Fonte:    Enchiridion  Vaticanum Vol. 1 - Doc. Concilio Vaticano II (1962-1965)
Autore:  Concilio Vaticano II
Luogo:   Roma (S. Pietro), 7 dicembre 1965
Data:    1965/12/07

COSTITUZIONE PASTORALE SULLA CHIESA NEL MONDO (GAUDIUM ET SPES)

INDICE
PROEMIO                       
1 Unione della chiesa con l'intera famiglia umana 
2. A chi si rivolge il concilio                   
3. A servizio dell'uomo                 
Esposizione introduttiva
La condizione dell'uomo nel mondo contemporaneo
4. Speranze e angosce                   
5. Profonde mutazioni                   
6. Mutamenti sociali                    
7. Mutamenti psicologici, morali e religiosi      
8. Squilibri nel mondo contemporaneo              
9. Le aspirazioni pi diffuse dell'umanit      
10. Gli interrogativi pi profondi dell'uomo     
PARTE PRIMA
LA CHIESA E LA VOCAZIONE DELL'UOMO
11. Rispondere agli impulsi dello Spirito     
CAPITOLO I
LA DIGNIT DELLA PERSONA UMANA
12. L'uomo ad immagine di Dio         
13. Il peccato                     
14. I costitutivi dell'uomo               
15. Dignit dell'intelligenza, la verit e la sapienza   
16. Dignit della coscienza morale               
17. Eccellenza della libert                
18. Il mistero della morte                   
19. Forme e cause dell'ateismo               
20. L'ateismo sistematico                    
21. L'attegiamento della chiesa di fronte all'ateismo  
22. Cristo, l'uomo nuovo               
CAPITOLO II
LA COMUNIT DEGLI UOMINI
23. La comunit degli uomini: com' intesa dal concilio  
24. L'indole comunitaria della umana vocazione nel piano di Dio      
25. Interdipendenza della persona e della umana societ   
26. Per promuovere il bene comune          
27. Rispetto della persona umana           
28. Il rispetto e l'amore per gli avversari
29. La fondamentale uguaglianza degli uomini e la giustizia sociale     
30. Occorre superare l'etica individualistica       
31. Responsabilit e partecipazione              
32. Il verbo incarnato e la solidariet umana    
CAPITOLO III
L'ATTIVIT UMANA NELL'UNIVERSO
33. L'attivit umana nell'universo   
34. Il valore dell'attivit umana          
35. L'ordine dell'attivit umana           
36. La legittima autonomia delle realt terrene       
37. L'attivit umana corrotta dal peccato        
38. L'attivit umana elevata a perfezione nel mistero pasquale              
39. Terra nuova e cielo nuovo          
CAPITOLO IV
LA MISSIONE DELLA CHIESA
NEL MONDO CONTEMPORANEO
40. Mutua relazione tra chiesa e mondo       
41. L'aiuto che la chiesa intende offrire agli individui    
42. L'aiuto che la chiesa intende dare alla societ umana  
43. L'aiuto che la chiesa intende dare all'attivit umana  
44. L'aiuto che la chiesa riceve dal mondo contemporaneo    
45. Cristo, l'alfa e l'omega                 
PARTE II
ALCUNI PROBLEMI PI URGENTI
46. Alcuni problemi urgenti                
CAPITOLO I
DIGNIT DEL MATRIMONIO E DELLA FAMIGLIA E SUA VALORIZZAZIONE
47. Matrimonio e famiglia nel mondo d'oggi        
48. Santit del matrimonio e della famiglia      
49. L'amore coniugale                   
50. La fecondit del matrimonio        
51. Accordo dell'amore coniugale con il rispetto della vita umana                   
52. L'impegno di tutti per il bene del matrimonio e della famiglia                   
CAPITOLO II
LA PROMOZIONE DEL PROGRESSO DELLA CULTURA
53. La promozione del progresso della cultura       
SEZIONE I
La situazione della cultura nel mondo odierno
54. Nuovi stili di vita                 
55. L'uomo artefice della cultura       
56. Difficolt e compiti               
SEZIONE II
Alcuni principi riguardanti la retta promozione della cultura
57. Fede e cultura                     
58. I molteplici rapporti fra il vangelo di Cristo e la cultura
59. Armonizzazione dei diversi aspetti della cultura   
SEZIONE III
Alcuni doveri pi' urgenti  per i cristiani circa la cultura
60. Riconoscimento del diritto di ciascuno alla cultura     
61. L'educazione dell'uomo a una cultura integrale     
62. Accordo fra cultura umana e insegnamento cristiano 
CAPITOLO III
VITA ECUMENICO-SOCIALE
63. La vita economica e alcuni aspetti caratteristici contemporanei            
SEZIONE I
Sviluppo economico
64. Lo sviluppo economico a servizio dell'uomo         
65. Lo sviluppo economico sotto il controllo dell'uomo 
66. Ingenti disparit economico-sociali da far scomparire   
SEZIONE II
Alcuni principi relativi all'insieme della vita economico-sociale
67. Lavoro, condizioni di lavoro e tempo libero        
68. Partecipazione nell'impresa e conflitti di lavoro  
69. I beni della terra e loro destinazione a tutti gli uomini    
70. Investimenti e moneta                    
71. Accesso alla propiet privata e problema dei latifondi 
72. L'attivit economico-sociale e il regno di Cristo 
CAPITOLO IV
LA VITA DELLA COMUNIT POLITICA
73. La vita pubblica contemporanea           
74. Natura e fini della comunit politica    
75. Collaborazione di tutti alla vita pubblica
76. La comunit politica e la chiesa          
CAPITOLO V
LA PROMOZIONE DELLA PACE E LA COMUNIT DEI POPOLI
77. La promozione della pace            
78. La natura della pace                
SEZIONE I
Necessit di evitare la guerra
79. Il dovere di mitigare l'inumanit della guerra       
80. La guerra totale                    
81. La corsa agli armamenti             
82. La condanna della guerra e l'azione internazionale per evitarla             
SEZIONE II
La costruzione della comunit internazionale
83. Le cause di discordia e i loro rimedi        
84.  La  comunit  delle  nazioni e  le  istituzioni  internazionali
85. La cooperazione internazionale sul piano economico 
86. Alcune norme opportune                  
87. La cooperazione internazionale riguardo l'accrescimento demografico
88. Il compito dei cristiani nell'aiuto agli altri paesi    
89. Efficace presenza della chiesa nella comunit internazionale                
90. La partecipazione dei cristiani alle istituzioni internazionali               
CONCLUSIONE
91. Compiti dei singoli fedeli e delle chiese particolari   
92. Il dialogo fra tutti gli uomini               
93. Un mondo da costruire e da condurre al suo fine

                             PROEMIO
1. Intima unione della Chiesa con l'intera famiglia umana.
Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini
d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono,
sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei
discepoli di Cristo, e nulla Vi  di genuinamente umano che non
trovi eco nel loro cuore.
La loro comunit, infatti,  composta di uomini i quali, riuniti
insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro
pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un
messaggio di salvezza da proporre a tutti.
Perci la comunit dei cristiani si sente realmente e intimamente
solidale con il genere umano e con la sua storia.
2. A chi si rivolge il Concilio.
Per questo il Concilio Vaticano II, avendo penetrato pi a fondo
il mistero della Chiesa, non esita ora a rivolgere la sua parola
non pi ai soli figli della Chiesa e a tutti coloro che invocano
il nome di Cristo, ma a tutti gli uomini. A tutti vuol esporre
come esso intende la presenza e l'azione della Chiesa nel mondo
contemporaneo. Il mondo che esso ha presente  perci quello
degli uomini, ossia l'intera famiglia umana nel contesto di tutte
quelle realt entro le quali essa vive; il mondo che  teatro
della storia del genere umano, e reca i segni degli sforzi
dell'uomo, delle sue sconfitte e delle sue vittorie; il mondo che
i cristiani credono creato e conservato in esistenza dall'amore
del Creatore: esso  caduto, certo, sotto la schiavit del
peccato, ma il Cristo, con la croce e la risurrezione ha spezzato
il potere del Maligno e l'ha liberato e destinato, secondo il
proposito divino, a trasformarsi e a giungere al suo compimento.
3. A servizio dell'uomo.
Ai nostri giorni l'umanit, presa d'ammirazione per le proprie
scoperte e la propria potenza, agita per spesso ansiose
questioni sull'attuale evoluzione del mondo, sul posto e sul
compito dell'uomo nell'universo, sul senso dei propri sforzi
individuali e collettivi, e infine sul destino ultimo delle cose
e degli uomini. Per questo il Concilio, testimoniando e
proponendo la fede di tutto intero il popolo di Dio riunito dal
Cristo, non potrebbe dare una dimostrazione pi eloquente di
solidariet, di rispetto e d'amore verso l'intera famiglia umana,
dentro la quale  inserito, che instaurando con questa un dialogo
sui vari problemi sopra accennati, arrecando la luce che viene
dal Vangelo, e mettendo a disposizione degli uomini le energie di
salvezza che la Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo,
riceve dal suo Fondatore. Si tratta di salvare l'uomo, si tratta
di edificare l'umana societ.
 l'uomo dunque, l'uomo considerato nella sua unit e nella sua
totalit, corpo e anima, l'uomo cuore e coscienza, pensiero e
volont, che sar il cardine di tutta la nostra esposizione.
Pertanto il santo Concilio, proclamando la grandezza somma della
vocazione dell'uomo e la presenza in lui di un germe divino,
offre all'umanit la cooperazione sincera della Chiesa, al fine
d'instaurare quella fraternit universale che corrisponda a tale
vocazione.
Nessuna ambizione terrena spinge la Chiesa; essa mira a questo
solo: continuare, sotto la guida dello Spirito consolatore,
l'opera stessa di Cristo, il quale  venuto nel mondo a rendere
testimonianza alla verit, a salvare e non a condannare, a
servire e non ad essere servito .
         LA CONDIZIONE DELL'UOMO NEL MONDO CONTEMPORANEO
4. Speranze e angosce.
Per svolgere questo compito,  dovere permanente della Chiesa di
scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del
Vangelo, cos che, in modo adatto a ciascuna generazione, possa
rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della
vita presente e futura e sulle loro relazioni reciproche. Bisogna
infatti conoscere e comprendere il mondo in cui viviamo, le sue
attese, le sue aspirazioni e il suo carattere spesso drammatico.
Ecco come si possono delineare le caratteristiche pi rilevanti
del mondo contemporaneo. L'umanit vive oggi un periodo nuovo
della sua storia, caratterizzato da profondi e rapidi mutamenti
che progressivamente si estendono all'insieme del globo.
Provocati dall'intelligenza e dall'attivit creativa dell'uomo,
si ripercuotono sull'uomo stesso, sui suoi giudizi e sui desideri
individuali e collettivi, sul suo modo di pensare e d'agire, sia
nei confronti delle cose che degli uomini. Possiamo cos parlare
di una vera trasformazione sociale e culturale, i cui riflessi si
ripercuotono anche sulla vita religiosa.
Come accade in ogni crisi di crescenza, questa trasformazione
reca con s non lievi difficolt.
Cos, mentre l'uomo tanto largamente estende la sua potenza, non
sempre riesce per a porla a suo servizio. Si sforza di penetrare
nel pi intimo del suo essere, ma spesso appare pi incerto di se
stesso. Scopre man mano pi chiaramente le leggi della vita
sociale, ma resta poi esitante sulla direzione da imprimervi. Mai
il genere umano ebbe a disposizione tante ricchezze, possibilit
e potenza economica; e tuttavia una grande parte degli abitanti
del globo  ancora tormentata dalla fame e dalla miseria, e
intere moltitudini non sanno n leggere n scrivere.
Mai come oggi gli uomini hanno avuto un senso cos acuto della
libert, e intanto sorgono nuove forme di schiavit sociale e
psichica.
E mentre il mondo avverte cos lucidamente la sua unit e la
mutua interdipendenza dei singoli in una necessaria solidariet,
violentemente viene spinto in direzioni opposte da forze che si
combattono; infatti, permangono ancora gravi contrasti politici,
sociali, economici, razziali e ideologici, n  venuto meno il
pericolo di una guerra capace di annientare ogni cosa.
Aumenta lo scambio delle idee; ma le stesse parole con cui si
esprimono i pi importanti concetti, assumono nelle differenti
ideologie significati assai diversi.
Infine, con ogni sforzo si vuol costruire un'organizzazione
temporale pi perfetta, senza che cammini di pari passo il
progresso spirituale.
Immersi in cos contrastanti condizioni, moltissimi nostri
contemporanei non sono in grado di identificare realmente i
valori perenni e di armonizzarli dovutamente con le scoperte
recenti.
Per questo sentono il peso della inquietudine, tormentati tra la
speranza e l'angoscia, mentre si interrogano sull'attuale
andamento del mondo.
Questo sfida l'uomo, anzi lo costringe a darsi una risposta.
5. Profonde mutazioni.
Il presente turbamento degli spiriti e la trasformazione delle
condizioni di vita si collegano con un pi radicale
modificazione, che tende al predominio, nella formazione dello
spirito, delle scienze matematiche, naturali e umane, mentre sul
piano dell'azione Si affida alla tecnica, originata da quelle
scienze. Questa mentalit scientifica modella in modo diverso da
prima la cultura e il modo di pensare. La tecnica poi  tanto
progredita, da trasformare la faccia della terra e da perseguire
ormai la conquista dello spazio ultraterrestre. Anche sul tempo
l'intelligenza umana accresce in certo senso il suo dominio: sul
passato mediante l'indagine storica, sul futuro con la
prospettiva e la pianificazione. Non solo il progresso delle
scienze biologiche, psicologiche e sociali d all'uomo la
possibilit di una migliore conoscenza di s, ma lo mette anche
in condizioni di influire direttamente sulla vita delle societ,
mediante l'uso di tecniche appropriate.
Parimenti l'umanit sempre pi si preoccupa di prevedere e
controllare il proprio incremento demografico. Il movimento
stesso della storia diventa cos rapido, da poter difficilmente
esser seguito dai singoli uomini. Unico diventa il destino della
umana societ o senza diversificarsi pi in tante storie
separate. Cos il genere umano passa da una concezione piuttosto
statica dell'ordine delle cose, a una concezione pi dinamica ed
evolutiva.
Ci favorisce il sorgere di un formidabile complesso di nuovi
problemi, che stimola ad analisi e a sintesi nuove.
6. Mutamenti nell'ordine sociale.
In seguito a tutto questo, mutamenti sempre pi profondi si
verificano nelle comunit locali tradizionali famiglie
patriarcali, clan, trib, villaggi, nei differenti gruppi e nei
rapporti della vita sociale. Si diffonde gradatamente il tipo di
societ industriale, che favorisce in alcune nazioni una economia
dell'opulenza, e trasforma radicalmente concezioni e condizioni
secolari di vita sociale. Parimenti la civilizzazione urbana e
l'attrazione che essa provoca s'intensificano, sia per il
moltiplicarsi delle citt e dei loro abitanti, sia per la
diffusione tra i rurali dei modelli di vita cittadina. Nuovi e
migliori mezzi di comunicazione sociale favoriscono nel modo pi
largo e pi rapido la conoscenza degli avvenimenti e la
diffusione delle idee e dei sentimenti, suscitando cos numerose
reazioni a catena. N va sottovalutato che moltissima gente,
spinta per varie ragioni ad emigrare, cambia il suo modo di
vivere. In tal modo, senza arresto si moltiplicano i rapporti
dell'uomo coi suoi simili, mentre a sua volta questa "
socializzazione " crea nuovi legami, senza tuttavia favorire
sempre una corrispondente maturazione delle persone e rapporti
veramente personali, cio la " personalizzazione ". Un'evoluzione
siffatta appare pi manifesta nelle nazioni che gi godono del
progresso economico e tecnico; ma essa mette in movimento anche
quei popoli ancora in via di sviluppo, che aspirano ad ottenere
per i loro paesi i benefici della industrializzazione e
dell'urbanizzazione.
Questi popoli, specialmente se vincolati da pi antiche
tradizioni, sentono allo stesso tempo il bisogno di esercitare la
loro libert in modo pi adulto e pi personale.
7. Mutamenti psicologici, morali e religiosi.
Il cambiamento di mentalit e di strutture spesso mette in causa
i valori tradizionali, soprattutto tra i giovani: frequentemente
impazienti, essi diventano ribelli per l'inquietudine; consci
della loro importanza nella vita sociale, desiderano assumere al
pi presto le loro responsabilit.
Spesso genitori ed educatori si trovano per questo ogni giorno in
maggiori difficolt nell'adempimento del loro compito.
Le istituzioni, le leggi, i modi di pensare e di sentire
ereditati dal passata non sempre si adattano bene alla situazione
attuale; di qui un profondo disagio nel comportamento e nelle
stesse norme di condotta. Anche la vita religiosa, infine, 
sotto l'influsso delle nuove situazioni. Da un lato, un pi acuto
senso critico la purifica da ogni concezione magica nel mondo e
dalle sopravvivenze superstiziose ed esige un adesione sempre pi
personale e attiva alla fede; numerosi sono perci coloro che
giungono a un pi vivo senso di Dio. D'altro canto per,
moltitudini crescenti praticamente si staccano dalla religione. A
differenza dei tempi passati, negare Dio o la religione o farne
praticamente a meno, non  pi un fatto insolito e individuale.
Oggi infatti non raramente un tale comportamento viene presentato
come esigenza del progresso scientifico o di un nuovo tipo di
umanesimo.
Tutto questo in molti paesi non si manifesta solo a livello
filosofico, ma invade in misura notevolissima il campo delle
lettere, delle arti, dell' interpretazione delle scienze umane e
della storia, anzi la stessa legislazione: di qui il
disorientamento di molti.
8. Squilibri nel mondo contemporaneo.
Una cos rapida evoluzione, spesso disordinatamente realizzata, e
la stessa presa di coscienza sempre pi acuta delle discrepanze
esistenti nel mondo, generano o aumentano contraddizioni e
squilibri. Anzitutto a livello della persona si nota molto spesso
lo squilibrio tra una moderna intelligenza pratica e il modo di
pensare speculativo, che non riesce a dominare n a ordinare in
sintesi soddisfacenti l'insieme delle sue conoscenze.
Uno squilibrio si genera anche tra la preoccupazione
dell'efficienza pratica e le esigenze della coscienza morale,
nonch molte volte tra le condizioni della vita collettiva e le
esigenze di un pensiero personale e della stessa contemplazione.
Di qui ne deriva infine lo squilibrio tra le specializzazioni
dell'attivit umana e una visione universale della realt. Nella
famiglia poi le tensioni nascono sia dalla pesantezza delle
condizioni demografiche, economiche e sociali, sia dal conflitto
tra le generazioni che si susseguono, sia dal nuovo tipo di
rapporti sociali tra uomo e donna. Grandi contrasti sorgono anche
tra le razze e le diverse categorie sociali; tra nazioni ricche e
meno dotate e povere; infine tra le istituzioni internazionali
nate dall'aspirazione dei popoli alla pace e l'ambizione di
imporre la propria ideologia, nonch gli egoismi collettivi
esistenti negli Stati o in altri gruppi.
Di qui derivano diffidenze e inimicizie, conflitti ed amarezze di
cui l'uomo  a un tempo causa e vittima.
9. Le aspirazioni sempre pi universali dell'umanit.
Cresce frattanto la convinzione che l'umanit non solo pu e deve
sempre pi rafforzare il suo dominio sul creato, ma che le
compete inoltre instaurare un ordine politico, sociale ed
economico che sempre pi e meglio serva l'uomo e aiuti i singoli
e i gruppi ad affermare e sviluppare la propria dignit. Donde le
aspre rivendicazioni di tanti che, prendendo nettamente
coscienza, reputano di essere stati privati di quei beni per
ingiustizia o per una non equa distribuzione.
I paesi in via di sviluppo o appena giunti all'indipendenza
desiderano partecipare ai benefici della civilt moderna non solo
sul piano politico ma anche economico, e liberamente compiere la
loro parte nel mondo; invece cresce ogni giorno la loro distanza
e spesso la dipendenza anche economica dalle altre nazioni pi
ricche, che progrediscono pi rapidamente.
I popoli attanagliati dalla fame chiamano in causa i popoli pi
ricchi.
Le donne rivendicano, l dove ancora non l'hanno raggiunta, la
parit con gli uomini, non solo di diritto, ma anche di fatto.
Operai e contadini non vogliono solo guadagnarsi il necessario
per vivere, ma sviluppare la loro personalit col lavoro, anzi
partecipare all'organizzazione della vita economica, sociale,
politica e culturale. Per la prima volta nella storia umana, i
popoli sono oggi persuasi che i benefici della civilt possono e
debbono realmente estendersi a tutti.
Sotto tutte queste rivendicazioni si cela un'aspirazione pi
profonda e universale.
I singoli e i gruppi organizzati anelano infatti a una vita piena
e libera, degna dell'uomo, che metta al proprio servizio tutto
quanto il mondo oggi offre loro cos abbondantemente.
Anche le nazioni si sforzano sempre pi di raggiungere una certa
comunit universale.
Stando cos le cose, il mondo si presenta oggi potente a un tempo
e debole, capace di operare il meglio e il peggio, mentre gli si
apre dinanzi la strada della libert o della schiavit, del
progresso o del regresso, della fraternit o dell'odio. Inoltre
l'uomo prende coscienza che dipende da lui orientare bene le
forze da lui stesso suscitate e che possono schiacciarlo o
servirgli.
Per questo si pone degli interrogativi.
10. Gli interrogativi pi profondi del genere umano.
In verit gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si
collegano con quel pi profondo squilibrio che  radicato nel
cuore dell'uomo.  proprio all'interno dell'uomo che molti
elementi si combattono a vicenda. Da una parte infatti, come
creatura, esperimenta in mille modi i suoi limiti; d'altra parte
sente di essere senza confini nelle sue aspirazioni e chiamato ad
una vita superiore. Sollecitato da molte attrattive,  costretto
sempre a sceglierne qualcuna e a rinunziare alle altre. Inoltre,
debole e peccatore, non di rado fa quello che non vorrebbe e non
fa quello che vorrebbe.
Per cui soffre in se stesso una divisione, dalla quale provengono
anche tante e cos gravi discordie nella societ. Molti,  vero,
la cui vita  impregnata di materialismo pratico, sono lungi
dall'avere una chiara percezione di questo dramma; oppure,
oppressi dalla miseria, non hanno modo di rifletterci. Altri, in
gran numero, credono di trovare la loro tranquillit nelle
diverse spiegazioni del mondo che sono loro proposte. Alcuni poi
dai soli sforzi umani attendono una vera e piena liberazione
dell'umanit, e sono persuasi che il futuro regno dell'uomo sulla
terra appagher tutti i desideri del suo cuore. N manca chi,
disperando di dare uno scopo alla vita, loda l'audacia di quanti,
stimando l'esistenza umana vuota in se stessa di significato, si
sforzano di darne una spiegazione completa mediante la loro sola
ispirazione.
Con tutto ci, di fronte all'evoluzione attuale del mondo,
diventano sempre pi numerosi quelli che si pongono o sentono con
nuova acutezza gli interrogativi pi fondamentali: cos' l'uomo?
Qual  il significato del dolore, del male, della morte, che
continuano a sussistere malgrado ogni progresso?
Cosa valgono quelle conquiste pagate a cos caro prezzo?
Che apporta l'uomo alla societ, e cosa pu attendersi da essa?
Cosa ci sar dopo questa vita?
Ecco: la Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, d
sempre all'uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza per
rispondere alla sua altissima vocazione; n  dato in terra un
altro Nome agli uomini, mediante il quale possono essere salvati.
Essa crede anche di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave,
il centro e il fine di tutta la storia umana.
Inoltre la Chiesa afferma che al di l di tutto ci che muta
stanno realt immutabili; esse trovano il loro ultimo fondamento
in Cristo, che  sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli.
Cos nella luce di Cristo, immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutte le creature il Concilio intende rivolgersi a
tutti per illustrare il mistero dell'uomo e per cooperare nella
ricerca di una soluzione ai principali problemi del nostro tempo.

PARTE I
LA CHIESA E LA VOCAZIONE DELL'UOMO
11. Rispondere agli impulsi dello Spirito.
Il popolo di Dio, mosso dalla fede con cui crede di essere
condotto dallo Spirito del Signore che riempie l'universo, cerca
di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle
aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del
nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del
disegno di Dio. La fede infatti tutto rischiara di una luce
nuova, e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale
dell'uomo, orientando cos lo spirito verso soluzioni pienamente
umane.
In questa luce, il Concilio si propone innanzitutto di esprimere
un giudizio su quei valori che oggi sono pi stimati e di
ricondurli alla loro divina sorgente.
Questi valori infatti, in quanto procedono dall'ingegno umano che
all'uomo  stato dato da Dio, sono in s ottimi ma per effetto
della corruzione del cuore umano non raramente vengono distorti
dall'ordine richiesto, per cui hanno bisogno di essere
purificati.
Che pensa la Chiesa dell'uomo?
Quali orientamenti sembra debbano essere proposti per la
edificazione della societ attuale?
Qual  il significato ultimo della attivit umana nell'universo?
Queste domande reclamano una riposta. In seguito, risulter
ancora pi chiaramente che il popolo di Dio e l'umanit, entro la
quale esso  inserito, si rendono reciproco servizio, cos che la
missione della Chiesa si mostra di natura religiosa e per ci
stesso profondamente umana.
                           CAPITOLO I
                 LA DIGNIT DELLA PERSONA UMANA
12. L'uomo ad immagine di Dio.
Credenti e non credenti sono generalmente d'accordo nel ritenere
che tutto quanto esiste sulla terra deve essere riferito
all'uomo, come a suo centro e a suo vertice.
Ma che cos' l'uomo?
Molte opinioni egli ha espresso ed esprime sul proprio conto,
opinioni varie ed anche contrarie, secondo le quali spesso o si
esalta cos da fare di s una regola assoluta, o si abbassa fino
alla disperazione, finendo in tal modo nel dubbio e
nell'angoscia.
Queste difficolt la Chiesa le sente profondamente e ad esse pu
dare una risposta che le viene dall'insegnamento della divina
Rivelazione, risposta che descrive la vera condizione dell'uomo,
d una ragione delle sue miserie, ma in cui possono al tempo
stesso essere giustamente riconosciute la sua dignit e
vocazione.
La Bibbia, infatti, insegna che l'uomo  stato creato " ad
immagine di Dio " capace di conoscere e di amare il suo Creatore,
e che fu costituito da lui sopra tutte le creature terrene quale
signore di esse, per governarle e servirsene a gloria di Dio.
