonest di vostra moglie  con  voi,  voi
    siete anche troppo onesto a riconoscerla per moglie,  ma di questo non
    spetta a me immischiarmi. Anzi ribatt,  penso di togliermela  dai
    piedi;  poich a dire il vero,  cara signora,  non si pu neppure dire
    che io sia un becco soddisfatto; al contrario, vi assicuro che la cosa
    mi irrita al pi alto grado,  ma non posso farci niente: se una  vuole
    essere baldracca, sar baldracca.
    Lasciai cadere quel discorso e ricominciai a parlare del fatto mio; mi
    accorsi  per che il segretario non si rassegnava a tacere,  e cos lo
    lasciai dire e lui mi raccont tutte le circostanze del  caso,  troppe
    per  riferirle  qui:  in  particolar  modo  che,  mentre lui era stato
    assente dall'Inghilterra per  un  certo  tempo  prima  di  entrare  in
    quell'impiego,  quella  donna  aveva avuto due bambini da un ufficiale
    dell'esercito;  e che dopo che egli giunse in Inghilterra e,  vedutala
    sottomessa,  l'ebbe ripresa con s e la manteneva con molta bont, lei
    lo derub di tutto quello su cui pot  mettere  le  mani,  scapp  col
    garzone  di  un  mercante  di  tele,  e viveva tuttora lontana da lui.
    Sicch, signora concluse, quella  baldracca non per bisogno, che 
    lo stimolo ordinario, ma per inclinazione e per gusto del vizio.
    Gli espressi allora la  mia  piet,  augurandogli  di  liberarsi  alla
    buon'ora di quella donna, e di nuovo volevo tornare a discorrere della
    mia  faccenda,  ma  niente  serviva.  Alla  fine mi piant addosso gli
    occhi:  Ascoltatemi,  signora  disse,   siete  venuta  a  chiedermi
    consiglio  e  io  vi assister con altrettanta lealt che se foste una
    mia sorella;  ma ora debbo rovesciare le posizioni visto che voi mi ci
    costringete,  trattandomi  con  tanta  benevolenza,  e credo che dovr
    chiedere consiglio a voi.  Ditemi,  che deve fare un pover'uomo  della
    baldracca  che l'ha ingannato?  Che posso fare per avere da lei quella
    giustizia che mi spetta?.
    Ahim!  signore dissi,    un  caso  troppo  delicato  per  i  miei
    consigli,  ma  se  ho ben capito,  lei vi ha piantato,  e dunque ve la
    siete bellamente tolta di torno;  che altro potete ancora desiderare?
    S,  senza  dubbio  se n' andata rispose;  ma con tutto ci non ne
    sono ancora libero. Questo   vero  ripresi,  costei  pu  perfino
    farvi  dei  debiti,  ma  la  legge  vi  provvede  dei  mezzi  adatti a
    impedirlo;  potete farla  pubblicamente  interdire,  se  questo    il
    termine.
    No,  no  mi  rispose,  non    questo  il punto;  a tutto questo ho
    pensato;  non  di questo che parlo,  ma vorrei sbarazzarmi di lei per
    sposarmi un'altra volta.
    Caro  signore  dissi,  allora  dovete divorziare;  se avete modo di
    provare quanto dite,   certo che ci riuscirete  e  sarete  finalmente
    libero.
    Troppo seccante e dispendioso mi rispose.
    Tuttavia  dissi,  se  vi  riuscisse di indurre una qualche donna di
    vostro  gusto  ad  ascoltarvi,  suppongo  che  vostra  moglie  non  vi
    contesterebbe la libert ch'essa stessa si prende.
    Gi  mi  rispose,  ma  credete  che sarebbe cosa facile portare una
    donna onesta a un simile passo?  quanto alle altre aggiunse,  ne  ho
    gi  di  lei  fin  sopra  i  capelli,   per  immischiarmi  ancora  con
    baldracche.
    Mi balen in mente: "Ti avrei  io  ascoltato  con  tutta  l'anima,  se
    soltanto ti fossi fatto avanti" ma ci lo dissi tra me. A lui risposi:
    Ma  cos,  voi  sbarrate  la  porta  a qualunque donna onesta volesse
    accettarvi,  poich condannate chiunque fosse disposta  a  correre  il
    rischio con voi,  se concludete che una donna, la quale vi prenda cos
    come siete ora, non pu essere onesta.
    Eppure disse, io vorrei che mi convinceste che una donna onesta pu
    accettarmi;  mi sentirei di correre questo rischio;  e qui  si  volse
    netto a me: Voi mi accettereste, signora?.
    Non  buon gioco risposi,  dopo quanto avete detto; tuttavia perch
    non pensiate che vi chieda soltanto una ritrattazione,  vi  risponder
    chiaro  e tondo: No,  io no,  i miei affari con voi sono di tutt'altro
    tipo;  e non avrei mai creduto che,  del mio serio ricorso  a  voi  in
    questa mia disperata condizione, voi avreste fatta una commedia.
    Ma,  signora  mi  disse,  la mia condizione  altrettanto disperata
    quanto la vostra, e ho altrettanto bisogno di consiglio io quanto voi,
    perch credo  che  se  non  trover  un  soccorso  da  qualche  parte,
    impazzir  dalla  disperazione  e vi assicuro che non so assolutamente
    che strada prendere.
    Certo dissi,   pi facile dare un consiglio per il caso vostro che
    non per il mio. Parlate,  allora mi disse,  ve ne supplico, perch
    ora mi ridate coraggio.
    Ecco risposi, se il caso vostro  tanto semplice,  non avete che da
    chiedere  il  divorzio legale,  e poi troverete donne oneste quante ne
    vorrete,  da richiederle in buona fede;  il nostro sesso  non    cos
    scarso che debba mancare una moglie per voi.
    Ebbene  dunque  mi  disse,  parlo  sul  serio:  seguir  il  vostro
    consiglio; ma posso farvi in precedenza una domanda seria? Qualunque
    domanda gli risposi, tranne quella di prima.
    No,  cos non va mi disse,  perch  quella insomma la domanda  che
    devo farvi.
    Voi  potete  farmi  tutte  le domande che volete,  ma la mia risposta
    l'avete gi avuta risposi;  e  d'altronde,  signore  continuai,  
    possibile  che abbiate di me una cos vile opinione da supporre che io
    possa rispondere in precedenza a una  domanda  simile?  C'  donna  al
    mondo  che  possa credere che facciate sul serio o pensare che abbiate
    altro in mente che di pigliarla in giro?
    No,  no disse,  io non vi  piglio  in  giro,  ma  dico  sul  serio;
    pensateci su.
    Signor  mio  gli  feci,  con una certa severit,  io venni da voi a
    proposito di un affare; volete essere tanto buono da comunicarmi quale
    sarebbe il vostro consiglio in proposito?
    Ci avr pensato rispose, quando verrete la prossima volta.
    Gi dissi, mi avete proibito per di venirci mai pi.
    E perch? chiese, con una faccia sbigottita.
    Perch gli dissi, non potete pensare che io vi faccia visita a quel
    proposito del quale parlate.
    Ebbene disse, promettetemi di tornare ancora, comunque, e io non ve
    ne parler pi fino a che non avr ottenuto il divorzio.  Ma vi  prego
    di  perpararvi  ad  essere meglio disposta,  una volta che sar fatto;
    poich proprio voi sarete la donna o diversamente non chieder nemmeno
    il divorzio: debbo questo alla vostra inopinata bont, non fosse che a
    questa, ma ho pure altri motivi.
    Non avrebbe potuto dirmi cosa al mondo pi gradita;  tuttavia,  sapevo
    che  il  modo  di  assicurarmelo  era di tenerlo a distanza fin che il
    successo era cos remoto come appariva,  e che ci sarebbe stato  tutto
    il tempo di accettare,  una volta che lui fosse in grado di effettuare
    la cosa.  Cos gli risposi con molto rispetto che avremmo avuto  tutto
    il  tempo  di  pensarci  quando  fosse  in  condizioni di parlarne pi
    seriamente; intanto,  gli dissi,  io sarei andata molto lontano,  n a
    lui  sarebbero  mancati soggetti in abbondanza da soddisfarlo anche di
    pi.  Per il momento la lasciammo l,  e lui mi  fece  promettere  che
    sarei tornata l'indomani per quella mia faccenda, cosa che ottenne con
    qualche  fatica;  mentre,  se  avesse potuto leggermi pi dentro,  non
    aveva bisogno di fatica alcuna per convincermi.
    Venni la sera successiva,  secondo l'intesa,  e mi  feci  accompagnare
    dalla cameriera,  per mostrargli che avevo una cameriera. Egli mi fece
    intendere che era suo desiderio che la cameriera mi aspettasse, ma non
    ne volli sapere e le ordinai a voce alta di tornare a prendermi  verso
    le   nove.   Questo  egli  lo  rifiut  e  mi  disse  che  mi  avrebbe
    riaccompagnata  lui,   cosa  che  non   mi   piacque   eccessivamente,
    immaginando  che  volesse  fare questo per venire a conoscenza del mio
    domicilio e indagare sul  mio  carattere  e  stato.  Tuttavia,  mi  ci
    arrischiai,  poich  tutto  quanto  la  gente  laggi  sapeva  nei mie
    confronti, ridondava a mio vantaggio;  e lui di me non sapeva altro se
    non  che  ero  una  donna  di fortuna,  e una creatura molto modesta e
    posata; cosa che, vera che fosse o meno in assoluto, pure vedete anche
    voi quanto importi per tutte le donne che sperano qualcosa nel  mondo,
    se  vogliono  preservare  il  nome  della  loro virt,  quand'anche ne
    abbiano sacrificato la sostanza.
    Vidi,  e mi piacque non poco,  che aveva provveduto a  prepararmi  una
    cena.  Vidi  pure  che  se  la  passava  molto  bene  e aveva una casa
    discretamente ricca e tale che me ne  rallegrai  di  cuore,  dato  che
    consideravo gi tutto come roba mia.
    Avemmo  un  secondo colloquio sullo stesso argomento dell'altro.  Egli
    ribad senza infingimenti il suo proposito;  mi protest tutto il  suo
    affetto  e in verit non avevo motivo di dubitarne;  dichiar che esso
    risaliva al primo istante che gli avevo parlato,  e  molto  prima  che
    avessi  accennato  all'intenzione  di  lasciargli  i miei averi.  "Non
    importa a quando  risale"  pensavo,  "purch  duri  poi,  sar  sempre
    sufficiente."  Poi  pass a spiegarmi quanto l'avesse catturato la mia
    profferta di affidargli ogni avere "Cos volevo infatti"  pensai,  "ma
    allora  credevo anche che fosse scapolo." Una volta cenato,  notai che
    insisteva molto per farmi bere due o tre bicchieri di  vino;  io  per
    non volli saperne e non bevvi che un bicchiere o due.  Allora mi disse
    che aveva una proposta  da  farmi,  che  dovevo  promettergli  di  non
    prendere in cattiva parte, quand'anche non accettassi. Gli risposi che
    speravo   che   non   stesse  per  propormi  niente  di  disonorevole,
    specialmente in casa sua, e che se tale era la presente, preferivo non
    ne facesse parola per non trovarmi nella necessit  di  mostrargli  un
    risentimento  che  disdiceva alla stima che gli portavo e alla fiducia
    che in lui avevo riposto,  entrandogli in casa.  E lo pregavo di darmi
    licenza  di  andarmene,  dopo  di  che  presi a infilarmi i guanti e a
    prepararmi per la partenza, bench tuttavia non ne avessi l'intenzione
    pi che lui non intendesse permettermelo.
    Ed ecco: mi scongiur di non parlare di partenza,  mi assicur che era
    lontano   le   mille   miglia  dal  volermi  proporre  checchessia  di
    disonorevole e che,  se cos pensavo,  anch'egli preferiva  non  dirne
    altro.
    Qui  non  mi  garb  pi  per niente.  Gli risposi che ero disposta ad
    ascoltare qualunque discorso volesse farmi,  convinta che non  avrebbe
    detto  niente  che  fosse  indegno  di  s  o  sconveniente per me che
    l'ascoltavo.  Allora,  mi disse che la proposta era  la  seguente:  io
    avrei  dovuto  sposarlo,  quantunque  non  avesse  ancora  ottenuto il
    divorzio da quella baldracca di sua moglie,  e per assicurarmi che  le
    sue intenzioni erano onorevoli, mi prometterebbe di non pretendere che
    gli  coabitassi  o dormissi insieme,  fin che non fosse pronunciato il
    divorzio.  Fin dalla prima parola di quest'offerta il mio cuore  grid
    s,  ma  era  necessario fare ancora un poco l'ipocrita con lui;  cos
    finsi di respingere con un certo calore la richiesta come assurda, gli
    dissi che una  simile  proposta  non  poteva  avere  altro  senso  che
    d'invilupparci  tutti  e due in un groviglio di difficolt;  poich se
    alla fin fine poi non otteneva il divorzio,  il matrimonio non avremmo
    per potuto scioglierlo e nemmeno starvi dentro,  in modo che lasciavo
    a lui di riflettere in quale condizione ci saremmo  venuti  a  trovare
    nel caso che le sue speranze di divorzio andassero frustrate.
    Insomma, portai cos a fondo l'argomento in contro che lo convinsi che
    la  sua  proposta non aveva il minimo buon senso;  egli allora pass a
    un'altra,  e fu che dovessi firmare e sigillare con lui un  contratto,
    che  pattuisse che l'avrei sposato non appena pronunciato il divorzio,
    nullo nel caso che non glielo concedessero.
    Gli dissi che questa era pi ragionevole  della  precedente;  ma  che,
    dato  che era la prima volta che potevo supporlo tanto dimentico di s
    da   parlare   sul   serio,   non   era   mia   abitudine   rispondere
    affermativamente  a  una  prima  sollecitazione:  ci avrei pensato su.
    Scherzavo con quest'innamorato come il pescatore alla lenza fa con  la
    trota:  sentivo  di  averlo  solidamente  all'amo: cos mi presi gioco
    anche di questa proposta,  e lo frustrai.  Gli dissi che di me  sapeva
    troppo  poco  e gli consigliai di raccogliere informazioni;  e lasciai
    che mi riaccompagnasse a casa,  pur non invitandolo a entrare,  poich
    gli osservai che non sarebbe stato conveniente.
    A farla breve,  osai rifiutare di firmare quel contratto,  e il motivo
    fu questo: la dama che  mi  aveva  invitata  ad  andare  con  lei  nel
    Lancashire,  insisteva  tanto ostinatamente e mi faceva balenare lass
    fortune cos mirabolanti e cose tanto belle,  che non resistetti  alla
    tentazione di andare a provare. Pu darsi dicevo, che mi rimetta in
    sesto per bene;  e,  su questo, non mi facevo scrupolo di abbandonare
    il mio galantuomo di citt,  di cui non ero innamorata al punto di non
    poterlo lasciare per uno pi ricco.
    In una parola,  rifiutai di impegnarmi;  ma gli dissi che sarei andata
    nel nord,  e che avrebbe  saputo  dove  indirizzarmi  le  lettere  per
    l'incarico  che  gli  avevo affidato;  che gli avrei concesso un pegno
    sufficiente della mia stima,  lasciando nelle  sue  mani  quasi  tutto
    quello  che  possedevo al mondo;  e che per il momento gli davo la mia
    parola che,  non appena fosse finita la causa di divorzio,  se  me  ne
    avesse  mandato  un ragguaglio,  sarei ritornata a Londra e finalmente
    avremmo parlato sul serio della cosa.
    Era un basso disegno,  bisogna pure che lo  confessi,  quello  con  il
    quale partivo,  bench mi avessero invitata lass con un disegno anche
    peggiore,  come il seguito della storia chiarir.  Andai dunque con la
    mia amica, come la chiamavo, nel Lancashire. Per tutto il percorso del
    viaggio  lei  mi vezzeggi con ogni apparenza di un sincero e schietto
    attaccamento;  per tutto il percorso,  pag le spese,  tranne il  nolo
    della  carrozza;  e  suo fratello venne a incontrarci a Warrington con
    una carrozza signorile donde proseguimmo fino a Liverpool accompagnate
    da tutte le cerimonie che potevo desiderare.
    Fummo pure ospitate con grande liberalit tre o quattro  giorni  nella
    casa di un mercante di Liverpool; tralascio di scrivere il suo nome, a
    motivo  di quello che segu.  Poi la dama mi disse che voleva portarmi
    nella casa di un suo zio dove saremmo state splendidamente ospitate; e
    lo zio, come essa lo chiamava,  mand una carrozza con quattro cavalli
    a  prenderci,  e viaggiammo per una quarantina di miglia non so in che
    direzione.
    Arrivammo a buon conto in una villa signorile,  piena di una  famiglia
    numerosa,  con un vasto parco,  una societ veramente straordinaria, e
    dove la dama era chiamata cugina.  Le dissi che,  se aveva pensato  di
    portarmi tra una societ come quella, avrebbe dovuto avvertirmi che mi
    provvedessi di un miglior guardaroba.  Le dame di lass ascoltarono le
    mie parole e mi spiegarono con molto tatto  che  nel  loro  paese  non
    valutavano  soltanto  le  persone dal vestire come si faceva a Londra;
    che  la  cugina  aveva  dato  loro  un  pieno  ragguaglio  della   mia
    condizione,  e che per brillare a me non occorrevano abiti; insomma mi
    trattarono non per quella che ero ma per quella che  pensavano  fossi,
    vale a dire, una dama di grande fortuna.
    La  prima  cosa che scoprii qui fu che tutta la famiglia era cattolica
    romana,  e cos pure la cugina;  tuttavia  nessuno  al  mondo  avrebbe
    potuto comportarsi meglio con me, e ricevevo tutte quelle cortesie che
    avrei  ricevuto  se fossi stata della loro confessione.  Vero si  che
    non avevo in me quel tanto di  principi  da  rendermi  puntigliosa  in
    fatto  di  religione;  e  senz'altro  imparai a parlare favorevolmente
    della Chiesa Romana;  in particolare,  espressi l'idea che vedevo poco
    pi  che  un  pregiudizio  di  educazione  in  tutte le differenze che
    correvano fra i cristiani sulle cose di fede,  e che,  se per caso mio
    padre  fosse  stato  cattolico  romano,  non  dubitavo che sarei stata
    altrettanto soddisfatta della loro religione che della mia.
    Questo piacque loro moltissimo e, come ero assediata giorno e notte da
    una eccellente compagnia e da una  conversazione  festosa,  cos  ebbi
    pure   intorno   a  me  due  o  tre  vecchie  dame  che  mi  tastarono
    sull'argomento della religione.  Io fui tanto compiacente che  non  mi
    feci  scrupolo  di  assistere  alla loro Messa e conformarmi a tutti i
    gesti dei quali mi diedero  l'esempio,  ma  non  volli  essere  troppo
    facile,  e  cos in generale le incoraggiavo soltanto a sperare che mi
    sarei  fatta  cattolica  romana  previa  istruzione   nella   dottrina
    cattolica, com'essi dicono; e la cosa rimase a questo punto.
    Mi trattenni lass circa sei settimane; poi la mia guida mi riport in
    un  villaggetto di campagna,  a circa a sei miglia da Liverpool,  dove
    suo fratello,  com'essa lo chiamava,  venne a farmi visita  nella  sua
    carrozza  accompagnato  da  due  lacch in bella livrea;  e senz'altro
    prese a farmi la corte. Sembrerebbe strano che io mi facessi ingannare
    come mi capit,  e davvero credevo la stessa cosa anch'io,  dato che a
    Londra  possedevo  una  carta sicura decisa a non buttare,  a meno che
    trovassi da rimettermi molto bene in sesto.  Pure,  secondo  tutte  le
    apparenze,   questo   fratello   era   un   partito  degno  della  mia
    considerazione e il meno che si valutassero i suoi possedimenti  erano
    1000 sterline annue;  anzi la sorella diceva che ne fruttavano 1500, e
    la maggior parte si trovava in Irlanda.
    Io, che ero una grande fortuna, e passavo per tale, venivo considerata
    al disopra di ogni domanda sulle mie sostanze;  e la mia falsa  amica,
    fondandosi  su di una voce oziosa,  le aveva portate da 500 sterline a
    5000 e, al tempo che venne in campagna, parlava di 15000. L'irlandese,
    poich tale sentii che era, perse la testa a un'esca simile; e insomma
    mi corteggi, mi fece regali e si indebit come un folle, tutto per le
    spese  della  sua  corte.  Debbo  per  fargli  giustizia:  aveva  una
    straordinaria eleganza aristocratica,  era alto, ben fatto e possedeva
    un garbo meraviglioso: conversava con tanta naturalezza del suo  parco
    e  delle  scuderie,  dei cavalli e dei guardacaccia,  dei boschi,  dei
    fittavoli e dei servitori,  come si trovasse nel suo castello e  tutte
    quelle cose io me le vedessi intorno.
    Mai  neppure  mi  interrog  sulla  mia  fortuna n sul mio stato;  mi
    garant invece che,  quando fossimo a  Dublino,  mi  avrebbe  dato  in
    sopraddote  un'ottima  tenuta,  che  rendeva  600 sterline,  e che era
    disposto a firmare senz'altro l'atto o  contratto  di  dotazione,  per
    assicurarmela in effetto.
    Era  un  linguaggio,  questo,  che  davvero  non  c'ero  abituata e mi
    sconvolse tutti i  criteri;  avevo  poi  all'orecchio  un  demonio  in
    gonnella, che di ora in ora andava ripetendomi che specie di gran vita
    conducesse  il  fratello.  Ora  veniva a prendere i miei ordini,  come
    desiderassi far dipingere la carrozza e come la volessi arredata;  ora
    quale livrea doveva indossare il mio paggio; ero insomma abbacinata, e
    avevo perso ogni facolt di rispondere no;  a farla breve, acconsentii
    a sposarlo;  tuttavia,  perch la cosa riuscisse pi  intima,  andammo
    nell'interno  della  campagna e ci spos un sacerdote,  che,  me n'ero
    accertata,  poteva unirci altrettanto effettivamente  che  un  parroco
    anglicano.
    Non posso negare di aver fatto durante quest'impresa certe riflessioni
    sul mio vergognoso abbandono del devoto segretario, che mi amava tanto
    sinceramente  e  che andava tentando di liberarsi da quella scandalosa
    baldracca che l'aveva trattato in modo cos  barbaro,  ripromettendosi
    dalla  nuova  scelta  un'infinita  felicit;  la quale nuova scelta si
    concedeva intanto a un altro in maniera quasi  altrettanto  scandalosa
    quale era stata quella della moglie.
    Ma  la  scintillante  lustra  di  una grande ricchezza e di tante cose
    belle, che quell'ingannata creatura occupata a ingannarmi dipingeva di
    ora in ora alla mia fantasia,  mi spron,  senza lasciarmi il tempo di
    pensare  a  Londra  n  a  nessuna  cosa di laggi,  e tanto meno agli
    obblighi che mi legavano a un uomo che  valeva  infinitamente  pi  di
    colui che ora mi stava davanti.
    Ma la cosa era fatta; ero ormai tra le braccia del mio nuovo sposo che
    conservava  tuttora  il suo sfoggio: magnifico di grandezza e tale che
    non  meno  di  un  migliaio  di  sterline  all'anno  avrebbero  potuto
    mantenere l'ordinario apparecchio in cui si mostrava.
    Dopo  un  mese circa di matrimonio,  egli incominci a parlare del mio
    viaggio  a  West  Chester  per  imbarcarci  alla  volta  dell'Irlanda.
    Tuttavia  non mi fece nessuna fretta,  poich restammo dov'eravamo per
    altre tre settimane e poi mand a Chester a prendere una carrozza  che
    ci  venisse  incontro alla Rupe Nera,  come la chiamano,  dirimpetto a
    Liverpool.  Qui ci recammo su di una bella imbarcazione  che  chiamano
    pinaccia,  spinta  a  sei remi;  i servitori,  i cavalli e il bagaglio
    traversando in chiatta.  Egli si scus con me del fatto che non  aveva
    conoscenze  a  Chester,  ma  mi avrebbe preceduta e cercato un qualche
    elegante appartamento in  una  casa  privata.  Gli  chiesi  quanto  ci
    saremmo  fermati  a Chester.  Mi rispose: non certo pi di una notte o
    due;  avrebbe noleggiato subito una carrozza per portarci a  Holyhead.
    Gli  dissi  allora che non doveva assolutamente incomodarsi a cercarmi
    un alloggio privato per una o due notti,  giacch essendo Chester  una
    vasta citt non avevo nessun dubbio che avremmo trovato ottime locande
    e  di  che  sistemarci benissimo.  Scendemmo infatti a una locanda non
    lontano dalla Cattedrale; non ricordo pi a quale insegna.
    Qui il mio sposo,  parlando del mio viaggio in Irlanda,  mi chiese  se
    non  avevo  affari  da  assestare  a Londra prima della partenza.  Gli
    risposi che no,  o almeno non di molto  importanti,  tutte  cose  alle
    quali si poteva benissimo attendere per lettera da Dublino.  Signora
    mi disse con molto rispetto, la maggior parte, suppongo, della vostra
    sostanza, che a quanto sento da mia sorella consiste principalmente in
    denaro liquido depositato alla Banca d'Inghilterra,  certo al sicuro;
    ma,  nel caso che si richiedesse  un  trasferimento  o  una  qualunque
    mutazione  di propriet,  potrebbe essere necessario andare a Londra e
    assestare ogni cosa prima del viaggio.
    Io ebbi un'aria trasecolata a questo discorso,  e gli risposi che  non
    capivo;   che,  a  mia  conoscenza,  non  avevo  depositi  alla  Banca
    d'Inghilterra,  e speravo che non potesse affermare che gli avessi mai
    raccontata  una  cosa  simile.  No,  mi  rispose,  non gli avevo detto
    questo,  ma sua sorella aveva detto che la  maggior  parte  della  mia
    sostanza  era  depositata  l;  e ho voluto parlarvene,  mia cara mi
    disse,   semplicemente  perch  se  si  presentasse  l'occorrenza  di
    assestarla  e  di  provvedervi  in  qualche  modo,  non ci toccasse il
    rischio e l'incomodo di un'altra traversata; giacch,  aggiunse,  non
    ci teneva a espormi troppo in viaggi di mare.
    Mi sorprese molto questo discorso, e cominciai a chiedermi che potesse
    voler  dire;  e  subito  mi  resi  conto che la mia amica,  quella che
    chiamava fratello il mio sposo, doveva avermi descritta con colori che
    non erano i miei;  e decisi che avrei visto  in  fondo  alla  faccenda
    prima   di  lasciare  l'Inghilterra  e  prima  di  mettermi  in  paese
    sconosciuto nelle mani di chi sa chi.
    A questo proposito l'indomani chiamai  in  camera  mia  la  sorella  e
    mettendola  al corrente del colloquio che avevamo avuto il fratello ed
    io, la scongiurai di ripetermi che cosa gli avesse detto e quale fosse
    il fondamento sul quale  aveva  concluso  il  nostro  matrimonio.  Lei
    ammise  di  avergli  detto  che valevo una fortuna;  e alleg che cos
    aveva  sentito  a  Londra.  Sentito  a  Londra?  scattai  vivamente;
    l'avete  mai sentito da me? No,  rispose,  riconosceva di non averlo
    mai sentito da me,  ma per le avevo detto parecchie volte che  quanto
    possedevo  era  a  mia intera disposizione.  Certamente ribattei con
    vigore, ma non vi dissi mai che possedessi qualcosa come una fortuna;
    no,  nemmeno che avessi al mondo 100  sterline  o  il  valore  di  100
    sterline.  E  come si sarebbe accordato con la mia fortuna continuai,
    che io volessi venire qui nel  nord  con  voi,  semplicemente  avendo
    sentito  che  la  vita  era  a  buon  mercato?  A queste parole,  che
    pronunciai con voce alta e fremente, entr mio marito,  e lo pregai di
    farsi avanti e sedersi, poich avevo qualcosa della massima importanza
    da  dire  in  presenza di tutti e due,  qualcosa che era assolutamente
    necessario ascoltasse anche lui.
    Ebbe un'aria un po' sconcertata alla sicurezza con la  quale  sembravo
    parlare,  e  si fece avanti e mi sedette vicino,  non senza aver prima
    chiuso l'uscio; dopo di che, dato che ero irritatissima;  cominciai e,
    rivolgendomi a lui,  dissi: Temo,  mio caro (perch a lui parlai con
    benevolenza) che con il nostro  matrimonio  vi  sia  stato  usato  un
    grandissimo  inganno,  e  un  torto del quale non sarete risarcito mai
    pi;  ma dato che io non vi ho avuto parte,  voglio esserne scagionata
    secondo  quanto    giusto,  e  che  la  colpa  ricada dove deve e non
    altrove, poich io mi lavo le mani di tutto. Quale torto pu essermi
    stato fatto,  mia cara,  nel nostro  matrimonio?  rispose.  Io  sono
    convinto  che ritorna tutto a mio onore e vantaggio. Ve lo spiegher
    subito dissi,  e ho una  grande  paura  che  non  avrete  motivo  di
    ritenervi ben trattato;  ma vi convincer,  mio caro, che io non vi ho
    avuto parte.
    Allora si mostr sbigottito e ansioso, e cominci, credo, a sospettare
    quello che segu;  pure,  guardandomi e dicendo soltanto: Continuate
    sedette muto,  come in attesa di quello che avevo da dire.  Continuai.
    Vi chiesi ieri sera dissi volgendomi a lui, se mai mi fossi vantata
    con voi della mia ricchezza e se mai vi avessi detto di possedere  una
    fortuna  alla  Banca  d'Inghilterra  o  in qualche altro luogo,  e voi
    ammetteste che mai avevo fatto questo,  com' la verit.  Ora desidero
    che mi diciate qui,  in presenza di vostra sorella,  se vi ho mai dato
    qualche motivo di pensare una cosa simile o se mai  neanche  vi  abbia
    fatto  intorno parola ed egli ammise un'altra volta che era vero,  ma
    disse che mi ero sempre mostrata una donna ricca e lui ci  contava,  e
    sperava  di  non essersi ingannato.  Io non chiedo ora se siete stato
    ingannato ribattei,  temo che lo siate stato,  ed  io  con  voi;  ma
    voglio scagionarmi dall'aver preso parte all'inganno.
    Ho chiesto poco fa a vostra sorella se mai le ho parlato di ricchezze
    o di beni di mia propriet,  o se mai gliene ho fatto l'inventario,  e
    mi ha ammesso di no. E vi prego,  signora dissi,  siate con me tanto
    leale da incolparmi,  se potete,  qualora io vi abbia mai affermato di
    possedere una sostanza; e come, se l'avessi avuta, mi sarei mai decisa
    a venire in questo paese con voi allo scopo di risparmiare  quel  poco
    di  mio,  e  vivere  meno  dispendiosamente? Di tutto questo non pot
    contestare una parola,  ma ripet di aver sentito  a  Londra  che  ero
    padrona  di  un'immensa  fortuna,  la  quale era depositata alla Banca
    d'Inghilterra.
    E ora,  signor mio dissi rivolgendomi un'altra volta  al  mio  sposo
    novello,  usatemi  la  giustizia  di  dirmi chi  che ci ha ingannati
    tutti e due al punto da farvi credere che io valessi una fortuna, e da
    decidervi a corteggiarmi e sposarmi?
    Egli non pot articolare parola, ma indic la sorella,  e trascorso un
    momento  di  silenzio,  scoppi nella pi furibonda collera alla quale
    abbia mai visto in vita mia  abbandonarsi  un  uomo,  vituperandola  e
    dandole della baldracca e ogni nome pi brutto che gli venne in mente;
    e  che l'aveva rovinato,  e dichiar che a sentire lei io valevo 15000
    sterline, e 500 ne aveva promesse a lei per il matrimonio procacciato.
    Poi aggiunse,  rivolgendosi a me,  che  quella  non  era  affatto  sua
    sorella,  ma  era stata per due anni la sua baldracca;  che in acconto
    del mercato aveva gi ricevuto da lui  100  sterline,  e  se  le  cose
    stavano davvero come io dicevo,  egli era perduto senza remissione;  e
    nella sua frenesia giur che le avrebbe senz'altro spaccato il  cuore,
    cosa che ci atterr tutte e due.  La donna si mise a piangere, e disse
    che ogni cosa l'aveva sentita in quella casa dove abitavo.  Ma  questo
    non  ebbe  altro  effetto  che  di  esasperarlo  maggiormente: che lei
    dovesse fargliela tanto grossa e spingere le cose a  tal  punto  sulla
    semplice  fede  di  un  sentito  dire.  Poi rivolgendosi a me un'altra
    volta,  mi avvert con tutta onest che temeva assai non fossimo tutti
    e due perduti: Perch a dirtela chiara,  chiarissima, io non possiedo
    un soldo.  Quel poco che avevo,  questa strega me l'ha  fatto  buttare
    nell'apparecchio  che  vedi.  La  donna  colse il momento che lui era
    intento a parlarmi, usc da quella stanza e non la vidi mai pi.
    Io ora ero smarrita quanto lui e non sapevo che dire.  Pensavo che  la
    mia  sorte era stata peggiore,  per molti rispetti;  ma sentirgli dire
    che era perduto e insieme  che  nemmeno  aveva  un  soldo,  mi  cacci
    veramente fuori di me.  Ma dunque gli dissi,  tutto non  stato che
    un'infernale impostura: noi siamo sposati sul fondamento di una doppia
    frode; tu con questa delusione a quanto pare sei rovinato;  e anch'io,
    se avessi avuto una sostanza,  sarei rimasta truffata,  visto che dici
    che non possiedi niente.
    Veramente,  saresti stata truffata,  carissima  mi  disse;  ma  non
    rovinata,  dato  che  15000  sterline  ci avrebbero permesso di vivere
    benissimo in questo paese;  e  io  ero  deciso  a  consacrartene  fino
    l'ultimo  quattrino;  non ti avrei fatto torto di un solo scellino,  e
    per il resto avrei supplito con il mio amore per te e la mia tenerezza
    fino all'estremo dei miei giorni.
    Tutto questo era assai onesto,  e credo veramente che  dicesse  quello
    che  pensava  e  fosse  un  uomo  tanto  adatto  a rendermi felice per
    carattere e modi,  quanto altri mai;  ma il fatto che  non  possedesse
    niente  e  si  fosse  indebitato  in  paese  per quel ridicolo motivo,
    rendeva desolato e tremendo il nostro futuro, e davvero non sapevo che
    dirmi o che cosa pensare.
    Gli risposi che era troppo  penoso  che  tanto  amore  e  tante  buone
    intenzioni  quanto  ne  trovavo  in  lui,   dovessero  a  questo  modo
    precipitare nell'infelicit; che sulla nostra strada non vedevo se non
    desolazione,  perch quanto a me,  la mia disgrazia era  questa:  quel
    poco che avevo non sarebbe bastato a soccorrerci per una settimana,  e
    in cos dire tirai fuori una polizza di 20 sterline e  undici  ghinee,
    che,  gli  dissi,  avevo risparmiato sul mio piccolo reddito,  e dalla
    descrizione che quell'essere mi aveva fatto del modo di vita  di  quel
    paese  avevo sperato dovessero bastarmi per tre o quattro anni.  Dissi
    che separandomi da quella somma,  io restavo priva  di  mezzi,  e  lui
    sapeva  certo  quale  sia  la condizione di una donna che non abbia un
    soldo in tasca; eppure, gli dissi, se li voleva, eccoli.
    Mi rispose con grande sollecitudine,  e credo che gli vidi le  lacrime
    agli  occhi,  che  mai  li  avrebbe  toccati;  che abborriva l'idea di
    spogliarmi e cacciarmi nella  miseria,  che  gli  restavano  cinquanta
    ghinee al mondo,  e le tir fuori e le butt sul tavolo, invitandomi a
    prenderle, anche se privo di quelle dovesse morire di farne.
    Gli risposi,  con la stessa sollecitudine,  che non potevo  reggere  a
    sentirlo parlare in quel modo; che, al contrario, se aveva da proporre
    un qualche piano di vita praticabile,  io avrei fatto tutto quello che
    mi si chiedesse  e  sarei  vissuta  quanto  modestamente  lui  avrebbe
    desiderato.
    Mi  supplic di non parlare pi con quel tono,  altrimenti gli dava di
    volta il cervello; disse che era stato tirato su da gentiluomo, bench
    era ridotto in basso stato,  e che ormai non restava se non una strada
    da  prendere,  ma  anche  questa non avrebbe giovato,  se io prima non
    rispondevo a una sua domanda,  cosa tuttavia alla quale non  intendeva
    forzarmi.  Gli dissi che avrei risposto francamente; fosse o non fosse
    poi di suo gradimento la risposta, questo non sapevo.
    Ebbene allora,  carissima disse,  dimmi chiaro  se  quel  poco  che
    possiedi  ci  pu  consentire  una certa figura nel mondo,  un qualche
    stato, oppure no?
    Fu mia fortuna che io non mi  fossi  manifestata,  n  me  n  la  mia
    condizione,  per  niente,  e anzi nemmeno avessi rivelato il mio nome;
    poich vedendo che da quell'uomo, per quanto buono e per quanto onesto
    apparisse,  niente potevo attendermi altro se non di vivere con quello
    che  sapevo  che  sarebbe  presto  finito,  decisi  di  tenergli tutto
    nascosto tranne la polizza e le undici ghinee;  e sarei stata lieta di
    perdere  quelli e ritrovarmi nel luogo da dove lui mi aveva tolta.  In
    verit avevo su di me un'altra polizza di 30 sterline,  che era  tutto
    quello  che  mi  ero portata dietro,  per tirare avanti in quel paese,
    visto che non sapevo quello che avrei potuto trovarci;  poich  quella
    donna,  la mezzana che ci aveva in quel modo traditi, mi aveva ficcato
    in testa strane speranze di un vantaggioso matrimonio e io non  volevo
    restare  a  corto  di denari,  qualunque cosa potesse succedermi.  Gli
    tenni nascosta questa polizza,  e questo mi rese  anche  pi  liberale
    quanto  al  resto,  in  considerazione del suo stato,  giacch di vero
    cuore lo commiseravo.
    Ma  per  tornare  a  quella  domanda,  gli  risposi  che  mai  l'avevo
    intenzionalmente  ingannato  e mai mi ci sarei decisa.  Ero dolente di
    dovergli dire che quel poco di mio non ci sarebbe bastato; che non era
    nemmeno sufficiente a me  sola  nell'Inghilterra  meridionale,  e  per
    questa ragione mi ero messa nelle mani di quella donna che lo chiamava
    fratello,  avendomi  essa  assicurato  che  avrei potuto alloggiarmi a
    dozzina signorilmente per 6  sterline  all'anno  in  una  citt  detta
    Manchester,  dove  non ero stata ancora;  e non superando tutta la mia
    rendita le 15 sterline annue,  io avevo pensato  che  quella  vita  mi
    sarebbe stata facile e avrei intanto aspettato di meglio.
    Egli  croll il capo e rimase muto.  Passammo una serata molto triste;
    cenammo insieme tuttavia e insieme dormimmo quella notte.  La cena era
    quasi  finita  che il volto gli si schiar e rallegr,  e fece portare
    una bottiglia di vino. Suvvia, carissima disse,  se anche il caso 
    grave,  non giova a niente accasciarsi. Via, prendila come meglio sai;
    mi ingegner a trovare un modo o l'altro per vivere;  se soltanto puoi
    mantenere te,   meglio che niente.  Io dovr ritornare alla lotta; un
    uomo deve pensare da uomo;  chi  si  scoraggia,  piega  il  capo  alla
    sfortuna;  cos  dicendo,  riemp  un  bicchiere  e lo vuot alla mia
    salute,  tenendomi la mano per tutto il tempo che mand gi il vino  e
    affermando che ero io il suo pi grande pensiero.
    Era  veramente  una  natura schietta e indomita,  e questo mi riusciva
    anche pi doloroso.  C' un  certo  sollievo  perfino  nel  dovere  la
    propria  rovina a un uomo d'onore piuttosto che a un furfante;  ma nel
    nostro caso la delusione pi grande era la sua, poich realmente aveva
    speso una grossa somma e vale la pena  di  notare  come  quella  donna
    avesse agito per delle bagatelle.  Anzitutto, la bassezza di costei va
    osservata, che pur di intascare 100 sterline, fu contenta di fargliene
    spendere tre o quattro volte  tanto,  malgrado  fossero  probabilmente
    tutto quello che aveva al mondo, e pi ancora; e intanto niente, oltre
    un  pettegolezzo  da salotto,  le dava affidamento di affermare che io
    possedessi una sostanza o valessi una fortuna, o simili cose. E' bens
    vero che il disegno di ingannare una donna ricca, se tale fossi stata,
    era sufficientemente infame;  il mascherare con grandi  apparenze  una
    povera  realt era una frode,  e sufficientemente grave;  ma il nostro
    caso aveva pure qualche singolarit,  e questo  a  discarico  del  mio
    uomo,  poich  egli non era uno scapestrato che facesse il mestiere di
    ingannare le donne e,  come a qualcuno   riuscito,  mettere  le  mani
    successivamente   sopra   sei   o  sette  partiti,   e  svaligiarle  e
    abbandonarle. Egli era un gentiluomo, sfortunato e abbassato, ma aveva
    visto altri tempi;  e bench,  se io avessi avuto una sostanza,  sarei
    stata  indignata contro quella sgualdrina per il suo tradimento,  pure
    in verit,  quanto all'uomo,  su di lui una sostanza non sarebbe stata
    mal spesa,  visto che era davvero un'incantevole persona,  di principi
    generosi, di buon senso e abbondanza d'umore geniale.
    Per gran parte di quella  notte  continuammo  l'intima  conversazione,
    poich nessuno di noi due dorm molto; egli era altrettanto pentito di
    avermi  giocato  tutti  quegli  inganni,  quanto se avesse commesso un
    delitto capitale e stesse per andare al supplizio;  torn  a  offrirmi
    fino  all'ultimo scellino che aveva in tasca e dichiar che si sarebbe
    arruolato nell'esercito per guadagnarne altri.
    Gli chiesi perch era  stato  tanto  crudele  da  volermi  portare  in
    Irlanda,  quando  doveva  pur  pensare  che  laggi non avrebbe potuto
    mantenermi. Mi prese tra le sue braccia. Carissima mi disse, non ho
    mai avuto intenzione di andare in Irlanda,  e tanto meno  di  portarci
    te;  semplicemente  sono  venuto qui per sfuggire alla curiosit della
    gente che avevano sentito  delle  mie  intenzioni,  e  perch  nessuno
    potesse chiedermi quattrini prima che io ne fossi provvisto.
    Ma dove dunque saremmo andati dissi, via di qui?
    Senti,  carissima  mi  rispose,  ti  confesser tutto il piano come
    l'avevo predisposto: contavo,  una volta qui di farti qualche  domanda
    sulla  tua  fortuna,  come  vedi  che ho fatto,  e quando tu,  come mi
    ripromettevo, mi avessi dato qualche dato pi preciso, avrei accampato
    qualche scusa per differire a un'altra volta il viaggio in Irlanda,  e
    cos ce ne saremmo andati a Londra.  Allora, carissima disse, mi ero
    deciso a confessarti in tutto e per tutto lo stato dei miei affari,  e
    palesarti s che mi ero servito di questi artifici per ottenere il tuo
    consenso a sposarmi, ma che ora non avevo pi nessun altro pensiero se
    non  di  implorare  il  tuo  perdono  e  di  ripeterti quanto mi sarei
    sforzato di farti dimenticare quello che era stato con la felicit dei
    giorni futuri.
    Veramente gli dissi, vedo che avresti presto fatto di conquistarmi;
    e questa  la mia infelicit: che non ho la possibilit di dimostrarti
    con quanta condiscendenza mi sarei riconciliata con  te,  perdonandoti
    tutti  i  tiri  che  mi  avevi  giocato,  per  ricompensarti  di tanta
    amabilit. Ma, caro dissi, che possiamo fare ora?  Tutti e due siamo
    rovinati;  e  che  pro  ci  viene dal fatto che ci siamo riconciliati,
    visto che non abbiamo di che vivere?
    Almanaccammo un sacco di progetti,  ma niente poteva servire dove  non
    c'era  di  che  cominciare.  Alla  fine  mi preg di non parlarne pi,
    poich, mi disse, gli avrei spezzato il cuore;  e cos parlammo un po'
    di  altre cose,  fin che alla fine prese da me un coniugale commiato e
    si addorment.
    Si alz prima di me il giorno dopo e in verit,  dato  che  ero  stata
    sveglia quasi tutta la notte,  io ero tutta assonnata e rimasi a letto
    fin quasi alle undici. Intanto lui prese i cavalli, i tre servi, tutta
    la sua biancheria e il bagaglio, e se ne and,  lasciandomi sul tavolo
    una breve ma commovente lettera, la seguente:

    "Carissima - sono un mostro;  ti ho ingannata, ma ci sono stato spinto
    da un'abbietta creatura,  contrariamente ai miei principi e al costume
    di tutta la mia vita.  Perdonami,  carissima! ti chiedo perdono con la
    pi assoluta sincerit: mi  sento  il  pi  miserabile  degli  uomini,
    avendoti  cos  ingannata.  Ero cos felice di possederti,  e ora sono
    tanto tormentato che non posso fare a meno di fuggire lontano  da  te.
    Perdonami, carissima; ancora una volta, perdonami! Non reggo a vederti
    rovinata per opera mia, mentre io sono incapace di aiutarti. Il nostro
    matrimonio   nullo,  io non mi sentir mai pi la forza di rivederti;
    da questo momento te ne dispenso;  se trovi  da  rimaritarti  con  tuo
    vantaggio,  non  rifiutare  per riguardo a me.  Ti giuro qui sulla mia
    fede e sulla parola di un uomo d'onore,  che non disturber mai la tua
    pace,  quando  pure  lo  venissi  a  sapere,  cosa  che tuttavia non 
    probabile.  E parimenti,  se tu non ti rimariterai e se io trovassi la
    buona fortuna, questa sar anche tua, dovunque tu sia.
    Ti  ho  messo  in  tasca  qualcosa  del fondo di denaro che mi rimane;
    fissate due posti per te e la cameriera sulla  diligenza  e  andate  a
    Londra.  Spero  che quanto ti lascio baster alle spese,  senza che tu
    debba intaccare il tuo.  Ancora una volta imploro sinceramente il  tuo
    perdono e cos far tutte le volte che in futuro penser a te.  Addio,
    carissima, per sempre! Sono il tuo affezionatissimo J. E."

    Niente mai di quello che mi capit in vita mi lacer cos a  fondo  il
    cuore come questo addio. Gli rimproverai nei miei pensieri mille volte
    di avermi lasciata,  poich con lui sarei andata in capo al mondo, pur
    mendicando il pane.  Mi tastai in tasca e ci trovai dieci  ghinee,  il
    suo orologio d'oro,  e due anellucci,  uno di brillanti, del valore di
    circa 6 sterline, e l'altro una semplice verga d'oro.
    Mi sedetti e per due ore non smisi di fissare questi oggetti,  e quasi
    non   dissi   parola,   finch   la  mia  cameriera  non  mi  richiam
    annunciandomi che il pranzo era servito.  Mangiai pochissimo e dopo il
    pasto  mi  prese  una crisi violenta di pianto,  durante la quale ogni
    tanto lo lo chiamavo per nome,  e il suo nome era James.  "Oh  Jemmy!"
    dicevo, "ritorna, ritorna. Ti dar tutto il mio, mendicher, digiuner
    con te." E corsi a questo modo,  farneticando, parecchie volte intorno
    alla camera,  e di tanto in tanto  mi  sedevo  e  poi  ricominciavo  a
    piangere;  e passai cos il pomeriggio,  fino quasi alle sette, che la
    serata and imbrunendo,  perch era agosto,  quando con mia indicibile
    sorpresa,  rieccolo  che  ritorna  alla  locanda  e  mi sale dritto in
    camera.
    Provai il massimo  immaginabile  rimescolio  e  cos  anche  lui.  Non
    arrivavo a capire il motivo di quel ritorno,  e mi cominci nell'animo
    il contrasto se  dovessi  rallegrarmi  o  affliggermi;  pure,  il  mio
    affetto  prevalse su ogni cosa e non mi fu possibile nascondere la mia
    gioia,  che era troppo grande per sorridere  e  si  manifest  in  uno
    scoppio di lacrime.  Egli non appena fu entrato nella stanza, mi corse
    incontro e mi abbracci tenendomi stretta e quasi mozzandomi il  fiato
    con  i  baci:  ma non diceva una parola.  Alla fine io parlai.  Caro
    dissi,  come hai potuto andartene? Ma a questo non  diede  risposta,
    perch gli era impossibile parlare.
    Sfogato il nostro primo rapimento, mi disse che si era allontanato pi
    di quindici miglia, ma che gli era mancata ogni forza di continuare se
    non ritornava a vedermi e prendere ancora una volta commiato da me.
    Gli  raccontai  come  avevo passato il mio tempo e quanto forte avessi
    invocato il suo ritorno.  Mi rispose che mi aveva chiaramente  sentita
    giunto nella foresta Delamere,  in un punto che distava dodici miglia.
    Io sorrisi. No disse, non credere che scherzi,  perch se mai nella
    mia  vita  ho  sentito  la tua voce,  stavolta ti ho sentita chiamarmi
    forte e mi  sembrato spesso di vederti che  mi  correvi  dietro.  E
    dimmi  gli feci,  che cosa dicevo? poich non gli avevo riferito le
    mie parole.  Chiamavi a voce alta rispose,  e dicevi: Oh Jemmy,  oh
    Jemmy! ritorna, ritorna.
    Io  mi  misi a ridere.  Carissima mi disse,  non ridere,  perch ti
    assicuro che sentii la tua voce tanto chiaramente quanto adesso  senti
    la mia;  se ti fa piacere,  possiamo andare davanti a un magistrato, e
    te lo giurer. Cominciai allora a trasecolare e stupire,  e in verit
    a  sbigottirmi,  e gli riferii quello che avevo realmente fatto e come
    l'avevo invocato,  secondo che ho detto.  Dopo che  ci  fummo  un  po'
    divertiti di questo, gli dissi: E ora, non ti allontanerai pi da me;
    verr piuttosto con te fino in capo al mondo.
    Mi  rispose  che  sarebbe  stato per lui ben difficile lasciarmi,  ma,
    poich si doveva,  sperava che avrei preso la cosa  con  quanta  calma
    avrei potuto;  quanto a s, lo presentiva, quella sarebbe stata la sua
    fine.
    Mi disse tuttavia di aver riflettuto che mi aveva lasciata sola a fare
    il viaggio per Londra, viaggio non breve; e che,  dato che per lui era
    uguale  mettersi  su quella come su un'altra strada,  si era deciso ad
    accompagnarmici o almeno fin nelle vicinanze;  e se poi  se  ne  fosse
    andato senza neppure salutarmi,  io non avrei dovuto volergliene male:
    cos mi fece promettere.
    Mi raccont come aveva licenziato i suoi tre servitori, venduto i loro
    cavalli e spedito i tre in cerca di miglior fortuna, tutto in un breve
    spazio, in una citt dov'era passato, non so quale;  e questo disse,
    mi cost qualche lacrima: piansi tutto solo,  pensando quanto fossero
    pi felici del loro padrone,  poich loro non avevano che  da  bussare
    alla  porta del pi vicino gentiluomo,  chiedendo di un posto,  mentre
    io disse, non sapevo n dove andare n che fare di me.
    Gli dissi che mi ero sentita tanto completamente infelice  separandomi
    da lui,  che peggio non poteva essere; e adesso che era ritornato, non
    volevo pi lasciarlo,  se accettava  di  prendermi  con  s,  dovunque
    stesse  per  dirigersi.  Accettavo  per il momento di andare insieme a
    Londra; ma non era possibile che acconsentissi a separarmi da lui alla
    fine senza che ci salutassimo: gli dissi  scherzando  che,  se  faceva
    cos,  l'avrei  richiamato con quella stessa voce di prima.  Poi tirai
    fuori il suo orologio e glielo restituii,  e insieme i due anelli e le
    dieci  ghinee;  ma  non  ne volle sapere,  cosa che mi fece sospettare
    fortemente  che  fosse  deciso  ad  andarsene  durante  il  viaggio  e
    abbandonarmi.
    Valga   la  verit:  le  condizioni  in  cui  si  trovava,   le  frasi
    appassionate della sua lettera,  l'affabile e cavalleresco trattamento
    che  da lui avevo ricevuto in tutta la faccenda,  con la sollecitudine
    che in essa mi aveva dimostrato e il suo modo di rinunciare  a  quella
    grossa porzione,  donata a me,  del piccolo fondo che gli era rimasto,
    tutto questo si fondeva a farmi una tale impressione,  che  l'idea  di
    separarmi da lui mi riusciva insopportabile.
    Due giorni dopo lasciammo Chester,  io sulla carrozza di posta e lui a
    cavallo.  A Chester  licenziai  la  cameriera.  Egli  era  decisamente
    contrario a che restassi senza cameriera,  ma dato che l'avevo assunta
    in campagna (a Londra ne facevo senza),  gli spiegai che sarebbe stato
    barbaro  portare  con noi quella povera ragazza e poi mandarla via non
    appena giunti in citt; e inoltre sarebbe stato un inutile aggravio di
    spesa durante il viaggio.  Lo contentai cos e a questo  proposito  si
    arrese.
    Mi accompagn fino a Dunstable, a un trenta miglia da Londra, e qui mi
    disse  che il destino e le sue disgrazie gli imponevano di lasciarmi e
    che non era opportuno per lui entrare a Londra,  per  motivi  che  non
    poteva importarmi di conoscere;  e vidi che si preparava a partire. La
    mia carrozza di posta di solito non fermava a Dunstable, ma pregandoli
    io di un quarto d'ora,  acconsentirono ad aspettare un po' alla  porta
    di una locanda, dove noi scendemmo.
    Una volta nella locanda, gli dissi che non avevo pi che una grazia da
    chiedergli e cio,  che dato che non voleva saperne di proseguire,  mi
    concedesse di restare con lui in quella cittadina una o due settimane,
    perch intanto potessimo pensare un qualche modo  di  sfuggire  a  una
    sorte  cos spietata come sarebbe stata per tutti e due la separazione
    definitiva; e che avevo qualcosa di una certa importanza da proporgli,
    che forse anche lui avrebbe giudicato praticabile a nostro vantaggio.
    La proposta era troppo ragionevole per rifiutarvisi,  e cos chiam la
    padrona  e le disse che sua moglie si era ammalata,  ammalata al punto
    di riuscirle impossibile di proseguire  in  diligenza,  dov'era  quasi
    morta  dallo  strapazzo;  e le chiese se non poteva trovarci per due o
    tre giorni un alloggio in qualche casa privata,  dove avessi  agio  di
    riposarmi  un  po',  poich il viaggio mi aveva veramente sfinita.  La
    padrona, un'ottimo tipo di donna, costumata e cortese,  venne subito a
    vedermi; mi inform che aveva due o tre buonissime camere in una parte
    silenziosa della casa: era certa,  se le vedevo,  che le avrei trovate
    di mio gradimento,  e mi avrebbe affidata a una  delle  sue  cameriere
    alla quale sarebbe toccato soltanto di attendere ai miei ordini.
    Questo mi sembr tanto gentile che non potetti se non accettare; andai
    quindi  a  vedere le camere,  che mi piacquero molto,  e davvero erano
    estremamente ben ammobiliate e con una posizione incantevole;  pagammo
    quindi  la  nostra  corsa,  tirammo  gi  il bagaglio e ci decidemmo a
    fermarci qualche giorno.
    Qui gli dissi che ormai avrei vissuto  con  lui  fino  al  mio  ultimo
    soldo,  ma  non  gli  avrei  permesso  che  spendesse  neanche un solo
    scellino dei suoi.  Ci fu a questo  proposito  un  po'  di  affettuosa
    contesa,  ma  gli  dissi che era l'ultima volta che avrei goduto della
    sua compagnia,  e lo pregavo di lasciarmi il  comando  in  quell'unica
    cosa  soltanto,  in tutto il resto sarebbe stato il padrone: allora si
    content.
    Qui una sera,  che eravamo a passeggio per  i  campi,  gli  dissi  che
    volevo   fargli  la  proposta  di  cui  gli  avevo  fatto  cenno;   e,
    conformemente,  gli raccontai com'ero vissuta nella  Virginia,  e  che
    laggi  avevo una madre che pensavo fosse ancora in vita,  sebbene mio
    marito fosse morto da qualche anno.  Gli dissi che se i miei averi non
    si  fossero  perduti,  averi  che tra parentesi magnificai abbastanza,
    avrei  potuto  portargli  tanto,  che  ora  non  saremmo  stati  nella
    necessit  di  separarci  in quel modo.  Poi entrai a parlare del modo
    come  la  gente  faceva  la  piantagione  in  quei  paesi,   come   la
    costituzione  del  posto  concedeva loro un appezzamento di terra;  o,
    almeno,  che si poteva acquistarne a un  prezzo  cos  basso  che  non
    metteva neanche conto di parlarne.
    Gli  diedi poi un pieno e particolareggiato ragguaglio del modo che si
    richiede per coltivare la terra;  come,  portandosi dietro non pi del
    valore  di  due  o  trecento  sterline  in merci inglesi,  con qualche
    servitore e qualche strumento,  un uomo attivo poteva in breve gettare
    le  fondamenta  di  una  famiglia,  e  passati pochi anni ammassare un
    patrimonio.
    Lo misi al corrente dei prodotti di quella terra, come il suolo andava
    accudito  e  preparato  e  quale  fosse   il   suo   reddito   solito;
    dimostrandogli  che,  nello  spazio di pochi anni da un simile inizio,
    era altrettanto certo che noi saremmo stati  ricchi  come  attualmente
    eravamo certi di essere poveri.
    Questo  mio discorso lo sorprese;  poich ne facemmo l'unico argomento
    delle nostre conversazioni per quasi una settimana di  seguito,  e  in
    questo spazio di tempo gli mostrai come un libro stampato, come si usa
    dire,  che  era  moralmente  impossibile,  presumendo  una  normale  e
    ragionevole buona condotta,  che noi non ce la cavassimo laggi e  non
    prosperassimo.
    Allora  gli  spiegai  a quali ripieghi avrei avuto ricorso per mettere
    insieme una simile somma di 300 sterline o circa,  e gli dimostrai che
    metodo  eccellente  sarebbe  stato questo per mettere fine alle nostre
    disgrazie e rifarci uno stato nel mondo che si  avvicinasse  a  quello
    che tutti e due avevamo sperato.  Aggiunsi che dopo sette anni saremmo
    stati in grado di affidare la  nostra  piantagione  in  buone  mani  e
    ritornare  a  riceverne  il frutto in Inghilterra,  dove ce lo saremmo
    goduto;  e gli citai esempi  di  certuni  che  cos  avevano  fatto  e
    vivevano ora facendo una bellissima figura a Londra.
    Insomma,  insistetti  tanto che lui era sul punto di acconsentire,  ma
    ora una cosa ora un'altra ci ostacolava;  finch  alla  fine  egli  mi
    cambi  le  carte  in  tavola  e si mise a parlare,  quasi allo stesso
    effetto, dell'Irlanda.
    Mi  disse  che  un  uomo  che  sapesse  confinarsi   in   un'esistenza
    campagnuola,   purch   trovasse   i   fondi   per  intraprendere  una
    coltivazione, poteva avere laggi poderi per 50 sterline all'anno, non
    inferiori a quelli affittati per 200;  che il frutto era tale,  e cos
    ricco il suolo, che se pure non si metteva gran che da parte, era per
    certo  che  si vivrebbe con esso altrettanto bene quanto un gentiluomo
    di 3000 sterline di rendita in  Inghilterra;  e  che  aveva  fatto  il
    progetto  di  lasciarmi a Londra e lui recarsi per tentare in Irlanda,
    dove,  se trovava di poter  gettare  una  base  discreta  d'esistenza,
    appropriata  al  rispetto che nutriva per me,  e su questo non nutriva
    dubbi, sarebbe venuto a prendermi per portarci anche me.
    Ebbi un orribile spavento che,  dopo  una  proposta  simile,  egli  mi
    prendesse  in  parola,  vale  a  dire,  pretendesse  di  convertire in
    contante il mio reddito e portarselo in Irlanda  per  tentare  il  suo
    esperimento;  ma  era  troppo onesto per volere o potere accettare una
    cosa simile,  quand'anche gliela proponessi;  e in questo mi prevenne,
    poich aggiunse che sarebbe s partito a tentare la fortuna come aveva
    detto  e,  se  trovava  di  poter  fare qualcosa di utile,  allora con
    l'aggiunta del mio,  una  volta  che  fossi  andata  anch'io,  saremmo
    vissuti  da  nostri  pari,  ma  per  non avrebbe arrischiato dei miei
    scellini neppure uno,  se non dopo aver sperimentato in piccolo,  e mi
    assicur  che,  non  concludendo niente in Irlanda,  mi avrebbe allora
    raggiunta e aiutata nel mio progetto della Virginia.
    Si mostr cos deciso nell'idea di sperimentare prima il suo progetto,
    che non seppi resistergli;  mi promise per di mandarmi al pi  presto
    sue  notizie,  una  volta che fosse arrivato,  e di farmi sapere se le
    speranze  rispondevano  al  suo  piano,  a  fine  che,  mancando  ogni
    probabilit   di  successo,   io  potessi  prendere  l'opportunit  di
    prepararmi a quell'altro nostro viaggio e questa volta, mi assicurava,
    sarebbe venuto con me in America con tutto il cuore.
    Pi di questo non seppi strappargli, e la cosa ci tenne occupati quasi
    un mese, per tutto il quale mi godetti la sua compagnia, di cui la pi
    gradita non avevo incontrato mai fino ad allora.  Durante questo tempo
    mi fece conoscere la storia della sua vita, che davvero era stupenda e
    piena di un'infinita variet, bastevole a comporre un racconto ben pi
    vivace,  per  via  di  tutte  quelle  avventure  e  di quei casi,  che
    qualunque mi sia mai capitato di vedere in un libro;  ma di  lui  avr
    occasione di parlare ancora in seguito.
    Ci separammo alla fine, bench da parte mia con la massima riluttanza;
    e in verit anche lui si accommiat da me assai mal volentieri,  ma la
    necessit lo forzava, dato che le ragioni per cui non voleva entrare a
    Londra erano di molta importanza,  come in seguito potetti convincermi
    a fondo.
    Gli  diedi un indirizzo dove scrivermi,  bench tuttora conservassi il
    principale segreto,  che consisteva nel tenerlo sempre all'oscuro  del
    mio vero nome,  chi fossi e dove potesse cercarmi; parimenti anche lui
    mi lasci detto dove potevo indirizzargli una lettera,  cos che fosse
    sicuro di riceverla.
    Entrai a Londra l'indomani del giorno della nostra separazione, ma non
    andai  direttamente  nel  mio antico alloggio: per una mia particolare
    ragione presi un alloggio privato in Saint John's Street, ovvero, come
    viene volgarmente chiamata, Saint Jones's,  presso Clerkenwell,  dove,
    essendo  completamente  sola,  ebbi  modo  di  fermarmi  a  riflettere
    seriamente sui miei sette mesi passati di vagabondaggio,  poich tanto
    tempo  ero stata fuori.  Con infinito piacere mi volgevo a considerare
    le ore deliziose passate con il mio ultimo marito;  ma questo  piacere
    scem di molto quando poco dopo mi accorsi che insomma ero incinta.
    Il  caso  era  piuttosto  inquietante,  per via della difficolt,  che
    prevedevo,  dove mai avrei potuto aver agio di partorire,  essendo  in
    quei tempi un punto molto delicato, per una donna che fosse forestiera
    e  priva  di amicizie,  come essere curata in quel frangente senza una
    garanzia, che io infatti non avevo n sapevo dove trovare.
    Per tutti questi mesi avevo avuto cura di  tenermi  in  corrispondenza
    con  il  mio  amico  della banca,  o piuttosto lui aveva avuto cura di
    corrispondere  con  me,   poich  mi  aveva  scritto  una  volta  ogni
    settimana;   e  quantunque  non  avessi  speso  i  miei  denari  tanto
    rapidamente da avere bisogno di altri,  pure gli avevo scritto anch'io
    spesso  perch  sapesse  che  ero  in  vita.  Lasciai  istruzioni  nel
    Lancashire,  in modo che mi vennero inoltrate le sue  lettere;  e  nel
    tempo  che  stetti ritirata in Saint Jones's,  ne ricevetti da lui una
    molto affabile, dove mi assicurava che il suo processo di divorzio era
    a buon punto, bench nel corso di esso fossero nate difficolt che lui
    non si aspettava.
    Non mi dispiacque la novit che questo processo  fosse  pi  lento  di
    quanto lui non s'aspettasse; perch, sebbene non fossi ancora in stato
    di sposarmelo (non ero tanto sciocca da mettermi con lui quando sapevo
    di  essere  incinta  di  un altro,  come certe donne di mia conoscenza
    avrebbero arrischiato),  pure non ero disposta a perderlo,  e,  in una
    parola,  contavo,  non  appena  alzata  dal letto,  di non lasciarmelo
    sfuggire,  se lui era sempre della vecchia  idea.  Capivo  chiaramente
    infatti  che  dell'altro  mio marito non avrei sentito parlare pi,  e
    dato che lui aveva tanto insistito a che mi rimaritassi, assicurandomi
    che la cosa non l'avrebbe offeso e  che  nemmeno  avrebbe  preteso  di
    riavermi, cos non mi feci scrupolo di decidermi al nuovo passo, se mi
    fosse  stato possibile e se l'amico avesse mantenuto la parola;  e che
    l'avrebbe mantenuta, avevo grandi motivi di essere certa dalle lettere
    che mi scriveva,  lettere che pi tenere e affettuose non avrei potuto
    ricevere.
