GUY CLAISSE.

I SUICIDI DI MAYERLING.

E' nevicato tutta la notte. A dieci leghe a sud di Vienna nel vecchio castello
di Mayerling, perduto in mezzo ai boschi di betulle e di pini, solo l'abbaiare
di un cane rompe la tranquillit del mattino. Sono infatti circa le 7,30 del 30
gennaio 1889, un mercoled; fra una mezz'ora circa il signore partir per una
battuta di caccia, mentre in questo momento i servitori stanno dando da mangiare
alle mute e ai cavalli. Al primo piano si accende la luce di una candela.
Loschek, il cameriere personale dell'arciduca Rodolfo d'Asburgo si veste tutto
infreddolito. Deve ora svegliare il suo padrone che dorme nella camera vicina.
Impugnando un candeliere, Loschek compie cinque passi nel corridoio e si ferma
di fronte alla porta di Rodolfo. Bussa; nessuna risposta. Fuori, quel cane
continua ad abbaiare, sempre pi esasperato dal vociare in risposta della muta.
Il cameriere bussa ancora. Sempre silenzio dall'altra parte del battente.
Loschek  esitante. Il suo padrone non  solo. Lo sa bene. Una donna ha passato
la notte con lui. Il cameriere adesso si chiede che cosa debba fare; teme di
rivelarsi indiscreto, ma se non lo si sveglia Rodolfo sar furioso di aver perso
la battuta di caccia. Il conte di Hoyos, amico intimo e compagno di caccia di
Rodolfo, dorme nell'altro lato del castello; Loschek, improvvisamente inquieto,
si dirige verso quell'ala cercando dell'amico. Hoyos dal canto suo non ha
esitazioni; vuole sfondare la porta. Viene portata un'ascia; il pannello sottile
va in mille pezzi. I due uomini si precipitano nella camera, poi indietreggiano
colti da orrore. Due corpi insanguinati giacciono di traverso sul letto.
L'arciduca Rodolfo, principe imperiale d'Austria, principe reale d'Ungheria e di
Boemia, erede al trono degli Absburgo, si  sparato alla tempia forse un quarto
d'ora o una mezz'ora prima dell'irruzione del cameriere e dell'amico nella sua
stanza. Il suo corpo  ancora caldo. La donna che giace accanto a lui,
giovanissima,  la baronessa Maria Vetsera;  morta da pi di un'ora.
Ha inizio cos uno dei misteri pi oscuri della storia.
La ragione di Stato e gli interessi che erano in gioco, la fedelt e la
discrezione dei ministri e dei servitori, si sono uniti per impedire che il
dramma di Mayerling svelasse tutti i suoi segreti. Perch mai Rodolfo si 
suicidato? Maria aveva davvero accettato di morire con lui? Quale collocazione e
quale credito dare alle varie spiegazioni politiche e a quelle di natura
sentimentale? La maggior parte dei documenti dell'epoca sono scomparsi o sono
stati distrutti, mentre le testimonianze si contraddicono a vicenda.
Il dramma di Mayerling  dunque una storia d'amore? Forse. Quando un principe di
trent'anni e una baronessa di diciassette muoiono insieme sul letto dove poco
prima si sono abbracciati, come si pu evitare di parlare d'amore?
Un affare politico? Forse. I due motivi si mescolano senza posa come nella
migliore tradizione della tragedia classica. Rodolfo e Maria, la morte degli
amanti, s... Ma la morte di Rodolfo  anche una tappa nel processo di
sgretolamento della dinastia degli Absburgo, nell'Europa del declinante
ottocento dominato dalla statua di Bismarck, un'Europa i cui sovrani inizieranno
venticinque anni dopo il grande macello del 1914-1918.
Gli Absburgo! Il primo di loro si chiamava Rodolfo, come il suicida di
Mayerling, che sarebbe anche stato l'ultimo. Nel 1278 aveva conquistato col
ferro e col fuoco e grazie a un matrimonio ben calcolato l'Austria, la Stiria e
la Carniola, oggi una provincia iugoslava che ha per capitale la bella Lubiana.
Il destino dei Capetingi, confinati nel loro regno di Francia, appare ben misero
se posto a confronto con quello degli Absburgo. In sei secoli e mezzo la
Germania e l'Austria hanno avuto ben venti imperatori della casa di Absburgo,
mentre la Spagna ne avr quattro. E la dinastia dar alla Francia cinque regine,
fra le quali Anna d'Austria, Maria Teresa, moglie di Luigi XIV e Maria
Antonietta, come pure un'imperatrice, Maria Luisa.
I discendenti del primo Rodolfo hanno conquistato o acquistato la Boemia,
l'Ungheria, la Spagna, le province austriache della Germania, i Paesi Bassi, una
parte dell'Italia, le terre civilizzate nelle due Americhe e, nel XVIII secolo,
la Lorena. Il loro impero sar cos vasto che Carlo V arriver a considerarlo
troppo grande. Prima di entrare in un convento lo divider in due. Cos
nasceranno il regno di Spagna e dei Paesi Bassi e quello d'Austria.
Ma nel 1888, quando comincia l'avventura amorosa dell'arciduca Rodolfo e della
bella Maria Vetsera, I'impero degli Absburgo si  notevolmente ridotto. Nel 1886
le truppe austriache sono state sbaragliate a Sadowa dai prussiani di Bismarck.
E' giunta l'ora infatti della Grande Germania degli Hohenzollern: Guglielmo I
regna a Berlino e Bismarck conduce il gioco. La costituzione del 1867 ha
obbligato il padre dell'arciduca Rodolfo, l'imperatore Francesco Giuseppe, a
riconoscere l'esistenza di due Stati che costituiscono oramai la cosiddetta
Austria-Ungheria: l'Austria propriamente detta, con la sua capitale Vienna, i
resti delle province tedesche, le minoranze ceche, polacche, le marche iugoslave
e italiane; l'Ungheria, con un suo parlamento autonomo e una sua capitale:
Budapest. Un governo comune coordina al vertice la politica dei due Stati,
comanda l'esercito e amministra le finanze dell'impero. Il sistema naturalmente
funziona solo attraverso notevoli scosse e le rivalit sono piuttosto vive fra
austriaci e ungheresi, in quanto l'amministrazione centrale  nelle mani dei
tedeschi delle province settentrionali austriache. La fortuna sempre crescente
della Prussia sar per il giovane Rodolfo un soggetto sempre costante di rivolta
e un esempio pericoloso da seguire, tanto che sar pi volte accusato di
cospirare contro suo padre; tutta la vita del giovane trentenne in altre parole,
fino agli ultimi istanti della sua vita, sar inscindibile dalle difficolt
attraversate dall'Austria-Ungheria.
Il 21 agosto 1858 tuona il cannone ed esplode una gioia incontenibile nel
castello di Laxenbourg, residenza estiva degli Absburgo sulle rive del Danubio,
un castello medievale di aspetto sinistro, con il torrione sormontato da una
croce di ferro, con le finestre strette e goticheggianti, le mura merlate, le
feritoie che incombono sui fossati ricolmi d'una stagnante acqua melmosa. Quale
gioia in questa cornice! La coppia regale, Francesco Giuseppe ed Elisabetta, non
aveva avuto fino a questo momento che due figlie, Sofia e Gisella, e il trono
non aveva eredi. L'imperatore era inquieto. Qualche giorno prima il gran
lampadario della sala dei ricevimenti della residenza di Schoenbrunn, dov'era
morto l'Aiglon, l'erede della fama napoleonica, era crollato senza che se ne
comprendessero le ragioni. Tutti quei mille e mille frammenti di vetro che si
spezzavano sinistramente sotto le suole avevano causato un po' di panico, un po'
di quella paura ancestrale che ci attanaglia di fronte all'ignoto,
all'incomprensibile. Per giunta il parto si stava rivelando difficile. Sofia e
Gisella erano invece nate in pochi minuti, senza causare molto dolore alla
madre. Questa volta Elisabetta urlava dalla mattina, e la granduchessa, madre
dell'imperatore, aveva fatto esporre il Santissimo nella cappella del castello,
dove bruciavano a centinaia i ceri. L'imperatore dal canto suo tratteneva il
respiro.
Verso le undici della sera Elisabetta, infine sgravata, apre gli occhi e vede
china su di lei la faccia barbuta del marito. Ancora una femmina? chiede la
donna con voce angosciata. Il marito teme di provocarle uno choc annunciandole
di botto che  nato invece un maschio. Risponde allora: La levatrice non lo sa
ancora. Quest'uomo onesto e coraggioso, anche se non proprio di polso, temeva
infatti per s e per gli altri le grandi emozioni, soprattutto se si trattava di
gioie e non di dolori...
Purtroppo sar ancora una femmina! sospira allora Elisabetta...
Francesco Giuseppe allora decide di scoprirsi: Proprio? E' un maschio invece!
Ecco dunque la casa d'Austria con tanto d'erede.
Non  gran che bello con quel naso piatto che si distacca appena dal volto e i
suoi occhi troppo distanti, per non parlare di quel corpo quasi scheletrico. Ma
Francesco Giuseppe non se ne cura. Gli occorreva un maschio. Adesso lo ha. E'
magnifico, forte, ben fatto, dice di fronte alle cameriere che si guardano bene
dal contraddirlo. Il fanciullo si chiamer Rodolfo, in ricordo del fondatore
della dinastia.
Tre giorni dopo Rodolfo viene separato da sua madre e affidato a una nutrice e
ad una governante, tutte e due poste sotto l'autorit della madre dell'illustre
imperatore, la granduchessa Sofia. Cos vuole la tradizione di quella famiglia
imperiale. Non c' peggior sistema d'educazione che quello di affidare
l'educazione di un fanciullo a sua madre, soprattutto nei suoi primi giorni e
specie se si tratta di un erede maschio. In ogni modo, ognuno ne  convinto, per
lo meno a Vienna, l'imperatrice Elisabetta sarebbe totalmente incapace di
provvedere all'educazione del figliolo;  ancora una bambina, ha poco pi di
vent'anni e ha un temperamento che viene considerato alquanto originale. Si
interessa d'arte, di filosofia, ama passeggiare a piedi o a cavallo nella
campagna. Non ha mai conosciuto regole nella sua vita e la sua famiglia, i
Wittelsbach, non hanno una reputazione molto seria nell'ambiente di corte.
Eppure si tratta di una delle pi antiche famiglie, forse ancora pi antica
degli Absburgo, dato che i Wittelsbach risalgono addirittura a Carlomagno, una
famiglia che regna sulla Baviera da almeno quaranta generazioni. Prima di
sposare Francesco Giuseppe, Elisabetta era chiamata familiarmente l'imperatrice
Sissi. Di fronte alla sempre maggiore minaccia rappresentata dalla Prussia, le
dinastie di Baviera e d'Austria avevano deciso di rafforzare i loro legami con
un matrimonio. Avevano dunque deciso che Francesco Giuseppe sposasse una
Wittelsbach. Ma non era Siss la candidata, era sua sorella Elena. Soltanto era
accaduto un fatto singolarmente insolito, almeno date le consuetudini di quei
tempi: un giorno d'agosto del 1853, quando Francesco Giuseppe era andato a
trovare i suoi futuri suoceri che gli presentavano per la prima volta la figlia,
egli si era perdutamente innamorato della sorella della promessa sposa: un colpo
di fulmine. Questo improvviso innesto di un sentimento, naturale ma poco...
corretto in un matrimonio d'interesse, aveva causato un piccolo scandalo. Da
quando in qua un imperatore si permetteva di fare un matrimonio d'amore? Per
fortuna si era innamorato... nella stessa casa in cui doveva prendere moglie e
che fosse una sorella o l'altra ci non aveva che un'importanza relativa, dal
momento che soprattutto importava il legame fra gli Absburgo e i Wittelsbach...
E poi, a scusante del passo falso di Francesco Giuseppe, c'era il fatto che
Elisabetta era una vera bellezza, forse la pi bella principessa che vi fosse in
Europa, frivola di carattere, senza molto cervello, generosa e meravigliosamente
decorativa come imperatrice. Fino alla sua morte (sar assassinata nel 1898 a
Ginevra dall'anarchico Lucheni), Siss sar l'ambasciatrice affascinante della
politica di Francesco Giuseppe, che non rimpianger mai la propria scelta. Ma da
l ad affidarle l'educazione del piccolo Rodolfo, eh, ci correva... Elisabetta
se ne infischiava dell'etichetta, anche se conosceva quanto nessun'altra le
regole del gioco; non avrebbe imposto a Rodolfo nessuna regola mentre, come
vedremo, sar un'educazione spartana quella considerata idonea per il
pretendente al trono. E tuttavia Elisabetta eserciter sempre una grande
influenza sul proprio figlio e soprattutto gli ispirer, da buona bavarese, un
vero odio per la Prussia.
Quest'odio sar uno dei principali motori dell'azione politica di Rodolfo; senza
di questo non si sarebbe lanciato negli intrighi che lo avrebbero portato a
suicidarsi a Mayerling.
Tutt'altro temperamento aveva invece Francesco Giuseppe: un vero mulino, un
lavoratore d'eccezione, se bisogna credere ai suoi contemporanei. Per lui
nient'altro ha valore, se non il lavoro inteso come assolvimento dei doveri
della corona; il suo matrimonio con Elisabetta pu essere considerato la sola
follia da lui commessa nella sua esistenza. Ogni mattina si alza alle cinque per
studiare i dossier che i ministri gli depongono sul tavolo. Non c' nulla da
rimproverargli circa la maniera con la quale amministra il suo Stato. Forse
manca d'immaginazione, ecco tutto. La sconfitta di Sadowa ha ridotto il
patrimonio degli Absburgo, ma Francesco Giuseppe non nutre alcuna ambizione di
riconquista. Di fronte alla Prussia si accontenta di fare durare
l'Austria-Ungheria, persuaso che i suoi soggetti siano felici e non sappiano
reclamare altro onore che quello di servire la propria patria, completamente
incosciente delle profondissime mutazioni che la rivoluzione industriale della
fine del XIX secolo provoca in tutti i popoli d'Europa. La sera di Sadowa
pertanto non c' alcun segno di tristezza nelle strade di Vienna. Nei cabaret
gli chansonniers improvvisano dei distici per prendersi beffe del generale
Benedek, l'austriaco sconfitto. Ma Francesco Giuseppe, tutto chino sui suoi
dossier, non perde tempo a inquietarsi... Per il popolo  il vero burocrate
incoronato.

Allo scadere del settimo anno, Rodolfo  tolto alle sue nutrici. La sua
educazione di uomo e di principe ricomincia. Lo si affida a un precettore che ha
per compito quello di fortificarlo e di insegnargli la disciplina;  il generale
conte di Gondrecourt. Un tipaccio, dai favoriti sempre in aria e la voce
stentorea che fa venire al giovincello delle vere crisi di nervi. Brutale e
limitato: ecco le qualifiche con le quali lo gratificano i suoi contemporanei.
