Marco Tullio Cicerone.

Della divinazione.

Traduzione di Sebastiano Timpanaro.

Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi, dalla Fondazione
Ezio Galiano. Catanzaro, 16 Febbraio 2000.

LIBRO PRIMO.
I 1  un'opinione antica, risalente ai tempi leggendari e corroborata dal
consenso del popolo romano e di tutte le genti, che vi siano uomini dotati di
una sorta di divinazione - chiamata dai greci mantik -, cio capaci di
presentire il futuro e di acquisirne la conoscenza. Capacit magnifica e
salutare, se davvero esiste, grazie alla quale la natura di noi mortali si
avvicinerebbe il pi possibile alla potenza degli di! E come in altri casi
noi romani ci esprimiamo molto meglio dei greci, cos anche a questa
straordinaria dote i nostri antenati dettero un nome tratto dalle divinit,
mentre i greci, come spiega Platone, derivarono il nome corrispondente dalla
folla. 2 Non conosco, in verit, alcun popolo, dai pi civili e colti fino
ai pi efferati e barbari, che non creda che il futuro si manifesti con segni
premonitori, e che esistano persone capaci di comprenderli e di spiegarli in
anticipo. Incominciamo dalle testimonianze pi antiche: per primi gli assiri,
abitando vasti territori pianeggianti e potendo perci vedere il cielo aperto
fino all'orizzonte in ogni direzione, osservarono assiduamente i passaggi e i
moti delle stelle, e, quando li ebbero registrati, tramandarono ai posteri
quale presagio costituissero per ciascun individuo. Tra gli assiri, si ritiene
che in particolare i caldi - nome di una gente, non della loro arte - con
l'incessante osservazione delle stelle abbiano fondato una scienza che
permetteva di predire che cosa sarebbe accaduto a ciascuno e con quale destino
ciascuno era nato. La stessa maestria si crede che abbiano raggiunto anche gli
egiziani, nel corso di un tempo lunghissimo, durante secoli pressoch
innumerevoli. Ancora: gli abitanti della Cilicia e della Pisidia e quelli,
confinanti con loro, della Panfilia (genti, tutte, che io ho governato)
credono che il volo e il canto degli uccelli servano a predire con la massima
certezza il futuro. 3 E la Grecia invi mai dei propri abitanti a fondar
colonie in Eolia, in Ionia, in Asia, in Sicilia, in Italia senza aver prima
consultato l'oracolo di Delfi o quello di Dodona o quello di Ammone? E quale
guerra fu intrapresa dai greci senza aver consultato gli di?
II N  stato praticato un solo genere di divinazione, sia per affari di
Stato sia per prendere decisioni private. Anche a prescindere dagli altri
popoli, il nostro a quanti tipi di divinazione  ricorso! Innanzi tutto il
padre della nostra citt, Romolo, non solo fond Roma dopo aver preso gli
auspicii, ma, a quanto si narra, fu egli stesso un ottimo ugure. Dopo di lui,
gli altri re consultarono sempre gli uguri; e dopo la cacciata dei re nessuna
decisione riguardante lo Stato, in pace come in guerra, si prendeva senza
essere prima ricorsi agli auspicii. E siccome credevano che la scienza degli
arspici avesse grande importanza sia nel cercar di ottenere buoni eventi e
nel ricevere buoni consigli, sia nell'interpretare i prodgi e nello stornare
con espiazioni la loro forza malefica, attingevano tutta questa dottrina
dall'Etruria, perch nessun genere di divinazione venisse trascurato. 4 E
poich le anime umane, quando non le governano la ragione e il sapere, sono
eccitate spontaneamente in due modi, negli accessi di folla e nei sogni, i
nostri antenati, ritenendo che la divinazione manifestantesi nella folla
fosse interpretata soprattutto nei versi sibillini, istituirono un collegio di
dieci interpreti di tali libri, scelti fra i cittadini. Riguardo a questo
genere di divinazione, credettero spesso di dover dare ascolto anche alle
profezie gridate in stato di esaltazione dagl'indovini e dai vati: per
esempio, a quelle di Cornelio Culleolo nella guerra di Gneo Ottavio contro
Cinna. N il sommo consesso, il senato, trascur i sogni, se per la loro
importanza sembravano necessari a prender decisioni riguardanti lo Stato.
Ancora ai nostri tempi Lucio Giulio, console insieme con Publio Rutilio, per
decreto del senato restaur il tempio di Giunone Sspita in sguito a un sogno
di Cecilia, figlia di Cecilio Baliarico.
III 5 Gli antichi, a mio parere, credettero alla verit della
divinazione pi perch impressionati dall'avverarsi delle profezie che per
argomentazioni razionali. Ma quanto ai filosofi, sono stati raccolti i loro
sottili ragionamenti per dimostrare che la divinazione corrisponde al vero.
Tra essi (mi rifaccio dai pi antichi), Senofane di Colofone fu il solo che,
pur credendo all'esistenza degli di, neg ogni fede nella divinazione. Tutti
gli altri, eccettuato Epicuro che sulla natura degli di disse cose assurde,
approvarono la divinazione, ma non nella stessa misura. Socrate e tutti i
socratici, Zenone stoico e i suoi seguaci, si attennero alla dottrina dei
filosofi pi antichi, e dello stesso parere furono l'Accademia antica e i
peripatetici; gi prima di essi, Pitagora aveva attribuito alla divinazione
grande autorit (egli stesso, anzi, si considerava un ugure), e Democrito,
filosofo di grande valore, in molti passi delle sue opere dichiar di credere
ai presentimenti del futuro. Invece il peripatetico Dicearco consider
veritieri soltanto i sogni e le profezie gridate in accessi di folla, neg
fede a ogni altro genere di divinazione e il mio intimo amico Cratippo, che io
considero pari ai peripatetici pi grandi, egualmente credette a quei due tipi
di profezie, ripudi tutti gli altri. 6 Ma avendo gli stoici difeso in
generale ogni divinazione (poich Zenone nelle sue opere aveva, per cos dire,
sparso qua e l i semi di questa dottrina e Cleante li aveva sviluppati
alquanto), ecco sopraggiungere un uomo d'ingegno acutissimo, Crisippo, il
quale espose tutta la dottrina della divinazione in due libri, e poi in un
altro libro tratt degli oracoli, in un altro ancora dei sogni; dopo di lui
scrisse un libro sulla divinazione Diogene di Babilonia suo discepolo, due
Antipatro, cinque il mio Posidonio. Ma dagli stoici si discost il maggior
pensatore di quella scuola, Panezio, maestro di Posidonio, scolaro di
Antipatro; tuttavia egli non si spinse fino a negare la validit della
divinazione, ma dichiar di dubitarne. Ci che fu lecito di fare fino a un
certo punto a lui, stoico, contro l'aspro dissenso degli altri stoici, gli
stoici non concederanno di farlo a noi fino in fondo? Tanto pi che ci di cui
Panezio dubita,  considerato pi chiaro della luce del sole dagli altri della
stessa scuola. 7 Ma questo titolo di merito dell'Accademia ha la conferma del
giudizio e della testimonianza di un filosofo di gran valore.
