GABRIELE D'ANNUNZIO: da ALCYONE.
TRASCRIZIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA:
                     EZIO  GALIANO.

DITIRAMBO 3.

O grande Estate, delizia grande tra lalpe e il mare,
tra cos candidi marmi ed acque cos soavi
nuda le aeree membra che riga il tuo sangue d'oro
odorate di aliga di rsina e di alloro,
laudata sii,
o volutt grande nel cielo nella terra e nel mare
e nei fianchi del fauno, o Estate, e nel mio cantare,
laudata sii
tu che colmasti d tuoi pi ricchi doni il nostro giorno
e prolunghi su gli oleandri la luce del tramonto
a miracol mostrare!

Ardevi col tuo piede le silenti erbe marine,
struggevi col tuo respiro le piogge pellegrine,
tra cos candidi marmi ed acque cos soavi
alzata; e grande eri, e pur delle pi tenui vite
gioiva la tua gioia, e tutto vedeva la tua pupilla
grande: le frondi delle selve e i fusti delle navi,
e la ragia colare, maturarsi nelle pine
le chiuse mandorlette e la scaglia che le sigilla
pender nel fulvo, e lorme degli uccelli nellargilla
dei fiumi, lombre dei voli su le sabbie saline
vedea, le sabbie rigarsi come i palati cavi,
al vento e allonda farsi dolci come linguine e il pube
amorosamente,
imitar lopre dellapi,
disporsi a m dei favi
in alveoli senza miele,
e losso della seppia tra le brune carrube
biancheggiar sul lido, tra le meduse morte
brillar la lisca nitida, la valva
tra il sughero ed il vimine variar la sua iri,
pallida di desiri la nube
languir di rupe in rupe
lungh'essi gli aspri capi
qual molle donna che si giaccia c suoi schiavi,
scorrere la gmena nella rossa
cbia, sorgere la negossa
viva di palpitanti pinne, curvarsi al peso vivo
la pertica, la possa
dei muscoli, gonfiarsi nelle braccia vellute,
una man rude
tendere la scotta,
al garrir della vela forte
piegarsi il bordo, come la gota del nuotatore,
la sca mutar colore,
tutto il Tirreno in fiore
tremolar come alti paschi al fiato di ponente.

O Estate, Estate ardente,
quanto t'amammo noi per t'assomigliare,
per gioir teco nel cielo nella terra e nel mare,
per teco ardere di gioia su la faccia del mondo,
selvaggia Estate
dal respiro profondo,
figlia di Pan diletta, amor del titan Sole,
armoniosa,
melodiosa,
che accordi il curvo golfo sonoro
come la citareda
accorda la sua cetra,
dolore di Demetra
che di te si duole
n solstizii sereni
per Proserpina sua perduta primavera!
O fulva fiera,
o infiammata leonessa dellEtra,
grande Estate selvaggia,
libidinosa,
vertiginosa,
tu che affochi le reni,
che incrudisci la sete,
che infurii gli estri,
Musa, Gorgne,
tu che sciogli le zone,
che succingi le vesti,
che sfreni le danze,
Grazia, Baccante,
tu chesprimi gli aromi,
tu che afforzi i veleni,
tu che aguzzi le spine,
Esperide, Erine,
deit diversa,
innumerevole gioco dei vnti
dei flutti e delle sabbie,
bella nelle tue rabbie
silenziose, acre ne' tuoi torpori,
o tutta bella ed acre in mille nomi,
fatta per me dei sogni che dalla febbre del mondo
trae Pan quando su le canne sacre
delira (delira il sogno umano),
divina nella schiuma del mare e dei cavalli,
nel sudor dei piaceri,
nel pianto aulente delle selve assetate,
o Estate, Estate,
io ti dir divina in mille nomi,
in mille laudi
ti loder se m'esaudi,
se soffri che un mortal ti domi,
che in carne io ti veda,
chio mortal ti goda sul letto dellimmensa piaggia
tra lalpe e il mare,
nuda le fervide membra che riga il suo sangue d'oro
odorate di aliga di rsina e di alloro!

(Composta al Secco Motrone in Versilia il 20 luglio 1900)
