ENCICLOPEDIA TASCABILE, IL SAPERE.
 Gabriella D'Anna.
 IL DIZIONARIO DEI MITI.

PREMESSA.
 La mitologia, come la testa recisa di Orfeo, continua a cantare an-
che dopo la sua morte, anche a lunga distanza dal tempo della sua
morte. (Kernyi)
 Per riuscire a gustare questo canto bisogna per intenderne le note e
conoscerne le parole. Questo piccolo libro  stato scritto per fornire
un approccio utile al mondo mitologico, il quale col suo fascino potr
sollecitare altre letture e altre indagini.
 Va subito detto che un dizionario dei miti, grande o piccolo che sia,
non pu dare delle definizioni, n lunghe n brevi, perch la mitolo-
gia  un racconto elaborato nel tempo in un'affabulazione che costi-
tuisce la prima esperienza religiosa e il primo nucleo del pensiero filo-
sofico. Proprio per questo carattere che  in definitiva di esperienza e
di ricerca delle ragioni ultime dell'universo e delle leggi profonde che
regolano la vita dell'uomo nel suo rapporto con gli altri uomini, la mi-
tologia  una materia in movimento, suscettibile di continue trasfor-
mazioni verso il logos.
 Per questa ragione si  preferito, nel compilare questo dizionario,
conservare se pur nel modo minimo consentito dallo spazio il caratte-
re affabulatorio dei miti e raccontare qualche storia, a scapito di qual-
che altra notizia o di qualche genealogia. Molte di queste storie si
completano l'una con l'altra, e quando la lettura di una voce  indi-
spensabile per comprenderne un'altra si  fatto il rinvio indicandolo
con il maiuscoletto.
 Delle varie tradizioni di un mito si  scelta di solito quella pi cono-
sciuta, anche se spesso si fa un accenno al fatto che ne esistono versio-
ni diverse.
 Si  data la preferenza ai miti archetipici, privilegiando il carattere di
intelligibilit del mondo attribuito alla mitologia (Untersteiner),
ma ci si  soffermati anche su quelli relativi agli eroi pi conosciuti.
 Le voci sono indicate col termine greco traslitterato nel modo pi
comune (per es. Gea, Urano) o con le forme latine pi familiari (per
es Edipo, Achille). Le voci precedute da asterisco appartengono a
mlti del mondo romano.
 C' in fondo al libro un indice che comprende i nomi dei personaggi
mitologici cui non  stata dedicata una trattazione autonoma, ma le
cui vicende o almeno la cui identit si possono ricavare all'interno di
altre voci. In tal modo si  data al lettore una chiave di accesso a un
percorso che pu essere ampliato seguendo le indicazioni dei rimandi
interni.
 Si  creato cos un Labirinto nel quale il lettore girando e rigirando si
trover sempre in quello stesso punto dove senza sforzo n studio si
immerger in quell'et degli inizi nella quale in definitiva si ritrova in
presenza dell'uomo.


Acasto. Figlio di Pelia, re di Iolco, e di Anassibia, prese parte alla spe-
dizione degli Argonauti e partecip anche alla caccia del cinghiale di
Calidone. Sua moglie Astidameia si innamor di Peleo, che era anda-
to alla corte di Iolco per farsi purificare da Acasto dell'involontaria
uccisione di Eurizione durante una caccia. Peleo respinse Astidameia
ed essa si vendic accusandolo di averla sedotta. Acasto condusse Pe-
leo a caccia sul monte Pelio e qui lo abbandon dopo averlo privato
della spada, cosicch sarebbe stato ucciso dai Centauri se non fosse
stato salvato da CHIRONE. Le varie versioni del mito si concludono
con un'ultima vendetta: la pi nota  quella per cui Peleo conquist la
citt di Iolco (v. GIASONE), uccise Astidameia e Acasto, ne sparse le
membra per la citt e vi fece passare sopra il suo esercito.

Acheloo. Fiume dell'Etolia, il pi grande della Grecia, che ha preso il
nome di Acaia da questo antichissimo dio-fiume, figlio di Oceano e di
Teti, il pi vecchio di tremila fiumi suoi fratelli. Secondo altre leggen-
de sarebbe stato figlio del Sole e della Terra, o di Poseidone. Avrebbe
amato Melpomene, da cui ebbe le Sirene, ma am anche altre Muse.
Innamoratosi di DEIANIRA, figlia di Eneo re di Calidone, dovette con-
tenderla ad ERACLE, che era il suo promesso sposo. Servendosi della
sua facolt di trasformarsi in forme diverse si mut in toro, ed Eracle
gli strapp un corno. Secondo una versione si dichiar vinto e cedette
Deianira ad Eracle, che gli restitu il suo corno ottenendone in cam-
bio uno della capra AMALTEA, la nutrice di Zeus, che spandeva in ab-
bondanza fiori e frutta; secondo altri lo stesso corno di Acheloo fu
riempito dalle Naiadi di fiori e consacrato alla dea Copia (comu copi-
ae). Acheloo dopo la sconfitta subita da Eracle si sarebbe gettato nel
fiume Toante (oggi Aspropotamo).

Acheronte. E il fiume sotterraneo che le anime devono traghettare
per giungere al regno dei morti. E uno dei fiumi infernali, accanto al
Piriflegetonte e al Cocito, al quale pi tardi fu aggiunto il Lete. Le
anime lo passavano traghettate da CARONTE, O a nuoto. E stagnante
come una palude e ha assunto nel mito alcune delle caratteristiche
del fiume omonimo dell'Epiro, che dopo aver attraversato un luogo
selvaggio si gettava sottoterra. Secondo una tradizione, era il figlio di
Gea (la Terra, che durante la lotta tra Olimpici e Giganti aveva dato
da bere a questi ultimi e per questo errore era stato condannato a re-
stare per sempre sotto terra.

Achille. Figlio di Peleo, re di Ftia e discendente dalla stirpe di Zeus, e
di Teti, figlia dell'Oceano, fu immerso dalla madre nelle acque dello
Stige, che rendevano invulnerabili, e tale egli divent tranne che nel
tallone, per il quale la madre lo teneva. Fu allevato sul monte Pelio
dal centauro Filita e da sua moglie, la ninfa Cariclo. Fu poi educato da
un altro centauro, CHIRONE. Al momento dello scoppio della guerra
di Troia egli seppe dalla madre che il Fato gli aveva concesso la possi-
bilit di scegliere tra una vita lunga e ingloriosa e una breve e piena di
gloria, ed egli scelse quest'ultima. Secondo un'altra versione del mito
la madre, conoscendo il suo destino di morte, lo avrebbe nascosto in
vesti femminili in Sciro, tra le figlie di Licomede, da una delle quali
Deidamia, ebbe un figlio, NEOTTOLEMO; Ulisse per lo scopr e lo
condusse alla guerra di Troia. L'Iliade omerica racconta le gesta di
Achille nel decimo anno della guerra, quando, offeso da Agamenno-
ne che gli tolse la schiava Briseide, si ritir dalla battaglia e rischi in
tal modo di causare la perdita dell'esercito greco. Quando per da ET-
TORE fu ucciso Patroclo, il suo amico prediletto, Achille ardendo di
collera riprese le armi e uccise Ettore nel duello pi famoso dell'anti-
chit. In tal modo il poema di Omero costitu il nucleo pi consistente
di racconti imperniati sulle awenture di Achille. In seguito altri poeti
e altre leggende popolari completarono il racconto della sua vita, for-
mando un ciclo di Achille ricco di episodi spesso divergenti, che ispir
i poeti tragici ed epici di tutta l'antichit. In esso ha una parte di rilie-
vo la lotta contro la regina delle Amazzoni, Pentesilea, il cui volto mo-
rente suscit la compassione dell'eroe, che per questo pianse e fu
schernito da Tersite: I'eroe allora lo uccise a pugni. Sulla morte di
Achille si narra che venne ucciso da Paride mentre sposava Polissena,
figlia di Priamo. Ebbe solenni onoranze dai Greci, e sua madre Teti,
emersa dal mare con le Nereidi, lo pianse per 17 giorni. Achille  de-
scritto da Omero come un giovane molto bello, dai capelli biondi, da-
gli occhi sfavillanti, dalla voce possente, impavido e coraggioso, che
ama la gloria e la lotta, ma possiede anche sentimenti di tenero affet-
to per la sposa, gli amici, i genitori. Tuttavia presso i filosofi ellenisti
ha assunto le caratteristiche dell'uomo violento e crudele, opposto a
Ulisse, il saggio per eccellenza.

Aconzio. Era un nobile e bellissimo giovane dell'isola di Ceo, che re-
catosi nel tempio di Artemide si innamor della fanciulla Cidippe. Sa-
pendo che i giuramenti pronunciati nel tempio dovevano essere man-
tenuti perch fatti con la testimonianza degli di, scrisse su una mela
le parole Giuro per Artemide di sposarmi con Aconzio, poi lanci
la mela in direzione di Cidippe. Essa la raccolse e lesse ad alta voce le
parole, rendendosi conto soltanto dopo averle lette del giuramento
che significavano. Non volendo per sposare Aconzio, tent per tre
volte di fidanzarsi con un altro, ma ogni volta si ammalava gravemen-
te. Consultato l'oracolo, il padre venne a conoscenza del giuramento e
Cidippe fece alla fine un felice matrimonio con Aconzio.

Ade. Fratello di Zeus, figlio di CRONO e di Rea, dopo la vittoria sui Ti-
tani si divise con i fratelli l'universo: Zeus ottenne il cielo, Poseidone
il mare, ed Ade ebbe il mondo sotterraneo dei morti, gli Inferi, o Tar-
taro.Aides significa I'invisibile, ed  tale perch i Ciclopi lo muniro-
no di un elmo che rendeva invisibile chiunque lo portasse. Era di
aspetto bruttissimo, e nessuna delle dee voleva accettarlo come spo-
so: egli allora rap Persefone, e le diede da mangiare un chicco di me-
lagrana, perch chiunque fosse sceso nel mondo dei morti e l avesse
mangiato qualcosa non avrebbe pi potuto risalire tra i vivi. Cos Per-
sefone soggiornava presso Ade per almeno un terzo dell'anno. Ade 
un dio crudele e impietoso, circondato da divinit infernali quali le
Arpie, le Erinni, il cane Cerbero, il crudele traghettatore Caronte.
Impedisce ai morti di riemergere nel mondo dei vivi, e ai vivi di entra-
re nel regno dei morti. Osarono penetrare nel suo squallido regno
Eracle, che lo colp con una freccia, Piritoo e Teseo, che tentarono di
rapirgli Persefone, e infine ORFEO. Fu identificato anche con Pluto-
ne.

Adone. Figlio di Teia e di Smirna o Mirra, figlia dello stesso Teia, che
dalla collera di Afrodite fu spinta a desiderare un incesto col padre.
Egli, quando si accorse dell'inganno subto, la insegu con un coltello
per ucciderla. Essa fu trasformata nell'albero della mirra, dalla scorza
del quale usc nove mesi dopo un bellissimo bambino, che fu chiamato
Adone. Quando divenne giovinetto, di lui si invaghirono AFRODITE e
Persefone: ne nacque una contesa e Zeus decret che Adone avrebbe
trascorso un terzo dell'anno con Afrodite, un terzo con Persefone e il
terzo rimanente dove avesse voluto. Egli scelse di trascorrere due ter-
zi dell'anno con Afrodite. In questo mito si riflette il simbolo del mi-
stero della vegetazione. Appassionato della caccia, fu ucciso da un
cinghiale scagliatosi contro di lui per volere di Ares: Afrodite trasfor-
m le gocce del suo sangue in fiori gentili (gli anemoni), mentre le la-
crime che Afrodite vers per lui divennero altrettante rose.

Adrasto. Re di Argo, figlio di Talao e di Lisimaca. Il suo nome  lega-
to alla spedizione dei Sette contro Tebe, compiuta per riconquistare
questa citt caduta in potere di ETEOCLE, fratello di Polinice, che era
stato esiliato. Adrasto in una notte di bufera accolse Polinice insieme
a Tideo, che si era macchiato di un delitto: essi nella casa di Adrasto
avevano violentemente litigato ed egli, vedendo sul loro scudo un leo-
ne e un cinghiale, si ricord di una vecchia profezia e diede loro le sue
due figlie in spose, promettendo che li avrebbe aiutati. Ebbe cos ini-
zio la guerra dei Sette contro Tebe. Nell'assalto di questa citt uno dei
capi, CAPANEO, salito sulle mura gridava che neppure il fulmine di
Zeus l'avrebbe respinto, e Zeus lo fulmin per punirne l'empiet.
L'esercito fu messo in fuga e solo Adrasto riusc a salvarsi col suo ca-
vallo ARIONE dalla lunga criniera nera. Adrasto ebbe in moglie Anfi-
tea e da lei due figli e quattro figlie: una di esse, Deipile, spos Dio-
mede.

Afrodite. Dea della bellezza e dell'amore, identificata dai Romani
con la divinit italica Venere. Secondo Omero nacque da Zeus e da
Dione, secondo altri da Gea e Urano, i cui organi sessuali, tagliati da
CRONO, caddero nel mare generando la dea nata dalla spuma del
mare oppure nata dallo sperma del dio. Dopo la sua nascita, in
una conchiglia, fu spinta da Zefiro sulla spiaggia dell'isola di Cipro:
qui le ORE la vestirono e l'agghindarono e la condussero poi presso gli
Immortali che furono meravigliati e ammirati dalla sua bellezza. Zeus
la diede in moglie a EFESTO, il dio zoppo che faceva il fabbro nell'isola
di Lemno, per ricompensarlo di avergli fornito i fulmini nella guerra
contro i Giganti. Tuttavia Afrodite amava segretamente ARES, il dio
della guerra, e un mattino il Sole, sorgendo, sorprese i due amanti.
Efesto, saputolo, prepar una rete magica in cui una notte fece rima-
nere racchiusi i due amanti, poi chiam a raccolta tutto l'Olimpo. Gli
di si divertirono molto e la dea fugg piena di vergogna a Cipro.
Dall'unione di Afrodite con Ares nacquero EROS e Antero, Deimos e
Fobos (il Terrore e la Paura). La dea non si limit a questa av-
ventura extraconiugale, ma am tra gli altri Adone e ANCHISE, da cui
ebbe Enea. E anche famoso il giudizio di Paride che diede a ELENA il
pomo della bellezza e della discordia, preferendola ad Afrodite che si
vendic provocando la guerra di Troia. Era circondata dalle CARITI,
dal Riso, dagli Amorini, da un corteggio di Ninfe, accompagnata dal-
le colombe a lei sacre o da stormi di passeri. Le erano anche sacri i ci-
gni, le lepri, i delfini, le tartarughe. Tra le piante amava soprattutto la
rosa, il mirto, il melo e il papavero.

Agamennone. Re di Argo o di Micene, che ebbe da Omero la fama di
supremo condottiero dell'esercito acheo nella guerra contro Troia.
Figlio di Atreo e di Erope era il fratello di Menelao e marito di CLI-
TENNESTRA, sorella di Elena. Per sposarla Agamennone aveva ucciso
il primo marito di lei, TANTALO figlio di Tieste, e insieme il loro figlio-
letto. Per questo duplice delitto i Dioscuri, Castore e Polluce, fratelli
di Clitennestra, lo maledissero. Quando Paride rap ELENA Menelao
chiese aiuto ad Agamennone ed ebbe cos inizio la guerra di Troia.
Una delle leggende legate a questa guerra narra il sacrificio di IFIGE-
NIA, figlia di Agamennone, sacrificata dal padre ad Artemide per ot-
tenere il buon vento per la navigazione. L'lliade invece narra la dispu-
ta di Agamennone con Achille per il possesso della schiava Briseide.
Finita la guerra ritorn in patria conducendo con s la profetessa Cas-
sandra, ma fu ucciso con lei a tradimento da Egisto, I'amante di sua
moglie Clitennestra. La sua morte sar poi vendicata dal figlio ORE-
STE.

Agave. Figlia di CADMO, re di Tebe, e di Armonia, spos Echione da
cui ebbe un figlio, PENTEO. OSO calunniare Zeus, suo amante, e fu pu-
nita da DIONISO, figlio di sua sorella Semele, che era stata uccisa dallo
splendore di Zeus. Quando Penteo si oppose all'introduzione dei suoi
Misteri nel regno di Tebe, e tent di spiare le Baccanti che si recavano
sul monte Citerone a celebrarli, fu visto da sua madre Agave, scam-
biato per un leone e fatto a pezzi. Poi Agave ne port la testa nella
reggia, e finalmente rinvenne. Terrorizzata dal suo stesso gesto fugg
in Illiria dove spos il re di quella regione, pi tardi anch'egli ucciso
da Agave.

Aiace. 1. Aiace figlio di Oileo, re della Locride, partecip alla guerra
di Troia con 40 navi e si distinse per valore, per velocit e come lancia-
tore di giavellotto. Arrogante, violento e crudele,  anche empio: si
fece odiare da Atena per aver strappato Cassandra piangente dall'al-
tare della dea, cosicch essa al ritorno da Troia lo fece naufragare e fu
salvato da Poseidone su uno scoglio. Aiace allora grid che si sarebbe
salvato anche senza l'aiuto degli di e Poseidone ruppe lo scoglio col
tridente e lo fece annegare. Il sacrilegio compiuto da Aiace contro
Cassandra continu a pesare sui Locresi che dovettero espiare la col-
pa ogni anno con l'invio a Troia di due fanciulle che se scampavano
alla morte per lapidazione dovevano servire come vergini il santuario
di Atena. 2. Aiace Telamonio, figlio del re di Salamina, si rec
anch'egli a Troia a capo di dodici navi. Dopo Achille  l'eroe pi forte
e valoroso. Ha un aspetto e un carattere opposto a quello dell'altro
Aiace: bello, robusto, generoso e sereno, domina il suo animo e teme
gli di. Combatte frequentemente con Ettore, e lo avrebbe anche uc-
ciso se Zeus, per rispettare il volere del Fato che voleva che ETTORE
morisse per mano d'Achille, non avesse awolto i due eroi con una nu-
vola. Tra le numerosissime leggende che gli si riferiscono, ha avuto
una grande eco quella secondo cui, dopo la morte di Achille, non es-
sendogli state date le armi dell'eroe destinate da Teti al pi valoroso
dei Greci, e ottenute invece con l'astuzia da Ulisse, egli impazz. In
preda alla follia massacr le mandrie che dovevano servire di nutri-
mento ai Greci, e il mattino dopo, resosi conto dell'accaduto in un
momento di lucidit, si uccise. Aiace non fu bruciato, come si faceva co-
munemente, ma deposto in una bara e sepolto nel promontorio Reto.

Alcmena. Moglie di ANFITRIONE e madre di ERACLE. Mentre Anfi-
trione compiva una spedizione bellica, Zeus assunse la forma di Anfi-
trione e si un alla bellissima Alcmena, che non avrebbe altrimenti
tradito il suo sposo. La tradizione vuole che questa unione di Zeus
con Alcmena fosse durata tre giorni interi, avendo il dio ordinato al
Sole di non alzarsi prima di questi tre giorni. Quando il marito torn
si meravigli dell'indifferenza della moglie, finch seppe dall'indovi-
no Tiresia tutta la verit. Alcmena gener due gemelli, che nacquero
con un giorno di intervallo: Eracle, figlio di Zeus, e Ificle, figlio di An-
fitrione. Anfitrione cerc di ucciderla facendola ardere su un rogo,
ma Zeus fece cadere una pioggia violenta che spense la pira, e Anfi-
trione la perdon. Rimase vedova e mor molto vecchia, e alla sua
morte fu portata sull'Olimpo per ordine di Zeus, o, secondo altri, nel-
le isole Fortunate, dove spos Radamanto.

Amaltea. Nome della capra che allatt Zeus e lo allev segretamente
nell'isola di Creta per sottrarlo alle ricerche di CRONO SUo padre che
voleva divorarlo. Secondo alcuni era una ninfa e si racconta che aves-
se sospeso il piccolo a un albero affinch il padre non potesse trovarlo
n in cielo, n in terra, n nel mare e che avesse chiamato attorno al
bambino i Cureti i quali con il rumore dei loro scudi e dei loro canti ne
coprivano le grida. Si racconta anche che un giorno la capra Amaltea
si spezz un corno contro un albero: le ninfe lo raccolsero e lo riempi-
rono di fiori e Zeus promise che dal corno sarebbe scaturito tutto ci
che avessero desiderato. Questo  il corno dell'abbondanza o comu
Copiae (v. anche ACHELOO). Dopo la morte della capra, durante la
lotta contro i Giganti, Zeus, consigliato da Temi, si rivest della pelle
di Amaltea come di una corazza. Questo rivestimento di Zeus  detto
egida.

Amazzoni. Sono un popolo composto di sole donne, discendenti da
Ares, dio della guerra, e dalla ninfa Armonia. Presso di loro gli uomi-
ni potevano stare solo come servi per i lavori pi umili o pi pesanti. Si
dice che si unissero a stranieri per perpetuare la stirpe, ma che ucci-
dessero tutti i figli maschi, o che li mutilassero. Alle femmine veniva
tolta una mammella affinch non fosse d'impedimento nel tiro
dell'arco, che era la loro occupazione preferita. Donne guerriere,
parteciparono a molte imprese belliche e combatterono contro molti
eroi greci: per esempio contro Bellerofonte e contro Eracle, che ucci-
se la regina Ippolita per strapparle la cintura, come gli era stato ordi-
nato dalla figlia di Euristeo. Durante questa impresa Teseo, che ac-
compagnava Eracle, rap una delle Amazzoni, Antiope, e per vendi-
care questo rapimento le Amazzoni marciarono contro Atene. Gui-
date dalla regina Pentesilea andarono a Troia a soccorrere Priamo:
Achille riusc a vincere Pentesilea, ma il suo ultimo sguardo lo fece ar-
dere d'amore. Veneravano particolarmente Artemide, e fondarono
Efeso.

Anchise. Re di Dardano e parente di Priamo, fu amato da Afrodite
che si un a lui sostenendo di essere la figlia del re di Frigia, ed ebbe da
lui il figlio Enea. Nonostante la raccomandazione della dea affinch
non rivelasse l'identit della madre per non suscitare l'ira di Zeus,
Anchise in un momento di ebbrezza si vant di essere il padre di un
bambino nato da una dea, e Zeus lo azzopp (olo accec) con un ful-
mine. Quando Troia era in fiamme, secondo Virgilio fu salvato da
Enea che se lo mise sulle spalle, ma mor poco dopo durante il viaggio
verso l'Italia.

Andromaca. Figlia di Ezione re di Tebe Ipoplacia, citt situata nella
Misia, fu moglie di EITORE e nuora di Priamo. Durante la guerra di
Troia perdette il padre, sette fratelli e il marito, tutti uccisi da Achille.
Ebbe da Ettore il figlio Astianatte. Dopo la distruzione di Troia fu
data come schiava a NEOl rOLEMO, figlio di Achille, dal quale ebbe
tre figli. Quando Neottolemo fu assassinato, morendo la lasci in mo-
glie a ELENO, fratello di Ettore.

Anfione. Figlio di Zeus e di Antiope, fratello gemello di Zeto, fu espo-
sto con il fratello su un monte e nutrito dai pastori. Da piccoli i due
fratelli non facevano altro che litigare, e Anfione si dimostrava il pi
arrendevole. Intanto Antiope era tenuta prigioniera e maltrattata da
Lico, re di Tebe, e da sua moglie DIRCE, che era gelosa della sua bel-
lezza. Anfione e Zeto riuscirono a vendicarla, uccidendo Lico e le-
gando Dirce a un toro che la uccise straziandone e trascinandone il
corpo. Poi i due fratelli si impossessarono del regno di Tebe, che cin-
sero con mura costruite attirando le pietre che si riunirono al suono
della lira di Anfione. Egli spos poi NIOBE figlia di Tantalo e mor di
disperazione quando furono uccisi tutti i suoi figli. Secondo altri fu
anch'egli trafitto con loro dalle frecce di Apollo.

Anfitrione. Figlio di Alceo, re di Tirinto, partecip alla guerra tra
Elettrione suo zio e Pterelao nipote di lui, riuscendo a riportare a Mi-
cene le mandrie rubate dai Tafi, guidati dai figli di Pterelao. In questa
guerra morirono tutti i figli dei due contendenti, ed Elettrione volle
vendicare la morte dei suoi figli intraprendendo una spedizione con-
tro i Teleboi, popolo di Pterelao. Affid poi il regno e la figlia ALCME-
NA ad Anfitrione, che giur di rispettarla finch il padre fosse ritorna-
to dalla guerra. Ma Elettrione fu ucciso accidentalmente dallo stesso
Anfitrione, che fugg a Tebe dove fu purificato da Creonte. Per poter
sposare Alcmena doveva per vendicare i figli di Elettrione, e allora
chiese aiuto a Creonte, il quale gli promise di aiutarlo solo se avesse
liberato il paese da una tremenda volpe che viveva sul monte Teumes-
sa e che fu tramutata da Zeus in sasso. Part dunque in guerra contro
Pterelao, che aveva in capo un capello d'oro da cui dipendeva la sua
immortalit, capello che gli fu strappato dalla figlia Cometo, innamo-
rata dello stesso Anfitrione, cosicch Pterelao mor. Durante l'assen-
za di Anfitrione Zeus aveva ottenuto che gli si concedesse la moglie di
lui Alcmena, trasformandosi nelle sembianze di Anfitrione, ed essa
gener due figli, uno da Zeus, ERACLE, uno da Anfitrione, Ificle, con-
cepito al suo ritorno il giorno dopo. Riconciliatosi poi con la moglie
partecip all'educazione di Eracle, e per distinguere quale dei due
bambini fosse figlio del dio, si dice che introducesse nella loro camera
due grossi serpenti, che furono uccisi da Eracle che aveva solo dieci
mesi. Pi tardi Anfitrione mand Eracle a custodire i buoi, e il giova-
ne dio strangol un leone che dal monte Citerone scendeva a depre-
dare le mandrie di Anfitrione. Fu ucciso in una spedizione dei Tebani
contro i Mini.

Anfitrite. Figlia di Nereo e di Doride, e come tale una delle Nereidi.
Poseidone la voleva in moglie ed essa fugg e ripar presso Atlante,
ma Poseidone la fece cercare da un delfino che la trov e gliela port.
Spos pertanto Poseidone e fu regina del mare. Era rappresentata ac-
canto al suo sposo, con grande seguito di divinit marine.

Antenore. Illustre vegliardo troiano, accolse ospitalmente Ulisse e
Menelao venuti in ambasciata a Troia e consigli la restituzione di
ELENA. Per le sue doti di mediatore e di pacificatore avrebbe avuto
salva la casa dall'incendio che distrusse la citt. Pi tardi si disse inve-
ce che questo privilegio gli fu concesso perch si era segretamente ac-
cordato con Agamennone per tradire la citt, o che avrebbe aperto le
porte del Cavallo di legno ai Greci che erano rinchiusi nel suo inter-
no. Dopo la distruzione di Troia sarebbe andato in Libia, o secondo
altri avrebbe fondato Padova. E citato come antenato dei Veneti, che
popolavano la valle inferiore del Po.

Anteo. Figlio di Poseidone e di Gea, gigante della Libia che non pote-
va essere vinto fin che rimaneva a contatto con la madre terra; co-
stringeva tutti i viaggiatori a lottare contro di lui per ucciderli e onora-
re con le loro spoglie il tempio di suo padre. ERACLE riusc a strozzar-
lo sollevandolo sulle spalle.

Antigone. Figlia di EDIPO e di Giocasta, sorella di Ismene, di ETEOCLE
e Polinice, segu amorosamente il padre cieco e maledetto nei suoi
pellegrinaggi, e, dopo la sua morte a Colono, ritorn a Tebe dove vis-
se con la sorella Ismene. Quando poi, nella guerra dei Sette contro
Tebe, Eteocle e Polinice che combattevano nei due eserciti contrap-
posti morirono entrambi uccidendosi reciprocamente, il re CREONTE
suo zio proib che Polinice fosse sepolto, perch aveva combattuto
contro la citt. Antigone infranse il divieto di Creonte, ritenendo che
il seppellimento dei cadaveri fosse un dovere imposto da una legge
superiore, e gett sul morto un pugno di terra. Creonte per la sua di-
sobbedienza la fece seppellire viva, ma ella si impicc nella prigione.
Emone, figlio di Creonte, suo promesso sposo, si uccise sul cadavere
di lei ed anche Euridice, moglie di Creonte, si suicid per la dispera-
zlone.

Apollo. Figlio di Zeus e di LATONA, nacque insieme ad Artemide ai
piedi del monte Cinto, nell'isola di Delo, dove la madre si era rifugia-
ta perch perseguitata da Era: solo questa terra, un'isola galleggiante
e sterile chiamata Ortigia (o Asteria), accett di accoglierla, ed ebbe
come ricompensa il pi famoso santuario dell'antichit, dedicato ad
Apollo, e il nome di Delo (=la Brillante). Appena nato il dio fu por-
tato da un volo di cigni nel paese degli Iperborei, poi, dopo un anno,
torn in Grecia e la sua venuta veniva ricordata ogni anno con solenni
feste ed ecatombi. A Delfi uccise il terribile drago Pitone che infesta-
va il paese, e in ricordo di questa impresa furono istituiti i giochi Pitici.
Poi prese possesso del santuario di Temi, dove la Pizia profetava in
suo nome, e alla fine and in Tessaglia a farsi purificare del sangue
del drago. Am la ninfa DAFNE, figlia del dio-fiume Peneo, che fugg
dinanzi a lui finch, vedendosi raggiunta, preg suo padre di trasfor-
marla: divenne cos l'albero dell'alloro (in greco dafne), che  sacro ad
Apollo. Si diceva che avesse avuto numerosi figli e figlie: con la Musa
Talia gener i Coribanti, dmoni appartenenti al seguito di Dioniso,
con Urania ebbe i musici Lino e ORFEO, con la ninfa Coronide gener
ASCLEPIO. Si innamor anche di Cassandra, figlia di Priamo, che ap-
prese da lui l'arte della divinazione ma, non avendo corrisposto al suo
amore ebbe la condanna di non essere mai creduta, anche se le sue
profezie si aweravano sempre. Una volta cospir con Poseidone, Era
ed Atena per legare Zeus con catene di ferro e appenderlo al cielo.
Ma la congiura fall e Apollo fu condannato a lavorare come man-
driano al servizio del re di Troia, sul monte Ida. Poich poi Zeus ave-
va fulminato il suo figlio Asclepio, che aveva appreso cos bene l'arte
della medicina da essere in grado di resuscitare i morti, Apollo per
vendicarsi uccise i Ciclopi, fabbricatori del fulmine, e Zeus per rap-
presaglia lo condann a fare per un anno il bovaro presso il re Adme-
to, a Fere in Tessaglia. In questo periodo si colloca la vicenda di Alce-
sti, la giovane moglie di Admeto che aveva aecettato di morire al po-
sto del marito e che Apollo riusc a riprendere dal Tartaro. Quando
Ermes era aneora in fasee gli rub i buoi, ma Apollo li ritrov: tuttavia
li cedette ad Ermes in cambio della lira, che quest'ultimo aveva inven-
tato. Gli strumenti musicali sono molto amati da Apollo, che  anche
il dio della musica. Era insuperabile nell'arte di suonare e una volta fu
sfidato dal satiro Marsia in una gara musicale, che naturalmente vin-
se: il satiro fu appeso ad un pino e scortieato vivo. E divinit solare,
dio del sole estivo, e eome tale eapaee di inaridire la vegetazione: da
ci la sua fama di dio terribile e sterminatore, che colpisce e uccide
all'istante con l'arco e le freeee, eome sua sorella Artemide. In tal
modo furono sterminati tutti i figli di Niobe. Ma  anche il dio della
vita, della salute, amico dei giovani forti e belli. All'inizio dell'lliade,
invocato da Crise suo sacerdote manda una peste nel campo greco
per costringere Agamennone a restituire al padre la giovane Criseide
tenuta prigioniera. Gli erano sacri il lupo, il capriolo e il cerbiatto, il
cigno, il nibbio, I'awoltoio e il corvo, e, tra gli animali marini, il delfi-
no. Tra le piante gli era particolarmente caro l'alloro. I simboli che as-
sume questa divinit appartengono alla storia delle religioni: egli di-
venne il dio della religione orfica, fu considerato il padre di Pitagora e
protettore delle Isole dei Beati, che sono il paradiso dell'orfismo e del
neopitagorismo. In suo onore Augusto, che lo considerava suo protet-
tore, elev un tempio sul Palatino e furono celebrati i Ludi Secolari
del 17 a.C., in cui si cant il Carrnen saeculare di Orazio.

