Fonte:   Enchiridion Vaticanum Vol. 1 - Doc. Concilio Vaticano II (1962-1965)
Autore:  Concilio Vaticano II
Luogo:   Roma (S. Pietro), 18 novembre 1965
Data:    1965/11/18

COSTITUZIONE DOGMATICA SULLA DIVINA RIVELAZIONE (DEI VERBUM)

INDICE
PROEMIO
CAPITOLO I  - LA RIVELAZIONE
Natura e oggetto della rivelazione           
Preparazione della rivelazione evangelica    
Cristo completa la rivelazione               
La Rivelazione va accolta con fede           
La verit rivelata                     
CAPITOLO II
LA TRASMISSIONE DELLA DIVINA RIVELAZIONE
Gli apostoli e i loro successori, araldi del vangelo   
La sacra tradizione                     
Mutua relazione tra la tradizione e la sacra scrittura 
Relazione della tradizione e della scrittura col magistero  
CAPITOLO III
L'ISPIRAZIONE DIVINA E L'INTERPRETAZIONE DELLA SACRA SCRITTURA
Ispirazione e verit nella sacra scrittura       
Come deve essere interpretata la sacra scrittura  
La "condiscendenza" della divina Sapienza       
CAPITOLO IV - IL VECCHIO TESTAMENTO
La storia della salvezza nell'antico testamento       
Importanza dell'antico testamento per i cristiani     
Unit dei due testamenti                    
CAPITOLO V - IL NUOVO TESTAMENTO
Eccellenza del nuovo testamento             
Origine apostolica dei vangeli              
Carattere storico dei vangeli               
Gli altri scritti del nuovo testamento      
CAPITOLO VI
LA SACRA SCRITTURA NELLA VITA DELLA CHIESA
La chiesa venera le sacre scritture             
Le tradizioni devono essere appropriate      
Impegno apostolico degli apostoli            
Importanza della sacra scrittura per la teologia 
Si raccomanda la lettura della sacra scrittura        
Conclusione                       

                             PROEMIO
1. In religioso ascolto della parola di Dio e proclamandola con
ferma fiducia, il santo Concilio fa sue queste parole di san
Giovanni: " Annunziamo a voi la vita eterna, che era presso il
Padre e si manifest a noi: vi annunziamo ci che abbiamo veduto
e udito, affinch anche voi siate in comunione con noi, e la
nostra comunione sia col Padre e col Figlio suo Ges Cristo " (1
Gv 1,2-3). Perci seguendo le orme dei Concili Tridentino e
Vaticano I, intende proporre la genuina dottrina sulla divina
Rivelazione e la sua trasmissione, affinch per l'annunzio della
salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri,
sperando ami.
                           CAPITOLO I
                         LA RIVELAZIONE
Natura e oggetto della Rivelazione
2. Piacque a Dio nella sua bont e sapienza rivelarsi in persona
e manifestare il mistero della sua volont (cfr. Ef 1,9),
mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto
carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi
partecipi della divina natura (cfr. Ef 2,18; 2 Pt 1,4). Con
questa Rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col 1,15; 1 Tm
1,17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr.
Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar 3,38),
per invitarli e ammetterli alla comunione con s. Questa economia
della Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi,
in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della
salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realt
significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e
illustrano il mistero in esse contenuto. La profonda verit, poi,
che questa Rivelazione manifesta su Dio e sulla salvezza degli
uomini, risplende per noi in Cristo, il quale  insieme i1
mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione.