IV Io stesso mi sono chiesto quale giudizio si debba dare sulla
divinazione, poich Carneade aveva discusso a lungo contro gli stoici con
acutezza e facondia, e ho temuto di dare il mio assenso con troppa facilit a
una dottrina falsa o non sufficientemente approfondita. Mi sembra dunque che
il meglio sia mettere a confronto pi e pi volte, con attenzione, gli
argomenti a favore e contro, come ho fatto nei tre libri Sulla natura degli
di. In effetti, se in ogni questione  disonorevole la precipitosit
nell'aderire a una tesi e l'uscire dalla retta via, tanto pi lo  dove si
tratta di giudicare quanta autorit dobbiamo attribuire agli auspicii, ai
riti, alla religione. C' infatti il pericolo di cadere o in un'empia
aberrazione, se trascuriamo queste cose, o in una superstizione da
vecchierelle, se le accettiamo.
V 8 Di questi problemi ho discusso spesso, ma con particolare impegno
recentemente, quando mi trovavo con mio fratello Quinto nella mia villa di
Tusculo. Eravamo saliti al Liceo per passeggiare (cos son solito chiamare il
piano superiore del ginnasio). Egli mi disse: Ho letto per intero, poco tempo
addietro, il terzo libro del tuo Sulla natura degli di, nel quale la polemica
che tu fai pronunciare a Cotta ha scosso la mia opinione, non l'ha tuttavia
completamente annientata. Giustissimo, risposi; in verit Cotta svolge la sua
discussione in modo da confutare gli argomenti degli stoici, senza per questo
distruggere la religione degli uomini. E Quinto: Cotta lo dichiara, anzi lo
ripete pi volte, allo scopo, credo, di non esser preso per un trasgressore
dei principii comuni a tutti; ma a me sembra che, per troppo zelo di
polemizzare contro gli stoici, finisca col negare completamente gli di. 9
Beninteso, non sento il bisogno di replicare al suo discorso: la religione 
gi stata difesa a sufficienza nel secondo libro da Lucilio Balbo, la cui
trattazione tu stesso consideri pi vicina alla verit, come dichiari alla
fine del terzo libro. Ma c' un argomento che  stato tralasciato in quei tre
libri, perch, suppongo, hai ritenuto che fosse pi opportuno indagarlo e
discuterne a parte: la divinazione, cio la predizione e il presentimento di
quelle cose che si considerano effetto del caso. Se sei d'accordo, vediamo
quale potere essa abbia e quale natura. Io sono di questa opinione: se sono
veritieri quei generi di divinazione che ci sono stati tramandati e che
pratichiamo, allora gli di esistono; e se, a loro volta, gli di esistono, vi
sono persone capaci di predire il futuro.
VI 10 Tu difendi la roccaforte degli stoici, Quinto, io risposi, se
davvero c' reciproca implicazione tra questi due enunciati: se c' la
divinazione, ci sono gli di, e se gli di ci sono, c' la divinazione. Ma n
l'uno n l'altro enunciato vien dato per vero con tanta facilit quanto tu
credi. Da un lato, il futuro pu essere indicato da eventi naturali, senza
l'intervento della divinit; dall'altro, anche ammesso che gli di esistano,
pu darsi che essi non abbiano concesso al genere umano alcuna capacit di
divinazione. E Quinto: Ma per me il fatto stesso che vi siano, a mio
giudizio, generi di divinazione chiari ed evidenti costituisce una prova
sufficiente dell'esistenza degli di e della loro provvidenza nei riguardi
delle cose umane. Ti esporr volentieri il mio parere su tutto ci, a patto
che tu sia libero da altre occupazioni e non abbia qualcosa da anteporre a
questa nostra conversazione. 11 Per la filosofia, risposi, io ho sempre
l'animo disposto, caro Quinto; e poich adesso non ho nient'altro a cui possa
dedicarmi volentieri, tanto pi son desideroso di sentire il tuo parere sulla
divinazione.
Non dir nulla di nuovo, incominci Quinto, n opinioni mie divergenti da
quelle altrui: io seguo una dottrina antichissima e, per di pi, confermata
dal consenso di tutti i popoli e di tutte le genti. Due sono i generi di
divinazione, l'uno che riguarda l'arte, l'altro la natura. 12 Quale popolo
c', d'altronde, o quale citt, che non rimanga impressionata dalla predizione
degli indagatori delle viscere di animali o degli interpreti dei prodgi e dei
lampi o degli uguri o degli astrologi o di coloro che estraggono le "sorti"
(questi che ho enumerato si riferiscono all'arte), ovvero dai presagi dei
sogni e delle grida profetiche (questi due si considerano naturali)? Di tutto
ci io credo che vadano indagati i risultati piuttosto che le cause. C',
difatti, una dote naturale che, o dopo lunga osservazione degl'indizi
profetici, o per qualche istinto e ispirazione di origine divina, preannuncia
il futuro.
VII La smetta perci Carneade di incalzarci (come faceva anche Panezio)
chiedendo se  stato Giove a ordinare alla cornacchia di gracidare da
sinistra, al corvo da destra. Questi fenomeni sono stati osservati da tempo
infinito, si  tenuto conto di ci che accadeva dopo che si erano manifestati
certi segni. Del resto, non c' nulla che, nel lungo scorrere del tempo, non
possa essere chiarito e messo in evidenza mediante il ricordo dei fatti e la
consultazione dei documenti scritti. 13  lecito constatare con lieta
meraviglia quali specie di erbe e di radici atte a curare le morsicature delle
bestie, le malattie degli occhi, le ferite, siano state scoperte dai medici,
senza che la ragione abbia mai spiegato il motivo della loro efficacia: eppure
la loro utilit ha dato credito all'arte medica e allo scopritore. Osserviamo
un po' quei fenomeni che, pur appartenendo a un genere diverso, sono tuttavia
alquanto affini alla divinazione: E anche il mare gonfio indica spesso
l'appressarsi dei venti, quando all'improvviso e fin dal profondo si solleva,
e gli scogli biancheggianti, battuti dalla spuma nivea dell'acqua salata,
gareggiano con Nettuno nel mandar lugubri voci, o quando un fitto stridore,
proveniente dall'alta vetta d'un monte, si accresce, ripercosso dalla barriera
degli scogli.
VIII Di questi presagi sono pieni i tuoi Prognostici. Ebbene, chi
potrebbe scoprire le cause dei presagi? Vero  che lo ha tentato, a quel che
vedo, lo stoico Boeto, il quale riusc in parte a spiegare i fenomeni marini e
celesti. 14 Ma chi saprebbe dire con qualche probabilit perch avvengano
questi altri fatti?
"Del pari la grigia flaga, fuggendo dal gorgo profondo del mare, col suo
grido annunzia che incombono orribili tempeste, ed effonde dalla tremula gola
alte voci. Spesso anche l'acrdula fa sgorgare dal petto una nenia tristissima
e persiste nel suo canto mattutino: persiste nel suo canto e lancia dalla
bocca continui lamenti, appena l'aurora fa cadere la fredda rugiada. E non di
rado la nera cornacchia, scorrazzando per la spiaggia, immerge la testa e fa
spruzzare i flutti sul collo."
