Fonte:  Enchiridion  Vaticanum Vol. 1 - Doc. Concilio  VaticanoII (1962-1965)
Autore: Concilio Vaticano II
Luogo:  Roma (S. Pietro), 28 ottobre 1965
Data:   1965/10/28

DECRETO SULLA FORMAZIONE SACERDOTALE (OPTATAM TOTIUS)

Proemio
I REGOLAMENTO DI FORMAZIONE SACERDOTALE
La formazione sia adeguata al luogo         
II  -  NECESSIT DI FAVORIRE LE VOCAZIONI SACERDOTALI
Tutto il popolo cristiano si senta responsabile
Formazione spirituale e intellettuale nei seminari minori
III - ORDINAMENTO DEI SEMINARI MAGGIORI
Formazione a carattere pastorale             
La scelta dei superiori e del corpo insegnante
La scelta dei superiori e del corpo insegnante
Esame sulla retta intenzione
Seminari interdiocesani
IV MAGGIORE IMPEGNO NELLA FORMAZIONE SPIRITUALE      
Una approfondita vita spirituale
Educare al senso della chiesa e all'obbedienza
Educazione alla castit
Il dominio di s
Tirocinio pastorale
V - REVISIONE DEGLI STUDI ECCLESIASTICI 
Cultura umanistica
Orientare verso la teologia
Gli studi filosofici
Gli studi teologici
Rivedere i metodi didattici
Gli studi superiori
VI - NORME PER LA FORMAZIONE STRUTTURALE PASTORALE
Educazione al dialogo
Educazione allo spirito missionario
Esercitazioni pratiche in attivit' fuori seminario
VII - PERFEZIONAMENTO DELLA FORMAZIONE DOPO IL PERIODO DEGLI  STUDI
L'aggiornamento teorico e pratico
Conclusione

                             PROEMIO
Il Concilio ecumenico, ben consapevole che l'auspicato
rinnovamento di tutta la Chiesa dipende in gran parte dal
ministero sacerdotale animato dallo spirito di Cristo, afferma
solennemente l'importanza somma della formazione sacerdotale e ne
delinea alcuni principi fondamentali, diretti a riaffermare le
leggi gi collaudate dalla esperienza dei secoli e ad inserirvi
elementi nuovi, rispondenti ai decreti e alle costituzioni
conciliari, nonch alle mutate condizioni dei tempi. Questa
formazione sacerdotale, data l'intrinseca unit del sacerdozio
cattolico,  necessaria a tutti i sacerdoti del clero secolare e
regolare e di ogni rito; perci le seguenti norme, che riguardano
la formazione del clero diocesano, sono valide, tenuto conto
degli adattamenti necessari, per tutti i candidati al sacerdozio.
I. Regolamento di formazione sacerdotale da farsi in ogni nazione
1. In tanta diversit di popoli e di regioni non  possibile
sancire leggi se non di carattere generale. Si elabori perci in
ogni nazione e in ogni rito un particolare " Regolamento di
formazione sacerdotale " che dovr essere compilato dalle
conferenze episcopali riveduto periodicamente ed approvato dalla
Sede apostolica. Con tale regolamento le leggi generali vengano
adattate alle particolari circostanze di tempo e di luogo, in
modo che la formazione sacerdotale risulti sempre conforme alle
necessit pastorali delle regioni in cui dovr svolgersi il
ministero.
II. Necessit di favorire pi vigorosamente le vocazioni
sacerdotali
2. Il dovere di promuovere le vocazioni sacerdotali spetta a
tutta la comunit cristiana, che  tenuta ad assolvere questo
compito anzitutto con una vita perfettamente cristiana. A tale
riguardo il massimo contributo viene offerto tanto dalle
famiglie, le quali, se animate da spirito di fede, di carit e di
piet, costituiscono come il primo seminario, quanto dalle
parrocchie, della cui vita fiorente entrano a far parte gli
stessi adolescenti. I maestri e tutti coloro che in qualsiasi
maniera curano l'educazione dei fanciulli e dei giovani,
specialmente le associazioni cattoliche, cerchino di coltivare
gli adolescenti loro affidati in maniera che essi siano in grado
di scoprire la vocazione divina e di seguirla con generosit.
