CLAUDE COUBAND.

LE BARRICATE DELLA COMUNE.

Un carro funebre avanza traballando in piazza della Bastiglia; la Bastiglia
sulla quale, stamane, sventola una bandiera rossa. Le barricate che sono state
erette un po' dappertutto vengono spostate per lasciare passare lo strano corteo
che, la mattina del 18 marzo 1871, reca in una Parigi in pieno fermento, una
nota insolita.
Questo intermezzo, questo breve attimo di sosta in un giorno che si annuncia
tanto movimentato quanto quelli che lo hanno preceduto,  dato dal funerale del
figlio di Victor Hugo, Carlo, il cui feretro  seguito dal padre, a piedi, fin
dal punto in cui il giovane  caduto: la stazione d'Orlans, oggi d'Austerlitz.
E nel mare di tragedia che sale in questa parte della Parigi popolana, in piena
insurrezione, ecco passare il corteo, salutato dalle guardie nazionali che
presentano le armi, mentre s'incammina lento verso il cimitero, il
Pre-Lachaise. Dopo il suo passaggio le barricate si richiudono e i tamburi
suonano nuovamente l'appello.
Che cosa sta succedendo a Parigi, quel giorno? E' quello che si chiedono gli
abitanti di Montmartre che, aprendo le loro persiane, hanno visto nella
nebbiolina del mattino il loro quartiere invaso dalle truppe.
L'esercito francese, naturalmente, non  il nemico, ma fin dal 1848 si nutre nei
riguardi delle forze armate una giustificata diffidenza, soprattutto quando i
soldati, come questa mattina, sono scortati dalla polizia cittadina, i vascelli,
come vengono chiamati, e quando quell'intrusione ha tutta l'aria di un colpo di
mano.
In effetti Thiers, che con Jules Favre ha stipulato con i prussiani un
armistizio il 28 gennaio, ha scatenato all'alba quella che chiama la battaglia
per Parigi e ha effettuato l'occupazione dei quartieri di Montmartre e
Belleville, capisaldi della feccia, come la gente bene definisce il popolo, un
popolo che fa tremare nel loro letto tutti i bravi borghesi.
Per portare a buon fine l'operazione, Thiers ha ottenuto dai tedeschi
l'autorizzazione ad aumentare gli effettivi precedentemente assai scarsi,
ammontando a soli 15.000 uomini, di cui dispone in Parigi.
I prussiani concedono addirittura che vengano messi a sua disposizione dei
prigionieri, ma poich la situazione precipita e Thiers vuole estirpare il
bubbone parigino sono stati fatti venire dei rinforzi anche dalla provincia. Il
piano di Thiers consiste nell'occupare, oltre Montmartre, tutti i quartieri
operai (Belleville, Buttes-Chaumont) dove almeno dal momento della caduta
dell'impero, e fors'anche prima, e dal giorno in cui la cerchia degli assedianti
tedeschi si  chiusa attorno alla citt si  scatenata una notevole agitazione
che rischia di condurre la capitale alla guerra civile: occorre dunque
ristabilire al pi presto l'ordine.
L'operazione architettata da Thiers potrebbe essere definita: operazione
cannoni, dato che il pretesto  il recupero dei pezzi d'artiglieria che sono
stati messi a disposizione della guardia nazionale e che sono per il momento
immagazzinati in diciassette punti della citt. Si tratta per la maggior parte
di armi modernissime, che sono state strappate ai prussiani e la cui potenza di
fuoco  davvero considerevole. Sono in totale 417 bocche da fuoco, disseminate
un po' dovunque: a Montmartre (175), a Buttes-Chaumont (52), in rue de Flandre
(31, provenienti dai bastioni), a La Chapelle (43), e inoltre a Clichy,
Belleville, Mnilmontant...
Certo, il dover recuperare queste armi  per Thiers d'importanza fondamentale,
ma il fine che si propone  diverso o, meglio, va assai pi in l. Thiers vuole
mettere un punto alla ribellione latente in Parigi e a quella minaccia di
rivoluzione che si fa sempre pi chiara a mano a mano che i giorni passano. Ecco
perch, almeno dalle tre del mattino, i battaglioni in divisa blu della
divisione Susbielle, provenienti da place Concorde, si sono infiltrati nel
quartiere di Montmartre.
Alla loro testa  il generale Vinoy, un vecchio senatore dell'impero.
Il medesimo Vinoy aveva avuto gi il suo da fare, circa una settimana prima, con
quei cannoni. L' 11 marzo, infatti, aveva spedito un battaglione, il 59 per la
precisione, a riprendere un cannone che si trovava piazzato quasi in piazza dei
Vosgi. Vinoy  sicuro di quel battaglione, un'unit borghese; ma nonostante
questa fiducia l'affare prende una brutta piega. Si comincia a gridare: il
cannone appartiene al popolo! e la folla avanza minacciosa; all'altezza del
quartiere Latino il 59 battaglione  costretto a lasciare ai rivoltosi il
cannone, che porta un nome simbolico, Alsazia-Lorena, la bocca da fuoco  quindi
riportata a braccia in piazza dei Vosgi da guardie nazionali, oltre un migliaio,
che sono solidali con la parte popolare.
Da quell'istante Vinoy fa assumere alle sue truppe un assetto offensivo: due
reggimenti di linea, i cosiddetti lignards, stabiliscono la propria sede nei
giardini del Lussemburgo. In molti distretti erano stati sistemati dei
dispositivi d'allarme nel caso che venissero fatti altri tentativi per metter le
mani sulle armi. Una salva di cannone avrebbe avvertito la popolazione.
Il 18 mattina l'allarme non  stato dato. Imprevidenza? Eccesso di fiducia?
Semplice negligenza? Non sar per n la prima n l'ultima volta, dato che di
questi esempi di azioni programmate e non mandate a termine la Comune ne fornir
a bizzeffe. Ma questa volta la principale ragione risiede nello stesso
dispositivo, vero capolavoro d'ingegnosit, messo in atto da una forza militare
che dal momento dell'apertura delle ostilit  stata di continuo sconfitta ma
che ritrova, si pu dire, la sua seconda giovinezza quando si tratta di mandare
a buon fine un'operazione di polizia, memore dei ricordi cocenti del 1848 e
desiderosa di prendersi una bella rivincita.
Ma parlare in generale dell'esercito significa rimanere nel vago; vediamo invece
le figure dei suoi comandanti, Vinoy, d'Aurelle de Paladines, Mac Mahon, di
ritorno dalla prigionia, liberati su richiesta di Thiers, per assumere il
comando delle forze incaricate della repressione, dopo aver dato ogni
dimostrazione di incapacit sul campo di battaglia.
Il morale dei reggimenti che sono stati convogliati dalla provincia sulla
capitale, soprattutto quelli che sono giunti con tanto di permesso dei prussiani
da Le Havre, lascia molto a desiderare. A Parigi, dove sono accampati in place
de l'Etoile o in avenue Malakoff o ancora in piazza del Trocadero, simpatizzano
fin dai primi momenti con la popolazione.
Due brigate, all'incirca sedicimila uomini, si sono mosse. Esse sono state poste
agli ordini del generale Paturel e del generale Lecomte. La brigata Paturel, che
annovera anche un battaglione di cacciatori a piedi, il 17, due battaglioni del
76 reggimento di linea, una mezza compagnia del genio e dei poliziotti armati,
si  attestata in piazza Clichy da dove, dopo aver costeggiato il cimitero di
Montmartre lungo la rue Saint-Ouen rue Marcadet, rue des Saules, si porta
direttamente verso il Moulin de la Galette lungo rue Norvins;  precisamente l
che si trova il suo obiettivo, il parco d'artiglieria di Montmartre.
Degli elementi di rinforzo devono attestarsi in boulevard de Clichy e in place
Pigalle, dove rimarranno a disposizione del generale Sousbielle che comanda
l'intera operazione.
E' alla brigata Lecomte che tocca il compito, con due battaglioni dell'88
reggimento fanteria, pi alcuni poliziotti e qualche guardia repubblicana,
d'investire la Butte Montmartre forzando la rue Moncenisio. Anche Lecomte
dispone di riserve: il 18 battaglione di cacciatori a piedi, il 3 battaglione
dell'88 reggimento fanteria e una batteria, che si sono attestate in boulevard
Rochechouart.
Nello stesso tempo in cui le truppe si mettono in marcia, vengono affissi
dovunque dei manifesti. Il primo  firmato da Thiers e da altri ministri. E'
datato marzo 1871:
Cittadini! ci indirizziamo ancora a voi, facendo appello alla vostra coscienza e
al vostro patriottismo, nella speranza di venire ascoltati. La vostra citt, che
non pu vivere se non nell'ordine,  stata profondamente sconvolta in alcuni
quartieri, e anche se il disordine non si  esteso al di fuori di essi, tuttavia
ci basta per impedire un tranquillo ritorno alle occupazioni quotidiane e alle
attivit pacifiche. Da qualche tempo dei malintenzionati, sotto il pretesto di
opporre resistenza ai prussiani che si trovano ora al di fuori della cinta
cittadina, si sono impadroniti di una parte della citt, vi hanno eretto delle
barricate, vi montano la guardia, vi obbligano a farle anche voi, in
ottemperanza agli ordini di un fantomatico comitato. Questi pretende di
comandare una parte della guardia nazionale, si rifiuta di riconoscere
l'autorit del generale d'Aurelle, si  posto alla vostra testa e vuole creare
un governo in opposizione a quello legale eletto dal suffragio universale.
Questi uomini che vi hanno causato tanto male, che voi stessi avete scacciato il
31 ottobre, pretendono di volervi difendere contro i prussiani che non hanno
fatto se non una breve apparizione in citt e che adesso a causa di questi
disordini si vedono costretti a rimandare la partenza. Essi si sono impadroniti
di cannoni che, se facessero fuoco, non avrebbero altro risultato che quello di
distruggere le vostre case, d'uccidere i vostri fanciulli e forse voi stessi;
infine essi compromettono la repubblica anzich difenderla, poich se si facesse
strada in Francia la tesi che la repubblica  compagna del disordine, la stessa
repubblica sarebbe perduta. Non credete dunque alle loro parole, ma ascoltate
quello che vi diciamo in tutta sincerit...
Il secondo manifesto  assai pi breve. E' firmato generale d'Aurelle Paladines:
Un proclama del capo del potere esecutivo sta per essere emesso e affisso a
tutti i muri della citt per spiegare i fini dei movimenti che vengono
effettuati. La finalit ultima  la riconferma della repubblica, la repressione
di qualunque tentativo di creare disordini e la ripresa di quelle bocche da
fuoco che terrorizzano la popolazione. Le Buttes Montmartre sono prese e
occupate dalle nostre truppe, come le Buttes-Chaumont e Belleville sono di nuovo
in mano al governo repubblicano.
Il generale forse anticipava un pochino i tempi, ma dopo il famoso dispaccio di
Ems e lo scoppio della guerra, le false notizie e le interpretazioni tendenziose
erano divenute una prassi abituale: la guerra del 1870 segna realmente l'avvento
di tecniche nuove, soprattutto nell'uso spregiudicato della propaganda sulla
base di falsit e scorrette interpretazioni. Cos facendo, Bismarck aveva
affrettato la capitolazione di Metz facendo credere, attraverso articoli
menzogneri apparsi su giornali compiacenti, che il paese fosse ormai sull'orlo
della guerra civile. E' ugualmente con questo sistema che, ingigantendo gli
scacchi dell'armata della Loira e di quella di Chanzy o quelli della Faidherbe
(al nord) lo stato prussiano e il suo cancelliere, il quale aveva, vera novit
per l'epoca, un addetto stampa nella persona del conte Busch, indeboliranno lo
spirito di resistenza del governatore della capitale posta sotto assedio, vale a
dire il generale Trochu.
A questo riguardo Bismarck aveva almeno cinquant'anni di vantaggio sui suoi
contemporanei e i suoi metodi, misto di cinismo e d'uso spregiudicato dei mass
media, facevano un perfetto pendant con la modernit dello stato maggiore
prussiano posto sotto il comando di von Moltke.
Rossel, che ora vedremo in primo piano nel dramma terribile della Comune, aveva
avuto a questo riguardo parole che dimostrano la sua lucidit e la sua
chiaroveggenza, quando aveva detto che Moltke era la perfetta dimostrazione di
come: il generale non fosse altro che l'unione di un caposquadra e di un
geografo...
Ma ritorniamo agli avvenimenti di quel 18 marzo 1871. Mentre nella sottile
nebbiolina del mattino, una giornata che sembra promettere bene, soleggiata e
primaverile, le truppe del generale Susbielle vanno all'assalto di Montmartre,
vediamo di volgere uno sguardo retrospettivo a quei giorni, non molto lontani a
dire il vero, nei quali Parigi aveva un solo timore: quello dei prussiani che
avevano circondato la capitale.
Era questa la conseguenza dei disastri che dalla fine di luglio avevano colpito
il paese. Quando verso la met di settembre, il giorno 18 per essere precisi,
gli eserciti tedeschi avevano investito Parigi, l'impero non esisteva gi pi e
tutto l'esercito francese, prigioniero a Sedan o rinchiuso in Metz, da dove non
sarebbe uscito se non dopo aver capitolato, sembrava sul punto di sciogliersi
come neve al sole. Gli stati maggiori avevano cos fornito la prova di essere in
ritardo... di almeno una guerra; ecco, infatti, quel nemico (che si parlava di
bastonare di santa ragione a Berlino) mostrare i suoi elmi chiodati sotto le
case di Parigi.
Nostra intenzione non  certo quella di raccontare l'assedio di Parigi, ma di
spiegare in che modo in questa enorme citt, dove gi allora vivevano quasi due
milioni di abitanti, il sentimento di isolamento e di abbandono che si stava
facendo strada sia stato all'origine delle sommosse del 1871.
E' gi stato detto tutto sulle privazioni sofferte dalla popolazione durante i
giorni d'assedio: i topi serviti in fricassea, la storia dell'elefante dello
zoo, eccetera, ma quello che non  sempre stato detto  quel che riguarda il
mercato nero, che infier oltre ogni dire e che permise durante tutto questo
periodo alle persone abbienti di vivere non solo senza sofferenze ma addirittura
lussuosamente. E' cos che durante l'assedio si poteva, pur pagandole,  vero, a
peso d'oro, procurarsi perfino delle ostriche portate a Parigi non si sa bene
come e attraverso quali canali. E' vero che bisognava pagarle circa venti
franchi l'una, pari a circa sei, settemila lire d'oggi, prezzo non certo alla
portata di tutte le borse, comunque c'erano...
Da Tortoni, un ristorante che andava per la maggiore, il menu del cenone di
Natale comprendeva: testa di manzo, tartaruga all'olio, filetto di bue, patate
al salto, gelato al rhum, souffl, ogni sorta di formaggi e di frutta,
eccetera...
Ma la povera gente?
Il tenente di vascello Francis Garnier, colui che dar prova di valore nel
Tonchino dove morir sotto i colpi delle bandiere nere, si stupisce di queste
cose nel suo diario e si chiede perch mai il governo non intenda far nulla a
proposito del vettovagliamento. Il Journal des Dbats ha trovato la soluzione:
ammasso delle scorte, razionamento, pur nel rispetto dell'economia...
liberistica, un razionamento insomma a caro prezzo. E d'altra parte  proprio
quello che sta succedendo...
Per i meno abbienti era invece la realt quotidiana delle code, code
interminabili. Flourens nel suo Paris livr ce ne fa una descrizione che ha del
patetico: Questo inverno d'assedio  incominciato con giornate di un freddo
intenso e precoce. Fin dalle due del mattino, nella luce incerta, priva di
lampade a gas, i fanciulli venivano ad accoccolarsi sui gradini delle
macellerie; cascavano dal sonno ma dovevano lottare contro il freddo per non
morire assiderati. Alle due e mezza arrivavano le donne. Cominciavano a mettersi
in fila, file interminabili. Si parlava poco. Faceva troppo freddo e si era
troppo tristi. Un pesante silenzio incombeva su quei miserabili, su quei
pitocchi coperti di cenci. La fila s'allungava, arrivavano i vecchi, si univano
gli uomini... Il giorno intanto faceva capolino. Infine alle 8 del mattino la
macelleria apriva i battenti. Quelli che erano l, in attesa dalla prima alba,
vi entravano ad uno ad uno... E questa tortura ricominciava tutte le notti;
doveva durare tutto l'inverno. E non era solo di notte che bisognava fare la
coda, ma durante tutta la giornata; non appena fatta la coda davanti alla
macelleria bisognava infatti ricominciarla di fronte alla panetteria o davanti
al carbonaio. Tanto che l'esistenza di una sfortunata madre di famiglia passava
nell'attesa di fronte alle porte sbarrate...
Tuttavia le provviste dei commercianti dovevano davvero essere considerevoli;
dopo l'armistizio del 28 gennaio, che aveva messo la parola fine all'assedio, un
testimone dell'epoca, E. Chevalet, autore di un diario delle giornate d'assedio,
fa una passeggiata nei paraggi delle Halles, l'ormai scomparso mercato di
Parigi, ed ha la sorpresa di scoprirvi enormi quantit di generi alimentari: I
mercati generali straripano di conigli, traboccano di polli, uova, legumi...
egli scrive.
Tutte le testimonianze concordano su questo punto. Alla fine di quei giorni
d'assedio si vedranno uscire dalle cantine e dai nascondigli tutte le merci che
vi erano immagazzinate e che, se non fossero state vendute subito, avrebbero
subito un abbassamento di prezzo, non appena si fossero normalizzate le
comunicazioni con la campagna.
Dunque lo spettro della fame non era poi stato cos vicino come si era scritto e
come molti avevano creduto. Sono le parole di Yrisson d'Herisson, aiutante di
campo del capo della difesa Jules Faure, al momento della firma della
capitolazione della citt. E la prova di ci Yrisson la vedeva nell'abbondanza
che aveva cominciato a regnare in Parigi ancora prima che fossero giunti i treni
con le provviste.
E invece era stato proprio con quella spada di Damocle della carestia, con
quella minaccia sospesa sul capo della popolazione parigina che il governo aveva
giustificato la propria capitolazione. Vinti dalla fame siamo costretti... le
stesse parole che aveva usato Bazaine per giustificare la resa di Metz.
Se i prussiani non ei avessero dato la farina saremmo morti di fame, scriver
nelle sue memorie il capo della difesa Favre. Orbene, durante parecchi giorni le
panetterie forniranno con regolarit il pane, prima ancora di ricevere le scorte
dall'esterno.
Qualche giorno prima della capitolazione di Parigi, il Figaro pubblicava questo
trafiletto nella sua rubrica mondana: Il vice ammiraglio Le Noury, barone di La
Roncire, e il colonnello de Vignerol sono stati ricevuti con il consenso
generale fra i membri del Jockey Club. Il che significa, in altre parole, che
per tutta la durata dell'assedio i due esponenti del bel mondo non avevano fatto
altro che aspettare quella giornata cos fausta...
