GUY CLAISSE.

LA RIVOLUZIONE PERMANENTE DI BLANQUI.

Elezioni, tradimento! L'uomo che inventa questo slogan, il 6 marzo 1848, 
Louis-Auguste Blanqui. E' piccolo, magro, gi raggrinzito a 43 anni, ha gli
occhi scuri, profondamente infossati nelle orbite,  calvo. La sua voce, acuta e
sibilante,  velata da una forte laringite. Al centro della cappella di San
Giacinto, annessa alla chiesa dell'Assunzione, in rue Saint-Honor, dove quella
sera si rivolge ai membri della Societ Centrale Repubblicana, il circolo da lui
fondato, Auguste Blanqui gesticola minacciosamente con le mani che si slanciano
nella luce come strani uccelli al di sopra del suo solito abito, nero anch'esso.
Un buffo uccello, questo Blanqui, sospirano Lamartine Arago, Louis Blanc e
qualche altro all'Hotel de Ville. Uno spauracchio forse? S, per la borghesia.
Per Alexis de Tocqueville  una specie di spettro, la cui sola vista suscita il
disgusto. Per i rari amici e per i suoi pi numerosi discepoli  un eroe
rivoluzionario, un direttore di Coscienze.
Restaurata la Repubblica con la rivoluzione di febbraio, egli ottiene finalmente
la libert dopo otto anni di prigione, di cui quattro trascorsi nelle celle
infette del Mont Saint-Michel. Appena uscito, eccolo nuovamente agitarsi:
protesta perch la Repubblica ha scelto la bandiera tricolore invece della
bandiera rossa, perch vuol fare aggiornare le elezioni legislative previste per
il 9 aprile, con il pretesto che il popolo  mal informato e che la reazione
trionfa... Con Barbs, Raspail, Cabet, i principali capi rivoluzionari, Blanqui
domina la situazione ed incita a sfidare l'autorit del governo provvisorio.
Tre settimane dopo, il 31 marzo, un giornale specializzato nella pubblicazione
di documenti politici e di rivelazioni scandalose, la Revue rtrospective,
pubblica a firma di un oscuro politicante chiamato Taschereau, un documento
intitolato: Dichiarazioni fatte da XXX dinanzi al ministro dell'Interno. E' un
rapporto di polizia datato 22, 23, e 24 ottobre 1839. Secondo Taschereau sarebbe
stato trovato nel gabinetto del Primo Ministro di Luigi Filippo, Guizot, durante
i moti del febbraio 1848. Il documento riferisce le informazioni che sarebbero
state date alla polizia, da una personalit il cui nome non  reso noto sulle
attivit di una societ segreta, la Socit des Saisons, fondata nel 1837 da
Barbs e da Blanqui. E' semplicemente la rivelazione di un tradimento.
Chi  il misterioso XXX? Fin dal giorno seguente alla pubblicazione del
documento Taschereau, Barbs che non ha mai amato Blanqui, dichiara: L dentro
ci sono cose che conosciamo solo Blanqui ed io.
Ecco dunque che Blanqui  direttamente accusato di essere stato, anche se una
sola volta, un confidente della polizia! Per tutta la vita egli si difender da
questa accusa, a volte con alterigia, a volte con indignazione. Oggi tutti gli
storici considerano il documento Taschereau come un falso, destinato a diffamare
uno dei capi rivoluzionari pi prestigiosi del XIX secolo. Ma per i suoi
contemporanei il dubbio resistette a lungo. Tuttavia fino alla morte, l'attivit
rivoluzionaria di Blanqui non si attenu, tanto da passare complessivamente in
carcere trentasei anni e cinque mesi. Condannato da tutti i regimi, la Monarchia
di Luglio, la Seconda Repubblica il Secondo Impero e la Terza Repubblica,
Blanqui esce dal carcere per l'ultima volta soltanto un anno e mezzo prima della
sua morte, il 10 gennaio 1881 sui 76 anni.
Secondo i suoi accusatori lo stesso ardore rivoluzionario non era che il segno
del rimorso di un uomo che voleva redimersi da una grave colpa...
Malgrado questo sospetto, Blanqui  il solo capo rivoluzionario di quei tempi
che riesca a creare un partito la cui attivit prosegua anche dopo la sua morte:
il partito blanchista, come apparato, scomparir solo al momento della grande
riconciliazione socialista del 1905. Contrariamente a Barbs o a Raspail,
Blanqui non aveva soltanto idee, ma anche una teoria, quasi una filosofia, che
ha esposto in numerosi scritti. Come Lenin, era un uomo che scriveva
costantemente. E' noto, inoltre che le sue idee hanno influenzato alcuni
rivoluzionari russi degli anni intorno al 1900.
Questi paradossi fanno di Blanqui un caso a parte. Resta una della figure pi
straordinarie e pi inquietanti del suo tempo. Chi era realmente Louis-Auguste
Blanqui? Un agitatore, un condottiero di folle esaltate? L'idolo di un piccolo
gruppo estremista? Un precursore del socialismo? Un eroe, una specie di santo
della rivoluzione a cui lunghi soggiorni in carcere valsero il soprannome di il
Carcerato? Un po' di tutto questo senza dubbio. Ma non dobbiamo dimenticare che
per i suoi nemici, Blanqui era solo un individuo abbastanza losco, pi o meno
manipolato dalle polizie segrete...
Louis-Auguste Blanqui nasce a Puget-Thniers, nelle Alpi Marittime, l'8 febbraio
1805, dove suo padre, Jean Dominique,  sotto-prefetto di Napoleone. Blanqui
padre  stato pure un vecchio Convenzionale, un girondino sfuggito per miracolo
alla vendetta dei montagnardi e che ha avuto tanta perspicacia da aderire subito
al colpo di Stato del 18 Brumaio. La caduta dell'Imperatore significa la fine
della fortuna per la famiglia Blanqui. Mentre suo padre si rifugia in un
villaggio dell'Eure-et-Loir, Louis giunge a Parigi in compagnia di suo fratello
maggiore Adolphe, futuro membro dell'Accademia delle Scienze morali e politiche,
rinomato economista. Da quel momento, un sentimento che non l'abbandoner pi si
inculca nella testa del giovanotto: l'odio per i Borboni. La disgrazia di suo
padre ed i corsi nell'economista Jean-Baptiste Say, di cui  discepolo al liceo
Carlomagno dal 1818 al 1824, contribuirono a fare di Louis-Auguste Blanqui
dapprima un rivoltoso, in seguito un rivoluzionario. Jean-Baptiste Say gli fa
scoprire l'economia politica; studia pure il diritto e la medicina. Si esalta
contro le ingiustizie sociali, partecipa a riunioni di studenti che cospirano
contro Luigi XVIII. Blanqui manifesta gi una simpatia per le societ segrete:
nel 1824 aderisce alla Charbonnerie, versione francese della Carboneria
italiana. La Charbonnerie  stata istituita in Francia tre anni pi tardi. Visto
che il diritto non risiede nella forza, dichiara il suo atto di fondazione, e
che i Borboni sono stati restaurati dagli stranieri, i carbonari si associano
per restituire alla nazione francese il libero esercizio del suo diritto di
scegliere il governo che le conviene. Tutto un programma per Blanqui! Gente
tanto diversa come La Fayette, repubblicano liberale, e Voyer d'Argenson, quasi
socialista, si affiliano alla Carboneria, che non tarda a costituire il nucleo
dell'opposizione al regime.
L'inizio del regno di Carlo X vede moltiplicarsi le societ segrete e i
complotti. Al giovane Blanqui le occasioni per entusiasmarsi e indignarsi non
mancano: dal complotto dei quattro sergenti della Rochelle alla rivolta del
generale Berton, che solleva la citt di Thouars e marcia su Saumur alla testa
di un gruppo numeroso di uomini che impugnano la bandiera tricolore. La campagna
dei Banquets inizia in Borgogna. Per la prima volta Blanqui  oggetto di un
rapporto di polizia indirizzato al Ministero dell'Interno, che segnala le
cattive opinioni dello studente. Collabora poi ad un ebdomadario di Voyer
d'Argenson, il Corriere Francese, i cui redattori tentano di elaborare ci che
chiamano una nuova scienza della giustizia sociale. Per due anni, dal 1824 al
1826, vive in provincia, nel castello di Blagnac, nell'Alta Garonna, dove trova
un impiego come precettore del figlio del generale Compans. Quest'ultimo,
vecchio compagno di Napoleone, ha aderito alla monarchia che l'ha ringraziato
elevandolo alla dignit di pari di Francia; nel suo cuore per il generale ha
conservato un debole per i rivoluzionari. Non sar certo lui a calmare Blanqui.
Rientrato a Parigi alla fine del 1826, il giovane non tarda a unirsi agli
studenti che manifestano quasi quotidianamente contro Carlo X. La legge detta
del miliardo per gli emigrati, (venne stanziato un miliardo per risarcire i
nobili emigrati durante la rivoluzione del 1789, i cui beni erano stati
confiscati dalla Rivoluzione); la legge sul sacrilegio, finiscono di esasperare
i giovani. Durante tutto il 1827, Blanqui partecipa alle riunioni nei caff del
Quartiere latino, dove esordisce come oratore politico e si accorge di essere
ascoltato volentieri. All'uscita del caff molto spesso lo attende lo scontro
con i poliziotti. Col passar dei giorni gli urti degenerano in manifestazioni
violente, con cariche della polizia. Blanqui  sempre in prima fila e i colpi
sono rudi: per due volte  ferito da un colpo di sciabola, in aprile e in
maggio, in rue Saint-Honor, poi sul Mont Saint-Michel; infine il 19 novembre
1827, Blanqui sale su una barricata che ha eretto con qualche amico attraverso
la rue aux Ours. Quel giorno l'esercito d man forte alla polizia, echeggiano
alcuni colpi di arma da fuoco, Blanqui stramazza, raggiunto da una palla al
collo. Non andr all'ospedale. I suoi compagni lo trascinano in un caff e
riescono a sottrarlo alle ricerche della polizia. E' la madre che di nascosto lo
cura e lo guarisce.
Tre mesi pi tardi Blanqui riprende il suo mestiere di professore... in un
istituto per giovanette diretto dalla nobilissima Signorina de Montgolfier. Tra
le sue allieve c' una ragazza di tredici anni che sposer qualche anno dopo.
Ma Blanqui si sente un po' troppo sorvegliato: cos, per farsi dimenticare,
decide di viaggiare, cominciando un pellegrinaggio nel suo Mezzogiorno. Ma 
persona poco gradita! Il suo arrivo a Nizza semina il panico tra le autorit
locali che si domandano quale tumulto stia preparando. Blanqui  arrestato e fa
conoscenza con la prigione, anche se per qualche giorno soltanto; rilasciato si
imbarca per la Spagna. Dopo aver percorso il paese per due mesi, riassume le sue
impressioni in una lettera al fratello: Il popolo spagnolo vive nell'ignoranza e
nella miseria ed  colpa della Chiesa. Oltre ai Borboni e al capitalismo,
Blanqui scopre un terzo nemico che detesta quanto gli altri: il clero. I popoli
non hanno nemico pi crudele della religione, scriver in seguito. Il
cristianesimo e l'oppio sono due veleni identici nell'effetto.
Ritornato a Parigi, trova un impiego come stenografo presso il giornale Le
Globe, che conta tra i suoi collaboratori nomi illustri: Sainte-Beuve, Ampre,
Thiers, Guizot, Charles de Rmusat vi firmano regolarmente articoli senza
indulgenza per la monarchia. Ma costoro non sono dei rivoluzionari. Le Globe,
dicono i Parigini,  il giornale del juste milieu, del centro. Come dire che
Blanqui non  del tutto in regola. Ma egli vede in questa esperienza
giornalistica un'occasione per cominciare a frequentare gli uomini politici pi
in vista e per fare conoscenza con la vita parlamentare: Blanqui redige ogni
giorno un commento delle sedute della Camera.
Il 27 luglio 1830 Parigi pullula di barricate. Le disposizioni prese quarantotto
ore prima da Carlo X, scioglimento della nuova Camera prima di tener seduta,
modifica della Carta di Luigi XVIII e soppressione della libert di stampa,
hanno scatenato la collera dei sobborghi. Gli studenti, questa volta, non sono
pi soli.
Fin dall'alba, Blanqui si reca al giornale. Qualche redattore  gi l: lieto e
spaurito al tempo stesso. Rovesciare Carlo X  bene, ma come evitare che le
manifestazioni si volgano al disordine generalizzato, come tenere la folla nei
limiti ragionevoli e servirsi della strada senza divenirne suoi schiavi? Blanqui
ascolta a fatica questi cittadini dell'ordine che discutono. Scrive: Le armi
decideranno. Quanto a me, mi armo di fucile e di coccarda tricolore.
Eccolo sulle strade. La rivolta  solo all'inizio;  proprio solo
un'effervescenza, un rumore: Viva la Carta. Niente armi. Blanqui  persuaso che
non tarderanno ad uscire. E' deciso a dare l'esempio se sar necessario. Dal
1825 nasconde, in previsione di questo grande giorno, un fucile e delle cartucce
nell'alloggio di un intagliatore del sobborgo San Marceau che non ha mai avuto
alcuna attivit politica: Blanqui aveva ricevuto l'arma dalla Carboneria. Con il
fucile sulle spalle, attraversa tranquillamente il quartiere latino, dai
Gobelins a rue de la Harpe. Al numero 89, all'Hotel di Nassau, dove abita, una
ventina di studenti di legge e medicina sono riuniti in attesa degli
avvenimenti. Blanqui stesso ha raccontato la scena del suo arrivo (parla di s
alla terza persona singolare): Fu per essi una profonda sorpresa veder arrivare
uno di loro con un'arma di quel genere tra le mani e una sorpresa maggiore
ancora per il direttore dell'albergo, agente devotissimo della polizia, come
diede pi tardi la prova. Ma allora, davanti all'emozione crescente, non os
profferire parola, e Blanqui pot deporre senza ostacolo nella sua camera il
primo fucile che sia certamente comparso sulla pubblica via nelle giornate di
luglio. L'ora per usarlo del resto non era ancora venuta. Questa ostentazione
sulla strada aveva il suo significato: la Guardia Nazionale era disciolta da tre
anni e nessun'arma da guerra, a datare da quell'epoca, era apparsa tra le mani
borghesi. Questa novit era una rivelazione.
Blanqui non si  sbagliato. Dalle undici alle diciotto le manifestazioni si
organizzano, le armi escono dai nascondigli, la rivolta diventa rivoluzione. La
sommossa dura tre giorni: le Tre Gloriose Giornate, come la storia le ha
chiamate. Blanqui partecipa alla battaglia contro le truppe di Carlo X. La sera
del 29, ubriaco per l'acre odore della polvere, in uno stato di estrema
esaltazione, cosciente di contribuire a scrivere una pagina della storia di
Francia, non resiste al piacere di recitare la sua scena madre. Ha 25 anni...
Carlo X  in fuga la vittoria  ormai assicurata: lascia la barricata e corre a
casa di Mademoiselle de Montgolfier.
Nel salotto la giovane donna ha riunito qualche amico. Stanno attendendo gli
avvenimenti con l'orecchio teso verso i rumori della strada, si bisbiglia, si
commenta. La porta si apre, appare Blanqui con il suo abito nero coperto di
polvere, con i capelli scarmigliati e l'occhio brillante, la bocca e le mani
sono nere: le tracce della polvere delle cartucce che ha sparato. Si ferma sulla
soglia e lascia cadere il fucile il cui bastone graffia il parquet. Oh, come
rimbomba l'acciaio, nel salotto! Guarda i presenti poi, con voce dolce,
improvvisamente calma, esclama: Scomparite, o Romantici!
Il 1830,  pure l'anno della battaglia dell'Hernanil. Blanqui, e con lui tutto
il popolo, avevano creduto troppo presto di aver partita vinta. Come quei
generali che commettevano l'errore di non inseguire il nemico vinto dopo la
battaglia, essi non avevano portato alle logiche conseguenze la loro
rivoluzione. Mentre Blanqui affascina il circolo degli amici di Mademoiselle de
Montgolfier, all'Hotel de Ville si costituisce il governo provvisorio. La sua
composizione sar una spiacevole delusione per gli uomini delle barricate: su
sette membri vi sono per lo meno tre banchieri, Casimir Prier, Laffitte e
Odier. La Fayette e Thiers, cos audaci nei denunciare Carlo X e nel reclamare
la Repubblica pensano ormai solo a sostituire i Borboni con gli Orlans. I loro
intrighi portano alla nomina, fatta dalla Camera il 7 agosto, di Luigi Filippo
come Re dei Francesi. Il primo presidente del Consiglio del nuovo regime  il
banchiere Laffitte e quando, a fine mese, gli operai falegnami e fabbri di
Parigi si rivolgono a La Fayette per ottenere la rivalutazione dei loro salari,
si sentono rispondere: Le richieste a noi rivolte che chiedono l'intervento del
governo tra il padrone e l'operaio al fine di stabilire il salario, la durata
del lavoro e la scelta degli operai sono inaccettabili, essendo in opposizione
alle leggi che hanno consacrato il principio della libert dell'industria.
Blanqui s'indigna:  questa la nuova societ? Come  possibile che le leggi,
dopo la rivoluzione, siano le stesse di prima della rivoluzione? E di quale
libert si parla, della libert dei padroni di sfruttare a modo loro quelli che
per essi lavorano? Tocqueville, che certo non pu essere sospettato di
compiacenza verso le teorie rivoluzionarie e socializzanti, fa un'analisi che
spiega e giustifica la reazione di Blanqui: Sotto la Monarchia di Luglio,
scrive, la borghesia afferra tutto, occupa tutto, tutti i poteri politici, tutte
le franchigie, tutte le prerogative, l'intero governo. Lo Stato aveva preso i
modi di una compagnia finanziaria, in cui tutte le operazioni si fanno in vista
del beneficio che i soci ne possono trarre.
Blanqui, da allora, non ripone il suo fucile. Non pensa che alla prossima
insurrezione. Combatte la sua lotta su due fronti. Da una parte con gli
studenti, che si sforza di organizzare in una federazione raggruppante tutte le
Facolt. Dall'altra in seno a una societ, la Societ degli Amici del Popolo, in
cui si agita con lui un altro giovane rivoluzionario, il chimico Francois
Raspail. La societ  diretta da Godefroy Cavaignac, altro figlio di
Convenzionale e fratello del futuro generale Cavaignac che soffocher nel sangue
il tumulto popolare del 1848.
Ad ogni occasione Blanqui inonda il Quartiere latino di manifestini. Il pi
celebre  quello redatto l'11 dicembre, il giorno seguente la morte di Benjamin
Constant. Deputato, liberale, Benjamin Constant si  messo in evidenza
all'inizio di settembre con un discorso pronunciato alla Camera in favore della
libert di stampa. Incessantemente, dopo la Restaurazione, si  d'altra parte
schierato contro le ingiustizie e gli attentati alla libert. Inaugurando una
tattica che applicher fino alla fine dei suoi giorni, Blanqui approfitta
dell'occasione per tenere una dimostrazione di massa e mantenere un clima di
agitazione sulle strade. Il manifestino rivolto agli studenti di medicina e
diritto, li chiama a rendere un solenne omaggio di riconoscenza a un uomo morto
sulla breccia, combattendo per i princpi e per il buon esito della nostra
rivoluzione. Ma non  solo un invito a rendere gli onori funebri; alla fine
Blanqui scopre le sue carte: Invito i miei compagni a riunirsi sulla piazza del
Panthon domenica, alle nove precise del mattino. Coloro che possiedono armi
verranno armati, al fine di rendere a Benjamin Constant gli onori funebri.
