Fernando Colombo
Historie del S.D.FERNANDO COLOMBO; Nelle quali s'ha particolare, et vera relazione della vita, et de' fatti dell'Ammiraglio D.Christoforo Colombo, suo padre; Et dello scoprimento, ch'egli fece delle Indie Occidentali, dette Nuovo Mondo, hora possedute dal Sereniss. Re Catolico: Nuovamente di Lingua Spagnuola tradotte nell'Italiana dal S.Alfonso Ulloa. Con Privilegio. In Venetia, MDLXXI. Appresso Francesco de' Franceschi Sanese.
 
Questo e-book  stato realizzato anche grazie al sostegno di:
E-text
Editoria, Web design, Multimedia
http://www.e-text.it/

QUESTO E-BOOK:

TITOLO: Historie del S.D.FERNANDO COLOMBO; Nelle quali s'ha particolare, et vera relazione della vita, et de' fatti dell'Ammiraglio D.Christoforo Colombo, suo padre; Et dello scoprimento, ch'egli fece delle Indie Occidentali, dette Nuovo Mondo, hora possedute dal Sereniss. Re Catolico: Nuovamente di Lingua Spagnuola tradotte nell'Italiana dal S.Alfonso Ulloa. Con Privilegio. In Venetia, MDLXXI. Appresso Francesco de' Franceschi Sanese.
AUTORE: Colombo, Fernando
NOTE: 

DIRITTI D'AUTORE: no

LICENZA: questo testo  distribuito con la licenza
 specificata al seguente indirizzo Internet:
 http://www.liberliber.it/biblioteca/licenze/

TRATTO DA: La vita e i viaggi di Cristoforo Colombo,
	   a cura di Rinaldo caddeo, traduzione di
	   Alfonso Ulloa, Fasani editore, 1945,
	   collana Cosmos

CODICE ISBN: informazione non disponibile

1a EDIZIONE ELETTRONICA DEL: 16 dicembre 1998

INDICE DI AFFIDABILITA': 1
  0: affidabilit bassa
  1: affidabilit media
  2: affidabilit buona
  3: affidabilit ottima

ALLA EDIZIONE ELETTRONICA HANNO CONTRIBUITO:
Benedetto di Salle, ubimaior@tin.it

REVISIONE:
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it

Informazioni sul "progetto Manuzio"
Il "progetto Manuzio"  una iniziativa dell'associazione culturale Liber Liber. Aperto a chiunque voglia collaborare, si pone come scopo la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito Internet: http://www.liberliber.it/

Aiuta anche tu il "progetto Manuzio"
Se questo "libro elettronico"  stato di tuo gradimento, o se condividi le finalit del "progetto Manuzio", invia una donazione a Liber Liber. Il tuo sostegno ci aiuter a far crescere ulteriormente la nostra biblioteca. Qui le istruzioni: http://www.liberliber.it/sostieni/



Historie del S.D.FERNANDO COLOMBO; Nelle quali
s'ha particolare, et vera relatione della vita,
et de' fatti dell'Ammiraglio D.Christoforo Colombo,
suo padre; Et dello scoprimento, ch'egli fece delle
Indie Occidentali, dette Nuovo Mondo, hora possedute
dal Sereniss. Re Catolico: Nuovamente di Lingua
Spagnuola tradotte nell'Italiana dal S.Alfonso
Ulloa. Con Privilegio. In Venetia, MDLXXI. Appresso
Francesco de' Franceschi Sanese."


CAPITOLO I

Della patria, origine, e nome dell'ammiraglio Cristoforo Colombo. 

Siccome una delle principali cose che appartengono alla storia di ogni uomo savio  che si sappia la sua patria e origine perch sogliono esser pi stimati quelli che da grandi citt e da generosi progenitori procedono, alcuni volevano che io mi occupassi in dichiarare e dire come l'Ammiraglio procedette di sangue illustre, ancorch i suoi padri per malvagit della fortuna fossero venuti a grande necessit e bisogno, e che avessi mostrato come procedevano da quel Colone di cui Cornelio Tacito nel principio del duodecimo libro della sua opera dice che condusse prigione in Roma il re Mitridate, per lo che dice che a Colone furono date dal Popolo Romano la dignit consolari, e le aquile, e tribunale, o tenda consolare. E volevano che io facessi gran conto di quei due illustri Coloni suoi parenti, dei quali il Sabellico descrive una gran vittoria ottenuta contro i Veneziani, secondo che nel quinto capitolo sar da noi raccontato. Ma io mi ritrassi da questa fatica, credendo ch'egli fosse stato eletto dal nostro Signore per una cos gran cosa qual fu quella che fece, e perch aveva ad essere cos vero apostolo suo quanto in effetto fu, volle che in questo caso imitasse gli altri i quali, per pubblicare il loro nome da mari e da riviere egli elesse, e non gi da altezze e da palagi, e che imitasse lui stesso, ch'essendo i suoi maggiori del regal sangue di Gerusalemme, gli piacque che i suoi genitori fossero men conosciuti. Di modo che, quanto atta fu la sua persona e adorna di tutto quello che per cos gran fatto conveniva, tanto la sua patria e origine volle che fosse men certa e conosciuta. 
Per lo che alcuni che in una certa maniera pensano di oscurare la sua fama, dicono che fu di Nervi, altri che di Cugureo [Cogoleto], e altri che di Bugiasco [Bogliasco], che tutti sono luoghi piccoli presso alla citt di Genova e nella sua stessa riviera, ed altri, che vogliono esaltarlo di pi, dicono che era savonese, e altri genovese: e ancora quelli che pi salgono sopra il vento, lo fanno di Piacenza, nella qual citt sono alcune onorate persone della sua famiglia, e sepolture con armi, e lettere di Colombo, perch in effetto questo era gi l'usato cognome dei suoi maggiori ancorch egli, conforme alla patria dove and ad abitare e a cominciar nuovo stato, lim il vocabolo acci che avesse conformit con l'antico, e distinse quelli che da esso discendessero da tutti gli altri che erano collaterali, e cos si chiam Coln. 
Considerato questo, mi mossi a credere che, siccome la maggior parte delle sue cose furono operate per alcun mistero, cos quello che tocca alla variet di cotal nome e cognome non avvenne senza mistero. Molti nomi potremmo addurre in esempio, che non senza occulta causa furono posti per indizio dell'effetto che aveva a provenire, siccome in quello che tocca a colui di cui fu pronosticata la maraviglia e novit di quello che fece. Perch, se abbiamo riguardo al cognome comune dei suoi maggiori, diremo che veramente fu colombo, in quanto port la grazia dello Spirito Santo a quel nuovo mondo che egli scopr, mostrando, secondo che nel battesimo di San Giovanni Battista lo Spirito Santo in figura di colomba mostr, qual era il figliuolo diletto di Dio, che ivi non si conosceva, e perch sopra le acque dell'Oceano medesimamente port, come la colomba di No, l'olivo e l'olio del battesimo per l'unione e pace che quelle genti con la chiesa dovevano avere, poich erano rinchiuse nell'arca delle tenebre e confusione. E per conseguenza gli venne a proposito il cognome di Coln, che ritorn a rinnovare, poich in greco vuol dire membro, acci che, essendo il suo proprio nome Cristoforo, si sapesse di chi era membro, cio di Cristo, per cui a salute di quelle genti egli aveva ad esser mandato. Ed appresso, se cotal suo nome noi vogliamo ridurre alla pronuncia latina, ch' Christophorus Colonus, diremo che, siccome si dice che San Cristoforo ebbe quel nome perch passava Cristo per le profondit delle acque con tanto pericolo, onde fu detto Cristoforo, e siccome portava e conduceva le genti, le quali alcun altro non sarebbe bastato a passare, cos l'Ammiraglio, che fu Christophorus Colonus, chiedendo a Cristo il suo aiuto, e che l'aiutasse in quel pericolo del suo passaggio, pass lui e i suoi ministri acci che facessero quelle genti indiane coloni, e abitatori della chiesa trionfante dei cieli, poich egli  da credere che molte anime, le quali Satanasso sperava di godere, non essendovi chi le passasse per quell'acqua del battesimo, da lui siano state fatte coloni e abitatrici della eterna gloria del Paradiso. 

CAPITOLO II

Chi fossero il padre e la madre dell'ammiraglio, e le qualit loro; e la falsa relazione che un certo Giustiniano fa dell'esercizio suo, prima che acquistasse il titolo d'ammiraglio. 

Lasciando ora l'etimologia, o derivazione e significato del nome dell'Ammiraglio, e ritornando alle qualit e persone dei suoi genitori, dico che, quantunque essi fossero buoni in virt, essendo per cagione delle guerre e parzialit della Lombardia ridotti a bisogno e povert, non trovo come vivessero e abitassero, avvenga che lo stesso Ammiraglio in una lettera dica che il suo traffico e dei suoi maggiori fu sempre per mare. Di che per meglio certificarmi, passando io per Cugureo [Cogoleto], procurai di avere informazioni di due fratelli Colombi, che erano i pi ricchi di quel castello, e si diceva ch'erano alquanto suoi parenti: ma, perch il men vecchio passava i cento anni, non seppero darmi notizia di ci. N credo che per questa cagione ritorna minor gloria a noi, che dal sangue suo procediamo, perch io ho per meglio che tutta la gloria a noi venga dalla persona di lui che andar cercando se fu mercatante suo padre, o se andava alla caccia con falconi, poich di cotali mille furono sempre in ogni luogo la cui memoria al terzo giorno fra i suoi stessi vicini e parenti fece corso e per senza che si sappia se furono vivi. E per io stimo che men possa illustrarmi la chiarezza e nobilt loro della gloria che mi viene da un cos fatto padre. E poich per i suoi chiari fatti egli non ebbe bisogno delle ricchezze dei suoi predecessori (le quali, siccome anche la povert, non sono ruote della virt, ma della fortuna), almeno per cotal suo nome e valore doveva essere nel trattar della sua professione levato dagli scrittori fuor dei meccanici e di coloro che esercitano arti manuali. 
Il che per volendo alcuno affermare, fondato sopra quel che scrive un certo Agostino Giustiniano in una sua cronaca, dico ch'io non mi porr altrimenti a negar ci, chiedendo termine o modo per provare con testimoni il contrario, poich, siccome per chiarezza e verificazione d'una cosa che oramai non  in memoria degli uomini, non fa fede n  evangelo quello che il Giustiniano ne scrive, cos non farebbe fede che io dicessi aver da mille inteso il contrario. N voglio mostrare la sua falsit con le storie degli altri che di don Cristoforo hanno scritto, ma con le scritture e col testimonio di questo medesimo autore, in cui si verifica quel proverbio che dice: Mendacem oportet esse memorem, cio che il bugiardo deve aver memoria, perch s'egli ne  privo, contraddir a quel che avanti disse e afferm, siccome il Giustiniano fece in questo caso dicendo in una sua comparazione delle quattro lingue sopra il Salterio in quel verso, In omnem terram exivit sonus eorum, cosiffatte parole: Questo Cristoforo Colombo, avendo nei suoi teneri anni imparati i principii delle lettere, poich fu in et adulta si diede all'arte del navigare, e se n'and in Lisbona in Portogallo, dove impar la cosmografia, e gli fu insegnata da un suo fratello, che quivi faceva carte da navigare; con la qual cosa, e con quel che ragionava con quelli che andavano a san Giorgio della Mina di Portogallo in Africa, e con quel che egli aveva letto nei cosmografi, si pens di potere andare a queste terre che egli scopr. 
Per le quali parole manifesta cosa  ch'egli non esercit arte meccanica o manuale, poich dice che impieg la puerizia in imparar lettere, e la giovent nella navigatoria e cosmografia e la sua maggiore et in scoprimenti. Di modo che lo stesso Giustiniano si convince di falso storico e si fa conoscere per inconsiderato, o parziale, o maligno conterraneo perch, parlando egli di una segnalata persona, e che apport tanto onore alla patria, di cui lo stesso Giustiniano si fece cronista e scrittore delle sue storie, ancorch i padri dell'Ammiraglio fossero stati persone vili era pi onesto che egli parlasse della sua origine con quelle parole, che altri autori in tal caso usano, dicendo Humili loco, seu a parentibus pauperrimis ortus, che metter parole ingiuriose, come in detto Salterio egli mise, riportandole poi nella sua cronaca con chiamarlo falsamente meccanico: che, se anche non si fosse contraddetto, la ragione stessa manifestava che un uomo il quale in alcun'arte manuale e mestiere fosse occupato, aveva da nascere e invecchiarsi in quello per impararlo perfettamente e che non sarebbe egli andato errando dalla sua giovent per tante terre, come altres non avrebbe appreso tante lettere n tanta scienza quanta le sue opere mostrano che egli ebbe, specialmente nelle quattro pi principali scienze che si ricercano per fare quel che egli fece: che sono astrologia, cosmografia, geometria e navigatoria. Ma non  da maravigliarsi che il Giustiniano in questo caso, che  occulto, ardisca a non dire il vero, poich nelle cose molto chiare del suo scoprimento e navigazione in mezzo foglio di carta, che in detto Salterio scrisse, mise pi di dodici bugie, le quali io toccher con brevit, non distendendomi in dargli risposta per non interrompere il filo della storia, poich per il corso di essa e per quello che di ci altri scrivono si comprover la falsit di quel che egli disse. 
La prima adunque , che l'Ammiraglio and a Lisbona ad imparare la cosmografia da un suo fratello che quivi aveva: il che  il contrario, perch egli abitava in quella citt avanti, ed insegn al fratello quel che quegli seppe. 
La seconda falsit , che come prima egli venne in Castiglia, accettarono i cattolici re Ferdinando e Isabella la sua proposta; [ben  vero, in contrario, che questi principi accettarono la sua proposta solo] dopo sette anni che fu loro fatta da lui, fuggendola tutti. 
La terza falsit , che egli and a scoprire con due navigli, il che non  vero, perch furono tre caravelle quelle che egli men. 
La quarta, che la prima isola da lui scoperta fu la Spagnola: e nondimeno fu Guanahan, la quale l'Ammiraglio chiam San Salvatore. 
La quinta falsit , che la stessa isola Spagnola era di cannibali, uomini che mangiano carne umana: e il vero  che gli abitatori furono da lui trovati la miglior gente e la pi civile che in quelle parti si trovi. 
La sesta falsit , ch'egli prese combattendo la prima canoa, o barca degli Indiani, che vide; e in contrario si trova ch'egli in quel primo viaggio non ebbe guerra con alcun Indiano: anzi fu con loro in pace e in amicizia fino al giorno della sua partita dalla Spagnola. 
La settima falsit , che egli ritorn per le isole Canarie: il qual viaggio non  proprio del ritorno di questi navigli. 
L'ottava cosa falsa , che da quell'isola sped un messo ai serenissimi re sopraddetti: e pure  vero ch'egli (come s' gi detto) non si accost prima a questa, e fu egli medesimo il messo. 
La nona cosa falsamente scritta , che nel secondo viaggio egli ritorn con dodici navi: ed  chiaro che furono diciassette. 
La decima bugia,  ch'egli giunse alla Spagnola in venti d: il quale spazio di tempo  brevissimo per giungere alle prime isole, ed egli non vi and in due mesi, e and alle altre molto avanti. 
L'undecima , che subito con due navigli discese alla Spagnola: e si sa che tre furono quelli che egli condusse, per andare a Cuba dalla Spagnola. 
La duodecima falsit scritta dal Giustiniano , che la Spagnola dista quattro ore dalla Spagna; e l'Ammiraglio pi di cinque ne conta. 
E, oltre a ci, per aggiungere alle dodici la tredicesima, dice che il fine occidentale di Cuba dista sei ore dalla Spagnola, mettendo pi cammino dalla Spagnola a Cuba di quello ch' dalla Spagna alla Spagnola. Dimodoch dalla poca diligenza e trascuraggine ch'egli us in informarsi e scrivere il vero di quel che s'appartiene a queste cose cos chiare, si pu conoscere come anche si sia informato di quel che era tanto ascoso; onde egli stesso si contraddisse, secondo che si  veduto. 
Ma lasciando questa differenza da parte, con la quale io penso di aver ormai attediati i lettori, diremo solamente che per i molti errori e falsit che in detta storia e nel Salterio del Giustiniano si trovano, la Signoria di Genova, considerata la falsit della sua scrittura, ha messo pena a coloro che questa sua storia avranno o leggeranno, e con gran diligenza ha mandato a cercarla in ogni luogo dove  stata mandata, acci che per pubblico decreto sia cancellata ed estinta. Per io torner al principale nostro intento concludendo col dire che l'Ammiraglio fu uomo di lettere e di grande esperienza e che non spese il tempo in cose manuali, n in arte meccanica, come la grandezza e perpetuit dei suoi maravigliosi fatti ricercavano, e metter fine a questo capitolo con quel ch'egli scrisse in una sua lettera alla nutrice del principe don Giovanni di Castiglia con tali parole: 
Io non sono il primo ammiraglio della mia famiglia: mettanmi pure il nome che vorranno, che in ultimo David, re sapientissimo, fu guardiano di pecore, e poi fu fatto re di Gerusalemme; e io servo sono di quello stesso Signore che mise lui in tale stato. 

CAPITOLO III

La disposizione del corpo dell'Ammiraglio, e le scienze apprese da lui. 

L'Ammiraglio fu uomo di ben formata e pi che mediocre statura, di volto lungo e di guance un poco alte, senza che declinasse a grasso o macilento. Aveva il naso aquilino, e gli occhi bianchi, ed era bianco e acceso di vivo colore. Nella sua giovent ebbe i capelli biondi, bench giunto che fu ai trent'anni, tutti gli divennero bianchi. Nel mangiare e nel bere, e anche nell'adornamento della sua persona fu molto continente e modesto. Con gli estranei fu di conversazione affabile, e coi domestici molto piacevole, ma con modesta e piacevole gravit. Delle cose della religione fu tanto osservante, che in digiuni e in dir tutto l'officio canonico poteva essere stimato professo nella religione. E fu tanto nemico dei giuramenti e bestemmie, che io giuro che mai non lo sentii giurare altro giuramento che per San Fernando: e, quando pi adirato si ritrovava con alcuno, la sua riprensione era dirgli, vi dono a DIO, perch faceste, o diceste questo. E se alcuna cosa aveva da scrivere, non provava la penna senza prima scrivere queste parole, IESUS cum MARIA sit nobis in via; e di tal carattere di lettera, che con solo quello si poteva guadagnare il pane. 
Ma lasciando le altre particolarit dei suoi fatti e costumi che nel corso della storia potranno essere a suo tempo scritti, passiamo a raccontare la scienza a cui egli pi si diede. Dico adunque che nella sua piccola et impar lettere, e studi in Pavia tanto che gli bastava per intendere i cosmografi, alla cui lezione fu molto affezionato, per il qual rispetto ancora si diede all'astrologia e alla geometria perch queste scienze sono in tal maniera concatenate, che l'una non pu star senza l'altra, e ancora, perch Tolomeo nel principio della sua Cosmografia dice che niuno pu esser buon cosmografo se ancora non sar pittore, partecip ancora del disegno, per piantar terre e formar i corpi cosmografici in piano e in tondo. 

CAPITOLO IV

Gli esercizi nei quali si occup l'Ammiraglio avanti che venisse in Ispagna. 

Ora l'Ammiraglio, avendo cognizione delle dette scienze, cominci ad attendere al mare, e a fare alcuni viaggi in Levante e in Ponente dei quali, e di molte altre cose di quei primi d, io non ho piena notizia perch egli venne a morte a tempo che io non aveva tanto ardire o pratica, per la riverenza filiale, che io ardissi di richiederlo di cotali cose o, per parlar pi veramente, allora mi ritrovava io, come giovane, molto lontano da cotal pensiero. Ma in una lettera, che egli scrisse l'anno 1501 ai serenissimi Re Cattolici, ai quali non avrebbe avuto ardire di scrivere pi di quello che la verit ricercava, dice le seguenti parole: 
Serenissimi Principi, di et molto tenera io entrai in mare navigando, e vi ho continuato fino ad oggi. La stessa arte inclina chi la segue a desiderar di sapere i secreti di questo mondo. Son pi di quarant'anni che io seguo questa pratica; e tutti i mari che oggi si navigano, io li ho percorsi. Relazioni e conversazioni ha intrattenuto con gente saggia, cos ecclesiastici come secolari, Latini e Greci, Giudei e Mori, e con molti altri di altre sette. E a questo mio desiderio trovai il nostro Signore molto propizio; e perci ebbi da lui spirito di intelligenza. Della navigatoria mi fece molto intendente, di astrologia mi diede quel che bastava, e cos di geometria e d'aritmetica. L'animo mi don ingegnoso, e le mani atte a disegnar questa sfera, e in essa le citt, i monti, i fiumi, le isole e i porti tutti nel loro convenevole sito. In questo tempo io ho veduto e messo studio in vedere tutti i libri di cosmografia, di storia e di filosofia e d'altre scienze, di modo che il nostro Signore apr l'intelletto con mano palpabile a me acci ch'io navighi di qua alle Indie, e mi fece volonterosissimo di mandar ci ad esecuzione. Del quale ardor pieno io venni alle Altezze vostre. Tutti quelli che intesero della mia impresa, con burla e scherno la negavano. Tutte le scienze che io ho ricordato non mi giovarono, n le autorit loro. Nelle Altezza vostre solamente rimase la fede e la costanza. 
E in un'altra lettera che egli scrisse dalla Spagnola nel mese di gennaio l'anno 1495 ai re Cattolici raccontando loro le variet e gli errori che sogliono trovarsi nelle rotte e pilotaggi, dice: A me avvenne che il re Reinel, il quale Dio ha appresso di s, mi mand a Tunisi perch'io prendessi la galeazza Fernandina; e, giunto presso all'isola di San Pietro in Sardegna, mi fu detto che erano con detta galeazza due navi e una carraca, per la qual cosa si turb la gente che era meco, e deliberarono di non passar pi innanzi, ma di tornare indietro a Marsiglia per un'altra nave e pi gente. Ed io, vedendo che non poteva senza alcuna arte sforzar la loro volont, concessi loro quel che volevano e, mutando la punta della bussola, feci spiegar le vele al vento, essendo gi sera: e il d seguente, all'apparir del sole ci ritrovammo dentro al capo di Cartagena, credendo tutti per cosa certa che a Marsiglia n'andassimo. 
E medesimamente in una memoria, o annotazione, che fece, dimostrando che tutte cinque le Zone sono abitabili, e provandolo con l'esperienza delle navigazioni, dice: Io navigai l'anno 1477 nel mese di febbraio oltre Tile isola cento leghe, la cui parte australe  lontana dall'equinoziale settantatr gradi, e non sessantatr, come alcuni vogliono: n giace dentro della linea che include l'Occidente di Tolomeo, ma  molto pi occidentale. E a quest'isola, che  tanto grande come l'Inghilterra, vanno gl'Inglesi con le loro mercatanzie, specialmente quelli di Bristol. E al tempo che io vi andai non era congelato il mare, quantunque vi fossero s grosse maree, che in alcuni luoghi ascendeva ventisei braccia, e discendeva altrettante in altezza.  bene il vero che Tile, quella di cui Tolomeo fa menzione, giace dove egli dice; e questa dai moderni  chiamata Frislanda. 
E pi oltre, provando che l'equinoziale  ancora abitabile, dice: Io stetti nella fortezza di San Giorgio della Mina del re di Portogallo, che giace sotto l'equinoziale e per io sono buon testimonio che ella non  inabitabile, come alcuni vogliono. 
E nel libro del primo viaggio dice che egli vide alcune sirene nella costa della Manegueta; bench non fossero tanto simili alle donne, come vengono dipinte. 
E in un altro luogo dice: Spesse volte navigando da Lisbona a Guinea, diligentemente considerai che il grado risponde nella terra a cinquantasei miglia, e due terzi. 
E pi oltre dice, che in Scio, isola dell'Arcipelago, vide trarre del mastice da alcuni alberi. 
E in un altro luogo dice: Io sono andato per mare ventitr anni senza uscirne per alcun tempo che debba scontarsi; e vidi tutto il Levante e tutto il Ponente, che si dice per andare verso il settentrione, cio l'Inghilterra; e ho camminato per la Guinea: Ma simili porti di bont io non li ho mai veduti, come sono quelli di quelle terre delle Indie. 
E pi oltre dice, che cominci a navigar di quattordici anni, e che sempre segu il mare. 
E nel libro del secondo viaggio dice: Io mi son ritrovato con due navi, e ho lasciato l'una in Porto Santo, per una certa cosa che mi occorse, ove si ferm per un giorno e io giunsi a Lisbona otto d avanti di essa perch fui assalito da fortuna e tempo contrario del Sud-Ovest ed essa non ebbe se non poco vento, che  Nord-Est, che  contrario. 
Di modo che da queste autorit o testimonianze possiamo comprendere quanto egli fosse esercitato nelle cose del mare, e le molte terre e luoghi per le quali and prima che si mettesse all'impresa del suo scoprimento. 

CAPITOLO V

La venuta dell'Ammiraglio in Ispagna, e come si manifest in Portogallo, da che ebbe causa lo scoprimento dell'Indie che egli fece. 

Quanto al principio e alla causa della venuta dell'Ammiraglio in Ispagna e di essersi egli dato alle cose del mare, ne fu cagione un uomo segnalato del suo nome e famiglia chiamato Colombo, molto nominato per mare per cagion dell'armata che conduceva contro gli infedeli, e ancora [contro i nemici] della sua patria, talch col suo nome spaventava i fanciulli nella culla: la cui persona e armata  da credere che fosse molto grande, poich una volta prese quattro galee grosse veneziane, la grandezza e fortezza delle quali non avrebbe creduta se non chi le avesse vedute armate. Questi fu chiamato Colombo il giovane, a differenza di un altro che avanti era stato grand'uomo per mare: del qual Colombo giovane, Marc'Antonio Sabellico, che  stato un altro Tito Livio ai nostri tempi, dice nel libro ottavo della decima deca, che vicino al tempo nel quale Massimiliano, figliuolo di Federico terzo imperatore, fu eletto re dei Romani, fu mandato da Venezia in Portogallo ambasciatore Hieronimo Donato, acci che in nome pubblico di quella Signoria rendesse grazie al re don Giovanni Secondo, perciocch tutta la ciurma e uomini di dette galee grosse, che tornavano di Fiandra, egli aveva vestiti e sovvenuti, dandogli aiuto con che potessero tornare a Venezia, dato che essi presso a Lisbona erano stati superati dal Colombo giovane, corsale famoso, che li aveva spogliati e messi in terra. Dalla quale autorit, essendo d'un uomo tanto grave come fu il Sabellico, si pu comprendere la passione del sopraddetto Giustiniano poich nella sua istoria non fece menzione di essa, acci che non si sapesse che la famiglia dei Colombo non era tanto oscura come egli diceva; e, se pur tacque ci per ignoranza, ancora  degno di riprensione per essersi messo a scrivere le storie della sua patria e tralasciato una vittoria tanto notabile che gli stessi nemici ne fan menzione, poich lo storico contrario ne fa tanto capitale di essa che dice che per ci furono mandati ambasciatori al re di Portogallo. Il quale autore, ancora nello stesso libro ottavo, alquanto pi oltre, come che avesse minore obbligo d'informarsi dello scoprimento dell'Ammiraglio, fa menzione di ci, senza mescolarvi quelle dodici bugie che il Giustiniano vi mise. 
Ma, tornando al principal proposito, dico che mentre in compagnia del detto Colombo giovane l'Ammiraglio navigava, il che fece lungamente, avvenne che intendendo che le dette quattro galee grosse veneziane tornavano di Fiandra, andarono a cercarle e le trovarono tra Lisbona e il capo di San Vincenzo, che  in Portogallo, dove venuti alle mani combattettero fieramente e si accostarono in modo che si afferrarono insieme con tanto odio e coraggio che d'un vascello nell'altro montavano, uccidendosi e percotendosi senza alcuna piet, cos con armi da mano come con pignatte e altri ingegni di fuoco, in guisa tale che, essendosi combattuto dalla mattina fino all'ora di vespro, ed essendo oramai molta gente d'ambe le parti morta e ferita, si attacc il fuoco fra la nave dell'Ammiraglio e una galea grossa veneziana, le quali perch'erano attaccate insieme con ganci e catene di ferro, strumenti che gli uomini di mare usano per tale effetto, non pot esser rimediato all'una n all'altra parte, per la mischia che tra loro era e per lo spavento del fuoco che gi in poco spazio era cresciuto tanto, che il rimedio fu che saltassero fuori nell'acqua quelli che potevano per piuttosto cos morire che sopportare il tormento del fuoco. Ma essendo l'Ammiraglio grandissimo nuotatore, e vedendosi due leghe o poco pi discosto da terra, prendendo un remo che la sorte gli present, e aiutandosi con quello talvolta, e talaltra nuotando, piacque a Dio, che per altra maggior cosa l'aveva salvato, di dargli forze onde giungesse a terra, bench tanto stanco e travagliato dalla umidit dell'acqua che stette molti d a rifarsi. E poich non era lontano da Lisbona, dove sapeva che si ritrovavano molti della sua nazione genovese, pi presto che pot si trasfer quivi dove, essendo conosciuto da loro, gli fu fatta tanta cortesia e s buona accoglienza che mise casa in quella citt e tolse moglie. E poich si portava molto onoratamente ed era uomo di bella presenza e che non si partiva dall'onesto, avvenne che una gentildonna chiamata Donna Filippa Mogniz, di nobil sangue, Cavalliera nel Monasterio d'ogni Santi, dove l'Ammiraglio usava di andare a messa, prese tanta pratica e amicizia con lui che divenne sua moglie. 
Ma perch suo suocero, chiamato Pietro Mogniz Perestrello, era gi venuto a morte, se n'andarono a star con la suocera dove vivendo insieme, e vedendolo essa tanto affezionato alla cosmografia, gli raccont come il detto Perestrello suo marito era stato grand'uomo per mare e che insieme con altri due capitani con licenza del re di Portogallo era andato a scoprir terre, con patto che, fatte tre parti di quel che trovassero, eleggesse colui, a chi toccasse la sorte. Col quale accordo partiti alla volta del Sud-Ovest, giunsero all'isola della Madera e di Porto Santo, luoghi che fino a quei tempi non erano stati scoperti. E poich l'isola della Madera era maggiore, fecero di quella due parti, e la terza fu l'isola di Porto Santo, che tocc per sorte al detto Perestrello suo suocero il quale n'ebbe il governo, fin che venne a morte. Laonde, perch l'intendere cotali navigazioni e istoria piaceva molto all'Ammiraglio, la suocera gli diede le scritture e carte di navigare che di suo marito gli erano rimaste: per lo che l'Ammiraglio si accese di pi e s'inform degli altri viaggi e navigazioni che allora i Portoghesi facevano per la Mina e per la costa di Guinea; e gli piaceva molto ragionare con quelli che per quella navigavano. E, per dire il vero, io non so se durante questo matrimonio l'Ammiraglio and alla Mina, o Guinea, secondo che di sopra ho detto, ancorch la ragione lo ricerchi, ma, sia come si voglia, dico che, siccome una cosa dipende dall'altra e l'una porta a memoria l'altra, standosi egli in Portogallo cominci a congetturare che, siccome quei Portoghesi camminavano tanto lontano al mezzod, medesimamente si potrebbe camminare alla volta dell'occidente, e che di ragione si potrebbe trovare terra in quel cammino. 
Di che per meglio accertarsi e confermarvisi, cominci di nuovo a richiedere gli autori di cosmografia che altre volte aveva letti e a considerar le ragioni astrologiche che potevano corroborare il suo intento, e per conseguenza notava tutti gli indizi dei quali ad alcune persone e marinari sentiva parlare, e dai quali in alcuna maniera poteva ricevere aiuto. Di tutte le quali cose seppe cos ben prevalersi che indubitatamente venne a credere che all'occidente delle isole di Canaria e di capo Verde v'erano molte terre e ch'era possibile navigare a quelle, e scoprirle. Ma affinch si veda da quanto deboli argomenti venne a fabbricare o dar luce ad una s gran macchina, e anche per soddisfazione di molti che ricercano e desiderano distintamente sapere i motivi che egli ebbe per venire in cognizione di queste terre e arrischiarsi a pigliar questa impresa, dir qui quello che fra gli scritti suoi sopra questa materia ho trovato. 

CAPITOLO VI

La principale cagione che mosse l'ammiraglio a credere di poter scoprire le Indie. 

Venendo adunque a dire le cagioni che mossero l'Ammiraglio allo scoprimento delle Indie, dico che furono tre: cio fondamenti naturali, autorit di scrittori e indizi di naviganti. E, quanto al primo, che  ragion naturale, dico che egli consider che tutta l'acqua e la terra dell'universo costituivano e formavano una sfera, che poteva essere da oriente in occidente circondata, camminando gli uomini per quella finch venissero a star piedi contro piedi gli uni con gli altri in qual si voglia parte che all'opposto si trovasse. Secondariamente presuppose, e per autorit d'approvati autori conobbe, che gran parte di questa sfera era stata gi navigata e che non rimaneva oramai, per esser tutta scoperta e manifesta, se non quello spazio che v'era dal fine orientale dell'India, di cui Tolomeo e Martino [di Tiro] ebbero cognizione, finch, seguendo la via dell'oriente tornassero per il nostro occidente alle isole degli Astori [Azzorre] e di capo Verde, che era la pi occidentale terra che allora era scoperta. Terzo, considerava che questo detto spazio, che era tra il fine orientale conosciuto da Marino e le dette isole di capo Verde, non poteva essere pi della terza parte del cerchio maggiore della sfera, poich gi il detto Marino era arrivato verso l'oriente per quindici ore, o parti di ventiquattro, che sono nella rotondit dell'universo, e per giungere alle dette isole di capo Verde ne mancavano intorno ad otto, dato che neanche il detto Marino cominci il suo scoprimento tanto verso ponente. Quarto, fece conto che, avendo Marino scritto in detta sua Cosmografia [che] per quindici ore, o parti della sfera verso l'oriente, non era ancora giunto al fine della terra orientale, di ragione bisognava che cotal fine fosse molto pi innanzi, e per conseguenza quanto pi si distendesse verso l'oriente, tanto venisse ad esser pi vicino a dette isole di capo Verde per il nostro occidente, e che, se tale spazio fosse mare, facilmente si potesse in pochi d navigare, e se terra, che piuttosto per il medesimo occidente si scoprirebbe perch verrebbe ad esser pi vicina a dette isole. Alla qual ragione s'aggiunge quel che dice Strabone nel XV libro della sua Cosmografia, niuno esser giunto con esercito al fine orientale dell'India, il quale Ctesia scrive esser tanto grande quanto tutta l'altra parte dell'Asia, e Onesicrito afferma esser la terza parte della sfera, e Nearco esserci quattro mesi di cammino per pianura, oltre che Plinio nel 17 capitolo del VI libro racconta l'India esser la terza parte della terra. Di modo che argomentava cotal grandezza esser cagione che noi fossimo pi vicini [all'India] dalla nostra Spagna per l'occidente. La quinta considerazione che faceva pi credere che quello spazio fosse piccolo era l'opinione d'Alfragano e dei suoi seguaci, che mette questa rotondit della sfera assai minore che tutti gli altri autori e cosmografi, non attribuendo ad ogni grado di sfera pi di 56 miglia e 2/3, per la quale opinione voleva egli inferire che essendo piccola tutta la sfera, per forza doveva esser piccolo quello spazio della terza parte che Marino lasciava per sconosciuto, e perci sarebbe in minor tempo navigata di quel che medesimamente inferiva: che, poich ancora non era stato scoperto il fine orientale dell'India, cotal fine quello sarebbe che giace presso di noi per l'occidente e che per tal cagione giustamente si potrebbero chiamare Indie le terre che egli scoprisse. 
Per lo che si vede chiaramente quanto a torto un maestro Rodrigo, arcidiacono che fu di Reina in Siviglia, e alcuni seguaci suoi, riprendano l'Ammiraglio dicendo ch'egli non doveva chiamarle Indie perch non sono Indie, per ragione che l'Ammiraglio non le chiam Indie perch esse fossero state viste n scoperte da altri, ma perch erano la parte orientale dell'India oltre il Gange alla qual niun cosmografo assegn termine o confine con altra terra o provincia per l'oriente, salvo con l'Oceano, e per esser queste terre l'orientale incognito dell'India e perch non hanno nome particolare, gli diede il nome del pi vicin paese, chiamandole Indie occidentali, e tanto maggiormente perciocch egli sapeva essere a tutti noto quanto ricca e famosa fosse l'India, e volle invitare con quel nome i Re Cattolici, dubbiosi della sua impresa, dicendo loro che andava a scoprir le Indie per la via dell'occidente. E questo lo mosse a desiderare il partito dei re di Castiglia [e d'Aragona] piuttosto che quello di alcun altro principe. 

CAPITOLO VII

La seconda causa che mosse l'Ammiraglio a scoprire le Indie. 

Il secondo fondamento che diede animo all'Ammiraglio per detta: impresa, e per cui ragionevolmente pot chiamare Indie le terre che egli scoprisse, fu le molte autorit di persone dotte che dissero che dal fine occidentale dell'Africa e della Spagna potrebbe navigarsi per l'occidente al fine orientale dell'India, e che non era gran mare quello che in mezzo giaceva, secondo che afferma Aristotele nel fine del secondo libro del Cielo e del Mondo, ove dice che dalle Indie si pu passare a Cadice in pochi d: la qual cosa anco Averro prova sopra quel luogo. E Seneca nel primo dei Naturali, stimando nulla ci che in questo mondo pu sapersi rispetto a quel che nell'altra vita si acquista, dice che dalle ultime parti di Spagna fino a gl'Indiani in pochi giorni di alcun vento un naviglio potrebbe passare. E se, come alcuni vogliono, questo Seneca fece le Tragedie, potremmo dire che a questo proposito egli disse nel coro della tragedia di Medea: 
Venient annis saecula seris,
Quibus Oceanus vincula rerum
Laxet et ingens pateat tellus,
Tethysque novos detegat orbes,
Nec sit terris ultima Thule.
Che vuol dire: Negli ultimi anni verranno secoli nei quali l'Oceano allenter le legature e i vincoli delle cose, e si scoprir un gran paese, e un altro, come Tifi, scoprir nuovi mondi, e non sar Tile l'ultima delle terre. - Il che ora si ha per molto certo che sia adempiuto nella persona dell'Ammiraglio. 
E Strabone nel primo libro della sua Cosmografia dice che l'Oceano circonda tutta la terra, e che all'oriente bagna l'India, e nell'occidente la Spagna e la Mauritania, e che, se la grandezza dell'Atlantico non lo impedisse, si potrebbe navigare dall'uno all'altro luogo per uno stesso parallelo. E il medesimo torna a dire nel secondo libro. E Plinio nel II libro della Naturale istoria a capo III ancora dice che l'Oceano circonda tutta la terra, e che la sua lunghezza dall'oriente fino al ponente  dall'India fino a Cadice. Il medesimo al capitolo 31 del VI libro, e Solino nel 68 capitolo delle cose memorabili del mondo dicono che dall'isole Gorgonee, le quali si crede essere le isole di capo Verde, v' la navigazione di quaranta d per il mare Atlantico fin alle isole Esperidi, le quali l'Ammiraglio ebbe per certo che fossero queste dell'Indie. E Marco Polo veneziano e Giovanni di Mandavilla, nei suoi itinerarii dicono che passarono molto pi addentro nell'oriente di quel che Tolomeo e Marino scrissero, i quali per quanto non parlino del mare occidentale, per quel nondimeno che descrivono dell'oriente, si pu argomentare che sia vicina detta India all'Africa ed alla Spagna. E Pietro d'Aliaco nel trattato De imagine mundi al capitolo VIII De quantitate terrae habitabilis, e Giulio Capitolino de locis habitabilibus, e in molti altri trattati dicono che l'India e la Spagna sono vicine per l'occidente. E nel 19 capitolo della sua Cosmografia dice queste parole: Secondo i filosofi e Plinio, l'Oceano, che si distende tra il fine della Spagna e dell'Africa occidentali, e fra il principio dell'India verso oriente, non  molto largo intervallo, e si ha per molto certo che vi si possa in pochi d navigare con vento prospero. E per il principio dell'India per l'oriente non pu distar molto dal fine dell'Africa per l'occidente. 
La quale autorit, e altre simili di questo autore, furono quelle che pi l'Ammiraglio mossero a credere che fosse vera la sua immaginazione, come che un maestro Paolo fisico di maestro Domenico Fiorentino, contemporaneo dello stesso Ammiraglio, fosse cagione in gran parte ch'egli con pi animo imprendesse questo viaggio. Perch, essendo detto maestro Paolo amico d'un Fernando Martinez, Canonico di Lisbona, e scrivendosi lettere l'uno all'altro sopra la navigazione che al paese di Guinea si faceva in tempo del re don Alfonso di Portogallo e sopra quella che si poteva fare nelle parti dell'occidente, venne ci a notizia dell'Ammiraglio, curiosissimo di queste cose, e tosto col mezzo d'un Lorenzo Girardi, fiorentino, che era in Lisbona, scrisse sopra ci al detto maestro Paolo, e gli mand una piccola sfera, scoprendogli il suo intento. A cui maestro Paolo mand la risposta in latino, la quale tradotta in volgare diceva cos. 

CAPITOLO VIII

Le lettere di Paolo fisico fiorentino all'Ammiraglio sopra lo scoprimento delle Indie. 

A CRISTOFORO COLOMBO, Paolo fisico salute. 
Io veggo il nobile e gran desiderio tuo di voler passare l dove nascono le spezierie, onde per risposta d'una tua lettera ti mando la copia d'un'altra lettera che alquanti giorni fa io scrissi ad un mio amico, domestico del serenissimo re di Portogallo, avanti le guerre di Castiglia, in risposta d'un'altra che per commissione di sua Altezza egli mi scrisse sopra detto caso: e ti mando un'altra carta navigatoria, simile a quella ch'io mandai a lui, per la quale resteranno soddisfatte le tue domande. La copia di quella mia lettera  questa. 
A FERNANDO MARTINEZ, canonico di Lisbona, Paolo fisico salute. Molto mi piacque intendere la domestichezza che tu hai col tuo serenissimo e magnificentissimo re: e quantunque molte altre volte io abbia ragionato del brevissimo cammino che  di qua alle Indie, dove nascono le spezierie, per la via del mare, il quale io tengo pi breve di quel che voi fate per Guinea, tu mi dici che sua Altezza vorrebbe ora da me alcuna dichiarazione, o dimostrazione, affinch s'intenda e si possa prendere detto cammino. Laonde, come ch'io sappia di poter ci mostrarle con la sfera in mano e farle vedere come sta il mondo, nondimeno ho deliberato per pi facilit e per maggior intelligenza dimostrar detto cammino per una carta simile a quelle che si fanno per navigare. E cos la mando a sua Maest, fatta e disegnata di mia mano, nella quale  dipinto tutto il fine del ponente, pigliando da Irlanda all'austro insino al fin di Guinea, con tutte le isole che in tutto questo cammino giacciono, per fronte alle quali dritto per ponente giace dipinto il principio delle Indie con le isole e luoghi dove potete andare, e quanto dal Polo Artico vi potete discostare per la linea equinoziale, e per quanto spazio, cio in quante leghe potete giungere a quei luoghi fertilissimi d'ogni sorte di spezieria, di gemme e pietre preziose. E non abbiate a maraviglia se io chiamo ponente il paese ove nasce la spezieria, la quale comunemente dicesi che nasce in levante, giacch coloro che navigheranno al ponente sempre troveranno detti luoghi in ponente, e quelli che andranno per terra al levante sempre troveranno detti luoghi in levante. 
Le linee dritte che giacciono al lungo in detta carta dimostrano la distanza che  dal ponente al levante; le altre, che sono per obliquo, dimostrano la distanza che  dalla tramontana al mezzogiorno. Ancora io dipinsi in detta carta molti luoghi nelle parti dell'India, dove si potrebbe andare avvenendo alcun caso di fortuna o di venti contrari, o qualunque altro caso che non si aspettasse che dovesse avvenire. 
E appresso, per darvi piena informazione di tutti quei luoghi i quali desiderate molto conoscere, sappiate che in tutte quelle isole non abitano n praticano altri che mercatanti, avvertendovi quivi essere cos gran quantit di navi e di marinai con mercatanzie come in ogni altra parte del mondo, specialmente in un porto nobilissimo, chiamato Zaiton, dove caricano e discaricano ogni anno cento navi grosse di pepe, oltre alle molte altre navi che caricano altre spezierie. Questo paese  popolatissimo, e sono molte provincie, e molti regni, e citt senza numero sotto il dominio di un principe chiamato il Gran Cane, il qual nome vuol dire re dei re, la residenza del quale la maggior parte del tempo  nella provincia del Cataio. I suoi antecessori desiderarono molto aver pratica e amicizia con Cristiani, e gi dugento anni mandarono ambasciatori al sommo Pontefice, supplicandolo che gli mandasse molti savii e dottori che gl'insegnassero la nostra fede: ma per gl'impedimenti ch'ebbero, detti ambasciatori tornarono indietro senza arrivare a Roma. E ancora a papa Eugenio IV venne un ambasciatore il quale gli raccont la grande amicizia che quei principi e i loro popoli hanno coi Cristiani: e io parlai lungamente con lui di molte cose, e delle grandezze delle fabbriche regali e della grossezza dei fiumi in larghezza e in lunghezza: ed egli mi disse molte cose maravigliose della moltitudine delle citt e luoghi che son fondati nelle rive loro, e che solamente in un fiume si trovano dugento citt edificate con ponti di pietre di marmo, molto larghi e lunghi, adornati di molte colonne. Questo paese  degno tanto quanto ogni altro che si abbia trovato; e non solamente vi si pu trovar grandissimo guadagno e molte cose ricche, ma ancora oro, argento, e pietre preziose, e di ogni sorta di spezieria in grande quantit, della quale mai non si porta in queste nostre parti. Ed  il vero che molti uomini dotti, filosofi e astrologi, e altri grandi savi in tutte le arti e di grande ingegno governano quella gran provincia e ordinano le battaglie. 
Dalla citt di Lisbona per dritto verso ponente sono in detta carta ventisei spazi, ciascun dei quali contiene dugento e cinquanta miglia, fino alla nobilissima e gran citt di Quinsai, la quale gira cento miglia, che sono trentacinque leghe, ove sono dieci ponti di marmo. Il nome di questa citt significa Citt del cielo, della quale si narrano cose meravigliose intorno alla grandezza degli ingegni, e fabbriche, e rendite. Questo spazio  quasi la terza parte della sfera. Giace questa citt nella provincia di Mangi, vicina alla provincia del Cataio, nella quale sta la maggiore parte del tempo il re. E dall'isola di Antilia, che voi chiamate di Sette Citt, della quale avete notizia, fino alla nobilissima isola di Cipango sono dieci spazi, che fanno duemila e cinquecento miglia, cio seicentoventicinque leghe; la quale isola  fertilissima d'oro, di perle e di pietre preziose. E sappiate che con piastre d'oro fino coprono i templi e le case regali. Dimodoch, per non esser conosciuto il cammino, tutte queste cose si ritrovano nascoste e coperte; e ad essa si pu andar sicuramente. 
Molte altre cose si potrebbero dire ma, come io vi ho gi detto a bocca, e voi siete prudente e di buon giudizio, mi rendo certo che non vi resta cosa alcuna da intendere e per non sar pi lungo. E questo sia per soddisfazione delle vostre richieste, quanto la brevit del tempo e le mie occupazioni mi hanno concesso. E cos io resto prontissimo a soddisfare e servire sua Altezza compiutamente in tutto quello che mi si comander. 
Da Fiorenza, ai 25 giugno, dell'anno 1474. 
E dopo questa lettera torn un'altra volta a scrivere all'Ammiraglio nella forma seguente: 
A CRISTOFORO COLOMBO, Paolo fisico salute. 
Io ho ricevuto le tue lettere con le cose che mi mandasti, le quali io ebbi per gran favore, e stimai il tuo desiderio nobile e grande, bramando tu di navigare dal levante al ponente, come per la carta ch'io ti mandai si dimostra, la quale si dimostrer meglio in forma di sfera rotonda. Mi piace molto che essa sia bene intesa, e che detto viaggio non solo sia possibile, ma vero, e certo, e di onore e guadagno inestimabile, e di grandissima fama presso tutti i Cristiani. Voi non lo potete conoscere perfettamente se non con l'esperienza o con la pratica, come io l'ho avuta copiosissimamente e con buona e vera informazione di uomini illustri e di gran sapere che son venuti di detti luoghi in questa corte di Roma, e di altri mercatanti che hanno trafficato lungo tempo in quelle parti, persone di grande autorit. Di modo che, quando si far detto viaggio, sar in regni potenti e in citt e provincie nobilissime, ricchissime, e di ogni sorta di cose a noi molto necessarie abbondanti; cio di ogni qualit di spezierie in gran somma, e di gioie in gran copia. Ci sar caro eziandio a quei re e principi che sono desiderosissimi di praticare e contrattare con Cristiani, e s ancora per aver lingua e pratica con gli uomini savi e d'ingegno di questi luoghi, cos nella religione come in tutte le altre scienze, per la gran fama degli imperi e reggimenti che hanno di queste parti. Per le quali cose, e molte altre che si potrebbero dire, non mi maraviglio che tu, che sei di gran cuore, e tutta la nazione portoghese, la quale ha avuto sempre uomini segnalati in tutte le imprese, sii col cuore acceso e in gran desiderio di eseguire detto viaggio. 
Questa lettera, come io ho detto, infiamm assai pi l'Ammiraglio al suo scoprimento, quantunque chi gliela mand fosse in errore, credendo che le prime terre che si trovassero dovessero essere il Cataio e l'impero del Gran Can, con le altre cose che egli racconta: poich, siccome l'esperienza ci ha dimostrato,  molto maggior distanza dalla nostra India fin l di quella che  di qua a quei paesi. 

CAPITOLO IX

La terza cagione e indizio che in alcuna maniera incit l'Ammiraglio a scoprire le Indie. 

La terza ed ultima cagione che mosse l'Ammiraglio allo scoprimento delle Indie fu la speranza che egli aveva di poter trovare, prima che arrivasse a quelle, alcuna isola o terra di grande utilit dalla quale potesse seguire il suo principale intento. Confermava cotal sua speranza l'autorit di molti uomini savi e filosofi, i quali avevano per cosa certa la maggior parte di quella sfera d'acqua e di terra essere secca, cio esser maggiore lo spazio e la superficie della terra che dell'acqua. Il che essendo cos, argomentava che dal fine della Spagna insino ai termini dell'India allora conosciuti ci fossero molte altre isole e terre, come poi l'esperienza ne ha dimostrato. 
A che prestava pi facilmente credenza, spinto da molte favole e novelle ch'ei sentiva narrare a diverse persone e marinai i quali trafficavano le isole e i mari occidentali degli Astori e della Madera. I quali indizi, perch facevano alquanto a suo proposito, non lasciava egli di metterli in [un pro-] memoria. Per io non lascer di riferirli per soddisfare a coloro che si dilettano di sigillanti curiosit. 
Laonde fa mestieri che si sappia che un piloto del re di Portogallo, chiamato Martina Vincenzo, gli disse che ritrovandosi egli una volta quattrocento e cinquanta leghe verso ponente dal capo di San Vincenzo, trov e pigli in mare un pezzo di legname ingegnosamente lavorato, ma non con ferro, dalla qual cosa, e dall'aver per molti d soffiato venti da ponente, conobbe che detto legno veniva da alcune isole ch'ivi verso l'occidente fossero. 
E appresso un Pietro Correa, maritato con una sorella della moglie dello stesso Ammiraglio, gli disse, nell'isola di Porto Santo aver veduto un altro legno, venutovi con gli stessi venti, ben lavorato come il sopraddetto, e che medesimamente v'erano recate canne cos grosse che dall'un nodo all'altro contenevano nove caraffe di vino. Il che dice che affermava eziandio lo stesso re di Portogallo, ragionando con lui di queste cose, e che gli furono mostrate: e, non essendo luoghi nelle nostre parti dove nascano cotali canne, aver per certo che i venti le avevano portate dall'India o almeno da alcune isole vicine all'India, perch Tolomeo nel primo libro della sua Cosmografia al capitolo 17 dice che nelle parti orientali delle Indie sono di queste canne. E medesimamente alcuni delle isole degli Astori gli dicevano che soffiando molto tempo i ponenti, il mare gittava alcuni pini in quelle isole, specialmente nella Graziosa e nel Fagial, ove si sa che non sono, n in tutte quelle parti, di cos fatti alberi, e che altres nell'isola dei Fiori, la quale  una delle isole degli Astori, il mare gitt al lito due corpi d'uomini morti, di faccia molto larga e di aspetto diverso dai cristiani. E nel capo della Virga e per quel paese dicesi che furono vedute una volta alcune almadie, o barche con capanne, le quali credesi che attraversando da un'isola all'altra, fossero dalla forza dei tempi distolte dal loro cammino. 
N solamente allora vi erano cosiffatti indizi, i quali apparivano ragionevoli in qualche modo, ma non mancava appresso chi gli dicesse aver vedute alcune isole, tra i quali fu un Antonio Leme, maritato nell'isola della Madera, il quale gli disse che, avendo una fiata corso con una sua caravella buona pezza verso ponente, aveva veduto tre isole. A costoro egli non dava fede, perch dalle sue parole e relazioni conosceva che non avevano ancora navigato per cento leghe verso ponente e che erano stati ingannati da certi scogli, credendo che fossero isole, o che per avventura erano di quelle cuore che van sopra l'acqua, dette dai marinai aguade, delle quali anco Plinio fa menzione al capitolo 97 del II libro della Naturale sua istoria, dicendo che nelle parti settentrionali il mare scopriva alcune terre, nelle quali sono alberi di molto grosse radici, le quali terre son portate insieme coi tronconi, quasi come zattere, o isole, sopra l'acqua. Delle quali isole cosiffatte volendo Seneca render la ragion naturale, dice nel terzo libro dei Naturali esserci propriet di pietre tanto spugnose e leggere che le isole che di quelle nell'India si fanno, vanno sopra l'acqua nuotando. Di modo che, quantunque fosse vero che detto Antonio Leme avesse veduto alcuna isola, pareva all'Ammiraglio che non poteva essere altra che alcuna delle sopraddette: come si presume che fossero quelle che si dicono di San Brandano, dove si racconta essere state vedute molte maraviglie. Fassi menzione ancora di altre che giacciono molto sotto al settentrione. Ci sono parimenti altre isole per quei contorni, che sempre ardono. E Juvenzio Fortunato narra, farsi menzione di due altre isole volte all'occidente e pi australi che le isole di capo Verde, le quali vanno sopra l'acqua nuotando. Per queste, e per altre simili potrebbe essere che molta gente delle isole del Ferro e della Gomera e degli Astori si movesse ad affermare che ogni anno vedevano alcune isole dalla parte verso ponente, il che avevano per cosa certissima, e molte persone onorate giuravano ci essere il vero. 
Dice eziandio che l'anno 1484 venne in Portogallo un dell'isola della Madera a chiedere al re una caravella per andare a scoprir certo paese, il quale giurava che vedeva ogni anno e sempre di uno stesso modo, conformandosi con gli altri che dicevano averlo veduto dalle isole degli Astori. Per i quali indizi, nelle carte e mappamondi che anticamente si facevano mettevano alcune isole per quei contorni, e specialmente perch Aristotele nel libro delle cose naturali maravigliose afferma che si diceva, alcuni mercatanti cartaginesi aver navigato per il mare Atlantico in un'isola fertilissima, come pi oltre diremo pi copiosamente, la quale isola alcuni Portoghesi mettevano nelle loro carte col nome di Antilia, bench non si conformasse nel sito con Aristotele: niuno per la metteva pi di dugento leghe in circa verso occidente dirimpetto alle Canarie e all'isola degli Astori, la quale hanno per cosa certa che sia l'isola delle Sette Citt popolata da Portoghesi nel tempo che al re don Roderico la Spagna fu tolta dai Mori, cio l'anno 714 dal nascimento di Cristo. 
Nel qual tempo dicono che s'imbarcarono sette vescovi e con la loro gente e navigli andarono a quest'isola, dove ciascun di loro fabbric una citt; e, acci che i suoi non pensassero pi al ritorno di Spagna, abbruciarono i navigli e tutte le sartie e le altre cose al navigar necessarie. Ragionando poi certi Portoghesi intorno a quest'isola, v'aveva chi affermava essere andati ad essa molti Portoghesi, i quali mai non seppero tornare indietro. Specialmente dicono, che vivendo l'infante don Enrico di Portogallo giunse in quest'isola Antilia un naviglio da un porto di Portogallo per fortuna, e smontata la gente in terra, furono da quei dell'isola menati al tempio per veder s'erano cristiani e se osservavano le cerimonie romane: e veduto che le osservavano, li pregarono a non partire finch venisse il loro signore che era fuori, il quale li avrebbe molto accarezzati, e fatti loro di molti doni, a cui tosto ci farebbero intendere. Ma il padrone e i marinari temettero d'esser trattenuti, dubitando che quella gente non volesse esser conosciuta, e perci abbruciasse loro il naviglio. E cos partirono alla volta di Portogallo, con speranza d'esser premiati perci dall'Infante. Il quale li riprese severamente, e comand loro che tosto vi tornassero, ma il padrone per paura se ne fugg col naviglio e con la gente fuori di Portogallo. E dicesi che mentre nella detta isola i marinari erano in chiesa, i fanti del naviglio raccolsero dell'arena per la cucina, il terzo della quale trovarono esser tutto oro fino. 
And ancora a cercare quell'isola un certo Diego da Tiene, il cui piloto, chiamato Pietro di Velasco, nativo di Palos di Moguer in Portogallo disse all'Ammiraglio in Santa Maria della Rbida ch'essi partirono dal Fagial, e navigarono pi di cento e cinquanta leghe per libeccio, e nel tornare indietro scoprirono l'isola dei Fiori, alla quale furono guidati da molti uccelli che vedevano andare a quella volta, perch, essendo tali uccelli terrestri e non marini, fu da loro giudicato che non potevano andare a riposarsi se non ad alcuna terra; e poi camminarono tanto per Nord-Est che presero il capo di Chiara in Irlanda per l'Ovest: nel qual paraggio trovarono grandissimi venti ponenti, e il mare non turbarsi. Il che stimavano potere avvenire per alcuna terra che li coprisse di verso occidente. Ma perch era gi entrato il mese d'agosto, non vollero tornarsi all'isola per paura del verno. Ci fu pi di quarant'anni avanti che si scoprissero le nostre Indie. Ci gli era confermato dalla relazione fattagli da un marinaro guercio nel porto di Santa Maria il quale gli disse che in un suo viaggio fatto in Irlanda vide detta terra, che allora pensava essere parte di Tartaria, che volgeva per l'occidente, la quale doveva essere quella ch'ora chiamiamo Terra di Bacalaos, e che per i cattivi temporali accostar non vi si poterono. Con la qual cosa dice che si conformava un Pietro di Velasco, gallego, il quale gli afferm nella citt di Murcia in Castiglia che, facendo egli quel cammino d'Irlanda, s'avvicinarono tanto al Nord-Ovest che videro terra di verso l'occidente d'Irlanda: la qual terra egli crede esser quella che un Femaldomos tent di scoprire nel modo che qui narrer fedelmente, s come ho trovato negli scritti del padre mio; acci che si sappia come da piccola cosa vengono alcuni a far fondamento d'un'altra maggiore. 
Consalvo adunque di Oviedo racconta nella sua istoria delle Indie che l'Ammiraglio ebbe una lettera nella quale trov descritte le Indie da uno che le aveva prima scoperte. Il che non fu, n avvenne se non nel modo seguente. 
Un portoghese chiamato Vincenzo Dias, cittadino di Tavira, venendo di Guinea alla sopraddetta isola Terza, avendo gi passata l'isola della Madera, la quale lasci a levante, vide, o s'immagin di vedere un'isola, la quale ebbe per certo che veramente fosse terra. Giunto poi alla detta isola Terza, disse ci a un mercatante genovese chiamato Luca di Cazzana, che era molto ricco e suo amico, persuadendolo a voler armare qualche naviglio per la conquista di quella. Il che egli content di fare, e ottenne dal re di Portogallo di poterlo fare. Scrisse adunque a Francesco di Cazzana suo fratello, il quale abitava in Siviglia, che con ogni prestezza armasse una nave al sopraddetto piloto. Ma facendosi beffa il detto Francesco di cotale impresa, Luca di Cazzana arm in detta isola Terza, e quel piloto and tre o quattro volte a cercar la detta isola, allontanandosi per 120 fino a 130 leghe: ma fatic indarno, perci che mai non trov terra. N perci egli n il suo compagno cessarono dall'impresa fino alla morte, avendo sempre speranza di ritrovarla. E mi fu detto e affermato dal fratello suo sopraddetto, aver conosciuti due figlioli del capitano il quale scopr la detta isola Terza, chiamati Michele e Gasparo Cortereale, i quali in diversi tempi andarono per scoprire quella terra, e finalmente l'anno 1502 perirono nell'impresa, l'uno dopo l'altro, senza che si sapesse dove n come: ed esser ci cosa nota a molti. 

CAPITOLO X

Si dimostra esser falso che gli Spagnoli avessero anticamente il dominio dell'India, secondo che Consalvo d'Oviedo si sforza di provar nelle sue storie. 

Se quel che abbiamo detto sopra tante isole e terre immaginate da persone che furono quasi ai nostri d consta esser favola e vanit, quanto pi si dovr stimar falso quello che Consalvo Fernandez di Oviedo nel terzo capitolo della sua Naturale storia delle Indie s'imagina? A cui par con certo suo sogno ch'ei recita aver pienamente provato che gi fu un altro autore di questa navigazione dell'occidente, e che gli Spagnoli ebbero il dominio di quelle terre, adducendo per prova del suo proposito quel che Aristotele disse dell'isola di Atlante, e Seboso delle Esperidi. Il che egli asserisce, secondo il giudizio di alcuni i cui scritti abbiamo ben pesati ed esaminati, cos senza ragione e fondamento, che io avrei passato in silenzio il discorso di ci, per non riprendere alcuno n esser fastidioso ai lettori, s'io non avessi considerato che alcuni, per scemar l'onore e la gloria dell'Ammiraglio, fanno grande stima e capitale di cotali fantasie: e appresso affinch nel voler dimostrare con ogni verit tutti gl'indizi e le autorit che mossero l'Ammiraglio a far questa impresa, non paia ch'io non soddisfaccia a quel di che son debitore, lasciando viva cotal bugia, la quale io so essere falsissima. Laonde, per manifestar meglio il suo errore, voglio primo recitare quel che Aristotele per relazione di un fra' Teofilo de Ferraris intorno a ci dice, il quale fra' Teofilo tra le proposizioni di Aristotele ch'ei raccolse mette in un libro, intitolato De Admirandis in natura auditis un capitolo, che contiene quel che segue: 
Pi oltre delle colonne di Ercole dicesi che nel mare Atlantico fu anticamente trovata un'isola da alcuni mercatanti cartaginesi, la qual giammai per l'addietro non era stata abitata se non da animali bruti. Era questa tutta selva e piena d'alberi, con molti fiumi atti ad esser navigati, e abbondantissima di tutte le cose che suol produrre la natura, quantunque fosse remota dalla terra ferma per molti giorni di navigazione. E avvenne che giunti ad essa alcuni mercatanti cartaginesi, vedutala buona terra cos nella grassezza come nella temperanza dell'aria, cominciarono ad abitarla Ma sdegnato poscia per ci, il Senato cartaginese comand tosto per decreto pubblico che d'indi in poi sotto pena di morte non andasse alcuno a detta isola, e quelli che prima v'erano andati fossero uccisi affinch la fama di essa non passasse ad altre nazioni e ne prendesse il possesso alcun pi forte impero, onde ella divenisse quasi contraria e nemica alla loro libert. 
Ora che io ho posta fedelmente questa autorit, voglio dire le ragioni che mi muovono a dire che l'Oviedo non ha giusta causa d'affermare quest'isola esser la Spagnola, o Cuba, siccome egli scrisse. Prima perch, non intendendo esso Consalvo Fernandez d'Oviedo la lingua latina, di necessit si appigli alla dichiarazione che di detta autorit alcuno gli fece, il quale, per quanto si vede, non doveva saper troppo ben trasportare di una lingua nell'altra poich mut e alter il testo latino in molte cose che forse ingannarono detto Oviedo e lo mossero a credere che questa autorit parlasse di alcun'isola delle Indie: giacch nel testo latino non si legge che quei tali uscissero dallo stretto di Gibraltar, come Oviedo narra, e nemmeno che l'isola fosse grande, n grandi i suoi alberi, ma ch'era un'isola di molti alberi; n vi si legge che i fiumi fossero maravigliosi, n parla di sua grassezza, n dice che essa fosse remota dall'Africa pi che dall'Europa, ma assolutamente dice che era remota dalla terra ferma: n dice che vi si fabbricassero terre, perciocch poche terre potevano fabbricare i mercanti che in essa per sorte fossero capitati: n dice che fosse la sua fama grande, ma che si dubitavano che la sua fama andasse in altre nazioni. 
Di modo che, essendo nell'interprete che gli espose detta autorit tanta ignoranza, quindi avvenne che l'Oviedo altra cosa immagin fuor che quella che era in effetto. E se egli volesse dire che nel testo di Aristotele si legge altrimenti, e quel che il frate dice esser quasi il compendio di quel che scrisse Aristotele, io gli domander chi l'ha fatto giudice per dar tanti regni a chi gli piace e torre il suo onore a chi cos bene l'acquist, e che non doveva contentarsi di leggere tale autorit riportata nello squarcifogilio del frate, ma doveva vederla nella stessa fonte e nelle opere di Aristotele. Oltre che appresso gli fu fatta mala relazione in questo caso, perch, quantunque Teofilo in tutti gli altri libri suoi segua Aristotele mettendo la somma o sostanza di quel che dice, in questo libro De admirandis non fece cos, affermando nel principio egli stesso che non abbrevia Aristotele in detto suo libro, secondo che negli altri ha fatto, ma ch'ei vi mette tutto il testo parola per parola, e per non pu dirsi che fosse o pi o meno Aristotele di quel ch'egli lasci scritto. A che si aggiunge che Antonio Beccaria Veronese, il quale interpret questo libro di greco in latino della qual traduzione si valse Teofilo, non lo tradusse cos fedelmente che non vi mettesse pi di quattro cose diversamente dal testo greco, siccome apparir a ciascuno che vi ponga mente. 
Secondariamente dico che quantunque Aristotele avesse ci scritto come Teofilo recita, esso per Aristotele non adduce autore, ma come cosa senza fondamento dice fertur. Il che significa ch'egli scrive quello che narra di quest'isola come cosa dubbiosa e senza fondamento. Scrive eziandio di cosa avvenuta non gi poco, ma gi lungo tempo dicendo, Narrasi che anticamente si trov un'isola: e per si potrebbe dire, come dice il proverbio, che a lunghe vie lunghe bugie. Il qual proverbio allora  pi vero quando in quel che si narra vi sono delle circostanze che meno si accostano alla ragione, siccome in ci si discerne mentre dicesi che quest'isola era molto abbondante di tutte le cose, ma che sempre era stata disabitata. Il che non si comporta, n  verosimile, perch l'abbondanza nelle terre non procede se non dalla coltivazione degli abitanti, e dove non si abita non solo non nasce cosa alcuna da s, ma ancora le cose domestiche divengono selvatiche e sterili. Nemmeno  verosimile che ai Cartaginesi dispiacesse che la loro gente avesse trovato una tale isola e che uccidessero gli scopritori, perch se essa era tanto discosta da Cartagine, come le Indie sono, invano si temeva che quelli ch'ivi abitassero venissero a conquistar Cartagine, se gi, siccome l'Oviedo afferma che gli Spagnoli possedettero in altro tempo quelle Isole, non volesse egli ancora affermare che i Cartaginesi erano profeti e che ora si ademp il timore e la profezia loro, prendendo Cesare Tunigi o Cartagine coi denari che dalle Indie furono portati. Il che io sono sicuro che egli avrebbe detto per mettersi pi in grazia e conseguir pi favori di quelli che consegu per dire di somiglianti novelle, ma lo imped l'aver gi pubblicato il libro. Di modo che ciascun giudizioso comprende esser favola il dire che mai non si seppe di quell'isola per averne i Cartaginesi abbandonato il dominio e la navigazione per paura che altri gliela togliessero e venissero poi a travagliar la libert loro, poi che maggior paura di ci doveva loro recare la Sicilia o la Sardegna, che giacevano due giornate di mare lontane dalla loro citt, che la Spagnola, fra la quale e loro era il terzo del mondo. E se si dicesse che dubitavano forse che le ricchezze della terra potessero far potenti i loro nemici, da che a loro poi ritornasse alcun danno, dico che piuttosto avevano cagion di sperare, essendo essi padroni di cotali ricchezze, di poter resistere e soggiogare chi volessero, e che se lasciavano deserta quell'isola avrebbero lasciato in potere d'altrui lo scoprirla, onde risultasse ad essi lo stesso danno che sospettavano. E per dovevano piuttosto fortificarla e custodire la sua navigazione, siccome noi sappiam ch'essi altre volte fecero in simile caso, perch, avendo trovate le isole che allora chiamavano Cassiteridi, e ora noi chiamiam degli Astori, tennero la loro navigazione molto tempo segreta per ragion dello stagno che da quelle traevano, siccome recita Strabone nel fine del terzo libro della sua Cosmografia. 
Laonde, quando fosse vero che Aristotele avesse questa favola scritta, si potrebbe dire ch'egli avesse inteso quel che disse della navigazione nelle isole degli Astori, il che per falsa intelligenza, e per la grande antichit, o per l'affezione che accieca gli uomini, ora l'Oviedo argomenta che si debba intendere delle Indie, le quali ora possediamo, e non delle dette isole degli Astori, o d'alcuna di quelle. E se mi replicassero ci non poter essere, perch Strabone non dice essere stati quelli Cartaginesi, i quali possedettero le dette isole degli Astori, ma Fenici, e che trafficavano verso Cadice, dico che per esser venuti i Cartaginesi di Fenicia con Didone regina loro, essa ed essi erano chiamati Fenici in quel tempo come ora si chiamano Spagnoli i cristiani che nascono e abitano nelle stesse Indie. E se tornassero a replicare che l'autorit d'Aristotele, nominando quest'isola, dice che conteneva molti fiumi molto atti alla navigazione, i quali non sono nelle isole degli Astori, ma bene in Cuba e nella Spagnola, rispondo: che, se vogliamo riguardare a questo, aggiungono che in lei erano molti animali bruti, i quali non ha Cuba n la Spagnola, e pu ben essere che in una cosa tanto antica si fosse errato nel riferire cotale particolarit, siccome nella maggior parte di queste lunghissime antichit incerte suole avvenire. 
Ecco che n Cuba, n la Spagnola non hanno fiumi atti ad esser navigati, come l'autorit dice; e se in taluno dei maggiori fiumi di queste isole pu entrar qualche naviglio non pu gi navigare per essi cos comodamente come l'autorit specifica. Oltrech, come gi dicemmo, quantunque l'autorit fosse d'Aristotele, potrebbe essersi corrotta la parola, ed essere stato scritto navigandum in luogo di potandum, il che pi si conveniva a quel ch'egli trattava, lodandola cos di copia d'acque per bere, come di fertilit di frutti per mangiare. E ci bens si potrebbe verificare di alcuna di queste altre degli Astori, e con pi ragione, poich n Cuba, n la Spagnola non giacciono in sito n in parte ove i Cartaginesi o per vicinanza o per disgrazia dovessero essere portati, poich, se a coloro che con questo solo fine si misero a cercar d'esse con l'Ammiraglio tanto parve lunga la strada, che volevano al tutto tornarsi indietro, quanto pi sarebbe parsa lunga a coloro i quali non avevano intenzione di far s lungo viaggio e che qualora il tempo lo avesse loro conceduto avevano a ritornar verso il loro paese? N si vede fortunale che duri tanto che porti una nave da Cadice alla Spagnola per forza di temporale. Nemmeno  verosimile che, perch erano mercatanti, avessero pensiero n volont di allontanarsi dalla Spagna o da Cartagine pi di quel che il tempo li costringesse, specialmente allora che non si facevano n imprendevano le navigazioni con la facilit che ora si fa. Per lo che molto piccola navigazione pareva in quei tempi grande, come vediamo per quel che si legge del viaggio che fece Giasone di Grecia in Colchide, e per quel di Ulisse nel Mediterraneo, nei quali si consumarono tanti anni, e furono perci cos nominati che i pi eccellenti poeti n'hanno cantato per poca esperienza che allora avevano del mare, fin che gi poco all'et nostra  stata tanto migliorata che v'ha avuto di quelli c'hanno avuto ardire di circondare il mondo, contro quel che si soleva dire per proverbio Chi va al capo di Non, o torner o non; il qual capo  un promontorio in Barbaria, non molto discosto dalle Canarie. 
Oltre che egli  manifesto errore il pensare che potesse essere Cuba, o la Spagnola quell'isola dove quei mercatanti furono dalla tempesta portati poich si sa che con tutta la notizia, la quale ora se ne ha,  quasi impossibile accostarvisi senza urtar prima in molte altre isole che le circondano d'ogni parte. Ma quando pure volessero dire che quella terra, od isola, non era alcuna delle isole degli Astori, secondo che di sopra dicemmo, si potrebbe maritare una menzogna con un'altra dicendo, quella terra essere stata quell'isola di cui Seneca nel VI dei Naturali fa menzione, ove narra che Tucidide disse, che nei tempi della guerra della Morea un'isola chiamata Atlantica tutta o per la maggior parte si sommerse, della quale fa menzione eziandio Platone nel suo Timeo. 
Ma, perch abbiamo troppo a lungo ragionato di questa favola, passer all'altro capo ove dice che gli Spagnoli ebbero anticamente il dominio delle dette Indie, fondando la sua intenzione sopra quel che Stazio Seboso dice, che certe isole chiamate Esperidi giacevano quaranta giorni di navigazione verso occidente dalle isole delle Gorgoni, e che quindi si argomenta che, poich tali di necessit hanno ad esser le Indie, e si chiamano Esperidi, cotal nome presero da Espero re che fu di Spagna, il quale per conseguenza e gli Spagnoli erano stati padroni di quelle terra. Di modo che, ben considerato il suo dire, vuole da un'autorit incerta trarre tre conclusioni vere, non si conformando troppo con l'autorit di Seneca, che nel VI dei suoi Naturali, parlando di cotali cose, dice esser difficile di quello che s'ha per congetture a trattare l'affermare cosa alcuna per certa e determinata, s come in ci avviene all'Oviedo, poich delle isole Esperidi, come dicono, solamente Seboso parl, esprimendo verso dove giacevano, n per dicendo che siano le Indie, n da chi siano state nominate e soggiogate. E se l'Oviedo afferma che Espero fu re della Spagna, secondo che Beroso afferma, dico che  il vero che Beroso dice Espero essere stato re della Spagna, ma non gi ch'egli desse il nome alla Spagna o all'Italia. Ma questi avendo, come verace storico, conosciuto che in questo passo gli manca Beroso, attiensi a Iginio, ma cautamente, non specificando in qual libro, n in quel capitolo, e cos allunga, come dicesi, i testimoni, poich in effetto non si trova luogo dove Iginio dica tal cosa: anzi in un solo libro che di lui si trova, intitolato De poetica Astronomia, non solo non mette cotali parole, ma in tre luoghi, ove di queste Esperidi parla, dice cos: Ercole si dipinge in atto che voglia uccidere il drago, il quale guardava le Esperidi. E pi oltre dice che, essendo stato Ercole mandato da Euristeo per i pomi dell'oro alle Esperidi, e non sapendo la strada, and a Prometeo nel monte Caucaso e lo preg che gl'insegnasse il cammino, da che si manifest la morte del drago. Laonde secondo questo avremo le Esperidi all'oriente, alle quali potrebbe anche dire l'Oviedo ch'Espero re di Spagna diede il suo nome. Dice pi oltre Iginio nel capitolo dei pianeti, che per molte storie  manifesto il pianeta Venere esser chiamato Hesperus perch tramonta poco dopo il sole. Da tutte le quali cose possiamo inferire che se da persona avvezza a raccontar favole di poeti, come fa Iginio, dobbiam pigliare autorit o indizio alcuno, fa piuttosto contro l'Oviedo che per lui quel che dice Iginio, e possiamo affermare, o presumere che si chiamassero Esperidi per detta stella; e siccome i Greci per la stessa causa chiamarono Esperia Italia, come scrivono molti, cos diremo che Seboso chiam quell'isole Esperidi, e che per dimostrare il luogo dove giacevano si serv delle congetture e ragioni che di sopra notammo aver mosso l'Ammiraglio ad aver per fermo che tali isole fossero in quelle parti occidentali. 
E cos possiamo conchiudere che l'Oviedo non solo volle fingere nuove autorit nei suoi scritti, ma che per inavvertenza o per voler compiacere a colui che queste cose gli disse (poich certa cosa , lui non le avere intese), si accost a due contrari, la sola repugnanza dei quali era sufficiente a manifestare il suo errore. Perch, se i Cartaginesi, che, siccome egli dice, arrivarono a Cuba o alla Spagnola, trovarono quella terra non essere abitata fuorch da animali, come sarebbe vero che gli Spagnoli l'avessero posseduta molto tempo avanti e che il loro re Espero dato il nome le avesse? Salvo se per avventura non dice che alcun diluvio la rese disabitata, e che poi un altro No la ritorn nello stato nel quale fu dall'Ammiraglio scoperta. 
Ma poich io sono oramai stanco per tale disputa, e mi par di vederne fastiditi i lettori, io non voglio stendermi pi sopra ci, ma la nostra istoria seguire. 