    Cominci   a   ingrossarmisi   il   ventre   e  la  gente  della  casa
    accorgendosene prese a farmelo  osservare  e,  nei  limiti  consentiti
    dalla creanza, mi dichiar che pensassi a cambiare alloggio. Questo mi
    metteva in un bell'impiccio,  e diventai parecchio malinconica, poich
    seriamente non sapevo a che santo votarmi;  non mi mancavano i  denari
    ma  gli amici,  e ora sembrava probabile che avrei avuto sulle braccia
    un figlio da mantenere,  difficolt che fino ad allora non mi  si  era
    mai parata davanti, come quanto fin qui detto fa fede.
    Nel  corso  della  faccenda  mi  ammalai gravemente e in verit la mia
    malinconia aumentava la malattia.  Questa  alla  fine  si  rivel  una
    semplice  febbre,  ma  i  miei  "timori"  erano  davvero  che  dovessi
    abortire.  Non dovrei dire timori,  poich sarei stata ben  felice  di
    abortire,  ma  non potetti mai nemmeno accogliere il semplice pensiero
    di prendere qualcosa che favorisse  l'aborto;  mi  rivoltava,  ripeto,
    anche il solo pensarci.
    Tuttavia,  parlandomene,  quella signora che teneva la casa mi propose
    di mandare per la levatrice.  Nicchiai  all'inizio,  ma  dopo  un  po'
    acconsentii;  le  dissi  per  che non conoscevo nessuna levatrice,  e
    lasciavo quindi che ci pensasse lei.
    Sembra che la padrona di quella casa non  fosse  tanto  nuova,  quanto
    avevo  prima  pensato,  a  un caso come il mio,  e sar chiaro subito:
    mand infatti per la levatrice che ci voleva; quella, voglio dire, che
    ci voleva per me.
    Costei  sembrava  molto  navigata  nel  suo  mestiere,   intendo  come
    levatrice;  ma aveva pure un'altra professione della quale era esperta
    quanto la maggior parte delle donne, se non di pi.  La mia padrona le
    aveva detto che ero parecchio malinconica e che,  secondo lei,  questo
    appunto mi aveva fatto male;  una volta,  in mia presenza,  le  disse:
    Signora  ...,  credo  che  l'incomodo  di madama sia di quelli che vi
    riguardano, vi prego perci, nel caso che possiate aiutarla in qualche
    modo, di aiutarla,  perch mi sembra una signora molto per bene e con
    queste parole lasci la camera.
    Veramente  io  non  ci  capii nulla,  ma la mammana cominci con tutta
    seriet a spiegarmi,  appena quella se ne fu andata,  quello che aveva
    voluto  dire  Signora  mi fece,  sembra che non capiate il discorso
    della vostra padrona;  e quand'anche capiste,  non ci  sarebbe  nessun
    bisogno di farglielo sapere.
    Voleva  dire  che  vi  trovate  in  una condizione che forse vi rende
    difficile questo parto,  e che vi seccherebbe se la cosa si risapesse.
    Non    necessario  che  aggiunga altro,  devo dirvi soltanto che,  se
    stimaste opportuno farmi conoscere tutto  quanto  del  vostro  caso  
    indispensabile che io sappia (perch di ficcare il naso in queste cose
    non  ho  desiderio),  potrebbe  anche  darsi  che io sarei in grado di
    assistervi,   e  agevolarvi  le  cose  e  scacciarvi  tutti  i  brutti
    pensieri.
    Ogni  parola  che  quella  donna  pronunciava  era per me un balsamo e
    m'infondeva nel vivo del cuore nuovo animo e  nuova  vita:  il  sangue
    riprese  senz'altro  a  circolare  e ridiventai un'altra;  mi rimisi a
    mangiare e ben presto migliorai.  Quella mi andava  dicendo  parecchie
    cose  a  questo  stesso proposito e,  avendomi sollecitata a non avere
    riguardi con lei e promesso nel pi solenne dei modi di conservare  il
    segreto, tacque un attimo come in attesa di sentire che impressione mi
    avesse fatto e che cosa avrei detto.
    Ero troppo consapevole del bisogno in cui versavo di una donna simile,
    per non accettare le sue profferte;  le risposi che il mio caso era in
    parte come aveva immaginato e  in  parte  no,  poich  in  verit  ero
    sposata  e  un  marito l'avevo,  per quanto in quei giorni fosse tanto
    lontano da non potere pubblicamente comparire.
    Lei tagli corto e mi ribatt che la cosa non la riguardava;  tutte le
    dame che ricorrevano alle sue cure erano per lei donne sposate.  Ogni
    donna incinta disse,  ha un padre del suo bambino;  e che il  padre
    fosse  o non fosse un marito non la riguardava;  il compito suo era di
    assistermi nel mio stato presente,  avessi o no  un  marito;  poich,
    signora mia disse,  avere un marito che non pu comparire  come non
    averlo, e perci che siate moglie o mantenuta  tutt'uno per me.
    Ebbi presto occasione di  accorgermi  che,  fossi  baldracca  o  fossi
    moglie,  qui  mi  toccava  di passare per baldracca,  cosicch lasciai
    stare.  Le risposi che quanto diceva era vero,  ma  che  tuttavia,  se
    dovevo  aprirle il mio caso,  dovevo pure dirle le cose come stavano e
    non diversamente; e cos glielo raccontai quanto pi brevemente seppi,
    e la feci finita Vi importuno con tutto questo,  signora  le  dissi,
    non perch,  come dicevate anche voi,  la cosa abbia molto a che fare
    con l'ufficio vostro;  ma questo ci ha a che fare che non mi preoccupa
    per  niente  l'idea  di essere vista o tenuta nascosta,  anzi mi  del
    tutto indifferente: mi imbarazza il fatto che non ho conoscenze di  di
    nessun tipo in questa parte del paese.
    Vi capisco,  signora rispose; non avete nessuna garanzia da offrire
    per venire incontro all'importunit della parrocchia, usuale in questi
    casi, e forse continu,  non sapete nemmeno troppo bene che fare del
    bambino,  una  volta che sia nato. Non tanto mi preoccupa la seconda
    quanto  la  prima  cosa  dissi.  Ebbene,   signora  mi  rispose  la
    levatrice,  volete fidarvi e mettervi nelle mie mani?  Io sto nel tal
    luogo;  se anche non prendo informazioni sul vostro conto,  voi potete
    prenderne  sul mio.  Mi chiamo B...;  abito in via tale nomin la via
    all'insegna della Culla.  Di professione,  levatrice;  ci sono  molte
    dame  che  vengono a partorire in casa mia.  Ho dato garanzia generale
    alla  parrocchia,   per  tranquillizzarli  che  nessun  aggravio  loro
    destinato  verr alla luce sotto il mio tetto.  Ho ancora soltanto una
    domanda da farvi per tutta la faccenda, signora, e se la risposta sar
    soddisfacente, non dovrete pi preoccuparvi di niente.
    Capii senz'altro che cosa volesse dire e le risposi:  Signora,  credo
    di capire. Grazie a Dio, se mi mancano gli amici in questa parte della
    terra, non mi mancano i quattrini, quanti ne saranno necessari, bench
    neppure  di  questi  non  abbondi;  cosa che aggiunsi,  perch non si
    attendesse grandi cose.
    Ebbene, signora mi disse,  questo il punto, senza di questo niente
    pu farsi in questi casi;  per aggiunse,  vedrete che non  vi  far
    torto  n  vi  chieder un'esagerazione,  e saprete tutto in anticipo,
    cos che possiate prendere le vostre misure,  e fare le cose in grande
    o con economia, secondo come vi sembrer il caso.
    Le  dissi  che  lei  mi  sembrava  che  conoscesse  cos  bene  le mie
    condizioni,  che altro non volevo chiederle se non questo:  che,  dato
    che avevo denaro a sufficienza,  ma non eccessivamente, facesse lei in
    modo che io dovessi spendere quanto meno era possibile del superfluo.
    L'altra rispose che mi  avrebbe  prodotto  il  conto  delle  spese  in
    questione,  in  due  o  tre  forme: scegliessi a mio gradimento;  e di
    questo la pregai anch'io.  L'indomani port il conto con s:  ecco  la
    copia delle tre liste:

    1.  Per un soggiorno di tre mesi in casa sua,  incluso il vitto,  a 10
    scellini la settimana: 6 sterline, 0 scellini, 0 d.
    2.  Per un'infermiera nell'ultimo  mese  e  biancheria  puerperale:  1
    sterlina, 10 scellini, 0 d.
    3.  Per il pastore che battezzi il bimbo, e i padrini e lo scrivano: 1
    sterlina, 10 scellini, 0 d.
    4.  Per una cena di battesimo,  intervenendo cinque miei  invitati:  1
    sterlina, 0 scellini, 0 d.
    Per  il  suo  onorario  di levatrice,  e l'intesa con la parrocchia: 3
    sterline, 3 scellini, 0 d.
    Alla cameriera per il servizio: 0 sterline, 10 scellini, 0 d.
    Totale: 13 sterline, 13 scellini, 0 d.

    Questa era la prima lista;  la  seconda  era  concepita  negli  stessi
    termini:

    1.  Per un soggiorno e il vitto di tre mesi,  eccetera, 20 scellini la
    settimana: 12 sterline, 0 scellini, 0 d.
    2.  Per un'infermiera  nell'ultimo  mese,  e  biancheria  e  trine:  2
    sterline, 10 scellini, 0 d.
    3.  Per  il  pastore  che battezzi il bimbo,  eccetera,  come sopra: 2
    sterline, 0 scellini, 0 d.
    4. Per una cena, e confetture: 3 sterline, 3 scellini, 0 d.
    Per il suo onorario, come sopra: 5 sterline, 5 scellini, 0 d.
    Per una cameriera: 1 sterlina, 0 scellini, 0 d.
    Totale: 25 sterline, 18 scellini, 0 d.

    Quest'era la lista di second'ordine;  la terza,  mi disse,  era di  un
    grado pi alta, per quando intervenissero il padre o persone amiche:

    1.  Per un soggiorno e il vitto di tre mesi,  occupando due camere,  e
    una soffitta per la donna: 30 sterline, 0 scellini, 0 d.
    2.  Per un'infermiera nell'ultimo mese,  e  un  finissimo  corredo  di
    biancheria puerperale: 4 sterline, 4 scellini, 0 d.
    3.  Per  il  pastore che battezzi il bimbo,  eccetera: 2 sterline,  10
    scellini, 0 d.
    4.  Per una cena,  e quello  che  provvede  il  vino:  6  sterline,  0
    scellini, 0 d.
    Per il mio onorario, eccetera: 10 sterline, 10 scellini, 0 d.
    Per la cameriera, oltre la propria, soltanto: 0 sterline, 10 scellini,
    0 d.
    Totale: 53 sterline, 14 scellini, 0 d.

    Io scorsi tutte e tre le liste,  e mi venne da sorridere: le dissi che
    non mi sembrava proprio che non fosse ragionevole nelle sue richieste,
    ogni cosa considerata,  e che  non  dubitavo  che  la  sua  ospitalit
    sarebbe stata eccellente.
    Mi  rispose  che  di  questo sarei stata giudice io stessa,  una volta
    visto con i miei occhi. Le dissi che ero molto spiacente, ma temevo di
    dover essere  una  cliente  dell'ultimissimo  ordine;  e  pu  darsi,
    signora  aggiunsi,  che  per via di questo non mi farete la migliore
    accoglienza.  Macch,  niente affatto rispose,  dato che  per  una
    cliente  della  terza  lista,  ne ho due della seconda e quattro della
    prima,  e prendo in proporzione altrettanto da queste  ultime  che  da
    qualunque  altra.  Se  per dubitate del mio trattamento,  sar libera
    qualunque persona di vostra fiducia di sincerarsi se avremo o no  cura
    di voi.
    Poi  pass a spiegarmi le particolarit della lista.  In primo luogo,
    signora disse,  vorrei che osservaste come dice tre mesi di vitto  e
    alloggio  a  soli  10  scellini  per settimana;  oso garantire che non
    avrete da lamentarvi della  mia  tavola.  Immagino  disse,  che  non
    viviate con meno,  dove state ora. No davvero risposi non a questo
    prezzo, visto che pago 6 scellini la settimana per la camera,  e penso
    io al vitto, che mi viene a costare molto di pi.
    Allora,  signora  continu,  se il bambino venisse a mancare,  come
    succede a volte, ecco che risparmiamo l'articolo del pastore; e se non
    avete conoscenze da  invitare,  si  risparmia  la  spesa  della  cena;
    cosicch  levati  questi  articoli,  signora  mia,  il vostro parto vi
    coster non pi di 5 sterline e  3  scellini  oltre  la  vostra  spesa
    ordinaria.
    Era  questa  la  cosa pi ragionevole che avessi mai sentito;  per cui
    sorrisi, e le dissi che sarei diventata sua cliente;  ma le dissi pure
    che  dato  che  avevo  ancora due mesi e pi da aspettare,  mi sarebbe
    forse toccato di restare da lei oltre i tre mesi,  e volevo sapere  se
    non sarebbe poi stata costretta di mettermi fuori prima del tempo.  Mi
    rispose che no:  la  sua  casa  era  vasta,  e  d'altronde  non  aveva
    l'abitudine di mettere fuori nessuna che avesse partorito, finch essa
    stessa  non  ci  fosse  disposta: quanto poi al caso che altre dame si
    presentassero,  non era tanto  malvista  nel  vicinato  da  non  poter
    trovare ricovero anche per venti, se fosse necessario.
    Mi  convinsi  che  nel  suo genere era una donna egregia,  e,  a farla
    breve,  convenni di mettermi nelle  sue  mani.  Lei  allora  mi  parl
    d'altro,  diede un'occhiata all'appartamento che mi ospitava, trov da
    ridire sulla mancanza di servizio e di comodit e mi assicur  che  in
    casa  sua avrei goduto di un ben altro trattamento.  Le spiegai che mi
    peritavo di parlare, perch, da quando mi ero ammalata,  la padrona di
    casa mi sembrava, o almeno cos pensavo, pi arcigna, per il fatto che
    fossi incinta;  e temevo da lei qualche affronto,  nel caso supponesse
    che fossi incapace di dare sufficientemente conto di me.
    Santo cielo mi rispose quella,  sua signoria non  nuova  a  queste
    cose;  ha cercato anzi di ospitare delle dame nel vostro stato, ma non
    aveva modo di rispondere per la parrocchia;  e  d'altronde,  una  cos
    distinta signora come voi la conoscete!  Tuttavia, visto che ora ve ne
    andate,  non impicciatevene;  provveder io che siate trattata un  po'
    meglio finch rimarrete, e non vi coster neppure niente in pi.
    Non  capii  che  volesse dire;  tuttavia la ringraziai e ci lasciammo.
    L'indomani mattina mi mand un pollo arrosto caldo e una bottiglia  di
    "sherry", incaricando la fantesca di dirmi che sarebbe rimasta ai miei
    ordini ogni giorno finch abitavo l.
    Questo mi sembr straordinariamente per bene e cortese,  e accettai di
    buona voglia.  Alla sera quella mand un'altra volta,  per sentire  se
    non  mi  serviva  niente  e  comandare alla fantesca di passare da lei
    l'indomani  per  il  pranzo.  La  fantesca  aveva  avuto  l'ordine  di
    prepararmi  la cioccolata al mattino prima di uscire,  e a mezzogiorno
    mi port un'animella di vitello intera,  e un piatto di brodo  per  il
    pranzo;  e  in  questo modo la mia levatrice mi sostentava a distanza,
    cos che ne fui felicissima e mi ristabilii rapidamente, essendo state
    in verit le mie  angosce  di  prima  il  motivo  principale  del  mio
    malanno.
    Mi  aspettavo,  come  in genere accade tra quel tipo di gente,  che la
    cameriera da me inviata  fosse  una  di  quelle  sfrontate  sgualdrine
    venute su in Drury Lane,  e a questo proposito ero piuttosto inquieta;
    tanto che non la lasciai dormire in casa mia la  prima  notte,  ma  le
    tenni  gli  occhi  addosso altrettanto attentamente che se fosse stata
    una ladra manifesta.
    Madama  comprese  presto  l'antifona  e  rimand  la  ragazza  con  un
    bigliettino che sull'onest della sua cameriera potevo contare; che ne
    avrebbe  risposto  lei in tutto;  e che non era sua abitudine assumere
    persone di servizio  senza  le  massime  garanzie.  Questo  mi  rimise
    tranquilla;  e in verit il contegno della cameriera parlava di per se
    stesso,  poich mai entr in nessuna famiglia una ragazza pi modesta,
    pi   tranquilla   e   posata,   ed   ebbi  in  seguito  occasione  di
    convincermene.
    Non appena mi  fui  tanto  rimessa  da  poter  uscire,  venni  con  la
    cameriera  a  visitare  la casa e vedere l'appartamento che mi sarebbe
    toccato;  e trovai tutto cos leggiadro e pulito  che  insomma  niente
    ebbi da ridire,  ma provai un meraviglioso piacere di quello che mi si
    offriva e che,  tenute presenti le mie tristi condizioni,  era pi  di
    quanto avessi sperato.
    Ci  si  aspetter  forse che dia qualche ragguaglio sulla natura delle
    inique pratiche di quella donna nelle mani della quale ero caduta;  ma
    sarebbe  troppo  incitamento  al  vizio  far  conoscere al mondo quali
    facili misure si prendessero in quella casa per togliere alle donne il
    fastidio di un figlio clandestinamente generato. Quell'austera mammana
    faceva ricorso a vari mezzi e uno era  questo,  che,  nato  il  bimbo,
    magari  non  nella  sua casa (poich le capitava che si rivolgessero a
    lei per molti parti privati),  aveva sempre persone pronte che per una
    qualche  somma  toglievano  il  bimbo  dalle braccia della cliente,  e
    altres dalle braccia della parrocchia; e di questi bimbi, diceva lei,
    si prendevano una cura scrupolosa.  Che cosa ne  facessero  di  tanti,
    considerato  il  numero  del quale secondo la sua stessa ammissione si
    occupava, non so immaginarmi.
    Mi trovai a discutere molte volte con lei  su  questo  punto;  ma  lei
    abbondava del seguente argomento,  che insomma in quel modo salvava la
    vita di pi di un innocente agnellino,  come li  chiamava,  che  forse
    sarebbe  stato  assassinato,  e  di  pi di una donna che,  messa alla
    disperazione dalla propria  disgrazia,  poteva  diversamente  sentirsi
    tentata  di distruggere la prole.  Mi dicevo d'accordo su questo,  che
    era una cosa molto lodevole,  purch quei poveri  bambini  capitassero
    poi  in buone mani e non fossero maltrattati e trascurati dalle balie.
    Mi rispose che di questo si prendeva sempre cura e in quella  faccenda
    non si serviva che di balie onestissime e tali da potersene fidare.
    Non seppi contrappporle nulla,  e fui cos costretta a dire: Signora,
    non metto in dubbio che voi facciate il dovere vostro,  ma  il  grande
    punto  ci che fanno quelle altre e lei torn a richiudermi la bocca
    dicendo che ci metteva la massima cura.
    La  sola  cosa  che  mi  offese nelle conversazioni di quella donna su
    questi argomenti,  fu che una volta  discorrendo  dell'avanzato  stato
    della  mia  gravidanza,  si lasci sfuggire qualcosa come significando
    che con il mio permesso avrebbe potuto liberarmi  anticipatamente  del
    fardello;  o,  in  parole povere,  che poteva darmi qualcosa per farmi
    abortire,  se desideravo mettere fine cos ai miei fastidi;  ma subito
    le lasciai intendere che aborrivo anche il semplice pensiero, e quella
    -  a  dire  il vero - lasci cadere il tentativo con tanta abilit che
    non  avrei  potuto  affermare  se  davvero  se  lo  fosse  proposto  o
    semplicemente  avesse  accennato  a  quel  ripiego  come a un'orribile
    azione;  poich gir tanto bene la frase e afferr con tanta prontezza
    quello  che  io pensavo che stava gi parlando negativamente prima che
    io mi fossi spiegata.
    A restringere questa parte nel pi  breve  spazio  possibile,  lasciai
    l'alloggio di Saint Jones's e raggiunsi la mia nuova governante,  come
    la chiamavano in quella casa, e qui in verit venni trattata con tanta
    cortesia,  e servita con tanta cura e ogni cosa era  cos  eccellente,
    che  ne  fui sbalordita e all'inizio non potevo capire quale vantaggio
    ne venisse alla  mia  governante.  Ma  scoprii  in  seguito  che  ella
    professava  di  non  trarre  profitto dalla pensione dei clienti n in
    verit avrebbe potuto ricavarne molto.  Il suo profitto  stava  invece
    negli  altri  articoli del trattamento e qui guadagnava parecchio,  vi
    assicuro; poich non  quasi credibile quanto lavoro avesse,  tanto in
    casa che fuori,  e tutto sempre di tipo privato o, per dirla in chiare
    parole, di tipo meretricio.
    Durante il tempo che le stetti in casa, che furono all'incirca quattro
    mesi,  vennero non meno di dodici donne di piacere a partorire da lei,
    e calcolo che ne avesse altre trentatr, pi o meno, sotto le sue cure
    fuori;  una  delle  quali  alloggiava  presso la mia antica padrona di
    Saint Jones's, malgrado tutta la distinzione di quest'ultima.
    Strana testimonianza, questa che ho detto,  della crescente corruzione
    dei nostri tempi e che,  perversa come io ero stata, pure mi rivoltava
    ogni  sentimento.   Cominci  il  posto  dov'ero,   e  soprattutto  le
    abitudini,  a  ributtarmi: eppure devo riconoscere che mai io vidi,  e
    neppure  credo  che  sarebbe  stato  possibile   vedere,   la   minima
    sconvenienza in quella casa per tutto il tempo che ci rimasi.
    Nessun uomo fu mai visto salire quelle scale,  tranne che per visitare
    le dame degenti nel mese di convalescenza,  e anche allora,  sempre in
    compagnia  della vecchia,  la quale si faceva un punto d'onore nel suo
    governo che nessun uomo dovesse toccare una donna,  nemmeno la moglie,
    nel  mese  di convalescenza;  e sotto nessun pretesto al mondo avrebbe
    permesso a un uomo di dormire nella casa,  quand'anche  fosse  con  la
    moglie;  e il suo motto in proposito era questo,  che non le importava
    quanti bambini nascessero in casa sua, ma finch poteva non voleva che
    ve ne fossero di concepiti.
    Poteva darsi che spingesse la cosa  pi  in  l  del  necessario,  ma,
    ammesso  che  fosse  un errore,  era per un felice errore,  poich in
    questo modo lei  manteneva,  qual  era  infatti,  la  reputazione  del
    proprio  mestiere,  e  si  fregiava  di questo vanto,  che anche se si
    occupava di donne depravate,  pure non era per  niente  uno  strumento
    della  loro depravazione.  Ci nonostante era una parte ben indegna la
    sua.
    Durante il  mio  soggiorno  e  prima  che  fossi  costretta  a  letto,
    ricevetti  una  lettera dal mio fiduciario della banca,  piena di cose
    tenere e gentili,  e di vive istanze per il mio ritorno a  Londra;  mi
    arriv  con  un ritardo di una quindicina di giorni,  poich prima era
    andata  nel  Lancashire  e  poi  mi  era  stata   girata.   Concludeva
    comunicandomi  che  aveva  ottenuto la sentenza contro la moglie e che
    sarebbe stato in grado di  mantenermi  la  parola,  quando  io  avessi
    voluto;  e aggiungeva un sacco di proteste d'amore e d'affetto,  quali
    si sarebbe guardato bene dal farmi se avesse saputo dei fatti miei,  e
    che io, a dire il vero, non avevo proprio meritato.
    Scrissi  la  risposta  a  questa  lettera e la datai da Liverpool,  la
    inviavo per per mezzo di  un  messaggero,  allegando  che  era  stata
    inoltrata a persona amica in citt.
    Mi  rallegravo  con  lui  per  la sua liberazione,  ma sollevavo certi
    scrupoli sulla legittimit di un secondo matrimonio e gli  dicevo  che
    ero  certa  che  avrebbe  riflettuto con molta seriet su questo punto
    prima di decidersi,  troppo grande essendo l'importanza del passo agli
    occhi   di   un   uomo   del   suo  discernimento  per  avventurarcisi
    avventatamente.   E  concludevo  augurandogli  ogni   bene   qualunque
    decisione  prendesse,  senza scoprirgli niente della mia intenzione n
    di dare nessuna risposta alla sua  richiesta  che  lo  raggiungessi  a
    Londra:  soltanto menzionavo alla lontana un progetto di ritornare nel
    corso dell'anno, portando la mia lettera la data d'aprile.
    Mi misi a letto verso la met di maggio,  e diedi alla luce  un  altro
    bellissimo maschietto,  continuando nella buona salute che mi  solita
    in questi casi.  La mia governante fece la sua parte di levatrice  con
    la  massima arte e abilit immaginabili,  e super di gran lunga tutto
    quanto avessi mai sperimentato in passato.
    La sollecitudine che ebbe per me nel tempo  del  parto,  e  poi  nella
    convalescenza, fu tale, che non avrebbe potuto fare di meglio se fosse
    stata  mia  madre.  Ma  che  nessuna  si senta incoraggiata alle opere
    licenziose dal trattamento di questa  abile  signora,  poich  essa  
    passata a miglior vita e oso dire che non si  lasciata dietro persona
    che possa o voglia eguagliarla.
    Credo  che  fossi  a letto da una ventina di giorni,  quando mi arriv
    un'altra lettera dell'amico della banca con  la  stupefacente  notizia
    che  aveva  ottenuto  la  definitiva  sentenza  di  divorzio contro la
    moglie,  che gliel'aveva partecipata il tale giorno,  e che per venire
    incontro  a  tutti  i miei scrupoli sul suo nuovo matrimonio aveva una
    risposta  quale  io  non  mi  aspettavo  di  certo,   n  lui  avrebbe
    desiderato;  poich sua moglie,  che gi prima soffriva di rimorsi per
    il modo come l'aveva trattato,  una volta sentito che lui aveva  causa
    vinta, si era miserabilmente quella sera stessa data la morte.
    Si  esprimeva  con molta generosit quanto alla parte che poteva avere
    avuto nella triste fine di quella donna,  ma negava  di  averci  avuto
    mano  e  diceva che egli si era soltanto fatto giustizia in un caso in
    cui manifestamente  era  stato  danneggiato  e  oltraggiato.  Tuttavia
    riconosceva  di esserne molto addolorato e che in questo mondo non gli
    restava pi prospettiva di contentezza se non nella  speranza  che  io
    sarei  venuta  a  confortarlo  con  la mia compagnia;  e qui insisteva
    violentemente perch gli  dessi  qualche  speranza  che  almeno  sarei
    ritornata  in  citt  e  mi  sarei  fatta vedere,  e allora mi avrebbe
    parlato pi a lungo della cosa.
    La notizia mi  lasci  sbalordita  e  cominciai  subito  a  riflettere
    seriamente  sul  fatto  mio,  e  quale inesprimibile sventura fosse di
    avere un bimbo sulle braccia. A che partito appigliarmi, per,  non lo
    sapevo.  Scoprii  infine alla lontana il mio caso alla governante;  da
    parecchi giorni avevo un'aria malinconica e lei non smetteva di starmi
    intorno per conoscere che cosa mi angustiasse.  A nessun costo  potevo
    rivelarle di aver ricevuta una proposta di matrimonio,  dopo che tanto
    spesso le avevo ripetuto di essere maritata,  in modo che  non  sapevo
    proprio  cosa  dirle.  Ammettevo che c'era qualcosa che mi preoccupava
    parecchio, ma nello stesso tempo le dicevo che quello non potevo dirlo
    ad anima viva.
    Lei continu a sollecitarmi per molti giorni, ma non era possibile, le
    ripetevo, che confidassi il mio segreto a qualcuno.  E questo,  invece
    di accontentarla,  aument le sue insistenze; essa invoc il fatto che
    le erano stati confidati in  questo  campo  i  maggiori  segreti,  che
    nascondere  tutto  era  il  suo  mestiere e che svelare cose di simile
    natura per lei sarebbe stata la rovina.  Mi chiese  se  mi  fosse  mai
    successo di coglierla a spettegolare delle faccende del prossimo: come
    dunque potevo sospettarla?  Mi disse che aprirmi con lei, era come non
    parlarne con nessuno;  che essa era una tomba;  e che davvero  il  mio
    doveva  essere  un  caso  ben  strano,  se  neppure  lei poteva trarmi
    d'impaccio;  mentre tenendolo nascosto mi privavo  di  ogni  possibile
    aiuto,  o  mezzo  d'aiuto,  e  le  toglievo l'occasione di rendermi un
    servigio. Insomma, ebbe un'eloquenza tanto ammaliatrice e un potere di
    persuasione tanto grande, che non ci fu modo di nasconderle niente.
    Cos mi decisi di aprirle il mio cuore. Le raccontai la storia del mio
    matrimonio nel  Lancashire  e  la  delusione  di  tutti  e  due;  come
    c'eravamo trovati e lasciati, come lui mi aveva sciolta, per quanto la
    cosa stava in suo potere, e data ogni libert di rimaritarmi, giurando
    che,  anche  venendone  a conoscenza,  non mi avrebbe mai richiesta n
    disturbata n messa in piazza; e che ero convinta di essere libera, ma
    mi  atterriva  indicibilmente  il  rischio,   temendo   le   possibili
    conseguenze di una scoperta.
    Poi  passai  a  dirle dell'ottima proposta che mi era stata fatta,  le
    mostrai le lettere dell'amico che mi invitavano a Londra;  con  quanta
    passione fossero scritte, ma cancellai il nome e anche la storia della
    mala fine della moglie, dissi solo ch'era morta.
    La  mia  governante  si  mise  a  ridere dei miei scrupoli riguardo al
    matrimonio,  e mi disse che quell'altro non era un matrimonio,  ma una
    semplice truffa da una parte e dall'altra;  e che,  dato che c'eravamo
    separati di comune accordo,  l'essenza  del  contratto  era  caduta  e
    l'obbligazione scambievolmente rimessa.  Su questa questione aveva gli
    argomenti sulla punta delle  dita;  e,  a  farla  breve,  mi  dimostr
    l'indimostrabile;  non  per  che a questo fine non operassero anche i
    miei desideri.
    Ma ecco che sorgeva la grande e cruciale difficolt,  voglio  dire  il
    bambino;  di esso,  mi disse,  bisognava disfarsi e questo in modo che
    nessuno mai potesse scoprirlo.  Sapevo che  non  c'era  da  pensare  a
    maritarmi  se non tenendo nascosto che avevo avuto un bambino,  poich
    l'amico avrebbe potuto accorgersi dalla sua et ch'esso  era  nato,  e
    anzi  era  stato  concepito,  dopo  il  nostro abboccamento,  e questo
    avrebbe mandato a monte ogni cosa.
    Pure,  mi stringeva tanto vivamente il cuore l'idea di separarmi senza
    scampo  dal  bimbo  e,  per  quanto  potevo  saperne io,  di lasciarlo
    assassinare o deperire nell'abbandono e nei maltrattamenti -  che  era
    su  per gi la stessa cosa - che non potevo fermarvi il pensiero senza
    inorridire.  Vorrei che tutte quelle donne che accettano di  togliersi
    di   torno  i  loro  bimbi,   come  si  dice  per  amore  del  decoro,
    riflettessero che questo  soltanto un concertato metodo d'assassinio,
    vale a dire, un modo d'ammazzarli senza pagarne lo scotto.
    E' chiaro a chiunque capisca qualcosa dei bimbi, che noi tutti veniamo
    al mondo miserabili e inetti  tanto  a  soddisfare  i  nostri  bisogni
    quanto anche solo a manifestarli; e che privi di aiuto siamo destinati
    a  morire:  e questo aiuto non solo esige una mano soccorritrice,  sia
    della madre sia di qualche altro,  ma  due  cose  sono  necessarie  in
    questa mano soccorritrice,  e cio, sollecitudine e capacit; senza di
    che una met dei bimbi che vengono al mondo  morirebbero,  morirebbero
    anche  se  non si lasciasse loro mancare il cibo,  e un'altra met dei
    rimanenti finirebbero storpi o scemi,  perderebbero l'uso  di  qualche
    arto  o  magari il cervello.  E non dubito neppure che queste siano in
    parte le ragioni per cui la natura ha posto l'affetto  verso  i  figli
    nel  cuore  delle  madri;  senza di che mai esse sarebbero in grado di
    dedicarsi,   com'  necessario,   alle  cure  e  alle  veglie   penose
    indispensabili al sostentamento dei bimbi.
    Poich questa sollecitudine  necessaria alla conservazione dei bimbi,
    il  trascurarli   un assassinarli,  e,  ripeto,  darli da governare a
    gente che  non  abbia  un  briciolo  di  quell'indispensabile  affetto
    impartito dalla natura,  un trascurarli al grado estremo; per alcuni,
    anzi,  la  cosa  va  pi  lontano  e  si  propongono  di distruggerli;
    cosicch, muoia il bimbo o sopravviva, quello che si commette  sempre
    un intenzionale assassinio.
    Tutte queste considerazioni mi si presentavano  alla  mente,  e  nella
    forma  pi  nera  e  terribile.  Siccome avevo molta fiducia nella mia
    governante,  che avevo  ormai  imparato  a  chiamare  madre,  le  feci
    presenti  tutti  i cupi pensieri che mi nascevano a quel riguardo e le
    dissi l'angustia in  cui  versavo.  Lei  sembr  ascoltare  con  molta
    maggiore  seriet questa che non l'altra parte;  ma dato che in queste
    cose era indurita al di l di ogni possibilit di lasciarsi commuovere
    dalle ragioni religiose e dagli  scrupoli  di  commettere  assassinio,
    cos  fu  lo  stesso  impenetrabile a quelle ragioni che nascevano dal
    sentimento.  Mi chiese se non era stata  sollecita  e  tenera  con  me
    durante la mia degenza,  come fossi davvero una sua figlia. Le risposi
    che infatti lo ammettevo.  Ebbene,  mia cara disse,  e quando ve ne
    andrete,  che cosa sarete ancora per me?  E a me,  che importerebbe se
    anche vi impiccassero? Credete che non vi siano donne che, secondo che
    porta il loro mestiere con cui si guadagnano il pane,  non si  pregino
    di  essere  altrettanto  sollecite  dei  bimbi quanto le madri stesse?
    Andiamo,  figliola disse,  non abbiate timore;  chi  sar  stata  la
    nostra  balia?  Voi  siete  sicura di essere stata allattata da vostra
    madre?  eppure siete grassottella e ben fatta,  figliola continu  la
    vecchiaccia,  e  in  cos  dire  mi accarezzava sul viso.  Non datevi
    pensiero riprese con il suo fare canzonatorio; qui non ho assassini;
    mi servo delle migliori  balie  che  ci  siano,  e  altrettanto  pochi
    bambini  fanno  una  cattiva  riuscita  nelle  loro  mani,  quanti  ne
    fallirebbero se le madri stesse li  allattassero.  Qui  non  ci  fanno
    difetto la sollecitudine e la capacit.
    Mi  punse  sul  vivo  quando  mi  chiese se ero sicura di essere stata
    allattata da mia  madre.  Io,  al  contrario,  ero  sicura  di  no;  e
    cominciai a tremare e ad impallidire alle semplici parole. Certamente,
    mi  dicevo,  costei  non  pu essere una strega,  o avere rapporti con
    qualche spirito in grado di  informarla  su  chi  io  fossi  prima  di
    poterlo sapere io stessa;  e le fissai gli occhi addosso come in preda
    allo spavento;  ma riflettendo che era  impossibile  che  lei  sapesse
    qualcosa di me,  l'idea mi lasci e mi ritrovai a mio agio, per quanto
    non di colpo.
    La governante not la mia agitazione, ma non ne sapeva il significato;
    e tir avanti nelle sue folli parole sulla insipienza  che  dimostravo
    credendo   che,   non  facendoli  allattare  tutti  dalla  madre,   si
    assassinassero i bambini,  e voleva convincermi che i bimbi dei  quali
    lei  si  incaricava  erano trattati con altrettanto riguardo che se le
    madri stesse ne avessero avuto cura.
    Pu darsi,  mamma le risposi,  per quanto so io;  ma i  miei  dubbi
    hanno  un  solido  fondamento.  Avanti,  allora disse,  sentiamone
    qualcuno. Ecco, prima di tutto risposi, voi date un tanto a quella
    gente perch tolgano il figlio dalle braccia dei  genitori,  e  se  ne
    occupino  finch campi.  E noi sappiamo,  mamma dissi,  che quella 
    povera  gente,  di  cui  tutto  il  profitto  consiste  nel  liberarsi
    dell'impiccio  non appena possibile,  come si pu quindi dubitare che,
    dato che  molto meglio per loro che il bimbo  muoia,  non  siano  poi
    tanto solleciti della sua esistenza?
    Vapori e fantasie mi rispose; vi dico che tutto il loro credito sta
    nella  vita  del  bimbo,  e  sono  altrettanto  sollecite che voialtre
    madri.
    Ah,  mamma dissi,  se solo voi foste certa che il mio piccolo  sar
    tenuto con ogni cura,  secondo che merita,  io sarei felice;  ma non 
    possibile che mi contenti su questo punto,  a meno  che  non  veda  io
    stessa,  e nel mio caso presente voler vedere sarebbe per me la rovina
    e la distruzione; quindi non so come fare.
    Belle ragioni! disse la governante,  vorreste vedere il  bambino  e
    non  vederlo,  vorreste essere nello stesso tempo nascosta e visibile.
    Queste cose sono assurde, mia cara, e bisogna quindi che facciate come
    altre madri altrettanto coscienziose  hanno  fatto  prima  di  voi,  e
    accontentarvi  delle cose come devono essere,  se anche non vanno come
    vorreste voi.
    Capii che cosa intendesse  con  "madri  coscienziose":  avrebbe  detto
    "puttane  coscienziose"  senonch  non  voleva  indispormi,  visto che
    veramente  in  quel  caso  io  non  ero  puttana,  essendo  una  donna
    legittimamente sposata,  ove non si volesse invocare il mio precedente
    matrimonio.
    Ad ogni modo,  qualsiasi cosa io fossi,  non ero arrivata a quel colmo
    d'indurimento che di solito accompagna la professione; voglio dire che
    non  ero  snaturata  e  noncurante  della  sicurezza di mio figlio;  e
    continuai in quest'onesto sentimento tanto a lungo che fui l  l  per
    rinunciare  al  mio  amico  della  banca,  il  quale  insisteva  tanto
    decisamente perch lo raggiungessi e sposassi, che non c'era quasi pi
    rifiuto possibile.
    Alla fine la vecchia governante mi venne a cercare con la  sua  solita
    baldanza.  Ascoltate,  figliola  disse,  ho scoperto un modo con il
    quale avrete la certezza che il vostro bimbo sar ben trattato, mentre
    quelli che se ne occuperanno non sapranno mai niente di voi.
    Ah,  mamma dissi,  se  potete  fare  questo,  vi  sar  per  sempre
    obbligata. Ebbene mi disse, siete disposta a sborsare una sommetta
    annuale,  pi forte di quanto passiamo solitamente alle persone che si
    impegnano con noi? S risposi, e con tutto il cuore,  purch possa
    mantenere l'incognito. Quanto a questo mi disse, state pur sicura:
    la balia non oser mai chiedere di voi; e una volta o due all'anno voi
    verrete  con  me  a vedere il bambino,  a vedere come lo trattano e ad
    accontentarvi di saperlo in buone mani,  senza che nessuno  sappia  di
    voi..
    Come dissi,  credete che,  quando verr a vedere il mio bimbo, sar
    capace di tenere  nascosto  che  sono  sua  madre?  Credete  possibile
    questo?
    Ebbene mi rispose,  se paleserete la cosa, la balia non ne sapr di
    pi per questo: le sar proibito di accorgersene.  Se vorr farlo,  ci
    rimetter  la  somma  che creder voi le paghiate,  e inoltre le verr
    tolto il bambino.
    Tutto questo mi piacque molto.  E cos la settimana  successiva  venne
    chiamata  una  contadina  da Hertford,  o di quei paraggi,  che per 10
    sterline in denaro avrebbe preso interamente su di s il  governo  del
    bimbo.  Ma  se  le  concedevo  in  pi  5 sterline all'anno si sarebbe
    impegnata a portare il bimbo in casa della  mia  governante  tutte  le
    volte  che  avremmo  desiderato  oppure  noi  saremmo  andate laggi a
    visitarlo e ad assicurarci se lo trattava bene.
    Questa donna aveva un aspetto molto sano e promettente.  Era la moglie
    di un campagnuolo,  ma portava vesti e biancheria ottime,  e ogni cosa
    appuntino;  fu con il cuore che  scoppiava  e  molte  lacrime  che  le
    lasciai  il  bimbo.  Ero  stata  a Hertford e avevo visto lei e la sua
    casa,  che mi piacque abbastanza: le promisi  grandi  cose  se  avesse
    trattato il bimbo con bont,  cos cap fin dalla prima parola che ero
    io la madre.  Tuttavia mi sembr  cos  fuori  mano  e  lontana  dalla
    possibilit  di  informarsi  sul  mio  conto,  che  pensai  di  essere
    sufficientemente al sicuro.  E cos,  a farla breve,  acconsentii  che
    tenesse  il  bambino e le diedi 10 sterline,  cio,  le diedi alla mia
    governante che le consegn alla poveretta sotto i miei  occhi:  questa
    accett  di non mai pi restituirmi il bambino n pretendere altro per
    mantenerlo  e  allevarlo;  le  promisi  solo,  quando  ne  avesse  una
    grandissima cura, di darle qualcosetta in pi tutte le volte che sarei
    venuta  a trovarli,  cosicch non mi impegnai a pagare le 5 sterline e
    promisi soltanto alla governante di farlo.
    Mi liberai cos di quel gran cruccio in un modo che,  se anche non  mi
    soddisfaceva  del tutto,  pure per me,  visto come mi andavano le cose
    allora,  era  il  pi  conveniente  di  qualunque  si  sarebbe  potuto
    escogitare per il momento.
    Incominciai allora a corrispondere con il mio amico della banca in uno
    stile  pi  affettuoso,  e  in particolare verso i primi di luglio gli
    mandai una lettera che contavo di  essere  a  Londra  in  'agosto.  Mi
    scrisse una risposta concepita nei pi appassionati termini del mondo,
    e mi chiedeva di avvertirlo del mio ritorno in tempo utile: mi sarebbe
    venuto  incontro  a  due  giornate  di  cammino.  Questo  mi imbarazz
    tremendamente,  e non sapevo che risposta dargli.  Un  bel  giorno  mi
    decisi  a  prendere  la carrozza di posta per West Chester;  all'unico
    scopo di  darmi  la  soddisfazione  dell'arrivo,  perch  lui  potesse
    davvero vedermi tornare in quella stessa carrozza;  poich mi era nato
    un geloso sospetto,  quantunque non ne avessi nessun  fondamento,  che
    lui sapesse che io non ero in campagna.
    Cercai  di  vincere  quest'idea  con  ogni  ragionamento,  ma tutto fu
    inutile: quell'impressione mi pesava cos  tanto  sullo  spirito,  che
    resisterle era impossibile.  Alla fine mi ricordai,  come un ulteriore
    vantaggio del mio nuovo piano di uscire da Londra,  che questa sarebbe
    stata  una  lustra  eccellente  per  la  vecchia  governante e avrebbe
    interamente nascosto tutti i miei altri intrighi,  dato  che  lei  non
    sapeva  affatto  se  il  mio  nuovo  adoratore  stesse  a Londra o nel
    Lancashire;  e,  quando le dissi  del  mio  proposito,  fu  pienamente
    convinta che vivevo nel Lancashire.
    Fatti i preparativi per questo viaggio,  ne informai l'amico, e mandai
    la cameriera che fin dall'inizio mi aveva servita, a fissarmi un posto
    sulla  carrozza.   La  governante  avrebbe  voluto  che   mi   facessi
    accompagnare dalla cameriera fino all'ultima posta e la rimandassi poi
    sulla vettura, ma la convinsi che non era una cosa conveniente. Quando
    ci  separammo,  mi  disse  che  non pensassi a prendere accordi per la
    corrispondenza,  poich vedeva manifesto che l'amore per il mio  bimbo
    mi avrebbe costretta a scriverle,  e a farle visita inoltre, una volta
    che fossi di ritorno a Londra.  Le assicurai che cos sarebbe stato  e
    mi accommiatai, ben contenta di essermi liberata di una dimora simile,
    per quanto squisiti fossero le comodit che ci avevo trovato.
    Mi servii del posto sulla carrozza solo parzialmente,  scendendo in un
    posto chiamato Stone, nel Cheshire,  dove non solo non avevo niente da
    fare,  ma  neppure  la  minima  conoscenza.  Sapevo per che,  con dei
    quattrini in tasca, ci si ritrova dappertutto; cos vi alloggiai due o
    tre giorni  e  infine,  cogliendo  l'occasione,  trovai  un  posto  in
    un'altra  carrozza  e  mi pagai il passaggio fino a Londra,  non senza
    inviare al mio uomo una lettera,  come sarei arrivata il tal giorno  a
    Stony-Stratford,   dove   il  cocchiere  mi  aveva  detto  che  doveva
    pernottare.
    Accadde che la mia era una carrozza speciale che,  noleggiata  apposta
    per  trasportare  a  West  Chester  certi gentiluomini che andavano in
    Irlanda,  ritornava ora indietro e non si teneva legata a  coincidenze
    esatte  di  tempo e di luogo,  come le solite postali;  cos,  essendo
    toccato al mio uomo di aspettare tutta  la  domenica,  ebbe  tempo  di
    prepararsi a partire, cosa che diversamente non avrebbe potuto.
    Ma il preavviso era cos breve che non gli riusc di giungere a Stony-
    Stratford  in  tempo  per  incontrarsi  con me alla sera;  mi incontr
    invece in un luogo detto  Brickhill  la  mattina  successiva,  proprio
    mentre facevamo il nostro ingresso nella cittadina.
    Confesso  che  fui  assai felice di vederlo,  poich la sera prima ero
    rimasta un po' delusa.  E mi piacque doppiamente per la forma  in  cui
    venne,  dato  che  arriv  con  una  bellissima carrozza signorile,  a
    quattro cavalli, e un servitore ai suoi servizi.
    Mi fece subito lasciare la carrozza di  posta,  che  si  ferm  a  una
    locanda  di  Brickhill;  e  scendendo  in quella stessa locanda,  fece
    staccare la sua carrozza e ordin il pranzo.  Gli chiesi che intendeva
    con ci, visto che io pensavo di continuare il viaggio. Mi rispose che
    no,  avevo  bisogno  di prendermi un po' riposo e quella era un'ottima
    locanda,  nonostante  la  citt  fosse  piccola;  non  avremmo  quindi
    proseguito oltre, quella sera, qualsiasi cosa dovesse accadere.
    Non volli insistere troppo, perch, visto che aveva fatta tanta strada
    per   incontrarmi  e  affrontato  cos  grandi  spese,   era  soltanto
    ragionevole che ora lo accontentassi  un  po';  su  questo  punto  fui
    quindi arrendevole.
    Dopo  il  pranzo  uscimmo  a  passeggio per la cittadina,  a vedere la
    chiesa  e  contemplare  l'aperta  campagna  com'   abituale   per   i
    forestieri;  ci  fu  di  guida  nella  visita  alla  chiesa  il nostro
    albergatore.  Notai che il mio uomo si informava molto  della  persona
    del  parroco,  e  capii  subito  l'antifona:  senza  dubbio mi avrebbe
    chiesto che ci sposassimo.  A questa idea segu  subito  l'altra,  che
    insomma  non  l'avrei  pi  respinto;  poich,  a dirla chiara,  nelle
    attuali circostanze non  avevo  pi  la  possibilit  di  rispondergli
    picche;  non  avevo  ormai  motivo di arrischiare ancora una cosa cos
    poco sicura.
    Mentre simili pensieri mi correvano per il capo,  che fu questione  di
    pochi istanti, osservai che l'albergatore se lo prendeva in disparte e
    gli bisbigliava qualcosa, non per tanto a bassa voce che non sentissi
    questo: Signore,  se mai vi occorresse.... Non colsi il resto, ma mi
    sembra che volesse dire questo: "Signore,  se  mai  vi  occorresse  un
    pastore, io ho un amico un po' fuori mano che vi servir a meraviglia,
    e sar segreto quanto vorrete".  E il mio compagno rispose tanto forte
    che sentii: Va benissimo, credo di s.
    Ero appena ritornata alla locanda che l'amico mi si mise  intorno  con
    parole  irresistibili  a  questo effetto che,  dato che aveva avuto la
    buona fortuna di incontrarmi e tutto concorreva,  avrei accelerato  la
    sua  felicit  se  avessi voluto concludere senz'altro la faccenda sul
    posto. Che volete dire? gli feci, arrossendo un po'o. Come,  in una
    locanda  e  in  viaggio?  Che Dio ci assista,  ma come  possibile che
    diciate simili cose?
    Posso dirle benissimo mi rispose,  sono venuto apposta per dirvele,
    e ora vi mostro quello che ho fatto e in cos dire estrasse un grande
    involto  di  carte.  Voi  mi  spaventate replicai;  che cos' tutta
    questa roba? Non abbiate paura,  mia cara  disse,  e  mi  diede  un
    bacio.  Era  questa  la  prima  volta che si prendeva tanta libert da
    chiamarmi "mia cara"; poi continu: Non abbiate paura; vedrete di che
    si tratta, dalla prima all'ultima e apr l'involto.
    C'era prima di l'atto o sentenza di divorzio contro sua  moglie  e  la
    piena  testimonianza  che  era  stata  una  baldracca;  poi venivano i
    certificati del pastore e dei funzionari della parrocchia  dove  aveva
    vissuto,  comprovanti  che era stata sepolta e dichiaranti il modo del
    decesso;  la copia dell'autorizzazione del procuratore ai  giurati  di
    radunarsi,  e  la  risposta  dei giurati espressa con la formula: "Non
    compos  mentis".   Tutto  questo,   allo   scopo   di   darmi   intera
    soddisfazione,  per  quanto,  a  dire  il  vero,  io  non  fossi tanto
    scrupolosa, se mi avesse a fondo conosciuta,  da non poterlo accettare
    anche  senza  tutti  quei  documenti.  Li scorsi tuttavia a uno a uno,
    quanto meglio seppi; e gli dissi che i documenti erano realmente molto
    chiari, ma che non avrebbe dovuto portarseli dietro, visto che avevamo
    tempo  a  sufficienza.  S,  mi  rispose,   io  forse  avevo  tempo  a
    sufficienza,  ma nessun altro tempo se non il presente era sufficiente
    per lui.
    C'erano altre carte arrotolate e gli chiesi che fossero.  Finalmente
    mi disse,  era questa la domanda che volevo mi faceste; e tir fuori
    un astuccetto  di  zigrino,  e  ne  tir  fuori,  presentandomelo,  un
    bellissimo anello di diamanti.  Non avrei potuto rifiutarlo,  se anche
    avessi  voluto,  perch  me  lo  infil  nel  dito;  gli  feci  quindi
    semplicemente  una  riverenza.  Poi  tir  fuori  un  altro anello: E
    questo disse,   per un'altra occasione e se  lo  ficc  in  tasca.
    Bene, mostratemelo almeno gli dissi sorridendo; immagino che cos';
    e credo proprio che siate ammattito. Sarei ammattito se avessi fatto
    di meno mi rispose;  ma tuttavia non lo mostrava, e io avevo una gran
    voglia di vederlo; per cui dissi: Bene, mostratemelo dunque. Ferma
    esclam, prima guardate qua e riprese in mano il rotolo, lo lesse e,
    guarda un po'! era una licenza di matrimonio per noi due. Ma insomma
    dissi, avete perso il cervello? Eravate convinto, a quanto pare,  che
    avrei  ceduto  alla  prima  parola,  o  deciso  a non sentir rifiuti.
    Quest'ultima  certo la verit ribatt.  Ma potrebbe darsi  che  vi
    sbagliaste gli dissi.  No,  no mi rispose, non si pu respingermi,
    non si deve respingermi e cos dicendo prese  a  baciarmi  con  tanta
    violenza che non seppi liberarmi da lui.
    Nella  camera  c'era  un  letto e noi passeggiavamo avanti e indietro,
    assorti nel colloquio;  alla fine egli mi afferr di sorpresa  tra  le
    braccia e mi gett sul letto,  e se stesso con me,  e sempre tenendomi
    stretta  ma  senza  prendersi  la  minima  licenza,  mi  sollecit  ad
    acconsentire   con   tante   suppliche   e   argomentazioni  ripetute,
    protestando il suo amore e giurando che non mi avrebbe lasciata se non
    gli davo la mia promessa, che alla fine dissi: Insomma, a quanto pare
    siete davvero deciso a non lasciarvi respingere.  No,  no mi disse,
    non  si  pu,  non  si  deve,  non  bisogna respingermi. E va bene
    risposi  dandogli  un  bacio  leggero,   vuol   dire   che   non   vi
    respingeranno; lasciate che mi alzi.
    Fu talmente rapito dal mio consenso e dal modo gentile con il quale lo
    diedi,  che  cominciai  a  un tratto a credere che lo prendesse per un
    matrimonio,  senza aspettare altre  formalit;  ma  gli  facevo  torto
    perch  egli  mi diede la mano,  mi rialz e dandomi due o tre baci mi
    ringrazi per la mia resa gentile;  e tanto era sopraffatto da  questa
    soddisfazione che gli vidi salire le lacrime agli occhi.
    Girai la testa dall'altra parte perch mi si riempivano di lacrime gli
    occhi anche a me,  e gli chiesi il permesso di ritirarmi un istante in
    camera mia.  Se mai ebbi un grano di pentimento  sincero  per  la  mia
    abominevole  vita  dei  ventiquattr'anni trascorsi,  fu allora.  Quale
    fortuna per il genere umano, dissi tra me, che nessuno giunga a vedere
    nel cuore del prossimo!  Come sarebbe stato bello se  fin  dall'inizio
    fossi stata la moglie di un uomo tanto onesto e tanto innamorato!
    Poi  mi  venne da pensare: "Quale abominevole creatura sono io mai!  e
    quale torto non far a quest'uomo innocente! Quanto poco egli sospetta
    che,  divorziato da una baldracca,  sta buttandosi tra le  braccia  di
    un'altra!  che  sta  per  sposare  una  donna  che  ha dormito con due
    fratelli,  e partorito tre figli al suo  stesso  fratello!  una  donna
    venuta  al  mondo  a  Newgate,  figlia  di  una baldracca che adesso 
    deportata per ladra!  Una donna che ha dormito con tredici  uomini,  e
    partorito un bambino dopo il nostro ultimo incontro!  Povero diavolo!"
    dissi,  "che cosa far mai?".  Finito che  ebbi  di  rimproverarmi  in
    questo modo,  continuai cos: "Ebbene,  se devo essere sua moglie,  se
    piacer a Dio di farmi la grazia,  sar per lui una moglie fedele e lo
    amer  proporzionatamente  allo  strano eccesso della sua passione per
    me; lo risarcir con quanto vedr,  dei torti che gli faccio,  i quali
    non vedr".
    Egli aspettava con impazienza che uscissi dalla camera, ma vedendo che
    tardavo,   scese  dabbasso  e  cominci  a  parlare  del  parroco  con
    l'albergatore.
    L'albergatore, un tipo servizievole, bene intenzionato per, aveva gi
    mandato per l'ecclesiastico;  e non appena il mio pretendente cominci
    a parlargli di mandarlo a cercare: Signore gli disse, l'amico mio 
    qui; e cos, non essendoci bisogno di altre parole, li present l'uno
    all'altro.  Una volta davanti al pastore, il mio uomo gli chiese se si
    sentiva di sposare una coppia di forestieri, tutti e due d'accordo.
    Il parroco rispose  che  il  Signor...  gliene  aveva  accennato;  che
    sperava non si trattasse di un affare clandestino; che gli sembrava un
    signore  serio  e,  quanto  alla dama,  pensava bene che non fosse una
    ragazzina tale da rendere necessario il consenso  di  persone  amiche.
    Per   togliervi   ogni   dubbio  a  questo  riguardo  disse  il  mio
    pretendente, leggete questo foglio e tir fuori la licenza.  Basta
    disse il pastore: dov' la dama? Ve la porto subito rispose il mio
    amico.
    Detto questo, sal le scale; io intanto ero uscita dalla camera; venne
    e  mi  disse  che  il  pastore  era gi e che,  vista la licenza,  era
    disposto di tutto cuore a  sposarci,  ma  prima  vuole  vederti;  mi
    chiese perci se volevo che salisse.
    Ci  sar tutto il tempo domattina gli risposi no? Vedi mi disse,
    mia cara, sembrava avesse scrupolo che tu fossi una qualche ragazzina
    rapita ai genitori,  e io lo rassicurai che eravamo tutti e due in et
    da disporre del nostro consenso; per questo mi ha chiesto di vederti.
    Va bene dissi,  fa come vuoi;  e cos mi portarono il parroco, che
    era un brav'uomo,  di cuor contento.  Gli avevano raccontato,  sembra,
    che  noi  ci  eravamo  incontrati  in quel posto per caso;  che io ero
    arrivata su di una carrozza di Chester e il mio compagno appositamente
    sulla propria;  che avremmo dovuto trovarci la  sera  prima  a  Stony-
    Stratford,  senonch non gli era stato possibile spingersi fin laggi.
    Ebbene, signore disse il parroco,  ogni brutta avventura ha un lato
    bello.  La delusione,  caro signore rivolgendosi al mio compagno,  
    stata per voi,  ma la bella avventura per me,  dato che  se  vi  foste
    incontrati  a  Stony-Stratford  non  avrei  avuto l'onore di unirvi in
    matrimonio. Padrone, avete un Libro delle Preghiere Comuni?
    Scattai come spaventata.  Ma,  signore esclamai,  che volete  dire?
    Come?  sposarci  in  una  locanda,  e per di pi nottetempo! Madama
    rispose il pastore,  se  volete  la  cerimonia  in  chiesa,  possiamo
    accontentarvi;   ma   vi   assicuro  che  il  vostro  matrimonio  sar
    altrettanto valido celebrato qui come in chiesa; i canoni non ci fanno
    obbligo di celebrarli  esclusivamente  in  chiesa;  e  quanto  all'ora
    tarda,  in  questo caso non  di nessuna importanza: i nostri principi
    vengono uniti in matrimonio nelle loro stanze,  e  alle  otto  o  alle
    dieci di sera.
    Ci misi un bel pezzo a lasciarmi convincere,  e ostentai di non volere
    assolutamente sposarmi che in chiesa.  Ma era tutta una finta: e  cos
    in fine ebbi l'aria di lasciarmi piegare, e l'albergatore con moglie e
    figlia  vennero  fatti  salire.  L'albergatore  fece  da  padrino e da
    scrivano in una volta  sola;  cos  fummo  sposati,  e  non  ci  manc
    l'allegria;  bench  debba  confessare  che i rimproveri inflitti a me
    stessa precedentemente mi pesassero sul cuore strappandomi ogni  tanto
    un  profondo  sospiro,  del  quale  il  mio  sposo si accorgeva,  e si
    sforzava allora di infondermi coraggio,  credendo - poveretto - che mi
    restasse  qualche  esitazione  verso  il  passo  che avevo fatto tanto
    affrettatamente.
    Quella sera ce la godemmo senza risparmio,  eppure tutta  la  faccenda
    pass  cos  segreta  nella locanda,  che neppure uno della servit ne
    seppe nulla,  poich mi servirono l'albergatore e sua  figlia,  e  non
    permisero   a   nessuna   delle   cameriere   di  salire.   La  figlia
    dell'albergatrice la feci mia damigella d'onore; e l'indomani mattina,
    mandato per un bottegaio,  regalai alla giovane  una  bella  gala,  la
    migliore che trovai in citt,  e dato che vi regnava l'industria delle
    trine, regalai alla madre un pezzo di merletto per farsene una cuffia.
    Una ragione per cui l'albergatore faceva tanto  mistero  era  che  gli
    sarebbe  dispiaciuto  se  il pastore della parrocchia ne avesse saputo
    qualcosa;  ma tuttavia qualcosa si riseppe,  e cos ci  fu  un  grande
    scampanio l'indomani di buon'ora,  e una musica, quale la citt poteva
    offrire, suon sotto la nostra finestra. Ma l'albergatore sostenne con
    faccia tosta che  c'eravamo  sposati  prima  di  entrare  in  citt  e
    semplicemente,  essendo  suoi antichi avventori,  avevamo celebrato in
    casa sua il banchetto nuziale.
    Non ci bast il cuore di muoverci il mattino seguente; poich insomma,
    tra il disturbo delle campane mattutine e tra perch forse non avevamo
    dormito quel tanto,  ci prese in seguito un tale sonno che restammo  a
    letto fin quasi a mezzogiorno.
    Io  pregai la padrona che facesse smettere in citt ogni musica e ogni
    scampanio,  e questa seppe fare tanto bene che sopravvenne una  grande
    quiete; ma un caso bizzarro tronc per un bel pezzo ogni mia felicit.
    La grande sala della locanda guardava verso la strada,  e io, spintami
    fino in fondo alla sala,  dato che era una  calda  e  bella  giornata,
    avevo  aperto la finestra e vi stavo a prendere un po' d'aria,  quando
    vidi tre signori che passarono a  cavallo,  entrando  in  una  locanda
    proprio di fronte a noi.
    Non era possibile nasconderselo n avevo dubbi: il secondo dei tre era
    il mio marito del Lancashire. Provai uno spavento di morte: mai finora
    mi  ero  trovata  in  una  tale costernazione;  mi sembr che la terra
    dovesse  inghiottirmi;  il  sangue  mi  si  agghiacci  nelle  vene  e
    cominciai  a  tremare  come  assalita  da un freddo accesso di febbre.
    Ripeto che non avevo proprio dubbi; riconobbi i suoi abiti,  riconobbi
    il cavallo, e riconobbi il viso.
    Il  primo pensiero che feci,  fu che mio marito non era presente e non
    poteva sorprendere il mio turbamento,  e di questo fui molto contenta.
    Non  era passato molto tempo dalla loro entrata nella casa,  che i tre
    vennero alla finestra della loro stanza,  come si  fa  sempre;  ma  la
    finestra  della  mia  era  chiusa,  ve l'assicuro.  Non seppi tuttavia
    trattenermi dallo sbirciare verso di loro ed ecco che  lo  rividi,  lo
    sentii  chiamare uno dei servitori per qualcosa che gli serviva,  e mi
    ebbi tutte le pi spaventose conferme possibili che lui era proprio la
    stessa persona.
    La mia successiva ansia fu di sapere che cosa mai venisse  a  fare  in
    quel posto,  ma questo non era possibile. A volte la mia immaginazione
    foggiava l'idea di una qualche cosa tremenda; a volte, di un'altra; un
    momento pensavo che mi avesse scoperta e fosse venuto  a  rinfacciarmi
    l'ingratitudine  e  la  mancanza  di  fede;  poi immaginavo che stesse
    salendo le scale per venirmi a oltraggiare; e pensieri innumerevoli mi
    correvano per la testa,  di cose che per il suo  capo  non  erano  mai
    passate  n  mai  sarebbero,  a  meno che il diavolo non gliele avesse
    scoperte.
    Continuai in quello spavento per circa due ore e  non  distolsi  quasi
    mai  l'occhio  dalla  finestra e dalla porta della locanda dov'erano i
    tre. Alla fine,  sentendo un grande strepito nel viottolo davanti alla
    loro locanda,  corsi alla finestra e, con mia grande soddisfazione, li
    vidi tutti e tre uscirsene e dirigere il trotto  verso  occidente.  Se
    avessero  preso  la  strada  di  Londra,  il  mio spavento non sarebbe
    cessato, per paura di rincontrarlo e di essere da lui riconosciuta; ma
    prese invece per la via opposta e questo vinse il mio turbamento.
    Ci decidemmo a partire l'indomani,  ma verso le sei della  mattina  ci
    allarm  un  gran tumulto nella strada,  e gente che passava a cavallo
    come fossero fuori di s;  e che  altro  era,  se  non  lo  schiamazzo
    dell'inseguimento di tre banditi che avevano svaligiato due carrozze e
    parecchi  viaggiatori presso Dunstable Hill,  e si era sparsa la voce,
    sembra,  che fossero stati visti  a  Brickhill,  nella  tale  locanda,
    proprio in quella dov'erano scesi quei tre signori.
    La casa venne subito circondata e frugata, ma si trovarono testimoni a
    sufficienza,  che  i  tre signori se n'erano andati da pi di tre ore.
    Siccome si raccolse una gran  folla,  sapemmo  subito  la  notizia;  e
    stavolta mi prese una grande ansia d'altro tipo. Dissi senz'altro alla
    gente di casa, che potevo affermare che quei tre erano persone oneste,
    poich  conoscevo uno di quei signori per onestissimo e padrone di una
    certa sostanza nel Lancashire.
    Il sergente che era arrivato insieme con gli inseguitori venne  subito
    informato  di  ci,  e  venne a cercarmi per sentirlo dalla mia stessa
    bocca;  io lo assicurai che avevo visto quei tre signori  stando  alla
    finestra;  che  li  avevo  in seguito visti alle finestre della stanza
    dove pranzavano;  che li  avevo  visti  salire  a  cavallo,  e  potevo
    assicurarlo  che uno di essi era la tal persona,  padrone di una bella
    sostanza, molto considerato nel Lancashire,  da dove appunto venivo io
    allora.
    La  sicurezza  con  la  quale dichiarai queste cose rintuzz un po' il
    popolaccio minuto e soddisfece talmente il sergente,  che subito batt
    la  ritirata,  disse  alla folla che i tre non erano i loro,  ma aveva
    raccolto l'informazione che erano invece onesti gentiluomini;  e tutti
    cos  se ne tornarono per la loro strada.  Quale fosse la verit della
    storia io non lo sapevo, ma certo  che le carrozze vennero svaligiate
    a Dunstable Hill e rubate 560 sterline in denaro;  e inoltre era stato
    fermato  anche qualcuno dei mercanti di trine che viaggiano sempre per
    quella strada.  Quanto ai  tre  signori,  rimando  a  pi  tardi  ogni
    spiegazione.