Ma gode di un grande prestigio nell'esercito ed  appena tornato da una campagna
vittoriosa in Danimarca, dove ha comandato un'unit d'lite dell'esercito
austriaco, la cosiddetta Brigata di ferro. L'essenziale del suo programma
d'educazione consiste nelle docce ghiacciate d'inverno e nei colpi di pistola
che egli spara di preferenza di notte accanto al ragazzo addormentato; pensa di
inculcargli cos l'abitudine ai disagi e lo sprezzo del timore. Qualche volta e
pi particolarmente quando la spianata del castello di Hofburg  coperta di
neve, Gondrecourt sveglia Rodolfo prima dell'alba. Si mette a una finestra del
pianterreno e impartisce ordini al giovanotto obbligandolo a far ginnastica
nella neve che gli sale fino alle ginocchia. E il povero giovane salta, si getta
ventre a terra, fa flessioni, corre e alla fine, sfinito, piomba al suolo. Un
giorno Gondrecourt porta il suo allievo al giardino zoologico di Lainz, alla
periferia della capitale e decide di mettere alla prova il suo coraggio. Lo
rinchiude in una gabbia e poi urla con quanto fiato ha in corpo: Attento! Un
cinghiale! Folle di terrore Rodolfo si butta a terra e sviene.
Dopo quattro mesi di questo trattamento il ragazzo  dimagrito talmente ed 
cos pallido e nervoso che l'imperatrice Elisabetta interviene. Per la prima
volta osa fare dei rimproveri al suo sposo. Poi esprime un preciso desiderio:
Chiedo che mi siano accordati pieni poteri senza limitazione alcuna per tutto
ci che riguarda i ragazzi, la scelta delle loro amicizie, il luogo del loro
soggiorno, mettendo in primo piano l'indirizzo della loro educazione. In altre
parole chiedo di essere io sola a decidere fino alla loro maturit.
Tutta la vita di Rodolfo sar sotto l'insegna di una profonda riconoscenza verso
sua madre, per questo suo intervento provvidenziale. Gondrecourt viene
licenziato dopo mille ringraziamenti, si nomina un nuovo precettore nella
persona del colonnello Giuseppe Latour von Thurnberg, uno spirito assai desto,
vigile e acuto al tempo stesso, una persona che cercher di formare il carattere
del principe, senza eccessive regole da seguire, senza mettergli la museruola.
Latour cercher soprattutto di far nascere nel giovane lo spirito critico. Dopo
sua madre, Latour rester, fino agli ultimi giorni di vita di Rodolfo, il suo
confidente favorito. L'impiego del tempo del principe  in ogni modo
intensissimo. Non c' neppure un minuto per le distrazioni. Rodolfo deve
apprendere la storia, le scienze naturali, le lingue parlate nel suo impero
oltre al tedesco naturalmente: ecco dunque che gli si fa studiare l'italiano,
l'ungherese, il polacco il ceco e inoltre la lingua delle diplomazie europee, ii
francese. Rodolfo segue dei corsi di diritto e di scienze politiche, legge
Montesquieu e Rousseau in lingua originale, inizia lo studio dell'economia
politica sotto la guida di uno degli spiriti pi brillanti del tempo suo, il
professor Karl Menger, un uomo al quale rimarr sempre legato. Quando le lezioni
sono finite, Rodolfo non ha pi che il tempo da dedicare all'equitazione e agli
esercizi militari. Ecco in che cosa consiste l'educazione del figlio di un
imperatore. Questa educazione far di Rodolfo un uomo istruito, perfino
brillante, molto pi colto e istruito della maggior parte dei suoi
contemporanei. Ma il suo difetto principale, quello che fa di Rodolfo un uomo
estremamente vulnerabile, risiede nel suo equilibrio psichico. E' soggetto,
infatti, a crisi depressive bagnate spesso di lacrime. Fino alla morte Rodolfo
passer di continuo, anche pi volte nel corso della stessa giornata,
dall'entusiasmo all'abbattimento e viceversa.
Nel suo programma educativo viene dato ampio posto anche alla religione; quando
diventer imperatore dovr infatti portare il titolo di Maest Apostolica. Fin
dal quarto anno  stato messo sotto la tutela del cappellano di Hofburg,
Kutschker, i cui metodi peraltro sono assai simili a quelli del generale de
Gondrecourt. Il prelato, che diventer arcivescovo di Vienna, instiller nel
fanciullo una fede semplice e priva di complicazioni. Ma sfortunatamente
l'educazione del colonnello Latour sconvolger ogni cosa. Scoprendo l'umanesimo
e i filosofi del XVIII secolo, Rodolfo si lascia invadere dal dubbio,
conseguenza senza dubbio del conflitto fra un'educazione religiosa condotta con
metodi alquanto semplicistici e la formazione umanistico-filosofica di
prim'ordine. Cos Rodolfo a poco a poco si allontana anche dalle pratiche
religiose. Non sono passati neppure dieci anni e gi Latour nota che il suo
allievo si mostra piuttosto superficiale nell'assolvere ai propri doveri
religiosi; recita infatti le devozioni della sera e la preghiera mattutina... a
tutta velocit, arrivando a mangiare le parole per fare pi in fretta possibile
e per togliersi presto quel pensiero evidentemente fastidioso. Non  privo di
interesse soffermarci su questo aspetto dell'educazione di Rodolfo d'Absburgo;
serve infatti a confermarci nella tesi del suicidio che alcuni metteranno in
dubbio, dopo il dramma di Mayerling, adducendo a giustificazione della loro
incredulit il fatto che Rodolfo sarebbe stato troppo credente per decidere di
porre fine ai suoi giorni.
Questo spirito piuttosto indipendente Rodolfo non lo dimostra solamente nei
riguardi della religione, ma anche di fronte ai problemi politici del momento.
Fin dalla prima adolescenza infatti il suo spirito si  soffermato sui grandi
temi della politica, deducendone osservazioni piuttosto singolari in un giovane
del suo rango... Ecco, infatti, alcune frasi tratte da uno studio redatto a 15
anni e intitolato Osservazioni varie: Il modo di governo si va modificando a
poco a poco per avvicinarsi sempre di pi allo statuto repubblicano. Un'antica
famiglia di sovrani (si tratta, naturalmente, degli Absburgo) si mantiene sul
trono unicamente grazie al sentimento della tradizione popolare, e tuttavia un
qualsiasi parvenu pu accedere in poco tempo al potere supremo, dato che il
concetto di sovranit ereditaria non  pi di quest'epoca. Perch mai si
dovrebbe fondare ora una dinastia, quando tutte le altre crollano? Ecco il
significato della regalit oggi: non  che una cariatide in rovina e destinata a
sparire, una cariatide che tuttavia  riuscita a mantenersi eretta per dei
secoli, il che potrebbe anche continuare in quelli a venire qualora il popolo
persistesse nel volersi far guidare alla cieca... ma tutti gli uomini sono
liberi e questa cariatide croller al primo uragano...
Certo si scrivono parecchie cose quando si  adolescenti, si scrive di tutto e
su tutto, pensieri che di solito verranno rinnegati, una volta raggiunta la
maggiore et. Ma il futuro comportamento politico di Rodolfo mostrer un fatto
incontestabile: la sua adolescenza continuer nell'et matura o quasi (dato che
muore a trent'anni); un dato che occorrer tener presente per poter seguire il
cammino che porta a Mayerling...
Durante la sua giovinezza altri avvenimenti, altri incontri servono a rafforzare
sempre di pi in Rodolfo i sentimenti liberali e il suo scetticismo nei
confronti delle tradizioni familiari, di cui suo padre si  nominato paladino.
Nel 1875, per esempio, quando ha diciassette anni, Rodolfo accompagna sua madre
a Monaco, feudo della famiglia Wittelsbach, dove regna ancora Luigi II di
Baviera. Ma Luigi II non  altro che un sovrano fantoccio, il cui reame  stato
praticamente annesso dai prussiani dopo la proclamazione dell'impero tedesco nel
1871. Una profonda amicizia nasce allora fra Rodolfo e Luigi, un'amicizia che fa
comprendere al giovane austriaco a quali risultati pu portare l'esercizio
solitario del potere e a quale isolamento pu essere condannato un sovrano
quando  praticamente abbandonato dal suo popolo. Luigi II di Baviera finir
infatti per suicidarsi. Rodolfo d'allora in poi cercher sempre di appoggiarsi
alle forze popolari, piuttosto che difendere i privilegi dell'aristocrazia e
della famiglia imperiale. La sua scelta, nell'ora della crisi fra Austria e
Ungheria, non si spiega altrimenti, scelta determinata anche dal suo odio
accanito nei confronti della Germania.
Un mese prima di festeggiare i suoi diciannove anni, e precisamente il 24 luglio
1877, Rodolfo  dichiarato maggiorenne. La sua educazione d'altra parte 
considerata come compiuta. Senza la minima gradualit, il principe ereditario
passa da un controllo assoluto e dalla soggezione ai suoi maestri e precettori
all'indipendenza pi totale. Dalla servit alla sovranit si potrebbe dire... Da
un giorno all'altro riceve un grado militare, un seguito, capeggiato
dall'intendente Bombelles e, soprattutto, un appannaggio che gli permette di
spendere senza far troppo i conti, allargando a suo piacere i cordoni della
borsa... Iniziano quindi i ricevimenti a corte e... le scappatelle. Ormai non
deve pi obbedire, ma pu comandare a proprio piacimento. I soli doveri
consistono nella presenza alle cerimonie ufficiali e nel dare ricevimenti in cui
svolgere un ruolo di rappresentanza. Questo personaggio, questa maschera da
ballo di corte da portare stampigliata sul volto, non gli piace, non lo
soddisfa; quello che Rodolfo desidererebbe sarebbe il poter svolgere un ruolo
politico effettivo, partecipare al governo dell'impero austro-ungarico. Ma
Francesco Giuseppe ha il buon senso di non sentirci da quell'orecchio. Chiede
soltanto una cosa a suo figlio: rappresentarlo nelle cerimonie ufficiali di
scarso impegno, essere brillante, risultare simpatico e accetto a tutti,
attendere il suo turno; per regnare c' tempo. Risultato: Rodolfo si caccia a
testa bassa nei piaceri della vita e lo fa come chi non ha il minimo freno.
Se c' d'altra parte una citt in cui quest'epoca  bello vivere, quando si 
giovani e fortunati, questa  proprio Vienna. Incrocio di razze e di civilt, la
citt  conosciuta per il suo spirito di tolleranza e per la spensieratezza dei
suoi abitanti. Francesco Giuseppe stesso, come se avesse voluto cancellare
qualunque traccia d'austerit, ha fatto demolire le fortificazioni che
circondavano la citt e ricordavano il tempo in cui la vita era dura. Al loro
posto ha fatto tracciare una specie di boulevard circolare, il Ring, che diverr
la passeggiata pi celebre del mondo. Si tratta di una sfilata innumerevole di
teatri, musei, birrerie, palazzi costruiti negli stili pi disparati, con
prevalenza del barocchismo caro alla Vienna fine secolo, ma anche con il falso
greco, l'imitazione del rinascimento, gli stili goticheggianti o
classicheggianti... In un'atmosfera di festa perenne, i viennesi non si curano
minimamente delle faccende dello Stato e d'altra parte, qualora lo facessero, ci
penserebbe l'occhiuta polizia austriaca a far passare loro la voglia... I
viennesi badano soprattutto a ben mangiare e bere bene, ad andare al concerto o
a teatro. Amano tutto, anche gli opposti, Offenbach e Wagner, in piena
tolleranza e libert... Le salette dei cabaret sono teatro di conferenze
brillanti di letterati, artisti o filosofi dell'estetica di turno... Banchieri e
aristocratici rampolli di nobili famiglie si rovinano ai tavoli verdi prima di
terminare la notte in una delle trenta sale da ballo che sono sempre stracolme e
nelle quali si pu trovare della simpatica compagnia. In un'atmosfera di
spensieratezza e delirio collettivo, Vienna era a quel tempo il paradiso della
sensualit avvilente, del romanticismo ebete e dello spirito d'opposizione
isterico: sono parole dello storico Walter Richter. Ma Vienna  anche il
paradiso della dolcezza di vivere.
Rodolfo si adatta senza fatica a questo mondo nuovo per lui. Poich non pu
frequentare senza scandalo le sale da ballo, organizza dei balli a corte, in
privato si potrebbe dire; quattro amici a ballare fino alle due o alle tre del
mattino. Di giorno si reca a caccia. Ma certe notti, con suo cugino Filippo di
Coburgo e il suo amico conte Hoyos, Rodolfo, camuffato da borghese qualunque, fa
il giro delle taverne cantando e ballando senza troppo sottilizzare sul rango
sociale delle compagnie estemporanee.
Poco dopo Rodolfo vien preso dalla passione per i viaggi. La Grecia, l'Egitto,
poi l'Inghilterra, dalla quale torna pi scettico che mai circa le possibilit
di sopravvivenza del regime austro-ungarico, al punto di pubblicare, poco prima
di lasciare Londra, un libello contro la... nobilt, che gli vale i rimproveri
accorati di Francesco Giuseppe. L'anno seguente, il 1878,  nominato colonnello
del 36 reggimento di fanteria di stanza a Praga. Vi fa l'apprendistato della
vita di guarnigione e delle tradizioni militari e ne conclude che anche
l'esercito imperiale sta marciando fuori della storia...
Tutte queste inquietudini e queste perplessit manifestate dal... perennemente
scontento Rodolfo finiscono per dare seri grattacapi al padre, che per calmare
quella specie di iconoclasta casalingo non vede altra soluzione che quella di
accasarlo. I suoi sguardi si sono appuntati sulla corte belga, dove regna la
casata di Sassonia-Coburgo, dinastia inizialmente modesta, venuta dall'oscura
provincia della Turingia, ma che ha saputo da circa cinquant'anni consolidare la
propria posizione europea in virt di alcuni matrimoni ben riusciti.
E' cos che si possono trovare dei Coburgo sui troni del Belgio, del Portogallo,
dell'Inghilterra e del Brasile. Poich per di principesse da impalmare non ve
ne sono molte, Francesco Giuseppe stima che un'alleanza con i Coburgo non
rappresenterebbe affatto un pessimo affare. Leopoldo II del Belgio ha infatti
una figlia, la principessa Stefania, un'adolescente di circa 15 anni con una
gran capigliatura bionda, ancora un po' fanciullesca nelle grazie appena
sbocciate, il viso roseo e un grosso difetto: una corporatura piuttosto tozza e
grassoccia.
Pur cos giovane, la vezzosa principessa rappresenta gi un piccolo incubo per
le bustaie della capitale. Si racconta nella pettegola Vienna che la giovane ha
un carattere collerico e testardo, privo di tatto e di gusto. E' un ritratto
malevolo, forse Stefania  pi limitata che cocciuta e le sue collere sono
ancora infantili, ma l'ambiente brillante e leggero nel quale si muove Rodolfo
la chiama sin dai primi giorni la contadinotta fiamminga.