" Che cosa  l'uomo, che tu ti ricordi di lui? o il figlio
dell'uomo che tu ti prenda cura di lui?
L'hai fatto di poco inferiore agli angeli, l'hai coronato di
gloria e di onore, e l'hai costituito sopra le opere delle tue
mani. Tutto hai sottoposto ai suoi piedi " (Sal8,5).
Ma Dio non cre l'uomo lasciandolo solo: fin da principio " uomo
e donna li cre " (Gen1,27) e la loro unione costituisce la prima
forma di comunione di persone.
L'uomo, infatti, per sua intima natura  un essere sociale, e
senza i rapporti con gli altri non pu vivere n esplicare le sue
doti.
Perci Iddio, ancora come si legge nella Bibbia, vide " tutte
quante le cose che aveva fatte, ed erano buone assai" (Gen1,31).
13. Il peccato.
Costituito da Dio in uno stato di giustizia, l'uomo per, tentato
dal Maligno, fin dagli inizi della storia abus della libert,
erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di
fuori di lui.
Pur avendo conosciuto Dio, gli uomini " non gli hanno reso
l'onore dovuto... ma si  ottenebrato il loro cuore insipiente
"... e preferirono servire la creatura piuttosto che il Creatore.
Quel che ci viene manifestato dalla rivelazione divina concorda
con la stessa esperienza.
Infatti l'uomo, se guarda dentro al suo cuore, si scopre
inclinato anche al male e immerso in tante miserie, che non
possono certo derivare dal Creatore, che  buono.
Spesso, rifiutando di riconoscere Dio quale suo principio, l'uomo
ha infranto il debito ordine in rapporto al suo fine ultimo, e al
tempo stesso tutta l'armonia, sia in rapporto a se stesso, sia in
rapporto agli altri uomini e a tutta la creazione.
Cos l'uomo si trova diviso in se stesso.
Per questo tutta la vita umana, sia individuale che collettiva,
presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il
male, tra la luce e le tenebre.
Anzi l'uomo si trova incapace di superare efficacemente da s
medesimo gli assalti del male, cos che ognuno si sente come
incatenato.
Ma il Signore stesso  venuto a liberare l'uomo e a dargli forza,
rinnovandolo nell'intimo e scacciando fuori " il principe di
questo mondo " (Gv12,31), che lo teneva schiavo del peccato.
Il peccato , del resto, una diminuzione per l'uomo stesso, in
quanto gli impedisce di conseguire la propria pienezza. Nella
luce di questa Rivelazione trovano insieme la loro ragione ultima
sia la sublime vocazione, sia la profonda miseria, di cui gli
uomini fanno l'esperienza.
14. Costituzione dell'uomo.
Unit di anima e di corpo, l'uomo sintetizza in s, per la stessa
sua condizione corporale, gli elementi del mondo materiale, cos
che questi attraverso di lui toccano il loro vertice e prendono
voce per lodare in libert il Creatore . Non  lecito dunque
disprezzare la vita corporale dell'uomo.
Al contrario, questi  tenuto a considerare buono e degno di
onore il proprio corpo, appunto perch creato da Dio e destinato
alla risurrezione nell'ultimo giorno.
E tuttavia, ferito dal peccato, l'uomo sperimenta le ribellioni
del corpo.
Perci  la dignit stessa dell'uomo che postula che egli
glorifichi Dio nel proprio corpo e che non permetta che esso si
renda schiavo delle perverse inclinazioni del cuore.
L'uomo, in verit, non sbaglia a riconoscersi superiore alle cose
corporali e a considerarsi pi che soltanto una particella della
natura o un elemento anonimo della citt umana.
Infatti, nella sua interiorit, egli trascende l'universo delle
cose: in quelle profondit egli torna, quando fa ritorno a se
stesso, l dove lo aspetta quel Dio che scruta i cuori l dove
sotto lo sguardo di Dio egli decide del suo destino. Perci,
riconoscendo di avere un'anima spirituale e immortale, non si
lascia illudere da una creazione immaginaria che si spiegherebbe
solamente mediante le condizioni fisiche e sociali, ma invece va
a toccare in profondo la verit stessa delle cose.
15. Dignit dell'intelligenza, verit e saggezza.
L'uomo ha ragione di ritenersi superiore a tutto l'universo delle
cose, a motivo della sua intelligenza, con cui partecipa della
luce della mente di Dio.
Con l'esercizio appassionato dell'ingegno lungo i secoli egli ha
fatto certamente dei progressi nelle scienze empiriche, nelle
tecniche e nelle discipline liberali Nell'epoca nostra, poi, ha
conseguito successi notevoli particolarmente nella investigazione
e nel dominio del mondo materiale.
E tuttavia egli ha sempre cercato e trovato una verit pi
profonda.
L'intelligenza, infatti, non si restringe all'ambito dei soli
fenomeni, ma pu conquistare con vera certezza la realt
intelligibile, anche se, per conseguenza del peccato, si trova in
parte oscurata e debilitata. Infine, la natura intelligente della
persona umana pu e deve raggiungere la perfezione. Questa
mediante la sapienza attrae con dolcezza la mente a cercare e ad
amare il vero e il bene; l'uomo che se ne nutre  condotto
attraverso il visibile all'invisibile.
L'epoca nostra, pi ancora che i secoli passati, ha bisogno di
questa sapienza per umanizzare tutte le sue nuove scoperte.  in
pericolo, di fatto, il futuro del mondo, a meno che non vengano
suscitati uomini pi saggi. Inoltre va notato come molte nazioni,
economicamente pi povere rispetto ad altre, ma pi ricche di
saggezza, potranno aiutare potentemente le altre.
Col dono, poi, dello Spirito Santo, l'uomo pu arrivare nella
fede a contemplare e a gustare il mistero del piano divino.
16. Dignit della coscienza morale.
Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge che non  lui
a darsi, ma alla quale invece deve obbedire. Questa voce, che lo
chiama sempre ad amare, a fare il bene e a fuggire il male, al
momento opportuno risuona nell'intimit del cuore: fa questo,
evita quest'altro.
L'uomo ha in realt una legge scritta da Dio dentro al cuore;
obbedire  la dignit stessa dell'uomo, e secondo questa egli
sar giudicato. La coscienza  il nucleo pi segreto e il
sacrario dell'uomo, dove egli  solo con Dio, la cui voce risuona
nell'intimit.
Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella
legge che trova il suo compimento nell'amore di Dio e del
prossimo. Nella fedelt alla coscienza i cristiani si uniscono
agli altri uomini per cercare la verit e per risolvere secondo
verit numerosi problemi morali, che sorgono tanto nella vita
privata quanto in quella sociale. Quanto pi, dunque, prevale la
coscienza retta, tanto pi le persone e i gruppi si allontanano
dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi alle norme
oggettive della moralit. Tuttavia succede non di rado che la
coscienza sia erronea per ignoranza invincibile, senza che per
questo essa perda la sua dignit.
Ma ci non si pu dire quando l'uomo poco si cura di cercare la
verit e il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in
seguito all'abitudine del peccato.
17. Grandezza della libert.
Ma l'uomo pu volgersi al bene soltanto nella libert.
I nostri contemporanei stimano grandemente e perseguono con
ardore tale libert, e a ragione. Spesso per la coltivano in
modo sbagliato quasi sia lecito tutto quel che piace, compreso il
male.
La vera libert, invece,  nell'uomo un segno privilegiato
dell'immagine divina.
Dio volle, infatti, lasciare l'uomo " in mano al suo consiglio "
che cerchi spontaneamente il suo Creatore e giunga liberamente,
aderendo a lui, alla piena e beata perfezione.
Perci la dignit dell'uomo richiede che egli agisca secondo
scelte consapevoli e libere, mosso cio e determinato da
convinzioni personali, e non per un cieco impulso istintivo o per
mera coazione esterna. L'uomo perviene a tale dignit quando,
liberandosi da ogni schiavit di passioni, tende al suo fine
mediante la scelta libera del bene e se ne procura con la sua
diligente iniziativa i mezzi convenienti. Questa ordinazione
verso Dio, la libert dell'uomo, realmente ferita dal peccato,
non pu renderla effettiva in pieno se non mediante l'aiuto della
grazia divina.
Ogni singolo uomo, poi, dovr rendere conto della propria vita
davanti al tribunale di Dio, per tutto quel che avr fatto di
bene e di male.
18. Il mistero della morte.
In faccia alla morte l'enigma della condizione umana raggiunge il
culmine.
L'uomo non  tormentato solo dalla sofferenza e dalla decadenza
progressiva del corpo, ma anche, ed anzi, pi ancora, dal timore
di una distruzione definitiva.
Ma l'istinto del cuore lo fa giudicare rettamente, quando
aborrisce e respinge l'idea di una totale rovina e di un
annientamento definitivo della sua persona.
Il germe dell'eternit che porta in s, irriducibile com' alla
sola materia, insorge contro la morte. Tutti i tentativi della
tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a calmare le ansiet
dell'uomo: il prolungamento di vita che procura la biologia non
pu soddisfare quel desiderio di vita ulteriore, invincibilmente
ancorato nel suo cuore. Se qualsiasi immaginazione vien meno di
fronte alla morte, la Chiesa invece, istruita dalla Rivelazione
divina, afferma che l'uomo  stato creato da Dio per un fine di
felicit oltre i confini delle miserie terrene. Inoltre la fede
cristiana insegna che la morte corporale, dalla quale l'uomo
sarebbe stato esentato se non avesse peccato, sar vinta un
giorno, quando l'onnipotenza e la misericordia del Salvatore
restituiranno all'uomo la salvezza perduta per sua colpa. Dio
infatti ha chiamato e chiama l'uomo ad aderire a lui con tutto il
suo essere, in una comunione perpetua con la incorruttibile vita
divina. Questa vittoria l'ha conquistata il Cristo risorgendo
alla vita, liberando l'uomo dalla morte mediante la sua morte.
Pertanto la fede, offrendosi con solidi argomenti a chiunque
voglia riflettere, d una risposta alle sue ansiet circa la
sorte futura; e al tempo stesso d la possibilit di una
comunione nel Cristo con i propri cari gi strappati dalla morte,
dandoci la speranza che essi abbiano gi raggiunto la vera vita
presso Dio.
19. Forme e radici dell'ateismo.
L'aspetto pi sublime della dignit dell'uomo consiste nella sua
vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l'uomo 
invitato al dialogo con Dio.
Se l'uomo esiste, infatti,  perch Dio lo ha creato per amore e,
per amore, non cessa di dargli l'esistenza; e l'uomo non vive
pienamente secondo verit se non riconosce liberamente
quell'amore e se non si abbandona al suo Creatore. Molti nostri
contemporanei, tuttavia, non percepiscono affatto o
esplicitamente rigettano questo intimo e vitale legame con Dio: a
tal punto che l'ateismo va annoverato fra le realt pi gravi del
nostro tempo e va esaminato con diligenza ancor maggiore. Con il
termine " ateismo " vengono designati fenomeni assai diversi tra
loro.
Alcuni atei, infatti, negano esplicitamente Dio; altri ritengono
che l'uomo non possa dir niente di lui; altri poi prendono in
esame i problemi relativi a Dio con un metodo tale che questi
sembrano non aver senso. Molti, oltrepassando indebitamente i
confini delle scienze positive, o pretendono di spiegare tutto
solo da questo punto di vista scientifico, oppure al contrario
non ammettono ormai pi alcuna verit assoluta. Alcuni tanto
esaltano l'uomo, che la fede in Dio ne risulta quasi snervata,
inclini come sono, a quanto sembra, ad affermare l'uomo pi che a
negare Dio.
Altri si creano una tale rappresentazione di Dio che,
respingendolo, rifiutano un Dio che non  affatto quello del
Vangelo. Altri nemmeno si pongono il problema di Dio: non
sembrano sentire alcuna inquietudine religiosa, n riescono a
capire perch dovrebbero interessarsi di religione. L'ateismo
inoltre ha origine sovente, o dalla protesta violenta contro il
male nel mondo, o dall'aver attribuito indebitamente i caratteri
propri dell'assoluto a qualche valore umano, cos che questo
prende il posto di Dio. Perfino la civilt moderna, non per sua
essenza, ma in quanto troppo irretita nella realt terrena, pu
rendere spesso pi difficile l'accesso a Dio.
Senza dubbio coloro che volontariamente cercano di tenere lontano
Dio dal proprio cuore e di evitare i problemi religiosi, non
seguendo l'imperativo della loro coscienza, non sono esenti da
colpa; tuttavia in questo campo anche i credenti spesso hanno una
certa responsabilit.
Infatti l'ateismo, considerato nel suo insieme, non  qualcosa di
originario, bens deriva da cause diverse, e tra queste va
annoverata anche una reazione critica contro le religioni, anzi
in alcune regioni, specialmente contro la religione cristiana.
Per questo nella genesi dell'ateismo possono contribuire non poco
i credenti, nella misura in cui, per aver trascurato di educare
la propria fede, o per una presentazione ingannevole della
dottrina, od anche per i difetti della propria vita religiosa,
morale e sociale, si deve dire piuttosto che nascondono e non che
manifestano il genuino volto di Dio e della religione.
20. L'ateismo sistematico.
L'ateismo moderno si presenta spesso anche in una forma
sistematica, secondo cui, oltre ad altre cause, l'aspirazione
all'autonomia dell'uomo viene spinta a un tal punto, da far
ostacolo a qualunque dipendenza da Dio. Quelli che professano un
tale ateismo sostengono che la libert consista nel fatto che
l'uomo sia fine a se stesso, unico artefice e demiurgo della
propria storia; cosa che non pu comporsi, cos essi pensano, con
il riconoscimento di un Signore, autore e fine di tutte le cose,
o che almeno rende semplicemente superflua tale affermazione.
Una tale dottrina pu essere favorita da quel senso di potenza
che l'odierno progresso tecnico ispira all uomo. Tra le forme
dell'ateismo moderno non va trascurata quella che si aspetta la
liberazione dell'uomo soprattutto dalla sua liberazione economica
e sociale La religione sarebbe di ostacolo, per natura sua, a
tale liberazione, in quanto, elevando la speranza dell'uomo verso
il miraggio di una vita futura, la distoglierebbe
dall'edificazione della citt terrena.
Perci i fautori di tale dottrina, l dove accedono al potere,
combattono con violenza la religione e diffondono l'ateismo anche
ricorrendo agli strumenti di pressione di cui dispone il potere
pubblico, specialmente nel campo dell'educazione dei giovani.
21. Atteggiamento della Chiesa di fronte all'ateismo.
La Chiesa, fedele ai suoi doveri verso Dio e verso gli uomini,
non pu fare a meno di riprovare, come ha fatto in passato, con
tutta fermezza e con dolore, quelle dottrine e quelle azioni
funeste che contrastano con la ragione e con l'esperienza comune
degli uomini e che degradano l'uomo dalla sua innata grandezza.
Si sforza tuttavia di scoprire le ragioni della negazione di Dio
che si nascondono nella mente degli atei e, consapevole della
gravit delle questioni suscitate dall'ateismo, mossa dal suo
amore verso tutti gli uomini, ritiene che esse debbano meritare
un esame pi serio e pi profondo. La Chiesa crede che il
riconoscimento di Dio non si oppone in alcun modo alla dignit
dell'uomo, dato che questa dignit trova proprio in Dio il suo
fondamento e la sua perfezione. L'uomo infatti riceve da Dio
Creatore le doti di intelligenza e di libert ed  costituito
nella societ; ma soprattutto  chiamato alla comunione con Dio
stesso in qualit di figlio e a partecipare alla sua stessa
felicit. Inoltre la Chiesa insegna che la speranza escatologica
non diminuisce l'importanza degli impegni terreni, ma anzi d
nuovi motivi a sostegno dell'attuazione di essi.
Al contrario, invece, se manca la base religiosa e la speranza
della vita eterna, la dignit umana viene lesa in maniera assai
grave, come si constata spesso al giorno d'oggi, e gli enigmi
della vita e della morte, della colpa e del dolore rimangono
senza soluzione, tanto che non di rado gli uomini sprofondano
nella disperazione. E intanto ciascun uomo rimane ai suoi propri
occhi un problema insoluto, confusamente percepito. Nessuno,
infatti, in certe ore e particolarmente in occasione dei grandi
avvenimenti della vita pu evitare totalmente quel tipo di
interrogativi sopra ricordato.
A questi problemi soltanto Dio d una risposta piena e certa, lui
che chiama l'uomo a una riflessione pi profonda e a una ricerca
pi umile. Quanto al rimedio all'ateismo, lo si deve attendere
sia dall'esposizione adeguata della dottrina della Chiesa, sia
dalla purezza della vita di essa e dei suoi membri. La Chiesa
infatti ha il compito di rendere presenti e quasi visibili Dio
Padre e il Figlio suo incarnato, rinnovando se stessa e
purificandosi senza posa sotto la guida dello Spirito Santo.
Ci si otterr anzi tutto con la testimonianza di una fede viva e
adulta, vale a dire opportunamente formata a riconoscere in
maniera lucida le difficolt e capace di superarle.
Di una fede simile han dato e danno testimonianza sublime
moltissimi martiri.
Questa fede deve manifestare la sua fecondit, col penetrare
l'intera vita dei credenti, compresa la loro vita profana, e col
muoverli alla giustizia e all'amore, specialmente verso i
bisognosi.
Ci che contribuisce di pi, infine, a rivelare la presenza di
Dio,  la carit fraterna dei fedeli che unanimi nello spirito
lavorano insieme per la fede del Vangelo e si presentano quale
segno di unit. La Chiesa, poi, pur respingendo in maniera
assoluta l'ateismo, tuttavia riconosce sinceramente che tutti gli
uomini, credenti e non credenti, devono contribuire alla giusta
costruzione di questo mondo, entro il quale si trovano a vivere
insieme: ci, sicuramente, non pu avvenire senza un leale e
prudente dialogo. Essa pertanto deplora la discriminazione tra
credenti e non credenti che alcune autorit civili ingiustamente
introducono, a danno dei diritti fondamentali della persona
umana. Rivendica poi, in favore dei credenti, una effettiva
libert, perch sia loro consentito di edificare in questo mondo
anche il tempio di Dio. Quanto agli atei, essa li invita
cortesemente a volere prendere in considerazione il Vangelo di
Cristo con animo aperto.
La Chiesa sa perfettamente che il suo messaggio  in armonia con
le aspirazioni pi segrete del cuore umano quando essa difende la
dignit della vocazione umana, e cos ridona la speranza a quanti
ormai non osano pi credere alla grandezza del loro destino.
Il suo messaggio non toglie alcunch all'uomo, infonde invece
luce, vita e libert per il suo progresso, e all'infuori di esso,
niente pu soddisfare il cuore dell'uomo: " Ci hai fatto per te
", o Signore, "e il nostro cuore  senza pace finch non riposa
in te".
22. Cristo, l'uomo nuovo.
In realt solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera
luce il mistero dell'uomo.
Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro
(Rm5,14) e cio di Cristo Signore.
Cristo, che  il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del
Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e
gli manifesta la sua altissima vocazione.
Nessuna meraviglia, quindi, che tutte le verit su esposte in lui
trovino la loro sorgente e tocchino il loro vertice. Egli  "
l'immagine dell'invisibile Iddio " (Col1,15)  l'uomo perfetto
che ha restituito ai figli di Adamo la somiglianza con Dio, resa
deforme gi subito agli inizi a causa del peccato.
Poich in lui la natura umana  stata assunta, senza per questo
venire annientata per ci stesso essa  stata anche in noi
innalzata a una dignit sublime.
Con l'incarnazione il Figlio di Dio si  unito in certo modo ad
ogni uomo.
Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con intelligenza d'uomo,
ha agito con volont d'uomo ha amato con cuore d'uomo. Nascendo
da Maria vergine, egli si  fatto veramente uno di noi, in tutto
simile a noi fuorch il peccato. Agnello innocente, col suo
sangue sparso liberamente ci ha meritato la vita; in lui Dio ci
ha riconciliati con se stesso e tra noi e ci ha strappati dalla
schiavit del diavolo e del peccato; cos che ognuno di noi pu
dire con l'Apostolo: il Figlio di Dio " mi ha amato e ha
sacrificato se stesso per me" (Gal2,20). Soffrendo per noi non ci
ha dato semplicemente l'esempio perch seguiamo le sue orme ma ci
ha anche aperta la strada: se la seguiamo, la vita e la morte
vengono santificate e acquistano nuovo significato.
Il cristiano poi, reso conforme all'immagine del Figlio che  il
primogenito tra molti fratelli riceve "le primizie dello Spirito"
(Rm8,23) per cui diventa capace di adempiere la legge nuova
dell'amore.
In virt di questo Spirito, che  il "pegno della eredit"
(Ef1,14), tutto l'uomo viene interiormente rinnovato, nell'attesa
della " redenzione del corpo " (Rm8,23): " Se in voi dimora lo
Spirito di colui che risuscit Ges da morte, egli che ha
risuscitato Ges Cristo da morte dar vita anche ai vostri corpi
mortali, mediante il suo Spirito che abita in voi" (Rm8,11).
Il cristiano certamente  assillato dalla necessit e dal dovere
di combattere contro il male attraverso molte tribolazioni, e di
subire la morte; ma, associato al mistero pasquale, diventando
conforme al Cristo nella morte, cos anche andr incontro alla
risurrezione fortificato dalla speranza.
E ci vale non solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli
uomini di buona volont, nel cui cuore lavora invisibilmente la
grazia. Cristo, infatti,  morto per tutti e la vocazione ultima
dell'uomo  effettivamente una sola, quella divina; perci
dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilit
di venire associati, nel modo che Dio conosce, al mistero
pasquale.
Tale e cos grande  il mistero dell'uomo, questo mistero che la
Rivelazione cristiana fa brillare agli occhi dei credenti. Per
Cristo e in Cristo riceve luce quell'enigma del dolore e della
morte, che al di fuori del suo Vangelo ci opprime. Con la sua
morte egli ha distrutto la morte, con la sua risurrezione ci ha
fatto dono della vita, perch anche noi, diventando figli col
Figlio, possiamo pregare esclamando nello Spirito: Abba, Padre!.
                           CAPITOLO II
                    LA COMUNIT DEGLI UOMINI
23. Che cosa intende il Concilio.
Il moltiplicarsi delle relazioni tra gli uomini costituisce uno
degli aspetti pi importanti del mondo di oggi, al cui sviluppo
molto contribuisce il progresso tecnico contemporaneo.
Tuttavia il fraterno dialogo tra gli uomini non trova il suo
compimento in tale progresso, ma pi profondamente nella comunit
delle persone, e questa esige un reciproco rispetto della loro
piena dignit spirituale. La Rivelazione cristiana d grande
aiuto alla promozione di questa comunione tra persone; nello
stesso tempo ci guida ad un approfondimento delle leggi che
regolano la vita sociale, scritte dal Creatore nella natura
spirituale e morale dell'uomo.
Siccome documenti recenti del magistero della Chiesa hanno
esposto diffusamente la dottrina cristiana circa l'umana societ,
il Concilio ricorda solo alcune verit pi importanti e ne espone
i fondamenti alla luce della Rivelazione.
Insiste poi su certe conseguenze che sono particolarmente
importanti per il nostro tempo.
24. L'indole comunitaria dell'umana vocazione nel piano di Dio.
Iddio, che ha cura paterna di tutti, ha voluto che tutti gli
uomini formassero una sola famiglia e si trattassero tra loro
come fratelli. Tutti, infatti, creati ad immagine di Dio " che da
un solo uomo ha prodotto l'intero genere umano affinch popolasse
tutta la terra " (At17,26), sono chiamati al medesimo fine, che 
Dio stesso. Perci l'amor di Dio e del prossimo  il primo e pi
grande comandamento. La sacra Scrittura, da parte sua, insegna
che l'amor di Dio non pu essere disgiunto dall'amor del
prossimo, "e tutti gli altri precetti sono compendiati in questa
frase: amerai il prossimo tuo come te stesso. La pienezza perci
della legge  l'amore " (Rm13,9); (1Gv4,20).
 evidente che ci  di grande importanza per degli uomini sempre
pi dipendenti gli uni dagli altri e per un mondo che va sempre
pi verso l'unificazione.
Anzi, il Signore Ges, quando prega il Padre perch " tutti siano
una cosa sola, come io e tu siamo una cosa sola " (Gv17,21),
aprendoci prospettive inaccessibili alla ragione umana, ci ha
suggerito una certa similitudine tra l'unione delle Persone
divine e l'unione dei figli di Dio nella verit e nell'amore.
Questa similitudine manifesta che l'uomo, il quale in terra  la
sola creatura che Iddio abbia voluto per se stesso, non possa
ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di s.
25. Interdipendenza della persona e della umana societ.
Dal carattere sociale dell'uomo appare evidente come il
perfezionamento della persona umana e lo sviluppo della stessa
societ siano tra loro interdipendenti.
Infatti, la persona umana, che di natura sua ha assolutamente
bisogno d'una vita sociale,  e deve essere principio, soggetto e
fine di tutte le istituzioni sociali.
Poich la vita sociale non  qualcosa di esterno all'uomo, l'uomo
cresce in tutte le sue capacit e pu rispondere alla sua
vocazione attraverso i rapporti con gli altri, la reciprocit dei
servizi e il dialogo con i fratelli. Tra i vincoli sociali che
sono necessari al perfezionamento dell'uomo, alcuni, come la
famiglia e la comunit politica, sono pi immediatamente
rispondenti alla sua natura intima; altri procedono piuttosto
dalla sua libera volont.
In questo nostro tempo, per varie cause, si moltiplicano rapporti
e interdipendenze, dalle quali nascono associazioni e istituzioni
diverse di diritto pubblico o privato.
Questo fatto, che viene chiamato socializzazione, sebbene non
manchi di pericoli, tuttavia reca in s molti vantaggi nel
rafforzamento e accrescimento delle qualit della persona umana e
nella tutela dei suoi diritti. Ma se le persone umane ricevono
molto da tale vita sociale per assolvere alla propria vocazione,
anche religiosa, non si pu tuttavia negare che gli uomini dal
contesto sociale nel quale vivono e sono immersi fin dalla
infanzia, spesso sono sviati dal bene e spinti al male.
 certo che i perturbamenti, cos frequenti nell'ordine sociale,
provengono in parte dalla tensione che esiste in seno alle
strutture economiche, politiche e sociali.
Ma, pi radicalmente, nascono dalla superbia e dall'egoismo
umano, che pervertono anche l'ambiente sociale. L dove l'ordine
delle cose  turbato dalle conseguenze del peccato, l'uomo gi
dalla nascita incline al male, trova nuovi incitamenti al
peccato, che non possono esser vinti senza grandi sforzi e senza
l'aiuto della grazia.
