Ludovico De Cesari
 Dizionario egli errori e dei dubbi grammaticali.

Indice  (mancano tutte le lettere d)

Premessa di Moreno Morani
Introuzione
Note per la consultazione
Abbreviazioni
Bibliografia essenziale


dizionario degli errori e dei dubbi grammaticali

Premessa





  Sotto l'etichetta di italiano vengono comprese realt assai iverse fi-a
loro: la lingua di Dante  altra cosa rispetto alla lingua i oggi, cos come
iverso  l'italiano i Milano e i Napoli, e ancora diversa  la lingua a
seconda del grado d'istruzione o della classe sociale, o a seconda
dell 'interlocutore che il parlante si trova di fronte o della situazione in cui
ci si trova. Non ha vita, se non nelle pagine ei libri, la lingua privi
variet. I linguisti sintetizzano in termini tecnici questo concetto parl~m-
o i varet iacroniche, iatopiche, iastratiche, iafasiche. Ma una
lingua, quano si impone e iviene il mezzo normale i comunicazioni
una comunit, subisce anche un processo che tene a riurre gli scarti f.ra
le iverse variet:  quello che i linguisti chiamano processo i stan~la;-
izzazione. Esiste un italiano stanar, cos come esiste un francese, ~in
inglese, un teesco, uno spagnolo stanar. La stanarizzazione non
annulla totalmente le variet; pu anzi accaere che alcune i questsi
affermino come variet autonome: I'inglese  'America rispetto all'ing1e-
se 'lnghilterra, lingue oggi ampiamente differenziate nella pronunzia e
ormai anche nella grafia. La stanarizzazione  ivenuta pi rapi(ia e
intensa grazie all 'invenzione ella stampa e, pi tari, ei mezzi i comu-
nicazione i massa, che hanno enormemente facilitato la prouzione e la
iffusione i testi. Ma il mutare i situazioni e i moe e il rapio evolvf rs
ella lingua stanno oggi cambiano i contorni i questo sviluppo.
  Fino a pochi ecenni fa, per una serie i ragioni storiche e cultur(i,
esso era orientato alla varietfiorentina: chi voleva scrivere o parlarf il
buon italiano oveva, come il Manzoni, risciacquare i propri panni in
Arno. Oggi non  pi cos; I 'italiano i oggi  policentrico, e la variet tio-
rentina  una fra le tante, e anzi, sia nella pronunzia sia nella lingua scI t-
ta, forme ivergenti all'usofiorentino sono talora tollerate talora accol-
te come norma: nessuno si sognerebbe pi i riprenere pronunzie co!1le
tmpo (con e chiusa) o zio (con z- sonora, ci z-) in luogo i tmpo o z,o
(con ts-). Per contro, sono percepiti come regionalmente marcati il perch
lombaro o il bascio toscano. L'impiego i coesto  relegato alla varit
regionale toscana (e alla lingua burocratica, che per ne fa un uso el tutto
improprio), e la conanna a morte el passato remoto pare ormai ecre-
tata (al punto che in alcune grammatiche scolastiche le conizioni che
regolano l 'uso el passato prossimo e remoto sono escritte in moo arbi-
trario, se non erroneo). Si tratta i un'innovazione partita all'Italia set-
tentrionale e che ha iverse motivazioni, non ultime le ragioni i econo-
mia che spingono a eliminare al paraigma le voci irregolari spesso
impreveibili (si pensi solo all 'alternanza ebbi ebbe ebbero - avesti avem-
mo aveste): oggi non leggiamo pi nelle cronache giornalistiche il laro
svaligi il negozio o l'attaccante segn una splenia rete, come era nor-
malefin verso gli anni Cinquanta. Come risultato i questo oierno poli-
centrismo, si  ampliato lo spettro i ci che  ammesso e i conseguenza
 ivenuto pi ifficile istinguere fra ci che  accettabile e ci che eve
essere consierato ancora estraneo alla lingua comune.
  E a partire a queste consierazioni che sar utile la consultazione i
questo prontuario. Il compito che si propone  quello i mettere un mini-
mo i orine in una materia complessa e intricata: inicare usi, termini,
pronunzie che non appartengono ancora al patrimonio ella lingua comu-
ne, sceverano il grano al loglio e inicano, i volta in volta, ci che
pare meno preciso o improprio o scorretto o completamente erroneo e sug-
gereno la forma esatta. Le soluzioni inicate poggiano su una sicura com-
petenza e sensibilit linguistica e soprattutto sul buon senso: non vi sono
liste i proscrizione, siamo molto lontani al purismo i stampo ottocen-
tesco, che purtroppo rivive in prontuari consimili o in rubriche giornali-
stiche spesso malamente confezionate a ilettanti. Siamo convinti che pro-
prio il continuo fare appello al buon senso costituisca la forza i questo
volumetto: non sempre in una materia el genere si possono proporre
soluzioni apoittiche, e in pi i un caso sar il buon gusto e la sensibi-
lit linguistica a ettare la scelta efinitiva fra soluzioni equivalenti.
  n libro  estinato a tutti: allo stuente come a chi ha ell 'italiano una
conoscenza limitata all 'orizonte el ialetto o ella propria variet regio-
nale, allo straniero che vuole approfonire la nostra lingua come alla per-
sona colta che ha un'incerteza o un ubbio a risolvere, in una parola,
esso  rivolto a chiunque voglia migliorare il proprio italiano e renere pi
corretta e ignitosa la propria espressione.

                                MORENO MORANI
                     Professore Orinario i Glottologia
                      Universit egli Stui i Genova

Introuzione





  Le parole d'oggi sono, per i puristi, figlie illegittime ella superficialit
el mono moemo. Basta poco per legittimarle: un giomale, la televi-
sione, un libro. E eccole iventare subito, a tutti gli effetti, parole egne
i essere aottate al izionario. Eppure, un tempo, erano ben poche le
parole che riuscivano a superare inenni l'esame rigoroso ei filologi, i
quali conceevano l'imprimatur soltanto opo aveme accertato la legitti-
ma patemit e la reale ascenenza toscana. Essi per avvertivano, comun-
que e sempre, ei limiti 'uso, conceeno a alcune parole i essere
usate senza problemi, a altre i essere usate con giuizio, a altre infine
conceevano un uso oltremoo limitato. Ora, questo filtro non esiste pi.
  E vero, in linea i massima, che ogni lingua  meticcia per costituzione.
Il latino  per il 50% costituito i parole greche, il francese  pieno i lati-
nismi e italianismi, I'inglese  ricco i parole latine, francesi, italiane, e cos
via. Ma ci che conta, come riconobbe giustamente il Machiavelli,  la
capacit i una lingua i assorbire i vocaboli stranieri senza esseme scon-
volta perch  s potente, che i vocaboli accattati non la isorinano, ma
ella isorina loro.
  Secoli i stui filologici e i inagini puriste cercarono invano i crea-
re una lingua legale, grammaticalmente coificata, e lottarono uramente
per evitame l'imbarbarimento. Solo serrano il linguaggio in una sorta i
immobilit sarebbe stato possibile respingere l'imbastarimento ilagan-
te ella lingua viva. Al mono stressante e caotico i una lingua in perpe-
tua evoluzione, il peante purista sceglieva il munus orinato e puro ei
cristalli. Una lingua cristallizata, viva solo nell'ambiente sterilizzato ella
letteratura, poteva iventare l'unico farmaco possibile contro i virus ella
praticit e ella semplificazione.
  L'italiano  sempre esistito sulla carta. Nato come lingua letteraria, mo-
ellata su alcuni autori consierati fonamentali ex cathera,  rimasto per
lungo tempo una specie i lingua morta, che solo pochi erano in grao i
utilizzare compiutamente. Il lessico oveva essere formato a un numero
chiuso i parole, e ogni parola oveva rappresentare un tassello preciso e uni-
co, che non poteva essere spostato, pena la rovina ell'intero mosaico. L'uni-
I O LUOVICO E CESARI

cit i questo moello ieale avrebbe pemmesso cos alla parola i soprav-
vivere integra tra migliaia i altre, istinguenosi in ogni contesto.
  Come i saceroti egli antichi misteri, i puristi cercarono invano i impe-
ire che si ivulgassero le parole i passo, spezzano cos l'incantesimo che
le teneva celate ai profani. Non era solo una ifesa i casta, bens la coscien-
za i quanto pericoloso fosse favorire l'ambivalenza. Ma fu vano.
  Le parole, come in un elirio i potenza, svilupparono a dismisura i
significati e uplicarono all'infinito i settori i competenza. Il trionfo el
traslato pemmise al linguaggio i diventare maggiommente popolare, non
attraverso una maggior comprensione ma attraverso la perita di ientit
delle parole. L'uso inistinto pemmetteva anche all'incolto i utilizzare
senza biasimo le parole nelle accezioni improprie el linguaggio figurato.
Inoltre, permetteva al pigro i semplificare il iscorso, faceno s che egli
potesse utilizzare un numero minore i parole per esignare un'area pi
vasta i significati.
  Sono almeno cento anni che non si fa pi stretta lezione i purismo e ci
si limita a fornire (non richiesti) consigli grammaticali. A parte i primi qua-
rant'anni i questo secolo, in cui si  cercato con altema fortuna i ifen-
ere la purezza ella lingua, non c' stato pi alcun tentativo per frenare
la massiccia colonizzazione linguistica proveniente al mono anglosas-
sone. La terza, opo la spagnola el Seicento e la francese el Settecento.
I puristi el secono opoguerra, proprio per evienziare il loro istacco
alla politica protezionistica el fascismo, hanno preferito assumere atteg-
giamenti pi tolleranti, per non rimanere intrappolati nel facile accosta-
mento tra purismo e fascismo. Ma il purismo  un carattere ominante che
si manifesta in qualsiasi lingua letteraria.
  Nel Cinquecento, in quella che fu chiamata la questione ella lingua, si
scontrarono ben tre correnti i letterati: quella arcaizzante, con a capo il
Bembo, quella eclettica, pi o meno ispirata alla koin elle corti, e infine
quella toscana, che riteneva per moello il fiorentino o pi genericamente
il toscano. La purezza ella lingua tommentava letterati e poeti, che conti-
nuavano a confrontarsi o a scontrarsi con il passato. Era la continua lotta
tra la traizione e l'innovazione, tra i classici e i moerni, tra l'esoterismo
e l'essoterismo. Anche alla fine el Settecento lo scontro tra il purista
Antonio Cesari e Melchiorre Cesarotti fu etemlinato ai continui attac-
chi i quest'ultimo alla purezza el linguaggio. All'iea che la lingua
mutasse continuamente in base alle necessit el popolo che la parla (
l'uso che fa la legge), i puristi contrapponevano, riteneno tutto ci un
arbitrio linguistico, I'autorit egli scrittori ei migliori secoli.
  Non pu essere quini frutto i cultura retriva una corretta visione el
problema ella lingua, n pu essere consierato reazionario un inirizzo

~TROUZIONE I I

maggiommente traizionale, che cerchi i conciliare lingua viva e lingua let-
teraria, uso e purezza, neologismo e arcaismo.
  Eppure, la Francia, che ha cercato i porre argine alle infiltrazioni stra-
niere, insereno una legislazione protezionistica nei confronti ella lingua,
si  trovata subito in grane ifficolt. al campo linguistico il iscorso 
stato trasferito immeiatamente al campo politico, iventano uno scon-
tro tra la libert 'espressione e la tirannie. Al grio i liberate la Basti-
glia lessicale la olce Francia, rivoluzionaria e giacobina, ha costretto il
suo govemo a liberare tutte le parole straniere ingiustamente incarcerate.
  Senza arrivare agli estremi i un proibizionismo linguistico, lo Stato
ovrebbe esercitare un tiepio controllo ella lingua, favorenone nello
stesso tempo il naturale arricchimento. E proprio la scuola, invece i pro-
fessare un purismo moerato, finisce spesso per abicare al suo compito.
Ma quello che potrebbe essere semplicemente un filtro necessario a man-
tenere la lingua su binari accettabili, iventerebbe ieologicamente sco-
moo. L'Italia ha rasticamente risolto il problema, eliminanolo alla rai-
ce. La scuola ha infatti cessato i fare ella politica linguistica a favore sem-
plicemente ella politica. La lotta contro il nozionismo  iventata pur-
troppo una guerra i liberazione al sapere e non alle sue catene. Inoltre,
la scelta i un insegnamento sperimentale ella lingua, in contrapposizio-
ne ai vecchi metoi coercitivi i insegnamento, ha favorito s lo spirito
libertario el iscente ma lo ha conotto anche alla frantumazione elle sue
fragili strutture cognitive.
  Chi scrive male, pensa necessariamente male. Senza la grammatica non
 possibile costruire alcun mono terreno n extraterreno. E proprio nella
grammatica, come isse gi Nietzsche, la base stessa ell'esistenza i io!
Bisogna anche riconoscere che il mono moemo, attraverso lo sviluppo
costante ella tecnica, ha costretto il linguaggio a continue e incessanti
mutazioni. Mancano le strutture i controllo, veneno meno gli insegna-
menti scolastici, esseno quasi nulli gli apporti letterari, chi potrebbe e in
base a quale autorit, fomire precise inicazioni linguistiche o almeno
estemporanei consigli?
  L'italiano  una lingua che evolve cos velocemente a costringere i lin-
guisti a introurre in moo affrettato i neologismi nei izionari e poi a sop-
primerli, perch gi esueti (tipico  il termine craxismo). Ma i izionari
sono ancora i custoi ella lingua? Un tempo le parole erano scelte con cura
e non sempre accettate. In fono, era un onore per una parola entrare a far
parte ella famiglia ell'italiano. Oggi invece, un izionario raccoglie in
genere tutte le parole, senza alcuna pretesa selettiva, e le espone all'incau-
to consultatore quale merce sugli scaffali i un grane magazzino. E poi
come  naturale, viene scelta non la parola migliore e pi appropriata ma
quella che costa meno fatica o  pi pubblicizzata ai meia. E se non c'
pi chi fomisce la chiave i lettura, in base a quale principio saranno ini-
viuati il significato proprio i un termine, le possibili sfumature e i sensi
nascosti? La parola non viene pi sezionata, per scoprirvi all'intemo la ra-
ice ell'essere o la esinenza el ivenire, ma viene lasciata intrappola-
ta nel iscorso. Non  pi la parola, secono la sua etimologia, a etermi-
nare il significato ma  il contesto che confeziona alla parola l'abito aat-
to al momento. Il contesto, questo terribile livellatore verso il basso, ha reso
tutte le parole simili e intercambiabili, affrancano qualsiasi significato. E
il contesto che santifica e reime le impurit, trasfommano i significatifigu-
rabili in significatifigura/i.
  Come si pu poi pretenere i capire le ifferenze se si insegna che non
esistono ifferenze. se si arriva al punto i temere che persino elle pure
affermazioni grammaticali possano favorire l'intolleranza e il razzismo?
  Se  vero che tutti gli uomini sono uguali  altrettanto vero che non tutte
le parole sono uguali avanti agli uomini e soprattutto non tutte le parole
li renono uguali allo stesso moo. L'altemativa verit-menzogna non 
risolvibile con un analisi interna ello spessore morale i ciascuna parola.
  Colui che giuica eve fare spesso violenza alla logica, sceglieno non
quello che  giusto bens quello che appare pi giusto, anzi  proprio il
fascino elle parole che incanta il giuice-ascoltatore e fa s che quella che
pu sembrare una parola banale sulla bocca i uno possa iventare la
molla scatenante che libera un altro.
  Ora, fuor i metafora. cercheremo i spiegare le motivazioni che hanno
portato alla nascita i questo volume. Innanzi tutto veiamo tutto ci che
questo libro no)l . Questo libro:
1. non  wla guia agli errori
  In primis, non esistono pi guie. Le ultime si sono estinte ormai nei
mitici anni Cinquanta. Inoltre, opo la rivoluzione sessantottina, gli ultimi
linguaioli sono stati confinati in qualche riserva universitaria, come testi-
moni terminali i una razza primoriale, legata ancora alle leggi primitive
della grammatica. Poi, non esistono pi errori. Mancano la certezza el
iritto, vengono anche meno le sue violazioni: I'uso libera all'abuso.
2. non risolI e i ubbi lin~uistici
  Per sciogliere ubbi bisogna avere almeno elle certezze: innanzitutto
l'esistenza i una verit poi la sicurezza che questa verit pu essere ini-
viuata alle parole stesse, cio allo stesso giuice-imputato. Il lassismo
i molti linguisti moerni porta inevitabilmente alla scomparsa i quei
punti stabilia cui si possano aggrappare quelli che hanno ancora coscien-
za i questa situazione. Siamo in un'epoca i transizione nella quale le
nuove generazioni. ormai escolarizzate, convivono con gli ultimi ifen-

sori el tempo peruto, i quali, come in un famoso film i fantascienza.
attenono i risvegliarsi anch'essi posseuti al baccellone extraterrestre
3. non fornisce alternative sicure
  Ogni possibile ubbio linguistico  trattato come una malaKia rara i CUI
si ignora la cura. Gli eventuali.suggerimenti non garantiscono i curare la
malattia; per, come nel trattamento omeopatico, sono in grao i scatenar~
una piccola reazione che potrebbe portare alla guarigione. La creazione i
anticorpi, quella che in un linguaggio meno metaforico si potrebbe chia-
mare semplicemente instillazione el ubbio, eve riportare il soggetto a
una grauale coscienza elle proprie possibilit. Non  certo un paraos-
so: pi regreisce l'ignoranza, pi si comprenono i propri limiti.
   4. non favorisce la banalizzazione linguistica
    E ormai accettato a tutti che l'italiano si stia trasfommano in una lingua
   pi maneggevole: semplificazione elle fomme, perioare per coorinate e
   non per suborinate, abbanono el passato remoto, preferenza i costru-
   zioni nominali pi che verbali, eclino el congiuntivo, folla i forestieri
   smi e anglicismi. Tutto questo sarebbe anche accettabile se corrisponesse
   a una necessit ella lingua e non a una necessit i alcuni fruitori.
  Se la scelta  sempre e comunque verso il basso  ovvio che per aegua-
re la lingua alle esigenze elle masse bisogna necessariamente istruggere
tutta l'aristocrazia grammaticale. Ci sono anche emagoghi nel campo lin-
guistico: essi fanno creere agli incolti che le ifferenze stiano solo nelle
parole, e il paraiso sia un iverso moo i chiamare la terra promessa. Inol-
tre, affemmano che non  importante capire ma afferrare, che poi  un moo
manuale i prenere possesso i una realt intellettuale come la parola.
All'incolto  quini sufficiente afferrare una parola per essere in grao i uti-
lizzarla in qualsiasi consesso. Che cosa significhi poi in realt, non  impor-
tante, significhera comunque e sempre quello che l'uso le avr impresso.
   5. non inneggia a un falso purismo
  Noi non apparteniamo n agli irriucibili n ai pentiti. Ci issociamo
pertanto a quanti ritengono sia giusto eliminare fisicamente barbarismi.
iiotismi, neologismi nel nome i una lingua ieale, ma nemmeno pos-
siamo tollerare chi, rinnegano completamente la traizione, accetti peis-
sequamente l'uso. Prevenire  sempre meglio che curare.
  Ma allora, perch questo volume? Questo  un libro nato veramente ex
imo, a chi sa i non sapere ma vorrebbe sapere, a chi, per il suo tipo i
lavoro,  sottoposto a continui ubbi linguistici, a chi sta cercano i
accenere una fiammella in attesa che scoppi veramente l'incenio. E
soprattutto un libro i speranza, che qualcuno prima o poi tomi a riporta-
re la lingua italiana alla sua antica ignit, che non pu essere n quella i
pattumiera 'Europa n quella anacronistica i faro el mono.
  I have a ream...
Note per la consultazione





  Nella compilazione i questo izionario abbiamo operato le seguenti
scelte organizzative e tipografiche:

I. Orinamento
  I singoli lemmi (o vocaboli) sono orinati alfabeticamente e scritti in
neretto (es. abboccre, abicre, ecc.). Il segno  Ii separa alla qualifica
grammaticale. Sempre in neretto sono le parole a cui talvolta si fa riman-
o nel testo (es. Cfi: iponima).

2. Lemma
  Il lemma (o vocabolo)  la parola principale i cui tratta ciascun artico-
lo el izionario e viene scritta sempre in neretto (es. utensle). Tutti i
lemmi sono accentati per agevolare la corretta izione. Non abbiamo istin-
to tipograficamente l'accento tonico (es. abbellre) a quello grafico (es.
n) anche perch, esseno quest'ultimo obbligatorio,  semplice inivi-
uarlo. Gli omonimi (sia omografi che omofoni) sono sempre consierati
lemmi ifferenti e elencati i seguito, secono un numero progressivo in
neretto: es. blia (1), bafia (2). I izionari non sono sempre 'accoro
sull'omonimia i ue o pi vocaboli, per questo  possibile trovarne alcu-
ni come semplici varianti i significato, e quini inseriti sotto lo stesso
lemma. Quano l'omonimo  una voce verbale viene sempre inicato il
rnoo, il tempo, la pers. (es. collga 3a pers. sing. ell'in. pres. i col-
legre). Le varianti i forma, sia grafiche che fonetiche, sono inicate
entrambe come lemmi (es. anicappre, hanicappre). Quano ue
termini possono essere spiegati a una stessa voce o hanno particolarit che
 inutile ripetere separate, sono lasciati nello stesso lemma (es. coltra,
cultra).

3. efinizione
  Quasi sempre abbiamo presentato la efinizione e le varianti i signifi-
cato el lemma citato, esseno fonamentali per comprenere le ifferen-
ze e iniviuare possibili errori ovuti proprio allo scambio i significato.
I significati sono talvolta evienziati al corsivo, altre volte invece, per evi-
tare che il corsivo pera proprio la sua funzione evienziatrice, abbiamo

NOTE PER LA CONSULTAZIONE 15

lasciato il testo in caratteri normali. Talvolta abbiamo ovuto inserire nelle
efinizioni inicazioni specifiche sull'area i appartenenza (es. Iing.; me.,
ecc.) per meglio iniviuare le sfumature, non sempre chiaramente evi-
enziabili. i alcuni vocaboli, i conoscenza generale, abbiamo voluta-
mente omesso la efinizione, anche perch lo scopo i questo izionario
non  quello i spiegare il significato elle parole, che si suppone cono-
sciuto o tutt'al pi conoscibile, ma i avvertire il lettore ei tranelli che
alcuni termini nasconono in se stessi. Inoltre, I'uso i termini particolari
non pu mai essere emanato a un izionario come questo, bens a les-
sici specifici e specializzati. Infine, a alcune efinizioni abbiamo aggiun-
to un breve commento, cercano in questo moo i renerle attuali. Tal-
volta  stato usato un aggettivo telegrafico, generalmente i tono negativo.

4. Rinvio
  Si  usato il rinvio Cfr. quano la trattazione i un ato argomento  svi-
luppata anche, o  pi approfonita, in altre voci (es. Cfr. iponima). Per
evitare rionanze, che avrebbero influenzato la maneggevolezza
ell'opera, abbiamo riotto al minimo i rimani, prefereno fomire al let-
tore una informazione immeiata.

5. Qualifica grammaticale
  i ogni lemma viene specificata la sua qualifica grammaticale abbre-
viata e in carattere corsivo (es. agg., uintr., ecc...). Quano un lemma pre-
senta iverse qualifiche grammaticali, queste sono riportate una opo
l'altra all'interno el lemma e iniviuate appunto al corsivo (es. grn-
e  agg. [...] Come s.m., inica in generale la persona aulta). Quano
una stessa efinizione si pu estenere a ue qualifiche grammaticali,
queste ultime vengono citate entrambe i seguito (es. nessno  agg. e
proi~. inef.). In alcuni casi, all'occorrenza, abbiamo messo in evienza il
plurale (es. scia  s.f. Al pl.: sce) o il femminile (es. guiatre  s.m.
Al f.: guiatrce).

6. Abbreviazioni
  In un izionario sintetico come il nostro  fonDamentale consultare
immeiatamente le abbreviazioni (veere a pag. 17), per evitare possibili
confusioni, per es. trafranc. (francesismo) efr. (francese); tra congu (con-
giuntivo) e cong. (congiunzione), ecc.

7. Significatifigurati
  Abbiamo trattato con particolare riguaro i significati figurati (/fig.),
poich sono spesso origine i ambiguit. Ci siamo attenuti al principio
generale i accettare solo quelli ormai consoliati o quelli che hanno sosti-
tuito, totalmente o in parte, il significato proprio. Il ricorso frequente al
significato figurato, quano per i pi viene fatto senza la giusta consape-
volezza,  in generale inice i superficialit.

8. Parole straniere
  Le parole 'origine straniera sono scritte generalmente senza accento
(abat-jour), a meno che non lo posseggano in lingua originale. Sono sem-
pre ricusate quano posseggono l'equivalente italiano.

9. Sinonimi e contrari
  Talvolta, quano  importante sottolineare una variante i significato o
un significato opposto, sono evienziati anche i sinonimi (sin.) o i contra-
ri (contr.). Su questo tema, cfr. Ie voci sinonima e antonima.

10. Evienza
  Le parole latine, greche, ecc. sono scritte in corsivo e cos anche tutte
quelle parole che si intene mettere in evienza.

  . * Parole a evitare
  I vocaboli che, senza essere consierati errori gravi, sono generalmente
ritenuti ubbi o ialettali o i uso raro, vengono evienziati a un asteri-
sco, collocato prima el lemma (es. * acquarllo) o ella parola (es. * cat-
o). In gen. sconsigliamo l'uso i terminologie contorte (per. es quella
burocratica o giuriica). L'asterisco serve inoltre per evienziare quelle
parole che sono scorrette fuori el loro ambito, per es. I'uso i * abbor-
abile agg. mar: in campo non marinaresco. In sintesi, I'asterisco intene
avvertire il lettore ell'esistenza i problematiche collegate alla parola
evienziata e nello stesso tempo lo invita a un controllo pi approfonito.

12. ** Errori
  Gli errori gravi, sono evienziati a ue asterischi prima el lemma (es.
** ssi) o ella parola (** litgo). Abbiamo cos cercato i evitare che la
parola errata potesse essere in qualche moo ricorata isolatamente.

13. Neologismi, barbarismi, iiotismi. . .
  Tra le parole nuove, specialmente quelle comparse in questi ultimi anni,
abbiamo scelto solo alcune i quelle che ritenevamo fossero a evitare.
Ma forse non ce ne sar bisogno: ben poche supereranno la prova el
tempo. Invece, per ci che riguara gli apporti stranieri o ialettali biso-
gna innanzi tutto omanarsi se il lessico possiea o meno espressioni cor-
risponenti. In caso positivo la scelta  'obbligo. Lo stesso, nel caso che
manchino.
  i necessit l~irt.

       Abbreviazioni





acrt. accorciativo
agg. aggettivo, aggetti-
vale, aggettivato
amm. amministrativo
ana~. anatomia, anatomico
angl. anglicismo
ant. antenore
anton. per antonomasia
arc. arcaismo, arcaico
arch. architettura
art. articolo, articolato
aus. ausiliare
avv. avverbio, avverbiale,
avverbialmente
bur. burocratico
car carinale
cfr. confronta
chim. chimica, chimico
comm. commercio, com-
merciale
compl. complemento
con conizionale
cong. congiunzione
congv. congiuntivo

comug. comugazlone
contr. contrario
eL eterminato, eter-
minativo
ial. ialettale, ialetta-
lismo
im. iminutivo
imostr. imostrativo
ir. iritto
es. esempio, esempi
/est. estensione i signi-
ficato, estensivo
euf eufemismo, eufemi-
stico
f femminile
fam. familiare
fig. figura
g. figurato, figurata-
 mente

filos. filosofia, filosofico
fis. fisica, fisico
fr. francese
franc. francesismo
fut. futuro
gen. generale
geogr. geografia
ger. gerunio
gerg. gergo, gergale
gr greco
gramm. grammatica,
grammaticale
imp. imperativo
imperf imperfetto
impers. impersonale
in inicativo
inef inefinito
inf: infinito
ingL inglese
inter. intenezione
interr interrogativo
inv. invariabile
irr. irregolare
lat latino
latin. Iatinismo
lett. Ietterario
ling. Iinguistica
loc. Iocuzione
m. maschile
mar. marina, marinaresco
maf matematica
me meicina, meico
mil. militare
mus. musica, musicale
num. numerale
neol. neologismo
ogg. oggetto, oggettivo
part. participio
partic. particella
pass. passato
pers. persona, personale
pL plurale
poet poetico

polit. politica, politico
pop. popolare, popo-
larmente
pref: prefisso
prep. preposizione
pres. presente
pron. pronome, prono-
minale
pross. prossimo
qual. qualificaivo
qc. qualcuno
q.c. qualcosa
rec. reclproco
rel. relativo
rem. remoto
ret. retonca, retonco
sempl. semplice
sett. settentrionale
sf sostantivofemminile
sin. sinonimo
sing. singolare
s.m. sostantivo maschile
sogg. soggetto, soggettivo
sost. sostantivo, sostan-
tivale
sp. spagnolo
spec. specialmente
spreg. spregiativo
sport. sportivo
subor. suborinata
suff suffisso
sup. superlativo
t. termine
te teesco
trapass. trapassato
tronc. troncarnento
~. verbo
v.intr. verbo intransitivo
volg. volgare, volgar-
mente
v.rifl. verbo riflessivo
v. tr. verbo transitivo
zool. zoologia
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a  Prima lettera ell'alfabeto e prima vocale. Si consiera i genere m. (un
a) o f. (una a) a secona che si sottintena segno o lettera.
a  Nell'uso i questa prep. sempl. si pu incorrere in numerose inesattez-
ze e errori. E utilizzata per formare molte loc. avv. Si notino le iterazioni in
cui la prep. a ovrebbe essere sempre ripetuta: si ovrebbe ire a poco a
poco, a mano a mano, a ue a ue, ecc., e non * poco a poco, * mano a
mano, * ue a ue, ecc., che sonofranc. Anche se non accettate ai puristi,
I'uso ha fatto s che le espressioni i uso culinario gelato alla crema, pasta
al sugo, uova al burro, e simili siano invalse nel tempo. Sarebbe per pi
corretto ire gelato con la crema, pasta con il sugo, uova con il burro. I~on
si ovrebbe nemmeno ire * a mezzo posta, * a mezzo elfattorino, bens
per mezzo ella posta, per mezzo elfattorino. E nemmeno * un tizio a nome
Giorgio, * al centro, * riguaro alla questione, * terreno a venere, * asso-
ciazione a elinquere, * a questo moo, * contemporaneo a Puccini, * insie-
me a Stefano. Sono tutte espressioni scorrette. Ma si ovrebbe ire un tizio
i nome Giorgio, in centro, riguaro la questione, terreno a venere, asso-
ciazione per elinquere, in questo moo, contemporaneo i Puccini, insie-
me con (o semplicemente con) Stefano. Sono state per accolte nell'uso le
espressioni al trotto, al galoppo (Cecchi intitola un suo libro Corse al trot-
to), alla francese ( sottinteso alla maniera), alla omenica, 120 chilome-
tri all 'ora, all 'antica. E cos le espressioni alla sera, al tramonto, alla mat-
tina, una volta alla settimana, ue volte all 'anno; anche se sarebbe comun-
que meglio ire i trotto, i galoppo, la omenica, 120 chilometri l'ora, la
sera, il tramonto, la mattina, una volta la settimana, ue volte l'anno, ecc.
La loc. a richiesta generale  in gen. accettata, mentre sarebbe meglio evi-
tare il semplice a richiesta, preferenogli il pi corretto su richiesta i. E
inoltre a evitare il franc. i uso burocratico formato a a pi l'inf. nelle
espressioni * a riportare, * a speire, invece el pi corretto a riportare,
a speire. Conviene infine evitare l'uso i a seguito alle prep. art. (i, el,
ella, egli, elle, ei): invece i ire per es. ho parlato a egli amici; mi
hanno presentato a elle ragazze. Sarebbe meglio ire ho parlato a amici;
mi hanno presentato a alcune ragazze.
* abat-jour  s.m. imfr. E t. antiquato; meglio l'italianoparalume.
abbastnza  avv. ovrebbe inicare quanto basta, non piuttosto.
abboccre  v.tr. Regge il compl. ogg. Non si ovrebbe ire * abboccare
all'amo, ma abboccare l'amo. I puristi rifiutano l'uso intr.
abbonre  uintr. Vuole l'aus. avere quano ci che si presenta in abbon-
anza  espresso a un compl. (es. i campi hanno abbonato i frutti);
I'aus. essere quano ci che  in abbonanza  il sogg. stesso (es. in quel
perioo il cibo non  mai abbonato).
* abbuffrsi  u rifl. Voce. pop. romanesca, ormai i uso generale. Signi-
fica mangiare a crepapelle. Ormai comune anche il s. f. abbuffta.
abicre  uintr. I a pers. sing. ell'in. pres.: io bico. Es. I 'imperatore
fu costretto a abicare; il re abica al trono.
* abnrme  agg. me. al lat. abnrmis. Significa che  fuori ella
norma. Nell'uso corrente  preferibile anormale.
abortre  uintr. I a pers. sing. ell'in. pres.: io abortsco. In me. inica
l'espulsione el feto. Pu anche inicare il non svilupparsi i qualcosa: es.
lafioritura el melo ha abortito. In senso /fig.: non giungere a conclusio-
ne. Nel significato proprio vuole l'aus. avere, in quello /fig. vuole essere.
I puristi ne hanno sempre rifiutato l'uso.
* abrogre  utr. ir Significa eliminare una legge con i mezzi ammessi
al legislatore. I a pers. sing. ell'in. pres.: io brogo.
acctta (1)  s.f. Arma tagliente simile alla scure. acctta (2)  imp. pres.
el utr. accettre. Uno ha l'accento acuto, I'altro grave.
* acciecre  v.tr. Nonostante sia un erivato i cieco, la i scompare (come
negli altri erivati). La forma corretta pertanto sar accecre.
acclere  utr. Vale chiuere. Il t. accluso vuol ire chiuso entro, non
occorre ripetere una loc. temporale o i luogo. Quini l'espressione ** qui
accluso  scorretta esseno gi sufficiente ire accluso.
accompagnre  utr E usata i frequente la forma erronea * accompa-
gnare o * accompagnarsi a qc. (o a q.c.). La forma corretta ovrebbe esse-
re accompagnare o accompagnarsi con qc. (o con q.c.).
accrescitvi  Iing. Se riferiti a pers. i gen. f. possono concorare con il
gen. el sogg. o anche seguire il gen. m., quasi in funzione i neutro, come
se fosse un attributo astratto el sogg. (es. una onnona, un onnone. Lo
stesso vale per i im. (es. una onnina, un onnino).
acrrimo  E il sup. irr. ell'agg. cre. i sapore o oore pungente.
* a chi i ovre  Forma scorretta usata spesso al posto i espressio-
ni pi precise quali a chi tocca, a chi interessa, a chi compete, a chi spet-
ta.
cme  s.f. Si ice l'acme o un'acme. Errato: ** un acme.
* acquarllo  s.m. I puristi preferiscono acquerello, ma non  errore.
a  prep. sempl. Si preferisce aggiungere la  euf. soltanto quano si 
in presenza i un'altra a (es. a amici). Non  per obbligatorio.

