LA VERGINIT
SAN GIOVANNI CRISOSTOMO

I. La verginit praticata dagli eretici non comporta ricompense.
1. I Giudei non riconoscono la bellezza della verginit: non c' da
meravigliarsene, giacch non hanno rispettato neppure Cristo, nato da
una vergine. I Greci, invece, l'ammirano e la venerano, ma solo la
Chiesa di Dio la imita con zelo. Quanto alle vergini degli eretici, io
non le chiamerei vergini, soprattutto perch non sono pure: non vengono
riservate ad un unico sposo, cos come vuole il beato apostolo che
prepara le nozze di Cristo l dove dice: "Vi ho destinati ad un unico
uomo, per presentarvi a Cristo come una vergine pura". Queste parole,
anche se si riferiscono a tutta la Chiesa nella sua pienezza, riguardano
purtuttavia anche le vergini. Le donne che non amano un unico marito e
se ne sposano un secondo, come possono essere caste?
2. Innanzitutto, in base a questo ragionamento, non sono vergini. In
secondo luogo, si astengono dal matrimonio perch lo disprezzano. Avendo
stabilito in linea di principio che esso  una cosa cattiva, si privano
fin dal primo momento dei premi della verginit. Vuole la giustizia che
coloro che non commettono azioni delittuose restino solo esenti da pene,
senza per questo essere premiati, come si pu vedere non solo nelle
prescrizioni delle nostre leggi, ma anche in quelle delle leggi pagane.
La legge dice: "Chi uccide venga mandato a morte", ma non aggiunge "chi
non uccide venga onorato". "Il ladro venga punito": ma non  prescritto
che chi non danneggia le cose altrui riceva un dono. Cos pure, le leggi
che condannano a morte l'adultero non ritengono degno di un'onorificenza
colui che non rovina il matrimonio altrui. In questo hanno perfettamente
ragione, giacch la lode e l'ammirazione devono andare a chi realizza il
bene, non a chi non commette il male: per questi ultimi, un premio
sufficiente  rappresentato dal non subire alcuna punizione.
3. Per questo anche nostro Signore ha minacciato la Geenna a chi si
adira contro il proprio fratello a capriccio e senza motivo e lo chiama
sciocco. Purtuttavia, non ha promesso il regno dei cieli a coloro che
non si adirano senza ragione e che non muovono dei rimproveri: dicendo
"Amate i vostri nemici", Egli ha preteso qualcosa di pi importante e di
pi grande. Nell'intento di mostrare come il non adirarsi con i propri
fratelli sia una cosa infima, di poco conto ed indegna di una qualsiasi
ricompensa, ha detto che neanche l'amore per loro - che pure vale gi
molto di pi dell'altro atteggiamento -  sufficiente per essere
ritenuti degni di un premio. E come potrebbe esserlo, se comportandoci
cos non abbiamo nulla in pi dei pagani? Per poter chiedere un premio,
occorre fare in aggiunta un'altra cosa molto pi importante. "Non
ritenerti degno di una corona - dice il Signore - solo perch non ti
condanno alla Geenna perch non hai rimproverato e non ti sei adirato.
Io non mi limito a pretendere questa piccola misura di bont: anche se
dici che non solo non biasimi tuo fratello ma lo ami, resti ancora in
basso e stai in compagnia dei pubblicani. Se invece vuoi essere perfetto
e diventare degno dei cieli, non fermarti a questo ma sali pi in alto,
e pensa ad una cosa che oltrepassa la natura stessa: si tratta
dell'amore per i nemici..
4. Una volta ammessa l'assoluta verit di queste parole, cessino gli
eretici di mortificarsi senza ragione: tanto, non riceveranno alcuna
ricompensa. Non  che il Signore sia ingiusto - lungi da me quest'idea!
Al contrario, sono essi a comportarsi da stolti e da malvagi. Come mai?
Abbiamo mostrato che nessun premio tocca a chi si limita a non compiere
azioni cattive. Gli eretici evitano il matrimonio, perch lo ritengono
una cosa cattiva. Come potranno dunque richiedere un premio, per essersi
tenuti lontani da una cosa cattiva? Come noi non riteniamo degno di una
ricompensa chi non  stato adultero, cos essi dovrebbero comportarsi
verso chi non si sposa. Chi in quel giorno li giudicher dir loro: "Io
non ho riservato gli onori a chi si  limitato soltanto a non commettere
azioni cattive - questo  per me troppo poco - ma conduco all'eredit
dei cieli che non invecchia mai coloro che hanno percorso tutta quanta
la strada della virt". Come mai allora voi, che ritenete il matrimonio
una cosa impura ed abominevole, solo perch lo evitate pretendete i
premi riservati a chi compie delle buone azioni?
5. Per questo Cristo mette alla sua destra le pecore, le benedice e le
conduce nel regno dei cieli: esse non si sono limitate a non rubare le
cose altrui, ma hanno distribuito agli altri i loro averi. Parimenti,
Egli accoglie colui al quale erano stati affidati cinque talenti non
perch non ha fatto diminuire quanto gli era stato dato, ma perch l'ha
accresciuto, ed ha restituito in misura doppia il danaro depositato.
Quando cesserete dunque di correre a vuoto, di stancarvi senza ragione,
di dare pugni a caso e di percuotere l'aria? E se si trattasse solo di
un capriccio! Dopo avere tanto faticato ed avere atteso una ricompensa
maggiore delle fatiche sopportate, non  un piccolo castigo vedersi
messi, al momento della premiazione, tra coloro che rimangono senza
premio.

II. Gli eretici vengono puniti perch praticano la verginit.
1. Ma ci che essi devono temere non consiste solo in questo, e le loro
pene non si limitano alla mancanza di ricompensa: altre molto pi gravi
li attendono, quali il fuoco inestinguibile, i vermi che non muoiono, la
tenebra esterna, i tormenti, i gemiti. Ci occorrerebbero infinite lingue
e la potenza degli angeli per ringraziare in modo degno Dio della sua
sollecitudine nei nostri riguardi. Ma neanche in tali condizioni questo
sarebbe possibile. E come potrebbe esserlo? Noi e gli eretici dobbiamo
compiere un uguale sforzo per realizzare la verginit: anzi, pu darsi
che le loro fatiche siano molto pi aspre delle nostre. Il frutto degli
sforzi non  per lo stesso: per loro sono riservate le catene, le
lacrime, i gemiti e le punizioni eterne; per noi, la condizione degli
angeli, le luci risplendenti, e l'intimit con lo sposo, che  come la
somma di tutti i beni.
2. Come mai allora gli stessi sforzi portano a ricompense contrarie? Ci
accade perch essi hanno scelto la verginit per violare la legge di
Dio, mentre noi la pratichiamo per osservare i suoi voleri. Che Dio
vuole che tutti gli uomini si astengano dal matrimonio, lo testimonia
colui che fa parlare Cristo in se stesso: "Voglio - egli dice - che
tutti gli uomini siano come me", vale a dire continenti. Purtuttavia il
Signore, volendoci risparmiare e sapendo bene che "lo spirito  pronto,
ma la carne  debole" non ha fatto della continenza un precetto
obbligatorio, ma ha concesso alla nostra anima la facolt di sceglierla.
Se si trattasse di un comandamento e di una legge, chi la pratica non
godrebbe di un'onorificenza, ma si sentirebbe dire "Avete fatto ci che
dovevate fare", ed i peccatori non otterrebbero il perdono, ma sarebbero
soggetti alla punizione assegnata ai trasgressori. Con le parole "Chi 
in grado di comprendere comprenda", il Signore non ha condannato chi non
 capace di praticare la verginit, ma ha voluto mostrare l'importanza e
la sublimit della lotta che deve sostenere chi ha la forza di
realizzarla. Per questo anche Paolo, seguendo le tracce del maestro,
dice: "Non ho con me un ordine del Signore, esprimo solo il mio parere".



III. L'orrore per il matrimonio  proprio di una satanica mancanza di
umanit.
N Marcione n Valentino n Mani si sono attenuti a tale moderazione.
Non parlava in loro Cristo che aveva riguardo per le sue pecore e che
offriva la propria vita per loro, ma il padre della menzogna, il
distruttore degli uomini. Per questo essi mandano alla perdizione tutti
i loro seguaci: in questo mondo, li caricano di fatiche sterili ed
insopportabili; nell'al di l, li trascinano con s nel fuoco preparato
per loro.



IV. Gli eretici, praticando la verginit, vanno incontro ad un destino
pi penoso di quello dei Greci.
1. Quanto siete pi sfortunati dei Greci! I Greci infatti, anche se gli
orrori della geenna li attendono, riescono purtuttavia a godere in
questo mondo, giacch si sposano e traggono profitto dalle ricchezze e
dagli altri piaceri della vita. Per voi ci sono invece soltanto i
tormenti e i dolori sia in questa che nell'altra vita: in questa vita
siete voi a sopportarli volontariamente, nell'altra li dovrete
sopportare pur non volendoli. I Greci non verranno n ricompensati n
puniti per i loro digiuni e per la loro verginit; voi, invece, subirete
l'estremo castigo per la condotta dalla quale vi aspettavate infinite
lodi, e mischiati agli altri rei sentirete le parole: "Andatevene via da
me nel fuoco preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perch avete
digiunato e siete rimasti vergini.
2. Il digiuno e la verginit non rappresentano in se stessi n un bene
n un male, ma diventano l'una o l'altra cosa a seconda della
disposizione di coloro che li praticano. Per i Greci tale virt 
sterile: ricevono la ricompensa che meritano, giacch non l'hanno
praticata nel timore di Dio. Voi invece, che combattete Dio e calunniate
le sue creature, non solo non riceverete alcuna ricompensa, ma sarete
anche puniti. Per quanto riguarda la vostra dottrina, sarete messi
insieme a loro perch come loro avete rinnegato il Dio esistente ed
introdotto il politeismo; per quanto riguarda invece la vostra condotta
di vita, essi staranno meglio di voi: mentre infatti la loro pena
consiste soltanto nel non ricevere alcun bene, per voi consiste nel
patire in aggiunta dei mali; e mentre essi possono godere di tutto in
questa vita, voi siete privi sia dei beni presenti che dei futuri.
3. C' forse un castigo maggiore di quello che consiste nel ricevere una
punizione come ricompensa delle proprie fatiche e dei propri sudori?
L'adultero, l'avido, colui che si approfitta dei beni altrui e che si
prende quelli del suo prossimo hanno una consolazione, sia pure piccola:
per lo meno, sono puniti a causa di quelle cose di cui hanno goduto in
questa vita. Nel caso invece di colui che accetta di buon grado di
sopportare la povert per essere ricco nell'altra vita e di sostenere le
fatiche della verginit per far parte dei cori degli angeli nell'al di
l, e che invece, improvvisamente e contro ogni sua aspettativa, 
punito per quella condotta grazie alla quale sperava di godere di
un'infinit di beni, non  possibile esprimere con le parole il suo
dolore, dovuto al fatto che deve soffrire in questo modo contro tutte le
sue speranze. A mio parere, egli  tormentato ugualmente dal fuoco e
dalla sua coscienza, giacch deve fare questa constatazione: mentre
coloro che hanno faticato come lui si trovano assieme a Cristo, egli 
sottoposto al castigo estremo per quella condotta che fa godere agli
altri i beni ineffabili; e, pur avendo vissuto in modo austero, 
costretto a soffrire pi dei dissoluti e dei lussuriosi.

V. La verginit degli eretici  pi impura dell'adulterio.
1. In effetti, la temperanza degli eretici  peggiore di ogni tipo di
dissolutezza. Mentre l'ingiustizia di quest'ultimo si ferma agli uomini,
la prima combatte Dio ed offende la sua infinita sapienza. Tali trappole
il diavolo tende a coloro che lo venerano. Che la verginit degli
eretici sia proprio un ritrovato della sua malvagit non sono io a
dirlo, ma colui che non ignora i suoi pensieri.
2. Che cosa soggiunge dunque costui? "Lo spirito dice apertamente che
negli ultimi momenti alcuni si allontaneranno dalla fede per seguire gli
spiriti ingannatori e gl'insegnamenti dei demoni che, come ipocriti
mentitori, marchiano la propria coscienza, che vietano di sposarsi e che
impongono l'astinenza dei cibi creati da Dio per essere presi". Come fa
dunque ad essere vergine colei che abbandona la fede, che segue
l'errore, che ascolta i demoni e che onora la menzogna? Come pu essere
vergine colei che marchia la propria coscienza? La vergine che vuole
ricevere il santo sposo deve essere pura non solo nel corpo ma anche
nell'anima. Ma tale vergine come fa ad essere pura, se ha dei marchi
cos forti? Come pu preservare la bellezza della verginit quando un
pensiero empio si agita in lei, se deve scacciare dalla camera nuziale
anche i pensieri temporali perch non pu rimanere composta se li fa
albergare in s?

VI. Gli eretici quando praticano la verginit contaminano non solo la
loro anima ma anche i loro corpi.
1. In effetti, anche se il suo corpo rimane puro, si corrompe sempre la
parte migliore della sua anima, vale a dire i suoi pensieri. Che utilit
c' nel far restare in piedi il recinto, quando il tempio  andato
distrutto? O quale guadagno si ricava dal fatto che la sede del trono
resta pulita, quando il trono  stato sporcato? Ma neanche in tal caso
il corpo resta esente dalla contaminazione. Le parole blasfeme e cattive
nascono dentro l'anima, ma non vi rimangono: quando vengono fuori,
tramite la bocca che le proferisce contaminano sia la lingua che
l'orecchio che le riceve, e dopo essersi riversate nell'anima come dei
farmaci deleteri ne corrodono la radice in modo pi grave di qualsiasi
verme, finendo con il distruggere assieme ad essa tutto quanto il corpo.
Se dunque la verginit consiste nella santit di corpo e di spirito, e
se una donna simile  empia e contaminata in entrambi questi elementi,
come pu essa dirsi vergine? Ma mi mostra un viso pallido, delle membra
consunte, una veste semplice ed uno sguardo mite. Ma che utilit c' in
queste cose, se lo sguardo interiore  sfrontato? Quale sguardo  pi
sfrontato di quello che induce gli occhi esterni a considerare cattive
le creature di Dio?
2. "Tutta la gloria della figlia del re viene dal di dentro". Costei ha
invertito l'ordine illustrato da tale frase: all'esterno si riveste di
gloria, mentre dentro ospita ogni infamia. Il brutto consiste proprio in
questo: di fronte agli uomini, essa fa mostra di una grande mitezza,
mentre nei riguardi di Dio suo creatore d prova di un'enorme follia, e
pur non sopportando di guardare in viso un uomo - ammettiamo pure che
tra le loro vergini ce ne siano alcune di tal fatta - guarda il signore
degli uomini con occhi sfrontati e fa salire in alto i suoi discorsi
ingiusti. Il loro volto  giallo come il legno di bosso, e simile a
quello di un cadavere. Per questo sono degne di essere molto compiante e
commiserate: lo stato miserando che hanno accettato non solo  inutile,
ma le rovina e ricade sulla loro testa.

VII. Bisogna giudicare la verginit non dalle vesti, ma dall'anima.
1. La veste  modesta. La verginit non risiede per nelle vesti n nel
colore della pelle, ma nell'anima e nel corpo. Se il filosofo non si
giudica n dai capelli n dal bastone n dalla bisaccia ma dal suo modo
di fare e dall'anima, e se il soldato non si valuta in base al mantello
o alla cintura, ma in base alla forza ed al coraggio, non sarebbe
assurdo attribuire ad una giovane la virt della verginit - una cosa
cos mirabile, che trascende ogni qualit umana - servendosi di criteri
cos semplici e secondari come i capelli sudici, il volto dimesso e la
veste lugubre, senza mettere a nudo la sua anima ed esaminare quindi per
bene la sua disposizione?
2. Questo non  consentito da colui che ha stabilito le regole di tale
gara. Egli ci ordina di giudicare coloro che vi s'impegnano non dalle
loro vesti, ma dalle loro convinzioni e dalla loro anima. "Chi compete -
dice -  temperante in tutto", vale a dire in tutto ci che pregiudica
la salute dell'anima, ed aggiunge: "Nessuno pu essere incoronato, se
non gareggia secondo le regole". Quali sono dunque le regole di questa
gara? Ascolta di nuovo le sue parole, o piuttosto Cristo stesso,
l'istitutore della gara: "Affinch la vergine sia pura nel corpo e nello
spirito", " prezioso  il matrimonio, ed il letto nuziale 
incontaminato".

VIII.  dannoso per la vergine mostrarsi altera nei confronti delle
persone sposate.
1. La vergine potrebbe rispondermi: "Che cosa m'importa di queste cose,
una volta che ho detto addio al matrimonio?". Ma  proprio la
convinzione di non avere niente a che fare con la dottrina del
matrimonio a perderti, o misera. Disprezzando senza misura
quest'istituzione, rechi offesa alla sapienza di Dio e calunni tutta la
creazione. Se infatti il matrimonio  una cosa impura, tutti gli esseri
viventi che vengono generati tramite esso sono impuri, ed impure siete
anche voi, per non parlare della natura umana. Come pu dunque una donna
impura essere vergine? Avete escogitato un secondo, o piuttosto un terzo
modo di contaminare e di sporcare: quando rifuggite dal matrimonio come
da una cosa impura, proprio perch ne rifuggite diventate le donne pi
impure e rendete la verginit pi abominevole della fornicazione.
2. Con chi vi metteremo allora? Assieme agli Ebrei? Ma essi non lo
consentirebbero, perch onorano il matrimonio ed ammirano l'opera
creatrice di Dio. Oppure insieme a noi? Ma non volete ascoltare Cristo,
quando dice per bocca di Paolo: "Il matrimonio  onorato da tutti, ed il
letto nuziale  incontaminato". Vi resta un posto vicino ai Greci. Anche
questi per vi respingeranno come empi. Dice infatti Platone: "Chi ha
formato quest'universo  buono". Nessuna invidia tocca una cosa buona in
nessun caso. Tu invece consideri Dio cattivo, ed autore di opere
cattive. Ma non temere: il tuo insegnamento  condiviso dal diavolo e
dai suoi angeli; ma no, neanche essi sono d'accordo: non credere che la
pensino cos solo perch t'inducono a nutrire dei pensieri cos stolti.
Che si rendono conto della bont di Dio, puoi sentire dalle loro grida:
ora dicono "Sappiamo chi sei, il santo di Dio", ora invece "Gli uomini
che annunziano la strada della salvezza sono i servi del Dio altissimo".
3. Continuerete dunque a parlare di verginit e a vantarvene? Non
andrete piuttosto a rinchiudervi ed a piangere sulla vostra stoltezza,
servendosi della quale il diavolo vi ha legate come prigioniere per
gettarvi nel fuoco della Geenna? Non ti sei sposata? Ma non per questo
sei vergine. Io chiamo vergine colei che pur essendo padrona di sposarsi
non ha scelto il matrimonio. Se invece tu dici che il matrimonio  una
cosa proibita, la tua azione non dipende pi da una scelta ma dalla
costrizione della legge. Per questo noi ammiriamo i Persiani che non
commettono l'incesto, ma non i Romani. Questi ultimi lo considerano una
cosa assolutamente abominevole, mentre nel caso dei primi l'impunit di
cui gode chi osa praticarlo attira le lodi su coloro che si astengono da
tali accoppiamenti.
4. Secondo lo stesso criterio va esaminato il matrimonio. Poich esso 
consentito tra noi, abbiamo tutte le ragioni per ammirare chi non si
sposa. Voi invece, respingendolo ad un livello inferiore, non potete
reclamare le lodi dovute all'astinenza: l'astenersi dalle cose proibite
non si addice ad un'anima nobile e generosa. La virt perfetta non
consiste nel non commettere azioni che, se vengono commesse, ci fanno
sembrare a tutti cattivi, ma nel distinguersi in pratiche che non
mettono in cattiva luce coloro che non le abbracciano e che non solo
allontanano da una reputazione cattiva, ma fanno entrare nella schiera
dei buoni coloro che le scelgono e le seguono.
5. Come nessuno sarebbe disposto a lodare la verginit degli eunuchi per
il fatto che non si sposano, cos nessuno loda voi. Ci che per loro 
dettato dalla necessit naturale, diventa in voi un pregiudizio della
vostra coscienza perversa. E come la mutilazione corporea priva gli
eunuchi della gloria derivante dall'astinenza, cos, nel vostro caso,
anche se il fisico resta integro, il diavolo distrugge ogni retto
pensiero, vi mette nella condizione di non sposarvi, vi sforza con delle
fatiche e vi priva di ogni onore. Tu vieti il matrimonio? Per questo
dalla tua rinunzia non ti verranno premi, ma solo supplizi e castighi.

IX. Esortare alla verginit non significa vietare il matrimonio.
1. "E tu - mi si dice - non proibisci il matrimonio?". Non sia mai! Mi
auguro di non essere mai pazzo come te. "E come mai allora - si continua
a dirmi - esorti le persone a non sposarsi?". Io lo faccio perch sono
convinto che la verginit  molto pi pregevole del matrimonio, ma non
per questo considero il matrimonio una cosa cattiva: anzi, lo lodo
molto. Per coloro che intendono farne un buon uso, esso  il porto della
continenza, giacch impedisce alla natura d'inferocirsi. Presentando
l'accoppiamento legittimo come una diga e ricevendo cos i flutti del
desiderio, introduce in noi una grande calma e ci custodisce. Ci sono
per alcuni che non hanno bisogno di questa protezione: invece di
ricorrere ad essa, placano le follie della natura con i digiuni, con le
veglie, con il dormire per terra e con altri duri esercizi. Pur non
vietando il matrimonio, io esorto questi ultimi a non sposarsi.
2. C' una grande differenza tra una cosa e l'altra, tra la costrizione
e la libera scelta. Chi consiglia lascia l'ascoltatore padrone della
scelta tra le cose sulle quali consiglia, chi invece pone dei divieti
priva l'altro di questa facolt. Inoltre, quando esorto, io non
considero cattivo il matrimonio, n accuso chi non mi ubbidisce. Tu
invece, calunniandolo e dichiarandolo cattivo, usurpi la funzione del
legislatore senza essere un consigliere, e non puoi non odiare chi non
ti ascolta. Io non mi comporto cos: ammiro chi si iscrive a tale gara,
ma non condanno coloro che rimangono fuori della competizione.
3. L'accusa sarebbe giusta se si propendesse per qualcosa che  cattiva
per comune ammissione. Chi per ha un bene minore e non pu raggiungere
il maggiore, anche se resta privo delle lodi e dell'ammirazione che
quest'ultimo comporta, non merita di essere condannato. Come posso
dunque vietare il matrimonio, se non condanno chi si sposa? Io vieto la
fornicazione e l'adulterio, non il matrimonio. Punisco coloro che osano
praticare le prime due cose e li bandisco dal corpo della chiesa, ma
continuo a lodare coloro che contraggono il matrimonio, se sono
continenti. Ci sono cos due vantaggi: da una parte, non si calunnia
l'opera creatrice di Dio, dall'altra non solo non si distrugge la
dignit della verginit, ma la si rende ancora pi venerabile.

X. Chi denigra il matrimonio reca un torto alla verginit.
1. Chi denigra il matrimonio reca anche un torto alla verginit; chi
invece lo loda, eleva e fa risplendere ancora di pi la natura
straordinaria dello stato verginale. Ci che sembra bello solo in
rapporto a ci che  brutto non pu essere molto bello; quella che 
invece la migliore delle cose considerate buone,  la cosa pi bella in
senso assoluto:  sotto questa luce che vogliamo mostrare la verginit.
Come coloro che denigrano il matrimonio nuocciono anche alle lodi della
verginit, cos chi lo tiene lontano dalle critiche fa le lodi non tanto
di esso quanto della verginit. Anche nel caso dei corpi, noi chiamiamo
belli non quelli che sono migliori dei corpi mutilati, ma quelli che
sono migliori dei corpi ben fatti e privi di difetti.
2. Il matrimonio  una bella cosa? Allora la verginit  una cosa
straordinaria perch  superiore ad una cosa che  gi bella; e le 
superiore nella misura in cui il pilota  superiore ai marinai, o il
generale  superiore ai soldati. Ma come, nel caso della nave, se si
eliminano i rematori si fa affondare l'imbarcazione, e come in guerra se
si allontanano i soldati si consegna il generale prigioniero al nemico,
cos anche nel caso che stiamo trattando, se si priva il matrimonio del
suo rango elevato si tradisce la gloria della verginit e la si fa
cadere al livello pi basso.
3. La verginit  bella? Son d'accordo anch'io.  superiore al
matrimonio? Ammetto anche questo. Se vuoi, per dare un'idea della misura
della sua superiorit, posso citare come esempi la superiorit del cielo
sulla terra, o quella degli angeli sugli uomini; se poi dovessi
esprimermi in modo pi ardito, direi che si tratta di una superiorit
ancora maggiore.  vero infatti che gli angeli non sposano n vengono
sposati: ma essi non sono strettamente uniti alla carne ed al sangue,
non soggiornano sulla terra, non devono sopportare una moltitudine di
desideri, non hanno bisogno di cibi e bevande, non possono essere
blanditi da un dolce canto n impressionati da una visione stupenda o da
altre simili cose; come si pu osservare la purezza del cielo nel pieno
pomeriggio, quando non  offuscata da nessuna nuvola, cos le loro
nature non possono non rimanere trasparenti e luminose quando nessun
desiderio le ottenebra.

XI. La verginit trasforma in angeli gli uomini che l'abbracciano
veramente.
1. Il genere umano, per natura inferiore agli angeli beati, fa violenza
alle proprie facolt e cerca con il suo impegno di uguagliarli per
quanto  possibile. Come pu avvenire questo? Gli angeli non sposano n
vengono sposati: ma neanche la vergine lo fa; gli angeli rimangono
ininterrottamente vicini a Dio e lo servono: ma cos si comporta anche
la vergine. Anche Paolo vuole che le vergini restino lontane da ogni
preoccupazione, perch possano essere assidue senza distrarsi. E se, a
differenza degli angeli, non possono salire al cielo perch sono
trascinate in basso dalla carne, purtuttavia anche in questo mondo
godono di una grande consolazione: se rimangono sante nel corpo e nello
spirito, possono ricevere il padrone dei cieli in persona.
2. Comprendi la dignit della verginit, e come essa renda la vita di
coloro che vivono sulla terra simile a quella di coloro che stanno in
cielo? Essa impedisce a chi ha un corpo di restare inferiore alle
potenze incorporee, e porta gli uomini ad emulare gli angeli. Ma nulla
di tutto ci riguarda voi eretici, che danneggiate un simile stato, che
calunniate il Signore e che lo chiamate cattivo. Vi attende il castigo
riservato al servo cattivo; alle vergini della chiesa si presenteranno
invece molti e grandi beni, superiori agli occhi, alle orecchie ed ai
pensieri umani. Lasciamo quindi gli eretici - ne abbiamo gi parlato
abbastanza - e rivolgiamoci d'ora in poi ai figli della chiesa.

XII. Paolo, quando disse: "Agli altri sono io a parlare non il Signore",
non diede un consiglio umano.
1. Da dove  bene far cominciare il nostro discorso? Dalle parole stesse
che il Signore pronunzi per bocca del beato Paolo. Paolo infatti,
quando dice "Agli sposati non sono io a parlare, ma il Signore" non
intende dire che le sue parole sono una cosa, e quelle del Signore
un'altra. Colui che fa parlare Cristo in s, che non si preoccupa
neppure di vivere in modo che Cristo possa vivere in lui, che pospone
all'amore per lui i regni, la vita, gli angeli, le potenze, ogni altra
creatura ed in una parola ogni cosa, come potrebbe di buon grado -
specie quando d dei precetti - dire o pensare qualcosa che non piace al
Signore?
2. Che cosa significano le sue parole "Io" e "Non io"? Cristo ci ha dato
le leggi e gl'insegnamenti in parte direttamente, in parte tramite gli
apostoli. Che egli non stabil tutto direttamente, lo puoi sentire dalle
sue stesse parole: "Avrei molte cose da dirvi, ma non potete ancora
sopportarne il peso". Il precetto "La donna non si separi dall'uomo"
Egli l'aveva dato gi prima, quando si trovava ancora su questa terra
rivestito di carne. Per questo Paolo dice: "Agli sposati non sono io a
parlare, ma il Signore". Agl'infedeli invece Egli non parl
direttamente, ma diede delle prescrizioni, ispirando a tal fine l'anima
di Paolo e facendogli dire: "Chi ha una moglie non credente che desidera
abitare con lui, non la ripudi; e la moglie che ha un marito non
credente che desidera abitare con lei non lo ripudi".
3. Per questa ragione, quando disse "Non  il Signore a parlare, ma sono
io", non volle affermare che le sue parole erano umane - e come
avrebbero potuto esserlo? - ma che il Signore ha dato questo
comandamento non quando si trovava assieme agli apostoli, ma adesso,
tramite lui. Come dunque le parole "Il Signore, non io" non indicano una
contrapposizione nei confronti dei comandamenti di Cristo, cos le
parole "Io, non il Signore", non sono state pronunziate da chi vuol dire
qualcosa di personale e di diverso da ci che piace a Dio, rna da chi
vuol far vedere soltanto che il comandamento viene dato ora per suo
tramite.
4. Parlando della vedova, Paolo dice "A mio parere,  pi beata se resta
cos". E perch nessuno, sentendo le parole "A mio parere", pensasse che
il suo fosse un pensiero umano, elimin ogni sospetto aggiungendo:
"Penso di avere anch'io lo spirito di Dio". Come dunque noi non possiamo
dire che le sue siano affermazioni umane, solo perch colui che parla in
nome dello spirito dice "A mio parere", cos anche nel nostro caso,
quando dice "Sono io a parlare, non il Signore", non bisogna credere che
la frase sia di Paolo. Egli faceva parlare Cristo in s e non avrebbe
osato fissare tale insegnamento in una sua affermazione, se non ci
avesse portato questa legge da lass.
5. Qualcuno avrebbe potuto dirgli: "Io che ho la fede e che sono puro
non sopporto di stare assieme ad una donna che non possiede nessuna fede
e che  impura. Tu stesso hai detto prima che sei un, e non il Signore,
a dire queste cose. Quale sicurezza e certezza posso avere?". Ma Paolo
gli avrebbe risposto: "Non temere. Ho detto che faccio parlare Cristo in
me e che credo di possedere lo spirito di Dio proprio perch non ti
venisse il sospetto che le mie parole fossero umane. Se esse lo fossero,
non avrei mai dato ai miei pensieri tanta autorit. I calcoli degli
uomini sono vili, i loro pensieri ingannevoli. Anche la chiesa
universale mostra la forza di questa legge custodendola severamente: non
la custodirebbe cos, se non fosse fermamente convinta che queste parole
rappresentano un comandamento di Cristo".
6. Che cosa dice dunque Paolo, ricevendo l'eco delle parole di Cristo?
"Per quanto riguarda ci su cui mi avete scritto,  bene per un uomo non
toccare una donna". A tal proposito ci si potrebbe rallegrare con
Corinzi, che pur non avendo ricevuto alcun consiglio dal maestro sulla
verginit, lo prevengono interrogandolo e facendo mostra cos dei
progressi compiuti sotto l'azione della grazia. Nel Vecchio Testamento
non sussistevano dubbi sul matrimonio: non solo tutto il popolo, ma
anche i Leviti, i sacerdoti e lo stesso gran sacerdote gli attribuivano
una grande importanza.

