Marco Tullio Cicerone.

Il sogno di Scipione.

Traduzione di Andrea Barabino.

Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi, dalla Fondazione
Ezio Galiano. Catanzaro, 16 Febbraio 2000.

IL SOGNO DI SCIPIONE.
I 9 (Scipione): Quando giunsi in Africa in qualit di tribuno militare, come
sapete, presentandomi agli ordini del console Manio Manilio alla quarta
legione, non chiedevo altro che di incontrare Massinissa, un re molto amico
della nostra famiglia, per fondati motivi. Non appena mi trovai al suo
cospetto, il vecchio, abbracciandomi, scoppi in lacrime; poi, dopo qualche
attimo, lev gli occhi al cielo e disse: Sono grato a te, Sole eccelso, come
pure a voi, altri di celesti, perch, prima di migrare da questa vita, vedo
nel mio regno e sotto il mio tetto Publio Cornelio Scipione, al cui nome mi
sento rinascere; a tal punto non  mai svanito dal mio cuore il ricordo di
quell'uomo eccezionale e davvero invitto. Quindi io gli chiesi notizie del suo
regno, egli mi domand della nostra repubblica: cos, tra le tante parole
spese da parte mia e sua, trascorse quella nostra giornata.
10 Poi, dopo essere stati accolti con un banchetto regale, prolungammo la
nostra conversazione fino a tarda notte, mentre il vecchio non parlava di
altro che dell'Africano e ricordava non solo tutte le sue imprese, ma anche i
suoi detti. In sguito, quando ci congedammo per andare a dormire, un sonno
pi profondo del solito s'impadron di me, stanco sia per il viaggio sia per
la veglia fino a notte fonda. Quand'ecco che (credo, a dire il vero, che
dipendesse dall'argomento della nostra discussione: accade infatti
generalmente che i nostri pensieri e le conversazioni producano durante il
sonno un qualcosa di simile a ci che Ennio dice a proposito di Omero, al
quale,  evidente, di solito pensava da sveglio e del quale discuteva)
m'apparve l'Africano, nell'aspetto che mi era noto pi dal suo ritratto che
dalle sue fattezze reali; non appena lo riconobbi, un brivido davvero mi
percorse; ma quello disse: Sta' sereno, deponi il tuo timore, Scipione, e
tramanda alla memoria le parole che ti dir.
II 11 Vedi, laggi, la citt che, costretta per mio tramite a ubbidire
al popolo romano, rinnova le guerre d'un tempo e non riesce a rimanere in
pace?. (Mi indicava Cartagine dall'alto di un luogo elevatissimo e pieno di
stelle, luminoso e nitido.) Tu adesso vieni ad assediarla quasi come soldato
semplice, ma entro i prossimi due anni la abbatterai come console e ne
otterrai, per tuo personale merito, quel soprannome che fino a oggi hai
ereditato da noi. Quando poi avrai distrutto Cartagine, celebrato il trionfo,
rivestito la carica di censore e percorso, in qualit di legato, l'Egitto, la
Siria, l'Asia, la Grecia, verrai scelto, bench assente, come console per la
seconda volta e porterai a termine una guerra importantissima: raderai al
suolo Numanzia. Ma, dopo che su un carro trionfale sarai giunto al
Campidoglio, troverai la repubblica sconvolta dai piani di mio nipote.
12 Allora occorrer che tu, Africano, mostri alla patria la luce del tuo
coraggio, della tua indole, del tuo senno. Ma per quel frangente vedo un
bivio, per cos dire, sulla strada del tuo destino. Quando la tua et avr
infatti compiuto per otto volte sette giri di andata e ritorno del sole e
questi due numeri - ciascuno dei quali, per ragioni diverse,  considerato
perfetto - avranno segnato, nel volgere naturale del tempo, la somma d'anni
per te fatale, tutta la citt a te solo e al tuo nome si rivolger, su di te
il senato, su di te tutti gli uomini perbene, su di te gli alleati, su di te i
Latini poseranno lo sguardo, tu sarai il solo nel quale possa trovare sostegno
la salvezza della citt; insomma, tu dovrai, nelle vesti di dittatore, rendere
stabile lo Stato, a patto che tu riesca a sottrarti alle empie mani dei tuoi
parenti.
