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Della Sintesi e dell'Analisi
. di Paolo Costa.



con elogio dello stesso scritto da

FRUTTUOSO BECCHI e lettera di PAOLO COSTA



ELOGIO

DI PAOLO COSTA

SCRITTO DALL'ABATE

. FRUTTUOSO BECCHI.

SEGRETARIO DELL'ACCADEMIA DELLA CRUSCA



In Ravenna, Citt sacrata dalle ceneri di Dante, ebbe i natali Paolo Costa nel 13 Giugno 1771 di nobile ed illustre prosapia1. Toccava il nono anno, quando locato nel patrio collegio a coltivare l'alacre ingegno, di che sortillo natura, gl'intervenne quella mala fortuna, che fra noi suole pur troppo intervenire, d'avere cio cos miseri insegnamenti, che mentre tanti anni dur a porgere pazienti le orecchie a'maestri del latino idioma, gli parvero, com'ei s'espresse, " Virgilio e Flacco arabi e goti" 2. Ma sentendo di per se quanta fosse la gravezza di questo danno, am di recarsi a Padova in sul fiorire della giovinezza, siccome a Citt, dove in allora per la rinomanza di sovrani maestri, e per quella in specie del Cesarotti, e dello Stratico, parea che la sapienza avesse riposto il suo maggior seggio. Era grande, o Signori, l'ingegno, grande la dottrina del Cesarotti, e dal suo labbro scorrevano

	"Come mel dolci d'eloquenza i fiumi."

Purtuttavolta, sia detto con pace di tali che in questa et non tollerano cos fatte avvertenze, soverchio  amore egli portava alle oltramontane bellezze, e per lui le menti giovanili lasciate le rive dell'Arno,

	"Correano insanamente a cercar fiori

	Per la Scozia3."

Il Costa peraltro, che avea la mente e il cuore pei concetti e per gli affetti italiani, ben si avvide che quello squallore di rupi, quell'orridezza di boschi e quel precipitar di torrenti mal s'addiceva al sereno cielo e al ridente suolo d'Italia. Il perch sdegnoso di andar dietro le poste del famoso Maestro, tutto si volse sullo studio degli antichi scrittori, ai quali chiunque s'accosta, secondo la sentenza del Perticari,"  per l'uso dello sporre e per lo modo dell'ordinare le immagini e le voci prende accendimento nell'amore del bello e del vero, e crea cose belle e vere" . Ma ecco che di repente scendono dalle Alpi armi straniere, ed altra volta si veggono

	"Bever l'onda del Po Gallici armenti."

Coloro che mal comportavano spento da lungo tempo il rinomato splendore di questa classica terra, a grandi speranze levarono il cuore: e il Costa, che era di quel numer'uno, intermise gli studj per servire ai grandi e solenni bisogni della patria, sia col tenere l'ufficio di Municipalista in Ravenna, che a popolo si reggeva, sia col soddisfare in Bologna ai debiti d'altri pubblici incarichi, ai quali gli veniva aperta la via della molta sua virt, che il fece pur sedere ai non bene augurati Comizj di Lione. Presto per s'accorse come sia tristo dono la libert che viene dalle mani dello straniero, essendoch essa ora a licenza ora a tirannide piegava; e laddove fraterna concordia e tutte cittadine virt doveano aver vita, i rancori, i tumulti, le rapine, gl'incendj, le guerre domestiche, religiose, crudelissime si moltiplicavano. Laonde nella compagnia del Marchese di Montrone, di Dionigi Strocchi e di Pietro Giordani, cos chiari  lumi dell'italica letteratura, ai pacifici studj si ricondusse. Vero egli , che da un lato, come inannzi toccai, era di mal seme cagione alle patrie lettere quel grande che diede veste italiana al Cantor di Fingallo, e dall'altro il Frugoni avea aperta la strada a que'miseri rimatori, i quali si perderono in concetti, che " nella lor vanit parean persona" . Scopo morale o civile non aveano, o se pure l'aveano, era talmente vago, che per poeti della loro nazione, n del loro secolo, i posteri non gli possono, n gli potranno tenere. Il Parini peraltro, quel vecchio venerando, che, a dire del Foscolo4, per le antiche tirannidi e per la nuova licenza fremeva, non meno che per le lettere prostituite e per tutte passioni languenti, e degenerate in vile corruzione, la poesia all'antico ufficio richiamava. Altri cooperavano a tanto: e chi  mai  cos ingrato che non ricordi almeno Vittorio Alfieri, e pi a vostro che a mio nome vo'dirlo, o Accademici, che mi sedete dinanzi, quel Vincenzio Monti, di che non venne, n verr meno la fama? A questi rigeneratori di nostra letteratura and dietro il Costa, che tanto amore portava agli antichi maestri; e bene si parve, quando chiamato a professare gli umani studj nel Liceo di Treviso, e poi in quello di Bologna, condusse i giovani dalle torbide fonti, alle quali soleva guidarne l'usanza, a quella casta purit, onde si segnalarono i nostri primitivi scrittori. E sebbene venisse tempo, in che per sovrano decreto cess quel modo di pubblico insegnamento, non ristette il Costa dal tener cattedra nella propria casa, ove accorrevano spontanei quei cari giovani, cui  dato di conoscere che in tanta calamit dei tempi non vi  conforto maggiore della sapienza. Il perch, a giusta ragione potette dirsi, che a simiglianza dei greci filosofi, nei ritrovi, nei passeggi, nella domestica consuetudine, nella solitaria quiete della villa (di che dilettavasi  sopra modo) con mirabile evidenza le pi profonde dottrine esplanava5. Ma a viemeglio testimoniare com'egli meritasse bene di quello zelo, onde fu procacciato il nostro letterario restauramento, vagliono le opere che rimangono, e rimarranno e serbarne cos onorata memoria.

Lo fecero alcune venire in fama di eccellente Poeta, e fra queste si parano innanzi le ottave per lo sperato arrivo del Canova in Bologna, che fingono un tempio, ov'erano raccolte le mirabili sculture di quel divino Artista, che parve mandato dai Cieli a mitigare colle sue opere i tristi, e vili casi della misera Italia. Al quale componimento non star io a dar lode, poich fu per un Giordani sentenziato, che come il poeta ci rappresenta i sembianti e le passioni dal grande scultore raffigurate, cos ci commuove ad ammirazione, a tenerezza, a piet, ci fa dolere, tremare, venerare, che alcuno direbbe non essersi invano da lui invocato al suo cantare il genio dell'Ariosto6. L'inno al vero Giove con quelle nobili fantasie, con quei vivi colori come ne muove l'animo! Chiunque delle buone arti abbia e intelletto e sentimento non pu non tenerlo fra le cose che venute dalle Grazie italiane pi s'accostano all'eccellenza de'Greci e de'Latini. Dell'epistole e dei sermoni chi  mai che non vegga il lepore, la grazia, la maturit del giudizio, e non dolgasi seco medesimo che poco adoperasse il Costa in questo genere di poesia, onde riprende la presente generazione, e de'suoi vizj la fa vergognare? E chi non sente dilacerarsi il cuore all'immagine dello sventurato Lacoonte, e de'suoi innocenti figliuoli, cos vivamente descritti, quando si restituirono alla nostra Italia i portenti della Greca Scultura, rapitine da un Italiano conquistatore, e portati, per valermi di note espressioni, fra i rigori e le nebbie della Senna, come nuovo premio di vittoria insolente?7 N gli venne meno l'ingegno quando le cose greche e latine, nel patrio idioma trasport. Forse taluni un po'troppo severi avranno alcun che a desiderare nell'Arte poetica, onde egli dal mondo si accommiatava. Ma comunque ne giudichino, rimarr essa a far testimonio di quanto il Collega, che non  pi, zelasse l'onore di nostra letteratura. Gi cresce fuor di modo la superbia di quella scuola, che della poesia fiore d'umanit, letizia della vita, si ride; che vuole abolito quel codice poetico, il quale tanto giov al bello delle arti; che i grandi maestri mette in dispregio; e quasi  comune il grido non dovere i forti e liberi ingegni andar dietro le orme d'altrui: la imitazione degli antichi esemplari sentir troppo di vile schiavit e di cieca superstizione: essere o stolte o almeno inutili le regole, ond'essi nelle loro dottrine ci ammaestrarono, e doversi ognuno a suo modo segnalare. Ma da chi vede cos quali opere ci vengono mai? Se l'Italia dovesse ora salire in pregio per gli scritti degli sfrenati fra i novatori, sarebb'ella la maraviglia delle nazioni, come un d la fecero gli avi nostri? Ah si guardino gli uomini una volta in seno, e non gli tragga in inganno una cieca e folle estimazione di loro medesimi! Come nella politica, cos nella letteratura l'ebbrezza del nuovo porta in precipizio le cose pi sante: e dove si cercava la libert sorge l'anarchia, che poi consuma se stessa, perch gli estremi mali non durano. E i savi non fecero plauso al gusto signoreggiante. Lord Byron non chiamava egli i nostri tempi, tempi di corruzione e di decadimento? De'suoi capolavori non si pentiva? Non difendeva egli il Pope, non accusava il Shakespeare? E prima di lui non vi fu pur chi disse: Dominar l'abuso, tacer la ragione e declinar l'arte; vivere spregiato e morir nella miseria chiunque tolga a scrivere con giudizio, con arte, con decenza; gittar via perci Sofocle, Euripide e Terenzio, e scrivere da insensato, ma scriver pel pubblico, non per se; e fare ogni sforzo per ottenere un applauso, di cui poi si vergognava?8 Ben fece adunque il nostro Costa ponendo opera in quella parte della vita, che  ai consigli cos confaciente, a dettare le leggi ora richieste dal gusto e dalla ragione a bene scrivere in poesia, e certo gliene sapranno grado quei buoni italiani, che sentono ardente la brama di veder finalmente le arti e le lettere tutte rivolte a provvedere ai veri bisogni di questa et, al decoro del nostro nome ed all'utilit della patria comune.

