Fonte:   Enchiridion Vaticanum Vol. 1 - Doc. Concilio Vaticano II (1962-1965)
Autore:  Concilio Vaticano II
Luogo:   Roma (S. Pietro), 21 novembre 1964
Data:    1964/11/21

DECRETO SULL'ECUMENISMO (UNITATIS REDINTEGRATIO)

INDICE
1 - Proemio                        
CAPITOLO I
2 - Unit e unicit della chiesa           
3 - Relazioni dei fratelli separati con la chiesa cattolica 
4 - L'ecumenismo                        
5 - L'unione deve interessare a tutti             
6 - La riforma della chiesa                  
7 - La conversione del cuore                 
8 - L'unione nella preghiera                 
9 - La reciproca conoscenza                  
10 - La formazione ecumenica            
11 - Modi di esprimere e di esporre la dottrina della fede  
12 - La cooperazione con i fratelli separati      
CAPITOLO II
CHIESE E COMUNIT ECCLESIALI
SEPARATE DALLA SEDE APOSTOLICA ROMANA
13 - Le varie divisioni                 
14 - Carattere e storia propria degli orientali        
15 - Tradizione liturgica e spirituale degli orientali 
16 - Disciplina propria degli orientali           
17 - Carattere proprio degli orientali nell'esporre i misteri    
18 - Conclusione sugli orientali             
19 - Condizioni delle comunit ecclesiali separate in occidente 
20 - La confessione di Cristo               
21 - Studio della sacra scrittura           
22 - La vita sacramentale                   
23 - La vita con Cristo                 
24 - Conclusione                       

                             PROEMIO
1. Promuovere il ristabilimento dell'unit fra tutti i cristiani
 uno dei principali intenti del sacro Concilio ecumenico
Vaticano II. Da Cristo Signore la Chiesa  stata fondata una e
unica, eppure molte comunioni cristiane propongono se stesse agli
uomini come la vera eredit di Ges Cristo. Tutti invero
asseriscono di essere discepoli del Signore, ma hanno opinioni
diverse e camminano per vie diverse, come se Cristo stesso fosse
diviso. Tale divisione non solo si oppone apertamente alla
volont di Cristo, ma  anche di scandalo al mondo e danneggia la
pi santa delle cause: la predicazione del Vangelo ad ogni
creatura.
Ora, il Signore dei secoli, il quale con sapienza e pazienza
persegue il disegno della sua grazia verso di noi peccatori, in
questi ultimi tempi ha incominciato a effondere con maggiore
abbondanza nei cristiani tra loro separati l'interiore
ravvedimento e il desiderio dell'unione. Moltissimi uomini in
ogni dove sono stati toccati da questa grazia, e tra i nostri
fratelli separati  sorto anche per grazia dello Spirito Santo un
movimento che si allarga di giorno in giorno per il
ristabilimento dell'unit di tutti i cristiani. A questo
movimento per l'unit, che  chiamato nuovamente ecumenico,
partecipano quelli che invocano la Trinit e confessano Ges come
Signore e Salvatore, e non solo presi a uno a uno, ma anche
riuniti in comunit, nelle quali hanno ascoltato il Vangelo e che
essi chiamano la Chiesa loro e la Chiesa di Dio. Quasi tutti
per, anche se in modo diverso, aspirano a una Chiesa di Dio una
e visibile, che sia veramente universale e mandata al mondo
intero, perch questo si converta al Vangelo e cos si salvi per
la gloria di Dio.
Perci questo sacro Concilio, considerando con gioia tutti questi
fatti, dopo avere gi esposta la dottrina sulla Chiesa, mosso dal
desiderio di ristabilire l'unit fra tutti i discepoli di Cristo,
intende ora proporre a tutti i cattolici gli aiuti, gli
orientamenti, e i modi, con i quali possano essi stessi
rispondere a questa vocazione e a questa grazia divina.
                           CAPITOLO I
               PRINCIPI CATTOLICI SULL'ECUMENISMO
Unit e unicit della Chiesa
2. In questo si  mostrato l'amore di Dio per noi, che
l'unigenito Figlio di Dio  stato mandato dal Padre nel mondo
affinch, fatto uomo, con la redenzione rigenerasse il genere
umano e lo radunasse in unit. Ed egli, prima di offrirsi vittima
immacolata sull'altare della croce, preg il Padre per i
credenti, dicendo: " che tutti siano una sola cosa, come tu, o
Padre, sei in me ed io in te; anch'essi siano uno in noi,
cosicch il mondo creda che tu mi hai mandato " (Gv 17,21), e
istitu nella sua Chiesa il mirabile sacramento dell'eucaristia,
dal quale l'unit della Chiesa  significata ed attuata. Diede ai
suoi discepoli il nuovo comandamento del mutuo amore e promise lo
Spirito consolatore, il quale restasse con loro per sempre,
Signore e vivificatore.
Innalzato poi sulla croce e glorificato, il Signore Ges effuse
lo Spirito promesso, per mezzo del quale chiam e riun
nell'unit della fede, della speranza e della carit il popolo
della Nuova Alleanza, che  la Chiesa, come insegna l'Apostolo: "
Un solo corpo e un solo Spirito, come anche con la vostra
vocazione siete stati chiamati a una sola speranza. Un solo
Signore, una sola fede, un solo battesimo " (Ef 4,4-5). Poich "
quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di
Cristo... Tutti voi siete uno in Cristo Ges " (Gal 3,27-28). Lo
Spirito Santo che abita nei credenti e riempie e regge tutta la
Chiesa, produce questa meravigliosa comunione dei fedeli e li
unisce tutti cos intimamente in Cristo, da essere il principio
dell'unit della Chiesa. Egli realizza la diversit di grazie e
di ministeri, e arricchisce di funzioni diverse la Chiesa di Ges
Cristo " per rendere atti i santi a compiere il loro ministero,
affinch sia edificato il corpo di Cristo" (Ef 4,12).
