Fonte:  Enchiridion Vaticanum Vol. 1 - Doc. Concilio Vaticano II (1962-1965)
Autore: Concilio Vaticano II
Luogo:  Roma (S. Pietro), 18 novembre 1965
Data:   1965/11/18

DECRETO SULL'APOSTOLATO DEI LAICI (APOSTOLICAM ACTUOSITATEM)

INDICE
Proemio                            
CAPITOLO I LA VOCAZIONE DEI LAICI ALL'APOSTOLATO
La partecipazione dei laici alla missione della chiesa 
I fondamenti dell'apostolato dei laici            
La spiritualit dei laici in ordine all'apostolato         
CAPITOLO II - I FINI DELL'APOSTOLATO DEI LAICI
Introduzione                       
L'apostolato di evangelizzazione e di santificazione   
7. L'animazione cristiana dell'ordine temporale        
8. L'azione caritativa                  
CAPITOLO III - VARI CAMPI DI APOSTOLATO
9. Introduzione                         
10. Le comunit della chiesa                
11. La famiglia                         
12. I giovani                      
13. L'ambiente sociale             
14. L'ordine nazionale e internazionale           
CAPITOLO IV - VARI MODI DI APOSTOLATO
15. Le varie forme di apostolato             
16. Importanza e molteplicit dell'apostolato individuale  
17. L'apostolato individuale in particolari circostanze    
18. Importanza della forma associativa di apostolato   
19. Molteplicit di forme dell'apostolato associato   
20. L'azione cattolica                 
21. Stima delle associazioni           
22. I laici dediti al servizio della chiesa a titolo speciale   
CAPITOLO V
L'ORDINE DA OSSERVARE NELL'APOSTOLATO
23. L'ordine da osservare nell'apostolato         
24. Rapporti con la gerarchia                
25. L'aiuto che il clero deve dare all'apostolato dei laici 
26. Alcuni strumenti per la mutua collaborazione       
27. La collaborazione con gli altri cristiani e con i non cristiani           
CAPITOLO VI  - LA FORMAZIONE ALL'APOSTOLATO
28. Necessit della formazione all'apostolato         
29. Principi per la formazione dei laici all'apostolato 
30. Chi forma all'apostolato                
31. Adattare la formazione ai diversi tipi di apostolato   
32. I sussidi                      
33. Esortazione finale             

                             PROEMIO
1. Il sacro Concilio, volendo rendere pi intensa l'attivit
apostolica del popolo di Dio, con viva premura si rivolge ai
fedeli laici, dei quali gi altrove ha ricordato il ruolo proprio
e assolutamente necessario che essi svolgono nella missione della
Chiesa. L'apostolato dei laici, infatti, derivando dalla loro
stessa vocazione cristiana, non pu mai venir meno nella Chiesa.
La stessa sacra Scrittura mostra abbondantemente quanto spontanea
e fruttuosa fosse tale attivit ai primordi della Chiesa (cfr. At
11,19-21; 18,26; Rm 16,1-16; Fil 4,3).
I nostri tempi poi non richiedono minore zelo da parte dei laici;
anzi le circostanze odierne richiedono assolutamente che il loro
apostolato sia pi intenso e pi esteso. Infatti l'aumento
costante della popolazione, il progresso scientifico e tecnico,
le relazioni umane che si fanno sempre pi strette, non solo
hanno allargato straordinariamente il campo dell'apostolato dei
laici, in gran parte accessibile solo ad essi, ma hanno anche
suscitato nuovi problemi, che richiedono il loro sollecito
impegno e zelo.
Tale apostolato si  reso tanto pi urgente, in quanto
l'autonomia di molti settori della vita umana si  assai
accresciuta, com' giusto; ma talora ci  avvenuto con un certo
distacco dall'ordine etico e religioso e con grave pericolo della
vita cristiana. Inoltre in molte regioni, in cui i sacerdoti sono
assai pochi, oppure, come talvolta avviene, vengono privati della
dovuta libert di ministero, senza l'opera dei laici la Chiesa a
stento potrebbe essere presente e operante. Il segno di questa
molteplice e urgente necessit  l'evidente intervento dello
Spirito Santo, il quale rende oggi sempre pi consapevoli i laici
della loro responsabilit e dovunque li stimola a mettersi a
servizio di Cristo e della Chiesa.
Con il presente decreto il Concilio vuole illustrare la natura,
il carattere e la variet dell'apostolato dei laici, enunciarne i
principi fondamentali e dare delle direttive pastorali per un suo
pi efficace esercizio. Tutto questo dovr servire di norma per
la revisione del diritto canonico per quanto riguarda
l'apostolato dei laici.
                           CAPITOLO I
              LA VOCAZIONE DEI LAICI ALL'APOSTOLATO
La partecipazione dei laici alla missione della Chiesa
2. Questo  il fine della Chiesa: con la diffusione del regno di
Cristo su tutta la terra a gloria di Dio Padre, rendere partecipi
I tutti gli uomini della salvezza operata dalla redenzione, e per
mezzo di essi ordinare effettivamente il mondo intero a Cristo.
Tutta l'attivit del corpo mistico ordinata a questo fine si
chiama " apostolato "; la Chiesa lo esercita mediante tutti i
suoi membri, naturalmente in modi diversi; la vocazione cristiana
infatti  per sua natura anche vocazione all'apostolato. Come
nella compagine di un corpo vivente non vi  membro alcuno che si
comporti in maniera del tutto passiva, ma unitamente alla vita
partecipa anche alla sua attivit, cos nel corpo di Cristo, che
J la Chiesa " tutto il corpo... secondo l'energia propria ad ogni
singolo membro... contribuisce alla crescita del corpo stesso "
(Ef 4,16). Anzi in questo corpo  tanta l'armonia e la
compattezza delle membra (cfr. Ef 4,16), che un membro il quale
non operasse per la crescita del corpo secondo la propria energia
dovrebbe dirsi inutile per la Chiesa e per se stesso.
C' nella Chiesa diversit di ministero ma unit di missione. Gli
apostoli e i loro successori hanno avuto da Cristo l'ufficio di
insegnare, reggere e santificare in suo nome e con la sua
autorit. Ma anche i laici, essendo partecipi dell'ufficio
sacerdotale, profetico e regale di Cristo, all'interno della
missione di tutto il popolo di Dio hanno il proprio compito nella
Chiesa e nel mondo. In realt essi esercitano l'apostolato
evangelizzando e santificando gli uomini, e animando e
perfezionando con lo spirito evangelico l'ordine temporale, in
modo che la loro attivit in quest'ordine costituisca una chiara
testimonianza a Cristo e serva alla salvezza degli uomini.
Siccome  proprio dello stato dei laici che essi vivano nel mondo
e in mezzo agli affari profani, sono chiamati da Dio affinch,
ripieni di spirito cristiano, esercitino il loro apostolato nel
mondo, a modo di fermento.
I fondamenti dell'apostolato dei laici
3. I laici derivano il dovere e il diritto all'apostolato dalla
loro stessa unione con Cristo capo. Infatti, inseriti nel corpo
mistico di Cristo per mezzo del battesimo, fortificati dalla
virt dello Spirito Santo per mezzo della cresima, sono deputati
dal Signore stesso all'apostolato. Vengono consacrati per formare
un sacerdozio regale e una nazione santa (cfr. 1 Pt 2,4-10), onde
offrire sacrifici spirituali mediante ogni attivit e
testimoniare dappertutto il Cristo. Inoltre con i sacramenti,
soprattutto con quello dell'eucaristia, viene comunicata e
alimentata quella carit che  come l'anima di tutto
l'apostolato.
L'apostolato si esercita nella fede, nella speranza e nella
carit: virt che lo Spirito Santo diffonde nel cuore di tutti i
membri della Chiesa. Anzi, in forza del precetto della carit,
che  il pi grande comando del Signore, ogni cristiano 
sollecitato a procurare la gloria di Dio con l'avvento del suo
regno e la vita eterna a tutti gli uomini: perch conoscano
l'unico vero Dio e colui che egli ha mandato, Ges Cristo (cfr.
Gv 17,3).
A tutti i cristiani quindi  imposto il nobile impegno di
lavorare affinch il divino messaggio della salvezza sia
conosciuto e accettato da tutti gli uomini, su tutta la terra.