Tutti i sacerdoti dimostrino il loro zelo apostolico soprattutto
nel favorire le vocazioni, e con la loro vita umile, operosa,
vissuta con cuore gioioso, come pure con l'esempio della loro
scambievole carit sacerdotale e della loro fraterna
collaborazione attirino verso il sacerdozio l'animo dei giovani.
 compito dei vescovi stimolare il proprio gregge a favorire le
vocazioni e curare a questo scopo lo stretto collegamento di
tutte le energie e di tutte le iniziative; inoltre essi si
comporteranno come padri nell'aiutare senza risparmio di
sacrifici coloro che giudicheranno chiamati da Dio. Questa
fattiva partecipazione di tutto il popolo di Dio all'opera delle
vocazioni corrisponde all'azione della Provvidenza divina. Questa
elargisce le qualit necessarie ed aiuta con la sua grazia coloro
che sono stati scelti da Dio a far parte del sacerdozio
gerarchico di Cristo; e nello stesso tempo affida ai legittimi
ministri della Chiesa il compito di chiamare i candidati che
aspirino a cos grande ufficio con retta intenzione e piena
libert, dopo averne riconosciuta e provata l'idoneit, e di
consacrarli col sigillo dello Spirito Santo al culto di Dio e al
servizio della Chiesa.
Il sacro Concilio in primo luogo raccomanda i mezzi tradizionali
di questa comune cooperazione, quali la fervente preghiera, la
penitenza cristiana, nonch una formazione sempre pi profonda
dei fedeli, da impartirsi sia con la predicazione e la catechesi,
sia anche con i vari mezzi di comunicazione sociale; formazione
che deve tendere a mettere in luce le necessit, la natura e la
grandezza della vocazione sacerdotale. Inoltre il Concilio
stabilisce che le opere delle vocazioni, gi erette o da erigersi
nelle singole diocesi, regioni o nazioni, a norma delle direttive
pontificie, debbano dirigere in maniera metodica e armonica tutta
l'azione pastorale per le vocazioni, senza trascurare nessuna
utile indicazione offerta dalla moderna scienza psicologica e
sociologica, e la promuovano con una saggezza pari allo zelo.
 necessario poi che l'opera delle vocazioni con larghezza di
vedute si apra oltre i confini delle singole diocesi, nazioni,
famiglie religiose o riti e, guardando alle necessit della
Chiesa universale, arrechi aiuto specialmente a quelle regioni
dove pi urgente  la richiesta di operai per la vigna del
Signore.
Formazione nei seminari minori
3. Nei seminari minori eretti allo scopo di coltivare i germi
della vocazione, gli alunni, per mezzo di una speciale formazione
religiosa e soprattutto di un'appropriata direzione spirituale,
si preparino a seguire Cristo redentore con animo generoso e
cuore puro. Sotto la guida paterna dei superiori, coadiuvati
opportunamente dai genitori, conducano un tenore di vita
conveniente all'et, alla mentalit e allo sviluppo degli
adolescenti, e in piena armonia con le norme di una sana
psicologia, senza trascurare una congrua esperienza delle cose
umane e i rapporti normali con la propria famiglia. Inoltre si
adattino anche al seminario minore, per quanto lo consentono le
sue finalit e la sua natura, le norme che seguono, relative ai
seminari maggiori.
L'ordinamento degli studi deve essere tale da permettere agli
alunni di proseguirli altrove senza inconvenienti, qualora
intendessero abbracciare un altro stato di vita.
Con pari premura si coltivino altres i germi della vocazione
degli adolescenti o dei giovani in quegli istituti speciali che,
in varie regioni, servono anche agli scopi dei seminari minori,
nonch di coloro che vengono formati o in altre scuole o in altri
ambienti educativi. Inoltre si abbia ben cura di promuovere
istituti o altre iniziative per le vocazioni adulte.
