Marco Tullio Cicerone.

Il fato.

Traduzione di Andrea Barabino.

Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi, dalla Fondazione
Ezio Galiano. Catanzaro, 16 Febbraio 2000.

I 1 ... perch riguarda i costumi, che i Greci chiamano etica, mentre noi
siamo soliti denominare tale partizione come filosofia dei costumi, ma a chi
si prefigge di elevare la lingua latina si addice di definirla filosofia
morale. Bisogna inoltre spiegare l'essenza e la natura delle proposizioni, che
i Greci chiamano assiomi; stabilire quale significato abbiano quando si
esprimono sul futuro e su ci che  possibile o che non lo , rappresenta un
problema complesso, che i filosofi definiscono sul possibile: nel suo insieme
costituisce la logica, che io chiamo arte del ragionamento. Negli altri libri
Sulla natura degli di, come pure nei libri che ho pubblicato Sulla
divinazione, ho adottato un criterio ben preciso: il discorso si svolgeva
sistematicamente attraverso argomentazioni prima a favore e poi contrarie,
perch con maggior facilit ciascuno comprovasse la tesi che gli pareva pi
verosimile; nella presente dissertazione sul fato, una circostanza mi ha
invece impedito di attenermi a tale criterio. 2 Ero infatti nella mia tenuta
di Pozzuoli e nei dintorni si trovava pure il nostro Irzio, console designato,
persona a me legata da saldissimi vincoli d'amicizia e dedita agli stessi
studi in cui sono cresciuto fin dall'infanzia: trascorrevamo insieme molto
tempo, esaminando in particolare le misure che miravano alla pace e alla
concordia tra i cittadini. Dopo la morte di Cesare sembrava infatti che si
cercassero pretesti per nuovi disordini e ritenevamo di dover porre rimedio a
una situazione del genere, per cui quasi tutti i nostri discorsi venivano
spesi su tali argomenti. Era accaduto spesso in altre circostanze, ma ne
discutemmo in particolare un giorno ben preciso, in cui avevamo pi tempo del
solito e meno visitatori; non appena Irzio giunse da me, prima trattammo degli
argomenti che erano quotidianamente al centro dei nostri interessi e, starei
per dire, d'obbligo per noi: la pace e la tranquillit pubblica.
II 3 Dopo aver parlato di ci, mi disse: Allora, siccome non hai certo
abbandonato, spero, gli esercizi oratori, ma li hai senz'altro posposti alla
filosofia, potrei forse sentire un saggio della tua eloquenza?. Ma certo: 
tua facolt, risposi, tanto l'ascoltare quanto l'intervenire. S,  come tu
ritieni: non ho abbandonato quegli studi oratori grazie ai quali ho infiammato
anche te - ma gi ardevi d'entusiasmo quando ti accolsi -, n i miei interessi
attuali diminuiscono le capacit espressive, anzi le potenziano. Con il genere
di filosofia che seguiamo, l'oratore ha infatti un'intima affinit:
dall'Accademia prende a prestito la sottigliezza dell'argomentazione e in
cambio restituisce alla filosofia la dovizia dell'arte oratoria e gli
ornamenti retorici. Perci, continuai, dal momento che padroneggiamo entrambi
i campi, oggi lascio a te la scelta, se preferisci trattare dell'uno o
dell'altro. Allora Irzio:  una cortesia squisita da parte tua, disse, com'
tipico di ogni tuo gesto: la tua benevolenza non ha mai opposto un rifiuto ai
miei desideri. 4 Allora, considerando che le vostre finezze retoriche mi sono
note e che ti abbiamo ascoltato pi volte e ancora ti ascolteremo impegnato in
esse, e poich le Discussioni di Tuscolo dimostrano che hai adottato la
tecnica degli Accademici di disquisire e respingere ogni tesi proposta, vorrei
suggerire un tema, per ascoltare il tuo parere, se non ti spiace. Potrebbe
forse spiacermi, ribattei, ci che a te sar gradito? Allora mi ascolterai
tenendo presente che parla un Romano, un uomo che timidamente si affaccia a
questo genere di disputa e che ritorna a tali studi dopo un lungo intervallo
di tempo. Ti ascolter discettare, disse, nello stesso modo in cui leggo i
tuoi scritti. Inizia dunque. Sediamoci qui.
III 5 ... in alcuni dei quali, come nel caso del poeta Antipatro, delle
persone nate nel giorno del solstizio d'inverno, dei fratelli che si ammalano
contemporaneamente, dell'urina, delle unghie e di tutti i rimanenti esempi del
genere, vale la solidariet naturale, che io non nego, ma non vi  alcun
influsso del fato; in altri casi possono invece verificarsi alcune circostanze
fortuite, ad esempio per quel naufrago, oppure per Icadio o Dafita; sembra che
anche Posidonio - sia detto con buona pace del maestro - abbia escogitato
qualche esempio fittizio: palesi assurdit. Ebbene? Se il fato di Dafita era
che dovesse cadere da cavallo e cos morire, doveva forse cadere da quel
determinato cavallo che, non essendo affatto un cavallo, di esso non aveva
altro che il nome? E poi, era proprio la piccola quadriga incisa sull'elsa
della spada quella da cui, secondo gli avvertimenti, Filippo doveva guardarsi?