IX 15 Vediamo che questi indizi non mentono quasi mai, eppure non
vediamo perch ci accada.
"Anche voi, nutrite di acqua dolce, vedete i segni della tempesta, quando
vi apprestate a lanciare vani richiami a gran voce, e con stridule grida
turbate le fonti e gli stagni."
Chi potrebbe immaginare che le ranocchie prevedano la tempesta? Ma 
insito nelle ranocchie un potere di presagire qualcosa: un potere
difficilmente negabile in quanto tale, anche se non ben comprensibile alla
ragione umana.
"E i bovi che incedono lenti, con lo sguardo rivolto al cielo luminoso,
aspirano dalle narici l'umido vapore dell'aria."
Non domando il perch, dal momento che constato che il presagio si
avvera.
"Inoltre, sempre verde e sempre carico di bacche, il lentisco, che suole
arricchirsi di un triplice frutto, tre volte effondendo la sua messe
preannuncia i tre tempi dell'aratura."
16 Nemmeno questo chiedo, perch quel solo albero fiorisca tre volte o
perch con la fioritura indichi che  tempo di arare; mi accontento di sapere
che cosa accada, pur ignorando perch accada. In difesa di ogni genere di
divinazione, dunque, dar la stessa risposta che ho dato per quei presagi che
ho menzionato.
X Quale utilit ha la radice del convolvolo come purgante, quale
efficacia ha l'aristolochia contro il morso dei serpenti? (questa pianta si
chiama cos dal nome del suo scopritore, il quale la trov in seguito a un
sogno); io vedo che ci  possibile, e mi basta; perch sia possibile, non so.
Allo stesso modo non sono in grado di capir bene a quale legge razionale
obbediscano i segni annunciatori dei venti e delle piogge, di cui ho parlato
prima; ma riconosco, so, constato il loro potere e il risultato che ne
consegue. Parimenti, so che significato abbia la fenditura nelle viscere degli
animali sacrificati, o la fibra; la causa di questi presagi, non la so. E in
tutta la nostra vita ci troviamo in questa condizione: poich quasi tutti
credono agli indizi delle viscere. E possiamo forse dubitare del valore
profetico dei fulmini? Fra i tanti esempi di tali miracoli, questo 
soprattutto degno di ricordo: l'immagine di Summano, che allora era di
argilla, posta in cima al tempio di Giove Ottimo Massimo, fu colpita da un
fulmine, n si riusciva a ritrovare in alcun luogo la testa della statua. Gli
arspici dissero che era caduta nel Tevere, e fu trovata nel punto che da essi
era stato indicato.
XI 17 Ma di quale autorit, di quale testimone migliore di te potrei
servirmi? Ricordo anche a memoria - e li ricordo con gioia - i versi che la
musa Urania dice nel secondo libro del tuo Consolato:
"Innanzi tutto Giove, infiammato dal fuoco etereo, ruota e rischiara con
la sua luce tutto il mondo, e mira a penetrare il cielo e la terra con la sua
mente divina che, chiusa e celata nelle cavit dell'etere eterno, preserva fin
nell'intimo i sensi e la vita degli uomini. E se vuoi conoscere i movimenti e
i percorsi vaganti delle stelle che si trovano nella zona delle costellazioni,
e che, a quanto dicono ingannevolmente i greci e secondo il nome che essi han
loro attribuito, vanno errando, ma in realt si muovono con velocit regolare
entro un'orbita determinata, vedrai che tutto ci ha il contrassegno della
mente divina. 18 Giacch, in primo luogo, sotto il tuo consolato, quando
compisti i riti lustrali sulle alture nevose del monte Albano e con copioso
latte onorasti le Ferie latine, tu stesso vedesti movimenti alati di astri e
congiunzioni male auguranti di stelle che splendevano ardendo; vedesti le
comete tremolanti di splendente fuoco. E pensasti a grandi sconvolgimenti in
una strage notturna, poich le Ferie latine erano cadute press'a poco in quel
tempo nefasto in cui la luna, addensando la sua luce, aveva nascosto il suo
volto splendente e tutt'a un tratto era scomparsa nella notte cosparsa di
stelle. E che dire della fiaccola di Febo, annunziatrice di triste guerra, che
volava con ardore di fuoco a guisa di immane colonna, dirigendosi verso la
parte dove il cielo precipita, verso il tramonto? O quando un cittadino,
colpito dal terribile fulmine a ciel sereno, abbandon la luce della vita, o
quando la terra trem col corpo gravido di vapori? E gi nelle ore della notte
si vedevano vari spettri terribili, e annunziavano guerra e sommosse, e
gl'indovini qua e l effondevano dal petto invasato molte profezie che
minacciavano tristi eventi; 19 e quei fatti che, dopo lungo trascorrere di
tempo alfine accaddero, il padre degli di, egli stesso, li preannunziava al
cielo e alla terra, ripetendo l'annunzio con segni continui ed evidenti.
XII Ed ecco che tutti gli eventi che un tempo, sotto il consolato di
Torquato e di Cotta, aveva profetato l'arspice lidio della gente etrusca,
tutti insieme, stabiliti dal fato, li porta a termine l'anno del tuo
consolato. Ch il Padre altitonante, ergendosi sull'Olimpo stellato, colp col
fulmine il colle una volta a lui caro e il suo tempio, e appicc il fuoco alla
sua dimora sul Campidoglio. Allora l'antica e venerata effigie bronzea di
Natta si abbatt al suolo, e scomparvero le tavole delle leggi di vetusta,
sacra autorit, e la vampa del fulmine annient le immagini degli di. 20 Qui
c'era la silvestre nutrice marzia della gente romana, che con le turgide
mammelle alimentava di rugiada vitale i piccoli nati dalla stirpe di Marte:
essa allora, colpita insieme coi fanciulli dal fulmine fiammeggiante, cadde e,
divelta dalla base, vi lasci l'impronta dei piedi. Chi in quel tempo,
leggendo e rileggendo gli scritti e i documenti dell'arte divinatoria, non
ricavava dalle carte etrusche lugubri presagi? Tutti avvertivano che una
grande sciagura per tutta la citt, un flagello stava per scatenarsi, per
opera di una famiglia nobile; e annunziavano anche, con parole sempre
ripetute, la rovina delle leggi e ordinavano soprattutto di sottrarre dalle
fiamme i templi degli di e la citt, e di guardarsi da una strage e da un
massacro orribile. Dicevano che queste cose erano immutabilmente fissate da un
tremendo destino, a meno che, prima, una sacra immagine di Giove, fatta con
arte, collocata su un'alta colonna, fosse rivolta verso la chiara luce
d'oriente. Soltanto allora il popolo e il santo senato avrebbero potuto
scoprire queste mene occulte, se la statua di Giove, rivolta verso il sorgere
del sole, avesse potuto di l vedere le sedi dei senatori e del popolo. 21
Questa effigie, eseguita con gran ritardo e attesa per molto tempo, finalmente
sotto il tuo consolato fu collocata sulla sua alta sede; e in uno stesso
momento, stabilito e fissato dal destino, Giove faceva risplendere il suo
scettro in cima alla colonna, e la rovina della patria, preparata col ferro e
col fuoco, veniva rivelata dalle parole degli Allobrogi ai senatori e al
popolo.