Lo scopo  chiaro: si tratta di ricordare al potere che gli studenti hanno
sempre le loro armi di luglio e che possono servirsene.
Tre settimane pi tardi Blanqui d vita al suo progetto di federazione degli
studenti. Lo statuto di una Association des Ecoles, appare nel giornale la
Tribune. La reazione  immediata. Blanqui e tutti i firmatari di questo articolo
sono tradotti davanti al consiglio accademico che siede alla Sorbona. Le
conseguenze sono: sanzioni universitarie e radiazioni da parecchie Facolt.
Ma tutto il Quartiere latino  in allarme. Quando escono dalla Sorbona, il
ministro della Pubblica istruzione Mrilhou e il procuratore generale Persil
vengono dileggiati da parecchie migliaia di studenti. Numerose uova marce
vengono lanciate contro la loro carrozza e la polizia, per liberarli, 
costretta a caricare. La sera stessa Blanqui e due altri studenti dirigenti,
Ploque e Sambuc, vengono arrestati. Blanqui, tuttavia, non era alla Sorbona al
momento degli incidenti: parecchi redattori parlamentari testimoniano che si
trovava alla Camera dei deputati. I giornali protestano, accusano la polizia di
aver usato modi barbari e brutali verso gli studenti. Dopo tre settimane di
detenzione alle carceri della Force, Blanqui viene rilasciato.
Ma  solo una tregua. Il governo che ha fallito con gli studenti attacca la
Societ degli Amici del Popolo. E' sempre Blanqui ad essere preso di mira.
Prendendo a pretesto alcuni bollettini ed opuscoli editi dalla societ, Casimir
Prier ne decreta lo scioglimento e fa arrestare i suoi quindici dirigenti
principali, tra cui Blanqui e Raspail: sono accusati di violazione delle leggi
sulla stampa e di complotto contro la sicurezza dello Stato.
E' il primo grande processo a carico di Blanqui, il processo dei Quindici. Si
apre il 10 gennaio 1832 davanti la Corte d'assise della Senna. Subito Blanqui e
i suoi amici capovolgono i termini del dibattito, non accettano di discutere
della sicurezza dello Stato e trasformano il tribunale in una tribuna che
permetta loro, finalmente, di esporre le loro idee sociali davanti a un vasto
pubblico. Blanqui ne da un esempio durante il suo interrogatorio.
Qual  la vostra professione? gli domanda il presidente.
Proletario.
Non  una professione.
Come, non  una professione! risponde Blanqui. E' la professione di trenta
milioni di Francesi che vivono del loro lavoro e sono privati dei diritti
politici.
E va bene, si rassegna il presidente. Cancelliere registrate che l'accusato 
proletario.
Blanqui si difende da solo, non ha voluto avvocato. Del resto non si difende,
attacca: Non crediate che veniamo qui per giustificarci dei delitti di cui ci
accusate. Ben lungi da ci, noi ce ne onoriamo, ed  da questo stesso banco
degli imputati, dove ci consideriamo onorati di sedere oggi, che lanciamo le
nostre accuse contro gli sciagurati che hanno rovinato e disonorato la Francia,
in attesa che l'ordine naturale sia ristabilito nei ruoli per i quali sono fatti
gli opposti banchi di quest'aula, e che accusatori e accusati siano al loro
giusto posto.
Segu un lungo discorso, che costitu infatti la prima esposizione completa
delle idee politiche e sociali di Blanqui. Tutto viene preso in considerazione:
la corruzione dei dirigenti, la miseria del popolo, l'ingiustizia fiscale, il
funzionamento delle istituzioni che permette a centomila privilegiati d'imporre
la loro fede e le loro leggi. Blanqui denuncia pure l'aristocrazia degli
emigrati che sono, per lui, solo dei traditori... S, signori, esclama, questa 
la guerra tra i ricchi e i poveri: i ricchi l'hanno voluta cos, poich sono
aggressori.
E conclude: Voi avete confiscato le armi di luglio. Si, ma i proiettili sono
partiti lo stesso. Ogni pallottola degli operai parigini sta facendo il giro del
mondo: questi proiettili continuano a colpire, e colpiranno ancora fino a che
non esister pi un solo nemico della libert e della felicit del popolo.
Blanqui ha scoperto la lotta rivoluzionaria internazionale, ed anche un nuovo
stile di processo politico, che far scuola, e che consiste nel dichiarare
incompetenti i giudici e nell'esporre le proprie idee facendo il processo alla
politica governativa e all'intera societ.
Nel 1830, la cosa  abbastanza nuova per fare impressione: Blanqui e i suoi
compagni sono assolti dai giudici della Corte di assise, ma il governo non vuol
cedere la preda cos facilmente. L'avvocato generale fa istanza e ottiene dai
magistrati della Corte la pena di un anno di carcere e duecento franchi
d'ammenda contro Blanqui colpevole di aver cercato di turbare la pace pubblica
istigando il disprezzo e l'odio dei cittadini contro parecchie classi di persone
che nel suo discorso ha chiamate di volta in volta ricchi privilegiati e
borghesi.
Blanqui sconta il suo anno di carcere a Versailles dapprima, poi a Parigi nella
casa di detenzione di Sainte Plagie. Comincia cos per Blanqui l'interminabile
itinerario di prigionia. Da questo momento passer i tre quarti della sua vita
tra quattro mura.
1836. Blanqui fonda un nuovo circolo, la Societ delle Famiglie, di cui Barbs 
l'altro animatore. Nel frattempo, ha avuto nuove noie con la giustizia per aver
difeso gli autori delle insurrezioni dell'aprile 1834 (iniziate con la rivolta
degli operai setaioli di Lione, si sono concluse a Parigi in un massacro, in
particolare in rue Transnonain dove donne e bambini sono stati mitragliati dalla
truppa). Per lui il caso si chiude per con l'assoluzione.
Questa volta la cosa  pi seria. La polizia, avendo scoperto in rue de
Lourcines una fabbrica clandestina di polvere e di armi tenuta da amici di
Blanqui, arresta tutti i dirigenti della Societ delle Famiglie. Due anni di
prigione per Blanqui, un anno per Barbs. La legge d'amnistia dell'8 maggio
1837, votata in occasione del matrimonio del duca d'Orlans, trova Blanqui nella
prigione di Fontevrault. Ciononostante non  liberato lo trasferiscono
semplicemente a Pontoise dove il regime  meno severo.
1839. La Francia si annoia. scrive Lamartine. Non per lungo tempo. La monarchia
borghese di Luigi Filippo  in preda a gravi difficolt economiche; il prezzo
del grano sale improvvisamente. La camera viene sciolta, le elezioni provocano
la caduta del Primo ministro, Mol, che d le dimissioni. Blanqui ha fondato,
sempre con Barbs, una nuova organizzazione, la Societ delle Stagioni, cos
chiamata perch le sue strutture si compongono di squadre di sei uomini chiamate
settimane, quattro settimane formano un mese e tre mesi (88 persone), una
stagione. E' un tipo di organizzazione paramilitare... Quattro stagioni fanno
un'armata comandata da un capo chiamato agente rivoluzionario.
La crisi ministeriale va per le lunghe. Due mesi dopo le dimissioni di Mol, il
re non  ancora riuscito a formare il nuovo governo. Ai primi di maggio Blanqui
pensa che sia il momento di passare all'azione. Barbs in viaggio nell'Aude, 
richiamato a Parigi. Il colpo  fissato per il 12 maggio, domenica, giorno che
Blanqui ritiene particolarmente favorevole. Le corse al Campo di Marte
allontaneranno i borghesi dal centro di Parigi; i capi dell'amministrazione non
saranno ai loro posti, gli ordini saranno trasmessi alla polizia molto
lentamente e con ritardo, le forze dell'ordine non avranno il tempo di reagire
che gi la Monarchia sar rovesciata, si sar proclamata la Repubblica e sar
stato costituito un governo provvisorio: questi, in breve, gli obiettivi che la
insurrezione di Blanqui si prefigge. Altri fattori favorevoli: nell'esercito 
in corso un cambiamento di guarnigione che provoca momentaneamente una certa
disorganizzazione. Blanqui dispone di circa 555 uomini, gli aderenti alla
Societ delle Stagioni, ma non ha abbastanza fucili per armarli tutti. Che
importa! Una delle maggiori armerie di Parigi, casa Lepage, sar uno dei primi
obiettivi; inoltre, egli,  persuaso che buona parte della popolazione si
sollever spontaneamente alla prima apparizione degli insorti.
Il tempo  splendido, ideale per fare la rivoluzione. Blanqui trae di tasca un
fazzoletto rosso, l'appende alla canna della sua pistola. E' il segnale. I suoi
uomini, nascosti fin dal mattino nei caff e negli alberghi di rue San Denis e
Rue Saint Martin, si slanciano in parecchie colonne verso i punti strategici
fissati da Blanqui. Dapprima tutto va per il meglio. Saccheggiano l'armeria
Lepage, l'Htel de Ville cade quasi senza resistenza. Ma l'assalto contro il
posto di polizia del palazzo di giustizia fallisce, l'esercito arriva prima del
previsto e riprende l'Hotel de Ville. Blanqui concentra i suoi uomini nel
quartiere Saint Martin, fa costruire delle barricate in via Grenata, Saint
Henry, Bourg l'Abb. I parigini non si muovono. Fino a notte i blanchisti
combattono pur senza speranza. Quando il loro capo d il segnale di ritirata, un
centinaio di morti giacciono sul lastricato. Barbs, colpito alla testa,  fatto
prigioniero mentre esce dal caff in cui si era rifugiato. Blanqui, invece,
riesce a sfuggire alle ricerche. E' la prima volta che comanda un'insurrezione,
e questa si chiude con un fiasco completo.
Un mese e mezzo dopo, Barbs  condannato a morte dalla Camera dei Pari, ad
altri diciotto responsabili della Societ delle Stagioni vengono inflitte pene
che vanno dai due anni di carcere alla deportazione a vita. Mentre Blanqui
cambia camera ogni notte per far perdere le tracce alla polizia, gli studenti
ricominciano a manifestare, trascinando qualche operaio, per protestare contro
la condanna di Barbs. Victor Hugo scrive una quartina per fare appello alla
clemenza reale. La nascita di un figlio, il conte di Parigi, induce finalmente
Luigi Filippo a fare un gesto demagogico: Barbs  graziato, e la sua pena
commutata in detenzione perpetua.
L'estate trascorre in una partita a nascondino tra Blanqui e la polizia. Nel
mese di ottobre, credendo di aver seminato i suoi inseguitori, il capo della
Societ delle Stagioni decide di allontanarsi dalla Francia. E' denunciato
all'ultimo momento e catturato mentre sta salendo sulla diligenza che deve
condurlo in Svizzera. Giudicato a sua volta dalla Camera dei Pari, Blanqui
rifiuta di difendersi. Quando lo accusano di essere responsabile della morte di
decine di persone, risponde semplicemente: Si dice che i repubblicani siano
gente crudele e sanguinaria, ma non sono loro che hanno massacrato le donne, i
bambini e i vecchi: sono i loro avversari. Noi abbiamo combattuto lealmente con
le armi alla mano, contro dei soldati. E' condannato a morte a sua volta. Ma
poich Barbs  stato graziato, non si pu fare altrimenti per Blanqui.
Fin dalla fine del XVIII secolo, l'abbazia sconsacrata del Mont Saint-Michel 
stata trasformata in fortezza per i condannati politici. Tra cielo e mare,  una
delle prigioni pi cupe di Francia. Parlare di paglia umida e di celle oscure 
ai nostri giorni ormai un modo di dire, ma  l'espressione esatta per descrivere
in breve le condizioni delle carceri di Mont Saint-Michel. Non contenti di
lasciare marcire i prigionieri nelle celle cupe e a malapena aerate con i muri
che gocciolano di umidit, i guardiani della fortezza hanno preso l'abitudine di
torturarli. Al minimo reclamo, sono incatenati ai muri con ferri che si
conficcano nelle carni, battuti mattino e sera e perfino privati di cibo per
parecchi giorni.
Blanqui raggiunge Barbs in questo inferno ai primi di febbraio del 1840, dopo
un viaggio in carrozza attraverso la Normandia, sotto la scorta di un'intera
brigata di gendarmi. Una quarantina di rivoluzionari divide la loro sorte: gli
scampati ai diversi moti che hanno insanguinato le strade di Parigi da dieci
anni a questa parte. Alcuni non hanno resistito. Austen, un compagno di Blanqui,
 diventato pazzo; un altro, Staub, si  appena suicidato con un colpo di
rasoio; un terzo, Martin Noel,  agonizzante: i guardiani lo hanno martoriato
troppo.
Meno di un anno dopo, nel gennaio 1841, la giovane moglie di Blanqui muore
all'et di 26 anni. Il dolore morale aggiunto alle sofferenze fisiche porta
Blanqui a chiudersi sempre pi: egli parla sempre meno coi suoi compagni di
detenzione, salvo che per preparare con Barbs e altri due un tentativo di
evasione che fallisce miseramente. L'unico risultato  di aggravare maggiormente
le loro condizioni di detenzione. Blanqui, che gi non godeva di buona salute,
si ammala. Nell'aprile del 1844  trasferito all'ospedale di Tours. Il 4
dicembre il gabinetto di Luigi Filippo riceve un avviso dai medici di Tours: lo
stato di Blanqui  disperato, non c' pi alcuna speranza di salvarlo. Due
giorni dopo, Blanqui  graziato. Ma quando, il 9 dicembre il direttore
dell'ospizio va ad annunziargli che  libero, il moribondo si drizza sul letto:
Questa grazia accordata a un morente  un'infamia. Non l'accetter mai. Il
direttore, molto seccato, gli manda il prefetto dell'Indre-et-Loire che gli
impone di sottomettersi alla volont reale. Blanqui risponde al prefetto con una
lettera aperta che viene pubblicata sul Corriere d'Indre-et-Loire: Che il
ministero mi faccia ritornare dall'ospedale alla prima prigione da cui sono
venuto. Questa prospettiva  per me un vero piacere, pari a quello di un'odiosa
grazia.
Come obbligare un malato inchiodato sul suo letto ad accettare una grazia che
rifiuta? Il ministro dell'Interno vi rinuncia e autorizza Blanqui a restare
all'ospedale di Tours. Un anno dopo, il malato  quasi guarito, ma rifiuta
sempre di lasciare la camera. Col passar dei giorni questa si trasforma in un
nuovo focolaio di agitazione rivoluzionaria. Essendo ufficialmente graziato,
Blanqui non  pi sorvegliatissimo. Operai, studenti ed ex condannati gli fanno
visita. Tiene loro corsi di economia politica, e insegna loro le sue teorie
comuniste. Si comincia a discutere con forza pure nei caff della citt e,
all'inizio dell'estate 1846, gli agenti del ministero dell'Interno segnalano che
Tours sta per diventare uno dei pi importanti focolai di agitazione comunista
della Francia. Si creano societ sotto nomi tanto strani quanto diversi. Una di
queste si intitola la Compagnia dei Figli del Diavolo, ed ha per ragione sociale
la propaganda a favore dell'arte lirica nella regione di Tours. Accade ci che
doveva accadere: a Tours scoppia una rivolta, il 21 e 22 novembre 1846. Blanqui,
denunciato come ispiratore dei Figli del Diavolo, si ritrova ancora una volta
davanti al tribunale, sotto l'accusa di associazione illecita per lo sviluppo
del comunismo. E' assolto per mancanza di prove, ma poich rifiuta sempre la
grazia di Luigi Filippo, questa volta viene accontentato:  rinviato in prigione
a Blois. Ed  ancora l il 22 febbraio 1848, quando a Parigi vengono erette le
prime barricate attorno a piazza della Concordia.
Quando Blanqui giunge a Parigi, la sera del 24, la rivoluzione  gi finita e,
almeno in apparenza,  stata vittoriosa: a mezzogiorno Luigi Filippo  fuggito
dopo aver redatto in tutta fretta un atto di abdicazione che nessuno ormai gli
sollecitava pi,  stata proclamata la Repubblica ed  stato costituito un
governo provvisorio con Lamartine, Dupont de l'Eure, Cremieux, Arago,
Ledru-Rollin, Garnier-Pags, Marie, Louis Blanc, Marrast, Flocon e il meccanico
Albert. Un abile dosaggio di repubblicani moderati e di socialisti, con una
netta preponderanza dei primi.
Le Tre orrende, come sono state chiamate le giornate del 1848 paragonandole alle
Tre gloriose del 1830, sono state aspre: pi di 1500 barricate sulle strade, 289
morti tra le file degli insorti, 72 tra le avverse forze realiste;
contrariamente a ci che si potrebbe credere, presso i rivoluzionari non regna
l'entusiasmo: essi pensano che la borghesia stia per impadronirsi ancora una
volta della loro rivoluzione, che invece vorrebbero popolare. Due fatti che si
verificano nel breve volgere di 24 ore sembrano indicare molto chiaramente
quanto sia borghese lo spirito della nuova classe dirigente.
Verso le otto del mattino del 25 una schiera di operai condotta da un meccanico,
chiamato Marche, invade l'Hotel de Ville dove risiede il governo provvisorio,
per chiedere un decreto sul diritto al lavoro, con l'obbligo per i pubblici
poteri di procurare lavoro, o almeno un minimo di risorse a tutti i membri della
societ che l'industria privata non occupa. Lamartine, Ledru-Rollin e anche
Louis Blanc, il pi socialista di tutti, riescono tuttavia ad affogare questa
rivendicazione di base in un testo estremamente vago, che non garantisce n il
diritto al lavoro n l'organizzazione del lavoro, nella quale gli operai vedono
il miglior mezzo per sfuggire all'arbitrio capitalista, grazie a una
regolamentazione rigorosa dell'impiego e dei salari.
Secondo motivo d'irritazione e d'inquietudine: i rivoluzionari non riescono a
imporre la bandiera rossa come emblema della nuova Repubblica. Lamartine, che
teme soprattutto di allarmare la provincia e la piccola borghesia, ha trovato
una formula che colpisce nel segno: La bandiera tricolore ha fatto il giro del
mondo, la bandiera rossa ha fatto solo il giro del Campo di Marte! Il popolo
brontola: certo, la bandiera tricolore era ben quella del 1793, ma poi  stata
anche quella di Luigi Filippo. E la bandiera deve essere il simbolo del
cambiamento.