XIII. Perch i Corinzi scrissero a Paolo sulla verginit, e perch egli
prima di allora non aveva rivolto loro alcuna esortazione.
1. Come mai dunque i Corinzi giunsero a rivolger questa domanda? Data la
loro perspicacia, sapevano bene di avere bisogno di un pi alto grado di
virt, giacch erano stati ritenuti degni di un dono pi grande. Vale
anche la pena di chiedersi come mai Paolo non avesse mai rivolto loro
quest'esortazione: se avessero sentito qualcosa in proposito, essi non
gli avrebbero scritto di nuovo facendogli domande su questo argomento.
Anche in questo caso ci si pu rendere conto della profondit della
sapienza di Paolo. Non rivolse senza motivo n a caso un'esortazione su
di un tema cos importante, ma aspett che in loro nascessero prima il
desiderio ed il pensiero di quest'ideale: se si fosse trovato di fronte
ad anime gi preparate alla verginit, avrebbe potuto gettare con pi
efficacia i suoi semi, giacch la disposizione d'animo degli ascoltatori
nei riguardi dell'argomento avrebbe facilitato di molto l'accoglimento
dei suoi consigli. D'altra parte, l'apostolo volle anche far notare
l'importanza e la grande solennit dell'impresa.
2. In caso contrario, non avrebbe aspettato la loro buona disposizione
d'animo, ma avrebbe subito spiegato i termini del problema,
presentandolo, se non come un'ingiunzione o un comandamento, per lo meno
come un'esortazione o un consiglio. Non avendo osato fare neppure
questo, ci ha fatto vedere che la verginit richiede molto sudore e
grandi lotte. Anche in questo caso si comport cos perch volle imitare
nostro Signole. Anche nostro Signore parl infatti della verginit
soltanto quando i suoi discepoli gli fecero domande in proposito.
3. Quando essi dissero: "Se questa  la condizione dell'uomo quando si
trova in compagnia della donna, conviene non sposarsi", rispose: "Vi
sono degli eunuchi che si sono resi tali per il regno dei cieli". Quando
la virt da realizzare  molto alta e per questo non pu essere
rinchiusa nella costrizione di un comandamento, bisogna attendere la
buona disposizione di coloro che intendono realizzarla, infondendo in
loro la volont necessaria in un altro modo e senza destare sospetti:
cos fece appunto Cristo. Non li port a desiderare la verginit
parlando di essa: discorrendo solo sul matrimonio, mostrando il peso di
questo stato e limitando il suo discorso a quest'argomento, con la sua
accortezza fece in modo che essi, pur non avendo sentito parlare della
verginit, dicessero di propria iniziativa: " meglio non sposarsi".
4. Per questa ragione Paolo, l'imitatore di Cristo, disse "Riguardo a
ci su cui mi avete scritto", quasi volesse scusarsi con loro parlando
cos, e dire "Io non osavo condurvi ad un cos alto ideale, data la
difficolt dell'impresa, ma poich voi mi avete scritto di vostra
iniziativa, ho trovato il coraggio di darvi questo consiglio:  una
buona cosa per l'uomo non toccare una donna". Come mai, pur avendo i
Corinzi scritto su molti argomenti, egli non aveva mai aggiunto
quest'esortazione? Solo per il motivo che ho spiegato adesso: per
evitare che qualcuno accogliesse male il suo consiglio, ricord la
lettera da loro inviata. Ma neanche allora, pur avendo avuto tale
spunto, rivolse un'esortazione veemente: us invece un tono dimesso,
imitando anche in questo Cristo. Il Salvatore infatti, concluso il
discorso sulla verginit, aggiunse: "Chi  in grado d'intendere,
intenda". E l'apostolo cosa disse? "Riguardo a ci su cui mi avete
scritto,  una buona cosa per l'uomo non toccare una donna".

XIV. Obiezione di coloro che rifiutano la verginit e sua confutazione
1. Ma qualcumo potrebbe forse obiettare: "Se  bene non toccare la
donna, a che scopo il matrimonio si  introdotto nella vita? Quale altro
uso potremo fare della donna, se non ci pu essere utile n per il
matrimonio n per la procreazione? Che cosa potr impedire la
distruzione del genere umano, se ogni giorno la morte si pascola di esso
e lo falcia, mentre tale ragionamento vieta di far sorgere altri al
posto di quelli caduti? Se tutti volessimo realizzare questo bell'ideale
e non toccassimo la donna, tutto andrebbe distrutto: le citt, le case,
i campi, le arti, gli animali, le piante. Come infatti quando cade il
generale l'esercito perde necessariamente il suo ordine, cos una volta
eliminato con l'astinenza dal matrimonio l'uomo, il re della terra,
nessun'altra cosa potr conservare la sua sicurezza ed il suo ordine, e
questo bel consiglio riempir la terra d'infiniti mali".
2. Se queste parole fossero pronunziate soltanto dai nostri nemici e
dagl'infedeli, non me ne curerei molto. Poich per parlano cos anche
molti presunti membri della chiesa, che per debolezza di volont non
riescono a sobbarcarsi alle fatiche richieste dalla verginit e che
cercano di nascondere la propria pigrizia denigrando questa pratica e
mostrandone l'inutilit, in modo da dare l'impressione di essere rimasti
indietro non per trascuratezza ma per un retto modo di ragionare,
lasciamo pure da parte i nemici - "l'uomo psichico non comprende infatti
le cose dello spirito, che per lui sono sciocchezze" - ed insegniamo due
cose a coloro che fingono di stare dalla nostra parte: da un lato, la
pratica della verginit non  superflua, ma al contrario di grande
utilit e necessaria; dall'altro, l'accusa rivolta contro di essa non
pu restare impunita, ma attira sui detrattori dei pericoli pari ai
premi ed alle lodi che toccano a chi riesce a realizzare lo stato
verginale.
3. Dopo che tutto l'universo fu creato e tutto fu approntato per il
nostro riposo ed il nostro uso, Dio form l'uomo, per il quale aveva
creato il mondo. L'uomo, una volta formato, rimase nel paradiso: del
matrrmonio non si faceva parola. Aveva bisogno di un aiuto; l'aiuto gli
venne, e neanche allora il matrimonio sembrava necessario. Non
s'intravedeva neppure: essi vivevano ignorandolo, soggiornando nel
paradiso come in cielo e rallegrandosi della familiarit con Dio. Il
desiderio di unione, il concepimento, i dolori del parto, le generazioni
e qualsiasi tipo di corruzione erano banditi dalla loro anima. Simili ad
un corso d'acqua trasparente che sgorga da una fonte pura, se ne stavano
in quel luogo adorni della verginit.
4. Allora tutta la terra era priva di uomini: c'era proprio quello che
ora temono certe persone, che si preoccupano del mondo abitato, che si
danno gran pensiero delle cose altrui ma che non sopportano neppure il
ricordo delle proprie, che temono la scomparsa di tutto il genere umano
ma che trascurano la propria anima come se fosse una cosa estranea;
eppure, per quanto riguarda quest'ultima, dovranno rendere conto
esattamente anche delle mancanze pi piccole, mentre non dovranno
fornire neanche la pi piccola spiegazione sulla nascita degli uornini.
5. Non c'erano allora n citt, n arti, n case, di cui voi tanto vi
preoccupate: tutto questo non esisteva, e purtuttavia nulla ostacolava o
impediva quella vita beata, tanto rnigliore della presente. Ma dopo
avere disobbedito a Dio ed essere divenuti terra e cenere, persero
insieme a quell'esistenza beata anche la bellezza della verginit, che
li abbandon per ritirarsi con Dio. Finch rimasero insensibili al
diavolo e riverirono il loro padrone, anche la verginit rimase ad
adornarli pi di quanto i diademi o le vesti d'oro facciano con i re. Ma
quando, divenuti prigionieri del diavolo, dovettero deporre questa veste
regale e l'ornamento celeste, attirando su di s la corruzione propria
della morte, la maledizione, i dolori e le fatiche della vita, allora
assieme a tutti questi mali sopraggiunse anche il matrimonio, un abito
mortale e degno di uno schiavo.
6. "Chi infatti si sposa - dice l'apostolo - si preoccupa delle cose del
mondo". Vedi qual  l'origine del matrimonio? Perch sembr necessario?
Esso deriva dalla disobbedienza, dalla maledizione, dalla morte. Dove
c' la morte, l c' anche il matrimonio: se la morte non c', neanche
il matrimonio sopravviene. La verginit, invece, non fa parte di questa
catena, ma  sempre utile, sempre bella e sempre beata, ed esiste sia
prima che dopo la morte, sia prima del matrimonio che dopo di esso.
Quale matrimonio, dimmi, ha fatto nascere Adamo? Quali dolori hanno
generato Eva? Non puoi risponderrmi. Perch allora, senz'alcun motivo,
temi tanto che, cessando il matrimonio, scompaia anche il genere umano?
Un'infinit di angeli serve Dio, migliaia e migliaia di arcangeli gli
sono vicini, e nessuno di loro  nato dalla generazione, dal parto, dai
dolori e dal concepimento. Non avrebbe dunque potuto Dio, a maggior
ragione, creare gli uomini prescindendo dal matrimorno? Cos cre i
primi progenitori, dai quali discendono tutti gli uomini.

XV. Non  il matrimonio ad accrescere il genere umano
1. La nostra razza  conservata non dalla forza del matrimonio, ma dalla
parola del Signore, che disse all'inizio: "Crescete, moltiplicatevi e
riempite la terra". Che cosa infatti, dimmi, ha spinto Abramo alla
procreazione? Non  forse vero che, dopo avere usufruito per tanti anni
del matrimonio, pronunzi infine questa frase: "O Signore, che cosa mi
dirai? Dovr morire senza figli?" Come allora Dio fece di corpi consunti
il principio e la radice di tante miriadi di persone, cos anche
all'inizio, se Adamo e la sua compagna avessero obbedito al suo ordine e
saputo dominare il piacere acceso dall'albero proibito, non gli sarebbe
mancato il modo di accrescere la razza umana. In effetti, n il
matrimonio  in grado di moltiplicare uomini esistenti se Dio non lo
vuole, n la verginit di diminuirne il numero, se Egli vuole che siano
molti. Egli cos dispose - dice la Scrittura - per colpa nostra e della
nostra disobbedienza.
2. Perch infatti il matrimonio non comparve prima della trasgressione?
Perch nel paradiso non vi furono congiungimenti? Perch i dolori del
parto non esistevano prima della maledizione? Perch allora tutto questo
era superfluo, mentre divenne poi necessario a causa della nostra
debolezza; mi riferisco sia a ci di cui ho parlato, sia a tutto il
resto: alle citt, alle arti, alla necessit d'indossare gli abiti, e a
tutti gli altri innumerevoli bisogni.  stata la morte ad introdurre
tutto questo, trascinandoselo con s. Non devi quindi onorare pi della
verginit ci che ti fu concesso a causa della tua debolezza, e non devi
neppure mettere le due cose sullo stesso piano: procedendo secondo
questo ragionamento, giungerai a dire che  meglio avere due mogli
piuttosto che contentarsi di una sola, giacch anche questo fu
consentito dalla legge di Mos; allo stesso modo, preferirai le
ricchezze alla povert volontaria, il lusso alla vita temperante, e la
vendetta alla nobile sopportazione delle offese.

XVI. II matrimonio  una concessione
1. "Ma tu denigri tutto questo", mi si obietta. Io non denigro affatto:
Dio l'ha concesso, ed a suo tempo si  rivelato utile. Quello che per
dico,  che si tratta di ben poca cosa, di una virt propria pi dei
bambini che degli uomini. Per questo Cristo, nell'intento di renderci
perfetti, ci ha comandato di spogliarci di esso come se fosse un vestito
per bambini che non pu ricoprire un uomo perfetto n essere un
ornamento adatto "all'et della pienezza di Cristo", e d'indossare altri
abiti pi convenienti e pi perfetti dei primi, senza contraddirsi nelle
sue prescrizioni ma rimanendo in perfetto accordo con se stesso.
2. Infatti, anche se questi comandamenti sono pi severi di quelli
antichi, lo scopo del legislatore resta identico. Di che cosa si tratta?
Si tratta di eliminare il vizio della nostra anima e di ricondurla alla
virt perfetta. Se si fosse preoccupato non di dare comandamenti pi
severi dei precedenti, ma di lasciare le cose sempre nello stesso stato
e di non elevarle mai al di sopra della loro mediocrit, allora
veramente sarebbe stato in contraddizione con se stesso. Se all'inizio,
quando il genere umano era pi infantile, avesse prescritto questa
rigida norma di vita, noi non avremmo ricevuto un comandamento
proporzionato alle nostre possibilit, e tutta la nostra salvezza
sarebbe stata compromessa da tale mancanza di proporzioni. Allo stesso
modo, se dopo tanto tempo ed il tirocinio fatto sotto la legge ci avesse
fatto rimanere sulla terra mentre il momento ci chiamava a questa
celeste filosofia, non avremmo tratto nessum giovamento apprezzabile
dalla sua concessione, giacch non avremmo realizzato quello stato
perfetto al quale la concessione mirava.

XVII. Della condiscendenza divina
1. Ora questo caso  simile a quello dei piccoli uccelli. La madre, dopo
averli nutriti, li spinge fuori dal nido. Se per vede che sono ancora
deboli, che cadono e che hanno ancora bisogno di rimanere dentro il
nido, li lascia l ancora per vari giorni non perch vi rimangano per
sempre, ma perch possano volare con tutta sicurezza una volta che le
loro ali si sono ben fissate e che essi sono divenuti abbastanza forti.
Cos anche nostro Signore fin dall'inizio ci ha trascinati verso il
cielo e ci ha indicato la strada che conduce ad esso; non ignorava, ma
sapeva bene che non eravamo capaci di volare, e voleva mostrarci che la
caduta si verificava non per suo volere, ma per la nostra debolezza.
Dopo avercelo mostrato, ci lasci crescere per molto tempo in questo
mondo e nel matrimonio, come in un nido.
2. Ma quando, dopo un lungo intervallo di tempo, ci crebbero le ali
della virt, ritorn, e con delicatezza e piano piano ci port fuori da
questa dimora insegnandoci a volare pi in alto Chi  ancora pigro e
dorme in un sonno profondo, ama trattenersi nel nido, rimanendo
inchiodato alle cose del mondo. Chi invece  veramente nobile ed ama la
luce, abbandona il nido con grande disinvoltura, vola verso l'alto e
tocca il cielo, lasciando tutte le cose terrene: il matrimonio, le
ricchezze, i pensieri e tutto ci che  solito trascinarci sulla terra.
3. Non dobbiarno dunque scambiare il permesso del matrimonio, concesso
all'inizio, per un obbligo che c'impedisce di rinunziare ad esso. Il
Signore vuole che vi rinunciamo: ascolta le sue parole "Chi  in grado
d'intendere, intenda". Non meravigliarti del fatto che non abbia
prescritto questo fin dall'inizio. Neanche il medico, infatti, prescrive
ai malati tutte le cure insieme e nello stesso momento: quando sono in
preda alla febbre, proibisce loro i cibi solidi, mentre quando non ci
sono pi n la febbre n la debolezza fisica da essa prodotta, sopprime
i cibi sgradevoli e li riporta alla dieta consueta. Come gli elementi
dei corpi, scontrandosi tra loro e rimanendo in eccesso o in difetto,
provocano una malattia, cos anche nel caso dell'anima la mancanza di
misura nelle passioni distrugge la sua salute. Bisogna avere una
prescrizione per queste passioni soprattutto nel momento pi adatto:
senza questi due fattori, la legge da sola non basta a correggere il
disordine che si forma nell'anima. Cos pure, neanche le medicine
possono eliminare la piaga: quello che le medicine fanno per le ferite,
lo fanno le leggi per i peccati.
4. Tu non importuni il medico quando, intervenendo sulle stesse ferite,
taglia, o brucia, o spesso non fa nessuna di queste due cose, anche se
di sovente non riesce nel suo intento; quando invece si tratta di Dio
che non sbaglia mai e che regola tutto in modo degno della sua sapienza
tu, pur essendo uomo, pretendi d'immischiarti, gli chiedi ragione dei
suoi comandamenti, e non ti sottometti alla sua infinita sapienza? Non 
questo il segno di un'estrema stoltezza? Dio disse: "Crescete e
moltiplicatevi". Allora il momento richiedeva questo, giacch la natura
umana era come impazzita, non poteva sopportare lo stimolo delle
passioni e non poteva rifugiarsi in un alto porto trovandosi in mezzo a
quella tempesta.
5. Che cosa avrebbe dovuto comandare Dio? Di vivere nella continenza e
nella verginit? Ma quest'ordine avrebbe prodotto una caduta ancora pi
grave ed avrebbe reso pi violenta la fiamma. Se ai bambini che hanno
bisogno soltanto del latte si togliesse questo nutrimento e li si
costringesse a prendere il cibo degli adulti, nulla potrebbe impedire la
loro rapida morte: tanto grande  il male dell'inopportunit. Per questo
la verginit non fu concessa all'inizio. Per meglio dire, ci apparve
all'inizio prima ancora del matrimonio, ma quest'ultimo sopraggiunse
successivamente e fu ritenuto necessario per le ragioni prima spiegate;
se Adamo avesse continuato ad obbedire, non ne avrebbe avuto bisogno. E
come - mi si obietta - avrebbero potuto nascere tante moltitudini di
uomini? Ed io, giacch questa paura continua ad agitarti tanto, ti
chiedo di nuovo: "Com' nato Adamo, com' nata Eva, se non c'era il
mezzo del matrimonio?". "E che? - mi si chiederebbe -. Tutti gli nomini
avrebbero dovuto nascere cos?". Se fossero nati cos o in un altro
modo, non sono in grado di dirlo. Ci che ora c'importa di stabilire, 
che Dio non aveva bisogno del matrimonio per moltiplicare gli uomini
sulla terra.

XVIII. Non la verginit, ma il peccato riduce il genere umano
Che non la verginit, ma il peccato e gli accoppiamenti fuori luogo sono
la causa dell'estinzione del genere umano, lo mostra l'annientamento
degli uomini, delle bestie ed in una parola di tutti gli esseri che
respiravano sulla terra verificatosi ai tempi di No. Se i figli di Dio
avessero allora resistito a quell'innaturale desiderio ed onorato la
verginit, se non avessero gettato degli sguardi peccaminosi sulle
figlie degli uomini, tale calamit non li avrebbe colpiti. Non si creda
che io intenda addossare sul matrimonio la colpa della loro rovina; non
sto dicendo questo: dico che la rovina e la distruzione della nostra
razza dipendono non dalla verginit, ma dal peccato.

XIX. Anticamente il matrimonio aveva due ragioni, ora ne ha una sola
1. Certo, il matrimonio fu concesso per la procreazione; ma ancora di
pi fu concesso per spegnere il fuoco della nostra natura. Lo testimonia
Paolo, l dove dice "per evitare la fornicazione, ciascuno abbia la
propria moglie": della procreazione non fa parola. Inoltre, egli non
invita la coppia a restare unita perch procrei molti figli; per quale
ragione allora raccomanda questo? "Perch Satana non vi tenti": sono le
sue parole. Pi avanti, non dice "si sposino se desiderano i figli" ma
"si sposino, se non riescono a rimanere continenti". All'inizio, come ho
detto, il matrimonio aveva queste due funzioni; successivamente invece,
dopo che la terra, il mare e tutte le regioni abitabili furono popolate,
rimase solo un motivo per contrarlo, l'eliminazione della sfrenatezza e
della scostumatezza.
2. In effetti, coloro che anche adesso si rotolano in queste passioni,
che desiderano vivere come i porci e corrompersi nei lupanari, vengono
non poco aiutati dal matrimonio, che li allontana dall'impurit e dalla
schiavit e li conserva nella santit e nel decoro. Ma fino a quando
dovr continuare a combattere contro ombre? Anche voi che parlate cos
conoscete quanto me l'eccellenza della verginit: tutte le cose da voi
dette non sono che delle scuse e dei pretesti che mirano a velare
l'incontinenza.

XX. Anche ammettendo che coloro che disprezzano la verginit non corrano
alcun pericolo, nondimeno tale denigrazione non  esente da rischi
Ma anche se non si corresse alcun pericolo parlando cos, bisognerebbe
ora porre fine alle calunnie. Chi infatti assume un atteggiamento ostile
di fronte alle cose belle, pronunziando un giudizio cos depravato ed
ingiusto, oltre a danneggiare se stesso d anche di fronte a tutti una
non piccola prova della propria malvagit. Dovreste quindi tenere a
posto la lingua, se non per altre ragioni, per lo meno per evitare di
attirarvi una reputazione cos cattiva: dovete ricordare che, mentre chi
ammira coloro che si distinguono nelle gare pi impegnative pu trovare
presso tutti comprensione se non riesce a raggiungere gli stessi
risultati, chi invece non solo non riesce, ma denigra le imprese degne
di molte corone,  giustamente odiato da tutti come un acerrimo nemico
della virt e come pi miserabile degli stolti; questi ultimi infatti
non sanno cosa fanno, n sopportano volontariamente la propria sorte.
Perci, anche se oltraggiano i potenti, non solo non vengono puniti, ma
sono oggetto di commiserazione da parte di coloro che hanno offeso. Ma
se qualcuno osasse fare consapevolmente ci che essi fanno senza
volerlo, sarebbe giustamente condannato con giudizio unanime come nemico
della nostra natura.

XXI. Coloro che disprezzano la verginit corrono un grave pericolo
1. Come ho detto, anche se tale accusa non facesse correre dei pericoli,
bisognerebbe abbandonarla: ne ho spiegato le ragioni. In realt per il
fatto comporta un grave pericolo: sar punito non solo "chi siede
parlando male del proprio fratello e sollevando scandali contro il
figlio di sua madre", ma anche chi cerca di calunniare le cose che
sembrano belle a Dio. Ascolta le parole di un altro profeta, l dove
parla di quest'argomento: "Guai a chi chiama buono il cattivo ed il
cattivo buono, a chi trasforma la tenebra in luce e la luce in tenebra,
il dolce nell'amaro e l'amaro nel dolce". E che cosa c' di pi dolce,
di pi bello e di pi risplendente della verginit? Essa emette degli
splendori pi luminosi dei raggi del sole, e mentre ci allontana da
tutte le cose materiali, ci mette in condizione di guardare fissi, con
occhi puri, a sole della giustizia. Queste grida lanciava Isaia contro
coloro che ospitavano in s tali idee distorte.
2. Ascolta che cosa dice un altro profeta su coloro che pronunziano
contro altri queste parole pestifere; egli comincia con la stessa
esclamazione: "Guai a chi versa al vicino una sporca bevanda". La parola
"guai" non  un semplice modo di dire, ma una minaccia che ci annunzia
una punizione indicibile, che non conosce perdono; nelle Scritture, tale
avverbio  usato a proposito di coloro che non possono sfuggire alla
punizione imminente.
3. E un altro profeta, accusando gli Ebrei, disse da parte sua: "Avete
dato da bere il vino ai santi". Se chi fa bere il vino ai Nazirei dovr
sopportare una punizione cos grande, chi versa una bevanda sudicia
nelle anime dei semplici di quale punizione non sar degno? Se chi
elimina una piccola parte dell'ascesi prevista dalla legge subisce un
castigo inesorabile, chi dileggia tutta quanta la santit, quale
condanna subir? "Se - dice il Signore - qualcuno scandalizzer uno di
questi piccoli, sar meglio per lui attaccarsi al collo una macina da
mulino e gettarsi in mare". Che cosa potranno dire allora coloro che con
queste parole scandalizzano non solo un piccolo, ma molte persone? Se
chi chiama sciocco il proprio fratello sar condotto direttamente al
fuoco della Geenna, chi calunnia questo modo di vita uguale a quello
degli angeli quanta ira non attirer sul suo capo?
4. Una volta Miriam parl contro Mos non con il tono che voi usate
contro la verginit, ma in modo molto meno grave ed in termini pi
moderati. Non schern l'uomo, n derise la virt di quel beato, che anzi
ammirava molto: si limit a dire che anche lei godeva dei suoi stessi
privilegi. Purtuttavia, attir su di s l'ira divina a tal punto, che
neanche le molte preghiere del presunto offeso valsero ad ottenere
qualcosa per lei: anzi, il suo castigo and molto al di l di quello che
Mos stesso aveva pensato.

XXII. La morte dei fanciulli al tempo di Eliseo fu utile
1. Ma perch parlare di Miriam? Alcuni fanciulli che giocavano vicino a
Betlemme, solo per aver detto ad Eliseo "Sali, calvo", provocarono a tal
punto Dio, che questi fece piombare su di loro degli orsi proprio mentre
parlavano; erano quarantadue, e tutti furono dilaniati fino all'ultimo
da quelle bestie. N la giovane et, n il numero, n il fatto che
scherzassero valse a proteggere quei bambini: ed era giusto. Se coloro
che si sobbarcano a cos grandi fatiche dovessero essere dileggiati dai
bambini e dagli uomini, quale persona pi debole accetterebbe mai di
sopportare fatiche che attirano le risa e gli scherni? Quale uomo
ordinario cercher pi d'imitare la virt, vedendo che  cos ridicola?
2. Ora la virt  universalmente ammirata non solo da coloro che la
praticano, ma anche da coloro che, in seguito a delle cadute, se ne
allontanano; eppure, molti esitano ed indietreggiano di fronte a queste
fatiche: chi sarebbe allora pi disposto ad abbracciarla subito, se
vedesse che non solo non  ammirata, ma  calunniata da tutti gli
uomini? Le persone molto forti, che si sono gi trasferite in cielo, non
hanno bisogno della consolazione della gente ordinaria, perch a
consolarle basta la lode di Dio. Chi invece  pi debole e solo da poco
si fa guidare m tale pratica, riceve un non piccolo aiuto anche dalla
spinta prodotta dall'opinione del volgo: solo m seguito, quando sar
completamente educato, potr mettersi piano piano in condizione di non
aver pi bisogno di tale aiuto.
3. Questi eventi si verificano non solo per costoro, ma anche per la
salvezza degli schernitori, i quali procederebbero oltre nella loro
malvagit, se vedessero impuniti i loro misfatti precedenti. Ma mentre
parlavo, mi sono tornati in mente certi episodi della storia di Elia. La
sorte che gli orsi fecero subire a quei fanciulli a causa di Eliseo,
tocc anche, a causa del suo maestro, a cinquantadue uomini ed ai loro
capi, quando il fuoco si accese in cielo. Allorch essi, con un fare
molto ironico, vennero a chiamare il giusto invitandolo a scendere tra
loro, in sua vece scese un fuoco, che li divor tutti cosi come fecero
quelle bestie.
4. Voi tutti, o nemici della verginit, riflettete dunque su questo e
mettete sulla vostra bocca una porta ed una sbarra, per non dover dire
il giorno del giudizio, vedendo rifulgere in quel luogo le persone
vergini: "Questi sono coloro che deridevamo ed a cui lanciavamo
oltraggi; e noi stolti ritenevamo pazza la loro vita, ed ignominiosa la
loro morte. Come possono essere stati annoverati tra i figli di Dio ed
avere la sorte dei santi? Ci siamo dunque allontanati dalla strada della
verit, e la luce della giustizia non ha brillato per noi". Ma a che
cosa gioveranno queste parole, se il pentimento non sar pi efficace in
quel frangente?

XXIII. Come mai coloro che commettono gli stessi peccati non vengono
puniti allo stesso modo
Ma forse qualcuno di voi chieder: "Nessuno dunque dopo quei tempi
insult i santi?" Molti, ed in molti punti della terra, l'hanno fatto.
"Come mai allora non sono stati puniti allo stesso modo?". Sappiamo che
molti di loro lo sono stati. Se poi alcuni sono sfuggiti al castigo, non
sfuggiranno ad esso per sempre. Secondo il beato Paolo "i peccati di
alcuni sono evidenti e portano al giudizio, mentre per altri si rivelano
successivamente". Come i legislatori mettono per iscritto le pene dei
trasgressori, cos anche nostro Signore Ges Cristo, quando punisce uno
o due peccatori e scrive per cos dire i loro castighi su di una colonna
di bronzo, si serve della loro sorte per parlare a tutti; Egli dice che
coloro che osano commettere gli stessi peccati di chi  stato punito,
anche se per il momento non vengono puniti, in futuro subiranno un
castigo pi severo.