III. Ordinamento dei seminari maggiori
Formazione pastorale
4. I seminari maggiori sono necessari per la formazione
sacerdotale. In essi tutta l'educazione degli alunni deve tendere
allo scopo di formarne veri pastori di anime, sull'esempio di
nostro Signore Ges Cristo maestro, sacerdote e pastore. Gli
alunni perci vengano preparati al ministero della parola, in
modo da penetrare sempre meglio la parola di Dio rivelata,
rendersela propria con la meditazione e saperla esprimere con la
parola e con la vita; al ministero del culto e della
santificazione, in modo che pregando e celebrando le azioni
liturgiche sappiano esercitare il ministero della salvezza per
mezzo de sacrificio eucaristico e dei sacramenti; all'ufficio di
pastore, per essere in grado di rappresentare in mezzo agli
uomini Cristo, il quale non " venne per essere servito, ma per
servire e dare la sua vita a redenzione delle moltitudini " (Mc
10,45; cfr. Gv 13,12-17) e di guadagnare molti, facendosi servi
di tutti (cfr 1 Cor 9,19). Pertanto tutti gli aspetti della
formazione, spirituale, intellettuale, disciplinare, siano con
piena armonia indirizzati a questo fine pastorale, e tutti i
superiori e i maestri si applicheranno a raggiungere questo fine
con zelo e con azione concorde, nel fede le ossequio all'autorit
del vescovo.
I superiori
5. Poich la formazione degli alunni dipende dal la saggezza dei
regolamenti, ma pi ancora dalla idoneit degli educatori, i
superiori e i professori dei seminari devono essere scelti fra
gli elementi migliori e diligentemente preparati con un corredo
fatto di solida dottrina, di conveniente esperienza pastorale e
di una speciale formazione spirituale e pedagogica. Bisogna
perci che a questo fine si organizzino appositi istituti, o
almeno dei corsi con programmi organici, nonch convegni di
superiori di seminario da tenersi periodicamente. I superiori e i
professori abbiano viva la consapevolezza di quanto la formazione
degli alunni dipenda dal loro modo di pensare e di agire; sotto
la guida del rettore siano in strettissima unit di spirito e di
azione, e fra loro e con gli alunni formino una famiglia tale da
tradurre in pratica la preghiera del Signore: "Che siano una cosa
sola" (Gv 17,11) e da alimentare negli alunni la gioia della
propria vocazione. Il vescovo incoraggi con continua e premurosa
predilezione coloro che lavorano nel seminario e si dimostri vero
padre in Cristo verso gli alunni. Tutti i sacerdoti considerino
il seminario come il cuore della diocesi e ad esso volentieri
diano il proprio aiuto.
6. Con vigile cura, proporzionata alla et dei singoli e al loro
sviluppo, si indaghi sulla retta intenzione e la libera volont
dei candidati, sulla loro idoneit spirituale, morale e
intellettuale, sulla necessaria salute fisica e psichica,
considerando anche le eventuali inclinazioni ereditarie. Si
ponderi altres la capacit dei candidati a sopportare gli oneri
sacerdotali e ad esercitare i doveri pastorali. In tutta la
scelta degli alunni e nel sottoporli a debita prova, sempre si
abbia fermezza di animo, anche se si deve deplorare una penuria
di clero, non essendo possibile che Dio permetta che la sua
Chiesa manchi di ministri, se i degni vengono promossi e i non
idonei sono tempestivamente e paternamente indirizzati verso
altri doveri ed aiutati a dedicarsi all'apostolato laicale, nella
consapevolezza della loro vocazione cristiana.