Quasi fosse stato ucciso dall'elsa! Che importanza ha, poi, se quel naufrago,
che non ha nemmeno nome,  caduto in un ruscello? Eppure il nostro autore
scrive che a costui era stata predetta una morte nell'acqua. E neanche nel
caso del predone Icadio, insomma, vedo alcun intervento del fato: Posidonio
non scrive infatti che qualcosa era stato predetto a Icadio. 6 Cosa c' di
straordinario dunque, se dalla volta della grotta gli  caduto un masso sulle
gambe? Penso che, se anche Icadio non fosse stato in quell'istante nella
grotta, il masso sarebbe comunque caduto. O non si concede affatto la
possibilit di una circostanza fortuita, oppure la vicenda di Icadio ha potuto
aver luogo per caso. Allora mi domando - e la questione riguarder un campo
ben ampio: se il fato non avesse un nome, una natura, un'essenza e se la
maggior parte degli eventi, o addirittura tutti, si determinassero in modo
fortuito, arbitrario o casuale, avrebbero forse uno svolgimento diverso
rispetto ad ora? Che scopo ha dunque insistere sul concetto di fato, quando,
anche senza ricorrervi, si pu far risalire l'ordine universale alla natura o
al caso?
IV 7 Ma congediamo con buona grazia, com' giusto, Posidonio e
ritorniamo ai lacci di Crisippo: rispondiamogli, come primo punto, sulla
questione della solidariet naturale, quindi tratteremo i restanti problemi.
Abbiamo dinnanzi agli occhi quali differenze intercorrano tra le nature dei
vari luoghi: gli uni sono salubri, gli altri malsani; in alcune zone ci sono
abitanti che sono ricchi di linfa e che, oserei dire, ne hanno in eccesso,
mentre in altre si trovano persone disseccate e inaridite; molti altri
fattori, poi, concorrono a differenziare nettamente luoghi e luoghi. Ad Atene
l'aria  fine, motivo per cui gli Attici sono considerati anche pi fini
d'intelletto; a Tebe invece  densa, perci i Tebani sono grossi e robusti.
Eppure, quell'aria fine non sar la causa per cui si diventa discepoli di
Zenone o di Arcesila o di Teofrasto, n l'aria densa avr l'effetto di far
cercare una vittoria alle Nemee piuttosto che ai giochi istmici. 8 Distingui
ulteriormente: quale influsso pu avere la natura del luogo, se passeggio nel
Portico di Pompeo piuttosto che nel Campo Marzio? In tua compagnia anzich con
un altro? Alle idi piuttosto che alle calende? Quindi, come la natura del
luogo ha una qualche incidenza per certi aspetti, ma nessuna per altri, cos
l'influsso degli astri pu aver valore, se vuoi, in alcuni casi, ma certamente
non in tutti. Ed  ovvio, perch nell'indole degli uomini ci sono differenze,
tant' vero che agli uni piace il dolce, ad altri un pizzico d'amaro, alcuni
sono schiavi della passione, altri iracondi o crudeli o superbi, ma ci sono
persone che rifuggono da difetti del genere: considerando dunque, afferma
Crisippo, che tanto dista un'indole dall'altra, ci sarebbe forse da stupirsi,
se queste differenze fossero provocate da cause diverse?
V 9 Mentre svolge la propria discussione, Crisippo perde di vista
l'essenza del problema e le basi su cui esso poggia. Se ognuno ha infatti una
certa propensione dovuta a cause naturali e precedenti, non ne deriva che, a
loro volta, le cause dei nostri sentimenti e desideri siano naturali e
precedenti. Se cos fosse, nulla sarebbe in nostro potere. Ora invece
ammettiamo che non dipende da noi essere intelligenti o stupidi, forti o
deboli. Ma chi pensa di poter concludere che neppure sedersi o camminare
rientri nella sfera della volont, non si rende conto di quale sia il rapporto
tra causa ed effetto. Se  vero infatti che le persone intelligenti o
ritardate nascono tali per cause precedenti, come pure i forti e i deboli, non
ne consegue, tuttavia, che anche il loro star seduti o camminare o svolgere
una qualche attivit sia definito e fissato per cause principali. 10 Abbiamo
appreso che Stilpone, il filosofo megarico, era persona davvero fine
d'intelletto e godeva di ottima fama ai suoi tempi. I suoi amici scrivono che
aveva un debole per il vino e le donne; non lo riportano a motivo di biasimo,
ma semmai a suo elogio: i difetti naturali erano stati da lui domati e tenuti
a freno grazie al sapere filosofico, tanto che nessuno lo vide mai ubriaco,
nessuno scorse in lui traccia di insana passione. Ebbene? Non abbiamo letto in
quale modo Socrate sia stato bollato da Zopiro, l'esperto di fisiognomica, che
asseriva di saper riconoscere il carattere e l'indole di un uomo sulla base
del corpo, degli occhi, del viso, della fronte? Afferm che Socrate era
sciocco e tardo di mente, perch non aveva l'infossatura concava alla base del
collo: diceva che quella parte del corpo era ostruita e chiusa; aggiunse anche
che perdeva la testa per le donne, al che, si racconta, Alcibiade scoppi in
una sonora risata. 11 Tali difetti possono nascere da cause naturali, ma
estirparli ed eliminarli alla radice - per cui chi prima inclinava a tanti
difetti, poi se ne allontana - dipende non da cause naturali, ma dalla forza
di volont, dall'impegno, dal metodo. Sono tutte considerazioni che vengono
meno, se, sulla base del principio della divinazione, sar ribadita l'essenza
e la natura del fato.
VI Dunque, se esiste una divinazione, da quali verit di esperienza mai
deriva? Definisco verit di esperienza quel complesso di norme che in greco ha
nome teoremi. Senza di esse non credo infatti che le persone dotate di
competenza tecnica possano svolgere la propria attivit specifica, n che sia
in grado di predire il futuro chi si occupa di arte divinatoria. 12 Poniamo
che le verit di esperienza degli astrologhi siano del seguente tenore: Se una
persona  nata, per esempio, al sorgere della Canicola, non morir in mare.