XXIV. Coloro che peccano e non sono puniti non devono rassicurarsi, ma
piuttosto temere
1. Di conseguenza, se non soffriamo alcun male pur avendo peccato oltre
misura, non dobbiamo rassicurarci, ma piuttosto temere. Se infatti qui
non siamo giudicati da Dio, l saremo condannati assieme al mondo. Anche
in questo caso, le parole non sono mie, ma di Cristo che parla in Paolo.
Parlando a coloro che prendono i sacramenti senza esserne degni, egli
dice: "Per questo tra voi ce ne sono molti che sono deboli e malati,
mentre un buon numero dorme. Se ci giudicassimo, non saremmo giudicati;
ora invece, se siamo giudicati, veniamo educati dal Signore per non
essere condannati assieme al mondo". Vi sono alcuni che hanno bisogno
soltanto di una condanna su questa terra, quando nei loro peccati non
oltrepassano una certa misura e quando, dopo essere stati puniti, non
corrono pi verso di essi, imitando il cane che si volge verso ci che
ha vomitato; vi sono poi altri che per l'enormit delle loro colpe sono
puniti sia qui che l; altri, infine, saranno puniti solo l per avere
commesso le colpe pi gravi, non essendo stati ritenuti degni di essere
sferzati assieme agli uomini. "Non saranno sferzati assieme agli uomini"
-  detto -, in quanto sono destinati ad essere puniti con i demoni.
"Andate via da me - dice il Signore - verso la tenebra eterna, preparata
per il diavolo ed i suoi seguaci".
2. Molti sono riusciti ad ottenere il sacerdozio pagando, senza essere
rimproverati da nessuno e senza ascoltare le parole che Simone ud a suo
tempo da Pietro. Non per questo per sfuggono al castigo: ne subiranno
uno molto peggiore di quello che avrebbero dovuto subire qui, giacch
neanche l'esempio  valso a renderli pi saggi. Molti hanno osato fare
quello che fece Core; non hanno subito la sua sorte, ma soffriranno in
seguito una pena pi grave. Molti che hanno imitato l'empiet del
Faraone non sono annegati come lui, ma sono attesi dall'oceano della
Geenna. Neanche coloro che chiamano sciocchi i propri fratelli sono
stati puniti, ma il castigo  riservato per loro nell'al di l.
3. Non pensate dunque che le minacce di Dio siano solo parole. Egli ha
dato esecuzione ad alcune di esse come nel caso di Saffira, di suo
marito, di Carmi, di Aaron e di molti altri, perch chi non crede alle
sue parole, convinto dall'evidenza dei fatti, in futuro non s'illuda pi
di sfuggire alla punizione ed impari che la bont di Dio consiste non
nel non punire affatto chi persevera nei suoi peccati, ma nel concedere
una proroga ai peccatori.
4. Si potrebbe parlare anche pi a lungo, per dare un'idea di tutto il
fuoco che si preparano coloro che disprezzano la bellezza della
verginit. Ma queste parole sono sufficienti ai saggi, mentre neanche un
discorso pi lungo del presente potrebbe allontanare gl'incorreggibili
ed i pazzi dalla loro mania. Chiudiamo quindi questa parte, e rivolgiamo
il nostro discorso ai saggi, ritornando al beato Paolo. "Riguardo a ci
su cui mi avete scritto - dice -  bene per l'uomo non toccare la
donna". Si vergognino ora entrambe le categorie di persone, sia quelli
che denigrano il matrimonio, sia quelli che lo esaltano oltre il dovuto.
Ad entrambi il beato Paolo chiude la bocca sia con queste parole che con
quelle che seguono.

XXV. Il matrimonio  necessario ai deboli
Il matrimonio  una bella cosa, perch conserva l'uomo nella temperanza
e gl'impedisce di rotolare nella fornicazione e di morirvi. Non va
quindi calunniato.  in effetti di grande utilit, giacch non consente
alle membra di Cristo di diventare membra di una prostituta, e vieta che
il sacro tempio venga profanato ed insozzato.  bello perch sostiene e
rimette in piedi chi sta per cadere. Ma di quale utilit pu essere per
colui che sta gi in piedi e che non ha bisogno del suo aiuto? In tal
caso, esso non  n utile n necessario, ma  solo d'impedimento alla
virt, non solo perch le frappone molti ostacoli, ma anche perch la
priva della maggior parte degli elogi.

XXVI. Chi si sposa pur essendo in grado di restare vergine, reca un
gravissimo torto a se stesso
Chi ricopre di armi un uomo che pu combattere nudo e vincere, non solo
non gli giova, ma gli fa il pi grande torto, privandolo
dell'ammirazione e delle pi grandi corone: impedisce alla sua forza di
rivelarsi in modo completo, e fa perdere al suo trofeo molta fama. Nel
caso del matrimonio, il danno  ancora pi grave: si priva l'uomo non
solo della grande considerazione della gente ordinaria, ma anche dei
premi riservati alla vergine. Per questo vien detto: " bene per l'uomo
non toccare donna". Perch allora permetti di toccarla? "A causa della
fornicazione, ciascuno abbia la propria moglie". "Esito - dice
l'apostolo - a condurti fino all'altezza della verginit, nel timore che
tu possa precipitare nel baratro della fornicazione. Le tue ali non sono
ancora abbastanza leggere, perch io possa sollevarti fino a quella
vetta". Eppure, essi hanno deciso di cimentarsi e si sono slanciati
verso la bellezza della verginit. Perch allora hai paura e tremi, o
beato Paolo? "Perch - risponderebbe forse - mostrano tanta voglia in
quanto ignorano di che cosa si tratta; io invece, avendo esperienza e
conoscendo gi questa battaglia, esito a consigliarla agli altri".

XXVII. La verginit  un gran bene e dispensa grandi beni
1. Conosco le difficolt di quest'impresa, l'asprezza di questo
combattimento, la pesantezza di questa guerra. Bisogna avere un'anima
combattiva, violenta, disperatamente decisa nella sua lotta contro i
desideri, giacch si deve camminare sui carboni senza bruciarsi e sulle
spade senza farsi colpire. La forza del desiderio  infatti pari a
quella del fuoco e del ferro; e l'anima, se non impara a non voltarsi
verso questi dolori, ben presto perisce. Ci occorrono un pensiero di
diamante, un occhio che non si addormenta mai, molta pazienza, delle
mura robuste, [dei muri esterni] e delle sbarre, delle guardie vigili e
prodi, e prima di ogni altra cosa, l'intervento superiore: "Se il
Signore non custodisce la citt, invano vegliano i suoi custodi".
2. Come potremo dunque far giungere a noi quest'aiuto? L'otterremo solo
dopo che avremo dato tutto il nostro contributo: mi riferisco ai
pensieri sani, alla forte intensit dei digiuni e delle veglie, alla
scrupolosa osservanza della legge, al rispetto dei comandamenti, e
soprattutto alla sfiducia in noi stessi. Anche se riusciamo a realizzare
grandi cose, dobbiamo infatti dire sempre: "Se non  il Signore a
costruire la casa, invano hanno lavorato i suoi costruttori. "Noi non
lottiamo contro il sangue e la carne, ma contro le dominazioni, contro
le potest, contro i capi delle tenebre di questo mondo, contro gli
spiriti maligni che si trovano negli spazi celesti". Restando armati di
giorno e di notte, dobbiamo tener desti i nostri pensieri e mettere
paura ai desideri impudenti. Basta che i pensieri si rilassino un po',
che compare il diavolo con in mano il fuoco, che scaglia per incendiare
il tempio di Dio. Dobbiamo dunque essere fortificati da ogni parte. La
nostra  una battaglia contro le necessit naturali; cerchiamo d'imitare
il modo di vita degli angeli e di correre assieme alle potenze
incorporee. Noi, terra e cenere, facciamo di tutto per renderci uguali
agli esseri che vivono in cielo: la corruzione vuole gareggiare con
l'incorruttibilit.
3. Dimmi: qualcuno oser ancora paragonare il piacere del matrimonio a
tale stato? Come non sarebbe oltremodo sciocco? Paolo, sapendo bene
tutto questo, disse: "Ognuno abbia la propria moglie". Per questo si
mostrava ritroso, per questo non osava parlare loro subito della
verginit, ma si soffermava a discorrere sul matrimonio, nell'intento di
distaccarli da esso a poco a poco; le poche parole che diceva sulla
continenza le mescolava ai suoi lunghi discorsi sul matrimonio, in modo
che l'udito non fosse colpito dalla severit dell'esortazione. Chi
infatti intreccia in tutto il suo discorso argomenti troppo severi si
rende molesto all'ascoltatore, e costringe spesso alla ribellione
l'anima che non sopporta il peso di ci che vien detto. Chi invece lo
varia, e vi mescola pi argomenti piacevoli che argomenti spiacevoli,
evita di renderlo pesante, e facendo riposare l'ascoltatore riesce
meglio a persuaderlo e ad attirarlo, come fece appunto Paolo.
4. Subito dopo aver detto " bene per l'uomo non toccare la donna",
pass al matrimonio con le parole: "Ognuno abbia la propria moglie".
Benedisse la verginit e la mise da parte limitandosi a dire: " bene
per l'uomo non toccare la donna". Per quanto riguarda invece il
matrimonio, d dei consigli e degli ordini e ne spiega il motivo: "A
causa della fornicazione"; sembra cos voler giustificare il permesso
che d di sposarsi. In verit egli, parlando del matrimonio, fa
nascostamente l'elogio della continenza: non lo svela apertamente, ma lo
lascia alla coscienza degli ascoltatori. Chi infatti si rende conto che
Paolo l'esorta al matrimonio non perch lo consideri il sommo della
virt ma perch gli rimprovera una sensualit troppo forte, che non pu
essere scacciata senza di esso, pieno di rossore e di vergogna cerca di
abbracciare subito la verginit e di allontanare da s tale reputazione.

XXVIII. Ci che viene detto sul matrimonio  un'esortazione alla
verginit
1. Perch Paolo dice quindi "Il marito dia alla moglie l'affetto dovuto,
e similmente si comporti la moglie con il marito"? Per spiegare queste
parole e renderle pi chiare, aggiunge: "La moglie non  padrona del
proprio corpo, ma solo il marito lo ; similmente, il marito non 
padrone del proprio corpo, ma solo la moglie lo ". Queste parole
sembrano dette in favore del matrimonio. In realt per Paolo riveste un
amo con l'esca consueta, e lo getta nelle orecchie dei suoi discepoli
nell'intento di distoglierli dal matrimonio parlando di esso. Chi
infatti sente che dopo il matrimonio non sar pi padrone di s ma
dipender dalla volont della moglie, cerca di liberarsi subito da
questa schiavit cos amara, o piuttosto non vuole neanche cominciare a
sottomettersi a questo giogo, perch una volta che vi si  sottomesso
deve restare schiavo finch lo vuole la moglie.
2. Che io non faccio delle semplici congetture sul pensiero di Paolo lo
si pu capire facilmente, se si pensa ai discepoli del Signore: costoro
non ritennero il matrimonio una cosa pesante e molesta finch non si
avvidero che il Signore voleva rinserrarli nello stesso obbligo in cui
Paolo avrebbe poi rinchiuso i Corinzi. Le frasi "Chi ripudia la propria
moglie quando non ricorre il motivo della fornicazione la spinge
all'adulterio" e "il marito non  padrone del proprio corpo" esprimono
lo stesso pensiero, anche se con parole diverse.
3. Se si esaminano pi attentamente le parole di Paolo, si vede che
esse accrescono la tirannide del matrimonio e ne rendono pi pesante la
schiavit. Se infatti il Signore non consente al marito di scacciare la
propria moglie dalla sua casa, Paolo lo priva perfino della facolt di
disporre del proprio corpo, dando tutto il potere alla moglie e
mettendolo al di sotto di un servo comprato. Quest'ultimo pu spesso
ottenere la completa libert se, divenuto ricco, riesce a pagare il
prezzo al padrone. Il marito invece, anche se ha la moglie pi
terribile, si vede costretto a fare buon viso alla sua schiavit, non
potendo trovare il modo di liberarsi da tale dominio o di sfuggirne.

XXIX. Le parole "Non negatevi l'uno all'altro" sono un'esortazione alla
verginit
1. Paolo, dopo aver detto "La moglie non  padrona del proprio corpo",
aggiunge: "Non negatevi l'uno all'altro se non quando siete d'accordo,
nel momento pi opportuno, in modo che possiate attendere alla preghiera
ed al digiuno; dopo di che, ritornate a stare insieme". Penso ora che
molti di coloro che hanno abbracciato la verginit arrossiscano e si
vergognino della grande indulgenza di Paolo. Ma non abbiate timore, e
non siate sciocchi. Queste parole sembrano essere state dette da chi
vuole compiacere gli sposati, ma chi le esamina attentamente si accorge
che sono animate dallo stesso pensiero delle frasi precedenti. Se
infatti le si ascoltassero staccandole dalla questione che precede,
sembrerebbero degne pi di una pronuba che di un apostolo, ma una volta
spiegato il significato di tutto il contesto, si vedrebbe che anche
quest'esortazione  conforme alla dignit dell'apostolo.
Perch Paolo si dilunga su questo discorso? Una volta indicato il suo
pensiero in modo pi dignitoso con le parole precedenti, non avrebbe
potuto contentarsi di limitare ad esse la sua esortazione? Che cosa dice
in pi la frase "Non negatevi l'uno all'altro se non quando siete
d'accordo, nel momento pi opportuno" delle altre "Il marito dia alla
moglie l'affetto dovuto" e "il marito non  padrone del proprio corpo"?
Certo, non dice nulla di pi; ma qui l'apostolo, usando pi parole, ha
reso pi chiaro ci che prima aveva detto pi brevemente ed in modo pi
oscuro.
2. Agendo cos, egli ha voluto imitare Samuele, il santo di Dio. Come
questi spieg al popolo con la maggiore esattezza possibile le leggi di
chi regna non perch accettasse un re ma perch lo rifiutasse (il suo
discorso sembrava un insegnamento, ma in realt mirava a distogliere il
popolo da un desiderio inopportuno), cos anche Paolo dibatte con
maggiore continuit e chiarezza la questione della tirannia del
matrimonio nell'intento di distogliere da esso gli ascoltatori con le
sue parole. Dopo aver detto "la moglie non  padrona del proprio corpo",
aggiunge "Non negatevi l'uno all'altro se non quando siete d'accordo, in
modo che possiate attendere al digiuno ed alle preghiere". Vedi come
conduce alla pratica della continenza le persone sposate, senza destare
sospetti e senza rendersi molesto? All'inizio si limit a lodare la
continenza, dicendo: " bene per l'uomo non toccare la donna". Ora,
invece, aggiunge un'esortazione: "Non negatevi l'uno all'altro, se non
quando siete d'accordo". Tale discorso  pi gentile, e rivela il
pensiero del maestro, che non accampa pretese con veemenza, soprattutto
quando il mettere in pratica i suoi consigli richiede una grande bont.
Egli non cerca di consolare l'ascoltatore soltanto cos: trattato con
poche parole l'aspetto pi austero, prima ancora che l'ascoltatore si
addolori, passa all'aspetto pi piacevole e vi si sofferma pi a lungo.

XXX. Come mai Paolo, pur ritenendo il matrimonio una cosa pregevole,
raccomanda a chi digiuna di astenersi dai rapporti coniugali
1. Vale la pena di esaminare come mai, "se il matrimonio  una cosa
pregevole e se il letto coniugale  esente da contaminazione", Paolo non
consente il rapporto coniugale nel periodo del digiuno e della
preghiera. Sarebbe del tutto assurdo che mentre gli Ebrei - nei quali
tutti i bisogni corporei sono profondamente impressi, e che hanno il
permesso di avere due mogli, di ripudiarle e di sposarne altre al loro
posto - si preoccupano della continenza fino al punto di astenersi dal
rapporto legittimo non per un giorno o due soltanto ma per pi giorni
quando devono ascoltare la parola di Dio, noi invece - che godiamo di
una grazia cos grande, che abbiamo ricevuto lo spirito, che siamo morti
e siamo stati sepolti assieme a Cristo, che siamo stati ritenuti degni
di essere figli adottivi di Dio, che siamo stati elevati ad una dignit
cos grande e che abbiamo goduto di tanti e cos grandi beni - non
dobbiamo avere neppure la stessa preoccupazione di quei piccoli.
2. Se qualcuno poi insistesse a ricercare il motivo per cui Mos proib
agli Ebrei questi rapporti, direi che, anche se il matrimonio  una cosa
pregevole, pu soltanto giungere a non contaminare chi ne fa uso;
mettere in mostra i santi, rientra per non nelle sue possibilit, ma in
quelle della verginit. Mos e Paolo non sono stati i soli a dare tali
precetti: ascolta le parole di Ioel: "Santificate il digiuno, annunziate
la guarigione, radunate l'assemblea, fate venire gli anziani". Ma cerchi
forse il passo in cui ha ordinato di tenersi lontani dalle mogli? "Lo
sposo esca dal suo letto e la sposa esca dalla sua camera nuziale".
Quest'ordine va al di l di quello di Mos. Se lo sposo e la sposa, in
cui il desiderio  al culmine, in cui la giovinezza  piena di vigore,
in cui il desiderio  indomabile, non devono avere rapporti nel periodo
del digiuno e della preghiera, non devono comportarsi cos a maggior
ragione gli altri, che non sono sottoposti ad una costrizione cos
grave? Chi vuol pregare e digiunare nel modo giusto deve eliminare ogni
desiderio terreno, ogni pensiero ed ogni motivo di dispersione, e
presentarsi a Dio dopo essersi ben raccolto in s sotto ogni rispetto.
Il digiuno  bello perch recide le preoccupazioni dell'anima, perch
allontana la pigrizia che circonda la mente, perch fa s che il
pensiero si raccolga tutto in se stesso. Alludendo a tutto questo, Paolo
vieta il rapporto e fa uso di parole ben appropriate. Non dice infatti
"Perch non veniate contaminati", ma "perch possiate attendere al
digiuno ed alla preghiera", come se il rapporto con la propria moglie
fosse causa non d'impurit, ma di una perdita di tempo.

XXXI. Paolo era obbligato a vietare i rapporti a coloro che intendevano
attendere alla preghiera
Se anche ora, nonostante la grande sicurezza di cui godiamo, il diavolo
cerca di ostacolarci nel momento della preghiera, ammesso che trovi
un'arsura dissoluta e rammollita dalla passione per una donna, che cosa
non  capace di fare, quando svia in un senso o nell'altro gli occhi del
pensiero? Per non metterci in condizione di subire questa sorte e di
offendere Dio con una preghiera cos inutile proprio quando cerchiamo di
rendercelo propizio, egli ci ordina di astenerci dai rapporti.

XXXII. Quando preghiamo con negligenza non solo non ci propiziamo Dio,
ma l'irritiamo
1. Se coloro che avvicinano i re - ma perch parlare dei re? basta
pensare ai pi bassi magistrati; se gli schiavi che avvicinano i padroni
o perch hanno subito un torto da altri, o perch hanno bisogno di un
favore, o perch cercano di mitigare l'ira che si  levata contro di
loro, incontrano questi potenti solo dopo avere concentrato su di loro
tutti i loro sguardi ed i loro pensieri, ed alla minima negligenza non
solo non ottengono ci di cui hanno bisogno, ma ricevono in aggiunta una
punizione e vengono cacciati via; se coloro che cercano di fermare l'ira
degli uomini stanno cos attenti, quali pene non dobbiamo soffrire noi
miseri, quando ci accostiamo con tanta negligenza a Dio, il padrone
universale, e ci rendiamo meritevoli di una collera tanto pi grande? N
il servo n il suddito irritano tanto il padrone o il re quanto noi
irritiamo Dio ogni giorno.
2. Alludendo a questo, Cristo chiama "cento denari" i peccati verso il
prossimo e "diecimila talenti" i peccati verso Dio. Poich dunque ci
accostiamo alla preghiera per spegnere la sua ira e per riconciliarci
con colui che combattiamo ogni giorno, a ragione l'apostolo cerca di
tenerci lontani dal piacere, come se dicesse: "O miei diletti, 
dell'anima che si parla; corriamo i pi gravi pericoli: dobbiamo
tremare, avere paura e mostrarci contriti; ci accostiamo ad un padrone
terribile, che abbiamo molto offeso e che ha da muoverci gravi accuse
per gravi mancanze. Non  il momento delle carezze e dei piaceri, ma
delle lacrime, degli amari lamenti, delle prostrazioni, delle
confessioni scrupolose, delle suppliche ferventi, delle preghiere
assidue. Sar gi una buona cosa se potremo mitigare la sua ira
accostandoci a lui con tanto riguardo, non perch nostro Signore sia
insensibile o crudele - al contrario,  assai mite e pieno di amore per
gli uomini - ma perch l'enormit dei nostri peccati non permette
neanche a chi  cos buono, ben disposto e misericordioso di perdonarci
tanto presto. Per questo egli dice: "In modo che possiate attendere al
digiuno ed alla preghiera". Che cosa c' di pi amaro di questa
schiavit? "Vuoi - ci chiede - progredire verso la virt, volare verso
il cielo, togliere la sporcizia dalla tua anima insistendo senza
interruzione nei digiuni e nelle preghiere? ". Ma se la moglie non vuole
acconsentire a questo tuo progetto, devi rimanere schiavo della sua
sensualit. Per questo all'inizio l'apostolo disse: " bene per l'uomo
non toccare la donna"; e per questo i discepoli dissero al Signore: "Se
questa  la condizione dell'uomo quando sta con la moglie, non conviene
sposarsi". Pronunciarono tali parole, perch pensarono agl'inconvenienti
che necessariamente si verificano nell'uno o nell'altro caso, e perch
furono messi in imbarazzo da tali riflessioni.

XXXIII. Quando si parla due volte dello stesso argomento si imita Cristo
Anche Paolo tratta continuamente lo stesso tema per indurre i Corinzi a
fare questa riflessione. "Ognuno abbia la propria moglie, il marito dia
alla moglie l'affetto dovuto, la moglie non  padrona del proprio corpo,
non negatevi l'uno all'altro, tornate a stare insieme". Questi beati
ascoltatori non rimasero colpiti dalle sue prime parole; solo dopo
averle sentite una seconda volta, si resero conto dell'obbligo contenuto
in quel comandamento. Anche Cristo, quando si sedette sul monte, parl
di questo e torn a parlarne dopo avere toccato molti altri argomenti;
in tal modo, pot condurre i suoi ascoltatori all'amore per la
continenza. Le stesse cose ripetute continuamente hanno maggiore
efficacia. Il discepolo quindi, imitando anche in questo il maestro,
parla continuamente delle stesse cose, e non d il permesso di sposarsi
senza dire altro, ma ne spiega il motivo: "a causa della fornicazione,
delle tentazioni sataniche e dell'incontinenza"; cos, senza destare
sospetti, mentre parla del matrimonio tesse l'elogio della verginit.

XXXIV. La verginit  ammirevole, e degna di molte corone
1. Se Paolo ha paura di separare per molto tempo coloro che vivono nel
matrimonio, nel timore che il diavolo trovi il modo d'introdursi, di
quante corone non sono degne le donne che non hanno bisogno di questa
consolazione neanche all'inizio, e che rimangono invitte fino alla fine?
Eppure il diavolo non ricorre ad uguali mezzi contro queste due
categorie di persone. A mio avviso, egli non molesta le persone sposate,
sapendo bene che hanno a portata di mano un rifugio: se si accorgono di
essere oggetto di un attacco pi forte, quest'ultime possono subito
rifugiarsi nel porto, giacch il beato Paolo non permette loro di
spingersi troppo lontano nella navigazione, ma le esorta a tornare
indietro se sono stanche, invitandole a stare di nuovo insieme. La
vergine  invece costretta a restare sempre in alto mare, e a navigare
su di un oceano senza porti; anche se si leva una tempesta pi violenta,
non pu fare ondeggiare la sua nave e concedersi un riposo.
2. I pirati non attaccano i naviganti quando si trovano vicini ad una
citt, ad una rada o ad un porto: sarebbe un rischio vano. Se invece
riescono ad intercettare la nave in alto mare, incoraggiati nella loro
audacia dalla mancanza di aiuto, tutto muovono e sconvolgono, e non
desistono, finch non fanno affondare i naviganti o non subiscono essi
stessi questa sorte. Allo stesso modo il terribile tentatore suscita
contro la vergine una grande tempesta, un violento uragano ed enormi,
irresistibili ondate, tutto sconvolgendo, in modo da sommergere la nave
con la sua violenza ed impetuosit. Ha sentito dire infatti che la
vergine non pu "tornare a stare insieme" ma  obbligata a lottare e a
combattere sempre contro gli spiriti del male, finch non approda nel
porto veramente tranquillo.
3. Paolo chiude la vergine fuori delle mura come se fosse un soldato
valoroso, e non permette che le si aprano le porte, anche se il nemico
si accanisce molto contro di lei, anche se diventa pi violento perch
l'avversario non pu godere di nessuna tregua. Non solo il diavolo, ma
anche il pungolo del desiderio molesta maggiormente i non sposati. E
questo  chiaro a tutti. Noi non diveniamo facilmente preda del
desiderio di quelle cose di cui possiamo godere, giacch la sicurezza
consente all'anima di starsene tranquilla. Ce lo testimonia un
proverbio, popolare ma pur sempre vero: ci di cui si dispone - esso
dice - non suscita violenti desideri. Se per ci viene vietato l'uso di
ci di cui eravamo padroni da tempo, si produce l'effetto contrario, e
ci che prima disprezzavamo, quando sfugge al nostro potere risveglia un
desiderio pi violento.
4. Questa  la prima ragione per cui gli sposati godono di una pi
grande serenit; la seconda  dovuta al fatto che la fiamma, anche se
cerca di alzarsi,  subito soffocata dall'unione che sopravviene. La
vergine invece, non sapendo come spegnere il fuoco, lo vede allungarsi
ed alzarsi, e non riuscendo ad estinguerlo si preoccupa unicamente di
combatterlo per non lasciarsi bruciare. C' forse qualcosa di pi
paradossale del fatto che essa sopporti dentro di s tutto il peso del
fuoco e non si bruci? O del fatto che covi la fiamma nelle parti pi
riposte della sua anima e che conservi il pensiero intatto? Nessuno le
permette di liberarsi di questi carboni gettandoli fuori, e lei si vede
costretta a sopportare nella sua anima ci che l'autore dei proverbi
considera impossibile se riferito ai colpi. Che cosa dice costui? "Potr
qualcuno camminare sui carboni ardenti senza bruciarsi i piedi?". Ma
guarda: la vergine vi cammina, e sopporta il tormento. "Qualcuno metter
il fuoco nel seno, e non si brucer le vesti"?. La vergine ha un fuoco
rabbioso e rimbombante non nelle vesti ma dentro di s, eppure sopporta
la fiamma e la ripara.
5. Dimmi, qualcuno oser ancora paragonare il matrimonio alla verginit?
Oser ancora guardarlo in faccia? Non lo permette il beato Paolo, che ha
posto una grande distanza tra le due cose. "La donna vergine - dice - si
preoccupa delle cose del Signore, quella sposata delle cose del mondo".
Ascolta come rimprovera le persone sposate, dopo averle ricongiunte ed
avere concesso loro questo favore: "Tornate a stare insieme - dice loro
- perch Satana non vi tenti". Allo scopo di dimostrare che tutto non
dipende tanto dalla tentazione quanto dalla nostra debolezza, egli
adduce il motivo principale con le parole: "A causa della vostra
intemperanza".
6. Chi non arrossirebbe, sentendo queste parole? chi non cercherebbe di
sfuggire alla taccia d'intemperanza? Quest'esortazione non riguarda
tutti, ma quelli che cadono troppo in basso. "Se sei cos schiavo dei
piaceri - dice Paolo -, se sei cos molle da disperderti sempre
nell'accoppiamento e da desiderarlo, sta' pure con tua moglie". Dando
questo permesso egli non approva n loda, ma deride e condanna. Se non
avesse voluto colpire veramente l'anima delle persone libidinose, non
avrebbe usato la parola "intemperanza", che  cos espressiva e cos
pregna di rimprovero. Perch non ha detto "A causa della vostra
debolezza"? Perch con quest'ultima frase avrebbe mostrato piuttosto di
perdonare, mentre usando parola "intemperanza" ha voluto far rilevare
l'enormit del loro rilassamento.  dunque proprio dell'intemperanza il
non potersi tenere lontani dalla fornicazione, se non si sta sempre
attaccati alla moglie e non si gode dell'unione coniugale.
7. Che cosa potrebbero dire ora coloro che ritengono superflua la
verginit? Mentre quest'ultima merita lodi tanto pi grandi quanto
maggiore  il suo impegno, il matrimonio invece, proprio quando lo si
usa a saziet, viene a perdere ogni merito. "Quello che io dico -
afferma Paolo -  una concessione, non un ordine". Dove c' la
concessione, non c' posto per la lode. Ma anche quando parla delle
vergini, egli dice: "Non ho un ordine del Signore, ma esprimo un
parere". Ha forse voluto respingere la verginit? Niente affatto. Nel
caso della vergine esprime un parere, nell'altro caso invece fa una
concessione. In nessuno dei due casi d un ordine, ma non per lo stesso
motivo: nel caso del matrimonio, onde evitare che qualcuno che voglia
liberarsi dell'intemperanza riceva un divieto perch vincolato
dall'obbligo di un comandamento; nel caso delle vergini, per evitare che
qualcuno, non riuscendo ad elevarsi fino alla verginit, venga
condannato come trasgressore di un precetto. "Non comando di restare
vergini - egli dice - perch temo la difficolt dell'impresa. Non
comando di avere continui rapporti con la moglie, perch non voglio
legittimare l'intemperanza. Ho detto "state insieme" perch voglio
impedirvi di precipitare, non perch voglio ostacolare il desiderio di
salire in alto".
8. Paolo non vuole dunque in primo luogo che si abbiano sempre rapporti
con la moglie:  stata l'intemperanza dei pigri a prescrivere questo. Se
vuoi sapere qual  il desiderio di Paolo, ascolta: "Voglio - egli dice -
che tutti siano come me", vale a dire continenti. Se vuoi che tutti
siano continenti, vuoi che nessuno si sposi. "Non per questo per vieto
il matrimonio a chi lo desidera n accuso, ma faccio voti e desidero che
tutti siano come me; d'altra parte, permetto il matrimonio a causa della
fornicazione. Per questo all'inizio dissi: " bene per l'uomo non
toccare la donna".

