Fonte:  Enchiridion Vaticanum Vol. 1 - Doc. Concilio Vaticano II (1962-1965)
Autore: Concilio Vaticano II
Luogo:  Roma (S. Pietro), 7 dicembre 1965
Data:   1965/12/07

DECRETO SULL'ATTIVIT MISSIONARIA DELLA CHIESA (AD GENTES)

INDICE
1. Proemio                       
CAPITOLO  I - PRINCIPI DOTTRINALI
2. Il disegno salvifico del Padre          
3. La missione del Figlio                  
4. La missione dello Spirito santo         
5. La chiesa inviata da Cristo             
6. L'attivit missionaria                  
7. Ragioni e necessit dell'attivit missionaria   
8. L'attivit missionaria nella vita e nella storia
9. Carattere escatologico dell'attivit missionaria
CAPITOLO II - L'OPERA MISSIONARIA IN SE STESSA
10. L'opera missionaria della chiesa              
11. La testimonianza della vita ed il dialogo     
12. Presenza della carit
13. Evangelizzazione e conversione          
15. La formazione della comunit 
16. La costituzione del clero indigeno           
17. La formazione dei catechisti            
18. Promuovere la vita religiosa            
CAPITOLO III - LE CHIESE PARTICIOLARI
19. Il progresso delle chiese giovani             
20. L'attivit missionaria delle chiese particolari       
21. Promuovere l'apostolato dei laici            
22. Diversit nell'unit                  
CAPITOLO IV - I MISSIONARI
23. La vocazione missionaria              
24. La spiritualit missionaria             
25. Formazione spirituale e morale          
26. Formazione dottrinale e apostolica      
27. Gli istituti che lavorano nelle missioni
CAPITOLO V
L'ORGANIZZAZIONE DELL'ATTIVITA MISSIONARIA
28. Organizzazione dell'attivit missionaria         
29. Organizzazione generale                 
30. Organizzazione locale nelle missioni    
31. Coordinamento regionale                 
32. Organizzazione dell'attivit degli istituti      
33. Coordinamento tra gli istituti           
34. Coordinamento tra gli istituti           
CAPITOLO VI - LA COOPERAZIONE
35. La cooperazione                
36. Il dovere missionario di tutto il popolo di Dio    
37. Il dovere missionario delle comunit cristiane    
38. Il dovere missionario dei vescovi             
39. Il dovere missionario dei presbiteri          
40. Il dovere missionario degli istituti di perfezione 
41. Il dovere missionario dei laici               
42. Conclusione                        

                             PROEMIO
1. Inviata per mandato divino alle genti per essere " sacramento
universale di salvezza " la Chiesa, rispondendo a un tempo alle
esigenze pi profonde della sua cattolicit ed all'ordine
specifico del suo fondatore (cfr. Mc 16,15), si sforza di portare
l'annuncio del Vangelo a tutti gli uomini. Ed infatti gli stessi
apostoli, sui quali la Chiesa fu fondata, seguendo l'esempio del
Cristo, " predicarono la parola della verit e generarono le
Chiese".  pertanto compito dei loro successori perpetuare
quest'opera, perch " la parola di Dio corra e sia glorificata "
(2 Ts 3,1) ed il regno di Dio sia annunciato e stabilito su tutta
quanta la terra.
D'altra parte, nella situazione attuale delle cose, in cui va
profilandosi una nuova condizione per l'umanit, la Chiesa, sale
della terra e luce del mondo (cfr. Mt 5,13-14), avverte in
maniera pi urgente la propria vocazione di salvare e di
rinnovare ogni creatura, affinch tutto sia restaurato in Cristo
e gli uomini costituiscano in lui una sola famiglia ed un solo
popolo di Dio.
Pertanto questo santo Sinodo, nel rendere grazie a Dio per il
lavoro meraviglioso svolto da tutta la Chiesa con zelo e
generosit, desidera esporre i principi dell'attivit missionaria
e raccogliere le forze di tutti i fedeli, perch il popolo di
Dio, attraverso la via stretta della croce possa dovunque
diffondere il regno di Cristo Signore che abbraccia i secoli col
suo sguardo (cfr. Eccli 36,19), e preparare la strada alla sua
venuta.
                           CAPITOLO I
                       PRINCIPI DOTTRINALI
Il piano divino di salvezza
2. La Chiesa durante il suo pellegrinaggio sulla terra  per sua
natura missionaria, in quanto  dalla missione del Figlio e dalla
missione dello Spirito Santo che essa, secondo il piano di Dio
Padre, deriva la propria origine.
Questo piano scaturisce dall'amore nella sua fonte, cio dalla
carit di Dio Padre. Questi essendo il principio senza principio
da cui il Figlio  generato e lo Spirito Santo attraverso il
Figlio procede, per la sua immensa e misericordiosa benevolenza
liberatrice ci crea ed inoltre per grazia ci chiama a partecipa
re alla sua vita e alla sua gloria; egli per pura generosit ha
effuso e continua ad effondere la sua divina bont, in modo che,
come di tutti  il creatore, cos possa essere anche "tutto in
tutti" (1 Cor 15,28), procurando insieme la sua gloria e la
nostra felicit. Ma piacque a Dio chiamare gli uomini a questa
partecipazione della sua stessa vita non tanto in modo
individuale e quasi senza alcun legame gli uni con gli altri, ma
di riunirli in un popolo, nel quale i suoi figli dispersi si
raccogliessero nell'unit (cfr. Gv 11,52)
La missione del Figlio
3. Questo piano universale di Dio per la salvezza del genere
umano non si attua soltanto in una maniera per cos dire segreta
nell'animo degli uomini, o mediante quelle iniziative anche
religiose, con cui essi variamente cercano Dio, nello sforzo di
raggiungerlo magari a tastoni e di trovarlo, quantunque egli non
sia lontano da ciascuno di noi (cfr. At 17,27): tali iniziative
infatti devono essere illuminate e raddrizzate, anche se per
benigna disposizione della divina Provvidenza possono costituire
in qualche caso un avviamento pedagogicamente valido verso il
vero Dio o una preparazione al Vangelo. Ma Dio, al fine di
stabilire la pace, cio la comunione con s, e di realizzare tra
gli uomini stessi - che sono peccatori - una unione fraterna,
decise di entrare in maniera nuova e definitiva nella storia
umana, inviando il suo Figlio a noi con un corpo simile al
nostro, per sottrarre a suo mezzo gli uomini dal potere delle
tenebre e del demonio (cfr. Col 1,13; At 10,38) ed in lui
riconciliare a s il mondo (cfr. 2 Cor 5,19) . Colui dunque, per
opera del quale aveva creato anche l'universo Dio lo costitu
erede di tutte quante le cose, per restaurare tutto in lui (cfr.
Ef 1,10).
Ed in effetti Cristo Ges fu inviato nel mondo quale autentico
mediatore tra Dio e gli uomini. Poich  Dio, in lui abita
corporalmente tutta la pienezza della divinit (Col 2,9); nella
natura umana, invece, egli  il nuovo Adamo,  riempito di grazia
e di verit (cfr. Gv 1,14) ed  costituito capo dell'umanit
nuova. Pertanto il Figlio di Dio ha percorso la via di una reale
incarnazione per rendere gli uomini partecipi della natura
divina; per noi egli si  fatto povero, pur essendo ricco, per
arricchire noi con la sua povert (cfr. 2 Cor 8,9). Il Figlio
dell'uomo non  venuto per essere servito, ma per servire e per
dare la sua vita in riscatto dei molti, cio di tutti (cfr. Mc
10,45). I santi Padri affermano costantemente che non fu redento
quel che da Cristo non fu assunto. Ora egli assunse la natura
umana completa, quale essa esiste in noi, infelici e poveri, ma
una natura che in lui  senza peccato (cfr. Eb 4,15; 9,28) . Di
se stesso infatti il Cristo, dal Padre consacrato ed inviato nel
mondo (cfr. Gv 10,36), afferm: " Lo Spirito del Signore  su di
me, per questo egli mi ha consacrato con la sua unzione, mi ha
inviato a portare la buona novella ai poveri, a guarire quelli
che hanno il cuore contrito, ad annunziare ai prigionieri la
libert ed a restituire ai ciechi la vista " (Lc 4,18); ed
ancora: " Il Figlio dell'uomo  venuto a cercare e a salvare
quello che era perduto" (Lc 19,10).
Ora tutto quanto il Signore ha una volta predicato o in lui si 
compiuto per la salvezza del genere umano, deve essere annunziato
e diffuso fino all'estremit della terra (cfr. At 1,8), a
cominciare da Gerusalemme (cfr. Lc 24,47). In tal modo quanto una
volta  stato operato per la salvezza di tutti, si realizza
compiutamente in tutti nel corso dei secoli.
La missione dello Spirito Santo
4. Per il raggiungimento di questo scopo, Cristo invi da parte
del Padre lo Spirito Santo, perch compisse dal di dentro la sua
opera di salvezza e stimolasse la Chiesa a estendersi.
Indubbiamente lo Spirito Santo operava nel mondo prima ancora che
Cristo fosse glorificato. Ma fu nel giorno della Pentecoste che
esso si effuse sui discepoli, per rimanere con loro in eterno
(cfr. Gv 14,16); la Chiesa apparve ufficialmente di fronte alla
moltitudine ed ebbe inizio attraverso la predicazione la
diffusione del Vangelo in mezzo ai pagani; infine fu prefigurata
l'unione dei popoli nell'universalit della fede attraverso la
Chiesa della Nuova Alleanza, che in tutte le lingue si esprime e
tutte le lingue nell'amore intende e abbraccia, vincendo cos la
dispersione babelica. Fu dalla Pentecoste infatti che
cominciarono gli " atti degli apostoli ", allo stesso modo che
per l'opera dello Spirito Santo nella vergine Maria Cristo era
stato concepito, e per la discesa ancora dello Spirito Santo sul
Cristo che pregava questi era stato spinto a cominciare il suo
ministero. E lo stesso Signore Ges, prima di immolare in
assoluta libert la sua vita per il mondo, organizz il ministero
apostolico e promise l'invio dello Spirito Santo, in modo che
entrambi collaborassero, sempre e dovunque, nella realizzazione
dell'opera della salvezza. Ed  ancora lo Spirito Santo che in
tutti i tempi " unifica la Chiesa tutta intera nella comunione e
nel ministero e la fornisce dei diversi doni gerarchici e
carismatici" vivificando - come loro anima - le istituzioni
ecclesiastiche ed infondendo nel cuore dei fedeli quello spirito
missionario da cui era stato spinto Ges stesso. Talvolta anzi
previene visibilmente l'azione apostolica, come incessantemente,
sebbene in varia maniera, l'accompagna e la dirige.
La missione della Chiesa
5. Il Signore Ges, fin dall'inizio " chiam presso di s quelli
che voleva e ne costitu dodici che stessero con lui e li mand a
predicare" (Mc 3,13; cfr. Mt 10,1-42). Gli apostoli furono dunque
ad un tempo il seme del nuovo Israele e l'origine della sacra
gerarchia. In seguito, una volta completati in se stesso con la
sua morte e risurrezione i misteri della nostra salvezza e
dell'universale restaurazione, il Signore, a cui competeva ogni
potere in cielo ed in terra (cfr. Mt 28,18), prima di salire al
cielo (cfr. At 1,4-8), fond la sua Chiesa come sacramento di
salvezza ed invi i suoi apostoli nel mondo intero, come egli a
sua volta era stato inviato dal Padre (cfr. Gv 20,21) e comand
loro: "Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli,
battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che io vi ho
comandato" (Mt 28,19-20); "Andate per tutto il mondo, predicate
il Vangelo ad ogni creatura. Chi creder e sar battezzato, sar
salvo; chi invece non creder, sar condannato " (Mc 16,15). Da
qui deriva alla Chiesa l'impegno di diffondere la fede e la
salvezza del Cristo, sia in forza dell'esplicito mandato che
l'ordine episcopale, coadiuvato dai sacerdoti ed unito al
successore di Pietro, supremo pastore della Chiesa, ha ereditato
dagli apostoli, sia in forza di quell'influsso vitale che Cristo
comunica alle sue membra: " Da lui infatti tutto quanto il corpo,
connesso e compaginato per ogni congiuntura e legame, secondo
l'attivit propria di ciascuno dei suoi organi cresce e si
autocostruisce nella carit" (Ef 4,16).
