Marco Tullio Cicerone.

Difesa di Archia.

Traduzione di Annalaura Burlando.

Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi, dalla Fondazione
Ezio Galiano. Catanzaro, 16 Febbraio 2000.

DIFESA DI ARCHIA.
I 1 Giudici, se  in me qualche talento, e so quanto esso sia limitato , se
ho qualche pratica in campo oratorio, e non nego di esservi moderatamente
versato, se in questo settore possiedo un qualche metodo che devo allo studio
delle migliori teorie, e ai loro precetti da cui nemmeno per un attimo della
mia vita, lo confesso, mi sono discostato, il qui presente Aulo Licinio pi di
ogni altro ha il diritto di reclamarne il frutto. Infatti, sin dove la mia
mente pu giungere volgendosi al lontano passato e rievocando i pi remoti
ricordi della puerizia, lo rivedo sempre accanto a me, che mi invoglia e mi
avvia a questo genere di studi. Se questa mia arte, modellata dal suo
incoraggiamento e dai suoi consigli,  stata talvolta di salvezza a qualcuno,
io, per quanto sta in me, ho il dovere di portare aiuto a quest'uomo, dal
quale ho ricevuto i mezzi per aiutare gli altri e in qualche caso per
salvarli.
2 E perch nessuno si stupisca che io parli cos di un uomo il cui
ingegno ha attitudini diverse dalle mie, estranee, cio, all'arte e
all'esercizio dell'eloquenza, sappiate che neanche io mi sono sempre
unicamente interessato a questa sola disciplina. Infatti, tutte le scienze che
interessano l'uomo sono intimamente connesse e unite tra loro da una sorta di
affinit.
II 3 Ma perch a nessuno di voi sembri strano che in una questione di
diritto, nel corso di un processo pubblico, svolto davanti al pretore del
popolo romano, uomo esemplare, e agli integerrimi giudici e alla presenza di
un pubblico cos numeroso, io mi serva di un genere di eloquenza tanto lontano
dalla consuetudine giudiziaria ma anche dal linguaggio del foro, vi chiedo, in
questa causa, di concedermi tale licenza, utile all'imputato e, spero, non
spiacevole per voi: permettete che parlando in difesa di un eccellente poeta e
uomo dotto, confidando nella presenza di uomini tanto amanti delle lettere,
nella vostra cultura e nell'autorit del pretore che presiede il tribunale, io
tratti liberamente, seppur in modo conciso, degli studi letterari, e che, per
una tale personalit, la quale, grazie a una vita tutta dedita al sapere, non
ebbe mai problemi con la legge, io possa valermi di un genere di eloquenza
insolito e quasi nuovo.
4 Pertanto, se capir che questa facolt mi  data e concessa, cercher
di convincervi non solo a non cancellare dal numero dei cittadini il qui
presente Aulo Licinio, ch gi gode dei diritti politici, ma anche che
bisognerebbe includerlo tra i cittadini, se gi non lo fosse .
III Intorno ai quindici anni, Archia, di nobili origini abbandon quelle
materie di studio utili solitamente ad avvicinare i pi piccoli alla cultura e
incominci a scrivere poesie; dapprima, grazie al suo talento, riscosse su
tutti un immediato successo nella natia Antiochia, citt a quel tempo famosa,
ricca e sede di vivaci scambi culturali . In seguito, in ogni regione
dell'Asia e in tutta la Grecia il suo arrivo era accolto con grande
entusiasmo: l'aspettativa superava la fama del suo ingegno, ma poi, al suo
arrivo, l'ammirazione superava ogni attesa.