XXXV. Era necessario che Paolo s'indicasse come esempio di continenza
1. Perch mai Paolo parla qui di s dicendo "voglio che tutti gli uomini
siano come me"? Non certo per esaltarsi: egli era colui che, pur
essendosi distinto tra gli apostoli nella fatica della predicazione, si
riteneva indegno perfino di essere chiamato apostolo. Dopo avere detto
infatti "Sono il pi piccolo degli apostoli", nel timore di avere
pronunziato una parola che oltrepassava i suoi meriti, si riprese subito
aggiungendo: "Non sono degno di essere chiamato apostolo". Come mai
allora qui si aggiunge come esempio alla sua esortazione? Non l'ha fatto
senza motivo o a caso, ma perch sapeva bene che i discepoli si lasciano
condurre all'imitazione delle cose belle soprattutto quando ricevono
l'esempio dai maestri. Come colui che  saggio solo nelle parole e non
nelle opere non  di grande aiuto all'ascoltatore, cos colui che  in
grado di mostrare di avere messo in pratica i consigli che d riesce a
trascinare meglio l'uditorio. Inoltre, Paolo si mostra libero
dall'invidia e dall'orgoglio: vuole che i suoi discepoli siamo partecipi
di questo privilegio, non cerca di avere nulla in pi di loro e desidera
che essi l'eguaglino in tutto.
2. Devo ricordare anche il terzo motivo. Di che cosa si tratta? La cosa
sembrava difficile, e non alla portata dei pi. Nell'intento di mostrare
che era invece molto facile, egli cita come esempio colui che l'aveva
realizzata, perch i discepoli non credessero che costasse molta fatica
e perch, guardando la loro guida, potessero anch'essi incamminarsi
fiduciosi per la stessa strada. Cos si comporta anche in un'altra
occasione. Parlando ai Galati, e cercando di dissipare la paura che
avevano della legge, e che li faceva ricadere nelle vecchie usanze e li
costringeva ad osservare molti di quei precetti, che cosa dice?
"Diventate come me, perch anch'io sono come voi". Ci che vuol dire 
questo: "Non potete affermare che io, convertitomi ora dal paganesimo
senza conoscere la paura prodotta dalla trasgressione della legge, vi
voglio insegnare impunemente tutte queste cose. Anch'io sono stato una
volta asservito a questa schiavit come voi: mi sottomettevo alle
prescrizioni della legge, ne osservavo i precetti, ma una volta
illuminato dalla grazia ho trasferito tutto me stesso a quest'ultima,
abbandonando la prima. Questo non rappresenta pi una trasgressione "se
ci sottomettiamo ad un altro uomo": di conseguenza, nessuno di voi pu
dire che io agisco in un modo ed esorto in un altro, n che, badando
alla mia sicurezza, vi caccio in un pericolo. Se la cosa fosse stata
pericolosa, non avrei tradito me stesso trascurando la mia salvezza".
Come in quest'altro caso dissip la loro paura citandosi come esempio,
cos anche nel nostro, mettendosi in mezzo, intende eliminare la loro
angoscia.

XXXVI. L'apostolo chiama "grazia" la verginit perch vuole essere umile
1. "Ma ciascuno - dice Paolo - ha la propria grazia, chi in un modo, chi
in un altro. Osserva come i tratti caratteristici dell'umilt
dell'apostolo non svaniscano mai, ma risplendano sempre in modo
distinto. Egli chiama grazia di Dio la propria azione virtuosa, ed
attribuisce al Signore tutto il frutto delle sue grandi fatiche. Ma
perch ci si dovrebbe meravigliare se si comporta cos a proposito della
continenza, quando assume lo stesso atteggiamento nei riguardi della
predicazione, per la quale sopport infinite fatiche, tormenti continui,
sofferenze indicibili, ed and incontro a quotidiani pericoli di morte?
Che cosa dice in proposito? "Mi sono affaticato pi di tutti loro: non
io per, ma la grazia di Dio che  in me". Non attribuisce una parte del
merito a s ed un'altra a Dio, ma fa risalire tutto a Dio.  proprio di
un buon servo credere che nulla gli appartenga e che tutto sia del
padrone [e ritenere che nulla sia suo ma tutto del Signore].
2. Paolo si comporta cos anche altrove. Dopo avere detto "Riceviamo dei
favori differenti, secondo la grazia che ci  stata concessa ", un poco
pi avanti annovera tra questi favori le cariche, le opere di
misericordia e le elargizioni. A tutti  chiaro che queste cose sono
azioni virtuose, e non favori. Ho voluto ricordarlo, perch quando gli
senti dire "Ognuno ha la propria grazia" tu non ti scoraggi e non dica a
te stesso: "La cosa non richiede il mio impegno, se Paolo l'ha chiamata
grazia". Egli parla cos per umilt, non perch voglia annoverare la
temperanza tra le grazie. Non era infatti sua intenzione contraddire in
tal modo se stesso e Cristo; Cristo aveva detto: "Ci sono degli eunuchi
che si sono resi eunuchi per il regno dei cieli", ed aveva aggiunto:
"Chi  in grado d'intendere, intenda"; ed egli stesso aveva condannato
le donne che dopo avere scelto la vedovanza non avevano voluto tener
fede a questo proposito. Se si tratta di una grazia, perch le minacci
dicendo "Vengono giudicate, perch hanno rinnegato la fede primitiva"?
Cristo non ha mai punito coloro che non avevano la grazia, ma ha
condannato sempre coloro che non davano prova di una vita retta: le cose
che soprattutto cercava, erano la perfetta condotta di vita e le azioni
irreprensibili. La distribuzione delle grazie non dipende dalla scelta
di chi le riceve, ma dal giudizio di chi le offre. Per questo Cristo non
loda mai gli autori dei miracoli, e toglie ai discepoli che se ne
vantano questa soddisfazione, dicendo: "Non rallegratevi perch i demoni
vi ubbidiscono". Coloro che vengono sempre considerati beati sono gli
umili, i miti, i puri di cuore, i pacifici, coloro che hanno tutte
queste qualit ed altre simili.
3. Lo stesso Paolo, enumerando i propri atti virtuosi, ricorda tra essi
anche la continenza. Dopo aver detto "Nella grande perseveranza, nei
tormenti, nelle necessit, nelle persecuzioni, nelle oppressioni, nei
colpi, nelle prigionie, nelle sofferenze, nei tumulti, nelle veglie, nei
digiuni. aggiunge: "nella purezza": non l'avrebbe fatto, se si fosse
trattato di una grazia. Egli deride coloro che non la possiedono,
chiamandoli intemperanti Perch colui che non d in sposa la propria
figlia vergine si comporta meglio? Perch la vedova che resta tale  pi
felice? Come ho detto prima, le beatitudini ed i castighi dipendono non
dai miracoli, ma dalle opere. Perch mai Paolo dovrebbe insistere ancora
sulle stesse raccomandazioni se la cosa non ci riguardasse ed oltre
all'intervento di Dio non fosse necessario il nostro impegno? Dopo aver
detto "Voglio che tutti gli uomini siano come me", vale a dire
continenti, aggiunge: "Dico ai celibi ed alle vedove che  meglio
restare come me". Di nuovo, e per lo stesso motivo, si cita come
esempio: a suo parere, i suoi ascoltatori, avendo un esempio cos vicino
e diretto, avrebbero affrontato con pi impegno le fatiche della
verginit. Non meravigliarti se, dopo aver detto prima "Voglio che tutti
siano come me", e dopo avere aggiunto qui " bene per loro restare come
me", non ne spiega affatto il motivo. Non fa questo per vanagloria, ma
perch pensa che sia sufficiente la sua convinzione personale, con la
quale realizz questa virt.

XXXVII. Nelle seconde nozze accadono molte cose spiacevoli
1. Chi vuole ascoltare anche dei ragionamenti, esamini in primo luogo
l'opinione comune, e poi ci che si verifica in tali frangenti. Anche se
i legislatori non puniscono le seconde nozze ma le consentono e le
autorizzano, molte persone, sia in privato che in pubblico, ne parlano
spesso male, dileggiandole, biasimandole e rifiutandole. Tutti
respingono coloro che le contraggono come se fossero, per cos dire,
degli spergiuri; nessuno se la sente di farseli amici, o di stringere
accordi con loro, o di concedere loro la bench minima fiducia. Le
persone infatti, quando vedono che costoro scacciano dalla loro mente
con tanta disinvoltura il ricordo di una familiarit, di un amore, di
un'intimit, di una vita comune, sono vittime di una sorta di paralisi;
non possono avvicinarli con animo del tutto sincero, perch li
considerano volubili ed instabili, e li allontanano non solo per questi
motivi, ma anche per le cose spiacevoli che si verificano.
2. Dimmi: che cosa c' di pi spiacevole del fatto che ai molti gemiti,
ai lamenti, alle lacrime, ai capelli in disordine, alle vesti nere,
subentrino improvvisamente gli applausi, le camere nuziali, e delle
agitazioni opposte alle precedenti, come se degli attori recitassero
sulla scena e diventassero ora l'uno, ora l'altro personaggio? Sulla
scena, si pu vedere lo stesso attore nelle vesti ora di un re, ora del
pi povero degli uomini; nel nostro caso, colui che prima si rotolava
vicino alla tomba, diventa improvvisamente sposo; colui che si strappava
i capelli, porta di nuovo sullo stesso capo la corona; colui che era
abbattuto e cupo, che spesso pronunziava piangendo molti elogi della
sposa defunta di fronte a coloro che cercavano di consolarlo, che diceva
che la vita gli era divenuta impossibile, che s'irritava contro chi
cercava di distoglierlo dai suoi lamenti, spesso, proprio nel mezzo del
suo lutto, si abbellisce e si adorna di nuovo, sorride alle stesse
persone con gli stessi occhi con cui prima piangeva, si mostra affabile
ed accoglie tutti con la stessa bocca con cui prima pronunciava degli
scongiuri contro tutto.
3. Ma la cosa pi pietosa  la guerra condotta contro i figli, provocata
dalla leonessa che abita assieme alle figlie: tale veste assume sempre
la matrigna. Da lei si originano i disordini ed i litigi quotidiani, e
l'animosit strana ed insolita contro la defunta che non le d alcun
fastidio. I vivi colpiscono con l'invidia e ne sono colpiti, ma con i
morti anche i nemici si rappacificano. Ci non avviene per in questo
caso: la polvere e la cenere sono oggetto d'invidia, la sepolta 
bersaglio di un odio indicibile, colei che  divenuta terra riceve
biasimi, motteggi ed accuse; un'inimicizia implacabile si accende contro
colei che non ha fatto alcun male. Che cosa c' di peggiore o di pi
crudele di questa follia? La nuova sposa, che non ha ricevuto alcun
torto dalla defunta - ma perch usare quest'espressione? La nuova sposa,
che trae profitto dalle sue fatiche e che gode dei suoi beni, non cessa
di combattere contro la sua ombra; ogni giorno colpisce con infiniti
motteggi colei che spesso non ha neppure visto, si vendica di colei che
non  pi, facendo del male ai suoi figli, e spesso, quando non riesce
nel suo intento, aizza il marito contro di loro. Eppure, gli uomini
trovano tutto questo facile e sopportabile, pur di non essere costretti
a sottomettersi alla tirannia della concupiscenza.
4. La vergine, al contrario, non prova le vertigini di fronte a questo
combattimento, e non fugge lo scontro che sembra cos insostenibile ai
pi, ma, grazie alla sua nobilt d'animo, rimane ferma ed accetta la
battaglia voluta dalla natura. Come la si pu ammirare secondo i suoi
meriti? Mentre infatti gli altri per non bruciare hanno bisogno di nuove
nozze, lei, che non si  sposata neanche una volta, resta sempre santa
ed incolume. Per questo motivo, ed ancora di pi perch pensava ai premi
riservati nei cieli alla vedovanza, colui che fa parlare Cristo in s
disse: " bene per loro se rimangono come me". Non hai avuto la forza
di salire fino alla cima pi alta? Raggiungi almeno quella che si trova
subito dopo di essa: la vergine ti sia superiore solo in questo, nel non
essersi lasciata vincere dal desiderio neanche una volta; nel tuo caso,
invece, la concupiscenza, dopo averti vinto in un primo tempo, non 
riuscita a tenerti sempre in suo potere. Tu hai vinto dopo una
sconfitta, lei gode di una vittoria che non conosce sconfitte: solo
all'inizio ti supera, mentre alla fine ti  pari.

XXXVIII. Perch Paolo consola tanto le persone sposate, mentre non
concede tregua alle fatiche della vergine
1. Come mai dunque Paolo consola le persone sposate fino al punto da non
farle separare se una delle due non vuole, e da non prolungare il
distacco avvenuto di comune accordo? Inoltre, se vogliono, concede un
secondo matrimonio, perch non brucino. Verso le persone vergini,
invece, non si mostra affatto cos indulgente: mentre, dopo un breve
intervallo, lascia di nuovo libere le persone sposate, alla vergine che
non ha un attimo di respiro e che combatte continuamente, ingiunge di
stare sempre al suo posto e di farsi bersagliare dai desideri, senza
concederle neanche una piccola pausa. Perch mai non ha detto anche a
proposito di lei: "Se non  continente, si sposi"? Perch neanche
all'atleta si potrebbe dire, dopo che ha gettato via la veste, che si 
unto, che  entrato nell'arena e che si  cosparso di polvere: "Ritirati
e fuggi via dall'avversario"; al contrario, non pu non verificarsi una
di queste due eventualit: l'atleta se ne andr o con la corona della
vittoria, o pieno di vergogna, dopo essere caduto. Nel ginnasio e nella
palestra, quando si esercita con altri che conosce bene, quando affronta
gli amici come se fossero avversari, l'atleta  padrone d'impegnarsi o
no; quando  invece iscritto alla gara, quando la folla si raduna nel
teatro, quando l'arbitro  presente, quando gli spettatori sono seduti e
l'avversario gli si trova di fronte, la legge della gara non gli lascia
scelta.
2. Anche per la vergine, prima che decida se sposarsi o no, il
matrimonio non presenta alcun pericolo. Ma dopo che ha preso la
decisione e si  iscritta, allora fa il suo ingresso nello stadio.
Quando il teatro  affollato, quando gli angeli la guardano dall'alto,
quando Cristo fa da arbitro, quando il diavolo s'infuria, digrigna i
denti,  stretto nella lotta ed  afferrato alla vita, chi oserebbe
farsi avanti e dirle: "Fuggi via dal nemico, rinunzia alle tue fatiche,
lascia la presa, non abbattere l'avversario, non fargli lo sgambetto, e
lasciagli la vittoria"?
3. Ma perch parlare delle vergim? Neanche alle vedove qualcuno oserebbe
fare tale discorso, ma pronuncerebbe al loro indirizzo queste terribili
parole: "Se mettono da parte Cristo e vogliono sposarsi, saranno
giudicate, perch sono venute meno al primo impegno". Eppure, Paolo
stesso dice: "Dico ai non sposati ed alle vedove che  megho se
rimangono come me; se per non riescono ad essere continenti, si
sposino". E ancora: "Se suo marito muore,  libera di sposare chi vuole,
purch lo faccia nel Signore".

XXXIX. A quali vedove ed a quali vergini Paolo permette di sposarsi
1. Come mai danque Paolo condanna colei che lascia libera, e giudica
illegittimo il matrimonio che dice "essere nel Signore"? Non temere: non
si tratta dello stesso matrimonio, ma di due matrimoni diversi. Come,
quando dice "Se la vergine si sposa, non pecca", intende parlare non di
colei che ha rinunziato al matrimonio ( evidente a tutti che costei
commette un peccato, ed un peccato intollerabile), ma di colei che, non
ancora sposata, non ha preso ancora nessuma decisione in merito, ma
resta indecisa tra le due soluzioni, cos, per quanto riguarda la
vedova, nel secondo caso intende parlare di quella che, non avendo pi
il marito, non  ancora legata alla decisione presa liberamente e che 
ancora libera di scegliere l'una o l'altra soluzione, mentre nel primo
caso si riferisce a quella che non  pi padrona di stare con un altro
sposo, e che si  impegnata nelle lotte della continenza.
2. La vedova, se non ha ancora accettato di rimanere tale, pu infatti,
pur essendo vedova, non essere ammessa alla digmt di questo stato. Per
questo Paolo dice: "Venga ammessa alla dignit di vedova colei che ha
non meno di sessant'anni e che  stata la moglie di un unico marito.
Alla semplice vedova consente, se vuole, di risposarsi, mentre condanna
aspramente la vedova che, dopo avere promesso a Dio di rimanere tale,
poi si risposa calpestando il patto stretto con Dio. Non parla a
quest'ultima, ma alla prima quando dice: "Se non sono continenti, si
sposino;  meglio sposarsi che bruciare". Non vedi che il matrimonio non
 mai ammirato di per s, ma solo in rapporto alla fornicazione, alle
tentazioni ed all'incontinenza? In precedenza aveva impiegato questi
termini; ora invece, dopo averli fatti segno di violenti rimproveri, usa
per la stessa cosa parole pi benevole, chiamandola incendio e fuoco.
3. Neanche qui per  riuscito a passare oltre senza rimproverare
l'ascoltatore. Non ha detto infatti "Se subiscono violenze da parte dei
desideri, se vengono sconvolti, se non possono". Non ha usato nessuna di
queste espressioni, che si addicono a chi soffre ed  degno di perdono.
Che cosa ha detto invece? "Se non sono continenti", frase che si
riferisce a coloro che per pigrizia non vogliono impegnarsi: in tal
modo, egli fa vedere che costoro, pur potendo riuscire, non riescono
perch non vogliono faticare. Ci nonostante, non li punisce n li
condanna alla pena, ma si imita a non lodarli ed a mostrarsi severo solo
con rimproveri verbali; non ricorda la procreazione, il motivo pi bello
e pi nobile del matrimonio, ma solo il fuoco, l'imtemperanza, la
fornicazione e le tentazioni sataniche, consentendo le nozze solo per
evitare quei mali.
4. "E che importanza ha questo? - mi si potrebbe obiettare -. Finch il
matrimonio tiene lontana la punizione, sopporteremo di buon grado ogni
condanna ed ogni offesa: basta che ci sia consentito di godere dei
piaceri e di soddisfare sempre i nostri desideri". E che cosa
succederebbe, o caro, se, non potendo pi godere dei piaceri, ci
attirassimo solo il biasimo? "Come? - mi si direbbe - non si pu godere,
dopo che Paolo ha detto "Se non sono continenti, si sposino"?".
5. Ascolta per anche le parole che vengono dopo di queste. Hai sentito
che  meglio sposarsi che bruciare; hai accolto di buon grado il
piacere, hai lodato la concessione, hai ammirato la condiscendenza
dell'apostolo; ma non fermarti a questo: accetta anche quello che viene
dopo, giacch l'una e l'altra prescrizione provengono dalla stessa
persona. Che cosa dice dunque dopo? "Agli sposati prescrivo - non io, ma
il Signore - che la moglie non si separi dal marito; se si separa, la
moglie non si risposi, o si riconcili con il marito; ed il marito non
ripudi la propria moglie.

XL. Aspra ed inevitabile  la schiavit del matrimonio
1. Che cosa succede quando il marito  affabile, mentre la moglie 
cattiva, incline al biasimo, ciarliera, prodiga - malattia quest'ultima
che  comume a tutte le donne - e piena di molti vizi? Come far il
poveretto a sopportare questo tormento quotidiano, quest'orgoglio e
quest'impudenza? E che cosa succede, se al contrario la moglie  modesta
e mite, mentre il marito  insolente, portato al disprezzo, irascibile e
gonfio di orgoglio per le sue ricchezze e la sua potenza, e tratta la
consorte - che pure  libera - come una schiava, senza amarla pi delle
ancelle? Come far la sposa a sopportare tale costrizione e violenza? E
che cosa succede, se il marito non fa che allontanarla, e continua a
comportarsi cos per tutta la vita? "Sopporta - dice l'apostolo - tutta
questa schiavit: sarai libera solo quando morir; finch vivi, delle
due l'una: o dovrai impegnarti molto per educarlo e renderlo migliore,
oppure, se questo  impossibile, dovrai sopportare nobilmente questa
guerra implacabile e questa battaglia senza tregua".
2. Prima aveva detto: "Non separatevi se non di comune accordo". Qui,
ingiunge alla sposa che si  separata di restare d'ora in poi continente
anche contro la sua volont. Dice infatti: "Non si risposi, oppure si
riconcili con il marito". Vedi com' presa tra due fuochi? O deve
sopportare la violenza del desiderio, o, se non vuole farlo, adulare chi
l'offende e consegnarsi a lui perch faccia di lei ci che vuole: egli
pu infierire con le percosse, sommergerla di rimproveri, consegnarla al
disprezzo dei servi o fare altre simili cose.
3. Molti mezzi sanno escogitare i mariti, quando vogliono punire le loro
mogli. Se la sposa non sopporta tutto questo, deve praticare una
continenza sterile: dico sterile perch le manca il presupposto adatto,
in quanto  prodotta non dal desiderio di santit, ma dall'ira verso il
marito "Non si risposi - dice l'apostolo - o si riconcili con il
marito". "Che cosa accade, se non vuole pi riconciliarsi?" ci si
potrebbe chiedere. Hai un'altra soluzione ed un'altra via di uscita.
Quale? Attendi la sua morte.
4. Come infatti la vergine non pu mai sposarsi perch il suo sposo vive
sempre ed  immortale, cos alla donna sposata  consentito di
risposarsi solo quando muore il marito. Se infatti, mentre vive, potesse
passare da lui ad un altro uomo, e poi da quest'ultimo ad un altro
ancora, a che cosa servirebbe pi il matrimonio? In tal caso, gli uomini
si prenderebbero gli uni le mogli degli altri senza pi distinzioni, e
tutti si unirebbero con tutte le donne. E come non si deteriorerebbero i
nostri rapporti con coloro che coabitano con noi, se ora l'uno, ora
l'altro, ora altri ancora, convivessero con la stessa donna? Giustamente
il Signore ha chiamato tale condotta adulterio.

XLI. Perch Dio consent ai Giudei il ripudio
1. Come ha potuto dunque Dio permettere questo ai Giudei?  chiaro che
l'ha fatto a causa della durezza dei loro cuori, perch non riempissero
le loro case del sangue dei congiunti. Dimmi, cos' meglio, scacciare la
sposa odiata o trucidarla in casa? Avrebbero fatto questo, se non
avessero avuto il permesso di scacciarla. Per questo  detto: "Se la
odi, ripudiala". Quando invece parla con le persone pi miti e con
quelle alle quali non permette neppure di adirarsi, che cosa dice
l'apostolo? "Se si separa, non si risposi". Vedi la costrizione, la
schiavit inevitabile, il legame che stringe entrambi? Un vero e proprio
legame  infatti il matrimonio, non solo a causa del gran numero di
preoccupazioni e di angustie quotidiame, ma anche perch costringe i
coniugi a sottostare l'uno all'altro, in un modo pi severo di quello
usato con i servi.
2.  detto: "Il marito abbia autorit sulla moglie". Ma quale guadagno
ricava da tale signoria? Dio infatti, rendendolo a sua volta schiavo di
colei che gli  sottoposta, ha escogitato un nuovo e strano scambio di
schiavit. Come i servi che hanno cercato di fuggire, quando vengono
legati dai padroni sia uno per uno che l'uno all'altro e fissati da
entrambe le parti ai ceppi con una breve catena, non possono camminare
liberamente perch l'uno  costretto a seguire l'altro; cos anche le
anime delle persone sposate, pur avendo dei pensieri propri, subiscono
la costrizione dovuta al legame che le stringe l'una all'altra: si
tratta di una costrizione pi pesante di qualsiasi catena, perch le
soffoca, le priva entrambe di ogni libert, non d mai il comando a
nessuna delle due, ed insegna ad entrambe la facolt di decidere. Dove
sono coloro che sono pronti a sopportare tutte le condanne pur di essere
consolati dal piacere?
3. In effetti, quando le liti e gli odi reciproci portano via molto
tempo, una non piccola parte del piacere viene spesso annullata. La
schiavit dovuta al fatto che l'uno  costretto a sopportare suo
malgrado la cattiveria dell'altro, basta a gettare un'ombra su ogni
godimento. Per questo quel beato apostolo cerc in un primo tempo di
frenare con le esortazioni l'impulso del desiderio, ricordando la
fornicazione, l'intemperanza ed il fuoco. Accortosi per che queste
parole di rimprovero non avevano molta presa sui pi, per distoglierli
ricorse ad un argomento molto pi forte, quello che aveva fatto dire ai
discepoli "Non conviene sposarsi": si tratta del fatto che nessuna delle
persone sposate  pi padrona di s. Egli non l'introduce sotto forma di
esortazione, ma d ad esso la costrizione del precetto e del
comandamento. Mentre dipende da noi lo sposarsi o no, non dipende pi da
noi sopportare la schiavit non volontariamente, ma nostro malgrado.
4. E perch mai? Perch quando all'inizio la scegliemmo, non
l'ignoravamo, ma conoscevamo bene le sue prescrizioni e le sue leggi, e
ci sottomettemmo spontaneamente al suo giogo. Dopo avere parlato di
coloro che coabitano con mogli non credenti, avere passato in rassegna
minutamente tutte le leggi del matrimonio, avere fatto un discorso su
servi ed avere consolato questi ultimi in misura sufficiente,
esortandoli a non degradare con lo stato di schiavit la loro nobilt
spirituale, Paolo passa quindi a parlare della verginit: gi da tempo
teneva dentro di s queste parole e desiderava spargerle come semi, ma
solo ora le fa venire alla luce; neanche durante il discorso sul
matrimonio era per riuscito a tacere del tutto.
5. Nella sua esortazione al matrimonio ne aveva infatti parlato, sia
pure in modo breve e frammentario: esercitate le orecchie e disposte
bene le menti degli ascoltatori con quest'ottimo metodo, prepar per le
sue parole il migliore ingresso. Dopo avere rivolto un'esortazione ai
servi - "siete stati comprati ad un certo prezzo, non diventate schiavi
degli uomini" -, dopo avere ricordato i benefici del Signore; dopo avere
cos innalzato ed elevato al cielo i pensieri di tutti, pronunzi il
discorso sulla verginit dicendo: "Per quanto riguarda le vergini, non
ho un ordine del Signore, ma esprimo un parere, giacch se sono
credente, lo devo alla sua misericordia". Eppure, pur non avendo degli
ordini, quando parlavi dei credenti sposati alle non credenti legiferavi
con grande autorit e prescrivevi: "Agli altri parlo io, non il Signore:
un fratello che ha una moglie non credente, se costei desidera vivere
con lui, non la scacci".
6. Perch allora non ti esprimi allo stesso modo a proposito delle
vergini? Perch su quest'argomento Cristo ha chiaramente manifestato il
suo volere, vietando che la cosa assumesse la costrizione propria di un
ordine. La frase "chi  in grado d'intendere, intenda" lascia
l'ascoltatore libero di scegliere. Parlando della continenza, l'apostolo
dice: "Voglio che tutti gli uomini siano come me", vale a dire
continenti. E ancora: "Dico ai non sposati ed alle vedove:  una buona
cosa se rimangono come me". Parlando invece della verginit, non si cita
mai come esempio, ma si esprime con molta riservatezza e circospezione,
perch egli stesso non era riuscito a realizzare questa virt: "Non ho
un'ordine, dice.
7.  Egli  d il suo consiglio solo dopo avere lasciata libera  la
scelta  ed essersi conquistato il favore dell'ascoltatore.  Poich
infatti  la parola "verginit", non appena profferita,  fa  subito
pensare  ad  un gran numero di fatiche, non d subito inizio  alla
sua  esortazione,  ma  predispone prima il discepolo,  lasciandolo
libero di vedere o no nelle sue parole un ordine e rendendo la sua
anima  docile e malleabile: solo dopo aver fatto questo si  spiega
meglio.  Hai  sentito  parlare di verginit, parola  che  comporta
fatiche e sudori. Non temere: non hai a che fare con un ordine, n
con  la  costrizione di un comandamento; la verginit  concede  in
cambio i propri beni a coloro che l'abbracciano spontaneamente, di
loro libera scelta, mettendo sul loro capo una corona splendida  e
fiorente, mentre non punisce n forza contro il suo volere chi  la
rifiuta e non la vuole avvicinare.
8. L'apostolo ha saputo eliminare dal suo discorso ogni aspetto
sgradevole e renderlo piacevole non solo cos, ma anche dicendo che non
era lui, ma Cristo, a concedere questo favore. Non ha detto infatti: per
quanto riguarda le vergini non comando, ma "non ho un comando".  come
se avesse detto: se avessi rivolto quest'esortazione mosso dai miei
pensieri umani, non avrei meritato alcuna fiducia; ma poich essa
corrisponde ai voleri di Dio, il pegno della fiducia  sicuro. Sono
privo della facolta di dare un simile ordine, ma se volete ascoltare uno
che come voi  schiavo di Cristo, ricordatevi che "esprimo un parere,
come un uomo che deve alla misericordia del Signore la sua fede in lui".
9.  giusto ammirare, in questo contesto, la grande abilit ed
intelligenza del beato apostolo: preso tra due esigenze contrarie,
raccomandare la sua persona in modo che il suo consiglio trovasse una
buona accoglienza e non vantarsi troppo giacch non aveva saputo
raggiungere questa virt, riusc subito in entrambi gl'intenti. Dicendo
"Come un uomo che deve alla misericordia del Signore", raccomanda in un
certo senso se stesso; d'altra parte, non mettendosi troppo in luce nel
momento in cui agisce cos, si umilia e si abbassa.