Aracne. Fanciulla della Lidia, figlia di Idmone e del tintore Colofone.
Era cos abile nell'arte del tessere e del ricamare che si diceva che fos-
se stata istruita dalla stessa ATENA. Questa grande ammirazione che
le veniva tributata la rese cos orgogliosa che sfid la stessa Atena e la
vinse rappresentando sulla tela gli amori illeciti degli di. Atena si in-
furi e stracci la tela e colp Aracne con la spola. Aracne volle ucci-
dersi, ma Atena la trasform in ragno (in greco arachne).

Ares. Figlio di Zeus e di Era, identificato dai Latini con Marte,  il dio
della guerra e partecipa continuamente a battaglie furiose, in cui
gode della carneficina e del sangue, accompagnato dalla sorella Eris
(Discordia) e dai figli Deimos e Fobos (Spavento e Terrore). E rap-
presentato con la corazza e con l'elmo, armato di scudo, di lancia e di
spada. Ha una corporatura possente, e la sua voce rimbomba come un
tuono. Abita in Tracia, paese selvaggio e guerriero, dove si trovano
anche le Amazzoni, sue figlie. Spesso la sua forza smisurata e brutale
 vinta dall'astuzia o dall'ingegnosit di altre divinit come Eracle o
Atena. Fu l'amante di AFRODITE, dalla quale ebbe molti figli: Armo-
nia, Eros, Antero, Deimos e Fobos. Ma fu anche amante di donne
mortali. I suoi figli erano di solito come lui violenti e crudeli. Era spes-
so accompagnato da ENIO, che alcuni dicevano sua madre, o figlia, o
nutrice. Gli animali consacrati ad Ares sono il cane e l'awoltoio.

Argo. Ci sono almeno tre personaggi mitologici che portano questo
nome. 1. Il primo Argo leggendario  figlio di Zeus e di Niobe che do-
min sul Peloponneso e spos Evadne da cui ebbe quattro figli. Si di-
ceva che avesse introdotto in Grecia l'arte di seminare il grano. Da lui
prese nome la capitale dell'Argolide, ritenuta la pi antica citt della
Grecia. 2. Il secondo Argo  anche il pi famoso: figlio di Agenore,
aveva cento occhi i quali vegliavano e dormivano a turno, cinquanta
per volta. Era lo mise a guardia di IO, la vacca di cui era gelosa, ma fu
ucciso da Ermes e i suoi occhi furono trasferiti sulla coda del pavone,
uccello sacro a Era. Questo mito ha delle evidenti analogie con un
mito egiziano secondo cui Argo era fratello del dio Osiride, e lasciato
a guardia di Iside quando Osiride and in India. Argo, per controllare
tutto ci che aweniva, nomin cento intendenti, che furono detti oc-
chi di Argo; poi cerc di impadronirsi del potere e gli fu mozzato il
capo. 3. Un terzo Argo  figlio di Frisso e di Caleiope, nato e allevato
nella Colchide. Incontr GIASONE durante la spedizione degli ARGO-
NAUTI e provoc l'incontro tra Giasone e Medea, poi feee ritorno in
Grecia con gli Argonauti. Secondo alcune versioni del mito che lo ri-
guarda, fu il costruttore della nave Argo, ehe port alla conquista del
vello d'oro gli eroi greci, i quali da essa furono detti Argonauti.

Argonauti. Eroi greci vissuti una generazione prima della guerra
troiana, che rapirono il vello d'oro, che il re della Colehide, Eete, fa-
ceva custodire in un bosco sacro da un drago: era la pelle del montone
d'oro che aveva trasportato Frisso ed ELLE nella Colchide. Pelia, fi-
glio di Tiro e di Poseidone, aveva usurpato il trono di Iolco, che spet-
tava legittimamente a suo fratello Esone e, per tener lontano il figlio
di costui, GIASONE, gli ordin di andare a prendere il vello che aveva
portato Frisso in cielo. Giasone aceonsent e eon aleuni suoi amiei tra
eui Orfeo, Anfiarao, Zete, Castore, Polluee, Teseo, Tideo, sal sulla
nave Argo e dopo molte peripezie giunse nella Colehide. Eete disse a
Giasone che gli avrebbe consegnato il vello d'oro solo se avesse arato
un pezzo di terra con due buoi che soffiavano fuoco dalle narici e vi
avesse seminato denti di drago. Ma MEDEA, figlia di Eete, si innamo-
r di Giasone e, poich era una maga, gli diede un rimedio con cui egli
pot vincere la forza dei buoi. Medea lo awert inoltre che dai denti di
drago seminati nel terreno sarebbero balzati su degli uomini fortissi-
mi armati e che egli avrebbe potuto vincerli gettando tra loro una pie-
tra. Giasone fece cos e gli armati si uceisero tutti uno eon l'altro.
Dopo ci Eete si rifiut di dare il vello d'oro ma Medea e Giasone lo
rapirono di notte dopo aver addormentato il drago e si diedero alla
fuga con tutti gli altri Argonauti. Il viaggio di ritorno fu awenturoso e
pieno di imprevisti, ma alla fine gli eroi portarono a termine la loro
impresa, celebre soprattutto per il iungo e dotto poema di Apollonio
Rodio che ne narra ogni particolare. La leggenda degli Argonauti 
anteriore alla redazione dell'Odissea, almeno nel suo primo nucleo e
conobbe una grande popolarit nel mondo antico. Da essa si ricava-
rono opere di ogni genere. Anche un poeta come Virgilio l'ebbe pre-
sente nell'episodio di Didone, in cui riecheggia il personaggio di Me-
dea.

Arianna. Figlia di MINOSSE e di Pasifae si innamor di TESEO quando
questi and a Creta per lottare contro il MINOTAURO. Perch potesse
sfuggire a sicura morte nel Labirinto, gli diede un gomitolo di filo per
mezzo del quale egli pot raggiungere e uccidere il Minotauro e ritro-
vare poi la via d'uscita. Poi Arianna fugg con Teseo temendo la colle-
ra di Minosse. Ma durante uno scalo nell'isola di Nasso Teseo per di-
strazione la abbandon addormentata sulla spiaggia. Arianna vide la
nave di Teseo allontanarsi all'orizzonte e si disper lamentandosi, ma
non rimase a lungo sola perch venne a consolarla DIONISO, reduce
da una spedizione nelle Indie, col suo corteo su un carro trascinato da
pantere. Dioniso fu affascinato da Arianna, la spos e la port
sull'Olimpo. Come regalo di nozze le diede un diadema che divenne
poi una costellazione.

Arione. 1. (Areion) E il cavallo di ADRASTO, dotato di un'incredibile
velocit, grazie alla quale egli si salv dai Tebani durante la prima
spedizione contro Tebe. Si diceva che fosse figlio di DEMETRA e di
Poseidone: la loro unione in questo caso sarebbe awenuta quando
Demetra, cercando ovunque la figlia Persefone rapita da Ade, si
mut in cavalla per sfuggire all'insidia di Poseidone che voleva farla
sua. Ma anch'egli si tramut in cavallo e si un alla dea sotto questo
aspetto. Il cavallo che nacque da questa unione fu appunto Arione e
fu awezzato al freno prima da Poseidone, poi da Eracle, e infine
quando il suo ardore era gi domato, pass ad Adrasto. 2. (Arion) Era
un musico di Lesbo, autore di ditirambi, amico di Periandro tiranno
di Corinto, che girovagava di luogo in luogo cantando e guadagnan-
dosi cos la vita. Quando volle ritornare a Corinto, durante la naviga-
zione fu gettato in mare dai marinai che volevano impadronirsi del
suo denaro, ma un delfino lo raccolse e lo port sul dorso fino a Capo
Tenaro. La nave con gli assassini giunse a Corinto e i marinai furono
messi in croce o, secondo altri, impalati. Apollo, che lo aveva protet-
to, trasform in costellazione la lira di Arione e il delfino.

Aristeo. Figlio di Apollo e della ninfa Cirene fu allevato secondo alcu-
ni dalla bisnonna Gea, secondo altri dal centauro Chirone. Le Muse
poi gli insegnarono l'arte della divinazione e le ninfe l'allevamento
delle api e la coltivazione della vite, che egli a sua volta insegn agli
uomini. Spos Autonoe figlia di Cadmo, e ne ebbe un figlio, Atteone,
che come il padre sar appassionato per la caccia. Una volta vide EU-
RIDICE, la moglie di Orfeo, e la insegu, ma Euridice fu morsa da un
serpente e mor. Per vendicare la sua morte gli di provocarono
un'epidemia tra le sue api, ed Aristeo seppe dalla madre che solo in-
terrogando Proteo, un dio marino, avrebbe potuto conoscere la causa
della sua disgrazia. Allora Aristeo sorprese Proteo addormentato in
mezzo a un branco di foche, lo incaten e lo costrinse a rivelargli la ve-
rit. Partecip anche a una spedizione in India al fianco di Dioniso e
aiut gli abitanti di quel paese contro una pestilenza, ottenendone la
remissione da Zeus. Aristeo era particolarmente venerato in Arcadia,
dove aveva introdotto l'allevamento delle api.

Armonia. Figlia di ARES e di AFRODITE, moglie di CADMO, ebbe come
dono nuziale una collana e una veste che portavano sfortuna a chi le
indossava. Il motivo di ci era l'odio suscitato verso Armonia dal fatto
di esser nata da un amore illecito di Afrodite con Ares. Questi oggetti
sventurati passarono di mano in mano portando sempre sventura e
morte a chi li possedeva. Alla loro morte Cadmo e Armonia furono
mutati in dragoni e vissero cos nei Campi Elisi.

Arpie. Sono geni alati rappresentati come donne fornite di ali, o uc-
celli dalle teste femminili, con artigli aguzzi e largo ventre. Abitavano
nelle isole Strofadi. Appartengono alla generazione divina pre-olim-
pica, e sono di solito tre: Aello (Burrasca), Ocipete (Volo rapido) e
Celeno (Oscura). Si credeva che rapissero i bambini e le anime dei
morti. La leggenda pi famosa che le riguarda  quella secondo cui`il
re Fineo era tormentato da questi mostri che gli rapivano continua-
mente tutto quello che gli veniva messo dinanzi, in modo particolare
il cibo, e sporcavano tutto quello che non potevano rapire. Fineo
chiese agli Argonauti di liberarlo ed essi le costrinsero a volare. Il
Fato aveva determinato che le Arpie sarebbero morte uccise dai figli
di Borea, ma essi sarebbero morti se non avessero raggiunto le Arpie,
cos esse promisero di lasciare in pace Fineo pur che venisse loro con-
sentito di vivere. Si nascosero poi in una caverna nell'isola di Creta.

Artemide. Corrisponde alla dea Diana latina. E considerata la sorella
di Apollo e figlia di LATONA e di Zeus, ma alcune tradizioni la credo-
no figlia di Demetra. Quando Latona si rifugi nell'isola di Delo per
partorire i due figli, Artemide, che era nata per prima, la aiut a met-
tere al mondo Apollo. E dea della caccia, eternamente giovane e ver-
gine, insegue con le sue ninfe le fiere nei boschi. Fu anche identificata
con Ecate, dea lunare. Si attribuiscono alle sue frecce le morti im-
prowise. Quando Apollo uccise uno dopo l'altro i sei figli di NIOBE a
caccia sul Citerone, ella in casa uccideva le sei figlie, per difendere
l'onore di Latona sua madre. Partecip anche al combattimento con-
tro i Giganti e uccise Orione, che aveva tentato di insidiarla. Contro
l'empiet di Eneo che si era dimenticato di venerarla mand il cin-
ghiale calidonio. Una delle fatiche di Eracle fu determinata dal fatto
che Euristeo aveva ordinato a Eracle di portargli le corna d'oro di un
cervo consacrato ad Artemide, e l'eroe, non volendo ucciderlo, lo in-
segu per un intero anno. Alla fine lo uccise e cerc di scagionarsi di
fronte all'ira di Artemide riversando la colpa del fatto su Euristeo.
Questo episodio riporta a quello, per certi versi analogo, di IFIGENIA:
adirata contro Agamennone che aveva ucciso un cervo vantandosi di
averlo fatto meglio della stessa Artemide, mand una bonaccia che
immobilizz la flotta in partenza per Troia. Tiresia, interpellato, rive-
l il motivo dell'ira della dea e sugger di sacrificare Ifigenia, la giova-
ne figlia del re. Ma nel momento del sacrificio Artemide sostitu la
fanciulla con una cerbiatta, e Ifigenia fu portata in Tauride eome assi-
stente al eulto della dea. Seeondo gli antichi Artemide errava sempre tra
le montagne come la Luna, di cui era la personificazione, cos come
Apollo era quella del Sole. Era anche la protettrice delle Amazzoni.

Asclepio. Figlio di Apollo e, secondo una tradizione, di Coronide, che
avrebbe tradito il dio per un mortale quando era incinta. Apollo la
pun con la morte, ma dal corpo di lei che ardeva sul rogo avrebbe
tratto il piccolo ancor vivo. Secondo altri la madre di lui sarebbe la fi-
glia del predone Flegia: sedotta da Apollo durante un saccheggio del
padre nel territorio di Epidauro, mise al mondo e abbandon il bam-
bino ai piedi d'una montagna. Il piccolo sarebbe stato allattato da una
capra e custodito da un cane. Tutti sono concordi nel dire che fu edu-
cato dal centauro Chirone e che alla sua scuola divenne abilissimo
nell'arte della medicina, fino a scoprire il rimedio per far resuscitare i
morti, ottenuto col sangue colato dalle vene della GORGONE. Zeus
vedendo un gran numero di resurrezioni compiersi ad opera di Ascle-
pio, temendo che fosse sowertito l'ordine del mondo, lo fulmin, e
Apollo per vendicarlo uccise i Ciclopi che avevano fabbricato il fulmi-
ne. Il suo culto fu particolarmente vivo a Epidauro, nel Peloponneso
dove fior una scuola di medicina. Tra i discendenti di Asclepio va no-
minato Ippocrate. Asclepio corrisponde nel culto romano a Escula-
pio; gli era sacro il gallo, e veniva rappresentato con un bastone sul
quale erano awolti dei serpenti, talvolta accompagnato da una capra
o da un cane.

Atalanta. Figlia forse di Climene e di Giasone, fu esposta sul monte
Partenione e allattata da un'orsa. Divenuta adulta rifiut le nozze e
divenne cacciatrice come Artemide. Partecip alla lotta per il cin-
ghiale calidonio e vi svolse un ruolo di primo piano accanto a MELEA-
GRO. Costretta a scegliersi un marito, disse che avrebbe sposato
l'uomo che l'avesse vinta nella corsa, ma che se il pretendente fosse
stato sconfitto lo avrebbe messo a morte. Riusc cos ad ucciderne
molti, finch capit un nuovo pretendente (Ippomene o Melanione),
al quale Afrodite aveva dato delle mele d'oro. Egli durante la corsa le
lasci cadere una a una e Atalanta si ferm a raccoglierle e perdette la
scommessa. Dopo il loro matrimonio si fermarono a far l'amore in un
tempio di Zeus, e il dio li pun trasformandoli in leoni. Il figlio di Ata-
lanta, Partenopeo, partecip alla prima guerra tebana.

Atamante. Figlio di Eolo, spos la dea Nefele e ne ebbe due figli, Fris-
so ed Elle. Poi spos in seconde nozze Ino, e nacquero Learco e Me-
licerte. Ino, gelosa di Frisso ed Elle, riusc a convincere le donne del
paese a tostare i chicchi di grano che servivano per la semina, cosicch
non nacque nessuna pianta, e poi fece dire ai messaggeri inviati
all'oracolo di Apollo che il dio voleva il sacrificio di Frisso. Mentre
per Frisso stava per essere immolato Nefele fece comparire un arie-
te dal vello d'oro, sul quale montarono i due figli. Frisso riusc a rag-
giungere la Colchide, mentre Elle cadde in mare e anneg. Il vello di
questo ariete, custodito poi da Eete, re della Colchide, sar l'oggetto
dell'impresa degli ARGONAUTI. Atamante impazzito per la collera di
Era, poich aveva acconsentito ad allevare il piccolo Dioniso che
Zeus aveva affidato a Ino, sorella di Semele, uccise Learco. Ino allora
si gett in mare con Melicerte e furono entrambe mutati in divinit
marine: Leucotea e Palemone. Atamante condusse in Tessaglia una
vita senza meta, finch si stabil in un paese che fu detto da lui Ata-
manzia.

Atena. Figlia di ZEUS e di METI,  identificata a Roma con la dea Mi-
nerva. Quando sua madre stava per partorirla, Zeus la ingoi, perch
Urano suo padre l'aveva awertito che il figlio nato da Meti lo avrebbe
detronizzato. Ma, giunto il tempo del parto, Zeus, tormentato da un
grande dolore di testa, ordin a EFESTO di spaccargliela con un colpo
d'ascia. Ne usc fuori Atena, tutta armata, che emise un grido di guer-
ra che fece tremare cielo e terra. Essa  sempre rappresentata come la
dea guerriera, armata della lancia e dello scudo. Sullo scudo portava
la testa della Medusa, che rendeva di pietra chiunque la guardasse, e
sul petto l'egida coi serpenti. Partecip con un ruolo di primo piano
alla lotta contro i Giganti e si fece pi tardi protettrice degli Achei
nella guerra contro Troia, dopo che PARIDE sul Monte Ida le aveva
negato il premio della bellezza. Am e protesse anche Eracle quando
intraprese le sue fatiche e ne ebbe in cambio i pomi d'oro delle Espe-
ridi. Aiut anche Ulisse a ritornare a Itaca, dopo la guerra di Troia. E
considerata la dea della sapienza e dell'intelligenza, e come tale in-
ventrice delle arti e delle scienze. Invent l'aratro, e l'arte del filare,
del tessere, del tingere (v. ARACNE); a lei si doveva I introduzione in
Grecia dell'olio di oliva, regalato dalla dea all'Attica per avere la so-
vranit su quel paese, e fu essa a presiedere alla costruzione della
nave Argo, la pi grande allora costruita, con la quale fu compiuta
l'impresa degli Argonauti. Invent anche la quadriga e il carro da
guerra. Il suo animale preferito era la civetta. Con EFESTO gener
ERITTONIO, pur restando vergine. Era venerata in moltissime citt, tra
cui Sparta, Megara, Argo, ma il suo culto era specialissimo in Atene, la
citt che portava il suo nome e che la venerava in una statua scolpita da
Fidia e posta sull'Acropoli. A Troia, e poi a Roma, riceveva un culto spe-
ciale sotto forma di un antichissimo idolo detto Palladio, che a Roma era
conservato nel tempio di Vesta. In suo onore venivano celebrate molte
feste, come le Panatenaiche e le Erroforie; a Roma era onorata nelle
quinquatria tra il 19 e il 23 marzo.

Atlante. E un titano, figlio di Giapeto e di Climene. Avendo parteci-
pato alla lotta dei TITANI contro Zeus e gli di, gli fu inflitta la puni-
zione di reggere sulle spalle la volta celeste, che fu sorretta da ERACLE
finch egli and a riprendere i Pomi delle Esperidi. Gener molti fi-
gli: con Pleione le Pleiadi e le Iadi, con Esperide le Esperidi.

Atreo. Figlio di Pelope e d'Ippodamia. Con il fratello Tieste uccise il
fratellastro Crisippo e per questo delitto essi furono cacciati e male-
detti da Pelope. Rifugiatisi a Micene i due fratelli condivisero un de-
stino di odi e vendette. Infatti un oracolo sugger ai Micenei di pren-
dere come successore al trono un figlio di Peleo: la lotta per il trono
manifest questo odio. Tieste riusc con un sotterfugio, essendo
amante della moglie di Atreo, a farsi incoronare re di Micene, ma con
l'appoggio di Zeus Atreo divenne a sua volta re e cacci il fratello da
Micene. Scoperto in seguito il tradimento e il sotterfugio della moglie
con Tieste, Atreo si vendic del fratello invitandolo a cena e dichia-
rando intenti pacificatori, mentre invece gli uccise i figli e imband il
banchetto con le loro carni. Dopo la cena rivel a Tieste la natura del
pasto. Grande fu la disperazione di Tieste che fugg e, dopo aver con-
sultato un oracolo, gener un figlio con la propria figlia (a insaputa di
lei). EGISTO, questo il nome del figlio incestuoso, fu allevato da Atreo
senza che quest'ultimo fosse a conoscenza dell'identit del padre. Ad
Egisto Atreo affid il compito di uccidere Tieste. Ma una volta rico-
nosciuto il padre in Tieste, Egisto torn da Atreo uccidendolo. Tieste
fu cos incoronato re di Micene. Atreo aveva avuto da Erope due figli:
Agamennone e Menelao.

Belerofonte. Figlio di Poseidone (ma in realt ha come padre Glau-
co), molto probabilmente deve il suo nome all'uccisione accidentale
di un uomo (Bellero, da cui il nome Uccisore di Bellero). In seguito
a questo delitto fugg a Tirinto, dove il re Preto lo accolse e lo purific.
La moglie di Preto si invagh del giovane e cerc di sedurlo ma essen-
do stata rifiutata si vendic denunciando Bellerofonte presso il mari-
to come se egli avesse voluto sedurla. Preto mand Bellerofonte da
Iobate, re di Licia e suo suocero, con una lettera in cui richiedeva la
morte di chi la portasse. Iobate mand Bellerofonte a combattere la
mostruosa CHIMERA, il popolo dei Solimi, le AMAZZONI e i Lidi, ma
sempre il giovane riusc a sconfiggere i pericolosi nemici, aiutato an-
che dal cavallo alato Pegaso. Riconosciuta per questi fatti la sua origi-
ne divina, Iobate gli diede in sposa la figlia Filonoe, da cui ebbe i figli
Isandro e Ippoloco e la figlia Laodamia. In seguito Bellerofonte si
inorgogl tanto che sfid gli di cercando di salire con Pegaso fino a
Zeus, che per lo fece precipitare a terra provocandone la fine.

Bitone. Figlio di Cidippe, sacerdotessa di Era. Con il fratello Cleobi
diede prova del grande affetto che nutriva per la madre trascinando il
carro di una processione per ben 45 stadi, non essendo pronti i buoi
da mettere sotto al giogo. La madre preg la dea che ci fosse una ri-
compensa per tanto sforzo, e i due fratelli non si svegliarono pi dal
lungo riposo per la fatica compiuta.

*Bona Dea. Nella leggenda  ora moglie e ora sorella di Fauno. Come
sorella di Fauno ella resistette ai suoi tentativi di seduzione fintanto
che egli, preso da grande ira, non la batt con rami di mirto. Come
moglie era invece una domestica abile e virtuosa; il giorno in cui trov
un otre di vino ella si ubriac, e quando Fauno la trov la fece morire
percuotendola con un bastone di mirto. Da questi miti  spiegato il di-
vieto di introdurre il mirto nel suo tempio. A Roma nel tempio della
Bona Dea, situato sull'Aventino, si celebravano ogni anno i suoi mi-
steri, riti dai quali i maschi erano esclusi.
*Caco. Eroe locale romano,  forse figlio di Vulcano (e per questo
forse di natura divina). La versione pi diffusa del mito descrive Caco
come un brigante che aveva il covo in un antro roccioso sull'Aventino
e depredava le popolazioni limitrofe. Il suo mito si incrocia con quello
di ERACLE al quale rub alcuni capi del bestiame che I eroe aveva sot-
tratto a GERIONE. Per non farsi scoprire Caco trascin le bestie per la
coda per far s che le impronte lasciate al contrario ingannassero Era-
cle. La leggenda vuole che Eracle riuscisse a non cadere nello strata-
gemma di Caco solo perch si accorse della presenza degli animali dai
muggiti dell'armento. Caco entr quindi in combattimento con Era-
cle e venne ucciso.

Cadmo. Figlio di Agenore e di Telefassa. Per ritrovare EUROPA, la sorel-
la rapita da Zeus, I'oracolo di Delfi gli impose di seguire una vacca e di
fondare una citt dove essa si fosse accasciata. Cos fond Tebe, la cui
rocca prese il nome di Cadmea. Nel compiere questo dovette uccide-
re un drago che custodiva la fonte detta Sorgente di Ares: dopo che
lo ebbe sconfitto Atena gli apparve consigliandogli di seminarne i
denti. Dai denti sorsero degli armati (chiamati Sparti owero semi-
nati) che Cadmo fece combattere tra di loro. Solo cinque tra questi
soprawissero e furono i capostipiti della nobilt tebana. Per espiare
l'uccisione del drago, Cadmo fu schiavo per otto anni del dio Ares
una volta espiata la colpa divenne il re di Tebe. Ebbe in sposa ARMO-
NIA che gli diede i figli Ino, Autonoe, Agave, Semele e Polidoro.

Calcante. E uno tra i pi famosi indovini del suo tempo, discendente
da parte di padre (Testore) dal dio Apollo, che gli aveva fatto dono
della visione profetica. Fu insieme ai Greci nella spedizione di Troia
dove diede prova delle sue capacit divinatorie. Fu sua ad esempio la
predizione che Troia non sarebbe caduta con la forza ma con l'inganno.
Si racconta che gli fu profetizzata la morte quando avesse trovato un in-
dovino pi abile di lui. Secondo la leggenda trov l'indovino (e quindi
la morte per struggimento o per suicidio) nella persona di Mopso.

Calipso. Ninfa che la leggenda vuole ora figlia d'Atlante e di Pleione
e ora di Febo e Perseide. Viveva nell'isola di Ogigia (forse l'odierna
Gibilterra, dove trattenne e am per diversi anni ULISSE fino a quan-
do Ermes, inviato da Zeus per volere di Atena, non venne a liberarlo.

Camene. Ninfe della tradizione romana protettrici delle sorgenti. A
Roma avevano un santuario in un bosco vicino a Porta Capena accan-
to ad un tempio di Egeria. In alcuni casi sono state assimilate alle
Muse.

Caos. E il Vuoto primordiale, talora ritenuto figlio del Tempo (Cro-
no) e fratello dell'Etere, talora invece considerato come padre
dell'Erebo, della Notte (Nyx), del Giorno (Emera) e dell'Etere.

Capaneo. E uno dei sette principi che andarono in spedizione contro
Tebe. Di indole violenta e temeraria e di grande statura, assalt le
mura della citt con tale impeto che la foga lo port a sfidare Zeus.
Un fulmine del dio, per, lo colse quando ancora era in battaglia. Al
momento del suo funerale la moglie Evadne si gett nel rogo sul qua-
le ardeva il corpo del marito. Ebbe come figlio Stenelo.

Cariddi. Figlia della Terra (Gea) e del mare (Poseidone) era un mo-
stro che viveva su uno scoglio situato vicino a Messina, sullo stretto
che separa l'isola dall'Italia. Essere mostruoso e voracissimo, aveva
rubato a Eracle le mandrie e le aveva divorate: per questo era stata
precipitata in mare da Zeus. Tre volte al giorno inghiottiva le acque
del mare con tutto quello che trasportavano, comprese le navi dei na-
viganti, e tre volte al giorno le vomitava: dall'altra parte dello stretto
un altro mostro, Scilla, attendeva al varco i marinai. Anche Ulisse fu
trascinato dalla corrente di Cariddi, ma riusc a salvarsi aggrappando-
si a un albero di fico.

Cariti. Dee della Bellezza, della gioia e forse anticamente della vege-
tazione, dimorano sull'Olimpo e spesso si intrattengono con le Muse
cantando in coro. Sono conosciute come le tre sorelle Eufrosine, Ta-
lia e Aglae, figlie di Zeus ed Eurinome: solitamente vengono rappre-
sentate come tre fanciulle nude che si tengono per le spalle, due rivol-
te verso una direzione e la terza in quella opposta. Spesso accompa-
gnano Afrodite, Eros e a volte Dioniso. Per i Romani erano note
come le Grazie.

Caronte. Figura che appartiene al mondo degli Inferi,  rappresenta-
to come un vecchio barbuto e ripugnante. Traghetta le anime dei
morti attraverso le paludi dell'Acheronte reclamando un obolo: per
questo motivo veniva posta in bocca ai defunti una moneta per pagare
il passaggio nell'Aldil. E severo e dispotico con le anime che costrin-
ge a remare non esitando a percuoterle mentre lui governa la barca
funebre con il timone.

Cassiopea. Figlia di Cefeo, re di Etiopia, e madre di Andromeda. Poi-
ch si vantava della sua bellezza perfino con Era o, secondo altre ver-
sioni, con le Nereidi, figlie di Poseidone, costui offeso mand un mo-
stro marino a devastare l'Etiopia. L'oracolo di Ammone disse che il
popolo sarebbe stato liberato da tale calamit soltanto se Andromeda
fosse stata offerta in pasto al mostro, ed essa venne incatenata ad una
rupe come vittima sacrificale. Fu per salvata dall'intervento di PER-
SEO che uccise il mostro e spos Andromeda, che fu poi posta da Pal-
lade tra le costellazioni, insieme a sua madre Cassiopea.

Centauri. Creature mostruose che hanno met corpo di cavallo e
met di uomo, vengono generalmente considerati figli di ISSIONE. Il
mito pi conosciuto legato ai Centauri fu quello del loro combatti-
mento con i LAPITI in occasione delle nozze di PIRITOO.

Cerbero. Cane mostruoso dalle tre teste figlio di TIFONE e di ECHID-
NA. E incatenato davanti all'entrata dell'Erebo, con il compito di in-
cutere terrore e non lasciar uscire nessuno. Il suo mito si incrocia con
quello di ERACLE durante una delle sue fatiche.

Cerere. Vedi DEMETRA.