Sta' in guardia, Crisippo, se non vuoi arrenderti nella contesa che ti vede
opposto, in serrato confronto, a Diodoro, sottile dialettico. Se risulta vera
la deduzione che cos si pone: Se una persona  nata al sorgere della
Canicola, non morir in mare,  vero anche: Se Fabio  nato al sorgere della
Canicola, non morir in mare. Dire che Fabio  nato al sorgere della Canicola
e che Fabio morir in mare, risulta in contraddizione; e siccome, per quanto
riguarda Fabio,  dato come certo che sia nato al sorgere della Canicola,
anche la seguente affermazione  contraddittoria: Fabio esiste e morir in
mare. Ne consegue che anche tale relazione  composta da membri in reciproco
contrasto: Fabio esiste e Fabio morir in mare. Il che, secondo quanto si 
posto come premessa, non pu neppure accadere. L'affermazione Fabio morir in
mare rientra, quindi, nel novero degli eventi impossibili. Tutto ci che 
infatti definito falso nel futuro,  impossibile.
VII 13 Ma si tratta di una conclusione, o Crisippo, che non accetti
assolutamente, e proprio su questo punto verte la tua contesa con Diodoro.
Egli sostiene infatti che sia possibile solo ci che  vero o sar vero;
inoltre afferma che tutto quanto si avverer  anche necessario, mentre quanto
non si avverer non , sostiene, neppure possibile. Tu invece dici che anche
ci che non accadr rientra nel possibile, come il caso che questa gemma venga
spezzata, anche se ci non avverr mai; mentre non consideri necessario che
Cipselo regnasse a Corinto, bench mille anni prima l'oracolo di Apollo avesse
predetto il suo regno. Eppure, se darai il tuo assenso a predizioni divine di
tal sorta, da un lato finirai per annoverare le false affermazioni riguardanti
il futuro tra gli eventi impossibili [come se si dicesse che l'Africano non
conquister Cartagine]; dall'altro, qualora si dicesse qualcosa di vero
riguardante il futuro e che in effetti cos si realizzer, lo dovresti
definire necessario:  una tesi di Diodoro che vi  radicalmente avversa. 14
Dunque, se si deduce correttamente: Se sei nato al sorgere della Canicola, non
morirai in mare, il primo termine della relazione - sei nato al sorgere della
Canicola -  necessario (tutto quanto risulta vero nel passato  infatti anche
necessario, come ammette Crisippo in dissenso con il maestro Cleante, poich
il passato  immutabile n pu convertirsi da vero in falso); se, insomma, il
primo termine  necessario, anche la conseguenza risulta necessaria. Crisippo,
tuttavia, non sembra ritenere valida tale argomentazione in tutti i casi.
Comunque, se c' una causa naturale per cui Fabio non debba morire in mare,
non  possibile che Fabio muoia in mare.
VIII 15 Su questo punto Crisippo ondeggia nell'incertezza e spera che i
Caldei e gli altri indovini si lascino ingannare e che in futuro non ricorrano
a deduzioni, formulando le loro verit di esperienza nel modo seguente: Se
qualcuno  nato al sorgere della Canicola, non morir in mare; ma spera,
piuttosto, che si esprimano cos: Non c' uomo che sia nato al sorgere della
Canicola e che debba morire in mare. Ma che simpatico arbitrio! Per non cadere
nella tesi di Diodoro, Crisippo insegna ai Caldei in che modo debbano esporre
le loro verit di esperienza. Mi chiedo allora: se i Caldei si esprimono in
maniera da negare proposizioni d'ordine assoluto piuttosto che porre deduzioni
generali, perch i medici, i geometri, gli altri non dovrebbero seguirne
l'esempio? Un medico, innanzi tutto, ci che avr riconosciuto nel proprio
campo, non lo esporr nel modo seguente: Se qualcuno ha le vene che pulsano in
questa maniera, ha la febbre; ma semmai cos: Nessuno, al quale le vene
pulsino in questo modo,  immune da febbre. Allo stesso modo un geometra non
dir: In una sfera i diametri si intersecano a met; si esprimer, piuttosto,
come segue: In una sfera non ci sono diametri che non si intersechino a met.
16 Che cosa impedirebbe di passare in tal modo da una deduzione alla negazione
di proposizioni? Anzi, a dire il vero, possiamo esporre in altri termini gli
stessi concetti. Poco fa ho detto: In una sfera i diametri si intersecano a
met; potrei dire: Se in una sfera ci saranno diametri, oppure: Poich in una
sfera ci saranno diametri. Varie sono le forme di enunciazione, ma nessuna 
pi distorta di quella cui Crisippo spera che si attengano i Caldei per fare
un piacere agli stoici.