CAPITOLO XI

Come l'Ammiraglio si sdegn col Re del Portogallo sopra lo scoprimento che delle Indie gli offerse. 

Ora l'Ammiraglio, avendo per fondatissimo il suo discorso deliber di dargli esecuzione e di andar per l'Oceano occidentale dette terre cercando. Ma conoscendo cosiffatta impresa non convenirsi se non a principe che potesse farla e sostentarla, volle proporla al re di Portogallo, per l'abitazione che quivi aveva. E bench il Re don Giovanni che allora regnava, ascoltasse con attenzione quel che l'Ammiraglio gli proponeva, nondimeno si mostr freddo in accettar la sua proposta, per il gran travaglio e per le grosse spese che gli recava lo scoprimento o conquista della costa occidentale dell'Africa chiamata Guinea senza che ancora gli fosse successa cosa alcuna felicemente, n avesse potuto passar oltre al capo di Buona Speranza, il qual nome alcuni dicono essergli stato posto in luogo di Agesingua, suo proprio nome, per esser quello il capo e il fine della buona speranza della sua conquista e discoprimento, come che altri altrimenti dicano, affermando essere cos stato detto per esser capo che gli dava speranza di miglior terra e navigazione. Ma, ci sia come esser si voglia, il detto re era oramai molto poco inclinato a spender pi denari in discoprimenti, e se pur all'Ammiraglio diede alcuna orecchia, ci avvenne per le buone ragioni ch'egli per corroborare la sua impresa gli proponeva, per induzioni delle quali cominci a prender tanto gusto di ci, che l'accettarla dipendeva dal concedere all'Ammiraglio le condizioni e patti ch'egli ricercava. Perch essendo l'Ammiraglio di generosi e alti pensieri, volle capitolare con suo grande onore e vantaggio, per lasciar la memoria sua e la grandezza della sua casa conforme alla grandezza delle sue opere e dei suoi meriti. 
Per la qual cosa il detto re, consigliato da un dottor Calzadiglia di cui molto egli confidava, deliber di mandare una caravella segretamente, la quale tentasse ci che l'Ammiraglio offerto gli aveva, perci che, trovandosi in cotal modo le dette terre, gli parea di non esser tenuto ai gran premi che gli chiedeva per lo scoprimento loro. E cos con ogni brevit e segreto, armata una caravella, fingendo di voler mandarla con vettovaglie e soccorso a quelle che erano nelle isole di capo Verde, la mand verso dove l'Ammiraglio si era offerto di andare, Ma, perch a quelli che mand mancava il sapere e la costanza e la persona dell'Ammiraglio, dopo essere andati per molti giorni vagando per mare, rivoltisi alle isole di capo Verde, se ne ritornarono ridendosi dell'impresa, e dicendo che era impossibile che per quei mari terra alcuna si ritrovasse. 
Il che essendo venuto a notizia all'Ammiraglio, ed essendogli gi morta la moglie, prese tanto odio a quella citt e nazione, che deliber di andarsene in Castiglia con un figliuolino rimasto a lui della moglie, chiamato Diego Coln, che dopo la morte del padre nel suo stato successe. 
Ma temendo, se parimente i re di Castiglia non assentissero alla sua impresa, non gli bisognasse proporla di nuovo a qualche altro principe, e cos in ci passasse lungo tempo, mand in Inghilterra un suo fratello che aveva presso di s, chiamato Bartolomeo Coln, il quale, quantunque non avesse lettere latine, era per uomo pratico e giudizioso nelle cose del mare, e sapeva molto bene far carte da navigare e sfere e altri strumenti di quella professione, come dall'Ammiraglio, suo fratello, era istruito. Partito adunque Bartolomeo Coln per l'Inghilterra, volle la sua sorte che desse in man di corsari, i quali lo spogliarono insieme con gli altri della sua nave. Per la qual cosa, e per la sua povert e infermit che in cos diverse terre lo assalirono crudelmente, prolung per gran tempo la sua ambasciata finch, acquistata un poco di facolt con le carte che fabbricava, cominci a far pratiche col re Enrico Settimo, padre di Enrico Ottavo, che al presente regna, a cui present un mappamondo nel quale erano scritti questi versi, che fra le sue scritture io trovai, e da me saranno qui posti piuttosto per l'antichit che per la loro eleganza: 

Terrarum quicumque cupis feliciter oras
Noscere, cuncta decens haec pictura docebit,
Quam Strabo affirmat, Ptolemaeus, Plinius, atque
Isidorus: non una tamen sententia quisque.
Pingitur hic etiam nuper sulcata carinis
Hispanis Zona illa, prius incognita genti,
Torrida, quae tandem nunc est notissima multis.

E pi di sotto diceva: 

Pro auctore sive pictore: 
Janua, cui patria est, nomen cui Bartholomaeus Columbus de terra Rubra, opus edidit istud Londonijs anno Domini M. CCCC. LXXX, atquer insuper arato octavo decimaque die cum tertia mensis Februari. 
Laudes Christo cantentur abunde. 

E perch avvertir taluno che dice Columbus da terra Rubra, dir che medesimamente io vidi alcune sottoscrizioni dell'Ammiraglio, prima che acquistasse lo stato, ov'egli si sottoscriveva Columbus de terra Rubra. 
Ma, tornando al re d'Inghilterra, dico che da lui il mappamondo veduto e ci che l'Ammiraglio gli offriva, con allegro volto accett la sua offerta e mandollo a chiamare. Ma, perch Dio l'aveva per Castiglia serbata, gi l'Ammiraglio in quel tempo era andato e tornato con la vittoria della sua impresa, secondo che per ordine si racconter. 

CAPITOLO XII

La partenza dell'Ammiraglio dal Portogallo e le pratiche ch'egli ebbe coi Re Cattolici don Ferdinando e donna Isabella. 

Lascer ora di raccontare ci che Bartolomeo Coln aveva negoziato in Inghilterra, e torner all'Ammiraglio, il qual nel fine dell'anno 1483 col suo figliolino don Diego si part segretamente di Portogallo per paura d'esser impedito dal re, perch, conoscendo quanto gli mancarono quelli che egli aveva con la caravella mandati, voleva ridurre alla sua grazia l'Ammiraglio e desiderava ch'egli tornasse alle pratiche dell'impresa, ma perch in questo egli non us quella sollecitudine che l'Ammiraglio us nel partirsi, perd la ventura, e l'Ammiraglio entr in Castiglia e far l'esperienza della sorte che gli era apparecchiata. 
Lasciato adunque il figliuolo in un monastero di Palos, chiamato la Rbida, se n'and tosto alla Corte dei Re Cattolici, che allora era in Cordova dove, poich era persona affabile e di dolce pratica, prese amicizia con quelle persone nelle quali trov pi accoglienza e maggior gusto della sua impresa, e che erano pi atti a persuadere i re che l'accettassero: fra i quali fu Luigi di Sant'Angelo, cavaliere aragonese e scrivano di ragione nella casa reale, uomo di molto autorit e prudenza. Ma, perch la cosa doveva trattarsi pi con fondamento di dottrina che con parola o favori, le Altezze loro la commisero al prior di Prado, che poi fu arcivescovo di Granata, comandandogli che insieme con gli intendenti della cosmografia, informassero di ci a pieno, e poi gli riferissero quel che sentissero. 
Ma perch in quei tempi non vi erano tanti cosmografi quanti son ora, coloro che si ridussero non intendevano quel che dovevano, n l'Ammiraglio si voleva lasciar tanto intendere, [temendo] che gli avvenisse quel che in Portogallo gli avvenne, e gli rubassero la benedizione. Per lo che fu tanto differente la risposta e informazione che alle Altezze loro fecero, quanto era la variet dei loro ingegni e pareri. Perch alcuni dicevano che, poi che nel fine di tante migliaia di anni che Dio glorioso aveva creato il mondo mai non s'aveva avuto cognizione di cotali terre da tanti e tanti savi e pratici delle cose del mare, non era verosimile che ora l'Ammiraglio sapesse pi che tutti i passati e i presenti. Altri, che pi s'accostavano alla ragion della cosmografia, dicevano il mondo esser di cos immensa grandezza che non era credibile che tre anni di navigazione bastassero per giungere al fine dell'Oriente dove egli voleva navigare, e per conferma del loro proposito adducevano l'autorit che Seneca racconta in una delle sue opere per via di disputa dicendo che molti savi tra loro discordavano intorno a questa questione, se l'Oceano era infinito, e dubitavano se esso potesse essere navigato e, quando par fosse navigabile, se dall'altra parte si troverebbero terre abitabili, e se a quelle andar si potesse. Alle quali cose aggiungevano che di questa inferiore sfera d'acqua e di terra non era abitata altra parte che una corona, o piccola cinta che nel nostro emisfero sopra l'acqua rimase e che tutto il rimanente era mare n si poteva navigare n camminare se non presso alle coste e riviere. E che, quando i savi concedessero che si potesse arrivare al fine dell'oriente, concederebbero ancora che si potesse andar dal fine della Spagna fino all'ultimo occidente. E altri di ci quasi cos disputavano, come gi i Portoghesi intorno al navigare in Guinea, dicendo che se si allargasse alcuno a far cammino diritto all'occidente, come l'Ammiraglio diceva, non potrebbe poi tornare in Ispagna per la rotondit della sfera, tenendo per certissimo che qualunque uscisse dall'emisfero conosciuto da Tolomeo andrebbe in gi, e poi gli sarebbe impossibile dar la volta, e affermando che ci sarebbe quasi un ascendere all'ins d'un monte. Il che non potrebbero fare i navigli con grandissimo vento. 
Ma, ancorch a tutte queste obbiezioni l'Ammiraglio desse conveniente risoluzione, nondimeno, quanto pi efficaci erano le sue ragioni tanto men l'intendevano per la loro ignoranza giacch quando uno invecchia con cattivo fondamento nella matematica non pu riprendere il vero, per le regole false da principio impresse nella sua mente. Finalmente tutti coloro, tenendosi al proverbio castigliano il quale in ci che non par ragionevole suol dire, Dubita Sant'Agostino, perch detto Santo al 9 Capitolo del XXI libro De Civitate Dei reproba ha per impossibile che ci siano antipodi e si possa passar dall'un emisfero all'altro, prevalendosi ancora contro l'Ammiraglio di quelle favole che si dicono delle cinque Zone e di altre menzogne che essi avevano per verissimo, si risolsero a giudicar l'impresa per vana e impossibile, e che non conveniva alla gravit e altezza di s gran principi che si movessero per cos debole informazione. 
Laonde, dopo l'aver consumato molto tempo in questa materia, le loro Altezze risposero all'Ammiraglio ritrovarsi impediti in molte altre guerre e conquiste, specialmente nella conquista di Granata che allora facevano,  per non aver la comodit di attendere a nuova impresa, ma che col tempo si sarebbe trovata maggiore opportunit per esaminare e intendere quel ch'egli offriva. Ed infatti i Re non vollero prestare orecchio alle grandi promesse che faceva loro l'Ammiraglio. 

CAPITOLO XII bis

Come l'Ammiraglio, non rimanendo d'accordo col re di Castiglia, deliber di andar ad offrire la sua impresa alla Francia. 

Mentre che ci si trattava, i Re Cattolici non erano stati sempre saldi in un luogo per cagion della guerra che in Granata facevano. Laonde fu differita per lungo tempo la risoluzione e risposta. Onde l'Ammiraglio se ne venne a Siviglia; e non trovando nelle loro Altezze pi ferma conclusione che la passata, seco propose di render conto della sua impresa al duca di Medina Sidonia. Ma, dopo molte pratiche, vedendo che non v'era modo di poter concludere, siccome egli bramava, in Spagna, e che tardava troppo a dare effetto alla sua impresa, deliber di andare a trovare il re di Francia, al quale gi aveva scritto sopra questo, con proponimento, se quivi non fosse udito, di andar poi in Inghilterra a cercare il fratello, del quale non aveva novella alcuna. 
E con tale deliberazione se n'and alla Rbida, per mandar don Diego suo figliuolo, quivi da lui lasciato, a Cordova, a seguir poi il suo cammino. Ma, a ci che quello che Dio ordin non mancasse effetto, ispir nel guardiano di quella casa, chiamato frate Giovanni Perez, che prendesse tanta amicizia con l'Ammiraglio e gli piacesse cos bene la sua impresa, che si dolesse della sua risoluzione e di quel che la Spagna per la sua partita avrebbe perduto. Laonde lo preg che in niun modo adempisse quel ch'ei s'era proposto, giacch egli voleva andare a trovar la regina, nella quale sperava che, per esser egli, come era, suo padre di confessione, darebbe fede a quel che intorno a ci egli le dicesse. Perch, quantunque l'Ammiraglio fosse gi fuori d'ogni speranza e sdegnato, vedendo il poco animo e giudizio che trovava nei consiglieri delle Altezze loro, nondimeno, per il desiderio che dall'altra parte era in lui di donar questa impresa alla Spagna, si acquet al volere e ai prieghi del frate, perch pareva a lui veramente d'esser naturale oramai della Spagna, per il gran tempo che vi era stato, mentre aveva atteso a cotal sua impresa, e per avere ancora acquistati figlioli in essa. Il che fu cagione ch'egli aveva rifiutate le altre offerte che gli altri principi gli avevano fatte, s come egli riferisce in una sua lettera scritta alle loro Altezze, dicendo cos: 
Per servir le Altezze vostre io non ho voluto impacciarmi con Francia, n con Inghilterra, n con Portogallo, dei quali principi le Altezze vostre videro le lettere per mano del dottor Viglialano. 

CAPITOLO XIII

Come l'Ammiraglio torn al campo di Santa Fe, e tolse commiato dai Re Cattolici, non venendo in alcuna risoluzione con essi. 

Partito adunque l'Ammiraglio dal monastero della Rbida, che giace presso Palos, insieme con frate Giovanni Perez, verso il campo di Santa Fe, dove i Re Cattolici allora s'erano ridotti per assediar Granata, il detto frate inform la regina e le fece tanta instanza che sua Maest content che si tornasse un'altra volta al ragionamento dello scoprimento. Ma, perch il parere del priore di Prado e degli altri suoi seguaci gli era contrario, e dall'altro canto l'Ammiraglio domandava l'Ammiragliato, e titolo di Vicer, e altre cose di grande stima e importanza, le parve cosa dura concedergliele, giacch, riuscendo vero quel ch'ei proponeva stimavano molto quel ch'egli domandava, e riuscendo in contrario, pareva leggerezza il concederlo: da che segu che il negozio totalmente and in fumo. 
N io lascier di dire, che io stimo grandemente il sapere, il cuore, e la previdenza dell'Ammiraglio, perch essendo egli cos sventurato in ci, e s desideroso, come ho detto, di rimanere in questi regni, ed essendo ridotto in tempo e in stato che di qualunque cosa e partito doveva contentarsi, fu animosissimo nel non volere accettare se non grandi titoli e stato, chiedendo cose che, s'egli avesse preveduto e compreso pi che certamente il lieto della sua impresa non avrebbe potuto chiedere o capitolare meglio, n pi gravemente di quel che fece e che ultimamente bisogn concedergli, cio di essere ammiraglio in tutto il mare Oceano con quelle ragioni, prerogative e preminenze che avevano gli ammiragli di Castiglia nei loro distretti; che in tutte le isole e nella terra ferma avesse ad esser vicer e governatore con quell'autorit e giurisdizione che si concedeva agli ammiragli di Castiglia e di Len; che gli uffici dell'amministrazione e giustizia in tutte le dette isole e nella terra ferma fossero da lui assolutamente provveduti e rimossi a sua volont e arbitrio; che tutti i governi e i reggimenti si dovessero dare ad una o a tre persone ch'egli nominasse; e che in qualunque parte della Spagna ove si trafficasse e contrattasse con le Indie, egli mettesse giudici che giudicassero sopra quello che a tal materia appartenesse. Quanto alle rendite e utilit, oltre ai salari e diritti dei sopradetti uffici di ammiraglio, vicer e governatore, domand il decimo di tutto quello che si comprasse, barattasse, si trovasse, si guadagnasse, e fosse dentro dei confini del suo ammiragliato, togliendo via solamente le spese fatte in acquistarlo dimodoch, se fossero stati in un'isola mille ducati, i cento avevano da esser suoi. E, perch i suoi contrari dicevano che egli non avventurava cosa alcuna in quel viaggio se non vedersi capitano di un'armata finch'ella durar potesse, domand appresso che gli fosse data l'ottava parte di quel che riportasse nel suo ritorno, ch'egli avrebbe messa l'ottava parte della spesa di detta armata. 
Laonde, essendo cotali cose cos importanti, e le Altezze loro non volendo concederle, l'Ammiraglio tolse commiato dai suoi amici e se n'and alla volta di Cordova per dar ordine alla sua andata in Francia, perch in Portogallo si era gi risoluto di non voler tornare ancorch il re gliene avesse scritto. 

CAPITOLO XIV

Come i Re Cattolici mandarono dietro all'Ammiraglio, e gli concessero quel che egli domandava. 

Essendo gi entrato il mese di gennaio dell'anno 1492, lo stesso giorno che l'Ammiraglio part da Santa Fe, fra gli altri a cui dispiaceva la sua partita, Luigi di S. Angelo, di cui di sopra abbiamo fatta menzione, bramando a ci alcun rimedio, and a trovar la regina, e con parole che il desiderio gli somministrava, per persuaderla e riprenderla insieme, le disse ch'ei si maravigliava molto di vedere che, essendo sempre avanzato animo a sua Altezza per ogni cosa grave e importante, le mancasse ora per imprenderne una nella quale s poco si avventurava, e dalla quale tanto servizio a Dio e ad esaltazione della sua Chiesa poteva ritornare, non senza grandissimo accrescimento e gloria dei suoi regni e stati, e tale finalmente che, se alcun altro principe la conseguisse, come l'offriva l'Ammiraglio, era chiaro il danno che al suo Stato ritornerebbe, e che in tal caso dai suoi amici e servitori sarebbe con giusta causa gravemente ripresa, e dai suoi nemici biasimata, onde tutti poscia direbbero esserle bene impiegata tanta disavventura, e che ancora ella stessa se ne dorrebbe, e i suoi successori giusto cordoglio ne sentirebbero. Laonde, poi che pareva il negozio aver buon fondamento, e l'Ammiraglio, che lo proponeva, era di buon giudizio e sapere, e non chiedeva altro premio se non di quel che trovasse, e si contentava di concorrere in parte della spesa, e avventurava la sua persona, non doveva sua Altezza stimarla cosa tanto impossibile, come quei letterati le dicevano, e che quel ch'essi dicevano, che sarebbe cosa biasimevole l'aver aiutata cosiffatta impresa quando essa non riuscisse cos bene come proponeva l'Ammiraglio, era vanit: anzi, ch'egli era di contrario parere a loro, il qual credeva che piuttosto sarebbero giudicati principi magnanimi e generosi per aver tentato di saper le grandezze e i segreti dell'universo. Il che avevano fatto altri re, e signori, ed era loro stato attribuito a gran lode. Ma, quand'anche fosse tanto incerta la riuscita, per trovar la verit di cotal dubbio era bene impiegata ogni gran somma d'oro. Oltre che l'Ammiraglio non chiedeva altro che 2500 scudi per metter l'armata ad ordine, e per, affinch non si dicesse che la paura di s poca spesa la riteneva, non doveva in modo alcuno abbandonare quella impresa. 
Alle quali parole la cattolica regina, conoscendo il buon desiderio del Sant'Angelo, rispose ringraziando del suo buon consiglio, e dicendo ch'era contenta di accettarlo con patto che si differisse l'esecuzione finch respirasse alquanto dai travagli di quelle guerre. E quando pure anche altro a lui paresse, contentava che sopra le gioie della sua camera si cercasse imprestito della quantit dei denari necessaria per far detta armata. Ma Sant'Angelo, veduto il favore fattogli dalla regina in accettar per suo consiglio quel che per consiglio di ogni altro aveva rifiutato, rispose che non faceva mestieri d'impegnar le gioie, perch egli farebbe lieve servizio a sua Altezza imprestandole i suoi denari. E con tale risoluzione la regina sped tosto un capitano per le poste per far tornar indietro l'Ammiraglio. 
Questi lo raggiunse presso alla porta di Pinos due leghe da Granata lontano e, quantunque l'Ammiraglio si dolesse delle dilazioni e difficolt che nella sua impresa aveva trovate, nondimeno, informato della determinazione e volont della regina, torn indietro a Santa Fe, ove fu ben veduto dai Re Cattolici e subito fu commessa la sua capitolazione, e spedizione al segretario Giovan di Coloma, il quale per comandamento delle loro Altezze e con la loro reale sottoscrizione e sigillo gli concesse e consegn tutti i capitoli e clausole che di sopra abbiamo narrato essere state da lui domandate, senza che se ne levasse o mutasse cosa alcuna. 

CAPITOLO XV

Come l'Ammiraglio arm tre caravelle per far l'impresa del suo scoprimento. 

Conceduti adunque dai serenissimi Re Cattolici all'Ammiraglio i capitoli sopradetti, egli subito al 12 di maggio del detto anno 92 part da Granata per Palos, che  il porto dove egli aveva da far la sua armata, per esser quella terra obbligata a servir le loro Altezze tre mesi con due caravelle, le quali comandarono che fossero date all'Ammiraglio. Queste e un altro naviglio egli arm con la sollecitudine e diligenza necessaria. La capitana, nella quale egli mont, si chiam Santa Maria; l'altra fu nomata la Pinta, della quale era capitano Martino Alonso Pinzn, della Nia, che era latina e l'ultima, era capitano Vincenzo Agnez Pinzn, fratello del sopra detto Alonso, della sopra nominata terra di Palos. 
Essendo esse adunque fornite di tutte le cose necessarie con novanta uomini, al 2 di agosto all'apparir del giorno fecero vela alla dritta verso le Canarie; e da quel punto fu diligentissimo l'Ammiraglio a scrivere di giorno in giorno minutamente tutto quello che succedeva nel viaggio, specificando i venti che soffiavano, quanto viaggio egli faceva con ciascuno, e con quali vele e correnti, e quali cose per la via egli vedeva, uccelli o pesci, ed altri cosiffatti segni. Il che egli sempre us di fare in quattro viaggi che di Castiglia alle Indie egli fece. Non voglio io per scrivere il tutto particolarmente, poich quantunque il descrivere il suo cammino e navigazione, e il dimostrar quali impressioni ed effetti corrispondevano ai corsi e aspetti delle stelle, e il dichiarare che differenza in ci  dai nostri mari e dalle nostre regioni apportava allora molto utile, a me non par nondimeno che al presente tanta particolarit possa dar soddisfazione ai lettori, ai quali si darebbe noia accrescendo con lunghezza di soverchi discorsi questa scrittura. Pertanto io solamente attender a ragionare di quel che mi parr necessario e conveniente. 

CAPITOLO XVI

Come l'Ammiraglio giunse alle Canarie, e quivi si forn compiutamente di tutto quel che gli faceva bisogno. 

Partito adunque l'Ammiraglio da Palos per le Canarie, il d seguente, che fu di sabato, ai 3 di agosto, ad una delle caravelle della compagnia, chiamata la Pinta, saltarono fuori le fencine del timone; e, poich per cotal difetto quelli che vi navigavano erano costretti ad ammainar le vele, tosto l'Ammiraglio le si accost, bench per la forza del tempo non potesse darle soccorso, ma tale  il costume dei capitani in mare, per dare animo a coloro che alcun danno patiscono. Il che fece egli tanto pi prontamente, perch dubitava cotal caso essere avvenuto per astuzia o malignit del padrone, credendosi in cotal modo di liberarsi da quel viaggio, s come avanti la partita tent di fare: ma, essendo il Pinzon, capitano di detto naviglio, uomo pratico e destro marinaro, apprest con alcune funi cosiffatto rimedio, che potettero seguire il loro cammino, fin che il marted seguente con la forza del tempo si ruppero dette funi, e fu necessario che tutti ammainassero per tornare a rimediarvi. Dal qual disordine e disavventura avvenuta a quella caravella nel perdere due volte il timone nel principio del suo cammino, chi fosse stato superstizioso avrebbe potuto congetturare la disubbidienza e contumacia ch'essa us poi contro l'Ammiraglio, allontanandosi due altre volte da lui per malignit di detto Pinzn, come pi oltre si narrer. 
Ritornando adunque a quello ch'io raccontavo, dico che procacciarono allora di rimediarvi il meglio che potettero per giungere almeno alle Canarie, le quali scopersero tutti tre i navigli il gioved ai 9 d'agosto sull'alba, ma, per il vento contrario e per le calme non fu loro concesso n quel d, n i due seguenti di prender terra nella gran Canaria, a cui erano gi molto vicini. Laonde l'Ammiraglio vi lasci il Pinzn, acci che subito giunto in terra procacciasse di avere un altro naviglio, ed egli per lo stesso effetto corse all'isola della Gomera insieme con la Nia affinch, se nell'una di quelle isole non trovassero comodit di naviglio, nell'altra lo cercassero. 
Con tal deliberazione seguendo il cammino, la domenica seguente, che fu ai 12 di agosto sera, giunse alla Gomera, e subito mand il battello in terra, il quale la mattina seguente ritorn alla nave, dicendo non essere allora alcun naviglio in quell'isola, ma che d'ora in ora quei del paese aspettavano donna Beatrice di Bovadiglia, signora della stessa isola, che era nella gran Canaria, la quale conduceva un naviglio di un certo Grageda da Siviglia di quaranta botte, il quale, per essere atto a cotal viaggio, egli avrebbe potuto pigliare. Perch l'Ammiraglio deliber di aspettare in quel porto, stimando che, se il Pinzn non avesse potuto racconciare il naviglio, ne avrebbe ritrovato alcuno nella Gomera. Stato adunque quivi i due giorni seguenti, vedendo che il detto naviglio non compariva e che partiva per la gran Canaria un caravellone dall'isola della Gomera, mand in esso un uomo che ragguagliasse il Pinzn del suo arrivo e lo aiutasse a racconciare il naviglio, scrivendogli che s'egli non tornava indietro a dargli aiuto, ci era perch quel naviglio non poteva navigare. Ma poich dopo la partenza del caravellone tard molto ad aver novella, l'Ammiraglio deliber ai 23 d'agosto di tornar coi suoi due navigli alla gran Canaria. E cos partito il d seguente trov per via il caravellone, che non aveva ancora potuto giungere alla gran Canaria, per essergli stato il vento troppo contrario. 
Dal quale raccogliendo l'uomo che vi mandava, pass quella notte presso a Teneriffa, dal cui scoglio, che  altissimo, vedevano uscir grassissime fiamme. Di che maravigliandosi la sua gente, egli diede loro ad intendere il fondamento e la causa di cotal fuoco, verificando il tutto con l'esempio del monte Etna di Sicilia, e di molti altri monti dove si vedeva il medesimo. Passata poscia quell'isola, il sabato ai 25 d'agosto giunsero all'isola della gran Canaria, dove il Pinzn con gran fatica era giunto il d avanti. Da lui egli intese come il luned avanti donna Beatrice era partita con quel naviglio ch'ei con tante difficolt e incomodi procurava di avere e, come che gli altri di ci ricevessero gran dolore, egli si conformava con quello che succedeva, mettendo il tutto nella miglior parte e affermando che, se non piaceva a Dio ch'ei trovasse quel naviglio, forse ci avveniva perch se l'avesse trovato avrebbe trovato insieme impedimento e disturbo nell'ottenerlo, e perdita di tempo nella mutazione delle robe che portavano, e appresso impedimento per il viaggio. Per la qual cosa, temendo di fallarlo un'altra volta nella strada, se fosse ritornato a cercarlo verso la Gomera, seco propose di racconciar nella Canaria detta caravella [la Pinta] il meglio che potesse, facendole un nuovo timone, perci ch'ella, s come abbiam detto, aveva perduto il suo e oltre a ci fece mutare la vela latina in rotonda all'altra caravella, detta la Nina affinch con pi quiete e minor pericolo gli altri legni seguisse. 

CAPITOLO XVII

Come l'Ammiraglio part dall'isola della gran Canaria per seguire o dar principio al suo scoprimento; e quel che nelI'Oceano avvenne. 

Poich i navigli furono bene in ordine e in punto per la partenza, il venerd, che fu il primo di settembre, sul tardi, l'Ammiraglio fece spiegar le vele al vento, partendo dalla gran Canaria, e il giorno seguente giunsero alla Gomera, dove nel fornirsi di carne, d'acqua e di legna si fermarono altri quattro giorni, di modo che il gioved seguente di mattina, cio ai 6 di settembre del detto anno 1492 che si pu contar per principio dell'impresa e del viaggio per l'Oceano, l'Ammiraglio part dalla Gomera alla volta dell'Occidente, e per il poco vento e per le calme ch'egli ebbe non pot allontanarsi troppo da quelle isole. 
La domenica verso il giorno si ritrov essere nove leghe verso occidente lontano dall'isola del Ferro, nel qual d perdettero di vista tutta la terra, e temendo di non poter tornare per lungo tempo a vederla, molti sospirarono e lagrimarono. Ma l'Ammiraglio, dopo ch'ebbe confortato tutti con larghe offerte di molte terre e ricchezze, per tenerli in speranza e diminuire in loro la paura che avevano della lunga via, bench quel giorno i navigli camminassero 18 leghe, disse non averne contate pi di 15 avendo deliberato di diminuire nel viaggio parte del conto, acci che non pensasse la gente d'esser tanto dalla Spagna lontana quanto infatti essa fosse, contando veramente il cammino, il quale segretamente egli aveva in animo di notare. 
Continuando adunque cos il suo viaggio, il marted agli 11 di settembre nel tramontar del sole, essendo oramai quasi 150 leghe verso l'occidente lontano dall'isola del Ferro, vide un grosso tronco d'albero di nave di 120 botte, il quale pareva che fosse ito lungo tempo secondo l'acqua. In quel paraggio, e pi avanti all'occidente le correnti erano molto grosse verso il Nord-Est. Ma, essendo poi corsi altre 50 leghe verso ponente, al 13 di settembre trov che da prima notte gli aghi norvesteavano, e la mattina seguente nordesteavano alquanto, da che conobbe che l'ago non andava a ferire la stella che chiamiamo tramontana, ma un altro punto fisso e invisibile. La qual variet fino allora mai non aveva conosciuto alcuno, e per ebbe giusta causa di maravigliarsi di ci. Ma molto pi si maravigli il terzo d, nel quale era gi corso quasi 100 leghe pi avanti pur per quel paraggio, perch gli aghi da prima notte norvesteavano gi con la quarta e la mattina tornavano a percuotere nella medesima stella. 
E il sabato ai 15 di settembre, essendo quasi 300 leghe verso l'occidente lontano dall'isola del Ferro, di notte tempo cadde gi dal cielo nel mare una maravigliosa fiamma di fuoco quattro o cinque leghe dai navigli discosto, alla volta del Sud-Ovest, quantunque il tempo fosse temperato come d'aprile, e i venti dal Nord-Est al Sud-Ovest bonaccevoli, e il mare tranquillo, e le correnti di continuo verso il Nord-Est. Anche quelli della caravella Nia dissero all'Ammiraglio avere il venerd passato veduto un gargiao, e un altro uccello chiamato rabo di giunco; di che allora, per esser questi i primi uccelli che avevano veduto, presero grande ammirazione. 
Ma maggiore l'ebbero il d seguente, che fu la domenica, della gran copia di erba tra verde e gialla che sopra la superficie dell'acqua si vedeva, la quale pareva che si fosse novellamente distolta da alcuna isola o scoglio. Di quest'erba assai ne videro il d seguente, onde molti affermavano d'esser gi vicini a terra, specialmente perch videro un picciol gambero vivo fra quelle macchie d'erba, la quale dicono ch'era somigliante all'erba stella, senonch aveva il piede e i rami alti, ed era tutta carica di frutti come di lentisco. E notarono appresso che l'acqua del mare era la met meno salsa che la passata. Inoltre quella notte li seguirono molti tonni, i quali si accostavano tanto ai navigli e correvano con loro s prontamente che ne fu ammazzato uno con un tridente da quelli della caravella Nia. 
Ed essendo gi 360 leghe per l'Ovest discosti dall'isola del Ferro, videro un altro rabo di giunco, uccello cos chiamato perch ha una lunga penna per coda [e in lingua spagnola rabo vuol dir coda]. 
Il marted di poi, che fu al 18 di settembre, Martino Alonzo Pinzn, il quale era passato avanti con la caravella Pinta, la quale veleggiava benissimo, aspett l'Ammiraglio e gli disse aver veduto moltitudine grande di uccelli volar verso ponente: per lo che sperava di trovar terra quella notte. La qual terra parve a lui di vedere verso tramontana 15 leghe distante nel medesimo giorno al tramontar del sole, coperta da grande oscurit e nembi. Ma poich l'Ammiraglio sapeva di certo che non era terra, non volle perder tempo in andare a riconoscerla, siccome tutti desideravano, essendo che egli non si trovava nel sito dal quale egli per i suoi indizi e ragioni aspettava che la terra gli si scoprisse: anzi cavarono quella notte una bonetta, perch il vento rinfrescava, essendo gi passati 11 d che non avevano ammainate le vele un palmo, camminando di continuo col vento in poppa verso l'occidente. 

CAPITOLO XVIII

Come tutti andavano molto attenti ai segni che nel mare vedevano con desiderio di prender terra. 

Siccome tutta la gente dell'armata era nuova in cotal navigazione e pericolo, e si vedeva tanto lontana da ogni soccorso, non restavano tra loro di mormorare e, non vedendo altro che acqua e cielo, notavano sempre con attenzione ciascun segno che appariva loro, come quelli che in effetto erano pi lontani da terra che fino a quel tempo altri mai fossero stati. Perci io voglio raccontare tutto quello di che facevano alcuna stima, e questo sar quanto alla descrizione di questo primo viaggio: che degli altri indizi minori, i quali sogliono spesso e ordinariamente vedersi, non vogliam ragionare. 
Dico adunque, che ai 19 di settembre di mattina venne alla nave dell'Ammiraglio un uccello chiamato alcatraz; ed altri vennero sul tardi, che gli davano alcuna speranza di terra, perch egli giudicava che quell'uccello non si sarebbe troppo discostato da essa. Con la quale speranza, quando fu calma, scandagliarono con 200 braccia di funi, e ancorch non potessero trovar fondo, conobbero che oramai le correnti andavano verso il Sud-Ovest. Parimenti il gioved ai 20 di quel mese due ore avanti mezzogiorno vennero due alcatrazi alla nave, e ne venne anche un altro indi a buona pezza; e presero un uccello simile al gargiao, senonch era negro e con una gioia bianca in testa, e coi piedi simili a quelli dell'anitra, quali sogliono avere gli uccelli d'acqua; e a bordo ammazzarono un pesce piccolo; e videro molta erba della sopraddetta; e all'apparir del giorno vennero alla nave tre uccellini di terra cantando, ma al levar del sole disparvero, lasciando loro alcuna consolazione, considerando essi che gli altri uccelli, per essere marittimi e grandi, potevano meglio allontanarsi da terra, ma questi piccoli non dovevano venire di cos lontano paese. Indi a tre ore poi fu veduto un altro alcatraz, che veniva dall'Ovest-Nord-Ovest e il d seguente sul tardi videro un altro rabo di giunco e un alcatraz: e si scopr pi quantit di erba che in tutto il passato tempo, verso tramontana, per quanto potevano stender la vista: della quale talvolta prendevano pur consolazione, credendo che ci avvenisse per alcuna terra vicina, e talora eziandio cagionava loro gran paura, perch v'erano macchie di tanta foltezza che in alcuna maniera intrattenevano i navigli; e poich la paura porta l'immaginazione alle cose peggiori, temevano di dover s folta trovarla che gli fosse per accader quello che si finge di S. Amor nel mare congelato, il quale dicesi che non lascia muovere i navigli. E per discostavano i navigli dalle macchie di quella tutte le volte che essi potevano. 
Ma, ritornando ai segni, dico che un altro d videro una balena; e il sabato seguente, che fu ai 22 settembre, furono vedute alcune pardelle: e soffiarono ancora in quei tre d alcuni venti del Sud-Ovest, quando pi verso ponente e quando meno, i quali ancorch fossero contrari al cammin loro, l'Ammiraglio disse che li ebbe per molto buoni e di gran giovamento, perch mormorando ormai la gente, fra le altre cose che per accrescer la loro paura dicevano questa era una, che, poich sempre avevano il vento in poppa, mai in quei mari lo avrebbero avuto prospero per tornare indietro, e, sebbene trovassero talora il contrario, dicevano quel vento non essere stabile, e che, non bastando ad ingrossare il mare, non avrebbe potuto ritornarli per s gran cammino come indietro lasciavano. E quantunque l'Ammiraglio replicasse dicendo loro che ci procedeva dall'esser gi presso a terra, il che non lasciava alzar le onde, e rendesse loro le ragioni che meglio poteva, afferma ch'ebbe allora bisogno dell'aiuto di Dio, come gi Mos, quando trasse gli Ebrei dall'Egitto, i quali si astenevano dal mettergli le mani addosso per i segni che per lui Dio faceva. Cos ancora dice l'Ammiraglio che avvenne a lui in quel viaggio, perch tosto la domenica seguente ai 23 si lev un vento Ovest-Nord-Ovest, col mare alquanto turbato, come la gente desiderava: e medesimamente tre ore avanti mezzod videro una tortora volare sopra la nave; e sul tardi videro un alcatraz, e un uccellino di fiume, e altri uccelli bianchi; e nell'erba trovarono alcuni gamberetti; e il seguente giorno videro un altro alcatraz, e molte pardelle che venivano di verso ponente, e alcuni pesci piccoli, alcuni dei quali la gente degli altri navigli ammazz coi tridenti, perch non beccavano all'amo. 

CAPITOLO XIX

Come la gente mormorava con desiderio di tornarsi indietro, e vedendo altri segni e dimostrazioni di terra, cammin verso quella assai lieta. 

Quanto pi i segni sopraddetti riuscivano vani, tanto pi cresceva la loro paura e l'occasione di mormorare, ritirandosi dentro ai navigli e dicendo che l'Ammiraglio con la sua pazza fantasia aveva deliberato di farsi gran signore con le vite e pericoli loro, e in quella impresa morire, e poich gi essi avevano soddisfatto all'obbligo loro nel tentar la fortuna, e s'erano allontanati dalla terra e da ogni soccorso pi che mai altri, non dovevano essere autori della loro propria ruina, n seguir quel cammino, finch poi indarno avessero a pentirsi e mancassero loro le vettovaglie e i navigli, i quali, come sapevano, erano gi pieni di difetti e di falle in modo che male avrebbero potuto salvare uomini penetrati s addentro nel mare; che niuno giudicherebbe mal fatto ci che in tal caso avessero deliberato, anzi, che sarebbero stimati molto pi animosi per essersi posti a tale impresa ed esser proceduti s avanti: e che, per essere l'Ammiraglio straniero, e senza alcun favore, e per aver sempre tanti uomini savi e dotti riprovata e biasimata la sua opinione, non vi sarebbe ora chi lo favoreggiasse e difendesse, e sarebbe a loro pi creduto quel che dicessero, assegnando a lui colpa d'ignoranza e di mal governo, che quanto egli in sua giustificazione contro loro dicesse. N mancarono di quelli che dissero che, per toglier via ogni contesa, s'egli non volesse dal suo proponimento rimuoversi, potrebbero accortamente gettarlo in mare, e pubblicar poi, che volendo egli riguardar le stelle e i segni, vi era caduto inavvertitamente, e che niuno andrebbe cercando sopra ci il vero, e questo essere il pi vero fondamento del loro ritorno e della loro salute. 
In cotal guisa di giorno in giorno continuavano mormorando, lamentandosi, e consigliandosi: n l'Ammiraglio stava senza sospetto della loro incoscienza e mala intenzione verso di lui. Perch talora con buone parole, e altre volte con animo pronto a ricevere la morte, ammonendoli del castigo che sarebbe potuto tornare sopra di essi se impedissero quel viaggio, temperava alquanto le loro macchinazioni e i loro timori e, per conferma della speranza ch'egli loro dava, ricordava loro le mostre e i segni sopraddetti, promettendo loro che in breve tempo troverebbero alcuna terra, ai quali segni andavano eglino nel continuo s attenti, che ogni ora pareva loro un anno per veder terra. 
Finch il marted ai 25 di settembre nel tramontar del sole, ragionando l'Ammiraglio col Pinzn che gli era molto appresso con la sua nave, grid forte il detto Pinzn Terra, terra, signore; non si perda la mia buona mano e gli mostr alla volta del Sud-Ovest un corpo che faceva chiara somiglianza d'isola, la quale distava 25 leghe dai navigli. Della qual cosa la gente fu tanto allegra e consolata che ne rendeva a Dio molte grazie; e l'Ammiraglio, che finch fu notte oscura aveva prestato alcuna fede a quello che gli era detto, per tener consolata la gente e anche perch non gli si opponessero e gl'impedissero il suo cammino, navig verso l per gran parte della notte. Ma la mattina seguente conobbero che quel che avevano veduto erano nembi e nuvoloni, che spesse volte fanno mostra di chiara terra. 
Per questo, con assai dolore e fastidio della maggior parte, tornarono a seguire la via dell'occidente, la quale sempre avevano continuata, se non quando il vento glielo impediva e, tenendo sempre l'occhio attento ai loro segni, videro un alcatraz, e un rabo di giunco e altri uccelli simili ai sopraddetti, e il gioved ai 27 settembre di mattina videro un altro alcatraz, che veniva di ponente e andava verso levante, e comparirono molti pesci dorati, dei quali ne ammazzarono uno col tridente, e pass loro vicino un rabo di giunco, e conobbero appresso che le correnti in quegli ultimi d non andavano cos ferme e ordinate come solevano, ma tornando indietro con le maree, e l'erba per il mare si vedeva in minor quantit che prima. 
Il venerd seguente ammazzarono tutti i navigli alcuni pesci dorati, e il sabato videro un rabi orcado, il quale, ancorch sia uccello di mare, mai non vi riposa, ma va per l'aria perseguitando gli alcatrazi finch fa loro gettar per paura l'immondizia del loro ventre, la quale egli per l'aria raccoglie per suo nutrimento, e con tale astuzia e caccia si sostenta in quei mari, come si dica che si veggono pi nei contorni delle isole di capo Verde. Poscia indi a poco videro altri due alcatrazi, e molti pesci rondini, che sono di grandezza di un palmo, e con due alette simili ai quelle del pipistrello volano talvolta quanto una lancia alto dall'acqua il tratto di un archibugio, quando pi e quando meno, e talvolta cadono nei navigli. Medesimamente il dopo desinare videro altri due alcatrazi, e molti pesci rondini, che sono di vano, e altri tre alcatrazi, e un rabi orcado che li cacciava. 
La domenica mattina vennero alla nave quattro rabi di giunco, i quali, per essere cos insieme venutivi, stimarono d'esser pi vicini alla terra, e specialmente perch indi a poco passarono altri quattro alcatrazi, e videro molta erba in filo verso Ovest-Nord-Ovest e all'Est-Sud-Est, e altres videro molti pesci imperatori, i quali sono simili ai chiopi, e hanno la pelle durissima, e non  buon pesce da mangiare. 
N per, quantunque l'Ammiraglio ponesse mente a tutti questi segni, si scordava di quelli del cielo, n i corsi delle stelle. Laonde in quel paraggio not con grande ammirazione che di notte le guardie stavano giustamente nel braccio dell'occidente; e quando aggiornava si ritrovavano nella linea sotto il braccio a Nord-Est, da che comprendeva che in tutta la notte non camminavano se non tre linee, che sono nove ore, e questo provava egli ogni notte. Parimenti not, che da prima notte gli aghi norvesteavano per tutta una quarta, e, quando aggiornava, stavano giustamente con la stella. Per le quali cose i piloti erano in grande affanno e confusione; finch egli loro disse di ci essere cagione il cerchio che la stella tramontana fa circondando il Polo, il quale avvertimento diede loro qualche conforto, giacch infatti per cotali differenze temevano di pericolo nel cammino, in tanta distanza e diversit di paesi. 

CAPITOLO XX

Come non solo videro gli indizi e i segni passati, ma altri migliori, da che trassero alcuna consolazione. 

Il luned, che fu il primo di ottobre, levato il sole venne alla nave un alcatraz, e due ore avanti mezzo d ve ne vennero altri due; e dei fili dell'erba venivano gi da Est a Ovest; e quel d di mattina il piloto della nave dell'Ammiraglio disse ch'era verso ponente lontano dall'isola del Ferro 578 leghe, e l'Ammiraglio afferm ch'egli ancora se ne ritrovava lontano 584 sebbene nel segreto stimava d'essersene allontanato per 708, il qual conto accresce da quel del detto piloto 130 leghe. Era poi molto pi differente il conto dagli altri due navigli perch il piloto della Nia il mercoled seguente sul tardi disse ritrovare aver navigato 540 leghe, e quel della Pinta 634. Levando adunque quel che camminarono in quei tre d, rimanevano ancor molto indietro dalla ragione e dal vero poich sempre ebbero in poppa buon vento e avevano camminato di pi. Ma l'Ammiraglio, come s' detto, dissimulava, e comportava cosiffatto errore, acci che la gente pi non si smarrisse, vedendosi tanto lontana. 
Il d seguente, che fu ai 2 di ottobre, videro molti pesci, ed ammazzarono un piccolo tonno; e fu veduto un uccello bianco, come coccale, e molte pardelle e l'erba che vedevano era molto vecchia e quasi ridotta in polvere. 
Nel giorno seguente poi, non vedendo uccelli, ma bene alcune pardelle, dubitarono grandemente di aver lasciato per fianco alcune isole e di esservi passati per mezzo senza vedere, giudicando che la moltitudine di uccelli fino allora veduti fossero di passaggio e andassero da un'isola all'altra a riposarsi. Desiderando essi adunque di volgersi all'una od all'altra parte per cercar quelle terre, l'Ammiraglio non volle, per non perdere il buon tempo che lo favoriva per andar dritto alle Indie verso l'occidente, la qual via era quella ch'egli aveva per pi certa, e perch ancora gli pareva di perdere l'autorit e il credito del suo viaggio andando tentone da un luogo ad un altro, cercando quello che sempre afferm di sapere molto certamente: e per questa cagione fu per ammutinarsi la gente, perseverando in mormorazioni e congiure. Ma piacque a Dio di soccorrerlo, come di sopra si  detto, con nuovi segni. Il gioved ai 4 di ottobre dopo mezzogiorno vennero pi di quaranta pardelle insieme, e due alcatrazi, i quali giunsero tanto presso i navigli che un fante ne percosse uno con un sasso; e avanti questo avevano veduto un altro uccello, come rabo di giunco e un altro come coccale; e volarono nella nave molti pesci rondini. Il d seguente eziandio venne nella nave un rabo di giunco e un alcatraz dalla parte dell'occidente, e furono vedute molte pardelle. 
La domenica poscia ai 7 di ottobre nel levar del sole apparve mostra di terra verso ponente, ma perch era oscura, niuno voleva farsene autore, non tanto per non rimaner con vergogna affermando quel che non fosse, quanto per non perder la grazia di trenta scudi all'anno concessa in vita a colui che prima avesse veduto la terra, la quale i Re Cattolici avevano promessa, giacch, come gi detto abbiamo, per impedire che ogni tratto non si dessero allegrezze vane con dir falsamente, Terra, Terra, era stata messa pena a colui che dicesse di vederla e ci non si verificasse in termine di tre d, di rimaner privo della grazia ancorch poi veramente la vedesse: e poich tutti quelli della nave dell'Ammiraglio avevano questo avvertimento, non arrischiandosi alcuno di gridar Terra, Terra, quelli della caravella Nia, che era pi veliera e andava pi avanti, stimando certamente che fosse terra, spararono un pezzo di artiglieria e drizzarono le bandiere in segno di terra. Ma, quanto pi andarono avanti, tanto pi l'allegrezza di tutti cominci a mancare, finch totalmente si disfece quella mostra, bench non molto di poi piacque a Dio di tornare a consolarli alquanto, perch videro grandissime compagnie di uccelli di pi sorti, e alcune altre di uccellini di terra, che dalla parte del Nord andavano a cercare il loro vitto verso il Sud-Ovest. Per la qual cosa l'Ammiraglio, tenendo per molto certo, per quanto si ritrovava esser lontano da Castiglia, che uccellini s piccioli non andrebbero a riposarsi troppo lontano da terra, lasci di seguir la via dell'Ovest che faceva, e cammin alla volta del Sud-Ovest, dicendo che se si moveva di strada lo faceva perch non si discostava molto dal suo principal cammino e per seguir la ragione e l'esempio di esperienza dei Portoghesi dai quali la maggior parte delle isole era stata scoperta per l'indizio e volo di cotali uccelli, e tanto maggiormente perch quelli che allora si vedevano facevano quasi la medesima via nella quale egli sempre ebbe per certo di trovar terra, secondo il sito nel quale erano, dato che, come ben sapevano spesse volte esser loro stato detto da lui, non aspettava terra fin tanto che non avessero camminato 750 leghe verso occidente dalla Canaria, nel qual termine aveva ancora detto che avrebbe ritrovata la Spagnola, detta allora Cipango, e non v'ha dubbio che l'avrebbe trovata se non avesse saputo che la sua lunghezza si diceva essere da tramontana a mezzod. Laonde egli non si era volto pi al mezzod per urtare in essa, e per ci essa e le altre isole di Caribi rimanevano a mano sinistra verso mezzogiorno, dove drizzavano quegli uccelli il loro cammino. 
Per essere adunque s vicini a terra, si vedeva del continuo tanta copia e variet di uccelli che il luned agli 8 di ottobre vennero alla nave dodici di quegli uccellini di pi colori che sogliono cantare per le campagne, e dopo aver volato un pezzo intorno alla nave seguirono il loro cammino. Videro eziandio dai navigli molti altri uccelli che andavano alla via del Sud-Ovest; e quella stessa notte furono veduti molti uccelli grandi, e compagnie di uccellini, che venivano dalla parte di tramontana e volavano dietro ai primi. Furono altres veduti assai tonni: e la mattina videro un gragiao, e un alcatraz, anitre e uccellini, che volavano per la medesima strada degli altri; e sentivano l'aere molto fresco e odorifero, come in Siviglia si sente nel mese di aprile. 
Ma oramai era tanta l'ansiet e il desiderio di veder terra, che non davano fede a segno alcuno: in guisa che, quantunque il mercoled ai 10 di ottobre, di d e di notte vedessero passar molti degli stessi uccelli, non perci restava la gente di lamentarsi, n l'Ammiraglio di riprendere il loro poco animo, facendoli certi che o bene o male dovevano riuscire nell'Impresa delle Indie, alla quale i Re Cattolici li mandavano. 

CAPITOLO XXI

Come l'Ammiraglio trov la prima terra che fu un'isola [nelI'arcipelago] detto de los Lucayos. 

Vedendo oramai nostro Signore come difficilmente durava l'Ammiraglio contro tanti contradditori, gli piacque che il gioved agli 11 di ottobre dopo mezzogiorno prendessero molto animo e allegrezza perch ebbero manifesti indizi d'essere presso terra: ci fu, che quelli della capitana videro passare vicino alla nave un giunco verde, e poi un grosso pesce verde di quelli che non s'allontanano dagli scogli. Quelli poi della caravella Pinta videro una canna e un bastone, e presero un altro bastone lavorato ingegnosamente, e una tavoletta, e una macchia sradicata dalle erbe nascenti nella riviera. Altri segni simili videro quelli della caravella Nia, e uno spino carico di frutti rossi, il quale pareva essere stato tagliato di fresco. 
Per i quali segni, e per quel che dettava loro un ragionevole discorso, tenendo l'Ammiraglio per cosa certa ch'era vicino a terra, fatta notte, allorch si finiva di dire la Salve Regina che i marinai hanno in costume di cantare ogni sera, egli parl a tutti in generale, raccontando le grazie che nostro Signore aveva loro fatte di condurli cos sicuri e con tanta prosperit, con buoni tempi e cammino, e in consolarli coi segni che ogni d si mostravano vie maggiori: e per pregarli che quella notte vegliassero con attenzione, riducendo loro alla memoria che ben sapevano, siccome egli nel primo capitolo della commissione da lui data ad ogni naviglio nelle Canarie comandava loro, che poi che avessero navigato per ponente 700 leghe senza aver trovato terra, non facessero cammino dalla mezzanotte fino al d. Laonde, poich il desiderio di terra non sortiva effetto, almeno la buona vigilia supplisse al loro ardimento. E poich egli aveva quella notte certissima speranza di terra, ciascuno facesse guardia per sua parte, perci che, oltre alla grazia che le Altezze loro avevano promesso di trenta scudi l'anno in vita a colui che prima vedesse terra, ei gli avrebbe donato un giubbone di velluto. 
E ci detto, due ore avanti mezzanotte, essendo l'Ammiraglio nel castello di poppa, vide una luce in terra; ma dice che fu una cosa tanto serrata che non os affermare che fosse terra: e allora chiam un Pietro Gutierrez, credenziere del Re Cattolico, e gli disse che riguardasse se vedeva detta luce, ed egli rispose che la vedeva: perch di subito chiamarono un Rodrigo Sanchez di Segovia affinch riguardasse verso quella parte, ma non pot vederla, perch non cos tosto ascese ove poteva vedersi: n poi la videro, salvo che una o due volte, per la qual cosa giudicarono che poteva essere candela, o torcia di pescatori o di viandanti che alzavano e abbassavano il detto lume, o che per avventura passavano di una casa in un'altra, perci che spariva e tornava subito con tanta prestezza, che pochi per quel segno credettero d'esser vicini a terra. Per, andando gi con molta avvertenza, seguirono il loro cammino fino a che, quasi due ore dopo la mezzanotte, la caravella Pinta, che, per essere gran veliera andava molto innanzi, fece segni di terra, la quale vide prima un marinaio detto Rodrigo, di Triana: ed erano discosto da terra due leghe. Ma la grazia dei trenta scudi non fu concessa dai Re Cattolici a lui, ma all'Ammiraglio, che aveva veduta la luce nel mezzo alle tenebre, dinotando la luce spirituale che da lui in quelle tenebre era introdotta. 
Essendo adunque oramai presso terra, tutti i navigli si misero alla corda, o al riparo, parendo loro lungo spazio quello che restava fino al giorno per godere di una cosa tanto desiderata. 

CAPITOLO XXII

Come l'Ammiraglio smont in terra e prese il possesso di quella in nome dei Re Cattolici. 

Venuto adunque il giorno, videro che era un'isola di 15 leghe di lunghezza, piana, e senza montagne, piena d'alberi molto verdi e di bellissime acque, con una gran laguna in mezzo, popolata da molte genti, che non con minor desiderio concorrevano alla marina tutti stupiti e maravigliati per la vista dei navigli, credendo che fossero alcuni animali; e non vedevan l'ora di saper certo che cosa fossero. N i Cristiani men fretta avevano di saper chi essi fossero: il desiderio dei quali tosto fu soddisfatto, perch di subito, messi i ferri nell'acqua, l'Ammiraglio smont in terra con la barca armata e con lo stendardo reale spiegato. Il medesimo fecero i capitani degli altri due navigli, smontando dalle loro barche con la bandiera dell'impresa, ch'era dipinta d'una croce verde con un F da una parte, e dall'altra aveva alcuni coronati per memoria di Ferdinando e d'Isabella. 
E avendo tutti reso grazie a nostro Signore inginocchiati in terra, e baciatala con lagrime di allegrezza per l'immensa grazia ch'egli aveva loro fatta, l'Ammiraglio si lev s, e mise nome a quell'isola San Salvatore. Poi con la solennit e parole che si ricercano, tolse il possesso in nome dei Re Cattolici, presente molta gente della terra che vi si era ridotta: e per conseguenza i Cristiani accettarono lui per ammiraglio, e vicer, e gli giurarono obbedienza, come a colui che gi rappresentava la persona delle loro Altezze, con tanta allegrezza e piacere quanto di cos fatta vittoria era giusta cosa che avessero, chiedendogli tutti perdono delle ingiurie che per la loro paura e incostanza gli avevano fatte. 
Alla qual festa e allegrezza essendo concorsi molti Indiani, vedendo l'Ammiraglio che era gente mansueta, quieta, e di grande semplicit, don loro alcuni cappelletti rossi, e corone di vetro, le quali essi si mettevano al collo, e altre cose di poca valuta, che da loro furono stimate assai pi che se fossero state pietre di molto prezzo. 

CAPITOLO XXIII

La qualit e i costumi di quella gente, e ci che l'Ammiraglio in quell'isola vide. 

Ritirato poi l'Ammiraglio alle sue barche, gl'Indiani lo seguitarono fino alle dette barche ed ai navigli nuotando, e altri nelle loro barchette, o canoe; e portavano pappagalli, bambagia filata in gomitoli, zagaglie, e altre cos fatte cosuccie, per barattare con corone di vetro, sonagli, e altre cose di poca stima: e, come gente piena della prima semplicit, andavano tutti nudi s come nacquero, e una donna eziandio che vi and, era non altrimenti vestita. E in comune erano giovani che non passavano trent'anni, di buona statura, e avevano i capelli stesi, grossi, molto negri e corti, cio tagliati sopra le orecchie, bench alcuni pochi li avevano lasciati venir lunghi fino alle spalle, e li avevano legati con un filo grosso intorno alla testa, quasi a guisa di treccia. Erano di piacevole volto e di belle fattezze, quantunque li facessero parere alquanto brutti le fronti, le quali avevano molto larghe. Erano di statura mezzana, ben formati, di buone carni, e di colore olivigno come i canarini o i contadini arsi dal sole. Alcuni erano dipinti di negro, altri di bianco, e altri di rosso: alcuni nella faccia, e altri per tutto il corpo, e alcuni solamente gli occhi o il naso. Non avevano armi, come le nostre, n le conoscevano; e per, mostrando loro i Cristiani una spada nuda, la prendevano per i fili scioccamente, tagliandosi. Nemmeno avevano cognizione alcuna di cosa di ferro, perch fanno le loro zagaglie, delle quali abbiamo detto, di bacchette con la punta acuta e ben cotta al fuoco, armandola con un dente di pesce invece di ferro. E poich alcuni avevano segni di ferite, domandandosi loro per cenni la cagione di cotali segni, rispondevano parimenti per cenni che genti di altre isole venivano a prenderli, e che nel difendersi ricevevano di cotali ferite. Parevano persone di buona lingua e ingegno, perch facilmente tornavano ad esprimere le parole loro dette una volta. Specie alcuna di animali non vi era, eccetto pappagalli, ch'essi portavano a barattare insieme con le altre cose dette da noi, il qual commercio divise la notte. 
Poscia nel d seguente, che fu ai 13 di ottobre, di mattina, scesero molti di loro alla spiaggia; e con le loro barchette, chiamate canoe, ai navigli venivano. Le quali canoe erano di un solo pezzo, fatte del tronco di un albero cavato come arteza, e le maggiori erano cos ampie che capivano 41 e 45 persone: e di minori ve n'erano d'ogni maniera, fino a cos piccole che non portavano pi d'una persona. Vogavano con una pala simile alle pale dei forni, o a quelle con le quali si spatola la canapa: vero  che i remi non fermavano sopra l'orlo agli schelmi, come facciam noi, ma li mettono in acqua, e tirano in dietro, come zappatori. E sono queste canoe tanto leggere e fatte con tale artificio, che se si riversano, altri, tornando in mare subito, e nuotando, le drizzano, e svuotano l'acqua, crollandole come fa il tessitore, gittando la navicella dall'un lato all'altro, e quando  pi della met vuota, cavano l'acqua che vi rimane con zucche secche che per tale effetto portano in due pezzi tagliate per mezzo. 
In quel d per barattare portarono di quelle cose che il d avanti avevano recate, tutte dandole per ogni piccola cosa che in baratto fosse loro data. Gioie, o metallo non fu fra tutti loro veduto, se non alcune fogliette d'oro ch'essi portavano appiccate tra i fori del naso; ed essendo domandati da qual parte avessero quell'oro, risposero con lor cenni che dalla parte di mezzod, ove era un re che aveva molti pezzi e vasi d'oro, additando e mostrando, che verso quel lato di mezzod e del Sud-Est erano molte altre isole e grandi terre. E, perch erano molto desiderosi di aver delle nostre cose e, per essere poveri, non avevano che dare all'incontro, tosto che erano entrati dentro ai navigli, se potevano avere alcuna cosa, ancorch fosse un pezzetto rotto di piatto di terra o di scodella invetriata, saltavano in mare con esso per andarsi nuotando in terra; e se portavano cosa alcuna, per cosiffatta mercanzia delle nostre, o per un pezzetto di vetro rotto donavano volentieri ogni cosa: di modo che vi fu alcun di loro che diede 6 gomitoli di bambagia per tre bagattini di Portogallo [che non valgono pure un quattrino d'Italia]: e cosiffatti gomitoli pesavano pi di 25 libbre, ed era la bambagia molto ben filata. In cotal commercio si pass il giorno fino alla sera, che tutti si ritirarono in terra. 
 per da avvertire a questo passo, che la liberalit che nel vendere essi mostravano non procedeva dallo stimare essi molto la materia delle cose che i nostri loro davano, ma perch pareva loro che, per esser nostre, eran degne di molta stima, tenendo essi per cosa certa che i nostri fossero gente discesa dal cielo, e per bramavano che rimanesse loro alcuna cosa per loro memoria. 

CAPITOLO XXIV

Come l'Ammiraglio si part da quell'isola, e and a vedere altre isole. 

La domenica seguente, che fu ai 14 d'ottobre, l'Ammiraglio scorse con le barche per la costa di quell'isola il Nord-Ovest per vedere alcuna cosa all'intorno di essa; e da quella parte ove and, trov un gran ricetto, o porto, capace di quante navi son fra i Cristiani: e quei popoli, vedendolo scorrere di lungo, gli correvano dietro per la spiaggia gridando e promettendo di dargli cose da mangiare, e chiamando questo e quell'altro che corresse a veder la gente del cielo, gittati in terra, alzavano le mani al cielo, quasi rendendo grazie per la sua venuta. Molti eziandio, nuotando, o nelle canoe, come potevano, venivano alle barche a domandar per cenni se dal cielo discendevano, pregandoli a voler smontare in terra, acci che si riposassero. Ma l'Ammiraglio, donando a tutti delle corone di vetro, o aghi col pomo, godeva incredibilmente del vedere in loro tanta semplicit; finch giunse ad una penisola, la quale con fatica in tre d si avrebbe potuto circondar per acqua, abitabile, e dove si poteva fare una buona fortezza. Quivi vide sei case degli stessi Indiani con molti giardini all'intorno, s belli come in Castiglia s'usano nel mese di maggio. Ma, poich la gente oramai era stanca dal tanto remare, ed egli conosceva chiaramente, per quanto aveva veduto, quella non esser la terra ch'egli andava cercando, n di tanta utilit che dovesse in essa pi dimorare, tolse sette Indiani di quelli, acci che gli servissero per interpreti e, ritornato ai navigli, part per altre isole che dalla penisola si vedevano, e parevano esse ancora piane e verdi e molto popolate, siccome i medesimi Indiani affermavano. 
Ad una delle quali, discosta 7 leghe, giunse il giorno seguente, che fu il luned ai 15 di ottobre; e le pose nome di S. Maria della Concezione. La parte di quest'isola volta a San Salvatore si stendeva verso Nord-Sud per lunghezza 5 leghe di costa. Ma l'Ammiraglio and per la costa di Est-Ovest, che  lunga pi di 10 leghe; e poi ch'ebbe sorto verso occidente, smont in terra per far quello che nella passata aveva fatto. Quivi la gente dell'isola concorse prestamente per vedere i Cristiani, prendendo la medesima meraviglia che gli altri. 
Veduto poi l'Ammiraglio che tutto era una stessa cosa, il seguente giorno, che fu il marted, navig verso Ovest per 8 leghe ad un'altra isola assai maggiore, e giunse alla costa di quella, che corre per Nord-Ovest-Sud pi di 28 leghe. Questa eziandio era molto piana e di belle spiaggie: ed egli le volle impor nome la Fernandina. Ma prima che arrivassero a quest'isola e all'isola della Concezione, trovarono un uomo in una piccola canoa, il quale portava un pezzo del suo pane e una zucca di acqua, e un poco di terra simile al cinabro, con cui si dipingono quelle genti i corpi, come abbiamo detto di sopra, e alcune foglie secche, che essi stimano assai per esser molto odorose, e sane; e in una cestella portava una corona di vetro verde e due bagattini; per i quali segni si giudic costui venir da San Salvatore, ed esser passato per la Concezione, e quindi venire alla Fernandina, portando novelle dei Cristiani per quei paesi. Ma, perch la giornata era lunga ed egli era gi stanco, subito se ne venne ai navigli, e fu raccolto dentro con la sua canoa, e trattato dall'Ammiraglio cortesemente; il quale aveva in animo, tosto che giungesse a terra, di mandarlo con sue ambasciate, siccome fece, dandogli appresso alcune cosette acci che le dispensasse fra gli altri. La cui buona relazione fu causa che subito la gente di quella Fernandina venisse alle navi nelle sue canoe per commutare di quelle medesime cose che i passati avevano cambiate: perch quella gente e tutto il resto era di una medesima qualit; e quando il battello and a terra per fornirsi d'acqua, gl'indiani con grande allegrezza insegnarono dove n'era, e portavano sulle spalle molto volentieri i barili, per empir le botti, dentro al battello.  bene il vero che parevano gente di maggiore avvertenza e giudizio che i primi, e come tali contendevano sopra la commutazione e paga di quel che portavano: e nelle loro case avevano drappi di bambagia, cio coperte di letto, e le donne coprivano le loro parti vergognose con una brachetta piccola, tessuta di bambagia, e altre con un panno tessuto che pareva tela. 
Fra le altre cose notabili che in quell'isola videro, furono alcuni alberi, che hanno rami e foglie tra loro differenti, senza che altri alberi vi siano innestati, ma naturalmente, avendo in un medesimo ceppo rami e foglie di quattro e cinque maniere differenti l'una dall'altra, come  differente la foglia della canna da quella del lentisco. Parimenti videro pesci di diverse fattezze e di fini colori: ma non videro alcuna sorte di animali terrestri se non ramarri, e qualche biscia. Per riconoscere poi meglio l'isola, partiti di qua verso Nord-Ovest sorsero alla bocca di un bellissimo porto, il quale aveva un'isoletta nell'entrata, n per vi potettero entrare per il poco fondo che aveva, n se ne curarono, per non allontanarsi da una popolazione che non troppo lontano si vedeva, quantunque la maggiore isola che fino allora avevano veduta non avesse pi di dodici o quindici case, fatte a guisa di padiglione; nelle quali entrati non videro altro adornamento n mobile che di quel medesimo che alle navi portavano per cambiare. Erano i loro letti come una rete appiccata, in forma di fionda, nel cui mezzo essi si coricano, e legano i capi a due pilastri delle loro case. Quivi ancor videro alcuni cani, come mastini, e bracchetti, che non latravano. 

CAPITOLO XXV

Come l'Ammiraglio pass alle altre isole che di quindi si vedevano. 

Poich in detta isola Fernandina non trovarono cosa di alcuna importanza, il venerd ai 19 di ottobre se n'andarono ad un'altra isola, chiamata Saometto, a cui l'Ammiraglio pose nome l'Isabella, per procedere con ordine nei suoi nomi. Perci che la prima, dagli Indiani detta Guanahan, a gloria di Dio che gliel'aveva manifestata e salvatolo da molti pericoli, chiam San Salvatore: la seconda per la devozione ch'egli aveva nella Concezione della Madonna, e perch il suo favore  il principale che hanno i Cristiani, chiam Santa Maria della Concezione: la terza, che chiamavano gli Indiani ***, in memoria del Cattolico Re Don Fernando chiam Fernandina: la quarta Isabella, per rispetto della serenissima regina donna Isabella: e poi quella che prima trov, cio Cuba, chiam Giovanna, in memoria del principe don Giovanni, erede di Castiglia, avendo riguardo che con quei nomi si soddisfacesse alla memoria dello spirituale e del temporale. 
 ben vero che, quanto alla bont, grandezza, e bellezza, dice che questa Isabella di gran lunga avanza le altre isole, perch oltre l'essere copiosa di molte acque, e di bellissimi prati, e alberi, fra i quali v'erano molti legni aloe, vi si vedevano eziandio certi poggi e colline che le altre isole non avevano perch erano molto piane: della cui bellezza innamorato l'Ammiraglio, e per far le cerimonie del possesso, smont in terra in alcuni prati di tanta amenit e bellezza di quanto in Spagna sono nel mese di aprile; e vi si udiva il canto dei rusignoli e uccellini tanto soave che quasi non sapeva dipartirsene: n solamente volavano su per gli alberi, ma ancora per l'aria passavano tante squadre di uccelli che oscuravano la chiarezza del sole, la maggior parte dei quali era molto differente dai nostri. E poich nel paese erano di molte acque e laghi, presso ad uno di quelli videro un serpente di sette piedi di lunghezza, e aveva largo un buon piede il ventre: il quale essendo molestato dai nostri si gett nel lago: ma, perch non era molto profondo, l'uccisero con le lancie, non senza qualche paura e ammirazione per la sua ferocit e brutto aspetto. Il tempo poi insegn loro che l'avessero per piacevole cosa, essendo questo il miglior cibo ch'abbiano gl'indiani, essendo che levata quell'orribile pelle e quelle scaglie di cui  coperto, ha la carne molto bianca, e di soavissimo e grato gusto, ed  dagl'Indiani chiamato Giovanna. Fornita questa caccia, desiderando essi di conoscere pi di quella terra, per essere oramai sera, lasciato questo serpe per il d seguente, nel quale ancora un altro ne uccisero come il primo avevano fatto, e camminando per la regione, trovarono una popolazione la cui gente a fuggir si pose, portando seco alla montagna quel che pot raccogliere delle robe sue. Ma l'Ammiraglio non consent che loro fosse tolta cosa alcuna di quel che lasciavano, acci che non tenessero per ladri i Cristiani. Laonde, indi a poco, acquetatasi in loro la paura, vennero volentieri ai navigli a barattare le loro cose, come gli altri avevano fatto. 

CAPITOLO XXVI

Come l'Ammiraglio scopri l'isola di Cuba, e quali cose vi ritrov. 

Ora l'Ammiraglio, avendo gi appresi i segreti di quell'isola Isabella e il traffico e la maniera di quella gente, non volle perder pi tempo scorrendo per quelle isole, perch erano molte e tra loro simili, come gl'Indiani dicevano. E per, partito con buon tempo per andare ad una terra molto grande, da tutti loro grandemente stimata, e detta Cuba, la quale giaceva verso mezzod, la domenica 28 ottobre giunse alla costa di quella dalla parte di tramontana. Quest'isola diede vista di subito d'essere di maggior bont e qualit che le altre gi nominate, cos per la bellezza dei colli e dei monti come per la variet degli alberi, e per le campagne e per la grandezza e lunghezza delle sue coste e riviere. Laonde, per aver lingua e notizia delle sue genti, and a gettar le ancore in un grosso fiume dove gli alberi erano molto folti e molto alti, adorni di fiori e frutti, diversi dai nostri, e v'era gran quantit di uccelli con un'amenit incredibile, perch vi si vedeva l'erba alta e assai differente dalle nostre erbe, bench fra quelle v'erano delle porcellache, bletti, e altre cotali, le quali per la loro diversit non erano conosciute da loro. E andati a due case, che non molto lungi vedevansi, trovarono la gente per paura esser fuggita e aver lasciate tutte le reti e gli altri strumenti necessari al pescare, e un cane che non latrava. Ma, come piacque all'Ammiraglio, non si tocc cosa alcuna, perch a lui bastava per allora di veder la qualit delle cose che per loro nutrimento e servizio coloro usavano. 
Tornati poscia ai navigli, seguirono la loro via verso occidente e giunsero ad un altro maggior fiume che l'Ammiraglio chiam dei Mari. Questo di molto avanzava il sopradetto, perch per la sua bocca poteva entrare un naviglio, volteggiando, ed era per le ripe molto popolato: ma la gente del paese, vedendo comparire i navigli, si mise in fuga verso le montagne che si vedevano molte e alte, rotonde, e piene d'alberi e di piante amenissime, dove gl'Indiani nascosero tutto quel che poterono portar via. Perci, non potendo l'Ammiraglio, per la paura di quelle genti, intendere della qualit dell'isola e considerando che, s'egli ritornava a smontare con molta gente, avrebbe in loro la paura accresciuta, deliber di mandare due Cristiani con un Indiano di quelli che da San Salvatore seco menava, e con un altro pur di quei paesi che s'era arrischiato di venire in una piccola canoa ai navigli, ai quali comand che camminassero per di dentro alla regione, e se ne informassero, accarezzando gli abitatori che trovassero per la strada. E, acci che, mentre questi andavano, non si perdesse tempo, comand che frattanto la nave si tirasse in terra per impalmarla. E a caso videro che tutto il fuoco per ci fatto era di mastice, di cui si vedeva grandissima copia per tutto il paese; ed  questo un albero che nella foglia e nel frutto assomiglia al lentisco, se non che  maggior d'assai. 