Chere. Rappresentano il Destino che segue ogni uomo fin dal mo-
mento della sua nascita, ma particolarmente il genere di morte che
deve toccargli in sorte, e si trovano perci al fianco di ogni eroe al mo-
mento della morte durante le battaglie e le guerre. Sono nominate
particolarmente nell'lliade, dove vengono rappresentate come crea-
ture nere, con grandi ali, denti aguzzi e appuntiti, unghie lunghe e ar-
tigliate, con cui straziano i cadaveri. Si nutrono del sangue dei morti e
dei feriti, ed hanno un ampio mantello nero chiazzato di sangue. Sono
figlie di Nyx (la Notte), e sono spesso confuse con altre divinit analo-
ghe, come le MOIRE e le ERINNI. Nella tradizione popolare erano
identificate con le anime malvagie dei morti, che devono essere placa-
te con sacrifici. Secondo Platone sono esseri malefici che, come le AR-
PIE, insozzano tutto ci che toccano.

Chimera. Mostruosa creatura leggendaria dalla testa di leone, la coda
di serpente e il corpo, e forse un altra testa, di capra. Figlia di TIFONE
e di ECHIDNA, fu sconfitta da BELLEROFONTE e il suo cavallo alato
Pegaso.

Chirone. Figlio di Crono e di Filira, figlia dell'Oceano, apparteneva
come Zeus alla prima generazione degli di olimpici, ed aveva doppia
natura, di uomo e di cavallo, perch CRONO per generarlo si era unito
a Filira sotto forma di questo animale. Era immortale e viveva in una
grotta del monte Pelio. A differenza degli altri Centauri era buono e
amico degli uomini e conosceva l'arte di guarire uomini e animali. In
modo particolare protesse Peleo, al quale insegn come avrebbe po-
tuto unirsi alla ninfa Teti evitando che lei si trasformasse. Quando
nacque ACHILLE, frutto di questa unione, Teti lo affid a Chirone
perch lo istruisse. Oltre ad Achille Chirone istru anche Giapeto e
Asclepio e forse lo stesso Apollo. Insegnava la musica, I'arte della
guerra e la caccia, oltre naturalmente alla medicina. Chirone era an-
che un chirurgo e quando Achille ebbe la caviglia bruciata dalla ma-
dre che tentava di renderlo immortale immergendolo nel fuoco, Chi-
rone gli ricostru l'osso bruciato con quello dello scheletro di un GI-
GANTE, da lui disseppellito. Fu ferito incidentalmente da ERACLE SUo
amico con una freccia che produceva ferite inguaribili e nonostante fosse
immortale desider morire: PROMETEO allora gli offr il suo diritto alla
morte e Chirone fu trasformato nella costellazione del Sagittario.

Ciclopi. Secondo i racconti pi antichi sono giganti con un occhio
solo, figli di Urano e Gea, caratterizzati dalla forza e dall'abilit ma-
nuale. Se ne conoscono tre: Bronte, Sterope (o Asterope) e Arge. Fu-
rono incatenati da Urano e successivamente liberati da CRONO che
per poi li incaten a sua volta nel Tartaro, finch ZEUS non li liber
definitivamente. Fabbricarono i fulmini a Zeus e fornirono ad Ade un
elmo che rendeva invisibili; Poseidone invece ebbe da loro il tridente.
Queste armi consentirono agli di di sconfiggere i TITANI, che furono
precipitati nel Tartaro. Nelle leggende successive essi sono i costrut-
tori di tutte le armi degli di ed hanno la loro officina in un luogo sot-
terraneo in Sicilia, nel fondo del cratere dell'Etna: in tal modo era
giustificato il fuoco e il rimbombo del vulcano. Poich Apollo attribu
a loro la responsabilit dell'uccisione di ASCLEPIO suo figlio, ehe fu
eolpito da Zeus eon un colpo di fulmine per aver resuscitato alcuni
morti, li stermin. Nell'Odissea essi appaiono come esseri giganteschi
e rozzi, dediti alla pastorizia e incuranti della divinit, antropofagi e
ignari degli effetti del vino, perch non coltivano la vite e non vivono in
citt, ma in spelonche selvagge. Tutte le mura e le costruzioni preisto-
riche costruite con enormi massi di pietra, si credevano opera loro.

Cicno. Con il nome di Cicno sono conosciuti diversi eroi. Uno  un fi-
glio di Apollo e di Tiria, bellissimo ma rude nei modi, che, per una
scorrettezza dell'amico Filio, si gett con la madre nel lago: Apollo lo
mut cos in cigno. Fu anche un figlio di Poseidone e di Calice, e fu
anch'esso trasformato in cigno dal padre. Cicno  anche figlio di Ares
e Pelopia, uomo sanguinario e violento, che si dilettava nel recar dan-
no ai pellegrini dell'oracolo di Delfi. Questo fatto fece intervenire
Apollo che mand Eracle a punire Cicno: il brigante fu eos ueeiso.

Cimmeri. Popolo mitico che appare in molte leggende con diverse ac-
cezioni: il paese della loro provenienza  quello dove non arriva mai il
sole e quindi indicato spesso come paese del sonno, ma ora  identifi-
cato con il nord del Mar Nero, ora con l'estremo occidente e ora addi-

rittura con la regione di Cuma in Italia. Sono descritti di solito come
un popolo che vive sottoterra, in gallerie o miniere e che viene consi-
derato come antenato ora dei Celti e ora degli Sciti.

Circe. Figlia di Elio e di Perseide era una potente maga che abitava
nell'isola di Ea, I'odierno Monte Circeo. ULISSE approd alla sua iso-
la nelle sue peregrinazioni: in quell'occasione Circe tramut il suo
equipaggio in animali con un sortilegio e l'eroe greco riusc a sfuggirle
per l'intervento di Ermes. Circe lo trattenne comunque un mese (o
anche un anno) ed ebbe da lui Telegono.

Climene. Figlia di Oceano e Teti, spos Giapeto e gener Atlante,
Prometeo ed Epimeteo. Secondo una versione del mito che la riguar-
da, avrebbe sposato ELIO (il Sole) e avrebbe generato con lui FETON-
TE e le Eliadi.

Clitennestra. Figlia di Tindaro e di LEDA, sorella gemella di ELENA
ma mentre Elena  figlia di Zeus, unitosi a Leda sotto forma di cigno.
Clitennestra  figlia di Tindaro, re di Lacedemone, che si un alla mo-
glie subito dopo che essa era stata con Zeus; Clitennestra gener da
Zeus i DIOSCURI. Fu sposata a Tantalo, figlio di Tieste, che fu ucciso
da Agamennone insieme con i suoi figli. Agamennone fu quindi per-
seguitato dai Dioscuri, finch fu costretto a sposare Clitennestra, e da
lei ebbe diversi figli, tra cui IFIGENIA, CASSANDRA, ELETTRA, ORE-
STE. Durante la guerra di Troia, quando la flotta greca stava per sal-
pare, l'indovino Calcante disse che per avere venti favorevoli era ne-
cessario sacrificare Ifigenia, e dopo il sacrificio della figlia Clitenne-
stra medit la vendetta. Durante l'assenza di Agamennone essa, dap-
prima fedele al marito, fin per cedere alle mire di EGISTO, innamora-
to di lei, e allontan dal suo fianco il cantore Demodoco che fino a
quel momento l'aveva consigliata e che vegliava su di lei per incarico
del marito. Quando Agamennone ritorn dalla guerra ella gli fece in-
dossare una camicia con le maniche cucite, stratagemma che le per-
mise di ferirlo a morte, uccise poi Cassandra, fece rinchiudere Elettra
in prigione e avrebbe ucciso anche Oreste se non fosse stato salvato
dal precettore. Egli sette anni dopo vendic il padre, uccidendo la
madre. I miti relativi a Clitennestra hanno fornito ai tragici lo spunto
per numerose tragedie.

Cloto. Una delle tre MOIRE, viene rappresentata con un fuso in mano
con cui fila. E la pi giovane ed  tradizionalmente legata alla nascita.

Creonte. Re di Corinto figlio di Lecito. Ospit GIASONE e MEDEA per
diversi anni fino a quando volle dare in sposa la figlia Glauce (o Creu-
sa) a Giasone. Mentre Giasone accettava, Medea, ripudiata, andava
su tutte le furie e complott una vendetta: cos diede in regalo alla ri-
vale una veste che era intrisa nel veleno: Glauce si mise la veste e
mor. Stessa sorte ebbe il padre Creonte. Un altro Creonte  figlio di
Meneceo e fratello di Giocasta che dapprima lasci il trono a EDIPO
che era risultato vittorioso sulla Sfinge. In seguito, dopo che fu sco-
perto l'incesto tra Edipo e Giocasta e che Edipo and in esilio, Creon-
te riprese il trono (v. anche ANTIGONE).

Crono. Figlio di URANO (il Cielo) e GEA (la Terra), appartiene alla
prima generazione degli di, precedenti a ZEUS e agli di olimpici.
Era il pi giovane dei TITANI e aiut la madre a vendicarsi del padre,
castrandolo con un falcetto (v. AFRODITE), poi divenne signore del
mondo e scaravent nel Tartaro i suoi fratelli, gli ECATONCHIRI, e i
Ciclopi, che altra volta aveva aiutato contro lo stesso Urano. Spos
Rea, sua sorella, e da essa ebbe i figli Estia, Demetra, Era, Plutone
(Ade) e Poseidone. Man mano che i figli nascevano egli li divorava,
perch Urano e Gea gli avevano predetto che uno dei suoi figli lo
avrebbe spodestato. Solo Zeus riusc a sfuggire a questa sorte, perch
sua madre Rea lo partor di nascosto nell'isola di Creta (v. AMALTEA),
poi awolse con i pannolini una pietra e la dette da ingoiare a Crono,
che non si accorse dell'inganno. Quando poi Zeus divenne adulto,
con l'aiuto di Meti, sua moglie, fece in modo che Crono risputasse tut-
ti i figli che aveva divorato, ed essi insieme allo stesso Zeus mossero
guerra al padre, che era aiutato dai fratelli Titani. Dopo dieci anni di
guerra un oracolo predisse a Zeus che avrebbe vinto se avesse resti-
tuito la libert a tutti gli esseri precipitati nel Tartaro. Zeus li liber e
vinse la battaglia. Crono e i Titani furono incatenati nel Tartaro. Cro-
no avrebbe generato oltre ai figli gi citati, il centauro Chirone ed
Efesto. Secondo una tradizione orfica Crono si riconcili con Zeus e
pose la sua sede nell'isola dei Beati. I Romani lo identificarono con
Saturno e regn in Italia (Satumia tellus): da lui gli Italiani si chiama-
rono satumia gens. Aveva il suo trono in Campidoglio e le sue feste,
dette Satumalia, erano celebrate dal 17 al 24 dicembre di ogni anno.

Cureti. Sacerdoti di Rea, in Creta, che eseguivano in onore di Zeus
una danza rumorosa battendo gli scudi con le armi, detta danza pirri-
ca. Tale rito ricordava la leggenda secondo cui essi avevano salvato la
vita di Zeus coprendone i vagiti col rumore degli scudi quando CRO-
NO SUO padre avrebbe voluto divorarlo.
Dafne. E una ninfa il cui nome in greco significa alloro, fu amata da
APOLLO e per sottrarsi all'inseguimento del dio chiese a suo padre, il
fiume Peneo, di essere trasformata in albero. Cos divenne l'alloro
che  la pianta amata dal dio. Secondo un'altra versione della leggen-
da era favorita da Artemide e come lei amante della caccia e della vita
nei boschi. Si innamor di lei Leucippo, figlio di Enomao, che per po-
terla awicinare si travest con abiti femminili. Apollo, geloso dell'af-
fetto che legava Dafne a Leucippo, le ispir il desiderio di bagnarsi in
una sorgente. Costretto a spogliarsi, Leucippo fu smascherato e stava
per essere trafitto dalle compagne di Dafne, ma fu reso invisibile.
Apollo allora si slanci su Dafne che fu trasformata in alloro.

Dafni. Pastore figlio di Ermes e di una ninfa, era nato in Sicilia in un
boschetto di alloro e fu allevato dalle ninfe. Passava la sua vita pasco-
lando greggi, suonando il flauto e la zampogna e cantando canzoni
bucoliche. Nelle numerose leggende che lo riguardano  sempre un
giovane bellissimo, amato dalle ninfe, dalle Muse e dalle divinit
agresti. Fu accecato per non aver tenuto fede all'amore della ninfa
Naide ( o Nomia), ingannato dalla figlia di un re di Sicilia. Sulla sua
fine ci sono molte versioni, ma in genere si racconta che dopo l'acce-
camento si fosse gettato, disperato, da una rupe e fosse stato trasfor-
mato in roccia, o fonte.

Danae. Figlia di Acrisio e di Euridice, madre di Perseo. Poich l'ora-
colo aveva predetto che le sarebbe nato un figlio che sarebbe stato la
causa della morte del nonno, Acrisio la fece rinchiudere in una torre
dove fu visitata da Zeus trasformatosi in pioggia d'oro. Unitosi a lei
sotto questa forma, gener PERSEO. Quando il bambino nacque fu
gettato insieme alla madre in mare, per ordine di Acrisio, secondo al-
tri invece madre e figlio furono abbandonati sulla riva del mare rin-
chiusi in un cofano. In ogni modo Zeus fece in modo che si salvassero
e Perseo, divenuto adulto, fu mandato a cercare le GORGONI. Egli le
uccise e port con s la testa di Medusa, che pietrificava tutti quelli
che la guardavano. Acrisio fu cos convertito in pietra.
Danao. Figlio di Belo, re egiziano, e di Anchinoe, fratello di Egitto.
Aveva cinquanta figlie, le Danaidi, mentre Egitto aveva cinquanta fi-
gli maschi. Awertito da un oracolo fugg su una nave con cinquanta
ordini di remi e approd ad Argo, dove divenne re. I figli di Egitto
giunsero anch'essi ad ARGO e gli chiesero in spose le sue cinquanta fi-
glie, promettendogli amicizia. Danao accett e imband un solenne
banchetto per le nozze, facendosi promettere dalle figlie che nella
prima notte di nozze avrebbero ucciso i loro mariti. Esse eseguirono
l'ordine, tranne Ipermestra, che salv Linceo perch questi l'aveva ri-
spettata. Le teste dei mariti delle Danaidi furono seppellite a Lerna.
Pi tardi le Danaidi furono uccise da Linceo insieme al loro padre e
agli Inferi ebbero per castigo la condanna di cercare eternamente di
riempire d'acqua dei vasi senza fondo.

Dardano. E figlio di Zeus e di Elettra, capostipite dei Troiani. Il suo
paese di origine era Samotracia, dove viveva con il fratello Issione,
dopo la cui morte approd con una zattera in Frigia, dove regnava
Teucro, figlio del fiume Scamandro e della ninfa Idea. Teucro gli die-
de il terreno per costruire una citt che da lui fu detta Dardania. Spo-
s Crise che gli port in dote il Palladio, e in seconde nozze spos Ba-
teia figlia di Teucro, da cui nacque Erittonio, padre di Troo.

Dattili. I Dattili sono demoni abitanti nell'Ida, e perci sono anche
detti dattili idei. Il loro nome significa dita e si spiega con la loro
grande abilit di lavorare il ferro. Si diceva anche che la loro madre,
Rea, nel momento in cui li metteva al mondo avrebbe premuto al suo-
lo le mani contratte per il dolore e che dalle impronte di queste mani
i Dattili avrebbero avuto il nome. Si attribuiva a loro la magia, la dif-
fusione e forse l'invenzione dei Misteri, la conoscenza delle forze na-
turali. Erano apparentati ai CURETI e ai Coribanti e avrebbero
anch'essi vegliato sull'infanzia di Zeus. Avrebbero organizzato per la
prima volta i Giochi Olimpici, per divertire il piccolo Zeus. Erano
considerati anche inventori di arti utili, come la musica.

Dedalo. Figlio di Metione (o di Palemone o di Eupalamo),  il perso:
naggio che incarna l'artista universale: scultore, architetto, inventore
di strumenti di ogni tipo. Si diceva che avesse inventato perfino delle
statue che muovevano gli occhi e le gambe, come riferisce Platone.
Viveva ad Atene dove divenne geloso di suo nipote Talo, che ispiran-
dosi alla mascella di un serpente aveva inventato la sega, e lo uccise
gettandolo dall'Acropoli. Dedalo, scoperto, fu esiliato dalla citt e
fugg a Creta dove si mise a servizio di MINOSSE, per il quale costru il
Labirinto di Cnosso, cos intricato che chi vi entrava si perdeva e veni-
va divorato dal Minotauro che lo abitava. Quando TESEO arriv a
Creta accompagnato da ARIANNA con l'incarico di uccidere il mostro,
Dedalo le sugger l'inganno del filo, col quale Arianna riusc ad aiuta-
re Teseo. Per punizione Dedalo fu imprigionato nel Labirinto con suo
figlio Icaro, ma riusc a fuggire costruendo per entrambi le ali unendo
penne di uccello con la cera. Icaro precipit nel mare da lui detto Ica-
rio, perch volle volare troppo in alto e il sole bruciante sciolse la cera
che teneva unite le penne delle ali. Dedalo invece dopo molte peripe-
zie giunse in Sicilia presso il re Cocalo. Quando Minosse fu ucciso
dalle figlie di Cocalo, Dedalo costru molti edifici.

Deianira. Figlia di Calidone Eneo e sorella di MELEAGRO, oppure fi-
glia di Dioniso. Dopo la morte di Meleagro fu trasformata in gallina,
ma riacquist forma umana per intercessione di Dioniso. Quando
ERACLE si rec negli Inferi Meleagro gli offr in sposa sua sorella
Deianira, e l'eroe dovette lottare con il fiume-dio Acheloo per averla.
Dalle nozze con Eracle nacque a Deinaira il figlio Illo. Il centauro
NESSO tent di violentarla e fu ucciso da Eracle, ma prima di morire
dette a Deianira un filtro, composto dal suo sangue e dal seme che
egli aveva sparso nel momento in cui aveva tentato di possederla, di-
cendole che aveva il potere di riconquistare l'amore dell'uomo desi-
derato. Quando Eracle si innamor di Iole, Deianira gli mand per
mezzo del fedele Lica una tunica imbevuta del filtro ricevuto da Nes-
so, ed Eracle la indoss e fu devastato da un fuoco in seguito al quale
mor. Deianira allora si uccise per disperazione.

Deifobo. Figlio di Priamo e di Ecuba, fratello molto amato da Ettore.
Atena prese il suo aspetto durante il duello tra Ettore e Achille e con-
vinse Ettore a proseguire il combattimento, nel quale trov la morte.
Dopo la morte di Paride ebbe in sposa Elena. Durante la conquista di
Troia la sua casa fu distrutta da Ulisse e Menelao, che lo mutil e lo
fece morire. Negli Inferi la sua ombra apparve a Enea.

Delfine. E un drago con l'aspetto per met di donna e per met di ser-
pente, incaricato da TIFONE di sorvegliare i nervi e i muscoli di Zeus
nascosti in una grotta in Cilicia. Fu vinto da ERMES e Pan, che restitui-
rono a Zeus i suoi attributi. Lui stesso o un altro mostro con questo
nome faceva la guardia alla sorgente Castalia, a Delfi.

Delfo. E un re che diede il suo nome alla citt di Delfi, dove sorgeva
l'oracolo di Apollo. Era l'oracolo pi ricco e pi famoso, dove si tro-
vavano la fonte Castalia e la grotta Coricia. In una fenditura del suolo
da cui uscivano vapori inebrianti, era posto l'oracolo, e accanto alla
fenditura c'era un tripode, con sopra una piastra, su cui sedeva la sa-
cerdotessa di Apollo, Pythia, che rispondeva ai fedeli vaticinando con
versi oscuri e ambigui. Il nome di Pythia deriva da un figlio di Delfo, il
re Pite, o da una delle sue figlie chiamata Pitide.

Demetra. Figlia di CRONO e Rea,  la divinit della terra coltivata, di-
versa da Gea, o Gaia, che  la Terra concepita come elemento cosmo-
gonico. Demetra personificava la forza generatrice della terra, ed  la
dea del grano, identificata in Italia con Cerere o con Rea Cibele. Ge-
ner con Zeus la figlia Persefone, alla quale  strettamente legata in
quasi tutti i miti che la riguardano, e che costituiscono il nucleo cen-
trale dei Misteri Eleusini. Persefone era una fanciulla felice e spensie-
rata finch ADE si innamor di lei e la rap con l'aiuto di Zeus nella
mitica pianura di Misa. Persefone emise un grido e Demetra ne fu
profondamente angosciata. Cominci allora a cercare la figlia per tut-
ti i luoghi allora conosciuti (v. ARIONE), vagando senza mangiare e
senza bere per nove giorni e nove notti, con due fiaccole in mano, ma
senza risultato. Il decimo giorno incontr ECATE, ma anch'essa aveva
udito solo il grido di Persefone, senza vedere il rapitore. Allora De-
metra decise di non ritornare pi sull'Olimpo finch non avesse ritro-
vato la figlia, e di non assolvere pi alle sue funzioni. Si sedette sotto
forma di vecchia su una pietra del santuario di Eleusi, ed ebbe di se-
guito alcune awenture, alle quali si ricollegano i vari episodi delle sue
peregrinazioni, tra cui l'invenzione del mulino, la coltivazione della
fava e del fico. Intanto la terra era sterile e senza vita e Zeus, preoccu-
pato che fosse sowertito l'ordine dell'universo, cerc di far restituire
Persefone alla madre, ma ci non era possibile, perch la fanciulla
aveva mangiato un chicco di melagrana che, interrompendo il suo di-
giuno, la legava indissolubilmente al mondo dell'aldil. Zeus allora
ottenne un compromesso: Persefone sarebbe rimasta per quattro
mesi all'anno con Ade negli Inferi (e questo periodo corrisponde
all'inverno) e per otto mesi con la madre sull'Olimpo, e questo  il pe-
riodo della fecondit della terra. Gli attributi di Demetra sono la spiga e
il papavero, il suo uccello  la gru, la vittima da lei prediletta  la scro-
fa, simbolo della fertilit. Spesso  rappresentata con le fiaccole in mano,
quelle con cui and alla ricerca di Persefone, o con un serpente.

Demoni. Esseri divini, buoni o cattivi, ai quali erano attribuite tutte le
vicende umane, liete o tristi. Ogni uomo aveva il suo demone tutelare,
cos come le famiglie e le citt. I Romani li chiamarono Genii.

Deucalione. Figlio di PROMETEO e di Climene, spos Pirra, figlia di
Epimeteo e di Pandora, la progenitrice di tutte le donne. Quando
Zeus mand sulla terra il diluvio universale per punire gli uomini del-
la loro malvagit, durante l'et del bronzo, risparmi soltanto Deuca-
lione e Pirra, che costruirono dietro consiglio di Prometeo una gran-
de cassa (l'Arca), dentro la quale galleggiarono per nove giorni e nove
notti sulle acque del diluvio finch sbarcarono sui monti della Tessa-
glia. Zeus allora mand loro Ermes, con l'incarico di raccogliere ed
esaudire un loro desiderio. Poich essi chiesero di avere altri esseri
umani accanto a s, Ermes disse loro di disseppellire e gettarsi dietro
le spalle le ossa della loro madre. Deucalione comprese che si trattava
dei sassi, che sono come le ossa della madre Terra, e cos si gettarono
dietro le spalle dei sassi camminando. Dai sassi lanciati da Deucalio-
ne nascevano uomini, e da quelli lanciati da Pirra sorgevano donne.
Cos il mondo si ripopol.

Diana. Vedi ARTEMIDE.

Diche. Dea della Giustizia, figlia di Zeus e di Temi, appartenente al
numero delle ORE. Proteggeva i tribunali e puniva i delitti contro la
giustizia. Era chiamata anche Astrea.

Didone. Figlia del re di Tiro, Mutto o Belo, e sposa di Sicarba (Sicheo
in Virgilio), si chiamava in realt Elissa. Alla morte del padre suo fra-
tello Pigmalione le uccise il marito per impadronirsi del regno, e la so-
rella inorridita fugg. Dopo varie peregrinazioni giunse in Africa dove
il re Iarba le don quanto terreno potesse contenere una pelle di bue.
Essa allora tagli la pelle in striscioline sottili ottenendo cos un lungo
legaccio nel quale pot essere contenuta abbastanza terra per potervi
fondare una citt. Si scav nel primo luogo prescelto e vi si trov una
testa di bue: ci sembrava di cattivo augurio. Nel secondo luogo si tro-
v una testa di cavallo, e questo sembrava di buon auspicio, come se-
gno di ardimento e di valore. L venne fondata la citt, di cui Didone
divenne regina. Rifiut le proposte di Iarba, re indigeno di un popolo
vicino, al quale chiese tre mesi di tempo per placare l'anima del primo
manto, ma mvece, salita su una pira, si uccise. Su questo episodio Vir-
gilio costru la storia d'amore di Didone per ENEA, che sulle prime
avrebbe ricambiato il sentimento della regina, ma poi, spinto dagli di
alla fondazione della nuova citt, l'avrebbe abbandonata. Didone al-
lora Sl sarebbe uccisa con la spada di Enea dopo aver scagliato una
terribile maledizione sul futuro rapporto delle due citt.

Diomede. 1. Figlio di Ares e di Pirene, dava gli stranieri in pasto ai
suoi feroci cavalli. Euristeo ordin a ERACLE di ucciderlo e di portare
le bestie a Micene. Eracle riusc a impadronirsene e dopo varie peri-
pezie le port a EURISTEO che per le lasci libere, cosicch esse furo-
no divorate dalle belve sul monte Olimpo. Secondo un'altra versione
del mito Eracle avrebbe ucciso Diomede dandolo in pasto ai suoi stes-
si cavalli. 2. Figlio di Tideo, re di Argo, e di Deipile, una delle figlie di
Adrasto, partecip alla guerra contro Troia e alla spedizione contro
Tebe. E il compagno prediletto di Ulisse e il pi valoroso dei Greci
dopo Achille. E accanto a Ulisse a Sciro, cercando di ricondurre
Achille in guerra, e in Aulide cercando di convincere Agamennone al
sacrificio di Ifigenia. Partecip all'ambasciata inviata ad Achille affin-
che rinunciasse ai suoi propositi di vendetta e all'incursione in cui
vennero uccisi Dolone e Reso, cui sottrasse i cavalli portati dalla Tra-
cia. Nella rocca di Troia rap il Palladio che port ad Argo. Era un abi-
le parlatore ma se toccato negli affetti era terribile nella sua ira
Quando ritorn in patria sfugg a stento ai tranelli della moglie Egia
lea, che lo aveva tradito per istigazione di Afrodite, da lui ferita du-
rante uno dei combattimenti intorno a Troia, e si rifugi in Italia pres-
so Dauno.

Dioniso. Figlio di Zeus e di Semele, dio del vino, della gioia e del de-
lirio mistico, chiamato anche Bacco e a Roma identificato col dio ita-
lico Liber pater. La madre Semele, dopo averlo concepito, chiese a
Zeus di mostrarle tutta la sua potenza, ed egli la esaud, ma Semele
non ne sopport la vista e mor fulminata. Zeus prese il bambino dal
ventre della madre e lo cuc nella sua coscia, pOI quando il periodo
della gravidanza fu terminato, il bimbo nato due volte fu affidato a
Ermes, che lo diede al re d'Orcomeno, Atamante, e a sua moglie Ino.
Per ERA, la moglie gelosa di Zeus, cercava il piccolo per ucciderlo, e
cos il padre lo port lontano dalla Grecia in un paese chiamato Nisa
e, perch non potesse essere riconosciuto da Era, lo trasform in un
capretto. Le ninfe della valle di Nisa lo nascosero in una caverna e
prowidero a nutrirlo. Esse diventeranno poi la costellazione delle
Iadi. Licurgo, re degli Edoni nella Tracia cerc di imprigionare il dio,
ma Dioniso fu salvato da Teti che gli diede asilo nel mare. Licurgo
cattur le Baccanti che scortavano il dio, ma le Baccanti furono salva-
te e Licurgo impazz: credendo di tagliare la vite, sacra a Dioniso, si
tagli una gamba e poich l'oracolo, interrogato in occasione di una
pestilenza improwisa, disse che bisognava togliere di mezzo Licurgo,
questi fu legato a quattro cavalli lanciati in direzioni opposte, e fu
squartato. Dioniso si rec poi in India, dove arricch il suo corteo con
le Baccanti, i Sileni e i Satiri, nonch con un cocchio tirato da pantere
e ornato di pampini e di edera. And poi in Beozia dove Penteo si op-
pose all'introduzione del suo culto, ma fu punito perch sua madre
AGAVE, insieme alle Baccanti, lo fece a pezzi credendolo un leone.
Anche ad Argo Dioniso fece impazzire le figlie del re Preto che co-
minciarono a muggire come mucche e divorarono i loro lattanti. Poi
volle andare a Nasso, accompagnato da alcuni pirati, e poich si ac-
corse che volevano ucciderlo trasform i loro remi in serpenti, riempi
la nave d'edera e fece risuonare una musica che inebriava, poi awolse
la nave con ghirlande di vite, finch i pirati si gettarono in mare e fu-
rono divorati dai delfini, o trasformati essi stessi in delfini, tranne
Acete, che lo riconobbe per dio. Dopo tutte queste awenture si rec
nell'Ade a cercare la madre Semele, per portarla sull'Olimpo. Ade
gli chiese la cosa che amava di pi in cambio dell'ombra di sua madre,
e Dioniso gli diede la pianta di mirto. Dopo essere asceso all'Olimpo
Dioniso rap ARIANNA nell'isola di Nasso, dove era stata abbandona-
ta da Teseo. Dioniso era venerato con culti tumultuosi e orgiastici, nei
quali erano rappresentati con maschere i geni della terra e della fe-
condit. Da queste cerimonie derivarono in parte le rappresentazioni
teatrali, commedia, tragedia e dramma satiresco. Il corteo di Bacco si
chiamava anche Tiaso e le sue feste erano celebrate quattro volte
nelle Grandi Dionisiache, nelle Antesterie, nelle Lenee e nelle Picco-
le Dionisiache. Per la loro licenziosit, il Senato romano nel 186 a C
proib i Baccanali, in cui era fatto largo uso del vino e a cui partecipa
vano uomini e donne, giovani e vecchi, in preda a un'euforica ebbrez-
za, ma sembra che Cesare avesse autorizzato nuovamente le cerimo-
nie bacchiche, che erano in uso in epoca imperiale.

Dioscuri. Erano cos chiamati i due gemelli figli di Zeus e di LEDA
(alla quale Zeus si era unito sotto forma di cigno), Castore e Polluce
che erano nati insieme a ELENA e Clitennestra. Pertanto Polluce ed
Elena erano figli di Zeus, Castore e Clitennestra erano figli di Tinda-
ro, e per questo erano anche chiamati Tindaridi. Si raccontava anche
che queste due coppie di gemelli nacquero ciascuna da un uovo, che
sarebbe stato fatto da Leda dopo l'unione con Zeus-cigno. Castore si
distingueva nell'arte di domare i cavalli, mentre Polluce era valente
pugile. Parteciparono alla spedizione degli Argonauti e alla caccia del
cinghiale di Calidone, e aiutarono GIASONE e Peleo nella conquista di
Iolco. Quando TESEO e PIRITOO rapirono Elena, essi intervennero
per liberarla. Entrati in lotta con i loro cugini Linceo e IDA, detti Afa-
ridi, per aver rapito le loro fidanzate, Polluce uccise Linceo, mentre
Castore fu ucciso da Ida. Zeus uccise allora Ida con un colpo di fulmi-
ne, e innalz Polluce all'Olimpo, ma Polluce disse che non avrebbe
accettato il dono se non fosse stata concessa l'immortalit anche al
fratello Castore. Zeus allora concesse loro di restare fra gli di un
giorno l'uno e un giorno l'altro, a turno. Nelle leggende romane com-
paiono a fianco dei Romani nella battaglia del lago Regillo e annun-
ciano la vittoria alla citt facendo bere i loro cavalli alla fonte della
ninfa Giuturna, che si diceva che fosse loro sorella. Avevano un tem-
pio accanto al tempio di Vesta, non lontano dalla sorgente di Giutur-
na.