5 A quel tempo in Italia si coltivava con passione la cultura greca:
nelle citt del Lazio ci si dedicava a quello studio con maggiore dedizione di
quanto si faccia oggi nelle stesse localit, e anche qui a Roma, citt allora
tranquilla sotto il profilo politico. Ecco perch gli abitanti di Taranto,
Reggio e Napoli concessero ad Archia il diritto di cittadinanza e altri
riconoscimenti: chiunque fosse in grado di apprezzare le persone di talento,
desiderava vivamente conoscerlo e ospitarlo in casa sua. Con questa fama che
si era diffusa ovunque, anche in luoghi da lui mai visitati, arriv a Roma al
tempo del consolato di Mario e Catulo. Strinse subito amicizia con questi due
uomini politici che, con il racconto delle loro gesta, gli potevano suggerire
materiale utile per comporre; per di pi, Catulo rivelava anche interesse e
predisposizione per la poesia. Poco dopo, quando ancora Archia era
adolescente, entr a far parte della cerchia dei Luculli. Anche in questa
circostanza dimostr talento e cultura, ma si distinse soprattutto per le
buone qualit del suo carattere: non per nulla questa famiglia, a lui cos
vicina durante la giovinezza, gli  ancora oggi assai legata, bench siano
trascorsi parecchi anni.
6 Sempre a quei tempi godeva dell'amicizia del famoso Metello Numidico e
del figlio Pio; godeva della stima di Marco Emilio; si intratteneva con Quinto
Catulo, sia padre che figlio; era trattato con riguardo da Lucio Crasso; aveva
grande confidenza, oltre che con i Luculli, con Druso, gli Ottavi, Catone e
tutta la famiglia degli Ortensi. Gli veniva tributata la massima
considerazione: e a onorarlo non erano solo quelli desiderosi di ascoltarlo e
di imparare da lui, ma anche chi trovava conveniente comportarsi cos.
IV Intanto, era trascorso gi un po' di tempo e Archia era partito per la
Sicilia in compagnia di Marco Lucullo; sempre insieme a lui, poi, di ritorno
da quella provincia, si era fermato a Eraclea, citt che, a condizioni molto
vantaggiose, era alleata e fedele alle leggi di Roma. Il poeta, che aspirava
ad averne la cittadinanza, fu accontentato dai cittadini di Eraclea per i suoi
meriti personali, ma soprattutto per l'autorevole interessamento di Lucullo.
7 Secondo la legge di Silvano e Carbone la cittadinanza era concessa: a
quelli che fossero iscritti a una citt federata, che avessero avuto domicilio
in Italia all'atto della presentazione della legge e che si fossero fatti
registrare dal pretore entro sessanta giorni. Archia, che risiedeva a Roma
ormai da molti anni, si rec dal pretore Quinto Metello, suo caro amico,
perch lo registrasse.
8 Se non devo parlare di altro che del diritto di cittadinanza e della
legge, non dir di pi: il mio compito  terminato. Quale delle prove da me
addotte puoi confutare, Grazio? Avresti il coraggio di negare che l'imputato 
cittadino di Erclea? Per fortuna  qui presente un testimone davvero
attendibile, probo e leale: Marco Lucullo. Egli afferma non di ritenere ma di
sapere, non di aver sentito dire ma di aver visto con i suoi occhi, di essere
stato non comparsa, ma protagonista. Sono presenti anche gli inviati di
Eraclea, uomini nobilissimi giunti col mandato di testimoniare pubblicamente a
questo processo: essi dichiarano che Archia  loro concittadino. Tu, per,
vuoi vedere i registri ufficiali della citt che, come tutti sanno, sono
bruciati insieme con l'archivio durante la guerra italica.  davvero ridicolo
non tener conto delle prove che possediamo e smaniare per ci che non possiamo
avere; passare sotto silenzio le testimonianze di questi uomini e insistere
per un pezzo di carta; sono a tua disposizione le testimonianze di un
personaggio illustre e attendibile e di un municipio leale e fedele, che non
si possono proprio manipolare, e tu le rifiuti e desideri i registri che sei
tu il primo a dirlo solitamente sono falsificati!
9 Non ebbe forse domicilio a Roma Archia, che trasfer in citt ogni suo
bene, anche il patrimonio, molto prima di ottenere la cittadinanza? Non si
present al pretore per farsi registrare? Certo che lo fece: e proprio su quei
registri che, fra quanti servono per la dichiarazione presso il collegio dei
pretori, sono gli unici a valere come registri ufficiali.
