TRASCRIZIONE ELETTRONICA, PER I NON VEDENTI, A CURA DI EZIO GALIANO. 

GABIELE D'ANNUNZIO.
IL traghettatore.



Donna Laura Albnico stava nel giardino, sotto la pergola,  prendendo il fresco
all'ora meridiana.
La  villa  taceva,  tutta  bianca,  con  le persiane chiuse tra le piante degli
agrumi. Il sole raggiava un calore e un fulgore immensi. Era la met di giugno;
e i profumi degli aranci e dei limoni fioriti  si  mescolavano  all'odor  delle
rose,  nell'aria tranquilla. Le rose crescevano da per tutto, nel giardino, con
una forza indomabile. Le masse magnifiche si movevano,  lungo i viali,  ad ogni
soffio di vento, coprendo il terreno con l'abbondanza della loro neve odorante.
In  certi momenti l'aria,  pregna dell'aroma,  aveva un sapore dolce e possente
come quello di un vino  prelibato.  Le  fontane,  invisibili  tra  la  verzura,
mormoravano. A tratti, la cima mobile scintillante degli zampilli appariva fuor
del fogliame,  scompariva, riappariva, con vari giochi; e alcuni zampilli bassi
producevano nei fiori e nelle erbe  un  frusco  e  uno  scompiglio  singolari,
sembrando  bestie  vive  che  vi  corressero  a traverso o vi pascolassero o vi
scavassero tane. Gli uccelli, invisibili, cantavano.
Donna Laura, seduta sotto la pergola, meditava.
Ella era una donna gi vecchia.  Aveva il profilo fine  e  signorile;  il  naso
lungo,  lievemente aquilino,  la fronte un p troppo ampia, la bocca perfetta,
ancora fresca,  piena di benignit.  I capelli canuti le  si  piegavano  su  le
tempie e le facevano intorno al capo una specie di corona.  Doveva essere stata
molto bella, nella giovent, ed amabile.
Era venuta da due soli giorni in quella casa solitaria,  col marito e con pochi
servi.  Aveva  rinunziato  alla villa magnatizia che sorgeva sopra un colle del
Piemonte,  abituale soggiorno estivo;  aveva rinunziato  al  mare,  per  quella
campagna deserta e quasi arida.
- Ti prego, andiamo a Penti - aveva detto al marito.
Il barone settuagenario era rimasto da prima un p stupefatto, a quello strano
desiderio della moglie.
Perch a Penti? Che s'andava a fare a Penti?
- Ti prego, andiamo. Per mutare - aveva insistito Donna Laura.
Il barone, come sempre, s'era lasciato persuadere.
- Andiamo.
Ora, Donna Laura custodiva un segreto.
Nella giovinezza, la sua vita era stata attraversata dalla passione. A diciotto
anni aveva sposato il barone Albonico, per ragioni di convenienza familiare. Il
barone militava sotto il primo Napoleone,  con molta prodezza; egli stava quasi
sempre assente dalla sua casa,  poich seguiva ovunque  il  volo  delle  aquile
imperiali.  In  una  di  quelle lunghe assenze,  il marchese di Fontanella,  un
giovine signore che aveva moglie e figliuoli, fu preso d'amore per Donna Laura;
e,  come  egli  era  bellissimo  ed  ardente,   vinse  alfine  ogni  resistenza
dell'amata.
Allora  pei  due  amanti  una  stagione  pass  nella felicit pi dolce.  Essi
vivevano nell'oblio di tutte le cose.
Ma un giorno Donna Laura s'accorse d'essere incinta: pianse, si disper, rimase
in una terribile angoscia,  non  sapendo  che  risolvere,  come  salvarsi.  Per
consiglio  del  suo  amico,  part  alla volta della Francia;  si nascose in un
piccolo paese della Provenza, in una di quelle terre solate piene di verzieri,
dove le donne parlano l'idioma dei trovatori.
Abitava una casa  di  campagna,  circondata  da  un  grande  orto.  Gli  alberi
fiorivano:  era  la primavera.  Fra i terrori e le nere malinconie,  ella aveva
intervalli d'una infinita dolcezza. Passava lunghe ore seduta all'ombra, in una
specie d'inconsapevolezza,  mentre il sentimento vago della maternit le dava a
tratti a tratti un brivido profondo. I fiori intorno a lei emanavano un profumo
acuto:  leggere  nausee  le  salivano  alla  gola e le propagavano per tutte le
membra una lassitudine immensa. Che giorni indimenticabili!
E, quando il momento solenne si avvicinava, giunse,  desiderato,  il suo amico.
La  povera  donna soffriva.  Egli le stava accanto,  pallido in viso,  parlando
poco,  baciandole spesso le mani.  Ella partor  di  notte.  Gridava,  fra  gli
spasimi;  si afferrava convulsamente alla lettiera: credeva di morire.  I primi
vagiti dell'infante le scossero l'anima dalle  radici.  Ella,  supina,  con  la
testa  un  p arrovesciata oltre i guanciali,  bianca bianca,  senza pi voce,
senza pi forza per tenere aperte le palpebre,  agitava dinanzi a  s  le  mani
esangui,  debolmente,  in certi piccoli movimenti vaghi,  come fanno talvolta i
moribondi verso la luce.
