CLAUDE COUBAND.

LA RIVOLTA DEI "SEPOYS" NEL BENGALA.

12 maggio 1857 : il comandante in capo delle forze britanniche nel Bengala, il
generale George Anson, e il suo stato maggiore prendono il fresco a Simla, un
vero paradiso di ombra e di tranquillit che permette di fuggire il calore
torrido della stagione, che opprime la pianura del Gange. E' un'oasi nella
quale sembra di non essere pi in India, ma in qualche localit termale
europea; unica nota caratteristica fra gli ufficiali in spenfer, i servitori
ind, il capo ricoperto dal classico turbante; per il resto ci sono prati
all'inglese mentre nell'aria, fra il ritmico pulsare delle lucciole, s'alza
pigramente il fumo dei sigari.
Il generale Anson ha diramato inviti a venticinque persone per la cena che d
nella sua residenza di Barnes-Court. L'atmosfera  distesa. Soltanto un
invitato aveva potuto notare che nel corso della cena un corriere aveva
portato un dispaccio che il comandante in capo dell'esercito del Bengala,
quale era appunto Anson, aveva fatto negligentemente scivolare sotto il
piatto; si era persino rifiutato di darvi anche solo un'occhiata distratta.
Il generale Anson non vuole affatto dare l'impressione di essere l'individuo
che si allarma per un semplice messaggio. Ogni cosa a suo tempo. Un certo
distacco, unito alla tradizionale flemma britannica, si addicono a un
comandante in capo che si consola a Simla degli inconvenienti che il clima
indiano al mese di maggio non manca di presentare.
Eppure quel dispaccio dovrebbe interessarlo. Anson se ne rende conto allorch,
venuta l'ora del porto e ritiratesi le signore, mentre gli ufficiali
chiacchierano, strappa con noncuranza la busta del plico. Nel dispaccio,
quattro scarne parole, gli si comunica che le forze del Bengal Army di cui 
comandante, formate per la gran parte da indigeni, si sono ammutinate e che i
rivoltosi si sono impadroniti di Dehli, l'antica capitale degli imperatori
mongoli situata trecento chilometri pi a sud.
Il dispaccio rappresenta un vero e proprio SOS;  stato trasmesso nel
pomeriggio, ma, cosa piuttosto strana, i fili telegrafici non arrivano fino a
Simla e non giungono oltre Ambala, a duecento chilometri da Dehli all'incirca.
Ci sono dunque volute pi di ventiquattr'ore perch il messaggio potesse
giungere nelle mani del comandante in capo, a turbare la sua tranquillit e a
spezzare il suo dorato isolamento. Tranquillit e isolamento che appaiono per
lo meno strane, se si considera che Anson , dopo tutto, un comandante in
capo.
Le circostanze avrebbero per lo meno dovuto consigliare una vigile
sorveglianza; da qualche settimana, per non dire da qualche mese, l'India e in
particolare il bacino del Gange, sui quali si estende l'autorit del generale
Anson, rivelano dei segni allarmanti.
Il 26 febbraio un reggimento di sepoys, il 19 fanteria indigena, si 
ribellato a Berhampur; il 26 marzo seguiva l'esempio anche il 34 reggimento
indigeno, sempre di fanteria; l'ammutinamento di quest'ultimo avveniva a
Barrackpur.
Non  d'altro canto la prima volta che i reggimenti di sepoys danno del filo
da torcere agli inglesi. Nel 1806 poi nel 1852, si sono gi avuti dei
tentativi di rivolta subito duramente repressi.
Ma chi sono questi sepoys? Per poter rispondere a questa domanda occorre dare
un quadro almeno sommario di quello che era l'esercito indiano nella seconda
met del 1800, all'epoca in cui la regina Vittoria regnava sull'Inghilterra.
In effetti c'erano nelle Indie due eserciti distinti: quello della Compagnia
delle Indie, che aveva da sempre il privilegio di arruolare truppe proprie, e
quello di Sua Maest britannica, la Regina; le unit che appartenevano a
questo secondo corpo militare erano, occorre precisarlo, finanziate sempre
dalla onnipotente compagnia.
Nel 1857 gli effettivi dell'esercito regolare britannico dislocati in India
avevano subito una falcidia in ragione soprattutto della guerra di Crimea; non
erano rimasti in territorio indiano che quattro reggimenti di cavalleria e
ventidue battaglioni di fanteria, con l'esclusione di qualunque unit del
genio o dell'artiglieria.
Questa volont britannica di sganciamento si era purtroppo rivelata
contemporaneamente al notevole indebolimento dell'altro esercito, quello
finanziato dalla compagnia e di propriet di quest'ultima. La disciplina si
era alquanto allentata e i rapporti fra le reclute indigene e i soldati
britannici non potevano certo dirsi soddisfacenti come avrebbero potuto essere
definiti, poniamo, solo agli inizi del secolo. Gli ufficiali inglesi si
tenevano sempre pi lontani dalla truppa; si erano imborghesiti, erano
divenuti quasi dei funzionari e nella maggior parte dei casi la presenza delle
mogli o dell'intera famiglia aveva contribuito a modificare la fisionomia dei
rapporti fra i quadri superiori e la truppa.
C'era poi, oltre tutto, il problema delle promozioni. Gli indigeni si vedevano
sistematicamente sbarrate tutte le vie d'accesso alla carriera effettiva,
foss'anche ai gradi di sottufficiale.
Nei primi tempi la creazione di questo esercito privato della compagnia
britannica non aveva posto particolari problemi; i soldati indigeni venivano
reclutati fra le classi pi basse dell'India o fra i mercenari di origine
afgana o turca. Ma nella prospettiva di dover dare una base nazionale
all'esercito, il reclutamento era stato sempre pi esteso alle altre caste,
segnatamente a quella dei bramini, con il risultato di avere nelle file uomini
pi ambiziosi o orgogliosi, quindi assai pi difficili da trattare. Gi c'era
stato un provvedimento che li aveva grandemente urtati.
Nel settembre 1856 era stato decretato che le truppe di colore potevano essere
impiegate anche al di l dei confini del territorio indiano. ora, varcare ad
esempio l'oceano significava per un bramino la perdita della sua casta e ci
aveva generato profonde inquietudini.
In una societ cos gerarchizzata come poteva essere quella ind, perdere la
propria casta non rappresentava solamente una tragedia sociale, ma anche
religiosa e per cos dire, metafisica. Il marchio di appartenenza a una casta
voleva infatti dire ben di pi di una semplice distinzione che si esauriva con
la vita dell'individuo. La casta segnava come fosse una pietra miliare, il
punto d'arrivo di un'anima nella fredda prospettiva dell'eternit. Privare un
uomo della sua casta significava dunque degradare la sua anima e compromettere
quasi irrimediabilmente la sua vita d'oltre tomba.
Nel 1807 la truppa di colore si era rivoltata a Vellore perch gli inglesi
volevano far adottare un nuovo tipo di turbante e proibire i segni distintivi
delle caste ind.
Assai prima dell'insurrezione del maggio 1857, gli ind avevano avuto
l'impressione, vera o falsa che fosse che gli inglesi avevano in mente di
spezzare l'ordine sociale e religioso dell'India e di cristianizzare l'intera
popolazione; l'atteggiamento, spesso completamente privo di tatto, dei
missionari non contribuiva certo a dissipare i loro timori.
In questa India angosciata, dilaniata dall'urto di due civilt durante il
regno di Lord Dalhousle, governatore generale dell'India fino al 1856, data
nella quale era stato sostituito da Lord Canning, c'erano per ben altri
motivi di perplessit. E questa volta non si trattava di usi e costumi dei
nativi, ma degli interessi economici delle famiglie regnanti. In meno di dieci
anni Lord Dalhousie aveva, attraverso tutta una serie di sotterfugi e
confiscando i territori dei signorotti morti senza lasciare eredi, annesso pi
di seicentocinquantamila chilometri quadrati, vale a dire una superficie pari
a quella della Francia.
Questa politica, nella quale alcuni hanno voluto vedere uno sforzo di
ricostruzione e di rimodernamento, altri invece una spoliazione pura e
semplice, aveva provocato presso i signorotti feudali, piccoli o grandi,
un'ondata di malcontento i cui echi, e ci non per caso, si trovavano nella
stampa locale e segnatamente nel giornale Hindu Patriot il quale ricordava per
l'occasione che il governatore generale dell'India era incaricato di
cancellare le dinastie con un solo tratto di penna.
Tali erano i profondi fermenti che agitavano questo enorme continente indiano
dove quarantamila soldati d'origine britannica e le loro famiglie si trovavano
sperduti nella massa di circa trecentomila soldati indiani, vale a dire nella
proporzione di otto contro uno.
Non ci voleva altro che la scintilla per fare deflagrare le polveri: e
l'occasione venne dalla celebre faccenda delle munizioni. E' a questa che si
devono imputare gli ammutinamenti, rapidamente sedati, che si erano avuti nel
1856 e l'agitazione che, lungi dall'essere spenta, aveva continuato a covare
sotto la cenere.
Gli inglesi avevano deciso di equipaggiare ex novo le truppe di colore con un
nuovo fucile, l'Enfield; le truppe avevano fino ad allora avuto in dotazione
un moschetto, il Brown Bess, pesante ed antiquato. Ma il nuovo fucile, al cui
uso venivano addestrate molte unit indigene radunate nel campo di
addestramento di Dum Dum nei pressi di Calcutta, aveva fra le altre una
particolarit quella di utilizzare cartucce ingrassate che bisognava strappare
con i denti per poterne inserire il contenuto nella canna. Ora si era sparsa
la voce fra i soldati indiani che il grasso impiegato nella confezione delle
munizioni era un miscuglio di grasso di bue e di maiale. Nulla di pi
esplosivo: il bue era considerato dagli ind animale sacro mentre il porco, o
per lo meno il grasso di maiale, era detestabile per i musulmani.
Non si  mai assodato con precisione chi abbia avuto l'idea, davvero geniale,
di spargere questa fola fra le truppe di colore ma si pu affermare che si
trattava di una formidabile arma psicologica, ancorch la guerra psicologica a
quei tempi fosse ancora di l da venire. Era infatti il mezzo pi semplice e
pi efficace per far saltare per aria l'intero esercito di colore e sollevare
tutta una popolazione contro gli inglesi.
Quattro anni prima, un generale inglese, Tucker capo di stato maggiore
dell'esercito delle Indie, aveva capito il pericolo e sottolineato
l'inconveniente di utilizzare grasso animale per la confezione delle
munizioni. Lord Canning, anche lui, ne era rimasto scosso, ma il generale
Anson aveva dato prova di un atteggiamento intransigente dichiarando a quelli
che volevano ascoltarlo che non si sarebbe mai lasciato trascinare da questi
pregiudizi stupidi...
Ma questa fola che aveva subitaneamente fatto il giro dei campi (da Dum Dum ad
Ambala a Sialkot) era effettivamente tale, come per esempio quella che le
vedove inglesi delle vittime della guerra di Crimea erano state rimaritate a
dei principi ind per far procreare loro dei principi cristiani?
Le analisi effettuate dalle autorit inglesi avevano dimostrato che vi era
solo grasso di montone, animale indifferente e a ind e a musulmani; solo
questo era entrato nella fabbricazione delle munizioni per il fucile Enfield.