Blanqui trova dunque i suoi amici in uno stato di eccitazione che rasenta la
collera. D loro appuntamento per la sera al circolo del Prado, sistemato in una
sala da ballo, presso Porta Saint-Denis, dove cinquecento persone si riuniscono
e parlano di insorgere contro il governo provvisorio. Esse chiedono l'ingresso
all'Hotel de Ville dei capi rivoluzionari pi conosciuti, a cominciare da
Blanqui stesso. Ma questi, contro ogni aspettativa, si sforza di calmarli: La
Francia non  repubblicana, afferma, la rivoluzione che si  appena conclusa 
una felice sorpresa, niente di pi. Se noi vogliamo oggi portare al potere
uomini compromessi agli occhi della borghesia da condanne politiche, la
provincia avr paura, si ricorder del Terrore e della Convenzione e richiamer
forse il re fuggitivo. La Guardia nazionale (alleata ai repubblicani)  stata
solo una complice involontaria: essa  composta di bottegai paurosi che, domani,
potrebbero ben disfare ci che hanno lasciato fare al grido di Viva la
Repubblica! Abbandonate gli uomini dell'Hotel de Ville alla loro incapacit: la
loro debolezza  il segno certo della loro caduta. Essi hanno nelle loro mani un
potere effimero, noi abbiamo il popolo e i circoli dove noi l'organizzeremo
rivoluzionariamente. Se sapremo attendere qualche giorno ancora, la rivoluzione
sar nostra.
Blanqui, evidentemente, non crede in questa rivoluzione del febbraio 1848. I
suoi avversari insinueranno che ci avviene soprattutto perch non vi ha
partecipato. Indubbiamente egli vede bene quali sono le debolezze del nuovo
regime appena instaurato. Una rivoluzione tradita, pensa, pu sfociare solo in
un'altra rivoluzione o nella reazione dei possidenti: perci gli uomini che
compiono questo tradimento sono condannati a perdere assai rapidamente il
potere.
Blanqui  cambiato. Il giovane un po' esaltato che nel 1830 faceva irruzione nel
salotto di Mademoiselle de Montgolfier ha fatto posto a un quarantenne
preoccupato soprattutto di dare una realizzazione pratica alle sue idee
economiche e sociali. Le difficolt e la prigione lo hanno maturato, alle
infiammate diatribe preferisce ora le fredde e implacabili dimostrazioni. I suoi
partigiani, sorpresi, scoprono in lui un teorico della rivoluzione.
L'evocazione della bandiera rossa, invece, gli restituisce tutta la sua
virulenza. Respingere questo simbolo  ai suoi occhi un atteggiamento
sostanzialmente controrivoluzionario. Il giorno dopo redige una protesta
solenne: La caduta della bandiera rossa  un oltraggio al popolo. La reazione 
gi scatenata. La si riconosce dalle sue violenze. Gli uomini del partito
monarchico percorrono le strade con l'insulto e la minaccia sulla bocca,
strappando i colori rossi dall'occhiello dei cittadini. Operai,  la vostra
bandiera che cade! Ascoltate bene: la Repubblica non tarder a seguirla.
E' il suo primo atto di ostilit dichiarata contro il governo provvisorio. Ma
prima di andare oltre, Blanqui vuol potersi appoggiare ad una organizzazione
strutturata. La stessa sera della riunione al Prado, fonda un nuovo circolo, la
Societ Centrale Repubblicana. Per la prima volta si  separato da Barbs, che
accusa Blanqui di averlo trascinato sconsideratamente nella folle avventura del
12 maggio 1839. Raspail, Cabet, e gli altri fondano essi pure le proprie
organizzazioni. Tutti questi circoli rivoluzionari perseguono scopi identici:
impedire per sempre il ritorno della monarchia, costituire un governo realmente
popolare, appoggiato sugli operai e sugli studenti. Ma la rivalit che divide i
loro capi suscita interminabili discussioni ogni volta che si tratta di
intraprendere un'azione comune: questa sar una delle principali ragioni della
loro sconfitta e dell'annientamento delle forze di sinistra.
La prudenza di Blanqui, la sera del 25 febbraio, sar biasimata a lungo dai pi
ardenti repubblicani, alcuni in seguito vedranno qui la prova che egli era pi o
meno complice del governo provvisorio. Alla riunione del Prado la maggior parte
dei partecipanti era armata e pronta a battersi ancora una volta per cercare di
salvare una rivoluzione che, come confusamente sentivano, stava per sfuggire
loro. Si deliberava, racconta un testimone, al suono del calcio dei fucili che
percuotevano il pavimento. Le grida e gli applausi sottolineavano le emozioni
violente e i berretti rossi punteggiavano la sala. In mezzo al tumulto e alle
imprecazioni, tutti gli sguardi volti verso la porta spiavano l'arrivo di
Blanqui. L'assemblea attendeva fremente le parole decisive che avrebbero dovuto
infondere audacia e decidere il combattimento...
All'Hotel de Ville, Lamartine si domanda in quel preciso momento come poter
resistere se Blanqui d il segnale di una nuova insurrezione. Redige in fretta
un manifesto che fa affiggere ai muri di Parigi: Cittadini! L'emozione che agita
Parigi comprometterebbe non solo la vittoria, ma la prosperit del popolo. Essa
ritarderebbe il beneficio delle conquiste che ha raggiunto in queste giornate
immortali. Questa emozione non ha pi cause reali nei fatti, una sola cosa
ritarda ancora il sentimento della sicurezza pubblica: l'agitazione del popolo.
In questo appello alla calma si palesa l'inquietudine del governo provvisorio.
Forse Blanqui senza saperlo  il vero padrone di Parigi? O se lo sa, perch non
agisce? Il suo atteggiamento in questa giornata decisiva del 25 febbraio, manca
per lo meno di chiarezza.
Prima di andare a calmare gli insorti del Prado, Blanqui ha passato la giornata
a fare la spola tra la prefettura di polizia, dove Caussidire, uno dei pi
accaniti rivoluzionari, si  stabilito dopo averla presa d'assalto, e l'Hotel de
Ville.
A Caussidire ha chiesto: Hai fiducia negli uomini del governo provvisorio? Se
sar necessario sollevarsi contro di loro, da quale parte starai? Caussidire
gli ha risposto vagamente: Certamente, se Lamartine e gli altri tradiscono il
popolo, sar contro di loro, dar le dimissioni, ma bisogna aspettare per
giudicarli...
Blanqui poi  andato all'Hotel de Ville. La visita gli conferma i suoi vivi
timori: Che accoglienza glaciale! racconter dopo. Si sarebbe detto che uno
spettro fosse apparso improvvisamente davanti ai nuovi padroni... Senza osare
chiederlo apertamente, Blanqui spera, in fondo, che gli venga proposto di
entrare nel governo provvisorio. Non trova che visi ostili. Un po' imbarazzati,
ma nello stesso tempo inflessibili, Lamartine e Louis Blanc gli fanno capire che
non c' posto per lui presso di loro e che non gli resta che ritirarsi. Blanqui
non insiste, ma uscendo dalla sala del Consiglio sfoga la sua amarezza con due
collaboratori di Lamartine: Ecco dunque la commedia del 1830 che ricomincia...
Oggi si rovescia la bandiera rossa, domani sar il principio di un pi grande
rovesciamento: si proscrive il simbolo in attesa che si possa proscrivere la
realt...
Tu esageri, risponde uno dei suoi interlocutori. Se il governo non vuole la
bandiera rossa,  unicamente per non spaventare gran parte della popolazione.
Allora  per prudenza. ribatte Blanqui. Tagliamo corto,  per paura... A quale
titolo potete dunque imporre fiducia se cominciate ad aver paura dei vostri
princpi...
Tu esageri ancora: non  che una concessione a suscettibilit particolari.
Le concessioni vi uccideranno. Si pu transigere solo su diritti dubbi o
compromessi. E voi dubitate dunque della forza e della legittimit dei nostri?
Allora ritiratevi. Le rivoluzioni vogliono uomini che abbiano fede in esse:
dubitare del loro trionfo  gi tradirle...
Allora tu ti separi da noi, ti getti all'opposizione?
Lo temo; ci, del resto, dipender dai vostri atti: se andrete avanti, avrete
tutto il mio appoggio, se invece indietreggerete mi troverete l per tagliarvi
la strada del passato.
Allora  deciso, tu ci lasci?
Vado a fondare un circolo! grida Blanqui allontanandosi.
In quel medesimo istante alcuni colpi di arma da fuoco echeggiano sulla piazza
dell'Hotel de Ville, dove si  appena radunata una folla in armi. Alcuni
proiettili rimbalzano perfino sui muri della sala del Consiglio. Addossato ad un
lampione, Blanqui vede avanzare un giovane che porta una bandiera rossa.
Accompagnato da acclamazioni, si arrampica sulla statua di Enrico IV che si erge
sopra la porta centrale dell'edificio e issa la sua bandiera tra le braccia del
re. Si apre una finestra e Lamartine si sporge dal davanzale. Due uscieri lo
trattengono per le gambe, nel caso perdesse l'equilibrio. Apre la bocca, parla,
ma nel tumulto, nessuno capisce ci che dice; la finestra si richiude. Sulla
piazza la folla esita un attimo, sembra avviarsi in rue de Rivoli, poi
bruscamente si volge verso l'Hotel de Ville. Blanqui si unisce a loro, ma i neri
nembi che si erano accumulati sin dall'inizio del pomeriggio dirompono in un
vero diluvio. Sotto lo sferzare dell'acqua i manifestanti battono in ritirata
portando con s le bandiere rosse e le bandoliere. Blanqui ben presto resta solo
sul posto. Vede un messo uscire dall'Hotel de Ville, scalare a sua volta la
statua di Enrico IV e ritirare la bandiera che il giovane rivoluzionario vi
aveva issata.
Ecco ci che aveva fatto Blanqui prima di recarsi ai Prado per la riunione. Il
suo dialogo con i due collaboratori di Lamartine prova che egli non si faceva
pi alcuna illusione sulle possibilit di veder instaurato un vero potere
rivoluzionario. La manifestazione dell'Hotel de Ville gli aveva dimostrato che
gli elementi pi avanzati della popolazione parigina erano ancora disponibili
per azioni di piazza. Perch allora non dava il segnale tanto atteso dai suoi
partigiani? Aveva anch'egli intenzione di tradire il movimento rivoluzionario?
Credeva realmente che la Francia non  repubblicana, come dice arrivando al
Prado? E' stato forse influenzato pi di quanto non voglia ammettere dagli
argomenti di Lamartine sulla necessit di non spaventare l'opinione pubblica,
particolarmente la provincia? Tutte le spiegazioni sono plausibili. Si pu anche
immaginare che Blanqui sperasse ancora di essere chiamato pacificamente al
potere. E poi, non dimentichiamo che  appena tornato a Parigi, dopo una
lontananza di otto anni. Il rapporto reale delle forze gli sembra sfavorevole;
ha ancora in mente il ricordo della mancata insurrezione del 1839. Non  sicuro
di s. Si  reso conto che gli altri capi rivoluzionari non sono pronti
all'azione: Barbs, appena liberato da Mont Saint-Michel,  corso all'Hotel de
Ville, ma non ha fatto rimostranze a Lamartine: si  gettato nelle sue braccia,
in senso reale e in senso figurato: per il momento confida nel governo
provvisorio. Quali che siano i suoi motivi,  evidente che quella sera Blanqui
si lascia sfuggire l'occasione di dare inizio alla sola insurrezione che avrebbe
potuto procurargli il potere. Da parte sua il governo provvisorio, che  stato
salvato da un grave pericolo, non gliene sar riconoscente. Alcuni suoi
avversari, come Barbs, che sarebbero stati gli ultimi il 25 febbraio ad
esortare all'insurrezione, ne trarranno argomenti per mettere in dubbio la
sincerit di Blanqui, quando questi sar accusato pubblicamente di aver
informato la polizia sulle attivit delle societ segrete del 1839. L'attivit
di Blanqui si esplica ormai attraverso i dibattiti e le mozioni della Societ
Centrale Repubblicana. Contrariamente a quanto immaginano i borghesi dell'Hotel
de Ville, il suo obiettivo non  di farne un centro di addestramento alla guerra
di strada ma un vero circolo di pensiero, dove l'ideale rivoluzionario sar
conservato e arricchito da continue discussioni.
La Societ prender posizione sui problemi che si porranno di volta in volta.
Che vengano da noi, dice Blanqui le sera del 25, gli uomini d'intelletto e di
devozione consacrati da diciassette anni di lotta contro la tirannia, i
condannati politici, i pensatori, i sapienti, i giornalisti democratici senza
distinzione di tinta.
Numerosi uomini di talento rispondono a questo appello. Nel mese di marzo,
Blanqui vede arrivare Baudelaire, Sainte-Beuve, Leconte de Lisle, il redattore
capo del Courrier Francais, Xavier Durrieux, avvocati, medici anche alcuni
ufficiali e funzionari, come il capo della contabilit della prefettura di
polizia, un certo Routier de Bellemont. Non tutte queste adesioni sono
disinteressate: come tutti i circoli politici, la Societ Centrale Repubblicana
conta nei suoi ranghi un numero non trascurabile di spie della polizia e di
arrivisti preoccupati innanzi tutto di prendere tutti i treni in partenza,
perch non sanno a colpo sicuro quale sar quello buono.
Blanqui, indaffarato a cercare un locale fisso per il suo circolo, si sistema in
rue Boucher, a due passi dal Ponte Nuovo, in casa di un vecchio compagno che ha
preso parte attiva alle vicende del 12 marzo 1839, il cuoco Flotte, il cui
prestigio da allora sale a tal punto che non tarda ad essere eletto presidente
del corpo dei cuochi... Flotte  il segretario della Societ. A loro si unisce
una massa di aderenti usciti dalle innumerevoli societ segrete che erano nate e
morte in Francia negli ultimi trent'anni. Truppe ardenti, sempre pronte a
scendere in strada e che conferiscono alla Societ Repubblicana Centrale una
fama di estremismo, di spauracchio antiborghese che Blanqui si sforza di
attenuare dirigendo il dibattito con la massima serenit.
Fin dalla terza riunione la societ conta circa un migliaio di persone. Blanqui
fissa ai suoi seguaci un appuntamento quotidiano, ogni sera alle otto. Alla
domenica, la riunione si tiene il pomeriggio. Ad alcune di queste riunioni
parteciperanno circa 3.000 persone, e non sono sempre le stesse. In tutto, non 
esagerato considerare che la Societ Repubblicana Centrale conti tra marzo e
aprile, circa 5.000 membri. La Societ ormai viene designata col nome di Club
Blanqui.
Raspail e Cabet fondano a loro volta dei circoli, dove si ritrovano generalmente
da 5 a 6.000 persone. Il Club Blanqui, nei primi tempi, non ha una sede fissa,
poi si fissa definitivamente, verso il 9 marzo, nella sala dei Minuti Piaceri
del conservatorio nazionale di musica, in rue Bergre.
Nessun congresso politico dei nostri tempi pu dare un'idea di ci che erano le
adunanze di un circolo come la Societ Repubblicana Centrale. Essa aveva un
regolamento, che per non fu mai pubblicato e sembrava evidente che i membri
dell'ufficio ne avessero un'idea molto vaga. Non c'era mai un ordine del giorno.
Blanqui di solito presiedeva le sedute, ma, se era assente, uno dei presenti era
designato d'ufficio a dirigere il dibattito, senza sapere esattamente cosa
trattare. Ogni oratore veniva allora a parlare di ci che particolarmente lo
preoccupava in quel giorno. Quelli che non erano d'accordo con lui si
disputavano la tribuna, toglievano la parola, interrompevano; tutto ci in mezzo
ai commenti e alle grida del pubblico. Poich quasi sempre le riunioni erano
aperte anche ai semplici spettatori, questi si sistemavano nelle gallerie,
mentre i membri del circolo occupavano la platea; lo spettacolo era molto in
voga nella buona societ parigina: si andava alle adunate del circolo Blanqui
come a teatro. I posti migliori di galleria, i palchi, erano affittati parecchi
giorni prima e bisognava sovente fare la fila per entrare. Le famiglie borghesi,
stimolate dalla fama di stranezza e di violenza della Societ Repubblicana
Centrale, andavano a prendersi l la loro dose di brivido rivoluzionario.
Alla conclusione del dibattito non si esprimeva alcun voto, non esisteva
commissione o comitato incaricato di fare una sintesi e di presentare dei testi
che avrebbero potuto servire di base all'azione della societ. Questa non era,
in fondo, altro che un foro dal quale nulla di decisivo poteva uscire; tuttavia,
nonostante questa anarchia, rappresentava una forza di cui il governo
provvisorio era obbligato a tener conto, poich, in suo nome, Blanqui
moltiplicava gli avvertimenti, i rimproveri o addirittura le minacce e con una
simile banda di esaltati dietro lui, non si poteva mai sapere...
Nel corso delle giornate del marzo 1848 Blanqui raggiunge l'apice di leader
politico. In questo periodo, crede ancora che la rivoluzione possa essere
salvata, a condizione che la pressione popolare sul governo provvisorio si
eserciti senza concessioni e in modo continuo.
Nella carta redatta per la Societ Repubblicana Centrale, due articoli
riassumono la sua azione e il suo pensiero. La presente risoluzione, dichiara
dapprima, ha lo scopo di spezzare la tirannia del capitale. Poi lancia questo
avvertimento, che rivolge tanto ai suoi amici quanto agli uomini dell'Hotel de
Ville: La Repubblica, come la Monarchia, pu mascherare la tirannia sotto la sua
bandiera. Sorvoliamo sullo stile un po' troppo fiorito:  quello dell'epoca.
Nella sostanza, appare un'affermazione semplice, estremamente rivoluzionaria: le
istituzioni di un paese sono nulla in confronto alle strutture sociali; non sono
che una cornice. Se la repubblica non demolisce il regime feudale, sia quello
del danaro che quello del casato, allora non vale pi della monarchia. A che
scopo proclamarsi repubblicani se non si instaura la giustizia sociale senza la
quale non c' vera libert? S, si pu essere reazionari e repubblicani, e il
giorno successivo a quello della rivoluzione, i reazionari intelligenti hanno
compreso che la sola possibilit di conservare i loro privilegi sta
nell'ostentare sentimenti repubblicani... La libert, per loro,  la libert di
fare ci che vogliono, ivi compreso di continuare ad arricchirsi a spese del
popolo. E siamo noi, perch vogliamo impedire il ritorno agli abusi dell'antico
regime, che siamo denunciati come nemici della libert... Ecco le idee che
Blanqui difende instancabilmente ogni sera davanti agli aderenti alla Societ
Repubblicana.
Egli si preoccupa di dare alla cornice repubblicana il contenuto che gli pare
necessario. Il 2 marzo, a nome della societ, rivolge domanda al governo
provvisorio, perch siano decretate immediatamente la libert completa e
illimitata di stampa, la soppressione assoluta e irrevocabile delle cauzioni,
(per potere stampare un giornale era necessario versare una cauzione. La misura
della somma stabilita impediva di fatto l'esercizio della libert di stampa,
limitandola ai gruppi pi abbienti), dei diritti di timbro e di posta, la
libert completa di circolazione delle opere di pensiero attraverso tutte le vie
possibili, l'affissione, la divulgazione di notizie, i pubblici strilloni senza
restrizione n ostacolo qualsivoglia, senza necessit di autorizzazione
preliminare, la libert dell'industria tipografica, l'irresponsabilit assoluta
dei tipografi per ogni scritto il cui autore  sconosciuto, la soppressione di
tutti gli articoli del codice penale che limitano il diritto di associazione e
di riunione.