La borghesia era terrorizzata pi dalla eventualit di una sommossa che dal
pericolo rappresentato dai prussiani. E' cos che descrive la situazione, sia
pure generalizzando un poco, Sarcey nella sua opera sull'assedio di Parigi.
E' d'altra parte vero che per certi francesi la guerra era virtualmente
terminata con la fine del regime imperiale; in pratica succedeva allora quello
che era gi successo nel 1814 o nel 1815. Il pericolo ormai era all'interno,
nella compagine sociale del paese, surriscaldata dal soffio della rivoluzione,
che rischiava di resuscitare lo spettro aborrito del 1848.
La capitolazione di Sedan aveva portato al potere il governo di difesa nazionale
che aveva segnato l'abolizione dell'impero. Era per importante fermarsi l e
non seguire altre velleit riformistiche. Eppure, come vedremo, ogni nuova
sconfitta o ogni nuova delusione saranno seguiti da un contraccolpo nel tessuto
sociale. La paura del terrore rosso  pi forte di quella degli elmi chiodati;
respingere questi ultimi non  altro che un mezzo, per alcuni conservatori, di
conservare le strutture sociali. Sono pochi quelli che la pensano come Flaubert
il quale scrive di preferire la vista di Parigi in un mare di fiamme che dover
assistere all'ingresso in citt dei prussiani.
La principale preoccupazione dei nuovi governanti, mentre la situazione sta
precipitando,  dunque quella di evitare la guerra civile. I dirigenti e i
principali esponenti di quel governo di difesa nazionale lo ammetteranno a pi
riprese: hanno una paura folle di vedere il popolo parigino, che  in possesso
delle armi della guardia nazionale, sollevarsi contro il governo e mettere in
causa tutti i principi su cui si fonda la societ del tempo.
Come  possibile disarmare o indebolire questo esercito, forte di trecentomila
uomini e che  stato imprudentemente armato dall'amministrazione del secondo
impero, per far fronte alle misure di mobilitazione generale adottate dai
prussiani? Questo il problema e il costante pensiero del governo della Difesa
nazionale e, in seguito, dopo la resa di Parigi, del governo Thiers; un assillo
che dura dal 4 settembre 1870 al 28 gennaio 1871.
Non ritengo affatto impossibile che Napoleone III arrivi alla risoluzione di
volgere le forze armate contro i parigini piuttosto che contro di noi, scrive
Bismarck alla moglie il 24 agosto.
Era un anticipare i tempi, dato che Napoleone III non aveva certo il modo di
agire secondo le previsioni, lucidissime, del cancelliere prussiano. Ma quello
che non aveva potuto fare Napoleone III sar messo in pratica qualche mese dopo
da Thiers e da Vinoy.
Se i prussiani incombono su Parigi, nella stessa citt e alle nostre spalle c'
un nemico per noi assai pi pericoloso, proclama con voce stentorea il generale
Ducrot. Favre far anche lui la prova di queste angosce, di fronte a quel popolo
in armi che avrebbe potuto in qualunque momento lasciarsi trasportare da una
pericolosa esaltazione collettiva.
E Bismarck avr buon gioco nel battere e ribattere su questo tasto nel corso
dell'incontro con i responsabili della politica parigina, incontro svoltosi nei
dintorni di Parigi il 18 e 19 settembre; e torner sull'argomento quando si
abboccher con Thiers in gennaio, in rue de Provence a Versailles: Se voi foste
padrone della situazione, tratterei immediatamente, ma le vostre posizioni sono
opposte ai genuini sentimenti della popolazione parigina, aggiungendo subito
dopo: Voi siete nati grazie a una sommossa popolare e potreste quindi essere, in
un domani anche vicino, sbalzati dal vostro trono dalla canaglia. E pi tardi
dar il consiglio di schiacciare con tutti i mezzi questa canaglia cos
pericolosa. Anzi suggeriva, in caso di bisogno, di creare artificialmente un
pretesto per farlo. Sono quei consigli che Favre, nelle sue Memorie, indicher
come proposte fattegli dal cancelliere prussiano e da lui fermamente respinte...
Per i civili, lo abbiamo visto, la guerra  una parentesi dolorosa la cui
responsabilit ricade sull'impero; una parentesi che si spera di chiudere
fidando sulla convinzione (sbagliata) che il cancelliere prussiano sia in guerra
contro Napoleone III ma non contro i francesi. Diciamo pure, anche se questa 
un'ipotesi azzardata in quanto all'epoca non si facevano sondaggi d'opinione,
che l'80% della popolazione nutriva questa certezza, ma sarebbe un errore
ritenere che anche il resto della borghesia la pensasse allo stesso modo.
Nessuno pu dire che il paese volesse la continuazione della guerra, scrive
Albert Sorel, testimone di questo periodo.
La proclamazione del governo di Difesa nazionale aveva provocato la fuga verso
la provincia di una vera marea di cittadini e tutte le stazioni, in particolare
la Gare de Lyon, erano state teatro di un vero e proprio esodo. Dopo la rotta
degli eserciti si assisteva a quella della popolazione.
Ma vi erano alcuni spiriti che continuano imperterriti a resistere anche nella
tempesta. Uno di questi era Flaubert; un altro era Daru il quale si stupiva che
ci fossero anche fra i borghesi delle persone le quali avrebbero voluto andate
fino in fondo al seguito delle idee rivoluzionarie.
Quanto all'esercito, completamente inebetito, non riusciva neppure a capire chi
fosse il vero nemico, e mentre gli spiriti deboli volevano ad ogni costo
negoziare con i prussiani, si trovava una vera falange d'intellettuali del
calibro di un Renan, i quali arrivavano al punto di dire che i tedeschi erano
una razza superiore, di gran lunga superiore a quella francese..., oppure se ne
vedono altri che, come Veuillot, guardavano alla sconfitta come alla necessaria
conseguenza degli errori precedenti, oppure ancora ce n'erano di quelli, come la
Sand, che sceglievano l'ordine prussiano preferendolo alla violenza della
canaglia.
Questo spirito di disfatta o per lo meno di collaborazionismo trova anche un
riflesso nella stampa; numerosi giornali, specie quelli finanziati dai
proprietari terrieri e dagli industriali si fanno portavoce dei quotidiani
tedeschi mentre altri, come il celebre Figaro, trasudano disfattismo da tutti i
pori. Quest'ultima, se vogliamo,  una logica reazione alle rodomontate della
vigilia, dato che ancora il 6 agosto, una celebre firma del giornale La Libert
dopo aver gridato pi volte: A Berlino! A Berlino! concludeva: E' soltanto a
Berlino che la pace pu e deve essere firmata. Per non parlare di Louis Veillot
che il 10 agosto scriveva ne L' Univers: Oggi non vi pu essere pi alcun dubbio
che la Prussia ha perso la frontiera del Reno; mentre il 18 agosto aggiungeva:
Presto Francia e Prussia sapranno quanto valgono in fatto di muscoli.
E citeremo ancora questo capolavoro del Gaulois, in data 3 settembre: Si 
sparsa la voce che il re di Prussia sarebbe diventato pazzo e sarebbe stato
trasportato da Varennes a Berlino. Nessuno ci autorizza a considerare vera la
notizia, e tuttavia c' da sottolineare un fatto e precisamente la scelta della
citt nella quale re Guglielmo ha stabilito il suo quartier generale: Varennes!
E' qui che si fermano i re!
C' una frangia della stampa che incita invece alla resistenza con commoventi
appelli alla popolazione perch vengano creati dei nuclei di franchi tiratori.
E' il caso del giornale Combat di Flix Pyat. Questi appelli alla resistenza
armata non rappresentano per un'esclusiva della stampa di sinistra. Troviamo
descritte le norme per una resistenza ad oltranza anche in un proclama al popolo
bretone di de Carfort: Se il nemico viene verso di noi si levino in piedi tutti
i bretoni; che ciascuno metta la croce rossa al cappello; che le campane suonino
a martello dal borgo al contado; che le donne vengano condotte sulle nostre
isole. Che vengano interrate tutte le provviste e i nostri beni; che gli alberi
siano abbattuti sulle strade e sui sentieri; che da ogni fossato, da ogni bosco,
da ogni landa partano dei colpi micidiali; e se occorrer morire, moriremo da
veri bretoni per i nostri campi, per il nostro Dio, per la nostra libert!
Lo spirito di resistenza al nemico non  affatto, come si vorr pi tardi
dimostrare in molti settori interessati, appannaggio di una sola fazione
politica, di un solo movimento. Come si vedr dai combattimenti eroici di
Chateaudun, dell'Isle-Adam, ecc., i franchi tiratori non erano solo degli
aderenti ai movimenti di sinistra, anche se bisogna riconoscere che, nel seno
dell'intero movimento, quest'ultimi sono in netta predominanza dato che il
nazionalismo , in questa seconda met del diciannovesimo secolo, appannaggio
della sinistra. Del resto, il grande risveglio nazionalistico dell'intera Europa
non  frutto in gran parte dell'opera della rivoluzione del '48 e delle sue
succursali all'estero?
A quest'epoca la destra non avverte davvero in s la fibra nazionalistica;
esiste una vera internazionale della gente bene, molto unita e dai legami molto
pi fitti di quelli che cementano la classe operaia, il cui movimento peraltro 
appena sorto a Londra. La lingua che viene adottata fra nemici in quest'epoca
puzza di corte lontano un miglio.
Quando Napoleone III si arrende al re di Prussia, lo chiama: mio caro fratello,
ed  su questo tono che gli risponde il vincitore. Favre e Thiers, allorch
intraprendono con il cancelliere prussiano i negoziati, adottano un tale
linguaggio che si fa fatica a credere che il colloquio si sia svolto fra i capi
di due nazioni in guerra fra loro.
Ma parliamo dell'altra internazionale, quella operaia. L'8 gennaio 1865, in una
sede di quattro metri per tre, al numero 44 di rue des Gravilliers, 11
distretto, tre operai che rispondono al nome di Tolain, Fribourg, Limousin
inaugurano la sede parigina dell'Associazione Internazionale degli Operai. Tutti
e tre sono dei veri rappresentanti del proletariato parigino dell'epoca.
Uno  cesellatore in bronzo, l'altro  conciapelli, il terzo  meccanico. Ed  a
spese del governo imperiale, che pratica volentieri (allorch lo giudica
necessario) l'operaismo, forse per allontanare i brutti ricordi del 1848, che i
tre si recano a Londra al seguito di una delegazione di 740 operai e di una di
147 industriali; vi si recano per vedere l'Esposizione universale che ha luogo
appunto nella capitale inglese;  questa l'epoca d'oro infatti delle mostre e
delle esposizioni universali...
Stabilito il contatto con la classe operaia britannica, che ha una coscienza di
classe molto pi sentita, si vedranno rapidamente i frutti:  questo il momento
in cui lo sviluppo dell'industria e l'impiego di sempre pi numerose masse
industriali, di sempre pi numerosi operai, tenta di rimettere in moto quella
spirale che era stata cos bruscamente fermata nel 1848.
I contatti dunque saranno proseguiti: nel 1864 una delegazione francese
partecipa alla fondazione dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori; il 28
settembre si ha l'incontro di Saint Martin's Hall che vede la designazione di
Karl Marx a rappresentante della classe operaia tedesca.
Marx, che avr numerosi contatti con i dirigenti francesi del movimento operaio,
scriver in una lettera del 3 marzo 1869 a Kugelmann: In Francia si sta
sviluppando un movimento molto interessante. I parigini si rimettono a studiare
il loro passato rivoluzionario preparandosi cos alla nuova rivoluzionaria
impresa che si sta avvicinando...
Il 14 luglio 1869, scrive a Engels: Ho trascorso una settimana a Parigi dove,
sia detto cos en passant, la crescita del movimento operaio balza agli occhi.
A una settimana dall'inizio della guerra la federazione parigina
dell'internazionale proletaria, che si  vista sottrarre buona parte dei
dirigenti, grazie a un processo apertosi il 22 giugno e che ha mandato in
prigione parecchi operai, lancia un appello ai lavoratori di tutto il mondo.
Proletari francesi, tedeschi, spagnoli: che le nostre voci si uniscano nel coro
di biasimo per la guerra; fratelli di Germania, in nome della pace, non
ascoltate le voci prezzolate o servili che cercano di ingannarvi sul vero
spirito della Francia. Le nostre divisioni non porteranno che al vero trionfo
del dispotismo. Lavoratori di tutto il mondo, qualunque sia l'esito dei nostri
comuni sforzi, noi, membri dell'Internazionale proletaria, che non conosciamo
frontiere, noi vi indirizziamo, come pegno di solidariet indissolubile, i voti
e il saluto dei lavoratori di Francia.
Linguaggio insolito nell'atmosfera arroventata dallo sciovinismo dei giorni di
luglio. Linguaggio che ha una sua giustificazione nel richiamo agli spagnoli,
dal momento che la causa diretta del conflitto risiede nella candidatura di un
Hohenzollern al trono di Spagna...
Eppure, come abbiamo visto, sta per verificarsi una sorta di movimento alla
rovescia, che metter i delegati francesi e l'intero movimento operaio in una
situazione paradossale: di fronte all'atteggiamento incline alla capitolazione
dimostrato dalla destra, essi saranno i soli a soffiare sul fuoco della riscossa
nazionale, a dispetto di tutte le loro parole! E tuttavia ancora una volta
bisogner evitare di generalizzare; Marx, dal canto suo, contava soprattutto
sulla classe operaia tedesca e fin dal 20 luglio scriveva a Engels, dopo aver
stigmatizzato lo sciovinismo di un Delescluze: La preponderanza tedesca
trasferirebbe in ogni caso il centro di gravit del movimento operaio europeo
dalla Francia alla Germania; per questo  sufficiente paragonare il movimento
del 1866 (al momento della guerra contro l'Austria) a quello odierno nei due
paesi, per vedere che la classe operaia tedesca  superiore a quella francese
sia sul piano organizzativo sia su quello teorico. La preponderanza sulla scena
del mondo della classe operaia tedesca su quella francese significherebbe al
tempo stesso la superiorit della nostra teoria su quella di Proudhon...
Ora sappiamo che la classe operaia tedesca non risponder affatto a queste
speranze. Quanto a quella francese, essa addirittura delude Marx per il suo
sciovinismo, mentre Engels dimostra di non voler credere a una nuova edizione
dello slancio del 1793, dato che ci vorrebbero dei francesi differenti da quelli
che vengono fuori dal basso impero... Egli critica, il 7 settembre, l'idea di
una guerra a oltranza: Essi credono, scrive, o immaginano che la Francia sia
ancora superiore come ai bei tempi andati; pensano che il suolo francese sia
stato santificato dagli avvenimenti del 1793 e che nessuna delle ignominie
compiute dai francesi dopo di allora potrebbe mai profanarlo, e che la parola
repubblica, una parola vuota, abbia invece un valore sacro.
Il 9 settembre, nel secondo manifesto dell'Internazionale, Marx lancia quel
monito in cui soprattutto esorta gli operai francesi a compiere s il loro
dovere di cittadini, ma senza lasciarsi trasportare dai sentimenti di
nazionalismo del 1792.
Eppure la proclamazione della Comune, nella quale l'Internazionale socialista
non ha svolto alcun ruolo diretto, come testimonia un rapporto che citeremo pi
avanti, aveva trovato un Marx entusiasta; infatti il pensatore tedesco nel corso
della seduta del 23 maggio 1871 del Consiglio generale dell'Internazionale
proletaria, dichiarer: Se la Comune sar sconfitta, la lotta sar semplicemente
rimandata; i principi della Comune sono eterni e non possono essere annullati;
non cesseranno di manifestarsi nuovamente fino a quando la classe operaia non
avr ultimato la sua rivoluzione, conquistato la propria libert...
Quanto al ruolo svolto dall'Internazionale socialista, ecco quello che viene
riportato nel rapporto di un inviato londinese:  ...un delegato mi condusse al
municipio; chiesi dove potevo trovare la sede dell'Internazionale e mi fu
risposto che a quel momento non esistevano n sezioni, n consiglio federale; in
primo luogo tutti i membri erano stati imprigionati, poi erano stati dispersi
nei vari reggimenti: di conseguenza l'intera associazione era dissolta...
Parigi intanto si difende; una difesa alla quale lo stesso Marx non crede: A mio
avviso, scrive, tutta la difesa di Parigi non  che una farsa poliziesca per
mantenere i parigini calmi sino a quando i prussiani siano giunti alle porte
della citt per salvare l'ordine, vale a dire la dinastia e i suoi mamelucchi...
Questa volta Marx per si sbaglia, almeno in parte, dato che qualunque sia stato
il vero pensiero dei capi politici e militari del momento, da Jules Favre a
Trochu, sar proprio l'assedio di Parigi la causa prossima della Comune, nata
dall'isolamento di una citt che si sentir sempre pi abbandonata e tradita e
che su questo terreno di coltura far prosperare i bacilli rivoluzionari.
Di fronte all'avanzata dei prussiani, i borghesotti sono ripiegati sulla citt,
aggiungendo altri grattacapi all'inquietudine dei benestanti che vedono Parigi
cadere in mano ai rossi.
Scrive un testimone di quei giorni: Ciascuno si aspetta gli attacchi che
verranno da parte di una popolazione in rivolta e si prendono le necessarie
precauzioni per salvaguardare la propria vita e i propri beni. Non sento parlare
d'altro che di persone che nascondono l'argenteria, i gioielli, le pietre
preziose e che caricano il proprio revolver...
Un vero slancio patriottico s'impadronisce tuttavia della grande citt, slancio
al quale partecipano soprattutto i repubblicani che, fin dall'11 settembre, si
sono riuniti in un Comitato centrale repubblicano. Questo comitato fa da
contraltare a quello nazionale che, a mano a mano che i giorni passano, diventa
sempre pi rosso. I cinquantun battaglioni di borghesi, reclutati fra i
quartieri alti, sono ormai al limite dell'affogamento in una massa di
duecentocinquanta battaglioni proletari;  dunque l'elemento proletario, quello
che ora domina...
L'armamento della classe operaia  un fatto che avr pesanti conseguenze sugli
avvenimenti. Non soltanto questa situazione, davvero unica, diverr rapidamente
il problema numero uno per i membri del governo di Difesa nazionale ma
contribuir a fare di Parigi, quella Parigi che nel corso delle ultime elezioni
ha optato per la sinistra, una citt-spauracchio agli occhi degli atterriti
provinciali.
Ed ecco che questa Bisanzio rossa sembra cadere in preda ad una sorta di
frenesia, a un delirio patriottico, come lo definir pi tardi Jules Pavre. Un
delirio al quale si associano anche gli elementi sani della popolazione.