Seminari interdiocesani
7. L dove le singole diocesi non sono in grado di avere un
proprio seminario, si erigano e si favoriscano seminari
interdiocesani, o regionali o nazionali, in modo da provvedere
pi efficacemente ad una seria formazione degli alunni, la quale
in questo campo  da considerarsi come norma suprema. Tali
seminari poi, se sono regionali o nazionali, si reggano secondo
le norme stabilite dai vescovi interessati ed approvate dalla
santa Sede. Nei seminari per dove gli alunni sono numerosi, pur
conservando l'unit della direzione e dell'insegnamento, essi
vengano distribuiti, con sistemi adeguati, in piccoli gruppi,
affinch si possa provvedere meglio alla formazione personale dei
singoli.
IV. Approfondimento della formazione spirituale
8. La formazione spirituale deve essere strettamente collegata
con quella dottrinale e pastorale e, specialmente con l'aiuto del
direttore spirituale, sia impartita in modo tale che gli alunni
imparino a vivere in intima comunione e familiarit col Padre per
mezzo del suo Figlio Ges Cristo, nello Spirito Santo. Destinati
a configurarsi a Cristo sacerdote per mezzo della sacra
ordinazione, si abituino anche a vivere intimamente uniti a lui,
come amici, in tutta la loro vita Vivano il mistero pasquale di
Cristo in modo da sapervi iniziare un giorno il popolo che sar
loro affidato. Si insegni loro a cercare Cristo nella fedele
meditazione della parola di Dio, nell'attiva partecipazione ai
misteri sacrosanti della Chiesa, soprattutto nell'eucaristia e
nell'ufficio divino, nonch nel vescovo che li manda e negli
uomini ai quali sono inviati, specialmente nei poveri, nei
piccoli, infermi, peccatori e increduli. Con fiducia filiale
amino e venerino la beatissima vergine Maria, che fu data come
madre da Ges Cristo morente in croce al suo discepolo.
Siano vivamente inculcati gli esercizi di piet raccomandati
dalla veneranda tradizione della Chiesa; bisogna curare per che
la formazione spirituale non consista solo in questi esercizi, n
si diriga al solo sentimento religioso. Gli alunni imparino
piuttosto a vivere secondo il Vangelo, a radicarsi nella fede
nella speranza e nella carit, in modo che attraverso l'esercizio
di queste virt possano acquistare lo spirito di preghiera,
ottengano forza e difesa per la loro vocazione, rinvigoriscano le
altre virt e crescano nello zelo di guadagnare tutti gli uomini
a Cristo.
Educazione allo spirito ecclesiale
9. Gli alunni siano penetrati del mistero della. Chiesa, che
questo sacro Concilio ha principalmente illustrato, in maniera
che, uniti in umile e filiale amore al vicario di Cristo e,
diventati sacerdoti aderendo al proprio vescovo come fedeli
collabora tori ed aiutando i propri confratelli, sappiano dare
testimonianza di quell'unit con cui gli uomini vengono attirati
a Cristo. Con animo aperto impari no a partecipare alla vita di
tutta la Chiesa, secondo l'espressione di S. Agostino: " Ognuno
possiede lo Spirito Santo tanto quanto ama la Chiesa di Dio ". In
modo ben chiaro gli alunni dovranno comprendere di non essere
destinati n al dominio n agli onori, ma di dover mettersi al
completo servizio di Dio e del ministero pastorale. Con
particolare sollecitudine vengano educati alla obbedienza
sacerdotale, ad un tenore di vita povera, allo spirito di
abnegazione, in modo da abituarsi a vivere il conformit con
Cristo crocifisso e a rinunziare prontamente anche alle cose per
s lecite, ma non convenienti.
Gli stessi alunni siano resi consapevoli degli oneri che dovranno
affrontare, senza nascondere loro nessuna difficolt della vita
sacerdotale. Tuttavia nel lavoro futuro non devono considerare
quasi unicamente il pericolo, ma siano formati ad una vita
spirituale che sappia trarre pi che mai vigore dalla stessa loro
attivit pastorale.