A questo punto, poich Lelio aveva levato un grido e tutti gli altri
avevano cominciato a gemere pi vivamente, Scipione, sorridendo: St! Vi prego,
disse, non risvegliatemi dal mio sonno e ascoltate ancora per un momento il
resto.
III 13 Ma perch tu, Africano, sia pi sollecito nel difendere lo Stato,
tieni ben presente quanto segue: per tutti gli uomini che abbiano conservato
gli ordinamenti della patria, si siano adoperati per essa, l'abbiano resa
potente,  assicurato in cielo un luogo ben definito, dove da beati fruiscono
di una vita sempiterna. A quel sommo dio che regge tutto l'universo, nulla di
ci che accade in terra  infatti pi caro delle unioni e aggregazioni di
uomini, associate sulla base del diritto, che vanno sotto il nome di citt:
coloro che le reggono e ne custodiscono gli ordinamenti partono da questa zona
del cielo e poi vi ritornano.
14 A questo punto io, anche se ero rimasto atterrito non tanto dal timore
della morte, quanto dall'idea del tradimento dei miei, gli chiesi tuttavia se
fosse ancora in vita egli stesso e mio padre Paolo e gli altri che noi
riteniamo estinti. Al contrario, disse, sono costoro i vivi, costoro che sono
volati via dalle catene del corpo come da una prigione, mentre la vostra, che
ha nome vita,  in realt una morte. Non scorgi tuo padre Paolo, che ti viene
incontro?. Non appena lo vidi, versai davvero un fiume di lacrime, mentre
egli, abbracciandomi e baciandomi, cercava di frenare il mio pianto.
15 E io, non appena riuscii a trattenere le lacrime e potei riprendere a
parlare: Ti prego, dissi, padre mio santissimo e ottimo: se questa  la vera
vita, a quanto sento dire dall'Africano, come mai indugio sulla terra? Perch
non mi affretto a raggiungervi qui?. No, rispose. Se non ti avr liberato dal
carcere del corpo quel dio cui appartiene tutto lo spazio celeste che vedi,
non pu accadere che per te sia praticabile l'accesso a questo luogo. Gli
uomini sono stati infatti generati col seguente impegno, di custodire quella
sfera l, chiamata terra, che tu scorgi al centro di questo spazio celeste; a
loro viene fornita l'anima dai fuochi sempiterni cui voi date nome di
costellazioni e stelle, quei globi sferici che, animati da menti divine,
compiono le loro circonvoluzioni e orbite con velocit sorprendente. Anche tu,
dunque, Publio, come tutti gli uomini pii, devi tenere l'anima sotto la
sorveglianza del corpo, n sei tenuto a migrare dalla vita degli uomini senza
il consenso del dio da cui l'avete ricevuta, perch non sembri che intendiate
esimervi dal compito umano assegnato dalla divinit.
16 Ma allo stesso modo, Scipione, sull'esempio di questo tuo avo e come
me che ti ho generato, coltiva la giustizia e il rispetto, valori che, gi
grandi se nutriti verso i genitori e i parenti, giungono al vertice quando
riguardano la patria; una vita simile  la via che conduce al cielo e a questa
adunanza di uomini che hanno gi terminato la propria esistenza terrena e che,
liberatisi del corpo, abitano il luogo che vedi - si trattava, appunto, di una
fascia risplendente tra le fiamme, dal candore abbagliante -, che voi, come
avete appreso dai Greci, denominate Via Lattea. Da qui, a me che contemplavo
l'universo, tutto pareva magnifico e meraviglioso. C'erano, tra l'altro,
stelle che non vediamo mai dalle nostre regioni terrene; inoltre, le
dimensioni di tutti i corpi celesti erano maggiori di quanto avessimo mai
creduto; tra di essi, il pi piccolo era l'astro che, essendo il pi lontano
dalla volta celeste e il pi vicino alla terra, brillava di luce riflessa. I
volumi delle stelle, poi, superavano nettamente le dimensioni della terra.
Anzi, a dire il vero, perfino la terra mi sembr cos piccola, che provai
vergogna del nostro dominio, con il quale occupiamo, per cos dire, solo un
punto del globo.