Per l'esercizio di tale apostolato lo Spirito Santo che gi
santifica il popolo di Dio per mezzo del ministero e dei
sacramenti, elargisce ai fedeli anche dei doni particolari (1 Cor
12,7) "distribuendoli a ciascuno come vuole" (1 Cor 12,11),
affinch mettendo " ciascuno a servizio degli altri il suo dono
al fine per cui l'ha ricevuto, contribuiscano anch'essi come
buoni dispensatori delle diverse grazie ricevute da Dio" (1 Pt
4,10) alla edificazione di tutto il corpo nella carit (cfr. Ef
4,16).
Dall'aver ricevuto questi carismi, anche i pi semplici, sorge
per ogni credente il diritto e il dovere di esercitarli per il
bene degli uomini e a edificazione della Chiesa, sia nella Chiesa
stessa che nel mondo con la libert dello Spirito, il quale "
spira dove vuole " (Gv 3,8) e al tempo stesso nella comunione con
i fratelli in Cristo, soprattutto con i propri pastori essi hanno
il compito di giudicare sulla loro genuinit e uso ordinato, non
certo per estinguere lo Spirito ma per esaminare tutto e ritenere
ci che  buono (cfr. 1 Tes 5,12,19,21).
La spiritualit dei laici in ordine all'apostolato
4. Siccome la fonte e l'origine di tutto l'apostolato della
Chiesa  Cristo, mandato dal Padre,  evidente che la fecondit
dell'apostolato dei laici dipende dalla loro unione vitale con
Cristo, secondo il detto del Signore: " Chi rimane in me ed io in
lui, questi produce molto frutto, perch senza di me non potete
far niente " (Gv 15,5).
Questa vita d'intimit con Cristo viene alimentata nella Chiesa
con gli aiuti spirituali comuni a tutti i fedeli, soprattutto con
la partecipazione attiva alla sacra liturgia. I laici devono
usare tali aiuti in modo che, mentre compiono con rettitudine i
doveri del mondo nelle condizioni ordinarie di vita, non separino
dalla propria vita l'unione con Cristo, ma crescano sempre pi in
essa compiendo la propria attivit secondo il volere divino.
Su questa strada occorre che i laici progrediscano nella santit
con ardore e gioia, cercando di superare le difficolt con
prudenza e pazienza. N la cura della famiglia n gli altri
impegni secolari devono essere estranei alla spiritualit della
loro vita, secondo il detto dell'Apostolo: " Tutto quello che
fate, in parole e in opere, fatelo nel nome del Signore Ges,
rendendo grazie a Dio e al Padre per mezzo di lui " (Col 3,17).
Tale vita richiede un continuo esercizio della fede, della
speranza e della carit.
Solo alla luce della fede e nella meditazione della parola di Dio
 possibile, sempre e dovunque, riconoscere Dio nel quale "
viviamo, ci muoviamo e siamo " (At 17,28), cercare in ogni
avvenimento la sua volont, vedere il Cristo in ogni uomo, vicino
o estraneo, giudicare rettamente del vero senso e valore che le
cose temporali hanno in se stesse e in ordine al fine dell'uomo.
Quanti hanno tale fede vivono nella speranza della rivelazione
dei figli di Dio, nel ricordo della croce e della risurrezione
del Signore.
Nel pellegrinaggio della vita presente, nascosti con Cristo in
Dio e liberi dalla schiavit delle ricchezze, mentre mirano ai
beni eterni, con animo generoso si dedicano totalmente ad
estendere il regno di Dio e ad animare e perfezionare con lo
spirito cristiano l'ordine delle realt temporali. Nelle
avversit della vita trovano la forza nella speranza, pensando
che " le sofferenze del tempo presente non reggono il confronto
con la gloria futura che si riveler in noi" (Rm 8,18).
Spinti dalla carit che viene da Dio, operano il bene verso tutti
e in modo speciale verso i fratelli nella fede (cfr. Gal 6,10)
"eliminando ogni malizia e ogni inganno, le ipocrisie e le
invidie, e tutte le maldicenze " (1 Pt 2,1), attraendo cos gli
uomini a Cristo.
La carit di Dio, " diffusa nel nostro cuore per mezzo dello
Spirito Santo che ci  stato dato " (Rm 5,5), rende capaci i
laici di esprimere realmente nella loro vita lo spirito delle
beatitudini. Seguendo Ges povero, non si deprimono nella
mancanza dei beni temporali, n si inorgogliscono nella
abbondanza di essi; imitando Ges umile, non diventano avidi di
una gloria vana (cfr. Gal 5,26), ma cercano di piacere pi a Dio
che agli uomini, sempre pronti a lasciare tutto per Cristo (cfr.
Lc 14,26) e a soffrire persecuzione per la giustizia (cfr. Mt
5,10), memori delle parole del Signore: " Se qualcuno vuole
venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi
segua" (Mt 16,24). Coltivando l'amicizia cristiana tra loro si
offrono vicendevolmente aiuto in qualsiasi necessit.
Questa spiritualit dei laici deve parimenti assumere una sua
fisionomia particolare a seconda dello stato del matrimonio e
della famiglia, del celibato o della vedovanza, della condizione
di infermit, dell'attivit professionale e sociale. I laici non
tralascino dunque di coltivare costantemente le qualit e le doti
ricevute, corrispondenti a tali condizioni, e di servirsi dei
doni ottenuti dallo Spirito Santo.
Inoltre, quei laici che, seguendo la propria particolare
vocazione, sono iscritti a qualche associazione o istituto
approvato dalla Chiesa, si sforzino di assimilare fedelmente la
spiritualit peculiare dei medesimi.
Tutti i laici facciano pure gran conto della competenza
professionale, del senso della famiglia, del senso civico e di
quelle virt che riguardano i rapporti sociali, come la
correttezza, lo spirito di giustizia, la sincerit, la cortesia,
la fortezza di animo: virt senza le quali non ci pu essere
neanche una vera vita cristiana.
Modello perfetto di tale vita spirituale e apostolica  la beata
vergine Maria, regina degli apostoli, la quale, mentre viveva
sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudini
familiari e di lavoro, era sempre intimamente unita al Figlio
suo, e cooperava in modo del tutto singolare all'opera del
Salvatore; ora poi assunta in cielo, " con la sua materna carit
si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e
posti in mezzo ai pericoli e affanni fino a che non siano
condotti nella patria beata". La onorino tutti devotissimamente e
affidino alla sua materna cura la propria vita e il proprio
apostolato.
                           CAPITOLO II
                I FINI DELL'APOSTOLATO DEI LAICI
Introduzione
5. L'opera della redenzione di Cristo ha per natura sua come fine
la salvezza degli uomini, per abbraccia pure il rinnovamento di
tutto l'ordine temporale. Di conseguenza la missione della Chiesa
non mira soltanto a portare il messaggio di Cristo e la sua
grazia agli uomini, ma anche ad animare e perfezionare l'ordine
temporale con lo spirito evangelico. I laici, dunque, svolgendo
tale missione della Chiesa, esercitano il loro apostolato nella
Chiesa e nel mondo, nell'ordine spirituale e in quello temporale.
Questi ordini, sebbene siano distinti, tuttavia sono cos legati
nell'unico disegno divino, che Dio stesso intende ricapitolare in
Cristo tutto il mondo per formare una creazione nuova: in modo
iniziale sulla terra, in modo perfetto alla fine del tempo.
Nell'uno e nell'altro ordine il laico, che  simultaneamente
membro del popolo di Dio e della citt degli uomini, deve
continuamente farsi guidare dalla sua unica coscienza cristiana.
L'apostolato di evangelizzazione e di santificazione
6. La missione della Chiesa ha come scopo la salvezza degli
uomini, che si raggiunge con la fede in Cristo e con la sua
grazia. Perci l'apostolato della Chiesa e di tutti i suoi membri
 diretto prima di tutto a manifestare al mondo il messaggio di
Cristo con la parola e i fatti e a comunicare la sua grazia. Ci
viene effettuato soprattutto con il ministero della parola e dei
sacramenti, affidato in modo speciale al clero, nel quale anche i
laici hanno la loro parte molto importante da compiere " per
essere anch'essi cooperatori della verit " (3 Gv 8). 
specialmente in questo ordine che l'apostolato dei laici e il
ministero pastorale si completano a vicenda.
Molte sono le occasioni che si presentano ai laici per esercitare
l'apostolato dell'evangelizzazione e della santificazione. La
stessa testimonianza della vita cristiana e le opere buone
compiute con spirito soprannaturale hanno la forza di attirare
gli uomini alla fede e a Dio; il Signore dice infatti: " Cos
risplenda la vostra luce davanti agli uomini in modo che vedano
le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro che  nei
cieli" (Mt 5,16).