V D'altra parte,  voce comune che l'archivio di Appio sia stato
custodito in modo assai negligente; Gabinio, successivamente, fece perdere
ogni residua fiducia in questi registri: in un primo tempo, finch non ebbe
guai con la legge, fu solo impreciso e superficiale, poi, dopo la condanna, ne
rovin del tutto la reputazione. Invece, Metello, sicuramente il pi onesto e
scrupoloso fra tutti, si comport sempre con coscienza; addirittura, una volta
si present allarmato ai giudici e al pretore Lucio Lentulo per segnalare la
cancellatura di un nome. Su questi documenti, per, non c' traccia di
manomissione al nome Aulo Licinio.
10 E allora, visto che la situazione  questa, perch dovreste ancora
mettere in dubbio la sua cittadinanza, dato che ottenne anche quella di altre
localit? Mentre in Grecia la si accordava a gente di scarso valore, a volte
neppure dotata del minimo ingegno,  ovvio che gli abitanti di Reggio, Locri,
Napoli e Taranto non abbiano rifiutato ad Archia, ricchissimo di talento, un
beneficio concesso solitamente agli attori di teatro! Ci sono state poi
persone che, non solo dopo l'estensione della cittadinanza agli Italici, ma
anche in sguito alla legge Papia, sono riuscite a intrufolarsi con qualche
espediente nei registri di quei municipi; Archia, invece, che non si serve
neanche di quelli in cui  regolarmente iscritto e ci teneva a essere
considerato cittadino di Eraclea, si vedr da voi rifiutato?
11 Ma tu insisti per vedere i nostri registri del censo. Puoi aver
ragione: infatti, non lo sa nessuno che durante la scorsa censura Archia si
trovava presso l'esercito con il ben noto comandante Lucio Lucullo; in quella
precedente, invece, era in Asia sempre con lo stesso questore; ancor prima,
sotto i censori Giulio e Crasso, non si procedette ad alcun censimento.
D'altra parte, poi, questa procedura non dimostra n garantisce il diritto di
cittadinanza, ma indica soltanto che chi  stato registrato nelle liste del
censo si  comportato da vero cittadino romano. Ai tempi in cui tu lo accusi
di non aver goduto, secondo la sua stessa confessione, del diritto di
cittadinanza, egli fece pi volte testamento avvalendosi delle nostre leggi,
entr in possesso di eredit di cittadini romani e, grazie al proconsole Lucio
Lucullo, fu registrato tra coloro che ricevevano gratifiche dall'erario.
VI Procurati dunque altre prove, se sei capace: Archia non potr essere
smentito, a giudizio suo e degli amici.
12 Grazio, tu mi chiederai perch io tenga tanto a quest'uomo. Perch 
sempre disponibile a due chiacchiere quando, dopo una giornata trascorsa in
mezzo al chiasso e alla folla del foro, voglio riprendere fiato e star
tranquillo. Non penserai che potrei parlare tutti i giorni degli argomenti pi
disparati, se non coltivassi l'animo con la poesia! O credi forse che potrei
sopportare una tensione cos intensa, se non mi rilassassi con la poesia?!
Ebbene s, confesso di essermi dedicato a questo genere di studi. Si vergogni
piuttosto chi si immerge a tal punto nello studio delle lettere da non far
nulla di utile alla societ, e da non produrre alcunch! Ma perch dovrei
vergognarmi io che da tanti anni ho scelto di vivere, giudici, sacrificando
nell'interesse e per la difesa del cliente i miei momenti liberi, il
divertimento e persino il sonno?
13 Nessuno, quindi, potr rimproverarmi o prendersela a ragione con me,
se il tempo che alcuni utilizzano per sbrigare i loro affari, per celebrare
nel circo i giorni di festa, o semplicemente per divertirsi e riposare corpo e
mente o che altri dedicano a interminabili banchetti, al tavolo da gioco alla
palla, io lo spendo per ampliare i miei studi. E a maggior ragione me lo si
deve concedere: infatti, grazie a questi studi, cresce la mia padronanza di
linguaggio che, grande o piccola non importa, non  mai mancata agli amici in
difficolt. Qualcuno, forse, pu giudicarla cosa di scarsa importanza: ma io
so che  importantissirna e so da quale fonte attingerla.