IV 17 Poich guardavo la terra con pi attenzione, l'Africano mi disse:
Posso sapere fino a quando la tua mente rimarr fissa a terra? Non ti rendi
conto a quali spazi celesti sei giunto? Eccoti sotto gli occhi tutto
l'universo compaginato in nove orbite, anzi, in nove sfere. Una sola di esse 
celeste, la pi esterna, che abbraccia tutte le altre:  il dio sommo che
racchiude e contiene in s le restanti. In essa sono confitte le sempiterne
orbite circolari delle stelle, cui sottostanno sette sfere che ruotano in
direzione opposta, con moto contrario all'orbita del cielo. Di tali sfere una
 occupata dal pianeta chiamato, sulla terra, Saturno. Quindi si trova quel
fulgido astro - propizio e apportatore di salute per il genere umano - che 
detto Giove. Poi, in quei bagliori rossastri che tanto fanno tremare la terra,
c' il pianeta che chiamate Marte. Sotto, quindi, il Sole occupa la regione
all'incirca centrale:  guida, sovrano e regolatore degli altri astri, mente e
misura dell'universo, di tale grandezza, che illumina e avvolge con la sua
luce tutti gli altri corpi celesti. Lo seguono, come compagni di viaggio,
ciascuno secondo il proprio corso, Venere e Mercurio, mentre nell'orbita pi
bassa ruota la Luna, infiammata dai raggi del Sole. Al di sotto, poi, non c'
ormai pi nulla, se non mortale e caduco, eccetto le anime, assegnate per dono
degli di al genere umano; al di sopra della Luna tutto  eterno. La sfera che
 centrale e nona, ossia la Terra, non  infatti soggetta a movimento,
rappresenta la zona pi bassa e verso di essa sono attratti tutti i pesi, per
una forza che  loro propria.
V 18 Dopo aver osservato questo spettacolo, non appena mi riebbi,
esclamai: Ma che suono  questo, cos intenso e armonioso, che riempie le mie
orecchie?.  il suono, rispose, che sull'accordo di intervalli regolari,
eppure distinti da una razionale proporzione, risulta dalla spinta e dal
movimento delle orbite stesse e, equilibrando i toni acuti con i gravi, crea
accordi uniformemente variati; del resto, movimenti cos grandiosi non
potrebbero svolgersi in silenzio e la natura richiede che le due estremit
risuonino, di toni gravi l'una, acuti l'altra. Ecco perch l'orbita stellare
suprema, la cui rotazione  la pi rapida, si muove con suono pi acuto e
concitato, mentre questa sfera lunare, la pi bassa, emette un suono
estremamente grave; la Terra infatti, nona, poich resta immobile, rimane
sempre fissa in un'unica sede, racchiudendo in s il centro dell'universo. Le
otto orbite, poi, all'interno delle quali due hanno la stessa velocit,
producono sette suoni distinti da intervalli, il cui numero , possiamo dire,
il nodo di tutte le cose; imitandolo, gli uomini esperti di strumenti a corde
e di canto si sono aperti la via per ritornare qui, come gli altri che, grazie
all'eccellenza dei loro ingegni, durante la loro esistenza terrena hanno
coltivato gli studi divini.
19 Le orecchie degli uomini, riempite da tale suono, sono diventate
sorde. Nessun organo di senso, in voi mortali,  pi debole: allo stesso modo,
l dove il Nilo, da monti altissimi, si getta a precipizio nella regione
chiamata Catadupa, abita un popolo che, per l'intensit del rumore, manca
dell'udito. Il suono, per la rotazione vorticosa di tutto l'universo, 
talmente forte, che le orecchie umane non hanno la capacit di coglierlo, allo
stesso modo in cui non potete fissare il sole, perch la vostra percezione
visiva  vinta dai suoi raggi.