Tuttavia tale apostolato non consiste soltanto nella
testimonianza della vita; il vero apostolo cerca le occasioni per
annunziare Cristo con la parola sia ai non credenti per condurli
alla fede, sia ai fedeli per istruirli, confermarli ed indurli ad
una vita pi fervente; " poich l'amore di Cristo ci sospinge "
(2 Cor 5,14) e nel cuore di tutti devono echeggiare le parole
dell'Apostolo: "Guai a me se non annunciassi il Vangelo " (1 Cor
9,16).
Siccome m questo nostro tempo nascono nuove questioni e si
diffondono gravissimi errori che cercano di abbattere dalle
fondamenta la religione, l'ordine morale e la stessa societ
umana, questo sacro Concilio esorta vivamente tutti i laici,
perch secondo la misura dei loro talenti e della loro formazione
dottrinale, e seguendo il pensiero della Chiesa, adempiano con
diligenza anche maggiore la parte loro spettante nell'enucleare,
difendere e rettamente applicare i principi cristiani ai problemi
attuali.
L'animazione cristiana dell'ordine temporale
7. Quanto al mondo,  questo il disegno di Dio: che gli uomini,
con animo concorde, instaurino e perfezionino sempre pi l'ordine
delle realt temporali.
Tutto ci che compone l'ordine temporale, cio i beni della vita
e della famiglia, la cultura, l'economia, le arti e le
professioni, le istituzioni della comunit politica, le relazioni
internazionali e cos via, la loro evoluzione e il loro
progresso, non sono soltanto mezzi con cui l'uomo pu raggiungere
il suo fine ultimo, ma hanno un valore proprio, riposto in essi
da Dio, sia considerati in se stessi, sia considerati come parti
di tutto l'ordine temporale: " E Dio vide tutte le cose che aveva
fatto, ed erano assai buone " (Gen 1,31). Questa loro bont
naturale riceve una speciale dignit dal rapporto che essi hanno
con la persona umana a servizio della quale sono stati creati.
Infine piacque a Dio unificare in Cristo Ges tutte le cose
naturali e soprannaturali, " affinch egli abbia il primato sopra
tutte le cose" (Col 1,18). Questa destinazione, tuttavia, non
solo non priva l'ordine delle realt temporali della sua
autonomia, dei suoi propri fini, delle sue proprie leggi, dei
suoi propri mezzi, della sua importanza per il bene dell'uomo, ma
anzi ne perfeziona la forza e il valore e nello stesso tempo lo
adegua alla vocazione totale dell'uomo sulla terra.
Nel corso della storia, l'uso delle cose temporali  stato
macchiato da gravi manchevolezze, perch gli uomini, in
conseguenza del peccato originale, spesso sono caduti in
moltissimi errori intorno al vero Dio, alla natura dell'uomo e ai
principi della legge morale: allora i costumi e le istituzioni
umane sono stati corrotti e non di rado conculcata la stessa
persona umana. Anche ai nostri giorni, non pochi, ponendo
un'eccessiva fiducia nel progresso delle scienze naturali e della
tecnica inclinano verso una specie di idolatria delle cose
temporali, fattisi piuttosto schiavi che padroni di esse.
 compito di tutta la Chiesa aiutare gli uomini affinch siano
resi capaci di ben costruire tutto l'ordine temporale e di
ordinarlo a Dio per mezzo di Cristo.
 compito dei pastori enunciare con chiarezza i principi circa il
fine della creazione e l'uso del mondo, dare gli aiuti morali e
spirituali affinch l'ordine temporale venga instaurato in
Cristo.
I laici devono assumere il rinnovamento dell'ordine temporale
come compito proprio e in esso, guidati dalla luce del Vangelo e
dal pensiero della Chiesa e mossi dalla carit cristiana, operare
direttamente e in modo concreto; come cittadini devono cooperare
con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto
la propria responsabilit; dappertutto e in ogni cosa devono
cercare la giustizia del regno di Dio.
L'ordine temporale deve essere rinnovato in modo che, nel
rispetto integrale delle leggi sue proprie, sia reso pi conforme
ai principi superiori della vita. cristiana e adattato alle
svariate condizioni di luogo di tempo e di popoli. Tra le opere
di simile apostolato si distingue eminentemente l'azione sociale
dei cristiani. Il Concilio desidera oggi che essa si estenda a
tutto l'ambito dell'ordine temporale, anche a quello della
cultura.
L'azione caritativa
8. Sebbene ogni esercizio di apostolato nasca e attinga il suo
vigore dalla carit, tuttavia alcune opere per natura propria
sono atte a diventare vivida espressione della stessa carit; e
Cristo Signore volle che esse fossero segni della sua missione
messianica (cfr. Mt 11,4-5).
Il pi grande dei comandamenti della legge  amare Dio con tutto
il cuore e il prossimo come se stessi (cfr. Mt 22,37-40). Cristo
ha fatto proprio questo precetto della carit verso il prossimo e
lo ha arricchito di un nuovo significato, avendo identificato se
stesso con i fratelli come oggetto della carit e dicendo: " Ogni
volta che voi avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei
fratelli pi piccoli, l'avete fatto a me " (Mt 25,40). Egli
infatti, assumendo la natura umana, ha legato a s come sua
famiglia tutto il genere umano in una solidariet soprannaturale
ed ha stabilito che la carit fosse il distintivo dei suoi
discepoli con le parole: "Da questo conosceranno tutti che siete
miei discepoli, se avrete amore gli uni verso gli altri " (Gv
13,35).
La santa Chiesa, come fin dalle sue prime origini, unendo insieme
l'"agape" con la cena eucaristica, si manifestava tutta unita nel
vincolo della carit attorno a Cristo, cos, in ogni tempo, si
riconosce da questo contrassegno della carit, e mentre gode
delle iniziative altrui, rivendica le opere di carit come suo
dovere e diritto inalienabile. Perci la misericordia verso i
poveri e gli infermi con le cosiddette opere caritative e di
mutuo aiuto, destinate ad alleviare ogni umano bisogno, sono da
essa tenute in particolare onore.
Oggi che i mezzi di comunicazione sono divenuti pi rapidi, le
distanze tra gli uomini quasi eliminate e gli abitanti di tutto
il mondo resi membri quasi di una unica famiglia, tali attivit
ed opere sono divenute molto pi urgenti e devono prendere di pi
le dimensioni dell'universo. L'azione caritativa ora pu e deve
abbracciare tutti assolutamente gli uomini e tutte quante le
necessit. Ovunque vi  chi manca di cibo, di bevanda, di
vestito, di casa, di medicine, di lavoro, di istruzione, dei
mezzi necessari per condurre una vita veramente umana, ovunque vi
 chi afflitto da tribolazioni e da malferma salute, chi soffre
l'esilio o il carcere, la carit cristiana deve cercarli e
trovarli, consolarli con premurosa cura e sollevarli porgendo
loro aiuto. E quest'obbligo si impone prima di tutto ai singoli
uomini e popoli che vivono nella prosperit.
Affinch tale esercizio di carit possa essere al di sopra di
ogni critica e appaia come tale, si consideri nel prossimo
l'immagine di Dio secondo cui  stato creato, e Cristo Signore,
al quale veramente  donato quanto si d al bisognoso; si abbia
estremamente riguardo della libert e della dignit della persona
che riceve l'aiuto; la purit di intenzione non macchiata da
ricerca alcuna della propria utilit o desiderio di dominio;
siano anzitutto adempiuti gli obblighi di giustizia, perch non
avvenga che offra come dono di carit ci che  gi dovuto a
titolo di giustizia; si eliminino non soltanto gli effetti ma
anche le cause dei mali; l'aiuto sia regolato in t modo che
coloro i quali lo ricevono vengano, a poco a poco, liberati dalla
dipendenza altrui e diventi sufficienti a se stessi.
I laici dunque abbiano in grande stima e sostengano, nella misura
delle proprie forze, le opere caritative e le iniziative di "
assistenza sociale ", private pubbliche, anche internazionali,
con cui si porta aiuto efficace agli individui e ai popoli che si
trovano nel bisogno, e in ci collaborino con tutti gli uomini di
buona volont.