Il giorno dopo, tutto il giorno, ella tenne seco, nel medesimo letto,  sotto la
medesima coperta,  il bambino.  Era un essere fragile, molle, un p rossiccio,
che vibrava d'una palpitazione incessante,  di una vita palese,  e  in  cui  le
forme  umane  non  avevano  certezza.  Gli occhi stavano ancora chiusi,  un p
gonfi; e dalla bocca usciva un lamento fioco, quasi un miagolo indistinto.
La madre, rapita, non si saziava di riguardare,  di toccare,  di sentirsi su la
guancia  l'alito filiale.  Dalla finestra entrava una luce bionda e si vedevano
le terre provenzane tutte coperte di mssi.  Il  giorno  aveva  una  specie  di
santit. I canti del fromento si avvicendavano, nell'aria quieta.
Dopo,  il bambino le fu tolto, fu nascosto, fu portato chi sa dove. Ella non lo
rivide pi.  Ella torn alla sua casa;  e visse col marito la vita di tutte  le
donne,  senza che nessun altro avvenimento sopraggiungesse a turbarla. Non ebbe
altri figliuoli.
Ma il ricordo,  ma l'adorazione ideale di quella creatura  ch'ella  non  vedeva
pi,  ch'ella non sapeva pi dove fosse, le occuparono l'anima per sempre. Ella
non aveva se non quel pensiero;  rammentava tutte le  minime  particolarit  di
quei  giorni;  rivedeva  chiaramente  il  paese,  la  forma di certi alberi che
stavano dinanzi alla casa, la linea d'una collina che chiudeva l'orizzonte,  il
colore  e  i disegni del tessuto che copriva il letto,  una macchia nella vlta
della stanza,  un piccolo piatto figurato su cui  le  portavano  il  bicchiere,
tutto,  tutto,  chiaramente, minutamente. Ad ogni momento il fantasma di quelle
cose lontane le sorgeva nella memoria, cos, senza ordine,  senza legame,  come
nei  sogni.  A  volte  ella  ne  rimaneva quasi stupita.  Le tornavano dinanzi,
precisi e viventi, i volti di certe persone vedute laggi, i loro moti, un loro
gesto insignificante, una loro attitudine, un loro sguardo.  Le pareva di avere
negli orecchi il vagito della creatura,  di toccare le mani esilissime,  rosee,
molli,  quelle  manine  che  forse  erano  la  sola  parte  gi  tutta  formata
perfettamente,  simili  alla  miniatura  d'una  mano d'uomo,  con le vene quasi
impercettibili,  con le falangi  segnate  di  pieghe  sottili,  con  le  unghie
trasparenti,  tenere,  appena appena soffuse di viola. Oh, quelle mani! Con che
strano brivido la madre  pensava  alla  loro  carezza  inconsapevole!  Come  ne
sentiva  l'odore,  l'odore singolare che ricorda quello dei colombi nella prima
piuma!
Cos Donna Laura,  chiusa in questa specie di mondo interiore che  ogni  giorno
pi  assumeva le apparenze della vita,  pass gli anni,  molti anni,  sino alla
vecchiezza.  Tante volte aveva chiesto all'antico amante notizie del figliuolo.
Ella avrebbe voluto rivederlo, sapere il suo stato.
- Ditemi dov', almeno. Vi prego.
Il  marchese,  temendo un'imprudenza,  si rifiutava.   Ella non doveva vederlo.
Ella non avrebbe saputo contenersi.  Il figlio  avrebbe  indovinato  tutto;  si
sarebbe valso del segreto per i suoi fini;  avrebbe forse rivelato ogni cosa...
No, no, ella non doveva vederlo. 
Donna Laura, dinanzi a queste argomentazioni d'uomo pratico, rimaneva smarrita.
Ella non sapeva imaginarsi che la  sua  creatura  fosse  cresciuta,  fosse  gi
adulta,  fosse  gi  presso  al limitare della vecchiaia.  Oramai erano passati
circa quarant'anni dal giorno della nascita;  eppure ella nel suo pensiero  non
vedeva se non un bambino, roseo, con gli occhi ancora chiusi.
Ma il marchese di Fontanella venne a morire.
Quando Donna Laura seppe la malattia del vecchio,  fu presa da un'angoscia cos
penosa che una sera,  non potendo pi resistere allo  spasimo,  usc  sola,  si
diresse verso la casa dell'infermo, perch un pensiero tenace la sospingeva, il
pensiero  del  figlio.  Prima che il vecchio morisse,  ella voleva conoscere il
segreto.