CAPITOLO XXVII

Come ritornarono i due Cristiani, e quali cose rapportarono aver vedute. 

Essendo gi la nave acconciata e in punto per navigare, tornarono i Cristiani con due Indiani ai 5 di novembre dicendo aver camminato 12 leghe fra la terra ed esser giunti ad una popolazione di 50 case assai grandi, tutte di legno, coperte di paglia e fatte a guisa di padiglione, come le altre e che vi erano fino a mille fuochi, perch in una casa abitavano tutti quelli d'una famiglia; e che i principali della terra vennero loro incontro a riceverli e li menarono a braccio nella citt, dando loro per alloggiamento un gran casa di quelle, dove seder li fecero sopra alcuni seggi, fatti d'un pezzo, di strana forma, e quasi simili ad un animale che avesse le braccia e le gambe corte e la coda alquanto alzata per appoggiarsi; la quale nondimeno  larga come una sedia, per la comodit dell'appoggio, con una testa in faccia, e con gli occhi e con le orecchie d'oro. Questi seggi son da lor chiamati duchi: dove fatti i nostri sedere, subito tutti gl'Indiani sedettero anch'essi in terra d'intorno a loro, e ad uno ad uno venivano poi a baciar loro i piedi e le mani, credendo che dal cielo venissero, e davan loro a mangiare alcune radici cotte, che nel sapore son simili alle castagne, pregandoli molto a voler rimanere in quel luogo presso di loro, o che almeno vi si riposassero per cinque o sei giorni, perch i due Indiani che essi avevano seco menati per interpreti dicevano loro gran bene dei Cristiani. E indi a poco entrando molte donne a vederli, uscirono fuori gli uomini; ed esse con non minor maraviglia e riverenza baciavano loro parimenti i piedi e le mani, come cosa sacra, offrendo loro quello che avevano seco portato. Quando poi parve loro il tempo di ritornare ai navigli, molti Indiani vollero venire in loro compagnia: ma essi non consentirono che venisse altri che il re con un suo figliuolo, e un servitore, ai quali l'Ammiraglio fece molto onore; e i Cristiani gli raccontarono come, andando, e tornando, avevan trovato molte popolazioni, dove fu loro usata la medesima cortesia e grata accoglienza: le quali popolazioni, o villaggi non erano maggiori che di cinque case ridotte insieme. Soggiunsero che per le strade avevano trovata di molta gente che portava sempre un tizzone ardente per accendere il fuoco, e indi profumarsi con alcune erbe le quali seco recavano e per arrostire di quelle radici, che loro diedero, perch quello era il loro principale cibo. Videro altres infinite specie di alberi e di erbe che non si erano vedute nella costa del mare, e gran diversit di uccelli, molto differenti dai nostri; come vi vedessero anche delle pernici e rosignuoli. Animali di quattro piedi non ne avevano veduto alcuno, eccetto cani, che non abbaiavano. E che i semi erano molti di quelle radici, come di fagiuoli, e di certe sorte di fave, e di un altro grano, come paniccio, da loro chiamato mahiz, di buonissimo sapore cotto o arrostito, o pesto in polenta. Bambagia in gomitoli ben filata ve n'era in grandissima copia, talch in una casa sola videro pi di 12.500 libre di bambagia filata: le piante della quale essi non piantavano con le mani, ma da s nascono per i campi, come le rose, e da se stesse s'aprono, quando sono mature, bench non tutte a un tempo, perch in una stessa pianta avevano veduto un rampollo piccolo e un altro aperto, e un altro che si spiccava per maturit, delle quali piante gl'Indiani poscia portarono gran quantit ai navigli, e per una stringa di cuoio ne davano una cesta piena; dato che niun di loro se ne serve per vestirsene, ma solamente per fare reti per i loro letti, da loro dette amache, e in tessere permagne di donne, che sono quei pannicelli coi quali esse si coprono le parti disoneste. Domandati poi se avevano oro, perle, e spezierie, accennavano che di tutto era gran copia verso l'Est in una terra chiamata Bochio, che ora  l'isola Spagnola, da loro detta Baveche, la quale ancora non si sa di certo per quale intendessero. 

CAPITOLO XXVIII

Come l'ammiraglio lasci di seguire la costa occidentale di Cuba, e si volt verso l'oriente verso la Spagnola. 

Intesa adunque dell'Ammiraglio tale relazione, non volendo in detto fiume dei Mari fermarsi per pi lungo tempo, comand che si prendesse qualche abitatore di quell'isola, avendo in animo di condurre d'ogni parte alcuno in Castiglia che rendesse conto delle cose del suo paese, e cos furono prese 12 persone fra donne, fanciulli e uomini s quietamente e senza rumore o tumulto, che, dovendosi gi far vela con loro, s'invi alla nave in una canoa il marito d'una delle donne prese, padre di due fanciulli, che con la madre erano stati condotti alla nave, e per cenni preg assai d'essere menato anch'egli in Castiglia, n lo lasciassero separato dalla sua moglie e figliuoli. Di che l'Ammiraglio fu contentissimo, e comand che tutti fossero ben trattati e accarezzati. 
E di subito nello stesso giorno, che fu ai 13 di novembre, diede volta verso oriente per andare all'isola che dicevano di Baveche o di Bochio: ma per cagion di tramontana, ch'era molto fresco, fu costretto a tornare a sorgere nella medesima terra di Cuba fra alcune altissime isolette che giacevano presso un gran porto che egli chiam del Principe, ed esse chiam il mare di Nostra Signora. Erano queste cos spesse e vicine che dall'una all'altra non v'era un quarto di lega, e la maggior parte di esse distavano al pi un tratto di archibugio: e tanto erano profondi i canali, e cos adorni d'alberi e d'erbe s fresche, che porgeva gran diletto l'andar per quelli; e fra gli altri molti alberi che erano diversi dai nostri vi si vedeva di molto mastice, e legno alo, e palme col pi verde e liscio, e altre piante di varie sorti. E bench queste isole non fossero popolate, vi si vedevano segni di molti fuochi di pescatori, giacch, siccome poi si  veduto per esperienza, la gente di quest'isola di Cuba va insieme a squadre con le sue canoe per queste isolette e altre innumerabili che ci sono all'intorno disabitate, e si nutriscono del pesce che pigliano, e d'uccelli, e di gamberi, e di altre cose che in terra trovano, poich gl'Indiani generalmente mangiano di molte immondizie, cio ragni grossi e grandi, vermi bianchi che si generano in legni putridi e in altri luoghi corrotti, e molti pesci quasi crudi, ai quali, tosto che li pigliano, prima che li arrostiscano, cavano gli occhi per mangiarli, e di cotali cose molte altre ne mangiano, le quali oltre che muovono nausea basterebbero ad uccidere qualunque di noi le mangiasse: e a cotali loro caccie e pescagioni attendono secondo i tempi, ora in quest'isola, e ora in quell'altra, come chi muta pasto per essere infastidito del primo. 
Ma io, tornando alle dette isolette del Mar di Nostra Signora, dico che in una di quelle i Cristiani uccisero con le spade un animale che pareva tasso, e in mare trovavano molte conche di nachar, e, gettando le reti, fra gli altri diversi pesci ch'essi pigliarono ve ne fu uno della forma di un porco, tutto coperto di una scorza molto dura, nella quale altro non era di tenero che la coda. Notarono parimenti che in questo mare e nelle isole cresceva e scemava l'acqua molto pi che negli altri luoghi dove fino allora erano stati e per conseguenza le maree erano al contrario delle nostre, poich la Luna verso il Sud-Ovest alla quarta del Sud era la bassamar. 

CAPITOLO XXIX

Come l'Ammiraglio torn a seguitare il suo cammino verso oriente per andare alla Spagnola e si distolse dalla sua compagnia uno dei navigli. 

Il luned ai 12 di novembre l'Ammiraglio part da Cuba dal porto del Principe e dal Mar di Nostra Signora per andare verso levante all'isola di Baveche e alla Spagnola, ma perch i venti eran contrari e non lo lasciavano navigare com'egli desiderava, fu costretto a volteggiare tre o quattro d tra l'isola Isabella, che gl'indiani chiamano Saometto, e il detto porto del Principe, che giace quasi al Nord-Sud 25 leghe lontano dall'uno e dall'altro luogo, per i quali mari ancora trovava dei fili delle erbe che aveva per l'Oceano trovate. E conobbe che andavano sempre lungo le correnti e che non attraversavano loro. 
Nel qual viaggio, essendo avvertito Martin Alfonso Pinzn da alcuni Indiani che conduceva guardati nella sua caravella, che nell'isola di Bochio, la quale, come abbiamo detto, chiamavano la Spagnola, v'era molto oro, mosso da gran cupidit, il mercoled ai 21 di novembre si allontan dall'Ammiraglio senz'altra forza di tempo n causa alcuna, perch con vento in poppa poteva egli arrivare a lui, ma non volle: anzi, avanzando sempre cammin quanto pi poteva, per essere il suo naviglio molto veliero, e tutto il gioved seguente si spinse avanti, avendo tutto l'antecedente navigato l'uno a vista dell'altro, e, sopravvenuta poscia la notte, totalmente disparve. Laonde rimasto l'Ammiraglio con due navigli, non essendo il tempo atto a poter attraversare con la sua nave verso la Spagnola, convenne ritornare a Cuba poco lontano dal sopradetto porto del Principe in un altro porto, ch'ei chiam di S. Caterina, per fornirsi d'acqua e di legna. Nel quale porto per avventura vide in un fiume, dove prendevano l'acqua, alcune pietre nelle quali erano mostre d'oro e nella regione erano montagne piene di pini tanto alti che se ne potevano fabbricare alberi per navi, e caracche. N vi mancava legname per far tavole, e fabbricarne nuovi navigli, quanti si volesse; e quercie e arbuti, e altri alberi somiglianti a quelli di Castiglia. Ma vedendo che tutti gl'indiani lo incamminavano alla Spagnola, segu per la costa in su pi a Sud-Est 10 o 12 leghe per luoghi pieni di porti buonissimi e di molti e grossissimi fiumi. Dell'amenit e bellezza della qual regione  tanto quel che l'Ammiraglio ne dice, che mi  piaciuto di metter qui le medesime parole che egli scrive sopra l'entrata di un fiume, il qual viene a riferire in un porto ch'egli chiam Porto Santo. E dice in questo modo: 
Quando io fui con le barche per fronte alla bocca del porto verso il mezzod, trovai un fiume per la cui bocca poteva entrare comodamente una galea, ed  di tal sorta la sua entrata che non si conosceva che da vicino, la cui bellezza m'invit ad entrarvi quanto appunto importava la lunghezza della barca, e vi trovai un fondo di 5 fino ad 8 braccia; e, seguendo il mio cammino, andai buona pezza per detto fiume in su con le barche, perch cos l'amenit e la frescura di questo fiume e la chiarezza dell'acqua per cui si penetrava con la vista fino all'arena del fondo, come la moltitudine delle palme di varia guisa, e le pi belle e alte ch'io abbia ancora trovate, e gli altri alberi infiniti, grandi e verdi, e gli uccelli e la verdura del piano mi consigliavano a deliberare di fermarmici per sempre. Questo paese, Serenissimi Principi,  in tanta maraviglia bello, e cos supera ogni altro d'amenit e di vaghezza come il giorno vince di luce la notte. Laonde spesso io soleva dire alla mia compagnia, che, per molto ch'io mi sforzassi di fare intera relazione alle vostre Altezze di ci, la mia lingua non potrebbe a pieno narrare loro il vero, n la mia mano scriverlo. E certo ch'io son rimasto stupito affatto vedendo tanta bellezza, n so come ragionarne, perch ho scritto delle altre regioni e dei loro alberi, e frutti, dell'erbe, dei porti, e d'ogni loro qualit degna, quanto io poteva scriverne, non gi quanto io doveva, poi che tutti affermavano essere impossibile che altra regione sia pi bella. Ma ora taccio, desiderando che questa sia veduta da altri che vogliono parlarne in scrittura; acci che provino quanto poco pi di me, considerato il merito del luogo, si pu esser fortunato in iscriverne o ragionarne. 
Andando adunque l'Ammiraglio con le sue barche, vide fra gli alberi di questo porto una canoa tirata in terra sotto una frascata, la qual canoa era fabbricata di un pi d'un albero, ed era grande quanto una fusta di dodici banchi: e in alcune altre case in appresso trovarono un pane di cera e una testa di morto dentro a due cestelle appiccate ad una colonna. In un'altra casa poi trovarono il medesimo. Onde giudicarono i nostri che fosse ci del fondatore della casa. N per si vedeva gente dalla quale potessero i nostri informarsi di cosa alcuna, poich, non s tosto erano veduti i Cristiani, che coloro fuggivano dalle case loro e se n'andavano in un'altra parte del porto. Trovarono poscia un'altra canoa lunga palmi 95 e capace di 150 persone, fatta come l'altra nominata prima da noi. 

CAPITOLO XXX

Come l'Ammiraglio attravers alla Spagnola, e ci che in essa vide. 

Avendo adunque l'Ammiraglio navigato 120 leghe verso levante per la costa di Cuba, giunse all'oriental punta di quella, alla quale fu posto nome Alfa; e quindi il mercoled ai 5 di dicembre part per attraversare verso la Spagnola, che distava 16 leghe dall'altra alla via dell'Est, n per alcune correnti, che ivi sono, si pot giungere fino al d seguente, ch'entr nel porto di S. Nicol, nominato cos da lui in memoria della sua solennit, la qual correva in quel giorno. Questo porto  grandissimo e molto buono, e cinto di molti e grandi alberi, ed  molto profondo; ma il paese ha pi rocche, e gli alberi minori, cio simili a quelli di Castiglia, fra i quali vi erano quercie piccole, arbuti, e mirti, e discorreva per una pianura alla volta del porto un fiume molto piacevole: e per tutto il porto si vedevano canoe grosse come fuste di 15 banchi. Ma perch l'Ammiraglio non poteva aver pratica con quella gente, segu la costa verso tramontana fin che giunse ad un porto che chiam la Concezione, il quale giace quasi al mezzod di una piccola isola a cui poi disse Tortuga, grande quanto la gran Canaria. E vedendo che questa isola Bochio era molto grande e che le terre e gli alberi d'essa somigliavano a quelli di Spagna, e che in una pescata, la quale con le reti quelli delle navi fecero, pigliarono di molti pesci come quelli di Spagna, cio cefali, varoli, salmoni, lachie, galli, pampani, corbi, sardelle e gamberi, deliber di darle eziandio nome conforme a quel della Spagna, e per una domenica ai 9 di dicembre la chiam Spagnola. 
E perch avevano tutti molto desiderio d'informarsi delle qualit di detta isola, mentre la gente stava nella spiaggia pescando, tre Cristiani si misero a camminare per il monte, e diedero in una banda d'Indiani cos nudi come i passati, i quali, vedendo che i Cristiani si accostavano loro troppo, con grande spavento si misero a fuggire per la foltezza del bosco, come quelli che non potevano essere impediti da drappi e falde: e i Cristiani, per aver lingua da essi, tennero loro dietro correndo, ma non poterono raggiungere altri che una donna giovane che portava appiccata al naso una lamina d'oro. A questa, poi che fu menata ai navigli, l'Ammiraglio don di molte cosuccie, cio alcune merci e sonagli, poi la fece tosto ritornare in terra senza che le fosse fatto dispiacere e comand che andassero con essa tre Indiani di quelli ch'ei menava dalle altre isole, e tre Cristiani che l'accompagnassero fino alla sua popolazione. 
E il d seguente mand 9 uomini a terra, bene in ordine d'armi, i quali, avendo camminato 4 leghe, trovarono una popolazione di pi di mille case compartite per una valle, gli abitatori delle quali, veduti i Cristiani, tutti abbandonarono la popolazione e se ne fuggirono ai boschi. Ma l'Indiano guida che menavano i nostri da San Salvatore, and loro dietro, e tanto chiam e predic loro, e tanto bene loro disse dei Cristiani, affermando che eran gente che veniva dal cielo, che li fece tornare quieti e sicuri: onde poi, pieni di stupore e di maraviglia, mettevano la mano sulla testa ai nostri come per onore, e portavano loro da mangiare, e davan loro tutto quello che ricercavano, senza domandare per ci cosa alcuna, pregandoli che volessero rimanere quella notte nella loro popolazione. Ma i Cristiani non vollero accettar l'invito, se non tornavano prima ai navigli riportando novella che la terra era molto amena e copiosa dei loro cibi, e che la gente era molto pi bianca e pi bella di quanta fino allora avevano veduta per tutte le altre isole, e che era trattabile, e di buonissima conversazione: e dicevano che la terra ove si raccoglieva l'oro giaceva pi oltre al levante. 
L'Ammiraglio, ci inteso, fece tosto spiegar le vele, ancorch i tempi fossero molto contrari, onde la domenica seguente ai 16 di dicembre, volteggiando tra la Spagnola e la Tortuga, trov un Indiano solo, e una piccola canoa, la quale essi stupivano che dal mare non fosse ingoiata, tanto erano il vento e le onde. Raccoltolo adunque nella nave, lo men alla Spagnola e lo mand in terra con molti doni: il quale rifer agli Indiani le carezze che gli erano state fatte, e disse loro tanto bene dei Cristiani, che di subito vennero molti alla nave: ma non portavano cosa di valuta, eccetto alcuni granelli d'oro appiccati alle orecchie ed ai fori del naso, ed essendo ricercati di qual parte avessero quell'oro, accennavano che pi in su ve n'era gran copia. 
Poi il d seguente venne una gran canoa dall'isola Tortuga, vicina al luogo dove l'Ammiraglio era sorto, con 40 uomini, in tempo che il cacico, o signore di quel porto della Spagnola, era nella spiaggia con la sua gente barattando una foglia d'oro ch'egli aveva portata; e quando egli e i suoi videro la canoa, si misero tutti a sedere in terra in segno che non volevano combattere: e allora quasi tutti quelli della nave smontarono con animo in terra: contro i quali il cacico della Spagnola si lev solo, e con parole di minaccia li fece tornare alle loro canoe. Indi gettava loro dell'acqua dietro e, prendendo dei sassi della spiaggia, li lanciava in mare verso la canoa. Ma, poich tutti con sembiante di ubbidienza furono ridotti nella loro canoa, tolse un sasso, e lo pose in mano ad un ministro dell'Ammiraglio acci che lo tirasse a quelli della canoa, per dimostrare che l'Ammiraglio si era dichiarato contro gl'Indiani: ma il ministro non tir altrimenti, vedendo che subito si partirono con la canoa. Dopo questo, parlando il cacico sopra le cose di quell'isola, alla quale l'Ammiraglio aveva posto nome Tortuga, affermava che era in essa molto pi oro che nella Spagnola, e che medesimamente in Baveche ve n'era molto pi che in alcun'altra, la quale poteva distare 14 giornate dal luogo dov'erano. 

CAPITOLO XXXI

Come venne alle navi il principale re di quell'isola, e la grandezza con che veniva. 

Poscia il marted ai 18 di dicembre il re che era venuto il giorno avanti l ov'era la canoa della Tortuga, il quale re abitava cinque leghe discosto dal luogo ove erano i navigli, ad ora di terza giunse alla popolazione che era vicina al mare, dove medesimamente si ritrovavano alcuni della nave che l'Ammiraglio aveva mandati per vedere se portavano alcuna maggior mostra d'oro. Questi, veduto il re che veniva, andarono a farlo intendere all'Ammiraglio, dicendo che menava seco pi di 200 uomini, e che non veniva a piedi, ma in una barra, portato da quattro uomini con gran venerazione, quantunque fosse molto giovane. Giunto adunque questo re poco lontano dalle navi, poi che si fu riposato un poco, si accost alla nave con tutta la sua gente: di cui cos scrive l'Ammiraglio nella sua scrittura: 
Senza dubbio sarebbe piaciuto molto alle Altezze vostre il vedere la gravit sua, e il rispetto che i suoi gli portavano, ancorch tutti vadano nudi. Il quale, tosto che entr nella nave e seppe che io ero sotto il castello di poppa che desinavo, mi colse all'improvviso, e venne a sedere presso di me, senza darmi tempo che io gli andassi incontro, n mi levassi da mensa. E quando egli entr sotto il castello, accenn che tutti rimanessero di fuori: e cos fecero con fretta e riverenza grandissima, ponendosi a sedere tutti sotto la coperta, eccetto due uomini di matura et, ch'io giudicai che fossero suoi consiglieri, i quali sedettero ai suoi piedi. Dicevasi che questi era il cacico, e io, credendo ch'ei dovesse mangiare, ordinai che gli fosse portato da mangiare dei cibi ch'io mangiava: e cos presero di ogni cosa, quasi come si prende per far la credenza: il resto mandarono ai suoi, che mangiarono tutti di ci. Parimenti avvenne del bere, che solamente l'accostarono alla bocca e poi lo dettero agli altri. E tutti stavano con una gravit maravigliosa; e poche parole dicevano: e quelle che dicevano, secondo ch'io potei comprendere, erano molto riposate e gravi. Quei due riguardavano a questo re la bocca, e parlavano per lui, e con lui. Poscia con molta riverenza, dopo aver mangiato, un suo gentiluomo gli port una cinta, simile a quelle di Castiglia nella fattura, salvo che di un'altra opera, la quale egli tolse in mano, e a me la don con due pezzi d'oro lavorato molto sottili. Del quale oro io penso che qui se ne trovi poco, come che io stimi questo luogo vicino l da dove nasce, e ove n' molto. E giudicando io che gli dovesse piacere una coperta che era sopra il mio letto, gliela donai insieme con una corona d'ambra molto bella che io portava al collo, e con un paio di scarpe rosse e un vaso d'acqua di fiori di melarancie: di che rimase tanto contento che fu maraviglia. Ed egli e i suoi consiglieri mostrarono gran dolore perch non m'intendevano, n io intendeva loro, ancorch io comprendessi che mi disse che, se mi bisognasse alcuna cosa, tutta l'isola era ai miei comandi. Io allora mandai a togliere un mio porta lettere, dove per segnale ho una medaglia d'oro del peso di quattro ducati nella quale sono scolpite le immagini delle Altezze vostre, e gliela mostrai dicendo un'altra volta che le Altezze vostre erano grandissimi principi, e gli mostrai le bandiere reali e le altre della croce che da lui furono stimate molto. Laonde rivolto ai suoi consiglieri diceva che senza dubbio le Altezze vostre erano gran signori poich da cos lontane parti, com' il cielo, mi avevano mandato fin qui senza paura. Molte altre cose appresso fra noi passarono che io non intesi, bench conoscessi che di tutto mostrava gran maraviglia. Ma, essendo oramai tardi, e volendo egli partire, lo mandai in terra con la barca molto onoratamente e feci sparare molte bombarde. E cos egli messo in terra se ne and nella sua barca con pi di 200 uomini, e un suo figliuolo era portato dalle spalle da un uomo molto onorato, e a tutti i marinai e gente dei navigli che trov in terra, fece dar da mangiare e ordin che fosse loro fatta molta cortesia. 
Poscia un marinaio che lo trov nella strada mi disse che ciascuna delle cose ch'io gli aveva donate erano portate dinanzi a lui da un uomo molto onorato, e che per la strada il figlio non andava con lui, ma un pezzo indietro con altrettanta gente quanta seguiva lui, e quasi con altrettanta un fratello suo andava a piedi, preso da due uomini onorati sotto le braccia, al quale ancora io aveva donate alcune cosette quando egli venne alla nave dopo il fratello. 

CAPITOLO XXXII

Come l'Ammiraglio perdette la sua nave in alcune basse per trascuratezza dei marinai, e l'aiuto che dal re di quell'isola egli ebbe. 

Seguendo adunque l'Ammiraglio quel che pass, dice che il luned ai 24 di dicembre fu molta calma senz'alcun vento, eccetto un poco che lo condusse dal mar di San Tommaso fino alla punta Santa, sopra la quale per una lega stette cos finch, passato il primo quarto, che poteva essere un'ora avanti mezzanotte, se n'and a riposare, perch erano due d e una notte che non aveva dormito. E poich era calma, il marinaio ch'era al timone lo raccomand ad un fante del naviglio. 
Il che (dice l'Ammiraglio) io avevo proibito in tutto quel viaggio, dicendo loro che con vento o senza vento non lasciassero mai il timone ai fanti. E per caso io mi ritrovavo in sicuro dalle secche e dagli scogli, giacch la domenica che io mandai le barche a quel re, erano passate dall'Est di detta punta Santa all'Est-Sud-Est tre leghe, e avevano altres veduto per dove si poteva passare, il che in tutto il viaggio io non feci. E piacque a nostro Signore che a mezzanotte, vedutomi coricato nel letto, ed essendo noi in calma morta e il mare come l'acqua d'una scodella tranquillo, tutti andarono a riposare, lasciando il timone in governo d'un garzone. Laonde avvenne che le acque, le quali correvano, portarono la nave molto quietamente sopra una di quelle secche le quali, ancorch fosse di notte, ruggivano di maniera che distante una grossa lega si potevano vedere e sentire. Allora il garzone, che sent arare il timone e ud il rumore, incominci a gridare forte, e sentendolo io, mi levai su tosto che ancora nessuno aveva sentito che noi avessimo incagliato in quel luogo; e di subito il patrono della nave, a cui toccava la guardia, ne usc, ed io dissi a lui ed agli altri marinai che, montati nel battello che portavano fuor della nave e presa un'ancora, la gettassero per poppa. Egli allora con molti altri salt nel battello, e pensando io che facessero quel che io gli avevo detto, essi vogarono via fuggendo col battello alla caravella che giaceva mezza lega discosto. Vedendo io adunque che fuggivano col battello, e che scemavano le acque e che la nave stava in pericolo, feci di subito tagliar l'albero e alleggerirla il pi che si pot per veder se potevamo cavarla fuori. Ma scemando tuttavia le acque, la nave non pot respirare, e, piegatasi alquanto, s'aperse nelle commessure e s'emp tutta per di sotto d'acqua. Intanto giunse la barca della caravella per darmi soccorso, in quanto che, vedendo gli uomini di lei che il battello fuggiva, non vollero raccoglierlo, per la qual cosa esso fu costretto a ritornarsi alla nave. 
Non mi si mostrando adunque rimedio per poterla salvare, me n'andai alla caravella per salvar la gente, e poich soffiava vento di terra, ed era gi gran parte della notte passata, n sapevamo per certo per dove si potesse uscire di quelle secche, temporeggiai con la caravella finch il d apparve, e subito venni ad essa [alla Santa Maria] per di dentro della secca, avendo prima mandato il battello in terra con Diego di Arana, capitano maggiore di giustizia dell'Armata e Pietro Gutierrez, credenziere di vostre Altezze, affinch facessero intendere al re quel che passava, dicendogli che, per voler andare a visitarlo al suo porto, come egli il sabato passato mi aveva pregato, avevo perduto la nave di rimpetto alla sua popolazione, una lega e mezza discosto, in una secca che quivi era. Il che inteso dal re, con lagrime mostr grandissimo dolore del nostro danno, e subito mand alla nave tutta la gente della popolazione con molte e grosse canoe: e cos essi e noi cominciammo a scaricare, e scaricammo tutta la coperta in breve spazio di tempo, tal che fu grande l'aiuto che questo re ci diede. Ed egli poscia in persona coi suoi fratelli e parenti usava ogni diligenza, cos nella nave come in terra, acci che il tutto fosse ben governato, e di tempo in tempo mandava dei suoi parenti piangendo a pregarmi che io non mi prendessi fastidio, che egli mi donerebbe tutto quello che aveva. E affermo alle Altezze vostre per cosa certa, che in niuna parte di Castiglia non si avrebbe potuto trovar s buon governo per le cose nostre, delle quali non manc pure una stringa, perch tutte le nostre robe egli fece mettere insieme presso al suo palazzo, ove le tenne finch si vuotarono le case ch'ei voleva dare per conservarvele. Vi mise in seguito a custodia uomini armati, i quali vi fece stare per tutta la notte, ed egli con tutti quelli della terra piangevano, quasi che loro molto il nostro danno importasse: tanto  la gente amorevole, e senza avidit, e trattabile, e mansueta, ch'io giuro alle Altezze vostre che nel mondo non v' miglior gente, n miglior terra. Amano questi il prossimo come se stessi, ed hanno un ragionare il pi dolce e mansueto del mondo, allegro, e sempre accompagnato da riso.  bene il vero che vanno nudi, cos uomini, come donne, come son nati, ma per credano le Altezze vostre che hanno costumi molto lodevoli, e il re  servito con grande maest: il quale  tanto continente che porge gran diletto il vederlo;  parimenti da considerare la memoria di questo popolo, e il desiderio di sapere ogni cosa, il quale li spinge a domandar questo e quello, e ricercare la causa e l'effetto del tutto. 

CAPITOLO XXXIII

Come l'Ammiraglio deliber di popolare dove abitava quel re, e nom la popolazione del Natale. 

Il mercoled ai 26 di dicembre venne il re principale di quella terra alla caravella dell'Ammiraglio, e, mostrando gran tristezza e dolore, lo consolava, offrendogli liberalmente tutto quello che del suo gli piacesse ricevere e dicendo che gi aveva donate tre case ai Cristiani ov'essi mettessero tutto quello che della nave cavassero, e che ne avrebbe date molte di pi, facendo bisogno. 
Intanto venne una canoa con alcuni Indiani di un'altr'isola, i quali portavano alcune foglie d'oro per aver sonagli, i quali essi pi d'altro stimano. Di terra vennero anche i marinai dicendo che da altri luoghi concorrevano molti Indiani alla popolazione, i quali portavano molte cose d'oro e le donavano per stringhe e per altre simili cose di poco valore, offrendosi di portarne molto pi, se i Cristiani volessero. Il che veduto dal gran cacico piacere all'Ammiraglio, gli disse che egli ne avrebbe fatto portare gran quantit da Cibao, luogo dove pi oro si ritrovava. 
E cos, smontato in terra, invit l'Ammiraglio a mangiar agis e casabiche, che  il loro principal cibo, e gli don alcune maschere con gli occhi e con le orecchie grandi d'oro, e altre cose belle che s'appiccicavano al collo. Poscia dolendosi dei Caribi i quali facevano i suoi schiavi e li portavano via per mangiarseli, si confort molto quando l'Ammiraglio, consolandolo, gli mostr le nostre armi dicendo che con quelle lo avrebbe difeso. E molto si stup vedendo la nostra artiglieria, la quale porgeva loro tanto spavento che cadevano in terra come morti, quando ne sentivano il tuono. 
Pertanto, avendo l'Ammiraglio trovato in quella gente tanto amore e s gran mostre d'oro, quasi si scord il dolore della perdita della nave, parendogli che Dio avesse permesso cos affinch egli fermasse qui abitazioni e vi lasciasse Cristiani i quali trafficassero e s'informassero del paese e della gente, apprendendo quella lingua e tenendo pratica con quel popolo, per modo che, quando egli vi tornasse di Castiglia con soccorsi, avesse chi lo guidasse in tutto quello che per la popolazione e dominio della terra facesse allora bisogno. A che tanto s'inchin maggiormente in quanto oramai molti gli si offrivano dicendo che volentieri vi sarebbero restati, e avrebbero fatta l'abitazione loro in quella terra. Per la qual cosa deliber di fabbricarvi una torre col legname della nave perduta, di cui niuna cosa lasci che non cavasse fuori e non ne trasse qualche utile. 
Il d seguente, che fu il gioved ai 27 di dicembre, venne nuova che la caravella Pinta era nel fiume verso il capo di levante dell'isola. Il che, per saper di certo, manda quel cacico, il cui nome era Guacanagar, una canoa con alcuni Indiani, i quali conducessero in quel luogo un Cristiano. Costui, avendo camminato 20 leghe per la costa all'ins, torn indietro senza recare nuova di essa. Il che fece che non fu data fede ad un altro Indiano, il quale disse di averla alcuni giorni avanti veduta. Ma, nonostante questo, L'Ammiraglio non rimase di dare ordine al rimanere dei Cristiani in quel luogo: i quali ogni d pi conoscevano la bont e ricchezza di quella terra, portandosi gl'Indiani a presentar loro di molte maschere e cose d'oro, e dando loro conto di molte provincie di quell'isola, ove cotal oro nasceva. 
Essendo adunque gi per partire l'Ammiraglio, venuto a ragionamento col re sopra i Caribi, dei quali essi si lamentano e hanno gran paura, s per lasciarlo contento col lasciargli la compagnia dei Cristiani, come allo scopo che avesse paura delle nostre armi, fece sparare una bombarda nel fianco della nave, che la pass da una banda all'altra, e la palla ne salt in acqua: di che ebbe il cacico non poco spavento. Fece altres mostrargli tutte le nostre armi, e come percotevano, e come con altre si difendevano, dicendogli che, rimanendo in sua difesa cotali armi, non avesse paura pi dei Caribi, perch i Cristiani tutti li ammazzerebbero, i quali per guardia sua egli voleva lasciargli, per ritornarsi in Castiglia e prender gioie e altre cose da portare e donargli. Indi gli raccomand molto Diego di Arana, figliuolo di Rodrigo di Arana di Cordova, di cui s' di sopra fatta menzione. A costui, e a Pietro Gutierrez e a Rodrigo di Escobedo lasciava il governo della fortezza, e 36 uomini con molte mercatanzie e vettovaglie, armi e artiglieria, e con la barca della nave, e con falegnami e calafati, e con tutto il resto che per agiatamente popolare era necessario, cio medico, sarto, bombardiere, e altre cosiffatte persone. 
E poi con ogni prestezza si mise in punto per venirsene dritto in Castiglia senza scoprire altro, dubitando che, poi che gi non gli restava altro che un naviglio solo, gli succedesse qualche disgrazia, la quale fosse cagione che i Re Cattolici non avessero cognizione di quei regni da lui nuovamente a loro acquistati. 

CAPITOLO XXXIV

Come l'Ammiraglio part per Castiglia e trov l'altra caravella con Pinzn. 

Il venerd nell'apparir del sole ai 4 di gennaio l'Ammiraglio fece vela con le barche per proda verso il Nord-Ovest per uscir di quelle restie e secche che per l si trovano, nella qual parte lasci il porto dei Cristiani da lui chiamato il porto del Natale in memoria che in tal giorno era smontato in terra e salvatosi dal pericolo del mare e aveva dato principio a quella popolazione. Cotali secche e restie durano dal capo Santo fino al capo della Serpe, che sono sei leghe, e vanno fuori in mare pi di tre leghe tutto costa verso Nord-Ovest e Sud-Est e spiaggia e terra piana fino quattro leghe fra terra, ove poi sono alte montagne, e infinite e grosse popolazioni, rispetto alle altre isole. Poscia navig verso un alto monte, al quale pose nome monte Cristo, e giace 18 leghe all'Est del capo Santo, di modo che chiunque vorr andare alla citt del Natale, poi che avr scoperto monte Cristo, che  rotondo come un padiglione e quasi pare uno scoglio, dovr entrare in mare due leghe lontano da esso e navigare all'Ovest, fin che trovi il detto capo Santo, e allora gli rester lontana la popolazione del Natale cinque leghe, ed entrer per certi canali che sono fra quelle basse le quali stanno dinanzi. Di questi segni parve all'Ammiraglio cosa convenevole il far menzione, affinch si sapesse dove fu la prima abitazione e terra dei Cristiani che si fece in quell'occidental mondo. 
E poi che con tempi contrari ebbe navigato pi al levante di monte Cristo, la domenica mattina ai 6 di gennaio dalla gabbia dell'albero un calafato vide la caravella Pinta, che con vento in poppa veniva camminando verso l'Ovest e, giunta che fu dove era l'Ammiraglio, Martin Alfonso Pinzn, capitano di quella, montato subito nella caravella dell'Ammiraglio, si pose a fingere certe sue ragioni e addurre alcune scuse della sua partita da lui, dicendo esser ci avvenuto contro il suo volere, e perch non aveva potuto pi. L'Ammiraglio, come che sapesse assai bene il contrario, e la mala intenzione di quest'ultimo, e si ricordasse della troppa licenza che costui si aveva presa in molte cose di quel viaggio, simul nondimeno con lui e sopport ogni cosa, per non rompere il disegno della sua impresa: il che facilmente sarebbe avvenuto, perch la maggior parte della gente che veniva seco era della patria di Martin Alfonso, e molti anche suoi parenti. E la verit , che quando egli si part dall'Ammiraglio, ch'era a Cuba, part con proponimento di volere andare alle isole di Babeca, perciocch gl'Indiani della sua caravella gli dicevano quivi ritrovarsi molto oro. Dove poi che fu giunto ed ebbe ritrovato il contrario di quel che gli era stato detto, se ne tornava verso la Spagnola, dove gli avevano detto altri Indiani che era molto oro. E in questo viaggio erano gi passati 20 giorni ch'egli non aveva camminato pi di 15 leghe all'Est del Natale ad una fiumara la quale l'Ammiraglio aveva chiamata fiume di Grazia: e quivi Martin Alfonso era stato 16 d, e vi avevano avuto assai oro nel modo che l'Ammiraglio ne aveva avuto al Natale, dando per ci cose di poca valuta: del quale oro egli compartiva la met fra la gente della sua caravella, per acquistarsela e per tenerla queta e contenta ch'egli sotto titolo di capitano si rimanesse col resto; e volle poi dare ad intendere all'Ammiraglio di non saper nulla di ci. 
Or seguendo costui il suo cammino per sorgere presso a monte Cristo, siccome il tempo non gli concedeva che andasse avanti, entr con la barca in un fiume il quale giace al Sud-Ovest del monte e mena nell'arena gran mostra d'oro minuto, e per lo chiam il fiume dell'oro. Giace questo fiume lontano dal Natale 17 leghe alla parte dell'Est ed  poco minore del fiume Guadalquivir che passa per Cordova. 

CAPITOLO XXXV

Come verso il golfo di Saman nella Spagnola nacque la prima scaramuccia fra gli Indiani e i Cristiani. 

La domenica ai 13 di gennaio, stando sopra il capo Innamorato, che  nel golfo di Saman nell'isola Spagnola, l'Ammiraglio mand la barca in terra, dove i nostri trovarono nella spiaggia alcuni uomini di aspetto fiero con archi e con saette, che mostravano d'essere apparecchiati alla guerra e d'aver l'animo turbato e pieno di spavento. Nondimeno, presa con loro pratica, comprarono da loro due archi e alcune saette, e con gran difficolt ottennero che alcun di loro andasse a parlare all'Ammiraglio alla caravella: e infatti il loro favellare conformavasi con la loro fierezza, la quale si dimostrava maggiore che d'altra gente che fino allora avessero veduta: e avevano la faccia imbrattata di carbone, come quei popoli tutti abbiano in costume di tingersi chi di negro, chi di rosso, chi di bianco, e chi in un modo e chi in un altro; e avevano i capelli molto lunghi e raccolti indietro in una reticella di penne di pappagalli. Stando adunque un di loro avanti l'Ammiraglio, nudo s come l'aveva partorito sua madre, e come vanno tutti gli altri di quelle terre fin allora scoperte, disse con parlare altero che cos andavano tutti in quelle parti. E credendo l'Ammiraglio che costui fosse di quei Caribi e che quel golfo dividesse la Spagnola da loro, domand dove abitavano i Caribi: e colui mostr col dito che pi all'oriente in altre isole e che quivi erano pezzi di guanin tanto grandi come la met della poppa della caravella: e che l'isola di Matinino era tutta popolata da donne, con le quali in certo tempo dell'anno i Caribi andavano a giacersi e, se partorivano poscia figliuoli maschi, li davano ai loro padri che li allevassero. Avendo costui risposto tra per cenni e tra per quel poco che potevano da lui intendere gli Indiani di San Salvatore a quanto essi gli domandavano, l'Ammiraglio fece dar loro da mangiare, e alcune cosette, come corone di vetro e panno verde e rosso. Indi lo rimise a terra, acci che facesse portar dell'oro, se quegli altri ne avevano. 
Giunta adunque la barca in terra, trov nella spiaggia ascosi fra gli alberi 55 di loro, tutti nudi coi capelli lunghi come li usano le donne in Castiglia, e dietro alla testa pennacchi di pappagalli e di altri uccelli; e tutti armati di archi e saette. A questi, quando i nostri smontarono in terra, fece colui lasciar gli archi e le freccie, e un grosso bastone che portano in luogo di spada, perch come abbiamo detto, non hanno ferro di sorta alcuna: e poi che furono giunti alla barca, i Cristiani smontarono in terra; e, avendo cominciato a comprar archi e freccie e altre armi, per comandamento dell'Ammiraglio, essi, avendo gi venduti due archi, non solo non vollero venderne pi, ma con sdegno e con mostra di voler far prigioni i Cristiani corsero tosto a pigliare i loro archi e saette, dove le avevano lasciate, e insieme delle funi per legare ai nostri le mani. I quali, stando sopra l'avviso, vedutili venire cos inanimiti come che non fossero pi di sette, animosamente li assalirono, e ne percossero uno con una spada nelle natiche, e un altro nel petto con una saetta. Laonde coloro, spaventati per l'ardire dei nostri e per le ferite che facevano le nostre armi, si misero a fuggire, lasciando la maggior parte di loro gli archi e le freccie. E molti veramente ve ne sarebbero rimasti morti, se non li avesse difesi il piloto della caravella, il quale era stato mandato dall'Ammiraglio col carico della barca e per capo di quelli che dentro v'erano. 
Della quale scaramuccia non dispiacque punto all'Ammiraglio, il quale s'accorse che questa gente era degli stessi Caribi dei quali tutti gli altri hanno tanta paura, o che almeno confinavano con quelli; ed  gente arrischiata e animosa, per quanto il loro aspetto e le armi e quel che fecero dimostra; e sperava che, intendendo gl'isolani quel che 7 Cristiani contro 55 Indiani di quel paese, cos feroci, avevano fatto, avrebbero pi stimati e rispettati i nostri, i quali egli lasciava nel Natale; e che non avrebbero avuto ardimento di far loro dispiacere. Costoro poi sul tardi fecero fumo in terra per mostrar pi cuore, perch la barca torn a veder quel che volevano: ma giammai non si pot fare che si fidassero, e cos torn indietro. Erano i sopraddetti archi di tasso, quasi tanto grandi come quelli di Francia e d'Inghilterra, e le freccie sono di rampolli che producono le canne nella punta dove fanno il seme, i quali sono massicci e molto dritti per lunghezza di un braccio e mezzo: ed armano la testa loro d'un piccolo bastone lungo una quarta e mezza, acuto, e cotto col fuoco, nella cui punta inseriscono un dente o spina di pesce, e l'avvelenano. Per la qual cosa l'Ammiraglio chiam quel golfo, che gl'Indiani chiamano Saman, golfo delle freccie: dentro del quale si vedeva di molta bambagia fina, e axi, che  il pepe da loro usato, il quale molto abbrucia, parte lungo e parte rotondo: e presso terra in poco fondo nasceva molta di quell'erba che trovarono i nostri in fili per il golfo dell'Oceano, da che congetturarono che nasceva tutta vicino a terra, e poi matura si distaccava ed era dalle correnti portata al largo in mare. 

CAPITOLO XXXVI

Come l'Ammiraglio part per Castiglia; e per gran fortuna che ebbe si part dalla sua compagnia la caravella Pinta. 

Il mercoled, che fu ai 16 di gennaio dell'anno 1493, con buon tempo l'Ammiraglio part dal detto golfo delle freccie, che ora chiamano di Saman, alla volta di Castiglia: e gi ambedue le caravelle facevano di molta acqua, ed era grande il travaglio che pativano nel sostentarle; ed essendo l'ultima terra ch'ei lasci di vista il capo di Sant'Elmo, 20 leghe verso il Nord-Est, videro molta erba di quell'altra sorte: e 20 leghe ancora pi innanzi trovarono il mare quasi coperto di tonni piccoli, dei quali altres gran numero videro i due giorni seguenti, che furono i 19 e 20 di gennaio, e appresso molti uccelli di mare: e pur tuttavia l'erba seguiva coi fili da Est a Ovest insieme con le correnti, dato che gi avevano conosciuto che le correnti prendono di quest'erba molto lontano, come che non tengano lungamente un cammino, e alcune volte vanno verso una parte e altre verso un'altra; e questo avveniva quasi ogni giorno fin passato quasi il mezzo del golfo [dell'Oceano]. Seguendo poi il loro cammino con buoni tempi, corsero tanto, che al parere dei piloti ai 9 di febbraio erano verso il mezzod delle isole degli Astori. Ma l'Ammiraglio dice che era pi addietro 150 leghe: e ci era il vero, perch tuttavia trovavano fili di molta erba, la quale andando alle Indie non videro fin che furono 263 leghe all'occidente dell'isola del Ferro. 
Navigando adunque cos con buon tempo, di giorno in giorno cominci a crescere il vento, e il mare a insuperbirsi di modo che con gran fatica lo potevano sopportare. Per la qual cosa il gioved ai 24 di febbraio di notte corsero dove la forza del vento li portava: onde, perci che la caravella Pinta, nella quale andava il Pinzn, non poteva resistere tanto al mare, corse dritto al monte col vento di mezzod, e l'Ammiraglio seguit il Nord-Est per accostarsi pi a Spagna; il che per l'oscurit non poterono fare quelli della caravella Pinta, ancorch l'Ammiraglio portasse sempre il suo fan acceso. E cos, quando fu giorno, del tutto si ritrovarono perduti di vista gli uni dagli altri, e aveva per certo ciascuno che gli altri fossero annegati: per la qual cosa, rivoltandosi alle orazioni e alla religione, quelli dell'Ammiraglio trassero per voto la sorte chi di loro andasse in pellegrinaggio per tutti alla Madonna di Guadalupa, la quale tocc all'Ammiraglio. Poscia sortirono un altro pellegrino alla Madonna di Loreto, e tocc la sorte ad un marinaio del porto di Santa Maria di Santona, chiamato Pietro della Viglia. Indi gettarono la sorte sopra il terzo pellegrino, il quale andasse a vegliare una notte in Santa Chiara di Mogher, e tocc allo stesso Ammiraglio. Ma, crescendo tuttavia la fortuna, tutti quelli della caravella fecero voto di andare scalzi e in camicia a fare orazioni alla prima terra che trovassero ad una chiesa della vocazione della Madonna. Oltre i quali voti generali ve ne furono fatti molti altri da persone particolari, essendo che la fortuna era gi troppo grande, e il naviglio dell'Ammiraglio la sopportava difficilmente per difetto di saorna, la quale era mancata per le vettovaglie gi consumate. In supplemento della quale s'immaginarono che bene fosse empire dell'acqua del mare tutti i vasi che essi avevano vuoti, il che fu di alcun aiuto, e oper che meglio si potesse sostentare il naviglio, senza cos gran pericolo di travolgersi. Di cos aspra fortuna l'Ammiraglio dice queste parole: 
Io avrei sopportata questa fortuna con minor fastidio se solamente la mia persona fosse stata in pericolo, s perch io so d'essere debitore della vita al Sommo Creatore, e s eziandio perch altre volte mi son trovato s vicino alla morte, che il minor passo era quello che restava in patirla. Ma quello che mi cagionava infinito dolore ed affanno, era il considerare che, come a nostro Signore era piaciuto d'illuminarmi con la fede e con la certezza di questa impresa, di cui m'aveva data gi la vittoria, cos, quando i nostri contraddittori avevano da rimanersi convinti e le Altezze vostre da me servite con gloria e accrescimento del loro alto stato, volesse la sua Divina Maest impedir ci con la morte mia: la quale ancora sarebbe stata pi tollerabile quando non vi fosse insieme occorsa quella di questa gente, che io meco condussi, con promessa di un molto prospero successo. I quali, vedendosi in tanta afflizione, non solo maledicevano la loro venuta, ma ancora la paura, o il freno, che per le mie persuasioni ebbero di non tornare indietro dalla strada, secondo che molte volte furono risoluti di fare. E soprattutto questo mi raddoppiava il dolore il rappresentarmisi avanti gli occhi e ricordarmi i due figliuoli che nello studio aveva lasciati in Cordova, abbandonati di soccorso, in paese straniero, e senza avere io fatto, o almeno senza che fosse manifesto il mio servizio, per cui si potesse credere che le Altezze vostre avessero memoria di loro. E, quantunque dall'una parte mi confortasse la fede ch'io aveva che nostro Signore non permetterebbe mai che una cosa di tanta esaltazione della sua Chiesa, la quale alfine con tante contrariet e travagli io aveva ridotta all'ultimo punto, rimanesse imperfetta, e io dovessi restarmi rotto, dall'altra parte stimava, che per i miei demeriti, o perch non godessi di tanta gloria in questo mondo, gli piaceva togliermela; e cos tra me stesso confuso ricordavami della ventura delle Altezze vostre, le quali eziandio, morendo io, e perdendosi il naviglio, potevano trovar modo di non perdere cosiffatta vittoria: e che sarebbe possibile che per qualche via venisse a loro notizia il successo del mio viaggio. Per la qual cosa io scrissi in una pergamena, con quella brevit che il tempo ricercava, come io lasciavo scoperte quelle terre che io avevo loro promesse, e in quanti d, e per qual via io avevo ci conseguito, e la bont dei paesi, e la qualit degli abitatori, e come restavano i vassalli delle Altezze vostre nel possesso di tutto quello ch'era stato da me trovato. La quale scrittura serrata e sigillata drizzai alle Altezze vostro col porto, ovvero promessa di mille ducati a colui che cos chiusa la presentasse, acci che, se uomini stranieri la ritrovassero, non disponessero dell'avviso che dentro vi era, con l'avidit di quel porto. E di subito feci portare un gran barile, e, avendo involta la scrittura in una tela incerata e messela appresso in una torta, o focaccia di cera, la posi nel barile, e ben serrato coi suoi cerchi lo gettai in mare, credendo tutti che fosse alcuna devozione; e perch giudicai che potesse avvenire che quello non arrivasse a salvamento e i navigli tuttavia camminavano per avvicinarsi a Castiglia, feci un altro legaccio simile a quello e lo accomodai nell'alto della poppa acci che, sommergendosi il naviglio, rimanesse il barile sopre le onde in arbitrio della fortuna. 

CAPITOLO XXXVII

Come l'Ammiraglio giunse alle isole degli Astori, e quelli dell'isola di Santa Maria gli tolsero la barca con la gente. 

Navigando adunque con s estremo pericolo e con tanta fortuna, il venerd ai 15 di febbraio all'apparir del giorno un certo Ruiz Garca del porto di Santoa dall'alto vide terra a Est-Nord-Est, e i piloti e marinai giudicarono che fosse la rocca di Cintra in Portogallo ma l'Ammiraglio tenne che fossero le isole degli Astori e che quella terra fosse una di quelle. E ancorch non fossero molto lontani da essa, quel giorno non la potettero afferrare per il fortunale: anzi volteggiando, per soffiare il vento da Est, perdettero di vista quell'isola, e ne scopersero un'altra intorno alla quale scorsero temporeggiando con gran restia e mal tempo senza poter prenderne alcuna, con continua fatica, e senza aver mai riposo. Laonde l'Ammiraglio nel suo giornale dice: 
Sabato ai 16 di febbraio di notte io giunsi ad una di queste isole e per la fortuna io non potei conoscere quale fosse di loro: e quella notte io mi riposai alquanto, perch dal mercoled fino allora io non avevo dormito n potuto prender mai sonno, e rimasi poscia attratto delle gambe, per essere sempre stato scoperto all'aria e all'acqua: n io pativo poco altres del mangiare. Il luned poi di mattina, sorto ch'io ebbi, intesi da quei della terra quella essere l'isola di Santa Maria, che  una delle isole degli Astori: e tutti si maravigliarono che io avessi potuto scampare, considerando la grandissima fortuna che per 15 d continui era in quelle parti durata. 
Coloro, intendendo ci che l'Ammiraglio aveva scoperto, dimostrarono di sentirne allegrezza, rendendo grazie per ci a nostro Signore: e vennero tre di loro al naviglio con alcuni rinfrescamenti e con molte salutazioni per nome del capitano dell'isola, il quale si ritrovava lontano nella popolazione: e quivi appresso non vi si vedeva altro che un romitorio, il quale, come dissero coloro, era della vocazione della Madonna. Perch, ricordandosi l'Ammiraglio, e tutti quei del naviglio, che il gioved avanti avevano fatto voto di andare scalzi in camicia nella prima terra che trovassero ad una chiesa della Madonna, parve a tutti che si dovesse adempirlo, specialmente essendo quella terra ove la gente e il capitano di essa mostravano tanto amore e piet ai nostri, ed essendo, come era, di un re cos amico dei Re Cattolici di Castiglia. Per la qual cosa l'Ammiraglio preg quei tre uomini che andassero alla popolazione, e facessero venire il cappellano, il quale aveva di quel romitorio la chiave, acci che gli dicesse una messa: e cos coloro, essendo di ci contenti, montarono nella barca del naviglio con la met della gente di quello, affinch essa cominciasse ad adempiere il voto, ed essi poi tornando, gli altri smontassero per adempirlo anche essi. 
Smontati adunque che furono in terra in camicia e scalzi, come avevano fatto voto di fare, il capitano con molta gente della popolazione nascosta in un'imboscata, usc loro d'improvviso addosso, e li fece prigioni, togliendo loro la barca, senza la quale pareva a lui che l'Ammiraglio non potesse dalle sue mani fuggire. 

CAPITOLO XXXVIII

Come l'Ammiraglio corse un'altra fortuna, e alla fine ricuper la gente con la barca. 

Parendo all'Ammiraglio che tardassero troppo quelli che erano andati con la barca in terra, perch era oramai quasi mezzogiorno, ed erano partiti all'alba, sospett che alcun male e disagio fosse loro successo in mare o in terra. Laonde, poich dal luogo dove aveva sorto non poteva discernere il romitorio dov'essi erano andati, deliber di levarsi col naviglio e andar dietro una punta, donde si scopriva la chiesa. Giunto adunque pi presso, vide in terra molta gente a cavallo, la quale, smontando, entrava nella barca per venire ad assaltar con le armi la caravella. Per la qual cosa dubitando l'Ammiraglio di quel che poteva avvenire, comand ai suoi che si mettessero in ordine e che si armassero, facessero mostra di volersi difendere, affinch i Portoghesi si accostassero pi sicuramente. Ma essi, andando tuttavia alla volta dell'Ammiraglio, quando gli furono presso, il capitano si lev su chiedendo segno di sicurezza, il quale gli fu dato dell'Ammiraglio, credendo che dovessero montare nella nave, e che, come sopra la sicurt quegli aveva presa la barca insieme con la sua gente, cos potesse egli ritener lui sotto la fede, finch gli restituisse il mal tolto. Ma il Portoghese non ebbe ardire di accostarsi pi di quanto poteva intendere la voce: e allora l'Ammiraglio gli disse di maravigliarsi d'una tale innovazione e che non venisse alcuno dei suoi nella barca, poi che erano smontati in terra col salvacondotto e con offerte di presenti e soccorso, massimamente avendo esso capitano mandato a lui salutazioni. E per lo pregava di considerare che oltre ch'egli faceva quello che fra nemici non si usa e non  comportato dalle leggi di cavalleria, avrebbe offeso molto il re di Portogallo, i cui sudditi nelle terre dei Re Cattolici suoi signori sono accarezzati e sogliono ricevere molta cortesia, smontando e dimorandovi senza alcun salvacondotto con molta sicurt, non altrimenti di quel che fanno a Lisbona, aggiungendo, che le Altezze loro gli avevano date lettere di raccomandazione a tutti i principi, i signori, e uomini del mondo, le quali egli gli avrebbe mostrate, se si fosse accostato: perch, se in ogni parte erano rispettate cosiffatte lettere, ed esso era ben ricevuto, e tutti i suoi vassalli, molta pi ragione v'era che fossero ricevuti e accarezzati in Portogallo, per la vicinanza e affinit dei suoi principi, specialmente essendo egli, come era, ammiraglio loro maggiore dell'Oceano, e vicer delle Indie, pur ora da lui scoperte, delle quali cose tutte gli avrebbe fatto veder le lettere sottoscritte dai loro reali nomi, e sigillate coi loro sigilli. E cos di lontano gliele mostr, e gli disse che poteva accostarsi senza paura, perch per la pace e per l'amicizia che era tra i Re Cattolici e il re di Portogallo, essi gli avevano comandato che facesse tutto quell'onore e cortesia che potesse ai navigli dei Portoghesi ch'egli incontrasse, soggiungendo che, quando bene egli volesse ostinatamente e con discortesia ritenere la sua gente, non perci sarebbe restato di andarsene in Castiglia, poi che gli restavano assai uomini nel naviglio per navigare fino in Siviglia e anche per fare a lui danno, se il bisogno lo ricercasse, del quale egli medesimo a se stesso sarebbe stato cagione, e cotal castigo sarebbe stato attribuito degnamente a sua colpa; senza contare che, per avventura, il suo re lo avrebbe punito, come uomo il quale dava causa che si rompesse la guerra tra lui e i Re Cattolici. 
Il capitano allora insieme coi suoi rispose che non conosceva il re, n la regina di Castiglia e nemmeno le loro lettere, n aveva paura di lui, e che gli avrebbe fatto conoscere che cosa era Portogallo. Dalla qual risposta l'Ammiraglio comprese, e dubit, che dopo la sua partita dovesse essere avvenuta alcuna rottura o disordine tra l'un regno e l'altro: e per si mosse a rispondergli come alla sua pazzia si conveniva. E all'ultimo nel partirsi il capitano si lev in piedi, e di lontano gli disse ch'egli dovesse andarsi al porto con la caravella, perocch tutto quello che faceva e aveva fatto il re suo signore glielo aveva commesso per lettere. Il che avendo udito l'Ammiraglio, chiam per testimoni di ci quelli che erano nella caravella e, richiamati poi il capitano e i Portoghesi, giur di non voler smontar mai dalla caravella finch non avesse fatti prigioni un centinaio di Portoghesi, per menarli in Castiglia, e di voler spopolare tutta quell'Isola. Il che detto ritorn a sorgere nel porto dove prima era stato, perch il tempo non gli concedeva il modo di far altro. 
Ma il seguente d, crescendo molto pi il vento, ed essendo cattivo il luogo dove era sorto, perd le ancore, n pot far altro che spiegar le vele verso l'isola di San Michele, la quale, quando per la gran fortuna e temporale che tuttavia caricava egli non avesse potuto afferrare, aveva deliberato di mettersi alla corda, non senza infinito pericolo, s per cagion del mare che era molto turbato, come perch non gli erano rimasti fuorch tre marinai e alcuni garzoni, e tutta l'altra gente era gente di terra, e gl'Indiani i quali non avevano alcuna pratica di governare vele e sartie. Ma, supplendo con la sua persona al mancamento degli assenti, con assai fatica e non lieve pericolo pass quella notte, finch, venuto il giorno, vedendo ch'egli aveva perduta di vista l'isola di San Michele e che il tempo era alquanto abbonacciato, deliber di ritornare alla detta isola di Santa Maria, per tentare se poteva ricuperare la gente, le ancore e la barca e vi giunse il gioved sul tardi ai 21 di febbraio: e non molto di poi che vi giunse, venne la barca con cinque marinai, e tutti insieme con un notaio sopra la sicurt data loro entrarono nella caravella, nella quale, perch era tardi, dormirono quella notte. Il d seguente poscia dissero che venivano da parte del capitano a saper certo d'onde e come veniva quel naviglio, e se navigava di commissione dei Re di Castiglia, perch, constando a loro la verit di ci, erano pronti a fargli ogni cortesia. La qual mutazione e offerta fecero vedendo chiaro che non potevano avere il naviglio, n la persona dell'Ammiraglio e che avrebbe potuto loro apportar danno quello che gli avevano fatto. Ma l'Ammiraglio, dissimulando quel che sentiva, rispose che li ringraziava della loro offerta e cortesia e che, poich essi ci ricercavano secondo l'uso e la ragione del mare, egli era contento di soddisfare alla loro domanda: e cos mostr loro la lettera generale di raccomandazione dei Re Cattolici, indirizzata a tutti i loro sudditi e agli altri principi, e parimente la commissione e comandamento che essi gli avevano fatto perch egli imprendesse cosiffatto viaggio. Il che veduto dai Portoghesi, se n'andarono in terra soddifatti e licenziarono tosto la barca e i marinai, dai quali intese che nell'isola si diceva che il re di Portogallo aveva mandato avviso a tutti i suoi sudditi che facessero prigione l'Ammiraglio per qualunque via che potessero. 

CAPITOLO XXXIX

Come l'Ammiraglio si part dalle isole degli Astori, e con fortuna giunse a Lisbona. 

La domenica ai 24 di febbraio l'Ammiraglio part dall'isola di Santa Maria per Castiglia con gran bisogno di lastre e legna delle quali cose per il cattivo tempo non aveva potuto fornirsi, ancorch il vento fosse buono per il suo viaggio; ed essendo discosto cento leghe dalla pi vicina terra, venne una rondinella al naviglio, la quale, come fu giudicato, i cattivi tempi avevano cacciato nel golfo [dell'Oceano], il che fu conosciuto ancora pi chiaramente perch il d seguente, che fu ai 28 di febbraio, vennero di molte altre rondini e uccellini da terra; e medesimamente videro una balena. 
Ed ai 3 di marzo ebbero un s gran temporale che, passata la mezzanotte, squarci loro le vele: perch, essendo essi in gran pericolo della vita, fecero voto di mandare un pellegrino alla Madonna della Centa, la cui divota casa giace in Huelva, ov'egli andar dovesse scalzo e in camicia. Tocc adunque la sorte all'Ammiraglio, perch forse per i tanti voti che gli toccavano Dio glorioso voleva dimostrare essergli pi grate le promesse di lui che quelle degli altri, oltre al qual voto ne furono fatti anche di molti altri particolari. E correndo tuttavia senza pure un palmo di vela con l'albero nudo e con terribile mare, e gran vento, e con spaventevoli tuoni e lampi d'ogni parte del cielo, ciascuna delle quali cose pareva che portasse via la caravella per l'aria, piacque a nostro Signore di mostrar loro terra, quasi nella mezzanotte: da che non minor pericolo loro ritornava perch, per non rompere o dare in luogo dove non sapessero di poter salvarsi, fu necessario che facessero un poco di vela per sostentarsi contro il temporale, finch piacque a Dio che venisse giorno, il quale apparso, conobbero che erano sopra la Rocca di Cintra, la quale  sui confini del re di Portogallo. 
Quivi fu egli costretto ad entrare, con stupore e spavento grande delle genti di quel paese e dei marinai di quella terra, i quali correvano d'ogni parte a vedere come cosa maravigliosa il naviglio che di s crudele fortuna scampava, avendo specialmente avuto nuova dei molti navigli che per la Fiandra e in altri mari erano pericolati in quei d. Laonde, entrato nel fiume di Lisbona il luned ai 4 di marzo, sorse sopra il Rastello, e subito sped un corriere ai Re Cattolici con la nuova della sua venuta. E medesimamente scrisse al re di Portogallo, chiedendogli licenza di poter andare a sorgere sopra la citt per non esser luogo sicuro quello ov'egli si ritrovava contro chi avesse voluto offenderlo sotto falso o cauteloso colore che cos fosse stato dallo stesso re ordinato, credendo col fargli offesa di poter impedire la vittoria dei Re di Castiglia. 

CAPITOLO XL

Come quelli di Lisbona venivano a veder l'Ammiraglio come cosa maravigliosa; e come egli and a visitare il re di Portogallo. 

Il marted ai 5 di marzo il patrono della nave grossa che il re di Portogallo teneva nel Rastello per guardia di quel porto, venne col suo battello armato alla caravella dell'Ammiraglio e gl'impose che andasse seco a render conto della sua venuta ai ministri del Re, secondo l'obbligo e l'uso di tutte le navi che qui arrivavano. A cui l'Ammiraglio rispose che gli ammiragli dei re di Castiglia, come egli era, non erano tenuti di andare ove da alcuno fossero chiamati, n dovevano partirsi dai loro navigli per render tali conti, a costo della vita, e che cos egli aveva deliberato di voler fare. Allora il patrono gli disse che almeno mandasse il suo comito. Ma l'Ammiraglio rispose che tutto ci giudicava per una cosa stessa, come che colui che avesse mandato fosse se non garzone, e che indarno gli si dimandava che mandasse alcuna persona del suo naviglio. Vedendo adunque il patrono che l'Ammiraglio parlava con tanta ragione e audacia, replic che almeno, acci che gli constasse ch'egli veniva per nome e come suddito dei Re di Castiglia, gli mostrasse le loro lettere con le quali potesse soddisfare al suo capitano maggiore. Alla quale domanda, perch pareva giusta, acconsent l'Ammiraglio, e gli mostr la lettera dei Re Cattolici. Con che, rimasto quegli soddisfatto, se ne torn alla nave a render conto di ci ad Alvaro da Cunha, che era il suo capitano: il quale tosto con molte trombe, e con pifferi, e con tamburi e con gran pompa venne alla caravella dell'Ammiraglio e gli fece molta festa e grandi offerte. 
Il giorno poscia seguente, che in Lisbona si seppe la sua venuta dalle Indie, la gente la quale andava alla caravella per veder gl'Indiani ch'egli menava e per intendere cose nuove era tanta che non vi poteva capire dentro; n il mare si vedeva, tanto era pieno di barche e di battelli di Portoghesi, alcuni dei quali rendevano grazie a Dio per tanta vittoria e altri si disperavano, e gli dispiaceva molto di vedere che loro fosse sfuggita dalle mani quell'impresa per l'incredulit e poco conto che il loro re ne aveva fatto. Di modo che pass quel giorno con gran concorso e visita di genti. Poi l'altro d scrisse il re ai suoi fattori che presentassero all'Ammiraglio tutto il rinfrescamento e quelle cose delle quali egli avesse bisogno per la sua persona e per la sua gente e che non gli domandassero per ci cosa alcuna. E parimenti scrisse all'Ammiraglio rallegrandosi della sua prospera venuta; e che, poi che si ritrovava nelle sue terre, fosse contento di venirlo a visitare. Nel che l'Ammiraglio fu alquanto dubbioso: ma, considerata l'amicizia che tra lui e i Re Cattolici era, e la cortesia che gli aveva fatta fare, e anche per levarlo di sospetto ch'ei non veniva dalle sue conquiste, si content di andare a Val di Paradiso, dove il Re era, 9 leghe discosto dal porto di Lisbona, ove giunse il sabato di notte ai 9 di marzo. 
Allora il re comand che gli andassero incontro tutti i nobili della sua Corte, e quando fu dinanzi alla sua presenza, gli fece molto onore e grande accoglienza, comandandogli che si mettesse la berretta in testa, e facendolo sedere in una sedia. Indi, poi ch'ebbe uditi con allegro volto i particolari della sua vittoria, gli offr tutto quello che per servizio dei Re Cattolici bisognasse, ancorch gli paresse che, per quanto fra loro era stato capitolato, quella conquista si appartenesse a lui. A che l'Ammiraglio rispose che non sapeva nulla di cotal capitolazione, e che quel che gli era stato comandato, cio che non andasse alla Mina di Portogallo, n in Guinea, egli aveva interamente osservato. A cui disse il re che il tutto stava bene, e che si rendeva certo che il tutto si farebbe come la ragione ricercasse. Ed essendo stato un gran pezzo in cosiffatti ragionamenti, il re comand al Priore di Crato, che era il principale uomo e di maggiore autorit che presso di lui fosse, che alloggiasse l'Ammiraglio e gli facesse ogni favore e buona compagnia: il quale cos fece. 
E dopo essere stato la domenica e il luned fin dopo messa in quel luogo, l'Ammiraglio tolse commiato dal re, il quale gli mostr molto amore e gli fece molte offerte, comandando a don Martino di Noronha che andasse con lui: n restarono molti altri cavalieri di accompagnarlo per fargli onore e per intendere le grandi cose del suo viaggio. 
E cos, venendo egli per la via di Lisbona, pass per un monastero dove la regina di Portogallo si ritrovava, la quale con grande istanza lo aveva mandato a pregare che egli non passasse senza visitarla. Andato pertanto a lei, l'allegr molto, ed ella fece a lui tutto quel favore e cortesia che ad un gran signore si ricercava. Quella notte poi giunse un gentiluomo del re all'Ammiraglio dicendogli per nome suo che se gli piacesse andare per terra in Castiglia, lo avrebbe accompagnato e fattolo alloggiare dappertutto e dargli tutto quello che gli facesse bisogno fino ai confini del Portogallo. 

CAPITOLO XLI

Come l'Ammiraglio si part da Lisbona per venire in Castiglia per mare. 

Poscia il mercoled ai 13 di marzo a due ore di giorno l'Ammiraglio fece vela per andare in Siviglia; e il venerd seguente a mezzod entr in Saltes e sorse dentro al porto di Palos donde era partito ai 3 d'agosto dell'anno 1492 cio sette mesi e undici giorni avanti. Quivi fu da tutto il popolo con processione ricevuto, rendendo grazie a nostro Signore per cos grande grazia e vittoria, dalla quale tanto accrescimento si aspettava, s per la cristiana religione come per lo stato dei Re Cattolici, facendo tutti quei popolani gran conto che l'Ammiraglio, quando part, avesse fatto vela in quel luogo e che la maggiore e pi nobile parte della gente ch'egli aveva seco condotta fosse uscita di quella terra; quantunque molti di loro per colpa del Pinzn avessero usata qualche perfidia e disobbedienza. 
E avvenne appunto che quando l'Ammiraglio fu giunto a Palos, il Pinzn era capitato in Galizia, e voleva andare personalmente a Barcellona a dare la nuova del successo ai Re Cattolici, i quali gli mandarono a far intendere ch'egli non vi andasse se non con l'Ammiraglio con cui egli s'era inviato allo scoprimento: di che egli ebbe tanto cordoglio e sdegno, che se n'and alla sua patria indisposto, dove in pochi giorni si mor di dolore. Ma, avanti che egli andasse a Palos, l'Ammiraglio si part per terra per Siviglia con intenzione di andar quindi a Barcellona dov'erano i Re Cattolici, e nel viaggio gli convenne alquanto fermarsi, come che poco, con tanta ammirazione dei popoli, dovunque passava, che da tutti i luoghi vicini concorreva la gente alla strada per veder lui, gl'Indiani e le altre cose e novit ch'egli recava. 
Cos seguendo il suo cammino, giunse a mezzo il mese d'aprile a Barcellona, avendo prima fatto intendere alle Altezze loro del prospero successo del suo viaggio: di che esse dimostravano infinita allegrezza e contento; e come ad uomo che s gran servigio aveva loro fatto comandarono ch'egli fosse solennemente accolto. Gli uscirono adunque incontro tutti quelli che nella citt e nella Corte erano; e i Re Cattolici, per riceverlo, sedettero pubblicamente con ogni maest e grandezza in un ricchissimo seggio sotto un baldacchino di broccato d'oro: e quando egli and a baciar loro le mani, gli si levarono incontro, come a gran signore, e fecero difficolt nel porgere la mano, e lo fecero tosto sedere. Poscia, dette brevemente alcune cose intorno all'ordine e al successo del suo viaggio, gli diedero licenza affinch se ne andasse al suo alloggiamento, fino al quale da tutta la Corte fu accompagnato: e cos stette quivi con s gran favore e con tanta grazia delle Altezze loro che, quando il re cavalcava per Barcellona, l'Ammiraglio andava dall'un lato del re, e l'infante Fortuna dall'altro, non essendo prima uso d'andarvi altri che detto infante, il quale era molto congiunto di sangue al re. 

CAPITOLO XLII

Come fu deliberato che l'Ammiraglio tornasse con grossa armata a popolare l'isola Spagnola, e si ottenne dal Papa l'approvazione della conquista. 

In Barcellona con molta sollecitudine e prestezza si diede ordine alla spedizione e al ritorno dell'Ammiraglio alla Spagnola, s per dar soccorso a quelli che quivi erano rimasti, come per accrescere la popolazione, e soggiogar quell'isola insieme con le altre le quali erano gi state scoperte, e che si dovevano ancora scoprire. Per pi chiaro e giusto titolo delle quali di subito i Re Cattolici per consiglio dell'Ammiraglio procacciarono di aver dal sommo Pontefice l'approvazione e donazione della conquista di tutte le dette Indie. La quale papa Alessandro VI, che reggeva allora il pontificato, liberalissimamente concesse, non solo di quanto fino allora era stato scoperto, ma ancora di tutto quello che si aveva a scoprire verso occidente, finch si giungesse fino all'oriente in parte ove a quel tempo qualche altro principe cristiano avesse attuale possesso, proibendo a tutti in generale che non entrassero in detti confini. Il che l'anno seguente il detto Pontefice ritorn a confermar loro con molto efficaci clausole e significanti parole. 
E poich i Re Cattolici vedevano che di tutta quella grazia e concessione fatta loro dal Papa l'Ammiraglio era stato causa e principio e che col viaggio e scoprimento egli aveva loro acquistata la nozione e il possesso di tutto ci, piacque loro che fosse a lui in tutto allora gratificato in Barcellona ai 28 di maggio: e cos gli concessero un altro nuovo privilegio, ovvero un'esposizione e dichiarazione del primo, per il quale confermavano ci che con lui prima avevano capitolato, e con aperte e chiare parole gli dichiaravano i limiti e confini del suo ammiragliato, e viceregno, e governo in tutto quello che dal Papa gli era stato concesso, cos confermando il privilegio che gli avevano prima fatto: il quale con la susseguente dichiarazione si noter qui sotto da noi. 

CAPITOLO XLIII

I privilegi dei Re Cattolici all'Ammiraglio. 