Non esser di tutti il riuscir gran poeta e di pari tempo gran prosatore,  cosa notissima. Il Costa per altro fu di quei pochi, ai quali cos rara fortuna  riserbata. Perciocch, non altrimenti a questo autore del Procida e dell'Elogio di Leon Battista Alberti, scrisse versi elegantissimi, e fu prosatore eccellente; ed avendo gi fatto discorso dei versi, or delle prose imprendo a parlare.

Allorch Giulio Perticari, quasi arbore percosso dal fulmine, ci fu tolto, il nostro Accademico, che delle sue virt era stato per lungo tempo il testimone, prese a dire di che lume e di che bont s'avesse l'ingegno, quanto in lui fosse l'amore della patria, e come cogli studj e coll'opere compiesse il debito, che ha l'uomo di lettere col secolo in che vive. E quella prosa cos ricorda l'immacolato e gentile eloquio dei padri nostri, cos  piena di nerbo, di vigore, di filosofia, cos procaccia affetto e riverenza all'illustre trapassato, che quegli stessi, i quali non avranno per avventura da invidiargli le tante glorie e tante, gl'invidieranno certo il bell'elogio del Costa. Vari aveano scritto della vita di Dante, ma quella che egli ne stese, non va ella innanzi a tutte cos per l'energia dello stile, come per la profondit dei pensieri? E se gl'Italiani per antico vizio non fossero cos incuranti delle proprie cose e del proprio valore, se della patria sentissero una miglior carit, non sarebbero stati su di quell'opera medesima in tanto silenzio, mentre poi  fecero lieti un eco ai Francesi, che levarono al cielo la vita dell'Alighieri, scritta dal Fauriel. Che se alla storia della prosapia, del nascimento, degli studj e dell'opere di Dante fece precedere il Costa la narrazione degli avvenimenti, in mezzo ai quali si form e crebbe quell'altissimo ingegno, ottimo divisamento si fu questo, e gli venne in animo perch si vedesse " che le umane lettere, comecch prosperino talvolta sotto i Principi, pure trovano pi facile alimento ed impulso in quelle variet e mutazioni di stato, in que'tempi, in que'governi, ove gli uomini sono condotti dalla quiete e oscurit domestica nel tumulto dei negozi civili e nella pubblica luce" 9. La Divina Commedia, onde l'Alighieri ricondusse la poesia all'ufficio veramente santo di trarre i popoli a civilt e farsi amici della sapienza, and come l'Iliade per tutte le nazioni, e mosse a venerazione i sapienti. Ma la natura de'tempi, in che ella fu scritta, la rende in alcuni luoghi oscura, e perci ne bisognano, e ne bisognarono gl'interpreti, i quali peraltro non furono sempre portatori di luce. Anzi a ben conoscere ci che fu espresso sotto il velame delli versi strani, giova soventi volte il proprio giudicio pi presto che quello degl'Illustratori seguire, ch essi non di rado son usi far parlare il divino poeta a loro volont; e voi sapete, o Signori, di quante stranezze lo fecero, e non cessano ancora di farlo stromento. Ben altrimenti s'adoper dal Costa, il quale avendo preso a comentare il Poema Sacro, pone sott'occhio tuttoci, che di buono nell'altrui chiose si ritrova, e amico non alle proprie sentenze, come gli stolti fanno, ma al vero, chiarisce con brevit di note gli oscuri sensi dello sdegnoso Ghibellino. La qual opera torn in grande utilit delle lettere Italiane, cui rendette altres il Costa un singolare servigio intendendo, quasi solo, alla pubblicazione del Dizionario Bolognese, che se venne mostrato non spoglio di mende, niuno pi di voi, o Accademici, si terr lungi da maraviglia, che per esperienza sapete come sia ardua impresa e malagevole raccogliere, e ordinare la sorprendente e multiforme ricchezza di nostro gentile idioma. A questo lavoro in brevi anni compito10 molti altri potrei aggiungerne; ma non sembrandomi dicevole abusar troppo colle mie parole della vostra cortese indulgenza, ai maggiori mi fermo, ed incomincio dall'aureo trattato sull'Elocuzione.

Che la elocuzione sia il cuore della eloquenza, lo disse, e con ragione, lo Speroni11; ma i Retorici, dandone i precetti, non si vedono cos di frequente internarsi nella ragione del bello oratorio e poetico, ma dare piuttosto troppo minuti, e troppo sterili e freddi precetti."  E questo fa che la giovent esca da quello studio pasciuta di  vano suono di parole, ed ignara di quella Filosofia, che sola insegna a conoscere quali sieno le forme a ciascuna specie di scrittura convenienti, e a dirittamente usare secondo i diversi casi le regole. Per siffatte mancanze interviene che la pi parte degli uomini s tortamente giudicano e delle poesie e delle prose, che talvolta tengono per buono il pessimo e per ispregevole il naturale; e che que'pochi, che si accorgono dell'errore e desiderano di scrivere lodevolmente, sono obbligati di cominciare da capo gli studi, e di cercare le cagioni dell'arte per entro le gravi opere de'Filosofi, e spesso inutilmente per distruggere i mali abiti formati alla scuola" 12. Ci ben vide il Costa, e per fu egli sollecito di dare sulla elocuzione quei precetti che dall'indole dell'intelletto e del cuore umano si ricavassero. In brevi pagine il fece, ma nella brevit fu somma la sapienza, e col suo piccolo libro diede all'Italia un prezioso dono; ch tutto  in esso evidenza e chiarezza, sebbene  conduca la mente alle pi riposte ragioni dell'oratoria e della poetica. E mentre di queste ragioni discorse, non fu certo il Costa come quell'antico Tiresia, che cieco per se, apriva gli occhi ad altrui. Vi studino per tanto i giovani, vi studino i maestri, e cesseranno una volta quelle strane scritture che tanto inviliscono la nostra letteratura. Imperocch  questa l'opera, come sapientemente ne giudic il Perticari, non di un meschino retore, ma di un grave filosofo. E che tale si fosse, ancor pi aperto si rende per le sue opere ideologiche, cui ora rivolgo il discorso.