Educazione alla castit
10. I seminaristi che secondo le leggi sante e salde del proprio
rito seguono la veneranda tradizione del celibato sacerdotale,
siano formati con cura diligente a questo stato. In esso,
rinunziando alla vita coniugale per il regno dei cieli (cfr. Mt
19,12), possono aderire a Dio con un amore indivisibile che
conviene profondamente alla nuova Alleanza, danno testimonianza
della futura risurrezione (cfr. Lc 20,36) e ricevono un aiuto
grandissimo per l'esercizio continuo di quella perfetta carit
che li render capaci nel ministero sacerdotale di farsi tutto a
tutti. Sentano profondamente con quanta gratitudine debba essere
abbracciato questo stato, non solo come cosa comandata dalla
legge ecclesiastica, quanto piuttosto come prezioso dono di Dio
da impetrarsi umilmente, ed al quale essi, stimolati e aiutati
dalla grazia dello Spirito Santo, devono affrettarsi
corrispondere liberamente e generosamente.
Gli alunni abbiano una conveniente conoscenza dei doveri e della
dignit del matrimonio cristiano, che rappresenta l'unione di
Cristo con la Chiesa (cfr. Ef 5,22-23); ma sappiano comprendere
la superiorit della verginit consacrata a Cristo, in modo da
fare a Dio la donazione completa del corpo e dell'anima, per
mezzo di una scelta operata con matura deliberazione e
magnanimit.
Siano avvertiti circa i pericoli ai quali, particolarmente nella
societ di oggi,  esposta la loro castit con l'aiuto di mezzi
divini e umani adatti, imparino ad integrare nella loro persona
la rinunzia al matrimonio in maniera tale che la loro vita e la
loro attivit non abbiano in alcun modo a patire danno dal
celibato, ma questo permetta loro, al contrario, di acquistare un
pi perfetto dominio sul corpo e sull'animo ed una pi completa
maturit e giungere a meglio gustare la beatitudine del Vangelo.
Educazione alla maturit umana
11. Si osservino diligentemente le norme della educazione
cristiana, e queste siano convenientemente perfezionate coi dati
recenti di una sana psicologia e pedagogia. Pertanto, per mezzo
di una educazione saggiamente proporzionata alla loro et, si
coltivi negli alunni anche la necessaria maturit umana. Questa
si riconosce principalmente in una certa fermezza d'animo, nel
saper prendere decisioni ponderate e nel retto modo di giudicare
uomini ed eventi. Gli alunni si abituino a ben disciplinare il
proprio carattere; siano formati alla fortezza d'animo, e in
generale imparino a stimare quelle virt che sono tenute in gran
conto fra gli uomini e rendono accetto il ministro di Cristo
quali sono la lealt, il rispetto costante della giustizia, la
fedelt alla parola data, la gentilezza del tratto, la
discrezione e la carit nel conversare.
La disciplina nella vita di seminario deve considerarsi non solo
come un sostegno della vita comune e della carit, ma anche come
un elemento necessario di una formazione completa in vista di
acquistare il dominio di s, assicurare il pieno sviluppo della
personalit e formare quelle altre disposizioni di animo che
giovano moltissimo a rendere equilibrata e fruttuosa l'attivit
della Chiesa. Tale disciplina tuttavia deve praticarsi in maniera
da formare nell'animo degli alunni l'attitudine ad accogliere
l'autorit dei superiori per intima convinzione, cio per motivo
di coscienza (cfr. Rm 13,5) e per ragioni soprannaturali. Le
norme disciplinari poi devono applicarsi in modo conforme all'et
degli alunni, cosicch essi, mentre si abituano gradualmente al
dominio di s, imparino nello stesso tempo a fare retto uso della
libert, a sviluppare lo spirito di iniziativa e a lavorare in
comune con i confratelli e con i laici.
Tutta la vita di seminario, compenetrata di vita interiore, di
silenzio e di premurosa sollecitudine verso gli altri, va
ordinata in maniera tale da essere come una iniziazione alla
futura vita sacerdotale.
12. Affinch la formazione spirituale abbia basi pi solide e gli
alunni abbraccino la vocazione con una scelta scaturita da matura
deliberazione, sa compito dei vescovi stabilire un congruo
intervallo di tempo da dedicare a un tirocinio spirituale pi
intenso. Sar altres loro compito considerare l'oppotunit di
stabilire una qualche interruzione dei studi o un conveniente
tirocinio pastorale per provare meglio i candidati al sacerdozio.