Pertanto la missione della Chiesa si esplica attraverso un'azione
tale, per cui essa, in adesione all'ordine di Cristo e sotto
l'influsso della grazia e della carit dello Spirito Santo, si fa
pienamente ed attualmente presente a tutti gli uomini e popoli,
per condurli con l'esempio della vita, con la predicazione, con i
sacramenti e con i mezzi della grazia, alla fede, alla libert ed
alla pace di Cristo, rendendo loro facile e sicura la possibilit
di partecipare pienamente al mistero di Cristo.
Questa missione continua, sviluppando nel corso della storia la
missione del Cristo, inviato appunto a portare la buona novella
ai poveri; per questo  necessario che la Chiesa, sempre sotto
l'influsso dello Spirito di Cristo, segua la stessa strada
seguita da questi, la strada cio della povert, dell'obbedienza,
del servizio e del sacrificio di se stesso fino alla morte, da
cui poi, risorgendo, egli usc vincitore. Proprio con questa
speranza procedettero tutti gli apostoli, che con le loro
molteplici tribolazioni e sofferenze completarono quanto mancava
ai patimenti di Cristo a vantaggio del suo corpo, la Chiesa (cfr.
Col 1,24). E spesso anche il sangue dei cristiani fu seme
fecondo.
L'attivit missionaria della Chiesa
6. Questo compito, che l'ordine episcopale, a capo del quale si
trova il successore di Pietro, deve realizzare con la
collaborazione e la preghiera di tutta la Chiesa,  uno ed
immutabile in ogni luogo ed in ogni situazione, anche se in base
al variare delle circostanze non si esplica allo stesso modo. Le
differenze quindi, che pur vanno tenute presenti in questa
attivit della Chiesa, non nascono dalla natura intrinseca della
sua missione, ma solo dalle circostanze in cui la missione stessa
si esplica.
Tali condizioni dipendono sia dalla Chiesa, sia dai popoli, dai
gruppi umani o dagli uomini, a cui la missione  indirizzata.
Difatti la Chiesa, pur possedendo in forma piena e totale i mezzi
atti alla salvezza, n sempre n subito agisce o pu agire in
maniera completa: nella sua azione, tendente alla realizzazione
del piano divino, essa conosce inizi e gradi; anzi talvolta, dopo
inizi felici, deve registrare dolorosamente un regresso, o almeno
si viene a trovare in uno stadio di inadeguatezza e di
insufficienza. Per quanto riguarda poi gli uomini, i gruppi e i
popoli, solo gradatamente essa pu raggiungerli e conquistarli,
assumendoli cos nella pienezza cattolica. A qualsiasi condizione
o stato devono poi corrispondere atti appropriati e strumenti
adeguati.
Le iniziative principali con cui i divulgatori del Vangelo,
andando nel mondo intero, svolgono il compito di predicarlo e di
fondare la Chiesa in mezzo ai popoli ed ai gruppi umani che
ancora non credono in Cristo, sono chiamate comunemente "
missioni ": esse si realizzano appunto con l'attivit missionaria
e si svolgono per lo pi in determinati territori riconosciuti
dalla santa Sede. Fine specifico di questa attivit missionaria 
la evangelizzazione e la fondazione della Chiesa in seno a quei
popoli e gruppi umani in cui ancora non  radicata. Cos 
necessario che dal seme della parola di Dio si sviluppino Chiese
particolari autoctone, fondate dovunque nel mondo in numero
sufficiente. Chiese che, ricche di forze proprie e di una propria
maturit e fornite adeguatamente di una gerarchia propria, unita
al popolo fedele, nonch di mezzi consoni al loro genio per viver
bene la vita cristiana, portino il loro contributo a vantaggio di
tutta quanta la Chiesa. Il mezzo principale per questa fondazione
 la predicazione del Vangelo di Ges Cristo, per il cui annunzio
il Signore invi nel mondo intero i suoi discepoli, affinch gli
uomini, rinati mediante la parola di Dio (cfr. 1 Pt 1,23), siano
con il battesimo aggregati alla Chiesa, la quale, in quanto corpo
del Verbo incarnato, riceve nutrimento e vita dalla parola di Dio
e dal pane eucaristico (cfr. At 2,42).
In questa attivit missionaria della Chiesa si verificano a volte
condizioni diverse e mescolate le une alle altre: prima c'
l'inizio o la fondazione, poi il nuovo sviluppo o periodo
giovanile. Ma, anche terminate queste fasi, non cessa l'azione
missionaria della Chiesa: tocca anzi alle Chiese particolari gi
organizzate continuarla, predicando il Vangelo a tutti quelli che
sono ancora al di fuori.
Inoltre i gruppi umani in mezzo ai quali si trova la Chiesa
spesso per varie ragioni cambiano radicalmente, donde possono
scaturire situazioni del tutto nuove. In questo caso la Chiesa
deve valutare se esse sono tali da richiedere di nuovo la sua
azione missionaria. Ed ancora, si danno a volte delle circostanze
che, almeno temporaneamente, rendono impossibile l'annunzio
diretto ed immediato del messaggio evangelico. In questo caso i
missionari possono e debbono con pazienza e prudenza, e nello
stesso tempo con grande fiducia, offrire almeno la testimonianza
della carit e della bont di Cristo, preparando cos le vie del
Signore e rendendolo in qualche modo presente.
 evidente quindi che l'attivit missionaria scaturisce
direttamente dalla natura stessa della Chiesa essa ne diffonde la
fede salvatrice, ne realizza l'unit cattolica diffondendola, si
regge sulla sua apostolicit, mette in opera il senso collegiale
della sua gerarchia, testimonia infine, diffonde e promuove la
sua santit. Cos l'attivit missionaria tra i pagani differisce
sia dalla attivit pastorale che viene svolta in mezzo ai fedeli,
sia dalle iniziative da prendere per ristabilire l'unit dei
cristiani. Tuttavia queste due forme di attivit si ricongiungono
saldamente con l'attivit missionaria della Chiesa la divisione
dei cristiani  infatti di grave pregiudizio alla santa causa
della predicazione del Vangelo a tutti gli uomini ed impedisce a
molti di abbracciare la fede. Cos la necessit della missione
chiama tutti i battezzati a radunarsi in un solo gregge ed a
rendere testimonianza in modo unanime a Cristo, loro Signore, di
fronte alle nazioni. Essi, se ancora non possono testimoniare
pienamente l'unit di fede, debbono almeno essere animati da
reciproca stima e amore.
Ragioni dell'attivit missionaria
7. La ragione dell'attivit missionaria discende dalla volont di
Dio, il quale " vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano
alla conoscenza della verit. Vi  infatti un solo Dio, ed un
solo mediatore tra Dio e gli uomini, Ges Cristo, uomo anche lui,
che ha dato se stesso in riscatto per tutti" (1 Tm 2,4-6), "e non
esiste in nessun altro salvezza" (At 4,12).  dunque necessario
che tutti si convertano al Cristo conosciuto attraverso la
predicazione della Chiesa, ed a lui e alla Chiesa, suo corpo,
siano incorporati attraverso il battesimo. Cristo stesso infatti,
" ribadendo espressamente la necessit della fede e del battesimo
(cfr. Mc 16,16; Gv 3,5), ha confermato simultaneamente la
necessit della Chiesa, nella quale gli uomini entrano, per cos
dire, attraverso la porta del battesimo. Per questo non possono
salvarsi quegli uomini i quali, pur sapendo che la Chiesa
cattolica  stata stabilita da Dio per mezzo di Ges Cristo come
istituzione necessaria, tuttavia rifiutano o di entrare o di
rimanere in essa ". Bench quindi Dio, attraverso vie che lui
solo conosce, possa portare gli uomini che senza loro colpa
ignorano il Vangelo a quella fede " senza la quale  impossibile
piacergli" (Eb 11,6),  tuttavia compito imprescindibile della
Chiesa (cfr. 1 Cor 9,16), ed insieme suo sacrosanto diritto,
diffondere il Vangelo; di conseguenza l'attivit missionaria
conserva in pieno - oggi come sempre - la sua validit e necessit.
Grazie ad essa il corpo mistico di Cristo raccoglie e dirige
ininterrottamente le sue forze per promuovere il proprio sviluppo
(cfr. Ef 4,11-16). A svolgere questa attivit le membra della
Chiesa sono sollecitate da quella carit con cui amano Dio e con
cui desiderano condividere con tutti gli uomini i beni spirituali
della vita presente e della vita futura.
Grazie a questa attivit missionaria, infine, Dio  pienamente
glorificato, nel senso che gli uomini accolgono in forma
consapevole e completa la sua opera salvatrice, che egli ha
compiuto nel Cristo. Sempre grazie ad essa si realizza il piano
di Dio, a cui Cristo in spirito di obbedienza e di amore si
consacr per la gloria del Padre che l'aveva mandato che tutto il
genere umano costituisca un solo popolo di Dio, si riunisca
nell'unico corpo di Cristo, sia edificato in un solo tempio dello
Spirito Santo; tutto ci, mentre favorisce la concordia fraterna,
risponde all'intimo desiderio di tutti gli uomini. Cos
finalmente si compie davvero il disegno del Creatore, che cre
l'uomo a sua immagine e somiglianza, quando tutti quelli che sono
partecipi della natura umana, rigenerati in Cristo per mezzo
dello Spirito Santo, riflettendo insieme la gloria di Dio,
potranno dire: " Padre nostro ".
L'attivit missionaria nella vita e nella storia
8. L'attivit missionaria  anche intimamente congiunta con la
natura umana e con le sue aspirazioni. Difatti la Chiesa, per il
fatto stesso che annuncia loro il Cristo, rivela agli uomini in
maniera genuina la verit intorno alla loro condizione e alla
loro vocazione integrale, poich  Cristo il principio e il
modello dell'umanit nuova, cio di quell'umanit permeata di
amore fraterno, di sincerit, di spirito di pace, che tutti
vivamente desiderano. Cristo e la Chiesa, che a lui con la sua
predicazione evangelica rende testimonianza, superano i
particolarismi di razza e di nazionalit, sicch a nessuno e in
nessun luogo possono apparire estranei. Il Cristo  la verit e
la via, che la predicazione evangelica a tutti svela, facendo
loro intendere le parole da lui stesso pronunciate: "Convertitevi
e credete al Vangelo" (Mc 1,15). E poich chi non crede  gi
condannato (cfr. Gv 3,18),  evidente che le parole di Cristo
sono insieme parole di condanna e di grazia, di morte e di vita.
Soltanto facendo morire ci che  vecchio possiamo pervenire al
rinnovamento della vita: e questo vale anzitutto per le persone,
ma vale anche per i vari beni di questo mondo, contrassegnati
insieme dal peccato dell'uomo e dalla benedizione di Dio: "tutti
infatti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio" (Rm
3,23). Ora nessuno di per se stesso e con le sue forze riesce a
liberarsi dal peccato e ad elevarsi in alto, nessuno  in grado
di affrancarsi dalla sua debolezza, dalla sua solitudine o dalla
sua schiavit tutti han bisogno del Cristo come di un esempio, di
un maestro, di un liberatore, di un salvatore, come di colui che
dona la vita. Ed effettivamente nella storia umana, anche dal
punto di vista temporale, il Vangelo ha sempre rappresentato un
fermento di libert e di progresso, e si presenta sempre come
fermento di fraternit, di umilt e di pace. Ben a ragione,
dunque, Cristo viene esaltato dai fedeli come "l'atteso delle
genti ed il loro salvatore ".
Carattere escatologico dell'attivit missionaria
9. Pertanto, il periodo dell'attivit missionaria si colloca tra
la prima e la seconda venuta di Cristo, in cui la Chiesa, qual
messe, sar raccolta dai quattro venti nel regno di Dio. Prima
appunto della venuta del Signore, il Vangelo deve essere
annunziato a tutte le nazioni (cfr. Mc 13,10).
L'attivit missionaria non  altro che la manifestazione, cio
l'epifania e la realizzazione, del piano divino nel mondo e nella
storia: con essa Dio conduce chiaramente a termine la storia
della salvezza. Con la parola della predicazione e con la
celebrazione dei sacramenti, di cui  centro e vertice la santa
eucaristia, essa rende presente il Cristo, autore della salvezza.