    E cos quell'allarme ci ferm per un'altra giornata, per quanto il mio
    sposo andasse dicendomi che era sempre la cosa migliore viaggiare dopo
    una  rapina,  poich era certo che i ladri se l'erano battuta lontano,
    una volta allarmata tutta la regione;  ma  io  non  ero  tranquilla  e
    questo  essenzialmente  per  paura  che la mia antica conoscenza fosse
    ancora in viaggio e dovesse per caso vedermi.
    Non ho mai passato quattro giorni di seguito pi deliziosi in tutta la
    mia vita.  Non ero che una semplice sposina in quei giorni,  e il  mio
    novello  marito si ingegnava di rendermi tutto facile.  Oh,  se questo
    stato di vita avesse potuto  continuare!  come  tutti  i  miei  crucci
    passati  li  avrei dimenticati,  ed evitati gli affanni futuri!  Ma io
    avevo un passato dei pi indegni, del quale rispondere parte in questo
    mondo e parte nell'altro.
    Ce ne  venimmo  via  il  quinto  giorno;  e  l'albergatore,  vedendomi
    inquieta,  sal  di  persona  a  cavallo  insieme con suo figlio e tre
    onesti paesani,  muniti di buone armi da fuoco;  e senza dirci  niente
    seguirono  la  carrozza  e  vollero  vederci  arrivare  sani e salvi a
    Dunstable.
    Non  potemmo  fare  a  meno  di  invitarli  a  pranzo  con  una  certa
    generosit, una volta arrivati, e questo cost al mio sposo un dieci o
    dodici  scellini,  e  qualcosa  inoltre  dovemmo  dare agli uomini per
    risarcirli del tempo perduto; soltanto l'albergatore non volle saperne
    di accettare niente.
    Quanto ho raccontato, fu il pi felice dei casi che potesse capitarmi;
    perch se fossi arrivata a Londra non ancora maritata,  avrei dovuto o
    scendere  in  casa sua per l'ospitalit della prima notte o palesargli
    che non avevo un solo  conoscente  in  tutta  la  citt,  che  potesse
    offrire  a  una  povera sposa in compagnia del marito l'alloggio della
    prima notte. Ma ora non ebbi scrupolo di andargli direttamente in casa
    insieme,  e qui senz'altro presi possesso di una dimora ben arredata e
    di  un  marito  discretamente  facoltoso,  cosicch  mi  si  apriva la
    prospettiva di una vita di gioia, a patto che ci sapessi fare; ed ebbi
    tutto l'agio di riflettere sul reale valore dell'esistenza che, potevo
    credere,  avrei condotto adesso.  Sarebbe stata ben  differente  dalla
    dissoluta  parte  da me recitata in precedenza;  e quanto  pi felice
    una vita virtuosa e temperata che non quella che si chiama una vita di
    piacere!
    Ah,  se quella particolare scena della vita  fosse  durata  oppure  io
    avessi appreso,  da quel tempo in cui la conobbi, a gustarla nella sua
    vera dolcezza,  e non fossi caduta in quella povert che   il  veleno
    infallibile della virt: quanto felice sarei stata, e non solo allora,
    ma  forse  per  sempre!  poich,  fin  che vissi in quel modo,  io fui
    davvero penitente di tutta la  mia  esistenza  passata.  Mi  giravo  a
    guardarla con orrore e si sarebbe con verit potuto dire che odiavo me
    stessa  per  colpa  sua.  Meditavo  spesso come il mio amante di Bath,
    colpito dalla mano di Dio,  si era pentito  e  mi  aveva  abbandonata,
    rifiutando  di vedermi ancora,  sebbene mi amasse alla follia;  mentre
    io,  sospinta da quel pessimo fra tutti  i  demoni,  la  povert,  ero
    tornata  a quell'abbietta professione;  e avevo fatto del vantaggio di
    quello che chiamano un bel viso il rimedio dei miei bisogni,  e  della
    bellezza una mezzana del vizio.
    Sembrava proprio che adesso fossi entrata in un porto sicuro,  dopo il
    tempestoso viaggio della mia esistenza passata,  e cominciai a provare
    riconoscenza per la mia liberazione. Stavo seduta tutta sola per ore e
    ore,  e  piangevo  al  ricordo  delle  passate follie e delle orribili
    stravaganze di una vita perversa,  e a volte mi lusingavo  di  essermi
    sinceramente pentita.
    Ma  vi  sono  tentazioni,  alle  quali  non  dato all'umana natura di
    resistere,  e ben pochi sanno  quale  sarebbe  il  loro  contegno,  se
    fossero ridotti alle stesse necessit. Come la cupidigia  alla radice
    di  ogni male,  cos la povert  la peggiore di tutte le insidie.  Ma
    non insister su questo discorso fin che non sar venuta al punto.
    Me ne vivevo con questo marito nella massima tranquillit; egli era un
    uomo calmo,  giudizioso e posato: fatto di virt,  di  modestia  e  di
    sincerit  e,  negli affari diligente e scrupoloso.  Il giro di questi
    affari non era  molto  ampio,  e  il  suo  reddito  sufficiente  a  un
    ordinario  tenore di vita molto comoda.  Non dico sufficiente a tenere
    un equipaggio, e a fare bella figura come dice il mondo,  cosa che non
    avevo  sperato  n  desideravo;   perch,   come  ora  aborrivo  dalla
    leggerezza e stravaganza della mia  vita  passata,  cos  avevo  ormai
    deciso  di  starmene  ritirata  e  sobria  sotto  il  mio  tetto.  Non
    frequentavo la societ, non facevo visite; mi occupavo della famiglia,
    mi davo tutta a mio marito;  e questo tipo di vita divent per me  una
    gioia.
    Vivemmo  per  cinque anni che furono un seguito ininterrotto di pace e
    di gioia,  quando un colpo improvviso di  una  mano  quasi  invisibile
    distrusse  ogni  felicit e mi ricacci per il mondo in una condizione
    che era il rovescio di tutto quanto avevo sperimentato.
    Mio marito affid a un collega scrivano una  somma  di  denaro  troppo
    forte  perch  le nostre sostanze potessero sopportarne la perdita: lo
    scrivano lo trad e la perdita ricadde schiacciante  sulle  spalle  di
    mio marito.  Pure non era grande al punto che lui,  se avesse avuto il
    coraggio di guardare in faccia la sfortuna,  non potesse,  come io gli
    dicevo,  facilmente recuperarla,  dato l'ottimo credito di cui godeva:
    poich accasciandosi sotto l'affanno si viene soltanto  a  raddoppiare
    il peso, e chi si mette in testa di morirci, ci muore.
    Non  serv a niente dargli parole di conforto;  il colpo era penetrato
    troppo in profondit,  come una pugnalata che gli  avesse  toccato  le
    viscere;  si fece malinconico e sconsolato,  in seguito cadde in stato
    letargico,  e mor.  Io avevo previsto la botta: e mi aveva invaso una
    tremenda  oppressione  di  spirito,  dato che vedevo chiaro che se lui
    moriva, io ero perduta.
    Da lui avevo avuto due  figli,  e  niente  pi,  perch  cominciavo  a
    entrare in un'et che dovevo ormai smettere: avevo quarantott'anni,  e
    immagino che,  se anche mio marito fosse vissuto,  non ne avrei  fatti
    altri.
    Mi  trovavo ora in una condizione davvero paurosa e sconsolata,  e per
    molti aspetti peggiore che mai.  Anzitutto,  era ormai passata la  mia
    et  fiorita  nella quale potevo sperare che qualcuno mi cercasse come
    amante;  tutto quel grato pregio da qualche tempo era scaduto,  e  non
    apparivano pi che le rovine di quello che era stato; e peggio di ogni
    altra  cosa  era  questa,  che  mi trovavo a essere la pi abbattuta e
    sconsolata delle creature viventi.  Io che avevo fatto coraggio a  mio
    marito e tentato di rianimare i suoi spiriti oppressi dal dolore,  non
    sapevo ora rianimare i miei;  mancavo  proprio  di  quella  forza  nel
    dolore,  che  gli  avevo  detto essere tanto necessaria per reggere al
    peso.
    Ma il mio caso era poi davvero deplorevole,  restando  io  interamente
    priva  di  amicizie  e  di aiuti,  e la perdita sofferta da mio marito
    aveva di tanto abbassato i suoi mezzi che,  sebbene a dire il vero non
    fossi  in  debito,  pure  non  mi  era  difficile prevedere che quanto
    restava non mi sarebbe bastato a  lungo;  che  giorno  per  giorno  il
    capitaluccio  andava  consumato  nel  mantenermi,  cosicch ben presto
    sarebbe  sfumato  tutto,   e  allora  non  mi  vedevo  davanti   altra
    prospettiva  che  l'estrema  miseria.  Questa mi si rappresentava cos
    vividamente al pensiero, che sembrava mi fosse gi sopraggiunta, prima
    ancora che fosse  nemmeno  vicina;  e  inoltre  le  mie  stesse  paure
    raddoppiavano la mia angoscia, poich mi immaginavo che ogni quattrino
    che spendevo per una pagnotta fosse l'ultimo che mi restasse al mondo,
    e  che  l'indomani  avrei  dovuto  rimanere a bocca asciutta e insomma
    morire di fame.
    In questa angoscia non avevo assistenza,  non avevo  nessuna  amicizia
    che  mi  potesse confortare n consigliare;  stavo seduta a piangere e
    tormentarmi notte e giorno,  torcendomi le mani e  a  volte  delirando
    come una donna forsennata; e in verit, spesso mi sono stupita che non
    mi abbia dato di volta il cervello, perch provavo quei vapori con una
    tale  intensit,  che  non di rado il mio intelletto era completamente
    stravolto in chimere e fantasie.
    Passai in questo stato spaventoso due anni, spendendo quel poco che mi
    restava,  piangendo di continuo sulla mia paurosa condizione,  ma  non
    avendo  la minima speranza o prospettiva di aiuto;  posso ben dire che
    andavo soltanto dissanguandomi a morte;  e ormai avevo pianto da tanto
    tempo  e  tanto  spesso,  che  di  lacrime  non me ne venivano pi,  e
    cominciavo a disperare, poich rapidamente impoverivo.
    Per avere un po' di respiro,  mi ero sbarazzata della casa e stavo  in
    un  appartamento;  e  dato che andavo riducendo il mio tenore di vita,
    vendetti la maggior parte della roba,  raggranellando cos un  po'  di
    danaro,  con  il  quale vissi quasi un anno,  spendendo con la massima
    parsimonia e stiracchiando quanto potevo  ogni  cosa;  ma  sempre,  se
    guardavo al futuro che mi aspettava, mi veniva meno il cuore nel petto
    all'inevitabile  avvicinarsi  della  povert  e del bisogno.  Oh,  che
    nessuno legga questa parte della storia  senza  riflettere  seriamente
    alla  condizione  di  una  creatura  desolata,  e  come esso stesso si
    dibatterebbe,  mancando di ogni amico e mancando  del  pane:  arriver
    certo  alla decisione non solo di risparmiare quello che possiede,  ma
    di alzare gli occhi al cielo in cerca di appoggio e  si  ricorder  la
    preghiera del saggio: "Non ridurmi in miseria,  Signore, perch potrei
    rubare".
    Ricordino tutti che il tempo della miseria  un  tempo  di  tentazione
    orribile,  e  che viene a mancare ogni forza di resistenza: la povert
    incalza, l'anima  gettata nella disperazione dal bisogno, che cosa si
    pu fare?
    Fu una sera, quando ridotta, posso dire, all'ultimo anelito - credo di
    non esagerare se dico che ero pazza e farneticante - sospinta  da  non
    so quale impulso e non sapendo,  insomma, quel che facessi o perch lo
    facessi,  mi vestii bene (avevo ancora qualche buon abito) e uscii per
    le  strade.  Sono  certissima  che non avevo intenzioni di nessun tipo
    quando uscii;  e nemmeno sapevo n riflettevo dove sarei andata o  per
    che cosa; ma come il demonio mi spinse fuori, preparando per me la sua
    esca,  cos  fu  lui  di  certo a portarmi sul posto,  dato che io non
    sapevo dove andavo n cosa facessi.
    Errando cos senza meta,  passai davanti alla bottega di uno  speziale
    in  Leadenhall  Street,  dove  vidi  deposto  su  uno sgabello proprio
    davanti al banco un  fagottino  avvolto  in  tela  bianca;  dall'altra
    parte, volgendogli le spalle, stava una cameriera che alzava gli occhi
    alla  sommit della bottega dove il garzone dello speziale,  suppongo,
    dritto in piedi sul banco, anche lui volgendo le spalle alla porta,  e
    con  una  candela in mano,  guardava e tastava sull'ultimo scaffale in
    cerca di qualcosa, cosicch tutti e due erano impegnati,  e in bottega
    non c'era nessun altro.
    Fu  quella  l'esca;  e il demonio che tese l'insidia mi incit come se
    avesse parlato, poich ricordo, e non lo dimenticher mai, che fu come
    una voce pronunciata alla mia  spalla:  "Prendi  il  fagotto;  svelta;
    fallo subito". Non era ancora finito, che misi il piede sulla soglia e
    volgendo  la  schiena  alla  ragazza,  come se mi fossi scostata da un
    carretto che passava,  allungai la mano  dietro  di  me,  e  presi  il
    fagotto e me ne andai stringendolo, e n la cameriera n il garzone n
    altri si accorsero di me.
    Non   possibile esprimere l'orrore che avevo nell'anima in tutto quel
    frattempo.  Quando me ne venni via,  non avevo pi cuore di mettermi a
    correre e nemmeno di modificare il passo. In verit attraversai la via
    e girai alla prima svolta che mi si par davanti,  credo fosse una via
    che attraversava Fenchurch Street; di l attraversai e girai per tante
    vie e tante svolte,  che non seppi mai ricordare quale  cammino  abbia
    fatto n dove sia andata; non sentivo la terra sotto i piedi, e pi mi
    allontanavo  fuori  da  ogni  pericolo,  pi svelta camminavo,  finch
    stanca e trafelata non fui costretta a  sedermi  su  di  una  panchina
    davanti  a  una  porta,  e  qui  mi accorsi che ero arrivata in Thames
    Street,  presso Billingsgate.  Presi un po' di fiato,  e mi rimisi  in
    cammino;  avevo  il  sangue tutto in fiamme;  mi batteva il cuore come
    fossi sorpresa da un improvviso spavento.  Insomma,  provavo  un  tale
    sbigottimento, che non sapevo n dove andare n che fare.
    Dopo  che  mi  fui cos spossata a camminare in giro tanto tempo e con
    tanta smania,  cominciai a riflettere,  e mi diressi a  casa  nel  mio
    appartamento, dove arrivai circa alle nove di sera.
    A  che  scopo  fosse  stato fatto quel fagottino,  o per quale ragione
    deposto dove l'avevo trovato, io non lo sapevo, ma quando mi decisi ad
    aprirlo,  ci trovai un corredo di pannolini  infantili,  buonissimi  e
    quasi nuovi di cui la trina era finissima; poi una scodella in argento
    della  capacit  di  una  foglietta,  un  boccaletto d'argento,  e sei
    cucchiai con qualche altro po' di biancheria,  una camicia  da  donna,
    tre  fazzoletti  di  seta,  e nel boccale una carta,  18 scellini e 12
    soldi in danaro.
    Per tutto il tempo che andai scoprendo questi oggetti,  ero  sotto  un
    cos spaventoso carico di terrore e in un tale panico mentale,  bench
    fossi completamente al sicuro,  che non so esprimerne  la  natura.  Mi
    sedetti  piangendo  con  grande trasporto "Signore" dicevo,  "che cosa
    sono ora?  una ladra?  Dunque la prossima volta mi  prenderanno  e  mi
    porteranno  a  Newgate,  e mi faranno il processo capitale!" E in cos
    dire ripresi a piangere e  fu  a  lungo,  e  sono  certa  che,  povera
    com'ero,  se  avessi  vinto  la paura,  avrei certo riportato indietro
    quegli oggetti; ma dopo un po' mi pass la voglia. Per quella notte mi
    misi a letto, ma dormii molto poco; mi stava ancora sul cuore il senso
    orribile della mia azione,  e non so quel che abbia detto o  fatto  in
    quella  notte e tutto il giorno seguente.  Poi mi giunse un'impazienza
    di sapere com'era andato il furto;  e avrei pure  voluto  sapere  come
    stavano  le  cose,  se  quella  era roba di qualche poveretta o di una
    persona ricca. "Magari" dissi,  " sar qualche vedova disgraziata come
    me,  che  aveva  fatto su questi oggetti con l'intenzione di andarli a
    vendere per un po' di pane da sfamare s e un povero bimbo,  e  adesso
    digiunano  e  scoppia  loro  il  cuore per il bisogno di quel poco che
    avrebbero potuto ricavarne." E questo pensiero mi torment peggio  che
    tutto il resto, per tre o quattro giorni.
    Ma  le mie proprie angustie fecero tacere tutte queste riflessioni,  e
    la prospettiva che morissi  anch'io  di  fame  (di  giorno  in  giorno
    quest'idea  mi  si  faceva  pi  terribile)  gradatamente mi indur il
    cuore. Ci che in modo speciale mi pesava allora sullo spirito, era il
    fatto che gi mi ero emendata e,  secondo quanto speravo,  pentita  di
    tutte  le  mie  passate  iniquit;  che  avevo  vissuto  per vari anni
    un'esistenza posata, austera e solitaria, ma ora le tremende necessit
    del mio stato mi avrebbero sospinta corpo e  anima  alle  porte  della
    distruzione;  e due o tre volte caddi in ginocchio,  rivolgendo a Dio,
    come meglio seppi, la preghiera che mi liberasse;  ma non posso tacere
    che  dietro le mie preghiere non c'era speranza.  Non sapevo che fare;
    fuori, soltanto terrori; dentro, tenebre;  e riconsideravo la mia vita
    passata  come  non  me  ne  fossi  pentita,  riflettevo  che  il Cielo
    cominciava ora a castigarmi e mi  avrebbe  resa  altrettanto  infelice
    quant'ero stata perversa.
    Se, arrivata a questo punto, non mi fossi fermata, avrei forse trovato
    un   pentimento   sincero;   ma  dentro  al  cuore  avevo  un  perfido
    consigliere,  che di continuo mi istigava a ricorrere per mio sollievo
    ai mezzi peggiori;  e una sera, con quello stesso impulso perverso che
    aveva detto: "Prendi quel fagotto" torn a tentarmi che uscissi  e  mi
    mettessi in cerca di quel che potevo trovare.
    Stavolta uscii che era ancora chiaro, e andai vagabondando senza meta,
    alla  ricerca  non  sapevo di che,  quando il demonio mi tese sui miei
    passi un laccio di natura veramente orribile,  e quale n prima n  in
    seguito non ho incontrato mai pi. Traversando Aldersgate Street, vidi
    una bella bambina che era stata alla scuola di ballo e se ne tornava a
    casa  tutta  sola;  e  il  mio  istigatore da vero demonio mi gett su
    questa innocente creatura. Le rivolsi la parola ed essa mi rispose con
    la sua ciancetta; la presi per mano e la guidai finch non giunsi a un
    viottolo lastricato che porta  in  Bartholomew  Close,  dove  la  feci
    entrare.  La  bimba mi disse che non era quella la strada di casa sua.
    Le risposi: S,  tesoro,   questa;  ti porter io a casa.  La bimba
    aveva  al  collo  un  piccolo vezzo di palline d'oro,  sul quale avevo
    posto gli occhi e nell'oscurit del viottolo  mi  curvai  fingendo  di
    aggiustare l'incastro che si era allentato, le tolsi la collanina e la
    bimba non se ne accorse: poi la feci proseguire.  Vi dico che a questo
    punto il demonio mi sugger di uccidere la bimba nel  viottolo  scuro,
    perch non piangesse, ma il semplice pensiero mi spavent talmente che
    fui  sul  punto  di  cadere a terra.  Feci invece girare la bimba e le
    dissi di tornare indietro,  perch quella non era la  strada  di  casa
    sua:  la  bimba  disse che sarebbe andata;  e io presi per Bartholomew
    Close,  poi girai verso un altro passaggio che porta in Long  Lane,  e
    poi  avanti  in Charterhouse Yard,  riuscendo in Saint Johns's Street;
    quindi traversando verso Smithfield, discesi per Chick Lane, entrai in
    Field Lane, alla volta del ponte di Holborn,  dove,  mescolandomi alla
    folla  che  vi  passa  d'ordinario,  non  era  pi possibile che mi si
    rintracciasse. Fu questa la mia seconda sortita nel mondo.
    I pensieri suggeritimi da questo bottino sgominarono tutti i  pensieri
    suggeriti dall'altro,  e le riflessioni che avevo fatto si dileguarono
    immediatamente: la povert mi rendeva di pietra il cuore, e il bisogno
    in cui mi trovavo mi rendeva incurante di  tutto  il  resto.  L'ultima
    impresa  non  mi  lasci  troppo  rimorso,  poich dato che del male a
    quella povera bambina non ne avevo fatto,  pensai piuttosto che  avevo
    inflitto  ai  genitori  un  meritato castigo per la loro negligenza di
    lasciare la povera creatura tornare sola a casa,  e mi dicevo che cos
    avrebbero imparato a stare pi attenti un'altra volta.
    Questa collana di palline poteva valere un 12 o 14 sterline.  Immagino
    che un tempo fosse stata della madre,  poich  era  troppo  larga  per
    l'uso  della  bimba,  ma che forse la vanit che la bambina comparisse
    bene alla scuola di ballo aveva indotto la madre a fargliela  portare;
    e  non  c'  dubbio  che  a  riprendere  la  figlia  aveva mandato una
    cameriera, ma costei, spensierata sgualdrina,  si era forse soffermata
    con  qualcuno  di passaggio,  e cos la povera bimba aveva gironzolato
    fino a cadere nelle mie mani.
    Tuttavia,  alla piccola non feci nessun  male;  non  le  feci  nemmeno
    paura, dato che avevo ancora in me moltissimi delicati pensieri, e non
    facevo  se non quanto,  posso ben dire,  la necessit mi costringeva a
    fare.
    Ebbi un sacco di avventure  dopo  quest'ultima.  Ma  ero  giovane  del
    mestiere,  e non sapevo comportarmi diversamente da come il demonio mi
    suggeriva;  e realmente,  molto di rado mi veniva  a  mancare  la  sua
    tentazione.  Mi  capit  un'avventura,  che  fu  per  me  un'insperata
    fortuna.  Stavo attraversando nell'ombra della  sera  Lombard  Street,
    proprio  all'estremit  di  Three Kings Court,  quando d'improvviso mi
    giunge al fianco un tale che correva come  il  lampo  e  mi  getta  un
    fagotto, che teneva in mano, dietro i piedi l dov'ero contro l'angolo
    della casa,  alla svolta del viottolo.  Nell'istante che lo butt,  mi
    disse: In nome del cielo,  signora,  lasciatelo stare dov' e scapp
    via. Dietro gli sbucarono altri due, e subito dopo un giovanotto senza
    cappello,  che gridava: Ferma, al ladro!. Inseguirono cos da vicino
    i due ultimi,  che questi dovettero buttare quanto avevano preso e per
    soprammercato uno dei due venne raggiunto; l'altro scamp.
    Tutto  il  tempo  io stetti come impietrita,  fin che non ritornarono,
    sospingendo il poveretto catturato e trascinando le robe  che  avevano
    ripreso,  contenti e felici di aver recuperato il bottino e agguantato
    il ladro; e cos mi passarono davanti,  poich io avevo solo l'aria di
    una che stesse ferma mentre la gente sfollava.
    Una  o due volte chiesi cos'era successo,  ma la gente non diede segno
    di rispondermi e nemmeno io fui troppo insistente;  dopo per  che  la
    folla fu tutta passata,  colsi l'occasione per rigirarmi e raccogliere
    quanto mi stava ai piedi e filare via.  Tutto questo,  in  verit,  mi
    riusc  con  minore  turbamento  che  non le altre volte,  poich quel
    fagotto io non lo rubavo,  ma mi pioveva  bell'e  rubato  nelle  mani.
    Arrivai al sicuro nel mio alloggio con il fardello,  che consisteva in
    una pezza di bel lustrino nero e una pezza di  velluto;  quest'ultima,
    un  avanzo  di  circa undici jarde;  la prima invece,  pezza intera di
    quasi cinquanta.  Sembra che avessero saccheggiato la  bottega  di  un
    setaiolo.  Dico  saccheggiato  perch  le  merci  perdute  erano tanto
    considerevoli  e  quelle   ricuperate   abbondantissime:   credo   che
    ammontassero a circa sei o sette pezze diverse di seta.  Come avessero
    fatto a mettere le mani su tanta roba,  non so;  ma dato  che  io  non
    avevo derubato se non il ladro,  non mi feci scrupolo di impossessarmi
    della merce, e di andarne anche molto soddisfatta.
    Finora avevo avuto una discreta fortuna,  e  mi  indussi  a  parecchie
    altre  imprese  che,  sebbene non fossero di grande guadagno,  pure mi
    riuscirono bene;  ma attraversavo un quotidiano spavento  di  capitare
    male  un  giorno  o  l'altro,  sicura  di finire una buona volta sulla
    forca.  L'impressione che tutto questo  mi  faceva  era  troppo  forte
    perch  non  ne tenessi conto,  e mi impediva di mettermi in tentativi
    che,  per  quanto  sapevo  io,   avrei  potuto  effettuare  con  molta
    sicurezza;  ma un'impresa non posso passare sotto silenzio,  visto che
    per lunghi giorni fu la mia tentazione.  Mi spingevo  spesso  fin  nei
    villaggi intorno a Londra a esplorare se nulla l mi venisse a tiro; e
    passando davanti a una casa presso Stepney,  vidi sul davanzale di una
    finestra due anelli,  uno piccolo di brillanti e l'altro una  semplice
    verga d'oro,  posati l di certo da qualche noncurante dama, ricca pi
    di quattrini che di cervello,  magari solo per il tempo di lavarsi  le
    mani.
    Passeggiai  diverse  volte  davanti  alla finestra per osservare se mi
    veniva fatto di scorgere qualcuno  dentro  la  stanza,  e  non  vedevo
    nessuno.   Pure  non  ero  sicura.   Mi  balen  subito  in  mente  di
    tamburellare sul vetro,  come se volessi parlare con  qualcuno,  e  se
    qualcuno  era  l,  sarebbe  certo venuto alla finestra,  e allora gli
    avrei detto di mettere al sicuro quegli anelli, perch avevo visto due
    tipi loschi che  vi  avevano  messo  l'occhio  addosso.  Detto  fatto.
    Tamburellai  una  volta  o due e nessuno si fece vedere: battei allora
    forte contro il riquadro di vetro, che si ruppe con poco rumore, presi
    i due anelli e me ne andai;  quello di brillanti valeva 3 sterline,  e
    l'altro 9 scellini.
    E   ora  non  sapevo  come  trovare  uno  spaccio  per  la  mia  roba,
    specialmente le due  pezze  di  seta.  Non  avevo  nessuna  voglia  di
    disfarmene  per  una  bagatella,  come solitamente fanno questi poveri
    disgraziati di ladri,  i quali dopo che hanno arrischiato la vita  per
    un oggetto di qualche valore,  sono costretti,  una volta riusciti,  a
    rivenderlo per un boccone  di  pane;  io  invece  ero  decisa  a  fare
    diversamente, comunque avessi dovuto arrabattarmi; tuttavia non sapevo
    bene che modo avrei tenuto. Alla fine mi decisi ad andare a cercare la
    mia   antica   governante   e   accordarmi  un'altra  volta  con  lei.
    Puntualmente le avevo mandato ogni anno  le  5  sterline  per  il  mio
    bambino, finch ero stata in grado di farlo, ma alla fine mi ero vista
    costretta  a  smettere.  Le  avevo  per  scritto  una lettera dove le
    spiegavo come la mia condizione si era abbassata;  che avevo perso  il
    marito  e  non mi trovavo pi in grado di continuare,  e imploravo che
    quel poverino non avesse troppo a patire per le sventure di sua madre.
    Ora le feci una visita e  la  trovai  che  esercitava  ancora  un  po'
    l'antico  mestiere,  ma  non  era  pi nelle floride condizioni di una
    volta; poich un certo signore al quale era stata rapita la figlia - e
    sembra che la mia governante vi avesse avuto mano - l'aveva citata  in
    giudizio;  e  per il rotto della cuffia soltanto lei aveva scansato la
    forca. Le spese inoltre l'avevano divorata viva,  cosicch la sua casa
    non  era  pi  arredata che molto poveramente e lei non aveva pi quel
    gran nome di una volta nel suo lavoro; pure, si teneva in piedi,  come
    si  dice,  sulle  proprie  gambe,  e  dato che era una faccendona e le
    restava  un  capitaluccio,  si  era  fatta  usuraia  e  tirava  avanti
    discretamente.
    Mi  accolse  con  tutta  civilt e nel suo solito modo accattivante mi
    disse che non mi avrebbe tolto per  nulla  il  rispetto  perch  fossi
    decaduta; che aveva badato a che il mio bimbo non mancasse di cure, se
    anche io non potevo pi pagare,  e che la donna che lo teneva aveva di
    che vivere,  sicch non avevo motivo di preoccuparmene fino a che  non
    fossi meglio in grado di farlo effettivamente.
    Le dissi che non mi restava gran che in denaro,  ma mi restavano certi
    oggetti che potevano valere qualcosa,  se lei  mi  sapesse  dire  come
    dovevo fare per venderli.  Mi chiese che oggetti fossero.  Tirai fuori
    la collana di palline d'oro e le dissi che era uno dei regali  fattimi
    da  mio  marito;  poi  le  mostrai i due pacchi di seta,  che le dissi
    venivano dall'Irlanda e mi ero  portati  dietro  a  Londra,  e  infine
    l'anelluccio  di  brillanti.  Quanto  al pacchetto del vasellame e dei
    cucchiai,  avevo io stessa trovato il modo di disfarmene;  e quanto ai
    pannolini, si offr di prenderli lei convinta che fossero roba mia. Mi
    spieg  che  si  era fatta usuraia e che avrebbe venduto per me quegli
    oggetti come fossero pegni a lei affidati;  e mand subito a cercare i
    suoi  intermediari  che  li  comprarono  dalle sue mani senza scrupolo
    alcuno, e li pagarono anche bene.
    Cominciai allora a pensare che  quella  donna  indispensabile  avrebbe
    potuto  aiutarmi  un  po',  nello  stato  in  cui  versavo,  a trovare
    un'occupazione,  poich mi sarei data con  gioia  a  qualunque  onesto
    lavoro se l'avessi trovato; ma di lavoro onesto a lei non ne capitava.
    Se  fossi stata pi giovane avrebbe forse potuto aiutarmi,  ma ormai i
    miei pensieri si erano allontanati da quella  specie  di  occupazione,
    come cosa che era del tutto fuori luogo dopo la cinquantina,  qual era
    il caso mio, e non glielo nascosi.
    Alla fine mi invit a stabilirmi in casa sua fino a  che  non  trovavo
    qualcosa:  mi  sarebbe  costato molto poco;  e accettai di gran cuore.
    Ora,  vivendo un  po'  pi  a  mio  agio,  presi  qualche  misura  per
    allontanare  il  bimbo avuto dal mio ultimo marito;  e anche questo la
    mia governante mi agevol,  pattuendo un  versamento  di  sole  cinque
    sterline all'anno,  se pure le trovavo. Questo mi fu di tale aiuto che
    per un bel po' smisi  quel  brutto  mestiere  al  quale  mi  ero  data
    ultimamente,  e  con gioia avrei accettato un lavoro,  ma era una cosa
    ben difficile per una che non conosceva nessuno.
    Trovai tuttavia finalmente lavori  di  trapunto  per  letti  di  dame,
    sottane e simili;  e l'occupazione non mi dispiaceva affatto, lavoravo
    con impegno e in  questo  modo  cominciavo  a  vivere,  senonch  quel
    diligente  demonio  che  aveva  deciso  che  dovessi continuare al suo
    servizio,  di continuo mi istigava che uscissi  a  passeggio,  vale  a
    dire, a vedere se nulla nell'antico genere mi venisse a tiro.
    Una sera obbedii ciecamente alla sua intimazione, e feci un lungo giro
    per  le  vie,  ma  non mi imbattei in nessuna occasione.  Non contenta
    ancora,  la sera successiva tornai a uscire e,  passando davanti a una
    birreria,  vidi  spalancata  la  porta  di una stanzetta,  quasi sulla
    strada,  e sul tavolino un boccale d'argento,  suppellettile molto  in
    uso  nelle  taverne  di  quei  tempi.  Pare  che ci fosse stata a bere
    qualche brigata,  e i garzoni negligenti avessero poi  dimenticato  di
    riporlo.  Entrai  nel  camerino  decisamente  e,  posando  il  boccale
    d'argento sull'angolo della panca, mi ci sedetti davanti, e bussai con
    il piede;  accorse un garzone e gli comandai di portarmi una foglietta
    di  birra calda,  perch faceva molto freddo;  il garzone part,  e lo
    sentii scendere in  cantina  a  spillare  la  birra.  Durante  la  sua
    assenza,  ne venne un altro,  gridando: Avete chiamato?. Gli risposi
    con un'aria malinconica dicendo:  No,  il  garzone    gi  andato  a
    prendermi una foglietta di birra.
    Me ne stavo cos seduta, quando sentii la donna del banco dire: Se ne
    sono  andati tutti dal cinque? ch'era il camerino dove mi trovavo,  e
    il garzone rispose: S.  Chi ha ritirato  il  boccale?  chiese  la
    donna.  Io  rispose  un  altro  dei  garzoni;  eccolo l additando
    evidentemente un altro boccale,  che aveva riportato per sbaglio da un
    altro camerino; o pu anche darsi che il mariolo non ricordasse pi di
    non averlo preso, come certamente non aveva.
    Ascoltai  tutto  questo  con  molta  soddisfazione,  poich mi accorsi
    chiaramente che non si erano accorti della mancanza,  pur credendo che
    il boccale fosse stato ritirato; e allora bevetti la mia birra, chiesi
    di  pagare  e  andandomene  dissi:  Attento all'argenteria,  ragazzo
    intendendo il gotto d'argento da una foglietta che  mi  aveva  portato
    per  berci.  Il  garzone  rispose:  Sissignora,  arrivederci e me ne
    uscii.
    Tornai  a  casa  dalla  mia  governante,  e  mi  sembr  questa  volta
    l'occasione  di  metterla  alla  prova,   affinch  potesse  prestarmi
    soccorso se cadessi nella necessit di essere scoperta.  Da un po' ero
    in casa e, quando trovai l'opportunit di parlarle, le dissi che avevo
    un  segreto  della  massima  importanza  da  confidarle,   se  lei  mi
    rispettava abbastanza per conservarmi ii segreto. Mi rispose che aveva
    conservato fedelmente uno dei miei segreti: perch dovevo dubitare che
    non me ne avrebbe conservato un altro? Le dissi che mi era capitato il
    pi strano caso del mondo, proprio impensatamente, e cos le raccontai
    per filo e per segno la storia del boccale: E l'hai portato  via  con
    te,  mia cara? mi chiese. Proprio cos le risposi, mostrandoglielo.
    Ma ora che debbo fare? continuai; non debbo riportarlo?
    Riportarlo? esclam lei. Ma certamente,  se vuoi finire a Newgate.
    Come?  le  dissi,  non  saranno tanto vili da prendermi,  visto che
    glielo riporto. Tu non conosci quella razza di gente,  figliola  mi
    disse;  non  soltanto  ti  porteranno a Newgate,  ma ti faranno anche
    impiccare,   senza  tenere  il  minimo  conto  della  tua  onest  nel
    restituirlo;  o  magari  presenteranno  una  lista  di tutti gli altri
    boccali che hanno perduto,  per farteli pagare. E allora,  che  cosa
    devo fare? chiesi. Ecco mi rispose, visto che l'hai fatta da furba
    nel portartelo via, devi continuare a tenerlo: tornare indietro non si
    pu.  E d'altra parte,  figliola mi disse, non ne hai bisogno tu pi
    di loro? Vorrei augurarti di mettere le mani su un affare simile tutte
    le settimane.
    Il colloquio mi diede un nuovo concetto della governante e mi  accorsi
    che,  da quando si era fatta usuraia,  le bazzicava intorno un tipo di
    gente del tutto diversa dalle oneste persone che incontravo in passato
    in casa sua.
    Ero con lei soltanto da poco tempo, che di questo mi accorsi anche pi
    chiaramente che non in passato, poich tutti i momenti vedevo arrivare
    else di spade, cucchiai, forchette, boccali e simili oggetti,  non per
    impegnarli, ma senz'altro da vendere; e la mia governante li comperava
    tutti senza fare domande,  e a buonissimi patti per s, secondo quanto
    traspariva dalle sue parole.
    Mi accorsi pure  che  nell'esercizio  del  suo  mestiere  essa  faceva
    fondere  tutta  l'argenteria  acquistata,  al fine che nessuno potesse
    reclamarla;  e una mattina venne a dirmi che  stava  per  iniziare  la
    fusione e, se volevo, avrebbe disposto anche del mio boccale, cos che
    nessuno  potesse  riconoscerlo.  Le  risposi che ero contentissima;  e
    allora me lo pes e me ne ripag intero il valore come  argento,  cosa
    che non faceva per il resto dei suoi avventori.
    Qualche   tempo  dopo,   una  volta  che  stavo  lavorando  con  molta
    malinconia, cominci a chiedermi che mai avessi.  Le risposi che avevo
    il  cuore gonfio;  il lavoro scarseggiava e mi mancavano i mezzi,  non
    sapevo a che partito appigliarmi.  Quella si mise a ridere e mi  disse
    che  dovevo  uscire  un'altra volta a tentare la fortuna: poteva darsi
    che mi imbattessi in un  altro  pezzo  d'argenteria.  Ah,  mamma  le
    risposi,  un mestiere questo che non ci ho nessuna capacit, e se mi
    beccano,  per  me  la fine. Mi disse: Io posso trovarti una maestra
    che ti render tanto abile quanto lei.  La proposta mi fece  tremare,
    perch  fin  da  allora  non  avevo avuto n conoscenti n complici in
    questo ceto.  Ma la governante l'ebbe vinta su tutta la mia ritrosia e
    i miei timori;  e in pochissimo tempo, con l'aiuto di quella complice,
    diventai una ladra altrettanto temeraria e abile quant'era  mai  stata
    Moll  la  Tagliaborse,  per  quanto,  se la sua fama non mente,  bella
    nemmeno la met di lei.
    La compagna che lei mi trov,  esercitava tre rami dell'arte,  e cio:
    il furto nelle botteghe,  il furto dei cassetti e dei portafogli, e la
    sottrazione  degli  orologi  d'oro  dal  fianco  delle  dame;   lavoro
    quest'ultimo  che  eseguiva  con tanta destrezza che mai nessuna donna
    giunse alla perfezione dell'arte come lei. Mi piacevano molto la prima
    e  l'ultima  di  queste  attivit,   e   per   un   po'   l'assistetti
    nell'esecuzione,  all'identico  modo  che  la  sostituta  assiste  una
    levatrice, senza compensi.
    Infine mise anche me al lavoro.  Mi aveva insegnato l'arte e parecchie
    volte le avevo gi spiccato un orologio dal fianco con molta maestria.
    Finalmente  mi indic la vittima,  che fu una giovane signora incinta,
    fornita di un  bellissimo  orologio.  Bisognava  perpetrare  il  furto
    mentre  quella  usciva  di  chiesa.  La mia complice si mise al fianco
    della dama e finse,  proprio mentre quella si avvicinava agli scalini,
    di  cadere;  e cadde contro quell'altra con tanta violenza che le fece
    uno spavento terribile,  e tutte  e  due  cacciarono  uno  strillo.  E
    proprio  nell'istante  che l'altra urtava la dama,  io mi impossessavo
    dell'orologio e, tenendolo nel modo giusto,  lo strattone stesso della
    dama  liber l'uncino,  e quella nemmeno se ne accorse.  Mi allontanai
    subito e lasciai la  mia  maestra  rimettersi  a  poco  a  poco  dallo
    spavento  e  cos pure la dama;  che subito si accorse della scomparsa
    dell'orologio. Ahi disse la mia collega, allora erano quei furfanti
    che mi hanno buttata a  terra,  state  certa;  mi  meraviglio  che  la
    signora   non   si   sia  accorta  del  furto  prima:  avremmo  potuto
    agguantarli. Seppe colorare cos bene la cosa  che  nessuno  pens  a
    sospettarla,  e io giunsi a casa una buon'ora prima di lei.  Fu questa
    la mia prima impresa in compagnia.  L'orologio era davvero molto fino,
    e  accompagnato  da  molti  pendagli,  e  la  governante ce lo pag 20
    sterline, di cui ebbi la met.  Passai cos ladra intera,  incallita a
    un grado tale d'insensibilit, che vinceva ogni rimorso di coscienza o
    di  modestia,  e  a  un  punto  che  non  avrei  mai  creduto di poter
    raggiungere.
    In  questo  modo  il  demonio  che  aveva  cominciato  servendosi   di
    un'irresistibile povert,  a suggerirmi queste male azioni, mi port a
    un punto di l dalla media, proprio quando le mie condizioni non erano
    pi tanto terribili;  poich ora avevo trovato un filone di lavoro  e,
    dato che a maneggiare l'ago non ero incapace, sembrava assai probabile
    che mi sarei potuta guadagnare il pane abbastanza onestamente.
    Devo  pur  dire  che  se  una  simile  speranza  di lavoro mi si fosse
    presentata al bel principio,  quando cominciavo a sentire  l'approccio
    delle tristi condizioni: se una simile speranza,  dico, di guadagnarmi
    il pane lavorando, mi si fosse presentata allora,  mai sarei caduta in
    quell'infame  mestiere o fra una banda tanto infame come quella con la
    quale mi ero imbarcata; ma l'esercizio mi ci aveva incallita,  e io mi
    feci  temeraria  all'estremo;  e  ci  tanto pi perch da molto tempo
    ormai continuavo, e mai mi avevano presa; dato che, a farla breve, con
    la mia nuova socia in nequizie  continuammo  tanto  a  lungo  insieme,
    senza  che  mai fossimo scoperte,  che non soltanto imbaldanzimmo,  ma
    arricchimmo,  e ci fu una volta che avevamo in  mano  ventuno  orologi
    d'oro.
    Ricordo  un giorno che,  sentendomi un po' pi seriamente disposta che
    al solito,  e vedendo che mi stava davanti un cos discreto  capitale,
    poich  avevo di mia spettanza circa 200 sterline in denaro,  mi entr
    un energico pensiero - non  dubito  che  venisse  da  qualche  spirito
    buono,  se  pure  ce  n'  - che,  come all'inizio la povert mi aveva
    istigata, e le mie angustie sospinta a quegli orribili ripieghi, cos,
    visto ora che quelle angustie erano alleviate,  e inoltre che  con  il
    lavoro potevo guadagnare qualcosa allo scopo di mantenermi e avevo una
    cos  solida  banca  che  mi  appoggiava,  perch  non  potevo  dunque
    smettere,  finch mi andava bene?  che certo non potevo aspettarmi  di
    passarla sempre liscia;  e,  una volta sola che fossi sorpresa, per me
    sarebbe stata la fine.
    Fu questo senza dubbio l'istante felice che,  se avessi dato ascolto a
    quel celeste suggerimento,  da qualsiasi parte mi venisse,  mi sarebbe
    ancora rimasta una speranza di vita migliore.  Ma il mio  destino  era
    segnato  diversamente:  l'attento demonio che mi aveva indotto al male
    aveva su di me una presa troppo salda per  lasciarmi  andare;  invece,
    come  la povert mi aveva indotta a quel punto,  cos l'avarizia mi ci
    mantenne, fin che non fu pi possibile uscirne.  Quanto agli argomenti
    che la ragione mi dettava per convincermi a smettere, si faceva avanti
    l'avarizia dicendo: "Continua; hai avuto fortuna; continua fin che non
    avrai quattrocento o cinquecento sterline: allora devi smettere,  e ti
    sar facile allora vivere senza pi lavorare del tutto".
    E cos io,  che ero entrata una volta negli artigli  del  demonio,  vi
    rimanevo  trattenuta  solidamente come da un incantesimo,  e non avevo
    nessun potere di uscire dal cerchio,  fin che  non  fui  subissata  in
    labirinti di disgrazie troppo grandi per uscirne mai pi.
    Tuttavia,  queste  riflessioni  non  passarono  in  me  senza lasciare
    traccia e fecero s che mi comportassi con una  maggiore  cautela  che
    per  il  passato,  pi  di  quanto  non  usassero per s le mie stesse
    iniziatrici.  La  mia  collega,   come  la  chiamavo  (avrebbe  dovuto
    chiamarsi  la  mia maestra),  fu la prima a capitare male con un'altra
    delle sue allieve: poich,  un giorno che si trovavano in  traccia  di
    bottino,  fecero  un tentativo nella bottega di un mercante di tele di
    Cheapside, ma vennero beccate da un lavorante dagli occhi di lince,  e
    arrestate con due pezze di cambraia addosso.
    Questo fu sufficiente per spedirle tutte e due a Newgate,  dove ebbero
    la disgrazia che certi dei loro precedenti misfatti vennero  a  galla.
    Formate  contro  di  esse  due  altre accuse,  le disgraziate,  potute
    convincere anche di queste,  vennero condannate a morte.  Tutte e  due
    invocarono  lo  stato di gravidanza e tutte e due vennero riconosciute
    incinte, quantunque la mia maestra fosse incinta quanto me.
    Io andavo molto di  frequente  a  visitarle  e  condolermi  con  loro,
    aspettandomi  che  la  prossima volta sarebbe toccata a me;  ma quella
    dimora mi ispirava tanto orrore,  se riflettevo che era il luogo della
    mia infelice nascita e delle sventure di mia madre, che non potevo pi
    reggerci, sicch smisi di andarle a trovare.
    E, ahim! se soltanto avessi saputo ascoltare l'ammonimento della loro
    sciagura,  potevo  ancora  essere  felice,  poich ancora ero libera e
    nessuna accusa mi era stata fatta;  ma questo era impossibile,  la mia
    misura non era ancora colma.
    La  mia  collega,  che  aveva  il  marchio per delitti passati,  venne
    giustiziata;  la delinquente pi giovane si salv,  avendo ottenuto un
    rinvio,  ma langu di fame in carcere per molto e molto tempo,  finch
    finalmente non inclusero il suo nome in quello che chiamano un condono
    generale, e lei pot uscire.
    Questo tremendo esempio della mia collega mi spavent di cuore,  e per
    un bel pezzo smisi le scorrerie;  ma una notte,  nelle vicinanze della
    casa della governante,  si sent il grido: Al fuoco!.  La governante
    guard  in istrada,  poich saltammo tutte in piedi,  e subito esclam
    che la casa della tal dama aveva il tetto tutto in fiamme,  e cos era
    veramente.  Allora mi diede una spinta.  Senti,  figliola disse,  
    un'occasione rara,  visto che l'incendio  cos vicino che tu ci  puoi
    arrivare  prima  che  la  calca blocchi la via. E senz'altro mi diede
    l'imbeccata.  Va',  figliola disse,  a questa  casa  e  precipitati
    dentro e racconta alla signora,  o a chiunque ti si pari davanti,  che
    tu vieni in loro soccorso e che ti manda  la  signora  tale  una  sua
    conoscente, cio, pi a monte nella stessa via.
    Uscii  fuori  e,  arrivata a quella casa,  li trovai tutti sottosopra,
    come potete immaginare.  Mi precipitai e  imbattendomi  in  una  delle
    cameriere  le  dissi:  Ahim,  ragazza!  com'  stata questa tremenda
    disgrazia? Dov' la tua padrona? E' salva? E dove sono i bimbi?  Vengo
    da  parte  di  Madama...  per  darvi aiuto.  La cameriera scapp via.
    Signora,  signora diceva strillando con quanto fiato aveva in corpo,
    c' una signora da parte di Madama...  che viene ad aiutarci. Quella
    povera donna mezza fuori di senno,  con un fagotto sotto il braccio  e
    due bimbi,  mi venne incontro. Signora le dissi, lasciate che porti
    questi poverini da Madama...;  vi prega di mandarglieli: penser lei a
    questi  due innocenti e in cos dire gliene tolgo uno di mano,  e lei
    mi depone l'altro tra le  braccia.  S,  s,  per  amore  del  Cielo
    diceva,  portateli  via.  Ah!  ringraziatela  per la sua bont. Non
    avete altro da mettere in salvo,  signora? le chiesi;  Madama...  ne
    avr  cura. Oh Dio! mi disse,  che il Cielo la benedica;  prendete
    questo involto di argenteria e portatele  anche  questo.  Oh,  quant'
    buona! Ahim, quest' la fine, la rovina! E scapp via fuori di s, e
    le  cameriere  dietro,  e  io  me  ne  partii coi due bambini e con il
    fagotto.
    Ero appena uscita in istrada che vidi un'altra donna avvicinarsi. Ah,
    signora mi disse,  in tono pietoso,  questo bambino vi  cadr.  Via,
    via,  che brutta giornata: lasciate che vi aiuti e d tosto di piglio
    al mio  fagotto  per  portarselo  lei.  No,  no  dissi,  se  volete
    aiutarmi, prendete il bambino per mano e conducetelo voi fino in fondo
    alla strada; verr con voi e vi compenser del disturbo.
    Quella non pot pi tirarsi indietro,  dopo quanto le avevo detto;  ma
    anche lei, insomma,  era venuta per la mia stessa bisogna e non mirava
    ad  altro che al fagotto;  venne tuttavia con me fino alla porta,  non
    potendo esimersi.  Una volta giunte,  le bisbigliai:  Fila,  ragazza,
    capisco cosa cerchi; ce n' in abbondanza anche per te.
    Mi cap al volo e se ne and. Io bussai con grande baccano alla porta,
    e   dato   che  la  casa  era  gi  tutta  in  piedi  per  il  fragore
    dell'incendio,  mi venne senz'altro aperto e  dissi:  E'  sveglia  la
    signora?  Ditele, vi prego, che Madama... la supplica che le faccia il
    favore di prendere i due bambini;  povera  signora,  sar  la  rovina,
    hanno la casa tutta in fiamme. Accolsero i bambini con molta umanit,
    commiserarono la sciagura della famiglia, e io me ne tornai con il mio
    fagotto. Una delle cameriere mi chiese se non dovevo lasciare anche il
    fagotto. Risposi: No, tesoro, questo va altrove, non  roba loro.
    Ero  ormai  lontana dalla confusione,  e proseguii portando il fagotto
    dell'argenteria,  di un volume  considerevole,  direttamente  a  casa,
    dalla  vecchia  governante.  Mi disse che non l'avrebbe aperto subito:
    ritornassi laggi e cercassi altro.
    Mi sugger un consimile approccio presso la dama della casa contigua a
    quella in fiamme,  e io feci il tentativo di arrivarci,  ma  l'allarme
    dell'incendio  era ormai tanto esteso e tante trombe gettavano acqua e
    la via era talmente ingombra di calca,  che non  riuscii,  per  quanto
    facessi,  ad avvicinarmi;  e allora tornai dalla governante e, portato
    il fagotto in camera mia,  mi misi a esaminarlo.  E'  con  orrore  che
    riferisco  quale  tesoro vi trovai;  basti dire che,  oltre la massima
    parte dell'argenteria di quella famiglia, gi considerevole, ci trovai
    una catena d'oro,  di foggia antica,  di cui  il  castone  era  rotto,
    sicch  immagino  che  da  qualche anno non fosse pi portata,  ma ci
    nonostante l'oro era sempre oro;  e poi una scatoletta  di  anelli  da
    lutto,  la fede nuziale della dama, qualche frammento di antiche gioie
    d'oro,  un orologio d'oro,  una borsa che conteneva un valore di circa
    24  sterline  in  vecchie  monete  d'oro,  e  svariati  altri  oggetti
    preziosi.
    Era il pi grande e il peggiore dei bottini che mai mi fosse  toccato;
    perch davvero,  se anche negli altri casi,  come ho gi detto,  fossi
    ormai incallita di  l  da  ogni  capacit  di  riflessione,  pure  mi
    rimescol fino in fondo all'anima,  quando gettai lo sguardo su questo
    tesoro,  il pensiero di quella povera sconsolata signora che aveva gi
    perduto tanto del resto e che certo si riteneva sicura di aver salvato
    almeno l'argenteria e le cose pi preziose. Pensavo al suo smarrimento
    quando avrebbe scoperto che l'avevano ingannata,  e che la persona che
    si era  occupata  dei  bambini  e  della  roba,  era  venuta,  secondo
    l'affermazione,  da  parte  della  dama della via contigua,  ma per i
    bambini erano stati affidati a quest'ultima senza che lei  ne  sapesse
    niente.
    Ammetto,  ripeto,  che l'inumanit di quest'azione mi commosse molto e
    mi ammoll indicibilmente,  tanto che per quel riguardo mi salirono le
    lacrime agli occhi;  ma,  con tutto che mi accorgessi di fare una cosa
    crudele e inumana,  non mi  sentii  il  minimo  impulso  a  restituire
    niente.  I buoni pensieri si dileguarono, e subito dimenticai anche le
    circostanze che li avevano suggeriti.
    N questo fu tutto;  perch per  quanto  con  l'ultima  impresa  fossi
    diventata considerevolmente pi ricca di prima,  pure la mia decisione
    precedente,  di abbandonare quell'orrendo mestiere non  appena  avessi
    guadagnato  un  po'  di pi,  non mi torn;  sentii anzi il bisogno di
    guadagnare dell'altro;  e l'avarizia ebbe  questa  riuscita,  che  non
    pensai  pi di giungere un giorno a un tempestivo cambiamento di vita,
    bench,  fin che non ci fossi  arrivata,  non  potessi  aspettarmi  n
    sicurezza  n  tranquillo  possesso  di  quello  che avevo guadagnato.
    Dell'altro e dell'altro ancora: questo era diventato il mio motto.
    Alla fine, cedendo alle sollecitazioni del mio delitto,  mi liberai di
    ogni  rimorso  e tutte le mie riflessioni su questo punto si ridussero
    solo a questo: che poteva forse succedermi di mettere le mani su di un
    bottino che finisse ogni cosa;  ma  sebbene  io  senza  dubbio  avessi
    trovato  questo  bottino  straordinario,   pure  ogni  buon  colpo  ne
    prometteva un altro,  e mi  riusciva  di  un  tale  incoraggiamento  a
    continuare il mestiere, che proprio non sentivo nessuna inclinazione a
    smettere.
    In  una  simile circostanza,  incallita dal buon successo,  e decisa a
    continuare,  caddi nella trappola nella quale era deciso  che  dovessi
    trovare  l'estremo  frutto di quel genere di vita.  Ma anche di questo
    non era ancora giunta l'ora,  poich mi  toccarono  nel  genere  molte
    altre avventure fortunate.
    La  mia governante nutr per un certo tempo una vera ansia sulla sorte
    disgraziata di quella mia collega che venne impiccata;  poich  costei
    ne sapeva di lei quanto bastava per farle fare la stessa fine e questo
    disturbava  parecchio  i sonni della governante: la gettava anzi in un
    grande spavento.
    Bisogna per dire che,  quando mor senza aver rivelato quanto sapeva,
    la  mia  governante si sent al sicuro a questo proposito,  e forse fu
    anche felice che l'avessero impiccata,  poich  dipendeva  solo  dalla
    vittima  di  guadagnarsi  un condono a spese degli amici;  tuttavia la
    perdita di lei e la coscienza della sua generosit nel tralasciare  di
    fare mercato di quanto sapeva, indussero la governante a piangerla con
    grande  sincerit.  Io cercai di confortarla quanto meglio seppi e lei
    mi contraccambi indurandomi a meritare  anche  pi  compiutamente  la
    stessa sorte.
    Come  ho  gi detto,  tuttavia,  il fatto mi rese pi guardinga,  e in
    particolare diventai restia ai furti nelle  botteghe  specialmente  di
    setaioli e mercanti di tele, che sono un tipo di gente che tengono gli
    occhi molto aperti. Mi arrischiai una volta o due fra i rivenditori di
    trine  e  i  merciai,  e  in  particolare in una bottega che due donne
    giovani avevano aperto da  poco,  senza  troppa  esperienza  del  loro
    commercio.  Ne  portai  via  una pezza di merletto del valore di sei o
    sette sterline e una cartina di refe. Ma non fu che una volta sola: un
    simile scherzo non mi poteva riuscire la seconda.
    Consideravamo sempre sicuro il colpo,  quando sentivamo di  una  nuova
    bottega, e specialmente quando i proprietari fossero gente non esperta
    della  vendita.  Simili  negozianti devono convincersi che una volta o
    due agli inizi gliela  vorranno  fare  e  bisogna  che  siano  davvero
    persone scaltre per riuscire a impedirlo.
    Dopo  di  questi,  mi  riuscirono  ancora  due  o  tre  colpi ma erano
    bazzecole di poco conto.  Siccome per un  pezzo  non  si  presentarono
    occasioni notevoli, cominciai a pensare che sul serio dovevo ritirarmi
    dagli  affari;  ma la mia governante,  che non aveva nessuna voglia di
    perdermi e si riprometteva da me grandi cose,  mi fece fare un  giorno
    la  conoscenza  di una ragazza e di un tale che passava per il marito,
    bench, come si vide poi,  quella non fosse sua moglie,  ma si fossero
    semplicemente  associati  nel lavoro al quale attendevano,  e anche in
    qualcos'altro.  A farla breve,  quei due rubavano  insieme,  dormivano
    insieme,  vennero  presi  insieme  e  alla  fine  salirono  alla forca
    insieme.
    Entrai in una specie di lega con costoro  per  i  buoni  uffici  della
    governante,  e  mi portarono con s in tre o quattro spedizioni,  dove
    pi che altro assistetti a certe inette e  grossolane  ruberie,  nelle
    quali  nient'altro che un enorme fondo d'impudenza da parte loro e una
    cieca trascuraggine da  parte  dei  derubati  poterono  dare  loro  il
    successo.  Per  cui  mi decisi a stare in futuro molto attenta al modo
    come mi arrischiassi in compagnia di quei due; e in verit,  per due o
    tre disgraziati progetti che mi vollero proporre,  rifiutai l'offerta,
    e li convinsi essi stessi a non mettercisi.  Una volta in  particolare
    mi  proposero  di  derubare  un  orologiaio  di  tre orologi d'oro che
    avevano adocchiato durante il giorno notandone il ripostiglio.  L'uomo
    aveva  un  tale  assortimento  di chiavi di ogni tipo che non dubitava
    neppure di aprire il ripostiglio dove l'orologiaio  li  aveva  chiusi;
    fissammo  cos  una  specie  di piano;  ma quando ripensai meglio alla
    faccenda,  mi accorsi che si proponevano di scassinare la casa,  e non
    volendo io sapere di mettermi in una simile impresa, vi andarono senza
    di me.  Riuscirono a introdursi nella casa forzandola,  e scassinarono
    il ripostiglio dov'erano chiusi gli orologi,  ma non ve  ne  trovarono
    che  uno  di  quelli  d'oro  e  un  altro  d'argento,   dei  quali  si
    impadronirono, tornando fuori con la massima facilit. Ma qui la gente
    di casa allarmata si mise a gridare: Al ladro!  e  dei  due,  l'uomo
    venne inseguito e catturato;  la ragazza, che aveva potuto battersela,
    venne disgraziatamente fermata a qualche distanza e aveva indosso  gli
    orologi.  Era  cos la seconda volta che scampavo,  perch tutti e due
    vennero presi e impiccati sebbene tanto giovani, vista la loro qualit
    di delinquenti vecchi; e cos,  come dicevo prima,  insieme rubavano e
    insieme  salirono  la  forca.  Fu  questa  la  fine  della  mia  nuova
    associazione.
    Presi ora a comportarmi con la  massima  cautela,  visto  che  l'avevo
    scampata  per  il  rotto della cuffia e mi stava davanti agli occhi un
    simile esempio;  ma avevo una nuova  tentatrice  che  ogni  giorno  mi
    istigava;  intendo parlare della governante. Finalmente si present un
    colpo che,  dato che era dovuto  alla  sua  preparazione,  lei  se  ne
    aspettava  una  bella  parte  di bottino.  C'era una grossa partita di
    merletto di Fiandra tenuta in una casa privata,  dove appunto  lei  ne
    era  stata  informata,  e dato che il merletto di Fiandra era merce di
    contrabbando,  era una gran preda per quell'ufficiale  di  dogana  che
    avesse  potuto  metterci  le  mani.  Ebbi un completo ragguaglio dalla
    governante,  a proposito tanto della quantit quanto del posto preciso
    dove  stava  nascosta;  cosicch andai da un ufficiale di dogana e gli
    raccontai che avevo una denuncia da fargli,  se mi assicurava  che  mi
    sarebbe toccata la debita parte del compenso. La mia offerta era tanto
    ragionevole,  che  nulla poteva dirsi pi giusto,  sicch il doganiere
    accett e,  preso con s un sergente,  mosse con me all'assalto  della
    casa.  Siccome  gli avevo detto che ero in grado di trovare senz'altro
    il nascondiglio, egli mi lasci fare;  e dato che l'apertura era molto
    buia,  mi  ci ficcai dentro con una candela in mano,  e in questo modo
    gli  tendevo  le  pezze,   badando,   mentre  gliene  consegnavo,   di
    nascondermene  addosso  quante  pi potevo convenientemente.  In tutto
    c'era un valore di circa 300 sterline di merletti,  e me ne  conservai
    un  valore  di  50  per me sola.  I proprietari del merletto non erano
    quelli di casa, ma bens un mercante che l'aveva loro affidato, e cos
    quelli non provarono lo sbigottimento che mi ero aspettato.
    Lasciai il doganiere in preda alla gioia pi viva e  arcicontento  del
    bottino conquistato, dandogli appuntamento in una casa indicata da lui
    stesso,  dove  andai  non  appena  mi fui disfatta della mercanzia che
    avevo indosso,  cosa che egli non  sospett  neppure.  Quando  giunsi,
    incominci  a  discutere,  convinto  che  io  non  sapessi di avere un
    diritto sul bottino,  e molto volentieri mi avrebbe spacciata  con  20
    sterline;  ma  io  gli feci intendere che non ero tanto ignorante come
    immaginava;  ma insieme ero pure contenta che mi proponesse una  somma
    sicura.  Chiesi 100 sterline, e quello sal a 30; io discesi a 80; lui
    sal a 40: a farla breve,  me ne offr 50,  e  io  accettai,  soltanto
    chiedendogli  una  pezza di merletto,  che stimai dovesse valere 8 o 9
    sterline,  visto che intendevo servirmene per me ed egli me l'accord.
    Cos intascai,  quella stessa notte, 50 sterline in denaro e posi fine
    al negozio;  e l'ufficiale di dogana non seppe mai chi fossi  n  dove
    chiedere di me,  in modo che, se anche scopriva che mi ero appropriata
    di parte della mercanzia, non avrebbe saputo come venirmi a incolpare.
    Divisi molto scrupolosamente il bottino con la governante, e da questa
    volta passai, presso di lei, per una che sapeva comportarsi con grande
    abilit nei casi pi delicati.  Avevo trovato che quest'ultimo  lavoro
    era  il  migliore  e  il pi facile che mi si offrisse,  e mi diedi di
    proposito a investigare sulle merci di contrabbando.  Ne  compravo  in
    parte,  poi  di  solito  tradivo  i proprietari,  ma nessuna di queste
    denunce ammont  a  niente  di  considerevole,  com'era  quella  prima
    raccontata.  Mi  guardavo per dal correre i grandi rischi come vedevo
    fare agli altri, che ogni giorno finivano male.
    La successiva impresa di qualche importanza  fu  il  tentativo  contro
    l'orologio  d'oro  di una dama.  Ebbe luogo in mezzo alla folla di una
    conventicola,  dove io corsi il grandissimo rischio di essere beccata.
    Avevo gi in pugno l'orologio,  ma, dando alla dama un forte urto come
    se qualcuno mi  ci  avesse  sospinta  e  in  quell'istante  imprimendo
    all'orologio  uno strattone,  mi accorsi che non veniva via,  cosicch
    subito lasciai la presa e mi misi a strillare,  come  se  mi  avessero
    sgozzata,  che  qualcuno  mi  aveva  pestato  il  piede e che certo l
    c'erano borsaioli,  perch qualcuno aveva dato uno  strattone  al  mio
    orologio.  Bisogna  osservare  che  in  simili  avventure  noi  ci  si
    abbigliava con ogni cura,  e io indossavo un buon  abito  e  avevo  al
    fianco un orologio d'oro che era da signora come le altre.
    Appena detto questo,  sento che pure l'altra dama strilla: Al ladro!
    giacch,  disse,  qualcuno aveva tentato  di  strappare  anche  a  lei
    l'orologio.
    Quando  le  avevo toccato l'orologio,  io le stavo addosso,  ma quando
    gridai,  mi  ero  fermata,  si  pu  dire,   di  botto,   e  la  calca
    sospingendola un po',  anche la dama fece baccano, ma questo avvenne a
    qualche distanza da me, tanto che non si insospett per niente; e anzi
    quand'ella strill: "Al ladro!" qualcun altro grid: Sicuro, e qui ce
    n'era un altro: anche con questa dama hanno tentato.
    Proprio in quell'istante, un po' pi oltre fra la calca, e fu una gran
    ventura,   tornarono  a  gridare:  Al  ladro!  e  stavolta   davvero
    acciuffarono  un giovanotto sul fatto.  Questo,  quantunque disastroso
    per il disgraziato, fu per molto opportuno per me, bench me la fossi
    cavata gi da me discretamente: ora la cosa non lasciava dubbi,  tutta
    la  massa  fluttuante  della  folla corse laggi e quel povero ragazzo
    venne  abbandonato  al  furore  della  strada,   crudelt  che  non  
    necessario   descrivere,   ma   che   i  ladri  tuttavia  preferiscono
    all'incarceramento in Newgate,  dove spesso li lasciano tanto tempo  a
    languire,  e qualche volta li impiccano,  e il meno peggio che possono
    attendersi, una volta condannati,  la deportazione.