XLII. Dell'umilt di Paolo
1. Egli non ha detto infatti: esprimo un parere perch mi  stato
affidato il messaggio evangelico, perch sono stato ritenuto degno di
essere il predicatore dei popoli, perch sono stato incaricato di
dirigervi, perch sono il vostro maestro e la vostra guida. Che cosa
dice invece? "Perch devo alla misericordia del Signore la mia fede in
lui": in tal modo, adduce un motivo meno importante. L'essere
semplicemente un fedele  infatti meno importante dell'essere il maestro
dei fedeli. Ma anche ad un altro modo di umiliarsi egli ha pensato. A
quale? Non ha detto: perch sono divenuto un fedele di Cristo, ma perch
"devo alla misericordia del Signore la mia fede". Non ritenere doni di
Dio solo l'apostolato, la predicazione e l'insegnamento: anche la mia
fede in lui viene dalla sua misericordia. Sono stato ritenuto degno
della fede non perch ne fossi degno, ma solo perch sono stato
commiserato; e la misericordia  frutto della grazia, non del merito.
2. Di conseguenza, se Dio non fosse stato tanto misericordioso, non
avrei potuto essere chiamato non solo "apostolo", ma neanche "fedele".
Hai notato la buona disposizione d'animo del servitore, e la contrizione
del suo cuore? Non si attribuisce nulla in pi degli altri, e quello che
ha in comune con i suoi discepoli deriva, a suo dire, non da lui stesso
ma dalla misericordia e dalla grazia di Dio usando queste parole, come
se volesse dire: non rifiutatevi di accogliere il mio consiglio, giacch
Dio non mi ha rifiutato la sua misericordia. Non rifiutatevi, anche
perch si tratta di un parere, non di un ordine: d un consiglio, non
una legge. Nessuna legge ci proibisce di rivelare le cose utili che
vengono in mente ad ognuno di noi, specie poi quando ci avviene in
seguito ad una richiesta degli ascoltatori, come nel vostro caso. "Penso
- dice - che questa sia una buona cosa. Non vedi che il suo discorso si
fa di nuovo umile, e si priva di ogni autorita? Avrebbe anche potuto
dire: poich il Signore non ha comandato la verginit, neanch'io la
comando; visto che sono il vostro apostolo, mi limito a consigliarla e
vi esorto ad imitarla.
3. Pi avanti, infatti, rivolgendosi a loro, dice: "Se per gli altri non
sono l'apostolo, lo sono per per voi". Qui, invece, non dice nulla di
tutto questo, ma usa le sue parole con molta circospezione: invece di
"consiglio" dice "esprimo un parere", invece di "come maestro" dice
"perch devo alla misericordia del Signore la mia fede im lui". E come
se tutto ci non bastasse a rendere dimesso il suo discorso, nel momento
in cui comincia a dare i consigli ne diminuisce ancor pi l'autorit, in
quanto non si limita ad enunciarli, ma ne spiega il motivo. "Penso che
ci sia una buona cosa - dice - a causa delle necessit presenti".
Eppure, parlando della continenza, non aveva detto "penso", n aveva
fornito spiegazioni, ma aveva detto soltanto "per loro  bene rimanere
come me"; qui, invece, dice: "Penso che sia una buona cosa, a causa
delle necessit presenti". Dicendo questo, non nutre dubbi
sull'argomento - non sia mai! - ma intende rimettere tutto al giudizio
degli ascoltatori. Il consigliere non pronunzia il verdetto con le sue
parole, ma lascia dipendere tutto dalla decisione dell'uditorio.

XLIII. Quali sono le necessit presenti di cui parla Paolo
Quali sono le necessit presenti di cui parla qui? I bisogni naturali?
Niente affatto. Innanzitutto, se avesse voluto alludere a questi,
ricordandoli avrebbe prodotto un effetto contrario alle sue intenzioni,
giacch chi vuole sposarsi intende soddisfarli sempre. In secondo luogo,
non li avrebbe chiamati "presenti", giacch sono stati piantati nel
genere umano non ora, ma da molto tempo; e mentre prima erano molto
forti ed indomabili, ora invece, dopo la venuta del Signore e la
crescita della virt, possono essere vinti pi facilmente. Di
conseguenza, non di essi parla l'apostolo, ma di un altro bisogno, che
assume molte forme e molti aspetti. Di quale si tratta? Della
perversione che regna nelle vicende della vita. Tale  la confusione,
tale  la tirannia esercitata dalle preoccupazioni, tale  il numero
delle difficolt, che spesso chi si sposa  costretto anche suo malgrado
a commettere peccati ed azioni cattive.

XLIV.  pi facile raggiungere il regno dei cieli con la verginit che
con il matrimonio
1. Anticamente, in effetti, non ci veniva proposto un cos alto grado di
virt: potevamo difenderci dalle offese, rispondere a chi ci biasimava,
preoccuparci delle ricchezze, impegnarci con un giuramento, applicare la
norma "occhio per occhio", odiare i nemici: non ci era proibito n
vivere nel lusso, n adirarci, n scacciare una moglie e prenderne
un'altra. Non solo, ma la legge ci consentiva di avere due mogli nello
stesso tempo, e mostrava una grande indulgenza sia in queste cose che in
tutte le altre. Dopo la venuta di Cristo, la strada si  fatta invece
molto pi stretta: non solo  stata sottratta al nostro potere
l'indescrivibile, enorme licenza che regnava in tutte le cose che ho
enumerato, ma dobbiamo anche tenerci in casa la moglie, che spesso
c'induce e ci costringe a peccare nostro malgrado; nel caso in cui
volessimo scacciarla saremmo infatti rei di adulterio.
2. Non solo per questo motivo ci  difficile raggiungere la virt, ma
anche perch, pur ammettendo che la donna che abita con noi abbia un
carattere sopportabile, il gran numero di pensieri che ci circonda,
causato da lei e dai suoi figli, non ci lascia alzare lo sguardo verso
il cielo neanche un momento: a guisa di un turbine, scuote da ogni parte
la nostra anima e la sommerge. L'uomo, anche se vuole condurre una vita
senza rischi e quieta come un privato cittadino, quando si vede intorno
i figli e la moglie che ha bisogno di molto danaro, suo malgrado si
tuffa nell'onda degli affari pubblici. Una volta cadutovi, non si
possono descrivere i peccati che  costretto a commettere adirandosi,
usando modi violenti, giurando, rimproverando, comportandosi da ipocrita
e compiendo molte azioni per compiacere o perch spinto dall'odio.
Quando  sbattuto da tale tempesta e vuole diventare famoso, come pu
evitare di tirarsi addosso la grande sporcizia dei peccati? Se poi si
considerano le faccende domestiche, si vede che il marito, a causa della
moglie,  sommerso dalle stesse difficolt, e anche da altre maggiori,
giacch deve preoccuparsi di tante cose di cui non avrebbe bisogno se
fosse solo. Questo succede quando la moglie  buona e mite. Se invece 
cattiva, odiosa ed insopportabile, non si pu pi parlare di bisogni, ma
di supplizi e punizioni. Come potr percorrere la strada che porta in
cielo, che richiede piedi liberi e leggeri ed un'anima agile e spedita,
se su di lui incombe il peso di tante faccende, se  legato a ceppi cos
forti, se  sempre trascinato verso il basso da tale catena,
rappresentata dalla malvagit della moglie?

XLV. Per coloro che escogitano delle difficolt superflue non c'
nessuna ricompensa
1. Ma qual  il saggio discorso che la gente comune fa per rispondere a
tutte le difficolt che abbiamo enumerato? Si dice: "Chi realizza la
virt pur tra cos grandi costrizioni, non merita forse un onore
maggiore?". "Per quale motivo, o mio caro?". "Perch sposandosi si 
sobbarcato ad una fatica pi forte". E chi l'ha costretto a portare un
tale carico? Se, sposandosi, avesse ubbidito ad un comandamento e non
sposandosi avesse trasgredito la legge, questo discorso sarebbe
accettabile. Ma se, pur essendo libero di non sottoporsi al giogo del
matrimonio, preferisce mettersi in mezzo a cos gravi difficolt senza
esservi costretto da nessuno, in modo da rendersi pi aspra la lotta per
la virt, tutto questo non riguarda l'arbitro della gara. Quest'ultimo,
infatti, ha comandato una cosa sola: di condurre una guerra contro il
diavolo fino al conseguimento della vittoria sulla malvagit. A lui non
interessa affatto se questo fine viene raggiunto con il matrimonio, con
i piaceri e con le molte preoccupazioni, oppure con l'ascesi, la
mortificazione e la noncuranza per tutto il resto. Egli dice che il
mezzo per ottenere la vittoria e la strada che conduce al trofeo sono
rappresentati dal distacco da tutte le cose mondane.
2. Poich tu, pur avendo la moglie, i figli e le preoccupazioni che
questi si trascinano dietro, vuoi fare una campagna e combattere per
raggiungere gli stessi risultati conseguiti da coloro che non si trovano
impigliati in nessuna di queste cose e per conquistarti quindi una pi
grande ammirazione, forse ci tacceresti ora di presunzione, se ti
dicessimo che non puoi arrivare alla loro vetta. Alla fine per il
momento della premiazione ti far capire che la sicurezza  di gran
lunga preferibile alla vuota ambizione, e che  meglio ubbidire a Cristo
che alla vanit dei propri pensieri. Cristo dice infatti che per
raggiungere la virtu non basta che ci stacchiamo dalle nostre cose, se
non odiamo noi stessi. Tu invece, pur essendo sporcato da esse, dici di
poterle superare. Ma, come ho detto, in quel momento capirai bene quale
ostacolo rappresentino per la virt la moglie e le preoccupazioni
relative.

XLVI. Come mai la Scrittura chiama la donna "aiuto dell'uomo" se gli 
di ostacolo nella vita perfetta
1. "Come mai dunque - si dir - la Scrittura chiama aiuto colei che  di
ostacolo?  detto infatti: facciamo un aiuto simile a lui". Ed io ti
chieder: come pu essere un aiuto colei che ha privato l'uomo di tanta
sicurezza, e che l'ha scacciato da quel meraviglioso soggiorno nel
paradiso, gettandolo nel tumulto della vita presente? Tutto ci pu fare
non chi aiuta, ma chi insidia. "La donna -  detto -  il principio del
peccato, ed a causa sua noi tutti moriamo". Ed il beato Paolo dice:
"Adamo non fu ingannato; fu la donna che, ingannata, commise la
trasgressione.
2. Come pu dunque essere un aiuto colei che ha messo l'uomo in balia
della morte? Come pu essere un aiuto colei a causa della quale i figli
di Dio, o per meglio dire tutti gli abitanti della terra, morirono
sommersi assieme alle bestie, agli uccelli ed a tutti gli altri animali?
Non sarebbe stata la donna la causa della perdizione del giusto Giobbe,
se questi non fosse stato veramente uomo. Non fu la donna a provocare la
rovina di Sansone? Non fece la donna del suo meglio, perch tutto il
popolo Ebreo fosse iniziato al culto di Beelfegor e venisse trucidato
per mano dei suoi fratelli? E chi pi di ogni altro consegn al diavolo
Acaab, e prima di lui Salomone, nonostante la sua grande sapienza e
fama? Anche ora, non inducono spesso le donne i loro mariti ad offendere
Dio? Non ha forse detto per questo il saggio "Qualsiasi cattiveria 
piccola, se paragonata alla cattiveria della donna"?
3 "Come mai dunque - mi si chiede - Dio ha detto: "Facciamogli un aiuto
simile a lui"? Dio non mente". Neanch'io lo dico - non sia mai! la donna
fu fatta a tale scopo e per questo motivo, ma, al pari del suo compagno,
non volle rimanere nella dignit che le era propria. L'uomo era stato
creato da Dio a sua immagine e somiglianza: "Facciamo - disse infatti
Dio - l'uomo a nostra immagine e somiglianza", cos come disse
"facciamogli un aiuto". Una volta creato per l'uomo perse subito
entrambe queste prerogative. Non seppe conservare n l'immagine n la
somiglianza - e come avrebbe potuto, se si consegn all'assurdo
desiderio, se divenne preda dell'inganno, e se non riusc a vincere il
piacere? L'immagine, suo malgrado, gli fu tolta per tutto il tempo
successivo.
4. Dio lo priv di una non piccola parte del suo potere, del privilegio
cio di essere temuto da tutti come un padrone: allo stesso modo, il
padrone fa s che il servo ingrato che l'ha offeso venga disprezzato
dagli altri servi. All'inizio, infatti, l'uomo incuteva paura a tutti
gli animali. Dio li aveva condotti tutti da lui, e nessuno osava fargli
del male o insidiarlo, perch si vedeva risplendere in lui l'immagine
regale. Ma dopo che oscur con il suo peccato questo carattere, Dio lo
priv del potere.
5. Il fatto che egli non comanda su tutti gli animali della terra, ma
trema di fronte ad alcuni di essi e li teme, non fa apparire falsa
l'affermazione di Dio "Comandino sugli animali della terra": la
mutilazione del potere dipese non da chi l'aveva concesso, ma da chi
l'aveva ricevuto. Allo stesso modo, le insidie che le donne tendono agli
uomini non rendono vana la frase "Facciamogli un aiuto simile a lui". La
donna fu fatta a tale scopo, ma non vi rest fedele. A parte questo, si
pu anche obiettare che la donna d il suo aiuto nel tipo di vita
presente, per quanto riguarda la procreazione dei figli ed il desiderio
fisico; ma quando questa vita era fuori questione e non esistevano n la
procreazione n il desiderio, perch si parla di "aiuto" senza ragione?
L'uomo, se nelle cose importanti ricorre all'aiuto di colei che  capace
di assisterlo solo in quelle di pochissimo conto si accorge che non solo
non gli  utile, ma l'incatena con le sue preoccupazioni.

XLVII. Come pu la donna essere di aiuto nelle cose spirituali
1. Mi si obietter: "Come potremo allora rispondere a Paolo, quando
dice: "Come puoi sapere, o donna, se salverai tuo marito?" e quando
dimostra che il suo aiuto  necessario nelle cose spirituali?". Io pure
sono d'accordo. Non escludo affatto la donna dalla collaborazione nelle
cose spirituali - non sia mai! Dico solo che vi riesce, quando non si
occupa del matrimonio ma, pur rimanendo donna nella sua natura, si eleva
alla virt degli uomini beati. Non quando si adorna, non quando si d ai
piaceri, non quando chiede al marito sempre pi danaro, non quando 
prodiga e portata a spendere,  in grado di conquistarlo: al contrario,
pu farlo solo quando, elevatasi al di sopra di tutte le cose
contingenti, imprime in s il carattere della vita apostolica; quando fa
mostra di una grande mitezza, di una grande modestia, di un grande
disprezzo per le ricchezze e di una grande rassegnazione; quando dice:
"Se abbiamo di che nutrirci e di che coprirci, ci contentiamo", quando
con il suo comportamento fa vedere di praticare tale filosofia e,
disprezzando la morte del corpo, non attribuisce nessun valore alla vita
presente; quando, secondo il detto del profeta, ritiene la gloria di
questa vita un fiore di campo.
2. La moglie, infatti, non  in grado di salvare il marito unendosi a
lui nella sua qualita di sposa, ma soltanto facendo mostra di una vita
condotta secondo il vangelo; molte donne sono riuscite in quest'intento
anche al di fuori del matrimonio. Si racconta che Priscilla, accolto
presso di s Apollo, gli fece da guida per tutta la strada della verit.
Anche se ora questo non  pi possibile, le spose possono sempre
mostrare lo stesso impegno e raccogliere gli stessi frutti. Come ho
detto prima, la sposa non trascina con s il marito per il fatto di
essere sposa, giacch nessun marito che ha la moglie credente rimarrebbe
non credente, se i rapporti coniugali e la coabitazione realizzassero
veramente questo. Ma ci non si verifica affatto: solo il far mostra di
una grande filosofia e di una grande pazienza, il deridere le difficolt
del matrimonio, e l'adozione continua di una tale condotta giovano alla
salvezza del coniuge; se invece la sposa insiste nella ricerca dei suoi
diritti, non solo non aiuta il marito, ma lo danneggia. Per capire che
anche cos si tratta di un'impresa molto difficile, devi ascoltare ci
che dice l'apostolo: "Come puoi sapere, o donna, se salverai tuo
marito?". Siamo soliti far uso di questo tipo di domanda, quando
parliamo di eventi inverosimili.
3. Che cosa dice dopo? "Sei legato ad una donna? Non cercare di
liberartene. Sei libero dal legame con una donna? Non cercarne una".
Vedi come passa di frequente da un argomento al suo opposto e come
mescola bene le due esortazioni dopo un breve intervallo? Come nel
discorso sul matrimonio aveva speso alcune parole sulla continenza per
risvegliare l'ascoltatore, cos anche qui pronunzia delle parole sul
matrimonio per farlo riposare. Comincia a parlare della verginit, ma
prima di dire qualcosa sul suo conto si rifugia subito nel discorso sul
matrimonio. La frase "Non ho un ordine"  di chi consente ed introduce
il matrimonio. Dopo essere passato alla verginit ed avere detto "Penso
che sia una cosa buona", accortosi che la frequente ripetizione del suo
nome disturbava molto le orecchie delicate, non usa spesso questo
termine: pur avendo fornito una ragione che da sola bastava ad
incoraggiare le fatiche necessarie a realizzarla - si trattava dei
bisogni presenti - non ha il coraggio di parlare di nuovo di
"verginit". Che cosa dice invece? " bene per l'uomo restare cos".
Non procede nel suo discorso, ma dopo averlo troncato prima che
sembrasse troppo severo, spende di nuovo delle parole sul matrimonio
dicendo: "Sei legato ad una donna? Non cercare di liberartene". Se
questo non fosse stato il suo scopo, se qui non avesse voluto
incoraggiare, non avrebbe avuto alcun motivo di fare della filosofia sul
matrimonio mentre dava dei consigli sulla verginit. Ritorna quindi a
parlare della verginit, ma neanche ora la chiama con il suo vero nome.
Che cosa dice? "Sei libero dal legame con una donna? Non cercarne una".
4. Ma non temere. Paolo non ha svelato tutto il suo pensiero, n ha
legiferato. Il discorso sul matrimonio ritorna subito, dissipando i
timori e dicendo "Se per ti sposi, non pecchi". Non devi per
scoraggiarti: ti trascina di nuovo alla verginit. Questo  infatti
proprio l'intento delle sue parole, l dove ci fa sapere che chi si
sposa deve sopportare un forte tormento carnale. Come i medici pi
valenti e pi gentili quando devono somministrare una medicina amara o
fare un taglio o una cauterizzazione o qualcun'altra di queste cose non
fanno tutto insieme ma ad intervalli, e solo dopo avere fatto respirare
un po' l'ammalato applicano quello che c' ancora da applicare, allo
stesso modo anche il beato Paolo non intesse nel suo discorso i consigli
sulla verginit tutti insieme, senz'interruzione e continuamente, ma
l'interrompe spesso parlando del matrimonio: nascondendo cos la loro
asprezza, rende le sue parole pi piacevoli e pi accette. Questo  il
motivo per cui il suo discorso  cos vario.
5. Vale ora la pena di esaminare le parole "Sei legato ad una donna? Non
cercare di liberartene. Questa  una frase non di chi consiglia il
matrimonio, ma di chi vuol mostrare la natura inesorabile del suo
legame, che non offre scampo. Perch non ha detto "Hai una moglie? Non
la lasciare. Convivi con lei, non allontanarti", ma ha chiamato "legame"
quest'unione? Qui ha voluto mostrare la pesantezza di tale condizione.
Poich infatti tutti corrono al matrimonio come se si trattasse di una
cosa piacevole, egli fa vedere come gli sposati non differiscano in
nulla da prigionieri legati. Anche nel matrimonio se uno dei due tira
anche l'altro deve seguirlo, e se uno dei due si ribella anche l'altro
deve perire con lui.
Che cosa accade dunque, se mio marito  portato a cadere in basso ed io
voglio essere continente? Devi seguirlo. La catena che il matrimonio ti
ha messo intorno ti trascina e tit tira tuo malgrado verso colui che fin
dall'inizio  legato assieme a te; se opponi resistenza e cerchi di
romperla, non solo non ti liberi dai suoi legami, ma vai incontro alla
pi grave punizione.

XLVIII. La moglie che pratica la continenza contro il volere del marito
sar punita pi di quest'ultimo, che pure si d alla fornicazione.
1. La moglie che intende praticare la continenza contro il volere del
marito non solo si priva dei beni che spettano alla continenza, ma si
rende anche responsabile della sua fornicazione e viene accusata ancora
pi di lui. Come mai? Perch, privandolo dell'unione legittima, lo
spinge nel baratro della lussuria. Se non le  permesso di essere
continente neanche per un breve periodo contro il volere del marito,
quale perdono pu trovare, quando lo priva costantemente di tale
consolazione? Si ptr dire: "Che cosa c' di pi grave di questa
costrizione e di quest'insolenza?". Anch'io sono d'accordo. Perch
dunque ti ci sei sottoposta? Avresti dovuto fare questo ragionamento non
dopo il matrimonio, ma prima.
2. Per questo anche Paolo ricorda in un secondo tempo la costrizione
derivante dal legame matrimoniale e passa quindi a parlare dell'assenza
di tale legame. Dopo aver detto "Sei legato ad una donna? Non cercare di
liberartene" aggiunge "Sei libero dal legame con una donna? Non
cercarla". Si comporta cos perch tu, una volta esaminata bene e
compresa la forza del giogo, sia pi disposto ad accettare il discorso
sul celibato. "Se ti sposi - egli dice - non pecchi; se la vergine si
sposa, non pecca". Ecco dove finisce la grande virt del matrimonio: nel
non essere accusati, non nell'essere ammirati. L'ammirazione  infatti
una prerogativa della verginit, mentre chi si sposa deve contentarsi di
sentirsi dire che non ha peccato. "Perch dunque - mi si dice - esorti a
non cercare una moglie?". "Perch una volta legati non ci si pu pi
liberare, perch la cosa comporta molti tormenti". "Dimmi - mi si
ribatte -, l'unico guadagno che ricaviamo dalla verginit  la fuga dai
tormenti di questa vita? E chi potr sopportare la verginit per questo
premio? Chi oser impegnarsi in tale gara per prendere solo questa
ricompensa dopo tanti sudori?".

XLIX. Perch Paolo c'indirizza verso la verginit partendo dai piaceri
di questa vita.
1. Che cosa dici? Mentre mi esorti a combattere contro i demoni - "la
nostra lotta non si svolge contro il sangue e la carne" - mentre mi
spingi a resistere alle follie della natura, mentre chiedi a me, fatto
di carne e di sangue, di realizzare la stessa virt delle potenze
incorporee ricordi solo i beni della terra, e ti limiti a dire che non
avremo i tormenti derivanti dal matrimonio? Perch mai non ha detto "La
vergine, se si sposa, non pecca, ma si priva dei beni della verginit,
dei doni grandi ed ineffabili"? Perch non ha passato in rassegna i beni
riservati alle vergini assieme all'immortalit? Perch non ha ricordato
che esse, prese le lampade per andare incontro allo sposo, entreranno
assieme al re nella camera nuziale coperte di gloria e fiduciose, e che
risplenderanno pi di ogni altro restando vicine al suo trono ed agli
appartamenti regali? Di tutto ci non fa la bench minima menzione,
mentre dal principio alla fine del suo discorso ricorda la liberazione
dai dispiaceri della vita. "Credo - egli dice - che questo sia una cosa
buona". Tralasciando di aggiungere "a causa dei beni futuri", dice
invece "a causa delle necessit presenti". Quindi, dopo aver detto "La
vergine se si sposa non pecca", tace sull'argomento dei doni celesti di
cui si priva, ed aggiunge soltanto "Costoro avranno i tormenti della
carne".
2. Egli mantiene quest'atteggiamento non solo fino a questo punto, ma
fino alla fine. Non mette avanti la verginit parlando dei beni futuri,
ma si rifugia sempre nello stesso motivo, dicendo "Il tempo  breve".
Invece di dire "Voglio che voi nei cieli brilliate e che siate molto pi
splendenti delle persone sposate", si trattiene sulle cose di quaggi
dicendo "Voglio che non abbiate preoccupazioni". Non si comporta cos
solo qui. Anche quando parla della sopportazione, batte nei suoi
consigli la stessa strada. Dopo aver detto "Se il tuo nemico ha fame
dagli da mangiare, se ha sete dagli da bere", dopo avere dato un tale
ordine, dopo avere comandato di fare violenza ai bisogni naturali e di
schierarsi in battaglia contro un fuoco cos insopportabile, dopo avere
evitato di parlare del cielo e dei beni celesti nel suo discorso sui
premi, fa consistere la ricompensa nel danno subito da chi ha commesso
il male: "Facendo cos. accumulerai dei carboni ardenti sul suo capo".
3. Perch dunque ricorre a questo tipo di esortazione? Non per errore, o
perch ignori il modo di trascinare e convincere l'ascoltatore, ma
perch possiede pi di tutti gli uomini la facolt di persuadere. E
questo da che cosa risulta? Dalle sue parole. In che modo? Parliamo
innanzitutto di ci che disse sulla verginit: si rivolgeva ai Corinzi,
presso i quali giudicava opportuno di non dover conoscere nulla oltre a
Cristo crocifisso, ai quali non poteva parlare come avrebbe parlato a
persone spirituali, ai quali dava da bere il latte perch erano ancora
carnali, ed ai quali, quando scriveva, muoveva questi rimproveri: "Vi ho
fatto bere il latte, non vi ho dato un cibo solido. Non eravate in grado
di prenderlo; neanche ora lo siete: siete ancora carnali, e camminate
come gli uomini".
4. Per questo, quando li esorta alla verginit e cerca di distoglierli
dal matrimonio, prende le mosse dalle cose di questa terra, vale a dire
dalle cose visibili e sensibili. Sapeva bene che, partendo dalle cose
terrene, avrebbe potuto trascinare meglio questi miseri, ancora
attaccati alla terra ed attratti da essa. Perch mai infatti, dimmi,
molti uomini ancora pi rozzi e materiali nelle piccole e grandi cose
giurano su Dio e non hanno paura di spergiurare, mentre non sarebbero
mai disposti a giurare sulla testa dei loro figli? Eppure, lo spergiuro
e la punizione sono molto pi gravi nel primo che nel secondo caso;
purtuttavia, tali uomini sono trattenuti pi dal secondo che dal primo
giuramento.
5. Anche per quanto riguarda l'aiuto ai poveri, costoro non vengono
stimolati tanto dai discorsi sul regno dei cieli, anche se ripetuti pi
volte, quanto dalla speranza in qualcosa di utile per i loro figli e per
loro stessi in questa vita. Diventano zelanti in tali aiuti soprattutto
quando guariscono da una lunga malattia, quando riescono a scampare ad
un pericolo, quando ottengono una carica od una magistratura; per farla
breve, si pu constatare che la maggior parte degli uomini viene spinta
dalle cose che si trovano a portata di mano. Queste infatti, proprio
perch si fanno maggiormente sentire data la loro vicinanza, nei momenti
buoni rappresentano il pi forte incentivo, mentre in quelli dolorosi
incutono maggiore paura. Per questo Paolo prese le mosse dalle cose pi
vicine quando parl ai Corinzi e cerc di abituare i Romani alla
sopportazione.
6. In effetti l'anima debole, quando riceve un torto, non si libera
tanto facilmente dal veleno dell'ira, se sente fare dei discorsi sul
regno dei cieli e le vengono offerte delle speranze a lungo termine;
questo invece si verifica, quando attende il momento di vendicarsi
dell'offensore. Paolo, volendo distruggere il rancore alla radice e
svuotare l'ira, ricorda ci che riesce maggiormente a consolare
l'offeso: senza privarlo dell'onore a lui riservato nella vita futura,
per il momento cerca di farlo incamminare in qualche modo per la strada
della filosofia e di aprirgli la porta della riconciliazione. La cosa
pi difiicile  incominciare a realizzare la virt: dopo quest'inizio,
la fatica non  pi tanta.
7. Non si comporta per cos nostro Signore Ges Cristo quando parla
della verginit o della tolleranza. Nel primo caso, ricorda il regno dei
cieli: "Vi sono degli eunuchi - dice - che si sono resi tali per il
regno dei cieli". E quando esorta a pregare per i nemici, non parla del
danno che l'offensore deve ricevere, n ricorda i carboni ardenti:
lascia che tutte queste cose vengano dette alle persone piccole e
meschine, e nelle sue esortazioni prende le mosse da pensieri pi
elevati. Di quali si tratta? "Affinch diveniate - dice - simili al
padre vostro che  nei cieli". Guarda quant' grande il premio. Coloro
che ascoltavano queste parole erano Pietro, Giacomo, Giovanni e la
rimanente schiera degli apostoli: per questo li attirava ricordando i
premi spirituali. Paolo avrebbe fatto lo stesso, se il suo discorso si
fosse rivolto a simili persone. Poich per parla ai Corinzi, ancora
imperfetti, concede loro subito il frutto delle loro fatiche, affinch
si mettano a praticare la virt con maggiore impegno.
8. Per questo anche Dio rinunzi ad annunziare agli Ebrei il regno dei
cieli, ed accord loro solo i beni terreni. Per le cattive azioni
minacci non la geenna ma le disgrazie di questa vita, quali la fame, la
pestilenza, le malattie, le guerre, le prigionie ed altre simili. Da
questi mali infatti vengono pi trattenuti gli uomini materiali, e
questi mali temono maggiormente, mentre non tengono in nessun conto le
cose che non si vedono e che non sono vicine. Per questo anche Paolo si
dilunga di pi sugli argomenti che sono maggiormente in grado di far
presa sulla loro rozzezza. Voleva inoltre mostrare che mentre alcuni
degli altri beni ci caricano di fatiche in questa vita e riservano tutti
i premi alla vita futura, la verginit invece, nel momento in cui viene
realizzata, concede una non piccola ricompensa, liberandoci da tante
fatiche e preoccupazioni. Assieme a questi due scopi egli ne raggiunse
anche un terzo. Quale? Il far ritenere la verginit non impossibile, ma
ben possibile. A tale scopo, egli mostra che il matrimonio procura molte
pi difficolt.  come se dicesse a qualcuno: "La verginit ti sembra
fonte di pene e di fatiche? Io ti dico invece che la devi praticare: 
cos facile, che ci procura un numero di gran lunga inferiore di
preoccupazioni rispetto al matrimonio". "Proprio perch desidero
risparmiarvi - egli dice - e non voglio che subiate tormenti, preferisco
che non vi sposiate".
9. "Ma di quali tonnenti si tratta? - mi si potrebbe forse obiettare -.
Al contrario, vediamo che il matrimonio procura un grande rilassamento e
molti piaceri. Innanzitutto, il potere di soddisfare i propri desideri
con tutta tranquillit senza dovere sopportare i violenti assalti della
natura contribuisce non poco alla serenit della vita. In secondo luogo,
il resto della vita non conosce pi n abbattimenti n squallore, ed 
pieno di allegria, di risa e di gioia. La tavola  sontuosa, le vesti
sono molli, il letto ancora pi molle, i bagni sono continui, i profumi
ed i vini non inferiori ai profumi sono a disposizione, al pari di tante
altre cose dispendiose, di diverso genere: in tal modo essi servono la
carne, procurandole molti piaceri.