XIII A ragione, dunque, gli antichi, dei quali voi custodite gli
insegnamenti, e che con moderazione e virt governavano popoli e citt, - a
ragione anche i vostri compatrioti, la cui religiosit e il cui ossequio ai
numi super tutti e di gran lunga li vinse la loro sapienza, onorarono pi che
mai gli di insigni per potenza. Questi insegnamenti, d'altronde, li intesero
a fondo, con indagine sagace, coloro che lieti trascorsero in nobili studi il
tempo libero da fatiche quotidiane, 22 e che, nell'ombrosa Accademia e nel
luminoso Liceo, diffusero le splendide dottrine del loro ingegno fecondo.
Strappato ad essi fin dal primo fiorire della giovinezza, tu fosti collocato
dalla patria in mezzo al faticoso mondo delle virt attive. E tuttavia, dando
un po' di tregua alle ansiose preoccupazioni della vita civile, hai consacrato
a quegli studi e a noi il tempo che la patria ti lascia libero."
Tu dunque, che hai fatto quel che hai fatto e hai scritto con la massima
esattezza i versi che or ora ho recitato, hai il coraggio di opporti a ci che
io dico sulla divinazione? 23 Perch stai a domandare, Carneade, per qual
motivo queste cose avvengano o con quale arte possano essere comprese? Io
confesso di non saperlo, ma affermo che tu stesso devi riconoscere che
avvengono. "Per caso", dici tu. Ma davvero pu accadere per caso ci che ha in
s tutti i caratteri della verit? Quattro dadi, lanciati a caso, dnno il
"colpo di Venere"; ma se lancerai quattrocento dadi, e otterrai il colpo di
Venere per tutte e cento le volte, crederai che ci sia dovuto al caso? Dei
colori schizzati a caso su una tavola possono produrre i lineamenti di un
volto; ma crederai che schizzando colori a caso si possa ottenere la bellezza
della Venere di Coo? Se una scrofa col suo grifo avr tracciato sul terreno la
lettera A, la crederai per questo capace di scrivere l'Andromaca di Ennio?
Carneade immaginava che nelle cave di pietra di Chio, in seguito alla
spaccatura di un macigno, fosse venuta in luce per caso la testa di un piccolo
Pan: sono disposto a credere che si trattasse di una qualche forma
somigliante, ma certamente non tale da potere essere giudicata opera di Scopa.
Le cose, non c' dubbio, stanno cos: il caso non pu mai imitare
perfettamente la verit.
XIV 24 "Ma," si obietta, "talvolta cose che sono state predette non
accadono." Rispondo: "Quale arte  immune da questa eventualit?" Mi
riferisco, s'intende, a quelle arti che si basano su congetture e sono
opinabili. Forse non si deve considerare come un'arte la medicina? Eppure in
molti casi cade in errore. E quelli che guidano le navi, non sbagliano mai?
Non accadde forse che le truppe achee, con tanti comandanti di navi,
ripartissero da Ilio "guardando, lieti per la partenza, i pesci guizzanti in
mare," come dice Pacuvio, "n venissero presi da saziet di godersi lo
spettacolo?".
Ma "frattanto, quando il sole gi sta per calare, il mare incomincia ad
agitarsi, il buio si raddoppia, il nero della notte e quello dei nembi
acciecano lo sguardo..."
Dunque il naufragio di tanti famosissimi condottieri e sovrani ha tolto
ogni credito all'arte di pilotare le navi? Oppure l'arte militare non val
niente, per il fatto che poco tempo fa un comandante supremo  fuggito
lasciando l'esercito sconfitto? O la capacit e l'avvedutezza nel governare lo
Stato non esistono, perch in molti errori incorse Gneo Pompeo, in parecchi
Marco Catone, in qualcuno anche tu? Uguale  il caso dei responsi degli
arspici, e ogni genere di divinazione  opinabile: si basano su congetture,
oltre le quali non  possibile spingersi. 25 Pu darsi che talvolta la
congettura sia ingannevole, ma spessissimo conduce alla verit: il suo inizio,
difatti, si perde nella notte dei tempi, e siccome innumerevoli volte, dopo
che si erano manifestati gli stessi presagi, accadevano quasi sempre gli
stessi eventi, si  costituita l'arte divinatoria con l'osservare e col
registrare pi volte le stesse cose.
XV Quale valore, poi, hanno i vostri auspicii! 1 quali, invero,
attualmente vengono ignorati dagli uguri romani (non te ne avere a male se lo
dico), mentre sono ancora in vigore presso gli abitanti della Cilicia, della
Panfilia, della Pisidia, della Licia. 26 Non ho bisogno di rammentare il
nostro ospite, il re Deitaro, uomo insigne ed eccellente, il quale non fa mai
nulla se non dopo aver preso gli auspicii. Una volta egli aveva progettato e
iniziato un viaggio. Ammonito dal volo sfavorevole di un'aquila, torn
indietro; ebbene, la stanza nella quale avrebbe sostato se avesse proseguito
il suo percorso, croll la notte seguente. 27 Da lui stesso ho sentito dire
che pi volte ritorn sui suoi passi dopo aver gi compiuto un percorso di
molti giorni. E di Deitaro  particolarmente splendido ci che ora dir. Dopo
essere stato punito da Cesare con la perdita della tetrarchia, del regno, di
un'ingente somma di denaro, continua a dire che non si lagna di quegli
auspicii che gli si rivelarono favorevoli quando part per unirsi all'esercito
di Pompeo: ch le sue armi difesero l'autorit del senato, la libert del
popolo romano, la dignit del suo comando, e perci gli uccelli per
ammonimento dei quali egli segu la via del dovere e della lealt gli dettero
un buon consiglio: la sua gloria doveva valere di pi che i suoi possessi. Lui
s che, a mio parere, ha seguito con spirito di verit l'arte augurale! I
nostri magistrati, invece, praticano auspicii forzati:  inevitabile che,
offerto il cibo, un pezzetto di esso cada gi dalla bocca del pollo mentre sta
mangiando. 28 Ma quanto alla prescrizione dei vostri libri, che  favorevole
l'auspicio se dalla bocca dell'uccello cade a terra un pezzo del cibo, voi
considerate particolarmente favorevole anche questo auspicio che ho chiamato
forzato. Perci molti augurii, molti auspicii sono stati del tutto obliati o
trascurati per negligenza del collegio: di ci si duole Catone, il nostro
saggio antico.
XVI Nemmeno quanto agli affari privati, se avevano qualche importanza, si
soleva fare alcunch, nei tempi andati, senza ricorrere agli auspicii. Tuttora
ci  indicato dagli "uspici delle nozze", i quali, andato in disuso il loro
cmpito, mantengono solo il nome. Come ora all'osservazione delle viscere
(sebbene anche questa pratica sia alquanto meno in vigore che un tempo), cos
allora eran soliti, in cose importanti, chiedere consiglio al volo degli
uccelli. Perci, se non ricerchiamo con cura i presagi favorevoli, andiamo
soggetti a quelli malauguranti e infausti. 29 Per esempio Publio Claudio,
figlio di Appio il cieco, e il suo collega Lucio Giunio persero ingenti
flotte, perch avevano preso il mare con auspicii contrari. Parimenti ci
accadde ad Agamennone, il quale, poich gli Achei avevano incominciato "a
schiamazzare tra loro e a denigrare apertamente l'arte degli scrutatori di
viscere, ordina di salpare col plauso delle truppe e con l'ostilit dei
presagi."
