CLAUDE COUBAND.

STATI UNITI E SPAGNA IN GUERRA PER CUBA.

Come tutte le sere il fedele domestico Thompson attende il suo padrone, il
magnate della stampa William Randolph Hearst. E' molto tardi. Hearst, che ha
lasciato il suo ufficio al Journal prima del solito, ha passato la serata a
teatro. Hanno telefonato dal giornale. Dicono che c' una notizia importante,
annuncia Thompson. Hearst chiama la redazione.
Allora, qual  la vostra notizia? L'incrociatore Mairte  saltato in aria nella
baia dell'Avana. Buon Dio, cosa ne avete fatto di questa informazione? chiede
Hearst. L'abbiamo messa in prima pagina, naturalmente.
Avete messo qualcos'altro in prima pagina? Niente altro che notizie importanti.
Non ci sono altre notizie importanti, ribatte Hearst. Vi prego di dedicare tutta
la prima pagina a questa notizia. Questa volta  la guerra.
E difatti lo . A breve termine. Forse la pi bella guerra telecomandata che
abbia mai potuto essere ordita. E William Hearst  il primo a saperlo.
L'esplosione del Maine  avvenuta esattamente alle 6 e 40 di sera. A quell'ora
del 15 febbraio 1898, William Randolph Hearst assiste allo spettacolo in un
teatro di New York. Al momento in cui telefona al suo giornale per curare
l'impaginazione di quest'avvenimento, pi di duecentocinquanta ufficiali e
marinai del Maine giacciono in fondo al porto dell'Avana, in mezzo ad un ammasso
di ferri contorti: gli unici resti di quella che era stata una delle pi nuove
unit della marina americana, l'incrociatore corazzato Maine, una delle pi
veloci unit battenti bandiera americana, varato appena otto anni prima.
Il Maine era arrivato all'Avana il 24 gennaio. Erano passate dunque tre
settimane da quando la nave da guerra americana si era ormeggiata nel porto
principale di Cuba: scalo pi lungo di quello che sarebbe stato giustificato da
una semplice visita di cortesia.
Infatti non lo era. Bench fossero state rispettate le forme e gli Spagnoli, dei
quali Cuba era un possedimento, fossero stati al gioco, il Maine, con la sua
bella chiglia bianca ed i suoi grossi cannoni, mezzo yacht, mezzo corazzata, si
trovava all'Avana per due ragioni ben precise: impressionare gli Spagnoli ed
eventualmente proteggere i cittadini americani residenti a Cuba.
Da parecchi mesi una crisi, che non aveva cessato di aggravarsi, divideva il
governo di Washington da quello di Madrid a proposito di Cuba. Il punto di
partenza era stata l'insurrezione che era scoppiata nell'isola tre anni prima,
in favore della quale gli Americani avevano manifestato una crescente simpatia.
Il Maine all'Avana rappresenta dunque la politica navale in tutto il suo
splendore ma, contrariamente alla sua applicazione in Asia ed in Africa, questa
volta essa sembra mettersi al servizio della decolonizzazione: quella di
un'isola vicina agli Stati Uniti che scuote il giogo tricentenario della Spagna.
Ma non tutti gli Americani nutrono sentimenti tanto puri ed elevati. Gli Stati
Uniti hanno da poco raggiunto l'unit dopo una guerra spietata. La conquista del
Far West sta per terminare. Sta sorgendo una grande potenza industriale. In meno
di dieci anni  stata creata una marina da guerra con una volont della quale si
trover l'equivalente, poco tempo dopo, nella Germania di Guglielmo II e nel
Giappone. La creazione di una marina da guerra  il simbolo del desiderio di
diventare una potenza mondiale, di uscire dai limiti del proprio territorio e di
aspirare alla conquista del Sea Power, le cui regole in quegli stessi anni
venivano stabilite dall'ammiraglio americano Mahan, in un'opera destinata a
rimanere nei classici della storia marittima.
Il dominio dei mari adiacenti diventa prima o poi l'obiettivo da raggiungere:
ineluttabilmente il mar dei Caraibi, mare spagnolo dal tempo di Cristoforo
Colombo, deve passare nell'orbita americana. La costruzione di una flotta da
guerra moderna era stata decisa dagli Stati Uniti con una legge del 1882. Ma, in
un paese di scarsissima esperienza navale, si era brancolato a lungo prima di
fissare le caratteristiche tecniche e la composizione di questa nuova flotta:
navi di legno, d'acciaio, a vapore o miste, corazzate o no, ad elica o a pale, i
pareri rimanevano discordi.
Nel 1883 ci si era decisi per un terzo a vapore e due terzi a vela... Era la
solita lotta tra antichi e moderni, con le sue discussioni appassionate, le sue
meschinit e l'ostinazione di qualche chiaroveggente. Era venuto poi il problema
della corazza: fino al 1897, cio alla vigilia degli avvenimenti che narriamo,
la dottrina era ancora limitativa: non pi di 300 dollari di corazza per
tonnellata. Nonostante ci, la nuova marina degli Stati Uniti era nel complesso
di buona qualit.
Lo stesso Maine non era del resto la pi bella unit di questa flotta, se mai ne
era, in un certo senso, il prototipo. Varata il 18 novembre 1890 nei cantieri
navali di Brooklyn e conosciuta per lungo tempo con la denominazione di
incrociatore protetto n 1, questa nave dalle linee piuttosto rozze, cui le
sottili ciminiere nere non conferivano grazia alcuna, era infatti la prima nave
da guerra corazzata di concezione e di fabbricazione completamente americana.
Come in molte navi da guerra dell'epoca, mentre la potenza di fuoco e la
resistenza della corazza sono notevoli, le sue qualit nautiche erano piuttosto
mediocri ed il suo raggio d'azione limitato dalla necessit di rifornirsi
frequentemente di carbone.
Altre navi poco pi recenti l'avevano superata, cosicch a paragone delle
potenti Indiana, Massachusetts e di altre della serie Oregon, il Maine faceva un
po' la figura del parente povero. Proprio per questo era stato scelto il Maine
per recarsi in missione all'Avana. Non era una nave di prima qualit ma era
tuttavia capace, o almeno lo pensavano gli Americani, di fare un po' d'effetto.
Eventualmente la sua corazza gli avrebbe permesso di sopportare disinvoltamente
i tiri ravvicinati, come sarebbe potuto accadere se per caso si fosse trovato
alle prese con le batterie costiere spagnole.
Inoltre il suo comandante, il capitano Sigsbee, era un uomo che godeva la piena
fiducia dell'ammiragliato americano, fiducia che aveva mostrato di meritare
quando pochi mesi prima, grazie al suo sangue freddo e alla sua abilit di
manovra, era riuscito ad evitare la collisione con un battello turistico carico
di donne e bambini nell'East River a New York. Sigsbee aveva inoltre un senso
del protocollo e dell'etichetta per nulla inferiore a quello degli Spagnoli.
Nave pienamente idonea, comandante perfetto: ecco cosa arriva nel porto
dell'Avana in una bella serata del febbraio del 1898.
Nel corso dell'inchiesta che a partire dal 21 febbraio si svolge a bordo di una
nave americana, una nave adibita al rifornimento dei fari, il Mangrotte, il
capitano Sigsbee, col viso tondo, grossi baffi, occhiali dalla montatura
d'ottone, parla di questa notte splendida e calma. Sul porto le stelle
scintillano. Non lontano dal Maine si indovina la sagoma e le luci di posizione
dell'incrociatore spagnolo Alfonso XII. Un po' pi lontano un piroscafo
americano, il City of Washington.
Qua e l qualche cargo e qualche veliero. Ha fatto caldo durante la giornata, ma
non al punto da provocare un incendio nei depositi delle munizioni. Del resto
essi sono stati ispezionati, come vuole il regolamento. Regolamento che Sigsbee,
come tutti coloro che hanno deposto all'inchiesta riconoscono, faceva osservare
scrupolosamente.
Sigsbee stava chiudendo la busta di una lettera diretta alla sua famiglia quando
aveva avuto luogo l'esplosione. Si ud un boato profondo, come venuto dal fondo
della nave, egli racconta, poi una detonazione terrificante, con una risonanza
metallica. Compresi immediatamente che il Maine esplodeva e che affondavamo...
Affondava... infatti, la nave americana era completamente disintegrata e nei
suoi rottami sparsi molti uomini dell'equipaggio avevano gi trovato o stavano
trovando la morte. Le scialuppe di salvataggio dell'Alfonso XII e del City of
Washington accorrevano rapidamente raccogliendo i sopravvissuti. Il dramma era
durato pochi minuti. L'esplosione aveva scosso tutta la citt e i villaggi
intorno. Molti avevano creduto ad un attacco di sorpresa della flotta americana.
L'indomani mattina la baia offriva uno spettacolo desolante e del Maine, che il
giorno prima si dondolava fieramente all'ancora, non restava pi che qualche
rottame di ferro e l'alberatura di poppa, in cima alla quale la bandiera
stellata issata a mezz'asta, a mezza drizza, pendeva all'estremit del picco di
mezzana, come una bandiera piantata sopra un cimitero. Una vasta tomba che
racchiudeva pi di duecentosessanta cadaveri.
Qualche giorno dopo l'inchiesta dimostrer che l'esplosione aveva avuto luogo,
ed  lo stesso comandante del Maine ad affermarlo, sotto la linea di
galleggiamento, leggermente avanti a sinistra, all'altezza della torre di
comando. I lavori della commissione d'inchiesta dureranno ventitr giorni.
William McKinley, a quell'epoca presidente degli Stati Uniti, render pubblico
un comunicato che riassume le conclusioni tratte da questi lavori.
Vi si legge in particolare che la perdita del Maine non  in alcun modo
imputabile a colpa o negligenza di alcun membro dell'equipaggio e che la nave 
stata distrutta da qualche mina sottomarina che ha provocato l'esplosione di uno
o due depositi di munizioni. Non si  trovata alcuna prova, prosegue il
documento firmato da McKinley, che abbia potuto dimostrare che la distruzione
del Maine possa essere attribuita ad una o pi persone.