Non si  forse assistito, scriver il conte Daru, a questo fatto mostruoso, che
le guardie nazionali del faubourg Saint-Germain, dico proprio di quel nobile
sobborgo, venivano a proporre il comando dei loro battaglioni, a chi?, a
Flourens? (uno dei leader della sinistra)
Tutti gli sforzi dei capi della Difesa nazionale si uniscono quindi nel voler
calmare gli ardori intempestivi di questa guardia nazionale. Questa buona
volont si  manifestata in un modo quanto mai palese nel corso di una rivista
gigantesca effettuata il 13 settembre. Trochu ne  rimasto davvero scosso.
Questi trecentomila uomini in armi che sono sfilati di fronte a lui l'hanno in
realt pi commosso che spaventato, e alla fine di quella giornata egli si 
chiesto se quella massa di uomini in redingote, in camiciotto, in tuta, che sono
sfilati per ore cantando (uno spettacolo che Parigi non ha mai conosciuto nel
corso della sua storia) non fosse forse in grado di compiere uno di quei
miracoli che vengono in aiuto alle nazioni che hanno la fede...
Fino a quel momento aveva creduto altre cose; aveva per esempio rifiutato di
dare fiducia alle armate rivoluzionarie, ma ora  incline a pensare che esse
siano invincibili.
E cos, a partire dal giorno 12, una specie di soldo viene dato alle guardie
nazionali che non hanno altra risorsa che il loro lavoro; il soldo sar di
franchi 1,50 il giorno.
Questa sfilata, che Trochu non aveva desiderato, ha fatto salire la pressione a
livelli pericolosi e sarebbe un errore lasciare questa forza senza impiegarla
convenientemente.
E' in questo spirito che viene organizzata la sortita di Chatillon, semplice
dimostrazione senza nerbo, fatta con pochi effettivi e che terminer con uno
smacco cocente.
Nulla a che vedere comunque con l'attacco che temevano i tedeschi e che avrebbe
potuto mettere in crisi il loro dispositivo. Dal giorno 15 al 19, infatti, le
truppe tedesche che si andavano attestando per l'assedio alla capitale, per la
mossa decisiva, erano sfilate attorno alla cinta, su un perimetro di pi di
cento chilometri; questa linea in movimento, distesa, sottile, offriva allo
stato maggiore francese una notevole carta strategica; ma Trochu si lasci
scappare l'occasione senza reagire, se non quando era oramai troppo tardi e con
dei mezzi ridicoli, impiegando cio tremila uomini e non uno di pi.
Il 18 e il 19 settembre Favre intavola a Ferrires, vale a dire dall'altra parte
della citt, dei negoziati con Bismarck, e questo solo fatto basta a collocare
la sortita di Chatillon nelle sue giuste proporzioni.
Il contraccolpo di questo fiasco e dell'inquietudine provocata dal passo
intrapreso presso il cancelliere prussiano da Favre,  la giornata del 21 che,
coincidenza poco simpatica,  anche il 78 anniversario della proclamazione
della repubblica in Francia (21 settembre 1792).
Un appello di Gambetta e le sue parole infiammate di patriottismo riescono a
calmare i bollenti spiriti dei battaglioni di Montmartre, di Belleville e di
Faubourg Saint-Antoine che cominciano a dare segni di notevole agitazione...
L'ora  per semplicemente rimandata...
Nuova effervescenza il giorno 22 e questa volta assai pi grave. In piazza del
municipio, dove ha sede il governo, si sono radunati un centinaio di comandanti
di battaglione con circa duemila uomini. Essi sono venuti a chiedere al governo
delle spiegazioni sul comportamento di Favre e chiedono a gran voce una Comune,
vale a dire il controllo di commissari eletti dal popolo sulle operazioni
militari di difesa. E' la prima volta, almeno cos sembra, che si ode quella
parola. E' come dare il fuoco alla miccia. A questo punto si ha un pezzo di vera
bravura da parte di Favre che parla affermando che il suo  un governo di difesa
e non di capitolazione... La guardia nazionale se ne va.
Nall'intervallo si  sentito qualche colpo di cannone, lontano, in direzione dei
forti. Picard, il ministro dell'interno,  allora balzato in piedi come una
molla gridando: Alle difese! Tutti alle difese! I prussiani attaccano! E si
separa gridando: Morte ai prussiani! Nell'animo di Trochu la manifestazione ha
svegliato i peggiori timori, allontanando l'emozione provata nel corso della
sfilata del giorno 13. Fa infatti affiggere dei manifesti in cui si leggono
appelli all'ordine e alla disciplina: Il posto di ciascuno  sulle barricate o
nelle riserve: bisogna in altre parole essere sul posto di combattimento o
tenersi pronti a entrare in combattimento.
Si organizza allora una nuova sortita. L'obiettivo questa volta  Villejuif, il
mulino Saquet e la ridotta delle Hautes-Bruyres, dove si trova una grande
quantit d'armi e di munizioni. Viene lanciata una vera e propria pioggia di
proiettili, un diluvio di cannonate che si spera possa calmare i nervi dei
parigini e dopo un attacco piuttosto fiacco le truppe che hanno avuto due morti
vengono fatte ritirare.
Conseguenza: una nuova manifestazione ha luogo il giorno 26 al municipio, dove
180 capi di battaglione vengono a chiedere dei veri combattimenti e non dei
semplici palliativi. Di nuovo mettono sul tappeto la questione del controllo
sulla municipalit... Come scriver pi tardi Favre, per una singolare bizzarria
Parigi voleva una difesa disperata ma nello stesso tempo avrebbe voluto
distruggere quelli che la dirigevano.
Non basta; un giornale come l'Illustration scriveva: Noi sentiamo un grido solo:
Sortite! Sortite!
E sortite se ne avranno, ma si sarebbe potuto chiamarle delle false sortite.
Sono quelle di Chevilly-Thiais, del 30 settembre, di Bagneux del 13 ottobre, di
Tueil-Malmaison del 21 ottobre; piccoli conati senza esito.
Sperare dei risultati da una sortita  follia pura. confessa Trochu di fronte al
Consiglio dei ministri il 2 ottobre, anche se Ferry ritiene che un impegno in
tal senso calmerebbe gli spiriti...
Al che ironicamente Veuillot scrive: I nostri fratelli vogliono effettuare delle
sortite? Prudenza, prudenza...
Il 5 ottobre c' una nuova manifestazione delle guardie nazionali. Ancora una
volta esse reclamano una sortita. Dieci battaglioni, fra i quali i cinque di
Flourens, si presentano alle undici del mattino davanti al municipio. Si
allineano di fronte alla sede del governo con l'arma al piede. Gruppi di civili
li circondano ben presto, ma  destino che anche questa presa di posizione si
risolva in una bolla di sapone, non senza che si sia potuto assistere a un vero
e proprio... numero di Flourens, il quale restituisce a Trochu il titolo di
maggiore delle barricate, di cui era stato insignito poco tempo addietro.
Ma Favre vuole che questo stato di cose abbia a cessare e chiede che il governo
prenda gli opportuni provvedimenti per proibire qualunque manifestazione armata.
E questa volont avr un riflesso, assai pallido per la verit, nell'Offiel del
giorno seguente, in cui si legger: Tali manifestazioni non devono pi aver
luogo.
A dispetto della disposizione, il giorno 8 ottobre altra sfilata di battaglioni
in piazza del municipio. Millire e Blanqui sono presenti. Sono circa seimila
uomini quelli che vi partecipano, ben inquadrati di fronte alla facciata del
Boccador. Ma questa volta il potere ha preso i suoi provvedimenti: la massa
rivoluzionaria sar soffocata nella marea dei probi cittadini; ecco infatti i
buoni battaglioni, quelli del quartiere degli affari e di Saint-Germain
accorrere alla manifestazione e ascoltare compunti l'arringa di Jules Favre...
Tuttavia l'indomani il battaglione proletario di Gobelins si ribella al suo
comandante, mentre Jules Ferry compie un giro d'ispezione a Belleville dove, a
parte qualche sporadico grido di Viva la Comune, viene accolto abbastanza bene.
Una nuova sortita  tuttavia d'obbligo. Ecco il giorno 13 i cannoni di Vanves e
di Montrouge che si mettono a tuonare;  l'attacco su Bagneux che sembra
promettere bene. Ma la sera si tirano le somme e si contano i morti: 87. Morti
davvero per nulla. Goncourt in tale circostanza scrive: Una bella tiritera
queste disfatte decorate con il nome di ricognizione strategica!
Non sono tuttavia delle valvole di sfogo sufficienti per le trecentomila guardie
nazionali armate fino ai denti (280.737 fucili sono usciti dai depositi dal 4 al
30 settembre).
Si immagina allora qualcosa che possa soddisfare gli spiriti pi ardenti: un
corpo di volontari per le sortite che vengono d'ora in avanti chiamate
ricognizioni offensive, il che non significa proprio nulla.
Dal 19 ottobre al 9 novembre si mettono in lista ben 26.700 volontari. Ecco
allora una schiuma che trabocca dal boccale e che dovr essere prima o poi
utilizzata, dato che molti a Parigi la pensano come Viollet-le-Duc il quale
scrive: Noi nutriamo in casa nostra, nelle nostre citt, delle orde di barbari
che hanno giurato odio implacabile alla nostra civilt.
Mentre i parigini partono volontari per cercare di spezzare quella gogna che li
tiene prigionieri, la provincia organizza la resistenza. Lo fa sotto la
direzione di Gambetta che ha lasciato Parigi il 7 ottobre in pallone e che, con
estrema sorpresa dei suoi colleghi parigini, si  autonominato, al suo arrivo a
Tours dove si trova una delegazione del governo, ministro della guerra.
Alla base di tutta l'azione di Gambetta c' un chiodo fisso: liberare la
capitale. Il 16 ottobre Gambetta manda un messaggio a Trochu per chiedergli di
organizzare una mossa decisiva, un colpo di maglio che, effettuato in sincronia
di movimento con un balzo in avanti dell'esercito che si sta ammassando sui
bordi della Loira permetter di fare traballare la supremazia militare nemica e,
per lo meno, di liberare Parigi.
A questa proposta Trochu risponde con un piano da cui vien fuori che l'esercito
della provincia deve risalire il corso della Senna in direzione della capitale,
un piano talmente bislacco che lascia Gambetta piuttosto perplesso sulle reali
intenzioni del governo militare della capitale...
Trochu dovr spiegare questo fatto pi tardi, di fronte alla commissione
d'inchiesta. Il suo piano, dir, era quello di puntare in direzione ovest,
oltrepassare l'Oise e arrivare sino a Rouen per effettuare il congiungimento con
le forze venute dalla Loira, via Le Havre. La puntata avrebbe dovuto avvenire
all'altezza della penisoletta di Gennevilliers. Ma sembra invece che Trochu, il
quale confesser che al momento dell'assedio non aveva alcuna idea strategica e
tanto meno tattica, abbia pensato a questa puntata unicamente come a un mezzo
per vettovagliare la citt e che abbia di conseguenza impartito istruzioni per
ammassare sul corso inferiore della Senna dei viveri che sarebbero giunti su
chiatte fino alla capitale.
Nel frattempo, il 21 ottobre, ecco un'altra ricognizione offensiva su Rueil e
Malmaison: vi muoiono sei ufficiali e 139 soldati. Le posizioni cos
faticosamente conquistate, le perdite questa volta sono assai gravi, vengono
come gi in precedenza abbandonate. L'artiglieria di Mont-Valrien ha fatto
tutto il fracasso possibile... era forse un preludio dell'attacco in direzione
del corso inferiore della Senna?
In ogni caso questo fantomatico attacco non avr mai luogo. Il 25 ottobre,
infatti, Thiers, con lieve anticipo sugli avvenimenti, ma desiderando soffocare
sul nascere un'offensiva che avrebbe potuto compromettere gravemente le
laboriose trattative che stava conducendo con i prussiani, annuncia a Gambetta
che Bazaine si  arreso e che Metz  ora in mano ai prussiani... La smentita
arriva subito dopo, ma Gambetta ha ricevuto davvero il colpo decisivo. La
capitolazione  dunque annunciata il giorno 28 nello stessa ora in cui Thiers,
munito di una lasciapassare datogli dal nemico,  sul cammino che porta alla
capitale attraverso le linee tedesche. Contemporaneamente ecco il generale
Aurelle de Paladines, che Gambetta ha posto alla testa dell'esercito della
Loira, revocare un ordine di attacco contro Orlans.
A Parigi, nel frattempo, si sono prese le cose un po' troppo sul serio e nella
mattinata truppe francesi aiutate da franchi tiratori, dopo un'operazione di
sorpresa sui tedeschi, riescono a impadronirsi del Bourget. E' davvero un
successo, questo. Il primo di questo calibro dopo l'inizio dell'assedio. I
tedeschi sono stati sbaragliati e per giunta con grave pregiudizio per una parte
del proprio schieramento. Ma nulla viene fatto per sfruttare questo successo e,
privi dell'appoggio dell'artiglieria, senza poter contare su rinforzi, i
vincitori devono battere in ritirata. Nutrendo il sentimento, condiviso dai
parigini, di esser di fronte a un vero e proprio tradimento, essi abbandonano la
posizione che avevano conquistato il mattino, non senza aver dato prova di un
coraggio degno di ogni elogio.
Due giorni dopo ecco arrivare Thiers, il quale ha passato la notte del 29 ad
Arpajon; per tutto il percorso da Orlans a Versailles  stato accompagnato da
una scorta di ufficiali bavaresi. Rientra a Parigi attraverso il Bois de
Boulogne dove il generale Ducrot, che comanda le truppe della capitale, ha
stabilito il suo quartier generale in una casa appartenente alla famiglia
Rothschild.
Capitolazione di Metz, tradimento al Bourget, arrivo di Thiers, questi sono gli
avvenimenti che in quegli ultimi giorni di ottobre, un ottobre che non  stato
altro che una serie di vergognose delusioni, spiegano alcuni perch di fondo
dell'esplosione che si scatener il giorno 31. Al Consiglio dei ministri,
riunito la sera del 30 ottobre, Picard non  affatto rassicurato e dichiara a
tutte lettere il suo timore di vedere la notizia della capitolazione di Metz
provocare fra i parigini un vero terremoto. Il prefetto di polizia, Adam,
nominato di fresco in sostituzione di Kratry,  pregato di vegliare tutta la
notte.
E' al mattino seguente che Parigi apprende da due manifesti, firmati Jules
Favre, la resa di Metz e il ritorno di Thiers con un progetto d'armistizio in
tasca. Immediatamente il contraccolpo si fa sentire. Ecco un manifesto che
compare nel XVIII distretto a firma Clemenceau, che protesta vibratamente contro
un armistizio che non potrebbe essere accettato senza rendersi colpevoli di
tradimento. Ci sono dunque tutte le premesse per una vera giornata
rivoluzionaria; che cosa succeder ora?
Se oggi il governo che ha la sua sede al municipio rimane in piedi, che cosa
succeder di Parigi, della Francia, della Repubblica? sono parole di Delescluze
comparse su le Rveil del 31 ottobre, edizione del mattino. Il 31 ottobre
l'intera popolazione ci era ostile; scriver pi tardi Jules Ferry...
Questa giornata confusa sar la sagra delle fanfare patriottarde. Ecco infatti
una manifestazione d'indignazione e di protesta contro l'eventualit di un
armistizio e la scarsa forza, per non dire la mollezza, dimostrata dal governo
contro i tedeschi. La folla che ha invaso le strade di Parigi grida: Alle armi,
alle armi! oppure: Mobilitazione generale! Niente armistizio! E si canta la
Marsigliese. Ogni tanto,  vero, si odono anche delle grida di Viva la Comune,
ma sono grida sporadiche; la folla insomma vi appare pi tricolore che rossa...
E i capi socialisti non si fanno vedere, almeno agli inizi; la prima personalit
socialista apparir infatti nella piazza del municipio solo a pomeriggio
inoltrato, al momento in cui una pioggerellina fitta e penetrante comincia a
cadere su Parigi. Una tinta decisamente rossa apparir soltanto allorch faranno
la loro apparizione il 118 e il 186 battaglione della guardia nazionale,
quelli dei quartieri Belleville e Mouffetard.
Questa volta non si accontentano di attestarsi nella piazza, ma invadono
l'edificio e si infilano nelle sale dove si trova il governo al completo. Da
quel momento quest'ultimo  prigioniero della sommossa. Trochu, che ha strappato
le proprie spalline e l'insegna di grand'ufficiale della legion d'onore, riesce
a sfuggire a quel sequestro e a fermare per un pelo il generale Ducrot che,
proveniente dal Bois di Boulogne, gi avanza a cavallo lungo i Campi Elisi con
l'intenzione di lanciare una divisione di cavalleria in soccorso al governo
prigioniero.
Ducrot rinfodera a malincuore la sua sciabola, dato che aveva visto in quella
circostanza una magnifica occasione per farla finita con i rossi; evidentemente
l'ora per lui non  ancora suonata e dovr attendere qualche mese, come d'altra
parte i suoi colleghi comandanti dei forti i quali, secondo Fidus, hanno giurato
di non obbedire alla Comune e di volgere piuttosto i propri cannoni contro
Parigi... Cosa che un giorno effettivamente capiter.
Lasciamo adesso da parte tutte le trattative, laboriose quanto mai e spesso
contrassegnate da incidenti tragicomici, che hanno luogo al municipio e diciamo
subito che all'accordo, pur a fatica, si arriva. In cambio della libert i
membri del governo s'impegnano ad autorizzare le elezioni municipali che avranno
luogo a partire dalla giornata seguente, 1 novembre. Vi sar inoltre una
seconda consultazione per designare un nuovo governo di Difesa nazionale.
L'abilit del governo, una volta allontanatisi i suoi carcerieri e ripreso un
po' di fiato,  quella di invertire i termini del problema. Ecco dunque che per
il 3 novembre viene organizzato un bel referendum: la popolazione parigina, in
altri termini, deve semplicemente dire S o No alla domanda se deve essere
rinnovato il potere al governo di Difesa nazionale... Non essendovi altra
alternativa se non un bel salto nel buio, c' da scommettere che le persone
risponderanno con un bel Si...
E' effettivamente quello che succede, e nella tarda serata del 3 novembre si
conoscono i risultati: 321.373 Si contro 52.585 No... Lo spoglio dei voti
dell'esercito d le cifre di 236.623 Si contro 9.083 No.
Forte del successo ottenuto, il governo decide allora di passare alla fase
successiva, quella dell'epurazione, e incarica della bisogna due persone, il
nuovo prefetto di polizia Cresson e il nuovo capo della guardia nazionale
Clment Thomas. Dal 1 novembre Cresson aveva gi compilato una lista di persone
sospette che avrebbe fatto arrestare non appena avesse ricevuto la necessaria
autorizzazione. Sono 23 nomi, e all'alba gi 14 di essi figurano nei registri
della prigione, tanto le cose sono state fatte celermente. Quanto a Thomas, il
1 novembre destituisce nove comandanti di battaglione e in meno di due mesi
riuscir a far dimettere o a destituire pi di 600 ufficiali della sua guardia
nazionale.