Preparazione della Rivelazione evangelica
3. Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del
Verbo (cfr. Gv 1,3), offre agli uomini nelle cose create una
perenne testimonianza di s (cfr. Rm 1,19-20); inoltre, volendo
aprire la via di una salvezza superiore, fin dal principio
manifest se stesso ai progenitori. Dopo la loro caduta, con la
promessa della redenzione, li risollev alla speranza della
salvezza (cfr. Gn 3,15), ed ebbe assidua cura del genere umano,
per dare la vita eterna a tutti coloro i quali cercano la
salvezza con la perseveranza nella pratica del bene (cfr. Rm 2,6-
7). A suo tempo chiam Abramo, per fare di lui un gran popolo
(cfr. Gn 12,2); dopo i patriarchi ammaestr questo popolo per
mezzo di Mos e dei profeti, affinch lo riconoscesse come il
solo Dio vivo e vero, Padre provvido e giusto giudice, e stesse
in attesa del Salvatore promesso, preparando in tal modo lungo i
secoli la via all'Evangelo.
Cristo completa la Rivelazione
4. Dopo aver a pi riprese e in pi modi, parlato per mezzo dei
profeti, Dio " alla fine, nei giorni nostri, ha parlato a noi per
mezzo del Figlio" (Eb 1,1-2). Mand infatti suo Figlio, cio il
Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinch dimorasse
tra gli uomini e spiegasse loro i segreti di Dio (cfr. Gv 1,1-
18). Ges Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come "uomo
agli uomini ", " parla le parole di Dio " (Gv 3,34) e porta a
compimento l'opera di salvezza affidatagli dal Padre (cfr. Gv
5,36; 17,4). Perci egli, vedendo il quale si vede anche il Padre
(cfr. Gv 14,9), col fatto stesso della sua presenza e con la
manifestazione che fa di s con le parole e con le opere, con i
segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e la sua
risurrezione di tra i morti, e infine con l'invio dello Spirito
di verit, compie e completa la Rivelazione e la corrobora con la
testimonianza divina, che cio Dio  con noi per liberarci dalle
tenebre del peccato e della morte e risuscitarci per la vita
eterna. L'economia cristiana dunque, in quanto  l'Alleanza nuova
e definitiva, non passer mai, e non  da aspettarsi alcun'altra
Rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del
Signore nostro Ges Cristo (cfr. 1 Tm 6,14 e Tt 2,13).
Accogliere la Rivelazione con fede
5. A Dio che rivela  dovuta " l'obbedienza della fede" (Rm
16,26; cfr. Rm 1,5; 2 Cor 10,5-6), con la quale l'uomo gli si
abbandona tutt'intero e liberamente prestandogli " il pieno
ossequio dell'intelletto e della volont " e assentendo
volontariamente alla Rivelazione che egli fa. Perch si possa
prestare questa fede, sono necessari la grazia di Dio che
previene e soccorre e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il
quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi dello
spirito e dia " a tutti dolcezza nel consentire e nel credere
alla verit ". Affinch poi I intelligenza della Rivelazione
diventi sempre pi profonda, lo stesso Spirito Santo perfeziona
continuamente la fede per mezzo dei suoi doni.
Le verit rivelate
6. Con la divina Rivelazione Dio volle manifestare e comunicare
se stesso e i decreti eterni della sua volont riguardo alla
salvezza degli uomini, "per renderli cio partecipi di quei beni
divini, che trascendono la comprensione della mente umana ". Il
santo Concilio professa che " Dio, principio e fine di tutte le
cose, pu essere conosciuto con certezza con il lume naturale
dell'umana ragione a partire dalle cose create" (cfr. Rm 1,20);
ma insegna anche che  merito della Rivelazione divina se " tutto
ci che nelle cose divine non  di per s inaccessibile alla
umana ragione, pu, anche nel presente stato del genere umano,
essere conosciuto da tutti facilmente, con ferma certezza e senza
mescolanza d'errore ".