14 Se fin dall'adolescenza, grazie all'insegnamento di numerosi maestri e
ad approfonditi studi, non mi fossi persuaso che nella vita nulla si deve
desiderare con forza, quasi fosse un dovere, tranne la fama e la virt, e che
per ottenerle si deve essere disposti a tenere in poco conto tutti i tormenti
fisici, la morte e l'esilio, non mi sarei mai esposto per la vostra salvezza a
tante gravose contese e agli attacchi quotidiani di gente senza scrupoli. Ma
di questi ragionamenti sono zeppi i libri, i discorsi degli uomini di buon
senso e gli esempi antichi: ma sarebbero tutte cose immerse nelle tenebre pi
fitte, se non fosse la letteratura a illuminarle. Quanti ritratti di
personaggi illustri da ammirare e imitare ci hanno lasciato gli scrittori
greci e latini! E io, tutte le volte che rivestivo una carica della
repubblica, conformavo il mio cuore e la mia mente al pensiero dei grandi del
passato.
VII 15 Qualcuno chieder: E con questo? Vuoi dire che tutti quei grandi
uomini, del cui valore rimane testimonianza nelle opere letterarie, furono
forse eruditi in questa scienza, che tu tanto lodi?. Non  facile esserne
certi per tutti, ma so cosa rispondere: molti di questi uomini, lo riconosco,
pur nella loro ignoranza, ebbero qualit straordinarie e rivelarono un grande
equilibrio per una disposizione naturale, che oserei dire divina. Anzi, potrei
aggiungere che pi spesso, per arrivare al successo, si sono dimostrate
maggiormente efficaci le doti naturali senza cultura, che la cultura senza
doti naturali. Di una cosa, per, sono proprio convinto: quando a un'indole
nobile e ricca di talento si aggiunge un metodico indirizzo scientifico,
allora il vero genio si manifesta.
16 Mi riferisco a tutta una serie di uomini del passato, ben noti ai
nostri padri: l'Africano, unico nel suo genere; Caio Lelio e Lucio Furio,
famosi per il loro esemplare equilibrio; e quell'uomo tanto energico e, per
quei tempi, cos dotto, Marco Catone. Ebbene, se costoro avessero ritenuto lo
studio della poesia del tutto inutile per comprendere e mettere in pratica la
virt, non si sarebbero dedicati a esso con tanto fervore. Ma quand'anche non
si manifestassero frutti tanto preziosi e a questi studi si richiedesse solo
il piacere, anche in questo caso, come credo, dovreste giudicare questo
passatempo dello spirito il pi nobile e degno dell'uomo. Infatti, gli altri
tipi di svago non sono adatti a tutte le circostanze, a tutte le et e a tutti
i luoghi; questi studi, invece, aiutano i giovani a crescere, dilettano gli
anziani, celebrano gli eventi favorevoli, offrono aiuto e conforto durante le
avversit, rallegrano entro le mura domestiche, non sono d'impaccio fuori, ci
tengono compagnia durante la notte, in viaggio e in vacanza.
VIII 17 Se poi non potessimo in prima persona attendere a questi studi,
n gustarli con la nostra sensibilit, quantomeno dovremmo ammirarli vedendo
che altri vi attendono. Chi di noi ebbe un animo cos insensibile e rozzo da
non commuoversi qualche tempo fa per la scomparsa di Roscio? Egli, morto in
et avanzata, per la sua arte straordinaria e per la sua eleganza, dava
tuttavia l'impressione che non sarebbe dovuto morire mai. Roscio si era
accattivato l'affetto e l'ammirazione di tutti noi semplicemente con i
movimenti del suo corpo: e noi non dovremmo forse tenere in considerazione gli
illimitati movimenti dello spirito e l'agilit della mente?