                          CAPITOLO III
                    VARI CAMPI DI APOSTOLATO
Introduzione
9. I laici esercitano il loro multiforme apostolato tanto nella
Chiesa che nel mondo. Su questo duplice fronte si aprono svariati
campi di attivit apostolica di cui ricordiamo i principali. Essi
sono: le comunit ecclesiali, la famiglia, i giovani, l'ambiente
sociale, l'ordine nazionale e internazionale. Siccome poi ai
nostri giorni le donne prendono parte sempre pi attiva a tutta
la vita sociale,  di grande importanza una loro pi larga
partecipazione anche nei vari campi dell'apostolato della Chiesa.
Le comunit ecclesiali
10. Come partecipi della missione di Cristo sacerdote, profeta e
re, i laici hanno la loro parte attiva nella vita e nell'azione
della Chiesa. All'interno delle comunit ecclesiali la loro
azione  talmente necessaria che senza di essa lo stesso
apostolato dei pastori non pu per lo pi ottenere il suo pieno
effetto. Infatti i laici che hanno davvero spirito apostolico, ad
esempio di quegli uomini e di quelle donne che aiutavano Paolo
nella diffusione del Vangelo (cfr. At 18,18-26; Rm 16,3),
suppliscono a quello che manca ai loro fratelli e confortano cosi
sia i pastori, sia gli altri membri del popolo fedele (cfr. 1 Cor
16,17-18). Nutriti dall'attiva partecipazione alla vita liturgica
della propria comunit, partecipano con sollecitudine alle sue
opere apostoliche; conducono alla Chiesa gli uomini che forse ne
vivono lontani; cooperano con dedizione generosa nel comunicare
la parola di Dio, specialmente mediante l'insegnamento del
catechismo; rendono pi efficace la cura delle anime ed anche
l'amministrazione dei beni della Chiesa, mettendo a disposizione
la loro competenza.
La parrocchia offre un luminoso esempio di apostolato
comunitario, fondendo insieme tutte le diversit umane che vi si
trovano e inserendole nell'universalit della Chiesa. I laici si
abituino ad agire nella parrocchia in stretta unione con i loro
sacerdoti apportino alla comunit della Chiesa i propri problemi
e quelli del mondo, nonch le questioni concernenti la salvezza
degli uomini, perch siano esaminati e risolti con il concorso di
tutti; diano, secondo le proprie possibilit, il loro contributo
a ogni iniziativa apostolica e missionaria della propria famiglia
ecclesiale.
Coltivino costantemente il senso della diocesi, di cui la
parrocchia  come la cellula, pronti sempre, all'invito del loro
pastore, ad unire le proprie forze alle iniziative diocesane.
Anzi, per venire incontro alle necessit delle citt e delle zone
rurali non limitino la propria cooperazione entro i confini della
parrocchia e della diocesi, ma procurino di allargarla all'ambito
interparrocchiale, interdiocesano, nazionale o internazionale,
tanto pi che il crescente spostamento delle popolazioni, lo
sviluppo delle mutue relazioni, la facilit delle comunicazioni,
non consentono pi ad alcuna parte della societ di rimanere
chiusa in se stessa. Anzitutto facciano proprie le opere
missionarie, fornendo aiuti materiali o anche personali. 
infatti un dovere e un onore per i cristiani restituire a Dio
parte dei beni da lui ricevuti.
La famiglia
11. Poich il Creatore di tutte le cose ha costituito il
matrimonio quale principio e fondamento dell'umana societ e, con
la sua grazia, l'ha reso sacramento grande in riferimento a
Cristo e alla Chiesa (cfr. Ef 5,32), l'apostolato dei coniugi e
delle famiglie acquista una singolare importanza sia per la
Chiesa sia per la societ civile.
I coniugi cristiani sono cooperatori della grazia e testimoni
della fede l'uno per l'altro, nei confronti dei figli e di tutti
gli altri familiari. Sono essi i primi araldi della fede ed
educatori dei loro figli; li formano alla vita cristiana e
apostolica con la parola e con l'esempio, li aiutano con prudenza
nella scelta della loro vocazione e favoriscono con ogni
diligenza la sacra vocazione eventualmente in essi scoperta.
Sono sempre stati doveri dei coniugi, ed oggi sono la parte
principale del loro apostolato:
a) manifestare e comprovare, con l'esempio della propria vita,
l'indissolubilit e la santit del vincolo matrimoniale;
b) affermare con fortezza il diritto e il dovere che spetta per
natura ai genitori e ai tutori di educare cristianamente la
prole;
c) difendere la dignit e la legittima autonomia della famiglia.
Essi dunque e gli altri fedeli collaborino con gli uomini di
buona volont, affinch nella legislazione civile siano sanciti e
difesi questi sacri diritti; perch nel governo della societ si
tenga conto delle esigenze familiari per quanto riguarda
l'alloggio, l'educazione dei fanciulli, le condizioni di lavoro,
la sicurezza sociale e gli oneri fiscali; nella regolamentazione
dell'emigrazione si salvaguardi nel modo pi assoluto la
convivenza della famiglia.
La famiglia ha ricevuto da Dio la missione di essere la cellula
prima e vitale della societ. E essa adempir tale missione se,
mediante il mutuo affetto dei membri e la preghiera elevata a Dio
in comune, si mostrer come il santuario domestico della Chiesa;
se tutta la famiglia si inserir nel culto liturgico della
Chiesa; se infine praticher una fattiva ospitalit e se
promuover la giustizia e le buone opere a servizio di tutti i
fratelli che si trovano in necessit.
Fra le svariate opere dell'apostolato familiare, ci sia concesso
enumerare le seguenti: adottare come figli i bambini abbandonati,
accogliere con benevolenza i forestieri, dare il proprio
contributo nella direzione delle scuole, consigliare e aiutare
gli adolescenti, aiutare i fidanzati a prepararsi meglio al
matrimonio, collaborare alle opere catechistiche, sostenere i
coniugi e le famiglie nelle loro difficolt materiali e morali,
provvedere ai vecchi non solo l'indispensabile, ma anche renderli
partecipi equamente dei frutti del progresso economico.
Le famiglie cristiane le quali in tutta la loro vita si mostrano
coerenti con il Vangelo e mostrano con l'esempio cosa sia il
matrimonio cristiano, offrono al mondo una preziosissima
testimonianza cristiana, sempre e dovunque, ma in modo speciale
nelle regioni in cui viene annunziato per la prima volta il
Vangelo, oppure la Chiesa si trova tuttora nei suoi inizi o urta
contro gravi ostacoli.
Affinch possano raggiungere pi facilmente le finalit del loro
apostolato, pu essere opportuno che le famiglie si uniscano in
qualche associazione.
I giovani
12. I giovani esercitano un influsso di somma importanza nella
societ odierna. Le circostanze della loro vita, la mentalit e
gli stessi rapporti con la propria famiglia sono grandemente
mutati. Essi passano spesso troppo rapidamente ad una nuova
condizione sociale ed economica. Mentre cresce sempre pi la loro
importanza sociale ed anche politica, appaiono quasi impari ad
affrontare adeguatamente i loro nuovi compiti.
L'accresciuto loro peso nella societ esige da essi una
corrispondente attivit apostolica; del resto lo stesso carattere
naturale li dispone a questo. Col maturare della coscienza della
propria personalit, spinti dall'ardore della vita e dalla loro
esuberanza, assumono le proprie responsabilit e desiderano
prendere il loro posto nella vita sociale e culturale: zelo
questo che, se  impregnato dallo spirito di Cristo e animato da
obbedienza ed amore verso i pastori della Chiesa, fa sperare
abbondantissimi frutti. I giovani debbono divenire i primi e
immediati apostoli dei giovani, esercitando da loro stessi
l'apostolato fra di loro, tenendo conto dell'ambiente sociale in
cui vivono.
Gli adulti procurino d'instaurare con i giovani un dialogo
amichevole passando sopra la distanza dell'et, di conoscersi
reciprocamente e di comunicarsi reciprocamente le proprie
ricchezze interiori. Stimolino i giovani all'apostolato anzitutto
con l'esempio, e, all occasione, con un prudente consiglio e con
un valido aiuto. I giovani nutrano rispetto e fiducia verso gli
adulti; quantunque siano inclinati naturalmente alle novit,
apprezzino come meritano le buone tradizioni.
Anche i fanciulli hanno la loro attivit apostolica. Secondo le
proprie forze sono veri testimoni viventi di Cristo tra i
compagni.