Cammin lungo i muri,  tutta raccolta,  come per non farsi  vedere.  Le  strade
erano piene di gente;  l'ultimo chiarore del tramonto faceva rosee le case; tra
una casa e l'altra un giardino appariva tutto violaceo di lilla in fiore.  Voli
di rondini,  rapidi e circolari,  s'intrecciavano nel cielo luminoso. Frotte di
bambini passavano a corsa,  con grida e  con  richiami.  Talvolta  passava  una
femmina  incinta,  a  braccio  del  marito;  e  l'ombra  della sua gonfiezza si
disegnava sul muro.
Donna Laura pareva incalzata da tutta quella gioconda  vitalit  delle  cose  e
delle  persone.  Ella affrettava il passo,  fuggiva.  Gli splendori varii delle
vetrine,  delle botteghe aperte,  dei caff le davano agli occhi un senso acuto
di  dolore.  A poco a poco una specie di stordimento le occupava la testa;  una
specie di sbigottimento le prendeva lo spirito. - Che faceva? Dove andava? - In
quel disordine della coscienza,  le pareva quasi di commettere  una  colpa,  le
pareva che tutti la guardassero, la indagassero, indovinassero il suo pensiero.
Ora la citt s'invermigliava agli ultimi rossori del sole.  Qua e l, dentro le
cantine, i cori del vino si levavano.
Come Donna Laura giunse alla porta,  non ebbe forza di  entrare.  Pass  oltre,
fece venti passi;  poi ritorn in dietro,  ripass. Finalmente varc la soglia,
sal le scale; si ferm, sfinita, nell'anticamera.
Nella casa c'era quell'animazione silenziosa di cui i familiari  circondano  il
letto dell'infermo. I domestici camminavano in punta di piedi, portando qualche
cosa fra le mani.  Avvenivano dialoghi a bassa voce,  nel corridoio. Un signore
calvo, tutto vestito di nero, attravers la sala,  s'inchin a Donna Laura,  ed
usc.
Donna Laura chiese a un domestico, con la voce ormai ferma:
- La marchesa?
Il  domestico  indic  rispettosamente col gesto un'altra stanza a Donna Laura.
Quindi corse ad annunziare la visita.
La marchesa apparve.  Era una signora piuttosto pingue,  con i  capelli  grigi.
Aveva gli occhi pieni di lacrime.  Aperse le braccia all'amica,  senza parlare,
soffocata da un singulto.
Dopo un poco, Donna Laura chiese, non alzando gli occhi:
- Si pu vedere?
Profferite le parole, strinse le mascelle per reprimere un tremito violento.
La marchesa disse:
- Vieni.
Le due donne entrarono nella stanza dell'infermo. La luce ivi era mite; l'odore
di un farmaco empiva l'aria;  gli oggetti segnavano grandi e strane  ombre.  Il
marchese di Fontanella,  disteso nel letto,  pallido, pieno di rughe, sorrise a
Donna Laura, vedendola. Disse lentamente:
- Grazie, baronessa.
E le tese la mano ch'era umidiccia e tiepida.
Egli pareva aver ripreso gli spiriti d'un tratto,  per uno sforzo  di  volont.
Parl di varie cose, curando le parole, come quando stava sano.
Ma  Donna  Laura,  all'ombra,  lo  fissava  con  uno  sguardo  cos  ardente di
supplicazione che egli, indovinando, si volse alla moglie.
- Giovanna, ti prego, preparami tu la pozione, come stamattina.
La marchesa chiese licenza, ed usc senza sospetto.  Nel silenzio della casa si
udirono i passi di lei allontanarsi su i tappeti.
Allora Donna Laura, con un moto indescrivibile, si chin sul vecchio, gli prese
le mani, gli strapp le parole con gli occhi.
- A Penti...  Luca Marino...  ha moglie...  figli... una casa... Non lo vedere!
Non lo vedere! - balbett il vecchio,  a fatica,  preso da un terrore subitaneo
che gli dilatava le pupille - A Penti... Luca Marino... Non ti svelare mai!
Gi la marchesa veniva, con il medicamento.
Donna Laura sedette;  si contenne.  L'infermo bevve; e i sorsi scendevano nella
gola con un gorgoglio, a uno a uno, distinti, regolari.
Poi successe un silenzio.  E l'infermo parve preso da sopore: tutta  la  faccia
gli  si  fece  pi  cava;  ombre  pi profonde,  quasi nere,  gli occuparono le
occhiaie, le guance, le narici, la gola.
Donna Laura si accomiat  dall'amica;  se  ne  and,  trattenendo  il  respiro,
pianamente.



Tutte  queste  vicende  ripensava  la  vecchia signora,  sotto la pergola,  nel
giardino tranquillo.  Che cosa ora dunque la tratteneva dal rivedere il figlio?
Ella avrebbe avuto la forza di reprimersi;  ella non si sarebbe svelata, no. Le
bastava di rivederlo, il figlio suo,  quello ch'ella aveva tenuto su le braccia
un giorno solo,  tanti anni a dietro,  tanti,  tanti anni!  Era cresciuto?  Era
grande? Era bello? Com'era? E mentre cos interrogava s stessa,  nel fondo del
suo  spirito  ella non giungeva a raffigurarsi l'uomo.  Sempre in lei l'imagine
dell'infante persisteva, si sovrapponeva ad ogni altra imagine,  vinceva con la
nitida  chiarezza  delle  sue forme ogni altra forma fantastica che tentasse di
sorgere.  Ella non preparava l'animo,  si abbandonava debolmente al  sentimento
indeterminato. Il senso della realt in quel momento le mancava.