Don Fernando e donna Isabella, per la grazia di Dio Re e Regina di Castiglia, di Len, d'Aragona, di Sicilia, di Granata, di Toledo, di Valenza, di Galizia, di Maiorca, di Minorca, di Siviglia, di Sardegna, di Cordova, di Corsica, di Murcia, di Giaen, degli Algarvi, di Algeziras, di Gibraltar, e delle isole di Canaria; conte e contessa di Barcellona; signori di Biscaglia e di Molina; duchi di Atene e di Neopatria; conti di Rossiglione e di Serdania; marchesi d'Oristano, e di Goceano, ecc. 
Per ci che voi, Cristoforo Coln, andate per comandamento nostro a scoprire e guadagnare con alcune fuste nostre, e con le nostre genti alcune isole e terraferma nel mare Oceano e si spera che con l'aiuto di Dio si scopriranno e conquisteranno alcune delle dette isole e terraferma in detto mare Oceano per vostro mezzo e industria: per  cosa giusta e ragionevole che, poi che voi vi mettete a detto pericolo per servizio nostro, siate di ci premiato: volendo adunque noi onorarvi e farvi grazia per le sopraddette cose, la nostra volont  che voi, Cristoforo Coln, dopo che avrete scoperte e guadagnate dette isole e terraferma in detto mare Oceano, o qual si voglia di esse, siate nostro ammiraglio di dette isole e terraferma, che voi scoprirete e conquisterete, e che siate nostro ammiraglio, vicer, e governatore in quelle: e che per l'avvenire vi possiate chiamare e intitolare don Cristoforo Coln, e cos i vostri figliuoli e successori del detto carico possano chiamarsi e intitolarsi donni, e ammiragli, e vicer, e governatori di quelle: e che possiate usare ed esercitar detto carico di ammiraglio col detto ufficio di vicer, e governatore di dette isole e terraferma che scoprirete e conquisterete voi, o i vostri luogotenenti, e ascoltare liberamente tutte le liti, e cause civili, e criminali, appartenenti a detto carico di ammiraglio, vicer, e governatore, secondo che a voi parr per giustizia, e secondo che usano esercitarlo gli ammiragli dei nostri Regni; e possiate punire i deliquenti: e usiate detti uffici di ammiraglio, vicer, e governatore voi, e i vostri luogotenenti in tutto quello che ai detti uffici e a ciascun di essi si appartiene e tocca: e che abbiate i diritti e i salari che ai detti uffici e a ciascun d'essi toccano, secondo che li ha e tira il nostro ammiraglio maggiore dei nostri Regni. 
E per questa nostra carta, o per la sua copia, segnata da notaio pubblico, comandiamo al principe don Giovanni, nostro carissimo e amatissimo figliuolo, e agl'infanti, duchi, prelati, marchesi, gran maestri degli ordini militari, priori, commendatori, e a quelli del nostro Consiglio, e uditori della nostra Udienza, giudici, e altre giustizie, qual si voglia che siano della nostra Casa, e Corte, e cancelleria, e ai commendatori, castellani dei castelli, e caseforti, e piane, e a tutte le comunit, assistenti, e governatori, giudici, capitani, ufficiali da mare, ed ai 24 cavalieri giurati, scudieri, altri ufficiali, e buonuomini di tutte le citt, terre e luoghi dei nostri Regni, e Stati, e di quelli che voi conquisterete e guadagnerete; e ai capitani, comiti, contracomiti, e ufficiali e gente di mare, nostri sudditi e naturali, che ora sono o saranno per l'avvenire, ed a qualsivoglia di loro, che, essendo da voi scoperte e guadagnate dette isole e terraferma in detto mare Oceano, e fatto da voi, o da qualunque avr vostra commissione, il giuramento e la solennit, che si ricerca in tal caso; abbiano per l'avvenire voi, mentre vivrete, e dopo voi vostro figliuolo successore, e di successore in successore per sempre per nostro ammiraglio del detto nostro mare Oceano, e per vicer, e governatore di dette isole, e terraferma che da voi don Cristoforo Coln sia scoperta e guadagnata; e usino con voi, e coi vostri luogotenenti, che in detti uffici di ammiraglio, vicer, e governator metterete, e in tutto quello che loro toccher, e vi rispondano, e facciano rispondere con tutti quei diritti e altre cose che sono ai detti uffici annessi e appartenenti: e vi osservino e facciano osservare tutti gli onori, grazie, liberalit, preminenze, prerogative, esenzioni, immunit, e tutte le altre cose e ciascuna di esse che per ragion di detti uffici di ammiraglio, e vicer, e governatore dovete avere, e vi debbono essere osservate in tutto compiutamente: in guisa che non vi si tolga cosa alcuna; e che in ci, n in parte di ci non vi mettano alcuna difficolt; n consentano che vi sia messa: perci che noi per questa nostra lettera da quest'ora per allora vi facciamo grazia dei detti uffici di ammiraglio, e vicer, e governatore perpetuo per sempre mai; e vi diamo il possesso di quegli uffici e di ciascun d'essi, e piena autorit di poterli usare ed esercitare, e trarne i diritti e salari, ad essi ed a ciascun di essi appartenenti, secondo che di sopra si  detto. Sopra tutte le quali cose, se vi sar necessario, e voi cos ricercherete, comandiamo al nostro cancelliere, e notari, e agli altri ufficiali, che siedono alla tavola dei nostri sigilli, che ci diano, e spediscano, e sigillino nostra carta di privilegio, dandola pi ferma, e valida, e bastante, che voi ricercherete, e avrete bisogno. 
E alcuno di loro non sia ardito intorno a ci di far cosa alcuna in contrario sotto pena della nostra digrazia, e di confisca di 30 ducati per ciascun contraffacente. Appresso comandiamo a colui, il quale questa nostra lettera mostrer loro, che li citi che debbano comparire davanti a noi nella nostra Corte, dovunque saremo, in termini dei 15 d primi seguenti dopo la citazione, sotto detta pena. Sotto la quale comandiamo eziandio a qual si voglia notaio pubblico, il quale per questo sar chiamato, che dia a colui, che gliela mostrer, testimonianza segnata col suo segno; acci che noi sappiamo come si eseguisce il nostro comandamento. 
Data nella nostra citt di Granata, ai 30 del mese di aprile dell'anno del nascimento del Nostro Signor Ges Cristo 1492. 
IO IL RE			IO LA REGINA

Io Giovanni di Coloma, segretario del Re e della Regina, nostri signori, la feci scrivere per loro comandamento. 
Notata in forma, Rodericus doctor. 
Registrata, Sebastiano Dolano Francesco di Madrid Cancelliere. 
ED ORA, poich piacque al nostro Signore che voi abbiate trovato molte delle dette isole, come anche speriamo con l'aiuto suo che ne troverete e scoprirete delle altre, e della terraferma in detto mare Oceano nella detta parte delle Indie, e ne avete supplicato e domandato in grazia che vi confermassimo detto privilegio nostro, che qui  incorporato, e la grazia in esso contenuta, acci che voi, e i vostri figliuoli, e discendenti, e successori, l'un dietro all'altro, e dopo i vostri giorni, possiate avere e abbiate detti uffici di ammiraglio, e vicer, e governatore di detto mare Oceano, ed isole, e terraferma, s di quello che avete scoperto e trovato, come di quello che scoprirete e troverete per l'avvenire, con tutte quelle facolt, preminenze, e prerogative, le quali hanno goduto e godono gli ammiragli, e vicer, e governatori, che sono stati e sono nei detti nostri Regni di Castiglia, e di Len, e che vi siano corrisposti tutti i diritti, e salari, ai detti uffici annessi ed appartenenti, concessi e conservati ai detti nostri ammiragli, vicer, o governatori: e che provvediamo sopra ci, conforme alla nostra grazia; e noi, avendo considerazione al rischio e pericolo nel quale per nostro servizio vi siete messo in andare a trovare e scoprire le dette isole, ed a quello al quale ora vi metterete in andar a cercare e scoprire le altre isole e terraferma, di che siamo stati e aspettiamo d'essere da voi ben serviti: per farvi grazia e premiarvi, con la presente confermiamo a voi, ed ai vostri figliuoli, e discendenti, e successori, l'un dietro all'altro, per ora e per sempre i detti uffici di ammiraglio di detto mare Oceano, e vicer, e governatore di dette isole, e terraferma, da voi trovata e scoperta, e delle altre isole e terraferma, che da voi o per vostro ingegno si troveranno e discopriranno per l'avvenire in dette parti delle Indie: ed  la nostra volont che abbiate voi, e dopo i vostri d i vostri figliuoli, e discendenti, e successori, l'uno dietro all'altro, detto ufficio di nostro ammiraglio di detto mare Oceano, che  nostro, il qual comincia da una linea che noi abbiamo fatto gettare, corrente dalle isole degli Astori alle isole di capo Verde, da settentrione in austro da Polo a polo: di modo che tutto quel che giace dalla detta linea verso occidente,  nostro e ci appartiene. E cos vi facciamo e creiamo ammiraglio, e anche i vostri figliuoli, e successori, l'un dopo l'altro, di tutto ci in perpetuo. E medesimamente vi facciamo nostro vicer, e governatore, e dopo i vostri d i vostri figliuoli, e discendenti, e successori, l'un dopo l'altro, delle dette isole, e terraferma, scoperte e da scoprire in detto mare Oceano nella parte delle Indie come s' detto: e vi diamo il possesso di tutti i detti uffici di ammiraglio, e vicer, e governatore per sempre mai, con commissione e autorit che in detto mare possiate usare ed esercitare detto ufficio di nostro ammiraglio in tutte quelle cose, e nella forma e modo, e con le prerogative e preminenze, diritti e salari, siccome hanno usato e usano, han goduto e godono, i nostri ammiragli dei mari di Castiglia e di Len, s nelle dette isole, e terraferma, che son gi scoperte, come in quelle che si scopriranno da qui innanzi in detto mare Oceano nella detta parte delle Indie: acci che i popolatori di tutto ci siano meglio governati. E vi diamo tale autorit e facolt, acci che possiate, come nostro vicer, e governatore, voi, o vostri luogotenenti, giudici, e capitani, ed altri ufficiali, che per ci creerete, usare la giurisdizione civile e criminale, alta e bassa, e il mero e il misto imperio: i quali detti uffici possiate rimuovere, e cassare, e mettere in altri in loro luogo ogni volta che vi piacer e parr che convenga al nostro servizio, i quali possano ascoltare, sentenziare e determinare tutte le liti, e cause civili e criminali che in dette isole e terraferma occorressero e si movessero: ed abbiano e tirino i diritti e salari soliti nei nostri Regni di Castiglia e di Len, a detti uffici annessi e appartenenti: e voi detto nostro vicer e governatore possiate ascoltare e giudicare tutte le dette cause, e ciascuna di esse qualunque volta che vi piacer in prima istanza, per via di appellazione, o per semplice querela; e conoscerle, e determinarle, e definirle, come nostro vicer e governatore: e possiate fare e facciate voi, e i detti vostri figliuoli tutte le diligenze nei casi di ragione permesse; e tutte le altre cose, a detti uffici di vicer, e governatore appartenenti e che voi, e il vostro luogotenente, e gli ufficiali, che perci metterete, intorno a ci possiate aver quella cognizione ed usar quei termini i quali intenderete convenirsi al nostro servizio e all'esecuzione della nostra giustizia. Il che tutto possiate e possano fare ed eseguire con giusta esecuzione e con effetto s come dovrebbero e potrebbero fare, se da noi detti ufficiali fossero messi. Ma la nostra volont  che le lettere e patenti che voi concederete, siano, e si spediscano, e si concedano in nostro nome, dicendo Don Fernando e Donna Isabella, per la grazia di Dio Re e Regina di Castiglia, di Len, ecc. E siano sigillate col nostro sigillo, il qual vi facciamo dare per dette isole e terraferma. E comandiamo a tutti i vicini e abitatori, ed alle altre persone che si ritroveranno in dette isole e terraferma, che vi obbediscano come nostro vicer, e governatore di quelle: ed a quelli che andranno per detti mari di sopra dichiarati, che vi obbediscano come nostro ammiraglio di detto mare Oceano: e tutti essi eseguiscano le vostre lettere e comandamenti, e si riducano con voi e coi vostri ufficiali per eseguire la nostra giustizia: e vi diano e facciano dare tutto il favore ed aiuto che loro domanderete, e vi sar bisogno, sotto quelle pene che voi metterete loro: le quali noi per la presente loro imponiamo, e le abbiam permesse, e vi diamo autorit per eseguirle nelle loro persone, e beni. E medesimamente  la nostra volont che, se voi vedrete convenirsi al nostro servizio ed all'esecuzione della nostra giustizia che quelle persone che saranno in dette isole e terraferma vadano fuori di esse e che non entrino n stieno in esse, e che vengano e si presentino avanti a noi, possiate da parte nostra comandarglielo e farli uscir di dette isole. Ai quali noi per la presente comandiamo che di subito facciano, ed eseguiscano, e mettano in opera tutto ci, senza ricercar altro, o consultare sopra ci, n aspettare, n avere altra nostra lettera, n comandamento: non ostante qual si voglia appellazione, o supplica che di tal vostro comandamento facessero o interponessero. Per tutte le quali cose e per tutte le altre dovute e appartenenti ai detti uffici di nostro ammiraglio, e vicer, e governatore, vi diamo autorit bastante con tutte le sue incidenze, e dipendenze, ed emergenze, annessit e connessit. 
Sopra tutte le quali cose, se vorrete, comandiamo al nostro Cancelliere, e Notari, e agli altri ufficiali, che sono alla tavola dei nostri sigilli, che vi diano, spediscano, e passino, e sigillino la nostra carta di privilegio, fatta quanto pi forte, e bastante la ricercherete da loro se vi far bisogno: n alcun di loro sia ardito di fare alcuna cosa in contrario sotto pena della nostra disgrazia e di 30 ducati per la nostra camera a ciascheduno che il contrario facesse. Ed oltre a ci comandiamo all'uomo che loro mostrer questa nostra lettera, che li citi, che debbano comparire avanti di noi nella nostra Corte, dovunque noi siamo, in termini di 15 d primi seguenti sotto la detta pena. Sotto la quale comandiamo a qualunque Notaio pubblico, il qual per tale effetto sar chiamato, che faccia a colui che glie la mostrer testimonio segnato col suo segno; acci che noi sappiamo come si eseguisce il nostro comandamento. 
Data nella citt di Barcellona ai 28 di maggio dell'anno del nascimento di N. S. Ges Cristo 1493. 
IO IL RE			IO LA REGINA

Io Fernando Alvarez di Toledo, segretario del Re, e della Regina, nostri Signori, la feci scrivere per loro comandamento. Pietro Guttieres, Cancelliere. Dritto del sigillo, e del registro nulla. 
Deliberato. Rodericus Doctor. 
Registrata. Alfonso Perez. 

CAPITOLO XLIV

Come l'Ammiraglio si part da Barcellona per Siviglia, e da Siviglia per la Spagnola. 

Ora essendo stato provveduto tutto quello che faceva bisogno per la popolazione di quelle terre, l'Ammiraglio part da Barcellona per Siviglia nel mese di giugno; e tosto che vi giunse sollecit con tanta fretta la spedizione dell'armata che i Re Cattolici gli avevano imposto ch'egli facesse, che in breve spazio di tempo furono messi in punto 17 navigli fra grandi e piccoli, forniti di molte vettovaglie e di tutte quelle cose ed ingegni che per popolare quelle terre parevano necessari: cio d'artigiani di tutte le arti, di gente di fatica, di contadini che lavorassero le campagne: oltre che alla fama dell'oro e delle altre cose nuove di quelle terre v'eran gi concorsi tanti cavalieri, e gentiluomini, e altra gente onorata, che fu necessario che si riformasse il numero e non si desse licenza a tanta gente che s'imbarcasse, almeno finch si vedesse in alcuna maniera come succedessero le cose di quelle parti, e finch il tutto in alcun modo fosse accomodato: bench non si pot tanto restringere il numero della gente ch'era per entrar nell'armata che non giungesse a 1500 persone tra grandi e piccole; fra le quali alcune vi condussero cavalli e giumente, ed altri animali, che poi furono di molta utilit a giovamento per il popolamento di quelle terre. 
E con questo preparamento il mercoled ai 25 del mese di settembre dell'anno 1493, un'ora avanti il levar del sole, essendovi io e mio fratello presenti, l'Ammiraglio lev le ancore dal canale di Cadice, dove si era messa ad ordine l'armata, e prese la sua via al Sud-Ovest per le isole di Canaria, con intenzione di pigliar quivi rinfresco delle cose necessarie; e cos con buon tempo ai 28 di settembre, essendo gi cento leghe discosto da Spagna, vennero alla nave dell'Ammiraglio molti passerini di terra, e tortore, e altre specie di uccelli piccoli, i quali pareva che andassero di passo a svernar nell'Africa, e che venissero dalle isole degli Astori. Ma seguendo pure il suo cammino, il mercoled ai 2 di ottobre giunse alla Gran Canaria, dove egli sorse: ed a mezzanotte torn a dar la volta per andare alla Gomera, ove arriv il sabato ai 5 d'ottobre; e con gran prestezza ordin che tutto quel si pigliasse che per l'armata faceva bisogno. 

CAPITOLO XLV

Come l'Ammiraglio si part dalla Gomera; e, traversando l'Oceano, trov le isole dei Caribi. 

Il luned, ai 7 d'ottobre, l'Ammiraglio segu il suo cammino per le Indie, avendo prima data una commissione chiusa e sigillata ad ogni naviglio per cui comandava loro che non l'aprissero se non se forza di tempo li separasse da lui, perch, dando egli in quella carta notizia del cammino che avevano a fare per la Villa del Natale nella Spagnola, non voleva che senza gran bisogno fosse quel viaggio ed alcun manifesto. E cos, navigando con prospero tempo, il gioved, ai 24 d'ottobre, essendo gi corsi pi di 400 leghe all'occidente della Gomera, ancora non trov l'erba che nel primo viaggio in 250 leghe egli aveva trovata; e non senza ammirazione di tutti, in quel d e nei due seguenti veniva una rondinella a visitar quell'armata. E il medesimo sabato di notte fu veduto il corpo di S. Ermo con sette candele accese sopra la gabbia con di molta pioggia e spaventevoli tuoni: voglio dire, che si vedevano i lumi, i quali i marinai affermano essere il corpo di S. Ermo; e gli cantano molte litanie e orazioni, tenendo per certo che in quelle fortune ov'egli appaia niuno possa pericolare. Ma, sia ci che si sia, io mi rimetto a loro: perch, se vogliamo dar fede a Plinio, qualora apparivano cotali lumicini ai marinai romani nelle tempeste di mare, dicevano ch'era Castore e Polluce: di che fa menzione ancora Seneca nel principio del primo libro dei Naturali. 
Tornando alla nostra storia, dico che il sabato di notte, ai 2 di novembre, vedendo l'Ammiraglio gran mutazione nel cielo e nei venti, e considerando anche i nembi, ebbe per certa cosa d'essere vicino ad alcuna terra; e con questa opinione fece levar via la maggior parte delle vele e ordin che tutta la gente facesse buona guardia, n senza giusta causa giacch nella medesima notte all'apparir dell'alba videro terra all'Ovest sette leghe lontano dall'armata, ch'era un'isola alta e montuosa a cui pose nome Dominica per averla scoperta la domenica mattina. E indi a poco vide un'altr'isola verso il Nord-Est della Dominica; e poi ne vide un'altra, e un'altra pi a settentrione. Per la qual grazia, che Dio gli aveva fatta, riducendosi tutta la gente delle navi a poppa, dissero la Salve con altre orazioni e versi cantati con molta devozione, e rendevano grazie a nostro Signore, che in 20 giorni, dopo che erano partiti dalla Gomera, erano capitati alla sopraddetta terra; la qual distanza giudicavano di 750 fino a 800 leghe. E perch nella costa dalla parte del levante di questa isola Dominica non trovarono luogo comodo per dar fondo, traversarono ad un'altr'isola a cui l'Ammiraglio pose nome Marigalante, per aver la nave capitana tal nome; e, quivi smontando in terra, con tutte le solennit necessarie ritorn a confermare il possesso che in nome dei Re Cattolici di tutte le isole e terraferma delle Indie nell'altro primo viaggio egli aveva preso. 

CAPITOLO XLVI

Come l'Ammiraglio scopri l'isola di Guadalupa, e ci che in quella vide. 

Il luned ai 14 di novembre l'Ammiraglio si part dalla detta isola Marigalante alla volta di tramontana per un'altra grande isola, che chiam S. Maria di Guadalupe, per divozione e preghi dei frati della casa di quella vocazione, ai quali aveva promesso di mettere ad alcun'isola il nome del loro monastero. E, avanti che arrivassero ad essa, 3 leghe discosto videro un'altissima roccia che finiva in punta, dalla quale veniva fuori un corpo, o fonte d'acqua della grossezza per sua opinione d'una grossa botte, la quale cadeva con tanto rumore e asprezza che si sentiva dai navigli, ancorch molti affermassero che era fascia di roccia bianca, secondo la bianchezza e schiuma dell'acqua, per la sua aspra caduta e precipizio. Ma poi che furono sorti, con le barche andarono in terra per riconoscere certa popolazione che si vedeva dalla riva, nella quale non trovarono alcuno, perch la gente n'era fuggita al monte, fuorch alcuni fanciulli, alle cui braccia legarono dei sonagli, per assicurare i padri quando tornassero. Trovarono nelle case molte oche somiglianti alle nostre, molti pappagalli colorati di verde, e di azzurro, e di bianco, e rosso, della grandezza dei galli comuni; trovarono altres zucche, e certe frutta, che parevano pigne verdi, come le nostre, bench assai maggiori, e dentro piene di massiccia polpa come il melone, e di molto pi soave odore e sapore, le quali nascono in piante, come di gigli, o di alo, per la campagna, per quanto siano migliori quelle che si coltivano, secondo poi si seppe. Videro parimenti altre erbe e frutta dalle nostre diverse, e letti di rete di bambagia, e archi, e freccie, e altre cose siffatte, delle quali i nostri non tolsero alcuna, affinch gl'Indiani si rassicurassero pi dei Cristiani. 
Ma quel che allora cagion loro pi maraviglia fu che trovarono un tegame di ferro, quantunque io credo che, per essere i sassi e le pietre focate di quella terra del colore di lucidissimo ferro, taluno di poco giudizio che lo trov, lo stimasse di leggieri di ferro, sebbene non fosse, giacch da quell'ora fino al d d'oggi mai si  veduta cosa alcuna di ferro fra quelle genti, n io ho sentito dir ci all'Ammiraglio. E per tengo che, usando egli di scrivere d per d quel che occorreva e gli era detto, notasse con l'altre cose anche quello che intorno a ci gli era stato riferito da quelli che erano smontati in terra: e, quand'anche fosse stato di ferro, non sarebbe da meravigliarsi, perch, essendo [gli] Indiani di quell'isola di Guadalupe Caribi, e scorrendo e rubando fino alla Spagnola, forse ebbero quel tegame dai Cristiani o da altri Indiani della Spagnola, siccome parimenti pu essere che avessero portato il corpo della nave che perd l'Ammiraglio, da loro trovato, nelle medesime case, per prevalersi dei ferri: e, quando non fosse stato il corpo di quella nave, dovesse essere stato il costame di alcun'altra rotta, che i venti e le correnti avessero dalle nostre parti condotta in quei luoghi. Ma, sia quel ch'esser si vuole, quel d non tolsero il tegame n altra cosa, e ai navigli se ne tornarono. 
Poi il giorno seguente, che fu il marted ai 5 di novembre, l'Ammiraglio rimand due barche in terra, per vedere se potevano prendere alcuna persona che gli desse nuova del paese e lo informasse della distanza e verso dove era la Spagnola, ciascuna delle quali barche condusse un giovane, che si conformarono in dire che non erano di quell'isola, ma di un'altra, nomata Borichen, ora detta S. Giovanni, e che gli abitanti di quest'isola di Guadalupe erano Caribi e li avevano fatti prigionieri nella loro medesima isola. E indi a poco che le barche tornarono in terra per raccogliere alcuni Cristiani che vi avevano lasciati, trovarono insieme con loro sei donne che erano venute ad essi, fuggendo dai Caribi, e di loro volont se ne venivano alle navi. Ma l'Ammiraglio, per rassicurare la gente dell'isola, non volle ritenerle nei navigli, anzi don loro alcune coronette di vetro e sonagli, e le fece riportare in terra contra il loro volere. N ci fu fatto con piccolo avvedimento, perch subito che smontarono, i Caribi, ci vedendo i Cristiani, loro tolsero tutto quello che era stato loro dall'Ammiraglio donato. Per la qual cosa, o per l'odio loro verso quei Caribi, o per paura che di quelle genti avevano, indi a poco che le barche tornarono a pigliare acqua e legna, v'entrarono dentro le dette femmine, pregando i marinari che volessero condurle ai navigli, e dicendo per cenni che la gente di quell'isola mangiava uomini e le tenevano schiave, e che per non volevano starsi con loro: di maniera che i marinai, mossi dai loro preghi, alla nave le ricondussero con altri due fanciulli e un giovane, che era dai Caribi scampato, eleggendo per pi sicura cosa il darsi a gente ch'egli mai non vide e tanto aliena dalla sua nazione, che rimanersi presso coloro che manifestamente erano tristi e crudeli e che avevano mangiati i loro figliuoli e mariti: e le donne dicono che non le ammazzano n le mangiano, ma le tengono per schiave. E da una di loro si seppe che alla parte di mezzod giacevano molte isole, alcune popolate e altre no, le quali cos quella donna, come le altre, separatamente chiamarono Giramachi, Cairoaco, Huino, Buriam, Aruberia, Sixibei. Ma la terraferma, che dicevano esser molto grande, esse, e quelli della Spagnola chiamavano Zuania, perch in altri tempi erano venute canoe di quella terra a barattar con gievanni, di cui dicevano che un'isoletta non troppo discosta n'aveva per due terzi: e medesimamente dissero che il re di quella terra ond'esse erano fuggite era andato con dieci grosse canoe e con trecento uomini a scorrere in altre isole vicine e a pigliar gente per loro cibo. E dalle medesime donne si seppe eziandio ove giaceva l'isola Spagnola; e ci perch, quantunque l'Ammiraglio l'avesse situata nella carta navigatoria, volle nondimeno per maggiore informazione intendere quel che dicevano quei del paese. 
E di subito sarebbe partito per l se non gli fosse stato detto che un capitano chiamato Marco, con otto uomini, era smontato in terra senza licenza, avanti che aggiornasse, n era ancora tornato ai navigli; per la qual cosa bisogn ch'egli mandasse gente a cercarlo, bench indarno, dato che, per la gran foltezza degli alberi, non si pot sapere cosa alcuna di loro. Laonde l'Ammiraglio, per non lasciarli perduti e per non lasciare un naviglio che li aspettasse e raccogliesse e poi non sapesse andare alla Spagnola, deliber di fermarsi fino al d seguente; e per essere la terra piena di grandissimi boschi, come abbiamo detto, comand che si tornasse a cercarli, e che ciascuno portasse una tromba e alcuni archibugi, acci che coloro venissero al suono. Ma quelli ancora, dopo aver camminato tutto quel d come perduti, tornarono ai navigli senza averli trovati, n saper nuova alcuna di loro. Per la qual cosa, vedendo l'Ammiraglio che era il gioved di mattina, e dal marted fino allora non si era intesa cosa alcuna di loro, e che s'erano partiti senza licenza, volle seguire il suo viaggio, o almeno far segno di volerlo seguire, acci che per gli altri fosse castigo: ma per i preghi di alcuni loro amici e parenti si ferm e comand che frattanto i navigli si fornissero d'acqua e di legna, e che la gente lavasse i suoi panni: e mand il capitano Ojeda con quaranta uomini, perch, oltre al cercar gli smarriti, s'informasse dei segreti del paese: nel quale trov massiz, legno di alo, sandalo, zenzero, incenso, e alcuni alberi, che nel sapore e odore parevano di cannella, e di molta bambagia, e falconi assai; e videro che due falconi cacciavano e perseguitavano gli altri uccelli: e medesimamente videro nibbi, garze reali, cornacchie, colombi, tortore, pernici, oche, e rosignoli: e affermarono che nello spazio di 6 leghe passarono 26 fiumi, in molti dei quali l'acqua dava loro fino alla cintola, come che io mi faccia a credere che per l'asprezza della terra essi passassero un medesimo fiume molte volte. E mentre essi si maravigliavano di veder queste cose, e che altre compagnie andavano per l'isola cercando gli smarriti, vennero [costoro] ai navigli, senza che da alcuno fossero trovati, il venerd agli 8 di novembre, dicendo che la gran foltezza dei boschi era stata cagione che si erano perduti. Allora l'Ammiraglio, per dar qualche castigo alla loro temerit, comand che fosse messo in ferri il capitano, e che gli altri fossero castigati nelle porzioni del cibo che loro si dava. 
E poi smont in terra in alcune case, nelle quali vide di tutte le sopradette cose; e sopra tutto assai bambagia filata, e da filare, e telai da tessere, e molte teste di uomini appiccicate, e cesti di ossa di uomini morti. Queste case dicono che erano le migliori e pi copiose di vettovaglie e di tutte le altre cose necessarie per l'uso e servizio degl'Indiani che alcun'altra che avessero veduto nel primo viaggio nelle altre isole. 

CAPITOLO XLVII

Come l'Ammiraglio part dall'isola di Guadalupa, e di alcune isole ch'egli trov per la strada. 

La domenica ai 9 di novembre l'Ammiraglio fece levare le ancore e si lev con l'armata, e and di lungo per la costa della stessa isola di Guadalupa verso Nord-Ovest per andare alla Spagnola; e giunse all'isola di Monserrato, alla quale per la sua altezza diede tal nome: e intese dagl'Indiani, i quali seco menava, che i Caribi l'avevano spopolata, mangiando la gente di essa. E quindi poscia pass a Santa Maria Rotonda, cos detta per essere tanto rotonda e liscia che pare che non vi si possa salir senza scala, la quale gl'Indiani chiamavano Ocamaniro. E poi giunse a Santa Maria dell'Antigua, che gl'Indiani chiamavano Giamaica, la quale  un'isola di pi di 18 leghe di costa. E, seguendo il suo cammino verso il Nord-Ovest, si vedevano molte altre isole giacenti alla parte di tramontana e correnti al Nord-Ovest Sud-Ovest, tutte molte alte, e di grandissime selve di alberi. In una di queste isole essi dettero fondo, e la chiamarono S. Martino, e cavarono pezzi di corallo attaccati alle punte delle ancore, per cui sperarono che si dovessero trovare altre cose di utile in tante terre. Ma quantunque l'Ammiraglio fosse desideroso di sapere ogni cosa, nondimeno, per andare a soccorrere quelli ch'egli aveva lasciati, volle seguire il suo cammino verso la Spagnola: ma per violenza del tempo il gioved ai 14 di novembre sorse in un'isola nella quale comand che si prendesse qualcuno per sapere dove si trovava, e mentre il battello tornava all'armata menando quattro donne e tre fanciulli che aveva presi, trov una canoa nella quale erano quattro uomini e una donna, i quali, vedendo di non poter fuggire, vogando si apparecchiarono alla difesa; e cos percossero due Cristiani con le saette, le quali scoccarono con tanta forza e destrezza che la donna pass una targa dall'un lato all'altro; ma, investendoli impetuosamente il battello, la canoa si travolse, e per li presero tutti in acqua nuotando; un dei quali cos nuotando tirava di molte freccie come se fosse stato in terra. Questi avevano tagliato il membro genitale, perch sono dai Caribi presi in altre isole e poi castrati, se sono maschi, affinch ingrassino, quasi come noi usiamo d'ingrassare i capponi, a ci che siano pi saporiti al gusto. 
Quindi, l'Ammiraglio partito segu il suo cammino all'Ovest-Nord-Ovest, dove trov pi di 50 isole che lasciava dalla parte di tramontana, e la maggior di quelle chiam di Sant'Orsola e le altre undicimila Vergini. E giunse poi all'isola che chiam San Giovanni Battista e dagl'Indiani  detta Borichen, e in un canale di quella all'occidente sorse l'armata, ove presero molte sorta di pesci, cio cefali, sfoglie, sardelle, lasche; e videro falconi, e viti selvatiche. E pi verso levante andarono alcuni Cristiani a certe case ben fabbricate, secondo il loro costume; le quali avevano la piazza e l'uscita verso il mare, e la strada molto larga con torri di canne dall'una parte e dall'altra, e l'alto era tessuto con bellissimi lavori di verdure, come in Valenza si vedono i giardini; e nell'ultima verso il mare era un palco, sopra il quale potevano stare 10 o 12 persone, alto e ben lavorato. 

CAPITOLO XLVIII

Come l'Ammiraglio giunse alla Spagnola, ove intese la morte dei Cristiani. 

Il venerd ai 22 di novembre giunse l'Ammiraglio dalla parte di settentrione alla Spagnola, e subito mand in terra da Saman uno degl'Indiani che di Castiglia menava, nato di quella provincia e gi convertito alla nostra santa fede, il quale si offerse di ridurre tutti gl'Indiani al servizio e pace dei Cristiani. E seguendo l'Ammiraglio il suo cammino verso la Villa del Natale, giunto che fu al capo dell'Angelo, vennero alcuni Indiani ai navigli con desiderio di barattare alcune cose coi Cristiani, e passando a dar fondo al porto di monte Cristo, una barca che and a terra presso ad un fiume trov due uomini morti, l'uno che pareva giovane e l'altro vecchio, che aveva una fune di sparto (questa  un'erba) al collo, e distese le braccia, e legate le mani ad un legno in forma di croce; n per si pot ben conoscere se fossero Indiani o Cristiani; e ne presero malaugurio. E il d seguente, che fu ai 26 di novembre, l'Ammiraglio torn a mandare in terra da molte parti; e vennero gl'Indiani a parlar coi Cristiani molto amichevolmente e arditamente, e, toccando il giubbone e la camicia ai nostri, dicevano, camicia, giubbone, dando ad intendere che sapevano come si chiamassero: il che assicur l'Ammiraglio del sospetto che aveva per quegli uomini morti, giudicando che se essi avessero fatto dispiacere ai Cristiani qui lasciati, non sarebbero venuti ai navigli s arditamente e senza paura. Ma il d seguente, ch'era sorto presso alla bocca del porto della Villa del Natale, passata mezzanotte, venne una canoa e domand dell'Ammiraglio: essendogli detto che entrassero, che ivi stava, non vollero entrare, dicendo che se non lo avessero veduto e conosciuto non sarebbero entrati, di modo che bisogn che l'Ammiraglio venisse al bordo ad udirli. E di subito entrarono due i quali portavano due maschere in testa e le donarono all'Ammiraglio da parte del Cacique, o Guacanagar dicendo che gli si raccomandava molto. Ed essendo loro dall'Ammiraglio domandato dei Cristiani quivi lasciati, risposero che di loro alcuni erano morti di malattia e altri si erano partiti dalla compagnia, e altri se n'erano andati in altri paesi e che tutti avevano quattro o cinque donne. Ma, quantunque nel parlar che facevano si comprendesse che tutti dovessero essere morti, o la maggior parte, nondimeno, parendo all'Ammiraglio che per allora non dovesse far altro, torn a rimandar gl'Indiani con un presente di cacini e altre cose per Guacanagar e per loro. E cos si partirono quella stessa notte coi doni al cacico. 

CAPITOLO XLIX

Come l'Ammiraglio and alla Villa del Natale e la trov abbruciata e senza persona alcuna; e come si abbocc col re Guacanagar. 

Il gioved ai 28 di novembre l'Ammiraglio con la sua armata sull'ora di vespro entr nel porto dinanzi alla Villa del Natale e la trov tutta abbruciata: e quel d non videro persona alcuna per tutto quel contorno. Ma il seguente giorno di mattina l'Ammiraglio smont in terra con gran dolore di veder le case e la fortezza abbruciate, e che in piazza non v'erano case dei Cristiani, salvo casse rotte, e altre cose simili, come di terra disfatta e messa a sacco. E perch non si vedeva alcuno a cui si potesse domandarne, l'Ammiraglio con alcuni battelli entr in un fiume che era vicino, e mentre che egli andava cos all'ins, comand che si facesse netto il pozzo della fortezza, credendo che in quello si dovesse ritrovare oro, poich al tempo della sua partenza, temendo gl'inconvenienti che gli potevano succedere, aveva lasciato comandamento a coloro ch'ei lasciava che gettassero tutto l'oro il quale potessero avere in quel pozzo. Ma non vi trov cosa alcuna: e l'Ammiraglio per dove scorse coi battelli non pot avere alcun Indiano nelle mani, perch tutti fuggivano dalle case loro alle selve, per cui, ritrovati solo alcuni drappi dei Cristiani, se ne torn al Natale ove trov otto Cristiani, e per la campagna presso la popolazione ne trovarono altri tre, i quali conobbero che erano Cristiani dai panni, e pareva che fossero stati ammazzati un mese avanti. 
E andando alcuni Cristiani per l cercando vestigi o scritture dei morti, venne a parlare all'Ammiraglio un fratello del cacico Guacanagar con alcuni Indiani, i quali gi sapevano esprimere alcune parole in lingua castigliana, e conoscevano e chiamavano per nome tutti i Cristiani che erano in quel luogo rimasti; e dissero che i Cristiani subito incominciarono a venire in discordia tra loro, e a pigliar ciascuno le donne e l'oro che poteva, e che per ci avvenne che Pietro Gutierrez ed Escobedo uccisero un Giacopo, e poscia insieme con altri nove erano andati con le loro donne ad un cacico, chiamato Caunab, il quale  signore delle miniere; questi li ammazz, e dopo molti d venne con molta gente al Natale, ove non era altri che Diego di Arana con dieci persone, le quali in guardia della fortezza seco vollero perseverare, poich tutti gli altri s'erano sparsi per diversi luoghi dell'isola. Giuntovi adunque Caunab di notte, attacc il fuoco nelle case nelle quali i Cristiani abitavano con le loro donne, per paura del quale essi se ne fuggirono al mare dove si annegarono otto di loro e tre perirono in terra; e che il medesimo Guacanagar, combattendo per difendere i Cristiani da Caunab, fu ferito e se ne fugg. 
La qual relazione si conformava con quella che altri Cristiani avevan data, i quali aveva mandato l'Ammiraglio per intendere alcuna cosa di nuovo della terra ed erano giunti alla popolazione principale dove Guacanagar era ammalato d'una ferita, per la quale disse che non aveva potuto venire a visitare l'Ammiraglio e rendergli conto di quanto era avvenuto dei Cristiani; tra i quali egli diceva che tosto che l'Ammiraglio part per Castiglia, cominciarono a nascere discordie, e ciascuno voleva barattare oro per s e pigliar le donne che gli pareva, n contenti di quello che esso Guacanagar loro dava e prometteva di dare, si divisero in molte parti e s'andarono spargendo chi qua e chi l: e che alquanti Biscaglini raccolti insieme andarono in luogo dove tutti morirono: e che questa era la verit di quanto era avvenuto, e cos potevano riferire all'Ammiraglio: il quale mand a pregare per gli stessi Cristiani che volesse andare a visitarlo, poich egli si ritrovava in cos rio stato che non poteva partirsi di casa. 
Il che l'Ammiraglio fece, epper il d seguente and a visitarlo: ed egli con dimostrazione di gran dolore rifer tutto quello che era avvenuto, secondo che di sopra si  raccontato: e che egli e i suoi erano stati feriti per difendere i Cristiani, il che appariva dalle loro ferite, le quali non eran fatte con le armi dei Cristiani, ma con zagaglie e freccie che essi usano con le punte di ossa di pesce. Ragionato adunque ch'ebbero alquanto, il cacico don all'Ammiraglio otto cinte lavorate di Ave Marie minute, fatte di pietre bianche, e verdi, e rosse, e un'altra cinta lavorata d'oro, e una corona regale ancora d'oro, e tre zucchette piene di granelli e pezzetti d'oro, il qual tutto poteva pesare quattro marche. A cui l'Ammiraglio scambievolmente don molte cose delle nostre drogherie, le quali potevano valere tre reali, e furono da lui stimate il valor di mille. E, quantunque si trovasse gravemente ammalato, volle andare con l'Ammiraglio a veder l'armata, dove gli fu fatta gran festa, e gli piacque molto di vedere i cavalli, dei quali gi i Cristiani gli avevan dato nuova. E poich alcuno dei morti l'aveva informato male delle cose della nostra fede dicendogli che la legge dei Cristiani era vana, bisogn che l'Ammiraglio lo confermasse in essa, e volle appresso ch'egli portasse al collo un'immagine d'argento della Madonna la quale prima non aveva voluto ricevere. 

CAPITOLO L

Come l'Ammiraglio lasci l'abitazione del Natale e and ad abitare la citt che chiam Isabella. 

Considerando adunque l'Ammiraglio la disgrazia dei Cristiani perduti e l'infelicit ch'egli aveva avuta nel mare e nella terra di quel paese, dove da una parte aveva perduta la nave e dall'altra la gente e la fortezza, e che non troppo lontano di qua v'erano altri luoghi pi comodi e migliori da popolare, il sabato ai 7 di dicembre si mosse con l'armata per andare dalla banda di levante, dove gett le ancore. E il d poscia seguente sopra il medesimo monte Cristo pass fra quelle 7 basse isolette delle quali abbiam gi fatto menzione, che quantunque abbiano pochi alberi non sono per senza grazia, giacch in quella stagione che correva dell'inverno vi trovarono fiori, nidi con uova ed altri con uccellini e tutte le altre cose che d'estate si trovano [in Castiglia]. Quindi and poi a dar fondo ad una popolazione d'indiani, dove con deliberazione di drizzarvi abitazioni smont con tutta la gente, e con le vettovaglie e ingegni ch'egli portava nell'armata, in una pianura presso ad una balza, nella quale sicuramente e comodamente fabbricar si poteva una fortezza: e quivi edific una terra, alla quale pose nome Isabella in memoria della Regina donna Isabella. Questo sito giudicarono molto buono, dato che il porto era molto grande, ancorch scoperto al Nord-Ovest, ed aveva un bellissimo fiume lungi un tratto di balestra, da cui potevano trarre canali di acqua, i quali fossero passati per mezzo della popolazione; ed oltre quello si stendeva una molto vaga pianura a cui dicevano gl'Indiani che erano assai vicine le miniere di Cibao. Per tutte le quali cose e ragioni, tanto era l'Ammiraglio frettoloso nel mettere in ordine detta popolazione che, congiungendosi il travaglio patito da lui nel mare con quello che quivi pativa, non solo non ebbe tempo di scrivere, secondo il suo costume giornalmente quel che occorreva, ma n'avvenne ch'ei si ammal, e per conseguenza interruppe la sua scrittura dall'11 dicembre fino ai 12 di marzo dell'anno 1494. 
Nel qual tempo, dopo ch'ebbe ordinate le cose della popolazione il meglio che poteva, per le cose di fuori nel mese di gennaio mand un Alfonso di Ojeda con 15 uomini a cercar le miniere di Cibao. Poscia ai 2 di febbraio se ne ritornarono 12 navigli dell'armata in Castiglia con un capitano, chiamato Antonio de Torres, fratello dell'aia del principe don Giovanni, uomo di gran giudizio e onore, e di cui i Re Cattolici e l'Ammiraglio molto si confidavano. Questi copiosamente portava scritto tutto quello che era successo, e le qualit del paese, e quel che bisognava che vi si facesse. E indi a pochi d torn l'Ojeda, e facendo relazione del suo cammino disse che il secondo giorno dopo la sua partita dall'Isabella aveva dormito in un porto che era alquanto difficile da passare e che d'indi in poi di lega in lega aveva trovati cacichi dai quali aveva ricevuta molta cortesia, e che, seguendo il suo cammino, nel sesto giorno dopo la sua partenza giunse alle miniere di Cibao, ove subito gl'Indiani alla sua presenza colsero dell'oro in un piccolo fiume, come avevano fatto anche in molti altri della stessa provincia, nella quale affermava esser gran copia d'oro. Con queste nuove l'Ammiraglio, il quale era gi libero dalla sua infermit, rest molto allegro e deliber di smontare in terra a veder la disposizione della regione, per sapere quel che vi fosse stato mestieri di fare. 
Adunque il mercoled ai 12 di marzo del sopraddetto anno 1494 part dall'Isabella per Cibao a veder le dette miniere con tutta la gente che vi si ritrovava sana, cos a piede come a cavallo, lasciata buona guardia nelle due navi e tre caravelle che dell'armata vi rimanevano, e nella capitana fatto mettere tutta la munizione e gli armeggi delle altre navi affinch nessuno potesse sollevarsi con quelle, cos come allora ch'egli era ammalato alcuni avevano tentato di fare, perch, essendo andati molti a quel viaggio credendo che subito smontati in terra si dovessero caricar d'oro e cos ricchi tornarsene (il quale oro dovunque si ritrova, si cerca e si raccoglie con fatica, industria e tempo), poich loro non era succeduta la cosa come avevano sperato, scontenti e travagliati per ci, e per l'edificazione della nuova terra, e stanchi per le infermit che il paese nuovo, l'aria e i cibi cagionate avevano loro, segretamente si erano congiurati di lasciare l'obbedienza dell'Ammiraglio e di pigliar per forza quei navigli che vi restavano e di tornarsene con essi in Castiglia. Sollevatore e capo di costoro era stato un capitano di giustizia della Corte, chiamato Bernardo di Pisa, il quale era andato in quel viaggio con incarico di contatore dei Re Cattolici, per rispetto di che, quando l'Ammiraglio ci intese, non gli volle dare altro castigo che di metterlo in una nave prigioniero, con proponimento di mandarlo poscia in Castiglia, col processo del suo delitto, cos della sollevazione come di aver scritto alcune cose falsamente contro l'Ammiraglio, le quali aveva nascoste in certo luogo del naviglio. 
Pertanto, tutte queste cose ordinate, e lasciate persone in mare e in terra le quali insieme con don Diego Coln, suo fratello, attendessero al governo e guardia dell'armata, segu il suo cammino alla volta di Cibao, portando seco tutte le ferramenta e le cose necessarie per fabbricarvi una fortezza per la quale quella provincia si fosse conservata pacifica e i Cristiani i quali avessero a raccoglier l'oro fossero stati sicuri di qualunque insulto e ingiuria che gl'Indiani avessero di far loro tentato. E per metter loro pi paura e per levar loro la speranza di poter fare, presente l'Ammiraglio, quello che in assenza sua avevano fatto contro l'Arana ed i 38 Cristiani rimasti presso di loro, men seco allora tutta quella gente ch'egli pot, acci che dentro alle loro medesime popolazioni vedessero e conoscessero la potenza dei Cristiani e comprendessero che, qualora per quel paese camminando solo alcuno dei nostri gli fosse fatto alcun dispiacere, v'era possanza di genti per castigarli. E per maggiore apparenza e mostra, partendo dall'Isabella e dagli altri luoghi, menava armata e ridotta in schiere la gente, come si costuma quando si va alla guerra, e con le trombe e con le bandiere spiegate. 
Ora postosi cos egli in cammino, pass lungo quel fiume che giaceva un tratto di schioppo lontano dall'Isabella; e quindi and a dormire quella notte tre leghe distante in luogo ch'era tutto piano, compartito in belle campagne fino al pi di un porto aspro e alto per due tiri di balestra, a cui pose nome Puerto de los hidalgos [che vuol dir Porto dei gentiluomini], perch andarono innanzi alcuni gentiluomini ad ordinare che si facesse strada: e questo fu il primo porto che nelle Indie si fece, dato che gl'Indiani fanno tanto larghe solamente le vie che passar vi possa un uomo a piede. Passato questo porto entr in una grande pianura, per la quale cammin il d seguente cinque leghe, e and a dormire presso ad un grosso fiume che dalla gente fu passato con zattere e con canoe: questo fiume, ch'ei chiam delle canne, andava a sboccare a monte Cristo. In quel viaggio pass per molte popolazioni d'Indiani le cui case erano rotonde e coperte di paglia, e con una piccola porta, e tale che bisogna che si abbassi molto chiunque vi entra. Quivi tosto ch'entravano in quelle case, alcuni degl'Indiani che l'Ammiraglio menava seco dalla Isabella, si pigliavano quel che pi loro piaceva, n perci ai padroni facevan dispiacere quasi che il tutto fosse comune. E parimenti quei della terra, avvicinati ad alcun Cristiano, gli toglievano quel che pi loro pareva, credendo che medesimamente fosse quello nostro costume. Ma non dur lungamente cotale inganno perch tosto il contrario impararono. In questo viaggio passarono per monti pieni di bellissime foreste, nelle quali si vedevano viti selvatiche e alberi di legno alo, e di cannella selvatica, e altri che producevano un frutto simile al fico e nel piede erano di somma grandezza, ma le foglie avevano come quelle del pomo: di cotali alberi dicesi farsi la scamonea. 

CAPITOLO LI

Come l'Ammiraglio and alla provincia di Cibao ove trov le miniere dell'oro e vi fabbric il castello di San Tommaso. 

Il venerd ai 14 di marzo l'Ammiraglio part dal fiume delle Canne, e una lega e mezza discosto trov un gran fiume il quale chiam il fiume dell'Oro perch nel passarlo raccolsero alcuni grani d'oro. Passato questo fiume con qualche difficolt, and ad una grossa popolazione, dalla quale assai gente si fugg alle montagne, e la maggior parte si fece forte nelle case, sbarrando le porte con alcune canne quasi che questa fosse una gran difesa, acci non vi entrasse alcuno, dato che, secondo il loro costume, niuno ardisce entrare per la porta che trova cos sbarrata, perch per chiudersi porte n legname n altra cosa non hanno, e cotali sbarre, s come pare, loro bastano. Quindi l'Ammiraglio and ad un altro bellissimo fiume, che chiam fiume Verde, le cui sponde erano coperte di cuogoli tondi e lucidi, e quivi ripos quella notte. 
Il d seguente poscia, continuando il suo cammino, pass per alcune grandi popolazioni, il popolo delle quali aveva attraversato legni alle porte, come gli altri che di sopra dicemmo: e perch la gente e l'Ammiraglio erano stanchi, si fermarono quella notte al pi di un'aspra montagna, che chiam porto di Cibao, giacch, passata la montagna, comincia la provincia di Cibao: e da questa erano 11 leghe alla prima montagna che avevano trovata; ed  pianura, e la strada sempre diritta all'Ostro. L'altro giorno, postosi in via, cammin per un sentiero per dove con difficolt bisogn passare a mano i cavalli; e da questo luogo rimand alcuni muli all'Isabella, che portassero pane e vino, perch cominciavano a mancar loro le vettovaglie, e si allungava il viaggio: ed essi tanto pi pativano per non essere ancora usi a mangiare dei cibi indiani, come ora fanno quelli che vivono e camminano in quelle parti, i quali trovano le vettovaglie di l di miglior digestione e pi conformi all'aria del paese di quelle che da queste parti vi sono portate, ancorch non siano di tanta sostanza. 
Tornati quelli adunque ch'erano partiti per soccorso di vettovaglie, l'Ammiraglio la domenica ai 16 di marzo, passata detta montagna, entr nel paese di Cibao, che  aspro e sassoso, pieno di ghiaia e coperto di molta erba, e bagnato da molti rivi nei quali trovasi dell'oro. Questa regione, quanto pi andavano avanti tanto pi la trovavano aspra e pi ingombrata d'alte montagne, nei ruscelli delle quali si discernevano i grani dell'oro, perch, come l'Ammiraglio diceva, le grandi pioggie lo portarono seco dalla sommit dei monti ai rivi in granelli minuti. Questa provincia  della grandezza del Portogallo e in tutt'essa sono molte miniere e oro assai nei rivi; ma generalmente ha pochi alberi, e quelli che vi sono si vedono per le sponde dei fiumi, e per la maggior parte sono pini e palme di diverse specie. 
Ora, perch, come s' detto, l'Ojeda aveva gi camminato per quel paese, e per gl'Indiani avevano gi notizia dei Cristiani, avvenne che dovunque l'Ammiraglio passava venivano detti Indiani alle strade a riceverlo con presenti di cose da mangiare, e con alcuna quantit d'oro in granelli da loro raccolto dopo che intesero che egli era venuto l per questa cagione. L'Ammiraglio, vedendo che gi si era discostato 18 leghe dall'Isabella, e che la terra che aveva lasciata alle spalle era tutta molto aspra, comand che fosse fabbricato un castello in un sito molto allegro e forte, che chiam il castello di San Tommaso, il quale, signoreggiasse la terra delle miniere e fosse come rifugio dei Cristiani che andassero ad esse miniere. In questo nuovo castello pose mossen Pietro Margarita, uomo di molta autorit, con 56 uomini, fra i quali erano maestri di tutto quello che si ricercava per fabbricare il castello, che si faceva di terra e legname, perch cos bastava a resistere ad ogni quantit d'Indiani che sopra esso venisse. Quivi aprendo la terra per gittarne le fondamenta e tagliando certa rupe per fare i fori, poi che furono penetrati sotto il sasso due braccia, trovarono nidi di fieno e di paglia, e invece di uova tre o quattro pietre tonde della grossezza di una melarancia grossa, le quali pareva che fossero state fatte ad arte per artiglieri, di che presero grandissima meraviglia: e nel fiume, che scorre alle radici di detto giogo sopra il quale ora giace il castello, trovarono sassi di diversi colori, e alcuni di loro grossi, di finissimo marmo, e altri poi di puro diaspro. 

CAPITOLO LII

Come l'Ammiraglio torn all'Isabella e trov quel terreno essere molto fertile. 

Dato ch'ebbe l'Ammiraglio ordine per la perfetta fabbrica e fortificazione del castello, il venerd ai 21 di marzo part verso l'Isabella, e giunto al fiume Verde trov i muli che venivano con vettovaglie, e per le molte pioggie non potendo passare il fiume, si ferm quivi e mand alla fortezza le vettovaglie. Poscia, tentando di trovare il guado per guazzar quel fiume, e anche il fiume dell'Oro che  maggiore del fiume Ebro, si ferm alcuni d in quelle popolazioni degli Indiani mangiando il loro pane e degli ajes che davano volentieri per poca cosa. E il sabato ai 29 di marzo giunse all'Isabella, dove gi erano nati dei meloni buoni da mangiare, non essendo ancora passati due mesi da che erano stati seminati, e parimenti cocomeri vi erano nati in 20 giorni, e una vite selvatica di quelle del paese aveva prodotte delle uve, essendo stata coltivata, le quali erano buone e tonde. E il d seguente un contadino raccolse spiche del frumento che avevano seminato alla fine di gennaio. Eravi altres del cece, ma pi grosso di quello che era stato seminato; e in tre giorni uscirono sopra la terra tutti i semi delle piante che seminarono, e nel ventesimoquinto d ne mangiarono. Le canne ancora di zucchero germogliarono in sette d. Il che procedeva dalla temperie dell'aria, assai conforme a quella del paese nostro perch era pi fredda che calda, senza contare che le acque di quelle parti sono molto fredde e sottili e sane. 
L'Ammiraglio rimaneva assai soddisfatto della qualit dell'aria, della fertilit e della gente della regione. E il marted, che fu il primo aprile, venne un messaggero da San Tommaso, mandato da mossen Pietro che ivi era restato come capitano, e port novella che gl'Indiani del paese se ne fuggivano, e che il cacico chiamato Caunab si metteva ad ordine per venire ad ardergli la fortezza. Ma l'Ammiraglio, conosciuta la vilt di quei paesani, stim poco cosiffatto rumore, specialmente confidandosi nei cavalli, dai quali gl'Indiani temevano d'essere divorati, e per ci tanto era il loro spavento, che non ardivano di entrare in alcuna casa ove fosse stato un cavallo. Con tutto ci l'Ammiraglio per buon rispetto deliber di mandargli pi genti e vettovaglie, considerando che, volendo egli scoprir la terraferma con le tre caravelle che gli erano rimaste, era bene ch'ivi lasciasse tutte le cose molto quete e sicure. Laonde il mercoled ai 2 aprile mand 70 uomini con le vettovaglie e munizioni al detto castello, 25 dei quali fossero per difesa e per scorta e gli altri aiutassero a fare un'altra strada, essendo molto difficile il passare per la prima i guadi dei fiumi. 
Ora, partiti costoro, mentre che i navigli si mettevano in punto per andare al nuovo scoprimento, egli attendeva ad ordinare le cose necessarie alla popolazione che faceva, dividendola in strade con una piazza comoda, e procurando di condurvi il fiume per un grosso canale: per la qual cosa fece fare una chiusa che servisse ancora per i molini: perch, essendo la popolazione quasi un tiro d'artiglieria lontana dal fiume, con difficolt la gente avrebbe potuto fornirsi d'acqua da parte cos lontana, specialmente essendo il pi della gente molto debole e travagliata per la sottigliezza dell'aria che non si confaceva, onde pativano alcune infermit, e non avevano altro cibo n altre vettovaglie di Castiglia che biscotto, e vino, per il mal governo che i capitani delle navi avevano di ci avuto e ancora perch in quel paese non si conservano cos bene come nel nostro. E quantunque da quei popoli avessero vettovaglie abbondantemente, nondimeno, perch non erano usi a quei cibi, li sentivano allora molto nocevoli. Per la qual cosa l'Ammiraglio si era risoluto di non lasciar nell'isola pi di 300 uomini e di mandar gli altri in Castiglia, il qual numero egli conosceva, considerata la qualit dell'isola e delle Indie, essere bastante per tener quella regione in quiete e soggetta all'obbedienza e servizio dei Re Cattolici. Intanto, poich oramai il biscotto finiva e non avevano farina, ma ben frumento, deliber di fare alcuni molini ancorch se non distante una lega e mezzo dalla popolazione non si trovasse caduta d'acqua alta a tale effetto, nella qual cosa e in tutte le altre per sollecitar la maestranza era necessario che egli stesse loro sopra, perch tutti fuggivano la fatica. Deliber appresso di mandar tutta la gente sana, fuorch i maestri e gli artigiani, alla Campagna Regale affinch, camminando per la regione l'acquetassero, e fossero temuti dagl'Indiani, e si avvezzassero ai loro cibi a poco a poco, poich oramai di giorno in giorno mancavano quelli di Castiglia. Di questi mand capitano l'Ojeda, finch giungessero a San Tommaso, perch quivi li consegnasse a mossen Pietro, il quale dovesse andar con loro per l'isola e l'Ojeda rimanesse per castellano nella fortezza, come quel che si era faticato il passato inverno in scoprire quella provincia di Cibao, che in lingua indiana vuol dire sassosa. 
E cos l'Ojeda part dall'Isabella il mercoled 29 d'aprile alla volta di San Tommaso con tutta la suddetta gente, che passavano 400 uomini, e, poi ch'ebbe passato il fiume dell'Oro, fece prigione il cacico che quivi era e un suo fratello, e un nipote, e li mand in ferri all'Ammiraglio; e fece tagliar le orecchie ad un suo suddito nella piazza della sua popolazione, perch venendo da San Tommaso tre Cristiani all'Isabella, questo cacico gli aveva dati cinque Indiani che portassero loro i drappi dall'altra parte del fiume per il guado, ed essi, quando furono a mezzo il fiume coi panni, se ne tornarono con quelli alla popolazione loro, ed il cacico, in luogo di castigare il delitto, aveva presi i drappi per s, n li aveva voluti restituire. Ma l'altro cacico, che abitava dall'altro lato del fiume e confidato nei servigi da lui fatti ai Cristiani, deliber di venirsene coi prigioni all'Isabella a intercedere per loro dall'Ammiraglio, il quale gli f cortese accoglienza, e comand che quegl'Indiani con le mani legate in piazza fossero con pubblico bando sentenziati alla morte, il che veduto dal buon cacico, con molte lagrime ottenne loro la vita, promettendo per cenni che mai pi non commetterebbero alcun delitto. 
Avendo adunque l'Ammiraglio liberati tutti, venne un uomo a cavallo da San Tommaso, e diede nuova che nella popolazione di quel medesimo cacico prigione aveva trovato che i suoi sudditi avevano presi cinque Cristiani, i quali erano partiti per venirsene all'Isabella, e ch'egli spaventandoli col cavallo, li aveva liberati e fatti fuggir pi di 400 Indiani, avendone feriti due nell'incalzo: e che, essendo egli poi passato di qua dal fiume, vide che ritornavano sopra i detti Cristiani: ond'egli fece mostra di voler far fronte e ritornar contro loro, ma essi, per paura del suo cavallo, si misero in fuga temendo che il cavallo passasse il fiume volando. 

CAPITOLO LIII

Come l'Ammiraglio lasci ordinate le cose dell'isola e and a scoprire l'isola di Cuba, stimando ch'essa fosse terraferma. 

Avendo adunque l'Ammiraglio deliberato di andare a scoprire terraferma, istitu un consiglio che rimanesse in suo luogo per governo dell'isola, e le persone di quello furono don Diego Coln, suo fratello, con titolo di presidente, il padre frate Buil e Pietro Fernandez Colonnello, reggenti, Alfonso Sanchiez di Carvagial, rettore di Baeza e Giovanni di Lussan, cavaliere di Madrid, gentiluomo dei Re Cattolici. E affinch per il sostentamento della gente non mancasse farina, sollecit con molta diligenza la fabbrica dei molini, ancorch le pioggie e le crescenti dei rivi a ci fossero molto contrarie; delle quali pioggie dice l'Ammiraglio procedere l'umidit e per conseguenza la fertilit di quell'isola, la quale  cos grande e maravigliosa che mangiarono frutta di quegli alberi di novembre, nel qual tempo tornarono anche a produrle, da che argoment che rendono due volte frutta all'anno; ma le erbe e i semi fruttano e fioriscono di continuo. In ogni tempo altres trovarono per gli alberi nidi di uccelli con uova e uccellini nati. E come la fertilit di tutte le cose era grande, si aveva eziandio ciascun d novelle delle grandi ricchezze di quel paese, perch ogni d veniva taluno di coloro che l'Ammiraglio aveva mandati in diverse parti, e recavano avvisi di miniere che erano state scoperte, oltre la relazione ch'egli aveva dagl'Indiani della grande quantit d'oro che in vari luoghi dell'isola si scopriva. 
Ma l'Ammiraglio, non accontentandosi di tutto ci, deliber di tornare a scoprire per la costa di Cuba, non avendo egli certezza che fosse isola o terraferma, e prendendo seco tre navigli, il gioved ai 24 di aprile, dopo ch'ebbe desinato, spieg ai venti le vele e and a dar fondo quel d a monte Cristo al ponente dell'Isabella: e il venerd and al porto di Guacanagar, pensando di trovarlo quivi: ma egli, quando ebbe veduti i navigli, con paura era fuggito, come che i suoi sudditi simulando affermassero ch'egli subito sarebbe tornato. Ma l'Ammiraglio, non volendo fermarsi senza gran cagione, part il sabato ai 25 di aprile, e and all'isola della Tortuga, la quale giace 6 leghe e pi all'occidente. Presso a questa stette quella notte con le vele spiegate in gran calma e con maretta che ritornava dalle correnti. Poscia il d seguente con [vento di] Nord-Ovest, e dalle correnti dell'occidente fu costretto a ritornare verso l'Est ed a sorgere nel fiume Guadalquivir, che  nella medesima isola, per aspettare vento il quale superasse le correnti; le quali e allora e l'anno passato nel suo primo viaggio aveva trovate in quelle parti assai grosse verso oriente. 
Quindi il marted ai 29 del mese con buon tempo giunse al porto di S. Nicol, e da questo travers all'isola di Cuba, la quale cominci a costeggiare dalla parte di mezzod; e avendo navigato una lega oltre al Capoforte, entr in una gran bassura ch'ei chiam porto Grande, la cui entrata era profondissima e [aveva] 150 passi di bocca. Quivi egli gett le ancore e prese alcun rinfrescamento di pesce arrostito e huttie, delle quali cose gl'Indiani avevano grande abbondanza. Il d seguente poi, che fu il primo di maggio, quindi part, navigando lungo la costa, nella quale trov di comodissimi porti, di bellissimi fiumi, e di molto alte montagne: e in mare, da che lasci la Tortuga trov molta di quell'erba che nell'Oceano aveva trovata, andando e venendo di Spagna. E poich radeva la terra, assai gente di quell'isola nelle canoe veniva ai navigli, credendo che i nostri uomini fossero discesi dal cielo, portando di quel pane, e dell'acqua, e del pesce, e donando il fatto loro allegramente senza domandare cosa alcuna. Ma l'Ammiraglio, per mandarli via pi contenti, comand che il tutto fosse loro pagato, donando loro sonagli, campanelli e altre cose simili. 

CAPITOLO LIV

Come l'Ammiraglio scopr l'isola di Giamaica. 

Sabato ai 4 di maggio l'Ammiraglio deliber di traversare da Cuba a Giamaica per non lasciarla indietro senza sapere se era vera la fama del molto oro il quale si affermava in tutte le altre isole essere in quella, e con buon tempo, essendo giunto al mezzo del cammino, la scoperse la seguente domenica. E il luned, accostatovisi, diede fondo, e gli parve la pi bella di quante nelle Indie aveva gi vedute; e tanta era la moltitudine delle canoe grandi e piccole e della gente venuta ai navigli, che era cosa maravigliosa. Poscia il d seguente, volendo cercare i porti, corse per la costa all'ingi, ed essendo andate le barche a scandagliare le bocche dei porti, uscirono tante canoe e gente armata a difendere la terra, che furono costretti a ritornarsi ai navigli, non tanto per paura che avessero, quanto perch non fossero necessitati a rompere l'amicizia con loro. Ma considerato poi che, dimostrando paura, [quelli] sarebbero diventati assai pi orgogliosi e si sarebbero insuperbiti, ritornarono ad un altro porto dell'isola che dall'Ammiraglio fu detto porto Buono. E perch pure gl'Indiani uscirono ad avventar loro contro le lancie, quelli delle barche li trattarono in tal modo con le loro balestre che, avendone feriti sei o sette, quelli furono forzati a ritirarsi. Cos cessata la pugna, vennero dai luoghi vicini infinite canoe ai navigli molto pacifiche per venire a barattare varie cose e vettovaglie che essi portavano, le quali davano per ogni minima cosa che in cambio fosse loro data. 
In questo porto, simile di forma ad un ferro di cavallo, si acconci il naviglio nel quale veniva l'Ammiraglio perch aveva una falla per cui l'acqua vi entrava; e, acconciata che fu, il venerd ai 9 di maggio fece vela, seguendo la costa in gi di ponente tanto vicino a terra che dagl'Indiani erano seguiti con le canoe, con desiderio di barattare ed avere alcune delle nostre cose. 
E perch i tempi erano alquanto contrari, non poteva l'Ammiraglio camminare quanto voleva; finch il marted ai 13 di maggio deliber di tornare all'isola di Cuba, per seguitar la costa in gi di essa, con pensiero di non dar volta finch avesse navigato cinquecento o seicento leghe di quella e che si fosse certificato se era isola o terraferma. 
Partito adunque il medesimo d da Giamaica, un Indiano molto giovane venne ai navigli dicendo di voler venire in Castiglia; e dietro a lui vennero di molti parenti suoi, e altre persone nelle loro canoe, pregandolo con grande istanza ch'ei si tornasse indietro, ma non potettero mai rimoverlo dal suo proposito, anzi, per non veder le lagrime e i gemiti delle sue sorelle, si mise in parte ove niuno non poteva vederlo. Della costanza di costui maravigliatosi l'Ammiraglio, comand che fosse molto ben trattato. 

CAPITOLO LV

Come l'Ammiraglio torn da Giamaica a seguire la costa di Cuba, credendo tuttavia che fosse terraferma. 

Dopo che l'Ammiraglio fu partito dall'isola di Giamaica, mercoled ai 14 di maggio giunse ad un capo di Cuba che chiam capo di Santa Croce; e seguendo la costa all'ingi fu assalito da molti tuoni e lampi terribili per i quali e per le molte secche e canali che incontrava corse non leggero pericolo e sent gran travaglio, essendo costretto in un medesimo tempo a guardarsi e difendersi da ambedue questi maligni accidenti i quali ricercavano cose tra loro contrario, giacch, rimedio contro i tuoni  ammainar le vele, ma, per fuggir le secche, bisognava che le sostentassero; e certo, se cosiffatta disavventura fosse durata otto o dieci leghe, sarebbe stata insopportabile. Ma il maggior male era che per tutto quel mare, cos a tramontana, come a Nord-Est, quanto pi navigavano, tanto pi isolette e basse trovavano; e quantunque in alcune di esse si vedessero molti alberi, altre erano per arenose che apparivano appena alla superficie dell'acqua, e giravano una lega, altre pi o meno.  ben vero che, quanto pi si avvicinavano a Cuba, tanto pi queste isolette si dimostravano pi alte e pi belle; e poich sarebbe stato difficile e vano il voler mettere nome a ciascuna di esse, l'Ammiraglio le chiam tutte in generale Giardino della Regina. Ma se molte isole vide quel d, molte pi ne vide il seguente, e per lo pi maggiori che gli altri giorni: n solamente verso il Nord-Est, ma ancora al Nord-Ovest e al Sud-Est, talch si numerarono quel d 160 isole, le quali erano divise da canali profondi per i quali passavano i navigli. In alcune di queste isole videro molte gru della grandezza e forma di quelle di Castiglia, senonch erano molto rosse come scarlatto. In altre trovarono gran copia di testuggini e molte delle loro uova, somiglianti a quelle delle galline, con la differenza che i loro gusci induriscono fortemente. Queste uova partoriscono le testuggini in un fosso che esse fanno nell'arena, e copertele cos le lasciano fin tanto che col calore del sole vengano a produrre le testuggini, le quali col tempo crescono alla grandezza d'una rotella, e alcune come una targa grande. Vedevansi medesimamente in queste isole corvi e gru come quelle di Spagna, e corvi marini, e infiniti uccelli piccoli, i quali cantavano soavissimamente e l'odore dell'aria era tanto grato, che lor pareva d'essere fra rose e fra i pi fini odori del mondo, quantunque, come abbiam detto, il pericolo della navigazione fosse assai grande per esservi tanto il numero dei canali che gran tempo ci voleva a trovarne l'uscita. 
In uno di questi canali videro una canoa di pescatori indiani, i quali con molta sicurt e quiete, senza far moto alcuno aspettarono la barca che andava alla volta loro, e poi, quando fu loro vicina, fecero segno che dovesse fermarsi un poco finch finivano di pescare. Il modo col quale essi pescavano ai nostri parve tanto nuovo e strano che si contentarono di compiacer loro, ed era questo. Avevano legati con spaghi alcuni pesci alla coda, che da noi sono detti pesci riversi, i quali pesci vanno incontro agli altri pesci, e con certa asprezza che hanno nella testa e scorre fino al mezzo della schiena si attaccano cos fortemente col pesce pi vicino che sentendo ci gl'Indiani, tirando il filo, tirano l'uno e l'altro a un tratto: e fu una testuggine quella che i nostri videro allora esser presa da quei pescatori, al collo della quale detto pesce s'era appiccato, ove sogliono sempre appiccarsi, perch son sicuri cos che il pesce da loro preso non li pu mordere: ed io ne ho veduto di attaccati cos a grandissimi tiburoni. Ora, dopo che gl'Indiani della canoa ebbero finita la loro caccia della testuggine e di due altri pesci che avevano presi prima, subito si accostarono alla barca con molta pace, per intendere quel che volevano i nostri; e per comandamento dei Cristiani che c'erano, vennero con essi alle navi, ove l'Ammiraglio fece loro gran cortesia e intese da essi che per quel mare erano infinite le isole; e prontamente donarono tutto quello che essi avevano: ma l'Ammiraglio non volle che si pigliasse altro da loro che il pesce, perch il restante erano le loro reti, e gli ami, e le zucche ch'essi portavano piene d'acqua per bere. Poi donate ch'ebbe loro alcune cosette, li lasci andare molto contenti: ed egli seguit il suo cammino con deliberazione di non continuarlo lungamente, perch gli mancavano gi le vettovaglie, delle quali s'egli avesse avuto abbondanza non sarebbe tornato in Spagna se non per l'oriente, quantunque fosse molto travagliato, s perch mangiava male, e s eziandio perch non s'era spogliato n riposato in letto dal giorno della sua partita di Spagna fino al 19 di maggio, nel qual tempo questo scriveva, fuorch 8 notti per soverchia indisposizione. 
E se altre volte egli ebbe fatica, in questo cammino n'ebbe doppiamente per quella innumerabile quantit d'isole fra le quali navigava, che era tanta che ai 20 giorni di maggio ne scoperse 71 oltre a molte altre che nel tramontar del sole egli vide verso Ovest-Sud-Ovest. Le quali isole o secche non solo mettono gran paura con la loro gran moltitudine che d'ogni intorno si vede, ma quel che porge assai maggior spavento  che da loro si genera ogni sera una gran nebbia nel cielo all'Est, di cos orribile vista che par ch'abbia a cadere una grandissima pioggia di grandine, tanto sono i tuoni, e i lampi: ma nell'apparir della luna svanisce il tutto, risolvendosene alcuna parte in pioggia e in vento: il che  tanto ordinario e naturale di quel paese che non solo avvenne tutte quelle sere nelle quali l'Ammiraglio vi navig, ma ancor io vidi il medesimo in quelle isole l'anno 1503 venendo dallo scoprimento di Veragua. Ed il vento ordinariamente quivi soffia di notte da tramontana perch esce dall'isola di Cuba, e poi, levato il sole, si rivolge da Est e se ne va col sole finch questo d la volta all'occidente. 

CAPITOLO LVI

Come l'Ammiraglio prov grande affanno e travaglio navigando per infinite isole. 

Seguendo adunque l'Ammiraglio la via dell'occidente fra innumerevoli isole, il gioved ai 22 di maggio giunse ad un isola alquanto maggiore delle altre, a cui pose nome Santa Marta; e smontando in una popolazione che in quella era, niun Indiano volle aspettare n venire a parlar coi Cristiani; n trovarono nelle case cosa alcuna, eccetto pesce, del qual cibo solo si mantengono quelle genti, e molti cani come mastini, i quali si nutriscono parimenti di pesce. E cos, senza aver pratica di alcuno n veder cosa notabile, pass la via del Nord-Est fra molte altre isole, nelle quali erano molte gru rosse come scarlatto, e pappagalli e altre specie di uccelli, ed infinit di quell'erba che trov per l'Oceano quando scoperse le Indie. Per tale navigazione adunque fra molte secche e tante isole si sentiva molto travagliato, perch talora era costretto a volgersi all'occidente e talora verso tramontana, e quando al mezzod, secondo che gli dava luogo la disposizione dei canali; e con tutto l'avviso e diligenza che egli impiegava nel far scandagliare il fondo, e che stessero uomini nella gabbia per scoprire il mare, la nave spesse volte toccava terra, senza poter guardarsene, per essere d'ogni intorno innumerabili secche. 
Pertanto, navigando sempre in questo modo, torn a prender terra nell'isola di Cuba per fornirsi d'acqua, di cui avevano grandissima penuria, e come per la foltezza del luogo ove capitarono non trovassero popolazione, nondimeno un marinaio che smont in terra e and con una balestra per uccidere un uccello, o animale, in un bosco, trov 30 persone con le armi che essi usano, cio lancie e bastoni che portano in luogo di spade, e son da loro detti machane. Fra questi rifer costui di aver veduto uno vestito d'una veste bianca, lunga fino al ginocchio, e due che lo portavano, tutti e tre bianchi fino ai piedi come noi, ma che non era venuto a ragionamento con loro perch dubitando di tanta gente, cominci a gridare chiamando i compagni, e gl'Indiani a fuggir si diedero n ritornarono pi. E, quantunque il d seguente l'Ammiraglio, per sapere il certo, mandasse gente fra terra, non pot per camminare pi di mezza lega per la gran foltezza degli erbaggi e degli alberi e per esser tutta quella costa lagunosa e fangosa per lunghezza di due leghe fra terra fin dove si vedevano poggi e montagne, di modo che solamente videro vestigi di pescatori nella spiaggia e molte gru come quelle di Spagna, bench di maggior corpo. 
E andando poi coi navigli verso occidente, per lo spazio di 10 leghe videro case alla marina dalle quali uscirono alcune canoe con acqua e altre cose che quei paesani mangiano, e le portarono ai Cristiani: dai quali essendogli il tutto ben pagato, l'Ammiraglio fece ritenere un Indiano di quelli, dicendo a lui e agli altri per un interprete che, tosto che gli avesse insegnato il viaggio, e se fosse stato da lui informato di alcune cose di quella regione, lo avrebbe lasciato andar liberamente a casa sua. Di che l'Indiano rimase molto contento e disse all'Ammiraglio per cosa certa che Cuba era isola, che il re, o cacico della parte occidentale non parlava coi suoi soggetti se non per cenni per i quali era di subito ubbidito in tutto quel che egli comandava, e che tutta quella costa era molto bassa, e piena di molte isole: il che fu cos vero trovato, che il d seguente, cio agli 11 di giugno, convenne all'Ammiraglio, per andar coi navigli da un canale ad un altro pi profondo, farli rimorchiare con le gomene per una secca di arena ove non era un braccio d'acqua di profondit, ed era la sua grandezza quanta  la lunghezza di due navigli. Cos, accostandosi pi a Cuba, videro testuggini della grandezza di due e tre braccia, in cos gran numero che coprivano il mare. Poi all'apparir del sole videro una nube di corvi marini in tanta moltitudine che offuscavano la chiarezza del sole, e venivano d'alto mare alla volta dell'isola, e indi a poco calarono in terra: ed inoltre furono veduti molti colombi ed altri uccelli di diverse sorti; e il d seguente vennero ai navigli tante farfalle che oscuravano l'aria, e durarono fino a sera, che furono da una grossa pioggia sbandate. 