18 Quante volte io ho visto Archia, qui presente, o giudici e
considerando che mi ascoltate con tanta attenzione mentre sperimento una nuova
tecnica oratoria, approfitter della vostra benevolenza quante volte, dicevo,
l'ho visto improvvisare un gran numero di versi incredibilmente belli su vari
argomenti d'attualit, senza aver scritto una sola riga! E quante volte l'ho
sentito ripetere lo stesso discorso con parole ed espressioni completamente
differenti! Inoltre, ho potuto constatare che le poesie da lui messe per
iscritto dopo attenta riflessione, sono giudicate degne di essere equiparate
alle pi famose e lodate opere degli antichi scrittori. Quindi, non dovrei
apprezzare quest'uomo? Non dovrei ammirarlo e ritenere che lo si deve
difendere a ogni costo? Inoltre, noi siamo venuti a conoscenza dal pensiero di
personalit autorevoli e di grandissima cultura che l'apprendimento di
qualunque altra disciplina si fonda sulla teoria, sugli insegnamenti e sul
talento personale; il poeta invece si avvale del suo stesso modo di essere ed
 spinto a comporre dalle forti capacit della sua mente, come animato da una
sorta di ispirazione divina. Per questo motivo ben a ragione il nostro Ennio
definisce sacri i poeti, in quanto sembra che ci siano stati concessi quasi
come un prezioso dono degli di.
19 Quindi, o giudici, poich siete estremamente civili, considerate
sacrosanto questo titolo di poeta, che mai nessun uomo, neanche barbaro, os
profanare. Le montagne e i deserti rispondono alla sua voce, persino gli
animali pi feroci diventano mansueti e si fermano al suo canto: e noi, che
siamo stati educati esemplarmente, non dovremmo essere colpiti dalle parole
dei poeti? Gli abitanti di Colofone sostengono che Omero sia loro compatriota,
quelli di Chio lo rivendicano a s, i cittadini di Salamina insistono di
avergli dato i natali; quelli di Smirne, poi, ne sono cos convinti che gli
hanno persino dedicato un tempietto in citt; numerosi altri se lo contendono
con accanimento.
IX Dunque tante persone reclamano, anche dopo la morte, uno straniero,
per il semplice fatto che fu un poeta; e noi rifiuteremo Archia, che  vivo e
gi ci appartiene, per sua scelta e per la legge? Non dimentichiamo che Archia
ha messo pi volte la sua arte e il suo talento al servizio del popolo romano,
per celebrarne la grandezza e il prestigio. Quando infatti era ancora un
ragazzo, tratt delle campagne contro i Cimbri e piacque persino a Caio Mario,
che pure sembrava alquanto insensibile alla poesia.
20 D'altra parte, nessuno  cos ostile alle Muse da non sopportare che
l'eterna lode delle sue imprese sia affidata alla poesia. Si dice che il
famoso Temistocle, il sommo ateniese, interrogato su quale voce ascoltasse pi
volentieri declamare, abbia risposto: Quella del pi bravo a esaltare le mie
gesta. Allo stesso modo Mario fu molto legato a Lucio Plozio dal cui ingegno
credeva potessero essere celebrate le sue imprese.
21 Archia ha gi raccontato tutta la grande, difficile guerra contro
Mitridate, svoltasi, tra alterne vicende, per terra e per mare. Il libro pone
in ottima luce non solo Lucio Lucullo, uomo molto forte e famoso, ma anche il
nome del popolo romano.  stato infatti l'esercito di Roma agli ordini di
Lucullo ad aprire la via del Ponto, un tempo difeso dalla natura stessa dei
luoghi e dalle forze armate del re; guidato dallo stesso comandante,  stato
l'esercito del popolo romano a sbaragliare con poche truppe le innumerevoli
forze degli Armeni;  vanto del popolo romano avere salvato dagli attacchi del
re la citt amica di Cizico per l'avvedutezza dello stesso Lucullo, e averla
strappata dalle fauci insaziabili di una guerra feroce; sempre sar detta
nostra e sar celebrata quella incredibile battaglia navale presso Tenedo
anche l combatteva Lucio Lucullo nella quale la flotta nemica fu affondata e
uccisi tutti i comandanti. Nostri sono i trofei, nostri i monumenti, nostri i
trionfi. E quelli che con la loro arte esaltano queste imprese, celebrano la
gloria del popolo romano.
22 Ennio fu molto caro all'Africano Maggiore e si racconta che gli fu
dedicata una statua di marmo, posta nella tomba di famiglia degli Scipioni.