Ma secondo alcuni testimoni inglesi  assai probabile che alcune casse fossero
di cartucce ingrassate, invece, con sugna o grasso di bue.
In ogni modo e nonostante le assicurazioni contrarie date dagli ufficiali
britannici, le truppe di colore, costernate, rifiutavano sistematicamente di
accostarsi alle cartucce. Era quindi inevitabile che succedesse un incidente.
Questo incidente accadde il 23 aprile. Quel giorno il colonnello George
Carmichael Smyth, che comandava a Meerut un'importante guarnigione situata a
ottanta chilometri a nord-est di Delhi, fra la Jumma e il Gange, tornando da
una licenza, venne a sapere che il suo reggimento, il 3 cavalleria leggera,
rifiutava di toccare le cartucce considerate appunto intoccabili. Il
colonnello fece allora riunire immediatamente i suoi uomini e li obblig a
prendere le cartucce. Smyth percorse lui stesso i ranghi per esortare i suoi
uomini. Con suo grande scorno e facendo andare alle stelle la sua collera,
ottantacinque soldati di colore rifiutarono di ottemperare agli ordini. Ancora
sotto l'effetto della collera redasse sull'istante un rapporto al suo
superiore gerarchico, il generale Hewitt, un vecchio generale obeso il quale
aveva fatto le guerre napoleoniche. Il colonnello chiedeva che i ribelli
venissero giudicati da una corte marziale.
Si era cos instaurato un processo irreversibile. Con la decisione del
colonnello, gli inglesi erano cos caduti nel tranello che i provocatori
avevano loro teso servendosi dell'ingenuit e delle primitive credenze degli
indiani.
Una specie di tribunale, al quale dovettero partecipare anche quindici
sottufficiali indigeni, nove ind e sei musulmani, ebbe luogo il giorno 8
maggio a Meerut. Gli accusati non ebbero neppure il diritto di prendere la
parola. Furono tutti condannati: dieci anni di prigione e, quello che era
ancora pi grave, privazione della pensione alla quale si erano guadagnati il
diritto dopo anni e anni di servizio leale.
Alla provocazione le autorit inglesi rispondevano con un'altra provocazione.
Anzi fecero ancora meglio: il generale Hewitt, che tuttavia non era stato gran
che entusiasta di questa idea di un processo, volle rincarare la dose;
sentendosi un improvviso gusto per la repressione, il grosso uomo costretto
all'impotenza (non poteva neppure montare a cavallo tant'era grasso) ordin,
cosa non prevista neppure dal regolamento, che i condannati venissero
incatenati davanti alle truppe schierate: umiliazione supplementare che avr
gravissime conseguenze.
In effetti durante tutta questa cerimonia, che dur parecchie ore, i
prigionieri abbandonati alla sorte pi infamante per loro, non cessarono di
chiedere l'aiuto e la comprensione dei compagni d'arme fra i quali moltissimi
piansero a vederli cos umiliati. L'indomani era una domenica. Profondamente
turbati dalle scene della vigilia, i soldati indigeni in permesso, si
trascinavano stancamente senza saper che fare per le vie torride di quel buco
polveroso e triste che  Meerut.
Gli inglesi stavano pigramente facendo la loro siesta nei bungalows, mentre
nella vicina cappella di San Giovanni si stavano facendo i preparativi per il
rito del pomeriggio. Una domenica calma e triste come tante altre: unica nota
di svago, un'orchestra diretta da un tedesco che avrebbe eseguito la sera un
concerto nel palco che dava alla cittadina indiana una vaga aria di localit
di villeggiatura.
Allora si scaten la rivolta. In molti luoghi contemporaneamente si accesero
come mille focolai di ribellione. C'era stato un piano preordinato?
Sembrerebbe di s, dato che gi nel primo pomeriggio si erano visti dei
gruppetti di persone venute da fuori, probabilmente dai villaggi vicini e che
parevano aspettare un segnale. Subito infatti un centinaio di ribelli si
dirigono alla prigione e vi liberano pi di cinquecento detenuti, la feccia
della cittadina e dei villaggi vicini. Sono delinquenti comuni che andranno
comunque a ingrossare le file dei ribelli.
Cominciano allora gli assassini e i saccheggi. I britannici sono colti di
sorpresa. La pigra vita di guarnigione in quel clima davvero micidiale, la
sicumera nel proprio valore, una sorta di esagerata fiducia nel timore che
ispiravano agli indigeni, il fatto che le loro abitazioni fossero sparse qua e
l, parecchio distanti fra loro, tutto ci non fece che ritardare una reazione
all'orrendo massacro che si andava perpetrando.
Il sergente maggiore della 60 compagnia fucilieri, i cui uomini stavano
assistendo al servizio religioso, rispedisce i suoi soldati in caserma perch
si cambino di uniforme (essendo in quel momento vestiti con quella di gala, in
cotone bianco...
Frattanto il massacro si estende ovunque. Una parte della cittadina  gi in
fiamme. Ufficiali e loro famiglie, sorpresi nel bungalow, sono gi stati
trucidati. Le loro donne sono state sventrate con crudelt inaudita. Durante
questo tempo le unit britanniche si mettono nell'uniforme kaki e il generale
Hewitt sembra chiedersi che cosa si debba fare. L'inerzia britannica appare
tanto pi inspiegabile in quanto la guarnigione della cittadina comprende
circa duemila europei ed  quindi la sola a quest'epoca fra tutte le
guarnigioni del Bengala ad avere parit di effettivi fra truppe di colore e
truppe bianche. In pi gli inglesi hanno in dotazione, contrariamente ai
reparti indigeni, qualcosa come venti cannoni.
Durante la notte gli indigeni, stupiti essi stessi della loro audacia e della
mancanza di reazione da parte inglese, lasciano la citt sconvolta, in preda
adesso alle orde di saccheggiatori venuti a frotte dal contado come branchi
d'avvoltoi. Attendono che Hewitt lanci dietro di loro la sua cavalleria. Ma,
nonostante le suppliche degli ufficiali, il grosso ufficiale preferisce,
anzich organizzare subito una caccia all'uomo, trincerare le proprie truppe
nell'ippodromo dove le trombe della cavalleria danno il segnale di cessate il
fuoco.
Durante tutto questo tempo i rivoltosi corrono a perdifiato verso Delhi, come
dei fanciulli che abbiano appena commesso un furto, e vanno, seguendo
un'istintiva, atavica condotta, a mettersi sotto la protezione del vecchio
Imperatore Mogol e delle folte guarnigioni di Fort Rouge dove da qualche anno
sonnecchia l'erede degli antichi padroni dell'India. A ottant'anni e senza
poteri reali, questo discendente del prestigioso Gran Mogol e della famiglia
di Tamerlano, vive con una pensione annua di centoventi sterline che gli passa
il governo britannico. Magra fine per colui che  ancora chiamato la luce del
mondo.
Mai l'espressione pulviscolo umano si  attagliata meglio a quell'accozzaglia
che fugge perdutamente lungo le polverosissime strade che portano a Delhi. I
rivoltosi finora non sono stati minimamente molestati dagli inglesi, ma
credendo di essere inseguiti dall'inferno al completo stanno percorrendo a
velocit record gli ottanta chilometri che separano Meerut da Delhi. Partiti
nella notte, eccoli gi a mattino inoltrato alle porte della citt:  l'1
maggio.
A Delhi si vive nella completa ignoranza di quello che  accaduto a ottanta
chilometri di distanza. Quest'orda di truppe coloniali che attraversa l'unico
ponte sul fiume, un ponte di barche, sembra venire da un incubo e prende di
contropiede non solo gli inglesi ma anche il vecchio imperatore.
Gli inglesi fra l'altro hanno messo a disposizione dell'imperatore il capitano
Douglas che comanda la guardia indigena del palazzo (oltre a qualche
funzionario), quanto alle truppe britanniche, queste si trovano nei loro
accantonamenti situati a tre chilometri dalla residenza del sovrano. E' nel
palazzo che i ribelli, cui presto si uniscono le guardie indigene, fanno
irruzione uccidendo Douglas e tutti i pochi europei che incontrano. Il vecchio
sovrano non ha altra risorsa che quella di cedere e di accordare solennemente
il suo sostegno a una rivolta che senza alcun dubbio non gli dispiace del
tutto, tanto pi che i ribelli lo hanno proclamato re...
Nel momento in cui si svolgono questi avvenimenti, Hewitt si trincera sempre a
Meerut, e non se ne capisce bene il perch. Solo l'indolenza e la scarsa
salute dell'ormai vecchio generale possono dare una risposta a questa domanda
bench, pi tardi, nel corso dell'inchiesta, Hewitt pretender di essersi
attenuto al regolamento che proibiva al responsabile di una guarnigione di
compromettere la propria sicurezza uscendo dalle posizioni organizzate a
difesa. Ma chi mai dopo la partenza dei rivoltosi avrebbe potuto minacciare le
truppe del generale Hewitt?
Ricominciano intanto a Delhi le scene di sangue; anche qui si organizza la
caccia all'inglese. Famiglie intiere vengono sterminate. Alcune vengono
portate davanti al re il quale, avendo i rivoltosi chiesto il suo parere circa
la sorte da riservare al prigionieri, dice: Fatene quello che volete. I
malcapitati verranno quindi sterminati. Altri, fortunatamente, riescono a
raggiungere la Flagstaff Tower, un alto edificio che, con i suoi cinquanta
metri e la sua posizione prominente su una piccola collina, domina la citt
distando da essa circa tre chilometri. L gli ufficiali della guarnigione e
qualche soldato indigeno rimasto fedele alle truppe organizzano una specie di
esodo: un lungo viaggio che permetter alle famiglie di sfuggire al massacro.
Improvvisamente dalla parte del fiume si ode una deflagrazione spaventosa: 
saltata in aria la polveriera. Assaliti da ogni parte da centinaia di
rivoltosi, pochi ufficiali britannici hanno preferito far esplodere quello che
altrimenti sarebbe divenuto un immenso serbatoio di armi per i ribelli.
E' l'ora nella quale il telegrafista di servizio nel posto situato all'incirca
fra la citt e la torre manda un messaggio: il primo e l'ultimo. Questo
messaggio riveler al mondo la rivolta delle truppe di colore e ventiquatt'ore
pi tardi capiter sulla tavola del generale Anson a Simla.
Quest'ultimo messaggio che varr al suo autore William Brendish, la celebrit
e una pensione a vita di duecentoquaranta sterline l'anno  cos redatto:
Siamo costretti a lasciare l'ufficio, tutti i bungalows sono in fiamme,
incendiati dalle truppe di colore di stanza a Meerut. Sono arrivate questa
mattina. Pensiamo che il signor Todd sia morto. E' partito stamani e non  pi
rientrato. Apprendiamo che nove europei sono stati massacrati. Ce ne andiamo.
Arrivederci.
A Simla, il generale Anson si chiede che cosa si pu fare. Un rapido sguardo
alla carta geografica gli mostra chiaramente che la situazione non  delle pi
brillanti. Il territorio immenso sul quale ha giurisdizione si estende da
Ambala a Calcutta, millecinquecento chilometri che rischiano di trasformarsi
da un momento all'altro in un intero rogo. Per poter fronteggiare la
situazione vi sono unicamente delle guarnigioni europee sparse qua e l, con
scarso numero di effettivi, in pratica letteralmente sperdute nell'immenso
paese. A Calcutta, per esempio, dove risiede il governatore generale, non c'
che un solo battaglione di fanteria. Un reggimento  stazionato ad Agra, un
altro a Lucknow la capitale del regno d'Aoud.