aattre  utr. E scorretto ire * aattare q.c. con un'altra, si ovrebbe
ire invece aattare q.c. a un'altra.
aempre, ampiere  utr. Si costruisce con il compl. ogg. Non si ovreb-
be ire * aempre a una promessa ma aempre una promessa. La forma
ampiere  meno comune.
aerre  uintr. Essere attaccato. I puristi rifiutano il /fig. aerire a un invi-
to. Un invito si accetta. Noblesse oblige.
aulre  utr. Blanire, lusingare, incensare. Ia pers. sing. ell'in. pres.:
io alo. La pronuncia * ulo  scorretta.
alteri (1)  pl. m. i altero. aultri (2)  pl. m. i aultrio.
afl'tto  avu E un rafforzativo ma non negativo, pur rafforzano anche la
negazione (es. niente affatto). E errato usarlo con significato negativo, a
meno che non sia accompagnato a negazione. Senza la negazione ha valo-
re affermativo e vuol ire el tutto, interamente.
affettre (1)  utr. Mostrare con ostentazione sentimenti; /sin.: ostentare.
pers. sing. ell'in. pres.: io affetto. a~ettre (2)  v.tr Tagliare a fette.
Ia pers. sing. ell'in. pres.: io afftto. Attenzione all'accento.
affittre  utr. Anrebbe usato soltanto nel significato i are in affitto. Nel
linguaggio comune  utilizzato anche nel senso i prenere in affitto. I
puristi fanno le seguenti istinzioni: affittare un rustico, appigionare un
negozio, noleggiare una barca o una macchina.
* a firma i  Sarebbe meglio ire con lafirma i.
aggiornre (1)  uintr. impers. Farsi giorno, albeggiare. * aggiornre (2)
 utr. Propriamente, fissare il giorno. L'uso corretto el v. implica una eter-
minazione temporale. Per i puristi  scorretto sia l'uso nel significato i tene-
re al corrente sia in quello i informare qc. i q.c.
** a grtis  Uso ial. rifiutato ai puristi. L'avv. grtis eriva al lat. e
significa gratuitamente. si usa a solo: es. Iavora gratis.
* alcre  agg. Pronto, operoso. La pronuncia pi corretta  lacre.
*  la page  loc. agg. inu E unfranc. molto usato in certi ambienti con il
significato i moerno, al corrente, informato. a evitare.
alchimia  s.f. E pronuncia preferibile a quella comune i alchima. eri-
verebbe a una parola araba (al-kimiya = pietrafilosofale).
lcol  s.m. E oggi preferito a lcool. Meno usato: * lcole.
* al i stto  E un franc. Meglio: sotto o i sotto.
* all'impii  E consierata forma ial. Meglio: in piei.
alopeca  s.f. La parola eriva al gr. alopeka (alpex  la volpe, che pere
i peli in primavera e in autunno) e significa mancanza totale o parziale i
capelli o peli. Al pl.: alopece. Non itelo mai al barbiere!
alternatva  al lat. alter (altro tra ue pers. o cose). Si alternano quini
ue pers. o cose. Non si ovrebbe ire n c' un 'unica * alternativa, ana-
22 AMACA

re, poich cesserebbe per questo i essere alternativa, n ci sono ue * alter-
native, prenere o lasciare, perch in realt rappresentano una sola alter-
nativa e non ue, n infine non so che cosa scegliere tra queste * alternati-
ve: affermare, negare, tacere, perch le alternative possono essere solo ue.
La confusione nasce al significato che ormai si  al t.: rimeio, soluzio-
ne, possibilit.
* maca  s.f. eriva allo sp. hamaca. La pronuncia corretta  amca.
amlgama  s.m. Errato: ** un 'amalgama. Al pl.: gli amlgami.
ambigneri  Iing. Sost. usati sia al m. che al f., senza mutamento i esi-
nenza. Si istinguono solo per mezzo ell'art. o ell'agg. concoranti.
Appartengono a questa categoria i nomi terminanti in -e (es. il custoe, la
custoe), i nomi corrisponenti a forme sostantivate i part. pres. (es. il can-
tante, la cantante), i nomi che terminano in -ista (es. il poista, la poista),
i nomi terminanti in -cia (es. ilfratricia, la fratricia). Questi ultimi, per,
al pl. hanno forme istinte per il m. e il f. (es. i poisti, le poiste; i fratri-
cii, lefratricie).
ambigneri apparnti  Iing. Sono etti anche falsi ambigeneri. Si pre-
sentano con una forma ientica e gen. iverso. La vera ifferenza non  il
gen. ma il significato. Sono ambigeneri apparenti: il capitale (enaro), la
capitale (citt); il boa (serpente), la boa (galleggiante); ilfine (lo scopo), la
fine (il termine); il conizionale (moo el v.), la conizionale (t. giurii-
co); ilfronte (zona i guerra), la fronte (parte el volto); il pianeta (corpo
celeste), la pianeta (inumento religioso); il moto (movimento), la moto
(motocicletta); il tema (argomento), la tema (lett., la paura); il raio (mine-
rale), la raio (apparecchio); il camerata (fascista), la camerata (ormito-
rio); il lama (monaco tibetano), la lama (parte tagliente i un coltello).
* a me mi  L'espressione a me mi, pur esseno conannata nelle scuole,
non  un errore ma una libert stilistica. Questa affermazione i Alo
Gabrielli (n museo egli errori, Milano, 1977)  confermata a molti esem-
pi classici: Che arrubinaterni e che zenzeri mi mani tu iceno a me?
(Boccaccio); Ma in verit a me mi pareva i aver fatto la cosa pi natura-
le el mono (Giusti); A me mi par i s (Manzoni); Non mi are a me
la colpa, che no'l seppi ritornar(Carucci); A me non me ne importa nulla
i quello che mi hai etto (Verga); Per i pi a me mi ha rovinato Ovi-
io (Panzini). Tuttavia, in ambito scolastico si consiglia i non usarla,
esseno in gen. rifiutata.
* a mezzo  E meglio ire per mezzo, meiante. Non si ovrebbe ire * a
mezzo stampa ma per mezzo ella stampa.
anacolto fig. sintattica Consiste nell'iniziare un perioo con un costrut-
to e continuare poi con un altro. Questo errore i sintassi  usato talvol-
ta anche ai grani scrittori per ar forza al iscorso. Cfr. per es. il Boc-

ANroNlMIA 23

caccio: Son cose a farle gli scherani e i rei uomini, e il Manzoni: Quel-
li che muoiono bisogna pregare Iio per loro. Per lo scrittore ilettante 
(purtroppo) errore grave. Ubi maior, minor cessaL
* anicappre, hanicappre  v. tr. angL /fig. Mettere in iffficolt, intral-
ciare, svantaggiare. E pi corretto come t. sport.
* anicappto  s.m. Ora  entrato nell'uso, specie nella forma * hani-
cappto (euf. che sostituisce il t. interetto minorato). Poi  stato rimpiaz-
zato a portatore i hanicap e infine a isbile.
anfibologa  Iing. Inica ogni incertezza nel significato el iscorso, spec.
per cattiva collocazione ei termini. Il Panzini ricora espressioni bizzarre
el tipo Biscottini per bambini col burro, oppure Ti mano queste sal-
sicce, fatte con le mie mani i vero maiale.
angria  s.f. Sebbene i origine classica (in gr. angrion significa cetrio-
lo), ora  voce i uso regionale. Meglio: cocomero.
anino  agg. La pronuncia * anono  consierata scorretta. Letteral-
mente, vuol ire senza olore. E etto i un meicamento che fa iminui-
re il olore. Sin.: calmante. In senso /fig.. senza carattere.
* a nme i  E forma poco corretta per in nome i.
anonimto  s.m. E preferibile anonima o l'agg. annimo. Non si ovreb-
be ire restare * nell'anonimato ma restare anonimi.
* nta (1)  s.f. ial. Meglio: imposta. nta (2)  s.m. pl. ricavato a qua-
ranta, cinquanta, ecc. E usato in moo scherz. per rappresentare gli anni ai
quaranta ai novanta. Es. Stefano  entrato negli anta.
antonimia  ling. etta anche opposizione i significato. E una elle prin-
cipali relazioni semantiche e una elle pi ifficili, in quanto viene spesso
consierata come complementare alla sinonima (cfr.), senza tener conto
ell'ambiguit che pu ingenerare in coloro che analizzano superficial-
mente i vari tipi i opposizione. Il primo tipo i opposizione  quello che
viene efinito complementariet, e  una specie i situazione incompatibi-
le tra ue t. (es. maschio, femmina). In gen. Ia negazione ell'uno implica
I'asserzione ell'altro. Il secono tipo i opposizione  quello che viene efi-
nito antonima. Sono i veri contrari. Si ifferenziano ai complementari per-
ch la negazione ell'uno non implica l'asserzione ell'altro e inoltre con-
tengono implicitamente una forma i comparazione (es. poco, molto). Il
terzo tipo i opposizione  quello che viene efinito inversine. Venere 
I'inverso i comprare, e in questo caso anche il contrario. Marito invece,
pur esseno l'inverso i moglie non ne  il contrario. L'uso i falsi contra-
ri (es. cielo-terra, uomo-onna...) nasce appunto alla confusione ei vari
tipi i opposizione e alle possibilit ambigue ei vari contesti (es. vestita
a uomo inica una situazione contraria a quella implicita in vestita a
onna). I sin. e i contr. sono realt molto pi complesse i quanto potreb-
be risultare a una lettura superficiale el izionario. Ci che li unisce o li
ivie veramente non  mai ben elineato: le relazioni tra le varie parole
sono talvolta molto sottili. Il senso, e quini il contesto, etermina spesso
legami e separazioni che non sempre il significato conferma. Se ognuno, uti-
lizzano un qualsiasi sin. o contr., si omaner quale sia il significato i
una parola e quale relazione la leghi a un' altra, si accorger che non sem-
pre le efinizioni aiutano a superare le ifficolt. Il buon senso, molto spes-
so, s.
* a pera i  I puristi preferiscono ire per opera i, per merito i.
apcope  Iing. E la soppressione i una o pi lettere in fine i parola. Es.
bel per bello, gran per grane.
appllo  s.m. a appellre (= chiamare per nome). I puristi ritengono
superfluo ire appello * nominale, non esisteno altro moo i farlo.
appna  aw. e cong. Poich riguara un'azione gi compiuta, i puristi riten-
gono che non si ovrebbe mai usare con il fut. sempl. (sarebbe scorretto per
es. ire * appena farai questo...).
* apprsso  avv. Accanto, vicino, ietro. E voce regionale, a non usare
con il significato i opo, in seguito. E anche prep.
aprre  v.tr. (= schiuere), intr. e intr. pron. (= spaccarsi; cominciare). i
uso comune in espressioni come aprire comizi, seute, ecc., anche se  pi
corretto are l'awio, iniziare. Nel pass. rem. ci sono ue forme: io apri o
aprsi; egli apr o aprse; essi aprrono o aprsero.
arncia  s.f. E il frutto ell'arancio. Al pl.: arnce.
rbitri (1)  pl. el s.m. rbitro (= chi pu isporre a suo piacere; ufficiale
i gara incaricato i far osservare il regolamento, spec. in arnbito sportivo).
arbtri (2)  pl. el s.m. arbtrio (= facolt i operare liberamente; autorit;
atto abusivo). Gli rbitri spesso commettono arbtri.
arcco  agg. etto i vocabolo cauto in isuso o che ha assunto signifi-
cato iverso. Es. magione per casa; aulente per ooroso. a evitare.
arretrto agg. e s.m. I puristi lo ritengono scorretto quano  riferito al
numero i un giomale o rivista. Sarebbe preferibile ire vecchio, passato.
Invece  corretto quano  riferito al lavoro o allo stipenio, in quanto ini-
ca qualcosa che  rimasto inietro.
arrsto  agg. inv. Es. vitello arrosto, patate arrosto.
artcolo  Iing. E molto facile incorrere in alcuni errori nell'uso ell'art. Si
omette con i nomi propri i persona, ma  talvolta consentito avanti ai
cognomi i personaggi famosi (es. il Pascoli, il Manzoni, per Lutero, Gari-
bali). Si usa avanti ai nomi che inicano opere 'arte (es. il Mos i
Michelangelo), ai soprannomi (es. il Tintoretto, I'Arpinate), al nome io
quano  accompagnato a qualche compl. (es. il io ei giusti) o quano
 usato come nome comune (es. Bacco, il io el vino). Si omette avanti
ai nomi i citt (tranne quano sono accompagnati a qualche attributo; es.
Ia Roma ei Cesari) mentre si pone in gen. avanti ai nomi ei continenti,
nazioni, regioni, province, monti, fiumi, laghi. Con le preposizioni i e in 
possibile ora aottarlo ora tralasciarlo. Si eve ire la campagna i Russia,
mentre  possibile ire l 'agricoltura in Cina o nella Cina. I nomi elle isole
non hanno in gen. I'art. (tranne alcune come la Sicilia, la Saregna, la Cor-
sica, il Maagascar). L'hanno sempre quelli i num. pl. (es. Ie Ciclai, le
Tremiti, le Canarie, ecc.). Non preveono l'uso ell'art. Ie espressioni
moali come con olore, con gioia e le loc. in cui un nome  parte integrante
per comprenere il significato. Si eve ire, per es. I'abito a sposa e non
* I 'abito ella sposa. In gen. si tralascia l'art. con i nomi ei giorni es. verr
sabato prossimo). .~i tralascia sempre inanzi ai poss. premessi ai nomi
pare e mare (es. mio pare). I puristi ritengono inoltre che, se pi nomi
i gen. iverso, coorinati tra loro, esprimono cose istinte o contrarie, si
ebba premettere l'art. a ciascuno i essi (es. Ie rose e i tulipani). Se inve-
ce i nomi si riferiscono a una sola pers., I'art. si premette solo al primo nome
(es.  venuto il meico e chirurgo el paese). Con compl. i luogo l'uso
richiee in alcune frasi l'art., in altre no (es. anare al caff; anare a letto).
Vi sono poi moi in cui l'usare o il non usare l'art. pu incluere una if-
ferenza i significato (es. anare a scuola e anare alla scuola).
artcolo partitvo  Iing. Le prep. art. acquistano talvolta una sfumatura par-
titiva (inicano cio un certo numero). I puristi consigliano per i non abu-
sarne, poich il senso i approssimazione e i ineterminatezza pu essere
reso in rnoi pi correni. Invece i ire ho letto * ei libri, ho letto alcuni
libri; ecc. Per, inipenentemente a qualsiasi gusto, I'uso el partitivo 
scorretto opo la prep. con (es. invece i mangio il salame ** con elpane
si eve ire con il pane), quano il nome  accompagnato a un agg. qual.
(es. compr sigarette estere, non ** elle sigarette estere), e al pl. quano
il nome si riferisce a oggetti che non possono essere mai pi i ue (es. Anna
ha occhi bellissimi, non ** egli occhi bellissimi). Cfr artco!o.
scia  s.f. Correntemente, significa scure. Al pl.: sce.
sma  s.m. of Come t. me.  in gen. m. (es. asma allergico).
spro  agg. Vuol ire che ha sapore agro e irritante. Il sup.  asprrimo.
Si pu anche usare asprissimo. im.: asprtto, asprccio.
asslvere  E errato ire ** assolvere al proprio overe, si ovrebbe ire
assolvere il proprio overe. Il v. assolvere  tr.
augri (1)  pl. el s.m. augrio. Al pl. inica appunto una formula i cor-
tesia in particolari ricorrenze. uguri (2)  s.m. pl. i ugure (= sacerote
ivinatore etrusco-romano). Attenzione agli accenti !
ausi}iri (vrbi)  Iing. Sono chiamati cos i v. essere e avere quano sono
i ausilio (= aiuto) alla corriugazione ei tempi composti i altri verbi. Gli
aus. servono a formare i tempi composti i tutti i v., uneno il part. pass.
el v. che si vuole coniugare con una voce el v. essere o avere. Essere e
avere hanno anche una coniugazione propria, iversa a quella i altri v.,
in tal caso, nei tempi composti il v. avere fa a aus. a se stesso, mentre il v.
essere prene al v. stare il part. pass. (es. io sono stato). Ricoreremo per-
ci che il v. avere si usa: I . come ausiliare i se stesso (es. ho avuto paura);
2. con i v.tr. nella forma attiva e con alcuni intr. quano sono usati transiti-
vamente (es. ho loato, ho vissuto); 3. con alcuni v.intr. (es. ho ormito
poco). E raro il part. pres. avente, ma si ice gli aventi iritto; gli aventi
causa. Il v. essere invece si usa: 1. con i v.tr. i forma passiva (es. sono
amata); 2. con i v impers.(es.  piovuto; mi  parso); 3. con i v.riJ7. rec. e
pron.(es.misonolavato;tiseivergognato);4.coniv.intrcheinicanostato,
moto (es. sono nato; sono anato). Cfr. ssere.
uto- (1)  eriva al gr. auts (= stesso). Primo elemento che significa, in
parole composte, i se stesso (es. autobiografia, autopulnte). uto- (2) -
Primo elemento che significa, in parole composte, automobile (es. auto-
romo). Ha scatenato la fantasia ei neologisti (autobl, autobmba, auto-
brco, autocestllo, autoprto, autovelox, ecc.).
avllo  s.m. Garanzia i pagamento i un titolo cambiario tramite ichia-
razione sullo stesso. E errato ire ** avvallo. Il v. avvallre significa lette-
ralmente manare a valle. Iem per l'agg. awallto.

bbbo  s.m. La parola ha una connotazione pi affettuosa rispetto a pare.
Si pu usare accompagnato all'art. (es. il babbo), anche in presenza
ell'agg. poss. (es. il mio babbo). Sin.: pap; genitore.
bagnasciga  s.m. inv. E un t. mar. che esigna la linea i galleggiamento
i una nave (per il variare el carico o per lo sciaborio elle one). E stato
usato impropriamente a Mussolini nel senso i battgia.
* balastra  s.f. E impropria nel senso i struttura a coloMette, collegate
a un basamento e una cimasa;  meglio usare balaustrta.
blla  s.J: E usata spesso, in senso /fig., per fanonia, bugia, frottola. a
questa erivano altre voci el gergo farn. e volg. come contaballe, ballista.
Nel linguaggio ial.,  usata anche nel significato i sbornia (es. prenere
la balla). Propriamente  un grosso involto in tela legato, anche grossola-
namente, per il trasporto. Sin. in questo senso: involto.
* bancarlla  Pi corretto sarebbe bancherella, tuttavia la forma impro-
pria ha preso il sopravvento. Si pensi al Premio Bancarella, assegnato ogni
anno al libro pi venuto ai bancherellisti (o bancarellisti).
* banchsa  s.f Parola che ricalca il fr. banquise. I puristi preferiscono, con
poca fortuna, il meno usato banchglia.
barbarsmo  Iing. Vuol ire usare senza necessit voci straniere (Tom-
maseo). Insieme all'iiotsmo (cfr.)  l'incubo ei puristi.
barbra  s.m. ef. Vino el Piemonte, rosso intenso. Si pu ire sia il vino
barbera che l'uva barbera.
basre  v. tr. Mettere, collocare su una base. E molto comune I ' uso /fig. (es.
* basare un ragionamento, un'accusa; meglio per: fonare).
bttere  tr. Colpire con vari mezzi. In senso /fig.,  ormai iffuso nel lin-
guaggio sport. Per  pi corretto stabilire, migliorare un recor. Quano
 intr. significa caere con violenza, sbattere contro q.c., rintoccare
(ell'orologio). In senso lfig., fare la prostituta (o il prostituto). Quano 
v.intr. pron. prene il significato i lottare (es. battersi per un 'iea).
** bule  s.m. La pronuncia corretta  bale. eriva allo sp. bal.
blga  agg. Al pl. m.: blgi; al pl. f.: blghe.
bellicsmo  s.m. franc. (fr. bellicisme). E t. contrario i pacifismo (fr. paci-
fisme). Alcuni puristi preferiscono l'altrettanto brutto bellicosit.
bllo  agg. qual. Il sing. m. si tronca in bel se precee una parola che comin-
cia per consonante, tranne s impura, gn, ps, z. avanti a vocale si elie (es.
bell'uomo). Il pl. m.  bei avanti a consonante, begli inanzi a vocale, s
impura, gn, ps, z; belli se  posposto al nome. Il sing. m. si elie avanti alla
vocale a mentre  facoltativo con le altre. Si noti: bell 'e fatto, bell 'e buono.
Invece i che bello! i puristi preferiscono che bellezza!
bench  cong. concessiva. Vuole il congv. (es. bench sia tari, verr).
bne  avu inanzi a vocale non vuole l'apostrofo (es. ben amato). Forma
molti composti (es. beneucato, benservito). I suoi comparativi i maggio-
ranza sono meglio e pi bene (quano ha valore i sost.); i sup. sono benis-
simo e ottimamente. Quano  s.m. inica ci che  buono, giusto.
benere  v.tr. Nella 1 a pers. sing. ell'in. imperf.  meglio usare la forma
pi corretta io beneicevo invece i quella pop. * io beneivo. Composto
i ire, fa appunto icevo. E cos  anche erroneo l'imperf. congv. * bene-
issi per beneicessi. Beneissi  voce giusta el pass. rem.
benfici (1)  pl. m. ell'agg. benfico (1). benefici (2)  pl. el s.m. benefi-
cio (= azione che reca un vantaggio).
benfico (1)  agg. qual. E la pers. che beneficia o che reca utilit. Non ha
la forma el sup: si usa beneficentissimo (sup. i beneficente) o assai, molto
benefico oppure si ricorre a sin. Al pl. m.: benfici. Contr.: malfico. ben-
fico (2)  Io benfico. Ia pers. sing. ell'in. pres. el v. beneficre.
benvolo  agg. Significa che  ben isposto, inulgente. Al sup. fa bene-
volentissimo a benevolnte. Pi comune: molto benevolo. Contr.: mal-
volo.
bi-  Primo elemento che significa in parole composte ue, oppio, ecc. Se
ne abusa per forrnare lunghe catene i neologismi (es. biauricolare, bico-
mano, bifamiliare, bilma, bilocle, bipartitsmo, bipolarsmo, ecc.).
* bci  acrt. fam. i bicicletta. Ingl.: bike (rifiutatelo, almeno per Coppi).
bgio  agg. Significa che ha un colore grigio spento. Al pl. m.: bgi. Al pl.
f.  preferibile bgie a * bge. Il s.f. bgia inica un piccolo uccello ei Pas-
seriformi. Il v.tr. * bigire  voce ial. Iombara per marinare la scuola. Il
s.m. * bigino  una specie Bignami lombaro.
bio-  Primo elemento che significa in parole composte vita o essere viven-
te. Scatena la fantasia ei neologisti (es. bioarchitettra, bioclimatologa,
bitica, bioingegnera. biomeicna, binica, ecc.). Peggio i una met-
stasi!
brra  s.f. Le loc. * a tutta birra (= a grane velocit) e * aver molta birra
(= aver resistenza, energia) erivano al gergo sport. e sono ormai entrate
a far parte el linguaggio comune. a evitare, per rispetto el vino.
bisgno  E scorretto ire ho * i bisogno invece i ho bisogno.
blu  agg. e s.m. Va usato senza accento: ormai  parola italiana. Si eve evi-
tare il fr. * bleu o il pop. * bl. Sin.: azzurro (cupo) e turchino.

ba (1)  Riferito al galleggiante  s.f. Al pl.: le be. ba (2)  Se riferito al
rettile ei Boii  s.m. inu Al pl.: i Ba.
bccia  s.f. Al pl.: bcce. Il s.m. bccio inica invece il boccilo.
blla  s.f. Inicava 1' impronta el sigillo nei ocumenti solenni e pubbli-
ci. Per i puristi  errato * bolla i accompagnamento, * bolla i consegna,
invece i bolletta  'accompagnamento, ecc. Purtroppo  ormai voce 'uso.
bol~to  part. pass. i bollre; anche agg. Si pu ire carne, pesce bollito.
Come sost. nel senso i lesso  ormai accettato anche se improprio.
bllo (1)  Forma ialettale e pop. perfrancobollo. Non si ovrebbe ire *
carta a bollo, ma carta bollata o carta con bollo. bllo (2)  s.m. ial. Bol-
lore. bllo (3)  Io bllo. I a pers. sing. ell'in. pres. el v. bollre. bllo (4)
 Io bllo. Ia pers. sing. ell'in. pres. el v. bollre.
bolscevco  La forma * bolscvico  meno corretta. Al pl bolscevchi
bonccia  s.f. E la situazione el mare o el vento in calma. AlpL: bonc-
ce. Come apprezzamento maschile  solo gerg.
bonificre  v.tr. Nel senso i abbuonare, accreitare  un franc. tipico el
gergo bancario, come pure il sost. * bonfico. Per i puristi sarebbe vincen-
te solo nel senso i bonificazione ei terreni. Ma  una vittoria i Pirro!
bro  s.m. E propriamente la porzione superiore ellefiancate elle navi.
In altri ambiti sono preferibili orlo, cornice, margine, contorno.
btte (1)  s.f. Recipiente in legno estinato a contenere liquii. Al pl.: le
btti. Invece, i btti  il pl. i btto (= colpo). btte (2)  pl. el s.f. btta (=
percossa ata con un corpo contunente).
* brnca  s.f. Ha perss) il significato originale i zampa armata i artigli
e per similituine .strumento a forma i artiglio. E usato in senso /fig., per
inicare una parte i un tutto riferito a scienze e iscipline. Sin.: sezione,
parte. a non confonere con branchia, organo respiratorio ei pesci.
brvo  agg. Si ricori che il significato originario  valente perforza i
braccio e per capacit materiale e intellettuale, quini esperto, abile e
capace. Contr.: inetto. Per i puristi non  sin. i buono. Nell'Italia el Sei-
cento era usato come s.m. per inicare un banito che, rifugiatosi presso
qualche signorotto, gli assicurava i suoi servizi e ne riceveva impunit.
Famosi i bravi i on Rorigo nei Promessi sposi i Alessanro Manzoni.
brccia (1)  s.f. Apertura fatta con la forza ( es. in un muro). Al pl.: brcce.
brccia (2)  s.f. Insieme i ciottoli e frantumi i sassi portati alla corren-
te ei fiumi. Al pl.: brcce.
brve  agg. Corretta la loc. in breve con il significato i in poco tempo, bre-
vemente. Non anrebbe invece usata con valore conclusivo (proprio el fr.)
i insomma, in conclusione, perfarla breve.
brutle  agg. al lat. brutus (= bruto), quini feroce, bestiale, animalesco.
Nel significato i rozzo, grossolano e volgare  un franc.
bccia  s.f Involucro membranoso i alcuni frutti (mele, pere). Al pl.:
bcce. Per il limone si ice scorza; invece guscio per le noci e le manorle.
Il mallo  il rivestimento coriaceo, vere, el guscio i noci e manorle.
bco  s.m. Inica qualcosa i profono e stretto, cio un foro, un pertu-
gio. Il s.f. bca inica invece qualcosa i profono e esteso, cio una
fossa. Il bco nell 'ozno  la iminuzione ella concentrazione i ozono.
Il bco nro  lo staio finale nella vita i una stella. Il bco  una <~pera
i eroina.
bullo  s.m. Comunemente  l'intestino. Al pl.: le bulla (raro le bul-
le); /fig.: i buelli, quano inicano, per es., vicoli o passaggi stretti e bui.
be  s.m. Al pl.: bui. Si pu ire anche bove (pl.: bovi).
buno (1)  L'agg. buono, in funzione attributiva, si tronca avanti a voca-
le e a consonante ma non avanti a s impura, gn, ps, z. Es. buon amico, natu-
ralmente senza apostrofo. Buona si elie avanti a vocale. Es. buon'anima,
naturalmente con l'apostrofo. I suoi comparativi i maggioranza sono
miglire e pi buno, i sup. ttimo, buonssimo, il pi buono. Nei compo-
sti buon iviene bon per la regola el ittngo mbile (cfr.). Oggi per tale
regola  i frequente infranta. Es. buongiorno, buonsenso.
buno (2)  s.m. Inica un ocumento che legittima il possessore a preten-
ere eterminate prestazioni. all'espressione buono per...
burattno  s.m. Pupazzo senza gambe, mosso alle mani el burattinaio.
La marionetta  un fantoccio intero che si fa agire per mezzo i fili.
burocrtico (linguggio)  E quello usato agli enti pubblici o ai privati
quano si evono rivolgere agli enti stessi. Per fortuna  in corso i revi-
sione. Sono tipici el linguaggio bur.: il sottoscritto ichiara invece el sem-
plice io ichiaro; in ata oierna invece i oggi; I'uso arc. i coesto (es.
il sottoscritto fa presente a coesto istituto); I'abuso i appellativi eccessi-
vamente reverenziali (es. pregiatissimo); I'abuso i agg. anaforici, cio che
rimanano a un elemento preceente (es. anzietto, preetto, sopracitato);
la posposizione el num. (es. anni 2 i reclusione invece i 2 anni i reclu-
sione); I'utilizzo el v. pi un nome invece el semplice v. (es. renere noto
invece i notificare; assumere informazioni invece i informarsi); I'uso i
part. pres. con valore verbale (es. risponenti allo scopo; aventi causa);
I'abuso i everbali (es.fiscalizzazione; espletamento); I'uso i lunghe peri-
frasi per introurre un compl. i argomento (es. per quanto attiene a; con
riferimento a; in relazione a); I'uso i suborinate con il ger. (es. ferrno
restano; non esseno a conoscenza).