                           CAPITOLO II
            LA TRASMISSIONE DELLA DIVINA RIVELAZIONE
Gli apostoli e i loro successori, missionari del Vangelo
7. Dio, con somma benignit, dispose che quanto egli aveva
rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse per sempre
integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni. Perci Cristo
Signore, nel quale trova compimento tutta intera la Rivelazione
di Dio altissimo, ordin agli apostoli che l'Evangelo, prima
promesso per mezzo dei profeti e da lui adempiuto e promulgato di
persona venisse da loro predicato a tutti come la fonte di ogni
verit salutare e di ogni regola morale, comunicando cos ad essi
i doni divini. Ci venne fedelmente eseguito, tanto dagli
apostoli, i quali nella predicazione orale, con gli esempi e le
istituzioni trasmisero sia ci che avevano ricevuto dalla bocca
del Cristo vivendo con lui e guardandolo agire, sia ci che
avevano imparato dai suggerimenti dello spirito Santo, quanto da
quegli apostoli e da uomini a loro cerchia, i quali, per
ispirazione dello Spirito Santo, misero per scritto il messaggio
della salvezza.
Gli apostoli poi, affinch l'Evangelo si conservasse sempre
integro e vivo nella Chiesa, lasciarono come loro successori i
vescovi, ad essi " affidando il loro proprio posto di maestri ".
Questa sacra Tradizione e la Scrittura sacra dell'uno e
dell'altro Testamento sono dunque come uno specchio nel quale la
Chiesa pellegrina in terra contempla Dio, dal quale tutto riceve,
finch giunga a vederlo faccia a faccia, com'egli  (cfr. 1 Gv
3,2).
La sacra tradizione
8. Pertanto la predicazione apostolica, che  espressa in modo
speciale nei libri ispirati, doveva esser conservata con una
successione ininterrotta fino alla fine dei tempi. Gli apostoli
perci, trasmettendo ci che essi stessi avevano ricevuto,
ammoniscono i fedeli ad attenersi alle tradizioni che avevano
appreso sia a voce che per iscritto (cfr. 2 Ts 2,15), e di
combattere per quella fede che era stata ad essi trasmessa una
volta per sempre. Ci che fu trasmesso dagli apostoli, poi,
comprende tutto quanto contribuisce alla condotta santa del
popolo di Dio e all'incremento della fede; cos la Chiesa nella
sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e
trasmette a tutte le generazioni tutto ci che essa , tutto ci
che essa crede.
Questa Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa
con l'assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la
comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia
con la contemplazione e lo studio dei credenti che le meditano in
cuor loro (cfr. Lc 2,19 e 51), sia con la intelligenza data da
una pi profonda esperienza delle cose spirituali, sia per la
predicazione di coloro i quali con la successione episcopale
hanno ricevuto un carisma sicuro di verit. Cos la Chiesa nel
corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verit
divina, finch in essa vengano a compimento le parole di Dio.
Le asserzioni dei santi Padri attestano la vivificante presenza
di questa Tradizione, le cui ricchezze sono trasfuse nella
pratica e nella vita della Chiesa che crede e che prega.  questa
Tradizione che fa conoscere alla Chiesa l'intero canone dei libri
sacri e nella Chiesa fa pi profondamente comprendere e rende
ininterrottamente operanti le stesse sacre Scritture. Cos Dio,
il quale ha parlato in passato non cessa di parlare con la sposa
del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale
la viva voce dell'Evangelo risuona nella Chiesa e per mezzo di
questa nel mondo, introduce i credenti alla verit intera e in
essi fa risiedere la parola di Cristo in tutta la sua ricchezza
(cfr. Col 3,16).
Relazioni tra la Scrittura e la Tradizione
9. La sacra Tradizione dunque e la sacra Scrittura sono
strettamente congiunte e comunicanti tra loro. Poich ambedue
scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo
qual modo un tutto e tendono allo stesso fine. Infatti la sacra
Scrittura e a parola di Dio in quanto consegnata per iscritto per
ispirazione dello Spirito divino; quanto alla sacra Tradizione,
essa trasmette integralmente la paro a di Dio--affidata da Cristo
Signore e dallo Spirito Santo agli apostoli--ai loro successori,
affinch, illuminati dallo Spirito di verit, con la loro
predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la
diffondano; ne risulta cos che la Chiesa attinge la certezza su
tutte le cose rivelate non dalla sola Scrittura e che di
conseguenza l'una e l'altra devono essere accettate e venerate
con pari sentimento di piet e riverenza.