CAPITOLO LVII

Come l'Ammiraglio diede volta verso la Spagnola. 

Il venerd ai 13 di giugno, vedendo l'Ammiraglio che la costa di Cuba si stendeva molto all'occidente, e che la sua navigazione era difficilissima per la innumerabile moltitudine delle isolette e secche ch'erano da ogni parte, e che oramai gli cominciavano le vettovaglie a mancare, onde non poteva continuare il viaggio secondo il suo proponimento, deliber di tornarsene alla Spagnola alla popolazione che egli aveva lasciata incominciata, e per fornirsi d'acqua e di legna si accost all'Evangelista, isola che circonda 30 leghe ed  lontana 700 leghe dal principio della Dominica. 
Poscia dunque ch'egli s'ebbe fornito di tutto quel che gli faceva di mestieri, drizz il suo cammino alla volta del mezzod, sperando di trovar migliore uscita per quella via; e camminando per il canale che pi netto e meno impedito vide, avendo corso poche leghe, lo trov chiuso: di che non poco dolore e paura ebbe la gente, vedendosi quasi d'ogni intorno assediata, e senza vettovagliamento e conforto. Ma perch l'Ammiraglio era prudente e animoso, conosciuta la fragilit loro, disse con allegro volto che egli rendeva molte grazie a Dio che li costringeva a ritornarsi indietro per dove erano venuti, giacch se avessero continuato il viaggio per dove avevano disegnato di andare sarebbe forse avvenuto che si fossero trovati intricati in parte dove sarebbe stato il rimedio molto difficile, e in tempo che non avessero avuto navigli, n vettovaglie per tornarsene indietro, il che allora far potevano facilmente. E cos con gran consolazione e soddisfazione di tutti, diede volta all'isola dell'Evangelista, dove prima aveva fatto acqua: ed il mercoled ai 25 di giugno part da quella parte verso il Nord-Ovest alla volta di alcune isolette che si vedevano 5 leghe distanti. E, passando alquanto innanzi, diede in un mare cos macchiato di verde e bianco che pareva tutto una secca, sebbene vi fossero due braccia di fondo, per il quale and 7 leghe, finch trov un altro mare bianco come il latte, il che in lui cagionava gran maraviglia, essendo, com'era, l'acqua molto grossa. Questo mare abbagliava la vista a quanti lo riguardavano, e pareva che tutto fosse una secca, e senza tanto fondo che bastasse per i navigli, bench in effetto v'erano intorno a tre braccia d'acqua. Ma poi ch'ebbe navigato per quel mare lo spazio di quattro leghe, entr in un altro mare, nero come inchiostro, di profondit di 5 braccia, e per quello navig finch giunse a Cuba. 
Donde, seguendo la via di levante con scarsissimi venti e per canali e secche, ai 30 di luglio, scrivendo la memoria di quel viaggio, diede in terra il suo naviglio s fortemente che, non potendo trarlo fuori con le ancore e con altri ingegni, piacque a Dio che fosse tratto fuori per la proda, ancorch con assai danno, per i colpi che aveva dati nell'arena. Pertanto col favor di Dio uscitone alfine, navig, secondo che il vento e le secche gli concedevano, sempre per un mare molto bianco e di due braccia di fondo, che non cresceva n scemava se non quando si accostava troppo ad alcuna delle dette secche, ove aveva bisogno di fondo. Oltre il quale impedimento ogni d nel tramontar del sole era molestato da diverse acque che si generano in quelle montagne dalle lagune che giacciono presso al mare, di che pat grande incomodo e fastidio, finch torn ad accostarsi all'isola di Cuba verso oriente, l dov'era stato il suo primo cammino. Quindi, cos come anche trov nella sua prima venuta, usc un odore come di fiori di grandissima soavit. 
Ed ai 7 di luglio smont ad udir messa in terra, dove gli si accost un cacico vecchio, signore di quella provincia, il quale stette molto attento alla messa, e poi che fu finita, per cenni e come pot meglio signific che era molto ben fatto che si rendessero grazie a Dio, poich l'anima, essendo buona, doveva andare in cielo, e il corpo aveva da rimanere in terra, e che le anime dei rei dovevano andare all'inferno. E fra le altre cose disse ch'egli era stato nell'isola Spagnola e ivi conosceva dei principali uomini, siccome anche in Giamaica, e ch'era andato molto verso l'occidente di Cuba, e che il cacico di quella parte vestiva come sacerdote. 

CAPITOLO LVIII

La gran fame e i travagli che l'Ammiraglio con la sua gente pat e come egli ritorn a Giamaica. 

Quindi partito il mercoled ai 16 di luglio, accompagnato da terribilissime pioggie e venti, giunse presso al capo di Croce in Cuba, dove all'improvviso fu assalito da s grossa e importuna pioggia e da tanti nembi che gli fecero porre il bordo sott'acqua. Ma piacque a nostro Signore che potessero tosto ammainare le vele e cos diede fondo con tutte le migliori ancore: e l'acqua la quale nel naviglio entrava per il piano era tanta, che la gente non poteva pi trarla con le trombe, specialmente essendo tutti molti afflitti e lassi per la carestia del cibo, perch non mangiavano altro che una libbra di biscotto putrido il giorno per ciascheduno, bevendo un'inghistara di vino; se non se ammazzavano per avventura alcun pesce, non potevano salvarlo dall'un d all'altro per essere in quelle parti le vettovaglie molto pi leggere e delicate, e perch il tempo inchina sempre pi al caldo che nei nostri paesi. E poich questa penuria del cibo era comune a tutti, sopra questo passo disse l'Ammiraglio nel suo itinerario: 
Ed io ancora giaccio sottoposto alla medesima porzione. Piaccia a nostro Signore che ci sia per suo santo servigio e delle Altezze Vostre: poich, per quel che a me tocca, io non mi metterei pi a tanti travagli e pericoli, non passando alcun d che io non vegga che arriviamo tutti al fine della vita nostra. 
Con tal bisogno e pericoli giunse al capo di Croce ai 28 di luglio, dove dagl'Indiani fu raccolto amichevolmente. Questi gli portarono molto cazab, che  il nome del loro pane, il qual fanno di radici grattate, molto pesce, e gran quantit di frutta e altre cose che essi mangiano. E quindi, non potendo aver prospero vento per andare alla Spagnola, il marted ai 22 di luglio travers a Giamaica e navig per l in gi alla volta dell'occidente vicino a terra di bellissima vista e di grande fertilit, la quale aveva eccellenti porti di lega in lega, e tutta la costa piena di popolazioni, le genti delle quali seguivano i navigli con le loro canoe portando delle vettovaglie da loro usate e dai Cristiani assai migliori stimate di quelle che per tutte le altre isole avevano gustate. Il cielo e la disposizione dell'aria e del tempo in questi luoghi era tutt'uno con quel degli altri, giacch in questa parte occidentale di Giamaica ogni d sull'ora del vespro si apparecchiava un nembo con pioggia, la quale durava un'ora, e alcuna volta pi e altra meno: il che dice l'Ammiraglio che attribuiva alle gran selve e alberi di questo paese; e aver trovato per esperienza che ci avveniva parimenti nelle isole di Canaria, e della Madera, e degli Astori, da prima, mentre ora che sono spianate le molte selve e gli alberi che le ingombravano, non si generano tanti nembi e pioggie quante si generavano avanti. 
Cos veniva navigando l'Ammiraglio, quantunque sempre con vento contrario che lo sforzava a ripararsi ogni sera con la terra; la quale cos verde gli si dimostrava ed amena, cos fruttuosa e piena di vettovaglie, e cos popolata, ch'egli stima che da niun'altra fosse avanzata, e specialmente presso ad un canale ch'ei chiam delle Vacche, perch vi sono 9 isolette vicine a terra: la quale dice esser cos alta come ogni altra che abbia veduto, e crede che avanzi l'aria dove si generano le impressioni, e nondimeno  tutta molto popolata e di gran fertilit e bellezza. Quest'isola giudicava egli che girasse 800 miglia, come che, scoperta che l'ebbe tutta, non la fece se non di 20 leghe in larghezza, e 50 in lunghezza Innamoratosi adunque della sua bellezza, entr in desiderio di fermarvisi per intendere particolarmente le sue qualit, ma la penuria delle vettovaglie, di cui dicemmo, e la molt'acqua che facevano i navigli glielo negarono. Pertanto, subito ch'ebbe un poco di buon tempo, cammin all'Est s bene che il marted ai 19 di agosto lasci quell'isola di vista seguendo la dritta via alla Spagnola; ed il capo pi orientale di Giamaica alla costa del mezzod chiam capo del Fan. 

CAPITOLO LIX

Come l'Ammiraglio scopr la parte meridionale della Spagnola, finch torn per l'oriente alla popolazione del Natale. 

Il mercoled ai 20 di agosto l'Ammiraglio ebbe vista della parte occidentale della Spagnola a cui pose nome capo San Michele, il quale distava dalla punta orientale di Giamaica 30 leghe, bench per ignoranza dei marinai oggi sia chiamato capo del Tiburone. A questo capo sabato 23 di agosto, venne ai navigli un cacico che chiamava l'Ammiraglio per il suo nome ed esprimeva altre cose, da che comprese quella terra essere una stessa cosa con la Spagnola. 
E nel fine di agosto sorse in un'isoletta che chiam Altovelo, e poich aveva perduto di vista gli altri due navigli di sua conserva, fece smontar gente in quell'isoletta, dalla quale, per essere molto alta, potevasi scoprire d'ogni parte per gran distanza; ma non videro alcun di loro. E tornando a imbarcarsi, ammazzarono otto lupi marini che dormivano nell'arena, e presero di molti uccelli e colombi, perch, non essendo quell'isoletta abitata, n gli animali avvezzi a veder uomini, si lasciavano ammazzare coi bastoni. Lo stesso fecero nei due giorni seguenti per aspettare i navigli che dal venerd passato fino allora andavano smarriti, finch dopo sei d vennero, e tutti e tre insieme se ne andarono all'isola della Beata che dista 12 leghe all'Est di Altovelo; e quindi passarono, costeggiando la Spagnola, a vista d'una bellissima regione che formava un'amena pianura per un miglio discosta dal mare, cos popolata che pareva essere una sola popolazione di una lega di lunghezza: nella qual pianura si vedeva un lago, 3 leghe lungo dall'oriente all'occidente. Laonde, avendo la gente del paese cognizione dei Cristiani, vennero con le loro canoe alle caravelle con nuova che quivi erano capitati alcuni Cristiani di quelli dell'Isabella, e che tutti stavano bene. Per la qual nuova l'Ammiraglio fu molto allegro: e affinch essi sapessero il medesimo della sua sanit e dei suoi, e del suo ritorno, essendo gi pi al levante, mand 9 uomini che traversassero l'isola e scorressero per le fortezze di S. Tommaso e della Maddalena fino all'Isabella: ed egli coi suoi tre navigli, seguendo tuttavia la costa in su verso l'Oriente, mand le barche per far acqua ad una spiaggia dove si vedeva una grossa popolazione. Contro le quali uscirono gl'Indiani, armati di archi e saette avvelenate, e con funi in mano, accennando che con quelle avevano da legare i Cristiani che essi prendessero. Ma, giunte che le barche furono in terra, gl'Indiani lasciarono le armi e si offersero di portar pane e acqua e tutto quello che avevano, domandando nella loro lingua dell'Ammiraglio. 
Quindi poscia partiti, seguendo il loro cammino, videro in mare un pesce grande come una balena, il quale aveva sul collo una gran conca simile ad una testuggine e portava fuor dell'acqua la testa grande come una botte, e aveva la coda come di tonno, molto lunga, con due ali assai grandi ai fianchi. E perch dal veder cotal pesce e per altri segni l'Ammiraglio conobbe che il tempo soleva mutarsi, andava ricercando alcun porto nel quale si potesse ricoverare; ed ai 15 di settembre Dio gli fece vedere un'isola giacente alla parte orientale della Spagnola e vicina a lei, che gl'Indiani chiamano Adamai; e con gran fortunale diede fondo nel canale ch' nel mezzo tra lei e la Spagnola, presso ad un'isoletta che  tra le due; dove quella notte vide l'eclissi della luna, il quale dice che fu in differenza da Cadice al luogo dov'egli era di 5 ore e 23 minuti, e per tale cagione crede che durasse tanto il cattivo tempo, che anche ai 20 del mese fu costretto a starsene nel medesimo porto, non gi senza paura degli altri navigli che non avevano potuto entrarvi. Ma piacque a Dio di salvarli. Giunti poscia che furono, ai 24 di settembre navigarono fino alla pi orientale parte della Spagnola, e quindi passarono ad un'isoletta che giace fra la Spagnola e San Giovanni e dagl'Indiani  detta Mona. 
Da quest'isoletta in poi non segue l'Ammiraglio a raccontare nel suo diario la navigazione che fece, n dice come egli torn all'Isabella: ma solamente che, andato dalla Mona a San Giovanni, per le importanti fatiche patite, e per la sua debolezza, e per la carestia del cibo, fu assalito da un'infermit molto grave, tra febbre pestilenziale e mal di mazzucco, la quale lo priv della vista, dei sensi, e della memoria in un subito. Per cui tutta la gente dei navigli deliber di abbandonare l'impresa che faceva di scoprire tutte le isole dei Caribi e di tornarsene all'Isabella; dove in 5 d giunsero, che fu ai 30 di settembre: e quivi piacque a Dio di rendergli la sanit, quantunque gli durasse l'infermit pi di 5 mesi: la cagione di cui attribuivano ai travagli patiti in quel viaggio, e alla gran debolezza che egli sentiva, poich erano passati alcuna volta otto d ch'ei non aveva dormito tre ore: cosa la quale pare impossibile, se egli stesso negli scritti suoi non fosse di ci testimonio. 

CAPITOLO LX

Come l'Ammiraglio soggiog la Spagnola e fu dato ordine come se ne potesse trarre utile. 

Tornato adunque l'Ammiraglio dallo scoprimento di Cuba e di Giamaica, trov nella Spagnola Bartolomeo Coln suo fratello, quello che era gi andato a trattare accordo col re d'Inghilterra sopra lo scoprimento delle Indie, come di sopra abbiamo detto. Questi poi, ritornandosene verso Castiglia coi capitoli conceduti, aveva inteso in Parigi dal re Carlo di Francia l'Ammiraglio suo fratello aver gi scoperte le Indie, per lo che lo sovvenne, per poter fare il viaggio, di cento scudi. E sebbene per cotale nuova egli si fosse molto affrettato per arrivare l'Ammiraglio in Ispagna, quando nondimeno giunse a Siviglia, [questi] era gi tornato alle Indie coi 17 navigli. Perch, per eseguire quanto egli gli aveva lasciato in commissione, di subito al principio dell'anno del 1494 se n'and dai Re Cattolici, menando seco Don Diego Coln mio fratello e me ancora, acci che servissimo di paggi al serenissimo Principe Don Giovanni, il quale viva in gloria, s come aveva comandato la Cattolica Regina Isabella, che allora era in Valladolid. Tosto adunque che noi giungemmo, i Re chiamarono Don Bartolomeo e lo mandarono alla Spagnola con tre navi, dove serv alcuni anni, come appare per una memoria la quale fra le sue scritture io trovai, ov'egli dice queste: parole: Io servii di capitano dai 14 aprile del 94 fino ai 12 di marzo del 96 che part l'Ammiraglio per Castiglia, e allora io cominciai a servire di governatore fino ai 28 d'agosto dell'anno 98 che l'Ammiraglio venne alla scoperta di Paria; nel qual tempo io tornai a servir di capitano fino agli 11 dell'anno 1500 che ritornai in Castiglia. 
Ma tornando noi all'Ammiraglio, il quale veniva di Cuba diremo che, trovatolo nella Spagnola, lo fece prefetto, o governatore delle Indie, ancorch poi nascesse sopra questo contesa, perch i Re Cattolici dicevano non esser conceduto all'Ammiraglio il poter dare tale ufficio. Ma per torre via cotali differenze, le Altezze loro glielo concessero di nuovo, e cos d'indi in poi fu chiamato prefetto delle Indie. 
Con l'aiuto e consiglio del fratello l'Ammiraglio allora ripos alquanto e visse in molta quiete, ancorch dall'altro canto fosse assai travagliato, s per cagione della sua infermit, e s eziandio per colpa di mossen Pietro [Margarit], di cui sopra facemmo menzione. Costui, essendo tenuto a stimare e ad aver rispetto a colui che nella partita per Cuba l'aveva lasciato capitano di 260 uomini a piedi e 14 a cavallo affinch scorresse con quelli per l'isola riducendola al servigio dei Re Cattolici e all'obbedienza dei Cristiani, e specialmente la provincia di Cibao dalla quale si aspettava il principal utile, esegu il tutto cos in contrario che, come prima l'Ammiraglio part, se ne and con tutta quella gente alla Vega Reale, 10 leghe discosto dall'Isabella, senza voler scorrere e pacificare l'isola; anzi fu cagione che nascessero delle discordie e parzialit nell'Isabella, procurando e tentando che quegli del Consiglio istituito dall'Ammiraglio obbedissero ai suoi comandamenti, con mandar loro lettere molto disoneste, finch, avvedendosi egli di non poter riuscire in cotal suo disegno di farsi a tutti superiore, per non aspettar l'Ammiraglio a cui avesse a render conto del suo carico, s'imbarc nei primi navigli che vennero di Castiglia e se ne torn con quelli, senza rendere altro conto di s, n lasciare ordine alcuno sopra la gente, la quale gli era stata raccomandata. Da che successe che ciascuno and fra gl'Indiani, dove pi gli piacque, togliendo loro la roba e le donne, e facendo loro tanto dispiaceri che gl'Indiani si deliberarono di farne vendetta in quelli che trovarono soli o sbandati, di modo che il cacico della Maddalena, chiamato Guatigana, ne uccise dieci e segretamente mand a metter fuoco ad una casa dov'erano 40 ammalati. Ma fu costui, tornato poi l'Ammiraglio, castigato severamente perch, quantunque non si fosse potuto aver nelle mani, furono presi alcuni dei suoi vassalli e mandati in Castiglia coi quattro navigli che Antonio di Torres condusse ai 24 di febbraio dell'anno 1495. E medesimamente furono castigati altri sei o sette che per altri luoghi dell'isola avevano fatto danno ai Cristiani. E certamente i cacichi ne avevano ammazzati molti, ma ne avrebbero ammazzati molti pi se l'Ammiraglio non sopraggiungeva a tempo per mettere alcun freno a quelli; il quale trov in effetto l'isola in s rio stato che la maggior parte dei Cristiani commettevano mille eccessi, per la qual cosa erano mortalmente odiati dagl'Indiani, i quali ricusavano di venire alla loro obbedienza. E ancorch i re, o cacichi, concorressero tutti in deliberazione di non voler ubbidire ai Cristiani, era nondimeno assai facile che a ci consentissero per essere, come si  gi detto, quattro i principali, sotto il cui volere e dominio gli altri vivevano. I nomi di questi erano Caunab, Guacanagar, Beechio, e Guarionex; e ciascuno di questi aveva sotto di s 70 ad 80 altri signorotti: non gi che loro dessero tributo n altro utile, ma che erano obbligati, qualora da essi fossero chiamati, ad aiutarli nelle loro guerre e a seminare i campi: come che l'un di loro, chiamato Guacanagar, signore di quella parte dell'isola dov'era stata fondata la Villa del Natale, perseverasse nell'amicizia dei Cristiani. Onde subito, intesa la venuta dell'Ammiraglio, venne a visitarlo, dicendo ch'ei non era intervenuto nel consiglio e in aiuto degli altri, e che di ci avrebbe fatta fede la molta cortesia che nel suo paese avevano ricevuto i Cristiani, essendovi stati sempre cento uomini molto ben serviti e provveduti di tutto quello in che a lui era stato possibile di compiacer loro. Per la qual cosa gli altri re gli erano stati contrari, e che specialmente Beechio gli aveva ammazzata una sua donna, e Caunab gliene aveva tolta un'altra: onde supplicava che egli gliela facesse restituire e gli desse aiuto per vendicare cos fatte ingiurie. Il che l'Ammiraglio deliber di fare, intendendo esser vero quello ch'egli diceva, piangendo, qualunque volta ricordavasi di quelli che erano stati ammazzati nel Natale, come se gli fossero stati figliuoli: e tanto pi a ci dispose, considerando che per la discordia loro assai pi agevolmente si poteva soggiogar quel paese e castigare la ribellione degli altri Indiani e la morte dei Cristiani. 
Pertanto ai 24 di marzo dell'anno 1495 part dell'Isabella in punto per far guerra; e in suo aiuto e compagnia andava il sopraddetto Guacanagar, molto desideroso di opprimere i suoi nemici, come che paresse impresa molto difficile, avendo essi posti insieme pi di 100.000 Indiani. e non menando seco l'Ammiraglio pi di 200 Cristiani e 20 cavalli, e altrettanti cani corsi. Ma, conoscendo egli la natura e qualit degli Indiani, divise l'esercito col prefetto suo fratello due giornate lungi dall'Isabella per assaltar da diverse parti quella moltitudine sparsa per le campagne, dandosi a credere che la paura di sentir le strida da vari lati dovesse pi di ogni altra cosa metterli in fuga, come lo dimostr chiaro l'effetto. Cos, avendo gli squadroni dei fanti da due bande investita la moltitudine degl'Indiani, che gi avevano cominciato ad aprirsi nello scaricar delle balestre e degli archibugi, li assalirono impetuosamente i cavalli e i cani corsi affinch non tornassero a ridursi insieme, per cui quei pusillanimi si misero in fuga chi in qua e chi in l, e i nostri, seguendoli e ammazzandone molti, ne fecero tanta strage che in breve col favor di Dio ne riportarono la vittoria, essendone morti molto di loro ed altri presi e distrutti, e preso vivo Caunab, principale cacico di tutti loro, insieme coi suoi figliuoli e con le sue donne. Confess poi questo Caunab di aver ucciso 20 di quei Cristiani che erano rimasti con l'Arana nella Villa del Natale, nel primo viaggio quando le Indie furono scoperte, e poi che sotto colore di amicizia era andato a vedere la villa della Isabella, come che sapessero i nostri con che animo v'era andato, cio per considerare come meglio potesse combatterla e far quello stesso che egli aveva fatto al Natale. Di tutte le quali cose, gi riferitegli da altri, l'Ammiraglio aveva piena informazione: e per, per castigarlo di quel delitto e di questa seconda ribellione e adunata di genti, egli era uscito contro di lui; e, fattolo prigione con un suo fratello, li men tutti in Spagna in prigione, perch non volle giustiziare un s gran personaggio senza che i Re Cattolici lo sapessero, poich bastava aver castigati molti dei pi colpevoli. 
Con la prigionia di costui e con la vittoria ottenuta successero le cose dei Cristiani cos prosperamente che, non essendo allora pi che 650, e la maggior parte ammalati, e molti di loro donne e fanciulli, nello spazio di un anno che l'Ammiraglio scorse per l'Isola, senza che fosse astretto a sfoderar pi la spada la ridusse tanto obbediente e quieta che fu da tutti promesso di pagar tributo ai Re Cattolici ogni tre mesi: cio di quelli che abitavano in Cibao, ov'erano le miniere dell'oro, pagasse ogni persona maggiore di quattordici anni un sonaglio grosso pieno d'oro in polvere, e tutta l'altra gente 25 libbre di bambagia per ciascheduno, e, per sapere chi dovesse pagare questo tributo, fu ordinato che si facesse certa moneta di rame, o d'ottone, la cui figura si mandasse in ogni paga a ciascuno, il qual dovesse portarla al collo, acciocch, chiunque senza quella fosse trovato, si sapesse costui non aver pagato, e si eseguisse in lui alcuna pena. 
E non  dubbio che tale ordinamento avrebbe avuto effetto se non succedevano poi quei movimenti fra i Cristiani che pi oltre racconteremo, perch dopo la prigionia di Caunab rest la regione tanto pacifica che da quel tempo in poi un solo Cristiano andava sicuramente ovunque voleva, e gl'Indiani stessi lo conducevano dove a lui pi piaceva, come s'usa nelle poste, sugli omeri, il che l'Ammiraglio non riconosceva da altri che da Dio e dalla buona sorte dei Re Cattolici, considerando che altrimenti sarebbe stato impossibile che 200 uomini mezzi ammalati e male armati fossero stati bastanti a superare tanta moltitudine, la quale non solo volle la Divina Maest metter sotto la sua mano, ma diede loro cos gran penuria di vettovaglie e cos varie e gravi infermit, che li ridusse in un terzo di quel che prima erano, affinch pi chiaro apparisse che dalla sua alta mano e volont procedono s miracolose vittorie e le soggiogazioni dei popoli, e non gi da nostre forze od ingegno, o dalla loro pusillanimit, poich quand'anco i nostri fossero loro stati superiori, certa cosa era che la loro moltitudine avrebbe potuto supplire a ogni vantaggio dei nostri. 

CAPITOLO LXI

Alcune cose vedute nell'isola, e i costumi, le cerimonie e la religione degl'Indiani. 

Ritornava adunque la gente di quell'isola pi domestica, e praticando essa pi sicuramente coi nostri si ebbe cognizione di molte cose e segreti della regione e specialmente che v'erano miniere di rame, di azzurro, d'ambra, verz, ebano, incenso, cedro, e molte gomme fini, e spezierie di diverse sorti, bench selvatiche, le quali essendo coltivate si potevano ridurre a perfezione, come la cannella fina di colore, ancorch amara di sapore, zenzero, pepe lungo, assai specie di morari per la seta, i quali in tutto l'anno hanno foglia, e molti altri alberi e erbe di utilit, di cui nelle nostre parti non si ha cognizione veruna. Intesero parimenti i nostri molte altre cose intorno ai loro costumi, le quali paiono a me degne d'essere raccontate in questa storia. 
Cominciando adunque dalle divine, noter qui le parole stesse dell'Ammiraglio, il quale cos lasci scritto: Idolatria, n altra setta io non ho potuto comprendere in loro, quantunque tutti i loro re, che sono molti, s nella Spagnola come in tutte le altre isole e nella terraferma, abbiano una casa per ciascun di loro, separata dalla popolazione, nella qual non  cosa alcuna eccetto alcune immagini di legname, lavorate in rilievo, che da loro son chiamate cimi; n in quella loro casa si lavora per altro effetto o servizio che per questi cimi per certa cerimonia e orazione che vanno a fare in essa come noi alle chiese. In questa casa hanno una tavola ben lavorata, di forma rotonda come un tagliere, nella quale sono alcune polveri che da loro sono poste sulla testa dei suddetti cimi, facendo loro cerimonia: poi con una canna di due rami che si mettono al naso succhiano questa polvere. Le parole che dicono non le intende alcuno dei nostri. Con la detta polvere vanno fuori di sentimento diventando come ubbriachi. Pongono un nome alla detta statua, e credo che sia quella del padre, dell'avolo, o di ambedue, perch n'hanno pi d'una, e altri pi di 10, tutti in memoria, come ho detto gi, di alcuno dei suoi antecessori. Io ho ben sentito lodarne pi una che un'altra, e li ho veduti aver pi devozione e far pi riverenze ad una che ad un'altra, come noi facciamo nelle processioni, quando fa mestieri: e si vantano i cacichi e i popoli gli uni con gli altri di aver miglior cimi. E quando vanno a questi loro cimi ed entrano nella casa dove egli , si guardano dai Cristiani e non li lasciano entrare in essa: anzi, se hanno sospetto della loro venuta tolgono via i cimi, o cimini, e li nascondono nei boschi per paura che non siano loro tolti, e (quel che  pi da ridere) hanno fra loro in costume di rubarsi i cimi l'uno all'altro. E avvenne che una volta, avendo essi sospetto di noi, entrarono con loro in detta casa i Cristiani; e di subito il cimi grid forte e parl nella lingua loro, da che si scoperse che era fabbricato artificiosamente, perch essendo egli vuoto, avevano alla parte inferiore accomodata una tromba, o cerebottana, la quale riusciva ad un lato oscuro della casa, coperto di foglie e di fronde, ov'era una persona che parlava quel che il cacico voleva che ei dicesse, per quanto si pu fare con una cerebottana. Laonde i nostri, avvertiti di quello che poteva essere, diedero dei piedi al cimi e trovarono essere quel che ho narrato. La qual cosa il cacico vedendo scoperta dai nostri, con grande instanza pregolli a non dir cosa alcuna agl'Indiani suoi sudditi n ad altri, perch con quella astuzia egli teneva tutti in obbedienza. Questo possiamo noi dire che abbia alcun colore d'idolatria, almeno in quelli che non sanno il segreto e l'inganno dei loro cacichi, poich credono che colui che parla sia il cimi, e tutti in generale sono gl'ingannati, e solo il cacico  quello ch' consapevole e copritore della loro falsa credenza, col mezzo della quale trae dai suoi popoli tutti quei tributi che pare a lui. 
Parimenti la maggior parte dei cacichi hanno tre pietre nelle quali essi e i loro popoli hanno gran devozione. L'una dicono che giova alle biade e ai legumi seminati, l'altra al partorir delle donne senza doglie, e la terza giova per l'acqua e per il sole, quando ne hanno bisogno. Io mandai a vostra Altezza tre di queste pietre con Antonio de Torres e altre tre ne ho da portar meco. Medesimamente quando questi Indiani muoiono, fanno loro le esequie in diversi modi, e il modo nel quale seppelliscono i cacichi  questo. Aprono il cacico e lo seccano al fuoco acci che si conservi cos intiero. Degli altri solamente pigliano la testa. Altri seppelliscono in una grotta e mettono loro sopra la testa una zucca d'acqua e del pane. Altri abbruciano nella casa ove muoiono; e quando li vedono all'estremo punto, non lasciano loro finir la vita, ma li strangolano: e ci si fa ai cacichi. Altri li cacciano fuori di casa e altri mettono in un'amaca, che  il loro letto di rete, e mettono loro acqua e pane dalla banda del capo, e li lasciano soli, non tornando a vederli pi. Alcuni ancora che sono gravemente ammalati li menano al cacico, ed egli dice loro se debbono strangolarli o no, facendo quel ch'egli comanda. 
Io mi sono affaticato per intendere che cosa credono e se sanno dove vadano dopo morti, specialmente da Caunab, il quale era il principale re della Spagnola, uomo di et e di gran sapere, e di acutissimo ingegno, ed esso e gli altri rispondevano che vanno ad una certa valle la quale ogni principal cacico crede che giaccia nel suo paese, affermando quivi ritrovare i loro padri e tutti i loro antecessori, e che mangiano, e hanno donne, e si danno ai piaceri e sollazzi, come pi copiosamente si contiene in una breve scrittura, nella quale io comandai ad un fra Roman, che sapeva la loro lingua, ch'ei raccogliesse tutti i loro riti e le antichit, bench siano tante le favole; che non se ne pu trarre altro frutto se non che ciascun di loro ha certo naturale rispetto al futuro e crede all'immortalit delle anime nostre. 

CAPITOLO LXII

Come l'Ammiraglio torn in Spagna a render conto ai Re Cattolici dello stato nel quale aveva lasciato l'isola. 

Tornando adunque al principale della nostra storia, dico che l'Ammiraglio, avendo oramai ridotta l'isola assai pacifica, e fabbricata la citt d'Isabella, ancorch piccola, e tre fortezze nella terra, deliber di tornarsene in Spagna a render conto ai Re Cattolici di molte cose, le quali a lui parve che convenissero al loro servizio, specialmente per cagione di molti maligni e mordaci, i quali, mossi da invidia, non restavano di far mala relazione a quei Re delle cose delle Indie, in gran pregiudizio e disonore dell'Ammiraglio e dei fratelli suoi. Perci con 225 Cristiani e 30 Indiani il gioved ai 10 di marzo dell'anno 1496 s'imbarc, e quasi all'alba fece spiegare le vele al vento nel porto dell'Isabella, e con venti levanti volteggiando sal la costa in su con due caravelle chiamate Santa Croce l'una e la Nia l'altra, le quali erano le medesime con le quali era andato a scoprire l'isola di Cuba, e il marted ai 22 di marzo perd di vista il capo orientale della Spagnola, navigando alla volta dell'oriente il pi che il vento gli concedeva. Ma perch per la maggior parte i venti erano levanti, ai 6 di aprile, vedendosi in bisogno di vettovaglie e con la gente molto stanca e afflitta, seco propose di tornar verso mezzod per prendere le isole dei Caribi, alle quali giunse dopo tre d, e diede fondo in Marigalante il sabato ai 9 di aprile. E il d seguente, ancorch fosse suo costume non levar le ancore di domenica, se era in qualche porto, diede le vele al vento perch mormorava la gente dicendo che per andare a cercar da mangiare non dovevano osservare cos tanta severit le feste. E cos and a sorgere all'isola di Guadalupa; e mandate le barche bene armate in terra, avanti che vi arrivassero uscirono dal bosco molte donne con archi e saette e pennacchi in atto di voler difendere la terra. Per la qual cosa, ed anche perch il mare faceva un po' di resta, quelli delle barche, senza arrivare in terra, mandarono nuotando due Indiani di quelli che conducevano dalla Spagnola, dai quali le donne vollero particolarmente informarsi dei Cristiani. E inteso che non volevano altro che vettovaglie per le cose che essi portavano, dissero che se ne andassero all'altra banda di tramontana coi navigli che quivi erano i loro mariti, dai quali sarebbero stati provveduti di quel che volevano. E camminando i navigli assai presso a terra, videro comparire nel lido molta gente, carica di archi e freccie, i quali scaricarono sopra i nostri, con grandissimo ardire e strida, bench indarno, perch non li arrivavano con le freccie. Ma vedendo che le barche armate volevano smontare in terra, gl'Indiani si ritirarono in un'imboscata, e quando i nostri furono giunti a terra li assalirono per impedire che smontassero. Ma spaventati dalle bombarde che dai navigli a loro tiravano, furono costretti a ritirarsi al bosco, abbandonando le case e le possessioni, nelle quali i Cristiani entrarono, predando e distruggendo quel che trovavano. E perch erano edotti del modo che si faceva il loro pane, misero le mani nella pasta e cominciarono a far pane, talch si fece provvigione di quello che loro bisognava. E fra le altre cose che nelle case trovarono, furono pappagalli grandi, miele, cera, ferro, di cui avevano manarini coi quali tagliavano, e telai, come di tappeti, nei quali tessono le loro trabacche; e le case erano fatte quadre, e non rotonde come nelle altre isole si usava, in una delle quali fu trovato un braccio d'uomo, posto a rosto in uno schidione. 
E mentre che si faceva il pane l'Ammiraglio mand 40 uomini per la regione, affinch intendessero alcuna cosa della sua disposizione e qualit, i quali il d seguente tornarono con preda di 10 donne e 3 putti, perch l'altra gente era fuggita. E fra quelle donne che presero vi era una moglie d'un cacico, che appena la pot raggiungere un Canario velocissimo e molto ardito, il quale l'Ammiraglio aveva menato seco; e tuttavia gli sarebbe scampata, senonch come lo vide solo la donna si pens di poter prenderlo; e cos, venuti alle braccia, il Canario non poteva resisterle, s che diede con lei in terra, e lo soffocava se i Cristiani non lo soccorrevano. Queste donne portano le gambe fasciate dal pescietto fino al ginocchio con bambagia filata, perch paiano grosse; il quale adornamento chiamano coiro, e l'hanno per gran gentilezza; e si stringono di tal sorta che, se per alcuna cagione si sfasciano, rimane di quella parte la gamba molto sottile. Questo stesso usano in Giamaica gli uomini e le donne, e ancora si fasciano le braccia fin presso alle ascelle, cio la parte pi sottile, a guisa di braoni che anticamente da noi si usavano. Sono medesimamente queste donne oltremodo grasse, e ve n'era alcuna di un braccio e pi in grossezza, e nel resto sono ben proporzionate: e, quando i figliuoli possono stare in piedi e sanno camminare, dnno loro un arco in mano, acci che imparino a saettare; e tutte portano i capelli lunghi e sciolti gi per le spalle, n coprono cosa alcuna del corpo loro. Quella cacica, o signora, che presero, raccontava che tutta quell'isola era di donne, e che quelle che non avevano lasciato arrivare le barche in terra erano donne, eccetto quattro uomini che per avventura vi si erano trovati di un'altr'isola, giacch in certo tempo dell'anno sogliono venire a prendersi diletto e giacersi con esse. Il che facevano anco le donne di un'altr'isola, che chiamano Matrimino, delle quali riferiva tutto quello che si legge delle Amazzoni; e lo credette l'Ammiraglio per quel che di queste donne egli vide, e per l'animo e forze che esse mostrarono. E dicono eziandio che paiono dotate di pi ragione che quelli delle altre isole, perch negli altri luoghi non contano altro tempo che il giorno per il sole e la notte per la luna, dove queste donne contavano i tempi per le altre stelle, dicendo, quando il carro si leva, o la tale stella va a monte, allora  tempo di far questo e quello. 

CAPITOLO LXIII

Come l'Ammiraglio part dall'isola di Guadalupa per Castiglia. 


Poi che ebbero fatto tanto pane che bastava loro per 20 d, oltre tanto che avevano nei navigli, l'Ammiraglio deliber di seguire il suo cammino verso Castiglia: ma vedendo che quell'isola era come una scala e porta per le altre isole, volle prima lasciar quelle donne contente con alcuni doni in soddisfazione dei danni che erano loro stati fatti, e cos le mand in terra, eccetto la cacica, la quale si content di venire in Castiglia con una sua figliuola in compagnia degli altri Indiani che dalla Spagnola menavansi, l'uno dei quali era il re Caunab, di cui s' detto, ch'era il maggiore e pi reputato di quell'isola, e questo perch non era nativo di quella, ma dei Caribi, e per la cacica si content di andare in Castiglia con l'Ammiraglio. 
Il quale, poi che si fu fornito d'acqua e di pane e di legna, il mercoled ai 20 di aprile diede le vele al vento e part da quell'isola di Guadalupa, e con venti scarsi e molte calme segu il suo cammino venendo per 22 gradi, quando pi e quando meno, secondo che i venti ricercavano, perch allora non si aveva l'esperienza che ora si ha di mettersi bene a tramontana per trovare i venti vendavoli; e per, avendo fatto poco cammino ed essendo la gente molta, cominciarono ai 20 di maggio ad essere tutti in gran tribolazione per la penuria delle vettovaglie, la quale era tanta che solamente mangiavano sei oncie di pane al d per ciascuno ed un'inghistara e mezza d'acqua, senz'altra cosa. E quantunque fossero 8 o 10 [piloti] in quelle due caravelle, niun per di loro sapeva ove fossero, ancorch l'Ammiraglio fosse certissimo che si ritrovavano alquanto pi all'occidente delle isole degli Astori; di che rende la ragione nel suo Itinerario dicendo
Questa mattina le aguglie fiamminghe norvestavano, come sogliono, una quarta, e le genovesi, che solevano conformarsi con quelle, non norvestavano se non poco; e per l'avvenire hanno a norvestare andando l'Est, che  segno che ci ritroviamo cento leghe alquanto pi all'occidente delle isole degli Astori, perch quando furono appunto cento, allora era in mare poca erba di ramoscelli sparsi, e le aguglie fiamminghe norvestavano una quarta, e le genovesi percotevano la tramontana; e, quando saremo pi ad Est-Nord-Est, faranno alcuna cosa. 
Il che si verific subito la domenica seguente ai 22 di maggio. Dal quale indizio e dalla certezza del suo punto conobbe allora che si ritrovava cento leghe lontano dalle isole degli Astori: di che egli si maraviglia, e attribuisce la cagione alla differenza della calamita con che si temperano le aguglie, perch fino a quella linea tutte norvestano una quarta, e quivi le une perseverano, e le altre, che sono le genovesi, percuotono giustamente la stella. E ancora si verific il medesimo il seguente giorno ai 24 di maggio. 
E seguendo il suo cammino, il mercoled agli 8 di giugno, andando tutti i piloti come ciechi o perduti, giunsero a vista di Odmira, che giace tra Lisbona e il capo di San Vincenzo, essendo corsi molti d che tutti gli altri piloti si accostavano sempre a terra, eccetto l'Ammiraglio che la notte avanti temper la furia delle vele con paura del pericolo di terra, dicendo che faceva ci perch oramai si ritrovavano al capo San Vincenzo, della qual cosa tutti ridevano, affermando alcuni che erano nel canale di Fiandra, e altri in Inghilterra; e quelli che meno erravano dicevano di ritrovarsi in Galicia, e che perci non dovevano ammainare, essendo meglio che perissero in terra che miseramente morirsi in mare della fame che pativano. La quale fu tanto grande che molti, come i Caribi, volevano mangiare gl'Indiani che conducevano, e altri, per risparmiar quel poco che loro restavano, erano di parere che [gl'Indiani] si gettassero in mare, come avrebbero fatto se l'Ammiraglio non si fosse mostrato assai severo nel vietarglielo, considerando che erano loro prossimo e cristiani e che per non si dovessero di ragione trattare men bene che gli altri. E cos piacque a Dio di premiarlo col dargli, la mattina seguente, la terra che a tutti aveva promesso. 
Di che poi presso alla gente di mare egli fu tenuto per sapientissimo e divino nelle cose della navigazione. 

CAPITOLO LXIV

Come l'Ammiraglio giunse alla Corte: e la spedizione che per il suo ritorno all'India i Re Cattolici gli diedero. 

Giunto l'Ammiraglio in terra di Castiglia, subito cominci ad ordinare la sua partita per la citt di Burgos, dove fu ben ricevuto dai Re Cattolici, che si ritrovavano quivi per celebrar le nozze del serenissimo principe don Giovanni, loro figliuolo, il quale tolse per moglie madama Margherita d'Austria, figliuola di Massimiliano imperatore, che allora gli era stata condotta, ed era stata ricevuta solennemente dalla maggior parte dei baroni e dalla migliore e pi illustre gente che mai in Spagna fosse venuta insieme. Ma cotali particolarit e grandezze, bench io fossi presente, per esser paggio del suddetto principe, altrimenti io non racconter: s perch non  cosa appartenente alla nostra storia, come perch i cronisti delle loro Altezze avranno avuto questa cura. E per, tornando a quel che all'Ammiraglio tocca, dico che, giunto in Burgos, fece subito ai Re Cattolici un gran presente di molte cose e mostre che dalle Indie portava, cos di diversit di uccelli e animali, come d'alberi e piante, ed istrumenti, e cose che gl'Indiani per loro servigio e piacere usavano: e di molte maschere e cinte con varie figure, nelle quali gl'Indiani, invece di occhi e di orecchie, mettevano foglie d'oro; e appresso di molto oro in grano, prodotto cos dalla natura, minuto e grosso come fave e cece, e alcuni grani, come uova di colombo: bench poi non fu stimato tanto, perch nei tempi da poi vi fu trovato alcun pezzo e grano d'oro che pesava pi di trenta libbre. Ma allora con la speranza di quel che al tempo avesse ad essere, si stimava quel per gran cosa, e come tale l'accettarono i Re Cattolici con molta allegrezza, e l'ebbero per gran servizio. 
Poscia dunque che l'Ammiraglio ebbe loro fatta relazione di tutto quello che apparteneva al beneficio e al popolamento delle Indie, voleva tosto dar la volta per paura che, mancando egli, non vi succedesse alcun sinistro o disavventura, avendo specialmente lasciata la gente in gran necessit di molte cose che per sostentamento di tutti erano necessarie. E, quantunque egli facesse molta istanza per ci, nondimeno, perch le spedizioni di quella Corte sogliono portar seco dilazione, non pot essere cos brevemente spedito, che non passassero 10 o 12 mesi avanti che ottenesse la spedizione di due navigli, che furono mandati innanzi con soccorso, dei quali era capitano un Pietro Fernandez Coronel. 
Questi partirono nel mese di febbraio dell'anno 1498 e l'Ammiraglio rimase sollecitando il resto dell'armata che per il suo ritorno alle Indie era necessaria. Ma non pot s presto vederne il fine che non passasse pi d'un anno, fermandosi perci in Burgos e Medina del Campo, dove essendo la Corte l'anno 1499 i Re Cattolici gli concessero molte grazie e provvisioni, non solo appartenenti ai suoi negozi e stato, ma ancora al buon governo e provvedimento delle cose dell'Indie. Di che io voglio far qui relazione acci che si sappia la buona volont che i Re Cattolici fino allora ebbero di gratificare i suoi meriti e servizi, e quanto poi per la mala informazione dei maligni e invidiosi si mut in loro: per lo che lasciarono che gli fossero fatti torti che pi oltre diremo. 
Ma, tornando alla sua partita dalla Corte per Siviglia, dico che ancora quivi, per colpa e mal governo dei ministri reali, e specialmente di un D. Giovanni di Fonsecca archidiacono di Siviglia, s'intrattenne lo spaccio dell'armata molto pi di quel che conveniva. Da che nacque che detto D. Giovanni, il qual poi fu vescovo di Burgos, port continuamente mortale odio all'Ammiraglio e alle cose sue e fu capo di coloro che lo mettevano in disgrazia ai Re Cattolici. E, affinch don Diego mio fratello ed io, che avevamo servito di paggi il principe D. Giovanni, il quale allora era venuto a morte, non partecipassimo della sua tardit, n stessimo assenti dalla Corte fino al tempo della sua partita, ci mand ai 2 di novembre dell'anno 1497 da Siviglia a servire ancora di paggi la serenissima Regina donna Isabella di gloriosa memoria. 

CAPITOLO LXV

Come l'Ammiraglio part di Castiglia a scoprir la terraferma di Paria. 

Seguendo adunque l'Ammiraglio la sua spedizione a forza di braccia con molta diligenza ai 30 di maggio dell'anno 1498 fece vela dal canale di S. Lucar di Barrameda con sei navigli carichi di vettovaglie e delle altre cose necessarie al provvedimento e soccorso della gente e popolazione della Spagnola. E il gioved ai 7 di giugno giunse all'isola di Porto Santo, ove ud messa, e si ferm per fornirsi d'acqua e di legna e di quel che gli faceva bisogno. E subito che annott, quel medesimo giorno segu il suo cammino alla volta della Madera, dove giunse la domenica seguente ai 10 di giugno: e quivi nella villa del Funchal gli fu fatta molta cortesia e grata accoglienza dal capitano di quell'isola, ed ivi si ferm alquanti d per fornirsi di quel che gli era necessario fino al sabato dopo mezzod che fece vela. 
Il marted ai 19 di giugno giunsero alla Gomera, dove era un naviglio francese che aveva presi due navigli castigliani, il quale, veduta l'armata dell'Ammiraglio, si lev e fece vela con quelli. Ma l'Ammiraglio, credendo che fossero navigli di mercanzia e che per paura si mettessero in fuga, credendo forse ch'egli fosse francese, non si cur di seguirlo, finch poi, essendo essi molto lontani, inteso certo quel che era, gli mand dietro tre navigli dei suoi; per paura dei quali i Francesi lasciarono andare l'uno dei navigli presi, e con gli altri due fuggirono, senza che quelli dell'Ammiraglio potessero dargli l'incalzo. E avrebbero avanzato anche quello se non l'abbandonavano, perch, quando l'Ammiraglio comparve nel porto, per la paura e turbazione non ebbero tempo di poter fornirlo della gente necessaria: talch, non vi essendo dentro altri che 4 Francesi e 6 Spagnoli di quelli che furono presi nello stesso naviglio, gli Spagnoli, veduto il soccorso, si sollevarono contro i Francesi, e messili sotto coperta, con l'aiuto dei navigli dell'Ammiraglio ritornarono col suo al porto, il quale fu dall'Ammiraglio reso al suo padrone: e avrebbe castigati i Francesi se non v'interponeva l'autorit sua il governatore Alvaro di Lugo e tutti quelli della terra, che lo pregarono a voler darglieli, per cambiarli con altri 6 cittadini che il Francese menava prigioni; ed esso glieli don volentieri. 
Poscia, affrettando la sua spedizione, il gioved ai 21 di giugno, fece vela alla volta dell'isola del Ferro e quindi dei 6 navigli che conduceva nell'armata deliber di mandarne tre alla Spagnola, ed egli andarsene con gli altri tre alla via delle isole di capo Verde, per quindi prendere la sua via diritta e scoprire la terraferma. Con tal deliberazione cre un capitano in ciascun dei navigli che mandava alla Spagnola: l'uno dei quali fu chiamato Pietro di Arana, cugino di quell'Arana che mor nella Spagnola, l'altro Alfonso Sancies di Carvagiale, cittadino di Baezza, e il terzo fu un Giovanni Antonio Colombo, suo parente. Ai quali diede particolare commissione di quello che avevano da fare, comandando che ciascuno avesse governo generale per settimana. Dato quest'ordine, prese il suo cammino alla volta delle dette isole di capo Verde, ed i capitani partirono per la Spagnola, Ma, perch quel clima per dove entrava era in quei tempi malsano, di subito fu assalito da un gravissimo dolore di gotta in una gamba; e indi a quattro d gli venne una terribile febbre: ma nonostante la sua indisposizione non lasciava di stare in cervello a dimorar con diligenza tutti gli spazi che il naviglio camminava, e le mutazioni dei tempi che succedevano, secondo che egli aveva osservato da principio del suo primo viaggio. 
E seguendo il suo cammino, il mercoled ai 27 di giugno vide l'isola del Sale, ch' una delle isole di capo Verde. Presso alla quale passando and ad un'altr'isola che si chiama di Buonavista, nome certamente lontano dalla verit, perch  malinconica e miserabile. In questa gitt le ancore e in un canale alla banda dell'Ovest presso ad un'isoletta che quivi giace ed  vicina a 6 o 7 case di quelli che abitano quell'isola, e dei lebbrosi che quivi vengono per guarire della loro infermit. E siccome i naviganti hanno piacere scoprendo terra, cos, e molto pi godono e si rallegrano quei miseri che quivi abitano quando veggono alcun naviglio. Per la qual cosa tosto concorsero alla riva per parlare con quelli delle barche che l'Ammiraglio mandava in terra per fornirsi di acqua e di sale; e v'ha gran copia di capre. E veduto che erano Castigliani, il Portoghese che aveva la cura delle cose dell'isola per il suo signore, and subito ai navigli a parlare all'Ammiraglio e offrirgli quel che domandava. Di che l'Ammiraglio lo ringrazi, e comand che gli fosse fatta cortesia e gli fosse dato alcun rinfrescamento, perch per la sterilit dell'isola sempre vivono in gran miseria. 
E desiderando egli d'intendere il modo che tenevano gli ammalati nella loro cura, e per domandandone, gli disse quell'uomo che quivi l'aria e il cielo erano molto temperati; il che  la prima cagione della sanit: e che la seconda procedeva da quel che mangiavano, perch quivi veniva gran numero di testuggini, delle quali mangiavano gli ammalati, e si ungono col loro sangue: e che in poco tempo, continuando essi questo medicamento, guariscono: ma che quelli che nacquero infetti di questo male tardano pi a guarire. E che vi fossero tante testuggini era cagione l'essere tutta la costa spiaggia arenosa, ove nei tre mesi di giugno, luglio e agosto venivano le testuggini dalla terraferma dell'Etiopia, la maggior parte delle quali erano della grandezza d'una rotella comune: e che ogni sera uscivano a dormire e far l'uova nell'arena: e che i Cristiani vanno di notte lungo la spiaggia con facelle accese o con lanterne cercando il segno fatto dalla testuggine per l'arena e, trovato quello, seguono finch dnno nella testuggine, la quale, vinta dalla stanchezza per aver fatto s lungo cammino, dorme s profondamente che non sente il cacciatore. Costui, trovatala e lasciatala rivolta con la pancia all'ins, senza farle altro male, passa oltre a cercarne delle altre, perch esse non possono drizzarsi n muoversi dal luogo dove le lasciano per la loro gravezza. Avendone poi essi prese quante vogliono, tornano la mattina a far la scelta di quelle che pi loro piacciono; e, lasciando andar le pi piccole, portano via l'altre per mangiarle. In cos fatta miseria vivono gli ammalati, senza che abbiano altro esercizio n altro cibo, per esser l'isola molto secca e sterile, senza alberi n acqua: onde bevono solamente di alcuni pozzi d'acqua molto grossa, e salmastra. 
E quei medesimi che sono alla guardia dell'isola, che era quell'uomo e altri quattro compagni suoi, non avevano altro esercizio che ammazzar capre e salarle, per mandarle poi in Portogallo. Di queste capre diceva esservi tanta copia per i monti, che qualche anno ne ammazzarono per tre o quattro mila ducati: e che tutte erano moltiplicate di otto capre che vi condusse il signore di quell'isola, chiamato Rodrigo Alonso, scrivano della entrata del re di Portogallo. E che spesse volte i cacciatori stanno quattro e cinque mesi che non mangiano pane, n altra cosa, salvo che di quella carne, o pesce: e che per quella cagione stimava molto il rinfresco che gli aveva fatto dare. E subito quell'uomo e i suoi compagni con alquanta gente dei navigli andarono alla caccia delle capre: ma, veduto che si ricercava molto tempo per ammazzarne quante facevano bisogno, l'Ammiraglio non volle fermarsi pi, per la molta fretta che aveva. Laonde il sabato di sera l'ultimo di giugno si part per l'isola di Santiago, che  la principale delle isole di capo Verde, ove giunse il d seguente sull'ora di vespro, e si ferm presso ad una chiesa, dove mand alla terra a comprare alcune vacche e buoi per condurli vivi alla Spagnola. Ma, veduta l'incomodit che v'era per fornirsene con quella prestezza che egli voleva, e il danno che dal suo ritardo gli tornava, deliber di non aspettar pi, specialmente perch dubitava che gli si ammalasse la gente per essere quella terra malsana. E cos dice che, poich fu giunto a quelle isole, mai n il cielo n alcuna stella si vide se non con nebbia tanto densa e calda, che le tre parti della gente della terra erano ammalati, e tutti avevano cattivo colore. 

CAPITOLO LXVI

Come l'Ammiraglio part dalle isole di capo Verde a cercar la terraferma; e il gran caldo che pat, e la chiarezza che la tramontana rendeva. 

Il gioved ai 5 di luglio l'Ammiraglio part dall'isola di Santiago alla volta del Sud-Ovest con disegno di navigare finch si mettesse sotto l'Equinoziale, e d'indi seguir la via dell'occidente finch trovasse terra o si mettesse in luogo d'onde traversasse alla Spagnola. Ma perch fra quelle isole sono molto grandi le correnti verso la tramontana e il Nord-Ovest, non pot camminare come voleva: di modo che anche il sabato ai 7 di luglio dice ch'egli era a vista dell'isola del Fuoco, che  una delle medesime di capo Verde: la quale dice che  terra molto alta verso mezzod e che da lontano par che sia una gran chiesa che ha alla banda dell'Est il campanile d'un altissimo picco, o dirupo, d'onde, quando sogliono soffiare i levanti suole uscir gran fuoco, s come avviene in Teneriffa, e in Vulcano, e in Mongibello. Ed essendo questa l'ultima terra dei Cristiani ch'ei vide, segu il suo cammino per Sud-Ovest, finch si trov in distanza di cinque gradi dall'Equinoziale, dove gli calm il vento, avendo continuamente navigato con la nebbia di cui abbiamo detto di sopra; e quella calma gli dur otto d con un caldo s eccessivo, che abbruciava i navigli; e non c'era persona che potesse star sotto coperta; e se non era che piovve una qualche volta e che il sole si nascondeva, penso che si sarebbero arsi vivi insieme coi navigli, giacch il primo d della calma, che fu chiaro, era cos grande il caldo che niun rimedio potevano trovare se Dio non li soccorreva miracolosamente con la pioggia e nebbia sopraddetta. Per la qual cosa, essendosi alquanto discostato verso il settentrione, e trovandosi gi discosto dall'Equinoziale sette gradi, deliber di non accostarsi pi all'ostro, ma di camminar dritto verso ponente, almeno finch vedesse come si fermava il tempo, poich, per cagione del caldo, aveva perduti molti vasi, e crepavano i cerchi delle botti, e ardeva tutto il formento e la vettovaglia che portavano. 
Ed essendo gi a mezzo luglio, dice ch'egli prese l'altezza del polo con gran diligenza e molta certezza, e che trov grandissima e meravigliosa differenza da quel che soleva avvenire nel parellelo degli Astori. Giacch, stando qui le guardie nel braccio destro, cio dalla banda dell'oriente, allora la stella tramontana era pi bassa, e quindi si va innalzando, di modo che, quando le guardie erano sopra la testa, allora s'era innalzata per due gradi e mezzo; e da che di qua passava, tornava ad abbassarsi per i medesimi 5 gradi che era ascesa. Il che dice che esperiment molte volte e con gran diligenza e con molto comodo tempo per verificarlo, e che ora nel sito ov'egli si ritrovava, nella torrida zona, gli riusc molto in contrario, perch stando le guardie nella testa, trovava che il polo s'era innalzato 6 gradi, e, quando le guardie passavano il braccio sinistro, nel termine di 6 ore trov la tramontana alta 11 gradi: e poi la mattina che le guardie eran trascorse nei piedi, ancorch non si vedessero per la bassezza del polo, la tramontana si ritrovava alta 6 gradi, di modo che la differenza era di 10 gradi, e scriveva circolo, il cui diametro era di 10 gradi, non essendo col se non 5 abbassando la positura, per esser quella nel braccio sinistro il pi basso e qui nella testa. 
La ragione di che parve a lui molto difficile da esser compresa; e, non comprendendola compiutamente fin che pi consideri sopra ci, dice che gli pare che in quel che tocca alla descrizione del cerchio della stella si potrebbe dire che nell'Equinoziale si vede il giusto; e, quanto pi si va presso al polo par minore, per ci che si prende il cielo pi obliquo. E, quanto al norvestare, io credo che la stella abbia la propriet dei quattro venti, come l'ha ancora la calamita; che, se tocca col levante, dimostrer il levante, e altres il ponente, o il settentrione, o l'ostro: e per colui che fa gli aghi copre con panno la calamita in modo che non resti di fuori eccetto che la parte settentrionale, cio quella che ha virt di condurre l'acciaio a percuotere la tramontana. 

CAPITOLO LXVII

Come l'Ammiraglio scopr l'isola della Trinit e vide la terraferma. 

Marted all'ultimo di luglio dell'anno sopraddetto 1498 avendo l'Ammiraglio navigato molti d all'occidente, talch a suo giudizio lasciava gi le isole dei Caribi a tramontana, deliber di non seguir pi quel cammino, ma di andarsene alla Spagnola, non solo perch pativa grande necessit d'acqua; ma ancora perch tutte le vettovaglie gli si distruggevano, e medesimamente perch dubitava che in sua assenza fosse successo alcun disordine o sedizione fra la gente che vi aveva lasciata, come in effetto era avvenuto, per quel che noi pi oltre diremo. Laonde, lasciando la via dell'occidente, prese quella di tramontana, parendogli di poter quindi andare a prendere alcuna delle isole dei Caribi ove potesse rinfrescar la gente e fornirsi d'acqua e di legna, di cui aveva gran bisogno. Di modo che, navigando una mattina per quel cammino, piacque a Dio che nell'ora del mezzod un marinaio di Huelva, chiamato Alfonso Perez Nizzardo, montato sulla gabbia, in distanza di 15 leghe dalla nave vide terra all'occidente, e fu la vista di tre moggetti tutti insieme in un medesimo tempo: bench non molto di poi videro che la medesima terra si distendeva verso Nord-Est, quando poteva comprendere la vista, e ancora non faceva mostra che se ne dovesse vedere il fine. Di che avendo tutti rese molte grazie a Dio e detta la Salve e altre devote orazioni che in tempo di fortuna o di allegrezza i marinai sogliono dire, l'Ammiraglio le mise nome isola della Trinit, s perch aveva in pensiero di mettere quel nome alla prima terra che trovasse, come perch gli pareva che in ci si gratificasse a Dio, il quale gli aveva mostrati i moggetti tutti in un medesimo tempo, come gi abbiamo detto. 
E poi navig alla volta dell'occidente per andare ad un capo che pi all'ostro si mostrava, camminando per la parte australe della medesima isola fin tanto che and a dar fondo, passate 5 leghe d'una punta che chiam della Galea, per uno scoglio il quale presso a quella punta giaceva, e da lontano pareva una galea che andasse alla vela. E perch oramai non aveva pi che una botte d'acqua per tutta la gente della sua nave, e le altre si ritrovavano nello stesso bisogno, e quivi non v'era la comodit per pigliarla, subito il mercoled seguente di mattina, seguendo la detta via dall'occidente, and a fermarsi presso ad un'altra punta, che chiam della Spiaggia, dove con grande allegrezza smont la gente in terra, e pigliarono acqua d'un bellissimo rivo, senza che per tutto quel contorno trovassero gente n popolazione alcuna, ancorch per tutta la costa che avevano lasciata indietro avessero vedute di molte case e popolazioni.  ben vero che trovarono vestigi di pescatori che erano fuggiti, lasciate alcune cosette di quelle che adoprar sogliono per pescare. Vi trovarono parimenti molte pedate di animali che mostravano di esser di capre, e ne videro le ossa d'una: ma, poich la testa non aveva corna, giudicarono che potesse essere di alcun gatto mammone, o monicchio, come poi seppero che era, per i molti gatti di quelli che in Paria videro. 
E quello stesso giorno che fu il 1 d'agosto, navigando tra la punta della Galea e quella della Spiaggia sopra la mano sinistra alla volta dell'ostro, videro la terraferma in distanza di 25 leghe, come che essi credettero che fosse un'altr'isola, e ci stimando l'Ammiraglio la chiamasse l'isola Santa. La terra, che dalla Trinit videro, cio dall'una punta all'altra, era distante 30 leghe da Est a Ovest, senza alcun porto, ma tutto il paese era molto bello, e gli alberi fino all'acqua, con molte popolazioni e casali, e con grandissima amenit: la qual giornata passarono in brevissimo spazio, dato che la corrente del mare era s veloce verso l'occidente che pareva un rapido fiume cos il d come la notte, e a tutte le ore, nonostante che crescesse e scemasse l'acqua per la spiaggia pi di 60 passi alle marette, come in San Lucar di Barrameda suole avvenire quando ingrossano le acque, perch, quantunque s'alzi e si abbassi l'acqua, non perci lascia mai di correre verso il mare. 

CAPITOLO LXVIII

Come l'Ammiraglio and alla punta dell'Arenal, e una canoa venne a parlargli. 

Poich videro che nella punta della Spiaggia non potevano aver lingua dalla gente della terra, n v'era la comodit per fornirsi di tutta quell'acqua che era loro necessaria se non con gran fatica, e che quivi non potevano rimediare ai navigli n alle vettovaglie, il d seguente, che fu ai 2 d'agosto, l'Ammiraglio seguit la sua via ad un'altra punta che mostrava essere l'occidentale di quell'isola, e chiamolla dell'Arenale: e quivi sorse, parendogli che i levanti, i quali corrono in quelle bande, non darebbero tanta fatica nell'andare e tornare alle barche in terra. E avanti che a questa giungessero, venendo per la loro via, cominci a seguirli una canoa con 25 persone, le quali un tratto di bombarda lontani si fermarono parlando con voce alta. Ma non s'intendeva cosa alcuna, quantunque si pu credere che ricercassero che genti fossero i nostri e di qual banda venissero, s come eziandio gli altri Indiani solevano ricercar prima. Ma, poich con parole non v'era mezzo di persuaderli che s'accostassero ai navigli, cominciarono a mostrar loro diverse cose acci che entrassero in desiderio di averle, cio bacini di ottone, specchi, e altre cose simili che gli altri Indiani sogliono stimar molto. Ma ancorch per questi segni si accostassero alquanto, tornavano tosto di grado in grado a fermarsi con alcuna dubitazione. Per la qual cosa, e anche per allegrarli con alcuna festa e provocarli alla venuta, l'Ammiraglio comand che montasse sulla poppa il tamburino, e un altro che cantasse con un timpano, e che alcuni giovani cominciassero alcuna danza. Il che veduto dagl'Indiani, subito si posero in atto di guerra, imbracciando le rotelle che portavano, e con gli archi e freccie loro cominciarono a tirare a quelli che danzavano. 
I quali per comandamento dell'Ammiraglio, e perch non rimanessero senza castigo di quell'insolenza, e non disprezzassero i Cristiani, lasciata la danza, gli cominciarono a trar con le balestre, di modo che ebbero caro di poter ritirarsi, e se ne andarono di lungo ad un'altra caravella chiamata la Vacchina, a cui senza paura e dimora si accostarono: e il piloto mont con essi nella loro canoa, e li don di alcune cose che loro piacquero molto; e dissero che, come fossero stati in terra, li avrebbero portato dalle case loro del pane; e con ci se ne andarono verso terra: n quelli del naviglio vollero prenderne alcuno per dubitazione di non far dispiacere all'Ammiraglio. La relazione che di loro fecero fu che era gente molto ben disposta e pi bianca che quella delle altre isole e che portavano i capelli lunghi come le donne, legati con alcune cordelline: e con alcuni pannicelli coprivano le parti vergognose. 

CAPITOLO LXIX

Del pericolo che corsero i navigli nel passar per la Bocca del Serpe: e come fu scoperta Paria, che fu il primo scoprimento della terraferma. 

Tosto che i navigli furono sorti nella punta dell'Arenale, l'Ammiraglio mand le barche in terra per acqua, e per prender lingua dagl'Indiani, ma non potettero avere ne l'una cosa n l'altra; per esser quella terra molto bassa e disabitata. Per la qual cosa il d seguente comand che andassero a fare alcune fosse nell'arena, e per buona sorte le trovarono fatte, e piene di buonissima acqua, e stimossi che i pescatori fatte le avessero. 
Presane adunque quella che loro faceva bisogno, l'Ammiraglio deliber di passare ad un'altra bocca che si vedeva quindi verso il Nord-Ovest, alla quale poi mise nome Bocca del Dragone, a differenza di quella nella quale si ritrovava, che chiam Bocca della Serpe: le quali bocche formavano le due punte occidentali della Trinit con altre due della terraferma; e quasi giacevano a tramontana-mezzod l'una dall'altra. In mezzo a quella ove l'Ammiraglio era sorto v'era un alto scoglio, che chiam il Gallo: e per questa bocca, o canale, che chiam Bocca della Serpe, usciva continuamente l'acqua verso tramontana con tanta furia, come se fosse stata bocca di alcun grosso fiume: da che le diedero quel nome per lo spavento che quivi ebbero, poich, stando essi sicuri sopra le ancore, venne un colpo di corrente dalla banda del mezzod con assai maggior impeto del solito e con grandissimo rumore, perch usciva per detta bocca alla volta di tramontana. E poich dal golfo che ora chiamano di Paria usciva corrente in opposizione della sopraddetta, si accozzarono, come giostranti, con grandissimo rumore, e cagionarono che il mare s'innalzasse a guisa di altipiano lungo quella bocca. Il qual monte venne alla volta dei navigli con grande spavento di tutti, s che temevano che dovesse travolgerli: ma piacque a Dio che pass di sotto, o, per dir meglio, che li lev in alto, senza far loro danno, ancorch ad un naviglio levasse le ancore di terra e le gettasse dal luogo ov'era, finch con le vele fugg quel pericolo con grandissima paura di dovere annegarsi. E di subito, quella furia di corrente passata, vedendo l'Ammiraglio il pericolo nel quale quivi era, prese il suo cammino per la Bocca del Dragone, la quale giace tra la punta della tramontana occidentale della Trinit e l'orientale di Paria, navigando verso l'occidente, perciocch pensava che fosse isola, e sperava di dover trovare onde uscire alla parte di tramontana verso la Spagnola. E ancorch per quella costa di Paria ci fossero di molti porti, egli non voleva entrare in alcuno, perch tutto il mare era porto, essendo d'ogni parte circondato dalla terraferma. 

CAPITOLO LXX

Come in Paria si trov mostra d'oro e di perle, e genti di buona conversazione. 

Ritrovandosi adunque l'Ammiraglio ai 5 d'agosto all'ancora, e tenendo egli in devozione di mai non alzar le ancore in simile giorno, ch'era domenica, mand le barche in terra, dove trovarono molti frutti dei medesimi delle altre isole, e grande numero di alberi, e indizi di gente, come fuggitiva, per paura dei Cristiani. Ma non volendo egli perder pi tempo, seguit la costa in gi altre 15 leghe senza entrare in porto alcuno, per paura che non gli rispondessero i tempi che gli facevano bisogno per l'uscita. E dando fondo in capo di dette 15 leghe alla costa, venne subito una canoa a bordo della caravella chiamata Correo, con tre uomini: e il piloto, intendendo quanto l'Ammiraglio desiderava aver lingua di quella gente, finse di voler parlare con essi, e si lasci cadere dentro nella canoa, e la gente del naviglio con la barca prese quei tre e li men all'Ammiraglio, il quale li accarezz molto, e con molti doni li rimand in terra, dove si vedeva gran quantit d'Indiani. I quali, intesa la buona relazione che questi gli fecero, tutti con le loro canoe vennero ai navigli a barattare di quelle cose che avevano, che in effetto erano le medesime che nelle altre isole prima scoperte avevano trovate, bench qui non vi fossero le tablacine, o rotelle, n l'erba avvelenata per le freccie, le quali non usano, ma i Caribi soli l'hanno in costume. La bevanda di questi era un certo liquore bianco come latte, e un altro che tirava al negro, di sapore di vin verde di uva mal matura: ma non potettero sapere di qual frutto lo facessero. Portavano panni ben tessuti di varii colori di bambagia, della grandezza di facciuoli, alcuni maggiori e altri minori: e quel che pi delle cose nostre stimavano era ogni cosa d'ottone, e specialmente sonagli. La gente pare che sia pi politica e trattabile che quella della Spagnola. Coprono le parti vergognose con un panno di quelli che abbiamo detto, i quali son di varii colori; e un altro portano rivolto alla testa. Le donne non portano coperta cosa alcuna, neanche le parti vergognose; il che eziandio usano nell'isola della Trinit. Cosa di utile non ci videro, fuorch alcuni specchietti d'oro che portavano al collo. Per la qual cosa, e perci che l'Ammiraglio non poteva fermarsi a ricercare i secreti della regione, comand che si pigliassero sei di coloro, e segu il suo cammino all'occidente, credendo sempre che quella terra di Paria, a cui pose nome isola di Grazia, non fosse terraferma. 
Indi a poco vide che gli si mostrava un'altr'isola al mezzod, e un'altra non minore al ponente, tutta di terra molto alta, coi campi seminati, e molto popolata: e gl'Indiani portavano pi specchi al collo che i passati, e molti guanini, che  oro basso, e dicevano che quello nasceva in altre isole occidentali di gente la quale mangia gli uomini: e le donne portavano filze di Ave Marie alle braccia, e, fra quelle, perle grosse e minute molto fini infilzate, delle quale se n'ebbero alcune a baratto per mandarle per mostra ai Re Cattolici. Ed essendo domandati ove trovassero quelle cose, accennarono che nelle conche delle ostriche, le quali pescavansi al ponente della terra di Grazia, e dietro quella verso tramontana. Per la qual cosa l'Ammiraglio si ferm quivi per aver pi certezza di cos buona mostra, e mand le barche in terra, dove tutta la gente ch'era concorsa di quel paese si dimostr tanto domestica e trattabile, che importunarono i Cristiani che andassero con loro ad una casa non troppo discosta, nella quale diedero loro da far colazione, e molto di quel loro vino. E subito da quella casa, la quale doveva essere il palazzo del re, li menarono ad un'altra di suo figlio, ove loro fecero la stessa cortesia: e tutti generalmente erano i pi bianchi di quanti nelle Indie avevano veduti, e di migliore aspetto e disposizione, coi capelli tagliati a mezz'orecchio all'usanza di Castiglia. Da costoro seppero che quella terra si chiamava Paria, e che avevano piacere di essere amici ai Cristiani: con che si partirono da loro e se ne tornarono ai navigli. 

CAPITOLO LXXI

Come l'Ammiraglio usc per la bocca del Dragone, e il pericolo che corse. 

Seguendo l'Ammiraglio il suo cammino all'Ovest, trovavano ogni volta minor fondo per mare, tanto che, essendo venuti per quattro o cinque braccia d'acqua, non ne trovarono se non due e mezza di basso mare perch il crescere e calar dell'acqua era differente da quello dell'isola della Trinit, cio che nella Trinit cresceva l'acqua tre braccia, e quivi, ch'era pi all'occidente 45 leghe, non cresceva che una: e l sempre all'ingi, o come dicono i marinai, di giusante, e di montante, andavano le correnti al ponente, e quivi di giusante andava all'oriente, e di montante all'occidente: e l il mare era mezzo dolce, e quivi era come l'acqua del fiume. Le quali differenze l'Ammiraglio vedendo, e il poco fondo che per i navigli trovava, non ard di passar pi oltre con la sua nave, la quale voleva tre braccia d'acqua, ed era di cento botte; e cos sorse in quella costa, la quale era sicurissima, per esser porto fatto in forma di ferro di cavallo, d'ogni parte circondato da quella terra. Ma nondimeno mand una caravelletta che chiamava il Corriero, per sapere se vi era passo tra quelle isole per l'occidente: la quale, avendo fatto poco cammino, torn il d seguente, che erano gli 11 d'agosto, dicendo che al fine occidentale di quel mare vi era una bocca di due leghe d'ostro-tramontana, e dentro un golfo rotondo con altri quattro golfetti, ad ogni lato uno, e che di ciascuno di quelli usciva un fiume, l'acqua dei quali cagionava che tutto quel mare fosse cos dolce, e che ancora l dentro era molto pi dolce che dove l'Ammiraglio si ritrovava, soggiungendo che veramente quelle terre, che mostravano essere isole, tutte erano una terra stessa continente, e che per tutto avevano trovato quattro e cinque braccia di fondo, e tanta erba di quella dell'Oceano, che appena avevano potuto passare per quella. Laonde, essendo l'Ammiraglio molto certo di non poter uscire per la via dell'occidente, lo stesso giorno torn verso oriente, con proposito di uscire per lo stretto che si era mostrato fra la terra di Grazia sopraddetta che gl'Indiani chiamavano Paria, e la Trinit: nel quale stretto al levante alla punta della Trinit, ch'ei chiam capo Botto, e al ponente alla punta dell'isola di Grazia, che chiam punta della Lapa, e nel mezzo giacciono quattro isolette. 
La cagione perch gli mise nome capo del Dragone, fu perch veramente  pericoloso per la furia dell'acqua dolce che per l vuole uscire in mare: da che allora si cagionavano tre onde di mar grosso e di gran rumore, le quali si distendevano dall'oriente al ponente per tutta la sopraddetta Bocca. E perch nel tempo che egli usc per quella, gli manc il vento e stette in grandissimo pericolo d'essere dalla corrente gettato in alcune secche, o scogli, dove si rompesse, ebbe giusta cagione di mettergli nome corrispondente all'altra bocca, nella quale in non minor pericolo s'era veduto, come di sopra abbiamo detto. Ma piacque al nostro Signore che indi dove essi avevano maggior paura venisse a loro il rimedio, e che la stessa corrente li cavasse salvi. E per, senz'altra dimora, il luned ai 13 d'agosto cominci a navigare verso occidente per la costa settentrionale della stessa Paria per attraversare poi alla Spagnola, rendendo molte grazie a Dio che di tante pene e pericoli lo liberava, mostrandogli sempre nuove terre piene di gente domestica e di gran ricchezze, e specialmente quella, la quale aveva per certissimo che fosse terraferma, per la grandezza di quel golfo delle perle e dei fiumi che da quello uscivano, e del mare, il quale tutto era d'acqua dolce, e per l'autorit di Esdra nell'ottavo capitolo del quarto libro, che dice che di sette parti della sfera, sola una  coperta dall'acqua, e perch tutti gl'Indiani delle isole dei cannibali gli avevano detto che alla parte del mezzod v'era grandissima terraferma. 