Due grandi esempj di filosofiche discipline ci vennero dalla Grecia tramandati, uno da Platone, e l'altro da Aristotele. Presupponeva il primo le idee universali, e da esse la natura delle cose deducevane; laddove il secondo tenea per fermo che quelle idee dalle particolari provengano, merc della osservazione e della sperienza. Splendido ed elegante scorreva l'eloquio di Platone, non quello di Aristotele; talch direste che quegli  pi alla ornata locuzione che alla ragion del discorso intendesse; e questi pi presto a ben ragionare che a ben dire. Ond' che il Tasso non potette ristarsi dal confessare, che quantunque assai spesso si andasse avvolgendo nelle cose scritte da Platone, e quasi per le sue vestigia medesime, ci gli avveniva pi per vaghezza del bello stile che per amore della sapienza13. E gli antichi nostri che non meno di quell'infelice furono della vera sapienza amatori, non concessero alle opinioni Platoniche di gittare in Italia profonde radici. Di qui i forti esempj, di qui i liberi detti, di qui le generose sentenze, pi alla pubblica che alla privata prosperit giovevoli, che si trovano nelle loro opere. E se venne tempo in che Cosimo e Lorenzo de'Medici, fra quelle danze, e giostre, fra quei canti carnascialeschi, avendo pur mestieri d'una filosofia, la Platonica prescelsero, chi va dentro ai pi  riposti artificj della politica di que'tempi, cos ne intende le ragioni, che non monta il dirle. Iddio peraltro non tard a mandare in sulla terra la grand'anima di Galileo, che riconducendo gl'insegnamenti ai metodi sperimentali aprisse la strada a quelle dottrine, che combatterono e vinsero la fantastiche e perniciose opinioni del sistema platonico. Purtuttavia gl'Italiani dimentichi dei mali che elleno ne aveano cagionati, e vilmente vaghi di ci, che ne viene dagli stranieri, la nostra antica scuola abbandonano, e tornano or dietro a una filosofia, che asconde la sua vanit sotto la pompa di oscure e misteriose parole, e che pascendo gl'intelletti di chimere si fa stromento della peggiore delle schiavit, della schiavit del pensiero. Al buon Costa ne piangeva il cuore; e poich nei grandi mali non  solo a dolersi, ma ad oprare, tolse a scrivere delle filosofiche dottrine. Parl in prima della Sintesi e dell'Analisi, mettendo in aperto alcuni errori, in che furono tratti il Condillac ed il Tracy, e addimostrando che il vero metodo d'insegnamento  il sintetico, quello cio che poggiatosi sulla sperienza, e sull'osservazione comincia dai fatti pi semplici, e gradatamente alle cose pi composte procede. E non fia per questo lavoro poco argomento d'onore il dire che la Francia istessa d'ogni vanto altiera, ed invida anzi che no delle Italiche glorie, il volle tradotto nel suo idioma. Un trattato per altro di Filosofia secondo quel metodo stava ancora fra i desiderj degl'Italiani, e il Costa fu quegli che cel don coll'opera veramente classica"  Del modo di comporre le idee e di contrassegnarle con vocaboli precisi a fine di ben ragionare; e delle forze e dei limiti dell'umano intelletto" . Nella quale mostr senza quelle ambagi, senza quelle sottili e vane speculazioni, che or tanto piacciono, l'origine delle idee, e la loro generazione; la natura del ragionamento chiar, diedene a vedere la sua potenza e i suoi confini, e fece pur conoscere per quali modi possono aiutarsi ed accrescersi le forze mentali, sia pel ritrovamento del vero, sia per l'esempio delle arti. E tanto  l'ordine che vi regna, tanta la chiarezza, tanta la purit dello stile e della lingua, che non posso fare a meno di ripetere anch'io: "L'Italia dopo cinquecento anni da che si rifior de'gentili studj, pu non pochi vantare, che d'eloquenza e di poesia eguaglino il Costa, ed anche il vincano, ma n uno potrebbe additarne che meglio e pi rettamente ed acconciamente scrivesse di cose ideologiche"14.

Quest'opera per altro che rimarr ai posteri siccome un propugnacolo della Filosofia Italiana, ahi! tristo caso, non ai concittadini sacravasi; ch una politica tempesta, non ha molto insorta, balzava a Corf il Costa per gli anni e per la sapienza venerando; e perch s'avesse un testimonio durevole del suo tenero affetto la terra, che fu madre antica dell'Italico sapere, e a lui fu di ricovero, di riverenza e d'applausi cos generosa, volle che all'Jonica giovent quell'opera medesima s'intitolasse. N quella reverenza, n quegli applausi gli fecero dimenticare il terreno nativo; ch anzi stavagli di continuo innanzi alla mente, e qual'altro Alighieri sospirava di riposarvi l'animo stanco dagli studj e dalle sventure. Il qual desiderio, che sorge negli uomini, quando hanno pi alto l'ingegno ed il cuore, non rimase incompito, essendoch a Bologna potesse il Costa ritornare. Ma quasi addivenisse ci, perch in quella Citt, che egli amava su tutte le Italiche, avessero eterno e onorato riposo le sue ceneri, indi a non molto forte infermavasi, e nei 20 Dicembre del decorso 1836 perdette l'Italia questo suo raro ornamento.

Fu grande il dolore dei buoni, e in lui piansero estinte non solo le pi belle doti dell'ingegno, ma ancora quelle dell'animo. Ch il Costa fu uomo integro senza ambizione di onori e di potere, e lealissimo; parlando anche i pi odiati veri senza temere il maledire dei superbi. La sua lealt peraltro e l'altezza della sua mente gli partorirono nemici, e questi il ridussero a tale che fu per lasciare in eterno abbandono gli studj. Ma la Dio merc si lev a conforto una voce piena di sapienza e di amore, e "Esci dalla tua tristezza, gli disse; esci dalla tua tristezza, e pensa che devi vivere per la gloria, e non per questa maladetta canaglia di vivi, e degli avversari d'ogni bene. Imitiamo gli antichi Cristiani che si gloriavano nello scandalo della Croce. Son di presente gli studj lo scandalo degli ignoranti. E noi gloriamoci in questo beatissimo scandalo, che ci frutter il cibo della mente, che  il primo bene della vita, e la buona fama che  la seconda vita dopo la morte. Tutte le altre cose son misere, e vili, minori a te; lasciale dunque, e guardale solo per ispregiarle; e ricordati che tu devi molto al tuo nome, e all'onore di questa povera Italia; e che sarebbe gran colpa se ti rimanessi da'tuoi studj. Non dar questo trionfo a gente che la si debbe punire facendola rodere eternamente d'invidia. Chi vivea pi travagliato del tuo Alighieri? Componiti a quello specchio, ed usa della tua bile non per morderti la lingua, e tacere, ma per versarne sulle carte quanta puoi, e quanta l'iniquit degli sciocchi il permette15."

A queste parole fece cuore il Costa, e bello si fu il vederlo tosto rivolgersi a dire che alla religione16 fan sodo cemento le opere di carit; dai frutti opimi, non dal lussureggiar delle fronde e de'fiori conoscersi la pianta; non ascoltare il Cielo i villani prieghi di chi abbia sorde le orecchie ai Vangeli; non onorare Iddio chiunque offenda gli uomini e non abbia in petto faville di piet, ed essere per le mal'opre di tali, che dovrebbero farsi maestri agli altri, se il mondo fallace confondendo l'umano col divino irride talvolta audacemente alla dottrina che ci venne dal Cielo. Odiava il Costa le chimere, gli oziosi, gli scostumati, i superbi vituperava, e i corruttori del sano gusto non potea tollerare. E perch gl'interni affetti non riuscivagli tradire, alcune volte trapassava i termini di quella mansuetudine, che i filosofi sono pi pronti ad insegnare, che ad usare, ed in forti ed aspre parole rompeva. Degli studj e degl'ingegni era uso giudicare severamente, ma coi giovani ad indulgenza piegava; perch non voleva che l'acerbit ponesse ostacolo al buon volere, e gli rendesse inerti al bene della patria. Lo tacciarono alcuni di non fermo volere. Ma chi abbia fior di senno porr egli sempre a peccato il cangiar di sentenza? E nol chiede tal volta la conoscenza de'propri errori, tal altra il vedere come son bugiarde le lusinghe degli stranieri, e come  infida e sospinta da contrari venti l'onda di plebe? Fu pure incolpato d'esser nemico dell'Italica rinomanza; ma quanta sia l'ingiustizia e l'inverecondia di quest'accusa, il dicono le opere lasciatene, nelle quali raccomando ai giovani di studiare il pi che possono. La sua Ideologia in specie vorrei che fosse nelle mani di tutti. Perciocch in questo secolo, che tanto si vanta di civilt e di progresso, ell' gran vergogna che l'et giovanile, in che tante speranze riposano, si lasci trascinare in fantastici sistemi, in errori, in delirj pi strani delle fole antiche. Non bisogna esser di quelli che datisi in preda dei sensi non miran pi oltre della materia, ma neppur bisogna esser degli altri che mirando tropp'alto trasformano gli uomini in tante divinit. La Filosofia del fatto e dell'osservazione  la filosofia per eccellenza; e noi Italiani dobbiamo insieme col Costa rialzarla qui dove stette in piedi per lunghi secoli. Rammentiamoci che questa  la patria di Galileo; rammentiamoci le pene, i sacrificj, la carcerazione, che egli sostenne per cosiffatta filosofia, la povert infine, i fastidj, i maltrattamenti de'suoi discepoli; e non siamo cos ingrati verso que'martiri della sapienza, da insultare alla verit delle loro dottrine, e minorare la grandezza a che essi inalzarono il nome Italiano.