Ma a che scopo rievocare fatti remoti? Che cosa sia accaduto a Marco
Crasso lo sappiamo, per avere spregiato il divieto dei presagi infausti. In
questa circostanza Appio, tuo collega e bravo ugure (come spesso mi hai
detto), con scarsa cognizione di causa, in qualit di censore, inflisse un
biasimo a Gaio Ateio, ottimo uomo ed egregio cittadino, perch (questa la
motivazione) aveva annunziato auspicii falsi. Sia pure, ammettiamo che quello
fosse il suo dovere di censore, se giudicava che Ateio avesse trasgredito quel
divieto; ma non fece il suo dovere di ugure, dal momento che aggiunse per
iscritto che per quella causa il popolo romano aveva subto una gravissima
sciagura. Se, infatti, fu quella la causa della sciagura, la colpa non va
attribuita a chi la predisse, ma a chi non obbed alla dissuasione. Che la
dissuasione fosse giusta, come disse Appio, ugure e censore nello stesso
tempo, fu dimostrato dagli eventi; se fosse stata falsa, Appio non avrebbe
saputo addurre alcuna altra causa della sciagura. E in realt le predizioni
infauste, come gli altri auspicii, presagi, segni, non ci dicono le cause per
cui qualcosa avverr, ma ci annunziano che qualcosa di male avverr se non
correrai ai ripari. 30 La premonizione di Ateio, dunque, non cre la causa
della sventura, ma, mostrando il segno infausto, avvert Crasso di che cosa
sarebbe avvenuto se egli non avesse rinunciato ai suoi progetti. Dunque o
quell'ammonimento non valeva niente, o, se valeva (e di ci Appio era
persuaso), la colpa doveva essere non di chi aveva ammonito, ma di chi non
aveva obbedito.
XVII E quel vostro lituo, che  la pi cospicua insegna degli uguri,
donde vi  stato tramandato? Fu con esso che Romolo tracci le regioni del
cielo quando fond la citt. Questo lituo di Romolo - cio un bastoncino curvo
e leggermente piegato nella parte superiore, che deriv questo suo nome dalla
somiglianza col lituo, tromba di guerra - era conservato nella curia dei
Salii, sul Palatino, e, quando essa fu distrutta dalle fiamme, fu ritrovato
intatto. 31 E ancora: c' qualche scrittore antico che non racconti come,
molti anni dopo Romolo, sotto il regno di Tarquinio Prisco, sia stata fatta da
Atto Navio una ripartizione delle regioni celesti mediante il lituo? Costui
era un povero ragazzo che menava al pascolo le scrofe. Si dice che, avendone
perduta una, fece voto a un dio che, se l'avesse ritrovata, gli avrebbe
offerto la pi bella uva di una vigna che c'era l. Trovata la scrofa, dicono,
sost in mezzo alla vigna, rivolto verso sud, e divise la vigna in quattro
parti. Tre parti ricevettero dagli uccelli segni sfavorevoli; avendo allora
distribuita in regioni la quarta parte restante, trov (lo tramandano gli
scrittori) dell'uva di meravigliosa grandezza. La cosa si seppe: tutto il
vicinato si rivolgeva a lui per chieder consigli; aveva acquistato grande
rinomanza e prestigio. 32 Avvenne quindi che il re Tarquinio Prisco lo
mandasse a chiamare. Desideroso di mettere alla prova le sue doti di ugure,
il re gli disse che stava pensando a una cosa: gli chiese se questa cosa si
poteva fare. Atto, dopo avere compiuto il rito augurale, gli rispose che era
possibile. Tarquinio allora disse che aveva pensato alla possibilit di
tagliare una cote con un rasoio, e ordin ad Atto di provare a far ci. Ed
ecco che una pietra, portata nel comizio, alla presenza del re e del popolo fu
spaccata con un rasoio. In seguito a ci Tarquinio assunse Atto Navio come
ugure, e il popolo andava a chiedergli consiglio per il da farsi. 33 Quanto
a quella pietra e al rasoio, furono deposti in una fossa scavata nel comizio,
e tutt'intorno fu innalzato un parapetto: cos si narra.
Neghiamo pure tutto ci, bruciamo gli annali, diciamo che son tutte
finzioni, dichiariamo che tutto  possibile tranne che gli di si curino delle
cose umane. Ma ci che tu stesso hai scritto quanto a Tiberio Gracco non
conferma la dottrina degli uguri e degli arspici? Egli per sbadataggine
aveva posto la tenda augurale violando le leggi divine, perch aveva
attraversato il pomerio senza prendere gli auspicii; e presiedette i comizi
per eleggere i nuovi consoli. Che cosa accadde allora,  noto e tu stesso lo
hai tramandato nella tua opera. Ma Tiberio Gracco, ugure egli stesso,
avvalor l'autorit degli auspicii confessando il proprio errore, e ne risult
molto accresciuto il prestigio della dottrina degli arspici, i quali, fatti
venire in senato poco dopo che si erano iniziati i comizi, dichiararono che
colui che aveva presieduto i comizi non aveva agito secondo le regole.
XVIII 34 Io sono dunque d'accordo con quelli che hanno sostenuto
l'esistenza di due generi di divinazione, l'uno partecipe dell'arte, l'altro
estraneo all'arte. Si attengono all'arte coloro che interpretano per
congettura i fatti nuovi, conoscono quelli vecchi per le osservazioni del
passato. Sono invece privi d'arte coloro che presagiscono il futuro non con
ragionamenti e congetture, in base ai segni osservati e registrati, ma in
seguito a non so quale eccitazione psichica, per un moto dell'animo libero e
sciolto dal raziocinio: ci accade spesso in sogno, talvolta a quelli che
gridano profezie in stato di esaltazione, come Bacide in Beozia, come
Epimenide a Creta, come la Sibilla eritrea. Di questo genere sono da
considerare anche i responsi degli oracoli, non quelli che vengono dati
mediante sorti "pareggiate", ma quelli che vengono pronunciati per ispirazione
e afflato divino. Tuttavia nemmeno le sorti sono da disprezzare, se sono anche
autorevoli per la loro antichit, come quelle che, a quanto ci assicurano,
sono state estratte dal terreno; se poi, tratte a caso, accade che formino un
discorso di senso compiuto, credo che ci possa attribuirsi a intervento
divino. Gli interpreti di tali sorti, come i filologi interpreti dei poeti,
sembrano, pi di tutti, vicini alla natura di quegli di che essi
interpretano. 35 Che malizia  questa, dunque, di volere infirmare con
cavilli cose che attingono forza dalla loro antichit? "Non trovo una causa di
questi fatti," ripetono. Probabilmente la causa  ascosa, sepolta
nell'oscurit della Natura: ch la divinit non ha voluto che io sapessi
queste cose, ma soltanto che me ne servissi. Dunque me ne servir, e non mi
lascer indurre a credere che, quanto ai presagi delle viscere, l'Etruria
tutta sragioni, n che quel popolo si sbagli riguardo ai fulmini, n che
interpreti falsamente i prodigi, poich tante volte i rumori e i boati
sotterranei e i terremoti hanno predetto al nostro Stato e alle altre genti
molti fatti gravi e veri. 36 E ancora: questo famoso parto di una muta, che
viene deriso, non  stato dichiarato dagli arspici eccezionale parto di
sventure, proprio perch in un organo genitale sterile si era formato un feto?