Rodolfo di primo acchito  orripilato. Scrive a Latour von Thurnberg: Una nuova
vita comincer ben presto per me e non posso nascondere che ai miei occhi 
davvero poco rassicurante. Tuttavia deve pur farsene una ragione e cos un
venerd, precisamente il 5 marzo 1880, Rodolfo in una bianca uniforme di
colonnello con il gran collare del Toson d'Oro al collo, si presenta al palazzo
reale di Bruxelles. Un baciamano a Stefania, qualche complimento, la benedizione
dei genitori di lei e il gioco  fatto. Rodolfo e Stefania ora sono fidanzati e
hanno il diritto di darsi del tu. E' la prima volta che... s'incontrano.
Vent'anni dopo Stefania riassumer cos l'impressione fattale da Rodolfo quel
giorno: Non si pu affatto dire che Rodolfo fosse bello, ma non mi risult
antipatico. L'espressione dei suoi occhi nocciola era intelligente ma il suo
sguardo era duro e sfuggevole al tempo stesso, non sopportando che lo si
fissasse negli occhi. La sua bocca era grande, con un paio di baffetti: aveva un
che d'inquietante...
La sorella di Stefania, Luisa, che sposer Filippo di Coburgo, ne parler invece
in termini molto pi elogiativi. Il principe ereditario, scriver a un'amica,
non era soltanto bello ma anche seducente. Sotto quell'aspetto delicato si
celava un carattere ostinato. Faceva pensare a un cavallo di razza, a un
purosangue. Del resto ne aveva il temperamento, il lignaggio, i capricci. La sua
sensibilit era pari al suo nervosismo. Sul suo viso pallido si riflettevano
tutti i sentimenti. I suoi occhi, dall'iride marrone e dallo sguardo
scintillante, erano estremamente mutevoli, a seconda dei sentimenti o degli
stati d'animo che esprimevano. Erano occhi strani, che rivelavano un'anima piena
di comprensione, raffinata e ricca di sfumature. Il suo sorriso poi faceva
pensare a quello di una sfinge angelica.
La differenza, un abisso, fra i due ritratti  tale che non si pu far altro che
trarre una sola conseguenza: o Rodolfo non aveva fatto nessuno sforzo per
accattivarsi la simpatia della promessa sposa, oppure Stefania non era riuscita
ad apprezzare nessuna delle qualit del suo pretendente. In ogni caso si
trattava di un matrimonio sbagliato. E i fatti lo confermeranno; Francesco
Giuseppe dovr ricredersi sull'illusione che dando moglie al figlio questi si
sarebbe calmato. Infatti, dopo pochi mesi di unione sopportata con rassegnazione
d'ambo le parti, dopo la nascita di una figlia, Elisabetta, Rodolfo, deluso per
giunta dal fatto che Stefania non potr pi concepire, ripiomba nell'antica vita
di piaceri, un po' solitari a dire il vero, nonostante che amici e cortigiani
cerchino di tenergli compagnia e bordone. Fra le numerose donne che gli
allevieranno almeno superficialmente questa solitudine vi sar la celebre e
bellissima danzatrice Mizzie Kaspar, un'ungherese. Sar costei, fino alla
vigilia della morte, la rivale di Maria Vetsera.
E' difficile poter dare un giudizio sereno sulla famiglia Vetsera e su Maria in
particolare. Gli storici che hanno fatto del dramma di Mayerling una semplice
storia d'amore hanno naturalmente presentato sempre la giovane Maria come una
fanciulla casta e pura, cresciuta in un ambiente borghese, anche se
economicamente senza preoccupazioni. A credere a costoro, Maria sarebbe stata
unicamente una vittima, vittima del grande amore che portava al bel Rodolfo, o
comunque vittima del romanticismo deteriore della sua epoca, con il suicidio
d'amore come fine supremo della vita di due giovani amanti impossibili. Quelli
che al contrario non vedono nella tragedia della corte viennese altro che un
dramma della politica o della follia (o entrambe le cose al tempo stesso) hanno
dipinto Maria come un'intrigante, strumento di una famiglia avida di introdursi
nei circoli pi riservati della corte austriaca. I contemporanei, in complesso,
si mostrano severi senza eccezioni nei confronti dei Vetsera. Il loro giudizio 
peraltro spiegabile. Il suicidio di Rodolfo rappresentava gi in s una perdita
grave per la dinastia e per la corona; ma con la morte di Maria quello stesso
suicidio diveniva un vero scandalo, tanto pi grande in quanto la piccola Maria
(come veniva definita) non faceva affatto parte dell'alta societ viennese.
Passi ancora che il principe ereditario scelga di morire con una donna di sangue
reale, ma non  ammissibile che lo faccia con una borghesotta qualunque! Tempo
che osservi, usanze che trovi...
E' vero che i suoi quarti di nobilt (pochini a dire il vero, troppo esigui per
godere di una qualche considerazione nella chiusa societ del tempo) il padre di
Maria, Albin Vetsera, li aveva, essendo un gentiluomo di campagna ungherese che
a forza di cocciutaggine era riuscito a farsi una carriera nella diplomazia.
Aveva cominciato come interprete in una ambasciata, poi aveva fatto passo passo
tutti gli scalini della gerarchia, ma senza mai addentrarsi in compiti
importanti dato che veniva tenuto, come si dice, un po' all'part. Albin morir
nel 1887, dopo esser stato accreditato come rappresentante di Francesco Giuseppe
presso il kediv d'Egitto. Dal lato materno gli avi di Maria erano dei bottegai
levantini. Il pi dotato fra loro, il nonno Temistocle Baltazzi, banchiere a
Smirne, era riuscito a raggranellare, Dio sa come, una trentina di milioni.
Aveva allora fatto sposare la propria figlia Elena ad Albin Vetsera.
Era la classica astuzia del nobilotto squattrinato e senza grandi prospettive
che sposa la parvenue piena di baiocchi. Elena era la classica bellezza
orientale, piuttosto formosa, con un paio di occhi languidi e una certa facilit
nel trovare simpatiche le persone, il che le servir, attraverso sorrisi,
ammiccamenti e languori orientali, ad appoggiare con tutti i mezzi la carriera
del marito. Degli stessi artifici si servir allorch dovr far entrare
quest'ultimo alla corte viennese. Dopo la morte del marito si era installata in
una palazzina in via dei Salesiani nel quartiere viennese delle ambasciate.
Nonostante il suo fascino cominciasse ad appesantirsi i corteggiatori non le
mancavano e le si attribuir una relazione con il principe ungherese Esterhazy e
con il principe reale di Prussia, il figlio di Guglielmo I insomma. I due
fratelli di lei, Alessandro e Aristide Baltazzi, erano anche loro riusciti a
farsi ricevere a corte, sempre passando per per la porta di servizio, grazie
soprattutto alla loro abilit di cavallerizzi, alla quale si mostrava molto
sensibile l'imperatrice Elisabetta, amazzone eccellente. Questa simpatia si
tramuter in vera protezione allorch i due vinceranno nel derby di Epsom nel
1876. L'alta nobilt austriaca li accusava invece senza tante perifrasi di
essere stati introdotti a corte di contrabbando.
Maria quando la sua famiglia si trasferisce a Vienna ha diciassette anni. E' gi
una donna fatta, con tutte le grazie di una voluttuosa odalisca, come scrive lo
storico ungherese Monts che la giudica poco bella ma dotata appunto di una
grazia sensuale. In pi ha ereditato gli occhi conturbanti tipici della madre;
non  dunque in conclusione una ragazza bella, ma ha fascino, attira,  una di
quelle donne di cui gli intenditori sogliono dire che promettono bene. Una
cugina germana di Rodolfo, Maria Larish von Wallersee-Wittelsbach, che svolger
un ruolo importante negli amori di Rodolfo e Maria, afferma che quest'ultima non
era certo pi... innocente al suo arrivo a Vienna. A credere alla Larish, Maria
avrebbe avuto un'avventura in Egitto con un ufficiale inglese. Era una donna,
scriver, fatta per amare e il suo idillio egiziano ne aveva gi svegliato i
sensi accesi... Verit o menzogna? Chi lo sa. Il ruolo sostenuto dalla Larish
nella faccenda di Mayerling  piuttosto oscuro e non si pu fare affidamento su
tutte le sue parole. Quello che per  certo  che Maria piace agli uomini e che
lei lo sa bene.
Quello che  altrettanto certo  che la piccola baronessa Vetsera ha cominciato
a interessarsi di Rodolfo ancora prima che costui l'avesse notata.
Tutto ha inizio una domenica pomeriggio del mese di maggio del 1888. Quel giorno
Maria accompagna i suoi due zii Baltazzi al campo di corse di Vienna. Rodolfo 
in tribuna e Maria lo vede per la prima volta. D'un tratto Maria ha la
sensazione che lo sguardo di lui si sia posato, per una frazione di secondo, su
di lei. Rientrando nella palazzina di via dei Salesiani, confida a sua madre e
alla sua cameriera ungherese le sue speranze. Come fare a conoscere di persona
l'inavvicinabile principe ereditario? Maria pensa a tutti i possibili artifici.
Deve per caso svenire secondo lo stile dell'epoca ai piedi del bel Rodolfo?
Chiss... Per mesi esita. Alla fine, siamo in autunno, Maria fa il gesto
decisivo. Scrive a Rodolfo una lettera anonima, piena di fuoco. Ingenuit o
calcolo spudorato? Eppure quelle lettere sono l, nero su bianco: Vi amo... Non
chiedo che una cosa: incontrarvi... Il profumo del mistero.
Rodolfo, sempre insoddisfatto, pieno di preoccupazioni familiari e politiche,
non cerca che il modo di evadere... Ecco l'occasione che cercava. La sua
sconosciuta ammiratrice gli ha fatto sapere che avrebbe potuto fissare un
appuntamento per mezzo di una casella postale. Egli risponde; tutte le notti una
carrozza attender all'angolo di via dei Salesiani (Maria non ha precisato,
ovviamente, il numero della sua abitazone). Nel frattempo la baronessa si 
confidata anche con un'amica che frequenta il salotto di sua madre:  Maria
Larish. Maria  la figlia di Luigi II di Baviera e d'una certa Enrichetta
Mendel, un'attrice, che  stata sposata morganaticamente. Privata di qualunque
pretesa ereditaria, Maria Larish  riuscita ugualmente a intrufolarsi a corte,
grazie all'imperatrice Elisabetta di cui  nipote di sangue.
Maria ha sposato un nobile, un matrimonio di convenienza naturalmente, il conte
Giorgio Larish che non si immischia minimamente nella vita di sua moglie, la
quale non  certo una bellezza, nel senso classico del termine, con quel naso
leggermente schiacciato e quei capelli rossi, ma possiede una vitalit non
comune. E' una leonessa; dicono di lei i contemporanei; un vero mastino; dir
Elisabetta. Dopo un anno di matrimonio ha lasciato suo marito nella casa di
campagna e si  presa un appartamento nel Grand Hotel di Vienna dove abita nove
mesi su dodici: gli altri tre li passa a viaggiare. Maria Larish  riuscita
anche a introdursi nell'entourage dell'arciduca. Alcuni arrivano anche a
sostenere che abbia avuto con lui una relazione, ma ci non potr mai essere
stabilito con certezza. In ogni caso Maria appare come un'intermediaria ideale
fra Rodolfo e Maria Vetsera.
Non si  ancora giunti neppure ai preliminari della storia fra Rodolfo e Maria e
gi diventa difficile stabilire la verit. Non  certo che la lettera di Maria
sia stata spedita a Rodolfo; pu darsi infatti che la posta non c'entri ma
c'entri invece la stessa Maria Larish. In ogni modo esistono due distinte
versioni sul primo incontro fra la giovane Vetsera e il bel Rodolfo. Secondo la
testimonianza di Maria Larish, ma la sua come abbiamo detto  una voce alquanto
sospetta, Maria sarebbe da sola riuscita a sgattaiolare fuori del palazzo, una
villetta in realt, come abbiamo visto, di sua madre, in camicia da notte dopo
essersi buttata sulle spalle una mantellina (ed essersi prima infilata una...
vestaglia) e cacciatasi in capo un largo cappello con fitta veletta. Maria
trova, come d'accordo, il fiacre guidato dal cocchiere personale del pretendente
al trono, Bratfisch, puntuale all'angolo della via dei Salesiani. Il fiacre
percorre un centinaio di metri o poco pi e si ferma di fronte alla palazzina
degli Absburgo. Rodolfo salta sui cuscini intabarrato in una cappa nera. Di
primo acchito non riconosce Maria Vetsera, ma si rende conto che la sua
conquista non , come aveva supposto, una sgualdrinella o un'attricetta in cerca
di protezione. Dalla conversazione riconosce d'aver a che fare con una
nobildonna e dato che le belle maniere hanno presto il sopravvento, questa volta
i due chiacchierano con volubile eleganza. Infine riesce a riconoscere la
giovane Maria Vetsera e si diverte a ironizzare sul progetto di matrimonio fra
l'erede della famiglia di Braganza, Michel, che ha delle mire sul trono del
Portogallo e l'arrampicatrice sociale Vetsera... Maria sarebbe dunque scesa
entusiasta dalla breve passeggiatina in fiacre e avrebbe confidato alla
governante che il bel Rodolfo era ancor pi seducente di quanto avesse
immaginato...
Ma questa versione  smentita da parecchi storici che ritengono responsabile di
tutto la contessa Larish, ritratta come una donna dallo spirito machiavellico,
che avrebbe pensato cos di vendicarsi del volubile amante trascinandolo in una
relazione scandalosa e priva di sbocchi con una parvenue, nipote del banchiere
Baltazzi. Secondo questa versione, la leonessa avrebbe preparato ogni cosa
approfittando di una festa che avrebbe dato sul finire dell'estate sulle rive
del lago Tarnsee. Rodolfo sarebbe stato naturalmente presente.
Al cadere delle ombre, allorch il giovane arciduca era quasi brillo (aveva
infatti la buona abitudine di lasciarsi un poco andare) Maria lo avrebbe preso
per un braccio e attraversando un dedalo di corridoi semibui gli avrebbe nel
frattempo parlato di una fanciulla che non pensava che a lui, che non faceva che
sospirare dalla mattina alla sera e che non perdeva occasione per vederlo, fosse
anche solo un istante. Dopo essersi fatta alquanto pregare, la contessa avrebbe
rivelato il nome della donna e si sarebbe mostrata propensa a fissare un
discreto appuntamento. Dunque Maria Vetsera in compagnia di Maria Larish si
sarebbe recata qualche giorno dopo alla Hofburg. Questa tesi  altrettanto
verosimile quanto la prima ed  anche suffragata da una lettera indirizzata
dalla baronessina a una delle sue insegnanti: Oggi mi trovereste felice, dato
che sono andata a trovarlo. Maria Larish  venuta a prendermi per fare una
passeggiata; siamo andate a farci fotografare, naturalmente per poter donare a
lui le immagini; siamo in seguito rientrate al Grand Hotel dove ci attendeva la
carrozza di Bratfisch; abbiamo coperto il viso con il boa e siamo partite al
galoppo per il castello.