26. Promuovere il bene comune.
Dall'interdipendenza sempre pi stretta e piano piano estesa al
mondo intero deriva che il bene comune--cio l'insieme di quelle
condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi
quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione pi
pienamente e pi speditamente--oggi vieppi diventa universale,
investendo diritti e doveri che riguardano l'intero genere umano.
Pertanto ogni gruppo deve tener conto dei bisogni e delle
legittime aspirazioni degli altri gruppi, anzi del bene comune
dell'intera famiglia umana. Contemporaneamente cresce la
coscienza dell'eminente dignit della persona umana, superiore a
tutte le cose e i cui diritti e doveri sono universali e
inviolabili. Occorre perci che sia reso accessibile all'uomo
tutto ci di cui ha bisogno per condurre una vita veramente
umana, come il vitto, il vestito, l'abitazione, il diritto a
scegliersi liberamente lo stato di vita e a fondare una famiglia,
il diritto all'educazione, al lavoro, alla reputazione, al
rispetto, alla necessaria informazione, alla possibilit di agire
secondo il retto dettato della sua coscienza, alla salvaguardia
della vita privata e alla giusta libert anche in campo
religioso.
L'ordine sociale pertanto e il suo progresso debbono sempre
lasciar prevalere il bene delle persone, poich l'ordine delle
cose deve essere subordinato all'ordine delle persone e non
l'inverso, secondo quanto suggerisce il Signore stesso quando
dice che il sabato  fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato.
Quell'ordine  da sviluppare sempre pi, deve avere per base la
verit, realizzarsi nella giustizia, essere vivificato
dall'amore, deve trovare un equilibrio sempre pi umano nella
libert.
Per raggiungere tale scopo bisogna lavorare al rinnovamento della
mentalit e intraprendere profondi mutamenti della societ. Lo
Spirito di Dio, che con mirabile provvidenza dirige il corso dei
tempi e rinnova la faccia della terra,  presente a questa
evoluzione.
Il fermento evangelico suscit e suscita nel cuore dell'uomo
questa irrefrenabile esigenza di dignit.
27. Rispetto della persona umana.
Scendendo a conseguenze pratiche di maggiore urgenza, il Concilio
inculca il rispetto verso l'uomo: ciascuno consideri il prossimo,
nessuno eccettuato, come un altro " se stesso ", tenendo conto
della sua esistenza e dei mezzi necessari per viverla degnamente,
per non imitare quel ricco che non ebbe nessuna cura del povero
Lazzaro. Soprattutto oggi urge l'obbligo che diventiamo prossimi
di ogni uomo e rendiamo servizio con i fatti a colui che ci passa
accanto: vecchio abbandonato da tutti, o lavoratore straniero
ingiustamente disprezzato, o esiliato, o fanciullo nato da
un'unione illegittima, che patisce immeritatamente per un peccato
da lui non commesso, o affamato che richiama la nostra coscienza,
rievocando la voce del Signore: " Quanto avete fatto ad uno di
questi minimi miei fratelli, l'avete fatto a me" (Mt25,40).
Inoltre tutto ci che  contro la vita stessa, come ogni specie
di omicidio, il genocidio, l'aborto, l'eutanasia e lo stesso
suicidio volontario; tutto ci che viola l'integrit della
persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo
e alla mente, le costrizioni psicologiche; tutto ci che offende
la dignit umana, come le condizioni di vita subumana, le
incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavit, la
prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le
ignominiose condizioni di lavoro, con le quali i lavoratori sono
trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone
libere e responsabili: tutte queste cose, e altre simili, sono
certamente vergognose. Mentre guastano la civilt umana,
disonorano coloro che cos si comportano pi ancora che quelli
che le subiscono e ledono grandemente l'onore del Creatore.
28. Il rispetto e l'amore per gli avversari.
Il rispetto e l'amore deve estendersi pure a coloro che pensano
od operano diversamente da noi nelle cose sociali, politiche e
persino religiose, poich con quanta maggiore umanit e amore
penetreremo nei loro modi di vedere, tanto pi facilmente potremo
con loro iniziare un dialogo.
Certamente tale amore e amabilit non devono in alcun modo
renderci indifferenti verso la verit e il bene. Anzi  l'amore
stesso che spinge i discepoli di Cristo ad annunziare a tutti gli
uomini la verit che salva. Ma occorre distinguere tra errore,
sempre da rifiutarsi, ed errante, che conserva sempre la dignit
di persona, anche quando  macchiato da false o insufficienti
nozioni religiose.
Solo Dio  giudice e scrutatore dei cuori; perci ci vieta di
giudicare la colpevolezza interiore di chiunque. La dottrina del
Cristo esige che noi perdoniamo anche le ingiurie e il precetto
dell'amore si estende a tutti i nemici; questo  il comandamento
della nuova legge: "Udiste che fu detto: amerai il tuo prossimo e
odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e
fate del bene a coloro che vi odiano e pregate per i vostri
persecutori e calunniatori " (Mt5,43).
29. La fondamentale uguaglianza di tutti gli uomini e la
giustizia sociale.
Tutti gli uomini, dotati di un'anima razionale e creati ad
immagine di Dio, hanno la stessa natura e la medesima origine;
tutti, redenti da Cristo godono della stessa vocazione e del
medesimo destino divino:  necessario perci riconoscere ognor
pi la fondamentale uguaglianza fra tutti.
Sicuramente, non tutti gli uomini sono uguali per la varia
capacit fisica e per la diversit delle forze intellettuali e
morali. Ma ogni genere di discriminazione circa i diritti
fondamentali della persona, sia in campo sociale che culturale,
in ragione del sesso, della razza, del colore, della condizione
sociale, della lingua o religione, deve essere superato ed
eliminato, come contrario al disegno di Dio.
Invero  doloroso constatare che quei diritti fondamentali della
persona non sono ancora e dappertutto garantiti pienamente.
Avviene cos quando si nega alla donna la facolt di scegliere
liberamente il marito e di abbracciare un determinato stato di
vita, oppure di accedere a un'educazione e a una cultura pari a
quelle che si ammettono per l'uomo.
In pi, bench tra gli uomini vi siano giuste diversit, la
uguale dignit delle persone richiede che si giunga a condizioni
di vita pi umane e giuste.
Infatti le disuguaglianze economiche e sociali eccessive tra
membri e tra popoli dell'unica famiglia umana, suscitano scandalo
e sono contrarie alla giustizia sociale, all'equit, alla dignit
della persona umana, nonch alla pace sociale e internazionale.
Le umane istituzioni, sia private che pubbliche, si sforzino di
mettersi al servizio della dignit e del fine dell'uomo. Nello
stesso tempo combattano strenuamente contro ogni forma di servit
sociale e politica, e garantiscano i fondamentali diritti degli
uomini sotto qualsiasi regime politico.
Anzi, queste istituzioni si debbono a poco a poco accordare con
le realt spirituali, le pi alte di tutte, anche se talora
occorra un tempo piuttosto lungo per giungere al fine desiderato.
30. Occorre superare l'etica individualistica.
La profonda e rapida trasformazione delle cose esige, con pi
urgenza, che non vi sia alcuno che, non prestando attenzione al
corso delle cose e intorpidito dall'inerzia, si contenti di
un'etica puramente individualistica. Il dovere della giustizia e
dell'amore viene sempre pi assolto per il fatto che ognuno,
interessandosi al bene comune secondo le proprie capacit e le
necessit degli altri, promuove e aiuta anche le istituzioni
pubbliche e private che servono a migliorare le condizioni di
vita degli uomini. Vi sono di quelli che, pur professando
opinioni larghe e generose, tuttavia continuano a vivere in
pratica come se non avessero alcuna cura delle necessit della
societ.
Anzi molti, in certi paesi, tengono in poco conto le leggi e le
prescrizioni sociali.
Non pochi non si vergognano di evadere, con vari sotterfugi e
frodi, le giuste imposte o altri obblighi sociali. Altri
trascurano certe norme della vita sociale, ad esempio ci che
concerne la salvaguardia della salute, o le norme stabilite per
la guida dei veicoli, non rendendosi conto di metter in pericolo,
con la loro incuria, la propria vita e quella degli altri. Che
tutti prendano sommamente a cuore di annoverare le solidariet
sociali tra i principali doveri dell'uomo d'oggi, e di
rispettarle.
Infatti quanto pi il mondo si unifica, tanto pi apertamente gli
obblighi degli uomini superano i gruppi particolari e si
estendono a poco a poco al mondo intero.
E ci non pu avvenire se i singoli uomini e i gruppi non
coltivano le virt morali e sociali e le diffondono nella
societ, cosicch sorgano uomini nuovi, artefici di una umanit
nuova, con il necessario aiuto della grazia divina.
31. Responsabilit e partecipazione.
Affinch i singoli uomini assolvano con maggiore cura il proprio
dovere di coscienza verso se stessi e verso i vari gruppi di cui
sono membri, occorre educarli con diligenza ad acquisire una pi
ampia cultura spirituale, utilizzando gli enormi mezzi che oggi
sono a disposizione del genere umano. Innanzitutto l'educazione
dei giovani, di qualsiasi origine sociale, deve essere impostata
in modo da suscitare uomini e donne, non tanto raffinati
intellettualmente, ma di forte personalit, come  richiesto
fortemente dal nostro tempo. Ma a tale senso di responsabilit
l'uomo giunge con difficolt se le condizioni della vita non gli
permettono di prender coscienza della propria dignit e di
rispondere alla sua vocazione, prodigandosi per Dio e per gli
altri.
Invero la libert umana spesso si indebolisce qualora l'uomo cada
in estrema indigenza, come si degrada quando egli stesso,
lasciandosi andare a una vita troppo facile, si chiude in una
specie di aurea solitudine. Al contrario, essa si fortifica
quando l'uomo accetta le inevitabili difficolt della vita
sociale, assume le molteplici esigenze dell'umana convivenza e si
impegna al servizio della comunit umana. Perci bisogna
stimolare la volont di tutti ad assumersi la propria parte nelle
comuni imprese.  poi da lodarsi il modo di agire di quelle
nazioni nelle quali la maggioranza dei cittadini  fatta
partecipe degli affari pubblici, in una autentica libert.
Si deve tuttavia tener conto delle condizioni concrete di ciascun
popolo e della necessaria solidit dei pubblici poteri. Affinch
poi tutti i cittadini siano spinti a partecipare alla vita dei
vari gruppi di cui si compone il corpo sociale,  necessario che
trovino in essi dei valori capaci di attirarli e di disporli al
servizio degli altri. Si pu pensare legittimamente che il futuro
dell'umanit sia riposto nelle mani di coloro che sono capaci di
trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di
speranza.
32. Il Verbo incarnato e la solidariet umana.
Come Dio cre gli uomini non perch vivessero
individualisticamente, ma perch si unissero in societ, cos a
lui anche "... piacque santificare e salvare gli uomini non a uno
a uno, fuori di ogni mutuo legame, ma volle costituirli in
popolo, che lo conoscesse nella verit e santamente lo servisse
". Sin dall'inizio della storia della salvezza, egli stesso ha
scelto degli uomini, non soltanto come individui ma come membri
di una certa comunit Infatti questi eletti Dio, manifestando il
suo disegno, chiam a suo popolo" (Es3,7). Con questo popolo poi
strinse il patto sul Sinai.
Tale carattere comunitario  perfezionato e compiuto dall'opera
di Cristo Ges.
Lo stesso Verbo incarnato volle essere partecipe della
solidariet umana.
Prese parte alle nozze di Cana, entr nella casa di Zaccheo,
mangi con i pubblicani e i peccatori.
Ha rivelato l'amore del Padre e la magnifica vocazione degli
uomini ricordando gli aspetti pi ordinari della vita sociale e
adoperando linguaggio e immagini della vita d'ogni giorno.
Santific le relazioni umane, innanzitutto quelle familiari,
dalle quali trae origine la vita sociale.
Si sottomise volontariamente alle leggi della sua patria. Volle
condurre la vita di un artigiano del suo tempo e della sua
regione. Nella sua predicazione ha chiaramente affermato che i
figli di Dio hanno l'obbligo di trattarsi vicendevolmente come
fratelli.
Nella sua preghiera chiese che tutti i suoi discepoli fossero una
" cosa sola ".
Anzi egli stesso si offr per tutti fino alla morte, lui il
redentore di tutti. " Nessuno ha maggior amore di chi sacrifica
la propria vita per i suoi amici " (Gv15,13).
Comand inoltre agli apostoli di annunciare il messaggio
evangelico a tutte le genti, perch il genere umano diventasse la
famiglia di Dio, nella quale la pienezza della legge fosse
l'amore. Primogenito tra molti fratelli, dopo la sua morte e
risurrezione ha istituito attraverso il dono del suo Spirito una
nuova comunione fraterna fra tutti coloro che l'accolgono con la
fede e la carit: essa si realizza nel suo corpo, che  la
Chiesa.
In questo corpo tutti, membri tra di loro, si debbono prestare
servizi reciproci, secondo i doni diversi loro concessi. Questa
solidariet dovr sempre essere accresciuta, fino a quel giorno
in cui sar consumata; in quel giorno gli uomini, salvati dalla
grazia, renderanno gloria perfetta a Dio, come famiglia amata da
Dio e da Cristo, loro fratello.
                          CAPITOLO III
                 L'ATTIVIT UMANA NELL'UNIVERSO
33. Il problema.
Col suo lavoro e col suo ingegno l'uomo ha cercato sempre di
sviluppare la propria vita; ma oggi, specialmente con l'aiuto
della scienza e della tecnica, ha dilatato e continuamente dilata
il suo dominio su quasi tutta la natura e, grazie soprattutto
alla moltiplicazione di mezzi di scambio tra le nazioni, la
famiglia umana a poco a poco  venuta a riconoscersi e a
costituirsi come una comunit unitaria nel mondo intero. Ne
deriva che molti beni, che un tempo l'uomo si aspettava dalle
forze superiori, oggi se li procura con la sua iniziativa e con
le sue forze.
Di fronte a questo immenso sforzo, che orrnai pervade tutto il
genere umano, molti interrogativi sorgono tra gli uomini: qual 
il senso e il valore della attivit umana?
Come vanno usate queste realt? A quale scopo tendono gli sforzi
sia individuali che collettivi?
La Chiesa, custode del deposito della parola di Dio, da cui
vengono attinti i principi per l'ordine morale e religioso, anche
se non ha sempre pronta la soluzione per ogni singola questione,
desidera unire la luce della Rivelazione alla competenza di tutti
allo scopo di illuminare la strada sulla quale si  messa da poco
l'umanit.
34. Il valore dell'attivit umana.
Per i credenti una cosa  certa: considerata in se stessa,
l'attivit umana individuale e collettiva, ossia quell'ingente
sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di
migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde alle
intenzioni di Dio.
L'uomo infatti, creato ad immagine di Dio, ha ricevuto il comando
di sottomettere a s la terra con tutto quanto essa contiene, e
di governare il mondo nella giustizia e nella santit, e cosi
pure di riferire a Dio il proprio essere e l'universo intero,
riconoscendo in lui il Creatore di tutte le cose; in modo che,
nella subordinazione di tutta la realt all'uomo, sia glorificato
il nome di Dio su tutta la terra. Ci vale anche per gli ordinari
lavori quotidiani.
Gli uomini e le donne, infatti, che per procurarsi il
sostentamento per s e per la famiglia esercitano il proprio
lavoro in modo tale da prestare anche conveniente servizio alla
societ, possono a buon diritto ritenere che con il loro lavoro
essi prolungano l'opera del Creatore, si rendono utili ai propri
fratelli e donano un contributo personale alla realizzazione del
piano provvidenziale di Dio nella storia. I cristiani, dunque,
non si sognano nemmeno di contrapporre i prodotti dell'ingegno e
del coraggio dell'uomo alla potenza di Dio, quasi che la creatura
razionale sia rivale del Creatore; al contrario, sono persuasi
piuttosto che le vittorie dell'umanit sono segno della grandezza
di Dio e frutto del suo ineffabile disegno. Ma quanto pi cresce
la potenza degli uomini, tanto pi si estende e si allarga la
loro responsabilit, sia individuale che collettiva.
Da ci si vede come il messaggio cristiano, lungi dal distogliere
gli uomini dal compito di edificare il mondo o dall'incitarli a
disinteressarsi del bene dei propri simili, li impegna piuttosto
a tutto ci con un obbligo ancora pi pressante.
35. Norme dell'attivit umana.
L'attivit umana come deriva dall'uomo cos  ordinata all'uomo.
L'uomo, infatti, quando lavora, non trasforma soltanto le cose e
la societ, ma perfeziona se stesso. Apprende molte cose,
sviluppa le sue facolt, esce da s e si supera.
Tale sviluppo, se  ben compreso, vale pi delle ricchezze
esteriori che si possono accumulare. L'uomo vale pi per quello
che "  " che per quello che "ha".
Parimenti tutto ci che gli uomini compiono allo scopo di
conseguire una maggiore giustizia, una pi estesa fraternit e un
ordine pi umano dei rapporti sociali, ha pi valore dei
progressi in campo tecnico. Questi, infatti, possono fornire, per
cos dire, la base materiale della promozione umana, ma da soli
non valgono in nessun modo a realizzarla.
Pertanto questa  la norma dell'attivit umana: che secondo il
disegno di Dio e la sua volont essa corrisponda al vero bene
dell'umanit, e che permetta all'uomo, considerato come individuo
o come membro della societ, di coltivare e di attuare la sua
integrale vocazione.
36. La legittima autonomia delle realt terrene.
Molti nostri contemporanei, per, sembrano temere che, se si
fanno troppo stretti i legami tra attivit umana e religione,
venga impedita l'autonomia degli uomini, delle societ, delle
scienze.
Se per autonomia delle realt terrene si vuol dire che le cose
create e le stesse societ hanno leggi e valori propri, che
l'uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare, allora si
tratta di una esigenza d'autonomia legittima: non solamente essa
 rivendicata dagli uomini del nostro tempo, ma  anche conforme
al volere del Creatore.
Infatti  dalla stessa loro condizione di creature che le cose
tutte ricevono la loro propria consistenza, verit, bont, le
loro leggi proprie e il loro ordine; e tutto ci l'uomo  tenuto
a rispettare, riconoscendo le esigenze di metodo proprie di ogni
singola scienza o tecnica.
Perci la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in
maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sar
mai in reale contrasto con la fede, perch le realt profane e le
realt della fede hanno origine dal medesimo Dio.
Anzi, chi si sforza con umilt e con perseveranza di scandagliare
i segreti della realt, anche senza prenderne coscienza, viene
come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in
esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono.
A questo proposito ci sia concesso di deplorare certi
atteggiamenti mentali, che talvolta non sono mancati nemmeno tra
i cristiani, derivati dal non avere sufficientemente percepito la
legittima autonomia della scienza, suscitando contese e
controversie, essi trascinarono molti spiriti fino al punto da
ritenere che scienza e fede si oppongano tra loro.
Se invece con l'espressione " autonomia delle realt temporali "
si intende dire che le cose create non dipendono da Dio e che
l'uomo pu adoperarle senza riferirle al Creatore, allora a
nessuno che creda in Dio sfugge quanto false siano tali opinioni.
La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce.
Del resto tutti coloro che credono, a qualunque religione
appartengano, hanno sempre inteso la voce e la manifestazione di
Dio nel linguaggio delle creature.
Anzi, l'oblio di Dio rende opaca la creatura stessa.
37. L'attivit umana corrotta dal peccato.
La sacra Scrittura, per, con cui si accorda l'esperienza dei
secoli, insegna agli uomini che il progresso umano, che pure  un
grande bene dell'uomo, porta con s una seria tentazione.
Infatti, sconvolto l'ordine dei valori e mescolando il male col
bene, gli individui e i gruppi guardano solamente agli interessi
propri e non a quelli degli altri; cosi il mondo cessa di essere
il campo di una genuina fraternit, mentre invece l'aumento della
potenza umana minaccia di distruggere ormai lo stesso genere
umano.
Tutta intera la storia umana  infatti pervasa da una lotta
tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta cominciata fin
dall'origine del mondo, destinata a durare, come dice il Signore,
fino all'ultimo giorno.
Inserito in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste
per poter restare unito al bene, n pu conseguire la sua
interiore unit se non a prezzo di grandi fatiche, con l'aiuto
della grazia di Dio. Per questo la Chiesa di Cristo, fiduciosa
nel piano provvidenziale del Creatore, mentre riconosce che il
progresso umano pu servire alla vera felicit degli uomini, non
pu tuttavia fare a meno di far risuonare il detto dell'Apostolo:
" Non vogliate adattarvi allo stile di questo mondo " (Rm12,2) e
cio a quello spirito di vanit e di malizia che stravolge in
strumento di peccato l'operosit umana, ordinata al servizio di
Dio e dell'uomo.
Se dunque ci si chiede come pu essere vinta tale miserevole
situazione, i cristiani per risposta affermano che tutte le
attivit umane, che son messe in pericolo quotidianamente dalla
superbia e dall'amore disordinato di se stessi, devono venir
purificate e rese perfette per mezzo della croce e della
risurrezione di Cristo.
Redento da Cristo e diventato nuova creatura nello Spirito Santo,
l'uomo, infatti, pu e deve amare anche le cose che Dio ha
creato.
Da Dio le riceve: le vede come uscire dalle sue mani e le
rispetta.
Di esse ringrazia il divino benefattore e, usando e godendo delle
creature in spirito di povert e di libert, viene introdotto nel
vero possesso del mondo, come qualcuno che non ha niente e che
possiede tutto: "Tutto, infatti,  vostro: ma voi siete di Cristo
e il Cristo  di Dio " (1Cor3,22).
38. L'attivit umana elevata a perfezione nel mistero pasquale.
Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto  stato creato,
fattosi carne lui stesso e venuto ad abitare sulla terra degli
uomini, entr nella storia del mondo come uomo perfetto,
assumendo questa e ricapitolandola in s. Egli ci rivela " che
Dio  carit " (1Gv4,8) e insieme ci insegna che la legge
fondamentale della umana perfezione, e perci anche della
trasformazione del mondo,  il nuovo comandamento dell'amore.
Coloro pertanto che credono alla carit divina, sono da lui resi
certi che la strada della carit  aperta a tutti gli uomini e
che gli sforzi intesi a realizzare la fraternit universale non
sono vani.
Cos pure egli ammonisce a non camminare sulla strada della
carit solamente nelle grandi cose, bens e soprattutto nelle
circostanze ordinarie della vita.
Accettando di morire per noi tutti peccatori, egli ci insegna con
il suo esempio che  necessario anche portare quella croce che
dalla carne e dal mondo viene messa sulle spalle di quanti
cercano la pace e la giustizia. Con la sua risurrezione
costituito Signore, egli, il Cristo cui  stato dato ogni potere
in cielo e in terra, agisce ora nel cuore degli uomini con la
virt del suo Spirito; non solo suscita il desiderio del mondo
futuro, ma con ci stesso ispira anche, purifica e fortifica quei
generosi propositi con i quali la famiglia degli uomini cerca di
rendere pi umana la propria vita e di sottomettere a questo fine
tutta la terra.
Ma i doni dello Spirito sono vari: alcuni li chiama a dare
testimonianza manifesta al desiderio della dimora celeste,
contribuendo cos a mantenerlo vivo nell'umanit; altri li chiama
a consacrarsi al servizio terreno degli uomini, cos da preparare-
attraverso tale loro ministero quasi la materia per il regno dei
cieli. Di tutti, per, fa degli uomini liberi, in quanto nel
rinnegamento dell'egoismo e convogliando tutte le forze terrene
verso la vita umana, essi si proiettano nel futuro, quando
l'umanit stessa diventer offerta accetta a Dio.
Un pegno di questa speranza e un alimento per il cammino il
Signore lo ha lasciato ai suoi in quel sacramento della fede nel
quale degli elementi naturali coltivati dall'uomo vengono
trasmutati nel Corpo e nel Sangue glorioso di lui, in un
banchetto di comunione fraterna che  pregustazione del convito
del cielo.
39. Terra nuova e cielo nuovo.
Ignoriamo il tempo in cui avranno fine la terra e l'umanit e non
sappiamo in che modo sar trasformato l'universo. Passa
certamente l'aspetto di questo mondo, deformato dal peccato.
Sappiamo per dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova
abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia , e la
cui felicit sazier sovrabbondantemente tutti i desideri di pace
che salgono nel cuore degli uomini .
Allora, vinta la morte, i figli di Dio saranno risuscitati in
Cristo, e ci che fu seminato in infermit e corruzione rivestir
l'incorruttibilit; rester la carit coi suoi frutti, e sar
liberata dalla schiavit della vanit tutta quella realt che Dio
ha creato appunto per l'uomo.
Certo, siamo avvertiti che niente giova all'uomo se guadagna il
mondo intero ma perde se stesso. Tuttavia l'attesa di una terra
nuova non deve indebolire, bens piuttosto stimolare la
sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove
cresce quel corpo della umanit nuova che gi riesce ad offrire
una certa prefigurazione, che adombra il mondo nuovo.
Pertanto, bench si debba accuratamente distinguere il progresso
terreno dallo sviluppo del regno di Cristo, tuttavia, tale
progresso, nella misura in cui pu contribuire a meglio ordinare
l'umana societ,  di grande importanza per il regno di Dio. Ed
infatti quei valori, quali la dignit dell'uomo, la comunione
fraterna e la libert, e cio tutti i buoni frutti della natura e
della nostra operosit, dopo che li avremo diffusi sulla terra
nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li
ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia,
illuminati e trasfigurati, allorquando il Cristo rimetter al
Padre " il regno eterno ed universale: che  regno di verit e di
vita, regno di santit e di grazia, regno di giustizia, di amore
e di pace ".
Qui sulla terra il regno  gi presente, in mistero; ma con la
venuta del Signore, giunger a perfezione.
                           CAPITOLO IV
        LA MISSIONE DELLA CHIESA NEL MONDO CONTEMPORANEO
40. Mutua relazione tra Chiesa e mondo.
Tutto quello che abbiamo detto a proposito della dignit della
persona umana, della comunit degli uomini, del significato
profondo della attivit umana, costituisce il fondamento del
rapporto tra Chiesa e mondo, come pure la base del dialogo fra
loro.
In questo capitolo, pertanto, presupponendo tutto ci che il
Concilio ha gi insegnato circa il mistero della Chiesa, si viene
a prendere in considerazione la medesima Chiesa in quanto si
trova nel mondo e insieme con esso vive ed agisce.