Ma queste unit si trovano, nella maggior parte dei casi, circondate da altre
unit indigene assai pi consistenti ed inoltre Anson non dispone pi, essendo
stati tagliati i fili del telegrafo, dei mezzi di collegamento che gli
permettano di coordinare le azioni.
Le truppe rischiano quindi di dover provvedere da sole alla bisogna, senza
poter ricevere n informazioni ne ordini e non potranno rendersi conto della
situazione che quando si troveranno attaccate di sorpresa dai ribelli.
Questa situazione strategica per cos dire gi catastrofica,  ulteriormente
aggravata dalla lontananza dei due responsabili dell'ordine; lui, Anson,  a
Simla, mentre il governatore generale, Lord Canning, residente a
millecinquecento chilometri da l, la distanza fra Parigi e Vienna, non pu
neppure comunicare con il comandante in capo delle forze del Bengala.
La debolezza delle guarnigioni europee del Bengala nel corso di questo
sanguinoso mese di maggio sta per essere, dopo l'episodio di Meerut che preso
singolarmente avrebbe potuto esser considerato eccezionale e nulla pi,
all'origine di innumerevoli tragedie; ma tuttavia pensiamo, contrariamente in
questo all'opinione corrente, che essa rappresent altres la condizione che
permise agli inglesi di ristabilire la situazione.
In realt molte unit europee si trovavano, al momento in cui scoppi la
rivolta delle truppe di colore, nella provincia del Punjab, nella regione
nordoccidentale, ai confini con l'Afganistan.
Nel maggio del 1857 dieci reggimenti britannici si trovavano col. Erano
quelli del futuro corpo di spedizione che effettuer la repressione della
rivolta: repressione  proprio il termine che occorre impiegare; sar infatti
spietata. Qualora questi stessi reggimenti fossero stati, come gli altri,
sparpagliati per il paese sarebbero stati travolti anche loro dalla fiumana
dei ribelli.
Anson arriva ad Ambala il 15 maggio; qui  stata radunata una piccola forza
che comprende due unit d'artiglieria, il 9 reggimento lancieri e il 75
reggimento fanteria, truppe regolari dell'esercito inglese, alla quale
andavano aggiunti il 1 e 2 reggimento fucilieri del Bengala. Alcune unit
indigene integravano questa forza; ma sar necessario disarmarle al pi
presto.
In ogni modo un movimento su Delhi sembra doversi escludere, almeno per il
momento. Anson che ha trovato ad Ambala dei telegrammi i quali lo esortano a
riprendere la citt il pi presto possibile, non ha munizioni a sufficienza e
deve attendere che giungano quelle richieste dal nord della regione. Manca
anche di mezzi adeguati di trasporto. Nonostante ci un'avanguardia raggiunge
Karnaul il giorno 17, circa a met cammino sulla strada per Delhi. E' l che
Anson intende effettuare la concentrazione delle truppe; ma ecco che a
sconvolgere i piani arriver un'altra tegola sul capo degli inglesi. Colpito
dal colera il 26 maggio, il generale Anson muore la mattina del 27 lasciando
il comando a Sir Henry Barnard, il suo aiutante che recentemente ha servito in
Crimea come capo di stato maggiore di Lord Raglan. E' lui che i giorni 30 e 31
maggio ingagger due combattimenti con i ribelli di Delhi sulle rive del fiume
Indo: episodio vittorioso che permetter ai britannici il recupero di cinque
cannoni.
Il giorno 7 giugno Barnard effettua finalmente il congiungimento con le truppe
di Meerut, guidate dal generale Wilson, a circa quindici chilometri da Delhi.
Il giorno successivo le truppe britanniche cacciano i ribelli dalla posizione
trincerata nella quale si erano raggruppati in forze, circa trentamila uomini
e trenta cannoni, a Badli-ke-serai. Si tratta di una specie di cresta rocciosa
che domina la vecchia capitale e che si spinge fino ai piedi del territorio
controllato dai britannici, i quali ne erano stati cacciati circa un mese
prima.
Ma Delhi rimarr citt tab per gli inglesi per parecchie settimane. In ogni
modo il lungo assedio, che terminer solamente il 16 settembre con
l'espugnazione della citt, permette di immobilizzare importanti contingenti
di truppe di colore che dai loro osservatori (dalla cresta rocciosa, vale a
dire il Ridge, e dalla Flagstaff Tower ritornata in loro possesso) i
britannici vedevano sfilare in buon ordine, orifiamma al vento e al suono
delle marce militari che non erano altro se non quelle dell'esercito...
inglese, le sole che avessero imparato e che continueranno imperterriti a
suonare nelle battaglie contro gli europei.
Si tratta dunque di tenere a bada Delhi come fa Lord Canning con Calcutta; il
Lord, bluffando, meravigliosamente, il 25 maggio, data dell'anniversario della
regina, ha dato un ballo nella sede del governatorato come se nulla fosse e
senza apparentemente preoccuparsi della minaccia rappresentata dalla brigata
indigena che staziona a Barrackpur, circa venticinque chilometri pi a nord.
Respingendo i rivoltosi fin quasi alle mura della capitale i britannici hanno
avuto la sensazione di poter ben presto ridurre alla ragione gli ammutinati.
Ma l'ottimismo si cambia rapidamente in pessimismo. La periferia di Delhi 
malagevole; si tratta di agglomerati di case con giardinetti recintati da
muriccioli e sepolti in una vegetazione che cela facilmente i movimenti del
nemico. Le fortificazioni della citt rimesse in opera nel 1804 dagli
ingegneri inglesi sono solidissime e la citt per giunta ha un fianco coperto
dal fiume Jumna. Inoltre i rivoltosi hanno a disposizione un'artiglieria di
prim'ordine. Ci per non impedisce che Barnard tenti di organizzare un
assalto per il giorno 13 giugno, assalto rinviato al 15 e infine sine die.
In risposta c' da segnalare l'attivit dei ribelli che si fa sempre pi
ardita e insolente con molti colpi di mano contro gli avamposti delle truppe
inglesi. Ma il pericolo non viene tanto dai ribelli quanto dal colera: il 5
luglio, come gi il suo predecessore Anson, Barnard muore a sua volta. Il
generale Reed che gli succede muore anche lui quindici giorni dopo. Il comando
cade allora sulle spalle del generale Wilson, quarant'anni di servizio
nell'Oriente. E' a quest'uomo anziano, le cui qualit militari non sono poi
molto brillanti e non abituato al potere decisionale, che toccano le sorti
della guerra e il compito di impadronirsi di Delhi.
Un fatto singolare per molti versi inesplicabile contraddistingue questa prima
fase insurrezionale: l'India nonostante i successi di Meerut e di Delhi non si
muove. Nondimeno durante il lungo periodo che va fino alla fine di maggio, tre
settimane durante le quali le altre guarnigioni indigene rimangono fuori della
mischia come se non osassero intervenire o attendessero chiss quali ordini, i
soli fatti evidenti sono questi.
E' questa forse la prova che l'insurrezione generale era prevista per la fine
di maggio e che la rivolta di Meerut era in anticipo sul calendario degli
avvenimenti? Ma per parlare di sollevamento generale bisognerebbe trovare un
complotto e soprattutto dei capi.
Ora abbiamo visto che la rivolta di Meerut era la risposta a un evento ben
preciso e di cui le truppe inglesi erano le istigatrici: la punizione inflitta
agli ottanta militari di colore colpevoli di insubordinazione. Abbiamo anche
visto che, sbollita la prima ondata di violenza, si sono messi sotto la
protezione e il patronato dell'imperatore a Delhi. Si  anche supposto una
certa istigazione da parte della Russia che, creando delle difficolt agli
inglesi, si vendicava cos della disfatta subita in Crimea ad opera della
coalizione anglo-franco-turca.
Comunque sia, al momento dell'insurrezione gli inglesi disponevano di numerose
truppe sul teatro orientale, che potevano essere dirette sulle Indie, come era
appunto il caso del corpo di spedizione, forte di quindicimila uomini che al
comando di Sir James Outram aveva avuto ordine di recarsi dalla Persia, dove
era stato costituito, a Bombay. Un altro corpo di spedizione, destinato questo
alla Cina, potr essere stornato su richiesta di Lord Canning e dal suo scalo
a Ceylon essere inviato a Calcutta nell'altra zona sensibile ai fermenti di
rivolta, vale a dire il bacino inferiore del Gange. Questi due corpi agiranno
come le tenaglie della manovra che permetter di pacificare il nord
dell'India.
Questo periodo d'attesa sar comunque messo a profitto dagli inglesi.
Un'attesa che finir bruscamente a Lucknow, un posto britannico nella
provincia dell'Aoud, quattrocento chilometri a sud-est di Delhi e a
centocinquanta chilometri dalla frontiera del Nepal, il 30 maggio.
Il chief commissioner, ovvero il residente, di Aoud, Sir Henry Lawrence, non 
stato certo colto di sorpresa dalla rivolta dei contingenti indigeni.
Conoscendo a fondo il paese, ben informato su quello che quotidianamente vi
accade, Sir Lawrence prevedeva gi da un pezzo quello che sarebbe successo e
lo attestano i telegrammi che aveva inviato in gran copia a Calcutta.
Per quanto riguarda il territorio sul quale si estende la sua giurisdizione,
ha gi preso comunque tutte le misure del caso. E' stato anzi indotto e
incoraggiato nelle sue decisioni da un fatto accaduto una settimana,
all'incirca, prima dell'episodio di Meerut. Un reggimento indigeno, il 7, si
era ammutinato proprio per lo stesso motivo delle cartucce. Il reggimento
aveva potuto comunque essere disarmato e Sir Henry aveva fatto subito
accumulare una notevole quantit di viveri per un'eventuale resistenza ad
oltranza. Il suo reggimento, il 32 fanteria, composto esclusivamente
d'europei,  poi attestato in buona posizione, vale a dire nei dintorni di un
vecchio forte sikh, dove al primo allarme hanno subito trovato rifugio circa
settecento civili inglesi fra cui cinquecento donne e bambini.
Ma tutto ci che pu sperare Sir Henry Lawrence, brigadiere generale dal 30
maggio, carica che gli conferisce pieni poteri e civili e militari,  di poter
resistere. Infatti non solo tutta la regione attorno al suo presidio  in
rivolta, ma i fermenti rivoluzionari si sono estesi anche per tutto l'Aoud e
il Rohilkhand.
Dal 31 maggio al 14 giugno una dozzina, o poco pi, di guarnigioni si sono
ammutinate. Dappertutto vengono uccisi gli inglesi. Qualche volta nondimeno
l'intervento di un notabile locale salva la vita ai civili britannici come nel
caso delle cittadine di Azamgarth e Nowgong. A Benares, la citt sacra sulle
rive del Gange, duecentocinquanta inglesi riescono a disarmare circa duemila
indigeni, ma  un successo che non si ripete. Dappertutto la marea dei
rivoltosi sommerge i britannici.
Ad Allahabad, il piccolo contingente che in maniera davvero irrisoria occupa
questo importante nodo di comunicazioni, riesce a riparare nel forte locale;
sar liberato solamente dieci giorni pi tardi dai rinforzi venuti da
Calcutta.