Il guaio  che l'autenticit di questa lettera  alquanto dubbia. Fino alla sua
morte la baronessa Elena Vetsera affermer che sua figlia non aveva mai scritto
una cosa simile. Ma che cosa importa. Quali che siano le responsabilit di Maria
Larish, resta il fatto che l'intrigo fra Rodolfo e Maria Vetsera ha inizio nel
primo autunno del 1888. Ed  indiscutibile che l'iniziativa sia partita dalla
donna. Fino alla fine d'ottobre la loro intimit sar limitata a qualche corsa
in fiacre, generalmente effettuata sul finire del pomeriggio, quando Rodolfo ha
esaurito le sue incombenze protocollari e le sue udienze. Qualche volta la
carrozza si arresta nella parte pi isolata del Prater. I due ne scendono, fanno
qualche passo nei cespugli, si scambiano carezze e baci in modo furtivo; bisogna
esser discreti e soprattutto non fermarsi troppo a lungo nel medesimo posto; i
poliziotti sguinzagliati dal padre sono dappertutto e gli spostamenti del
principe ereditario non passano mai inosservati. La cattiva stagione si avvicina
e nel Prater comincia a fare decisamente freddo. Dove rifugiarsi? Rodolfo
ritiene giunto il momento di portare Maria nei suoi appartamenti; dopotutto si
tratta del luogo meglio custodito e discreto.
L'arciduca non ha fatto certo un grande sforzo d'immaginazione. Da parecchi anni
il suo appartamento serve ai suoi rendez-vous amorosi e su questo non si pu
dire che Maria venga trattata diversamente dalle altre donne che hanno condiviso
gli affetti del principe ereditario. Lo scenario e i preliminari sono gi stati
dunque perfettamente collaudati. Bratfisch va a cercare la bella, ferma la sua
carrozza sotto l'arcata di un ponte in luogo in ombra, a una cinquantina di
metri dall'abitazione di Rodolfo. La donna scivola furtiva fino a una piccola
porta in ferro dietro la quale attende il valletto Loschek. Attraverso un dedalo
di corridoi e di scale male illuminate e addirittura attraverso alcune terrazze
si arriva finalmente nel vestibolo del principe. Quella specie di passeggiata,
gi cos poco rassicurante, per un momento sfiora la farsa nera, o l'incubo.
Infatti l'ingresso alle stanze private del duca  custodito da un corvo il cui
piacere consiste nello strappare, starnazzando e gracchiando, i capelli alle
conquiste del padrone. Una volta superato quest'ostacolo la giovane donna vede
orripilata sulla scrivania del bel Rodolfo un arsenale da cospiratore tenebroso:
un cranio (sempre perfettamente lucidato dal valletto Loschek), una pistola
pronta a sparare, e altre cose del genere.
La vita intima del principe  poi tutt'altro che... intima, dato che sua moglie,
l'arciduchessa Stefania, sa perfettamente quali sono le conquiste di turno del
marito. Una sera, rientrando da teatro, ha notato la carrozza di Bratfisch di
fronte alla casa della contessa Czewuska, una polacca le cui debolezze e il cui
amore per Rodolfo sono noti a tutti. Stefania, dopo aver lasciato la sua
carrozza di fronte alla porta della rivale, prega Bratfisch di riaccompagnarla a
casa. Quando l'arciduca lascia gli appartamenti della contessa e scende
precipitosamente le scale, si trova di fronte (monito o invito?) la carrozza
della moglie. Quel giorno Stefania si ricever una bella ramanzina a causa della
sua mancanza di tatto e della presenza indiscreta della carrozza. Da quel
momento l'arciduchessa non ficcher mai pi il naso nella vita privata del
marito. Naturalmente conserver per sempre informazioni di... prima mano. La
relazione fra Rodolfo e la borghese diciassettenne non l'impensierisce;
senz'altro deve trattarsi di un capriccio passeggero. L'arciduca, pensa, ne far
presto a meno. Eppure una sera, all'opera, si  a un passo dal pubblico
scandalo. Maria Vetsera, che brucia dal desiderio di far sapere a tutti che 
l'amante del principe, ha affittato il palco proprio dirimpetto a quello di
Rodolfo. Si  vestita con gusto, un vestito in crpe de Chine, d'un bianco
abbagliante che mette in risalto la sua pelle ambrata. Ma da parvenue qual , la
fanciulla ha forzato un po' la mano con i gioielli. Una spilla di diamanti ferma
la capigliatura folta, brillanti grossi come nocciole pendono ai lobi delle
orecchie, insomma  una specie di scrigno ambulante; ora, che lo faccia una
donna sposata passi, ma che una zerbinotta arrivi conciata come un lampadario di
corte  il colmo. Nel palco imperiale Stefania e sua cugina Luisa di Coburgo
approfittano subito della situazione per umiliare pubblicamente l'impertinente
Vetsera. La fissano ostentatamente con gli occhialini, si scambiano ad alta voce
riflessioni poco tenere, ridono in faccia alla fanciulla che segnano ogni tanto
a dito; una commedia che in breve attira sulla malcapitata gli sguardi e le
ironie di mezza sala. Perfino i cortigiani salutano la fanciulla con un
sorrisino malevolo e pieno di sottintesi. Da sprofondare. Per fortuna Rodolfo
anzich reagire (se se ne andasse sarebbe davvero lo scandalo) fa finta di nulla
e altrettanto, passato il primo imbarazzo, fa Maria. Ma la donna ha giurato di
render la pariglia.
Due anni prima si  suicidato Luigi II di Baviera. La Baviera da quel momento
non avr altri sovrani. Rodolfo ha seguito il corteo funebre insieme con l'erede
dell'impero di Germania, Federico Guglielmo. Durante l'ufficio nella chiesa di
San Michele in Monaco, costruita da Massimiliano I, Rodolfo ha lungamente
meditato sulla situazione europea in generale e su quella del proprio paese in
particolare. L'Austria-Ungheria  legata in virt della Triplice Alleanza alla
Germania prussiana e all'Italia. Ma questa alleanza  Bismarck che l'ha voluta,
 lui che conduce le fila del gioco. Rodolfo avrebbe, forse, preferito allearsi
con la Francia, per la quale dimostra pi di una volta sentimenti che vanno al
di l del semplice interesse. Pensa che un'alleanza con il governo di Parigi
avrebbe contribuito a fare da contrappeso alla potenza sempre crescente della
Prussia, mentre nella Triplice Alleanza l'Austria, inutile nasconderselo,  al
rimorchio della Prussia. La scomparsa di Luigi II non fa che render ancora pi
grave questa situazione. Ma la Francia  alleata della Russia. Ora, per riavere
un poco della sua antica potenza, l'Austria non ha che una possibilit:
allungarsi verso Oriente, sostenere i popoli slavi in lotta contro la Turchia.
Rodolfo sogna una grande Austria che si stenda dal lago di Costanza allo stretto
del Bosforo, comprendendo la Romania, intessendo stretti legami con la Serbia,
la Bosnia Erzegovina, l'Albania, stringendo alleanze militari con la Grecia e la
Bulgaria. Cos facendo la Germania avrebbe di fronte a s un blocco capace di
frenare un poco le sue ambizioni. La difficolt di una politica del genere sta
nell'inevitabile confronto, non di certo pacifico, con la Russia con la quale
Bismarck, che ha l'intenzione di isolare con tutti i mezzi la Francia, ha
stabilito un patto d'amicizia. Ma Rodolfo  anche convinto che la creazione di
una grande confederazione balcanica ispirata dall'Austria costituisca il solo
modo di instaurare un durevole equilibrio in Europa. Altrimenti egli prevede che
da un giorno all'altro potr avvenire una deflagrazione, per colpa di uno di
quegli staterelli balcanici, una conseguenza da evitare, date le ripercussioni a
livello pan-europeo. E' quel che invece accadr nel 1914.
La logica conseguenza di questa politica  la trasformazione radicale delle
strutture dell'impero austro-ungarico. Come si pu, infatti, immaginare che i
paesi slavi dei Balcani accettino di unirsi cos semplicemente sotto la bandiera
degli Absburgo? Rodolfo  dunque incline a pensare alla costituzione di uno
stato federale, nel seno del quale vengano ad avere larga autonomia le singole
nazioni rappresentate. Ecco perch si trova incline ad appoggiare le
rivendicazioni dei nazionalisti ungheresi che si lamentano d'esser sottoposti
alla volont del governo di Vienna. E poich Francesco Giuseppe combatte queste
velleit, Rodolfo si trova ad essere rivale del padre in politica.
Nel 1888 le relazioni non cessano di diventare sempre pi tese fra Vienna e
Budapest. La nobilt ungherese reclama l'indipendenza. Gli ungheresi vogliono,
come dichiarano i capi del movimento, restaurare l'Ungheria totalmente
indipendente, se necessario rompendo qualunque legame con l'Austria. In base ai
principi del cosiddetto compromesso del 1867, l'Ungheria pu disporre di una sua
milizia, la cosiddetta Honved, che ha compiti di polizia. Ma qualunque governo
ungherese si  sempre sforzato di trasformarla in una vera e propria forza
nazionale, dotandola di un armamento modernissimo e in particolare di
artiglieria. Rodolfo ha indirettamente incoraggiato questi sviluppi, dato che
questa riforma andrebbe proprio a contribuire al suo progetto di una
federazione. Ha preso contatti con l'opposizione locale e si  messo in
relazione con esponenti del pi cieco nazionalismo, quale il conte Etienne
Karolyi, soprannominato Pista.
Alla fine del 1888 la crisi va facendosi sempre pi acuta. Francesco Giuseppe ha
accettato, nella speranza di disarmare l'opposizione, di accrescere gli organici
della Honved. Un progetto di legge viene sottoposto al parlamento magiaro.
Questo progetto prevede che gli effettivi vengano aumentati da 95.000 a 103.000
uomini, equipaggiati con nuove armi. Ma l'imperatore ha lasciato nel progetto
una clausola che scatena l'opposizione nazionalista. Gli ufficiali ungheresi
dovranno imparare il tedesco. Karolyi insorge violentemente contro questa
misura; gli studenti di Budapest minacciano di scendere in strada; Francesco
Giuseppe invia dei rinforzi di truppe nella capitale ungherese. E Karolyi chiede
allora a Rodolfo, in questa prova che giudica decisiva, di prendere aperta
posizione contro le tesi paterne...
Rodolfo  combattuto dal dilemma. Il progetto di legge sottoposto al parlamento
ungherese  concepito secondo i criteri della sua stessa politica, che
acconsente a dare all'Ungheria l'autonomia amministrativa senza spezzare i
legami con l'Austria. Ma se rinnega i suoi amici dell'opposizione su chi potr
pi contare?
Iniziano allora delle strane trattative fra l'arciduca e gli ambienti politici
governativi ungheresi. Queste trattative sono condotte da un personaggio davvero
inquietante e nello stesso tempo attraente: Giovanni Salvatore
d'Austria-Toscana. E' costui un cugino di Rodolfo, e fa parte della famiglia
imperiale. Una specie di condottiero; scrive Monts. Intrigante ed audace, di
idee liberali, anzi di idee che oggi potrebbero esser definite progressiste,
comandante di un reggimento austriaco,  gi stato retrocesso per ben due volte
dallo stesso Francesco Giuseppe. Cospirare  per lui come una seconda natura e,
ancor pi di Rodolfo, Salvatore  legato all'opposizione ungherese. I suoi
progetti anche a distanza di tempo sembrano grandiosi; sogna in altre parole di
far incoronare Rodolfo sovrano d'Ungheria. La sua influenza sul principe
ereditario  grande. E' riuscito a convincerlo che l'avvenire risiede per lui in
un nuovo impero sul Danubio, la cui capitale sarebbe, naturalmente, Budapest.
Corre a Vienna allora la voce di un colpo di Stato che si preparerebbe e il cui
fine sarebbe la deposizione di Francesco Giuseppe. Il primo ministro ungherese,
Koloman Tisza,  favorevole a questo progetto. Fino a qual punto Rodolfo sarebbe
stato implicato nel complotto? Non  possibile dirlo, dato che tutti i documenti
sono stati distrutti dopo la morte. Ma moralmente non c' dubbio alcuno che il
principe imperiale ha gi fatto la sua scelta.
Sacrificher, se necessario, la parte occidentale del reame, per assicurarsi
l'avvenire con l'Ungheria e le province orientali. Rodolfo non  alla testa del
movimento, ma  come se lo fosse. Lascia fare ed  perfettamente al corrente di
tutto quello che si va facendo.
E' questa anche l'epoca in cui il gi fragile equilibrio psichico di Rodolfo
subisce i colpi peggiori. Senza dubbio l'incessante sorveglianza della polizia
gli nuoce parecchio. Certo si rende conto anche che il suo modo d'agire in
politica significa una cosa sola: alto tradimento. Le sue maniere divengono
sempre pi brusche, parla in modo volgare, dice parolacce e beve sempre di pi.
Le storie delle sue gigantesche sbronze fanno il giro di Vienna. A Pasqua di
quell'anno 1888, mentre con alcuni amici era in crociera su una nave da guerra,
questa, per cause rimaste sconosciute, si incaglia rischiando d'affondare.
Si racconta che nelle operazioni di trasbordo dei partecipanti ci manc poco che
fosse dimenticato il principe Rodolfo, trovato pi tardi sbronzo fino a
scoppiare in fondo a una stiva e che si sia dovuto legarlo come un salame per
poterlo sbarcare a terra. Alcuni affermano che Rodolfo in questo periodo di
tempo arrivava anche a drogarsi. Forse i problemi politici e familiari erano un
peso eccessivo per una personalit instabile come la sua. Lo storico Richter
sostiene infatti che nel dicembre 1888, quando le relazioni con la Vetsera erano
divenute sempre pi strette, Rodolfo abbia proposto alla bella Mizzie Kaspar di
morire con lui nel tempio degli ussari a Modling, un luogo di villeggiatura che
i viennesi avevano scoperto da poco, grazie allo sviluppo della ferrovia. Mizzie
era scoppiata a ridere; essa amava troppo la vita... Ma  evidente che Rodolfo,
all'inizio del 1889,  gi ossessionato dall'idea della morte.
All'inizio di gennaio Francesco Giuseppe, inquieto per la salute del figlio e
desideroso di allontanarlo da certe amicizie politiche, lo spedisce nell'isola
di Dacrona, in pieno Adriatico, all'altezza di Ragusa, quella che oggi si chiama
Dubrovnik. Rodolfo dovr riposarvi, profittare del clima soleggiato, praticare
lo sport velico e andare a... Ietto di buon'ora. In breve, Rodolfo deve calmare
i propri nervi, dimenticare la politica e, se possibile, Maria Vetsera. Gli
terr compagnia l'arciduchessa Stefania. Naturalmente sar sorvegliato
strettamente ma con discrezione.