Per stabilire dovunque fino alla fine dei secoli questa sua
Chiesa santa, Cristo affid al collegio dei dodici l'ufficio di
insegnare, governare e santificare. Tra di loro scelse Pietro,
sopra il quale, dopo la sua confessione di fede, decise di
edificare la sua Chiesa; a lui promise le chiavi del regno dei
cieli e, dopo la sua professione di amore, affid tutte le sue
pecore perch le confermasse nella fede e le pascesse in perfetta
unit, mentre egli rimaneva la pietra angolare e il pastore delle
anime nostre in eterno.
Ges Cristo vuole che il suo popolo, per mezzo della fedele
predicazione del Vangelo, dell'amministrazione dei sacramenti e
del governo amorevole da parte degli apostoli e dei loro
successori, cio i vescovi con a capo il successore di Pietro,
sotto l'azione dello Spirito Santo, cresca e perfezioni la sua
comunione nell'unit: nella confessione di una sola fede, nella
comune celebrazione del culto divino e nella fraterna concordia
della famiglia di Dio. Cos la Chiesa, unico gregge di Dio, quale
segno elevato alla vista delle nazioni, mettendo a servizio di
tutto il genere umano il Vangelo della pace, compie nella
speranza il suo pellegrinaggio verso la meta che  la patria
celeste.
Questo  il sacro mistero dell'unit della Chiesa, in Cristo e
per mezzo di Cristo, mentre lo Spirito Santo opera la variet dei
ministeri. Il supremo modello e principio di questo mistero 
l'unit nella Trinit delle Persone di un solo Dio Padre e Figlio
nello Spirito Santo.
Relazioni dei fratelli separati con la Chiesa cattolica
3. In questa Chiesa di Dio una e unica sono sorte fino dai
primissimi tempi alcune scissioni, condannate con gravi parole
dall'Apostolo ma nei secoli posteriori sono nate dissensioni pi
ampie, e comunit considerevoli si staccarono dalla piena
comunione della Chiesa cattolica, talora per colpa di uomini di
entrambe le parti. Quelli poi che ora nascono e sono istruiti
nella fede di Cristo in tali comunit, non possono essere
accusati di peccato di separazione, e la Chiesa cattolica li
circonda di fraterno rispetto e di amore. Coloro infatti che
credono in Cristo ed hanno ricevuto validamente il battesimo,
sono costituiti in una certa comunione, sebbene imperfetta, con
la Chiesa cattolica. Sicuramente, le divergenze che in vari modi
esistono tra loro e la Chiesa cattolica, sia nel campo della
dottrina e talora anche della disciplina, sia circa la struttura
della Chiesa, costituiscono non pochi impedimenti, e talvolta
gravi, alla piena comunione ecclesiale. Al superamento di essi
tende appunto il movimento ecumenico. Nondimeno, giustificati nel
battesimo dalla fede, sono incorporati a Cristo e perci sono a
ragione insigniti del nome di cristiani, e dai figli della Chiesa
cattolica sono giustamente riconosciuti quali fratelli nel
Signore.
Inoltre, tra gli elementi o beni dal complesso dei quali la
stessa Chiesa  edificata e vivificata, alcuni, anzi parecchi ed
eccellenti, possono trovarsi fuori dei confini visibili della
Chiesa cattolica: la parola di Dio scritta, la vita della grazia,
la fede, la speranza e la carit, e altri doni interiori dello
Spirito Santo ed elementi visibili. Tutte queste cose, le quali
provengono da Cristo e a lui conducono, appartengono a buon
diritto all'unica Chiesa di Cristo.
Anche non poche azioni sacre della religione cristiana vengono
compiute dai fratelli da noi separati, e queste in vari modi,
secondo la diversa condizione di ciascuna Chiesa o comunit,
possono senza dubbio produrre realmente la vita della grazia, e
si devono dire atte ad aprire accesso alla comunione della
salvezza.
Perci queste Chiese e comunit separate, quantunque crediamo
abbiano delle carenze, nel mistero della salvezza non son affatto
spoglie di significato e di valore. Lo Spirito di Cristo infatti
non ricusa di servirsi di esse come di strumenti di salvezza, la
cui forza deriva dalla stessa pienezza della grazia e della
verit, che  stata affidata alla Chiesa cattolica.
Tuttavia i fratelli da noi separati, sia essi individualmente,
sia le loro comunit e Chiese, non godono di quella unit, che
Ges Cristo ha voluto elargire a tutti quelli che ha rigenerato e
vivificato insieme per formare un solo corpo in vista di una vita
nuova, unit attestata dalle sacre Scritture e dalla veneranda
tradizione della Chiesa. Infatti solo per mezzo della cattolica
Chiesa di Cristo, che  il mezzo generale della salvezza, si pu
ottenere tutta la pienezza dei mezzi di salvezza. In realt noi
crediamo che al solo Collegio apostolico con a capo Pietro il
Signore ha affidato tutti i tesori della Nuova Alleanza, al fine
di costituire l'unico corpo di Cristo sulla terra, al quale
bisogna che siano pienamente incorporati tutti quelli che gi in
qualche modo appartengono al popolo di Dio. Il quale popolo,
quantunque rimanga esposto al peccato nei suoi membri finch dura
la sua terrestre peregrinazione, cresce tuttavia in Cristo ed 
soavemente condotto da Dio secondo i suoi arcani disegni, fino a
che raggiunga gioioso tutta la pienezza della gloria eterna nella
celeste Gerusalemme.