Il 3 giugno, il 41 reggimento fanteria coloniale si ammutina a Sitapur: i
rari superstiti europei si rifugiano a Lucknow. Cinque giorni dopo, l'8
giugno, Faizabad e Sultanpur cadono nelle mani dei ribelli. Ogni avamposto,
scrive Sir Lawrence, , almeno lo temo, dovuto soccombere e dobbiamo quindi
attenderci di essere assediati dagli ammutinati e dai loro alleati.
Sir Henry Lawrence sembra dunque essere stato il solo a rendersi perfettamente
conto di quello che bolliva in pentola. Il colonnello Inglis, che si trovava
alla testa del reggimento europeo di Lucknow, il 32 fanteria, racconter pi
tardi che Lawrence era stato avvisato da un nativo che la rivolta sarebbe
scoppiata alle 21. Quando alle 9 di sera si ud il cannone sparare il solito
colpo, Lawrence si volt verso il suo colonnello e gli disse: I suoi amici a
quanto sembra non sono puntuali all'appuntamento. Aveva appena finito di dire
queste parole che si udirono delle fucilate in direzione degli accantonamenti.
I due fecero immediatamente venire i cavalli e il colonnello Inglis rammenta
come Sir Henry si tenesse in piedi nel porticato, la figura illuminata dalla
luce della luna mentre attendeva il suo cavallo. Quella sera si trovava di
guardia un distaccamento composto da una sessantina di guardie indigene
comandate da un sottufficiale pure indigeno. Non appena fu dato il segnale
d'allarme l'indigeno fece allineare i suoi uomini a una dozzina di metri dai
due ufficiali poi, salutando rispettosamente, chiese se doveva far caricare le
armi. Sir Lawrence fece cenno di s. Il colonnello Inglis diede quindi
personalmente l'ordine e nel silenzio della notte che non era turbata per il
momento altro che dai fuochi distinguibili in lontananza si pot udire
chiaramente il rumore delle sicure che venivano tolte.
Ecco le parole del colonnello Inglis: Penso che Sir Henry sia stato il solo il
cui cuore non abbia incominciato a battere pi svelto. E' allora che Sir Henry
li apostrof, mentre le armi degli indigeni sembravano dirette contro di noi:
"Vado a sbattere fuori quei pagliacci. Fate in modo che durante la mia assenza
voi rimaniate al vostro posto e che impediate a chiunque di creare qui del
caos, altrimenti al mio ritorno vi impiccher!" Non so se fu la conseguenza
delle parole di Sir Henry, ma devo dire che la guardia rimase al suo posto e
mentre dovunque bruciavano i bungalows e si sparava da ogni dove, nessuno
riusc ad entrare nella casa di Sir Henry che fu la sola costruzione a non
venire saccheggiata o incendiata quella notte.
Tutta la nostra attenzione, e quella dell'intera terra, sono ora concentrate
su questa parte del mondo, nella quale l'avamposto di Lucknow, e un secondo
caposaldo situato a meno di ottanta chilometri da esso, stanno per diventare
quasi il simbolo del travagliato periodo; il nome del secondo caposaldo 
Cawnpore.
L'insurrezione a Cawnpore esplode il 5 giugno. Da una settimana Sir Henry
Lawrence  assediato in Lucknow dai soldati di colore. Non potr quindi far
nulla per Cawnpore, anche se la guarnigione che vi si trova assediata non
dista pi di due o tre giorni di marcia. Cawnpore  una cittadina di
sessantamila abitanti sulla riva meridionale del Gange. La maggioranza degli
abitanti sono naturalmente indigeni, con una piccola guarnigione britannica
posta agli ordini di un vecchio generale, Sir Hugh Wheeler. Costui ha gi
preso dei provvedimenti. Dal giorno 11 maggio ha fortificato una caserma che
si trova nel mezzo degli accantonamenti; la cosiddetta trincea Wheeler, che
diverr altrettanto celebre di Fort Alamo...
E' l che per parecchie settimane il generale Wheeler le sue scarse truppe e i
civili di cui gran numero  venuto dai dintorni e perfino da Lucknow, dovranno
subire gli assalti di circa tre o quattromila ribelli; i militari non sono che
otto o novecento.
La sola superiorit degli inglesi risiede nell'artiglieria, dato che
dispongono di una dozzina di cannoni contro tre o quattro in mano ai
rivoltosi. Ma le condizioni della lotta sono disumane. Il caldo  soffocante,
le difese del generale Wheeler sono precarie e non assicurano che una
protezione illusoria. Non si pu sperare in nessun soccorso: Sir Henry
Lawrence non pu muoversi da Lucknow dove nelle condizioni non molto dissimili
da quelle di Cawnpore, come abbiamo visto, resiste alla meno peggio alla marea
scatenata dei ribelli. La sola guarnigione in grado d'intervenire, quella di
Allahabad  a circa duecento chilometri di distanza e si trova essa stessa,
almeno fino al 18 giugno, data in cui potr disimpegnarsi, impossibilitata a
muoversi.
La resistenza del presidio di Cawnpore durer ventun giorni, giorni di
sofferenza che saranno duramente scontati: perderanno la vita
duecentocinquanta soldati britannici mentre i quattrocento civili, fra i quali
si trovano centoventicinque donne e bambini, mal riparati dai proiettili e dal
caldo, soffriranno le pene dell'inferno. Il martirio che li aspetta  poi
terribile. La tragedia di Cawnpore, che contrassegner profondamente tutta la
lotta successiva,  dominata da una figura strana il cui nome  entrato oltre
che nella storia anche nella leggenda: Nan Sahib.
Il suo vero nome era Dundoo Punt, figlio adottivo di Badjee Rao, pasci dei
Mahrattes, vale a dire ultimo signore della popolazione che occupa l'Aoud e il
Rohil-khand. Alla morte di Badjee Rao gli inglesi, applicando la balorda
politica di Lord Dalhousie, hanno tagliato i viveri, come si suol dire, a Nan
Sahib, rifiutandogli il diritto di ricevere la pensione che invece era sino
allora spettata al suo padre adottivo. Nan Sahib aveva cercato di perorare la
propria causa presso gli inglesi e aveva mandato per questo un personaggio che
si vedr sovente da allora alle sue calcagna, cio il musulmano
Azim-Oolah-Khan che faceva gli interessi di Nan Sahib (di religione braminica
quest'ultimo).
Questo tale, una via di mezzo fra l'avvocato e l'incaricato per le pubbliche
relazioni, era rimasto qualche tempo in Inghilterra, dove la sua prestanza
fisica e la sua parlantina gli avevano procurato numerosi successi femminili;
ma la sua missione era terminata con uno scacco come d'altra parte i tentativi
del residente britannico a Bithour (la capitale del dominio di Nan Sahib)
nell'appoggiare la richiesta del signorotto indiano, tentativi quanto pi
calorosi non si sarebbe potuto auspicare, dato che il residente vedeva
chiaramente dove avrebbe portato un eventuale rifiuto inglese.
Esteriormente Nan Sahib, che era rimasto profondissimamente urtato dalla
decisione inglese, non aveva fatto trapelare nulla, continuando a mantenere
una perfetta serenit e un'indifferenza che aveva ingannato tutti, inglesi per
primi, ma da quell'istante era cominciata per lui una febbrile attivit che lo
aveva condotto, sotto pretesto di fare dei viaggi, a prendere contatto con
altri signorotti locali e a stabilire cos numerosi contatti, in barba agli
inglesi che non sembrano affatto stupirsi di tutto questo andirivieni per lo
meno insolito per un uomo di quel rango e nell'India di allora. In tal modo
Nan Sahib pu recarsi a Delhi, a Lucknow ed essere ricevuto favorevolmente
dalle autorit indigene del luogo che, sempre in seguito alla applicazione
della dottrina Dalhousie, si trovavano nelle medesime condizioni di spirito,
un misto di frustrazione e di idee di rivolta. Questo pellegrinaggio di Nan
Sahib, bench ancora oggi risulti assai difficile da ricostruire in tutti i
suoi spostamenti, dette notevoli frutti e fece aderire alla sua causa,
peraltro assai sentita, numerosi principi e capi delle differenti dinastie.
I meglio disposti furono, come era logico, i maragi di altre due dinastie,
quella del rajah di Sattarah e quella del rajah di Boonsla che avevano gli
stessi problemi di Nan Sahib. Anche loro avevano cercato di perorare in
Inghilterra la propria causa, ma con lo stesso negativo risultato. Erano
passati perci anche loro dalla parte della fronda. L'annessione del regno di
Aoud fece presto decidere tutti nel mettersi dietro Nan Sahib che divenne
cos, prima ancora di diventare il simbolo della rivolta, il capo del
complotto. Un capo del quale i britannici neppure sospettavano e che avrebbe
fatto pagar loro care e l'indifferenza e la pessima parte...
La confidenza, per non dire la fiducia, che gli inglesi riponevano in Nan era
tale che, allorch la situazione si far assai tesa a Cawnpore, gli
chiederanno il suo appoggio. Il ricevitore britannico delle finanze a Cawnpore
mette addirittura la sua casa a disposizione e prega Nan che vi collochi i
suoi uomini di fiducia per garantirgli la guardia dell'arsenale dove sono
rinchiusi i quattrini del tesoro: centosettantamila sterline!
Il 4 giugno la sommossa ha raggiunto la cittadina: primo gesto di Nan Sahib 
quello di prendersi il denaro che gli inglesi gli hanno affidato. E poich i
rivoltosi vogliono dirigersi verso Delhi, Nan Sahib li raccoglie, si mette
alla loro testa e li lancia, il giorno 6, contro la citt. L'ora dei saccheggi
e degli incendi  scoccata. Nan Sahib ha gettato la maschera: Cawnpore sar
il teatro della sua vendetta. Uccidete tutti gli inglesi e dar a ciascuno di
voi un braccialetto d'oro e tutto il bottino: questa la promessa che Nan
Sahib far agli ammutinati di Cawnpore...
La piccola guarnigione del generale Wheeler e lo spaurito gregge dei civili
stanno per soccombere a poco a poco; il giorno 14, una settimana dopo
l'assedio, Wheeler avverte che non potr resistere a lungo: Siamo gi
assediati dal giorno 6 da Nan Sahib e le sue truppe indigene che si sono
ammutinate la mattina del 4. Il nemico possiede due cannoni da ventiquattro e
molti altri. Noi non abbiamo che otto pezzi da nove. La nostra resistenza 
stata meravigliosa e le perdite crudeli. Chiediamo soccorso! Soccorso!
Questo appello, scritto di pugno dallo stesso Wheeler, arriver a Lucknow
grazie a un portaordini indiano che riuscir, senza dover subire alcun
intralcio, a divorare i quasi ottanta chilometri che separano Cawnpore dalla
guarnigione di Sir Henry Lawrence. Ma quest'ultimo deve scegliere: o dare una
mano a Wheeler che lo chiama in aiuto a rischio d'indebolire le proprie forze
e compromettere la sicurezza gi precaria degli europei che a Lucknow sono
assediati, oppure fare orecchie da mercante. E' quello che risolve alla fine
malgrado le esortazioni dei suoi consiglieri. Da quell'istante la sorte di
Cawnpore  segnata.