Il risultato ottenuto  per esattamente l'opposto di quello che si voleva. A
mano a mano che i giorni passano Rodolfo si innervosisce sempre di pi e soffre
di esser lontano da Vienna, proprio nel momento in cui l'impero sta
attraversando una crisi decisiva. Il progetto della legge sul reclutamento della
Honved deve ricomparire il 29 gennaio di fronte al parlamento ungherese. La
presenza continua di sua moglie, messagli a bella posta alle costole, non fa che
esasperarlo e gli fa rimpiangere Maria Vetsera. Quando rientra a Vienna il
giorno 11 Rodolfo  deciso a fare di Maria la sua amante. Dall'isola di Lacrona
scrive alla contessa Larish: Sarebbe davvero insensato il respingere l'amore di
una giovane fanciulla. Ne ho conosciuto di pi belle, ma non ho mai trovato
anima pi fedele di lei.
Il giorno 13 gennaio anche l'ultima barriera fra i due cade. I due si danno
reciprocamente nell'appartamento del principe e la sera stessa Maria scrive a
una delle sue precettrici: Abbiamo perso entrambi la testa. Ora ci apparteniamo
veramente anima e corpo.
I due amanti si scambiano dei regali. Maria offre a Rodolfo un portasigarette
d'oro con l'iscrizione: 13 gennaio: grazie al destino propizio. Rodolfo infila
nel dito di Maria un anello all'interno del quale ha fatto incidere: 13 gennaio
1889. I.L.V.B.I.D.T. (ovvero: In Liebe Vereint Bis In Dem Tode; nell'amore uniti
fino alla morte...)
La sera stessa Maria va a farsi fotografare. Poi redige il suo testamento. E'
davvero una strana maniera di concludere la prima giornata d'amore pieno. A meno
che, e questo spiegherebbe allora tutto quanto, Rodolfo le abbia gi proposto di
morire assieme.
L'indomani, 14 gennaio, Rodolfo scrive al papa. Domanda, in sostanza, a Leone
XIII di annullare il suo matrimonio con la principessa Stefania. Naturalmente il
testo della lettera non sar mai pubblicato, ma rimarr chiuso nei gelosi
archivi del Vaticano. La sua esistenza  per fuori discussione ed  facile
immaginare gli argomenti che Rodolfo ha potuto presentare al sovrano pontefice.
La sua unione con Stefania non era un matrimonio, era un affare di Stato, c'
sempre stata incomprensione con sua moglie; per giunta Stefania  ormai
completamente sterile e non potr mai dare all'impero l'erede maschio di cui
questo ha bisogno.
La condotta di Rodolfo non  evidentemente molto logica. Vi sono dei giorni in
cui pensa sempre di pi alla morte e sogna di trascinare Maria nell'abisso;
altre volte invece si preoccupa come un ossesso del futuro. La verit  che egli
non riesce a capire come e in che direzione evolveranno gli avvenimenti
politici.
La risposta di Leone XIII non arriva. Rodolfo e Maria fanno lunghe passeggiate
nel parco del castello di Schoenbrunn. A Budapest la tensione sale di giorno in
giorno. Gruppi di studenti passeggiano per le strade in costume nazionale
ungherese. Le riunioni politiche terminano in vere e proprie sommosse. In un
discorso pronunciato di fronte al parlamento Pista Karolyi fa allusione a un
messaggio che avrebbe ricevuto dall'arciduca Rodolfo. Francesco Giuseppe
riunisce i suoi consiglieri e pensa alla possibilit di un intervento militare
per disperdere i manifestanti di Budapest e arrestare i capi dell'opposizione al
regime. Giovanni Salvatore di Toscana, intrigante come non mai e sempre pi
addentro nelle cospirazioni che si vanno tessendo come ragnatele, sparge la voce
che solamente l'arbitrato di Rodolfo potrebbe evitare il conflitto che minaccia
di scatenarsi fra l'imperatore da una parte e gli ungheresi dall'altra. Spera
probabilmente di preparare cos l'ascesa al trono dell'amico e parente.
Sabato 26 Rodolfo invita il suo amico, il conte Hoyos, a una partita di caccia
per il marted e il mercoled seguenti a Mayerling. Prima per deve assolvere a
un impegno gravoso: l'ambasciata di Germania a Vienna offre un grande
ricevimento per l'anniversario del nuovo imperatore di Germania Guglielmo II.
Francesco Giuseppe e tutta la famiglia imperiale d'Austria vi assisteranno.
Per quanto possa sembrare sorprendente, la famiglia Vetsera figura fra gli
invitati, nonostante essa mantenga un carattere di estraneit; certo che vedendo
Maria e sua madre le persone del seguito e i cortigiani hanno un mezzo
trasalimento, rimangono davvero interdetti. Certamente  stato Rodolfo a farle
invitare. Gli sguardi allora si appuntano su Maria, che ancora una volta si 
caricata di gioielli, e si dirigono anche sull'arciduchessa Stefania che, come
di fronte a un esemplare da giardino zoologico, ha tirato fuori il suo
occhialino e guarda con stupore la fanciulla. Sembra che davvero questa volta lo
scandalo debba scoppiare. Un leggero fremito percorre la sala. Al braccio
dell'ambasciatore di Germania, principe di Reuss, Stefania fa il giro della
sala. Al suo passaggio i cortigiani s'inchinano, mentre le donne fanno la
classica riverenza. Ma Maria Vetsera rimane immobile, dritta come un fuso. Per
giunta fissa lo sguardo nel profondo degli occhi dell'arciduchessa con aria di
sfida. Inaudito. Per una frazione di secondo le due donne s'affrontano. Si
sarebbero dette due tigri in procinto di saltare una addosso all'altra,
racconter la contessa Larish. Ma la baronessa Elena corre immediatamente ai
ripari e, tirando per un braccio la figlia, l'obbliga a piegare leggermente il
ginocchio di fronte a Stefania. Maria non ha abbassato gli occhi, ma per lo meno
le apparenze sono salve, e lo scandalo, evitato di misura, non vi sar.
All'altro capo della sala Rodolfo non si  accorto di nulla. Parla di politica.
In Francia questa  invece una domenica d'elezioni, che vedono il successo
trionfale del generale Boulanger a Parigi e in altri dipartimenti. I consiglieri
di Francesco Giuseppe sono invece inquieti. Pensano che Boulanger stia
preparando un colpo di Stato contro la repubblica e sono fermamente persuasi
che, una volta giunto al potere, intenda scatenare immediatamente un'altra
guerra per rifarsi dello scacco subito dalla Francia nell'1870 contro la
Germania.
Al suono dell'orchestra di Giovanni Strauss, che diffonde le note del Valzer
dell'imperatore, Rodolfo rimane ancora pensieroso; la prima cosa che fa  di
informarsi sulla situazione a Budapest. Le notizie che sono ultimamente giunte
non sono affatto rassicuranti. Anche l si parla di un colpo di Stato per
spezzare l'ultimo legame che vi  fra l'Austria e la sorella Ungheria... il che
significherebbe lo sfacelo dell'impero degli Absburgo. L'umore del principe 
dunque piuttosto nero. Allo scultore Tigner che gli parla delle spalline
dell'uniforme risponde: Il loro peso mi  insopportabile; del resto tutta
quest'uniforme mi pesa addosso.
Alle tre del mattino Rodolfo lascia l'ambasciata di Germania e fa chiamare uno
dei suoi pi fedeli amici e consiglieri politici, il giornalista Maurizio Szeps,
redattore capo del Neues Wiener Tageblatt, di idee liberali ma molto pi
prudente e dotato di maggior esperienza di quanto non lo sia Rodolfo. Spesse
volte il principe ereditario ha passato articoli al giornale, sotto falso nome
s'intende. La conversazione fra i due rimane tuttora un mistero; che cosa si
siano detti  un busillis, ma  certo che l'iniziativa di Rodolfo prova
solamente un fatto: che cio il giovane era agitatissimo e tormentato dalla
piega assunta dagli avvenimenti ungheresi. Senza dubbio ha voluto domandare
consiglio a Szeps sulla condotta da tenere.
Dopo quella di Szeps Rodolfo attende un'altra visita, apparentemente
sconcertante se si pensa che quarantott'ore dopo si suicider in compagnia di
Maria Vetsera. Loschek accompagna infatti, verso le quattro del mattino, la
bella Mizzie Kaspar negli appartamenti privati del principe. Rodolfo passa con
lei il resto della notte. Si potrebbe a questo punto concludere che non abbia
mai amato Maria e su questo presupposto giudicare la sua morte come un fatto
puramente politico. Ma sarebbe un modo superficiale di liquidare la faccenda.
Senza cadere troppo nel sentimentale, si pu benissimo affermare per che in
questo modo Rodolfo ha voluto semplicemente dire addio a un'amante che gli aveva
dato parecchio, conservando le due qualit principali per un'amante: la
discrezione e la modestia, dato che Mizzie aveva chiesto ben poco al suo augusto
compagno di letto. Forse per il principe ereditario queste sono state le ultime
ore di oblio, gli ultimi piaceri della vita assaporati prima di prendere la
decisione definitiva.
Per la giornata del 28 Rodolfo ha un programma nutrito. Una conferenza militare,
una serie d'udienze, un colloquio, all'una, con il principe arcivescovo di
Praga, il conte di Schonborn. Nel primo pomeriggio deve recarsi a Mayerling per
partecipare a una caccia nel bosco della localit di Glashutte e rientrare
l'indomani sera a Vienna per una cena che riunir tutta la famiglia alla tavola
di Francesco Giuseppe. Ma nulla si svolge com'era previsto. Alle nove del
mattino l'imperatore fa chiedere all'arciduca di raggiungerlo nel suo studio.
Questo incontro fra il padre e quel figlio che d tante preoccupazioni si svolge
senza testimoni ed ha lasciato la porta aperta alle spiegazioni pi disparate.
Quelli che propendono per una spiegazione politica del dramma di Mayerling
affermano che si parl unicamente degli avvenimenti d'Ungheria e delle voci che
correvano sulle attivit pi o meno sovversive di Rodolfo.
I partigiani della tesi sentimentale sono convinti che Francesco Giuseppe abbia
chiesto a suo figlio di rinunciare definitivamente a qualunque relazione con
Maria Vetsera dopo quel principio di scandalo nella sede dell'ambasciata di
Germania. Ancora una volta nulla pu essere stabilito con certezza. Mai
naturalmente Francesco Giuseppe si lascer andare a confidenze con qualcuno su
questo punto e Rodolfo uscir troppo presto dal... giro.
La sola cosa probabile  che i due uomini abbiano discusso a lungo a proposito
di quella lettera indirizzata da Rodolfo al papa per chiedergli l'annullamento
del suo matrimonio con Stefania. Il papa, infatti, non ha risposto a Rodolfo, ma
ha scritto direttamente a Francesco Giuseppe restituendogli la lettera o quanto
meno la copia di quella ricevuta dall'arciduca.
L'imperatore  allibito; che suo figlio abbia potuto comportarsi in quel modo,
quando spetta al padre e al capo famiglia regolare per primo i dissidi che
eventualmente possano sorgere fra i membri della stessa e quando  l'imperatore
il solo che pu studiare eventuali compromessi con la dottrina cattolica e con
la Chiesa,  semplicemente inaudito. In ogni modo egli non ritiene che si possa
parlare di divorzio in un momento in cui l'impero, lacerato dai contrasti,  gi
in preda a gravi difficolt e la relazione fra Rodolfo e la diciassettenne corre
sulla bocca di tutti. L'arciduca non ha che una cosa da fare, obbedire. Deve
rinunciare a un progetto di divorzio che  da ritenersi assurdo.
La sorpresa consiste nel fatto che questa volta Rodolfo tien testa al padre. Non
si tratta di una discussione, si tratta di un litigio in piena regola; le voci
concitate e le grida si odono attraverso il pannello della porta dello studio.
Szogenyi, diplomatico ungherese addetto al ministero degli Esteri, confider un
po' pi tardi all'incaricato d'affari di Russia che una scena violenta si 
svolta fra l'imperatore e suo figlio. Rodolfo se ne va verso le dieci. Un quarto
d'ora dopo il generale Margutti, aiutante di campo dell'imperatore, entra nella
stanza: trova Francesco Giuseppe lungo disteso sul tappeto e privo di
conoscenza.
Di ritorno nelle sue stanze Rodolfo riceve un'altra volta il fido giornalista
Szeps. A partire da questo momento, tutti i legami, le esitazioni, i doveri
spariscono. Parole che il giornalista riferir qualche tempo dopo la morte del
principe. Dopo di che l'arciduca si chiuder per circa un'ora nella sua camera
da letto per scrivere una serie di lettere d'addio. Una alla sorella Valeria:
Muoio contro la mia volont. Una alla madre: Devo assolutamente sparire, il mio
onore lo esige, non ho pi il diritto di vivere. A Stefania: Eccoti finalmente
liberata della mia presenza e di quel flagello che per te rappresento. Cerca di
essere felice alla tua maniera; un addio da parte mia a tutti quelli che
conosco. M'incammino tranquillamente verso la morte, la sola cosa che possa
salvaguardare la mia reputazione. Abbracciandoti affettuosamente, il tuo
Rodolfo...
Non  per assolutamente certo che a questo punto il principe ereditario sia
davvero deciso a morire. Ma certamente lo sta pensando con troppa frequenza;
quelle lettere infatti, accuratamente sigillate, sono lasciate sul suo tavolino
da notte, da dove potr toglierle, qualora decida di... sopravvivere ancora
qualche giorno.
L'arciduca viene interrotto per un istante nella stesura dei suoi addii
dall'ingresso dell'usciere di servizio Puschel, che gli consegna un telegramma
proveniente da Budapest. Non  mai stato ritrovato questo dispaccio che con
tutta probabilit recava la firma di Pista. Secondo la testimonianza
dell'usciere, Rodolfo lo avrebbe aperto febbrilmente, scorso rapidamente con gli
occhi e gettato sulla tavola con gesto deciso gridando: Ebbene se  cos, cos
sia!
Sono ormai le undici passate; senza curarsi degli appuntamenti fissati per la
giornata, Rodolfo lascia la Hofburg. Da questo istante al suo arrivo a
Mayerling, l'indomani mattina, si sanno poche cose sull'impiego del tempo... La
contessa Larish afferma comunque che Rodolfo sarebbe andato a trovarla verso le
diciassette al Grand Hotel, un particolare sul quale sono stati sollevati molti
dubbi. Rodolfo stando alla versione della contessa, si sarebbe recato nel suo
appartamento attraverso la scala di servizio, prendendo cura di non esser scorto
da nessuno. Tutto il suo comportamento, racconter la Larish, esprimeva una
profonda agitazione. Io lo osservavo davvero preoccupata.