L'ambiente sociale
13. L'apostolato dell'ambiente sociale, cio l'impegno nel
permeare di spirito cristiano la mentalit e i costumi, le leggi
e le strutture della comunit in cui uno vive,  un compito e un
obbligo talmente proprio dei laici, che nessun altro pu mai
debitamente compierlo al loro posto. In questo campo i laici
possono esercitare l'apostolato del simile verso il simile. Qui
completano la testimonianza della vita con la testimonianza della
parola. Qui nel campo del lavoro, della professione, dello
studio, dell'abitazione, del tempo libero o delle associazioni
sono i pi adatti ad aiutare i propri fratelli.
I laici adempiono tale missione della Chiesa nel mondo:
a) anzitutto nella coerenza della vita con la fede, mediante la
quale diventano luce del mondo, e con la loro onest in qualsiasi
affare, con la quale attraggono tutti all'amore del vero e del
bene, e in definitiva a Cristo e alla Chiesa;
b) con la carit fraterna, con cui diventano partecipi delle
condizioni di vita, di lavoro, dei dolori e delle aspirazioni dei
fratelli e dispongono a poco a poco il cuore di tutti alla
salutare azione della grazia;
c) con la piena coscienza della propria responsabilit
nell'edificazione della societ, per cui si sforzano di svolgere
la propria attivit domestica, sociale, professionale con
cristiana magnanimit. Cos il loro modo d'agire penetra un po'
alla volta l'ambiente di vita e di lavoro.
Questo apostolato deve abbracciare tutti quelli che vivono nel
proprio raggio di azione e non escludere alcun bene spirituale o
temporale realizzabile. Ma i veri apostoli non si accontentano
soltanto di questa azione, bens cercano di annunziare Cristo al
prossimo anche con la parola. Molti uomini non possono udire il
Vangelo e conoscere Cristo, se non per mezzo dei laici che stan
loro vicino.
L'ordine nazionale e internazionale
14. Immenso  il campo di apostolato che si apre nell'ordine
nazionale e internazionale, dove sono specialmente i laici a
essere ministri della sapienza cristiana. Animati dall'amore di
patria e nel fedele adempimento dei doveri civici, i cattolici si
sentano obbligati a promuovere il vero bene comune e facciano
valere il peso della propria opinione in maniera tale che il
potere civile venga esercitato secondo giustizia e le leggi
corrispondano ai precetti morali e al bene comune. I cattolici
esperti in politica e, come  naturale, saldamente ancorati alla
fede e alla dottrina cristiana, non ricusino le cariche
pubbliche, potendo mediante una buona amministrazione provvedere
al bene comune e al tempo stesso aprire la via al Vangelo.
Si sforzino i cattolici di collaborare con tutti gli uomini di
buona volont nel promuovere tutto ci che  vero, tutto ci che
 giusto, tutto ci che  santo, tutto ci che  amabile (cfr.
Fil 4,8). Entrino in dialogo con essi, andando loro incontro con
prudenza e gentilezza e promuovano indagini circa le istituzioni
sociali e pubbliche per portarle a perfezione secondo lo spirito
del Vangelo.
Tra i segni del nostro tempo  degno di speciale menzione il
crescente e inarrestabile senso di solidariet di tutti i popoli,
che  compito dell'apostolato dei laici promuovere con
sollecitudine e trasformare in sincero e autentico affetto
fraterno. I laici inoltre debbono prendere coscienza del campo
internazionale e delle questioni e soluzioni sia dottrinali sia
pratiche che sorgono in esso, specialmente per quanto riguarda i
popoli in via di sviluppo.
Rammentino tutti coloro che lavorano in altre nazioni o danno ad
esse aiuto, che le relazioni fra i popoli devono essere un vero
scambio fraterno, in cui l'una e l'altra parte simultaneamente d
e riceve. Coloro poi che viaggiano per ragioni di impegni
internazionali o di affari o di divertimento, si ricordino che
essi sono dovunque anche degli araldi itineranti di Cristo, e
come tali si comportino davvero.
                           CAPITOLO IV
                     VARI MODI DI APOSTOLATO
Introduzione
15. I laici possono esercitare l'attivit apostolica o
individualmente o uniti in varie comunit e associazioni.
Importanza e molteplicit dell'apostolato individuale
16. L'apostolato che ciascuno deve esercitare personalmente,
sgorgando in misura abbondante dalla fonte di una vita veramente
cristiana (Gv 4,14),  la prima forma e la condizione di ogni
altro apostolato dei laici, anche di quello associato ed 
insostituibile.
A tale apostolato, sempre e dovunque proficuo, anzi in certe
circostanze l'unico adatto e possibile, sono chiamati e obbligati
tutti i laici, di qualsiasi condizione, ancorch non abbiano
l'occasione o la possibilit di collaborare nelle associazioni.
Molte sono le forme di apostolato con cui i laici edificano la
Chiesa e santificano il mondo animandolo in Cristo.
Una forma particolare di apostolato individuale e segno
adattissimo anche ai nostri tempi a manifestare il Cristo vivente
nei suoi fedeli,  la testimonianza di tutta la vita laicale,
promanante dalla fede, dalla speranza e dalla carit. Con
l'apostolato poi della parola, in alcuni casi del tutto
necessario, i laici annunziano Cristo, spiegano e diffondono la
sua dottrina secondo la propria condizione e capacit e
fedelmente la professano.
Collaborando inoltre, come cittadini di questo mondo, in ci che
riguarda la costruzione e la gestione dell'ordine temporale, i
laici devono perseguire nella vita familiare, professionale,
culturale e sociale, alla luce della fede, ancor pi alti motivi
dell'agire e, presentandosi l'occasione, farli conoscere agli
altri, consapevoli di rendersi cos collaboratori di Dio
creatore, redentore e santificatore e di glorificarlo.
Infine i laici animino la propria vita con la carit e
l'esprimano con le opere, secondo le proprie possibilit.
Si ricordino tutti che, con il culto pubblico e la preghiera, con
la penitenza e la spontanea accettazione delle fatiche e delle
pene della vita, con cui si conformano a Cristo sofferente (cfr.
2 Cor 4,10; Col 1,24), essi possono raggiungere tutti gli uomini
e contribuire alla salvezza di tutto il mondo.
L'apostolato individuale in particolari circostanze
17. Questo apostolato individuale  di grande necessit e urgenza
in quelle regioni in cui la libert della Chiesa  gravemente
impedita. In tali difficilissime circostanze i laici, sostituendo
come possono i sacerdoti, mettendo in pericolo la propria libert
e talvolta anche la vita, insegnano la dottrina cristiana a
coloro cui vivono vicino, li formano alla vita religiosa e allo
spirito cattolico, li inducono a ricevere con frequenza i
sacramenti e a coltivare la piet, soprattutto quella
eucaristica. Il sacro Concilio, mentre di tutto cuore ringrazia
Dio che anche nella nostra epoca, non manca di suscitare laici di
eroica fortezza in mezzo alle persecuzioni, li abbraccia con
paterno affetto e con riconoscenza.
L'apostolato individuale ha luogo particolarmente in quelle
regioni dove i cattolici sono pochi e dispersi. Ivi i laici, che
solo individualmente possono esercitare l'apostolato, sia per i
motivi suddetti, sia per speciali ragioni derivanti anche dalla
loro attivit professionale, opportunamente a tempo e luogo si
radunano insieme in piccoli gruppi per scambiarsi le idee senza
alcuna rigida formula di istituzione od organizzazione, in
maniera che questo apparisca sempre come segno della comunit
della Chiesa di fronte agli altri e quale vera testimonianza di
amore. In questo modo, con l'amicizia e lo scambio di esperienze,
aiutandosi a vicenda spiritualmente, si fortificano per superare
i disagi di una vita e di una attivit troppo isolate e per
produrre frutti sempre pi abbondanti di apostolato.
Importanza dell'apostolato organizzato
18. I fedeli sono dunque chiamati ad esercitare l'apostolato
individuale nelle diverse condizioni della loro vita; tuttavia
ricordino che l'uomo, per natura sua,  sociale e che piacque a
Dio di riunire i credenti in Cristo per farne il popolo di Dio
(cfr. 1 Pt 2,5-10) e un unico corpo (cfr. 1 Cor 12,12). Quindi
l'apostolato associato corrisponde felicemente alle esigenze
umane e cristiane dei fedeli e al tempo stesso si mostra come
segno della comunione e dell'unit della Chiesa in Cristo che
disse: " Dove sono due o tre riuniti in mio nome, io sono in
mezzo a loro " (Mt 18,20).