VI 20 Io, pur osservando stupito tali meraviglie, volgevo tuttavia a pi
riprese gli occhi verso la terra. Allora l'Africano disse: Mi accorgo che
contempli ancora la sede e la dimora degli uomini; ma se davvero ti sembra
cos piccola, quale in effetti , non smettere mai di tenere il tuo sguardo
fisso sul mondo celeste e non dar conto alle vicende umane. Tu infatti quale
celebrit puoi mai raggiungere nei discorsi della gente, quale gloria che
valga la pena di essere ricercata? Vedi che sulla terra si abita in zone
sparse e ristrette e che questa sorta di macchie in cui si risiede 
inframmezzata da enormi deserti; inoltre, gli abitanti della terra non solo
sono separati al punto che, tra di loro, nulla pu diffondersi dagli uni agli
altri, ma alcuni sono disposti, rispetto a voi, in senso obliquo, altri
trasversalmente, altri ancora si trovano addirittura agli antipodi. Da essi,
gloria non potete di certo attendervene.
21 Nota, inoltre, che la terra  in un certo senso incoronata e avvolta
da fasce: due di esse, diametralmente opposte e appoggiate, sui rispettivi
lati, ai vertici stessi del cielo, s'irrigidiscono per la brina, mentre la
fascia centrale, laggi, la pi estesa,  arsa dalla vampa del sole. Al suo
interno, due sono le zone abitabili: la regione australe, l, nella quale gli
abitanti lasciano impronte opposte alle vostre, non ha nulla a che fare con la
vostra razza; quanto a quest'altra, invece, che abitate voi, esposta ad
aquilone, guarda come vi tocchi solo in misura minima. Nel suo complesso
infatti la terra che  da voi abitata, stretta ai vertici, pi larga ai lati,
, come dire, una piccola isola circondata da quel mare che sulla terra
chiamate Atlantico, Mare Magno, Oceano, ma che, a dispetto del nome
altisonante, vedi bene quanto sia minuscolo.
22 Forse che da queste stesse terre abitate e conosciute il nome tuo o di
qualcun altro di noi ha potuto valicare il Caucaso, che scorgi qui, oppure
oltrepassare il Gange, laggi? Chi udir il tuo nome nelle restanti, remote
regioni dell'oriente e dell'occidente oppure a settentrione o a meridione? Se
le escludi, ti accorgi senz'altro di quanto sia angusto lo spazio in cui la
vostra gloria vuole espandersi. E la gente che parla di noi, fino a quando ne
parler?
VII 23 E anche nel caso che quella progenie di uomini futuri desideri
tramandare, di generazione in generazione, gli elogi di ciascuno di noi dopo
averli appresi dai padri, tuttavia, a causa delle inondazioni e degli incendi
che devono inevitabilmente prodursi sulla terra in un tempo determinato, non
siamo in grado di conseguire una gloria non dico eterna, ma neppure duratura.
Cosa importa, dunque, che discuta sul tuo conto chi nascer dopo di te, se
riguardo a te non parlava la gente nata prima? E questi uomini furono non meno
numerosi e, senza dubbio, migliori.
24 A maggior ragione accade ci, se  vero che perfino tra la gente in
grado di udire il nostro nome, nessuno pu lasciare di s un ricordo che duri
pi di un anno. Gli uomini, a dire il vero, misurano ordinariamente l'anno
solo con il volgere ciclico del sole, cio con il ritorno di un'unica stella;
quando, invece, tutti quanti gli astri saranno ritornati nell'identico punto
da cui sono partiti e avranno nuovamente tracciato, dopo lunghi intervalli di
tempo, il disegno di tutta la volta celeste, solo allora lo si potr definire,
a ragione, il volgere di un anno; a fatica oserei dire quante generazioni di
uomini siano in esso contenute. Come un tempo il sole sembr agli uomini venir
meno e spegnersi, allorch l'anima di Romolo entr in questi stessi spazi
celesti, cos, quando per la seconda volta, dalla stessa parte del cielo e nel
medesimo istante, il sole verr meno, in quell'istante, una volta che saranno
ricondotte al punto di partenza tutte le costellazioni e le stelle, considera
compiuto l'anno; sappi, comunque, che non ne  ancora trascorsa la ventesima
parte.