La Chiesa, procedendo dall'amore dell'eterno Padre, fondata nel
tempo dal Cristo redentore, radunata nello Spirito Santo, ha una
finalit salvifica ed escatologica che non pu essere raggiunta
pienamente se non nel mondo futuro. Ma essa  gi presente qui
sulla terra, ed  composta da uomini, i quali appunto sono membri
della citt terrena chiamati a formare gi nella storia
dell'umanit la famiglia dei figli di Dio, che deve crescere
costantemente fino all'avvento del Signore. Unita in vista dei
beni celesti e da essi arricchita, tale famiglia fu da Cristo "
costituita e ordinata come societ in questo mondo " e fornita di
" mezzi capaci di assicurare la sua unione visibile e sociale ".
Perci la Chiesa, che  insieme " societ visibile e comunit
spirituale " cammina insieme con l'umanit tutta e sperimenta
assieme al mondo la medesima sorte terrena; essa  come il
fermento e quasi l'anima della societ umana, destinata a
rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di Dio. Tale
compenetrazione di citt terrena e citt celeste non pu certo
essere percepita se non con la fede; resta, anzi, il mistero
della storia umana, che  turbata dal peccato fino alla piena
manifestazione dello splendore dei figli di Dio.
Ma la Chiesa, perseguendo il suo proprio fine di salvezza, non
solo comunica all'uomo la vita divina; essa diffonde anche in
qualche modo sopra tutto il mondo la luce che questa vita divina
irradia, e lo fa specialmente per il fatto che risana ed eleva la
dignit della persona umana, consolida la compagine della umana
societ e conferisce al lavoro quotidiano degli uomini un pi
profondo senso e significato. Cos la Chiesa, con i singoli suoi
membri e con tutta intera la sua comunit, crede di poter
contribuire molto a umanizzare di pi la famiglia degli uomini e
la sua storia.
Inoltre la Chiesa cattolica volentieri tiene in gran conto il
contributo che, per realizzare il medesimo compito, han dato e
danno, cooperando insieme, le altre Chiese o comunit ecclesiali.
Al tempo stesso essa  persuasa che, per preparare le vie al
Vangelo, il mondo pu fornirle in vario modo un aiuto prezioso
mediante le qualit e l'attivit dei singoli o delle societ che
lo compongono. Allo scopo di promuovere debitamente tale mutuo
scambio ed aiuto, nei campi che in qualche modo sono comuni alla
Chiesa e al mondo, vengono qui esposti alcuni principi generali.
41. L'aiuto che la Chiesa intende offrire agli individui.
L'uomo d'oggi procede sulla strada di un pi pieno sviluppo della
sua personalit e di una progressiva scoperta e affermazione dei
propri diritti. Poich la Chiesa ha ricevuto la missione di
manifestare il mistero di Dio, il quale  il fine ultimo
dell'uomo, essa al tempo stesso svela all'uomo il senso della sua
propria esistenza, vale a dire la verit profonda sull'uomo.
Essa sa bene che soltanto Dio, al cui servizio  dedita, d
risposta ai pi profondi desideri del cuore umano, che mai pu
essere pienamente saziato dagli elementi terreni.
Sa ancora che l'uomo, sollecitato incessantemente dallo Spirito
di Dio, non potr mai essere del tutto indifferente davanti al
problema religioso, come dimostrano non solo l'esperienza dei
secoli passati, ma anche molteplici testimonianze dei tempi
nostri.
L'uomo, infatti, avr sempre desiderio di sapere, almeno
confusamente, quale sia il significato della sua vita, della sua
attivit e della sua morte. E la Chiesa, con la sua sola presenza
nel mondo, gli richiama alla mente questi problemi. Ma soltanto
Dio, che ha creato l'uomo a sua immagine e che lo ha redento dal
peccato, pu offrire a tali problemi una risposta pienamente
adeguata; cose che egli fa per mezzo della rivelazione compiuta
nel Cristo, Figlio suo, che si  fatto uomo.
Chiunque segue Cristo, l'uomo perfetto, diventa anch'egli pi
uomo.
Partendo da questa fede, la Chiesa pu sottrarre la dignit della
natura umana al fluttuare di tutte le opinioni che, per esempio,
abbassano troppo il corpo umano, oppure lo esaltano troppo.
Nessuna legge umana  in grado di assicurare la dignit personale
e la libert dell'uomo, quanto il Vangelo di Cristo, affidato
alla Chiesa.
Questo Vangelo, infatti, annunzia e proclama la libert dei figli
di Dio, respinge ogni schiavit che deriva in ultima analisi dal
peccato onora come sacra la dignit della coscienza e la sua
libera decisione, ammonisce senza posa a raddoppiare tutti i
talenti umani a servizio di Dio e per il bene degli uomini,
infine raccomanda tutti alla carit di tutti.
Ci corrisponde alla legge fondamentale della economia cristiana.
Bench, infatti, i1 Dio Salvatore e il Dio Creatore siano sempre
lo stesso Dio, e cos pure si identifichino il Signore della
storia umana e il Signore della storia della salvezza, tuttavia
in questo stesso ordine divino la giusta autonomia della
creatura, specialmente dell'uomo, lungi dall'essere soppressa,
viene piuttosto restituita alla sua dignit e in essa
consolidata.
Perci la Chiesa, in forza del Vangelo affidatole, proclama i
diritti umani, e riconosce e apprezza molto il dinamismo con cui
ai giorni nostri tali diritti vengono promossi ovunque.
Questo movimento tuttavia deve essere impregnato dallo spirito
del Vangelo e dev'essere protetto contro ogni specie di falsa
autonomia.
Siamo, infatti, esposti alla tentazione di pensare che i nostri
diritti personali sono pienamente salvi solo quando veniamo
sciolti da ogni norma di legge divina.
Ma per questa strada la dignit della persona umana non si salva
e va piuttosto perduta.
42. L'aiuto che la Chiesa intende dare alla societ umana.
L'unione della famiglia umana viene molto rafforzata e completata
dall'unit della famiglia dei figli di Dio, fondata sul Cristo.
Certo, la missione propria che Cristo ha affidato alla sua Chiesa
non  d'ordine politico, economico o sociale: il fine, infatti,
che le ha prefisso  d'ordine religioso.
Eppure proprio da questa missione religiosa scaturiscono compiti,
luce e forze, che possono contribuire a costruire e a consolidare
la comunit degli uomini secondo la legge divina.
Cos pure, dove fosse necessario, a seconda delle circostanze di
tempo e di luogo, anch'essa pu, anzi deve suscitare opere
destinate al servizio di tutti, ma specialmente dei bisognosi,
come, per esempio, opere di misericordia e altre simili.
La Chiesa, inoltre, riconosce tutto ci che di buono si trova nel
dinamismo sociale odierno, soprattutto il movimento verso
l'unit, il progresso di una sana socializzazione e della
solidariet civile ed economica. Promuovere l'unit corrisponde
infatti alla intima missione della Chiesa, la quale  appunto "
in Cristo quasi un sacramento, ossia segno e strumento di intima
unione con Dio e dell'unit di tutto il genere umano". Cos essa
mostra al mondo che una vera unione sociale esteriore discende
dalla unione delle menti e dei cuori, ossia da quella fede e da
quella carit, con cui la sua unit  stata indissolubilmente
fondata nello Spirito Santo.
Infatti, la forza che la Chiesa riesce a immettere nella societ
umana contemporanea consiste in quella fede e carit
effettivamente vissute, e non in una qualche sovranit esteriore
esercitata con mezzi puramente umani. Inoltre, siccome in forza
della sua missione e della sua natura non  legata ad alcuna
particolare forma di cultura umana o sistema politico, economico,
o sociale, la Chiesa per questa sua universalit pu costituire
un legame strettissimo tra le diverse comunit umane e nazioni,
purch queste abbiano fiducia in lei e le riconoscano di fatto
una vera libert per il compimento della sua missione. Per questo
motivo la Chiesa esorta i suoi figli, come pure tutti gli uomini,
a superare, in questo spirito di famiglia proprio dei figli di
Dio, ogni dissenso tra nazioni e razze, e a consolidare
interiormente le legittime associazioni umane. Il Concilio,
dunque, considera con grande rispetto tutto ci che di vero, di
buono e di giusto si trova nelle istituzioni, pur cos diverse,
che la umanit si  creata e continua a crearsi. Dichiara inoltre
che la Chiesa vuole aiutare e promuovere tutte queste
istituzioni, per quanto ci dipende da lei ed  compatibile con
la sua missione.
Niente le sta pi a cuore che di servire al bene di tutti e di
potersi liberamente sviluppare sotto qualsiasi regime che
rispetti i diritti fondamentali della persona e della famiglia e
riconosca le esigenze del bene comune.
43. L'aiuto che la Chiesa intende dare all'attivit umana per
mezzo dei cristiani.
Il Concilio esorta i cristiani, cittadini dell'una e dell'altra
citt, di sforzarsi di compiere fedelmente i propri doveri
terreni, facendosi guidare dallo spirito del Vangelo.
Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una
cittadinanza stabile ma che cerchiamo quella futura, pensano che
per questo possono trascurare i propri doveri terreni, e non
riflettono che invece proprio la fede li obbliga ancora di pi a
compierli, secondo la vocazione di ciascuno.
A loro volta non sono meno in errore coloro che pensano di
potersi immergere talmente nelle attivit terrene, come se queste
fossero del tutto estranee alla vita religiosa, la quale
consisterebbe, secondo loro, esclusivamente in atti di culto e in
alcuni doveri morali.
La dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che
professano e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i pi
gravi errori del nostro tempo.
Contro questo scandalo gi nell'Antico Testamento elevavano con
veemenza i loro rimproveri i profeti e ancora di pi Ges Cristo
stesso, nel Nuovo Testamento, minacciava gravi castighi.
Non si crei perci un'opposizione artificiale tra le attivit
professionali e sociali da una parte, e la vita religiosa
dall'altra. Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali,
trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso,
e mette in pericolo la propria salvezza eterna.
Gioiscano piuttosto i cristiani, seguendo l'esempio di Cristo che
fu un artigiano, di poter esplicare tutte le loro attivit
terrene unificando gli sforzi umani, domestici, professionali,
scientifici e tecnici in una sola sintesi vitale insieme con i
beni religiosi, sotto la cui altissima direzione tutto viene
coordinato a gloria di Dio. Ai laici spettano propriamente, anche
se non esclusivamente, gli impegni e le attivit temporali.
Quando essi, dunque, agiscono quali cittadini del mondo, sia
individualmente sia associati, non solo rispetteranno le leggi
proprie di ciascuna disciplina, ma si sforzeranno di acquistare
una vera perizia in quei campi. Daranno volentieri la loro
cooperazione a quanti mirano a identiche finalit. Nel rispetto
delle esigenze della fede e ripieni della sua forza, escogitino
senza tregua nuove iniziative, ove occorra, e ne assicurino la
realizzazione.
Spetta alla loro coscienza, gi convenientemente formata, di
inscrivere la legge divina nella vita della citt terrena. Dai
sacerdoti i laici si aspettino luce e forza spirituale.
Non pensino per che i loro pastori siano sempre esperti a tal
punto che, ad ogni nuovo problema che sorge, anche a quelli
gravi, essi possano avere pronta una soluzione concreta, o che
proprio a questo li chiami la loro missione; assumano invece
essi, piuttosto, la propria responsabilit, alla luce della
sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina
del magistero.
Per lo pi sar la stessa visione cristiana della realt che li
orienter, in certe circostanze, a una determinata soluzione.
Tuttavia, altri fedeli altrettanto sinceramente potranno
esprimere un giudizio diverso sulla medesima questione, come
succede abbastanza spesso e legittimamente.
Ch se le soluzioni proposte da un lato o dall'altro, anche oltre
le intenzioni delle parti, vengono facilmente da molti collegate
con il messaggio evangelico, in tali casi ricordino essi che
nessuno ha il diritto di rivendicare esclusivamente in favore
della propria opinione l'autorit della Chiesa.
Invece cerchino sempre di illuminarsi vicendevolmente attraverso
un dialogo sincero, mantenendo sempre la mutua carit e avendo
cura in primo luogo del bene comune.
I laici, che hanno responsabilit attive dentro tutta la vita
della Chiesa, non solo son tenuti a procurare l'animazione del
mondo con lo spirito cristiano, ma sono chiamati anche ad essere
testimoni di Cristo in ogni circostanza e anche in mezzo alla
comunit umana.
I vescovi, poi, cui  affidato l'incarico di reggere la Chiesa di
Dio, devono insieme con i loro preti predicare il messaggio di
Cristo in modo tale che tutte le attivit terrene dei fedeli
siano pervase dalla luce del Vangelo.
Inoltre i pastori tutti ricordino che essi con la loro quotidiana
condotta e con la loro sollecitudine mostrano al mondo un volto
della Chiesa, in base al quale gli uomini si fanno un giudizio
sulla efficacia e sulla verit del messaggio cristiano. Con la
vita e con la parola, uniti ai religiosi e ai loro fedeli,
dimostrino che la Chiesa, gi con la sola sua presenza, con tutti
i doni che contiene,  sorgente inesauribile di quelle forze di
cui ha assoluto bisogno il mondo moderno.
Con lo studio assiduo si rendano capaci di assumere la propria
responsabilit nel dialogo col mondo e con gli uomini di
qualsiasi opinione.
Soprattutto per abbiano in mente le parole di questo Concilio: "
Siccome oggi l'umanit va sempre pi organizzandosi in unit
civile, economica e sociale,  tanto pi necessario che i
sacerdoti, unendo sforzi e mezzi sotto la guida dei vescovi e del
sommo Pontefice, eliminino ogni motivo di dispersione, affinch
tutto il genere umano sia ricondotto all'unit della famiglia di
Dio ".
Bench la Chiesa, per la virt dello Spirito Santo, sia rimasta
la sposa fedele del suo Signore e non abbia mai cessato di essere
segno di salvezza nel mondo, essa tuttavia non ignora affatto che
tra i suoi membri sia chierici che laici, nel corso della sua
lunga storia, non sono mancati di quelli che non furono fedeli
allo Spirito di Dio.
E anche ai nostri giorni sa bene la Chiesa quanto distanti siano
tra loro il messaggio ch'essa reca e l'umana debolezza di coloro
cui  affidato il Vangelo. Qualunque sia il giudizio che la
storia d di tali difetti, noi dobbiamo esserne consapevoli e
combatterli con forza, perch non ne abbia danno la diffusione
del Vangelo. Cos pure la Chiesa sa bene quanto essa debba
continuamente maturare imparando dall'esperienza di secoli, nel
modo di realizzare i suoi rapporti col mondo.
Guidata dallo Spirito Santo, la madre Chiesa non si stancher di
"esortare i suoi figli a purificarsi e a rinnovarsi, perch il
segno di Cristo risplenda ancor pi chiaramente sul volto della
Chiesa".
44. L'aiuto che la Chiesa riceve dal mondo contemporaneo.
Come  importante per il mondo che esso riconosca la Chiesa quale
realt sociale della storia e suo fermento, cos pure la Chiesa
non ignora quanto essa abbia ricevuto dalla storia e
dall'evoluzione del genere umano. L'esperienza dei secoli
passati, il progresso della scienza, i tesori nascosti nelle
varie forme di cultura umana, attraverso cui si svela pi appieno
la natura stessa dell'uomo e si aprono nuove vie verso la verit,
tutto ci  di vantaggio anche per la Chiesa.
Essa, infatti, fin dagli inizi della sua storia, impar ad
esprimere il messaggio di Cristo ricorrendo ai concetti e alle
lingue dei diversi popoli; inoltre si sforz di illustrarlo con
la sapienza dei filosofi: e ci allo scopo di adattare il
Vangelo, nei limiti convenienti, sia alla comprensione di tutti,
sia alle esigenze dei sapienti. E tale adattamento della
predicazione della parola rivelata deve rimanere la legge di ogni
evangelizzazione. Cos, infatti, viene sollecitata in ogni popolo
la capacit di esprimere secondo il modo proprio il messaggio di
Cristo, e al tempo stesso viene promosso uno scambio vitale tra
la Chiesa e le diverse culture dei popoli. Allo scopo di
accrescere tale scambio, oggi soprattutto, che i cambiamenti sono
cos rapidi e tanto vari i modi di pensare, la Chiesa ha bisogno
particolare dell'apporto di coloro che, vivendo nel mondo, ne
conoscono le diverse istituzioni e discipline e ne capiscono la
mentalit, si tratti di credenti o di non credenti.
 dovere di tutto il popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei
teologi, con l'aiuto dello Spirito Santo, ascoltare attentamente,
discernere e interpretare i vari linguaggi del nostro tempo, e
saperli giudicare alla luce della parola di Dio, perch la verit
rivelata sia capita sempre pi a fondo, sia meglio compresa e
possa venir presentata in forma pi adatta.
La Chiesa, avendo una struttura sociale visibile, che  appunto
segno della sua unit in Cristo, pu essere arricchita, e lo 
effettivamente, dallo sviluppo della vita sociale umana non
perch manchi qualcosa nella costituzione datale da Cristo, ma
per conoscere questa pi profondamente, per meglio esprimerla e
per adattarla con pi successo ai nostri tempi.
Essa sente con gratitudine di ricevere, nella sua comunit non
meno che nei suoi figli singoli, vari aiuti dagli uomini di
qualsiasi grado e condizione.
Chiunque promuove la comunit umana nell'ordine della famiglia,
della cultura, della vita economica e sociale, come pure della
politica, sia nazionale che internazionale, porta anche non poco
aiuto, secondo il disegno di Dio, alla comunit della Chiesa,
nella misura in cui questa dipende da fattori esterni.
Anzi, la Chiesa confessa che molto giovamento le  venuto e le
pu venire perfino dall'opposizione di quanti la avversano o la
perseguitano.
45. Cristo, l'alfa e l'omega.
La Chiesa, nel dare aiuto al mondo come nel ricevere molto da
esso, ha di mira un solo fine: che venga il regno di Dio e si
realizzi la salvezza dell'intera umanit. Tutto ci che di bene
il popolo di Dio pu offrire all'umana famiglia, nel tempo del
suo pellegrinaggio terreno, scaturisce dal fatto che la Chiesa 
"l'universale sacramento della salvezza" che svela e insieme
realizza il mistero dell'amore di Dio verso l'uomo. Infatti il
Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto  stato creato, si 
fatto egli stesso carne, per operare, lui, l'uomo perfetto, la
salvezza di tutti e la ricapitolazione universale. Il Signore 
il fine della storia umana, " il punto focale dei desideri della
storia e della civilt ", il centro del genere umano, la gioia
d'ogni cuore, la pienezza delle loro aspirazioni. Egli  colui
che il Padre ha risuscitato da morte, ha esaltato e collocato
alla sua destra, costituendolo giudice dei vivi e dei morti.
Vivificati e radunati nel suo Spirito, come pellegrini andiamo
incontro alla finale perfezione della storia umana, che
corrisponde in pieno al disegno del suo amore: " Ricapitolare
tutte le cose in Cristo, quelle del cielo come quelle della terra
" (Ef 1,10). Dice il Signore stesso: " Ecco, io vengo presto, e
porto con me il premio, per retribuire ciascuno secondo le opere
sue. Io sono l'alfa e l'omega, il primo e l'ultimo, il principio
e il fine" (Ap 22,12-13).

PARTE II
ALCUNI PROBLEMI PI URGENTI
46. Proemio
Dopo aver esposto di quale dignit  insignita la persona
dell'uomo e quale compito, individuale e sociale, egli  chiamato
ad adempiere sulla terra, il Concilio, alla luce del Vangelo e
dell'esperienza umana, attira ora l'attenzione di tutti su alcuni
problemi contemporanei particolarmente urgenti, che toccano in
modo specialissimo il genere umano. Tra le numerose questioni che
oggi destano l'interesse generale, queste meritano particolare
menzione: il matrimonio e la famiglia, la cultura umana, la vita
economico-sociale, la vita politica, la solidariet tra le
nazioni e la pace. Sopra ciascuna di esse risplendano i principi
e la luce che provengono da Cristo; cos i cristiani avranno una
guida e tutti gli uomini potranno essere illuminati nella ricerca
delle soluzioni di problemi tanto numerosi e complessi.
                           CAPITOLO I
  DIGNIT DEL MATRIMONIO E DELLA FAMIGLIA E SUA VALORIZZAZIONE
47. Matrimonio e famiglia nel mondo d'oggi
Il bene della persona e della societ umana e cristiana 
strettamente connesso con una felice situazione della comunit
coniugale e familiare. Perci i cristiani, assieme con quanti
hanno alta stima di questa comunit, si rallegrano sinceramente
dei vari sussidi, con i quali gli uomini favoriscono oggi la
formazione di questa comunit di amore e la stima ed il rispetto
della vita: sussidi che sono di aiuto a coniugi e genitori della
loro eminente missione; da essi i cristiani attendono sempre
migliori vantaggi e si sforzano di promuoverli.
Per la dignit di questa istituzione non brilla dappertutto con
identica chiarezza poich  oscurata dalla poligamia, dalla piaga
del divorzio, dal cosiddetto libero amore e da altre
deformazioni. Per di pi l'amore coniugale  molto spesso
profanato dall'egoismo, dall'edonismo e da pratiche illecite
contro la fecondit. Inoltre le odierne condizioni economiche,
socio-psicologiche e civili portano turbamenti non lievi nella
vita familiare. E per ultimo in determinate parti del mondo si
avvertono non senza preoccupazioni i problemi posti
dall'incremento demografico. Da tutto ci sorgono difficolt che
angustiano la coscienza. Tuttavia il valore e la solidit
dell'istituto matrimoniale e familiare prendono risalto dal fatto
che le profonde mutazioni dell'odierna societ, nonostante le
difficolt che ne scaturiscono, molto spesso rendono manifesta in
maniere diverse la vera natura di questa istituzione.
Perci il Concilio, mettendo in chiara luce alcuni punti capitali
della dottrina della Chiesa, si propone di illuminare e
incoraggiare i cristiani e tutti gli uomini che si sforzano di
salvaguardare e promuovere la dignit naturale e l'altissimo
valore sacro dello stato matrimoniale.
48. Santit del matrimonio e della famiglia
L'intima comunit di vita e d'amore coniugale, fondata dal
Creatore e strutturata con leggi proprie,  stabilita
dall'alleanza dei coniugi, vale a dire dall'irrevocabile consenso
personale. E cos,  dall'atto umano col quale i coniugi
mutuamente si danno e si ricevono, che nasce, anche davanti alla
societ, l'istituzione del matrimonio, che ha stabilit per
ordinamento divino. In vista del bene dei coniugi, della prole e
anche della societ, questo legame sacro non dipende
dall'arbitrio dell'uomo. Perch  Dio stesso l'autore del
matrimonio, dotato di molteplici valori e fini: tutto ci  di
somma importanza per la continuit del genere umano, il progresso
personale e la sorte eterna di ciascuno dei membri della
famiglia, per la dignit, la stabilit, la pace e la prosperit
della stessa famiglia e di tutta la societ umana.
Per la sua stessa natura l'istituto del matrimonio e l'amore
coniugale sono ordinati alla procreazione e alla educazione della
prole e in queste trovano il loro coronamento. E cos l'uomo e la
donna, che per l'alleanza coniugale " non sono pi due, ma una
sola carne " (Mt 19,6), prestandosi un mutuo aiuto e servizio con
l'intima unione delle persone e delle attivit, esperimentano il
senso della propria unit e sempre pi pienamente la conseguono.
Questa intima unione, in quanto mutua donazione di due persone,
come pure il bene dei figli, esigono la piena fedelt dei coniugi
e ne reclamano l'indissolubile unit.
Cristo Signore ha effuso l'abbondanza delle sue benedizioni su
questo amore dai molteplici aspetti, sgorgato dalla fonte della
divina carit e strutturato sul modello della sua unione con la
Chiesa. Infatti, come un tempo Dio ha preso l'iniziativa di
un'alleanza di amore e fedelt con il suo popolo cosi ora il
Salvatore degli uomini e sposo della Chiesa viene incontro ai
coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio.
Inoltre rimane con loro perch, come egli stesso ha amato la
Chiesa e si  dato per essa cos anche i coniugi possano amarsi
l'un l'altro fedelmente, per sempre, con mutua dedizione.
L'autentico amore coniugale  assunto nell'amore divino ed 
sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del Cristo e dalla
azione salvifica della Chiesa, perch i coniugi in maniera
efficace siano condotti a Dio e siano aiutati e rafforzati nello
svolgimento della sublime missione di padre e madre. Per questo
motivo i coniugi cristiani sono fortificati e quasi consacrati da
uno speciale sacramento per i doveri e la dignit del loro stato.
Ed essi, compiendo con la forza di tale sacramento il loro dovere
coniugale e familiare, penetrati dello spirito di Cristo, per
mezzo del quale tutta la loro vita  pervasa di fede, speranza e
carit, tendono a raggiungere sempre pi la propria perfezione e
la mutua santificazione, ed assieme rendono gloria a Dio.
Prevenuti dall'esempio e dalla preghiera comune dei genitori, i
figli, anzi tutti quelli che vivono insieme nell'ambito
familiare, troveranno pi facilmente la strada di una formazione
veramente umana, della salvezza e della santit.
Quanto agli sposi, insigniti della dignit e responsabilit di
padre e madre, adempiranno diligentemente il dovere
dell'educazione, soprattutto religiosa, che spetta loro prima che
a chiunque altro.
I figli, come membra vive della famiglia, contribuiscono pure in
qualche modo alla santificazione dei genitori. Risponderanno,
infatti, ai benefici ricevuti dai genitori con affetto
riconoscente, con piet filiale e fiducia; e li assisteranno,
come si conviene a figli, nelle avversit della vita e nella
solitudine della vecchiaia. La vedovanza, accettata con coraggio
come continuazione della vocazione coniugale sia onorata da
tutti. La famiglia metter con generosit in comune con le altre
famiglie le proprie ricchezze spirituali. Allora la famiglia
cristiana che nasce dal matrimonio, come immagine e
partecipazione dell'alleanza d'amore del Cristo e della Chiesa
render manifesta a tutti la viva presenza del Salvatore nel
mondo e la genuina natura della Chiesa, sia con l'amore, la
fecondit generosa, l'unit e la fedelt degli sposi, che con
l'amorevole cooperazione di tutti i suoi membri.