E Tiberio Gracco figlio di Publio, che fu due volte console e censore e ugure
di grande autorit e uomo saggio e cittadino esemplare, non chiam forse gli
arspici perch aveva trovato in casa sua una coppia di serpenti? Ce ne ha
lasciato notizia scritta suo figlio Gaio Gracco. Gli arspici risposero che,
se avesse lasciato andar via il serpente maschio, entro breve tempo sarebbe
morta sua moglie; se la femmina, sarebbe morto lui, Consider pi giusto
morire lui, gi arrivato vicino al termine della vita, piuttosto che sua
moglie, figlia ancor giovane di Publio Scipione Africano: lasci andar via il
serpente femmina, e pochi giorni dopo mor.
XIX Deridiamo pure gli arspici, chiamiamoli ciurmadori e sciocchi,
spregiamo la loro dottrina che pur fu dimostrata vera da un uomo di somma
sapienza e da ci che in effetti gli accadde. Condanniamo anche i Babilonesi e
coloro che, osservando gli astri dall'alto del Caucaso, coi loro calcoli
indagano i movimenti delle stelle. Condanniamoli, dico, per stoltezza o
leggerezza o malafede, essi che, per loro stessa dichiarazione, conservano le
registrazioni scritte riguardanti 470.000 anni, e sentenziamo che mentiscono e
non temono il giudizio che su di loro pronunceranno i secoli futuri. 37 Ma, si
dir, i barbari sono infidi e mentitori.  intessuta di menzogna anche la
storia dei greci? Chi non sa - parlo della divinazione naturale - i responsi
dati da Apollo delfico a Creso, e poi ancora agli ateniesi, agli spartani, ai
tegeati, agli argivi, ai corinzi? Crisippo raccolse innumerevoli oracoli,
ciascuno con copiose testimonianze e documenti. Poich li conosci, non sto a
enumerarli. Questa cosa sola voglio asserire: l'oracolo di Delfi non sarebbe
mai stato cos frequentato e cos famoso, n arricchito di cos splendidi doni
di tutti i popoli e i re, se in ogni tempo non si fosse sperimentata la
veridicit dei suoi responsi. 38 "Ma," dicono, "gi da tempo non si comporta
pi cos." Ebbene, come adesso gode minore fama perch la verit delle sue
profezie  meno insigne, cos allora non avrebbe raggiunto una fama cos
grande se non in virt della sua somma veridicit. Pu darsi, del resto, che
quella potenza, emanante dalla terra, che investiva di afflato divino la mente
della sacerdotessa, si sia affievolita col passare del tempo, allo stesso modo
in cui vediamo che certi fiumi sono svaporati e si sono inariditi, o hanno
cambiato direzione e si sono avviati per un itinerario diverso dal precedente.
Scegli pure l'ipotesi che preferisci (poich si tratta di una questione molto
incerta), a condizione che rimanga fermo ci che non pu esser negato se non
vogliamo sovvertire tutta la storia: per molti secoli quell'oracolo fu verace.
XX 39 Ma lasciamo stare gli oracoli, veniamo ai sogni. Nel trattare di
essi Crisippo, raccogliendo molti sogni anche di scarsa importanza, segue lo
stesso sistema a cui si  attenuto poi Antipatro, cio indaga quelli che,
spiegati mediante l'interpretazione di Antifonte, rivelano, certo, l'acume
dell'Interprete; ma meglio sarebbe stato ricorrere a esempi di maggior
rilievo. La madre di Dionisio, di quello che fu tiranno di Siracusa, a quanto
si legge in Filisto, uomo dotto e accurato e vissuto in quegli stessi tempi,
mentre era appunto incinta di Dionisio sogn di aver partorito un satiretto.
Gli interpreti dei prodigi, che allora in Sicilia si chiamavano Galeoti, le
dissero (ce lo testimonia ancora Filisto) che il figlio che essa stava per
dare alla luce sarebbe stato l'uomo pi famoso della Grecia e avrebbe avuto
una fortuna costante 40 Vuoi che ti rammenti le leggende narrate dai poeti
nostri o dai greci? Anche in Ennio quella famosa vestale narra:
"E appena la vecchia, frettolosa, ebbe portato una lucerna con mani
tremanti, essa cos dice piangendo, svegliatasi spaurita dal sonno: 'O figlia
di Euridice, che nostro padre am, io sento tutto il mio corpo privo di forza
e di spirito vitale. Mi pareva, in sogno, che un uomo bello mi rapisse
portandomi per ameni filari di salici e per rive e per luoghi mai visti. E
cos, poi, sola mi sembrava di vagare, sorella mia cara, e di avanzare a passi
incerti e di cercare te, ma di non poter raggiungerti nella mia mente: nessun
sentiero guidava sicuro il mio piede. 41 Poco dopo, ecco, mi sembra che il
padre mi rivolga queste parole: - O figlia, dapprima dovrai sopportare
affanni, poi la tua fortuna riemerger da un fiume -. Come ebbe detto ci,
sorella mia, il padre scomparve d'un tratto, n si mostr al mio sguardo
bench nel mio cuore lo desiderassi: a nulla valse che pi volte io tendessi
le mani all'azzurra volta del cielo e lo invocassi con tenere parole. Or ora
il sonno mi ha abbandonato lasciando il mio cuore afflitto.'"
XXI 42 Anche se tutto ci  invenzione poetica, non si discosta da tanti
altri tipi di sogni realmente accaduti. Ammettiamo pure che sia inventato quel
sogno dal quale Priamo rimase turbato, perch "la madre, Ecuba, mentre era
incinta, sogn che partoriva una fiaccola ardente. In seguito a ci il padre,
il re Priamo in persona, preso da timore in cuor suo per questo sogno,
afflitto da ansie che si effondevano in sospiri, compiva sacrifici di vittime
belanti. Quindi, implorando pace, chiede un responso, scongiura Apollo di
fargli sapere a che cosa accennino presagi di sogni cos gravi. Allora con
voce divina Apollo rispose dall'oracolo: il bambino che per primo nascesse tra
breve a Priamo, si guardasse bene dall'allevarlo: sarebbe stato rovina a
Troia, sciagura a Pergamo."
43 Ammettiamo pure, ripeto, che queste siano leggende immaginarie, e a
esse aggiungiamo anche il sogno di Enea, che, come ben sai, negli Annali
scritti in greco da Fabio Pittore  narrato in modo che tutto ci che fu poi
compiuto da Enea e che gli accadde corrisponda esattamente alle cose a lui
apparse mentre era immerso nel sonno.
XXII Ma vediamo eventi meno remoti. Che dire del sogno di Tarquinio il
Superbo, che egli stesso narra nel Bruto di Accio?