    Stavolta l'avevo scampata per miracolo,  e mi presi uno spavento  tale
    che per molto tempo non mi arrischiai pi con orologi d'oro. Ci furono
    in  verit varie circostanze in questa mia avventura che favorirono il
    mio scampo,  la principale per fu questa,  che la  donna  alla  quale
    avevo  cercato  di  strappare  l'orologio  era una sciocca;  non aveva
    capito cio la natura del mio  attentato,  cosa  che  nessuno  avrebbe
    detto,  visto  che era stata tanto accorta da assicurare l'orologio in
    modo che non si  potesse  spiccarlo.  Si  era  presa  invece  un  tale
    spavento,  che  non  aveva  pi  capito  niente,  giacch  sentendo lo
    strattone  aveva  cominciato  a  strillare  e  cacciarsi   innanzi   e
    scompigliare  tutta  la  gente  circostante,  ma non aveva detto verbo
    dell'orologio e del ladro per almeno due minuti, tempo che a me bast,
    e mi fu d'avanzo: infatti, dato che,  come ho detto,  io avevo gridato
    alle  sue spalle,  e mi ero ricacciata indietro nella folla mentre lei
    avanzava, parecchie persone,  sette od otto almeno,  non fermandosi la
    calca,  si  erano  ormai  frapposte fra noi,  e qui strillando io: "Al
    ladro!" un attimo prima di lei, poteva darsi altrettanto che fosse lei
    quanto io la persona sospetta,  e  gli  astanti  rimasero  sconcertati
    nella ricerca; mentre se, con la presenza di spirito indispensabile in
    una  simile  occasione,  non  appena  sentito  lo  strattone  lei  non
    strillava come fece,  ma di scatto si voltava e afferrava chi le fosse
    pi vicino alle spalle, mi avrebbe infallibilmente sorpresa.
    E'  questo  un  consiglio  che  non risulter a troppo beneficio della
    confraternita,  ma  certamente la chiave che dischiude tutti i  gesti
    del  borsaiuolo,  e chiunque si sentir di servirsene sar altrettanto
    certo di acciuffare il ladro,  quanto sar certo di non prenderlo  chi
    non se la sentir.
    Corsi  un'altra  avventura che toglie ogni dubbio a questo proposito e
    pu servire di insegnamento alla posterit in fatto di borseggiamenti.
    La mia buona governante,  per fare un rapido cenno della  sua  storia,
    quantunque avesse ormai smesso, era, se cos posso dire, una borsaiola
    nata e, come sentii in seguito, aveva esercitato tutti i diversi gradi
    dell'arte,  non facendosi beccare che una sola volta,  ma quella volta
    si fece prendere tanto grossolanamente che la  poterono  accusare  del
    delitto e condannare alla deportazione.  Siccome per era una donna di
    raro scilinguagnolo e inoltre aveva denaro in tasca,  quando  la  nave
    fece  scalo  in  Irlanda  per  le provvigioni,  trov il modo di farsi
    sbarcare,  e qui esercit l'antico mestiere  per  qualche  anno;  poi,
    imbattendosi  in  un'altra  sorta  di  compagnia,  divent levatrice e
    ruffiana e ne fece di tutti i  colori,  del  che  mi  diede  un  breve
    ragguaglio  in  confidenza  quando fummo entrate in maggiore intimit.
    Era a una simile perduta creatura che io  andavo  debitrice  di  tutta
    l'abilit  alla  quale  ero giunta,  nella quale ben poche mai seppero
    superarmi, e pochissime durarono tanto senza incappare in infortuni.
    Dopo tutte quelle avventure in Irlanda, lei, una volta che fu ben nota
    nel paese, aveva lasciato Dublino ed era tornata in Inghilterra, dove,
    dato che il periodo della sua deportazione  non  era  ancora  passato,
    abbandon  l'antica  professione  per  paura di ricadere in male mani,
    poich in questo caso era certa di far davvero naufragio.  Si  ridiede
    invece  alla  stesso lavoro che aveva praticato in Irlanda,  e in esso
    ben presto,  con il suo ammirabile governo e un ottimo scilinguagnolo,
    giunse  a  quell'altezza  che  ho  gi descritta e davvero cominci ad
    arricchire assai,  quantunque in seguito  il  suo  lavoro  tornasse  a
    decadere.
    Ricordo  qui  tante  cose  della  storia  di costei per meglio rendere
    ragione  dell'interesse  che  prendeva  alla  vita  perduta   che   io
    conducevo,  in  tutte  le circostanze della quale essa stessa mi aveva
    introdotta,  si pu dire per mano e mi dava istruzioni tali,  e io  le
    seguivo  cos  appuntino,  che  diventai la pi grande artista del mio
    tempo e me la cavavo da ogni pericolo con tanta destrezza, che, mentre
    diverse altre mie colleghe finirono a Newgate dopo  un  sei  mesi  che
    esercitavano  il mestiere,  io ci duravo ormai da pi di cinque anni e
    quelli di Newgate non mi conoscevano ancora: avevano s sentito spesso
    parlare di me,  svariate volte si erano aspettati di vedermi arrivare,
    ma sempre io l'avevo scampata, e non di rado proprio per miracolo.
    Uno  dei  maggiori  pericoli che correvo attualmente era la vasta fama
    che avevo fra le colleghe,  e qualcuna di costoro,  di cui l'odio  era
    imputabile piuttosto a invidia che non a torti da me fatti, cominciava
    a  irritarsi  che ogni volta io me la cavassi mentre loro erano sempre
    acciuffate e spedite a Newgate.  Furono costoro che mi diedero il nome
    di  Moll Flanders;  giacch con il mio vero nome,  o con qualunque dei
    nomi che in passato avessi assunto,  esso non aveva maggiore  affinit
    di quel che il nero sia affine col bianco, se si eccettua quella volta
    che,  come ho detto,  mi feci chiamare signora Flanders, quando trovai
    ricovero alla Zecca;  ma di questo quelle  canaglie  non  seppero  mai
    nulla,  n  io  riuscii mai a spiegarmi come avessero fatto a trovarmi
    quel nome n che cosa vi abbia dato occasione.
    Seppi subito che alcune di costoro,  finite troppo presto  a  Newgate,
    avevano  giurato di denunciarmi,  e dato che mi era noto che due o tre
    fra loro erano anche troppo capaci  di  farlo,  mi  prese  una  grande
    ansia,  e  rimasi  senza  uscire  di casa per un bel pezzo.  Ma la mia
    governante,  che era associata ai miei successi e che ormai giocava al
    coperto dato che al rischio non partecipava;  la mia governante, dico,
    si spazient alquanto che conducessi quella che lei chiamava una  vita
    tanto  inutile  e  infruttuosa;  e  mise  mano  a un nuovo trovato per
    mandarmi in giro,  e questo fu  fu  di  vestirmi  in  abiti  maschili,
    aprendomi  in  questo modo un nuovo campo d'azione.  Io ero alta e ben
    fatta,  ma un po' troppo liscia di  viso  per  passare  per  un  uomo;
    tuttavia,  dato  che  raramente  uscivo se non di notte,  me la cavavo
    abbastanza;  ma ci volle parecchio prima che imparassi  a  comportarmi
    nel mio nuovo abbigliamento.  Era impossibile riuscire svelta, agile e
    pronta quanto era necessario, in un abito opposto a natura, e dato che
    io facevo ogni cosa impacciatamente,  cos non avevo n il successo n
    la facilit di fuga di 'una volta,  e mi decisi a smettere;  ma questa
    decisione mi venne confermata poco dopo dal seguente avvenimento.
    Come la governante mi aveva travestita da uomo, cos mi mise in coppia
    con un tale, un giovanotto discretamente svelto nel suo lavoro,  e per
    circa  tre  settimane  ce  la  intendemmo  a  meraviglia.   La  nostra
    principale occupazione era di sorvegliare i banchi dei bottegai e  far
    sparire  qualunque  tipo  di  merce ci capitasse di vedere buttata con
    trascuraggine,  nel quale lavoro concludemmo  parecchi  buoni  affari,
    secondo che dicevamo. Siccome stavamo sempre insieme, diventammo molto
    intrinseci, eppure il mio compagno non si accorse mai che io non fossi
    un  uomo,  nemmeno  quando  andavo con lui a casa sua,  secondo quanto
    spesso il nostro lavoro richiedeva,  e le  tre  o  quattro  volte  che
    dormimmo insieme tutta la notte.  Altro era il nostro intento,  e a me
    poi si imponeva assolutamente di tenergli nascosto il mio sesso,  come
    in  seguit  si  vide.  Le  circostanze in cui vivevamo,  il rientrare
    tardi,  e il dover fare un lavoro che non  ci  permetteva  di  lasciar
    entrare   nessuno  in  casa  nostra,   erano  tali  che  mi  rendevano
    assolutamente impossibile un rifiuto di dormire con lui,  a  meno  che
    scegliessi di palesargli il mio sesso. Eppure, anche cos come stavano
    le  cose,  riuscii a nascondermi.  Ma la sua cattiva,  e per me buona,
    stella mise presto fine a una  simile  vita,  della  quale  debbo  pur
    confessare che ne avevo abbastanza. Avevamo raccolto molto bottino con
    questo genere di affari,  ma l'ultimo colpo sarebbe stato eccezionale.
    Si trattava di una bottega in una  certa  via,  che  dietro  aveva  un
    magazzino che dava su di un'altra via, e la casa faceva angolo.
    Attraverso  la  finestra  del  magazzino  vedemmo  buttate sul banco o
    tavolo di mostra,  che le stava proprio sotto,  cinque pezze di  seta,
    senza  contare  altre  stoffe,  e  sebbene  fosse  gi  quasi buio,  i
    venditori, occupati nella bottega, non avevano ancora trovato il tempo
    di chiudere queste finestre o senz'altro se ne erano dimenticati.
    A questa vista il giovanotto fu talmente sopraffatto dalla  gioia  che
    non  pot  tenersi.  Tutto era a portata di mano,  disse,  e giur con
    violenza che se ne sarebbe impadronito,  dovesse anche  scassinare  la
    casa.  Io cercai per un po' di dissuaderlo, ma vidi bene che non c'era
    rimedio;  cosicch quello ci si butt temerariamente,  tolse con molta
    abilit  una lastra dalla finestra,  prese quattro delle pezze e se ne
    venne reggendole verso di me ma immediatamente si alz alle sue spalle
    un tremendo schiamazzo di voci. Eravamo proprio fianco a fianco, ma io
    non avevo ricevuto da lui nessuna delle pezze,  quando  gli  dissi  in
    fretta:  Sei  perduto!.  Si  butt a correre come un lampo,  e corsi
    anch'io,  ma davano la caccia specialmente a lui perch aveva la roba.
    Butt   a  terra  due  delle  pezze,   che  fermarono  un  attimo  gli
    inseguitori, ma la folla aumentava e ci inseguiva tutti e due.  Lui lo
    raggiunsero  dopo  un  po',  che  aveva  ancora le altre due pezze,  e
    intanto gli altri inseguivano me.  Me la diedi a gambe  e  arrivai  in
    casa  della governante,  ma alcuni dalla vista acuta mi tennero dietro
    con tanto ardore che mi chiusero in  trappola.  Non  bussarono  subito
    alla  porta,  e  cos  ebbi  il tempo di liberarmi del travestimento e
    rivestirmi da donna; inoltre,  quando arrivarono,  la governante,  che
    aveva  gi  il  suo  discorso  preparato,  tenne  chiusa la porta e li
    apostrof e rispose loro che nessun uomo era entrato in  quella  casa.
    Gli  altri  affermarono  che  un  uomo  era  entrato  e  giurarono che
    avrebbero abbattuto la porta.
    La governante per niente spaventata  rispose  loro  con  tutta  calma,
    spiegando  che avrebbero potuto entrare e frugare liberamente la casa,
    se venivano con un  sergente  ed  entravano  soltanto  quelli  che  il
    sergente avrebbe preso con s,  dato che ammettere un'intera folla non
    era cosa ragionevole.  A questo non poterono  rifiutarsi,  per  quanto
    fossero  una  moltitudine.  Sicch  immediatamente  venne  chiamato un
    sergente e la governante apr liberamente la porta;  il sergente tenne
    la  soglia  e  i  suoi  incaricati  rovistarono  la  casa,  mentre  la
    governante li seguiva di stanza in stanza. Quando arrivarono in camera
    mia, lei mi diede una voce e mi disse forte: Scusa,  cugina,  aprici;
    ci  sono  dei  signori  che  devono  entrare  e  dare un'occhiata alla
    camera.
    Era con me una bimbetta,  la nipotina della  governante,  come  questa
    diceva,  e  le  dissi  di  aprire  la  porta:  io me ne stavo seduta a
    lavorare,  circondata da un grande disordine di cose,  come  fossi  al
    lavoro fin dal mattino,  tutta discinta, avendo soltanto una cuffia da
    notte in testa e indosso una veste da camera.  La governante si  scus
    un  po'  con me del disturbo che mi recavano,  spiegandomi in parte il
    motivo e aggiungendo che altro non aveva potuto se non aprire loro  la
    porta  e  lasciare  che  si  convincessero con i propri occhi,  poich
    niente di quello che aveva detto li convinceva.
    Io non mi mossi,  e li invitai a cercare se cos  volevano  perch  se
    qualcuno era in casa nostra,  non era certo comunque, in camera mia; e
    quanto al resto della casa non avevo niente da obiettare,  non sapendo
    di che cosa fossero in cerca.
    Ogni cosa intorno appariva cos innocente e cos onesta, che quelli mi
    trattarono  con  maggior  civilt che non mi aspettassi;  ma questo fu
    soltanto dopo che ebbero  rovistato  la  camera  con  ogni  diligenza,
    guardando  perfino sotto il letto,  e dentro il letto,  e ovunque dove
    fosse possibile a qualcuno di tenersi nascosto. Una volta fatto, e non
    avendo trovato niente, mi chiesero scusa e se ne tornarono dabbasso.
    Dopo che ebbero frugato in questo modo la casa da cima a fondo  e  poi
    dal  fondo  alla  cima  e  non  trovato  niente,  calmarono abbastanza
    facilmente il popolaccio ma portarono la  mia  governante  davanti  al
    giudice.  Ci  furono  due  che  giurarono di aver visto l'uomo da loro
    inseguito entrarle in casa.  La governante tempest  e  alz  un  gran
    baccano  che  la  sua  casa dovesse essere insultata e lei trattata in
    quel modo per nulla; che, se un uomo era entrato,  poteva essere,  per
    quanto lei sapeva, immediatamente uscito, dato che si sentiva pronta a
    prestare giuramento che nessun uomo,  a sua conoscenza, aveva superato
    la sua soglia in quel giorno.  Cosa  che  era  verissimo.  Poteva  ben
    darsi,  diceva,  che stando lei al piano di sopra,  un tale spaventato
    avesse trovato la porta aperta e ci si  fosse  ficcato  per  ripararsi
    dagli  inseguitori;  lei  per non ne sapeva niente;  e se la faccenda
    stava cos realmente,  quello era poi uscito di sicuro,  probabilmente
    dall'altra  porta,  dato  che  c'era  un'altra  porta  aperta su di un
    viottolo, e aveva cos trovato scampo.
    Questo sembrava assai verosimile,  e il giudice si accontent di farle
    fare  giuramento  che  lei non aveva n ricevuto n introdotto uomo di
    sorta in casa sua allo scopo  di  nasconderlo,  di  proteggerlo  e  di
    sottrarlo  alla  giustizia.  Giuramento  che  lei  poteva in coscienza
    prestare, e cos fece, e cos venne rilasciata.
    Non  difficile figurarsi lo spavento che io provai quella volta e  da
    allora  fu  per  sempre  impossibile  alla  mia  governante  indurmi a
    indossare ancora quel travestimento: poich,  le dissi,  avrei  finito
    certamente per tradirmi.
    Il mio povero collega di sventura si trovava intanto in pessime acque,
    dato che venne portato alla presenza del podest,  e da Sua Eccellenza
    rinviato a Newgate.  Quelli che lo avevano  catturato  erano  talmente
    intenzionati,  oltre che in grado, di andare a fondo, che si offrirono
    di dar malleveria che sarebbero  comparsi  al  dibattito  e  avrebbero
    sostenuto l'accusa a suo carico.
    Ottenne  tuttavia  un  rinvio  della  denuncia,  con  la  promessa  di
    manifestare i suoi complici,  e in particolare l'individuo  che  aveva
    preso parte con lui al furto; e non manc di fare del suo meglio, dato
    che diede il mio nome,  che per lui era Gabriel Spencer; e qui apparve
    quanto fossi stata avveduta a nascondermi anche a lui,  senza  di  che
    ero perduta.
    Fece  tutto  quanto  pot  per  scoprire  questo  Gabriel Spencer;  mi
    descrisse,  rivel il posto dove disse che abitavo e,  a farla  breve,
    ogni  particolare che sapeva del mio domicilio;  ma dato che gli avevo
    tenuto nascosta l'essenziale circostanza del mio sesso,  avevo  su  di
    lui un gran vantaggio,  e non pot rintracciarmi.  Mise nei guai due o
    tre famiglie nei suoi tentativi di  scovarmi,  ma  nessuno  ne  sapeva
    niente,  a  parte il fatto che egli aveva avuto con s un compagno che
    avevano visto ma  di  cui  non  sapevano  nulla.  E  quanto  alla  mia
    governante,  quantunque  mi avesse conosciuto per opera sua,  pure ci
    era avvenuto tramite terzi, e nemmeno di lei non sapeva niente.
    Tutto questo fin per nuocergli: aveva promesso rivelazioni,  ma  dato
    che  non seppe effettuarle,  pass per un chiacchierone che cercava di
    guadagnare tempo,  e venne querelato dal bottegaio con violenza  anche
    maggiore.
    Io fui tuttavia terribilmente inquieta in tutto questo frattempo e per
    togliermi  completamente  dal  pericolo  mi  separai  per un po' dalla
    governante; ma non sapendo dove rifugiarmi, presi con me una cameriera
    e andai in la carrozza a Dunstable dai miei  antichi  albergatori,  l
    dove   avevo  passato  giorni  cos  felici  con  il  mio  marito  del
    Lancashire.  Qui raccontai alla padrona una storiella,  come aspettavo
    di  giorno  in giorno che tornasse mio marito dall'Irlanda,  e che gli
    avevo scritto che volevo incontrarmi con lui a Dunstable in casa loro.
    Certamente,  dissi,  sarebbe sbarcato entro pochi giorni,  se il vento
    durava  propizio;  e cos ero venuta a passare qualche giorno con loro
    in attesa del suo arrivo,  perch sarebbe giunto per le poste o con la
    carrozza di West Chester,  non sapevo bene,  ma comunque sarebbe certo
    venuto a incontrarmi in quella locanda.
    L'albergatrice fu felicissima di rivedermi,  e l'albergatore  mi  fece
    intorno un tal baccano,  che nemmeno se fossi stata una principessa mi
    avrebbero potuto meglio trattare: in questo posto sarei  stata  ospite
    gradita anche un mese o due, se mi fosse parso il caso.
    Ma  i  miei  pensieri  erano  di  altra natura.  Vivevo molto inquieta
    (bench tanto ben nascosta che era  quasi  impossibile  rintracciarmi)
    per  paura  che  quel  giovanotto  mi scovasse;  e sebbene non potesse
    incolparmi del suo furto,  visto che  gli  avevo  consigliato  di  non
    arrischiarsi,  e  io  come  io  non vi avevo messo mano,  pure avrebbe
    potuto farmi farmi appioppare altre colpe e riscattare la sua  vita  a
    prezzo della mia.
    Questo  mi  riempiva  di  orribili  paure.  Non  avevo  ripieghi,  non
    amicizie,  non confidenti,  eccetto la mia vecchia governante,  e  non
    vedevo altro rimedio che di affidare alle sue mani la mia vita; e cos
    feci, le dissi dove scrivermi e ricevetti da lei parecchie lettere nel
    tempo che rimasi a Dunstable.  Certe di queste lettere mi fecero quasi
    impazzire dallo spavento;  ma finalmente ricevetti la gioiosa  notizia
    che il collega era stato impiccato,  e questa fu per me la notizia pi
    bella che da molto tempo avessi sentito.
    Ero l da cinque settimane, e me ne vivevo con ogni comodo, eccettuata
    l'ansia segreta del mio cuore;  ma quand'ebbi ricevuta questa lettera,
    tornai  ad avere una faccia distesa e dissi all'albergatrice che avevo
    ricevuto una lettera di mio marito  dall'Irlanda,  e  avevo  la  buona
    nuova che stava molto bene,  ma la notizia cattiva che le sue faccende
    non gli avrebbero consentito di  tornare  tanto  presto  quanto  aveva
    creduto: che era perci probabile che sarei partita senza di lui.
    L'albergatrice si rallegr tuttavia con me della buona nuova che stava
    bene.  Perch ho notato,  signora mi disse, che non eravate allegra
    come al solito;  vi siete  data  molto  pensiero  per  vostro  marito,
    scommetto  fece  quell'ottima donna;  non  difficile accorgersi che
    ora siete cambiata in meglio. Ebbene,  mi dispiace che quel  signore
    non  possa venire stavolta disse l'albergatore.  Mi avrebbe fatto un
    gran piacere di rivederlo.  Quando avrete notizie sicure che arriver,
    fate  un passo da queste parti,  signora disse,  sarete la benvenuta
    ogni volta che vi piacer di venirci.
    Con tutti questi bei complimenti ci  separammo,  e  io  me  ne  tornai
    abbastanza  felice  a  Londra,  e  ci  ritrovai  la  governante  tanto
    soddisfatta quanto me.  Stavolta mi disse che non mi avrebbe  mai  pi
    raccomandato  nessun  socio,  poich  vedeva  bene che avevo molta pi
    fortuna se  mi  avventuravo  da  sola.  E  cos  era  infatti,  perch
    raramente  mi  trovavo  in  pericolo lavorando da sola o,  se anche vi
    cadevo,  ne uscivo con maggior abilit che non quando  ero  impacciata
    dagli  inetti  ripieghi  degli  altri,  gente  che  aveva  forse  meno
    previsione  e  pi  impazienza  di  me.  Io  infatti,  sebbene  avessi
    altrettanto  coraggio  nel rischio quanto chiunque degli altri,  usavo
    per maggior cautela prima  di  intraprendere  qualcosa  e  avevo  una
    maggiore presenza dl spirito per cavarmela.
    Mi  sono  spesso  perfino  meravigliata  del  mio ardire in tutt'altro
    senso,  che,  nonostante tutti i miei compagni si facessero beccare  e
    cadessero  tanto  velocemente  nelle  mani  della  giustizia,  io  non
    arrivassi in tutto il frattempo  a  fermare  una  seria  decisione  di
    lasciare  il  mestiere.  E  questo  specialmente  considerando che ero
    attualmente ben lungi dalla miseria;  che la tentazione  del  bisogno,
    che   di solito quella che introduce in tutte le nequizie del genere,
    l'avevo ormai allontanata;  che  ero  padrona  di  qualcosa  come  500
    sterline in contanti,  con le quali avrei potuto vivere benissimo,  se
    avessi voluto ritirarmi. Ma, come dico,  io non avevo la minima voglia
    di  smettere;  nemmeno quella poca che avevo sentito in passato quando
    non possedevo che 200 sterline,  e non avevo ancora davanti agli occhi
    esempi tanto tremendi quali erano gli ultimi. Da dove risulta evidente
    che,  una volta che siamo incalliti nel delitto,  nessuna paura pi ci
    impressiona, nessun esempio ci pu fare accorti.
    Ebbi per una compagna,  la cui mala sorte mi tocc per un pezzo molto
    da  vicino,  per  quanto finissi poi per pensare ad altro.  Fu un caso
    davvero molto disgraziato.  Avevo messo le mani su una pezza di ottimo
    damasco nella bottega di un setaiolo e ne ero uscita bene ma, affidata
    la pezza a questa mia compagna,  quando uscimmo dalla bottega,  lei se
    ne and da una parte e io dall'altra.  Non pass molto  tempo  che  il
    setaiolo  si  accorse dell'ammanco e sped i suoi fattorini chi di qua
    chi di l,  e costoro agguantarono subito lei che aveva  la  pezza  di
    damasco  addosso;  quanto  a  me,  ero per gran fortuna entrata in una
    bottega dove, salita una rampa di scale, si trovava il magazzino delle
    trine,  e qui  provai  la  soddisfazione,  o  piuttosto  lo  spavento,
    guardando dalla finestra, di vedere trascinare quella povera donna dal
    giudice, che la sped senz'altro a Newgate.
    Ebbi  cura  di non fare alcun tentativo nel magazzino delle trine,  ma
    per guadagnare tempo feci mettere ben bene la  merce  sottosopra;  poi
    acquistai qualche jarda di orlatura di trina,  e ne pagai l'importo, e
    me ne tornai con il  cuore  veramente  angosciato  pensando  a  quella
    poveretta  che  si  trovava  a  tribolare per quello che io sola avevo
    rubato.
    Di nuovo stavolta la mia antica prudenza mi rese un buon servigio: per
    quanto spesso fossi uscita a rubare in compagnia di altri,  non  avevo
    per  mai detto loro chi fossi n mai furono capaci di scoprire il mio
    domicilio,  sebbene spesso avessero  cercato  di  sorprendermi  quando
    rientravo.  Tutti  mi conoscevano sotto il nome di Moll Flanders,  per
    quanto  qualcuno  perfino  sospettasse  soltanto  e  non  sapesse  con
    certezza che ero io.  Il mio nome tra loro era davvero molto noto,  ma
    come scovarmi non sapevano e nemmeno potevano tirare a indovinare dove
    abitassi,   se  nel  quartiere  orientale  della  citt  o  in  quello
    occidentale; e fu questa cautela la mia salvezza in tutte le occasioni
    che ho detto.
    Rimasi  nascosta  a lungo,  in occasione del rovescio di quella donna.
    Sapevo che,  se avessi tentato qualcosa che mi fosse fallito  e  fossi
    finta in carcere,  ce l'avrei trovata, pronta a testimoniarmi contro e
    magari a salvarsi la vita a spese della mia.  Considerai  che  il  mio
    nome cominciava a essere molto conosciuto all'Old Bailey, anche se non
    conoscevano  le  mie fattezze,  e che,  se cascavo in quelle mani,  mi
    avrebbero trattata come vecchia delinquente;  per queste  ragioni  ero
    decisa  a  stare  a  vedere  quale  sorte  sarebbe  toccata  a  quella
    disgraziata, prima di muovere un solo passo, bench, nell'estremit in
    cui versava, le mandassi svariate volte del danaro per aiutarla.
    Infine le fecero il processo.  Essa depose che non aveva rubato lei le
    pezze,  ma  che  una  certa  signora  Flanders,  come  l'aveva sentita
    chiamare (poich non la conosceva),  le aveva  dato  il  fagotto  dopo
    essere uscite dal negozio,  e le aveva detto di portarselo a casa.  Le
    chiesero dove fosse questa signora Flanders,  ma non seppe produrla n
    fu  in  grado  di  dare sul mio conto nessun ragguaglio;  e dato che i
    garzoni del setaiolo giurarono formalmente che proprio lei si  trovava
    nella bottega al momento del furto, che loro se n'erano subito accorti
    e  l'avevano inseguita e presa con la merce indosso,  di conseguenza i
    giurati la dichiararono rea.  Tuttavia i giudici considerando che  lei
    non  era  materialmente  l'autrice del furto e che era molto probabile
    che non le riuscisse di rintracciare questa signora Flanders,  vale  a
    dire me, pur potendo questo salvarle la vita, il che era verissimo, le
    consentirono  la  deportazione.  Fu  questo il supremo favore che pot
    ottenere, senonch i giudici le dissero che, se intanto le riusciva di
    produrre la nominata signora Flanders,  avrebbero interceduto  per  la
    sua  grazia:  vale  a  dire,  che  se  le riusciva di scovarmi e farmi
    impiccare,  poteva sperare di non essere deportata.  Questo  mi  presi
    cura  di  renderle  impossibile,  e cos venne imbarcata in esecuzione
    della sentenza qualche tempo dopo.
    Devo un'altra volta ripetere che il destino  di  quella  poveretta  mi
    addolor   molto,   e   cominciai   a  vivere  piuttosto  meditabonda,
    consapevole che ero stata proprio io lo strumento della sua rovina: ma
    l'evidente pericolo in cui versava la mia vita vinse la compassione; e
    quando vidi che la mia compagna non la mettevano a  morte,  mi  sentii
    tranquilla   quanto  alla  deportazione,   poich  cos  perdeva  ogni
    possibilit di nuocermi, qualsiasi cosa stesse per succedere.
    La rovina di costei capit qualche mese prima dell'ultimo fatto che ho
    raccontato,  e fu anzi in parte da qui che  la  mia  governante  colse
    l'occasione  per propormi il travestimento da uomo di modo che potessi
    passare  inosservata;   ma  di  questo  travestimento  feci  presto  a
    stancarmi, come ho gi detto, perch mi esponeva a troppe difficolt.
    Ero  adesso  tranquilla  riguardo  alle  paure  di testimonianze a mio
    carico,  dato che tutti coloro che avevano avuto a che fare con  me  o
    che  mi  conoscevano sotto il nome di Moll Flanders erano finiti sulla
    forca o deportati; e se disgraziatamente mi avessero presa,  ora avrei
    potuto  darmi qualunque altro nome invece di Moll Flanders,  e nessuna
    antica colpa mi si sarebbe potuto attribuire. Ragion per cui ripresi a
    sciogliere la briglia con  libert  anche  maggiore,  e  di  avventure
    riuscite me ne capitarono parecchie,  non per quali ne avevo avute in
    passato.
    Capit in quel tempo che scoppi un altro incendio non troppo  lontano
    dal  posto  dove  stava  la mia governante,  e riprovai il colpo della
    prima volta;  ma dato che non feci abbastanza presto ad arrivare prima
    della  folla  e non trovai il modo di introdurmi nella casa alla quale
    miravo,  invece di un buon bottino trovai un infortunio che quasi mise
    fine  insieme  alla  mia  vita  e  a  tutte  le  mie iniquit,  poich
    l'incendio essendo assai violento e la  gente  in  grande  orgasmo  di
    portar  via  la  roba  e  buttarla dalla finestra,  una ragazza da una
    finestra mi lanci addosso un materasso  di  piume.  E'  vero  che  il
    materasso, dato che era soffice, non mi ruppe nessun osso; ma dato che
    il  peso  era  grande,  e accresciuto ancora dalla caduta,  io caddi a
    terra e rimasi per un po'  come  morta.  La  gente  non  si  preoccup
    affatto  di venirmi a togliere di l sotto: stetti un bel po' come una
    morta abbandonata da tutti,  finch qualcuno che venne a sgombrare  il
    passaggio dal materasso, non mi aiut a rialzarmi.
    Era  un vero miracolo che quelli di casa non ci avessero buttato altra
    roba dietro,  che sarebbe potuta cadere sul  materasso,  e  allora  mi
    avrebbero  infallibilmente  uccisa;  ma vivevo riservata per ben altri
    affanni.
    L'accidente, tuttavia, mi guast l'affare per quella volta, e ritornai
    a casa, dalla governante, piuttosto ammaccata e sgomenta;  ci volle un
    bel po' prima che le riuscisse di rimettermi in sesto.
    Era  allora  una  stagione  di  festa  e  cominciava  la  fiera di San
    Bartolomeo. Io non avevo mai diretto i miei passi da quella parte,  n
    la  fiera  aveva  per me grandi vantaggi;  ma quell'anno volli fare un
    giro per i portici e capitai a un banco di lotteria.  Non era  per  me
    una gran cosa, ma ecco che si fece avanti un signore vestito con molta
    distinzione  e  molto  ricco,  e  siccome  fra  quei banchi non  cosa
    insolita di rivolgere la parola al primo venuto, si indirizz verso di
    me e mi dedic ogni sua attenzione.  Per  prima  cosa,  mi  disse  che
    voleva  tentare  per  me  la  fortuna  alla  lotteria;  e  cos  fece;
    toccandogli non so che oggettino, me ne fece un regalo (credo fosse un
    manicotto di piuma);  e poi riprese a parlarmi con un tono di rispetto
    pi  che  ordinario,  ma  continuando  sempre  nei suoi modi educati e
    signorili.
    Mi trattenne cos a lungo in discorsi che alla fine si  allontan  con
    me dal banco dirigendosi alla porta, poi volle fare due passi sotto il
    portico,  e non smetteva di parlare di mille cose volubilmente,  senza
    mai arrivare a nessuna conclusione.  Finalmente mi disse  che  la  mia
    compagnia  era  deliziosa  e mi chiese se accettavo di avventurarmi in
    carrozza con lui;  mi disse che era un uomo d'onore e non  pensava  di
    propormi niente di disdicevole.  Ebbi all'inizio l'aria di non volerne
    sapere,  ma lasciai per che mi sollecitasse ancora un po',  e  infine
    cedetti.
    Non  mi  rendevo  conto  dapprima  nei  miei  pensieri che cosa mai si
    proponesse questo signore;  ma in seguito mi accorsi che aveva qualche
    bicchiere  in corpo,  e che non gli sarebbe dispiaciuto di aggiungerne
    qualche altro.  Mi port allo Spring  Garden  in  Knightsbridge,  dove
    passeggiammo  nei giardini e dove mi offr una squisita cenetta;  vidi
    per che beveva gagliardamente Insist perch bevessi anch'io,  ma non
    ne volli sapere.
    Finora  aveva  mantenuto  la  parola  e  non  aveva  tentato niente di
    sconveniente.  Ripartimmo sempre in carrozza e mi port  per  le  vie;
    erano  ormai le dieci di sera,  quando fece fermare davanti a una casa
    dove pare che fosse conosciuto  e  dove  non  si  fecero  scrupolo  di
    portarci di sopra in una camera fornita di un letto.  Sulle prime ebbi
    l'aria di non voler salire,  ma dopo qualche parolina cedetti anche su
    questo,  dato che avevo una gran voglia di vedere come andava a finire
    e speravo che qualcosa insomma ne nascesse. Quanto al letto, e a tutto
    il resto, questo non mi preoccupava troppo.
    Cominci allora a prendersi con me maggiori  libert  che  non  avesse
    promesso;  e io,  poco alla volta,  gli cedetti in tutto,  cosicch, a
    dirla breve,  fece di me quello che volle: non  occorre  che  aggiunga
    altro.  Intanto  non smetteva di bere gagliardamente e verso l'una del
    mattino ce ne tornammo nella carrozza.  L'aria fresca e  gli  scossoni
    della  carrozza  gli  fecero  salire  i  fumi  alla testa e divent un
    fastidio:  avrebbe  voluto  rifare  quello  che  aveva  gi  fatto  in
    precedenza;  ma  dato  che a me sembrava che ormai la selvaggina fosse
    assicurata,  gli tenni testa  e  lo  costrinsi  a  restarsene  un  po'
    tranquillo, cosa che in cinque minuti gli concili un sonno profondo.
    Presi  quest'occasione  per  frugarlo  con  ogni  cura.  Gli  presi un
    orologio d'oro,  con una borsa di  seta  piena  d'oro,  la  sua  bella
    parrucca  a fondo largo e i guanti a frangia d'argento,  la spada e la
    bella tabacchiera;  aprendo con cautela  l'uscio  della  carrozza,  mi
    accinsi  a  saltare  durante  la  corsa:  ma  fermandosi  la  carrozza
    nell'angusta via oltre Temple  Bar  per  dare  il  passo  a  un'altra,
    discesi  pian  piano,  richiusi  l'uscio  e  piantai insieme signore e
    carrozza.
    Fu questa davvero un'avventura inaspettata e del tutto non premeditata
    da parte mia;  per quanto non mi fossi lasciati dietro le spalle i bei
    tempi al punto da non sapere pi come comportarmi quando un vagheggino
    accecato  dal  capriccio  desse  segno  di non pi distinguere fra una
    vecchia e una giovane. Io, a dire la verit,  avevo l'aria di un dieci
    o  dodici  anni  pi giovane che non fossi: non ero per una ragazzina
    diciassettenne,  e  non  era  difficile  accorgersene.  Non  c'  cosa
    altrettanto  assurda,  stomachevole  e  ridicola  quanto  un  uomo che
    insieme abbia in testa i fumi del  vino  e  in  corpo  una  voglia  di
    lussuria;  egli   posseduto da due demoni in una volta e non  capace
    di governarsi con la ragione pi di quanto un  mulino  sia  capace  di
    macinare  senz'acqua;  il vizio calpesta in lui tutto quello che c'era
    di buono; che dico?  i suoi stessi sensi sono accecati dal loro furore
    e  quest'uomo commette assurdit contro il suo stesso interesse,  come
    bere dell'altro, quando sia gi ubriaco;  attaccarsi a qualunque donna
    senza  mettere  attenzione  che  cosa  sia  o  chi sia;  se sia sana o
    impestata, pulita o sudicia; se sia brutta o bella, vecchia o giovane:
    a tal punto  cieco che realmente non distingue pi  niente.  Un  uomo
    simile  peggio che insensato;  istigato dalle voglie perverse, non sa
    quel che si faccia pi di  quanto  ne  sapesse  quel  mio  disgraziato
    quando lo alleggerii dell'orologio e della borsa d'oro.
    Sono  questi  gli uomini di cui dice Salomone: "Essi vanno come un bue
    al macello,  finch un dardo non trapassa loro il fegato";  ammirevole
    descrizione,  tra l'altro, di quella sozza malattia, che  un velenoso
    mortale contagio che si mescola al sangue,  di cui centro  o  fonte  
    appunto il fegato: dal sangue,  con la rapida circolazione di tutta la
    massa, quella peste orrenda e schifosa si propaga subito nel fegato, e
    gli spiriti dell'uomo ne sono tutti infettati, i suoi visceri trafitti
    come da un dardo.
    E' bens vero che quel povero diavolo senza difesa con me non  correva
    nessun pericolo,  se anche io dapprima ero in grande apprensione circa
    il pericolo che potevo correre con lui;  ma veramente per  un  aspetto
    c'era  da  compiangerlo,  visto  che  in s sembrava davvero un'ottima
    specie d'uomo: un signore incapace di fare del male,  una  persona  di
    giudizio e di buon portamento, decorosa e seducente, un aspetto posato
    e  solido,  un  bel  viso  aggraziato  e tutto quello che pu darsi di
    meglio accetto.  Solo aveva disgraziatamente bevuto  un  po'  la  sera
    prima,  non  era  rientrato  a coricarsi,  come mi disse una volta che
    fummo insieme;  era riscaldato e il sangue gli  bolliva  per  via  del
    vino,  e  in  simile  stato  la ragione,  come addormentata,  lo aveva
    abbandonato.
    Quanto a me,  il fatto mio erano i suoi quattrini e tutto  quello  che
    potessi spillargli;  dopo di che,  se avessi potuto trovare il modo di
    farlo,  l'avrei riportato al sicuro in casa sua e tra la sua famiglia,
    perch  c'era  da scommettere dieci contro uno che anche lui aveva una
    onesta e virtuosa moglie e dei figliuoli  innocenti,  che  stavano  in
    ansia  per  il suo ritorno e sarebbero stati ben felici di riaverlo in
    casa e prendersene cura finch non ritornasse  in  s.  E  allora  con
    quale onta e rimorso non avrebbe ripensata l'avventura!  quanto non si
    sarebbe rimproverato di essersi messo  con  una  baldracca!  una  poi,
    raccolta nella peggiore delle fogne,  i portici,  fra il sudiciume e i
    rifiuti di tutta la citt!  quanto non avrebbe tremato dalla paura  di
    essersi preso il male,  dalla paura che un dardo gli avesse trapassato
    il fegato,  e quanto non si sarebbe fatto orrore ogni volta che avesse
    ripensato  al  suo stravizio insensato e bestiale!  quanto non avrebbe
    aborrito,  se  aveva  un  solo  principio  d'onore,  dal  pensiero  di
    comunicare  un qualche sconcio male,  se ce l'aveva - e per quanto lui
    sapeva,  non era impossibile - alla moglie modesta e  virtuosa,  e  in
    questo  modo  seminare  il  contagio  nel  vivo sangue di tutta la sua
    posterit!
    Basterebbe  che  i  signori  come  lui  considerassero  la  spregevole
    opinione  che  perfino  le  donne con le quali hanno commercio in casi
    siffatti si formano di loro,  e si muoverebbero a schifo.  Come ho gi
    detto,  queste  donne  non fanno nessun conto del piacere,  la passiva
    bagascia non  mossa verso l'uomo da nessun desiderio che non  sia  il
    denaro; e quand'egli , per cos dire, ubriacato dai trasporti del suo
    infame piacere, la mano della donna gli sta cercando nelle tasche quel
    che  ci sia,  e di questo l'uomo non pu accorgersi nell'istante della
    sua  follia  pi  che  non  possa  prevederlo  quando  si  accinge   a
    commetterla.
    Conobbi una donna che seppe essere tanto svelta con un tale, indegno a
    dire il vero di essere meglio trattato,  che, mentre costui si dava da
    fare con lei in tutt'altro modo,  gli port via una  borsa  con  venti
    ghinee  dal taschino,  dove lui l'aveva riposta temendo di lei,  e gli
    ripose nel taschino un'altra borsa con dei  gettoni  dorati.  L'altro,
    quando ebbe fatto,  le disse: Non mi hai mica vuotate le tasche?. La
    donna lo canzon,  e gli rispose che immaginava non  avesse  molto  da
    perdere;  quello si port la mano al taschino, e sent con le dita che
    c'era sempre la borsa; questo lo convinse pienamente, e in questo modo
    la donna si port via il suo denaro. Questo faceva di mestiere: teneva
    in tasca un finto orologio d'oro e una  borsa  di  gettoni  per  esser
    pronta  in  tutte  le  occasioni  del  genere,  e non dubito che se la
    cavasse con molto successo.
    Tornai a  casa  dalla  mia  governante  con  quest'ultimo  bottino,  e
    realmente quando le raccontai com'era andata, si commosse al punto che
    quasi  non  poteva  trattenere  le  lacrime,  pensando  come un simile
    signore corresse quotidianamente il rischio di fare una cattiva  fine,
    ogni volta che un bicchiere di vino gli saliva alla testa.
    Ma  quanto  al  guadagno  che  avevo fatto e al modo totale come avevo
    svaligiato la vittima,  mi  disse  che  ne  era  incantata.  Davvero,
    figliola mi fece,  potrebbe darsi che quest'avventura, per quanto so
    io, facesse di pi per emendarlo che non tutti i sermoni che ascolter
    in vita sua. E se il seguito di quest'avventura  non    falso,  cos
    and appunto.
    Mi accorsi l'indomani che la mia governante era eccessivamente curiosa
    a proposito del mio uomo;  la descrizione che gliene feci, il vestire,
    la persona,  il volto,  tutto cospirava a farle supporre che fosse  un
    signore  del  quale  conosceva  la figura.  Rest un po' meditabonda e
    continuando io a  fornire  particolari,  mi  disse:  Scommetto  cento
    sterline, che lo conosco.
    Me  ne  dispiacerebbe molto risposi,  poich non vorrei metterlo in
    piazza, per nulla al mondo;  ha gi sofferto abbastanza,  e non vorrei
    che a causa mia subisse altro danno. No, no mi disse, non gli far
    nessun torto, ma devi lasciare un po' corso alla mia curiosit, perch
    se  fosse  lui,  ti  assicuro che lo scoverei. La faccenda mi allarm
    alquanto e le risposi,  mostrando un po' d'inquietudine in  viso,  che
    nello stesso modo lui poteva scovare me, e allora sarei stata servita.
    Mi  replic vivamente: Ma credi dunque proprio che ti voglia tradire?
    No,  no disse,  per tutto quello che quel tale pu  valere,  no.  Ho
    seguito il tuo consiglio in casi pi gravi di questo;  puoi fidarti di
    me stavolta. Allora non parlai pi.
    Indirizz  le  sue  ricerche  in  altro  modo,   senza  mettermene   a
    conoscenza,  ma  era  decisa  a  chiarire  la faccenda.  And perci a
    trovare una certa sua amica che conosceva quella famiglia di  cui  lei
    sospettava,  e  le  disse che aveva un qualche straordinario affare da
    fare con quel tal signore (che,  tra parentesi,  era nientemeno che un
    baronetto  e  di  ottima  famiglia),  e non sapeva come avvicinarlo se
    qualcuno non la presentava. L'amica le promette di farlo al pi presto
    e conformemente va in quella casa a sentire se il signore  in citt.
    L'indomani ricompare dalla governante e le  dice  che  Sir...  era  in
    casa,   ma  gli  era  capitata  una  disgrazia  e  stava  molto  male:
    impossibile vederlo e parlargli.  Che disgrazia? disse in fretta  la
    mia  governante,  come  tutta  stupita.  Ecco rispose l'amica,  era
    recato a Hampstead per fare visita a un signore suo conoscente e sulla
    strada del ritorno venne assalito  e  svaligiato;  e  dato  che  aveva
    bevuto qualche bicchiere,  cos pensano, quei furfanti lo malmenarono,
    e ora sta parecchio male Svaligiato! esclam la mia governante,  e
    che  cos' che gli hanno preso? Ecco rispose l'amica,  gli presero
    l'orologio e la tabacchiera d'oro,  la sua bella parrucca e  tutto  il
    denaro che aveva in tasca,  che non era poco,  di certo, perch Sir...
    non esce mai senza avere con s una borsa di ghinee.
    Ohib! disse la governante,  beffarda,  scommetto che stavolta si 
    ubriacato  e ha trovato qualche bagascia che gli ha vuotato le tasche;
    e  lui  ritorna  a  casa  dalla  moglie  e  le  racconta  che  l'hanno
    svaligiato;   un vecchio trucco, migliaia di scherzi di questo genere
    vengono giocati ogni giorno alle povere donne.
    L l! ribatt l'amica, vedo proprio che non conoscete Sir... E' il
    signore  pi  educato,  non  si  trova  in  tutta  la  citt  un  uomo
    altrettanto distinto, una persona pi posata e modesta; detesta simili
    cose;  nessuno  di quelli che lo conoscono potrebbe credere di lui una
    cosa simile. Via,  via rispose la governante,  questo non   affar
    mio;  se  fosse,  vi  assicuro  che  saprei  trovare che c' qua sotto
    qualcosa di quanto ho detto; questi vostri uomini modesti nella comune
    opinione,  spesso non valgono meglio degli altri: sanno  semplicemente
    conservare meglio le apparenze o, se vi piace, farla pi da ipocriti.
    No,  no  disse  l'amica,  vi  posso assicurare che Sir...  non  un
    ipocrita;  davvero egli  un signore onesto e posato,  e che sia stato
    svaligiato    certo.  Ma  s  rispose  la  governante,  pu darsi
    benissimo;  questo  non    affar  mio,  vi  ripeto;  io  voglio  solo
    parlargli,  la  mia  faccenda    di  tutt'altro genere. Ma ribatt
    l'amica,  di qualunque genere sia  la  vostra  faccenda,  per  ora  
    impossibile  che  lo vediate;  non  in grado di mostrarsi,  sta molto
    male ed  tutto  pesto.  Ma  allora  s  disse  la  governante,  
    certamente caduto in cattive mani. E poi chiese gravemente: Scusate,
    dov' tutto pesto?.  Mah rispose l'amica,  alla testa, a una delle
    mani e alla faccia,  perch venne trattato in modo veramente barbaro.
    Povero  signore  disse  la  governante.  Bisogna dunque che aspetti
    finch non si sia rimesso;  e  aggiunse:  Spero  che  non  ci  vorr
    troppo.
    Venne  a  cercarmi  e  mi raccont la storia.  Ho rintracciato il tuo
    distinto signore;   veramente un signore molto  distinto  mi  disse;
    ma,  che Dio lo guardi,  in un bel guaio adesso. Mi domando che cosa
    diavolo gli hai fatto;  ma l'hai quasi ammazzato. Piuttosto sgomenta,
    la guardai in faccia.  Io ammazzarlo? dissi,  sbagliate la persona;
    sono certa di non avergli fatto del male;  stava benissimo  quando  lo
    lasciai,  era  solo ubriaco e dormiva della grossa. Non ne so nulla
    mi rispose,  ma il fatto sta che ora si trova in un bel guaio  e  mi
    rifer  tutto  quello  che  l'amica  le aveva raccontato.  Ma allora
    dissi,   finito in cattive mani quando io non c'ero  pi  perch  lo
    lasciai che non aveva niente di rotto.
    Una decina di giorni dopo,  la governante ritorn dall'amica per farsi
    presentare a quel signore;  si era informata nel  frattempo  da  altre
    parti,  e aveva saputo che s'era rimesso in piedi, cosicch ottenne di
    parlargli.
    Era una donna molto disinvolta, e non le serviva che la presentassero;
    espose il suo racconto molto meglio che non sappia  riferire  qua  io,
    poich, gi l'ho detto, era signora delle sue parole. Gli raccont che
    era  venuta,  anche  se  non  si  conoscevano,  con l'unico disegno di
    rendergli un servigio,  e anche lui si sarebbe convinto che non  aveva
    altre  mire;  che,  dato  che  veniva  esclusivamente  in  veste  cos
    amichevole,  gli chiedeva di prometterle che,  se non accettava quello
    che  doverosamente  lei  avrebbe  proposto,  non avrebbe per preso in
    cattiva parte  che  s'intrigasse  in  quanto  non  la  riguardava;  lo
    rassicur che, allo stesso modo che quello che lei aveva da dirgli era
    un  segreto appartenente a lui solo,  il fatto che lui accettasse o no
    la sua offerta sarebbe rimasto un segreto per tutti,  a meno  che  lui
    stesso non lo palesasse;  e infine, che, se lui avesse respinto i suoi
    servigi,  questo non l'avrebbe per indotta a perdere il rispetto  che
    gli  portava,  al  punto  da  cercare  in  qualche  modo di nuocergli,
    cosicch egli avrebbe  avuta  piena  libert  di  comportarsi  secondo
    quanto avesse ritenuto meglio.
    All'inizio  egli  assunse un'aria circospetta e rispose che per quanto
    ne sapeva niente che lo riguardasse richiedeva tanta  segretezza;  che
    non  aveva mai fatto torto a nessuno e non si curava di quello che gli
    altri potessero dire di lui; che usare ingiustizia agli altri era cosa
    estranea al suo carattere,  n riusciva ad immaginare in cosa qualcuno
    potesse  rendergli  un servigio;  ma che,  se le cose stavano come lei
    diceva,  non certo lui avrebbe preso in mala parte che altri  cercasse
    di servirlo;  e che insomma le lasciava,  per cos dire, piena libert
    di parlare o di tacere, a seconda di ci che credesse meglio.
    Si dimostr tanto indifferente,  che la governante ebbe quasi paura di
    affrontare l'argomento con lui;  ma tuttavia,  dopo qualche altro giro
    di parole,  gli raccont che attraverso un caso bizzarro e incredibile
    lei  era  arrivata a una particolare notizia della recente disgraziata
    avventura capitatagli e ci in modo tale che al mondo lei  soltanto  e
    lui ne erano a conoscenza,  ogni altro esclusi, perfino la persona che
    gli era stata insieme.
    Egli fece all'inizio una faccia adirata. Quale avventura? chiese.
    Ma signore  rispose  la  governante,  che  siete  stato  svaligiato
    tornando da Knightsbr...,  Hampstead dir piuttosto. Non vi sorprenda,
    signore continu,  se sono in grado di riferirvi tutti i  passi  che
    avete fatto quel giorno dai porticati di Smithfield allo Spring Garden
    di Knightsbridge,  e di qua a...  sullo Strand, e come poi siete stato
    abbandonato durante il sonno nella carrozza. Ripeto,  non vi sorprenda
    questo,  signore,  perch io non vengo a ricattarvi,  io non vi chiedo
    niente,  e vi assicuro che la donna che si  trovava  con  voi  non  vi
    conosce  affatto  e  mai  vi  conoscer.  Eppure potrebbe darsi che vi
    rendessi ancora un altro servigio,  dato che io non sono semplicemente
    venuta  per  informarvi  che so della faccenda,  quasi vi chiedessi un
    donativo di piacere. State certo,  signore fece,  che qualunque cosa
    voi  crediate opportuno di fare o di dirmi,  rester un segreto come 
    ora, allo stesso modo che se io fossi nella tomba.
    Egli trasecol a quel discorso e le rispose gravemente: Signora,  voi
    siete  un'estranea  per me,  ma  un caso ben triste che siate a parte
    del segreto dell'azione pi abbietta della mia vita,  e  in  una  cosa
    della quale provo giusta vergogna,  nella quale finora soltanto questo
    trovavo di soddisfacente: il pensiero che solo Dio e la mia  coscienza
    sapessero. Vi prego,  signore disse la governante, non considerate
    come parte della vostra disgrazia il fatto che  io  ne  sia  venuta  a
    conoscenza.  Fu un'azione, io credo, a cui foste condotto di sorpresa,
    e pu darsi che quella donna abbia fatto ricorso a  qualche  arte  per
    istigarvi.  Tuttavia,  non avrete mai nessun giusto motivo disse, di
    pentirvi che io ne sia venuta a conoscenza;  n  sar  mai  la  vostra
    bocca pi discreta,  riguardo a questo,  di quanto sia stata o sar io
    stessa.
    Va bene disse l'altro,  ma voglio essere anch'io giusto con  quella
    donna;  chiunque  essa  sia,  vi  assicuro che non mi istig a niente,
    cerc piuttosto di respingermi.  Furono il  mio  capriccio  e  la  mia
    follia  che  mi trascinarono a quel passo;  non solo,  ma trascinarono
    anche lei;  fin qui non posso farle torto.  Quanto a ci che mi tolse,
    non  dovevo  aspettarmi  di  meno da lei visto lo stato in cui ero,  e
    ancora adesso ignoro se proprio lei mi abbia derubato o il  cocchiere;
    se fu lei,  le perdono, penso che tutti i gentiluomini che cos fanno,
    andrebbero  trattati  allo  stesso  modo;   ma  certe  altre  cose  mi
    preoccupano ben di pi che non tutto quello che lei mi tolse.
    La  governante  cominci  allora  ad  andare  a fondo della faccenda e
    quello si apr liberamente con lei. Anzitutto gli disse, in risposta a
    quello che aveva sentito da lui: Sono contenta,  signore,  che  siate
    tanto giusto con la persona che fu con voi.  Vi posso assicurare che 
    una dama,  non una femmina di partito;  e per quanto voi avete  potuto
    approfittarvene  come  sapete,  sono  certa  che  non   quello il suo
    mestiere.  Avete corso un grave rischio  davvero,  signore;  ma  se  
    questo  che  vi  preoccupa,  potete starvene perfettamente tranquillo,
    poich vi garantisco che nessun uomo l'ha toccata prima  di  voi  dopo
    suo marito, che  ormai morto da quasi otto anni.
    Si  chiar  che questo era il suo rammarico,  e che di questo aveva un
    grandissima paura.  Tuttavia,  quando la governante gli ebbe detto ci
    sembr contento e rispose: Ecco,  signora,  per essere sincero, se io
    fossi rassicurato su questo punto,  non farei nessun conto di ci  che
    ho  perduto;  considerando  che,  quanto  a quello,  la tentazione era
    grande, e forse la donna in miseria e ne aveva bisogno. Se non fosse
    stata in miseria,  signore gli disse lei,  vi assicuro  che  non  vi
    avrebbe  mai  ceduto;  e  come dapprima fu la miseria che la indusse a
    permettervi quello che vi permise, cos la medesima miseria la indusse
    infine a pagarsi da s,  quando vi vide in  un  tale  stato  che,  non
    facendolo  lei,  vi  si  sarebbero  forse indotti il primo cocchiere o
    portantino, con molto meno riguardi.
    E buon pro le faccia disse l'altro.  Ripeto: a tutti i gentiluomini
    che  si  comportano  come me,  dovrebbe succedere lo stesso,  e allora
    andrebbero un po' pi cauti.  Non mi resta altro pensiero,  se  non  a
    quel  riguardo  cui avete accennato proprio ora. E qui sull'argomento
    di quello che c'era stato tra noi due,  si lasci  andare  con  lei  a
    certe  libert non troppo adatte che una donna ne scriva,  e il grande
    spavento che gli opprimeva lo spirito in rapporto a sua moglie, per il
    timore che le  venisse  qualche  oltraggio  da  parte  mia  e  dovesse
    propagarlo anche pi in l; e infine le chiese se non poteva trovargli
    un'occasione  di  farmi  parlare  con  lui.  La  governante  gli diede
    ulteriori conferme che io ero una donna sicura per quell'aspetto e che
    su questo poteva starsene interamente  tranquillo,  come  con  la  sua
    stessa signora;  quanto per al vederci,  gli rispose che poteva avere
    pericolose conseguenze,  ma che tuttavia me ne avrebbe parlato  e  gli
    avrebbe dato una risposta,  cercando nello stesso tempo di convincerlo
    a non volerlo fare,  perch la cosa per lui non aveva nessuna utilit,
    visto  che lei sperava che non pensasse di rinnovare l'intrinsichezza,
    e da parte mia sarebbe stato un consegnargli la mia vita nelle mani.
    Egli le disse che aveva molta voglia di vedermi,  che le avrebbe  dato
    tutte  le  possibili garanzie che non avrebbe approfittato di me e che
    per cominciare mi avrebbe rilasciato una quietanza  generale  di  ogni
    sua   pretesa.   La   governante  ripeteva  che  tutto  questo  poteva
    contribuire a divulgare  ulteriormente  il  segreto  e  fargli  danno,
    supplicandolo di non insistere; cosicch alla fine desistette.
    Parlarono  un  po' sull'argomento dei valori che lui aveva perduto,  e
    sembr molto desideroso dell'orologio d'oro;  le disse che se riusciva
    a  farglielo  riavere,  ne  avrebbe  volentieri pagato il prezzo.  Gli
    rispose che avrebbe  cercato  di  procurarglielo,  lasciando  che  lui
    stesso ne fissasse il prezzo.
    Conformemente  il  giorno  dopo  port  l'orologio  ed lui glielo pag
    trenta ghinee che era molto pi di quello che avrei potuto  ricavarne,
    per  quanto  sembra  che  costasse molto di pi.  Disse qualcosa della
    parrucca  che  sembra  gli  fosse  costata  sessanta  ghinee  e  della
    tabacchiera; e pochi giorni dopo la governante gli port anche quelle,
    cosa  che  l'obblig  molto,  e  ne pag altre trenta.  L'indomani gli
    mandai la sua bella spada e  la  mazza  gratis,  e  non  gli  richiesi
    niente,  non  avevo anzi nessuna intenzione di vederlo,  a meno che si
    accontentasse di lasciarmi sapere chi era,  cosa che non  gli  garbava
    troppo.
    Egli  allora  entr  con  la governante in una lunga conversazione sul
    modo come era  venuta  a  conoscere  tutta  la  storia.  Essa  un  al
    proposito  una  lunga  bugia: come l'aveva sentito da una persona alla
    quale avevo raccontato io tutto e questo allo  scopo  di  disfarmi  di
    quegli  oggetti;  e  come questa confidente li aveva portati a lei che
    faceva l'usuraia.  Lei poi,  sentendo della disgrazia di Sua Signoria,
    aveva  congetturato  all'ingrosso  la  faccenda e,  venuta in possesso
    degli oggetti,  si era decisa a presentarsi per  tentare,  come  aveva
    fatto.  Gli assicur inoltre, ripetutamente, che niente le sarebbe mai
    uscito di bocca e che,  per quanto  conoscesse  molto  bene  la  donna
    (intendeva  dire  me),  pure  non  le  aveva  detto nulla su chi fosse
    l'altra persona, cosa,  tra parentesi,  non vera,  ma che per non era
    per  riuscire  di  danno di lui,  poich io non ne feci mai parola con
    nessuno.
    Molti pensieri mi passarono per la testa sul  fatto  di  rivederlo,  e
    spesso mi rammaricai di aver rifiutato. Ero convinta che se ci fossimo
    visti  e  io  gli  avessi fatto capire che lo conoscevo,  avrei potuto
    ricavarne qualcosa, e magari ottenere che mi mantenesse;  vita che per
    quanto  infame  non  sarebbe stata per tanto pericolosa quanto quella
    che conducevo.  Questi pensieri  tuttavia  mi  lasciarono,  e  per  il
    momento  rifiutai di vederlo;  ma la governante lo vide spesso e ne fu
    trattata con molta bont, poich quasi ogni volta che quello la vedeva
    le regalava qualcosa. Un giorno in particolare lo trov tutto contento
    e,  dato che le sembr che avesse qualche bicchiere  in  corpo  e  lui
    torn  a  insistere  che  gli facesse rivedere quella donna che,  come
    disse,  lo aveva stregato tanto in quella notte,  la  governante,  che
    dall'inizio mi aveva consigliato di rivederlo, gli rispose che, poich
    ne aveva tanta voglia, ci si sentiva anche lei quasi disposta, a patto
    per  che acconsentissi io;  e aggiunse che,  se voleva compiacersi di
    venire in quella casa la sera,  lei avrebbe fatto ogni sforzo,  intese
    le sue ripetute conferme di seppellire tutto il passato.
    Conformemente  venne  a  cercarmi  e mi rifer tutto il colloquio;  mi
    indusse insomma a dire di s,  in un caso che io ancora mi rammaricavo
    di  essermi rifiutata;  cos mi disposi a rivederlo.  Mi abbigliai nel
    modo pi vantaggioso, ve l'assicuro;  e per la prima volta usai un po'
    d'artificio; dico per la prima volta, poich non mi ero mai piegata in
    passato all'indegnit del liscio,  avendo sempre avuto tanta vanit da
    credere che per me non ce ne fosse bisogno.
    All'ora convenuta egli arriv;  e  come  la  governante  aveva  notato
    prima,  era ancora lampante che aveva bevuto,  sebbene fosse ben lungi
    da quella  che  chiamiamo  ubriachezza.  Si  mostr  meravigliosamente
    contento  di rivedermi e inizi con me una gran conversazione su tutta
    la faccenda. Io implorai diverse volte il suo perdono per la parte che
    vi avevo avuta,  protestai che al nostro incontrarci non avevo nessuna
    simile  intenzione  in  mente,  che  avevo accettato di uscire con lui
    soltanto perch mi era sembrato un signore di molta educazione,  e che
    mi   aveva   tanto   promesso   che  non  avrebbe  tentato  niente  di
    sconveniente.
    Egli invoc il vino bevuto e che quasi non sapeva quello che faceva, e
    che,  se cos non fosse stato,  non si sarebbe mai prese con me quelle
    libert che si era preso.  Mi protest che non aveva mai toccata altra
    donna che me dal tempo del suo matrimonio e che tutto era  stato  cos
    imprevisto; mi compliment per il fatto che, in modo cos particolare,
    gli riuscivo piacente, e simili cose; ne disse insomma tante di questa
    sorta che mi accorsi che gi quasi era pronto a rifare la stessa cosa.
    Ma  lo  fermai  subito.  Gli  dichiarai  che  a  nessun uomo avevo mai
    permesso di toccarmi da quando mio marito era morto,  che erano  quasi
    otto anni.  Mi rispose che ci credeva; e aggiunse che madama gli aveva
    fatto intendere la stessa cosa;  e che era appunto  l'opinione  sua  a
    questo  proposito  che  gli  aveva  messo voglia di rivedermi;  e che,
    avendo rotto con me una volta il freno della sua virt  senza  cattive
    conseguenze, poteva con sicurezza arrischiarsi un'altra volta; e cos,
    per  farla  breve,  pass  a quel che mi aspettavo e che non  tale da
    raccontarsi.
    La mia vecchia governante aveva, come me, previsto la cosa,  e l'aveva
    perci introdotto in una stanza sfornita di letto,  che si apriva per
    su di una camera con letto,  dove ci  ritirammo  per  il  resto  della
    notte;  e,  insomma, dopo che fummo stati insieme un certo tempo, egli
    si mise a dormire e ci rest tutta la notte.  Io  uscii,  ma  ritornai
    prima  di  giorno  svestita  e  stetti con lui il rimanente del tempo.
    Cos,  come  vedete,  l'aver  commesso  un  delitto  una  volta    un
    pericoloso  incentivo a commetterlo una seconda;  tutte le riflessioni
    dileguano, quando si rinnovi la tentazione.  Se io non avessi ceduto a
    rivederlo,  il  perverso  desiderio dentro di lui sarebbe morto,  ed 
    molto  probabile  che  non  ci  si  sarebbe  mai   pi   indotto   con
    nessun'altra, come davvero credo che avesse fatto fino ad allora.
    Quando  stava  per andarsene,  gli dissi che speravo fosse contento di
    non essere stato derubato un'altra volta.  Mi  rispose  che  a  questo
    riguardo  era contentissimo di me e,  ficcandosi la mano in tasca,  mi
    diede cinque ghinee,  che fu il primo denaro,  dopo  molti  anni,  che
    guadagnavo in quel modo.
    Di  visite  simili  me  ne  fece  parecchie,  ma non si decideva mai a
    formarmi uno stato  sicuro,  che  era  la  cosa  che  pi  mi  sarebbe
    piaciuta.  Una volta,  a dire il vero,  mi chiese di che vivessi.  Gli
    risposi prontamente che,  poteva esserne certo,  non avevo  mai  fatto
    ricorso  a  quel  mezzo  con  altri,  e  invece  lavoravo  di  cucito,
    mantenendomi a mala pena,  ma qualche volta non potevo proprio fare di
    pi, e sbarcare il lunario era duro.
    Ebbe  l'aria  di  farsi  una  colpa del fatto che proprio lui fosse il
    primo a indurmi a questo che,  mi assicur,  non aveva mai voluto fare
    neppure lui;  e lo impression alquanto,  mi disse, di essere la causa
    del suo e del mio  peccato.  Spesso  se  ne  usciva  anche  in  giuste
    riflessioni  sul  delitto in se stesso e sulle particolari circostanze
    che lo accompagnavano, rispetto a s; come il vino gli aveva insinuate
    le voglie, come il demonio lo aveva portato sul luogo,  presentandogli
    un oggetto che lo tentasse; e ne tirava sempre lui la morale.