- Io lo vedr! Io lo vedr! - ripeteva in s stessa, inebriandosi.
Le cose in torno tacevano.  Il vento faceva incurvare i roseti che,  passato il
soffio,  seguitavano a muoversi  pesantemente.  Gli  zampilli  scintillavano  e
guizzavano, tra il verde, come stocchi.
Donna Laura stette un poco in ascolto.  Dal silenzio,  nell'ora pnica, sorgeva
qualcosa di grande e di inesorabile,  che le  infuse  nell'animo  uno  sgomento
misterioso.  Ella  esit.  Poi  si  mise pel viale,  da prima con passi rapidi;
giunse al cancello tutto abbracciato dalle  piante  e  dai  fiori;  sost,  per
guardarsi in dietro: apr.  Dinanzi a lei la campagna si stendeva deserta sotto
il meriggio.  Le case di Penti in lontananza biancheggiavano su  l'azzurro  del
cielo,  con  un  campanile,  con  una cupola,  con due o tre pini.  Il fiume si
svolgeva nella pianura, tortuoso e lucentissimo, toccando le case.
Donna Laura pens: - Egli  l.  - E tutte le sue  fibre  di  madre  vibrarono.
Animata,  riprese a camminare, guardando dinanzi a s con gli occhi che il sole
fastidiva,  non curando il calore.  A un certo punto della strada  cominciarono
gli  alberi,  magri  pioppetti  tutti  canori  di  cicale.  Due femmine scalze,
ciascuna con un cesto sul capo, venivano incontro.
- Sapete la casa di Luca Marino?  - chiese la  signora,  presa  da  una  voglia
irresistibile di pronunziare quel nome a voce alta, liberamente.
Le  femmine  la  guardarono,   stupefatte,   soffermandosi.   Una  rispose  con
semplicit:
- Noi non siamo di Penti.
Donna Laura,  malcontenta,  seguit la via,  provando gi un poco di stanchezza
nelle povere membra senili.  Gli occhi,  offesi dalla luce intensa, le facevano
vedere alcune mobili macchie rosse nell'aria. Un leggero principio di vertigine
le turbava il cervello.
Penti si avvicinava sempre pi.  I primi tuguri apparvero tra molte  piante  di
girasoli. Una femmina, mostruosa per l'adipe, stava seduta sopra una soglia; ed
aveva  su  quel  gran  corpo  una  testa  infantile,  gli occhi dolci,  i denti
schietti, il sorriso placidissimo.
- O signora,  dove andate?  - chiese la femmina,  con  un  accento  ingenuo  di
curiosit.
Donna  Laura  si  accost.  Aveva  il  volto tutto infiammato e la respirazione
corta. Le forze erano per mancarle.
- Mio Dio!  Oh mio Dio!  - gemeva ella reggendosi le tempie con le palme.  - Oh
mio Dio!
- Signora, riposatevi - diceva la femmina ospitale, invitandola ad entrare.
La casa era bassa ed oscura;  ed aveva quell'odor particolare che hanno tutti i
luoghi dove molta gente agglomerata vive. Tre o quattro bambini nudi, anch'essi
col ventre cos gonfio  che  parevano  idropici,  si  trascinavano  sul  suolo,
borbottando,  brancicando,  portando  alla  bocca  per  istinto  qualunque cosa
capitasse loro sotto le mani.
Mentre Donna Laura seduta riprendeva le forze,  la femmina parlava oziosamente,
tenendo fra le braccia un quinto bambino,  tutto coperto di croste nerastre tra
mezzo a cui si aprivano due grandi occhi,  puri  ed  azzurri,  come  due  fiori
miracolosi.
Donna Laura domand:
- Qual  la casa di Luca Marino?
L'ospite  col  gesto  indic  una casa rossiccia,  all'estremit del paese,  in
vicinanza del fiume, circondata quasi da un colonnato di alti pioppi.
- E quella, perch?
La vecchia signora si sporse per guardare.
Gli occhi le dolevano feriti dalla luce solare,  e  le  palpebre  le  battevano
forte.  Ma  ella  stette  qualche  minuto  in quell'attitudine,  respirando con
fatica,  senza rispondere,  quasi soffocata da una sollevazione  di  sentimento
materno.  -  Quella  dunque  era la casa del suo figliuolo?  - Subitamente,  le
apparvero l'interno della stanza lontana, il paese di Provenza, le persone,  le
cose,  come nel bagliore di un lampo,  ma evidenti,  nettissimi. Ella si lasci
ricadere su la sedia, e rimase muta, confusa,  in una specie di ottusit fisica
proveniente forse dall'azione del sole. Negli orecchi aveva un ronzo continuo.
