GABRIELE D'ANNUNZIO: da ALCYONE.
TRASCRIZIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA:
                     EZIO  GALIANO.

ANNIVERSARIO ORFICO.

Udimmo in sogno sul deserto Gombo
sonar la vasta bccina tritonia
e da Luni diffondersi il rimbombo
a Populonia.

Dalle schiume canute ai gorghi intorti
fremere udimmo tutto il Mare nostro
come quando lo vrberan le forti
ale dellOstro.

E trasalendo "Odi, sorella" io dissi
"odi lannuncio dellenfiata conca?
Forse per noi risale dagli abissi
la testa tronca,

la testa esangue del treicio Orfeo
che, rapita dal freddo Ebro alla furia
bassrica, sen venne dellEgeo
al mar d'Etruria".

Quasi fucina il vespro ardea di cupi
fuochi; gridavan laquile nellalto
cielo, brillando il crine delle rupi
qual roggio smalto.

Come profusi fuor dellurne infrante
parean ruggir nellaffocato cerchio
i fiumi, lArno del selvaggio Dante,
la Magra, il Serchio.

Ed ella disse: "Non lOrfeo treicio,
non su la lira la divina testa,
ma colui che si diede in sacrificio
alla Tempesta.

Oggi  il suo giorno. Il nufrago risale,
che venne a noi dagli Angli fuggitivo,
colui che amava Antigone immortale
e il nostro ulivo".

Dissi: "O veggente, che faremo noi
per celebrar lapprodo spaventoso?
Invocheremo il coro degli Eroi?
Tremo, non oso.

Questo naufrago ha forse gli occhi aperti
e negli occhi limagine d'un mondo
ineffabile. Ei vide negli incerti
gorghi profondo.

E tolto avea Prometo dal rostro
del vlture, nel sen della Cagione
svegliato avea loriginario mostro
Demogorgne!"

Disse ella: "Gli versavan le melodi
i Vnti dai lor carri di cristallo,
il silenzio gli Spiriti custodi
bui del metallo,

il miel solare nella boccha schiusa
le musiche api che nudrito aveano
Sofocle, il gelo gli occhi d'Aretusa
fiore d'Oceano".

Dissi: "Ei gherm la nuvola negli atrii
di Giove, su lacroceraunio giogo
la folgore. Non odi i boschi patrii
offrirgli il rogo?

Mira funebre letto che s'appresta,
estrutto rogo senza la bipenne!
Vengono i rami e i tronchi alla congesta
ara solenne.

E caduto dal ciel larde il divino
fuoco. Scrosciano e colano le gomme.
Spazia lodor del limite marino
allAlpi somme".

Ella disse: "A noi vien per aver pace
il nufrago che il Mar di gorgo in gorgo
travolse. Altra nel cielo che si tace
anima scorgo.

Placa te stesso e lospite! Il mortale,
chevoc la gran Niobe di pietra
su dal silenzio e trarre ud lo strale
dalla faretra,

vochi presso il naufrago silente
la lacrimata figlia di Giocasta,
la regia virgo nelle pieghe lente
del peplo casta,

Antigone dallanima di luce,
Antigone dagli occhi di viola,
lOmbra che solo nellesilio truce
egli am sola.

Ecco il giglio per quelle morte chiome,
il fiore inespugnabile del nudo
Gombo, il tirreno fior che ha il greco nome
del doppio ludo,

ecco il pancrazio". Io dissi: "No, il corremo.
intatto sia tra luno e laltro il fiore.
Vegli con noi quest'Ombre ed il supremo
lor sacro amore".

(Romena, giorno di ferragosto del 1902)
