GABRIELE D'ANNUNZIO: da ALCYONE.
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                     EZIO  GALIANO.

MADRIGALI DELL'ESTATE.

IMPLORAZIONE.

Estate, Estate mia, non declinare!
Fa che prima nel petto il cor mi scoppi
come pomo granato a troppo ardore.

Estate, Estate, indugia a maturare
i grappoli dei tralci su per gli oppi.
Fa che il colchico dia pi tardo il fiore

Forte comprimi sul tuo sen rubesto
il fin Settembre, che non sia s lesto.

Sffoca, Estate, fra le tue mammelle
il fabro di canestre e di tinelle.

LA SABBIA DEL TEMPO.

Come scorrea la calda sabbia lieve
per entro il cavo della mano in ozio
il cor sent che il giorno era pi breve.

E un'ansia repentina il cor m'assale
per lappressar dellumido equinozio
che offusca loro delle piagge salse.

Alla sabbia del Tempo urna la mano
era, clessidra il cor mio palpitante,
lombra crescente di ogni stelo vano
quasi ombra d'ago in tacito quadrante.

L'ORMA.

Sol calando, lungh'essa la marina
giunsi alla pigra foce del Motrone
e mi scalzai per trapassare a guado.

Da stuol migrante un suono di chiarina
vena per laria, e il mar tenea bordone.
Nitr di fra lo sparto un caval brado.

Ristetti. Strana era nel limo un'orma.
Per dallalpe gi scendeva lombra.

ALL'ALBA.

Allalba ritrovai lorma sul posto,
selvatica qual pesta di cerbiatto;
ma v'era il segno delle cinque dita.

Era il pollice alquanto pi discosto
dallaltre dita e il mignolo ritratto
come ugnello di gzzera marina.

La foce ingombra di tritume negro
odorava di sale e di ginepro.

Seguitai lorma esigua, come bracco
che tracci e fiuti il baio capriuolo.
Giunsi al canneto e mi scontrai col riccio.

Livido si fugg per folto il biacco.
Si levarono due tre quattro a volo
migliarini gi tinti di gialliccio.

Vidi un che bianco; e un velo era dellalba.
Per guatar lalba disamarrii la traccia.

A MEZZODI'.

A mezzod scopersi tra le canne
del Motrone argiglioso laspra ninfa
nericiglia, sorella di Siringa.

Lebbi s miei ginocchi di silvano;
e nella sua saliva amarulenta
assaporai lorgano e la menta.

Per entro al rombo della nostra ardenza
udimmo crepitar sopra le canne
pioggia d'agosto calda come sangue.

Fremere udimmo nelle arsicce crete
le mille bocche della nostra sete.

IN SUL VESPERO.

In sul vespero, scendo alla radura.
Prendo col laccio la puledra brada
che ancor tra i denti ha schiuma di pastura.

Tanaglio il dorso nudo, alle difese;
e per le ascelle afferro la naida,
la sollevo, la pianto sul garrese.

Schizzan di sotto allugne nel galoppo
gli aghi i rami le pigne le cortecce.
Di l dai fossi, ecco il triforme groppo
su per le vampe delle fulve secce!

L'INCANTO CIRCEO.

Tra i due porti, tra luno e laltro faro,
bonaccia senza vele e senza nubi
dolce venata come le tue tempie.

Assai lungi, di l dallArgentaro,
assai lungi le rupi e le paludi
di Circe, dellidda dalle molt'erbe.

E c'incant con una stilla d'erbe
tutto il Tirreno, come un suo lebete!

IL VENTO SCRIVE.

Su la docile sabbia il vento scrive
con le penne dellala; e in sua favella
parlano i segni per le bianche rive.

Ma, quando il sol declina, d'ogni nota
ombra lene si crea, d'ogni ondicella,
quasi di ciglia su soave gota.

E par che nellimmenso arido viso
della pioggia s'immilli il tuo sorriso.

LE LAMPADE MARINE.

Lucono le meduse come stanche
lampade sul cammin della Sirena
sparso d'ulve e di pallide radici.

Bonaccia spira su le rive bianche
ove il nascente plenilunio appena
segna lombra alle amare tamerici.

Sugger di labbra fievole fa lacqua
chempie lorma del pi tuo delicata.

NELLA BELLETTA.

Nella belletta i giunchi hanno lodore
delle persiche mzze e delle rose
passe, del miele guasto e della morte.

Or tutta la palude  come un fiore
lutulento che il sol d'agosto cuoce,
con non so che dolcigna afa di morte.

Ammutisce la rana, se m'appresso.
Le bolle d'aria salgono in silenzio.

L'UVA GRECA.

Or laggi, nelle vigne dellAcaia,
luva simile ai ricci di Giacinto
si cuoce; e gi comincia a esser vaia.

Si cuoce al sole, e detta  passolina,
anche laggi su listmo, anche a Corinto,
e nella bianca di colombe Egina.

In Onchesto il mio grappolo era azzurro
come forca di rondine che vola.
Allombra della tomba di Nettuno
lassaporai, guardando lElicona.

(Data di composizione non precisata)