L. Il piacere  considerato illegittimo sia nell'Antico che nel Nuovo
Testamento.
1. Innanzitutto, queste cose non sono consentite nel matrimonio, che 
solito procurare soltanto la libert degli accoppiamenti, e non quella
di godere i piaceri. Ne  testimone il beato Paolo quando dice: "La
donna che vive nella dissolutezza  morta". E se si obietta che queste
parole sono state pronunziate a proposito delle vedove, ascolta ci che
dice alle donne sposate: "Analogamente, le donne devono essere vestite
in modo decente, e adornarsi con ritegno e temperanza, non con trecce,
ori, perle e vesti sfarzose, ma cos come si addice alle donne che
manifestano la loro religiosit attraverso le buone opere". Non solo in
questo passo, ma anche in altri si pu notare la sua grande insistenza
sulla necessit di non ricercare tali cose.
2. Dice infatti: "Se abbiamo di che nutrirci e coprirci, ci contentiamo.
Chi vuole essere ricco, diviene preda di desideri stolti e dannosi, che
fanno precipitare gli uomini nella rovina e nella perdizione". Ma perch
parlare di Paolo, che pronunziava tali parole all'epoca della somma
filosofia e dell'abbondante grazia dello spirito? Ascolta come il
profeta Amos attacca aspramente coloro che si danno ai piaceri: eppure,
parlava agli Ebrei ancora bambini, in un tempo in cui erano consentiti
il lusso, lo sfarzo e per cos dire tutte le cose superflue. Dice: "Guai
a coloro che vanno verso il giorno cattivo, che si avvicinano ai falsi
sabati fino a toccarli, che dormono su letti di avorio, che sono
dissoluti sui loro giacigli, che mangiano i capretti del gregge ed i
vitelli da latte presi dalle mandrie; che battono le mani al suono degli
strumenti, che bevono il vino filtrato e che si ungono con i profuni pi
preziosi: pensano che questi beni siano stabili e non caduchi".

LI. Anche se il piacere fosse permesso, i dolori prodotti dal matrimonio
basterebbero a distruggerlo.
Come ho detto, in primo luogo i piaceri non erano consentiti; ma anche
se non fossero stati vietati e se tutto fosse stato permesso, va
ricordato che altri fattori opposti sono causa di tristezza e di dolore;
anzi, sono tanto pi numerosi e pi forti dei piaceri, che non 
possibile provare questi ultimi neanche un poco: essi si dileguano
completamente.

LII. Del grande male rappresentato dalla gelosia.
1. Dimmi: se un uomo  per natura geloso, o se un pretesto infondato lo
fa divenire preda di questo male, che cosa  pi pietoso di quest'anima?
Quale guerra, quale tempesta possiamo paragonare alla sua casa, per
ottenere un'immagine fedele? Tutto gronda di dolori, di sospetti, di
discordia e di confusione. Chi  colpito da tale pazzia non sta meglio
degl'indemoniati o di coloro che sono vittime di una malattia mentale:
continuamente scatta e si slancia, odia tutti e sfoga la sua ira sui
presenti anche se non hanno colpa, si tratti dei servi, dei figli o di
qualsiasi altro. Ogni gioia  scacciata, e tutto  pieno di tristezza,
di dolore e di avversione. Rimanga a casa, vada in piazza o intraprenda
un viaggio, fa sempre nascere questo terribile male, che  peggiore
della morte e che eccita ed irrita la sua anima senza lasciarla mai
tranquilla. In effetti, tale malattia  solita produrre non solo la
tristezza, ma anche un'ira intollerabile. Ciascuno di questi mali 
sufficiente da solo a rovinare la sua vittima; quando per tutti insieme
la cingono d'assedio e la stringono continuamente senza permetterle di
respirare neanche per un breve momento, quante morti sarebbero peggiori?
Neanche l'estrema povert, neanche una malattia inguaribile, neanche il
fuoco o il ferro possono essere definiti mali uguali: soltanto coloro
che l'hanno sperimentata lo sanno bene. Quando il marito si vede
costretto a sospettare sempre della donna che ama pi di ogni altra
persona, e per la quale darebbe volentieri la propria vita, che cosa 
pi in grado di consolarlo?
2. Se deve mangiare e bere, l'uomo geloso pensa che la tavola sia piena
di veleni mortali piuttosto che di vivande; e quando si corica e giace
sul letto, non riesce a stare quieto neanche un momento, ma si agita e
si rivolta come se avesse sotto di s dei carboni: n la compagnia degli
amici, n il pensiero degli affari, n la paura dei pericoli, n lo
smodato piacere n alcun'altra cosa  in grado di allontanarlo da tale
tempesta, che s'impadronisce della sua anima pi di qualsiasi gioia e
dolore. Tenendo presente questo, Salomone disse: "Dura come la morte 
la gelosia", e "l'animo di suo marito  pieno di gelosia; nel giorno del
giudizio non la risparmier: nessuna ricompensa muter il suo odio, ed i
molti doni non varranno a dissolverlo".
3. Cos forte  la pazzia prodotta da questa malattia, che neanche il
castigo del colpevole riesce ad eliminare il dolore. Spesso molti
mariti, pur avendo ucciso l'adultero, non riescono ad estirpare l'ira e
lo scoraggiamento. Ci sono amche uomini che, dopo avere ucciso le
proprie mogli, si lasciano consumare dal fuoco della gelosia in misura
simile o anche maggiore. Il marito vive in preda a questi mali, anche
quando non c' nulla di vero; e la moglie misera e sfortunata deve
sopportare dolori ancora pi forti di quelli del coniuge. Quando infatti
vede imbestialirsi e diventare nemico pi di ogni altro l'uomo che
avrebbe dovuto consolarla da tutti i dolori e da cui avrebbe dovuto
attendersi ogni assistenza, dove potr pi guardare? Dove dovr fuggire?
Dove potr trovare la liberazione dai suoi mali, se il porto  coperto e
pieno di un'infinit di scogli?
4. Allora i servi e le serve la trattano in modo pi oltraggioso di suo
marito. Questa razza di persone  sempre infida ed ingrata, ma quando
pu prendersi una maggiore libert e vede padroni in discordia tra loro,
considera tale guerra un ottimo pretesto per oltraggiare. In questi
momenti, possono infatti inventare ed immaginare tutto ci che piace
loro senza alcun timore, e con le loro calunnie accrescono i sospetti.
L'anima del marito, una volta divenuta preda di tale funesta malattia,
crede volentieri a tutto, ed aprendo le orecchie a tutti
indifferentemente, non riesce a distinguere i calunniatori da coloro che
non lo sono. Anzi, sembrano dire la verit pi coloro che accrescono i
sospetti che coloro che cercano di dissiparli.
5. La moglie deve quindi temere non meno del marito gli schiavi pronti a
fuggire che vivono nella sua casa e le loro mogli, e prendere il loro
posto abbandonando il rango che le  proprio. Quando potr vivere senza
piangere? In quale notte? In quale giorno? In quale festa? Quando potr
evitare i sospiri, i lamenti, i gemiti? Continuamente la colpiscono le
minacce, le offese e gli oltraggi sia del marito che ha ricevuto una
ferita inunaginaria sia dei servi miserabili; custodi e spie la
sorvegliano, e tutto  pieno di paura e di tremito. Non solo vengono
sorvegliate le sue entrate e le sue uscite, ma vengono esaminate con
molta attenzione anche le sue parole, i suoi sguardi, i suoi sospiri: in
tal caso, o deve rimanere pi immobile di una pietra, sopportare tutto
in silenzio e restare sempre inchiodata alla camera nuziale peggio di un
prigioniero; o, se vuole parlare, lamentarsi ed uscire, deve rendere
conto di tutto a questi giudici corrotti - parlo delle ancelle e della
folla dei domestici.
6. Se vuoi, in mezzo a tutte queste disgrazie metti pure le ricchezze
indescrivibili, la sontuosit della mensa, le schiere dei servi, lo
splendore della stirpe, la grande potenza, la grande fama, il lustro
degli antenati; non lasciare nessuna delle cose che sembrano rendere
invidiabile questa vita; metti tutto insieme con attenzione, e
raffrontalo con questi tormenti: vedrai che il piacere prodotto da tali
cose non  neanche una parvenza, e si dilegua com' naturale che si
spenga una scintilla che cade in un vasto mare. Ci succede quando  il
marito ad essere geloso; quando invece la malattia si trasferisce alla
moglie - e questo accade non di rado - il marito si trova in migliori
condizioni di lei, mentre la maggior parte del dolore si riversa di
nuovo sulla poveretta, che non pu fare uso delle stesse armi nei
confronti del marito di cui sospetta. Quale marito potrebbe infatti mai
accettare l'ordine della moglie di rimanere sempre in casa?
7. Quale servo pu d'altra parte avere il coraggio di sorvegliare il
padrone, senza essere subito gettato da un precipizio? La moglie non pu
consolarsi con questi mezzi, n dare sfogo alla propria ira con le
parole: il marito pu forse sopportare questo suo malumore una o due
volte, ma se lei continua sempre ad accusarlo le insegna subito che 
meglio sopportare tutto in silenzio e consumarsi. Questo accade quando
c' un semplice sospetto. Quando invece il male  reale, nessuno pu
sottrarre la moglie alle mani del marito offeso, che, invocando in suo
soccorso le leggi, conduce in tribunale la persona a lei pi cara e la
fa uccidere. Il marito, al contrario, pu sfuggire alla pena della
legge, anche se gli  riservata la condanna celeste, quella di Dio. Ci
non basta per a consolare la misera, che va necessariamente incontro ad
una morte lenta e pietosa, prodotta dagl'incantesimi e dalle pozioni
approntate dalle adultere. Vi sono poi delle adultere che non hanno
bisogno di ricorrere a questi mezzi insidiosi nei confronti delle loro
vittime, perch queste vengono rapite prima dalla morte, data la
veemenza della loro disperazione. Di conseguenza, anche se tutti gli
uomini corrono al matrimonio, le donne non devono inseguirlo. Non
possono dire che la tirannia del desiderio  troppo forte; d'altra
parte, come il nostro discorso ha dimostrato, sono esse a raccogliere il
maggior numero dei mali del matrimonio.
8. "E che? - mi si obietta -. Questa disgrazia tocca a tutti i
matrimoni?". Essa per non resta lontana da ogni matrimonio, mentre si
tiene ben lontana da ogni persona vergine. La donna sposata, anche se
non ne  vittima,  sempre vittima della paura che essa produce: colei
che intende convivere con un uomo non pu non soppesare e temere le cose
brutte collegate con tale convivenza. La vergine, al contrario, resta
esente non solo dalle disgrazie, ma anche dai sospetti. "Questo per non
si verifica in tutti i matrimoni". Neanch'io lo dico; ma anche se non
capita un male, ce ne sono molti altri, e se si sfugge ad uno, non 
possibile sfuggire a tutti quanti: come, nel caso delle spine che si
attaccano alle vesti quando si attraversa una siepe, se ci si volta per
toglierne una si  punti da molte altre, cos nella vita matrimoniale
chi sfugge ad un male  trafitto da un altro, e chi ne evita uno
inciampa in un altro; in una parola non si pu trovare un matrimonio in
cui manchino completamente i dispiaceri.

LIII. Il matrimonio con una donna ricca non  invidiabile, e provoca pi
dolori del matrimonio con una donna povera.
Ma, se vuoi, lasciamo da parte tutti gli aspetti spiacevoli, e prendiamo
ora in esame pi da vicino la cosa che nel matrimonio sembra
rappresentare la somma felicit e che spesso molti, anzi tutti si
augurano di ottenere. Di che cosa si tratta? Del prendere in sposa,
quando si  poveri, semplici e modesti, una moglie discendente da una
famiglia importante, potente e molto ricca. Ma questa cosa cos
invidiabile si rivela in realt foriera di disgrazie non minori di
quelle dell'altro matrimonio tanto detestato. Le donne sono una razza
portata pi di ogni altra all'alterigia ed alla debolezza, e divengono
pi facilmente preda di queste malattie. Quando poi hanno a portata di
mano un gran numero di pretesti per manifestare la loro alterigia, nulla
pi le trattiene: come la fiamma che si attacca ad una materia, si
gonfiano in un modo indicibile, e sconvolgono ogni ordine, mettendo
tutto sottosopra. In tal caso infatti la moglie non consente al marito
di rimanere il capo, ma, spinta dalla sua presunzione e demenza, lo
scaccia da questo posto e lo relega in una posizione subordinata, che
invece spetterebbe a lei: cos,  lei a diventare il capo. Che cosa c'
di peggio di quest'anomalia? Non parlo poi dei rimproveri, delle offese,
dei dispiaceri, cose pi insopportabili di ogni altra.

LIV. Se si riesce a sottomettere la moglie ricca, i dispiaceri si fanno
ancora piu grandi.
E se si dicesse - l'ho sentito dire a molti, quando capita di fare
questi discorsi: "Mi basta che sia molto ricca; per me, non  un
problema sottometterla ed umiliare la sua presunzione"; se si dicesse
questo, innanzitutto si mostrerebbe d'ignorare che si tratta di
un'impresa molto difficile. In secondo luogo, anche se si riuscisse, il
danno non sarebbe lieve. Il fatto che la moglie viene sottomessa al
marito con la costrizione, il timore e la violenza  molto pi penoso e
doloroso dell'esercizio di un pieno potere su di lui. Come mai? Perch
questa violenza scaccia ogni amore ed ogni piacere; e quando non c' n
l'amore n il desiderio amoroso, ed al loro posto subentrano la paura e
la costrizione, che cosa vale pi un simile matrimonio?

LV. Sposare un uomo piu ricco  un male insopportabile.
Questo accade quando  la moglie ad essere ricca. Se invece la moglie
non ha nulla mentre il marito  ricco, la moglie, invece di essere
sposa, diventa serva, e da donna libera che era si trasforma in schiava:
perduta la sicurezza propria del suo rango, non si trova in una
situazione migliore di quella degli schiavi comprati; e se il marito
vuol fare lo sregolato o ubriacarsi o portare nel suo letto una folla di
cortigiane, deve o sopportare tutto e fare buon viso, o abbandonare la
casa. E questa non  la sola cosa brutta: quando il marito  cos, la
moglie non  in grado di comandare liberamente n i servi n le ancelle;
vivendo come un'estranea, godendo di cose che non le appartengono, e
coabitando con un padrone pi che con un marito,  costretta a fare
tutto ed a soffrire. Qualora poi un uomo volesse sposare una donna di
condizione simile alla sua, la legge della sottomissione rovina ogni
uguaglianza, anche se l'entit del patrimonio spinge la moglie a
considerarsi uguale al marito. Che cosa si pu fare di fronte a
difficolt cos grandi, che insorgono ad ogni passo? Non citarmi come
esempio i matrimoni - molto pochi e facili a contarsi - che sfuggono a
questi mali:  bene definire le cose non in base alle eccezioni, ma in
base a ci che capita di regola.

LVI. La donna sposata  costretta a soffrire molti dolori
1.  ben difficile, anzi  impossibile che questi mali si presentino
durante lo stato verginale, mentre  difficile che non capitino durante
il matrimonio. E se nei matrimoni che sembrano felici insorgono cos
forti dispiaceri e cos gravi disgrazie, che cosa si dovrebbe dire e a
proposito dei matrimoni che, per comune ammissione, sono fonte di
dolori?  fatale che la donna, anche se deve morire una volta sola, non
tema la morte di una sola persona e che non si preoccupi di un'unica
vita, pur possedendone una sola: grande  la sua trepidazione per il
marito, per i figli, per le loro mogli e per i loro figli, e quanto pi
la radice si divide nei vari rami, tanto pi si moltiplicano le sue
ansie. Se a qualcuna di queste persone capita o un danno economico o una
malattia fisica o qualche altro male non voluto, essa deve affliggersi e
lamentarsi non meno delle vittime dirette. Quando tutti i congiunti
muoiono prima di lei, il dolore le diventa insopportabile; quando invece
alcuni restano in vita, mentre altri sono rapiti da morti premature,
neanche in questo si pu trovare una vera e propria consolazione.
2. L'ansia per le persone vive che continua a scuotere l'anima non 
inferiore al dolore che prova per i morti ma lo supera, per quanto
strano ci possa sembrare. Il tempo suole infatti mitigare la tristezza
prodotta dalle morti, mentre le preoccupazioni per i vivi sono destinate
a continuare sempre, e a cessare solo con la morte. Quale vita
conduciamo se, non contentandoci dei nostri dolori, siamo costretti a
piangere sulle disgrazie altrui? Spesso molte donne discendono da
genitori illustri, vengono allevate nei pi grandi agi e vengono fatte
sposare ad uomini molto potenti; eppure all'improvviso, prima ancora di
potere assaporare questa felicit, al sopraggiungere di una calamit
simile ad una tempesta o ad una burrasca, vanno a fondo e sperimentano
gli orrori del naufragio; dopo aver goduto di un'infinit di beni prima
del matrimonio, una volta sposatesi piombano nell'estrema disgrazia. "Ma
questo - mi si obietta - non suole accadere in tutti i matrimoni n si
verifica sempre". Ed io torno a ripetere: non si pu per neanche dire
che tutti i matrimoni ne siano esenti: da una parte, alcune persone
fanno diretta esperienza di tali disgrazie; dall'altra, quelle che sono
riuscite ad evitare la prova sono angustiate dall'attesa. Ogni vergine,
invece, rimane al di sopra di ogni prova e di ogni attesa.

LVII. Dei dolori che colpiscono ogni matrimonio.
1. Ma se vuoi lasciamo stare tutto questo ed esaminiamo ora i mali che
la natura assegna al matrimonio ed ai quali nessuno pu sfuggire, lo
voglia o no. Quali sono? I dolori del parto, la generazione ed i figli.
Ma riprendiamo il discorso da un punto pi alto, e cerchiamo di capire
ci che avviene prima del matrimonio, per quanto ci  possibile (queste
cose le conosce infatti con esattezza soltanto chi le ha sperimentate).
 giunto il tempo del fidanzamento, e subito preoccupazioni di vario
tipo si affollano nella mente della donna: l'uomo che sta per sposare
pu avere dei bassi natali o una cattiva reputazione, o pu essere
arrogante, ingannatore, millantatore, insolente, geloso, meschino,
sciocco, malvagio, duro, effeminato. Certo, non  detto che tutti questi
mali debbano colpire tutte le donne che si sposano; ma  fatale che
tutte se ne preoccupino molto. Quando non si conosce ancora l'uomo
assegnato e le speranze sono incerte, l'anima della donna trema piena di
timore di fronte a tutto e pensa a tutti i mali possibili. Chi poi
dicesse che essa potrebbe rallegrarsi pensando ai beni contrari, sappia
che la speranza dei beni non ci consola nella stessa misura in cui ci
addolora il timore dei mali. I beni producono la gioia solo quando
poggiano su speranze sicure, mentre i mali, anche quando vengono
soltanto sospettati, subito scompigliano e sconvolgono l'anima.
2. Come nel caso degli schiavi l'incertezza sui futuri padroni non d
tregua alle loro anime, cos l'anima delle vergini, per tutto il periodo
del fidanzamento, assomiglia ad una nave sbattuta dalla tempesta. Ogni
giorno i loro genitori accolgono o scacciano i pretendenti; il
pretendente che ieri ha vinto pu essere oggi vinto da un altro, il
quale pu a sua volta essere scacciato da un altro ancora. Accade anche
che alla vigilia stessa del matrimonio quello che era ritenuto lo sposo
se ne vada a mani vuote, mentre un altro a cui non si pensava affatto
riceve in sposa la ragazza dai genitori. E non solo le donne, ma anche
gli uomini hanno forti preoccupazioni: mentre sul conto degli uomini ci
si pu informare, come ci si pu informare sul carattere o sull'aspetto
di una donna che rimane sempre chiusa in casa? Questo accade all'epoca
dell'innamoramento. Quando poi si giunge al matrimonio, l'angoscia
cresce e le paure soverchiano le gioie; la sposa teme di sembrare gi
dalla prima sera poco attraente e di gran lunga inferiore alle
aspettative del marito. Essa pu sopportare un disprezzo successivo, che
subentra all'ammirazione iniziale; ma se, per cos dire, suscita
repulsione fin dal punto di partenza, quando potr mai essere ammirata?
3. E non dire: "Che cosa succede invece se  bella?". Neanche in questo
caso si libera dalle sue preoccupazioni. Molte donne splendenti nella
loro bellezza fisica non riescono a catturare i loro mariti, che
abbandonano per darsi ad altre inferiori a loro. E anche quando questa
preoccupazione svanisce, ne sopraggiunge un'altra: nuovi dispiaceri
insorgono al pagamento della dote, quando il suocero non la d
volentieri perch sa di dare un deposito a fondo perduto, e quando lo
sposo, pur essendo ansioso di prenderla, si vede costretto ad essere
cauto nelle sue richieste di riscossione; la sposa si vergogna del
ritardo ed arrossisce di fronte al marito, perch ha un padre che  il
peggiore debitore. Ma ora tralascio tutto questo.
4. Anche se questa preoccupazione svanisce, subito subentrano la paura
della sterilit e, in aggiunta, quella di una prole molto numerosa; se
nessuna di queste due eventualit  ancora chiara, le spose fin
dall'inizio del matrimonio sono agitate da entrambi i pensieri. Se la
sposa diventa subito incinta, la gioia si mescola alla paura, perch da
quest'ultima nulla nel matrimonio  disgiunto; si teme che il feto
concepito vada distrutto in un aborto, e che la donna incinta corra
l'estremo pericolo. Se invece prima del concepimento intercorre un lungo
periodo di tempo, la donna si perde d'animo, come se il generare
dipendesse da lei. Quando poi giunge il momento del parto, il ventre,
gi messo a dura prova per tanto tempo,  colpito e tirato dai dolori,
che da soli bastano ad oscurare tutte le gioie del matrimonio. Oltre a
questo, altri pensieri la turbano. La povera e sfortunata ragazza, pur
essendo torturata da cos forti dolori, teme non meno di questi di dare
alla luce un figlio mutilato e storpio in luogo di un figlio integro e
sano, o di avere una femmina invece di un maschio. Quest'angoscia, in
effetti, non tormenta in quel momento le partorienti meno dei dolori del
parto: hanno paura dei mariti non solo nelle cose di cui sono
responsabili, ma anche - e in misura non minore - in quelle in cui sono
esenti da qualsiasi responsabilit. Trascurando la propria sicurezza in
un momento di cos grave pericolo, si preoccupano di non far succedere
nulla che sia sgradito al marito. E dopo che il bambino  caduto a terra
ed ha emesso il primo vagito, si affacciano altre preoccupazioni, quelle
relative alla sua incolumit ed al suo allevamento.
5. Ed anche se il bambino generato ha una buona natura ed  portato alla
virt, i genitori temono che gli capiti qualcosa di male, che sia
vittima di una morte prematura, che si lasci prendere da qualche vizio.
Non  vero soltanto che da cattivi si pu diventare buoni: anche da
buoni si pu diventare vili e cattivi. E se si verifica qualcuno di
questi eventi esecrabili, il dolore che ne deriva  pi insopportabile
di quello che si sarebbe provato se la stessa cosa fosse avvenuta
all'inizio. Se poi tutte le qualit buone restano salde, la paura di un
cambiamento continua sempre a scuotere l'animo dei genitori e ad
eliminare una buona parte del piacere. "Ma non a tutte le persone
sposate capita di avere figli". Ammetti dunque un altro motivo di
tristezza? Quando gli sposi sono presi da differenti dolori e
preoccupazioni, ci siano o no i figli, o siano essi buoni o cattivi,
come possiamo chiamare piacevole la vita matrimoniale?
6. Se poi gli sposi vivono d'amore e d'accordo, si affaccia il timore
che la morte venga a recidere il piacere.  pi esatto dire che in tal
caso non si ha a che fare con una semplice paura: il male non consiste
soltanto nella sua attesa, ma fatalmente si realizza modo concreto.
Nessuno  stato mai in grado d'indicare due persone sposate che siano
morte entrambe nello stesso giorno: non essendo ci possibile, resta
solo l'obbligo di sopportare una vita molto pi dolorosa della morte, si
sia vissuti insieme per molto tempo o per poco. Chi ha infatti
sperimentato una lunga convivenza, riceve un dolore in proporzione pi
grande, giacch la lunga dimestichezza rende insopportabile la
separazione e chi, quando il suo desiderio  ancora veemente, si vede
privato dell'amore che non ha potuto gustare e di cui non ha ancora
potuto saziarsi, piange per questo ancora pi dell'altro: per cause
opposte, entrambi sono vittime di uguali dolori.
7. E perch ricordare le separazioni che nel frattempo si verificano, le
lunghe assenze, le ansie che le accompagnano, e le malattie? "Ma che
cosa ha a che fare questo con il matrimonio?" mi si obietta. Spesso,
molte donne si ammalano soprattutto per colpa sua. Quando sono vittime
di violenza e d'ira, si produce in loro una febbre dovuta ora alla
rabbia, ora allo scoraggiamento. Se invece, quando il marito  presente,
non solo non soffrono nulla di tutto questo, ma godono delle sue
continue gentilezze, quando egli si allontana incappano negli stessi
dolori. Ma anche se lasciassimo andare tutto questo e non muovessimo pi
accuse al matrimonio, non potremmo scagionarlo anche di un'altra colpa.
Di quale? Il matrimonio non permette all'uomo sano di stare meglio del
malato, ma lo fa piombare nello stesso scoraggiamento che prova l'uomo
allettato,

LVIII. Il matrimonio, anche se sfugge ad ogni dolore, non ha in s nulla
di grande
1. Vuoi che, prescindendo da tutto ci, supponiamo nel nostro
ragionamento l'impossibile ed ammettiamo l'esistenza di un matrimonio in
cui sono presenti tutti i beni, vale a dire la prole numerosa e buona,
la ricchezza, una moglie saggia, bella ed intelligente, la concordia ed
una lunga vecchiaia? Aggiungiamo pure il lustro della stirpe e la grande
potenza, e supponiamo che un matrimonio simile non venga disturbato dal
timore di un cambiamento, la malattia che  propria della nostra natura;
sia bandito ogni motivo di tristezza, ogni pretesto che possa dar adito
a preoccupazioni ed angustie; nessuna ragione, nessuna morte prematura
sciolga tale matrimonio; tutti e due i coniugi muoiano nello stesso
giorno; oppure - e questa sembra la pi grande felicit - i figli
restino gli eredi, ed accompagnino alla tomba i genitori morti dopo una
lunga vecchiaia. Ma qual  la conclusione? Quale guadagno traggono i
coniugi da questo piacere, nel momento in cui partono per l'altra vita?
Il lasciare molti figli, l'avere goduto di una bella moglie, delle
ricchezze e di tutte le altre cose che ho appena enumerato, l'avere
trascorso una lunga vecchiaia, di quale aiuto potranno mai essere di
fronte a quel tribunale, nella sfera delle cose eterne e vere? Di nessun
aiuto. Tutto questo non  forse un'ombra ed un sogno? Che cosa accade
dunque, se mio marito  portato a cadere in basso ed io voglio essere
continente? Devi seguirlo. La catena che il matrimonio ti ha messo
intorno ti trascina e ti tira tuo malgrado verso colui che fin
dall'inizio  legato assieme a te; se opponi resistenza e cerchi di
romperla, non solo non ti liberi dai suoi legami, ma vai incontro alla
pi grave punizione.

LIX. La verginit  una cosa facile
La vergine non  costretta a prendere informazioni sul suo sposo, n
teme d'essere vittima di un inganno. Lo sposo  infatti Dio, non un
uomo; e il Signore, non un compagno di schiavit: tanto grande  la
differenza tra i due sposi. Esamina anche le condizioni dell'unione. I
doni nuziali offerti a tale fidanzata non sono rappresentati dagli
schiavi, dalle misure di terreno e da un certo numero di talenti d'oro,
ma dai cieli e dai beni celesti. Per di pi, la donna sposata teme la
morte oltre che per altri motivi anche perch la separa dal consorte. La
vergine, invece, desidera la morte e considera la vita come un peso,
ansiosa com' di vedere il suo sposo "faccia a faccia" e di godere della
sua gloria.