    Quando  lo  coglievano  questi pensieri,  era solito andarsene,  e non
    ritornare magari per un mese o pi; ma poi, dileguando la parte seria,
    subentrava quella lussuriosa, ed ecco che arrivava disposto a peccare.
    Vivemmo cos per un pezzo; sebbene non mi mantenesse, come suol dirsi,
    tuttavia non mancava mai  di  mostrarsi  generoso,  in  modo  che  era
    sufficiente  a  risparmiarmi  di  lavorare  e,  quel che era anche pi
    bello, a risparmiarmi di riprendere l'antico mestiere.
    Ma anche quest'intrigo arriv alla fine;  poich,  dopo quasi un anno,
    mi  accorsi che non veniva pi con la frequenza di un tempo,  e un bel
    giorno smise completamente senza aver dato segni di avversione e senza
    addii;  cos fu la fine di quel breve periodo d'esistenza,  che non mi
    frutt gran che, se non ulteriori motivi di pentimento.
    Durante  l'intervallo  io  mi  ero  quasi sempre confinata in casa,  o
    almeno,  avendo chi mi provvedeva,  non avevo corso avventure,  e cos
    feci per i primi tre mesi dell'anno successivo;  ma poi, vedendo che i
    fondi  scemavano  e  sembrandomi  male  di  intaccare   il   capitale,
    ricominciai  a pensare all'antico mestiere e riaprire gli occhi per la
    via; e il mio primo passo fu abbastanza fortunato.
    Mi ero vestita con un abito molto scadente,  poich,  dato  che  avevo
    molte  fogge  in  cui  comparire,  avevo scelto ora una veste di panno
    ordinario,  un grembiule turchino  e  un  cappello  di  paglia;  e  mi
    sistemai  sul  portone  della  locanda delle Tre Tazze in Saint John's
    Street.  Parecchi  conducenti  frequentavano  questa  locanda,   e  le
    carrozze  di posta per Barnet,  per Totteridge e altre citt da quelle
    parti, erano sempre per strada verso sera, preparandosi alla partenza;
    cosicch io ero pronta a qualunque cosa. Il progetto era questo: viene
    continuamente gente con fagotti e pacchetti in queste locande in cerca
    di quel conducente o di quella  carrozza  che  serve  per  mandarli  a
    destinazione;  e in genere vi sono donne,  mogli o figlie di facchini,
    che aspettano, pronte a ricevere quegli oggetti per i loro padroni.
    Ora avvenne,  e fu un caso piuttosto curioso,  che  me  ne  stavo  sul
    portone,  e  una donna che era l prima del mio arrivo,  la moglie del
    facchino che serviva la carrozza di Barnet,  si accorse  di  me  e  mi
    chiese  se  aspettavo  qualcuna  delle  carrozze.  Le  risposi che s,
    attendevo la mia padrona che doveva  partire  per  Barnet.  Quella  mi
    chiese  chi fosse la mia padrona,  e io le diedi il primo nome di dama
    che mi venne in mente,  ma  sembra  che  capitassi  sul  nome  di  una
    famiglia che viveva a Hadley presso Barnet.
    Non  le dissi altro,  n lei a me,  per un pezzo;  ma improvvisamente,
    chiamandola qualcuno a  una  porta  un  po'  discosto,  mi  preg,  se
    qualcuno  cercasse  della  carrozza  di  Barnet,  di  fare  un salto a
    chiamarla  fin  l,  pare  fosse  in  una  taverna.  Le  dissi  di  s
    prontamente, e quella se ne and.
    Era appena scomparsa che arriva una ragazza con una bimba, trafelata e
    sudata,  e chiede della carrozza di Barnet.  Le risposi subito: Qui.
    Siete della carrozza di Barnet?  mi  domand.  S,  bella  mia  le
    risposi,  che vuoi? Voglio due posti per il viaggio mi fece. Dove
    sono i viaggiatori? le chiesi. Una  questa bambina;  fate il favore
    di  metterla  sulla  carrozza  mi  disse,  io  andr  a  prendere la
    padrona. Fa'  presto,  allora,  bella  mia,  potrebbe  essere  tutto
    pieno. La cameriera aveva sottobraccio un gran fagotto; iss la bimba
    sulla  carrozza  e  io  le  dissi:  Fareste meglio a mettere anche il
    fagotto sulla carrozza.  No mi rispose,  ho paura che qualcuno  lo
    porti via alla bimba. Datemelo allora. Prendetelo mi rispose,  e
    state bene attenta di non perderlo. Ne rispondo io dissi,  valesse
    anche venti sterline. Eccolo, prendete qua e se ne and.
    Non  appena fui in possesso del fagotto,  e la cameriera fu scomparsa,
    mossi verso la taverna, dov'era la moglie del facchino, in modo che se
    la incontravo,  andavo appunto a cercarla per consegnarle il fagotto e
    richiamarla  al  suo  posto,  quasi  non potessi pi aspettare e me ne
    andassi via; ma dato che non la incontravo, mi allontanai e girando in
    Charterhouse Lane,  infilai Charterhouse Yard,  facendo poi Long Lane,
    Bartholomew Close,  e cos per Little Britain,  attraverso il Bluecoat
    Hospital, arrivai a Newgate Street.
    Per non essere riconosciuta,  mi tolsi il  grembiule  turchino,  e  ci
    avvolsi il fagotto che era fatto con una pezza di cotone a colori;  ci
    misi pure il mio cappello di paglia e mi piantai il fagotto in  testa.
    E  fu un gran bene che facessi cos perch,  attraversando il Bluecoat
    Hospital,  chi vado a incontrare?  Proprio quella ragazza che mi aveva
    dato il fagotto da custodire. Pare che andasse con la padrona, che era
    andata a prendere, alle carrozze di Barnet.
    Vidi che aveva fretta,  e non certo io avevo motivi per fermarla; cos
    lei tir avanti e io portai il fagotto fuori pericolo alla governante.
    Non c'era dentro n denaro n argenteria n gioie,  ma una  buonissima
    veste di damasco indiano,  giacca e sottana,  una cuffia di trine, dei
    manichini di ottimo merletto di Fiandra,  e  qualche  altra  cosa,  di
    tutte le quali conoscevo molto bene il valore.
    Il colpo non era stato una mia invenzione, ma me l'aveva suggerito chi
    sapeva  praticarlo con successo: alla mia governante piacque molto;  e
    in verit lo provai diverse altre volte,  sebbene non  mai  due  negli
    stessi   posti.   La  volta  successiva  fu  in  Whitechapel,   giusto
    sull'angolo di Petticoat Lane,  dove stanno le carrozze che  viaggiano
    per  Stratford  e Bow e quella parte del paese;  e un'altra al Cavallo
    Volante fuori della Bishopsgate,  dove si fermavano allora le carrozze
    di  Cheston;  e  ogni  volta ebbi la fortuna di tornarmene con qualche
    frutto.
    Un'altra volta mi sistemai davanti a un magazzino sul lungofiume, dove
    attraccano le navi che fanno il cabotaggio con i porti del Nord,  come
    Newcastle sul Tyne, Sunderland e altri. Ecco che, il magazzino essendo
    chiuso,  arriva  un  giovanotto  munito  di una lettera;  e voleva una
    cassetta e un paniere arrivati da Newcastle sul Tyne.  Gli  chiedo  se
    aveva  i  contrassegni,  e allora mi esib la lettera,  in forza della
    quale veniva a ritirare la roba;  essa dava la lista: la cassetta  era
    piena di tele,  e il paniere di vetri.  Lessi la lettera: ebbi cura di
    osservare il nome,  i contrassegni con il nome del mittente e il  nome
    del destinatario;  poi dissi al messo di ritornare l'indomani mattina,
    poich il custode del magazzino per quella sera non ci  sarebbe  stato
    pi.
    Me  ne  andai  e  composi  una  lettera  del signor John Richardson di
    Newcastle al suo caro cugino Jemmy Cole in Londra,  dove l'avvisava di
    aver  spedito  con la tal nave (poich ricordavo ogni particolare fino
    all'ultima quisquiglia) tante pezze di tela greggia e tante braccia di
    tela d'Olanda, e consimili, in una cassetta, e un paniere di cristalli
    della  vetreria  del  signor  Henzill;   e   che   la   cassetta   era
    contraddistinta  I.C.  Numero  1,  e  il  paniere  indirizzato  con un
    cartiglio attaccato alla corda.
    Circa un'ora dopo, ritornai al magazzino,  trovai il custode e ottenni
    la  roba  senza  nessuna  esitazione da parte sua: il valore di quelle
    tele era di circa 22 sterline.
    Potrei riempire tutto questo discorso con simili  svariate  avventure,
    suggerite  da  una  quotidiana  inventiva  e  condotte  con la massima
    abilit, e sempre a buon successo.
    Alla fine - e come pu ritornare sempre incolume la  brocca  che  vada
    tanto spesso al pozzo?  - mi capitarono certi screzi che,  sebbene non
    mi danneggiassero in modo fatale, mi fecero per conoscere: la peggior
    cosa questa, dopo una vera e propria cattura, che mi potesse capitare.
    Mi ero travestita da vedova; non che avessi un piano preciso in mente,
    ma semplicemente aspettavo quello che mi si  poteva  presentare,  come
    facevo  spesso.  Accadde  che  mentre  scendevo  per una via in Covent
    Garden, si sent un gran clamore di Acchiappalo! acchiappalo!. Certe
    mani maestre, sembra, avevan fatto qualche tiro a un bottegaio, e ora,
    dato che li inseguivano,  se la battevano  chi  da  una  parte  e  chi
    dall'altra. Una di costoro era, cos dicevano, travestita in gramaglie
    da vedova,  e perci la marmaglia mi si affoll intorno,  e chi diceva
    che ero io, chi no.  Venne subito l'inserviente del setaiolo,  giur a
    gran  voce  che  ero  io  la  ladra  e mi afferr.  Quando tuttavia la
    marmaglia  mi  ebbe  riportata  alla  bottega,   il  padrone  dichiar
    francamente  che  non  ero  io  la  donna in questione e voleva che mi
    rilasciassero subito,  ma si fece avanti un altro e disse con gravit:
    Fate   il   favore  di  aspettare  finch  il  signor...  (intendeva
    l'inserviente), non ritorni: lui la conosce; cosicch mi trattennero
    per quasi mezz'ora.
    Erano andati a chiamare un sergente,  che si ferm nella bottega  come
    mio carceriere.  Parlando con costui,  mi informai dove abitasse e che
    facesse: l'uomo che non  sospettava  minimamente  quello  che  sarebbe
    seguito,  di buon animo mi disse il suo nome e il suo domicilio;  e mi
    assicur, in via di scherzo,  che avrei sentito parlare di lui all'Old
    Bailey.  I servitori lo stesso mi trattarono con insolenza, e ci volle
    non poco a trattenerli dal mettermi le mani  addosso;  in  verit  pi
    civile  di  tutti  con  me  fu  il  padrone,  ma  non volle saperne di
    rilasciarmi,  per quanto ammettesse che non ero mai  stata  nella  sua
    bottega.
    Cominciai allora a trattarlo un po' aspramente e gli dissi che speravo
    non si sarebbe offeso se un giorno mi sarei rifatta contro di lui;  lo
    pregai di lasciarmi mandare a chiamare qualche amico che mi assistesse
    da ogni torto. Niente affatto,  mi rispose,  questa libert non poteva
    darmela;  la chiedessi quando fossi alla presenza del giudice di pace;
    visto anzi che lo minacciavo,  si sarebbe intanto assicurato della mia
    persona  mandandomi  al  sicuro  in  Newgate.  Gli risposi che per ora
    comandava lui,  ma presto sarebbe stata la mia volta e dominai  quanto
    meglio  seppi  la collera.  Dissi tuttavia al sergente di chiamarmi un
    fattorino, cosa che questi fece, e poi chiesi carta, penna e calamaio,
    ma non vollero darmeli.  Chiesi al fattorino come si chiamasse e  dove
    abitasse,  e  il  poveretto  mi  rispose  prontamente.  Lo  pregai  di
    osservare e ricordarsi il modo come mi trattavano;  che  vedesse  come
    venivo  trattenuta con la violenza.  Gli dissi che avrei avuto bisogno
    di lui ancora altrove,  e che non avrebbe perso nulla  a  parlare.  Il
    fattorino  mi rispose che era disposto a servirmi con tutto cuore Ma,
    signora disse,  bisogna che li senta  rifiutare  di  rilasciarvi,  e
    allora potr parlare anche pi francamente.
    Qui  mi  rivolsi  ad alta voce al padrone,  e dissi: Signore,  voi in
    coscienza sapete che io non sono la persona che cercate  e  che  prima
    non  ero  nella  vostra bottega;  vi domando perci di non trattenermi
    oltre,  oppure di dirmi le ragioni perch fate questo.  L'uomo allora
    divent  pi  sgarbato  che  mai e mi rispose che non avrebbe fatta n
    l'una cosa n l'altra, finch non fosse parso a lui. Benissimo dissi
    al sergente e al fattorino, mi farete la cortesia di ricordarvi a suo
    tempo queste parole, signori. Il fattorino rispose: S, signora;  e
    il  sergente  cominci  a  sentirsi a disagio,  e voleva convincere il
    setaiolo a congedarlo e rilasciarmi, poich ammetteva, cos disse, che
    non ero  io  la  persona.  Caro  signore  gli  rispose  il  setaiolo
    beffardo,  siete  un  giudice  di pace o un sergente?  Vi ho affidata
    costei: siate tanto gentile da fare l'ufficio vostro. Il sergente gli
    ribatt,  un po' alterato,  ma sempre misuratamente: Conosco  il  mio
    ufficio,  e chi io sia, signore: e dubito che proprio voi non sappiate
    quel che state facendo.  Ebbero altre parole secche,  e  intanto  gli
    inservienti, impudenti e villani, mi trattarono in modo barbaro, e uno
    di essi, quello stesso che mi aveva agguantata per primo, dichiar che
    voleva  perquisirmi  e  fece per mettermi le mani addosso.  Gli sputai
    sulla faccia,  diedi  una  voce  al  sergente  e  gli  dissi  di  fare
    attenzione  a  quel trattamento.  E fate il favore,  signor sergente
    aggiunsi additando l'uomo,  di chiedere il nome di questo  furfante.
    Il  sergente  lo rimprover con misura,  gli disse che non sapeva quel
    che faceva,  poich aveva pure sentito il suo padrone riconoscere  che
    io  non  ero la ladra: e aggiunse,  ho una gran paura che il vostro
    padrone stia mettendo se stesso,  e anche  me,  nei  guai,  se  questa
    signora  potr provare chi essa sia e dov'era al momento del furto,  e
    risulter che non  lei la donna  che  affermate.  Dannata  riprese
    quell'altro con un viso impudente e indurito,   lei la donna,  state
    sicuro;  sono pronto a giurare che  la stessa che era in  bottega,  e
    che  proprio  io  le  ho  messo  in  mano la pezza di raso rubata.  Lo
    sentirete anche meglio quando torneranno il signor William e il signor
    Anthony (erano gli altri inservienti);  la riconosceranno anche loro
    come me.
    Proprio   mentre   l'impudente  canaglia  faceva  questo  discorso  al
    sergente,  ritornarono il signor William e  il  signor  Anthony,  come
    quello  li  chiamava,   seguiti  da  un  gran  popolaccio,  riportando
    l'autentica vedova che  volevano  fossi  io,  ed  entrarono  sudati  e
    ansimanti nella bottega, con una grande aria trionfale, trascinando in
    modo  sanguinario  quella  povera disgraziata verso il padrone che era
    nel retrobottega.  E gridarono a gran voce: Ecco la vedova,  signore:
    l'abbiamo  acciuffata  finalmente.  Che  cos'  questo?  esclam il
    padrone.  Se l'abbiamo gi presa: eccola qui seduta  e  il  signor...
    dice che  pronto a giurare sull'identit. L'altro, che chiamavano il
    signor Anthony,  replic: Il signor...  pu dire e giurare quello che
    vuole,  ma la donna  questa,  e qui c' un avanzo  del  raso  rubato;
    gliel'ho tolto di dosso con le mie stesse mani.
    Qui ricominciai a riprendere coraggio,  ma sorrisi e non dissi niente;
    il padrone impallidiva;  il sergente si gir e mi guard.  Lasciateli
    stare,  signor sergente mi intromisi lasciateli andare. Il caso era
    chiaro e non c'era da discutere,  poich il sergente si vide  affidata
    la vera ladra,  e il setaiolo cominci a dirmi con grande rispetto che
    era dolente dell'equivoco e sperava non la prendessi  in  mala  parte;
    che  tanti  di questi furti accadevano loro quotidianamente che non si
    poteva biasimarli se calcavano un po' la mano nel farsi  giustizia  da
    s. Non prenderla in male parte, signore! gli replicai. E come fare
    diversamente?  Se  mi  aveste  rilasciata quando quel vostro impudente
    mariolo mi ha messo le mani addosso  per  strada  e  portata  da  voi,
    quando  voi  stesso  riconosceste  che non ero io la ladra,  non avrei
    detto niente n presa in mala parte la  cosa,  considerando  i  troppi
    tiri  che  sono  convinta che avete quotidianamente a soffrire;  ma il
    modo come mi avete trattata in seguito non  tale che  ammetta  scusa,
    specialmente  il  contegno del vostro servitore;  una riparazione devo
    averla, e l'avr.
    Allora discese a parlamentare,  disse che  mi  avrebbe  concessa  ogni
    ragionevole  soddisfazione,  e  contento sarebbe stato che gli dicessi
    quanto chiedevo. Gli risposi che non intendevo essere io giudice nella
    mia causa;  la legge avrebbe deciso per me;  e visto che mi si  doveva
    portare davanti a un magistrato, avrebbe sentito l le mie ragioni. Mi
    disse  che  non c'era pi motivo ora di comparire dal giudice;  io ero
    libera di andarmene dove volessi;  e chiamato il sergente,  gli  disse
    che  poteva  rilasciarmi,  dato  che  ero scagionata.  Il sergente gli
    rispose pacato: Signore, pochi minuti fa mi chiedevate se sapessi che
    ero un sergente e non  un  giudice,  e  m'imponeste  di  fare  il  mio
    ufficio,  affidandomi in stato d'arresto questa dama.  Mi accorgo ora,
    signore,  che voi non sapete quale sia il mio ufficio,  perch  volete
    proprio  che mi faccia giudice.  Ma vi so dire che questo non  in mia
    facolt; io posso custodire un prigioniero quando me l'affidano, ma la
    legge soltanto e il magistrato possono rilasciare  il  prigioniero;  
    quindi  un vostro sbaglio,  caro signore;  io devo portare questa dama
    davanti al giudice,  vi piaccia o non vi piaccia.  Il setaiolo  sulle
    prime si scald molto con il sergente; dato che per questi non era un
    mercenario   ma   un  bravo  tipo  di  possidente  (credo  facesse  il
    rivenditore di cereali) e una persona di buon senso,  tenne duro sulle
    sue posizioni e non volle rilasciarmi se non comparivamo prima davanti
    a un giudice di pace,  cosa che pretesi anch'io. Quando il setaiolo se
    ne fu convinto,  disse al sergente: E allora portatevela dove volete:
    non  ho  altro da dirle.  Ma signore replic il sergente,  verrete
    anche voi,  spero,  visto che  proprio  voi  me  l'avete  consegnata.
    Neanche  per sogno rispose il setaiolo,  vi ripeto che non ho altro
    da dirle. Ve ne prego, signore, seguiteci riprese ii sergente,  ve
    lo chiedo per il vostro stesso bene,  perch la legge senza di voi non
    pu fare niente. Fate il favore,  brav'uomo  rispose  il  setaiolo,
    andate  per  i  fatti  vostri:  vi  ripeto che non ho altro da dire a
    questa signora. Vi impongo,  nel nome di Sua Maest,  di rilasciarla.
    Signore disse il sergente, vedo che non sapete che cosa voglia dire
    essere  sergente;  ve ne prego,  non costringetemi a essere incivile.
    Non mi sembra che occorra,  siete gi abbastanza incivile rispose il
    setaiolo.  No,  signore, non sono incivile; voi avete violato la pace
    strappando una donna onesta dalla via,  quando essa andava per le  sue
    legittime occupazioni,  relegandola nella vostra bottega,  e facendola
    malmenare dai vostri servitori: e adesso sono io l'incivile?  Credo di
    essere  fin  troppo  civile con voi,  se non v'impongo nel nome di Sua
    Maest di seguirmi,  commettendo a tutti i passanti  di  assistermi  e
    prestarmi  man  forte nel vostro arresto.  Questo,  voi lo sapete,  ho
    facolt di farlo, eppure me ne astengo, e ancora una volta vi supplico
    di seguirmi.  Nonostante  tutto  questo,  quell'altro  non  ne  volle
    sapere,  e  rispose  al  sergente  male  parole.  Il sergente conserv
    tuttavia la sua calma,  e  non  si  lasci  provocare;  io  allora  mi
    intromisi  e  dissi:  Andiamo,  signor  sergente,  lasciatelo: non mi
    mancheranno i mezzi per portarlo davanti a un magistrato, cosa che non
    mi  spaventa;  ma  c'  quell'individuo  dissi,  quello  che  mi  ha
    agguantata  mentre  andavo  innocente  per la mia strada,  e voi siete
    testimone delle violenze  che  mi  us  in  seguito;  autorizzatemi  a
    incaricarvene,  e portatelo davanti al giudice.  Certo,  signora mi
    rispose il sergente, e rivolgendosi al giovanotto: Avanti, signorino
    gli disse, vi tocca venire con noi: spero che non sarete da pi di un
    sergente, come sembra che si consideri il vostro padrone.
    L'inserviente  fece  una  faccia  come  di  un  ladro  condannato,   e
    indietreggi,  poi guard il padrone,  come se potesse averne aiuto; e
    questi, da vero sciocco, lo incoraggi a farsi forte, tanto che quello
    oppose resistenza al sergente,  e lo respinse violentemente quando  si
    avvicin per agguantarlo.  Allora il sergente lo stese con un pugno, e
    invoc aiuto.  Tosto la bottega fu  piena  di  gente,  e  il  sergente
    arrest padrone, servitore e tutti gli altri.
    La prima cattiva conseguenza della baruffa fu che la vera colpevole se
    la svign dileguando fra la calca, come pure gli altri due che avevano
    fermato; se poi costoro fossero veramente colpevoli, non ne so nulla.
    Intanto  certi  suoi  vicini,  che  erano accorsi e avevano visto come
    andava,  si erano sforzati di far intender la ragione al  setaiolo,  e
    questi  cominci  a convincersi che era dalla parte del torto;  sicch
    alla fine andammo tutti, cheti, davanti al giudice,  con un popolaccio
    di quasi cinquecento persone alle calcagna;  e per tutta la strada che
    si fece,  io sentivo la gente chiedere  che  fosse  successo  e  altri
    rispondere  che  un  setaiolo aveva fermato una dama per ladra,  e poi
    avevano catturata la ladra: ora la dama aveva preso il setaiolo  e  lo
    stava  portando  dal  giudice.  Cosa che curiosamente piacque molto al
    popolo e fece ingrossare la folla che andando vociava:  Dov'  quella
    canaglia?  Dov' il setaiolo? e in special modo le donne. Poi, quando
    lo videro,  gridarono: Eccolo,  eccolo;  e di  tanto  in  tanto  gli
    arrivava  una bella manciata di fango;  cos camminammo un pezzo,  fin
    che il setaiolo non si decise a chiedere al sergente che chiamasse una
    carrozza, per proteggersi dalla plebaglia. In questo modo,  si fece in
    carrozza il resto della strada, il sergente e io, e il setaiolo con il
    suo uomo.
    Quando  fummo  giunti  dal  giudice,  che  era  un  vecchio signore di
    Bloomsbury,  questi,  ascoltato  dapprima  dal  sergente  un  sommario
    ragguaglio  del  caso,  mi invit a parlare e deporre tutto quello che
    avevo da dire.  E prima di tutto mi  chiese  del  nome,  cosa  che  mi
    seccava molto rivelare; ma dato che non c'era rimedio, gli risposi che
    mi  chiamavo  Mary  Flanders  e  che ero vedova;  mio marito era stato
    capitano di nave e morto in una traversata alla volta della  Virginia;
    e  gli raccontai altri particolari che mai avrebbe potuto contestarmi,
    e che al presente abitavo in citt,  con la tal persona,  nominando la
    mia  governante;  ma  stavo  facendo preparativi per andare in America
    dove mi aspettava la sostanza di mio  marito,  e  quel  giorno  me  ne
    andavo  ad  acquistare  certi  abiti  per mettermi in mezzo lutto,  ma
    ancora non ero entrata in alcuna bottega,  quando  quell'individuo,  e
    additai  l'inserviente  del  setaiolo,  mi  si era avventato sopra con
    tanta furia,  che mi spavent moltissimo,  e mi aveva  condotta  nella
    bottega  del suo padrone dove questi,  bench riconoscesse che non ero
    la persona ricercata,  pure non aveva voluto saperne  di  rilasciarmi,
    consegnandomi invece a un sergente che mi custodisse.
    Quindi passai a dirgli come l'inserviente mi aveva trattata;  come non
    mi avevano permesso di mandare a cercare nessun amico; come in seguito
    si era trovata la vera ladra e addosso a costei la  merce  perduta,  e
    ogni particolare che ho detto.
    Poi  il  sergente raccont la sua versione: il dialogo con il setaiolo
    se dovevano rilasciarmi,  e  quindi  il  rifiuto  dell'inserviente  di
    seguirlo quand'io glielo ebbi consegnato e l'incoraggiamento in questo
    senso fornito dal padrone, e infine lo spintone dato a lui, e tutto il
    resto, ogni cosa secondo quanto ho gi raccontato.
    In seguito il giudice ascolt il setaiolo e l'altro.  Il setaiolo fece
    in verit una  lunga  tirata  sui  gravi  danni  che  infliggono  loro
    giornalmente ladri e lestofanti;  che per loro  molto facile prendere
    un abbaglio, e che,  quando se n'era accorto,  aveva voluto senz'altro
    rilasciarmi,   eccetera,  com'  raccontato.  Quanto  all'inserviente,
    questi aveva ben poco da dire se non ripetere che certi  dei  colleghi
    gli avevano assicurato che ero io la ladra.
    Sentito tutto, il giudice per prima cosa disse a me con molta cortesia
    che  ero in libert;  che si rammaricava molto che l'uomo del setaiolo
    nell'ardore  dell'inseguimento,  avesse  dato  segno  di  cos  scarsa
    discrezione da fermare un'innocente per una colpevole; e che se costui
    non  fosse  stato tanto prepotente da trattenermi in seguito,  credeva
    che io gli avrei perdonato il primo affronto; ma, tuttavia, non era in
    sua facolt di concedermi riparazione di sorta,  altro che apertamente
    biasimandoli, come avrebbe fatto; pensava per che avrei avuto ricorso
    a  quei  metodi  che  la  legge mi suggeriva: per il momento l'avrebbe
    fatto giurare.
    Ma quanto alla violazione della  pace  commessa  dal1'inserviente,  mi
    disse  che  di  questo  avrei  avuto  soddisfazione,  poich l'avrebbe
    spedito a Newgate per violenze contro il sergente, e altres contro di
    me.
    Conformemente mand  il  giovanotto  a  Newgate  per  quella  violenza
    commessa,  il suo padrone offr malleveria,  e cos ce ne andammo;  ma
    ebbi la soddisfazione di vedere il popolaccio seguirli all'uscita, con
    clamori e lancio di sassi e di fango contro le carrozze dove salirono;
    poi me ne venni a casa.
    Dopo tanto tumulto,  rientrata e raccontata alla governante  tutta  la
    storia,  questa  si  mette  a  ridermi  in faccia.  Perch siete cos
    allegra? le dissi;  non c'  tanto  da  ridere  quanto  credete.  Vi
    assicuro  che ho avuto molto da fare e da temere,  con quella banda di
    bestiacce. Ridere! disse la  governante;  ma  io  rido,  figliola,
    vedendo quanto sei fortunata;  non capisci che questa faccenda sar il
    miglior affare di tutta la tua vita,  se soltanto la sai condurre?  Ti
    garantisco che farai sborsare al setaiolo 500 sterline di danni, oltre
    quello che avrai dall'inserviente.
    Io  avevo  tutt'altre  opinioni sulla faccenda,  in particolare avendo
    denunciato il mio nome al giudice di pace;  perch sapevo  che  questo
    nome  era  tanto  noto  fra  quelli di Hick's Hall,  dell'Old Bailey e
    luoghi simili,  che se la mia causa fosse stata discussa pubblicamente
    e indagavano sul mio nome,  nessun tribunale avrebbe concesso gran che
    di danni per la reputazione di un tipo qual ero io.  Tuttavia mi  vidi
    costretta  a  muovere  una formale querela e,  a questo scopo,  la mia
    governante mi trov un uomo attendibilissimo, un procuratore dal molto
    lavoro e molto famoso,  e qui ebbe certamente ragione;  perch  se  si
    fosse rivolta a un mozzorecchi contenzioso,  oppure a uno sconosciuto,
    non ne avrei cavato gran cosa.
    Ebbi un colloquio con questo procuratore e gli esposi per esteso tutti
    i particolari come sono raccontati prima;  egli mi assicur che il mio
    era  un  caso  per  cui  non  dubitava neppure che i giurati dovessero
    concedermi  un  buon  risarcimento;  sicch,  raccolte  tutte  le  sue
    informazioni, diede inizio alla pratica, e il setaiolo arrestato offr
    malleveria.  Qualche  giorno  dopo,  in  compagnia del suo procuratore
    viene a cercare il mio,  per avvertirlo che desiderava arrivare  a  un
    accomodamento;  che  tutta  la faccenda si era svolta in un bollore di
    malaugurata stizza; che la sua cliente, cio io,  aveva una lingua che
    tagliava  e  provocava,  e  che  li  avevo  maltrattati,  beffandoli e
    schernendoli,  anche quando erano ancora  convinti  che  fossi  io  la
    ladra, e li avevo provocati e simili.
    Il mio procuratore si condusse altrettanto bene dalla mia parte;  fece
    credere ai due che io fossi una vedova di grande sostanza, in grado di
    farmi giustizia,  e  che  avevo  pure  amicizie  altolocate  pronte  a
    fiancheggiarmi, le quali tutte mi avevano fatto promettere di non dare
    tregua  fino  all'ultimo,   dovesse  anche  costarmi  un  migliaio  di
    sterline, perch gli affronti sofferti erano stati intollerabili.
    I due riuscirono tuttavia a farsi promettere dal mio  procuratore  che
    non  avrebbe  gettato  olio  sul  fuoco;   che,  se  decidevo  per  un
    accomodamento,  lui non me ne avrebbe  sconsigliata,  e  che  anzi  mi
    avrebbe piuttosto convinta alla pace che non alla guerra; del che, gli
    fecero intendere,  nemmeno lui avrebbe avuto a pentirsi.  Tutto questo
    il procuratore mi rifer con molta onest,  e  mi  disse  che  se  gli
    offrissero qualche regalo, ne verrei subito informata; ma nell'insieme
    mi  disse molto onestamente che,  se accettavo il suo consiglio,  egli
    propendeva per un accomodamento,  poich gli avversari avendo una gran
    paura  e  desiderando  sopra  ogni  cosa di fare la pace,  consci che,
    comunque andasse,  avrebbero pagato loro tutte le spese,  era convinto
    che  mi  avrebbero  liberamente  concesso  pi  che  nessuna giuria mi
    avrebbe assegnato in un dibattito. Gli chiesi fino a che cifra credeva
    che potessero arrivare; mi rispose che,  quanto a questo,  non sapeva,
    ma mi avrebbe detto di pi al nostro prossimo incontro.
    Qualche tempo dopo quelli ritornarono per sentire se mi aveva parlato.
    Egli disse che s;  che non mi aveva trovata ostile a un accomodamento
    quanto certi dei miei amici,  i quali si risentivano dell'offesa a  me
    fatta e mi istigavano;  costoro versavano segretamente olio sul fuoco,
    aizzandomi alla vendetta o,  come loro dicevano,  a  farmi  giustizia;
    sicch  egli  non poteva decidersi per una risposta definitiva;  disse
    che avrebbe fatto il possibile per convincermi,  ma doveva pure essere
    in  grado  di  nominarmi una loro offerta.  Quelli dichiararono di non
    poter fare offerte,  perch ce ne saremmo poi potuti servire contro di
    loro;  e il mio procuratore rispose che con lo stesso criterio neanche
    lui poteva avanzare  richieste,  che  potevano  venir  rivendicate  in
    diffalco  di  quel  risarcimento  che  i  giurati  fossero  disposti a
    concederci. Tuttavia, dopo un po' di parole e vicendevoli promesse che
    nessuna  delle  parti  avrebbe  approfittato  di  quello  che   allora
    negoziavano e che avrebbero negoziato in incontri successivi, giunsero
    a  una  specie  di  dichiarazione,  ma erano talmente remoti e lontani
    l'uno dall'altro che non si  poteva  ripromettersene  niente:  il  mio
    procuratore chiese 500 sterline oltre le spese,  e quelli ne offrirono
    50 senza le spese.  Si separarono allora,  e il  setaiolo  propose  un
    colloquio  direttamente con me: il mio procuratore acconsent di buona
    voglia.
    Egli mi avvert di presentarmi all'incontro ben vestita e con  qualche
    sfoggio,  affinch  il  setaiolo potesse vedere che io ero qualcosa di
    pi che non fossi apparsa quel giorno che mi avevano presa.  A  questo
    scopo  venni  con un nuovo abito da mezzo lutto,  secondo quanto avevo
    deposto davanti al giudice.  E neppure  trascurai  di  adornarmi,  per
    quanto  un  abito da vedova consentiva;  la governante mi provvide una
    bella collana di perle da lei ricevuta in  pegno,  che  si  agganciava
    dietro  con un incastro di brillanti;  e al fianco avevo un bellissimo
    orologio d'oro, in modo da fare un'ottima figura. Siccome poi aspettai
    fin che non fui certa che  fossero  arrivati,  giunsi  alla  porta  in
    carrozza, accompagnata dalla cameriera.
    Quando entrai nella stanza,  il setaiolo trasecol.  Si alz in piedi,
    inchinandosi,  cosa di cui ebbi un  po',  ma  molto  poco,  l'aria  di
    accorgermi, e andai a sedermi al posto che il mio procuratore mi aveva
    assegnato,  poich  eravamo  in  casa sua.  Dopo una pausa il setaiolo
    disse che non mi riconosceva pi,  e si mise a farmi dei  complimenti.
    Gli  risposi  che mi sembrava piuttosto che non mi avesse riconosciuta
    la prima volta,  e se cos non fosse stato,  non mi  avrebbe  trattata
    come aveva fatto.
    Mi  disse  allora che era molto dispiaciuto di quanto era successo,  e
    che aveva fissato quell'incontro proprio per certificare la sua  buona
    volont  di  darmi  ogni possibile riparazione;  che sperava non avrei
    portato le cose all'eccesso in modo da causargli  non  solo  un  danno
    troppo grande,  ma fors'anche la rovina del commercio e della bottega,
    nel qual caso mi sarei s goduta la soddisfazione di riparare un torto
    con uno dieci volte pi grande,  ma per  non  avrei  ottenuto  nulla,
    mentre  invece  lui era disposto a rendermi quella giustizia che fosse
    in suo potere senza che n io n lui ci  mettessimo  negli  impicci  e
    nelle spese di un processo.
    Gli  risposi  che ero lieta di sentirlo parlare con tanto maggior buon
    senso che non avesse fatto in passato; che, certo, nella maggior parte
    dei  casi  di  oltraggio  il  riconoscimento  del  proprio  torto  era
    considerato  una  riparazione  sufficiente;  ma  che la sua offesa era
    andata troppo oltre  per  aggiustarla  in  questo  modo:  io  non  ero
    vendicativa  n cercavo la sua rovina o quella di nessuno,  ma tutti i
    miei conoscenti erano unanimi nell'esigere che non trascurassi la  mia
    reputazione  al  punto da regolare un simile conto senza risarcimento.
    Venir presa per ladra  era  una  tale  indegnit  che  non  si  poteva
    assolutamente tollerarlo;  la mia reputazione mi metteva al disopra di
    un simile sospetto con chiunque mi conoscesse,  ma dato  che  nel  mio
    stato  di  vedova non avevo avuto sufficiente cura di me,  poteva pure
    darsi che qualcuno mi avesse scambiata per una simile creatura; quanto
    per al particolare trattamento che mi aveva usato in seguito - e  qui
    mi rifeci da capo e ripetei la scena - era stato cos provocante,  che
    appena mi sentivo di riparlarne.
    Egli riconobbe ogni cosa e si comport davvero con somma umilt;  sal
    fino a 100 sterline,  oltre a tutte le spese di legge,  e aggiunse che
    mi avrebbe dato in regalo un bel vestito. Io discesi a 300 sterline, e
    richiesi di poter pubblicare un avviso particolareggiato nei  giornali
    ordinari.
    A  questa  clausola non volle assolutamente acconsentire.  Infine sal
    tuttavia, per l'abile condotta del mio procuratore, a 150 e un vestito
    di seta nera; e qui accettai, per cos dire,  dietro preghiera del mio
    procuratore,   pagando   il   setaiolo  il  conto  e  tutte  le  spese
    dell'avvocato e offrendo a tutti per soprammercato una buona cena.
    Quando fu il giorno  del  pagamento,  portai  con  me  la  governante,
    abbigliata che pareva una vecchia duchessa,  e un gentiluomo parecchio
    azzimato, che fingevamo mi corteggiasse,  ma io chiamavo cugino,  e al
    procuratore  toccava  soltanto  d'insinuare  discretamente  che questo
    gentiluomo corteggiava la vedova.
    Il setaiolo ci offr un banchetto veramente suntuoso,  e pag la somma
    con passabile buon umore; cosicch in tutto gli venne a costare un 200
    sterline,  o anche pi. Durante il nostro ultimo incontro, quando ogni
    cosa fu aggiustata,  venne a galla  il  caso  dell'inserviente,  e  il
    setaiolo intercedette per lui con molta insistenza; mi disse che anche
    lui era stato padrone di bottega, e aveva fatto buonissimi affari; che
    aveva moglie e diversi figli e si trovava in miseria,  e non possedeva
    di che darmi soddisfazione,  ma era disposto a  chiedermi  perdono  in
    ginocchio.  Io non avevo rancori contro quel malcreato furfante, n la
    sua  sottomissione  m'importava  affatto,  visto  che  non  si  poteva
    spillargli  nulla;   pensai  quindi  che  tanto  valeva  regalarglielo
    generosamente;  e perci risposi al setaiolo che  io  non  cercavo  la
    rovina  di  nessuno  e,  sulla  sua preghiera,  avrei perdonato a quel
    gaglioffo: ero superiore a ogni desiderio di vendetta.
    Ci eravamo messi a tavola,  quand'egli fece venire  il  disgraziato  a
    riconoscere  i  suoi  torti,  cosa  che quello si disponeva a fare con
    altrettanta bassa umilt quanto la sua offesa era stata  commessa  con
    boria  insultante;  e  in  questo  era  un  esempio di totale bassezza
    d'animo: arrogante, crudo e spietato quand'era il pi forte, abietto e
    avvilito una volta a terra. Io tuttavia gli risparmiai le leccate, gli
    dissi che lo perdonavo e lo invitai ad andarsene come se  non  tenessi
    affatto di vedermelo davanti bench gli avessi perdonato.
    Ero  dunque  allora in ottime condizioni,  se avessi capito il momento
    giusto per smettere,  e spesse volte la mia governante diceva che  ero
    la  pi  ricca  del  mestiere  in  tutta  l'Inghilterra;  e cos credo
    anch'io,  poich avevo in mano 700 sterline in danaro,  oltre vestiti,
    anelli,  qualche po' d'argenteria e due orologi d'oro,  e tutto questo
    frutto di furti,  poich compivo a innumerevoli imprese  oltre  queste
    che  ho  menzionato.  Oh!  se anche soltanto allora avessi ricevuto la
    grazia  del  pentimento,   non  mi  sarebbe  mancato   il   tempo   di
    riconsiderare il mio passato di follie,  e fare qualche ammenda; ma la
    riparazione che mi toccava pagare per i  miei  pubblici  misfatti  era
    ancora  lontana  e  non potevo ormai astenermi dall'uscire per strada,
    com'io dicevo,  pi di quanto avessi potuto allorch realmente la  mia
    disperazione mi cacciava per strada in cerca di pane.
    Non  pass  molto  tempo  dopo  l'accomodamento  del mio affare con il
    setaiolo,  che io uscii in un arnese del tutto  diverso  da  qualunque
    avessi assunto prima.  Mi vestii da mendicante, con i pi grossolani e
    sordidi cenci che trovai,  e presi a girare sbirciando  e  spiando  in
    ogni  porta  e in ogni finestra che mi venisse a tiro;  ma stavolta mi
    ero messa davvero in una tale congiuntura che mai in nessun caso avevo
    saputo meno come comportarmi.  Aborrivo  per  naturale  istinto  dalla
    sporcizia  e  dai  cenci;  ero  cresciuta  sempre linda e pulita e non
    potevo sentire diversamente, qualunque fosse il mio stato,  sicch era
    quello il pi incomodo travestimento al quale potessi far ricorso.  Mi
    dissi  subito   che   neppure   mi   avrebbe   giovato,   poich   era
    un'acconciatura  che scacciava e spaventava tutti quanti;  e mi sembr
    che tutti mi guardassero come avessero paura che io  mi  accostassi  e
    rubassi  qualcosa,  o  temessero  di  accostarsi  a me e ricevere loro
    qualcosa.  Vagabondai tutta la sera la prima volta che  uscii,  e  non
    giunsi  a  nulla;  ritornai  a  casa  bagnata,  inzaccherata e stanca.
    Tuttavia la sera successiva uscii ancora,  a stavolta ebbi un  piccola
    avventura,  che per poco non mi cost cara.  Mentre aspettavo in piedi
    presso la porta di una taverna, ecco che arriva un signore a cavallo e
    smonta alla porta e,  volendo entrare nella taverna,  chiama  uno  dei
    garzoni che gli tenga il cavallo.  Si ferm parecchio nella taverna, e
    il garzone sentiva chiamarsi dal padrone e pens che ne avrebbe  avuto
    una lavata di capo.  Vedendomi l accanto, mi chiam. Senti, vecchia
    disse, tieni un momento questo cavallo,  che io entro;  se viene quel
    signore,  ti  dar  qualcosa.  S risposi,  e presi il cavallo e mi
    incamminai piano piano tirandolo, e lo portai dalla governante.
    Questo cavallo sarebbe stata una bella preda per chi ci  avesse  avuto
    pratica;  ma  nessun  disgraziato  ladro  seppe  mai  meno a che santo
    votarsi per disporre della sua refurtiva;  perch,  quando  arrivai  a
    casa, la governante rimase di stucco, e nessuna di noi sapeva che fare
    di quella bestia.  Mandarlo in qualche scuderia non era una soluzione,
    dato che certamente un avviso sarebbe apparso sulla Gazzetta,  con  la
    descrizione  del cavallo,  cosicch non avremmo poi osato di tornare a
    riprenderlo.
    L'unico rimedio che ci venne in mente in questa malaugurata  avventura
    fu  di  andare  a  depositare il cavallo in una locanda e spedire alla
    taverna un biglietto che il cavallo di quel signore,  smarrito nel tal
    giorno,  aspettava alla tal locanda,  e l potevano riprenderselo; che
    la povera donna che l'aveva custodito,  portatolo in giro per le  vie,
    non  era  stata  capace  a  riportarlo e l'aveva lasciato l.  Avremmo
    potuto aspettare fin che il proprietario  non  avesse  pubblicato  che
    offriva  un  compenso,  ma  tanto  non  ci sentivamo di arrischiarci a
    ritirare questo compenso.
    E cos questa fu e non fu una rapina,  perch poco ci si perse e nulla
    ci  si  guadagn,  e  io  mi  disgustai interamente dall'uscire ancora
    vestita da mendicante; era un ripiego senza effetto e,  d'altra parte,
    mi sembr pure un sinistro e minaccioso presagio.
    Durante  il  tempo  che andavo cos travestita,  mi misi con un branco
    d'individui della specie peggiore che avessi mai frequentato,  e  vidi
    un  po'  chiaro  anche nei fatti loro.  Erano falsari di monete,  e mi
    fecero  buonissime  proposte  quanto  a  profitto;  ma  la  parte  che
    avrebbero  voluto  mi  sobbarcassi  era  la  pi pericolosa.  Volevano
    mettermi proprio a operare il conio, come lo chiamano, cosa che, se mi
    avessero presa, avrebbe significato la morte certa,  e al palo;  sarei
    stata cio bruciata viva legata a un palo. Per questa ragione, sebbene
    in   apparenza   non   fossi  pi  che  una  mendicante  e  quelli  mi
    promettessero montagne d'oro e d'argento per impegnarmi,  tuttavia non
    ne feci niente. E' vero che, se realmente fossi stata una mendicante o
    ridotta alla disperazione come nei primi tempi, avrei forse accettato;
    visto  che  non importa troppo il modo come si muoia a chi non sa come
    vivere.  Ma per il momento,  non era affatto questa la mia condizione,
    rischi  tanto  terribili non mi piacevano per niente;  e d'altronde la
    semplice idea di essere bruciata al palo mi buttava il terrore fino in
    fondo all'anima,  mi agghiacciava il sangue,  e mi dava i vapori a  un
    grado tale che non potevo pensarci senza rabbrividire.
    Questo  mise fine anche al mio travestimento,  poich,  sebbene non mi
    garbasse la proposta,  tuttavia non glielo andai a dire,  ma finsi  di
    apprezzarla  molto  e promisi che ci saremmo rivisti.  Invece non osai
    pi farmi vedere;  poich,  se li avessi rivisti senza accettare,  per
    quanto  il  mio rifiuto venisse fatto con le maggiori assicurazioni di
    segretezza   del   mondo,    quelli   non   sarebbero   stati   alieni
    dall'assassinarmi,  per garantirsi le spalle e togliersi, come dicono,
    l'incomodo. Che sorta di sicurezza sia la loro, potr meglio giudicare
    chi comprende quanto sia sicura gente che pu commettere un assassinio
    per scansare un pericolo.
    Questo e il rubare cavalli erano cose a me del tutto estranee,  e  non
    ebbi  difficolt  a  decidermi  che  non  ci avrei pi avuto che fare.
    Pensavo che il mio lavoro era di altro tipo e,  per  quanto  anche  in
    esso  non  mancassero  i  rischi,  mi  andava per meglio a genio e ci
    voleva pi arte e insieme offriva maggiori possibilit di cavarsela in
    una eventuale sorpresa.
    Ricevetti pure verso quel tempo diverse  proposte,  di  unirmi  a  una
    banda  di  scassinatori;  ma  neanche  questo era un pericolo al quale
    avessi intenzione di espormi pi che non falsificare monete.
    Cercai invece di entrare in compagnia di due uomini e una donna che si
    occupavano d'introdursi nelle case con stratagemmi. Ero favorevolmente
    disposta a  correre  il  rischio,  ma  quelli  erano  gi  tre  e  non
    intendevano separarsi, n io volevo formare una banda troppo numerosa;
    perci non mi misi con loro, e tutti e tre pagarono caro la spedizione
    successiva.
    Pure alla fine mi incontrai con una donna che mi aveva parecchie volte
    raccontato  delle  sue  avventure  e  dei  suoi successi nel rione del
    lungofiume, e mi misi con lei, e i nostri affari andavano benino.
    Un giorno capitammo fra certi olandesi presso  Saint  Catharine,  dove
    andavamo  con  il  pretesto di acquistare merci contrabbandate a riva.
    Fui due o tre volte in una casa dove si vedevano in  abbondanza  merci
    di  contrabbando,  e  la  mia collega port via tre pezze di seta nera
    olandese che diedero buon frutto,  e io toccai la  mia  parte;  ma  in
    tutte  le  visite  che  vi  feci io,  non trovai una sola occasione di
    provare un colpo,  e perci lasciai stare,  visto che tanto spesso ero
    gi venuta, che i padroni cominciavano a sospettare.
    Questo  mi  contrari un po',  e decisi di ingegnarmi in qualche altro
    modo,  poich non ero solita di ritornare tanto spesso a  mani  vuote;
    per  cui  l'indomani mi abbigliai con ogni cura e feci una passeggiata
    all'altra estremit di Londra. Attraversavo la Borsa sullo Strand,  ma
    non avevo nessuna idea di trovarci qualcosa quando repentinamente vidi
    un grande accorrere sul posto, e tutti quanti, bottegai e altra gente,
    in  piedi  a guardare,  intenti;  e chi aveva da essere se non qualche
    magnifica duchessa che veniva alla Borsa?  dicevano perfino che  fosse
    la regina. Io mi addossai a una bottega, con la schiena al banco, come
    per dare il passo alla folla,  e, tenendo d'occhio un involto di trina
    che la padrona stava mostrando a  certe  dame  al  mio  fianco,  tanto
    questa  che la ragazza si assorbirono talmente a cercare con gli occhi
    chi mai stesse  per  arrivare  e  quale  sarebbe  stata  la  fortunata
    bottega,  che trovai modo di ficcarmi in tasca una carta di merletto e
    uscirne in salvo;  e cos la signora merciaia  pag  caruccio  la  sua
    smania di ammirare la regina.
    Mi  allontanai  dalla  bottega  come  se  fossi  spinta dalla calca e,
    mescolandomi  alla  gente,   uscii  dall'altro  portone  della  Borsa,
    battendomela cos prima che si accorgessero che mancava il merletto; e
    dato che non volevo che mi venissero dietro,  chiamai una carrozza,  e
    mi ci rinchiusi.  Avevo appena chiuso le porte,  che vidi  la  ragazza
    della  merciaia  e  cinque  o  sei  altri  uscire di corsa sulla via e
    strillare come presi da spavento.  Non gridavano: "Ferma,  al  ladro!"
    poich  nessuno  fuggiva,  ma sentii varie volte le parole "derubata e
    merletto",  e vidi la poveretta torcersi le mani,  e correre su e  gi
    con gli occhi sbarrati,  come un'insensata.  Il cocchiere che mi aveva
    raccolta stava salendo a cassetta,  ma non si era ancora  seduto  e  i
    cavalli non avevano cominciato a muoversi,  cosicch mi prese un'ansia
    terribile,  e preso l'involto di merletto mi tenni pronta a  lasciarlo
    cadere dalla portiera della carrozza che si apre davanti, appena sotto
    il cocchiere.  Con mia enorme soddisfazione,  tuttavia,  in meno di un
    minuto la carrozza cominci a muoversi, e cio non appena il cocchiere
    fu salito ed ebbe parlato ai suoi cavalli;  cos  si  allontan  e  io
    conservai la mia preda, che valeva qualcosa come 20 sterline.
    L'indomani mi riabbigliai,  con vestiti per completamente diversi,  e
    ripercorsi lo stesso cammino, ma niente si present finch non arrivai
    nel Parco di Saint James.  Vidi nel  parco  un  gran  numero  di  dame
    eleganti, a passeggio per il Mall, e tra le altre una piccola signora,
    una damigella sui dodici o tredici anni, che aveva insieme una sorella
    (cos  mi  sembr)  di  circa  nove.  Osservai  che la pi grandicella
    portava un bell'orologio d'oro e una ricca  collana  di  perle,  e  le
    accompagnava un lacch in livrea; ma dato che non  d'uso che i lacch
    seguano le dame sul Mall, cos notai che questi si ferm al momento di
    entrarvi,  e la maggiore delle due sorelle gli parl,  ordinandogli di
    ritrovarsi l, al loro ritorno.
    Quand'ebbi sentito congedare il lacch,  mi avvicinai e gli chiesi chi
    era  quella damigella.  Feci quattro chiacchiere con lui,  vantando la
    grazia della bimba e la nobilt e il portamento della maggiore: quanto
    donnesca e quanto seria sembrava.  Quel balordo mi  spieg  senz'altro
    chi  fosse;  disse  che  era  la  figlia  maggiore  di  Sir  Thomas...
    dell'Essex,  un ricchissimo partito;  che  la  madre  non  era  ancora
    arrivata  a  Londra,  ma la figlia stava con la signora di Sir William
    nel palazzo di Suffolk Street,  e un sacco di  altre  cose;  che  esse
    avevano  una  cameriera  e  una  donna per il loro servizio,  oltre la
    carrozza di Sir Thomas,  il cocchiere e lui stesso;  e che la  giovane
    dirigeva lei tutta la famiglia sia a Londra come in campagna;  e me ne
    raccont di tutti i colori, a sufficienza per quello che dovevo fare.
    Ero ben vestita, e avevo anch'io come quella l'orologio d'oro;  e cos
    lasciai  il servitore e mi misi dietro alla damigella,  aspettando che
    avesse fatto il  giro  del  Mall  e  si  accingesse  a  ricominciarlo;
    senz'altro  la  salutai  per  nome,  dandole  il titolo di Lady Betty.
    Chiesi se aveva notizie recenti di suo padre,  quando la  sua  Signora
    madre sarebbe giunta in citt, e come stava.
    Conversai  con  lei tanto familiarmente dell'intera famiglia,  che non
    poteva certo dubitare che io non li conoscessi tutti  intimamente.  Le
    chiesi  come  mai fosse uscita senza la signora Chime (che era il nome
    della loro donna), che s'incaricasse della Signora Judith, la sorella.
    Poi cominciai un lungo discorso a  proposito  della  sorellina,  quale
    distinta damigella fosse,  e le chiesi se aveva imparato il francese e
    mille altre cosette;  quando all'improvviso arrivarono le  guardie,  e
    tutta la folla accorse per assistere al passaggio del re che andava al
    Palazzo del Parlamento.
    Tutte le dame corsero da un lato del Mall,  e io aiutai la damigella a
    salire sul margine dello steccato che lo chiude, perch fosse tanto in
    alto da vedere; e presi in braccio la piccola e alzai su anche lei;  e
    nel  frattempo  ebbi  cura  di  portare  via  con  tanta  disinvoltura
    l'orologio d'oro a Lady Betty,  che questa non se ne accorse finch la
    folla fu passata e lei non fu ritornata nel mezzo del Mall.
    Mi  accomiatai  nel  pieno della calca e dissi,  come presa da fretta:
    Cara Lady Betty, badate alla vostra sorellina. E fu come se la folla
    mi staccasse da loro, ma io non volessi allontanarmi.
    Il trambusto in quei casi finisce presto,  e i luoghi si  vuotano  non
    appena  il  re  passato;  ma dato che c' sempre un grand'accorrere a
    rumore durante il suo passaggio,  cos io,  lasciate le due  damine  e
    spacciato  con  loro il mio intento senza finire male,  attraversai in
    fretta la folla come se accorressi a vedere il re,  e rimasi in  prima
    fila fin che non giunsi al fondo del Mall, dove proseguendo il re alla
    volta delle Guardie a Cavallo,  io tirai dritto verso il passaggio che
    metteva fine in quei tempi all'estremit dello  Haymarket,  e  qui  mi
    concessi  una  carrozza  e mi allontanai.  Devo confessare che fino ad
    oggi non ho ancora mantenuta la mia promessa,  di andare cio  a  fare
    visita a quella Lady Betty.
    Avevo  avuto  per un istante il pensiero di avventurarmi a restare con
    Lady Betty fin che lei non si fosse accorta che le mancava l'orologio,
    e farne poi con lei un gran baccano e metterla sulla carrozza e salire
    anch'io  e  accompagnarla  a  casa.  Visto  che  stava  con  me  tanto
    volentieri  e  l'avevo  cos bene ingannata con la facilit con cui le
    sapevo parlare della famiglia  e  dei  parenti,  pensai  che  non  era
    difficile  spingere  oltre  la cosa e guadagnarci almeno la collana di
    perle;  ma  quando  riflettei  che,  se  anche  la  bimba  magari  non
    sospettava  di  me,   altri  avrebbero  potuto  sospettare  e,  se  mi
    frugavano,  io sarei  stata  scoperta,  mi  convinsi  che  era  meglio
    battermela con quello che avevo gi in mano.
    Per  caso in seguito venni a sapere che quando la damigella si accorse
    del furto si mise a strillare, e sped per il parco il lacch alla mia
    ricerca,  avendomi essa descritta cos esattamente che quello cap che
    era  stata  la  stessa  persona  che  si  era  tanto a lungo fermata a
    discorrere con lui e tante domande gli aveva fatto sul loro conto;  ma
    io  ero  ben  lontana  e fuori della loro portata prima che si fossero
    trovati e si fossero raccontato tutto.
    Dopo questa ebbi un'altra avventura,  di un tipo molto diverso da ogni
    altra  capitatami  fino  ad allora,  e stavolta fu in una bisca vicino
    Covent Garden.
    Vidi parecchia gente entrare e uscire;  e rimasi all'ingresso  un  bel
    po' in compagnia di un'altra donna,  e vedendo un signore salire,  che
    mi sembr di condizione superiore all'ordinario,  gli dissi: Scusate,
    signore, non  permesso alle donne di entrare?. Certamente, signora
    mi  rispose,  e  anche giocare,  se vogliono. Tale  appunto la mia
    intenzione risposi. Allora quello mi disse che mi avrebbe presentata,
    se volevo,  e lo seguii fino alla  porta,  dov'egli  guardando  disse:
    Ecco  l,  signora,  i  giocatori,  se  vi sembra di dover tentare la
    sorte.  Guardai dentro,  e dissi forte al mio accompagnatore: Ma qui
    non  ci  sono che uomini: non posso entrare.  Al che uno dei presenti
    esclam: Non dovete temere di niente,  signora,  qui  siamo  soltanto
    giocatori  per  bene;  siete  la  benvenuta  se  volete entrare e fare
    qualche giocata.  Mi avvicinai allora un altro po' e guardai;  uno di
    quelli  mi  port  una sedia,  mi sedetti e vidi bossolo e dadi andare
    attorno sveltamente.  Dissi  perci  al  mio  accompagnatore:  Questi
    signori giocano troppo forte per noi; venite, andiamocene.
    Tutti mi trattarono molto cortesemente,  e uno di quelli mi incoraggi
    dicendo: Via,  signora,  se volete  compiacervi  di  tentare,  se  vi
    arrischiate  a fidarvi di me,  vi sar garante che nessuno qui vi far
    torto. No, signore gli risposi con un sorriso,  voglio sperare che
    questi signori non trufferebbero una donna. Ma continuavo a rifiutare
    di  arrischiarmi,  bench  tirassi  fuori  dalla  tasca  una borsa che
    conteneva del denaro,  e questo lo feci perch vedessero che i  denari
    non mi mancavano.
    Da  un  po'  stavo  seduta,  quando  uno  mi disse scherzoso: Suvvia,
    signora,  vedo che tentare per vostro conto vi fa paura;  io ho sempre
    avuto fortuna con le dame, puntate voi per me, se non volete farlo per
    voi.  Gli  risposi:  Signore,  sarei  desolata  di perdere il vostro
    denaro;  tuttavia continuai: Anch'io ho fortuna,  ma questi  signori
    giocano cos forte, e io non oso arrischiare il mio.
    Ebbene mi disse l'altro,  ecco dieci ghinee, signora; puntatele per
    me;  io allora presi  il  denaro  e  puntai,  mentre  lui  assisteva.
    Consumai le ghinee a una o due per volta,  e poi, giungendo il bossolo
    al giocatore che mi stava vicino,  quel mio  signore  mi  diede  altre
    dieci ghinee,  dicendomi di puntarne cinque in una volta sola.  Quello
    che teneva il bossolo and fuori gioco,  in modo che  al  mio  signore
    ritornarono  cinque delle sue ghinee.  Questo gli infuse coraggio e mi
    disse di prendere il bossolo, cosa che era una bella audacia: lo tenni
    tuttavia cos a lungo  che  riguadagnai  tutto  il  suo  denaro  e  mi
    accumulai in grembo una manciata di ghinee; ma, ci che fu una fortuna
    anche maggiore,  quando andai fuori gioco, fu soltanto con quell'uno o
    due che c'erano stati, e cos me la cavai discretamente.
    Arrivata a questo punto,  tesi al mio signore tutto quell'oro,  poich
    era ben suo;  e aggiunsi che ora doveva provare lui,  visto che io non
    capivo troppo bene il gioco.  Egli si mise a ridere e  mi  disse  che,
    purch avessi fortuna,  non contava niente se io capivo o no il gioco:
    ma non dovevo assolutamente  lasciare.  Ritir  tuttavia  le  quindici
    ghinee  che  aveva  avanzate all'inizio,  e mi disse di giocare con il
    resto. Io volevo che contasse i miei guadagni, e mi rispose: No,  no,
    non  contateli,  io credo nella vostra onest,  e contarli porta male
    cosicch continuai a giocare.
    Capivo il gioco abbastanza bene,  per quanto fingessi il contrario,  e
    giocavo  con cautela,  conservandomi cio una buona riserva in grembo,
    della quale di tanto in tanto mi  facevo  passare  qualche  moneta  in
    tasca,  ma  in  modo  tale  da  essere  sicura  che  l'altro non se ne
    accorgesse.
    Giocai a lungo, ed ebbi per lui una grande fortuna;  ma l'ultima volta
    che  tenni  il  bossolo,  mi  fecero  grandi  puntate e io tenni testa
    audacemente a tutte e conservai il bossolo  fin  che  ebbi  guadagnato
    quasi ottanta ghinee, ma tornai a riperderle pi che mezze nell'ultima
    gettata;  per cui mi alzai,  temendo che avrei riperduto ogni cosa,  e
    gli dissi: Venite voi,  signore,  vi prego: prendete  e  giocate  per
    conto vostro;  credo di essermela cavata discretamente per voi.  Egli
    avrebbe voluto che continuassi,  ma si faceva tardi,  e lo  pregai  di
    scusarmi.  Quando  gli consegnai il denaro,  gli dissi che speravo che
    ora mi avrebbe permesso di contarlo, perch volevo vedere quanto aveva
    guadagnato, e quant'ero stata fortunata per conto suo; contai e trovai
    che erano sessantatr ghinee. Proprio dissi, se non fosse stato per
    quel colpo disgraziato, vi avrei vinto cento ghinee. E cos gli diedi
    tutto il denaro,  ma non voleva  intascarlo  fin  che  non  vi  avessi
    ficcata la mano e me ne fossi presa una parte;  mi preg di servirmi a
    mio piacimento.  Rifiutai,  dichiarando esplicitamente che non l'avrei
    certo  preso  con le mie mani;  se aveva l'intenzione di fare una cosa
    simile, toccava a lui.
    Quegli  altri  signori  vedendoci  contendere,   esclamarono:  Datele
    tutto;  ma  questo  non  lo volli in nessun modo.  Allora uno di essi
    disse: Furfante d'un Jack, fa' a met con lei: non lo sai che bisogna
    sempre essere pace con le dame?. E cos,  a farla breve,  egli divise
    con  me  la  somma,  e  io  me  ne  uscii  con  trenta ghinee oltre le
    quarantatr che  gli  avevo  rubato  di  soppiatto,  e  di  questo  mi
    rammaricai, tanto si era dimostrato generoso.
    In  questo  modo arrivai a casa con settantatr ghinee,  e feci sapere
    alla governante della mia fortuna al gioco.  Il suo parere tuttavia fu
    che  io non dovessi tentare un'altra volta,  e io seguii il consiglio,
    poich non andai in quel posto mai pi: visto che  sapevo  quanto  lei
    che,  se  mi  prendeva  la smania del gioco,  avrei ben presto perso e
    quelli e tutti gli altri che mi restavano.
    Cos' tanto mi aveva sorriso la fortuna e tanto avevo guadagnato con la
    governante,  poich sempre spartivamo i frutti,  che seriamente questa
    vecchia  dama  cominci  a  parlare  di smettere mentre stavamo bene e
    accontentarci di quanto  avevamo;  ma  io  non  so  quale  destino  mi
    spingesse: fui ora altrettanto restia quanto era stata lei in passato,
    al  tempo  che  le  avevo  fatta la stessa proposta;  e cos in un'ora
    disgraziata congedammo per il momento ogni buon  pensiero  e,  in  una
    parola,  io mi feci anche pi indurita e temeraria di prima, e il buon
    successo che sempre incontravo rese il  mio  nome  altrettanto  famoso
    quanto  fosse  mai  stato  quello  di  qualunque delinquente della mia
    specie.
    Qualche volta  mi  ero  presa  la  libert  di  ritentare  una  stessa
    avventura,  cosa  che  contraria a ogni buona regola,  e che tuttavia
    non mi riusc male; ma di solito mi attaccavo a nuovi personaggi, e mi
    ingegnavo di apparire in fogge nuove ogni volta che uscivo di casa.
    Era venuta la stagione della campagna,  e trovandosi i  signori  quasi
    tutti  fuori Londra,  Tunbridge,  Epsom e luoghi simili erano pieni di
    gente.  Ma la citt era assottigliata e mi sembr che il nostro lavoro
    se ne risentisse un po',  allo stesso modo degli altri;  tanto che nel
    resto dell'anno mi unii a una banda che andava abitualmente ogni  anno
    alla Fiera di Stourbridge e di l alla Fiera di Bury, nel Suffolk. Qui
    ci  ripromettevamo  grandi  cose,  ma  quando mi fui fatta un'idea sul
    posto,  senz'altro ne fui disgustata;  poich,  se si eccettui qualche
    tasca da vuotare, gran che d'altro non c'era che valesse l'incomodo; e
    nemmeno, una volta fatto un bottino, era troppo facile portarselo via,
    n  le  occasioni  di svariati colpi abbondavano come a Londra.  Tutto
    quello che beccai in quella gita fu un orologio d'oro  alla  Fiera  di
    Bury,  e  un  pacchetto  di  tele a Cambridge,  che fu anzi motivo per
    lasciare questa citt.  Mi servii di un  vecchissimo  trucco:  mi  era
    sembrato  che con un commerciante di campagna sarebbe potuto riuscire,
    bench non certo a Londra.