Ogni giorno la piccola ridotta alla quale rimarr legato il nome del generale
Wheeler,  sottoposta a un terribile cannoneggiamento che fa breccia a poco a
poco nei muri dietro i quali si ripara la guarnigione, un lento erodere come
potrebbe fare la risacca sulla rena.
E' l'inferno; l'aria torrida  ridotta a una nuvola di polvere. I viveri e
soprattutto l'acqua scarseggiano. Non ci sono pi medicinali per curare i
feriti. Per evitare l'epidemia, i morti, poveri cadaveri fra i quali molti di
bambini e di donne, vengono gettati in un pozzo, il celebre, tristemente
celebre pozzo di Cawnpore, che non ha ancora finito di svolgere il suo davvero
tremendo ruolo. Vengono mangiati i cavalli e i cani; i bimbi, che non riescono
a rendersi conto di quello che sta succedendo sono quelli che soffrono di pi.
Sono oramai tre settimane che tutto questo dura ed ora Cawnpore  allo stremo.
Nan Sahib, perfettamente al corrente della situazione del generale Wheeler e
dei suoi, lancia un attacco generale il 23 giugno, giorno anniversario della
battaglia di Plassey che aveva permesso agli inglesi la conquista del Bengala.
Ma nella sua agonia la guarnigione di Cawnpore trova ancora le forze
necessarie per respingere l'assalto. Allora Nan tenta un'altra carta.
Il 25 giugno una donna che agita una bandiera bianca si presenta di fronte ai
resti del distaccamento britannico. E' un' eurasiatica che, condotta dal
generale Wheeler, gli consegna un messaggio che reca questa intestazione: Alla
cortese attenzione della Augusta Maest, la regina Vittoria.
La latrice del messaggio appare in preda a un terrore che sfiora l'isteria. I
ribelli, spiega, hanno i loro motivi per trattenere i suoi bambini come
ostaggi; se la missione non va in porto  probabile che saranno loro a pagare
con la vita. Verit? Inganno supplementare? Non lo si sapr mai. E' d'altronde
poco probabile che il generale Wheeler si sia posta la stessa domanda al
momento di aprire il plico. Nel messaggio c' comunque un'offerta di resa:
Tutti coloro i quali non hanno alcun legame con le mire di Lord Dalhousie e
che desiderano deporre le armi potranno recarsi in tutta sicurezza ad
Allahabad.
L'offerta  allettante. In ogni modo il generale subodora l'inganno. I suoi
ufficiali gli fanno sapere che non restano che tre giorni di viveri se si pu
chiamare cos il grano e il rhum ancora immagazzinati. Tutto il giorno
comunque Wheeler si riserva di dare una riposta e non sar che al crepuscolo a
decidere la resa. I contatti vengono quindi immediatamente stabiliti.
Ci si mette finalmente d'accordo sui termini della resa. Tutta la guarnigione
sar evacuata. I cannoni e il tesoro saranno invece consegnati. Gli uomini
conserveranno le armi individuali e sessanta colpi ciascuno. Delle
imbarcazioni trasporteranno la guarnigione fino ad Allahabad discendendo il
corso del Gange. L'evacuazione  prevista per il mattino del giorno 27. E'
forse la fine dell'incubo?
Agli inizi sembrava che fosse effettivamente cos, dal campo all'imbarcadero
c' poco pi di un chilometro lungo il quale si snoda il corteo con dei carri
trainati da buoi e perfino degli elefanti messi a disposizione; i feriti sono
adagiati su portantine. Sul fiume intanto l'imbarco  gi cominciato.
L'atteggiamento dei ribelli non desta preoccupazione, anche se alcuni
incidenti si sono verificati alla partenza allorch alcuni indigeni si sono
buttati sui gioielli di qualche consorte d'ufficiale o di qualche borghese.
Sono ora le 9 del mattino. Gli inglesi sono imbarcati e di colpo la situazione
si capovolge; qualcuno ha sentito un colpo di cannone e, forse, un suono di
tromba...
Chi ha sparato? Questo semplice colpo, la cui eco si ripercuote sulle pendici
montuose che dominano il fiume, fa saltare i nervi agli inglesi, provati dal
terribile assedio. I soldati si mettono a sparare all'impazzata; comincia
allora il massacro; solo quattro britannici imbarcatisi su una giunca riescono
a fuggire; tutti gli altri, compreso il generale Wheeler, sono uccisi, solo le
donne e i fanciulli verranno risparmiati: saranno trasportati a Cawnpore e
tenuti come ostaggi dal vincitore, Nan Sahib...
Questo massacro ha una data: 27 giugno. La vigilia il 26, le prime avvisaglie
della ribellione degli indigeni sono giunte a Londra. Ci dimostra come gli
avvenimenti siano gravemente differiti, come cio la loro eco giunga
gravemente in ritardo, dalla lentezza esasperante dei veicoli d'informazione.
Il 20 del mese il parlamento britannico si riunisce per esaminare le misure da
prendere per sedare la rivolta di Meerut e la presa di Delhi. Nello stesso
istante Sir Henry Lawrence, a Lucknow, dove nonostante la vicinanza di
Cawnpore si trova nell'ignoranza assoluta di quello che sta succedendo attorno
a lui,  minacciato da un attacco di ribelli. Un forte contingente di questi
ultimi viene infatti segnalato a Chinhut, a una quindicina di chilometri da
Lucknow.
Sembra dalle prime voci che siano almeno cinquecento con circa cinquanta
cavalieri e un cannone di piccolo calibro. In realt sono molti di pi, pi di
cinquemila uomini, qualcosa come ottocento cavalieri e un'artiglieria forte di
dieci cannoni pi un obice trainato da un elefante. Sir Henry basandosi
unicamente sulle errate informazioni pervenutegli decide di andare incontro al
nemico e ingaggiare battaglia.
Gli inglesi sono presto in difficolt e Sir Henry non ha che il tempo di
battere in ritirata e di riguadagnare al pi presto la sua ridotta che ora
rimpiange di aver lasciato. Ecco dalle sue stesse parole il resoconto
dell'avvenimento: Questa mattina siamo usciti in direzione di Chinhut; abbiamo
subito perso cinque cannoni grazie al comportamento degli artiglieri di colore
che hanno disertato in gran numero. Il nemico ci ha inseguito e ci ha stretto
d'assedio. Il morale dei ribelli  alto, contrariamente a quello degli
europei. Considero che la nostra posizione sia dieci volte peggiore di quanto
non fosse ieri, per non dire che essa  davvero critica. Abbiamo dovuto
abbandonare una grande quantit di viveri e consumato un eccessivo
quantitativo di polveri. A meno di ricevere immediati soccorsi, entro un tempo
massimo di quindici o venti giorni, la nostra situazione sar critica al punto
da essere irreparabile. Abbiamo perso tre ufficiali, uccisi stamane, e abbiamo
molti feriti.
Tutta la resistenza di Sir Henry era dunque concentrata su questo agglomerato
di... quasi fortilizi, posti su un piccolo pianoro sul quale sorgevano gli
stabili dell'amministrazione inglese e il cui pezzo pi importante era
rappresentato da un edificio a tre piani sormontato da una torre. Circa
tremila persone vi si erano rifugiate, ma solo la met di esse era costituita
da militari. Questo nucleo era assediato da un vero e proprio piccolo esercito
e circondato dall'ostilit di tutto un paese. La situazione, gi precaria, si
aggrava poi per la morte di Sir Henry Lawrence, ferito il 2 luglio da un obice
e deceduto il 4.
Ma lasciamo un momento da parte questa zona e trasportiamoci a Calcutta dove
il giorno 17 giugno arriva, a bordo della nave Fire Queen, appartenente alla
compagnia delle Indie, il contingente di rinforzo venuto da Madras. Con loro
c' anche il generale di brigata Henry Havelock che diverr il vero artefice
del capovolgimento della situazione. E' un capo di quelli che nascono
all'improvviso in seguito a circostanze assolutamente straordinarie. A
quarantatr anni era ancora capitano e aveva raggiunto l'et di sessantadue
anni senza mai avere esercitato il comando effettivo. Le sue origini piuttosto
modeste e il suo carattere difficile spiegano perch la sua carriera fosse
stata fino allora cos opaca. E', a ben vedere, il caso di molti grandi
capitani; l'esempio di Joffre e di Montgomery  l per confermarlo.
Senza alcuna delle qualit mondane che gli avrebbero spalancato le porte dei
salotti, il generale Havelock aveva la reputazione di un puritano acceso. Si
racconta a questo proposito che una gran dama della societ di Madras che non
era mai riuscita a invitarlo a uno dei suoi parties gli aveva lanciato a guisa
di sfida questa provocante frase: Almeno posso sperare, generale, che un
mattino verrete a fare un bagno gelato in mia compagnia?
Havelock aveva appena preso parte alla spedizione di Persia. Dal momento del
suo arrivo a Calcutta si diresse ad Allahabad che era stata or ora pacificata
(in condizioni assai particolari) dal tenente colonnello James Neill, del
reggimento fucilieri di Madras, un uomo brutale e implacabile.
Arrivando ad Allahabad, Havelock prese immediatamente visione del piano che il
colonnello Neill aveva concepito per poter portare aiuto a Cawnpore e a
Lucknow. Aveva a sua disposizione quattro battaglioni: i fucilieri di Madras,
l'84 fanteria, che si stava gi incamminando verso l'obiettivo, il 64
fanteria e il 78 reggimento scozzese degli Highlanders. Ma ci vorr del tempo
perch queste truppe possano essere concentrate e non sar che il 7 luglio che
la cosiddetta colonna Havelock potr mettersi in marcia. A quella data
Cawnpore era stata cancellata da una settimana e a Lucknow, che ancora
resisteva all'assedio, era morto da tre giorni Sir Henry Lawrence. I soccorsi
quindi non sarebbero arrivati troppo tardi? E, in ogni modo, sarebbero giunti?
Il 2 luglio, d'altronde, nel bel mezzo dei preparativi, Havelock ricevette un
messaggio da Lucknow che gli annunciava che il generale Wheeler era stato
ucciso dopo la resa dell'ultimo centro di resistenza.
Il 7 luglio Havelock era dunque pronto. Fino all'ultimo minuto era stato
frenato, come gi era capitato ad Anson, da problemi burocratici. Alle 4 del
pomeriggio, mentre il calore del sole andava leggermente scemando, il
colonnello Havelock diede l'ordine di partenza: mille uomini in tutto; la pi
piccola colonna che abbia avuto ordine di salvare l'impero, come si dir
qualche tempo dopo.
Dopo circa tre giorni di cammino Havelock raggiunge il distaccamento che forma
l'avanguardia; settecento uomini in tutto di cui ben trecento sikh... Il
congiungimento era stato appena effettuato che si dovette subire l'urto di un
forte contingente di ribelli che, credendo di avere di fronte la sola colonna
Renaud, ebbero la triste sorpresa di imbattersi invece in una colonna ben pi
grossa.
Devo dire, scriver pi tardi Havelock, che la faccenda venne regolata in
dieci minuti, dato che in questo brevissimo torno di tempo il morale del
nemico croll di colpo. Fu soprattutto in conseguenza del violentissimo fuoco
di fucileria che li falci a una distanza alla quale non si sarebbero mai
aspettati di essere colpiti.
Alla colonna attaccante vennero catturati dodici cannoni; le perdite da parte
britannica furono leggere. Una dozzina di soldati inglesi erano stati colpiti
ma unicamente... d'insolazione.
