GABRIELE D'ANNUNZIO: da ALCYONE.
TRASCRIZIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA:
                     EZIO  GALIANO.

IL COMMIATO.

LAlpe di Mommio un pallido velame
d'ulivi effonde al cielo di giacinto,
come un colle dellisola di Same
o di Zacinto.

Il Monte Magno di pi cupo argento
fascia la sua piramide; il Matanna
 porpora e viola come il lento
fior della canna.

O canneti lungh'essi i fiumicelli
di Camaiore, appreso ho il vostro carme.
Vedess'io rosseggiare gli albatrelli
sul Monte Darme!

Dal Capo Corvo ricco di viburni
i pini vedess'io della Palmaria
che col lutto d marmi suoi notturni
sta solitaria!

Potess'io sostenerti nella mano,
terra di Luni, come un vaso etrusco!
In te amo il divin marmo apuano,
lumile rusco;

amo la tua materia prometa,
la sabbia delle tue selve aromali,
laquila dei tuoi picchi, la ninfea
d tuoi canali.

Potesse larte mia, da Val di Serchio
a Val di Magra e per le Pnie al Vara
e al Golfo, tutta stringerti in un cerchio
con lalpe a gara!

Troppo  grave al mio cor la dipartenza.
Come dal corpo, lanima si esilia
dal marmo che biancheggia tra lAvenza
e la Versilia.

Tempo  di morte. In qualche acqua torpente
or perisce la dolce carne erbale.
Strider non s'ode falce ma si sente
odor letale.

Druta la Cergiola rosseggia,
l dove Serravezza  c due fiumi,
quasi che fero sangue in ogni scheggia
grondi e s'aggrumi.

Sta nella cruda nudit rupestre
il Gbberi irto qual ferrato casco.
Ecco, e su i carri per le vie maestre
passa il falasco.

Metuto fu dalla pi grande falce
nella palude allombra del Quiesa,
ove raggiato di vermne il salce
par chioma accesa

tra cannelle di stridulo oro secco,
tra pigro sparto di pallor bronzino.
Su lacqua un lampo di smeraldo, e il becco
tuffa il piombino.

Deh foss'io sopra un burchio per la cuora
navigando, e di tifa e di sparganio
carico ei fosse, e fossvi alla prora
fitto un bucranio

o un nibbio con aperte ali, e vi fosse
odore di garofalo nel mucchio
per qualche cunzia dalle barbe rosse
onde il suo succhio

s caro allarte dellaromatario
stillasse fra lerbame, e resupino
vi giacessi io mirando il solitario
ciel iacintino;

e scendessi cos, tra lacqua e il cielo
con lalzaia la Fossa Burlamacca
albicando qual prato d'asfodlo
la morta lacca;

e traesse il bardotto la sua fune
senza canto per largine; ed io, corco
sul mucchio, mi credessi andare immune
di morte allOrco!

Ma cade il vespro, e tempo  d'esulare;
e di sogni obliosi in van mi pasco.
Si i gravi carri lungo le vie chiare
passa il falasco.

Sono s vasti i cumuli spioventi
che il timone soperchiano dinnanzi
e il giogo clano e le corna e i lenti
corpi dei manzi,

onde sembran di lungi per s mossi
e tra la polve aspetto hanno di strani
animali dai gran lanosi dossi,
dai ventri immani.

In fila vanno verso Pietrasanta,
strame ai presepi, ai campi aridi ingrasso.
Lun carrettiere vcia e laltro canta
a passo a passo.

E tutta la Versilia, ecco, s'indora
d'una soavit che il cor dilania.
Mai fosti bella, ahim, come in quest'ora
ultima, o Pania!

O Tirreno, Mare Infero, s'accende
sul tuo specchio linsonne occhio del Faro;
ti veglia e guarda con le sue tremende
navi d'acciaro

la Citt Forte dietro il Caprione
sacro agli Itali come ai Greci il Sunio;
t' scheggia della spada d'Orione
il novilunio;

come sia fatta lombra, alla tua pace
verseranno lor lacrime le Atlntidi,
ti condurr lignavo Artofilace
lOrse erimntidi;

s'udr p curvi lidi il tuo respiro
solo nellombra senza mutamento;
solo rispecchierai limmenso giro
del firmamento.

O Mare, o Alpe, ed io sar lontano
con nel mio cuor la torbida mia cura!
Splende la cima del mio cuore umano
nellode pura.

Ode, innanzi chio parta per lesilio,
risali il Serchio, ascendi la collina
ove lultimo figlio di Vergilio,
prole divina,

quei che intende i linguaggi degli alati,
strida di falchi, pianti di colombe,
cheguale offre il cor candido ai rinati
fiori e alle tombe,

quei che fiso guatare os nel csio
occhio e nel nero laquila di Pella
e ud nova cantar sul vento etsio
Saffo la bella,

il figlio di Vergilio ad un cipresso
tacito siede, e non t'aspetta. Vola!
Te non reca la femmina d'Eresso,
ma va pur sola;

ch ben t'accoglier nella man larga
ei che forse era intento al suono alterno
dei licci o allape o allalta ora di Barga
o al verso eterno.

Forse il libro del suo divin parente
sar con lui, s suoi ginocchi (ei coglie
ora il trifoglio aruspice virente
di quattro foglie

e ne fa segno del volume intonso,
dove Ttiro canta? o dove Enea
p meati del monte ode il responso
della Cumea?).

Forse la suora dalle chiome lisce,
se i ferri ella abbandoni ora ch tardi
e chiuda nel forziere il lin che aulisce
di spicanardi,

sar con lui, trista perch concilio
vide folto di rondini su gronda.
E tu gli parla: "Figlio di Vergilio,
ecco la fronda.

Ospite immacolato, a te mi manda
il fratel tuo diletto che si parte.
Pel tuo nobile capo una ghirlanda
curv con arte.

E chi coroner oggi laedo
se non laedo re di solitudini?
Il crasso Scita ed il fucato Medo
la Gloria ha drudi;

e, se barbarie genera nel vento
nuovi mostri, non pi contra lorrore
discende Febo Apollo arco-d'-argento
castigatore.

Ma tu custode sei delle pi pure
forme, Ospite. Col polso che non langue
il prisco vige nelle tue figure
gentile sangue.

Gli uomini il tuo pensier nutre ed irradia,
come lulivo placido produce
agli uomini la sua bacca palladia
ch cibo e luce.

Per ci dal fratel tuo questa fraterna
ghirlanda chio ti reco messaggera
prendi: non pesa: ell di fronda eterna
ma s leggera.

Fatta  d'un ramo tenue che crebbe
tra lAlpe e il Mare, ov'ebbe il Cuor d cuori
selvaggio rogo e il Buonarroti v'ebbe
i suoi furori.

Lartefice nel flettere lo stelo
vedea sul Sagro le ferite antiche
splendere e su lAltissimo lanelo
peplo di Nike.

Altro  il Monte invisibile chei sale
e che tu sali per lopposta balza.
Soli e discosti, entrambi una immortale
ansia v'incalza.

Or dove i cuori prodi hanno promesso
di rincontrarsi un d, se non in cima?
Quel d voi canterete un inno istesso
di su la cima".

Ode, cos gli parla. Ed alla suora,
che vedrai di dolcezza lacrimare,
d lultimo chio colsi in su laurora
giglio del mare.

(Data di composizione sconosciuta)

FINE.