CAPITOLO LXXII

Come l'Ammiraglio travers dalla terraferma alla Spagnola. 

Navigando adunque l'Ammiraglio all'occidente della costa di Paria, ogni volta pi si andava allontanando da quella alla volta del Nord-Ovest perch le calme e la correnti lo gettavano verso quella parte. Di modo che il mercoled ai 15 d'agosto lasci il capo, che chiam delle Conche, al mezzod, e la Margarita al ponente, ch' un'isola alla quale egli mise quel nome, non so se inspirato da Dio, perch presso a quella giace l'isola di Cabagua, dalla quale si  tratta innumerabile quantit di perle e margarite: e cos ancora nella Spagnola, tornando di Giamaica, mise nome ad alcuni monti Tutti Oro, e poi in quelli si trov la maggior quantit e grani d'oro che da quell'isola si siano portati in Ispagna. 
Ma tornando al suo viaggio, dico che segu il cammino per 6 isolette, che chiam le Guardie, e altre 3, che giacevano pi alla tramontana chiam i Testimoni. E ancorch tuttavia scoprissero molta terra al ponente della medesima costa di Paria, dice l'Ammiraglio che oramai di tali particolarit non poteva rendere quel conto che desiderava perch per ragione del troppo vegliare gli occhi gli si erano convertiti in sangue, e per era costretto a notare la maggior parte delle sue cose per relazione dei marinai e piloti che con lui andavano. Medesimamente dice che quella stessa notte, che fu il gioved ai 16 d'agosto, non avendo fino allora norvestato le aguglie novestearono in fretta pi d'una quarta e mezza, e alcune mezzo vento, senza che in ci vi potesse essere errore, perch sempre erano stati molto vigilanti per notar ci. E con ammirazione di questo, e con dolore che gli mancasse la comodit per seguir la costa della terraferma, navig quasi tutto quel cammino al Nord-Ovest finch il luned ai 20 diede fondo tra la Beata e la Spagnola, e quindi a posta mand lettere al prefetto suo fratello, facendogli sapere la sua venuta e il buon successo; ancorch si trovasse pieno di maraviglia per vedersi tanto al ponente, dato che, quantunque conoscesse che le forze delle correnti mancavano, non pens gi che fosse in tanto grado. Laonde, acci che non gli mancassero affatto le vettovaglie, ascese subito verso l'oriente alla via di San Domingo, nel cui porto o fiume entr ai 30 d'agosto, perch il prefetto aveva destinato quivi il sito della citt nella parte orientale del fiume, dove oggi giace, e chiamatala San Domingo, in commemorazione di suo padre, che si chiamava Domenico. 

CAPITOLO LXXIII

La sollevazione e i rumori che l'Ammiraglio trov nella Spagnola per la malvagit di un Orlando, che egli vi aveva lasciato per giudice generale. 

Entrato adunque l'Ammiraglio nella citt di San Domingo con la vista quasi perduta dal soverchio vegliare che continuamente aveva fatto, sper d'esservi giunto per riposarsi dei travagli patiti in quel viaggio e di trovarvi molta pace fra le sue genti, ma trov nondimeno tutto il contrario, perch tutte le famiglie dell'isola erano in gran tumulto e sedizione: giacch gran parte della gente da lui lasciatavi era gi morta, e degli altri ve n'erano pi di 160 ammalati di mal francese: e oltre che molti altri s'erano sollevati con Orlando, non trov i navigli che dalle Canarie dicemmo egli aver mandato con soccorso. 
Di che sar necessario che noi ragioniamo ordinatamente per seguire e compire il filo della storia, cominciando dal giorno che l'Ammiraglio part per Castiglia, la quale partenza, come dicemmo, fu nel mese di marzo dell'anno 1496 essendo scorsi 30 mesi dal giorno della sua tornata, nel principio del qual tempo, per la speranza della sua presta tornata e d'essere di breve soccorsi, fu nella gente alcuna quiete. Ma passato il primo anno, mancando loro di quelle cose di Castiglia, e crescendo le infermit e travagli tuttavia, rimasero scontenti delle cose presenti e privi di speranza di miglioramento nell'avvenire, senza per che s'intendessero le querele di molti ch'erano scontenti, fra i quali mai non manca chi inciti e pretenda farsi capo di parte, come allora tocc la sorte ad un Francesco Orlando, nativo della torre di Don Ximeno, a cui l'Ammiraglio aveva data tanta reputazione e autorit presso gl'Indiani e i Cristiani, col lasciarlo giudice maggiore, che non meno era ubbidito che la sua persona. Da che si pu presumere che fra lui e il prefetto, ch'egli aveva lasciato per governatore, non ci fosse quella buona volont che per il bene pubblico ricercavasi, s come il tempo e l'esperienza fecero conoscere. Pertanto, tardando l'Ammiraglio a tornare, n mandando alcun soccorso, l'Orlando incominci a drizzare il suo pensiero a voler impadronirsi dell'isola, proponendo di ammazzare i fratelli dell'Ammiraglio, come quelli nei quali poteva trovar maggior resistenza, e per dare a ci effetto aspett l'occasione. 
E avvenne che il prefetto, uno dei fratelli dell'Ammiraglio, and ad una provincia occidentale chiamata Suragna, 80 leghe discosta dall'Isabella, dove detto Orlando rimase in suo luogo, bench sotto il governo di don Diego, secondo fratello dell'Ammiraglio: di che l'Orlando si sdegn in tal maniera che, mentre il prefetto dava ordine come il cacico di quella provincia pagasse il tributo ai Re Cattolici che a tutti gl'Indiani dell'isola l'Ammiraglio aveva imposto, l'Orlando cominci nell'isola segretamente a trarre alcuni alla sua divozione. 
Ma perch niun male ardisce d'alzar la testa in un subito, o senza alcuna finta cagione, quella che Orlando tolse per fondamento e porta del suo disegno fu che nella stessa Isabella era una caravella in terra che il prefetto aveva fatta fare per mandarla in Castiglia se la necessit ve lo costringesse: e perch per mancanza di sartie e d'altri apparecchi non pot essere gettata in acqua, l'Orlando finse, e pubblic esserne altra la cagione, e che al beneficio di tutti conveniva che quella caravella si mettesse ad ordine, acci che in quella potesse andare alcun di loro in Castiglia a dar nuova dei loro travagli, per cui sotto colore del bene comune, faceva grande istanza che essa si gettasse in acqua: e perch don Diego Coln per detta mancanza di sartie non lo consentiva, avvenne che l'Orlando con pi animo e sfacciatezza cominci a trattare con alcuni segretamente, che detta caravella si gettasse in acqua al dispetto di lui, dicendo a quelli i quali egli stimava consentir seco che, se al prefetto e a don Diego ci non piaceva, era perch volevano rimanere col dominio del paese, e tener loro continuamente soggetti, senza che vi fosse alcuna naviglio col quale potessero far sapere ai Re Cattolici la loro sollevazione e tirannia. E poich sapevano, ed era chiaro, quanto crudele e terribile fosse il prefetto, e la travagliata e mala vita che loro dava, fabbricando terre e fortezze, e poich essi erano senza alcuna speranza della venuta dell'Ammiraglio con soccorso, era bene che pigliassero la loro libert, e non permettessero che sotto il colore del soldo, il quale mai non si pagava loro, fossero soggetti ad un forestiero, potendo godere una buona e riposata vita, e di grandissima utilit, poich tutto quello che nell'isola si avesse e commutasse l'avrebbero tra di loro ugualmente partito, e si sarebbero serviti degl'Indiani a loro volont, senza che li tenessero cos in freno: e che ancora non era loro permesso che potessero pigliar per moglie una donna indiana che piacesse a loro: e oltre che il prefetto loro faceva osservare i tre voti di religione, non mancavano digiuni e discipline con le prigionie, e castigo, le quali cose contro di essi per ogni minima colpa si eseguivano. Laonde, poich egli aveva la bacchetta e l'autorit del Re, la quale di tutto quello che sopra ci potesse succedere li assicurava senza che ne ritornasse a loro pregiudizio, li esortava a fare quello che li consigliava, per cui non potevano errare. 
Con queste, e con altre tali parole, dipendenti dall'odio che egli al prefetto portava, e con la speranza dell'utile, tir tanti alla sua devozione che un giorno, essendo tornato il prefetto da Suragna all'Isabella, alcuni d'essi deliberarono di dargli delle pugnalate, tenendo ci per cos facile cosa, che avevano apparecchiato un laccio per appiccarlo dopo morto. E la cagione per cui allora pi s'erano a ci incitati fu la prigione d'un Barahona amico dei medesimi congiurati, contro il quale, se Dio non ispirava in animo al prefetto che non procedesse all'esecuzione della giustizia, senza dubbio l'avrebbero ucciso. 

CAPITOLO LXXIV

Come Orlando tent di sollevare la Villa della Concezione e mise a sacco l'Isabella. 

Vedendo Orlando che la morte del prefetto non era seguita secondo il suo desiderio, e che la sua congiura era gi scoperta, deliber d'impadronirsi della terra e della fortezza della Concezione, parendogli di poter quindi facilmente soggiogar l'isola. Per esecuzione di che gli venne molto a proposito l'essere assai vicino alla suddetta villa: perch, mentre era il prefetto fuori, era stato da don Diego mandato con 40 uomini per quella provincia a pacificare gl'Indiani che s'erano sollevati e avevano lo stesso pensiero d'impadronirsi della medesima villa e di ammazzare i Cristiani. Di modo che Orlando, sotto colore di voler a ci dar rimedio e di voler castigar coloro, radun la sua gente nella stanza di un suo cacico, nominato Marche, per eseguire il suo proponimento, venuta l'occasione. Ma perch di questo il castellano Balester aveva gi alcun sospetto, tenne buona guardia nella fortezza e fece intendere al prefetto il pericolo nel quale si trovava. Il quale con gran prestezza, e con quella gente che pot mettere insieme, fu pronto a mettersi nella fortezza. A cui l'Orlando, essendo gi scoperta chiaramente la sua congiura, venne con salvacondotto, piuttosto per considerare quello ch'egli avesse potuto fare in danno del prefetto che per voglia di venire a qualche accordo: e con maggiore irreverenza e sfacciatezza del convenevole protest al prefetto che facesse gettare la caravella in acqua, ovvero che gli desse licenza di poter gettarla, che egli coi suoi amici gettata l'avrebbero. Per le quali parole essendosi alquanto il prefetto sdegnato, gli rispose che egli n i suoi amici non erano marinai, n sapevano quel che in tal caso fosse ragionevole e necessario e che, quantunque essi avessero potuto gettarla in acqua, non avrebbero per potuto navigare con quella per difetto di sartie e di altri apparecchi, e che ci era un voler mettere in pericolo la gente e la caravella. E perch il prefetto intendeva ci, come uomo di mare, ed essi, non essendo marinai, non lo comprendevano, seguivano diversi pareri. Passate queste e altre ragioni di spiacevolezza, l'Orlando si part sdegnato, senza voler deporre la bacchetta n stare a giudizio, come gli comandava il prefetto, dicendo che ambedue le cose avrebbe fatte quando il Re, per cui era nell'isola, gliele comandasse, poich sapeva che per mezzo di lui non gli doveva esser fatta giustizia, per l'odio che gli portava, ma che a torto o a ragione avrebbe cercata occasione di ammazzarlo, o di fargli alcuna vergogna, e che intanto, per far quello che la ragione richiedeva, egli voleva andarsene a fare la sua residenza dove gli comandasse. Ma assegnandogli il prefetto per stanza il cacico Diego Coln, rifiut, dicendo che non vi sarebbe stata vettovaglia per la sua gente e che egli avrebbe cercato un altro pi comodo luogo. 
Prese adunque la strada dell'Isabella, e poste insieme 65 persone, vedendo di non poter varare la caravella, mise a sacco la casa delle munizioni, togliendo egli e i suoi seguaci le armi, i drappi e le vettovaglie che pi loro piacquero, senza che don Diego Coln, il quale era quivi, glielo potesse vietare: anzi, s'egli non si ritirava con alcuni suoi servi nella fortezza, avrebbe corso pericolo: ancorch nel processo che sopra questo caso fu poi formato, vi fossero di quelli che dissero che il giudice gli promise obbedienza purch egli prendesse la voce contro suo fratello. Ma non accettando egli ci, n potendo Orlando fargli maggior danno, temendo il soccorso che gli veniva dal prefetto, si part dalla villa con tutti gli ammutinati, e dando sopra gli armenti che nel contorno pascevano, ammazzarono quelli che pi loro piacquero per il mangiar loro, e si fornirono per il cammino degli animali di servigio, che presero, deliberati di andare alla provincia di Suragna, donde il prefetto poco avanti era venuto, con pensiero di fermarsi quivi, per essere la pi abbondante e deliziosa terra dell'isola e per aver la gente molto savia e accorta, paragonata con gli altri popoli della Spagnola, e specialmente per esservi le pi belle donne e di piacevole conversazione che altrove: il che era quel che pi li invitava ad andarvi. 
Ma per non andarvi senza far prova delle loro forze, avanti che il prefetto accrescesse le sue e desse loro degno castigo, deliberarono di passare per la villa della Concezione e prenderla all'improvviso, e uccidere il prefetto che dentro v'era e, quando pure ci non fosse loro succeduto, di assediarlo. Di che avendo avuto il prefetto avviso, si prepar alla difesa, animando i suoi con parole, e offrendo loro di molti doni, e due schiavi per ciascheduno per servigio loro, e ci perch egli aveva presentito che la maggior parte di coloro i quali aveva seco stimavano cos buona la vita che Orlando ai suoi prometteva, che molti di essi ascoltavano le sue ambasciate. Per la qual cosa essendo entrato l'Orlando in speranza che di subito dovessero passar tutti dalla sua parte, aveva avuto ardire d'imprendere e di seguire quell'impresa; la quale non gli riusc secondo il suo proponimento, perch il prefetto, oltre all'essersi provveduto, come abbiamo gi detto, e oltre ch'era uomo di gran valore e che aveva la gente pi salda nella sua devozione, si era appresso risoluto di fare con le armi quel che con la ragione e col buon consiglio non aveva potuto terminare. Laonde, messa insieme la sua gente, usc della terra per assaltarlo alla strada. 

CAPITOLO LXXV

Come l'Orlando incit gl'Indiani del paese contro il prefetto, e se n'and con la sua gente a Suragna. 

Vedendo adunque l'Orlando il fine della sua speranza tanto mutato, e che niuno di quelli del prefetto non passava a lui, come aveva pensato, deliber di ritirarsi in tempo, e di seguire il suo primo cammino di Suragna, non avendo egli animo di aspettarlo: come che gli avanzasse lingua per parlare contro di lui vituperosamente, e per provocare gl'Indiani, ovunque passava, ad odio e a ribellione d'esso prefetto, dicendo che la causa perch si partivano dalla sua compagnia era per esser lui uomo di natura terribile, e vendicativo cos verso i Cristiani come verso gl'Indiani, e d'avarizia molto insopportabile, per le molte gravezze e tributi che metteva loro, la somma dei quali se essi avessero ordinariamente portata, egli dall'altra parte l'avrebbe ogni anno accresciuta, quantunque ci fosse contro il volere dei Re Cattolici, i quali non ricercavano altro dai loro sudditi che l'obbedienza e libert, mantenendoli in giustizia e pace. La quale, se essi temevano di poter difendere, egli coi suoi amici e seguaci avrebbe loro dato aiuto e si sarebbe dichiarato protettore e difensore loro. Dopo le quali parole deliberarono di voler proibire la paga di quel tributo che dicemmo essere stato loro imposto: onde avvenne che da coloro i quali abitavano lontano dal luogo ov'era il prefetto non si poteva riscuotere per la molta distanza, e nemmeno dai pi vicini si riscuoteva per non dar loro cagione che si sdegnassero e seguissero la sedizione dei sollevati. 
Ma questa cortesia che fu usata loro non pot giovar tanto, che, uscito dalla Concezione il prefetto, Guarionex, ch'era il superiore cacico della provincia, col favore di Orlando non si risolvesse a voler assediare la villa e la fortezza e ammazzare i Cristiani che la guardavano. Il che per mandar meglio ad effetto, radun tutti i cacichi suoi parziali, e tratt con loro segretamente che ciascuno uccidere dovesse quelli della sua provincia, e ci perch, non essendo le terra della Spagnola s grande che ciascuna possa sostentar molta gente, erano stati costretti i Cristiani a compartirsi per squadriglie, o compagnie di 8 o 10 per ciascuna terra. Da che presero speranza gl'Indiani che, assaltandoli ad un tempo improvvisamente, sarebbero bastati per non lasciarne alcuno vivo. Ma perch, per assegnar tempo o ordinare altra cosa ove il contar si ricerchi, essi non hanno numero, n contano per altro che per le dita, deliberarono che nel primo tondo della luna ciascuno fosse pronto ad ammazzare i suoi Cristiani. Per far che, tenendo il sopraddetto Guarionex in ordine i suoi cacichi, uno di quelli, e il principale, desideroso di acquistarsi onori, e tenendo la cosa per molto facile, e non essendo buono astrologo per sapere il d certo del plenilunio, assalt la terra avanti il tempo ordinato fra loro dalla quale gli convenne uscire fuggendo, e maltrattato: e pensando di dover trovare aiuto in Guarionex, trov in lui la ruina sua perch questi lo pun con la morte, ch'egli aveva meritata, essendo stato cagione che si scoprisse la congiura e fossero avvertiti i Cristiani. 
Del qual disordine non ebbero poco dolore i sollevati, perch, secondo che fu detto, col loro favore e notizia era stata questa tela tramata, e perch s'erano trattenuti per vedere se Guarionex riduceva la cosa in termine che, appoggiandosi a lui, potessero distruggere il prefetto. Ma, veduto che questo non gli riusc, non vollero assicurarsi nella provincia dove erano, ma andarono a Suragna, tuttavia gridando ch'erano protettori degli Indiani: dove le opere e la volont loro era di ladroni, non essendo essi ritenuti da Dio o dal mondo con altro freno che con quello del disordinato loro appetito perch ognuno rubava quel che poteva, e l'Orlando loro capo rubava pi di tutti, persuadendo e comandando ai principali Indiani, e ad ogni cacico, che raccogliesse quel che poteva, dato che egli voleva difendere gli Indiani e i ribellati dal tributo che il prefetto domandava a loro, essendo intanto assai maggiore quello che sotto cotal nome egli toglieva loro: e cos da un solo cacico, chiamato Manicauter, riscoteva ogni tre mesi una zucca di tre marche d'oro fino, e per essere pi certo della paga, sotto titolo di amicizia teneva un suo figliuolo e un nipote presso di s. N chi legger ci si meravigli se noi riduciamo le marche d'oro a misura di zucca, perch noi cos facciamo per dimostrare che gli Indiani in cotali cose ricorrevano alla misura, perch peso non ebbero mai. 

CAPITOLO LXXVI

Come di Castiglia vennero i navigli con vettovaglie e soccorso. 

Essendo adunque cos divisi i Cristiani, come abbiamo detto, e tardando troppo a venire i navigli di Castiglia con soccorso, non potevano n il prefetto n don Diego mantener quieta la gente che era loro rimasta perch, essendo per lo pi coloro di bassa condizione e desiderosi di quella vita e del buon tempo che l'Orlando prometteva loro, acci che non fossero abbandonati temevano di punire i rei; il che li faceva tanto disubbidienti che era quasi impossibile il trovar ordine per acquetarli, per cui era necessario che sopportassero gl'insulti dei sollevati. Ma volendo il sommo Dio dar loro alcun conforto, fece arrivare finalmente i due navigli dei quali abbiamo detto di sopra, che un anno dopo la partenza dell'Ammiraglio dalle Indie erano stati mandati, non senza grande istanza e sollecitudine che per spedirli egli us alla Corte, giacch, considerando egli la qualit della terra e la natura della gente che vi aveva lasciata e il gran pericolo che poteva cagionare il ritardo, invit ed ottenne dai Re Cattolici che si mandassero innanzi quei due dei 18 navigli i quali gli era da loro stato comandato che armasse. Con l'arrivo di questi, s per quel soccorso di gente e per le vettovaglie che portavano, come per la certezza che si ebbe d'esser giunto in Spagna l'Ammiraglio a salvamento, quelli del prefetto presero animo e vigore per servire con maggiore fedelt e quelli d'Orlando temettero del loro castigo. 
Costoro, desiderosi d'intendere alcuna cosa di nuovo e di fornirsi di quel che mancava loro, deliberarono di andare a San Domingo, dove i navigli erano capitati, pur con speranza di tirare alcuno alla loro devozione. Ma perch il prefetto era stato avvertito della loro venuta ed era pi vicino a quel porto, and loro incontro, per impedirgli la strada; e poste buone guardie ai passi, and al porto a vedere i navigli e a dar ordine alle cose di quel luogo. E desiderando che l'Ammiraglio trovasse l'isola pacifica e quietati i rumori, torn a proporre nuovi patti all'Orlando, il quale era 6 leghe discosto con la sua gente, mandandogli perci il capitano che era venuto coi due detti navigli, chiamato Pietro Fernandez Coronel, s perch era uomo onorato e di autorit, come perch sperava che dovessero aver maggiore efficacia le sue parole, poich come testimonio di veduta poteva accertarli dell'arrivo in Spagna e della buona accoglienza ch'era stata fatta all'Ammiraglio, e della gran prontezza che i Re Cattolici dimostravano di volere aggrandirlo. Ma temendo i principali dell'impressione che quest'ambasciatore poteva fare nella maggior parte di loro, non lo lasciarono parlare in pubblico; anzi con le balestre e con le saette lo ricevettero sulla via, di modo che egli pot solamente dire alcune poche parole a quelli che ad udirlo furono deputati; e cos, senza che fosse presa altra risoluzione, si torn alla terra, ed essi se n'andarono all'alloggiamento che avevano in Suragna, non senza paura che l'Orlando e alcuno dei principali della sua compagnia non scrivessero agli amici, i quali fra la gente del Prefetto avevano, pregandoli caldamente che, venuto l'Ammiraglio, fossero loro presso a lui buoni intercessori, poich solo contro il prefetto erano le loro giuste querele, e non contro esso Ammiraglio, anzi erano desiderosi di ritornare alla sua grazia e obbedienza. 

CAPITOLO LXXVII

Come i tre navigli che l'Ammiraglio mand dalle Canarie capitarono ove era tale sollevazione. 

Or che abbiamo detto dell'arrivo dei due navigli che l'Ammiraglio mand di Castiglia alla Spagnola, sar bene che diciamo dei tre, che da lui partirono alle Canarie, i quali seguirono il loro viaggio con buon tempo, finch giunsero alle isole dei Caribi, le quali sono le prime che i naviganti, per andare al porto di S. Domingo, trovano sulla strada. E non sapendo allora bene i piloti il navigare che fra quelle ora si costuma, avvenne che per disgrazia non seppero trovare quel porto, e che furono dalle correnti portati tanto in gi all'occidente che giunsero alla provincia di Suragna, dove erano i sollevati: i quali tosto che intesero che quei navigli venivano fuori di strada e non sapevano cosa alcuna del loro sollevamento, tacitamente alcuni di loro montarono in detti navigli, fingendo d'essere in quelle parti per commissione del prefetto, per provvedersi meglio di vettovaglie e per tenere in pace e in soggezione quel paese. Ma perch  molto agevole palesarsi il secreto di cui molti partecipano, subito Alfonso Sanchez di Carvagial, ch'era il pi pratico dei capitani di quei navigli, accortosi della ribellione e discordia, cominci a trattar la pace con Orlando, pensando di ridurlo all'obbedienza del prefetto. Ma la conversazione e la domestichezza che tutti loro avevano gi presa coi navigli fu causa che le sue persuasioni non facessero l'effetto che egli desiderava perch Orlando aveva segretamente avuta la parola da molti di quelli che di nuovo eran venuti di Castiglia, che sarebbero restati in sua compagnia, e con tale vantaggio cercava di farsi maggiore. Laonde il Carvagial, non vedendo la materia cos ben disposta che potesse trarre in breve la conclusione di quel ch'egli domandava, determin col consiglio degli altri due capitani esser bene che la gente la quale conducevano assoldata per lavorare nelle miniere o per altri mestieri e servizi, se n'andasse per terra a S. Domingo perch, essendo il mare e i venti e le correnti molto contrarie a quella navigazione, sarebbe potuto avvenire che n in due n tre mesi non avessero finito il viaggio, da che sarebbe nato non solamente che avrebbero consumate le vettovaglie, ma ancora che si fosse ammalata la gente, e avesse perduto il tempo senza impiegarla nel servizio per cui erano venuti. 
Presa adunque cosiffatta risoluzione, tocc a Giovanni Antonio Colombo l'andata e il carico degli uomini, ch'erano 40, e all'Arana di tornare coi navigli e al Carvagial di restare per vedere se potesse trovar modo d'accordo. E mettendo Giovanni Antonio ad ordine la sua partenza, il secondo giorno che smontarono in terra quei lavoratori, o, per parlar pi propriamente, quei vagabondi, andati l per far l'opera che abbiamo detto, si passarono ai sollevati, lasciando il loro capitano con 6 o 7 uomini i quali con lui vollero perseverare. 
Veduto un tradimento tanto manifesto, senza paura di alcun pericolo questo capitano and a trovar l'Orlando e gli disse che, dimostrando egli di stimare e procacciare il servizio dei Re Cattolici, non era ragionevole che egli consentisse che quella gente, la quale era venuta per popolare e seminare la terra, e per attendere ai suoi mestieri con salario gi avuto, rimanesse in quel luogo e perdesse il tempo senza far cosa alcuna di quelle alle quali erano obbligati: e che, se egli li avesse cacciati, avrebbe dato indizio che le sue opere fossero simili alle parole sue. Ma perch all'Orlando ed ai suoi seguaci tornava assai in concio quello ch'era avvenuto, s per riuscire col suo intento come perch il delitto da molti commesso pi facilmente suol simularsi, si scus in quel che gli ricercava, dicendo ch'egli non poteva loro far forza. Di modo che, vedendo Giovanni Antonio non esser cosa da prudente, senza speranza di rimedio, il mettersi al pericolo ch'ei correva instando importunamente, deliber di tornare ai navigli con quei pochi che lo seguirono; e cos, acci che non succedesse il medesimo nella gente ch'era rimasta, ambedue i capitani partirono tosto coi navigli loro verso San Domingo, con tempo al loro viaggio cos contrario come prima avevano temuto: e perci tardarono molti d, e perdettero le vettovaglie, e il naviglio del Carvagial ricevette molto danno in alcune secche, nelle quali perd il timone e, apertosi nella colomba, dove entrava molt'acqua, appena poterono menarlo seco. 

CAPITOLO LXXVIII

Come i capitani trovarono l'Ammiraglio in San Domingo. 

Giunti a San Domingo i capitani e i navigli che tornavano di Suragna trovarono l'Ammiraglio tornato dalla terraferma, il quale, essendo informato a pieno dello stato dei sollevati, e avendo veduti i processi che il prefetto contro quelli aveva formato, ancorch gli constasse esser tutto vero il delitto, degno di severo castigo, gli parve di ci prendere nuova informazione e formare un nuovo processo per dare avviso ai Re Cattolici di quel che passava: e dall'altra parte deliber di volere in ci usare quella temperatezza ch'egli potesse, dando ordine come con destrezza li riducesse all'obbedienza. Per la qual cosa, e perch n essi n altri non potessero dolersi di lui, n dire che per forza li teneva quivi, comand ai 22 di settembre che fosse fatto un bando in nome dei Re Cattolici, promettendo loro passaggio e vettovaglie. E dall'altro canto, essendo ragguagliato che l'Orlando con parte della sua gente veniva alla volta di San Domingo, comand a Michel Balestriere, castellano della Concezione, che guardasse bene quella terra e fortezza e che, venendo l'Orlando per quella banda, gli dicesse da parte sua che egli aveva ricevuto gran noia dei suoi travagli e di tutte le cose passate, n voleva che pi si parlasse di ci, donando perdono generale, e pregavalo a venir subito ove era esso Ammiraglio, senza paura di cosa alcuna, acci che col suo consiglio si provvedesse a quel che toccava al servigio dei Re Cattolici: e che, se gli pareva che facesse bisogno di alcun salvacondotto, glielo avrebbe mandato, qual da lui fosse domandato. 
A che il Balestriere rispose ai 24 di febbraio aver per nuova certa che il giorno avanti era giunto Richelme alla villa del Bonao, e che Adriano e l'Orlando, che erano i principali, dovevano congiungersi fra 7 od 8 giorni, nel qual tempo in quel luogo poteva prenderli; siccome ancor fece. Pertanto, avendo egli loro favellato conforme alla commissione datagli, li trov molto duri e scortesi, dicendo l'Orlando che non erano venuti a trattar d'accordo, n volere, n aver bisogno di pace, perch egli aveva l'Ammiraglio e il suo stato nel pugno, per sostentarlo, o disfarlo, come gli piacesse: e che non parlassero di patti o d'accordo fin tanto che non gli fossero mandati tutti gl'Indiani che erano stati presi nell'assedio della Concezione, poich la loro adunata era stata per servire il Re e per favorirlo, e avendoli egli assicurati sotto la sua parola. Disse parimenti altre cose, mostrando di non voler alcun accordo se non fosse con gran suo vantaggio. Per fermare il quale, e per ragionar sopra ci, domandava che l'Ammiraglio gli mandasse Carvagial, perch con altri egli non voleva trattar di ci fuorch con lui, per essere egli uomo che si accostava alla ragione e molto prudente, per quanto egli lo aveva provato, giunti che a Suragna furono i tre navigli dei quali dicemmo. 
Questa risposta fu cagione che l'Ammiraglio prendesse alcun sospetto del Carvagial, e ci non senza cause grandissime. La prima, perch avanti che il Carvagial giungesse in Suragna, ov'erano questi ribelli allora, spesse volte avevano scritto e mandato messi agli amici che erano presso il prefetto, dicendo loro che, giunto l'Ammiraglio, sarebbero venuti a mettersi nelle sue mani e per pregarli ad esser loro buoni intercessori, e a placarlo. La seconda cagione fu, perch se ci fecero tosto che seppero esser venuti i due navigli in soccorso del prefetto, con pi ragione dovevano farlo sapendo che era gi venuto l'Ammiraglio, se non l'impediva il lungo ragionamento che il Carvagial aveva avuto con loro. La terza, perch se egli avesse voluto far quel che doveva, poteva ritenere nella sua caravella prigioni l'Orlando e i principali della sua compagnia, i quali stettero due giorni seco senza sicurt alcuna. La quarta, perch sapendo, come ben sapeva, che si erano sollevati, non li doveva lasciar comprare nei navigli 54 spade e 40 balestre, le quali avevano comprate. La quinta, perch avendo indizi che quella gente che con Giovanni Antonio aveva a smontare in terra per andare a San Domingo era per passarsene ai sollevati, non doveva lasciarli smontare, ovvero, quando gi era passata a loro, doveva esser pi sollecito in procacciar di riacquistarla. La sesta, perch andava disseminando che egli era ito alle Indie per compagnia dell'Ammiraglio e acci che senza lui non si facesse cosa alcuna, per paura che in Castiglia si aveva che l'Ammiraglio commettesse alcun fallo. La settima, perch l'Orlando aveva scritto all'Ammiraglio, a mezzo dello stesso Carvagial, che egli per suo consiglio era andato con la sua gente a San Domingo per trovarsi pi vicino, per trattar d'accordo, quando l'Ammiraglio fosse alla Spagnola arrivato e che, non conformandosi, giunto lui, i fatti con la sua lettera, pareva che piuttosto l'avesse provocato a venir l acci che, se l'Ammiraglio fosse tardato, oppure non fosse venuto, avesse egli potuto, come compagno dell'Ammiraglio, e l'Orlando, come giudice, governare l'isola a dispetto del prefetto. L'ottava, perch allorch gli altri due capitani vennero per mare con le dette tre caravelle, ed egli venne per terra a San Domingo, gli ammutinati mandarono in sua guardia e compagnia uno dei principali, chiamato Gamiz, ch'era stato due d e due notti con lui nel suo naviglio il quale l'accompagn fin 6 leghe discosto da San Domingo. La nona, perch scriveva ai ribelli, quando vennero al Bonao, e mandava loro molti presenti e rinfrescamenti. La decima e ultima cagione fu perch, oltre che i detti sollevati non vollero trattar d'accordo con altri che con lui, tutti ad una voce dicevano che, se fosse bisognato, lo avrebbero preso per loro capitano. Ma considerando l'Ammiraglio dall'altra parte che il Carvagial era prudente, savio, e gentiluomo, e che ciascuno dei sopraddetti indizi poteva aver risposta e non essere forse vero quello che gli era detto, e stimandolo personaggio che non avrebbe fatta cosa che non dovesse fare, desideroso di estinguere quel fuoco deliber di conferire con tutti i principali che seco erano la risposta dell'Orlando, per pigliar risoluzione in quel che sopra ci doveva farsi, ed essendo tutti d'accordo, mand il Carvagial insieme col castellano Balestrier perch trattassero l'accordo. 
Ma non riportarono altro dall'Orlando se non che, poich non avevan menati gl'Indiani ch'egli aveva domandati, non parlassero di accordi altrimenti. Alle quali parole soddisfacendo con la sua prudenza, il Carvagial fece a tutti cos buon ragionamento, che mosse l'Orlando e tre o quattro dei principali ad andare a visitar l'Ammiraglio e a fermar seco accordo. Ma, dispiacendo ci molto agli altri, mentre che l'Orlando e gli altri montavano a cavallo per andar col Carvagial a trovar l'Ammiraglio, li assaltarono dicendo non voler in modo alcuno che egli vi andasse, e che, se pure accordo aveva da farsi, s facesse in scrittura, acci che tutti avessero parte in quello che si trattasse. Di modo che, poich si fu fermato alcuni d sopra ci, l'Orlando ai 15 d'ottobre di consentimento di tutti i suoi scrisse all'Ammiraglio una lettera, per la quale attribuiva al prefetto la cagione e colpa della sua divisione, dicendo ad esso Ammiraglio che, non avendo egli in scrittura dato loro sicurt di poter andare a rendergli conto di cotal caso, essi avevano deliberato di fargli saper con scrittura le cose ed i patti che domandavano, i quali erano il premio delle opere fino allora fatte da loro, come pi oltre si vedr. Ma quantunque fossero le richieste loro esorbitanti e molto disoneste, il castellano Balestrier il d seguente scrisse all'Ammiraglio lodando molto l'efficacia del ragionamento del Carvagial e dicendo che, poich quello non aveva avuto forza per rimuover quella gente dal suo maligno proponimento, non sarebbe bastata altra cosa salvo che il conceder loro quel che domandavano, perch li vedeva egli cos inanimati, che per cosa certa teneva che a loro tosto passata sarebbe la maggior parte di quelli che erano appresso di sua Signoria illustrissima. E quantunque egli dovesse aver confidenza nei suoi servitori e gente di onore, non avrebbero per potuto bastare contro tanto numero, e che ogni d venivano molti a congiungersi a loro. La qual cosa l'Ammiraglio aveva gi conosciuto per esperienza perch, quando era l'Orlando presso a San Domingo, fece far la mostra di quelli che dovevano uscire a combattere, se fosse stato necessario; e aveva notato che, fingendosi l'uno zoppo e l'altro ammalato, non si erano trovati 70 uomini, fra i quali non ve n'erano 40 dei quali avesse potuto fidarsi. Per la qual cosa il d seguente, che fu ai 17 d'ottobre dello stesso anno 1498 i sopraddetti, Orlando, e gli altri principali che con lui vollero andare a trovar l'Ammiraglio, gli mandarono una lettera sottoscritta da loro, dicendo che, per assicurare le loro vite si erano partiti dal prefetto, il quale cercava via e modi per ammazzarli, e che, essendo servitori di sua Signoria illustrissima, la cui venuta aspettavano, come di personaggio che avrebbe ricevuto in servizio quello ch'essi fatto avessero per loro obbligo, avevano impedito alla gente loro il far danno o pregiudizio alcuno alle cose di sua Signoria, come avrebbero potuto far comodamente. Ma, poich essendo ella arrivata, non solo non ne li ringraziava, ma pensava e instava a procacciar vendetta e far loro danno per far con suo onore quel che avevano deliberato di fare e per aver libert di farlo, toglievano commiato da lui e dal suo servizio. 
Avanti che questa lettera fosse data all'Ammiraglio, aveva gi egli risposto all'Orlando col mezzo del Carvagial, che a lui aveva mandato, narrandogli la confidenza ch'egli sempre aveva avuto in lui, e la buona relazione che della sua persona ai Re Cattolici aveva fatto, e dicendo non avergli scritto temendo d'inconveniente se fosse stata veduta sua scrittura fra il volgo, da cui egli avesse potuto ricevere pregiudizio: e che per in luogo di sottoscrizione e scrittura gli aveva mandato quella persona di cui egli sapeva quanto si fidava, la quale egli poteva stimare come suo sigillo, che era il castellano Ballestrer: e per vedesse quel che di ragione doveva farsi, che in tutto l'avrebbe trovato prontissimo. 
E di subito ai 8 d'ottobre comand che partissero per Castiglia 5 navigli, per i quali faceva intendere ai Re Cattolici molto particolarmente quel che passava, dicendo aver quei navigli trattenuti fino allora dopo il suo arrivo, credendo che l'Orlando e la sua gente volessero andar con essi, come prima avevano pubblicato, e che gli altri tre, i quali egli aveva seco tenuti, li faceva mettere ad ordine affinch il prefetto partisse tosto con quelli a seguire lo scoprimento della terraferma di Paria e a mettere in ordine la pesca e il riscatto delle perle, la cui mostra mandava loro per Arogial. 

CAPITOLO LXXIX

Come l'Orlando and a trovar l'Ammiraglio e non venne ad alcun accordo con lui. 

Ricevuta dall'Orlando la lettera che l'Ammiraglio mand, rispose il terzo d mostrando voglia di fare tutto quello che gli comandava: ma perch la sua gente non gli consentiva che andasse a trovarlo senza salvacondotto, supplicava glielo mandasse, conforme alla minuta ch'ei gli mandava sottoscritta da lui e confermata dai principali che erano presso di lui. Il qual salvacondotto gli fu subito mandato dall'Ammiraglio ai 26 d'ottobre; e l'Orlando, avutolo, venne tosto, ancorch pi con intenzione di sviare alcuno che di venire ad alcuna conclusione, per quanto si conobbe dalle cose disoneste che egli domand. Perch si torn indietro senza fermare altro accordo, dicendo ch'egli avrebbe riferito il tutto alla sua compagnia e conforme a quello che deliberassero avrebbero scritto; e, acci che vi fosse alcuno che per parte dell'Ammiraglio trattasse e fermasse quel che fosse deliberato, and con lui un maggiordomo dell'Ammiraglio, chiamato [Diego di] Salamanca. 
Ora, dopo molti ragionamenti, l'Orlando mand una scrittura d'accordo, acci che l'Ammiraglio la sottoscrivesse, scrivendogli ai 6 di novembre che ci era tutto quello che con la sua gente aveva potuto concordare, e che se sua Signoria illustrissima pensava concedergliele, mandasse la concessione alla Concezione, perch nel Bonao non avevano pi vettovaglie da manteneresi, e che avrebbero aspettata la risoluzione fino al luned seguente. La qual risposta e capitoli essendo stati veduti dall'Ammiraglio, e considerate le cose disoneste che essi ricercavano, non volle in modo alcuno concedergliele per non venire in disprezzo della giustizia e per non far cosa in disonor suo e dei suoi fratelli. Ma acci che non avessero cagione di dolersi, n dicessero che egli procedeva in questo caso con severit, agli 11 di novembre fece pubblicare un salvacondotto, il quale dovesse star 30 giorni affisso sulle porte della fortezza, siccome anche stette: il tenore del quale era questo, che, per quanto, essendo egli in Castiglia, fossero occorse alcune differenze tra il prefetto e il giudice Orlando e altre persone che con lui s'erano fuggite, non ostante tutto ci, tutti in generale, e ciascuno da s potesse venir sicuramente a servire i Re Cattolici come se mai non fosse occorsa cosa alcuna; e che a qualunque volesse andare in Castiglia sarebbe dato passaggio e mandati perch gli fosse pagato il suo soldo, secondo che con gli altri si era costumato di fare, quando, nello spazio di 30 d, venissero a comparir davanti all'Ammiraglio per godere di cotal sicurt, protestando che, non comparendo nel detto termine, procederebbe contro loro per giustizia. Il qual salvacondotto, sottoscritto da lui, mand subito all'Orlando per il Carvagial, dandogli in iscritto le ragioni per le quali egli non poteva n doveva sottoscrivere ai capitoli ch'egli gli aveva mandati, e ricordandogli quelle cose le quali era onesto ch'essi facessero se volevano far ci che il servizio dei Re Cattolici richiedeva. 
Con questo il Carvagial and a trovare i sollevati nella Concezione, dove si trovavano molto altieri e superbi, ridendosi del salvacondotto dell'Ammiraglio e dicendo che in breve tempo egli a loro domandato l'avrebbe. Ci tutto pass nello spazio di 4 settimane, nel qual tempo, sotto colore di voler prendere un uomo il quale l'Orlando voleva giustiziare, tennero assediato il castellano Balestrer nella fortezza, e gli tolsero l'acqua, credendo che per mancanza di quella si dovesse rendere. Ma con la venuta del Carvagial allentarono l'assedio, e dopo molte altercazioni che tra l'una e l'altra parte occorsero, fecero l'accordo seguente. 

CAPITOLO LXXX. 

L'accordo fatto tra l'Ammiraglio e l'Orlando e gli altri ammutinati. 

Le cose fermate e accordate col giudice Francesco Orlando e con la sua compagnia, per la sua spedizione e andata in Castiglia, sono queste. 
Primieramente, che il signor Ammiraglio gli faccia dare due navigli buoni e bene ad ordine a giudizio di marinai, posti nel porto di Suragna, per esser quivi la maggior parte della gente della sua compagnia e ancor perch non vi  altro porto pi comodo per porre ad ordine e apparecchiare le vettovaglie e le cose che loro faranno bisogno: ove s'imbarcher il detto giudice con quelli della sua compagnia, e seguir il suo viaggio alla volta di Castiglia, piacendo a Dio. 
Che sua Signoria medesimamente gli far dare un mandato perch gli sia pagato tutto il soldo che fino a questo d debbono avere; e appresso lettere del loro ben servire per i Re Cattolici, acci che li facciano pagare. 
Parimenti far loro dare gli schiavi della grazia che alla gente si fece, per i travagli che in quest'isola ha patiti, e per il servizio che ha fatto, con nota della grazia di quelli. E perch alcuni della detta compagnia hanno donne gravide, o che hanno partorito, che le dette donne, se vorranno menarle via, siano in luogo dei detti schiavi che debbono avere, e i figliuoli siano liberi e li portino seco. 
Inoltre, che sua Signoria far dar loro in detti navigli tutte quelle vettovaglie delle quali avranno bisogno per il detto viaggio, siccome ad altri eziandio sono state date: e, perch di pane non potranno esser provveduti, si d licenza al giudice ed alla sua compagnia che si proveggano nel paese, e che siano loro dati 30 cantari di biscotto, il quale non trovandosi, si diano loro 30 sacchi di frumento affinch, se per avventura il cazab si guastasse loro, il che facilmente potrebbe avvenire, possano sovvenersi col detto pane e frumento. 
Appresso, che sua Signoria dar un salvacondotto per le persone che verranno a spedire i mandati del loro soldo. 
Di pi, che siccome ad alcuni di quelli che sono col detto giudice sono state tolte e sequestrate alcune robe, sua Signoria comander che del tutto siano soddisfatti. 
Item che sua Signoria dar una lettera per i Re Cattolici, facendo saper loro che i porci del detto giudice restano quivi per provvigione della gente che vi si trova, i quali sono 120 teste grosse e 230 piccole, supplicando alle Altezze loro che gliele facciano pagare per quel prezzo che quivi avrebbe potuto venderli: i quali porci gli furono tolti nel mese di febbraio passato dell'anno 1498. 
Che sua Signoria dar al detto giudice una patente perch possa vendere alcune cose sue, le quali sar costretto a vendere per andarsene, o far di quelle quel che gli parr, o lasciarle per sue in quell'isola a chi gli parr che abbia a governargliele meglio. 
Che sua Signoria comander ai giudici che tosto giudichino il caso del cavallo. 
Che, se sua Signoria vedr esser giuste le cose dei nostri di Salamanca, scriver al detto giudice che gliele faccia pagare. 
Item che si parler con sua Signoria intorno agli schiavi dei capitani. 
Medesimamente che, poich il detto giudice e la sua compagnia dubitano che sua Signoria, o altra persona per lui, faccia loro alcun dispiacere con gli altri navigli che nell'isola restano, far loro un salvacondotto per cui prometta in nome dei Re Cattolici, e sotto la sua fede e parola di gentiluomo, come si costuma in Ispagna, che sua Signoria n altra persona perturber il loro viaggio. 
Veduto da me quest'accordo, fatto da Alfonso Sanchez de Carvagial e Diego di Salamanca con Francesco Orlando e con la sua compagnia, oggi mercoled ai 21 di novembre dell'anno 1498 mi piace di osservare la forma che qui si contiene: con patto per che il detto Francesco Orlando, o alcuno di quelli della sua compagnia, in cui nome egli sottoscrisse e conferm la capitolazione da lui data ai sopraddetti Alfonso Sanchez di Carvagial, Diego di Salamanca, e tutti gli altri Cristiani dell'isola, di qual si voglia grado e condizione, non riceveranno altri nella sua compagnia. 
Io Francesco Orlando giudice, per me e per tutte le altre persone che in mia compagnia sono, prometto e dono la mia fede e parola che saranno osservate e adempiute le cose di sopra contenute, senza che in ci intervenga altra cautela salvo la lealt della verit, secondo qui si contiene, osservando sua Signoria tutto quello che fra il signor Alfonso Sanchez di Carvagial e Diego di Salamanca, e me si  ragionato e accordato, siccome essi hanno in scrittura. 
E prima, che dal giorno della data di questa finch torni la risposta delle sopraddette cose, che saranno 10 giorni di termine, non accetter persona alcuna di quelle che sono col signor Ammiraglio. 
Item che dal giorno che si porter e consegner a me qui nella Concezione la detta risposta, con la spedizione di quello che abbiamo fermato e sottoscritto, da sua Signoria, il che sar nel fine dei 10 giorni, nei 50 giorni prima seguenti noi c'imbarcheremo e faremo vela per Castiglia in buon'ora. 
Item che niuno degli schiavi della grazia a noi concessa sar menato per forza da noi. 
Item che, non avendo ad essere il signor Ammiraglio al porto ove noi andiamo per imbarcarci, la persona, o persone, mandatevi da sua Signoria siano onorate, e rispettate, come ministri dei Re Cattolici e di sua Signoria; ai quali sar reso conto e ragione di quel che metteremo in dette caravelle, affinch ne tengano nota o facciano quello che a sua Signoria ne parr: e medesimamente per consegnar loro le cose che avremo in nostra mano dei Re Cattolici. Tutte le sopraddette cose s'intendano dover essere sottoscritte ed eseguite da sua Signoria, secondo che portarono in scritto il detto signor Alfonso Sanchez di Carvagial e il detto Diego di Salamanca: la risposta di che io aspetto qui nella Concezione fra 8 giorni prima seguenti; e, s'ella non verr, io non sar obbligato a cosa alcuna di quel che si  detto. 
Ed in fede di ci, e per mantenere e osservare per me e per tutti quelli della mia compagnia quel che ho detto, ho sottoscritto questa scrittura di mia mano, la quale  fatta nella Concezione, oggi sabato ai 16 di novembre dell'anno 1498. 

CAPITOLO LXXXI

Come, dopo aver fatto l'accordo, i sollevati andarono a Suragna, dicendo di volere imbarcarsi nei due navigli mandati loro dall'Ammiraglio. 

Poich le cose furono accomodate nel modo che si  detto di sopra, il Carvagial e il Salamanca se ne tornarono a San Domingo all'Ammiraglio, per intercessione dei quali ai 2 di novembre sottoscrisse i sopraddetti capitoli, da loro portati, e di nuovo concesse un salvacondotto e facolt a tutti quelli che non volessero andarsene in Castiglia con l'Orlando, promettendo loro soldo o vicinanza, come pi loro piacesse; e che gli altri venissero a negoziare le cose loro liberamente e come volessero. La quale spedizione il castellano Balestrer ai 24 di novembre consegn all'Orlando e a quelli della sua compagnia nella Concezione: ed essi avutala, seguirono il loro cammino verso Suragna a mettere ad ordine le cose della loro partita, secondo che poi si conobbe. E quantunque l'Ammiraglio in certa maniera si accorgesse della loro malignit, e sentisse gran dolore in vedere che rimaneva impedito il servizio che il prefetto aveva fatto nella continuazione dello scoprimento della terraferma di Paria, e in ordinare la pesca e il riscatto delle perle se quei navigli si dessero a loro, non perci volle dar causa ai sollevati di dargli colpa, accusandolo ch'egli non avesse loro voluto dare il passaggio promesso. Laonde cominci tosto a preparare i navigli, secondo che era stato capitolato che dovessero esser dati loro, acci che fossero condotti in Castiglia; quantunque la spedizione loro alquanto si prolungasse per la penuria delle cose necessarie. In supplemento delle quali, e perch non si perdesse tanto tempo, comand che il Carvagial andasse per terra affinch, frattanto che i navigli giungevano, avesse messa in punto la partita e la spedizione della gente, secondo la commissione ampia lasciatagli; epper egli deliber di andar subito all'Isabella per visitare a assicurare la terra, lasciando don Diego in San Domingo, che provvedesse a quel ch'era necessario. 
E cos dopo la sua partita alla fine di gennaio, le dette due caravelle con tutto quello che faceva loro bisogno per il viaggio loro partirono per raccogliere dentro i sollevati, ma per cagione di una gran fortuna che le assalse nella strada, furono costrette a fermarsi in un altro porto alla fine di marzo; e poich la caravella Nia, che era l'una di quelle, era in peggior termine e ricercava maggior rimedio, l'Ammiraglio mand ordine a Pietro d'Arana e a Francesco di Garay che andassero a Suragna con l'altra, chiamata Santa Croce, sulla quale poi and il Carvagial, e non per terra, nel qual viaggio tard 11 d, e trov l'altra caravella, chiamata Santa Croce, che qui aspettava. 

CAPITOLO LXXXII

Come i sollevati mutarono proposito dell'andata in Castiglia, e fecero nuovo accordo con l'Ammiraglio. 

In questo mezzo, perch le caravelle tardavano, e la maggior parte della gente dell'Orlando non aveva voglia d'imbarcarsi, presero quella tardit per occasione del fermarsi loro, dando colpa all'Ammiraglio che non le avesse fatte spedire brevemente come aveva potuto fare. Il che venuto a notizia sua, scrisse all'Orlando e ad Adriano, esortandoli con buone ragioni ad eseguire la capitolazione e a distogliersi dalla via della disubbidienza che essi seguivano: oltre che il Carvagial, il quale era con loro in Suragna, ai 20 d'aprile fece loro una protesta alla presenza d'un notaio, detto Francesco di Garay, che poi fu governatore di Panuco e di Giamaica, dicendo, che, poich l'Ammiraglio loro mandava i navigli in ordine, li accettassero e s'imbarcassero secondo i capitoli. E poich non vollero accettarli, ai 25 d'aprile comand ai navigli che tornassero a San Domingo, perch si ruinavano essi per le biscie, e la gente che li conduceva pativa molto per mancamento di vettovaglie. 
Di che i sollevati si curarono poco, anzi si rallegrarono e s'insuperbirono assai, vedendo esser fatto tanto conto di loro: n solamente cotal cortesia dell'Ammiraglio non gradirono, ma anzi a lui apposero in scrittura che per lui rimanevano, dicendo che egli aveva in animo di vendicarsi di loro, e che perci aveva loro mandate tardi le caravelle, e cos male in punto che era impossibile che essi andar potessero con esse in Castiglia: e se anche fossero state buone, avevano oramai consumate le vettovaglie, aspettandole, n potevano averne delle altre per lungo tempo. Il che essendo cos, avevano deliberato di aspettare rimedio dai Re Cattolici. Con questa risoluzione il Carvagial si torn per terra a San Domingo: a cui nel tempo della sua partita l'Orlando disse, che se l'Ammiraglio gli mandava un altro salvacondotto, egli volentieri andato sarebbe a trovarlo, per vedere se si poteva fare un accordo tale che a ciascuno si soddisfacesse, come il Carvagial scrisse all'Ammiraglio da San Domingo ai 15 di maggio. A che l'Ammiraglio rispose ai 21 lodandolo dei travagli che egli per ci soffriva, e gli mand il salvacondotto che domandava, con una breve lettera da esser data all'Orlando, quantunque lunga ed efficace in sentenze, confortandolo alla quiete, all'ubbidienza, e al servizio dei Re Cattolici. Il quale ufficio, tornato poi a San Domingo, egli replic pi copiosamente ai 24 giugno; ed ai 3 d'agosto, 6 o 7 dei principali che erano con l'Ammiraglio gli mandarono un altro salvacondotto perch potesse venire a negoziare con sua Signoria. Ma perch la distanza era molta, e all'Ammiraglio conveniva visitare il paese, deliber di andar con due caravelle al porto di Zua, che  nella medesima isola Spagnola, al ponente di San Domingo, per accostarsi alla provincia dove erano i sollevati. Molta parte dei quali venne al detto porto; e giunto l'Ammiraglio coi suoi navigli quasi al fine d'agosto, venne a ragionamento coi principali esortandoli a doversi distorre dal lor tristo proponimento, promettendo loro ogni grazia e favore. Il che essi promessero di fare, quando l'Ammiraglio quattro cose loro concedesse. La prima, che mandasse quindici di loro in Castiglia coi primi navigli che partissero. La seconda, che a coloro i quali rimanevano avrebbe data abitazione e possessioni, per il soldo loro. La terza, che con un pubblico bando si manifestasse che le cose occorse erano corse per cagion di falsi testimoni, e per colpa di alcuni maligni. La quarta, che l'Ammiraglio creasse di nuovo l'Orlando perpetuo giudice. 
Fermato questo fra loro, se ne torn l'Orlando in terra dalla caravella dell'Ammiraglio, e mand i capitoli ai suoi, tanto a suo modo e cos fuori di ragione fatti, che nel fine di quelli diceva che, se l'Ammiraglio in alcuna cosa fosse mancato, fosse loro lecito di fargliela osservare per forza, o per quella via che a loro paresse. Ma l'Ammiraglio, bramoso di veder la fine di una tanta difficolt, considerando ch'erano oramai passati sopra ci due anni, e che i suoi avversari con accrescimento loro nella loro contumacia perseveravansi; e vedendo che molti di quelli che con lui erano avevano ardire di radunar quadriglie e congiurare insieme per andare in altri luoghi dell'isola, come l'Orlando aveva fatto, deliber di sottoscriverli quali si fossero: cio di fare una patente di giudice perpetuo per l'Orlando e un'altra nella quale si contenevano le sopraddette quattro cose; e di pi tutto quello che prima avevano mandato in scritto, la copia di che abbiamo posta di sopra. 
E poi marted ai 5 di novembre cominci l'Orlando ad usare la sua autorit, e cos essendo a lui solo ci conceduto, cre giudice del Bonao Pietro Riquelme, con autorit d'imprigionare i rei di casi criminali, ma che mandasse i rei di casi di morte alla fortezza della Concezione, acci ch'egli li potesse giudicare. E poich il discepolo non aveva men guasta l'intenzione che il suo maestro, cominci tosto a voler fare una casa forte nel Bonao, se Pietro di Arana non glielo avesse vietato, perch conobbe chiaro che ci era contro il servigio all'ammiraglio dovuto. 

CAPITOLO LXXXIV

Come tornato Ojeda dallo scoprimento, procacci nuovi movimenti nella Spagnola. 

Ora, tornando al filo della storia nostra, dico che, accomodate le cose dell'Orlando, l'Ammiraglio cre un capitano con gente che scorresse per l'isola, acquetandola, e riducendo gl'Indiani al tributo, e che stesse sopra l'avviso affinch, tosto che sentisse alcuna sollevazione o tumulto di Cristiani, ovvero altro segno di ribellione degl'Indiani, corresse a castigar ci, e vi rimediasse: il che fece egli con pensiero di andarsene in Castiglia e menar seco il prefetto, perch difficilmente si sarebbero scordate le cose passate se questi rimaneva al governo. Adunque, mettendo egli ad ordine la sua partenza, giunse all'isola un Alfonso di Ojeda che veniva con 4 navigli da scoprire. E perch tali uomini navigavano alla ventura, ai 5 di settembre 1499 entr nel porto che i Cristiani nomarono del Brasile, e gl'Indiani chiamano Jaquimo, con pensiero di torre agl'Indiani ci che potesse e caricar verzino e schiavi. E mentre egli attendeva a cotali cose, era tutto dato al mal fare: e per mostrare che era membro del vescovo di cui abbiamo detto, procacciava di suscitare un altro nuovo tumulto, pubblicando per cosa certa che la regina donna Isabella stava per morire e che, morta lei, non vi sarebbe stato chi pi avesse favorito l'Ammiraglio, e che egli, come vero e certo servitore del detto vescovo, poteva far tutto quel che volesse in pregiudizio dell'Ammiraglio, per l'inimicizia che tra loro due era. Con questa fama e induzione cominci a scrivere ad alcuni, non ben saldi per le cose passate, e ad avere intelligenze con loro. 
Ma l'Orlando, avuta notizia delle sue opere e intenzioni, per comandamento dell'Ammiraglio and contro lui con 26 uomini, per impedirgli di fare il danno che egli pensava. E giunto una lega e mezzo discosto, ai 29 di settembre, intese ch'era con 15 uomini da un cacico, chiamato Haniguaiagua, ove faceva pane e biscotto; e cos cammin quella notte per coglierlo all'improvviso. Ma inteso dall'Ojeda che l'Orlando gli veniva addosso, per far di ladro il fedele, vedendosi senza forze da potergli resistere, gli and incontro dicendo che il gran bisogno che di vettovaglie egli aveva l'aveva condotto in quel luogo per fornirsene, come in terra dei Re suoi signori, senza intenzione di farvi alcun danno. E rendendogli conto del suo viaggio, disse che veniva da scoprire per la costa di Paria all'occidente 600 leghe, ove aveva trovata gente che ad egual partito combatteva coi Cristiani, e gli aveva feriti 20 uomini. Per la qual cosa egli non pot valersi delle ricchezze della terra, nella quale diceva aver trovati cervi, conigli, pelli, zampe di tigri e guanini, le quali cose mostr all'Orlando nelle caravelle, dicendo di voler tosto ritornare a San Domingo a far relazione di tutto all'Ammiraglio: il quale allora non era senza molto affanno perch Pietro di Arana gli aveva scritto che Riquelme, giudice nel Bonao per l'Orlando, sotto colore di fare una casa per i suoi armenti, aveva eletto un forte poggio per potere indi con poca gente far tutto quel male che egli volesse: e che egli s'era posto a vietarglielo: di che il Ricquelme aveva formato processo con testimoni e mandatolo all'Ammiraglio, dolendosi della forza che l'Arana gli faceva e supplicandolo a provveder di rimedio, acci che tra loro non nascesse alcun disordine. Perch, ancorch l'Ammiraglio conoscesse non essere in tutto questi i suoi pensieri, content di non dar luogo al sospetto, non lasciando per di star sull'avviso, parendogli che bastar dovesse il rimediare al manifesto errore dell'Ojeda, senza destare quel che con simulazione diverrebbe tollerabile. 
Procedendo l'Ojeda nel suo mal proposito, nel mese di febbraio dell'anno 1500 tolto commiato dall'Orlando, discese coi suoi navigli a Suragna, ove avevano la loro abitazione molti di coloro che gi s'erano sollevati con l'Orlando. E perch l'avarizia e l'utile  la pi certa via di provocare ogni male, cominci a pubblicar fra quella gente che i Re Cattolici l'avevano eletto per consigliere dell'Ammiraglio insieme col Carvagial, affinch non gli lasciassero far cosa che a loro non paresse essere in servizio dei Re, e che fra molte altre cose che gli avevano comandate, questa n'era una, che subito pagasse in contanti tutti quelli ch'erano nell'isola stati al servizio loro: e che, poich l'Ammiraglio non era cos discreto che si movesse a far ci, egli soffriva di andar con loro a San Domingo, e di costringerlo che tosto li pagasse; e appresso, se loro fosse parso, vivo o morto a cacciarlo dall'isola, perch non dovevano fidarsi dell'accordo fatto, n della parola che egli aveva data loro poich egli non era per mantenerla se non quanto lo avesse costretto il bisogno. Con la quale offerta molti deliberarono di seguirlo: e cos col favore e aiuto loro diede una notte sopra altri, che trov contrari alla sua richiesta, e fra ambedue le parti vi furono di morti e feriti. E perch avevano per certo che, essendo l'Orlando, com'era, ridotto al servigio dell'Ammiraglio, non sarebbe in quell'accordo venuto, deliberarono di farlo prigione, o di coglierlo all'improvviso. Ma l'Orlando, essendo stato avvertito del loro trattato, and ben provveduto di gente dove era l'Ojeda per rimediare ai suoi disordini, o castigarlo, secondo che vedesse esser convenevole: per paura di che l'Ojeda si ritir ai suoi navigli; e l'Orlando in terra, e l'altro in mare trattavano di abboccamento fra loro, e ove dovessero farlo, dubitando ciascuno di mettersi nelle mani e forze dell'altro. E vedendo l'Orlando che l'Ojeda non si fidava di smontare in terra, egli si offr di andare a parlare con lui ai suoi navigli: il che per poter fare mand a chiedergli la barca: ed esso gliela mand a sua voglia con buona guardia: e avendo ricevuto dentro l'Orlando con 6 o 7 uomini, quando pi si tenevano sicuri, l'Orlando e i suoi saltarono d'improvviso sopra quelli dell'Ojeda con le spade nude, e ammazzandone alcuni e ferendone molti, s'impadronirono della barca, e con essa tornarono in terra, non restando all'Ojeda per servizio dei navigli altro che un battello, nel quale molto quieto deliber di venire ad abboccarsi con l'Orlando. 
E cos, scusandosi dei suoi eccessi, venne a restituire alcuni uomini, i quali egli per forza aveva presi, allo scopo che gli fosse restituita la barca con la sua gente, dicendo che, se non gli era restituita, sarebbe stata la ruina loro e dei navigli, perch non ne aveva altra con cui governarli: la quale gli fu concessa volentieri dall'Orlando, affinch non avesse causa di dolersi, n dicesse che per sua cagione li perdeva: prendendo prima da lui sicurt e promissione, che fra certo tempo si sarebbe partito coi suoi dall'isola, come fu costretto a fare per la buona guardia che l'Orlando aveva messa in terra. 
Ma siccome egli  difficil cosa sradicare il loglio s che non torni pi a germogliare, cos la gente mal abituata non pu lasciar di ricadere nei suoi errori, come avvenne ad una parte dei sollevati indi a pochi d che fu l'Ojeda partito. Perch essendo un D. Fernando di Ghevara, come sedizioso, in disgrazia dell'Ammiraglio, e congiuntosi con l'Ojeda, per le sue colpe portando odio all'Orlando perch non gli aveva lasciata prendere per moglie una figliuola di Canua, ch'era la principale regina di Suragna, cominci a radunare molti congiurati, per farlo prigione e per succedergli nel mal fare; e specialmente incit un Adriano [Muxica], uno dei principali, con altri due uomini di mala vita, i quali a mezzo il mese di luglio dell'anno 1500 avevano ordinata la prigionia o morte dell'Orlando. Il quale stando molto avvertito, poich intese il trattato, s'adopr cos bene che imprigion il suddetto D. Fernando, e l'Adriano, coi principali della sua parte: e, mandato a fare intendere all'Ammiraglio quel che passava, domandando ci che gli piaceva che di loro si facesse, ebbe risposta che posto che senza cagione avevano tentato di mettere a rumore la terra (poich, se non si dava loro alcun castigo, sarebbero stati causa della distruzione del tutto), dovesse farne giustizia degna dei loro delitti e quel che le leggi ordinavano. Il che il giudice mand tosto ad effetto; e cos, formato processo contro di loro, impicc l'Adriano come autore principal capo della congiura, e ne band alcuni altri, secondo le colpe loro, e tenne in prigione don Fernando, finch ai 13 di giugno lo consegn con altri prigioni a Consalvo Bianco, affinch li menasse alla Vega dove l'Ammiraglio era. 
Con tal castigo s'acquet il paese, e gl'Indiani tornarono all'obbedienza e al servigio dei Cristiani, e le miniere dell'oro si scoprirono in tanta copia che ciascuno lasciava il soldo reale e si ritirava a vivere da s, dandosi a cavare oro a sue spese industriosamente, assegnando ai Re la terza parte di quel che trovava. Il che tanto crebbe, che tal fu il quale raccolse in un d 5 marche di grani d'oro assai grossi, fra i quali ve ne fu alcuno che pass 196 ducati di peso: e gl'Indiani stavano obbedienti e con gran paura dell'Ammiraglio, e s desiderosi di contentarlo che, pensando fargli alcun servizio, volentieri si facevano Cristiani: e se alcun principale di loro aveva a comparirgli davanti, procacciava di andar vestito. 
Quindi per maggior quiete l'Ammiraglio deliber di visitare l'isola in persona: e cos il mercoled ai 20 di febbraio del 1499 partirono egli e il prefetto da San Domingo e giunsero all'Isabella ai 19 di marzo; e dall'Isabella ai 5 d'aprile partirono per la Concezione, ove giunsero il marted seguente. E quindi il venerd ai 7 di giugno il Prefetto part per Suragna. 
Il giorno poi di Natale del 1499 avendomi tutto il mondo abbandonato, fui assalito con guerra da Indiani e dai cattivi Cristiani: ond'io giunsi a tanto estremo, che, per fuggir la morte, lasciata ogni cosa, me n'andai in mare con una piccola caravella. Mi soccorse allora nostro Signore, dicendomi, O uomo di poca fede, non aver paura, io sono. E cos disperse i miei nemici, e mi mostr come egli poteva adempire le mie offerte. Infelice me peccatore, che dipendeva tutto dalla speranza del mondo. 
Ai 3 di febbraio dell'anno 1500 l'Ammiraglio deliberava di andarsene a San Domingo, con animo di mettersi in punto per tornare in Castiglia e render conto del tutto ai Re Cattolici. 

CAPITOLO LXXXV

Come per false informazioni e finte querele di alcuni, i Re Cattolici mandarono un giudice, per sapere quel che passava. 

Mentre i sopraddetti rumori in questo modo passavano, molti dei sollevati, per lettere dalla Spagnola, e altri ch'erano tornati in Castiglia, non restavano di dar false informazioni ai Re Cattolici ed a quelli del lor Consiglio contro l'Ammiraglio e i suoi fratelli, dicendo ch'erano crudelissimi, e non atti a quel governo, s per essere essi stranieri e oltramontani, come perch in altri tempi non si erano veduti in istato ove per esperienza avessero imparato il modo di governare gente di qualit, affermando che, se le Altezze loro non provvedevano di rimedio, sarebbe occorsa l'ultima distruzione di quei paesi, i quali, quando pure non fossero distrutti per la loro perversa amministrazione, il medesimo Ammiraglio si sarebbe sollevato, e avrebbe fatto lega con alcun principe il quale lo aiutasse, pretendendo egli che fosse suo il tutto per essere con la sua industria e fatica stato scoperto. Nel che per riuscir meglio, nascondeva le ricchezze della regione, n voleva che gl'Indiani servissero ai Cristiani, n si convertissero alla nostra fede perch con l'accarezzarli sperava di tenerli dal suo canto, per poter far tutto quello che fosse contro il servizio delle Altezze loro. 
Nelle quali calunnie procedendo essi, e in altre simili, importunavano assai i Re Cattolici, dicendo male dell'Ammiraglio, e lamentandosi che non era pagato agli uomini il soldo di molti anni, davano che dire a mormorare a tutti coloro che allora erano nella Corte. Di modo che, essendo io in Granata quando il serenissimo principe don Michele venne a morte, come uomini senza vergogna, pi di loro comprarono una soma d'uva e si misero a sedere nei cortile dell'Alhambra, gridando forte che le Altezze loro e l'Ammiraglio li facevano passare in quel modo la vita per la mala paga, con mille altre disonest che dicevano. Ed era tanta la loro sfacciatezza, che se il Re Cattolico usciva fuori, tutti lo circondavano, e toglievanlo in mezzo gridando, Paga, paga. E, se per avventura io e mio fratello, ch'eravamo paggi della serenissima Regina, passavamo dove essi erano, gridavano fino al cielo, e ci perseguitavano, dicendo, Ecco i figliuoli dell'Ammiraglio dei mosciolini, di colui che ha trovate terre di vanit e d'inganno, per sepoltura e miseria dei gentiluomini castigliani; soggiungendo molte altre malvagit. Poich noi ci guardavamo di non passar loro davanti. 
Essendo adunque tante le loro querele e l'importunit coi favoriti dei Re, fu deliberato di mandare alla Spagnola un giudice il quale s'informasse di tutte le dette cose, comandandogli che, se trovasse l'Ammiraglio in colpa, secondo le querele suddette, lo mandasse in Castiglia, ed egli vi rimanesse al governo. E l'inquisitore che per tale effetto i Re Cattolici mandarono, fu un Francesco di Bobadiglia, povero commendatore dell'Ordine di Calatrava, il quale ai 26 di maggio dell'anno 1499 in Madrid aveva avuto bastante e copiosa commissione, ricevute assai lettere bianche, con le sottoscrizioni dei Re per quelle persone della Spagnola che paresse a lui, comandando per quelle, che gli fosse dato ogni favore e aiuto. 
Con la quale spedizione giunse a San Domingo alla fine d'agosto dell'anno 1500 in tempo che l'Ammiraglio era alla Concezione dando ordine alle cose di quella provincia, dove il prefetto era stato assalito dai sollevati, e ov'era maggior quantit di Indiani e di pi qualit e ragioni che nel rimanente di quell'isola. Di modo che il Bobadiglia, non trovando nel suo arrivo persona a cui dovesse aver rispetto, la prima cosa che fece fu di alloggiare nel palazzo dell'Ammiraglio e servirsi e impadronirsi di tutto quello che vi era, come se per giusta successione ed eredit gli fosse toccato: e, raccogliendo e favorendo tutti coloro i quali trov essere stati dei sollevati, e molti altri che portavano odio all'Ammiraglio e ai suoi fratelli, si dichiar subito per governatore. E per acquistarsi la grazia del popolo, per pubblico bando fece bandire franchigia per 20 anni, e mand a protestare all'Ammiraglio che senz'altra dimora venisse ov'egli era, perch cos conveniva al servigio dei Re Cattolici. Per conferma di che, per un fra Giovanni della Sera ai 7 di settembre gli mand una lettera del seguente tenore: 
Don Cristoforo Colombo nostro Ammiraglio del mare Oceano Noi abbiamo comandato al commendatore Francesco di Bobadiglia, portatore di questa, che vi dica da parte nostra alcune cose. Per vi preghiamo a voler dargli fede e credenza; e ad ubbidire. Data in Madrid, ai 21 di maggio dell'anno 1499. 
IO IL RE. IO LA REGINA. Per comandamento delle loro Altezze, Michele Perez di Almazan. 

CAPITOLO LXXXVI

Come l'Ammiraglio fu preso e mandato in ferri in Castiglia insieme coi suoi fratelli. 

Veduta adunque dall'Ammiraglio la lettera dei Re Cattolici, subito venne a San Domingo, dove il gi detto giudice era; il quale, bramoso di rimanere al governo, senz'altra dimora n giuridica informazione, al principio di ottobre dell'anno 1500 lo mand prigione ad un naviglio insieme con don Diego suo fratello, mettendoli in ferri e sotto buona guardia, e avendo comandato sotto gravissime pene che niuno parlasse in cosa alcuna di loro. Poscia, come si dice della giustizia di Pero Luiglio, cominci a formar processo contro di essi, ammettendo per testimoni i sollevati suoi nemici, e favorendo e provocando pubblicamente quelli che venivano a dir male di loro. I quali nelle loro deposizioni dicevano tante malvagit e tristizie, che sarebbe stato pi che cieco colui che non avesse conosciuto quelle esser dette con passione e senza verit. 
Per la qual cosa i Re Cattolici poi non le vollero accettare, e li assolsero, pentendosi molto di aver mandato un simil uomo con quel carico: e ci non senza giusta cagione, perch questo Bobadiglia distrusse l'isola, e dissip le rendite e i tributi reali affinch tutti gli dessero aiuto, dicendo che i Re Cattolici non volevano altro che il nome del dominio, e che l'utile fosse dei loro sudditi. Con tal voce non perdeva per egli la sua parte: ma, accompagnatosi coi pi ricchi e potenti, dava loro Indiani per i loro servizi con patto che partecipassero seco tutto quello che con detti Indiani acquistassero, e vendeva all'incanto le possessioni e i poderi i quali l'Ammiraglio per i Re Cattolici aveva acquistati, dicendo che i Re non erano lavoratori, n mercatanti, n volevano quelle terre per loro utile, ma per sovvenimento e aiuto dei loro buoni sudditi. Sotto questo nome vendendo egli il tutto, dall'altra parte procacciava che fosse comprato da alcuni suoi compagni per i due terzi meno di quel che valevano. Le quali cose oltre che cos faceva, non drizzava ad altro fine le cose di giustizia, n aveva altro rispetto che di farsi ricco, e acquistar la grazia del popolo. Tuttavia egli era con paura che il Prefetto, non ancora tornato di Suragna, gli cagionasse alcun impedimento, e che armata manu cercasse di liberar l'Ammiraglio: ma i suoi fratelli in ci furono di molta prudenza, e l'Ammiraglio mand loro subito a dire che, per servigio dei Re Cattolici, e per non mettere in sedizione la terra, a lui andassero pacificamente, dato che, giunti in Castiglia, avrebbero ottenuto pi facilmente il castigo di cosiffatta persona e rimedio al torto che era a lui fatto. Ma n per ci il Bobadiglia lasci d'imprigionarlo coi suoi fratelli, consentendo che i tristi e i popolari dicessero di loro mille ingiurie per le piazze, suonando con corni presso al porto ov'essi erano stati imbarcati, oltre ad essere stati piantati per i cantoni molti libelli diffamatori: in guisa che, quantunque avesse inteso che un Diego Ortiz governatore dell'Ospitale aveva letto un libello in piazza, non solo non lo castig, ma ne dimostr una grande allegrezza: onde s'ingegnava ciascuno a sua possa di farsi conoscere in cotali cose valente. N rest egli, al tempo della partenza, temendo forse che l'Ammiraglio tornar dovesse nuotando, di comandare al patrono del naviglio, chiamato Andrea Martn, che cos prigione dovesse consegnarlo al vescovo don Giovanni Fonseca, col cui favore e consiglio si teneva per certo che egli facesse quel che faceva: quantunque, essendo poi in mare, conosciuta il patrono la malignit del Bobadiglia, volesse trarre i ferri all'Ammiraglio: a che egli non consent mai, dicendo che poich i Re Cattolici comandavano per la loro lettera che egli eseguisse quello che dal Bobadiglia per nome loro gli fosse comandato, per la quale autorit e commissione egli l'aveva messo in ferri, non voleva che altri che le stesse persone delle Altezze loro facessero sopra ci quel che pi loro piacesse: ed egli aveva deliberato di voler salvare quei ceppi per reliquie e memoria del premio dei suoi molti servizi, come anche fece, perch io gli vidi sempre in camera cotali ferri, i quali volle che con le sue ossa fossero sepolti. Ed ai 20 di novembre del 1500 avendo scritto ai Re ch'era giunto a Cadice, essi, inteso come veniva, tosto diedero ordine che fosse rilasciato, e scrissero a lui lettere piene di benignit, dicendo dispiacer molto loro dei suoi travagli e della scortesia usatagli dal Bobadiglia, e che dovesse andare alla Corte, ove si sarebbe atteso ai suoi negozi, e avrebbero dato ordine ch'egli fosse brevemente, e con suo onore spedito. 
Con tutte le quali cose io non debbo per incolpar meno i Re Cattolici, ch'elessero per quell'incarico un uomo maligno e di s poco sapere, perch s'egli fosse stato uomo che avesse saputo far bene il suo ufficio, lo stesso Ammiraglio si sarebbe rallegrato della sua andata, avendo egli con sue lettere supplicato che mandassero alcuno acci che avessero vera informazione delle malvagit di quelle genti, e degl'insulti che commettevano, onde venissero a ricever castigo per altra mano, non volendo egli, per essere essi stati l'origine dei rumori con suo fratello, procedere con quel rigore che avrebbe usato un altro senza sospetto. E quantunque possa dirsi che, bench i Re Cattolici avessero cos male informazioni contro l'Ammiraglio, non dovevano per mandare il Bobadiglia con tante lettere e favori, senza limitargli la commissione che gli davano, si pu nondimeno rispondere per loro scusa che non fu maraviglia se cos fecero, perch molte erano le querele contro l'Ammiraglio che a loro erano state mandate, secondo che di sopra abbiam detto. 