L'ecumenismo
4. Siccome oggi, sotto il soffio della grazia dello Spirito
Santo, in pi parti del mondo con la preghiera, la parola e
l'azione si fanno molti sforzi per avvicinarsi a quella pienezza
di unit che Ges Cristo vuole, questo santo Concilio esorta
tutti i fedeli cattolici perch, riconoscendo i segni dei tempi,
partecipino con slancio all'opera ecumenica.
Per " movimento ecumenico " si intendono le attivit e le
iniziative suscitate e ordinate a promuovere l'unit dei
cristiani, secondo le varie necessit della Chiesa e secondo le
circostanze. Cos, in primo luogo, ogni sforzo per eliminare
parole, giudizi e opere che non rispecchiano con giustizia e
verit la condizione dei fratelli separati e perci rendono pi
difficili le mutue relazioni con essi. Poi, in riunioni che si
tengono con intento e spirito religioso tra cristiani di diverse
Chiese o comunit, il " dialogo " condotto da esponenti
debitamente preparati, nel quale ognuno espone pi a fondo la
dottrina della propria comunione e ne presenta con chiarezza le
caratteristiche. Infatti con questo dialogo tutti acquistano una
conoscenza pi vera e una stima pi giusta della dottrina e della
vita di ogni comunione. Inoltre quelle comunioni vengono a
collaborare pi largamente in qualsiasi dovere richiesto da ogni
coscienza cristiana per il bene comune, e possono anche,
all'occasione, riunirsi per pregare insieme. Infine, tutti
esaminano la loro fedelt alla volont di Cristo circa la Chiesa
e, com' dovere, intraprendono con vigore l'opera di rinnovamento
e di riforma.
Tutte queste cose, quando con prudenza e costanza sono compiute
dai fedeli della Chiesa cattolica sotto la vigilanza dei pastori,
contribuiscono a promuovere la giustizia e la verit, la
concordia e la collaborazione, la carit fraterna e l'unione. Per
questa via a poco a poco, superati gli ostacoli frapposti alla
perfetta comunione ecclesiale, tutti i cristiani, nell'unica
celebrazione dell'eucaristia, si troveranno riuniti in quella
unit dell'unica Chiesa che Cristo fin dall'inizio don alla sua
Chiesa, e che crediamo sussistere, senza possibilit di essere
perduta, nella Chiesa cattolica, e speriamo che crescer ogni
giorno pi fino alla fine dei secoli.
 chiaro che l'opera di preparazione e di riconciliazione delle
singole persone che desiderano la piena comunione cattolica, si
distingue, per sua natura, dall'iniziativa ecumenica; non c'
per tra esse alcuna opposizione, poich l'una e l'altra
procedono dalla mirabile disposizione di Dio.
I fedeli cattolici nell'azione ecumenica si mostreranno senza
esitazione pieni di sollecitudine per i loro fratelli separati,
pregando per loro, parlando con loro delle cose della Chiesa,
facendo i primi passi verso di loro. E innanzi tutto devono essi
stessi con sincerit e diligenza considerare ci che deve essere
rinnovato e realizzato nella stessa famiglia cattolica, affinch
la sua vita renda una testimonianza pi fedele e pi chiara della
dottrina e delle istituzioni tramandate da Cristo per mezzo degli
apostoli.
Infatti, bench la Chiesa cattolica sia stata arricchita di tutta
la verit rivelata da Dio e di tutti i mezzi della grazia,
tuttavia i suoi membri non se ne servono per vivere con tutto il
dovuto fervore. Ne risulta che il volto della Chiesa rifulge meno
davanti ai fratelli da noi separati e al mondo intero, e la
crescita del regno di Dio ne  ritardata. Perci tutti i
cattolici devono tendere alla perfezione cristiana e sforzarsi,
ognuno secondo la sua condizione, perch la Chiesa, portando nel
suo corpo l'umilt e la mortificazione di Ges, vada di giorno in
giorno purificandosi e rinnovandosi, fino a che Cristo se la
faccia comparire innanzi risplendente di gloria, senza macchia n
ruga.
Nella Chiesa tutti, secondo il compito assegnato ad ognuno sia
nelle varie forme della vita spirituale e della disciplina, sia
nella diversit dei riti liturgici, anzi, anche nella
elaborazione teologica della verit rivelata, pur custodendo
l'unit nelle cose necessarie, serbino la debita libert; in ogni
cosa poi pratichino la carit. Poich agendo cos manifesteranno
ogni giorno meglio la vera cattolicit e insieme l'apostolicit
della Chiesa.
D'altra parte  necessario che i cattolici con gioia riconoscano
e stimino i valori veramente cristiani, promananti dal comune
patrimonio, che si trovano presso i fratelli da noi separati.
Riconoscere le ricchezze di Cristo e le opere virtuose nella vita
degli altri, i quali rendono testimonianza a Cristo talora sino
all'effusione del sangue,  cosa giusta e salutare: perch Dio 
sempre mirabile e deve essere ammirato nelle sue opere.
N si deve dimenticare che quanto dalla grazia dello Spirito
Santo viene compiuto nei fratelli separati, pu pure contribuire
alla nostra edificazione. Tutto ci che  veramente cristiano,
non  mai contrario ai beni della fede ad esso collegati, anzi
pu sempre far s che lo stesso mistero di Cristo e della Chiesa
sia raggiunto pi perfettamente.
Tuttavia le divisioni dei cristiani impediscono che la Chiesa
realizzi la pienezza della cattolicit a lei propria in quei
figli che le sono certo uniti col battesimo, ma sono separati
dalla sua piena comunione. Inoltre le diventa pi difficile
esprimere sotto ogni aspetto la pienezza della cattolicit nella
realt della vita.