Relazioni della Tradizione e della Scrittura con tutta la chiesa
e con il magistero
10. La sacra tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un
solo sacro deposito della parola di Dio affidato alla Chiesa;
nell'adesione ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi
Pastori, persevera assiduamente nell'insegnamento degli apostoli
e nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nelle
orazioni (cfr. At 2,42 gr.), in modo che, nel ritenere, praticare
e professare la fede trasmessa, si stabilisca tra pastori e
fedeli una singolare unit di spirito.
L'ufficio poi d'interpretare autenticamente la parola di Dio,
scritta o trasmessa,  affidato al solo magistero vivo della
Chiesa, la cui autorit  esercitata nel nome di Ges Cristo. Il
quale magistero per non  superiore alla parola di Dio ma la
serve, insegnando soltanto ci che  stato trasmesso, in quanto,
per divino mandato e con l'assistenza dello Spirito Santo,
piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone
quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge
tutto ci che propone a credere come rivelato da Dio.
 chiaro dunque che la sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il
magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio,
sono tra loro talmente connessi e congiunti che nessuna di queste
realt sussiste senza le altre, e tutte insieme, ciascuna a modo
proprio, sotto l'azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono
efficacemente alla salvezza delle anime.
                          CAPITOLO III
                      L'ISPIRAZIONE DIVINA
            E L'INTERPRETAZIONE DELLA SACRA SCRITTURA
Ispirazione e verit della Scrittura
11. Le verit divinamente rivelate, che sono contenute ed
espresse nei libri della sacra Scrittura, furono scritte per
ispirazione dello Spirito Santo La santa madre Chiesa, per fede
apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia del
Vecchio che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perch
scritti per ispirazione dello Spirito Santo (cfr. Gv 20,31; 2 Tm
3,16); hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati
alla Chiesa per la composizione dei libri sacri, Dio scelse e si
serv di uomini nel possesso delle loro facolt e capacit ,
affinch, agendo egli in essi e per loro mezzo, scrivessero come
veri autori, tutte e soltanto quelle cose che egli voleva fossero
scritte.
Poich dunque tutto ci che gli autori ispirati o agiografi
asseriscono  da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, bisogna
ritenere, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano
con certezza, fedelmente e senza errore la verit che Dio, per la
nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle sacre Scritture.
Pertanto "ogni Scrittura divinamente ispirata  anche utile per
insegnare, per convincere, per correggere, per educare alla
giustizia, affinch l'uomo di Dio sia perfetto, addestrato ad
ogni opera buona".
Come deve essere interpretata la sacra Scrittura
12. Poich Dio nella sacra Scrittura ha parlato per mezzo di
uomini alla maniera umana, l'interprete della sacra Scrittura,
per capir bene ci che egli ha voluto comunicarci, deve ricercare
con attenzione che cosa gli agiografi abbiano veramente voluto
dire e a Dio  piaciuto manifestare con le loro parole.
Per ricavare l'intenzione degli agiografi, si deve tener conto
fra l'altro anche dei generi letterari. La verit infatti viene
diversamente proposta ed espressa in testi in vario modo storici,
o profetici, o poetici, o anche in altri generi di espressione. 
necessario adunque che l'interprete ricerchi il senso che
l'agiografo in determinate circostanze, secondo la condizione del
suo tempo e della sua cultura, per mezzo dei generi letterari
allora in uso, intendeva esprimere ed ha di fatto espresso. Per
comprendere infatti in maniera esatta ci che l'autore sacro
volle asserire nello scrivere, si deve far debita attenzione sia
agli abituali e originali modi di sentire, di esprimersi e di
raccontare vigenti ai tempi dell'agiografo, sia a quelli che nei
vari luoghi erano allora in uso nei rapporti umani.