Il 5 novembre ecco l'elezione dei sindaci. Questa elezione non assomiglia
affatto a quella che avrebbe dovuto essere secondo la Comune, anzi ne  la
negazione. I sindaci e gli ufficiali aggiunti conservano il loro carattere di
agenti del potere esecutivo, scrive lo stesso Favre, nero su bianco. Pu anche
darsi che abbia ragione, e tuttavia queste elezioni non sono poi cosi favorevoli
al governo come potrebbe sembrare a prima vista, dato che si verifica un
fenomeno assai comune in Francia dove l'elettorato  abituato, nel caso di
elezioni che si susseguano a breve distanza, a correggere con il voto espresso
nel secondo consulto le tendenze rivelatesi troppo marcatamente nel primo. In
pi gli elettori di destra, rassicurati dai risultati del giorno 3 e non tenendo
in gran conto questa nuova consultazione, la snobbano e si astengono in massa;
ci sono infatti molti votanti in meno rispetto al giorno 3.
Molte personalit del movimento di sinistra, come Clemenceau, Mottu, Delescluze,
vengono quindi elette. Queste elezioni, scriver Maxime Du Camp, attestano una
riserva mentale nei confronti del governo che non ci si aspettava.
Il 31 ottobre segna ad ogni modo una data davvero capitale sulla strada che
porta alla creazione della Comune. Causer infatti una vera e propria frattura
fra il governo e i rossi... Nella Parigi assediata regna oramai un clima da
guerra civile, mentre i progetti di armistizio si rivelano per quel che sono,
cio misure ostiche a una popolazione che si  imbarcata, per dirla con
un'espressione letteraria, per un lungo viaggio au bout de la nuit. Il giorno in
cui Parigi scoprisse d'esser stata giocata, si avrebbe uno sconvolgimento
terribile, scrive Madame Quinet... Per fortuna non lo crede ancora...
Nel corso dei giorni che seguono avvengono altri tentativi di sortita con i
medesimi risultati (ma forse non  nemmeno il caso di dirlo) dei precedenti. Il
giorno 10 novembre l'esercito della Loira ottiene un notevole successo a
Coulmiers e caccia i bavaresi e Von der Tann dalla citt d'Orlans.
Ma quel successo  ben lungi dall'essere sfruttato. La notizia del fatto d'arme
 giunta a Trochu il giorno 14 e il giorno 18 costui fa sapere a Gambetta che ci
vuole ancora una settimana per scatenare un'offensiva verso la Beauce e il
Gatinais, punti dai quali pu giungere l'armata liberatrice della Loira. Il
governo non rinuncia ancora al suo progetto d'armistizio, nota il giorno 19
Edgar Quinet. Thiers, che era fuggito da Parigi il mattino del 31, se ne sta
occupando attivamente.
Nell'attesa vengono riorganizzate le forze della capitale; il 6 novembre Trochu
crea tre grandi comandi; una prima armata, che comprende i trecentomila uomini
della guardia nazionale, viene posta sotto il comando di Clment Thomas, una
seconda viene posta agli ordini di Ducrot e una terza infine viene comandata da
Vinoy.
All'alba del 30 novembre, con un ritardo di circa un giorno, che servir a
mettere in guardia il nemico, viene effettuata una sortita in direzione
dell'est, verso Champigny e la Marna. Dal 1 dicembre l'offensiva, che  partita
sul piede sbagliato, si spegne e il giorno 3 Ducrot ripassa la Marna. Cala il
sipario su questa spedizione effettuata solamente dall'esercito e nella quale la
guardia nazionale non ha svolto nessun ruolo.
E' vero per che non si  neppure richiesto il suo intervento. Le Figaro, che
riporta i nomi degli ufficiali feriti o uccisi nel corso di questo episodio,
aggiunge perfidamente: Flourens, dal canto suo, non ha visto nulla, non avendo
l'abitudine di presenziare ai combattimenti e quindi risulta... indenne.
Flourens sta per essere arrestato (lo sar il giorno 6) in seguito a una
macchinazione di Clment Thomas, dopo che il suo battaglione (quello di
Belleville) sar stato accusato di abbandono del proprio posto. Per ordine del
governo il battaglione stesso viene sciolto...
A met dicembre, ecco una pioggia di legioni d'onore e di altre decorazioni sui
generali e gli ammiragli della guarnigione di Parigi. Il 21 dicembre, altra
orchestra di cannonate e piccola sortita in direzione questa volta del Bourget.
Vi partecipano dei marinai. Il combattimento viene arrestato dalla notte che,
essendo quello il giorno pi... corto dell'anno, sopravviene poco dopo; in ogni
modo da parte francese si conteranno 217 morti di cui 12 ufficiali; ancora delle
perdite per nulla.
Simulacro di una grande battaglia, dir Trochu. Il giorno 27, sono ormai 101
giorni che la citt  assediata, un solo cannoneggiamento da parte prussiana
provoca lo sgombero da parte francese dell'Avron occupato dalle truppe tricolori
fin dalla fine di novembre. Non erano neppur stati costruiti, infatti, i ripari
necessari per proteggere dai proiettili i soldati.
Il 5 gennaio i tedeschi incominciano il bombardamento di Parigi. Le bombe cadono
soprattutto sui quartieri periferici o popolari. Il giorno 6 compare un
manifesto rosso sui muri della citt: il suo contenuto  stato approvato nel
corso di una riunione tenuta la vigilia e alla quale hanno assistito 140
rappresentanti dell'estrema sinistra. Il manifesto termina con le parole: Largo
al popolo, largo alla Comune! E' un manifesto che fa impallidire i buoni
borghesi...
S'impone allora una diversione. Il governo di Difesa nazionale ha un piano:
effettuare una spedizione su Versailles, dove si trova il quartier generale
prussiano e dove risiedono lo stesso imperatore e il cancelliere Bismarck. Fra
qualche mese quest'idea di una missione nel cuore della cittadella nemica sar
una delle ossessioni della Comune. Ma Versailles rimane lontana e inaccessibile
quanto la citt di un paese d'oltremare. In altre parole non ci sar alcuna
spedizione su Versailles in questo mese di gennaio del 1871; neppure un pallido
tentativo.
Il 9 gennaio l'Offiel, su iniziativa di Favre, pubblica delle notizie di fonte
tedesca sui successi riportati dalle armate di Guglielmo I nell'entroterra
francese. Dal giorno 6 gennaio questo stesso giornale trabocca di lunghe liste
di nomi: sono i neoinsigniti della legion d'onore; una vera valanga. Il che fa
pensare che si sia prossimi alla fine. Gli stati maggiori sono letteralmente
sommersi da questa pioggia di decorazioni, tant' vero che dopo una breve scorsa
ai nomi dei decorati si potrebbe pensare di esser tornati ai giorni del secondo
impero... Ma ci tuttavia non basta e per calmare i pi eccitati, quelli che non
hanno neppure avuto la consolazione di un nastrino rosso, occorre una nuova
sortita. Una sortita cio per coloro che vengono definiti, con una piega di
disprezzo, i guerrafondai ad oltranza. Questa volta  Buzenval, vale a dire
circa 60.000 soldati regolari e 42.000 guardie nazionali, che viene lanciato
contro i prussiani nella regione di La Celle-Saint-Cloud e Saint-Cucufa. E' la
prima volta che la guardia nazionale viene affiancata ai regolari in una
sortita. Ma si tratta di una battaglia preparata e condotta in un modo quasi
ridicolo, come dir il ministro della Guerra di quei tempi, il generale Le Flo,
quando dovr testimoniare di fronte alla commissione d'inchiesta.
L'operazione in effetti finisce in modo balordo; i movimenti sono cos confusi
che soltanto poche truppe riescono ad operare il contatto con il nemico.
Un capolavoro di disorganizzazione e per giunta effettuato con una bella nebbia;
ma lo scacco va imputato d'altra parte a qualcuno; ecco che lo si attribuisce a
quella presenza della guardia nazionale (anche se nel corso di quella
malaugurata giornata i nazionali avranno semplicemente fiancheggiato una brigata
di fanteria).
Senza dubbio il maggior responsabile  Buzenval e tutti si aspettano che gli
venga tolto il comando... Ma il governo  troppo occupato nelle sue riunioni,
che si moltiplicano senza posa. Vengono segnalate delle scaramucce nei dintorni
del municipio. Combat, il giornale di Flix Pyat, lancia degli appelli alla
rivolta e chiede la creazione di un Comitato di salute pubblica e della Comune
(che vengono ritenuti i soli mezzi per strappare Parigi al mare di vergogna che
la sommerge). Cresson prevede un sollevamento generale per il 22. Ma non accadr
nulla: la sinistra  stata imbavagliata dopo l'ondata di arresti che l'ha
privata dei suoi capi. Questa passivit sconcerta il governo, che forse si
augurava una prova di forza; con tutta probabilit va interpretato in vista di
questo fine il rilascio di Flourens e di molti suoi amici internati a Mazas, la
prigione nella quale li ha spediti Cresson.
Domenica 22. Vinoy  nominato generale in capo, mentre il titolo e le funzioni
di governatore della capitale vengono soppresse. Trochu conserva comunque la
presidenza del governo. Immediatamente il comandante della guarnigione parigina
schiera a Saint-Augustin, in place de la Concorde e sui Campi Elisi delle unit
giunte dalle fortificazioni; la loro missione  quella d'intervenire contro
eventuali sommosse popolari. Eccoci arrivati a un punto critico, dice Vinoy nel
proclama che segue alla sua nomina. Questo momento critico  la capitolazione
che si sta preparando negli uffici del governo. Peste colga chi impedir la
capitolazione; questo in sostanza significano le parole di Vinoy...
Lo stesso giorno 22 le guardie nazionali, a Montmartre, hanno gridato: Sortita!
Viva la Comune! Un breve tumulto viene sedato dalle truppe di fronte al
municipio. Si spara; rimangono sul terreno cinque morti e diciotto feriti, tutti
fra i manifestanti; fra le file dell'esercito si hanno un ufficiale e un soldato
feriti.
I negoziati d'armistizio, per i quali Jules Favre ha ricevuto pieni poteri fin
dal giorno 21, cominciano a Versailles il giorno 23. La capitolazione parigina
viene firmata il giorno 28 alle ore 19,20 nella casa che occupa Bismarck, in rue
de Provence a Versailles. Nei giorni dal 23 al 31 gennaio ecco piovere una nuova
ondata di legion d'onore; l'Offiel non ha pi posto per le altre
comunicazioni... La borsa riprende a salire. I viveri vengono tirati fuori dai
nascondigli.
Popolazione rassegnata, nulla da segnalare; telegrafa Cresson a Vinoy. Vengono
tuttavia effettuati alcuni arresti qua e l.
Scrive Flaubert: Mi sono recato a ritirare il nastrino rosso...
George Sand: Finalmente respiro; abbraccio piangendo i miei bambini; siamo folli
di gioia; che meravigliosa sorpresa!
Il governo lascia allora Parigi per Bordeaux dove, dopo le nuove elezioni
fissate per l'8 febbraio, deve riunirsi l'assemblea nazionale.
Alle dieci del mattino del giorno 29, i prussiani prendono possesso delle
piazzeforti cittadine e si vedono le loro lunghe colonne scure, precedute dalle
bandiere con l'aquila bruna prussiana, uscire fuori dalle trincee e avanzare
verso le ridotte dove viene ammainato il tricolore. I prussiani vi penetrano
armi in pugno, mentre le loro fanfare suonano le marce militari. Questa presa, o
meglio questo cambio della guardia, dura dalle 11 del mattino alle 15. Il
comandante in seconda della piazzaforte di Montrouge, il capitano di fregata
Larret de Lamalignie, si fa saltare le cervella.
Accanto alle difese cittadine, dove il nemico non  stato autorizzato a entrare,
si vedono tuttavia diversi soldati prussiani vendere viveri alla popolazione. Il
1 febbraio si viene a sapere che 88.000 uomini dell'armata dell'est, comandati
da Bourbaki, si sono rifugiati in Svizzera. Si era infatti dimenticata, al
momento della conclusione dell'armistizio, l'esistenza di questa armata.
L'infelice armistizio e le elezioni dell'8 febbraio scavano ancora di pi il
solco gi esistente fra il governo parigino e la provincia. Stranamente la
provincia rimprovera ai parigini la capitolazione e getta sulle spalle degli
abitanti della capitale l'ignominia di quell'accordo coi prussiani che, come
dimostravano le elezioni, essa stessa desiderava effettivamente.
Dal canto suo la citt si sente sempre pi isolata e abbandonata. Il cerchio
prussiano, un vero sipario di ferro, la circonda, e si  fatto ancora pi chiuso
dopo la resa delle piazzeforti. Per lasciare la capitale o per entrarvi occorre
l'umiliazione dei lasciapassare tedeschi e i controlli delle loro truppe. Parigi
non  altro che un ostaggio nelle mani del tedesco. La partenza del governo per
Bordeaux, eletta al rango di capitale provvisoria della Francia, accentua questo
senso d'isolamento e di frustrazione, un sentimento che peser sul piatto della
bilancia degli avvenimenti successivi.
Le elezioni dimostrano, per giunta, il divorzio fra Parigi e la provincia,
poich al fervore monarchico che agita quest'ultima, fa riscontro lo spirito
repubblicano della capitale. Ecco eletti, infatti, a Parigi Louis Blanc, Victor
Hugo, Millire, Flix Pyat, Delescluze, Clemenceau.
Ma che cos' questa Parigi intrattabile, capricciosa, mobile, suscettibile,
questa capitale priva del suo titolo e del suo governo, questa citt in armi che
si vorrebbe imbelle?
Nel secondo terzo del XIX secolo la capitale comincia ad assumere la fisionomia
che tutti le conosciamo. A colpi d'ascia Haussmann vi ha tagliato quei grandi
corsi, vere e proprie arterie, che sono come quelle strisce antincendio che si
aprono nelle foreste minacciate, strade che permettono il passaggio d'interi
reggimenti di cavalleria.
L'incendio che adesso si vuole combattere  quello delle barricate, della guerra
civile. E' la fiamma attizzata dalle ceneri del 1848. Il centro della citt dove
stavano gomito a gomito, non molti anni prima, aristocratici, borghesi e
artigiani, si svuota a poco a poco di questi ultimi che ripiegano verso la
periferia, andando a ingrossare quella fascia che verr chiamata cintura rossa.
Con la guerra e gli avvenimenti che coinvolgono la capitale, si assiste a un
riflusso di questa massa proletaria verso il centro, motivato dal fatto che
molti borghesi hanno abbandonato la citt per sfollare in campagna. La citt non
 ancora completamente costruita e molti quartieri, come Auteuil, Passy, Ternes,
sono ancora terreni agricoli. Parigi  gi tuttavia in quest'epoca la grande
citt, e anche si potrebbe dire la citt pi grande, con la coscienza di essere
l'elemento pi progressista del paese, sentimento che i parigini non hanno forse
avuto in nessun'altra epoca, neppure durante le celebri giornate del 1789.
E' in questo contesto che fa apparizione l'idea della Comune. Occorre dire che a
quest'epoca Parigi  una citt sotto-amministrata e che non beneficia d'alcuna
autonomia. I sindaci, agli occhi del potere centrale non sono che semplici
pedine, e i membri del governo della Difesa nazionale lo hanno detto anche
troppe volte. Questa situazione  giudicata come anormale e le elezioni di
novembre, cercando di porvi rimedio nelle circostanze gi viste, non fanno che
accentuare la sfasatura. E' dunque verso i suoi sindaci e verso la guardia
nazionale, sua figlia naturale, che la popolazione parigina deve rivolgersi e
questo tanto pi in quanto il governo che occupava il municipio si  trasferito
a Bordeaux, all'altro capo del paese. Questo municipio, sede sacra del governo,
rimane dunque vuoto ed  fatale che questo vuoto venga prima o poi riempito.
Nel caso in cui la sede del governo venisse spostata altrove, la citt di Parigi
dovr costituirsi immediatamente in repubblica indipendente; questa  la
risoluzione votata il 3 marzo 1871 dai delegati della guardia nazionale.
Parigi, la quale  rimasta come prostrata dopo la capitolazione, ricomincia a
dar segni di fermento fin dalla fine di febbraio. All'origine di questa
agitazione ci sono due voci, quella che riguarda il disarmo della guardia
nazionale e quella che i prussiani faranno prima o poi l'ingresso nella
capitale. Queste voci non sono naturalmente senza fondamento; a pi riprese
l'idea di disarmare la guardia nazionale  stata posta sul tappeto nel corso
delle conversazioni intavolate da Favre e da Thiers con i tedeschi. I vari
Vinoy, Ducrot e compagni, i generali insomma e i responsabili del governo di
Difesa nazionale accarezzano da mesi quel sogno. Ma nessuno fino a quel momento
ha ancora trovato la chiave del problema; come riuscire a mettere le mani su
quella forza incontrollabile, come poter far gettare le armi a quella massa cos
instabile?
Il 15 febbraio si ha un brutto presagio; il governo ha annunciato la
soppressione della paga di trenta soldi il giorno, concessa poco tempo prima ai
soldati della guardia nazionale. Ora quei trenta soldi saranno pagati unicamente
ai sedentari che presenteranno un certificato comprovante il loro stato
d'indigenza. Questa decisione umiliante viene considerata come una zizzania
seminata fra i poveri e i ricchi nel seno delle file della guardia. Questa
misura, davvero impopolare, presenta un preciso pericolo; in realt, ricorrendo
a un simile mezzo, il governo dimostra di essere incapace di adottarne uno
migliore. Segue inoltre un altro decreto, in virt del quale il pagamento di
tutti i debiti fino a quel momento contratti diventa immediatamente esigibile.
Il 24 febbraio il cuore di Parigi ricomincia a palpitare violentemente: una
grande manifestazione si svolge in piazza della Bastiglia, dove pi di tremila
persone si assiepano fin dalle due del pomeriggio. Numerose deputazioni
depongono corone alla base della colonna che ricorda i fatti di luglio.
Mescolati alla folla molti battaglioni della guardia nazionale, il 206, il 65
e il 137, mostrano le loro etorogenee tenute accanto alle divise dei marinai e
delle guardie mobili.
Il giorno 26 febbraio si viene a sapere che i preliminari di pace sono stati
firmati. La pressione sale. Si vede il 113 battaglione della guardia nazionale
inalberare una bandiera dove campeggia una scritta: La repubblica o la morte.
Numerosi soldati dell'esercito regolare, genieri, zuavi, fanti, cacciatori,
marinai, si mescolano alle file della guardia. Un poliziotto che prendeva nota
del numero dei battaglioni partecipanti alla manifestazione viene linciato dalla
folla che lo getta nel canale Saint-Martin. Alle venti, Vinoy invia quattro
battaglioni di fanteria per sgomberare il quartiere, ma i soldati che
partecipano all'operazione mostrano scarsa convinzione. Gli viene telegrafato
anzi che sulla piazza della Bastiglia le truppe si sono. confuse con i
manifestanti ed hanno pienamente fraternizzato con loro.