D'altra parte,  vero che il poeta, tessendo gli elogi di un uomo, celebra
indirettamente anche il nome dell'intero popolo romano. Catone, antenato del
suo omonimo qui presente, ha un posto tutto suo in cielo: questo  un grande
onore che va ad aggiungersi alle gesta del popolo romano. E infine, i
lusinghieri appellativi con cui sono definiti i membri delle famiglie dei
Massimi, dei Marcelli, dei Fulvi danno gloria a tutti noi.
X I nostri padri hanno concesso la cittadinanza all'uomo di Rudie, autore
di quei canti; e noi scacceremo quest'uomo di Eraclea, conteso da numerose
citt che si  stabilito legalmente in Roma?
23 Se poi qualcuno crede che si ricavi minor gloria dai versi greci che
da quelli latini sbaglia di grosso, perch le opere scritte in greco si
leggono quasi ovunque, mentre le latine sono contenute nei loro assai
ristretti confini. Perci, se  vero che le nostre imprese sono delimitate
dalle estreme regioni della terra, dovremmo desiderare che, dove giunsero le
armi impugnate dalle nostre mani, l si spingano anche la nostra fama e la
nostra gloria; giacch, come queste opere recano onore ai popoli di cui si
narrano le gesta, cos sono d'incitamento ad affrontare pericoli e fatiche per
chi rischia la vita in nome della gloria.
24 Quanti scrittori delle sue imprese si dice abbia avuto al suo sguito
Alessandro Magno! Eppure, quando si ferm davanti al sepolcro di Achille nel
Sigeo, disse: Fortunato, giovane, che trovasti Omero come cantore del tuo
valore!. E aveva ragione: senza l'Iliade, infatti, la tomba che ricopriva il
suo corpo avrebbe sepolto anche la sua fama. Questo esempio non vi basta?
Aggiunger allora che il nostro Pompeo Magno, valoroso quanto fortunato,
durante un'adunata militare, fece dono della cittadinanza al suo biografo
Teofane di Mitilene; e i nostri soldati, forti certo, ma rozzi, eccitati
dall'ebrezza della gloria come se fossero stati partecipi dello stesso
riconoscimento, approvarono quel gesto con alte grida.
25 Ecco perch io credo che se Archia non fosse legalmente un cittadino
romano, nessun comandante gli avrebbe negato un tale privilegio. E Silla, che
concedeva la cittadinanza a Spagnoli e Galli, penso che lo avrebbe
accontentato se l'avesse richiesta; una volta, durante un'assemblea e io ne
fui testimone , un poeta da due soldi, uno del popolo, gli aveva mostrato un
breve epigramma in suo onore, che aveva il solo pregio di essere scritto in
distici; Silla, allora, scelse uno fra gli oggetti che stava vendendo
all'asta, e glielo don, a patto che non componesse pi un solo verso. Vi
sembra possibile che un uomo capace di reputare degno di un premio l'impegno
di un poeta da nulla, si sarebbe lasciato sfuggire il talento, l'abilit nello
scrivere e la vena di costui?
26 Figuriamoci! Archia non avrebbe forse potuto ottenere la cittadinanza
da Quinto Metello Pio, suo intimo amico che l'aveva concessa a molti, sia per
i suoi meriti, sia per l'appoggio dei Luculli? Metello, inoltre, era arso dal
desiderio che si scrivesse delle sue imprese, al punto che prestava orecchio
persino ai poeti di Cordova, dallo stile ridondante ed esotico.
XI Non si deve passare sotto silenzio l'evidenza dei fatti, ma dire come
stanno davvero le cose: tutti quanti siamo presi dal desiderio di successo,
anzi pi uno  bravo, pi  innamorato della gloria. Persino i filosofi
pongono il loro nome su quei libri nei quali vanno predicando il disprezzo
della gloria: laddove tuonano contro l'encomio e la celebrit vogliono essere
encomiati e celebrati.