Dite. Vedi PLUTONE. Qualche volta anche lo stesso Inferno era chiama-
to cos.

Eaco. Figlio di Zeus e della ninfa Egina, figlia a sua volta del fiume
Asopo, capostipite degli Eacidi, re dell'isola di Enone, era considera-
to il pi pio di tutti i Greci. Poich l'isola era spopolata egli preg
Zeus di dargli dei compagni e il dio trasform in uomini le formiche
che si trovavano su quel suolo. Il popolo cos creato ebbe da Eaco il
nome di Mirmidoni (myrmekes significa in greco formiche). Spos
la figlia di Scirone, Endeide, da cui nacquero Telamone e Peleo. Poi
Eaco si un alla ninfa Psamate, figlia di NEREO che per sfuggirlo si era
trasformata in foca. Eaco, in compagnia di Apollo e di Poseidone fab-
bric le mura di Troia. Riusc anche con le sue preghiere a placare
Zeus che, irato contro Pelope, aveva colpito la Grecia con una grave
carestia. Dopo la sua morte fu messo, per la sua grande giustizia e pie-
t, a giudicare le anime dei morti accanto a Minosse e Radamanto,
negli Inferi.

Ebe. Figlia di Zeus e di Era,  la personificazione della giovinezza. E
l'ancella degli di, ai quali serviva il nettare prima del ratto di GANI-
MEDE. E la sposa celeste di ERACLE, e danza con le Muse e le Ore al
suono della lira d'Apollo.

Ecate. E una divinit femminile dalle origini piuttosto misteriose, an-
che se Esiodo la considera figlia di Asteria e Persete. Il suo culto face-
va parte dei misteri orfici. Concede ogni genere di favori, tra cui la be-
nevolenza e l'eloquenza, la vittoria e ogni genere di abbondanza a tut-
ti gli uomini che la invocano, secondo le loro attivit. Pi tardi diven-
ne una specie di maga legata al mondo delle ombre, che regna sui de-
moni, evoca gli spiriti, spaventa gli uomini, vaga nella notte per le
strade (i trivii, da cui il suo appellativo di Trivia), annunciata dal latra-
to dei cani. Era rappresentata con tre teste o anche con tre corpi.

Ecatonchiri. Figli di Urano e Gea, chiamati anche Centimani, sono
giganti con cinquanta teste e cento braccia. Se ne conoscono tre: Cot-
to, Briareo e Gige. Anch'essi come i Ciclopi aiutarono Zeus nella lot-
ta contro i Titani, di cui, quando furono relegati nel Tartaro, diven-
nero i custodi.
Echeto. Leggendario re dell'Epiro, che aveva fama di mutilare i SUOI
nemici e darne le carni in pasto ai cani. Accec sua figlia Metope infi-
landole negli occhi aghi di bronzo, perch si era concessa al suo
amante, che venne anch'egli mutilato Metope fu rinchiusa in una tor-
re dove doveva macinare chicchi d'orzo fatti di bronzo, con la promes-
sa che avrebbe recuperato la vista quando fosse riuscita a ricavarne
della farina.

Echidna. Figlia di Crisaore e di Calliroe, o anche di Tartaro e di Gea,
o di Stige,  un mostro con il corpo met di donna e met di serpente.
Viveva in Cilicia in una grotta e divorava i passanti, ma fu uccisa da
ARGO dai cento occhi. Le si attribuivano come figli moltissimi mostri
dell'antichit: Ortro, cane di Gerione, Cerbero, il cane degli Inferi
l'IDRA di Lerna, la CHIMERA, il Leone di Nemea, il Drago della Col-
chide che custodiva il Vello d oro, il Drago che era a guardia degli
Orti delle Esperidi e l'aquila che divorava eternamente il fegato di
Prometeo.

Echione. E uno dei cinque superstiti fra gli uomini che nacquero dai
denti del drago seminati da CADMO, di cui spos una delle figlie, AGA-
VE, e gener con lei PENTEO, il quale mor per mano della stessa ma-
dre per aver ostacolato l'introduzione dei riti bacchici nel suo regno.
C' anche un Echione figlio di Ermes e Deianira, cacciatore del cin-
ghiale calidonio e Argonauta.

Eco. E una ninfa dei boschi che rifiut l amore di PAN, innamorato di
lei, per darsi a un satiro che invece la sfuggiva. Pan indignato la fece
fare a pezzi dai pastori, mentre la sua voce continuava a risuonare dal-
le sue membra sparse. Secondo un'altra versione del mito ella amava
NARCISO e alla sua morte divenne una voce che continuava a ripeter-
ne il nome.

Ecuba. Figlia di Dimante,  la seconda moglie di Priamo, madre di di-
ciannove dei suoi cinquanta figli Quando era incinta di PARIDE sogn
che da lei usciva una torcia che appiccava il fuoco alla citt di Troia, e
Esaco, un indovino figlio di Priamo e di Arisbe, le disse che il figlio da
lei generato sarebbe stato la rovina della citt Tuttavia ella non volle
ucciderlo, e lo fece esporre, ma fu salvato Durante l'assedio di Troia
uno dei suoi figli, Polidoro, era stato affidato a Polimestore, re del
Chersoneso, perch lo salvasse Dopo la caduta di Troia Polimestore
uccise Polidoro per appropriarsi dei tesori di cui era depositario e ne
gett il cadavere in mare. Le onde trasportarono il cadavere sulle co-
ste della Troade proprio quando Ecuba veniva consegnata a Ulisse
come schiava. Essa riconobbe il figlio e fece chiamare Polimestore,
con la scusa di volergli rivelare il luogo ove era nascosto un tesoro
ignorato da tutti. Quando giunse Polimestore Ecuba gli strapp gli
occhi, mentre le sue serve uccidevano i suoi due figli. I Greci allora
decisero di lapidarla, ma sotto le pietre fu trovata una cagna con gli
occhi di fuoco. Secondo un'altra tradizione mor gettandosi in mare.

Edipo. Figlio di Laio, discendente da Cadmo, e di Giocasta, della stir-
pe di Penteo. Poich l'oracolo aveva predetto che questo figlio avreb-
be ucciso il padre e sposato la madre, il bambino appena nato fu espo-
sto sul Citerone, dopo che gli furono forate le caviglie per legarlo (il
nome Edipo significa in greco piedi gonfi). Secondo altre versioni
del mito fu esposto in modi diversi, ma sempre comunque si salv ad
opera di un pastore che lo consegn al suo re, Polibo, il quale era sen-
za figli. Divenuto adulto Edipo si allontan dalla corte di Polibo, e an-
che qui il mito ha diverse versioni; secondo i tragici Edipo sarebbe
stato insultato come bastardo e allora sarebbe partito alla volta
dell'oracolo di Delfi per sapere la verit sulla sua origine. Comunque
sia, durante il viaggio Edipo incontr il padre senza riconoscerlo, e lo
uccise perch non aveva voluto cedergli il passo. Arrivato a Tebe Edi-
po liber la citt dalla Sfinge, mostro mezzo leone e mezzo donna,
che divorava i passanti che non sapevano rispondere ai suoi enigmi, e
come ricompensa ottenne la mano di Giocasta, con la quale gener
molti figli, tra i quali Eteocle, Polinice, Antigone e Ismene. Dopo
molti anni scoppi a Tebe una pestilenza e l'oracolo rivel che doveva
essere vendicata la morte di Laio. Edipo pronunci allora una terribi-
le maledizione contro l'autore del delitto, e interrog l'indovino Tire-
sia, il quale dopo molte esitazioni dovette dirgli la verit. Il racconto
di Tiresia venne suffragato dalle prove richieste da Edipo, alla co-
scienza del quale si fece una luce sempre pi terribile sulla sua re-
sponsabilit. Giocasta allora si impicc ed Edipo si trafisse gli occhi
con la spilla di Giocasta. In seguito alla sua stessa maledizione fu ban-
dito dalla citt, e, accompagnato solo dalla figlia ANTIGONE, dopo
aver maledetto Eteocle e Polinice, attravers tutta la Grecia finch
giunse a Colono, nell'Attica, dove, riconciliatosi con le Erinni, mor.

Eete. Figlio di Elio e della ninfa oceanina Perseide, fu re della Colchi-
de. Fratello della maga Circe e di Pasifae, moglie di Minosse, spos
una ninfa che  identificata nell'oceanina Idia, o nella nereide Nerea
o nella maga Ecale, figlia di Perse re di Tauride. Ospit Frisso che con
la sorella Elle fuggiva su un ariete dal vello d'oro, e gli dette in sposa
una delle sue figlie, Calciope. Frisso allora sacrific l'ariete a Zeus e
ne inchiod il vello d'oro a una quercia consacrata ad Ares, dio della
guerra, e custodita da un drago. Questo vello fu all'origine dell'impre-
sa degli ARGONAUTI. Dopo che GIASONE si impadron con la forza del
Vello e rap MEDEA, figlia di Eete, quest'ultimo si slanci ad inseguir-
lo, ma essendosi fermato a raccogliere le membra del piccolo Apsirto,
suo figlio, ucciso e dilaniato da Medea, fu distanziato dai fuggitivi e
abbandon l'inseguimento. Fu poi spodestato da Perse, ma con l'aiu-
to di MEDEA ritorn sul trono.

Efesto. Figlio di Zeus e di Era, o secondo alcuni figlio della sola Era,
parteggiava per la madre un giorno in cui essa litigava con Zeus a cau-
sa di Eracle, e allora il padre lo prese per un piede e lo scaravent gi
dall'Olimpo. Dopo aver rotolato sulla terra per un intero giorno, stra-
mazz nell'isola di Lemno, ma rimase per sempre zoppo. Secondo un
altro mito fu scagliato dall'Olimpo dalla stessa Era che si vergognava
di lui perch era zoppo dalla nascita e brutto, e fu salvato da Teti che
lo raccolse in mezzo all'Oceano. Efesto allora costru un trono sul
quale restava immobilizzato chiunque vi si sedeva, e questa sorte toc-
c alla madre. Gli di per liberarla richiamarono Efesto sull'Olimpo,
ed egli vi giunse ubriaco e su un asino. E sempre identificato come il
dio del fuoco e regna sui vulcani, nel fondo dei quali lavora aiutato dai
Ciclopi. Dotato di grande abilit nella lavorazione dei metalli, costru
lo scudo di Achille e l'armatura di Diomede. Zeus gli diede in moglie
AFRODITE, ma egli ebbe altre donne di straordinaria bellezza, come
Aglae, la pi giovane delle Cariti. Ebbe molti figli, e contribu alla na-
scita di Atena con un colpo di fendente sulla testa di Zeus.

Egeo. Padre di Teseo e figlio di Pandione, fu re d'Atene. Spos Meta,
figlia di Olpete, e poi Calciope, figlia di Ressenore, ma non potendo
avere figli consult l'oracolo di Delfi e ne ebbe una risposta oscura
che egli rifer, nel viaggio di ritorno, al re Pitteo, figlio di Pelope. Que-
sti lo fece ubriacare e lo un, nella notte, alla propria figlia Etra, che in
seguito a ci partor TESEO. Medea spos poi Egeo ed ebbe da lui un
figlio, Medo. Intanto i figli del fratello Pallante tentarono di spode-
starlo, ma egli fu rimesso sul trono da Teseo. Egeo fu responsabile
dell'uccisione di Androgeo, figlio di Minosse, e costui si vendic im-
ponendo ad Atene il tributo di cinquanta giovani e altrettante giova-
nette che dovevano essere ogni anno offerti in pasto al MINOTAURO.
Questo tributo caus la spedizione di Teseo contro il Minotauro. Te-
seo promise al padre, partendo, che se fosse tornato sano e salvo
avrebbe issato sulla nave vele bianche, ma si dimentic della promes-
sa e iss invece una vela nera. Il padre credette che il figlio fosse mor-
to e si gett nel mare che da lui prese il nome di Egeo.

*Egeria. E una delle Camene, ninfa romana consigliera del re Numa
di cui si diceva che fosse la moglie. Alla morte del re la ninfa pianse
fino a trasformarsi in fonte.

Egida. E lo scudo di ZEUS, fabbricato da Efesto, terribile per i suoi
lampi e infrangibile. Ebbe un'egida anche Atena e una talvolta  attri-
buita anche ad Apollo, ad Era e ad Ares. Dall'egida deriva a Zeus il
soprannome di Egioco.

Egisto. Figlio di Tieste e della figlia di lui, Pelopia. Sulle circostanze
del suo concepimento si tramandava che Tieste, desideroso di vendi-
carsi del fratello Atreo che gli aveva massacrato e fatto mangiare i
propri figli, seppe dall'oracolo che sarebbe stato vendicato da un fi-
glio che egli avrebbe avuto dalla propria figlia. Perci tese un agguato
a Pelopia e la violent. Ma Pelopia durante lo stupro gli rub la spa-
da. Atreo pi tardi spos Pelopia senza sapere chi ella fosse, e fece ri-
cercare il bambino, che nel frattempo era stato esposto ed era stato
allattato da una capra (di qui il nome di Egisto, che in greco deriva da
AIX, cio capra). Quando Egisto fu grande ebbe da Atreo l'incarico
di cercare Tieste, perch Atreo voleva ucciderlo. Quando per Tieste
stava per essere ucciso da Egisto con la spada che gli aveva dato sua
madre, la riconobbe e rivel ad Egisto la verit sul suo concepimento.
Pelopia prese la spada e si trafisse. Egisto and a cercare Atreo con in
mano la spada insanguinata, e con essa lo uccise. Mentre poi i figli di
Atreo, Agamennone e Menelao, erano all'assedio di Troia, Egisto
cerc di sedurre CLITENNESTRA, moglie di Agamennone, e trov un
oppositore nel consigliere di lei, Demodoco; ma, allontanato Demo-
doco, riusc a far cedere Clitennestra. Al suo ritorno in patria Aga-
mennone trov la morte per mano di Egisto e di Clitennestra, che fu-
rono a loro volta uccisi sette anni dopo da ORESTE, figlio di Agamen-
none, che volle vendicare il padre.

Elena. E un personaggio molto complesso, perch attorno a lei si
sono accumulati e intrecciati vari miti. E la moglie di MENELAO e la
causa diretta della guerra di Troia. Nella genealogia omerica  figlia
di Zeus e di LEDA (sposata a Tindaro), sorella dei Dioscuri, Castore e
Polluce, e di Clitennestra. Pi tardi  figlia di Zeus e di Nemesi che la
partor sotto forma di un uovo, portato da un pastore a Leda che con-
serv l'uovo finch ne usc Elena; Leda l'avrebbe poi fatta passare per
sua figlia. Ma secondo un'altra tradizione Zeus si sarebbe unito a
Leda sotto forma di cigno e da questa unione sarebbe stata generata
Elena, racchiusa in un uovo, o ancora Leda si sarebbe unita nella stes-
sa notte con Tindaro e avrebbe fatto quindi due uova, uno contenente
Elena e Polluce, l'altro Clitennestra e Castore. Vi sono anche altre
ipotesi, come quella che Elena fosse figlia di Afrodite. Comunque sia,
era la donna pi bella del suo tempo, e quando era ancora ragazza fu
rapita da TESEO, ma poi i suoi fratelli la liberarono. Secondo alcuni
durante questo periodo di prigionia avrebbe avuto IFIGENIA da Te-
seo. Tindaro volle dare marito a Elena, ma si trov davanti una schie-
ra di pretendenti (ventinove o novantanove), allora segu il consiglio
di Ulisse, owero di far giurare ad ognuno che avrebbe rispettato la
scelta della donna e avrebbe aiutato il marito di lei in caso di bisogno.
Elena scelse MENELAO. Ma Afrodite l'aveva promessa a PARIDE, se
egli le avesse dato il premio della bellezza, ed egli and a Sparta a
prendersela, approfittando dell'assenza momentanea di Menelao.
Elena, non si sa se consenziente o meno, part con Paride portandosi
dietro schiave e tesori. Ci fu la causa della guerra di Troia. Elena era
a Troia durante tutta la durata della guerra ed ebbe sempre una parte
ambigua nei rapporti con i Greci, mostrandosi incline verso di loro in
rapporti spesso finalizzati alla loro rovina, come quando and accan-
to al cavallo di Troia ad imitare le voci delle mogli dei Greci racchiusi
in esso. Quando Ulisse si introdusse nella citt vestito da mendicante
ella lo riconobbe ma non lo trad, e durante la notte fatale lei si trova-
va sulla cittadella e agitava la fiaccola come segnale convenuto per il
ritorno della flotta greca nascosta al largo di Tenedo. I Troiani si mo-
streranno sempre diffidenti con lei, che si salver in queste situazioni
difficili grazie al suo fascino. Alla morte di Paride Elena spos DEIFO-
BO, anch'egli figlio di Priamo, ma quando Troia fu presa ella conse-
gn Deifobo nelle mani dei Greci, poi aspett l'arrivo di Menelao,
che non ebbe il coraggio di darle la morte. Ella ritorn in Grecia con
lui, e il viaggio di ritorno dur otto anni, durante i quali toccarono
molti luoghi del Mediterraneo, dove fiorirono varie leggende soprat-
tutto relative al soggiorno in Egitto e ad Argo. In quest'ultima localit
Elena sarebbe stata rapita da Apollo all'Olimpo e resa immortale,
mentre secondo altri visse col marito dando esempio di virt domesti-
che finch, dopo la morte di lui, sarebbe stata cacciata a Rodi, dove fu
impiccata dai figli di Menelao.

Eleno. Figlio di Priamo e di Ecuba fu fatto prigioniero dai Greci e fece
il vaticinio che Troia non poteva essere presa senza l'aiuto di Neotto-
lemo e di Filottete. Dopo la presa della citt Neottolemo lo port con
s e gli diede in dono una parte dell'Epiro. Fu anche lo sposo di AN-
DROMACA, dopo la morte di Ettore.

Elettra. 1. Figlia di Oceano e di Teti, moglie di Taumante, ebbe da lui
Iride, la Messaggera degli di, e le due Arpie. Era con Persefone nel
momento in cui questa fu rapita da Ade. 2. Era una delle Pleiadi, le
sette figlie di Atlante, che abitavano in Samotracia. Fu amata da
Zeus, dal quale ebbe Dardano, fondatore della stirpe di Troia, e Iaso-
ne. Ebbe poi un terzo figlio, Emazione re di Samotracia, e una figlia,
sempre da Zeus: Armonia, moglie di Cadmo. 3. Figlia di Agamenno-
ne e di CLITENNESTRA, dopo la morte di Agamennone ad opera di
Egisto e Clitennestra viene salvata dalla madre e fatta schiava. Al ri-
torno di ORESTE, che secondo alcuni aveva salvato dalle mani dei si-
cari di EGISTO, ella lo riconobbe sulla tomba del padre e lo aiut a
preparare la vendetta. Dopo l'uccisione di Egisto e Clitennestra si oc-
cup di Oreste perseguitato dalle Erinni. Sposer in seguito Pilade,
amico di Oreste e da questa unione nasceranno Medone e Strofio.

Elio. E la personificazione del Sole, figlio di Iperione e di Teia, fratel-
lo di Eos (Aurora) e Selene (Luna), appartiene alla generazione degli
di pre-olimpici. Percorre ogni giorno il cielo col suo carro di fuoco ti-
rato da cavalli alati (Piroide, Eoo, Etone e Flegone) che mandano
fuoco dalle narici, poi la sera si ritira nel suo palazzo d'oro. Vede con
la sua luce penetrante ogni cosa ed  impossibile per gli uomini sot-
trarsi alla sua vista; per questa ragione  spesso invocato nei giuramen-
ti come occhio del mondo. E rappresentato come un giovane bellis-
simo, con la testa bionda circondata da raggi luminosi. Ha come mo-
glie Perseide, figlia di Oceano e Teti, dalla quale ebbe vari figli: la
maga Circe, Eete re della Colchide, Pasifae moglie di Minosse e Per-
se, che  legato ai miti di Medea. Ebbe anche altri figli da altre ninfe:
da Rodo ebbe sette figli, gli Eliadi, da Climene le Eliadi e FETONTE.
Possedeva nell'isola di Trinacria sette greggi di pecore e sette man-
drie di buoi dalle corna d'oro, custoditi dalle Eliadi. Queste mandrie
furono uccise e mangiate dai compagni di Ulisse e allora Elio sdegna-
to chiese che i colpevoli venissero puniti, minacciando di ritirarsi sot-
to terra se non gli fosse stata data soddisfazione. In epoca pi tarda
Elio fu confuso con APOLLO. Era famosa la statua colossale costruita
in suo onore nell'isola di Rodi e conosciuta come Colosso di Rodi.

Elisi. I Campi Elisi sono un luogo al limite della terra, dove  sempre
primavera. E governato da Radamanto, ed , secondo Omero, la sede de-
gli uomini che hanno il privilegio di non passare attraverso la morte.
Secondo Esiodo invece  il luogo dove gli uomini buoni ricevono il
loro premio eterno dopo la morte, sotto il governo di Crono e di Ra-
damanto.

Elle. Sorella di Frisso, ha come padre ATAMANTE e per madre Nefele.
Fugg con lui sul montone dal vello d'oro, ma cadde nel mare detto,
dal suo nome, Ellesponto.

Emera. In greco emera significa giorno: questa divinit ne era la
personificazione. Figlia nella Notte (Nyx), e dell'Erebo, era sorella
dell'Etere.

Emone. 1. Figlio di Creonte, re di Tebe, sarebbe stato divorato dalla
Sfinge dopo aver promesso il proprio regno a chi avesse liberato il
paese dal mostro. I tragici invece ne fanno il promesso sposo di ANTI-
GONE, figlia di Edipo, che si uccise quando lei venne rinchiusa nella
tomba dei Labdacidi perch vi morisse. 2. E l'eroe eponimo del-
l'Emonia, figlio di Pelasgo e padre di Tessalo, che cambi il nome del
regno da Emonia in Tessaglia. Forse  anche uno dei cinquanta figli
di Licaone. 3. Un altro Emone  figlio di Polidoro, e nipote di Cadmo,
che uccise un compagno di caccia per errore.

Empusa. Spettro notturno che si accompagna alla dea Ecate,  una
specie di befana che appartiene al mondo notturno e incute terrore
soprattutto ai bambini, anche perch si diceva che si nutrisse di carne
umana.

Endimione. Figlio o discendente di Zeus, regnava sugli Eoli in Tessa-
glia. Quando era un giovane e bellissimo pastore aveva destato l'amo-
re di Selene (la Luna) che si un a lui. Zeus gli promise di esaudire un
suo desiderio, ed egli scelse di dormire eternamente, e cos rimase
sempre giovane. Oppure durante il suo sonno Selene lo vide, si inna-
mor di lui e andava tutte le notti a baciarlo. Dall'unione di Endimio-
ne e Selene nacquero cinquanta figli. C' anche un'altra leggenda se-
condo cui si innamor di lui IPNO, il dio del sonno.

Enea. Figlio di Anchise e di Afrodite, discendente della famiglia dei
Dardani, fu dapprima allevato sul monte Ida, dove custodiva le man-
drie del padre e dove lo raggiunse Achille nel corso di una razzia. Da
quel momento interviene nei combattimenti contro i Greci intorno a
Troia, ferito da Diomede  salvato da Afrodite che viene anch'essa fe-
rita, ed  trascinato fuori della battaglia da Apollo. Combatte poi con-
tro Idomeneo e contro lo stesso Achille, accanto al corpo di Patroclo.
Appare sempre come un eroe predestinato dalla nascita ad avere una
generazione eterna, protetto dagli di ai quali si dimostra obbediente
e devoto, valoroso e saggio. Virgilio riprender tutte queste caratteri-
stiche dell'eroe e ne interpreter la figura in funzione di Roma. Una
leggenda posteriore vuole che Enea con la moglie Creusa, il figliolet-
to Ascanio e il vecchio padre Anchise sia riuscito a fuggire da Troia in
fiamme e si sia ritirato sulla montagna, mentre il racconto pi diffuso,
e raccolto da Virgilio, lo descrive in fuga con le reliquie di Troia, i Pe-
nati e il Palladio, e destinato a fondare una nuova citt. Nell'Eneide
virgiliana hanno invece grande spazio le peregrinazioni di Enea nel
viaggio che lo condusse alla fondazione di Roma, nel Lazio. Durante
questo viaggio si collocano alcuni episodi importanti della sua vita
come l'incontro con DIDONE e la discesa agli Inferi, che egli comp ac-
compagnato dalla Sibilla cumana. Arrivato nel Lazio, fu accolto ami-
chevolmente da Latino, re di Laurento, che gli promise in sposa la fi-
glia Lavinia. Enea dovette combattere contro Turno, re dei Rutuli,
spos Lavinia e fond Lavinio. Gli storici aggiungeranno che durante
una battaglia presso il Numicio, essendo scoppiato un gran tempora-
le, Enea spar tra lampi e tuoni, rivelando poi in visione a suo figlio
Ascanio di essere stato assunto tra gli di. La leggenda di Enea, viva
nella tradizione attraverso l'Eneide, tendeva ad attribuire a Roma
quella grandezza che trovava la conferma in questo eroe di stirpe di-
vina a cui si faceva risalire l'origine stessa della citt caput mundi.

Eneo. E il re di Calidone, a cui Dioniso regal il primo tralcio di vite.
Spos Altea, da cui nacquero, oltre ad altri figli, DEIANIRA e MELEA-
GRO. Secondo alcune tradizioni  discendente di Deucalione, ma pi
frequentemente lo si fa discendere da Endimione e Pronoe. Altea si
uccise per aver ucciso il figlio Meleagro in un momento di collera, e
Eneo si rispos con Peribea, figlia di Ipponoo, da cui ebbe un figlio,
Tido, padre di Diomede. Eneo fu responsabile del flagello inviato da
ARTEMIDE contro Calidone, perch non l aveva venerata nelle forme
dovute. Accolse inoltre Eracle dopo il termine delle sue fatiche, e in
vecchiaia fu detronizzato e condotto fuori del regno da Diomede, che
per non riusc ad impedire la sua morte mentre attraversava l'Attica.

Enio. Dea della guerra, compagna di ARES, di cui alcuni la dicevano
madre, altri nutrice, altri ancora figlia. E la personificazione della vio-
lenza, ed  raffigurata sanguinante. A Roma era identificata con la
dea Bellona. Da lei Ares prende l'appellativo di Enialio.

Enomao. Re di Pisa, in Elide, figlio di Ares e di Arpinna (una delle fi-
glie del re Asopo), padre di IPPODAMIA. Poich l'oracolo gli aveva
predetto che sarebbe stato ucciso dal genero, decise di non maritare
la figlia, e riusciva ad allontanare i pretendenti imponendo loro una
gara di corsa coi cavalli, in cui risultava sempre vincitore, nonostante
si attardasse ad offrire un sacrificio a Zeus, avendo cavalli divini, do-
natigli da Ares e guidati dal celebre auriga Mirtilo. I concorrenti che
non riuscivano a superare la prova venivano decapitati e le loro teste
venivano confitte alla porta della sua casa. Dopo dodici vittorie si pre-
sent Pelope, del quale Ippodamia si innamor. Egli fu da lei aiutato
a corrompere Mirtilo che sabot il carro di Enomao, cosicch durante
la corsa Enomao fu travolto dai suoi stessi cavalli e mor. Pelope allo-
ra spos Ippodamia.

Enone. Figlia del dio fluviale Cebron, era una ninfa del monte Ida.
Apollo, come premio per la sua verginit, le aveva dato il dono della
profezia e la conoscenza delle piante medicinali. Poi Enone si inna-
mor di PARIDE, ma fu da lui abbandonata per Elena. Quando Paride
fu ferito con una freccia da Filottete, si ricord di una profezia di
Enone e si rec da lei, che per, incollerita per il suo tradimento, ri-
fiut di curarlo, cosicch Paride mor. Poi si pent della sua crudelt e
accorse da lui sperando di trovarlo ancora in vita, ma poich era mor-
to si impicc, o si gett sul rogo. Secondo altri invece, nonostante l'in-
fedelt di Paride Enone lo cur amorosamente, e si uccise dopo la sua
morte.

*Entoria. E una contadinella del Lazio, di cui si innamor SATURNO,
che ebbe con lei quattro figli: Giano, Inno, Fausto e Felice. Al tempo
in cui regnava in Italia, Saturno aveva ospitato il padre di lei, Icario,
e gli aveva insegnato l'arte della preparazione del vino, ma egli dopo
aver fatto il vino ne fece bere ai suoi vicini che, addormentatisi pro-
fondamente, al loro risveglio credettero di essere stati ingannati e lo
lapidarono. I suoi figli addolorati si impiccarono e scoppi un'epide-
mia, in seguito alla quale l'oracolo di Delfi sugger la costruzione di
un tempio a Saturno. Tutta la leggenda, complessa e artificiosa, sem-
bra rivolta a spiegare l'origine di questo tempio.

Eolo. 1. Figlio di Elleno e della ninfa Orseide, nipote di Deucalione e
Pirra, capostipite degli Eoli, talora identificato con il dio dei Venti.
2. Figlio di Arne (o di Melanippa) e di Poseidone, nipote del prece-
dente. La madre fu accecata e rinchiusa in carcere dal padre Eolo alla
nascita dei due figli gemelli, Eolo e Beoto, che furono esposti sulla
montagna e allattati poi da una mucca. Allevati da alcuni pastori fu-
rono dati alla moglie di Metaponto, Teano, che non poteva aver figli
e che li prese come suoi. Pi tardi essa ebbe per due figli che, divenu-
ti adulti, si batterono coi due eroi e furono uccisi grazie all'aiuto di
Poseidone. Liberarono poi la madre, alla quale Poseidone restitu la
vista, e che poi and in sposa a Metaponto. I due figli fondarono ri-
spettivamente la Beozia e l'Eolia. 3. Figlio di Poseidone, identificato
con Eolo padrone dei venti di cui parla l'Odissea. Accolse amichevol-
mente Ulisse e alla sua partenza gli regal un otre contenente tutti i
venti awersi alla navigazione. I compagni di Ulisse durante il sonno
dell'eroe aprirono l'otre credendo che contenesse un grande tesoro e
ne uscirono i venti che scatenarono una furiosa tempesta.

Eos. Figlia di Iperione e di Teia, sorella di Elio (il Sole) e di Selene (la
Luna),  la personificazione dell'Aurora: con le sue dita color di
rosa, come dice Omero, apre ogni mattina le porte del cielo al carro
del fratello Elio. Ebbe molti amori fra gli di e gener molti figli; tra
essi va ricordato FETONTE, che ebbe da Cefalo, o, secondo altre leg-
gende, dallo stesso Elio, ma che secondo la tradizione pi diffusa  il
figlio di Climene. Ma il marito ufficiale di Eos fu Astreo, col quale ge-
ner i venti, Argeste, Zefiro, Borea e Noto, e le Stelle. Rap anche Ti-
tono, figlio di Laomedonte, re di Troia, e lo port in Etiopia. Zeus le
concesse che il suo amore durasse in eterno, ma poich Eos non si era
ricordata di chiedere per lui il dono dell'eterna giovinezza, egli diven-
ne un vecchio pieno di malanni ed Eos lo rinchiuse nel suo palazzo
dove viveva miseramente; secondo altre versioni del mito fu invece
trasformato in cicala. Con Titono ebbe due figli: Emazione e Mnemone.