Havelock e Renaud non poterono tuttavia sfruttare quel successo. Lo squadrone
di cavalleria indigena che faceva parte della loro piccola forza rifiut di
mettersi in marcia e fu necessario provvedere al suo disarmo, tanto il suo
atteggiamento era divenuto sospetto. Superato questo contrattempo la colonna
Havelock pot comunque occupare Fatehpur, dopo aver respinto l'avanguardia
delle truppe di Nan Sahib. Il 14 luglio Havelock lasciava la cittadina di
Fatehpur e il giorno 16 non era che a qualche chilometro da Cawnpore; in nove
giorni sotto una pioggia torrenziale e con un terribile caldo che alzava
nuvole di vapori era riuscito a percorrere duecento chilometri.
La strada che porta da Allahabad a Cawnpore, scriver uno degli ufficiali al
seguito, era di una desolazione impressionante. Tutti i bungalows erano stati
saccheggiati e distrutti dagli indigeni; in rappresaglia le truppe avevano
incendiato tutti i loro villaggi e i ribelli pendevano impiccati ai rami degli
alberi a gruppi di sei; lo spettacolo era diventato cos comune che i soldati
avevano soprannominato i cadaveri: i fiocchi.
Il 15 luglio si  quasi alla meta. L'esercito in miniatura del generale
Havelock non si trova che a quarantacinque chilometri da Cawnpore e
s'impadronisce del villaggio di Aong, occupato dai ribelli. Fra Havelock e
Cawnpore ci sono per ancora due ostacoli da superare, due davvero grossi: uno
 il fiume Panda Nudi, ingrossato paurosamente dalla piena, I'altro l'esercito
di Nan Sahib. E' a questo punto che scoppia il secondo dramma di Cawnpore. Un
dramma ancora pi barbaro di quello consumato il 27 giugno.
Nan Sahib riesce a sapere che Havelock si sta avvicinando a tappe forzate.
Anzi gli viene detto che l'inglese  riuscito ad attraversare il Panda Nudi
sul solo ponte che lo permetteva e che i ribelli non hanno fatto in tempo a
far saltare. Occorre quindi evacuare Cawnpore. Ma che fare degli ostaggi, di
quei bambini e di quelle donne, le quali hanno avuto la pi infelice delle
sorti, quella di dover servire da trastullo per gli innumerevoli festini dati
ogni notte da Nan nella sua residenza posta nell'hotel Old Cawnpore,
trasformato per l'occasione e dipinto in giallo zafferano? (Un hotel posto a
pochi metri dal Bibighar dove erano rinchiusi gli ostaggi.)
Il periodo dal 27 giugno a oggi  stato il trionfo di Nan Sahib, il quale 
riuscito a provare il sentimento della propria onnipotenza, battendo a
Cawnpore gli inglesi e approfittando delle loro pi belle donne. Il giorno 28
si era fatto proclamare re dei Mahrattes, vale a dire il titolo pi onorifico,
che gli inglesi avrebbero voluto strappargli, proprio a lui, il figlio
adottivo dell'ultimo sovrano della stirpe.
Ma ecco che a sconvolgere i suoi piani si profila all'orizzonte la diabolica
colonna di Havelock. Occorre dunque sloggiare. E saranno ancora una volta gli
ostaggi a dover pagare. Viene quindi dato freddamente l'ordine di sterminarli;
non un solo bambino, non una sola donna devono rimanere vivi. Alla fine di un
pomeriggio cinque uomini armati di sciabole affilate come rasoi penetrano nel
recinto dove da quasi tre settimane vivono come bestie incatenate donne e
bambini. Fra i cinque ci sono due musulmani. Il massacro durer parecchie ore;
per tutto questo tempo la prigione di Cawnpore  trasformata in mattatoio:
centodiciotto donne e novantadue bambini sono messi a morte.
Il giorno 16 Havelock  praticamente alla soglia della citt; fra lui e Nan
Sahib sta per svolgersi quella che  probabilmente la prima vera battaglia
della guerra anglo-indiana. Le forze di Nan Sahib, cinquemila uomini e otto
cannoni, sono dislocate su un fronte ben difendibile a circa dodici chilometri
dalla citt, dominando cos la strada imperiale che va da Calcutta a Delhi
sulla quale crede che Havelock e i suoi uomini daranno battaglia. Ma il
generale inglese che, nonostante il gravissimo rischio, ha lasciato dietro di
s tutta la colonna dei rifornimenti, mette in atto una manovra aggirante e
con l'impetuosit degli Highlanders alla quale tien dietro quella del
reggimento fucilieri Madras, riesce a disorganizzare lo schieramento difensivo
nemico e a mettere ben presto Nan Sahib in difficolt.
Havelock paga largamente di sua tasca, buttandosi sempre in avanti e
percorrendo senza tregua le file per incoraggiare i soldati. Malgrado l'arrivo
di rinforzi, le truppe di Nan Sahib devono retrocedere; il movimento si
trasforma ben presto in una fuga generale. L'indomani, sfiniti dal
combattimento, i soldati di Havelock entrano nella cittadina di Cawnpore.
L li attende un tremendo spettacolo. I primi testimoni non potranno infatti
resistere all'orrore di quello che vedranno. All'ingresso delle prigioni, dove
durante tre settimane erano stati rinchiusi gli ostaggi, due donne, legate a
dei pali, pendono con la gola squarciata. Dappertutto cadaveri di donne e di
bambini sui quali s'accaniscono sciami di mosconi blu. Tutti i corpi sono
dilaniati, squartati, il sangue ha reso viscido il suolo. Sui muri, tracce di
mani insanguinate, chiazze di materia cerebrale. Per terra, lordati dal
sangue, i vestiti, le scarpe, i vestitini dei neonati... Un bambino pende
cadavere da un gancio, appeso per la gola come un animale macellato.
A qualche metro dalla spaventosa scena il pozzo: pieno di corpi decapitati e
di teste spiccate dal busto. Quindici metri di profondit, quindici metri di
carnaio. I soldati non reggono alla visione e piegati in due vomitano anche
l'anima.
Qualche malcapitato ind che non ha fatto in tempo a fuggire viene catturato e
su di lui, forse innocente vittima, si sfoga una rabbia che si trasforma in
crudelt senza uguali; le persone di colore che sono catturate vengono
impiccate tutte, seduta stante, a una forca situata nei pressi.
Nan Sahib intanto  inseguito dagli uomini di Havelock nella sua fuga verso
il castello di Bithour; Nan porta con s il denaro; dell'arsenale di Lucknow
il capo indiano fa la sua seconda meta dopo aver capito che nel suo castello
non pu difendersi, sempre tallonato dagli inglesi.
I resti delle truppe britanniche intanto giacciono alquanto malconci: gli
uomini, abbrutiti dalla fatica, distrutti dallo spettacolo e dalle
carneficine, si sono gettati come una preda famelica su un magazzino di
alcoolici destinato, una volta, alla sussistenza, e vi hanno fatto man bassa.
Per quarantott'ore Cawnpore sar un teatro di morti e di ubriachi marci. Le
misure disciplinari di Havelock restano senza effetto. Ma c' ben altro cui
pensare; dopo aver visto quale pu esser la sorte dei civili inglesi occorre
ad ogni costo liberare Lucknow.
Nel frattempo repressioni e vendette continuano il loro tragico corso: si
impicca, si frusta, si obbligano gli indiani fatti prigionieri a leccare il
suolo insanguinato delle carceri... La repressione conoscer tali vette di
efferatezza che il generale Neill comandante del 1 fucilieri Madras diventer
oggetto di riprovazione generale.
Ciascuno deve morire al suo posto; che nessuno si arrenda, si abbia piet per
queste donne e per questi bambini. Tali sono le parole che Sir Henry Lawrence
ha pronunciato prima di morire, la mattina del 4 luglio. Dal momento della sua
morte Lucknow subisce un bombardamento senza sosta. Venticinque cannoni di
grosso calibro martellano senza posa le fragili fortificazioni dell'avamposto.
Tenete duro; non cercate il negoziato, morite piuttosto con l'arma in pugno.
Questo il messaggio che Havelock ha spedito alla guarnigione assediata, un
messaggio che fa singolarmente eco alle ultime parole di Sir Henry Lawrence.
Il 28 luglio Havelock si mette in cammino e attraversa il Gange trasbordando i
suoi uomini su un piccolo battello a vapore che aveva trasportato dei rinforzi
giunti da Allahabad. La regione che deve percorrere per giungere fino a
Lucknow  infatti infestata di nemici.
L'avanzata  lenta, ritardata dalle piogge incessanti e dal terreno ridotto a
un solo pantano. Viene respinto un forte attacco dei ribelli a Gnao, ma a
prezzo di notevoli perdite: ottantotto fra feriti e morti. Molti inglesi
soffrono per il caldo e l'inumana fatica e quel che  peggio anche il colera
fa le sue vittime. Questo  davvero un brutto inizio e al terzo giorno si nota
come la colonna non sia riuscita ad avanzare di un passo. Anzi ha dovuto
attestarsi su Mangahwar, una cittadina sulla riva sinistra del Gange che
Havelock aveva gi raggiunto sin dal giorno 28. Dal 31 in pratica il generale
Havelock  stato costretto a rinunciare a marciare sull'avamposto di Lucknow e
nell'attesa di rinforzi mantiene solamente una testa di ponte sull'altra riva
del Gange di fronte a Cawnpore. Ma i rinforzi non arriveranno sino al 15
settembre: millesettecento europei sotto la guida del generale James Outram,
di cui Havelock aveva saputo, leggendo la Calcutta Gazette, che era stato
nominato comandante in capo e quindi che gli avrebbe dovuto presentare le armi
per ricevere... ordini.
Ma arrivando a Cawnpore il generale Outram far quello che ben poche persone
nel caso suo avrebbero fatto: in presenza dello stesso Havelock annuncer di
rinunciare al comando; anzi si metter addirittura agli ordini dello stesso
Havelock chiedendo unicamente l'onore di servire come cavaliere...
L'arrivo di Outram sar tanto pi favorevolmente accolto quanto pi la
posizione di Havelock sar effettivamente critica, eccettuati alcuni colpi di
mano che andranno a buon fine. Facendo il bilancio della forza che porta con
s Sir James Outram e di quella preesistente, si vede come ormai la forza
complessiva inglese sia di tremilacentosettantanove uomini, di cui
duemilatrecentottantotto fanti britannici. La cavalleria  composta invece di
centosessantotto uomini. All'organico iniziale del 64 78 e 84 reggimento
fanteria, ai fucilieri di Madras e ai Sikh vanno aggiunte le forze del giovane
reggimento fucilieri e il 60 reggimento di fanteria leggera. Questo piccolo
esercito  diviso in due brigate: una posta sotto il comando di Neill, che era
stato promosso appunto come si  visto, generale, e l'altra sotto gli ordini
del brigadiere generale Hamilton.
Il mattino dell'arrivo di Outram e dei suoi uomini un messaggio di Lucknow
perviene al quartier generale britannico: il colonnello Inglis, che dopo la
morte del generale Lawrence ha assunto il comando dell'avamposto, segnala
attacchi incessanti di rivoltosi e soprattutto la drammatica carenza di
viveri. Occorre agire. E agire subito. Il giorno 18 Havelock riattraversa il
Gange, ma questa volta la marcia su Lucknow sar fulminea. La sera del 23 la
colonna di soccorso  gi in vista della cittadina assediata. Ha raggiunto
infatti Alumbagh, una specie di parco, soprannominato il giardino del mondo,
creato per gli antichi sovrani dell'Aoud. Lucknow non  che a sei chilometri.