Ho dato ordine che i rilievi fatti dalla commissione d'inchiesta ed il punto di
vista del governo su quest'incidente vengano comunicati al governo di Sua Maest
la regina reggente e sono convinto che il senso di giustizia della Spagna le
detter la linea di condotta imposta dall'onore e dalle amichevoli relazioni
intercorrenti tra i due governi. Il messaggio  datato 28 marzo. Il suo tono
pacato non baster ad impedire lo scoppio della guerra tra i due paesi.
Ma prima di vedere come e in che clima sia scoppiata la tragedia del Maine,
citiamo una strana testimonianza allegata agli atti dell'inchiesta e che sembra
essere rimasta fin qui un po' in ombra. Ci che la commissione d'inchiesta non
ha rilevato, tuttavia,  l'impiego a bordo del Maine di una polvere detta
polvere B, allora usata da quasi tutte le marine da guerra, la cui combustione
spontanea aveva gi provocato in Francia, nella stessa epoca, l'esplosione delle
corazzate Jna e Libert in un porto di Tolone.
Una testimonianza, firmata da un ufficiale di marina, membro del Tribunale
militare con sede nella baia dell'Avana a bordo del Mangrolle, dice: Non bisogna
dimenticare che all'alba del giorno in cui  accaduta la terribile catastrofe 
stato ucciso un individuo a bordo di una piccola imbarcazione sulla quale si
trovava un'altra persona che  stata fatta prigioniera. Essi navigavano in
prossimit del Maine e dell'Alfonso XII e, trattandosi di persone note per i
loro precedenti penali, mi sono interessato a questa storia per vedere se essa
avesse qualche attinenza con l'esplosione del Maine. Ho scoperto cos che questi
due uomini, accompagnati da un terzo, noto col nome di Pepe Taco, avevano
acquistato in un negozio della via Mercaderes una specie di tubo del tipo usato
dai sommozzatori e che i tre uomini si erano imbarcati su un canotto da essi
portato sul molo di Santa Catalina e che vi erano restati per pi di un'ora,
mentre Pepe Taco, che ha fama di essere uno dei migliori sommozzatori della
regione, si era messo al lavoro fino circa all'ora dell'esplosione del Maine.
Sulla scorta di queste informazioni, mi sono recato a Regla ed ho scoperto che
la famiglia del morto, che fino allora viveva nella pi grande miseria in una
stamberga della via Rodriguez Batista, si era trasferita in un bell'appartamento
della via Gelabert.
L ho saputo inoltre che essi avevano accettato di far saltare il Maine per
seimila dollari, dei quali duemila pagati in anticipo ed il resto dopo la
distruzione della nave. Ma poich non era andato tutto bene e, dopo essere stati
attaccati mentre battevano in ritirata, uno di essi era stato ucciso e l'altro
ferito, il terzo furfante non era venuto a chiedere il pagamento della somma
promessa: si trattava, credo, del sommozzatore Pepe Taco che aveva paura di
farsi trovare. Tutto l'affare era stato organizzato con alcuni grossi
commercianti della via Muralla, di alcuni dei quali ho il nome e in particolare
quello dei signori Garcia Cornjedo, Villasuso, Maribona ed altri che non
ricordo.
Quanto all'individuo arrestato, prosegue questo strano rapporto, gli venne
somministrata un'alta dose di morfina, senza dubbio per ucciderlo ed impedirgli
di parlare...
Tutto il segreto dell'esplosione del Maine sta forse in questo inizio di pista,
la sola che non sia mai stata seriamente seguita in una storia che le passioni e
le montature hanno profondamente alterato. Ed  qui che ritroviamo William
Hearst ed i giornali americani. Gi da parecchi anni l'insurrezione cubana
interessava i giornali americani che vi vedevano una fonte di vicende e di
reportages seguiti con sempre maggiore interesse dai lettori ormai convinti
dell'esistenza di un problema cubano. Non che a Cuba non stesse accadendo nulla,
ma  evidente che questa nuova stampa a sensazione, rappresentata dal famoso
World di Pulitzer e dal Journal di Hearst, abbelliva a suo piacimento le gesta
del generale Gomez e dei suoi uomini impegnati nella lotta contro gli Spagnoli,
rappresentati come bruti sanguinari e depravati. Una prima pagina con fatti di
sangue a Cuba era quindi sempre un bel richiamo, ed  proprio a quest'epoca che
risale l'invenzione di tutti i trucchi giornalistici, utilizzati ancor oggi
dalla stampa a sensazione: messaggi pi o meno fedeli secondo le necessit,
reportages montati, clamorosi titoli a caratteri cubitali, ecc. Il tutto
ravvivato dalla concorrenza spietata proprio tra Hearst e Pulitzer...
L'insurrezione era realmente nata, bench covasse da molto tempo, il 24 febbraio
1895, tre anni prima dell'esplosione del Maine, a Baire, vicino a Santiago de
Cuba: la regione in cui Castro s'insedier prima di rovesciare Batista nel
gennaio del 1959.
Sin da quell'epoca la stampa americana comincia a seguire queste vicende. Con lo
scopo di sminuire la portata della rivolta, il governatore spagnolo instaura la
censura. Ma gli insorti cubani, le cui pubbliche relazioni, come si direbbe
oggi, sembrano essere state molto efficaci, inondano i giornali americani di
notizie accuratamente confezionate in uffici per lo pi aperti nelle grandi
citt della Florida, a Jacksonville, Tampa, ecc. Cuba  percorsa in lungo e in
largo da giornalisti giunti da tutte le parti del mondo. Uno di essi  un
giovane ufficiale dell'esercito delle Indie che si  congedato per seguire le
operazioni militari ed inviare cronache alla stampa: Winston Churchill.
A poco a poco, come se si trattasse di una competizione sportiva, la guerra a
Cuba  letteralmente patrocinata dai giornali americani. Hearst si d molto da
fare e non si accontenta di inviare a Cuba reporters e carichi di armi, ma
organizza anche manifestazioni e feste popolari in favore degli insorti. Ha
persino fatto fabbricare da un grande gioielliere della Quinta Strada una spada
destinata a Gomez. E' una spada d'oro e brillanti sulla quale si pu leggere
questa iscrizione: A Mximo Gomez, comandante in capo dell'Armata di Liberazione
Cubana repubblicana. E, sotto, Viva Cuba Libera.
Non contento di inviare armi reali o simboliche, non c' settimana in cui
convogli di volontari non lascino gli Stati Uniti per raggiungere gli
antispagnoli. Sono stati organizzati centri di reclutamento, specie nell'Alabama
e in altri Stati del Sud. Il reclutamento e il trasporto dei gruppi di volontari
sono sotto l'autorit della Giunta cubana, malgrado le proteste del
rappresentante della Spagna a Washington.
Per quanto buoni da sfruttare, i fatti di Cuba alla lunga rischiano tuttavia di
perdere interesse e lo stesso Hearst trova opportuno sostituirli con l'affare
Dreyfus in Francia, quand'ecco che gli Spagnoli favoriscono involontariamente la
riscossa della stampa a sensazione americana dandole un ghiotto obiettivo nella
persona del generale Valerio Weyler, chiamato a sostituire il comandante in capo
spagnolo a Cuba, generale Martinez Campo, giudicato troppo fiacco.
Non  certo questo un rimprovero che si possa muovere invece a Weyler. Convinto
assertore delle maniere forti, egli comincia col rafforzare la censura e vieta
ai reporters americani di seguire le operazioni delle forze dell'ordine,
arrivando persino ad espellerne qualcuno da Cuba. Questo gli vale immediatamente
l'ostilit dei giornali americani, che non tardano a farne il personaggio pi
odiato dal pubblico degli Stati Uniti. Egli diventa Weyler il Macellaio e
colleziona gli epiteti pi ignominiosi. La Spagna, scrive il Journal, gioca la
sua ultima carta inviando a Cuba il militare pi sanguinario e pi feroce, il
despota pi crudele che Cuba abbia mai conosciuto, ecc. Invettive e maledizioni
non cesseranno di essere lanciate contro Weyler diventato, agli occhi degli
Americani, l'incarnazione di Satana.
La collera degli Americani  tanto maggiore in quanto incontestabilmente Weyler
coglie qualche successo:  riuscito a ripulire completamente la provincia di
Pinar del Rio, la pi occidentale dell'isola, e a respingere l'insurrezione
verso est. Inoltre uno dei capi degli insorti, di nome Maceo,  stato ucciso in
combattimento dalle truppe spagnole.
Nel febbraio del 1897, l'arresto per ordine di Weyler di Sylvester Scovel,
inviato del World, accusato di accordi con i ribelli e di falsificazione di
documenti, fa salire ancor di pi la temperatura. Essendo stati arrestati altri
cittadini americani, viene organizzata negli Stati Uniti una vera e propria
campagna contro i maltrattamenti loro inflitti. Essa si accompagna al
reclutamento di volontari. Il Journal annuncia che un'unit di quindicimila
uomini  gi stata costituita nel Nebraska da un certo generale Colby.
Inoltre il pubblico si entusiasma al racconto dei forzatori di blocco e di altri
contrabbandieri che sui loro piccoli battelli, spesso degli yachts, riforniscono
gli insorti cubani. Gli Americani si dilettano venendo a sapere che uno di essi,
I Tre Fenici,  riuscito a far pervenire ai Cubani duemila fucili,
settecentocinquantamila cartucce, cinquemila machete, due tonnellate di dinamite
e medicinali.
Ma questo non basta a Hearst. Ha bisogno di una storia ancora pi sensazionale:
la trova con l'odissea di una giovane e graziosa ragazza cubana chiamata
Evangelina Cosio y Cisneros. E' l'angelo che bisognava contrappore al satanico
Weyler. Non le manca che un soprannome; Hearst non lesina e la bella Evangelina
diventa la Giovanna d'Arco cubana.
Bella, diciottenne, orfana di madre, figlia di un capo ribelle condannato a
morte dagli Spagnoli, Evangelina  stata a sua volta arrestata per aver tentato
di far evadere il padre dall'isola dei Pini, nella quale  detenuto. Rinchiusa
nella prigione di Recojidas, all'Avana,  l che nell'agosto del 1897 ella viene
scoperta da un corrispondente del Journal. George Eugene Bryson fa un racconto
melodrammatico delle sventure di questa povera giovane donna, incarcerata
assieme alle prostitute pi viziose dell'Avana, alle donne di colore e fatta
oggetto delle equivoche persecuzioni di un ufficiale spagnolo.