NOTE



1 	I suoi genitori furono Domenico Costa Ravennate e Lucrezia  Ricciardelli Faentina.

2 	V. il Carme indiretto al Conte Gio. Antonio Roverella.

3 	V. la Lettera sopracitata.

4 	V. le Lettere di Jacopo Ortis.

5 	V. l'elogio di Paolo Costa scritto con tanta grazia di stile dal chiarissimo Sig.  Paolo Francesco Rambelli.

6 	V. nelle opere di Pietro Giordani (vol. V) la lettera al celebratissimo Antonio  Canova.

7 	V. l'Elogio dell'Alessandri scritto dal Niccolini.

8 	Lopez di Vega.

9 	V. la  Vita dell'Alighieri scritta dal  Costa.

10 	Dal 1819 al 1828.

11 	V. Dialog. della Rett. p. 6.

12 	V. l'introduzione al Trattato dell'Elocuzione.

13 	V. il Cataneo, ovvero delle Conclusioni.

14 	Cos s'espresse il Ranalli nell'elogio di Paolo Costa.

15 	V. le Lettere di Giulio Perticari.

16 	V. il  Sermone su gl'Ippocriti.


. 

. LETTERA

DELL'AUTORE

. A FERDINANDO RANALLI.

CHE PU SERVIRE D'INTRODUZIONE

ALLA PRESENTE OPERA

" 
Il nostro Bartoloni mi dice, che desiderate una mia Lettera, che dichiari il fine, al quale scrissi la mia operetta ideologica. Parmi che questo sia manifesto da essa: nulladimeno vi far  brevemente un'altra dichiarazione."

"  necessario, per togliere la infinita confusione che  nelle scienze ideologiche, di dare ai vocaboli un determinato valore. Io sostengo che questo non si pu ottenere, come pensava il Locke, colle definizioni (le quali sono scomposizioni delle idee), se prima le idee non sieno state ben composte; sostengo che queste non si possono compor bene, se prima non si conoscono quali ne sieno gli elementi semplici; sostengo che gli elementi semplici sono le reminiscenze relative alle sensazioni, e che le idee si compongono di s fatti elementi, e del sentimento dei rapporti delle une e delle altre, cio dei giudizii. Da ci consguita che l'esperienza (se l'esperienza vale ci che si sente mediante l'attenzione)  il fondamento della scienza umana. I Kantisti ed altri filosofi distinguono le idee in idee " soggettive"  e in idee"  oggettive" , ed attribuiscono un'origine alle une ed un'origine alle altre. Questa distinzione pu esser buona: ma non  buona l'ammettere che abbiano origini di natura diversa. Hanno un'origine stessa, e questo si fa palese per  un solo esempio. Da idee " soggettive"  nascono le proposizioni seguenti: "Le reminiscenze sono in me: le reminiscenze si associano." Qual' l'origine delle idee dalle quali derivano s fatte proposizioni? Il sentimento. Dire che la reminiscenza del color di rosa  in me,  dire che io " sento"  che  in me; cos direte dell'altra proposizione. Dalle idee " oggettive"  nascono queste altre proposizioni: "I corpi pesano: le rose mandano odore." Da che nascono elle? Dal sentimento: perciocch dire che i corpi pesano,  lo stesso che dire "sento il peso, giudico, ovvero ho il sentimento" 1" , che la cagione della mia sensazione tattile  nel corpo." Cos dire "le rose mandano odore"  dire: "sento l'odore, ed ho il sentimento (giudico) che l'odore ha una delle cagioni in cose fuori, cio che non sono in me." Fra le idee " soggettive"  e le " oggettive"  non vi  altra differenza, se non che nelle prime sentiamo che la cagione  nella nostra persona; nelle seconde, che una delle cagioni  in noi, l'altra nelle cose fuori. Ma come sentiamo noi che vi sia una cosa fuori? Questo  il gran problema dagl'ideologi non ancora soluto; ma l'ignoranza in che siamo non d facolt legittima alle scuole trascendentali di concludere che questo giudizio non dipende dal sentire. Egli  un sentimento, cio un rapporto sentito fra sensazioni e reminiscenze; ch se tale non fosse, nessuno potrebbe dire: "L'idea che ho (di una rosa p.e.), ha le sue cagioni fuori di me" perciocch una s fatta proposizione suppone che l'uomo, che la proferisce, abbia o le sensazioni o le reminiscenze relative alle sensazioni prodotte dalla rosa, e l'idea della sua persona che sente. Voi vedete chiaramente, che nell'uno e nell'altro degli addotti esempii le modificazioni chiamate idee, e i sentimenti dei loro rapporti sono nell'anima, e che quindi si esprimono falsamente coloro, che dicono: "Sentiamo i corpi fuori di noi."  Dovrebbero dire: " sentiamo che una delle cagioni del nostro sentire non  in noi2. " Coi  fondamenti da me posti si pu stabilire una dottrina (se il buon desiderio non mi accieca), per la quale vadano a terra le opinioni di coloro che disprezzano la filosofia lockiana, e che con odiosa espressione la chiamano " dottrina de'sensuali;"  con che danno a divedere, che essi mattamente opinano che il materiale organo del senso senta e percepisca, senza accorgersi che se gli occhi e le orecchie e il naso sentissero ciascuno separatamente, non potrebbe giammai nascere giudizio alcuno circa le qualit delle sensazioni di natura diversa: l'uomo non potrebbe mai dire: "questo odore mi diletta pi di questo colore"  e cos via discorrendo. Il sentimento di un solo centro, egli  l'anima: e l'anima sente in s mesima, e non fuori di s. Potr parere che questa dottrina sia la stessa che quella dell'idealista Bercleio; ma essa  diversa, poich ammette che oltre le idee vi sieno fuori dell'uomo le cagioni di esse idee. Di queste cagioni noi conosciamo l'esistenza, e nulla pi. Che cosa sono i corpi in se stessi? A questa interrogazione non si pu rispondere se non dicendo: Sono ignota cagione delle nostre sensazioni. Sappiamo che esistono, sappiamo che si modificano, e tutto ci sappiamo, perch fanno delle mutazioni nell'animo nostro. Dal che si deduce ci che dianzi vi dissi, che le idee tutte hanno per loro primitivi elementi le sensazioni, le reminiscenze, i sentimenti che sono nell'anima, e non fuori di lei. Cos la pensano i lockiani e i condilacchiani, chiamati per  beffa dai moderni autori col nome di sensualisti e di materialisti. Materialisti a buona ragione si possono chiamare i nostri avversarii, o almeno materialisti per met, giacch ammettono che i sentimenti del corpo percepiscano, e giudichino relativamente alle qualit delle cose esterne. Leggete le lettere filosofiche del Galluppi stampate non  guari in Firenze. In quelle troverete chiaramente esposte le dottrine condilacchiane, quelle di Hume circa la " causalit" , e segnatamente quelle di Kant. Se dalle mie teoriche si possono ricavare gli argomenti validi a confutare le opinioni dei trascendentali, o  di coloro, che oggi si danno il nome di eclettici, io vi prego di compilare alcune note, o vogliam dire corollarii, pei quali si vegga manifesta la falsit di alcuni principii del Bercleio, del Reid e del Kant, la filosofia dei quali  fonte della massima parte delle moderne follie. Cos il mio lavoro riuscir di qualche utilit.
"

NOTE



1 	Questo sentimento dee nascere in virt dei confronti che l'uomo fa delle attuali sue sensazioni con diverse reminiscenze relative alle stesse sensazioni.  Ignoriamo quale sia la serie di s fatti confronti. Questo problema non  ancora risoluto.

2 	Vedrete quello che  detto nel mio libro [" Del modo di comporre le idee e di contrassegnarle con vocaboli precisi a fine di ben ragionare" , n.d.F.e.] relativamente all'idea delle cagioni.


DELLA SINTESI

E DELL'ANALISI

ALLA NOBILE DONNA

LA SIGNORA

. TERESA MALVEZZI.



. I.

Ragionando voi meco, o gentilissima Signora, delle dottrine dei filosofi intorno l'intelletto umano, vi siete pi di una volta mostrata bramosa d'intendere ci che io pensi della sintesi e dell'analisi, intorno le quali molto oscuramente hanno scritto gl'ideologi. S mi  grato ogni vostro comando, che al primo cenno me ne faceste vi avrei ubbidito, se i pensieri, che mi andavano per la mente, fossero stati allora in quel  lucido ordine che in ogni cosa desiderate. Ora che mi confido di averli, per quanto fu in me di potere, ordinati, ve li presento in istampa, sperando, nel farli pubblici, di recare non lieve giovamento a coloro che studiano alle scienze astratte, i quali sovente, per non conoscere n la generazione delle idee, n la natura e il valore vero delle definizioni, si lasciano vincere dall'apparente chiarezza di certi loro principii o dai  ravvolgimenti della dialettica. Vi parler in modo piano, come richiede la materia, sebbene io sappia che la semplicit del mio dire sia per dispiacere a quei molti, che tanto pi stimano un ragionamento quanto pi di fatica pongono nello investigarne i significati.

. II .