27 Anche Decimo Bruto, grandissimo uomo e generale, si serv dei versi
del suo caro amico Accio per fregiare gli ingressi dei templi e dei monumenti
da lui fatti costruire. E quel famoso comandante che combatt assieme a Ennio
contro gli Etoli, Fulvio intendo dire, senza esitare consacr il bottino di
guerra alle Muse. Perci, nella citt dove i generali ancora in armi onorarono
il nome dei poeti e i templi delle Muse, i giudici togati non dovrebbero
rifiutarsi di onorare le dee della poesia e difendere i poeti.
28 E perch, giudici, facciate ci pi volentieri, vi parler in tutta
sincerit; vi confesser il desiderio di gloria, che forse in me  troppo
acuto, ma che tuttavia  onorevole. Quest'uomo cominci a scrivere in versi le
azioni che insieme con voi, durante il mio consolato, io feci per la
salvaguardia del prestigio di questa citt, per la vita stessa dei suoi
abitanti e per tutto lo stato. Ascoltati quei versi, lo esortai a portare a
termine la sua opera che a me sembr importante e bella. Infatti il valore non
chiede altro compenso delle fatiche e dei pericoli, fuorch il riconoscimento
e la gloria, tolta la quale, giudici, che cosa rimane per cui dovremmo
affannarci, in questa vita cos breve?
29 Certo, se l'animo non avesse qualche speranza nel futuro e se
limitasse tutti i pensieri entro lo spazio in cui  circoscritta la nostra
vita, non si logorerebbe in cos grandi fatiche, non si tormenterebbe in tanti
affanni e veglie, non rischierebbe tante volte la vita. Ma per fortuna negli
animi migliori  radicato un impulso che notte e giorno sprona con lo stimolo
della gloria e impone di non limitare la memoria del nostro nome al tempo
della vita, ma di estenderla alla posterit.
XII 30 Ma noi, che ci occupiamo della politica dello stato, con tutti i
pericoli e gli inconvenienti che questo mestiere comporta, dovremo mostrarci
di animo cos ristretto da credere che quanto ci circonda morir con noi,
mentre fino all'ultima ora non abbiamo avuto un momento di tranquillit e
riposo? I grandi del passato si preoccuparono di lasciare di s statue e
ritratti, ma tutti erano l'immagine dei corpi, non degli animi; noi, invece,
non dobbiamo piuttosto desiderare che ci sopravviva l'immagine dei nostri
pensieri e delle nostre virt mirabilmente espressa dalle opere degli ingegni
superiori? Io, nel momento in cui compivo le azioni che ho compiuto, ero
convinto che avrebbero contribuito a spargere e disseminare per il mondo
l'eterna memoria di me. La quale memoria, o che dopo la morte non sia pi
percepibile dai miei sensi, o che, come pensano alcuni filosofi, possa ancora
in qualche modo interessare il mio animo ora comunque mi d piacere quando ci
penso e quando spero che si realizzi.
31 Assolvete, dunque, o giudici, un uomo di tale onorabilit, che,
vedete, gode da lunga data della stima di amici autorevoli; un uomo il cui
ingegno  cos vasto, da suscitare grande ammirazione e da essere ricercato
dalle menti pi acute; inoltre sono dalla sua parte la legge, l'autorit di un
municipio, la testimonianza di Lucullo e i registri di Metello. Stando cos le
cose, se cos alti ingegni hanno diritto alla raccomandazione non solo degli
uomini ma anche degli di, vi chiedo, o giudici, che a costui che ha sempre
fatto le lodi vostre, dei vostri condottieri e del popolo romano e sta per
dare un'eterna testimonianza dei recenti pericoli interni corsi da me e da
voi, ed  tra quelli che sono sempre stati ritenuti e chiamati sacri , a
costui, dicevo, sia accordata la vostra protezione, cos che appaia che egli
sia stato aiutato dalla vostra bont piuttosto che offeso dalla vostra
intransigenza.
32 Tutto quello che nel merito della causa ho argomentato, come mia
consuetudine, in modo chiaro e conciso, spero abbia trovato l'approvazione di
tutti, o giudici; quanto poi ho esposto fuori dalla consuetudine forense e
giudiziaria, intorno all'ingegno di quest'uomo e alla sua arte in generale,
spero sia stato accolto con buon animo da voi: della benevolenza di chi ha
diretto il dibattito, non ho dubbi.
FINE.