Perci, dovendo la sacra Scrittura esser letta e interpretata
alla luce dello stesso Spirito mediante il quale  stata scritta,
per ricavare con esattezza il senso dei sacri testi, si deve
badare con non minore diligenza al contenuto e all'unit di tutta
la Scrittura, tenuto debito conto della viva tradizione di tutta
la Chiesa e dell'analogia della fede.  compito degli esegeti
contribuire, seguendo queste norme, alla pi profonda
intelligenza ed esposizione del senso della sacra Scrittura,
affinch mediante i loro studi, in qualche modo preparatori,
maturi il giudizio della Chiesa. Quanto, infatti,  stato qui
detto sul modo di interpretare la Scrittura,  sottoposto in
ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il
divino mandato e ministero di conservare e interpretare la parola
di Dio.
La " condiscendenza " della Sapienza divina
13. Nella sacra Scrittura dunque, restando sempre intatta la
verit e la santit di Dio, si manifesta l'ammirabile
condiscendenza della eterna Sapienza, " affinch possiamo
apprendere l'ineffabile benignit di Dio e a qual punto egli,
sollecito e provvido nei riguardi della nostra natura, abbia
adattato il suo parlare". Le parole di Dio infatti, espresse con
lingue umane, si son fatte simili al parlare dell'uomo, come gi
il Verbo dell'eterno Padre, avendo assunto le debolezze
dell'umana natura, si fece simile all'uomo.
                           CAPITOLO IV
                      IL VECCHIO TESTAMENTO
La storia della salvezza nei libri del Vecchio Testamento
14. Iddio, progettando e preparando nella sollecitudine del suo
grande amore la salvezza del genere umano, si scelse con
singolare disegno un popolo al quale affidare le promesse.
Infatti, mediante l'alleanza stretta con Abramo (cfr. Gn 15,18),
e per mezzo di Mos col popolo d'Israele (cfr. Es 24,8), egli si
rivel, in parole e in atti, al popolo che cos s'era acquistato
come l'unico Dio vivo e vero, in modo tale che Israele
sperimentasse quale fosse il piano di Dio con gli uomini e,
parlando Dio stesso per bocca dei profeti, lo comprendesse con
sempre maggiore profondit e chiarezza e lo facesse conoscere con
maggiore ampiezza alle genti (cfr. Sal 21,28-29; 95,1-3; Is 2,1-
4; Ger 3,17). L'economia della salvezza preannunziata, narrata e
spiegata dai sacri autori, si trova in qualit di vera parola di
Dio nei libri del Vecchio Testamento; perci questi libri
divinamente ispirati conservano valore perenne: " Quanto fu
scritto, lo  stato per nostro ammaestramento, affinch mediante
quella pazienza e quel conforto che vengono dalle Scritture
possiamo ottenere la speranza " (Rm 15,4).
Importanza del Vecchio Testamento per i cristiani
15. L'economia del Vecchio Testamento era soprattutto ordinata a
preparare, ad annunziare profeticamente (cfr. Lc 24,44; Gv 5,39;
1 Pt 1,10) e a significare con diverse figure (cfr. 1 Cor 10,11)
l'avvento di Cristo redentore dell'universo e del regno
messianico. I libri poi del Vecchio Testamento, tenuto conto
della condizione del genere umano prima dei tempi della salvezza
instaurata da Cristo, manifestano a tutti chi  Dio e chi 
l'uomo e il modo con cui Dio giusto e misericordioso agisce con
gli uomini. Questi libri, sebbene contengano cose imperfette e
caduche, dimostrano tuttavia una vera pedagogia divina. Quindi i
cristiani devono ricevere con devozione questi libri: in essi si
esprime un vivo senso di Dio; in essi sono racchiusi sublimi
insegnamenti su Dio, una sapienza salutare per la vita dell'uomo
e mirabili tesori di preghiere; in essi infine  nascosto il
mistero della nostra salvezza.