Perci i fedeli esercitino il loro apostolato accordandosi su uno
stesso fine. Siano apostoli tanto nelle proprie comunit
familiari, quanto in quelle parrocchiali e diocesane, che gi
sono esse stesse espressione del carattere comunitario
dell'apostolato, e in quelle libere istituzioni nelle quali si
vorranno riunire.
L'apostolato associato  di grande importanza anche perch sia
nelle comunit ecclesiali, sia nei vari ambienti, spesso richiede
di essere esercitato con azione comune. Infatti le associazioni
erette per un'attivit apostolica in comune sono di sostegno ai
propri membri e li formano all'apostolato, ordinano e guidano la
loro azione apostolica, cos che possono sperarsi frutti molto
pi abbondanti che non se i singoli operassero separatamente.
Nelle attuali circostanze, poi,  assolutamente necessario che
nell'ambiente di lavoro dei laici sia rafforzata la forma di
apostolato associata e organizzata, poich solo la stretta unione
delle forze  in grado di raggiungere pienamente tutte le
finalit dell'apostolato odierno e di difenderne validamente i
frutti 3. In questo campo  cosa particolarmente importante che
l'apostolato incida anche sulla mentalit generale e sulle
condizioni sociali di coloro ai quali si rivolge; altrimenti i
laici saranno spesso impari a sostenere la pressione sia della
pubblica opinione sia delle istituzioni.
Molteplicit di forme dell'apostolato associato
19. Grande  la variet delle associazioni apostoliche alcune si
propongono il fine apostolico generale della Chiesa; altre in
particolare il fine dell'evangelizzazione e della santificazione;
altre attendono ai fini dell'animazione cristiana dell'ordine
delle realt temporali; altre rendono in modo speciale
testimonianza a Cristo con le opere di misericordia e di carit.
Tra queste associazioni vanno considerate in primo luogo quelle
che favoriscono e rafforzano una pi intima unit tra la vita
pratica dei membri e la loro fede. Le associazioni non sono fine
a se stesse, ma devono servire a compiere la missione della
Chiesa nei riguardi del mondo: la loro incidenza apostolica
dipende dalla conformit con le finalit della Chiesa, nonch
dalla testimonianza cristiana e dallo spirito evangelico dei
singoli membri e di tutta l'associazione.
Inoltre la missione universale della Chiesa, in considerazione
del progresso delle istituzioni e sotto la spinta del rapido
evolversi della societ odierna, richiede che le iniziative
apostoliche dei cattolici perfezionino sempre pi le forme
associate in campo internazionale. Le organizzazioni
internazionali cattoliche raggiungono meglio il proprio fine, se
le associazioni che ne fanno parte e i loro membri sono pi
intimamente uniti ad esse.
Salvo il dovuto legame con l'autorit ecclesiastica i laici hanno
il diritto di creare associazioni e guidarle, e di aderire a
quelle gi esistenti. Occorre tuttavia evitare la dispersione
delle forze che si ha allorch si promuovono nuove associazioni e
opere senza motivo sufficiente, o si mantengono in vita, pi del
necessario, associazioni o metodi invecchiati; n sar sempre
opportuno che forme istituite in una nazione vengano portate
indiscriminatamente in altre.
L'Azione cattolica
20. Da diversi decenni i laici sono andati consacrandosi sempre
pi all'apostolato in molte nazioni e si sono raccolti in forme
varie di attivit e di associazioni che, in unione
particolarmente stretta con la gerarchia, si sono occupate e si
occupano di fini propriamente apostolici. Tra queste o anche
altre simili del passato, sono soprattutto da ricordare quelle
che, pur seguendo diversi metodi, hanno prodotto abbondantissimi
frutti nel regno di Cristo e, meritatamente raccomandate e
promosse dai romani Pontefici e da molti vescovi, hanno avuto da
essi il nome di Azione cattolica e spessissimo sono state
descritte come collaborazione dei laici all'apostolato
gerarchico.
Queste forme di apostolato, si chiamino esse Azione cattolica o
con altro nome, esercitano oggi un apostolato prezioso. Esse sono
costituite dal concorso delle seguenti note caratteristiche prese
tutte insieme:
a) Fine immediato di tali organizzazioni  il fine apostolico
della Chiesa, cio l'evangelizzazione e la santificazione degli
uomini e la formazione cristiana della loro coscienza, in modo
che riescano ad impregnare dello spirito evangelico le varie
comunit e i vari ambienti.
b) I laici, collaborando con la gerarchia secondo il modo loro
proprio, portano la loro esperienza e assumono la loro
responsabilit nel dirigere tali organizzazioni, nel ponderare le
circostanze in cui si deve esercitare l'azione pastorale della
Chiesa e nella elaborazione ed esecuzione del loro programma di
azione.
c) I laici agiscono uniti a guisa di corpo organico, affinch sia
meglio espressa la comunit della Chiesa e l'apostolato riesca
pi efficace.
d) Questi laici, sia che si offrano spontaneamente, o siano
invitati all'azione e alla cooperazione diretta con l'apostolato
gerarchico, agiscono sotto la superiore direzione della gerarchia
medesima, la quale pu sancire tale cooperazione anche per mezzo
di un " mandato " esplicito.
Le organizzazioni in cui, a giudizio della gerarchia, si trovano
tutte insieme queste note, si devono ritenere Azione cattolica,
anche se, per esigenze di luoghi e di popoli, prendono varie
forme e nomi. Il sacro Concilio raccomanda vivamente queste
istituzioni, che certamente in molti paesi rispondono alle
necessit dell'apostolato della Chiesa; invita i sacerdoti e i
laici che lavorano in esse a tradurre sempre pi in atto le note
sopra ricordate e a cooperare sempre fraternamente nella Chiesa
con tutte le altre forme di apostolato.
Stima delle associazioni
21. Occorre stimare nel modo giusto tutte le associazioni di
apostolato; quelle poi che la gerarchia secondo le necessit dei
tempi e dei luoghi, ha lodato o raccomandato o ha deciso di
istituire come pi urgenti, vanno tenute in somma considerazione
da sacerdoti, dai religiosi e dai laici e promosse secondo la
natura propria di ciascuna di esse. Tra queste, soprattutto oggi,
vanno certamente annoverate le associazioni e i gruppi
internazionali dei cattolici.
I laici dediti al servizio della Chiesa a titolo speciale
22. Nella Chiesa sono degni di particolare onore e di
raccomandazione quei laici, celibi o uniti in matrimonio, che si
consacrano in perpetuo o temporaneamente al servizio delle
istituzioni e delle loro opere con la propria competenza
professionale.  per essa di grande gioia veder crescere sempre
pi il numero dei laici che offrono il proprio servizio alle
associazioni e alle opere di apostolato, sia dentro i limiti
della propria nazione, sia in campo internazionale, sia
soprattutto nelle comunit cattoliche delle missioni e delle
Chiese nascenti.
I pastori della Chiesa accolgano volentieri e con animo grato
tali laici, procurino che la loro condizione soddisfi nella
misura migliore possibile alle esigenze della giustizia,
dell'equit e della carit, soprattutto in merito all'onesto
sostentamento loro e della famiglia, e che essi godano della
necessaria formazione, di conforto e di stimoli spirituali.
                           CAPITOLO V
              L'ORDINE DA OSSERVARE NELL'APOSTOLATO
Introduzione
23. L'apostolato dei laici, sia esso esercitato dai singoli che
dai cristiani consociati, dev'essere inserito, con il debito
ordine, nell'apostolato di tutta la Chiesa; anzi l'unione con
coloro che lo Spirito Santo ha posto a reggere la Chiesa di Dio
(cfr. At 20,28)  un elemento essenziale dell'apostolato
cristiano. Non meno necessaria  la collaborazione tra le varie
iniziative di apostolato, che deve essere convenientemente
predisposta dalla gerarchia.
Infatti, per promuovere lo spirito di unione, affinch in tutto
l'apostolato della Chiesa splenda la carit fraterna, si
raggiungano le comuni finalit e siano evitate dannose rivalit,
si richiede una stima vicendevole fra tutte le forme di
apostolato nella Chiesa e un conveniente coordinamento, nel
rispetto della natura propria di ciascuna. Ci  sommamente
conveniente quando una determinata attivit nella Chiesa richiede
l'armonia e la cooperazione apostolica dell'uno e dell'altro
clero, dei religiosi e dei laici.