IX 17 Nessuno di essi, per, si esprime cos; sarebbe infatti pi
impegnativo imparare alla perfezione queste contorsioni verbali che non il
sorgere e il tramontare delle costellazioni. Ma ritorniamo alla disputa di
Diodoro che viene definita sul possibile, nella quale si indaga sul
significato del possibile. Diodoro dunque stabilisce che  possibile solo ci
che  vero o che sar vero. Il punto riguarda la seguente questione: nulla si
verifica se non  necessario; tutto ci che  possibile, o gi  o
necessariamente sar; inoltre, non si possono mutare da veri in falsi gli
eventi futuri, non meno che gli eventi passati; ma mentre negli eventi passati
appare evidente il loro carattere immutabile, in quelli futuri, poich esso
non appare con altrettanta evidenza, sembra che non sia neppure ad essi
intrinseco, per cui, in riferimento a una persona colpita da una malattia
mortale, corrisponde al vero affermare: Costui morir a causa di questa
malattia; ma la stessa affermazione, se risulta detta in modo veritiero per un
uomo in cui la gravit del morbo non sia altrettanto evidente, non di meno si
realizzer. Ne consegue che non pu aver luogo nessun passaggio dal vero al
falso, neppure in relazione al futuro. La frase Scipione morir ha valore
tale, per cui, sebbene si parli del futuro, non si pu tramutare in falsa: ci
si riferisce infatti a un uomo che deve necessariamente morire. 18 Se si
dicesse: Scipione morir durante la notte, di morte violenta, nella sua stanza
da letto, risulterebbe un'affermazione vera, perch si verrebbe a sostenere
che si realizzer quanto doveva realizzarsi, e la prova di ci deve essere
arguita dal fatto che si  effettivamente realizzato. Non sarebbe stato pi
veritiero dire: Scipione morir rispetto ad affermare: Morir in quel modo, n
per Scipione sarebbe stato necessario morire pi che morire in quel modo, n
avrebbe potuto mutarsi da vera in falsa la frase: Scipione  stato ucciso pi
che la proposizione: Scipione sar ucciso. Se le cose stanno nei termini sopra
indicati, non c' motivo per cui Epicuro debba temere il fato e cercare una
difesa nella teoria degli atomi, sostenendo che deviano dal loro asse e
facendosi carico, a un tempo, di due difficolt insolubili: l'una, secondo cui
un evento si viene a creare senza una causa che lo determini, per cui si
genererebbe dal nulla - tesi che n Epicuro stesso n alcun filosofo
naturalista condivide -; l'altra, secondo cui, quando due atomi si muovono nel
vuoto, l'uno procede perpendicolarmente, mentre l'altro devia dal proprio
asse. 19 Epicuro, insomma, anche se ammettesse che ogni proposizione  o vera
o falsa, pu non temere che tutto avvenga necessariamente per opera del fato;
non per cause eterne, che provengono da necessit di natura,  infatti vero
quanto viene espresso come segue: Carneade scende all'Accademia, il che
comunque non avviene senza cause; ma c' una differenza tra le cause
accidentali pregresse e le cause che contengono in s la capacit di
determinare gli eventi. Cos,  sempre stato vero affermare: Epicuro morir,
dopo aver vissuto settantadue anni, durante l'arcontato di Pitarato, eppure
non c'erano cause fatali per cui dovesse cos accadere; ma, poich  accaduto,
 fuor di dubbio che dovesse accadere come  accaduto. 20 Chi sostiene,
quindi, che gli eventi che si realizzeranno sono immutabili e nega la
possibilit che il vero nel futuro si converta in falso, non dimostra la
necessit del fato: non fa che rendere esplicito il significato racchiuso
nelle parole. Chi, poi, introduce una serie eterna di cause, incatena alla
necessit del fato l'anima degli uomini, spogliata del libero arbitrio.
X Su questo punto basta cos; passiamo ad altro. Crisippo giunge alla
seguente conclusione: Se esiste un moto senza causa, non tutte le
proposizioni, che i dialettici definiscono assiomi, saranno vere o false;
quanto sar privo di cause efficienti, non sar n vero n falso; eppure, ogni
proposizione  o vera o falsa; perci non si d moto senza una causa. 21 Se
le cose stanno nei termini sopra indicati, tutto ci che accade, accade per
cause pregresse; se ci  vero, tutto accade per volere del fato; dunque,
tutto ci che accade, accade per volere del fato. Innanzi tutto, se volessi
accordare il mio consenso a Epicuro e sostenere che non tutte le proposizioni
sono o vere o false, sarei disposto a subire un colpo del genere piuttosto che
ammettere che tutto accade per volere del fato: la prima tesi offre infatti
materia di discussione, mentre l'altra  inaccettabile. Ecco il motivo per cui
Crisippo ricorre a tutte le sue energie per convincere che ogni assioma  o
vero o falso. Alla stregua di Epicuro, il quale teme che, una volta ammesso
tale principio, si debba anche concedere che tutto accade per volere del fato
(se una delle due proposizioni  vera dall'eternit, significa anche che 
determinata e, se  determinata, che  anche necessaria: in tal modo egli
ritiene che vengano dimostrati i princpi di necessit e fato), cos pure
Crisippo, nel caso in cui non fosse riuscito a dimostrare che ogni
proposizione  o vera o falsa, ha avuto paura di non poter avvalorare la tesi
secondo cui tutto avviene per volere del fato e per cause eterne di eventi
futuri. 22 Epicuro, per, ritiene che si possa evitare la necessit del fato
con la teoria della deviazione degli atomi. Nasce cos un terzo tipo di moto,
che prescinde dal peso e dall'urto, quando l'atomo devia dal proprio asse di
un piccolissimo grado (lo chiama minimo). Ed Epicuro  costretto ad ammettere,
nei fatti se non a parole, che questa deviazione avviene senza causa. L'atomo
muta infatti corso senza essere stato colpito da un altro atomo. Ma come
possono urtarsi l'un l'altro gli atomi, se si muovono per forza di gravit,
perpendicolarmente, lungo linee rette, come pretende Epicuro? Se un atomo non
viene mai colpito da un altro, ne consegue che neppure si toccano
reciprocamente. Da ci deriva che l'atomo, ammesso che davvero esista e si
sposti dal proprio asse, devia senza una causa. 23 Epicuro ha introdotto tale
teoria in quanto a noi uomini, temeva, non sarebbe rimasto alcun margine di
libert, se l'atomo fosse costretto a muoversi sempre per forza di gravit
naturale e necessaria, perch l'anima si regola a seconda di come  indotta
dal movimento degli atomi. Democrito, il primo a formulalare la teoria degli
atomi, prefer ammettere che tutto accade per necessit piuttosto che privare
gli atomi del loro moto naturale.