cchi (1)  L'agg. significa che ha un colore giallo sabbia. cchi (2)  Il s.m.
inica un piccolo albero elle Ebenacee che prouce il frutto omonimo. La
forma pop. * caco  scorretta. Si ice il cachi  maturo.
cavere  s.m. Inica il corpo umano opo la morte. Sin.: salma, morto,
spoglia. E sbagliato ire  stato trovato * caavere invece i  stato trova-
to morto. Attenzione: caavere non  un agg.
** cuco  agg. Che cae presto. La pronuncia corretta  caco.
calcgno  s.m. Nel significato proprio, il pl.  i calcgni; con i v. alzare,
battere, voltare, mostrare forma loc. esuete con il pl. Ie calcgna.
* callifgo  agg. e s.m. La forma corretta  callfugo. Il suff. -fugo  sem-
pre tono, cos come il suff. Iat. -fugus a cui eriva. Al pl.: callfughi.
calvzie  E un s.f. inu Si ice la calvizie incipiente; le calvizie precoci.
cmera  s.f. Per i puristi la camera  solo quella a letto. Le altre sono stan-
ze. Il s.m. camerno  la piccola stanza egli attori per il trucco, ecc.
camerta (1)  s.f. Pu inicare sia un ormitorio (es. ospeali, caserme)
sia una compagnia i pers. (es. militari) che ormono nella stessa stanza.
Al pl.: camerte. carnerta (2)  s.m. ef Inica un compagno o un amico.
Camerata era anche il nome con cui si chiamavano fra loro gli iscritti al par-
tito fascista. Al pi. m.: camerti. Le onne fasciste erano camerte.
camcia  s.f Al pl. si trova sia camcie che camce. I puristi preferiscono
il primo caso per evitare confusione con cmice (= veste).
canzie  E un s.f. inv. al lat. canus (= bianco), non a canis (= cane).
* cnna  s.f. neoL E voce gergale che inica una sigaretta i hascisc o i
marijuana. Per cabala fonetica, potremmo ire che eriva a cannabis.
* cannonta  s.f. Colpo i cannone. Meglio evitare l'abuso ella parola,
in senso /fig. Invece i ire quelfilm  una * cannonata si pu altrettanto
efficacemente ire  unfilm eccezionale. Attenzione: non ** eccezzionale.
** canocchile  s.m. Forma pop. errata invece i cannocchile.
cpo-  Forma numerosi composti preponenosi ai nomi cui si riferisce per
inicare il irigente i un organismo collettivo. n ph pu far spesso incor-
rere in errore. ~l  tuttavia una regola gen.: se capo  amalgamato con 1' altro
nome, ovvero se il secono sost.  preminente, il pl. si forma come per un
nome sempl. (es. capolavoro, capolavori); se invece i ue elementi riman-
gono istinti, si potr, a secona el contesto, trasformarli entrambi in pl.
32 CARCERE

(es. caporeparto, capireparti), o solo uno ei ue elementi (es. sempre a
caporeparto, caporeparti, capireparto). Cfr. plurle ei nmi.
crcere  s.m. ef Al sing.  i solito usato al m. Al pl.  sempre f. (es. Ie
crceri). Carceriere  spreg. Si usa seconino o meglio agente i custoia.
carinli  Iing. Inicano semplicemente il numero: uno, ue, tre... Sono
tutti ineclinabili tranne uno che ha il f. una solo quano il numero prece-
e il nome (es. una pagina, ma pagina uno) e mille che al pl. iventa mila
(es. mille lire, uemila lire). I carinali (al ue in poi) hanno sempre valo-
re i pl., compreso i composti (es. ue libri, ventun libri). Curiosit: il
famoso libro chiamato Le mille e una notte ovrebbe in realt chiamarsi Le
mille e una notti, cos come si ice comunemente i mille e un solati. I com-
posti i tre vanno sempre accentati (es. ventitr). I composti i mille si pos-
sono scrivere anche separati (es. milleuno, mille e uno). In un testo narrati-
vo i carinali si scrivono generalmente in tune lenere (es. i miei venticin-
que lettori), escluso le ate, che possono essere scrine in cifre arabiche (es.
il 25 i icembre). Cfr. numerli.
cassafrte  s.f Al pl.: cassefrti
* cattere  s.m. Pronuncia ritenuta meno correna i catetre.
clebre  agg. qual. Il sup.  celebrrimo. Sin.: famoso, illustre.
* csso (1)  s.m. Nel linguaggio pop., latrina, ritirata, gabineno; /est. un
luogo immono (es. quella stanza era un * cesso); /fig. una persona bruna
(es. quella ragazza  un * cesso). Ma  espressione volg. csso (2)  Io csso.
Ia pers. sing. ell'in. pres. el v.intr. e tr. cessre (= smenere).
che (1)  pron. rel. m. e m. inv. Pu essere usato solo come sogg. e compl.
ogg. Eccezionalmente si pu usare con il valore i in cui per inicare una
circostanza temporale (es. nella notte che nascesti). Si pu trovare anche in
alcune loc. e proverbi (es. paese che vai, usanza che trovi). Negli altri casi
si ricorre alle forme el pron. rel. il quale, la quale, i quali, le quali, in par-
ticolare quano che pu ar aito a confusione. Se ha il significato i per-
ch, poich bisogna scriverlo con l'accento acuto. che (2)  cong. Quano
ha la funzione i cong. sempl. suborinante, in questo caso, introuce pro-
posizioni oggettive, soggettive, causali, consecutive, finali, temporali, ecc.
* cbicchera  s.f. Meglio: chicchiera. a evitare anche * chiaccherre.
chiere  v.tr. Nel v. c' implicito il esierio i Ottenere q.c. Talvolta 
usato impropriamente nel senso i omanare, cio interrogare per sapere.
Si chiee un favore, ma si omana un inirizzo. Come intr. significa infor-
marsi circa la situazione, la salute i una o pi pers.
chilmetro  s.m. E scorreno scrivere: * kilometro. L'abbreviazione km va
scritta sempre senza il punto. Il s.m. chilometrggio  un bruno franc.
ci  partic. pron. i l apers. pL E usata come compl. i termine e compl. ogg.
E errato quini l'uso come pron. i 3a pers. (non ** ci ico ma gli ico, le
ico, ico loro). Con i v. all'inf., il ger., I'imp. e l'avv. ecco si usano le forme
enclitiche. Es. eccoci, ringraziarci, ecc. Talvolta ha valore pleonastico e
potrebbe essere omessa a iscapito per ella vivacit ella frase. Es. occor-
re pensarci.
-cia, -gia  La formazione el pl. ei nomi terminanti in -cia o -gia segue
particolari regole. Se la   accentata, il pl.  -cie, -gie. Se la i non  accen-
tata, il pl.  in -cie, -gie se la c e la g sono preceute a vocale, mentre  in
-ce, -ge se  preceuta a consonante. Es. farmaca, farmace; scia, scie;
cccia, ccce. La i in gen. cae quano ha solo valore i segno grafico per
conservare il suono palatale ella c o ella g. Cfr. plurle ei nmi.
-ciare  I verbi che all'inf. terminano in -ciare, nel corso ella coniugazio-
ne perono la vocale i con le esinenze che corninciano per i o per e. La i
non  infani necessaria, in tal caso, per conservare il suono palatale ella c.
cfra  s.Ji E il segno grafico con cui si rappresentano i numeri a 0 a 9. Per-
tanto  giusto ire cifre arabiche ma non ** cifre romane, perch i Roma-
ni usavano le lenere ell'alfabeto. Cfr. nmeri romni.
cioccolta  s.f. Bevana i cacao bollito nel latte. Errato: ** cioccoltta.
Per il miscuglio solio i zucchero e cacao  meglio ire cioccolto. In fun-
zione i agg. inu  sempre posposto al sost. (es. pelle color cioccolata).
circito (1)  s.m. Correntemente, inica un tracciato o un percorso circo-
lare. Es. il circito i Monza. Pu inicare anche un sistema i conunori
e i apparecchi preisposto per essere anraversato alla corrente elenrica.
Es. chiuere il circito; corto circito. circuto (2)  part. pass. el v. cir-
cure e significa ~aggirato. La la pers. sing. ell'in. pres.  io circusco.
* civilizzre, * civilizzazine  Per i puristi sonofranc. a cui preferire inci-
vilire, incivilimento. Per, attenzione: incivle significa barbaro.
-co, -go  Il pl. ei nomi in -co e -go  fonte i grane incertezza e i erro-
ri. Le parole piane conservano al pl. il suono gunurale. Es. mago, maghi.
Le parole srucciole e bisrucciole usano invece il pl. con il suono palata-
le -ci, -gi Es. teologo, teologi. Alcuni nomi hanno ue pl. Il pl. i fillogo
fillogi. n pl. *filloghi  invece consierato pop. Cfr. plurle ei nmi.
** coria  s.f. La pronuncia correna  coara. all'agg. coro.
** coefficnte  s.m. Grafia errata invece i coefficinte.
cognme  s.m. Una buona regola vuole che il nome iniviuale precea
sempre il cognome, sia quano ci si presenta sia quano si firma (es. Ste-
fano Rossi). L'inversione  giustificata solo nelle elencazioni alfabetiche.
Negli altri casi  segno i ignoranza (es. Rossi Ey, Veri Mauro).
colazine  s.f. E il pasto leggero el manino. Il pranzo  il secono pasto,
quello che si fa opo il mezzogiorno. Il primo pomeriggio si chiama infat-
ti opo pranzo. Invece cena  il pasto serale. E invalso ormai l'uso, spe-
cialmente nel nor 'Italia, i chiamare colazione anche il pranzo, istin-

COLAZIONE 33
guenola per alla prima colazione (o colazione el manino). Infine, si
chiama spuntino quella piccola colazione tra la prima colazione e il pran-
zo, merena quella tra il pranzo e la cena.
collettvi  agg. num. Inicano un gruppo i cose o persone affini: es. ambe-
ue, entrambi. Significano tutt'e ue e reggono sempre il pl. Es. ambo i
nemici, entrambi i casi. Sono collenivi anche coppia, paio (pl.: paia), terno
(e altri t. el gioco el LottO), uetto (e altri t. mus.), terzina (e altri t. metri-
ci), ecina, ozzina, ventina, centinaio, migliaio, centenario, bicentenario,
millenario, bimestre, quarantena, ecc. Si possono consierare num. collet-
tivi anche quelli composti i un car. seguito al suff. -nne. Es. cinquan-
tenne (= i cinquant'anni). Inoltre: biennio, triennio, ecc.; le forrne agget-
tivali biennale, triennale, ecc. Sono tuni eclinabili: es. uomini trentenni,
piani quinquennali. Cfr. numerli.
cllo (I)  s.m. Inica, nell'uomo e in altri vertebrati, quella parte el corpo
che unisce il capo al torace; /est. colletto. Inoltre, pu inicare anche la parte
superiore assottigliata i bottiglie o vasi. cllo (2)  s.m. Involto i merce
i grani imensioni, balla. Il t. stava a inicare probabilmente un ogg. che
si poteva portare sulle spalle appoggiato al collo. cllo (3)  prep. art. E com-
posto i con e lo. Per fortuna in isuso.
coltra, cultra  s.f. Coltura  usato per le coltivazioni, i lavori campestri,
I'allevamento. Cultura  pi comunemente usato con il significato i istru-
zione, civilt. Tunavia la istinzione tra i ue t. non  poi cos rigia.
cme  avv. i maniera. Quano  usato nelle comparazioni, e il 2 termine
i paragone  un pron. pers., vuole che quest'ultimo sia posto nel caso ogget-
tivo. Es. si ice come me, come te e non ** come io, ** come tu.
** comincire per  Il v. cominciare quano regge opo i s un inf. si
costruisce con le prep. a, a, con. Non si ice cominci ** perfare ma a
fare.
comparatvo  Iing. Grao ell'agg. qual. in relazione a un confronto tra
ue t., il secono ei quali  introotto alle prep. che o i. Non esiste per
una regola rigia sul'uso el che e el i. Si preferisce il che avanti all'inf.,
al part. e a un agg. (es. meglio prevenire che curare); il i avanti a un nome
(es. Franco  pi giovane i Stefano). Gli agg. che implicano gi in s un
paragone, per es. eteriore, non hanno la forma el comparativo.
cmpito (1)  s.m. Lavoro assegnato a eseguire; incarico, overe; eserci-
zio scolastico, spec. scrino. cmpito (2)  Io cmpito. Ia pers. sing. ell'in.
pres. el v.tr. compitre (= sillabare). compto (3)  Pu essere il part. pass.
el v. compre (= cmpiere) o un agg. (= ben eucato).
* complementariet  Per i puristi  parola errata, anche se accenata a
qualche izionario. eriva a complementare e inica proprio la qualit i
ci che  complementare. La grafia corretta sarebbe complementarit.

* complicnza  s.f. Sin. i complicazione. E corretto solo come t. me.
* compsto a  E meglio composto i, composto con.
con  E meglio evitare le prep. art. colla, colle, cogli e usare con la, con le,
con gli. Evitare anche l'uso el partitivo preceuto a con (es. ** con el
pane,  scorreno). Evitare inoltre frasi el tipo * con marte prossimo
verr in ufficio alle nove. E meglio ire a marte. N.B.: con  una prep.
che esprime compagnia; il moto a luogo si esprime con la prep. a.
conizionle  moo verbalefinito Come ice la parola stessa,  il moo
che esprime una certezza o una possibilit conizionata, una inecisione o
un esierio inappagato. E il moo che serve per presentare l'azione olo
stato inicati al v. come realizzabili sotto una ata conizione. Es. se
caessi nelfiume mi bagnerei ( certo che mi bagno, se cao: certezza con-
izionata); se anassi al largo, forse annegherei ( possibile, ma non  certo:
possibilit conizionata); quasi quasi anrei in cortile a giocare (esprime
inecisione); potrei essere al mare, se fossi stato promosso (esprime ispia-
cere i ci che non  stato). Il con. serve anche a esprimere in moo gen-
tile una nostra richiesta (es. vorrei un caffe). Cfr. mo.
conomnio  s.m. Inica il irino sopra una stessa casa i iversi proprie-
tari;  la compropriet. Al pl.: conomni. Anenzione all'accento!
conmino  s.m. E il comproprietario i un conominio spec. i uno sta-
bile. Al pl.: conmini.
congiuntvo  moo verbalefinito Inica un'azione possibile, auspicata,
temuta o non certa. Viene usato principalmente in proposizioni suborina-
te reno a congiunzioni causali, finali, temporali, conizionali, moali,
eccenuative. Nelle proposizioni principali si usa con valore augurale, esor-
tativo, imperativo. Nelle frasi ipenenti si usa il congv.: 1) quano il v. ella
reggente esprime ubbio, timore, possibilit, esierio, opinione (es. penso,
creo, ubito, temo che tu possa venire); 2) quano il v. reggente  impers.
(es.  necessario che tu venga); 3) quano la proposizione ipenente 
introona a una cong. subor. (es. ho fatto i tutto affinch tu venga). Oggi,
la tenenza nella lingua parlata  quella i sostituire il congv. con l'in.,
creano cos costrutti pi semplici. Spec. in alcune regioni ell'Italia cen-
trale e meriionale la regola non  osservata: si usa l'in. al posto el congv.
Poich l'uso ei tempi el congv. (pres., pass., imperf., trapass.)  strena-
mente correlato al v. ella proposizione reggente, ci sembra importante for-
nire le seguenti inicazioni. I) Quano nella reggente. il v.  al pres. in.,
avremo il pres. congv., se l'azione  contemporanea o posteriore (es. creo
che parta omani; si pu per ire anche: creo che partir omani), il
congu pass. se l'azione  anteriore (es. creo che siano arrivati). 2) Quan-
o nella reggente il v.  all'imperf. in., si user il congv. imperf. se l'azio-
ne  contemporanea (es. ritenevo opportuno che venisse), il trapass. se
36 CONIUGAZIONE

I'azione  anteriore (es. mi auguravo che fosse guarito), il con. pass. se
l'azione  posteriore (es. io creevo che avresti lottato). 3) Quano nella reg-
gente il v.  alfut. sempl. si user nella seconaria il congu pres. se l'azio-
ne  contemporanea (es. creer che tu parta), il congu pass. se l'azione 
anteriore (es. penser che tu sia anato via). 4) Quano nella reggente il v.
 al pass. rem. si user il congv. imperf. se l'azione  contemporanea (es.
pensai che conoscesse la verit), il congv. trapass. se l'azione  anteriore
(es. pensai che fosse stato avvisato), il con. pass. se l'azione  posteriore
(es. pensai che avresti mangiato). 5) Quano nella reggente il v.  al pass.
pross. si user il congv. imperf. se l'azione  contemporanea (es. ho creu-
to che tu mentissi), il congv. trapass. se l'azione  anteriore (es. ho creuto
che gli avessero raccontato l'episoio), il con. pass. se l'azione  poste-
riore (es. ho creuto che avresti parlato). 6) Quano nella reggente il v.  h
al con pres. si user il congv. imperf se l'azione  contemporanea (es. vor-
rei che tu sapessi), il congv. trapass. se l'azione  anteriore (es. vorrei che
tu avessi saputo), il congu imperf. se l'azione  posteriore (es. vorrei che tu
sapessi). 7) Quano nella reggente il v.  al con. pass. si user il congv.
imperf o il congu trapass. se l'azione  contemporanea (es. avrei voluto che
tu sapessi; avrei voluto che tu avessi saputo), il congv. trapass. se l'azione
 anteriore o posteriore (es. avrei voluto che tu avessi saputo). Cfr. mo
(el vrbo).
coniugazione, eclinazione  Iing. Nella terminologia gramm. ci sono ue
t. per efinire ue concetti abbastanza simili: coniugazione (o flessione
verbale) e eclinazione (o flessione nominale). Una raice verbale, una base
(come scriv-), si congiunge con particolari suff. (per es. -o, cfr. scrivo) che
stanno a inicare il moo, il tempo, la pers., il numero el v., cio si coniu-
ga. Invece una raice nominale (per es. ros-, cfr. il lat. rosa) si eclina.
Coniugare un v. significa appunto ire orinatamente tutte le sue forme,
istinte secono il moo, il tempo, la pers., il numero. Amare, temere, sen-
tire sono tre verbi iversi. In base all'inf., il primo esce in -are, il secono
in -ere, il terzo in -ire. Vi sono quini 3 coniugazioni: la la coniugazione,
che termina all'inf. in -are (es. Ioare); la 2a coniugazione che termina
all'inf. in -ere (es. temere); la 3a coniugazione che termina all'inf. in -ire (es.
finire). Le vocali a, e, i che ifferenziano le tre coniugazioni nella termina-
zione ell'inf. pres. sono ene vocali caraneristiche.
* constatre  v.tr. I puristi non solo ritengono che sia scrinura errata per
costatre, ma non accenano nemmeno la forma pi correna, ritenenola un
franc. invece i accertare, verificare, chiarire, appurare, ecc.
* contattre  utr. Prenere contatto con qualcuno, specialmente per lavo-
ro. I puristi preferiscono avvicinare, incontrare. E anche t. ufologico.
contra-  Questo pref richiee il raoppio ella consonante che segue. Es.

                                        CZAR 3 7

                                          ) no

contra~are, conlraaalre. La prep. ~c~mro ~aavann a vou,~le contr-
richiee il raoppiamento (es contrattacco, controbilanciare).
contrlt  s.m. E la voce femminile i re~istro l~iU rave e quini la

        .. .             U IU ~l~ve e qUlnal la can-

contrri  Iing. Cfr. antonima.
convenire  uintr. Nel senso i mettersi 'accoro vuole l'aus. avere (es.
abbiamo convenuto i riveerci omani). Come uintr. impers. vuole l'aus.
essere. Rifiuta la prep. i, quano si costruisce con un inf. (es. conviene
anarsene, e non * i anarsene).
* corro  s.m E preferibile la pronuncia crreo, conforme a quella lat. Chi
 imputato i reato insieme a altri (es. chi ice falsa testimonianza  cr-
reo).
crrere  uintr. e tr. Vuole l'aus. essere quano sottintene una meta (es. 
corso subito via), I'aus. avere quano esprime l'azione in s o quano ini-
ca il partecipare a una corsa (es. ha corso; hanno corso i cento nqetri).
corrsse (1)  Egli corrsse. 3a pers. sing. el pass. rem. el utr. corrgge-
re (= elirninare errori). corrsse (2)  Che egli corrsse. 3a pers. sing. el
congv. imperf. i crrere; uintr. (= muoversi velocemente) e tr. (= percor-
rere).
** correzzine  s.f. La forma corretta  correzine. Anche al bar!
corrugre  u tr. I a pers. sing. ell'in. pres.: io corrgo. 2a pers.: corrghi.
** cosmoplita  s.m. ef. Errato per cosmopoata. Il pl. m.  cosmopolti.
cotoltta  s.f franc. (fr. cotelette) Ormai  entrato nell'uso (es. cotoletta alla
milanese). I puristi si ostinano a ire costoletta (ma non al ristorante!).
cubico  agg Si ice me~ro cubo e al pl. metri cubi, non metri * cubici.
culinria  s.f. I puristi la chiamano arte cucinaria. Sin.: gastronomia.
cucere  u irr. Ia pers. sing. ell'in. pres.: io cucio; I a pers. pl.: noi coci-
mo; I a pers. sing. el pass . rem.: io cssi; 2a pers . sing.: tu cocsti; part. pass.:
ctto.
cuio  s.m. E la pelle conciata egli animali o lo strato i cute che ricopre
il cranio. Al pl.: cui. Il pl. m. cuia  usato, in moo /fig. e scherzoso, per
inicare la pelle el corpo umano (es. tirare le cuoia = morire).
* czar, * csar, * tsar  s.m. Meglio il pi comune zar. Ora lo pensano anche
in Russia!
a (1)  prep. sempl. Non si eve apostrofare salvo in alcune loc.: es.  'altro
canto, 'altra parte, 'ora innanzi, 'ora in poi, 'altrone. Introuce
numerosi compl. (agente, causa efficiente, causa, moto a luogo, moto a
luogo, stato in luogo, origine, provenienza, scopo, tempo, separazione, limi-
tazione, qualit, prezzo). Quale pref. i parole composte, richiee il raffor-
zamento ella consonante iniziale (es. appoco, appertuno). Sebbene la
prep. a inichi l'uso e lo scopo, si ricori che sarebbe pi corretto ire mac-
china per cucire, macchina per scrivere, penna per isegnare. Allo stesso
moo, si ovrebbe irefesta i ballo e non *festa a ballo, biglietto i visi-
ta e non * biglietto a visita, messa i requiem e non * messa a requiem.
Comunque, I'uso ha ormai moificato le regole.  (2)  imp. el v. are
(anche 3a pers. sing. ell'in. pres.: egli ). E usata anche la forma i,
abbreviata in a'. a'  anche forma tronca ella prep. art. ai.
anznte  part. pres. el v. anzare. I puristi preferiscono una festa a
ballo a una festa * anzante. Non invitateli !
re  utr Sono errori molto gravi le forme ** assi, ** asse, ** assi-
mo, ** aste, ** assero ell 'imperf. congu e le forme ** ammo e ** aste
elpass. rem. in. Le forme corrette sono: essi, esse, essimo, este, es-
sero, emmo, este. Se molte loc., come arsi a fare, ar vita, arsi pace,
sono corrette, molte altre sono usate in moo improprio. Quano  possi-
bile  preferibile sostituire il troppo generico are con un v. pi specifico.
ta  L'inicazione ell'anno va sempre espressa in cifre (il 1994; nel 19l 9;
al 721 a. C. al 454 . C.); in alcuni casi pu essere abbreviata alle ultime
ue cifre (il '68). L'inicazione i ata completa (giorno, mese, anno) segue
quest'orine: il giorno in cifre, il mese in lettere, I'anno in cifre (es. 8 gen-
naio 1948; 8 febbraio 1949). Le ate i ricorrenze particolari si scrivono
generalmente in lettere (es. il Primo Maggio, il Quattro Novembre). In
alcuni casi il giorno pu essere scritto in cifre romane (xx Seffembre). Le
inicazioni i secolo possono essere scritte in iversi moi: es. il oicesi-
mo secolo, il 12 secolo, il secolo xlI.
* eboscito  agg. franc. (fr. bauch) I puristi preferiscono viziato, sre-
golato, issoluto. E un t. esueto. Lo usavano i genitori ei capelloni.
* ebuttre, * ebtto, * ebuttnte  Per i puristi esorire, esorio, esor-
iente sono voci meno francesizzanti (fr. buter, but, butant).

cae (1)  s.f. eriva al gr. eca (ieci). ieci unit; ieci giorni; paga
el solato. ece (2)  3a pers. sing. ell'in. pres. el uintr. ecare (=
passare a uno stato i forza, i prosperit a uno i ebolezza, miseria).
* ecentralizzazine  s.f. franc. Per i puristi nemmeno ecentramnto
sarebbe un t. pi corretto. Brutto anche il v.tr. * ecentralizzre. Ma allora?
* eclassre  utr. franc. Per i puristi  solo t. el linguaggio tecnico, fer-
roviario e marittimo in particolare. Letteralmente, significa passare a
un'altra classe, egraare. Brutto anche il s.m. * eclassamnto.
eclinazine  s.f. Cfr. coniugazine.
ecGvio  s.m. Superficie in penio. La forma * eclvo  pi arc.
ecrso (1)  s.m. Svolgimento. L'espressione il ecorso ella malattia 
corretta. In altri casi  meglio: passato, trascorso, svolgimento. ecrso (2)
 part. pass. el uintr. ecrrere (= trascorrere, etto i tempo).
* ecurtre  u tr. Per i puristi,  solo el linguaggio amm.
** eficnte  agg. e s.m. e f. Grafia esatta (per chi non lo ): eficinte.
* egustre  utr. Iatin. Per i puristi,  meglio, anche se meno ricercato,
gustare oppure assaggiare, assaporare. P~r non  lo stesso gusto.
* emanre  utr. Iatin. Tipico el linguaggio giuiziario. Negli altri casi
 meglio affiare, rimettere. I a pers. sing. ell'in. pres.: io emno.
* emilitarizzre  utr. franc. Per i puristi,  meglio il bur. smilitarizzare.
erogre  uintr. Porre, meiante un provveimento legislativo, una ecce-
zione rispetto alla regola contenuta in un'altra norma giuriica. Si costrui-
sce sempre con la prep. a. Es. rogo ai miei principi. Vuole l'aus. avere.
erubre  utr. In gen. si rubano le cose, ma si erubano le persone. Nota-
re anche la iversa costruzione ei ue v.: erubare uno i una cosa, eru-
bare una pers.; invece rubare a uno una cosa.
eterire  Forma comparativa i un agg. inusitato (ter). Significa meno
buono, peggiore, pi scaente. Errato: ** pi eteriore, ** il pi eteriore.
* ettaglire  utr franc. (fr. tailler). E meglio: esporre con particolari,
escrivere perfilo e per segno, venere al minuto, a secona el contesto.
tte (1)  part. pass. pl. f. el utr. re. tte (2)  Egli tte. 3a pers. sing.
el pass. rem. in. el utr. re.
evire  v.intr. (= uscire alla via iritta) e tr. (= piegare q.c. verso un'altra
irezione). Ia pers. sing. ell'in. pres.: io evo (non ** io vio).
G (1)  s.m. Giorno. G (2)  E l'imp. el utr ire. i' (3)  E un'altra forma
ell'imp. el v. re.
itro  avu Significa nella parte posteriore. Quano  prep. pu essere
seguita irettamente al nome o alla prep. a. Es. ietro la casa o ietro alla
casa. Con i pron. pers.  obbligatorio esprimere le prep. i e a per il compl.
i moto a luogo. Es. an ietro i noi, an ietro a loro. I puristi, invece
ella loc. ** ietro richiesta, preferiscono a richiesta.
* ilazionre  utr. comm. Prolungare nel tempo. Meglio: ifferire.
i l a  I puristi la ritengono forma pi corretta el franc. al i l a (o
i). Es. i l alfiume. E accettato come s.m.: I'alil (= I'oltretomba).
* isegnmo  Molti linguisti ritengono che la la pers. pl. ell'in. pres. i
isegnre sia isegniamo, poich ritengono la i parte integrante ella esi-
nenza. Tuttavia non sono tutti 'accoro. Altri infatti insistono sulla rego-
la generale, che non ammette l'interpolazione ella i nel nesso gn- avanti
aa,e,o,u.Cfrgn.
isfre  utr. Segue la coniugazione irr. i fare. Imperf. in.: non ** isfa-
vo, ma isfacevo; pass. rem: non ** isfasti, ma isfacesti; fut. semplice: non
** isfer, ma isfar. I a pers. sing. ell'in. pres.: si pu ire inifferen-
temente io isfccio, io isf, io sfo.
isseccre, issecre  utr. Vuol ire renere secco; asciugare. Invece il utr.
issecre vuol ire sezionare i caaveri per stuio.
issmile  agg. Vuol ire iverso. Si preferisce far seguire alla preposi-
zione a (es. un vaso issimile a un altro). Meno comune con la prep. a.
ittngo  Iing. Risulta all'incontro i una elle ue vocali i e u in posi-
zione atona (= senza accento) con una qualsiasi altra vocale (che pu esse-
re anche accentata) oppure all'incontro i i e u tra i loro (una elle ue
pu essere accentata). Le vocali che formano un ittongo sono pronuncia-
te con una sola emissione i voce, contano cio per una sola sillaba.
ittngo mbile  Iing. -uo e -ie sono chiamati ittonghi mobili perch la
-u e la -e caono nei erivati, se I ' accento non  pi sulla sillaba che li con-
tiene. Es. buono, bont; scuola, scolaro. Non mancano per le eccezioni (es.
vuoto, vuotare; nuoto, nuotare).
ogarssa  s.f E la moglie el oge i Venezia.
omanre  Quano  utr vuol ire chieere per sapere; quano  intr.
vuol ire informarsi circa una pers. (es. omanare i qc.). Si omana per
sapere e si chiee per avere. Es. omanare l'ora; chieere aiuto.
po  Come avu significa in seguito. Come cong. introuce una proposi-
zione temporale implicita con il u all'inf. o al part. pass. (es. opo averpar-
lato, se ne an). Come prep. inica posterit nel tempo (es. ci veiamo
omani) o una successione nello spazio (es. il pozzo si trova opo la casa).
Non vuole mai il raoppiamento ella consonante nei suoi composti (es.
opoch; opoguerra). Con i pron. pers.  seguito alla prep. i (es. opo
i me). Negli altri casi si costruisce irettamente (es. opo la scuola).
ovnque  avu rel. I puristi ritengono che sia erroneo usarlo come sem-
plice avv. Iocale in frasi non relative, invece i appertutto, in quanto signi-
ficherebbe appertutto ove. Non si ovrebbe ire mi troverai * ovunque
ma mi troverai appertutto. Lo stesso si ica per ovunque.