Disse l'ospite:
- Volete passare il fiume?
Donna  Laura  fece un cenno fievole,  incantata da un turbino di circoli rossi
che le si producevano nella retina.
- Luca Marino porta uomini e bestie da una riva all'altra.  Ha una barca e  una
chiatta - seguit l'ospite.  - Se no, bisogna andare fino a Prezzi a cercare il
guado. E trent'anni che fa il mestiere! E sicurissimo, signora.
Donna Laura ora ascoltava,  facendo uno sforzo per raccogliere i  suoi  spiriti
che si disperdevano.  Ma pure,  dinanzi a quelle novelle del figliuolo, restava
smarrita; quasi non comprendeva.
- Luca non  del paese - riprese la femmina  grassa,  trascinata  dalla  nativa
loquacit. - L'hanno allevato i Marino che non avevano figliuoli. E un signore,
non di qui,  gli ha dotata la moglie. Ora vive bene; lavora, ma ha il vizio del
vino.
La femmina diceva queste cose ed altre,  con semplicit grande,  senza  malizia
per l'origine sconosciuta di Luca.
- Addio,  addio - fece Donna Laura,  levandosi,  presa da un vigore fittizio. -
Grazie, buona donna.
Porse a uno dei bimbi una moneta; ed usc alla luce.
- Per quella viottola! - le grid dietro, indicando, l'ospite.
Donna Laura segu la viottola. Un gran silenzio regnava intorno, e nel silenzio
le cicale  cantavano  a  distesa.  Alcuni  gruppi  d'olivi  contorti  e  nodosi
sorgevano dal terreno disseccato. Il fiume, a sinistra, brillava.
- Ooh, La Martinaaa! - chiam una voce, in lontananza, dalla parte del fiume.
Quella voce umana d'improvviso fece tremare le vene della vecchia. Ella guard.
Sul fiume navigava una barca, a pena visibile tra il vapor luminoso; e un'altra
barca,  ma  a  vela,  biancheggiava  a  maggior distanza.  Nella prima barca si
scorgevano forme d'animali: erano forse cavalli.
- Ooh, La Martinaaa! - richiam la voce.
Le due barche si avvicinavano  l'una  all'altra.  Quello  era  il  punto  delle
secche, dove i barcaiuoli pericolavano quando il carico pesava.
Donna Laura, ferma sotto un olivo, appoggiata al tronco, seguiva con lo sguardo
la  vicenda.  Il  cuore le palpitava con tanta violenza che le pareva i battiti
empissero tutta la campagna circostante.  Il frusco dei rami,  il canto  delle
cicale,  il  lampeggo  delle  acque,  tutte  le apparenze la turbavano,  le si
confondevano nello spirito col disordine della demenza.  L'accumulamento  lento
del  sangue  nel  cervello,  per  l'azione  del  sole,  le dava ora una visione
leggermente rossa, un principio di vertigine.
Le due barche, giunte a un gomito del fiume, non si videro pi.
Allora Donna Laura riprese a camminare,  un p barcollante,  come un'ebra.  Le
apparve  un  gruppo di case riunite intorno a una specie di corte.  Sei o sette
mendicanti meriggiavano ammucchiati in un  angolo:  le  loro  carni  rossastre,
maculate  dalle  malattie della cute,  uscivano di tra i cenci;  nei loro volti
deformi il sonno aveva una pesantezza bestiale.  Qualcuno dormiva bocconi,  con
la  faccia  nascosta  tra  le braccia piegate a cerchio.  Qualche altro dormiva
supino, con le braccia aperte, nell'attitudine del Cristo crocifisso. Un nuvolo
di mosche turbinava  e  ronzava  su  quelle  povere  carcasse  umane,  denso  e
laborioso, come sopra un cumulo di fimo. Dalle porte socchiuse veniva un rumore
di telai.
Donna Laura attravers la piazzetta.  Il suono d suoi passi su le pietre fece
risvegliare un mendicante che si lev su i gomiti e,  tenendo gli occhi  ancora
chiusi, balbett macchinalmente:
- La carit, per l'amore di Dio!
A quella voce tutti i mendicanti si risvegliarono, e tutti sorsero.
- La carita, per l'amore di Dio!
- La carit, per l'amore di Dio!
La  torma  cenciosa  si  mise  a seguitare la passante,  chiedendo l'elemosina,
tendendo le mani. Uno era storpio e camminava a piccoli salti, come una scimmia
ferita.  Un altro si trascinava sul sedere puntellandosi con ambo  le  braccia,
come  fanno con le zampe le locuste,  poich aveva tutta la parte inferiore del
corpo morta.  Un altro aveva un gran gozzo paonazzo e rugoso che ad ogni  passo
ondeggiava come una giogaia.  Un altro aveva un braccio ritorto come una grossa
radice.
- La carit, per l'amore di Dio!
Le loro voci erano varie, alcune cavernose e roche, altre acute e feminine come
quelle degli evirati.  Ripetevano  sempre  le  stesse  parole,  con  lo  stesso
accento, in un modo accorante.