Purifica dalle scorie del male ogni elemento di verit e di
grazia presente e riscontrabile in mezzo ai pagani per una
segreta presenza di Dio e lo restituisce al suo autore, cio a
Cristo, che distrugge il regno del demonio e arresta la
multiforme malizia del peccato. Perci ogni elemento di bene
presente e riscontrabile nel cuore e nell'anima umana o negli usi
e civilt particolari dei popoli, non solo non va perduto, ma
viene sanato, elevato e perfezionato per la gloria di Dio, la
confusione del demonio e la felicit dell'uomo. Cos l'attivit
missionaria tende alla sua pienezza escatologica grazie ad essa,
infatti, secondo il modo e il tempo che il Padre ha riservato al
suo potere (cfr. At 1,7), si estende il popolo di Dio, in vista
del quale  stato detto in maniera profetica: "Allarga lo spazio
della tua tenda, distendi i teli dei tuoi padiglioni! Non
accorciare! " (Is 54,2), grazie ad essa cresce il corpo mistico
fino alla misura dell'et della pienezza di Cristo (cfr. Ef
4,13); grazie ad essa il tempio spirituale, in cui si adora Dio
in spirito e verit (cfr. Gv 4,23), si amplia e si edifica sopra
il fondamento degli apostoli e dei profeti, mentre ne  pietra
angolare lo stesso Cristo Ges (cfr. Ef 2,20).
                           CAPITOLO II
                L'OPERA MISSIONARIA IN SE STESSA
Introduzione
10. La Chiesa, che da Cristo  stata inviata a rivelare ed a
comunicare la carit di Dio a tutti gli uomini ed a tutti i
popoli, comprende che le resta ancora da svolgere un'opera
missionaria ingente. Ben due miliardi di uomini infatti - ed il
loro numero cresce di giorno in giorno - uniti in grandi
raggruppamenti e determinati da vincoli culturali stabili, da
tradizioni religiose antiche o da salde relazioni sociali, o non
hanno ancora o hanno appena ascoltato il messaggio evangelico. Di
essi alcuni seguono una delle grandi religioni, altri restano
ancora estranei all'idea stessa di Dio, altri ne negano
dichiaratamente l'esistenza, anzi talvolta l'avversano. La Chiesa
quindi, per essere in grado di offrire a tutti il mistero della
salvezza e la vita che Dio ha portato all'uomo, deve cercare di
inserirsi in tutti questi raggruppamenti con lo stesso movimento
con cui Cristo stesso, attraverso la sua incarnazione, si leg a
quel certo ambiente socio-culturale degli uomini in mezzo ai
quali visse.
Art. 1 - La testimonianza cristiana
Testimonianza di vita e dialogo
11.  necessario che la Chiesa sia presente in questi
raggruppamenti umani attraverso i suo}figli, che vivono in mezzo
ad essi o ad essi sono inviati. Tutti i cristiani infatti,
dovunque vivano, sono tenuti a manifestare con l'esempio della
loro vita e con la testimonianza della loro parola l'uomo nuovo,
di cui sono stati rivestiti nel battesimo, e la forza dello
Spirito Santo, da cui sono stati rinvigoriti nella cresima;
sicch gli altri, vedendone le buone opere, glorifichino Dio
Padre (cfr. Mt 5,16) e comprendano pi pienamente il significato
genuino della vita umana e l'universale legame di solidariet
degli uomini tra loro.
Ma perch essi possano dare utilmente questa testimonianza,
debbono stringere rapporti di stima e di amore con questi uomini,
riconoscersi come membra di quel gruppo umano in mezzo a cui
vivono, e prender parte, attraverso il complesso delle relazioni
e degli affari dell'umana esistenza, alla vita culturale e
sociale. Cos debbono conoscere bene le tradizioni nazionali e
religiose degli altri, lieti di scoprire e pronti a rispettare
quei germi del Verbo che vi si trovano nascosti; debbono seguire
attentamente la trasformazione profonda che si verifica in mezzo
ai popoli, e sforzarsi perch gli uomini di oggi, troppo presi da
interessi scientifici e tecnologici, non perdano il contatto con
le realt divine, ma anzi si aprano ed intensamente anelino a
quella verit e carit rivelata da Dio. Come Cristo stesso
penetr nel cuore degli uomini per portarli attraverso un
contatto veramente umano alla luce divina, cos i suoi discepoli,
animati intimamente dallo Spirito di Cristo, debbono conoscere
gli uomini in mezzo ai quali vivono ed improntare le relazioni
con essi ad un dialogo sincero e comprensivo, affinch questi
apprendano quali ricchezze Dio nella sua munificenza ha dato ai
popoli; ed insieme devono tentare di illuminare queste ricchezze
alla luce del Vangelo, di liberarle e di ricondurle sotto
l'autorit di Dio salvatore.
Presenza della carit
12. La presenza dei cristiani nei gruppi umani deve essere
animata da quella carit con la quale Dio ci ha amato: egli vuole
appunto che anche noi reciprocamente ci amiamo con la stessa
carit (cfr. 1 Gv 4,11). Ed effettivamente la carit cristiana si
estende a tutti, senza discriminazioni razziali, sociali o
religiose, senza prospettive di guadagno o di gratitudine. Come
Dio ci ha amato con amore disinteressato, cos anche i fedeli con
la loro carit debbono preoccuparsi dell'uomo, amandolo con lo
stesso moto con cui Dio ha cercato l'uomo. Come quindi Cristo
percorreva tutte le citt e i villaggi, sanando ogni malattia ed
infermit come segno dell'avvento del regno di Dio (cfr. Mt 9,35
ss.; At 10,38), cos anche la Chiesa attraverso i suoi figli si
unisce a tutti gli uomini di qualsiasi condizione, ma soprattutto
ai poveri ed ai sofferenti, prodigandosi volentieri per loro
(cfr. 2 Cor 12,15). Essa infatti condivide le loro gioie ed i
loro dolori, conosce le aspirazioni e i problemi della vita,
soffre con essi nell'angoscia della morte. A quanti cercano la
pace, essa desidera rispondere con il dialogo fraterno, portando
loro la pace e la luce che vengono dal Vangelo.
I fedeli debbono impegnarsi, collaborando con tutti gli altri,
alla giusta composizione delle questioni economiche e sociali. Si
applichino con particolare cura all'educazione dei fanciulli e
dei giovani nei vari ordini di scuole, che vanno considerate non
semplicemente come un mezzo privilegiato per la formazione e lo
sviluppo della giovent cristiana, ma insieme come un servizio di
primaria importanza per gli uomini e specialmente per le nazioni
in via di sviluppo, in ordine all'elevazione della dignit umana
ed alla preparazione di condizioni pi umane. Portino ancora i
cristiani il loro contributo ai tentativi di quei popoli che,
lottando contro la fame, l'ignoranza e le malattie, si sforzano
per creare migliori condizioni di vita e per stabilire la pace
nel mondo. In questa attivit ambiscano i fedeli di collaborare
intelligentemente alle iniziative promosse dagli istituti privati
e pubblici, dai governi, dagli organismi internazionali, dalle
varie comunit cristiane e dalle religioni non cristiane.
La Chiesa tuttavia, non desidera affatto intromettersi nel
governo della citt terrena. Essa non rivendica a se stessa altra
sfera di competenza, se non quella di servire gli uomini
amorevolmente e fedelmente, con l'aiuto di Dio (cfr. Mt 20,26;
23,11).
I discepoli di Cristo, mantenendosi in stretto contatto con gli
uomini nella vita e nell'attivit, si ripromettono cos di offrir
loro un'autentica testimonianza cristiana e di lavorare alla loro
salvezza, anche l dove non possono annunciare pienamente il
Cristo. Essi infatti non cercano il progresso e la prosperit
puramente materiale degli uomini, ma intendono promuovere la loro
dignit e la loro unione fraterna, insegnando le verit religiose
e morali che Cristo ha illuminato con la sua luce, e cos
gradualmente aprire una via sempre pi perfetta verso il Signore.
In tal modo gli uomini vengono aiutati a raggiungere la salvezza
attraverso la carit verso Dio e verso il prossimo; comincia
allora a risplendere il mistero del Cristo, in cui appare l'uomo
nuovo, creato ad immagine di Dio (cfr. Ef 4,24), ed in cui si
rivela la carit di Dio.
Art. 2 - La predicazione del Vangelo e la riunione del popolo di
Dio
Evangelizzazione e conversione
13. Ovunque Dio apre una porta della parola per parlare del
mistero del Cristo (cfr. Col 4,3), ivi a tutti gli uomini (cfr.
Mc 16,15), con franchezza e con perseveranza deve essere
annunziato (cfr. 1 Cor 9,15; Rm 10,14) il Dio vivente e colui che
egli ha inviato per la salvezza di tutti, Ges Cristo. Solo cos
i non cristiani, a cui aprir il cuore lo Spirito Santo (cfr. At
16,14), crederanno e liberamente si convertiranno al Signore, e
sinceramente aderiranno a colui che, essendo " la via, la verit
e la vita" (Gv 14,6), risponde a tutte le attese del loro
spirito, anzi le supera infinitamente.
Una tale conversione va certo intesa come un inizio: eppure 
sufficiente perch l'uomo avverta che, staccato dal peccato,
viene introdotto nel mistero dell'amore di Dio, che lo chiama a
stringere nel Cristo una relazione personale con lui. Difatti,
sotto l'azione della grazia di Dio, il neo-convertito inizia un
itinerario spirituale in cui, trovandosi gi per la fede in
contatto con il mistero della morte e della risurrezione, passa
dall'uomo vecchio all'uomo nuovo che in Cristo trova la sua
perfezione (cfr. Col 3,5-10; Ef 4,20-24). Questo passaggio, che
implica un progressivo cambiamento di mentalit e di costumi,
deve manifestarsi nelle sue conseguenze di ordine sociale e
svilupparsi progressivamente nel tempo del catecumenato. E poich
il Signore in cui si crede  segno di contraddizione (cfr. Lc
2,34; Mt 10,34-39), non di rado chi si  convertito va incontro a
rotture e a distacchi, ma anche a gioie, che Dio generosamente
concede (cfr. 1 Ts 1,6).
La Chiesa proibisce severamente di costringere o di indurre e
attirare alcuno con inopportuni raggiri ad abbracciare la fede,
allo stesso modo in cui rivendica energicamente il diritto che
nessuno con ingiuste vessazioni sia distolto dalla fede stessa.
Secondo una prassi antichissima nella Chiesa, i motivi della
conversione vanno bene esaminati, e, se  necessario, purificati.
Catecumenato e iniziazione cristiana
14. Coloro che da Dio, tramite la Chiesa, hanno ricevuto il dono
della fede in Cristo, siano ammessi nel corso di cerimonie
liturgiche al catecumenato. Questo, lungi dall'essere una
semplice esposizione di verit dogmatiche e di norme morali,
costituisce una vera scuola di formazione, debitamente estesa nel
tempo, alla vita cristiana, in cui appunto i discepoli vengono in
contatto con Cristo, loro maestro. Perci i catecumeni siano
convenientemente iniziati al mistero della salvezza ed alla
pratica della morale evangelica, e mediante dei riti sacri, da
celebrare successivamente, siano introdotti nella vita religiosa,
liturgica e caritativa del popolo di Dio.
In seguito, liberati grazie ai sacramenti dell'iniziazione
cristiana dal potere delle tenebre (cfr. Col 1,13), morti e
sepolti e risorti insieme con il Cristo (cfr. Rm 6,4-11; Col 2,12-
13;Mc 16,16), ricevono lo Spirito di adozione a figli (cfr. 1 Ts
3,5-7; At 8,14-17) e celebrano il memoriale della morte e della
resurrezione del Signore con tutto il popolo di Dio.
 auspicabile una riforma della liturgia del tempo quaresimale e
pasquale, perch sia in grado di preparare l'anima dei catecumeni
alla celebrazione del mistero pasquale, durante le cui feste essi
per mezzo del battesimo rinascono in Cristo.
Questa iniziazione cristiana nel corso del catecumenato non deve
essere soltanto opera dei catechisti o dei sacerdoti, ma di tutta
la comunit dei fedeli, soprattutto dei padrini, in modo che i
catecumeni avvertano immediatamente di appartenere al popolo di
Dio. Essendo la vita della Chiesa apostolica,  necessario che
essi imparino a cooperare attivamente all'evangelizzazione ed
alla edificazione della Chiesa con la testimonianza della vita e
con la professione della fede.
Infine, nel nuovo Codice dovr essere pi esattamente definito lo
stato giuridico dei catecumeni. Essi infatti sono gi uniti alla
Chiesa, appartengono gi alla famiglia del Cristo, e non  raro
che conducano gi una vita ispirata alla fede, alla speranza ed
alla carit.