Secondo le particolarit delle singole regioni, spetter pure ai
vescovi decidere se protrarre o meno l'et canonica attualmente
richiesta dal diritto comune per i sacri ordini, e anche decidere
sulla opportunit che gli alunni, al termine del corso teologico,
esercitino per un certo periodo di tempo l'ordine del diaconato,
prima di essere promossi al sacerdozio.
V. Revisione degli studi ecclesiastici
Cultura umanistica
13. Gli alunni del seminario, prima di iniziare gli studi
ecclesiastici propriamente detti, devono acquistare quella
cultura umanistica e scientifica che il ciascuna nazione d
diritto ad accedere agli studi superiori; inoltre devono
acquistare quella conoscenza della lingua latina che  necessaria
per comprendere e utilizzare le fonti di tante scienze e i
documenti della Chiesa.  da considerarsi necessario altres lo
studio della lingua liturgica propria di ciascun rito, e si
promuova molto una congrua conoscenza delle lingue della sacra
Scrittura e della tradizione.
Orientare gli studi al mistero di Cristo
14. Nel riordinamento degli studi ecclesiastici si abbia cura in
primo luogo di mettere in miglior rapporto la filosofia e la
teologia e di farle convergere concordemente alla progressiva
apertura dello spirito degli alunni verso il mistero di Cristo,
il quale compenetra tutta la storia del genere umano, agisce
continuamente nella Chiesa ed opera principalmente attraverso il
ministero sacerdotale. Affinch questa prospettiva d'insieme
venga data agli alunni fin dalla soglia della loro formazione,
gli studi ecclesiatici incomincino con un corso introduttivo da
protrarsi per un tempo conveniente. In questa iniziazione agli
studi, il mistero della salvezza sia proposto in modo che gli
alunni possano percepire il senso degli studi ecclesiastici, la
loro struttura e il loro fine pastorale, e insieme siano aiutati
a far della fede il fondamento e l'anima di tutta la loro vita e
vengano consolidati nell'abbracciare la loro vocazione con piena
dedizione personale e con cuore gioioso
La filosofia
15. Le discipline filosofiche vengano insegnate in maniera che
gli alunni siano anzitutto guidati all'acquisto di una solida e
armonica conoscenza dell'uomo, del mondo e di Dio. Ci si baser
sul patrimonio filosofico perennemente valido tenuto conto anche
delle correnti filosofiche moderne, specialmente di quelle che
esercitano maggiore influsso nel loro paese, come pure del
progresso delle scienze moderne. Cos i seminaristi, provvisti di
una adeguata conoscenza della mentalit moderna, potranno
opportunamente prepararsi al dialogo con gli uomini del loro
tempo.
L'insegnamento della storia della filosofia si svolga in modo che
gli alunni, mentre apprendono principi fondamentali dei vari
sistemi, siano in grado di ritenere ci che vi  di vero, di
scoprire le radici degli errori e di confutarli.
Il metodo stesso dell'insegnamento ecciti negli alunni il
desiderio di cercare rigorosamente la verit di penetrarla e di
dimostrarla, insieme all'onesto riconoscimento dei limiti della
conoscenza umana. Si presti molta attenzione ai rapporti tra la
filosofia i veri problemi della vita, nonch alle questioni che
assillano la mente degli alunni; i seminaristi stessi siano
aiutati a cogliere il nesso tra gli argomenti filosofici e i
misteri della salvezza che vengono studiati in teologia alla luce
superiore della fede.
La teologia
16. Le discipline teologiche, alla luce della fede e sotto la
guida del magistero della Chiesa siano insegnate in maniera che
gli alunni possano attingere accuratamente la dottrina cattolica
dalla divina Rivelazione, la penetrino profondamente, la rendano
alimento della propria vita spirituale e siano in grado di
annunziarla, esporla e difenderla nel ministero sacerdotale.