Presto per la citt corre una voce: i prussiani stanno arrivando. E si viene a
sapere contemporaneamente che l'autorit militare in previsione di questo arrivo
ha fatto evacuare il 6 settore, quello di Passy. Vengono cos lasciate
sguarnite l'avenue Wagram e le strade del parco Monceau, dove si trovavano
riuniti i cannoni della guardia nazionale. Si urla allora al tradimento; la
folla si getta di corsa verso il parco per impossessarsi di quei cannoni e
portarli a Montmartre, quei cannoni molti dei quali sono stati pagati da
pubbliche sottoscrizioni. E' proprio a questo punto che incomincia quella storia
dei cannoni che, come abbiamo visto, svolge un ruolo cos importante nella
giornata fatidica del 18 marzo. Altri cannoni vengono trasportati in piazza dei
Vosgi, dove li ritroviamo nella stessa giornata del 18 marzo.
La guardia nazionale, scrive Arthur Arnould nella sua Storia popolare e
parlamentare della Comune, stabil di mettere in salvo i cannoni. Un battaglione
del 4 distretto incominci a prendere l'iniziativa. Guidato dal suo comandante,
arriv in piazza di Wagram e, malgrado gli scongiuri e le minacce del cittadino
Raspail jr., la cui batteria era di guardia quel giorno, gli uomini si
impadronirono di quelle bocche da fuoco e trascinandole a braccia le portarono
fino a piazza dei Vosgi dopo aver attraversato l'intera citt.
Alle 3 del mattino cospicui gruppi di civili e di militari risalgono i Campi
Elisi.
Non si  mai visto un mozzo arrestare una marea, scrive Jules Valls, e il
suicido non  certo la soluzione dei forti. Non sparare domani, o repubblicano!
Non sparare perch, forse, si vorrebbe che tu sparassi... E non farti ammazzare,
eroico codardo, quando c' ancora tanto da fare, quando, accanto alla patria in
lutto, c' la rivoluzione che cammina.
Non si far ammazzare quell'eroico... codardo il 1 marzo, data prevista per
l'ingresso dei prussiani nei quartieri parigini autorizzati dalle condizioni di
pace, vale a dire i Campi Elisi, la Muettes e le Ternes; questo codardo si
trincerer dietro le barricate o attorno alla linea di demarcazione che la
guardia nazionale ha stabilito come un cordone sanitario tutt'attorno ai
cosiddetti quartieri tedeschi.
Mercoled 1 marzo,  un testimone a scrivere, i tedeschi entrano alle 8 della
mattina. Tutta la guardia nazionale  in armi, pronta a sparare se verr
oltrepassato il limite fissato in precedenza. I negozi hanno le saracinesche
abbassate. Fuori c' una folla enorme. Si odono urla contro il governo e contro
il tradimento...
All'inizio di rue Royale una barricata fatta con carretti indica l'inizio della
zona franca della citt. Fragili muri al di l dei quali migliaia di babbei
vedono sfilare le nere file dell'esercito prussiano. Durante questo tempo alla
Bastiglia la folla continua a sfilare e a gettare fiori sulla colonna della
libert, come se certi comportamenti potessero esorcizzare Parigi, una Parigi
calpestata dal nemico. I limiti esatti dell'occupazione tedesca sono il corso
della Senna, il faubourg Saint-Honor e la terrazza delle Tuileries. Il giorno
seguente, il 2 marzo, i distaccamenti condotti dagli ufficiali visitano il museo
del Louvre e le Tuileries. Vengono ingiuriati dalla folla. Le giornate sono
primaverili.
Le truppe tedesche, il 6 e il 9 corpo prussiano e il 1 corpo bavarese,
sfilano sotto l'arco di trionfo. Un ufficiale tira un colpo di pistola contro la
volta, dove sono scritti i nomi delle vittorie francesi. Grandi sfilate sono
preparate per i giorni che seguono, ma l'Assemblea di Bordeaux ha iniziato una
lotta che stancher l'imperatore Guglielmo. In effetti, secondo i preliminari di
pace era stabilito che la loro firma avrebbe significato ipso facto lo sgombero
della citt da parte delle truppe tedesche. Ora la firma  avvenuta il 3 marzo e
i tedeschi, rispettosi delle regole del gioco, sgomberano Parigi, senza aver
avuto il tempo di celebrarvi pienamente il loro trionfo.
Quale delusione per Guglielmo I, il quale avrebbe voluto passare in rivista le
sue truppe per una settimana di fila! I sentimenti del re e delle sue valorose
truppe vennero allora messi a dura prova...
La partenza dei prussiani  accolta non solo con sollievo ma anche con un certo
orgoglio dai parigini, che vi vedono come la prova della forza della citt,
capace di espellere dal suo organismo i corpi estranei. Sulla piazza
dell'Etoile, nei pressi dell'Arco di Trionfo si brucia della paglia, come se si
trattasse di disinfettare, di purificare quei luoghi e di cancellarvi lo sporco
lasciato dal passaggio dell'esercito nemico. Ma dopo le giornate della vergogna
questo rifluire della marea prussiana rinforza nella popolazione non si sa bene
quale sentimento di fiducia in se stessa, sentimento che si mescoler senza
dubbio alle acque confuse e tormentate che si scateneranno il 18 marzo. Fatto
sintomatico: il 3 marzo, giorno della partenza dei prussiani, i delegati dei
duecento battaglioni della guardia nazionale si riuniscono al Tivoli Vauxhall.
Questa riunione consacra la fusione del comitato federale repubblicano con il
comitato centrale, di gran lunga il pi influente. Il nuovo organismo cos
creato verr chiamato la Federazione repubblicana della guardia nazionale.
E' un'organizzazione complessa, che contempla in primo luogo un'assemblea
generale, la base insomma, composta da delegati di compagnia (un delegato per
compagnia senza distinzione di grado) e dai delegati eletti dagli ufficiali del
battaglione (uno per unit) e infine dai comandanti dei battaglioni stessi.
Vi sono poi due altri organi; quello che viene chiamato il Circolo di
battaglione (tre delegati per ogni compagnia, pi l'ufliciale delegato
all'assemblea generale, pi il comandante di battaglione) e quello che viene
definito come il Consiglio di legione, formato da due delegati per ogni circolo
di battaglione, senza tener conto del loro grado, e dai capi di battaglione del
distretto. Infine ecco l'organo supremo: il Comitato centrale, formato da due
delegati per distretto, eletti dal consiglio di legione e da un comandante di
battaglione per legione, eletto dai suoi colleghi.
Si tratta dunque di un'organizzazione assai complessa, molto democratica, ma
poco adatta alle necessit della guerra anche se si tratta di una piccola guerra
civile, come adesso vedremo.
Il Comitato centrale viene dunque fuori da una votazione in tre tempi che far
perdere un sacco di tempo e non sar terminata che il 18 marzo. Nel frattempo,
il 4 marzo, l'assemblea riunita nella Vauxhall procede alla designazione di un
Comitato centrale provvisorio di 29 membri. Una commissione di 4 membri in
rappresentanza dell'Internazionale sar delegata presso il Comitato centrale. Al
termine di una risoluzione votata in fine di seduta, la guardia nazionale
rivendica il diritto di nominare i suoi capi e di revocarli quand'essi abbiano
perduto la fiducia dei loro elettori, vale a dire degli stessi soldati. Mai si 
andati cosi lontano nella democratizzazione dell'esercito francese. Questo
sistema  quasi unico nel suo genere e non avr altre applicazioni che in rari e
fuggevoli momenti della storia, quelle che chiameremmo le fasi euforiche delle
rivoluzioni. Nel caso della Comune, gli inconvenienti di questo sistema dal
punto di vista della efficacia militare si manifesteranno con lampante evidenza.
Gli avvenimenti adesso precipitano. Il 10 marzo (azione provocatoria o
deplorevole sbaglio?) il governo abolisce il blocco dei fitti e modifica la
regolamentazione degli effetti stabilita il 13 agosto 1870: d'ora in avanti le
cambiali sottoscritte dal 13 agosto al 12 novembre divengono esigibili sette
mesi dopo la loro data d'emissione, e questo a partire dal 13 marzo. Le cambiali
la cui data  compresa fra novembre e aprile saranno pagabili in un lasso di
tempo non superiore a tre mesi, interessi compresi.
Queste misure hanno l'effetto di un colpo di fulmine e arrivano a produrre
quelle conseguenze che neppure l'assedio era riuscito a scatenare, vale a dire
l'unione dei proletari e dei piccoli borghesi.  La storia imparziale, scrive
Lissagaray nel suo libro La verit sulla Comune, giudicher che mai nessuna
citt al mondo fu spinta all'insurrezione come Parigi.
Il giornale Le Pre Duhene scrive dal canto suo: Non  sufficiente aver
sopportato la fame, aver versato il proprio sangue, aver bevuto fino in fondo il
proprio calice; ci restano anche le scadenze di pagamento. Da pi di sei mesi
noi non vendiamo nulla, non facciamo nulla. Con che mai potremo pagare queste
scadenze? Noi non pagheremo affatto. Non si fa uscire l'olio dal muro, n si
faranno uscire dalle casse vuote della Francia in rovina i quattro miliardi di
affitti, di cui adesso pretende il pagamento il capitalismo parassita.
Dal 13 al 17 marzo si indirizzeranno alla volta dei tribunali circa 130.000
protesti cambiari. Si racconta la storia di quel proprietario che aveva
assoldato una banda di delinquenti per obbligare i propri inquilini a pagare i
canoni d'affitto...
Il giorno 11 il comitato centrale rifiuta d'accettare la nomina del generale
d'Aurelle de Paladines fatta dal governo in sostituzione di Clment Thomas,
dimissionario. Da parte sua il generale Vinoy vieta l'uscita dei giornali Le Cri
du Peuple e Le Pre Duehene. Il consiglio di guerra condanna a morte in
contumacia Delescluze e Flourens. La battaglia si fa sempre pi aspra.
Ecco comparire allora un manifesto del comitato centrale: Soldati, figli del
popolo... gli uomini che hanno ordito la disfatta, smembrato la Francia, ceduto
tutto il nostro oro, vogliono sfuggire alla responsabilit che hanno assunto
scatenando la guerra civile. Contano sulla speranza che voi siate docili
strumenti del delitto che essi meditano. Soldati, cittadini... obbedireste voi a
un ordine cos empio? Che cosa vuole il popolo parigino? Vuole conservare le
proprie armi, vuole scegliere lui stesso i propri capi e revocarne l'incarico
allorch non ha pi fiducia in loro. Vuole che l'esercito di carriera sia
rimandato a casa, perch ognuno possa restituire il proprio cuore alla famiglia
e le proprie braccia al lavoro. Soldati, figli del popolo... Uniamoci dunque per
salvare la repubblica!
Vinoy, le cui truppe hanno ricevuto notevoli rinforzi grazie all'accordo
concluso fra Thiers e Bismarck, in base al quale gli effettivi autorizzati nella
citt di Parigi passano da 12.000 a 40.000 uomini, riceve, la mattina del 15,
12.000 fucili che erano stati consegnati oltre il dovuto quantitativo, ai
prussiani, e che arrivano da Magonza in ferrovia...
Il 17 il primo tentativo (infruttuoso) di impossessarsi dei cannoni della
guardia nazionale collocati in piazza dei Vosgi dimostra l'accanimento dei
difensori. 17 marzo, tempo bello, l'artiglieria si ritira senza esser riuscita a
impadronirsi dei cannoni in piazza dei Vosgi, scrive un testimone. La guardia di
Parigi arriva un'ora e mezza dopo, circa alle nove e trenta, ma non pu accedere
alla piazza e si ritira senza far motto; rimane il 4 nei pressi della colonna
della Bastiglia. A Montmartre, ispezione notturna. A mezzogiorno vengono
ritirati i cannoni della piazza dei Vosgi e si dirigono le loro bocche sul
municipio di Belleville. Vengono distribuite allora le lettere di convocazione
per la mia compagnia.
Il giorno 17 il governo arriva a Parigi e riunisce il consiglio di guerra, al
quale presenzia Vinoy. Thiers decide di sferrare un colpo decisivo. Dichiara
infatti: Gli uomini d'affari vanno dicendo a chiunque voglia ascoltarli: voi non
farete una sola operazione finanziaria prima di finirla con quegli scellerati;
dovete toglier loro quei cannoni, farli smettere, allora potremo nuovamente
parlare d'affari...
Montmartre si desta. Montmartre si allarma, suona a martello. Colpi di arma da
fuoco, qualche detonazione e i passi cadenzati delle truppe hanno svegliato la
popolazione che si trova in un incubo. Le persiane sbattono e le galosce delle
donne ciabattano sul marciapiede:  l'alba del 18 marzo 1871.
I colpi d'arma da fuoco uditi dagli abitanti del quartiere nel dormiveglia sono
stati quelli che hanno segnato la morte di un uomo, la prima vittima, senz'altro
la pi innocente di questa giornata:  la guarda nazionale Turpin che era di
sentinella al parco d'artiglieria del Moulin de la Galette.
E' il colpo di Stato! In piedi, alle armi! si grida di porta in porta.
Riprendiamoci i cannoni! si sente anche dire da ogni parte, dato che
approfittando del fattore sorpresa, l'esercito, dopo aver rapidamente raggiunto
i propri obiettivi, comincia a portar via i cannoni, i famosi cannoni. Mancano
per i cavalli da traino concentrati in place de la Concorde: sar questo uno
degli enigmi della giornata, ma bisogna metterlo in conto ancora una volta alla
disorganizzazione dell'esercito, disorganizzazione di cui ha gi dato
innumerevoli prove. In mancanza di cavalli, i soldati trainano i pezzi a
braccia. La loro marcia  per ostacolata dalle trincee e dai ripari che sono
stati eretti o scavati un po' dappertutto sulla collina. Alle sei del mattino
una cinquantina di pezzi sono tuttavia gi alle pendici di Montmartre.
Alla medesima ora la situazione delle forze governative appare quanto mai
soddisfacente. L'esercito  padrone di Montmartre, della Bastiglia, della Cit e
della stessa Belleville; la partita sembra dunque vinta.
E' questo almeno che si potrebbe credere a prima vista, ma in un'ora la
situazione far un improvviso voltafaccia, precisamente dalle 6 alle 7 del
mattino. E il generale Lecomte, che monta verso Montmartre lungo Clignancourt e
rue Marcadet, se ne accorge subito.
Ascoltiamo Lissagaray: Si levarono delle voci, dei rumori confusi, che
provenivano dalle strade, una specie di sordo manifestare di popolo.
Improvvisamente suona una tromba che fa udire nell'aria le sue note stridenti.
Dieci, venti, cento trombe rispondono. I tamburi battono freneticamente
l'adunata; Montmartre strappata al suo sonno, si butta nelle strade, s'ammassa
sulle piazze. E tutto ci spontaneamente come un incendio di polveri che
prendono improvvisamente fuoco; la tempesta era scatenata.
Alle 7 del mattino tutta Montmartre  per la strada: si canta la Marsigliese, si
circondano i soldati, si offre loro da bere. Si fraternizza. Le donne
apostrofano gli ufficiali: Dove diavolo volete portare quei cannoni? A Berlino?
Alle 8, trecento guardie nazionali rimontano il boulevard Ornano. Vengono
fermati da un distaccamento dell'88. Si grida: Viva la repubblica, e alla fine
i soldati si uniscono al corteo. La stessa scena si ripete in rue Dejean. Fucili
in spalla, soldati e guardie nazionali insieme risalgono la rue Muller. Il
generale Lecomte, che si trova al centro delle sue truppe, ordina di aprire il
fuoco. Non viene obbedito. Una marea di civili e guardie nazionali arriva in
quel momento da rue des Rosiers. Il generale Lecomte viene isolato, circondato e
arrestato dai suoi stessi soldati.
Viene allora condotto al Chateau-Rouge, quartier generale dei battaglioni di
Montmartre. Gli si ordina di fare evacuare la collina. Firma l'ordine senza
esitare, racconter Lissagaray, come aveva fatto nel 1848 il generale Bra.
L'ordine viene portato agli ufficiali e ai soldati che stanno ancora in rue des
Rosiers, quella che ora si chiama rue du Chevalier de la Barre. Tre colpi di
cannone, una salva, annunciano a Parigi che la collina di Montmartre 
riconquistata.
Rue Lepic durante tutto questo tempo  teatro di una scena singolare: la folla
ha costretto i soldati del generale Paturel ad abbandonare i cannoni, che
vengono rimessi ancora una volta sulla collina di Montmartre malgrado la
difficolt della ripida salita.
La fiumana di popolo riversatasi nel boulevard Ornano discende fino al boulevard
Rochechouart dove sono spazzati i resti dell'88: il colonnello che cerca di
resistere e di fare opposizione viene arrestato. In Place Pigalle, il generale
Clment Thomas, il vecchio capo della guardia nazionale, nominato subito dopo il
31 ottobre, viene riconosciuto fra la folla. Che diavolo  venuto a fare fra
quei cittadini e per giunta in borghese? Si trovano su di lui degli schizzi e
delle cifre. Evidentemente non  per curiosit n per solidariet con le sue
truppe che viene a curiosare nei paraggi; eccolo dunque arrestato e spedito a
raggiungere il generale Lecomte.
Vinoy allora fa evacuare place Clichy, fintanto che le vie della ritirata non
sono state ancora tutte bloccate, dato che stanno sorgendo come funghi barricate
da tutte le parti. Ci si batte in place Pigalle. Una sessantina di guardie fatte
prigioniere vengono condotte alla municipalit di Montmartre. Verso le dieci e
mezza un telegramma della prefettura di polizia fa il punto sulla situazione:
Pessime notizie da Montmartre. Truppe si sono rifiutate di ottemperare agli
ordini. Collina, cannoni, prigionieri nuovamente in mano rivoltosi.
Nelle localit Buttes-Chaumont, Belleville, Luxembourg, Bastiglia (dove il
generale Le Flo  sfuggito per un soffio all'arresto) la situazione sfugge
completamente di mano alle forze dell'ordine. Lo scacco  totale.
Verso le 11 ecco la controffensiva. Il Comitato centrale (molti membri sono per
assenti) si riunisce brevemente in rue Basfroi. Vengono redatti degli ordini che
sono indirizzati ai vari battaglioni. Non attaccare, costruire delle barricate,
ecco il significato di questi ordini. Il Comitato centrale  ancora esitante e
non sa che obbedire al tradizionale impulso della collera popolare, ma che  un
impulso di difesa: costruire le barricate.
Da parte sua il generale d'Aurelle de Paladines fa suonare le campane a
martello, chiama all'adunata tutti i battaglioni della guardia nazionale che
danno affidamento. Invano. Soltanto cinque o seicento uomini si presentano.