Art. 3 - La formazione della comunit cristiana
La comunit cristiana
15. Lo Spirito Santo, che mediante il seme della parola e la
predicazione del Vangelo chiama tutti gli uomini a Cristo e
suscita nei loro cuori l'adesione alla fede, allorch rigenera a
nuova vita in seno al fonte battesimale i credenti in Cristo, li
raccoglie nell'unico popolo di Dio, che  " stirpe eletta,
sacerdozio regale, nazione sacra, popolo di redenti " (1 Pt 2,9).
Perci i missionari, come cooperatori di Dio (cfr. 1 Cor 3,9),
devono dar vita a comunit di fedeli che, seguendo una condotta
degna della vocazione alla quale sono state chiamate (cfr. Ef
4,1), siano tali da esercitare quella triplice funzione
sacerdotale, profetica e regale che Dio ha loro affidata. In
questo modo la comunit cristiana diventa segno della presenza
divina nel mondo: nel sacrificio eucaristico, infatti, essa passa
incessantemente al Padre in unione con il Cristo, zelantemente
alimentata con la parola di Dio rende testimonianza al Cristo e
segue la via della carit, ricca com' di spirito apostolico.
Fin dall'inizio la comunit cristiana deve essere formata in modo
che possa provvedere da sola, per quanto  possibile, alle
proprie necessit. Un tal gruppo di fedeli, in possesso del
patrimonio culturale della nazione cui appartiene, deve mettere
profonde radici nel popolo: da esso germoglino famiglie dotate di
spirito evangelico e sostenute da scuole appropriate; si
costituiscano associazioni e organismi, per mezzo dei quali
l'apostolato dei laici sia in grado di permeare di spirito
evangelico l'intera societ. Risplenda infine la carit tra
cattolici appartenenti a diversi riti.
Anche lo spirito ecumenico deve essere favorito tra i neofiti,
nella chiara convinzione che i fratelli che credono in Cristo
sono suoi discepoli, rigenerati nel battesimo e compartecipi di
moltissimi tesori del popolo di Dio. Nella misura in cui lo
permette la situazione religiosa, va promossa un'azione ecumenica
tale che i cattolici, esclusa ogni forma di indifferentismo, di
sincretismo e di sconsiderata concorrenza, attraverso una
professione di fede - per quanto possibile comune - in Dio ed in
Ges Cristo di fronte ai non credenti, attraverso la cooperazione
nel campo tecnico e sociale come in quello religioso e culturale,
collaborino fraternamente con i fratelli separati, secondo le
norme del decreto sull'ecumenismo. Collaborino soprattutto per la
causa di Cristo, che  il loro comune Signore: sia il suo nome il
vincolo che li unisce! Questa collaborazione va stabilita non
solo tra persone private, ma anche, secondo il giudizio
dell'ordinario del luogo, a livello delle Chiese o comunit
ecclesiali, e delle loro opere.
I fedeli, che da tutti i popoli sono riuniti nella Chiesa, "non
si distinguono dagli altri uomini n per territorio n per lingua
n per istituzioni politiche" perci debbono vivere per Iddio e
per il Cristo secondo le usanze e il comportamento del loro
paese: come buoni cittadini essi debbono coltivare un sincero e
fattivo amor di patria, evitare ogni forma di razzismo e di
nazionalismo esagerato e promuovere l'amore universale tra i
popoli.
Grande importanza hanno per il raggiungimento di questi
obiettivi, e perci vanno particolarmente curati, i laici, cio i
fedeli che, incorporati per il battesimo a Cristo, vivono nel
mondo. Tocca proprio a loro, penetrati dello Spirito di Cristo,
agire come un fermento nelle realt terrene, animandole
dall'interno ed ordinandole in modo che siano sempre secondo il
Cristo.
Non basta per che il popolo cristiano sia presente ed
organizzato nell'ambito di una nazione; non basta che faccia
dell'apostolato con l'esempio: esso  costituito ed  presente
per annunziare il Cristo con la parola e con l'opera ai propri
connazionali non cristiani e per aiutarli ad accoglierlo nella
forma pi piena.
Inoltre, per la costituzione della Chiesa e lo sviluppo della
comunit cristiana, sono necessari vari tipi di ministero, che,
suscitati nell'ambito stesso dei fedeli da una aspirazione
divina, tutti debbono diligentemente promuovere e rispettare: tra
essi sono da annoverare i compiti dei sacerdoti, dei diaconi e
dei catechisti, e l'Azione cattolica. Parimenti i religiosi e le
religiose, per stabilire e rafforzare il regno di Cristo nelle
anime, come anche per estenderlo ulteriormente, svolgono un
compito indispensabile sia con la preghiera, sia con l'attivit
esterna.
Il clero indigeno
16. La Chiesa si rallegra vivamente e ringrazia per il dono
inestimabile della vocazione sacerdotale che Dio ha concesso a
tanti giovani in mezzo a popoli convertiti di recente al
cristianesimo.  indubbio che la Chiesa mette pi profonde radici
in un gruppo umano qualsiasi, quando le varie comunit di fedeli
traggono dai propri membri i ministri della salvezza, che
nell'ordine dei vescovi, dei sacerdoti e dei diaconi servono ai
loro fratelli, sicch le nuove Chiese acquistano a poco a poco la
struttura di diocesi, fornite di clero proprio.
Quanto dunque questo Concilio ha deciso intorno alla vocazione ed
alla formazione sacerdotale, deve essere religiosamente osservato
dove la Chiesa viene stabilita per la prima volta e nelle giovani
Chiese. Soprattutto va tenuto presente quel che  stato affermato
a proposito della formazione spirituale e della sua stretta
coordinazione con quella dottrinale e pastorale, della vita da
condurre secondo l'ideale evangelico senza riguardo all'interesse
proprio o familiare, nonch della necessit di approfondire il
senso del mistero della Chiesa. Da questi principi i sacerdoti
impareranno magnificamente a dedicarsi senza riserve al servizio
del corpo di Cristo ed al lavoro evangelico, a restare uniti come
cooperatori fedeli al proprio vescovo, ad offrire la propria
collaborazione ai confratelli.
Per il raggiungimento di questo fine generale, l'intero ciclo di
formazione degli alunni deve essere ordinato alla luce del
mistero della salvezza come  presentato nella sacra Scrittura.
Essi devono scoprire questo mistero del Cristo e della salvezza
umana presente nella liturgia e viverlo.
Tali esigenze comuni della preparazione sacerdotale, anche di
ordine pastorale e pratico, indicate dal Concilio, vanno
armonizzate con la preoccupazione di adeguarsi al particolare
modo di pensare e di agire della propria nazione. Bisogna dunque
aprire ed affinare lo spirito degli alunni, perch conoscano bene
e possano valutare la cultura del loro paese; nello studio delle
discipline filosofiche e teologiche essi debbono scoprire quali
rapporti intercorrono tra tradizioni e religione nazionale e la
religione cristiana. Analogamente, la preparazione al sacerdozio
deve tenere presenti le necessit pastorali della regione: gli
alunni devono apprendere la storia, la finalit e il metodo
dell'azione missionaria della Chiesa, nonch le particolari
condizioni sociali, economiche e culturali del proprio popolo.
Vanno anche educati allo spirito ecumenico e preparati al dialogo
fraterno con i non cristiani. Tutto questo suppone che gli studi
preparatori al sacerdozio si compiano, per quanto  possibile,
mantenendo ciascuno il pi stretto contatto con la propria
nazione. E si abbia anche cura di formare alla esatta
amministrazione ecclesiastica, anche in senso economico.
Si devono scegliere inoltre dei sacerdoti capaci, perch dopo un
certo periodo di pratica pastorale, perfezionino i loro studi
superiori nelle universit anche straniere, specie in quelle di
Roma, ed in altri istituti scientifici, di modo che, come
elementi del clero locale con dottrina ed esperienza congrue
possano aiutare efficacemente le nuove Chiese nell'adempimento
delle funzioni ecclesiastiche pi alte.
Laddove le conferenze episcopali lo riterranno opportuno, si
restauri l'ordine diaconale come stato permanente, secondo le
disposizioni della costituzione sulla Chiesa.  bene infatti che
gli uomini, i quali di fatto esercitano il ministero di diacono,
o perch come catechisti predicano la parola di Dio, o perch a
nome del parroco e del vescovo sono a capo di comunit cristiane
lontane, o perch esercitano la carit attraverso opere sociali e
caritative, siano fortificati dall'imposizione delle mani, che 
trasmessa fin dagli apostoli, e siano pi saldamente congiunti
all'altare per poter esplicare pi fruttuosamente il loro
ministero con l'aiuto della grazia sacramentale del diaconato.
Catechisti
17. Degna di lode  anche quella schiera, tanto benemerita
dell'opera missionaria tra i pagani, che  costituita dai
catechisti, sia uomini che donne. Essi, animati da spirito
apostolico e facendo grandi sacrifici, danno un contributo
singolare ed insostituibile alla propagazione della fede e della
Chiesa.
Nel nostro tempo poi, in cui il clero  insufficiente per
l'evangelizzazione di tante moltitudini e per l'esercizio del
ministero pastorale, il compito del catechista  della massima
importanza. Pertanto  necessario che la loro formazione sia
perfezionata e adeguata al progresso culturale, in modo che, come
validi cooperatori dell'ordine sacerdotale, possano svolgere
nella maniera migliore il loro compito, che si va facendo sempre
pi vasto e impegnativo. Si devono quindi moltiplicare le scuole
diocesane e regionali nelle quali i futuri catechisti apprendano
sia la dottrina cattolica - specialmente quella che ha per oggetto
la Bibbia e la liturgia - , sia anche il metodo catechetico e la
tecnica pastorale, e ricevano un'autentica formazione morale
cristiana in uno sforzo costante per coltivare la piet e la
santit della vita. Si tengano inoltre dei convegni o corsi
periodici per aggiornare i catechisti nelle discipline e tecniche
utili al loro ministero e per alimentare e rinvigorire la loro
vita spirituale. Inoltre, a quelli che si dedicano completamente
a quest'opera bisogna garantire un decoroso tenore di vita e la
sicurezza sociale, corrispondendo loro un giusto compenso.
 desiderabile che alla formazione ed al sostentamento dei
catechisti si provveda convenientemente con sussidi speciali
della sacra Congregazione di Propaganda Fide. Se apparir
necessario ed opportuno, si fondi un'opera per i catechisti.
Le Chiese inoltre devono sentire e dimostrare gratitudine per
l'opera generosa dei catechisti ausiliari, il cui aiuto sar loro
indispensabile. Sono essi che nelle loro comunit presiedono alla
preghiera ed impartiscono l'insegnamento. Ci si deve debitamente
preoccupare anche della loro formazione dottrinale e spirituale.
 altres auspicabile che ai catechisti convenientemente formati
sia conferita, riconoscendosene l'opportunit, la missione
canonica nella pubblica celebrazione della liturgia, perch siano
al servizio della fede con maggiore autorit agli occhi del
popolo.
Promozione della vita religiosa
18. La vita religiosa deve essere curata e promossa fin dal
periodo iniziale della fondazione della Chiesa, perch essa non
solo  fonte di aiuti preziosi e indispensabili per l'attivit
missionaria, ma attraverso una pi intima consacrazione a Dio
fatta nella Chiesa manifesta anche chiaramente e fa comprendere
l'intima natura della vocazione cristiana.
Gli istituti religiosi che lavorano alla fondazione della Chiesa,
impregnati dei mistici tesori di cui  ricca la tradizione
religiosa ecclesiale, devono sforzarsi di metterli in luce e di
trasmetterli secondo il genio e il carattere di ciascuna nazione.
E devono anche considerare attentamente in che modo le tradizioni
di vita ascetica e contemplativa, i cui germi talvolta Dio ha
immesso nelle antiche culture prima della predicazione del
Vangelo, possano essere utilizzate per la vita religiosa
cristiana.
Nelle giovani Chiese bisogna promuovere la vita religiosa nelle
sue varie forme, perch essa mostri i diversi aspetti della
missione di Cristo e della vita ecclesiale, si consacri alle
varie attivit pastorali e prepari i propri membri ad esplicarle
come si conviene. I vescovi tuttavia in sede di conferenza
episcopale facciano attenzione perch non si moltiplichino,
danneggiando la vita religiosa e l'apostolato, le congregazioni
aventi identica finalit apostolica.