Sembra che il pezzo di Bryson sia stato accolto da Hearst con grande
soddisfazione: Ora abbiamo la Spagna in pugno! avrebbe esclamato battendosi
sulle cosce.
Non si parla infatti d'altro che della Giovanna d'Arco cubana, e tutti i
corrispondenti del Journal sono mobilitati per sfruttare al massimo il soggetto.
La macchina propagandistica messa in moto da Hearst lavora a fondo: viene
inviata una petizione alla regina di Spagna, che esercita la reggenza durante la
minore et di Alfonso XIII. Il testo di questa petizione viene mandata ai
duecento corrispondenti e inviati della catena Hearst negli Stati Uniti,
incaricati di raccogliere le firme delle donne pi influenti della loro regione.
Viene persino inviato un telegramma al generale Weyler.
Quest'operazione, sostenuta dai quotidiani articoli sulle sventure della
signorina Cisneros, ha un successo insperato e diventa anche il modello cui si
ispireranno pi tardi le grandi campagne di opinione promosse dagli organi della
stampa o della radiotelevisione. La potenza della stampa, usata nel modo
inaugurato da Hearst, ha un'enorme presa sull'opinione pubblica. Migliaia di
donne americane, la cui influenza in questo paese si afferma cos pubblicamente
forse per la prima volta, rispondono all'appello di Hearst ed il Journal pu
riempire dodici colonne di firme divise per Stato. Centinaia di riunioni vengono
organizzate in tutto il paese per reclamare la libert della giovane.
L'Inghilterra, pronta a commuoversi per questa seconda Giovanna d'Arco, dopo
avere essa stessa bruciata la prima, risponde anch'essa massicciamente
all'appello: la presidentessa della Lega della Temperanza di Londra e lady
Rothschild prendono parte attiva all'iniziativa e raccolgono circa duecentomila
firme in favore della giovane Evangelina. Il papa invia un messaggio alla regina
Maria Cristina, che suggerisce al generale Weyler di mettere Evangelina in un
convento, cosa che per egli non fa: la Giovanna d'Arco cubana resta nella
prigione di Recojidas, dove del resto il suo trattamento  meno disumano di
quanto lo voglia far apparire il Journal. Questo  almeno quanto emerge dalle
dichiarazioni del console generale degli Stati Uniti all'Avana, pubblicate dal
Commereial Adviser di New York. Il console rileva che la senorita Cisneros
dispone, nella prigione di Recojidas, di un appartamento composto da due stanze
pulitissime, che  ben vestita e ben nutrita, che non le si infligge alcuna
vessazione e che ella non subisce alcuna delle sadiche persecuzioni sulle quali
la stampa di Hearst si diffonde con tanto compiacimento.
L'evasione della giovane donna dovrebbe tuttavia essere il colpo maestro che
corona l'operazione pubblicitaria di Hearst. Egli incarica di realizzarla un
uomo, Karl Decker. Non c' bisogno di sottolineare che non gli lesina i mezzi. E
l'evasione riesce... Essa ha luogo il 6 ottobre 1897. I guardiani sono stati
ampiamente remunerati, e forse lo stesso Weyler non  scontento di sbarazzarsi
in questo modo della sua ingombrante prigioniera.
Dopo essersi nascosta per tre giorni in un appartamento preso in affitto da
Decker, Evangelina, travestita da marinaio, riesce a sfuggire alla sorveglianza
(?) degli Spagnoli e ad imbarcarsi sul piroscafo Seneca che la porta a New York.
Essa vi arriva il 13 ottobre, giorno in cui il Journal le ha preparato una
spettacolare accoglienza. Dopo un soggiorno al Waldorf Astoria, in cui ella
occupa l'appartamento reale, la giovane, divenuta il vezzeggiato ostaggio del
Journal, viene trascinata attraverso gli Stati Uniti. Nel corso di una vera e
propria tourne elettorale, ella pronuncia discorsi in cui racconta le sue
sventure e le atrocit spagnole a Cuba. La cosa fa aumentare ancora di pi la
tensione fra gli Stati Uniti e la Spagna.
Questa volta la via della guerra  aperta, nonostante la prudenza delle autorit
americane e, bisogna ben dirlo, della pazienza degli Spagnoli. Nel suo ultimo
messaggio sullo stato dell'Unione, il presidente Cleveland, che d pi spazio a
Cuba che a qualunque altro argomento di politica estera, condanna le manovre dei
sostenitori della causa cubana e deplora che molti Cubani residenti negli Stati
Uniti provochino delle agitazioni tramite la stampa o riunioni politiche,
acquistino armi, raccolgano fondi ed abusino della tolleranza della legislazione
americana per condurre la loro azione.
Da parte sua il governo di Madrid progetta soluzioni atte a migliorare le
condizioni sociali di Cuba: amnistia e programma di riforme tendenti in
particolare a instaurare un principio di autonomia interna. Ma negli Stati Uniti
il partito favorevole alla guerra guadagna ogni giorno terreno persino al
Congresso, in cui il deputato Sulzer, di New York, propone il riconoscimento
dell'indipendenza cubana ed il suo appoggio, all'occorrenza, con le armi. C'
poi chi reclama la liberazione di tutti i cittadini americani detenuti a Cuba,
minacciando altrimenti l'intervento della marina americana.
E' in questo clima rovente che sopravviene l'esplosione del Maine. Si pu dunque
pensare, come fa Hearst e tutti coloro che spingono alla guerra, che il
conflitto scoppier seduta stante. Errore: le cose andranno per le lunghe,
nonostante gli articoli quasi isterici della stampa controllata da Hearst:
l'incrociatore corazzato Maine  stato spezzato in due da una macchina infernale
piazzata dal nemico. L'ignominia e la crudelt degli Spagnoli  dimostrata dal
fatto che essi hanno aspettato che l'equipaggio si fosse coricato per far
esplodere la loro mina , ecc. Questi sono, presi a caso, i commenti pi comuni
dei giornali di Hearst.
Sotto il titolo: La popolazione dell'Avana insulta la memoria delle vittime del
Maine, si pu venire a sapere che gli ufficiali di marina spagnoli si sono
vantati di far subire la sorte del Maine a qualunque altra nave da guerra
americana che si fosse presentata nel porto dell'Avana. Parecchi esperti
concludono, vedute le fotografie del relitto, che si  trattato di un attentato
con l'impiego di una mina. Persino l'ex presidente del Consiglio italiano,
Crispi, la cui testimonianza  invocata in tal senso...
Il paese  esasperato e non si vede come poter tornare indietro. Anche gli
sforzi del nuovo presidente McKinley per far prevalere una soluzione diplomatica
non possono che ritardare la guerra, ma non sono pi in grado di impedirla.
Tutti sono pronti ormai, scrive il World di Pulitzer. L'esercito  pronto, la
marina  pronta, le finanze sono pronte, il processo contro la Spagna  pronto,
il popolo  pronto. Alcuni parlano di un corpo di spedizione formato da
pellirosse, altri vorrebbero mandare i negri all'attacco delle forze spagnole.
Pugili, giocatori di calcio, attori si offrono per la causa. Sta diventando
un'ossessione.
Il Congresso riflette perfettamente questo stato d'animo: le commissioni della
Camera dei rappresentanti e del Senato concedono crediti militari di ogni
genere. Il corrispondente a Washington dell'Herald scrive che tra i
rappresentanti e i senatori prevale la sensazione che la guerra sia ormai
inevitabile. Le sei settimane che seguono l'esplosione del Maine nel porto
dell'Avana danno luogo ad un'intensa attivit diplomatica.
Il rappresentante americano a Madrid, Woodford, ritiene che la Spagna, stanca
della guerra a Cuba, sia disposta, purch le si faciliti una via d'uscita
onorevole, a sbarazzarsi di questo fardello, e va ancora oltre chiedendo carta
bianca per negoziare un eventuale riscatto di Cuba. D'altro canto Washington fa
sapere che il presidente non sarebbe ostile a qualche forma di rappacificazione
che passasse per la sua mediazione.
Il 26 marzo Woodford riceve la relazione della commissione d'inchiesta
sull'esplosione del Maine (commissione alla quale, ma invano, la Spagna ha
chiesto di partecipare), con preghiera di trasmetterla agli Spagnoli. Inoltre lo
si prega di insistere, presso il governo spagnolo, sul progetto di una
mediazione. Deformando ancora una volta la verit, il Journal interpreta questo
passo come un ultimatum alla Spagna.
McKinley ha informato gli Spagnoli prima del Congresso, il quale non prende
visione del rapporto Maine se non il giorno 28. Sono passati sei giorni da
quando il famoso rapporto  stato posato sulla scrivania del presidente, che
l'ha esaminato minuziosamente, riga per riga, parola per parola. Tuttavia  un
testo molto fastidioso, pieno di ripetizioni e nel quale le deposizioni fatte
dai sopravvissuti del Maine non gettano alcuna luce su una catastrofe, la
brutalit e la rapidit della quale offuscano i ricordi.
Nell'insieme, il rapporto  piuttosto male accolto. Un documento freddo e
inadatto, scrive il World. Per il Journal, questo rapporto non poteva che
nuocere agli Stati Uniti e metterli alla merc degli Spagnoli.
L'Herald, pi misurato, approva l'atteggiamento temporeggiatore del presidente
McKinley, ma aggiunge che se scoppiasse la guerra, gli Stati Uniti sarebbero nel
loro diritto ed avrebbero l'appoggio morale di tutta l'umanit...
Woodford, a Madrid, tenta l'impossibile, fa sapere di attendere per il 31 una
risposta degli Spagnoli e si mostra ottimista. Il segretario di stato Day lo
mette tuttavia a parte delle sue apprensioni e dei quotidiani progressi del
partito favorevole alla guerra negli Stati Uniti.