Pi o meno alla stessa ora il generale Vinoy, che ha effettuato di persona una
ricognizione fino a Montmartre e che ha potuto rendersi conto dell'estensione
del disastro, ordina alle sue truppe di evacuare la riva destra. In questo modo
met citt  abbandonata all'insurrezione. Un'insurrezione nel senso proprio
della parola a dire il vero non c' ancora stata. Comunque i corpi del generale
Wolf, di La Mariouse e di Faron rifluiscono verso la Senna.
A mezzogiorno Jules Ferry, che si trova al municipio, fa sapere a Thiers e al
governo, che si sono rifugiati nella sede del ministero degli Esteri, che
nell'11 distretto tutto  perduto, mentre le truppe si stanno ritirando
attraverso piazza della Bastiglia, i fucili in spalla.
E' l'ora in cui il comitato centrale si mette a poco a poco in sintonia con gli
avvenimenti e comincia a organizzare l'offensiva. Si improvvisa cos, sui due
piedi, un piano d'attacco attraverso la riva destra e la riva sinistra e viene
dato un appuntamento generale per le cinque in piazza del municipio.
Un po' pi tardi, alle 14,30, viene dato ordine ai battaglioni disponibili del
17 distretto di marciare immediatamente sul centro di Parigi e d'impadronirsi
di piazza Vendome, in un'azione concertata con i battaglioni del 18.
Alle 15,15 Jules Ferry, in un nuovo messaggio a Thiers, protesta contro l'ordine
di evacuazione delle caserme Principe Eugenio e Lobau; sembra che si stia
perdendo la testa, conclude nel messaggio.
Ma nell'ora in cui egli sta redigendo il suo telegramma il governo  gi sulla
strada che conduce a Versailles. Thiers  fuggito per una scala secondaria verso
la via dell'Universit. Non  stato affatto dell'avviso dei colleghi del
governo, i quali avrebbero voluto che si resistesse in citt, stabilendo una
linea di difesa verso il Trocadero o trasformando il municipio, dove in quel
momento si trova Ferry con il generale Derroja, e place de la Concorde in
altrettante piazzeforti. Egli non ha voluto, 23 anni dopo il terribile 1848,
trovarsi nella medesima situazione del generale Cavaignac. Un esempio ossessiona
l'animo di Thiers: quello di Windizchgraetz che il 13 marzo 1848 ha ceduto di
fronte all'insurrezione di Vienna solo per meglio calpestarla dall'esterno.
Carlo X e Luigi Filippo non avevano capito questo e si sa bene quello che era
successo dopo. Da Versailles con l'aiuto della Francia sana, e con l'appoggio di
un esercito non contaminato, Thiers avr il modo di schiacciare l'insurrezione a
suo piacimento.
Da quell'istante, non avendo pi nulla da combattere o da distruggere,
l'insurrezione, nel momento stesso in cui si scatena davvero, cozza contro
quello che c' di peggio per una forza rivoluzionaria: il vuoto. Non esiste pi
il governo, ci sono dei soldati che ripiegano senza combattere, e che nella
maggior parte dei casi si schierano dalla parte degli insorti. L'insurrezione in
questa giornata del 18 marzo cerca degli avversari, o per lo meno qualche
vittima.
Il generale Lecomte e gli altri prigionieri sono stati trasferiti dal
Chateau-Rouge al posto di guardia di rue des Rosiers. L'arrivo di un uomo
pallido, con la barba bianca, vestito di un abito borghese grigio provoca una
vera e propria tempesta:  il generale Clment Thomas che viene letteralmente
trascinato da una folla furente e che, l'abbiamo visto,  stato appena arrestato
in prossimit di place Pigalle. Si vuole linciarlo; un ufficiale garibaldino,
Herpin Lacroix, cerca di interporre i suoi buoni uffici e per guadagnare tempo
propone alla marea urlante di istituire una corte marziale. Questa proposta
coster a Lacroix una ingiusta condanna a morte da parte del governo di
Versailles. Al suo intervento la folla, che diviene sempre pi numerosa,
risponde con grida di morte. Un ufficiale della guardia nazionale, Kandinski,
cerca di intromettersi, ma si vede malmenato e strappati i galloni. Una spinta
pi forte delle altre riesce a sfondare la porta e allora ogni cosa si svolge in
un lampo. Il generale Clment Thomas viene afferrato letteralmente per il
colletto e sbattuto brutalmente in strada.
A pugni viene sospinto contro il muricciolo di un giardino e crivellato di
proiettili mentre ancora muove alcuni passi. Colpito, ben presto  ridotto a una
maschera di sangue, mentre inutilmente con il braccio sinistro ha un ultimo
gesto: quello di riparare il viso dai colpi. Il suo corpo s'affloscia
mollemente, piegato in due. Nulla di simile dunque all'immagine di Epinal, che
mostrer l'esecuzione di Clment Thomas come avvenuta solennemente...
Udendo i colpi di fucile, il generale Lecomte che probabilmente sarebbe sfuggito
alla sua sorte se l'arrivo di un personaggio odiato come Thomas non avesse fatto
scoppiare il dramma, non nutre alcuna illusione sulla sorte che lo attende. E
tuttavia, impassibile, porge a un suo compagno di detenzione, arrestato nello
stesso istante in cui era stato fatto prigioniero lui stesso, il comandante
Poussargue, un rotolo di monete d'oro; Sto per essere fucilato; ecco 1.000
franchi, dice: consegnateli alla mia famiglia e dite ai miei come si sono svolte
le cose e che i miei ultimi pensieri sono stati per loro.
Sospinto fuori, viene violentemente colpito alle spalle e cade sulle ginocchia.
Viene fatto rialzare e sospinto brutalmente verso il cadavere del generale
Thomas. Dieci colpi di fucile mettono fine alla sua vita. Ma non  ancora
finita. Si spara addosso a quei due corpi inanimati e, alla fine, sessantasei
pallottole verranno trovate nel corpo del solo Thomas. Ogni rivoluzione, si
dice, comincia con una condanna a morte. Con il massacro di Thomas e di Lecomte,
Parigi ha firmato l'inizio dell'insurrezione. La soglia  stata oltrepassata.
In realt, l'offensiva dei battaglioni della guardia inizia a quest'ora. La
caserma Principe Eugenio  accerchiata. I portoni vengono forzati. Il comandante
del 120 di linea e il suo stato maggiore sono arrestati. La stamperia di Stato
viene occupata alle cinque. Poi  la volta della caserma Napoleone a essere
invasa. I soldati consegnano i propri fucili senza opporre la minima resistenza.
Il municipio  circondato. I gendarmi che lo custodivano fuggono lungo il famoso
sotterraneo che porta alla caserma Lobau, quello che aveva permesso il
rovesciamento della situazione il 31 ottobre.
Ferry, che si ostina a rimanere nel palazzo municipale, continua a inviare
dispacci a Thiers, ignorando che quest'ultimo  a Versailles e che le unit
dell'armata di Vinoy stanno battendo in ritirata. Prima di sgomberare, aspetto
l'ordine per telegrafo, comunica egli dalla tolda di questa nave che sta
affondando.
Ancora un telegramma alle 19,40: Non possiamo abbandonare le casse e gli
archivi, poich se il municipio verr invaso s'arriver al saccheggio. Esigo un
preciso ordine per commettere una tale diserzione e una tale follia.
Alle 21,55 ecco l'ultimo messaggio: Le truppe hanno sgomberato il municipio;
tutti gli impiegati e gli addetti sono andati via; rimango per ultimo; gli
insorti hanno eretto una barricata di fronte all'edificio e stanno arrivando
sulla piazza sparacchiando all'impazzata.
E' il 101 battaglione della guardia nazionale che sta invadendo la piazza e che
prender possesso dell'edificio; il suo capo far accendere le lampade e mettere
al balcone la bandiera rossa.
I sindaci e i deputati parigini, che dalle ore diciotto sono riuniti nella sede
municipale del 1  distretto, domandano la nomina di Langlois, un transfuga
dell'Internazionale, alla testa della guardia nazionale. Ma sono in ritardo di
un'insurrezione. Le loro proposte non hanno alcuna possibilit di venire
accolte, n da parte degli insorti che ormai non sono pi del medesimo avviso,
n da parte del governo di cui qualche rappresentante  ancora in rue Abattuct,
quella che adesso si chiama La Botie...
E' vero che sono stati fucilati i generali? chiede Jules Favre alla delegazione
di sindaci che si presenta alle 7. Non appena gli rispondono di si, grida: Non
si giunge a patti con degli assassini! I ponti sono definitivamente tagliati. La
nomina di Langlois viene tuttavia confermata da questo simulacro di governo
quasi clandestino e sul punto di venire esiliato.
Langlois parte allora per il municipio dicendo: Vado al martirio! Vi arriva poco
dopo la partenza di Ferry. Quest'ultimo, che ha fatto una breve apparizione alla
sede municipale dei 1 distretto, ha dovuto sottrarsi precipitosamente alla
folla che gridava: Morte a Ferry, Vogliamo Ferry!; c' riuscito di misura,
passando per il presbiterio di Saint-Germain-l'Auxerrois, saltando da una
finestra, e buttandosi poi a perdifiato per la strada per scomparire nella
notte. Langlois  presto servito: La guardia nazionale, gli viene detto, intende
eleggere da s il proprio comandante; tanto gli basta perch sparisca anche lui
altrettanto in fretta di com'era venuto.
In breve la citt cade in potere degli insorti. La prefettura, le Tuileries...
verso le 21 i battaglioni della guardia nazionale sono penetrati in piazza
Vendome dove si trova il quartier generale dell'esercito. Gli ufficiali e i
gendarmi ripiegano verso il Campo di Marte lungo la via Rivoli.
Il generale Vinoy aveva dichiarato che si sarebbe ritirato a Versailles con
l'ultimo soldato. Terr fede alla sua parola senza difficolt, dato che nessuno
cercher di ostacolare quella ritirata; riesce cos a uscire da Parigi con i
ventimila uomini di cui dispone. Questa manovra, che si effettua attraverso i
quartieri del sud e dell'ovest parigino,  in pratica terminata all'una del
mattino. La guardia a cavallo ha coperto la ritirata, che tuttavia lascia dietro
di s tre reggimenti, sei batterie e qualche cannoniera fluviale all'ormeggio
lungo la Senna, all'altezza di Pont-dulour.
La ritirata di Vinoy che chiude la giornata sorprende Parigi, come l'avevano
sorpresa i mattutini attacchi alla collina di Montmartre. Parigi insomma non si
rende ancora perfettamente conto di quello che sta accadendo. Dalla mezzanotte
il Comitato centrale ha preso possesso del municipio. Mancano parecchie persone.
Le discussioni sono caotiche e incoerenti; si parla dello scioglimento immediato
dei battaglioni formati da borghesi, si esamina la proposta della marcia su
Versailles. Occorre precipitarsi addosso alle truppe che battono in ritirata?
Il momento sembra favorevole. L'armata di Vinoy che ripiega attraverso
Chatillon, Svres, e la Picardie  alla portata dei rivoltosi, quasi senza
difesa, protetta da un fragile cordone di guardie a cavallo.
Ma il Comitato centrale, nella notte dal 18 al 19 marzo 1871, non si sente
ancora le spalle abbastanza solide per decisioni cos gravi. Infatti il Comitato
centrale della guardia nazionale, stupito di trovarsi improvvisamente al potere,
 alla ricerca della propria individualit e della propria legalit,
dell'ordinamento cio da imporre e da imporsi. Il problema che lo assilla
principalmente  la dimostrazione della sua legalit in termini costituzionali.
Il rifiuto della guerra civile e il non poter sapere nulla di quello che stanno
facendo in quel momento i prussiani sono gli altri motivi che definiremmo
inibitori del Comitato centrale, che per il momento cerca di temporeggiare
perdendo nelle sue esitazioni del tempo prezioso.
Nell'attesa si redigono dei proclami.
Il primo annuncia la fine dello stato d'assedio. Cos, gratuitamente, il
Comitato centrale si priva di un'arma utile in un frangente delicato.
Il secondo appello denuncia chiss quali rimorsi o quale cattiva coscienza. A
questo punto, si legge, il nostro mandato  finito e noi ve lo restituiamo, dato
che non intendiamo prendere il posto di coloro che sono stati sbalzati dalle
loro cariche a causa della rivolta popolare.
In questi proclami non c' la minima traccia della parola Comune. Il potere che
si  installato al municipio seguendo, si direbbe, la cresta delle onde di una
tempesta in cui non ha avuto la minima parte,  dunque un fantasma?
Questo fantasma ha di fronte a s un potere che alle sue prerogative invece non
rinuncia di certo: sono i sindaci dei distretti e i loro aiutanti che, riuniti
nel palazzo della Borsa, nelle ore seguenti pretenderanno di rappresentare
ancora la direzione cittadina. Tale  la situazione quando, ventiquattro ore
dopo il tentato colpo di mano militare di Tiers, i Parigini si svegliano, il 19
marzo: un giorno pieno di sole, decisamente primaverile.
La rivoluzione  l. Ma che cosa farne? Che fare di questa signora pericolosa e
un po' indecente che fa ammiccare gli occhi dei vecchi rivoluzionari, gente
abituata a mille prigioni e non preparata a vedersela comparire dinanzi alla
luce del sole? Che fare dunque di questi ministeri vuoti, dove si pu penetrare
senza incontrare neppure un usciere? Ecco Varlin e Jourde che s'installano alle
Finanze, Eudes alla Guerra, Grousset agli Esteri, Grollier e Vaillant al
ministero degli Interni, Rigault alla prefettura di polizia. E' sufficiente
entrare, spingere la porta.
Ma questo va ben oltre ci che avevano pensato quelli del Comitato centrale.
Ecco un esempio quanto mai significativo: la Banca di Francia, dove c' tutto il
denaro dello Stato,  a sua disposizione. Nelle casseforti ci sono cinque
milioni di franchi oro... ma il cassiere non c';  a Versailles con il resto
dell'altro governo.
Non  quindi il caso, in queste condizioni, di approfittare della situazione e
il socialista Varlin chieder ai Rothschild di prestare il denaro che serve al
pagamento del soldo della guardia nazionale.
E altri spiccioli verranno dal vice governatore della Banca di Francia, de
Ploeuc, che dar pochissimi quattrini alla Comune, mentre sar pronto ad
avallare pi di 260.000 000 in cambiali del fantomatico governo di Versailles...
Di fronte a una Comune che gioca a nascondarello, il potere dei sindaci
s'intestardisce e contesta le forze rivoluzionarie. Bench tra gli eletti non
manchino certo i sindaci, tuttavia il nuovo potere ha deciso, nella notte dal 18
al 19, di procedere a nuove elezioni. Preparatevi dunque e fate le elezioni
comunali dandoci la sola ricompensa che mai abbiamo sperato: quella di vedere
stabilita la vera repubblica, si legge ancora nel proclama affisso il giorno 19.
Le elezioni avranno luogo il 22. La loro finalit  per un poco ambigua. Si
tratta di dare a Parigi un nuovo consiglio municipale o di riconfermare
attraverso il voto quello che si sta delineando come una nuova repubblica?
Il malumore dei sindaci e i tentativi che si potrebbero definire di reazione non
lasciano il tempo al Comitato centrale di riflettere alla domanda. Dal giorno
19, i sindaci dei distretti, Clemenceau in testa, si recano a Versailles per un
compromesso.
Come per caso, il giorno 21 si ha una manifestazione controrivoluzionaria.
All'una dopo mezzogiorno un migliaio di manifestanti scende lungo rue de la Paix
gridando: Viva l'ordine, Viva l'assemblea, Abbasso il Comitato.
Il loro piano  quello di impadronirsi di piazza Vendome e di minacciare quelli
che sono nella sede del municipio. Fra loro c' anche l'ammiraglio Saisset, un
vecchio reazionario, che l'Assemblea di Versailles ha appena nominato, dopo
tanti altri, comandante della guardia nazionale.
Di fronte a rue Neuve-Saint-Augustin i manifestanti disarmano le guardie
nazionali che vi si trovano: due in tutto. Ma all'altezza di rue
Neuve-des-Petits-Champs cozzano contro una barricata eretta dalla guardia.
Adunata, rullo di tamburi, tromba, fucili che sparano, grida. Rue de la Paix si
svuota in un attimo. Una dozzina di corpi giacciono sul selciato.
Questo episodio di sangue non  fatto certo per calmare gli animi. Viene infatti
condotta ora una vera e propria azione di guerra contro il municipio da parte
dei battaglioni cosiddetti borghesi, comandati dall'ammiraglio Saisset...
Ma la disorganizzazione di questi battaglioni, la modesta quantit di effettivi
(da dodici a quindicimila uomini) impediscono una qualunque azione di un certo
peso, e presto, nonostante gli sforzi dei sindaci, che dal canto loro hanno
dichiarato illegali le elezioni del giorno 22, il Comitato centrale a poco a
poco riprende nuovo vigore. Esso decide che i poteri militari di Parigi siano
rimessi nelle mani di tre membri: Eudes, Duval, Brunel, che assumeranno il
titolo di generale. Le elezioni avranno luogo domenica 26 marzo.
Questa volta i sindaci, che il giorno 23 son tornati a Versailles, non potranno
combinare nulla. L'Assemblea da circa quarantott'ore  salita di qualche gradino
nella scalata alla reazione, mentre di ritorno a Parigi essi scoprono che il
Comitato centrale si  notevolmente irrigidito. Occorre dunque far buon viso a
cattivo gioco e perci nel proclama che annuncia per le ore 8 del giorno 27
l'apertura degli scrutini si pu leggere: Il Comitato centrale della guardia
nazionale, al quale si sono uniti i deputati, i sindaci e gli assessori...
eccetera, eccetera...
Su un totale di 485.569 iscritti, ci sono 229.167 votanti, vale a dire lo stesso
numero o quasi di votanti che si era avuto nelle elezioni dei sindaci di
distretto, il 5 novembre 1874.
Fra i 90 eletti, l'elemento rivoluzionario predomina nettamente. Non si contano
che 11 moderati. Il Comitato centrale non ha che 13 eletti. Tutti gli altri sono
rivoluzionari di ogni tendenza e colore: blanquisti, membri dell'Internazionale,
proudhoniani (forse il gruppo pi numeroso, 16 in tutto...) ecc.
Venticinque membri della nuova assemblea municipale appartengono alla classe
operaia. Il grande giorno, quello della proclamazione della Comune che nasce da
questo scrutinio,  fissato per il 28. C' una folla immensa di fronte al
municipio. Vi sono bandiere rosse, drappi rossi... perfino il busto della
Repubblica  ornato di una fascia color rosso. I battaglioni hanno le baionette
inastate. Fuori c' il sole. Le musiche non mancano: la Marsigliese e Le chant
du dpart. I cannoni da 92 sparano a salve. Viene eretto un palco sul quale
prendono posto i membri del Comitato centrale e quelli della nuova assemblea.
Sciarpe rosse dappertutto. Improvvisamente uno di essi si fa avanti e, mentre i
tamburi rullano e la folla intona la Marsigliese, pronuncia queste parole: In
nome del popolo viene proclamata la Comune! Urla, musica, canti, cannoni.