Con particolare diligenza si curi la formazione degli alunni con
lo studio della sacra Scrittura, che deve essere come l'anima di
tutta la teologia. Premessa una appropriata introduzione, essi
vengano iniziati accuratamente al metodo dell'esegesi, apprendano
i massimi temi della divina Rivelazione e ricevano incitamento e
nutrimento dalla quotidiana lettura e meditazione dei libri
santi.
Nell'insegnamento della teologia dogmatica, prima vengano
proposti gli stessi temi biblici. Si illustri poi agli alunni il
contributo dei Padri della Chiesa d'Oriente e d'Occidente nella
fedele trasmissione ed enucleazione delle singole verit
rivelate, nonch l'ulteriore storia del dogma, considerando anche
i rapporti di questa con la storia generale della Chiesa.
Inoltre, per illustrare quanto pi possibile i misteri della
salvezza, gli alunni imparino ad approfondirli e a vederne il
nesso con un lavoro speculativo, avendo san Tommaso per maestro.
Si insegni loro a riconoscerli sempre presenti ed operanti nelle
azioni liturgiche e in tutta la vita della Chiesa. Infine,
imparino a cercare la soluzione dei problemi umani alla luce
della rivelazione, ad applicare queste verit eterne alle
mutevoli condizioni di questo mondo e comunicarle in modo
appropriato agli uomini contemporanei.
Parimenti tutte le altre discipline teologiche vengano rinnovate
per mezzo di un contatto pi vivo col mistero di Cristo e con la
storia della salvezza. Si ponga speciale cura nel perfezionare la
teologia morale, in modo che la sua esposizione scientifica, pi
nutrita della dottrina della sacra Scrittura, illustri la
grandezza della vocazione dei fedeli in Cristo e il loro obbligo
di apportare frutto nella carit per la vita del mondo.
Cos pure nella esposizione del diritto canonico e
nell'insegnamento della storia ecclesiastica si tenga presente il
mistero della Chiesa, secondo la costituzione dogmatica " De
Ecclesia " promulgata da questo Concilio. La sacra liturgia, che
 da ritenersi la prima e necessaria sorgente di vero spirito
cristiano, venga insegnata come  prescritto negli articoli 15 e
16 della costituzione sulla sacra liturgia.
Tenendo opportuno conto delle condizioni delle varie regioni, gli
alunni vengano indirizzati a meglio conoscere le Chiese e
comunit ecclesiali separate dalla Sede apostolica romana,
affinch possano contribuire al ristabilimento della unit tra
tutti i cristiani, secondo le prescrizioni di questo Concilio.
Vengano anche introdotti alla conoscenza delle altre religioni
pi diffuse nelle singole regioni, affinch meglio riconoscano
ci che, per disposizione di Dio, vi  in esse di buono e di
vero, imparino a confutarne gli errori, e siano in grado di
comunicare la piena luce della verit a coloro che non la
possiedono.
I metodi didattici
17. Poich l'insegnamento dottrinale non deve tendere ad una
semplice comunicazione di nozioni, ma ad una vera formazione
interiore, siano riveduti i metodi didattici, sia per organizzare
le lezioni, i colloqui e le esercitazioni, sia per stimolare il
lavoro degli alunni, tanto in privato che in piccoli gruppi. Si
curi diligentemente l'unit e la solidit di tutto
l'insegnamento, evitando l'eccessivo numero di materie e di
lezioni, e omettendo quelle questioni che non hanno pi quasi
alcun interesse o che devono lasciarsi agli studi accademici
superiori.
Studi superiori
18. Sar compito dei vescovi curare che giovani capaci per
carattere, virt e intelligenza vengano inviati in speciali
istituti, facolt od universit, affinch nelle scienze sacre o
in altre che sembrino opportune si preparino sacerdoti muniti di
una formazione scientifica pi profonda, i quali siano in grado
di soddisfare alle varie esigenze dell'apostolato. In nessun modo
per venga trascurata la loro formazione spirituale e pastorale,
soprattutto se ancora non hanno ricevuto il sacerdozio.