Meritano speciale considerazione le varie iniziative destinate a
stabilire la vita contemplativa. Certi istituti, mantenendo gli
elementi essenziali della istituzione monastica, tendono a
impiantare la ricchissima tradizione del proprio ordine; altri
cercano di ritornare alla semplicit delle forme del monachesimo
primitivo. Tutti comunque devono cercare un reale adattamento
alle condizioni locali. Poich la vita contemplativa interessa la
presenza ecclesiale nella sua forma pi piena,  necessario che
essa sia costituita dappertutto nelle giovani Chiese.
                          CAPITOLO III
                      LE CHIESE PARTICOLARI
Il progresso delle giovani Chiese
19. L'opera di costituzione della Chiesa in un determinato
raggruppamento umano raggiunge in certa misura il suo termine,
allorch la comunit dei fedeli, inserita ormai profondamente
nella vita sociale e in qualche modo modellata sulla cultura
locale, gode di una salda stabilit: fornita cio di una sua
schiera, anche se insufficiente, di clero locale, di religiosi e
di laici, essa viene arricchendosi di quelle funzioni ed
istituzioni che sono necessarie perch il popolo di Dio, sotto la
guida di un proprio vescovo, conduca e sviluppi la sua vita.
In queste giovani Chiese appunto la vita del popolo di Dio deve
giungere a maturit in tutti i campi della vita cristiana, che
deve essere rinnovata secondo le norme di questo Concilio: ed
ecco i gruppi di fedeli con crescente consapevolezza si fanno
comunit viventi della fede, della liturgia e della carit; i
laici, con la loro attivit, che  a un tempo civica ed
apostolica, si sforzano di instaurare nella citt terrena un
ordine di giustizia e di carit; l'uso dei mezzi di comunicazione
sociale  ispirato a criteri di opportunit e prudenza; le
famiglie, praticando la vera vita cristiana, diventano fonte
dell'apostolato dei laici e vivaio di vocazioni sacerdotali e
religiose. La fede infine  oggetto di insegnamento catechistico
appropriato, trova la sua espressione in una liturgia rispondente
all'indole del popolo, e viene introdotta, grazie ad un'adeguata
legislazione canonica, nelle sane istituzioni umane e nelle
consuetudini locali.
I vescovi poi, ciascuno con il proprio presbiterio, approfondendo
sempre meglio in se stessi il senso di Cristo e della Chiesa,
devono essere in unit di pensieri e di vita con la Chiesa
universale. Ed intima resti la comunione delle giovani Chiese con
tutta quanta la Chiesa, la cui tradizione esse devono saper
collegare in tutti i suoi elementi con la propria cultura, sicch
ne risulti, come per uno scambio reciproco di energie, una
crescita nella vita del corpo mistico '. Siano pertanto curati
quegli elementi teologici, psicologici ed umani che si rivelano
atti ed efficaci per lo sviluppo di questo senso di comunione con
la Chiesa universale.
Queste stesse Chiese, che si trovano quasi sempre nelle regioni
economicamente depresse del mondo, soffrono per lo pi per grave
scarsezza di sacerdoti e per mancanza di mezzi materiali. 
quindi assolutamente indispensabile che l'azione missionaria
continua di tutta la Chiesa fornisca loro quegli aiuti che
servano soprattutto allo sviluppo della Chiesa locale e alla
maturit della vita cristiana. Questa azione missionaria deve
estendere il soccorso anche a quelle Chiese che, pur esistendo da
antica data, si trovano, per cos dire, in fase di regresso o in
uno stato di debolezza.
Tuttavia queste Chiese devono organizzare il lavoro pastorale
comune creando opere adatte perch le vocazioni che interessano
il clero diocesano o gli istituti religiosi crescano di numero,
vengano vagliate con maggiore sicurezza e coltivate con migliore
riuscita cos, a poco a poco, saranno in grado di provvedere a se
stesse e di portare aiuto alle altre.
L'attivit missionaria delle Chiese particolari
20. La Chiesa particolare, dovendo riprodurre il pi
perfettamente possibile la Chiesa universale, abbia la piena
coscienza di essere inviata anche a coloro che non credono in
Cristo e vivono nel suo stesso territorio, al fine di costituire,
con la testimonianza di vita dei singoli fedeli e della comunit
tutta, il segno che addita loro il Cristo.
 inoltre necessario il ministero della parola, perch il
messaggio evangelico giunga a tutti. Il vescovo deve essere
essenzialmente il messaggero di fede che porta nuovi discepoli a
Cristo 3. Per rispondere bene a questo nobilissimo compito deve
conoscere a fondo sia le condizioni del suo gregge, sia la
concezione che di Dio hanno i suoi concittadini, tenendo conto
esattamente anche dei mutamenti introdotti dalla cosiddetta
urbanizzazione, dal fenomeno della emigrazione e
dall'indifferentismo religioso.
I sacerdoti locali attendano con molto zelo all'opera di
evangelizzazione nelle giovani Chiese, collaborando attivamente
con i missionari di origine straniera, con i quali costituiscono
un unico corpo sacerdotale riunito sotto l'autorit del vescovo:
ci non solo per pascere i propri fedeli e per celebrare il culto
divino, ma anche per predicare il Vangelo a coloro che stanno
fuori. Perci dimostrino prontezza e, all'occasione, si offrano
generosamente al proprio vescovo per iniziare l'attivit
missionaria nelle zone pi lontane ed abbandonate della propria
diocesi o anche di altre diocesi.
Dello stesso zelo siano animati i religiosi e le religiose, ed
anche i laici verso i propri concittadini, specie quelli pi
poveri.
Le conferenze episcopali procurino che periodicamente si tengano
corsi di aggiornamento biblico, teologico, spirituale e
pastorale, allo scopo di consentire al clero, di fronte al
variare incessante delle situazioni, di approfondire la
conoscenza della teologia e dei metodi pastorali.
Quanto al resto, si osservino religiosamente tutte le
disposizioni che questo Concilio ha emanato, specialmente quelle
del decreto relativo al ministero ed alla vita sacerdotale.
Una Chiesa particolare, per poter realizzare la propria opera
missionaria, ha bisogno di ministri adatti, che vanno preparati
tempestivamente in maniera rispondente alle condizioni di
ciascuna di esse. E poich gli uomini tendono sempre pi a
riunirsi in gruppi,  sommamente conveniente che le conferenze
episcopali concordino una comune linea di azione, in ordine al
dialogo da stabilire con tali gruppi. Se per in certe regioni
esistono dei gruppi di uomini, che sono distolti dall'abbracciare
la fede cattolica dall'incapacit di adattarsi a quella forma
particolare che la Chiesa ha assunto in mezzo a loro, 
senz'altro desiderabile che si provveda ad una tale situazione
con misure particolari finch non si arrivi a riunire tutti i
cristiani in un'unica comunit. Se poi la santa Sede dispone di
missionari preparati a questo scopo, pensino i singoli vescovi a
chiamarli nelle proprie diocesi o li accolgano ben volentieri,
favorendo efficacemente le loro iniziative.
Perch questo zelo missionario fiorisca nei membri della loro
patria,  altres conveniente che le giovani Chiese partecipino
quanto prima effettivamente alla missione universale della
Chiesa, inviando anch'esse dei missionari a predicare il Vangelo
dappertutto nel mondo, anche se soffrono di scarsezza di clero.
La comunione con la Chiesa universale raggiunger in un certo
senso la sua perfezione solo quando anch'esse prenderanno parte
attiva allo sforzo missionario diretto verso le altre nazioni.
L'apostolato dei laici
21. La Chiesa non si pu considerare realmente fondata, non vive
in maniera piena, non  segno perfetto della presenza di Cristo
tra gli uomini, se alla gerarchia non si affianca e collabora un
laicato autentico. Non pu infatti il Vangelo penetrare ben
addentro nella mentalit, nel costume, nell'attivit di un
popolo, se manca la presenza dinamica dei laici. Perci, fin dal
periodo di fondazione di una Chiesa, bisogna dedicare ogni cura
alla formazione di un maturo laicato cristiano.
La ragione  che i fedeli laici appartengono insieme al popolo di
Dio e alla societ civile. Appartengono anzitutto alla propria
nazione, perch vi son nati, perch con la educazione han
cominciato a partecipare al suo patrimonio culturale, perch alla
sua vita si rannodano nella trama multiforme delle relazioni
sociali, perch al suo sviluppo cooperano e danno un personale
contributo con la loro professione, perch i suoi problemi essi
sentono come loro problemi e come tali si sforzano di risolverli.
Ma essi appartengono anche a Cristo, in quanto nella Chiesa sono
stati rigenerati attraverso la fede e il battesimo, affinch,
rinnovati nella vita e nell'opera, siano di Cristo (cfr. 1 Cor
15,23), ed in Cristo tutto a Dio sia sottoposto, e finalmente Dio
sia tutto in tutti (cfr. 1 Cor 15,28).
Principale loro compito, siano essi uomini o donne,  la
testimonianza a Cristo, che devono rendere, con la vita e con la
parola, nella famiglia, nel gruppo sociale cui appartengono e
nell'ambito della professione che esercitano. In essi deve
realmente apparire l'uomo nuovo, che  stato creato secondo Dio
in giustizia e santit della verit (cfr. Ef 4,24). Questa vita
nuova debbono esprimerla nell'ambito della societ e della
cultura della propria patria, e nel rispetto delle tradizioni
nazionali. Debbono perci conoscere questa cultura, purificarla,
conservarla e svilupparla in armonia con le nuove condizioni, e
infine perfezionarla in Cristo, affinch la fede di Cristo e la
vita della Chiesa non siano gi elementi estranei alla societ in
cui vivono, ma comincino a penetrarla ed a trasformarla. I laici
si sentano uniti ai loro concittadini da sincero amore, rivelando
con il loro comportamento quel vincolo assolutamente nuovo di
unit e di solidariet universale, che attingono dal mistero del
Cristo. Diffondano anche la fede di Cristo tra coloro a cui li
legano vincoli sociali e professionali: questo obbligo  reso pi
urgente dal fatto che moltissimi uomini non possono n ascoltare
il Vangelo n conoscere Cristo se non per mezzo di laici che
siano loro vicini. Anzi, laddove  possibile, i laici siano
pronti a cooperare ancora pi direttamente con la gerarchia,
svolgendo missioni speciali per annunziare il Vangelo e divulgare
l'insegnamento cristiano: daranno cos vigore alla Chiesa che
nasce.
I ministri della Chiesa da parte loro abbiano grande stima
dell'attivit apostolica dei laici: li educhino a quel senso di
responsabilit che li impegna, in quanto membra di Cristo,
dinanzi a tutti gli uomini; diano loro una conoscenza
approfondita del mistero del Cristo, insegnino loro i metodi di
azione pastorale e li aiutino nelle difficolt, secondo lo
spirito della costituzione Lumen gentium e del decreto
Apostolicam actuositatem.
Nel pieno rispetto dunque delle funzioni e responsabilit
specifiche dei pastori e dei laici, la giovane Chiesa tutta
intera renda a Cristo una testimonianza unanime, viva e ferma,
divenendo cos segno luminoso di quella salvezza che a noi 
venuta nel Cristo.
Tradizioni particolari nell'unit ecclesiale
22. Il seme, cio la parola di Dio, germogliando nel buon terreno
irrigato dalla rugiada divina, assorbe la linfa vitale, la
trasforma e l'assimila per produrre finalmente un frutto
abbondante. Indubbiamente, come si verifica nell'economia
dell'incarnazione, le giovani Chiese, che han messo radici in
Cristo e son costruite sopra il fondamento degli apostoli, hanno
la capacit meravigliosa di assorbire tutte le ricchezze delle
nazioni, che appunto a Cristo sono state assegnate in eredit
(cfr. Sal 2,8). Esse traggono dalle consuetudini e dalle
tradizioni, dal sapere e dalla cultura, dalle arti e dalle
scienze dei loro popoli tutti gli elementi che valgono a render
gloria al Creatore, a mettere in luce la grazia del Salvatore e a
ben organizzare la vita cristiana.