    Acquistai in una bottega di tele,  non alla fiera,  ma nella citt  di
    Cambridge,  tanta  bella  olanda  e  altra merce da fare un conto di 7
    sterline.  Una volta fatto,  comandai che mi portassero la  roba  alla
    tale  locanda,  dove  ero  scesa quella stessa mattina,  quasi come se
    volessi dormirci quella notte.
    Ordinai al mercante di recapitarmi l'involto,  alla  tale  ora,  nella
    locanda  dov'ero  alloggiata,  e gli avrei pagato l'importo.  Al tempo
    stabilito il mercante mand l'involto,  e io piantai una di noi  sulla
    porta  della camera;  e quando la cameriera dell'albergo arriv con il
    messo,  che era un giovanotto,  un garzone,  gi quasi un uomo  fatto,
    quella  gli  disse  che  la  sua  signora riposava: se tuttavia voleva
    lasciare la roba e ripassare  in  capo  a  un'ora,  l'avrebbe  trovata
    sveglia,  e  sarebbe stato pagato.  Quello ci lasci l'involto di buon
    animo e se ne and per i fatti suoi;  in circa mezz'ora la cameriera e
    io ce la battemmo, e in quella stessa sera noleggiai un cavallo con un
    uomo  che  mi montasse davanti,  e andai a Newmarket da dove trovai un
    posto,  su una carrozza non ancora piena,  alla volta  di  Bury  Saint
    Edmunds; e qui, vi ho gi detto, il mio lavoro non mi frutt gran che:
    soltanto,  in un provinciale teatrino d'opera,  portai via un orologio
    d'oro  dal  fianco  di  una  dama,  che  non  solo  era  d'un'allegria
    insopportabile,  ma anche un po' ubriaca, ci che mi rese molto facile
    la cosa.
    Raggiunsi,  portando questo magro bottino,  Ipswich e di qui  Harwich,
    dove  mi ficcai in una locanda quasi che arrivassi in quel momento dai
    Paesi Bassi;  ed  ero  sicura  che  qualcosa  avrei  rimediato  fra  i
    forestieri che scendevano su quella spiaggia. In genere per li trovai
    privi  di  cose  di  un  qualche valore,  eccetto ci che era nei loro
    valigioni e nelle ceste olandesi,  che certi lacch  sorvegliavano  in
    continuazione.  Eppure  una  sera  riuscii  ad  asportare  uno di quei
    valigioni fuori dalla camera dove erano scesi i signori,  dormendo  il
    lacch come un ghiro sopra il letto, immagino ubriaco fradicio.
    La  mia  camera  era  attigua  a  quella  dell'olandese  e  quand'ebbi
    strascinato con molto strepito quel pesante  coso  dall'altra  stanza,
    uscii  sulla  strada,  per  vedere  se trovassi qualche possibilit di
    farlo portare via.  Andai intorno un bel po',  ma non mi  riusciva  di
    trovare  il  modo n di fare trasportare il valigione n di mettere le
    mani su quello che c'era dentro: la citt era tanto piccola e  io  del
    tutto  sconosciuta;  ritornai  quindi  con  l'intenzione  di riportare
    indietro la refurtiva e lasciarla dove l'avevo  presa.  E  proprio  in
    quell'istante  sentii  un  uomo  gridare a certe persone di sbrigarsi,
    perch il battello stava per salpare e la marea rischiava di  passare.
    Gli  gridai:  Amico,  qual  il vostro battello?.  Il traghetto per
    Ipswich, signora mi rispose. Quando partite? chiesi.  All'istante,
    signora;  dovete  andare  l? S risposi,  se potete aspettare che
    mandi il bagaglio. Dov' questo bagaglio?  mi  chiese.  Nella  tal
    locanda.  Allora  vengo con voi,  signora disse con molta cortesia,
    lo porter io. Andiamo dunque risposi, e lo presi con me.
    Quelli della locanda avevano un gran daffare,  essendo arrivato allora
    il  pacchebotto  dall'Olanda,  e  in  quell'attimo  due  carrozze  con
    passeggeri da Londra in coincidenza con un altro pacchebotto che stava
    per salpare  alla  volta  dell'Olanda,  le  quali  carrozze  sarebbero
    ripartite  l'indomani  con i passeggeri sbarcati allora.  Fu nel pieno
    del trambusto che io mi avvicinai al  banco  e  pagai  il  mio  conto,
    raccontando  all'albergatrice  che  sarei  passata  per  mare  con  il
    traghetto.
    Questi traghetti sono grandi  legni,  forniti  di  ogni  comodit  per
    trasportare  passeggeri da Harwich a Londra;  e per quanto li chiamino
    traghetti,  che  parola usata sul Tamigi per indicare  una  barchetta
    sospinta  da  uno  o  due  rematori,  pure  essi  sono legni capaci di
    contenere venti passeggeri, e dieci o quindici tonnellate di carico, e
    allestiti in modo tale da  reggere  il  mare.  Tutte  cose  che  avevo
    scoperto  la  sera  prima  informandomi  dei  vari  modi di arrivare a
    Londra.
    L'albergatrice fu molto gentile,  incass il mio denaro del conto,  ma
    la  chiamarono da un'altra parte,  essendo tutta la casa in trambusto.
    Allora me ne  venni,  portai  di  sopra  quell'uomo,  gli  affidai  il
    valigione o baule,  poich sembrava un baule,  che involtolai prima in
    un vecchio grembiule,  e quello subito part  carico  alla  volta  del
    battello, e io dietro, senza che nessuno ci facesse la minima domanda.
    Quanto al lacch olandese ubriaco, non aveva ancora smesso di dormire,
    e il suo padrone con altri signori forestieri era sotto che cenava,  e
    molto allegramente anche: fu cos che la feci franca fino  ad  Ipswich
    e,  dato  che  ero  partita al buio,  quelli della locanda non seppero
    altro se non che me n'ero andata a Londra con il traghetto di Harwich,
    secondo quanto avevo raccontato all'albergatrice.
    A Ipswich mi diedero molto fastidio  i  doganieri,  che  fermarono  il
    baule,  com'io lo chiamavo,  e volevano aprirlo e frugarlo.  Non avevo
    niente in contrario che  lo  frugassero,  dissi  loro,  ma  la  chiave
    l'aveva  mio  marito  che  non  era ancora arrivato da Harwich.  Dissi
    questo,  perch se nella perquisizione trovavano che tutti gli oggetti
    fossero  tali  da appartenere piuttosto a un uomo che a una donna,  la
    cosa non riuscisse strana.  Tuttavia,  essendo quelli decisi ad aprire
    il baule,  diedi il mio consenso che lo scassinassero, vale a dire che
    ne forzassero la serratura, cosa non troppo difficile.
    Non trovarono niente che facesse al caso loro, perch il baule era gi
    stato perquisito in precedenza;  ma scoprirono  diverse  cose  che  mi
    fecero un grande piacere,  come in special modo una somma di danaro in
    doppie di Francia e qualche ducatone olandese,  o talleri,  e il resto
    erano  principalmente  due  parrucche,  biancheria,  rasoi,  palle  di
    sapone, profumi e altre cose utili, necessarie all'abbigliamento di un
    gentiluomo, che tutte passarono per propriet di mio marito, e cos mi
    tolsi d'impaccio.
    Era mattino, molto di buon'ora,  e non ancora chiaro,  e io non sapevo
    che  decisione  prendere,   poich  non  dubitavo  neppure  che  nella
    mattinata non sarei stata inseguita e forse presa con  addosso  quelle
    cose;  mi decisi perci a ricorrere a nuove misure.  Andai palesemente
    in una locanda della citt con il  mio  baule,  come  lo  chiamavo,  e
    vuotatolo  non  mi  sembrava che l'arnese valesse la pena;  lo affidai
    tuttavia  alla  padrona  raccomandando  che  ne  avesse  cura   e   lo
    conservasse in disparte fino al mio ritorno. Poi uscii nella via.
    Quando  mi  fui abbastanza allontanata dalla locanda per la citt,  mi
    imbattei in donna assai vecchia che aveva appena spalancato la  porta,
    e  cominciai a discorrere con lei;  le feci molte e strambe domande su
    argomenti tutti lontanissimi dal mio scopo e dalle mie intenzioni;  ma
    nel  discorso  mi  chiarii  come  fosse  situata la cittadina e che mi
    trovavo in una via che portava verso Hadley,  mentre  quell'altra  via
    portava  alla  marina,  quest'altra  nel  cuore della citt e un'altra
    ancora andava verso Colchester, come dire la strada di Londra.
    Raggiunsi presto il mio scopo con questa vecchia,  poich  nient'altro
    volevo sapere se non quale fosse la strada di Londra,  e mi allontanai
    quanto pi svelta potei;  non che volessi fare il viaggio a piedi  sia
    per  Londra  sia  fino  a  Colchester,  ma solo mi serviva uscire alla
    chetichella da Ipswich.
    Camminai per due o tre miglia,  e infine incontrai un bravo contadino,
    che  era  occupato  in  non so che lavoro dei campi;  e gli feci molte
    domande,  all'inizio alquanto a vanvera,  ma infine gli dissi che  ero
    diretta a Londra,  ma la carrozza era piena e non avevo trovato posto,
    e gli chiedevo se non sapeva dirmi dove noleggiare un cavallo per  due
    e  un  galantuomo  che  mi  accompagnasse fino a Colchester dove avrei
    trovato posto  su  qualche  carrozza.  Quel  buon  villano  mi  guard
    attentamente e per un mezzo minuto non apr bocca; poi, grattandosi la
    zucca:  Un  cavallo,  dite,  e  fino a Colchester,  per due?  sicuro,
    madama,  santo cielo!  ci sono quanti cavalli  volete,  pagando.  Ma
    certo,  brav'uomo dissi, questo lo so bene: non lo pretendo mica per
    niente. Vediamo un po' madama,  quanto siete disposta  a  spendere?
    Mah ripresi, brav'uomo, non so che prezzi facciate qui in campagna,
    perch sono forestiera;  ma se mi trovate un cavallo, prendete il meno
    caro che ci sia: non mancher qualcosa anche per il vostro disturbo.
    Be', cos mi sembra una cosa onesta disse il contadino.  "Onesta non
    tanto" dissi fra me "se sapessi tutta la storia." Ebbene,  madama mi
    fece,  io ho un cavallo che pu portarne due e non ho  difficolt  ad
    accompagnarvi  io  stesso,  se  volete. Davvero? dissi,  bene,  mi
    sembrate un galantuomo;  se ci state,  io sono  contenta;  vi  pagher
    quello che  giusto. Allora,  vediamo, madama: non vi piglier certo
    per il collo; vi porto fino a Colchester e saranno cinque scellini per
    me e per il cavallo, visto che non sar facile ritornare stasera.
    A farla breve, noleggiai quel brav'uomo e il suo cavallo; ma una volta
    che  arrivammo  a  una  cittadina  intermedia  (non  ricordo  come  si
    chiamasse,  so  che  si trova sulla riva di un fiume),  finsi di stare
    molto male e di non avere pi forze per  proseguire  quella  sera:  se
    per  lui voleva fermarsi con me,  visto che ero forestiera,  lo avrei
    pagato di buon animo per la sua persona e per il cavallo.
    Questo feci perch sapevo che  quegli  olandesi  e  i  loro  servitori
    dovevano  essere  per  strada  quel giorno,  o sulle carrozze o per le
    poste;  e non ero certa che il lacch ubriaco o qualche altro  che  mi
    avesse  vista  ad  Harwich,  non potesse rivedermi: pensavo che con la
    fermata di un giorno li avrei lasciati passare tutti.
    Dormimmo qui tutta la notte, e non ripartii troppo presto, la mattina,
    tanto che erano quasi le dieci quando giungemmo a Colchester.  Fu  per
    me  un  piacere non piccolo rivedere la citt dove avevo passato tanti
    giorni felici,  e feci molte ricerche sulle brave persone che in  quei
    tempi mi erano state amiche,  ma riuscii a poco o niente, perch tutti
    erano morti o stabiliti altrove.  Le damigelle si erano tutte maritate
    o  erano  andate a Londra;  il vecchio gentiluomo e la vecchia signora
    che era stata la mia prima benefattrice, erano morti;  e,  cosa che mi
    addolor  pi  di  tutte,  il  giovane  signore  mio primo amante e in
    seguito mio cognato,  era morto: di  lui  per  restavano  due  figli,
    uomini fatti, ma anch'essi si erano trasferiti a Londra.
    Qui  congedai  il mio vecchio,  e mi soffermai tre o quattro giorni di
    nascosto a Colchester,  e poi presi un passaggio su  di  una  vettura,
    poich non volevo rischiare di farmi vedere sulle carrozze di Harwich.
    Ma  non avrei avuto bisogno di usare tanta cautela,  visto che nessuno
    di  Harwich  tranne  la   padrona   della   locanda   avrebbe   potuto
    riconoscermi; e nemmeno, considerata la sua fretta di quella sera e il
    fatto  che  mi  aveva  vista  una  volta  sola  e per giunta a lume di
    candela, era ragionevole pensare che si fosse mai accorta di me.
    Eccomi ora di ritorno a Londra,  e sebbene dalla  mia  ultima  casuale
    avventura   avessi   ricavato  un  discreto  profitto,   pure  nessuna
    scorribanda nella provincia mi tentava pi;  n mi  sarei  arrischiata
    un'altra  volta  fuori  di  Londra  nemmeno  se  avessi continuato nel
    mestiere fino alla fine dei miei  giorni.  Diedi  alla  governante  un
    ragguaglio  delle mie scorribande,  e le piacque grandemente quella di
    Harwich;  parlando tra noi di queste  cose  fece  l'osservazione  che,
    essendo il ladro una creatura che spia il vantaggio di ogni errore del
    prossimo,    impossibile  che  a  chi  sia sveglio e ingegnoso non si
    presentino molte occasioni,  ed era convinta perci che  una  come  me
    tanto  singolarmente  scaltra  a  quel  lavoro  difficilmente  avrebbe
    mancato di qualcosa, dovunque si fosse trovata.
    D'altronde,   ogni  episodio  della   mia   storia,   se   debitamente
    considerato,  pu  riuscire  utile  alle persone oneste,  e fornire un
    debito avviso a gente di ogni tipo,  perch si guardino dalle sorprese
    simili  e  tengano gli occhi bene aperti quando abbiano a che fare con
    sconosciuti di qualunque genere, poich  ben raro che prima o poi non
    li aspetti una trappola di qualche tipo. In verit, la morale di tutta
    la mia storia lascio che l'afferrino il buon senso e il  discernimento
    del lettore;  io non ho titoli per predicare.  Che l'esperienza di una
    creatura del tutto corrotta e del tutto infelice sia un  magazzino  di
    utili moniti per coloro che leggono.
    Mi  sto  avviando  ora  a un nuovo cambiamento nella mia vita.  Al mio
    ritorno,  indurita da una lunga sequela di delitti e  da  un  successo
    senza uguali,  io non avevo, com'ho detto, nessun pensiero di smettere
    un lavoro  che,  se  dovevo  giudicare  dall'esempio  altrui,  doveva,
    comunque, giungere infine alla sventura e al dolore.
    Fu la sera del Natale successivo,  che - per farla finita con un lungo
    seguito d'iniquit - uscii  in  istrada  a  vedere  se  si  presentava
    qualche  occasione;  e passando davanti a un'officina di argentiere in
    Forster Lane,  mi cadde l'occhio su  di  un'esca  veramente  tentante,
    irresistibile per una del mio mestiere, poich nella bottega non c'era
    nessuno  e  una  quantit  di  pezzi d'argenteria stavano sparsi sulla
    finestra e sul seggio del padrone che, a quanto suppongo,  lavorava in
    un angolo della bottega.
    Entrai  bravamente,  e  stavo  per  mettere  la  mano  su di un piatto
    d'argento,  e potevo farlo e portarlo via di netto,  visto quanto poco
    ci  badassero quelli della bottega;  quando un tale servizievole della
    casa di fronte,  vedendomi entrare e vedendo che in bottega non  c'era
    nessuno,  attraversa di corsa la strada e, senza chiedermi chi fossi o
    che facessi, mi agguanta e chiama a gran voce quelli di casa.
    Non avevo toccato nulla nella  bottega  e  intravedendo  in  un  lampo
    qualcuno che arrivava di corsa, trovai in me tanta presenza di spirito
    da  mettermi a battere seccamente con il piede sul tavolato,  e mi ero
    messa anch'io a chiamare,  proprio quando  l'altro  mi  pos  le  mani
    addosso.
    Tuttavia,  dato  che  ebbi  sempre  il  massimo  coraggio  nel massimo
    pericolo, quando mi vidi presa, tenni duro sulla mia versione, che ero
    entrata per acquistare mezza dozzina di cucchiai d'argento;  e per mia
    fortuna,  quello  era  un  argentiere  che vendeva anche al dettaglio,
    oltre che fornire le altre botteghe. Alla mia uscita l'altro si mise a
    ridere,  e considerava talmente prezioso il servigio reso  al  vicino,
    che voleva a tutti i costi che io fossi venuta non per acquistare,  ma
    per rubare;  e adunandosi gran folla,  io dissi al proprietario  della
    bottega che era finalmente stato rintracciato nelle vicinanze,  che mi
    sembrava inutile fare baccano e discutere della cosa sul posto: quello
    aveva preteso che io fossi venuta per rubare e doveva  dimostrarlo,  e
    io chiedevo che ci presentassimo a qualche magistrato senza fare altre
    parole;  poich  cominciavo ad accorgermi che sarei stata un osso duro
    per il mio catturatore.
    Il proprietario della bottega e  la  moglie  non  erano  davvero  cos
    violenti come l'uomo della casa di fronte; e il primo disse: Signora,
    per  quanto  so  io,  pu darsi che siate entrata nella bottega a buon
    fine,  per doveva sembrarvi pericoloso entrare in una bottega qual  
    la mia,  quando pure l'avevate vista deserta. Io non posso fare al mio
    vicino, tanto obbligante, il torto di non riconoscere che da parte sua
    ebbe ragione,  per quanto tutto sommato,  non risulti che voi  abbiate
    toccato  niente;  vi assicuro che non so proprio che pensare in questo
    caso. Lo sollecitai che venisse con me davanti a un magistrato,  e se
    qualcosa  mi  si  fosse  potuto  provare contro,  che avesse l'aria di
    un'intenzione,  di buon  grado  mi  sarei  assoggettata,  ma  in  caso
    contrario chiedevo una riparazione.
    Proprio  nel  forte  di  questa  discussione,  e una gran calca si era
    raccolta all'ingresso,  pass Sir  T.  B.,  assessore  della  citt  e
    giudice di pace,  e l'orefice,  sentendo della sua presenza, preg Sua
    Signoria di entrare e decidere la questione.
    Per dare all'orefice quanto gli spetta,  devo riconoscere che raccont
    la  sua  versione  con  gran  cura  di  essere equanime e moderato,  e
    quell'altro che era accorso e mi aveva agguantata raccont la sua  con
    altrettanto  calore  e balorda animosit,  che fin per avvantaggiarmi
    ancora.  Venne allora il mio turno di parlare,  e dissi a Sua Signoria
    che ero una forestiera in Londra,  perch da poco ero giunta dal nord;
    che abitavo nel tal luogo,  che passavo per quella via ed ero  entrata
    in una bottega d'orefice per acquistare mezza dozzina di cucchiai. Per
    mia  straordinaria  fortuna,  mi  trovai in tasca un vecchio cucchiaio
    d'argento,  che trassi fuori e spiegai che  avevo  preso  con  me  per
    modello  della mezza dozzina dei nuovi,  affinch si accompagnassero a
    certi che avevo in campagna.  Dissi che,  vedendo  la  bottega  vuota,
    avevo  battuto  forte  con  il piede per farmi sentire e inoltre avevo
    chiamato ad alta voce: era vero s,  che nella  bottega  erano  sparsi
    pezzi  d'argenteria,  ma  nessuno poteva affermare che li avessi anche
    solo toccati;  un tale poi era sbucato di corsa dalla via e  mi  aveva
    afferrata  in  modo  furibondo  proprio  nell'attimo  in  cui io stavo
    chiamando la gente  di  casa;  e  se  costui  avesse  avuto  veramente
    l'intenzione  di  rendere  un  servigio  al  vicino,   avrebbe  dovuto
    restarsene a distanza e osservare alla  chetichella  se  mai  toccassi
    qualcosa  e  allora  mi avrebbe colta sul fatto.  Questo  verissimo
    disse il signor assessore,  e rivolgendosi a quel tale  che  mi  aveva
    fermata,  gli  chiese  se  era  vero  che avessi battuto con il piede.
    Rispose che s,  avevo battuto,  ma poteva essere  stato  per  il  suo
    arrivo.  Ahi disse l'assessore, pigliandolo alle strette, adesso vi
    contraddite,  perch un istante fa ammettevate che  la  signora  stava
    nella  bottega  girandovi le spalle e non si accorse di voi finch non
    le foste addosso. Ora,  era vero che 'io giravo in  parte  le  spalle
    alla via, ma per, dato che il mio lavoro era di natura che richiedeva
    occhi in tutte le direzioni, avevo intravvisto in un lampo l'altro che
    correva, come ho gi detto, per quanto lui non se ne fosse accorto.
    Sentita  ogni  cosa,  l'assessore diede il suo parere,  secondo cui il
    vicino aveva preso un abbaglio e io ero innocente,  e anche  l'orefice
    se  ne  accontent,  e  cos  sua  moglie.  Fui perci rilasciata,  ma
    nell'istante che mi disponevo ad andarmene il signor assessore  disse:
    Ma  sentite  signora:  se  avevate  l'intenzione  di  acquistare  dei
    cucchiai,  spero che non farete perdere a questo mio amico una cliente
    per  un  equivoco.  Risposi  prontamente: No,  signore,  sono sempre
    disposta a  comperare  i  cucchiai,  purch  si  accompagnino  al  mio
    scompagnato,  che ho preso per modello e l'orefice me ne mostr certi
    della medesima foggia. Quindi li pes e vennero a fare 35 scellini,  e
    io  per  pagarlo  estrassi  la  borsa,  dove avevo circa venti ghinee,
    giacch non uscivo mai senza questa  somma  in  tasca,  per  qualunque
    occorrenza, ed essa mi torn utile in altre circostanze come allora.
    Quando il signor assessore vide quel denaro disse: Ecco, signora, ora
    sono  convinto che vi si faceva torto;  fu per questo motivo che vi ho
    ricordato di acquistare i cucchiai e che sono rimasto fin che  non  li
    avete  acquistati,  perch  se non aveste avuto il denaro per pagarli,
    avrei sospettato che non foste entrata nella  bottega  per  comperare,
    dato  che  la  gente  che  viene  con  quelle  intenzioni  che  vi  si
    attribuivano, raramente ha le tasche ingombre di troppo oro, come vedo
    ch' il caso vostro.
    Io sorrisi e risposi a Sua  Signoria,  che  dunque  qualcosa  del  suo
    favore  era  dovuto  al  mio denaro,  ma che speravo fosse pure un po'
    convinto della giustizia  che  mi  aveva  reso  prima.  Mi  disse  che
    certamente  era  convinto,  ma  quest'ultima  prova l'aveva confermato
    nell'opinione,  e ormai si era pienamente capacitato che mi era  stato
    usato un torto.  E cos me la cavai da un'avventura che mi aveva messa
    sull'orlo estremo della rovina.
    Solo tre giorni dopo questo caso, io,  per niente resa prudente,  come
    un tempo mi capitava,  dal pericolo corso, tuttora intesa all'arte che
    per tanti anni avevo esercitato,  mi azzardai in una casa della  quale
    trovai  le  porte  aperte  e  mi  impossessai,  credendo in verit che
    nessuno mi vedesse,  di due pezze  di  seta  fiorita,  di  quella  che
    chiamano  seta di broccato,  molto preziosa.  Non era la bottega n il
    magazzino di un setaiolo,  ma aveva l'aspetto di un domicilio privato,
    e  vi  abitava,  pare,  un  tale  che  vendeva  drappi per conto di un
    tessitore ai setaioli, qualcosa come un rivenditore o un agente.
    Voglio essere breve nella parte pi nera  di  questo  racconto:  venni
    assalita  da due servacce che mi arrivarono addosso a bocca spalancata
    giusto quando infilavo la porta,  e una  mi  tir  dentro  la  stanza,
    mentre  l'altra mi chiudeva la porta in faccia.  Avrei dato loro delle
    buone parole,  ma non ne ebbi il  tempo,  due  draghi  inferociti  non
    avrebbero  potuto  essere  pi  furenti;  mi lacerarono i vestiti,  mi
    minacciarono e urlarono, come se stessero per sgozzarmi;  venne subito
    la padrona di casa e poi il padrone e tutti erano fuori di s.
    Al  padrone  diedi buone parole,  gli dissi che avevo trovato la porta
    aperta, e che la roba mi aveva tentato, che ero povera e disperata,  e
    la miseria era una cosa alla quale molti non potevano resistere;  e lo
    scongiurai con le lacrime agli  occhi  che  avesse  piet  di  me.  La
    padrona  di  casa  fu  mossa  a  compassione  e propendeva a lasciarmi
    andare,  quasi aveva gi convinto anche il  marito,  ma  quelle  serve
    impudenti  erano corse senza aspettare l'ordine a cercare un sergente,
    e allora il padrone disse che non poteva pi tirarsi indietro:  doveva
    portarmi  dal giudice;  e rispose alla moglie che si sarebbe messo lui
    nei guai se mi lasciava andare.
    La vista di un sergente mi spavent davvero e credetti di  sprofondare
    sotto  terra.  Caddi in deliquio,  e perfino quella gente credette che
    fossi morta. Allora la donna torn a perorare per me,  e supplicava il
    marito che mi lasciasse andare, visto che non avevano perso niente. Io
    gli offrii di pagargli le due pezze,  qualunque prezzo valessero,  per
    quanto non le avessi prese,  e gli dimostrai che dato che gli  restava
    la  sua  roba e in realt non aveva perso nulla,  sarebbe stato troppo
    crudele perseguitarmi a morte e volere il mio sangue unicamente per il
    tentativo che avevo fatto di  impossessarmene.  Feci  pure  notare  al
    sergente  che non avevo scassinato porte n sottratto nulla;  e quando
    fui davanti al giudice e l  invocai  che  non  avevo  scassinato  per
    entrare,   n   sottratto   nulla,   anche  il  giudice  propendeva  a
    rilasciarmi;  ma dichiarando quella prima strega impudente che  io  mi
    allontanavo  con  la  roba e che lei mi aveva fermata e tirata dentro.
    per questa ragione  il  giudice  mi  arrest  e  venni  trasportata  a
    Newgate,  quel posto orribile!  Mi si agghiaccia il sangue al semplice
    menzionare il nome: il posto dove  tanti  miei  compagni  erano  stati
    rinchiusi  e da dove erano saliti sul palco fatale;  il posto dove mia
    madre aveva sofferto cos atrocemente,  dove io ero venuta alla luce e
    dal quale non mi aspettavo redenzione,  ma solo una morte infamante: a
    farla breve,  il posto che da tanto tempo mi aspettava e che per tanto
    tempo e con tant'arte e successo io avevo evitato.
    Questa  volta  ero davvero servita;  impossibile descrivere il terrore
    che provai, appena mi portarono l dentro e appena posai lo sguardo su
    tutti  gli  orrori  di  quello   spaventevole   luogo.   Cominciai   a
    considerarmi perduta, e che ormai non mi restava altro da aspettare se
    non  di  uscirmene da questa vita,  e per giunta nel pi infamante dei
    modi: l'infernale baccano, i muggiti, le imprecazioni e i clamori,  il
    fetore  e la sporcizia,  e tutte le orrende opprimenti cose che vedevo
    l dentro,  si fondevano nel far sembrare quel posto un emblema vero e
    proprio dell'inferno, e una specie di suo principio.
    Ora  cominciai a rinfacciarmi tutti i moniti che avevo avuto,  come ho
    ricordato in precedenza, dalla mia ragione stessa, dalla coscienza del
    mio stato migliore e dai molti pericoli  ai  quali  ero  scampata,  di
    smettere  finch  mi  andava  bene,  e  come  invece  io sempre avessi
    resistito, indurando i miei pensieri contro ogni paura. Mi sembrava di
    essere stata sospinta da un destino inflessibile a  questo  giorno  di
    sventura,  e  che  ora  avrei  dovuto espiare tutti i miei delitti sul
    patibolo; che avrei dovuto rispondere alla giustizia con il mio sangue
    e giungere insieme all'ora estrema della mia  esistenza  e  della  mia
    perversit.  Tutto  questo  mi  si riversava tra i pensieri in un modo
    confuso,    lasciandomi   sopraffatta   dalla   malinconia   e   dalla
    disperazione.
    Allora  mi  pentii  svisceratamente  di tutta la mia vita passata,  ma
    questo pentimento non mi portava soddisfazione n pace, no,  non me ne
    dava affatto,  poich, come dissi a me stessa, era un pentirsi essendo
    venuta a mancare la facolt di peccare ancora. Mi sembrava di piangere
    non perch avessi commesso simili delitti e per l'azione in s che era
    stata un'offesa mossa a Dio e al mio prossimo,  ma perch di tutto ci
    mi  aspettava il castigo.  Ero una penitente,  considerai,  non perch
    avessi peccato,  ma perch avrei dovuto patire,  e questo mi  toglieva
    dall'anima tutto il conforto del pentimento.
    Non  dormii per molte notti e molti giorni,  una volta entrata in quel
    tristissimo luogo,  e per un po' sarei stata ben contenta di  morirci,
    bench  nemmeno  la  morte  la considerassi come avrei dovuto;  niente
    veramente  avrebbe  potuto  presentarsi  di  pi  orribile  alla   mia
    immaginazione che quel luogo, niente mi era pi odioso della compagnia
    che ci trovavo. Oh! se soltanto fossi stata mandata in qualunque altro
    posto del mondo che non fosse Newgate, mi sarei considerata felice.
    E  poi,  quanto non tripudiarono su di me quelle indurite creature che
    mi avevano preceduta l dentro! Come? La signora Flanders  finalmente
    a Newgate? Come?  La signora Mary,  la signora Molly e infine,  nudo e
    crudo,  Moll  Flanders!  Avevano  creduto  che il diavolo mi aiutasse,
    dicevano, per tanto tempo avevo regnato; da tanti anni mi aspettavano,
    dicevano,  ed ecco che una buona volta arrivavo!  E qui mi schernivano
    buttandomi escrementi, mi davano il benvenuto, mi auguravano felicit,
    mi facevano coraggio che non mi abbattessi: poteva darsi che tutto non
    fosse al peggio come temevo, e simili; poi fecero venire l'acquavite e
    bevvero  alla mia salute,  misero per tutto in conto a me,  poich mi
    spiegarono che entravo allora nel  collegio,  come  esse  dicevano,  e
    dovevo  avere certamente del denaro in tasca,  se anche non ne avevano
    loro.
    Chiesi a una di queste da quanto tempo fosse l.  Mi rispose che erano
    quattro  mesi.  Le chiesi come le fosse sembrato il luogo al suo primo
    entrarvi.  Lo stesso che sembrava ora a me,  disse: orrendo e pauroso;
    aveva  creduto di essere all'inferno;  e cos credo ancora aggiunse,
    ma ora ci sono abituata, non me ne preoccupo pi.  Suppongo dissi,
    che  tu  non corra pericoli per il futuro? Anzi mi rispose quella,
    qui ti sbagli, ti assicuro;  io sono gi sotto sentenza,  solo che ho
    invocato la gravidanza,  ma non sono pi gravida io del giudice che mi
    ha condannata, e mi aspetto di essere richiamata alla prima sessione.
    Questo "richiamo"  il richiamo alla precedente sentenza rinviata  per
    gravidanza,  quando  la donna si chiarisca per niente gravida,  oppure
    abbia partorito. Ma come dissi, e sei cos tranquilla? Sicuro mi
    rispose, che ci posso fare?  che cosa significa essere tristi?  se mi
    impiccano, vuol dire che per me sar finita. E se ne and ballando, e
    cantava allontanandosi il seguente saggio di spirito di Newgate:

    "Se la corda verr
    suoner la campana
    e finita sar per la povera Jenny."

    Ricordo  questo  perch  mi  sembra  che  meriti  di  essere notato da
    qualunque prigioniero al quale accadr in futuro  di  incappare  nella
    mia stessa disgrazia e di finire in quell'orrendo luogo che  Newgate,
    come  il  tempo,  la  necessit  e  la pratica degli sventurati che si
    trovano l dentro renda familiare il luogo;  come alla fine  tutti  si
    riconcilino  con  ci  che  dapprima  era  ai  loro  occhi il maggiore
    spavento del mondo,  e  siano  altrettanto  sfrontatamente  allegri  e
    contenti nella loro sventura quanto erano prima di caderci.
    Non posso dire, come alcuni, che questo diavolo non sia cos nero come
    lo   si  dipinge,   visto  che  realmente  non  c'  tinta  che  possa
    rappresentare quel luogo al naturale,  n  anima  esiste,  che  sappia
    farsene una giusta idea tranne quelli che hanno sofferto l dentro. Ma
    come  l'inferno  possa  man  mano  diventare  cos  normale e non solo
    sopportabile,  ma perfino gradito,   una cosa  intelligibile  solo  a
    coloro che ne hanno fatto l'esperimento, come capit a me.
    In quella stessa sera che venni rinchiusa a Newgate, mandai la notizia
    alla  mia  vecchia governante,  che ne fu sbigottita,  vi assicuro,  e
    pass quasi quasi la  stessa  nottataccia  fuori  di  Newgate  che  io
    dentro.
    Il  mattino  dopo  venne  a  vedermi;  fece quanto le fu possibile per
    confortarmi, ma si accorse che questo non serviva a nulla; pure,  come
    diceva lei,  abbandonarsi sotto il carico non faceva che aumentarne il
    peso.  Fece immediatamente ricorso a tutti i dovuti mezzi per impedire
    gli  effetti che temevamo,  e per prima cosa and a cercare quelle due
    streghe furibonde che mi avevano sorpresa.  Prov  a  corromperle,  le
    ragion,  offr loro denaro e,  in una parola,  tent ogni concepibile
    modo di prevenire una denuncia: offr a una delle ragazze 100 sterline
    perch lasciasse il servizio di quella casa e  non  si  presentasse  a
    testimoniare contro di me, ma la trov talmente decisa che, per quanto
    fosse  solo  una  serva  a  tre sterline annue di salario o gi di l,
    quella non ne volle sapere e si sarebbe rifiutata,  come disse la  mia
    governante,  se  anche  le avessero offerto 500 sterline.  Mise allora
    l'assedio all'altra ragazza;  costei non era cos inflessibile come la
    prima,  e  a  volte  sembrava propensa a mostrarsi misericordiosa;  ma
    quell'altra strega le stava alle spalle e non  volle  neppure  che  la
    governante  le  parlasse  oltre,  e  minacci  di  farla arrestare per
    tentativo di corruzione dei testi.
    Si rivolse allora al padrone,  cio a quell'uomo che aveva sofferto il
    furto,  e  in  modo  speciale  alla  moglie,  che  sulle  prime si era
    dimostrata propensa a compatirmi;  trov che la donna  era  sempre  la
    stessa,  ma  il  padrone  rispose  che  era  costretto  a  dare corso,
    altrimenti avrebbe mancato alla sua deposizione.
    La mia governante si offr di trovare  persone  amiche  che  avrebbero
    fatto scomparire questa deposizione dalla serie,  come dicono, e a lui
    non sarebbe capitato nessun male; ma fu impossibile convincerlo che ci
    fosse ancora qualche salvezza al mondo per lui  se  non  compariva  in
    giudizio  contro  di  me;  e  cos  avrei avuto a mio carico tre testi
    diretti,  il padrone  e  le  due  cameriere;  vale  a  dire,  che  ero
    altrettanto sicura che ne andava della mia testa quanto di essere viva
    al presente, e che altro non mi restava da fare se non prepararmi alla
    morte.  Non  avevo  che un povero fondamento su cui costruire a questo
    fine,  come ho gi detto,  poich tutto il mio pentimento mi  sembrava
    semplicemente  effetto  della  mia  paura di morire,  e non un sincero
    rammarico per la vita corrotta che  avevo  condotto  e  che  mi  aveva
    portata  a un simile passo,  n per l'offesa che avevo arrecato al mio
    Creatore che di colpo sarebbe ora diventato il mio giudice.
    Passai l molte giornate in un incubo di orrore;  avevo la  morte,  si
    pu dire, davanti agli occhi e a nient'altro pensavo notte e giorno se
    non a forche e capestri,  spiriti del male e demoni;  mi  impossibile
    esprimere quanto  fossi  ossessionata,  avendo  da  una  parte  quelle
    orrende  apprensioni  di morte e dall'altra il terrore della coscienza
    che mi rimproverava l'infame vita trascorsa.
    Venne a trovarmi il cappellano di Newgate e parl un  po'  secondo  il
    suo ufficio, ma tutta la sua teologia versava sull'obbligo di palesare
    il  mio  delitto,  come  lui lo chiamava (bench non sapesse per quale
    motivo fossi rinchiusa), facendo una piena confessione e simili, senza
    di che, mi disse, Iddio non mi avrebbe mai perdonata. Parl tanto poco
    a proposito, che in lui non trovai il minimo conforto; e poi,  sentire
    quel poveretto che mi predicava confessione e pentimento la mattina, e
    a  mezzod  vederlo  ubriaco  di  acquavite,  tutto questo aveva in s
    qualcosa di cos ripugnante,  che l'uomo cominci a farmi nausea  e  a
    poco a poco, per via dell'uomo, anche l'opera sua; e cos lo pregai di
    non darmi pi oltre fastidio.
    Non so come sia andata,  ma grazie all'instancabile applicazione della
    mia solerte governante non  procedettero  contro  di  me  nella  prima
    sessione,  cio davanti alla giuria massima, al Guildhall; e cos ebbi
    davanti un altro mese o  cinque  settimane,  che  senza  dubbio  avrei
    dovuto  accettare come altrettanto tempo che mi veniva concesso perch
    riflettessi su quanto era stato e mi preparassi a  quello  che  doveva
    seguire.  Avrei  dovuto  considerarlo  un  periodo  a  me concesso per
    pentirmi,  e servirmene a questo fine,  ma questo non era da  me.  Ero
    desolata, come ho detto, di trovarmi a Newgate, ma ben pochi indizi di
    pentimento avevo in cuore.
    Al  contrario,  come  l'acqua  nei  cavi  delle  montagne  indurisce e
    trasforma in pietra qualunque corpo vi sia  lasciato  sotto,  cos  la
    frequentazione  continuata  di  una  tale masnada di tizzoni d'inferno
    oper su di me lo stesso solito effetto che sugli altri.  Io degenerai
    in sasso;  dapprima istupidii e diventai insensibile,  poi abbrutita e
    inanimata e alla fine pazza frenetica come tutte: arrivai a  sentirmi,
    insomma, cos naturalmente soddisfatta e a mio agio in quel posto come
    se davvero ci fossi nata.
    E'  quasi  impossibile  immaginare come la nostra natura sia capace di
    una tale degenerazione che renda piacevole e gradito quello che in  se
    stesso    la  pi  assoluta  calamit.  Mi trovavo in una condizione,
    peggio della quale credo quasi impossibile citarne un'altra: ero tanto
    squisitamente infelice quanto  possibile esserlo a chi abbia  vita  e
    salute, e denaro per conservarsele.
    Avevo  su  di  me  un  carico  di colpe,  tale da sommergere qualunque
    creatura alla quale restasse la minima facolt di  riflessione  e  una
    qualsiasi  coscienza  della felicit di questa vita o della sofferenza
    di un'altra.  All'inizio avevo s provato qualche rimorso,  ma nessuna
    contrizione;  ora  non  sentivo  pi  n rimorso n pentimento.  Mi si
    incolpava di un delitto,  per il quale la pena  era  la  morte;  e  la
    testimonianza  era tanto evidente che non avevo neppure la possibilit
    di respingere  l'accusa.  La  mia  fama  era  quella  di  una  vecchia
    delinquente,  cosicch nient'altro potevo aspettarmi che la morte,  n
    accarezzavo nessun pensiero di scamparla;  eppure mi aveva invaso  una
    letargia  di  spirito  stranissima.   Non  provavo  inquietudine,  non
    terrore,  non afflizione;  lo sbigottimento dei primi giorni mi  aveva
    lasciata;  mi sentivo,  posso ben dire,  non so come; i miei sensi, il
    mio intelletto,  la mia coscienza perfino,  tutto  dormiva.  Il  corso
    della  mia  vita  era  stato  per  quarant'anni  un'orrenda sequela di
    perversit, meretricio, adulterio, incesto,  menzogna,  ladrocinio: in
    una parola,  non c'era delitto, tranne l'omicidio e il tradimento, che
    non avessi praticato dall'et di diciott'anni,  o quasi,  a quella  di
    sessanta;  e  ora  la  terribilit  del  castigo  mi  inghiottiva e mi
    aspettava alla porta una morte infamante,  eppure non avevo  coscienza
    alcuna  del  mio  stato,  non un pensiero del paradiso o dell'inferno,
    tale  almeno  che  andasse  pi  a  fondo  di  un  semplice  fuggevole
    sfiorarmi, come la fitta o dolore che d un accenno, e poi si dilegua.
    N  avevo  un  cuore capace d'implorare la misericordia divina o anche
    solo di pensarci.  E con  questo  credo  di  aver  dato  una  succinta
    descrizione  della  pi  assoluta  sventura  che  possa incontrarsi in
    terra.
    Tutti i miei terrificanti pensieri erano caduti,  gli orrori del posto
    mi  erano diventati familiari e non provavo ormai disagio al baccano e
    ai clamori del carcere pi di coloro che producevano  questo  baccano;
    ero  diventata,  in  una  parola,  una  semplice pellaccia di Newgate,
    perversa e atroce quanto qualunque altra;  non conservai quasi neppure
    l'abito  e l'uso della civilt e della creanza,  che fino a quel tempo
    non si erano mai separati dalla mia conversazione;  e mi ridussi  cos
    totalmente  depravata che niente mi rimase dell'antico io,  pi che se
    non fossi mai stata diversa da quella che ero allora.
    Nel mezzo di questo degenerato periodo della mia  vita  ebbi  un'altra
    repentina  sorpresa,  che  mi richiam un po' a quel sentimento che si
    chiama afflizione,  di  cui  realmente  avevo  cominciato  a  sentirmi
    incapace.  Mi dissero una sera che erano stati portati nel carcere,  a
    tarda ora,  la notte precedente,  tre malandrini di strada,  autori di
    una rapina in non so che punto della Brughiera di Hounslow, mi sembra,
    e  che  il  paese  intiero  aveva inseguito fino a Uxbridge dove erano
    stati catturati dopo una gagliarda resistenza nel  corso  della  quale
    molti degli inseguitori erano stati feriti, e qualcuno ucciso.
    Non    da  meravigliarsi  che  noi  carcerate  fossimo tutte alquanto
    desiderose di vedere questi illustri signori tanto audaci,  di cui  si
    raccontava che non esistessero i simili;  e in special modo, perch si
    diceva che nella mattinata li avrebbero trasferiti nel cortile, avendo
    essi pagato quattrini al direttore del carcere per ottenere il  favore
    di  quel  domicilio pi comodo.  Cosicch noi,  che eravamo donne,  ci
    disponemmo sul loro passaggio per essere sicure di vederli;  ma niente
    avrebbe  potuto  esprimere  lo stupore e lo sbigottimento che mi colse
    quando  il  primo  che  usc  lo  riconobbi  per  il  mio  marito  del
    Lancashire,  quello  stesso  con  il  quale avevo passato giorni tanto
    belli a Dunstable e che pi tardi rividi  a  Brickhill  quand'ero  gi
    sposata con il mio ultimo marito, secondo quanto ho raccontato.
    Ammutolii a quella vista, e non seppi n che dire n che fare; lui non
    mi  riconobbe  e  questo  fu per il momento il solo conforto che ebbi;
    lasciai le compagne e mi appartai quanto quel luogo orribile  permette
    a  qualcuno di appartarsi,  e qui piansi a lungo dirottamente.  "Quale
    orribile creatura sono io mai" mi dicevo, "quanta povera gente ho resa
    infelice!  quanti infelici disperati ho fatto finire al  diavolo!"  Le
    disgrazie  di quel gentiluomo me le apponevo tutte a mio carico.  Egli
    mi aveva detto a Chester che si era rovinato con il nostro  matrimonio
    e  che  per  via  di me le sue fortune erano irreparabilmente perdute;
    poich credendo che io valessi una sostanza, si era indebitato pi che
    non potesse risarcire;  che  si  sarebbe  ingaggiato  nell'esercito  e
    avrebbe  portato  un  moschetto oppure comprato un cavallo e girato il
    mondo, come diceva lui;  e sebbene non gli avessi mai detto che valevo
    una sostanza e quindi non l'avessi effettivamente mai ingannato,  pure
    lo avevo incoraggiato in questo  pensiero,  ed  ero  perci  la  causa
    originaria del suo infortunio.
    La  sorpresa  di  questa scoperta non fece che ferirmi pi a fondo nel
    cuore,  e mi diede pi solide  meditazioni  di  quante  mi  fosse  mai
    successo  di fare prima.  Stetti in affanno giorno e notte,  tanto pi
    quando seppi che era lui il caporione della banda e che  tante  rapine
    aveva  perpetrato;  che  Hind  oppure Whitney o il Villano d'Oro erano
    ragazzini al suo confronto;  che senza fallo sarebbe stato  impiccato,
    fosse  anche  stato  l'ultimo  uomo d'Inghilterra,  e che a suo carico
    sarebbero venuti a testimoniare un sacco di gente.
    Ero sopraffatta dal dolore;  il caso mio mi dava ben poco pensiero  al
    confronto, e mi caricavo di rimproveri per quello che gli avevo fatto.
    Deploravo  le  mie  sciagure  e  la  rovina alla quale egli era giunto
    adesso con tale foga,  che non gustavo ormai pi niente  nel  modo  di
    prima,  e  cominciarono  a  tornarmi  addosso le prime riflessioni che
    avevo  fatto  sulla  mia  vita  infame;   e  con  esse  ritorn   pure
    l'aborrimento  per quel luogo e per il modo come ci si viveva;  in una
    parola, cambiai interamente e diventai un'altra.
    Mentre ero cos presa dalla mia  afflizione  per  lui,  mi  arriv  la
    notizia  che  alla prossima sessione io sarei stata denunciata davanti
    alla grande giuria, e processata per delitto capitale. La mia indurita
    tempra era gi stata scossa: la sciagurata  temerit  di  spirito  che
    avevo acquistato venne meno, e la coscienza dei miei misfatti cominci
    a invadermi il cuore.  A farla breve, cominciai a meditare, e meditare
     davvero un passo di guadagnato dall'inferno verso  il  cielo.  Tutta
    quell'indurita condizione e tempra di spirito, di cui ho tanto parlato
    poco fa, non  che un'incapacit di pensare: chi sia restituito al suo
    pensiero,  restituito a se stesso.
    Non appena io cominciai, come dico, a pensare, la prima idea che ebbi,
    esplose in questo modo: "Signore Iddio!  che sar di me? Sar di certo
    condannata,  dopo di che ci sar soltanto la morte!  Non ho un  amico:
    che  devo  fare?  Sar  condannata  certamente!  Signore  Iddio,  abbi
    misericordia di me! Che sar di me?". Triste pensiero, direte voi, per
    essere il primo di questa specie che,  dopo tanto  tempo,  mi  nasceva
    nell'animo,  eppure  anch'esso  non era fatto d'altro che di paura per
    quello che doveva seguire;  in esso non c'era una parola di pentimento
    vero.  Tuttavia ero terribilmente oppressa e sconsolata al massimo;  e
    dato che non avevo nessuna persona amica alla quale partecipare i miei
    angosciosi pensieri,  essi mi pesavano cos tanto  sul  cuore  che  mi
    davano  parossismi  e  svenimenti  diverse  volte al giorno.  Mandai a
    chiamare la mia vecchia governante e lei,  onore al  merito,  fece  la
    parte  di una vera amica.  Non lasci niente di intentato per impedire
    alla gran giuria di  riconoscere  l'accusa.  Visit  diversi  giurati,
    parl con loro,  e fece del suo meglio per predisporli favorevolmente,
    considerando che niente era stato sottratto n una  porta  scassinata,
    eccetera; ma nulla serv; le due serve tennero duro al giuramento e la
    giuria  riconobbe  l'accusa  di  ladrocinio e violazione di domicilio,
    vale a dire, di furto con scasso.
    Io caddi in deliquio quando  mi  dettero  la  notizia,  e  quando  fui
    tornata  in  me credetti che sarei morta schiacciata da quel peso.  La
    mia governante fu una vera mamma per me; mi compassion, pianse con me
    e  per  me;  ma  non  poteva  darmi  nessun  aiuto;  e,  ad  aumentare
    quell'orrore,  non  si  diceva  altro in tutto il carcere,  se non che
    sarei stata condannata a morte.  Li sentivo  parlare  spessissimo  tra
    loro,  e  li  vedevo  crollare  il capo e ripetere che dispiaceva loro
    molto, e simili, come  solito succedere l dentro.  Ma nessuno veniva
    mai ad aprirmi i suoi pensieri,  finch alla fine non venne a cercarmi
    in privato uno dei guardiani e  mi  disse  con  un  sospiro:  Dunque,
    signora  Flanders,  il  vostro processo sar venerd (eravamo solo al
    mercoled); che cosa avete in mente di fare?.  Io impallidii come un
    cencio  e  risposi: Lo sa Iddio quello che far: quanto a me,  non so
    davvero. Ebbene mi disse, non intendo lusingarvi; il mio consiglio
     che vi prepariate  a  morire,  perch  ho  una  gran  paura  che  vi
    condanneranno;  visto che siete una vecchia delinquente,  temo che non
    vi useranno troppa misericordia. Dicono continu, che il caso vostro
     molto chiaro e che i testi a carico sono  cos  decisi  nell'accusa,
    che non ci sar da discutere.
    Per  una  che  gi  era  prostrata  da tanto peso,  questa fu una vera
    pugnalata al cuore,  e per parecchio tempo non seppi dir una parola n
    in bene n in male.  Alla fine scoppiai a piangere,  e gli dissi: Che
    devo  fare,   signore?.   Come?  mi  rispose,   ma   chiamare   un
    ecclesiastico e parlargli;  perch sul serio,  signora mia, a meno che
    non abbiate amicizie straordinarie,  voi non siete pi una creatura di
    questo mondo.
    Questo  si  chiamava parlare schietto per davvero,  ma per me era duro
    assai, o almeno, cos mi sembrava. Il guardiano mi lasci nel peggiore
    smarrimento immaginabile e rimasi sveglia tutta la notte.  E fu allora
    che cominciai a "dire" le mie preghiere,  cosa che non dovevo pi aver
    fatto dalla morte del mio ultimo marito o da poco tempo dopo.  E posso
    veramente  chiamarlo  dire  le  mie preghiere,  perch era tale il mio
    smarrimento e tanto orrore  mi  angustiava  lo  spirito,  che  sebbene
    piangessi  e  ripetessi  molte  volte la consueta parola: "Oh Signore,
    abbi misericordia di me!" nemmeno una volta mi ridussi  a  convincermi
    che ero una miserabile peccatrice,  quale ero veramente,  e che dovevo
    confessare questi peccati a Dio e implorare il suo perdono per l'amore
    di Ges  Cristo.  Ero  sopraffatta  dalla  coscienza  del  mio  stato,
    aspettandomi  un  processo  capitale  e  avendo  la certezza di essere
    giustiziata,  e a questo proposito piansi  tutta  la  notte:  "Signore
    Iddio,   che  sar  di  me?   Cosa  far,  Signore?  Oh  Signore  abbi
    misericordia di me" e cos via.
    Quella mia povera governante era ora afflitta quanto me,  e  parecchio
    pi   sinceramente  contrita,   per  quanto  lei  non  avesse  nessuna
    prospettiva di essere processata.  Non che lei  non  se  lo  meritasse
    quanto me, e lo diceva essa stessa; ma da molti e molti anni non aveva
    fatto  niente  pi  che  ricettare  quanto io e gli altri rubavamo,  e
    incoraggiarci al furto. Cominci tuttavia a piangere e disperarsi come
    una forsennata,  torcendosi le mani,  strillando che era la sua  fine,
    che  era  certa  che  le  stava addosso la maledizione del cielo,  che
    sarebbe dannata,  che era stata la rovina di tutte le sue amiche,  che
    aveva  portato  la  tale  e la tale e la tal altra al patibolo;  e qui
    calcol un dieci o undici persone,  di qualcuna  delle  quali  ho  gi
    parlato, che erano venute a una morte immatura; ed ecco che ora era la
    causa  della  mia  rovina,  perch lei mi aveva convinta a continuare,
    quando io avevo voluto smettere. Qui la interruppi. No, mamma, no le
    dissi, di questo non parlare, perch tu mi dicesti di smettere quando
    riebbi i quattrini del setaiolo,  e quando ritornai da Harwich,  e  io
    non ti volli ascoltare; non tu quindi hai avuto il torto; io, io sola,
    mi  sono rovinata,  mi sono ridotta a questo punto;  e in questo modo
    passammo insieme molte e molte ore.
    Eppure,  non ci fu rimedio: l'accusa fece il suo corso,  e il  gioved
    venni  trasportata  nel  carcere  del tribunale dove mi si cit,  come
    dicono, e per l'indomani venne fissato il dibattito. Alla citazione io
    respinsi l'accusa e a buon  diritto  anche,  perch  la  mia  denuncia
    parlava  di  furto con scasso,  vale a dire che mi accusavano di avere
    premeditatamente rubato due pezze di seta di broccato,  del valore  di
    46 sterline, di propriet di Anthony Johnson, e di avere scassinato le
    porte;  mentre  io  sapevo benissimo che non potevano sostenere che io
    avessi scassinato niente, nemmeno toccato un saliscendi.
    Il venerd venni portata al processo. Io avevo consumato l'animo mio a
    forza di piangere nei due o tre giorni precedenti,  cosicch dormii la
    notte del gioved meglio di quanto non mi aspettassi,  e mi sentii per
    il processo pi coraggio di quanto non avessi creduto possibile.
    Apertosi il processo e letta l'accusa,  avrei voluto  parlare,  ma  mi
    dissero che prima andavano sentiti i testi; e poi avrei avuto tutto il
    tempo  di  farmi ascoltare.  I testi erano le due ragazze,  un paio di
    sfrontate davvero indomabili,  poich per  quanto  il  fatto  nel  suo
    insieme  fosse  vero,   pure  quelle  lo  aggravarono  all'eccesso,  e
    giurarono che mi ero impossessata delle pezze,  che me le ero nascoste
    addosso  e  stavo  portandole  via,  che  avevo  gi un piede oltre la
    soglia,  quando si erano mostrate,  e  poi  avevo  messo  fuori  anche
    l'altro,  cosicch  ero  del tutto uscita dalla casa con la refurtiva,
    prima che mi prendessero;  e allora mi avevano agguantata,  trovandomi
    addosso le pezze.  Il fatto era vero nel suo insieme, ma io insistetti
    su che mi avevano fermata prima che fossi di l  dalla  soglia.  Tutto
    questo  per  non  serviva a molto,  visto che la roba l'avevo presa e
    volevo portarmela via se non fossi stata fermata.
    Sostenni che non avevo  rubato  niente,  che  i  miei  accusatori  non
    avevano  perduto nulla,  che la porta era aperta ed io ero entrata con
    lo scopo di fare un acquisto.  Se,  vedendo  che  in  casa  non  c'era
    nessuno,  io avevo preso in mano qualche pezza di merce, non si poteva
    per questo concludere che avessi avuta l'intenzione di rubarla,  visto
    che  non ero andata oltre la soglia e questo per esaminare i drappi in
    una luce migliore.
    Il Tribunale non volle assolutamente dare per buona questa spiegazione
    e prese quasi in burla la mia intenzione di comprare le pezze,  poich
    quella  non era una bottega aperta alla vendita;  quanto ai miei passi
    verso la porta per meglio esaminarle, le due sfrontate serve si fecero
    beffe anche di questo e vi esercitarono  sopra  il  loro  spirito  non
    poco:   dissero   al  Tribunale  che  le  avevo  davvero  esaminate  a
    sufficienza e trovate molto di mio gusto,  se le avevo fatte su in  un
    pacco e me ne stavo andando.
    Insomma,  fui riconosciuta rea di ladrocinio, e assolta dall'accusa di
    scasso,  cosa che mi fu di molto scarsa consolazione,  comportando  la
    prima  accusa sentenza di morte,  oltre la quale non andava neppure la
    seconda. Il giorno dopo mi portarono a sentire la tremenda sentenza, e
    quando mi fecero la domanda se  avevo  qualcosa  da  obiettare  a  che
    questa venisse pronunciata, io rimasi qualche istante muta, e qualcuno
    mi  sugger forte di parlare ai giudici,  i quali potevano farsi di me
    in questo modo un  concetto  benevolo.  Questo  m'infuse  coraggio,  e
    risposi loro che nulla avevo da dire contro la sentenza, ma molte cose
    per  cattivarmi la misericordia del Tribunale;  che speravo avrebbero,
    in un caso come il mio,  concesso qualcosa alle circostanze;  che  non
    avevo  scassinato  porte  n sottratto nulla;  che nessuno aveva perso
    nulla; che la persona, alla quale apparteneva la roba,  aveva avuto la
    bont  di  dire  che  desiderava  mi venisse usata clemenza (cosa che,
    molto onestamente, davvero aveva fatto); che, alla peggio,  era quella
    la  mia  prima  colpa  e  che  io non era mai stata prima davanti a un
    Tribunale;  e insomma parlai con pi coraggio che non avrei creduto di
    poter fare e con un tono tanto patetico che in mezzo alle lacrime, per
    quanto non abbondanti al punto da impedirmi la parola,  vidi benissimo
    come si muovessero alle lacrime altri che mi ascoltavano.
    I giudici sedevano gravi e silenziosi, mi ascoltarono attentamente, mi
    lasciarono  il  tempo  di  dire  tutto  quello  che  volli,  ma  senza
    rispondermi  n  s  n  no  pronunciarono contro di me la sentenza di
    morte,  una sentenza  che  mi  arriv  come  la  morte  stessa,  e  mi
    annichil. Non mi rest pi un filo di cuore. Non avevo pi lingua per
    parlare n occhi per sollevarli a Dio o agli uomini.
    La  mia  povera governante era assolutamente disperata;  e proprio lei
    che era stata prima il mio conforto,  bisognava ora  di  conforto  lei
    stessa. Ora accasciata ora farneticante, sembrava altrettanto fuori di
    s  quanto  una  pazza di Bedlam.  N solo si disperava per me,  ma la
    riempiva d'orrore la coscienza delle proprie iniquit,  e  cominci  a
    rivolgersi  sulla  sua vita passata con un senso del tutto diverso dal
    mio,  perch lei si pentiva all'eccesso dei propri peccati,  oltre che
    affliggersi   per   la   disgrazia.   Mand   inoltre  a  chiamare  un
    ecclesiastico, uomo austero,  pio e veramente buono,  mediante l'aiuto
    del  quale  si  diede  con  tale  fervore  all'opera  di  una  sincera
    contrizione che io credo,  e  cos  pure  l'ecclesiastico,  che  fosse
    diventata una sincera penitente; e, ci ch' pi, fu tale non solo per
    l'occasione e circostanza presente,  ma continu uguale, per quanto ne
    ho saputo, fino al giorno della sua morte.
    Quale  fosse  intanto  la  mia  condizione,   si  pu  pi  facilmente
    immaginare  che  non  esprimere.  Non  c'era altro davanti a me che la
    morte,  e dato che non avevo amici che potessero soccorrermi,  non  mi
    aspettavo  se  non  di  trovare  il  mio nome sul mandato di morte che
    doveva decidere per il venerd successivo l'esecuzione di me e  cinque
    altre.
    Intanto  la mia povera angosciata governante mi mand un ecclesiastico
    che mi venne  a  visitare  dietro  sua  preghiera.  Questi  mi  esort
    seriamente  a pentirmi di ogni mio peccato e non gingillarmi oltre con
    la mia anima; n mi lusing con speranze di vita, che, mi disse, era a
    conoscenza che non dovevo pi nutrire;  ma mi rivolgessi  sinceramente
    con  tutta  l'anima  a  Dio  e  implorassi  il perdono in nome di Ges
    Cristo.  Appoggi i suoi  discorsi  con  appropriate  citazioni  dalla
    Scrittura,  che  incoraggiavano  il  pi grande peccatore a pentirsi e
    uscire dalla cattiva strada;  e quand'ebbe finito,  si  inginocchi  e
    preg con me.
    E fu allora che, per la prima volta, sentii dentro di me un indizio di
    pentimento.  Cominciai  a  rivolgermi  con  aborrimento  alla mia vita
    passata,  e dato che avevo qualcosa come una visione dell'altra faccia
    del tempo,  le cose di questo mondo,  come credo facciano per tutti in
    una circostanza simile,  cominciarono ad apparirmi  sotto  un  aspetto
    diverso e in ben altro modo che non prima. Le speranze di contentezza,
    le  gioie  e  le  afflizioni della vita diventarono cose completamente
    diverse,  e nient'altro mi restava nei pensieri se non quello che  era
    tanto  infinitamente superiore a quanto avevo conosciuto in vita,  che
    dare qualche importanza a qualsiasi cosa,  foss'anche la pi  preziosa
    della terra, sembrava come la massima delle sciocchezze.
    La   parola   "eternit"   mi   si   presentava   con   tutte  le  sue
    incommensurabili connessioni,  e ne avevo una concezione cos  immensa
    che  non  saprei  proprio  come  esprimerla.  Tra  l'altro,  come  non
    sembravano assurde tutte le cose deliziose - voglio dire,  che avevamo
    stimate  deliziose  in passato - quando consideravo che era per queste
    sordide fole che ci eravamo giocata la felicit eterna!
    Insieme a queste riflessioni va da s che mi presero spietati  rimorsi
    per  la  mia  abominevole  condotta  nella  vita passata;  come mi ero
    giocata ogni speranza di beatitudine per l'eternit, nella quale stavo
    ora per entrare,  e al contrario ero ormai degna di tutto  quello  che
    poteva  esserci  di  pi infelice;  e come non bastasse,  poi,  con la
    spaventevole aggiunta della sua eternit.
    Io non sono capace di  fare  prediche  d'insegnamento  a  nessuno,  ma
    riferisco  tutto  questo  nello  stesso  modo in cui allora le cose mi
    apparvero,  quanto meglio ci riesco,  cio,  e tuttavia rester sempre
    infinitamente  indietro sulla vivacit delle impressioni che ricevetti
    allora nell'anima: queste impressioni in verit non sono spiegabili  a
    parole o, se anche lo fossero, io non sono per signora del linguaggio
    al  punto  da saperle esprimere.  Spetta a ogni posato lettore fare le
    sue giuste riflessioni,  a seconda che la sua propria  condizione  gli
    suggerisce;  e  si  tratta  di cosa che ogni uomo prima o poi arriva a
    sentire almeno fuggevolmente;  voglio dire,  una  pi  chiara  visione
    delle  cose  future che non avesse prima e un severo giudizio sul modo
    passato di considerarle.
    Ma ritorniamo al  caso  mio.  L'ecclesiastico  mi  sollecit  che  gli
    aprissi,  fin  dove  ritenevo  conveniente,  la  condizione  in cui mi
    trovavo quanto alla mia nuova  visione  delle  cose  ultraterrene.  Mi
    disse  che  non veniva a visitarmi come di cappellano del carcere,  il
    compito del quale  di estorcere confessioni ai prigionieri allo scopo
    di scoprire altri colpevoli;  che il suo ufficio era di  provocarmi  a
    una  tale  libert  di  confidenza  che potesse servire a sgravarmi lo
    spirito e a dare a lui la possibilit di somministrarmi quel  conforto
    che  fosse in suo potere;  e mi assicur che qualunque cosa gli avessi
    detto sarebbe rimasta chiusa  in  lui,  e  sarebbe  stata  altrettanto
    segreta  come  se soltanto il Signore e io la conoscessimo;  e che non
    desiderava sapere niente di me,  se non per mettersi in grado di darmi
    i consigli convenienti e di pregare per me Iddio.
    Quest'onesto  e  amichevole  modo di trattarmi apr le cateratte della
    mia passione.  L'ecclesiastico si apr cos una strada fino  al  fondo
    dell'anima  mia;  e  gli  snocciolai sotto gli occhi tutte le iniquit
    della mia vita.  In una parola,  gli feci un riassunto di tutto questo
    racconto;  gli ritrassi, come in miniatura, il quadro delle mia azioni
    durante cinquant'anni.
    Non gli nascosi nulla,  e lui in cambio  mi  esort  a  un  pentimento
    sincero, spiegandomi come intendesse con la parola "pentimento"; e poi
    mi  raffigur  un  tale piano d'infinita misericordia,  proclamato dal
    Cielo ai peccatori pi enormi,  che non mi rimase niente da  obiettare
    prendendo  a  pretesto  la disperazione o il dubbio che potessi essere
    respinta; e per quella prima sera mi lasci in questo stato.
    Torn a visitarmi l'indomani mattina,  e continu nel  suo  metodo  di
    spiegarmi  i  termini  della  divina  misericordia,  che,  a suo dire,
    consisteva in niente di pi arduo che esserne sinceramente  desideroso
    e   disposto  a  bene  accoglierla:  un  semplice  sincero  rimorso  e
    aborrimento per quelle azioni che mi  avevano  meritatamente  resa  un
    oggetto della vendetta divina.  Io non sono certo capace di ripetere i
    bellissimi discorsi di quell'uomo straordinario;  tutto quanto so dire
      che  mi  risuscit  il  cuore e mi port in uno stato del quale non
    avevo mai provato  il  simile  in  vita  mia.  Ero  sopraffatta  dalla
    vergogna  e dalle lacrime per le azioni passate,  e nello stesso tempo
    gustavo per una gioia segreta e insperata all'idea che ero  una  vera
    penitente  e  godevo  il conforto dei penitenti,  la speranza,  voglio
    dire, che sarei stata perdonata. Tanto rapidi mi guizzavano i pensieri
    e tanto sublimi sensi me ne  ridondavano,  che  mi  sembr  che  avrei
    potuto   spontaneamente  in  quello  stesso  istante  incamminarmi  al
    patibolo,  senza  la  minima  inquietudine,   abbandonando  totalmente
    l'anima mia in penitenza tra le braccia della misericordia infinita.