La risposta di Madrid arriva il 31: essa d un certo numero di assicurazioni, in
particolare per quanto concerne il raggruppamento delle popolazioni evacuate
dalle zone ribelli, sistema detto di riconcentrazioni, e lo studio delle
condizioni per il ristabilimento della pace a Cuba. Ma la risposta del governo
spagnolo non fa parola di un'eventuale sospensione delle ostilit, quindi essa 
considerata irricevibile dagli Americani. Il Journal pu scrivere: La diplomazia
ha fallito e si sta preparando la nostra dichiarazione di guerra. La marcia
verso la guerra continua. Essa prosegue anche al Congresso, in cui si parla di
sollevare il presidente da ogni responsabilit in ordine al problema cubano e di
pronunciarsi apertamente per l'indipendenza di Cuba, all'occorrenza intervenendo
militarmente.
E' a questo punto che gli Spagnoli tentano il tutto per tutto e parlano di un
armistizio, in cambio del quale gli Stati Uniti dovrebbero ritirare, come gesto
di riconciliazione, le navi da guerra che si trovano nelle vicinanze di Cuba e
in particolare a Key West, la base posta sulla punta estrema dell'arcipelago che
prolunga la Florida in direzione di Cuba, dove la marina tiene un'importante
squadra navale. Trasmettendo quest'offerta, Woodford scrive al segretario di
Stato Day: So che la regina e il suo governo desiderano sinceramente la pace,
cos come il popolo spagnolo, e se voi potete lasciarmi il tempo e una
sufficiente libert d'azione, otterr quella pace che voi tanto desiderate e in
favore della quale avete tanto operato.
Ma la risposta di Day lascia poche speranze ed il giorno stesso in cui vengono
conosciute le nuove proposte spagnole, la stampa annuncia il ritiro dei consoli
americani da Cuba e traccia un esaltante quadro dello stato di preparazione
della flotta americana. Il numero dei favorevoli alla guerra aumenta di giorno
in giorno tanto nel paese quanto nel Congresso, persino un'offerta di mediazione
del papa  andata a vuoto: ormai non si pu pi tornare indietro e lo stesso
McKinley non vede pi altre soluzioni che la guerra. Il presidente non pu
continuare a negoziare indefinitamente con degli assassini, scrive il World.
Neppure il richiamo in patria del generale Weyler serve a placare gli animi
negli Stati Uniti, sebbene il suo successore, il generale Ramon Blanco, abbia
preso varie misure per giungere ad una pacificazione ed abbia in primo luogo
decretato un'amnistia per i reati politici. Anche gli Spagnoli cominciano a
nutrire dubbi su una soluzione pacifica e non vedono pi altra via d'uscita che
la guerra. I segni premonitori non ingannano pi: l'8 marzo il Congresso
americano vota all'unanimit e senza discussione un credito di cinquanta milioni
di dollari per la difesa. Il presidente ha pieni poteri per utilizzare questa
somma come meglio crede. Questa cifra pu far sognare il governo spagnolo, che
si chiede come potr far fronte finanziariamente a questo conflitto, dal momento
che non arriva neppure a pagare i duecentomila uomini stanziati a Cuba.
Le misure militari americane diventano sempre pi vistose: il 18 marzo si
annuncia la formazione di una squadra volante (flying squadron) che, con base a
Hampton Roads, sulla costa della Virginia, deve assicurare grazie alla sua
grande mobilit la difesa delle coste atlantiche degli Stati Uniti, come se ci
si potessero aspettare incursioni da parte delle navi spagnole. Questa squadra,
agli ordini del capitano di vascello Schley, comprende l'incrociatore corazzato
Brooklyn, le corazzate Massachussett e Texas, e gli incrociatori corazzati
Minneapolis e Columbia, la cui velocit di ventitr nodi  particolarmente
elevata per l'epoca ed in rapporto a quella delle navi in servizio nelle altre
marine da guerra.
In una sola giornata, il 12 marzo, il ministero della Marina passa una commessa
di munizioni per il valore di circa tre milioni di dollari. Nello stesso tempo
la marina americana procede all'armamento di incrociatori ausiliari ed acquista
due incrociatori costruiti in Inghilterra per il Brasile.
E da parte spagnola che si fa? Al momento dell'esplosione del Maine la marina
spagnola, oltre all'incrociatore protetto, Alfonso XII, di tremila tonnellate e
con velocit teorica di diciassette nodi, non dispone a Cuba che di una forza
modesta. In contropartita alla visita del Maine all'Avana, gli Spagnoli hanno
inviato a New York una bellissima unit, l'incrociatore corazzato Viscaya
(settemila tonnellate, venti nodi). Questa nave ha soggiornato senza incidenti
nel grande porto americano. Un altro incrociatore, della stessa classe del
Viscaya, l'Oquendo,  arrivato all'Avana in marzo. Ma quando il governo spagnolo
viene a conoscenza di un'importante concentrazione di navi americane a Key West,
a cinquanta chilometri dalle coste di Cuba, decide di inviare alle Canarie una
squadra agli ordini dell'Ammiraglio Cervera. Questa flotta, oltre agli
incrociatori Infanta Maria Teresa e Cristobal Colon, comprende una cospicua
squadra di torpediniere, sette in tutto, tra le quali quattro navi della classe
Furor, la cui potenza  temuta dagli Americani. La squadra dell'ammiraglio
Cervera, che si potrebbe chiamare di dissuasione, arriva alle Canarie verso la
fine di marzo.
Il 2 aprile arriva a Washington un rapporto in cui si comunica che questa
squadra ha levato l'ancora e lasciato le Canarie per una destinazione
sconosciuta che si pensa possa essere Porto Rico, il possedimento spagnolo
situato quasi al centro dell'arco delle Antille che va, da ovest ad est, da Cuba
a Trinidad. Questa notizia provoca una certa emozione negli ambienti della
marina americana, che da quel momento sentono pi da vicino quel timore delle
torpediniere che, qualche anno dopo, provocher il famoso incidente del Dogger
Bank, in occasione del giro attorno al mondo della squadra russa dell'ammiraglio
Rodjetsventsky diretto a Port-Arthur.
Un po' pi tardi si viene a sapere che l'ammiraglio Cervera, che  stato
raggiunto dall'Oquendo e dal Viscaya, ha fatto scalo alle isole del Capo Verde.
Dunque si avvicina, ma a brevi tappe, costretto com' a rifornirsi di carbone.
I cittadini americani residenti a Cuba cominciano ad abbandonare l'isola. Il 9
aprile il generale Lee, console generale all'Avana, si presenta al palazzo del
governatore per salutare il capitano generale Blanco. Ma quest'ultimo, col
pretesto di un'indisposizione, si rifiuta di riceverlo.
La dichiarazione di guerra viene fatta il 20 aprile. Il giorno prima, il
Congresso degli Stati Uniti ha votato una risoluzione che reclama l'indipendenza
di Cuba e la partenza degli Spagnoli. Il presidente degli Stati Uniti 
autorizzato da questa risoluzione ad impiegare le forze armate americane
terrestri e navali per metterla in atto, dice espressamente il testo approvato
dal Congresso.
Apponendovi la propria firma mercoled 20 aprile alle ore 11.24 del mattino, il
presidente McKinley firma in realt una dichiarazione di guerra in buona e
debita forma. L'ambasciatore spagnolo Polo y Vernabe non si sbaglia chiedendo
subito i suoi passaporti. Egli lascia Washington la sera stessa, alle 7.20.
L'ultimatum americano arriva a Madrid il 20 maggio. Gli Spagnoli lo dichiarano
irricevibile.
L'indomani mattina, il rappresentante degli Stati Uniti a Madrid, Stewart L.
Woodford, viene avvisato che le relazioni diplomatiche tra i due paesi sono
rotte e, qualche ora dopo,  la volta dell'ambasciatore americano e dei suoi
collaboratori di prendere la via della frontiera.
Sembra evidente che un conflitto fra la Spagna e gli Stati Uniti dovr svolgersi
principalmente sul mare. Un'incursione degli Americani in Spagna sembra
inimmaginabile quanto un'incursione contraria, bench a Washington si possano
temere bombardamenti effettuati da unit navali spagnole.
La risposta di Madrid alla dichiarazione di guerra americana non manca di stile:
Con l'implacabile energia di un popolo che ha saputo conquistare nella storia un
nome ed una reputazione invidiabili, la Spagna difender con le armi il suo
diritto a restare in America, senza lasciarsi intimidire dalla grandezza
dell'impresa n dall'enorme superiorit dei mezzi di cui dispone l'avversario.
A Key West, dov' concentrata la squadra americana dell'Atlantico, la notizia
dell'ultimatum alla Spagna provoca gioia ed eccitazione. Si sta per venire al
dunque e ci si rallegra nel vedere arrivare la conclusione di questo periodo
snervante, inframmezzato da fastidiosi tiri d'esercitazione e da manovre.
Il 21, giorno in cui Woodford lascia Madrid, un lungo messaggio firmato dallo
stesso presidente McKinley giunge all'ammiraglio Sampson, sotto il comando del
quale sono poste le navi concentrate a Key West. E' l'ordine per la squadra di
salpare all'alba e di assicurare il blocco delle coste di Cuba.
Prima dell'alba le navi cominciano a mettere le caldaie sotto pressione e densi
pennacchi di fumo escono dalle lunghe ciminiere delle navi, le cui sagome
sottili sembrano formare una decorazione di vetro su un fondo d'opale. Alle
drizze degli alberi e delle torri di comando salgono le bandiere di
segnalazione. La pi bella, la pi elegante ed anche la pi temibile di tutte le
squadre navali che l'America abbia mai sognato di possedere si appresta a
prendere il largo.
E' allora che si svolge una scena incredibile. All'orizzonte, verso ovest, si
scorge una traccia di fumo, poi a poco a poco, illuminata dal sole che sorge, si
staglia la sagoma di una nave, un cargo. Ed ecco che, proseguendo imperturbabile
per la sua strada, la nave sfila, apparentemente indifferente a quest'incontro,
davanti a tutta la squadra americana...
Mai cargo  stato tanto osservato: sulle plance dozzine di binocoli scrutano
l'intruso e soprattutto l'albero di poppa, dove si attende che si spieghi la
bandiera che indicher la nazionalit di questa misteriosa e insolente nave.
La bandiera appare: la piccola nave mercantile, osservando le regole del codice
marinaro, mostra i suoi colori. E' la bandiera sangue e oro della Spagna!...