Rapporti con la gerarchia
24. Spetta alla gerarchia promuovere l'apostolato dei laici,
fornire i principi e gli aiuti spirituali, ordinare l'esercizio
dell'apostolato medesimo al bene comune della Chiesa, vigilare
affinch la dottrina e le disposizioni fondamentali siano
rispettate.
L'apostolato dei laici ammette certamente vari tipi di rapporti
con la gerarchia, secondo le svariate forme e diversi scopi
dell'apostolato stesso.
Sono molte infatti le iniziative apostoliche che vengono prese
dalla libera volont dei laici e sono rette dal loro prudente
criterio. Mediante queste iniziative, in certe circostanze la
missione della Chiesa pu essere meglio adempiuta; perci esse
vengono non di rado lodate o raccomandate dalla gerarchia. Ma
nessuna iniziativa rivendichi a se stessa la denominazione di "
cattolica ", se non interviene il consenso della legittima
autorit ecclesiastica.
Alcune forme di apostolato dei laici vengono espressamente
riconosciute dalla gerarchia in maniere diverse. L'autorit
ecclesiastica, per il bene comune della Chiesa, pu inoltre
scegliere e promuovere in modo particolare alcune associazioni e
iniziative aventi finalit immediatamente spirituali, per le
quali assume una speciale responsabilit. Cos la gerarchia,
ordinando in diverse maniere l'apostolato secondo le circostanze,
unisce pi strettamente alcune forme di esso alla sua missione
apostolica, rispettando tuttavia la natura propria e la
distinzione dell'una e dell'altra, senza per questo togliere ai
laici la necessaria facolt di agire di propria iniziativa.
Questo atto della gerarchia prende in vari documenti
ecclesiastici il nome di " mandato ".
Infine la gerarchia affida ai laici alcuni compiti che sono pi
intimamente collegati con i doveri dei pastori, e ci sia
nell'esposizione della dottrina cristiana, sia in alcuni atti
liturgici, sia nella cura delle anime. In forza di tale missione,
i laici, nell'esercizio di questi compiti, sono pienamente
soggetti alla direzione del superiore ecclesiastico.
Nei confronti delle opere e istituzioni di ordine temporale, il
compito della gerarchia consiste nell'insegnare e interpretare
autenticamente i principi dell'ordine morale che devono essere
seguiti nelle cose temporali; inoltre  in suo potere giudicare,
tutto ben considerato e servendosi dell'aiuto di esperti, della
conformit di tali opere e istituzioni con i principi morali, e
stabilire quali cose sono necessarie per custodire e promuovere i
beni di ordine soprannaturale.
L'aiuto che il clero deve dare all'apostolato dei laici
25. Ricordino i vescovi, i parroci e gli altri sacerdoti dell'uno
e dell'altro clero, che il diritto e il dovere di esercitare
l'apostolato  comune a tutti i fedeli, sia chierici sia laici, e
che anche i laici hanno compiti propri nell'edificazione della
Chiesa. Perci lavorino fraternamente con i laici nella Chiesa e
per la Chiesa, ed abbiano una cura speciale dei laici nel loro
lavoro apostolico.
Si scelgano con diligenza sacerdoti dotati delle qualit
necessarie e convenientemente formati per aiutare i laici in
speciali forme di apostolato. Coloro che si dedicano a questo
ministero, una volta ricevuta la missione dalla gerarchia, la
rappresentano nella loro azione pastorale: favoriscano le
opportune relazioni dei laici con la gerarchia stessa, sempre
aderendo fedelmente allo spirito e alla dottrina della Chiesa;
consacrino se stessi ad alimentare la vita spirituale e il senso
apostolico delle associazioni cattoliche ad essi affidate; le
assistano con il loro sapiente consiglio nella loro operosit
apostolica e ne favoriscano le iniziative; instaurando un
continuo dialogo con i laici, studino attentamente quali siano
gli accorgimenti per rendere pi fruttuosa la loro azione
apostolica; promuovano lo spirito d'unione nell'interno
dell'associazione medesima, come pure fra essa e le altre.
I religiosi, infine, sia i frati che le suore, abbiano stima
delle opere apostoliche dei laici; secondo lo spirito e le regole
dei loro istituti, si dedichino volentieri a promuovere le opere
dei laici procurino di sostenere, aiutare, completare i compiti
del sacerdote.
Alcuni strumenti per la mutua collaborazione
26. Nelle diocesi, per quanto  possibile, vi siano dei consigli
che aiutino il lavoro apostolico della Chiesa, sia nel campo
dell'evangelizzazione e della santificazione, sia in campo
caritativo, sociale, ecc., nei quali devono convenientemente
collaborare clero, religiosi e laici. Questi consigli potranno
giovare alla mutua coordinazione delle varie associazioni e
iniziative dei laici, nel rispetto dell'indole propria e
dell'autonomia di ciascuna.
Consigli di tal genere vi siano pure, per quanto  possibile,
nell'ambito parrocchiale, interparrocchiale, interdiocesano,
nonch a livello nazionale e internazionale.
Sia costituito inoltre presso la santa Sede uno speciale
segretariato per il servizio e l'impulso dell'apostolato dei
laici, come centro che, con mezzi adatti fornisca notizie delle
varie iniziative apostoliche dei laici, istituisca ricerche
intorno ai problemi che sorgono in questo campo e assista con i
suoi consigli la gerarchia e i laici nelle opere apostoliche. In
questo segretariato abbiano la parte loro i movimenti e le
iniziative dell'apostolato dei laici esistenti in tutto il mondo
e, con i laici, vi lavorino anche dei chierici e dei religiosi.
La collaborazione con gli altri cristiani e con i non cristiani
27. Il comune patrimonio evangelico, nonch il conseguente comune
dovere della testimonianza cristiana, raccomandano e spesso
esigono la collaborazione dei cattolici con gli altri cristiani,
da attuarsi dai singoli e dalle comunit ecclesiali, sia in
singole attivit, sia in associazioni, nel campo nazionale e in
quello internazionale. Anche i comuni valori umani richiedono non
di rado una simile cooperazione dei cristiani che perseguono
finalit apostoliche con coloro che non professano il
cristianesimo, ma riconoscono tali valori. Con questa
cooperazione dinamica e prudente che  di grande importanza nelle
attivit temporali, i laici danno testimonianza a Cristo,
salvatore del mondo, e all'unit della famiglia umana.
                           CAPITOLO VI
                  LA FORMAZIONE ALL'APOSTOLATO
Necessit della formazione all'apostolato
28. L'apostolato pu raggiungere piena efficacia soltanto
mediante una multiforme e integrale formazione. Questa 
richiesta non soltanto dal continuo progresso spirituale e
dottrinale del laico, ma anche dalle varie circostanze di cose,
di persone, di compiti a cui la sua attivit deve adattarsi.
Questa formazione all'apostolato deve poggiare su quei fondamenti
che da questo sacro Concilio altrove sono stati affermati e
dichiarati. Oltre la formazione comune a tutti i cristiani, non
poche forme di apostolato esigono una formazione specifica e
particolare, a causa della variet delle persone e delle
circostanze.
Principi per la formazione dei laici all'apostolato
29. Poich i laici hanno un modo proprio di partecipare alla
missione della Chiesa, la loro formazione apostolica presenta un
carattere speciale a motivo dell'indole secolare propria del
laicato e della sua particolare spiritualit.
La formazione all'apostolato suppone che i laici siano
integralmente formati dal punto di vista umano, secondo la
personalit e le condizioni di vita di ciascuno. Il laico,
infatti, oltre a conoscere bene il mondo contemporaneo, deve
essere un membro ben inserito nel suo gruppo sociale e nella sua
cultura.
In primo luogo il laico impari ad adempiere la missione di Cristo
e della Chiesa vivendo anzitutto nella fede il divino mistero
della creazione e della redenzione, mosso dallo Spirito Santo che
vivifica il popolo di Dio e che spinge tutti gli uomini ad amare
Dio Padre e in lui il mondo e gli uomini. Questa formazione deve
essere considerata come fondamento e condizione di qualsiasi
fruttuoso apostolato.
Oltre la formazione spirituale,  richiesta una solida
preparazione dottrinale e cio teologica, etica, filosofica,
secondo la diversit dell'et, della condizione e delle
attitudini. N si trascuri l'importanza della cultura generale
unitamente alla formazione pratica e tecnica. Per coltivare buone
relazioni umane ne bisogna favorire i genuini valori umani,
anzitutto l'arte del convivere e del cooperare fraternamente di
instaurare il dialogo.