Si possono quindi udire i cannoni dei ribelli che continuano a tuonare senza
requie sull'avamposto britannico. Per segnalare la propria presenza, Havelock
fa sparare tutte le armi contemporaneamente a salve. Il giorno 25 scatena
l'attacco. Prima ha fatto effettuare ricognizioni accurate al fine di
individuare i punti deboli del nemico. I consigli del generale Outram si sono
rivelati preziosi; prima dell'ammutinamento infatti Outram era stato
comandante in capo e residente a Lucknow. La battaglia che viene ingaggiata
durer tutta la giornata e Outram rimarr ferito al braccio.
Alla fine, scriver Havelock, ci trovammo non so come di fronte alle porte
dell'avamposto, vi entrammo; faceva ormai scuro: una notte rischiarata dal
nostro trionfo... Dappertutto esclamazioni, grida di gioia, scoppi di risa in
mezzo a quelle rovine, a quelle trincee devastate. Dappertutto anche feriti;
centinaia di feriti ovunque che cercavano disperatamente di avvicinarsi per
abbracciare i loro liberatori. Gli Highlanders erano i pi acclamati, i pi
applauditi; le donne tendevano loro i bambini perch li abbracciassero...
Dopo cinque mesi di assedio e di angoscia Lucknow era alla fine liberata,
proprio quando oramai ognuno disperava della salvezza. L'attacco liberatore
della giornata era costato ai britannici trentun ufficiali e
cinquecentoquattro soldati su duemila che vi avevano partecipato: un vero
salasso...
Questa guerra dei sepoys ha una sua precisa caratteristica: si svolse infatti
su pi scene alla volta e senza che si potesse scorgere un legame fra l'uno e
l'altro focolaio d'insurrezione, proprio come se non vi fosse affatto un piano
coordinato da parte degli indiani. E' un guazzabuglio di vicende e di
avvenimenti isolati come se le particolari condizioni ambientali in cui si
svolse e le difficolt di comunicazione avessero impedito una qualunque
successione logica negli avvenimenti.
Delhi, per esempio,  a quattrocento chilometri da Cawnpore e da Lucknow,
eppure non esiste alcun rapporto fra gli avvenimenti militari che vi si
svolgono e quelli delle citt dell'Aoud. Il ritorno della combattivit da
parte inglese si traduce di fronte alle porte di Delhi in un assedio in piena
regola, che alla met di settembre  ormai giunto nella sua fase di...
maturit, essendo stato iniziato fin dall'8 giugno, tre mesi durante i quali a
malapena si era riusciti a capire quale fosse l'assediante e quale
l'assediato. E' un assedio anche stracco: si tira ogni tanto qualche salva di
cannone, si guarda attraverso il cannocchiale, si fanno volare gli aquiloni di
segnale; il tutto sotto un calore che spegne ogni energia, mentre il terribile
colera continua a mietere vittime su vittime. Il successore di Anson e
Barnard, morti come si ricorder di colera,  anche lui falciato dal morbo e
lascia il comando al generale Wilson.
Qualche assalto viene tuttavia condotto a buon fine: il 14 luglio (la vigilia
cio del massacro di Cawnpore) gli inglesi sferrano il primo attacco per
infrangere la barriera difensiva. Ma invano: infatti il 2 agosto sono i
ribelli a contrattaccare; anche loro dovranno per segnare il passo mentre il
12 gli inglesi riprenderanno l'iniziativa.
Agli inizi di settembre arrivano dei pezzi pesanti in appoggio alla modesta
artiglieria sulla quale fino a questo momento hanno potuto contare gli
inglesi. Sono cannoni che giungono addirittura dal Punjab. Saranno questi i
virtuali vincitori della citt di Delhi. Alle tre del mattino del 14 settembre
(mentre a Cawnpore stanno arrivando i rinforzi condotti dal generale Outram)
tremila soldati si lanciano all'assalto della vecchia citt. Gli ultimi centri
di resistenza non saranno eliminati che una settimana dopo.
Il Mogol si arrender con due dei suoi figli e con suo nipote. Saranno
fucilati l'indomani per ordine di un ufficiale inglese al quale il sovrano
aveva consegnato la spada. La citt di Delhi subir quindi un saccheggio senza
precedenti. Quattro giorni dopo la resa di Delhi, Havelock e Outram riescono a
ricongiungersi con i difensori di Lucknow. Ma per loro la partita  lungi
dall'essere vinta.
Appena le truppe britanniche si sono insediate a Lucknow, i ribelli riescono
ad accerchiare le forze britanniche: di nuovo, come agli inizi
dell'insurrezione, la cittadella di Lucknow ha i collegamenti con l'esterno
interrotti. Naturalmente vi sono stati dei miglioramenti: si  potuto
allargare e rinforzare il perimetro di difesa, il calore sembra andare
scemando; ma tuttavia rimane pur sempre la penuria di viveri a tingere un po'
di scuro le prospettive. L'isolamento della guarnigione  tale che Outram 
costretto a far installare un telegrafo ottico per comunicare con le truppe
che si trovano ad Alumbagh. La principale attivit militare durante questo
periodo a Lucknow sar una forma di guerra che riapparir nel primo conflitto
mondiale: la guerra di trincea. Scavando dei sotterranei che s'infilano sotto
i punti di resistenza britannica, i ribelli arrivano a mettere in opera una
ventina di mine: tre di queste faranno dei morti fra gli inglesi. Gli
zappatori di Outram riusciranno comunque a disinnescarne parecchie nel corso
di singolari spedizioni sotterranee che daranno luogo a numerosi corpo a corpo
e a svariate imboscate.
Nel corso della prima settimana di novembre, il generale Outram viene a sapere
che una nuova colonna di rinforzi si avvicina a Lucknow; alla sua testa c'
Sir Colin Campbell, il figlio prediletto dell'esercito inglese, gran croce
dell'ordine del Bagno, aiutante di campo della regina, coperto di tutti gli
allori che ha raccolto in copia ad Alma e a Balaklava... Il 7 novembre egli 
a Cawnpore; il 14 d battaglia ai ribelli di Lucknow trincerati in una
propriet detta La Martinire, gi appartenuta a un francese, di nome appunto
Martin, che aveva fatto fortuna in India grazie al commercio di preziosi.
Cinque giorni dopo, cinque giorni di combattimenti accaniti che fanno pi di
duemila morti fra i ribelli, la vittoria  totale e Lucknow questa volta 
davvero salva: il prezzo della sua liberazione  salito ora a quarantacinque
ufficiali morti e quattrocentoventisei uomini, vale a dire un decimo della
colonna di soccorso. Ma come scriver l'ufficiale di guarnigione: ...rimaneva
da compiere l'impresa pi difficile e pericolosa, bisognava ora evacuare la
guarnigione, con le donne, i bambini feriti e in pi i cannoni e le munizioni.
E soprattutto fare questo in presenza di una non certo piccola forza nemica...
In effetti la sola strada attraverso la quale poteva effettuarsi l'operazione
per essere al riparo dagli attacchi, richiedeva la creazione di una vera e
propria cortina di protezione che avrebbe in ogni caso assorbito un numero
enorme di effettivi.
Sir Colin Campbell decide allora di concentrare ad Alumbagh le forze, in modo
da poter pi facilmente, che non rimanendo a Lucknow, dominare la strada di
Cawnpore. Il giorno 19 comincia l'evacuazione delle donne e dei bambini.
Dopo la sosta di una settimana ad Alumbagh il convoglio riprende la marcia il
27; destinazione Cawnpore dove Campbell, che era rimasto di scorta, arriver
il giorno 29. La prima cura del comandante in capo  quella di smistare poi i
civili ad Allahabad. Toltosi questa preoccupazione, questo terrore di non
vedere ripetersi un'altra Cawnpore, Sir Colin, accompagnato da circa seicento
uomini e trentasei cannoni, si rimette in cammino verso Lucknow.
Per la prima volta dopo l'esplosione della rivolta di maggio a Meerut, nessuna
minaccia salvo qualche caso isolato e sporadico grava pi sulle donne e sui
bambini inglesi. Il rapporto di forze inoltre  ora cambiato e a comandare
quelle inglesi c' un uomo energico e fortunato: Colin.
Il 6 dicembre, nelle vicinanze di Cawnpore gli inglesi Le truppe devono dare
battaglia a un notevole contingente nemico formato dal cosiddetto contingente
di Gwalior.
Questa volta al comando c' lo stesso Nan Sahib, ma ci non impedisce che i
ribelli vengano sconfitti e debbano abbandonare un bottino prezioso di armi,
cannoni e di equipaggiamento vario. Nan Sahib, il cui castello di Bithour 
stato nuovamente saccheggiato dagli inglesi, fugge allora verso ovest. La
vittoria non  certo completa, ma  tuttavia una vittoria importante, che
permette a Campbell di ripulire una parte notevole del territorio.
Nella prima settimana di gennaio un altro avvenimento contribuisce a
raddrizzare la situazione in favore dei britannici: Campbell, che ha risalito
il corso del Gange a monte di Cawnpore fino a Fatehgarth, opera il suo
congiungimento con forze venute da Delhi sotto il comando del generale Seaton.
Seaton porta a Campbell quello che davvero gli manca: viveri e munizioni.
Il piano che Campbell propone a Calcutta  d'intraprendere la pacificazione
del Rohilkhand e del nord-ovest con priorit sugli altri territori. Ma Lord
Canning non  dello stesso avviso; pensa in effetti che le truppe inglesi
debbano conquistare l'Aoud approfittando della stagione favorevole, prima
insomma che ritornino i monsoni e il caldo. Il governatore stima d'altro canto
che l'Aoud sia la vera culla dell'insurrezione e che sia l che bisogna
colpire con il pugno d'acciaio.
Pervengono dunque delle istruzioni a Sir Colin Campbell di tornare indietro e
di ridiscendere sino a Cawnpore, attestandosi l fino a ricevere forze
sufficienti per lanciare un'offensiva su vasta scala contro i ribelli, che non
cessano di aggredire Outram ad Alumbagh. Sei assalti sono stati lanciati dai
ribelli contro le truppe di Outram; il pi grave ha luogo il giorno 12
gennaio, con la partecipazione di trentamila ribelli. Ma contrariamente a
quanto era accaduto ai difensori della ridotta, Outram questa volta  in
condizione di poter ricevere rinforzi e di tenere testa validamente agli
attacchi compensando anche le inevitabili perdite.
Il 1 febbraio Campbell lascia Fatehgarth per Cawnpore. I cento chilometri che
dividono le due citt vengono percorsi in tre giorni. E' dunque Lucknow che
sta per diventare ancora una volta l'obiettivo degli inglesi; Campbell dispone
di diciassette battaglioni di fanteria, tutti inglesi tranne due, di ventotto
squadroni di cavalleria, di cui quattro completamente inglesi, il che porta il
complesso a circa ventimila uomini. Questo esercito ha con s circa sessanta
pezzi d'artiglieria pesante e un centinaio d'altri cannoni di calibro pi
piccolo.