Ripresisi dalla sorpresa, gli Americani si danno da fare. Nuove bandiere salgono
sugli alberi. Si vede l'incrociatore Nashville staccarsi dal grosso della
squadra e correre verso il largo per tagliare la strada all'impudente spagnolo.
Che gli prende? Pensa il capitano del cargo che, beninteso, ignora lo stato di
guerra fra il suo paese e gli Stati Uniti. Un colpo di avvertimento lo costringe
a fermarsi e una squadra di abbordaggio lo informa della reale situazione. Si
tratta del Buenaventura di Bilbao, proveniente dal porto di Pascagula sul
Mississippi e diretto a Rotterdam con un carico di legname. E' la prima vittima
della guerra.
Dopo quest'intermezzo tragicomico, la squadra dell'ammiraglio Sampson fa rotta
in pieno sud e verso le quattro del pomeriggio si trova in vista delle coste di
Cuba, a circa quindici chilometri ad est dell'Avana. Un secondo cargo spagnolo,
il Pedro, ugualmente di Bilbao, che passa di l, viene catturato dal New York.
L'indomani mattina, mentre la squadra navale, alla ricerca dell'incrociatore
Alfonso XII, segnalato da Matanzas, si dirige verso est, appare una fumata in
questa direzione. Si assumono immediatamente le posizioni di combattimento, ma
ben presto bisogna togliere i proiettili per sostituirli con munizioni a salve:
 una nave da guerra italiana che si sta dirigendo verso l'Avana e che la
squadra navale americana saluta molto civilmente con le salve regolamentari.
Poi la flotta si divide in pi flottiglie, ciascuna delle quali riceve l'ordine
di bloccare un porto cubano; al largo dell'Avana il New York, la Iowa, il
Wilmington, l'Helena, il Dolphin, il Mayflower, il Vesuvius, l'Ericsons e il
Porter; al largo di Mariel il Nashville e il Castine; al largo di Matanzas
l'Amphitrite, il Cincinnati, il Dupont, il Winslow. Infine, al largo di Cardenas
il Newport, il Machias, il Foote e il Cushing montano la guardia, mentre
l'Indiana, il Marble-head, il Detroit e il Mangrote navigano su e gi davanti a
Cienfuegos, sulla costa sud.
Cuba  bloccata, secondo gli ordini del presidente McKinley: si tenta cos di
asfissiare il corpo di spedizione spagnolo e di forzare Cervera a condurre la
sua squadra navale nelle acque cubane, dove la flotta americana, sicura della
sua superiorit, la schiaccer facilmente. Ma che fa Cervera con i suoi tre
incrociatori di settemila tonnellate, L'Almirante Oquendo, l'Infanta Maria
Teresa e il Viscaya? E' il 26 aprile quando si allontana dalle isole del Capo
Verde, dove lo abbiamo lasciato. Direzione: le acque territoriali americane. E
poi? Gli Americani lo credono a Porto Rico ed  per questa destinazione che
fanno salpare le navi riunite qualche giorno prima a Key West dall'ammiraglio
Sampson per lanciarle in seguito alle calcagna del l'ammiraglio spagnolo.
Si tratta del New York, sul quale Sampson ha issato le sue insegne, delle
corazzate Iowa e Indiana e dei monitors (sorta di zatteroni armati dalle qualit
nautiche quasi nulle) Amphitrite e Terror, presi a rimorchio dalle navi di alto
mare. L'11 maggio la squadra di Sampson si trova nei pressi di San Juan.
Ma il porto  vuoto e, dopo aver scambiato qualche cannonata con i forti
spagnoli, temendo di rimanere a corto di carbone Sampson riconduce saggiamente
la sua squadra navale a Key West, dove essa getta l'ancora il 18 maggio. L si
trova da qualche giorno il Flying Squadron dell'ammiraglio Schley, anch'egli
disceso verso sud alla ricerca della squadra fantasma dell'ammiraglio Cervera.
Fort-de-France nella Martinica:  l che essa si trova l'11 maggio, nel momento
in cui Sampson la cerca ad ottocento chilometri pi a nord, a San Juan di Porto
Rico.
L'ammiraglio Cervera  perplesso: le notizie da Cuba non sono buone. Tutti i
porti sono strettamente sorvegliati dagli Americani, salvo forse Santiago de
Cuba, sulla costa sud, meno sorvegliata della costa settentrionale. Per il
momento il problema principale  quello del carbone. Decide di far capo a
Curacao, possedimento olandese al largo della costa del Venezuela, dove arriva
il 14. Prima di lasciare la baia di Fort-de-France, l'ammiraglio Cervera ha
riunito il suo consiglio di guerra. Redige un resoconto che soprattutto non
pecca di ottimismo. Spiega i motivi che lo spingono a dirigersi verso la colonia
olandese: Dopo aver accuratamente esaminato la situazione della squadra navale,
che  estremamente critica soprattutto a causa della penuria di carbone, causata
dal rifiuto di aiutarci da parte del governatore della Martinica, e dopo aver
appreso che non bisognava pensare di poter ottenere carbone a San Juan o a
Santiago... Non sfoggia certo il morale di un vincitore.
Gli Stati Uniti dispongono di una squadra in Estremo Oriente. Posta agli ordini
del commodoro George Dewey, al momento della dichiarazione di guerra essa si
trova ad Hong-Kong. Il 22 aprile, giorno in cui il Nashville cattura il
Buenaventura al largo di Key West, essa riceve un prezioso rinforzo:
l'incrociatore Baltimore proveniente dal Giappone. In quarantotto ore, grazie
alla diligenza degli Inglesi, il Baltimore viene rifornito di carbone ed il suo
scafo ripulito in bacino di carenaggio.
Dewey inizia la navigazione il 27 aprile alle due del pomeriggio alla volta
delle Filippine. La nave ammiraglia, l'Olympia, si trova in testa mentre a
velocit ridotta tutta la squadra, che qualche giorno prima risplendeva di
bianco e che ora ostenta la tenuta da guerra grigio acciaio, esce dalla rada. Si
ode una musica:  la fanfara dell'Olympia che suona El Capitan, un'aria di
circostanza. Dewey parte con la musica per colpire a morte la squadra spagnola
che si sa rifugiata nella rada di Manila.
Ecco il piano dell'ammiraglio americano: sorprendere il suo avversario,
l'ammiraglio Montojo, prima che abbia il tempo di approfittare del dedalo
dell'arcipelago delle Filippine per tendergli un'imboscata. Due incrociatori, il
Boston e il Concord, avanzano. Loro missione: far da guida alla squadra e
prevenire qualunque attacco delle torpediniere.
All'alba la squadra di Dewey arriva in vista di Luzon. Gli Spagnoli devono
essere gi stati avvertiti dalla stazione telegrafica della punta Bolinao.
Dewey, scivolando ora silenziosamente lungo la costa, ha fatto rotta verso sud.
A sinistra le vette dell'isola emergono dalla nebbia violetta che le prime luci
dell'alba rischiarano appena. Ma il cattivo carbone giapponese usato dalle navi
di Dewey emette faville in gran quantit e queste luci sospette vengono scorte
dalle sentinelle. Un razzo, poi un altro salgono nel cielo. Le batterie costiere
spagnole aprono il fuoco. Il Boston e il Concord rispondono. Sfilando davanti a
Corregidor, sentinella avanzata all'ingresso della baia di Manila, la squadra
americana sfida ora i cannoni Krupp delle difese spagnole.
Sorge il sole: la squadra, che si trova ad una dozzina di miglia da Manila,
risale ora verso nord-est. E' domenica, 1 maggio 1898. Alle 5.15 esatte le navi
americane aprono il fuoco sui forti di Manila. C' un tempo magnifico: non un
alito di vento, un mare liscio come l'olio. Ma dove sono dunque le navi della
squadra spagnola?
Dewey non riesce ancora a scorgerle, nascoste come sono, nel porto di Cavite, da
una nebbia mattutina resa pi fitta dal fumo delle batterie costiere. Come per
stanare una belva, la squadra americana, avanzando ancora, scorge d'un tratto,
come se apparissero da dietro una cortina che si solleva, tutte le navi di
Montojo: dieci in tutto, battenti fieramente la bandiera da combattimento della
marina spagnola.
Gli Americani aspettano di trovarsi alla distanza giusta per aprire il fuoco. E'
una tempesta di colpi quella che si abbatte sul magnifico Reina Cristina, che
porta l'insegna dell'ammiraglio spagnolo e che, come un cavaliere in un torneo,
si dirige a tutta velocit verso il nemico, cercando di speronarlo. Ma il tiro
dei cannoni americani gli spezza letteralmente le reni.
In pochi secondi la nave ammiraglia spagnola non  pi che un relitto fumante,
che Montojo abbandona per issre la sua insegna sull'Isla de Cuba e per ordinare
subito alle sue due torpediniere di speronare gli Americani. Esse riescono ad
avvicinarsi a meno di cinquecento metri dall'Olimpia ma, bloccate dal tiro della
nave ammiraglia americana, in pochi istanti scompaiono tra le onde. Manovrando
incessantemente, la squadra di Dewey, passando e ripassando davanti agli
Spagnoli, li centra con i suoi tiri precisi e demolitori.
La squadra spagnola  agonizzante: nei pochi minuti della battaglia navale,
forse una delle pi brevi della storia, le navi di Montojo non sono pi che
rottami di ferro.
Una vittoria netta quando scatta il segnale di cessate il fuoco. Sono le otto
del mattino. La squadra americana si raccoglie nella baia. Alle 10.45 Dewey
ordina la ripresa del combattimento. Obiettivo: i forti e le difese costiere e
le poche piccole unit spagnole scampate al massacro. Alle 12.30 gli Spagnoli
alzano bandiera bianca hanno perduto tutte le loro navi e contano quasi
quattrocento morti e feriti. L'ammiraglio Montojo  stato ferito alla gamba,
cos come suo figlio, che serviva da segnalatore nella squadra.
Dewey, promosso ammiraglio,  padrone del mare delle Filippine. L si ferma la
sua impresa, e la sua vittoria, su una squadra spagnola scomparsa tanto presto
che ci si chiede se essa non sia stata un miraggio, deve ora essere completata
da uno sbarco. Ma non  ancora venuto quel giorno...