Per raggiungere questo scopo  necessario che, nell'ambito di
ogni vasto territorio socio-culturale, come comunemente si dice,
venga promossa una ricerca teologica di tal natura per cui, alla
luce della tradizione della Chiesa universale, siano riesaminati
fatti e parole oggetto della Rivelazione divina, consegnati nella
sacra Scrittura e spiegati dai Padri e dal magistero
ecclesiatico. Si comprender meglio allora secondo quali criteri
la fede, tenendo conto della filosofia e del sapere, pu
incontrarsi con la ragione, ed in quali modi le consuetudini, la
concezione della vita e la struttura sociale possono essere
conciliati con il costume espresso nella Rivelazione divina. Ne
risulteranno quindi chiari i criteri da seguire per un pi
accurato adattamento della vita cristiana nel suo complesso. Cos
facendo sar esclusa ogni forma di sincretismo e di
particolarismo fittizio, la vita cristiana sar commisurata al
genio e al carattere di ciascuna cultura, e le tradizioni
particolari insieme con le qualit specifiche di ciascuna
comunit nazionale, illuminate dalla luce del Vangelo, saranno
assorbite nell'unit cattolica. Infine le nuove Chiese
particolari, conservando tutta la bellezza delle loro tradizioni,
avranno il proprio posto nella comunione ecclesiale, lasciando
intatto il primato della cattedra di Pietro, che presiede
all'assemblea universale della carit.
 dunque desiderabile, per non dire sommamente conveniente, che
le conferenze episcopali si riuniscano insieme nell'ambito di
ogni vasto territorio socio-culturale, per poter realizzare, in
piena armonia tra loro ed in uniformit di decisioni, questo
piano di adattamento.
                           CAPITOLO IV
                          I MISSIONARI
La vocazione missionaria
23. Bench l'impegno di diffondere la fede ricada su qualsiasi
discepolo di Cristo in proporzione alle sue possibilit Cristo
Signore chiama sempre dalla moltitudine dei suoi discepoli quelli
che egli vuole, per averli con s e per inviarli a predicare alle
genti (cfr. Mc 3,13 ss). Perci egli, per mezzo dello Spirito
Santo, che distribuisce come vuole i suoi carismi per il bene
delle anime (cfr. 1 Cor 12,11), accende nel cuore dei singoli la
vocazione missionaria e nello stesso tempo suscita in seno alla
Chiesa quelle istituzioni che si assumono come dovere specifico
il compito della evangelizzazione che appartiene a tutta quanta
la Chiesa.
Difatti sono insigniti di una vocazione speciale coloro che,
forniti di naturale attitudine e capaci per qualit ed ingegno,
si sentono pronti a intraprendere l'attivit missionaria, siano
essi autoctoni o stranieri: sacerdoti, religiosi e laici. Essi,
inviati dalla legittima autorit, si portano per spirito di fede
e di obbedienza presso coloro che sono lontani da Cristo,
riservandosi esclusivamente per quell'opera per la quale, come
ministri del Vangelo, sono stati scelti (cfr. At 13,2), "
affinch l'offerta dei pagani sia ben accolta e santificata per
lo Spirito Santo " (Rm 15,16) .
Spiritualit missionaria
24. Orbene, alla chiamata di Dio l'uomo deve rispondere in
maniera tale da vincolarsi del tutto all'opera evangelica, "
senza prender consiglio dalla carne e dal sangue " (Gal 1,16). Ed
 impossibile dare una risposta a questa chiamata senza
l'ispirazione e la forza dello Spirito Santo. Il missionario
diventa infatti partecipe della vita e della missione di colui
che "annient se stesso, prendendo la natura di schiavo " (Fil
2,7); deve quindi esser pronto a mantenersi fedele per tutta la
vita alla sua vocazione, a rinunciare a se stesso e a tutto
quello che in precedenza possedeva in proprio, ed a " farsi tutto
a tutti" (1 Cor 9,22).
Annunziando il Vangelo ai pagani, deve far conoscere con fiducia
il mistero del Cristo, del quale  ambasciatore:  in suo nome
che deve avere il coraggio di parlare come  necessario (cfr. Ef
6,19 ss.; At 4,31), senza arrossire dello scandalo della croce.
Seguendo l'esempio del suo Maestro, mite e umile di cuore, deve
dimostrare che il suo giogo  soave e il suo peso leggero (cfr.
Mt 11,29 ss.). Vivendo autenticamente il Vangelo, con la
pazienza, con la longanimit, con la benignit, con la carit
sincera (cfr. 2 Cor 6,4 ss.), egli deve rendere testimonianza al
suo Signore fino a spargere, se necessario, il suo sangue per
lui. Virt e fortezza egli chieder a Dio, per riconoscere che
nella lunga prova della tribolazione e della povert profonda
risiede l'abbondanza della gioia (cfr. 2 Cor 8,2). E sia ben
persuaso che  l'obbedienza la virt distintiva del ministro di
Cristo, il quale appunto con la sua obbedienza riscatt il genere
umano.
I messaggeri del Vangelo, per non trascurare la grazia che  in
loro, devono rinnovarsi di giorno in giorno interamente nel loro
spirito (cfr. 1 Tm 4,14; Ef 4,23; 2 Cor 4,16). Gli ordinari ed i
superiori da parte loro procurino di riunire in determinati
periodi i missionari per rinvigorirli nella speranza della loro
vocazione e per aggiornare il ministero apostolico, fondando
anche delle case a questo scopo.
Formazione spirituale e morale
25. Il futuro missionario deve ricevere una formazione spirituale
e morale particolare per prepararsi a questo nobilissimo compito.
Egli deve essere pronto a prendere iniziative, costante nel
portarle a compimento, perseverante nelle difficolt, paziente e
forte nel sopportare la solitudine, la stanchezza, la sterilit
nella propria fatica. Andr incontro agli uomini francamente e
con cuore aperto; accoglier volentieri gli incarichi che gli
vengono affidati; sapr adattarsi generosamente alla diversit di
costume dei popoli ed al mutare delle situazioni; in piena
armonia e con reciproca carit offrir la sua collaborazione ai
confratelli ed a tutti coloro che svolgono il suo stesso lavoro,
in modo che tutti, compresi i fedeli, sull'esempio della prima
comunit apostolica formino un cuore solo ed un'anima sola (cfr.
At 2,42; 4,32).
Tali disposizioni interne devono essere diligente mente promosse
e coltivate gi fin dal tempo della formazione, nonch elevate e
nutrite attraverso la vita spirituale.
Il missionario, animato da viva fede e da incrollabile speranza,
sia uomo di preghiera; sia ardente per spirito di virt, di amore
e di sobriet (cfr. 2 Tm 1,7); impari ad essere contento delle
condizioni in cui si trova (cfr. Fil 4,11); porti sempre la morte
di Ges nel suo cuore con spirito di sacrificio, affinch sia la
vita di Ges ad agire nel cuore di coloro a cui viene mandato
(cfr. 2 Cor 4,10 ss.); nel suo zelo per le anime spenda
volentieri del suo e spenda anche tutto se stesso per la loro
salvezza (cfr. 2 Cor 12,1 ss.), sicch " nell'esercizio
quotidiano del suo dovere cresca nell'amore di Dio e del prossimo
". Solo cos, unito al Cristo nell'obbedienza alla volont del
Padre, potr continuare la missione sotto l'autorit gerarchica
della Chiesa e collaborare al mistero della salvezza.
Formazione dottrinale e apostolica
26. Coloro che saranno inviati ai vari popoli pagani, se vogliono
riuscire buoni ministri del Cristo, "siano nutriti dalle parole
della fede e della buona dottrina" (1 Tm 4,6): essi le
attingeranno soprattutto dalla sacra Scrittura, approfondendo
quel mistero del Cristo di cui saranno poi messaggeri e
testimoni.
Perci tutti i missionari - sacerdoti, religiosi, suore e laici - 
debbono essere singolarmente preparati e formati, secondo la loro
condizione, perch siano all'altezza del compito che dovranno
svolgere. Fin dall'inizio la loro formazione dottrinale deve
essere impostata in modo da non perdere di vista l'universalit
della Chiesa e la diversit dei popoli. Ci vale, sia per le
discipline che servono a prepararli direttamente al ministero,
sia per le altre scienze che possono loro riuscire utili per una
conoscenza generale dei popoli, delle culture e delle religioni,
orientata non soltanto verso il passato, ma soprattutto verso il
presente. Chiunque infatti sta per recarsi presso un altro
popolo, deve stimare molto il patrimonio, le lingue ed i costumi.
 dunque indispensabile al futuro missionario attendere agli
studi di missionologia, conoscere cio la dottrina e le norme
della Chiesa relative all'attivit missionaria, sapere quali
strade abbiano seguito nel corso dei secoli i messaggeri del
Vangelo, essere al corrente della situazione missionaria attuale
e dei metodi che si ritengono al giorno d'oggi pi efficaci.
Bench questo ciclo integrale di insegnamento debba essere
arricchito ed animato da zelo pastorale, bisogna dare tuttavia
anche una speciale ed ordinata formazione apostolica, sia con la
teoria che con le esercitazioni pratiche.
Il maggior numero possibile di religiosi e di suore siano ben
istruiti e preparati nell'arte catechistica, onde collaborino
sempre pi all'apostolato.  necessario che anche coloro, i quali
si impegnano solo temporaneamente nell'attivit missionaria,
acquistino una formazione adeguata alla loro condizione.
Tutti questi tipi di formazione poi vanno completati nei paesi
nei quali sono inviati, in maniera che i missionari conoscano a
fondo la storia, le strutture sociali e le consuetudini dei vari
popoli, approfondiscano l'ordine morale, le norme religiose e le
idee pi profonde che quelli, in base alle loro tradizioni, hanno
gi intorno a Dio, al mondo e all'uomo. Apprendano le lingue
tanto bene da poterle usare con speditezza e propriet: sar
questo il modo per arrivare pi facilmente alla mente ed al cuore
di quegli uomini. Siano inoltre debitamente preparati di fronte a
necessit pastorali di carattere particolare.
Alcuni di essi poi devono ricevere una pi accurata preparazione
presso gli istituti di missionologia o presso altre facolt o
universit, per poter svolgere con maggiore efficacia dei compiti
speciali ed aiutare con la loro cultura gli altri missionari
nell'esercizio del lavoro missionario, che specialmente ai nostri
tempi presenta tante difficolt ed insieme tante occasioni
favorevoli.  inoltre auspicabile che le conferenze episcopali
regionali abbiano a disposizione un buon numero di questi
esperti, ed utilizzino la loro scienza ed esperienza nelle
necessit del loro ministero. Non devono poi mancare gli esperti
nell'uso degli strumenti tecnici e della comunicazione sociale,
la cui importanza tutti devono apprezzare.
Gli istituti missionari
27. Tutto questo, bench sia indispensabile a chiunque viene
inviato alle genti, in realt molto difficilmente pu essere
realizzato dai singoli. Appunto perch l'opera missionaria
stessa, come conferma l'esperienza, non pu essere compiuta dai
singoli individui, una vocazione comune li ha riuniti in istituti
dove, mettendo insieme le loro forze, possono ricevere una
formazione adeguata, per eseguire quell'opera a nome della Chiesa
e dietro comando dell'autorit gerarchica. Per molti secoli tali
istituti han portato il peso del giorno e del calore, sia che al
lavoro missionario si dedicassero totalmente, sia che vi si
dedicassero soltanto in parte. Spesso la santa Sede affid loro
dei territori immensi da evangelizzare, nei quali seppero
riunire, per il Signore, un nuovo popolo, cio una Chiesa locale
gerarchicamente unita ai propri pastori. A queste Chiese appunto,
che han fondato con il loro sudore o piuttosto con il loro
sangue, essi presteranno servizio con il proprio zelo e la
propria esperienza in una collaborazione fraterna, sia che
esercitino la cura delle anime, sia che svolgano funzioni
speciali in vista del bene comune.
Talvolta si assumeranno dei compiti pi urgenti in tutto l'ambito
di una determinata regione: ad esempio, l'evangelizzazione di
certe categorie o di popoli che, per ragioni particolari, non
hanno forse ricevuto ancora il messaggio evangelico, o ad esso
han fatto finora resistenza. In caso di necessit, essi devono
esser pronti a formare e ad aiutare con la loro esperienza coloro
che si consacrano all'attivit missionaria solo temporaneamente.
Per tutte queste ragioni, ed anche perch molti sono ancora i
popoli da condurre a Cristo, questi istituti restano
assolutamente necessari.