CAPITOLO LXXXVII

Come l'Ammiraglio and alla Corte a render conto di s ai Re Cattolici. 

Tosto che i Re Cattolici intesero la venuta e prigionia dell'Ammiraglio, ai 17 di dicembre mandarono ordine che egli fosse messo in libert, e a lui scrissero che dovesse andare in Granata, dove fu dalle Altezze loro accolto con allegro volto e con dolci parole, e dettagli la sua prigionia non esser proceduta da loro volont e comandamento, anzi che n'era loro dispiaciuto assai e che vi avrebbero provveduto di modo che sarebbero stati castigati i colpevoli, ed egli interamente soddisfatto. 
Con tali e simili altre parole di favore comandarono allora che si dovesse attendere al suo negozio, la cui somma e risoluzione fu questa, che deliberarono di mandare un governatore alla Spagnola, il quale dovesse sgravar l'Ammiraglio e i suoi fratelli; che il Bobadiglia fosse costretto a restituirgli appieno tutto quello che gli aveva tolto: che all'Ammiraglio tutto ci fosse dato che gli veniva secondo le capitolazioni fatte; che si formasse processo delle colpe dei sollevati e fossero castigati i loro delitti secondo gli errori i quali avessero commessi. Fuvvi mandato adunque un don Nicol di Ovando, commendatore di Lares, uomo di buon giudizio e prudente, ancorch, siccome poi si vide, fosse molto appassionato in pregiudizio del terzo, guidando le sue passioni con cautelose astuzie e dando fede ai suoi sospetti ed ai maligni, eseguendo appresso il tutto per rispetto loro con crudelt e animo vendicativo, come pu far testimonio la morte degli 80 Re, di cui sopra abbiamo detto. 
Ma tornando all'Ammiraglio, dico che in Granata, come ai Re Cattolici piacque di mandare alla Spagnola il detto commendatore, cos stimarono ben fatto che si dovesse mandar l'Ammiraglio a qualche viaggio, onde essi ricevessero da lui alcun utile, e ove egli si occupasse finch il detto commendatore acquetasse le cose e i tumulti della Spagnola, perch pareva per loro male il tenerlo cos lungo tempo fuori del suo giusto possesso, non essendo in ci giusta causa, poich l'informazione mandata dal Bobadiglia contro di esso constava a loro esser piena di malizia e di falsit, e non di casi per i quali egli dovesse perdere il suo stato. Ma perch nell'esecuzione di ci vi era alcuna dilazione, e correva oramai il mese di ottobre dell'anno 1501 e i maligni procacciavano ancora che si aspettasse nuova informazione, l'Ammiraglio deliber di parlare ai Re e di chieder loro che gli promettessero di conservarlo e guardarlo dai suoi pericoli, il che anche fece dopo con sue lettere. Ci, quando l'Ammiraglio era per partire per quel viaggio, essi gli promisero con una loro lettera, nella quale dicono cosiffatte parole: 
E siate certo che la vostra prigionia ci  dispiaciuta molto; e ben lo vedete voi, e lo conobbero tutti chiaramente, poich tosto che ci sapemmo vi provvedemmo di buon rimedio. E sapete con che onore e cortesia abbiamo comandato che vi trattassero sempre, il che ora siamo per far maggiormente, e per onorarvi e per trattarvi benissimo, promettendovi che le grazie da noi concedutevi vi saranno conservate intiere, secondo la forma e il tenore dei nostri privilegi, i quali, senza che a loro sia contraffatto, e voi e i vostri figliuoli godrete, come vuol la ragione; e, se sar necessario il confermarli di nuovo, li confermeremo, e appresso comanderemo che vostro figliuolo sia messo in possesso di tutto ci: che noi in maggior cosa che questa non , desideriamo onorarvi e favorirvi: e siate certo che dei vostri figliuoli e fratelli noi avremo quella cura che la ragion ricerca: il che si far, andato che sarete voi alla buon'ora; perch sar dato il carico a vostro figliuolo, come si  detto. Vi preghiamo dunque che alla vostra partenza voi non diate dilazione. Dato in Valenza della Torre ai 14 di marzo dell'anno 1502. 
Le quali offerte e parole gli scrissero i Re perch l'Ammiraglio era deliberato di non impacciarsi pi nelle cose delle Indie, ma scaricarsi con mio fratello, avendo in ci buona opinione: e diceva che se i servizi da lui fatti non bastavano per far castigare le malvagit di quella gente, non sarebbe bastato quello che per l'avvenire egli avesse fatto, poich la principal cosa alla quale egli si era offerto, prima che scoprisse le Indie, egli l'aveva gi adempiuta, che era mostrare che v'erano delle isole e della terraferma nella parte occidentale, e che la strada era facile e navigabile, e l'utile manifesto, e le genti molto domestiche e disarmate. Il che, poich con la sua persona egli aveva verificato, oramai non gli mancava altro se non che le Altezze loro seguitassero l'impresa, mandando gente la quale ricercasse e tentasse intendere i segreti di quei paesi, perch ora che era aperta la porta ciascuno sarebbe stato buono a seguitar la costa, come gi alcuni i quali impropriamente si chiamavano scopritori, non considerando che non hanno scoperta alcuna regione nuova, ma che seguono la scoperta da quel tempo in poi che l'Ammiraglio insegn loro le dette isole e la provincia di Paria, la quale fu la prima regione che della terraferma gi fu trovata. E per, avendo l'Ammiraglio avuto sempre grande inclinazione a servire i Re Cattolici, e specialmente la serenissima Regina, content di tornare ai suoi travagli, e mettersi al viaggio che pi oltre diremo, poich egli aveva per certo che ogni d dovessero trovarsi cose di gran ricchezza, come scrisse l'anno del 1499 alle loro Altezze, parlando dello scoprimento cos: 
Non si dee lasciar di continuarlo, perch, per dir vero, se non un'ora, l'altra si trover alcuna cosa importante; siccome ora s' dimostrato, con la Nuova Spagna e col Per: ancorch allora, come avvenir suole alla maggior parte degli uomini, niuno desse fede a quel che egli diceva; e pur niuna cosa egli disse che non riuscisse vera, come i Re Cattolici in una lettera loro, scritta il 5 settembre del 1503 in Barcellona dicono. 

CAPITOLO LXXXVIII

Come l'Ammiraglio part di Granata per Siviglia a far l'armata necessaria al suo scoprimento. 

Ora, essendo stato spedito l'Ammiraglio dai Re Cattolici, part dalla citt di Granata per Siviglia l'anno 1501, e tosto che vi giunse sollecit con tanta fretta la sua armata, che in breve tempo furono posti all'ordine di armi e vettovaglie 4 navigli da gabbia di 70 botti di porto il maggiore e di 50 il minore, con 140 uomini, tra grandi e piccoli; dei quali io era uno. 
E cos facemmo vela dal canale di Cadice ai 9 di maggio del 1502 e andammo a Santa Caterina, onde partimmo il mercoled agli 11 del medesimo, e andammo ad Arzilla il secondo giorno a dar soccorso ai Portoghesi, i quali dicevasi ch'erano in grande stretta; ma quando noi giungemmo, i Mori avevano levato l'assedio. Per cui l'Ammiraglio mand il prefetto don Bartolomeo Colombo, suo fratello, e me coi capitani delle navi in terra a visitare il capitano di Arzilla, che era stato ferito in un assalto dei Mori, il quale ringrazi molto l'Ammiraglio di cotal visita e delle offerte fattegli: e per tal effetto gli mand alcuni cavalieri che erano seco, parte dei quali erano parenti della quondam donna Filippa Mognis, la quale fu la moglie che noi dicemmo dell'Ammiraglio in Portogallo. 
Dopo ci nel medesimo giorno noi facemmo vela, e giunti alla Gran Canaria ai 20 di maggio sorgemmo nelle isolette: ed ai 24 passammo a Maspalomas, che giace nella stessa isola, per pigliar quivi l'acqua e le legna che per tal viaggio erano necessarie. Quindi la seguente notte partimmo per l'India con viaggio prospero, come piacque a nostro Signore: di modo che, senza calar la vela, il mercoled ai 15 di giugno di mattina con assai alterazione di mare e di vento giungemmo all'isola di Matinino, dove, secondo il bisogno e costume di coloro che vanno di Spagna, volle l'Ammiraglio che la gente rinfrescasse d'acqua e di legna, e lavasse i suoi panni fino al sabato che passammo all'occidente di quella, e andammo all'isola Dominica la quale dista 10 leghe dall'altra. E quindi, discorrendo per le isole dei Caribi, andammo a Santa Croce, ed ai 24 dello stesso mese passammo alla parte del mezzogiorno dell'isola di San Giovanni e prendemmo indi la via di San Domingo, perch l'Ammiraglio aveva in animo di cangiar l'un dei 4 navigli che menava seco, il quale veleggiava male, e oltre che camminava poco, non vi si potevano sostener le vele, se non si metteva il bordo presso all'acqua: per la qual cosa ne segu assai danno in quel viaggio, dato che l'intenzione dell'Ammiraglio, quando veniva per l'Oceano, era di andare a riconoscer la terra di Paria, e di seguir quella costa fin che desse nello stretto, il quale egli aveva per certo che dovesse essere verso Veragua e il Nome di Dio. Ma, veduto il difetto del naviglio, gli fu forza andare a San Domingo per commutarlo con alcun altro il qual fosse buono. 
E perch il commendator di Lares, che allora governava quell'isola, mandato dai Re Cattolici e domandar conto dell'Amministrazione al Bobadiglia, non si turb punto per la nostra improvvisa giunta, il mercoled ai 19 di giugno, essendo gi presso al porto, l'Ammiraglio mand a lui Pietro di Terreros, capitano di un dei navigli, a fargli intendere il bisogno che aveva di commutare quel naviglio e che s per tale effetto, come perch egli temeva di una gran fortuna, la quale aspettava, desiderava entrare in quel porto a salvarsi, facendogli intendere che per otto giorni egli non lasciasse uscire alcuna armata dal porto perch avrebbe corso gran pericolo. Ma il sopraddetto commendatore non volle consentire che l'Ammiraglio entrasse nel porto, e nemmeno viet l'uscirne all'armata che doveva partire per Castiglia, la quale era di 28 navigli e doveva condurre il commendator Bobadiglia, che aveva imprigionato l'Ammiraglio e i suoi fratelli, e Francesco Orlando [Roldn] e tutti gli altri che si erano sollevati contro di loro, e quelli dai quali essi tanto male avevano ricevuto. Ai quali tutti piacque a Dio di accecar gli occhi e l'intelletto, acci che non accogliessero il buon consiglio loro dato dall'Ammiraglio. Ed io ho per certo che ci fu provvidenza divina perch se arrivavano costoro in Castiglia, non sarebbero mai stati castigati, come i loro delitti meritavano, anzi, perch erano favoreggiati dal vescovo [Fonseca], avrebbero ricevuti molti favori e grazie. Alle quali cose ovvi l'uscita loro di quel porto verso Castiglia perch, giunti alla punta orientale della Spagnola, la fortuna li assal in tal maniera, che sommerse la nave capitana, nella quale veniva il Bobadiglia con la maggior parte dei sollevati e fece tanto danno nelle altre, che non si salvarono se non 3 o 4 di tutti i 28 navigli. 
Nel qual tempo, che fu il gioved l'ultimo di giugno, avendo l'Ammiraglio preveduta cotal fortuna, poich gli era stato negato il porto per suo scampo si ritir il meglio ch'ei pot verso terra con lei riparandosi, non senza assai doglia e dispiacere della gente della sua armata, a cui, perch veniva in sua compagnia, mancava quella accoglienza che anche agli stranieri sarebbe stata fatta non che a loro che erano di una stessa nazione, perch temevano che per l'avvenire avvenisse loro il medesimo, se alcun infortunio loro succedesse. E ancorch l'Ammiraglio nel suo interno sentisse quello stesso dolore, pi glielo raddoppiava l'ingiuria e ingratitudine usatagli nella terra da lui data loro in onore ed esaltazione di Spagna; ove gli era negato il rifugio e il riparo della sua vita. Ma con la sua prudenza e col buon suo giudizio si sostenne con la sua armata, fin che il d seguente, crescendo il temporale e sopravvenendo la notte con grandissima oscurit, si partirono 3 navigli dalla sua compagnia ciascuno per il suo cammino: gli uomini dei quali sebbene corressero gran pericolo tutti, e ciascuno stimasse che gli altri fossero sommersi, quelli nondimeno che veramente patirono furono del naviglio Santo il quale per sostenere il battello con cui era andato in terra il capitan Terreros, lo port alla poppa legato con le gomene riversato, finch fu sforzato lasciarlo e perderlo, per non perder se stesso. Ma assai fu maggiore il pericolo della caravella Bermuda la quale, essendosi messa in mare, v'entr fin sopra le coperte: onde ben si vide che a ragion l'Ammiraglio procacciava di commutarla: e tutti ebbero per certo che il Prefetto, suo fratello, dopo Iddio col suo sapere e valore l'avesse salvata perch, come di sopra abbiam detto, nelle cose di mare non si trovava allora uomo pi pratico di lui. Di modo che, avendo tutti patito gran travaglio, eccetto quel dell'Ammiraglio, piacque a Dio di tornarli a congiungere la domenica seguente nel porto di Azua, nella Spagnola, dalla banda del Mezzogiorno, dove raccontando ognuno le sue disgrazie si trov che il Prefetto aveva avuta s gran fortuna per fuggir la terra, come pratico marinaio, e che l'Ammiraglio non aveva corso pericolo per esservisi accostato, come savio astrologo, il qual conosceva il luogo onde gli poteva venir danno. 
Per la qual cosa ben potevano incolparlo [Colombo] quelli che l'odiavano, dicendo che per arte magica avesse fatto nascere quella burrasca, per vendicarsi del Bobadiglia e degli altri nemici suoi che andavano in sua compagnia, vedendo che non solo non pericol naviglio alcuno dei 4 della sua armata, ma che dei 28 che erano partiti col Bobadiglia solo uno, chiamato la Gucchia che era dei pi tristi, aveva seguito il suo cammino verso Castiglia, ove giunse anche a salvamento, portando 4000 pesos d'oro che il fattore dell'Ammiraglio gli mandava dalle sue rendite, essendo tornati a San Domingo gli altri tre che dalla fortuna si salvarono, distrutti e maltrattati. 

CAPITOLO LXXXIX

Come l'Ammiraglio part dalla Spagnola, seguendo il suo viaggio e scopr le isole dei Guanazi. 

Frattanto l'Ammiraglio nel porto di Azua coi suoi navigli diede luogo alla sua gente di poter respirare dai travagli patiti nella fortuna. E perch uno dei diletti che dona il mare, quando altro non si ha da fare,  il pescare, fra le molte altre specie di pesci che presero mi si ricordano due, l'uno di piacere e l'altro di ammirazione. Il primo fu un pesce chiamato schiavina, grande come un mezzo letto, il quale, dormendo sopr'acqua, fu percosso dalla nave Vizcaina con un tridente che l'afferr di tal sorte che il pesce non pot liberarsene, ma, legato con una grossa e lunga fune al banco del battello, se lo tirava dietro s velocemente per quel porto, ora di qua e ora in l, che pareva una saetta, in guisa che la gente dei navigli, a cui era occulto il secreto, vedendo correr senza remi il battello or qua or l, stava come attonita, fin tanto che si anneg il pesce, e fu condotto al bordo dei navigli, dove fu tirato su con quegli ingegni coi quali sogliono tirarsi le cose di peso. L'altro pesce fu preso con un altro ingegno, ed  chiamato dagl'Indiani manati, n in Europa si trova:  della grandezza di un vitello, e nel sapore e color della carne non ne  differente, se non per avventura  alquanto migliore e pi grasso, onde ancor quelli che affermano che nel mare v'ha di tutte le sorti dei terrestri animali, dicono questi pesci esser veramente vitelli, poich di dentro non hanno forma di pesce, n si pascono di altro che dell'erba da lor trovata nei lidi. 
Ora tornando alla nostra storia, dico che, poich l'Ammiraglio vide la sua gente riposata alquanto e i navigli essere stati acconciati, usc dal detto porto di Azua e and al porto del Brasil, che gl'Indiani chiamano Jaquimo, per fuggirvi dentro un altro braccio di fortuna che doveva seguire. Da questo part poi ai 24 di luglio con tanta bonaccia che, non potendo egli seguir la via che voleva, le molte correnti lo gettarono in alcune isole presso a Giamaica, molto piccole e arenose, alle quali mise nome le Pozze perch non vi trovando acqua vi si fecero molte pozze nell'arena, dalle quali ci fornimmo per servizio dei navigli. Quindi poscia navigando verso terraferma alla volta del mezzod, giungemmo a certe isole, bench non vi prendessimo terra se non nella maggiore, che si chiamava Guanara, dal cui nome poi quelli che fanno le carte navigatorie denominarono tutte quelle isole dei Guanari, le quali sono distanti quasi 12 leghe dalla terraferma, presso alla provincia ora chiamata capo di Honduras quantunque allora l'Ammiraglio la chiamasse punta di Casine. Ma perch costoro fanno cotali carte senza andar per il mondo, sono incorsi in ci in grandissimo errore il quale, poich ora m'occorre il dirne, voglio raccontare, sebbene io romper il filo della mia storia, ed  tale. 
Queste medesime isole e la terra  da costoro posta due volte nelle loro carte navigatorie, come se in effetto fossero terre distinte: ed essendo il capo di Grazie a Dio quello che essi chiamano capo di *** tutti una medesima cosa, essi li fanno due. E la cagione di quest'errore fu che, dopo ch'ebbe l'Ammiraglio scoperte queste regioni, un certo Gioan Diaz di Solis, dal cui nome il Rio della Plata [che vuol dir fiume dell'argento], chiamasi Rio di Solis, perch egli fu quivi ammazzato dagl'Indiani, e un Vincenzo Agnez, che fu capitano di un naviglio nel primo viaggio nel quale l'Ammiraglio scoperse le Indie, andarono insieme a scoprire l'anno 1508 con l'intenzione di seguire la terra che aveva l'Ammiraglio scoperta nel viaggio di Beragua verso occidente; e, seguendo essi quasi quello stesso cammino, capitarono nella costa di Cariai, e passarono presso al capo di Grazie a Dio fino alla punta di Casine, che essi chiamarono di Honduras, e le dette isole chiamarono i Guanagi, prendendo, come abbiamo detto, il nome di tutte da quella principale: e quindi poi passarono oltre, non volendo confessare che in alcuna parte di quelle fosse stato l'Ammiraglio, per attribuire a se stessi quello scoprimento, e per mostrare che avevano trovato di gran paese non ostante che un piloto loro, detto Pietro di Ledesma, il quale era andato prima con l'Ammiraglio in quel viaggio di Beragua, dicesse loro che egli conosceva quelle regioni, e che erano di quelle ch'egli con l'Ammiraglio aveva aiutato a scoprire; da cui io intesi poi questo. Ma la ragione e il disegno delle carte ci chiaro dimostrano, perch vi si mette due volte una stessa cosa, e l'isola di una stessa forma e in una stessa distanza per avere, quando essi tornarono, portato quel paese dipinto com'egli  veramente: ma dicevano ch'esso giaceva pi oltre di quello che l'Ammiraglio aveva scoperto. Di modo che due volte giace, situata nella carta, una medesima terra: il che, piacendo a Dio, mostrer il tempo essere cos, quando pi si navigher quella costa: perch non vi troveranno paese di quella forma pi di una sola volta, come  detto. 
Ma tornando al nostro scoprimento, dico che, essendo giunti all'isola di Guanara, comand l'Ammiraglio al prefetto D. Bartolomeo Colombo, suo fratello, che andasse indi terra con due barche, e vi trovarono gente simile a quella delle altre isole, bench non con la fronte s larga. Videro ancor molti pini, e pezzi di terra, detta calcide, con la quale si fonde il rame, la quale alcuni marinai, giudicando che fosse oro, portarono lungo tempo di nascosto. Ed essendo il prefetto in quell'isola con desiderio di saperne i secreti, volle la sua buona sorte che vi capitasse allora una canoa tutta lunga come una galea, e larga 8 piedi, tutta di un legno solo, e simile di forma alle altre, la quale veniva carica di mercanzie dalle parti occidentali verso la Nuova Spagna. Questa nel mezzo al di dentro aveva un vlto fatto di foglie di palma, non diverso da quelli che portano in Venezia le gondole [e dai Veneziani son detti felzi], il quale riparava s coloro che v'erano sotto, che n pioggia n fortuna poteva bagnar cosa alcuna di quelle che v'aveva dentro. Sotto questo vlto stavano i figliuoli e le donne, e tutti i bagagli e la mercatanzia, e gli uomini che il legno guidavano, ancorch fossero 25, i quali non ebbero animo di difendersi contro le barche che li seguirono. 
Presa adunque la canoa senza contrasto dai nostri, fu condotta ai navigli, dove l'Ammiraglio rese molte grazie a Dio, vedendo egli che in un istante, e senza fatica n pericolo dei suoi gli piaceva dargli mostra di tutte le cose di quella terra. Epper comand che si togliesse di essa quel che a lui parve essere di maggior vista e prezzo, cio alcune coperte e camiciuole di bambagia senza maniche, lavorate e dipinte di diversi colori e lavori e alcuni facciuoli coi quali coprono le parti vergognose, dello stesso lavoro, e lenzuola con le quali si coprivano le Indiane della canoa, come sogliono coprirsi le More di Granata; e spade di legno lunghe, con un canale da ogni banda dei fili, ai quali erano attaccati con filo e pece rasoi fatti di pietra focaia, che fra uomini nudi tagliano come se fossero di acciaio: e manarini di tagliar legna, simili a quei di sasso che usano gli altri Indiani, salvo che questi erano di buon rame: e pur di quel metallo portavano sonagli di punte insieme con crisoli per fonderlo poi: e per loro vettovaglie portavano delle radici, e grano che mangiano quelli della Spagnola, e un certo vino fatto di maiz, che  simile alla cervosa d'Inghilterra, e molte di quelle mandorle che hanno quelli della Nuova Spagna per moneta, le quali parve che essi anche avessero in grande stima, perch quando con le cose loro furono posti nella nave, io notai che cadendo alcuna di queste mandorle subito si piegavano tutti a pigliarla, come se loro fosse caduto un occhio, nel qual tempo pareva ch'ancor di se stessi non potessero ricordarsi, vedendosi trar prigioni dalla loro canoa nella nave fra gente cos strana e feroce come siamo noi rispetto a loro. Ma l'avarizia degli uomini  tanta, che noi non dobbiamo maravigliarci che quegl'Indiani anteponessero questa al timore e pericolo nel quale si vedevano. Medesimamente dico, che ancora dobbiamo stimar molto la loro onest e vergogna perch occorrendo, nel metterli nella nave che fosse preso alcuno dei facciuoli che portavano avanti alle parti vergognose, subito l'Indiano per coprirle metteva avanti le sue mani, n mai le levava e le donne si coprivano il volto e il corpo, come abbiamo detto che fan le More in Granata. Il che mosse l'Ammiraglio a trattarli bene, e a restituir loro la canoa, e dare alcune cose loro in cambio di quelle che per mostre erano loro state tolte. N di loro altri seco ritenne che un vecchio, chiamato Giumbe, il quale pareva di pi autorit e prudenza, per informarsi delle cose di terra, e affinch gli altri invitasse a praticare coi Cristiani, come prontamente e fedelmente egli fece in tutto il tempo che noi scorremmo per dove la sua lingua era intesa. Epper, in premio e ricompensa di ci, quando giungemmo ove non poteva essere inteso, l'Ammiraglio gli don alcune cose e lo mand al suo paese molto contento: il che fu avanti che si arrivasse al capo di Grazie a Dio, nella costa dell'Orecchia, di che gi si  fatta menzione. 

CAPITOLO XC

Come l'Ammiraglio non volle andare alla Spagnola, ma voltar verso oriente a cercar Beragua e lo stretto della terraferma. 

Quantunque da quella canoa l'Ammiraglio intendesse delle gran ricchezze, e della civilt e industria ch'era nei popoli delle parti occidentali della Nuova Spagna, parendogli nondimeno che, essendo quei paesi sotto vento, fosse in sua mano il potervi navigare da Cuba quando ci fosse il comodo, non vi volle andare, ma segu il suo disegno di scoprire lo stretto di terraferma, per aprire la navigazione del mare del mezzod, di cui v'aveva bisogno per scoprire le terre delle spezierie. E cos a tentoni deliber di seguir la via dell'oriente verso Beragua e il Nome di Dio, ove s'immaginava e credeva giacesse il sopraddetto stretto, come in effetto giaceva: ma s'ingann nell'intenderlo, perch non pensava che fosse stretto di strettura di terra, come gli altri sono, ma di mari, che passasse come bocca da un mare all'altro. Del quale errore poteva esser cagione l'equivoco del nome perch dicendo che in Beragua e al Nome di Dio  lo stretto di questa terra ferma, si poteva intendere d'acqua e di terra, ed egli prendeva ci per il pi comune, e per quello che pi desiderava: ancorch, sebbene sia quello stretto di terra,  nondimeno stato ed  la porta per dove tanti mari si dominano, e tante ricchezze sono state portate e scoperte perch non voleva Dio che una cos grande e di tanta importanza si conseguisse altronde: poich della Nuova Spagna da quella canoa s'ebbe cognizione. E per cercar detto stretto, non essendo in quelle isole dei Guanari cosa di cui si dovesse fare stima, senz'altra dimora navig verso terraferma ad una punta che chiam di Casine, perch vi erano molti alberi che producono alcuni pometti con certe rughe, e hanno l'osso spugnoso, e sono buoni da mangiare, specialmente cotti, i quali pomi gl'Indiani della Spagnola chiamano casine. E perch non si vedeva per tutto il paese cosa di cui si potesse far conto, l'Ammiraglio non volle perder tempo in entrar in un gran seno che vi si fa, ma seguire il suo cammino alla volta dell'Est lungo quella costa che si corre allo stesso rombo nel capo di Grazie a Dio, la quale  tutta molto bassa, e di spiaggia netta: e la gente che giace pi presso alle Casine portava indosso le sopraddette camiciuole dipinte, e facciuoli avanti le loro vergogne, e fanno corazzine di bambagia col tratto, le quali per difesa delle loro picche sono assai forti, e anche per resistere ai colpi di alcune delle nostre armi. Ma la gente che giace pi in su verso l'oriente fino al capo di Grazie a Dio,  quasi negra, e di brutto sguardo, n porta cosa alcuna coperta, e in tutto  molto selvatica; e come diceva l'Indiano che fu preso, mangia carne umana, e i pesci crudi cos come li ammazza, e porta le orecchie forate coi buchi s larghi che comodamente vi potrebbe entrare un ovo di gallina. Da che l'Ammiraglio chiam questa costa dell'Orecchia. 
Nella quale una domenica ai 14 d'agosto dell'anno 1502 di mattina il prefetto smont in terra con le bandiere e coi capitani, e con molti dell'armata ad udir messa; e il mercoled seguente, andando le barche in terra per prendere il possesso della regione in nome dei Re Cattolici, nostri signori, concorsero alla spiaggia pi di cento persone, aspettandoli cariche di vettovaglie, le quali, tosto che giunsero, presentarono al prefetto; e subito si ritirarono senza dire alcuna parola. Il prefetto allora comand che fossero loro donati sonagli, e Ave Marie, e altre cosette, e domand loro per segni delle cose della regione per l'interprete sopraddetto: ancorch, per esser poco tempo che era con noi, non intendeva i Cristiani per la distanza, come che poca, della sua terra dalla Spagnola, ove molti dei navigli avevano appreso il parlare indiano, e nemmeno intendeva gli stessi Indiani; ma, restando essi soddisfatti di quel che s'era loro donato, il d seguente vennero allo stesso luogo pi d'altri 200 carichi pure di vettovaglie di varie sorti, cio di galline di quel paese, che sono migliori delle nostre, d'oche, di pesce arrostito, di fave rosse e bianche simili ai fagiuoli, e altre cose tali, non differenti punto da quelle della Spagnola: ed era la terra verde e bella, per quanto bassa, nella quale erano molti pini, quercie, palme di sette sorti, mirabolani di quelli che nella Spagnola si chiamano hobi, e quasi tutte le altre frutta e vettovaglie che nella Spagnola si trovano. V'erano medesimamente molti leopardi, cervi e guazele, e di quei pesci ancora che vi sono, ve ne ha molti i quali in Castiglia non sono. 
La gente di questo paese  quasi della disposizione delle altre isole, senonch non hanno le fronti larghe come quelli, n mostrano di aver fede alcuna. Sono tra loro diverse lingue, e tutti per lo pi vanno nudi; portano nondimeno coperte le loro parti vergognose. Alcuni usano certe camiciuole come quelle che usiamo noi, lunghe e fino al bellico, e senza maniche. Portano le braccia e il corpo lavorati di lavori moreschi, fatti col fuoco, i quali li fanno parere strani: e alcuni portano dipinti i leoni, altri cervi, e altri castelli turriti, e altri diverse figure. Portano in vece di berretta i pi nobili alcuni facciuoli di bambagia bianchi, e rossi, e ad alcuni pendono dalla fronte alcuni fiocchi di capelli. Ma se si adornano per alcuna festa, tingonsi la faccia di negro, altri di rosso, altri si fanno linee sul volto di varii colori, e altri hanno il becco di struzzo, e altri si fanno negri gli occhi: e cos si adornano per parer belli, ove veramente paiono diavoli. 

CAPITOLO XCI

Come l'Ammiraglio pass la costa dell'Orecchia per il capo di Grazie a Dio, e giunse a Cariai, e quel che quivi fece e si vide. 

Per la sopraddetta costa dell'Orecchia navig l'Ammiraglio verso oriente al capo di Grazie a Dio, il quale fu cos nominato perch, non essendo dalla punta delle Casine ad esso pi di 60 leghe, si travagli per la contrariet dei venti e delle correnti alla bolina 70 d in camminarle, uscendo di un bordo verso il mare e volgendo d'un altro verso terra, spesso guadagnando col vento e spesso perdendo, secondo ch'esso era a noi o liberale di s, o scarso nelle volte che si facevano. E certo, se non era la costa di cos buon sorgitore com'era, saremmo assai pi tardati in passarla: ma, perch era netta, e per mezza lega da terra v'erano due braccia di fondo, ed entrando in mare per ogni lega cresceva l'acqua due braccia, noi avemmo molta comodit per dar fondo la notte, o quando il vento era molto poco: dimodoch ancorch con difficolt, per causa del buon fondo, fu navigabile quel cammino. Poi, quando ai 14 di settembre giungemmo al detto capo, vedendo noi che la terra volgeva al mezzod e che con quei venti levanti che quivi regnavano, e che erano a noi stati tanto contrari, potevamo continuare comodamente il nostro cammino, tutti in generale rendevamo a Dio grazie. Perci e in memoria di ci l'Ammiraglio chiam quel capo di Grazie a Dio. 
Poco pi oltre al quale passammo per alcune pericolose secche che uscivano al mare, per quanto poteva comprender la vista. E poich non ne fu necessario di pigliare acqua e legna, il sabato ai 16 di settembre l'Ammiraglio mand le barche ad un fiume, il quale pareva profondo e di buona entrata; ma non fu tale per l'uscita, perch, essendo ingagliarditi i venti di mare, e il mare essendo molto grosso, e rompendo contro la corrente della bocca, invest con tanta forza le barche che anneg l'una di quelle, e per con tutta la gente che v'era. Donde l'Ammiraglio gli mise nome fiume della Disgrazia. Nel qual fiume, e nel suo contorno vi erano canne s grosse come la coscia di un uomo: e la domenica ai 25 di settembre, seguendo verso il mezzod, demmo fondo fra un'isoletta, chiamata Quirivi, e una popolazione di terraferma chiamata Cariai, che era della miglior gente, e paese, e sito che fin qui trovammo, s perch era alta e di molti fiumi, e copiosa di alberi altissimi, come perch era folta e piena di molto erte macchie di alberi, cos di palmeti, e mirabolani, come di molte altre specie. Perch l'Ammiraglio la chiam la Huerta. 
Dista questa una piccola lega dalla popolazione degl'Indiani chiamata Cariai, la quale giace presso ad un gran fiume, ove concorse infinita gente di quel contorno, molti con archi e freccie, e altri con alcuni bastoncelli di palma, negri come pece, e duri come osso, la punta dei quali era armata di certe ossa, o spini acuti di pesce; altri con mazze, o grossi bastoni: ed erano concorsi con mostra di voler difendere la loro terra. Gli uomini portavano i capelli intrecciati e rivolti attorno la testa, e le donne tagliati come noi. Questi, vedendo che eravamo gente di pace, mostravano gran desiderio di aver delle cose nostre a baratto delle loro, che sono armi, coperte di bambagia, e camiciuole delle sopraddette, e agulile di guani, che  oro assai basso, il quale portano appiccicato al collo, come noi portiamo un Agnus Dei o altra reliquia. Tutte queste cose portavano nuotando alle barche, perch i Cristiani quel d n l'altro non andarono in terra: n l'Ammiraglio volle che fosse loro tolta cosa alcuna, per non esser tenuti uomini che volessero le cose loro, anzi fece loro dare molte delle nostre. Perch, quanto meno conto essi vedevano noi fare del riscatto, tanto pi lo desideravano, facendo molti segni da terra, e distendendo le loro coperte, come bandiere, e invitandoci ad andare in terra. Finalmente, vedendo che niuno vi andava, presero quelle cose che erano loro state donate, senza lasciarne alcuna, e ben legatele tutte insieme le posero nello stesso luogo ove erano andate le barche a riceverli, e ove poi le trovarono i nostri il mercoled seguente, che smontarono in terra. E poich gl'Indiani, a questo luogo vicini, credevano che i Cristiani non si fidassero di loro, mandarono un Indiano vecchio alle navi, di venerabile presenza, con una bandiera posta sopra un'asta, e con due fanciulle, l'una di 8 e l'altra di 14 anni, le quali poste nella barca, fe' segno che i Cristiani potevano sicuramente smontare in terra. Per le preghiere adunque di costoro smontarono a pigliar acqua, mettendo gl'Indiani grande avvertenza di non far segno o cosa alcuna per cui ricevessero spavento i Cristiani: e quando poi li videro ritornarsi ai navigli, fecero molti segni perch portassero seco le giovani coi guanili che portavano al collo: e cos, ad istanza del vecchio che le conduceva, ci contentammo di menarle via. Nel che non solo essi mostrarono pi ingegno di quel che in altri si era veduto, ma nelle fanciulle si vide una gran fortezza, poich, essendo i Cristiani di cos strana vita, e pratica, e generazione, non mostrarono segno alcuno di dolore n di tristezza, ma sempre stettero con sembiante allegro, e onesto: onde furono molto ben trattate dall'Ammiraglio, il quale fece dar loro da vestire e da mangiare, e poi comand che fossero ricondotte in terra, dov'erano 50 uomini; e il vecchio, che le aveva consegnate, torn a riceverle, rallegrandosi molto con loro. 
Ma tornando quello stesso giorno le barche alla riva, trovarono la medesima gente con le fanciulle, le quali e gl'Indiani restituirono ai Cristiani tutto quello che avevano loro donato, non volendo che loro rimanesse cosa alcuna. E il d seguente, essendo smontato in terra il prefetto per avere informazioni di queste genti, si accostarono due dei pi onorati alla barca ov'egli era, e presolo per le braccia in mezzo di loro, lo fecero sedere sull'erba della riva: e domandando egli a loro alcune cose, comand agli scrivani della nave che scrivessero quello che essi rispondevano. Ma costoro si alterarono in modo, vedendo la carta e il calamaio, che la maggior parte si mise a fuggire: il che, secondo quel che si pot giudicare, fu per paura che ebbero di essere con parole o segni fattucchiati: quando essi veramente a noi parevano grandi fattucchieri, e con qualche ragione poich, accostandosi essi ai Cristiani, spargevano per l'aria certa polvere alla loro volta, e con profumi nei quali gettavano della detta polvere facevano che il fumo andasse verso i Cristiani: oltre che il non voler ricevere cosa alcuna delle nostre e il restituirle mostrava che avevan tale sospetto, perch, come s'usa dire, pensa il ladrone che ciascuno sia della sua opinione. 
Ora, essendo noi quivi dimorati pi di quello che la prestezza del viaggio voleva, la domenica ai 2 d'ottobre, avendo acconci e apprestati i navigli di tutto quello che faceva bisogno, L'Ammiraglio comand che il Prefetto smontasse in terra con alcuna gente a riconoscere la popolazione di questi Indiani, e i costumi loro, e la loro natura, con la qualit del paese. E quel che pi di notabile videro fu, che dentro d'un palazzo grande di legname, coperto di canne, avevano sepolture, in una delle quali era un corpo morto secco e mirrato, e in un'altra due, ma senza cattivo odore, involti in alcune lenzuola di bambagia; e sopra cotali sepolture era una tavola, scolpita d'alcuni animali, in alcuni dei quali vedevasi la figura di colui che vi era sepolto, ornato di molte gioie, di guaribili, e di Ave Marie, e di altre cose che pi stimavano. E perch questi erano Indiani di pi ragione che in tutte quelle parti si fossero trovati, l'Ammiraglio comand che ne fosse preso qualcuno per sapere i segreti di quel paese, e cos fra i 7 che si pigliarono furono scelti due principali, e gli altri lasciati andar via con alcuni doni e buona accoglienza che fu loro fatta, acci non rimanesse la terra turbata dicendo loro di volerli per guida di quella costa, e che poi li avrebbero rilasciati. Ma essi, credendo che fossero da noi presi per avarizia, e per guadagnarne, per riscattarli con le loro gioie e mercatanzie, subito il seguente d venne molta gente alla spiaggia, e mandarono quattro come ambasciatori alla capitana a trattar del riscatto, per cui promisero alcune cose, e portarono in dono due piccoli porci di quella regione, che son molto selvatici, bench sian piccoli. Per cui l'Ammiraglio, vedendo la prudenza di questa gente, venne in maggior desiderio della loro pratica, n volle indi partire senza prender lingua da loro, n diede orecchie alle loro offerte, anzi comand che agli ambasciatori fossero date alcune cosuccie, affinch non tornassero indietro mal soddisfatti, e che fossero loro pagati i loro porci: coi quali occorse una caccia, e fu questa. 
Fra gli altri animali di quel paese v'ha alcuni gatti di color berrettino della grandezza di un piccolo veltro, ma con la coda pi lunga, e tanto forte, che, prendendo alcuno con quella, pareva che fosse legato con una fune. Vanno questi per gli alberi come gli schirati, saltando d'un in un altro; e quando dnno il salto, non solo si attaccano ai rami con le mani, ma anche con la coda, con cui spesse volte rimangono appiccati, quasi per riposo e scherzo. Di cotali gatti avvenne che un balestriere ne port uno di un bosco, il quale aveva gettato a terra di un albero con un verrettone, e perch, mostrandosi eziandio in terra molto feroce, non ardiva accostarglisi, gli tagli un braccio con una coltellata: e portandolo cos ferito, come fu veduto, spavent un buon cane che quivi avevamo: ma assai maggior paura mise all'uno dei porci che a noi erano stati portati, perch tosto che vide il gatto, si pose a fuggire, dimostrando estremo timore. Il che a noi diede grande ammirazione, perch, avanti che avvenisse ci, il porco assaltava tutti, e non lasciava il cane quieto nella coperta. Perci l'Ammiraglio comand che fosse avvicinato pi al gatto, il quale, vedutolo presso, gli cinse il muso intorno con la coda, e col braccio che gli era restato sano l'afferr nella coppa per morderlo, gridando fortemente il porco per paura di lui. Dal che noi conoscemmo che cotali gatti debbono cacciare come i lupi e i levrieri di Spagna. 

CAPITOLO XCII

Come l'Ammiraglio part di Cariai e and a Cerabora e Beragua, camminando finch giunse a Bel Porto, il qual viaggio tutto era per costa assai fruttuosa. 

Poscia il mercoled ai 5 d'ottobre l'Ammiraglio fece vela, e arriv al canal di Cerabora, che sono 6 leghe in lunghezza e pi di tre in larghezza, nel quale sono molte isolette, e tre o quattro bocche molto comode per entrarvi e uscirne con tutti i tempi. Tra queste isolette vanno le navi, come per strade, fra l'una isoletta e l'altra, e toccano le fronde degli alberi le corde dei navigli. Ora, tosto che sorgemmo in questo canale, le barche andarono ad una di quelle isolette, dove erano 20 canoe in terra, e la gente sulla riva, tutti nudi come uscirono del ventre alle madri, e avevan solo uno specchio d'oro al collo, e alcuni di essi portavano un'aquila di guanil. Costoro, senza mostrar paura, intercedendo i due Indiani di Cariai, diedero subito uno specchio per tre sonagli, che pes 10 ducati, e dissero di quell'oro esservi copia grande, il quale si raccoglieva quivi nella terraferma molto presso di loro. E il d seguente ai 7 d'ottobre le barche andarono in terraferma, ove, trovate 15 canoe piene di gente, perch non vollero commutar gli specchi coi nostri, ne furono presi due dei maggiori, acci che l'Ammiraglio s'informasse di loro col mezzo dei due interpreti. Lo specchio che uno di questi portava, pes 14 ducati, e l'aquila dell'altro ne pes 22. I quali Indiani dicevano che fra terra una giornata o due si raccoglieva molto oro in alcuni luoghi che essi nominavano: e in quel canale prendevasi infinito pesce, e in terra molti animali di quelli che dicemmo essere in Canaria, e gran quantit delle cose che essi mangiano, cio radici, grano, e frutta. Gli uomini qui vanno tinti di diversi colori, bianco, negro, e rosso, cos nel volto come nel corpo. Vanno inoltre nudi, senonch coprono le parti inoneste con uno stretto panno di bambagia. 
Da questo canale di Cerabora noi passammo ad un altro, il quale confina con esso, chiamato Aburema; e in tutto  somigliante a quell'altro. Poi ai 17 del mese uscimmo al mare largo per seguire il nostro viaggio: e giunti a Guaiga, che  un fiume 12 leghe lontano da Aburema, l'Ammiraglio comand alle barche che andassero in terra: le quali, mentre che andavano, videro pi di 100 Indiani nella spiaggia, dai quali furiosamente furono assaltate, entrando essi nell'acqua fino alla cintura, e vibrando le loro zagaglie, e suonando corni e un tamburo in atto di guerra, per difendere la regione, e gittando dell'acqua salsa verso i Cristiani, e masticando erbe, e spruzzandole addosso a loro. Ma i nostri, non movendosi, procacciarono di acquetarli, come fecero: e perci finalmente accostaronsi per barattare gli specchi che essi portavano al collo, chi per due sonagli, e chi per tre. Cos vi furono 16 specchi d'oro fino che valevano 150 ducati. 
E il seguente giorno, che fu il venerd ai 21 d'ottobre, le barche ritornarono in terra per barattare: e avanti che alcun Cristiano smontasse, alcuni Indiani chiamarono, i quali stavano alla marina sotto alcune frascate che avevano fatte quella notte per guardar la terra, con paura che i Cristiani smontassero a far loro alcun dispiacere. Ma quantunque li chiamassero pi volte, mai non volle venire alcuno: e nemmeno i Cristiani smontarono, senza saper prima di quale animo fossero, giacch, siccome poi si vide, li aspettavano con animo di assaltarli quando smontassero. Ma veduto che non veniamo fuori delle barche, suonarono i loro corni e il tamburo, e con molte strida saltarono in acqua, come il d avanti, e vi entrarono, finch giunsero quasi alle barche, mostrando di voler tirar loro con le zagaglie se non tornavano ai navigli. Del qual atto mal soddisfatti i Cristiani, e perch non avessero tanto ardire, n li sprezzassero, ferirono uno di loro con un freccia in un braccio, e spararono una bombarda: di che fu tanta la loro paura che tutti si diedero a fuggire confusamente alla volta di terra. Allora smontarono quattro Cristiani; e, richiamatili, lasciate le loro armi essi vennero alla volta dei nostri molto sicuramente, e commutarono tre specchi, dicendo di non averne pi, perch non venivano provveduti per commutare, ma per combattere. 
Ma l'Ammiraglio non si curava in questo cammino d'altro che d'aver le mostre. Perci, senz'altra dimora, abbreviando la strada, pass a Cateva, e gitt l'ancora nella bocca di un gran fiume. La gente della terra si vedeva con corni e tamburi chiamarsi e ridursi insieme: e poi mandarono alle navi una canoa con due uomini, i quali, avendo parlato con l'Indiano che fu preso in Cariai, subito entrarono nella capitana molto sicuri, e per consiglio del detto Indiano donarono all'Ammiraglio due specchi d'oro, i quali portavano al collo; ed esso don lore altre cosette delle nostre. Poscia, smontati che furono questi in terra, venne un'altra canoa con tre uomini con gli specchi al collo, i quali fecero il medesimo che i primi. E fermata l'amicizia, i nostri smontarono in terra, ove trovarono molta gente col re loro, il quale in niuna cosa era differente dagli altri, salvo che era coperto con una foglia d'albero, perch allora pioveva molto: e per dare esempio ai suoi vassalli, riscatt uno specchio, e subito disse loro che essi ancora barattassero gli specchi che avevano; i quali furono in tutto 19 d'oro fino: e qui fu dove la prima volta nelle Indie si vide segno di edificio, cio un gran pezzo di stucco, che pareva lavorato di pietra e calcina, e l'Ammiraglio comand che se ne pigliasse un pezzo in memoria di quell'antichit. 
Quindi pass verso oriente e giunse a Cobrava, i popoli del qual luogo giacciono presso ai fiumi di quella costa: e perch non veniva gente alla spiaggia, e il vento era molto gagliardo, segu di lungo il suo cammino e pass a 5 popolazioni di molto riscatto, fra le quali era Beragua, ove gl'Indiani dicevano raccogliersi l'oro e farsi gli specchi. Poi il d seguente giunse ad una popolazione che si dice Cubiga, dove, per quel che diceva l'Indiano di Cariai, finiva la terra del riscatto, il cui principio era in Cerabora, e continuava fino a Cubiga, il quale spazio  di 50 leghe di costa. E, senza fermarsi punto, l'Ammiraglio sal pi in su, finch entr in Belporto, al quale pose questo nome perch  molto grande, e assai bello e popolato, e attorniato da gran paese coltivato. In questo entr ai 2 di novembre per mezzo di due isolette: e dentro di esso le navi possono accostarsi a terra, e uscir volteggiando, se vogliono. La regione attorno questo porto pi in su  non molto aspra, ma lavorata e piena di case, un tratto di sasso o di balestra lontane l'una dall'altra, e pare una cosa dipinta, e la pi bella che si sia veduta. In 7 d, che per le pioggie e cattivi tempi noi quivi stemmo, sempre venivano canoe di tutto il contorno a riscattar di quelle cose che ivi mangiano, e gomitoli di bambagia filata assai bella, le quali cose essi davano per alcune cosuccie di ottone, come aghi di pomo e ferretti di stringhe. 

CAPITOLO XCIII

Come l'Ammiraglio giunse al Porto del Bastimento e al Nome di Dio, e sal finch entr nel Retrete. 

Il mercoled ai 9 di novembre uscimmo da Belporto, e navigammo 8 leghe la via del levante; ma il d seguente tornammo indietro 4 leghe, costretti dal cattivo tempo, ed entrammo nelle isolette presso a terraferma, dove  il Nome di Dio: e, perch tutti quei contorni e isolette erano pieni di maizali, fu loro posto nome porto del Bastimento [cio delle vettovaglie], dove volendo un battello ben fornito aver lingua da una canoa, stimando gl'Indiani che i nostri volessero far loro alcun dispiacere, e vedendo che il battello era giunto a men che un tratto di pietra lontano da loro, tutti si gettarono all'acqua per fuggire nuotando, come fecero, perch, sebbene il battello vogasse molto, mai non pot arrivarne alcuno nello spazio di mezza lega nel quale loro diede la caccia, e, quantunque se ne arrivasse qualcuno, colui, come fanno gli uccelli d'acqua, si sommergeva, e usciva poi un tratto o due di balestra lontano verso un'altra banda; la qual caccia era veramente di gran diletto, vedendo come il battello si affaticava indarno; il quale ultimamente torn indietro vacuo. 
Qui stemmo fino ai 23 di novembre, acconciando i navigli e la vasa, nel qual giorno uscimmo verso oriente fino ad una terra che chiamavamo Guigna, dello stesso nome che si chiama un'altra, la quale giace fra Beragua e Cerabora. E giunte le barche in terra, trovarono sulla spiaggia pi di 300 persone con desiderio di barattare di quelle cose che mangiano, e alcune mostre d'oro ch'essi portavano appiccate alle orecchie e al naso. 
Ma senza far quivi alcuna dimora, il sabato ai 26 di novembre entrammo in un piccolo porto, al quale fu messo nome Retrete [cio luogo raccolto], perch non vi potevano stare pi di 5 o 6 navigli insieme; e l'entrata era per una bocca di 15 o 20 passi di larghezza, e da ambedue i lati vi erano sassi che avanzavano sopra l'acqua come punte di diamante, e il canale in mezzo era s profondo che, accostandosi un poco ad una riva, potevamo saltare dal naviglio in terra: il che fu principal causa che i navigli non perissero, per la strettezza di quel porto: di che sarebbero stati in colpa coloro i quali, andati con le barche a scandagliarlo prima che vi entrassero essi navigli, riferirono il falso, per smontare in terra, desiderosi di far baratto, quando gl'Indiani avessero voluto, e vedendo che si sarebbero avvicinati alla riva i navigli. In questo porto stemmo 9 giorni con tempo turbato, nel principio dei quali gl'Indiani venivano molto domesticamente a riscattare le loro cosuccie, ma poi che videro i Cristiani nascosamente uscire dai navigli, si ritirarono alle loro case, perch i marinai, come gente dissoluta e avara, facevano loro mille oltraggi, onde furono cagione che gl'Indiani si alterassero in modo che si ruppe la pace con essi, e passarono alcune scaramuccie fra ambedue le parti. E, crescendo essi ogni d in maggior numero, presero animo di accostarsi ai navigli, i quali, come abbiamo detto, stavano col bordo in terra, parendo loro di poter farci danno: il qual disegno loro [non] sarebbe riuscito falso, se l'Ammiraglio non avesse avuto sempre riguardo ad acquetarli con pazienza e con cortesia. Ma veduta poi la loro soverchia arroganza, per impaurirli fece alcune volte sparare qualche pezzo di artiglieria: al qual rumore essi rispondevano con gridi, percotendo coi bastoni le fronde degli alberi, e facendo grandi minaccie, e mostrando che non avevano paura del suo rumore, perch in effetto pensavano che solo fossero tuoni per cagionare spavento. Per la qual cosa, e anche perch non avessero tanta superbia, n sprezzassero i Cristiani, l'Ammiraglio fece tirare ad una squadriglia di loro, che si era ridotta insieme in un piccolo poggio, e, dando in mezzo a loro la palla, fece loro conoscere che quella burla era cos fulmine come tuono. Onde poi neppure dietro ai monti avevano ardire di affacciarsi. 
Era la gente di questo paese la pi disposta che fino allora si fosse veduta fra gl'Indiani, perch erano alti e asciutti, senza alcuna gonfiezza di ventre, e di bei volti: la terra tutta era piena di picciol'erba, e di pochi alberi, e nel porto vi erano ramarri grandissimi, o coccodrilli, i quali escono a stare e dormire in terra e spargono un certo odore che pare che vi sia tutto il musco del mondo: ma son tanto carnivori e crudeli che prendono un uomo, se lo trovano a dormire in terra, e lo trascinano fino all'acqua per mangiarselo, per quanto poi siano timidi e fuggano quando sono assaliti. Di cotali ramarri si trovano ancora in molte altre parti della terraferma e alcuni affermano questi essere coccodrilli come quelli del Nilo. 

CAPITOLO XCIV

Come per la forza dei temporali l'Ammiraglio torn verso occidente per intendere delle miniere e per informarsi di Beragua. 

Il luned ai 5 di dicembre, vedendo l'Ammiraglio che la violenza dei tempi levanti e Nord-Est non cessava, e non poteva contrattare con quei popoli, deliber di tornare a certificarsi di quel che dicevano gl'Indiani delle miniere di Beragua, e cos quel giorno and a dormire a Belporto 10 leghe verso occidente; e seguendo l'altro d il suo cammino, fu assalito da un vento Ovest, che era contrario a quel suo nuovo disegno, ma ben prospero a quello che fin'allora per lo spazio di tre mesi aveva avuto. E perch egli non credeva che questo vento avesse a durare, non volle mutar cammino, ma contendere alcuni d, perch erano i tempi instabili: e quando venne un poco di buon tempo, atto a mandarne a Beragua, ne successe un altro contrario a quello, il quale ne costrinse a tornar verso Belporto; e quando pi speravamo di afferrare il porto, tornava a cangiarsi il vento in contrario al nostro bisogno, e alle volte con tanti tuoni e lampi che la gente non aveva ardire di aprir gli occhi, e pareva che i navigli si sommergessero, e che il cielo venisse gi. E alcuna fiata i tuoni cos lungamente continuavano, che si teneva per certo che alcuna nave della compagnia sparasse artiglierie per chiedere soccorso. Altre volte poi risolvevasi il tempo in tanta pioggia che in due n in tre d non cessava di piovere copiosamente, e in guisa che pareva un nuovo diluvio. Perch non v'era alcuno nei navigli che non fosse in grande affanno e mezzo disperato, vedendo non poter riposare mezz'ora, e standosi continuamente bagnato, e camminando ora verso una parte e ora verso un'altra, contrastando con tutti gli elementi, e di tutti loro temendo, e ci perch in s spaventosi temporali temesi il fuoco per i fulmini e lampi, e l'aria per la sua furia, e l'acqua per l'onde, e la terra per le secche e per gli scogli delle coste non conosciute, i quali talora trova l'uomo presso al porto ove spera trovar scampo, e per non averne notizia, o per non saper ben l'entrata, ha per migliore contendere con gli altri elementi di cui men si partecipa. Ed oltre a questi timori cos diversi, ce ne sopravvenne un altro di non minor pericolo e ammirazione, che fu quello di una manica, che il marted ai 13 di dicembre pass fra i navigli, la quale, se non tagliavano dicendo l'Evangelo di S. Giovanni, non  dubbio che annegava chiunque colto essa avesse, perch, come abbiamo detto, tira l'acqua in su fino alle nubi in forma di colonna pi grossa che una botte, torcendola a guisa di turbine. E quella stessa notte si perd dalla nostra vista il naviglio Vizcaino, e con assai buona sorte nel fine di 3 giorni oscurissimi ci torn a vedere, ancorch col battello perduto, e avendo corso gran pericolo, sorto vicino a terra in bala di un'ancora che all'ultimo perdette, essendo stato costretto a tagliar la gomena. E allora si conobbe che le correnti di quella costa si conformavano coi temporali, e che allora andavano col vento verso levante, volgendosi in contrario quando regnavano i levanti che correvano all'occidente perch, come pare, le acque seguono quivi il corso dei venti che pi soffiano. 
Avendo adunque tali contrariet di mare e di vento perseguitata l'armata con tanta forza che l'avevano mezza smembrata, onde niuno poteva pi per i travagli patiti, ci diede alquanto di riposo un giorno o due di calma, con cui vennero tanti pesci tiburoni ai navigli, che quasi ne mettevano spavento, specialmente a coloro i quali riguardano gli augurii, poich, come si dice degli avvoltoi che pronosticano quando v'ha corpo morto e che lo conoscano all'odore per distanza di molte leghe, cos pensano alcuni che avvenga di questi tiburoni: i quali prendono la gamba o il braccio della persona coi denti,  lo tagliano, come un rasoio, perch hanno due ordini di denti fatti a guisa di una sega. Di questi tanta fu l'uccisione che facemmo con l'amo di catena, che per non poter pi ammazzarne si andavano strascinando per l'acqua, ed  tanta la loro golosit che non solo mordono ogni carogna, ma ancora si pigliano con panno rosso rivolto all'amo. Ed io ho veduto trarre dal ventre di uno di questi tiburoni una testuggine, che poi visse nel naviglio: e d'un altro si cav la testa intera di un suo compagno, avendogliela noi tagliata e gittata all'acqua, per non esser buona da mangiare, come n essi son buoni, la quale quel tiburone inghiott: e a noi parve cosa fuor di ragione che un animale ingoi la testa di un altro della sua grandezza: ma non  da meravigliarsi, perch hanno la bocca rotta quasi fino al ventre e la testa in forma di oliva. Ora, quantunque alcuni li avessero per malaugurio, e altri per cattivo pesce, tutti nondimeno loro facemmo onore per la penuria che di vettovaglie avevamo, per essere oramai passati 8 mesi che scorrevamo nel mare, onde era consumata tutta la carne e il pesce che avevamo portato di Spagna, e con quei caldi, e con l'umidit del mare anche il biscotto era divenuto cos verminoso, che, cos Dio ne aiuti, io vidi molti i quali aspettavano la notte per mangiar la mazzamora e non vederci i vermi che v'erano: e altri erano cos usi a mangiarli, che non si curavano di gittarli via, ancorch li vedessero, perch a questo attendendo avrebbero perduto la cena. 
Sabato ai 27 del mese l'Ammiraglio entr in un porto tre leghe all'oriente del Pegnone, che gl'Indiani chiamavano Huiva, ed era come un gran canale, dove ci riposammo tre d: e smontati in terra, vedemmo gli abitatori abitare nelle cime degli alberi, come uccelli, avendo attraversati dall'un ramo all'altro alcuni bastoni, e fabbricate quivi le loro capanne, che cos possono chiamarsi piuttosto che case. E ancorch noi non sapessimo la cagione di tal novit, nondimeno giudicammo che ci procedesse dalla paura dei grifi, che sono in quel paese, o dei nemici, perch in tutta quella costa hanno da una lega all'altra grandi inimicizie. 
Da questo porto partimmo ai 20 dello stesso mese con bonaccia non ben sicura, e non s tosto uscimmo in mare, i venti e la fortuna tornarono a molestarci in modo che fummo costretti ad entrare in un altro porto, onde uscimmo il terzo d con mostra di miglior tempo: il quale per, come chi aspetta il nemico dietro ad un cantone, tosto ci assal di guisa che ci men seco quasi presso al Pegnone ed essendo gi in speranza di entrar nel porto ove prima ci eravamo ricoverati, quasi che si giuocasse, presso alla bocca dello stesso porto ci assal il tempo cos violento che, se ci fu prospero in cosa alcuna, fu che ci concedette il poter pigliar quel porto dalla cui bocca ci aveva prima ritirati, ove il gioved ai 13 dello stesso mese di dicembre eravamo stati: e quivi stemmo dal secondo giorno di Natale fino ai tre d di gennaio del seguente anno 1503, che, avendo acconciato quivi il naviglio Gallego e pigliato molto maiz, e acqua, e legna, tornammo al cammino di Beragua con assai cattivi e contrari tempi, i quali con effetto si mutavano in rei come l'Ammiraglio mutava la via del suo cammino. E fu ci cosa tanto strana e non mai pi veduta, che io non avrei annotate tante mutazioni se, oltre l'essermi trovato presente, non l'avessi veduto scritto da Diego Mendez, che navig con le canoe di Giamaica, di che pi oltre far menzione: il quale ancora scrisse questo viaggio, e nella lettera che per lui l'Ammiraglio mand ai Re Cattolici, dalla cui lezione, poich essa si trova stampata, il lettore conoscere potr quel che noi patimmo, e quanto la fortuna perseguita colui che essa dovrebbe pi prosperare. 
Ma tornando alle mutazioni e contrariet dei tempi e del cammino, che ci diedero tanta fatica tra Beragua e Belporto, onde poi si chiam quella costa Costa dei Contrasti, dico che il gioved dell'Epifania demmo fondo presso un fiume che gl'Indiani chiamano Gieura, e l'Ammiraglio lo nom di Betlem, perch nel d dei tre Magi giungemmo in quel luogo; e subito fece scandagliare la bocca di quel fiume, e d'un altro ch'era pi all'occidente dagl'Indiani detto Beragua, e trov che l'entrata era molto bassa, e che in quella di Betlem v'erano di pieno mare quattro braccia d'acqua. Entrarono adunque le barche nel fiume di Betlem, e andarono all'ins fino alla popolazione dove ebbero notizia esser le miniere dell'oro in Beragua: e nel principio non solo non volevano gl'Indiani parlare, ma con le loro armi si radunavano insieme per impedire ai Cristiani che non smontassero in terra. Poi il d seguente, andando le nostre barche al fiume di Beragua, gl'Indiani di quella popolazione fecero quel che gli altri avevano fatto, e non solo in terra, ma si prepararono ancora in mare alla difesa con le canoe. Ma, per essere andato coi Cristiani un Indiano di quella costa, che li intendeva pure un poco e disse che noi eravamo buona gente e che non volevamo cosa alcuna senza pagarla, si acquetarono alquanto, e barattarono 20 specchi d'oro e alcuni cannoni, e grani d'oro per fondere, i quali per commendar pi dicevano che si raccoglievano da lontano in alcune montagne aspre e che quando lo raccoglievano non mangiavano n menavano donne seco: il che dissero anche quelli della Spagnola, quando fu scoperta. 

CAPITOLO XCV

Come l'Ammiraglio coi suoi navigli entr nel fiume di Betlem, e deliber di edificare quivi una popolazione, e lasciarvi il prefetto suo fratello. 

Il luned ai 19 di gennaio entrammo nel fiume Betlem con la nave capitana e la Vizcaina, e subito vennero gl'Indiani a barattare quelle cose che avevano, specialmente pesce, che dal mare in certo tempo dell'anno entra in quei fiumi, il che pare incredibile a chi ci non vede: e ancora barattavano qualche poco d'oro per aghi da pomo, e quel che era di pi prezzo davano per Ave Marie o campanelle. Poscia il d seguente entrarono gli altri due navigli, i quali non entrarono prima, perch per esser di poca acqua la bocca, bisogn che aspettassero la crescente, per quanto non cresca o cali ivi il mare nella maggior maretta pi di mezzo braccio. E siccome Beragua aveva gran fama di miniere e ricchezze grandi, il terzo d del nostro arrivo il prefetto and con le barche al mare, per entrare nel fiume e andare fino alla popolazione del Quibio, che cos chiamano gl'Indiani il re loro. Il quale, intesa la venuta del prefetto, venne con le sue canoe gi per il fiume a riceverlo: e cos si raccolsero ambedue con molta cortesia e amicizia, donando l'uno all'altro scambievolmente di quelle cose che pi stimavano: e poi, avendo ragionato insieme gran pezzo, ciascuno si ritir con molta quiete e pace. Il d seguente il sopradetto Quibio venne ai navigli a visitare l'Ammiraglio, ed essendo stati insieme a ragionamento poco pi di un'ora, l'Ammiraglio gli don alcune cose, e i suoi riscattarono alquanto oro per sonagli, e senza alcuna cerimonia torn per la via che venne. E stando oramai noi molto contenti e sicuri, il marted ai 24 di gennaio subitamente venne quel fiume di Betlem tanto grosso, che senza poterci riparare, n gettar le gomene in terra, percosse la furia dell'acqua la nave capitana con tanta forza che le fece rompere una delle sue ancore e la spinse con tanto impeto sopra la nave Gallega, che le era per poppa, che le ruppe di quel colpo la contromezzana; indi, urtandosi l'una con l'altra, correvano con tanta furia qua e l, che furono in gran pericolo di perire con tutta l'armata. La cagione di questa crescente alcuni giudicarono essere state le grandi e continue pioggie che per tutto quel paese quell'inverno fecero, senza mai cessare un solo giorno: ma, se ci fosse stato, la crescente si sarebbe ingrossata a poco a poco, e non sarebbe venuta con tanta furia e all'improvviso, e perci si sospettava che fosse stato qualche gran nembo caduto sopra i monti di Beragua, i quali l'Ammiraglio chiam di San Cristoforo, la sommit del pi alto dei quali avanzava la regione dell'aria, dove si generano le impressioni, e ci perch mai non vi si vede sopra nube, anzi tutte le nuvole sono pi basse di lui. Chi lo riguarda dir che sia un romitorio, e giace almeno 20 leghe fra terra in mezzo a molte folte montagne, ove noi credemmo essersi generata quella crescente, la quale fece tanta guerra, che il minor pericolo fu che, se ben potevamo con la crescente uscire al largo mare, il quale ci era lontano mezzo miglio, la fortuna per di fuori era s crudele che subito saremmo stati fatti in pezzi nell'uscir dalla foce. 
E questa fortuna dur tanti d, che potemmo assicurare e bene ormeggiare i navigli, e rompevano le onde con tanta furia nella bocca del fiume, che non era concesso alle barche uscir fuori per andare a scorrere la costa e riconoscere la regione, e intendere ove giacevano le miniere, ed eleggere il miglior luogo per fabbricarvi una popolazione, giacch l'Ammiraglio aveva deliberato di lasciar quivi il prefetto con la maggior parte della gente, affinch abitassero e soggiogassero quella terra, fin ch'egli fosse andato in Castiglia per mandarvi sovvenimento di gente e di vettovaglie. 
Col qual disegno il luned ai 6 di febbraio, essendo abbonacciato il tempo, mand il prefetto con 78 uomini per mare fino alla bocca del fiume Beragua, il qual distava una lega verso occidente da Betlem, e per il cui fiume in cui camminarono un'altra lega e mezza fino alla popolazione del cacico, ove stettero un giorno, informandosi della strada delle miniere. E il mercoled seguente andarono 4 leghe e mezza a dormire presso ad un fiume, il qual passarono 43 volte, e l'altro d camminarono una lega e mezza verso le miniere, che insegnarono loro gl'Indiani, i quali il Quibio fece dar loro per guida: e nello spazio di due ore dopo il loro arrivo ciascuno raccolse oro fra le radici degli alberi, i quali erano foltissimi in quel paese, e alti fino al cielo: la cui mostra si stim molto, dato che nessuno di quelli che vi andarono portava seco ingegni per cavare, n mai ne aveva raccolto. Perci, dato che la loro andata non era per altro effetto che per informarsi delle miniere, se ne tornarono molto allegri quel giorno a dormire a Beragua, e il seguente ai navigli. 
 ben vero che, come poscia si seppe, queste miniere non erano di Beragua, le quali erano pi vicine di queste, ma di Urira, che  una popolazione di nemici, e poich hanno guerra con Beragua, per far loro dispiacere il Quibio comand che l fossero guidati i Cristiani, e anche perch venisse loro volont di andare a quelle, e lasciar le sue. 

CAPITOLO XCVI

Come il prefetto visit alcune popolazioni della provincia, e le cose e i costumi della gente di quella terra. 

Il gioved ai 16 di febbraio del sopraddetto anno 1503 il prefetto entr nel paese con 59 persone, e con una barca per mare con 14: e il d seguente di mattina giunsero al fiume di Urira, il quale giace 7 leghe verso l'occidente di Betlem; e lontano una lega dalla popolazione, il cacico gli venne incontro per riceverlo con 20 persone, e gli present molte cose di quelle che essi mangiano, e vi si commutarono alcuni specchi d'oro. E mentre che vi stettero, il cacico e i principali non lasciavano di mettersi un'erba secca in bocca, e masticarla, e qualche volta si mettevano una certa polvere, che portavano, insieme con detta erba, il che par molto brutta cosa. Poscia, essendo quivi stati un pezzo, gl'Indiani e i Cristiani andarono alla popolazione, dove era molta gente che loro venne incontro e assegn loro una gran casa, dove alloggiassero, prestando loro molte cose da mangiare. Poi d'indi a poco vi venne il cacico di Urira, che  un'altra popolazione vicina, con molti Indiani, i quali anch'essi portarono alcuni specchi per commutarli; e da questi e da quelli s'intese che fra terra vi erano molti cacichi che avevano gran copia d'oro, e gente armata come noi. 
Il d seguente il Prefetto comand che tornasse indietro il pi della gente per terra ai navigli, e con 30 uomini segu il suo cammino verso Zobraba, dove erano pi di 6 leghe di maizali, che sono come campi di frumenti; e quindi and a Cateba, che  un'altra popolazione, e in ambedue gli fu fatta buona accoglienza, e donategli molte cose da mangiare, riscattando tuttavia alcuni specchi d'oro, i quali, come abbiamo detto, sono come patene di calici, altri maggiori e altri minori, di peso di 12 ducati, e altre di pi, e molte di assai meno: le quali portano al collo con uno spaghetto, come noi portiamo un Agnus Dei o altra reliquia. E perch oramai il Prefetto si era allontanato troppo dai navigli, senza che per tutta quella costa avesse trovato alcun porto n fiume pi grosso di quello di Betlem per far la sua abitazione, ai 24 di febbraio torn per lo stesso cammino con pi di *** ducati d'oro, fatto di baratti. 
Giunto adunque che fu, di subito con diligenza si diede ordine alla sua permanenza, perch a schiere di 10 in 10 e di pi o meno, come si accordavano quelli che vi avevano da rimanere, i quali erano 80 persone, cominciarono a fabbricare delle case sulla riva del sopraddetto fiume di Betlem, discosto dalla foce un tratto di bombarda, passata una fossa, la quale giace a mano dritta entrando per il fiume, nella cui bocca s'erge un monticello. Oltre queste case, che erano di legname e coperte di foglie di palme le quali nascevano nella spiaggia, si fabbric un'altra casa grande, che servisse di fondaco e di casa di munizione, nella quale si mise molta artiglieria, polvere, vettovaglie, e altre munizioni simili per sostentamento de' popolatori; quelle per che erano pi necessarie, cio vino, biscotto, aglio, aceto, cacio e molti legumi, perch altra cosa da mangiare non vi era. Tutte queste cose lasciavano quivi, come in parte pi sicura, nella nave Gallega, la quale doveva rimanere al prefetto, cos per valersene in mare, come per valersene in terra, con tutti gli apparecchi di reti e ami e altre cose atte alla pescagione, giacch in quella regione, come abbiamo detto,  infinito il pesce che vi ha in ogni fiume, nei quali e al lido del mare vengono a certi tempi, e quasi per passaggio, varie sorti di pesci, di cui tutta la gente del paese si pasce molto pi che di carne, perch, quantunque vi si trovino alcune specie di animali, non bastano per al loro cibo ordinario. 
I costumi di quest'Indiani sono comunemente simili a quelli delle isole della Spagnola e vicine: ma questa gente di Beragua e del contorno, quando parlano, l'uno all'altro volge le spalle; e quando mangiano, masticano sempre certa erba, la quale noi crediamo esser cagione che abbiano i denti assai guasti e putridi. Il loro cibo  pesce, che pigliano con le reti e con ami d'osso, i quali fanno delle conche delle testuggini, tagliandole con filo, come chi sega alcuna cosa; e di simigliante ne fanno per le isole. Di un'altra sorte essi ne usano per pigliare alcuni pesci tanto minuti come i minutelli, che nella Spagnola chiamano titi: questi a certi tempi concorsi per le pioggie al lido sono perseguitati tanto dai pesci maggiori, che sono costretti ad ascendere fino alla superficie dell'acqua, dove poi ne prendono gl'Indiani con certe stuoie piccole e con minute reti quanti ne vogliono, e li involgono nelle foglie degli alberi, come gli speziali salvano le confezioni e nel forno poscia arrostitili li conservano lungo tempo. 
Usano parimenti di pescar sardelle, quasi come abbiamo detto delle altre pescagioni: e questo pesce fugge in alcuni tempi dai pesci grossi con tanta velocit e paura, che salta fuor dell'acqua nella spiaggia secca per due e tre passi, ed essi non hanno altra fatica che di coglierle come gli altri. Queste sardelle ancora le pigliano in un'altra maniera, facendo nelle canoe dalla proda alla poppa nel mezzo un'altezza di tre braccia di foglie di palma, e andando poi per il fiume, fanno rumore e battono coi remi nel bordo per cui le sardelle, per salvarsi dall'altro pesce, saltano nella canoa, e dnno in quell'altezza, e cadono dentro, ed essi cos ne pigliano quante vogliono. I surri e le lacchie, e anche le alici vi vengono altres ai tempi, e anche altre sorti di pesci: ed  cosa maravigliosa il vedere quel che a tempo del passaggio  per quei fiumi, di cui prendono gran quantit, e arrostito lo conservano molto tempo. 
Hanno medesimamente per loro nutrimento molto maiz, che  un grano, il quale nasce, come il miglio, in una spica e pannocchia, di cui fanno vino rosso, e bianco, come si fa la cervosa in Inghilterra: e vi mescolano delle loro specie, come pi piace a loro, e riesce di grato sapore, simile al brusco, o raspato. Fanno appresso un altro vino d'alberi, i quali paiono palme; e io credo che siano di quella specie, senonch sono lisci, come gli alberi, e copiosi di spini nel tronco, lunghi come quelli del porco spinoso. Della midolla di queste palme, che sono come palmeti, grattandola e spremendola, cavano il succo, di cui fanno il vino bollendolo con acqua e con le loro spezie, e l'hanno per molto buono e assai prezioso. Fanno un altro vino parimenti di frutto, che abbiamo detto che si trov nell'isola di Guadalupe, il quale  simile ad una grossa pigna; e la sua pianta si semina in grandi campagne del rampollo che germina in cima della medesima pigna, come qui avviene dei cavoli o delle lattughe, e dura la loro pianta 3 o 4 anni, rendendo sempre frutto. Fanno ancora vino di altre sorta di frutti, specialmente di uno che nasce in alberi altissimi, ed  grande come i cedri, e citroni grossi, e ciascuno ha 2, 3 o 4 ossa, come le noci, bench non siano tonde, ma della forma dell'aglio, o della castagna. La scorza del qual frutto  come di mela granata: e a prima vista, quando  fuori dell'albero, par molto granato, salvo che non ha coronetta: e il loro sapore  come di persico o di buon pero: di queste, altre son migliori dell'altre, come avviene nelle altre frutta; e ve ne sono ancora nelle isole, che gl'Indiani chiamano mamei. 