" Considerando gli sforzi" , dice Condillac, " che fanno i filosofi per ispiegare questo metodo " (quello ch'egli chiama " analitico)" , " si direbbe che vi  dell'incomprensibile nello scomporre un tutto per ricomporlo" . E altrove intendendo egli di parlare della " sintesi" : " Comech questo metodo tenebroso cominci sempre da quel punto dove dovrebbe finire " (cio dalle definizioni), " chiamasi metodo di dottrina: non dir precisamente che cosa esso siasi,  o perch non l'intendo, o perch non  possibile d'intendere un metodo che trasmuta le proprie forme secondo i diversi caratteri e i diversi ingegni degli uomini che ne fanno uso. Uno di questi metodi,"  prosegue il Condillac,"  secondo che osserva un celebre scrittore,  diverso dall'altro come la strada che si fa dal basso all'alto  diversa da quella che si fa dall'alto al basso: a questo parlare io veggo solamente che sono due metodi contrarii, e che se l'uno  buono, l'altro  cattivo; poich non potendosi procedere che dalle cose cognite alle incognite, certo egli , che se l'incognita  all'alto non si pu giugnere ad essa discendendo, n salendo se ella  al basso. Non vi possono dunque essere due strade che conducono alla verit" . Cos il Condillac. Altri filosofi hanno detto che l'analisi  il metodo che scompone, che la sintesi  quello che compone, ma non hanno poi dimostrato chiaramente in che questa scomposizione e questa  composizione consistano; di maniera che nelle scuole, se ne togliete quelle de'matematici, si disputa ancora sulla vera natura di ambedue questi metodi. Chi dice che l'analitico  il metodo d'invenzione, e che il sintetico  il metodo d'insegnamento, e chi queste cose nega. Tanta contrariet d'opinioni ha origine dal perplesso significato delle parole dai metafisici adoperate. Procacciamo di mettere alcuna luce in cos oscura materia.

. III.

Se le idee, siccome voi ragionando meco pi volte ammetteste, sono complessi di associate reminiscenze, manifesto  che comporre un'idea non altro pu significare se non"  associare in un solo complesso pi reminiscenze, " e scomporla" , considerarne separatamente le parti discendendo a mano a mano alle meno composte, o da queste agli elementi loro, cio alle reminiscenze semplici."  Determinato in questa guisa il senso delle parole " comporre " e"  scomporre" , poniamo mente all'esempio, col quale il Condillac vuol darci notizia di quel metodo che egli chiama analitico. Suppongo, egli dice (" Logic. p. " I.), che noi siamo entrati di notte in un castello sovrastante ad una vasta campagna: si aprano le finestre al nascere del sole, ed appena mostratasi agli occhi nostri la campagna si racchiudano. Quel momento non sar sufficiente a fare che per noi si acquisti vera cognizione di essa campagna e a cotal fine ci sar bisogno di porre attenzione a ciascuna parte di quella in un ordine successivo; ed allora solamente ci verr fatto di dare agli oggetti nell'animo nostro non pi l'ordine successivo, ma l'ordine " simultaneo" , nel quale essi esistono. Analizzare altro dunque non  che osservare in un ordine successivo le qualit di un oggetto a fine di dare ad esse nel nostro animo l'ordine simultaneo, nel quale esistono. 



. IV .

Non si poteva recare esempio, che meglio di questo mostrasse le operazioni che l'uomo fa quando acquista cognizione di qualche oggetto; ma io osserver che l'avere qui il Condillac adoperato un vocabolo per significare, separata dall'altra, la prima delle descritte operazioni, e poscia per significarle ambedue in complesso,  stato cagione, che de'due metodi necessarii al ragionamento egli non ne ammetta che un solo. Se analizzare un'idea1 vale scomporla, certo  che la prima delle due operazioni, in quanto alle idee, non  analisi, imperciocch l'uomo, che vuole acquistare l'idea della campagna, non iscompone la percezione2 che ne ebbe al primo sguardo, ma attende successivamente ai fatti, che gli si offrono ai sensi. Il Condillac afferma, che questo attendere successivo  uno scomporre la campagna, ma egli medesimo si accorge, che la sua espressione non  precisa mentre dice - Se consideriamo il modo con che aquistiamo cognizioni per mezzo della vista, vedremo che un oggetto molto composto, come una vasta campagna, si scompone "  in qualche maniera" , poich nol conosciamo se non quando le parti di esso sono venute l'una dopo l'altra a prendere giusto luogo nella nostra mente. - Perch avrebbe egli detto " in qualche maniera" , se avesse giudicato quella sua espressione essere precisa? Le sue parole sono tutte metaforiche, poich, a parlare precisamente, quella prima operazione dell'anima  un'attenzione data successivamente ai fatti, e non gi una scomposizione della percezione formata in virt del primo sguardo rivolto alla campagna, la qual percezione, essendo di pochi elementi, scomposta che fosse, non porgerebbe alcuna idea giusta della sconosciuta campagna. Nulla dico dell'altra frase -"  le parti dell'obbietto sono venute a prendere giusto luogo nella nostra mente -"  qui la metafora  abbastanza palese. La seconda delle due operazioni, male espressa dalla qui notata metafora,  una vera composizione, perciocch in virt della successiva attenzione, che l'uomo d alle parti della campagna, che  quanto dire ai fatti non osservati al primo sguardo, egli viene componendo, ovvero insieme associando molte e diverse ricordanze relative ai medesimi fatti, la quale associazione o complesso  appunto ci che chiamasi idea della campagna. Ma lo scomporre i corpi, come fa il chimico, diranno alcuni, non dovr chiamarsi analisi? La mano del chimico e gli agenti per esso posti in opera scompongono il corpo, ne fanno l'analisi, ma in quanto all'animo del chimico io non veggo altro che attenzione ai fatti osservati. Analizzare i corpi vale scomporli; ma lo scomporre i corpi non  un analizzare le idee, che anzi la scomposizione de'corpi, come dissi,  causa che le idee si vengano componendo secondo la successione de'fatti, ai quali, mentre il corpo si scompone, si tiene l'animo intento. Nell'operazione considerata dal Condillac non vi  alcuna scomposizione d'idee, ma soltanto composizione; e perci stabiliamo che il metodo da lui chiamato " analitico" , relativamente alle idee,  metodo di composizione, che dovrebbe chiamarsi " sintetico" .



. V.

In virt dell'attenzione data successivamente ai fatti, si compongono le idee, e questo  il primiero modo di composizione; ma ve ne hanno due altri de'quali dir partitamente.

. VI.

Si genera composizione di idee anche senza la immediata impressione degli oggetti esterni sopra i sensi, perciocch l'uomo pu volgere, come si sa per prova, l'attenzione alle sue ricordanze semplici, o alle sue idee, ed associandole in diverse guise, pu diversi complessi formarne. Tutte le idee, che si dicono fantastiche, si generano in questa maniera.



. VII.

Il terzo modo di comporre le idee  quando la composizione si fa per via di raziocinio. Ponendo mente a tutte le parti di quel discorso, che chiamasi raziocino, o per dire pi chiaramente a tutte le operazioni mentali significate dalle proposizioni, di cui  composto il sillogismo, possiamo agevolmente conoscere che in virt di esso raziocinio veniamo a comporre idee novelle. Dissi ponendo mente alle parti che compongono il sillogismo; essendo che tutte le specie del ragionamento altro non sono che diverse forme del sillogismo stesso, siccome di concordia affermano i logici. Per conoscere che il sillogismo compone, facciamoci ad un esempio. Io veggo Tizio stendere la mano per appropriarsi una cosa non sua, ed in virt delle idee che dianzi ho acquistate dico: " Tizio  ladro" . Mi occorre all'animo una proposizione generale gi registrata nella mia mente, ed  questa:"  Il ladro merita pena" ; sento tosto il rapporto, che ha il mio primo detto con questa proposizione generale, cio sento che l'idea " Tizio"   compresa nell'idea " ladro" , ed ivi associata colla terza idea " merita pena" . In questa guisa l'idea " Tizio ladro" , che dianzi era sola, viene ad associarsi con l'idea " merita pena" , e cos formasi nell'animo una composizione novella. La conseguenza che risulta da un primo sillogismo (la quale, come dissi,  il rapporto sentito fra le due antecedenti idee, o proposizioni, che i logici chiamano le " premesse" ) serve poi di premessa per un secondo, e cos di mano in mano indefinitamente: dal che apparisce manifesto, che il raziocinio serve a comporre un prodigioso numero d'idee nuove. Questa feracit del raziocinio ha dato occasione ad alcuni di credere che " l'intelletto puro" , come essi dicono, possa senza aiuto alcuno dell'esperienza generare infinite cognizioni. Se avessero detto " senza l'immediato uso dei sensi" , avrebbero detto il vero; ma nella loro sentenza viene del tutto esclusa l'esperienza, come se per quella non ci fossero somministrati i primi materiali, donde procedono le idee astratte, dalla composizione delle quali nascono tutte le altre idee, sieno le vere (cio quelle che hanno per fondamento l'ordine de'fatti), sieno le false (cio quelle che lo hanno in associazioni fatte a capriccio).