44 "Dopo che, al cadere della notte, ebbi abbandonato il corpo al sonno,
rilasciando nel sopore le membra stanche, mi apparve in sogno un pastore che
spingeva verso di me un gregge lanoso di straordinaria bellezza; mi pareva che
da quel gregge venissero scelti due arieti consanguinei e che io immolassi il
pi imponente dei due; poi il fratello dell'ucciso puntava le corna, si
avventava per colpirmi e con quell'urto mi abbatteva. Io allora, prostrato a
terra, gravemente ferito, alzavo supino gli occhi al cielo e vedevo un fatto
immenso e straordinario: il disco fiammeggiante del sole, effondendo i suoi
raggi, si dileguava verso destra invertendo il suo cammino nel cielo."
45 Ebbene, vediamo quale fu l'interpretazione di quel sogno da parte
degl'indovini:
"O re, le cose che nella vita gli uomini sogliono fare, le cose che
pensano, curano, vedono, e che da svegli compiono e alle quali s'affaccendano,
non c' da meravigliarsi se accadono a qualcuno in sogno; ma in una
circostanza cos straordinaria non senza motivo le visioni si presentano. Sta
dunque attento, che colui che tu stimi sciocco al pari di una bestia, non
abbia una mente munita di ingegno, al di sopra del gregge, e non ti sbalzi dal
trono. Ch quello che ti  apparso riguardo al sole, dimostra che avverr per
il popolo un mutamento assai vicino nel tempo. Possa tutto ci volgersi in
bene per il popolo! Il fatto che l'astro pi potente abbia intrapreso il suo
corso verso destra da sinistra,  un faustissimo augurio che lo Stato romano
sar eccelso."
XXIII 46 Suvvia, torniamo ora a fatti di paesi stranieri. Eraclde
Pontico, uomo dotto, uditore e scolaro di Platone, scrive che alla madre di
Falride sembr di vedere in sogno le immagini degli di che essa stessa aveva
consacrato nella sua casa. Una di queste, l'immagine di Mercurio, sembrava
versasse del sangue dalla coppa che teneva con la mano destra; appena aveva
toccato terra, il sangue ribolliva, s che tutta la casa era un lago di
sangue. Questo sogno della madre fu confermato dall'efferata crudelt del
figlio. C' bisogno che io citi dai Libri persiani di Dinone la profezia che i
maghi rivelarono a Ciro, quel famoso antico re? Scrive Dinone che, in sogno,
parve a Ciro che il sole gli si posasse ai piedi; tre volte Ciro cerc di
toccarlo con le mani, ma invano: il sole, girando su se stesso, gli sfuggiva e
si allontanava. I maghi - venerati in Persia come una stirpe di sapienti e di
dotti - da questo triplice tentativo di afferrare il sole trassero la profezia
che Ciro avrebbe regnato per trent'anni. E cos avvenne: giunse fino all'et
di settant'anni, e il suo regno incominci quando ne aveva quaranta.
47 C' senza dubbio anche nei popoli barbari una capacit di
presentimento e di divinazione. L'indiano Callano, recandosi alla morte,
nell'atto di salire sul rogo ardente, esclam: "Oh, splendida separazione
dalla vita! Come accadde a Ercole, dopo che sar incenerito questo corpo
mortale, la mia anima ascender al regno della luce." E siccome Alessandro gli
chiese di dire se desiderava qualcosa prima di morire, egli rispose: "Grazie:
fra poco ti rivedr." E cos avvenne: pochi giorni dopo Alessandro mor a
Babilonia. Mi sto allontanando per un poco dai sogni, ai quali presto
ritorner. Si sa che, nella stessa notte in cui fu distrutto dalle fiamme il
tempio di Diana Efesia, Olimpiade diede alla luce Alessandro, e appena si fece
giorno i maghi si misero a gridare che nella notte allora trascorsa era nata
la rovina, la sciagura per l'Asia.
XXIV 48 Basti ci quanto agli indiani e ai maghi; ritorniamo ai sogni.
Celio Antipatro scrive che Annibale, desideroso di portar via una colonna
d'oro che si trovava nel tempio di Giunone Lacinia, ma dubbioso se fosse d'oro
massiccio o soltanto dorata all'esterno, la fece trapanare e, accertatosi che
era tutta d'oro, decise di asportarla. Durante il sonno gli apparve Giunone e
lo ammon a non farlo, minacciandolo che, se l'avesse fatto, essa gli avrebbe
fatto perdere anche l'unico occhio con cui vedeva bene. Quell'uomo sagace non
trascur l'ammonimento e, con quella parte d'oro che era stata tolta nella
trapanazione, fece fare una piccola effigie d'una giovenca e la fece collocare
in cima alla colonna. 49 Un altro episodio  riferito nella storia, scritta
in greco, di Sileno, da cui lo attinse Celio (Sileno narr con grande
accuratezza le imprese di Annibale). Dopo la presa di Sagunto, Annibale sogn
che era chiamato da Giove nel concilio degli di. Giunto l, si sent ordinare
da Giove di portar guerra all'Italia, e gli venne dato come guida un dio del
concilio. Seguendo le indicazioni di costui, incominci a mettersi in marcia
con l'esercito. Quel dio, allora, gli ordin di non voltarsi a guardare
indietro. Ma Annibale non riusc a resistere a lungo, e, cedendo alla bramosia
di vedere, si volt. Vide una belva enorme e orrenda, cinta da serpenti, la
quale, dove passava, abbatteva ogni albero, ogni virgulto, ogni casa.
Annibale, stupefatto, chiese al dio che lo guidava che cos'era mai un mostro
di quella sorta; e il dio rispose che quella era la devastazione dell'Italia e
gli ordin di continuare il cammino, senza curarsi di ci che avveniva dietro,
alle sue spalle. 50 Nella Storia di Agatocle si legge che ad Amilcare
cartaginese, mentre assediava Siracusa, parve di udire una voce che gli
diceva: "Domani cenerai a Siracusa." Appena spuntata l'alba del giorno dopo,
nel suo accampamento sorse una grande rissa fra i soldati cartaginesi e quelli
siculi. I siracusani se ne accorsero, fecero un'irruzione improvvisa
nell'accampamento e presero vivo Amilcare: cos i fatti confermarono la verit
del sogno. Di esempi analoghi  piena la storia,  addirittura ricolma la vita
quotidiana. 51 Esempio pi illustre che mai, Publio Decio figlio di Quinto,
il primo della famiglia dei Decii che fu eletto console, quando era tribuno
militare sotto i consoli Marco Valerio e Aulo Cornelio e il nostro esercito
era incalzato dai sanniti, poich affrontava con eccessiva temerit i pericoli
del combattimento e lo ammonivano a esser pi prudente, disse - lo narrano le
storie - che in sogno gli era parso di morire gloriosissimamente nel folto
della mischia. E quella volta rimase incolume e liber l'esercito dalla morsa
dei sanniti; ma tre anni dopo, quando fu console, offri se stesso in
sacrifizio agli di e, indossate le armi, si lanci contro l'esercito dei
latini. Grazie al suo impeto, i latini furono sconfitti e annientati; e la sua
morte fu cos gloriosa, che suo figlio volle ottenerne una uguale.