- La carit, per l'amore di Dio!
Donna  Laura,  cos  inseguita  da  quella gente mostruosa,  provava una voglia
istintiva di fuggire, di salvarsi.  Uno sbigottimento cieco la teneva.  Avrebbe
forse gridato, se avesse avuta la voce nella gola. I mendicanti le instavano da
presso, le toccavano le braccia, con le mani tese. Volevano l'elemosina, tutti.
La vecchia signora si cerc nella veste,  prese alcune monete, le lasci cadere
dietro di s. Gli affamati si fermarono,  si gittarono avidamente su le monete,
lottando, stramazzando sul terreno, dando calci, calpestandosi. Bestemmiavano.
Tre  rimasero  con  le  mani  vuote;   e  ripresero  a  seguitare  la  vecchia,
incattiviti.
- Noi non l'abbiamo avuta! Noi non l'abbiamo avuta!
Donna Laura,  disperata per quella  persecuzione,  diede  altre  monete,  senza
volgersi.  La  lotta  fu  tra lo storpio e il gozzuto.  Ambedue presero.  Ma un
povero epilettico idiota, che tutti opprimevano e dileggiavano, non ebbe nulla;
e si mise a piagnucolare,  leccandosi le lacrime e il moccio che gli colava dal
naso, con un verso ridicolo:
- Ahu, ahu, ahuuu!



Donna Laura infine era giunta alla casa dei pioppi. Ella si sentiva sfinita: le
si offuscava la vista,  le tempie le battevano forte,  la lingua le ardeva;  le
gambe sotto le si piegavano.  Dinanzi a lei,  un cancello  stava  aperto.  Ella
entr.
L'aia circolare era limitata da pioppi altissimi.  Due degli alberi sostenevano
un cumulo di paglia di fromento,  tra mezzo a cui  uscivano  i  rami  fronzuti.
Poich  in giro l'erba cresceva,  due vacche falbe vi pascolavano pacificamente
battendosi con la coda i fianchi nutriti;  e tra le gambe a loro penzolavano le
mammelle  gonfie  di  latte,  colorite come frutti succulenti.  Molti arnesi di
agricoltura stavano sparsi pel suolo. Le cicale,  in su gli alberi,  cantavano.
Nel  mezzo,  tre  o  quattro  cuccioli  ruzzavano  abbaiando  verso le vacche o
inseguendo le galline.
- O signora,  che cerchi?  - chiese un vecchio,  uscendo  dalla  casa.  -  Vuoi
passare.?
Il  vecchio,  calvo,  con la barba rasa,  teneva tutto il corpo in avanti su le
gambe inarcate.  Le sue membra erano deformate dalle rudi  fatiche,  dall'opera
dell'arare che fa sorgere la spalla sinistra e torcere il busto, dall'opera del
falciare  che fa tenere le ginocchia discoste,  dall'opera del potare che curva
in due la persona, da tutte le opere lente e pazienti della coltivazione. Egli,
dicendo l'ultima parola, accennava al fiume.
S,  s - rispose Donna Laura non sapendo  che  dire,  non  sapendo  che  fare,
smarrita.
- Allora vieni. Ecco Luca che torna - soggiunse il vecchio, volgendosi al fiume
dove navigava a forza di pertiche una chiatta carica di pecore.
Egli  condusse  la  passeggiera,  a traverso un orto irrigato,  fin sotto a una
pergola dove altri passeggieri attendevano. Camminando innanzi,  egli lodava le
verzure e faceva pronostici, per consuetudine di agricoltore invecchiato tra le
cose della terra.
Volgendosi a un tratto, poich la signora restava muta come se non udisse, vide
che ella aveva i cigli pieni di lacrime.
-  Perch  piangi,  signora?  -  le  chiese  con la stessa tranquillit con cui
parlava delle verzure. - Ti senti male?
- No, no... niente... - mormor Donna Laura che si sentiva morire.
Il vecchio non disse altro.  Egli era cos indurato alla  vita,  che  i  dolori
altrui  non lo commovevano.  Egli vedeva,  tutti i giorni,  tanta gente diversa
passare.!
- Siedi - fece, come giunse alla pergola.
L tre uomini della campagna antendevano, uomini giovani,  carichi di fardelli.
Tutt'e  tre  fumavano  in  grosse  pipe,  mettendo  nel  fumare  una attenzione
profonda,  come per gustarne intera la volutt,  secondo il costume della gente
campestre  nei  rari  diletti.  Ad  intervalli,  dicevano  quelle  lunghe  cose
insignificanti che l'agricoltore ripete senza fine e che appagano lo spirito di
lui tardo ed angusto.
Guardarono  un  poco,   stupefatti,   Donna  Laura.   Poi  ripresero  la   loro
impassibilit.
Uno di loro avvert, tranquillamente:
- Ecco la chiatta.
Un altro aggiunse:
- Porta le pecore di Bidena.
Il terzo:
- Saranno quindici.
E si levarono, insieme, intascando le pipe.