Unit dei due Testamenti
16. Dio dunque, il quale ha ispirato i libri dell'uno e
dell'altro Testamento e ne  l'autore, ha sapientemente disposto
che il Nuovo fosse nascosto nel Vecchio e il Vecchio fosse
svelato nel Nuovo. Poich, anche se Cristo ha fondato la Nuova
Alleanza nel sangue suo (cfr. Lc 22,20; 1 Cor 11,25), tuttavia i
libri del Vecchio Testamento, integralmente assunti nella
predicazione evangelica, acquistano e manifestano il loro pieno
significato nel Nuovo Testamento (cfr. Mt 5,17; Lc 24,27), che
essi a loro volta illuminano e spiegano.
                           CAPITOLO V
                       IL NUOVO TESTAMENTO
Eccellenza del Nuovo Testamento
17. La parola di Dio, che  potenza divina per la salvezza di
chiunque crede (cfr. Rm 1,16), si presenta e manifesta la sua
forza in modo eminente negli scritti del Nuovo Testamento. Quando
infatti venne la pienezza dei tempi (cfr. Gal 4,4), il Verbo si
fece carne ed abit tra noi pieno di grazia e di verit (cfr. Gv
1,14). Cristo stabil il regno di Dio sulla terra, manifest con
opere e parole il Padre suo e se stesso e port a compimento
l'opera sua con la morte, la risurrezione e la gloriosa
ascensione, nonch con l'invio dello Spirito Santo. Elevato da
terra, attira tutti a s (cfr. Gv 12,32 gr.), lui che solo ha
parole di vita eterna (cfr. Gv 6,68). Ma questo mistero non fu
palesato alle altre generazioni, come adesso  stato svelato ai
santi apostoli suoi e ai profeti nello Spirito Santo (cfr. Ef 3,4-
6, gr.), affinch predicassero l'Evangelo, suscitassero la fede
in Ges Cristo Signore e radunassero la Chiesa. Di tutto ci gli
scritti del Nuovo Testamento presentano una testimonianza perenne
e divina.
Origine apostolica dei Vangeli
18. A nessuno sfugge che tra tutte le Scritture, anche quelle del
Nuovo Testamento, i Vangeli possiedono una superiorit meritata,
in quanto costituiscono la principale testimonianza relativa alla
vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore. La
Chiesa ha sempre e in ogni luogo ritenuto e ritiene che i quattro
Vangeli sono di origine apostolica. Infatti, ci che gli apostoli
per mandato di Cristo predicarono, in seguito, per ispirazione
dello Spirito Santo, fu dagli stessi e da uomini della loro
cerchia tramandato in scritti che sono il fondamento della fede,
cio l'Evangelo quadriforme secondo Matteo, Marco, Luca e
Giovanni.
Carattere storico dei Vangeli
19. La santa madre Chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e
con la pi grande costanza che i quattro suindicati Vangeli, di
cui afferma senza esitazione la storicit, trasmettono fedelmente
quanto Ges Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini,
effettivamente oper e insegn per la loro eterna salvezza, fino
al giorno in cui fu assunto in cielo (cfr At 1,1-2). Gli apostoli
poi, dopo l'Ascensione del Signore, trasmisero ai loro
ascoltatori ci che egli aveva detto e fatto, con quella pi
completa intelligenza delle cose, di cui essi, ammaestrati dagli
eventi gloriosi di Cristo e illuminati dallo Spirito di verit,
godevano. E gli autori sacri scrissero i quattro Vangeli,
scegliendo alcune cose tra le molte che erano tramandate a voce o
gi per iscritto, redigendo un riassunto di altre, o spiegandole
con riguardo alla situazione delle Chiese, conservando infine il
carattere di predicazione, sempre per in modo tale da riferire
su Ges cose vere e sincere. Essi infatti, attingendo sia ai
propri ricordi sia alla testimonianza di coloro i quali " fin dal
principio furono testimoni oculari e ministri della parola ",
scrissero con l'intenzione di farci conoscere la " verit " (cfr.