Il governo provvisorio l'accusa di voler restaurare la ghigliottina contro una
categoria di cittadini: quelli che Blanqui considera dei profittatori. Per
decreto,  abolita la pena di morte: si tratta di un'altra misura atta a
tranquillizzare i borghesi, e Blanqui, in questa occasione, passa per un
pericoloso estremista perch non si  battuto in favore di questo
provvedimento... Viene creata una commissione operaia con il compito di studiare
e di proporre le riforme sociali indispensabili. Risiede al palazzo del
Lussemburgo, ed  presieduta dall'operaio Albert, che fa parte del governo
provvisorio: Louis Blanc partecipa spesso ai lavori. Ma non basta a
tranquillizzare Blanqui, poich la commissione del Lussemburgo non ha alcun
potere di decidere. Tutto ci, dichiara, non ha altro scopo che quello di
rinviare le decisioni alle calende greche. Vogliono illuderci con discussioni
interminabili e senza conclusione. Noi vogliamo i fatti, i decreti, subito.
Cerco invano una dimensione pratica di ci che fa il governo provvisorio...
Blanqui, per non  ancora giunto a dichiarare guerra al governo provvisorio.
Egli ammette, come il suo discorso del 25 febbraio prova, che  necessario
procedere per gradi, ma vuol essere sicuro che la macchina rivoluzionaria sia
ben avviata. Sotto questo punto di vista per non vede niente che gli ispiri
fiducia.
La situazione precipita: desiderosi di fare legalizzare l'insurrezione di
febbraio, Lamartine e i suoi colleghi del governo provvisorio decidono che le
elezioni generali avranno luogo in tutto il paese il 9 aprile. Le elezioni
immediate sono un pericolo mortale per la Repubblica, esclama Blanqui, il 6
marzo, alla riunione della Societ, e redige immediatamente una petizione per
reclamare l'aggiornamento delle elezioni. Per quanto sorprendente possa sembrare
sulla bocca di questo eterno difensore dei diritti del popolo, la sfiducia di
Blanqui verso il suffragio universale e gli argomenti che egli impiega per
giustificarla non sono privi di un'implacabile logica. Da sessant'anni, egli
dice, solo la contro-rivoluzione parla alla Francia. La stampa, imbavagliata
dalle leggi fiscali, ha raggiunto solo l'epidermide della societ. L'educazione
delle masse  stata fatta solo con le parole che sono sempre state e sono
tuttora un'arma in mano ai nemici della Repubblica. Specialmente nelle campagne,
solo i leaders dei partiti vinti colpiscono l'attenzione del popolo; gli uomini
votati alla causa democratica sono quasi sconosciuti. La libert di suffragio
sar solo apparente, tutte le influenze ostili falseranno inevitabilmente il
voto del popolo...
Blanqui fa notare, non senza ragione, che gli uomini che chiedono a gran voce
elezioni immediate sono quelli che hanno sempre combattuto la Repubblica. Vede
sorgere la minaccia di un'assemblea reazionaria e si augura che il governo
provvisorio, dopo aver aggiornato le elezioni, invii nei dipartimenti dei
cittadini incaricati di portare la luce democratica. Non dimenticate, conclude
la petizione, che fra le elezioni fatte domani e quelle fatte fra sei mesi c'
un abisso; il voto di oggi sar una sorpresa e una menzogna.
Fin dal giorno seguente, 7 marzo, Blanqui si reca all'Hotel de Ville alla testa
di una delegazione della Societ Repubblicana Centrale, per presentare al
governo la petizione. Lamartine lo tranquillizza per ci che concerne la libert
di stampa e i diritti di associazione ma giacch ci dipende dalle elezioni, il
dialogo  breve: I miei colleghi ed io, risponde il poeta freddamente, non
vogliamo prolungare la dittatura nata sulle barricate, la Repubblica non pu
vivere provvisoriamente, il popolo deve designare i suoi rappresentanti eletti
il pi presto possibile.
Come potrebbero capirsi i due uomini? Quando Lamartine parla di libert, di
democrazia, Blanqui risponde che prima di tutto viene la giustizia: una
dittatura provvisoria non lo spaventa, se deve essere quella del proletariato.
Ancora una volta, Blanqui lascia l'Hotel de Ville amareggiato e deluso. Giunto
in via Bergre, sente altre notizie che accrescono ulteriormente la sua
inquietudine: corre voce che il governo provvisorio richiami a Parigi 30.000
soldati regolari per assicurare l'ordine al posto della Guardia nazionale che ha
abbandonato la monarchia al tempo delle giornate di febbraio e che  sospetta di
essere in gran parte votata alle idee repubblicane. Si tratta di una semplice
precauzione o si sta gi preparando l'annientamento dei socialisti? Blanqui si
rifiuta ancora di considerare la seconda ipotesi, ma redige subito un appello al
governo per chiedere che la truppa sia tenuta almeno a trenta leghe dalla
capitale.
Nei giorni seguenti tenta di coalizzare i dirigenti degli altri circoli perch
invochino con lui l'aggiornamento delle elezioni. Trova subito un appoggio
presso Cabet. Il 10 marzo costui propone in nome del suo circolo, la Societ
Fraterna Centrale, di organizzare una grande manifestazione di piazza per far
pressione sul governo. Quattro giorni pi tardi si riuniscono i capi di quindici
circoli. Blanqui  sempre pi violento. Ha in tasca una nuova petizione che
denuncia lo strapotere del clero e dell'aristocrazia nelle campagne, afferma che
si impedisce con tutti i mezzi agli operai di iscriversi nelle liste elettorali
a Parigi. E' chiaro ormai. Le elezioni, se si faranno, saranno reazionarie. Non
 pi un'ipotesi,  una certezza.
I circoli tuttavia esitano. Prima di bandire una manifestazione, decidono di
tentare nuovi passi presso il governo provvisorio. Lamartine non risponde
nemmeno alla loro richiesta di udienza. Poco dopo, il giorno 16, gli ufficiali
della Guardia Nazionale sfilano a Parigi, con una parte delle loro truppe, per
sollecitare misure energiche contro gli agitatori, cio i rivoluzionari.
La Guardia Nazionale  tornata alla reazione! Una battuta d'arresto 
necessaria; osserva con amarezza Blanqui. Dopo una serata di movimentato
dibattito, la manifestazione  decisa per il giorno seguente, 17 marzo. Blanqui
non fissa limiti alla manifestazione. Per lui si tratta di ottenere il rinvio
delle elezioni di almeno un anno. E se una dimostrazione tranquilla non baster,
se bisogna esercitare sul governo una pressione violenta ebbene, egli  pronto a
farlo. La manifestazione della Guardia Nazionale ha avuto almeno un vantaggio:
ha fatto sciogliere le riserve a tutti i capi rivoluzionari che esitavano ancora
ad unirsi a Cabet e a Blanqui. Barbs, Raspail, Sobrier, Villain, tra gli altri,
si dichiarano decisi all'azione. Ma Lamartine  all'erta: sorveglia molto da
vicino gli uomini dei circoli, anche se pubblicamente finge di non attribuir
loro molta importanza.
Non mi hanno mai preoccupato seriamente; scriver nelle sue Memorie; comunque
cerca di assicurarsi per lo meno la loro neutralit. Il governo, per quanto
recente e provvisorio, pu disporre subito di quei fondi segreti che, si dice,
assicurano la permanenza degli Stati attraverso le vicissitudini dei diversi
regimi e li impiega. Cos Sobrier, che dirige la Societ dei Diritti dell'Uomo,
riceve danaro, armi ed anche un locale per il suo giornale. Inoltre mantiene
eccellenti rapporti con Lamartine, che incontra quasi quotidianamente.
Sobrier, racconter in seguito Lamartine, era informato dei progetti ideati ogni
giorno nei conciliaboli ultra-repubblicani, egli mi rendeva edotto di tutto
ci... Ci non significa che Sobrier fosse un traditore: no, le sue relazioni
con Lamartine lo ponevano su un piano di amichevole confidenza... I fondi
segreti servirono anche a introdurre delle spie nei circoli, la stessa Societ
Repubblicana Centrale  tradita da amici del prefetto di polizia Caussidire.
Larmartine pu vantarsi, a giusto titolo, di essere costantemente al corrente di
ci che fanno i circoli proprio nelle loro riunioni pi segrete.
Nei giorni che precedono la manifestazione del 17 marzo, si d un gran da fare.
Tutti i membri del governo provvisorio, d'altronde, hanno la loro parte di
lavoro in questa operazione il cui scopo  chiaro: fare in modo che la
manifestazione causi il minor fastidio possibile al governo. Al limite, l'ideale
sarebbe che essa si trasformasse in una manifestazione di appoggio. Non si
tratta forse di sconfiggere innanzitutto la reazione? Ma, per riuscirci, 
necessario isolare i blanquisti e il loro capo, considerati come gli elementi
pi estremisti.
Il lavoro vien fatto con cura. Louis Blanc partecipa a una delle riunioni
preparatorie alla manifestazione a casa del cuoco Flotte, amico di Blanqui. Egli
riesce a calmare qualche esaltato che parla di esigere una vera epurazione del
governo con l'eliminazione dei ministri giudicati pi reazionari, come Marrast e
Marie. Lamartine riceve, uno ad uno, quasi tutti i capi rivoluzionari.
A Barbs chiede di sorvegliare Blanqui, l'antagonismo che divide i due uomini 
ormai noto a tutti. Barbs promette la sua partecipazione al governo. Con i suoi
uomini, marcer alla testa del corteo... Caussidire spinge l'audacia fino a
lanciare un appello ai repubblicani perch vengano in massa, a manifestare il
loro attaccamento alle nuove istituzioni. Per maggior sicurezza, emissari della
prefettura di polizia passano le loro serate e le notti ad arruolare volontari
nei sobborghi, e perfino nel circondario, per fare massa nella sfilata.
La parola d'ordine  di gridare abbasso la reazione, viva il governo provvisorio
e di gridare forte per coprire, se necessario, il grido dei rivoluzionari che
potrebbe dare noia al governo. Infine Marie, ministro dei Lavori Pubblici, si
preoccupa di ci che potrebbero fare i 30.000 operai degli ateliers nationaux.
Gli ateliers nationaux erano cantieri di lavoro creati per dare lavoro ai
disoccupati. Il 17 mattino decide di aprire nuovi cantieri. E' disposto a tutto,
piuttosto di vedere gli operai in Comune.
Blanqui non  all'oscuro di questa operazione di ricupero organizzata con mano
maestra da Lamartine, ma egli non pu praticamente fare nulla per opporsi. Tenta
di far adottare una risoluzione molto dura ai dirigenti dei circoli che si
riuniscono la mattina del 17; la risoluzione dovrebbe essere poi presentata al
governo dai manifestanti. Ma  tempo perso, egli  praticamente solo. Cabet fa
votare un testo che si limita a chiedere l'allontanamento delle truppe da Parigi
e lo spostamento delle elezioni al 31 maggio. Blanqui  atterrito.
Il 31 maggio, protesta, a che scopo? Due mesi o niente  la stessa cosa. Bisogna
chiedere la dilazione di almeno un anno. E' appoggiato solo dai suoi seguaci.
Dopo aver discusso inutilmente per un'ora, lascia la sala delle riunioni. Sono
scoraggiato, confida a Flotte sospirando, la manifestazione  ormai senza scopo.
Un manifesto, che copre i muri di Parigi, gli toglie ogni illusione. E' firmato
da Sobrier e non contiene altro che assicurazioni di fedelt al governo
provvisorio. Vi si parla solo della manifestazione delle guardie nazionali della
vigilia. Il governo provvisorio pu contare sul popolo per resistere alle
imprese reazionarie. Andiamo in Comune per assicurarlo nuovamente che siamo
pronti a dargli il nostro appoggio. Tutto lascia credere che Sobrier abbia
sottoposto il testo di questo manifesto a Lamartine prima di farlo affiggere...
Blanqui comincia a domandarsi se la manifestazione delle Guardie Nazionali non
sia stata pi o meno provocata dalla polizia di Caussidire per spegnere le
rivendicazioni dei socialisti. A mezzogiorno pi di centomila persone sono
riunite in piazza della Concordia. Gli uomini di Caussidire, ex rivoluzionari
divenuti ausiliari della polizia, e i delegati della commissione operaia del
Lussemburgo sorvegliano affinch tutto si svolga con ordine. I proletari sono
invitati a mettersi saggiamente in fila. Enfaticamente Barbs saluta i
battaglioni della Repubblica; Blanqui, col viso accigliato, riunisce i suoi
partigiani. All'una l'immenso corteo, i manifestanti sono ora 500.000, secondo i
calcoli ufficiali, si mette in marcia in rue de Rivoli. Gli uomini dei circoli
marciano in testa su una fila di quaranta uomini, dietro i simpatizzanti, su
file di dieci uniti in cordoni.
Tutti i membri del governo provvisorio si sono chiusi in Comune. Malgrado le
precauzioni prese per inquadrare la manifestazione, essi non sono sicuri.
Blanqui li preoccupa. I blanquisti, spiega Ledru-Rollin, meditano un tentativo
disperato, e si ingegneranno per sfruttare il primo incidente che capiter.
Regnault, nella sua Storia del Governo Provvisorio dar questo giudizio: Senza
avere abbastanza influenza per provocare un gran movimento, Blanqui aveva
abbastanza audacia per esserne l'organizzatore. Anche Louis Blanc  inquieto: Se
fosse stato vero, dir, che degli agitatori erano pronti a provocare incidenti
tra la folla avremmo avuto il mezzo e la forza di mandare all'aria i loro
progetti? Garnier-Pags, altro membro del governo provvisorio sosterr che i
partigiani di Blanqui portavano armi nascoste.
Vano allarme. Tutto va per il meglio come aveva sperato e previsto Lamartine.
Sulla piazza dell'Hotel de Ville, la folla canta, grida Viva la Repubblica! Le
finestre si aprono, i ministri salutano: dopo pi di una ora Lamartine giudica
prudente ricevere una delegazione che consegna al governo il manifesto redatto
il mattino stesso:  bene non fornire agli agitatori alcun pretesto che permetta
loro di eccitare la folla. Louis Blanc, inoltre, ha promesso a Flotte che le
rivendicazioni dei circoli saranno prese in considerazione, anche se non
potranno essere tutte soddisfatte. Non bisogna screditarlo: Louis Blanc  il
miglior alibi socialista del governo.
Lamartine dunque va a negoziare. Dapprima con Cabet, che riceve da solo ai piedi
della grande scalinata. Resta convenuto che i delegati del popolo saranno
autorizzati a presentare la loro petizione ai ministri. Ai suoi colleghi
spaventati da cos gran numero e che chiedono ansiosi: Questa gente non ci
getter dalle finestre? Lamartine spiega pazientemente: Con una delegazione
numerosa, i blanquisti saranno sommersi nella massa.
Un certo Gerard legge la petizione: ...Ieri una manifestazione minacciosa si era
proposta lo scopo di rovesciarvi. Noi rispondiamo oggi con una manifestazione
pacifica per difendervi e difenderci con voi... La lettura termina con gli
auguri del popolo di Parigi al governo provvisorio.
Niente di male in tutto ci, ma nondimeno bisogna rispondere. E' Louis Blanc ad
assumersi questo compito; egli ha quindi qualche probabilit di farsi ascoltare.
Il governo provvisorio, assicura, esaminer senza indugio, e nel modo pi
benevolo, le richieste importanti che la petizione gli sottomette... Dal piccolo
gruppo di blanquisti si alza una voce minacciosa: Noi non ci accontentiamo di
promesse vaghe. Non usciremo di qui senza avere una risposta da trasmettere al
popolo!
I ministri impallidiscono. E' la prova di forza che paventavano? No; appena
Louis Blanc ha cominciato a spiegare che la dignit del governo gli impedisce di
prendere delle decisioni sotto la pressione di una manifestazione di piazza,
Cabet e il fedele Sobrier intervengono. Louis Blanc ha ragione, dice Sobrier, e
la maggioranza della delegazione non approva l'interruzione. Noi non vogliamo
influenzare il governo provvisorio, e ancor meno fargli violenza. Il popolo si
affida alla saggezza del dirigenti.
Rassicurato, Ledru-Rollin prende a sua volta la parola. Un aggiornamento delle
elezioni pu evidentemente essere preso in considerazione, ammette; Vi daremo
una risposta fra otto giorni. Benissimo! grida Cabet, non abbiamo che da
ritirarci. E trascina i suoi uomini verso l'uscita. Sobrier lo imita e, seguendo
il loro esempio, la maggioranza dei delegati fa dietro front. I blanquisti,
invece non si sono mossi, bloccano la porta.
Louis Blanc interviene nuovamente, ricorda le misure sociali, le circolari,
disposte due settimane prima dal governo, che ha bisogno, dice, della
collaborazione fiduciosa del popolo. Proprio cos! urla Sobrier; noi abbiamo
fiducia illimitata nel governo provvisorio. La risposta risuona nelle file
blanchiste: Non in tutti i suoi membri! Le circolari sono forse approvate
dall'intero governo? Il tumulto aumenta. Lamartine, l'uomo delle situazioni
difficili, inizia un acceso discorso in cui mette in evidenza che il governo
provvisorio, voluto dal popolo, non pu essere sospettato di voler tradire il
popolo.
Un rinforzo inaspettato arriva da fuori: Viva il governo provvisorio!
scandiscono i manifestanti rimasti sulla piazza del Comune. Marrast, divenuto
sindaco di Parigi, non  rimasto inattivo: i suoi agenti si sono sparsi tra la
folla, spargendo la voce che i blanquisti si comportano come forsennati e che
cercano di rovesciare il governo.
Quando Lamartine finisce di parlare, cinque o sei blanchisti si avanzano verso
di lui, per niente convinti, esigendo ancora una risposta immediata. Allora
Barbs, Raspail, Cabet, Sobriet e i loro uomini intervengono respingendoli.
Tutti sgomberano la sala del consiglio e si riversano sulla piazza del Comune.
Portano un tavolo sul marciapiede. Louis Blanc e Ledru-Rollin vi salgono; tutto
il governo provvisorio si riunisce attorno a loro. Ad un segnale, dato non si sa
bene da chi, i manifestanti si riuniscono in battaglioni, e viene organizzata
una sfilata. Per due ore, i proletari sfilano davanti al palco improvvisato
acclamando il governo. In disparte i blanquisti ruminano la loro delusione.
Flotte afferra Louis Blanc per la manica, lo scuote: Anche tu allora sei un
traditore anche tu!
Il 25 marzo, il governo provvisorio annuncia che le elezioni sono rimandate...
al 23 aprile. Una dilazione di quindici giorni! Lamartine non ha neppure
accettato la data del 31 maggio proposta dalla petizione Cabet.