. VIII.

Da quello che detto , apparisce che la composizione delle idee si fa per tre maniere. Vedremo ora che vi  pure un metodo di scomposizione, e che l'uso di esso ci  assai necessario. Componiamo un'idea per veder poscia in qual modo, tenendo via retrograda, se ne possa fare la scomposizione. Stendo a chiusi occhi la mano ad un calamaio di forma a me sconosciuta, ed alla prima impressione che ne ho, dico: sento una forte resistenza alla mano;  un corpo. Giro la mano per la superficie di esso calamaio e dico fra me:  corpo di forma concava atta a contenere liquori o simili;  un vaso. Apro gli occhi e guardo:  vaso che serve a contenere inchiostro per uso di scrivere;  un calamaio. Vedete, o Signora, che a mano mano che le mie idee si venivano componendo, io le contrassegnava con diversi vocaboli, indi restringeva le idee da essi vocaboli significate in un'idea sola mediante un solo vocabolo; cio restringeva le parole " cosa fuori di me che fa impressione ne'miei sensi, " nella sola parola " corpo" , e le parole di " forma concava"  ec. nella parola " vaso" ; indi le parole " vaso che serve  contenere"  ec. in una sola idea espressa dal sustantivo"  calamaio" . In questa operazione facevasi uso delle voci"  corpo, vaso, calamaio,"  le quali erano segni di idee generali gi note; ma  chiaro che offrendosi agli occhi nostri un oggetto non pi veduto, e assai dissimile da quelli che noti ci sono, accadrebbe che, dopo averlo nominato col nome che ha in comune cogli altri, cio con quello di"  corpo" , o di "  oggetto" , ci sarebbe bisogno di contrassegnarlo per le sue propriet particolari con un nome novello: questo nome sarebbe poscia adoperato a significare tutti gli oggetti simili a quel primo, e cos diventerebbe nome d'idea generale, e la descrizione, fatta prima di porre esso nome all'oggetto, diventerebbe definizione. Sarebbe descrizione a cagion d'esempio la seguente:"  corpo che vegeta, pianta" . Veduti altri oggetti simili, tale descrizione facendosi generale sarebbe una definizione. Da ci si vede che le definizioni hanno origine dalle descrizioni che furono fatte delle cose individue nell'atto che componemmo le idee rispettive. Le definizioni considerate sotto questo aspetto si chiamano " definizioni di cosa" . E definizioni di cosa si possono similmente chiamare quelle che descrivono un certo complesso d'idee astratte semplici, o complesse, non gi usate per ispiegare il significato d'alcuna parola, ma per assegnare il nome ad esso complesso. A dichiarazione di ci mi giovi un esempio. Suppongo, che l'uomo che mi ascolta, abbia le seguenti idee: quella della " linea retta" , quella della"  superficie piana" , e che intenda il valore delle parole"  superficie chiusa" . A costui io dico: una superficie chiusa da tre linee rette chiamo triangolo. Cos vengo a comporre, nella mente di lui un'idea nuova mediante la descrizione che faccio di una mia idea. Tal descrizione considerata come acconcia a significare tutti i triangoli, pu chiamarsi, come dissi, definizione di cosa. Veggiamo ora come le definizioni di cosa servono a scomporre le idee. Se alcuno mi domandasse che cosa sia un calamaio, che  quanto dire che significato abbia questa parola, risponderei: "   un vaso atto a contenere l'inchiostro per uso di scrivere" . E che cosa  un vaso? "  un corpo di metallo, o di altra materia, concavo ed atto a contenere liquori" . In questa maniera da quelle idee composte perverrei all'idea meno composta significata dalla parola " corpo" .  chiaro adunque per questo esempio, che con le definizioni si scompongono le idee procedendo per via retrograda, o sia contraria a quella che si tiene nella composizione loro qui sopra accennata. Quando le definizioni sono usate a questo fine, prendono il nome di"  definizione di parola" .



. IX.

Quei vocaboli, che denotano le idee che furono composte in virt del raziocinio, chiamer " termini collettivi" . Tali sono, a cagion d'esempio, i seguenti: " azione volontaria, giustizia, onest,"  e simili. Certo  che questi termini collettivi non possono per loro stessi presentare all'animo nostro alcuna idea distinta, perciocch sono segni, che ci ricordano altri segni, ciascuno dei quali altri pure ne ricorda, che per ultimo valgono a presentare distinti e sensibili gli elementi delle idee le pi composte. Tale essendo la natura di questi termini, manifesto , che possono essere cagione d'errore qualvolta sieno stati assegnati ad idee mal composte per difetto di raziocinio o per altra cagione. Come dunque faremo ad assicurarci del loro valore? Coll'osservare i fatti, e col ricomporre le idee. Questo sarebbe il mezzo pi acconcio; ma talvolta potremo renderci sicuri col mezzo dell'analisi; il che far conoscere dichiarando come colle definizioni si pu discendere sino agli elementi delle idee; e valiamoci di un esempio semplicissimo. Nessuno pu colle naturali forze della mente scorgere distinta l'idea d'un migliaio di soldati, similmente non pu quella di cento: ma ognuno  atto ad immaginarsene un piccolo numero, come sarebbe quello di dieci, immaginando cinque soldati da una parte e cinque dall'altra, a quel modo che immagina le dita delle sue mani. Volendo noi ridurre l'idea indistinta del mille ai suoi elementi discernibili, ci sar forza valerci dell'arte seguente. Tradurremo la composta idea mille in un'altra espressione che la divida in parti, dicendo il " mille  uguale a dieci volte cento" : poscia tradurremo il"  cento " nella espressione"  cento  uguale a dieci volte dieci" ; e finalmente diremo che il"  dieci  uguale a due volte cinque, " e che il " cinque  uguale al numero delle dita di una mano" , che far l'elemento sensibile delle gi composte idee. Le qui operate sostituzioni di vocabolo a vocabolo sono definizioni di parola, e perci questo esempio conferma quanto  detto di sopra, cio che le definizioni (le quali hanno origine da quelle descrizioni che formiamo nell'atto che componiamo le idee VII), vengono adoperate per iscomporre le idee medesime. Dicono i logici, che la definizione di parola si fa col genere prossimo e con la differenza specifica: l'uomo  un animale (genere prossimo) ragionevole (differenza specifica). Mediante tal definizione vengono sostituite alla parola"  uomo"  le parole"  animale, e ragionevole" , le quali essa idea dividono in altre meno composte, che similmente in forza di definizioni si potrebbero scomporre sino al punto che gli elementi loro fossero distinti e sensibili, come le cinque dita dianzi recate ad esempio. Col mezzo delle definizioni adunque si possono trovare gli elementi delle idee, e si pu scorgere se elleno sieno vere o sieno false. Tutte le idee vere provengono dai fatti, ed ai fatti si devono poter ridurre: tutte le false provengono da astrazioni qua e l raccolte, e mediante la scomposizione se ne dee poter mostrare la vanit. Questo metodo di scomposizione  dunque metodo di verificazione, e perci necessario al pari di quello di composizione3. La  sintesi accresce le nostre cognizioni, l'analisi ci fa certi della bont dell'instrumento, che adoperiamo nel ragionare, voglio dire della precisione de'vocaboli.



. X.

Questa, di che ho fatto cenno, non  la sola utilit dell'analisi. Ella ci  necessaria per procedere nel ragionamento; perciocch ragionando ci  bisogno di attendere ora ad una parte ora ad un'altra delle idee composte per istituire i molti confronti, dai quali risulta quella catena di giudizii che appellasi ragionamento. Non sarebbe possibile di confrontare alcuna parte di una idea composta con altra idea, senza separarla dal complesso, al quale  associata, che  quanto dire senza sostituire al vocabolo collettivo altri vocaboli, senza definire, senza analizzare. Sono dunque ambedue questi metodi necessarii all'uomo che ragiona. Il metodo di composizione, come dissi, moltiplica le nostre cognizioni; quello di scomposizione talvolta la solidit ne verifica, e serve di mezzo a nuove composizioni. Queste verit fanno apparire manifestamente falso ci che disse il Condillac, cio che, se la sintesi e l'analisi sono due metodi contrarii (e sono contrarii, poich l'uno procede dal semplice al composto, e l'altro dal composto al semplice), forza  l'uno sia buono e l'altro cattivo. Questa sentenza egli non avrebbe proferita, se avesse chiaramente veduto che l'attendere alla successiva serie de'fatti, o l'associare insieme le ricordanze secondo l'ordine de'fatti, non  lo stesso che trapassare coll'attenzione per via retrograda dall'idea composta alla meno composta, e dalla meno composta ai suoi elementi4.