Cervera arriva a Curacao il 14 maggio. Lo attende una delusione: il fornitore di
carbone che pensava di trovarvi non si  presentato all'appuntamento. Gli
Olandesi, trincerandosi dietro le regole del diritto internazionale ed invocando
la loro neutralit, non acconsentono a fornirgli che seicento tonnellate di
carbone. L'indomani, nottetempo, Cervera riprende il largo con le sue navi
fantasma. Dove va? Quattro giorni dopo il mistero  svelato: Cervera ha scelto
Santiago de Cuba, dove arriva in mattinata.
La notizia giunge quasi subito all'ammiraglio Sampson. Ma quest'ultimo nutre
ancora qualche dubbio ed avvisa il ministero della marina a Washington di aver
inviato Schley ed il suo Flying Squadron davanti a Cienfuegos, pronto a dare
un'occhiata dalle parti di Santiago...
Il giorno 21 Sampson, convinto questa volta della veridicit delle informazioni
su Cervera, invia un messaggio a Schley: Squadra spagnola probabilmente a
Santiago de Cuba, in tutto quattro navi e tre cacciatorpediniere. Se non si
trovano a Cienfuegos, dirigetevi immediatamente, ma con prudenza, verso Santiago
e se il nemico si trova l, bloccatelo nel porto.
Schley, molto scettico sulle informazioni che vorrebbero gli Spagnoli a
Santiago, non si affretta. E poi, siccome il tempo si guasta e ritiene di non
avere pi carbone, trascurando la missione affidatagli da Sampson fa rotta
verso... Key West. Ma all'ultimo momento un dubbio assale quest'ufficiale
pusillanime e, sopraggiunto un periodo di calma nei giorni 27 e 28, torna
indietro dirigendosi verso Santiago. Quando arriva in vista del porto  gi
notte. Il mattino gli riserva una grossa sorpresa: effettivamente, e
contrariamente a quanto credeva, la squadra di Cervera si trova l. Alle 10 egli
invia questo messaggio storico ai suoi capi: Al largo di Santiago de Cuba, 29
maggio, ore 10. Nemico nel porto. Riconosciuti Cristobal Colon, Infanta Maria
Teresa e due cacciatorpediniere ormeggiati al riparo del Morro dietro questo
capo. Senza dubbio le altre navi si trovano l. Non ho abbastanza carbone. Far
tutto il possibile per rifornirmi.
Il 31 Schley, che  effettivamente riuscito a rifornirsi di carbone prendendolo
dalle stive del monitor Merrimac, d inizio al bombardamento dei forti. La
risposta degli Spagnoli manca di ogni efficacia. L'indomani Sampson compare a
sua volta davanti a Santiago; la battaglia  cominciata. La baia di Santiago 
come una trappola nella quale Cervera si  volontariamente rinchiuso, obbedendo
ad una specie di fatalismo. Pi che una baia, essa  un fiordo, profondo una
dozzina di chilometri e largo, all'ingresso, circa duecento metri appena. La
citt ed il porto di Santiago si trovano in fondo alla baia.
Perch Cervera ha scelto questa posizione sfavorevole? Non  facile rispondere,
se non con il pessimismo che l'ha assalito alla Martinica, quando ha saputo che
tutti i porti di Portorico e di Cuba, salvo Santiago, erano gi strettamente
sorvegliati dalle navi da guerra americane. L'ammiraglio spagnolo avrebbe potuto
fare a meno di andarsi a rinchiudere a Santiago de Cuba se avesse ricevuto il
messaggio inviatogli il 12 maggio dall'ammiragliato spagnolo. Questo messaggio
era infatti redatto in questi termini: Situazione mutata dopo vostra partenza.
Vostre istruzioni modificate in modo tale che se ritenete che vostra squadra non
sia in grado di agire con successo, siete autorizzato a tornare in Spagna ed a
scegliere voi stesso vostra rotta e vostra destinazione, che potrebbe essere
Cadice.
Cervera non riceve comunicazione di questo messaggio che parecchi mesi dopo, e
troppo tardi, quando raggiunger la Spagna dopo la distruzione della sua
squadra. L'ammiraglio Cervera non chiederebbe di meglio che di rientrare in
Spagna, ma bisogna prima poter uscire dalla trappola nella quale si  andato a
cacciare, il cui ingresso  ora sorvegliato da tutta la squadra di Sampson,
disposta a semicerchio a meno di cinque chilometri dall'ingresso della baia.
L'idea di affondare una nave nel canale che dal Morro a capo Estrella non misura
che duecento metri affiora naturalmente nella mente dell'ammiraglio americano.
L'incredibile e impossibile Merrimac, che la squadra si trascina come una palla
al piede, avr questo ruolo. L'operazione ha luogo il 3 giugno alle 3 del
mattino. Ma il Merrimac non potr essere affondato correttamente (il tentativo
di bloccare in questo modo il porto di Zeebrugge, durante la prima guerra
mondiale, e quello di Saint-Nazaire, durante la seconda, hanno mostrato col loro
fallimento la difficolt di una simile impresa). Il canale rester aperto.
Tuttavia l'affondamento del vecchio monitor scriver una pagina di eroismo negli
annali della giovane marina americana. L'ammiraglio Cervera sar il primo ad
inchinarsi di fronte al coraggio degli ufficiali e dei marinai che parteciparono
a questo sfortunato tentativo e che serv soltanto a farli cadere prigionieri.
Tre giorni dopo, il 6 giugno, la squadra americana bombarda le difese costiere
spagnole che proteggono la baia. Il bombardamento comincia il mattino e vi
partecipano tutte le navi di Sampson. Il tempo  uggioso: nuvole basse,
acquazzoni, il che permette alla squadra americana di avvicinarsi a meno di un
miglio dalla riva. Il tiro, iniziato alle 7.30, cessa due ore e mezza dopo: i
danni subiti dagli Spagnoli sono considerevoli. L'artiglieria americana ha dato
prova di una reale superiorit; nessuna nave di Sampson  stata danneggiata.
Ci non toglie che Sampson sia preoccupato. La posizione della sua squadra,
costretta a restare in mare cos notte e giorno, non  comoda. Lo  tanto meno
in quanto sta per iniziare la stagione dei cicloni, i famosi hurricanes  che si
abbattono regolarmente sul golfo del Messico e sul mar delle Antille. La squadra
non dispone di alcun riparo che possa permetterle di sfuggire ad una violenta
tempesta. Key West  troppo lontana e recarvisi equivarrebbe a togliere il
blocco da Santiago.
Fortunatamente per gli Americani, la natura ha creato un ricovero naturale a
settanta chilometri ad est di Santiago:  la baia di Guantanamo, che assomiglia
un po' a quella di Santiago. Secondo le informazioni delle quali dispongono gli
Americani, Guantanamo  debolmente difesa dagli Spagnoli. Cos il 7 giugno
Sampson vi invia due sue navi, il Marble-head e lo Yankee, che senza colpo
ferire prendono possesso della baia esterna di Guantanamo. Essi precedono di tre
giorni l'arrivo di un contingente di fucilieri di marina, i cosiddetti marines,
che il 10 giugno mettono piede a terra senza incontrare opposizione. E' la prima
operazione anfibia di questa guerra.
Gli Spagnoli hanno ripiegato verso le alture che dominano la baia, e i marines,
comandati dal colonnello Huntington, dovranno attaccare battaglia in condizioni
tanto pi difficili in quanto i soldati spagnoli, impiegando abilmente l'arte, a
quest'epoca sconosciuta, della mimetizzazione, per mezzo di foglie e vegetali
che li fanno confondere con la boscaglia, si difendono bene. Ma la pressione dei
fucilieri di marina americani  pi forte e ben presto tutti i dintorni di
Guantanamo sono nelle mani del piccolo corpo di marines che si era imbarcato il
22 aprile a Brooklyn e che ha cos stabilito la prima testa di ponte americana a
Cuba. Uno sbarco pi importante avr luogo una settimana dopo, il 21 giugno, in
prossimit di Santiago. E' un contingente di 16.887 uomini che, agli ordini del
generale Shafter, ha lasciato Tampa, in Florida, il 14 giugno.
L'operazione si svolge facilmente il mattino del 21 a Baiquiri, un piccolo porto
a circa venticinque chilometri ad est di Santiago, vale a dire quasi a mezza
strada fra Santiago e Guantanamo. Il 23 tutte le truppe sono sbarcate. Esse
costituiranno una grave minaccia non solo contro Santiago, ma anche contro la
squadra di Cervera, e la loro avanzata obbligher il vecchio ammiraglio spagnolo
dalla barba bianca ad uscire dal suo rifugio. Le truppe americane del 2 corpo
del generale Shafter si trovano di fronte tredicimila Spagnoli ai quali si sono
uniti i membri degli equipaggi della flotta di Cervera. Le forze dovrebbero
dunque essere pari, ma l'organizzazione americana ed il valore delle truppe di
Shafter superano quelli degli Spagnoli comandati dal generale Linares.
I soldati spagnoli sono male equipaggiati, nutriti male e non ricevono il soldo
da parecchie settimane. La perdita della posizione di Las Guasimas da parte
delle truppe di Linares non rappresenta per gli Spagnoli unicamente
l'inconveniente di vedere i soldati americani insediarsi nell'immediata
periferia di Santiago, ma taglia fuori Linares dalla pianura che, pi a nord,
assicura il rifornimento di viveri freschi alle sue truppe.
Il 26 Shafter comunica all'ammiraglio Sampson che il 28 sferrer un attacco il
cui obiettivo  la presa di Santiago. In questo stesso momento l'ammiraglio
Cervera procede ad uno scambio di telegrammi con il governatore di Cuba, il
capitano generale Blanco, il generale Linares e l'ammiragliato in Spagna, i
quali denotano la sua profonda inquietudine e la sua scarsa capacit di
decisione. Tutta questa corrispondenza telegrafica rivela un Cervera desideroso
di coprirsi le spalle e di ottenere, meglio due volte che una, ordini e pareri.