Maria; avrebbe detto Rodolfo tamburellando con le dita sulla tavola, sono
circondato da spie. S, s, so benissimo che cosa devo fare. Mi sembra che la
vita non valga davvero la pena d'esser vissuta. Ho l'impressione di sbattere la
testa contro il muro dell'incomprensione altrui. Sotto la mantellina
d'ufficiale, Rodolfo tiene una cassetta cucita in un sacchetto. La porge alla
contessa dicendo: Vi affido i miei documenti. Non riconsegnateli che a me,
qualora un giorno ve li chiedessi, o alla persona che si far riconoscere
pronunciando le lettere R.I.U.O.
Nessuno sapr mai che cosa vogliano significare queste lettere. Presi il
cofanetto metallico, prosegue la Larish, e lo chiusi nella mia valigia.
L'oggetto era alquanto pesante, ma avevo l'impressione di portare un peso
maggiore fra le mie mani; immaginavo infatti che contenesse i documenti relativi
a un colpo di Stato il cui fine fosse l'abdicazione dell'imperatore...
Dopo questa visita alla contessa c' nella giornata di Rodolfo un vero buco, una
lacuna. Pare infatti che abbia dato appuntamento a Hoyos e a suo cugino Filippo
di Coburgo la sera stessa a Mayerling. Ma non vi arriva che l'indomani mattina,
29 gennaio, alle 8. Che cosa dunque ha fatto durante la serata e tutta la notte?
Impossibile saperlo. Forse ha raggiunto ancora una volta la bella Mizzie. A
Hoyos e a Coburgo che trova immersi nel gioco del biliardo, mentre fanno una
colazione rapida fra una stecca e l'altra, l'arciduca spiega in modo piuttosto
confuso che contrariamente alle sue abitudini non  venuto da Vienna in treno
fino alla vicina stazione di Baden. Ha preso invece la carrozza di corte, poi 
salito a bordo del fiacre di Bratfisch che lo attendeva poco lontano. Infine 
rimasto bloccato dalla neve nella foresta e alcuni contadini hanno dovuto venire
in suo aiuto. Lui stesso  dovuto scendere ad aiutare a tirar fuori la vettura
dall'incomoda situazione. E per giunta mi sono anche preso un raffreddore.
Rodolfo annuncia quindi che non si sente troppo bene, che avverte la febbre, e
che non potr partecipare alla caccia. Partite senza di me, rester solo qui, mi
far bene. Hoyos non  affatto rassicurato dal tono della voce di Rodolfo,
piuttosto lontana e troppo cortese, come dir pi tardi. Pensa anzi che
l'atteggiamento del principe ereditario abbia un che di misterioso. Ma non osa
chiedere spiegazioni e se ne parte con Filippo di Coburgo.
In realt Rodolfo non  affatto solo quel mattino. Con lui c' anche la Vetsera.
Fin dalla vigilia la donna si  recata al castello senza che n Filippo n Hoyos
abbiano sospettato di nulla. La giovane donna  fuggita da Vienna la mattina del
28, in circostanze davvero romanzesche e con la consueta complicit della
contessa Larish.
Maria Larish sarebbe dunque andata a cercarla quel pomeriggio, dicendo a sua
madre che sarebbero uscite per fare alcuni acquisti. Di fronte a un negozio di
mode la contessa sarebbe discesa dalla carrozza e, ritornatavi poco dopo, non
avrebbe pi trovato Maria, ma semplicemente un biglietto appuntato al sedile con
uno spillo. Oggi il vantaggio  mio; vi sarebbe stato scritto, sar nel Danubio
prima che tu possa raggiungermi. Maria. Bisogna dire che sei mesi prima la
contessa avrebbe ( sempre lei a testimoniarlo) impedito a Maria di uccidersi.
Questi dettagli sull'evasione di Maria sono stati forniti dalla stessa Larish
molto tempo dopo lo scoppio del dramma. Sembra piuttosto dubbio che una donna
astuta come la contessa si sia lasciata prendere in questo modo in contropiede.
Non solo infatti la contessa era perfettamente al corrente di qualunque pensiero
di Maria, ma sembra anche verosimile che lo stesso Rodolfo le abbia chiesto di
occuparsi della fanciulla per mandarla a Mayerling. Ma, in tutti gli anni
seguenti, la contessa si  sempre sforzata di minimizzare la parte da lei avuta
nella faccenda.
Con altrettanta probabilit possiamo affermare che Maria si  recata a Mayerling
con la carrozza di Bratfisch e che a Mayerling era attesa, poich il valletto
Loschek le aveva preparato una camera con tanto di camino acceso, biancheria
intima e vestaglia. Ed  poi impossibile che Bratfisch sia partito prima di
Rodolfo? Diremmo proprio di no. Ecco perch molto probabilmente Rodolfo ha detto
agli amici la verit; la carrozza di Bratfisch lo avrebbe atteso in un punto
convenuto il che spiegherebbe anche il rifiuto del principe di servirsi del pi
comodo treno.
Il luogo scelto dai due amanti per l'incontro  in verit tutt'altro che
romantico. Mayerling non ha nulla di quei castelli incantati che si trovano
sulle rive del Danubio, e non ha nulla neppure del casino di caccia, con la
civettuola eleganza consueta a queste costruzioni in stile fine ottocento.
Mayerling  piuttosto simile a una fattoria con tanto di porta carraia, posta in
mezzo ai campi, senza ombra di parco. Anticamente era una dipendenza del celebre
monastero cistercense di Heiligenkreuz (Santa Croce). I monaci l'avevano venduta
agli Absburgo all'inizio del secolo e poich i dintorni erano ricchi di
selvaggina questi ultimi se ne erano serviti per le battute venatorie. Tutto
qui.
Nel primo pomeriggio, Rodolfo e Maria escono in mezzo alla neve e s'inoltrano
nella foresta che circonda quel luogo piuttosto tetro. Passeggiano lentamente
per circa un'ora. Al ritorno Maria si chiude nuovamente in camera. Coburgo e
Hoyos stanno per rientrare anche loro e non devono affatto accorgersi della
presenza della donna.
Nella camera vicina tre telegrammi sono posati sulla scrivania di Rodolfo.
Vengono da Budapest e sono firmati Pista Karolyi. Il capo dell'opposizione
ungherese vi informa senza alcun dubbio il principe sull'evoluzione della
situazione a qualche ora dal voto decisivo sul progetto di legge per il
reclutamento. Sono per Rodolfo delle pessime notizie. Pista Karolyi pensa di
scatenare ugualmente l'insurrezione, qualunque sia l'esito della votazione al
parlamento. Prima di farlo vuole per assicurarsi del suo appoggio. Gli studenti
ungheresi nelle vie della capitale non attendono che un cenno del principe
ereditario.
Alle cinque del pomeriggio, Coburgo e Hoyos rientrano dalla battuta di caccia.
Prendono il t con Rodolfo. Poi occorrer rientrare a Vienna per assistere alla
cena di famiglia presieduta da Francesco Giuseppe. Il principe  visibilmente a
disagio. Si agita sulla sedia e finalmente annuncia a Coburgo che non si sente
affatto bene. Preferisco rimanere qui a curarmi, fai tu le mie scuse per la
cena. dice a Coburgo, il quale poco dopo se ne va. Rodolfo spedisce allora un
telegramma alla moglie Stefania perch presenti anche lei le scuse al suocero
per il marito assente.
Pi o meno nello stesso istante il dibattito ha fine a Budapest. Il progetto di
legge governativo  adottato con 276 voti favorevoli contro 141. Per sedare un
poco gli animi, lo stesso progetto  stato un poco annacquato; per gli esami
degli ufficiali della riserva che dovranno d'ora in poi conoscere il tedesco ci
si sforzer di dare il massimo delle materie d'esame in lingua ungherese. In pi
la durata del servizio militare viene leggermente ridotta. Sono magre
concessioni che non dovrebbero riuscire, da sole, a calmare scatenate passioni
nazionalistiche.
Eppure i gruppi studenteschi vengono sciolti, le truppe di Francesco Giuseppe se
ne stanno con l'arma al piede. Pista non pu fare nulla per riprendere in mano
la situazione e al limite della rabbia invia un ultimo telegramma a Rodolfo:
Felicitazioni per il voto sulla legge del reclutamento. La calma regna a
Budapest. Il grande sogno di Giovanni Salvatore di Toscana e di Pista, quello
cio di un'Ungheria indipendente sulla quale avrebbe regnato Rodolfo d'Absburgo,
 dunque crollato miseramente.
Quando questo telegramma arriva a Mayerling la notte  gi fonda. Hoyos  andato
a dormire. Rodolfo e Maria vegliano ancora nella camera del principe, un locale
disadorno, con un letto a due piazze, un tavolino da notte in legno dipinto, la
solita brocca e la catinella col porta-asciugamano. Ma anche questi oggetti
sentono la vecchiaia. Lo specchio ovale perde qua  la sua lucentezza, macchiata
di stagno, le tende alle finestre sono poi stinte.
Per Rodolfo si tratta di un momento decisivo. Forse pu ancora tener fede alla
parola data, incoraggiare Karolyi. Neanche per idea. La prospettiva di una
ribellione aperta contro suo padre atterrisce Rodolfo, il quale forse pensa
anche che il suo amico voglia trascinarlo in un'avventura senza via d'uscita.
Si pu pensare che abbia deciso in quel momento di morire. Un principe imperiale
non pu affrontare il disonore che inevitabilmente lo coprirebbe allorch
Giovanni Salvatore e Pista riveleranno, per vendicarsi del suo comportamento
passivo, tutti i retroscena della faccenda. Non c' quindi che un solo mezzo per
espiare. E se gli resta ancora qualche illusione  sufficiente dare un'occhiata
alla finestra; un vero cordone di poliziotti circonda la fattoria-castello.
Teoricamente  per proteggere il principe ereditario dal pericolo di un
attentato; in pratica  per sorvegliarlo da vicino. E' infatti certo che il
ministro degli Interni ha avuto sentore dei complotti in cui  implicato il
figlio di Francesco Giuseppe, anche se i documenti rimastici non ci consentono
di dire se egli abbia fatto vigilare Rodolfo con il consenso o all'insaputa
dello stesso imperatore. L'affare, se solamente Francesco Giuseppe volesse,
potrebbe essere soffocato in un attimo.
Ma Rodolfo  allo stremo; non ce la fa pi. Da molto tempo c' sempre nel suo
animo l'idea della morte. Bisogna abituarsi a pensare alla propria fine, dice
spesso ai suoi familiari.
Certi storici non hanno esitato a spiegare questa velleit rinunciataria con lo
stato mentale del principe. Paul Morand ne fa un ritratto spietato: morfinomane
e sifilitico. Altri mettono in causa la degenerazione degli Absburgo. Ma sono
giudizi alquanto malevoli. E' certo comunque che l'equilibrio nervoso del
principe ereditario  stato sempre precario. E' vero che l'eredit degli
Absburgo Wittelsbach non  facile da portare. Da Giovanna la Pazza, la madre di
Carlo V che per settimane trasciner il cadavere del marito rinchiuso in una
bara di vetro, fino a Luigi II di Baviera suicida alla fine dell'ottocento, le
due famiglie sono ricche di casi di nevrosi e d'instabilit emotiva. Ma una
settimana prima del dramma l'ambasciatore di Francia a Vienna, Decrais, aveva
inviato una nota al Quai d'Orsay dopo essere stato a cena con lui: Mai il
principe ha avuto un cos fiero aspetto e un cos bell'umore. Dopo la morte di
Rodolfo scriver ancora: Certamente non era pazzo. Ma era nervoso, agitato,
dominato dalle passioni, incapace di sostenere il suo ruolo e di ottemperare ai
doveri d'erede al trono. Non sapeva &re altro che lamentarsi. Si gettava a corpo
perduto nei piaceri che alla sua et erano eccessivi. Aveva il gusto della vita
ed era perseguitato dall'idea del suicidio, come pi volte ha confidato ai suoi
amici.
Ecco certamente il giudizio pi lucido che sia mai stato fatto in quel tempo su
Rodolfo. Un giudizio completato da quello di Walter Richter: E' vero che non si
pu annoverare il suicidio fra le morti naturali, ma non si pu mettere a priori
qualunque suicida fra gli anormali. Si pu dire almeno che raramente un suicida
ha scelto di darsi la morte in condizioni di lucidit maggiori di quelle di
Rodolfo. Forse il mondo andrebbe un po' meglio, se certe persone che lo
attraversano con una soddisfatta ottusit dessero prova di tanta chiaroveggenza
quanta ne dimostr Rodolfo nell'abbandonarlo...
Una volta presa quella decisione Rodolfo non deve aver faticato molto a
persuadere Maria a seguirlo nella morte. Si pu pensare che abbia evitato con
lei qualunque accenno alla situazione politica, premendo unicamente il tasto gi
doloroso dei loro rapporti. Il papa rifiuta di annullare il matrimonio fra
Rodolfo e Stefania, l'imperatore vuole che fra Maria e Rodolfo tutto finisca, il
loro amore  dunque senza speranza. Del resto da circa ventiquattr'ore Rodolfo
ha avuto tutto il tempo di prepararla al passo che ha in mente. Giovane
fanciulla romantica, essa ha raggiunto lo scopo della sua vita divenendo
l'amante del principe ereditario. Morire con lui significa entrare nella
storia...
Quindi  deciso che debbano morire; ma non subito. Dopo la cena, che Rodolfo
consuma con Hoyos discutendo della situazione politica, il principe convoca in
camera il cocchiere Bratfisch, quel curioso, singolare personaggio che abbiamo
incontrato quasi sempre nelle pagine di questa storia intricata. Rodolfo e Maria
non apprezzano solamente la discrezione e la sua devozione a tutta prova, ma
ammirano anche il suo talento di cantante da taverna e di esperto nello zufolare
le arie alla moda. Bratfisch  considerato il re dei cocchieri e non  la prima
volta che questo re tiene spettacolo per il suo principe. Verso le undici
l'esibizione finir con il valzer che tutti i viennesi fischiettavano a
quell'epoca, quello che parla di una citt senza eguali, Vienna, l'unica citt
imperiale che esista al mondo.
Allontanatosi il cocchiere, Maria si mette alla scrivania per redigere le sue
lettere d'addio. In esse c' tutto il suo animo puerile e ingenuo al tempo
stesso. Chiede perdono alla madre per quel gesto, ma dice di non aver potuto
resistere al richiamo dell'amore. Si dichiara curiosa di sapere com' fatto
l'altro mondo e aggiunge a guisa di post scriptum che Bratfisch non ha mai
fischiettato cos bene come quella sera. Consiglia a sua sorella Anna di
sposarsi per amore, quello che lei stessa non ha potuto fare, ma di cui sarebbe
stata immensamente fiera. Fa allusioni alle linee della mano, alla sua linea
della vita piuttosto corta. Sono particolari meschini e commoventi al tempo
stesso. La sola lettera seria che Maria scrive  quella indirizzata alla
contessa Larish. Chiede perdono del gesto, ringrazia per tutto quello che la
donna ha voluto fare e le chiede di seguirla nell'... esempio.