. XI.

Poich  detto della natura di questi due metodi, e di qual uso essi ci sieno, facciamo sopra i medesimi alcune altre considerazioni. Certi filosofi per contrassegnare e distinguere il metodo sintetico dall'analitico hanno affermato, ch'esso  quello che prende sempre cominciamento dalle definizioni di parola, dai lemmi, dagli assiomi alla maniera de'geometri. Questa sentenza  manifestamente falsa; imperciocch quando la composizione delle idee nasce in virt dell'attenzione che diamo ai fatti,  chiaro che non pu cominciare dalle dette definizioni; ma ch' di necessit ch'esso cominci dalla descrizione dei fatti stessi. Il Condillac, supponendo che il metodo sintetico sia quello che comincia dalle definizioni5, ha detto che, se esso  differente dall'analitico,  in ci che comincia sempre male. Sar egli poi vero che il cominciare dalle definizioni sia sempre male? Certo  che molti, cominciando i loro trattati dalle definizioni, formano falsi e strani sistemi; ma non perci vorremo stabilire, che il cominciare dalle definizioni sia sempre male; anzi diremo, senza tema di errare, che il far questo il pi delle volte  necessit. La scienza che tratta dell'intelletto, si  disciplina che non suppone avanti di s alcuna cognizione, siccome quella che di tutte le cognizioni dee mostrare il fondamento, perci essa soltanto  obbligata a cominciare dal primo fatto, cio dalla sensazione; ma ciascun'altra scienza suppone avanti di s moltissimi vocaboli determinati dalla razional filosofia, o da altre scienze che per ordine naturale le sono anteriori: laonde da questi, o dalle definizioni di essi possono prendere ragionevole cominciamento. Possono ancora di molte idee, che suppongo note a colui che vuole apprendere la scienza, comporre mediante le definizioni alcuna altra idea per far di essa fondamento al raziocinio, in quella stessa guisa che vedemmo nella definizione del triangolo qui sopra recata ad esempio. Della natura qui accennata sono tutte le definizioni dei geometri, e l'adoperarle, nei detti due modi, come eglino fanno, non  male, anzi  cosa lodevole e necessaria; ma nei detti due modi solamente (e quello che dico delle definizioni, dico pur anche dei termini collettivi), perciocch il metodo di composizione non pu procedere chiaramente se non dal semplice al composto, dal meno composto noto a colui, che ci ascolta, al pi composto.



. XII.

Se a questa maniera dei geometri filosofassero tutti quelli che trattano dell'intelletto umano, delle scienze morali e delle politiche, non avremmo a dolerci della molta incertezza che quasi sempre s'incontra nelle opere loro. Il pi di essi comincia dal definire alcuni vocaboli esprimenti idee, che non ebbero origine dalla diligente osservazione dei fatti, ma che furono stranamente composte dalla immaginativa, cio dalla facolt di astrarre di qua e di l le idee, e di associarle in modo diverso da quello che  nell'ordine dei fatti. Tali filosofi scomponendo colle definizioni le loro idee mal composte, si avvisano di manifestarci la verit; ma col sostituire a vocaboli oscuri altri vocaboli oscuri, non pervengono a contentare il desiderio se non di coloro, che si appagano dell'apparenza e del verisimile. E come potrebbe egli mai avvenire che scomponendo idee fantastiche6 si ritrovassero gli elementi che costituiscono la verit, cio un complesso di ricordanze relative all'ordine dei fatti? Che si direbbe d'un uomo, il quale ignorando gli esperimenti de'chimici, presumesse di venire in cognizione de'principii dell'acqua, definendo questo vocabolo secondo la volgare percezione ch'egli ne ha? Direste che il divisamento di costui sarebbe troppo manifesta follia: ma differisce forse da questo l'intendimento della pi parte de'metafisici? Essi trovano usati dal popolo i vocaboli " idea, giudizio, raziocinio, intelletto,"  e simili, che erano segni di percezioni indistinte, e diverse nelle diverse menti degli uomini; e da questi vocaboli (che non possono essere determinati termini collettivi se non dopo la diligente osservazione dei fatti), avvisarono di trarre fuori la verit col mezzo delle definizioni, cio col sostituire ad essi vocaboli altri vocaboli. Certi filosofi diedero alla parola " idea"  questa definizione: " Ci che all'animo si presenta quando egli pensa" . Altri dissero, che  "  una rappresentazione dell'obbietto dinanzi alla mente. " Sar egli possibile di ridurre questi vocaboli  ad alcun preciso significato colla sostituzione di altri vocaboli? Che valore hanno le parole " ci che si presenta all'animo" ? Che pu valere il verbo"  pensare" , senza che sia prima noto quello della parola " idea" ? Che cosa  mai "  una rappresentazione dell'obbietto" ?  ella forse come l'immagine di alcun volto umano, la quale ci viene agli occhi in virt della luce riflessa dai corpi lucidi? Se l'idea  come l'immagine, non rester egli a dichiarare che cosa poi sia codesta immagine? Non  forse ella stessa un'idea? Se ella  tale, come non  a dubitare, quei filosofi pretendono dichiarare la cosa per la cosa medesima. Che  finalmente"  obbietto" , di cui vogliono che l'idea sia l'immagine? Potranno eglino dire che cosa sia in s stesso? Queste poche osservazioni dimostrano, o Signora, che l'intendimento di molti filosofi non  dissimile da quello di colui, che dalla definizione arbitraria dell'acqua presumeva di venire in cognizione dell'idrogeno e dell'ossigeno; e quello che dico degli ideologi, dico pure di molti altri filosofi, che delle scienze della morale e della legislazione trattarono. Uopo  che la metafisica ed altre scienze astratte rinnovino il loro linguaggio come per opera di Lavoisier lo ha rinnovato la chimica, e rinnovato che l'abbiano, non si dir pi che il nome di scienza esatta solamente alla matematica si convenga.

. XIII.

Vi ho accennato quale esser debba il carattere del vero metodo di dottrina, e quale il carattere di quella fallace e ingannevole, che unico ebbe da alcuni filosofi nome di metodo sintetico. Ora mi restringer a ricordare le cautele, che dal fin qui detto si ricavano, e che sono necessarie per non restar preso dall'arte che nasconde il falso sotto l'apparente ordine de'vocaboli. Dico dunque, che quando si legge alcun scrittore, che tratti di materie astratte, si vuol por mente se le definizioni sieno da lui usate o al fine di scomporre un'idea gi perfettamente nota al lettore, o a quello di comporre con idee note ad esso lettore un nuovo complesso, come nell'esempio recato di sopra nella definizione del triangolo. Quando esse definizioni non sieno poste a questi fini si denno riputare ingannevoli. Ma taluno forse mi dir: Questa tua affermazione non  al tutto vera, perciocch quelli che ammaestrano altrui possono incominciare con le definizioni delle idee da essi dianzi ben composte, e poi venire a mano a mano dichiarando i significati de'vocaboli in esse definizioni compresi, n da ci sar per derivare inganno veruno. Somigliante metodo tengono molti, anzi lo reputano il pi acconcio all'ammaestramento. A coloro, che cos mi parlassero, risponderei: Che direste  voi,  o Signori, di un maestro, che volendo insegnare l'aritmetica cominciasse dal definire la parola " milione" , e gradatamente passasse di definizione in definizione a quella del " mille" , a quella del "  cento,"  del " dieci,"  del"  cinque, " e cos pervenisse all'idea dell'" unit" ? Quando tu proferisti il termine collettivo"  milione"  (potreste dire a questo maestro) sapevi pure di avere dianzi composta l'idea significata da quel vocabolo; e perch dunque non ci mostrasti il cammino, che avevi tenuto nel comporla? Perch non cominciasti dall'unit, elemento della idea di cui  segno la parola milione? che cos ci avresti condotto non per via oscura e noiosa, ma chiara e piacevole dal semplice al composto, dal meno composto al pi composto, dal noto all'ignoto. Questo, che io direi all'aritmetico, pu dirsi a tutti gl'insegnatori di qualsivoglia scienza, che dovessero incominciare i loro trattati colle definizioni in modo diverso dai due mentovati di sopra.



. XIV .

Queste cose da me discorse intorno i due metodi non ben conosciuti dagl'ideologi ho voluto, stimatissima Signora, offerirvi, persuaso che il dono mio, se si riguardi alla trattata materia, non sia di piccolo valore. So bene, che quelli che non veggono quanto importi il conoscere le vie che l'intelletto umano tiene nell'imparare, quei che seguono una filosofia, che nasconde la sua vanit sotto la pompa di oscure ed ingannevoli parole, e que'che giudicano del pregio delle opere dal peso dei volumi, lo sprezzeranno, ma di questo io non vorr prendermi fastidio; imperciocch mi rendo certo che tutti quegli eletti ingegni, del cui bel numero una siete voi, i quali infastiditi delle oscure, sottili e vane speculazioni cercano la chiara e pronta luce che dai fatti viene alla mente, attribuiranno tanto pi di pregio a questo scritto, quanto in esso scorgeranno pi di chiarezza e di verit.