Questo santo Concilio costata con gioia che la partecipazione dei
fedeli all'azione ecumenica cresce ogni giorno, e la raccomanda
ai vescovi d'ogni parte della terra, perch sia promossa
solertemente e sia da loro diretta con prudenza.
                           CAPITOLO II
                    ESERCIZIO DELL'ECUMENISMO
L'unione deve interessare a tutti
5. La cura di ristabilire l'unione riguarda tutta la Chiesa, sia
i fedeli che i pastori, e tocca ognuno secondo le proprie
possibilit, tanto nella vita cristiana di ogni giorno quanto
negli studi teologici e storici. Tale cura manifesta gi in
qualche modo il legame fraterno che esiste fra tutti i cristiani
e conduce alla piena e perfetta unit, conforme al disegno della
bont di Dio.
La riforma della Chiesa
6. Siccome ogni rinnovamento della Chiesa I consiste
essenzialmente in una fedelt pi grande alla sua vocazione, esso
 senza dubbio la ragione del movimento verso l'unit. La Chiesa
peregrinante  chiamata da Cristo a questa continua riforma di
cui, in quanto istituzione umana e terrena, ha sempre bisogno. Se
dunque alcune cose, sia nei costumi che nella disciplina
ecclesiastica ed anche nel modo di enunziare la dottrina--che
bisogna distinguere con cura dal deposito vero e proprio della
fede--sono state osservate meno accuratamente, a seguito delle
circostanze, siano opportunamente rimesse nel giusto e debito
ordine. Questo rinnovamento ha quindi una importanza ecumenica
singolare. I vari modi poi attraverso i quali tale rinnovazione
della vita della Chiesa gi  in atto--come sono il movimento
biblico e liturgico, la predicazione della parola di Dio e la
catechesi, l'apostolato dei laici, le nuove forme di vita
religiosa, la spiritualit del matrimonio, la dottrina e
l'attivit della Chiesa in campo sociale--vanno considerati come
garanzie e auspici che felicemente preannunziano i futuri
progressi dell'ecumenismo.
La conversione del cuore
7. Non esiste un vero ecumenismo senza interiore conversione.
Infatti il desiderio dell'unit nasce e matura dal rinnovamento
dell'animo, dall'abnegazione di se stessi e dal pieno esercizio
della carit. Perci dobbiamo implorare dallo Spirito divino la
grazia di una sincera abnegazione, dell'umilt e della dolcezza
nel servizio e della fraterna generosit di animo verso gli
altri. " Vi scongiuro dunque--dice l'Apostolo delle genti--io,
che sono incatenato nel Signore, di camminare in modo degno della
vocazione a cui siete stati chiamati, con ogni umilt e dolcezza,
con longanimit, sopportandovi l'un l'altro con amore, attenti a
conservare l'unit dello spirito mediante il vincolo della pace"
(Ef 4,1-3). Questa esortazione riguarda soprattutto quelli che
sono stati innalzati al sacro ordine per continuare la missione
di Cristo, il quale " non  venuto tra di noi per essere servito,
ma per servire " (Mt 20,28).
Anche delle colpe contro l'unit vale la testimonianza di san
Giovanni: " Se diciamo di non aver peccato, noi facciamo di Dio
un mentitore, e la sua parola non  in noi" (1 Gv 1,10). Perci
con umile preghiera chiediamo perdono a Dio e ai fratelli
separati, come pure noi rimettiamo ai nostri debitori.
Si ricordino tutti i fedeli, che tanto meglio promuoveranno, anzi
vivranno in pratica l'unione dei cristiani, quanto pi si
studieranno di condurre una vita pi conforme al Vangelo. Quanto
infatti pi stretta sar la loro comunione col Padre, col Verbo e
con lo Spirito Santo, tanto pi intima e facile potranno rendere
la fraternit reciproca.
L'unione nella preghiera
8. Questa conversione del cuore e questa santit di vita, insieme
con le preghiere private e pubbliche per l'unit dei cristiani,
devono essere considerate come l'anima di tutto il movimento
ecumenico e si possono giustamente chiamare ecumenismo
spirituale.
 infatti consuetudine per i cattolici di recitare insieme la
preghiera per l'unit della Chiesa, con la quale ardentemente
alla vigilia della sua morte lo stesso Salvatore preg il Padre:
" che tutti siano una cosa sola" (Gv 17,21).
In alcune speciali circostanze, come sono le preghiere che
vengono indette " per l'unit " e nelle riunioni ecumeniche, 
lecito, anzi desiderabile, che i cattolici si associno nella
preghiera con i fratelli separati. Queste preghiere in comune
sono senza dubbio un mezzo molto efficace per impetrare la grazia
dell'unit e costituiscono una manifestazione autentica dei
vincoli con i quali i cattolici rimangono uniti con i fratelli
separati: " Poich dove sono due o tre adunati nel nome mio, ci
sono io in mezzo a loro " (Mt 18,20).
Tuttavia, non  permesso considerare la " communicatio in sacris
" come un mezzo da usarsi indiscriminatamente per il
ristabilimento dell'unit dei cristiani. Questa " communicatio "
 regolata soprattutto da due principi: esprimere l'unit della
Chiesa; far partecipare ai mezzi della grazia. Essa , per lo
pi, impedita dal punto di vista dell'espressione dell'unit; la
necessit di partecipare la grazia talvolta la raccomanda. Circa
il modo concreto di agire, avuto riguardo a tutte le circostanze
di tempo, di luogo, di persone, decida prudentemente l'autorit
episcopale del luogo, a meno che non sia altrimenti stabilito
dalla conferenza episcopale a norma dei propri statuti, o dalla
santa Sede.