L'esercito di Campbell ha ripreso la rotta di Lucknow. L'Alumbagh  raggiunto
il 1 marzo. Il comandante in capo decide allora di attraversare il fiume
Gumti per poter prendere il nemico alle spalle attaccando le difese di Lucknow
da nord. Le operazioni si trasformano frattanto in una lenta ma costante
erosione delle difese avversarie.
Il quadro in cui viene a svolgersi questa lotta  dato da una serie di
casette, stradine, giardini e boscaglia dai quali non  facile snidare il
nemico. La operazione di repulisti si conclude solo il 21 marzo. Nei giorni
che seguono molti concentramenti di ribelli sono dispersi dagli inglesi.
Con la presa definitiva di Lucknow, che quindi ha richiesto ben tre
interventi, la riconquista dell'Aoud sembra assicurata e Sir Colin Campbell
pu ora eseguire la seconda parte del suo piano, la pacificazione del
Rohilkhand. Nel frattempo Lord Canning, di cui non si pu certo negare il
coraggio e il sangue freddo nelle circostanze che sono seguite alla ribellione
di Meerut ma che nel suo isolamento di Calcutta rimane per cos dire
scarsamente in contatto con l'effettiva realt delle cose, pubblica una
dichiarazione, evidentemente poco adatta e mal ispirata, che decreta la
confisca delle terre di tutti coloro si sono rivoltati contro gli inglesi.
Nonostante che questa dichiarazione fosse immediatamente sconfessata dal
governatore, tuttavia essa aveva ormai precluso ogni possibilit di accordo.
Occorreva dunque battersi ancora e fino in fondo. A partire da Lucknow  il
comandante in capo che lancia un'offensiva contro Bareill, la capitale del
Rohilkhand, a duecento chilometri a nord-ovest.
Simultaneamente avranno luogo alcune operazioni secondarie, operazioni che
sarebbe comunque inutile descrivere nei dettagli in questa sede. Una di esse
ha comunque per obiettivo quello di mettere le mani sul principale aiutante di
Nan Sahib, vale a dire il famoso Tantia Topee che si  separato da Nan Sahib
all'indomani della disfatta che ha loro inflitto Sir Colin Campbell il 6
dicembre in prossimit di Cawnpore. Mentre Nan Sahib sembra esser scomparso
dal nord del paese, Tantia Topee ha scelto la via del sud.
E' proprio l che viene riagganciato il 14 aprile davanti a Jhansi, assediata
dagli inglesi posti sotto il comando di Sir Hugh Rose, capo della Central
India Column. Malgrado la potenza degli effettivi a sua disposizione, circa
ventimila uomini, Tantia Topee  battuto. Ma sfugge agli inglesi per il buco
della serratura e riesce a ingaggiare con loro un nuovo combattimento il 16
giugno nei pressi di Gwalior. Nuova sconfitta e nuova fuga; questa terminer
in pratica solamente un anno pi tardi, il 7 aprile 1859, quando Tantia verr
catturato e impiccato.
Intanto sir Colin Campbell penetra con la massima precauzione nel territorio
del Rohilkhand, nel quale nessun inglese si era pi avventurato dall'inizio
della ribellione. Il 5 maggio, dopo un mese di cammino in un paese ostile, gli
inglesi giungono davanti a Bareilly: tre giorni dopo la capitale  presa. Gli
inglesi, come un rastrello che vada e venga, ritornano ora verso l'Aoud che
verr sistematicamente ripulito fino al gennaio 1859. E' l'epoca della
repressione: una repressione senza piet, durissima, effettuata da uomini ai
quali basta un solo nome per eccitarne l'odio contro gli indiani: Cawnpore...
I tragici avvenimenti di Cawnpore e di Lucknow non devono per far dimenticare
che la rivolta dei Cipai ha colpito anche un'altra regione dell'India: quella
della Central India Agency. Si tratta di una regione situata a Sud del Gange e
che sotto questo nome raggruppa una mezza dozzina di Stati (gli Stati
Mahrattes) cosiddetti indipendenti, ma in realt amministrati completamente
dagli inglesi, rappresentati da un agente.
Questi  Sir Henry Durand, che ha la sua residenza a Indore, circa settecento
chilometri a sud di Delhi. La sua autorit si esercita su questa vasta regione
dove fin dal giugno del 1857, vale a dire pochi giorni dopo l'episodio di
Meerut, si hanno i primi incidenti.
A Jhansi i disordini scoppiano il 5 giugno (lo stesso giorno che a Cawnpore) e
a Gwalior scoppiano una settimana dopo, il 14. Per far fronte a questa
situazione, Sir Henry Durand non dispone che di novecentocinquanta soldati
europei e settecento soldati di colore rimasti fedeli. Un piccolo Cawnpore si
 avuto anche qui e precisamente a Jhansi dove regna una donna, la vedova
dell'ultimo sovrano dello Stato. In effetti quando la guarnigione, che si
componeva di un'unit di artiglieria indigena, di un reggimento di cavalleria
e di un altro di fanteria, si  ammutinata, i pochi inglesi che si trovavano a
Jhansi hanno potuto trovar rifugio nella fortezza. Ma saranno massacrati tre
giorni dopo, allorch dietro promessa della regina erano stati convinti a
lasciare il rifugio sicuri di poter abbandonare sani e salvi la citt.
La rivolta degli Stati Mahrattes  caratterizzata da due fatti. Contrariamente
a quello che succede nell'Aoud i primi soccorsi britannici non verranno dal
nord ma da Bombay, e non da Calcutta. D'altro canto la regione diverr, quando
gli inglesi riusciranno a impadronirsi della situazione sia nell'Aoud sia nel
Rohilkhand, il rifugio dei capi della rivolta e in particolare, come abbiamo
gi visto, di Tantia Topee. Essi dovranno affrontare la Central India Column
per l'appunto, comandata da Sir Hugh Rose, che entrer in azione a partire dal
gennaio 1858.
Sir Rose  un capo energico e un tattico di prim'ordine formatosi d'altronde
in diplomazia e nell'amministrazione. Ha fatto la maggior parte della sua
carriera in Oriente ed ha partecipato nel 1841 alla guerra turco-egiziana. E'
stato successivamente nominato generale in Siria, segretario d'ambasciata a
Costantinopoli e ufficiale, con compiti di collegamento con il quartier
generale francese, in Crimea.
Con una forza di quattromilacinquecento uomini circa, divisa in due brigate,
Rose sceglie Jhansi come suo primo obiettivo. Vi arriva alla fine di febbraio
dopo avere percorso ottocento chilometri e avere liberato Sagar, dove si
trovavano asserragliati numerosi europei che assisteranno con entusiasmo
all'arrivo del 14 reggimento dei dragoni della Regina e dell'artiglieria
tirata da elefanti. Sulla strada di Jhansi gli inglesi hanno poi diretto le
proprie forze contro un fortino a Gathakat costruito da ingegneri francesi
che, quarant'anni prima, un'importante forza inglese composta da undicimila
uomini e novantotto cannoni non era riuscita ad espugnare.
Davanti a Jhansi Sir Hugh Rose aspetta una colonna di rinforzi comandata dal
generale Whitlock proveniente da Madras. Ma  Tantia Topee che giunge con
ventimila uomini. Viene intercettato e battuto, il 14 aprile, da una piccola
unit di millecinquecento uomini che Sir Hugh ha inviato appositamente.
Qualche giorno dopo la regina si allontana dalla capitale e raggiunge Tantia
Topee. Entrambi si dirigono verso Gwalior che occupano cacciandone il marajah.
Ma vengono inseguiti da Sir Rose che attacca battaglia il 16 giugno e li
batte. Il 20 giugno Gwalior cade nelle mani britanniche che vi reinsediano il
marajah. Ci vorr poi un anno circa, come abbiamo gi detto, per catturare
Tantia Topee; la cattura avverr precisamente il 7 aprile 1859.
Tantia Topee, che sar tradito da uno dei suoi, si trovava solo, allorch
sar, con l'inganno, catturato. I suoi ultimi compagni l'avevano completamente
abbandonato. Non si trover su di lui altro che una sciabola e un
coltellaccio, tre braccialetti d'oro e un centinaio di monete. La cattura e la
conseguente impiccagione del luogotenente di Nan Sahib segnano la fine della
ribellione.
Ma che cosa era nel frattempo successo dello stesso Nan? Non si sapr mai pi
nulla; le sue tracce a un certo momento infatti si perdono. L'ultima notizia
che abbiamo di lui  una lettera che giunge agli inglesi nel mese di maggio.
In questo messaggio, apocrifo o autentico che sia, anche questo non potr mai
essere appurato, colui che  stato fino a quel momento l'anima e il
responsabile vero della rivolta dei sepoys, il vero colpevole del massacro di
Cawnpore, lancia un ultimo grido di odio contro gli inglesi e contesta il loro
diritto di stabilirsi in India. Ci vorr pi di un secolo perch questo
messaggio, lanciato da un uomo entrato da allora nella leggenda prima di
svanire come un miraggio nelle nevi del Nepal o nella giungla, trovi il suo
storico compimento. Ma  difficile far risalire l'origine del nazionalismo
indiano alla figura di Nan Sahib. L'idea dell'indipendenza dell'India  nata
dopo la prima guerra mondiale sotto l'impulso di Gandhi e di Nehru. Dal 1859,
che vede la fine di quella terribile prova che fu per gli inglesi la rivolta
delle truppe di colore, fino agli anni trenta, l'India assister a un
progressivo rafforzamento della potenza britannica.
La fine della guerra verr annunciata ufficialmente nel luglio 1859. La guerra
 terminata, dichiarano le parole ufficiali di Lord Canning, la ribellione 
schiacciata. Il fragore delle armi si  spento l dove i nemici dello stato
conducevano il loro ultimo combattimento la presenza delle forze dell'ordine
cessa dunque di essere necessaria: l'ordine  pienamente ristabilito.
Dal 2 agosto 1858 la regina Vittoria aveva firmato l'atto in virt del quale
l'amministrazione delle Indie veniva sottratta alla vecchia Compagnia omonima
e passava alla Corona britannica. La proclamazione di quest'editto fu fatta
nel dicembre, simultaneamente ad un'amnistia di cui beneficiavano tutti coloro
che si erano ribellati contro la Compagnia delle Indie, ad eccezione di coloro
che avevano perpetrato crimini nei confronti dei cittadini britannici. L'ora
della ricostruzione e della riconciliazione era infine giunta. I sovrani che
si erano allineati alla politica inglese, o che semplicemente si erano
dimostrati neutrali, non dovevano pi temere le annessioni che sotto le
pressioni di Lord Dalhousie erano state il fattore principale della rivolta.
La proclamazione della regina Vittoria dava anche le necessarie assicurazioni
in campo religioso, pacificando gli animi specie nei riguardi della tanto
temuta cristianizzazione dell'India, che era stato un altro fattore non
trascurabile dell'esplosione di rivolta del 1857.
La guerra dei sepoys, che s'inserisce tra la guerra di Crimea e quella che
Napoleone III sta per ingaggiare a fianco degli italiani contro gli austriaci,
 costata alle truppe britanniche la perdita di duemilatrentaquattro uomini,
morti in combattimento o in seguito alle ferite riportate. Ma le pi gravi
perdite, ottomilanovecentottantasette uomini tra ufficiali e soldati,
resteranno pur sempre quelle inflitte alle truppe inglesi dal caldo e dal
colera.

FINE.
