GABRIELE D'ANNUNZIO: da ALCYONE.
TRASCRIZIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA:
                     EZIO  GALIANO.

IL CERVO.

Non odi cupi brmiti interrotti
di l del Serchio? Il cervo d'unghia nera
si spara dal branco delle femmine
e si rinselva. Dormir fra breve
nel letto verde, entro la macchia folta,
soffiando dalle crespe froge il fiato
violento che di mentastro odora.
Le vestigia chei lascia hanno la forma,
sai tu?, del cor purpureo balzante.
Ei di tal forma stampa il terren grasso;
e la stampata zolla, chei solleva
con ciascun piede, lascia poi cadere.
Ben questa chiama "gran sigillo" il cauto
cacciatore che lggevi per entro
i segni; e mai giudizio non gli falla,
oh beato che capo di gran sangue
persegue al tramontare delle stelle,
e luccide in sul nascere del sole,
e vede palpitare il vasto corpo
azzannato dai cani e gli alti palchi
della fronte agitar lestrema lite!

Ma invano invano udiamo i cupi brmiti
noi tra le canne fluviali assisi.
Tu non ti scaglierai nel Serchio a nuoto
per seguitar la pesta, o Derbe; e il freddo
fiume non solcher suplice solco
del tuo braccio e del tuo predace riso,
fieri guizzando i muscoli nel gelo.
Inermi siamo e sazii di bellezza,
chini a spiare il cuor nostro ove rugge,
pi lontano che il brmito del cervo,
lantico desiderio delle prede.
Or lascia quello il branco e si rinselva.
Forse  d'insigni lombi, e assai ramoso.
Ei pi non vessa col nascente corno
le scorze. Gi la sua corona  dura;
e il suo collo s'infosca e mette barba,
e fra breve sar gonfio del molto
bramire. Udremo a notte le sue lunghe
muglia, udremo la voce sua di toro;
sorgere il grido della sua lussuria
udremo nei silenzii della Luna.

(Romena, 20 agosto 1902)