Donna  Laura era caduta in una specie di stupidimento inerte.  Le lacrime le si
erano fermate su i cigli.  Ella avea perduto il senso della  realit.  Dov'era?
Che faceva?
La chiatta urt leggermente contro la riva. Le pecore, strette le une contro le
altre,  belavano  intimidite  dall'acqua.  Il  pastore,  il traghettatore ed il
figlio le aiutavano a discendere a terra. Le pecore,  appena discese,  facevano
una  piccola  corsa;  poi  si  fermavano,  si riunivano e si mettevano a belare
ancora. Due o tre agnelli saltellavano su le gambe lunghe e deformi, tentando i
capezzoli materni.
Compiuta la bisogna,  Luca Marino ferm la chiatta.  Poi a grandi  passi  lenti
sal la riva, verso l'orto. Era un uomo di quarant'anni circa, alto, magro, con
la  faccia  rossiccia,  calvo alle tempie.  Aveva baffi di colore incerto e una
manata di peli sparsa disugualmente per il mento e per le guance;  l'occhio  un
p torbido,  senza alcuna vivacit d'intelligenza,  venato di sanguigno,  come
quello dei bevitori.  La camicia aperta lasciava vedere il  petto  velloso,  un
berretto carico d'untume copriva la testa.
- Ahuf!  - esclam egli d'un tratto,  in faccia alla pergola,  fermandosi su le
gambe aperte e nettandosi con le dita la fronte stillante di sudore.
Pass dinanzi ai passeggieri, senza guardarli. In tutti i suoi gesti e in tutte
le sue attitudini era incomposto e quasi brutale.  Le mani,  enormi,  gonfie di
vene sul dorso,  le mani avvezze al remo, parevano essergli d'impaccio. Egli le
teneva penzoloni lungo i fianchi e le dondolava camminando.
- Ahuf! Che sete!...
Donna Laura stava come impietrita,  senza pi  parole,  senza  pi  conscienza,
senza pi volont.
Quello era il suo figliuolo! Quello era il suo figliuolo!
Una  femmina  gravida,  che aveva gi una figura senile,  disfatta dal lavoro e
dalla fecondit, venne a porgere al marito assetato un boccale di vino.  L'uomo
bevve  d'un  fiato.  Poi  si  asciug  le  labbra  col  dorso della mano e fece
schioccare la lingua.  Disse,  bruscamente,  come se la nuova fatica gli  fosse
dura:
- Andiamo.
Insieme col primogenito,  ch'era un grosso fanciullo di quindici anni,  prepar
il legno: mise tra il bordo e  la  riva  due  tavole  per  rendere  agevole  ai
passeggieri l'imbarco.
-  Perch non monti,  signora?  - fece il vecchio di dianzi,  vedendo che Donna
Laura non si moveva e non parlava.
Donna Laura si lev, macchinalmente,  e segu il vecchio che le diede aiuto nel
salire.  Perch saliva ella?  Perch passava il fiume?  Non pens;  non giudic
l'atto. Il suo spirito, cos colpito, rimaneva ora inerte, quasi immobile in un
punto.  - Quello era il figlio.  - E a poco a poco ella sentiva in  s  qualche
cosa  estinguersi,  svanire;  sentiva  nella mente a poco a poco farsi una gran
vacuit. Non comprendeva pi niente. Vedeva, udiva, come in un sogno.
Quando il primogenito di Luca venne a lei per chiedere la merc del  traghetto,
prima  che  la  barca  si staccasse dalla riva,  ella non intese.  Il fanciullo
scoteva nel concavo delle mani le monete ricevute da  uno  dei  passeggieri;  e
ripeteva la domanda a voce pi alta, credendo che la signora fosse sorda per la
vecchiezza.
Ella,  come vide gli altri due uomini mettere la mano in tasca e pagare,  imit
quell'atto, risovvenendosi. Ma diede pi del dovuto.
Il fanciullo volle farle intendere ch'egli non poteva renderle l'avanzo, perch
non l'aveva.  Ella non comprese.  Il fanciullo prese tutto il danaro,  con  una
smorfia di malizia.  I presenti sorrisero, di quel sorriso astuto che hanno gli
uomini campestri in conspetto di un inganno.
Uno disse: - Andiamo?
Luca,  che fin allora stava intento a tirar l'ncora,  spinse la barca  che  si
mosse dolcemente su l'acqua gorgogliante. La riva parve fuggire, con le canne e
con i pioppi,  ed incurvarsi come una falce. Il sole incendiava tutto il fiume,
appena inclinato verso il cielo occidentale, dove sorgevano vapori violetti. Si
vedeva ora su la riva un gruppo di gente che gesticolava; ed erano i mendicanti
addosso all'idiota.  A tratti,  col vento giungevano anche lembi di parole e di
risa simili a un'agitazione di flutti.
I  rematori,  nudi  il busto,  vogavano a gran forza per superare il filo della
corrente.  Donna Laura vedeva il dorso  di  Luca,  nero,  dove  le  costole  si
disegnavano  e  colava  a  rivoli  il  sudore.  Teneva gli occhi fissi,  un p
dilatati, pieni di ebetudine.