Epigoni. Viene dato questo nome ai figli dei sette eroi che combatte-
rono contro Tebe e che per vendicare la morte dei padri fecero la se-
conda spedizione, detta appunto degli Epigoni, che andarono in
guerra condotti da Alcmeone, figlio di Anfiarao, pregato a far ci dal-
la madre Erifile, accattivata dai regali di Tersandro. Alcmeone, nono-
stante provasse ripugnanza ad accettare l'incarico, a cui era stato de-
signato dall'oracolo, accett e riusc a penetrare nella citt alla testa
degli Epigoni, che poi consacrarono all'oracolo di Delfi la maggior
parte delle spoglie ottenute.

Epimelidi. Ninfe che custodivano i montoni e che una volta trasfor-
marono in alberi alcuni pastori che le avevano schernite e provocate a
una gara di danza.

Era. Figlia di CRONO e di REA, sorella e poi moglie di ZEUS, era con-
siderata, come tale, la sovrana dell'Olimpo. Anch'essa era stata in-
ghiottita da CRONO appena nata, e come i suoi fratelli fu restituita alla
vita grazie allo stratagemma ideato da Meti e attuato da Zeus. Fu al-
levata nella casa di Oceano e Teti, e poi nel giardino delle Esperidi o
sulla cima del monte Ida spos Zeus, che per segretamente l'amava
gi dal tempo in cui Crono regnava sui Titani. Con lui ebbe quattro fi-
gli: EFESTO, Ares, Ilizia ed Ebe. Era la protettrice delle spose e dei par-
ti, in quanto moglie del sovrano dell'Olimpo, ma aveva un carattere
litigioso, ostinato, geloso e vendicativo, che dimostrava soprattutto in
occasione delle frequenti scappatelle di Zeus, che si innamorava fa-
cilmente di dee, ninfe e donne. La sua collera era spesso rivolta con-
tro ERACLE, che perseguit incessantemente, e per ir quale escogit le
dodici fatiche. E presente in numerosissimi miti, nei quali il suo carat-
tere aggressivo e vendicativo contrasta spesso con il volere di Zeus,
che pi volte deve agire d'astuzia per aggirarne la collera. Prese parte
al concorso di bellezza in cui fu messa a confronto con Afrodite e Ate-
na, e poich Paride scelse Afrodite essa perseguit i Troiani per tutta
la durata della guerra di Troia. Inoltre proteggeva Achille perch era
stata allevata da Teti, e perci i suoi interventi durante la guerra di
Troia sono pressoch continui. Era aveva anche partecipato alIa lotta
contro i Giganti, ed era stata la protettrice della nave Argo. Nella citt
di Argo essa aveva un tempio in cui era venerata una sua statua opera
di Policleto, ma aveva templi in quasi tutte le citt della Grecia. Le
erano consacrati il pavone (il cui piumaggio passava per essere l'im-
magine degli occhi di Argo), il cuculo e la cornacchia, e tra le piante
prediligeva il melograno. I Romani la identificarono con Giunone.

Eracle. Detto Ercole dai Romani,  il pi grande e popolare eroe di
tutta la mitologia classica. Figlio di Zeus e di ALCMENA, Si chiamava
Alcide o Alceo, ma ebbe il norne mutato in Eracle dal momento in cui
divenne il servitore di ERA, alle cui fatiche era sottomesso. Il suo pa-
dre mortale  ANFITRIONE, marito di Alcmena, nelle cui sembianze
Zeus si present a lei, e che, dopo l'unione di Alcmena con Zeus, la
possedette a sua volta e gener il figlio If icle, gemello di Eracle. Era,
gelosa di Alcmena, ottenne che la nascita di Eracle fosse ritardata af-
finch non si compisse il vaticinio secondo il quale il bambino nato in
quel giorno avrebbe regnato su Argo. Appena nacquero i due gemelli
lficle, figlio di Anfitrione, e Eracle, figlio di Zeus, Era mand due ser-
penti nella culla affinch uccidessero i bambini, ma Eracle li strozz.
Eracle apprese da Anfitrione a guidare il cocchio, da Castore l'uso
delle armi, da Autolico la lotta, da Eurito il tiro all'arco, da Eumolpo
la musica, da Chirone le scienze. Durante la sua istruzione uccise Eu-
molpo lanciandogli una lira (o uno sgabello?), e Anfitrione lo mand
a pascolare le greggi sul Citerone, dove strozz un leone di straordi-
naria grandezza e ferocia e si fece un vestito con la sua pelle. Durante
la caccia del leone si era stabilito nella casa del re Tespio che deside-
rando avere nipoti dall'eroe gli mise ogni sera nel letto una delle sue
cinquanta figlie. Cos nacquero cinquanta figli, i Tespiadi. Ritornan-
do a Tebe incontr i messi di Ergino, re d'Orcomeno, che andavano a
reclamare l'annuo tributo di cento buoi. Eracle tagli loro il naso e le
orecchie, che infil con una corda e sospese loro al collo. Ergino allo-
ra marci contro Tebe, ma fu sconfitto. Per riconoscenza Creonte, re
di Tebe, gli diede in moglie la figlia Megara, e diede la minore a Ificle
ma ben presto Eracle uccise i figli suoi e quelli di Ificle, in un accesso
di pazzia provocatogli da Era. Dopo il rinsavimento, consigliato
dall'oracolo, si mise al servizio di EURISTEO, re di Tirinto e di Micene,
che gli impose le famose dodici fatiche. Esse, schematicamente, sono:
1. La lotta col leone Nemeo, figlio di ECHIDNA e fratello della Sfinge,
che abitava in una grotta a tre uscite ed era invulnerabile. Eracle lo
strozz con le sue mani, dopo aver tentato inutilmente di ferirlo con le
frecce. 2. L'uccisione dell'lDRA di Lerna. Era questa un mostro con
nove teste, di cui una immortale. Man mano che Eracle tagliava le te-
ste quelle ricrescevano, e allora egli prese un tizzone col quale brucia-
va i colli appena mozzati, mentre sulla testa immortale, dopo averla
mozzata e sotterrata, gett un enorme masso. Intinse poi nel sangue
dell'Idra le sue frecce che in tal modo procuravano ferite inguaribili e
mortali. 3. La cattura del cinghiale di Erimanto, che devastava l'Arca-
dia. Durante questa impresa fu assalito dai Centauri, che egli sconfis-
se, ferendo anche CHIRONE al quale provoc una ferita inguaribile. 4.
La cattura della cerva di Cerinea, che devastava i raccolti di Enoe. Se-
condo una pi antica tradizione questo animale dalle corna d'oro era
consacrato ad ARTEMIDE e portava al collo un collare con la dedica-
zione. Tuttavia Eracle la insegu e questo fu un atto di empiet. 5. La
cacciata degli uccelli del lago di Stinfalo. Questi uccelli, fuggiti un
tempo di fronte a un'invasione di lupi, divoravano tutti i campi e di-
struggevano tutti i raccolti. Eracle per farli uscire dalla foresta dove
vivevano utilizz delle nacchere di bronzo. 6. La cintura di Ippolita
regina delle AMAZZONI, che Eracle conquist su richiesta di Admeta,
figlia di Euristeo. La conquista di questo oggetto fu ottenuta con una
feroce battaglia a cui partecip la stessa Era e in seguito alla quale
Eracle, credendo di essere stato ingannato, uccise Ippolita. Al ritorno
da questa impresa uccise presso Troia un mostro a cui era stata espo-
sta ESIONE, figlia di Laomedonte. 7. La pulizia delle stalle di Augia, re
dell'Elide nel Peloponneso, e figlio del Sole, che non assoggettandosi
a spargere il concime delle stalle sui campi, li destinava alla sterilit.
Eracle pul le stalle in un giorno solo, deviando un fiume che fece pas-
sare per le stalle. Anche Augia non mantenne la promessa di dargli in
dono la decima parte dei suoi armenti, per cui Eracle devast il terri-
torio di Augia e uccise i suoi figli. Dopo di ci istitu i Giochi Olimpici.
8. La cattura del toro di Creta che Poseidone aveva reso furioso per
castigare Minosse della sua empiet. Questo toro che lanciava fuoco
dalle narici era stato l'amante di Pasifae. Eracle and a Creta, chiese
aiuto a Minosse, che glielo neg, si impadron del toro e lo port ad
Euristeo, che voleva sacrificarlo ad Era, la quale per non lo accett,
essendo appartenuto a Eracle, e quindi l'animale attravers l'Istmo di
Corinto e raggiunse l'Attica (v. TESEO). 9. La cattura delle cavalle di
DIOMEDE, re della Tracia, che si nutrivano di carne umana. 10. La cat-
tura dei buoi di GERIONE. Durante il ritorno da questa impresa av-
venne la maggior parte delle gesta di Eracle nell'Occidente mediter-
raneo. Gi nel viaggio di andata aveva innalzato le Colonne d'Ercole
ai due lati dello stretto di Gibilterra in ricordo del suo passaggio. Al
ritorno fu attaccato da un gran numero di briganti che cercarono di
sottrargli la mandria, e per ognuno di questi assalti falliti veniva co-
struito un santuario eracleo. Tra questi briganti va ricordato CACO,
che nel Lazio gli rub le sue bestie e che egli uccise dopo una violenta
lotta, poi ANTEO, anch'esso ucciso dall'eroe. 11. I Pomi d'oro delle
Esperidi, dono di nozze fatto da Gea a Era, e che il drago Ladone cu-
stodiva in un giardino nell'estremo Occidente. Il viaggio verso questo
giardino  punteggiato di incontri e di difficolt da superare. Final-
mente giunse al Caucaso, dove liber Prometeo che in cambio gli ri-
vel che doveva inviare ATLANTE a cogliere i famosi Pomi. Si rec al-
lora da Atlante e si offr a sorreggere sulle spalle il peso del Cielo du-
rante il tempo che occorreva a compiere l'impresa. Quando Atlante
ritorn non voleva riprendersi il Cielo sulle spalle, e Eracle finse di
volerlo aiutare purch gli desse il tempo di mettersi un cuscino sulle
spalle. Appena fu libero, per, scapp via con i Pomi. 12. L'ultima fa-
tica  la cattura del cane CERBERO, con l'aiuto di Ermes e di Atena. Si
fece dapprima iniziare ai Misteri eleusini, che introducevano al mon-
do dell'oltretomba, poi prese la via del Tenaro e scese negli Inferi
dove i morti fuggirono dinanzi a lui, tranne la Gorgone, Medusa e
Meleagro, a cui promise di sposare DEIANIRA. Poi incontr Piritoo e
Teseo, venuti a liberare Persefone e incatenati da ADE. Eracle liber
Teseo, poi uccise alcuni animali presi dagli armenti di Ade, per dare
un po' di sangue ai morti, e dovette combattere col pastore Menete.
Infine chiese ad Ade di prelevare Cerbero, e Ade acconsent, purch
combattesse rivestito solo della corazza e della pelle di leone. Eracle
riusc a portare Cerbero a Euristeo che per ne ebbe una tale paura
che lo lasci andare, e quello ritorn nell'Ade. Compiute queste dodi-
ci fatiche, Eracle and dal re Eurito per chiedergli la mano della figlia
Iole. Eurito gliela neg ed Eracle in un accesso di furore uccise suo fi-
glio Ifito. In seguito a ci l'eroe fu costretto a servire per tre anni la re-
gina Onfale, figlia di Iardano re di Libia, che lo mise tra le sue ancelle,
vestito da donna, a compiere lavori femminili. Terminato anche que-
sto servizio torn in Grecia, uccise il centauro Nesso e spos DEIANI-
RA che fu la causa della sua morte. Zeus lo trasport sull'Olimpo tra
un grande fragore di fulmini, e lo rese immortale. Si riconcili poi con
Era e spos Ebe, da cui ebbe due figli. La presenza di Eracle  deter-
minante in numerosissimi miti e imprese, tra le quali vanno ricordate
la spedizione contro Pilo (v. NELEO), la guerra contro Sparta, la lotta
contro i LAPITI e contro i Driopi, la presa della citt di Orminione. Vi
sono poi tutta una serie di awenture secondarie, che sono state intro-
dotte dai poeti e dai mitografi nel racconto delle varie imprese. Tra
queste sono da ricordare le awenture presso Folo e i CENTAURI, la
resurrezione di Alcesti, legata al passaggio di Eracle in Tessaglia e ar-
gomento di una tragedia di Euripide, il combattimento contro Cicno
e quelli contro Busiride (ucciso da Eracle perch massacrava tutti gli
stranieri che capitavano presso di lui, e che tent di fare questo anche
con Eracle), e contro ANTEO, la lotta contro Emazione, la liberazione
di Prometeo, di cui si  detto, il combattimento contro Licaone e con-
tro Alcioneo, la cattura dei Cercopi. Le imprese di Eracle costituisco-
no dei veri e propri cicli, spesso utilizzati nell'argomento delle trage-
die.

Erebo. Figlio del Caos e fratello della Notte (Nyx), personifica le te-
nebre infernali.

*Erilo. Eroe leggendario di Preneste, figlio della dea Feronia. Aveva
tre corpi e tre vite e quando Evandro si scontr con lui dovette ucci-
derlo tre volte.

Erinni. Quando Urano fu mutilato dal figlio CRONO, le gocce di san-
gue cadute sulla terra generarono questi mostri violenti e primitivi, ai
quali lo stesso Zeus  soggetto. Sono analoghe alle PARCHE e confuse
a volte con le CHERE. Tra di loro ne sono nominate tre: Aletto, Tisifo-
ne e Megera. Abitano nell'Erebo e sono raffigurate come geni alati,
con i capelli di serpenti e con torce o fruste nelle mani, per torturare
le loro vittime. Si sacrificavano loro pecore nere e si offrivano offerte
senza vino. Gli antichi le chiamavano anche Eumenidi (le Benevole),
forse per propiziarle. I Romani invece le chiamavano Dirae o Furie.
Vendicano soprattutto i delitti commessi contro la famiglia e contro
la societ, ma castigano anche l'hybris, owero la perdita da parte
dell'uomo della coscienza del proprio limite. Castigano in modo par-
ticolare il crimine dell'assassinio, e l'uccisore anche se involontario 
da loro torturato in mille modi, fino a impazzire: per questo motivo
sono dette cagne, che non lasciano pi la vittima, una volta che ne
siano venute in possesso. Pi tardi (secondo Virgilio) avranno il com-
pito di torturare nell'aldil le anime dei morti.

Eris. Secondo Esiodo  figlia della Notte (Nyx),  per generalmente
ritenuta figlia e compagna di Ares. E la rappresentazione della Di-
scordia ed  raffigurata come un genio femminile alato, simile alle
Erinni e alle Alpie. Sempre Esiodo le attribuisce come figli la Pena,
l'Oblio (Lete), la Fame, i Dolori, il Giuramento. Fu lei a lanciare du-
rante il banchetto per le nozze di Peleo la famosa mela con su scritto
Alla pi bella, che fu causa della contesa tra Afrodite, Atena ed Era
all'origine della guerra di Troia (v. PARIDE).

Erisittone. Eroe empio e violento, figlio di Triopa, che tagli un bosco
sacro a Demetra e fu perci castigato con una fame insaziabile. Divo-
r tutte le ricchezze della sua casa. Sua figlia Mestra si vendette come
schiava, trasformandosi pi volte, per ottenergli il denaro necessario
a calmare la sua fame. Erisittone per fin col divorare le sue proprie
carni.

Erittonio. Figlio di Efesto e di Atena, che nacque dallo sperma del dio
sparso sulla gamba della dea: Atena si ripul del seme con una fascia
di lana che gett a terra, e ne nacque un bambino che essa raccolse e
rinchiuse in una cesta che affid a una delle figlie di Cecrope. Le ra-
gazze aprirono la cesta e videro il bambino con due serpenti (o esso
stesso con coda di serpente) e spaventate si gettarono dall'alto
dell'Acropoli. Fu l'iniziatore delle Panatenaiche, feste di Atena che si
svolgevano sull'Acropoli, e a lui fu attribuita l'invenzione della qua-
driga e l'introduzione in Attica del denaro.

Ermafrodito. Figlio di Ermes e di Afrodite, d il nome a tutti gli esseri
dalla doppia natura, maschile e femminile. Si diceva che fosse stato
allevato in Frigia dalle ninfe nella foresta dell'Ida. Si innamor di lui
la ninfa Salmace che lo insegu fino alle rive di uno splendido lago,
dove egli si tuff. La fanciulla lo abbracci implorando gli di di non
permettere che si dividesse mai pi da lei, e gli di la esaudirono, tra-
sformando entrambi in un essere nuovo, dalla doppia natura. Erma-
frodito ottenne per che chiunque si bagnasse in quel lago perdesse la
propria virilita.

Ermes. Figlio di Zeus e di Maia, nato in una grotta sul monte Cillene,
a sud dell'Arcadia. Appena nato fugg slegandosi dalle fasce, e and a
rubare cinquanta giovenche dalle mandrie di APOLLO e comprandosi
il silenzio di Batto, unico testimone del furto, le nascose in una caver-
na di Pilo, dove nessuno poteva trovarle. Poi ritorn nella sua grotta
di Cillene, e all'ingresso trov una tartaruga. Con il guscio della tarta-
ruga costru una lira. Apollo, infuriato per la perdita delle sue bestie,
fu tuttavia rabbonito dal suono dello strumento, che acconsent a
prendere in cambio delle giovenche rubate. Pi tardi Ermes invent
anche il flauto e APQllO compr anche questo, dandogli in cambio la
verga d'oro. Zeus lo fece araldo degli di e gli affid l'incarico di con-
durre i morti presso Ade. Tutti gli altri miti in cui  presente lo rap-
presentano come personaggio secondario, ma indispensabile per lo
svolgimento dei fatti. Cos liber Ares dal vaso di bronzo in cui gli
Aloadi lo avevano rinchiuso, sottrasse a Tifone, con l'aiuto di Pan, i
nervi e i muscoli di Zeus che erano affidati alla guardia di un drago,
DELFINE. Spesso compie le ambasciate pi importanti:  lui a chiede-
re a DEUCALIONE, dopo il diluvio, che cosa desideri, e a condurre Pria-
mo alla tenda di Achille. A volte ha compiti liberatori, come quello di
uccidere Argo, custode di lo. Era anche il dio dei sogni, e si facevano
libagioni a lui prima di andare a dormire. E il dio delle invenzioni, del
commercio, dei ladri, degli inganni, dei pascoli, delle strade, degli
strumenti musicali, che invent, dei riti religiosi. Nei crocicchi delle
strade si ponevano in suo onore delle immagini sotto forma di pilastro
la cui parte superiore rappresentava un busto umano, ma con organi
virili molto appariscenti, chiamate Erme. Porta in mano la verga, det-
ta caduceo, ha i calzari alati, un cappello a larghe tese (il petaso) e
spesso viene rappresentato con un agnello sulle spalle. Come accom-
pagnatore delle anime agli inferi si chiamava Psicopompo. Gli si at-
tribuivano moltissimi figli. I Romani lo identificarono in Mercurio.

Ermione. Figlia di Menelao e di Elena, promessa sposa ad ORESTE,
dopo la guerra di Troia divenne sposa di NEOTTOLEMO. Oreste allora
la rap dopo aver ucciso Neottolemo che si era recato al santuario di
Delfi per chiedere ragione al dio della sterilit di Ermione. Da Oreste
Ermione ebbe un figlio, Tisamene.

Eros. E il dio dell'amore, nato, secondo le primitive leggende, diretta-
mente dal CAOS, contemporaneamente alla Terra (Gea), oppure, se-
condo altre leggende, uscito dall'uovo primordiale generato dalla
Notte (Nyx), le cui due met formano la Terra e il Cielo. Rappresenta
la forza generatrice dell'universo e la coesione interna del cosmo. Se-
condo Platone, che ne fa un demone, nacque dall'unione di Poros
(l'Espediente) e Pena (la Povert) e questo spiegherebbe il suo
carattere irrequieto e insoddisfatto, sempre alla ricerca, sempre capa-
ce di inventare qualche espediente per raggiungere ci che non ha.
Secondo altri miti sarebbe figlio di Ares e di Afrodite Urania, o di Er-
mes e Afrodite figlia di Zeus e di Dione: in tal caso sarebbe Amore
Antero (Contrario o Reciproco). Un terzo Eros, quello alato
rappresentato dai poeti e dagli artisti, sarebbe figlio di Ermes e di Ar-
temide. Eros  raffigurato come un fanciullo, per lo pi alato, crudele
e capriccioso, che si diverte a portare lo scompiglio nei cuori e tor-
menta le sue vittime coi dardi, che porta sempre con s. I poeti ales-
sandrini si compiacciono di rappresentare le scene capricciose e in-
fantili che si riferiscono ad Eros: egli viene a contesa con Apollo, fa i
dispetti a Zeus (a cui per procura anche le amanti di cui il gran dio 
sempre voglioso), gioca con Ganimede, disputa col fratello Antero,
viene punito e messo in castigo dalla madre, si punge con le spine del-
le rose. Gli di, tuttavia, lo temono sempre un po', perch, non rispet-
toso di alcuna legge, scapestrato e malizioso,  capace di sconvolgere
la vita di tutti. E famosa la sua awentura con Psiche, di cui si innamo-
r e che venne immortalata nell'Olimpo come sua sposa. Da questo
matrimonio nacque la figlia Volutt.

Esione. Figlia di LAOMEDONTE e sposa di Telamone. Poich Laome-
donte non aveva pagato a Poseidone il salario che gli spettava per
aver costruito le mura di Troia, fu inviato un mostro marino che divo-
rava gli abitanti di Troia, e poich l'oracolo aveva vaticinato che l'ira
del dio sarebbe stata placata solo con la figlia del re, Esione fu offerta
al mostro, ma fu salvata da Eracle, che chiese come ricompensa i ca-
valli di Zeus. Il patto non fu mantenuto ed Eracle fece una spedizione
contro Troia, e la espugn aiutato da Telamone che per primo ne sal-
t il muro, poi, inchinatosi a terra, si mise a raccogliere alcune pietre.
Eracle si insospett, ma Telamone gli disse che voleva innalzare un
tempio a Eracle Vincitore. Eracle uccise Laomedonte e tutti i suoi fi-
gli, tranne Podarce, e concesse a Esione di scegliersi un prigioniero.
Esione scelse suo fratello Podarce, per il quale offr come riscatto il
proprio velo, e gli impose il nome di Priamo ( il riscattato). Eracle
la diede in sposa a Telamone e da lei nacque Teucro.

Esperidi. Dee del Tramonto (Espra in greco significa Sera), sono
figlie di Nyx (la Notte) o, secondo tradizioni successive, di Zeus e di
Temi, di Atlante e di Esperide. Di solito sono tre, e abitano in riva
all'Oceano, non lontano dall'Isola dei Beati; pi tardi si dir che la
loro abitazione  ai piedi del monte Atlante. Avevano l'incarico di
sorvegliare con l'aiuto del drago Ladone il giardino degli di, nel qua-
le crescevano i pomi d'oro, che erano stati regalati da Gea (la Terra)
a Era, in occasione delle sue nozze con Zeus. Questi pomi furono col-
ti da ERACLE in una delle sue memorabili dodici fatiche. Ma la parola
Mela in greco pu significare tanto pomi quanto montoni, e in-
fatti secondo l'interpretazione evemerista le Esperidi, che possedeva-
no greggi di montoni, erano state rapite per conto del re d'Egitto, Bu-
siride. Eracle le liber e le restitu ad Atlante loro padre, che per ri-
compensa diede a Eracle i greggi di montoni.

Estia. Personifica il focolare, di cui  la dea e custode. Figlia di Crono
e Rea, sorella di Zeus e di Era, fu eternamente vergine e riceve un
culto particolare sulla terra in tutte le case degli uomini, e sull'Olimpo
dagli di, di cui rappresenta l'immobile centro. I Romani la chiamaro-
no Vesta e le dedicarono un culto particolare, in cui le sacerdotesse
dette Vestali dovevano tenere sempre acceso il fuoco sacro e dovevano
anche mantenere intatta la loro verginit, pena la morte. Una delle Ve-
stali, Rea Silvia, gener Romolo e Remo per intervento di Marte (Ares).
Le feste di Vesta erano dette Vestalia e avevano luogo il 9 giugno.

Eteocle. Figlio di EDIPO e di Giocasta, fratello di ANTIGONE, di Isme-
ne e di Polinice. Dopo che Edipo fu scacciato da Tebe per espiazione
dell'incesto, Edipo maledisse i figli, predicendo che sarebbero morti
uno per mano dell'altro. Essi allora decisero di regnare uno per volta
mentre l'altro doveva allontanarsi. Ma al ritorno di Polinice Eteocle si
rifiut di cedergli il regno, e allora Polinice organizz, con l'aiuto di
ADRASTO, una spedizione contro la citt. I due fratelli si scontrarono
accanitamente corpo a corpo e morirono entrambi. Solo Eteocle fu
sepolto con gli onori dovuti.

Etere. E la personificazione della regione pi alta dell'atmosfera, abi-
tazione di Zeus e degli di. Gli fu attribuita una genealogia, e fu figlio
dell'Erebo e della Notte (Nyx), e fratello di Emera (il giorno). Secon-
do altre tradizioni si un a Emera e gener Gea (la terra), Urano (il
cielo), Poseidone (il mare) e numerosi altri di e personaggi mitici,
comprese le Furie.

Ettore. Figlio primogenito di Priamo e di Ecuba. Molto amato dal po-
polo, riceveva onori quasi divini ed era universalmente riconosciuto
come l'eroe pi importante della citt. Era generoso e magnanimo,
affettuoso con la moglie ANDROMACA e con il figlioletto Scamandro
(o Astianatte), figlio devoto del vecchio Priamo, difensore generoso
della sua citt e del suo popolo. Durante l'assedio di Troia fece una
grande strage dei Greci con l'aiuto di Ares. Dopo il commovente salu-
to della moglie e del figlio, ritorn nella mischia e sfid a singolar ten-
zone chiunque avesse voluto misurarsi con lui. Si fece avanti Aiace col
quale combatt un duello terribile che dur fino a notte, e alla fine
del combattimento i due eroi si scambiarono le armi. Pi tardi per
Ettore uccise Patroclo e indoss le sue armi, e questo fatto determin
la fine dell ira di ACHILLE e il suo rientro in battaglia. Il destino aveva
deciso che Ettore morisse per mano di Achille e nessuna divinit pot
sottrarlo a questa decisione fatale. Nel momento di morire Ettore
aveva pregato Achille di restituire il suo cadavere al vecchio Priamo,
ma Achille rifiut, ed Ettore gli predisse la morte. Achille fece strazio
del cadavere di Ettore trascinandolo per tre volte attorno alla citt le-
gato al carro con la testa nella polvere, poi lo abbandon agli animali
selvatici. Gli di si impietosirono di lui e Zeus ordin ad Achille la re-
stituzione del cadavere, che costui cedette a Priamo dietro il paga-
mento di un forte riscatto. Cos vennero solennemente celebrati i gio-
chi funebri in onore dell'eroe. La moglie di Ettore, Andromaca, di-
venne schiava di Neottolemo e poi sposa di Eleno, mentre Astianatte
fu scaraventato gi dalle mura di Troia per timore che potesse ristabi-
lire il regno del padre.

Euriclea. E la nutrice di ULISSE, che lo riconobbe al suo ritorno per
una cicatrice che egli aveva sul piede, e aiut Penelope. Euriclea  an-
che la madre di EDIPO, in una versione della leggenda che ignora l'in-
cesto dello stesso Edipo.

Euridice. Ninfa amata da ORFEO, che mentre passeggiava sui prati
della Tracia fu morsa da un serpente. Orfeo disperato decise di scen-
dere agli Inferi per ritrovarla ed ottenne dalle divinit infernali il per-
messo di riprendersela, purch non si voltasse a guardarla finch non
fosse uscita da quel luogo. Arrivato sulla soglia degli Inferi, si volt
per esser certo che lei lo seguiva, ed essa fu nuovamente trascinata
nell'ombra, mentre Orfeo dovette ritornare da solo sulla terra. Vi
sono anche altre eroine (tra le quali la moglie di CREONTE) che porta-
no questo nome, le cui storie sono meno note.

Eurimedonte. E il re dei Giganti, che regnava all'estremit della ter-
ra. Aggressivo e violento, non esit a violentare la stessa Era, quando
era ancora bambino, ed ebbe da lei PROMETEO, attirandosi la collera
di Zeus. Si chiama Eurimedonte anche un figlio di Minosse e della
ninfa Paria, e infine l'auriga di Agamennone.

Euristeo. Discendente di PERSEO, e nipote di Pelope, cugino di Anfi-
trione e di ALCMENA, re di Micene, Tirinto e Midea. La sua nascita fu
affrettata, mentre quella di Eracle fu ritardata, per l'invidia di Era, e
fu sempre un uomo imperfetto, debole, pauroso e malaticcio. Ebbe al
suo servizio ERACLE, di cui aveva un grande timore: per liberarsene
gli impose le celebri dodici fatiche, ma non gli consent di entrare a
Micene e non gli si mostrava. Al termine delle fatiche Euristeo offr
un sacrificio, al quale invit Eracle, il quale ritenendosi offeso per
aver ricevuto una porzione pi piccola uccise tre dei figli di lui. Fu uc-
ciso durante una guerra intrapresa contro Atene e la sua testa fu por-
tata ad Alcmena, che le cav gli occhi.

Europa. Ci sono diverse eroine che portano questo nome, ma la pi
famosa  la figlia di Agenore e Telefassa (a volte detta anche figlia di
Fenice). Zeus la vide mentre giocava sulla spiaggia con le sue amiche
a Sidone (o Tiro), e si trasform in un toro dal candore abbagliante
con le corna lunate. La fanciulla dapprima intimorita, si awicin ad
accarezzare il toro e poi si sed sulla sua groppa. Il toro si lanci verso
il mare e, nonostante le grida della fanciulla, arriv fino all'isola di
Creta. L Zeus si un con Europa sotto i platani (che per privilegio, in
ricordo di questo fatto, non perdono mai le foglie) vicino alla fonte di
Gortina. Nacquero tre figli: Minosse, Sarpedonte e Radamanto. Eu-
ropa poi fu sposa del re di Creta, Asterione, che non poteva avere figli
e adott i figli di Zeus. Il toro divenne una costellazione.
*Fama. E la voce pubblica, nata dalla Terra, che possiede tanti oc-
chi e tante bocche e vola con velocit incredibile. La sua storia  rac-
contata da Virgilio e ampliata successivamente da Ovidio che la fa
abitare ai confini della terra in un palazzo di bronzo con mille entrate
dove penetrano e riecheggiano tutte le parole, anche quelle appena
sussurrate. Intorno a lei vivono la Credulit, l'Errore, la Falsa Gioia, il
Terrore, la Sedizione, i Falsi Rumori, che ripetono amplificandolo
tutto quello che si dice nel mondo.