LX. La verginit non ha bisogno di nessuna delle cose che non dipendono
da noi
1. Neanche una vita da miseria pu danneggiare la vergine, come accade
invece nel matrimonio; anzi, essa rende ancora pi gradita allo sposo
colei che la sopporta di buon grado. Lo stesso vale per i bassi natali,
per l'assenza di una bellezza fisica risplendente e per le altre cose
dello stesso genere. Ma perch parlarne? Neanche il non essere libera
nuoce al suo fidanzamento: le basta mostrare un'anima bella e
raggiungere il primo posto. In tale stato, non c' motivo di temere la
gelosia o di provare una dolorosa invidia nei confronti di un'altra
donna che si  unita ad un uomo pi illustre. Nessun uomo  infatti
simile o uguale al suo sposo, nessuno gli si avvicina neanche un po';
nel matrimonio, invece, la donna sposata, anche se ha un marito molto
ricco e potente, pu sempre trovarne un'altra con un marito di
condizione molto pi alta.
2. L'essere superati da persone pi importanti non diminuisce in lieve
misura il piacere che si prova quando si superano gl'inferiori. Ma il
grande sfarzo negli ori, nelle vesti, nella tavola e nelle altre
comodit basta da solo ad incantare l'anima e ad attrarla. Ma quante
donne ne godono? La maggior parte uomini vive nella povert, nelle
ristrettezze e nelle fatiche. Se ci sono donne che possono godere di
tali beni, sono molto poche, e si possono facilmente contare; esse
agiscono per contro il volere di Dio. Come abbiamo mostrato in
precedenza nel nostro discorso, a nessuno  consentito vivere in questi
piaceri.

LXI. Il portare addosso gli ori produce pi paura che piacere
Ma supponiamo pure nel nostro ragionamento che questo lusso sia
permesso, e che n il profeta n Paolo si dichiarino contrari alle donne
che amano troppo lo sfarzo. Ma di quale utilit sono i molti ori? Non
producono altro che invidie, preoccupazioni e timori non indifferenti.
Le donne che li possiedono si agitano non solo quando li ripongono nello
scrigno al sopraggiungere della notte, ma anche quando li indossano:
quando  giorno, provano la stessa ansia, o piuttosto un'ansia ancora
pi forte, giacch i bagni e le chiese sono frequentate da donne che li
rubano. Ma anche non tenendo conto di queste ultime, accade spesso che
le donne che portano gli ori, spinte e premute dalla folla, non si
accorgono che qualche oggetto d'oro  caduto. Cos pure, molte perdono
non solo questi ori, ma collane di valore ancora maggiore, fatte di
pietre preziose che, strappate, finiscono con il cadere. Ma ammettiamo
pure che non sussista neanche questa paura, e che tale preoccupazione
venga bandita.

LXII. Il portare addosso gli ori nuoce alla bellezza e mette in risalto
la bruttezza
1. Si dice: "Altri vedono ed ammirano". Ammirano per non la donna che
indossa gli ori, ma gli oggetti indossati, e spesso la disprezzano per
colpa loro, come se se ne fosse adornata senza esserne degna. Se infatti
la donna  bella, gli ori danneggiano la bellezza naturale, perch i
molti ornamenti non le permettono di mostrarsi cos com', e ne
eliminano la maggior parte; se invece  brutta e di aspetto sgradevole,
essi la fanno apparire ancora pi repellente: la bruttezza, quando
appare da sola, si rivela unicamente per quello che ; ma quando si
riveste di pietre risplendenti e di altri materiali belli, il suo
aspetto sgradevole risalta ancora di pi.
2. Il colore nero di un corpo  fatto risaltare maggiormente dalla luce
di una perla posta su di esso, che risplende come nell'oscurit; allo
stesso modo, gli ornamenti delle vesti, non permettendo all'impressione
visiva di affrontare da sola il giudizio degli spettatori, peggiorano la
deformit dell'aspetto: di fronte a quella bellezza artificiale e
straordinaria, la sconfitta diviene ancora pi netta. L'oro disseminato
sulle vesti, la variet dei lavori eseguiti in questo campo, e tutti gli
altri ornamenti - al pari di un atleta valente, in buone condizioni e
vigoroso, che respinge un avversario coperto di scabbia, brutto ed
affamato - annullano lo splendore del viso di colei che l'indossa ed
attirano su di s l'attenzione degli spettatori: di conseguenza, mentre
la donna viene derisa, essi vengono ammirati oltre misura.

LXIII. Quali sono gli ornamenti e qual  la bellezza della verginit
1. Gli ornamenti della verginit non sono per di tale natura. Non
danneggiano colei che l'indossa, giacch non sono corporei, ma
appartengono interamente all'anima. Per questo, anche se la vergine 
brutta, subito ne trasformano la bruttezza, rivestendola di una bellezza
straordinaria; se invece essa  bella e risplendente, ne accrescono lo
splendore. Le anime delle vergini non sono infatti adornate dalle
pietre, dagli ori, dalle vesti sfarzose, dai vari e ricchi ricami
colorati, o da qualcun'altra di queste cose caduche, ma, in loro vece,
dai digiuni, dalle veglie sacre, dalla mitezza, dalla bont, dalla
povert, dal coraggio, dall'umilt, dalla perseveranza - in una parola,
dal disprezzo di tutte le cose della vita presente.
2. L'occhio della vergine  cos bello ed incantevole che fa innamorare,
in luogo degli uomini, le potenze incorporee ed il loro padrone;  cos
puro e limpido, che  in grado di vedere in luogo delle bellezze
corporee quelle incorporee, e cos mite e tranquillo che non si adira
mai e non si rivolta neppure contro chi le fa del male e le procura
continuamente dei dolori; al contrario, guarda costoro in modo dolce e
soave. Tale modestia la riveste, che anche gl'intemperanti, guardandola
bene, si vergognano, arrossiscono e mitigano la propria follia. Come
l'ancella che serve una padrona modesta deve assumere anch'essa questo
carattere anche se non lo vuole, cos anche la carne della persona che
pratica tale filosofia deve uniformarsi ai suoi movimenti ed impulsi. Lo
sguardo, la lingua, l'aspetto, l'andatura ed in una parola tutto
ricevono un'impronta dall'ordine interiore. Come un profumo prezioso,
anche se  racchiuso in un vaso, impregna l'aria della propria fragranza
ed inebria non solo quelli che si trovano in casa o che sono vicini, ma
anche quelli che sono fuori; allo stesso modo la fragranza dell'anima
della vergine, diffondendosi nei sensi, rivela la virt interiore, mette
a tutti i cavalli le auree redini dell'ordine ed assicura il perfetto
ritmo di ciascuno di loro; non permette alla lingua di pronunziare
nessuna parola stonata e disarmonica, n all'occhio di guardare senza
pudore e con sospetto, n all'orecchio di ascoltare qualche canto
sconveniente. La vergine bada anche ai piedi, in modo da avere non
un'andatura disordinata e molle, ma un passo privo di affettazione e di
ricercatezza. Eliminato ogni ornamento dalle vesti, raccomanda
continuamente al volto di non distendersi nelle risa, di non sorridere
neanche di nascosto, di mostrare al contrario sempre una fronte
vereconda e seria, e di essere sempre pronto al pianto e mai al riso.

LXIV. Ci che soffriamo per Cristo, anche se  fastidioso,  fonte di
piacere.
Quando senti parlare di pianto, non nutrire dei cupi sospetti: queste
lacrime procurano un piacere che neanche il riso di questo mondo riesce
a procurare. Se non ci credi, ascolta le parole di Luca: "Frustati, gli
apostoli si ritirarono dal cospetto del sinedrio pieni di gioia".
Eppure, non  questa la natura della frusta: di solito, essa non procura
n piacere n gioia, ma dolore e sofferenza. Ma se la natura della
frusta non riesce a procurare gioia, la fede in Cristo  invece cos
forte, che domina la natura delle cose. Se  vero che le fruste
producono piacere a causa di Cristo, perch ti meravigli, quando le
lacrime producono lo stesso effetto, sempre a causa di Cristo? Per
questo Egli chiama "giogo soave e carico leggero" quella che prima aveva
chiamato "strada stretta e piena di tormenti". Per sua natura, la cosa 
dolorosa ma diventa leggera grazie alla scelta compiuta da chi realizza
la virt ed alla buona speranza. Per questo  possibile vedere che chi
ha scelto la strada stretta e piena di tormenti in luogo di quella larga
e pianeggiante vi cammina con maggiore impegno, non perch non venga
tormentato, ma perch  superiore ai tormenti e non ne risente, com'
invece naturale che risentano gli altri. Anche la vita verginale ha i
suoi tormenti; ma quando li paragoniamo a quelli del matrimonio, non
possiamo pi dare loro questo appellativo.

LXV. Tutte le fatiche richieste dalla verginit non equivalgono ai soli
dolori del parto, conseguenza del matrimonio
Dimmi: la vergine, in tutta la sua vita, sopporta forse quello che si
pu dire ogni anno deve sopportare la donna sposata, vittima dei dolori
e dei gemiti causati dal parto? Cos forte  la tirannia di questo
dolore, che anche la Scrittura divina, quando vuole alludere alla
prigionia, alla fame, alla pestilenza ed ai mali pi insopportabili,
chiama tutto questo "dolori del parto". Anche Dio li ha imposti alla
donna come un castigo ed una maledizione: non parlo della generazione
pura e semplice, ma della generazione in queste condizioni, di quella
cio accompagnata da fatiche e da dolori. "Nei dolori -  detto infatti
- genererai i tuoi figli". La vergine, invece, si trova al di sopra di
questi dolori e di questa maledizione. Chi ha abolito la maledizione
della legge, assieme ad essa ha abolito anche quest'altra maledizione.

LXVI.  pi piacevole camminare che lasciarsi portare in giro dai muli
1. "Ma  piacevole farsi portare in giro dai muli per la piazza". Si
tratta soltanto di un lusso inutile, privo di qualsiasi piacere. Come la
tenebra non  migliore della luce, come l'essere rinchiusi non 
preferibile all'essere liberi, come l'aver bisogno di molte cose non si
pu anteporre al non aver bisogno di niente, cos non si trova meglio
neanche colei che non usa i propri piedi. Tralascio tutti i fastidi che
quest'abitudine costringe a sopportare. Questa donna non pu uscire da
casa quando vuole, ma spesso  costretta a rimanervi, anche se una
ragione seria la spinge ad andar fuori: si trova nello stesso stato dei
mendicanti che, avendo i piedi mutilati, non hanno modo di spostarsi. Se
per caso il marito tiene impegnati i muli, ecco affacciarsi i meschini
egoismi, le liti, i lunghi silenzi; se invece  lei ad agire cos senza
pensare alle conseguenze, finisce con il rivolgere la propria rabbia
contro se stessa per aver trascurato il marito, e con l'essere
continuamente rosa dal rimorso prodotto dalla sua insolenza. Come
sarebbe stato meglio per lei se avesse usato i piedi - per questo Dio ce
li ha fatti - evitando tutti questi fastidi, piuttosto che esporsi
agl'inevitabili effetti di cos forti crucci ed egoismi per amore della
comodit! Non sono per solo questi i motivi che la trattengono in casa:
accade la stessa cosa se i muli hanno male ai piedi - si tratti di uno
solo di essi o di tutti e due. Anche quando vengono condotti al pascolo
- e questo capita ogni anno e per pi giorni -  costretta a rimanere a
casa come una prigioniera: non pu uscire neanche se la chiama fuori un
bisogno impellente.
2. Chi poi dicesse che in tal modo essa evita gl'incontri con la folla e
non  costretta a subire gli sguardi di ogni suo conoscente e ad
arrossire, mostra d'ignorare totalmente ci che difende la natura
femminile e ci che invece la ricopre di vergogna. A queste due cose
sono estranee sia il mostrarsi che il nascondersi, giacch il secondo
effetto  prodotto dalla sfacciataggine interiore che non  in grado di
tenere a freno l'anima, mentre il primo  prodotto dalla saggezza e dal
pudore. Per questo molte donne che pure non conoscono la prigionia di
cui si  parlato e che camminano in piazza in mezzo alla folla non solo
non si attirano il biasimo dei detrattori, ma grazie alla loro saggezza
finiscono con l'avere molti ammiratori: attraverso il loro aspetto, il
loro incedere, le loro vesti poco ricercate, fanno trapelare il raggio
risplendente della loro compostezza interiore. Al contrario, non poche
di quelle che se ne stanno sedute in casa si fanno una cattiva fama. La
donna che rimane chiusa, pi di quella che appare in pubblico, pu
infatti mostrarsi a chi vuole vederla in tutta la sua sfacciataggine e
sfrontatezza.

LXVII.  fastidioso avere molte serve
"Ma forse il gran numero di ancelle fa piacere". Questo  il piacere
peggiore, giacch comporta un numero di preoccupazioni uguale a quello
delle serve: quando una di loro si ammala e muore, l'agitazione e lo
scoraggiamento sono inevitabili. Ma forse sono sopportabili questi
inconvenienti ed altri ancora, come ad esempio il darsi ogni giorno da
fare per reprimere la pigrizia, eliminare le frodi, far cessare ogni
forma d'incivilt, correggere tutti gli altri vizi. Ma la cosa pi
brutta - suole capitare specialmente nel caso in cui le serve sono molte
- si verifica quando nella loro schiera se ne trova una bella. 
inevitabile che questo si verifichi quando se ne ha un gran numero,
giacch i ricchi vogliono che le ancelle di loro propriet siano non
solo numerose, ma anche belle. Quando una di loro risplende tra le
altre, sia che catturi il padrone con un incantesimo, sia che non riesca
a produrre nulla in pi di un'ammirazione nei propri riguardi, la
padrona si addolora ugualmente, vedendosi superata, se non sul piano
dell'amore, per lo meno su quello della bellezza fisica e
dell'ammirazione. Quando le cose che nel matrimonio sembrano splendide
ed invidiabili comportano tanti tormenti, che cosa si pu dire a
proposito di quelle dolorose?

LXVIII. Della tranquillit offerta dalla verginit
1. La vergine, al contrario, non sopporta nulla di tutto ci. La sua
modesta casa non conosce agitazione, ogni grido  bandito da essa: come
in un porto calmo il silenzio domina su tutto ci che vi si trova
dentro. Un'altra tranquillit, superiore allo stesso silenzio, permea
poi la sua anima, giacch essa non ha a che fare con nessuna cosa umana,
ma discorre continuamente con Dio e tiene sempre fisso il suo sguardo su
di Lui. Chi potrebbe misurare questo piacere? Quale discorso sarebbe mai
in grado di esprimere la gioia dell'anima che si trova in questo stato?
Nessuno. Coloro che gioiscono del Signore sono i soli a conoscere la
grandezza di tale gioia e a rendersi conto di come essa superi di gran
lunga ogni possibile raffronto.
2. "Ma la vista di una gran quantit d'argento procura sempre un gran
piacere agli occhi". Quant' meglio invece guardare il cielo e
raccogliere da esso un piacere molto pi grande! Come l'oro  molto pi
risplendente e luccicante dello stagno e del piombo, cos lo  il cielo
rispetto all'oro, all'argento e ad ogni altra materia. E mentre la
contemplazione del cielo non causa preoccupazioni, l'altra
contemplazione  legata a molte ansie, che guastano sempre i nostri
desideri. Non vuoi guardare il cielo? Almeno, potresti guardare
l'argento esposto in piazza. Come dice il beato Paolo, "vi parlo per
farvi vergognare", giacch vi mostrate cos sensibili all'amore per le
ricchezze. Non so che cosa dire. A tal proposito, mi prende un grande
imbarazzo: non riesco a capire come mai quasi tutto il genere umano non
consideri fonte di piacere la possibilit di un godimento facile e
rilassato, e provi al contrario piacere soprattutto nelle
preoccupazioni, nelle tensioni e nelle inquietudini.
3. Come mai l'argento esposto in piazza non li rallegra come quello che
si trova in casa? Eppure il primo  pi risplendente e lascia l'anima
libera da ogni inquietudine. "Perch - si risponde - il primo non  mio,
mentre il secondo lo ". Ci che produce il piacere  dunque la
cupidigia, non la natura dell'argento: se cos fosse, anche l'argento
esposto in piazza dovrebbe procurare un piacere simile. Se poi tu
volessi richiamarti all'uso, allora ti farei notare che il vetro  molto
migliore: potrebbero dirtelo gli stessi ricchi, che fanno fabbricare per
lo pi i loro bicchieri con quest'altro materiale. Se poi il loro
orgoglio li costringe a far fare anche dei bicchieri d'argento, fanno
prima mettere dentro il vetro, e poi fanno rivestire d'argento la parte
esterna, mostrando in tal modo che, quando si beve, il vetro  pi
gradevole e pi adatto, mentre l'argento serve solo all'orgoglio ed alla
millanteria. E che cosa significa la frase "Mio e non mio"? Se l'esamino
bene, vedo che si tratta solo di semplici parole.
4. Molti durante la loro vita non riescono ad impedire che l'argento
sfugga loro di mano. Chi riesce a conservarlo fino alla fine, al momento
della morte non ne  pi padrone, lo voglia o no. Si pu constatare che
non solo nel caso dell'argento e dell'oro, ma anche nel caso dei bagni,
dei giardini e di tutto ci che riguarda la casa l'idea del "mio e non
mio" non  che una semplice parola. Mentre tutti possono usare gli
oggetti preziosi, i loro presenti proprietari hanno in pi di chi non li
possiede soltanto le preoccupazioni che essi producono. Gli uni si
limitano a goderseli; gli altri, pur preoccupandosi tanto, raccolgono
gli stessi frutti che i primi raccolgono senza darsi alcuna pena.

LXIX. Le mense sontuose sono fonti di molti disturbi
1. Chi poi ammira il gran lusso della tavola, di cui sono prova la
moltitudine delle carni tagliate, i vini troppo dispendiosi, i
manicaretti ricercati, le arti dei camerieri, dei pasticcieri e dei
cuochi, e la folla dei parassiti e dei convitati, sappia che i ricchi,
in tali circostanze, non stanno meglio dei loro cuochi. Come infatti
questi ultimi hanno paura dei loro padroni, cos essi hanno paura
degl'invitati, nel timore che qualcuno di essi critichi le cose che sono
state preparate per loro con tanta fatica e tante spese. In questo i
padroni sono uguali ai servi; sotto un altro punto di vista, per, i
servi si trovano avvantaggiati rispetto a loro: i padroni devono infatti
temere non solo i critici, ma anche gl'invidiosi. Da tali banchetti
nascono spesso delle invidie che cessano solo dopo aver fatto correre i
pericoli pi gravi. "Ma il potersi cibare spesso di molte cose 
piacevole". Per carit!
2. Quale piacere possiamo mai provare, quando da questi lussi spuntano
il mal di testa, le dilatazioni del ventre, le depressioni psichiche, i
capogiri, le vertigini, gli annebbiamenti della vista ed altri disturbi
ancora pi strani? Sarebbe augurabile che i danni prodotti da queste
sregolatezze si fermassero ai disturbi di un solo giorno. Invece,
proprio da tali mense si originano per lo pi le malattie pi
incurabili: la gotta, la tisi, l'epilessia, la paralisi, le convulsioni,
assediano il corpo fino all'ultimo respiro. Potremmo indicare un piacere
capace di controbilanciare questi mali? E quale regime austero non
saremmo disposti a seguire, pur di liberarci da essi?

LXX. La semplicit  pi utile e pi piacevole del lusso
1. La semplicit, invece,  ben diversa: estranea a tutti questi
inconvenienti, produce solo salute e benessere. Che essa  preferibile
al lusso, lo puoi constatare tu stesso: innanzitutto, resti sano e non
sei disturbato da quelle malattie, ciascuna delle quali basta da sola a
spegnere e a distruggere le fondamenta di ogni piacere; in secondo
luogo, puoi gustare meglio gli stessi cibi. Come mai? Perch il piacere
 prodotto dal desiderio, e a sua volta il desiderio  prodotto non
dalla saziet e dalla pienezza, ma dal bisogno e dall'indigenza. Queste
due cose non si trovano mai nei banchetti dei ricchi, mentre compaiono
sempre nei pasti dei poveri: meglio di qualsiasi cameriere e cuoco,
fanno gocciolare in abbondanza il miele sui cibi messi sulla tavola. I
ricchi mangiano senza aver fame, bevono senza aver sete, e si mettono a
dormire prima che sopravvenga un forte bisogno di sonno. I poveri,
invece, prima devono aver bisogno di tutte le varie cose, e solo
successivamente le possono gustare:  proprio questo, pi di ogni altra
cosa, ad accrescere il piacere.
2. Perch mai, dimmi, Salomone chiama dolce il sonno del servo, dicendo:
"Dolce  il sonno per il servo, sia che mangi molto sia che mangi poco"?
Forse perch il suo letto  molle? Ma per lo pi dormono su di un
pavimento o su di un pagliericcio. Forse per la libert di cui godono?
Ma non possono disporre neanche di un istante. Forse per la loro vita
facile? Non c' un momento in cui non siano battuti dalle pene e dalle
miserie. Che cosa rende allora dolce il loro sonno? Le fatiche, ed il
poter prendere sonno solo dopo averne sentito il bisogno. I ricchi
invece, se la notte non li sorprende immersi nell'ubriachezza, sono
condannati a rimanere sempre svegli, e a rivoltarsi e ad agitarsi sui
loro molli letti.

LXXI. Il lusso guasta anche l'anima
Si potrebbe fare anche un'altra descrizione dei fastidi, dei danni e
dell'indecenza del lusso, enumerando le malattie che imprime sull'anima,
di gran lunga pi numerose e pericolose di quelle corporee. Esso, in
effetti, rende molli, deboli, insolenti, millantatori, lascivi,
violenti, intemperanti, irascibili, crudeli, ignobili, cupidi, servili,
inetti in quasi tutte le cose utili e necessarie; tutti gli effetti
opposti sono invece prodotti dalla frugalit. Ma ora dobbiamo passare ad
un altro argomento: fatta questa semplice aggiunta, ritorniamo alle
parole dell'apostolo. Se le cose che sembrano invidiabili sono cos
piene di mali e fanno cadere sull'anima e sul corpo una cos fitta
pioggia di malattie, come possiamo parlare delle cose dolorose? Mi
riferisco alla paura dei magistrati, ai movimenti popolari, alle insidie
dei delatori e degl'invidiosi, mali tutti che assediano soprattutto i
ricchi e che anche le donne sono destinate a sperimentare in maggior
misura, data la loro incapacit di sopportare virilmente le relative
vicissitudini.

LXXII. Il lusso, oltre a causare gli altri mali di cui si  parlato,
rende intollerabili le vicissitudini della vita
Ma perch parlare delle donne? Anche gli uomini diventano infatti
infelice preda di tali vicissitudini. Chi vive nella semplicit non teme
i cambiamenti; chi invece si consuma nella vita molle e dissoluta, se
per caso o per fatalit piomba nell'indigenza, muore prima ancora di
poter sopportare tale cambiamento, non essendovi n abituato n
preparato. Per questo il beato Paolo dice "Costoro soffriranno i
tormenti della carne; io cerco di risparmiarvi", ed aggiunge subito dopo
"Il tempo che resta  breve".

LXXIII. Il momento presente non si addice al matrimonio
1. "Ma cos'ha a che fare tutto questo con il matrimonio?" qualcuno
potrebbe forse chiedere. Ha molto a che fare. Se infatti il matrimonio 
richiuso nella vita presente, mentre in quella futura gli uomini "n
sposano n vengono sposati"; se il tempo presente volge al termine e la
resurrezione  alle porte, questo non  il momento dei matrimoni e dei
beni materiali, ma dell'indigenza e di tutta quella rimanente saggezza
che ci pu giovare nell'al di l. La vergine, finch resta a casa con la
madre, si d molto pensiero dei suoi giuochi infantili; una volta messo
lo scrigno nella sua stanza, tiene con s la chiave che racchiude tutti
i giocattoli che vi sono riposti, e ne pu disporre pienamente: si
preoccupa di custodire quei piccoli e stupidi oggetti nella stessa
misura in cui i sovrintendenti delle grandi case si preoccupano di
amministrarle. Quando per si fidanza ed il momento delle nozze la
costringe a lasciare la casa paterna, allora, staccatasi da quei vili ed
umili balocchi, non pu non pensare al governo della casa, al gran
numero dei beni e degli schiavi, alla cura del marito, ed a tutte le
altre incombenze pi gravi ancora di queste, che pure sono numerose.
Cos dobbiamo fare anche noi: quando siamo condotti alla vita perfetta,
degna degli uomini adulti, dobbiamo lasciare tutte le cose di questa
terra - veri e propri giocattoli infantili - e pensare al cielo, ed allo
splendore e alla gloria della vita celeste.
2. In effetti, siamo uniti ad uno sposo che esige di essere amato da noi
a tal punto, che non dobbiamo esitare a separarci per amor suo non solo
dalle cose di questa terra, piccola e di scarso valore, ma anche dalla
vita stessa, qualora fosse necessario. Poich dunque dobbiamo passare
all'altra vita, stacchiamoci dai pensieri meschini. Se dovessimo
lasciare una povera casa per trasferirci in una reggia, non penseremmo
agli oggetti d'argilla, ai mobili, ed alle altre povere suppellettili
domestiche. Neanche ora dobbiamo quindi preoccuparci delle cose terrene;
il momento presente ci chiama ormai in cielo, come dice Paolo scrivendo
ai Romani: "La salvezza  adesso pi vicina di quanto non lo fosse nel
momento in cui ricevemmo la fede: la notte  avanzata, il giorno 
prossimo". Altrove dice: "Il tempo che ci resta qui  breve: chi ha la
moglie si comporti come se non l'avesse ".
3. Perch dunque dovrebbero aver bisogno del matrimonio coloro che non
ne usufruiranno pi e che si troveranno nelle stesse condizioni di chi
non  sposato? E perch dovrebbero pensare alle ricchezze, ai beni, alle
cose della vita materiale, se il loro io  ormai fuori stagione ed
inopportuno? Se chi  in procinto di presentarsi ad un tribunale terreno
per rendere conto dei suoi misfatti, quando il giorno fatidico si
avvicina non pensa pi non solo alla moglie ma neppure a mangiare ed a
bere e concentra il proprio pensiero unicamente sulla propria difesa, a
maggior ragione noi, quando siamo sul punto di presentarci non ad un
tribunale terreno, ma alla tribuna celeste per rendere conto delle
nostre parole, delle nostre azioni e dei nostri pensieri, dobbiamo
staccarci da tutte le gioie e da tutti i dolori relativi alle cose
presenti e preoccuparci solo di quel terribile giorno. "Chi viene da me
- dice il Signore - ma non  capace di odiare il padre, la madre, la
moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e la propria anima, non pu
essere mio discepolo. E non pu essere mio discepolo neanche chi non
carica su di s la propria croce e non mi segue".
4. E tu continui a perdere il tuo tempo desiderando tua moglie e
pensando alle risa, alla dissolutezza ed al lusso? "Il Signore 
vicino". Tu ti preoccupi e ti assilli per le ricchezze? "Il regno dei
cieli  prossimo". Tu badi alla casa, al lusso ed agli altri piaceri?
"Passa l'aspetto di questo mondo". Perch allora ti tormenti per le cose
di quaggi che non rimangono ma si consumano, e trascuri invece quelle
che restano e sono durature? Non ci saranno pi n matrimoni, n parti,
n piaceri, n accoppiamenti, n ricchezze abbondanti, n cure dei beni
materiali, n nutrimenti, n vesti, n coltivazioni, n viaggi per mare,
n arti, n costruzioni, n citt, n case: ci saranno invece un'altra
condizione ed un altro modo di vivere. Tutte le cose di quaggi
scompariranno tra breve. Questo significa la frase: "Passa l'aspetto di
questo mondo". Perch dunque mostriamo tanto zelo nel preoccuparci di
cose da cui spesso ci separiamo prima di sera, come se dovessimo
rimanere quaggi per tutta l'eternit? Perch scegliamo questa vita
penosa, mentre Cristo ci chiama a una vita tranquilla? "Voglio - dice
infatti l'apostolo - che non abbiate preoccupazioni. Chi non  sposato
pensa alle cose del Signore".

LXXIV. Come mai Paolo, pur volendoci liberi da ansie, ci comanda di
preoccuparci
1. Come puoi allora volerci liberi da ansie, se poi ci getti in un'altra
preoccupazione? Perch questa non  una vera preoccupazione, cos come
il provare tormenti per amore di Cristo non  un vero tormento: non
perch la natura delle cose cambi, ma perch la volont di chi sopporta
con gioia questi dolori riesce a dominare anche la natura.  giusto
dire che prova ansie chi si preoccupa di cose di cui non potr godere a
lungo, e spesso neanche per poco tempo; ma  anche del tutto logico
mettere nella schiera di coloro che se ne restano tranquilli chi dalle
proprie preoccupazioni raccoglie dei frutti maggiori. Ma a parte questo,
la differenza tra la prima e la seconda preoccupazione  cos grande,
che la seconda, paragonata alla prima, non pu pi essere ritenuta tale:
tanto pi leggera e sopportabile  rispetto all'altra. Tutto questo
l'abbiamo dimostrato nel nostro discorso precedente. "L'uomo celibe si
preoccupa delle cose del Signore, l'uomo sposato di quelle del mondo";
ma quest'ultimo passa, mentre il Signore resta.
2. Non basta forse questo a dimostrare il valore della verginit? La
differenza che c' tra Dio ed il mondo corrisponde alla superiorit
della seconda preoccupazione rispetto alla prima. Come puoi dunque
permettere il matrimonio, se esso c'inchioda alle preoccupazioni e ci
allontana dalle cose dello spirito? "Per questo - risponde l'apostolo -
ho detto "chi ha la moglie si comporti come se non l'avesse"; chi  gi
legato o sta per legarsi renda pi lento questo legame in un altro
modo". Giacch non puoi romperlo una volta che te ne sei cinto, rendilo
almeno pi sopportabile. Se vogliamo, possiamo eliminare tutte le cose
superflue ed evitare di aggiungere alle preoccupazioni insite nella
natura del matrimonio altre maggiori, prodotte dalla nostra indolenza.