49. L'amore coniugale
I fidanzati sono ripetutamente invitati dalla parola di Dio a
nutrire e potenziare il loro fidanzamento con un amore casto, e
gli sposi la loro unione matrimoniale con un affetto senza
incrinature. Anche molti nostri contemporanei annettono un grande
valore al vero amore tra marito e moglie, che si manifesta in
espressioni diverse a seconda dei sani costumi dei popoli e dei
tempi. Proprio perch atto eminentemente umano, essendo diretto
da persona a persona con un sentimento che nasce dalla volont,
quell'amore abbraccia il bene di tutta la persona; perci ha la
possibilit di arricchire di particolare dignit le espressioni
del corpo e della vita psichica e di nobilitarle come elementi e
segni speciali dell'amicizia coniugale.
Il Signore si  degnato di sanare, perfezionare ed elevare questo
amore con uno speciale dono di grazia e carit. Un tale amore,
unendo assieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero
e mutuo dono di se stessi, che si esprime mediante sentimenti e
gesti di tenerezza e pervade tutta quanta la vita dei coniugi
anzi, diventa pi perfetto e cresce proprio mediante il generoso
suo esercizio.  ben superiore, perci, alla pura attrattiva
erotica che, egoisticamente coltivata, presto e miseramente
svanisce.
Questo amore  espresso e sviluppato in maniera tutta particolare
dall'esercizio degli atti che sono propri del matrimonio. Ne
consegue che gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta
intimit sono onesti e degni; compiuti in modo veramente umano,
favoriscono la mutua donazione che essi significano ed
arricchiscono vicendevolmente nella gioia e nella gratitudine gli
sposi stessi. Quest'amore, ratificato da un impegno mutuo e
soprattutto consacrato da un sacramento di Cristo, resta
indissolubilmente fedele nella prospera e cattiva sorte, sul
piano del corpo e dello spirito; di conseguenza esclude ogni
adulterio e ogni divorzio. L'unit del matrimonio, confermata dal
Signore, appare in maniera lampante anche dalla uguale dignit
personale che bisogna riconoscere sia all'uomo che alla donna nel
mutuo e pieno amore.
Per tener fede costantemente agli impegni di questa vocazione
cristiana si richiede una virt fuori del comune;  per questo
che i coniugi, resi forti dalla grazia per una vita santa,
coltiveranno assiduamente la fermezza dell'amore, la grandezza
d'animo, lo spirito di sacrificio e li domanderanno nella loro
preghiera. Ma l'autentico amore coniugale godr pi alta stima e
si former al riguardo una sana opinione pubblica, se i coniugi
cristiani danno testimonianza di fedelt e di armonia nell'amore
come anche di sollecitudine nell'educazione dei figli, e se
assumono la loro responsabilit nel necessario rinnovamento
culturale, psicologico e sociale a favore del matrimonio e della
famiglia.
I giovani siano adeguatamente istruiti, molto meglio se in seno
alla propria famiglia, sulla dignit dell'amore coniugale, sulla
sua funzione e le sue espressioni; cos che, formati nella stima
della castit, possano ad et conveniente passare da un onesto
fidanzamento alle nozze.
50. La fecondit del matrimonio
Il matrimonio e l'amore coniugale sono ordinati per loro natura
alla procreazione ed educazione della prole. I figli infatti sono
il dono pi eccellente del matrimonio e contribuiscono
grandemente al bene dei genitori stessi. Dio che disse: " non 
bene che l'uomo sia solo" (Gn 2,18) e "che cre all'inizio l'uomo
maschio e femmina " (Mt 19,4), volendo comunicare all'uomo una
speciale partecipazione nella sua opera creatrice, benedisse
l'uomo e la donna, dicendo loro: "crescete e moltiplicatevi" (Gn
1,28). Di conseguenza un amore coniugale vero e ben compreso e
tutta la struttura familiare che ne nasce tendono, senza
trascurare gli altri fini del matrimonio, a rendere i coniugi
disponibili a cooperare coraggiosamente con l'amore del Creatore
e del Salvatore che attraverso di loro continuamente dilata e
arricchisce la sua famiglia.
I coniugi sappiano di essere cooperatori dell'amore di Dio
Creatore e quasi suoi interpreti nel compito di trasmettere la
vita umana e di educarla; ci deve essere considerato come
missione loro propria.
E perci adempiranno il loro dovere con umana e cristiana
responsabilit e, con docile riverenza verso Dio, di comune
accordo e con sforzo comune, si formeranno un retto giudizio:
tenendo conto sia del proprio bene personale che di quello dei
figli, tanto di quelli nati che di quelli che si prevede
nasceranno; valutando le condizioni sia materiali che spirituali
della loro epoca e del loro stato di vita; e, infine, tenendo
conto del bene della comunit familiare, della societ temporale
e della Chiesa stessa. Questo giudizio in ultima analisi lo
devono formulare, davanti a Dio, gli sposi stessi. Per nella
loro linea di condotta i coniugi cristiani siano consapevoli che
non possono procedere a loro arbitrio, ma devono sempre essere
retti da una coscienza che sia con forme alla legge divina
stessa; e siano docili al magistero della Chiesa, che interpreta
in modo autentico quella legge alla luce del Vangelo.
Tale legge divina manifesta il significato pieno dell'amore
coniugale, lo protegge e lo conduce verso la sua perfezione
veramente umana.
Cos quando gli sposi cristiani, fidando nella divina Provvidenza
e coltivando lo spirito di sacrificio, svolgono il loro ruolo
procreatore e si assumono generosamente le loro responsabilit
umane e cristiane, glorificano il Creatore e tendono alla
perfezione cristiana.
Tra i coniugi che in tal modo adempiono la missione loro affidata
da Dio, sono da ricordare in modo particolare quelli che, con
decisione prudente e di comune accordo, accettano con grande
animo anche un pi grande numero di figli da educare
convenientemente.
Il matrimonio tuttavia non  stato istituito soltanto per la
procreazione; il carattere stesso di alleanza indissolubile tra
persone e il bene dei figli esigono che anche il mutuo amore dei
coniugi abbia le sue giuste manifestazioni, si sviluppi e arrivi
a maturit. E perci anche se la prole, molto spesso tanto
vivamente desiderata, non c', il matrimonio perdura come
comunit e comunione di tutta la vita e conserva il suo valore e
la sua indissolubilit.
51. Accordo dell'amore coniugale col rispetto della vita
Il Concilio sa che spesso i coniugi, che vogliono condurre
armoniosamente la loro vita coniugale, sono ostacolati da alcune
condizioni della vita di oggi, e possono trovare circostanze
nelle quali non si pu aumentare, almeno per un certo tempo, il
numero dei figli; non senza difficolt allora si pu conservare
la pratica di un amore fedele e la piena comunit di vita. L
dove, infatti,  interrotta l'intimit della vita coniugale, non
 raro che la fedelt sia messa in pericolo e possa venir
compromesso il bene dei figli: allora corrono pericolo anche
l'educazione dei figli e il coraggio di accettarne altri.
C' chi presume portare a questi problemi soluzioni non oneste,
anzi non rifugge neppure dall'uccisione delle nuove vite. La
Chiesa ricorda, invece, che non pu esserci vera contraddizione
tra le leggi divine, che reggono la trasmissione della vita, e
quelle che favoriscono l'autentico amore coniugale.
Infatti Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini
l'altissima missione di proteggere la vita: missione che deve
essere adempiuta in modo degno dell'uomo. Perci la vita, una
volta concepita, deve essere protetta con la massima cura;
l'aborto e l'infanticidio sono delitti abominevoli. La sessualit
propria dell'uomo e la facolt umana di generare sono
meravigliosamente superiori a quanto avviene negli stadi
inferiori della vita; perci anche gli atti specifici della vita
coniugale, ordinati secondo la vera dignit umana, devono essere
rispettati con grande stima. Perci, quando si tratta di mettere
d'accordo l'amore coniugale con la trasmissione responsabile
della vita, il carattere morale del comportamento non dipende
solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma
va determinato secondo criteri oggettivi, che hanno il loro
fondamento nella dignit stessa della persona umana e dei suoi
atti, criteri che rispettano, in un contesto di vero amore, il
significato totale della mutua donazione e della procreazione
umana; cosa che risulter impossibile se non viene coltivata con
sincero animo la virt della castit coniugale. I figli della
Chiesa, fondati su questi principi, nel regolare la procreazione,
non potranno seguire strade che sono condannate dal magistero
nella spiegazione della legge divina. Del resto, tutti sappiamo
che la vita dell'uomo e il compito di trasmetterla non sono
limitati agli orizzonti di questo mondo e non vi trovano n la
loro piena dimensione, n il loro pieno senso, ma riguardano il
destino eterno degli uomini.
52. L'impegno di tutti per il bene del matrimonio e della
famiglia
La famiglia  una scuola di arricchimento umano. Perch per
possa attingere la pienezza della sua vita e del suo compimento,
 necessaria una amorevole apertura vicendevole di animo tra i
coniugi, e la consultazione reciproca e una continua
collaborazione tra i genitori nella educazione dei figli. La
presenza attiva del padre giova moltissimo alla loro formazione;
ma bisogna anche permettere alla madre, di cui abbisognano
specialmente i figli pi piccoli, di prendersi cura del proprio
focolare pur senza trascurare la legittima promozione sociale
della donna. I figli poi, mediante l'educazione devono venire
formati in modo che, giunti alla maturit, possano seguire con
pieno senso di responsabilit la loro vocazione, compresa quella
sacra; e se sceglieranno lo stato di vita coniugale, possano
formare una propria famiglia in condizioni morali, sociali ed
economiche favorevoli.  compito poi dei genitori o dei tutori
guidare i pi giovani nella formazione di una nuova famiglia con
il consiglio prudente, presentato in modo che questi lo ascoltino
volentieri; dovranno tuttavia evitare di esercitare forme di
coercizione diretta o indiretta su di essi per spingerli al
matrimonio o alla scelta di una determinata persona come coniuge.
In questo modo la famiglia, nella quale le diverse generazioni si
incontrano e si aiutano vicendevolmente a raggiungere una
saggezza umana pi completa e ad armonizzare i diritti della
persona con le altre esigenze della vita sociale,  veramente il
fondamento della societ. Tutti coloro che hanno influenza sulla
societ e sulle sue diverse categorie, quindi, devono collaborare
efficacemente alla promozione del matrimonio e della famiglia; e
le autorit civili dovranno considerare come un sacro dovere
conoscere la loro vera natura, proteggerli e farli progredire,
difendere la moralit pubblica e favorire la prosperit
domestica. In particolare dovr essere difeso il diritto dei
genitori di generare la prole e di educarla in seno alla
famiglia. Una provvida legislazione ed iniziative varie dovranno
pure proteggere ed aiutare opportunamente coloro che sono
purtroppo privi di una propria famiglia.
I cristiani, bene utilizzando il tempo presente e distinguendo le
realt permanenti dalle forme mutevoli, si adoperino per
sviluppare diligentemente i valori del matrimonio e della
famiglia; lo faranno tanto con la testimonianza della propria
vita, quanto con un'azione concorde con gli uomini di buona
volont. Cos, superando le difficolt presenti, essi
provvederanno ai bisogni e agli interessi della famiglia, in
accordo con i tempi nuovi. A questo fine sono di grande aiuto il
senso cristiano dei fedeli, la retta coscienza morale degli
uomini, come pure la saggezza e la competenza di chi  versato
nelle discipline sacre.
Gli esperti nelle scienze, soprattutto biologiche, mediche,
sociali e psicologiche, possono portare un grande contributo al
bene del matrimonio e della famiglia e alla pace delle coscienze
se, con l'apporto convergente dei loro studi, cercheranno di
chiarire sempre pi a fondo le diverse condizioni che favoriscono
un'ordinata e onesta procreazione umana.
 compito dei sacerdoti, provvedendosi una necessaria competenza
sui problemi della vita familiare, aiutare amorosamente la
vocazione dei coniugi nella loro vita coniugale e familiare con i
vari mezzi della pastorale, con la predicazione della parola di
Dio, con il culto liturgico o altri aiuti spirituali,
fortificarli con bont e pazienza nelle loro difficolt e
confortarli con carit, perch si formino famiglie veramente
serene.
Le varie opere di apostolato, specialmente i movimenti familiari,
si adopereranno a sostenere con la dottrina e con l'azione i
giovani e gli stessi sposi, particolarmente le nuove famiglie, ed
a formarli alla vita familiare, sociale ed apostolica.
Infine i coniugi stessi, creati ad immagine del Dio vivente e
muniti di un'autentica dignit personale, siano uniti da un
uguale mutuo affetto, dallo stesso modo di sentire, da comune
santit, cosi che, seguendo Cristo principio di vita nelle gioie
e nei sacrifici della loro vocazione, attraverso il loro amore
fedele possano diventare testimoni di quel mistero di amore che
il Signore ha rivelato al mondo con la sua morte e la sua
risurrezione.
                           CAPITOLO II
                   LA PROMOZIONE DELLA CULTURA
53. Introduzione
 proprio della persona umana il non poter raggiungere un livello
di vita veramente e pienamente umano se non mediante la cultura,
coltivando cio i beni e i valori della natura. Perci,
ogniqualvolta si tratta della vita umana, natura e cultura sono
quanto mai strettamente connesse.
Con il termine generico di " cultura " si vogliono indicare tutti
quei mezzi con i quali l'uomo affina e sviluppa le molteplici
capacit della sua anima e del suo corpo; procura di ridurre in
suo potere il cosmo stesso con la conoscenza e il lavoro; rende
pi umana la vita sociale, sia nella famiglia che in tutta la
societ civile, mediante il progresso del costume e delle
istituzioni; infine, con l'andar del tempo, esprime, comunica e
conserva nelle sue opere le grandi esperienze e aspirazioni
spirituali, affinch possano servire al progresso di molti, anzi
di tutto il genere umano.
Di conseguenza la cultura presenta necessariamente un aspetto
storico e sociale e la voce " cultura " assume spesso un
significato sociologico ed etnologico. In questo senso si parla
di pluralit delle culture. Infatti dal diverso modo di far uso
delle cose, di lavorare, di esprimersi, di praticare la religione
e di formare i costumi, di fare le leggi e creare gli istituti
giuridici, di sviluppare le scienze e le arti e di coltivare il
bello, hanno origine i diversi stili di vita e le diverse scale
di valori. Cosi dalle usanze tradizionali si forma il patrimonio
proprio di ciascun gruppo umano. Cos pure si costituisce
l'ambiente storicamente definito in cui ogni uomo, di qualsiasi
stirpe ed epoca, si inserisce, e da cui attinge i beni che gli
consentono di promuovere la civilt.
Sezione 1: La situazione della cultura nel mondo odierno
54. Nuovi stili di vita
Le condizioni di vita dell'uomo moderno, sotto l'aspetto sociale
e culturale, sono profondamente cambiate, cos che  lecito
parlare di una nuova epoca della storia umana '. Di qui si aprono
nuove vie per perfezionare e diffondere pi largamente la
cultura. Esse sono state preparate da un grandioso sviluppo delle
scienze naturali e umane, anche sociali, dal progresso delle
tecniche, dallo sviluppo e dall'organizzazione degli strumenti di
comunicazione sociale. Perci la cultura odierna  caratterizzata
da alcune note distintive: le scienze dette "esatte" affinano al
massimo il senso critico; i pi recenti studi di psicologia
spiegano in profondit l'attivit umana; le scienze storiche
spingono fortemente a considerare le cose sotto l'aspetto della
loro mutabilit ed evoluzione; i modi di vivere ed i costumi
diventano sempre pi uniformi; l'industrializzazione,
l'urbanesimo e le altre cause che favoriscono la vita collettiva
creano nuove forme di cultura (cultura di massa), da cui nascono
nuovi modi di pensare, di agire, di impiegare il tempo libero; lo
sviluppo dei rapporti fra le varie nazioni e le classi sociali
rivela pi ampiamente a tutti e a ciascuno i tesori delle diverse
forme di cultura, e cos poco a poco si prepara una forma di
cultura umana pi universale, la quale tanto pi promuove ed
esprime l'unit del genere umano, quanto meglio rispetta le
particolarit delle diverse culture.
55. L'uomo artefice della cultura
Cresce sempre pi il numero degli uomini e delle donne di ogni
gruppo o nazione che prendono coscienza di essere artefici e
promotori della cultura della propria comunit. In tutto il mondo
si sviluppa sempre pi il senso dell'autonomia e della
responsabilit, cosa che  di somma importanza per la maturit
spirituale e morale dell'umanit. Ci appare ancor pi
chiaramente se teniamo presente l'unificazione del mondo e il
compito che ci si impone di costruire un mondo migliore nella
verit e nella giustizia. In tal modo siamo testimoni della
nascita d'un nuovo umanesimo, in cui l'uomo si definisce
anzitutto per la sua responsabilit verso i suoi fratelli e verso
la storia.
56. Difficolt e compiti
In queste condizioni non stupisce che l'uomo sentendosi
responsabile del progresso della cultura, nutra grandi speranze,
ma consideri pure con ansiet le molteplici antinomie esistenti
ch'egli deve risolvere. Che cosa si deve fare affinch gli
intensificati rapporti culturali, che dovrebbero condurre ad un
vero e fruttuoso dialogo tra classi e nazioni diverse, non
turbino la vita delle comunit, n sovvertano la sapienza dei
padri, n mettano in pericolo il carattere proprio di ciascun
popolo?
In qual modo promuovere il dinamismo e l'espansione della nuova
cultura senza che si perda la viva fedelt al patrimonio della
tradizione? Questo problema si pone con particolare urgenza l
dove la cultura, che nasce dal grande sviluppo scientifico e
tecnico, si deve armonizzare con la cultura che, secondo le varie
tradizioni, viene alimentata dagli studi classici.
In qual maniera conciliare una cos rapida e crescente
diversificazione delle scienze specializzate, con la necessit di
farne la sintesi e di mantenere nell'uomo le facolt della
contemplazione e dell'ammirazione che conducono alla sapienza?
Che cosa fare affinch le moltitudini siano rese partecipi dei
beni della cultura, proprio quando la cultura degli specialisti
diviene sempre pi alta e complessa?
Come, infine, riconoscere come legittima l'autonomia che la
cultura rivendica a se stessa, senza giungere a un umanesimo
puramente terrestre, anzi avverso alla religione?
In mezzo a queste antinomie, la cultura umana va oggi sviluppata
in modo da perfezionare con giusto ordine la persona umana nella
sua integrit e da aiutare gli uomini nell'esplicazione di quei
compiti, al cui adempimento tutti, ma specialmente i cristiani
fraternamente uniti in seno all'unica famiglia umana, sono
chiamati.
Sezione 2: Alcuni principi riguardanti la retta promozione della
cultura
57. Fede e cultura
I cristiani, in cammino verso la citt celeste, devono ricercare
e gustare le cose di lass questo tuttavia non diminuisce, anzi
aumenta l'importanza del loro dovere di collaborare con tutti gli
uomini per la costruzione di un mondo pi umano. E in verit il
mistero della fede cristiana offre loro eccellenti stimoli e
aiuti per assolvere con maggiore impegno questo compito e
specialmente per scoprire il pieno significato di quest'attivit,
mediante la quale la cultura umana acquista un posto importante
nella vocazione integrale dell'uomo.
L'uomo infatti, quando coltiva la terra col lavoro delle sue
braccia o con l'aiuto della tecnica, affinch essa produca frutto
e diventi una dimora degna di tutta la famiglia umana, e quando
partecipa consapevolmente alla vita dei gruppi sociali, attua il
disegno di Dio, manifestato all'inizio dei tempi, di assoggettare
la terra e di perfezionare la creazione, e coltiva se stesso; nel
medesimo tempo mette in pratica il grande comandamento di Cristo
di prodigarsi al servizio dei fratelli.
L'uomo inoltre, applicandosi allo studio delle varie discipline,
quali la filosofia, la storia, la matematica, le scienze
naturali, e coltivando l'arte, pu contribuire moltissimo ad
elevare l'umana famiglia a pi alti concetti del vero, del bene e
del bello e a una visione delle cose di universale valore; in tal
modo essa sar pi vivamente illuminata da quella mirabile
Sapienza, che dall'eternit era con Dio, disponendo con lui ogni
cosa, giocando sull'orbe terrestre e trovando le sue delizie
nello stare con i figli degli uomini.
Per ci stesso lo spirito umano, pi libero dalla schiavit delle
cose, pu innalzarsi con maggiore speditezza al culto ed alla
contemplazione del Creatore. Anzi, sotto l'impulso della grazia
si dispone a riconoscere il Verbo di Dio che, prima di farsi
carne per tutto salvare e ricapitolare in se stesso, gi era "
nel mondo " come " luce vera che illumina ogni uomo " (Gv 1,9).
Certo, l'odierno progresso delle scienze e della tecnica, che in
forza del loro metodo non possono penetrare nelle intime ragioni
delle cose, pu favorire un certo fenomenismo e agnosticismo,
quando il metodo di investigazione di cui fanno uso queste
scienze viene a torto innalzato a norma suprema di ricerca della
verit totale. Anzi, vi  il pericolo che l'uomo, fidandosi
troppo delle odierne scoperte, pensi di bastare a se stesso e non
cerchi pi valori superiori.
Questi fatti deplorevoli per non scaturiscono necessariamente
dalla odierna cultura, n debbono indurci nella tentazione di non
riconoscere i suoi valori positivi. Fra questi si annoverano: il
gusto per le scienze e la rigorosa fedelt al vero nella indagine
scientifica, la necessit di collaborare con gli altri nei gruppi
tecnici specializzati, il senso della solidariet internazionale,
la coscienza sempre pi viva della responsabilit degli esperti
nell'aiutare e proteggere gli uomini, la volont di rendere pi
felici le condizioni di vita per tutti, specialmente per coloro
che soffrono per la privazione della responsabilit personale o
per la povert culturale. Tutti questi valori possono essere in
qualche modo una preparazione a ricevere l'annunzio del Vangelo;
preparazione che potr essere portata a compimento dalla divina
carit di colui che  venuto a salvare il mondo.
58. I molteplici rapporti fra il Vangelo di Cristo e la cultura
Fra il messaggio della salvezza e la cultura esistono molteplici
rapporti. Dio infatti, rivelandosi al suo popolo fino alla piena
manifestazione di s nel Figlio incarnato, ha parlato secondo il
tipo di cultura proprio delle diverse epoche storiche.
Parimenti la Chiesa, che ha conosciuto nel corso dei secoli
condizioni d'esistenza diverse, si  servita delle differenti
culture per diffondere e spiegare nella sua predicazione il
messaggio di Cristo a tutte le genti, per studiarlo ed
approfondirlo, per meglio esprimerlo nella vita liturgica e nella
vita della multiforme comunit dei fedeli.
Ma nello stesso tempo, inviata a tutti i popoli di qualsiasi
tempo e di qualsiasi luogo, non  legata in modo esclusivo e
indissolubile a nessuna razza o nazione, a nessun particolare
modo di vivere, a nessuna consuetudine antica o recente. Fedele
alla propria tradizione e nello stesso tempo cosciente
dell'universalit della sua missione, pu entrare in comunione
con le diverse forme di cultura; tale comunione arricchisce tanto
la Chiesa stessa quanto le varie culture.
Il Vangelo di Cristo rinnova continuamente la vita e la cultura
dell'uomo decaduto, combatte e rimuove gli errori e i mali
derivanti dalla sempre minacciosa seduzione del peccato.
Continuamente purifica ed eleva la moralit dei popoli. Con la
ricchezza soprannaturale feconda dall'interno, fortifica,
completa e restaura in Cristo le qualit spirituali e le doti di
ciascun popolo. In tal modo la Chiesa, compiendo la sua missione
gi con questo stesso fatto stimola e d il suo contributo alla
cultura umana e civile e, mediante la sua azione, anche
liturgica, educa l'uomo alla libert interiore.
59. Armonizzazione dei diversi aspetti della cultura
Per i motivi suddetti la Chiesa ricorda a tutti che la cultura
deve mirare alla perfezione integrale della persona umana, al
bene della comunit e di tutta la societ umana. Perci 
necessario coltivare lo spirito in modo che si sviluppino le
facolt dell'ammirazione, dell'intuizione, della contemplazione,
e si diventi capaci di formarsi un giudizio personale e di
coltivare il senso religioso, morale e sociale.
Infatti la cultura, scaturendo direttamente dalla natura
ragionevole e sociale dell'uomo, ha un incessante bisogno della
giusta libert per svilupparsi e le si deve riconoscere la
legittima possibilit di esercizio autonomo secondo i propri
principi. A ragione dunque essa esige rispetto e gode di una
certa inviolabilit, salvi evidentemente i diritti della persona
e della comunit, sia particolare sia universale, entro i limiti
del bene comune.
Il sacro Concilio, richiamando ci che insegn il Concilio
Vaticano I, dichiara che " esistono due ordini di conoscenza "
distinti, cio quello della fede e quello della ragione, e che la
Chiesa non vieta che "le arti e le discipline umane (...) si
servano, nell'ambito proprio a ciascuna, di propri principi e di
un proprio metodo "; perci, " riconoscendo questa giusta libert
", la Chiesa afferma la legittima autonomia della cultura e
specialmente delle scienze.
Tutto questo esige pure che l'uomo, nel rispetto dell'ordine
morale e della comune utilit, possa liberamente cercare la
verit, manifestare e diffondere le sue opinioni, e coltivare
qualsiasi arte; esige, infine, che sia informato secondo verit
degli eventi della vita pubblica.
 compito dei pubblici poteri, non determinare il carattere
proprio delle forme di cultura, ma assicurare le condizioni e i
sussidi atti a promuovere la vita culturale fra tutti, anche fra
le minoranze di una nazione. Perci bisogna innanzi tutto esigere
che la cultura, stornata dal proprio fine, non sia costretta a
servire il potere politico o il potere economico.
Sezione 3: Alcuni doveri pi urgenti per i cristiani circa la
cultura
60. Il riconoscimento del diritto di ciascuno alla cultura e sua
attuazione
Poich si offre ora la possibilit di liberare moltissimi uomini
dal flagello dell'ignoranza,  compito sommamente confacente al
nostro tempo, in specie per i cristiani, lavorare indefessamente
perch tanto in campo economico quanto in campo politico, tanto
sul piano nazionale quanto sul piano internazionale, siano prese
le decisioni fondamentali, mediante le quali sia riconosciuto e
attuato dovunque il diritto di tutti a una cultura umana conforme
alla dignit della persona, senza distinzione di razza, di sesso,
di nazione, di religione o di condizione sociale. Perci 
necessario procurare a tutti una quantit sufficiente di beni
culturali, specialmente di quelli che costituiscono la cosiddetta
cultura di base, affinch moltissimi non siano impediti, a causa
dell'analfabetismo e della privazione di un'attivit
responsabile, di dare una collaborazione veramente umana al bene
comune.