                           CAPITOLO V
           L'ORGANIZZAZIONE DELL'ATTIVIT MISSIONARIA
Introduzione
28. I cristiani, avendo carismi differenti (cfr Rm 12,6), devono
collaborare alla causa del Vangelo, ciascuno secondo le sue
possibilit, i suoi mezzi, il suo carisma e il suo ministero
(cfr. 1 Cor 3,10). Tutti dunque, coloro che seminano e coloro che
mietono (cfr. Gv 4,37), coloro che piantano e coloro che
irrigano, devono formare una cosa sola (cfr. 1 Cor 3,8), affinch
" tendendo tutti in maniera libera e ordinata allo stesso scopo"
indirizzino in piena unanimit le loro forze all'edificazione
della Chiesa. Per tale ragione il lavoro dei messaggeri del
Vangelo e l'aiuto degli altri cristiani vanno regolati e
collegati in modo che " tutto avvenga in perfetto ordine " (cfr.
1 Cor 14,40) in tutti i settori dell'attivit e della
cooperazione missionaria.
Organizzazione generale
29. Poich il compito di annunciare dappertutto nel mondo il
Vangelo riguarda primariamente il collegio episcopale il sinodo
dei vescovi, cio "la commissione permanente dei vescovi per la
Chiesa universale", tra gli affari di importanza generale deve
seguire con particolare sollecitudine l'attivit missionaria, che
 il dovere pi alto e pi sacro della Chiesa.
Per tutte le missioni e per tutta l'attivit missionaria uno
soltanto deve essere il dicastero competente, ossia quello di "
Propaganda Fide ", cui spetta di regolare e di coordinare in
tutto quanto il mondo, sia l'opera missionaria in se stessa, sia
la cooperazione missionaria, nel rispetto tuttavia del diritto
delle Chiese orientali.
Bench lo Spirito Santo susciti in diverse maniere lo spirito
missionario nella Chiesa di Dio, prevenendo sovente l'azione
stessa di coloro cui tocca governare la vita della Chiesa,
tuttavia questo dicastero da parte sua deve promuovere la
vocazione e la spiritualit missionaria, lo zelo e la preghiera
per le missioni, e fornire a loro riguardo informazioni
autentiche e valide.  suo compito suscitare e distribuire i
missionari, secondo i bisogni pi urgenti delle regioni.  suo
compito elaborare un piano organico di azione, emanare norme
direttive e principi adeguati in ordine all'evangelizzazione e
dare l'impulso iniziale.  suo compito promuovere e coordinare
efficacemente la raccolta dei sussidi, che vanno poi distribuiti
tenendo conto della necessit o della utilit, nonch
dell'estensione del territorio, del numero dei fedeli e degli
infedeli, delle opere e delle istituzioni, dei ministri e dei
missionari.
Esso, in collegamento con il segretariato per l'unit dei
cristiani, deve ricercare i modi ed i mezzi con cui procurare ed
organizzare la collaborazione fraterna e la buona intesa con le
iniziative missionarie delle altre comunit cristiane, onde
eliminare, per quanto  possibile, lo scandalo della divisione.
 necessario pertanto che questo dicastero costituisca insieme
uno strumento di amministrazione ed un organo di direzione
dinamica, che faccia uso dei metodi scientifici e dei mezzi
adatti alle condizioni del nostro tempo, tenga conto cio delle
ricerche attuali di teologia, di metodologia e di pastorale
missionaria.
Nella direzione di questo dicastero devono avere parte attiva,
con voto deliberativo, dei rappresentanti scelti tra tutti coloro
che collaborano all'attivit missionaria: vescovi di tutto il
mondo, su parere delle conferenze episcopali, e direttori degli
istituti e delle opere pontificie, secondo le modalit ed i
criteri che saranno stabiliti dal romano Pontefice. Tutti questi
delegati verranno convocati periodicamente e reggeranno, sotto
l'autorit del sommo Pontefice, la organizzazione suprema di
tutta l'attivit missionaria.
Lo stesso dicastero avr a disposizione una commissione
permanente di esperti consultori, veramente insigni per dottrina
ed esperienza; tra le altre funzioni, essi avranno quella di
raccogliere tutte le notizie utili, sia intorno alle situazioni
locali delle varie regioni e alla mentalit propria dei diversi
gruppi umani, sia intorno ai metodi di evangelizzazione da
adottare, proponendo poi delle conclusioni scientificamente
fondate per l'opera e la cooperazione missionaria.
Gli istituti di suore, le opere regionali per le missioni, le
organizzazioni dei laici, in specie quelle a carattere
internazionale, devono essere debitamente rappresentate.
Organizzazione locale nelle missioni
30. Perch nell'esercizio dell'attivit missionaria si
raggiungano quei risultati che ne costituiscono la finalit,
tutti coloro che lavorano nelle missioni devono avere "un cuore
solo ed un'anima sola" (At 4,32).
 compito del vescovo, come capo e centro unitario
dell'apostolato diocesano, promuovere, dirigere e coordinare
l'attivit missionaria, in modo tale tuttavia che sia
salvaguardata ed incoraggiata nella sua spontaneit l'iniziativa
di coloro che all'opera stessa partecipano. Tutti i missionari,
anche religiosi esenti, dipendono da lui nelle varie opere che
riguardano l'esercizio dell'apostolato sacro 7. Al fine di meglio
coordinare le iniziative, il vescovo costituisca, per quanto 
possibile, un consiglio pastorale, di cui devono fare parte
chierici, religiosi e laici attraverso delegati scelti. Provveda
anche a che l'attivit apostolica non resti limitata ai soli
convertiti, ma che una giusta parte di operai e di sussidi sia
destinata all'evangelizzazione dei non cristiani.
Cooperazione stabilita dalle conferenze episcopali
31. Le conferenze episcopali devono trattare in pieno accordo le
questioni pi gravi e i problemi pi urgenti, senza trascurare
per le differenze tra luogo e luogo 8 Perch poi non si
utilizzino male persone e mezzi, gi di per s insufficienti,
perch non si moltiplichino senza vera necessit le iniziative,
si raccomanda di fondare, mettendo insieme le forze, delle opere
che servano per il bene di tutti, quali ad esempio i seminari, le
scuole superiori e tecniche, i centri pastorali, catechistici e
liturgici, e quelli per i mezzi di comunicazione sociale. Una
tale cooperazione va eventualmente instaurata anche tra diverse
conferenze episcopali.
Coordinazione locale degli istituti
32. Conviene anche coordinare le attivit svolte dagli istituti o
dalle associazioni ecclesiatiche. Esse, di qualsiasi tipo siano,
devono dipendere, per tutto quanto riguarda l'attivit
missionaria, dall'ordinario del luogo. A tal fine sar utilissimo
fissare delle convenzioni particolari, atte a regolare i rapporti
tra l'ordinario del luogo e il superiore dell'istituto.
Allorch ad un istituto viene affidato un territorio, sar
pensiero del superiore ecclesiatico e dell'istituto stesso di
indirizzare tutto a questo fine: che la nuova comunit cristiana
cresca e diventi una Chiesa locale, che poi, al momento
opportuno, sar retta da un proprio pastore con clero proprio.
Cessando il mandato su un territorio, si determina una nuova
situazione. Allora le conferenze episcopali e gli istituti devono
emanare di comune accordo le norme che regolino i rapporti tra
gli ordinari dei luoghi e gli istituti. Tocca per alla santa
Sede fissare i principi generali, in base ai quali devono essere
concluse le convenzioni in sede regionale o anche quelle di
carattere particolare.
Anche se gli istituti sono pronti a continuare l'opera iniziata,
collaborando nel ministero ordinario della cura d'anime,
bisogner tuttavia provvedere, man mano che cresce il clero
locale, a che gli istituti, compatibilmente con il loro scopo,
rimangano fedeli alla diocesi stessa, impegnandosi generosamente
in opere di carattere speciale o in una qualche regione.
Coordinazione tra gli istituti
33.  poi necessario che gli istituti che attendono all'attivit
missionaria in uno stesso territorio trovino la giusta maniera
per coordinare le loro opere. A questo proposito sono di grande
utilit le conferenze di religiosi e le unioni di suore, di cui
devono far parte tutti gli istituti della stessa nazione o
regione. Queste conferenze devono ricercare quanto si pu fare in
comune, mettendo cio insieme le forze, e mantenersi in stretto
contatto con le conferenze episcopali.
Tutto questo  bene sia esteso in forma analoga anche alla
collaborazione tra istituti missionari nei paesi in cui hanno
avuto origine, al fine di risolvere pi facilmente e con minori
spese tutte le questioni ed iniziative comuni: si pensi ad
esempio alla formazione dottrinale dei futuri missionari, ai
corsi per missionari, alle relazioni da inviare alle pubbliche
autorit o agli organismi internazionali e soprannazionali.
Coordinazione tra gli istituti scientifici
34. Poich il retto ed ordinato esercizio della attivit
missionaria esige che gli operai evangelici siano
scientificamente preparati ai loro doveri, in specie al dialogo
con le religioni e le civilt non cristiane, e che nella fase di
esecuzione siano efficacemente aiutati, si desidera che a favore
delle missioni collaborino fraternamente e generosamente tra loro
tutti gli istituti scientifici che coltivano la missionologia e
le altre discipline o arti utili alle missioni, come l'etnologia
e la linguistica, la storia e la scienza delle religioni, la
sociologia, le tecniche pastorali e simili.
                           CAPITOLO Vl
                         LA COOPERAZIONE
Introduzione
35. Essendo la Chiesa tutta missionaria, ed essendo l'opera
evangelizzatrice dovere fondamentale del popolo di Dio, il sacro
Concilio invita tutti i fedeli ad un profondo rinnovamento
interiore, affinch, avendo una viva coscienza della propria
responsabilit in ordine alla diffusione del Vangelo, prendano la
loro parte nell'opera missionaria presso i pagani.
Tutti i fedeli devono cooperare all'apostolato missionario
36. Tutti i fedeli, quali membra del Cristo vivente, a cui sono
stati incorporati ed assimilati mediante il battesimo, la cresima
e l'eucaristia, hanno lo stretto obbligo di cooperare
all'espansione e alla dilatazione del suo corpo, s da portarlo
il pi presto possibile alla sua pienezza (cfr. Ef 4,13).
Pertanto tutti i figli della Chiesa devono avere la viva
coscienza della loro responsabilit di fronte al mondo, devono
coltivare in se stessi uno spirito veramente cattolico e devono
spendere le loro forze nell'opera di evangelizzazione. Ma tutti
sappiano che il primo e principale loro dovere in ordine alla
diffusione della fede  quello di vivere una vita profondamente
cristiana. Sar appunto il loro fervore nel servizio di Dio, il
loro amore verso il prossimo ad immettere come un soffio nuovo di
spiritualit in tutta quanta la Chiesa, che apparir allora come
" un segno levato sulle nazioni " (Is 11,12), come " la luce del
mondo" (Mt 5,14) e "il sale della terra" (Mt 5,13). Una tale
testimonianza di vita raggiunger pi facilmente il suo effetto
se verr data insieme con gli altri gruppi cristiani, secondo le
norme contenute nel decreto relativo all'ecumenismo.
Sar questo rinnovamento spirituale a far salire spontaneamente
preghiere ed opere di penitenza a Dio, perch fecondi con la sua
grazia il lavoro dei missionari; da esso avranno origine le
vocazioni missionarie; da esso deriveranno quegli aiuti di cui le
missioni han bisogno.
E perch tutti e singoli i fedeli conoscano adeguatamente la
condizione attuale della Chiesa nel mondo e giunga loro la voce
delle moltitudini che gridano: "Aiutateci" (At 16,9), bisogna
offrir loro dei ragguagli di carattere missionario con l'ausilio
anche dei mezzi di comunicazione sociale: sentiranno cos come
cosa propria l'attivit missionaria, apriranno il cuore di fronte
alle necessit tanto vaste e profonde degli uomini e potranno
venir loro in aiuto.  necessario altres coordinare queste
notizie e cooperare con gli organismi nazionali e internazionali.
La cooperazione delle comunit cristiane
37. Poich il popolo di Dio vive nelle comunit, specialmente in
quelle diocesane e parrocchiali, ed in esse in qualche modo
appare in forma visibile, tocca anche a queste comunit render
testimonianza a Cristo di fronte alle nazioni.
La grazia del rinnovamento non pu avere sviluppo alcuno nelle
comunit, se ciascuna di esse non allarga la vasta trama della
sua carit sino ai confini della terra, dimostrando per quelli
che sono lontani la stessa sollecitudine che ha per coloro che
sono i suoi propri membri.
 cos che l'intera comunit prega, coopera, esercita una
attivit tra i popoli pagani attraverso quei suoi figli che Dio
sceglie per questo nobilissimo compito.