XI Pi acutamente argomentava Carneade, il quale spiegava che gli
epicurei avrebbero potuto sostenere una difesa senza questa fittizia
deviazione degli atomi. Se avessero infatti spiegato che sussiste un moto
volontario dell'anima, sarebbe stato pi semplice difendere questa tesi
piuttosto che introdurre la deviazione degli atomi, tenendo soprattutto conto
che, per quest'ultima, non sono in grado di trovare una causa: difeso questo
punto, avrebbero potuto facilmente resistere a Crisippo. Pur avendo ammesso
che non si d moto senza causa, non vorrebbero concedere che tutto ci che
accade, accade per cause precedenti: non si danno infatti cause esterne e
precedenti della nostra volont. 24 Ci serviamo, pertanto, di un luogo comune
nel parlare, quando diciamo che qualcuno vuole o non vuole qualcosa senza
causa. Diciamo dunque senza causa, come se dicessimo: senza una causa esterna
e precedente, e non senza una causa in assoluto; allo stesso modo, quando
definiamo un vaso vuoto, non ci esprimiamo nel senso inteso dai filosofi
naturalisti, che non ammettono l'esistenza del vuoto, ma intendiamo un vaso,
per esempio, senz'acqua, senza vino, senza olio; cos, quando affermiamo che
l'anima si muove senza una causa, vogliamo dire che il suo movimento prescinde
da una causa precedente ed esterna, non che manchi in assoluto di una causa.
Dell'atomo stesso si pu dire che, quando procede nel vuoto per gravit e
peso, procede senza una causa, poich non gliene sopravviene alcuna
dall'esterno. 25 Inoltre, per non essere derisi da tutti i filosofi
naturalisti, se sosteniamo che nulla accade senza causa, dobbiamo distinguere
ed esprimerci nei termini seguenti: ovvero dire che rientra nella natura
dell'atomo stesso muoversi per peso e gravit e che tale  la causa stessa per
cui esso cos si sposta. In modo analogo, non bisogna ricercare una causa
esterna per i moti volontari dell'anima: un moto volontario infatti racchiude
in s quella natura per cui esso  in nostro potere e a noi subordinato, e non
senza causa, perch la natura stessa ne  causa. 26 Se le cose stanno in
questi termini, perch ogni proposizione non dovrebbe essere o vera o falsa,
se non avremo concesso che tutto quanto accade, accade per volere del fato?
Perch, risponde Crisippo, non possono essere veri nel futuro gli eventi che
non abbiano cause per cui debbano realizzarsi; ci che  vero presuppone
dunque necessariamente delle cause; cos, una volta accaduto, sar accaduto
per volere del fato.
XII La questione  chiusa, se davvero bisogna convenire con te o che
tutto accade per volere del fato o che nulla pu accadere senza una causa. 27
Forse che l'affermazione: Scipione prender Numanzia non pu essere vera, se
non nel caso in cui una causa, connettendosi a un'altra dall'eternit, verr a
produrre tale effetto? Oppure avrebbe potuto essere falsa, se fosse stata
detta seicento secoli prima? Se allora non fosse vera la frase: Scipione
prender Numanzia, neppure quest'altra sarebbe vera: Scipione ha preso
Numanzia. Pu dunque essersi verificato nel passato un evento, la cui
realizzazione nel futuro non sia vera? Come definiamo veri gli eventi del
passato, la cui imminenza sia stata vera in un tempo ad essi precedente, cos
definiremo veri gli eventi del futuro, la cui imminenza sar vera nel tempo a
venire. 28 Se, poi, ogni proposizione  o vera o falsa, non ne consegue
immediatamente che sussistano cause immutabili, eterne, che impediscono a
qualche evento di prodursi diversamente da come avrebbe dovuto. Ci sono cause
fortuite, che rendono vere affermazioni del tipo: Catone verr in senato, che
non rientrano nell'ordine universale della natura. Eppure dire verr, quando 
vero, risulta tanto immutabile quanto dire  venuto. Non , per, un valido
motivo per aver paura del fato o della necessit. Bisogner ammettere che, se
l'affermazione: Ortensio verr nella villa di Tuscolo non  vera, ne deriva
che  falsa. Gli epicurei non accettano n l'una n l'altra soluzione, il che
non  possibile.
N ci lasceremo condizionare dal cosiddetto argomento pigro: dai filosofi
 infatti definito ragionamento pigro l'argomento in base al quale, se noi lo
seguissimo, non faremmo assolutamente niente nella vita. Ragionano cos: Se 
stabilito per te dal fato che tu guarisca da questa malattia, che tu mandi a
chiamare o meno un medico, guarirai; 29 allo stesso modo, se per te 
stabilito dal fato che tu non guarisca da questa malattia, sia che tu mandi a
chiamare o meno un medico, non guarirai; una delle due possibilit  stabilita
dal fato: quindi, chiamare un medico non influisce per nulla.