e (1)  s.f. o m. Quinta lettera ell'alfabeto italiano. e (2)  cong. Per eufo-
nia pu iventare e avanti a parola che comincia per vocale. Si preferi-
sce oggi usarla solo avanti a un'altra e (es. e ecco).  (3)  Egli . 3a pers.
sing. ell'in. pres. ell'aus. essere. Si scrive sempre con l'accento grave.
eccente  I puristi lo accettano solo come agg. e consierano un errore
usarlo come sost. Es. la somma, il peso ecceente, non * I 'ecceente.
* eccepre  utr. ir Aurre in contrario, sollevano una eccezione. Nel
linguaggio comune  preferibile obiettare, osservare, criticare, replicare.
eccezine  s.f. La locuzione a eccezione non anrebbe usata con il signi-
ficato i senza llbbio, certamente, inubbiamente. Si eviti anche l'uso
ella forma * all 'eccezione i. Attenzione alla forma errata: ** eccezzione.
* ecGsse, * ecclsse  s.f. Inica una temporanea invisibilit i un astro per
l'interposizione i un altro. Forma pop. invece i eclssi.
co  s.m. of. Ma se al sing. pu essere consierato sia m. chef., al pl.  rigo-
rosamente m. (es. gli chi).
** ile  agg. e s.m. Errato per ele. Invece ele significa commestibile.
* eitre  utr. Anche se i origine lat.,  un franc. tipico el gergo ell'ei-
toria. E preferibile pubblicare, stampare, are alle stampe.
ito (1)  agg. ivulgato per mezzo ella stampa, pubblicato. Contr.: in-
ito. ito (2)  lo ito. Ia pers. sing. ell'in. pres. el v. eitre.
* febo  s.m. Per i puristi sarebbe pi corretta la pronuncia lat. efebo.
* effetture  utr. Meglio ricorrere a manare a effetto, realizzare. Anche
l'intr. pron. sarebbe a scartare. Si usi: accaere, avvenire, avverarsi.
efficinte, efficinza  E altrettanto corretto efficnza, efficnte.
gli  pron. pers. i 3a pers. sing. m. Inica la pers. i cui si parla e si usa
solo come sogg. E sempre meglio sottintenerlo. Se ha la funzione i com-
plemento si usa lui.
** elementariet  s.f. Parola errata per elementarit. I puristi la consie-
rano comunque un'inutile ricercatezza invece i semplicit, naturalezza.
* elettrizzre  utr. Propriamente, far comparire elle cariche elettriche
sopra un corpo neutro. I puristi sono contrari al suo uso /fig. e preferiscono
ire agitare, infervorare, eccitare, infiammare, stimolare, accenere.
** elettro  s.m. Forma errata per elttroo. eriva al gr. tramite l'ingl.
elevre  utr. Levare in alto. Per i puristi  improprio l'uso i questo v. in
loc. ove non sia chiaro il significato i sollevare. Sarebbe errato ire per
es. * elevare ubbi, * elevare obiezioni. Si ovrebbe ire suscitare, mani-
festare. Altrettanto brutta  l'espressione * elevare una contrawenzione.
elisine  s.f. ling. E contraistinta al segno grafico ell'apostrofo e ini-
ca la soppressione i vocale finale i parola avanti a vocale iniziale (es.
I'elmo, mezz'ora). Non si confona con il troncamnto (cfr.).
lla  pron. pers. f. i 3a pers. sing. Inica la pers. i cui si parla. E la forma
f. i egli e si usa solo come sogg. Lei  la forma el compl. oltre a essere la
forma i cortesia con cui ci si rivolge a persone non familiari. Ella si usa
talvolta al posto i Lei, come forma i cortesia, rivolgenosi a pers. sia i
sesso f. che i sesso m.
* epurre  utr bur. I puristi ritengono preferibili i termini epurarepuri-
ficare. Il v. eriva al fr. purer; in lat. invece si ice purgare. Si chiamano
infani purghe quelle attuate a Stalin.
rpete  s.m. Erpete (o erpes) eriva al gr. hrpein (= strisciare), in quan-
to la malattia si iffone quasi strisciano sulla pelle.
errta crrige  Non ** errta corrge. Loc. lat. che significa letteralmen-
te le cose errate correggi. Si metteva nei libri per evienziare gli eventuali
errori i stampa. Oggi, rappresenterebbe un marchio infamante.
sca (1)  s.f. Cibo utilizzato per catturare uccelli, pesci, ecc; /fig. inganno.
sca (2)  Che (io, tu, egli) sca. I a, 2a, 3a pers. sing. el congv. pres. el uintr.
uscre (= anar fuori a un luogo chiuso).
* esclusine  s.f. Si eviti la loc. * a esclusione i in favore i escluso, eccet-
to, eccettuato, fuorch.
-ese  suff. Conferisce senso spreg. Es. politichese, sinistrese, ecc.
* esercre, eserczio  utr. e s.m. propri el linguaggio amm. I puristi pre-
feriscono, in questo senso, conurre un negozio, amministrare.
espire  utr. I a pers. sing. ell'in. pres.: io espo. Significa riparare, scon-
tare una colpa con una pena. Se  corretto ire espiare il crimine, non  cor-
retto invece * espiare la conanna; si ir invece scontare, patire, soffrire
e simili. E per corretto l'uso i espiare in senso religioso.
* espletre  utr. bur. I a pers. sing. ell'in. pres.: io esplto. E meglio per
ire conurre a termine,finire, aempiere.
esplere  uintr. Scoppiare. I puristi ritengono errato ire * esploere un
colpo i pistola. Il v. si trova citato in molti izionari anche come utr.
* esquimse  agg. e s.m. e f: franc. (fr. esquimeau). Alcuni linguisti riten-
gono che sia una forma pi iffusa ma meno corretta i eschimse.
ssere  u intr. E l'aus. con cui si formano i v. passivi (sono amato), i v. rifles-
sivi (mi sono lavato), gli impers. ( piovuto), i servili (sono potuto anare)
e i numerosi intr. (sono venuto) e intr. pron. (mi sono arreso). Essere pu
svolgere la funzione i copula che, unita a un nome o agg., forma il prei-

cato nominale. Es. gli stuenti sono iligenti. Sarebbe meglio evitare la
costruzione con il v. essere posto all'inizio ella frase (es. fui io a aiutarti).
In funzione i s.m. inica l'esistenza, la vita, la conizione. Familiarmen-
te,  la persona. L'Essere supremo  io. Cfr. ausiliri.
* ssere in cma  In senso /fig., significa essere stanco e confuso.
** essicre  utr. Vuol ire prosciugare. Errato per essiccre.
** estereftto  agg. Vuol ire atterrito, spaventato. Forma errata per ester-
reftto. eriva al lat. exterrere.
esternre  utr. (= manifestare q.c. che si ha nell'animo) e intr. pron. (= ive-
nire palese). I puristi preferiscono i sin. manifestare, ichiarare, ecc.
estrmo  agg. Si rammenti che  sup.; ** pi estremo  errore grossolano.
Come s.m.  il punto, il momento estremo. Al pl.: un elemento i ientifi-
cazione (es. gli estremi i un ocumento). In senso /fig., esagerazione.
estrinseco  agg. Che  al i fuori e non appartiene all'ogg. in moo sostan-
ziale. Il pl. m.  estrnseci. Invece il v.tr. estrinsecre  peantesco.
et  Al sing  giusto ire l 'et, ma al pL si eve ire le et (e non con l'apo-
strofo: ** I'et). Le inicazioni i et sono generalmente espresse in cifre
(es. un bimbo i 5 anni; all'et i 42 anni; un'auto i 5 mesi).
eufemsmo fig. ret. Consiste nell'utilizzare parole graevoli e bonarie inve-
ce i termini olorosi o sgraevoli. Es. salire al cielo invece i morire; usci-
re con una invece i avere una relazione; anare a letto invece i fare
all'amore; ccchio, cspita invece i cazzo; male incurabile invece i tumo-
re; interruzione i rnaternit invece i aborto. Alcuni eufemismi sono entra-
ti nell'uso comune e hanno perso in parte il loro iniziale senso eufemistico:
es. operatore ecologico (spazzino); collaboratrice familiare (omestica);
non veente (cieco); non uente (soro); isabile (anicappato).
evere  uintr Significafuggire a un luogo vigilato. In senso /fig.: libe-
rarsi a una conizione penosa. Inoltre, sfuggire ai propri onerifiscali. In
senso tr., rifiutato per ai puristi,  tipico el linguaggio bur. Invece elle
espressioni * evaere una pratica, la corrisponenza, sarebbe meglio ire
sbrigare una pratica, chiuere. E accettato (ovviamente): evaere le tasse.
evaporre  la pers. sing. pres. in.: io evapro. Errato: ** evporo.
evasvo  agg. Pur erivano al lat. evaere  un franc. (fr. vasif). I puri-
sti preferiscono elusivo, ambiguo. Anche l'avv. evasivamnte  rifiutato.
evncere  utr. Propriamente, superare el tutto. Latinismo. Meglio:
eurre.
fa (1)  s.m. inu eriva alla sillaba iniziale ella parola Famuli i un inno
a S. Giovanni. E la quarta nota ella scala musicale. fa (2)  Voce usata in
varie loc. temporali. Es. tanto tempo fa; un'ora fa. fa (3)  Egli fa. E la 3a
pers. el pres. in. el v. fare. Non si accenta mai. E anche imp. fa' (4)  imp.
el v. fare. Si pu ire inifferentemente fa, fai, fa '.
fccia (1)  s.f. Viso, volto, fisionomia, aspetto. Al pl.: facce. fccia (2) -
Che (io, tu, egli) faccia. Ia2a, 3a pers. sing. el congv. pres. el v. fare.
fi  Tu fai. 2a pers. sing. ell'in. pres. el v. fare. Per,fai,  anche l'imp.
* famiglire  agg. Non  certamente errato, ma sarebbe meglio irefami-
lire, cos come familiarit, familiarizzarsi, familiarmente.
fre  u tr. 1" coniug. Inica ogni azione; sovente se ne abusa a iscapito i
un v. pi specifico. E spesso usato come uintr nel significato i importare,
essere conveniente, nascere el giorno e ella notte. Altre volte come rifl.
nel significato i ivenire (es. Stefano * s ' fatto vecchio) o spostarsi (es. *
s' fatto in l). Ma sono in gen. Ioc. improprie. Seguito a un inf., viene
usato quasi con il valore i aus., o meglio con un valore causativo (es. mi
fece lavorare). Forma numerosissime loc., molto spesso errate o improprie:
* fa calo invece i  calo; * fa bel tempo invece i  bel tempo; * fare
ella pittura invece i ilettarsi i pittura; * non fare nomi invece i non
rivelare nomi; * fare l 'amore invece i fare all 'amore; * far fronte invece
i opporsi o provveere a secona ei casi; * farfuori invece i ucciere;
* fa niente invece i non fa niente; * farsi la Mercees invece i comprar-
si la Mercees; * fallo mangiare invece i lascialo mangiare of a che mangi
* fa molto chic invece i  i moa. E meglio evitare i usarlo anche nei
senso i ire (es. * fece il suo nome invece i isse il suo nome).
farmacutico  agg. i origine gr. (phrmakon). Al pl. m.: farmacutici.
fatico  agg. Che preice il futuro o rivela il fato. Al pl. m.: fatici.
fautre  agg. e s.m. Sin.: sostenitore. Contr.: avversario. Il f.  fautrce.
fccia  s.f. Al pl.: fecce. Propriamente,  il eposito melmoso el vino.
fercia  s.f. eriva al lat. ferox. Cruelt, inumanit. Al pl.: fercie (a
non confonere per con l'agg. ferce).
* frra stro  Nonostante l'uso ormai generale, i puristi preferiscono
sempreferro per stiro o ferro per stiratura. Ma  lotta senza speranza.
** ferrugginso  agg. Grafia scorretta per ferruginso.

FORME (EI VERBI) 45

ficia  s.f. eriva al lat.fiere (= porrefiucia). Al pl.:ficie.
fila  s.f. Insieme i persone o cose. La loc. fila iniana  rionante Il pl.
 lefile. n s.m.filo ha il suo pl. infili, ma, in senso /fig., si ice lefila.
fillogo  s.m. Al pl.:fillogi. * Filloghi  uso pop. Cfr. -co, -go.
finch  cong. Introuce una proposizione temporale con il v. all'in. o al
congv. (es. ti oierfinch vivr). Pu essere seguita alla negazione non
senza assumere per questo valore negativo. Si pu ire anchefin che.
finre  utr. (= portare a termine) e intr. (= aver fine). Anche se molto comu-
ne,  errata la costruzione **finire per. Non si ice ** finir per partire in
aereo, mafinir con il partire in aereo.
flagrnte  agg. a non confonere con l'agg. fragrnte (= molto profu-
mato). Nel linguaggio giuriico  il elitto commesso e scoperto nello stes-
so momento. Si ice infatti: Italo  stato colto inflagrante (= sul fatto). Allo
stesso moo, laflagrnza  quella situazione in cui qc. viene colto mentre
commette un reato, mentre lafragrnza  un oore elicato e intenso.
flessine  Iing. In gramm., il complesso elle variazioni cui vanno soggette
le parti variabili el iscorso. Si chiama eclinazione se riguara l'art., il
nome, I'agg., il pron.; si chiama coniugazione se riguara il v.
fggia  s.f Moo, maniera; moa, maniera i vestire. Al pl.: fgge.
fon&na  s.f. Custoia i pelle per la pistola. L'uso i * fonina a inicare
il piatto fono o la scoella per minestra o zuppa  ial.
fnte  s.f. E m. solo nel significato i vasca (ilfonte) battesimale.
frme (ei vrbi)  Iing. I u tr. presentano tre forme: attiva, passiva, rifles-
siva (invece i uintr. hanno solo la forma attiva). I) forma attiva: Anna spo-
sta la seia. Vi  un sogg. (Anna) che agisce e un compl. ogg. (la seia);
I'azione el v. passa al primo al secono. Il sogg. el v. iviene cio
l'agente ella frase. 2) forma passiva: la seia  spostata a Anna. L'azio-
ne non transita sul compl. ogg. ma  il sogg. che la patisce. Si forma pre-
metteno al part. el utr. che si vuol renere passivo le voci ell'aus. esse-
re. Il vero agente ella frase non  il sogg. (la seia) ma il compl. (Anna),
che viene etto compl. i agente (se inanimato causa efficiente). Possono
iventare passivi solo i v.tr. con il compl. ogg. espresso, che iventa appun-
to il sogg. Il part. pass. concora nel gen. e nel num. con il sogg. ella frase
(es. i libri sono stati letti). Esiste un altro moo i costruire la forma passi-
va: ricorreno, solo nei tempi sempl., al v. venire (es. venne scoperto).
Ancora, nella 3a pers. sing. e pl., si pu ricorrere alla partic. passivante si .
3) forma riflessiva: Paola si pettina (pettina se stessa). L'azione el v. si
riflette sulla pers. che l'ha compiuta (Paola). Il sogg. e l'ogg. coinciono.
Il v.  sempre preceuto alle partic. (mi, ti, ci, si vi) che hanno funzione
i compl. ogg. I rifl. vogliono sempre l'aus. essere (es. si  lavata). si ivi-
ono in: a) propri: es. si lava. b) apparenti: es. si lava le mani (lava le mani
a se stessa), in cui il compl. ogg.  le mani e il pron. si  compl. i termine.
In questo caso ci troviamo i fronte a una forma rifl. apparente (o intr. pron.).
Invece nella frase: si mangia una mela, il si  pleonastico. c) reciproci: Quei
ue si picchiano. E un'azione scambievole fra ue pers.; il senso rec. risul-
ta pi chiaro se si aggiungefra i loro.
formibile  agg. E q.c. i terribile (lat. formo = timore) non i bellissi-
mo.
fra (1)  prep. propria sempl. Usata ormai senza alcuna istinzione a tra.
Come pref. provoca il raoppiamento ella consonante che incontra (es.
frattempo, frattanto). Il Tommaseo invece istingue nettamente tra a fra.
Fra, erivano al lat. infra, inica la parte inferiore, sotto; tra invece venen-
o a intra, significa in mezzo. Uno inicherebbe il luogo inferiore, I'altro
il luogo interiore. Es.:fra un labbro e l'altro; tra le mura omestiche. Oggi
si preferisce usare la voce pi eufonica (es. non fra fratelli ma tra fratelli.
fra (2)  tronc. i frate (avanti ai nomi propri che cominciano per conso-
nante). Si scrive senza apostrofo e senza accento.
francessmo  s.f. E solo il fr. italianizzato, usato senza necessit. Perch
ire, per es., ebutto (fr. bout), quano esiste in buon italiano esorio?
frngia  s.f. Al pl.: frnge. Cfr. -cia, -gia.
frazionri  agg. num. Inicano la frazione i un numero: es. tre quarti.
Mezzo concora nel gen. e nel num. con il nome a cui si riferisce: es. ue
mezze giornate. Come agg. precee il nome; lo segue quano assume valo-
re i sost., rimaneno invariato. Es. le sei e mezzo (non: le sei e ** mezza).
frccia  s.f. Al pl.: frecce. Cfr -cia, -gia.
frggere  utr. e intr. irr. In. pres. I a pers. sing.: io frggo; 2a pers.: tu frg-
gi; pass. rem. Ia pers. sing.: io frssi; 2a pers.: tu friggsti; part. pass.: frtto.
Frili  s.m. E la sola pronuncia amrnissibile, conforme sia al nome lat.,
Forum Julii, che all'uso locale, Fril. La pronuncia ** Fruli  errata.
frnte  s.f., La parte superiore el viso. Al pl.: lefrnti. E m. in senso mil.
e in senso /fig. (es. anare alfronte; ilfronte popolare). Al pl.: i frnti.
frtta  s.f. Il prootto elle piante gi raccolto e pronto per essere mangiato.
Al pl .: frtta o frtte. Frtto (pl. :frNi)  tutto ci che la terra prouce e per
/est. i prootti el mare o i un'attivit.
futro anterire  Iing. Formato al fut. sempl. i un aus. (essere o avere)
e al part. pass. el v., inica un evento fut. anteriore a un altro pure fut.,
una specie i passato nel fut.: es. inizier quano avraifinito.

* gabna  s.f. Voce ial. per cabna. Parola resa famosa a Umberto Bossi
(gabina elettorale). ' altra parte, il gabinetto  un im. i gabina.
gllo  s.m. Uccello omestico ei Galliformi. La femmina aulta  la gal-
lna. La glla invece  un'escrescenza prootta a un insetto sulla quercia.
gel  s.m. alle prime lettere ell'ingl. gel(atin). Sostanza gelatinosa usata
per prootti farmaceutici e cosmetici. Sostituisce l'untuosa brillantina.
gnesi  E s.f. Ma quano si riferisce al primo libro el Pentateuco, alcuni
preferiscono ire il Genesi (sottinteneno appunto il libro).
gernio  Iing. E il moo che presenta in forma inv. I'azione e lo stato ini-
cati al v. in funzione i compl. i circostanza, in rapporto per lo pi con
altre azioni o stati rappresentati a una forrna verbale i moo finito. In
fono si pu ire che tiene le veci i una proposizione suborinata (es. stu-
iano (se si stuia) s'impara. Si insegna che bisogna evitare i comincia-
re un perioo con un ger. Questo apparterrebbe alle leggene a sfatare
come ma per, a me mi piace, ecc. Veiamo che cosa icono i classici:
Cantano come onna innamorata (ante); Fuggeno la pregione ove
Amor m'ebbe (Petrarca); Perseverano a~unque il giovane e nello amare
e nello spenere (Boccaccio); iveneno sempre pi ifficile il supplire
all'esigenze ella circostanza (Manzoni); Ansimano fuggia la vapo-
riera (Carucci); Camminano all'aria aperta ('Annunzio). Purtrop-
po a scuola la regola non vale. a evitare. Cfr. mo (el vrbo).
gsta  s.f. E usato in gen. solo al pl. per inicare imprese eroiche, memo-
rabili. Viene usato anche ironicamente per inicare azioni isoneste e ripro-
vevoli. In senso letterario, si trova anche l'arc. gste.
gsto (1)  s.m. Al pl.: gsti. Movimento fatto con la mano, il braccio o il
capo. * gsto (2)  s.m. Iett. Impresa ragguarevole. Comunemente, azio-
ne, fatto. E per t. arc. Solo Gary Cooper pu permettersi un beau geste.
gincchio  s.m. La forma el pl.  gincchia se consierate nel loro insie-
me, pu essere gincchi se consierati singolarmente (es. Ie ginocchia el
paziente; tutti i ginocchi sinistri ei solati). Gincchi  inoltre usato per
inicare l'articolazione egli arti anteriori egli animali (garretto  l'arti-
colazione egli arti posteriori).
gip  s.m. e f. inv ir Sigla i g(iice per le) i(ngini) p(reliminri).
gli (1)  art. et. m. pL Si ~usa avanti a parole m. pl. che cominciano per
vocale, gn, pn, ps, s impura, x, z. gli (2)  pron. pers. i 3apers. sing. m.:
vale a lui. E errore molto grave usare ci per gli. (es. ** ce l 'ho etto invece
i gliel 'ho etto). Si sta esteneno l'uso errato el pron. gli anche per il f.
e per il pl. Non si ice incontr Carla e ** gli isse ma le isse; n si ice
incontrai Maurizio e Stefania e ** gli issi ma issi loro. Unito a lo, la, li,
le, ne, gli muta in glie- (es. glielo, gliela, glieli, gliele, gliene). Si unisce come
suff. a alcune forme verbali (es. portargli).
gn  igramma con suono palatale. Errato inserire una i tra gn e le vocali
a, e, o, u (es. Iavagna, ingegnere, gnomo, ognuno). In parole straniere e in
alcune eccezioni ha un suono oppio (gutturale+nasale): es. Wagner. I v. ter-
minanti in -gna,re (la coniugazione) si coniugano in moo regolare, con-
servano quini la i elle esinenze quano queste cominciano per vocale.
Es. bisognare (bisogniamo, bisogniate), bagnare (bagniamo, bagniate).
gncco  s.m. Si ovrebbe ire lo gnocco, uno gnocco, gli gnocchi e non *
il gnocco, * un gnocco, * i gnocchi. Il s.f.  parola volg.
gccia  s.f. Al pl.: gcce. Il s.m. gccio significa piccolo sorso.
** gomna  s.f Pronuncia errata invece i gmena. Cavo i canapa, for-
mato a tre core intrecciate, lungo circa 200 m, spesso 30/60 cm, usato per
la fona elle ancore, prima ell'aozione elle catene.
grano  s.m. I puristi lo preferiscono a scalino quano si parla i luogo
solenne (es. i graini ell'altare). Invece: lo scalino el marciapiee.
* gratfica  s.f. bur /comm. Per i puristi gratificazine  forma pi corret-
ta.
grattgia  s.f Al pl.: grattgie. Cfr. -cia, -gia.
gro  s.m. Si usa il pl. f. gria quano  riferito all'uomo, il pl. m. grii
quano  riferito agli animali o agli uomini, come emissione i puri suoni.
Il termine sing. f. gra (al pl.: le gra), significa invece bano, eitto
annunziato a un banitore.
guaagnre  v.tr. Ottenere q.c. come risultato i una attivit. Non si ovreb-
be pertanto ire * guaagnare alle corse, ma vincere alle corse.
** guina  s.f. Pronuncia errata per guana.
guncia  s.f Al pl.: gunce. erivato: guancile.
guaramcchine  s.m. inv. Sorvegliante i un posteggio i automobili.
Brutto neol. che sta sostitueno l'altrettanto brutto posteggiatore.
guarrail  s.m. inv. I puristi preferiscono il meno usato guaravia. Ma 
una lotta impari. 'altra parte, non vanno in auto ma in carrozza.
gurcio  agg. e s.m. Inica in realt chi ha lo sguaro storto, cio chi  stra-
bico. Comunemente, ha assunto il significato i privo i un occhio. Il pl. f.
 gurce.

h  Ef (un'acca) o m. (un acca) a secona che si sottintena lettera o segno.
Si pronuncia acca. Non ha suono proprio ( muta). Rene gutturale il suono
elle lettere c e g inanzi alle vocali e, i (es. chilo, ghetto). E segno istin-
tivo grafico in alcune voci el v. avere: ho, hai, ha, hanno, per istinguerle
alle vocali o, a, alla prep. art. ai, al s.m. anno. Si usa nelle esclamazio-
ni (es. ah, ahi, ehi, toh); in alcuni nomi stranieri italianizzati (es. hegelia-
no); in alcuni nomi i persona o geografici (es. Rho, Santhi). L'acca ha
nella lingua italiana una lunga e movimentata storia. Alla fine el Quattro-
cento e soprattutto a partire al Cinquecento, alcuni scrittori (per es. il
Manuzio) pensarono i abolirla completamente, anche alle forme el v.
avere. Sono famose le parole i Luovico Ariosto: Chi leva la H all'huomo
non si conosce huomo, e chi la leva all'honore, non  egno i honore.
Nell'Ottocento, il Fanfani e il Rigutini furono fautori ell'h, mentre il
Petrocchi preferiva le forme accentate (es.  invece i ho).
* habitu  s.m. inu franc. Inica un cliente abituale i un locale pubblico.
* hall  s.f. inv. angl. Ampia sala i ingresso in alberghi, ritrovi, case signo-
rili.
* hanicappto  s.m. Si trova anche * anicappato. E t. accettato ma non
pi usato. E sicurarnente meno cruo i minorato. Oggi per si preferisce
ire portatore i hnicap o, ancor meglio, isbile. E anche agg.
harakiri  s.m. inu Voce giapponese che significa letteralmente tagliare il
ventre. Errata, anche se comune, la grafia pop. * karakiri.
herpes, erpes  s.m. inv. Il t. italiano  rpete. Infiammazione cutanea i ori-
gine virale caratterizzata a grappoli i vesciche acquose; si manifesta con
olorosi bruciori cutanei. Pop.  anche ettofuoco i Sant'Antonio.
* high society  Ioc. sost. f. inv. E un angl. per alta societ.
* hinterlan  s.m. inu E t. te. che, letteralmente, significa il paese ietro.
Corrispone all'italiano retrotrra. Entrotrra non piace ai puristi.
hot og  Ioc. sost. m. inv. eriva allo slang americano. Letteralmente
significa cane calo (cio in calore). Ironica allusione pop., soprattutto per
la sua forma. E un panino allungato nel quale  inserito un wurstel calo con
senape. Insieme all'hamburger appartiene alla traizione americana.
hotl s.m. inu Perch usare un franc. (fr. hotel) quano abbiamo albergo?
iiotsmo  s.m. Iing. Inica parola i origine ialettale entrata nella lingua
tramite l'autorit i qualche scrittore e ivenuta 'uso corretto. Molti neol.
sono anche iiotismi, ma mai barbarismi, in quanto si generano sempre en-
tro i confini linguistici i una nazione. Es. fettuccine per tagliatelle, Befa-
na per Epifania, anguria per cocomero, gianuia per cioccolatino. Esiste
anche un omonimo, usato solo in ambito me., che significa iiozia.
** ilre  agg. Allegro, lieto. Si pronuncia lare. E parola srucciola.
illazine  s.f. Conclusione che eriva come conseguenza a una etermi-
nata premessa,  cio una euzione. E errato consierarla sin. i ipotesi.
~* immantinnti  avu Scorretto per immantinnte. Termine che eriva al
lat. in manu tenente (= teneno in mano) e che significa subito.
immnso  agg Enorme, smisurato. Contiene l'iea i qualcosa senza limi-
ti; sarebbe quini improprio ire * pi immenso, * meno immenso.
imparre  v.tr. Apprenere nozioni nuove meiante lo stuio, I'esercizio
e l'applicazione. Non ha il significato i insegnare e neppure i sapere, avere
notizia, venire a conoscenza.
mpari (1)  agg. Non uguale; ispari. Per/est. significa inferiore perforza
o qualit. * Impri  voce ormai esueta e consierata persino errore. imp-
ri (2)  Tu impri. 2a pers. sing. ell'in. pres. el utr. imparre.
impartre  utr. istribuire tra pi persone. E corretto ire il generale
impart gli orini ai solati, ma non il Presiente * impart la grazia al con-
annato. In questo caso conceere, are sono t. pi appropriati.
impelliccire (1)  utr. Coprire i pelliccia. impelliccire (2)  v.tr. Im-
piallacciare (= rivestire un legno scaente con una foglia i legno pre-
giato).
imperatvo  Iing. E il moo el comano, ell'esortazione, ell'invito,
ell'invocazione: es. Parti subito! (comano); Siate sinceri! (invito); Legga
a alta voce (il congv. pres. sostituisce le persone mancanti).
imper,~etto (inicatvo)  Iing. Si usa per inicare un'azione el pass. non
ancora conclusa quano ne inizia un'altra, o per inicare un'azione che ha
avuto una certa continuit nel passato. Esprime cio la urata o la ripetizione
nel passato: es. Ia pioggia caeva ininterrottamente a ue giorni. E il
tempo elle escrizioni e elle fiabe. Il cosietto imperf. storico, serve a
are un tono epico alla narrazione: es. nel 1968 scoppiava la contestazio-

ne stuentesca. L'imperf. pu anche assumere valore moale iverso a
quello proprio ell'in.: es. facevi meglio a stare zitto. Questo imperf. 
comune nel parl.qto; in una variet pi forrnale ella lingua troviamo inve-
ce il con. pass.: es. facevi = nvresti fotto. Cfr tmpo (el vrbo).
* impo~cibilitre  v. tr. Non  scorreKo, ma renere impossibile, impeire
sono certo pi appropriati. la pers. sing. ell'in. pres.: io impossiblito.
** imprbo  agg. isonesto. Si ice mprobo. E parola srucciola.
** impico  agg. Che manca el senso el puore; lascivo. Si ice
impuco. n pl. m.  impuchi. Lo sfrontato  invece impunte.
in  prep. propria sempltce. Sia nella forma semplice, sia nella forma a,-t.
(nel, nello, nella, nei, negli, nelle) regge i seguenti compl.: moo, stato in
luogo, moto per luogo, limitazione, materia, stima. Con i v. all'inf. (es. nel
salutarti) forma espressioni sostitutive el gerunio. E meglio ire Giorgio
 vestito i nero, piuKosto che * in nero; nell 'attesa i Ugo, piuttosto che *
in attesa i Ugo; ci veremo nella giornata, piuKosto che * in giornata; pavi-
mento i legno, piuttosto che * in legno. In-  anche prefisso per nomi e agg.:
ha valore privativo e negativo (es. incapacit, inoore). avanti ai v. il pre-
fisso in- ha il valore i entro, verso, contro, sopra (es. innalzare, imboscare,
irrompere).
incvo  s.m. Cavit; solco. E errato o per lo meno a evitare * ncavo.
** incoscnte  agg. (= inconscio; irresponsabile) e s.m. ef (= irresponsa-
bile). erivano a coscienza, la grafia correKa  incoscinte.
incurvre  v.tr. Piegare formano una curva. Invece incurvre (v.intr. e intr.
pron.) significa iventare curvo nella persona.
inctere  utr. Infonere con forza. Si usa correKamente solo se riferito a
sentimenti improvvisi o negativi (paura, rispeKo, soggezione, ansia, timo-
re). Ia pers. sing. e,l'in. pass. rem.: io incssi. Part. pass.: incsso.
inicatvo  Iing Moo finito el v. Inica un'azione reale e certa. Si usa
infaKi quano l'azione o lo stato inicati al v. appaiono nella coscienza i
chi parla o scrive come sicuri e reali. Es. Me ne vao (sicuramente); Un 'ora
fa ormivo (lo so per certo). Ha 8 tempi, 4 semplici (pres., imperf., pass.
rem., fut. sempl.), 4 composti (pass. pross., trapass. pross., trapass. rem., fuL
ant.). n moo in.  in gen. il moo elle proposizioni principali o reggen-
ti, ichiarative, interrogative ireKe e negabve. Cfr. mo.
* inelu~lbile  agg. E persino i ifficile pronuncia. Vuol ire che non si
pu eluere. Meglio lasciarlo alle parole crociate.
infeTocre  v intr. Vuole l'aus. essere nel significato i ivenire feroce (es.
 inferocito), I'aus. avere in quello i infier,re (es. ,ia inferocito sui vinti).
** nfio  age,~. La pronuncia correKa  infio.
in, l`tO  Iing. Moo inef. el v. Inica l'azione espressa a, v. senza
eterminazione i tempo, i num., i pers. (es. stuiare). Va ricorato inol-
tre che l'inf. pu svolgere all'interno ella frase funzione i sogg. (es. stu-
iare  necessario); i compl. ogg. (es. esiero stuiare); o i altro compl.
(es. pensa a stuiare). Talvolta per vivacizzare l'azione si sostituisce l'in.
con l'inf. narrativo preceuto o no a ecco o a a: es. Qui, il Griso a pro-
porre, on Rorigo a iscutere... (Manzoni). Cfr. mo.
iniquo  agg. Che non  giusto. eriva al lat. (in- aequus = non equo). Erra-
ti: **inicuo, ** inicquo.
inizire  I puristi a,ffermano che si ovrebbe usare sempre come v.tr., mai
come intr., tutt'al pi come intr. pron. Invece i ire, per es., il processo *
inizia alle tre, preferiscono ire il processo si inizia alle tre. La confusione
nascerebbe a,l'utilizzo i iniziare come se fosse cominciare (che  tr. e
intr.). Es. il processo comincia alle tre.
* inquietnte  agg. E usato cos malamente che iventa inquietante.
* insime a  Per i puristi  scorreKo ire * insieme a voi; meglio: con voi.
insolvbile  agg. Che non pu essere pagato. Se riferito a pers.  preferibi-
le la forma insolvnte. Es. il ebito  insolvibile, il ebitore  insolvente.
* insonorizzre  v.tr. franc. Isolare acusticamente. a evitare.
instrare  utr. Per i puristi  voce pi comune i * istrare.
integrrimo  sup. irr. ell'agg. ntegro.
* intenzionto  agg. Per i puristi si ovrebbe evitare l'uso elle espressioni
* male intenzionato e * bene intenzionato, sostituenole con benevolo,
malevolo, bene o mal isposto.
* interpetrre  v.tr. Iett. Meno comune i interpretre.
* intiepire  u tr. Per la regola el ittongo mobile  meno corretto rispet-
to a intepire, che  tuKavia meno comune.
* intiro, * intieramnte  Sono ormai poco usati e letterari;  meglio ire
intro, interamnte.
intimire  v tr. Non sarebbe appropriato nel significato i incutere paura,
impaurire, minacciare. Il significato primario  renere timio.
intra-  pref. In parole composte significa entro; non richiee il raop-
piamento. Es. intraveere.
intrco  s.m. Groviglio, intrigo. Al pl.: intrchi.
intrgo (1)  s.m. Moo scorretto per conseguire uno scopo; situazione sba-
gliata. Al pl.: intrghi. intrgo (2)  lo intrgo Ma pers. sing. ell'in. pres.
el v. intrigre.
intrito (1)  s.m. E la prima parte ella Messa che precee il kyrie. In senso
bur. inica un'entrata i cassa. intrito (2)  lo intrito. Ia pers. sing.
ell'in. pres. el utr. introitre. BruKo. Meglio: incassare.
intito (1)  s.m. Conoscenza immeiata senza bisogno i riflessione; intel-
ligenza acuta. Sin.: perspicacia, prontezza. intuto (2)  part. pass. el u tr.
inture;  anche agg.