Le ultime parole di Maria sono scritte con inchiostro violetto su un portacenere
di onice: Meglio la pistola che il veleno, la pistola  pi sicura. Si pu
concludere che Rodolfo le abbia dunque chiesto di quale morte voleva morire. Se
ha provato il bisogno di scrivere quelle parole  perch senza dubbio ha voluto
trasmettere ai posteri la sua volont di acconsentire al suicidio.
Anche Rodolfo scrive; due lettere per la precisione; una a Loschek in cui gli
chiede di chiamare un monaco del monastero cistercense, nel momento stesso in
cui avr trovato i due corpi, e di farlo sotterrare insieme alla donna nella
stessa tomba nel cimitero del monastero. L'altra  per Szogenyi, il suo amico
ungherese del ministero degli Esteri. Questa lettera sar distrutta dallo stesso
destinatario insieme con altri documenti compromettenti. Anni dopo, il
diplomatico lascer intendere che Rodolfo gli spiegava le ragioni politiche del
suicidio; il che pare abbastanza verosimile.
L'alba si avvicina. E' giunta l'ora. Le candele che hanno bruciato tutta la
notte stanno per spegnersi. Nella sua camicia da notte ricamata Maria si stende
sul letto. Rodolfo si sarebbe avvicinato con una rosa rossa nella sinistra e la
pistola nella destra. Maria avrebbe preso la rosa e l'avrebbe serrata al suo
petto. Rodolfo le avrebbe allora sparato a bruciapelo.
Sono le sei e trenta. Rodolfo copre accuratamente con la coperta il corpo della
donna; poi, non sopportando la vista del viso sfigurato di Maria, lo copre con
il cuscino. Infine esce. Rinuncia ad uccidersi? Niente affatto. Va a trovare
Loschek in camera e gli chiede di svegliarlo alle sette e trenta precise
portandogli la prima colazione. Poi ritorna lentamente in camera. Loschek sente
la porta che si apre: il principe fischietta.
Mezz'ora dopo Rodolfo beve un bicchiere di cognac, posa uno specchio sul
comodino accanto al letto su cui  distesa Maria. Vuole guardarsi nello specchio
per essere certo di non mancare il bersaglio. Poi appoggia la canna della
pistola alla tempia. Apparentemente nessuno, nella silenziosa abitazione, ha
sentito il colpo!
Malgrado l'orrore dello spettacolo che appare davanti ai suoi occhi quando la
porta della stanza viene abbattuta a colpi d'ascia, Hoyos non perde il suo
sangue freddo. Ordina immediatamente di prendere delle misure per isolare
Mayerling in modo da tener segreta la notizia della morte del principe
imperiale. Vuole avvertire lui stesso l'imperatore e il governo. Inviare un
telegramma sarebbe rischioso. Bisogna recarsi a Vienna.
Il conte salta nella carrozza di Bratfisch e si fa condurre alla stazione di
Baden. Sa che il rapido Trieste-Vienna deve passare alle nove. A Baden non 
prevista la fermata. Fatelo fermare! ordina Hoyos al capostazione.
Impossibile, risponde l'altro, il regolamento me lo impedisce; non ho intenzione
alcuna di perdere il posto. Nella disperazione il conte sbotta: Il principe
ereditario  morto all'improvviso! Devo vedere subito l'imperatore! Atterrito,
il capostazione accende il segnale rosso, posa dei petardi sul binario. Il treno
si ferma. Hoyos vi salta su quasi in corsa. Alle dieci lo si vede uscire come un
pazzo dalla stazione di Vienna, infilarsi in un fiacre che arriva alle undici a
Hofburg.
Le precauzioni e la rapidit con la quale ha agito Hoyos non hanno impedito che
l'intera citt fosse gi al corrente di quello che era successo. Il capostazione
di Baden, sempre preoccupato di perdere il proprio posto, ha infatti giudicato
opportuno inviare un telegramma alla direzione delle ferrovie, che l'ha
immediatamente trasmesso al presidente della compagnia, il barone Rothschild. E
la notizia ha fatto subito il giro della capitale. Gi a mezzogiorno i giornali
del pomeriggio escono con titoli listati a lutto che annunciano la morte del
principe ereditario. Le campane delle chiese suonano a morto. Sul Ring il
direttore dell'orchestra imperiale interrompe bruscamente il concerto e ripone
la bacchetta. Drappi neri appaiono alle facciate delle case.
Hoyos dal canto suo non sa come fare per avvisare l'imperatore dell'accaduto.
L'intendente di Rodolfo, Bombelles, che Hoyos incontra per primo sulla scalinata
del palazzo, il conte Nopsca, intendente di corte, il conte Paar, aiutante di
campo di Francesco Giuseppe, si eclissano. Infine una dama di corte, Ida von
Ferenczy, si decide ad avvisare l'imperatrice. Fino agli ultimi giorni della sua
vita Elisabetta sar perseguitata dagli incubi, sogner suo figlio che, coperto
di sangue, la chiama in aiuto. Ma sul momento la regina d prova di un mirabile
sangue freddo. Quando la contessa Ferenczy entra nel salone, la donna sta
ascoltando il lettore di greco che declama versi di Omero. Il conte Paar vi
desidera d'urgenza. balbetta la dama... Elisabetta ha un gesto di disappunto. o
Che aspetti! Si tratta di gravi notizie sull'arciduca Rodolfo. mormora allora
la donna. L'imperatrice si alza di scatto e prorompe in singhiozzi. Ma si odono
dei passi nel corridoio. E' Francesco Giuseppe che si sta avvicinando.
Immediatamente Elisabetta riprende il controllo di s e asciuga le lacrime.
Fatelo attendere un istante. Nopsca, che ha seguito la scena dal corridoio,
ferma l'imperatore con un futile pretesto, bofonchiando una spiegazione.
L'imperatrice infine dice con voce ferma, senza un tremito, rivolta alla dama di
corte: Che Dio mi ispiri... Fate entrare l'imperatore...  E la porta si chiude
sul tete--tete dei due.
Quando Francesco Giuseppe esce dal salone dopo il colloquio con la consorte,
durato non pi di cinque minuti, ha l'aria impassibile. La sua prima decisione 
quella di nominare una commissione medica incaricata dell'inchiesta sulle cause
della morte del figlio. L'imperatore, infatti, non ha ancora le idee molto
chiare su quello che  successo a Mayerling. Hoyos stesso nella sua fretta non
si  reso esattamente conto di come stavano le cose. Ha visto i due corpi
esanimi e sul tavolino da notte il bicchiere contenente un poco di cognac.
A Paar che gli ha chiesto in che modo  morto l'arciduca ha risposto: Non lo so;
forse avvelenato. In citt si odono le voci pi diverse. Il giornale Neve Freie
Presse afferma che il principe  stato ucciso con un colpo di fucile nel corso
della partita di caccia. Viene sequestrato. La Wiener Zeittung  incline a
pensare alla crisi cardiaca. Si parla anche di vendetta, di delitto, di duello.
La seconda iniziativa di Francesco Giuseppe  quella d'inviare dei telegrammi al
papa e ai principali capi di Stato europei per avvisarli che Rodolfo  morto:
probabilmente in seguito a emorragia cerebrale. A papa Leone XIII parla
unicamente di morte improvvisa.
E' tutto per il momento. Redatti i telegrammi, Francesco Giuseppe riprende il
corso delle sue udienze come se nulla fosse, meritando cos questa volta pi che
mai l'appellativo di burocrate coronato. Non far alcun commento sulla morte del
figlio. Sembra invece che con alcuni confidenti intimi abbia detto queste sole
parole: Mio figlio  morto come una sartina. Ma l'autenticit dell'aneddoto 
dubbia.
La sera stessa la commissione medica composta dai dottori Wiederhofer, Hormann e
Kundraft arriva a Mayerling. Il referto  presto pronto. Le due pallottole
tirate da Rodolfo hanno attraversato da parte a parte il cranio delle due
vittime. Le pallottole non sono state ritrovate. Alle due del mattino il corpo
di Rodolfo viene posto segretamente su un furgone funebre dell'impresa di
funerali di Baden e poi trasportato in ferrovia fino a Vienna, dove arriva in
piena notte. Francesco Giuseppe preferisce che il corpo di suo figlio sia visto
dal minor numero possibile di persone.
Rodolfo  disteso su un lettino di ferro nelle sue stanze private. Francesco
Giuseppe viene a vederlo verso le sette del mattino. E' in alta uniforme,
sciabolone e guanti bianchi. E' visibilmente nervoso e non fa che tormentarsi i
mustacchi. Lo spettacolo non  poi atroce, dato che si  fatto l'impossibile per
cancellare qualunque traccia della morte; la ferita  stata rimarginata e chiusa
con la cera, quindi ricoperta dal trucco; il cranio di Rodolfo  tutto avvolto
in candide bende e un leggero sorriso aleggia sulla bocca del morto, che pare un
ferito addormentato. Copritelo bene, dice Francesco Giuseppe: sta per giungere
l'imperatrice.
L'imperatore dissimula perfettamente il suo dolore. Ma Paar, il suo aiutante di
campo, s'accorge che la sua schiena si  incurvata e i capelli sono ancor pi
bianchi della vigilia. Qualche tempo dopo arriva il dottor Wiederhofer che gli
presenta le conclusioni della perizia medica. E' fuori di dubbio, inizia a dire
il medico, che ci troviamo in presenza di un suicidio. Francesco Giuseppe
l'interrompe: Come? Un suicidio? Credevo che si trattasse di un avvelenamento,
che Maria Vetsera lo avesse avvelenato!
No Maest. risponde il medico. Il seguito della conversazione rimane per un
mistero. Si suppone che l'imperatore, atterrito di dover ammettere la tesi del
suicidio, abbia chiesto al medico di fare qualunque cosa per attribuire la morte
di Rodolfo ad una crisi improvvisa di follia. Si tratta infatti, in particolare,
di ottenere dal Vaticano l'autorizzazione alla sepoltura in terra consacrata del
cadavere di suo figlio.
Il referto dell'autopsia della commissione Wiederhofer  per un vero capolavoro
di chiarezza e offre spunti interessanti e illuminanti sul dramma stesso; eccone
i punti principali: il principe ereditario  morto in seguito a una revolverata
sparata a brevissima distanza dalla regione temporale destra;  fuori di dubbio
che Sua Altezza si sia sparata di sua mano il colpo e che la morte sia stata
istantanea; i medici hanno constatato un'anchilosi prematura delle suture
sagittali e coronali, un'insolita profondit della cavit cranica, una
depressione digitiforme della superficie anteriore del cranio, un sensibile
ridursi delle circonvoluzioni cervicali con contemporaneo dilatarsi dei
ventricoli del cervello, tutti fenomeni patologici che, secondo la comune
esperienza, accompagnano abitualmente gli stati mentali anormali e per
conseguenza si deve ammettere che l'atto  stato compiuto in grave stato
d'alterazione mentale.
Un simile referto avrebbe in altre circostanze suscitato il riso. Eppure 
proprio su questa diagnosi che si basa Francesco Giuseppe per indirizzare al
papa un telegramma di duemila parole. Tutto ci che si sa  che l'imperatore
chiede per suo figlio cristiana sepoltura. I documenti relativi e quindi anche
il telegramma sono ancora gelosamente custoditi negli archivi vaticani da cui 
poco probabile che escano alla luce del sole.
Gli argomenti di Francesco Giuseppe hanno un bell'esser confermati da un'quipe
di tre medici illustri; essi non convincono lo stesso nessuno. Neppure riescono
a convincere, a quanto sembra, il pontefice, che fa attendere per ben tre giorni
la sua risposta. I funerali vengono quindi ritardati anch'essi di tre giorni. E'
soprattutto la Curia a mostrarsi scettica oltre ogni dire e in particolare il
cardinale Segretario di Stato, Rampolla, il quale rifiuta in ogni modo di
credere alla follia di Rodolfo. Il 2 febbraio, alla sera, infine ecco Leone XIII
inviare il suo benestare. Rampolla e la maggioranza dei cardinali del Sacro
Collegio dimostrano apertamente la loro disapprovazione. Non assisteranno quindi
l'indomani al rito funebre celebrato in memoria di Rodolfo nella chiesa
nazionale tedesca di Roma.
Ed ecco ora un piccolo dettaglio; il cardinale Rampolla pagher caramente la sua
ostilit. Alla morte di Leone XIII, nel 1903, allorch sar prossimo a essere
eletto papa dal Conclave, si vedr intervenire con un NO deciso Francesco
Giuseppe in persona, in virt di un privilegio un tempo accordato agli
imperatori del Sacro Romano Impero. E al posto suo verr eletto pontefice il
cardinale Sarto con il nome di papa Pio X. Se Rodolfo non si fosse suicidato a
Mayerling anche la storia dei papi sarebbe stata diversa. Comunque a partire dal
10 febbraio il suicidio in seguito a improvvisa crisi di follia diventa la sola
versione ufficiale. La spiegazione politica della faccenda  completamente
omessa e l'imperatore fa tutto quello che gli  possibile per ignorare la
presenza di Maria a Mayerling. Ordina alla polizia segreta di far sparire il
corpo della giovane donna, seppellendolo il pi rapidamente possibile nel
monastero di Santa Croce. E' il risvolto poco simpatico di questa storia a fine
macabra.
Verso la met del pomeriggio del 30 gennaio i commissari Habreda e Gorup,
incaricati dallo stesso imperatore, arrivano a Mayerling per provvedere ai
funerali clandestini. Devono respingere anche i membri della famiglia Vetsera
qualora vogliano presentarsi alla palazzina di caccia. La baronessa Elena, messa
sull'avviso dalla lettera di Maria, supplica invano Francesco Giuseppe.
L'autorizzazione di vedere il corpo di Maria le viene negata. Habreda ha per di
pi ancora una consegna formale; impedire che si sappia che una giovane donna 
morta con Rodolfo a Mayerling. Dovr dunque uscire con il corpo della donna come
se questa fosse ancora viva!
Ma prima di ogni cosa deve assicurarsi che i monaci della comunit cistercense
vogliano effettivamente accogliere quel corpo. Insieme a Gorup si reca allora al
monastero e chiede di vedere il padre superiore, il reverendo Grunbock. Quando
il superiore arriva, il commissario gli dice: Una dama dell'alta nobilt si 
uccisa la notte scorsa; occorre seppellirla con ogni discrezione presso di voi.
Una suicida? Non certo in terra consacrata, e la nostra  doppiamente
consacrata. Habreda tira fuori di tasca l'ordine di pugno dell'imperatore e il
superiore s'inchina all'augusta volont.
Di ritorno a Mayerling i due poliziotti trovano gli zii di Maria, Alessandro
Baltazzi e il conte Stockau. E' troppo tardi per allontanarli. Li si introduce
in una stanzetta, una specie di ripostiglio, dove il corpo di Maria  stato
gettato su di un tavolo. Lo identificano, firmano il verbale redatto dal medico
personale dell'imperatore e tutto finisce l.