XIII Questo genere di argomentazione  definito giustamente pigro e
inerte, perch, sulla base dello stesso principio, alla vita verrebbe meno
ogni attivit.  anche possibile modificare l'enunciazione, non usando il
termine fato, ma mantenendo lo stesso concetto: Se dall'eternit  stata vera
la proposizione: guarirai da questa malattia, sia che tu mandi a chiamare un
medico sia che non lo mandi a chiamare, guarirai; allo stesso modo, se
dall'eternit  stata falsa la proposizione: guarirai da questa malattia, sia
che tu mandi a chiamare un medico sia che non lo mandi a chiamare, non
guarirai, e via dicendo. Tale ragionamento viene contestato da Crisippo. 30
Nella realt alcune azioni sono semplici, altre congiunte. Semplice 
l'azione: Socrate morir in quel determinato giorno: per costui, che faccia o
meno qualcosa,  fissato il giorno della morte. Ma se  stabilito dal fato che
Edipo nascer da Laio, non si potr dire: che Laio si unisca o meno con una
donna, perch l'azione  congiunta e confatale: cos appunto la definisce
Crisippo, perch  stabilito dal fato tanto che Laio giaccia con la propria
moglie, quanto che da lei abbia come figlio Edipo. Per cui, posto di dire:
Milone lotter ad Olimpia, se qualcuno ribattesse: dunque lotter, che abbia o
meno un avversario, sbaglierebbe; lotter  un'azione congiunta, perch senza
avversario non si d alcuna lotta. Quindi, tutti i sofismi di tal genere
vengono confutati nello stesso modo. Che tu mandi a chiamare o meno un medico,
guarirai  un ragionamento capzioso:  infatti stabilito dal fato tanto
chiamare il medico, quanto guarire. Sono azioni che, come ho detto, Crisippo
definisce confatali.
XIV 31 Carneade non approvava tutto questo complesso di argomentazioni e
riteneva che tale ragionamento giungesse a conclusione in maniera troppo
dissennata. Pertanto, incalzava in altro modo, senza ricorrere ad alcun
cavillo; la sua conclusione era la seguente: Se tutto accade per cause
precedenti significa che tutto accade secondo una naturale concatenazione, in
modo collegato e connesso; se le cose stanno in questi termini,  la necessit
a produrre tutto; e se ci  vero, nulla  in nostro potere; eppure qualcosa 
in nostro potere; ma se tutto avviene per volere del fato, tutto accade per
cause precedenti; quindi, non tutto ci che accade, accade per volere del
fato. 32 Il ragionamento non potrebbe risultare pi serrato e stringente. Se
qualcuno volesse infatti respingere tale tesi e affermare: Se tutti gli
avvenimenti futuri sono veri dall'eternit, al punto che si verificano
senz'altro nel modo in cui devono realizzarsi,  necessario che tutto accada
secondo una naturale concatenazione, in modo collegato e connesso, non direbbe
nulla. C' una netta differenza tra il fatto che una causa naturale renda vere
dall'eternit le cose a venire e il fatto che possano essere concepite come
vere le cose future anche senza un'eternit naturale. Pertanto, sosteneva
Carneade, neppure Apollo pu predire l'avvenire, eccetto quegli eventi la cui
natura reca in s cause tali, per cui essi debbano verificarsi
necessariamente. 33 Che cosa teneva infatti presente il dio stesso, quando
annunciava che quel famoso Marcello, colui che fu tre volte console, sarebbe
perito in mare? Ci era, in effetti, vero dall'eternit, ma non aveva cause
efficienti. Cos, Carneade era dell'avviso che ad Apollo non fosse noto
neppure il passato, quando non ne rimanessero tracce, quasi come orme:
figuriamoci il futuro! Solo conoscendo le cause efficienti di ciascun fatto,
si pu, in sostanza, conoscere che cosa accadr. Nemmeno riguardo a Edipo,
quindi, Apollo avrebbe potuto prevedere niente, perch nella natura non ci
sono cause preordinate, sulla cui base il padre dovesse necessariamente essere
ucciso dal figlio, n altro del genere.
XV Di conseguenza, se per gli stoici, i quali sostengono che tutto
avviene per volere del fato,  coerente approvare oracoli di tal sorta e tutti
gli altri esiti che si traggono dalla divinazione, non  invece d'obbligo la
stessa ammissione per coloro i quali affermano che sono vere dall'eternit le
cose a venire: sta' per attento che la posizione di questi ultimi non sia la
stessa degli stoici: gli uni argomentano infatti su un campo pi ristretto,
mentre il ragionamento degli altri  sciolto e libero. 34 Se si ammettesse
che nulla pu accadere se non per una causa precedente, quale vantaggio si
ricaverebbe, se ritenessimo quella causa non risultante da cause eterne? Causa
 quanto produce l'evento di cui  causa: per esempio, la ferita  causa della
morte, l'indigestione della malattia, il fuoco del calore. Perci, non si deve
intendere nel senso che la causa sia quanto precede ogni fenomeno, ma ci che
lo precede determinandolo. Il fatto che io sia sceso nel Campo Marzio non  la
causa per cui ho giocato a palla, n Ecuba  stata la causa della rovina dei
Troiani per aver partorito Alessandro, n Tindaro per Agamennone avendo
generato Clitemnestra. In tal modo si dir che perfino un viandante ben
vestito  stato, rispetto al brigante, la causa per cui  stato da quello
depredato. 35 Di tale tenore sono quei ben noti versi di Ennio:
O se nel bosco del Pelio, dalle scuri
abbattuti, non fossero mai caduti al suolo i tronchi
[d'abete!
Si sarebbe potuto risalire addirittura pi indietro: O se sul Pelio non
fosse mai nato un albero!, o ancora prima: O se non fosse mai esistito un
monte Pelio! e si potrebbe, seguitando identicamente a ritroso nel tempo,
procedere all'infinito.
Se da l la costruzione di una nave
non avesse avuto principio!
A che scopo ripercorre il tempo trascorso? Segue infatti quel celebre
passo:
Giammai la mia signora, Medea, vagando, avrebbe
[lasciato
la casa, con l'animo afflitto, ferita da fiera passione,
ma non perch quei fatti comportassero la causa della sua passione.