invce  avu Si scrive in ue parole se assume il significato i sostituzione.
Es. in v ece mia. Non si ovrebbe rafforzare con ma o mentre: sono moi
el linguaggio fam.;  sufficiente anteporre e.
io pron.pers.m. ef iIapers.sing., confunzionesoggeKiva.Inicacio
la pers. che parla e si usa quano chi parla si riferisce a se stesso. Come tuKi
i pron. pers.  meglio, ove possibile, soKintenerlo.
-io (nomi in)  Iing Il pl. ei nomi in -io si forma nel moo seguente: se la
i  atona, non accentata, hanno il pl. in i. Es. stuio, stui. Se la i  accen-
tata hanno il pl. in -ii. Es. brusio, brusii. I v. terminanti in -io con l'accento
sulla i ella la pers. el pres. in., conservano la -i anche se iventa atona
nel corso ella coniugazione. Cfr. plurle ei nmi.
iperbreo  agg. E scorreKa la pronuncia ** iperboro.
iper- pref. In parole composte significa sopra, oltre. (es. ipercalrico).
ipernimo  Iing. E una parola i significato generico comprenente altri
termini particolari. Albero  iperonimo i pesco, pero, ulivo, ecc.
iponima (o inclusione)  Iing E costruzione recente in analogia a sinonima
e a antonima. Vermiglio, per es.,  incluso nel significato i rosso, cio un
termine pi specifico  incluso in uno pi generale (rosso). Il t. iponimia 
stato preferito a inclusione per evitare una possibile ambiguit: infaKi una
parola pi generale  maggiormente inclusiva i una particolare (es.
rosso si riferisce a una classe pi ampia i vermiglio, perch comprene
anche scarlatto, cremisi, porpora, ecc.). Cfr. sinonimia.
** iriescinza  s.f. E un fenomeno oKico per il quale un fascio i luce si
ecompone nei vari colori ell'irie. Grafia errata per iriescnza.
irrorre  v.tr. Aspergere con gocce i liquio. Ia pers. sing. ell'in. pres.:
io irrro. eriva al lat. irrorare (= bagnare i rugiaa).
* irrunto  agg. Comune, ma meno corretto i irrunte (chi entra con
furia). In senso /fig.,  meglioJfocoso, veemente, travolgente.
ispirre  utr. Usato comunemente nel senso i infonere nell'animo. Per
inicare invece introuzione i aria nei polmoni si preferisce inspirre.
* istallre, installre  utr. Per le pers. sarebbe meglio inseiare, stabilire.
istigreutr. Ia pers.sing.ell'in.pres.: ioistgo. Laforma* stigo meno
correKa. Instigare  forma lett.
j  s.f. o m. Pronunciata i lunga o i lungo (a secona si soKintena lettera o
segno)  oggi una consonante tipica i alcuni alfabeti stranieri. Nell'italia-
no antico (fu introotta nell'uso ca. nel XVI secolo) si usava principalmente
quano era iniziale i parola seguita a vocale (es. jeri, Jonio) e quano era
iniziale i sillaba nell'interno i parola (es. vassojo, fornajo, noja). Oggi la
letteraj  sempre sostituita alla i con valore i semiconsonante. Antica-
mente si usava la leKera j anche come pl. ei nomi in -io senza accento
(come se fosse ii: es. vizj = vizii).
* jack  s.m. inu Nel gioco elle carte, angl. inutile per fante.
* jaczzi  s.f. neoL Per anton., vasca per iromassaggio. eriva al nome
ella iKa americana che la fabbrica. Vocabolo a sfoggio.
* jazzto  agg. i brano aaKato alla tecnica e al ritmo ella musica Jazz.
BruKo neol. a evitare.
jeans  s.m. pl. Acrt. i blue jeans entrato ormai nell'uso.
* jeansera  f. Esercizio commerciale ove si venono jeans. BruKo.
jeep  s.f. inu eriva alla sigla americana G.P., general purpose (car), cio
(veicolo i) uso generale. Il t. inicava originariamente un tipo specifico i
veicolo militare, mentre ora inica qualsiasi auto fuoristraa.
* jet  s.m. inv. Angl. per aereo a reazione. Vocabolo a sfoggio.
* jet-set  Ioc. sost. m. inu E la gente ricca che tratta affari anche in
aereo.Vocabolo a  sfoggio. Iem per jet-society.
joint-venture  Ioc sost. f. inu Inica un'associazione i ue o pi impre-
se, anche i iversa nazionalit, finalizzata a realizzare un eterminato pro-
getto e pertanto limitata nel tempo.
* joily  s.m. inu Inutile barbarismo. In italiano  la matta.
* jngla  s.f. Grafia errata coniata sull'ingl. jungle. In italiano si ice giun-
gla. La forma ingla  rara.
* jupe-culotte  Ioc. sost. f. inu Franc. inutile per gonna pantalone.

k  Si pronuncia cappa. In gen. si preferisce usare al f. (la cappa), meno
comune m. LeKera consonante i molti alfabeti moerni. usata in gen. in
alcune abbreviazioni i origine gr. (kg, km); come simbolo el potassio (K);
in alcune parole straniere non assimilate (es. kaiser); negli agg. erivati ai
nomi stranieri (es. kantiano, kepleriano). Nel linguaggio giornalistico 
usata talvolta in luogo ella c per conferire connotazioni particolarmente
ure (es. amerikano).
kafkino  agg. Nel linguaggio /fig. inica qualcosa i assuro o ango-
scioso, tipico ello scrittore cecoslovacco F. Kafka (1883-1924).
kki  agg. e s.m. Cfr: cchi.
kalashnikov  s.m. inu Fucile mitragliatore russo 'assalto. Al pl.: i kala-
shnikov. eriva al progeKista russo M.T. Kalashnikov.
kamikze  s.m. inv. Pilota suicia giapponese nella Secona Guerra Mon-
iale. Al pl.: i kamikze. In senso /fig.: persona intenzionata a compiere a
tutti i costi una eterminata azione.
kasher  Nell'Ebraismo, I'agg. ksher inica qualsiasi cibo ritualmente
puro. Evitare la grafia kosher.
kep  s.m. E grafia errata sia in italiano (chep) che in fr. (kpi).
kgb  ~appa gi bi. Sigla el Comitato ella sicurezza i Stato ell'ex URSS.
Oggi si preferisce pronunciarlo alla russa: ka ghe be.
khan  s.m. inv. Titolo ereitario ato ai principi mongoli. Al pl.: i khan.
kbomein smo  s.m. Integralismo islamico sciita; al nome i Khomeini,
capo ella rivoluzione islamica in Iran. E la grafia pi comune.
kiWtz  s.m. inv. Fattoria collettiva ello Stato i Israele, inizialmente ispi-
rata a rigii principi comunisti. E la pronuncia pi corretta.
killer  s.m. inv. ingl. (to kill = ucciere) E ormai entrato nell'uso per sica-
rio, assassino prezzolato. Orreno il erivato killerggio (= assassinio).
** kilo  Sono consierate scorrette le forme ** kilometro, ** kilogrammo;
o si aWreviano in km, kg o si scrivono chilmetro, chilogrmmo.
kitsch  s.m. inv. te. E ormai entrato nell'uso per cosa i caKivo gusto, spec.
i tipo artistico. Nomen omen!
la (1)  Come art. et. J: sing., in gen., inica e etermina una pers. o una
cosa istinta alle altre ella stessa specie. Si elie in gen. avanti a voca-
le. Come pron. pers. e im. sing. vuol ire: lei, essa. E compl. ogg. rife-
rito a pers. o a cosa. Pu essere usato sia in posizione enclitica che procli-
tica (es. Ia ver omani; eccola!). Si usa anche in segno i cortesia verso
persone, i sesso m. o f., con cui non si ha farniliarit (sempre per come
compl. ogg.): es. La ringrazio, signore. Ia (2)  s.m. La secona nota musi-
cale. I (3)  aw. In quel luogo (lontano a chi parla e a chi ascolta). E usato
in moltissime loc. avv. (es. i l; l per l).
* lpis  s.m. Molto pi comune matita.
** lapislzzulo  s.m. Errato per lapislzzuli. Pietra ornamentale azzurra.
* lascir prere  Meno corretto rispeKo a lasciar correre, lasciar an-
are.
* lsso i tmpo  E espressione peante. Meglio ire perioo i tempo.
Iaterzio  agg. Che  faKo i mattoni o i terracotta. Come s.m., special-
mente al pl., inica un materiale i cerarnica, non refraKario, fabbricato cuo-
ceno l'argilla impastata con acqua. E usato nelle costruzioni eilizie. Erra-
to: ** latterizio. Non ha alcun legame con il latte.
Iatinsmi  Iing. Locuzioni esunte al latino entrate in un'altra lingua. Uso
i parole lat. senza particolare necessit. Es. ecesso invece i morte, eot-
to invece i informato, egustare invece i assaggiare.
* lattonire  s.m. Voce impropria per stagnino, stagnaio.
* lavggio  s.m. franc. (fr. Iavage) E ormai entrato nell'uso. I puristi riten-
gono pi corretto il t. Iavatura.
* lavanno  s.m. Voce 'origine ial. Iombara, iventata 'uso comune.
In buon italiano, anche se meno usato, si ovrebbe ire acquaio o lavello.
Corretto anche lavbo; che eriva all' 11 versetto el salmo xxv (lavabo
inter innocentes manus meas, laver le mie mani tra gli innocenti). Era anti-
camente una vaschetta i marmo che serviva ai monaci a lavarnano prima
ella Messa o ella mensa.
** leccrnia  s.f. Cibo ghioKo, ghiottoneria. ScorreKo per leccorna.
Igge (1)  s.f. Norma giuriica; autorit giuiziaria. Igge (2)  Egli lgge.
la pers. sing. ell'in. pres. el v.tr. Iggere
leggre (1)  agg. pl. f. Che hanno poco peso; lievi. Leggro  il m. sing.

lggere (2)  v.tr. Ricons)scere le parole ai segni ella scrittura e com-
prenerne il significato.
* leggiro  agg. Forrna esueta per leggro.
Igna  s.f. Legname a arere. Nome colleKivo usato quini al sing. Il pl.
 le lgna, le lgne, poco usati entrambi.
Igno (1)  s.m. ~orrentemente,  la materia prima fornita agli alberi per
usi iversi. Igno (2)  lo Igno. Ia pers. sing. ell'in. pres. el v.tr. legn-
re (= bastonare).
Iegi~ne  s.m. Inica il baccello i certe pia~te, eKe leguminose, ove i serni
stanno raccolti. Poi inica ciascuno ei semi stessi. Legurni sono pertanto:
piselli, fagioli, ceci, fave, lenticchie. Fvitare quini l'uso fr. i legurni nel
senso i ortaggi o verura.
Ii  pron. pers. i 3a pers. f sing. Inica la persona i cui si parla e si usa
al posto i ella nei vari compl. Svolge orrnai funzione i sogg. e si espri-
me solo quano lo si vuole far risaltare. Si usa anche riferito a pers. m.
quanDo ci si rivolge con rispeTTo e riguarDO gli eventuali agg. vengono
concorDati a seconDa el genere ella pers. Si Deve usare lei quanDo segue
come, quanto, anche, neanche, nemmeno, neppure, pure.
Imma  s.m. Al pl.: lmmi. eriva al lat. Iemmn (= argomento) e inica
comunernente un vocabolo registrato in un izionario o in un'enciclopeia,
stmpato in grasseKo e posto all'inizio ella efinizione.
** lentiginso  agg. La grafia correKa  lentigginso.
Ienzulo  s.m. Ha ue pl.: lenzula inica il paio che si usa nel leKo, len-
zuli inica un numero imprecisato.
fi (1)  avv. Va sempre accentato. Si usa con i v. i stato e i moto. Pu
sostituire l e pu anche esservi contrapposto. Inoltre, pu essere usato
come rafforzativo i un nome preceuto a ~m agg. imostr. (es. quel
raga7~zo l). Ii (2)  pron. pers. e irn. m. pl. Lnro, essi. Viene usato come
compl. ogg. rifento ? ur.a pers. o a unq. cosa. F, t izzato sia in forrna encli-
tica che proclitica (es. Ii ver ~lomani; amrneli).
* lill  agg. e s.m. inv. Riprouce ]a pronur.cia fr., ma la forrna pi corret-
ta sarebbe Illn, sia per inisare il colore sia per la pianta.
Gnea  s.JPoco appropriate le loc. in linea i principio, i fatto, i iritto
e in linea teorica. Sarebbe meglio ire perprincipio, secono ilfatto, secon-
o il iritto, in teoria.
* liquerizia, * liqllorzia s.f. Van nti pop. per liqllirzia.
Iitigre  v.intr. La forma * leticnre  solo toscana. Ia pers. sing. ell'in.
pres.: io ltigo. L,a pronuncia b* litgo  sbagliata.
Iocle (1)  agg. Limitato a un eterminato luogo; che interessa una
etelminata parte el corpo umano.: Inca!e (~)  s.m. franc. Inica la
parte i ~n ei~cio; ur. 1v.~go p ~bblico i a ertimento; un treno a per-
corso breve che si ferma nelle stazioni intermeie. I puristi lo rifiutano
come sost.
Iro  pron. pers. i 3a pers. m. e f; pl. Inica le persone i cui si parla e si
usa al posto i essi nei vari compl. E usato nei casi iniretti e nergergo fam.
svolge anche la funzione i sogg.; loro si usa se segue il v. Es. Io sanno loro.
Ha funzione i sogg. se segue come, quanto, anche, neppure, nemmeno,
neanche. Es. anche loro vanno in montagna. Si usa nelle esclamazioni. Es.
poveri loro! E anche agg. poss. i 3apers. pL Inica generalmente propriet
(es. Ia loro malvagit era enorme). Pu inicare anche relazioni i paren-
tele o amicizia: es. i loro (= i essi) genitori; il loro paese. Pu essere infi-
ne pron. poss. i 3a pers. m. ef pL Quello che a essi appartiene o  pecu-
liare. Es. la nostra casa  pi moesta ella loro. In questo caso loro  sem-
pre preceuto all'art. et. In senso assoluto, pu essere usato, con ellissi
el sost., in alcune loc. particolari, tipiche el linguaggio fam.: es. vivono
con i loro (familiari); sta alla loro (parte);  uno ei loro (amici, compa-
gni, ecc.).
Ibrico  agg. Letteralmente, che  talmente liscio a far scivolare. Sin.:
srucciolevole. In senso /fig., inecente; osceno. La pronuncia * lubrco 
a evitarsi. Al pl.: lbrici.
Icio (1)  agg. Luminoso, splenente; chiaro. Icio (2)  s.m. Lucen-
tezza. Inoltre, qualsiasi sostanza per luciare. Si chiama cos anche il
isegno, in generale tecnico, fatto su carta speciale semitrasparente. Ici-
o (3)  lo Icio. Ia pers. sing. ell'in. pres. el v.tr. Iucire (= rene-
re lucio; lustrare).
Ii  pron. pers. i 3a pers. sing. m. Inica la pers. i cui si parla e si usa al
posto i egli nei vari compl. Si utilizza per i compl. iniretti. Nella lingua
parlata si usa ormai anche come sogg.; questo uso  ammesso specie quan-
o il sogg. segue il v. o quano lo si voglia far risaltare per contrasto. Es.
questo lo sa lui; tutti erano 'accoro, lui la pensava iversamente. Si usa
inoltre quano segue come e quanto, gli avv. anche, neanche, neppure,
nemmeno. Es. faccio come lui. Si usa infine nelle esclamazioni. Es. beato
lui! E in fono a tutti c' proprio Lui, quello i Moravia.
Ina park  Ioc. sost. m. inv. Parola ibria, met italiana e met ingl. Let-
teralmente significaparco (sotto la) luna. Inevitabile.
Iungomre  s.m. Al pl.: lungomri. Cfr. nmi compsti.
Iungotvere  s.m. Al pl.: lungotveri. Cfr. nmi compsti.
Iussuso  agg. eriva al fr. Iuxueux. Invece i questo franc. i puristi pre-
feriscono sfar~oso, i lusso, fastoso, sontuoso. In questo caso esagerano.

                                        M





** macchiavllico  agg. Errato per machiavllico. Al pl.: machiavllici.
* macchina a scrvere  Ormai in uso invece i macchina per scrivere.
* maggiorre  v.tr franc. (fr. majorer) Significa aumentare. Si limiti al lin-
guaggio bur. Accettabile il /fig. scherz. maggioratafisica.
mgma  s.m. Al pl.: magmi. al gr. mgrna (= unguento conensato).
** magnificinza  s.f. Graniosit, granezza. Errato per magnificnza.
magr~fico  agg. n sup.  irr.: magnificentssimo.
mgo  s.m. Al pl. m.: maghi. Invece magi  usato nell'espressione Re
Magi e quano si riferisce agli antichi saceroti persiani.
maiscola  Si usa la lettera maiuscola all'inizio i un perioo, con i nomi
propri i pers. (Ugo), anche con i nomi composti (Toulouse-Lautrec), con
i nomi geogr. e i luogo (la Liguria, I'Artie), i nomi i quartieri e strae
(via ante, il Bronx), i nomi i oggetti famosi (un Cartier), i titoli reveren-
ziali e i riconoscimenti (Sua Eccellenza, il Premio Nobel), i soprannomi e
pseuonimi (il Re Sole, il Cavaliere), i nomi immaginari (la Befana, lo Zio
Sam), gli awenimenti storici (il Rinascimento), gli stati e i loro enti supre-
mi (lo Stato, la Repubblica Italiana, la Costituzione), gli organi governati-
vi, giuriici, amministrativi (il Consiglio ei Ministri, la Corte i Cassa-
zione), i partiti e i movimenti politici (Forza Italia, Alleanza Nazionale), le
organizzazioni politiche, economiche, sociali (il Patto Atlantico, Amnesty
International), le istituzioni scientifiche e culturali (la Biblioteca Vatica-
na), gli istituti i insegnamento (I 'Universit egli Stui i Torino), le opere
'arte (i Bronzi i Riace), gli eifici e i monumenti (il Colosseo), le perso-
ne sacre (io, la Maonna, Zeus), le solennit religiose e civili (il Natale,
il Primo Maggio), le religioni (il Cristianesimo, il Buhismo), i nomi i
popoli (i Greci, i Celti), le suivisioni storiche (I 'lmpero Romano). Si usa
inoltre con le istituzioni e i corpi militari (le Forze Armate, lo Stato Mag-
giore ell 'Esercito), le associazioni varie (la Massoneria, il Genoa, il Milan,
il l~F), i nomi i aziene, itte, marchi registrati (la Fininvest, la Coca-
Cola, Optalion). Si scrivono con la maiuscola anche i nomi comuni o gli
aggettivi che fanno parte integrante i una esignazione propria (Torre Eif-
fel), astri e pianeti quano sono usati in senso astronomico (Giove, la Luna),
le suivisioni sistematiche el regno animale (Insetti, Panthera parus),
le composizioni musicali (la Pastorale i Beethoven). L'apposizione santo
si scrive preferibilmente con la minuscola anche se non  errato usare la
maiuscola (sant'Agata). I titoli onorifici e professionali o i nomi inicanti
cariche quano accompagnano i nomi propri si scrivono con la minuscola
(il presiente Scalfaro, papa Paolo vl).
* malasanit  s.f. inv. Insieme ei fenomeni i cattiva gestione el Servi-
zio Sanitario Nazionale. Brutto neol. giornalistico a evitare.
mle  aw. Comparativo i maggioranza: peggio. Errato: ** pi male. Si
pu usare pi male quano male ha valore i sost. Attenzione a non usare
** pi peggio, esseno peggio gi comparativo i per s. Contr.: bene.
malico (1)  agg. Iett. Malicente, calunniatore. Al pl.: malici. male-
co (2)  lo maleco. I a pers. sing. ell'in. pres. el v.tr. malere (= colpi-
re con una conanna; vituperare). La 2a pers.  maleci.
malere  v.tr. Composto el v. ire; ne segue la coniugazione. Si iffe-
renzia l'imp.: maleci. All'imperf. in. si ovrebbe ire io maleicvo e non
* io malevo (uso pi pop.). E cosl anche all'imperf. congv. maleicessi e
non * maleissi. Invece maleissi  voce esatta come pass. rem.
malefici (1)  pl. el s.m. maleficio (= stregoneria, malia). malfici (2)  pl.
m. ell'agg. malfico (= annoso, nocivo).
mncia  s.f. Al pl.: mnce. al fr. manche. a abolire in tutti i sensi.
manicre  s.f. E la persona che cura le mani e non l'azione in s. Comu-
nissima, ma poco corretta,  pertanto l'espressione (freuiana?) * farsi la
manicure invece i curarsi le mani. E cos pure * farsi il picure.
* ma per  Ma  una cong. che esprime una contrapposizione tra ue ele-
menti. L'aggiunta i per non  un errore, come invece si insegna a scuo-
la. Ma per  una semplice loc. avv. rafforzata che immeKe un particolare
tono nel iscorso, simile a altri rafforzamenti come mentre invece, ma tut-
tavia, ma invece, ma pure. L'uso i ma per si trova in molti classici a par-
tire a ante: Ma per i levarsi era neente. ice lo storico Giovanni ViI-
lani: Si cominci in Firenze infermit, ma per non fu cos grane.; e il
Pulci: Ma non tanto per quanto n'ho visto; e il Manzoni: Io taccio subi-
to; ma  per certo che, quano il mono s'accorge che uno. . .; e infine il
Verga: Ma per volle stare a sentire la conclusione el iscorso. Come
gi etto per a me mi (cfr.), si consiglia i non usarlo in ambito scolastico.
marcre  utr. Contrassegnare con un marchio. Non anrebbe usato come
sin. i registrare, annotare o con il significato i rimarcare la voce. I puristi
preferiscono accentuare, rafforzare. Corretto come t. calcistico (= segnare).
marsla  s.m. inv. Si ice il marsala, sottinteneno vino. Il f.  'uso pop.
* masscro  s.m. franc. (fr. massacre). Per i puristi sarebbe meglio ire
sterminio, strage, carneficina, ecatombe, ecciio, macello, ecc.
mafflna, mattno  In alcune loc. i ue t. non sono intercambiabili. Si ice
alla mattina alla sera, omani mattina, le ore el mattino.

me  pron. pers. i I a pers. m. sing. Inica la pers. che parla e si usa al posto
i io nei vari compl. Si usa nei casi obliqui, nelle esclamazioni. Es. povero
me! In funzione preicativa opo i v. parere, sembrare, essere, si usa me.
Es. con quel berreffo sembra me. Se il sogg.  io e viene espresso, si ripete
io e non si usa me. Es. io sono io e tu sei tu. Se il v.  i moo infinito si usa
io. Es. partito io, se ne anranno tutti. Si usa me nei comparativi e quano
 preceuto a quanto e come.
mno  aw. Non si eve usare in proposizioni isgiuntive con il significa-
to i no. Invece i immi se verrai o * meno bisognerebbe ire immi se
verrai o no. Inoltre, sarebbero a evitarsi le seguenti espressioni: * a meno
che invece i salvo che; * quanto meno invece i per lo meno.
mnto (1)  s.m. Parte inferiore, sporgente, el viso. Al pl.: i mnti. mnto
(2)  Io mnto. I a pers. sing. ell'in. pres. el uintr. menre. Si pu anche
ire: io mentsco. La 2a pers.  tu mnti.
msse (1)  s.f. Mietitura; biaa; lfig. frutto. Al pl.: le mssi. msse (2)  s.f.
pl. i Mssa. msse (3)  part. pass. f pl. el v. mttere.
mta (1)  s.f Termine finale; /fig., scopo, traguaro. Come t. sport., mar-
catura nel gioco el rugby. mta (2)  s.f Mucchio i paglia a forma i cono;
escremento i una grossa bestia; sterco. met (3)  s.f. Ciascuna elle ue
parti uguali i un intero. Nel linguaggio fam., la mia met (= uno ei ue
coniugi rispetto all'altro).
metfora  E il trasl. per eccellenza, per il quale si trasferisce a un voca-
bolo il significato i un altro. Es. Ugo  una lumaca. Se invece avessimo
etto Ugo  lento come una lumaca avremmo fatto una similituine.
metstasi  s.f me. E lo sviluppo elle cellule tumorali. Invece l'agg.
metastasinosignificarelativoalpoetaP.Metastasio(1698-1782).Lamet-
tesi  una fig. gramm. che consiste nella trasposizione i una o pi lettere
nel corpo i una parola. Es. spegnere per spengere (lett.), suicio per suci-
o (lett.). Infine, il s.m. metto inica i luogo in cui si seccano le castagne,
esponenole sopra graticci a basso caore.
metonmia  Traslato per il quale si usa un nome invece i un altro, secon-
o i seguenti rapporti: a) la causa per l'effetto (es. essere colpito al olo-
re i un amico); b) I'effetto per la causa (es. il suore ella fronte); cil con-
tenente per il contenuto (es. ho bevuto mezr.o litro); ) I'astratto per il con-
creto (es. Povera Italia, cio poveri italiani; e) il mezzo per la cosa proot-
ta (es. Iingua perfia ); f) il possessore per la cosa posseuta (es. Ie cami-
cie nere, cio i fascisti che le inossavano); g) I`autore per la sua opera (es.
un Picasso, cio un quaro i Picasso j; h) il segno per la cosa significata
(es. ognuno ha la sua croce, cio il olore che eriva alla croce).
miglire, migliorre  Attenzione: non si pu ire ** pi migliore e nean-
che ** migliorare i pi.
* militesnte  agg e s.m. Chi  esentato all'obbligo el servizio milita-
re. Brutto neol., tipico egli annunci economici.
minccia  s.f. Al pl.: mincce. Cfr. -cia.
* minre  u tr. Ha il solo significato i porre mine. E usato talvolta, in senso
/fig., con il significato i istruggere poco a poco. Ma  un franc.
minscola  Iing. Si usa la minuscola nei titoli civili, religiosi, militari, pro-
fessionali e onorifici che accompagnano il nome i un personaggio (il sena-
tore Agnelli, I 'onorevole Fini) o quano sono usati a soli (il re  'ltalia)
nelle enominazioni generiche (la polizia, ilfisco), nelle enorninazioni ei
movimenti politici (il socialismo, il fascismo, il nazismo). Le partic. ei
cognorni si scrivono con la minuscola se c' anche il nome (es. Charles e
Gaulle), con la maiuscola se non c' (es. e Gaulle). Nei cognomi france-
si gli art. si scrivono sempre con la maiuscola (G. e La Tour). I t. inican-
ti nazionalit o i carattere generico si scrivono in gen. con la minuscola (gli
italiani, i pellirosse, i cattolici). Anche gli elementi geogr. che accompa-
gnano un nome proprio (il mare Ariatico, ilfiume Nilo) si scrivono con la
minuscola. Invece quano il t. geogr.  parte integrante el nome si prefe-
risce usare la maiuscola (il Mar Rosso, il Lago Maggiore). I t. via, piaza
teatro, stazione si scrivono con la minuscola (via Garibali, la stazione Ter-
mini) e cos i nomi sole, luna, terra quano sono usati in senso generico (il
sole era calo). I nomi i elementi chim. e i minerali si scrivono con la minu-
scola (acio solforico), e cos le epoche geologiche e i perioi preistorici (il
giurassico). Le enominazioni comuni i animali e vegetali si scrivono in
gen. con la minuscola (cane, faina, abete, melo) e cos infine le enomina-
zioni i malattie (epatite virale).
* mob`llio  s.m. I puristi preferiscono ire moblia. Errato: ** mobglia.
* moernarito  s.m. Il termine inica gli oggetti i un certo valore este-
tico o ocumentario prootti nel '900. Neol. sul moello i antiquariato.
* molfica  s.f. Tronc. i moificazione, preferito ai puristi.
mollo  s.m. I puristi ritengono erroneo ire unafamiglia * moello inve-
ce i un moello i famiglia.
mo (el vrbo)  Iing. Il moo i un v.  la conizione in cui viene espres-
so un fatto e inica un iverso punto i vista, un iverso atteggiamento psi-
cologico verso chi ascolta: certezza, possibilit, esierio, comano ecc. Se
analizziamo le frasi: iogene viveva a Corinto e Vivere a Corinto notiamo
che la prima ha senso compiuto e si regge a sola, in quanto il v. ci fa capi-
re precisamente chi fa l'azione, la secona invece ha bisogno i un'altra
frase per avere un senso, poich il v. non etermina con chiarezza. efi-
niamo la prima forma verbale i muofinito o efinito (viveva) e la secon-
a i moo inef. o infinito (vivere). In italiano ci sono 7 moi verbali: 4
moifiniti o inipenenti (in.congv., con., imp.) e 3 moi inefiniti o

ipenenti (inf., part., ger.). I moi finiti stabiliscono tempo, pers. e num.;
i moi inef. invece, tranne il part., non eterminano n il tempo n la pers.
n il num. L'inf., il part. e il ger. sono chiamati ancheforme nominali el v.,
in quanto sono usati talvolta in funzione i agg. e i sost. (es. amante,
I'essere, laurenno...). Cfr. tmpo el vrbo.
** mllica  s.f. La pronuncia corretta  mollca. La parola eriva al lat.
pop. mollica, a mollis = molle, la parte molle el pane.
moltiplicatvi  agg. num. Sono tutti eclinabili e inicano quante volte un
nome  maggiore i un altro o i quanti elementi numerici  composto): es.
oppio ~= ue volte maggiore o ue volte tanto), triplo... Esistono anche le
forme: uplice (= formato i ue elementi), triplice...
mno (1)  agg. Spogliato el guscio o ella corteccia; /fig. privo i pec-
cato, puro. mno (2)  s.m. Universo, cosmo; corpo celeste; in particola-
re, la Terra. Inoltre, come franc. ormai accettato, la totalit egli uomini; la
vita umana; la civilt e le sue forme. mno (3)  lo mno. I a pers. sing.
ell'in. pres. el v.tr. monre (= privare ella buccia; quini, pulire).
** monoGto  s.m. La pronuncia pi corretla  monlito.
* motvo per cui  I puristi preferiscono e per ci, per questo, pertanto.
muglio (1)  s.m. Olio balsamico elle vie respiratorie. mugo~o (2)  s.m.
Mugolare continuo e frequente. Al pl.: mugoli.
mumre  v.tr. Propriarnente,fortificare; quini, provveere, con un impli-
cito significato i ifesa. E impropriamente usato in frasi come * munire i
firma una lettera. Si ir meglio proweere ifirmn,firmare.
mro  s.m. Al pl., muri quano inicano le strutture portanti o ivisorie i
un fabbricato; mura quano si intene un insieme i opere murarie.
mschio  s.m. Propriamente, la secrezione i ghianole i animali maschi.
Nell'accezione, peraltro comunemente usata, i vegetali ei luoghi umii
(per es. i licheni) sarebbe pi corretto usare il termine msco.
* mussulmno  I puristi preferiscono la forma musulmno (a muslim).
mutubile  agg Si ice i ci che fruisce ell'assistenza mutualistica. eri-
va a mutua. Inica anche ci che pu essere ato in prestito o che pu esse-
re fatto oggetto i prestito. In questo caso eriva a mutuo.
                                        N





nscere  v.intr. Venire alla luce (i pers. o animali). E v. irr. ~. pres. Ia
pers. sing.: io nsco; 2a pers. sing.: tu nsci; pass. rem.: io ncqui; 2a pers.
sing.: tu nascsti; part. pass.: nto.
ne (1)  partic. pron. atona, m. ef, sing. e pl. Assume vari significati e
svolge iverse funzioni. Si unisce a altre partic. pron. a formare me ne, te
ne, se ne, gliene, ve ne. Nella maggior parte ei casi  proclitica el v. (es.
non ne esiero). Si pu eliere avanti a parole che iniziano per vocale
(es. non l~e n'abbiate a male). E enclitica con i v. i moo infinito (es.
ananomene, venirne). Sostituisce i lui, i lei, i loro, i ci, i questo,
i quello (es. se ne iscute tutti i giorni). Pu riferirsi a una frase intera
(es. non ne so un granche'). Inoltre, pu inicare: a ci, a questo, come
erivazione a un concetto gi espresso: es. ne (= a ci) eriva che la
mia presenza  inutile. Con valore i avu inica allontanamento a un
luogo: es. me ne (= i l, i qui, ecc) anai. E in senso /fig., allontana-
mento a una situzione: es. non riesco a uscirne (= a quella situazione).
Pu avere un semplice valore pleonastico (es. ne vengono turisti in que-
sta citt!). Per, non si pu usare con valore pleonastico quano ha la fun-
zione i moto a luogo. Intensifica alcuni v.: es. anarsene, fuggirsene,
ecc. ne (2)  prep. Forma che prene la prep. in quano  seguita agli art.
et. nella formazione elle prep. art. (in+il = ne il = nel ). L'uso i ne sepa-
rato all'art.  lett. e poet. Si usa per talvolta nelle citazioni ei titoli i
opere che iniziano con l'art. (es. ne I Promessi Sposi. n (3)  cong. Coor-
ina ue proposizioni negative (es. non mi ha scritto n telefonato) o ue
parti i una stessa proposizione negativa (es. non ho visto n Stefano n
Franco). Si pone sempre avanti al t. che eve essere negato. Se unita a
meno, pure, anche forma gli avv. nemmeno, neppure, neanche. Talvolta
si sottintene il primo i ue n correlati (es. non voglio acqua n birra).
Con il significato i e non coorina una proposizione positiva con una
negativa (es. ormai ha eciso, n posso impeirglielo).
necessitre  v.tr. Renere necessario. Per i puristi bisogna evitare l'uso i
questo v. con valore intr. Invece i ire * non necessitare i nulla,  meglio
ire non aver bisogno i nulla. Invece i * necessita la tua presenza, 
meglio ire  necessaria la tua presenza oppure occorre che tu venga.
negre  v. tr. ire che non  vera una cosa. In senso assoluto: ire i no. Si