Schiacciate l'Assemblea, scrive il giornale Le Pre Duehene nei giorni che
seguono il 28 marzo. Centomila baionette luccicheranno ben presto attorno a
Versailles. Ecco che tutto ricomincia come prima. Nella Parigi assediata una
seconda volta si fa strada nuovamente l'idea nevrotica della sortita
liberatrice...
Dato che la citt  adesso presa fra due cerchi concentrici dalle truppe
governative di Versailles e dalle truppe prussiane, la sortita  d'obbligo. A
dire il vero, in pratica, la situazione risulta ancora pi complicata; il 2
aprile i governativi occupano un fronte che a nord-ovest si diparte
approssimativamente da Puteaux e arriva fino all'altezza della Dfense.
Questa linea forma una parabola il cui punto pi elevato  Versailles e il cui
ramo sud corre quasi parallelo all'attuale campo d'aviazione di Villacoublay per
terminare all'incirca fra Chatillon e Montrouge; si tratta cio di una vasta
sacca che include Suresnes, Saint-Cloud, Svres, Chaville, Vanves, pi o meno
sotto il controllo dei comunardi. Fra Montrouge e la Senna, a sud della citt,
c' una specie di terra di nessuno, poi da Charenton a Saint-Denis passando per
la linea delle piazzaforti di Nogent, Rosny, Nois, Romainville, Aubervilliers e
Fort-Est ecco le truppe tedesche con le armi al piede...
Da Saint-Denis a Courbevoie c' poi, nuovamente, uno spazio vuoto... I
tedeschi... Il comitato centrale ha ricevuto questo messaggio dal quartiere
generale delle forze tedesche: Comando in capo del 3 corpo d'armata; Quartier
generale di Compigne, 21 marzo. Al comando della piazza di Parigi. Il
sottoscritto comandante in capo si prende la libert di informarvi che le truppe
tedesche che occupano le piazzeforti del nord e dell'ovest della citt, come
pure i dintorni della riva destra della Senna, hanno ricevuto l'ordine di
mantenere un atteggiamento amichevole e passivo fintanto che gli avvenimenti di
cui Parigi attualmente  teatro non assumeranno, nei confronti delle truppe
tedesche, natura ostile e tale da metterle in pericolo. Nel caso in cui non ci
si mantenesse nei termini stabiliti dal trattato di pace e si assumesse un
atteggiamento d'ostilit si comunica che la citt di Parigi sar trattata alla
stregua di nemico. Per il comandante in capo del 3 corpo, il comandante del
Q.G.: Von Scholteim, generale di divisione.
Ed ecco la risposta del Comitato centrale: Al comandante in capo del 3 corpo
degli eserciti imperiali prussiani. Il sottoscritto, delegato dal Comitato
centrale agli affari esteri, in risposta al vostro dispaccio in data 21 marzo,
da Compigne, vi informa che la rivoluzione attualmente verificatasi a Parigi ad
opera del Comitato centrale, avendo un carattere meramente municipale non ha
alcuna intenzione aggressiva nei confronti delle truppe tedesche. Non abbiamo
d'altra parte neppure le prerogative necessarie per discutere sui preliminari di
pace votati dall'Assemblea di Bordeaux. Fto. Il Comitato centrale e un delegato
agli affari esteri.
In armonia con questa missiva, una settimana pi tardi un proclama della Comune
affisso sui muri della citt invita tutti i cittadini e in particolare le
guardie nazionali a non farsi vedere armati nella fascia di nessuno che circonda
Parigi. Si ricorda inoltre che i prussiani stanno rispettando rigidissimamente
le convenzioni stipulate ed esigono per converso che da parte francese si faccia
altrettanto. Essi sono, si pu leggere, nel loro diritto e noi dobbiamo
rispettarlo; di conseguenza ordino formalmente alle guardie nazionali di non
presentarsi armate nella zona neutra. Fto. Il delegato alla guerra Cluseret.
E' Versailles che prende invece l'iniziativa delle operazioni militari e il 1
aprile Thiers annuncia all'assemblea che la guerra  incominciata (contro i
parigini s'intende) e che una delle pi belle armate che la Francia abbia mai
avuto  sul punto di essere allestita.
La cavalleria dei governativi effettua delle ricognizioni a Chatillon, Puteaux,
Courbevoie. Al ponte di Neuilly il generale de Galliffet, che si  spinto un po'
troppo in l, si trova improvvisamente isolato dalla sua scorta. I confederati
(cos vengono chiamate le guardie nazionali) lo circondano, ma poi lo lasciano
andare a raggiungere il resto delle sue truppe.
Il giorno 2 i governativi riescono a impadronirsi di Courbevoie. Tre brigate
precedute da settecento cavalieri hanno partecipato a quest'operazione che ha
come obiettivo principale la caserma i cui occupanti, assai inferiori di numero,
ripiegano su Neuilly abbandonando sul terreno dodici morti. I governativi fanno
anche dei prigionieri; cinque di essi vengono fucilati alle pendici di
Mont-Valrien.
Quest'attacco, le cui cannonate hanno posto sul chi va l Parigi, frusta a
sangue i suoi abitanti. Ecco una manifestazione in place de la Concorde al grido
di Versailles! Versailles! Viene cosparsa e pavesata con fiori rossi la statua
di Strasbourg. Si canta: Alle armi, andiamo a Versailles, per infilzar con la
baionetta, il piccolo Thiers e la sua cricca!
Alle ore 0 del 3 aprile viene messo in condizioni di funzionare, sia dal punto
di vista tattico che da quello operativo, un dispositivo d'attacco con obiettivo
Versailles. Tre colonne che partono da Neuilly, Meudon e Chatillon dovranno
convergere su Versailles passando per Rueil, Chaville, Velizy-Villacoublay. La
concezione strategica di questa operazione, dovuta a Bergeret, non  affatto
spregevole e questa marcia su Versailles avrebbe potuto riuscire benissimo il
giorno 19, al momento della ritirata di Vinoy.
Ma in quindici giorni i governativi, oltre ai rinforzi che hanno ricevuto dalla
provincia, con il permesso di Bismarck, s'intende, si sono riorganizzati e hanno
potuto riprendere in mano la situazione.
La Comune, che contava su una passeggiata militare facilitata dalla mancanza di
combattivit e persino dalla fraternizzazione delle truppe regolari con quelle
del popolo, come era gi successo nei giorni precedenti, prova una cocente
delusione. Dovunque le truppe di Versailles, meglio adatte al combattimento in
aperta campagna che non la guardia nazionale abituata a pattugliare le strade,
hanno subito il sopravvento.
Altra sorpresa: il Mont-Valrien, che si credeva occupato da elementi favorevoli
alla Comune, apre il fuoco sulle truppe federate provocando un principio di
panico nella colonna di Bergeret che da Puteaux avanza verso la Buzenval di
sinistra memoria. Flourens in ogni modo si spinge fino a Rueil, dove trova la
morte, mentre Duval marcia su Villacoublay.
Alle 10 del mattino i governativi passano al contrattacco. Duval, fatto
prigioniero, viene fucilato per ordine di Vinoy. In seguito a questa esecuzione
la Comune emana un decreto in virt del quale tutte le persone sospette di
collusione con il governo di Versailles sono considerate ostaggi del popolo
parigino. A ogni esecuzione di prigionieri si risponder con l'esecuzione di tre
ostaggi tratti a sorte. Il ciclo infernale di esecuzioni e contro-esecuzioni 
cos ufficialmente aperto. Ma soltanto a fine maggio, quando sar ormai agli
sgoccioli, la Comune lo metter in pratica.
Il 4 aprile si prosegue la battaglia. Le forze versagliesi del generale Derroja
e del generale La Mariouse, che dopo aver sconfitto i confederati avanzano a
sud-ovest della citt, sono fermate dai tiri d'artiglieria dei forti di Vanves e
di Issy.
Lo stesso giorno Cluseret, che ha partecipato in America alla guerra di
secessione, nella quale ha avuto modo di farsi una preziosa esperienza militare,
viene nominato comandante in capo delle forze della Comune. Sceglie per
collaboratori alcuni ufficiali di valore: Dombrowski, che sostituisce Bergeret,
Wrobleski, La Ccilia. Il 6 aprile, mentre la citt nel corso di grandiosi
funerali (la Comune avr sempre il gusto del fasto e del decoro) sotterra le
vittime della spedizione su Versailles, le forze avversarie bombardano Neuilly
alla Porte Maillot. Due giorni dopo i governativi entrano in Neuilly, che sono
costretti a espugnare casa per casa.
Il giorno dopo  Pasqua. Un'offensiva concepita da Dombrowski ottiene qualche
successo. Ci si batte ad Asnires, mentre nella settimana che segue i
governativi alzano il tiro e arrivano a cannoneggiare i Campi Elisi e le Ternes.
Il 10 aprile succede una cosa insolita; i framassoni compiono dei passi nei
confronti del governo di Versailles. Per la precisione una delegazione di sette
membri si reca a Versailles, dopo esser stata ricevuta dalla Comune, e si
propone come mediatrice per portare la pace fra i due avversari. Il suo
tentativo va a vuoto, come  pure fallito quello condotto qualche giorno prima
da una delegazione di rappresentanti dell'Unione nazionale delle camere
sindacali che riunisce qualcosa come ottomila aderenti fra industriali e
commercianti.
Pi i giorni passano e pi i governativi prendono vigore. Vengono segnalate
importanti concentrazioni di truppe a Bourg-la-Reine, Sceaux e La
Croix-de-Berny. Il castello di Bcon e la stazione d'Asnires sono presi dai
governativi che attaccano anche in direzione di Vanves, dove il capitano Gadel,
comandante della la compagnia dell'86 battaglione del 3 distretto, passa armi
e bagagli al nemico.
Le cosiddette compagnie di guerra, come era quella che  passata dall'altra
parte, sono state un'idea di auseret che ha voluto creare cosi uno strumento per
fronteggiare la maggior esperienza e il miglior addestramento dei governativi.
Ecco perch la strana condotta, con l'improvviso voltabandiera, del capitano
Gadel  stata un duro colpo per i capi della Comune. Il 17 aprile la Comune
prende delle misure contro i disertori, i tiepidi e le spie.
Dal 20 al 29 il forte d'Issy, uno dei capisaldi del dispositivo difensivo dei
comunardi,  violentemente battuto dall'artiglieria governativa. Il 29 si
assiste a una grande sfilata di framassoni attraverso le vie di Parigi, una
delle manifestazioni pi pittoresche dei giorni della Comune. I massoni
risalgono il faubourg Saint-Honor, raggiungono l'avenue de Friedland dove una
cannonata dei governativi provoca pi spavento che danni, e dopo aver agitato le
loro bandiere in segno di pace ridiscendono prontamente verso il centro.
Dall'altro lato della linea del fuoco questa manifestazione passa del tutto
inosservata.
E' la prima volta, a quanto sembra, nella storia di Francia e della libera
massoneria che una manifestazione di questo organismo si svolge in pieno giorno
e sotto gli occhi di tutti. Ehi, signore, dice a Catulle-Mends un passante, da
quando mondo  mondo non si sono mai fatti vedere in faccia ed ecco che ora ci
passano in sfilata sotto il naso; davvero la Comune deve avere mille ragioni se
si sono scomodati per lei.
Il giorno 30 il comandante del forte di Issy, quasi completamente accerchiato
dai governativi, decide di sgomberare la posizione dopo aver fatto portar via i
cannoni. Il forte  per riconquistato durante la notte da rinforzi guidati da
Cluseret in persona. Ma costui sar tenuto responsabile proprio di questo
episodio, che ha rischiato di far crollare l'intero sistema difensivo. Egli
viene quindi arrestato e sostituito da Rossel alla testa della delegazione per
la guerra.
Rossel  un giovane ufficiale di carriera uscito dal politecnico e che
apparteneva, come capitano del genio, alla guarnigione di Metz, dove si era
distinto per la sua competenza e per la sua ferma opposizione a qualunque idea
di capitolazione, il che lo aveva messo subito in urto con il maresciallo
Bazaine e il suo stato maggiore. D'altra parte Rossel  il tipico ufficiale
cocciuto e anticonformista. Profondamente patriota, lucido, ha assistito con
disgusto e senso di ribellione al vergognoso cedimento degli stati maggiori nel
1870. Camuffato da contadino era riuscito a trarsi fuori dalla morta gora di
Metz ed a raggiungere il Belgio attraversando le linee nemiche. Di ritorno in
Francia dopo un brevissimo soggiorno in Inghilterra, aveva ripreso la vita di
prima e il suo posto d'ufficiale; aveva compiuto infatti numerose missioni sotto
Gambetta e agli ordini del generale Faidherbe nel nord del paese. Colpito
dall'armistizio nei suoi sentimenti aveva abbandonato il campo di Nevers, dove
esplicava le funzioni di tenente colonnello, ed era arrivato a Parigi, dove si
era messo a disposizione della Comune, anche se gli ideali politici di
quest'ultima non erano certo i suoi. Questo giovane ufficiale, intellettuale e
colto in modo non comune, specie fra gli elementi militari di religione
protestante, era anche l'antitesi dell'ufficiale di carriera.
Per la Comune invece sar una... recluta di pregio e insieme con Cluseret e
pochi altri rappresenter la sparuta schiera degli ufficiali professionisti. Un
successo che durer poco. L'esercito gli far pagare duramente la sua diserzione
e lo far fucilare dopo un processo senza attenuanti. Ma nonostante la delusione
provata nell'esercito non potr aderire, come abbiamo visto, senza riserve alla
Comune e prima di essere destituito dal suo Comitato far un tentativo per
rovesciarne l'autorit e sostituirla con una dittatura da lui ritenuta (e non a
torto) pi consona alla direzione delle operazioni di guerra. Il primo
provvedimento, infatti, preso dal giovane ufficiale sar quello di ristabilire
la disciplina e di organizzare un corpo d'lite, capace di partecipare a quelle
operazioni offensive che la guardia nazionale si dimostrer incapace
d'intraprendere. Rossel creer anche uno stile di comportamento, forse un
tantino altezzoso, ma non per questo meno adatto alle circostanze. Questo vien
fuori soprattutto dalla famosa risposta che dar al colonnello Leperche che
ingiungeva al forte d'Issy d'arrendersi: Caro camerata, gli scriver Rossel, la
prossima volta che vi permetterete d'inviarmi un ultimatum cos insolente quale
la vostra lettera autografa di ieri far fucilare il vostro parlamentare,
conformemente agli usi di guerra.
Si conosce anche la risposta che dar al presidente del tribunale militare che
gli domandava se non aveva provato, lui francese, del disgusto a comandare degli
stranieri i cui nomi terminavano in ski (forse dimenticando che Dombrowski aveva
avuto fra gli avi un generale di Napoleone): Che volete, risponder, ve ne
sarebbero stati di meno se i francesi avessero risposto al richiamo del
combattimento.
Un misto di seriet e di grottesco, meno eccessi di quanto abbia voluto in
seguito far credere la propaganda di Versailles, una certa albagia (della quale
come abbiamo visto neppure Rossel fu immune) ma anche una correttezza e un
puritanesimo alla Saint-Just: ecco le caratteristiche della Comune,
contraddittoria e commovente al tempo stesso.
Parigi sotto la Comune non  n il Terrore, n Bisanzio, come senza dubbio ha
creduto la provincia, ma prima di tutto  il tentativo di risuscitare il clima
rivoluzionario e i fasti del '93. Da qui tutta quella profusione di cerimonie,
di manifestazioni in cui il lirismo popolareggiante e sentimentale faceva da
contraltare a un fervore d'attivismo esasperato.
Si  parlato, a proposito di questo periodo, di dittatura del proletariato,
tenendo naturalmente presenti le condizioni dell'epoca e quelle della capitale.
E' vero anche che per mancanza di tempo l'esperienza non pot essere spinta pi
in l. Ma questa dittatura non  altro che quella di un proletariato molto
diverso da quello inglese, pi artigianale e meno industrializzato. In altre
parole, al tempo della Comune la cosiddetta classe operaia non  ancora ben
divisa dalla piccola borghesia con la quale coabita ancora strettamente.
Sul piano ideologico i comunardi sono ancora molto al di qua del marxismo, e un
laburista della nostra epoca  senz'altro molto pi avanzato politicamente che
non i rossi della Parigi del 1871. Abbiamo gi parlato del rispetto manifestato
dai comunardi per il denaro della Banca di Francia, denaro che non verr mai
toccato, nonostante i tentativi di de Ploeuc di creare ai comunardi le pi gravi
difficolt finanziarie. Questi ultimi, dal canto loro, conservano lo stesso
atteggiamento di grande rispetto anche per la propriet privata. A parte il
decreto del 15 aprile che porta alla confisca dei beni appartenuti ai membri
dell'Assemblea di Versailles e ai complici dell'impero e del governo del 4
settembre, la Comune non andr pi in l nelle... nazionalizzazioni, pur
ventilando l'idea della creazione di organismi collettivistici. Anche la
soppressione del lavoro notturno per gli operai fornai  stato solamente uno dei
cavalli di battaglia della propaganda sociale della Comune, che non arriver mai
di fronte all'opposizione dei padroni, a conseguire risultati definitivi.
Bisogna d'altra parte citare una riforma del Monte di Piet e la creazione di
soviet operai nelle fabbriche di riparazione e trasformazione delle armi del
Louvre, una specie di arsenale della Comune. In ogni modo, anche a causa della
brevit di vita del regime, vista a distanza di tempo l'opera sociale della
Comune sembra essere stata assai modesta. Essa non corrisponde ad ogni modo
all'intensa attivit politica di Parigi nel primo semestre del 1871, un'attivit
incentrata in gran parte su alcuni club istituiti negli arrondissemant e che,
ogni sera, vedevano presenti alle riunioni i cittadini dei due sessi e
appartenenti sia al mondo operaio sia a quello piccolo borghese.
I dibattiti venivano effettuati nelle sedi municipali o anche nelle chiese che
erano state messe a disposizione.
Siamo noi i proprietari delle chiese, scrive il dottor Pillat, eletto del 1
distretto, al curato di Saint-Roch che cerca di opporsi, il 5 maggio, ad una
riunione nella sua chiesa. Noi ve le lasciamo durante il giorno, ma dalle 19 a
mezzanotte i locali saranno destinati alle riunioni pubbliche. Abbiate cura di
aprire le porte e accendere le luci.
Molte chiese vengono cos utilizzate. In Saint-Germain-l'Auxerrois il circolo
dei Liberi Pensatori indice, il 29 aprile, una riunione alla quale partecipa la
cittadina Lodoiska in pantaloni alla turca e giacchetta alla ussaro, un vero
scandalo per le coscienze probe di Versailles e per i borghesi. Nel corso di
questa stessa riunione una vivandiera della guardia nazionale propone di votare
in favore del divorzio...
Non ci voleva altro per alimentare la violenta propaganda anticomunarda di
Versailles e per contribuire a dipingere il quadro di una Comune pi corrotta di
Sodoma e Gomorra. Invece gli eccessi saranno molto rari in quei giorni.