Lc 1,2-4) degli insegnamenti che abbiamo ricevuto.
Gli altri scritti del Nuovo Testamento
20. Il canone del Nuovo Testamento, oltre i quattro Vangeli,
contiene anche le lettere di san Paolo ed altri scritti
apostolici, composti per ispirazione dello Spirito Santo; questi
scritti, per sapiente disposizione di Dio, confermano tutto ci
che riguarda Cristo Signore, spiegano ulteriormente la sua
dottrina autentica, fanno conoscere la potenza salvifica
dell'opera divina di Cristo, narrano gli inizi della Chiesa e la
sua mirabile diffusione nel mondo e preannunziano la sua gloriosa
consumazione. Il Signore Ges, infatti, assist i suoi apostoli
come aveva promesso (cfr. Mt 28,20) e invi loro lo Spirito
consolatore, il quale doveva introdurli nella pienezza della
verit (cfr. Gv 16,13).
                           CAPITOLO VI
           LA SACRA SCRITTURA NELLA VITA DELLA CHIESA
Importanza della sacra Scrittura per la Chiesa
21. La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha
fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai,
soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita
dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di
porgerlo ai fedeli. Insieme con la sacra Tradizione, ha sempre
considerato e considera le divine Scritture come la regola
suprema della propria fede; esse infatti, ispirate come sono da
Dio e redatte una volta per sempre, comunicano immutabilmente la
parola di Dio stesso e fanno risuonare nelle parole dei profeti e
degli apostoli la voce dello Spirito Santo.  necessario dunque
che la predicazione ecclesiastica, come la stessa religione
cristiana, sia nutrita e regolata dalla sacra Scrittura. Nei
libri sacri, infatti, il Padre che  nei cieli viene con molta
amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con
essi; nella parola di Dio poi  insita tanta efficacia e potenza,
da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della
Chiesa la forza della loro fede, il nutrimento dell'anima, la
sorgente pura e perenne della vita spirituale. Perci si deve
riferire per eccellenza alla sacra Scrittura ci che  stato
detto: "viva ed efficace  la parola di Dio " (Eb 4,12), " che ha
il potere di edificare e dare l'eredit con tutti i santificati"
(At 20,32; cfr. 1 Ts 2,13).
Necessit di traduzioni appropriate e corrette
22.  necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla sacra
Scrittura. Per questo motivo, la Chiesa fin dagli inizi fece sua
l'antichissima traduzione greca del Vecchio Testamento detta dei
Settanta, e ha sempre in onore le altre versioni orientali e le
versioni latine, particolarmente quella che  detta Volgata.
Poich, per, la parola di Dio deve essere a disposizione di
tutti in ogni tempo, la Chiesa cura con materna sollecitudine che
si facciano traduzioni appropriate e corrette nelle varie lingue,
di preferenza a partire dai testi originali dei sacri libri. Se,
per una ragione di opportunit e col consenso dell'autorit della
Chiesa, queste saranno fatte in collaborazione con i fratelli
separati, potranno essere usate da tutti i cristiani.
Impegno apostolico degli studiosi
23. La sposa del Verbo incarnato, la Chiesa, ammaestrata dallo
Spirito Santo, si preoccupa di raggiungere una intelligenza
sempre pi profonda delle sacre Scritture, per poter nutrire di
continuo i suoi figli con le divine parole; perci a ragione
favorisce anche lo studio dei santi Padri d'Oriente e d'Occidente
e delle sacre liturgie. Gli esegeti cattolici poi, e gli altri
cultori di sacra teologia, collaborando insieme con zelo, si
adoperino affinch, sotto la vigilanza del sacro magistero,
studino e spieghino con gli opportuni sussidi le divine Lettere,
in modo che il pi gran numero possibile di ministri della divina
parola siano in grado di offrire con frutto al popolo di Dio
l'alimento delle Scritture, che illumina la mente, corrobora le
volont e accende i cuori degli uomini all'amore di Dio l Il
santo Concilio incoraggia i figli della Chiesa che coltivano le
scienze bibliche, affinch, con energie sempre rinnovate,
continuino fino in fondo il lavoro felicemente intrapreso con un
ardore totale e secondo il senso della Chiesa.