*Fauno. Antica divinit romana protettrice dei pascoli e della campa-
gna. In periodo classico i fauni vennero identificati con i satiri ellenici,
met uomo e met capra.

Fedra. Figlia di MINOSSE e di PASIFAE, fu sposa di TESEO al quale die-
de due figli: Acamante e Demofonte. Si innamor del figliastro IPPO-
LITO che la rifiut. Temendo che Ippolito rivelasse il fatto a Teseo, si-
mul di essere stata da lui insidiata e Teseo preg Poseidone di vendi-
carla. Ippolito fu trascinato e ucciso dai suoi stessi cavalli, spaventati
da un mostro marino inviato da Poseidone. Fedra allora si impicc,
disperata, per il rimorso.

Fetonte. Figlio di Elio (il Sole) e di Eos (l'Aurora), o, secondo un'altra
tradizione, di Climene. In questa versione del mito egli era cresciuto
senza conoscere l'identit del padre, finch poi, in seguito all'insisten-
za presso la madre Climene, gli fu rivelata. Per accertarsene chiese di
poter guidare per un giorno i cavalli del cocchio del Sole, che, dopo
molte esitazioni e raccomandazioni, acconsent. Fetonte per comin-
ci a guidare il carro del Sole fuori della via indicatagli dal padre e
spinse i cavalli verso l'alto, ma quando arriv nelle regioni pi alte del
cielo fu spaventato dagli animali che costituiscono i segni zodiacali,
cosicch sbandando bruci un pezzo del cielo (che porta il segno di
questo infortunio nella Via Lattea), poi si abbass troppo sulla terra,
rischiando di appiccarle fuoco. Gli astri incominciarono a lamentarsi
con Zeus che, temendo la distruzione dell'universo, lo fulmin e lo
fece precipitare sulla terra. Cadde nel fiume Eridano e le sue sorelle
Eliadi lo piansero, fino ad essere trasformate in pioppi.

Filemone. Era un vecchio uomo, molto povero e religiosissimo, che
abitava in Frigia con la sua moglie Bauci, che amava teneramente;
una volta capitarono alla sua capanna Zeus ed Ermes vestiti da men-
dicanti, che erano stati respinti da tutti gli abitanti del luogo, ed egli li
ospit generosamente. Tutte le case vennero distrutte per punizione
divina, tranne quella di Filemone e Bauci che fu trasformata in uno
splendido tempio. I due vecchi, al termine della loro vita, furono tra-
sformati in alberi.

Fillide. Figlia di un re del!a Tracia,  conosciuta per la sua tragica sto-
ria d'amore con Demofonte, che si era rifugiato nel suo regno dopo
un naufragio, del quale si innamor. Demofonte dovette per riparti-
re lasciandola sola: non vedendolo pi tornare lei si uccise impiccan-
dosi. Una tradizione vuole che sia stata mutata in albero, il mandorlo.

Filomela. Figlia di Pandione, aveva come sorella Procne. Come ri-
compensa per la sua alleanza in guerra, il padre diede in sposa Procne
a Tereo. Procne ebbe da lui un figlio chiamato Iti. Tereo per si inva-
gh di Filomela e la violent, tagliandole anche la lingua. Filomela riu-
sc comunque a comunicare le colpe di Tereo alla sorella: Procne,
come vendetta, fece s che Tereo mangiasse le carni del figlio. Tereo,
accortosi del fatto, insegu le sorelle per ucciderle: un intervento divi-
no le salv trasformandole in uccelli: Filomela divenne una rondine,
Procne un usignolo e Tereo un'upupa.

Filottte. Figlio di Peante e Demonassa, era considerato un grande
arciere, la cui abilit era accresciuta dal fatto che possedeva l'arco e le
frecce d'ERACLE. Era tra i pretendenti di ELENA e part nella spedi-
zione contro Troia, ma fu lasciato a Lemno per istigazione di Ulisse
dopo che un morso ad un piede datogli da un serpente divenne una
piaga inguaribile, infetta e terribilmente puzzolente, che gli strappava
grida altissime. Filottte rimase a Lemno da solo per dieci anni, men-
tre inutilmente gli eroi greci assediavano Troia. Dopo i dieci anni di
assedio un oracolo rivel che per la presa di Troia erano indispensabi-
li le frecce di Eracle: ULISSE accompagnato da DIOMEDE e NEOTTO-
LEMO, cerc e ritrov l'arciere che venne curato e partecip alla bat-
taglia con i Greci. La sua guarigione fu ottenuta grazie ad una opera-
zione chirurgica che, per la prima volta nella storia, awenne sotto
anestesia: fu praticata da Macaone mentre Filottte era stato immer-
so da Apollo in un sonno profondo.

Fineo. Figlio di Belo e di Anchinoe venne mutato in pietra dalla testa
della Medusa durante il combattimento con Perseo. Un altro Fineo 
un re di Tracia che, avendo accettato di perdere la vista in cambio di
una lunga vita, fu per ci castigato dal Sole, che lo fece tormentare
dalle ARPIE, le quali gli sottraevano o gli sporcavano continuamente il
cibo. Secondo altri questo castigo gli era stato dato perch, essendo
indovino, rivelava agli uomini quello che dovevano conoscere solo gli
di. Secondo un'altra leggenda Fineo era figlio di Agenore e Cassio-
pea, marito di Cleopatra da cui ebbe due figli, Ornito e Crambi. Poi
ripudi Cleopatra e spos Idea, da cui ebbe Tino e Mariandino. Poi-
ch Idea, gelosa dei figli della prima moglie, li aveva accusati di averla
violentata, Fineo li accec e per questo motivo fu perseguitato dalle
Arpie.

Flegetonte. Fiume degli Inferi, detto anche Piriflegetonte, che gira-
va intorno all'Erebo e che, unito al Cocito, formava l'ACHERONTE. Il
suo nome indica che si trattava di un fiume di fuoco.

Flegias. Figlio di Ares e di Crise, padre di Issione e di Coronide, fu re
di Orcomeno, in Beozia. Poich Apollo aveva sedotto sua figlia Coro-
nide, generando Asclepio, e l'aveva poi uccisa per vendicarsi della sua
infedelt, Flegias diede fuoco al tempio di Apollo a Delfi e il dio, ira-
to, lo fulmin. Per la sua empiet, riferisce Virgilio,  negli Inferi eter-
namente punito.

*Flora. Divinit sabina introdotta a Roma da Tito Tazio, presiede
alla fioritura e alla vita di tutta la vegetazione. Secondo Ovidio era
una ninfa greca, chiamata Cloride. Un giorno fu vista dal dio del ven-
to, Zefiro, che la rap e la spos, affidandole il governo dei fiori, i cui
semi ella regal agli uomini insieme al miele. Ovidio racconta anche
che Giunone, invidiosa perch dalla testa di Giove era nata Minerva, vol-
le concepire un figlio senza il concorso del maschio, e per ottenere ci si
rivolse a Flora, che con il suo tocco fecondava ogni cosa. Cos Giunone
concep Marzo, che  il primo mese della primavera.

Folo. E uno dei CENTAURI, che ospit Eracle quando andava a caccia
del cinghiale d'Erimanto. Eracle dopo aver mangiato chiese del vino
e Folo disse di averne una giara, che non doveva essere aperta. Eracle
!o volle ugualmente, e gli altri Centauri, attirati dall'odore del vino,
arrivarono in frotta e assalirono l'eroe. Ne nacque una rissa durante
la quale Folo fu accidentalmente ucciso, ed Eracle gli tribut magni-
fici onori funebri.

*Fortuna. E la dea romana corrispondente alla Tyche greca, introdotta
nel culto romano da Servio Tullio, che si diceva l'avesse amata nascosta-
mente. E rappresentata con la cornucopia e con il timone, col quale gui-
da la vita degli uomini. E per lo pi cieca. Veniva invocata con una serie
di appellativi riferiti alle varie circostanze della vita.

Galatea. Divinit marina, figlia di Nereo e di Doride, cos detta dal
colore della sua pelle bianca come il latte. Di lei si innamor il ciclope
Polifemo, ma ella amava Aci, figlio del dio Pan. Un giorno Polifemo
sorprese insieme i due innamorati e accecato dalla gelosia scagli una
rupe contro Aci, che fu tramutato in fiume.

Ganimede. Discendente di Dardano, era considerato il pi bello dei
mortali. Di lui s'invagh Zeus mentre pascolava le mandrie sulle mon-
tagne vicino a Troia e fu trasportato sull'Olimpo dove ebbe il compito
di versare il nettare nella coppa di Zeus e degli altri di. Secondo al-
cune leggende Zeus rap il fanciullo trasformandosi in aquila, o invi
l'aquila a rapirlo. Troo, il padre di Ganimede, ebbe come ricompensa
al posto del figlio una coppia di cavalli divini. L'aquila divenne una
costellazione.

Gea. Detta anche Gaia, o Gh, che in greco significa terra  appun-
to, come tale, l'elemento primordiale che gener dal suo grembo tut-
te le stirpi divine. Nacque da lei URANO (il Cielo) col quale si un, es-
sendo l'unico elemento che pu coprirla interamente, ed ebbe con
lui i figli che rappresentano la prima generazione di di propriamente
detti: i Titani, Oceano, Ceo, Crio, Iperione, Giapeto e Crono, e poi le
divinit femminili che sono le Titanidi, cio Teia, Rea, Temi, Mne-
mosine, Febe, Teti. Il pi giovane di questi figli  CRONO. Nacquero
poi i Ciclopi e gli Ecatonchiri. Urano geloso di tutti questi figli voleva
che restassero seppelliti nel grembo della madre, ed essa ottenne
l'aiuto di CRONO che rius a castrarlo, ma dal sangue di lui sparso sul-
la terra nacquero le Erinni, i Giganti e le ninfe degli alberi. Gea gene-
r poi le divinit marine, e con Tartaro gener Tifone, un dio prodi-
gioso e spaventoso, ed Echidna. In genere, tuttavia, tutti i mostri che
rappresentano le forze prodigiose e violente della natura sono consi-
derati suoi figli: cos lo erano ANTEO, Cariddi, le Arpie, Pitone e anche
la Fama. Fu poi confusa con DEMETRA, mentre i Romani la chiama-
vano Tellus e la identificavano con Cibele. Gea e Crono conoscevano
i segreti del Fato, che rivelarono a Rea. Per questa ragione erano fa-
mosi e celebrati i suoi oracoli, che si trovavano nei luoghi di culto a lei
dedicati, e che erano ancora pi sicuri e antichi di quelli di Apollo.
Gerione. Figlio di Crisaore e di Calliroe, abitava nell'isola di Erizia,
nell'Oceano, ed era un gigante mostruoso, con tre teste e tre corpi
fino alle anche. Possedeva molti armenti, custoditi dal pastore Euri-
zione e dal cane a due teste Orto (o Ortro). ERACLE and per ordine
di Euristeo a rapire i buoi di Gerione (alcuni dei quali gli verranno
sottratti da CACO) a Erizia (il Paese rosso, situato a occidente), e
passando per lo stretto di Gibilterra vi lasci le Colonne che portano
il suo nome, poi, arrivato a Erizia, uccise prima il cane e poi il pastore.
Gerione accorse in difesa delle sue mandrie, lott con Eracle e fu uc-
ciso, ed Eracle port i buoi in Grecia.

*Giano. Divinit romana, tra le pi antiche. E fornito di due volti, ri-
volti in parti opposte. Alla sua figura sono legate moltissime leggende
romane che ne fanno un protettore speciale di Roma e dei suoi abi-
tanti. Il suo nome  legato alla sua funzione: custodiva le porte di casa
(ianua) e i passaggi (iani), portava in mano le chiavi, come un porti-
naio (ianitor), e le sue due facce sono rivolte all'entrata e all'uscita. A
lui  dedicato il primo mese dell'anno, lanuanus, e gli si tributava un
culto speciale in un tempio le cui porte erano sempre aperte in caso di
guerra e sempre chiuse in tempo di pace. Si diceva che Giano avesse
sposato la ninfa Giuturna e che avesse avuto da lei un figlio, Fons o
Fontus, il dio delle sorgenti.

Giapeto. E uno dei Titani, figlio di Urano e Gea, e sposo di Climene,
figlia dell'Oceano e di Teti. Da questa unione nacquero Atlante, Me-
nezio, Prometeo ed Epimeteo. Fu perci collegato, attraverso Pro-
meteo, a Deucalione, che gener la stirpe degli uomini. Partecip
anch'egli alla lotta contro Zeus, che lo precipit nel Tartaro insieme
agli altri Titani.

Giasone. Figlio di Esone, nato a Iolco e discendente di Eolo. Fu alle-
vato dal centauro Chirone, dal quale apprese l'arte della medicina.
Divenuto adulto ritorn a Iolco dove suo zio Pelia stava celebrando
un sacrificio, e, senza riconoscerlo, vedendolo vestito in modo insolito
e con un piede nudo, ne ebbe paura, e lo mand a impadronirsi del
vello d'oro, pensando che non sarebbe mai ritornato (v. ARGONAUTI).
Invece ritorn, sposato a MEDEA. Pelia mor (o fu ucciso) e sal sul
trono il figlio di lui, ACASTO, il quale cacci Giasone e lo costrinse a ri-
fugiarsi a Corinto. Qui conobbe Creusa (o Glauce), figlia del re
Creonte, e se ne innamor. Medea furibonda giur vendetta e invi
alla rivale una veste nuziale che, indossata, fece ardere le sue vene di un
fuoco violento che la uccise. Poi Medea uccise i due figli avuti da Giaso-
ne, il quale, con l'aiuto dei Dioscuri, conquist la citt di Iolco, dove re-
gn. Giasone partecip anche alla caccia del cinghiale di Calidone.

Giganti. Figli di Gea, nati dal sangue che colava dal corpo di IJRANO
dopo la sua mutilazione. Sono uomini di grande statura, di forza in-
vincibile, di aspetto spaventoso. Hanno barba e capelli lunghi e le
gambe sono corpi di serpenti. Sono famosi soprattutto per l'assalto
dato all'Olimpo, difeso da Zeus, Atena, Eracle e talvolta da Dionisio.
I Giganti lanciarono immensi massi e tronchi d'albero e pian piano la
lotta si allarg impegnando quasi tutti i celesti. Finalmente i Giganti
furono sconfitti e uccisi: numerose leggende raccontano i particolari
di questa lotta detta Gigantomachia.

*Giove. Vedi ZEUS.

*Giunone. E la dea romana assimilata a ERA, e faceva parte della tria-
de Capitolina, con Giove e Minerva. Aveva anche dei templi in cui era
venerata come Moneta (colei che ammonisce ) e come tale avrebbe
salvato Roma durante l'invasione dei Galli per mezzo delle oche a lei
consacrate. Era inoltre venerata come Lucina, e con tale nome era la
protettrice dei parti e dei bambini. Era inoltre la patrona delle donne
maritate, e si celebravano in suo onore le feste Matronali il primo di
marzo e le feste Caprotine il 7 luglio. Ogni donna, inoltre, aveva la sua
luno, che corrisponde al Genius degli uomini.

Glauco. E un dio marino, figlio di Poseidone e di una Naiade. Nacque
come uomo e faceva il pescatore. Poich vide che i pesci, se mangia-
vano una certa erba, continuavano a vivere anche fuori dell'acqua,
egli pure ne assaggi e divenne immortale: si trasform prendendo
coda di pesce nella parte bassa del corpo, grandi spalle, gote con la
barba verde, e aveva il dono della profezia. Fu anche innamorato di
Scilla e cerc di conquistare ARIANNA, abbandonata da Teseo sulla
spiaggia di Nasso.

Gorgone. Le Gorgoni erano mostri alati, figlie di Forco e di Ceto, di
nome Euriale, Steno e Medusa. Erano orribili all'aspetto, spaventose
per gli uomini e per gli di, e il loro sguardo pietrificava. Avevano
denti come le zanne dei cinghiali, capelli di serpenti, mani di bronzo e
ali d'oro. Solo Poseidone aveva osato unirsi a Medusa i cui occhi tra-
sformavano in pietra tutti coloro che la guardavano. Questa venne af-
frontata e vinta da PERSEO, ;I quale riusc a combatterla perch si ser-
v dello scudo come di uno specchio, per non doverla guardare. La te-
sta di Medusa fu posta sullo scudo di Atena, e dal collo di lei uscirono
due esseri figli di Poseidone: Pegaso e Crisaore. Il sangue di Medusa,
che aveva propriet magiche, fu raccolto da Perseo.

Graie. Sono la personificazione della vecchiaia, sorelle delle Gorgoni,
hanno un solo occhio e un dente in comune, che si prestano a turno.
Vivono nel paese della notte. Quando PERSEO and a uccidere la ME-
DUSA le incontr e riusd a passare privandole dell'unico occhio che
possedevano.
Iadi. Figlie di Atlante e sorelle delle Pleiadi, sono un gruppo di stelle
cos chiamate (il loro nome significa piovose), perch al loro appa-
rire cominciavano le piogge primaverili. Avrebbero allevato Dioniso,
prima di essere trasformate in costellazione. Il loro numero varia da
tre a sette.

Icario. E un eroe ateniese che avendo accolto ospitalmente DIONISO
ebbe come ricompensa il segreto del vino, ma egli lo divulg tra i con-
tadini che, ubriacatisi, lo uccisero gettandolo in un pozzo. Gli di lo
trasformarono in costellazione, e gli Ateniesi furono puniti con una
malattia che faceva impazzire tutte le fanciulle. La figlia di Icario, Eri-
gone, col fedele cane Maira trov il cadavere del padre, e per la dispe-

razlone Sl Impicc.

Ida. Figlio di Afareo e di Arene, ha due fratelli, Linceo e Piso, ed  cu-
gino dei DIOSCURI. E considerato il pi forte e il pi coraggioso degli
uomini, e partecip con Giasone e Linceo all'impresa degli Argonau-
ti. Fu sposo di Marpessa, desiderata anche da Apollo, che Ida aveva
rapito con i cavalli alati donatigli da Poseidone. Zeus intervenne nella
disputa e lasci a Marpessa la possibilit di scegliersi il marito tra
Apollo e Ida, e la ragazza scelse Ida, col quale ebbe una figlia, Alcio-
ne, la quale sar poi la sposa di MELEAGRO. Ida e Linceo parteciparo-
no alla caccia del cinghiale calidonio, ed  soprattutto famosa la loro
lotta coi Dioscuri per la divisione di un gregge, nella quale Ida uccise
Castore, mentre Polluce uccideva Linceo. Zeus fulmin Ida per ven-
dicare la morte di Castore. Secondo un'altra tradizione la zuffa sareb-
be awenuta perch i Dioscuri avevano rapito le due figlie di Leucip-
po, Ilera e Febe, promesse spose di Ida e Linceo.

Idomeneo. Figlio di Deucalione e nipote di Minosse, re di Creta,  an-
noverato tra i pretendenti di ELENA, e partecip alla guerra di Troia
con 80 navi, in rappresentanza di sei citt. Combatt contro Deifobo e
contro Enea e penetr nella citt di Troia nel cavallo di legno. Duran-
te il viaggio di ritorno fu sorpreso da una violenta tempesta e vistosi
perduto fece voto a Poseidone di sacrificare il primo essere che avreb-
be incontrato toccando terra. Appena sbarcato incontr suo figlio, e
per mantener fede al voto lo sacrific. Per punizione gli di fecero
scoppiare a Creta una pestilenza, e per placare la collera degli di egli
fu bandito dalla citt e ripar nell'Italia meridionale.

Idra. E un mostro a forma di serpente, nato da Tifone e da ECHIDNA.
Viveva a Lerna, e fu ucciso da ERACLE.

Ifigenia. Figlia di AGAMENNONE e CLITENNESTRA, in occasione della
guerra di Troia fu indicata dall'indovino Calcante quale vittima desi-
gnata dal volere degli di per un sacrificio ad ARTEMIDE che avrebbe
ottenuto alla flotta greca un viaggio favorevole. Agamennone, che in
un primo momento rifiut, poi spinto dalle pressioni di Ulisse e di
Menelao fece venire in Aulide, dove si trovava allora la flotta, la figlia
accompagnata dalla madre Clitennestra, dicendo di volerla dare in
sposa ad Achille. Il sacrificio si doveva compiere in Tauride (oggi pe-
nisola di Crimea), ma all'ultimo momento Artemide grazi la fanciul-
la sostituendola sull'altare con una cerbiatta. Secondo altre versioni
del mito la stessa Ifigenia sarebbe stata mutata in cerbiatta, o in gio-
venca, o in orsa, e sarebbe sparita agli occhi dei presenti, ma c' anche
una tradizione, raccolta da Lucrezio, secondo la quale fu realmente
uccisa. Ifigenia rimase in Tauride presso il santuario della dea, con
l'incarico di sacrificare tutti gli stranieri che fossero capitati in quel
paese, in seguito a naufragio. Un giorno, per, ella riconobbe in due
stranieri destinati al sacrificio il fratello ORESTE accompagnato
dall'amico Pilade, che cercavano la statua di Artemide. Ella allora ab-
bandon le sue funzioni sacerdotali e fugg con loro, che la ricondus-
sero in Grecia.

Ila. Giovinetto bellissimo che partecip all'impresa degli Argonauti.
Essendo stato mandato durante una sosta in Misia a prendere l'acqua
a una fonte fu visto dalle ninfe che se ne innamorarono e lo rapirono.
Polifemo si accorse del fatto e Eracle ordin ai Misi di cercare il gio-
vanetto: di qui la solenne processione annuale in cui i sacerdoti misi
gridano a intervalli per tre volte il nome di Ila.

Ilione. Figlia di Priamo e di Ecuba, moglie di Polimestore. A lei venne
affidato Polidoro, il figlio pi piccolo di Priamo, e lei lo scambi col
proprio figlio Deifilo. Quando Polimestore volle uccidere Polidoro,
uccise in realt Deifilo. Ilione avrebbe poi accecato e ucciso Polime-
store.

Imeneo. E la divinit che guida il corteo nuziale e che protegge i ma-
trimoni. Figlio di una delle Muse o anche di Afrodite, e di Dioniso o
di Magnete o Piero, si dice che fosse un giovane ateniese di straordi-
naria bellezza, che amava, non visto, una fanciulla della stessa citt.
Un giorno awenne un'incursione di pirati e le fanciulle ateniesi furo-
no tutte rapite: con esse Imeneo, che era talmente bello da essere
scambiato per una femmina. Egli riusc a sorprendere i pirati nel son-
no e a ucciderli tutti, liberando le fanciulle. Pot cos sposare la donna
che amava.

Io. Figlia di Inaco, re di Argo, sacerdotessa di Era Argiva, amata da
Zeus. Per sottrarla all'ira di Era, Zeus la trasform in una bellissima
vacca candida, che la dea pretese le fosse offerta. La affid poi alla cu-
stodia di ARGO dai cento occhi, anch'egli figlio di Inaco. Zeus andava
a raggiungerla trasformato in toro, ma poi diede a ERMES I incarico di
liberarla ed Ermes riusc ad uccidere Argo facendogli chiudere cin-
quanta occhi mentre gli altri cinquanta dormivano. Ma Era mand a
Io un tafano per tormentarla, ed Io divenne furiosa. Gir senza re-
quie tutta la terra, finch giunse in Egitto, dove riacquist la sua for-
ma umana e mise al mondo un figlio di Zeus, Epafo, che divenne re
dell'Egitto e costru Menfi. Io fu identificata, in Egitto, con Iside.
Dopo la sua morte fu trasformata in costellazione.

Iperborei. Si tratta di un popolo mitico che si diceva vivesse nelle parti
pi settentrionali della terra, in uno stato di perpetua felicit, la cui
leggenda  legata con quella di APOLLO, che avrebbe trascorso presso
di loro un periodo prima di recarsi a Delfi, dove aveva il suo santua-
rio. Sempre nel territorio degli Iperborei sarebbe stata sotterrata da
Apollo la grande freccia della quale si era servito per vendicarsi della
morte di Asclepio. Gli Iperborei svolgevano delle funzioni particolari
anche presso l'oracolo apollineo di Delfi. Essi sono gentili, sereni e
molto longevi. Vivono all'aria aperta in un paese dal clima mite, dove
il suolo produce i raccolti due volte l'anno. Quando sono vecchi e
hanno vissuto abbastanza si lanciano dall'alto di una roccia nel mare e
muoiono senza soffrire. Hanno poteri magici, si spostano nell'aria
senza camminare, trovano tesori nascosti. Pitagora passava per essere
un'incarnazione di Apollo Iperboreo.

Iperione. E uno dei Titani, figlio di Urano e Gea, che sposatosi con
sua sorella Teia, una delle Titanidi, ebbe da lei Elio (il Sole), Selene
(la Luna) e Eos (I'Aurora). Anticamente era chiamato Iperione lo
stesso Sole.

Ipno. E la personificazione del sonno, figlio di Nyx (la Notte), e ge-
mello di Tanatos (la Morte). E considerato un dio benefico, perch
aiuta gli uomini a riposare e toglie loro il dolore e la fatica. Vive in un
palazzo incantato ed  rappresentato con le ali. Innamoratosi di ENDI-
MIONE gli fece il dono di dormire a occhi aperti per poterne contem-
plare continuamente gli occhi. Quando Eracle torn da Troia addor-
ment Zeus, affinch Era potesse far morire l'eroe, ma quando Zeus
si svegli, irritato scagli Ipno in mare, dove fu salvato dalla madre
Nyx.

Ippodamia. La pi celebre delle eroine che portano questo nome  la
figlia di ENOMAO e sposa di Pelope che la ottenne con l'aiuto di Mir-
tilo vincendo Enomao in una singolare gara da lui escogitata. Si rac-
contava anche che Mirtilo avesse tentato di violentare Ippodamia du-
rante una breve assenza di Pelope e che quest'ultimo poi avesse scara-
ventato Mirtilo in mare, ma secondo altri sarebbe stata proprio Ippo-
damia a cercare di sedurre Mirtilo, e poich egli non aveva acconsen-
tito Ippodamia lo aveva accusato falsamente causandone la morte.
Morendo Mirtilo avrebbe lanciato una maledizione contro i discen-
denti di Pelope. Quest'ultimo fond a Olimpia una festa in onore di
Era. Pelope e Ippodamia ebbero numerosi figli, tra cui ATREO e Tie-
ste. C' anche una leggenda che racconta l'uccisione da parte di Ippo-
damia del figliastro Crisippo, che avrebbe causato poi la morte di lei.
Ippodamia  anche la figlia di ADRASTO, moglie di Piritoo, e causa
della lotta tra Lapiti e Centauri.

Ippolita. Regina delle AMAZZONI, figlia di Ares, della quale Eracle
and a prendere la cintura per ordine di Euristeo. Per lo pi si dice
che fu uccisa da Eracle, ma anche che spos Teseo, e secondo altri fu
la madre di Ippolito.

Ippolito. Figlio di Teseo e dell'Amazzone Ippolita, o di Antiope. Era
particolarmente devoto di Artemide e disprezzava Afrodite che per
vendicarsi suscit nel cuore di FEDRA, seconda moglie di TESEO, un
incontenibile amore per lui, in seguito al quale Ippolito trov la morte
trascinato dai suoi stessi cavalli spaventati da un toro furioso uscito
dal mare pervolere di Poseidone. Ippolito fu poi resuscitato da Ascle-
pio, e Artemide lo port nel Lazio, dove, nel santuario di Aricia (vici-
no al lago di Nemi), era identificato in Virbio, compagno di Diana.

Ipsipile. Figlia di Toante e di Mirina, nipote di Dioniso e Arianna, si
trovava a Lemno quando tutte le donne dell'isola deliberarono di uc-
cidere tutti gli uomini, che tradivano con le straniere le loro mogli
perch, avendo trascurato il culto di Afrodite, erano state punite dalla
dea con un odore nauseabondo che non riuscivano a togliersi di dos-
so. Ipsipile per, non volendo uccidere il padre, lo nascose in un cofa-
no e lo port al mare, facendo credere che fosse la statua di Dioniso.
Cos egli si salv. Fu poi scelta come regina, quando gli Argonauti ap-
prodarono a Lemno, e volevano ucciderli tutti, ma poi cambiarono
idea quando essi dissero che si sarebbero uniti con loro. Ipsipile di-
venne l'amante di GIASONE. Pi tardi le Lemnie vennero a sapere che
aveva salvato il padre e volevano ucciderla, cosicch essa dovette fug-
gire. Fu per presa dai pirati e venduta a Lico, re di Tebe, che le diede
il fanciullo Ofelte da custodire. Quando per i Sette passando di l
chiesero da bere, ed ella si allontan un momento per andare alla fon-
te, un serpente mostruoso soffoc Ofelte. Ipsipile fu quindi condan-
nata a morte da Euridice e Licurgo, ma si salv perch fu liberata dai
figli Toante ed Euneo.

Iride. Figlia di Taumante e di Elettra  una Oceanina, sorella delle
ARPIE. E in lei rappresentato l'arcobaleno, che rappresenta il tramite
tra cielo e terra, e come tale  incaricata di portare i comandi di Zeus
e di Era.

lssione. Piuttosto incerta la sua discendenza: forse figlio di Flegia, re
dei Lapiti, padre di Piritoo, spos Dia, figlia di Deioneo, e per avere
questa ragazza fece grandi promesse di doni nuziali. Quando per il
suocero gli chiese i doni pattuiti, Issione lo gett in una fossa ardente,
rendendOsi colpevole di spergiuro e di omicidio, ai danni di un com-
ponente della famiglia, cosa che costituiva un grave sacrilegio. Men-
tre nessunO voleva awicinarsi a lui per purificarlo, soltanto Zeus in
perSona ebbe piet di lui, e lo liber dalla follia che lo aveva colpito,
lnvitandolo poi al banchetto degli di. Issione, per colmo di ingratitu-
dine, cerc di violentare Era, e quando Era rifer a Zeus l'accaduto
quest'ultimo gli invi una nuvola in forma di Era al posto della vera
dea. Issione si un con questo fantasma e nacque Centauro, il padre
dei Centauri. Zeus allora lo leg a una ruota infuocata, condannato a
girare incessantemente attraverso il cielo, dove Zeus lo scagli, e poi-
ch nel banchetto aveva assaggiato l'ambrosia che rende immortali, la
sua pena sar eterna.

Lachesi. E una delle Moire, o Parche, che aveva l'incarico di awolge-
re sul fuso il filo della vita.

Ladone. Dio del fiume omonimo figlio di Oceano e di Teti. Fu questo
anche il nome del drago che custodiva il giardino delle ESPERIDI,
sconfitto da Eracle e trasformato in costellazione.

Lamia. Fu una figlia di Poseidone. Lamia era anche il nome dato ad
un mostro femminile che girava di notte divorando i bambini: il suo
nome veniva usato come spauracchio per i fanciulli.