eviti l'espressione * mi son fatto negare e simili. Meglio: ho fatto ire che
ero assente.
nefita, nefito  s.m. ef In senso proprio, chi ha abbracciato a poco una
nuova religione; /fig., chi ha abbracciato una nuova causa. Al pl.: nefiti.
neologismo  Ogru vocabolo i nuova formazione, oppure usato con un
nuovo significato, iverso a quello 'origine. Usare sempre con cautela.
nro  s.m. spreg. Fascista o neofascista. Ngro  t. altrettanto spreg.
nessno  agg. e pron. inef Come agg. f si elie avanti a parola che
comincia per vocale (es. nessun'altra). Come agg. m. si tronca avanti a
nomi che cominciano per vocale e per consonante che non sia gn, pn, ps, s
impura, x, z (es. nessun altro). Comepron. si tronca solo nell'uso lettera-
rio. Se segue il v. richiee la negazione (es. non ho interpellato nessuno).
Se precee il v.  sufficiente per esprimere l'iea negativa (es. nessuno  con-
tento). Segue in gen. Ie regole ortografiche che regolano un, uno, una.
nttare (1)  s.m. Liquio olce ei fiori. Nella mitologia classica, la bevan-
a egli i; Ambrosia; /est. qualsiasi bevana olce. nettre (2)  v.tr.
Significa renere pulito, toglieno scorie, ecc.; pulre.
nevicre  v.in~r. impers. Corretta sia la forma  nevicato sia ha nevicato.
ninte  pron. inef. Nessuna cosa. Es. non hanno visto niente; non c ' nien-
te a fare. Come agg. inef inv., nessuno, nessuna. Es. non ho niente voglia.
In funzione i s.m., nessuna cosa. Es. non ti o un bel niente. Infine, come
aw., vuol ire non affatto. Es. non mi importa niente i te.
nitrto (1 s.m. Verso caratteristico el cavallo. nitrto (2)  s.m. chim. E
il sale ell'acio nitroso. Invece il nitrto  il sale ell'acio nitrico.
ncciolo (1)  s.m. Osso ei frutti; /est. parte centrale i un congegno; /fig.,
intima essenza. noccilo (2)  s.m. L'albero elle Betulacce che prouce le
noccile. noccilo (3)  s.m. Grosso squalo; Palombo.
nmi composti  1) agg. +sost. (si comporta come i nomi sempl.): es. sing.,
il francobollo; pl., i francobolli. 2) agg. +agg. (come i nomi sempl.): es.
sing., ilpianoforte; pl., i pianoforti. 3) sost. +agg (si comportano come nomi
separati): es. sing., la cassaforte; pl., le casseforti. 4) sost. +sost. (se ello
stesso genere moificano solo il secono elememento): es. sing., I'arcoba-
leno; pl., gli arcobaleni; sing., la mareperla; pl., le mareperle; (se i gene-
re iverso moificano solo il primo elemento): es. sing., il pescespaa; pl.,
i pescispaa. 5) capo+sost. (se  pi importante la prima parte el compo-
sto): es. sing., caporeparto, cio il capo el reparto; pl. m., i capireparto (ma
pl. f., le caporeparto); sing., capostazione; pl., i capistazione; (se  pi
importante il secono elemento, owero capo iventa un'apposizione el
secono t.): es. sing., capocuoco, cio cuoco che  a capo i altri cuochi;
pl. m., i capocuochi (e pl. f., le capocuoche); sing., capolavoro; pl., i capo-
lavori. In realt una regola ben precisa non esiste. Il Battaglia, a es., for-
nisce come pl. i capocameriere capicamerieri. Altri linguisti istinguono
il pl. in base al contesto: se si parla ei capi i un solo reparto, il pl. sar
capireparto; se invece si parla ei capi i tuni i reparti, il pl. sar capore-
parti. 6) forma verbale+sost. pl. (restano invariati): es. sing., il salvagente;
pL, i salvagente; sing., il battipanni; pl., i battipanni. 7) forrna verbale+sost.
sing. m. (varia solo il sost.): es. sing., il passaporto; pl., i passaporti; sing.,
il parafango; pl., i parafanghi. 8) forma verbale+sost. sing. f: (se il nome
risultante  m., il pl. rimane invariato): es. sing., il portacenere; pl., i por-
tacenere; sing., il cavalcavia; pl., i cavalcavia. 9) ue forme verbali o
verbo+aw. (restano invariati): es. sing., il ormiveglia; pl., i ormiveglia;
sing., il buttafuori; pl., i buttafuori. 10) avv. o prep. +sost. sing. m. (solo il
sost. va al pl.): es. sing., il sottaceto; pl., i sottaceti; sing., il opopranzo; pl.,
i opopranzi. I l) le loc. contrassegnate alle lineette (pl. solo per l'ultima
parola el gruppo): es. sing., la societ italo-francese; pl., le societ italo-
francesi; sing., I'alleanza anglo-russo-americana; pl., le alleanze anglo-
russo-americane. 12) eccezioni alle presenti regole: sing., la mezzanotte; pl.,
le mezzenotti (errato: ** le mezzanotti); sing., il palcoscenico; pl., i palco-
scenici (errato: ** i palchiscenici); sing., la ferrovia; pl ., le ferrovie (errato:
** leferrivie); sing., la banconota; pl., le banconote (errato: ** le banche-
note); sing., ilfuoriboro; pl., ifuoriboro (errato: ** ifuoribori).
nmi i parentla  Generalmente non si usa l'art. con i nomi inicanti una
parentela stretta preceuti a un agg. poss. (escluso loro): es. mio cognato
 un brav'uomo; miofratello sifarebbe in quattro perme. Se il nome viene
usato come accrescitivo, vezzeggiativo, iminutivo si usa l'art. Con i nomi
mamma, pap l'uso ell'art.  libero (es. il mio o mio pap).
nmi geografici  Cfr; rticolo, maiscola, minscola, nmi prpri.
nmi prpri  Si contrappongono ai nomi comuni e contraistinguono una
pers., un animale o una cosa (Giorgio, Roma, ecc.). Si scrivono sempre con
la lettera maiuscola. Quano ci si presenta  buona norma anteporre il nome
proprio al cognome, che invece ientifica la famiglia. Questo non awiene
nei ocumenti ufficiali in cui il cognome si antepone spesso al nome. Le
onne sposate possono aggiungere al loro cognome anche quello el mari-
to. Con i nomi propri l'art. non viene espresso. I nomi propri geogr. con-
traistinguono continenti, nazioni, regioni, isole, citt, monti, fiumi, laghi,
paesi. n genere i questi nomi  stabilito per convenzione; il nome ei 5 con-
tinenti  f. e cos la maggior parte elle nazioni, anche se non mancano le
eccezioni (il Cile, il Belgio, il Messico, il Giappone). I nomi i isola sono
f. e anche i nomi elle regioni, almeno la maggior parte, poich anche in
questo campo le eccezioni sono numerose (il Veneto, il Friuli, il 7irolo, ecc.).
I nomi elle catene montuose sono in gen. f. e i nomi ei monti, ei laghi,
ei fiumi sono m. I nomi i citt sono f. con l'eccezione el Cairo. I nomi

geogr. sono preceuti all'art., tranne quano sono usati come compl. i spe-
cificazione (es. Ia regina 'lnghilterra). L'art. non viene espresso quano
il nome geogr. svolge la funzione i compl. i stato in luogo o moto a luogo
e  preceuto alla prep. in.
nmi straniri  Al pl. rimangono inalterati. Es. i bar; gli hamburge~.
* non c' i che  E meglio usare l'espressione non  nulla, i nulla.
* non stop  Ioc. agg. inv. e aw. Vuol ire semplicemente senza interruzioni.
* non unte  Ioc. sost. m. ef Euf. per efinire una persona sora.
normalmnte  Si abusa i questo aw. per ire abitualmente, solitamente,
i solito. Pi accettabile quano significa i norrna, secono la regola.
not`lfica  s.f. E terrnine el gergo bur. Vale: notificazione, comunicazione.
nUa  pron. inef inv. Niente. In funzione i s.m. inv., significa il non esse-
re. Come aw., niente.
nuUafacnte  agg.; anche s.m. ef. Che, chi non svolge nessuna attivit.
numerU  Iing. Gli agg. num. inicano il numero elle pers. o cose rap-
presentate al nome al quale si accompagnano. Si iviono in: carinali,
orinali, moltiplicativi, frazionari, collettivi.
numeri romani  Si scrivono senza esponente. Es. 1, ll e non ** 1, ** //.
nmero e persne (el vrbo)  Per mezzo ella coniugazione verbale si
chiarisce: 1) quale pers. fa l'azione; 2) quante persone la compiono; 3) quan-
o essa viene compiuta; 4) come viene compiuta. Circa le pers. I'azione pu
essere riferita: 1) a chi parla: es. Io veo (la pers. sing.); Noi veiamo (la
pers. pl.); 2) a chi ascolta: es. Tu vei (2a pers. sing.); Voi veete (2a pers.
pL); 3) a una pers. iversa a chi parla e a chi ascolta: es. Egli vee (3a pers.
sing.); Essi veono (3a pers. pl.). Naturalmente egli e essi vanno intesi come
ei moelli per qualunque sogg. i 3a pers.: es. Giorgio, il gatto... Per mezzo
el numero si chiarisce perci se l'azione  riferita a una o pi pers.; nel
primo caso avremo il numero sing. (io, tu, egli), nel secono caso il nume-
ro pl. (noi, voi, essi). Se i sogg. i un v. sono i pers. ifferente, si fa in moo
che la la pers. prevalga sulla 2a e sulla 3ala 2a sulla 3a, Es. io, tu e Paolo
suamo veramente amici; tu e Franco siete tornati a Roma. Se il sogg.  un
nome collettivo sing. seguito alla specificazione, il v. pu essere messo sia
al sing. che al pl.: es. una gran quantit i libri era stata venuta o erano
stati venuti.
Noro  E la pronuncia corretta. Il nome meievale ella citt era Ngoro.
* obbere  E meno comune el v. intr. ubbilre
* obbietlvo  agg. Non scorretto, ma meno comune i obiettvo.
oberto  agg. Non el tutto proprio l'uso i qUeStO termine con il signifi-
cato /fig. i sovraccarico. Il lat. obaeratum, a cui eriva, sigmficava cari-
co i ebiti, inebitato e si usava per il ebitore insolvente temporanearnente
schiavo el creitore.
occupti (1)  agg. pl. i occupto. Anchepart. pass el v. occupre. ccu-
pati (2)  imp. el uintr. pron. occuprsi.
oorto (1)  s.m. Fiuto, olfatto. oorto (2)  part pass. el v. oorre.
Anche agg.
olimpinico  agg. e s.m. Inica il vincitore elle Olimpiai. Come agg.
viene poco usato; olmpico  molto pi comune (es. campione olimpico),
ltre  aw. Pi in l, pi in qua, pi in avanti. Es. passare oltre. Comeprep.,
significa i l a (es. oltre la straa); pi i (es. aspetto a oltre un 'ora); in
aggiunta a (es. oltre ci che ho etto, evo comu~ticare altre cose); all'infuo-
ri i (es. non ar niente a nessun altro oltre a te).
omga  E l'ultima lettera ell'alfabeto gr. La pronuncia * mega  meno
corretta.
omissis  s.m. inu Pronuncia: omssis. eriva alla loc. Iat. ceteris omissis
(= omesse le altre cose). Si usa negli estratti i ocumenti ufficiali per ini-
care le parti che sono state tralasciate.
omfoni  Iing. Cfr. omnimi, sinonimia.
omnimi  Vocaboli che sembrano ientici tra loro per forma e hanno inve-
ce iverso significato a secona ella loro pronunCia. Es. ltero (a altera-
re) e altro (a.), rtina (ell'occhio), e retna (piccola rete). Altri si icono
pi propriamente omfoni in quanto hanno ientiCO anche il suono. Es. lira
(moneta) e lira (strumento mus.); canto (canzone)canto (al v. cantare),
canto (angolo), ecc. Cfr. sinonima.
ne  avu i luogo Inica provenienza. a ove, a quale luogo. Es. torna
one (meglio one) sei venuto. E anche cong con valore conclusivo.
Affinch, perch. Es. ti ho lasciato istruzioni, one tu possa proseguire. E
invece poco corretto far seguire l'infinito.
** o non  E sbagliato ire: che tu lo voglia *Y O non. Si eve ire: o no.
onorrio (1)  agg. Conferito a titolo i onore. Inoltre, insignito i una cari-

ca onorifica (es. membro onorario). onorrio (2)  s.m. Corrispettivo i un
professionista.
** onoreficnza  s.f. Scorretto per onorificnza.
ra (1)  s.f. Ventiquattresima parte el giomo meio o el giorno sierale.
Correntemente, perioo i tempo i 60 minuti, corrisponente alla venti-
quattresima parte el giorno. L'inicazione ell'ora el giorno, quano
viene usata in maniera iscorsiva,  generalmente espressa in lettere (es. alle
cinque ella sera; le quattro e ieci). ra (2)  avu In questo momento. Con
valore correlativo, una volta... un'altra volta. Come cong., con valore awer-
sativo, vuol ire ma, invece. Nella loc. congiuntiva ora che (= aesso che)
introuce una proposizione temporale o causale con il v. all'in. Es. ora che
ci penso, hai proprio ragione.
rco  s.m. Al pl.: orchi. Orci  il pl. i rcio, vaso i terracotta. La moglie
ell'orco si chiama orchessa. L'rca  invece un grosso elfinie. L'orch-
te, infine, non  la malattia egli orchi, ma un'infiammazione ei testicoli.
orinli  agg. num. Stabiliscono l'orine in cui si presentano le cose
espresse al nome: es. primo, terzo... Fino a ecimo hanno forma propria;
pOI Sl formano aggiungeno al carinale il suffisso -simo: es. ventesimo.
Gli orinali si eclinano, cio si accorano nel gen. e nel num. con il nome
a cui si accompagnano. Es. il primo amore, i primi posti. Per alcuni esisto-
no ue forme: es. unicesimo, unecimo; quattoricesimo, ecimoquarto.
I numeri romani (es. 1,ll...) vanno scritti senza esponente (** ~) al contra-
rio egli orinali (9). Nella enominazioni i regnanti o papi  meglio ire
Luigi treicesimo o ecimo terzo invece el franc. * Luigi treici.
* orinatvo  s.m. Nel linguaggio comm. e bur. si usa poco correttamente
per riscossione, pagamento o anche commissione, orinazione. Per i puri-
sti va usato solo come agg. (es. princpi, numeri orinativi).
rine  s.m. L~espressione * in orine a  propria el gergo bur. Meglio:
in relazione a, rispetto a.
* ossequinte  agg. a evitare. Meglio ossequnte. Che porta ossequio in
maniera eviente; ubbiiente e rispettoso.
ttimo  agg. Sup irr. i buono;  errore gravissimo ire ** pi ottimo.
Contr.: pessimo. Come s.m., ci che  o viene consierato ottimo. Inoltre,
inica la massima qualifica i merito, specialmente scolastica.
ovnque  aw. rel. i luogo Pi letterario i ovunque. E scorretto l'uso i
questo avv. con il significato i appertutto. In quanto aw. eve essere soste-
nuto a un v. e significa in qualunque luogo ol~e.
* pacre  s.m. Molto raro perpacire. Meiatore i pace. Sin.: concilia-
tore.
* pancra  s.f. Grafia meno corretta i pancira.
* panettera  s.f. Voce ial. perforno, panificio (un tempo non erano sin.).
pnfilo  s.m. Scorretto: ** panfilo. E l'equivalente italiano i yacht.
pannolne  s.m. Grosso pannolino per aulti incontinenti. Al pl.: panno-
lni E usato impropriamente per certi pannolini giganteschi ei neonati.
* pantalni  s.m. pl. Sin. i calzoni, t. comunque pi appropriato.
* parcqua  s.m. inv. Voce ial. per ombrello. Parapioggia  un franc. (fr.
parapluie) a non usare o perlomeno a usare solo quano piove.
particpio  Iing. Moo inef. el v. Cos chiamato perchpartecipa el v
e ell'agg. insieme; pu svolgere funzione i v. e i agg. (si pu sostanti
vare: agg. sost.): es. stoffa i qualit scaente. Il part. pass. se  usato come
attributo o come preicato, concora in gen. e num. con il nome a cui si rife-
risce (es. la casa  costruita). Concora sempre con il sogg. se  unito
all'aus. essere (es. Ugo fu bocciato). Se  unito all'aus. avere rimane inva-
riato con i v.intr. che hanno tale aus. (es. aniela ha ormito qui; i cani
hanno abbaiato tutta la notte). Anche se il part. pass.  coniugato con il v.
avere, pu concorare con l'ogg. se questo  espresso a una partic. pron.
Es. me l'hai tagliata la torta? Resta i solito invariato nella forma attiva
quano precee il compl. ogg. (es. Maria ha loato Luisa ieri). Si concor-
a con il compl. ogg. quano questo precee il v. (es. Hai visto le mie sorel-
le? Le ho viste e salutate). I rifl. apparenti possono concorare anche con
il compl. ogg. Es. Enrico vlll si  attirata la scomunica. Si aopera nei
costrutti assoluti, cosietti perch non hanno legami gramm. con il resto
ella proposizione (es. i solati, finita la guerra, tornarono a casa). Il part.,
pres. o pass., pu essere usato come sost. o come agg. Cfr. mo.
prto (1)  s.m. Atto el partorire; creatura partorita; /fig. opera. prto (2)
 s.m. Appartenente a una antica popolazione iranica. prto (3)  lo prto.
I a pers. sing. ell' in. pres. el v. intr. partre (= allontanarsi).
passto prssimo  Iing. Formato al pres. i un aus. (essere o avere) e al
part. pass. el v. che si vuol coniugare (es. ho camminato). Esprime un fatto
compiuto nel passato che ha relazione con il pres.: es.  anato via poco fa;
I'wlificazione italiana  avvenuta nel secolo scorso. Nel primo es. il fatto

 accauto a poco, nel secono  accauto a molto ma le sue conseguenze
urano nel pres. n pass. pross. Io potremmo meglio efinire come un pres.
ant., che solo nel iscorso acquista il senso i un vero e proprio pass.: es.
hofinito a molto tempo. A volte anche senza la presenza i aw. o i loc.
aw., il pass. pross. pu equivalere a un fut. ant., presentano il fatto come
compiuto nel fut.: es. un ultimo sforzo e hofinito (= avr finito).
passto remto  Iing. Esprime un'azione interamente conclusa nel passa-
to: es. I'anno scorso anai in montagna. Nella lingua contemporanea, il
pass. rem. viene spesso sostituito al pass. pross.: es. I'anno scorso sono
anati ai Caraibi. Questo uso tipico ella lingua parlata si giustifica con
l'esigenza i awicinare i fatti al momento ella narrazione per are cos una
maggiore immeiatezza all'espressione. Nell'Italia sett. si abusa el pass.
pross. e nell'Italia meriionale si abusa el pass. rem. Cfr. tmpo.
* passivit  s.f. E ora t. proprio el gergo amm. Meglio si ir ebito, isa-
vanzo, perita, uscita, passivo, ecc.
psso (1)  agg. E termine esueto. Vuol ire appassito. Si usa solo in uva
passa ( l'uva fatta appassire). psso (2)  s.m. Movimento egli arti infe-
riori per camminare; anatura; passo i anza; /fig. mossa; tentativo. Inol-
tre, brano. Come termine cinematografico,  la istanza che intercorre fra i
centri i ue interlinee successive i una pellicola. psso (3)  sm. Passag-
gio. p~sso (4)  lo psso. Ia pers. sing. ell'in. pres. el v. passre.
patibolre  agg. egno el patibolo. Accettabile nella loc. faccia patibo-
lare. E per pi corretto faccia a forca, a galera o faccia sospetta, losca.
ptta (1)  s.f E la striscia i tessuto che copre l'abbottonatura i abiti o
l'apertura elle tasche; inoltre la presa. ptta (2)  s1Pari nel gioco.
pttino (1)  s.m. Lama 'acciaio, fissata sotto scarpe specialiche consen-
te i scivolare sul ghiaccio. pttino (2)  lo pttino. I a pers. sing. ell'in.
pres. el uintr. pattinre. pattino (3)  s.m. mar. Moscone.
* peonalizzre  v.tr. Riservare una zona cittaina al traffico peonale,
esclueno quello veicolare. Brutto neol. che ci inuce a preferire le auto.
pggio  aw. Comparativo irr. i male. Errato: ** pi peggio.
peggire  agg. Comparativo irr. i cattivo. ** Pi peggiore  errato.
pelre  v.tr. Privare ei peli, elle penne. E scorreno, ma iffuso ** pela-
re patate, pomoori, castagne. Patate, pomoori, castagne si sbucciano.
pellerssa, pellirssa  s.m. ef Entrambi sono accettabili. Al pl. m. si pu
trovare sia i pellirsse che i pellerssa. Il t. iniani elimina il problema.
pelficcia ecolgica  Tessuto che imita la pelliccia naturale. Ma, pi che sal-
vare l'ambiente, salva gli animali.
pentilsmo  E un neol. particolarmente infelice: serve a caratterizzare un
fenomeno, molto iscusso, che con il pentimento ha ben poco a che fare.
a non confonere con il pietismo (= corrente religiosa protestante).
per  prep. propria sempl. Usata a volte impropriamente. Es. La ivina
Commeia * per ante Alighieri invece i La ivina Commeia i ante
Alighieri; ho venuto * per un milione i merci invece i un milione i
merci; troppo bello * per essere vero invece i perch sia vero; cominci *
per irgliene tante invece i cominci con il irgliene tante.
* pra  s.f. Voce gerg. per efinire l'iniezione i roga. Ricora probabil-
mente il clistere, che si inietta appunto con una specie i pera i gomma.
percorrnza  s.f el linguaggio tecnico ferroviario. E sin. i percorso.
* perequre  v.tr. Peantesco latin. Meglio: pareggiare, uguagliare, pro-
porzionare. Ia pers. sing. ell'in. pres.: io perquo. Contr.: sperequare.
perfettamnte  avv. Anzich * perfettamente inutile, meglio ire assolu-
tamente, el tutto inutile. In risposte esclamative con tono i approvazione
e affermazione,  meglio ire benissimo, certamente, precisamente.
peroo ipottico  Iing. n perioo ipotetico,  costituito i ue elementi:
la proposizione reggente, etta aposi, e la proposizione conizionale
etta prtasi. Si istingue in tre tipi a secona che la protasi sia reale, pos-
sibile o impossibile. a) Perioo ipotetico ella realt: nella protasi la con-
izione espressa  realmente sussistente; i v. ella protasi e ell'apoosi sono
o al pres. o al fut. in. Es. se consegni il pacco oggi, non ci saranno recla-
mi. b) Perioo ipotetico ella possibilit: la conizione enunciata nella pro-
tasi  solo possibile. Il v. ella protasi  al congv. imperf. e nell'apoosi 
al con pres. Es. se anassi a Parigi, visiterei il ~ouvre. c) Perioo ipote-
tico ell 'irrealt: la conizione  irreale o impossibile. Se questa conizio-
ne  riferita al momento in cui si parla o scrive, i tempi verbali sono il con-
giv. imperf. per la protasi e il con. pres. per l'apoosi. Es. se lasciassi que-
sta citt, pererei tutto. Se la conizione irreale  riferita al passato, il v. ella
protasi  al congv. trapass. e quello ell'apoosi al con. pass. Es. se tu aves-
si lavorato con maggiore impegno, le tue conizioni economiche sarebbe-
ro migliori.
perto (1)  s.m. Esperto. Inoltre, titolo i stuio conseguito in istituti tec-
nici. Anche agg perto (2)  part. pass. el v.intr. perre (= morire). E anche
agg. prito (3)  lo mi prito. ia pers. sing. ell'in. pres. el v.intr. pron.
peritrsi (= non osare per timiezza).
* perizire  v.tr. Propriamente, fare la perizia i q.c. Termine i sapore bur.
invece i stimare, valutare, giuicare.
persuare  v.tr. Inurre qualcuno a creere, ire o fare q.c. E errata la pro-
nuncia ** persuere.
psca (1)  s.f Frutto el pesco. psca (2)  s.f. Azione el pescre, /fig. spe-
cie i lofferia (es. psca i beneficenza). p~sca (3)  Egli psca. 3a pers. sing.
ell'in. pres. el v.tr. pescre.
pssimo  agg. Sup. irr. i cattivo. In molti casi  preferibile cattivissimo.
pzza  s.f. Pezzo i tessuto. Invece, pezza giustificativa, pezza  'appoggio
sono t. el linguaggio bur. In altri campi  meglio usare ocumento i
prova, affo annesso, prova concreta e simili.
pionre  utr. neol. In senso /fig., inica il fare forti ichiarazioni pole-
miche nei confronti elle istituzioni a parte i alte cariche ello Stato. Il
picconatore per anton.: Francesco Cossiga. a evitare (il termine).
pivere  v.intr. impers Il venire gi, etto ella pioggia. I puristi preferi-
scono usarlo con 1'aus. essere. Es.  piovuto. Ha piovuto non  comunque
errore. Come uintr., significa scenere all'alto come pioggia (anche in
senso /fig.). Es. piovevano sassi. In questo caso l'aus.  solo il v. essere. Es.
gli  piovuto aosso un sasso.
pi  aw. In maggiore quantit; oltre. Inica anche aizione nell'opera-
zione matematica. Non si ice **pi tanti, ** pi pochi, ma i pi, i meno.
Non ** pi ti parlo, e meno mi ai reffa ma quanto pi ti parlo, meno mi
ai reffa. Inoltre, non si ovrebbe ire * peggiorare, * migliorare i pi.
Come prep., significa con l'aggiunta i (es. verremo io, Giorgio pi suo
figlio). Come agg., significa maggiore in quantit (es. ho faffo pi punti i
Stefano); maggiore in numero (es. ieri c'era pi gente); pi i uno (es. ha
viaggiato pi seffimane). In funzione i s.m., la maggior cosa (es. ilpi 
fatto).
** pi esterire, ** pi estrmo  Esteriore e estremo sono gi rispettiva-
mente il comparativo i maggioranza e il sup. ell'agg. esterno. E quini
errato volerli trasformare ulteriormente.
** pi meglio  Meglio e gi il comparativo i maggioranza ell'aw. bene.
E quini errato volerlo trasformare ulteriormente.
piumno  s.m. neoL Ora, giubbotto con imbottitura i piume.
piumne  s.m. neol. Coperta a letto imbottita i piume o i altro mate-
riale soffice e calo. Prima si chiamava anche piumino.
** pi peggire; ** pi pssimo  Peggiore e pessimo sono gi rispettiva-
mente il comparativo i maggioranza e il sup. ell'agg. caffivo. E quini
errato volerli trasformare ulteriorrnente.
pleonsmo fig. gramm. al gr. pleonasms (= sovrabbonanza). Consi-
ste nell'inserimento, in una proposizione, i una o pi parole che non sono
necessarie grarnmaticalmente (es. a me mi piace, sali su, sceni gi).
plurle ei nmi  Iing. Il pl. si forma normalmente mutano la esinen-
za: i nomi maschili terminanti in -a, i maschili e i femminili terrninanti in -
o, i maschili e femminili in -e, prenono per il pl. Ia esinenza -i, i femmi-
nili al sing. in -a, prenono la esinenza -e per il pl. A questa regola gene-
rale occorre aggiungere qualche consierazione. I nomi in -ca e -ga, per con-
servare al pl. il suono gutturale i c e g inseriscono la h (es. barca, barche,
alga, alghe). Nomi in -a: i femrninili assumono la esinenza -e, i maschili
la esinenza -i (es. casa, case; poeta, poeti). Seguono la stessa regola i nomi
in -ista e -cia che al sing. non hanno variazioni per m. ef (es. farmacista
farmacisti, farmaciste; suicia, suicii, suicule). I nomi in -e, maschili e fem-
minili, prenono al pl. Ia esinenza i (es. cuore, cuori; moglie, mogli). Alcu-
ni nomi femminili terrninanti in -ie, restano invariati al pL (es. congerie,
sene). Si consiglia i consultare sempre il vocabolario nei casi ubbi. Cfr.
nmi compsti, nmi prpri, -co, -go, -cia, -gia, -io.
** p  Errore perpo' (tronc. i poco).
pco  avv. Si pu troncare in po '. Il suo sup.  pochissimo, mentre per il
comparativo si ricorre a meno. Non si ovrebbe ire * poco a poco ma a
poco a poco. Si elie nella loc. poc'anzi.
polarizzre  v.tr. E propriamente un t. fisico e significa ottenere una pola-
rizzazione. In senso /fig.,  pi corretto ire rivolgere, irigere, volgere, ini-
rizzare, orientare a secona el contesto. Iem per polarizzazine.
* politichse  sm. Linguaggio politico ricco i t. tecnici e giri i parole che
lo renono poco comprensibile. Brutto neol. Appartiene alla schiera infini-
ta ei sinistrese, estrese, ecc. Cfr. -ese.
* pomicire  (1) v.tr. E poco usato. Levigare con la pomice. Ia pers. sing.
ell'in. pres.: io pmicio. * pomicire (2)  v.intr. Terrnine ial. popolare-
sco per amoreggiare. I a pers. sing. ell'in. pres.: io pmicio.
pomoro  s.m. La forma el pl. pi corretta  pomori, anche se si pu
trovare sia la variante * pomiri che il pop. * pomiro.
pmpa (1)  s.f. imostrazione i magnificenza; graniosit; sfarzo. pmpa
(2)  s.f. Macchina che aspira o eroga sostanze liquie o gassose. Farniliar-
mente, istributore i benzina. In senso /fig. pop., cosa noiosa. Volgarmente,
coito orale.
pppa (1)  s.f. Parte posteriore i una nave. Contr.: prua. pppa (2)  s.f.
Mammella. pppa (3)  Egli pppa. 3a pers. sing. ell'in. pres. el utr.
poppre.
porta-  Forma composti che generalmente restano invariati al pl. Es. por-
tamonete. Cfr. nmi compsff.
prto (1)  s.m. Scalo, banchina; /fig., meta. prto (2)  s.m. inv. E un vino
liquoroso portoghese. prto (3)  s.m. Atto el portare, solo nella loc. porto
 'armi. Inoltre, spese i trasporto. prto (4)  lo prto. I a pers. sing. ell'in.
pres. el v.tr. portre. prto (5)  part. pass. el v. tr. prgere. E anche agg
postaclere  s.m. inu Servizio postale che provvee al recapito i lettere e
plichi entro le 24 ore. Al pl: postecleri o postaclere. Cfr. nmi compsti.
potre  Si costruisce con l'aus. avere. Quano  usato in funzione i v. ser-
vile, prene per lo pi l'aus. richiesto al v. che regge al moo inf. (es. sono
potuto venire presto). Se si vuol far risaltare l'iea i potere si usa l'aus.
avere (es. nonostante le ifficolt, ho potuto venire a te).