La reciproca conoscenza
9. Bisogna conoscere l'animo dei fratelli separati. A questo
scopo  necessario lo studio, e bisogna condurlo con lealt e
benevolenza. I cattolici debitamente preparati devono acquistare
una migliore conoscenza della dottrina e della storia, della vita
spirituale e liturgica, della psicologia religiosa e della
cultura propria dei fratelli. A questo scopo molto giovano le
riunioni miste, con la partecipazione di entrambe le parti, per
dibattere specialmente questioni teologiche, dove ognuno tratti
da pari a pari, a condizione che quelli che vi partecipano, sotto
la vigilanza dei vescovi, siano veramente competenti. Da questo
dialogo apparir pi chiaramente anche la vera posizione della
Chiesa cattolica. In questo modo si verr a conoscere meglio il
pensiero dei fratelli separati e a loro verr esposta con
maggiore precisione la nostra fede.
La formazione ecumenica
10. L'insegnamento della sacra teologia e delle altre discipline,
specialmente storiche, deve essere impartito anche sotto
l'aspetto ecumenico, perch abbia sempre meglio a corrispondere
alla verit dei fatti.  molto importante che i futuri pastori e
i sacerdoti conoscano bene la teologia accuratamente elaborata in
questo modo, e non in maniera polemica, soprattutto per quanto
riguarda le relazioni dei fratelli separati con la Chiesa
cattolica.  infatti dalla formazione dei sacerdoti che dipende
soprattutto l'istituzione e la formazione spirituale dei fedeli e
dei religiosi. Anche i cattolici che attendono alle opere
missionarie in terre in cui lavorano altri cristiani devono
conoscere, specialmente oggi, le questioni e i frutti che nel
loro apostolato nascono dall'ecumenismo.
Modi di esprimere e di esporre la dottrina della fede
11. Il modo e il metodo di enunziare la fede cattolica non deve
in alcun modo essere di ostacolo al dialogo con i fratelli.
Bisogna assolutamente esporre con chiarezza tutta intera la
dottrina. Niente  pi alieno dall'ecumenismo che quel falso
irenismo, che altera la purezza della dottrina cattolica e ne
oscura il senso genuino e preciso.
Allo stesso tempo la fede cattolica va spiegata con maggior
profondit ed esattezza, con un modo di esposizione e un
linguaggio che possano essere compresi anche dai fratelli
separati. Inoltre nel dialogo ecumenico i teologi cattolici,
fedeli alla dottrina della Chiesa, nell'investigare con i
fratelli separati i divini misteri devono procedere con amore
della verit, con carit e umilt. Nel mettere a confronto le
dottrine si ricordino che esiste un ordine o " gerarchia " nelle
verit della dottrina cattolica, in ragione del loro rapporto
differente col fondamento della fede cristiana. Cos si preparer
la via nella quale, per mezzo di questa fraterna emulazione,
tutti saranno spinti verso una pi profonda cognizione e pi
chiara manifestazione delle insondabili ricchezze di Cristo.
La cooperazione con i fratelli separati
12. Tutti i cristiani professino davanti a tutti i popoli la fede
in Dio uno e trino, nel Figlio di Dio incarnato, Redentore e
Signore nostro, e con comune sforzo nella mutua stima rendano
testimonianza della speranza nostra, che non inganna. Siccome in
questi tempi si stabilisce su vasta scala la cooperazione nel
campo sociale, tutti gli uomini sono chiamati a questa comune
opera, ma a maggior ragione quelli che credono in Dio e, in
primissimo luogo, tutti i cristiani, a causa del nome di Cristo
di cui sono insigniti. La cooperazione di tutti i cristiani
esprime vivamente l'unione gi esistente tra di loro, e pone in
pi piena luce il volto di Cristo servo. Questa cooperazione, gi
attuata in non poche nazioni, va ogni giorno pi perfezionata--
specialmente nelle nazioni dove  in atto una evoluzione sociale
o tecnica--sia facendo stimare rettamente la dignit della
persona umana, sia lavorando a promuovere il bene della pace, sia
applicando socialmente il Vangelo, sia facendo progredire con
spirito cristiano le scienze e le arti, come pure usando rimedi
d'ogni genere per venire incontro alle miserie de. nostro tempo,
quali sono la fame e le calamit, l'analfabetismo e l'indigenza,
la mancanza di abitazioni e l'ineguale distribuzione della
ricchezza. Da questa cooperazione i credenti in Cristo possono
facilmente imparare come ci si possa meglio conoscere e
maggiormente stimare gli uni e gli altri, e come si appiani la
via verso l'unit dei cristiani.
                          CAPITOLO III
   CHIESE E COMUNIT ECCLESIALI SEPARATE DALLA SEDE APOSTOLICA
                             ROMANA
Le varie divisioni
13. Noi rivolgiamo ora il nostro pensiero alle due principali
categorie di scissioni che hanno intaccato l'inconsutile tunica
di Cristo.
Le prime di esse avvennero in Oriente, sia per la contestazione
delle forme dogmatiche dei Concili di Efeso e di Calcedonia, sia,
pi tardi, per la rottura della comunione ecclesiastica tra i
patriarchi orientali e la sede romana.
Le altre sono sorte, dopo pi di quattro secoli, in Occidente, a
causa di quegli eventi che comunemente sono conosciuti con il
nome di Riforma. Da allora parecchie Comunioni sia nazionali che
confessionali, si separarono dalla Sede romana. Tra quelle nelle
quali continuano a sussistere in parte le tradizioni e le
strutture cattoliche, occupa un posto speciale la Comunione
anglicana. Tuttavia queste varie divisioni differiscono molto tra
di loro non solo per ragione dell'origine, del luogo e del tempo,
ma soprattutto per la natura e gravit delle questioni spettanti
la fede e la struttura ecclesiastica. Perci questo santo
Concilio, il quale n misconosce le diverse condizioni delle
diverse Comunioni cristiane, n trascura i legami ancora
esistenti tra loro nonostante la divisione, per una prudente
azione ecumenica decide di proporre le seguenti considerazioni.