Laocoonte. Figlio di Capi o di Antenore, sposo di Antiope e sacerdote
di Apollo a Troia, attir su di s la collera del dio perch si era unito
a sua moglie innanzi alla sua statua. Quando i Greci lasciarono il ca-
vallo di legno sulla spiaggia e finsero di allontanarsi da Troia, Laoco-
onte cap che si trattava di un inganno e si oppose a che il cavallo fosse
portato nella citt. Mentre stava immolando un toro a Poseidone,
uscirono dal mare due enormi serpenti che awolsero nelle loro terri-
bili spire Laocoonte e i suoi figlioletti. Poich Laocoonte, oltre ad op-
porsi al trasferimento del cavallo nella citt, aveva lanciato contro di
esso una chiave, che aveva paurosamente risuonato nella sua vuota
cavit, i Troiani pensarono che egli fosse stato punito per il suo atto
ritenuto sacrilego, e cos portarono dentro alla citt il cavallo con tutti
gli armati contenuti nel suo ventre.

Laodamia. Figlia di Bellerofonte, am Zeus, da cui ebbe un figlio,
Sarpedonte. Mor uccisa da una freccia di Artemide. C' per un'al-
tra Laodamia, figlia di Acasto e sposa di Protesilao, il primo eroe gre-
co che mor nella guerra di Troia. Quando il marito mor, essa si di-
sper e chiese a Zeus di poterlo far rivivere per tre ore soltanto, ma
quando egli mor per la seconda volta essa pure si uccise fra le sue
braccia. Si raccontava anche che avesse costruito un'effigie del marito
e che l'abbracciasse di nascosto, e che quando il padre, accortosene,
la gett nel fuoco, essa pure la segu e arse viva.

Laomedonte. Figlio di Ilo e di Euridice, padre di Priamo, che si chia-
mava Podarce, e di ESIONE, fu re di Troia. Apollo e Poseidone co-
struirono per lui le mura della citt, aiutati da Eaco. E passato nelle
leggende come un bugiardo e spergiuro, che per prima cosa si rifiut
di pagare ai due di quanto aveva promesso, e attir in tal modo ogni
sorta di calamit su Troia. Poseidone mand un mostro marino al
quale il re doveva offrire in pasto la figlia Esione, ma Eracle la liber
avendogli Laomedonte promesso che gli avrebbe regalato quale ri-
compensa i cavalli avuti in regalo da Zeus. Non mantenne per nean-
che questa promessa e il dio ritorn con un esercito, prese Troia e uc-
cise Laomedonte con tutti i suoi figli, eccetto Podarce, che venne sal-
vato da Esione e soprannominato Priamo.

Lapiti. E un antichissimo popolo della Tessaglia che vi abitava dopo
aver cacciato i Pelasgi, primi abitatori di questa regione. Erano ante-
nati del fiume Peneo e della ninfa Creusa, ed erano secondo una cre-
denza primitiva la personificazione della tempesta. Intervengono in
un gran numero di leggende, la principale delle quali racconta la lotta
contro i CENTAURI, causata dal tentativo di Eurito di violentare IPPO-
DAMIA, fidanzata di PIRITOO. Combatterono anche contro Eracle e
sono tra i cacciatori del cinghiale di Calidone (v. MELEAGRO).

Latona. Figlia di Ceo e di Febe, entrambi titani, sorella di Asteria e di
Ortigia,  madre di APOLLO e di ARTEMIDE, che gener da ZEUS.
Quando era incinta dei due gemelli, Era proib a tutta la terra di acco-
glierla, affinch lei non potesse partorire. Latona cominci a errare
per tutti i luoghi senza trovare asilo, e bnalmente pot fermarsi a Or-
tigia, isola errante e sterile che per ricompensa fu fissata al fondo del
mare con quattro colonne, rifior e cambi nome, assumendo quello
di Delo. In quel luogo Latona partor i due figli, con l'aiuto di If izia, la
dea delle nascite, che fu convinta a prestare il suo aiuto per la promes-
sa di una collana d'oro e d'ambra. Apollo e Artemide rispettavano
molto la madre: per vendicarne la fama uccisero i figli di NIOBE e il gi-
gante Tizio che aveva cercato di violentarla, e nella guerra di Troia
parteggiarono con lei per i Troiani.

Leandro. Giovane della citt di Abido, amante di Ero, sacerdotessa
d'Afrodite. Ogni notte attraversava a nuoto uno stretto di mare per
incontrarla, finch ella si dimentic di mettere alla finestra il lume
che lo guidava nella traversata notturna: il mare ingrossato da una
tempesta e l'oscurit fecero annegare l'innamorato. Ero, saputo della
disgrazia, si tolse la vita.

Leda. Figlia di Testio, re dell'Etolia, e di Euritemide, sorella di Altea
madre di Meleagro, e di Ipermestra. Secondo alcuni sarebbe invece
figlia di Glauco, figlio di Sisifo. Fu altres moglie di Tindaro, ed ebbe
vari figli, tra cui CLITENNESTRA, ELENA e i DIOSCURI, alcuni dei quali
erano figli di Zeus, unitosi a lei sotto forma di cigno.

Lete. Fiume situato nell'aldil le cui acque cancellavano i ricordi e da-
vano l'oblio alle anime che lo attraversavano.

Lica. Servitore e compagno di Eracle, fu cagione della sua morte,
avendogli portato una veste intrisa del velenoso sangue di Nesso. La
veste, preparata da DEIANIRA, bruci la pelle di Eracle che scagli
Lica dalla finestra nel sottostante mare. Lica venne cos mutato in
scoglio.

Licaone. Figlio di Pelasgo, era il re dell'Arcadia. Ebbe da svariate
donne cinquanta figli, che rivaleggiavano tra di loro in crudelt. Dopo
l'ennesima empiet Zeus scagli i suoi strali contro il padre e i figli:
solo l'ultimo, Nittimo, fu salvato da Gaia all'ira di Zeus.

Lico. Il personaggio pi famoso che porta questo nome  il figlio di
Irieo e della ninfa Clonia. Spos Antiope che scacci dopo che lei lo
trad. In seguito Lico spos Dirce: la nuova sposa imprigion la prima
per gelosia, e la maltratt con Lico. Liberata da Zeus, Antiope fugg e
diede alla luce due figli: ANFIONE e Zeto. Questi, una volta cresciuti,
si vendicarono di Lico e di Dirce legandoli alle corna di un toro infu-
riato.

Linceo. Figlio di Afareo e fratello d'Ida, era un eroe caratterizzato
dalla vista penetrante. Partecip alla caccia del cinghiale di Calidone,
ma la storia pi nota che lo riguarda  quella dello scontro con i DIO-
SCURI.

Lino. Il nome di Lino  ricordato in un ritornello lamentoso che veni-
va cantato dai Greci dell'Asia Minore, pare in ricordo di un figlio di
Urania morto per mano di Apollo geloso della sua abilit nella musi-
ca, o figlio di Apollo e della principessa Psamate, figlia del re di Argo.
Quando nacque Lino venne abbandonato e fu divorato dai cani ran-
dagi. Per questo motivo Psamate fu condannata a morte, mentre in
onore di Lino fu istituito un culto, durante il quale venivano sacrificati
tutti i cani randagi che venivano trovati, e si cantava, invocandolo, il
nome di Lino.

Lotofagi. Popolo mitico incontrato da Ulisse quando giunse alla costa
a sud di Cipro: essi diedero da mangiare a Ulisse e ai suoi uomini il
fiore del loto, che loro stessi consumavano, che aveva propriet allu-
cinogene e faceva perdere la memoria.
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Maia. Figlia di Atlante, fu amata da Zeus sul monte Cillene, in Arca-
dia, dove fu generato ERMES. In epoca tarda fu identificata, a Roma
con una dea Maia che rappresentava il risveglio della primavera, alla
quale era dedicato il mese di maggio, e divenne quindi la madre di
Mercurio.

Marsia. Sileno figlio di Iagni e Olimpo, trov e raccolse il flauto a due
canne gettato via da Atena: la dea infatti non volle pi suonarlo per-
ch le deformava il viso. Marsia fu talmente orgoglioso delle melodie
che riusciva a produrre che sfid lo stesso dio APOLLO a eguagliarlo
con la lira: il vincitore avrebbe avuto il vinto alla sua merc. Apollo
vinse e appese Marsia ad un albero e lo scortic vivo.

Marte. Vedi ARES.

Medea. Figlia di EETE re della Colchide e nipote della maga Circe.
Poich era una famosa maga, a volte viene considerata figlia di Ecate,
che comanda su tutte le maghe. E ricordata soprattutto per la parte
che ebbe nella conquista del Vello d'oro da parte di GIASONE, al qua-
le ella dette un unguento che lo avrebbe protetto contro le bruciature
dei tori di Efesto, e perch riusc coi suoi incantesimi ad addormenta-
re il drago. Suo padre Eete aveva l'abitudine di far uccidere tutti gli
stranieri, ed ella si opponeva a questa pratica; perci fu messa in pri-
gione, donde la liber Giasone quando arriv nella Colchide con gli
ARGONAUTI. Medea si innamor dell'eroe e gli promise il suo aiuto
per impadronirsi del vello, a patto che lui poi la sposasse. Dopo la
conquista del vello Medea fugg con Giasone, dal quale ebbe diversi
figli. Ritornati a Iolco, Medea decise di vendicarsi di Pelia, che aveva
ordinato a Giasone l'impresa del Vello d'oro: disse di possedere una
sostanza che faceva ringiovanire chiunque vi fosse gettato dentro
mentre bolliva, e per dimostrare ci fece a pezzi un ariete e lo gett
nel paiolo, da cui l'animale si risollev ringiovanito. Allora le figlie di
Pelia fecero a pezzi il padre e lo gettarono nello stesso paiolo, ma egli
non ne usc pi. Giasone e Medea furono banditi dal regno e andaro-
no a vivere a Corinto, dove per Creonte, il re della citt, volendo
dare sua figlia in sposa a Giasone, band Medea. Ella chiese la proro-
ga di un giorno e prepar intanto un incantesimo sui gioielli che la ri-
vale avrebbe indossato: da essi si sprigion un fuoco che arse tutta la
reggia. Medea nel frattempo si vendic orribilmente del tradimento
di Giasone uccidendo i figli avuti da lui. Poi fugg ad Atene dove, pu-
rificatasi del delitto, spos Egeo, del quale tent di awelenare il figlio
Teseo.

Meleagro. Figlio di Eneo e di Altea, sorella di LEDA,  famoso per la
caccia del cinghiale di Calidone, animale di dimensioni enormi e di
straordinaria forza, mandato da Artemide a devastare i campi perch
era stata dimenticata in un sacrificio. Meleagro convoc i migliori
cacciatori delle citt vicine per ucciderlo, ma il cinghiale li ammazz
quasi tutti, finch non fu abbattuto dallo stesso Meleagro. Artemide
allora eccit a lite i Cureti e gli Etoli per la pelle del cinghiale, e nella
battaglia Meleagro, che combatteva a fianco degli Etoli, uccise i fra-
telli di sua madre. Fu allora maledetto da lei e, temendo la vendetta
delle Erinni, si ritir dalla battaglia, cosicch gli Etoli furono sconfitti.
Quando per la citt stava per essere devastata e bruciata, egli si rive-
sd dell'armatura e mor poi nel combattimento. Secondo leggende
posteriori Meleagro sarebbe stato figlio di Ares e, quando aveva ap-
pena sette giorni, si presentarono a sua madre le MOIRE dicendole
che il bambino sarebbe vissuto fino a che non si fosse consumato il tiz-
zone che bruciava nel focolare. Altea allora spense il tizzone e lo na-
scose. Quando Meleagro fu adulto, intervenne alla caccia del cinghia-
le con un gran numero di eroi, tra i quali una donna, ATALANTA. Du-
rante la caccia Atalanta fer per prima il cinghiale, che fu poi ucciso da
Meleagro. Egli regal le spoglie dell'animale ad Atalanta, cosa che gli
fu contestata dai figli di Testio, suoi zii. Meleagro allora li uccise e
Altea, indignata, tir fuori il tizzone e lo accese, cosicch egli mor.
La madre, pentita, si impicc insieme a Cleopatra, moglie di Me-
leagro.

Menelao. Figlio di Atreo e di Erope, fratello di AGAMENNONE e ma-
rito di ELENA. Quando era giovane fu mandato da ATREO alla ricerca
di Tieste, che fu trovato, preso e imprigionato. Atreo istig Egisto ad
ucciderlo, ma Egisto riconobbe suo padre e uccise Atreo. Agamenno-
ne e Menelao si rifugiarono a Sparta da Tindaro, che diede loro in
mogli le sue due figlie, Elena e CLITENNESTRA. Se non che capit a
Sparta PARIDE, il quale rap Elena; egli allora convoc tutti gli eroi
che, al momento della scelta dello sposo, avevano giurato che avreb-
bero comunque aiutato colui che fosse stato scelto, se Elena fosse sta-
ta insidiata da altri. Cos ebbe inizio la guerra contro Troia, nella qua-
le Menelao ebbe un ruolo di primo piano per il suo prestigio e il suo
valore: duell con Paride e con Enea, accett la sfida a duello da parte
di Ettore, partecip al combattimento intorno alle navi, port ad
Achille la notizia della morte di Patroclo e ne trascin il cadavere lon-
tano dalla battaglia, infine si trovava tra i Greci che entrarono nella
citt nel cavallo di legno, e in ultimo si precipit verso la casa di Dei-
fobo dove si trovava Elena. Di ritorno, dovette vagare per otto anni
prima di riuscire a rientrare in patria. Alla fine della sua vita fu tra-
sportato nei Campi Elisi senza sottostare alla morte, privilegio con-
cessogli da Zeus per essere stato suo genero, e gli venne tributato un
culto quasi divino.

Mercurio. Vedi ERMES.

Meti. Figlia di Oceano e Teti, fu la prima moglie di ZEUS. Personifica
la Prudenza (o in senso cattivo la Perfidia). Infatti riusc con un tra-
nello a far bere un metico a CRONO, il quale dovette cos rivomitare
tutti i figli che aveva divorato. Poi, avendo l'oracolo vaticinato che
avrebbe dato alla luce un figlio che avrebbe dominato su tutti gli di,
fu essa stessa divorata da Zeus, dal capo del quale nacque ATENA.

Mida. Re della Frigia, un giorno incontr Sileno e lo riconobbe. Lo ri-
condusse quindi da Dioniso e il dio gli concesse di esprimere un desi-
derio che si sarebbe awerato: Mida chiese che tutto ci che toccasse
diventasse d'oro. Avuto questo dono da Dioniso, Mida si awide che
funzionava a dovere, ma purtroppo anche il cibo e le bevande veniva-
no tramutate in oro e per questo il re implor il dio che si riprendesse
il dono fattogli. Mida interviene in un'altra storia come arbitro tra
Apollo e MARSIA (O Pan): non avendo dato il voto ad Apollo, il dio si
adir e gli fece spuntare le orecchie d'asino. Nessuno seppe della stra-
na trasformazione, tranne il suo barbiere, che aveva avuto l'ordine di
non dirlo a nessun mortale: quando questi, per la grande smania di ri-
velare il segreto, lo url alla terra da un buco, le canne vicine conti-
nuarono a sussurrarlo con il loro fruscio.

Minerva. Vedi ATENA.

Minosse. Figlio di Zeus e di EUROPA, fratello di Sarpedonte e Rada-
mante, re di Creta. Ottenne da Poseidone il dominio dell'isola offren-
dogli in cambio un toro uscito dal mare, che poi per si dimentic di
sacrificare, cosicch il toro divenne furioso, e pi tardi ERACLE dovr
ucciderlo. Secondo alcuni  lo stesso toro con cui si un Pasifae, sposa
di Minosse, e gener il MINOTAURO. Minosse ebbe moltissimi figli, al-
cuni legittimi, altri illegittimi, avuti con donne mortali o con ninfe, che
suscitarono la gelosia di Pasifae; essa, per vendicarsi dei continui tra-
dimenti del marito, ottenne che ogni donna che fosse stata con lui
morisse divorata da scorpioni o da serpenti che uscivano dal corpo di
lui. Questa maledizione gli fu tolta da Procri. Minosse comunque
cre un grande impero marittimo, distrusse i pirati che infestavano
l'Egeo e govern con giustizia e mitezza, dando ai suoi sudditi leggi
sagge ed efficaci, che si dicevano ispirate direttamente da Zeus. Per
questa sua funzione di legislatore  posto come giudice negli Inferi,
accanto a Eaco e Radamanto. Dopo che gli Ateniesi uccisero ANDRO-
GEO, uno dei figli di Minosse, egli fece una spedizione contro Atene e
le impose un tributo di sette giovani e sette giovinette che ogni anno
dovevano essere dati in pasto al Minotauro. Da questo tributo gli Ate-
niesi furono liberati ad opera di TESEO. Pi tardi Minosse and in Si-
cilia per inseguire DEDALO, rifugiatosi presso Cocalo, ma le figlie di
questo re lo uccisero.

Minotauro. E un mostro dal corpo met di uomo e met di toro, ge-
nerato da Pasifae, moglie di MINOSSE, e da un toro che Poseidone
aveva fatto uscire dal mare. Minosse fece costruire da DEDALO il La-
birinto, dove rinchiuse il Minotauro, al quale venivano dati in pasto i
giovani e le giovinette che Atene offriva al re di Creta quale tributo
annuale. Fu ucciso da TESEO, che con l'aiuto di Arianna trov la via
d uscita dal Labirinto svolgendo dietro di s un lungo filo che riawol-
se all'uscita.

Moire. Sono le personificazioni del destino di ciascun uomo, la par-
te che ognuno ha in questo mondo, fortunata o sfortunata che sia.
Ben presto furono assimilate alle CHERE, che per avevavo un carat-
tere violento e sanguinario. Anche gli di devono sottostare alle Moi-
re, che rappresentano e custodiscono l'ordine del mondo. Erano in
numero di tre: Cloto, Atropo e Lachesi. Esse regolavano la vita di
ogni uomo svolgendo e awolgendo il filo del destino, che alla fine del-
la vita veniva tagliato. Sono perci rappresentate come filatrici, e
sono dette figlie di Zeus e di Temi e sorelle delle Ore, oppure, secon-
do un'altra genealogia, sono figlie della Notte e sono tra le forze ele-
mentari del mondo.Vengono di solito ricordate insieme a Ilizia, divi-
nit della nascita, e a Tyche, che incarna, come loro, la sorte. A Roma
furono identificate con le Parche.

Muse. Figlie di Zeus e di Mnemosine, amata da Zeus sotto forma di
pastore sul monte Pierio (da cui il soprannome di Pieridi attribuito
alle Muse) presiedono al canto, alla musica, alla danza e pi in gene-
rale a tutte le forme del pensiero artistico. Anticamente erano tre,
Melete, Mneme, Aoide, ma successivamente sono ricordate in nume-
ro di nove: Clio, musa della storia, Euterpe, del suono del flauto, Ta-
lia, della commedia, Melpomene, della tragedia, Tersicore, della dan-
za, Erato, della lirica corale, Polimnia, della pantomima, Urania,
dell'astronomia, Calliope, dell'epica. Esse proteggono gli uomini ac-
cordando parole persuasive ai re, perch possano placare le dispute e
ristabilire le paci, conferendo ad essi il dono della dolcezza, e donan-
do a tutti l'oblio dalle pene e dagli affanni. Il loro canto  divino, ed
esse intervengono cantando a tutti gli awenimenti festosi della vita
dell'Olimpo, come le nozze.
                                     N





Nsrciso. Figlio del dio Cefiso e della ninfa Liriope era un giovane di
unica bellezza. Molte ninfe e molte giovani avevano cercato il suo
amore, ma egli era insensibile ai sentimenti del cuore. C'era in parti-
colare la ninfa ECO che anelava il suo amore, e che ebbe l'animo stra-
ziato dalla sua indifferenza tanto che scomparve e rimase solo la sua
voce come lamento. Cos le altre fanciulle chiesero vendetta e invoca-
rono l'aiuto divino di NEMESI: la dea fece s che Narciso si specchiasse
in un lago e vedesse tutta la sua bellezza tanto che si innamor della
sua immagine e per abbracciare se stesso mor annegato. Nel posto in
cui cadde il bel giovane crebbe un fiore che fu chiamato il narciso.

Neleo. Oltre al figlio del re di Atene, Codro, c' un altro Neleo, figlio
di Tiro e di Poseidone, che alla nascita fu esposto con il fratello Pelia
e fu poi nutrito da una vacca inviata da Poseidone. Divenuti adulti
essi ritrovarono la loro madre, e la difesero dai maltrattatamenti della
suocera. Neleo spos Cloride, figlia di Anfione, e i suoi undici figli fu-
rono tutti uccisi da Eracle, o anch'egli fu ucciso con loro.

Nemesi. Figlia di Nyx (la Notte) fu amata da Zeus, che ella tent di
sfuggire trasformandosi in animali diversi, e alla fine in oca. Zeus riu-
s a possederla trasformandosi a sua volta in cigno. Nemesi depose
un uovo che venne portato a Leda, e da questo uovo sarebbero nati
ELENA e i DIOSCURI. Essa rappresenta la vendetta, e tende a castigare
laybns, cio ogni tentativo di uscire dal limite imposto dalla propria
natura, e ha il compito di riportare l'ordine e l'equilibrio ogni volta
che una qualsiasi dismisura lo mettano in pericolo. Aveva un famoso
santuario a Ramnunte, non lontano da Maratona, dove si conservava
una sua effigie scolpita da Fidia.

Neottolemo. Figlio di ACHILLE e di Deidamia, soprannominato Pirro
perch quando egli fu generato suo padre Achille era nascosto nei
panni di una fanciulla nell'isola di Sciro e aveva il nome Pirra. Dopo la
morte di Achille un indovino disse che la guerra non poteva aver fine
se Neottolemo non vi avesse combattuto e cos Ulisse e Diomede an-
darono a Sciro per prenderlo. Un'altra profezia si riferiva alla neces-
sit di ritrovare le armi di Eracle. Sulla strada di Troia i tre eroi passa-
rono per l'isola di Lemno, dove si trovava FILOTTETE, ammalato e ab-
bandonato dai suoi. Filottte possedeva le armi di Eracle, e Neottole-
mo riusc a convincere Filottte a seguirlo. Sotto le mura di Troia
combatt con lo stesso valore del padre, ma fece numerosi atti di cru-
delt: gett il piccolo Astianatte dalle mura, uccise il vecchio Priamo
vicino all'altare di Zeus, sven Polissena, figlia di Achille, offrendola
in sacrificio alla memoria del padre, e finalmente ebbe come schiava
ANDROMACA, la fedele sposa di Ettore, e da lei ebbe Molosso, Perga-
mo e Anfialao. Poi, tornato a Ftia, ebbe in moglie la figlia di Menelao,
ERMIONE. Poich questo matrimonio fu sterile, Ermione chiam
ORESTE, il SUO antico fidanzato, perch la vendicasse, e Neottolem
fu da lui ucciso. Fu sepolto sotto la soglia del tempio di Delfi, e gli fu-
rono tributati onori divini.

Nereidi. Figlie di Nereo e Doride e nipoti dell'Oceano, sono divinit
marine e personificano le onde del mare. Sono in numero di cinquan-
ta (o cento), e la maggior parte di loro ha un nome personale, anche
se solo alcune hanno una personalit ben definita. Tra queste Teti, la
madre di Achille, Anfitride, la moglie di Poseidone, Galatea, innamo-
rata di Aci che fu ucciso per gelosia da Polifemo, e Orizia, che per
era forse figlia del re d'Atene Eretteo. Le Nereidi erano delle fanciul-
le bellissime, che vivevano in fondo al mare in un palazzo splendente
d'oro, occupate a filare o tessere o a cantare. Cavalcavano i delfini e
andavano su carri trascinati dai tritoni. Spesso sono rappresentate at-
torno ad Afrodite che emerge dal mare.

Nereo. Figlio di Ponto (il flutto marino) e di Gea (la terra),  un vec-
chio dio marino, marito di Doride da cui gener le Nereidi. Conosce-
va il futuro e aveva il potere di trasformarsi in qualunque specie di
animale o di essere, e utilizz questo potere per sfuggire alle doman-
de di Eracle che voleva sapere da lui dove si trovasse il paese delle
Esperidi. Era un dio benefico, che proteggeva i marinai come un buon
vecchio.

Nesso. E un Centauro, figlio di Issione e di Nefele (Nuvola). Faceva il
traghettatore sul fiume Eveno, e una volta capitarono l Eracle e
DEIANIRA chiedendo di passare. Eracle attravers il fiume a nuoto e
Deianira sal sulla barca, ma durante il tragitto Nesso cerc di violen-
tarla. Eracle lo colp ed egli prima di morire diede a Deianira un'am-
polla con dentro quello che doveva essere un filtro magico, ma che in
realt era un veleno. Quando Deianira, in un attacco di gelosia, diede
a Eracle una veste intinta in quel liquido, egli ebbe il corpo infiamma-
to e roso dal veleno e fin col morire.

Nestore. Figlio di Neleo e Cloride, spos Euridice ed ebbe da lei molti
figli, tra cui Perseo e Pisistrato. Egli solo soprawisse al massacro dei
suoi fratelli perpetrato da Eracle, e visse moltissimi anni grazie alla
protezione di Apollo, che voleva cos ricompensarlo per aver ucciso
tutti i fratelli di sua madre Cloride (figlia di Niobe). Era il re di Pilo ed
 sempre rappresentato come un vecchio saggio. Da giovane aveva
partecipato a diverse imprese, tra cui la guerra contro i CENTAURI in
cui combatt a fianco dei LAPITI, la caccia del cinghiale calidonio e la
spedizione degli Argonauti. Nella guerra di Troia appare gi vecchio
ed ha il ruolo di sapiente consigliere.

Ninfe. Figlie di Zeus, sono divinit subalterne che rappresentanO le
forze elementari della natura e popolano le campagne, i boschi, le ac-
que. Trascorrono la vita a cantare o a filare, vivono in grotte o nei boschi,
nei fiumi, nel mare o in quei luoghi di cui sono l'espressione. Vi sono le
Naiadi, ninfe dei fiumi e delle sorgenti, a volte considerate discendenti di
Oceano oppure generate dal dio del fiume al quale sono legate: hanno il
potere di invasare i mortali che le scorgono, e sono le custodi delle fonti
dalle quali derivano. Le Oceanine e le NEREIDI sono le ninfe del mare, le
Oreadi invece dei monti, le Driadi dei boschi Fra esse le Meliadi, ninfe
dei frassini, nate dalle gocce del sangue di Urano, erano immortali, men-
tre le Amadriadi morivano con l'albero a cui appartenevano. Nei bo-
schettivivevano le Elseidi, e altre ninfe erano poi riferite a luoghi o alberi
particolari. Le Ninfe spesso accompagnano divinit maggiori, come A-
frodite, o sono le amanti degli di, in particolare di Zeus, anche se di so-
lito sono le spose degli spiriti maschili della natura, come Pan o i Satiri.
Sono divinit secondarie, ma molto legate alla vita degli uomini, e perci
possono essere temibili, anche se di solito personificano la fecondit e la
grazia della natura.

Niobe. Figlia di Tantalo e sorella di Pelope, spos ANFIONE e gener
sette figli e sette figlie. Poich affermava di essere superiore a Latona,
che ne aveva avuto solo due, APOLLO e ARTEMIDE, questi per vendi-
care l'onore offeso della madre uccisero con le frecce tutti i figli e le fi-
glie di Niobe. Si salvarono solo un maschio e una femmina, che diven-
ne cos pallida da meritare il nome di Cloride. Niobe fu tramutata in
una roccia che continuava a stillare le sue lacrime.

Nyx. Nyx in greco significa Notte, di cui questa dea  la personifica-
zione. Figlia del Caos primigeniO, sorella dell'Erebo, gener l'Etere e
Emera (il Giorno), nonch Moros (la Sorte), le Chere, Ipno (il Son-
no), i Sogni, Momo (il SarcasmO), la Miseria, le Moire, Nemesi, Apa-
te (I'Inganno), Filote (la TenereZza)Ghera (la Vecchiaia), Eris (la
Discordia), le Esperidi (Figlie della Sera). Si diceva che abitasse
all'estremit della terra verso Occidente.

Oceano. Figlio di Urano (il Cielo) e di Gea (la Terraj,  il rnaggiore
dei Titani ed  la personificazione dell'acqua che circonda il mondo
come un fiume. Era il padre di tutti i fiumi e tra i suoi figli sono anno-
verati il Nilo e lo Scamandro, oltre all'Acheloo, all'Alfeo e a quasi tut-
ti i fiumi o di-fiumi allora conosciuti, circa tremila, che ebbe da Teti.
Da Teti ebbe anche altrettante figlie, le Oceanine, che personificano
le sorgenti e i piccoli corsi d'acqua.

Ore. Sono le divinit delle stagioni, e pi tardi indicarono anche le ore
del giorno. Sono figlie di Zeus e di Temi, e sorelle delle Moire. I Greci
ne individuavano due: Tallo, la fioritura della primavera, e Carpo, la
fruttificazione autunnale; pi tardi vi aggiunsero Auxo, la crescita
estiva. Furono anche considerate le divinit dell'ordine, che assicura-
no il mantenimento della societ, e come tali furono chiamate Euno-
mia, Diche e Irene, cio Disciplina, Giustizia e Pace. Nell'Olimpo
hanno compiti diversi: nutrici di Era, continuano a servirla, staccando
i cavalli dal suo carro, funzione che compiono anche col carro del
Sole. Sono al seguito di Afrodite, figurano nel corteo di Dioniso, gio-
cano con Persefone e nei boschi fanno compagnia a Pan. Una di esse
fu sposa di Zefiro. Sono rappresentate come giovani fanciulle con fio-
ri o rami verdi tra le mani, in atteggiamento di danza.

Oreste. Figlio di Agamennone e Clitennestra, fratello di IFIGENIA e di
ELETTRA, ancora bambino  presente in Aulide nel momento in cui la
sorella IFIGENIA veniva offerta in sacrificio ad Artemide. Dopo l'as-
sassinio del padre fu salvato dalla sorella Elettra, che lo mand presso
il re Strofio, il quale lo allev insieme a suo figlio Pilade, che diverr il
suo grande amico. Divenuto adulto and con lui a Micene, per vendi-
care l'assassinio del padre e uccise Egisto e CLITENNESTRA, ma ben
presto impazz e fu perseguitato dalle Erinni per il suo matricidio.
Giunse ad Atene, dove sotto la protezione della dea Atena fu giudica-
to dall'Areopago, che lo assolse. Oreste si rec poi nella Tauride,
dove Toanto, re del luogo, sacrificava tutti quelli che riusciva a cattu-
rare. Egli doveva essere sacrificato ad Artemide, ma la sacerdotessa
della dea era Ifigenia, che, avendolo riconosciuto, non solo lo salv
ma fugg con lui. Poi and a Micene, dove spos ERMIONE, figlia di
Menelao, alla quale suo padre lo aveva fidanzato quando era ancora
bambino, e da lei ebbe un figlio, Tisamene. Tutte queste vicende sono
variate e arricchite di particolari diversi soprattutto nelle opere dei
tragici, in cui egli diviene un eroe di primo piano.