Maxime du Camp ha un bello spaventarsi nel raccontare che nella stazione di
Saint-Lazare, sui treni blindati che vi stazionavano in permanenza, succedevano
vere e proprie orge fra soldati della guardia nazionale e donne che
simpatizzavano per la causa... Al contrario, proprio durante i giorni di guerra
e d'assedio si vedr come i rappresentanti della Comune altro non fossero che
persone meticolose oltre ogni dire e che nulla poteva mai fare pensare alla vita
allegra dipinta dalle calunnie di Versailles.
Basta dare un'occhiata ai documenti, alle note personali. Si guardi ad esempio
questa comunicazione indirizzata da Cluseret al generale Eudes, in cui il
delegato al ministero della Guerra scrive: Ci si lamenta, soprattutto negli
ambienti della Comune, di vedere il vostro stato maggiore sempre in grande
uniforme a dar spettacolo nei boulevard della citt con carrozze e donnine.
Vi prego d'ora in avanti di spazzare via tutta quella gente.
Un altro appunto viene indirizzato dalla delegazione comunale del 1 distretto
alla commissione militare della citt: Cittadini, membri della commissione
militare. Voi avete messo al Palais-Royal una specie d'intendente, un certo
Marigot, che si mostra perennemente ubriaco, e che chiede in continuazione e
senza alcun motivo vino e viveri oltre il dovuto. Quest'uomo rappresenta uno
scandalo e una vergogna per il nostro partito. Vogliate dunque destituirlo,
altrimenti saremmo costretti a farlo arrestare.
I capi della Comune non sembrano poi aver avuto minimamente la possibilit di
approfittare del potere. Eravamo oberati di lavoro, scrive Arthur Arnould,
sfiniti dalla fatica, senza un solo istante per riposare, un momento di
riflessione o di calma che potesse darci i suoi salutari effetti. Si pu
immaginare qualcosa di peggio della nostra esistenza in quei settantadue giorni?
Quale mole immane di lavoro assorbiva e schiacciava il nostro cervello! Come
membri della Comune avevamo generalmente due assemblee al giorno. C'era una
riunione alle due e una alla sera che si protraeva sino a tarda notte. Queste
due assemblee erano interrotte unicamente dal breve intervallo del pasto. In pi
ciascuno di noi faceva parte di una commissione di lavoro dei vari ministeri, la
cui sola direzione sarebbe bastata per assorbire l'intera vita di un uomo.
D'altra parte eravamo anche sindaci di quartiere, incaricati della
amministrazione dei nostri rispettivi distretti. Parecchi fra noi avevano anche
dei comandi nella guardia nazionale e non ci fu uno solo fra noi che almeno una
volta non dovette correre agli avamposti, recarsi nelle piazzeforti per
incoraggiare i combattenti, ascoltare le loro proteste, rendersene giudice o
arbitro e provvedere al comando militare... Praticamente non si dormiva pi. Dal
canto mio non ricordo di essermi spogliato e coricato in un letto pi di dieci
volte in tutti questi due mesi e passa; una poltrona, una sedia, una panca per
qualche minuto erano i nostri letti di fortuna.
Un altro aspetto della Comune  il ruolo che vi avranno alcuni artisti, un ruolo
che spesso sfiorer il grottesco. Courbet, che era stato nominato presidente
della commissione delle arti dal governo di Difesa nazionale, rivestir con
enfasi quella sua carica e sar l'ispiratore della demolizione della colonna
Vendome. I lavori preparatori (si trattava di segare la colonna come un albero
che si debba abbattere) cominciano all'inizio di maggio e termineranno il giorno
16. Place Vendome, che a quei tempi aveva il nome di place des Piques, viene
disselciata e ricoperta nella parte nord, quella che  verso rue de la Paix, da
uno spesso strato di fascine e di letame. Alle 15,30, di fronte a una parte dei
capi della Comune affacciati al balcone del ministero di Grazia e Giustizia,
ecco gli argani che tendono le corde; ma i cavi si rompono; occorre segarla un
po' di pi; si cantano i soliti inni poi, con un polverone enorme, la colonna
precipita rompendosi in mille pezzi come un fragile oggetto d'arte.
La statua di Napoleone, pavesata con una bandiera tricolore, giace sul letame;
la Comune si diverte. A Versailles invece si fa un grande strepito per
stigmatizzare i barbari e i vandali che stanno... distruggendo Parigi!
Al di fuori di questo balordo episodio, l'opera artistica dei comunardi fu
davvero esigua e non avrebbe potuto essere altrimenti. Si organizzano delle
solennit musicali e drammatiche, come verranno chiamate allo Chatelet. Un
autore dei Bouffes-Parisiens, Eugne Garnier,  nominato direttore dell'Opra.
Si prepara dunque la riapertura, ma questa non avverr mai, dato che il 23
maggio, quando le truppe di Versailles invadono il quartiere, i coristi sono in
piena prova.
Il 9 maggio i governativi si impadroniscono di quell'importante piazzaforte che
 Issy, difesa dal 205 e dall'86 battaglione i cui effettivi erano al momento
della caduta del forte ridotti a soli 150 uomini. L'indomani Rossel, che aveva
ritenuto giunto il momento opportuno per sbarazzarsi della Comune e instaurare
una dittatura militare, viene arrestato; riuscir a fuggire poco dopo. Lo stesso
giorno la Comune annuncia che la razione di vino  raddoppiata e chiude
contemporaneamente gli spacci e le cantine nei settori dove sono acquartierate
le truppe. I civili vengono fatti sgomberare dalle zone di combattimento.
Ma la disciplina delle truppe dei comunardi incomincia a dare notevoli segni di
stanchezza. Qua e l si verificano diserzioni in gran numero.
La pressione dei governativi si fa sempre pi forte e la loro artiglieria tuona
sempre di pi. Quasi trecento cannoni da marina sono stati piazzati sulle alture
che dominano la citt:  l'assedio che ricomincia.
Il 13 maggio, il forte di Vanves cade in mano governativa. La porta Maillot
subisce un violento bombardamento. In qualche giorno, pi di 8.000 proiettili
d'artiglieria si abbattono sulle barricate della Comune. Cinque distretti
parigini sono ora sotto il tiro dei governativi.
Il 15 maggio, nel momento in cui la situazione militare precipita, si apre una
grave crisi in seno alla Comune. Ventidue membri della minoranza accusano la
maggioranza di avere abdicato in favore della dittatura del Comitato di salute
pubblica. Sono soprattutto i membri dell'Internazionale e i seguaci di Proudhon
che si ritirano: non parteciperanno pi ai lavori della Comune che nell'ora
decisiva si trova cos smembrata e di conseguenza indebolita e sminuita.
I bombardamenti crescono ogni giorno di intensit e lungo le fortificazioni da
Vaugirard a Neuilly le truppe della Comune sono cos duramente cannoneggiate che
nella maggioranza dei casi le posizioni diventano indifendibili. Anche i
difensori a poco a poco diminuiscono, dato che la fortissima tentazione di
rifugiarsi nelle case vicine o, meglio, di tornarsene a casa propria, miete pi
vittime della guerra nelle loro file. Molti rapporti testimoniano questo stato
di cose. Il giorno 21 maggio il generale Spinoy, capo della 3 legione, redige
un rapporto per il delegato al ministero della Guerra: Vi mando due delegati
perch vi facciano un preciso esposto della situazione che non posso modificare;
gli uomini dell'86 battaglione di servizio a Montrouge sono abbandonati a se
stessi; le armi sono prive di munizioni; occorre prendere urgenti misure.
In realt si  di fronte a uno strano fenomeno: le truppe dei confederati che
sono a guardia delle difese diminuiscono di giorno in giorno sia a causa dei
bombardamenti sia a causa di una diffusa e inconscia convinzione. Si  persuasi,
Dio sa perch, che i governativi non oseranno mai penetrare in Parigi, che si
richiuderebbe sopra di loro come una trappola. Insomma non si crede affatto alla
difesa classica nell'anello periferico, ma si pensa alla guerriglia nelle
strade, quella del 1830, del 1848, dei Miserabili, quella che per poco non aveva
ragione delle truppe di Vinoy, il 18 marzo.
Il momento della verit arriva il 21 maggio. E' domenica, fa caldo; oltre
seimila persone assistono nel giardino delle Tuileries a un gran festival di
musica, al quale partecipano i musicanti dei battaglioni della guardia
nazionale, in favore delle vedove, degli orfani e dei feriti della guardia
nazionale repubblicana. A Vincennes altra musica: sono le fanfare delle marce
militari prussiane che offrono il loro teutonico concertino.
Domenica. Maggio. Bel tempo. Musica. Durante questo intervallo... sonoro i
reggimenti dei governativi cominciano a filtrare in Parigi.
Questa mattina, 21 maggio 1871, alle 3 e mezza, ho avuto modo di constatare io
stesso che al bastione 63, a 300 metri circa dalla porta d'Auteuil e accanto a
quella di Saint-Cloud, i lavori di avvicinamento dei governativi, protetti da
gabbioni, giungono a soli quindici metri dalle fortificazioni. E' il rapporto
fatto da Le Francais, delegato alla sorveglianza di La Muette (settore che va
dalla porta des Ternes a quella di Pont-du-Jour), e inviato a Delescluze.
Quasi nello stesso momento Dombrowski manda anche lui il suo bravo rapporto. Un
rapporto davvero deprimente: La cinta da Pont-du-Jour alla porta d'Auteuil 
completamente sguarnita e i battaglioni inviati per la difesa in questo luogo
rientrano in pieno disordine a Parigi; il nemico approfitta di questo stato di
cose per portare a termine i suoi lavori nei pressi della porta di Saint-Cloud a
neppure cento metri dalle difese.
La Ccilia e Johannard chiedono rinforzi: Non c' pi una sola guardia nazionale
sui bastioni dalla porta di Versailles fino al Bas-Meudon; attendiamo da un
momento all'altro un assalto...
Assalto? E dire molto. Quelli di Versailles stanno per penetrare praticamente
con l'arma a tracolla; hanno infatti scoperto una zona sguarnita nello
schieramento nemico. Una zona, un vero buco, attraverso il quale irrompe come un
torrente un battaglione di governativi. Il punto privo di difesa (e abbiamo ora
visto che sono molti) si trova al bastione di Point-dulour, nella zona in cui
oggi si trova l'incrocio fra avenue de Versailles e boulevard Effelmans.
Un impiegato dell'ispettorato delle strade, Jacques Ducatel, che si trova in
ispezione sulle difese dal lato dei comunardi lo ha scoperto e agitando un
fazzoletto bianco lo ha indicato agli avamposti governativi.
Non gli  stato dato subito retta. Poi si  sparato contro il luogo indicato.
Infine i governativi hanno inviato una pattuglia. Non appena informato della
situazione, Vinoy ha comandato il balzo in avanti delle sue truppe. A met del
pomeriggio, alle 16 per la precisione, comincia la sfilata dei governativi. Solo
alle 19 ne viene informato il Comitato di salute pubblica; sono occorse dunque
tre ore per mandare una notizia da Porte d'Auteuil al municipio, un po' troppo.
Il messaggio, firmato Dombrowski, lascia intendere la possibilit di una ripresa
del controllo della situazione in caso di invio di rinforzi sufficienti. Il che
non accade. E mentre il Comitato di salute pubblica non sa che fare, come se
fosse stato colpito dal fulmine, i governativi fanno piazza pulita di un
piccolo, vano tentativo comunardo di arginare la piena. Alle 21 i reparti dei
generali Douay, de Cissey, Ladmirault, Vinoy sono gi entro la cerchia dei
difensori: esse occupano il Trocadero e l'Arco di Trionfo.
Ventiquattr'ore dopo, la parte occidentale di Parigi  in loro mani. La loro
avanzata va fino all'Elyse, sulla riva destra, e fino alla Scuola Militare,
sull'altra riva della Senna. Operando una manovra di aggiramento e grazie alla
complicit dei tedeschi che li lasciano entrare armati nella terra di nessuno,
esse minacciano anche Montmartre dal nord.
Dovunque passano, i governativi fucilano; si massacra nei giardini del XVI
distretto, dove verranno trovati dei veri carnai (dietro il cimitero d'Auteuil e
in un giardino di La Muette); un'altra esecuzione avviene in rue Ranelagh, dove
numerosi comunardi fatti prigionieri vengono passati per le armi.
Le guardie nazionali ripiegano in un indescrivibile disordine verso il centro
cittadino, santuario delle barricate e che si crede inespugnabile. La vecchia
Parigi della rivoluzione rientra nel guscio del 1848. Ma i governativi, questo
esercito che  stato vergognosamente battuto dai tedeschi, sta per compiere
contro i parigini ribelli un vero capolavoro militare, come se improvvisamente
fosse venuta loro l'ispirazione di fronte a questa causa dolorosa.
Attraverso manovre continue, continui aggiramenti e prese di fianco, giravolte e
manovre avvolgenti, gli eserciti governativi riescono a rodere,
sbocconcellandola, la difesa comunarda senza mai affrontare di petto, salvo nei
casi in cui non ne pu fare a meno, le barricate. Queste grosse barricate non
serviranno dunque a nulla, nonostante alzino la loro mole minacciosa all'angolo
di rue Saint-Florentin e di rue Rivoli oppure anche in rue Royale, in piazza
Saint-Augustin, nel faubourg Saint-Honor, in rue de Surene, in rue de la
Ville-l'Eveque, sul boulevard Haussmann, in rue Boissy-d'Anglas, in piazza
dell'Opra... barricate che fanno assomigliare Parigi alla piazzaforte di
Sebastopoli all'epoca della guerra di Crimea, quattordici anni prima.
Soprattutto non trincerarsi nel proprio quartiere, come invece gli insorti non
hanno mai mancato di fare con loro grande scorno; questa mania dopo aver causato
la disfatta del 1848 ha reso pi agevoli gli arresti; bisogna sbarazzarsene,
pena la catastrofe! Sono parole di Blanqui, ma sembra che i suoi consigli siano
stati ben poco ascoltati.
Dovunque in Parigi si levano le fiamme degli incendi. Parigi rischia di prendere
fuoco, anzi brucia davvero. E la colpa non  solo delle granate, ma anche del
desiderio di alcuni capi della Comune di concludere la loro avventura con una
specie di apocalisse. Rigault, Ferr, Trinquet... parlano di trincerarsi nella
citt vecchia, di far saltare i ponti. Si vede il commissario speciale
Griffault, sciarpa rossa alla cintura, requisire i bidoni di petrolio per
appiccare il fuoco al palazzo di Giustizia e alla prefettura di polizia.
Dovunque si sentono le campane suonare a martello. L'avanzata dei governativi
prosegue inesorabilmente, nonostante la resistenza spesso accanitissima degli
ultimi difensori delle barricate. Il giorno 23  quello dell'assalto a
Montmartre, presa alle spalle dalla divisione Montaudon, che si  presentata
alla porta Saint-Ouen. La piazza Clichy resiste, ma invano. Il dispositivo di
difesa del ridotto comunardo  accerchiato. Nel centro, le barricate dell'
Opra, della Chausse d'Antin e della rue Drouot cedono l'una dopo l'altra. Le
Tuileries bruciano. I governativi continuano a fucilare senza posa. La tragedia
 giunta al culmine.
Ci si batte alla porta Saint-Denis, ci si batte all'angolo di rue Saint-Martin e
di rue Rambuteau, ci si batte all'incrocio Magenta-Strasbourg, in piazza Chateau
d'Eau, l'odierna piazza della Repubblica... La Comune decide di sgomberare il
municipio, che prende fuoco. L'incendio minaccia di far saltare le polveriere
dei comunardi collocate nelle case vicine. E' l'agonia. E' anche lo sbandarsi
dei soldati comunardi, che cercano adesso di sfuggire alla repressione. Nel
municipio dell'11 distretto, dove ha trovato l'ultimo rifugio quello che resta
della Comune si parla di sortita-suicidio.
L'arcivescovo Darboy, il presidente Bonjean e quattro sacerdoti trattenuti come
ostaggi nella prigione di Mazas vengono passati per le armi, come gi era
successo per Clment Thomas e Lecomte, il 18 marzo. Cos l'ultimo anello della
catena  rotto. All'alba del 25 maggio l'attacco riprende con violenza inusitata
e alle 7 Thiers pu telegrafare ai suoi prefetti: Siamo padroni di Parigi, salvo
una piccola parte che sar occupata questa mattina stessa. I governativi
riprendono le fucilazioni al parco Monceau. Mentre suona la tromba che annuncia
l'attacco (12 governativi contro un soldato comunardo), le truppe tedesche
stabiliscono come per caso un cordone che va da Charenton a Montreuil, tagliando
cos qualunque ritirata a quelli che vorrebbero sfuggire al furore delle truppe
governative.
Quando la giornata volge al termine e mentre nel cielo che si va oscurando
salgono sempre pi minacciose le fiamme crepitanti in piazza della Bastiglia
(bruciano fra l'altro le corone e le bandiere che si trovano l dal tempo delle
manifestazioni di febbraio), non resta in mano ai comunardi che Belleville.
Da tutte le parti rifluiscono i battaglioni a brandelli. Rue d'Allemagne, quella
che ora si chiama Jeanlaurs,  teatro di un'ultima resistenza da parte di un
manipolo di disperati che fanno ancora fronte ai venticinquemila uomini della
divisione Ladmirault.
Sabato 27 maggio: piove, luce incerta. I pantaloni rossi di Ladmirault
continuano a farsi strada. Tutta l'artiglieria governativa si scatena allora
contro le Buttes-Chaumont. E' la fine, davvero la fine.
Il centro di resistenza della Comune viene allora trasportato dal municipio
dell'11 distretto a quella del 20. A mezzogiorno di domenica l'ultimo nido di
resistenza  spazzato in rue Fontaine-au-Roi.
Il cuore della Comune ha cessato di battere. L'ora delle repressioni e delle
vendette  suonata. Una repressione tanto pi dura e brutale, quanto pi i vinti
del 1870 vogliono cancellare il ricordo della terribile disfatta inflitta loro
dai tedeschi.
La repressione, il processo, le esecuzioni, le deportazioni nella Nuova
Caledonia: ecco le tinte che coloreranno adesso il cielo di Parigi. La ventata
di follia quasi disperata e anarcoide della Comune  dunque finita.
Se la bandiera nera dell'anarchia sostituir quella rossa della rivoluzione 
perch, dopo la sfortunata esperienza dei 72 giorni della Comune, qualunque
rivoluzione organizzata apparir completamente utopistica, impossibile,
inconcepibile. Seguir un lungo ristagno rivoluzionario e in ogni caso il seme
gettato nel 1871 non attecchir pi sul suolo francese. Niente barricate, niente
bandiere rosse... il figlio della Comune non sar dunque francese ma russo e
bisogner attendere 46 anni per poterlo un giorno vedere: fino all'ottobre e
novembre del 1917...

FINE.