I. Speciale considerazione delle Chiese orientali
Carattere e storia propria degli orientali
14. Le Chiese d'Oriente e d'Occidente hanno seguito per molti
secoli una propria via, unite per dalla fraterna comunione nella
fede e nella vita sacramentale, sotto la direzione della Sede
romana di comune consenso accettata, qualora fra loro fossero
sorti dissensi circa la fede o la disciplina.  cosa gradita per
il sacro Concilio richiamare alla mente di tutti, tra le altre
cose di grande importanza, che in Oriente prosperano molte Chiese
particolari o locali, tra le quali tengono il primo posto le
Chiese patriarcali, e come non poche di queste si gloriano
d'essere state fondate dagli stessi apostoli. Perci presso gli
orientali grande fu ed  ancora la preoccupazione e la cura di
conservare, in una comunione di fede e di carit, quelle fraterne
relazioni che, come tra sorelle, devono esistere tra le Chiese
locali.
Non si deve parimenti dimenticare che le Chiese d'Oriente hanno
fin dall'origine un tesoro dal quale la Chiesa d'Occidente ha
attinto molti elementi nel campo della liturgia, della tradizione
spirituale e dell'ordine giuridico. N si deve sottovalutare il
fatto che i dogmi fondamentali della fede cristiana sulla Trinit
e sul Verbo di Dio incarnato da Maria vergine, sono stati
definiti in Concili ecumenici celebrati in Oriente e come, per
conservare questa fede, quelle Chiese hanno molto sofferto e
soffrono ancora. L'eredit tramandata dagli apostoli  stata
accettata in forme e modi diversi e, fin dai primordi stessi
della Chiesa, qua e l variamente sviluppata, anche per le
diversit di carattere e di condizioni di vita. Tutte queste
cose, oltre alle cause esterne e anche per mancanza di mutua
comprensione e carit, diedero ansa alle separazioni.
Perci il santo Concilio esorta tutti, ma specialmente quelli che
intendono lavorare al ristabilimento della desiderata piena
comunione tra le Chiese orientali e la Chiesa cattolica, a tenere
in debita considerazione questa speciale condizione della nascita
e della crescita delle Chiese d'Oriente, e la natura delle
relazioni vigenti fra esse e la Sede di Roma prima della
separazione, e a formarsi un equo giudizio su tutte queste cose.
Questa regola, ben osservata, contribuir moltissimo al dialogo
che si vuole stabilire.
Tradizione liturgica e spirituale degli orientali
15.  pure noto a tutti con quanto amore i cristiani d'Oriente
celebrino la sacra liturgia, specialmente quella eucaristica,
fonte della vita della Chiesa e pegno della gloria futura; in
essa i fedeli, uniti al vescovo, hanno accesso a Dio Padre per
mezzo del Figlio, Verbo incarnato, morto e glorificato,
nell'effusione dello Spirito Santo, ed entrano in comunione con
la santissima Trinit, fatti "partecipi della natura divina " (2
Pt 1,4). Perci con la celebrazione dell'eucaristia del Signore
in queste singole Chiese, la Chiesa di Dio  edificata e cresce,
e con la concelebrazione si manifesta la comunione tra di esse.
In questo culto liturgico gli orientali magnificano con splendidi
inni Maria sempre vergine, solennemente proclamata santissima
madre di Dio dal Concilio ecumenico Efesino, perch Cristo
conforme alla sacra Scrittura fosse riconosciuto, in senso vero e
proprio, Figlio di Dio e figlio dell'uomo; similmente tributano
grandi omaggi a molti santi, fra i quali vi sono Padri della
Chiesa universale.
Siccome poi quelle Chiese, quantunque separate, hanno veri
sacramenti--e soprattutto, in virt della successione apostolica,
il sacerdozio e l'eucaristia --che li uniscono ancora a noi con
strettissimi vincoli, una certa " communicatio in sacris ",
presentandosi opportune circostanze e con l'approvazione
dell'autorit ecclesiastica, non solo  possibile, ma anche
consigliabile.
In Oriente si trovano pure le ricchezze di quelle tradizioni
spirituali che sono espresse specialmente dal monachismo. Ivi
infatti fin dai gloriosi tempi dei santi Padri fior quella
spiritualit monastica che si estese poi all'Occidente, e dalla
quale, come da sua fonte, trasse origine la regola monastica dei
latini e in seguito ricevette di tanto in tanto nuovo vigore.
Perci caldamente si raccomanda che i cattolici con maggior
frequenza accedano a queste ricchezze de Padri orientali, che
elevano tutto l'uomo alla contemplazione delle cose divine.
Tutti sappiano che il conoscere, venerare, conservare e sostenere
il ricchissimo patrimonio liturgico e spirituale degli orientali
 di somma importanza per la fedele custodia dell'integra
tradizione cristiana per la riconciliazione dei cristiani
d'Oriente e d'occidente.
Disciplina degli orientali
16. Inoltre fin dai primi tempi le Chiese d'Oriente seguivano
discipline proprie, sancite dai santi Padri e dai Concili, anche
ecumenici. Una certa diversit di usi e consuetudini, come
abbiamo sopra ricordato, non si oppone minimamente all'unit
della Chiesa, anzi ne accresce la bellezza e costituisce un aiuto
prezioso al compimento della sua missione perci il sacro
Concilio, onde togliere ogni dubbio dichiara che le Chiese
d'Oriente, memori della necessaria unit di tutta la Chiesa,
hanno potest di regolarsi secondo le proprie discipline, come
pi consone al carattere dei loro fedeli e pi adatte a pro
muovere il bene delle anime. La perfetta osservanza di questo
principio tradizionale, invero non sempre rispettata, appartiene
a quelle cose che sono assolutamente richieste come previa
condizione al ristabilimento dell'unit.