    Quell'ottimo  uomo  fu  talmente  commosso assistendo all'influsso che
    quelle cose avevano su di me,  che ringrazi  Iddio  benedicendolo  di
    averlo  mandato  a  visitarmi,  e  decise  di  non  abbandonarmi  fino
    all'ultimo.
    Passarono non meno di dodici giorni da quello della  nostra  condanna,
    prima  che  arrivasse  per  qualcuno  l'ordine  di esecuzione;  poi il
    mandato di morte,  come lo chiamano,  arriv,  e vidi tra gli altri il
    mio  nome.  Fu questo un colpo terribile per le mie nuove risoluzioni;
    in verit mi venne meno il cuore nel petto e  due  volte,  l'una  dopo
    l'altra,  caddi  in  deliquio,  tuttavia non dissi parola.  Quel bravo
    ecclesiastico prov per me un dolore vivissimo e fece quanto pot  per
    confortarmi,  con gli stessi argomenti e la stessa eloquenza che aveva
    usato prima: quella sera non mi lasci se non quando i  guardiani  gli
    dissero  che,  se non usciva,  sarebbe stato rinchiuso con me tutta la
    notte, cosa alla quale non teneva affatto.
    Mi sorprese molto il non vederlo tornare l'indomani,  visto che era la
    vigilia  del  giorno fissato per l'esecuzione;  e ne fui terribilmente
    scoraggiata e accasciata, e in verit quasi venni meno per la mancanza
    di quel conforto che tanto spesso,  e  tanto  efficacemente,  egli  mi
    aveva  somministrato nelle sue visite precedenti.  Aspettai con grande
    impazienza,  e sotto la peggiore oppressione di spirito  immaginabile,
    fino  circa  alle  quattro,  quando arriv in camera mia: poich avevo
    ottenuto il favore sborsando quattrini, visto che in quel posto non si
    ottiene niente diversamente,  di non essere rinchiusa nella fossa  dei
    condannati con gli altri prigionieri destinati alla morte, ma di usare
    per me sola di una lurida stanzuccia.
    Il  cuore  mi  balz  dalla  gioia quando sentii la sua voce dietro la
    porta, prima ancora di vederlo,  ma che tutti giudichino quale tumulto
    mi sentii nell'anima quand'egli,  dopo che si fu brevemente scusato di
    non essere venuto, mi spieg che aveva speso quel tempo per conto mio,
    che aveva ottenuto dall'Attuario un rapporto favorevole sul mio caso e
    che insomma mi portava un rinvio.
    Us tutta la cautela di cui era capace,  nel  comunicarmi  quella  che
    sarebbe  stata una doppia crudelt lasciarmi ignorare;  perch come il
    dolore mi aveva prima sconvolta, cos mi sconvolse ora la gioia. Caddi
    in uno svenimento pi pericoloso degli altri e non fu senza difficolt
    che potei tornare in me stessa.
    Quel  brav'uomo,   mossami  un'assai  cristiana  esortazione   a   non
    permettere  che  la  gioia del rinvio mi togliesse di mente il ricordo
    del passato dolore,  e spiegato che doveva lasciarmi per andare a  far
    registrare nei libri il rinvio e parlarne con gli sceriffi, si alz in
    piedi in procinto di uscire e fervidissimamente preg Iddio per me che
    il  mio  pentimento  si dimostrasse schietto e sincero,  e che il mio,
    diciamo cos,  ritorno alla vita non dovesse ridursi a un ritorno alle
    follie   della   vita,   che  avevo  tanto  solennemente  promesso  di
    abbandonare.  Ed io mi unii di tutto cuore alla supplica,  e devo  pur
    riconoscere che mi lasci nell'animo pi profonda impressione, durante
    tutta quella notte, la misericordia usatami da Dio nel risparmiarmi la
    vita,  e  un  pi  vivo  aborrimento  delle  mie  colpe mi venne dalla
    coscienza di quella bont, che non avessi sperimentato prima, in tutto
    il mio dolore.
    Tutto questo sar  forse  giudicato  inconsistente  in  se  stesso,  e
    lontano dal proposito di questo libro;  in special modo mi ricordo che
    molti di coloro che troveranno un  piacere  e  un  divertimento  nella
    lettura  della  parte  viziosa  del  racconto,  non  gusteranno magari
    l'altra parte,  che in realt  la migliore della  mia  vita,  la  pi
    utile  per me,  e per gli altri la pi istruttiva.  Spero tuttavia che
    questa gente mi vorr concedere la libert di  raccontare  interamente
    la  mia  storia.  E sarebbe una satira crudele contro costoro dire che
    simile gente non gusta il pentimento quanto ha gustato il  delitto;  e
    che  preferirebbero che il racconto fosse una compiuta tragedia,  come
    davvero fu sul punto di essere.
    Ma ritorno al racconto.  La mattina del giorno dopo si  vide  una  ben
    triste  scena nel carcere.  Il primo saluto che mi port il mattino fu
    il rintocco della grande campana di Saint Sepulchre,  che  introduceva
    il  giorno.  Non  appena  si  mise  a  suonare,  un  orrendo lamento e
    compianto si alz dalla  fossa  dei  condannati,  dove  giacevano  sei
    povere  anime che in quello stesso giorno sarebbero state giustiziate,
    chi per un delitto, chi per un altro, e due per omicidio.
    A questo segu un confuso clamore dei diversi prigionieri da tutto  il
    carcere, che esprimevano le loro sguaiate condoglianze per quei poveri
    moribondi,  ma  in  modi  l'uno  dall'altro  molto differenti.  Alcuni
    piangevano per loro;  altri bestialmente acclamavano e auguravano buon
    viaggio; altri ancora imprecavano e maledicevano coloro che li avevano
    ridotti  a  quel  passo,  molti  li commiseravano,  e pochi,  ma pochi
    davvero, pregavano per loro.
    Non c'era quasi luogo per quel tanto di quiete di spirito che  mi  era
    necessaria  per ringraziare la misericordiosa Provvidenza che mi aveva
    strappata,  per cos dire,  dalle  fauci  di  questa  distruzione.  Io
    restavo come muta e silenziosa,  sopraffatta dalla coscienza di questa
    grazia e incapace di esprimere quello che avevo nel cuore;  perch  le
    passioni  in circostanze come queste sono senza dubbio cos agitate da
    non riuscire a regolare l per l i propri movimenti.
    In tutto questo  tempo  quelle  povere  creature  condannate  andavano
    preparandosi  alla  morte,  e  il  cappellano,  come lo chiamano,  era
    occupatissimo con loro a far s che si assoggettassero di  buon  animo
    alla  sentenza;  e  dico che in tutto questo tempo io fui preda di una
    crisi di tremito,  quale avrei potuto sperimentare se mi fossi trovata
    nella  stessa  condizione  del  giorno  prima.  Ero  agitata con tanta
    violenza da questa crisi straordinaria che tremavo come se  avessi  la
    febbre, tanto che non potevo parlare n darmi un aspetto che non fosse
    da  pazza.  E  non appena quelli furono tutti ficcati nelle carrette e
    partiti, scena alla quale non ebbi per il coraggio di assistere;  non
    appena,   dico,   furono  partiti,  mi  prese  una  crisi  di  lacrime
    involontaria,  un semplice accesso,  eppure tanto violento,  e  durato
    cos a lungo, che non sapevo pi come fare, n riuscivo in nessun modo
    a smettere o frenarmi,  nemmeno facendo appello a tutta la mia forza e
    al mio coraggio.
    Questa crisi di pianto mi dur per quasi due  ore  e,  secondo  quanto
    credo,  mi dur fin che i condannati non furono tutti usciti da questo
    mondo, dopo di che succedette un'umilissima specie di gioia,  fatta di
    pentimento  e  di  gravit;  un  vero  trasporto  fu,  uno  scoppio di
    riconoscenza, e in essa continuai per quasi tutta la giornata.
    Verso sera l'ottimo ecclesiastico mi fece un'altra visita e riprese  i
    suoi  soliti  discorsi.  Si  congratul  con  me  che  avevo  avuto il
    beneficio di un altro po' di tempo per pentirmi,  laddove lo stato  di
    quelle  sei povere creature era ormai determinato ed esse si trovavano
    di l da ogni tentativo di salvezza; mi raccomand di conservare verso
    le cose dell'esistenza gli stessi sentimenti che avevo nutrito  quando
    mi vedevo sulla soglia dell'eternit;  e per finire,  mi disse che non
    dovevo presumere che tutto fosse passato,  poich un rinvio non era il
    condono,  e  lui  non  poteva  rispondere degli effetti;  ma comunque,
    questa grazia era certa, che io disponevo di un maggior lasso di tempo
    e dipendeva da me farlo fruttare.
    Questo discorso mi lasci nel cuore una specie di tristezza,  come  se
    dovessi  aspettarmi che ancora la cosa potesse finire in modo tragico,
    del che tuttavia egli non aveva nessuna certezza;  ma comunque non gli
    feci  per  il  momento  domande in proposito,  avendomi egli detto che
    avrebbe fatto del suo meglio per portarla a buon fine e che sperava di
    riuscirci,  ma non me ne ritenessi per troppo sicura;  e  il  seguito
    dimostr che egli aveva buone ragioni di parlare in questo modo.
    Fu  una  quindicina  di  giorni  dopo questi fatti che io ebbi qualche
    giustificato timore che sarei stata inclusa nel mandato di morte della
    sessione successiva;  e non fu senza  grandi  difficolt,  e  in  fine
    un'umile  supplica  di  essere  deportata,  che  scampai:  tanto  male
    obbligata ero  alla  fama  e  tanto  generale  era  la  mia  notoriet
    d'inveterata   delinquente.   Sebbene  qui  non  mi  usassero  stretta
    giustizia,   perch  secondo  la  lettera  della  legge  io  non   ero
    un'inveterata delinquente,  comunque sembrassi agli occhi dei giudici,
    visto che prima non ero mai stata loro davanti in via giudiziaria: non
    potevano quindi i giudici accusarmi che fossi una vecchia delinquente,
    ma l'Attuario si era compiaciuto di rappresentare il mio caso  secondo
    come gli era parso.
    Ora  s che avevo la certezza della vita,  ma sotto la dura condizione
    di accettare di essere deportata, che era, ripeto,  di per s una dura
    condizione,  ma non tale se la consideravo in termini relativi;  e non
    star quindi a fare commenti sulla sentenza n  sulla  scelta  che  mi
    tocc.  Tutti quanti siamo pronti a scegliere qualunque cosa piuttosto
    che la morte,  in special modo quando questa sia accompagnata  da  una
    sgradevole prospettiva nell'al di l, com'era il caso mio.
    L'ecclesiastico  che  con  il  suo  interessamento,  bench  fosse  un
    estraneo per me, mi aveva ottenuto il rinvio,  si desol la sua parte,
    con  molta sincerit.  Sperava,  mi disse,  che io avrei finito i miei
    giorni  sotto  l'influsso  di  buoni  insegnamenti,   che  non   avrei
    dimenticato  le  mie  passate  avversit  e che non mi sarebbe toccato
    restare  abbandonata  un'altra  volta  in  mezzo  a  una  cos  trista
    compagnia  com'  quella dei deportati,  dove,  concluse,  avrei avuto
    bisogno di ben pi che l'intimo ordinario soccorso da parte di Dio, se
    non volevo ricadere nelle mie antiche iniquit.
    E' da un pezzo che non faccio pi cenno della mia governante,  che era
    stata  gravemente  malata  e,  giungendo  quasi  altrettanto presso le
    soglie della morte per la sua malattia  quanto  io  per  la  sentenza,
    divent una fervida penitente.  Non ne ho fatto cenno,  ripeto,  n in
    verit la vidi pi in  tutto  quel  tempo;  ma  dato  che  ora  andava
    ristabilendosi, e gi poteva uscire, venne a trovarmi.
    Le parlai del mio stato d'animo, e da che diverso flusso e riflusso di
    speranze  e  timori  fossi  stata  travagliata,  le  raccontai  da che
    pericolo uscissi e a  quali  condizioni,  e  lei  si  trovava  appunto
    presente  quando  l'ecclesiastico  espresse  i  suoi  timori che avrei
    potuto ricadere un'altra volta nel vizio,  trovandomi fra quei  tristi
    figuri che sono solitamente i deportati.  Io stessa, a dire il vero ci
    facevo pensieri poco allegri,  dato che sapevo  quale  banda  orribile
    venisse di volta in volta caricata sulla nave, e dissi alla governante
    che i timori del pio ecclesiastico non erano ingiustificati.  S, s
    mi rispose,  ma voglio sperare che  non  ti  farai  sedurre  da  cos
    orribili  esempi.  E  non appena l'ecclesiastico se ne fu andato,  mi
    disse che non dovevo perdermi d'animo, perch c'erano strade e c'erano
    modi ai quali forse si poteva far ricorso per disporre in  particolare
    di  me,  di  me  soltanto,  ma  di questo mi avrebbe meglio parlato in
    seguito.
    Io la guardai avidamente negli occhi e,  dato che mi sembr che avesse
    un'aria  pi  gaia  del  solito,  concepii  d'un  tratto mille e mille
    speranze di essere liberata,  ma,  sulla vita mia,  non  avrei  saputo
    immaginare come,  n pensare un modo che fosse plausibile.  La cosa mi
    stava per troppo a cuore per lasciare che la governante se ne andasse
    senza spiegarsi,  e lei,  che non voleva assolutamente saperne,  visto
    che andavo insistendo senza posa,  mi rispose in due parole: Insomma,
    tu hai dei  quattrini,  no?  E  dico,  figliola:  hai  mai  conosciuto
    qualcuno  a  questo  mondo  che  sia  stato deportato,  e avesse cento
    sterline in tasca?.
    La capii al volo,  ma le dissi che non vedevo come ci fosse da sperare
    niente se non una rigida esecuzione dell'ordine, e dato che quella era
    una  severit  ritenuta  clemenza,  non c'era dubbio che sarebbe stata
    rigidamente applicata.  Non mi rispose altro se non  questo:  Vedremo
    quello che si potr fare e cos ci lasciammo.
    Aspettai  ancora nel carcere quasi quindici settimane.  Quale ne fosse
    il motivo non so,  ma passato questo tempo venni imbarcata su una nave
    nel  Tamigi  e  con  me una banda di tredici abiette creature,  le pi
    indurite che mai Newgate abbia prodotto al mio tempo;  e  ci  vorrebbe
    davvero un libro pi lungo che non sia questo, per descrivere il grado
    di  impudenza  e  di  temeraria  furfanteria alla questi tredici erano
    giunti e il tipo di contegno che tennero durante  il  viaggio;  ma  di
    questo possiedo una spassosissima relazione che il capitano della nave
    che  li deport volle darmi,  avendola fatta distesamente scrivere dal
    suo secondo.
    Qualcuno potr forse ritenere frivolo che  io  entri  qui  a  dare  un
    ragguaglio   di   tutti  i  minuti  incidenti  che  mi  capitarono  in
    quell'intervallo  dei  miei  casi;  intendo  dire,  da  quando  arriv
    l'ordine  definitivo  di deportazione al giorno in cui mi imbarcai;  e
    sono troppo vicina alla fine della mia storia per lasciarmici indurre;
    ma c' qualcosa,  che riguarda me e il mio marito del Lancashire,  che
    non debbo omettere.
    Come  ho  gi  ricordato,  egli  era  stato  trasferito  dall'ala  del
    direttore,  nel  carcere  ordinario,  al  cortile  con  tre  dei  suoi
    colleghi,  poich ne trovarono un altro dopo qualche tempo, che si un
    ad essi. Qui,  non so per quale ragione,  vennero tenuti per quasi tre
    mesi  senza  che  si  facesse  loro  il processo.  Sembra che avessero
    trovato il modo di corrompere o tacitare certuni che dovevano  deporre
    a loro carico,  e per condannarli ora mancavano le prove. Dopo qualche
    imbarazzo a questo riguardo,  la giustizia si ingegn a trovare contro
    due di essi testi sufficienti a spacciarli;  ma gli altri due,  di cui
    uno era il mio marito del  Lancashire,  erano  ancora  in  attesa.  Mi
    sembra  che  ci  fosse una esplicita testimonianza contro ciascuno dei
    due,  ma dato che la legge chiedeva che le testimonianze fossero  due,
    non se ne poteva far niente.
    Pure la giustizia era decisa a non lasciarsi sfuggire questi tali, non
    dubitando che un bel giorno si sarebbero trovate le prove;  e a questo
    fine credo che avesse dato pubblico bando che erano stati catturati  i
    tal dei tali, e chiunque poteva venire alla prigione per vederli.
    Io colsi l'occasione per soddisfare la mia curiosit,  e raccontai che
    ero stata derubata sulla carrozza di  Dunstable,  e  volevo  andare  a
    vedere  questi  due  malandrini.  Quando  per giunsi nel cortile,  mi
    nascosi e imbacuccai talmente il viso che mio  marito  non  vide  gran
    cosa di me e non riconobbe chi fossi: ma quando tornai indietro, dissi
    pubblicamente che li avevo riconosciuti benissimo.
    Si  sparse  immediatamente  per  tutta  la  prigione  la voce che Moll
    Flanders avrebbe deposto contro uno  dei  due  malandrini,  e  che  in
    questo modo mi sarei salvata dalla sentenza di deportazione.
    I  due  lo  seppero,  e  subito mio marito volle vedere questa signora
    Flanders che lo conosceva benissimo e doveva deporre a suo  carico;  e
    conformemente  ebbi  il  permesso  di visitarlo.  Mi rivestii,  quanto
    meglio mi consentivano i migliori abiti che mai avessi osato indossare
    l dentro, e andai nel cortile, ma tenendo un cappuccio sul viso.  Mio
    marito us non molte parole sulle prime, mi chiese semplicemente se lo
    conoscevo.  Gli  risposi:  S,  molto  bene  ma allo stesso modo che
    nascondevo il viso,  contraffacevo pure la  voce,  e  lui  non  poteva
    congetturare  chi fossi.  Mi chiese dove l'avessi visto.  Gli risposi:
    fra Dunstable e Brickhill; ma rivolgendomi al guardiano che assisteva,
    gli chiesi se non mi si poteva concedere di parlare col prigioniero  a
    quattr'occhi.  Mi  rispose:  Certamente  e  con  molta gentilezza ci
    lasci soli.
    Non appena se ne fu andato ed ebbe chiuso l'uscio,  io buttai indietro
    il  cappuccio,  e  scoppiando  in  lacrime  dissi: Carissimo,  non mi
    riconosci?. Egli impallid e rimase senza parola,  come folgorato;  e
    incapace  di  dominare  il  suo  stupore non disse altro se non: Devo
    sedermi e sedendosi al tavolo,  poggiando la testa sulla mano,  fiss
    gli occhi a terra,  come istupidito. Io piangevo cos dirottamente, da
    parte mia,  che ci volle un  bel  po'  prima  che  potessi  aggiungere
    parola; ma quando ebbi dato sfogo alla mia passione, ripetei le stesse
    parole:  Carissimo,  non  mi riconosci? E allora rispose: S e per
    qualche tempo non disse altro.
    Dopo ch'ebbe continuato parecchio in questo stupore,  come  ho  detto,
    alz  gli  occhi  verso di me,  e disse: Come hai potuto essere tanto
    crudele? Non capii bene che  volesse  dire,  e  risposi:  Come  puoi
    chiamarmi crudele?. Venire da me mi disse, in un posto simile, non
      forse insultarmi?  Io non ti ho derubata: almeno,  non sulla strada
    maestra.
    Mi accorsi da questo  che  lui  non  sapeva  niente  delle  miserevoli
    condizioni  in cui versavo,  e credeva che avendo avuto avviso che lui
    era l, fossi venuta a rinfacciargli il suo abbandono.  Ma troppe cose
    avevo  da raccontargli,  e non potevo offendermi,  gli dissi perci in
    poche parole che, ben lungi dalle essere venuta per insultarlo, venivo
    nella migliore delle ipotesi a condolermi con lui;  e che  si  sarebbe
    facilmente  convinto  che  il  mio  scopo  non era quello che credeva,
    quando gli avessi detto che la mia condizione era ben  peggiore  della
    sua, e questo per pi di un aspetto. Fece un viso alquanto preoccupato
    sentendo  che la mia condizione era peggio della sua,  ma poi mi disse
    con un certo sorriso: E com' possibile? Quando mi vedi incatenato, e
    a Newgate, e gi due miei compagni giustiziati,  puoi sostenere che la
    tua condizione sia peggio che la mia?.
    Via, carissimo gli dissi, sarebbe un'impresa piuttosto lunghetta se
    dovessi raccontarti,  o tu ascoltare, la mia storia disgraziata; ma se
    l'ascolterai,  converrai subito con me che la mia condizione   peggio
    della  tua.  E  com'  possibile?  ribatt,  quando mi aspetto una
    decisione di vita o di morte  per  la  prossima  sessione?  S  gli
    dissi,    possibilissimo:  quando  ti  dica  che io ho subito questo
    processo tre sessioni fa e sono ora sotto sentenza  di  morte.  Non  
    peggio del tuo, il mio caso?
    Allora,  in verit,  tacque un'altra volta, come ammutolito, e dopo un
    po' riprese: Quale  coppia  disgraziata!  Com'  possibile  una  cosa
    simile?. Gli presi la mano. Suvvia, carissimo gli dissi, siediti e
    facciamo  il  confronto  dei nostri guai.  Io sono carcerata in questa
    stessa prigione  e  in  circostanze  ben  peggiori  delle  tue;  e  ti
    convincerai  che  non  venni  per  insultarti  quando  ti racconter i
    particolari. E in cos dire ci sedemmo  insieme,  e  io  gli  riferii
    della  mia  storia  quanto mi sembr conveniente,  concludendo che ero
    caduta in gran miseria, e rappresentandomi ridotta a frequentare certe
    compagnie che mi avevano indotta ad alleviare le mie  ristrettezze  in
    un modo che fino ad allora avevo ignorato.  Dove,  tentando con i miei
    compagni un colpo contro la casa di  un  mercante,  ero  stata  presa,
    perch  trovandomi  ancora sulla soglia,  la serva mi aveva trascinata
    dentro;  ma io non avevo scassinato serrature n rubato nulla,  eppure
    ero  stata  riconosciuta  rea e condannata a morte;  i giudici,  per,
    messi a conoscenza degli stenti ai quali  dovevo  la  mia  caduta,  mi
    avevano ottenuto il permesso che fossi deportata.
    Gli  dissi  che  stavo anche peggio perch,  una volta in carcere,  mi
    avevano presa per una certa  Moll  Flanders,  che  era  una  famosa  e
    fortunata  ladra,  della  quale tutti avevano sentito parlare,  ma che
    nessuno aveva mai visto; ma che quello,  come lui ben sapeva,  non era
    il  mio  nome.  Attribuii  tutto  alla mia cattiva fortuna e dissi che
    sotto questo nome ero  stata  trattata  da  vecchia  delinquente,  per
    quanto  prima  non  avessero  mai sentito parlare di me.  Gli diedi un
    lungo ragguaglio di quello che avevo passato dall'ultima volta che  ci
    eravamo  visti,  ma  gli dissi che l'avevo ancora visto un'altra volta
    dopo quella che lui sapeva;  e qui gli raccontai come l'avevo visto  a
    Brickhill,  come lo inseguivano e come,  dicendo io che lo conoscevo e
    che si trattava di un distinto gentiluomo, era finito lo schiamazzo, e
    il capo sergente era tornato indietro.
    Egli ascolt tutta la storia con  la  massima  attenzione,  e  sorrise
    delle mie imprese,  che erano tutte infinitamente al disotto di quelle
    che lui aveva capeggiato,  ma quando arrivai  alla  storia  di  Little
    Brickhill rest stupefatto.  E fosti proprio tu, carissima disse, a
    dare lo scambietto alla marmaglia di Brickhill?  S  risposi,  fui
    proprio  io.  E  gli  riferii  i  particolari che avevo notato di lui
    quella volta Ma allora disse,  sei stata tu a salvarmi la  vita  in
    quel  giorno,  e  io  sono  felice  di dovere a te la mia vita: ora ti
    pagher il debito e ti liberer dalla condizione in cui  sei,  dovessi
    lasciarci la pelle.
    Gli dissi che non volevo in nessun modo: il rischio era troppo grande,
    e non valeva la pena che lui corresse quel pericolo,  per una vita poi
    che non se lo meritava affatto.  Questo non contava,  mi rispose;  era
    una  vita  che per lui voleva dire tutto,  una vita che gli aveva dato
    una nuova vita;  perch disse,  salvo quella volta,  non  sono  mai
    stato  in pericolo vero,  fino all'istante prima che fossi preso.  Il
    pericolo che aveva corso allora consisteva nell'idea che si era  fatto
    di  non essere inseguito da quella parte;  perch si erano allontanati
    da  Hockley  seguendo  tutta  un'altra  strada,  ed  erano  entrati  a
    Brickhill  attraversando  i  luoghi  coltivati,  e  essendo sicuri che
    nessuno li avesse visti.
    Qui mi diede un lungo ragguaglio della sua vita,  che davvero  farebbe
    una  stranissima e interessantissima storia.  Mi disse che si era dato
    alla strada maestra una dozzina di anni prima di sposarmi;  che quella
    donna che lo chiamava fratello, non era neppure una sua parente, ma un
    semplice membro della banda,  che tenendosi in corrispondenza con loro
    stava sempre in citt, frequentando molte persone,  e dava loro esatta
    notizia  dei viaggiatori che partivano,  tanto che per mezzo delle sue
    informazioni avevano  raccolto  molti  ricchi  bottini.  Costei  aveva
    creduto  di  avergli scovata una fortuna,  quando mi port da lui,  ma
    invece si  era  ingannata,  cosa  della  quale  non  si  poteva  farle
    rimprovero.  E  aggiunse  che  se  io  gli avessi portata una sostanza
    secondo che quella aveva sentito dire che possedevo, era gi deciso ad
    abbandonare la strada e farsi una nuova vita,  ma a  non  apparire  in
    pubblico  fin  che  non  fosse  stata  proclamata una qualche amnistia
    generale o finch lui non potesse, pagando, far entrare il suo nome in
    qualche amnistia particolare e cos starsene poi  tranquillo.  Invece,
    dato  che  la  cosa era andata diversamente,  si era visto costretto a
    ridarsi all'antico mestiere.
    Mi fece un lungo racconto  di  qualcuna  delle  sue  avventure,  e  in
    particolare  di  quella  quando  svaligi  le carrozze di West Chester
    preso Lichfield,  dove fece un grandissimo bottino;  e,  dopo  questa,
    come  svaligi  certi allevatori di bestiame dell'Ovest,  che andavano
    alla Fiera di Burford nel Wiltshire a comprare pecore. Disse che aveva
    fatto tanti quattrini in quelle due occasioni che,  se  avesse  saputo
    dove  venirmi a cercare,  avrebbe sicuramente accettata la mia offerta
    di  andare  insieme  nella  Virginia  oppure  di  stabilirci  in   una
    piantagione, o in qualche altra delle colonie inglesi d'America.
    Mi  disse  che mi aveva scritto tre lettere indirizzate dove gli avevo
    detto,  ma non aveva avuto risposta.  E questo io ben sapevo  che  era
    vero,  ma le lettere mi erano arrivate ai tempi del mio ultimo marito,
    e non avrei potuto far niente,  perci non avevo dato  loro  risposta,
    affinch credesse che si fossero smarrite.
    Vedendosi  cos  deluso,  continu,  non  aveva  pi  smesso  l'antico
    mestiere, per quanto,  una volta fatti tanti denari,  non si esponesse
    pi  a  rischi  cos  disperati come in passato.  Qui mi diede qualche
    cenno di certi aspri e disperati scontri sostenuti  sulla  strada  con
    gentiluomini  che  non  avevano  voluto  perdere  allegramente il loro
    denaro, e mi mostr qualche ferita capitatagli;  e in verit una o due
    ne  aveva  di veramente terribili,  in special modo quella prodotta da
    una pallottola che gli aveva spezzato il braccio, e un'altra di spada,
    quand'era stato passato da parte a parte,  ma  non  essendo  lesi  gli
    organi vitali,  aveva potuto guarire.  Uno dei suoi colleghi gli aveva
    tenuto compagnia con tanta fedelt e amicizia  da  assisterlo  in  una
    cavalcata  di  quasi ottanta miglia,  quando ancora il suo braccio non
    era raggiustato,  e poi gli aveva trovato un  chirurgo  in  una  citt
    importante,  lontana  dal  luogo  del misfatto,  raccontando che erano
    gentiluomini diretti a Carlisle, che erano stati assaliti sulla strada
    maestra dai malandrini e che uno di loro si era presa  una  pallottola
    in un braccio.
    Tutto questo,  mi disse, il suo amico aveva saputo fare tanto bene che
    non suscitarono sospetti,  e rimasero  tranquilli  finch  non  si  fu
    ristabilito.  Mi fece pure tanti diversi racconti di avventure,  che 
    con grandissima riluttanza che tralascio di riferire;  ma questa   la
    mia storia e non la sua.
    Mi informai allora delle circostanze del suo caso presente, e che cosa
    si aspettasse per il giorno del suo processo. Mi rispose che contro di
    lui  non  avevano prove;  poich delle tre rapine di cui li accusavano
    insieme,  aveva voluto la sua buona  fortuna  che  lui  non  si  fosse
    trovato  che  in una e che di questa non ci fosse pi di un testimone,
    il che non bastava ai giudici per condannarlo. Ma questi speravano che
    qualche altro si presentasse,  e lui stesso  aveva  pensato  al  primo
    vedermi  che  io fossi qualcuna venuta a quello scopo: se per nessuno
    si presentava a suo carico,  sperava che lo avrebbero assolto,  e  gli
    avevano  anzi  fatto  sapere  che,   se  accettava  spontaneamente  la
    deportazione,  erano disposti a lasciarlo andare senza processo.  Ma a
    questo  non  poteva  nemmeno  pensare  di  rassegnarsi  e  si  sarebbe
    facilmente assoggettato a farsi impiccare.
    In questo gli diedi torto: primo,  perch se  si  lasciava  deportare,
    centinaia  di modi potevano trovarsi per lui,  che era un gentiluomo e
    un tipo audace e intraprendente, di ritornare da dove fosse partito, e
    fors'anche un qualche modo e ripiego  di  ritornare  prima  ancora  di
    partire.  Qui  egli sorrise e disse che delle due avrebbe preferito la
    seconda,  poich gli suscitava orrore il pensiero  di  essere  mandato
    alle  piantagioni come i romani mandavano gli schiavi a lavorare nelle
    miniere; e che, per cambiare stato, secondo lui meglio era farlo su un
    patibolo,  la quale idea era comune a tutti i  gentiluomini  costretti
    dalle  esigenze  della  loro  fortuna  a  darsi alla strada.  Il luogo
    dell'esecuzione segnava almeno una fine a tutte le miserie dello stato
    attuale;  e per quanto  veniva  dopo,  un  uomo,  secondo  lui,  aveva
    altrettanta probabilit di pentirsi sinceramente negli ultimi quindici
    giorni di vita in mezzo alle angosce di un carcere e della fossa della
    morte,  quanto  ne  avrebbe  mai  avuta  tra  le  foreste  e i deserti
    dell'America.  La schiavit e le pesanti fatiche erano cose alle quali
    dei gentiluomini non si sarebbero mai potuti assoggettare;  questo era
    soltanto un modo per costringerli  a  farsi  da  s  giustizia  di  se
    stessi,  il  che  era  molto peggio;  e di tutto questo lui non poteva
    assolutamente tollerare neppure il pensiero.
    Io feci del mio meglio per  tentare  di  convincerlo,  e  ricorsi  per
    questo a quella nota arte retorica femminile,  intendo le lacrime. Gli
    dissi che l'infamia  della  pubblica  esecuzione  era  certamente  una
    maggiore  offesa  alla  fierezza  di  un  gentiluomo che non qualunque
    mortificazione potesse capitargli oltremare;  che in quest'altra sorte
    aveva almeno una probabilit di vita, mentre qui non ne aveva affatto;
    che per lui sarebbe stata la cosa pi agevole del mondo intendersi con
    un capitano di nave,  gente, parlando in generale, ben disposta; e con
    un po' di contegno, specialmente se non mancavano i quattrini, avrebbe
    potuto riscattarsi non appena arrivato nella Virginia.
    Mi guardo con aria febbrile,  e io ne dedussi che volesse dire che non
    avesse denaro; tuttavia mi sbagliavo, intendeva un'altra cosa.
    Hai accennato poco fa, carissima mi disse, che si poteva trovare un
    modo  di tornare prima ancora di partire;  e io l'ho capita cos,  che
    non sarebbe impossibile  di  riscattarsi  qui  sul  posto.  Preferirei
    pagare  200 sterline per evitare di partire,  che non 100 per ottenere
    la libert una volta arrivato. Questo nasce,  mio caro dissi,  dal
    fatto  che  non conosci quel paese cos bene come lo conosco io. Pu
    anche darsi mi rispose,  eppure credo ancora che,  con tutta la  tua
    conoscenza,  vorresti fare come me, a meno che non sia perch, come mi
    hai detto, tu hai una madre laggi.
    Gli dissi che, quanto a mia madre,  doveva essere morta da molti anni;
    e quanto agli altri parenti che potevo avere laggi, non li conoscevo;
    che  da  quando le mie disgrazie mi avevano ridotta alla condizione in
    cui avevo passato gli ultimi anni,  avevo smesso  ogni  corrispondenza
    con  loro;  e  che  poteva credere senza fatica che non avrei avuto da
    loro una grande accoglienza,  se mi fossi trovata costretta a fare  la
    mia  prima  visita nella condizione di una malfattrice deportata.  Per
    questa ragione,  se andavo laggi avevo deciso di  non  cercarli;  ma,
    andandoci,  molti  progetti  avevo  in  mente,  che mi toglievano ogni
    inquietudine;  e se anche lui si fosse visto  costretto  a  fare  quel
    viaggio, avrei saputo facilmente insegnargli come comportarsi, in modo
    che  non gli sarebbe toccato mai di fare il servo,  specialmente visto
    che sentivo che non gli mancavano i quattrini,  i soli  amici  in  una
    condizione come la nostra.
    Sorrise  e  mi  disse  che  non  mi  aveva mica confidato di avere dei
    quattrini.  Qui tagliai corto,  e gli ribattei che speravo non  avesse
    interpretato  le  mie  parole come una richiesta di aiuto finanziario;
    che anzi, per quanto non possedessi gran che,  pure non avevo bisogno,
    e  fin  che  mi restava qualcosa,  ero piuttosto per dargliene che non
    prendergliene, perch, qualunque fosse il suo capitale, sapevo come in
    caso di deportazione gli sarebbero servii tutti quanti.
    Si espresse allora su questo punto nel pi  affettuoso  dei  modi.  Mi
    disse  che il denaro di cui disponeva non era molto,  ma che non me ne
    avrebbe mai tenuto nascosto nemmeno un quattrino se  ne  avessi  avuto
    bisogno,  e  mi  assicur che mi aveva parlato senza nessuna di queste
    paure; che egli pensava soltanto a quello che gli avevo accennato; che
    qui sapeva bene che fare ma laggi  sarebbe  stato  la  pi  disperata
    creatura dei mondo.
    Gli  dissi  che  si  faceva  spaventare  da quello che in s non aveva
    niente di  terribile;  che,  se  aveva  quattrini  com'ero  felice  di
    sentire,  non  solo avrebbe potuto evitare quella schiavit,  supposta
    conseguenza della deportazione,  ma incominciare l'esistenza  su  tali
    fondamenta  nuove  che  il  successo  non  avrebbe  potuto  mancargli,
    semplicemente usando l'applicazione consueta in simili casi; e che non
    poteva  non  ricordarsi  come  molti  anni  prima  gi  glielo  avessi
    consigliato  e  proposto  per rifarci una sostanza nel mondo.  Ed ecco
    quanto potevo dirgli: per convincerlo che era una cosa sicura e che io
    m'intendevo  a  fondo  del  modo  ed  ero  inoltre  certissima   della
    probabilit  di  riuscita,  mi avrebbe vista,  prima,  liberarmi della
    necessit di partire e poi imbarcarmi spontaneamente con lui,  di  mia
    propria scelta,  e forse portare con me tanto che fosse sufficiente. E
    dissi che questo non lo  proponevo  certo  perch  fossi  incapace  di
    tirare  avanti  senza  il  suo appoggio,  ma perch mi sembrava che le
    nostre mutue disgrazie  fossero  state  tali  da  bastare  a  metterci
    d'accordo  sull'opportunit  di  andarcene da questa parte del mondo e
    stabilirci dove nessuno potesse pi rinfacciarci il  passato  e  dove,
    senza  esservi  ridotti dalle angosce della fossa dei condannati,  noi
    potessimo rivolgerci a  contemplare  tutte  le  passate  sciagure  con
    sollievo  infinito,  considerando  che  i  nostri  nemici ci avrebbero
    interamente dimenticati e che noi saremmo vissuti come esseri nuovi in
    un nuovo mondo, senza che nessuno avesse qualcosa da rimproverarci, n
    noi ad altri.
    Questo cercai d'inculcargli con tanti argomenti,  e  controbattei  con
    tanta  efficacia  tutte  le  sue  appassionate  obiezioni,  che lui mi
    abbracci e mi disse che l'avevo trattato con tanta sincerit  che  se
    ne  sentiva sopraffatto;  che avrebbe accolto il mio consiglio e fatto
    del suo meglio per accettare il destino,  sperando che il conforto  di
    una  cos  fedele consigliera e compagna non gli sarebbe mancato nella
    sua disgrazia.  Ma ancora mi ricord quello che  gli  avevo  accennato
    prima, vale a dire, che ci poteva essere un modo di scamparla prima di
    imbarcarsi  e  che  non  era impossibile evitare del tutto di partire,
    cosa che secondo lui sarebbe  stato  molto  meglio.  Gli  risposi  che
    avrebbe visto lui stesso e si sarebbe pienamente convinto che anche in
    questo avrei fatto l'impossibile e che, se non ci riuscivo, avrei per
    mantenuta l'altra promessa.
    Ci  lasciammo  dopo  questo  lungo colloquio con tali testimonianze di
    tenerezza e di affetto che mi sembrarono uguali,  se non superiori,  a
    quelle  della nostra separazione di Dunstable;  e finalmente capii pi
    chiaramente il motivo per cui allora aveva evitato di venire a  Londra
    con  me e perch,  quando ci eravamo separati,  mi aveva detto che non
    era conveniente per lui entrare con me  a  Londra,  come  diversamente
    avrebbe fatto. Ho gi rilevato come il racconto della sua vita avrebbe
    formato una storia ben pi dilettevole che la mia;  e,  veramente,  in
    quella storia niente c'era di pi bizzarro di questa parte,  che  cio
    egli avesse continuato in quel terribile mestiere per venticinque anni
    interi  e mai si fosse fatto prendere;  anzi il successo riportato era
    stato tanto eccezionale e grande,  che talvolta egli si  era  ritirato
    per  vivere  a  suo  agio  in  qualche  luogo,  un  anno  o anche due,
    mantenendo s e un servitore, e molte volte era stato seduto nei caff
    e aveva sentito le stesse persone da lui rapinate raccontare del furto
    patito,  dei posti e  delle  circostanze,  cosicch  facilmente  aveva
    potuto riconoscere che si trattava di una sua vittima.
    In  questo modo sembra che stesse vivendo,  nei dintorni di Liverpool,
    in quel tempo che sfortunatamente mi spos credendomi  un  patrimonio.
    Se  io  fossi stata quel partito che si riprometteva,  credo veramente
    che si sarebbe dato a una vita onesta.
    Con tutte le sue  disgrazie,  aveva  per  avuto  la  fortuna  di  non
    trovarsi  effettivamente sul posto quando era stata commessa la rapina
    per  cui  erano  arrestati,  e  quindi  nessuno  dei  derubati  poteva
    giurargli contro.  Ma sembra che, essendo stato catturato con tutta la
    banda,  un indocile villano avesse giurato decisamente contro di  lui;
    e,  conformemente alla pubblica notizia data, ora si aspettavano altre
    prove a suo carico, e per questa ragione era trattenuto.
    Tuttavia, la profferta che gli fecero di deportarlo,  veniva,  secondo
    quanto  sentii,  dall'intercessione di un qualche gran personaggio che
    insisteva moltissimo perch lui accettasse; e dato che egli sapeva che
    c'erano parecchi che potevano saltare  fuori  contro  di  lui,  io  mi
    convinsi  che  quell'amico  aveva  ragione,  e non gli lasciavo tregua
    notte e giorno per indurlo a non rimandare pi.
    Alla fine,  e con molta difficolt,  mi diede il suo consenso;  e dato
    che non fu ammesso perci alla deportazione direttamente dal tribunale
    e   dietro   sua   supplica,   come   era   il  mio  caso,   si  trov
    nell'impossibilit di sfuggire all'imbarcarsi, come io avevo detto che
    poteva,  poich il suo amico aveva dato sicurt che da s  si  sarebbe
    deportato e non sarebbe rientrato che alla fine della pena.
    Questa  difficolt  ruppe tutti i miei disegni,  perch i passi che in
    seguito feci per la  mia  liberazione  vennero  cos  resi  del  tutto
    inefficaci, a meno che non mi decidessi ad abbandonarlo e lasciare che
    da  solo  partisse  per  l'America,  ma piuttosto che fare questo egli
    affermava che avrebbe accettato di salire senz'altro il patibolo.
    Devo ora tornare al caso mio. Il giorno che dovevo essere deportata si
    avvicinava;  la governante,  che  non  veniva  meno  alla  sua  grande
    amicizia per me,  aveva cercato di ottenermi la grazia,  ma questo non
    era possibile se non mediante una spesa eccessiva per  la  mia  tasca,
    visto  che  vuotarla,  a meno che fossi pronta a ridarmi al mio antico
    mestiere,  sarebbe stato peggio che  la  deportazione,  perch  laggi
    avrei potuto vivere e qui non pi.  Il pio ecclesiastico poi insisteva
    molto sotto altri aspetti per ottenere che non mi deportassero; ma gli
    risposero  che  gi  mi  avevano  concessa  la  vita  alle  sue  prime
    sollecitazioni,  e  non doveva perci chieder altro.  Fu sensibilmente
    addolorato che io dovessi partire,  perch,  come  disse,  temeva  che
    avrei  perso  le  buone  impressioni che la prospettiva della morte mi
    aveva lasciato dapprima e che  poi  i  suoi  stessi  consigli  avevano
    approfondito;   e   a   questo   riguardo   quell'uomo   timorato  era
    preoccupatissimo.
    D'altronde,  ora non ci tenevo pi troppo,  ma tenni nascosti  i  miei
    motivi  all'ecclesiastico,  e fino all'ultimo egli credette sempre che
    io partissi con la massima riluttanza e afflizione.
    Fu nel mese di febbraio  che,  con  tredici  altri  condannati,  venni
    consegnata  a  un mercante che trafficava con la Virginia,  a bordo di
    una nave all'ancora nel Deptford Reach.  Il funzionario del carcere ci
    consegn sulla nave, e il padrone gli rilasci ricevuta di noi.
    Per quella notte fummo ficcati nella stiva e tenuti talmente al chiuso
    che io credetti di soffocare per la mancanza d'aria.  La mattina dopo,
    la nave lev l'ancora e discese per il fiume fino  a  un  punto  detto
    Bugby's Hole,  cosa fatta, come ci dissero, d'accordo con il mercante,
    affinch ci fosse preclusa ogni opportunit di fuga.  Quando  tuttavia
    la  nave  arriv  nel  nuovo posto e cal l'ancora,  ci fu permesso di
    salire sul ponte ma non sul  castello,  che  veniva  in  special  modo
    riservato al capitano e ai passeggeri.
    Quando dallo strepito dei marinai sulla mia testa e dalle scosse della
    nave   mi  accorsi  che  avevano  messo  alla  vela,   all'inizio  fui
    sbigottita,  temendo che ce ne andassimo e non si potesse pi ricevere
    visite;  ma  ben  presto  mi  tranquillizzai non appena mi accorsi che
    avevano gettato l'ancora,  e qualche marinaio venne ad avvertirci  che
    l'indomani  avremmo potuto salire sul ponte e ricevere le visite degli
    amici.
    Tutta quanta la notte giacqui distesa sul duro tavolato come gli altri
    prigionieri,  ma in seguito venne consentito l'uso di certi camerini a
    quelli  che  avevano un giaciglio da metterci;  e spazio per allogarvi
    ogni cassa o baule di vestiario,  e di biancheria se  l'avevamo  (come
    ben  posso dire),  visto che alcuni non possedevano nessuna camicia n
    di tela n di lana,  se non quella che portavano  indosso,  e  inoltre
    nemmeno  un  picciolo di denaro da spendere.  Pure mi sembr che se la
    passassero abbastanza bene su quella nave, e specialmente le donne che
    prendevano qualche soldo dai marinai per il bucato che facevano loro e
    altri lavori quanto bastava ad acquistare tutto quello di cui avessero
    bisogno.
    Quando l'indomani mattina ci fu  permesso  di  salire  sul  ponte,  io
    chiesi  a  uno  degli  ufficiali  se non fosse consentito di inviare a
    terra una lettera per far sapere ai miei amici dove  eravamo  e  farmi
    portare certe cose necessarie.  Era questi il nostromo,  persona molto
    garbata e cortese,  che mi disse che avrei avuto tutti i permessi  che
    volevo  e che lui poteva consentirmi con sua sicurezza.  Gli dissi che
    altro non chiedevo;  e mi rispose che  la  lancia  della  nave  doveva
    andare a Londra con la prossima marea,  e allora avrebbe fatto portare
    la mia lettera.
    Come d'accordo, quando la lancia stava per partire,  il nostromo venne
    a  dirmi  che andava via,  e lui stesso ci scendeva: se la mia lettera
    era pronta, se ne sarebbe occupato lui.  Io mi ero procurata gi prima
    carta,  penna  e  inchiostro,  e  avevo  indirizzata  una lettera alla
    governante, accludendone una seconda per il mio compagno di prigionia,
    che per non le rivelai che fosse mio marito,  n allora  n  mai.  In
    quella  per la governante,  le facevo sapere dove si trovava la nave e
    insistevo che mi inviasse quelle cose che avesse preparato per il  mio
    viaggio.
    Quando  consegnai  la  lettera  al  nostromo,  gli  diedi  insieme uno
    scellino che,  dissi,  era per la  spesa  del  messo,  poich  l'avevo
    supplicato  di  mandare  subito con la lettera non appena a terra,  in
    modo che, se possibile,  mi fosse rimandata per mezzo dello stesso una
    risposta e io sapessi che pensare della mia roba;  giacch,  signore
    dissi, se la nave parte prima che l'abbia, io sono rovinata.
    Ebbi cura,  quando presi lo scellino,  di lasciargli  intravedere  che
    avevo  con me una provvista di danaro un po' pi abbondante dei soliti
    prigionieri; che avevo una borsa e dentro una discreta sommetta;  e mi
    accorsi  che  subito,   a  quella  semplice  vista,  egli  mi  us  un
    trattamento molto diverso da quello  che  altrimenti  avrei  ricevuto;
    poich,  per  quanto  prima  fosse  cortese con me,  con una specie di
    naturale compassione come per una donna nella sventura,  tuttavia dopo
    fu  tale  anche  pi del normale e si ingegn di farmi trattare meglio
    sulla nave di quanto,  oso dire,  non sarei  stata  altrimenti;  e  in
    seguito questo si vedr.
    Recapit   con   molto  scrupolo  la  mia  lettera  nelle  mani  della
    governante,  e mi riport la  risposta:  quando  me  la  consegn,  mi
    restitu lo scellino. Ecco qua disse, il vostro scellino, perch la
    lettera  l'ho  portata  io  stesso.  Non seppi che dirmi;  la cosa mi
    riemp di stupore.  Tuttavia dopo una  pausa  dissi:  Signore,  siete
    troppo  buono;  sarebbe  stato soltanto giusto che vi foste pagata una
    carrozza.  No,  no mi rispose,  io sono strapagato.  Chi   quella
    signora? Vostra sorella?
    No,  signore  gli  dissi,  non  una mia parente,  ma una mia amica
    carissima,  l'unica che abbia al mondo. Ebbene disse,  ce ne  sono
    poche di amiche simili. Piange pensando a voi, come una bambina. S
    ripresi,  credo  che  darebbe anche cento sterline,  per liberarmi da
    quest'orribile stato.
    Veramente? Per la met di questa somma credo che riuscirei a mettervi
    in condizione di cavarvela. Ma questo lo disse a  bassa  voce  perch
    nessuno potesse sentire.
    Ahim,  signore,  questa  sarebbe  una  liberazione  che,  se  poi mi
    riprendessero, mi costerebbe la vita. Certo rispose, una volta che
    voi foste fuori della nave, dovreste pensarci voi stessa;  non sarebbe
    pi affar mio. E per quella volta finimmo il discorso.
    Intanto,  la governante,  fedele fino all'ultimo,  recapit la lettera
    nel carcere a mio marito ed ebbe la risposta,  e l'indomani  venne  di
    persona,  portandomi  in  primo  luogo  un lettuccio da mare,  come lo
    chiamano,  con il suo solito corredo.  Mi port pure  un  forziere  da
    mare,  cio uno di quei forzieri che usano i marinai, con tutte le sue
    comodit,  e pieno di quasi tutto quello che potesse occorrermi;  e in
    uno  degli  angoli  del forziere,  dove c'era un cassetto segreto,  si
    trovava il banco dei miei denari,  di tutti  quelli  cio,  che  avevo
    deciso  di  portare  con me;  dato che avevo disposto di lasciarne una
    parte in Inghilterra,  che mi sarebbero poi stati inviati sotto  forma
    della merce della quale avrei avuto bisogno per stabilirmi,  poich in
    quella terra il denaro non serve a gran cosa,  potendosi  comprare  di
    tutto con tabacco, e anzi c' da subire grosse perdite a portarselo di
    qui.
    Ma il mio caso era speciale; non mi conveniva per niente andarci senza
    denaro  e  senza roba,  e per una povera condannata alla quale toccava
    essere venduta non appena arrivata,  giungerci con un carico di  merci
    sarebbe  stato  un  dare  nell'occhio  e  magari correre il rischio di
    vedersele sequestrare;  e cos presi con me una parte dei quattrini  e
    gli altri li lasciai alla governante.
    La governante mi port una quantit di altre cose, ma non mi conveniva
    mostrarmi  troppo  fornita,  o almeno finch non avessi saputo con che
    capitano avevamo a che fare.  Quando lei sal sulla nave  io  credetti
    che  davvero  stesse per esalare l'estremo sospiro;  le cadde il cuore
    alla mia vista e al pensiero di separarsi lasciandomi in quello stato;
    e pianse cos dirottamente che per  un  bel  pezzo  non  fu  possibile
    scambiare parola.
    Approfittai  di questo tempo per leggere la lettera del mio collega di
    prigionia,  che mi lasci molto perplessa.  Mi diceva che gli  sarebbe
    stato  impossibile essere liberato in tempo utile per imbarcarsi sulla
    stessa nave e,  cosa che contava molto di pi,  cominciava a chiedersi
    se gli avrebbero lasciata la facolt, per quanto andasse di sua libera
    scelta   alla   deportazione,   di  salire  sulla  nave  che  volesse:
    l'avrebbero imbarcato invece,  diceva,  su quella nave che fosse  loro
    piaciuta,  e  consegnato  al capitano come gli altri condannati.  Cos
    cominciava a non sperare pi di vedermi prima dell'arrivo in  Virginia
    e questo lo portava alla disperazione; considerando che d'altronde, se
    io  non  mi  trovassi  laggi,  se un qualunque accidente di mare o di
    morte dovesse colpirmi,  egli sarebbe stato l'uomo  pi  rovinato  del
    mondo.
    Tutto  questo  mi  lasci molto perplessa,  e non sapevo che decisione
    prendere.  Riferii alla governante la storia del nostromo,  e  lei  si
    dimostr   ansiosa   che   trattassi   con   lui;   ma  io  non  avevo
    quest'intenzione finch non sapevo se mio marito,  o il  mio  collega,
    come lei lo chiamava,  avrebbe o no avuto la facolt di venire con me.
    Alla fine fui costretta a metterla a conoscenza di tutta la  faccenda,
    eccettuato  solo  che  quello  era  mio  marito.  Le  dissi che mi ero
    esplicitamente accordata con lui per il viaggio,  se gli avessero dato
    il  permesso  di  imbarcarsi  sulla mia stessa nave,  e sapevo che non
    mancava di denaro.
    Poi le raccontai quello che mi proponevo di fare  una  volta  arrivata
    laggi;   come  potevamo  coltivare,  stabilirci  e,  in  una  parola,
    arricchire senza pi correre avventure;  e,  come un gran segreto,  le
    confidai che dovevamo sposarci non appena salito anche lui sulla nave.
    La  governante  convenne  con  slancio che partissi,  quand'ebbe udito
    questo,  e da quel momento si fece un dovere di ottenere la sua pronta
    liberazione  in tempo perch lui potesse imbarcarsi con me,  cosa che,
    anche se con molta difficolt,  finalmente ottenne,  ma la cosa non fu
    senza  tutte  le formalit che si usano per un vero condannato,  quale
    egli che non aveva subito processo  non  era  in  nessun  modo,  e  lo
    mortific  moltissimo.  Ora,  dato che la nostra sorte era fissata,  e
    tutti e due a bordo,  diretti alla Virginia,  nell'abietta qualit  di
    condannati  alla deportazione destinati alla vendita come schiavi,  io
    per cinque anni e lui sotto obbligazione e garanzia di non tornare mai
    pi in Inghilterra per tutto lo spazio dei suoi giorni,  mio marito si
    dimostr molto afflitto e abbattuto. L'umiliazione di essere portato a
    bordo  come di prigioniero qual era,  lo pungeva parecchio,  visto che
    prima gli avevano detto che avrebbe potuto deportarsi da s,  in  modo
    da viaggiare liberamente come un gentiluomo. E' bens vero che lui non
    era, come noi, destinato alla vendita una volta arrivato, e per questo
    motivo  diversamente  da  noi  doveva  di  pagare  il suo passaggio al
    capitano: quanto al  resto,  si  sentiva  smarrito  come  un  bambino,
    pensando a quello che avrebbe fatto, se non lo guidavano.
    Io  continuai tuttavia in uno stato di incertezza tre buone settimane,
    senza sapere se avrei avuto o no con me mio marito,  e perci  non  mi
    decidevo  come  o  in  che  modo  accogliere  la  proposta dell'onesto
    nostromo, cosa che in verit gli sembrava piuttosto strana.
    In capo a questo tempo,  ecco che mio marito arriva a bordo.  Aveva un
    aspetto accasciato e irritato; il suo cuore generoso ribolliva d'ira e
    di sdegno, vedendosi trascinare da tre guardiani di Newgate e cacciare
    a  bordo come un condannato,  lui che non era neppure stato portato al
    processo.  Se ne lagn altamente per  mezzo  dei  suoi  amici,  poich
    aveva, a quanto pare, delle protezioni; ma questi nei passi che fecero
    ebbero  anzi  una lavata di testa e si sentirono dire che quel signore
    era stato fin troppo favorito e che  di  lui  avevano  avuto  un  tale
    ragguaglio,  dopo  l'ultima  concessione  che  venisse deportato,  che
    poteva considerarsi fortunato se non gli aprivano un  altro  processo.
    Questa risposta lo calm,  poich sapeva troppo bene quello che poteva
    essere successo e quello che poteva aspettarsi;  e finalmente cap  la
    bont  di  quel  consiglio  che  l'aveva deciso ad accettare l'offerta
    della deportazione.  E quando il suo  cruccio  verso  quelli  che  lui
    chiamava  tizzoni  d'inferno  fu  un  po' sbollito,  prese un'aria pi
    composta,  riprese un aspetto gaio e,  dato che stavo dicendogli della
    mia  gioia  al  vederlo  scampato ancora una volta da quelle mani,  mi
    strinse fra le sue braccia e riconobbe con ogni segno di tenerezza che
    gli avevo dato il migliore dei consigli. Carissima mi disse,  tu mi
    hai  salvata  due volte la vita: d'ora in avanti la metto tutta al tuo
    servizio e seguir sempre i tuoi consigli.
    La nostra prima occupazione fu di confrontare i fondi.  Egli con me fu
    molto onesto e mi disse che possedeva parecchio quando era entrato nel
    carcere,  ma che vivere l dentro come un signore, e, cosa che contava
    molto di pi, farsi degli amici e curare il caso suo,  gli era costato
    parecchio:  e a farla breve,  non gli restavano altro che 108 sterline
    che aveva in tasca in oro.
    Io gli diedi conto del mio con altrettanta veridicit,  vale a dire di
    quello  che  avevo  con  me;  perch  ero  decisa a tenere di riserva,
    qualsiasi cosa mi dovesse capitare,  quanto mi restava:  in  caso  che
    morissi,  quanto avevo era sufficiente per lui, mentre volevo lasciare
    alla mia governante quello che gi aveva nelle mani, dato che se l'era
    assai meritato.
    Con me portavo  un  capitale  di  246  sterline  e  qualche  scellino;
    cosicch tra tutti e due avevamo 354 sterline, ma nessuno ebbe mai per
    ricominciare la sua esistenza sostanza peggio guadagnata.
    La  gran  disgrazia  di questo capitale era il fatto che consisteva in
    denaro, inutilissima mercanzia per chi andava alle piantagioni.  Credo
    che  la parte di mio marito fosse davvero tutto quello che gli restava
    al mondo, come mi aveva detto; ma io, che possedevo in banca tra 700 e
    800 sterline quando mi avvenne la disgrazia, e che avevo una delle pi
    fedeli amiche del mondo ad amministrarmele,  tenuto conto che era  una
    donna di scarsi principi,  le lasciavo nelle mani ancora 300 sterline,
    che mi riservavo come ho detto; e inoltre portavo con me certi oggetti
    di  molto  valore,  soprattutto  due  orologi  d'oro,   qualche  pezzo
    d'argenteria  e  qualche  anello: tutta roba rubata.  Munita di questa
    fortuna e nel mio sessantunesimo anno di et mi imbarcavo per un nuovo
    mondo,  come posso ben chiamarlo,  nella semplice  condizione  di  una
    povera  condannata,  che  invece  d'impiccare deportavano.  Ero male e
    miseramente vestita,  ma non cenciosa o sporca,  e nessuno in tutta la
    nave sapeva che io avessi con me dei valori.  Tuttavia, dato che avevo
    una quantit di ottimi vestiti e biancheria in abbondanza,  che  avevo
    ordinato  d'imballare  nelle  mie due grandi casse,  le feci imbarcare
    sulla nave, non come roba mia, ma da consegnarsi nella Virginia al mio
    vero nome,  e avevo in tasca le polizze di  carico.  Nelle  due  casse
    c'erano  pure  l'argenteria e gli orologi e tutti i valori,  eccetto i
    denari,  che conservavo a parte in un cassetto segreto del baule e che
    nessuno  poteva  scoprire,  n  prendere  una  volta scoperti,  se non
    facendo a pezzi il baule.
    Oramai la nave  cominciava  a  riempirsi;  salirono  a  bordo  diversi
    passeggeri,  che si imbarcavano per tutt'altri motivi che criminali, e
    questi si vedevano sistemati nella grande  cabina  o  in  altre  parti
    della nave,  mentre noi,  prigionieri,  ci cacciavano in basso, non so
    neppure dove. Ma quando venne a bordo mio marito,  io ne parlai con il
    nostromo  che  fin  dall'inizio mi aveva dato prove di buona amicizia.
    Gli dissi che mi aveva favorito in molte cose e io finora non  l'avevo
    compensato  come  si  meritava,  e  in  cos dire gli misi in mano una
    ghinea.  Gli dissi che ora a bordo si trovava pure  mio  marito;  che,
    quantunque  fossimo caduti nell'attuale disgrazia,  pure eravamo state
    persone di carattere ben diverso dalla  miserabile  marmaglia  con  la
    quale  viaggiavamo;  e avremmo voluto sapere se non si poteva decidere
    il capitano a concederci qualche comodit  sulla  nave,  per  cui  gli
    avremmo corrisposto quello che avrebbe chiesto, e l'avremmo compensato
    per  l'incomodo  che si sarebbe preso.  Il nostromo intasc la ghinea,
    secondo quanto potei vedere,  con molta soddisfazione,  e mi  assicur
    del suo appoggio.
    Poi  ci  disse  che  non nutriva dubbi che il capitano,  un gentiluomo
    della miglior pasta  del  mondo,  avrebbe  facilmente  accondisceso  a
    favorirci   nel   miglior   modo   che  potevamo  desiderare,   e  per
    tranquillizzarmi mi disse  che  avrebbe  approfittato  della  prossima
    marea  per andargliene a parlare appositamente.  Il mattino dopo,  che
    per caso dormii pi a lungo dell'ordinario,  quando mi  fui  alzata  e
    cominciai  a guardar fuori,  vidi il nostromo che andava tra i marinai
    alle sue solite faccende.  Mi  rattrist  un  po'  il  vederlo  l,  e
    facendomi avanti per parlargli, quello mi vide e venne verso di me, ma
    io senza dargli il tempo di aprire bocca per primo,  dissi sorridente:
    Immagino, signore, che ci abbiate dimenticati;  siete molto occupato,
    a  quanto  vedo.  Mi  rispose  immediatamente:  Venite  con  me e lo
    saprete. E mi port cos nella grande cabina,  dove vidi un buon tipo
    di signore che scriveva, e aveva molti fogli sparsi davanti.
    Ecco disse il nostromo a quello che scriveva,  la signora di cui vi
    parl il capitano. E rivolgendosi a  me,  continu:  Tanto  mi  sono
    dimenticato  di voi che sono stato a cercare il capitano in casa sua e
    gli ho riferito fedelmente le  vostre  parole,  che  vorreste  qualche
    comodit  per  voi  e per vostro marito;  e il capitano ha mandato qui
    appositamente questo  signore,  che    l'ufficiale  in  seconda,  per
    mostrarvi  ogni cosa e sistemarvi in modo che siate soddisfatti,  e mi
    incarica  di  assicurarvi  che  nessuno  vi  tratter   come   sareste
    destinati,  ma  con  quello  stesso  rispetto  che si ha per gli altri
    passeggeri.
    Allora mi rivolse la parola l'ufficiale e senza lasciarmi il tempo  di
    ringraziare  il  nostromo per la sua cortesia,  conferm quanto questi
    aveva detto,  e aggiunse che il  capitano  si  faceva  un  piacere  di
    trattare  con  benevolenza e carit specialmente coloro ai quali fosse
    toccata una disgrazia;  e detto questo,  mi  mostr  diversi  camerini
    collocati,  qualcuno  nella  grande  cabina,  e altri tramezzati nella
    corsia,  ma che guardavano  sulla  grande  cabina,  appositamente  per
    passeggeri,  e mi diede la facolt di scegliere quello che volessi. Io
    scelsi un camerino di corsia, dove c'era comodit di sistemare baule e
    casse, e un tavolo per i pasti.
    Mi disse allora l'ufficiale che il nostromo aveva parlato cos bene di
    me e di mio marito,  che egli aveva ordine di invitarci,  se ci pareva
    conveniente,  a consumare i nostri pasti in sua compagnia per tutta la
    traversata alle solite condizioni dei passeggeri: potevamo rifornirci,
    se  cos  ci  piaceva,  di  provvigioni  fresche,  e  se  no,  avrebbe
    provveduto  secondo  il  suo  solito  e  le avremmo condivise con lui.
    Questa nuova mi rimetteva il fiato in corpo  dopo  tanti  strapazzi  e
    tanti  affanni.  Ringraziai l'ufficiale e gli dissi che il capitano ci
    avrebbe fatto lui stesso le sue condizioni,  e gli chiesi  licenza  di
    andarne  a parlare con mio marito che non si sentiva troppo bene e non
    era ancora uscito di cabina. Infatti andai, e mio marito, il cui umore
    era  ancora  tanto  abbattuto  dall'indegnit  che  riteneva  di  aver
    sofferto  che,  quasi  quasi,  non  era  pi  lui,  si  sent talmente
    rinascere a quella notizia dell'accoglienza che  ci  avrebbero  fatto,
    che  divent un altr'uomo,  e nuovo vigore e coraggio gli apparvero in
    viso.  Tanto vero  quel detto che gli animi pi grandi,  quando siano
    sopraffatti dai loro affanni, cadono negli smarrimenti pi profondi.
    Dopo una breve pausa per rimettersi,  mio marito sal con me e venne a
    ringraziare l'ufficiale della bont che ci aveva testimoniato,  e  per
    mezzo  suo  mand  i dovuti ringraziamenti al capitano,  offrendosi di
    pagare in anticipo qualunque somma chiedesse per il nostro passaggio e
    per le comodit che ci aveva permesso.  L'ufficiale gli disse  che  il
    capitano  doveva venire a bordo nel pomeriggio,  e per tutto questo lo
    rimandava  direttamente  a  lui.  Infatti  nel  pomeriggio  arriv  il
    capitano  e  noi  lo trovammo quello stesso uomo affabile e obbligante
    che aveva detto il nostromo.  Quanto  a  lui,  gli  piacque  tanto  la
    conversazione di mio marito che,  a farla breve, non volle permetterci
    di restare nel camerino che avevamo scelto,  ma ce ne assegn uno che,
    come ho detto prima, dava sulla grande cabina.
    N  le condizioni che ci fece furono esorbitanti e nemmeno si dimostr
    insaziabile e avido di depredarci,  ma con quindici ghinee ci  pagammo
    la  traversata  e  il  vitto,  mangiammo alla sua stessa mensa e fummo
    trattati con ogni generosit.