Sar quindi utilissimo mantenere i contatti, senza tuttavia
trascurare l'opera missionaria generale, con i missionari che in
questa stessa comunit hanno avuto origine, o con una parrocchia
o con una diocesi di missione, perch divenga visibile l'unione
intima tra le comunit, con il vantaggio di una reciproca
edificazione.
Dovere missionario dei vescovi
38. Tutti i vescovi, in quanto membri del corpo episcopale che
succede al collegio apostolico, sono stati consacrati non
soltanto per una diocesi, ma per la salvezza di tutto il mondo.
Il comando di Cristo di predicare il Vangelo ad ogni creatura
(cfr. Mc 16,15) riguarda innanzitutto e immediatamente proprio
loro, insieme con Pietro e sotto la guida di Pietro. Da qui
deriva quella comunione e cooperazione a livello delle Chiese,
che oggi  cos necessaria per svolgere l'opera di
evangelizzazione. In forza di questa comunione, le singole Chiese
sentono la preoccupazione per tutte le altre, si informano
reciprocamente dei propri bisogni, si scambiano l'una con l'altra
i propri beni, essendo l'estensione del corpo di Cristo dovere
dell'intero collegio episcopale.
Il vescovo, suscitando, promuovendo e dirigendo l'opera
missionaria nella sua diocesi, con la quale forma un tutto uno,
rende presente e, per cos dire visibile lo spirito e l'ardore
missionario del popolo di Dio, sicch la diocesi tutta si fa
missionaria.
 pure compito del vescovo suscitare nel suo popolo, specialmente
in mezzo ai malati e ai sofferenti, delle anime che con cuore
generoso sanno offrire a Dio le loro preghiere e penitenze per
l'evangelizzazione del mondo; incoraggiare volentieri le
vocazioni dei giovani e dei chierici per gli istituti missionari,
accettando con riconoscenza che Dio ne scelga alcuni per
inserirli nell'attivit missionaria della Chiesa; spronare e
sostenere le congregazioni diocesane perch si assumano la loro
parte nelle missioni; promuovere le opere degli istituti
missionari in seno ai suoi fedeli, specialmente le pontificie
opere missionarie. A queste opere infatti deve essere giustamente
riservato il primo posto, perch costituiscono altrettanti mezzi
sia per infondere nei cattolici, fin dalla pi tenera et, uno
spirito veramente universale e missionario, sia per favorire una
adeguata raccolta di sussidi a vantaggio di tutte le missioni e
secondo le necessit di ciascuna.
E poich si fa ogni giorno pi urgente la necessit di operai
nella vigna del Signore ed i sacerdoti diocesani desiderano avere
anch'essi un ruolo sempre pi importante nell'evangelizzazione
del mondo, il santo Concilio auspica che i vescovi, considerando
la grandissima scarsezza di sacerdoti che impedisce la
evangelizzazione di molte regioni, mandino alle diocesi mancanti
di clero, debitamente preparati, alcuni dei loro migliori
sacerdoti, perch si consacrino all'opera missionaria: sar qui
che essi, almeno per un certo periodo, eserciteranno con spirito
di servizio il ministero missionario.
Ma perch l'attivit missionaria dei vescovi si risolva realmente
a vantaggio di tutta la Chiesa,  bene che le conferenze
episcopali regolino esse tutte le questioni che si riferiscono
alla ordinata cooperazione nella propria regione.
In sede di conferenza i vescovi devono trattare: dei sacerdoti
del clero diocesano da consacrare alla evangelizzazione delle
nazioni; del contributo finanziario che ciascuna diocesi, in
proporzione del proprio reddito, deve versare annualmente per
l'opera missionaria; della direzione e dell'organizzazione dei
modi e dei mezzi ordinati al soccorso diretto delle missioni;
dell'aiuto da offrire agli istituti missionari ed ai seminari di
clero diocesano per le missioni e, se  necessario, della loro
fondazione; della maniera di favorire rapporti sempre pi stretti
tra questi istituti e le diocesi.
Parimenti spetta alle conferenze episcopali fondare e promuovere
delle opere che consentano di accogliere fraternamente e di
seguire ed assistere pastoralmente coloro che, per ragioni di
lavoro e di studio, emigrano dalle terre di missione. Grazie a
questi immigrati infatti i popoli lontani diventano in qualche
modo vicini, mentre alle comunit che sono cristiane da antica
data si offre la magnifica occasione di aprire un dialogo con le
nazioni che non hanno ancora ascoltato il Vangelo e di mostrare
loro, nel servizio di amore e di aiuto che prestano, il volto
genuino del Cristo.
Dovere missionario dei sacerdoti
39. I sacerdoti rappresentano il Cristo e sono i collaboratori
dell'ordine episcopale nell'assolvimento di quella triplice
funzione sacra che, per sua natura, si riferisce alla missione
della Chiesa. Siano dunque profondamente convinti che la loro
vita  stata consacrata anche per il servizio delle missioni. E
poich mediante il loro ministero - incentrato essenzialmente
nell'eucaristia, la quale d alla Chiesa la sua perfezione - essi
entrano in comunione con Cristo capo ed a questa comunione
conducono le anime, non possono non avvertire quanto ancora
manchi alla pienezza del suo corpo e quanto quindi Sl debba
compiere perch esso cresca sempre pi. Essi pertanto
organizzeranno la cura pastorale in modo tale che giovi alla
espansione del Vangelo presso i non cristiani.
Nella loro cura pastorale i sacerdoti desteranno e conserveranno
in mezzo ai fedeli lo zelo per l'evangelizzazione del mondo,
istruendoli con la catechesi e la predicazione intorno al dovere
che la Chiesa ha di annunziare il Cristo ai pagani; inculcando
alle famiglie cristiane la necessit e l'onore di coltivare le
vocazioni missionarie in mezzo ai loro figli e figlie;
alimentando tra i giovani delle scuole e delle associazioni
cattoliche il fervore missionario, sicch sorgano da essi dei
futuri predicatori del Vangelo. Insegnino anche ai fedeli a
pregare per le missioni e non arrossiscano di chieder loro
elemosine, facendosi quasi mendicanti per il Cristo e la salvezza
delle anime.
I professori dei seminari e delle universit esporranno ai
giovani la situazione reale del mondo e della Chiesa, perch sia
chiara al loro spirito la necessit di una pi intensa
evangelizzazione dei non cristiani e ne tragga alimento il loro
zelo. Nell'insegnamento poi delle discipline dogmatiche,
bibliche, morali e storiche mettano bene in luce quegli aspetti
missionari che vi sono contenuti, al fine di formare in questo
modo una coscienza missionaria nei futuri sacerdoti.
Dovere missionario degli istituti religiosi
40. Gli istituti religiosi, di vita contemplativa ed attiva,
hanno avuto fin qui ed hanno tuttora una parte importantissima
nell'evangelizzazione del mondo. Il sacro Concilio ne riconosce
di buon grado i meriti, rende grazie a Dio per i tanti sacrifici
da loro affrontati per la gloria di Dio e il servizio delle
anime, e li esorta a perseverare indefessamente nel lavoro
intrapreso, consapevoli come sono che la virt della carit, che
devono coltivare in maniera pi perfetta in forza della loro
vocazione, li spinge e li obbliga ad uno spirito e ad un lavoro
veramente cattolici.
Gli istituti di vita contemplativa con le loro preghiere,
penitenze e tribolazioni, hanno la pi grande importanza ai fini
della conversione delle anime; perch  Dio che, in risposta alla
preghiera, invia operai nella sua messe (cfr. Mt 9,38), apre lo
spirito dei non cristiani perch ascoltino il Vangelo (cfr. At
16,14), e rende feconda nei loro cuori la parola della salvezza
(cfr. 1 Cor 3,7). Si invitano anzi gli istituti di questo tipo a
fondare le loro case nelle terre di missione, come del resto non
pochi han gi fatto, affinch, vivendovi ed adattandosi alle
tradizioni autenticamente religiose dei popoli, rendano tra i non
cristiani una magnifica testimonianza alla maest ed alla carit
di Dio, come anche all'unione in Cristo.
Gli istituti di vita attiva, perseguano o no un fine strettamente
missionario, devono in tutta sincerit domandarsi dinanzi a Dio
se sono in grado di estendere la propria azione al fine di
espandere il regno di Dio tra le nazioni; se possono lasciare ad
altri alcune opere del loro ministero, per dedicare le loro forze
alle missioni; se possono iniziare un'attivit nelle missioni,
adattando, se necessario, le loro costituzioni, secondo lo
spirito del fondatore; se i loro membri prendono parte secondo le
proprie forze all'attivit missionaria; se il loro sistema di
vita costituisce una testimonianza al Vangelo, ben rispondente al
carattere ed alla condizione del popolo.
Poich infine, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, si
sviluppano sempre pi nella Chiesa gli istituti secolari, la loro
opera, guidata dall'autorit del vescovo, pu riuscire sotto
diversi aspetti utilissima nelle missioni, come segno di
dedizione totale all'evangelizzazione del mondo.
Dovere missionario dei laici
41. I laici cooperano all'opera evangelizzatrice della Chiesa
partecipando insieme come testimoni e come vivi strumenti alla
sua missione salvifica soprattutto quando, chiamati da Dio,
vengono destinati dai vescovi a quest'opera.
Nelle terre gi cristiane i laici cooperano all'opera
evangelizzatrice sviluppando in se stessi e negli altri la
conoscenza e l'amore per le missioni, suscitando delle vocazioni
nella propria famiglia, nelle associazioni cattoliche e nelle
scuole, offrendo sussidi di qualsiasi specie, affinch il dono
della fede, che han ricevuto gratuitamente, possa essere
comunicato anche ad altri.
Nelle terre di missione invece, i laici, sia forestieri che
autoctoni, devono insegnare nelle scuole, avere la gestione delle
faccende temporali, collaborare alla attivit parrocchiale e
diocesana, stabilire e promuovere l'apostolato laicale nelle sue
varie forme, affinch i fedeli delle giovani Chiese possano
svolgere quanto prima la propria parte nella vita della Chiesa.
I laici infine devono offrire volentieri la loro collaborazione
in campo economico-sociale ai popoli in via di sviluppo. Tale
collaborazione  tanto pi degna di lode quanto pi direttamente
riguarda la fondazione di istituti connessi con le strutture
fondamentali della vita sociale, o destinati alla formazione di
coloro che hanno responsabilit politiche.
Meritano una lode speciale quei laici che nelle universit o
negli istituti scientifici promuovono con le loro ricerche di
carattere storico o scientifico religioso la conoscenza dei
popoli e delle religioni, aiutando cos i messaggeri del Vangelo
e preparando i1 dialogo con i non cristiani.
Collaborino poi fraternamente con gli altri cristiani, con i non
cristiani, specialmente con i membri delle associazioni
internazionali, proponendosi costantemente come obiettivo che "
la costruzione della citt terrena sia fondata sul Signore ed a
lui sia sempre diretta ".
Naturalmente per assolvere tutti questi compiti i laici han
bisogno di un'indispensabile preparazione tecnica e spirituale,
da impartire in istituti specializzati, affinch la loro vita
costituisca tra i non cristiani una testimonianza a Cristo,
secondo l'espressione dell'Apostolo: " Non date scandalo n ai
Giudei n ai Gentili, n alla Chiesa di Dio, cos come anch'io mi
sforzo di piacere a tutti in ogni cosa, non cercando il mio
vantaggio, ma quello del pi gran numero, perch siano salvi" (1
Cor 10,32-33).
                           CONCLUSIONE
42. I Padri conciliari, in unione con il romano Pontefice,
sentendo profondamente il dovere di diffondere dappertutto il
regno di Dio, rivolgono un saluto affettuosissimo a tutti i
messaggeri del Vangelo, a coloro specialmente che soffrono
persecuzioni per il nome di Cristo, e si associano alle loro
sofferenze.
Sono anch'essi infiammati da quello stesso amore, di cui ardeva
Cristo per gli uomini. Consapevoli che  Dio a far s che venga
il suo regno sulla terra, insieme con tutti i fedeli essi pregano
perch, mediante l'intercessione della vergine Maria, degli
apostoli, le nazioni siano quanto prima condotte alla conoscenza
della verit (cfr. 1 Tm 2,4) e la gloria di Dio, che rifulge sul
volto di Cristo Ges, cominci a brillare in tutti gli uomini per
l'azione dello Spirito Santo (2 Cor 4,6).
7 dicembre 1965