LXXV. Com' possibile non avere la moglie pur avendola
1. Chi poi volesse sapere con maggiore chiarezza che cosa significa la
frase "Non avere la moglie pur avendola", pensi allo stato in cui si
trovano i "crocifissi" che non l'hanno. Qual  la loro condizione? Non
sono costretti a comprare un gran numero di ancelle, di oggetti d'oro e
di collane, case splendide e grandi, e tante misure di terreno: lasciate
tutte queste cose, si preoccupano di un'unica veste e del nutrimento. Si
pu giungere a praticare questa filosofia anche se si ha una moglie. Le
parole dette prima "Non negatevi l'uno all'altro" riguardano solo
l'unione carnale: in questo caso specifico l'apostolo prescrive che
l'uno deve seguire l'altro, e non lascia nessuno dei due sposi padrone
di s; ma quando si tratta della pratica della filosofia riguardante le
vesti, il modo di vita e tutte le altre cose, i coniugi non sono pi
soggetti l'uno all'altro. I mariti possono, anche se le mogli non
vogliono, eliminare ogni lusso e scacciare la folla delle preoccupazioni
che li sommerge; ed analogamente le mogli, da parte loro, se non
vogliono non possono essere costrette a truccarsi, ad essere
vanagloriose ed a preoccuparsi delle cose superflue.  giusto che sia
cos. Il desiderio carnale  infatti naturale: per questo  degno di
molta commiserazione, e per questo nessuno dei due sposi pu negarsi
all'altro contro la sua volont. Al contrario, il desiderio del lusso,
della servit superflua, delle preoccupazioni inutili non proviene dalla
natura, ma nasce dall'indolenza e dalla grande tracotanza. Per questo
l'apostolo non costringe le persone sposate ad essere soggette l'una
all'altra in tali casi, come avviene invece nell'altro.
2. Non abbiamo la moglie pur avendola quando non diamo ascolto ai
pensieri superflui delle donne, dettati dalla loro leziosit e dalla
loro mollezza, e quando ci limitiamo ad accogliere solo quella
preoccupazione aggiuntiva che riguarda l'anima della donna che ci 
stata affidata e che ha scelto una vita basata sulla saggezza e la
semplicit. Che intende dire proprio questo, l'apostolo lo mostra nelle
parole seguenti: "Chi piange si comporti come chi non piange, chi
gioisce dei beni come chi non gioisce". Chi non gioisce non si preoccupa
dei beni, e chi non piange non sopporta a malincuore la povert n
respinge la frugalit. Questo significa "non avere la moglie pur
avendola", questo significa fare uso del mondo senza abusarne.
3. "Chi  sposato si preoccupa delle cose del mondo". Se dunque in
entrambi i casi ci sono le preoccupazioni - nel primo per sono vane ed
inutili, anzi dolorose, giacch, come dice l'apostolo, "costoro
soffriranno i tormenti nella carne", mentre nel secondo producono dei
beni ineffabili - perch non scegliamo questo secondo tipo di ansie, che
non solo ci procurano cos belle e numerose ricompense, ma sono anche
meno forti delle altre? A che cosa pensa la donna non sposata? Forse
alle ricchezze, ai servi, agli amministratori, ai terreni ed al resto?
Deve forse sorvegliare i cuochi, i tessitori e la rimanente servit? Per
carit! Non pensa a nulla di tutto ci ma soltanto ad edificare la
propria anima e ad adornare il suo santo tempio non con trecce, ori o
perle, non con cosmetici e belletti, non con altre cose fastidiose e
misere, ma con la santit di corpo e di spirito.
4. "La donna sposata - dice Paolo - si preoccupa invece di piacere al
marito". Sagace com', non si mette ad esaminare i particolari, e non
ricorda le sofferenze fisiche e psichiche a cui vanno incontro le mogli
per piacere ai mariti - il loro corpo  torturato, imbellettato e
tormentato con altre punizioni, mentre la loro anima  riempita di
bassezze, adulazioni, ipocrisie, meschinit e pensieri superflui ed
inutili. Alludendo a tutto ci con una sola parola, lascia riflettere
sull'argomento la coscienza degli ascoltatori; e dopo aver mostrato in
tal modo l'eccellenza della verginit ed averla sollevata fimo al cielo,
passa di nuovo a parlare della liceit del matrimonio, sempre nel timore
che qualcuno scambi la verginit per un precetto. Non si contenta quindi
delle esortazioni fatte in precedenza: dopo aver detto "Non ho un ordine
del Signore" e "La vergine se si sposa non pecca", aggiunge qui "Non
perch voglia gettare su di voi un laccio".

LXXVI. Il "laccio" non  rappresentato dalla verginit, ma dalla nostra
mancanza di entusiasmo
1. A tal proposito, ci si potrebbe chiedere a buon diritto come mai
l'apostolo dica qui "Non perch voglia gettare su di voi un laccio":
eppure, in precedenza aveva chiamato la verginit "liberazione dai
legami", aveva detto che ci consigliava per il nostro bene per evitarci
tormenti e preoccupazioni e per risparmiarci, ed aveva in tal modo
mostrato che questa pratica era leggera e sopportabile. Di che cosa si
tratta? A dire il vero egli ha chiamato "laccio" non la verginit - non
sia mai! - ma la scelta di questo bene compiuta sotto la spinta della
violenza e della costrizione. In effetti, le cose stanno proprio cos.
Tutto ci che si accetta sotto la spinta della violenza e contro la
propria volont, anche se  molto leggero, diventa la cosa pi
insopportabile e soffoca la nostra anima pi di un laccio. Per questo
Paolo ha detto "Non perch voglia gettare su di voi un laccio". Queste
parole significano: vi ho enumerato e mostrato tutti i beni della
verginit; pur tuttavia, dopo aver fatto questo, lascio a voi la scelta
e non voglio condurvi alla virt contro la vostra volont. Vi ho dato
questi consigli non perch volessi tormentarvi, ma perch la vostra
bella assiduit non venisse distrutta dalle occupazioni materiali.
2. Osserva anche qui la sagacia di Paolo: alla preghiera aggiunge di
nuovo l'esortazione, e attraverso la concessione fa trapelare il
consiglio. Le sue parole "Non vi costringo ma vi esorto", e le altre che
ha aggiunto "A causa del decoro e dell'assiduit", mostrano il carattere
meraviglioso della verginit, ed i grandi vantaggi che da essa si
ricavano nella vita conforme ai voleri di Dio. La donna non pu essere
assidua se  prigioniera di preoccupazioni materiali e se si lascia
trascinare da ogni parte, perch in tal caso il suo impegno ed il suo
tempo libero si disperdono in pi direzioni: verso il marito, verso la
cura della casa e verso tutte le cose che il matrimonio  solito
trascinare con s.

LXXVII. La donna che si affanna per le cose materiali non pu essere
vergine
Che cosa dice dunque Paolo quando scaccia dal coro delle vergini quella
vergine che - non sia mai! - ha varie occupazioni ed  alle prese con i
problemi materiali? Per essere vergini non basta infatti non sposarsi:
occorre anche la purezza dell'anima, e per purezza io intendo non solo
la lontananza dai desideri cattivi e turpi, dai belletti e dalle
occupazioni, ma anche l'assenza di pensieri relativi a cose materiali.
Se ci non si verifica, di quale utilit pu essere la purezza fisica?
Come non c' nulla di pi vergognoso di un soldato che getta le armi e
passa il suo tempo nelle bettole, cosi non c' nulla di pi indecoroso
delle vergini prigioniere di preoccupazioni materiali. Anche le cinque
vergini avevano le lampade, ed avevano praticato la verginit, ma non ne
avevano ricavato alcun frutto: le porte si chiusero, ed esse rimasero
fuori e perirono. La verginit  bella proprio perch elimina ogni
motivo di preoccupazioni superflue e perch permette di consacrare tutto
il tempo libero alle opere gradite a Dio: se questo non si verifica,
diventa di gran lunga peggiore del matrimonio, giacch ricopre di spine
l'anima e soffoca tutti i semi puri e celesti,

LXXVIII. Perch Paolo non condanna aspramente colui che pensa di
comportarsi in modo sconveniente nei riguardi della figlia vergine
1. "Chi - dice Paolo - pensa di comportarsi in modo non conveniente nei
riguardi della figlia vergine se lascia passare l'et giusta per il
matrimonio, faccia pure ci che vuole, se cos deve essere; non pecca:
ci si sposi pure". Perch dici "faccia pure ci che vuole"? Perch non
correggi quest'opinione sbagliata, ma autorizzi il matrimonio? Perch
non hai detto "Se pensa di comportarsi in modo sconveniente nei riguardi
della figlia vergine  un povero ed un infelice, giacch ritiene
biasimevole una cosa degna di ammirazione"? Perch - risponderebbe Paolo
- si tratta di anime di uomini molto deboli, che ancora si trascinano
per terra: non  possibile fare accostare subito al discorso sulla
verginit le anime che si trovano in questo stato. Chi infatti 
attaccato in modo cos passionale alle cose del mondo ed ammira la vita
presente a tal punto da ritenere vergognoso, nonostante tali
esortazioni, ci che invece  degno dei cieli e vicino al tipo di vita
degli angeli, come potrebbe tollerare un consiglio in tal senso? E
perch ci si deve meravigliare del fatto che Paolo si comporta cos a
proposito di una cosa consentita, quando adotta lo stesso atteggiamento
nei confronti di cose proibite e contrarie alla legge?
2. Faccio un esempio: la scrupolosa osservanza dell'alimentazione, in
base alla quale alcuni cibi si possono accettare, mentre altri vanno
respinti, era una debolezza giudaica. Pur tuttavia, c'era tra i Romani
chi ne era ancora vittima. Eppure, Paolo non solo non rimprovera
severamente costoro, ma fa di pi: lasciati andare i peccatori, critica
chi vuole reprimere questa pratica, dicendo: "Perch giudichi il tuo
fratello?". Non si comporta per cos quando scrive ai Colossesi: con
molta libert li rimprovera e li istruisce, dicendo "Che nessuno vi
giudichi in base ai cibi ed alle bevande". Ed aggiunge: "Se siete morti
in Cristo per quanto riguarda gli elementi del mondo, perch decretate
ancora, come se foste ancora vivi nel mondo: non prendere, non gustare,
non toccare? Tutto ci  destinato a distruggersi con l'uso".
3. Perch dunque si comporta cos? Perch i Colossesi erano gi forti,
mentre i Romani avevano bisogno di molta comprensione. Egli aspettava
che la fede si rafforzasse nelle loro anime: temeva che, se fosse andato
a strappare il loglio prima del momento giusto, anche le piante del
retto insegnamento sarebbero state estirpate dalla radice. Per questo
non li riprende aspramente, anche se non li lascia andare senza
avvertirli: li rimprovera, ma in modo velato e nascosto, nel momento in
cui critica altri. Le parole "Il fatto che stia in piedi o cada,
riguarda il suo Signore " sembrano infatti chiudere la bocca ai
detrattori, ma in realt mordono l'anima dell'interessato, giacch
mostrano che cos si comportano non le persone sicure che stanno bene in
piedi, ma quelle che ancora vacillano, che non sanno stare dritte e che
rischiano di cadere.
4. Anche nel nostro caso Paolo osserva la stessa regola a causa della
grande debolezza di colui che si vergogna della verginit. Non gli si
rivolge apertamente, ma lodando chi sa conservare vergine la propria
figlia gli assesta un forte colpo. Che cosa dice? "Chi resta saldo nel
suo cuore ". Queste parole sono state dette per porre in risalto il
contrasto con colui che si lascia portare in giro con troppa facilit ed
a caso, e che non sa camminare con passo sicuro n rimanere fermo
coraggiosamente. Osserva quindi come Paolo, accortosi che le sue parole
riescono a far presa sull'anima dell'interlocutore, cerchi di temperarle
adducendo un motivo che non merita biasimo. Dopo aver detto "Chi resta
saldo nel suo cuore", aggiunge "non essendo sottoposto a costrizioni ed
avendo piena libert". Eppure, sarebbe stato pi logico dire: "Chi resta
saldo e non considera la verit una vergogna". Ma queste parole
sarebbero state troppo forti. Per questo ne usa al loro posto altre,
cercando di consolare l'interlocutore e dandogli la possibilit di
ricorrere a quest'altro motivo. Impedire la verginit quando si  sotto
costrizione non  cos grave come impedirla per un senso di vergogna: la
prima eventualit dipende da un'anima debole e misera, la seconda da
un'anima depravata, che non  in grado di giudicare rettamente la natura
delle cose.
5. Ma non era ancora giusto il momento di usare parole troppo severe,
che pure sarebbero state giuste, giacch neanche quando si  sottoposti
ad una costrizione  lecito frapporre ostacoli alla figlia che ha deciso
di rimanere vergine: occorre, al contrario, opporsi nobilmente a tutto
ci che mira ad annullare questo bell'impulso. Ascolta ci che dice a
tal proposito Cristo: "Chi ama il padre e la madre pi di me non  degno
di me". Quando facciamo una cosa gradita a Dio, chi ci vuole ostacolare
va considerato un nemico, sia egli il padre, la madre o chiunque altro.
Ma Paolo, che doveva ancora sostenere il peso dell'imperfezione degli
ascoltatori, ha scritto le parole: "Chi resta saldo senza essere
sottoposto a costrizioni". Non si  per fermato ad esse, anche se le
frasi "senza essere sottoposto a costrizioni" ed "avendo piena libert"
significano la stessa cosa. Allungando il discorso ed abbondando nelle
concessioni, cerca di consolare le anime semplici e mediocri; per di
pi, aggiunge un'altra condizione: "Chi giura nel suo cuore". Non 
infatti sufficiente essere soltanto liberi, n si  pienamente
responsabili solo grazie a questa libert: la buona azione si verifica
quando si decide e si giudica. Quindi, per fugare il rispetto che la sua
grande condiscendenza annulli la differenza tra i due stati, egli la
ricorda di nuovo, anche se timidamente: Di conseguenza, chi fa sposare
la figlia agisce bene, e chi non la fa sposare agisce ancora meglio.
Qui, sempre per lo stesso motivo, non indica la misura di questo 
meglio; ma se vuoi rendertene conto, ascolta le parole di Cristo: "Non
sposano n vengono sposati, ma sono come gli angeli in cielo". Vedi qual
 la differenza, e come la verginit, quand' vera, eleva l'essere
mortale?

LXXIX. I seguaci di Elia non differivano in nulla dagli angeli; fu la
verginit a renderli tali
1. In che cosa, dimmi, differivamo dagli angeli Elia, Eliseo e Giovanni,
questi sinceri amanti della verginit? In nulla, a parte il fatto di
essere legati alla natura mortale. Se per si esaminano bene gli altri
aspetti, si vede che non erano affatto inferiori a loro; e quello che
sembra uno svantaggio, torna a loro grande lode. Considera infatti
quanto coraggio e quanta saggezza abbia richiesto loro - che pure
vivevano sulla terra ed erano soggetti alle necessit della natura
mortale - il raggiungimento della virt angelica. Che fu proprio la
verginit a renderli tali, risulta evidente dalla loro vita: se avessero
avuto moglie e figli non avrebbero potuto abitare con tanta facilit nel
deserto, n disprezzare le loro case e le altre comodit della vita.
Staccati da tutti questi legami, vivevamo sulla terra come se si
trovassero in cielo. Non avevano bisogno di muri, di tetti, di letti, di
tavole, e di nessun'altra di queste cose: il loro tetto era il cielo, il
loro letto la terra, la loro tavola il deserto.
2. La sterilit del deserto, che agli altri uomini sembra causa di fame,
per questi santi era fonte di una grande abbondanza: non avevano bisogno
n di viti, n di torchi, n di campi coltivati, n di campi mietuti.
Abbondanti e dolci bevande erano fornite dalle fonti, dai fiumi e dagli
stagni; per quanto riguardava poi la tavola, al primo di loro un angelo
ne apparecchi una meravigliosa, straordinaria e pi sontuosa di quelle
a cui sono abituati gli uomini: "Un unico pane -  detto -  sufficiente
per una carestia di quaranta giorni. Il secondo fu spesso nutrito,
mentre operava dei miracoli, dalla grazia dello spirito, che non nutr
solo lui, ma anche altri tramite lui. E Giovanni, che era pi di un
profeta ed il pi grande degli uomini nati da una donna, non aveva
neppure e bisogno di un nutrimento umano: non il grano, o il vino, o
l'olio, ma le cavallette ed il miele selvatico conservavano la vita del
suo corpo. Vedi la forza della verginit? Essa ha messo in condizione di
comportarsi come se non avessero pi il corpo, come se avessero gi
raggiunto il cielo, come se fossero gi immortali, degli uomini che
erano ancora legati al sangue ed alla carne, che camminavano ancora per
terra, e che erano ancora soggetti alle necessit della natura mortale.

LXXX. In che cosa consistono il decoro e assiduit
1. Tutto era superfluo per loro: non solo le cose veramente superflue
quali il lusso, le ricchezze, la potenza, la gloria e tutta la schiera
delle chimere, ma anche le cose che sembrano necessarie, quali le case,
le citt e le arti. In questo consiste l'essere "decorosi ed assidui",
in questo consiste la virt della verginit. Sono certo cose ammirevoli
e degne di molte corone l'avere la meglio sulla furia dei desideri ed il
saper frenare l'anima impazzita; ma la verginit diventa veramente
ammirevole quando le si accompagna una vita di questo tipo, perch da
sola essa  debole e non basta a salvare chi la possiede. Lo potrebbero
testimoniare le donne che, pur praticando ancor oggi la verginit, sono
cos lontane da Elia, Eliseo e Giovanni quanto lo  la terra dal cielo.
2. Come, se si eliminano il decoro e l'assiduit, si recidono anche i
nervi della verginit, allo stesso modo, se la si possiede insieme alla
migliore condotta di vita, si possiedono anche la radice e la fonte dei
beni. Come la terra grassa e feconda nutre la radice, cos la migliore
condotta di vita nutre i frutti della verginit: per meglio dire, la
vita "crocifissa"  la radice ed il frutto della verginit. Fu essa
infatti ad ungere per la corsa meravigliosa quelle persone generose,
recidendo tutti i loro legami e mettendole in condizione di volare verso
il cielo con piedi agili e leggeri, come se fossero degli esseri alati.
Se non si deve pensare n alla moglie n ai figli, la povert  molto
facile; essa avvicina al cielo e libera non solo dalle paure, dalle
preoccupazioni e dai pericoli, ma anche da tutte le altre difficolt

LXXXI. Della grande bellezza della povert
1. Chi non ha nulla disprezza tutto come se possedesse tutto, ed ostenta
una grande sicurezza nei confronti dei magistrati, dei principi ed anche
di colui che  cinto di un diadema. Chi disprezza le ricchezze,
proseguendo per la sua strada, giunge facilmente a disprezzare anche la
morte. Elevatosi al di sopra di queste cose, parla a tutti con grande
sicurezza, senza aver paura di nessuno e senza tremare. Chi invece si
occupa delle ricchezze,  schiavo non solo di esse, ma anche della
gloria, degli onori, della vita presente ed in una parola di tutte le
cose materiali. Per questo Paolo chiama l'amore per le ricchezze "radice
di tutti i mali". La verginit  pero in grado di essiccare questa
radice e di piantarne in noi un'altra - la migliore - che fa germogliare
tutti i beni: la libert, la sicurezza, il coraggio, lo zelo ardente, il
caldo amore per le cose celesti, il disprezzo per tutte le cose terrene.
Cos si realizzano "il decoro e assiduit".

LXXXII. Critiche mosse a coloro che affermano che chi pratica la
verginit si augura di poter andare nel seno di Abramo
1. Ma qual  il sapiente discorso che fanno molti? "Il patriarca Abramo
- si dice - aveva moglie, figli, beni, greggi e mandrie; ci nonostante,
sia Giovanni battista che Giovanni evangelista - che erano entrambi
vergini -, sia Paolo che Pietro - che rifulgevano per la loro continenza
- si auguravano di poter andare nel suo seno". Ma chi ti ha detto
questo, o mio caro? Quale profeta? Quale evangelista? "Cristo in persona
- mi si risponde -. Vista infatti la grande fede del centurione, Cristo
disse: "E molti verranno dall'oriente e dall'occidente, e si sdraieranno
con Abramo, Isacco e Giacobbe". Anche Lazzaro  visto dal ricco
nell'atto di godere assieme a lui". Ma cos'ha a che fare tutto questo
con Paolo, Pietro e Giovanni? Paolo e Giovanni non erano Lazzaro, n "i
molti che verranno dall'oriente e dall'occidente" rappresentano il coro
degli apostoli. Il vostro discorso  quindi superfluo e vano.
2. Se invece vuoi conoscere esattamente i premi degli apostoli, ascolta
le parole di chi li assegna: "Quando il figlio dell'uomo sieder sul
trono della sua gloria, anche voi che mi avete seguito sederete su
dodici troni, per giudicare le dodici trib d'Israele". Qui non si parla
affatto n di Abramo, n di suo figlio, n del figlio di suo figlio, n
del seno che li accoglier, ma di una dignit molto pi grande: essi
sederanno a giudicare i loro discendenti. La differenza non risulta solo
da questo, ma anche dal fatto che molti otterranno ci che ha ottenuto
Abramo: "molti - dice il Signore - verranno dall'oriente e
dall'occidente e si sederanno con Abramo, Isacco e Giacobbe"; nessuno
invece prender posto sui troni, con la sola eccezione del coro dei
santi apostoli.
3. Dimmi: pensate ancora ai greggi, alle mandrie, ai matrimoni ed ai
figli? Perch non dovremmo - mi si risponderebbe - se molti di coloro
che sono rimasti vergini, dopo avere tanto faticato, si augurano di
giungere l?". Ed io ricorder una cosa ancora pi importante: molti di
coloro che sono rimasti vergini non giungeranno n nel seno di Abramo n
in una sede inferiore, ma nella Geenna, come stanno a dimostrare le
vergini chiuse fuori della camera nuziale. Ma allora la verginit non 
uguale, o addirittura inferiore al matrimonio? Il tuo esempio la rende
inferiore. Questo solo infatti rimane da sospettare in base al vostro
discorso, se  vero che Abramo, che pure era sposato, ora riposa e gode,
mentre chi  rimasto vergine si trova nella Geenna. Ma le cose non
stanno affatto cos: la verginit non solo non  peggiore, ma  di gran
lunga migliore del matrimonio. Come mai? Perch non fu il matrimonio a
rendere cosi virtuoso Abramo, ne la verginit a perdere quelle
sciagurate vergini: le virt dell'anima fecero rifulgere il patriarca,
mentre la vita viziosa consegn al fuoco le vergini. Abramo infatti, pur
vivendo nel matrimonio, si preoccupava di realizzare i pregi propri
della verginit, vale a dure il decoro e l'assiduit.
4. Le vergini invece, pur avendo scelto la verginit, caddero nel
vortice della vita e nelle preoccupazioni proprie del matrimonio. "Che
cosa ci pu dunque impedire - mi si obietta - di salvare l'assiduit
anche ora, rimanendo sposati ed avendo i figli, i beni e tutte le altre
cose?". Innanzi tutto, nessuno  ora come Abramo, e non gli si avvicina
neanche un po'. Egli infatti pur essendo ricco, disprezzava i beni pi
dei poveri, e pur avendo una moglie sapeva dominare i piaceri pi delle
persone vergini; mentre quest'ultime sono ogni giorno bruciate dal
desiderio, egli spense la fiamma e non si leg a nessuna affezione: non
solo lasci la concubina, ma la scacci anche dalla sua casa, per
eliminare ogni motivo di rissa e di discordia. Ora non sarebbe facile
trovare qualcosa di simile.

LXXXIII. A noi non viene proposto lo stesso metro di virt che era stato
proposto agli uomini del Vecchio Testamento
1. Ma a parte questo, ripeto ci che avevo detto al principio: non ci 
richiesto lo stesso metro di virt che veniva richiesto ai patriarchi.
Ora infatti non si pu essere perfetti se non si vende tutto e se non si
rinunzia a tutto - non solo ai beni ed alla casa, ma anche alla propria
anima; in quei tempi, invece, non si conoscevano ancora esempi di una
moralit cos severa. "E allora? - mi si chiede -. Adesso conduciamo una
vita pi severa di quella del patriarca?". Lo dovremmo e ci  stato
ordinato, ma non la conduciamo, e per questo siamo molto inferiori a
quel giusto: che a noi vengano richieste prove pi difficili,  evidente
a tutti. Per questo la Scrittura non esprime la sua ammirazione per No
in modo assoluto, ma con un'aggiunta limitativa. Dice infatti: "No, che
era giusto e perfetto nella sua generazione, piaceva a Dio". Non dice
semplicemente "perfetto", ma aggiunge "in quel periodo": molti sono i
tipi di perfezione che si determinano a seconda delle differenti epoche,
e con il passare del tempo ci che prima era perfetto diventa
imperfetto.
2. Faccio un esempio: allora la perfezione consisteva nel vivere secondo
la legge. "Chi mette in pratica le prescrizioni -  detto - vivr in
esse". Cristo per, una volta giunto tra noi, ha mostrato che questa
perfezione era in realt imperfetta. Dice infatti: "Se la vostra
giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete
nel regno dei cieli". Allora soltanto l'omicidio era ritenuto un
misfatto; adesso, l'ira e le offese possono da sole mandare nella
Geenna. Allora era punito solo l'adulterio; ora, neanche lo sguardo
cupido gettato su di una donna resta impunito. Allora era considerato
proveniente dal Maligno solo lo spergiuro; adesso,  considerato tale
anche il giuramento. "Ci che si aggiunge - dice il Signore - proviene
dal Maligno". Allora, agli uomini era richiesto solo di riamare chi li
amava; adesso, questa cosa cos importante ed ammirevole appare cos
imperfetta, che noi, anche dopo averla realizzata, non possediamo nulla
in pi dei pubblicani.

LXXXIV.  giusto che per gli stessi atti virtuosi a noi ed agli uomini
dell'Antico Testamento non venga accordata la stessa ricompensa
1. Perch mai dunque per gli stessi atti virtuosi non viene accordata a
noi ed agli uomini dell'Antico Testamento la stessa ricompensa, e perch
noi, se vogliamo ottenere lo stesso trattamento che  riservato loro,
dobbiamo dar prova di una virt pi grande? Perch ora si riversa su di
noi in abbondanza la grazia dello spirito, e perch grande  il dono
rappresentato dalla venuta di Cristo, che da bambini che eravamo ci ha
resi uomini perfetti. Quando i nostri figli arrivano all'adolescenza,
noi pretendiamo da loro degli atti virtuosi molto pi impegnativi: una
volta che sono divenuti adulti, non ammiriamo pi allo stesso modo gli
atti che lodavamo all'epoca della loro prima infanzia, ma ingiungiamo
loro di dar prova di altre virt, d'importanza ben maggiore. Allo stesso
modo, Dio ai primi tempi non pretese dei grandi atti virtuosi dalla
natura umana, perch era ancora bambina Dopo avere fatto ascoltare agli
uomini i profeti e gli apostoli ed aver concesso loro la grazia dello
spirito, Egli accrebbe per l'importanza delle azioni virtuose da
compiere: era giusto, giacch assegn anche dei premi maggiori e delle
ricompense molto pi fulgide A chi realizza queste virt non sono
infatti riservate la terra e le cose della terra, ma il cielo ed i beni
che superano ogni capacit di comprensione.
2. Non  dunque assurdo, dopo che si  divenuti uomini, continuare a
rimanere piccoli come prima? Allora la natura umana era lacerata nel suo
intimo e vittima di una guerra implacabile. Spiegando questa situazione,
Paolo cos parl: "Vedo nelle mie membra un'altra legge che combatte
contro la legge della mia mente e che mi cattura con la legge del
peccato che si trova nelle mie membra". Ma ora le cose non stanno pi
cos. "Ci che era impossibile alla legge perch era debole a causa
della carne, Dio l'ha reso possibile mandando a causa del peccato il
proprio figlio rivestito di una carne simile a quella del peccato e
condannando il peccato della carne". Ringraziando Dio di questo, Paolo
disse: "O me misero, chi mi liberer da questo corpo di morte? Rendo
grazie a Dio tramite Ges Cristo".
3. La punizione che ci tocca  quindi giusta: pur essendo liberi, non
vogliamo correre come le persone legate; ma neanche se corressimo come
loro potremmo sfuggire alla punizione. Chi infatti gode di una pace pi
sicura deve innalzare dei trofei molto pi grandi e splendenti di quelli
che pu innalzare chi  tanto oppresso dalla guerra. Se ci volgiamo
verso le ricchezze, il lusso, le donne e la cura degli affari, quando
mai potremo diventare uomini, quando mai potremo vivere secondo lo
spirito, quando mai potremo pensare alle cose del Signore? Forse quando
ce ne andremo via di qui? Allora per non sar pi il momento delle
fatiche e delle gare, ma delle corone e dei castighi. Allora anche la
vergine se non avr l'olio nella sua lampada, non potr farselo dare
dalle altre vergini, e dovr rimanere fuori; e chi si presenter con
indosso un vestito sudicio, non potr uscire per cambiarlo, ma sar
gettato nel fuoco della Geenna: anche se invocher Abramo, non otterr
nulla. Quando il giorno del giudizio  giunto, quando la tribuna 
pronta, quando il giudice  gi seduto, quando il fiume di fiamme gi
scorre ed ha luogo l'esame delle nostre azioni, non ci  pi consentito
di deporre i nostri peccati, ma siamo, volenti o nolenti, trascinati al
castigo che essi meritano. Nessuno potr pi intercedere per noi,
neanche chi possiede la stessa sicurezza di quei grandi e straordinari
uomini di allora, neanche un No, un Giobbe o un Daniele, neanche chi
prega per i propri figli e le proprie figlie: sar tutto inutile.
4. I peccatori dovranno essere puniti in eterno, cos come i virtuosi
dovranno essere onorati in eterno. Che non ci sar fine n per i premi
n per i castighi l'ha mostrato Cristo, l dove ha detto che sia la vita
che la punizione saranno eterne. Quando accoglier quelli alla sua
destra e condanner quelli alla sua sinistra, Egli aggiunger: "Questi
ultimi andranno al castigo eterno, mentre i giusti andranno alla vita
eterna". Dobbiamo quindi sforzarci mentre siamo ancora qui: chi ha la
moglie si comporti come se non l'avesse , e chi non l'ha veramente
pratichi assieme alla verginit tutte le altre virt; solo cos non
avremo modo di lamentarci inutilmente dopo la nostra dipartita da qui.