Occorre perci fare ogni sforzo affinch quelli che ne sono
capaci possano accedere agli studi superiori; ma in tale maniera
che, per quanto  possibile, essi possano occuparsi nell'umana
societ di quelle funzioni, compiti e servizi che corrispondono
alle loro attitudini naturali e alle competenze acquisite 11.
Cos ognuno e i gruppi sociali di ciascun popolo potranno
raggiungere il pieno sviluppo della loro vita culturale, in
conformit con le doti e tradizioni loro proprie.
Bisogna inoltre fare di tutto perch ciascuno prenda coscienza
tanto del diritto alla cultura, quanto del dovere di coltivarsi e
di aiutare gli altri. Vi sono talora condizioni di vita e di
lavoro che impediscono lo sforzo culturale e perci distruggono
l'interesse per la cultura. Questo vale in modo speciale per gli
agricoltori e gli operai, ai quali bisogna assicurare condizioni
di lavoro tali che non impediscano, ma promuovano la loro vita
culturale. Le donne lavorano gi in quasi tutti i settori della
vita; conviene per che esse possano svolgere pienamente i loro
compiti secondo le attitudini loro proprie. Sar dovere di tutti
far si che la partecipazione propria e necessaria delle donne
nella vita culturale sia riconosciuta e promossa.
61. L'educazione ad una cultura integrale
Oggi vi  pi difficolt di un tempo di ridurre a sintesi le
varie discipline e arti del sapere. Mentre infatti aumenta il
volume e la diversit degli elementi che costituiscono la
cultura, diminuisce nello stesso tempo la capacit per i singoli
uomini di percepirli e di armonizzarli organicamente, cosicch
l'immagine dell'"uomo universale" diviene sempre pi evanescente.
Tuttavia ogni uomo ha il dovere di tener fermo il concetto della
persona umana integrale, in cui eccellono i valori della
intelligenza, della volont, della coscienza e della fraternit,
che sono fondati tutti in Dio Creatore e sono stati mirabilmente
sanati ed elevati in Cristo.
La famiglia anzitutto  come la madre e la nutrice di questa
educazione; in essa i figli, vivendo in una atmosfera d'amore,
apprendono pi facilmente la gerarchia dei valori, mentre
collaudate forme culturali vengono quasi naturalmente trasfuse
nell'animo dell'adolescente, man mano che si sviluppa.
Per la medesima educazione nella societ odierna vi sono
opportunit derivanti specialmente dall'accresciuta diffusione
del libro e dai nuovi strumenti di comunicazione culturale e
sociale, che possono favorire la cultura universale. La
diminuzione pi o meno generalizzata del tempo dedicato al lavoro
fa aumentare di giorno in giorno per molti uomini le possibilit
di coltivarsi. Il tempo libero sia impiegato per distendere lo
spirito, per fortificare la salute dell'anima e del corpo;
mediante attivit e studi di libera scelta; mediante viaggi in
altri paesi (turismo), con i quali si affina lo spirito
dell'uomo, e gli uomini si arricchiscono con la reciproca
conoscenza; anche mediante esercizi e manifestazioni sportive,
che giovano a mantenere l'equilibrio dello spirito, ed offrono un
aiuto per stabilire fraterne relazioni fra gli uomini di tutte le
condizioni, di nazioni o di razze diverse. I cristiani
collaborino dunque affinch le manifestazioni e le attivit
culturali collettive, proprie della nostra epoca, siano
impregnate di spirito umano e cristiano.
Tuttavia tutte queste facilitazioni non possono assicurare la
piena ed integrale formazione culturale dell'uomo, se nello
stesso tempo trascuriamo di interrogarci profondamente sul
significato della cultura e della scienza per la persona umana.
62. Accordo fra cultura umana e insegnamento cristiano
Sebbene la Chiesa abbia grandemente contribuito al progresso
della cultura, l'esperienza dimostra tuttavia che, per ragioni
contingenti, l'accordo fra la cultura e la formazione cristiana
non si realizza sempre senza difficolt.
Queste difficolt non necessariamente sono di danno alla fede;
possono, anzi, stimolare lo spirito ad acquisirne una pi
accurata e profonda intelligenza. Infatti gli studi recenti e le
nuove scoperte delle scienze, come pure quelle della storia e
della filosofia, suscitano nuovi problemi che comportano
conseguenze anche per la vita pratica ed esigono nuove indagini
anche da parte dei teologi. Questi sono inoltre invitati, nel
rispetto dei metodi e delle esigenze proprie della scienza
teologica, a ricercare modi sempre pi adatti di comunicare la
dottrina cristiana agli uomini della loro epoca: altro ,
infatti, il deposito o le verit della fede, altro  il modo con
cui vengono espresse, a condizione tuttavia di salvaguardarne il
significato e il senso profondo. Nella cura pastorale si
conoscano sufficientemente e si faccia uso non soltanto dei
principi della teologia, ma anche delle scoperte delle scienze
profane, in primo luogo della psicologia e della sociologia,
cosicch anche i fedeli siano condotti a una pi pura e pi
matura vita di fede.
A modo loro, anche la letteratura e le arti sono di grande
importanza per la vita della Chiesa. Esse cercano infatti di
esprimere la natura propria dell'uomo, i suoi problemi e la sua
esperienza nello sforzo di conoscere e perfezionare se stesso e
il mondo; cercano di scoprire la sua situazione nella storia e
nell'universo, di illustrare le sue miserie e le sue gioie, i
suoi bisogni e le sue capacit, e di prospettare una sua migliore
condizione. Cos possono elevare la vita umana, che esprimono in
molteplici forme, secondo i tempi e i luoghi.
Bisogna perci impegnarsi affinch gli artisti si sentano
compresi dalla Chiesa nella loro attivit e, godendo di
un'ordinata libert, stabiliscano pi facili rapporti con la
comunit cristiana. Siano riconosciute dalla Chiesa le nuove
tendenze artistiche adatte ai nostri tempi secondo l'indole delle
diverse nazioni e regioni. Siano ammesse negli edifici del culto,
quando, con modi d'espressione adatti e conformi alle esigenze
liturgiche, innalzano lo spirito a Dio.
Cos la conoscenza di Dio viene meglio manifestata e la
predicazione evangelica si rende pi trasparente all'intelligenza
degli uomini e appare come connaturata con le loro condizioni
d'esistenza.
I fedeli dunque vivano in strettissima unione con gli uomini del
loro tempo, e si sforzino di penetrare perfettamente il loro modo
di pensare e di sentire, quali si esprimono mediante la cultura.
Sappiano armonizzare la conoscenza delle nuove scienze, delle
nuove dottrine e delle pi recenti scoperte con la morale e il
pensiero cristiano, affinch il senso religioso e la rettitudine
morale procedano in essi di pari passo con la conoscenza
scientifica e con il continuo progresso della tecnica; potranno
cos giudicare e interpretare tutte le cose con senso
autenticamente cristiano.
Coloro che si applicano alle scienze teologiche nei seminari e
nelle universit si studino di collaborare con gli uomini che
eccellono nelle altre scienze, mettendo in comune le loro forze e
opinioni. La ricerca teologica, mentre persegue la conoscenza
profonda della verit rivelata, non trascuri il contatto con il
proprio tempo, per poter aiutare gli uomini competenti nelle
varie branche del sapere ad acquistare una pi piena conoscenza
della fede. Questa collaborazione giover grandemente alla
formazione dei sacri ministri, che potranno presentare ai nostri
contemporanei la dottrina della Chiesa intorno a Dio, all'uomo e
al mondo in maniera pi adatta, cos da farla anche da essi pi
volentieri accettare.  anzi desiderabile che molti laici
acquistino una conveniente formazione nelle scienze sacre e che
non pochi tra loro si diano di proposito a questi studi e li
approfondiscano con mezzi scientifici adeguati. Ma affinch
possano esercitare il loro compito, sia riconosciuta ai fedeli,
tanto ecclesiastici che laici, una giusta libert di ricercare,
di pensare e di manifestare con umilt e coraggio la propria
opinione nel campo in cui sono competenti.
                          CAPITOLO III
                     VITA ECONOMICO-SOCIALE
63. La vita economica e alcuni aspetti caratteristici
contemporanei
Anche nella vita economico-sociale sono da tenere in massimo
rilievo e da promuovere la dignit della persona umana, la sua
vocazione integrale e il bene dell'intera societ. L'uomo infatti
 l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-
sociale.
L'economia contemporanea, come ogni altro campo della vita
sociale,  caratterizzata da un dominio crescente dell'uomo sulla
natura, dalla moltiplicazione e dalla intensificazione dei
rapporti e dalla interdipendenza tra cittadini, gruppi e popoli,
come pure da un pi intenso intervento dei pubblici poteri. Nello
stesso tempo, il progresso nella efficienza produttiva e nella
migliore organizzazione degli scambi e servizi hanno reso
l'economia strumento adatto a meglio soddisfare i bisogni
accresciuti della famiglia umana.
Tuttavia non mancano motivi di preoccupazione. Molti uomini,
soprattutto nelle regioni economicamente sviluppate, appaiono
quasi unicamente retti dalle esigenze dell'economia, cosicch
quasi tutta la loro vita personale e sociale viene permeata da
una mentalit economicistica, e ci si diffonde sia nei paesi ad
economia collettivistica che negli altri. In un tempo in cui lo
sviluppo della vita economica, orientata e coordinata in una
maniera razionale e umana, potrebbe permettere una attenuazione
delle disparit sociali, troppo spesso essa si tramuta in una
causa del loro aggravamento o, in alcuni luoghi, perfino nel
regresso delle condizioni sociali dei deboli e nel disprezzo dei
poveri. Mentre folle immense mancano dello stretto necessario,
alcuni, anche nei paesi meno sviluppati, vivono nell'opulenza o
dissipano i beni. Il lusso si accompagna alla miseria. E, mentre
pochi uomini dispongono di un assai ampio potere di decisione,
molti mancano quasi totalmente della possibilit di agire di
propria iniziativa o sotto la propria responsabilit, spesso
permanendo in condizioni di vita e di lavoro indegne di una
persona umana.
Simili squilibri economici e sociali si avvertono tra
l'agricoltura, l'industria e il settore dei servizi, come pure
tra le diverse regioni di uno stesso paese. Una contrapposizione,
che pu mettere in pericolo la pace del mondo intero, si fa ogni
giorno pi grave tra le nazioni economicamente pi progredite e
le altre.
Gli uomini del nostro tempo reagiscono con coscienza sempre pi
sensibile di fronte a tali disparit: essi sono profondamente
convinti che le pi ampie possibilit tecniche ed economiche,
proprie del mondo contemporaneo, potrebbero e dovrebbero
correggere questo funesto stato di cose. Ma per questo si
richiedono molte riforme nelle strutture della vita economico-
sociale;  necessario anche da parte di tutti un mutamento di
mentalit e di abitudini di vita. In vista di ci la Chiesa,
lungo lo svolgersi della storia, ha formulato nella luce del
Vangelo e, soprattutto in questi ultimi tempi, ha largamente
insegnato i principi di giustizia e di equit richiesti dalla
retta ragione umana e validi sia per la vita individuale o
sociale che per la vita internazionale. Il sacro Concilio, tenuto
conto delle caratteristiche del tempo presente, intende
riconfermare tali principi e formulare alcuni orientamenti, con
particolare riguardo alle esigenze dello sviluppo economico.
Sezione 1: Sviluppo economico
64. Lo sviluppo economico a servizio dell'uomo
Oggi pi che mai, per far fronte all'aumento della popolazione e
per rispondere alle crescenti aspirazioni del genere umano,
giustamente si tende ad incrementare la produzione di beni
nell'agricoltura e nell'industria e la prestazione dei servizi.
Perci sono da favorire il progresso tecnico, lo spirito di
innovazione, la creazione di nuove imprese e il loro ampliamento,
l'adattamento nei metodi dell'attivit produttiva e dello sforzo
sostenuto da tutti quelli che partecipano alla produzione, in una
parola tutto ci che possa contribuire a questo sviluppo. Ma il
fine ultimo e fondamentale di tale sviluppo non consiste nel solo
aumento dei beni prodotti, n nella sola ricerca del profitto o
del predominio economico, bens nel servizio dell'uomo: dell'uomo
integralmente considerato, tenendo cio conto della gerarchia dei
suoi bisogni materiali e delle esigenze della sua vita
intellettuale, morale, spirituale e religiosa; di ogni uomo,
diciamo, e di ogni gruppo umano, di qualsiasi razza o continente.
Pertanto l'attivit economica deve essere condotta secondo le
leggi e i metodi propri dell'economia, ma nell'ambito dell'ordine
morale, in modo che cos risponda al disegno di Dio sull'uomo.
65. Lo sviluppo economico sotto il controllo dell'uomo
Lo sviluppo economico deve rimanere sotto il controllo dell'uomo.
Non deve essere abbandonato all'arbitrio di pochi uomini o gruppi
che abbiano in mano un eccessivo potere economico, n della sola
comunit politica, n di alcune nazioni pi potenti. Conviene, al
contrario, che il maggior numero possibile di uomini, a tutti i
livelli e, quando si tratta dei rapporti internazionali, tutte le
nazioni possano partecipare attivamente al suo orientamento. 
necessario egualmente che le iniziative spontanee dei singoli e
delle loro libere associazioni siano coordinate e armonizzate in
modo conveniente ed organico con la molteplice azione delle
pubbliche autorit.
Lo sviluppo economico non pu essere abbandonato n al solo gioco
quasi meccanico della attivit economica dei singoli, n alla
sola decisione della pubblica autorit. Per questo, bisogna
denunciare gli errori tanto delle dottrine che, in nome di un
falso concetto di libert, si oppongono alle riforme necessarie,
quanto delle dottrine che sacrificano i diritti fondamentali
delle singole persone e dei gruppi all'organizzazione collettiva
della produzione.
Si ricordino, d'altra parte, tutti i cittadini che essi hanno il
diritto e il dovere - e il potere civile lo deve riconoscere loro
- di contribuire secondo le loro capacit al progresso della loro
propria comunit. Specialmente nelle regioni economicamente meno
progredite, dove si impone d'urgenza l'impiego di tutte le
risorse ivi esistenti, danneggiano gravemente il bene comune
coloro che tengono inutilizzate le proprie ricchezze o coloro che
- salvo il diritto personale di migrazione - privano la propria
comunit dei mezzi materiali e spirituali di cui essa ha bisogno.
66. Ingenti disparit economico-sociali da far scomparire
Per rispondere alle esigenze della giustizia e dell'equit,
occorre impegnarsi con ogni sforzo affinch, nel rispetto dei
diritti personali e dell'indole propria di ciascun popolo, siano
rimosse il pi rapidamente possibile le ingenti disparit
economiche che portano con s discriminazioni nei diritti
individuali e nelle condizioni sociali quali oggi si verificano e
spesso si aggravano. Similmente, in molte zone, tenendo presenti
le particolari difficolt del settore agricolo quanto alla
produzione e alla commercializzazione dei beni, gli addetti
all'agricoltura vanno sostenuti per aumentare la produzione e
garantirne la vendita, nonch per la realizzazione delle
trasformazioni e innovazioni necessarie, come pure per
raggiungere un livello equo di reddito; altrimenti rimarranno,
come spesso avviene, in condizioni sociali di inferiorit. Da
parte loro gli agricoltori, soprattutto i giovani, si impegnino
con amore a migliorare la loro competenza professionale, senza la
quale non si d sviluppo dell'agricoltura.
La giustizia e l'equit richiedono similmente che la mobilit,
assolutamente necessaria in una economia di sviluppo, sia
regolata in modo da evitare che la vita dei singoli e delle loro
famiglie si faccia incerta e precaria. Per quanto riguarda i
lavoratori che, provenendo da altre nazioni o regioni, concorrono
con il loro lavoro allo sviluppo economico di un popolo o di una
zona,  da eliminare accuratamente ogni discriminazione nelle
condizioni di rimunerazione o di lavoro. Inoltre tutti e in primo
luogo i poteri pubblici, devono trattarli come persone, e non
semplicemente come puri strumenti di produzione; devono aiutarli
perch possano accogliere presso di s le loro famiglie e
procurarsi un alloggio decoroso, nonch favorire la loro
integrazione nella vita sociale del popolo o della regione che li
accoglie. Si creino tuttavia nella misura del possibile, posti di
lavoro nelle regioni stesse d'origine.
Nelle economie attualmente in fase di ulteriore trasformazione,
come nelle nuove forme della societ industriale nelle quali, per
esempio, si va largamente applicando l'automazione, si richiedono
misure per assicurare a ciascuno un impiego sufficiente e adatto,
insieme alla possibilit di una formazione tecnica e
professionale adeguata; inoltre bisogna garantire la sussistenza
e la dignit umana di coloro che, soprattutto per motivi di
salute e di et, si trovano in particolari difficolt.
Sezione 2: Alcuni principi relativi all'insieme della vita
economico-sociale
67. Lavoro, condizione di lavoro e tempo libero
Il lavoro umano, con cui si producono e si scambiano beni o si
prestano servizi economici,  di valore superiore agli altri
elementi della vita economica, poich questi hanno solo valore di
strumento.
Tale lavoro, infatti, sia svolto in forma indipendente sia per
contratto con un imprenditore, procede direttamente dalla
persona, la quale imprime nella natura quasi il suo sigillo e la
sottomette alla sua volont. Con il lavoro, l'uomo provvede
abitualmente al sostentamento proprio e dei suoi familiari,
comunica con gli altri, rende un servizio agli uomini suoi
fratelli e pu praticare una vera carit e collaborare
attivamente al completamento della divina creazione. Ancor pi:
sappiamo per fede che l'uomo, offrendo a Dio il proprio lavoro,
si associa all'opera stessa redentiva di Cristo, il quale ha
conferito al lavoro una elevatissima dignit, lavorando con le
proprie mani a Nazareth. Di qui discendono, per ciascun uomo, il
dovere di lavorare fedelmente, come pure il diritto al lavoro.
Corrispondentemente  compito della societ, in rapporto alle
condizioni in essa esistenti, aiutare da parte sua i cittadini a
trovare sufficiente occupazione. Infine il lavoro va rimunerato
in modo tale da garantire i mezzi sufficienti per permettere al
singolo e alla sua famiglia una vita dignitosa su un piano
materiale, sociale, culturale e spirituale, tenuto conto del tipo
di attivit e grado di rendimento economico di ciascuno, nonch
delle condizioni dell'impresa e del bene comune.
Poich l'attivit economica  per lo pi realizzata in gruppi
produttivi in cui si uniscono molti uomini,  ingiusto ed inumano
organizzarla con strutture ed ordinamenti che siano a danno di
chi vi operi. Troppo spesso avviene invece, anche ai nostri
giorni, che i lavoratori siano in un certo senso asserviti alle
proprie opere. Ci non trova assolutamente giustificazione nelle
cosiddette leggi economiche. Occorre dunque adattare tutto il
processo produttivo alle esigenze della persona e alle sue forme
di vita, innanzitutto della sua vita domestica, particolarmente
in relazione alle madri di famiglia, sempre tenendo conto del
sesso e dell'et di ciascuno. Ai lavoratori va assicurata inoltre
la possibilit di sviluppare le loro qualit e di esprimere la
loro personalit nell'esercizio stesso del lavoro. Pur applicando
a tale attivit lavorativa, con doverosa responsabilit, tempo ed
energie, tutti i lavoratori debbono per godere di sufficiente
riposo e tempo libero, che permetta loro di curare la vita
familiare, culturale, sociale e religiosa. Anzi, debbono avere la
possibilit di dedicarsi ad attivit libere che sviluppino quelle
energie e capacit, che non hanno forse modo di coltivare nel
loro lavoro professionale.
68. Partecipazione nell'impresa e nell'indirizzo economico
generale; conflitti di lavoro
Nelle imprese economiche si uniscono delle persone, cio uomini
liberi ed autonomi, creati ad immagine di Dio. Perci, prendendo
in considerazione le funzioni di ciascuno - sia proprietari, sia
imprenditori, sia dirigenti, sia operai - e salva la necessaria
unit di direzione dell'impresa, va promossa, in forme da
determinarsi in modo adeguato, la attiva partecipazione di tutti
alla gestione dell'impresa. Poich, tuttavia, in molti casi non 
pi a livello dell'impresa, ma a livello superiore in istituzioni
di ordine pi elevato, che si prendono le decisioni economiche e
sociali da cui dipende l'avvenire dei lavoratori e dei loro
figli, bisogna che essi siano parte attiva anche in tali
decisioni, direttamente o per mezzo di rappresentanti liberamente
eletti.
Tra i diritti fondamentali della persona umana bisogna annoverare
il diritto dei lavoratori di fondare liberamente proprie
associazioni, che possano veramente rappresentarli e contribuire
ad organizzare rettamente la vita economica, nonch il diritto di
partecipare liberamente alle attivit di tali associazioni senza
incorrere nel rischio di rappresaglie. Grazie a tale
partecipazione organizzata, congiunta con una formazione
economica e sociale crescente, andr sempre pi aumentando in
tutti la coscienza della propria funzione e responsabilit: essi
saranno cos portati a sentirsi parte attiva, secondo le capacit
e le attitudini di ciascuno, in tutta l'opera dello sviluppo
economico e sociale e della realizzazione del bene comune
universale.
In caso di conflitti economico-sociali, si deve fare ogni sforzo
per giungere a una soluzione pacifica. Bench sempre si debba
ricorrere innanzitutto a un dialogo sincero tra le parti, lo
sciopero pu tuttavia rimanere anche nelle circostanze odierne un
mezzo necessario, bench estremo, per la difesa dei propri
diritti e la soddisfazione delle giuste aspirazioni dei
lavoratori. Bisogna per cercare quanto prima le vie atte a
riprendere il dialogo per le trattative e la conciliazione.
69. I beni della terra e loro destinazione a tutti gli uomini
Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene
all'uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli, e pertanto i
beni creati debbono essere partecipati equamente a tutti, secondo
la regola della giustizia, inseparabile dalla carit, Pertanto,
quali che siano le forme della propriet, adattate alle legittime
istituzioni dei popoli secondo circostanze diverse e mutevoli, si
deve sempre tener conto di questa destinazione universale dei
beni. L'uomo, usando di questi beni, deve considerare le cose
esteriori che legittimamente possiede non solo come proprie, ma
anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a
lui ma anche agli altri. Del resto, a tutti gli uomini spetta il
diritto di avere una parte di beni sufficienti a s e alla
propria famiglia. Questo ritenevano giusto i Padri e dottori
della Chiesa, i quali insegnavano che gli uomini hanno l'obbligo
di aiutare i poveri, e non soltanto con il loro superfluo. Colui
che si trova in estrema necessit, ha diritto di procurarsi il
necessario dalle ricchezze altrui. Considerando il fatto del
numero assai elevato di coloro che nel mondo intero sono oppressi
dalla fame, il sacro Concilio richiama urgentemente tutti, sia
singoli che autorit pubbliche, affinch - memori della sentenza
dei Padri: " D da mangiare a colui che  moribondo per fame,
perch se non gli avrai dato da mangiare, lo avrai ucciso "
realmente mettano a disposizione ed impieghino utilmente i propri
beni, ciascuno secondo le proprie risorse, specialmente fornendo
ai singoli e ai popoli i mezzi con cui essi possano provvedere a
se stessi e svilupparsi.
Nelle societ economicamente meno sviluppate, frequentemente la
destinazione comune dei beni  in parte attuata mediante un
insieme di consuetudini e di tradizioni comunitarie, che
assicurano a ciascun membro i beni pi necessari. Bisogna certo
evitare che alcune consuetudini vengano considerate come
assolutamente immutabili, se esse non rispondono pi alle nuove
esigenze del tempo presente; d'altra parte per, non si deve
agire imprudentemente contro quelle oneste consuetudini che non
cessano di essere assai utili, purch vengano opportunamente
adattate alle odierne circostanze. Similmente, nelle nazioni
economicamente molto sviluppate, una rete di istituzioni sociali
per la previdenza e la sicurezza sociale pu in parte contribuire
a tradurre in atto la destinazione comune dei beni. Inoltre, 
importante sviluppare ulteriormente i servizi familiari e
sociali, specialmente quelli che provvedono agli aspetti
culturali ed educativi. Ma nell'organizzare tutte queste
istituzioni bisogna vegliare affinch i cittadini non siano
indotti ad assumere di fronte alla societ un atteggiamento di
passivit o di irresponsabilit nei compiti assunti o di rifiuto
di servizio.
70. Investimenti e moneta
Gli investimenti, da parte loro, devono contribuire ad assicurare
possibilit di lavoro e reddito sufficiente tanto alla
popolazione attiva di oggi, quanto a quella futura. Tutti i
responsabili di tali investimenti e della organizzazione della
vita economica globale--sia singoli che gruppi o pubbliche
autorit --devono aver presenti questi fini e mostrarsi
consapevoli del loro grave obbligo: da una parte di vigilare
affinch si provveda ai beni necessari richiesti per una vita
decorosa sia dei singoli che di tutta la comunit; d'altra parte
di prevedere le situazioni future e di assicurare il giusto
equilibrio tra i bisogni attuali di consumo, sia individuale che
collettivo, e le esigenze di investimenti per la generazione
successiva. Si abbiano ugualmente sempre presenti le urgenti
necessit delle nazioni o regioni economicamente meno sviluppate.
In campo monetario ci si guardi dal danneggiare il bene della
propria nazione e delle altre. Si provveda inoltre affinch
coloro che sono economicamente deboli non siano ingiustamente
danneggiati dai mutamenti di valore della moneta.
71. Accesso alla propriet e dominio privato dei beni; problemi
dei latifondi Poich la propriet e le altre forme di potere
privato sui beni esteriori contribuiscono alla espressione della
persona e danno occasione all'uomo di esercitare il suo
responsabile apporto nella societ e nella economia,  di grande
interesse favorire l'accesso degli individui o dei gruppi ad un
certo potere sui beni esterni.
La propriet privata o un qualche potere sui beni esterni
assicurano a ciascuno una zona indispensabile di autonomia
personale e familiare e bisogna considerarli come un
prolungamento della libert umana. Infine, stimolando l'esercizio
della responsabilit, essi costituiscono una delle condizioni
delle libert civili.
Le forme di tale potere o di tale propriet sono oggi varie e
vanno modificandosi sempre di pi di giorno in giorno. Nonostante
i fondi sociali, i diritti e i servizi garantiti dalla societ,
le forme di tale potere o di tale propriet restano tuttavia una
fonte non trascurabile di sicurezza. Tutto ci non va riferito
soltanto alla propriet dei beni materiali, ma altres dei beni
immateriali, come sono ad esempio le capacit professionali.