Durante tutta la manifestazione e la discussione all'Hotel de Ville, Blanqui non
si  praticamente fatto vivo. Lamartine lo ammetter pi tardi davanti all'Alta
Corte di Bourges, che giudicher Blanqui il 15 marzo 1849. Ma quella sera, egli
l'accusa apertamente di aver fomentato un complotto destinato a eliminare la
maggioranza moderata del governo provvisorio. Louis Blanc e Regnault sono dello
stesso parere. Per tutta la vita Blanqui respinger quest'accusa. Io, dir ai
giudici di Bourges, ho seguito la deputazione al Comune, ho ascoltato la
petizione, i discorsi, ma con perfetta indifferenza. Era ormai inutile rifiutare
o dare il mio consenso: ormai lo scopo era fallito; i miei stessi compagni non
l'avevano capito. Questo spiega il mio atteggiamento del 17 marzo, che si 
interpretato, come d'uso, come un'oscura reticenza. Era in realt il silenzio
della rassegnazione e dello scoraggiamento.
I compagni di cui parla Blanqui sono evidentemente i capi degli altri circoli,
Raspail, Barbs, Cabet, Sobrier, Proudhon. Non li accusa, notiamolo, di essersi
comportati come traditori della causa socialista, ma soltanto di non aver capito
nulla della manovra del governo provvisorio. Ed  vero che quegli uomini erano
per lo pi sinceri socialisti repubblicani, ivi compreso Sobrier, il cui
principale torto, agli occhi di Blanqui,  di essere stato letteralmente
soggiogato da Lamartine. Ma i capi rivoluzionari si troveranno tutti uniti
contro il regime due mesi dopo, quando apparir chiaramente che le previsioni
pessimistiche di Blanqui si sono realizzate e che la rivoluzione socialista 
completamente sepolta.
Per il momento per Barbs, Raspail e gli altri diffidano pi di Blanqui che di
Lamartine, temono i suoi eccessi e sospettano che cerchi di stabilire con la
forza una dittatura personale. La sera del 17 marzo, il governo provvisorio ha
un solo vero nemico a sinistra: Blanqui, e fa di tutto per annientarlo.
L'operazione avviene in due tempi. La mattina del 8 marzo Barbs e Sobrier
fondano un nuovo circolo: Circolo della Rivoluzione. Esso si propone di
preparare le elezioni e di combattere l'influenza della Societ Repubblicana
Centrale. La maggior parte delle societ popolari costituite fino ad oggi, dice
il manifesto del Circolo della Rivoluzione, sono state bruscamente improvvisate
e sono nate dai tumulti, esse hanno allineato piuttosto che legato insieme i
cittadini che le compongono, inoltre non sono in relazione tra di loro, sono
prive di rapporti. Bisogna fin dall'inizio dare un taglio netto ed abolire
questa anarchia. I fautori dell'ordine sono dunque ancora una volta contro
Blanqui, l'anarchico. Il Circolo della Rivoluzione definisce cos il proprio
comportamento rispetto al governo provvisorio: Noi lo difenderemo contro lo
spirito di reazione da una parte e dall'altra, contro l'imprudenza e
l'esagerazione di certe impazienze, di certe temerariet. E' evidente che la
seconda parte di questa frase si riferisce a Blanqui.
Da questo momento i rapporti tra il Circolo della Rivoluzione e la Societ
Repubblicana Centrale sono improntati alla rivalit, perfino all'ostilit che si
aggrava di giorno in giorno. L'idea di Barbs  di isolare Blanqui, creando
un'organizzazione centrale dei circoli, un Super Club che coordiner l'attivit
di tutti i gruppetti nati dalle giornate di febbraio. Il 26 marzo, 71 circoli
tengono cos una riunione comune al Palazzo nazionale e creano un Comitato
Centrale Rivoluzionario. I Blanquisti ovviamente non ne fanno parte. Il loro
capo cerca di creare un'altra organizzazione concorrente, che si riunisce
anch'essa il 26. Ma questa conta solo 20 circoli anche se sono i pi duri. La
moderazione di Barbs, al contrario, gli permette di guadagnare rapidamente
nuovi aderenti. Fin dal 28 il Super Club riunisce un centinaio di
organizzazioni, qualche giorno pi tardi 200; le corporazioni di operai, la
Guardia Nazionale ed anche l'esercito vi inviano dei rappresentanti. Blanqui,
che vuole una organizzazione pura e dura, non recluta pi molta gente. Barbs
trionfa: sta per diventare il capo rivoluzionario pi importante di Parigi, il
ruolo che Blanqui sembrava detenere fino al 17 marzo. In questa lotta feroce tra
i due uomini c' tanta gelosia personale quanto calcolo politico.
Il secondo tempo dell'operazione organizzata contro Blanqui,  il documento
Taschereau. Esso appare, il 31 marzo, su un foglio edito regolarmente, la Revue
rtrospective, che porta come sotto-titolo Archivio segreto dell'ultimo governo,
raccolta non periodica. Taschereau, che dirige il periodico,  uno di quei
personaggi indefinibili e incerti, come se ne incontra di frequente negli oscuri
periodi della storia politica francese. Un po' scrittore, un po' agente
elettorale, un po' poliziotto all'occasione,  sempre all'ombra di qualcuno.
Egli ha servito la monarchia di Luigi Filippo in qualit di segretario generale
della prefettura della Senna. Ben presto entrer all'Assemblea Costituente, poi
alla Legislativa come deputato indipendente, appartenente alla Palude
repubblicana. Sotto il Secondo Impero finir conservatore della Biblioteca
nazionale.
Il documento presentato quel giorno proviene assicura, dall'ufficio di Guizot,
dove sarebbe stato trovato in febbraio. Egli scrive: Il documento che stiamo per
leggere porta questa intestazione: Dichiarazioni fatte da XXX al ministro
dell'Interno. Siccome questo documento non  firmato noi non ci riteniamo
sufficientemente autorizzati a riportare qui un nome che non  lasciato in
bianco sul documento che abbiamo sott'occhio. I cittadini coinvolti in questa
faccenda, che soli potevano avere interesse a che ii segreto rivelato in questo
documento fosse mantenuto, decideranno se procedere nelle indagini e nelle
ricerche necessarie per sapere su chi incombe la responsabilit di queste
rivelazioni. Non  affar nostro. Per noi e per i nostri lettori sar una curiosa
pagina di storia contemporanea, quale che sia il nome con cui la si deve
sottoscrivere.
Il documento, che occupa lo spazio di sette delle tredici pagine del numero
della Revue rtrospective,  infatti il resoconto di tre successivi
interrogatori di una stessa persona, condotti il 22, 23, e 24 ottobre 1839 dal
ministro dell'Interno di Luigi Filippo. Il primo contiene informazioni sulla
creazione e il funzionamento della Societ delle Famiglie, sull'affare delle
polveri di via Lourcines, sulla Societ delle Stagioni, con giudizi niente
affatto lusinghieri su alcuni dei suoi membri, come Barbs, Martin-Bernard o
Lamieussens.
Il secondo interrogatorio espone in quali condizioni sarebbe stato preparato il
fallito colpo di mano del 12 maggio 1839, con la lista quasi completa dei capi
di ciascuna delle Stagioni o dei raggruppamenti rivoluzionari. Il terzo fornisce
qualche indicazione abbastanza vaga sulle disponibilit in danaro e in armi
della Societ delle Stagioni, e qualche considerazione sulla situazione politica
dell'epoca. L'autore di queste confidenze denuncia il bonapartismo come il
principale nemico della Monarchia di Luglio.
Poich la Revue rtrospective ha una limitata tiratura, il documento pubblicato
il 31 marzo passa quasi inosservato, ma il giorno seguente due giornali
importanti, la Gazette des Tribunaux e le Journal des Dbats, lo riprendono e lo
pubblicano integralmente in prima pagina. Scoppia lo scandalo. Blanqui reagisce
scrivendo due lettere identiche ai giornali:
Signor Redattore, Voi pubblicate oggi un articolo che asserite estratto dalla
Reuve rtrospective. La mia persona vi si trova descritta cos chiaramente come
se il mio nome vi fosse pronunciato. Questo documento  stato composto da nemici
indegni che si nascondono e che sto per smascherare. Vi prego di pubblicare la
mia lettera in attesa della risposta che dar a questa inaudita aggressione
diretta contro di me.
La lettera viene effettivamente pubblicata il giorno seguente 2 aprile sulla
Gazette e sui Journal.
Nell'intervallo, il 1 sera, Blanqui si  recato come al solito alla riunione
della Societ Repubblicana Centrale dove sono riunite parecchie migliaia di
iscritti. I pi non gli sono ostili, al contrario. Da Blanqui non attendono
spiegazioni n giustificazioni, ma una risposta folgorante che confuti le accuse
del documento Taschereau. Stando a quanto dice il redattore de la Comune de
Paris (il giornale di Sobrier), che quella sera  presente alla riunione della
Societ, Blanqui, entrando nella sala ha l'aria piuttosto imbarazzata. Egli
spiega brevemente che la Gazette des Tribunaux ha pubblicato un commento infame,
in termini cos trasparenti da essere certo che si riferiscono a me. Blanqui
aggiunge che ha intenzione di ribattere alle accuse rivolte contro di lui, che
perci ha bisogno di un numero del Moniteur del 1840 e della Rforme del
dicembre 1844, e che si impegna a fare rivelazioni che non mancheranno di
macchiare la reputazione di alcuni membri del governo provvisorio e che
confonderanno i suoi nemici. Ci detto annuncia che quella sera non presieder
la riunione. Poi si ritira in fondo all'aula per discutere con qualche amico.
Tutti si aspettavano, conclude il giornalista de la Comune de Paris, che il
cittadino Blanqui prendesse la parola prima della fine della seduta; ma sono
rimasti delusi.
Perch tanto imbarazzo? si domandano i suoi amici. La verit  che, anche
ammettendo l'innocenza di Blanqui,  molto difficile dimostrare la falsit del
documento Taschereau. Blanqui non manca di argomenti morali per affermare che 
vittima di una macchinazione, che si  creato un falso per nuocergli. Ma se a
Taschereau  impossibile provare che la confessione  proprio di Blanqui, a
questi  quasi impossibile provare il contrario. Blanqui  preoccupato e cerca
un mezzo per giustificarsi. Vorrebbe capire perch il governo provvisorio si
accanisce contro di lui, giacch non dubita che l'attacco viene di l, mentre da
due settimane Lamartine cerca invece di prendere contatto con lui. Il 19 marzo,
infatti, Durrieu, vice presidente della Societ Repubblicana Centrale e
redattore del Courrier Rpublicain,  andato a cercare Blanqui con fare
misterioso. Lamartine vorrebbe vederti... egli pensa che tu sia uno degli uomini
che contano di pi a Parigi, e preferirebbe cercare di accordarsi con te. Mi ha
incaricato di proporti un incontro.
Blanqui non ha mai spiegato molto bene le sue agitate relazioni con Lamartine,
il quale da parte sua ha fatto altrettanto. Comunque  certo che l'appuntamento
fissato per il 21 marzo, fu disdetto all'ultimo momento da Lamartine, sempre
tramite Durrieu. Perch questo cambiamento? Blanqui, in seguito dir che
Lamartine tra il 19 ed il 22 era giunto a conoscenza del documento Taschereau:
il suo voltafaccia si spiegherebbe cos. Inoltre il 30, anche Ledru-Rollin ha
fatto proporre a Blanqui un incontro. Pare comunque che fino a quel momento
Lamartine e Ledru-Rollin non avessero rinunciato all'intenzione di trovare un
modus vivendi con il capo della Societ Repubblicana Centrale. Forse  stato per
timore di tale accordo che i nemici di Blanqui hanno deciso la pubblicazione del
documento. In questa incertezza Blanqui preferisce non rispondere subito.
In ogni caso se l'obiettivo perseguito era di nuocere al prestigio di Blanqui
nelle file rivoluzionarie, esso  stato raggiunto, considerando che non c'
nulla di pi facile che costruire tali calunnie. Da parte sua Barbs dichiara:
Vi sono l dentro cose che Blanqui ed io siamo i soli a conoscere. Blanqui non
ha avuto coraggio. Ha fatto delle rivelazioni per salvare la sua testa dopo il
colpo del 12 maggio.
Ma la maggior parte dei suoi amici della Societ Repubblicana Centrale non
l'abbandonano. Il medico Lacambre che presiede il circolo ad interim, fa
approvare per acclamazione, il 3 aprile, una lettera aperta in cui si afferma
che il documento Taschereau non  che un intreccio di menzogne e che i veri
rivoluzionari devono conservare tutta la loro stima e tutto il loro appoggio a
Blanqui. Lacambre fa inoltre un'analisi minuziosa dei testi, presentati come gli
interrogatori del misterioso XXX, e fa notare che ora sono presentati come
scritti di proprio pugno dal testimone, con degli io dappertutto, ora assumono
la forma di un normale rapporto di polizia nel quale XXX  indicato in terza
persona, egli ha detto, egli ha riconosciuto... ecc. L'autore del documento,
afferma Lacambe, ha voluto far credere che  stato dettato da Blanqui, ma si 
sbagliato parecchie volte nella stesura. Vi  dunque la prova che il documento
Taschereau  un falso.
Ma la prova  poco convincente. Il 14, quando Blanqui si decide a pubblicare la
sua Risposta ai documenti Taschereau, si sforza piuttosto di dimostrare la sua
buona fede con argomenti morali.
Un tradimento! Ma perch? Per salvare la mia testa che non era minacciata, come
tutti sanno ? (Non dimentichiamo che Barbs era appena stato graziato da
Luigi-Filippo). Ho forse contrattato l'alleggerimento delle mie catene? Il Mont
Saint-Michel e il penitenziario di Tours sono l per rispondere. Chi tra i miei
compagni ha bevuto tanto quanto me nella coppa dell'angoscia? Per un anno
l'agonia della donna amata morente nella disperazione lontana da me; poi per
quattro interi anni, un continuo incontro con il fantasma di colei che non era
pi nella solitudine della cella, tale  stato il mio supplizio, solo mio, in
quell'inferno dantesco. Io esco con i capelli bianchi, il cuore e il corpo
spezzato, ed ecco echeggiare al mio orecchio il grido: morte al traditore,
crocifiggiamolo!
Poich alcuni l'hanno anche accusato di aver ricevuto del danaro a compenso
delle sue rivelazioni, Blanqui risponde loro, sempre con il suo stile
infiammato: Dell'oro, per andare in prigione a pane e acqua? E che ne ho fatto
di quest'oro? Vivo in un granaio con cinquanta centesimi al giorno. Ho per
fortuna, a tutt'oggi, sessanta lire. Ed io, triste rottame che trascino per le
strade un corpo malconcio sotto abiti logori, sono folgorato col nome di
venduto, mentre i valletti di Luigi Filippo, trasformati in brillanti farfallini
repubblicani, volteggiano sui tappeti dell'Hotel de Ville, biasimando dall'alto
delle loro virt nutrite a quattro palmenti il povero Job scampato alle prigioni
del loro padrone!
La sua risposta a Taschereau termina cos: Se avete un'accusa da sostenere
contro di me, dovete produrla in piena luce, solennemente e circondandola di
tutte le garanzie di certezza e di autenticit. Ma voi fate delle rappresaglie.
Sono l'odio, la paura, l'interesse ad ispirarvi: vi servite di tutti i mezzi per
schiacciare una rivalit pericolosa. Questo documento vi era necessario.
L'infamia della sua origine appare dalle vergognose circostanze della sua
pubblicazione...
Di sfuggita fa notare quanto sia inverosimile che egli abbia realmente fatto
delle rivelazioni al ministro dell'Interno senza che questi non l'abbia
obbligato a firmarle.
Fin dal primo giorno, Raspail  stato uno dei pochi capi rivoluzionari, con
Cabet, che abbia sostenuto Blanqui. Lui stesso  stato oggetto, in parecchie
riprese, di macchinazioni politiche, e soprattutto ha la sensazione che
l'attacco contro Blanqui sia solo l'inizio di una offensiva generale destinata a
mettere in cattiva luce i dirigenti socialisti pi avanzati. Il 16, nel suo
giornale l'Ami du Peuple, Raspail applaude dunque alla risposta di Blanqui. Essa
si  fatta attendere un po', scrive, ma ci sembra folgorante, tanto folgorante
che nessuno risponde pi. Anche un ex dirigente della Societ delle Stagioni,
Dezamy, prende parte alla difesa: Non vi era un solo membro della societ,
dichiara, che ignorasse i fatti riportati nel documento Taschereau, opera
evidente di un falsario.
Il contrattacco di Blanqui scatena l'entusiasmo dei suoi partigiani. Il 16 sera,
cinque o seicento compagni lo portano in trionfo dal suo domicilio alla sala di
via Bergre, dove ha sede la Societ Repubblicana Centrale. Di fronte a tanto
scalpore, il governo provvisorio giudica pi prudente mettere a tacere l'affare.
Caussidire fa pubblicare una nota sul Moniteur: Il prefetto di polizia dichiara
conveniente attendere che di fronte alla smentita formale opposta dal cittadino
Blanqui, una severa inchiesta dimostri la verit o la falsit dell'accusa.
Nessuno sapr mai il risultato dell'inchiesta di Caussidire, supposto che ne
abbia mai fatta una. L'affare tuttavia, avr degli strascichi giudiziari. A
seguito della pubblicazione della prima lettera di Blanqui, pubblicata dalla
Gazette e dal Journal des Dbats, Taschereau ha infatti sporto querela per
diffamazione contro Blanqui. L'istruttoria che ne segue si conclude il 18 luglio
1848, allorch Blanqui  nuovamente in prigione, con un'ordinanza della Camera
del Consiglio che lo scioglie praticamente da tutte le accuse.
E' indubbio, sottolinea questa ordinanza, che il documento Taschereau non 
stato n scritto n firmato da Blanqui. Tutto lascia credere che esso sia una
copia. Il documento originale non  nelle mani della polizia. In queste
condizioni cosa resta del documento Taschereau? Poco o niente. L'inchiesta della
Camera del Consiglio rivela che  stato scritto da un certo Lalande, che era
segretario della Camera dei Pari nel 1839. I superiori di Lalande, l'ex
cancelliere di Francia Pasquier de La Chauvinire, ex direttore del segretariato
della Camera dei Pari, e il consigliere della Corte d'Appello Sangiacomi, hanno
formalmente riconosciuto la sua scrittura. Interrogato sulle circostanze nelle
quali Lalande ha redatto questo testo, Pasquier dichiara che ci sarebbe potuto
avvenire in uno studio vicino al suo ma, aggiunge, non ne ho conservato alcun
ricordo. Lalande sostiene che egli ha fatto una copia su ordine di Pasquier.
Una copia di che? Non lo sa pi: Mi  impossibile, conclude, ricordarmi quali
fossero i documenti dei quali ho fatto queste copie; non saprei dire se erano
delle bozze e da chi erano state scritte, o se al contrario, si trattava di un
documento gi pronto. Pasquier non ricorda pi di aver dato un tale ordine a
Lalande...