Orfeo. E questo un personaggio mitico fortemente simbolico, che 
entrato a far parte di concezioni mistiche ed esoteriche che hanno in-
fluenzato perfino il cristianesimo primitivo. Figlio di Eagro e della
musa Calliope, o di Polinnia,  di origine tracia ed  il cantore, il mu-
sico e il poeta per eccellenza. Inventore della cetra, riusciva con la po-
tenza del suo canto a muovere le pietre e ad ammansire gli animali fe-
roci. Super in dolcezza il canto delle Sirene, cos da trattenere gli AR-
GONAUTI lontano da esse. Era il marito della ninfa EURIDICE, per
amore della quale scese nell'oltretomba. Accompagn gli Argonauti
nell'impresa del Vello d'oro e fu sbranato dalle donne della Tracia
perch si opponeva ai riti di Bacco, o, secondo un'altra tradizione, fu
ucciso da Zeus con il fulmine perch aveva fatto delle rivelazioni mi-
stiche ai suoi iniziati. La testa e le labbra del poeta, sbranato dalle
Tracie, furono trasportate dal mare a Lesbo, dove gli fu eretta una
tomba dalla quale si diceva che uscisse il suono di una lira. La lira di
Orfeo fu portata in cielo, dove divenne una costellazione. Attorno
alla discesa agli Inferi da parte di Orfeo alla ricerca di Euridice si 
sviluppata la religione orfica, praticata nei Misteri: secondo questa
dottrina l'anima  costretta alla vita terrena per scontare un peccato e
vive nel corpo come in un carcere: I'uomo pu ritornare alla vita divi-
na attraverso l'iniziazione e l'osservanza dei riti che servono a purifi-
carlo. Orfeo era anche considerato l'antenato di Omero e di Esiodo.
Pan. Dio dei pastori e delle greggi,  rappresentato come un demone
mezzo uomo e mezzo animale, coi piedi e le corna di caprone, il naso
schiacciato, il corpo peloso, la coda. Ha un'espressione di astuzia be-
stiale, la faccia grinzosa, i capelli incolti, la barba lunga e il mento pro-
minente. Ha una grande agilit per arrampicarsi e corre velocemente,
ama il fresco delle sorgenti e l'ombra dei boschi e durante l'ora del
mezzogiorno si addormenta sotto i cespugli o si mette a spiare le nin-
fe. Porta la siringail bastone da pastore, la corona di pino o un ramo
di pino in mano. E selvaggio e rumoroso e insidia le ninfe; tra esse
am in modo particolare ECO. Conosce l'arte della divinazione, pro-
tegge le pecore e i capri, i pastori e i guerrieri. Numerose sono le leg-
gende sulla sua origine: talvolta  considerato figlio di Penelope, tal-
volta di Zeus o di Etere, di Crono o di Urano, ma talora di un sempli-
ce pastore, Crati. A Roma  identificato col dio Fauno o con Silvano,
dio dei boschi, mentre i neoplatonici ne fecero la personificazione del
Tutto.

Pandora. Secondo Esiodo  la prima donna, creata da Efesto e da
Atena con l'aiuto di tutti gli altri di, che la dotarono ciascuno di una
qualit: ebbe cos la bellezza, la grazia, I'abilit manuale, I'arte di per-
suadere con la parola, ma anche la furbizia e la menzogna, donatele
da Ermes. Perci fu chiamata Pandora, che vuol dire tutti i doni.
Epimeteo, fratello di Prometeo, fu sedotto dalla sua bellezza e la fece
sua moglie, ma Pandora ebbe in dono anche un vaso che conteneva
tutti i mali, chiuso con un coperchio sigillato. Pandora per curiosit lo
apr e ne uscirono fuori tutti i mali che si riversarono sugli uomini: ri-
mase in fondo al vaso solo la speranza, che rimase imprigionata. Da
Pandora nacque Pirra, moglie di Deucalione.

*Parche. Sono le divinit del Destino, identificate a Roma con le MOI-
RE greche. Sono raffigurate come tre sorelle, filatrici della vita di cia-
scun uomo: una presiedeva alla nascita, una al matrimonio, la terza
alla morte. Avevano tre statue nel Foro, chiamate trza Fata (i tre Destini).

Paride. Secondo figlio di Priamo e di ECUBA, fu esposto in seguito a
un sogno profetico della madre e nutrito da un'orsa sul monte Ida,
dove poi fu raccolto dal pastore Agelo e dove spos Ennne. Sul monte
Ida si presentarono Era, Atena e Afrodite perch giudicasse della
loro bellezza, e Paride consegn il pomo di ERIS (la Discordia) ad A-
frodite, che gli aveva promesso in cambio della sua preferenza la don-
na pi bella del mondo. Cos Paride rap ELENA, moglie di Menelao, e
questo fu la causa della guerra di Troia. Non fu particolarmente valo-
roso, ma ebbe la sorte di uccidere Achille con l'aiuto di Apollo. Mor
per una ferita incurabile infertagli da FILOTTETE con la freccia di Era-
cle.

Perseo. Figlio di Zeus e di DANAE, fu gettato in mare chiuso in una
cassa insieme alla madre, per ordine di Acrisio, padre di Danae, ma fu
salvato da Dite che lo fece accogliere da Polidette, re di Serifo, una
delle isole Cicladi. Quando Perseo divenne adulto fu mandato da Po-
lidette a uccidere la MEDUSA. Perseo affront dapprima le GRAIE e le
costrinse a dargli i sandali alati e l'elmo di ADE, che rendeva invisibili.
Atena gli diede inoltre il suo scudo lucente come uno specchio, e
mentre la Medusa si guardava in esso Perseo, senza guardarla diretta-
mente, le tagli la testa. Fugg poi sul cavallo alato Pegaso, uscito dal
collo troncato della Medusa. Giunse dapprima in Etiopia, dove salv
ANDROMEDA e la spos. Pietrific quindi Polidette col capo della
Medusa e torn ad Argo, dove da Andromeda ebbe quattro figli.

Piritoo. E un eroe tessalo, figlio di Zeus e di Dia, che appartiene per
parte di madre alla stirpe dei Centauri. Le leggende che lo riguardano
lo vedono partecipare alla caccia di Calidone e al combattimento con-
tro i CENTAURI, che awenne in seguito alle sue nozze con Ippodamia
forse parente dei Centauri stessi. Per questa parentela Piritoo avreb-
be invitato i Centauri al banchetto di nozze, dove essi, eccitati dal vino
che non erano soliti bere, tentarono di violentare IPPODAMIA. Si sca-
ten quindi la lotta tra LAPITI e Centauri e molti di questi ultimi furo-
no uccisi. A questa battaglia sembra che abbia partecipato anche TE-
SEO, amico di Piritoo.

Pluto. Figlio di Giasone e di Demetra,  considerato il dio della ric-
chezza e figura nel seguito di Persefone e Demetra. Fu accecato da
Zeus perch distribuiva le ricchezze ai buoni e ai cattivi senza fare di-
stinzioni.

Poseidone. Figlio di CRONO e Rea, fratello di ZEUS, SPOSO di ANFITRI-
TE da cui ebbe un figlio, Tritone, era il dio del mare e abitava in un pa-
lazzo negli abissi marini. Era considerato il fratello pi giovane di
Zeus col quale ebbe sempre rapporti amichevoli. Ottenne il dominio
del mare quando Ade ebbe quello degli Inferi e Zeus quello del cielo
e della terra. Il suo potere, tremendo nelle distese marine si estende
anche ai laghi e alle acque correnti. Fu il nemico implacabiie di Ulisse
che gli aveva accecato il figlio Polifemo, e fu awersario di Troia per-
ch non ebbe la ricompensa pattuita per averne costruito le mura:
partecip pertanto a numerosi episodi della guerra contro questa cit-
t. Quando gli di si spartirono il culto delle varie citt Poseidone fu
sfortunato, perch altri di ebbero il dominio di citt ambite da lui; 
particolarmente famosa fu la disputa che si accese tra lui e Atena per
il culto in Atene, da lei ottenuto per l'arbitraggio di Cecrope e in se-
guito alla quale Poseidone fece inondare la pianura d'Eleusi, e quella
per il culto in Argo, dove Foroneo decise nuovamente in favore della
dea, e Poseidone fece seccare tutte le sorgenti. Tuttavia Poseidone
aveva il dominio dell'isola pi bella che esistesse: Atlantide. Poseido
ne ebbe numerosi figli, di solito mostri o malfattori. Era rappresenta-
to armato di tridente e portato su un carro trascinato da mostri per
met uomini e per met serpenti, e circondato da pesci, da delfini e
creature marine d'ogni specie. I Romani lo identificarono in Nettuno.
Gli erano sacri il cavallo, il toro, il delfino e il pino.

Procruste. E un gigante chiamato anche Procuste o Damaste. Era un
brigante che abitava sulle rive del Cefiso; aggrediva i viandanti e se
erano alti li stendeva su un letto molto piccolo, e tagliava loro i piedi
per farceli entrare; se invece, rispetto alla sua statura, erano piccoli,
come per lo pi, li stendeva su un letto molto grande e stirava le loro
membra fino a che toccavano le estremit dello stesso letto. Fu ucciso
da Teseo.

Prometeo. Figlio di GIAPETO e di Climene, era uno dei Titani e cugino
di ZEUS; secondo una tradizione form con la creta il primo uomo, o
almeno  considerato un grande benefattore dell'umanit. Un giorno
durante un sacrificio divise un bue in due parti e riemp una di esse
con la carne e i visceri, I'altra col grasso e le ossa, poi fece scegliere a
Zeus la sua parte, e destin l'altra agli uomini. Zeus scelse quella col
grasso e solo dopo si accorse di non aver preso la carne, cos volle pu-
nire gli uomini privandoli del fuoco. Prometeo rub i semi del fuoco e
li diede agli uomini. Zeus allora castig gli uomini inviando loro PAN-
DORA e Prometeo venne incatenato sul Caucaso dove un'aquila figlia
di Echidna e di Tifone gli divorava il fegato che continuamente rina-
sceva, e poich era immortale, avendo fatto dono a Chirone della sua
possibilit di morire, questo tormento non sarebbe mai terminato.
Per fu poi liberato da Eracle o, secondo un altro mito, dallo stesso
Zeus in premio di un oracolo che gli avrebbe rivelato la nascita di un
figlio che lo avrebbe detronizzato. Infatti Prometeo aveva il dono
dell'indovino, cos come Gea, la Terra, che  la profetessa per eccel-
lenza. Suo figlio  Deucalione, al quale egli insegn come salvarsi dal
diluvio.
                                   R- S





Rea. Titanide figlia di GEA e Urano. Spos CRONO e da questo ebbe
sei figli: Estia, Demetra, Era, Ade, Poseidone e Zeus. Ogni suo figlio
per veniva divorato da Crono appena vedeva la luce: questi conosce-
va infatti un oracolo di Urano e Gea che prediceva la fine del suo re-
gno ad opera di un suo figlio. Rea riusc a salvare l'ultimo, ZEUS, il
quale comp la profezia e scacci gli di Titani dal governo del mon-
do.

Satiri. Esseri mitologici legati alla natura e alle pulsioni selvagge: era-
no rappresentati come uomini barbuti con zampe, zoccoli, orecchie e
corna da caprone, oppure con una folta coda di cavallo. Le loro sem-
bianze persero con il tempo molti attributi animaleschi. Erano rico-
nosciuti come cultori di Dioniso, con il quale bevevano nei boschi in-
seguendo euforici Ninfe e Menadi.

Saturno. Antica divinit italica, era raffigurato spesso con la falce e
la roncola. La leggenda vuole che Saturno fosse spodestato da altre
divinit in Grecia, e per questo fosse giunto nel Lazio, dove sarebbe
stata fondata Roma. Poi si stabil in cima al Campidoglio, e da l co-
mand durante l'et dell'oro ai primi abitanti della zona, apportando
civilt e istituendo le leggi. Am ENTORIA e ne ebbe quattro figli. Per
la sua natura fu riconosciuto come il CRONO dei Greci.

Sileno. Figlio di Pan o, secondo altre tradizioni, di Ermes, o ancora
nato dalle gocce del sangue di Urano quando fu mutilato da CRONO,
 anche un genio animale di origine tracia, imparentato ai centauri e
assimilato ai SATIRI. Uno dei Sileni fu precettore del re Mida (o fu da
lui catturato) e gli diede molti saggi consigli: era vecchio, peloso, cal-
vo e a cavallo di un asino. Per lo pi Sileno  raffigurato come un es-
sere bruttissimo, con gli occhi taurini, le labbra grosse, il naso camuso
e un grosso ventre; sempre ubriaco, si regge a stento sul dorso del suo
asino, ma se vi  costretto sa cantare e rivela agli uomini i frutti della
sua saggezza.

Sirene. Esseri fantastici met donne e met uccelli, erano considerate
per lo pi demoni marini che attiravano le imbarcazioni sugli scogli
con musiche e canti per poi divorarne i marinai. Gli Argonauti non ne
furono ammaliati perch il canto di Orfeo copr il loro. Anche ULISSE
con il suo equipaggio le evit: messo all'erta da CIRCE fece turare ai
marinai le orecchie con cera mentre lui, curioso ma previdente, si fece
legare all'albero per ascoltarle senza pericolo. La loro origine  piut-
tosto contraddittoria, ma la loro isola  stata identificata nella peni-
sola sorrentina.

Sisifo. Figlio di Eolo ed Enarete, era considerato il mortale pi furbo
e senza scrupoli. Fu il fondatore di Corinto ed ebbe in moglie Mero-
pe. Molte sono le storie che testimoniano la furbizia di Sisifo. Seppe
riconoscere le mandrie che Autolico gli aveva rubato perch aveva se-
gnato il suo nome sotto gli zoccoli. Am Anticlea che da lui gener
Ulisse. Avendo visto Zeus rapire Egina, la figlia del fiume Asopo, ri-
vel al padre il nome del rapitore solo quando l'Asopo cre una fonte
nella rocca della citt. Zeus, d'altro canto, si infuri e mand una fol-
gore che uccise Sisifo. Negli Inferi fu condannato a salire una rupe
spingendo un enorme masso che, arrivato sulla sommit, rotolava in-
dietro costringendolo a ricominciare ogni volta la sua fatica. Un'altra
versione narra che Zeus avesse mandato TANATOS a prenderlo per
portarlo agli Inferi, ma Sisifo ingann la morte e la leg in catene.
Finch TANATOS fu incatenato non ci furono pi morti, ma Zeus lo
fece liberare e prese finalmente Sisifo. La sua astuzia per non smise
di ordire inganni: ottenne dalla moglie di essere inumato senza onori.
Ade, accortosi del fatto, gli concesse di tornare nel mondo per punire
la moglie ma Sisifo non ritorn indietro e visse ancora molti anni. Alla
fine per non ebbe pi modo di fuggire e gli di decretarono la sua
pena eterna.
                                     T





Tanatos. Figlio della Notte (Nyx) e fratello del Sonno (Ipno),  il ge-
nio maschile alato che personifica la Morte.

Tantalo. Figlio di Zeus e di Pluto, oppure di Atlante, re della Frigia o
della Lidia, era ricchissimo e amato dagli di che lo invitavano spesso
ai loro banchetti. Aveva sposato una delle figlie di Atlante, la Pleiade
Dione. Fu padre di Pelope e di Niobe e da lui, attraverso Pelope, di-
scendono i Tantalidi, Tieste, Atreo, Agamennone e Menelao Fu ce-
lebre perch avrebbe rivelato agli uomini i segreti degli di che egli
poteva ascoltare nei loro festini, e avrebbe sottratto nettare e ambro-
sia per darne ai mortali o addirittura, secondo alcuni, avrebbe immo-
lato suo figlio Pelope per darne le carni in pasto agli di; per queste
colpe (tutte o una di esse) ebbe nell'Ade un castigo esemplare: im-
merso nell'acqua fino al mento non poteva berne, perch questa sfug-
giva dalle sue labbra, mentre lo torturava una fame insaziabile ali-
mentata dal fatto che sul suo capo pendeva un albero ricco di frutti
che si ritraevano dinanzi alle sue mani.

Tartaro. Anticamente era la regione antitetica al cielo dove Urano
Crono e Zeus rinchiusero i loro pi potenti nemici una volta sconfitti.
Urano vi rinchiuse i Ciclopi essendo geloso della loro forza e arte
Crono li liber quando prese il potere, ma li rinchiuse subito dopo e
insieme con loro vi imprigion anche gli Ecatonchiri. In seguito Zeus
liber sia i Ciclopi che gli Ecatonchiri durante la guerra contro i Tita-
ni, vincendola proprio per il loro intervento. I Titani stessi furono
chiusi nel Tartaro, dove rimasero custoditi dagli Ecatonchiri. In se-
guito il Tartaro ebbe la funzione della punizione minacciata da Zeus
per i suoi nemici; pian piano, comunque, il Tartaro si identific con
l'Erebo, e venne a far parte del mondo sotterraneo come l'aldil della
punizione contrapposto all'aldil della ricompensa rappresentato dai
Campi Elisi. Era il dominio di ADE da quando questi lo ebbe nella
spartizione dell'universo.

Temi. Figlia di Urano e Gea, sorella delle Titanidi,  la personifica-
zione della Legge e della Giustizia, e, dopo Meti,  la seconda moglie
di Zeus, da cui ebbe le tre ORE, le tre PARCHE, le ninfe dell'Eridano e
la vergine ASTREA. Era anche la consigliera di Zeus, a cui aveva sug-
gerito, durante la lotta contro i Giganti, di rivestirsi con la pelle della
capra AMALTEA. Invent gli oracoli, i riti, le leggi, e insegn ad Apollo
l'arte della divinazione. Le erano attribuiti molti vaticini, come quello
relativo ai pomi delle ESPERIDI. E rappresentata con la cornucopia e
la bilancia.

Teseo. E l'eroe pi noto delle leggende dell'Attica: figlio di EGEO e di
Etra, fu educato dal centauro CHIRONE; fu concepito da Egeo ubria-
cato da Pitteo in seguito a un responso dell'oracolo, o forse era figlio
di Poseidone e creduto figlio di Egeo. Fin da piccolo era dotato di in-
credibile coraggio, cercando di uccidere un leone (o la pelle di un leo-
ne, creduta viva dai suoi compagni), poi da adolescente and a Delfi e
offr al dio la propria capigliatura, tagliando soltanto i capelli sulla
parte anteriore della testa e instaurando una moda. All'et di sedici
anni trov la spada e i sandali di Egeo, che li aveva nascosti sotto un
masso e con questi si rec ad Atene. Lungo il cammino uccise il bri-
gante Perifete e il malandrino Sinide, che uccideva i passanti legando-
li a due alberi vicini che piegava e poi lasciava andare, e la scrofa
Criommionia. Uccise anche il ladro Scirone e il famoso Procruste che
uccideva i viandanti stirandoli su un letto. Giunto ad Atene trov
Egeo, ma MEDEA convinse il marito a uccidere il nuovo arrivato. Du-
rante un banchetto, per, Teseo sguain la spada, ed Egeo riconobbe
il figlio. Lott quindi con i cinquanta Pallantidi, suoi cugini, che vole-
vano ucciderlo. Partecip poi alla spedizione contro il MINOTAURO,
riuscendo ad ucciderlo con l'aiuto di ARIANNA. Giunto in vista delle
coste dell'Attica, addolorato per la perdita di Arianna, dimentic di
issare le vele bianche al posto di quelle nere, come aveva promesso al
padre Egeo, nel caso che fosse ritornato sano e salvo. Cos Egeo, cre-
dendo che il figlio fosse morto, si gett nel mare, che da lui si chiam
Egeo. Dopo la sua morte Teseo regn su Atene, che divenne la capi-
tale dell'Attica, fu da lui abbellita di numerosi monumenti e vi furono
fondate le feste Panatenee e i giochi Istmici. Sotto il suo regno ebbe
luogo la spedizione dei Sette contro Tebe. Aiut poi Eracle nella lotta
contro le AMAZZONI e ne ebbe come ricompensa Ippolita, loro regi-
na, che egli spos e da cui ebbe un figlio, Ippolito. Dopo la morte di
Ippolita Teseo spos FEDRA, sorella di Arianna. Nell et successiva
Teseo si trova coinvolto in vicende legate alla sua amicizia con PIRI-
TOO, accanto al quale combatt nella guerra fra Lapiti e Centauri. I
due amici decisero poi di sposare due figlie di Zeus: Teseo si scelse
Elena e PIRITOO volle Persefone. Rapirono quindi Elena, che non era
ancora in et da marito e fu lasciata in custodia di Etra. Intanto i DIO-
SCURI invasero l'Attica per riprendersi la sorella, si fecero rivelare il
luogo dove si trovava da Academo, la ripresero e fecero prigioniera
Etra; poi misero sul trono di Atene Menesteo, pronipote di Eretteo.
Intanto Teseo e Piritoo si erano recati negli Inferi per prendere Per-
sefone e furono accolti bene da ADE, che li invit a un banchetto. Se-
dutisi a tavola, non poterono pi rialzarsi e rimasero inchiodati ai se-
dili, finch poi Eracle scese a liberarli, ma solo Teseo pot ritornare
sulla terra. Tornato ad Atene trov il suo trono usurpato e si rifugi a
Sciro, dove il re Licomede lo precipito in mare. Il fantasma di Teseo
sotto forma di gigantesco eroe, comparve accanto agli Ateniesi du-
rante la battaglia di Maratona.

Tifone. Mostro favoloso, mezzo uomo e mezzo belva, di statura gigan-
tesca e di forza eccezionale, figlio di Gea e del Tartaro. Riusciva a toc-
care con una mano l'Oriente e con l'altra l'Occidente, e toccava le
stelle con la testa. Aveva cento teste di drago al posto delle dita e ser-
penti viperini dalla cintola in gi. Aveva il corpo alato e gli occhi fiam-
manti, era padre dei venti pi impetuosi, sposo di ECHIDNA, da cui
ebbe Cerbero, Ortro e l'Idra di Lerna. Quando gli di videro per la
prima volta questo mostro ne ebbero paura e fuggirono assumendo
l'aspetto dei pi vari animali. Solo Atena e Zeus gli resistettero, ma
quest'ultimo fu da lui sconfitto, privato dei muscoli delle braccia e
delle gambe e rinchiuso in una caverna, detta grotta coricia. I mu-
scoli di Zeus furono affidati in custodia alla dragonessa DELFINE, ma
furono restituiti al loro legittimo possessore da Ermes e PAN. Zeus al-
lora colp Tifone con il fulmine. Tifone fugg continuando a scagliare
montagne contro Zeus, che finalmente ebbe la meglio su di lui sep-
pellendolo vivo sotto l'Etna, da dove continua a soffiare fuoco.

Titani. Figli di Urano e Gea, sono Oceano, Iperione, Giapeto, Crono
Rea, Temi, Mnemosine, Teti. Hanno anche sei sorelle, le Titanidi
con le quali si uniscono per generare tutta una serie di divinit tra cui
Leo, Astreo, Elio, Selene, Eos, Prometeo, Atlante. Quando Urano fu
mutilato dal figlio Crono i Titani si impadronirono con Crono del po-
tere. Solo Oceano non volle aiutarli in questo, mentre aiuter Zeus,
quando intraprender a sua volta la lotta contro CRONO. Questa lotta
(Titanomachia) vide alleati accanto a Zeus gli di dell'Olimpo e i
Centimani, Oceano, Prometeo, e i Ciclopi. I Titani furono sconfitti e
rinchiusi con Crono nel Tartaro, dove vennero messi sotto la sorve-
glianza dei Centimani.

                                   u -v





Ulisse. Ulisse, il cui nome greco  Odisseo,  uno dei personaggi piu
celebri di tutta l'antichit, e la sua figura  il simbolo dell'astuzia, a
volte interpretata in modo positivo, tanto che egli diviene il tipo del
Sapiente, o in modo negativo, e allora viene messa in risalto la sua
perfidia. Era figlio di Laerte e di Anticlea, anche se secondo una tra-
dizione accettata soprattutto dai tragici sarebbe stato figlio di Sisifo,
e fu re di Itaca, isola nella quale era nato. E considerato un viaggiato-
re fin dalla sua giovinezza: tra l'altro and per conto di suo padre
presso i Messeni a reclamare le greggi che erano state da loro rubate,
e a Lacedemone incontr Ifito, che gli diede l'arco di Eurilo, con il
quale far la strage dei Proci. Partecip a una caccia al cinghiale, nella
quale ricevette una ferita, la cui cicatrice servir a Euriclea a ricono-
scerlo al suo ritorno nell'isola. Divenuto re, rinunci all'idea di sposa-
re Elena, troppo contesa, e prese in moglie Penelope. Consigli per
Tindaro di esigere da ciascuno dei pretendenti alla mano di Elena la
promessa che avrebbe aiutato colui che sarebbe stato scelto come
sposo nel caso che qualcuno volesse rubargli la sposa. Da questa pro-
messa nascer la guerra di Troia. Da Penelope ebbe un figlio, Tele-
maco. Di l a poco scoppi la guerra di Troia ed egli, seppure a malin-
cuore, fu convinto da Agamennone a parteciparvi. And a Sciro a cer-
care Achille, che si era nascosto in abiti femminili, e lo ricondusse tra
gli eroi che partivano per l'impresa. Durante la guerra di Troia fu un
condottiero abile e valoroso, celebre soprattutto per l'inganno del ca-
vallo di legno, e dopo la morte di Achille ebbe in sorte le sue armi, che
riusc ad avere privandone AIACE. Dopo la distruzione della citt im-
pieg dieci anni per ritornare nella sua Itaca, e queste peregrinazioni
sono narrate nell'Odissea. In esse capit nel paese dei Lotofagi, in
quello dei CICLOPI dove accec Polifemo, nell'isola di Eolo dove fu
ospitato dal re dei venti che gli diede in dono un otre che conteneva i
venti awersi alla navigazione, presso i Lestrigoni, nell'isola di Circe
dove rimase prigioniero della maga e mise al mondo un figlio, Tele-
gono (o forse due, Telegono e Nausitoo). Secondo una tradizione
posteriore egli sar ucciso per sbaglio proprio da Telegono. Intan-
to Circe lo mand nell'Erebo a consultare l'anima di Tiresia per sa-
pere come si sarebbe svolto il suo ritorno in patria, poi Ulisse si rimise
in viaggio. Costeggi l'isola delle SIRENE, affront lo stretto di Scilla e
Cariddi e giunse all'isola di Trinacria, dove i suoi marinai uccisero al-
cuni buoi sacri al dio Sole, il quale gli fece scatenare contro l'ennesi-
mo temporale, dopo il quale naufrag sull'isola di CALIPSO. Anche a
questa ninfa egli dette due figli, Nausitoo e Nausinoo, e poi, dopo un
soggiorno forzato di alcuni anni, per ordine di Ermes fu lasciato par-
tire su una zattera che egli stesso si era costruita. La zattera fu trasci-
nata in un tremendo turbine provocato da Poseidone e Ulisse naufra-
g nell'isola dei Feaci (forse Corf). Il re dei Feaci, Alcinoo lo ricevet-
te con grandi onori, e gli mise a disposizione una nave, con la quale fi-
nalmente giunse a Itaca. L dovette combattere contro i Proci che
insidiavano Penelope, la quale rimandava il giorno del matrimonio
con uno di loro tessendo una tela di giorno e disfacendola di notte, e
li stermin, dopo essersi fatto riconoscere dal figlio e dalla moglie. Le
vicende di Ulisse dopo il ritorno a Itaca sono numerose e tendono va-
riamente a fargli continuare awenture di viaggi e di incontri, e la lista
dei figli di Ulisse contiene fondatori di varie citt, anche italiane.
Quest'uomo del mondo esperto, e de li vizi umani e del valore
(Dante) ha affascinato nei secoli per la sua intelligenza e per la sua
sete di conoscenza, che ne hanno fatto il simbolo del saggio.

Urano. E la personificazione del cielo. Figlio di Gea, o dell'Etere e di
Emera. Secondo la teogonia orfica Urano e Gea sono figli della Not-
te. Urano  sempre considerato lo sposo di GEA, che egli copre in-
teramente e con lei ha avuto una lunga teoria di figli e figlie, tra cui i
Titani, le Titanidi, i Ciclopi e gli Ecatonchiri. Gea per, scontenta di
generare continuamente chiese l'aiuto dei figli e ottenne l'appoggio
di CRONO che mutil il padre con un falcetto datogli dalla madre. Le
gocce del sangue di Urano cadute su Gea (la Terra), generarono an-
cora molti esseri viventi, e dai suoi organi sessuali amputati e caduti in
mare nacque AFRODITE. Le genealogie dei figli di Urano sono nume-
rose e varie: in tutte egli appare progenitore di moltissime divinit.




Venere. Vedi AFRODITE.

Vesta. Vedi ESTIA.

Vulcano. E il nome romano di EFESTO. A lui era dedicato un culto
speciale a Roma nel Vulcanar, focolare collocato su una spianata che
sovrastava il luogo dei Comizi. La sua festa, detta Vulcanalia, si cele-
brava il 23 agosto.

Zeus. Figlio di Crono e di Rea, fratello di Poseidone, di Ade, di Estia,
di Demetra e di Era, che poi divenne sua moglie dopo Meti e Temi,
era il dio pi potente dell'Olimpo, re e signore del mondo da quando
spodest suo padre. Era padrone del fulmine e presiedeva a tutte le
manifestazioni celesti e quando agitava la sua terribile egida scoppia-
vano le tempeste. Anch'egli doveva sottostare alla MOIRA, CUi doveva
obbedire e di cui doveva difendere i diritti contro i capricci degli altri
di. Era il dispensatore dei beni e dei mali che attingeva alternativa-
mente da due orci posti all'entrata del suo palazzo. Sulla sua nascita v.
CRONO e AMALTEA, la capra da cui fu allattato. Per nutrirlo le api del
monte Ida distillarono per lui il miele. Divenuto adulto Zeus costrin-
se Crono suo padre a vomitare i figli che aveva inghiottito e diede
battaglia a Crono che era aiutato dai Titani. Per ottenere questa vitto-
ria si awalse dell'aiuto dei CICLOPI e degli ECATONCHIRI. Dopo la vit-
toria Zeus, ADE e Poseidone si divisero il potere dell'universo. Tutta-
via prima di divenire padre degli di e degli uomini, Zeus dovette
ancora combattere contro la rivolta dei Giganti e contro Tifone. Zeus
ebbe moltissimi figli e figlie. Le tre spose ufficiali di Zeus sono Meti,
Temi ed Era, ma egli si un a numerose altre dee: da Dio-
ne, una delle Titanidi, gener Afrodite, da Eurinome ebbe le Cariti (o
Grazie), da Mnemosine (la memoria) nacquero le Muse, da LATONA
Apollo e Artemide, da DEMETRA Persefone, da ERA Ares, Ebe ed
Efesto. Zeus molto spesso si invaghiva anche di donne umane e per
ottenere di potersi unire con loro spesso prendeva la forma di animali
o elementi naturali. Cos da ALCMENA gener Eracle, da EUROPA Mi-
nosse, da IO, CUi Si un sotto forma di giovenca, ebbe Epafo; sedusse
DANAE sotto forma di pioggia d'oro e gener con lei Perseo, am
LEDA sotto forma di cigno, e in tal modo gener Elena e i Dioscuri, da
MAIA ebbe Ermes, da Pluto ebbe Tantalo, da SEMELE Dioniso, ecc.
Poich Zeus  il tutore dell'ordine universale, il suo nome si lega a
moltissime leggende, in cui interviene per ristabilire l'equilibrio, fare
giustizia, far rispettare il volere del Destino. Con il suo cenno del capo
fa tremare l'Olimpo e alzando il nero sopracciglio esprime la sua vo-
lont. A Roma fu identificato con Giove.
FINE.