La legittimit della propriet privata non  in contrasto con
quella delle varie forme di propriet pubblica. Per i1
trasferimento dei beni in pubblica propriet non pu essere fatto
che dalla autorit competente, secondo le esigenze ed entro i
limiti del bene comune e con un equo indennizzo. Spetta inoltre
alla pubblica autorit impedire che si abusi della propriet
privata agendo contro il bene comune.
Ogni propriet privata ha per sua natura anche un carattere
sociale, che si fonda sulla comune destinazione dei beni. Se si
trascura questo carattere sociale, la propriet pu diventare in
molti modi occasione di cupidigia e di gravi disordini, cos da
offrire facile pretesto a quelli che contestano il diritto stesso
di propriet.
In molti paesi economicamente meno sviluppati esistono propriet
agricole estese od anche immense, scarsamente o anche per nulla
coltivate per motivi di speculazione; mentre la maggioranza della
popolazione  sprovvista di terreni da lavorare o fruisce
soltanto di poderi troppo limitati, e d'altra parte,
l'accrescimento della produzione agricola presenta un carattere
di evidente urgenza. Non  raro che coloro che sono assunti come
lavoratori dipendenti dai proprietari di tali vasti possedimenti,
ovvero coloro che ne coltivano una parte a titolo di locazione,
ricevono un salario o altre forme di remunerazione indegne di un
uomo, non dispongono di una abitazione decorosa o sono sfruttati
da intermediari. Mancando cos ogni sicurezza, vivono in tale
stato di dipendenza personale, che viene loro interdetta quasi
ogni possibilit di iniziativa e di responsabilit e viene loro
impedita ogni promozione culturale ed ogni partecipazione attiva
nella vita sociale e politica. Si impongono pertanto, secondo le
varie situazioni, delle riforme intese ad accrescere i redditi, a
migliorare le condizioni di lavoro, ad aumentare la sicurezza
dell'impiego e a favorire l'iniziativa personale; ed anche
riforme che diano modo di distribuire le propriet non
sufficientemente coltivate a beneficio di coloro che siano capaci
di farle fruttificare. In questo caso, devono essere loro
assicurate le risorse e gli strumenti indispensabili, in
particolare i mezzi di educazione e le possibilit di una giusta
organizzazione cooperativa. Ogni volta che il bene comune esige
l'espropriazione della propriet, l'indennizzo va calcolato
secondo equit, tenendo conto di tutte le circostanze.
72. L'attivit economico-sociale e il regno di Cristo
I cristiani che partecipano attivamente allo sviluppo economico-
sociale contemporaneo e alla lotta per la giustizia e la carit
siano convinti di poter contribuire molto alla prosperit del
genere umano e alla pace del mondo. In tali attivit, sia che
agiscano come singoli, sia come associati, brillino per il loro
esempio. A tal fine  di grande importanza che, acquisite la
competenza e l'esperienza assolutamente indispensabili, mentre
svolgono le attivit terrestri conservino una giusta gerarchia di
valori, rimanendo fedeli a Cristo e al suo Vangelo, cosicch
tutta la loro vita, individuale e sociale, sia compenetrata dello
spirito delle beatitudini, specialmente dello spirito di povert.
Chi segue fedelmente Cristo cerca anzitutto il regno di Dio e vi
trova un pi valido e puro amore per aiutare i suoi fratelli e
per realizzare, con l'ispirazione della carit, le opere della
giustizia.
                           CAPITOLO IV
                 LA VITA DELLA COMUNIT POLITICA
73. La vita pubblica contemporanea
Ai nostri giorni si notano profonde trasformazioni anche nelle
strutture e nelle istituzioni dei popoli; tali trasformazioni
sono conseguenza della evoluzione culturale, economica e sociale
dei popoli. Esse esercitano una grande influenza, soprattutto nel
campo che riguarda i diritti e i doveri di tutti nell'esercizio
della libert civile e nel conseguimento del bene comune, come
pure in ci che si riferisce alla regolazione dei rapporti dei
cittadini tra di loro e con i pubblici poteri.
Da una coscienza pi viva della dignit umana sorge, in diverse
regioni del mondo, lo sforzo di instaurare un ordine politico-
giuridico nel quale siano meglio tutelati nella vita pubblica i
diritti della persona: ad esempio, il diritto di liberamente
riunirsi, associarsi, esprimere le proprie opinioni e professare
la religione in privato e in pubblico. La tutela, infatti dei
diritti della persona  condizione necessaria perch i cittadini,
individualmente o in gruppo, possano partecipare attivamente alla
vita e al governo della cosa pubblica.
Assieme al progresso culturale, economico e sociale, si rafforza
in molti il desiderio di assumere maggiori responsabilit
nell'organizzare la vita della comunit politica.
Nella coscienza di molti aumenta la preoccupazione di
salvaguardare i diritti delle minoranze di una nazione, senza che
queste dimentichino il loro dovere verso la comunit politica.
Cresce inoltre il rispetto verso le persone che hanno altre
opinioni o professano religioni diverse. Contemporaneamente si
instaura una pi larga collaborazione, tesa a garantire a tutti i
cittadini, e non solo a pochi privilegiati, l'effettivo godimento
dei diritti personali.
Vengono condannate tutte quelle forme di regime politico, vigenti
in alcune regioni, che impediscono la libert civile o religiosa,
moltiplicano le vittime delle passioni e dei crimini politici e
distorcono l'esercizio dell'autorit dal bene comune per farlo
servire all'interesse di una fazione o degli stessi governanti.
Per instaurare una vita politica veramente umana non c' niente
di meglio che coltivare il senso interiore della giustizia,
dell'amore e del servizio al bene comune e rafforzare le
convinzioni fondamentali sulla vera natura della comunit
politica e sul fine, sul buon esercizio e sui limiti di
competenza dell'autorit pubblica.
74. Natura e fine della comunit politica
Gli uomini, le famiglie e i diversi gruppi che formano la
comunit civile sono consapevoli di non essere in grado, da soli,
di costruire una vita capace di rispondere pienamente alle
esigenze della natura umana e avvertono la necessit di una
comunit pi ampia, nella quale tutti rechino quotidianamente il
contributo delle proprie capacit, allo scopo di raggiungere
sempre meglio il bene comune.
Per questo essi costituiscono, secondo vari tipi istituzionali,
una comunit politica.
La comunit politica esiste dunque in funzione di quel bene
comune, nel quale essa trova significato e piena giustificazione
e che costituisce la base originaria del suo diritto
all'esistenza.
Il bene comune si concreta nell'insieme di quelle condizioni di
vita sociale che consentono e facilitano agli esseri umani, alle
famiglie e alle associazioni il conseguimento pi pieno della
loro perfezione.
Ma nella comunit politica si riuniscono insieme uomini numerosi
e differenti, che legittimamente possono indirizzarsi verso
decisioni diverse. Affinch la comunit politica non venga
rovinata dal divergere di ciascuno verso la propria opinione, 
necessaria un'autorit capace di dirigere le energie di tutti i
cittadini verso il bene comune, non in forma meccanica o
dispotica, ma prima di tutto come forza morale che si appoggia
sulla libert e sul senso di responsabilit.
 dunque evidente che la comunit politica e l'autorit pubblica
hanno il loro fondamento nella natura umana e perci appartengono
all'ordine fissato da Dio, anche se la determinazione dei regimi
politici e la designazione dei governanti sono lasciate alla
libera decisione dei cittadini.
Ne segue parimenti che l'esercizio dell'autorit politica, sia da
parte della comunit come tale, sia da parte degli organismi che
rappresentano lo Stato, deve sempre svolgersi nell'ambito
dell'ordine morale, per il conseguimento del bene comune (ma
concepito in forma dinamica), secondo le norme di un ordine
giuridico gi definito o da definire. Allora i cittadini sono
obbligati in coscienza ad obbedire. Da ci risulta chiaramente la
responsabilit, la dignit e 1 importanza del ruolo di coloro che
governano.
Dove i cittadini sono oppressi da un'autorit pubblica che va al
di l delle sue competenze, essi non rifiutino ci che 
oggettivamente richiesto dal bene comune; sia per lecito
difendere i diritti propri e dei concittadini contro gli abusi
dell'autorit, nel rispetto dei limiti dettati dalla legge
naturale e dal Vangelo.
Le modalit concrete con le quali la comunit politica organizza
le proprie strutture e l'equilibrio dei pubblici poteri possono
variare, secondo l'indole dei diversi popoli e il cammino della
storia; ma sempre devono mirare alla formazione di un uomo
educato, pacifico e benevolo verso tutti, per il vantaggio di
tutta la famiglia umana.
75. Collaborazione di tutti alla vita pubblica
 pienamente conforme alla natura umana che si trovino strutture
giuridico-politiche che sempre meglio offrano a tutti i
cittadini, senza alcuna discriminazione, la possibilit effettiva
di partecipare liberamente e attivamente sia alla elaborazione
dei fondamenti giuridici della comunit politica, sia al governo
degli affari pubblici, sia alla determinazione del campo d'azione
e dei limiti dei differenti organismi, sia alla elezione dei
governanti.
Si ricordino perci tutti i cittadini del diritto, che  anche
dovere, di usare del proprio libero voto per la promozione del
bene comune.
La Chiesa stima degna di lode e di considerazione l'opera di
coloro che, per servire gli uomini, si dedicano al bene della
cosa pubblica e assumono il peso delle relative responsabilit.
Affinch la collaborazione di cittadini responsabili possa
ottenere felici risultati nella vita politica quotidiana, si
richiede un ordinamento giuridico positivo, che organizzi una
opportuna ripartizione delle funzioni e degli organi del potere,
insieme ad una protezione efficace dei diritti, indipendente da
chiunque.
I diritti delle persone, delle famiglie e dei gruppi e il loro
esercizio devono essere riconosciuti, rispettati e promossi non
meno dei doveri ai quali ogni cittadino  tenuto. Tra questi
ultimi non sar inutile ricordare il dovere di apportare allo
Stato i servizi, materiali e personali, richiesti dal bene
comune.
Si guardino i governanti dall'ostacolare i gruppi familiari,
sociali o culturali, i corpi o istituti intermedi, n li privino
delle loro legittime ed efficaci attivit, che al contrario
devono volentieri e ordinatamente favorire.
Quanto ai cittadini, individualmente o in gruppo, evitino di
attribuire un potere eccessivo all'autorit pubblica, n chiedano
inopportunamente ad essa troppi servizi e troppi vantaggi, col
rischio di diminuire cos la responsabilit delle persone, delle
famiglie e dei gruppi sociali.
Ai tempi nostri, la complessit dei problemi obbliga i pubblici
poteri ad intervenire pi frequentemente in materia sociale,
economica e culturale, per determinare le condizioni pi
favorevoli che permettano ai cittadini e ai gruppi di perseguire
pi efficacemente, nella libert, il bene completo dell'uomo. Il
rapporto tra la socializzazione l'autonomia e lo sviluppo della
persona pu essere concepito in modo differente nelle diverse
regioni del mondo e in base alla evoluzione dei popoli. Ma dove
l'esercizio dei diritti viene temporaneamente limitato in vista
del bene comune, si ripristini al pi presto possibile la libert
quando le circostanze sono cambiate.  in ogni caso inumano che
l'autorit politica assuma forme totalitarie, oppure forme
dittatoriali che ledano i diritti della persona o dei gruppi
sociali.
I cittadini coltivino con magnanimit e lealt l'amore verso la
patria, ma senza grettezza di spirito, cio in modo tale da
prendere anche contemporaneamente in considerazione il bene di
tutta la famiglia umana, di tutte le razze, popoli e nazioni, che
sono unite da innumerevoli legami.
Tutti i cristiani devono prendere coscienza della propria
speciale vocazione nella comunit politica; essi devono essere
d'esempio, sviluppando in se stessi il senso della responsabilit
e la dedizione al bene comune, cos da mostrare con i fatti come
possano armonizzarsi l'autorit e la libert, l'iniziativa
personale e la solidariet di tutto il corpo sociale, la
opportuna unit e la proficua diversit. In ci che concerne
l'organizzazione delle cose terrene, devono ammettere la
legittima molteplicit e diversit delle opzioni temporali e
rispettare i cittadini che, anche in gruppo, difendono in maniera
onesta il loro punto di vista.
I partiti devono promuovere ci che, a loro parere,  richiesto
dal bene comune; mai per  lecito anteporre il proprio interesse
a tale bene.
Bisogna curare assiduamente la educazione civica e politica, oggi
particolarmente necessaria, sia per l'insieme del popolo, sia
soprattutto per i giovani, affinch tutti i cittadini possano
svolgere il loro ruolo nella vita della comunit politica. Coloro
che sono o possono diventare idonei per l'esercizio dell'arte
politica, cos difficile, ma insieme cos nobile. Vi si preparino
e si preoccupino di esercitarla senza badare al proprio interesse
e a vantaggi materiali. Agiscono con integrit e saggezza contro
l'ingiustizia e l'oppressione, l'assolutismo e l'intolleranza
d'un solo uomo e d'un solo partito politico; si prodighino con
sincerit ed equit al servizio di tutti, anzi con l'amore e la
fortezza richiesti dalla vita politica.
76. La comunit politica e la Chiesa
 di grande importanza, soprattutto in una societ pluralista,
che si abbia una giusta visione dei rapporti tra la comunit
politica e la Chiesa e che si faccia una chiara distinzione tra
le azioni che i fedeli, individualmente o in gruppo, compiono in
proprio nome, come cittadini, guidati dalla loro coscienza
cristiana, e le azioni che essi compiono in nome della Chiesa in
comunione con i loro pastori.
La Chiesa che, in ragione del suo ufficio e della sua competenza,
in nessuna maniera si confonde con la comunit politica e non 
legata ad alcun sistema politico,  insieme il segno e la
salvaguardia del carattere trascendente della persona umana.
La comunit politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome
l'una dall'altra nel proprio campo. Ma tutte e due, anche se a
titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e
sociale degli stessi uomini. Esse svolgeranno questo loro
servizio a vantaggio di tutti in maniera tanto pi efficace,
quanto pi coltiveranno una sana collaborazione tra di loro,
secondo modalit adatte alle circostanze di luogo e di tempo.
L'uomo infatti non  limitato al solo orizzonte temporale, ma,
vivendo nella storia umana, conserva integralmente la sua
vocazione eterna.
Quanto alla Chiesa, fondata nell'amore del Pcedentore, essa
contribuisce ad estendere il raggio d'azione della giustizia e
dell'amore all'interno di ciascuna nazione e tra le nazioni.
Predicando la verit evangelica e illuminando tutti i settori
dell'attivit umana con la sua dottrina e con la testimonianza
resa dai cristiani, rispetta e promuove anche la libert politica
e la responsabilit dei cittadini.
Gli apostoli e i loro successori con i propri collaboratori,
essendo inviati ad annunziare agli uomini il Cristo Salvatore del
mondo, nell'esercizio del loro apostolato si appoggiano sulla
potenza di Dio, che molto spesso manifesta la forza del Vangelo
nella debolezza dei testimoni. Bisogna che tutti quelli che si
dedicano al ministero della parola di Dio, utilizzino le vie e i
mezzi propri del Vangelo, i quali differiscono in molti punti dai
mezzi propri della citt terrestre.
Certo, le cose terrene e quelle che, nella condizione umana,
superano questo mondo, sono strettamente unite, e la Chiesa
stessa si serve di strumenti temporali nella misura in cui la
propria missione lo richiede. Tuttavia essa non pone la sua
speranza nei privilegi offertigli dall'autorit civile. Anzi,
essa rinunzier all'esercizio di certi diritti legittimamente
acquisiti, ove constatasse che il loro uso pu far dubitare della
sincerit della sua testimonianza o nuove circostanze esigessero
altre disposizioni.
Ma sempre e dovunque, e con vera libert,  suo diritto predicare
la fede e insegnare la propria dottrina sociale, esercitare senza
ostacoli la propria missione tra gli uomini e dare il proprio
giudizio morale, anche su cose che riguardano l'ordine politico,
quando ci sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e
dalla salvezza delle anime. E far questo utilizzando tutti e
soli quei mezzi che sono conformi al Vangelo e in armonia col
bene di tutti, secondo la diversit dei tempi e delle situazioni.
Nella fedelt del Vangelo e nello svolgimento della sua missione
nel mondo, la Chiesa, che ha come compito di promuovere ed
elevare tutto quello che di vero, buono e bello si trova nella
comunit umana rafforza la pace tra gli uomini a gloria di Dio.
                           CAPITOLO V
      LA PROMOZIONE DELLA PACE E LA COMUNIT DELLE NAZIONI
77. Introduzione
In questi nostri anni, nei quali permangono ancora gravissime tra
gli uomini le afflizioni e le angustie derivanti da guerre ora
imperversanti, ora incombenti, l'intera societ umana  giunta ad
un momento sommamente decisivo nel processo della sua
maturazione. Mentre a poco a poco l'umanit va unificandosi e in
ogni luogo diventa ormai pi consapevole della propria unit, non
potr tuttavia portare a compimento l'opera che l'attende, di
costruire cio un mondo pi umano per tutti gli uomini e su tutta
la terra, se gli uomini non si volgeranno tutti con animo
rinnovato alla vera pace. Per questo motivo il messaggio
evangelico, in armonia con le aspirazioni e gli ideali pi
elevati del genere umano, risplende in questi nostri tempi di
rinnovato fulgore quando proclama beati i promotori della pace,
"perch saranno chiamati figli di Dio" (Mt 5,9).
Illustrando pertanto la vera e nobilissima concezione della pace,
il Concilio, condannata l'inumanit della guerra, intende
rivolgere un ardente appello ai cristiani, affinch con l'aiuto
di Cristo, autore della pace, collaborino con tutti per stabilire
tra gli uomini una pace fondata sulla giustizia e sull'amore e
per apprestare i mezzi necessari per il suo raggiungimento.
78. La natura della pace
La pace non  la semplice assenza della guerra, n pu ridursi
unicamente a rendere stabile l'equilibrio delle forze avverse;
essa non  effetto di una dispotica dominazione, ma viene con
tutta esattezza definita a opera della giustizia " (Is 32,7). 
il frutto dell'ordine impresso nella societ umana dal suo divino
Fondatore e che deve essere attuato dagli uomini che aspirano
ardentemente ad una giustizia sempre pi perfetta. Infatti il
bene comune del genere umano  regolato, s, nella sua sostanza,
dalla legge eterna, ma nelle sue esigenze concrete  soggetto a
continue variazioni lungo il corso del tempo; per questo la pace
non  mai qualcosa di raggiunto una volta per tutte, ma  un
edificio da costruirsi continuamente. Poich inoltre la volont
umana  labile e ferita per di pi dal peccato, l'acquisto della
pace esige da ognuno il costante dominio delle passioni e la
vigilanza della legittima autorit.
Tuttavia questo non basta. Tale pace non si pu ottenere sulla
terra se non  tutelato il bene delle persone e se gli uomini non
possono scambiarsi con fiducia e liberamente le ricchezze del
loro animo e del loro ingegno. La ferma volont di rispettare gli
altri uomini e gli altri popoli e la loro dignit, e l'assidua
pratica della fratellanza umana sono assolutamente necessarie per
la costruzione della pace. In tal modo la pace  frutto anche
dell'amore, il quale va oltre quanto pu apportare la semplice
giustizia.
La pace terrena, che nasce dall'amore del prossimo,  essa stessa
immagine ed effetto della pace di Cristo che promana dal Padre.
Il Figlio incarnato infatti, principe della pace, per mezzo della
sua croce ha riconciliato tutti gli uomini con Dio; ristabilendo
l'unit di tutti in un solo popolo e in un solo corpo, ha ucciso
nella sua carne l'odio e, nella gloria della sua risurrezione, ha
diffuso lo Spirito di amore nel cuore degli uomini.
Pertanto tutti i cristiani sono chiamati con insistenza a
praticare la verit nell'amore (Ef 4,15) e ad unirsi a tutti gli
uomini sinceramente amanti della pace per implorarla dal cielo e
per attuarla.
Mossi dal medesimo spirito, noi non possiamo non lodare coloro
che, rinunciando alla violenza nella rivendicazione dei loro
diritti, ricorrono a quei mezzi di difesa che sono, del resto,
alla portata anche dei pi deboli, purch ci si possa fare senza
pregiudizio dei diritti e dei doveri degli altri o della
comunit.
Gli uomini, in quanto peccatori, sono e saranno sempre sotto la
minaccia della guerra fino alla venuta di Cristo; ma in quanto
riescono, uniti nell'amore, a vincere i1 peccato essi vincono
anche la violenza, fino alla realizzazione di quella parola
divina " Con le loro spade costruiranno aratri e falci con le
loro lance; nessun popolo prender pi le armi contro un altro
popolo, n si eserciteranno pi per la guerra" (Is 2,4).
Sezione 1: Necessit di evitare la guerra
79. Il dovere di mitigare l'inumanit della guerra
Sebbene le recenti guerre abbiano portato al nostro mondo
gravissimi danni sia materiali che morali, ancora ogni giorno in
qualche punto della terra la guerra continua a produrre le sue
devastazioni. Anzi dal momento che in essa si fa uso di armi
scientifiche di ogni genere, la sua atrocit minaccia di condurre
i combattenti ad una barbarie di gran lunga superiore a quella
dei tempi passati. La complessit inoltre delle odierne
situazioni e la intricata rete delle relazioni internazionali
fanno s che vengano portate in lungo, con nuovi metodi insidiosi
e sovversivi, guerre pi o meno larvate. In molti casi il ricorso
ai sistemi del terrorismo  considerato anch'esso una nuova forma
di guerra.
Davanti a questo stato di degradazione dell'umanit, il Concilio
intende innanzi tutto richiamare alla mente il valore immutabile
del diritto naturale delle genti e dei suoi principi universali.
La stessa coscienza del genere umano proclama quei principi con
sempre maggiore fermezza e vigore. Le azioni pertanto che
deliberatamente si oppongono a quei principi e gli ordini che
comandano tali azioni sono crimini, n l'ubbidienza cieca pu
scusare coloro che li eseguono. Tra queste azioni vanno innanzi
tutto annoverati i metodi sistematici di sterminio di un intero
popolo, di una nazione o di una minoranza etnica; orrendo delitto
che va condannato con estremo rigore. Deve invece essere
sostenuto il coraggio di coloro che non temono di opporsi
apertamente a quelli che ordinano tali misfatti.
Esistono, in materia di guerra, varie convenzioni internazionali,
che un gran numero di nazioni ha sottoscritto per rendere meno
inumane le azioni militari e le loro conseguenze. Tali sono le
convenzioni relative alla sorte dei militari feriti o prigionieri
e molti impegni del genere. Tutte queste convenzioni dovranno
essere osservate; anzi le pubbliche autorit e gli esperti in
materia dovranno fare ogni sforzo, per quanto  loro possibile,
affinch siano perfezionate, in modo da renderle capaci di porre
un freno pi adatto ed efficace alle atrocit della guerra.
Sembra inoltre conforme ad equit che le leggi provvedano
umanamente al caso di coloro che, per motivi di coscienza,
ricusano l'uso delle armi, mentre tuttavia accettano qualche
altra forma di servizio della comunit umana.
La guerra non  purtroppo estirpata dalla umana condizione. E
fintantoch esister il pericolo della guerra e non ci sar
un'autorit internazionale competente, munita di forze efficaci,
una volta esaurite tutte le possibilit di un pacifico
accomodamento, non si potr negare ai governi il diritto di una
legittima difesa. I capi di Stato e coloro che condividono la
responsabilit della cosa pubblica hanno dunque il dovere di
tutelare la salvezza dei popoli che sono stati loro affidati,
trattando con grave senso di responsabilit cose di cos grande
importanza. Ma una cosa  servirsi delle armi per difendere i
giusti diritti dei popoli, ed altra cosa voler imporre il proprio
dominio su altre nazioni. La potenza delle armi non rende
legittimo ogni suo uso militare o politico. N per il fatto che
una guerra  ormai disgraziatamente scoppiata, diventa per questo
lecita ogni cosa tra le parti in conflitto.
Coloro poi che al servizio della patria esercitano la loro
professione nelle file dell'esercito, si considerino anch'essi
come servitori della sicurezza e della libert dei loro popoli;
se rettamente adempiono il loro dovere, concorrono anch'essi
veramente alla stabilit della pace.
80. La guerra totale
Il progresso delle armi scientifiche ha enormemente accresciuto
l'orrore e l'atrocit della guerra. Le azioni militari, infatti,
se condotte con questi mezzi, possono produrre distruzioni immani
e indiscriminate, che superano pertanto di gran lunga i limiti di
una legittima difesa. Anzi, se mezzi di tal genere, quali ormai
si trovano negli arsenali delle grandi potenze, venissero
pienamente utilizzati, si avrebbe la reciproca e pressoch totale
distruzione delle parti contendenti, senza considerare le molte
devastazioni che ne deriverebbero nel resto del mondo e gli
effetti letali che sono la conseguenza dell'uso di queste armi.
Tutte queste cose ci obbligano a considerare l'argomento della
guerra con mentalit completamente nuova. Sappiano gli uomini di
questa et che dovranno rendere severo conto dei loro atti di
guerra, perch il corso dei tempi futuri dipender in gran parte
dalle loro decisioni di oggi.
Avendo ben considerato tutte queste cose, questo sacro Concilio,
facendo proprie le condanne della guerra totale gi pronunciate
dai recenti sommi Pontefici dichiara:
Ogni atto di guerra, che mira indiscriminatamente alla
distruzione di intere citt o di vaste regioni e dei loro
abitanti,  delitto contro Dio e contro la stessa umanit e va
condannato con fermezza e senza esitazione.
Il rischio caratteristico della guerra moderna consiste nel fatto
che essa offre quasi l'occasione a coloro che posseggono le pi
moderne armi scientifiche di compiere tali delitti e, per una
certa inesorabile concatenazione, pu sospingere le volont degli
uomini alle pi atroci decisioni. Affinch dunque non debba mai
pi accadere questo in futuro, i vescovi di tutto il mondo, ora
riuniti, scongiurano tutti, in modo particolare i governanti e i
supremi comandanti militari a voler continuamente considerare,
davanti a Dio e davanti alla umanit intera, l'enorme peso della
loro responsabilit.
81. La corsa agli armamenti
Le armi scientifiche,  vero, non vengono accumulate con l'unica
intenzione di poterle usare in tempo di guerra. Poich infatti si
ritiene che la solidit della difesa di ciascuna parte dipenda
dalla possibilit fulminea di rappresaglie, questo ammassamento
di armi, che va aumentando di anno in anno, serve, in maniera
certo paradossale, a dissuadere eventuali avversari dal compiere
atti di guerra. E questo  ritenuto da molti il mezzo pi
efficace per assicurare oggi una certa pace tra le nazioni.