L'affare ritorner sul tappeto nove anni pi tardi: nel marzo del 1857
Taschereau intenta un processo allo storico Hippolyte Castille, che l'ha
accusato di aver commesso un falso. Castille viene condannato, poich Taschereau
sostiene che non ha fatto altro che pubblicare un documento che credeva
autentico. Castille, da parte sua, sostiene che il complotto contro Blanqui 
stato ordito al ministero dell'Interno da Caussidire, tienne Arago, Sobrier, e
in particolare da un vecchio compagno di Blanqui, un certo Lamieussens, che
conosceva tanto bene il funzionamento della Societ delle Stagioni per esserne
stato un membro attivo. Lamieussens, per giunta, ormai  stato riconosciuto come
una spia, uno di quei confidenti che la polizia di Luigi-Filippo era riuscita a
introdurre in gran quantit nelle societ segrete. Dal 1857, dunque, la tesi
degli amici di Blanqui  che il documento Taschereau  stato completamente
inventato sulla base delle annotazioni comunicate a Caussidire da Lamieussens.
Senza apparire cos certi, gli storici della Seconda Repubblica sono unanimi nel
considerarlo un documento estremamente sospetto. Nessuno di essi crede al
tradimento di Blanqui.
Calunniate, calunniate, resta sempre qualche cosa: Blanqui non tarder ad
accorgersi della verit del detto. Uno dei pi vecchi amici, Xavier Durrieu, lo
lascia e raggiunge Barbs al Circolo della Rivoluzione. Il suo prestigio nelle
file rivoluzionarie  molto scosso: il dubbio diffuso nell'opinione pubblica
persister a lungo; Lamartine da parte sua  soddisfattissimo. Le rivelazioni
relative a Blanqui, confida all'ambasciatore di Gran Bretagna, duca di
Normandia, hanno avuto in definitiva un risultato favorevole e hanno certamente
concorso al mantenimento dell'ordine creando delle scissioni tra i rivoluzionari
fanatici.
Il governo provvisorio, tuttavia, non  tranquillo. Ledru-Rollin non dubita che
Blanqui stia tentando un colpo clamoroso per riguadagnare la sua autorit sulle
masse: poich si  dubitato, dice, della sua fede rivoluzionaria, Blanqui vuol
mostrare che  il pi rivoluzionario di tutti.
E' esatto. Blanqui pensa solo a rovesciare il governo provvisorio, cosa che fino
a quel momento aveva sempre negato di voler fare. Ma ora ha trovato un alleato
importante in seno al governo:  Louis Blanc, che finalmente ha aperto gli
occhi: si  reso conto che la Seconda Repubblica non  affatto impegnata sulla
via del socialismo. Louis Blanc, tuttavia, pensa che sia troppo presto per
volgere il popolo parigino contro l'Hotel de Ville. Egli desidera prima lanciare
un nuovo avviso al governo provvisorio. Blanqui fa la stessa cosa. La nuova
giornata che essi preparano, non sar dunque un tentativo insurrezionale,
contrariamente a ci che Lamartine sosterr in seguito, ma dovr avere il
carattere di una manifestazione popolare molto imponente che potrebbe sfociare
nel rimaneggiamento del governo provvisorio, di cui due soli membri su undici,
l'operaio Albert e Louis Blanc, sono autentici socialisti. Ci che noi volevamo,
dir Blanqui davanti all'Alta Corte di Bourges, era chiedere un ministero
progressista. Per rassicurare la borghesia, Louis Blanc pensa di spingere avanti
Ledru-Rollin, che appariva come il pi a sinistra dei moderati. Ma ancora una
volta Lamartine, come al solito, blocca l'impresa.
La manifestazione  fissata per il 16 aprile, domenica delle Palme. Louis Blanc
invita le corporazioni, cio gli operai, a riunirsi al Campo di Marte, da dove
invieranno una nuova petizione all'Hotel de Ville: non si parler pi della data
delle elezioni, i socialisti hanno rinunciato a farle rinviare ulteriormente, ma
delle misure sociali attese dal governo provvisorio. Louis Blanc, che non vuol
sembrare un cospiratore, alla vigilia avverte i ministri.
Blanqui  d'accordo con lui, ma esita. Anche questa volta teme una
macchinazione. Diffida di Ledru-Rollin, il quale nutre una vera avversione verso
i rivoluzionari che si limita a chiamare gli anarchici. Lamartine fa correre
voce che si sta tramando un complotto monarchico contro la repubblica. Giocando
abilmente tra i dissensi degli avversari, egli applica la stessa tattica della
manifestazione del 17 marzo: trasformare una dimostrazione di ostilit al
governo provvisorio in una manifestazione di sostegno. L'importante  fare in
modo che i capi rivoluzionari abbiano pi paura gli uni degli altri che del
governo provvisorio e che questo appaia a tutti, e specialmente al popolo, come
il minor male.
Facendo loro credere che Blanqui cerca di stabilire la sua dittatura personale,
Lamartine riesce a dissuadere Raspail, Barbs Cabet e Sobrier dal partecipare
alla manifestazione. Per cercare di staccare Blanqui da Louis Blanc, Lamartine
non esita a riceverlo il 15 aprile. E' un incontro semi-clandestino: ha luogo
dalle sei alle nove del mattino. Lamartine tenta di nasconderlo ai suoi colleghi
ma, fin dal pomeriggio, Louis Blanc e Albert l'interrogano sulle sue relazioni
con Blanqui. Lamartine, dopo un attimo di dubbio finge di dargli un'importanza
molto secondaria... Questo Blanqui, dice, dopotutto mi  parso molto educato; 
un bravo ragazzo.
Al processo di Bourges, affermer che lui e Blanqui quel giorno, si sono trovati
d'accordo su quasi tutti i punti. Quali punti? Le indicazioni date in seguito da
Lamartine nella sua Storia della Rivoluzione del 1848, chiariscono l'argomento
del colloquio: Lamartine si  sforzato di far credere a Blanqui che il colpo del
16 aprile non aveva altro scopo che d'insediare Ledru-Rollin alla testa di una
dittatura, il quale come suo primo atto avrebbe fatto sciogliere i circoli
rivoluzionari e fatto arrestare proprio lui, Blanqui...
Stando dunque a quanto afferma Lamartine, Blanqui si sarebbe lasciato facilmente
convincere che bisognava scoraggiare i propugnatori della dittatura di ogni
colore. Per finire Lamartine propone a Blanqui la nomina ad ambasciatore in un
paese lontano... D'altronde non  la prima volta che egli usa questo metodo.
Ha gi tentato di mandare lontano Barbs che ha rifiutato, e Lamieussens che ha
accettato; Lamartine sosterr, sempre nella sua Storia, che Blanqui non ha
sollevato alcuna obiezione di principio all'idea di servire al di fuori un
governo di cui condivideva le vedute. Se ci  vero, ma  probabile che
Lamartine esageri, Blanqui si ravvede presto, poich questa offerta non avr mai
seguito. Il giorno 15, il governo provvisorio prende molte precauzioni per
consolidare meglio la sua autorit. Armi e munizioni vengono accumulate
all'Hotel de Ville e alla podesteria del 5 distretto, le truppe della Guardia
mobile sono consegnate nelle loro caserme, pronte al intervenire in caso di
allarme. Inutili timori. In queste condizioni, che pu ancora temere Lamartine?
La manifestazione del 16 aprile si svolge pressappoco secondo lo stesso schema
di quella del 17 marzo.
Decine di migliaia di operai senza armi, sfilano gridando: Abbasso la dittatura,
viva la Repubblica! Peggio ancora, la giornata termina con una
contro-manifestazione della Guardia Nazionale. Migliaia di uomini, questi s
armati e con la baionetta in canna, occupano la piazza dell'Hotel de Ville
scandendo: Abbasso i comunisti, abbasso Cabet, a morte Blanqui, abbasso Louis
Blanc, via i comunisti!
Ledru-Rollin, terrorizzato dalla presenza di Blanqui, ha convinto Caussidire a
rinunciare ad ogni azione diretta. A proposito di Blanqui, che sar accusato in
seguito di aver congiurato con Ledru-Rollin, questi afferma che per nulla al
mondo avrebbe voluto elevare costui alla dittatura.
A sera, George Sand, testimone vigile e talora attivo di questi fatti, scrive:
La borghesia ha preso la sua rivincita. Ormai i nemici qualificati della II
Repubblica non sono pi i realisti e i borghesi, ma i socialisti rivoluzionari,
che ormai vengono chiamati comunisti. La partita  ormai persa per questi
ultimi. Se ne accorgeranno fra una settimana prendendo conoscenza dei risultati
delle elezioni legislative del 23.
Raspail  battuto, Sobrier, Cabet, Flotte sono tutti sconfitti. Nella nuova
Assemblea  presente un solo capo rivoluzionario, Barbs, che  riuscito a farsi
eleggere nell'Aude, ma ha avuto un esiguo numero di voti a Parigi. Blanqui non
si  neppure presentato sicuro anzi tempo del risultato. E non  tutto: i
moderati trionfano tanto a Parigi quanto nelle province. Tutti i membri del
governo provvisorio vengono eletti, ma Louis Blanc non  che il ventisettesimo
su trentaquattro a Parigi, con 121.140 voti, mentre Lamartine, primo, ne
totalizza 259.800. Cabet, ha raccolto appena 20.000 suffragi. Vengono eletti
anche quattro generali: Cavaignac, Lamoricire, Bedeau, Duvivier, i quali
daranno un bell'apporto alla Santa Causa dell'ordine, commenta la Revue des Deux
Mondes che aggiunge: I vescovi che la monarchia non aveva ancora osato elevare
alla dignit di pari entrano di colpo alla Camera.
Un osservatore imparziale, l'ambasciatore d'Inghilterra, duca di Normandy,
delinea questo quadro: L'aspetto della Camera nel suo insieme  molto decoroso;
anche se tra i rappresentanti si poteva notare qualche figura strana e qualche
fisionomia fiera, tuttavia, considerata nell'insieme questa Assemblea non
sembrava differire molto, per la sua composizione dall'ultima Camera monarchica.
George Sand la chiama l'Assemblea cristianissima. Tocqueville annota, senza
commento, anche perch ci preoccupa anche un moderato come lui: Nella Camera
erano presenti pi grandi proprietari di quanti ve ne fossero nelle Camere
precedenti elette col sistema censitario. I legittimisti nostalgici dei Borboni
sono un centinaio; gli orleanisti sostenitori di Luigi Filippo un po' di pi. Su
novecento deputati, si ritiene a prima vista che vi siano cinquecento realisti e
duecentocinquanta repubblicani moderati. Le figure strane e le fisionomia fiere,
sono appena centocinquanta. La lista presentata dalla commissione operaia del
Lussemburgo  stata completamente sconfitta: su un totale di trentaquattro nomi,
c'erano ventiquattro candidati operai; tre soltanto vengono eletti.
La voce del popolo  pi che mai la voce di Dio, esclama il visconte
d'Arlincourt. Thiers, bench battuto, ma si rifar un mese dopo, come
Changarnier, per mezzo delle elezioni supplettive, sottolinea i propri legami
con la Repubblica e il suffragio universale, sistema, dice, che ha dato buona
prova di s dotando la Francia di un'Assemblea composta di uomini di valore;
Arago scopre che l'influenza del clero con il suffragio universale si rivela
considerevole, in particolare nelle campagne: non bisogna dimenticarlo.
A Rouen, il 27, quando lo spoglio completo delle urne sanziona la disfatta dei
candidati socialisti con l'apporto dei voti dei comuni rurali, viene organizzata
una manifestazione davanti all'Hotel de Ville. Vi sono parecchie centinaia di
operai disoccupati, con donne e bambini, senza armi, senza bandiere rosse, ma
con vessilli tricolore. Vengono a reclamare pane e lavoro. Ma ormai  passato il
tempo perch vengano ascoltate e accolte lagnanze. La Guardia Nazionale e i
dragoni caricano a colpi di sciabola. Viene eretta qualche piccola barricata.
Bilancio: trentaquatto morti dalla parte dei manifestanti, qualche ferito
leggero dalla parte delle forze dell'ordine.
La mattina del 4 maggio, quando l'Assemblea Nazionale si riunisce per la prima
volta, i capi rivoluzionari pronti finalmente alla riconciliazione, sanno di
avere un'unica possibilit di difesa: la piazza. A Blanqui non resta che l'amara
soddisfazione di essere stato il solo ad aver visto il giusto.
Tutto ricomincia da capo e Blanqui ancora una volta recita la parte di
Cassandra. La guerra civile, dichiara la Societ Centrale Repubblicana, diventa
inevitabile, e il sangue sparso ricadr sulla Guardia Nazionale che la provoca
con tutte le sue azioni. Il 20 accusa Lamartine di preparare una notte di San
Bartolomeo a Parigi. Accusa ingiusta: Lamartine stesso comincia a spaventarsi
delle tendenze repressive che si fanno strada nella nuova maggioranza realista
della Camera. Se non  socialista  per un repubblicano sincero e non ha mai
fatto sparare sul popolo. Tutta l'azione di Lamartine, da quel momento,  tesa a
dare garanzie alla destra, per meglio convincerla che  inutile infierire. La
destra medita l'arresto di Blanqui e degli altri capi rivoluzionari, ma l'idea
viene scartata grazie all'azione di Lamartine. I circoli possono continuare a
lavorare.
La Societ Centrale Repubblicana e la Societ dei diritti dell'Uomo di Barbs,
fanno affiggere manifesti alle cantonate di Parigi per protestare contro i
massacri di Rouen. I circoli moltiplicano gli avvertimenti: se il popolo vedr
calpestati i suoi diritti, si sollever ancora una volta. Il 2 maggio,
quarantotto ore prima della riunione dell'Assemblea, Barbs fa votare
all'unanimit dai Circoli rivoluzionari una vera mozione di sfiducia, che invita
i membri del governo provvisorio a conservare, con provvedimenti dittatoriali,
l'esercizio del potere esecutivo finch essi abbiano visto l'Assemblea Nazionale
all'opera, per sapere se realmente essa meriti la fiducia dei veri repubblicani.
All'Assemblea, dove siede come rappresentante dell'Aude, Barbs si allinea sulle
posizioni di Blanqui. L'8 maggio, rifiuta di associarsi a un indirizzo di
omaggio al governo provvisorio, finch non sar fatta luce, dichiara,
sull'eccidio di Rouen. Due giorni dopo l'Assemblea elegge un nuovo Governo di
cinque membri. Tre sono moderati, Arago, Garnier-Pags, Marie; Lamartine non 
che il quarto eletto,  gia troppo a sinistra per la maggioranza, mentre
Ledru-Rollin, che ha deluso le aspettative,  quinto. Louis Blanc  escluso dal
potere; la Commissione del Lussemburgo  ridotta ad un simulacro. I socialisti
non vengono accontentati neppure nelle loro rivendicazioni minime: la creazione
di un Ministero del Lavoro.
N Blanqui, n Barbs, n Raspail, n Cabet, pensano ancora ad un colpo di mano
contro l'Assemblea nazionale. Tuttavia, il 15, una nuova manifestazione degenera
a tal punto da prendere l'aspetto di un tentativo di colpo di Stato
rivoluzionario. La storia di questa giornata  una delle pi confuse e pi
controverse che vi siano. Il ruolo esatto giocato da Blanqui  particolarmente
difficile da stabilire. Vediamo i fatti.
Il 15 maggio l'Assemblea deve discutere la questione polacca: la Polonia 
ancora una volta attaccata dagli invasori venuti dall'oriente e dall'occidente.
Si tratta di sapere se la Francia assister muta all'annientamento di questo
paese amico e alleato o se mander armi in suo aiuto. Al circolo degli Amici del
Popolo di Raspail, si decide di rivolgere all'Assemblea una petizione in favore
della Polonia e di approfittare dell'occasione per fare sentire ai deputati la
pressione popolare. L'idea dapprima  combattuta da Barbs e da Blanqui, i quali
temono che la polizia ne approfitti per quell'azione repressiva che la
maggioranza dell'Assemblea auspica da parecchi giorni. Si discute accanitamente:
Raspail stesso comincia a dubitare dell'opportunit della manifestazione, quando
il 14 mattino appare un avviso sui muri di Parigi. E' un appello al popolo,
firmato da due uomini. Uno di essi, un certo Haber, dirige il Circolo
Centralizzatore, il cui programma  quello, abbandonato da Barbs, di federare i
circoli repubblicani; l'altro, Villain,  il nuovo presidente della Societ dei
Diritti dell'Uomo, abbandonata da Barbs. I capi rivoluzionari sospettano Haber
e Villain di essere al servizio di Recurt, il nuovo Ministro dell'Interno.
Barbs e Blanqui tuttavia sono costretti a seguire l'iniziativa per non passare
per moderati. Il mattino del 15 maggio, quarantacinquemila persone si riuniscono
in piazza della Bastiglia. Met di esse sono guardie nazionali, di cui non ci si
attendeva la presenza. Gli altri sono operai, di cui 14.000 salariati degli
ateliers nationaux, timorosi per il loro futuro poich la maggioranza
parlamentare pensa di sciogliere questa organizzazione, ritenuta troppo
socialisteggiante. Barbs non  presente;  alla seduta dell'Assemblea a Palais
Bourbon. Blanqui con i fedeli del suo circolo, attende il corteo sul boulevard
Beaumarchais, davanti al teatro la Gait: naturalmente si metter alla testa del
corteo. La manifestazione passer per piazza della Repubblica e i boulevards, ma
non dovr oltrepassare l'obelisco di piazza della Concordia. Da l, una piccola
delegazione si recher al Palais Bourbon per consegnare la petizione.
Barbs e Blanqui hanno voluto cos per non dare l'impressione che si vogliano
cacciare i deputati. I due uomini per non si sono rappacificati. Se per una
volta sono d'accordo, lo sono sull'analisi della situazione, ma non hanno alcun
contatto personale e la loro rivalit resta viva.
All'altezza dell'obelisco c' un colpo di scena. Qualcuno grida: Avanti! Spinto
dalla folla, Blanqui si ritrova davanti alle cancellate del Palais Bourbon che
non tardano a cedere. Sono presenti anche Raspail Sobrier, Villain Flotte, e
Albert. Huber invece  sparito colpito da malessere, giace svenuto, su un prato
di Cours la Reine. Le cinquantasette guardie che proteggono l'entrata del Palais
Bourbon vengono travolte, la testa del corteo attraversa l'ingresso poi la sala
dei Passi Perduti e sbocca nell'emiciclo dove i deputati proseguono il loro
dibattito sulla Polonia. Nella gran confusione, Raspail viene spinto alla
tribuna: legge la petizione a favore della Polonia, ed annuncia che il popolo si
ritira. Barbs a sua volta salta dal suo banco e si aggrappa alla tribuna.
L'Assemblea, afferma, deve decretare ci che il popolo chiede. Barbs si ritira,
appare Blanqui. Tocqueville freme sul suo banco: Vidi apparire, racconter, un
uomo che non avevo mai conosciuto prima, ma il cui ricordo mi ha sempre riempito
di disgusto e di orrore: aveva guance pallide e avvizzite, labbra bianche,
aspetto triste e malato, un pallore disgustoso che dava l'impressione di un
corpo avvizzito. Non portava camicia, ma una vecchia redingote nera sulle membra
sottili e scarne, sembrava aver vissuto in una fogna ed esserne appena uscito;
mi hanno detto che era Blanqui.