* praticamnte  E meglio evitare l'abuso i questo avv.; talvolta lo si pu
semplicemente tralasciare. E una parola praticamente inutile.
precettre  v.tr. /est. Orinare a eterminate categorie i lavoratori impe-
gnate in servizi i pubblica utilit i sospenere una agitazione sinacale.
precursre  agg. Come f. si usa precorritrce ( il f. i precorritore).
prico (1)  Io prico. I a pers. sing. ell'in. pres. el v. preicre. pre-
co (2)  lo preco. I a pers. sing. ell'in. pres. el v. prere (= preannun-
ziare)
prefissi e suffissi (el vrbo)  Iing. Fanno parte ell'aspetto semantico
anche i prefissi e i suffissi che moificano il significato ei verbi. Esalni-
niamo i seguenti verbi: con-corr-ono; in-corr-erai; ac-corr-eva. Osserviamo
che in tutti e tre c' una parte invariata (-corr) che fa parte el lessico e 
etta lessema o raice. ~I sono poi ue parti che variano secono la for-
mazione elle parole (con-, in-, acc-) e secono le regole ella morfologia
(-ono, -erai, -eva) e sono i morfemi. istinguiamo ue tipi i morfemi: I)
prefissi che sono apposti alla raice el v.: con-corr-; in-corr-; ac-corr-. 2)
suffissi che sono aggiunti alla raice e sono etti anche esinenze: concorr-
ono; incorr-erai; accorr-eva. Sono regolari quei v. che nella coniugazione
conservano sempre la stessa raice: es. parl-are: parl-o; parl-avo; parl-ai;
parl-er; parl-erei. Sono invece irregolari quei v. che nella coniugazione non
conservano sempre la stessa raice: per es. an-are, va-o; ve-ere, vi-i;
mor-ire, muoi-o. Cfr. v. regolri, v. irregolri.
* prnere tto  I puristi preferiscono ire prenere nota, annotare.
presnte (inicatvo)  Iing. Inica il fatto, I'azione, il moo i essere che
si svolge o sussiste nel momento in cui si parla: es. faccio una passeggia-
ta. E il tempo ella contemporaneit che pu essere anche relativa, quano
inica un riferimento cronologico che pu collocarsi anche nel passato o nel
fut. Il pres. serve anche a inicare una consuetuine, I'iterazione, la rego-
larit: es. il rapio per Torino parte alle otto. Ancora, inica le verit atem-
porali: es. chi orme non piglia pesci. E spesso usato agli scrittori per attua-
lizzare un avvenimento el passato (presente st~rico). Cfr. tmpo.
presnza  s.f L'essere in un eterminato luogo. I puristi ritengono non pro-
pria l'espressione * in presenza i. Meglio: avanti, al cospetto, ecc.
* prespe  s.m. I puristi preferiscono ire prespio.
** pressapco  aw. All'incirca. Forma scorretta perpressappco. E accet-
tata anche la forma: press 'apoco. Brutto il sost. erivatopressappochsmo.
* prestiigitatre  s.m.franc. Prestigiatre. Sin.: illusionista.
* pretenziso  agg. I puristi preferiscono pretensiso (= pieno i pretese).
* preventivre  v.tr. bur. /amm. Calcolare una spesa prima che si manife-
sti; fare il preventivo. E rifiutato ai puristi.
* previamnte  aw. bur. E t. brutto e inutile. Vale: in anticipo, prima.
primrio  agg. Propriamente, che  primo per valore, non perch pre-
cee.
prncipi (1)  pl. el s.m. prncipe. princpi (2)  pl. el s.m. princpio.
priorit  s.f eriva al lat. prior. Inica una preceenza nel tempo. Inve-
ce come preceenza ieale  parola meno corretta.
prromo  s.m. Vale: segno precorrente. Sin.: inizio. In me., special-
mente al pl., significa i sintomi che preceono una malattia. Invece il s. m.
promo inica il porticato nella facciata ei templi antichi.
* professionalit  s.f. In realt ce l'ha anche il laro o l'usuraio.
proficuo  agg. Utile. al lat. proficere (= giovare). Errato: ** profiquo.
propmre  v.tr. al gr. propnein (= bere alla salute). Offrire, versare a
bere anche insiiosamente; si riferisce solo a bevane liquie, non a cibi.
** prpio  Scorretto perprprio. E agg. (= che  strettamente inerente a
una sola pers.) e aw. (= precisamente). Pu essere anche agg. poss. i 3a
pers. sing. e pL (es. bisogna ascoltare la propria coscienza) e pron. poss.
i 3apers. sing. e pl. (es.  pifacile scoprire i ifetti altrui che i propri).
protago sta  s.m. ef. Al pl. m. si ice: i protagonsti. E rionante ire:
* il principale protagonista. La parola, i origine gr., inica gi il perso-
naggio principale (letteralmente, il primo agonista in una gara ginnica).
Owiamente  anche errato ire ** ueprotagonisti.
psico-  Primo elemento che, in parole composte, inica relazione con la psi-
che, I'anima (es. psicanalisi, psicologia, psicoramma, psicosintesi).
puco  agg. E errata la pronuncia ** pico. Il pl. m.  puchi. Puico 
chi prova vergogna (al lat. puere) elle cose oscene.
* puliza tnica  neol. Operazione i eliminazione i una eterminata
etnia, attuata attraverso lo sterminio e la eportazione. E la soluzionefina-
le ma secono principi ecologici e naturalistici. Il trionfo ell'eufemismo!
* pzza  s.f. ial. Pzzo. Sin.: lezzo, tanfo.

q  s.f. o m. La u segue sempre questa consonante. Si usa la q quano le voca-
li ua, ue, ui, uo sono unite a formare un suono unico con la consonante; si
usa la c quano il suono ella consonante  isgiunto alla vocale. Es. qua-
ro, innocuo. La q viene raoppiata solo nella parola soqquaro; negli altri
casi il rafforzamento avviene con cq. Es. acqua.
qua (1)  avu i luogo che inica luogo vicino al parlante. E rafforzativo
ell'agg. questo e si rafforza con ecco. Forma numerose loc. avv. Non si
accenta mai. qua (2)  inter. Riprouce il verso i anatre e oche.
quro (1)  agg. i forma quarata. Es. metro quaro. quro (2)  s.m.
In gen., pittura su tela o altro, messa in telaio. In geom. escrittiva e in pro-
spettiva, il piano sul quale sono tracciate le immagini egli oggetti spazia-
li. In senso /fig., ampia escrizione oppure tabella contenente informazio-
ni i vario genere. Al pl. pu inicare i irigenti i un partito o infine uno
ei quattro semi elle carte a gioco francesi.
qulche  agg. inef m. ef. solo sing. a non usare in proposizioni nega-
tive con il significato i alcuno, nessuno. E anche scorretta la loc. ial. in
qualche moo con il significato i in un moo qualunque, alla meglio.
** qual'  Errore abbastanza comune per qual .
qule  agg. interr. Non si apostrofa mai; qual, invece,  un troncamento.
Con l'art. et. forma i pron. reL il quale, la quale, i quali, le quali. Si usa
anche nelle esclamazioni e in correlazione con tale. I puristi preferiscono
non usarlo mai come avv. Invece i ire, per es., vengo * quale rappresen-
tante, si ovrebbe ire vengo comeirappresentante.
quaCfica  s.f. In gen., titolo erivante a un giuizio sulle capacit. In que-
sto caso i puristi preferiscono qualificazine. Invece, nel iritto el lavoro,
qualifica inica quel concetto con cui si stabilisce la posizione specifica el
lavoratore ipenente relativamente alle mansioni che esplica.
qualificazine  s.f Nel iritto el lavoro, I'acquisto a p~rte el lavorato-
re suborinato i particolari capacit tecniche in seguito alla partecipazio-
ne a corsi specifici. Come t. sport., inica una serie i gare che evono esse-
re superate per poter acceere a una eterminata competizione.
qualit  s.f Insieme i elementi materiali che efiniscono la natura, i
qc. o i q.c., permettenone la valutazione secono una eterminata
scala i valori. I puristi ritengono poco corretto ire sia * nella qualit
78 QUA15lASI

i sia * in qualit i, prefereno con il grao i, con l'incarico i, con
la funzione i.
qualsasi  agg inef: m. e Significa qualunque. I puristi ritengono che
nGn si ebba usare come agg. rel. Non potrebbe quini reggere un v. (essen-
o gi composto a un v.: quale che sia). Non si ovrebbe ire pertanto: evi
farlo, * qualsiasi sia la tua opinione, ma evi farlo, qualunque sia la tua
opinione.
qualnque  agg. inef. m. e f solo sing. L'uno o l altro che sia, senza alcu-
na ifferenza. Se posposto al nome apporta una connotazione negativa. Es.
un uomo qualunque. E anche agg. inef rel. m ef e pu quini reggere una
proposizione relativa con il v. al congv. Es. voglio sapere qualunque eci-
sione tu prena.
qurcia  s.f Genere i alberi elle Cupulifere, i cui frutti sono chiamati
ghiane. Al pl.: qurce. La quercia  per anton. il Partito emocratico ella
sinistra (Ps).
qusto, qullo, costo  agg o pron. im. Qusto inica pers. o cosa vici-
na al parlante. Qullo inica pers. o cosa lontana al parlante. Costo ini-
ca pers. o cosa lontana al parlante e vicina a chi ascolta, ma va scompa-
reno e viene soppiantato a questo e quello. n sing. m. i quello, nella
forma intera, si usa solo avanti a s impura, gn, ps, z, o quano  in posi-
zione preicativa. Es. quello strano oggetto; il mio parere  quello. Si elie
avanti a vocale e si tronca avanti a consonante. Es. quell 'uomo; quel cane.
Per il pl. m. si usa quei, tranne quano si trova in posizione preicativa. Es.
quei gatti; i miei gatti sono quelli. avanti a vocale, s impura, gn, ps, z, si
usa quegli. Es. quegli stolti. Il sing. f. quella si elie avanti a vocale. Es.
quell 'erba; quell 'arpia. Il pl. f. quelle resta invariato. Es. quelle amiche.
qusti (1)  pron. im. m. solo sing. Questa pers. (specialmente come sogg.).
Anche, la pi vicina i ue persone i cui si staparlano. qusti (2)  pL m.
ell'agg. im. questo.
qui, ~, cost  aw. Vale la stessa ifferenza che contraistingue questo,
quello, coesto. L'avv. qui inica il luogo vicino a chi parla. L'aw. I ini-
ca un luogo non molto lontano a chi parla e a chi ascolta. L'aw. cost ini-
ca infine il luogo vicino alla pers. cui ci si rivolge.
** quiescinza  s.f. Scorretto per quiescnza. Latinismo tipico el lin-
guaggio bur. Stato i riposo; pensione.
* quisqglia  s.f. Meno usato i quisqulia, che significa, in senso /fig.
sciocchezza, bazzecola. Propriamente, impurit. Il lat. quisquiliae signifi-
cava rifiuti, immonezze.
quotre  v. tr. Nel significato /fig. i giuicare  consierato un franc.

** racattre  v.tr. Raccogliere a terra. Grafia scorretta per raccattre.
* rat`lfica  s.f. bur. Convalia i un ocumento o i una situazione preesi-
stenti. I puristi propongono, senza fortuna, il meno usato ratificazine.
rtto (1)  s.m. ir. Correntemente, rapimento i onna. rtto (2)  agg. Iett.
Veloce. Come avv., velocemente. rtto (3)  s.m. Terrnine apparentemente
ial. Corretto nel significato i grosso topo i fogna (Rattus rattus).
rzza  s.f. L' insieme egli iniviui i una specie animale o vegetale che
si iversificano a altri ella stessa specie per alcuni caratteri costanti e che
possono essere trasmessi ai iscenenti. Inoltre, gruppo etnico. Fuori
ell'ambito animale  t. interetto, in quanto compromesso all'imposta-
zione nazista. L'agg. razzile  stato sostituito a tnico.
* reciivre  uintr. Brutto verbo el linguaggio giuriico (= essere recii-
vo) e me. (= ricomparire i una malattia in forma pi acuta).
** rerre  E un v. che non esiste. Si trova erroneamente usato invece el
v. tr. regere (= scrivere, compilare). Retto  il part. pass.
regere  utr. Scrivere, compilare. E v. irr. In. pres. Ia pers. sing.: io re-
gO; 2a pers. sing.: tu regi; pass. rem.: io ressi (sono rare le forme *
reigi e * reigtti); 2a pers. sing.: tu reigsti; part. pass.: retto.
reimere  v.lr. Liberare a ci che reca olore, ecc. E v. irr. Pass. rem. Ia
pers. sing.: io rensi; 2a pers. sing.: tu reimsti; part. pass.: rento.
rega  (1) s.f. irezione artistica i uno spettacolo (cinema, teatro, ecc.);
/fig. organizzazione i monifestazioni. Al pl.: rege. rgia (2) f. ell'agg.
rgio. el re (es. autorit rgia); ella monarchia (es. rgia marina); t.
chim., acqua rgia.
relativamnte  aw. Non va usata la loc. * relativamente a con il signifi-
cato i rispetto a, in quanto a, per quel che riguara, per quel che concer-
ne. Ci si attenga al significato originario: in moo relativo, parzialmente.
* relazionre  v tr. Sono a privilegiare i sin. informare, riferire, raggua-
gliare, raccontare. Ia pers. sing. ell'in. pres.: io relazino.
* renicnto  s.m. Propriamente, atto el renere i conti. i fuori el gergo
comm.  meglio usare relazione, esposizione, rapporto, resoconto.
rne  s.m. Ciascuna elle ue ghianole che regolano la secrezione
ell'urina. Al pl. si ice: i rni. Invece, le rni (s.f. pl.) rappresentano la regio-
ne lombare.
rtina (1)  s.f. Membrana oculare. retna (2)  s.f. im. i rte. Inoltre, sot-
tile rete per capelli. Il s.m. retno com. oggi pellicola costituita a una trama
i piccoli punti, i granezza e ensit variabili, usata in tipografia per otte-
nere ifferenti intensit i colore.
retrobottga  E un sost. che pu essere sia m. chef. Al pl. m. si ir: i retro-
bottga: al pl. f.: le retrobottghe. Cfr. nmi compsff.
* revisionre  v.tr. bur. Riveere con attenzione sottoponeno a analisi. E
anche t. tecnico. Ia pers. sing. ell'in. pres.: io revisino.
rccio (1)  agg. Ricciuto. Al pl. f.: rcce. Come s.m., ciocca i capelli. rc-
cio (2)  s.m. Piccolo mammifero egli Insettivori; rccio i mare (Echino).
Inoltre, scorza spinosa ella castagna.
ricrati (1)  imp. el utr. ricorre. ricorff (2)  part. pass. el v.
ricorre.
rifare  v.tr. Si coniuga comefare. Ia pers. sing. ell'in. pres.: io rifaccio
o rif; 2t pers.: tu rifai; 3a pers.: egli rifa. Imp.: rifa o rifa' o rifai.
rifiutre  v.tr. Vale: non accettare una cosa offerta o che ci appartiene. E
improprio usare il v. nel significato i non voler are o fare cosa oman-
ata. In questo caso si ovr usare il v. negare. Pertanto un conannato rifiu-
ter la grazia che gli viene offerta, mentre un giuice negher la grazia che
gli viene chiesta.
riguro  s.m. I puristi ritengono scorretta l'espressione * al riguaro.
* rilncio  s.m. Parola politicamente abusata. Accettabile al poker.
** rimaglire  v.tr. Scorretto per rammaglre (= riaggiustare le maglie).
* rinuncire  v.intr. Rifiutare spontaneamente q.c. che ci appartiene. I
puristi preferiscono il meno usato rinunzire.
rso (1)  s.m. Quano inica il riere il pl.  f.: rsa. r~so (2)  s.m. Quan-
o inica la graminacea e il suo frutto commestibile il pl.  regolare: rsi.
rispefflvo  agg. Si evitino gli abusi in frasi come: verremo con i nostri *
rispettivifigli;  sufficiente esprimere l'agg. poss., il resto  pleonastico.
* robonte  agg. Che rimbomba. I puristi si ostinano a preferire il meno
pop. rebnte. eriva al lat. reboare (= rimbombare).
roccafrte  s.f. Fortezza, citt fortificata. Al pl.: rocchefrti o roccafrti.
E raro l'uso el sing. rocca forte (pl.: rocche forti).
rere  utr. Rosicchiare con i enti. Ia pers. sing. ell'in. pres.: io ro;
el pass. rem.: io rsi.
rubno (1)  s.m. Pietra preziosa i colore rosso. rbino (2)  Che essi rbi-
no. 3a pers. pl. el congv. pres. el v.tr. rubre.
* rbrica  s.f. Meglio la pronuncia rubrca. Al pl.: le rubrche.

sacr`llego  agg. quaL Significa autore i un sacrilegio. Al pl. m.: sacrle-
ghi Invece sacrilgi  il pl. i sacrilgio.
** salcccia  s.f. Voce pop. per salsccia (pl.: salscce).
** slubre  agg. Che giova alla salute, che  salute. La pronuncia corret-
ta  salbre. Sup.: salubrrimo. Sin.: salutre. Contr.: insalbre.
snto  agg. quaL Se  seguito al nome proprio si pu scrivere sia minu-
scolo che maiuscolo. Si tronca in san inanzi a nome m. cominciante per
consonante, tranne s impura (es. san Nicola; santo Stefano). Si elie con i
nomi m. inizianti per vocale e con i nomi f. inizianti con a (es.: sant'Anrea,
sant'Anna). Si pu abbreviare in s.s. per il pl. (es. s.s. Cosma e amiano).
Con la funzione i attributo, si scrive sempre maiuscolo (es. Sant'Uffizio,
Santa See, Santo Sacramento e simili). Cfr. maiscola.
* sarta  s.f. mar Ciascuno ei canapi che, tesi, tengono ferma la cima
ell'albero. a preferire la pronuncia srtia. Al pl.: srtie.
* sbafare  v.tr. Voce ial. iffusa. Significa: mangiare in abbonanza e
scroccare spuoratamente. Accettabile nel gergo fam.; non in quello etico!
* sballto  part. pass. i sballre; anche agg. Sconsierato, sconclusiona-
to. Pur se osteggiata ai puristi,  espressione ampiamente in uso.
* sbrla  s.f. Voce ial. Iombara, molto iffusa, per schiaffo, ceffone.
* sbrnia  s.f Voce pop. per ubriacatura; /fig. infatuazione.
* sbrnza  s.f. Voce ial. romanesca oggi purtroppo largamente iffusa.
* scarafne  s.m. Termine ial. meriionale per scarafaggio. ice una
famosa canzone napoletana: Ogni scarafone  bello per sua mare.
scnere  v.intr Muoversi all'alto verso il basso. Pu essere anche v.tr. (es.
scenere le scale);  scorretto se usato con il significato i far scenere.
* schippa  s.f. Lunga scheggia i legno. Pur non scorretta,  parola colo-
rita a usare solo nel gergo fam. per inetto. Al pl.  t. ial. per natiche.
-scia  La forma el pl. ei nomi terminanti in -scia  -sce. La i  solo un
segno grafico e cae. Es. fascia, fasce. Cfr plurle ei nmi, -cia.
* scorazzre  uint~: I puristi preferiscono scorrazzre.
sguito (1)  s.m. Corteo, scorta; insieme i seguaci i una ottrina, i una
scuola, i un maestro; consenso; strascico, serie; proseguimento, continua-
zione. sguito (2)  lo sguito. I a pers. sing. ell'in. pres. el v. seguitre
(= continuare). segto (3)  part. pass. i segure; v.tr. (= camminare opo)
e intr (= venire opo).
sno (1)  s.m. mat. Funzione trigonometrica. sno (2)  s.m. Il petto, spe-
cie quello f. Poich inica gi le ue mammelle, non si ovrebbe usare in
questo senso al pl. n pL seni  invece corretto quano inica le rientranze
ella costa.
separre  v.tr. I a pers. sing. ell'in. pres.: io sepro. Lett.: sparo.
seppelrlre  v.tr. eporre nella tomba; /fig. imenticare. Ia pers. sing.
ell'in. pres.: io seppellsco. n part. pass.  sia seppellto che seplto.
servire  utr. e intr. Quano significa essere utile a viene in gen. seguito al
compl. i termine, non al compl. ogg. Es. servo alla causa.
* sfizio  s.m. Termine ial. napoletano a evitare. Meglio capriccio, voglua,
ivertimento. Brutto anche l'agg. sfiziso.
sgorgre  Entrato nell'uso anche nel senso tr. i liberare tubazioni o lavel-
li otturati. Nella sua accezione primaria il v.  intr. E infatti corretto ire:
I'acqua sgorga alla sorgente. Invece i * sgorgare il lavanino sarebbe
preferibile ire sturare il lavanino.
sguainre  v.tr. Estrarre alla guna. I a pers. sing. in. pres.: io sguano.
La pronuncia pop. * sguino  a evitarsi. Sin.: sfoerare.
Si (I)  pron. pers. atono i 3" pers. sing. e pl. Significa: s (es. Cristina si
pettina sempre); a s (es. Stefano si  tolto un ente); uno, qualcuno (es. si
ice che ino sia felice). Premesso alla 3a pers. sing. e pl. i un v. attivo, lo
trasforma in passivo (es. I 'ufficio si apre alle otto). Inoltre pu essere usato
con valore rafforzativo e intensivo: "non sa pi quel che si ica" (Manzo-
ni). si (2)  s.m. Ultima elle sette note musicali. eriva alle iniziali S(ancte)
J(ohannes). s (3)  aw. Si usa come affermazione (al lat. sic). Contr.: no.
Come s.m., inica risposta affermativa, assenso. s (4)  aw. Abbreviazio-
ne i (co)s. Significa tanto, talmente. Come cong. a tal punto.
sinonini~a  Iing. Si pu interpretare in ue moi: il primo, pi utilizzato,
si basa sull'ientit i significato i ue o pi parole. Un sin. sarebbe un
vocabolo che pur posseeno lo stesso significato i un altro presentereb-
be una forma fonetica ifferente (per es. apprenere e imparare). Invece,
secono l'interpretazione pi ristretta, il vero sin., per essere perfettamen-
te intercambiabile, ovrebbe posseere non solo lo stesso significato, ma
anche lo stesso senso. E facile confonere la sinonimia con l'omonimia e
la polisemia (significato multiplo). E ormai accettato che nelle lingue natu-.
rali esistano pochissimi sin. reali. La sinonimia totale presupporrebbe l'inter-
cambiabilit in tuKi i contesti, la possibilit cio i sostituire una parola con
l'altra, senza alcun cambiamento i sigruficato cognitivo o emotivo. Gli stu-
iosi infatti fanno istinzione tra ci che  frutto i intelletto e ci che pu
ipenere all'immaginazione o all'emozione. Ogni parola oltre al suo
significato primario, puramente intellettuale, possiee connotazioni emoti-
ve provenienti al linguaggio quotiiano. Una parola pu essere preferita a

un'altra proprio perch suscita particolari emozioni (positive o negative).
L'uso el t. pop. cacca invece el pi volg. mera o ella voce otta escre-
menti ipene anche alle connotazioni emotive ell'iniviuo. Inoltre ci
sono altri fattori che spingono a scegliere una parola invece i un'altra: la
lunghezza, la popolarit, il tipo i cultura, la efommazione professionale.
La sinonimia, pi c4e al significato, sembra ipenere al senso e quini
al contesto in cui la parola  collocata. Cfr. omonima, iponima, anto-
nima, polisema.
snob  s.m. e f. inv. Alcuni fanno erivare questa parola al lat. sine nobili-
tate. Inicherebbe chi  nato a famiglia plebea. Ironicamente,  iventato
chi vuol imitare le persone raffinate e alla moa senza esseme in grao.
soisfre  utr. e intr. Gli errori pi comuni erivano al non rammenta-
re che  un composto el v. fare. Non si ice ** soisfavo, ** soisfan-
o, ecc., ma soisfacevo, soisfaceno. I a pers. sing. ell'in. pres.: io
soisfccio o soisf o sosfo. Cfr. rifre.
songgio  s.m. Parola abusata politicamente. Lo icono i sonaggi.
spra  prep. Inica posizione pi elevata. Es. il vaso era sopra il tavolo;
I'aereo vola sopra le nuvole. Inoltre pu significare aosso, opo, oltre,
intomo a, pi i. Contr.: sotto. Come aw. inica una parte pi elevata rispet-
to a un'altra. Es. sotto  iferro, sopra  i legno. Nei composti vuole sem-
pre il raoppiamento ella consonante che segue. Es. sopravvalutre. In
funzione i agg. inv., superiore (es. Ia parola  nella riga sopra). In funzione
i s.m. inv., la parte pi alta (es. pulire il sopra el tavolino).
soprno  Sost. sia m. chef In gen. si preferisce usarlo alf quano  pre-
sente il nome ella cantante (es la soprano Renata Tebali), al m. quano
si vuole esprimere un giuizio tecnico-musicale (es.  un buon soprano).
* soprattto  aw. Significapi i ogni altra cosa. La fomma pi corretta
 sopratttto. E per accettato sopra tutto.
ssia  s.m. ef inv. Per i puristi la parola sosia  sempre m., anche se rife-
rita a una onna. Es. Luisa  il sosia i sua cugina. Oggi  accettato (ma
non ai puristi) anche l'uso al f. Es. Paola  la sosia i sua cugina.
stto  prep. Inica posizione inferiore. Come avv., posizione pi bassa
rispetto a un'altra. Non vuole il raoppiamento ella consonante nei suoi
composti. Es. soffoprre. In funzione i agg. inv., inferiore. In funzione i
s.m. inv., la parte inferiore (es. si  rovinato * il sotto el Javolo).
sottrrre  u tr. Nel sigruficato i allontanare si costruisce sia con a che con
a: es. mi sottraggo al pericolo; non si sottrasse alla morte. Nel signifi-
cato i rubare si costruisce sempre con a: es. sottrarre a uno il portafogli.
In mat., si costruisce sempre con a: es. sottrarre I 0 a 20.
sta, stai, sta'  Sono fomme ell'imp. el v. stare. Non vanno accentate, come
pure le forme ell'in. pres. sto, stai, sta.
sta-  Nelle parole composte quano significa questa, non vuole mai il ra-
oppiamento ella consonante che segue. Es. stasra.
*$ staffiloccco  s.m. Variet i microrganismo che prouce general-
mente pus. La grafia corretta  stafiloccco.
** stssi  La la pers. sing. el congv. imperf. el v. stare  stssi.
** stortre  Verbo errato, tipico ei ial. sett. creato a storto.
* strizza  s.f. pop. Paura. eriva al v.tr. strizzre.
su  prep. Fonenosi con gli art. et.  origine a iverse prep. art. (sul,
sullo, sui, sugli, sulla, sulle). Stabilisce iverse relazioni e  luogo a molti
compl. Come aw., significa in alto, verso l'alto. Contr.: gi. Nei composti
vuole il raoppiamento ella consonante che segue. Es. suffo.
* sccube  s.m. ef; anche agg. E ritenuto unfranc. (fr. succube). I puristi
ritengono corrette le voci: sccubo, sccuba, sccubi, sccube.
sccubo  s.m. al taro lat. (= concubina). Nella emonologia cristiana,
era il emonio che, assunto un aspetto f., si accoppiava con un uomo. Inve-
ce, ncubo era un emone m. che si accoppiava con una onna.
* sufficnza  s.f. I puristi ritengono corretto solo sufficinza.
suicirsi  v.rifl. E un franc. ormai entrato nell'uso. In realt suiciare (al
lat. sui caeere) vorrebbe gi ire ucciere se stesso.
so  agg. poss. i 3apers. sing. n f.  sua; pl. m.: suoi; pl. f.: sue. Signifi-
ca: che appartiene a lui, lei, loro; che gli  peculiare; i lui, i lei, i loro;
aatto, opporLuno. Si pu rafforzare con proprio, a cui pu anche essere
sostituito se riferito al sogg. ella frase. Es. ognuno pensa agli affari p~-
pri. Come pron. poss. i 3apers. sing., quello che a lui (a lei) appartiene.
sura  s.f. al lat. soror (= sorella). Si tronca in suor. L'uso ell'apostrofo
 un errore grave (es. ** suor' Elisa).
superlatvo  Iing Graazione ell'agg. qual., che esprime la qualit al
grao massimo, assoluto se senza confronti, relativo se confrontato a altri.
Il sup. rel. pu essere i maggioranza e i minoranza. Il t. i confronto, intro-
otto alle prep. i of ra, tra pu non essere espresso. Il sup. ass. si forma
con l'aggiunta ella esinenza -issimo alla raice ell'agg. (es. carissimo).
Gli agg. in -co e -go conservano la c e la g gutturali se le conservano al pl.
m. (es. pochissimo). Gli agg. terminanti in -io mantengono la i solo se
accentata (es. piissimo). n sup. ass. si pu formare anche faceno precee-
re l'agg. a assai, molto, enormemente.
sper-pref. Inica eccesso o superiorit. E anche usato impropriamente per
conferire valore sup. a sost. e agg. Es. supergigante, superfemmina.
* supertste  s.m. ef Testimone molto importante in un processo o in
un'istruttoria. Brutto neol. ella serie supercarcere, superbomba, ecc.
** supplettvo  agg. Che serve a supplire. La forma corretta  suppletvo.
eriva al part. pass. el v. Iat. supplere e cio suppletum.