NOTE

1 	Che cosa s'intende per idea del corpo? Molti hanno dato di questa espressione interpretazioni diverse; ma per venire ad una definizione precisa era d'uopo di osservare diligentemente i fatti. A questo fine ci giovi un esempio. Suppongo che una melarancia sia dinanzi ai miei sensi: ricevo una sensazione per l'organo della vista, una per l'organo olfattorio, altra per quello del gusto; provo, a dir breve, una serie di sensazioni; a queste si aggiunge, in virt del tatto, il sentimento della resistenza ai miei movimenti volontarii, mentre verso di essa la mia mano si spinge, o vuole afferrarla. Si allontani da me questo frutto: che cosa rimane nel mio animo? Una serie di ricordanze associate alla ricordanza relativa a quel sentimento di resistenza, pel quale giudicai che il detto frutto era diverso da me, era fuori di me. Questo complesso  l'idea della melarancia. E che altro mai esser possono le idee di tutti i corpi se non ricordanze associate? Noi non sappiamo di essi se non quello che per essi abbiamo provato per via dei sensi, se non quello che  di essi ci ricordiamo. Che cosa sieno i corpi in s stessi  vano l'investigare. La parola corpo o  il segno d'un'incognita, di cui sappiamo l'esistenza, o il segno di quegli effetti, che l'incognita stessa produsse nell'animo nostro, e de'quali abbiamo ricordanze. Tutte le altre idee poi, che sono per cos dire i materiali del nostro sapere, si compongono o per associazione immediata di idee astratte, o per via di ragionamento in quel modo, del quale in questo discorso si fa menzione.

2 	Quando un corpo si offre ai nostri sensi, o ci  noto, o ignoto; se noto (supposto che esso si offrisse alla vista) produrrebbe una sensazione visiva. Ma produrrebbe unicamente quella sensazione? Se non producesse altro, noi non diremmo di vedere quel corpo; ci  per s chiaro. Perch dunque diciamo quello essere un corpo? Perch alla sensazione visiva si risvegliano tosto associate le ricordanze relative alle sensazioni che negli altri sensi altra volta furono prodotte. Se poi il corpo ci fosse ignoto, la sensazione visiva richiamerebbe le ricordanze relative alle sensazioni altre volte prodotte da corpi simili a quello che ci  presente. Tale modo dell'animo adunque consta di una sensazione, o di pi sensazioni attuali associate a pi ricordanze. Ci che dico della sensazione che viene per la vista, dicasi delle altre diverse sensazioni. Questo modo io chiamo " percezione" . S fatto nome ha ancora un senso pi generale, ma qui non occorre notarlo che nel predetto solamente. Ci posto, apparisce manifesto che  la percezione della campagna nell'esempio del Condillac, dopo il primo fuggitivo sguardo, consta di pochi elementi, e che per la scomposizione di quelli non potrebbe nascere idea pi completa della campagna. Questa idea non pu generarsi, o per meglio dire comporsi, se non in virt dell'attenzione che si d ai fatti. A proporzione de'fatti osservati crescono gli elementi delle idee.

3	Vedi ci che pi largamente fu dichiarato intorno questo argomento nel libro che ha per titolo - Modo di comporre le idee - al capo 52.

4 	Poni mente, o lettore, che la verit di una proposizione derivata da lungo ragionamento consiste nel rapporto, ch'essa ha coll'ordine de'fatti, o co'principii normali; e che quindi al conoscimento di tal rapporto si pu venire per due strade, cio venendo dalle proposizioni stesse alle sue premesse, che sono conseguenze di altri sillogismi; e da queste ad altre premesse ancora fino ai principii fondamentali: questa strada sarebbe analitica. Al medesimo conoscimento si pu venire ricomponendo il ragionamento dal quale per lunga serie di sillogismi la detta proposizione fu generata. E questa  la strada sintetica.

5 	Da molti filosofi  chiamato sintetico il metodo che comincia colle definizioni composte di vocaboli oscuri, o esprimenti complessi di idee formati a fantasia, e prosegue sillogizzando. Per quanto si dichiara in questo discorso apparisce che esso  metodo sintetico, ma vizioso, poich le idee, da cui prende principio la composizione, non hanno il loro fondamento nell'ordine de'fatti.

6  	Voglio valermi di una similitudine che mi occorre alla mente, per rendere pi sensibile la vanit di molti sistemi di filosofia, che cominciano colle oscure definizioni, e con oscuri termini collettivi. Un tale mostrandomi una sua chiusa cassetta mi dice: qui dentro  un tesoro: -  Apri, io gli dico, apri la cassetta, e fa che io lo vegga. Egli apre, e me ne trae fuori altre cassette pur chiuse, e soggiunge:

- Questa si chiama A, questa B, quest'altra C, e quest'altra D. Io credo che questi sieno i nomi loro: - Ma fa che io vegga quello che tu dicesti. Allora egli apre l'una, e poi l'altra cassetta, e da ciascuna altre molte ne trae fuori, e le contrassegna con altri nomi. Ripregato di aprirle risponde, che di questo non  in suo potere la chiave. Somiglianti ad un s fatto vantatore del tesoro sono gli autori de'sistemi fondati sopra le oscure e inestricabili definizioni. Essi ci pongono dinanzi molti termini collettivi, per definire i quali di altri termini similmente collettivi si valgono senza mai pervenire ai fatti, alla cui norma dovrebbero essere state composte le idee da que'termini significate. Se taluno si fa a  confutare le loro dottrine, essi, riparati sotto le tenebre del loro linguaggio, se ne fanno beffe, dicendo che i confutatori non sanno penetrare nella profondit de'loro concetti. Questa  la risposta, che sogliono dare i seguaci di Kant: ai quali, se con esso loro noi dovessimo venire a discorso, vorremmo, posto da banda il pensiero di confutarli, cos favellare: - Voi cominciate dal definire, che  quanto dire, cominciate dallo scomporre le vostre idee; ma questo fate in modo che, dopo la prima scomposizione, molte ancora ve ne rimangono da scomporre: ma perch, in vece di

procedere per questa via intralciata ed oscura, non ci mostrate in qual modo quelle vostre idee furono da voi composte? Guidateci per quella medesima strada che supponete di aver tenuta: per quella che va dal semplice al composto, dal noto all'ignoto. Voi ci dite che la sensibilit  la " facolt passiva di ricevere impressioni dal lato delle cose che ci colpiscono" : che l'intelletto  la " facolt di riunire le impressioni diverse degli oggetti sensibili, e di formare cos dei concetti, a cui riferiamo diverse percezioni particolari ed immediate" . Ma che cosa intendete voi per " facolt passiva" ? Le idee corrispondenti a s fatti vocaboli sono elleno s comuni che non ci sia bisogno di determinarle? La parola " impressione"  vale essa l'azione fisica che hanno le cose sopra gli organi sensorii, o  sinonimo di " sensazione?"  Che cosa significa " riunire le impressioni degli oggetti sensibili" ?"  " Che cosa " percezioni particolari immediate" ? Questi vocaboli, e assai pi quelli che adoperate nelle susseguenti proposizioni, con le quali stabilite  " l'intelletto puro, la ragion pura" , sono segni d'idee composte: mostratecene dunque gli elementi; se questo non fate, non pretendete di essere creduti rivelatori veraci del vero. L'ideologo ha debito di mostrare il fondamento di ogni verit, n pu cominciare dal supporne

alcuna; ma voi col vostro metodo di ragionare venite a supporre tante verit note a coloro, ai quali parlate, quanti sono i termini collettivi di cui fate uso. I termini di cui non ci rendete conto, sono le cassette chiuse di quel vantatore da me recato ad esempio. Ci direte forse che in Allemagna molti sono che il vostro nascosto tesoro ben conoscono e valutano; e noi vi replichiamo che se questo  vero, non deve essere cosa difficile ai perspicaci conoscitori di esso il mostrarci aperto il significato de'vocaboli, onde sono composte le definizioni sulle quali si fonda la vostra dottrina. Ci facciano non per via di altre definizioni, ma colla regolare descrizione dei fatti a cui le idee dai loro vocaboli significate devono essere conformi, se elle sono vere: e in questo caso confesseremo, che nel sistema del Kant sia chiuso utile tesoro, verace dottrina. Ma finora, per quello che ci  stato mostrato, non possiamo indurci a sceverare il detto sistema dalla schiera dei que'molti, coi quali i metafisici antichi e i moderni hanno riempiute le scuole di vanissime disputazioni e di errori.
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