XVI 36 Inoltre affermano che c' una differenza tra un evento senza il
quale nulla pu aver luogo e un evento con il quale  necessario che qualcosa
sia. Nessuno dunque dei motivi sopra indicati risulta essere una causa, perch
nessuno di essi produce da s ci di cui  detto causa. Causa non  ci senza
cui nulla accade, ma piuttosto ci che, quando interviene, produce
necessariamente ci di cui  causa. Quando Filottete non era stato ancora
ferito dal morso del serpente, quale causa era contenuta nell'ordine
universale, per cui dovesse essere abbandonato sull'isola di Lemno? In
sguito, per, vi fu una causa pi stretta e legata al suo effetto. 37 La
natura dell'evento svela dunque la causa. Comunque, dall'eternit  stata vera
quest'affermazione: Filottete sar abbandonato su un'isola, n si poteva
mutare da vera in falsa.  necessario che, tra due concetti contrari
(definisco, in questo caso, contrari due concetti di cui uno afferma, l'altro
nega), pur a dispetto di Epicuro  necessario - dicevamo - che l'uno sia vero
e l'altro sia falso; quindi, la frase Filottete verr ferito  stata vera per
tutti i secoli precedenti, non sar ferito falsa. A meno che per caso non si
voglia seguire l'opinione degli epicurei, i quali sostengono che affermazioni
del genere non sono n vere n false o, quando se ne vergognano, propugnano
una tesi ancor pi impudente: le contrapposizioni dei contrari sono vere, ma
nessuna delle due tesi enunciate in esse  vera. 38 Ma che straordinario
arbitrio e che miserevole ignoranza dell'arte dialettica! Se nell'espressione
qualcosa non  n vero n falso, risulta senz'altro non vero; ci che non 
vero, poi, in che modo potrebbe non essere falso? Oppure, ci che non  falso,
in che modo potrebbe non essere vero? Ci si atterr, insomma, alla tesi difesa
da Crisippo, ovvero che ogni affermazione  o vera o falsa; la logica stessa
ci costringer ad ammettere, inoltre, che alcune cose sono vere dall'eternit,
non vincolate a cause eterne e libere dalla necessit del fato.
XVII 39 A dire il vero, tra le due posizioni dei filosofi antichi (la
prima di chi riteneva che tutto si verificasse per volere del fato, al punto
che il fato comportava la forza della necessit, posizione nella quale
rientravano Democrito, Eraclito, Empedocle, Aristotele; la seconda di chi
pensava che ci fossero moti volontari dell'anima senza alcun intervento del
fato), mi sembra che Crisippo, quale arbitro onorario, abbia voluto seguire la
via mediana, anche se si avvicina di pi a coloro che propendono per i moti
dell'anima affrancati dalla necessit; ma, mentre fa uso della terminologia
che gli  propria, scivola in difficolt tali, da dover ribadire, suo
malgrado, la necessit del fato. 40 Vediamo, se mi  concesso, quale ne sia
la natura nella teoria dell'assenso, che ho trattato nella prima parte della
mia esposizione. Quegli antichi filosofi, i quali pensavano che tutto
accadesse per volere del fato, sostenevano che l'assenso si produceva per
forza di necessit. Chi dissentiva da loro, affrancava l'assenso dal fato e
asseriva che, se si attribuiva un carattere fatale all'assenso, non si poteva
salvaguardare quest'ultimo dal concetto di necessit. Cos argomentavano: Se
tutto accade per volere del fato, tutto accade per una causa precedente; se
ci vale per la tendenza, vale anche per quanto la segue, quindi anche per
l'assenso; ma, se la causa della tendenza non  in nostro potere, neppure la
tendenza lo ; quindi, neppure gli effetti prodotti dalla tendenza sono in
nostro potere; non sono dunque in nostro potere n l'assenso n le azioni. Ne
deriva che non sono giusti n gli elogi n i biasimi, n i premi n i
castighi. Poich la conclusione  difettosa, ritengono di poter ricavare, per
via probabilistica, che non tutto ci che accade, accade per volere del fato.
XVIII 41 Crisippo, per, respingendo il concetto di necessit e
pretendendo che nulla possa accadere senza cause preordinate, distingue i
diversi tipi di cause, per sfuggire alla necessit e mantenere, al tempo
stesso, il concetto di fato. Tra le cause, sostiene, alcune sono compiute e
principali, altre mediate e immediate. Per cui, quando diciamo che tutto
avviene per cause precedenti, non vogliamo intendere per cause compiute e
principali, bens per cause mediate [precedenti] e immediate. Pertanto, al
ragionamento che poco fa ho portato a conclusione, Crisippo cos si oppone: se
tutto accade per volere del fato, ne consegue che tutto avviene per cause
precedenti, ovvero per cause non tanto principali e compiute, quanto piuttosto
mediate e immediate. Se tali cause non sono in nostro potere, non ne deriva
che neppure la tendenza non sia in nostro potere. Una conseguenza del genere
deriverebbe, se affermassimo che tutto accade per cause compiute e principali,
di modo che, non essendo tali cause in nostro potere, neppure la tendenza lo
sarebbe. 42 Perci tale conclusione avr valore contro chi introduce il
concetto di fato in modo da coniugarlo con la necessit; non varr invece nei
confronti di chi non definir n compiute n principali le cause precedenti.