CAPITOLO XCVII

Come per sicurt della popolazione dei Cristiani fu imprigionato il Quibio con molti uomini principali, e come per trascuraggine fugg per la via. 

Erano gi tutte le cose della popolazione in ordine con 10 ovvero 12 case coperte di paglia, e l'Ammiraglio in punto per partire per Castiglia, quando, come gi una volta il fiume ci aveva messi in pericolo per soverchia acqua, cos allora ci mise in assai maggiore per difetto di quella, poich con le bonaccie essendo gi cessate le pioggie di gennaio, si ritir la bocca del fiume con l'arena di modo che, s come al tempo che vi entrammo v'erano quattro braccia d'acqua, ch'era molto scarsa per quel che bisognava, successe che quando noi volevamo uscirne eravene mezzo braccio, per cui ci ritrovammo rinchiusi, e senza rimedio. Tirare i navigli per l'arena era impossibile, e quando pure avessimo avuti gl'ingegni per farlo, mai il mare non  tanto queto che con la minore onda che viene alla riva non possa rompere in pezzi i navigli, specialmente i nostri, ch'erano divenuti oramai un nido d'api essendo tutti forati dalle biscie. Ci convenne adunque raccomandarci a Dio, e supplicarlo che mandasse pioggia, come in altro tempo, e pregammo di mandarci bonaccia, perch, piovendo, sapevamo che il fiume avrebbe portato pi acqua e si sarebbe aperta l'entrata, come in quei fiumi suole avvenire. 
E perch in questo tempo s'intese per via dell'interprete che il Quibio, o cacico di Beragua, aveva deliberato di venire nascostamente a metter fuoco alle dette case e ammazzare i Cristiani perch a tutti gli Indiani dispiaceva molto che popolassero in quel fiume, parve che per castigo suo ed esempio, e timore dei vicini, fosse bene imprigionarlo con tutti i suoi principali, e mandarli in Castiglia, e che la sua popolazione rimanesse in servizio dei Cristiani. Per far che con 74 uomini ai 30 di marzo il prefetto and alla popolazione di Beragua: e se io dico popolazione, egli  da avvertire che per quei paese non si trovano case insieme, ma si abita, come in Biscaglia, un pezzo lontano l'uno dall'altro. Ora, quando il Quibio intese che il prefetto era vicino, gli mand a dire che non salisse in casa sua, la quale giaceva in una collina sopra il fiume di Beragua: e il prefetto, affinch non fuggisse per paura di lui, deliber di andarvi con 5 uomini soli, lasciando ordine a quelli che rimanevano che a due a due, discosti gli uni da gli altri, gli venissero dietro e che, sentendo sparare un archibugio, circondassero la detta casa, acci che niuno scampasse. 
Essendosi adunque accostato alla casa, il Quibio gli mand un altro messo dicendo che non entrasse in quella giacch egli uscirebbe fuori a parlargli, come che fosse ferito di una saetta: il che fanno essi, acci che vedute non siano le loro donne, delle quali sono gelosi oltremodo. E cos venne fino all'uscio, e si pose a sedere sulla porta, dicendo che solo il prefetto si accostasse a lui: il quale cos fece, lasciando ordine agli altri, che, tosto che egli lo prendesse in un braccio, investissero. Giunto al cacico, gli domand della sua indisposizione e d'altre cose del paese col mezzo di un'Indiano che avevano, il quale pi di tre mesi avanti avevamo preso quindi poco lontano e domesticamente camminava con noi volentieri, il quale allora aveva gran paura per amor nostro, sapendo che il Quibio era molto desideroso di ammazzare i Cristiani, e non conoscendo egli ancora bene le nostre forze, pensava ci potergli facilmente riuscire per la moltitudine della gente che era nella provincia. Ma il prefetto non curava della sua paura, e fingendo di voler vedere dove il cacico aveva la ferita, lo prese per un braccio: e, come che ambedue fossero di gran forza, fu per s buona la presa che il prefetto fece, che bast fin che giunsero i quattro: il che fatto, subito l'altro spar l'archibugio, e cos corsero tutti i Cristiani fuor intorno alla sua casa, ov'erano 50 persone tra grandi e piccoli, dei quali fu la maggior parte presa, e niuno ferito, perch vedendo essi che il re loro era prigione, non vollero fare alcuna difesa. Tra i quali erano alcuni figliuoli e donne del Quibio, e altri uomini principali, che promettevano grandi ricchezze, dicendo che nel bosco vicino era un gran tesoro, e che tutto lo donerebbero per il loro riscatto. Ma non pascendosi il Prefetto di quella promessa, volle che avanti che quelli del contorno si radunassero insieme, si mandasse tosto alla nave il Quibio insieme con la moglie, coi figliuoli e con gli altri principali, ed egli quivi rimase con la maggior parte della gente, per andar contro i suoi sudditi e parenti che erano fuggiti. 
Poi, trattando egli coi capitani e con la gente onorata a chi si dovessero commettere quelle genti affinch le conducessero alla bocca del fiume, consegnolli infine ad un Giovanni Sanchez di Cadice, piloto e uomo assai stimato, che si offerse di condurveli, mandando il cacico legato i piedi e le mani; e avvertendo questo conduttore che guardasse che egli non si sciogliesse: e cos dicendo egli contentarsi che gli fosse pelata la barba se gli fuggiva, lo tolse in sua cura, e part con lui, andando gi per il fiume di Beragua, dalla foce del quale essendo gi lontano mezza lega, e lamentandosi il Quibio molto d'aver legate troppo strette le mani, Giovanni Sanchez, mosso a compassione, lo sciolse dal banco della barca a cui era legato, e tennelo per la fune. Ma indi a poco il Quibio, vedendolo alquanto fuor di pensiero, si gett all'acqua, e Giovanni Sanchez, non potendo tener salda la fune, lo lasci, per non andargli dietro nell'acqua; e sopraggiunta la notte, col rumore di quelli che nella barca andavano, non potettero vedere n udire ove egli smontasse, di modo che non seppero pi novella di lui che se fosse caduto alcun gran sasso in acqua. Ora, affinch non avvenisse il medesimo con gli altri prigionieri che erano restati, seguirono il loro cammino alle navi con assai vergogna della loro trascuraggine e inavvertenza. 
Il d seguente, che fu il primo di marzo, vedendo il Prefetto che la terra era molto montuosa e piena di alberi, e che non vi era popolazione ordinata, ma una casa in un poggio e una in un altro, e che sarebbe stato molto difficile il voler andare di un luogo in un altro incalzando gl'Indiani, deliber di tornarsi ai navigli con la sua gente, senza che vi fosse alcun di loro o morto o ferito, e present all'Ammiraglio le spoglie che nella casa del Quibio si ebbero, e valevano fin 300 ducati, in specchi e aquiline e cannelle d'oro, che si mettono infilzate alle braccia, e intorno alle gambe, e in cordelle d'oro che si mettono attorno la testa a guisa di corona: tutte le quali cose, tratta per la quinta parte per i Re Cattolici, le compart e divise fra coloro che erano andati a quella impresa, e al prefetto per segno di vittoria gli si diede una corona di quelle che abbiamo detto. 

CAPITOLO XCVIII

Come, partito l'Ammiraglio da Betlem per andare in Castiglia, il Quibio assalt la popolazione dei Cristiani, nel qual conflitto furono molti morti e feriti. 

Siccome oramai le cose appartenenti al sostentamento del popolo erano provvedute, e le deliberazioni e statuti del suo governo erano state fatte dall'Ammiraglio, piacque a Dio di far discendere tante pioggie che ne crebbe assai il fiume, onde torn ad aprirsi la bocca: con la qual comodit l'Ammiraglio deliber di partir tosto per la Spagnola coi tre navigli, per mandare a questi soccorso con grande prontezza. E cos, aspettando bonaccia calma, acci che il mare non rompesse n battesse la bocca del fiume, uscimmo con detti navigli, mandate le barche avanti: ancorch niuno uscisse cos netto che non strascinasse la colomba per terra, la quale, se non era l'arena mobile, quantunque fosse stata bonaccia, ciascuno avrebbe pericolato. Ci fatto, subito con gran prestezza tirammo dentro le cose che avevamo gettate fuori affinch i navigli fossero pi leggeri al tempo dell'uscita. E cos, aspettando noi, sorti nella costa larga, una lega lontani dalla bocca del fiume, il tempo per la partenza, miracolosamente a Dio piacque che nascesse cagione per la quale si mandasse la barca della nave capitana in terra, cos per acqua, come per provvedere d'altre cose necessarie, acci che con la perdita di lei coloro ch'erano in terra e coloro che erano in mare si salvassero. E fu tale il caso. 
Come gl'Indiani e il Quibio videro che le navi erano fuori, n potevano dar soccorso a quelli ch'erano restati, nello stesso punto che giunse la barca in terra assalirono la popolazione dei Cristiani, e non essendo essi per la foltezza del bosco scoperti, come furono 10 passi lontani dalle case dei nostri, li assalirono con molte grida, tirando lancie a quelli che vedevano, e alle medesime case, le quali, essendo coperte di foglie di palme, erano da loro passate facilmente dall'un lato all'altro, e talora ferivano alcuni di coloro che dentro v'erano. Cos adunque avendo colti i nostri sprovvedutamente e fuor d'ogni loro aspettazione, avanti che potessero mettersi in ordine per resister loro ne ferirono quattro o cinque. Ma perch il prefetto era uomo di gran cuore, si oppose ai nemici con una lancia, animando i suoi e assaltando animosamente gl'Indiani con sette ovvero otto che lo seguivano, di modo che li fecero ritirare fino al bosco, il quale, come abbiam detto, era vicino alle case. Donde tornarono a fare alcune scaramuccie, tirando le loro zagaglie, e ritirandosi poi, come nel giuoco delle canne usano gli Spagnoli di fare, finch, concorrendo oramai molti dei Cristiani, castigati dal filo delle spade, e da un cane che fieramente li perseguitava, si posero in fuga, lasciando un Cristiano morto, e sette feriti fra i quali uno fu il prefetto, che fu percosso con una delle loro lancie nel petto: dal qual pericolo si guardarono bene due Cristiani, il caso dei quali, per contare una facezia dell'uno, che era Italiano, e Lombardo, e per la severit dell'altro, che era Castigliano, io racconter: e fu tale. 
Al Lombardo, chiamato Bastiano, fuggendo furiosamente per nascondersi in una casa, disse Diego Mendez, di cui pi oltre si far menzione, Torna, torna indietro, Bastiano; ove vai? A cui egli rispose tosto, Lasciami andare, diavolo, ch'io vado a mettere in salvo la mia persona. La Spagnolo poi era il capitano Diego Tristan, che l'Ammiraglio aveva mandato con la sua barca in terra, il quale mai non ne usc fuori con la sua gente, come che fosse quasi presso al fiume ove era la zuffa, ed essendo egli domandato, e anche da alcuni ripreso del non dare aiuto ai Cristiani, rispose, acci che quelli di terra per paura non si ritirino alla barca, se io mi accosto alla riva, e cos periscano tutti, perch, perduta la barca, l'Ammiraglio in mare correr poi pericolo: e per non volle fare se non quello che esso gli aveva ordinato, cio caricarsi d'acqua, almeno finch vedesse se v'aveva pi bisogno del suo soccorso. E cos, volendo porre ad effetto subito il pigliar dell'acqua, per andar tosto a dare avviso all'Ammiraglio di quel che passava, deliber di andar per il fiume in su a prenderla ove la dolce non si mescolava con l'amara, quantunque alcuni gli protestassero che non v'andasse, per il gran pericolo degl'Indiani e delle loro canoe. A che egli rispose, non temer quel pericolo, poich per ci era smontato ed era stato mandato dall'Ammiraglio. E cos segu il suo cammino in su per il fiume, il quale  molto profondo in dentro, e dall'una e dall'altra parte  molto chiuso e pieno d'alberi che arrivano fino all'acqua, e cos folti che appena vi pu alcuno smontare in terra, eccetto in alcuni luoghi dove terminano le strade dei pescatori, e ove essi nascondono le loro canoe. Ora, tosto che gl'Indiani lo videro quasi una lega lontano dalla popolazione all'ins del fiume, uscirono dall'una parte e dall'altra dal pi folto della riviera con quelle loro barchette, o canoe, e con molte strida, suonando corni, lo assalirono d'ogni lato molto arditamente, e con gran loro vantaggio, perch essendo quelle loro canoe leggerissime, e bastando uno solo per governarle e guidarle ove vogliono, specialmente quelle che sono piccole e di pescatori, venivano 3 o 4 in ciascuna di esse, un dei quali vogava e gli altri vibravano le loro lancie e dardi a quelli della barca: e chiamo io dardi e lancie quelle loro aste, avendo rispetto alla grandezza loro come che ferri non abbiano, se non di spini o di denti di pesce. 
Non essendo adunque nella nostra barca se non 7 od 8 che vogavano, e il capitano con 2 o 3 uomini soli da guerra, non potevano ripararsi dalle molte lancie che coloro tiravano, per cui bisogn loro che lasciassero i remi per adoprar le rotelle. Ma era tanta la moltitudine degli Indiani e dei loro dardi che da ogni parte piovevano, che, accostandosi con le loro canoe e ritirandosi quando loro piaceva, destramente ferirono la maggior parte dei Cristiani, e specialmente il capitano, a cui diedero di molte ferite: e, quantunque stesse sempre saldo, animando i suoi, non gli giov per punto, perch lo tenevano da ogni canto assediato, senza che si potesse muovere n valersi dei suoi moschetti: finch all'ultimo lo percossero d'una lancia in un occhio, per il qual colpo egli subito cadde morto. Tutti gli altri poi fecero il medesimo fine, eccetto un bottaio di Siviglia nomato Giovanni di Noia, la cui buona sorte volle che al mezzo del rumore cadde in acqua, e nuotandovi sotto usc alla riva, senza che fosse veduto, e per la foltezza degli alberi venne alla popolazione a dar la nuova delle cose successe: di che si spaventarono in tal guisa i nostri, che, vedendosi cos pochi, e in gran parte feriti, e alcuno dei compagni morti, e l'Ammiraglio essere in mare senza barca, e a pericolo di non poter tornare in luogo d'onde loro potesse mandar soccorso, deliberarono di non rimanere ov'essi erano: e cos subito senza ubbidienza n altro ordine se ne sarebbero andati, se non li avesse impediti la bocca del fiume, la quale col cattivo tempo era tornata a chiudersi per cui non solamente non poteva uscirne il naviglio che era loro stato lasciato, ma, perch il mare rompeva molto, non poteva uscir barca, n persona alcuna la quale potesse dare avviso all'Ammiraglio di quello ch'era avvenuto. 
Ma egli non correva minor pericolo in mare, dove era sorto, per essere spiaggia e per non aver barca, ed essendo con poca gente, per quella che gli era stata gi uccisa. Per la qual cosa egli e tutti noi eravamo in quel medesimo travaglio e confusione in cui erano quelli di dentro, i quali per il successo della zuffa passata e per veder coloro della barca morti venir gi per il fiume, pieni di ferite e seguiti dai corvi di quel paese che loro venivano sopra gracchiando e volando, prendevano tutto ci per infelice augurio, e stavano con paura di dover fare lo stesso fine che quelli, specialmente vedendo che gl'Indiani con la vittoria erano molto insuperbiti, sicch oramai non li lasciavano riposare punto per la mala disposizione della popolazione: e certo ne sarebbero stati tutti maltrattati se non si fosse preso per buon rimedio di andare ad una grande spiaggia sgombrata alla parte orientale di quel fiume, dove fabbricarono un baluardo con le botti e con altre cose che avevano, e piantate le artiglierie in luoghi comodi si difendevano, non avendo gl'Indiani ardire di uscir fuori del bosco per il danno assai grande che facevano loro le palle. 

CAPITOLO XCIX

Come fuggirono gl'Indiani che nelle navi erano prigioni, e l'Ammiraglio intese la rotta di quelli di terra. 

Mentre queste cose succedevano in terra, erano gi 10 giorni passati che l'Ammiraglio era con affanno e sospetto di quel che fosse avvenuto aspettando d'ora in ora che si acquetasse il tempo per mandare un'altra barca ad intendere la cagione della tardit della prima, ma la fortuna con l'esserci in tutto contraria non ci concedeva che sapessimo gli uni degli altri, e, per accrescerci ancor travaglio, avvenne che i figliuoli e i parenti del Quibio, che noi tenevamo prigioni nella nave Bermuda per condurli in Castiglia, tennero via per liberarsi; e fu tale. 
La notte erano serrati sotto coperta, ed essendo la scotella tanto alta che non potevano giungervi, si scordarono le guardie di chiuderla dalla parte di sopra con catene, perch vi dormivano alcuni marinai sopra: onde gl'Indiani procacciarono il loro scampo cos. Raccolti pian piano tutti i sassi della zavorra della nave alla bocca della scoteIla, ne fecero un monte grande, e poi tutti insieme spingendo con le spalle di sotto, una notte a forza aprirono la scotella, gittando quelli che su vi dormivano sotto sopra, e, saltando prestamente fuori alcuni dei principali, si lanciarono in acqua. Ma, essendo concorsa gente al rumore, molti di essi non potettero farlo; e cos, avendo tosto chiusa i marinai la scotella con la sua catena, si misero a far miglior guardia: ma perch quelli che erano rimasti si videro disperati per non aver potuto salvarsi coi loro compagni, con le funi che potettero avere furono la mattina trovati appiccati, coi piedi e con le ginocchia stese nel piano e nella zavorra della nave, per non esservi tanta altezza che avessero potuto alzarsi da terra: di modo che dei prigioni di quel naviglio ciascuno o fugg o mor. Ora, quantunque tale perdita loro non fosse di gran danno ai navigli, nondimeno temevasi che, oltre che la loro fuga o morte accresceva le disgrazie, dovesse a quei di terra ci increscere: coi quali il Quibio, per riavere i figliuoli, volentieri avrebbe fatto pace ed ora, vedendo che non v'era pegno per poterla fare, dubitavasi ch'egli fosse per fare assai pi cruda guerra ai Cristiani. 
Essendo adunque noi tra cotante noie e disgrazie cos tribolati, e a discrezione delle gomene con le quali eravamo sorti, senza saper cosa alcuna di quelli di terra, non manc chi si mosse a dire, che poich quegl'Indiani, per salvare le vite loro solamente, si erano arrischiati a gittarsi in mare pi di una lega discosto da terra, essi, per salvare se stessi e tanta gente, si sarebbero arrischiati di smontare, nuotando, se con una barca che restava fossero condotti fin dove non rompevano le onde: dico una barca che restava, la quale era quella della nave Bermuda, perch la barca della Vizcaina gi abbiamo detto che si era nella zuffa perduta, e cos tutte tre le navi non avevano ormai pi di quella barca per i loro bisogni. Vedendo adunque l'Ammiraglio il buon animo di questi marinai, fu contento che si mandasse ad effetto la loro offerta; e cos detta barca li guid un tratto d'archibugio lontani da terra, alla quale senza gran pericolo non poteva pi accostarsi per le onde che nella spiaggia rompevano: e quindi solo un Pietro di Ledesma, piloto di Siviglia, si gitt all'acqua, e con buon cuore, quando di sopra e quando sotto all'onde che andavano rompendo, giunse finalmente a terra, dove intese lo stato dei nostri e come tutti ad una voce dicevano che in niun modo non volevano restare cos venduti e senza alcun rimedio com'erano: e per supplicare l'Ammiraglio a non voler partire senza raccoglierli, perch lasciandoli, era un lasciarli condannati alla morte, specialmente che oramai fra loro erano delle sedizioni e non ubbidivano pi al Prefetto n ai capitani, e che tutto il loro studio era mettersi all'ordine per, quando bonacciasse, pigliare alcuna canoa e imbarcarsi, poich con sola una barca che era loro rimasta non avrebbero potuto far ci comodamente: e che, se l'Ammiraglio non li avesse raccolti nei navigli che a lui erano rimasti, avrebbero procacciato di salvar le vite e di mettersi all'arbitrio della fortuna, piuttosto che stare alla discrezione della morte che quelli Indiani, come crudi carnefici, avessero voluto dar loro. Con cos fatta risposta torn il detto Pietro di Ledesma alla barca che lo aspettava e quindi ai navigli, ove narr all'Ammiraglio quel che passava. 

CAPITOLO C

Come l'Ammiraglio raccolse la gente che lasciava in Betlem, e poi traversammo a Giamaica. 

Quando l'Ammiraglio intese la rotta, il tumulto, e la disperazione della gente, deliber di aspettarli per raccoglierli, bench non senza gran pericolo, perch aveva i suoi navigli nella spiaggia, e senza alcun riparo n speranza di salvare s n loro se il tempo fosse peggiorato. Ma piacque a nostro Signore che nel termine di 8 d che vi stette, a beneficio dei provesi, bonacci di tal maniera il tempo che quelli di terra con la loro barca e con grosse canoe bene in ordine, l'una legata con l'altra perch non si travolgessero, potettero cominciare a raccogliere le loro robe, e procacciando ognuno di non essere degli ultimi, usarono tanta fretta che in due d non rimase cosa alcuna in terra se non il vaso del naviglio, il quale per cagion delle biscie era innavigabile. 
E cos, con molta allegrezza di vederci tutti insieme, facemmo vela, prendendo la via del levante per la costa in su di quella terra, perch, ancorch a tutti i piloti paresse che prendendo la via di tramontana potessimo ritornare a San Domingo, solo l'Ammiraglio e il Prefetto suo fratello conoscevano che era necessario ascendere un buon pezzo per la costa in su, avanti che si attraversasse il golfo, che giace fra la terraferma e la Spagnola: di che era assai scontenta la nostra gente, parendole che l'Ammiraglio volesse tornare per dritta via in Castiglia senza navigli, n vettovaglie, che bastassero per il viaggio. Ma poich egli sapeva meglio quel che conveniva, seguimmo il nostro cammino, finch giungemmo a Belporto, dove fummo costretti ad abbandonare il naviglio Vizcaino per la molta acqua che faceva, perch aveva il piano tutto consumato e pertugiato dalle biscie. 
E, seguendo la costa all'in su, ascendemmo, finch passammo pi oltre il porto del Retrete e d'un paese a cui erano vicine molte isolette, le quali l'Ammiraglio noma le Barbe, ma gl'Indiani e i piloti chiamano tutto quel contorno del cacico Pocorosa. Quindi passati pi oltre, al fine che vedemmo di terra ferma chiam Marmo quello spazio che v'era di 10 leghe dalle Barbe. E poi il luned al I di maggio del detto anno 1503 prendemmo la via di tramontana con venti e correnti dalla banda di levante, perch procacciavamo sempre di andare pi al vento che potevamo. E ancorch tutti i piloti dicessero che noi saremmo passati al levante delle isole dei Caribi, l'Ammiraglio nondimeno temeva di non poter neppure prendere la Spagnola. Il che si verific: perch il mercold ai 10 dello stesso mese di maggio andammo a vista di due molto piccole e basse isole, piene di testuggini, di cui il mare all'intorno tutto era pieno, s che parevano scoglietti, e perci alle dette isole fu posto nome le Testuggini e, passando di lungo alla via di tramontana, il venerd seguente sul tardi, 30 leghe quindi lontani, arrivammo al Giardino della Rejna, il che  una quantit molto grande d'isolette che giacciono al mezzod dell'isola di Cuba. 
Ed essendo qui sorti 10 leghe lontani da Cuba con assai uomini e travagli, perch non avevam che mangiare, eccetto biscotto e qualche poco d'olio e d'aceto, e faticando il d e la notte per seccar l'acqua con tre trombe, perch i navigli andavano a fondo per le molte biscie che li avean forati, sopravvenne di notte una gran fortuna, per la quale non potendo la nave Bermuda sostenersi sopra le sue ancore e provesi, caric sopra di noi, e ci ruppe tutta la prua, ancorch neppur essa rimanesse sana in tutto, perch perd tutta la poppa fin quasi alla lemeta, e, con gran travaglio della molta acqua e del vento, piacque a Dio che si sciogliessero l'una dall'altra, e, gittate in mare tutte le ancore e gli agumini che avevamo, niun bast per fermar la nave, fourch la fermaressa, il cui cavo, quando aggiorn, noi trovammo in guisa tagliato, che non si teneva se non con un filo, il quale, se durava pi un'ora la notte, finiva anch'esso di tagliarsi; ed essendo tutto quel luogo spredo e pieno di scogli, non potevamo fuggire di sdruscire in alcuni di loro che avevamo per poppa. Ma piacque a Dio di liberarci, come ci aveva liberati di molti altri pericoli. 
E cos partendo di qua con assai fatica, andammo ad una popolazione d'Indiani nella costa di Cuba, nomata Macaca: donde preso alcun rinfrescamento, partimmo verso Giamaica e ci perch i venti di levante e le grandi correnti che vanno all'occidente non ci lasciavano andare alla Spagnola, essendo specialmente i navigli tanto abbisciati, che, come abbiam detto, di giorno e di notte non lasciavamo di estrarre l'acqua in ciascuno di essi con tre trombe delle quali se si rompeva alcuna era mestieri, mentre si acconciava, che le caldaie supplissero e l'ufficio delle trombe facessero. Con tutto ci la notte avanti la vigilia di S. Giovanni nella nostra nave crebbe tanto l'acqua, che non v'era rimedio di poterla vincere, perch arrivava quasi fino alla coperta, e con grandissima fatica ci sostenemmo cos, finch, venuto il giorno, prendemmo un porto di Giamaica detto Porto Buono, il quale, ancorch sia buono per riparare i navigli dalla fortuna, non aveva per acqua da poter raccoglierci, n alcuna popolazione all'intorno. Pure rimediando noi a ci il meglio che potemmo, passato il giorno di S. Giovanni partimmo per un altro porto che giace pi all'Est, chiamato Santa Gloria, coperto da sassi; ed entrativi dentro, non potendo sostener pi i navigli li incagliammo in terra il pi che potemmo, accomodando l'uno presso all'altro alla lunga, bordo con bordo, e con molti puntali dall'una parte e dall'altra li fermammo di modo che non si potevano muovere: e cos si empirono d'acqua fin quasi alla coperta, sopra la quale, e per i castelli della poppa e della prora, si fecero stanze dove la gente potesse alloggiare, con pensiero di farci qui forti, affinch gl'Indiani non potessero farci danno: giacch in quel tempo non era l'isola ancora popolata n soggetta ai Cristiani. 

CAPITOLO CI

Come l'Ammiraglio mand con canoe da Giamaica alla Spagnola a dare avviso come era quivi perduto can la sua gente. 

Essendo in questo modo nei navigli fortificati lontani un tratto di balestra da terra, gl'Indiani, ch'erano buona e domestica gente, vennero tosto in canoe a venderci delle loro cose e delle vettovaglie, per desiderio che avevano di avere delle cose nostre. E affinch non avvenisse alcun contrasto fra i Cristiani e loro nella compra, e questi non pigliassero pi dell'onesto, e gli altri avessero quello che dovevano avere, l'Ammiraglio nomin due persone le quali avessero cura della compra o riscatto di quello che portassero, e che ogni giorno per sorte dividessero fra la gente delle navi quello che fosse stato riscattato, perch oramai nei navigli non avevamo cosa con che sostentarci, s perch la maggior parte era stata da noi mangiata, come perch il resto si era putrefatto, e altrettanto s'era perduto al tempo dell'imbarcarci nel fiume di Betlem, dove con la fretta e sconcio dell'imbarcare non si pot cavare secondo che si voleva. Per sovvenirci adunque di cibo piacque a nostro Signore di condurci in quell'isola copiosa di vettovaglie e assai popolata da Indiani desiderosi di far riscatti con noi, per la qual cosa concorrevano d'ogni parte per riscattare di quel che essi avevano. Per ci e anche perch i Cristiani non si sbandassero per l'isola, l'Ammiraglio volle fortificarsi in mare e non fare abitazione in terra, perch essendo noi per natura poco ubbidienti, niun castigo n comandamento sarebbe bastato per fermare la gente, s che non fosse andata a scorrere i luoghi e le case degl'Indiani per torre loro quel che essi avessero avuto e cos avrebbero sdegnati i loro figliuoli e le donne, onde sarebbero poi nate fra loro diverse contese e rumori, per i quali ci saremmo fatti nemici, e, togliendo loro a forza di vettovaglie, si sarebbe causata fra noi gran necessit e affanno: il che non ci avvenne perch la gente stava nei navigli, donde non poteva uscire se non erano prima tolti in nota e non avevano licenza, il che soddisfece tanto agl'Indiani, che per cose di pochissimo prezzo ci portavano quello di che avevamo bisogno: e se portavano una o due huttie, che sono animali come conigli, noi davamo all'incontro per loro un ferretto di stringa: e se portavano focacce di pane, che essi chiamano zabi, fatte di radici di erbe grattate, loro si davano due o tre Ave Marie verdi o gialle: e se portavano cosa in quantit, era loro donata una campanella: e talora ai cacichi e altri capi si donava un piccolo specchio, o una berretta rossa, o un paio di forbici, per far loro cosa grata. Col qual ordine di riscatto la gente era molto abbondante di tutto quello che le era necessario, e gl'Indiani senza fastidio della nostra compagnia e vicinanza. 
Ma essendoci bisogno di cercar modo per tornare in Castiglia, alcune volte l'Ammiraglio fece ridurre i capitani e gli uomini di maggiore stima per trattar con essi del modo che si potesse tenere per uscire di quella prigione, e che almeno tornassimo alla Spagnola, perch il volere star quivi con speranza che alcun naviglio dovesse capitare in quelle parti, era indarno e senza termine di ragione, e pensare di fabbricarne quivi di nuovo era impossibile, poich non avevamo gl'ingegni, n maestranza che bastasse a far cosa buona, se non con lungo tempo, o far cosa che non fosse atta al navigare secondo i venti e le correnti che regnano fra quelle isole e vanno all'occidente, anzi sarebbe stato un perder il tempo, e dare ordine alla nostra totale ruina, piuttosto che rimediarci. Per ci dopo molti consulti l'Ammiraglio deliber di mandare alla Spagnola a fare intendere che in quell'isola egli era perduto, e che gli fosse mandato un naviglio con munizioni e con vettovaglie. Per far che elesse due persone, di cui molto si fidava, che dovessero far ci con ogni fedelt e con gran cuore: dico con gran cuore, perch il passaggio da un'isola all'altra pareva temerario e impossibile il farlo con le canoe, come era forza che si facesse, essendo esse barche d'un legno incavato, s come di sopra abbiam detto, e fatte in modo che quando sono ben cariche non avanzano sopra l'acqua d'un palmo, oltre che era necessario che fossero mediocri per quel passaggio, che, se fossero state piccole, sarebbero state pi pericolose, e se delle maggiori, per il peso loro non avrebbero servito a viaggio lungo n avrebbero potuto fare quel che si desiderava. 
Scelte adunque due canoe atte a quello che noi volevamo, l'Ammiraglio nel mese di luglio del 1503 comand che in una di quelle andasse Diego Mendez di Segura, scrivano maggiore di quell'armata, con 6 Cristiani e 10 Indiani i quali vogassero, e nell'altra mand Bartolomeo Fiesco, gentiluomo genovese, con altrettanta compagnia, acci che, tosto che Diego Mendez fosse nella Spagnola, seguisse di lungo il suo cammino finch giungesse a San Domingo, il qual luogo era quasi 250 leghe lontano dal luogo ove noi eravamo, e il Fiesco ritornasse a portare la nuova che l'altro fosse passato a salvamento, e non stessimo con dubbio e paura se gli fosse avvenuta alcuna disgrazia il che si doveva temere molto, considerato, come abbiamo detto, la poca resistenza che una canoa pu fare a qual si voglia piccola alterazione di mare, e specialmente essendovi dentro i Cristiani, perch se vi fossero andati Indiani soli, non vi sarebbe stato cos gran pericolo, essendo essi destri tanto che, quantunque la canoa si anneghi loro a mezzo il Golfo, nuotando tornano a pigliarla e vi entrano dentro. 
Ma perch l'onore e il bisogno fanno imprendere altre cose di maggior pericolo, i sopraddetti presero il loro cammino per la costa all'ins della detta isola di Giamaica, camminando verso oriente, finch giunsero alla punta orientale dell'isola, che gli Indiani chiamano Aomaquique per un cacico di quella provincia cos nomato, che dista 33 leghe da Maima, che  il luogo dove noi ci eravamo fatti forti. E perch l'attraversamento dall'isola all'altra  di 30 leghe, e nella strada non v' altro che un'isoletta, o scoglio, 8 leghe lontano dalla Spagnola, per passar cos gran golfo con tal sorte di legni fu necessario che aspettassero gran calma, la quale piacque a nostro Signore che venisse in breve. 
Messa adunque dentro da ciascun Indiano la sua zucca d'acqua, e alcune delle specie che usano, e cazzab, ed entrativi i Cristiani solo con le loro spade e rotelle e con le vettovaglie delle quali avevano bisogno, si cacciarono in mare; e il Prefetto, che con essi era andato fino al capo di Giamaica, per ovviare agli Indiani di quell'isola che non li impedissero in alcun modo, vi stette finch, venuta la sera, li perd di vista, e poi si torn a poco a poco ai navigli, persuadendo per viaggio la gente di quel paese a ricevere la nostra amicizia e pratica. 

CAPITOLO CII

Come i Porras, con gran parte della gente, si sollevarono contro l'Ammiraglio dicendo che se n'andavano in Castiglia. 

Partite le canoe per la Spagnola, la gente restata nei navigli cominci ad ammalarsi, s per i grandi travagli che nel viaggio avevano patito, come per la mutazione dei cibi, perch oramai non mangiavano cosa alcuna di quelle di Castiglia, n bevevano vino, n avevano carne, fuorch alcune di quelle huttie che qualche volta potevano aver per alcun riscatto: di modo che, parendo a quelli che erano sani aspra vita lo starsi lungamente serrati, fra loro per i cantoni non lasciavano di mormorare, dicendo che l'Ammiraglio mai non voleva tornare in Spagna perch i Re Cattolici l'avevano sbandito e che ancor meno poteva andare alla Spagnola, dove a lui partito di Castiglia in quel viaggio era stata vietata l'entrata: e che egli aveva mandati coloro nelle canoe, acci che andassero in Ispagna a negoziare i fatti suoi, e non perch dovessero condurre navigli n alcun altro soccorso: e che frattanto Spagnola coi Re Cattolici essi negoziavano, egli voleva starsi quivi per obbedienza del suo esilio, giacch, se fosse stato altrimenti, Bartolomeo Fiesco sarebbe oramai tornato, come era stato pubblicato che egli aveva a tornare: oltre che non avevano certezza se egli e Diego Mendez si fossero annegati nel passaggio, il che, se per avventura fosse avvenuto, mai non avrebbero avuto soccorso o rimedio, se essi non si disponevano a procacciarlo con le loro persone, poich l'Ammiraglio non si dimostrava disposto a mettersi in tal cammino, per le accuse suddette, e per l'infermit della gotta che in tutte le sue membra pativa in modo che quasi non poteva muoversi da letto, non che mettersi al travaglio e pericolo di passare con canoe alla Spagnola. Per la qual cosa dovevano risolversi con deliberato animo poich si ritrovavano sani, avanti che si ammalassero come gli altri: e che l'Ammiraglio non potrebbe loro vietar ci; e che, passati nella Spagnola, sarebbero tanto meglio ricevuti in quanto maggior pericolo avessero lui lasciato, per l'odio e per l'inimicizia che aveva seco il commendator Lares, che era allora governatore in detta isola: e che, andati in Castiglia, vi avrebbero trovato il vescovo don Giovanni di Fonseca il quale li favorirebbe, e anche il tesoriere Morales, il quale perch aveva per concubina una sorella di detti fratelli, chiamati Porras, che erano sulle navi capi dei congiurati e quelli che pi incitavano tutti, avevano per cosa certa di dover essere caramente accolti dai Re Cattolici, dinanzi ai quali sempre la colpa sarebbe attribuita all'Ammiraglio, come era avvenuto nelle cose della Spagnola con l'Orlando [Roldn], i quali piuttosto lo prenderebbero per compire di torgli quel che egli aveva, che obbligarsi ad osservare le cose capitolate tra loro e lui. 
Con tali e altre cosiffatte persuasioni che l'uno all'altro faceva, e con la speranza e sedizione dei detti fratelli, l'un dei quali era capitano della nave Bermuda, e l'altro contatore di quell'armata, si sottoscrissero nella congiura 48, ricevendo il Porras per capitano; e per quel giorno e ora che avevano deliberato ciascuno apparecchi le cose pi necessarie: e cos, essendo essi all'ordine con le loro armi, ai 2 di gennaio di mattina il sopraddetto capitano Francesco di Porras sal sulla poppa della nave, dov'era l'Ammiraglio, e gli disse, Signore, che vuol dire che non volete andare in Castiglia, e vi piace tenerci qui tutti perduti? A che l'Ammiraglio, sentendo s arroganti parole, e fuor del suo costume di parlare, sospett quel che potesse essere: laonde con simulazione e quietamente rispose, non vedere il modo di poter passare finch quelli che erano andati con le canoe gli mandassero un naviglio nel qual navigassero: e che egli pi d'alcun altro desiderava l'andata per suo bene particolare e in generale per tutti loro, dei quali era obbligato a render conto: ma che, se altra cosa paresse, s come altre volte s'erano ridotti i capitani e gli uomini principali che ivi erano per esporre quel che convenisse, anche allora, e pi altre volte li farebbe ridurre, affinch di nuovo si discorresse sopra questo negozio. A che il Porras replic non esservi luogo di tante parole, ma che s'imbarcasse tosto, o rimanesse con Dio: e con ci volgendo le spalle, con alta voce soggiunse, Io me ne vado in Castiglia con coloro che vorranno seguirmi. Nel qual tempo tutti i suoi seguaci ch'erano presenti cominciarono a gridar forte, Vogliamo andar seco, Vogliamo andar seco: e, saltando altri dall'una parte, e altri dall'altra, occuparono i castelli e le gabbie con le loro armi in mano, senza alcun ordine n giudizio, alcuni gridando, Muoiano, altri, A Castiglia, A Castiglia, e altri, signor capitano, che faremo? E quantunque allora l'Ammiraglio fosse nel letto, oppresso dalla gotta in maniera che non poteva stare in piedi, non pot contenersi di non levarsi su per andar zoppicando a quel rumore. Ma tre o quattro personaggi onorati suoi servitori lo abbracciarono, acci che la gente tumultuata non l'uccidesse, e lo riposero con fatica nel letto. Corsero poscia al Prefetto il quale con valoroso animo si era opposto con una lancia in mano, e toltagliela per forza lo misero col fratello, pregando il capitano Porras che se n'andasse con Dio, e che non volesse esser causa di male che toccasse a tutti, e che bastar doveva che alla sua partenza egli non aveva impedimento n resistenza: che se fosse stato causa della morte dell'Ammiraglio, non poteva se non aspettarne grave castigo, senza speranza di riportare per lei alcuna utilit. 
Acquetato alquanto il tumulto, i congiurati presero dieci canoe, ch'erano legate al bordo dei navigli, le quali l'Ammiraglio aveva fatto cercare e comprare per tutta l'isola, s per torle agl'Indiani se avessero voluto offendere in alcun modo i Cristiani con quelle, come per valersi di esse nelle cose necessarie. In queste s'imbarcarono essi con tant'allegrezza come se montati fossero in alcun porto di Castiglia: onde poi molti altri, i quali non sapevano del tradimento, disperati di vedersi restare, com'essi pensavano, abbandonati, portando la maggior parte, e i pi sani le robe loro, entrarono con essi nelle canoe con tanto pianto e dolore dei pochi fedeli servitori che con l'Ammiraglio rimanevano e dei molti ammalati che v'erano, che pareva a tutti di rimanere per sempre perduti e senza alcun scampo. N v'ha dubbio che, se fosse stata la gente sana, non sarebbero rimasti 20 uomini con l'Ammiraglio. 
Il quale usc a confortar la sua gente con quelle migliori parole che gli dette il tempo e lo stato delle cose sue; e i sollevati col loro capitano Francesco di Porras seguirono con le canoe il cammino della punta del levante, da cui avevano traversato Diego Mendez e il Fiesco alla Spagnola; e per ogni parte ov'essi passavano, facevano mille insulti agl'lndiani, togliendo loro le vettovaglie per forza, e tutte le altre cose che pi ad essi piacevano, e dicendo che andassero dall'Ammiraglio, che esso gliele avrebbe pagate; e quando pur non li pagasse, concedevano loro che l'ammazzassero, nel che avrebbero fatto quel che pi era conveniente perch non solo i Cristiani l'odiavano, ma era ancora stato cagione di tutto il male degl'Indiani dell'altra isola, e che il medesimo avrebbe fatto di loro, se non vi rimediassero con la sua morte, poich con tal disegno rimaneva a popolare quell'isola. 
Cos camminando essi fino alla punta orientale di Giamaica, col primo buon tempo e calma si posero al passaggio della Spagnola, menando seco in ogni canoa alcuni Indiani che vogassero. Ma perch i tempi non erano ben fermati, e avevano troppo cariche le canoe, e camminavano poco, non essendo ancora quattro leghe in mare si volt loro il vento contro, con tanta loro paura che deliberarono di voltarsi a Giamaica. E non essendo essi destri in governare le canoe, avvenne che entr un poco d'acqua sopra il bordo, onde presero per rimedio alleggerirle, gittando all'acqua quel che portavano, di modo che non rimase loro altro che l'arma, e tanto da mangiare che bastasse loro per la volta. Ma, rinfrescando il vento, e parendo loro d'essere in qualche pericolo, per pi alleggerirle deliberarono di gettare gl'Indiani in mare, ammazzandoli a coltellate, il che essi eseguirono contro alcuni, e ad altri i quali per paura della morte, confidati nel saper nuotare, s'erano gettati in acqua, e gi molto stanchi voleva attaccarsi al bordo delle canoe per respirare alquanto, tagliavano le mani, e davano loro altre percosse: di modo che ne ammazzarono 18, non ne lasciando vivi se non alcuni i quali governassero le canoe, perch essi non sapevano governarle. E veramente, se quel bisogno ch'avevano di loro non li costringeva, avrebbero dato interamente effetto alla maggiore crudelt che pensar si pu, non lasciando uomo di loro vivo, in premio di averli tratti, con inganno e con preghi per servirsi di loro, a cos importante viaggio. 
Giunti poi in terra, furono di diversi pareri: e alcuni dicevano esser meglio andarsene a Cuba, e che d'indi ov'erano avrebbero presi i venti levanti e le correnti a mezzo fianco, e cos passati sarebbero con prestezza e senza fatica per traversar poscia alla Spagnola d'una terra ad un'altra, non sapendo che lontani n'erano 7 leghe: altri dicevano esser meglio ritornare ai navigli, e pacificarsi con l'Ammiraglio, o torgli a forza quello ch'era a lui rimasto d'armi e riscatti: altri furono di opinione, prima che si tentasse alcuna di queste cose, che si dovesse aspettare quivi un'altra bonaccia, o calma, per tornare a far quel passaggio. Preso adunque ci per migliore, si stettero in quella popolazione di Aomaquique pi d'un mese, aspettando il tempo, e distruggendo il paese. Poi, venuta la calma, tornarono ad imbarcarsi due altre volte: ma non fecero nulla, per avere i venti contrari. Per la qual cosa, essendo disperati di cotal loro passaggio, d'una popolazione nell'altra s'inviarono verso ponente molto di mala voglia, senza canoe e senza consolazione alcuna, mangiando alle volte di quel che trovavano, e altre fiate pigliandolo a discrezione, secondo il potere o la resistenza dei cacichi per dove passavano. 

CAPITOLO CIII

Quel che l'Ammiraglio fece, poich i sollevati furono partiti per la Spagnola, e l'avviso suo per valersi d'un eclissi. 

Tornando ora a quel che l'Ammiraglio fece, partiti i sollevati, dico che fece procurare che agli ammalati che erano seco si desse quel che faceva bisogno per la loro cura, e che gl'Indiani fossero cos ben trattati, che con amicizia e desiderio di avere i nostri riscatti non lasciassero di portarci le vettovaglie che ci portavano: nel che si us tanta diligenza, e vi si attese in modo che in breve guarirono i Cristiani, e gl'Indiani perseverarono alcuni d in provvederci con abbondanza. Ma, perch sono gente di poca fatica per coltivar grano nelle campagne, e noi consumavamo pi in un d che essi non mangiano in 20, essendo in loro mancato oramai il desiderio delle nostre cose, ci stimavano poco, e abbracciando quasi il consiglio dei sollevati, poich vedevano che s gran parte dei nostri era contro di noi, non curavano di portarci tante vettovaglie quanto ricercava il nostro bisogno. Per la qual cosa ci vedemmo in sommo travaglio: perch volendole toglier loro per forza, faceva bisogno che la maggior parte di noi smontassimo in atto di guerra, e che lasciassimo l'Ammiraglio, il quale era gravemente ammalato della sua gotta, in gran pericolo nei navigli: e aspettare che di loro volont ci provvedessero, era un patir miseria, e dar loro dieci volte pi di quello che si dava prima, dato che essi ben sapevano fare i loro affari, parendo loro aver vantaggio molto sicuro. E cos noi non sapevamo che partito prenderci. 
Ma perch Dio mai non abbandona colui che gli si raccomanda, come faceva l'Ammiraglio, lo avvert del modo che doveva ottenere per provvedersi del tutto: e fu questo. Ricordossi che nel terzo d doveva essere un eclissi di luna da prima notte, onde comand che col mezzo d'un Indiano della Spagnola che era con noi, fossero chiamati i principali Indiani della provincia, dicendo che voleva parlar loro in una festa che egli aveva deliberato far loro. Essendo adunque venuti il d avanti che avesse ad esser l'eclissi, fece loro dire per l'interprete, che noi eravamo Cristiani, e credevamo in Dio che abitava in cielo e ne aveva per sudditi, il quale aveva cura dei buoni e castigava i rei: e che, veduta la sollevazione dei Cristiani, non li aveva lasciati passare alla Spagnola, come erano passati Diego Mendez e il Fiesco, anzi avevano patiti quei travagli e pericoli che per tutta l'isola erano manifesti: e che medesimamente in quello che toccava agl'Indiani, vedendo Dio la poca cura che avevano di portarci vettovaglie per la nostra paga e riscatto, egli era molto adirato contro di essi, e che aveva determinato di mandar loro grandissima fame, e peste. A che, perch essi forse non darebbero fede, Dio voleva dar loro un evidente segno di ci in cielo, acci che pi chiaramente conoscessero che il castigo doveva venire dalla sua mano. Pertanto, ch'essi stessero quella notte attenti nell'apparire della luna, che la vedrebbero venir fuori adirata e infiammata, dinotando il male che voleva Dio mandar loro. Finito il qual ragionamento, gl'Indiani partirono, alcuni con paura, e altri ci cosa vana stimando. 
Ma, cominciando poi nell'apparir della luna l'eclissi, e, quanto pi ascendeva, aumentando pi, gl'Indiani posero mente a ci, e fu tanta la paura loro, che con grandissimi pianti e strida d'ogni parte venivano correndo ai navigli, carichi di vettovaglie, e pregavano l'Ammiraglio che in ogni modo intercedesse per loro appresso Dio, acci che non eseguisse l'ira sua contro di essi, promettendo di dover portargli per l'avvenire diligentemente quel di che egli avesse bisogno. A che l'Ammiraglio disse di voler un poco parlar col suo Dio; e si chiuse frattanto che l'eclissi cresceva: ed essi tuttavia forte gridavano che dovesse aiutarli Quando l'Ammiraglio vide esser la crescente dell'eclissi finita, e che tosto tornerebbe a serenare, venne fuori della camera dicendo che gi aveva supplicato al suo Dio e fatto orazione per loro, e che gli aveva promesso in nome loro che d'indi in poi saprebbero buoni e tratterebbero bene i Cristiani, portando loro vettovaglie e le cose necessarie; e che Dio loro gi perdonava: in segno del qual perdono vedrebbero che gli passava l'ira, e l'infiammazione della luna. Il che avendo effetto insieme con le sue parole, essi rendevano molte grazie all'Ammiraglio, e lodavano il suo Dio; e cos stettero, finch fu l'eclissi passato. Da indi in poi ebbero sempre cura di provvederci di quello che ci faceva bisogno, lodando continuamente il Dio dei Cristiani: perch gli eclissi che alcuna volta avevano veduti, credevano essere avvenuti per danno loro, e non avendo essi cognizione della causa loro, e che fosse cosa la quale succedeva a certi tempi, n credendo che saper si potesse in terra quel che in cielo doveva avvenire, avevano per certissimo che il Dio dei Cristiani l'avesse rivelato all'Ammiraglio. 

CAPITOLO CIV

Come fra coloro che erano restati con l'Ammiraglio si era suscitata un'altra congiura, la quale con la venuta d'un caravellone dalla Spagnola s'acquet. 

Ora essendo passati 8 mesi dopo ch'erano partiti Diego Mendez e Bartolomeo Fiesco, senza che si avesse alcuna nuova di loro, la gente dell'Ammiraglio era con gran pensiero, sospettando il peggio, e dicendo alcuni che erano annegati in mare, e altri affermando che dagli Indiani fossero stati uccisi nella Spagnola, e altri, che d'infermit e travagli erano morti per via: e ci perch dalla punta pi vicina a Giamaica fino a San Domingo, dove avevano da andare per soccorso, v'erano pi di 100 leghe di monti asprissimi per terra, e di cattiva navigazione per mare, per le molte correnti e per i venti contrari che in quella costa regnano sempre. E per accrescere in loro ancor pi il sospetto, li accertavano alcuni Indiani aver veduto un naviglio traboccato e portato via dalle correnti per la costa di Giamaica in gi, il che facilmente era stato disseminato dai sollevati per torre compiutamente la speranza dello scampo a quelli che erano con l'Ammiraglio. Cos, tenendo essi quasi oramai per certo che non dovesse loro alcun soccorso venire, un maestro Bernardo, speziale valenziano, e due compagni chiamati Zamora l'uno e Villatoro l'altro, con la maggior parte di quelli che erano rimasti ammalati, segretamente fecero un'altra congiura per fare il medesimo che i primi. Ma vedendo nostro Signore il gran pericolo che all'Ammiraglio soprastava da questa seconda sedizione, gli piacque di rimediarvi con la venuta di un caravellone, il quale mandava il governatore della Spagnola. Giunse questo legno un giorno sul tardi presso ai navigli annegati, e il capitano di quello, chiamato Diego di Escobar, venne con la sua barca a visitar l'Ammiraglio dicendo che il commendator maggiore, il qual prima era di Lars, e governatore della Spagnola, si raccomandava a lui molto; e perch non gli si poteva mandar s tosto naviglio che bastasse per condurre via tutta quella gente, aveva mandato lui a visitarlo in suo nome: e, presentatogli un barile di vino e una mezzena di porco salata, se ne torn alla sua caravella, e, senza pigliar lettere di alcuno, part quella stessa notte. 
Della cui venuta molto consolata, la gente dissimul il trattato ordinato, quantunque sospettassero, e si maravigliassero, vedendo con quanta prestezza e segretezza era ripartito il detto caravellone, e credessero ancora che facilmente il commendatore maggiore non voleva che l'Ammiraglio passasse alla Spagnola. Il quale, di ci accorgendosi, disse loro aver cos ordinato perch non voleva quindi partire senza menarli via tutti, al che fare non bastava quella caravella, n voleva che del suo fermarsi seguissero altre pratiche o inconvenienti per cagione dei sollevati. Ma in effetto temeva e dubitava il sopraddetto commendatore maggiore che, tornato l'Ammiraglio in Castiglia, i Re Cattolici gli dovessero restituire il suo governo, onde a lui bisognasse lasciarlo, e perci non volle provvedere comodamente di quel che avrebbe potuto, allo scopo che l'Ammiraglio passasse alla Spagnola, e per aveva mandata quella caravelletta per spia, per intendere dissimulando lo stato dell'Ammiraglio, e per sapere se poteva adoprare come in tutto egli si perdesse. Il che egli conobbe da quello che successe a Diego Mendez, il quale mand il suo viaggio scritto col caravellone; ed era stato tale. 

CAPITOLO CV

Come si seppe quello che a Diego Mendez e al Fiesco era successo nel loro viaggio. 

Partirono Diego Mendez e il Fiesco di Giamaica nelle loro canoe quel d che ebbero buon tempo di calma, col qual camminarono fino a sera, confortando e animando gl'Indiani a vogare con quelle pale che hanno invece di remi, ed essendo il caldo molto intenso, per rimedio e refrigerio loro, alcuna volta si gittavano in mare nuotando, e tornando poi freschi al remo. E cos camminando e radendo l'acqua, nel tramontar del sole perdettero di vista la terra e, mutandosi di notte la met degl'Indiani e dei Cristiani per vogare e far la guardia affinch gl'Indiani non imprendessero alcun tradimento, camminarono tutta quella notte senza mai fermarsi, di modo che, venuto il giorno, erano tutti assai stanchi. Ma animando ognuno dei capitani i suoi, e prendendo essi ancora qualche volta il remo, fatta ch'ebbero colazione per ricuperare le forze e il vigore della mala notte passata, tornarono alla loro fatica, non vedendo altro che acqua e cielo. Il che come che bastasse per affliggerli molto, possiamo nondimeno dire d'essi quello che fu detto di Tantalo, il quale avendo un solo palmo l'acqua lontana dalla bocca, non poteva trarsi la sete, come avveniva a costoro, i quali furono in gran travaglio perch, per mal governo degl'Indiani, fu da loro col gran caldo del giorno e della notte passata tutta l'acqua bevuta, senza altrimenti mirare al futuro. E perch ogni fatica con la calma  insopportabile, quanto s'alzava pi il sole nel secondo giorno della loro partita, tanto pi cresceva il calore e la sete in tutti, di modo che gi al mezzo d mancavano loro totalmente le forze. A che, s come in tali tempi deve supplire al difetto dei piedi e delle mani la special cura e vigilanza del capo, per felice sorte i capitani trovarono due barili d'acqua, coi quali talora soccorrendo con due gocciole gl'Indiani, si sostennero infino al fresco del tardi, animandoli e affermando che tosto sarebbero giunti ad un'isoletta chiamata Nabaza, la quale giaceva nella loro via 8 leghe discosto dalla Spagnola, perch, oltre la gran fatica della sete, e l'aver vogato due d ed una notte, avevano perduto l'animo, credendo aver fallata la via, dato che secondo il loro conto avevano gi camminato 20 leghe, e per parer lor che oramai dovessero aver vista di quella. Nel che invero la fatica e stanchezza li ingannava, s perch, vogando tra il d e la notte, non pu fare una barca, o canoa pi di 10 leghe, come perch le acque da Giamaica alla Spagnola sono contrarie al cammino, il quale suol giudicare sempre assai maggiore colui che pi travaglio in esso patisce. 
Di modo che, venuta la sera, avendo gettato in mare uno che era morto di sete, e giacendo altri distesi nel piano della canoa, erano tanto tribolati di spirito e cos deboli e senza forze, che quasi niun cammino facevano. Ma cos a poco a poco, prendendo qualche volta dell'acqua del mare per rinfrescar la bocca, il che possiamo dire che fosse rimedio usato al nostro Signore, quando disse Sitio, seguirono come potevano, finch li raggiunse anche la seconda notte senza vista di terra. Ma perch erano messi di colui che Dio voleva salvare, concesse loro grazia che in tempo di tanto bisogno Diego Mendez, all'apparir della luna, vedesse che usciva sopra terra, perch un'isoletta copriva la luna a guisa di eclissi. N in altro modo avrebbero potuto vederla, perch era piccola, e per esser l'ora che era. Con grande allegrezza adunque, confortandoli, e mostrando loro terra, diede loro tanto animo, col somministrare alla loro molta sete un poco da bere del barile, che vogarono in guisa che la mattina seguente si trovarono sull'isoletta, la quale abbiam detto che giaceva a 8 leghe discosto dalla Spagnola, chiamata Nabaza. 
Questa trovarono tutta essere intorno di pietra viva, e di circuito di mezza lega. Smontati adunque in essa ove meglio potettero, tutti resero molte grazie a Dio di tanto soccorso: e, perch non v'era acqua dolce viva, n albero alcuno, ma sassi, andarono di sasso in sasso raccogliendo con zucche l'acqua piovuta che essi trovavano, di cui Dio diede loro tanta copia, che bast perch empissero i ventri e i vasi; e, ancorch coloro che pi sapevano avvertissero gli altri che nel bere regolati fossero, nondimeno, spinti dalla sete, alcuni Indiani uscirono fuor di regola e vi rimasero morti, altri si guadagnarono di gravissime infermit. 
Ora, riposati quel d fino al tardi, ricreandosi e mangiando di quelle cose che trovavano nel lido del mare, perch Diego Mendez aveva portato seco l'ingegno di far fuoco, con allegrezza d'essere a vista della Spagnola, e acci che loro non succedesse alcun cattivo tempo, si apparecchiarono per metter fine al viaggio. E cos nel declinar del sole col fresco della sera presero il cammino verso il capo di San Michele, che era il pi vicino paese della Spagnola, dove giunsero il seguente d di mattina, che era il principio del quarto giorno della loro partita. E poi che quivi furono riposati due d, Bartolomeo Fiesco, il quale era gentiluomo, spronato da onore, voleva ritornare con la sua canoa, come l'Ammiraglio gli aveva comandato, ma perch la gente erano Indiani e marinai, e si trovavano molto affaticati e indisposti per il travaglio e per il mare che avevano bevuto, e pareva loro appunto che Dio li avesse liberati dal ventre della balena, corrispondendo i tre d e le tre notti alla figura del profeta Giona, non fu uomo che seco tornar volesse. Ma Diego Mendez, come colui che aveva maggior fretta, era gi partito per la costa in su della Spagnola con la sua canoa, quantunque per la noia che aveva patita e pat cos in mare come poi per terra, sempre avesse la quartana: con la qual compagnia, e con la fatica di montagne, e cattive strade ch'egli pass, giunse a Suragna, che  una provincia la quale giace all'occidente della Spagnola, dove allora era il governatore: il quale mostr allegrezza per la sua venuta, quantunque fu poi molto lungo nello spedirlo per le cause dette disopra, finch, dopo molta importunit, determin con lui ch'egli desse licenza a Diego Mendez che andasse a San Domingo a comprare e mettere all'ordine un naviglio delle rendite e dei denari che l'Ammiraglio aveva quivi. Il qual naviglio, messo in punto e apparecchiato, fu da lui mandato a Giamaica nel fine di maggio dell'anno 504, e prese la via della Spagna, secondo l'ordine datogli dall'Ammiraglio, acci che facesse relazione ai Re Cattolici del successo del suo viaggio. 

CAPITOLO CVI

Come i sollevati si voltarono contro l'Ammiraglio, n volevano accordo alcuno. 

Ora tornando all'Ammiraglio, il quale con la sua compagnia per la relazione di Diego Mendez e per la venuta del caravellone s'era era gi consolato con speranza e certezza dello scampo di tutti, giudic esser bene che facesse intendere ai sollevati tutta la cosa, acci che acquetandosi i loro sospetti, tornassero ad obbedienza. Per la qual cosa con due uomini di autorit che avevano amicizia con loro, conoscendo che essi non avrebbero creduta la venuta della caravella, o che l'avrebbero dissimulata, mand loro parte della mezzena di porco che il capitano di essa gli aveva presentata. Giunti questi due dov'era il Porras, loro capitano, questi con quelli di cui pi si fidava, usc loro incontro, per impedire che muovessero o persuadessero la gente a pentimento del delitto commesso, immaginandosi quel che in effetto era, che l'Ammiraglio mandasse loro un perdono generale. Ma non poterono essi ritenere tanto la gente, che questa non partecipasse delle nuove e della venuta della caravella, e anche della sanit e buono stato di quelli che con l'Ammiraglio si ritrovavano, e delle offerte che facevano. E cos dopo molti consigli che fra loro fecero, e coi principali, fu la loro risoluzione questa, che non volevano fidarsi del salvacondotto e perdono che l'Ammiraglio mandava loro, ma che volentieri se ne andrebbero quietamente dall'isola se egli promettesse di dar loro un naviglio, nel quale se ne andassero, se ne venissero due, e, se ne venisse uno, che loro mezzo ne consegnasse, e frattanto, perch avevano perdute le loro robe e riscatti nel mare, ch'ei dividesse con loro quello che aveva. 
Alla qual cosa rispondendo gli ambasciatori, quelle non essere condizioni ragionevoli, li interruppero dicendo che, poich ci non era conceduto loro per amore, essi se lo prenderebbero per forza e a loro discrezione. E con ci licenziarono gli ambasciatori, interpretando le offerte dell'Ammiraglio in mala parte, e dicendo ai loro seguaci ch'egli era uomo crudele e vendicativo, e che, quantunque di s non temessero, perch l'Ammiraglio non avrebbe avuto ardire di far cosa alcuna in loro pregiudizio, per il favore che alla Corte essi avevano, era per ragionevole che temessero che degli altri ei volesse prender vendetta, sotto colore e nome di castigo e che per ci l'Orlando e i suoi amici nella Spagnola non si erano fidati di lui n delle sue offerte, e loro era riuscito bene, e furono tanto favoriti che lo fecero mandare in ferri in Castiglia. Il che non avevano essi minor causa o speranza di fare. E perch non facesse in loro alcuna impressione la venuta della caravella con le nuove di Diego Mendez, davano a tutti ad intendere che non era stata vera caravella, ma fantasma, e per parte di negromanzia fabbricata, perch l'Ammiraglio sapeva molto di quell'arte, n era verosimile che, essendo essa veramente una caravella, non avesse praticato pi di quello che fece la gente che v'era sopra con coloro i quali erano con l'Ammiraglio, e cos tosto fosse ripartita, ma men era credibile che, se pur fosse stata caravella, lo stesso Ammiraglio vi si sarebbe imbarcato con suo figlio e col fratello. 
Con le quali e con altre parole, indirizzate allo stesso proposito, tornarono a confermarli nella loro ribellione e li spinsero appresso a deliberar di andare ai navigli a pigliare per forza quello che vi trovassero, e a far prigione l'Ammiraglio. 

CAPITOLO CVII

Come, giunti presso ai navigli i sollevati, il prefetto usc a combattere con essi, e li vinse, e fu preso il Porras loro capitano. 

Perseverando adunque i sollevati nel loro cattivo proposito e animo, giunsero fino ad un quarto di lega lontano dai navigli ad una popolazione d'indiani che si chiamava Maima, dove poi i Cristiani fabbricarono una popolazione che nomarono Siviglia. Il che inteso dall'Ammiraglio, e saputa l'intenzione con la quale essi venivano, deliber di mandar loro incontro il Prefetto suo fratello, acci che con buone parole tentasse di ridurli a sanit di cervello e a penitenza, ma con tal compagnia che, se presumessero offenderlo, bastasse per far loro resistenza. Con la qual deliberazione il prefetto cav 50 persone bene armate e in punto per guerreggiare, e con pronto animo ad ogni occasione. Questi, giunti per una collina un tratto di balestra lontani dalla popolazione ov'erano i sollevati, mandarono innanzi quei due che prima erano andati con l'ambasciata, acci che tornassero a protestar loro la pace, e che il loro capo fosse contento di abboccarsi con lui quetamente. Ma perch essi non erano minori di numero, e non cedevano punto di forza a questi altri, per esser quasi tutti marinai, onde si persuadevano che coloro i quali col prefetto venivano fosse gente debole e che non avrebbe combattuto con loro, non concessero agli ambasciatori che arrivassero a parlar loro, ma con le spade nude, e con le lancie che avevano, fatti in uno squadrone, gridando, Ammazza, Ammazza, assalirono lo squadrone del prefetto, avendo prima giurato sei dei congiurati, che erano stimati pi valenti, di non separarsi l'un dall'altro, ma drizzarsi contro la persona del Prefetto, perch, morto lui, degli altri non facevano conto. 
Il che tutto piacque a Dio che loro riuscisse contrario, perch furono cos ben ricevuti, che al primo incontro ne caddero 5 o 6 per terra, la maggior parte di quelli che venivano contro il Prefetto. Il quale diede di tal sorte sopra i nemici, che in poco spazio fu morto Giovanni Sanchez di Cadice, da cui era fuggito il Quibio, e un Giovanni Barba, che fu il primo a cui io vidi sfoderar la spada al tempo della sua ribellione, e alcuni altri caddero malamente feriti in terra, e il loro capo Francesco di Porras fu fatto prigione. Perloch, vedutisi cos maltrattati, come gente vile e ribelle, voltarono le spalle, fuggendo a pi potere: e il prefetto voleva seguitar l'incalzo, se alcuni dei principali che con lui erano non glielo impedivano, dicendo ch'era buono il castigo, ma non gi con tanta severit, affinch poi che n'avesse ammazzati molti, non fosse per avventura agl'Indiani sembrato di dar sopra il vincitore, poich li vedevano tutti in armi, aspettando il successo della zuffa, senza accostarsi ad alcuna delle parti. Il qual buon consiglio considerato, se ne ritorn ai navigli, menando prigioni il capo e alcuni altri: dove fu ben ricevuto dall'Ammiraglio suo fratello, e dagli altri che con lui erano rimasti, rendendo tutti grazie a Dio nostro Signore per una tanta vittoria, proceduta dalle sue mani, dove i superbi e i rei, ancorch pi forti avevano ricevuto il loro castigo e perduta la superbia, non essendo altri ferito dalla parte nostra che il prefetto in una mano, e un maestro di sala dell'Ammiraglio, il quale d'una piccola percossa di lancia in un fianco mor. 
Ma tornando ai sollevati, dico che Pietro de Ledesma, quel piloto di cui abbiamo detto di sopra, che and con Vincenzo Jaez Pinzn ad Honduras, e che nuot in terra a Betlem, cadde qui per alcune balze, e stette ascoso quel d e il seguente fino al tardi, senza che alcuno sapesse di lui, n gli desse aiuto, eccetto gl'Indiani: i quali con maraviglia, non sapendo come tagliavano le spade nostre, gli aprivano con stecchi le ferite, delle quali una aveva in testa, per cui gli si vedeva il cervello, e un'altra in una spalla, che n'era quasi dispiccata, sicch gli pendeva tutto il braccio, e aveva appresso una coscia tagliata presso l'osso e un piede come se gli fosse stata posta una suola sotto, o pianella, tagliata dal calcagno alle dita. Con tutti questi danni, quando gl'Indiani gli davano impaccio, diceva, Lasciatemi stare, che, s'io mi levo su, vi far, ecc., ed essi per queste sole parole si mettevano a fuggire pieni di spavento. Ma, essendosi ci inteso nei navigli, fu portato in una casa di paglia, che era ivi appresso, ove l'umidit e i moscioni bastavano a finirlo. Quivi, invece di trementina, a ci necessaria, gli abbruciavano le ferite con olio, le quali furono tante, oltre a quelle che abbiamo dette, che giurava il cerusico, che ogni d degli otto primi che lo medic gli trovava nuove ferite; e all'ultimo pur guar, morendo il maestro di sala, del cui male niuno temeva. 
Il d seguente, che fu luned ai 20 di maggio, tutti quelli che si erano salvati mandarono una supplica all'Ammiraglio, supplicandolo umilmente a voler usare con loro misericordia, perch si pentivano di quel che avevano commesso, e volevano venire alla sua obbedienza. Il che fu loro conceduto dall'Ammiraglio; e cos fece un perdono generale, con patto che il capitano rimanesse in prigione, com'era, affinch non fosse causa di alcun nuovo tumulto. E perch nei navigli non sarebbero stati ad agio e quieti, n vi sarebbero mancate delle parole dispiacevoli di alcun volgare, i quali agevolmente destano rumori e suscitano le ingiurie scordate o dissimulate, donde procedono poscia nuove questioni e tumulti, e perch sarebbe stato difficile che tanta gente si potesse alloggiare comodamente e mantenere di vettovaglie delle quali cominciavano a patir molto, deliber di mandar loro un capitano con merci da riscattare, il quale andasse con essi per l'isola, e li mantenesse in giustizia, finch venissero i navigli che di d in d si aspettavano. 

CAPITOLO CVIII E ULTIMO

Come l'Ammiraglio pass alla Spagnola, e quindi in Castiglia, dove in Vagliadolid nostro Signore lo condusse alla sua santa gloria.

Ridotti adunque ad obbedienza i Cristiani, e gl'Indiani perci avendo pi cura di provvederli per il loro riscatto, passarono alcuni giorni, dopo i quali fin un anno ch'eravamo giunti a Giamaica: nel qual tempo vi giunse una nave, che Diego Mendez aveva comprata e fornita in San Domingo coi denari dell'Ammiraglio, nella quale c'imbarcammo amici e nemici: e, facendo vela ai 28 di giugno navigammo con assai travaglio, per essere i venti e le correnti del continuo molto contrarie, come abbiamo detto che sempre sono al tornare di Giamaica a San Domingo, nel qual porto e citt con assai desiderio di riposo entrammo ai 13 d'agosto del 1504; dove il governatore sopraddetto fece grande accoglienza all'Ammiraglio, e gli diede la sua casa per alloggiamento; come che questa fosse la pace dello scorpione, perch d'altra parte liber il Porras, che era stato capo della ribellione, e tent di castigare quelli che erano intervenuti alla sua prigionia, e di voler giudicare altre cose e delitti che solo ai Re Cattolici toccavano, per aver essi mandato l'Ammiraglio per capitan generale della loro armata; le quali carezze fece egli all'Ammiraglio sempre con riso falso, e con dissimulazione alla sua presenza. E dur ci fin tanto che fu acconcio il nostro naviglio, e fu noleggiata una nave, nella quale l'Ammiraglio e i suoi parenti e servitori s'imbarcarono, perch la maggior parte dell'altra gente rimase nella Spagnola. 
Facendo adunque vela ai 2 di settembre, uscimmo dal fiume per due leghe in mare, ove si sfesse l'albero del naviglio fino alla coperta e perci l'Ammiraglio lo fece voltare indietro, e noi seguimmo con la nave il nostro cammino verso Castiglia. Nel quale, avendo avuto buontempo fin quasi al terzo del Golfo, fummo assaliti un d da s terribile fortuna, che la nave fu in grande pericolo. E il d seguente, che fu il sabato ai 19 d'ottobre, essendo gi bonaccia, e noi in riposo, l'albero si ruppe in 4 pezzi, ma il valore del Prefetto e l'ingegno dell'Ammiraglio, il quale non si levava dal letto per la gotta, vi trovarono rimedio, facendo un piccolo albero di un'antenna, e fortificando la met di quella con corde e coi legnami dei castelli di poppa e di prora, le quali disfacemmo. Ci si ruppe poi in un'altra fortuna la contramezzana, e all'ultimo piacque a Dio che cos navigassimo 570 leghe: nel fin delle quali giungemmo al porto di Sanlcar di Barrameda, e quindi in Siviglia, dove l'Ammiraglio ripos alquanto dei travagli patiti. 
Indi il mese di maggio dell'anno 1505 part per la Corte del Re Cattolico, perch gi l'anno avanti la gloriosa Regina donna Isabella era passata a miglior vita: per cui non lieve dimostrazione di dolore fece l'Ammiraglio, essendo stata essa quella che lo sostentava, e favoriva, e avendo sempre trovato il Re alquanto secco, e contrario ai suoi negozi. 
Il che si vide chiaro nell'accoglienza ch'egli a lui fece, perch, ancorch in apparenza gli facesse buon volto, simul il rimetterlo nel suo stato, e aveva volont di totalmente privarnelo, se non glielo avesse impedito la vergogna la quale, come abbiam detto, ha gran forza negli animi nobili. Sua Altezza stessa, e la serenissima Regina lo avevano mandato, quando egli part nel sopraddetto viaggio. Ma, dando oramai le cose delle Indie mostra di quello che avevano ad essere, e vedendo il Re Cattolico la molta parte che in quelle aveva l'Ammiraglio in virt di ci che era stato capitolato con lui, tentava che a s fosse rimasto l'assoluto dominio di quelle, e di poter provvedere a suo modo e voglia di quegli uffici i quali all'Ammiraglio toccavano. Perch incominci a proporgli nuovi patti di ricompensa: a che Dio non diede luogo: perch allora il serenissimo Re Filippo Primo venne in Ispagna a regnare; e al tempo che il Re Cattolico usc di Vagliadolid, per riceverlo, l'Ammiraglio molto aggravato dalla sua gotta e dal dolore di vedersi caduto dal suo possesso, aggravandolo anche altri mali, rese l'anima a DIO il giorno della sua Ascensione ai 20 di maggio dell'anno 1506 nel
suddetto luogo di Vagliadolid: avendo prima con molta
divozione presi tutti i sacramenti della Chiesa, e dette
queste ultime parole: IN MANUS TUAS, DOMINE
COMMENDO SPIRITUM MEUM. Il quale
per la sua alta misericordia e bont
abbiamo per certo che lo ricevette
nella sua gloria: Ad quam nos
cum eo perducat. Amen.
[Il suo corpo fu poi condotto a Siviglia, e quivi nella Chiesa maggiore di quella citt fu sepolto con funebre pompa, e per ordine del Re Cattolico fu messo a perpetua memoria dei suoi memorabili fatti, e scoprimenti delle Indie un epitaffio in lingua spagnola, il quale diceva cos: 
A CASTILLA, Y A LEON
NUEVO MUNDO DIO COLON.
Cio al Regno di Castiglia, e al Regno di Leone il gran Cristoforo Colombo diede, e don un nuovo Mondo. 

Parole veramente degne di molta considerazione, e dono, perch non si legge che mai fra gli antichi o moderni abbia alcuno ci fatto. E per rester perpetua memoria nel mondo ch'egli sia stato il primo scopritore delle Indie Occidentali: come che poi nella terraferma di quelle andati, Fernando Corts e Francesco Pizarro abbiano scoperte molte altre provincie, e regni grandissimi: perciocch il Corts scopr la provincia di Jucatn con la citt del Messico, detta Nuova Spagna, posseduta allora dal gran Motezuma, imperatore di quelle parti, e Francesco Pizarro scopr il regno del Per, il quale  grandissimo, e pieno di molte ricchezze, posseduto dal gran re Atabalipa: dalle quali provincie e regni si conducono in Spagna quasi ogni anno molte navi cariche d'oro e d'argento, di verzino, di grana, di zucchero, e di molte altre cose di gran valuta, oltre le perle, e altre gemme, per le quali la Spagna e i suoi principi fioriscono oggid di copiose ricchezze]. -