Importanza della sacra Scrittura per la teologia
24. La sacra teologia si basa come su un fondamento perenne sulla
parola di Dio scritta, inseparabile dalla sacra Tradizione; in
essa vigorosamente si consolida e si ringiovanisce sempre,
scrutando alla luce della fede ogni verit racchiusa nel mistero
di Cristo. Le sacre Scritture contengono la parola di Dio e,
perch ispirate, sono veramente parola di Dio, sia dunque lo
studio delle sacre pagine come l'anima della sacra teologia.
Anche il ministero della parola, cio la predicazione pastorale,
la catechesi e ogni tipo di istruzione cristiana, nella quale
l'omelia liturgica deve avere un posto privilegiato, trova in
questa stessa parola della Scrittura un sano nutrimento e un
santo vigore.
Si raccomanda la lettura della sacra Scrittura
25. Perci  necessario che tutti i chierici, principalmente i
sacerdoti e quanti, come i diaconi o i catechisti, attendono
legittimamente al ministero della parola, conservino un contatto
continuo con le Scritture mediante una lettura spirituale assidua
e uno studio accurato, affinch non diventi " un vano predicatore
della parola di Dio all'esterno colui che non l'ascolta dentro di
s", mentre deve partecipare ai fedeli a lui affidati le
sovrabbondanti ricchezze della parola divina, specialmente nella
sacra liturgia. Parimenti il santo Concilio esorta con ardore e
insistenza tutti i fedeli, soprattutto i religiosi, ad apprendere
" la sublime scienza di Ges Cristo " (Fil 3,8) con la frequente
lettura delle divine Scritture. " L'ignoranza delle Scritture,
infatti,  ignoranza di Cristo ". Si accostino essi volentieri al
sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia, che  impregnata
di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo
delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi, che con
l'approvazione e a cura dei pastori della Chiesa, lodevolmente
oggi si diffondono ovunque. Si ricordino per che la lettura
della sacra Scrittura dev'essere accompagnata dalla preghiera,
affinch si stabilisca il dialogo tra Dio e l'uomo; poich
"quando preghiamo, parliamo con lui; lui ascoltiamo, quando
leggiamo gli oracoli divini ". Compete ai vescovi, "depositari
della dottrina apostolica ", ammaestrare opportunamente i fedeli
loro affidati sul retto uso dei libri divini, in modo particolare
del Nuovo Testamento e in primo luogo dei Vangeli, grazie a
traduzioni dei sacri testi; queste devono essere corredate delle
note necessarie e veramente sufficienti, affinch i figli della
Chiesa si familiarizzino con sicurezza e profitto con le sacre
Scritture e si imbevano del loro spirito. Inoltre, siano
preparate edizioni della sacra Scrittura fornite di idonee
annotazioni, ad uso anche dei non cristiani e adattate alla loro
situazione; sia i pastori d'anime, sia i cristiani di qualsiasi
stato avranno cura di diffonderle con zelo e prudenza.
Conclusione
26. In tal modo dunque, con la lettura e lo studio dei sacri
libri " la parola di Dio compia la sua corsa e sia glorificata"
(2 Ts 3,1), e il tesoro della rivelazione, affidato alla Chiesa,
riempia sempre pi il cuore degli uomini. Come dall'assidua
frequenza del mistero eucaristico si accresce la vita della
Chiesa, cos  lecito sperare nuovo impulso alla vita spirituale
dall'accresciuta venerazione per la parola di Dio, che "permane
in eterno" (Is 40,8; cfr. 1 Pt 1,23-25).
18 novembre 1965