25 Di conseguenza, se perderai la speranza di tornare in questo luogo,
verso cui tendono le aspirazioni degli uomini grandi e illustri, quale valore
ha mai la vostra gloria umana, che a mala pena pu riguardare una minima parte
di un solo anno? Se intendi, pertanto, mirare in alto e fissare il tuo sguardo
su questa sede e dimora eterna, non concederti alla mentalit comune e non
riporre le speranze della tua vita nelle ricompense umane: la virt stessa,
con le sue attrattive, deve condurti verso il vero onore. Quali parole gli
altri pronunceranno su di te non ti riguarda, eppure parleranno; ogni
discorso, comunque,  delimitato dallo spazio ristretto delle regioni che vedi
e non  stato mai, sul conto di nessuno, durevole negli anni:  sepolto con la
morte degli uomini e si spegne con l'oblio dei posteri.
VIII 26 Dopo che ebbe cos parlato, gli dissi: Allora, o Africano, se
davvero per chi vanta dei meriti verso la patria si apre una sorta di sentiero
per l'accesso al cielo, io, sebbene fin dall'infanzia, calcando le orme di mio
padre e le tue, non sia mai venuto meno al vostro decoro, adesso tuttavia, di
fronte a una ricompensa cos grande, mi impegner con attenzione molto
maggiore. Ed egli: S, impegnati e tieni sempre per certo che non tu sei
mortale, ma lo  questo tuo corpo: non rappresenti infatti ci che la tua
figura esterna manifesta, ma l'essere di ciascuno di noi  la mente, non certo
l'aspetto esteriore che si pu indicare col dito. Sappi, dunque, che tu sei un
dio, se davvero  un dio colui che vive, percepisce, ricorda, prevede, regge e
regola e muove il corpo cui  preposto, negli stessi termini in cui quel dio
sommo governa questo universo; e come quel dio eterno d movimento
all'universo, mortale sotto un certo aspetto, cos l'anima sempiterna muove il
fragile corpo.
27 Ci che muove se stesso incessantemente,  eterno; ci che, invece,
trasmette il moto ad altro e a sua volta trae impulso da una forza esterna,
poich ha un termine del movimento, deve avere necessariamente un termine
della vita. Pertanto, solo ci che muove se stesso, in quanto da se stesso non
viene mai abbandonato, non cessa mai neppure di muoversi; anzi, per tutte le
altre cose che si muovono  la fonte,  il principio del moto. Non vi 
origine per tale principio; dal principio si genera ogni cosa, ma esso non pu
nascere da null'altro; se fosse generato dall'esterno non potrebbe infatti
essere il principio; e come non  mai nato, cos non muore mai. Il principio
infatti, una volta estinto, non rinascer da altro n creer altro da s, se 
vero che da un principio deve nascere ogni cosa. Ne consegue che il principio
del moto deriva da ci che si muove da s; non pu, quindi, n nascere n
morire, altrimenti  inevitabile che tutto il cielo crolli e che tutta la
natura, da un lato, si fermi e, dall'altro, non trovi alcuna forza da cui
ricevere l'impulso iniziale per il movimento.
IX 28 Siccome, quindi, risulta evidente che  eterno ci che si muove da
s, chi potrebbe sostenere che questa natura non  stata attribuita all'anima?
 inanimato infatti tutto ci che trae impulso da un urto esterno; ci che 
animato, invece, viene sospinto da un moto interiore e proprio; tale  infatti
la natura peculiare dell'anima, la sua essenza; se, dunque, tra tutte le cose
l'anima  l'unica a muoversi da s, significa certamente che non  nata ed 
eterna. 29 Tu esercitala nelle attivit pi nobili. Ora, le occupazioni pi
nobili riguardano il bene della patria: se la tua anima trarr stimolo ed
esercizio da esse, voler pi rapidamente verso questa sede e dimora a lei
propria; e lo far con velocit ancor maggiore, se, gi da quando si trover
chiusa nel corpo, si elever al di fuori e, mediante la contemplazione della
realt esterna, si distaccher il pi possibile dal corpo. Quanto agli uomini
che si sono dati ai piaceri del corpo, che si sono offerti, per cos dire,
come loro mezzani e che hanno violato le leggi divine e umane sotto la spinta
delle passioni schiave dei piaceri, la loro anima, abbandonato il corpo, si
aggira in volo attorno alla terra, e non ritorna in questo luogo, se non dopo
aver vagato tra i travagli per molte generazioni.
Se ne and; io mi riscossi dal sonno.
FINE.