Ma poich la formazione all'apostolato non pu consistere nella
sola istruzione teorica, il laico, fin dall'inizio della sua
formazione, impari gradualmente e prudentemente a vedere tutto, a
giudicare e a agire nella luce della fede, a formare e a
perfezionare se stesso con gli altri mediante l'azione e ad
entrare cos attivamente nel servizio della Chiesa. Questa
formazione, che dev'essere sempre ulteriormente perfezionata per
la crescente maturazione della persona umana e per l'evolversi
dei problemi, richiede una conoscenza sempre pi approfondita e
un'azione sempre pi idonea. Nel soddisfare a tutte le esigenze
della formazione si abbia sempre dinanzi l'unit e l'integrit
della persona umana, al fine di preservare e accrescere la sua
armonia e il suo equilibrio.
In questo modo il laico si inserisce a fondo e fattivamente nella
stessa realt dell'ordine temporale assume la sua parte in
maniera efficace in tutte le attivit; allo stesso tempo quale
membro vivo e testimone della Chiesa, la rende presente ed
operante in seno alle cose temporali .
Chi forma all'apostolato
30. La formazione all'apostolato ha inizio con la prima
educazione dei fanciulli. In modo speciale vengano iniziati
all'apostolato gli adolescenti e i giovani e li si permei di
spirito apostolico. La formazione deve essere perfezionata lungo
tutta la vita a misura che lo richiedono i nuovi compiti che si
assumono.  chiaro dunque che coloro ai quali spetta l'educazione
cristiana sono anche tenuti al dovere della formazione
all'apostolato.
 compito dei genitori disporre nella famiglia i loro figli fin
dalla fanciullezza a riconoscere l'amore di Dio verso tutti gli
uomini. Insegnino loro gradualmente, specialmente con l'esempio,
la sollecitudine verso le necessit sia materiali che spirituali
del prossimo. Tutta la famiglia dunque, nella sua vita in comune,
diventi quasi un tirocinio di apostolato.
 necessario inoltre educare i fanciulli in modo che,
oltrepassando i confini della famiglia, aprano il loro animo alla
vita delle comunit sia ecclesiali che temporali. Vengano accolti
nella locale comunit parrocchiale in maniera tale che acquistino
in essa la coscienza d'essere membri vivi e attivi del popolo di
Dio.
I sacerdoti poi, nella catechesi e nel ministero della parola,
nella direzione delle anime, come negli altri ministeri
pastorali, abbiano dinanzi agli occhi la formazione
all'apostolato. Anche le scuole, i collegi e gli altri istituti
cattolici di educazione devono promuovere nei giovani il senso
cattolico e l'azione apostolica. Qualora questa formazione
manchi, o perch i giovani non frequentano tali scuole o per
altra causa, la curino con tanto maggiore impegno i genitori, i
pastori d'anime e le associazioni.
Gli insegnanti, poi, e gli educatori i quali con la loro
vocazione e il loro ufficio esercitano una eccellente forma di
apostolato dei laici, siano provveduti della necessaria dottrina
e dell'arte pedagogica con cui potranno impartire efficacemente
questa formazione.
Parimenti i gruppi e le associazioni di laici che abbiano per
scopo l'apostolato in genere o altre finalit soprannaturali,
secondo che il loro fine e la loro possibilit lo comportano,
debbono diligentemente e assiduamente favorire la formazione
all'apostolato. Essi sono spesso la via ordinaria di un'adeguata
formazione all'apostolato. In essi infatti si d simultaneamente
una formazione dottrinale, spirituale e pratica. I loro membri,
riuniti in piccoli gruppi con i compagni e con gli amici,
valutano i metodi e i frutti della loro attivit apostolica e
confrontano con il Vangelo il loro modo di vivere quotidiano.
Tale formazione va organizzata in modo da tener conto di tutto
l'apostolato dei laici, che deve essere esercitato non solo tra i
gruppi stessi delle associazioni, ma in ogni circostanza per
tutta la vita, specialmente professionale e sociale.
Anzi ognuno deve fattivamente prepararsi all'apostolato, cosa che
urge maggiormente nell'et adulta. Infatti con il progredire
dell'et, l'animo si apre meglio in modo che ciascuno pu
scoprire pi accuratamente i talenti con cui Dio ha arricchito la
sua anima, ed esercitare con maggiore efficacia quei carismi che
gli sono stati concessi dallo Spirito Santo, a bene dei suoi
fratelli.
Adattare la formazione ai diversi tipi di apostolato
31. Le varie forme di apostolato richiedono pure una formazione
particolare adeguata.
a) Quanto all'apostolato per l'evangelizzazione e la
santificazione degli uomini, i laici debbono essere
particolarmente formati a stabilire il dialogo con gli altri,
credenti o non credenti, per annunziare a tutti il messaggio di
Cristo. E poich nel tempo nostro il materialismo di vario tipo
sta diffondendosi largamente dovunque, anche in mezzo ai
cattolici, i laici non soltanto imparino con maggior diligenza la
dottrina cattolica, specialmente in quei punti nei quali la
dottrina stessa viene messa in questione, ma contro ogni forma di
materialismo offrano anche la testimonianza di una vita
evangelica.
b) Quanto alla trasformazione cristiana dell'ordine temporale, i
laici siano istruiti sul vero significato e valore dei beni
temporali in se stessi e rispetto a tutte le finalit della
persona umana; si esercitino nel retto uso delle cose e
dell'organizzazione delle istituzioni, avendo sempre di mira il
bene comune secondo i principi della dottrina morale e sociale
della Chiesa. Assimilino soprattutto i principi della dottrina
sociale e le sue applicazioni, affinch si rendano capaci sia di
collaborare, per quanto loro spetta, al progresso della dottrina
stessa, sia di applicarla correttamente ai singoli casi.
c) Poich le opere di carit e di misericordia offrono una
splendida testimonianza di vita cristiana, la formazione
apostolica deve portare pure all'esercizio di esse, affinch i
fedeli, fin dalla fanciullezza, imparino a immedesimarsi nelle
sofferenze dei fratelli e a soccorrerli generosamente quando
versano in necessit.
I sussidi
32. I laici consacrati all'apostolato hanno gi a disposizione
molti sussidi, cio convegni, congressi, ritiri, esercizi
spirituali, incontri frequenti, conferenze, libri, riviste per
una pi profonda conoscenza della sacra Scrittura e della
dottrina cattolica per nutrire la propria vita spirituale, per
conoscere le condizioni del mondo e per scoprire e impiegare i
metodi apostolici adatti.
I suddetti sussidi di formazione sono in funzione delle svariate
forme di apostolato negli ambienti in cui essere vengono
esercitate. A questo fine sono pure stati eretti centri o
istituti superiori che hanno gi recato ottimi frutti. Questo
sacro Concilio si rallegra per simili iniziative gi fiorenti in
alcune parti  si augura che esse siano promosse pure in altri
posti, dove risultassero necessarie.
Si erigano inoltre centri di documentazione e di studio, non solo
in campo teologico, ma anche antropologico, psicologico,
sociologico, metodologico, per meglio sviluppare le attitudini
dei laici, uomini e donne, giovani e adulti, in tutti i campi di
apostolato.
                       ESORTAZIONE FINALE
33. Il sacro Concilio scongiura perci nel Signore tutti i laici
a rispondere volentieri, con generosit e con slancio alla voce
di Cristo, che in quest'ora li invita con maggiore insistenza, e
all'impulso dello Spirito Santo. In modo speciale sentano questo
appello come rivolto a se stessi i pi giovani e l'accolgano con
gioia e magnanimit.
 il Signore stesso infatti che ancora una volta per mezzo di
questo santo Sinodo invita tutti i laici ad unirsi sempre pi
intimamente a lui e, sentendo come proprio tutto ci che  di lui
(cfr. Fil 2,5), si associno alla sua missione salvifica.
 ancora lui che li manda in ogni citt e in ogni luogo dove egli
sta per venire (cfr. Lc 10,1), affinch gli si offrano come
cooperatori nelle varie forme e modi dell'unico apostolato della
Chiesa, che deve continuamente adattarsi alle nuove necessit dei
tempi, lavorando sempre generosamente nell'opera del Signore,
sapendo bene che faticando nel Signore non faticano invano (cfr.
1 Cor 15,58).
18 novembre 1965