In una lunga missiva datata 26 giugno, Blanco fa osservare all'ammiraglio che la
cattura della sua squadra a Santiago avrebbe il pi deplorevole effetto e che la
guerra potrebbe da quel momento essere considerata vinta dal nemico. Cervera
risponde il 27 in modo abbastanza pietoso: Ho sempre pensato, scrive, che
esistono molti marinai pi capaci di me, ed  un peccato che uno di essi non
possa prendere il comando di questa squadra, nel qual caso sarei felice di
servire sotto i suoi ordini... Interpreto il telegramma di Vostra Eccellenza
come un implicito ordine di tentare una sortita... Vi prego di confermare
quest'ordine poich non lo trovo esplicitamente espresso e mi spiacerebbe molto
interpretare male gli ordini di Vostra Eccellenza. Il 28 Blanco ribadisce il suo
ordine ed avvisa Cervera di restare a Santiago fino al momento in cui la
situazione esiger di uscirne.
Risposta di Cervera: Domando ripetizione delle parole: "quando le cose si
aggraveranno" perch sono inintelligibili... E' evidente che il vecchio
ammiraglio tergiversa. Un aggravamento della situazione si verifica il 10 luglio
e Cervera, se poteva ignorarlo, ne riceve notifica da Blanco in questi brevi
termini: In supplemento ai miei precedenti telegrammi inviati in serata, vi
chiedo di affrettare la vostra uscita al pi presto possibile, prima che il
nemico controlli l'ingresso della baia.
Nello stesso tempo Blanco, che non si fa illusioni sulla determinazione di
Cervera, riferisce al ministero della Guerra a Madrid che Cervera  preoccupato
all'idea di lasciare il suo riparo perch teme che la sua squadra venga
distrutta. Il 2 luglio, alle 6 del mattino, il governatore di Cuba invia questo
telegramma, sar l'ultimo, all'ammiraglio Cervera. Questo messaggio, che porta
la dizione urgentissimo  redatto in questi termini: A causa della disperata
situazione creatasi a Santiago, Vostra Eccellenza deve procedere all'imbarco
degli effettivi a terra e tentare senza indugi di uscire verso l'alto mare.
La giornata del sabato 2 luglio sar dedicata ai preparativi della partenza. I
marinai sono richiamati a bordo degli incrociatori che cominciano a vomitare
torrenti di fumo. I ponti vengono sgomberati di tutti gli impedimenti e le navi
si rimettono in assetto di combattimento. Viene assegnato un pilota ad ogni
nave. Non dimentichiamo che l'imboccatura attraverso la quale la baia comunica
con il mare  singolarmente stretta e che il relitto del Merrimac crea un non
trascurabile ostacolo. La squadra spagnola non ha altra risorsa che quella di
uscire in fila indiana, in linea di fila, come si dice in gergo marinaresco,
vale a dire una nave dietro l'altra, con tutti i rischi che questo comporta.
L'ammiraglio Cervera ha stabilito un ordine di precedenza: in testa la sua nave
ammiraglia, l'Infanta Maria Teresa, poi il Viscaya, il Cristobal Colon e
l'Oquendo. I cacciatorpediniere chiuderanno la fila. E' cos che i begli
incrociatori spagnoli si presenteranno, la mattina della domenica 3 luglio 1898.
Cervera avr fortuna? Nella notte tra sabato e domenica, una delle migliori navi
della squadra americana, la corazzata Massachussets, ha dovuto lasciare il suo
posto per andare a rifornirsi di carbone a Guantanamo. Neanche l'incrociatore
leggero New York  presente: anch'esso ha lasciato la linea del blocco, ma alle
8.45 del mattino, vale a dire mezz'ora prima che la squadra di Cervera si
mettesse in movimento. Motivo della partenza del New York: l'ammiraglio
Sampson, che si trova a bordo, ha ritenuto utile andare a far visita al generale
Shafter, al suo quartier generale di Siboney.
Restano dunque, disposti a semicerchio davanti all'ingresso della baia:
l'Indiana, l'Oregon, una nave che ha raggiunto la squadra dopo aver superato il
capo Horn, la Iowa, la Texas e il Brooklyn. Il tempo  magnifico, il caldo 
temperato da una leggera brezza che soffia in direzione nord-est. Un leggero
filo di fumo esce dalle alte ciminiere delle navi di Sampson: giusto quanto
basta per imprimere la velocit di cinque nodi alla squadra. Improvvisamente
viene dato l'allarme: sono state scorte delle fumate che salgono da dietro le
colline. Alle 9.35 esatte si delinea all'imboccatura della baia la prua sottile
di una nave. Non c' dubbio:  un incrociatore spagnolo che esce...
I segnali multicolori salgono rapidamente sulle drizze delle navi di Sampson. A
bordo delle navi americane risuonano le sirene elettriche, un'innovazione per
quest'epoca, annuncianti l'assetto di combattimento. Nelle sale macchina ci si
d da fare. La prima nave spagnola a mostrare la prua , come stabilito
dall'ordine di battaglia di Cervera, l'Infanta Maria Teresa.
Letteralmente incollati l'uno all'altro a intervalli di meno di duecento metri,
ecco che appaiono il Viseaya, il Cristobal Colon e l'Oquendo. Gli Spagnoli vanno
a tutta velocit;  la loro unica speranza di salvezza  la fuga, e gi
l'Infanta Maria Teresa al cui albero sventola l'insegna dell'ammiraglio
spagnolo, vira verso ovest. Riusciranno a sfuggire agli Americani?
Questi ultimi aprono il fuoco. L'Indiana tira sulla nave ammiraglia spagnola,
poi sulla seguente, il Viseaya. Ma ecco che la squadra americana deve far fronte
agli attacchi delle torpediniere spagnole che, lanciandosi all'assalto delle
navi di Sampson, cercano di rallentarne il tiro attirando il fuoco su di loro.
Il loro assalto viene stroncato: il sacrificio delle torpediniere spagnole non
rallenta neppure per un attimo l'inseguimento della squadra dell'ammiraglio
Cervera da parte delle navi americane. Il tiro delle navi americane ha gi
seriamente danneggiato la nave ammiraglia spagnola dopo la sua apparizione
all'imboccatura della baia: lo splendido e glorioso incrociatore non  pi che
un relitto sconquassato che si arener a meno di dieci chilometri ad ovest di
Morro. La stessa sorte  riservata al Viscaya e all'Oquendo, schiacciati dal
fuoco terribilmente preciso della squadra americana. Anche l'Oquendo si arener:
riuscir a percorrere solo meno di un chilometro in pi dell'Infanta Maria
Teresa. Restano il Cristobal Colon e il Viscaya. Inseguiti dal Brooklyn,
dall'Oregon, dalla Texas e dalla Iowa, essi tentano di fuggire verso ovest.
A sua volta il Viseaya ha le reni spezzate e, combattendo fino alla fine,
l'incrociatore spagnolo si incaglia. E' riuscito a percorrere quaranta
chilometri dall'uscita dalla baia.
Sul mare non c' ora altra nave spagnola che il Cristobal Colon. Riuscir a
sfuggire agli Americani? Lo si pu credere per un momento perch, andando a
tutta velocit, riesce a superare lo sbarramento e a distanziare di qualche
miglio gli inseguitori. Tutta la squadra americana  alle sue calcagna.
Alle 12.23, dopo un inseguimento come se ne contano pochi nella storia navale,
l'Oregon e il Brooklyn si portano a tiro. E' un tiro micidiale, al quale il
Cristobal Colon soccombe come le altre navi. Esso sembra dirigersi verso terra,
all'altezza della foce del Rio Tarquino, novanta chilometri ad ovest di
Santiago. A dire il vero la nave  poco danneggiata, ma il suo equipaggio la
sabota ed essa affonda, nonostante gli sforzi delle navi americane che,
sorprendentemente, cercano di sospingerla verso la spiaggia. Invano:
l'incrociatore spagnolo si rovescia sul fianco e affonda. Trecentoventitr
marinai spagnoli, sui duemilacentocinquanta uomini della bella squadra
dell'ammiraglio Cervera, sono morti. Anche il comandante dell'Oquendo  morto.
L'ammiraglio Cervera viene fatto prigioniero.
Di fronte a questo bilancio catastrofico, da parte americana non si contano che
un morto e un ferito: ambedue appartenenti all'equipaggio del Brooklyn. Le navi
di Sampson, bench danneggiate in varie riprese, sono praticamente intatte. Le
navi americane, che presentavano in totale duecentoventicinque cannoni (contro i
centoquarantasei degli Spagnoli), hanno sparato un totale di seimila colpi.
Nella squadra spagnola, la nave pi danneggiata  stata l'Oquendo, con
cinquantasette colpi, la meno danneggiata il Cristobal Colon, con soli otto
colpi. Gli Americani hanno goduto di parecchi vantaggi sugli Spagnoli, costretti
ad uscire ad uno ad uno dal loro riparo, e sui quali avevano la superiorit del
numero e della precisione di tiro. Inoltre, mentre gli Spagnoli, l'ammiraglio
Cervera in testa, partivano sconfitti, i marinai americani al contrario erano
animati da una forte combattivit. Ad ogni modo la vittoria  totale e il mare
appartiene alle navi battenti la bandiera stellata degli Stati Uniti.
All'annuncio dell'annientamento della loro squadra, gli Spagnoli di Santiago
decidono di bloccare l'ingresso di Santiago, come hanno tentato di fare prima di
loro gli Americani. Allo stesso uso del Merrimac viene ora destinato un vecchio
incrociatore di tremila tonnellate, il Reina Mercedes.
La squadra americana, ritornata davanti a Santiago, effettua un nuovo
bombardamento dei forti. Il tiro delle navi americane, spaventosamente preciso e
micidiale, sembra convincere il comandante della piazza, generale Toral, che
qualsiasi continuazione della resistenza sarebbe disastrosa.
Nel frattempo, il giorno 6, l'incrociatore Alfonso XII, quello che si trovava in
prossimit del Maine al momento dell'esplosione, viene intercettato ed affondato
dagli Americani sulla costa settentrionale di Cuba. Santiago capitola il 21
luglio e in questo stesso giorno un convoglio di otto navi trasportanti
tremilaquattrocento uomini, scortato dalla Massachussetts, dal Colombia, dal
Dixie, dallo Yale e da Gloucester, parte da Guantanamo diretto a Portorico.