Quanto all'affermare che l'assenso deriva da cause precedenti, Crisippo
ritiene che si spieghi con facilit, da s, di qual genere esso sia. Sebbene
l'assenso non possa aver luogo se non dietro l'impulso di una
rappresentazione, tuttavia, dal momento che tale rappresentazione ha una causa
immediata, e non principale, esso trova, secondo Crisippo, la spiegazione che
abbiamo or ora proposto; non che l'assenso possa aver luogo a prescindere da
una forza che lo solleciti dall'esterno ( infatti necessario che l'assenso
tragga impulso da una rappresentazione), ma Crisippo ritorna all'esempio, a
lui caro, del cilindro e della trottola, che non possono iniziare a muoversi
se non colpiti. Ma una volta ricevuto l'impulso esterno, ritiene che
successivamente, per la propria intrinseca natura, il cilindro continui a
rotolare e la trottola a ruotare.
XIX 43 Dunque, chi ha spinto il cilindro, prosegue Crisippo, ha dato
inizio al moto, ma non ne ha determinato il movimento rotatorio; analogamente,
la rappresentazione che si offre imprimer la sua immagine e, per cos dire,
lascer la sua impronta nell'anima, ma l'assenso sar in nostro potere e,
colpito dall'esterno, alla stregua di quanto si  detto per il cilindro,
successivamente si muover in virt di una forza naturale intrinseca. Se
qualche fenomeno si verificasse senza una causa precedente, l'affermazione che
tutto avviene per volere del fato sarebbe falsa; ma se tutto quanto accade 
verosimilmente preceduto da una causa, quale argomentazione si potr addurre
per non ammettere che tutto avviene per volere del fato? A patto che s'intenda
qual  la distinzione e la diversit delle cause. 44 Dopo tale spiegazione di
Crisippo, se chi nega che l'assenso avviene per volere del fato concedesse
almeno che esso non ha luogo senza una rappresentazione precedente, diverso
sarebbe il ragionamento; se invece ammette che le rappresentazioni sono
precedenti, senza per concedere che l'assenso avviene per volere del fato,
perch non sarebbe la causa immediata ed essenziale sopra ricordata a muovere
l'assenso, bada che non finiscano per sostenere la stessa tesi. Crisippo
infatti, non concedendo che la causa immediata ed essenziale dell'assenso
riposi nella rappresentazione, non ammetter nemmeno che tale causa sia
necessaria per il nostro assenso, in modo che, se tutto avviene per volere del
fato, tutto avviene per cause precedenti e necessarie; parimenti, coloro che
dissentono da tale tesi, riconoscendo che non si d l'assenso senza che lo
preceda la rappresentazione, sosterranno che, se tutto accade per volere del
fato di modo che nulla avviene se non per il precedere di una causa, 
inevitabile ammettere che tutto accade per volere del fato; da ci  facile
comprendere come costoro dissentano a parole e non nei fatti, poich entrambi,
chiarita e sviluppata la loro tesi, giungono a una conclusione identica. 45
In sintesi, la distinzione  la seguente: in alcuni casi si pu affermare
giustamente che, essendosi verificate cause pregresse, non dipende da noi che
accadano gli eventi di cui sussistevano le cause; in altri casi invece, pur
essendoci cause pregresse,  comunque in nostro potere che gli eventi vadano
diversamente. Entrambi approvano tale distinzione: gli uni, per, ritengono
che accadano per volere del fato quegli eventi, per i quali, essendosi
verificate anteriormente le cause, non  in nostro potere che vadano
diversamente; invece, per gli eventi che sono in nostro potere, ritengono che
il fato ne rimanga escluso ...
XX 46 Occorre discutere la questione sotto tale ottica, senza cercare
una difesa negli atomi che vagano nel vuoto e deviano dal proprio asse.
L'atomo, sostiene Epicuro, devia. Primo: perch? A parere di Democrito
avevano, in effetti, una qualche altra forza di movimento, l'impulso, che egli
chiama colpo, mentre secondo te, o Epicuro, si muovono in virt della gravit
e del peso. Quale nuova causa si trova dunque nella natura, per cui l'atomo
dovrebbe deviare? Forse traggono a sorte tra di loro quale atomo debba deviare
e quale no? O perch deviare di uno scarto minimo, e non maggiore? O ancora,
perch di un solo scarto minimo e non di due o di tre? Questo significa
esprimere desideri, non argomentare. 47 A tuo dire, n l'atomo si sposta dal
proprio asse e devia perch colpito dall'esterno, n c' nel vuoto, in cui
l'atomo si muove, una qualche causa per cui l'atomo stesso non debba procedere
perpendicolarmente, n nell'atomo stesso  intervenuto mutamento di sorta, per
cui non possa mantenere il movimento naturale dovuto al peso. Cos, senza aver
addotto alcuna causa capace di produrre tale deviazione, Epicuro presume di
aver fornito una spiegazione di rilievo, quando invece sostiene una tesi che
il buon senso di ognuno rifiuta e respinge. 48 Anzi, nessuno, mi pare,
ribadisce in maniera pi netta non solo il concetto di fato, ma addirittura la
necessit coartante dell'ordine universale, come pure la negazione dei moti
volontari dell'anima, nessuno pi di Epicuro, il quale riconosce che non
avrebbe potuto opporsi al concetto di fato, se non avesse cercato rifugio in
queste fittizie deviazioni. Anche ammettendo l'esistenza degli atomi, che
comunque non mi possono provare in alcun modo, tuttavia queste deviazioni
dall'asse non potrebbero mai trovare una spiegazione. Se  stato infatti
assegnato agli atomi dalla necessit di natura il procedere per forza di
gravit, perch  inevitabile che ogni peso, se non incontra ostacoli, si
muova e si sposti, ne consegue necessariamente anche che deviino, o alcuni
atomi o, se vogliono, tutti secondo natura ...
FINE.