E' interessante confrontare questo ritratto cos poco lusinghiero con un altro,
fatto dal giornalista Jules Breynat: ... un omino, miseramente vestito, curvo
come un vecchio, con i capelli incanutiti nelle prigioni e tagliati a spazzola.
La cupa energia della sua figura angolosa  sottolineata da rughe profonde. E'
una natura vulcanica e tormentata. Sotto le apparenze di una vecchiaia precoce
si intravede un'anima di fuoco sempre giovane, sempre indomabile; essa brilla
nel suo sguardo volitivo...
Si tratta della stessa persona, vista successivamente da un testimone ostile e
da un amico. L'apparizione di Blanqui alla tribuna semina il panico sui banchi
dell'Assemblea. Parecchi deputati si mettono al riparo nei meandri dei corridoi;
Taschereau, che  stato eletto il 13 aprile, fugge, persuaso che Blanqui voglia
farlo ghigliottinare...
Blanqui, tuttavia, pronuncia un discorso politico pi che un discorso
rivoluzionario. Non c' nessuna violenza nei suoi propositi. Parla della
Polonia, del massacro di Rouen, rievoca la drammatica urgenza dei problemi
sociali e chiede all'Assemblea di prendere senza indugi provvedimenti a favore
degli operai.
Barbs che non vuol lasciare l'ultima parola a Blanqui, risale sulla tribuna,
propugna un intervento armato in Polonia e il voto immediato per l'imposta di un
miliardo sui grandi capitali. Questa strana seduta, nata dal tumulto si
trasforma a poco a poco in un dibattito parlamentare al quale partecipano, 
vero, oratori che non ne hanno alcun diritto, ad eccezione di Barbs, ma senza
che in fondo succeda niente di troppo illegale. A questo punto per si verifica
il secondo colpo di scena della giornata. Huber, riavutosi dallo stordimento,
balza sulla tribuna e ruggisce: Io dichiaro sciolta l'Assemblea! Poi impugna un
cartello sul quale  scritto: In nome del Popolo l'Assemblea nazionale 
sciolta. Stupore dei deputati, ma anche di Barbs, Blanqui, Raspail, che non si
aspettavano una simile mossa. Prima che vi siano reazioni, Huber grida ancora:
Tutti all'Hotel de Ville, andiamo a costituire un nuovo governo!
Barbs, Albert e Sobrier si lanciano subito fuori seguiti dalla folla, e si
dirigono verso l'Hotel de Ville; Barbs lungo la riva destra della Senna, Albert
lungo quella sinistra. Sobrier si dirige invece verso il Ministero dell'Interno:
ha intenzione di impadronirsene.
I blanquisti, tuttavia, sono rimasti nell'emiciclo. Pi pallido del solito,
Blanqui spinge Flotte verso la tribuna. Questi esclama: No l'Assemblea non 
sciolta. Cittadini, gridiamo Viva i'Assemblea nazionale! e ritiriamoci... Troppo
tardi, Barbs  gi partito. Sono le cinque del pomeriggio. Blanqui esce dal
Palais Bourbon confidando a Flotte: Inevitabilmente la faccenda avr conseguenze
disastrose per noi. Poi va ad attendere gli echi degli avvenimenti nel caff di
rue Saint-Denis. Raspail, fiutando un tranello, va a mettersi al riparo a casa
di suo figlio. Louis Blanc che non vuole essere trascinato all'Hotel de Ville
salta su una carrozza e sparisce.
Un'ora dopo, la sconfitta dei rivoluzionari  completa. Barbs e Albert vengono
arrestati all'Hotel de Ville dove per un istante hanno creduto di poter
costituire un nuovo governo. Hanno anche compilato una lista di ministri e
l'hanno gettata dalle finestre. La folla sulla piazza la leggeva acclamando: si
ripetevano i nomi di Ledru-Rollin, Raspail, Louis Blanc, Mancava quello di
Blanqui; Barbs non io aveva voluto a nessun costo. I due uomini avrebbero
voluto anche dichiarare guerra alla Germania e alla Russia se non avessero
accettato immediatamente di restaurare il regno di Polonia nella sua
interezza... Giunge per a guastare la festa un battaglione di guardie nazionali
comandato da Lamartine. Barbs e Albert non oppongono alcuna resistenza.
Sobrier, dopo aver girato al largo dal Ministero dell'Interno, si lascia
catturare in un caff dove  andato a prendere una bibita. Raspail, Flotte e
Lacambre si fanno trovare a casa. Blanqui riesce a sfuggire alle ricerche per
dieci giorni. Ma il 26 viene arrestato, in seguito a una delazione, in casa di
un amico in rue Montholan.
Questa azione segna veramente la fine della rivoluzione del 1848. Il popolo,
ormai privo dei suoi capi, non ha che da farsi massacrare; come in effetti
accadr il 24, 25 e 26 giugno, quando il generale Cavaignac soffocher nel
sangue l'insurrezione provocata dalla chiusura degli ateliers nationaux. Meno di
sei mesi dopo lo stesso Cavaignac dovr piegarsi davanti a Luigi Napoleone
Bonaparte, eletto primo presidente della Seconda Repubblica, con quasi l'80 %
dei voti. Il seguito  ben noto.
Blanqui, Barbs, Raspail e i principali protagonisti della giornata del 15
maggio compaiono il 7 marzo 1849 davanti all'Alta Corte riunita a Bourges. Lo
scopo del processo  ovviamente quello di stabilire le responsabilit di
ciascuno nell'assalto all'Assemblea nazionale. Blanqui riesce facilmente a
dimostrare che, fin dall'inizio,  stato ostile al progetto della
manifestazione. Mai, in ogni caso, ha avuto l'intenzione di far sciogliere
l'Assemblea Nazionale. Neppure Barbs ha avuto questa intenzione. Allora, chi ha
trascinato la folla al di l dell'obelisco di piazza della Concordia? Pare sia
stato Huber a gridare il fatale Avanti!, Huber che ha sorpreso tutti proclamando
dalla tribuna lo scioglimento dell'Assemblea e che Barbs e Blanqui sospettano
da tempo essere un provocatore manipolato dal sindaco di Parigi, Marrast.
Quando l'ho sentito, dice Blanqui ai suoi giudici, ne sono rimasto colpito, come
se una pietra mi fosse caduta in testa.
Gli insorti del 15 sono stati manipolati dalla polizia? E' la tesi generalmente
ammessa dagli storici. Ma i giudici di Bourges, sicuramente, la respingono.
Blanqui e Barbs vengono condannati a dieci anni di deportazione. Essi per si
sono danneggiati a vicenda durante il dibattito. Il loro vecchio rancore sale in
superficie ad ogni occasione; Barbs soprattutto aggrava la posizione di
Blanqui. Riprende le accuse del documento Taschereau, lo rimprovera di aver
tradito il pomeriggio del 15 maggio, abbandonando la lotta dopo l'adunanza
all'Assemblea Nazionale. Blanqui tenta di giustificarsi: Sapevo bene, dichiara,
che la maggioranza di Parigi non era disposta a rovesciare l'Assemblea. La
Guardia Nazionale, la maggioranza degli operai, le province si sarebbero
indignate, e il nuovo governo non sarebbe durato otto giorni. Rimane per, e
Barbs lo sottolinea, il fatto che Blanqui si  eclissato al momento di agire,
come aveva gi fatto il 25 febbraio, il 17 marzo e il 16 aprile. Barbs, che
invece  andato fino in fondo, si d arie da eroe e taccia Blanqui di malafede.
Blanqui alza le spalle. Quel pazzo di Barbs non aveva capito niente! La verit,
esclama,  che  stato teso un tranello alla classe operaia. Noi siamo stati
sempre trascinati dalla gente che ci circondava, da gente che noi non
conoscevamo neppure, da provocatori che ci hanno condotto pi lontano di quanto
noi volessimo, perch volevano comprometterci e fornire il pretesto di farci
arrestare.
Barbs, tuttavia, avr modo di rimproverargli di aver abbandonato il popolo
all'uscita dall'Assemblea. Quali che fossero le buone ragioni di Blanqui di
diffidare degli eccessi di certi manifestanti, indubbiamente aveva scelto un
momento poco adatto per ritirarsi in un caff di rue Saint-Denis. Avrebbe potuto
tentare di fermare la manifestazione, o di mettersi alla sua testa per restare
con Barbs e Albert fino all'Hotel de Ville. Questione di temperamento senza
dubbio. Barbs  pi impulsivo, Blanqui pi lucido... a volte basta molto meno
per dividere due uomini. Barbs e Blanqui, con le loro idee, avrebbero dovuto
essere fratelli. Furono invece nemici. Le loro dispute continueranno anche al
penitenziario di Belle Ile, dove entrambi saranno detenuti per tre anni.
Belle Ile  un carcere molto meno duro di Mont Saint-Michel. I prigionieri non
sono costantemente rinchiusi in cella. Possono comunicare tra loro, riunirsi,
discutere. Si formano dei veri e propri clan e tra blanquisti e barbesisti si
accende una lotta ancor pi violenta di prima. A volte avvengono anche degli
scontri. Alcuni amici comuni dei due cercano di riportare la calma organizzando
un dibattito pubblico: ma il tutto termina in una nuova baruffa. Barbs infine
viene scarcerato nel 1854. Va in esilio in Inghilterra e non far pi parlare di
s fino alla morte, avvenuta nel 1870. Blanqui viene trasferito nella prigione
di Corte, poi in Algeria, a Mascara. Il 15 agosto 1859, infine,  rimesso in
libert.
Ha combattuto la Restaurazione e la Monarchia di luglio, ed ora inizia subito la
sua lotta contro l'Impero. Appena rientrato a Parigi, acquista sette torchi per
stampare un giornale nel quale si propone di denunciare la dittatura di
Napoleone III. Diffonde volantini e libelli per qualche mese; ma ben presto deve
nascondersi: la polizia lo cerca. Si fa arrestare stupidamente, mentre assiste
ai funerali d Caussidire: il 14 giugno 1861 compare davanti al 7 tribunale
correzionale della Senna.
Nonostante i vostri venticinque anni di carcere, gli chiede il presidente, avete
conservato le vostre idee?
Precisamente.
E non soltanto le vostre idee, ma anche il desiderio di farle trionfare?
S, fino alla morte.
La condanna  a quattro anni di prigione. Ma questa volta Blanqui sconta la
detenzione a Parigi, nella prigione di Sainte-Pelagie, dove il regime 
relativamente liberale. Vi sono autorizzate le visite e Blanqui ne riceve molte.
La costituzione del partito blanquista risale proprio a questo periodo. Catulle
Mends, Camille Pelletan, Gustave Tridon, Rigault, Eudes, nomi che si
ritroveranno nella Comune, diventano i discepoli del vecchio rivoluzionario.
Charles Longuet e Georges Clemenceau, giovane studente in medicina, sono in
contatto con lui. Blanqui  anche in corrispondenza con Carlo Marx che vive a
Londra. Negli anni seguenti Edouard Vaillant, Thophile Ferr, Arthur Ranc,
anch'essi futuri comunardi, si uniscono alle file blanquiste. Nel marzo del
1864, Blanqui si ammala.
Viene trasferito all'ospedale di Necker da dove evade il 27 agosto con la
complicit di qualche amico e con una parrucca bionda posta sul cranio calvo, e
si rifugia a Bruxelles. Laggi moltiplica i legami con Marx e i socialisti dei
vari paesi d'Europa; si reca poi a Ginevra per il primo congresso
dell'Internazionale.
Blanqui continua a lavorare per l'organizzazione del suo partito. Per sventare
la sorveglianza della polizia e limitare i rischi di denuncia, decide di creare
una struttura estremamente articolata, divisa in gruppi di dieci membri che non
si conoscono tra di loro e di cui il solo capo  in contatto, verbale, con i
principali dirigenti. Il sistema non  nuovo, si ispira direttamente
all'organizzazione della Carboneria operante agli inizi del secolo, ma Blanqui
lo porta a un tale grado di perfezione da farne, per l'epoca, un modello di
azione clandestina. Egli sorveglia da vicino tutto, facendo continuamente la
spola tra Bruxelles e Parigi in barba alla polizia. Nell'estate del 1870, alla
vigilia della guerra, dispone di 2.500 uomini bene organizzati che possono
essere radunati in meno di due ore.
Scoppia la guerra che Blanqui aveva previsto gi da parecchi anni. Facendo
proprie le tesi di Carlo Marx, egli ritiene infatti che il capitalismo
industriale dominante l'Europa nella seconda met del XIX secolo, non abbia
altro mezzo per superare le sue difficolt interne, le sue contraddizioni. La
questione del Lussemburgo, imprudentemente sollevata da Napoleone III e
destinata a seminare la discordia tra la Germania, l'Olanda e la Francia, non
gli sembra che un pretesto. La guerra  certa, scrive il 16 maggio 1867 in una
lettera a Antoine Lacambre. Essa scoppier un giorno non troppo lontano. Nel
luglio del 1870 aggiunge: La guerra  solo un diversivo. Napoleone vi si 
avventurato per disfarsi della rivoluzione. Wissenbourg, Foeschwiller,
Forbach... per l'esercito imperiale le disfatte si susseguono: il malcontento si
diffonde in tutti gli strati della popolazione parigina. L'11 agosto una
sessantina di delegati della Federazione operaia parigina, che raggruppa i
principali sindacati, chiede ai parlamentari repubblicani di farsi promotori di
un'insurrezione che abbatta l'Impero, restauri la Repubblica e salvi la patria
in pericolo. Eugne Pelletan, leader dei repubblicani della Camera, risponde che
 troppo presto per agire. Ma gi alla vigilia i capi blanquisti, Eudes,
Grander, Tridon, Brideau, hanno deciso che bisogna passare all'azione il pi
presto possibile.
Chiedono a Blanqui di rientrare a Parigi per dirigere un'insurrezione la cui
prima mossa  la presa del forte di Vincennes. Granger ha gi sacrificato i suoi
risparmi, diecimila franchi, per acquistare una partita di trecento pistole e
per far confezionare cento pugnali in acciaio da un fabbro simpatizzante.
La sera del 12 e durante tutta la giornata del 13 agosto si tiene una specie di
consiglio di guerra in casa di Eudes, in rue d'Alsia, a Montrouge. E' presente
Blanqui; anche Flotte, che si era sistemato come oste a Los Angeles all'epoca
della proclamazione dell'Impero,  tornato: alla prima chiamata di Blanqui ha
abbandonato tutto.
Blanqui non sembra molto convinto. Prendere il forte di Vincennes non gli sembra
cos facile come pretende Granger; poi non  molto sicuro che il popolo di
Parigi sia pronto per insorgere. I sobborghi non attendono che un segnale! gli
risponde Eudes; e voi solo potete lanciarlo.
Il giorno dopo, il 14, Blanqui ha deciso:  d'accordo per un colpo di mano, ma
non contro il forte di Vincennes; bisogna, dice, preparare l'esercito, la
repubblica ne avr bisogno, sarebbe stolto farsene un nemico. Per giunta
Vincennes  troppo lontana perch gli insorti abbiano la possibilit di
sollevare i sobborghi. Blanqui preferisce cominciare a prendere d'assalto una
caserma di pompieri situata al crocicchio della Rotonde, nel quartiere della
Villette. Tutti sono d'accordo nel proposito di non fare alcun male ai pompieri,
molto popolari tra i parigini. Bisogner persuaderli benevolmente a consegnare
le armi agli insorti dopo di che i capi sezione blanquisti distribuiranno i
fucili, i rivoluzionari percorreranno i boulevards invitando il popolo a
sollevarsi. Giunta la sera, il potere rivoluzionario si insedier all'Istituto.
L'inizio dell'azione  fissato per le tre e mezzo del pomeriggio. Alcuni amici
vengono preavvisati, Jules Valls per esempio, che si dichiara scettico sulla
possibilit di successo dell'operazione, ma promette che sar presente alla
Villette al momento opportuno.
Questa  l'ultima insurrezione di Blanqui. La pi sorprendente e la meno
riuscita di tutte. Soffermiamoci su Rue della Villette, vicino al canale
dell'Ourcq; un saltimbanco in costume, prima di cominciare la sua esibizione
chiede ancora un'offerta, mezzo soldo, ad un centinaio di spettatori. La caserma
dei pompieri  a cinquanta metri.
Blanqui si stropiccia le mani soddisfatto. Potr riunire i suoi uomini attorno
al saltimbanco, la cosa sembrer naturale... Il lottatore ha un compare che
suona il tamburo, sar il segnale di adunata per gli insorti. Alle tre e mezzo,
sono presenti un centinaio di compagni di Blanqui, gli altri sono disseminati
nelle strade popolose della Villette e di Belleville.
Avanti! grida Eudes. Pacatamente, senza correre, il piccolo gruppo si dirige
verso la caserma. Ma  sfortunato: una sentinella ha visto il trambusto e grida:
All'armi! La sorpresa  sfumata; Granger e un certo Chauvire, che sar deputato
del XIV distretto sotto la Comune, si lanciano sulla sentinella. Blanqui, Eudes
e una decina di uomini penetrano nella caserma. Sono in numero sufficiente per
impossessarsi delle armi con la forza, ma preferiscono entrare in trattative.
Blanqui si trova i fucili puntati addosso; calmissimo, il vecchio rivoluzionario
spiega ai soldati che non hanno nulla da temere dal popolo, che devono unirsi
agli insorti, consegnare le loro armi per contribuire a rovesciare l'Impero e a
proclamare la Repubblica, la sola capace di mettere la nazione in condizione di
respingere l'invasione straniera. Ma si trova di fronte ad un'incomprensione
totale che sembra disarmarlo. Il tempo passa. Il tumulto finisce per attirare
l'attenzione degli agenti di un vicino posto di polizia che a sciabola
sguaianata caricano gli insorti rimasti fuori. Davanti alla caserma c' un gran
parapiglia. Blanqui e Eudes escono all'aperto per prendere parte alla lotta, che
si risolve a vantaggio degli insorti. Nel frattempo, i pompieri sono andati a
cercare il loro comandante il tenente Cottrey, che rifiuta categoricamente di
cedere le armi al blanquisti. Blanqui  sempre del parere di non usare la
violenza contro i pompieri. Decide dunque di ritirarsi. Ha perso la prima
canche. Resta la seconda: sollevare i sobborghi. Andiamo. sospira senza grande
convinzione, come se sentisse gi che l'insurrezione  compromessa...
Il gruppo si lancia sul boulevard, in direzione di Belleville. Blanqui, Eudes,
Granger e i loro compagni agitano le armi gridando: All'armi, viva la
Repubblica, morte ai Prussiani... Nessuno si muove.
Le strade si vuotano davanti a loro. La popolazione  soggiogata dalla
propaganda ufficiale che continua a ripetere: Diffidate delle spie prussiane. A
rispettosa distanza, alcuni gruppetti di uomini immobili e muti, contemplano i
blanquisti con un misto di timore e diffidenza. La marcia sul boulevard di
Belleville termina in Place du Combat.