Habreda e Gorup incominciano allora a vestire quel corpo, riuscendo a infilare a
fatica un vestitino verde. Gli mettono le scarpe, un mantello, un cappello e a
braccia trasportano la spoglia della poveretta fino al fiacre di Brathsch che
attende nel cortile. Per tener rigido quel corpo lo si lega a un bastone e lo si
mette fra i due uomini che siedono a lato; da lontano sembra effettivamente una
donna ancora viva che abbia preso posto in carrozza fra due gentiluomini. Adesso
 notte. La carrozza sbanda sulla neve ghiacciata, e spesso; nonostante le
precauzioni, la morta scivola sul pavimento. Come Dio vuole il lugubre quartetto
arriva al monastero, dove  gi pronta una bara rudimentale.
Per il seguito degli avvenimenti occorre adesso rifarsi al preciso verbale del
commissario Habreda. Il conte Stockau, Baltazzi, il commissario Gorup ed io
stesso traemmo il corpo dal fondo della carrozza e lo trasportammo nella
cappella dov'era una bara fatta con quattro assi. Vi adagiammo la morta. Ma la
fossa era ancora in via di scavo poich il tempo inclemente aveva ritardato i
lavori. Malgrado tutti gli sforzi del commissario Gorup non si era potuto
ottenere che i due becchini scavassero pi in fretta. Le pareti della fossa
erano franate pi volte e i due uomini, superstiziosi, si erano rifiutati di
continuare il lavoro, dicendo che si trattava di un pessimo auspicio. Ritornammo
dunque al monastero, lasciando qualche ispettore accanto al cadavere con la
proibizione di far avvicinare chiunque. La fossa non fu pronta che alle sette
del mattino. Ritornati al cimitero facemmo chiudere la bara, sulla quale padre
Grunbock recit le orazioni funebri, poi la trasportammo fino alla tomba. La
tempesta che si era scatenata rese quest'incombenza oltremodo penosa. Il conte
Stockau, Baltazzi e il commissario Gorup ed io avanzammo passo dietro passo, a
fatica. I becchini che non cessavano di farsi il segno della croce, continuavano
a fare mille obiezioni, anche se la benedizione dell'abate avrebbe dovuto
rassicurarli. Infine le prime palate di terra coprirono la bara; erano le nove e
mezza quando lasciammo il cimitero.
Questo pregevole brano d'antologia poliziesca costituisce la sola orazione
funebre di Maria Vetsera. Francesco Giuseppe aveva perfino proibito che venisse
scritto il suo nome sulla tomba. Solamente anni dopo la baronessa Elena sar
autorizzata a far posare sulla tomba una pietra circondata da un recinto di
ferro. Sulla lapide quest'iscrizione:
QUI GIACE MARIA BARONESSA VETSERA. NATA IL 18 MARZO 1871. MORTA IL 30 GENNAIO
1889. COME UN FIORE, L'UOMO SBOCCIA E AVVIZZISCE. (Giov. 1 4-2)
Oggi non ne resta alcuna traccia. Il cimitero di Santa Croce  stato messo
sottosopra dai combattimenti del 1945. Rodolfo invece riposa a fianco di suo
padre nella Hofburg, nella cripta della cappella degli Absburgo.
Per il principe imperiale e per Maria Vetsera la storia finisce qui. Oggi, il
suo dipanarsi ci appare abbastanza chiaro, nonostante alcuni punti oscuri che
concernono in particolare le attivit politiche di Rodolfo. Impossibile
precisare esattamente fino a qual punto si fosse compromesso con gli ungheresi
di Pista Karolyi. Il segreto si trovava probabilmente nella cassettina metallica
consegnata da Rodolfo alla Larish il 28 gennaio. La giovane donna doveva
affermare pi tardi che un giovanotto si sarebbe presentato per reclamarla, uno
sconosciuto che per conosceva la parola d'ordine, quella strana sigla: R.I.U.O.
Maria Larish aveva pensato che si trattasse di Giovanni Salvatore di Toscana. E'
del tutto possibile. Ma questa cassetta non sar mai pi ritrovata e Giovanni
Salvatore sparir lui stesso dalla scena, un mese dopo la scomparsa di Rodolfo.
Cacciato dalla corte di Vienna dallo stesso Francesco Giuseppe si imbarcher
sotto il falso nome di Giovanni Orth a bordo di una nave che far naufragio
l'anno dopo al largo di capo Horn. Alcuni sostengono che non se la sia cavata.
Altri invece ritengono che abbia condotto in Sud America la vita di grande
possidente.
Le carte personali di Rodolfo, racchiuse in un'altra cassetta che aveva lasciato
ad Hofburg, sono state bruciate il 31 gennaio, per ordine personale
dell'imperatore, da Szogenyi in presenza del consigliere di corte Kubasek.
Questi due uomini non faranno mai parola di quello che hanno avuto modo di
leggere. Nel corso dell'anno 1889, una commissione imperiale incaricata di
raccogliere tutti i dati che potessero apportare luce sulla tragedia, consegner
un dossier all'imperatore; dossier che sar dato all'imperatore dal conte
Taaffe, suo primo ministro e uomo d'assoluta fiducia, il quale ricever l'ordine
di mantenere il segreto su quei documenti. E lo far cos bene, che essi
spariranno completamente. Nel 1918 dopo il crollo dell'impero si pens di
poterli trovare negli archivi dello Stato d'Austria. Non c'erano. Nel 1937,
infine, il castello che possedeva Taaffe a Ellischau fu messo in vendita e si
venne a sapere che vi erano conservati anche i documenti riguardanti la morte di
Rodolfo, documenti che per erano andati distrutti, come per caso, nel corso di
un incendio.
Dopo aver cercato di nascondere la presenza di Maria Vetsera accanto al figlio,
Francesco Giuseppe  obbligato a riconoscere che suo figlio si  suicidato con
lei. Sono i giornali tedeschi a rivelare la verit, mentre la stampa austriaca,
sottoposta a censura, era costretta ad attenersi alla versione ufficiale. Dal 6
febbraio 1889, in effetti, il Berliner Tageblatt rivela che la baronessa  morta
insieme con l'arciduca e precisa perfino il luogo dove  stata sepolta.
Costretto a rinunciare alla versione del suicidio solitario in un accesso di
pazzia, l'imperatore ripiega allora su quello di una tragedia amorosa: Hanno
voluto morire entrambi, dichiara, ma soltanto perch non avevano speranza alcuna
di poter vivere insieme. Un vero, grande amore. Alcuni giornalisti hanno perfino
azzardato l'ipotesi secondo la quale Maria Vetsera sarebbe stata uccisa nel
corso di un'orgia; Rodolfo si sarebbe ucciso per diperazione. Una tale tesi
servirebbe almeno a spiegare perch non vennero uditi i colpi d'arma da fuoco.
Francesco Giuseppe non aveva naturalmente alcun interesse a rivelare i
retroscena politici dell'affare. In Ungheria gli animi erano ancora arroventati
dopo la giornata del 29. Dire la verit sugli intrighi di Rodolfo sarebbe stato
come rischiare di scatenare una nuova crisi.
I testimoni che avrebbero potuto portare delle precisazioni sugli ultimi istanti
di vita del principe ereditario e sulle sue attivit politiche hanno tutti dato
prova di una discrezione degna di ogni elogio, anche dopo la caduta degli
Absburgo, quando non avrebbero avuto pi nulla da temere. Cosa davvero
straordinaria, anche i servitori seppero tenere la bocca chiusa, almeno quanto i
diplomatici e i consiglieri di Francesco Giuseppe. Questi pareva temere
soprattutto le confidenze di un uomo come Brathsch. E' vero che il cocchiere era
certamente una delle persone che la sapevano pi lunga sulla vita di Rodolfo,
sia pubblica sia privata. Per giunta era un formidabile bevitore ed era
frequentemente sbronzo da morire, verso le due del mattino. L'imperatore lo
obbligher a lasciare Vienna e si pens che Brathsch fosse andato in esilio
negli Stati Uniti. In realt il cocchiere, che non poteva vivere lontano dalle
taverne austriache non and mai pi in l di Salisburgo. E qualche mese pi
tardi lo si udr di nuovo fischiettare nelle salette dei ristoranti viennesi di
terz'ordine. Ma alle poche persone che oseranno fargli delle domande risponder
invariabilmente: Non sapevo nulla, non vedevo nulla, non sentivo nulla. Portavo
la carrozza dove il mio padrone mi ordinava, ecco tutto. A lui, come ai lacch e
alle guardie forestali di Rodolfo, come pure al valletto Loschek, furono pi
volte proposte forti somme in denaro per acquistare le loro memorie. Ma tutti
rifiutarono. Si pens allora che l'imperatore si fosse assicurato il loro
silenzio a peso d'oro. Ma quando Brathsch mor nel 1892 non aveva affatto mutato
la sua condotta e le sue risorse erano subito apparse delle pi modeste.
Tanti misteri e tante contraddizioni fra le tesi ufficiali e quelle
successivamente presentate dagli stessi portavoce di palazzo non mancano di far
pensare. Dal 1889 non  trascorso un decennio senza che sia stata tirata fuori
una nuova tesi sulla morte di Mayerling. Alcune sono completamente fantastiche,
altre resistono ben poco ad un attento esame.
Basti pensare che ai primi del 1930, il figlio di Filippo di Sassonia Coburgo,
Leopoldo, confida al suo amico barone Lafaurie che ha saputo da suo padre la
verit sulla tragedia di Mayerling. Ma questa verit  troppo orribile per
essere rivelata. Dopo alcune insistenze il principe Leopoldo racconta...
Secondo lui Rodolfo avrebbe dato un appuntamento a Maria per annunciarle che
aveva deciso di interrompere la relazione su richiesta di suo padre. Maria,
folle di rabbia, si impossessa di un rasoio e approfitta del sonno di Rodolfo
per mutilarlo orrendamente al basso ventre. L'arciduca malgrado il dolore trova
la forza di rialzarsi, afferra Maria per il collo, la strozza, e infine si spara
una revolverata in bocca. Loschek avrebbe trovato per terra un rasoio. Ma la
debolezza di una simile tesi  evidente. Prima di tutto Filippo di Coburgo aveva
lasciato Mayerling dodici ore prima del dramma. Non era quindi un testimone
diretto. Poi nessuno aveva mai parlato dell'esistenza di un rasoio. Infine
l'intera storia  in piena contraddizione con il rapporto medico presentato da
Wiederhofer. Ora, se si pu rimproverare a quest'ultimo la compiacenza con la
quale ha cercato d'accreditare la tesi della follia di Rodolfo, non bisogna
dimenticare che ha avuto, nonostante tutto, un bel coraggio nel fare ammettere a
Francesco Giuseppe che suo figlio si era suicidato, mentre l'imperatore si
sarebbe accontentato di un verdetto di avvelenamento.
Nel 1929 il diplomatico e storico Maurizio Paleologo pubblica da parte sua una
versione dei fatti che si potrebbe definire classica, imperniata sul dramma
d'amore e aggiungendovi solamente un dettaglio che afferma di aver saputo
dall'imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III e amica intima di Elisabetta
d'Austria. Maria avrebbe annunciato a Rodolfo, arrivando a Mayerling, che era in
attesa di un bambino. Questa tesi di una morte dovuta ad un evento del genere
cozza contro due obiezioni: la prima  che i rapporti sessuali fra i due datano
solo dal 13 gennaio, come provano gli anelli e le lettere; pare dunque
impossibile che gi sedici giorni dopo Maria fosse in grado di dire a Rodolfo
che aspettava un bambino. La seconda  che i figli illegittimi erano...
d'ordinaria amministrazione alla corte viennese (e non solo in quella); quindi
l'onore di Maria e di Rodolfo sarebbe stato comunque salvo.
Si parla anche d'assassinio. La polizia segreta austriaca avrebbe ucciso Rodolfo
e Maria dopo aver scoperto che il principe ereditario complottava contro suo
padre. E' evidentemente impossibile dimostrare a priori questa versione o
assicurare, altrettanto con certezza, che  erronea. Tuttavia il vento di panico
che colse la corte la sera del 30 gennaio e le istruzioni contraddittorie
emanate successivamente gettano forti dubbi sulla tesi stessa.
Nel 1951 lo storico austriaco Peter Poetscher, conservatore dei musei di Vienna,
espone una teoria veramente originale. Sulla base di minuziose analisi e
raffronti fra i ritratti di Rodolfo e Maria, Poetscher afferma che la giovane
donna era la sorellastra dell'arciduca; secondo lui infatti Maria sarebbe nata
dagli amori clandestini di Francesco Giuseppe e di Elena Vetsera. Bisogna notare
che, a sostegno delle sue tesi, c' il fatto che Albin Vetsera aveva raggiunto
la nuova sede di Saint Petersburg un anno prima che la moglie partorisse. Ed 
vero anche che Francesco Giuseppe non vedeva con occhio severo le buone
occasioni, mentre Elena non era affatto, come abbiamo visto, un modello di
virt... Ma da qui a trarre la conclusione che i due abbiano avuto dei rapporti
e che da questi rapporti sia nata Maria ci corre parecchio. Tanto pi che i
segreti d'alcova della famiglia reale non erano affatto tali, basti pensare alla
relazione di Francesco con l'attrice Caterina Schratt. L'ultima parola comunque
non  ancora detta... forse lo storico austriaco ha ragione; chi lo sa...
Nel 1962, infine, la baronessa Maria Surcouf cerca di dar vita a una versione
davvero romanzesca, ma alla quale bisogna almeno riconoscere il merito di aver
fatto fare ai due, Rodolfo e Maria, una fine degna di un film a colori in pieno
stile hollywoodiano. La baronessa afferma di aver raccolto le confidenze di un
gentiluomo di corte, il barone Liden von Kenenburg. Il principe e la sua amante,
avrebbe raccontato il vegliardo, non sarebbero affatto morti a Mayerling. I
corpi scoperti dal valletto e dall'amico non sarebbero stati i loro, ma quelli
di due contadini uccisi a bella posta, cosicch mentre Hoyos era corso alla
stazione di Baden i due sarebbero fuggiti nella carrozza del re dei cocchieri.
La baronessa sostiene che una busta apparentemente vuota, ma che avrebbe
contenuto ben 100.000 fiorini, sarebbe stata trovata dal valletto sul tappeto
della camera. Era il denaro preparato per il viaggio... in capo al mondo. Anzi
lei stessa  sicura di aver incontrato, nel corso di un suo viaggio in Grecia,
un giovanotto che assomigliava in maniera straordinaria a Rodolfo e che le
avrebbe parlato con emozione della famiglia imperiale. La baronessa si chiede a
questo punto se egli non fosse uno dei figli di Rodolfo e di Maria Vetsera,
morti nell'anonimato dopo aver avuto ben tre figli...
Si pu sognare... e si sogner senza dubbio ancora a lungo sul mistero di
Mayerling...

FINE.