Carattere proprio degli orientali nell'esporre i misteri
17. Ci che sopra  stato detto circa la legittima diversit deve
essere applicato anche alla diversa enunziazione delle dottrine
teologiche. Effettivamente nell'indagare la verit rivelata in
Oriente e in Occidente furono usati metodi e cammini diversi per
giungere alla conoscenza e alla confessione delle cose divine.
Non fa quindi meraviglia che alcuni aspetti del mistero rivelato
siano talvolta percepiti in modo pi adatto e posti in miglior
luce dall'uno che non dall'altro, cosicch si pu dire che quelle
varie formule teologiche non di rado si completino, piuttosto che
opporsi. Per ci che riguarda le tradizioni teologiche autentiche
degli orientali, bisogna riconoscere che esse sono
eccellentemente radicate nella sacra Scrittura, sono coltivate ed
espresse dalla vita liturgica, sono nutrite dalla viva tradizione
apostolica, dagli scritti dei Padri e dagli scrittori ascetici
orientali, e tendono a una retta impostazione della vita, anzi
alla piena contemplazione della verit cristiana.
Questo sacro Concilio, ringraziando Dio che molti orientali figli
della Chiesa cattolica, i quali custodiscono questo patrimonio e
desiderano viverlo con maggior purezza e pienezza, vivano gi in
piena comunione con i fratelli che seguono la tradizione
occidentale, dichiara che tutto questo patrimonio spirituale e
liturgico, disciplinare e teologico, nelle diverse sue
tradizioni, appartiene alla piena cattolicit e apostolicit
della Chiesa.
Conclusione
18. Considerate bene tutte queste cose, questo sacro Concilio
inculca di nuovo ci che  stato dichiarato dai precedenti sacri
Concili e dai romani Pontefici, che cio, per ristabilire o
conservare la comunione e l'unit bisogna " non imporre altro
peso fuorch le cose necessarie " (At 15,28). Desidera pure
ardentemente che d'ora in poi, nelle varie istituzioni e forme
della vita della Chiesa, tutti gli sforzi tendano passo passo al
conseguimento di essa, specialmente con la preghiera e il dialogo
fraterno circa la dottrina e le pi urgenti necessit pastorali
del nostro tempo. Raccomanda parimenti ai pastori e ai fedeli
della Chiesa cattolica di stabilire delle relazioni con quelli
che non vivono pi in Oriente, ma lontani dalla patria. Cos
crescer la fraterna collaborazione con loro in spirito di
carit, bandendo ogni sentimento di litigiosa rivalit. Se questa
opera sar promossa con tutto l'animo, il sacro Concilio spera
che, tolta la parete che divide la Chiesa occidentale
dall'orientale, si avr finalmente una sola dimora solidamente
fondata sulla pietra angolare, Cristo Ges, il quale di entrambe
far una cosa sola.
II. Chiese e Comunit ecclesiali separate in Occidente
Condizione di queste comunit
19. Le Chiese e Comunit ecclesiali che, o in quel gravissimo
sconvolgimento incominciato in Occidente gi alla fine del
medioevo, o in tempi posteriori si sono separate dalla Sede
apostolica romana sono unite alla Chiesa cattolica da una
speciale affinit e stretta relazione, dovute al lungo periodo di
vita che il popolo cristiano nei secoli passati trascorse nella
comunione ecclesiastica.
Ma siccome queste Chiese e Comunit ecclesiali per la loro
diversit di origine, di dottrina e di vita spirituale,
differiscono non poco anche tra di loro, e non solo da noi, 
assai difficile descriverle con precisione, e noi non abbiamo qui
l'intenzione di farlo.
Sebbene il movimento ecumenico e il desiderio di pace con la
Chiesa cattolica non sia ancora invalso dovunque, nutriamo
speranza che a poco a poco cresca in tutti il sentimento
ecumenico e la mutua stima.
Bisogna per riconoscere che tra queste Chiese e Comunit e la
Chiesa cattolica vi sono importanti divergenze, non solo di
carattere storico, sociologico, psicologico e culturale, ma
soprattutto nell'interpretazione della verit rivelata. Per poter
pi facilmente, nonostante queste differenze, riprendere il
dialogo ecumenico, vogliamo qui mettere in risalto alcuni
elementi, che possono e devono essere la base e il punto di
partenza di questo dialogo.
La fede in Cristo
20. Il nostro pensiero si rivolge prima di tutto a quei cristiani
che apertamente confessano Ges Cristo come Dio e Signore e unico
mediatore tra Dio e gli uomini, per la gloria di un solo Dio,
Padre e Figlio e Spirito Santo. Sappiamo che vi sono invero non
lievi discordanze dalla dottrina della Chiesa cattolica anche
intorno a Cristo Verbo di Dio incarnato e all'opera della
redenzione, e perci intorno al mistero e al ministero della
Chiesa e alla funzione di Maria nell'opera della salvezza. Ci
rallegriamo tuttavia vedendo i fratelli separati tendere a Cristo
come a fonte e centro della comunione ecclesiale. Presi dal
desiderio dell'unione con Cristo, essi sono spinti a cercare
sempre di pi l'unit ed anche a rendere dovunque testimonianza
della loro fede presso le genti.
Studio della sacra Scrittura
21. L'amore e la venerazione--quasi il culto-- delle sacre
Scritture conducono i nostri fratelli al costante e diligente
studio del libro sacro. Il Vangelo infatti "  la forza di Dio
per la salvezza di ogni credente, del Giudeo prima, e poi del
Gentile " (Rm 1,16).