Uno dei passeggieri avvert, prendendo sotto il banco le sue robe:
- Ci siamo.
Luca afferr l'ncora e la gitt alla riva.  La barca ridiscese con la corrente
per  tutta  la  lunghezza  della  corda;  quindi  si  ferm con una stratta.  I
passeggieri furono a terra,  d'un  salto,  ed  aiutarono  la  vecchia  signora,
tranquillamente. Quindi si rimisero in cammino.
La campagna da quella parte era coltivata a vigneti.  Le viti, piccole e magre,
verdeggiavano in filari.  Alcuni alberi interrompevano qua e l il  piano,  con
forme rotonde.
Donna Laura si trov sola,  perduta,  su quella riva senz'ombra, non avendo pi
conoscenza di s che per il battito continuo delle arterie, per un romoro cupo
ed assordante negli orecchi.  Il suolo  sotto  i  piedi  le  mancava  e  pareva
affondarsi come fango o arena, ad ogni passo. Tutte le cose intorno turbinavano
e  si  dileguavano;  tutte  le cose,  ed anche la sua esistenza,  le apparivano
vagamente, lontane,  dimenticate,  finite per sempre.  La follia le prendeva la
mente.  Ella,  d'un tratto,  vide uomini, case, un altro paese, un altro cielo.
Urt in un albero,  cadde su una pietra;  si rialz.  E  il  suo  povero  corpo
sfinito  traballava  in  moti  terribili  e  insieme ridevoli;  ma nessuna cosa
intorno splendeva come i suoi capelli bianchi sotto il sole feroce.
Ora,  i mendicanti dall'altra riva avevano eccitato  per  dileggio  l'idiota  a
passare  il fiume a nuoto ed a raggiungere la donna per aver l'elemosina.  Essi
l'avevano spinto nell'acqua,  dopo  avergli  strappati  i  cenci  di  dosso.  E
l'idiota nuotava come un cane,  tra una pioggia di sassate che gl'impedivano di
tornare addietro.  Quegli uomini  deformi  fischiavano  e  urlavano,  prendendo
diletto  nella crudelt.  Essi,  come la corrente traeva l'idiota,  arrancavano
lungo la sponda e imperversavano.
- Affoga! Affoga!
L'idiota, con sforzi disperati, prese terra.  E cos ignudo,  poich in lui era
morto con l'intelligenza il sentimento del pudore, si mise a camminare verso la
donna, di traverso, com'era suo costume, tendendo la mano ad ogni tratto.
La  demente,  rialzandosi,  vide;  e  con  un  moto  di  orrore  e con un grido
acutissimo si diede a correre verso il fiume.  Sapeva quel che  faceva?  Voleva
morire? Che pensava ella, in quell'attimo?
Giunta  all'estremo  limite,  cadde  nell'acqua.  L'acqua gorgogli,  si chiuse
pienamente;  e tanti circoli successivi partirono dal luogo della caduta  e  si
allargarono in lievi ondulazioni lucide e si dispersero.
I mendicanti dall'altra riva gridavano verso una barca che si allontanava:
- Oh Lucaaa! Oh Luca Marinooo!
E correvano verso la casa dei pioppi a dare la novella.
Allora,  come  seppe  il  caso,  Luca  spinse  la  barca verso il luogo che gli
indicavano, e chiam La Martina, che se ne veniva placidamente con il suo legno
in bala della corrente.
Disse Luca:
- C' un'annegata laggi.
Non si cur di raccontare il fatto e di parlare della persona, poich non amava
le molte parole.
I due fiumtici misero i legni a paro e remigarono con calma.
Disse La Martina:
- Hai tu provato il vino nuovo di Chiachi? Ti dico!...
E fece un gesto che rappresentava l'eccellenza della bevanda.
Luca rispose:
- Non ancora.
Disse La Martina:
- Ne prenderesti una goccia?
Luca rispose:
- Io s.
La Martina:
- Dopo. Ci aspetta Iannangelo.
Luca:
- Va bene.
Giunsero al luogo. L'idiota, che poteva meglio indicare il punto,  era fuggito,
e  in  mezzo  alle vigne era stato preso da un accesso di epilessia.  All'altra
riva i curiosi cominciavano a radunarsi.
Disse Luca al compagno:
- Tu ferma la tua barca e salta nella mia. Uno rema e l'altro cerca.
La Martina cos fece.  Egli remava su e gi per una ventina di  metri,  e  Luca
tentava  il  fondo del fiume con una lunga pertica.  Ogni tanto Luca,  sentendo
qualche resistenza, mormorava:
- Ecco!
Ma s'ingannava sempre. Finalmente, dopo molte ricerche, Luca disse:
- Questa volta c'.
E chinandosi e inarcando le gambe per far forza,  sollev piano piano  il  peso
all'estremit della pertica. I bicipiti gli tremavano.
La Martina chiese, lasciando il remo:
- Vuoi che t'aiuti?
Luca rispose:
- Non importa.