La conquista dell'isola  stata, per la sua facilit, un vero e proprio pic-nic,
per citare l'espressione usata dal comandante della spedizione, generale Miles.
Essa si conclude il mattino del 31 agosto, allorch l'ultimo focolaio di
resistenza, il porto di Manzanillo, alza bandiera bianca. La guerra  finita.
Per lo meno nel mar delle Antille.
Ma cosa sta accadendo dall'altra parte del mondo, nelle Filippine, dove abbiamo
lasciato l'ammiraglio Dewey padrone del mare nell'attesa di un corpo di
spedizione che permettesse di assicurare la vittoria sulla terraferma? Parliamo
prima brevemente della situazione nelle Filippine. Essa  piuttosto complessa.
Cos come a Cuba, gli Spagnoli sono da parecchi anni alle prese con una rivolta
armata. L'anima di questa rivolta  un giovane di ventinove anni, intelligente e
orgoglioso, Emilio Aguinaldo.
Contrariamente a quanto accade nella stessa epoca a Cuba, gli insurrectos delle
Filippine sono dovunque vittoriosi, tanto che mentre Dewey trionfa sulla squadra
spagnola davanti a Manila, tutto il paese, eccetto questa citt, si  gi
completamente sottratto al giogo spagnolo. Avere sconfitto gli Spagnoli  un
bene, ma ora bisogna trattare con Aguinaldo, e questo giovane comandante si
rivela ben presto intrattabile. Tanto pi che, ancora prima della vittoria
navale di Dewey, egli ha gi proclamato l'indipendenza delle Filippine e non
intende che gli Americani la rimettano in discussione.
Aguinaldo ha reso noto a Washington di non essere affatto disposto a perdere un
padrone per acquistarne un altro. La situazione  inoltre peggiorata dal fatto
che i primi contatti tra Dewey ed il suo intransigente interlocutore sono
pessimi. Dewey, vedendo che non pu ottenere nulla da Aguinaldo, decide di
temporeggiare fino all'arrivo del corpo di spedizione comandato dal generale
Merrit. Ma questo non accade tanto presto, e a San Francisco, dove  stato
riunito il corpo di spedizione per l'imbarco, le cose vanno per le lunghe.
Merrit ritiene di essere stato escluso dal vero e proprio teatro delle
operazioni, secondo lui Cuba, e non si mostra troppo sollecito. Il 25 maggio un
primo contingente di duemilacinquecento uomini, posti sotto il comando del
generale Anderson, che aveva servito fino ad allora in Alaska, lascia San
Francisco a bordo di tre piroscafi adattati al trasporto delle truppe.
Dopo uno scalo trionfale ad Honolulu e la conquista, al passaggio, della
minuscola isola di Guam, dove la debole guarnigione spagnola ignora persino
l'esistenza della guerra con gli Stati Uniti, il 1O luglio, due giorni prima
della distruzione della squadra di Cervera nelle acque cubane, il convoglio
arriva nella baia di Manila. Intanto Aguinaldo non  il solo a dare del filo da
torcere all'ammiraglio Dewey. Un'altra fonte di preoccupazioni  l'ammiraglio
tedesco Dietrich, che il Kaiser ha inviato nelle Filippine con una squadra di
cinque navi, col pretesto di tutelare gli interessi dell'impero tedesco. Questa
squadra, il cui tonnellaggio  superiore a quello della squadra di Dewey, si
comporta nella baia di Manila come se si trovasse in una zona di conquista
eclissando gli Americani.
L'arroganza degli ingombranti Tedeschi provocher qualche incidente. Il pi
grave, che costituisce un vero e proprio intervento nel conflitto,  il
trasporto ad Hong-Kong, ad opera dei Tedeschi, del governatore spagnolo, il
capitano generale Augustin, sottratto cos ad una probabile cattura da parte
degli Americani. Anche altre navi neutrali, appartenenti a marine da guerra
straniere, si trovano in quest'epoca nella baia di Manila: Inglesi, Francesi,
Giapponesi.
Il 19 e il 25 luglio nuovi contingenti americani arrivano dagli Stati Uniti. Con
l'ultimo si trova il generale Merritt. Il 13 agosto la squadra di Dewey apre il
fuoco contro le difese spagnole di Manila. Il bombardamento dura un'ora. Alle
due e mezza del pomeriggio, dopo trattative iniziate nelle tarda mattinata,
Manila capitola e la bandiera americana viene issata sulla citt.
Il bombardamento non  stato altro che un pretesto offerto, d'accordo con lui,
al governatore spagnolo per capitolare, tanto grande  il suo timore di essere
sopraffatto dagli insorti che accerchiano la citt. Resta ora da estendere
l'autorit americana su tutto il resto del paese.
I rapporti tra Aguinaldo e gli Americani non migliorano con l'arrivo del
generale Merritt. Il comandante del corpo di spedizione americano va ripetendo
di avere ricevuto istruzioni di ignorare il capo degli insorti e di non trattare
con lui. Questa  una pura invenzione di Merritt, che non ha mai ricevuto tali
direttive. Al contrario, gli  stato ordinato di non provocare una rottura con
gli insorti.
Ma, almeno all'inizio, il comportamento di Merritt non sembra conformarsi a
questa linea di condotta: per quindici giorni egli rifiuta qualunque contatto
con Aguinaldo e i suoi uomini. Il console americano a Manila, Williams, che ha
una visione pi realistica della situazione, avverte il Dipartimento di Stato,
ma invano. Avvalendosi dell'influenza che ha su Aguinaldo, propone allora a
costui una forma di unione politica con gli Stati Uniti, il che gli vale un
diniego tanto fiero quanto ironico. Vi ringrazio, scrive Aguinaldo, in tutta
sincerit dello zelo, e dell'ingenuit da voi dimostrati nel descrivere i
benefici di cui godrei per mezzo di un'unione col vostro paese... ma il mio
popolo potr crederlo?
Si  ben lontani da un tale progetto di matrimonio. La diffidenza verso gli
Americani risale all'inizio del loro intervento. Nel momento in cui poneva
l'assedio a Manila, Dewey ha avvertito Aguinaldo che i suoi uomini dovevano
tenersi lontani dalla citt e non erano autorizzati ad attraversare il fiume
Manolele, che sarebbe stato considerato una frontiera naturale fra la citt e
gli insorti. In caso contrario le navi americane avrebbero aperto il fuoco su di
loro. Dopo la vittoria sugli Spagnoli, la presenza degli Americani non tarda a
pesare, tanto pi che i Filippini vedono arrivare sempre pi numerosi
contingenti americani, come se il governo degli Stati Uniti avesse l'intenzione
di occupare il paese. Questa liberazione assomiglia molto ad una conquista. I
preliminari di pace con Madrid comportano del resto una chiara clausola in
proposito, che accorda agli Americani una specie di titolo di propriet su
Manila, il suo porto e la sua vasta baia. A carattere temporaneo, certamente, ma
ci non rassicura Emilio Aguinaldo e i suoi uomini.
Il trattato di pace, firmato in dicembre, conferma le apprensioni dei
nazionalisti filippini, che hanno proclamato un governo provvisorio, poich in
effetti la Spagna cede agli Stati Uniti tutti i suoi diritti sulle Filippine,
che diventano una colonia americana. Cos la nazione americana, essa stessa
colonia, che si era conquistata l'indipendenza e la cui morale politica era
fondata sull'anticolonialismo, diventava, in seguito a questa guerra, una
potenza coloniale in Asia...
Essa si trova ormai di fronte, come prima di lei la Spagna, ad una vera e
propria insurrezione e gli insorti filippini arrivano ben presto a sessantamila,
un buon terzo dei quali  equipaggiato con fucili moderni. Aguinaldo spera che
il Congresso americano non ratifichi il trattato di Madrid, ma ancora una volta
le sue speranze sono deluse e la ratifica ha luogo il 5 febbraio. Una guerra
terribile, crudele e spietata scoppia allora nelle Filippine. Negli Stati Uniti
la stampa ha fatto credere che l'esercito americano avrebbe presto avuto la
meglio su questi banditi, ma bisogna smorzare il tono e gli Americani devono
inviare continuamente nuovi effettivi, senza per ottenere risultati decisivi.
1899-1900, questi anni della Belle poque sono nelle Filippine anni di duri
combattimenti e di devastazioni. La cattura di Aguinaldo, nel 1901, porta un
colpo decisivo all'insurrezione che declina rapidamente. Il 4 luglio 1904 giorno
della festa nazionale negli Stati Uniti, il presidente Roosevelt, succedendo al
presidente McKinley assassinato, proclama la fine della guerra e
dell'insurrezione. Gli Americani si insediano da padroni nelle Filippine. Per
annunciare l'annessione delle Filippine viene stranamente scelta la data del 4
luglio, giorno che si chiama Independence Day.
Ma torniamo al 1898: la Spagna, che ha subito due sconfitte di Trafalgar a poche
settimane di distanza l'una dall'altra, una in America e l'altra in Asia, e che
ha preferito l'onore senza navi alle navi senza onore, chiede i buoni uffici
della Francia per negoziare la sospensione delle ostilit. Il messaggio viene
presentato a Washington da Jules Cambon il 26 luglio, giorno in cui gli
Americani issano la loro bandiera su Portorico. Il 10 agosto viene firmato a
Washington un protocollo. Il 1 ottobre i plenipotenziari spagnoli ed americani
si riuniscono a Parigi per preparare il trattato di pace che viene firmato il 10
dicembre. Le negoziazioni vengono condotte sotto la minaccia di una spedizione
americana alle Canarie...
La Spagna rinuncia a Cuba e cede Portorico e tutte le altre isole da lei ancora
possedute nelle Antille, oltre a Guam nel Pacifico ed alle Filippine. Per queste
ultime gli Stati Uniti versano alla Spagna una somma di venti milioni di
dollari. Le ultime vestigia del vecchio e glorioso impero spagnolo, che d'ora
innanzi ripiegher sull'Europa, scompaiono cos dall'orizzonte della storia,
mentre sorge una nuova potenza mondiale la cui nascita coincide con l'inizio del
XX secolo.

FINE.