Invocando lo Spirito Santo, cercano nella stessa sacra Scrittura
Dio come colui che parla a loro in Cristo, preannunziato dai
profeti, Verbo di Dio per noi incarnato. In esse contemplano la
vita di Cristo e quanto il divino Maestro ha insegnato e compiuto
per la salvezza degli uomini, specialmente i misteri della sua
morte e resurrezione.
Ma quando i cristiani da noi separati affermano la divina
autorit dei libri sacri, la pensano diversamente da noi--e in
modo invero diverso gli uni dagli altri--circa il rapporto tra la
sacra Scrittura e la Chiesa. Secondo la fede cattolica, infatti,
il magistero autentico ha un posto speciale nell'esporre e
predicare la parola di Dio scritta.
Cionondimeno nel dialogo la sacra Scrittura costituisce uno
strumento eccellente nella potente mano di Dio per il
raggiungimento di quella unit, che il Salvatore offre a tutti
gli uomini.
La vita sacramentale
22. Col sacramento del battesimo, quando secondo l'istituzione
del Signore  debitamente conferito e ricevuto con le
disposizioni interiori richieste, l'uomo e veramente incorporato
a Cristo crocifisso e glorificato e viene rigenerato per
partecipare alla vita divina, secondo le parole dell'Apostolo: "
Sepolti insieme con lui nel battesimo, nel battesimo insieme con
lui siete risorti, mediante la fede nella potenza di Dio, che lo
ha ridestato da morte (Col 2,12).
Il battesimo quindi costituisce il vincolo sacramentale
dell'unit che vige tra tutti quelli che per mezzo di esso sono
stati rigenerati. Tuttavia il battesimo, di per s,  soltanto
l'inizio e l'esordio, che tende interamente all'acquisto della
pienezza della vita in Cristo. Pertanto esso  ordinato
all'integra professione della fede, all'integrale incorporazione
nell'istituzione della salvezza, quale Cristo l'ha voluta, e
infine alla piena inserzione nella comunit eucaristica.
Le comunit ecclesiali da noi separate, quantunque manchi loro la
piena unit con noi derivante dal battesimo, e quantunque
crediamo che esse, specialmente per la mancanza del sacramento
dell'ordine, non hanno conservata la genuina ed integra sostanza
del mistero eucaristico, tuttavia, mentre nella santa Cena fanno
memoria della morte e della resurrezione del Signore, professano
che nella comunione di Cristo  significata la vita e aspettano
la sua venuta gloriosa. Bisogna quindi che la dottrina circa la
Cena del Signore, gli altri sacramenti, il culto e i ministeri
della Chiesa costituiscano oggetto del dialogo.
La vita in Cristo
23. La vita cristiana di questi fratelli  alimentata dalla fede
in Cristo e beneficia della grazia del battesimo e dell'ascolto
della parola di Dio. Si manifesta poi nella preghiera privata,
nella meditazione della Bibbia, nella vita della famiglia
cristiana, nel culto della comunit riunita a lodare Dio. Del
resto il loro culto mostra talora importanti elementi della
comune liturgia antica.
La fede con cui si crede a Cristo produce i frutti della lode e
del ringraziamento per i benefici ricevuti da Dio; a ci si
aggiunge un vivo sentimento della giustizia e una sincera carit
verso il prossimo. E questa fede operosa ha pure creato non poche
istituzioni per sollevare la miseria spirituale e corporale per
l'educazione della giovent, per rendere pi umane le condizioni
sociali della vita, per stabilire ovunque una pace stabile.
Anche se in campo morale molti cristiani non intendono sempre il
Vangelo alla stessa maniera dei cattolici, n ammettono le stesse
soluzioni dei problemi pi difficili dell'odierna societ,
tuttavia vogliono come noi aderire alla parola di Cristo quale
sorgente della virt cristiana e obbedire al precetto
dell'Apostolo: " Qualsiasi cosa facciate, o in parole o in opere,
fate tutto nel nome del Signore Ges, rendendo grazie a Dio Padre
per mezzo di lui " (Col 3,17). Di qui pu prendere inizio il
dialogo ecumenico intorno alla applicazione morale del Vangelo.
Conclusione
24. Cos dopo avere brevemente esposto le condizioni di esercizio
dell'azione ecumenica e i principi con i quali regolarla,
volgiamo fiduciosi gli occhi al futuro. Questo sacro Concilio
esorta i fedeli ad astenersi da qualsiasi leggerezza o zelo
imprudente, che potrebbero nuocere al vero progresso dell'unit.
Infatti la loro azione ecumenica non pu essere se non pienamente
e sinceramente cattolica, cio fedele alla verit che abbiamo
ricevuto dagli apostoli e dai Padri, e conforme alla fede che la
Chiesa cattolica ha sempre professato; nello stesso tempo tende a
quella pienezza con la quale il Signore vuole che cresca il suo
corpo nel corso dei secoli.
Questo santo Concilio desidera vivamente che le iniziative dei
figli della Chiesa cattolica procedano congiunte con quelle dei
fratelli separati, senza che sia posto alcun ostacolo alle vie
della Provvidenza e senza che si rechi pregiudizio ai futuri
impulsi dello Spirito Santo. Inoltre dichiara d'essere
consapevole che questo santo proposito di riconciliare tutti i
cristiani nell'unit di una sola e unica Chiesa di Cristo, supera
le forze e le doti umane. Perci ripone tutta la sua speranza
nell'orazione di Cristo per la Chiesa, nell'amore del Padre per
noi e nella potenza dello Spirito Santo. "La speranza non
inganna, poich l'amore di Dio  largamente diffuso nei nostri
cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci fu dato " (Rm 5,5).
21 novembre 1964