VI. Norme per la formazione propriamente pastorale
19. Quella preoccupazione pastorale che deve permeare l'intera
formazione degli alunni richiede anche una diligente loro
istruzione nelle cose che riguardano in modo speciale il sacro
ministero, specialmente nella catechesi e nella predicazione, nel
culto liturgico e nell'amministrazione dei sacramenti,
nell'attivit caritativa, nel compito di andare incontro agli
erranti e agli increduli, e negli altri uffici pastorali. Si
insegni loro accuratamente l'arte di dirigere le anime, per mezzo
della quale possano dare a tutti i figli della Chiesa quella
formazione che li porti ad una vita cristiana pienamente
consapevole ed apostolica e all'adempimento dei doveri del
proprio stato. Con pari premura imparino ad aiutare i religiosi e
le religiose a perseverare nella grazia della propria vocazione e
a progredire secondo lo spirito dei vari istituti .
In generale si coltivino negli alunni quelle particolari
attitudini che contribuiscono moltissimo a stabilire un dialogo
con gli uomini, quali sono la capacit di ascoltare gli altri e
di aprire l'animo in spirito di carit ai vari aspetti dell'umana
convivenza.
20. Si insegni anche a fare uso degli aiuti che possono essere
offerti dalle discipline sia pedagogiche, sia psicologiche, sia
sociologiche secondo i giusti metodi e in accordo con le norme
dell'autorit ecclesiastica. Parimenti gli alunni vengano
accuratamente istruiti circa il modo di suscitare e favorire
l'azione apostolica dei laici nonch di promuovere le varie forme
di apostolato pi efficaci. Infine siano penetrati di quello
spirito veramente cattolico, che li abitui a guardare oltre i
confini della propria diocesi, nazione o rito, e ad andare
incontro alle necessit della Chiesa intera, pronti nel loro
animo a predicare dovunque l'Evangelo.
21. Poich  necessario che i seminaristi imparino l'arte
dell'apostolato non solo teoricamente ma anche praticamente, e si
rendano atti ad agire con responsabilit propria e in
collaborazione con gli altri, essi gi durante il tempo degli
studi, anche nel periodo delle vacanze, siano a ci iniziati
attraverso esperienze appropriate. Queste poi, proporzionatamente
all'et dei seminaristi e alle condizioni locali, secondo il
giudizio prudente dei vescovi devono svolgersi metodicamente e
sotto la guida di persone esperte nel campo pastorale, sempre
tenendo presente la predominanza dei mezzi soprannaturali.
VII. Perfezionamento della formazione dopo il periodo degli studi
22. Essendo necessario proseguire e perfezionare la formazione
sacerdotale, a motivo soprattutto delle circostanze della societ
moderna, anche dopo che  terminato il corso degli studi nei
seminari sar cura delle conferenze episcopali nelle singole
nazioni studiare i mezzi pi adatti--quali potrebbero essere
istituti pastorali in collaborazione con parrocchie
opportunamente scelte, convegni periodici, appropriate
esercitazioni--, in modo che il giovane clero venga introdotto
gradualmente nella vita sacerdotale e nell'attivit apostolica
sotto l'aspetto spirituale, intellettuale e pastorale e sia in
grado di rinnovare e perfezionare sempre pi l'una e l'altra.
Conclusione
I Padri di questo sacro Concilio, proseguendo l'opera iniziata
dal Concilio Tridentino, mentre con fiducia affidano ai superiori
e professori dei seminari il compito di formare i futuri
sacerdoti di Cristo secondo lo spirito di rinnovamento promosso
dal Concilio stesso, esortano vivamente coloro che si preparano
al ministero sacerdotale, affinch abbiano piena consapevolezza
che la speranza della Chiesa e la salvezza delle anime sono
affidate in mano loro: accogliendo volenterosamente le
disposizioni di questo decreto, possano cos apportare frutti
abbondantissimi, duraturi per sempre.
28 ottobre 1965