    Il capitano si sistem dall'altra parte della  grande  cabina,  perch
    aveva  lasciato  il  suo  camerone,  come  lo  chiamano,  a  un  ricco
    piantatore che viaggiava con la moglie e tre bambini e mangiavano  per
    loro  conto.  Aveva  poi  qualche altro passeggero ordinario sistemato
    nella corsia; e quanto alla nostra antica confraternita,  quelli erano
    relegati nella stiva e salivano molto di rado sul ponte.
    Non  potei  trattenermi dall'informare la governante di quello che era
    avvenuto; era pura giustizia che lei,  alla quale stavo tanto a cuore,
    avesse  parte  nella mia buona fortuna.  E poi mi serviva il suo aiuto
    per procurarmi certe cose necessarie,  che prima  mi  preoccupavo  che
    qualcuno  vedesse.  Ma  ora  che  avevo  un camerino,  e lo spazio per
    metterci roba,  ordinai leccornie  in  abbondanza  per  nostro  comodo
    durante il viaggio,  come acquavite,  zucchero, limoni, eccetera, allo
    scopo di fare il ponce e offrirne al nostro benefattore,  il capitano;
    e  abbondanza  di  cibi  e  di bevande;  un letto pi grande e coperte
    appropriate: decidemmo, in una parola, di non mancare di nulla.
    Finora non avevo provvisto niente di utile per quando saremmo sbarcati
    e diventati piantatori,  ma io ero ben lungi dall'ignorare quello  che
    era necessario per l'occasione;  in special modo ogni tipo di utensili
    per coltivare e fabbricare;  e ogni specie di suppellettili domestiche
    che,  dovendole  comprare  sul  posto,  ci  sarebbero  necessariamente
    costate il doppio.
    Parlai di questo punto con la governante,  e lei  and  a  trovare  il
    capitano  e gli disse che sperava si sarebbe potuto trovare il modo di
    ottenere la libert ai suoi due disgraziati cugini,  come ci chiamava,
    una volta che fossero giunti laggi; e parlarono pure dei modi e delle
    condizioni,  di che parler poi.  Dopo avere cos sondato il capitano,
    gli fece sapere che,  sebbene sventurati per  le  circostanze  che  ci
    mettevano  in viaggio,  pure non eravamo privi di mezzi per metterci a
    lavorare nel paese e ci sentivamo decisi a stabilirci e fare  la  vita
    dei piantatori.  Il capitano ci offr subito il suo aiuto, spieg alla
    governante come si doveva fare per intraprendere  una  simile  cosa  e
    quanto fosse facile,  anzi certo, per gente attiva rimettersi in sesto
    in quel modo.  Signora disse,  per nessuno che stia  laggi    una
    vergogna  essere  stato  deportato  in  circostanze  anche peggiori di
    quelle dei vostri cugini;  bisogna soltanto dedicarsi con qualche buon
    senso all'industria del paese, una volta arrivati.
    La  governante  gli  chiese  allora  quali  cose  era  necessario  che
    portassimo con noi,  ed egli,  da uomo pratico,  le  disse:  Signora,
    anzitutto  i  vostri cugini devono trovare qualcuno che li compri come
    servi,  secondo le condizioni della loro condanna,  e poi nel nome  di
    codesta persona,  potranno girare dove vorranno; potranno o acquistare
    qualche piantagione gi iniziata o  comprare  terra  dal  governo  del
    paese  e cominciare in qualunque modo;  tutte e due le cose si fanno a
    un prezzo ragionevole.  Allora lo richiese del suo  appoggio  per  la
    prima  condizione,  e  il  capitano  le  promise  che  se  ne  sarebbe
    incaricato,  come fece infatti con molta  fedelt.  Quanto  al  resto,
    promise  di  raccomandarci  a  persone  che ci avrebbero assistiti con
    ottimi consigli e non ci avrebbero  ingannati:  di  pi  non  potevamo
    certo desiderare.
    Poi gli chiese se non sarebbe stato necessario provvederci di un fondo
    di  utensili e di materiali per stabilire la nostra piantagione;  e il
    capitano  rispose:  S,  assolutamente.  Ella  allora  lo  preg  di
    consigliarla   e   gli   disse  che  ci  avrebbe  provvisto  di  tutto
    l'occorrente  qualsiasi  cosa  dovesse  costarle.   Conformemente   il
    capitano  le  diede  un  elenco delle cose necessarie a un piantatore,
    che,  dal conto che fece egli stesso,  venivano  un  ottanta  o  cento
    sterline.  E,  a farla breve,  lei seppe ingegnarsi in quegli acquisti
    con la stessa abilit di un vecchio mercante della  Virginia;  eccetto
    che,  su  mia indicazione,  delle cose segnate nella lista comper pi
    del doppio.
    Le fece caricare a bordo a nome suo, ritir le polizze che il capitano
    gli diede,  gir queste polizze  a  mio  marito,  assicurando  poi  la
    spedizione  a  proprio  nome;   cosicch  per  qualunque  evenienza  e
    qualunque sventura eravamo preparati.
    Avrei dovuto dire prima,  che mio marito  le  consegn  tutto  il  suo
    capitale  di 108 sterline che,  come ho detto,  portava con s in oro,
    perch facesse quelle provviste,  e io aggiunsi  ancora  una  discreta
    somma;  in  modo  che  non  toccai  per niente quel fondo che le avevo
    lasciato nelle  mani,  ma  tutto  sommato  disponevamo  di  quasi  200
    sterline in denaro, che erano pi che sufficienti al nostro scopo.
    In questa condizione,  molto allegri e in verit pieni di gioia perch
    le nostre cose si erano messe  tanto  bene,  mettemmo  alla  vela  dal
    Bugby's  Hole  alla  volta  di Gravesend,  dove la nave si ferm altri
    dieci giorni e il  capitano  sal  definitivamente  a  bordo.  Qui  il
    capitano ci us una gentilezza che,  in verit,  non avevamo motivo di
    aspettarci,  e fu di lasciarci scendere a  terra  a  prendere  qualche
    ristoro,  dietro  parola  che  non  gli  saremmo  scappati  e  saremmo
    pacificamente tornati a bordo.  E questa  fu  tale  una  dimostrazione
    della  sua  fiducia  in  noi che soverchi mio marito,  che,  per mero
    principio di gratitudine,  gli disse che dato che sotto nessuna  forma
    poteva  ricambiarlo  convenientemente  di  un simile favore,  cos non
    credeva di dover accettare n poteva decidersi  a  fargli  correre  un
    simile  rischio.  Dopo  vari  scambievoli complimenti,  io diedi a mio
    marito una borsa di quindici ghinee,  ed egli la mise nelle  mani  del
    capitano.  Ecco,  capitano  gli  disse,  la parte di un pegno della
    nostra lealt;  se ci comportiamo scorrettamente con voi per qualsiasi
    ragione, la borsa  vostra. E detto questo, scendemmo a terra.
    In   verit  il  capitano  aveva  sufficiente  garanzia  della  nostra
    decisione di partire,  poich ora che avevamo fatte tante  provvigioni
    per stabilirci laggi, non sembrava verosimile che dovessimo preferire
    rimanere a rischio della vita, ch tale sarebbe stata la nostra sorte.
    Insomma  scendemmo tutti a terra con il capitano,  e cenammo insieme a
    Gravesend,  dove fummo molto allegri,  ci trattenemmo tutta la  notte,
    dormimmo nella locanda che ci ospitava e ritornammo con somma lealt a
    bordo  l'indomani  mattina  in  sua compagnia.  Avevamo comprato dieci
    dozzine di bottiglie di ottima birra, del vino, qualche pollo, e altro
    cibo che ci sembr che sarebbe stato molto bene accetto sulla nave.
    La governante rimase con noi per tutto questo tempo,  e venne con  noi
    fino  nei Downs,  come pure la moglie del capitano,  che lo accompagn
    nel ritorno.  Non ebbi mai tanto  dispiacere  a  separarmi  dalla  mia
    stessa  madre  quanto a separarmi da quella donna,  e non la rividi da
    quella volta mai pi.  Il terzo giorno che eravamo nei Downs,  si alz
    un favorevole vento dell'est,  e noi salpammo il 10 aprile. N facemmo
    pi nessun scalo, fino a che,  sospinta sulla costa dell'Irlanda da un
    gagliardo  colpo  di vento,  la nave non butt l'ancora in una piccola
    baia,  presso il fiume di cui ho dimenticato il nome,  ma dicevano che
    questo fiume passava da Limerick e che era il pi grande dell'isola.
    Qui,  essendo trattenuti un po' dal cattivo tempo, il capitano, che si
    dimostrava  sempre  quell'uomo  affabile  e  cortese  dell'inizio,  ci
    riport  tutti  e  due a terra.  Questo fece stavolta veramente per un
    riguardo a mio marito che reggeva malissimo il mare,  in special  modo
    quando soffiava quel vento. Acquistammo un'altra volta una provvigione
    di vettovaglie fresche, manzo, carne di porco, montone e pollame, e il
    capitano  si  ferm  a  salare  cinque  o  sei  barili  di manzo,  per
    arricchire la dispensa della nave.  Non erano passati  pi  di  cinque
    giorni che, addolcendosi il tempo e mettendosi un buon vento, salpammo
    un'altra volta,  e nello spazio di quarantadue giorni arrivammo sani e
    salvi sulla costa della Virginia.
    Quando fummo vicini alla costa il capitano  mi  fece  chiamare,  e  mi
    disse che dai miei discorsi aveva sentito come io avessi certi parenti
    sul  posto e come fossi gi stata altra volta laggi;  per cui pensava
    che conoscessi il modo tenuto all'arrivo nel disporre dei  prigionieri
    condannati.  Gli risposi di no; e che, quanto ai parenti che avessi in
    quei paesi,  poteva essere sicuro che non mi sarei fatta riconoscere a
    nessuno finch fossi in stato di prigioniera,  e che, quanto al resto,
    noi ci affidavamo del tutto nelle sue mani secondo quanto aveva  avuto
    la bont di prometterci. Mi disse che ci voleva qualcuno sul posto che
    mi  venisse a comperare come serva per rispondere di me al governatore
    del paese se questi mi avesse cercato.  Gli risposi che avremmo  fatto
    secondo le sue indicazioni; e lui fece allora venire un piantatore che
    doveva,  per cos dire, trattare con lui dell'acquisto di me sola, non
    essendovi ordine di vendere mio marito. Fui allora formalmente venduta
    a quell'uomo e scesi a terra con lui.  Venne con noi il capitano e  ci
    port in una certa casa (se andasse chiamata taverna o che altro,  non
    so) dove si bevve una scodella di ponce fatto di rum,  eccetera,  e si
    stette  molto  allegri.  Dopo  qualche po' di tempo,  il piantatore mi
    diede un certificato di  liberazione  e  un  attestato  che  lo  avevo
    servito  fedelmente,  e  fui  libera  dall'indomani  di andarmene dove
    volessi.
    Per un simile servigio il  capitano  mi  richiese  seimila  misure  di
    tabacco,  che  ci  disse  di  dovere  al  suo  noleggiatore,  e noi le
    acquistammo immediatamente,  e gli facemmo per di  pi  un  regalo  di
    venti ghinee, del che fu abbondantemente soddisfatto.
    Non   conveniente che io entri qui a particolareggiare in quale parte
    della colonia  della  Virginia  ci  stabilimmo,  e  questo  per  varie
    ragioni;  baster  accennare  che entrammo nel gran fiume del Potomac,
    dov'era diretta la nostra  nave;  e  qui  avremmo  avuto  dapprincipio
    intenzione di stabilirci, se non che poi decidemmo diversamente.
    La prima cosa importante che io feci,  dopo che ebbi sbarcato tutta la
    nostra roba e sistematala in un magazzino che affittammo,  oltre a  un
    alloggio,  in quella piccola terra o villaggio dove eravamo scesi;  la
    prima cosa,  dico,  fu di chiedere di mia madre  e  mio  fratello  (la
    fatale  persona  che avevo preso per marito,  come ho gi distesamente
    raccontato).  Poche indagini mi informarono che la signora...,  vale a
    dire mia madre,  era morta; e mio fratello, o marito, viveva ancora e,
    cosa ancor peggiore,  seppi che aveva lasciata la piantagione  dov'ero
    vissuta,  e  stava  con un figlio in una piantagione proprio vicino al
    posto dove eravamo sbarcati e avevamo affittato il magazzino.
    All'inizio fui un po' sbigottita,  ma poich mi convinsi  che  non  mi
    avrebbe  riconosciuta,  non  solo fui perfettamente tranquilla,  ma mi
    venne una gran voglia  di  rivederlo  se  potevo,  senza  che  lui  mi
    vedesse. A questo fine scoprii, indagando, la piantagione dove stava e
    con  una  donna  del  posto  che  presi come aiuto,  qualcosa come una
    giornaliera,  andai gironzolando verso quella casa con l'aria di voler
    semplicemente  vedere la campagna circostante.  Alla fine mi fui tanto
    avvicinata che distinsi la casa. Chiesi alla donna di chi fosse quella
    piantagione;  mi rispose che apparteneva al tale e,  guardando un  po'
    alla nostra destra,  disse: Ecco il padrone della piantagione,  e con
    lui suo padre.  Quali sono i loro nomi di battesimo?  chiesi.  Non
    so  mi  rispose,  come si chiami il vecchio signore,  ma il nome del
    figlio  Humphry,  e credo aggiunse,  che cos si  chiami  anche  il
    padre.
    Immaginate,  se potete, quale confuso miscuglio di gioia e di spavento
    abbia invaso in quest'occasione i miei pensieri, poich avendo davanti
    il padre, che era mio fratello, compresi immediatamente che quello non
    era altri che mio figlio.  Non avevo maschera,  ma mi  scompigliai  la
    cuffia sul viso in modo che, confidando su venti anni di assenza e sul
    fatto  che egli non poteva certo aspettarsi di vedermi in quella parte
    del  mondo,   speravo  che  non  mi  riconoscesse.   Ma  tutte  quelle
    precauzioni  furono  inutili,  perch  mio  marito era mezzo cieco per
    qualche malanno che lo aveva colpito agli occhi,  e vedeva  solo  quel
    tanto  che  gli  permetteva di camminare senza sbattere in un tronco o
    finire dentro un fosso.  Mentre si avvicinavano a noi,  io dissi:  Vi
    conosce,  signora  Owen?  (cos  si  chiamava quella donna).  S mi
    rispose,  se mi sente parlare mi riconosce,  ma non ci vede tanto  da
    distinguere  n  me  n altri e mi raccont la storia di quegli occhi
    secondo quello che ho detto.  Questo mi rassicur  e  allora  rigettai
    indietro la cuffia,  e lasciai che mi passassero vicino.  Era una cosa
    tristissima per una madre,  vedere a  quel  modo  il  figlio,  un  bel
    giovane gentile nel fiore del suo stato, e non osare farsi riconoscere
    n dar segno che l'osservavo. Qualunque madre di famiglia mi legga, ci
    pensi,  e  rifletta  solo  con  quanta angoscia io dovetti contenermi,
    quanta voglia mi abbia attanagliata di abbracciarlo e piangere  su  di
    lui;  e  come  mi  sia sentita rimescolare le viscere,  stravolgere le
    budella;  e come non sapessi che fare,  a quel modo che neppure ora so
    come  esprimere  quegli  spasimi!  Quando lui si allontan,  io restai
    tremante e con gli occhi sbarrati,  e seguendolo con lo  sguardo  fino
    che  non  scomparve;  poi,  seduta  sull'erba,  in  un punto che avevo
    adocchiato, finsi di stendermi per riposarmi, ma volgendo la schiena a
    quella donna piansi con il viso a terra,  e baciavo il suolo  che  mio
    figlio aveva calpestato.
    Non  potei  nascondere il mio stato a quella donna tanto che non se ne
    accorgesse,  e credeva mi sentissi male.  Fui costretta a fingere  che
    cos  era,  e quella allora volle che mi alzassi,  perch quel terreno
    era umido e pericoloso; cos feci, e ce ne andammo.
    Mentre ritornavamo e io non smettevo di parlare di quel signore  e  di
    suo figlio, si present una nuova occasione di tristezza, nel seguente
    modo.  Cominci  quella donna,  come per raccontarmi una storia che mi
    distraesse.  Gira mi disse,  uno stranissimo racconto  dalle  parti
    dove  abitava  una  volta  quel  signore. Com'? chiesi.  Ecco mi
    rispose,  quel vecchio and in Inghilterra nella sua giovent e l si
    innamor  di  una  giovane dama,  una delle pi belle che si siano mai
    viste da noi;  la spos e la condusse quaggi  da  sua  madre,  allora
    ancora  in  vita.  Vissero  qui  insieme parecchi anni continu,  ed
    ebbero vari figli, dei quali uno era il giovanotto che avete visto; ma
    dopo un certo tempo la vecchia signora,  sua madre,  parlando  con  la
    nuora  di  certe  cose  che  le  erano  capitate  e  della sua vita in
    Inghilterra, tutt'altro che santa,  quest'ultima cominci a dare segni
    di sgomento e disagio; e, a farla breve, insistendo nelle indagini, si
    chiar  in  modo  inequivocabile che lei,  la vecchia signora,  era la
    madre della nuora e in conseguenza suo figlio era  il  fratello  della
    moglie,  cosa che fece inorridire tutta la famiglia e li gett in tale
    costernazione che andarono sull'orlo della rovina.  La giovane  moglie
    non voleva pi saperne di convivere con il marito,  questi per qualche
    tempo rimase come pazzo e alla fine la moglie ritorn in  Inghilterra,
    e da quel giorno non se n' pi saputo nulla.
    E'  facile capire come stranamente mi commuovesse questo racconto,  ma
    impossibile descrivere la  natura  del  mio  turbamento.  Ebbi  l'aria
    sbalordita  e feci a quella donna migliaia di domande sui particolari,
    che  mi  accorsi  che  conosceva  benissimo.  Alla  fine  cominciai  a
    informarmi  della condizione della famiglia,  come la vecchia signora,
    cio mia madre, fosse morta e come avesse disposto del suo; perch mia
    madre mi aveva promesso con gran  solennit  che  morendo  mi  avrebbe
    lasciato qualcosa e ne avrebbe disposto in modo che,  se ero ancora in
    vita, io avrei potuto, in un modo o nell'altro arrivarci, senza che il
    figlio - mio fratello o marito - potesse niente per impedirlo.  Quella
    mi  rispose  che  non  sapeva esattamente come fosse andata,  ma aveva
    sentito dire che mia madre aveva lasciato una somma,  garantendone  il
    pagamento  sulla sua piantagione,  da rimettersi alla figlia se mai si
    poteva rintracciarla o in Inghilterra o altrove; e che il fidecommisso
    era stato affidato a quel figliolo che avevamo visto con il padre.
    Queste erano notizie troppo buone perch  io  non  ci  facessi  grande
    affidamento,  e  vi assicuro che mi riempirono il cuore di una miriade
    di pensieri: quale decisione avrei presa,  in che modo mi sarei  fatta
    riconoscere e perfino se dovevo o no farmi riconoscere.
    Era  questo  un imbarazzo del quale non avevo capacit sufficiente per
    venire a capo, n sapevo che decisione prendere.  Me lo sentivo pesare
    sul  cuore  notte  e giorno.  Non sapevo pi n dormire n conversare,
    tanto che mio marito se ne accorse,  si chiese che cosa mi tormentasse
    e fece di tutto per distrarmi, ma niente giovava. Insisteva perch gli
    rivelassi la mia pena,  ma io eludevo ogni domanda, finch finalmente,
    avendolo intorno di continuo, fui costretta a inventare una storia che
    pure non mancava  di  un  fondamento  di  verit.  Gli  dissi  che  mi
    tormentavo  perch  capivo  che ci sarebbe toccato togliere le tende e
    cambiare il nostro  progetto  di  stabilirci,  poich  vedevo  che  mi
    avrebbero  riconosciuta  se  ci  fermavamo in quella regione;  poich,
    essendo morta mia madre,  diversi miei parenti erano venuti a stare in
    quel posto dove eravamo noi,  e dovevo o palesarmi a costoro, cosa che
    nelle attuali circostanze non era conveniente  per  molti  aspetti,  o
    trasferirmi;  e  non  sapevo  che  fare  ed  era questo che mi rendeva
    malinconica.
    Egli riconobbe con me che non mi conveniva assolutamente  palesarmi  a
    nessuno,  nelle  circostanze in cui versavamo,  e disse perci che era
    disposto a trasferirsi in qualunque altra parte della regione e magari
    in qualche altro paese se cos mi  pareva.  Ma  ecco  per  me  1'altra
    difficolt,  ed  era  che,  se  mi trasferivo in un'altra colonia,  mi
    toglievo per sempre la possibilit di concludere la ricerca di  quanto
    mia madre mi avesse lasciato; e inoltre, non potevo nemmeno pensare di
    svelare il segreto del mio precedente matrimonio a mio marito: non era
    una  storia  che  si  potesse  raccontare,  n  potevo prevedere quali
    conseguenze avrebbe avuto: era impossibile,  poi,  se non a  patto  di
    rendere pubblico in tutto il paese non solo chi ero stata,  ma inoltre
    chi ero adesso.
    La perplessit mi continu per un pezzo,  e rese  molto  inquieto  mio
    marito, perch pensava che non fossi sincera con lui e non lo mettessi
    al  corrente di tutto quello che mi preoccupava.  Spesso osservava che
    non capiva cosa mai mi avesse  fatto,  perch  io  non  dovessi  avere
    fiducia in lui,  qualunque fosse il caso,  in special modo se triste e
    doloroso.  E in verit,  avrebbe meritato  la  pi  assoluta  fiducia,
    poich  mai  uomo si comport pi degnamente con la moglie;  ma il mio
    era un segreto che non sapevo come  rivelargli,  e  pure,  non  avendo
    nessuno con cui confidarmi nemmeno parzialmente, troppo mi pesava quel
    carico  sullo  spirito.  Perch - si dica quel che si vuole del nostro
    sesso,  che  incapace di conservare un segreto - tutta la mia vita  
    per me una chiara prova del contrario;  ma, che si tratti del nostro o
    dell'altro sesso,  un segreto importante non dovrebbe mai andare senza
    confidente,  senza  qualche persona amicissima alla quale parteciparne
    la gioia e l'angoscia qualunque esso sia,  altrimenti  questo  segreto
    peser  doppiamente  sullo  spirito,  e  potr  magari diventare in se
    stesso insopportabile,  e che questo sia vero,  ne faccio appello alla
    testimonianza di tutti.
    E questa  la ragione per cui spesso tanto uomini che donne,  e uomini
    forniti per altri aspetti delle pi grandi e migliori qualit, si sono
    per quanto a ci rivelati deboli e non hanno saputo reggere al carico
    di  una  gioia  o  di  un  dolore  segreti,  ma  hanno  invece  dovuto
    manifestarsi, non fosse che per sfogo, e alleviare lo spirito oppresso
    dai  carichi che lo gravavano.  E questo non era affatto un indizio di
    pazzia,  ma una semplice conseguenza naturale  della  cosa;  e  questi
    tali,  se avessero contrastato ancora l'oppressione,  avrebbero magari
    parlato nel sonno e rivelato il segreto,  per quanto di fatale natura,
    senza  nessun riguardo per la persona alla quale capitasse di sentire.
    Questa naturale necessit  una cosa  che  opera  a  volte  con  tanta
    veemenza  sullo  spirito  di  coloro  che  sono  rei di qualche grossa
    scelleratezza, come in special modo di un segreto omicidio,  che molti
    sono stati costretti a rivelarla,  bench la conseguenza fosse la loro
    stessa rovina.  Ora,  per quanto sia vero che  alla  divina  giustizia
    spetta  la  gloria  di  tutte  queste  scoperte e confessioni,  pure 
    altrettanto certo che la Provvidenza,  che in  genere  opera  per  vie
    naturali,  fa  qui uso delle cause naturali stesse per produrre quegli
    effetti straordinari.
    Di questo potrei dare parecchi esempi notevoli, tratti dalla mia lunga
    pratica con il delitto e con  i  criminali.  Conoscevo  un  tale  che,
    durante la mia prigionia di Newgate, era quello che allora si chiamava
    un  "uccello  notturno".  Non  so  con  quale  vocabolo  possono  aver
    designato la stessa cosa  in  seguito,  ma  quello  era  uno  che  per
    connivenza  dei  guardiani  ogni  sera era lasciato uscire a giocare i
    suoi tiri e provvedere per l'indomani a quelle brave  persone  che  si
    chiamano birri materia d'indagine e di guadagno,  restituendo essi per
    un compenso quello che avevano fatto rubare la notte  precedente.  Era
    altrettanto certo che costui avrebbe raccontato nel sonno tutte le sue
    imprese, e tutti i passi fatti e tutto quello che aveva rubato e dove,
    come se si fosse impegnato a raccontarle da sveglio;  ed era costretto
    perci,  dopo  una  di  queste  spedizioni,  a  rinchiudersi  o  farsi
    rinchiudere  da  qualcuno  dei  guardiani  che  lo  tenevano alle loro
    dipendenze, affinch nessuno potesse sentirlo; e d'altronde, una volta
    che avesse raccontato ogni particolare e dato un pieno ragguaglio  dei
    suoi vagabondaggi e successi a un collega, a un confratello ladro o ai
    suoi  padroni,  come giustamente posso chiamarli,  tutto andava bene e
    lui se la dormiva tranquillo come chiunque.
    Dato che pubblico queste notizie della mia vita per amore della giusta
    morale di ciascuna sua parte,  e per  istruire,  mettere  in  guardia,
    ammonire  e  migliorare  ogni lettore,  tutto questo spero non passer
    soltanto come una vana digressione riguardante quelli che non  possono
    fare a meno di palesare i maggiori segreti tanto propri quanto altrui.
    Sotto  l'oppressione di questo carico,  mi angustiavo per le cose alle
    quali ho  accennato;  e  l'unico  rimedio  che  seppi  trovare  fu  di
    raccontarne   a   mio  marito  quel  tanto  che  mi  sembrava  dovesse
    convincerlo della necessit in cui versavamo,  di pensare a stabilirci
    altrove;  e  il  nuovo  problema  che ci si present fu in quale parte
    delle colonie inglesi dovessimo recarci.  Mio marito era assolutamente
    forestiero  in  quel  paese,   e  non  aveva  neppure  una  conoscenza
    geografica della posizione dei vari luoghi; e io, che,  fin quando non
    presi  in  mano  questa  penna,  non seppi il significato della parola
    "geografico",  ne avevo una semplice conoscenza generica tratta  dalla
    lunga frequentazione di gente che andava e veniva per i vari posti; ma
    sapevo  per che il Maryland,  la Pennsylvania,  il Jersey Orientale e
    Occidentale, la Nuova York e la Nuova Inghilterra,  si trovavano tutte
    a nord della Virginia,  e in conseguenza erano tutti climi freddi,  ai
    quali proprio per questo motivo ero avversa.  Poich come naturalmente
    avevo sempre amato la temperatura calda, cos avanzando negli anni, mi
    cresceva  la  tendenza  a  evitare  un clima freddo.  Pensai perci di
    andare nella Carolina,  che  la colonia inglese  pi  meridionale  di
    tutto  il continente;  e mi decisi ad andare laggi appunto per potere
    agevolmente partirmene  in  qualunque  momento,  quando  mi  sembrasse
    opportuno  d'investigare  sul  testamento di mia madre e pretendere la
    mia parte.
    Presa questa decisione,  proposi a mio marito di partircene dal  posto
    dov'eravamo,  e portare ogni nostro avere con noi nella Carolina, dove
    avevamo deciso di stabilirci;  poich mio  marito  accett  subito  la
    prima parte,  e cio che non ci conveniva di restare l,  avendogli io
    assicurato  che  ci  avrebbero  riconosciuti  e,   quanto  al   resto,
    tenendogli tutto nascosto.
    Ma  ecco  che mi nasceva una nuova difficolt.  Quel mio grande affare
    non smetteva di occuparmi lo spirito,  e io non potevo  rassegnarmi  a
    lasciare  il  paese  senza  indagare  in  un modo o nell'altro il gran
    segreto di quello che mia madre avesse  fatto  per  me;  e  troppo  mi
    pesava  di dovermi allontanare,  senza farmi conoscere dal mio vecchio
    marito (o fratello) o dal mio ragazzo,  suo  figlio;  soltanto,  avrei
    voluto  riuscirci  senza  che il mio nuovo marito sapesse niente della
    cosa n quelli sapessero niente di lui.
    Almanaccai infiniti modi nel mio pensiero, su come avrei potuto farlo.
    Ben  volentieri  avrei  spedito  nella  Carolina   mio   marito,   per
    raggiungerlo  pi  tardi,  ma  la  cosa non era fattibile;  lui non si
    sarebbe mosso senza di me,  ignorando tutto del  paese  e  dei  metodi
    delle piantagioni.  Poi pensai che potevamo partircene insieme e,  una
    volta stabiliti,  ritornare io nella Virginia;  ma anche allora sapevo
    che non avrebbe mai accettato di separarsi da me e restarsene solo. Il
    caso  era chiaro: egli era cresciuto come un gentiluomo e non solo era
    malpratico ma indolente  e,  una  volta  stabilito,  si  sarebbe  dato
    piuttosto  a  girare per i boschi con il suo fucile,  ci che chiamano
    andare a caccia ed  l'ordinaria occupazione degli indiani; si sarebbe
    dato piuttosto a questo,  ripeto,  che non  ad  occuparsi  dei  lavori
    ordinari della piantagione.
    Erano  perci  difficolt  insormontabili e tali che io non sapevo che
    decisione prendere.  Avevo una cos forte inclinazione nell'animo,  di
    palesarmi  al mio vecchio marito che non sapevo come resistere;  tanto
    pi che mi balen in mente che, non facendolo fin che lui era in vita,
    invano avrei poi cercato di convincere mio figlio che ero  proprio  io
    quella  persona  e  che ero sua madre,  e avrei cos perso in un colpo
    solo l'appoggio e il conforto della parentela e tutto quello  che  mia
    madre  mi avesse lasciato.  D'altronde per non potevo neppure pensare
    che mi convenisse palesare la mia condizione, tanto il fatto che avevo
    con me un marito quanto che ero stata deportata  come  criminale;  due
    aspetti  per  i  quali mi era assolutamente necessario allontanarmi da
    quel luogo e ritornarci poi come se venissi da tutt'altra parte  e  in
    tutt'altra figura.
    Per queste ragioni, continuai a insistere con mio marito sull'assoluta
    necessit  che avevamo di non stabilirci a Potomac River,  dove subito
    saremmo  stati  pubblicamente  conosciuti;  mentre,   se  andavamo  in
    qualunque  altro  posto  del  globo,   avremmo  potuto  arrivarci  con
    altrettanta reputazione quanto qualsiasi altra  famiglia  che  venisse
    per coltivare;  e che,  come riusciva sempre gradito agli abitanti che
    arrivassero fra loro per lavorare la terra famiglie fornite di  mezzi,
    cos  anche  noi  saremmo stati certamente bene accolti e al sicuro da
    ogni possibile scoperta di chi eravamo.
    Gli dissi pure che avevo diversi parenti in quel posto dove 'eravamo e
    che per il momento io non osavo farmi riconoscere da  loro,  dato  che
    avrebbero fatto presto a sapere il motivo del mio arrivo, cosa che che
    mi avrebbe posta troppo a repentaglio.  E avevo ragione di credere che
    mia madre,  che era morta in quel posto,  mi avesse lasciato qualcosa,
    forse  una sostanza considerevole,  tale che sarebbe ben valso la pena
    di  occuparmene,   ma  questo  non   potevamo   fare   senza   esporci
    pubblicamente,  a  meno  che non ce ne andassimo,  e poi,  dovunque ci
    fossimo stabiliti,  io avrei potuto fare una scappata per  vedere  mio
    fratello e i miei nipoti,  farmi riconoscere,  informarmi di quanto mi
    spettava,  essere accolta con riguardo  e  nello  stesso  tempo  farmi
    giustizia.  Mentre invece,  tentando subito, non potevo sperare niente
    se non con angustie,  come estorcendolo a forza,  e avrei ricevuto  il
    mio  tra  imprecazioni  e  renitenze,  accompagnato  da ogni specie di
    affronti,  quali egli forse non avrebbe saputo tollerare.  Se  poi  mi
    fosse  toccato  di ricorrere alle prove legali che veramente io ero la
    figlia di  quella  donna,  sarei  stata  negli  impicci,  costretta  a
    rivolgermi in Inghilterra e poteva anche darsi che alla fine non sarei
    riuscita a nulla,  perdendo cos tutto il mio.  Con questi argomenti e
    messo cos mio marito a conoscenza di tutto il segreto  quanto  almeno
    occorreva per lui, ci decidemmo ad andarcene in cerca di un'altra sede
    in  qualche  altra  colonia,  e dapprima fermammo la nostra attenzione
    sulla Carolina.
    A questo scopo cominciammo a informarci se c'erano navi  che  andavano
    laggi  e  seppimo  subito  che  dall'altra parte della baia,  come la
    chiamano, nel Maryland,  c'era una nave arrivata allora dalla Carolina
    con un carico di riso e altre merci,  che doveva ritornarci.  A questa
    notizia,  noleggiammo una lancia per caricarvi la roba  e  dando,  per
    cos  dire,  un  estremo addio a Potomac River,  salpammo con tutto il
    nostro carico alla volta del Maryland.
    Fu un viaggio lungo e ingrato; mio marito disse che per lui era peggio
    che l'intera traversata dall'Inghilterra, perch il tempo era cattivo,
    la corrente difficile  e  il  battello  stretto  e  scomodo.  Inoltre,
    eravamo a cento buone miglia a monte di Potomac River,  in una regione
    che chiamano Contea di Westmoreland;  e dato che quel fiume  di  gran
    lunga  il maggiore della Virginia,  e mi hanno detto che  il maggiore
    del mondo che si butti in un altro invece che direttamente in mare, ci
    trovammo un pessimo tempo e spesso corremmo grave pericolo,  perch se
    anche  lo chiamano un semplice fiume,  non di rado quello  cos largo
    che, essendo nel mezzo, non arrivavamo a vedere terra da nessuna parte
    per leghe e leghe.  Poi ci  fu  da  attraversare  la  grande  baia  di
    Chesapeake,  che  dove riceve le acque del Potomac ha una larghezza di
    quasi trenta miglia,  cosicch il nostro viaggio fu di duecento  buone
    miglia  su di una povera lancia miserabile,  e con noi tutto il nostro
    tesoro: se ci capitava qualche  disgrazia,  avremmo  potuto  soffrirne
    molto,  supponendo che avessimo perduta la roba e salvata solo la vita
    e fossimo rimasti spogli  e  abbandonati,  in  un  posto  selvaggio  e
    fuorimano,  senza  una sola persona amica o che ci conoscesse in tutta
    quella parte del mondo.  Solo a ripensarci mi prende  l'orrore,  anche
    ora che il pericolo  passato.
    Insomma  arrivammo  a  destinazione dopo cinque giorni di navigazione;
    credo chiamino quel posto la Punta di Philip;  ed ecco che,  una volta
    arrivati, sentiamo che la nave per la Carolina aveva finito il carico,
    ed  era  ripartita  da  tre  giorni.  Questa  s che fu una delusione;
    tuttavia io,  che non mi abbattevo per niente al mondo,  dissi  a  mio
    marito  che  poich  non  trovavamo  un passaggio per la Carolina e la
    regione dove eravamo sembrava fertile e bella,  avremmo cercato se qui
    non  c'era  nulla  che  facesse  per  noi,  e  se  a  lui  la cosa non
    dispiaceva, ci potevamo fermare.
    Sbarcammo senz'altro,  ma l per  l  non  trovammo  comodit  n  per
    fermarci noi n per riparare i nostri averi. Un onestissimo quacquero,
    che  conoscemmo  laggi,  ci  indirizz  a  una terra a circa sessanta
    miglia all'est, vale a dire pi vicino alla bocca della baia,  dove ci
    dichiar  che  abitava  anche  lui  e dove avremmo avuto ogni agio per
    coltivare,  se avevamo voglia,  oppure per aspettare  che  ci  venisse
    scoperto qualche altro terreno pi conveniente;  e ci invit con tanta
    gentilezza che accettammo, e lui stesso venne con noi.
    Qui ci comperammo due schiavi,  cio una serva inglese sbarcata allora
    da  una  nave  di  Liverpool e un servitore negro,  cose assolutamente
    necessarie per chiunque volesse stabilirsi in quel paese. Quell'onesto
    quacquero ci fu di grande aiuto e,  una volta sul posto che  ci  aveva
    proposto, ci trov un buon magazzino per la roba, e l'alloggio per noi
    e  i  nostri  servi;  e  dopo due mesi,  all'incirca,  seguendo il suo
    consiglio,  facemmo richiesta di un vasto tratto di terreno al governo
    del paese, allo scopo di stabilirvi la nostra piantagione, e lasciammo
    del tutto da parte i pensieri di andare nella Carolina,  visto che qui
    ci avevano tanto bene accolti e favoriti con un alloggio  conveniente,
    quando  non  eravamo  ancora in ordine e non avevamo dissodato terra a
    sufficienza n preparato materiale per costruirci una casa.  Di  tutte
    queste cose venimmo a capo per mezzo dei consigli del quacquero, tanto
    che nello spazio di un anno avevamo disboscato qualcosa come cinquanta
    jugeri di terra,  parte recintati e parte coltivati a tabacco, sebbene
    ancora scarsamente;  n ci mancava  un  orto  e  un  campo  di  grano,
    sufficienti a provvedere di radici, legumi e pane i nostri servi.
    E stavolta convinsi mio marito a lasciarmi riattraversare la baia,  in
    cerca  dei  miei  conoscenti.  Fu  allora  anche  meglio  disposto  ad
    acconsentire,  perch  aveva  sulle  braccia  un  lavoro sufficiente a
    occuparlo, oltre al fucile per divertirsi, cosa che l chiamano andare
    a caccia,  di cui prendeva  un  piacere  vivissimo;  e  in  verit  ci
    guardavamo   spesso   l'un   l'altro   e   qualche   volta  con  molta
    soddisfazione,  pensando quanto ci  fosse  meglio,  non  soltanto  di
    Newgate,  ma  anche  dei pi prosperi momenti di quell'infame mestiere
    che tutti e due avevamo esercitato.
    I nostri affari andavano ora molto bene;  acquistammo dai  proprietari
    della  colonia  tanta  terra  per 35 sterline,  pagandola in contanti,
    quanto bastava per farci una piantagione  sufficiente  finch  fossimo
    vissuti; e quanto ai figli, io non avevo pi l'et per simili cose.
    Ma la nostra buona fortuna non fin qui.  Andai, come dissi, all'altra
    sponda della baia, dove viveva mio fratello,  un tempo mio marito,  ma
    non  entrai  nello stesso villaggio di prima;  risalii invece un altro
    grande  fiume,   sulla  sponda   orientale   del   Potomac,   chiamato
    Rappahannoc,  e  in questo modo sbucai dietro la sua piantagione,  che
    era molto grande,  e con l'aiuto  di  un  braccio  navigabile  che  si
    gettava nel Rappahannoc, le arrivai vicinissimo.
    Ero  ormai  ben  decisa  a  presentarmi  francamente a mio fratello (o
    marito) e dirgli chi fossi; ma non sapendo in che disposizione l'avrei
    trovato,  e magari in che cattiva disposizione l'avrei potuto  mettere
    con  una  visita  tanto  sconsiderata,  decisi di scrivergli prima una
    lettera per annunciargli chi ero e che non venivo per  dargli  impicci
    sul   conto  dell'antica  parentela,   che  speravo  fosse  del  tutto
    dimenticata, ma che ricorrevo a lui da sorella a fratello,  pregandolo
    che  mi  aiutasse  in  quel  frangente  dell'eredit che nostra madre,
    morendo,  mi aveva lasciato per mio sostentamento,  e non  dubitavo  -
    dicevo  -  che  lui avrebbe riconosciuto i miei diritti considerato in
    special modo che venivo tanto da lontano per cercare il mio.
    Aggiungevo nella lettera certe tenere, affettuosissime espressioni sul
    conto di suo figlio, che, gli dicevo,  lui sapeva benissimo che era il
    mio  bambino;  e  che,  come  io  non avevo avuto colpa di sorta nello
    sposare lui,  pi di quanto ne avesse avuta egli stesso nello  sposare
    me  dato  che  nessuno  di noi in quel tempo sapeva nulla della nostra
    parentela,  cos  speravo  che  avrebbe  soddisfatto  il  mio  ardente
    desiderio  di  vedere una volta il mio unico figliolo e di mostrare un
    po' della debolezza materna che mi aveva fatto  portare  un  vivissimo
    amore  a quel bambino,  che non era certo stato in grado di conservare
    nessun ricordo di me.
    Pensavo s che,  ricevendo  questa  lettera,  mio  fratello  l'avrebbe
    passata  senz'altro a suo figlio che gliela leggesse,  dato che,  come
    sapevo, i suoi occhi erano cos offuscati che non ci vedeva abbastanza
    per decifrarla; ma la cosa and anche meglio, poich, avendo gli occhi
    offuscati,  egli permetteva al figlio di aprire tutte le  lettere  che
    gli  venivano  recapitate;  ed  essendo  il  vecchio  fuori  casa o in
    un'altra  stanza,  quando  giunse  il  mio  messo,   la  lettera  fin
    direttamente nelle mani di mio figlio, che l'apr e la lesse.
    Dopo un breve intervallo,  egli chiam a s il messo e gli chiese dove
    fosse la persona che gli aveva affidata la lettera. Il messo gli disse
    il posto, ch'era a sette miglia di distanza; e quello allora gli disse
    di aspettarlo,  ordin un cavallo e due servi,  e part alla mia volta
    con lui.  Che ciascuno si immagini la mia costernazione, quando questi
    ritorn e mi rifer che il vecchio signore non era in casa, ma che era
    venuto con lui il figlio e stava salendo da me.  Fui tutta sottosopra,
    perch  non sapevo se mi portava la pace o la guerra,  n trovavo come
    avrei dovuto comportarmi. Non ebbi per che pochi istanti da pensarci,
    perch mio figlio era alle  calcagna  del  messo  e,  salendo  al  mio
    alloggio,  chiese  qualcosa  a  quell'altro  sull'uscio.  Credo  abbia
    chiesto (non sentii bene) dov'era la dama che l'aveva mandato,  perch
    il messo rispose: Eccola, signore al che mio figlio venne senz'altro
    verso di me,  mi baci, mi prese tra le braccia e mi strinse con tanto
    trasporto che io non potei parlare,  ma sentivo il suo petto gonfiarsi
    e  sussultare  come quello di un bambino che pianga e singhiozzi e non
    possa gridare.
    Non posso esprimere n descrivere la gioia che mi  rimescol  fino  in
    fondo  all'anima quando capii,  poich non era difficile accorgersene,
    che egli veniva non come estraneo,  ma come un figlio dalla  madre,  e
    come un figlio poi che non aveva mai conosciuto una madre sua. A dirla
    breve,  piangemmo l'uno sull'altro un bel po',  e alla fine fu lui che
    parl per primo. Cara mamma mi disse, siete dunque ancora viva? Mai
    avrei sperato di vedervi in faccia. Quanto a me,  per molto tempo non
    seppi pronunciare parola.
    Quando  ci  fummo  tutti e due rimessi un po' e ritornammo in grado di
    discorrere, egli mi spieg come stava la cosa.  Mi disse che non aveva
    mostrata a suo padre la mia lettera,  n gliene aveva parlato;  che il
    lascito della nonna era nelle sue mani e  lui  mi  avrebbe  pienamente
    soddisfatta in quello che mi spettava; che quanto al padre, questi era
    vecchio e invalido di corpo e di mente, era stizzosissimo e impetuoso,
    quasi cieco e incapace di tutto,  e c'era da chiedersi come si sarebbe
    saputo comportare in una faccenda cos  delicata  com'era  la  nostra;
    ragione  per  cui  era venuto egli stesso,  oltre che per appagarsi di
    vedermi,  tentazione invincibile,  anche  per  mettermi  in  grado  di
    giudicare, una volta visto come stavano le cose, se dovevo palesarmi o
    no a suo padre.
    Tutto  questo era stato fatto davvero con tanta prudenza e oculatezza,
    che capii come mio figlio avesse la  testa  sul  collo  e  non  avesse
    bisogno dei miei consigli.  Gli dissi che non mi stupiva che suo padre
    fosse come lui me l'aveva descritto,  perch si era dimostrato un  po'
    tocco  fin  da prima che io lo lasciassi;  e il suo disordine era nato
    essenzialmente dal fatto che io non mi volevo convincere  a  coabitare
    coniugalmente con lui,  dopo che avevo scoperto che eravamo fratello e
    sorella,  che dato che sapeva certo meglio lui che non io quale  fosse
    la  presente condizione di suo padre,  avrei accettato volentieri quei
    passi che lui stesso mi avrebbe proposto: non mi importava gran che di
    vedere suo padre,  dato che avevo gi visto lui,  e nessuna pi  bella
    nuova  avrebbe  potuto  darmi  di quella che quanto sua nonna mi aveva
    lasciato era affidato nelle sue mani e lui,  non dubitavo,  ora che mi
    aveva conosciuta, mi avrebbe dato, come diceva, quanto mi spettava. Mi
    informai  allora  da quanto tempo fosse morta mia madre e dove,  e gli
    raccontai tanti particolari sulla famiglia che  gli  tolsi  anche  gli
    ultimi sospetti sull'autenticit della mia persona.
    Mio  figlio  si  inform  allora  di  dove abitassi e che disposizioni
    avessi preso. Gli dissi che ero sulla baia dal lato del Maryland nella
    piantagione di un mio amico,  venuto dall'Inghilterra sulla mia stessa
    nave;  e  che  quanto alla costa della baia dove stava lui,  io non ci
    avevo casa.  Mi rispose che potevo mettermi con lui e  vivere  in  sua
    compagnia, se volevo, fino alla fine dei miei giorni; che quanto a suo
    padre,  non riconosceva pi nessuno e non avrebbe nemmeno supposto che
    fossi io. Ci pensai su un po' e gli dissi che, sebbene per me fosse un
    non lieve cruccio vivere lontana da lui,  tuttavia non potevo dire che
    per  me  sarebbe  stato  un  gran  conforto vivermene con lui sotto lo
    stesso tetto e avere sempre davanti agli occhi  quell'essere  infelice
    che aveva dato un tale colpo alla mia pace in passato;  che per quanto
    io sarei stata contenta di godere della compagnia sua (di mio  figlio)
    e  di  stargli  il  pi  vicino possibile,  pure non potevo pensare di
    vivere in  una  casa  dove  mi  sarebbe  toccato  starmene  sempre  in
    soggezione per la paura di tradirmi nel discorso,  n sarei riuscita a
    trattenere,  conversando con lui,  come figlio,  certe espressioni che
    avrebbero  potuto rivelare ogni cosa;  e questo per nessun riguardo ci
    conveniva.
    Riconobbe che in tutto questo avevo ragione.  Allora,  mamma cara mi
    disse, verrai vicino a me il pi possibile.. E mi port a cavallo in
    una piantagione,  contigua alla sua, dove fui altrettanto bene accolta
    quanto sarei stata nella sua.  Lasciandomi l,  ritorn a  casa  e  mi
    disse che l'indomani avremmo parlato dell'affare principale.  Dapprima
    mi aveva chiamata zia e aveva ordinato a quella gente,  che sembravano
    suoi  fittavoli,  di  trattarmi con ogni possibile rispetto: non erano
    passate due ore dalla sua  partenza  che  mand  una  cameriera  e  un
    garzone  negro per il mio servizio,  e provvigioni gi cucinate per la
    cena;  e cos cominciai a sentirmi come in un  altro  mondo,  e  quasi
    quasi desideravo di non essermi portato dietro dall'Inghilterra il mio
    marito del Lancashire.
    Tuttavia,  questo  desiderio  non mi nasceva a dire il vero dal cuore,
    perch io amavo profondamente questo mio  marito,  come  avevo  sempre
    fatto  fin  dal primo giorno;  e lui se lo meritava quanto a un uomo 
    possibile meritarselo; ma questo sia detto di passata.
    L'indomani mattina mio figlio torn a visitarmi,  che  mi  ero  appena
    alzata.  Dopo qualche parola,  estrasse per prima cosa un sacchetto di
    pelle di daino e me lo diede,  che conteneva cinquantacinque doppie di
    Spagna, e mi disse che era per risarcirmi delle spese del mio viaggio,
    perch,  sebbene non fosse affar suo chiedere, pure doveva credere che
    non avessi con me troppo denaro,  dato che non era abitudine  portarne
    molto con s in quei paesi.  Poi tir fuori il testamento di sua nonna
    e me lo lesse: da qui risultava che mi aveva lasciato una  piantagione
    sullo  York  River,  con  il  suo fondo di servitori e di bestiame,  e
    l'aveva affidata a questo mio figliolo per  mia  utilit,  sempre  che
    avesse mie notizie,  e per i miei eredi, se avessi lasciato dei figli,
    e in mancanza di eredi a chiunque io  designassi  per  testamento;  ma
    l'usufrutto, finch non si sapessero mie notizie, doveva andare al mio
    detto  figlio:  se poi non fossi stata in vita,  tutto diventava suo e
    dei suoi eredi.
    Questa piantagione, per quanto lontana dai suoi paraggi,  mi disse che
    non  l'aveva  data  in  affitto,  ma  la  amministrava per mezzo di un
    sovrintendente, come faceva di un'altra,  propriet del padre,  che si
    trovava  a poca distanza,  e quattro o cinque volte all'anno vi faceva
    una scappata per darvi un'occhiata.  Gli  chiesi  quanto  credeva  che
    potesse  valere  quella  piantagione.   Mi  rispose  che,   se  volevo
    affittarla,   avrebbe  potuto  darmene  una  sessantina  di   sterline
    all'anno; ma che, se preferivo abitarci, avrebbe valso molto di pi e,
    secondo lui,  poteva fruttarmi 150 sterline all'anno.  Ma visto che io
    mi sarei probabilmente fermata sull'altra sponda della baia,  o magari
    volevo  ritornare  in  Inghilterra,  se  gli  permettevo  di  farmi da
    fattore,  me l'avrebbe amministrata lui stesso,  come aveva fatto  per
    s,  e  pensava  di  essere  in grado di mandarmi tanto tabacco che mi
    fruttasse un centinaio di sterline all'anno, e forse di pi.
    Tutte queste erano per  me  novit  inaudite  e  tali  che  non  c'ero
    abituata;  e  davvero  il  mio  cuore cominci a esaltarsi come non no
    aveva mai fatto prima e a considerare con immensa gratitudine la  mano
    della Provvidenza che aveva operato tanti prodigi per una come me, che
    ero  stata forse il pi grande prodigio di nequizia la quale mai fosse
    consentito di vivere su questa terra.  E un'altra volta devo osservare
    che  non  in  questa  occasione  soltanto,  ma  ancora  in  ogni altra
    occasione di gratitudine,  la mia passata nequizia e abominevole  vita
    non  mi  sembrarono  mai  tanto  mostruose,  e  mai  le  detestai  pi
    cordialmente  rinfacciandomele,   di  quando  ebbi  coscienza  che  la
    Provvidenza  mi faceva del bene,  mentre io l'avevo contraccambiata in
    modo tanto indegno.
    Ma lascio che i lettori approfondiscano da s  questi  pensieri,  come
    senza dubbio avranno motivo, e ritorno ai fatti. L'affettuosa condotta
    e  le  benevole  profferte di mio figlio mi strapparono le lacrime per
    quasi tutto il tempo che mi parl.  In verit,  io  quasi  non  sapevo
    articolare  parola  se  non  negli  intervalli della mia passione;  ma
    tuttavia alla fine provai,  ed esprimendo la  mia  meraviglia  per  la
    fortuna che mi era capitata,  che la custodia di quello che mi restava
    fosse caduta tra le mani del mio ragazzo, gli dissi che, quanto al mio
    testamento, non avevo nessun altro figlio al mondo che lui,  e che non
    avevo  ormai  pi  l'et  per averne ancora se anche mi fossi sposata:
    l'avrei perci pregato di preparare una scrittura,  che ero  pronta  a
    sottoscrivere,   in  cui  avrei  lasciato  ogni  cosa,   dopo  di  me,
    interamente a lui e ai suoi eredi.  E intanto  sorridendo  gli  chiesi
    come mai fosse ancora scapolo. La sua risposta fu cortese e pronta: la
    Virginia non offriva troppe mogli e, dato che io parlavo di tornare in
    Inghilterra, dovevo mandargliene una da Londra.
    Questa fu la sostanza della conversazione del nostro primo giorno,  la
    giornata pi cara che mai sia nata per me nella vita,  quella  che  mi
    diede  le  soddisfazioni  pi vere.  Dopo di allora mio figlio venne a
    trovarmi ogni giorno,  e passava con me la maggior parte del  tempo  e
    gir a presentarmi nelle case di diversi suoi amici,  dove ero accolta
    con il massimo rispetto.  Pranzai pure varie volte in casa sua,  e qui
    egli  faceva sempre in modo da non lasciarmi venire davanti quel mezzo
    cadavere del padre, al punto che n io lo vidi mai n lui vide me. Gli
    feci un regalo,  tutto quello che avevo di  valore,  e  fu  uno  degli
    orologi  d'oro,  di cui ho detto che ne avevo due nel baule;  per caso
    avevo quello con me e glielo diedi alla terza visita che mi fece.  Gli
    dissi  che  non  avevo  altra  cosa  di  valore da donargli,  e il mio
    desiderio era che di tanto in tanto lo baciasse per amor mio.  Non gli
    dissi,  va  da  s,  che  l'avevo rubato dal fianco di una dama in una
    conventicola di Londra. Questo sia detto di passata.
    Egli rimase un attimo esitante,  come in dubbio se prenderlo o no,  ma
    io  insistetti  e  glielo  feci accettare e non era di molto inferiore
    alla sua borsa di cuoio piena d'oro di Spagna: nemmeno  se  si  voleva
    computarlo come a Londra,  mentre laggi valeva due volte tanto.  Alla
    fine egli lo prese,  lo baci e mi disse  che  quell'orologio  sarebbe
    stato per lui un debito che non avrebbe smesso di pagare fin che fossi
    in vita.
    Qualche giorno dopo, mi port le scritture della donazione e venne con
    il  notaio;  io  le  firmai di buon animo e gliele consegnai con cento
    baci,  perch certo niente mai si fece con maggior trasporto  tra  una
    madre   e   un  figlio  tenero  e  rispettoso.   L'indomani  mi  port
    un'obbligazione firmata e suggellata da lui,  nella quale si impegnava
    ad amministrarmi la piantagione e rimettermene il frutto al mio ordine
    dovunque  io fossi;  e ancora,  si obbligava di coprire il prodotto di
    100 sterline annue.  Fatto questo,  mi  disse  che  dato  che  mi  ero
    presentata prima che fosse finito il raccolto, avevo diritto al frutto
    del  corrente anno;  e cos mi vers 100 sterline in pezze spagnole da
    otto,  e volle che gliene dessi ricevuta totale  per  quell'anno,  con
    termine al prossimo Natale: eravamo allora verso la fine d'agosto.
    Mi  fermai  circa  cinque settimane,  e davvero ebbi un gran daffare a
    partire.  Anzi,  mio figlio voleva seguirmi attraverso la baia,  ma io
    non  volli  assolutamente.  Mi  diede  tuttavia  una sua lancia per il
    viaggio,  costruita come un panfilo,  che gli serviva da diporto e per
    affari.  Questa  la 'accettai e cos,  dopo le maggiori espressioni di
    sottomissione e di affetto,  mi lasci partire e  io  arrivai  sana  e
    salva in due giorni dall'amico quacquero.
    Portavo con me,  per uso della piantagione, tre cavalli, con finimenti
    e sella, qualche maiale,  due mucche e mille altre cose,  doni del pi
    tenero  e  pi  caro  figliolo  che mai donna avesse.  Raccontai a mio
    marito tutti i particolari del viaggio, eccetto che chiamai cugino mio
    figlio; e anzitutto gli dissi che avevo perso l'orologio, cosa che lui
    sembr prendere come una disgrazia;  ma poi gli raccontai della  bont
    del  cugino,  che mia madre mi aveva lasciato la tal piantagione e lui
    me l'aveva conservata,  sperando che un bel giorno avrebbe  avuto  mie
    notizie.  Poi  gli dissi che gliel'avevo affidata e che lui mi avrebbe
    dato un fedele conto dei raccolti;  e qui tirai fuori le 100  sterline
    in  argento,  il  frutto  del primo anno;  e poi estraendo la borsa di
    daino,  con le doppie: E questo,  carissimo esclamai,   l'orologio
    d'oro.  Disse mio marito: Ecco che la bont divina, quando le grazie
    toccano il cuore,  opera senza fallo gli stessi effetti in  tutti  gli
    animi  sensibili!.  E  alzando  le  mani  in un trasporto di giubilo,
    esclam: Che cosa non fa dunque Iddio,  per un cane sconoscente  come
    sono!  Allora  gli  feci  sapere quel che avevo portato nella lancia,
    oltre il resto;  e cio i cavalli,  i  maiali  e  le  mucche  e  altre
    provvisioni  per la nostra piantagione;  e tutto questo aument la sua
    sorpresa,  gli riemp il cuore di gratitudine,  e credo  che  da  quel
    momento  egli divent un penitente tanto sincero,  un convertito tanto
    perfetto quanto mai la bont d'Iddio abbia ricavato da uno scellerato,
    da un bandito,  da un ladrone.  Potrei riempire un pi lungo  racconto
    che non sia questo con le prove di questa verit, se non dubitassi che
    queste pagine sarebbero forse meno divertenti di quelle che raccontano
    i misfatti.
    Ma  ora  racconto  la  mia storia,  non quella di mio marito.  Ritorno
    perci a me.  Continuammo con la nostra piantagione,  e ci ingegnavamo
    con  l'aiuto  e  i  consigli  di  quegli  amici che ci facemmo laggi,
    specialmente dell'onesto quacquero che si dimostr per  noi  un  amico
    fedele,  generoso  e  sicuro.  Non  ci  manc un buon successo perch,
    avendo,  come ho detto,  un solenne capitale per  l'inizio,  e  questo
    accrescendosi   per   l'aggiunta   delle   150   sterline  in  denaro,
    moltiplicammo il numero dei servitori,  ci costruimmo una bella casa e
    dissodammo  ogni  anno  un  largo  tratto di terreno.  Il secondo anno
    scrissi alla mia vecchia governante,  facendole  conoscere  la  nostra
    gioia  e  spiegandole  come  doveva  investire  il denaro che le avevo
    lasciato, che erano, come ho detto,  250 sterline,  e mandarcelo sotto
    forma di merci; cosa che lei seppe fare con la solita bont e fedelt,
    e tutto ci giunse felicemente.
    Qui  ci fu abbondanza di abiti di ogni tipo,  tanto per mio marito che
    per me;  e misi una cura speciale per fargli acquistare  tutte  quelle
    cose  che sapevo gli avrebbero data una gran gioia;  come due lunghe e
    belle parrucche,  due spade dall'elsa d'argento,  tre o quattro  buoni
    schioppi  da  caccia,  una bella sella con fonde e ottime pistole,  un
    mantello scarlatto: in una parola,  tutto quello che mi venne in mente
    per  contentarlo  e  farlo  apparire  quello  che  veramente  era,  un
    bellissimo  gentiluomo.   Avevo  pure   ordinato   una   quantit   di
    suppellettili casalinghe che ci mancavano,  con biancheria per tutti e
    due.  Quanto a me,  non mi serviva  gran  che  in  fatto  di  vesti  e
    biancheria,  perch  gi  ne  ero  assai  provvista.  Il  resto  della
    spedizione consisteva in ferramenti di ogni tipo,  arnesi per cavalli,
    utensili,  vesti  per  i servi e pannilani,  robette,  sargie,  calze,
    scarpe,  cappelli e simili,  come porta la servit,  e  altres  pezze
    intere,  da  lavorare  per  i  servi,  tutto  secondo  i  consigli del
    quacquero; e questo carico arriv sano e salvo, e in buono stato,  con
    tre  fantesche,  ragazze  vigorose,  che  la  vecchia governante aveva
    scovato per me, sufficientemente adatte al posto e alle fatiche che le
    aspettavano. Una di queste anzi,  avvenne che si raddoppi,  perch si
    era fatta ingravidare,  secondo quanto ci confess poi, da un marinaio
    del bastimento, prima ancora che questo fosse arrivato a Gravesend;  e
    cos ci diede alla luce,  un sette mesi dopo il suo sbarco, un robusto
    bambino.
    Mio marito,  potete figurarvi,  fu  alquanto  sorpreso  all'arrivo  di
    questo carico dall'Inghilterra;  e parlandomi un giorno,  dopo ch'ebbe
    visto ogni cosa,  mi  disse:  Carissima,  che  cosa  significa  tutto
    questo?  Ho paura che tu ci cacci nei debiti fino al collo: quando mai
    saremo in grado di pagare tutto quanto?.  Sorrisi e gli  risposi  che
    era  gi  tutto  pagato;  e  poi  gli dissi che,  non sapendo che cosa
    potesse capitarci durante il viaggio e considerando ci a  cui  poteva
    esporci  il  nostro  stato,  io  non  avevo  preso con me tutto il mio
    capitale,  ma affidato nelle mani dell'amica  quello  che,  una  volta
    sbarcati  felicemente  e  stabiliti  per  il futuro,  mi ero poi fatto
    mandare, come poteva vedere.
    Rimase sbalordito e per qualche istante comput  sulle  dita,  ma  non
    disse  niente.  Finalmente  cominci  cos:  Aspetta,  vediamo disse
    sempre computando sulle dita e prima sul pollice:  c'erano  anzitutto
    246 sterline. Poi continu sull'indice: Due orologi, degli anelli di
    brillanti  e  dell'argenteria.  Poi sul medio: Una piantagione sullo
    York River, 100 sterline all'anno; 150 sterline in denaro; una barcata
    di cavalli, mucche, maiali e provviste e ritorn al pollice.  E ora
    disse,  un carico di 250 sterline dall'Inghilterra, che qui varr due
    volte tanto. Ebbene dissi,  che cosa te ne pare di tutto  questo?
    Che cosa me ne pare? Ma questo: chi ha detto che sono stato ingannato
    prendendo moglie nel Lancashire? Mi sembra che ho sposato una fortuna,
    e una fortuna grossa concluse.
    A farla breve, ce la passavamo ora molto bene, e tutti gli anni andava
    meglio;  perch  la nostra nuova piantagione ci cresceva a poco a poco
    sulle braccia e, in otto anni che ci restammo, la portammo a tal punto
    che il suo frutto era per lo meno di  300  sterline  all'anno:  voglio
    dire, che tanto sarebbe stato il suo valore in Inghilterra.
    Dopo  un  anno che me ne ero stata in casa,  riattraversai la baia per
    rivedere mio figlio e riscuotere il reddito di un'altra  annata  della
    piantagione;  ebbi la sorpresa di sentire, non appena sbarcata, che il
    mio vecchio marito era morto e sepolto da non pi di quindici  giorni.
    Questa nuova,  lo confesso,  non mi arriv sgradita, poich ora potevo
    farmi riconoscere per ci che ero,  vale  a  dire  maritata;  e  dissi
    perci  a  mio  figlio  prima  di  lasciarlo che pensavo di sposare un
    signore che aveva una piantagione attigua alla mia; e che,  per quanto
    ora fossi legalmente libera di maritarmi, rispetto a qualunque obbligo
    del  passato,  avevo  per qualche timore che quella storia potesse un
    giorno o l'altro venire a galla e dispiacere a chi mi  aveva  sposata.
    Mio figlio,  buono, cortese e rispettoso come sempre, mi ospit questa
    volta in casa sua,  mi pag le cento sterline  e  mi  rimand  a  casa
    carica di regali.
    Qualche  tempo dopo,  feci sapere a mio figlio che mi ero sposata e lo
    invitai a venirci a trovare,  mio marito gli  scrisse  anche  lui  una
    lettera compitissima, invitandolo da parte sua; ed in conseguenza egli
    venne  qualche mese dopo,  e per caso era da noi proprio quando arriv
    quel mio carico dall'Inghilterra,  che gli feci  credere  appartenesse
    alla sostanza di mio marito, non a me.
    Va  osservato  che  quando  il  miserabile  vecchio,  mio  fratello (o
    marito), fu morto, io allora misi sinceramente al corrente di tutta la
    storia mio marito e  gli  rivelai  che  quel  cugino,  come  lo  avevo
    chiamato,  era mio figlio,  nato da quel triste matrimonio. Mio marito
    prese  la  cosa  con  tranquillit,  e  mi  disse  che  sarebbe  stato
    altrettanto tranquillo se il vecchio,  come lo chiamavamo, fosse stato
    ancora in vita.  Perch mi disse,  non fu colpa tua n sua;  fu  un
    errore  impossibile da evitarsi. Lo rimprover soltanto che mi avesse
    proposto di tenere nascosta la cosa  e  continuare  a  convivere  come
    marito e moglie,  una volta che lo conoscevo per mio fratello: questa,
    disse,  era  stata  una  brutta  parte.   Cos  tutte  quelle  piccole
    difficolt  si  appianarono  e noi continuammo a vivere insieme con la
    maggior tenerezza e pace immaginabile.  Ormai siamo  vecchi;  io  sono
    tornata   in   Inghilterra   e  ho  quasi  settant'anni,   mio  marito
    sessantotto,  e ho passato laggi molto pi del termine fissato per la
    mia deportazione;  e oggi, malgrado tutti i travagli e gli affanni che
    tutti e due abbiamo sofferto,  ce ne stiamo di buon animo e  in  buona
    salute.  Mio  marito  rimase  laggi qualche tempo dopo che io ero gi
    partita,  per ordinare i nostri affari,  e all'inizio  io  pensavo  di
    raggiungerlo,  ma dietro sua preghiera,  cambiai disegno,  e anche lui
    ritorn in Inghilterra,  dove intendiamo dedicare quello che ci  resta
    da  vivere  a una sincera penitenza per la vita di peccato che abbiamo
    condotta.

    Scritto nell'anno 1683.

    FINE.  