Qualunque cosa si debba pensare di questo metodo dissuasivo, si
convincano gli uomini che la corsa agli armamenti, alla quale si
rivolgono molte nazioni, non  una via sicura per conservare
saldamente la pace, n il cosiddetto equilibrio che ne risulta
pu essere considerato pace vera e stabile. Le cause di guerra,
anzich venire eliminate da tale corsa, minacciano piuttosto di
aggravarsi gradatamente. E mentre si spendono enormi ricchezze
per la preparazione di armi sempre nuove, diventa poi impossibile
arrecare sufficiente rimedio alle miserie cos grandi del mondo
presente. Anzich guarire veramente, nel profondo, i dissensi tra
i popoli, si finisce per contagiare anche altre parti del mondo.
Nuove strade converr cercare partendo dalla riforma degli
spiriti, perch possa essere rimosso questo scandalo e al mondo,
liberato dall'ansiet che l'opprime, possa essere restituita una
pace vera.
 necessario pertanto ancora una volta dichiarare: la corsa agli
armamenti  una delle piaghe pi gravi dell'umanit e danneggia
in modo intollerabile i poveri; e c' molto da temere che, se
tale corsa continuer, produrr un giorno tutte le stragi, delle
quali va gi preparando i mezzi.
Ammoniti dalle calamit che il genere umano ha rese possibili,
cerchiamo di approfittare della tregua di cui ora godiamo e che 
stata a noi concessa dall'alto, per prendere maggiormente
coscienza della nostra responsabilit e trovare delle vie per
comporre in maniera pi degna dell'uomo le nostre controversie.
La Provvidenza divina esige da noi con insistenza che liberiamo
noi stessi dall'antica schiavit della guerra.
Se poi rifiuteremo di compiere tale sforzo non sappiamo dove ci
condurr la strada perversa per la quale ci siamo incamminati.
82. La condanna assoluta della guerra e l'azione internazionale
per evitarla
 chiaro pertanto che dobbiamo con ogni impegno sforzarci per
preparare quel tempo nel quale, mediante l'accordo delle nazioni,
si potr interdire del tutto qualsiasi ricorso alla guerra.
Questo naturalmente esige che venga istituita un'autorit
pubblica universale, da tutti riconosciuta, la quale sia dotata
di efficace potere per garantire a tutti i popoli sicurezza,
osservanza della giustizia e rispetto dei diritti. Ma prima che
questa auspicabile autorit possa essere costituita,  necessario
che le attuali supreme istanze internazionali si dedichino con
tutto l'impegno alla ricerca dei mezzi pi idonei a procurare la
sicurezza comune. La pace deve sgorgare spontanea dalla mutua
fiducia delle nazioni, piuttosto che essere imposta ai popoli dal
terrore delle armi. Pertanto tutti debbono impegnarsi con
alacrit per far cessare finalmente la corsa agli armamenti.
Perch la riduzione degli armamenti incominci realmente, non deve
certo essere fatta in modo unilaterale, ma con uguale ritmo da
una parte e dall'altra, in base ad accordi comuni e con
l'adozione di efficaci garanzie.
Non sono frattanto da sottovalutare gli sforzi gi fatti e che si
vanno tuttora facendo per allontanare il pericolo della guerra.
Va piuttosto incoraggiata la buona volont di tanti che pur
gravati dalle ingenti preoccupazioni del loro altissimo ufficio,
mossi dalla gravissima responsabilit da cui si sentono
vincolati, si danno da fare in ogni modo per eliminare la guerra,
di cui hanno orrore pur non potendo prescindere dalla complessa
realt delle situazioni. Bisogna rivolgere incessanti preghiere a
Dio affinch dia loro la forza di intraprendere con perseveranza
e condurre a termine con coraggio quest'opera del pi grande
amore per gli uomini, per mezzo della quale si costruisce
virilmente l'edificio della pace. Tale opera esige oggi
certamente che essi dilatino la loro mente e il loro cuore al di
l dei confini della propria nazione, deponendo ogni egoismo
nazionale ed ogni ambizione di supremazia su altre nazioni, e
nutrendo invece un profondo rispetto verso tutta l'umanit,
avviata ormai cos faticosamente verso una maggiore unit.
Per ci che riguarda i problemi della pace e del disarmo, bisogna
tener conto degli studi approfonditi, gi coraggiosamente e
instancabilmente condotti e dei consessi internazionali che
trattarono questi argomenti e considerarli come i primi passi
verso la soluzione di problemi cos gravi; con maggiore
insistenza ed energia dovranno quindi essere promossi in
avvenire, al fine di ottenere risultati concreti. Stiano tuttavia
bene attenti gli uomini a non affidarsi esclusivamente agli
sforzi di alcuni, senza preoccuparsi minimamente dei loro propri
sentimenti. I capi di Stato, infatti, i quali sono mallevadori
del bene comune delle proprie nazioni e fautori insieme del bene
della umanit intera, dipendono in massima parte dalle opinioni e
dai sentimenti delle moltitudini.  inutile infatti che essi si
adoperino con tenacia a costruire la pace, finch sentimenti di
ostilit, di disprezzo e di diffidenza, odi razziali e ostinate
ideologie dividono gli uomini, ponendoli gli uni contro gli
altri. Di qui la estrema, urgente necessit di una rinnovata
educazione degli animi e di un nuovo orientamento nell'opinione
pubblica. Coloro che si dedicano a un'opera di educazione, specie
della giovent, e coloro che contribuiscono alla formazione della
pubblica opinione, considerino loro dovere gravissimo inculcare
negli animi di tutti sentimenti nuovi, ispiratori di pace. E
ciascuno di noi deve adoperarsi per mutare il suo cuore, aprendo
gli occhi sul mondo intero e su tutte quelle cose che gli uomini
possono compiere insieme per condurre l'umanit verso un migliore
destino.
N ci inganni una falsa speranza. Se non verranno in futuro
conclusi stabili e onesti trattati di pace universale,
rinunciando ad ogni odio e inimicizia, L'umanit che, pur avendo
compiuto mirabili conquiste nel campo scientifico, si trova gi
in grave pericolo, sar forse condotta funestamente a quell'ora,
in cui non potr sperimentare altra pace che la pace terribile
della morte.
La Chiesa di Cristo nel momento in cui, posta in mezzo alle
angosce del tempo presente, pronuncia tali parole, non cessa
tuttavia di nutrire la pi ferma speranza. Agli uomini della
nostra et essa intende presentare con insistenza, sia che
l'accolgano favorevolmente, o la respingano come importuna, il
messaggio degli apostoli: a Ecco ora il tempo favorevole " per
trasformare i cuori, "ecco ora i giorni della salvezza".
Sezione 2: La costruzione della comunit internazionale
83. Le cause di discordia e i loro rimedi
L'edificazione della pace esige prima di tutto che, a cominciare
dalle ingiustizie, si eliminino le cause di discordia che
fomentano le guerre. Molte occasioni provengono dalle eccessive
disparit economiche e dal ritardo con cui vi si porta il
necessario rimedio. Altre nascono dallo spirito di dominio, dal
disprezzo delle persone e, per accennare ai motivi pi reconditi,
dall'invidia, dalla diffidenza, dall'orgoglio e da altre passioni
egoistiche. Poich gli uomini non possono tollerare tanti
disordini avviene che il mondo, anche quando non conosce le
atrocit della guerra, resta tuttavia continuamente in balia di
lotte e di violenze. I medesimi mali si riscontrano inoltre nei
rapporti tra le nazioni. Quindi per vincere e per prevenire
questi mali, per reprimere lo scatenamento della violenza, 
assolutamente necessario che le istituzioni internazionali
sviluppino e consolidino la loro cooperazione e la loro
coordinazione e che, senza stancarsi, si stimoli la creazione di
organismi idonei a promuovere la pace.
84. La comunit delle nazioni e le istituzioni internazionali
Dati i crescenti e stretti legami di mutua dipendenza esistenti
oggi tra tutti gli abitanti e i popoli della terra, la ricerca
adeguata e il raggiungimento efficace del bene comune richiedono
che la comunit delle nazioni si dia un ordine che risponda ai
suoi compiti attuali, tenendo particolarmente conto di quelle
numerose regioni che ancor oggi si trovano in uno stato di
intollerabile miseria.
Per conseguire questi fini, le istituzioni internazionali devono,
ciascuna per la loro parte, provvedere ai diversi bisogni degli
uomini, tanto nel campo della vita sociale (cui appartengono
l'alimentazione, la salute, la educazione, il lavoro), quanto in
alcune circostanze particolari che sorgono qua e l: per esempio,
la necessit di aiutare la crescita generale delle nazioni in via
di sviluppo, o ancora il sollievo alle necessit dei profughi in
ogni parte del mondo, o degli emigrati e delle loro famiglie.
Le istituzioni internazionali, tanto universali che regionali gi
esistenti, si sono rese certamente benemerite del genere umano.
Esse rappresentano i primi sforzi per gettare le fondamenta
internazionali di tutta la comunit umana al fine di risolvere le
pi gravi questioni del nostro tempo: promuovere il progresso in
ogni luogo della terra e prevenire la guerra sotto qualsiasi
forma. In tutti questi campi, la Chiesa si rallegra dello spirito
di vera fratellanza che fiorisce tra cristiani e non cristiani, e
dello sforzo d'intensificare i tentativi intesi a sollevare
l'immane miseria.
85. La cooperazione internazionale sul piano economico
La solidariet attuale del genere umano impone anche che si
stabilisca una maggiore cooperazione internazionale in campo
economico. Se infatti quasi tutti i popoli hanno acquisito
l'indipendenza politica, si  tuttavia ancora lontani dal potere
affermare che essi siano liberati da eccessive ineguaglianze e da
ogni forma di dipendenza abusiva, e che sfuggano al pericolo di
gravi difficolt interne.
Lo sviluppo d'un paese dipende dalle sue risorse in uomini e in
denaro. Bisogna preparare i cittadini di ogni nazione, attraverso
l'educazione e la formazione professionale, ad assumere i diversi
incarichi della vita economica e sociale. A tal fine si richiede
l'opera di esperti stranieri, i quali nel prestare la loro
azione, si comportino non come padroni, ma come assistenti e
cooperatori. Senza profonde modifiche nei metodi attuali del
commercio mondiale, le nazioni in via di sviluppo non potranno
ricevere i sussidi materiali di cui hanno bisogno. Inoltre, altre
risorse devono essere loro date dalle nazioni progredite, sotto
forma di dono, di prestiti e d'investimenti finanziari: ci si
faccia con generosit e senza cupidigia, da una parte, e si
ricevano, dall'altra, con tutta onest.
Per instaurare un vero ordine economico mondiale, bisogner
rinunciare ai benefici esagerati, alle ambizioni nazionali, alla
bramosia di dominazione politica, ai calcoli di natura
militaristica e alle manovre tendenti a propagare e imporre
ideologie. Vari sono i sistemi economici e sociali proposti; 
desiderabile che gli esperti possano trovare in essi un
fondamento comune per un sano commercio mondiale. Ci sar pi
facile se ciascuno, rinunciando ai propri pregiudizi, si dispone
di buon grado a condurre un sincero dialogo.
86. Alcune norme opportune
In vista di questa cooperazione, sembra utile proporre le norme
seguenti:
a) Le nazioni in via di sviluppo tendano soprattutto ad
assegnare, espressamente e senza equivoci, come fine del
progresso la piena espansione umana dei cittadini. Si ricordino
che questo progresso trova innanzi tutto la sua origine e il suo
dinamismo nel lavoro e nella ingegnosit delle popolazioni
stesse, visto che esso deve sl far leva sugli aiuti esterni, ma,
prima di tutto, sulla valorizzazione delle proprie risorse nonch
sulla propria cultura e tradizione. In questa materia, quelli che
esercitano sugli altri maggiore influenza devono dare l'esempio.
b)  dovere gravissimo delle nazioni evolute di aiutare i popoli
in via di sviluppo ad adempiere i compiti sopraddetti. Perci
esse procedano a quelle revisioni interne, spirituali e
materiali, richieste da questa cooperazione universale. Cos
bisogna che negli scambi con le nazioni pi deboli e meno
fortunate abbiano riguardo al bene di quelle che hanno bisogno
per la loro stessa sussistenza dei proventi ricavati dalla
vendita dei propri prodotti.
c) Spetta alla comunit internazionale coordinare e stimolare lo
sviluppo, curando tuttavia di distribuire con la massima
efficacia ed equit le risorse a ci destinate. Salvo il
principio di sussidiariet, ad essa spetta anche di ordinare i
rapporti economici mondiali secondo le norme della giustizia.
Si fondino istituti capaci di promuovere e di regolare il
commercio internazionale, specialmente con le nazioni meno
sviluppate, e destinati pure a compensare gli inconvenienti che
derivano dall'eccessiva disuguaglianza di potere fra le nazioni.
Accanto all'aiuto tecnico, culturale e finanziario, un simile
ordinamento dovrebbe mettere a disposizione delle nazioni in via
di sviluppo le risorse necessarie ad ottenere una crescita
soddisfacente della loro economia.
d) In molti casi  urgente procedere a una revisione delle
strutture economiche e sociali. Ma bisogna guardarsi dalle
soluzioni tecniche premature, specialmente da quelle che, mentre
offrono all'uomo certi vantaggi materiali, si oppongono al suo
carattere spirituale e alla sua crescita. Poich " non di solo
pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio "
(Mt 4,4). Ogni parte della famiglia umana reca in s e nelle sue
migliori tradizioni qualcosa di quel tesoro spirituale che Dio ha
affidato all'umanit, anche se molti ignorano da quale fonte
provenga.
87. La cooperazione internazionale e l'accrescimento demografico
La cooperazione internazionale  indispensabile soprattutto
quando si tratta dei popoli che, fra le molte altre difficolt,
subiscono oggi in modo tutto speciale quelle derivanti da un
rapido incremento demografico.  urgente e necessario ricercare
come, con la cooperazione intera ed assidua di tutti, specie
delle nazioni pi favorite, si possa procurare e mettere a
disposizione dell'intera comunit umana quei beni che sono
necessari alla sussistenza e alla conveniente istruzione di
ciascuno. Alcuni popoli potrebbero migliorare seriamente le loro
condizioni di vita se, debitamente istruiti, passassero dai
vecchi metodi di agricoltura ai nuovi procedimenti tecnici di
produzione, applicandoli con la prudenza necessaria alla
situazione propria e se instaurassero inoltre un migliore ordine
sociale e attuassero una pi giusta distribuzione della propriet
terriera.
Nei limiti della loro competenza, i governi hanno diritti e
doveri per ci che concerne il problema demografico della
nazione; come, ad esempio, per quanto riguarda la legislazione
sociale e familiare, le migrazioni dalla campagna alle citt, o
quando si tratta dell'informazione relativa alla situazione e ai
bisogni del paese. Oggi gli animi sono molto agitati da questi
problemi. Si deve quindi sperare che cattolici competenti in
tutte queste materie, in particolare nelle universit, proseguano
assiduamente gli studi gi iniziati e li sviluppino maggiormente.
Poich molti affermano che l'accrescimento demografico nel mondo,
o almeno in alcune nazioni, debba essere frenato in maniera
radicale con ogni mezzo e con non importa quale intervento
dell'autorit pubblica, il Concilio esorta tutti ad astenersi da
soluzioni contrarie alla legge morale, siano esse promosse o
imposte pubblicamente o in privato. Infatti, in virt del diritto
inalienabile dell'uomo al matrimonio e alla generazione della
prole, la decisione circa il numero dei figli da mettere al mondo
dipende dal retto giudizio dei genitori e non pu in nessun modo
essere lasciata alla discrezione dell'autorit pubblica. Ma
siccome questo giudizio dei genitori suppone una coscienza ben
formata,  di grande importanza dare a tutti il modo di accedere
a un livello di responsabilit conforme alla morale e veramente
umano, nel rispetto della legge divina e tenendo conto delle
circostanze. Tutto ci esige un po' dappertutto un miglioramento
dei mezzi pedagogici e delle condizioni sociali, soprattutto una
formazione religiosa o almeno una solida formazione morale. Le
popolazioni poi siano opportunamente informate sui progressi
della scienza nella ricerca di quei metodi che potranno aiutare i
coniugi in materia di regolamentazione delle nascite, una volta
che sia ben accertato il valore di questi metodi e stabilito il
loro accordo con la morale.
88. Il compito dei cristiani nell'aiuto agli altri paesi
I cristiani cooperino volentieri e con tutto il cuore
all'edificazione dell'ordine internazionale, nel rispetto delle
legittime libert e in amichevole fraternit con tutti. Tanto pi
che la miseria della maggior parte del mondo  cos grande che il
Cristo stesso, nella persona dei poveri reclama come a voce alta
la carit dei suoi discepoli. Si eviti questo scandalo: mentre
alcune nazioni, i cui abitanti per la maggior parte si dicono
cristiani, godono d'una grande abbondanza di beni, altre nazioni
sono prive del necessario e sono afflitte dalla fame, dalla
malattia e da ogni sorta di miserie. Lo spirito di povert e
d'amore  infatti la gloria e il segno della Chiesa di Cristo.
Sono, pertanto, da lodare e da incoraggiare quei cristiani,
specialmente i giovani, che spontaneamente si offrono a
soccorrere gli altri uomini e le altre nazioni. Anzi spetta a
tutto il popolo di Dio, dietro la parola e l'esempio dei suoi
vescovi, sollevare, nella misura delle proprie forze, la miseria
di questi tempi; e ci, secondo l'antico uso della Chiesa,
attingendo non solo dal superfluo, ma anche dal necessario.
Le collette e la distribuzione dei soccorsi materiali, senza
essere organizzate in una maniera troppo rigida e uniforme,
devono farsi secondo un piano diocesano, nazionale e mondiale;
ovunque la cosa sembri opportuna, si far in azione congiunta tra
cattolici e altri fratelli cristiani. Infatti lo spirito di
carit non si oppone per nulla all'esercizio provvido e ordinato
dell'azione sociale e caritativa; anzi l'esige.  perci
necessario che quelli che vogliono impegnarsi al servizio delle
nazioni in via di sviluppo ricevano una formazione adeguata in
istituti specializzati.
89. Efficace presenza della Chiesa nella comunit internazionale
La Chiesa, in virt della sua missione divina, predica il Vangelo
e largisce i tesori della grazia a tutte le genti. Contribuisce
cos a rafforzare la pace in ogni parte del mondo, ponendo la
conoscenza della legge divina e naturale a solido fondamento
della solidariet fraterna tra gli uomini e tra le nazioni.
Perci la Chiesa dev'essere assolutamente presente nella stessa
comunit delle nazioni, per incoraggiare e stimolare gli uomini
alla cooperazione vicendevole. E ci, sia attraverso le sue
istituzioni pubbliche, sia con la piena e leale collaborazione di
tutti i cristiani animata dall'unico desiderio di servire a
tutti.
Per raggiungere questo fine in modo pi efficace, i fedeli
stessi, coscienti della loro responsabilit umana e cristiana,
dovranno sforzarsi di risvegliare la volont di pronta
collaborazione con la comunit internazionale, a cominciare dal
proprio ambiente di vita. Si abbia una cura particolare di
formare in ci i giovani, sia nell'educazione religiosa che in
quella civile.
90. La partecipazione dei cristiani alle istituzioni
internazionali
Indubbiamente una forma eccellente d'impegno per i cristiani in
campo internazionale  l'opera che si presta, individualmente o
associati, all'interno degli istituti gi esistenti o da
costituirsi, con il fine di promuovere la collaborazione tra le
nazioni. Inoltre, le varie associazioni cattoliche internazionali
possono servire in tanti modi all'edificazione della comunit dei
popoli nella pace e nella fratellanza. Perci bisogner
rafforzarle, aumentando il numero di cooperatori ben formati, con
i necessari sussidi e mediante un adeguato coordinamento delle
forze. Ai nostri giorni, infatti, efficacia d'azione e necessit
di dialogo esigono iniziative collettive. Per di pi simili
associazioni giovano non poco a istillare quel senso universale,
che tanto conviene ai cattolici, e a formare la coscienza di una
responsabilit e di una solidariet veramente universali.
Infine  auspicabile che i cattolici si studino di cooperare, in
maniera fattiva ed efficace, sia con i fratelli separati, i quali
pure fanno professione di carit evangelica, sia con tutti gli
uomini desiderosi della pace vera. Adempiranno cos debitamente
al loro dovere in seno alla comunit internazionale. Il Concilio,
poi, dinanzi alle immense sventure che ancora affliggono la
maggior parte del genere umano, ritiene assai opportuna la
creazione d'un organismo della Chiesa universale, al fine di
fomentare dovunque la giustizia e l'amore di Cristo verso i
poveri. Tale organismo avr per scopo di stimolare la comunit
cattolica a promuovere lo sviluppo delle regioni bisognose e la
giustizia sociale tra le nazioni.
                           CONCLUSIONE
91. Compiti dei singoli fedeli e delle Chiese particolari
Quanto viene proposto da questo santo Sinodo fa parte del tesoro
dottrinale della Chiesa e intende aiutare tutti gli uomini del
nostro tempo--sia quelli che credono in Dio, sia quelli che
esplicitamente non lo riconoscono -- affinch, percependo pi
chiaramente la pienezza della loro vocazione, rendano il mondo
pi conforme all'eminente dignit dell'uomo, aspirino a una
fratellanza universale poggiata su fondamenti pi profondi, e
possano rispondere, sotto l'impulso dell'amore, con uno sforzo
generoso e congiunto agli appelli pi pressanti della nostra
epoca.
Certo dinanzi alla immensa variet delle situazioni e delle forme
di civilt, questa presentazione non ha volutamente, in numerosi
punti, che un carattere del tutto generale; anzi, quantunque
venga presentata una dottrina gi comune nella Chiesa, siccome
non raramente si tratta di realt soggette a continua evoluzione,
l'insegnamento presentato qui dovr essere continuato ed
ampliato.
Tuttavia confidiamo che le molte cose che abbiamo esposto,
basandoci sulla parola di Dio e sullo spirito del Vangelo,
possano portare un valido aiuto a tutti, soprattutto dopo che i
cristiani, sotto la guida dei pastori, ne avranno portato a
compimento l'adattamento ai singoli popoli e alle varie
mentalit.
92. Il dialogo fra tutti gli uomini
La Chiesa, in forza della missione che ha di illuminare tutto il
mondo con il messaggio evangelico e di radunare in un solo
Spirito tutti gli uomini di qualunque nazione, razza e civilt,
diventa segno di quella fraternit che permette e rafforza un
sincero dialogo.
Ci esige che innanzitutto nella stessa Chiesa promuoviamo la
mutua stima, il rispetto e la concordia, riconoscendo ogni
legittima diversit, per stabilire un dialogo sempre pi fecondo
fra tutti coloro che formano l'unico popolo di Dio, che si tratti
dei pastori o degli altri fedeli cristiani. Sono pi forti
infatti le cose che uniscono i fedeli che quelle che li dividono;
ci sia unit nelle cose necessarie, libert nelle cose dubbie e
in tutto carit.
Il nostro pensiero si rivolge contemporaneamente ai fratelli e
alle loro comunit, che non vivono ancora in piena comunione con
noi, ma ai quali siamo uniti nella confessione del Padre, del
Figlio e dello Spirito Santo e dal vincolo della carit, memori
che l'unit dei cristiani  oggi attesa e desiderata anche da
molti che non credono in Cristo.
Quanto pi, in effetti, questa unit crescer nella verit e
nell'amore, sotto la potente azione dello Spirito Santo, tanto
pi essa diverr per il mondo intero un presagio di unit e di
pace. Perci, unendo le nostre energie ed utilizzando forme e
metodi sempre pi adeguati al conseguimento efficace di cos alto
fine, nel momento presente, cerchiamo di cooperare fraternamente,
in una conformit al Vangelo ogni giorno maggiore, al servizio
della famiglia umana che  chiamata a diventare in Cristo Ges la
famiglia dei figli di Dio.
Rivolgiamo anche il nostro pensiero a tutti coloro che credono in
Dio e che conservano nelle loro tradizioni preziosi elementi
religiosi ed umani, augurandoci che un dialogo fiducioso possa
condurre tutti noi ad accettare con fedelt gli impulsi dello
Spirito e a portarli a compimento con alacrit.
Per quanto ci riguarda, il desiderio di stabilire un dialogo che
sia ispirato dal solo amore della verit e condotto con la
opportuna prudenza, non esclude nessuno: n coloro che hanno il
culto di alti valori umani, bench non ne riconoscano ancora
l'autore, n coloro che si oppongono alla Chiesa e la
perseguitano in diverse maniere.
Essendo Dio Padre principio e fine di tutti, siamo tutti chiamati
ad essere fratelli. E perci, chiamati a una sola e identica
vocazione umana e divina, senza violenza e senza inganno,
possiamo e dobbiamo lavorare insieme alla costruzione del mondo
nella vera pace.
93. Un mondo da costruire e da condurre al suo fine
I cristiani, ricordando le parole del Signore: "in questo
conosceranno tutti che siete i miei discepoli, se vi amerete gli
uni gli altri" (Gv 13,35), niente possono desiderare pi
ardentemente che servire con maggiore generosit ed efficacia gli
uomini del mondo contemporaneo. Perci, aderendo fedelmente al
Vangelo e beneficiando della sua forza, uniti con tutti coloro
che amano e praticano la giustizia, hanno assunto un compito
immenso da adempiere su questa terra: di esso dovranno rendere
conto a colui che tutti giudicher nell'ultimo giorno.
Non tutti infatti quelli che dicono: " Signore, Signore ",
entreranno nel regno dei cieli, ma quelli che fanno la volont
del Padre e coraggiosamente agiscono. Perch la volont del Padre
 che in tutti gli uomini noi riconosciamo ed efficacemente
amiamo Cristo fratello, con la parola e con l'azione, rendendo
cos testimonianza alla verit, e comunichiamo agli altri il
mistero dell'amore del Padre celeste.
Cos facendo, risveglieremo in tutti gli uomini della terra una
viva speranza, dono dello Spirito Santo, affinch alla fine essi
vengano ammessi nella pace e felicit somma, nella patria che
risplende della gloria del Signore. " A colui che, mediante la
potenza che opera in noi, pu compiere infinitamente di pi di
tutto ci che noi possiamo domandare o pensare, a lui sia la
gloria nella Chiesa e in Cristo Ges, per tutte le generazioni
nei secoli dei secoli. Amen" (Ef 3,20-21).