Blanqui ferma i suoi uomini: E' andata male, constata tristemente. Non abbiamo
fucili, e poi vedete che nessuno si unisce a noi. Noi non possiamo niente senza
il popolo... Entro dieci minuti, il nostro gruppetto avr di fronte dei fucili
ad ago contro i quali i nostri revolver non possono nulla. Bisogna separarci. Il
terreno  sgombro: nulla impedir la nostra ritirata. Nascondete le armi e
disperdetevi per le strade vicine. Davanti alla caserma dei pompieri, un
poliziotto colpito a morte durante il tumulto, agonizza. Alcuni curiosi si
avvicinano. Le guardie municipali tornano all'assalto, bastonano e arrestano
tutti. Alle cinque, sul selciato del boulevard non resta che qualche moneta da
mezzo soldo, abbandonata dall'erculeo atleta da fiera nella sua fuga
precipitosa.
L'insurrezione della Villette, a dispetto del suo doloroso epilogo, non  il
fallimento che appare a prima vista. Infatti, ancora una volta, Blanqui ha avuto
il torto di vedere chiaro troppo presto, di agire troppo presto e troppo solo.
Tre settimane dopo, il 4 settembre, altri compiono con buon successo ci che lui
ha fallito. Ma, nel frattempo, era necessario il disastro di Sedan per
screditare l'Impero agli occhi della popolazione parigina. Il corso della guerra
sarebbe cambiato se la Repubblica fosse stata proclamata il 14 agosto invece che
il 4 settembre? Riportiamo il giudizio di Jaurs sul caso della Villette: E'
deplorevole che un piccolo pugno di eroi che ha tentato di scuotere Parigi sia
stato colpito dal biasimo e dallo stupore generale. Jaurs fa notare che il 14
agosto un governo repubblicano avrebbe ancora potuto far ripiegare su Parigi i
centocinquantamila uomini dell'armata di Mac-Mahon, invece di mandarli a farsi
catturare scioccamente nella trappola di Sedan. La guerra, allora, forse non
sarebbe ancora stata perduta.
Politicamente, la decisione di Blanqui non era dunque sbagliata. Ma ancora una
volta, egli ha commesso un grave errore di tattica. Eudes e Brideau sono in
prigione: sono stati condannati a morte. I blanquisti, disorganizzati, nella
rivoluzione del 4 settembre svolgeranno un ruolo assai modesto. Tuttavia saranno
due di loro, Granger e lo studente Marchand, a decretare la caduta dell'Impero e
la proclamazione della Repubblica, dall'alto della tribuna di Palais Bourbon
invaso dalla folla dei manifestanti. I blanquisti per continueranno a
commettere errori tattici fino alla fine: invece di recarsi all'Hotel de Ville,
dove Blanqui tenta di costituire un governo rivoluzionario, la maggior parte di
loro perde tempo davanti alla prigione di Sainte-Plagie. Pensano innanzitutto a
liberare i prigionieri politici, tra i quali,  vero, contano numerosi amici,
come Henry Rochefort e Jean-Baptiste Clment, l'autore del Temps des cerises.
Risultato: Blanqui, troppo solo, non riesce ad impedire la costituzione di un
Governo di Difesa nazionale presieduto dal generale Trochu, l'uomo che Victor
Hugo, escluso dal potere, denuncia immediatamente come un incapace: Trochu,
participio passato del verbo trop chu... (gioco di parole intraducibile. Choir
(cadere) ha il participio passato chu. Trop chu sarebbe allora troppo caduto)
Nella sconfitta di Blanqui, il 4 settembre, c' gi il germe della Comune. Egli
del resto sar uno dei primi a muoversi contro il nuovo governo. Ma per il
momento si trincera dietro il pericolo prussiano. In un proclama redatto il 5 e
firmato dai principali capi blanquisti, egli dichiara: Tutte le opposizioni,
tutte le contraddizioni, devono sparire davanti alla salute pubblica. Non esiste
che un nemico, il Prussiano, e un complice, il fautore della caduta monarchia
(si tratta di Thiers), che vorrebbe portare ordine a Parigi con le baionette
prussiane. I sottoscritti, mettendo da parte tutte le opinioni particolari,
vengono ad offrire al governo provvisorio il loro contributo pi energico ed
assoluto, senza alcuna riserva n condizione, se esso sosterr la Repubblica, e
sar disposto a farsi seppellire con noi sotto le macerie di Parigi, piuttosto
che accettare il disonore e lo smembramento della Francia.
Jules Valls, che lo vede proprio quando sta facendo gli ultimi ritocchi a
questo testo, alza le spalle: Tra un mese, dice a Blanqui, sarete ai ferri
corti.
Ma, quel giorno, Valls  uno dei pochi rivoluzionari che rifiutano l'azione
comune. A Londra lo stesso Carlo Marx fa tutto il possibile per impedire che i
suoi amici dell'Internazionale lottino contro il governo di Trochu. La classe
operaia francese si muove in circostanze di estrema difficolt, scrive Marx.
Tutti i tentativi di rovesciare il governo nella crisi presente, quando il
nemico  quasi alle porte di Parigi, sarebbero una follia disperata.
Per appoggiare la sua azione, Blanqui fonda un circolo, che prende semplicemente
il nome di Club Blanqui, e un giornale, intitolato la Patrie en danger.
Il circolo ha sede al caff dei Mercati generali, al numero 20 di rue
Saint-Denis, all'inizio del boulevard Sebastopol. Come nel 1848, le situazioni
presentano una certa analogia, Blanqui vi riunisce ogni giorno i suoi discepoli:
ora ha 65 anni, ecco come lo descrive Jules Valls: Un vecchietto molto piccolo,
sprofondato in un pastrano nero dal collo troppo alto, le maniche troppo lunghe,
la giacca troppo larga, sta disponendo qualche foglio sul tavolo. Ha una testa
mobile, i capelli grigi, un grande naso aquilino rotto a met; una bocca quasi
priva di denti ove tra le gengive si agita la punta della lingua rosea e
guizzante come quella di un bambino; una carnagione da vitelotte. (la vitelotte
 variet di patata dalla polpa bianca o bianco rossastra, lunga e molto
pregiata.)
Ma soprattutto una fronte grande e pupille lucenti come schegge di carbone. E'
Blanqui... Ecco dunque l'anima dell'insurrezione, l'oratore dal guanto nero,
colui che sollev centomila uomini al Campo di Marte e che il documento
Taschereau ha tacciato di tradimento. Si diceva che quel guanto nero nascondesse
la lebbra; che i suoi occhi fossero iniettati di bile e di sangue. Egli, al
contrario, ha la mano pulita e lo sguardo limpido. Questo trascinatore di folle
immense assomiglia quasi ad un educatore di monelli. Ma qui sta la sua forza. I
tribuni dal portamento selvaggio dall'aspetto leonino, dal collo taurino, si
rivolgono alla bestialit eroica o barbara della moltitudine, Blanqui invece,
freddo matematico della rivolta e della guerriglia sembra stringere nelle sue
scarne dita la lista dei dolori e dei diritti del popolo...
L'elenco dei redattori di la Patrie en danger comprende nomi che troveremo
presto a capo della Comune: Ferr, Flourens, Rigault, Eudes, Alphonse Humbert,
Vuillaume... Blanqui ogni giorno parla dei problemi della difesa nazionale. I
suoi articoli testimoniano un patriottismo ardente fino all'esaltazione. Ma
rivelano anche una profonda conoscenza dell'arte militare che sorprende tutti,
risultato delle letture fatte durante i lunghi anni di prigionia. Cos, mentre
Trochu afferma che il sistema di fortificazioni costruito sotto Luigi-Filippo 
sufficiente a proteggere Parigi, Blanqui sostiene che i forti, poich sono
isolati, non resisteranno all'accerchiamento. Afferma inoltre che quei forti
erano in realt diretti contro Parigi, per permettere alla monarchia di
attaccare la capitale in caso di rivolta: saranno inefficaci, afferma, contro un
nemico esterno. Chiede la costruzione di linee di difesa e di trincee in
posizione molto avanzata rispetto ai forti. L'evoluzione della guerra prover
che le critiche e i suggerimenti di Blanqui erano esatti.
Ogni giorno Blanqui commenta, denuncia gli errori dell'esecutivo, invoca la
continuazione della guerra ad oltranza. Con l'appoggio di Clemenceau, sindaco
del XVIII distretto, viene eletto capo del battaglione di Montmartre della
Guardia Nazionale. Il 18 settembre presiede una riunione dei comandanti di
battaglione e dei responsabili del Comitato dei venti distretti, che decide di
fare passi presso il governo per ottenere nuove misure difensive. L'azione per
rimane priva di risultato. Le critiche di Blanqui si accentuano. Il 19 dichiara
apertamente di non aver pi fiducia. Il 30 giunge a preconizzare la caduta del
governo. Il giorno seguente c' un nuovo tentativo di colpo di mano.
Il 31 ottobre, alle due del pomeriggio, il governo  prigioniero delle guardie
nazionali dei sobborghi popolari, nell'Hotel de Ville. Edoardo Vaillant redige
il proclama per una Comune rivoluzionaria, di cui dovrebbe far parte Blanqui.
Alle cinque e mezzo egli arriva all'Hotel de Ville per assumere le sue funzioni.
Vi trova Flourens; ma i due uomini si imbattono in un battaglione di guardie del
boulevard Saint-Germain, ostili alla Comune. Blanqui viene spinto, percosso e
dileggiato, poi sviene. Nella confusione generale, Trochu, Jules Ferry ed
Emanuel Arago sono riusciti a fuggire dall'Hotel de Ville. Nella notte ritornano
e riprendono il controllo della situazione, con l'appoggio di due reggimenti di
guardie mobili della Bretagna e del Berry. L'effimero primo governo comunardo 
costretto a dimettersi.
Blanqui, ancora una volta, deve nascondersi presso amici per sfuggire alle
ricerche della polizia. Continua a redigere l'editoriale di la Patrie en danger
ma, ai primi di dicembre, il giornale cessa la pubblicazione per mancanza di
fondi. Alle elezioni dell'Assemblea Nazionale, che si svolgono l'8 febbraio
1871, dopo la firma dell'armistizio, egli viene battuto, con poco pi di 12.000
voti su 328.000 votanti. Travagliato, scoraggiato, Blanqui lascia Parigi e va a
curarsi una forte bronchite a casa di un nipote, a Louli nel Lot. L viene
informato della sua condanna a morte (la seconda), da parte del Consiglio di
Guerra incaricato di giudicare i responsabili del colpo di mano del 31 ottobre.
Il 17 marzo,  arrestato e condotto nel carcere giudiziario di Figeac.
Il giorno seguente Parigi insorge, il governo Thiers  costretto a ripiegare su
Versailles e, otto giorni dopo, viene proclamata la Comune di Parigi. Blanqui,
l'eterno cospiratore, non parteciper alla pi esaltante e pi sanguinosa
avventura rivoluzionaria che la Francia abbia conosciuto. Ironia di un destino
che pare accanirsi su quest'uomo con la stessa veemenza dei governi.
Durante il governo della Comune i blanquisti fanno tutto il possibile per
ottenere la scarcerazione di Blanqui. Raoul Rigault, divenuto il vero prefetto
di Polizia di Parigi, pensa di scambiarlo con Monsignor Darboy e gli altri
ostaggi che la Comune detiene nella prigione di Mazas. Il fedele Flotte si mette
d'accordo con il prelato che scrive a Thiers per chiedergli di accettare lo
scambio. Vengono intrecciati lunghi negoziati, con la mediazione dell'abate
Lagarde, vicario generale di Parigi, detenuto lui pure a Mazas e al quale viene
concesso un lasciapassare perch possa recarsi liberamente a Versailles. Thiers
rifiuta di trattare con la Comune. L'abate propone di lasciar evadere Blanqui...
sottolineando il fatto che la resistenza di Parigi  completamente militare e
che la presenza di Blanqui non darebbe nessun vantaggio agli insorti. Tempo
perso. Infine, il 13 maggio, lo stesso Flotte viene ricevuto da Thiers. Egli fa
notare che se Monsignor Darboy e gli altri ostaggi non verranno scambiati con
Blanqui rischieranno l'esecuzione capitale.
Impossibile, risponde Thiers. Non conosco Blanqui; lo si dice intelligente e
pericolosissimo. Appartiene al partito estremista della rivoluzione. Il giorno
seguente nuovo incontro tra Flotte e Thiers. Il dialogo  drammatico: Lo scambio
non  possibile, dichiara il capo del governo. Restituire Blanqui
all'insurrezione, sarebbe come mandare una forza pari a quella d'un corpo
d'armata. Ma vi autorizzo a dire all'arcivescovo che le cose possono cambiare da
un giorno all'altro e che non lascer nulla di intentato per trarlo dalla penosa
situazione in cui si trova.
Monsignor Darboy non  il solo prigioniero di Mazas, risponde il vecchio
blanquista. Se voi consentite a restituire Blanqui, la Comune liberer tutti gli
ostaggi.
Impossibile!
Datemi la vostra parola, aggiunge Flotte in uno sforzo disperato, che voi
firmerete l'ordine di scarcerare Blanqui, ed io vi porter qui domani i 74
ostaggi.
Vi ho detto di no.
Monsignor Darboy verr fucilato il 24 maggio, in piena battaglia, nella prigione
della Roquette, su ordine di Rigault. Nel suo libro les Convensions de Paris,
Maxime du Camp, sebbene poco tenero verso la Comune scriver: L'ostinazione di
Thiers, in quella circostanza, fu particolarmente grave.
Il giorno stesso Blanqui viene trasferito al forte Taureau, una sinistra
prigione vicino a Morlaix, dove rimarr cinque mesi e diciotto giorni in una
cella umida e senza luce. Nuovamente giudicato dal Consiglio di guerra per varie
accuse, in particolare per quella di partecipazione morale alla Comune, 
condannato alla deportazione. Ma i medici gli risparmiano la Nuova Caledonia.
Viene inviato alla prigione di Clairvaux. 1877. Blanqui ha 72 anni. Non gli si
darebbero pi di tre mesi di vita: tutte le forze sembrano aver abbandonato il
suo scarno corpo. Nonostante ci in tutta la Francia si prepara una campagna per
la sua scarcerazione. Gabriel Deville, direttore del giornale socialista
l'Egalit, lancia l'idea di presentare Blanqui a tutte le elezioni legislative.
Il 3 marzo 1878, il prigioniero ottiene 601 voti a Marsiglia. Il 7 luglio, 618
nel VI distretto di Parigi. Il 6 aprile 1879 infine, la condidatura di Blanqui 
posta contemporaneamente in due citt a Roanne e a Bordeaux. Ecco la sorpresa. A
Roanne, Blanqui raccoglie circa 1.500 voti, e a Bordeaux, giunge al secondo
posto, in ballottaggio, con 3.667 suffragi.
In tutta la Francia si costituiscono spontaneamente comitati di solidariet, due
giornali parigini aprono una sottoscrizione per coprire le spese della campagna
elettorale sostenuta dagli amici di Blanqui.
Da Roma, Garibaldi scrive ai repubblicani di Bordeaux: Vi raccomando Blanqui, il
martire eroico della libert umana.
Finalmente dopo tanti sforzi il trionfo: Blanqui viene eletto con circa 1.200
voti in pi del suo avversario: 6.801 in tutto! Il governo  imbarazzato:
rifiuta di convalidare l'elezione di un detenuto, privato dei diritti civili
dopo la condanna del 1872. Malgrado un acceso intervento di Clemenceau, la
Camera dei deputati decide di annullare l'elezione di Bordeaux. Ma la partita 
vinta. Il 10 giugno, il governo, cedendo alla pressione dell'opinione pubblica,
fa graziare Blanqui con decreto del presidente della Repubblica.
Gli ultimi giorni di vita sono forse i pi felici di Blanqui. Passa di citt in
citt acclamato da migliaia di persone, a Marsiglia, Lione, Tolone, Nizza,
Saint-Etienne. Mai aveva riunito tanti simpatizzanti. Troppo tardi, mormora con
un sospiro. Se avessi avuto prima questo bello slancio, questa forza giovanile
con me, avrei sollevato il mondo.
Nel 1880 si presenta ad una elezione amministrativa a Lione, dove viene
sconfitto di misura. In una riunione ha avuto l'imprudenza di dire: Grvy  un
bandito.
Gli elettori repubblicani moderati non gli hanno perdonato questo giudizio su un
presidente della Repubblica molto popolare, ma che Blanqui considera un
borghese. Fonda un nuovo giornale quotidiano il cui titolo  tutto un programma:
Ni Diete, ni Maitre. L'uomo che il 14 giugno 1861 proclamava fieramente davanti
al 7 tribunale correzionale della Senna: Io difender le mie idee fino alla
morte, resta decisamente fedele al suo ideale. Muore il 1 gennaio 1881. Il 5, a
mezzogiorno, 200.000 persone seguono il suo funerale fino al Pre-Lachaise. In
testa: Georges Clemenceau, Henri Rochefort, Jules Valls, Louis Blanc, Eudes,
Edouar Vaillant, Louise Michel. Anche due rivoluzionari russi, Tursky e
Thacheff, pronunciano l'orazione funebre sulla sua tomba.
Teorico della rivoluzione socialista, Blanqui rimane soprattutto, per la storia,
il cospiratore permanente. Senza mai aver aderito pienamente alle idee di
Bakunin, viene considerato il capo spirituale di molti anarchici del principio
del secolo. E' anche comunista come testimoniano le buone relazioni che mantiene
sempre con Carlo Marx. La libert che combatte contro il comunismo, scrive
durante la sua detenzione a Clairvaux, noi la conosciamo bene. E' la libert di
assoggettare, la libert di governare a piacere, la libert delle grandi
personalit, come dice Renau, che si servono delle folle come di un marciapiede.
Questa libert, il popolo la chiama oppressione...
Ma la miglior conclusione che si possa dare alla vita di Blanqui  data dalle
sue parole: Una rivoluzione determina nella societ un lavorio istantaneo di
riorganizzazione, simile alle combinazioni tumultuose degli elementi di un corpo
disciolto che tende a ricomporsi in una forma nuova. Questo lavoro non pu
cominciare fintanto che un alito di vita anima ancora la vecchia aggregazione.
Si dice che nulla si improvvisa, che tutto si fa a poco a poco col tempo che per
conseguenza le rivoluzioni non possono portare a nulla proprio perch esse hanno
movimenti bruschi contrari alla lentezza naturale di tutte le formazioni.
E' vero, solo il tempo  il creatore di tutte le cose. Cos le rivoluzioni non
improvvisano niente. Esse lavorano la terra e la seminano... Demolite la vecchia
societ: troverete la nuova sotto le macerie; l'ultimo colpo di piccone la
porter alla luce trionfante.
Queste righe, che esaltano i meriti della rivoluzione per la rivoluzione, sono
state scritte da Louis-Auguste Blanqui nel 1850. Ma il blanquismo  morto?

FINE.


