* tab  s.m. La pronuncia pi corretta sarebbe per tbu.
tacitre  v.tr. Ia pers. sing. ell'in. pres.: io tcito. el gergo legale e bur.
Soisfare, pagare, accontentare, secono i casi, sono sin. pi pertinenti.
tagliabrse  s.m. ef inu Termine esueto, ma corretto, sin. i borsaiolo.
Mestiere i estrezza che ha perso la sua antica traizione autoctona, iven-
tano appannaggio el nuovo mono.
* tglio cesreo  Sarebbe meglio ire parto cesareo. La parola cesareo
(erivata al lat. caeo = taglio) vuol gi ire che avviene meiante inci-
sione.
tle  agg. im. Significa: i questa o i quella maniera; cos grane. Pl. m.
e f.: tali. Come agg. inef., certo. Come pron. im., questa, quella pers. gi
menzionata. Come pron, inef., inica pers. inet. Si tronca in tal; non si
tratta i elisione e questo esclue l'uso ell'apostrofo. E errato scrivere per-
tanto ** tal'altro. La grafia corretta  tal altro o anche talaltro.
* tanglia  s.f. Meglio tenaglia, mentre il v. attanagliare  corretto.
* tangentpoli  s.f. inv. Il complesso elle attivit illegali che preveono
intrecci fra imprenitori, amministratori e esponenti politici, i quali realiz-
zano, spesso utilizzano enaro pubblico, grani profitti personali. Brutto
neol. giornalistico che fa il pari con mani pulite.
* tnte cse franc. E purtroppo entrato in uso come loc. i saluto o i con-
venevolo invece i complimenti, ossequi, saluti. Meglio poche cose ma
corrette.
* tapparlla  s.f. Voce ei ialetti ell'Italia sett. perpersiana awolgibile.
L'uso i questo t. si va iffoneno anche in campo lett.
trma  s.f. Spesso si confone con tarlo. Il tarlo  l'insetto o la larva che
vive nel legno e, in senso /fig., inica pena, afflizione segreta, assillo. La
tarma (o tignla)  una farfallina o relativa larva che roe i tessuti, le pel-
licce e i frutti. Pertanto, i tessuti si tarmano, i legni si tarlano.
* taroccre  v.tr. E brutta voce gergale perfalsificare.
* tartina  s.f franc. (fr. tartine) Sta soppiantano quasi el tutto l'italiano
crostino. L'Artusi si rigirer nella tomba.
txi  s.m. inu Sono ormai accettabili anche le voci italianizzate tass, tas-
sista, tassametro, non per ** tax. Sin. (brutto e esueto): autopbblica.
te (1)  pron. pers. i 2apers. m. ef sing. Inica la pers. a cui si parla e si
usa al posto i tu nei vari compl. Si usa inoltre in funzione preicativa, nelle
esclamazioni, opo come e quanto. Es. Sefossi te! Beato te! Te  anchepar-
tic pron. atona a usarsi quano la partic. ti si unisce a altre partic. pron.
Es. te lo saresti aspettato? t (2)  s.m. L'arbusto elle Teacee e la bevana
estratta alle sue foglie. Accettato (ma con riserve) anche the. Sono invece
consierati scorretti * th, * thea, * tea, * th. Inoltre, inica un ricevimento
a carattere fam. o monano. te' (3)  inter. eriva a tieni, imp. i tenere,
per tronc. Vuol ire preni, eccoti, tieni.
* tle  s.f. Acrt. (ormai in isusso) i televisione. a spegnere.
* telecrazia  s.f. Capacit el mezzo televisivo i inirizzare l'opinione
pubblica. Brutto e volg. neol. giornalistico purtroppo entrato nell'uso.
tlo (1)  s.m. Pezzo i tela; tessuto. * tlo (2)  lo tlo. Ia pers. sing.
ell'in. pres. el v.intr. telre (= svignarsela). E i uso essenzialmente pop.
e regionale. * tlo (3)  s.m. poet. Freccia, aro.
tma  s.m. Al pl.: tmi. Sogg. i una iscussione; argomento i un com-
ponimento scolastico. Come t. mus., motivo meloico. Come t. Iing., la parte
i una parola che rimane opo aver tolto la esinenza.
temperno (1)  s.m. Piccolo coltello a serramanico. tmperino (2)  Che
essi tmperino. 3a pers. pl. el congv. pres. el v.tr. temperre (= mitigare).
tmpio  s.m. Al pl.: tmpli.
tmpo  s.m. Le espressioni * a tempo, * fare il suo tempo, * i tempo in
tempo non sono el tutto corrette. Meglio a molto tempo, passare i moa,
i tanto in tanto oppure ogni tanto.
tmpo (el vrbo)  Iing. Il tempo inica il rapporto cronologico che inter-
corre tra l'azione olo stato espressi al v. e la pers. che parla o scrive. I tempi
fonamentali el v. sono pres., pass., fut. e si istinguono in: 1) semplici se
formati a una sola parola: es. cammino; partir. Nei tempi semplici le voci
verbali risultano formate a una parte sempre costante (il tema el v.) e a
una parte che varia secono la coniugazione, il moo, la pers., il numero
(esinenza). Il tema el v. si ottiene toglieno la esinenza ell'inf. pres.:
es. a amare am-; a temere tem-; a sentire sent-. L'unione el tema ver-
bale con le varie esinenze  luogo alle voci verbali che hanno formaforte
(es. m-o) o forma ebole (es. ami-mo), a secona che 1' accento caa sulla
sillaba el tema o sulla vocale elle esinenze. In realt il tema  formato
alla raice pi la vocale tematica che in alcuni casi non  pres. 2) compo-
sh se formati a pi parole, in particolare all'unione el part. pass. el v.
con una voce el v. aus. (essere o avere): es. ho camminato;  partito. In
teoria i tempi ella forma passiva ovrebbero essere consierati tutti com-
posti perch formati a pi parole. In realt la istinzione non si applica. Il
pres., I'imperf., il fut. sempl. si consierano tempi sempl. A) L'in.  l'unico
moo verbale che abbia specificati nei suoi 8 tempi i tre fonamentali punti
i riferimento cronologico in cui un fatto awiene: I'anteriorit nelle sue mol-
teplici articolazioni (imperf., pass. pross., pass. rem., trapass. pross., trapass.
rem.): es. cantava, ha cantato, cant; la contemporaneit (pres.): canta; la
posteriorit (fut. sempl.): canter. B) Il congv. ha 4 tempi: pres., imperf.,
pass., trapass. E usato soprattutto nelle proposizioni ipenenti. In quelle
inipenenti, in cui ha valore i volont, ubbio, concessione, i ue tempi
sempl. (pres. e imperf.) si usano con riferimento al pres.: es. ica pure ci
che vuole; icesse pure ci che vuole. I ue tempi composti (pass. e trapass.)
si usano con riferimento al passato: es. Che sia gi partito ? Che fosse gi
partito? C) Il con. ha solo 2 tempi, uno sempl., il pres., uno composto, il
pass.; a secona che l'eventualit sia riferita al presente o al passato: es. vor-
rei riveerti; avrei voluto riveerti. ) L`imp. ha 2 tempi: pres. e fut. Es. esci
subito i qui! Farai quel che ti ico! Manca ella la pers. sing. Tutte le sue
voci, sia pres. che fut., coinciono con quelle el pres. e el fut. i altri moi.
Solo i v. ella la coniugazione (-are, es. mangiare) hanno la 2a pers. sing.
ell'imp. pres. che si ifferenzia a ogni altro tempo: es. stuia, mangia,
parla. La forrna negativa ella 2a pers. sing. ell'imp. pres. si esprime con
l'inf. preceuto al non: es. non cantare, non correre. E) L'inf. ha 2 tempi:
uno sempl., il pres.: es. anare; e uno composto, il pass.: es. essere ana-
to. L'inf. si usa soprattutto in ~rasi suborinate. Il pres. inica un rapporto
i contemporaneit o posteriorit rispetto al tempo el v. ella proposizio-
ne reggente; il pass. inica un rapporto i anteriorit: es. ice i conoscer-
lo, i volerlo conoscere; iceva i conoscerlo, i volerlo conoscere; ice i
averlo conosciuto; iceva i averlo conosciuto. Preceuto alla negazione
assume valore i imp. negativo: es. nonfarlo! Lo stesso valore, anche senza
la negazione lo ritroviamo nella segnaletica, negli awisi: es. tenere la estra.
Spesso l'inf. svolge funzione i sost. es. tra il ire e ilfare, c' i me~o il
mare. Alcuni inf. pres. sono iventati veri nomi e possieono anche il pl.:
es. il mio overe; i nostri overi F) n part. ha 2 tempi, pres. e pass. Come
gli agg. in -e il part. pres. ha una forma per il m. e il f. sing. (amante, vin-
cente) e una per le stesse forme al pl. (amanti, vincenti). Sempre pi rara-
mente lo si usa nel suo valore verbale; part. come: arente, splenente, stu-
ente, cantante, sono oggi sentiti solo come agg. e sost. Troviamo il part.
pres. con valore verbale solo nella lingua bur. Il part. pass. si comporta come
gli agg. in -o: loato, loata. Si usa insieme con gli aus. essere o avere nelle
forme composte ella coniugazione verbale: sono anata. hai visto. Ha spes-
so funzione i agg. o sost.: es. uno stimato professionista. Il part. pass. ha
valore attivo con i v.intr.: es. partiti i mattina, arrivammo a nottefona.
Ha valore passivo con i v.tr. (es. non mi piace la minestra riscalata; cio
che  stata riscalata). Quano  accompagnato all'aus. essere il part.
pass. concora in gen. e num. con il nome cui si riferisce: es. tua mare 
venuta ieri. Con i v.intr. pron. o rifl. apparenti pu per concorare sia con
il sogg. che con il compl. ogg.: es. i ragazzi si sono lavate le mani. Quan-
o  accompagnato all'aus. avere, il part. pass. resta i solito invariato: es.
Ie ue gonne che Maria ha comprate (per pi comune  la forma invaria-
ta: ha comprato). La concoranza con il compl. ogg.  per obbligatoria nel
caso che questo sia rappresentato ai pron. Io, la, le. Es. Maria ha visto ue
gonne e le ha comprate. G) Il ger. a solo non ha significato; eve sempre
riferirsi a un altro v., espresso o soninteso: es. stuiano, s'impara. n ger.
ha 2 tempi, il pres. (cantano. Ieggeno) e il pass. (aveno cantato, aven-
o letto). n pres. si pu usare anche in proposizioni suborinate ( eno
gerunivo): es. iscutevano camminano (con valore temporale = mentre
camminavano). Serve inoltre per formare le perifrasi verbali: anare +
gerunio, che esprimono un'azione progressiva e urativa: es. il tempo va
migliorano. Molti ger., si  eno, hanno subito un processo i nominaliz-
zazione: es. Iaureano, revereno. Il ger. pertanto pu esprimere iea: 1) i
moo: es. rieno mi raccont l'episoio; 2) i tempo: es. anano a casa
troverai la mamma; 3) i causa: es. veenolo piangere ne ebbi compas-
sione. In questo caso  possibile sostituire con perch, poich, siccome... es.
poich lo vii piangere...; 4) i conizione: es. riceveno enaro ti saler
il ebito. In questo caso si pu sostituire con se ricever...; 5) i mezzo: es.
saltano gi alla macchina si salv. Cfr. mo (el vrbo).
tencia  s.f. eno i pers. Al pl.: tencie. Riferito a cose meglio: tenacit.
tnine (1)  s.m. Estremit muscolare collegata allo scheletro. tenne (2)
pl. el s.f. tenna.
tnere (1) f. pl. ell'agg. tnero (= poco uro; molle). tenre (2)  utr. (=
afferrare) e intr. (= resistere). Alcune loc. sarebbero a evitare: tenere con
il significato i avere, posseere  ial. Non * tengo una bella casa ma pos-
sieo una bella casa. Tenere non  sin. i stimare, giuicare, reputare. Per-
tanto le espressioni * tenere in molto o poco conto, molta o poca consie-
razione non sono ella prosa corretta. Pure a evitare l'uso i tenere con il
significato i premere, importare, volere;  forma ial. e scorretta.
termte, trmite  s. f. Termte  una miscela i alluminio e ossio i ferro
molto infiammabile. Trmite  un inseno isOttero che vive nei paesi tropi-
cali, simile a una grossa formica. Il nio elle trmiti si chiama termitio.
* terz'ultimo  s.m. E anche agg. Pi comune e pi correno terzltimo.
* tilt  s.m. inu ingl. Parola a lasciare al gioco el flipper.
to'  inter. Eccoti, preni. E forma tronca i tgli, imp. i tgliere.
* tombno  s.m. Voce ial. Iombara ormai iffusa e accenabile; ha sop-
piantato quasi el tuttO il t. fogna. n coperchio si chiama chiusno.
tssico  s.m. gerg. Acrt. i tossicoipenente. In gr. toxikn vuol ire vele-
no. Nomen omen!

tot  agg. inef., i origine lat., che inica una quantit ineterminata: un
tanto. I puristi ritengono scorreno usarlo con il significato i tale. Sarebbe
improprio ire: * il giorno tot partir. Pu essere anche pron. inef.
tra-  Questo pref. forma numerosi composti; non richiee il raoppia-
mento ella consonante a cui viene seguito. Es. tralasciare.
trccia  s.f. Al pl.: trcce. Cfr. -cia.
trmite  s.m. Leneralmente, sentiero, passaggio; /fig. via a seguire. Sareb-
be meglio sostituire l'espressione * per il tramite i con per mezzo i.
* trncia, * trncio, * trancire  I puristi li ritengono inutili franc. (fr.
tranche, trancherper taglio, fena, tagliare, affenare. Iem la loc. al trn-
cio.
* transre  utr. eformazione i transgere (al lat. trans- agere), molto
comune nel gergo bur. Il part. pass. transtto  regolare.
** transfga  Si ice trnsfuga. E un s.m. ef Al pl. m.: trnsfughi. Chi 
passato al nemico, il isertore, poi, /est. chi  passato a un altro partito.
trapassto prssimo e trapassto remto  Il trapass. pross., formato
all'imperf. i un aus. (avere o essere) e al part. pass. el v., inica un fano
el passato anteriore a un altro fano pure el passato: es. mi ero appena
aormentato, quano bussarono alla porta. Il trapass. rem., formato al
pass. rem. i un aus. (essere o avere) e al part. pass. el v., inica un fano
anteriore al pass. rem., ha un uso pi limitato el trapass. pross. e si pu
incontrare sia nelle proposizioni principali, sia nelle suborinate. Il trapass.
rem. oggi si trova solo nelle proposizioni temporali introone a quano,
non appena: es. non appena se nefu anato, vennero a cercarlo.
traslre  utr. Trasferire. Si usa solo la forma el part. pass. traslto.
tre  agg. num. car. inv. Si scrive sempre senza accento, al contrario ei
suoi composti. Es. ventitr, trentatr. Si ice per mille e tre.
trccia  s.f. Al pl.: trcce. C -cia.
troncamnto  In gramm.  la soppressione nella pronuncia o nella scrit-
tura ell'ultima vocale o ell'ultima sillaba. Si ice anche apcope. Non 
mai obbligatorio; si usa spesso per ragioni i eufonia. Es. fiorf ore.
* turlupinre  utr. Raggirare, ingannare, imbrogliare, abbinolare, gab-
bare: sono tuni sin. i questo inutile franc. (fr. turlupiner).
tv  s.f. inv. Nell'uso fam., acrt. i televisione. In funzione i agg. inv. 
posposto al sost. (es. aniela non paga il canone tv).
ubbiinte, ubbiinza, ubbi&re  Sono grafie e pronunce correne quan-
to obbeinte, obbeinza, obbere.
ubbrico  agg. e s.m. Meno comune i ubrico. Iem per ubbriacre.
ubicazine  s.f. comm. Posizione, collocazione, isposizione, situazione.
uccisre, uitre  s.m. I f. sono ucciitrce e uitrce.
ultimre  utr. Finire, conurre a termine. Lo si pu usare solo se riferito a
cose materiali. Per es. si eve ire quella storia 'amore finita, non ulti-
mata. I' pers. sing. ell'in. pres.: io ltimo.
ultr, ltra  agg. e s.m. ef Chi, in politica o nel tifo sportivo, spinge
all'eccesso le proprie convinzioni. Al pl.: gli ultr, gli ltras.
unsono  agg. i un sol suono. Errato: ** unssono. L'elemento uni- non
richiee mai il raoppiamento. Es. univoco, univalve.
no  agg. num. car. In cifre: 1. E anche pron. inee significa un tale.
Inoltre, pu essere art. inet. m. solo sing. La forma m. uno si tronca in un
avanti ai nomi che cominciano per consonante o per vocale (es. un cane,
un albero); rimane uno per avanti ai nomi che cominciano con s impura,
z, x, gn, pn, ps, y, j (es. uno zaino, uno pseuonimo). Anche avanti a i semi-
consonante (quano cio precee una vocale) uno non si tronca in un (es.
uno iato). La forma f. una si usa sempre avanti a consonante, i semicon-
sonante, y, e j (es. una onna, una psicanalista, una iattura) Se avanti a
vocale tonica in gen. si elie (es. un'ancora), avanti a vocale atona si pu
eliere o meno (es. un'uscita o una uscita). L'apostrofo  in certi casi
l'unico segno per iniviuare il genere m. o f. (es. un'insegnante  una
onna; un insegnante  un uomo).
* urgenzre  utr. e intr. Bruno termine el linguaggio bancario e bur.: signi-
ficafare urgenza, sollecitre. Cacofonico.
url~re  Per i puristi  sempre intr. Non si ovrebbe usare nel senso i isap-
provare, fischiare; invece i * si urleranno si ir si copriranno i urli.
* uscre pzzo  Moo ial. E meglio impazire, iventre pzzo.
utenslle, utnsile  L'accentazione varia con il significato. Utensle (cfr. il
lat. utenslia)  s.m. Utnsile  tollerabile, ma non a tuni accenato, solo
come agg. (cfr. il lat. utnsilis, che serve all'uso).

va, vai, va' (1)  Forme ell'imp. el v. anare. va (2)  Egli va. 3apers. sing.
el pres. in. el v. anare.
* valorizzre  utr. Meglio: avvalorare, ar valore, rinvigorire, rafforzare.
valutre  utr la pers. sing. pres. in.: io valto. Il v. eriva al sost. val-
ta. La forma * io vluto  scorretta, anche se  comunemente usata.
varre  v.tr In senso /fig., invece i * varare una legge  meglio ire
approvare una legge. I puristi ne sconsigliano l'abuso metaforico.
velromo  s.m. Come tune le parole composte i -romo (es. ippro-
mo, autromo, ecc.), non va pronunciata piana (** velormo).
vrbi ifefflvi  Iing Verbi che mancano ella maggior parte elle voci, per-
ch non sono mai esistite o perch non sono pi usate (arc. o i uso poet.).
Es. a airsi: si aice, si aicono; a pruere: prue, pruono; a urge-
re: urge, urgono; a vertere: verte, vertono; a vigere: vige, vigono.
vrbi impersonli  Iing. sono tuni quei v. che esprimono un'azione che
non pu essere anribuita a nessun sogg., cio a pers. o cosa eterminata. Non
aveno un sogg. vero e proprio, si usano soltanto al moo inf. e alla 3a pers.
sing. ei tempi i moo finito. Molti i questi v. inicano effeni i fenomeni
atmosferici: es. iluviare, graninare, nevicare, piovere, tuonare... Si ice
pertanto: piove, piovesse..; nevica, nevic... A volte quano sono usati in
senso /fig. possono essere coniugati anche personalmente: es. piovevano le
pallottole. L'aus. i questi v.  essere, se per  espressa la urata el feno-
meno si pu usare avere: es. ha piovuto un 'intera settimana. Si consiera-
no impers. anche i v.: accaere, avvenire, succeere, capitare, occorrere,
bastare, necessitare, convenire, importare, parere, sembrare, bisognare,
quano hanno per sogg. un inf. o un'intera proposizione retta a che. Es.
occorre che tutti icano la verit. Abbiamo poi le loc. impers. con i v.: esse-
re, fare, stare, anare: es. fa calo; va bene. E costruzione impers. anche
quella con la partic. si e la 3a sing. i qualsiasi v.tr. o intr., se il sogg. non 
eterminato: es. si sa, si cree, si ice.
vrbi incoatvi  Iing. Sono molti v. ella 3a coniugazione; inseriscono fra
la raice e la esinenza il suff. -isc, nella I a2a, 3a pers. sing. e 3a pl. el pres.
in. e congv., e nella 2a, 3a sing. e 3a pL el pres. imp. (tutte le altre forme
sono uguali a quelle i servire). Seguono questo tipo i coniugazione i v.:
agire, capire,finire, ammonire, obbeire, percepire, scolpire, sparire. Alcu-
ni v. ammettono entrambe le forme con suff. e senza suff.: es. applauire
(applauo, applauisco), mentire, (mento, mentisco), tossire, (tosso, tossi-
sco), inghiottire (inghiotto, inghiottisco).
vrbi intransitvi  Iing. Nella frase il cavallo nitrisce il v. nitrire non ha
bisogno el compl. ogg. per essere completato (esprime gi un'azione com-
piuta che non passa sul compl. ogg., ma resta nel sogg.). Questo tipo i v.
 eno intr. Sono intr. anche alcuni v. come giovare, rinunciare, aerire che
hanno un ogg., espresso a un compl. inireno: es. Ia corsa giova alfisico.
Alcuni v., che normalmente sono intr. (es. i nemici sonofuggiti), ivengo-
no tr. quano sono seguiti al compl. ogg. intemo (es.fuggo le cattive com-
pagnie) o a un sost. che possiee la stessa base el v. (es. vivere una vita
gloriosa). Altri es.: il mercurio sale (intr.), ma salgo le scale; il gatto orme
(intr.), ma ormo sonni tranquilli. Inoltre, ivengono tr. nei composti anche
alcuni intr. come ceere, correre, crescere, riere: es. correre (intr.), ma per-
correre una straa; crescere (intr.), ma accrescere la propria cultura; rie-
re (intr.), ma eriere qc. I v.intr. vogliono l'aus.: I) essere se esprimono
stato, moo i essere, o azione irena verso una meta: es. sono nato. 2) avere
se esprimono azione nell'atto in cui si compie, o azione senza meta che ha
avuto una certa urata: es. Cristina ha saltato tutto il giorno. 3) essere o
avere se esprimono fenomeni atmosferici: es.  tuonato, ha tuonato;  pio-
vuto, ha piovuto. Alcuni v. (per es. correre, saltare, volare) possono pre-
sentare sia l'aus. essere che avere a secona el loro senso: es. Paolo ha
corso perun'ora (perch inica l'azione); Stefano  corso infarrnacia (per-
ch inica la irezione).
vrbi intransitvi pronominli  Iing. Il v.intr. si accompagna a volte a par-
tic. pron. atone (mi, ti, ci, si, vi), e si efinisce cos intr. pron.: es. mi aor-
mento. I v.intr. pron. non si ifferenziano nella coniugazione ai rifl. men-
tre sono per tuno il resto intr. Se nella frase io mi vergogno i te sostituisco
la partic. mi con me stesso (compl. ogg.) o con a me stesso (compl. i ter-
mine) avremo elle frasi inaccenabili per la lingua italiana. Il mi non  rifl.
ma fa parte integrante el v. e  fonamentale per la sua coniugazione. Non
esiste un v. ** vergognare ma un v.intr. pron. vergognarsi che alla la pers.
sing. el pres. inic. fa io mi vergogno. Sono intr. pron. alcuni v. che hanno
solo la forma pron. (non si possono cio usare senza le partic. mi, ti, ci, si,
vi): es. arrenersi, accorgersi, imparonirsi, imbattersi, pentirsi, ribellar-
si, vergognarsi. In gen. per riconoscerli  suffficiente togliere la partic. pron.
La voce verbale che ne pu erivare non sar certo compresa nel lessico ita-
liano. Sono intr. pron. anche alcuni v.tr. che, quano sono coniugati con le
partic. pron., ivengono intr.: es. abbattersi, aormentarsi, annoiarsi,
alzarsi, avvicinarsi, estarsi, fermarsi, irritarsi, muoversi, offenersi, spa-
ventarsi, stancarsi, svegliarsi. Inoltre, alcuni intr. che si aoperano anche

con la partic. pron.: es. ispiacersi, impuntarsi, seersi. Questi v. non sono
rifl. in quanto gli intr. non possono mai esserlo. Potranno essere solo intr.
pron. I pron. mi, ti, ci, si, vi, si premettono alle voci el v. ecceno che
nell'imp., nell'inf. pres., nel part. pass., forme in cui i pron. si pospongono
unenosi alle esinenze el v. (es. vestiti). Nell'imp. negativo le partic.
pron. preceono il v.: es. non ti vestire, non vi vestite.
vrbi irregolri  Iing. Si efiniscono tali, quei v. che non seguono nella
flessione lo schema tipico ella coniugazione a cui appartengono. La lin-
gua italiana ha molti verbi irr., specie nel pass. rem. e nel part. pass. L'irre-
golarit pu consistere: 1) nel cambiamento ella raice: an-are, va-o; 2)
nel cambiamento elle normali esinenze: ca-i, invece i ca-ei; 3) nel
cambiamento sia ella raice che elle esinenze: viv-ere, vis-si. I v. irr. ella
la coniugazione sono: anare, are, fare, stare. Per, il v. fare, che eriva
al lat. fcere, presenta in molte forme le esinenze caraneristiche ella 2a
coniugazione (facevo, facessi, faceno, ecc.). E per questo motivo che alcu-
ni preferiscono inserirlo tra i v. ella 2a coniugazione. Quest'ultimi si pos-
sono iviere in ue gruppi: i verbi in -re (con e tonica, es. valre) e i verbi
in -ere (con e atona, es. accnere). I primi presentano in gen. un maggior
numero i forme anomale e alterano la raice in alcune voci el pres. in.
e congv. (vlg-o, valg-a). I seconi invece limitano le irregolarit al pass.
rem. (accs-i, accs-e, accs-ero) e al part. pass. (accs-o). I v. irregolari
ella 3a coniugazione sono meno numerosi e presentano in gen. alterazio-
ni ella raice in eterminate forme el pres. in. (ven-ire, veng-o) e congv.
(veng-a). Le irregoiarit non comprenono mai tutta intera la coniugazio-
ne ma si limitano a voci el pass. rem. e al part. pass. Alcuni, accanto alla
forma irr., hanno anche la forma regolare.
vrbi preicatvi  Iing. Nella frase Carlo corre il verbo (corre) ha senso
compiuto, cio precisa ci che fa Carlo; corre  eno perci v. preicativo.
I v. preicativi possono essere usati anche a soli: es. nevica. I v. preicati-
vi si istinguono in transitivi e intransitivi.
vrbi regolri  Iing. Gli elementi strunurali el verbo sono ue: raice o
lessema, cio la parte invariabile che porta in s il significato originario ella
parola e la esinenza o morfema, cio la parte finale che varia secono il
moo, il tempo, la pers. Per es., in legg-evo, legg-  la raice o lessema e -
evo  la esinenza o morfema Confrontiamo ora alcuni tempi semplici ei
v. calare e awolgere: inf. pres.: cal-are, awolg-ere; in. pres.: cal-o, awolg-
o; imperf.: cal-avo, awolg-evo; pass. rem.: cal-ai, awol-s-i; part. pass.: cal-
ato, awol-t-o. Notiamo che il 1 verbo ha la raice cal- che resta invariata
in tutta la coniugazione e la esinenza (-o, -avo, -ai) che muta regolarmen-
te con il variare el moo, el tempo, ella pers. Il 2 verbo ha invece muta-
to raice e esinenza sia nel pass. rem. che nel part. Sono perci regolari
quei v. che mantengono la raice invariata per tutta la coniugazione e hanno
la esinenza che cambia secono una regola comune a tuni quelli ella stes-
sa coniugazione. I tr. in gen. prenono nei tempi composti il v. avere. I v.intr.
invece prenono nei tempi composti, ma senza una regola precisa, alcuni
essere altri avere. Le partic. pron.che si accompagnano al v., salvo poche
eccezioni, vanno sempre messe avanti: es. I'hanno scritto. Il ger. invece
vuole le partic. opo: es. icenoti. Nell'imp. Ie terze pers. vogliono avan-
ti la partic. pron.: es. non l 'ami. Le altre pers. prenono le partic. opo: es.
pregalo. L'inf. quano sta per l'imp. non vuole la partic. opo: es. non glie-
lo ire, invece che * non irglielo. I v. che terminano in -care e in -gare con-
servano in tutta la coniugazione il suono uro (gutturale) ella c e ella g
meiante l'aggiunta i una h: es. cercare: io cerco, tu cerchi; pagare: io
pago, tu paghi; peccare: io pecco, tu pecchi. I v. che terminano in -cere, -
gere, con la penultima sillaba atona (cio senza accento), es. vncere, muta-
no in uro (gutturale) il suono molle (palatale) ella c e ella g tune le volte
che tali consonanti nel corso ella coniugazione si trovano avanti a a o
o. Es. vincere: vinco, vinca. Tutti i v. che terminano in -ciare, -giare, -scia-
re (es. cominciare, inugiare, lasciare) perono la -i avanti alle esinen-
ze che cominciano per -i, -e, poich iventa superflua per conservare il
suono ella c e ella g. Es. cominciare: tu cominci, noi cominciamo, io
comincer; lanciare: lancer; alloggiare: allogger. Per la conservano se
sulla i cae l'accento tonico: es. inviare: invo, invi; ma non avanti alle
esinenze -iamo, -iate: es. inviamo, inviate. Questo vale anche per i verbi
che nella la pers. ell'in. pres. hanno la i atona. La i cae avanti a tune le
esinenze che cominciano per i: es. stuiare: io stio, tu stui, noi stuia-
mo (e non: ** stuiiamo). Solo perch si tratta i un errore abbastanza
comune, ricoriamo che i v. con tema in gn, come sognare, bagnare, ecc.
seguono in ogni loro parte la coniugazione regolare, e pertanto alla la pers.
pl. el pres. in. mantengono in forma integra la esinenza -iamo: per es.
sogniamo, bagniamo e non *sognamo, * bagnarno.
vrbi serv`lli  Iing. Non solo gli aus. essere e avere ma anche i v. servili (e
i fraseologici), servono 'appoggio a altri v. Questi v. sono: overe, pote-
re, volere, che reggono l'inf. i un altro v. i cui inicano una particolare
moalit (la necessit, la possibilit, la volont): es. sono ovuto tornare
(necessit); non ho potuto aiutarlo (possibilit); vuole ormire (volont). In
quanto strettamente legati, il v. servile ha per lo pi l'aus. el v. che accom-
pagna: es. sono ovuto tornare (per tornare l'aus.  essere). La regola non
ha sempre una costante applicazione. E infani frequente trovare v. servili con
l'aus. avere, anche quano il v. che reggono richiee l'aus. essere: es. sono
tornato, ma si pu ire anche: ho ovuto tornare (se si vuol sonolineare
l'iea el overe). I v. servili hanno l'aus. avere quano sono seguiti al v.

essere: es. ho ovuto essere severo. I servili se si presentano senza l'inf.
iventano v. comuni: es. io voglio e si usano con l'aus. avere. Lo stesso
avviene se c' una prep.: es. Silvio sa i aver ragione.
vrbi sovrabbonnti  Iing. Per es. imagrire e imagrare. Sono v. che
possono appartenere a ue coniugazioni. istinguiamo ue gruppi: 1) com-
prene v. che non mutano il significato, pur mutano coniugazione: es.
imagrire, imagrare; aempiere, aempire; 2) comprene v. che mutano
sigruficato con il mutare coniugazione; i solito hanno significato tr. nella
la coniugazione e intr. nella 3a es. abbrunare (menere il luno) abbrunire
(colorire i bruno), arrossare (tingere i rosso) arrossire (vergognarsi),
sfiorare (toccare appena) sfiorire (appassire), ecc...
vrbi transitvi  Iing. Nella frase il vento spazz via le foglie l'azione el
v. si completa nel complemento ogg. (le foglie). Tuni i v. che possono avere
tali complementi si chiamano transitivi (al lat. transire, passare), poich
l'azione passa al sogg. al complemento ogg. che la riceve. Alcuni v. gene-
ralmente tr. assumono in ate loc. Ia qualit i intr.: il meico ha guarito
l 'ammalato (transitivo), sono guarito (intr.); il maestro comincia la lezione
(tr.), la lezione comincia tra un'ora (intr.); ilfabbro batte ilferro (tr.), il tuo
polso batte forte (intr.); bruciavano molta carta (tr.), la legna brucia bene
nel camino (intr.~.
verifica  s.f. Ano, effetto el verificare. Forma acrt. pi comune i verifi-
cazione. Verifica  molto comune nel linguaggio tecnico e burocratico.
vicno a  Ioc. prep. Bisogna ire anr in un paese vicino a Bari, e non *
vicino Bari.
viimre  v tfranc. (fr. viimer) Menere il visto, autenticare, convalia-
re, ratificare. Ia pers. sing. ell'in. pres.: io vimo.
vila (1)  s.E la pianta e fiore elle ~lolacee. In funzione i agg. inv., vuol
ire che ha un colore simile aifiori ella viola (es. abito vila). Come s.m.
inv.,  il colore viola. vila (2)  s.f. Strumento musicale. vola (3)  Egli
vola. 3a pers. sing. ell'in. pres. el v.tr. violre.
violre  v.tr. Non rispettare. la pers. sing. el pres. in.: io volo.
violno (1)  s.m. Strumento musicale. volino (2)  Che essi volino. 3a pers.
pl. el congv. pres. el v.tr. violre.
** vitel tonn  Non si trana i parola fr., ma i un errore, una storpiatura
el t. correno italiano vitello tonnato. Lo chic quanto  choc !
* volenterso  agg. Significa i buona volont. erivano a volont
sarebbe forse forma pi corretta volonterso.
w  Pronunciata vu oppia o oppia vu. s.f. o m. Come sigla, W, inica in
generale viva. Es. W l 'Italia.
* wagon-Ut, * wagon-restaurant  s.m. inv. Vagone leno, vagone ristorante.
Voci fr. all'ingl. sleeping-car e restaurant-car. a evitare.
* water closet  Ioc. sost. m. inv. Parola inglese che sigrufica letteralmente
camerino a acqua, cio gabineno. Molto usata l'abbreviazione w.c. o quel-
la italianizzata vter. a usare solo per necessit.
* week-en  Ioc. sost. m. inv. Parola ingl. che significafine settimana. Per
i puristi non si ice * ilfine settim~na ma la vacanza ifine settimana.
western  agg. inv. Propriamente: occientale. eno i film che trana la sto-
ria americana ella secona met ell'800. E anche s.m. inv.
wrestUng  s.m. inv. E un terrnine ingl. che efinisce un tipo i lona libera,
molto iffusa negli Stati Uniti, particolarmente spenacolare. a veere.

x  s.f. o m. Si pronuncia: ics. In gen. si incontra la lenerax nei latinismi (es.
uxoricia); nei grecismi (es. xenofobia); in alcuni nomi i origine stranie-
ra (es. texano, boxe); in rari cognomi italiani (es. Bixio). Ricoriamo che la
lenera x  anche un simbolo mat., inicante una variabile inipenente o una
quantit ineterminata. In biologia  il simbolo el cromosomaf
xenofoba  s.f Oio e ostilit per tuno ci che  straniero. La grafia *
senofoba  pi rara. Anenzione: il purismo  solo xenofobia gramma-
ticale.
xilfono  s.m. Strumento musicale. Accenabile anche la grafia silfono,
meno comune. a notare: si ice lo xilofono, ma il silofono.
xilografia  s.f. Vuol ire: incisione in legno. E corretto anche silografia.

y  s.f. o m. In italiano si chiama psilon, e pi raramente i greco.
yacht  s.m. inv. Panfilo a iporto a vela o a motore. Purtroppo il termine
straniero ha ormai quasi el tuttO soppiantato quello italiano.
ygurt, igurt  s.m. E lane fermentato per effeno i particolari baneri.
yppie  s.m. ef. inv. Manager giovane, carrierista e efficiente. Termine per
fortuna in eclino. Iem per yuppsmo.

** zabagline  s.m. n termine pi corretto  zabaine.
zaffiro  s.m. Parola piana. La pronuncia * zffiro  a evitare. Variet
azzurra i corinone.
zar  s.m. Titolo imperiale. E a preferire alle grafie * czar, * csar, * tzar,
* tsar. Zarvic era il principe ereitario; Zarna, la moglie ello Zar.
zcca (1)  s.f. pop. Acaro, parassita i animali e uomini. zcca (2)  s.f. Offi-
cina in cui sono coniate le monete. eriva all'arabo sikka (= moneta).
zfiro  s.m. Parola srucciola, accenabile anche la grafia zffiro. Vento occi-
entale mite e leggero.
zerbno  s.m. Voce regionale lombara per stuono, tappeto che si mene
avanti alle porte i casa. I puristi accettano solo il t. omonimo nel signifi-
cato i amerino (nome proprio i un eroe ell'Orlanofurioso).
zugma fig. gramm. al gr. zugos (= giogo). Consiste nel far ipenere
a un solo verbo pi terrnini che richieerebbero ciascuno un v. proprio. Es.:
Parlare e lacrimar verai insieme (ante).
* zccolo ro  polit. Base i un partito che si mantiene feele ai princi-
pi i base el partito stesso. Animalesco!
zolfanllo  s.m. La grafia * solfanllo  pi rara. Inica il classico fiam-
mifero i legno; si chiama invece cerino il fiammifero i cera.
* zzzo  agg. Sudicio, sporco; voce pop. variante i szo.
zppa  s.f. eriva al gotico suppa (te. suppe, fr. soupe). Non  la gene-
rica minestra i carne o verura. Nel linguaggio gastronomico inica ogni
vivana brodosa o liquida in cui si mette pane tostato o frino.
zuzzurullne  s.m. Voce in gen. preferita ai izionari a zuzerellne, zuz-
zurellne. E il ragazzo o la pers. aulta che pensa sempre al gioco. E un t.
che non usa pi nessuno, eppure sopravvive come ultimo lemma in molti
izionari. Probabilmente rappresenta per il compilatore di un vocabolario
la fine dell'incubo. d'altra parte non ci piacerebbe chiuere la lista dei
lemmi con l'orrenda voce onomatopeica zz o zszszs (cfr. Zingarelli e altri),
troppo simile al noioso ronzio i pignoli puristi o al fastiioso ronfare i let-
tori annoiati. Vale.