XXV 52 Ma, se sei d'accordo, passiamo ai sogni dei filosofi. Si legge in
Platone che Socrate, trovandosi in carcere, disse al suo amico Critone che gli
sarebbe toccato di morire tre giorni dopo: aveva visto in sogno una donna
bellissima che, chiamatolo per nome, gli aveva detto un verso press'a poco
cos, simile a uno di Omero: "Il terzo giorno di bel tempo ti far giungere a
Ftia." E si trova scritto che ci accadde proprio come era stato detto.
Senofonte, discepolo di Socrate (quale uomo e di quanto valore!), nel racconto
dell'impresa militare che comp sotto Ciro il giovane, riferisce i suoi sogni,
che mirabilmente si avverarono. 53 Diremo che Senofonte dice il falso o 
fuor di senno? E Aristotele, uomo d'ingegno eccezionale e direi quasi divino,
s'inganna o vuole ingannare gli altri quando narra l'episodio che ora
riferir? Eudemo di Cipro, suo intimo amico, durante un viaggio verso la
Macedonia, arriv a Fere, citt della Tessaglia, assai rinomata a quei tempi,
ma oppressa dalla feroce tirannide di Alessandro. In quella citt, dunque,
Eudemo si ammal cos gravemente, che tutti i medici disperarono della sua
salvezza. Gli apparve in sogno un giovane di bellissimo aspetto, e gli disse
che fra breve sarebbe guarito, che entro pochi giorni il tiranno Alessandro
sarebbe morto, e che lui, Eudemo, sarebbe ritornato in patria dopo cinque
anni. Scrive Aristotele che i primi eventi accaddero subito: Eudemo guar, il
tiranno fu ucciso dai fratelli di sua moglie. Verso la fine del quinto anno,
poi, quando quel sogno dava a Eudemo la speranza che dalla Sicilia sarebbe
ritornato a Cipro, egli cadde in combattimento sotto le mura di Siracusa. Il
sogno, quindi, fu interpretato nel senso che l'anima di Eudemo, liberatasi dal
corpo, era ritornata alla sua vera patria. 54 Ai filosofi aggiungiamo un uomo
dottissimo, Sofocle, poeta davvero divino. Era stata sottratta dal tempio di
Ercole una coppa d'oro massiccio. Sofocle, in sogno, vide proprio Ercole che
gli disse chi aveva commesso il furto. Una prima e una seconda volta non si
cur del sogno. Ma poich la stessa apparizione si ripeteva, sal
all'Arepago, denunci il fatto. Gli Areopagiti ordinano che sia arrestato
quel tale di cui Sofocle aveva fatto il nome; costui, sottoposto a
interrogatorio, confess e restitu la coppa. In seguito a ci quel tempio fu
chiamato il tempio di Ercole Rivelatore.
XXVI 55 Ma a che scopo dilungarsi sui greci? Non so perch, mi piacciono
di pi le cose nostre. Questo episodio lo raccontano tutti gli storici, come
Fabio, come Gellio, ma per ultimo Celio: durante la guerra latina, mentre
avvenivano per la prima volta i ludi votivi massimi, improvvisamente tutti i
cittadini furono chiamati alle armi; perci, essendo stati interrotti quei
ludi, furono celebrati i "ludi sostitutivi". Prima che essi incominciassero,
quando gi gli spettatori si erano seduti, uno schiavo fu strascinato per il
circo, costretto a portar la forca, mentre intanto lo si percuoteva con le
verghe, Poco dopo un romano del contado vide in sogno presentarglisi un tale
che gli disse che nei ludi il capo dei danzatori sacri non gli era stato ben
accetto, e gli ordinava di far noto ci al senato. Quel tale non os obbedire
al sogno. Una seconda volta egli ricevette in sogno quest'ordine e fu ammonito
a non sfidare la potenza di colui che gli appariva; ma nemmeno allora os
obbedire. Dopo di ci suo figlio mor, e in sogno per la terza volta si ripet
quell'ammonizione. Allora egli, gi indebolito, rifer il fatto agli amici, e
per loro consiglio fu portato in lettiga nella Curia; e dopo che ebbe
raccontato ai senatori il sogno, pot tornarsene a casa a piedi sano e salvo.
Accertata la veridicit del sogno, il senato indisse da capo quei ludi: cos
si narra. 56 Un altro esempio: Gaio Gracco raccont a molti - lo riferisce il
medesimo Celio - che nel periodo in cui aspirava alla questura gli apparve in
sogno il fratello Tiberio e gli disse che indugiasse pure quanto voleva, ma
sarebbe morto della stessa morte che era toccata a lui. Celio scrive che,
prima che Gaio Gracco fosse eletto tribuno della plebe, egli aveva sentito
dire ci da lui stesso, e che lo aveva detto a molti altri. Che sogno si pu
citare pi sicuro di questo?
XXVII Chi, poi, pu negar fede a quei due sogni che sono tante volte
citati dagli stoici? Il primo riguarda Simonide: egli vide il cadavere di uno
sconosciuto abbandonato a terra, lo seppell, e si proponeva poi d'imbarcarsi;
quel tale a cui egli aveva dato sepoltura gli apparve in sogno e lo dissuase
dal suo proposito: se si fosse imbarcato, sarebbe perito in un naufragio.
Simonide allora torn indietro, gli altri che si erano imbarcati perirono. 57
L'altro sogno, famosissimo,  il seguente: due rcadi, amici intimi,
viaggiavano insieme e arrivarono a Mgara. Uno dei due prese alloggio in casa
d'un taverniere, l'altro presso un suo ospite. Cenarono e andarono a dormire.
A notte gi inoltrata quello dei due che dormiva presso l'ospite vide in sogno
l'altro che lo pregava di recargli soccorso, perch il taverniere si
apprestava a ucciderlo. In un primo momento egli balz su, atterrito dal
sogno; poi, riavutosi dallo spavento, pens che a quell'apparizione non si
dovesse dar peso, e torn a letto. Di nuovo, allora, gli apparve in sogno
l'amico, e lo preg che, non avendogli recato aiuto quando era ancora vivo,
almeno non lasciasse invendicata la sua morte; il suo cadavere era stato
buttato dal taverniere su un carro, e vi era stato sparso sopra del letame;
gli chiedeva di trovarsi alla porta della citt all'alba, prima che il carro
uscisse verso la campagna. Emozionato da questo sogno, egli si rec di buon
mattino alla porta, ferm il carrettiere, gli domand che cosa c'era nel
carro. Quello, atterrito, scapp via; il morto fu tratto fuori; il taverniere,
venuto in luce il suo delitto, fu condannato a morte. Quale sogno si pu
considerare pi profetico di questo?
XXVIII 58 Ma a che scopo continuare con altri esempi, ed esempi antichi?
Spesso io ti ho raccontato un mio sogno, spesso me ne hai raccontato uno tuo.
Io, quando ero, come proconsole, governatore della provincia d'Asia, vidi in
sogno te che andavi a cavallo verso la riva di un gran fiume, ti slanciavi
d'un tratto e, scivolato gi nel fiume, non ricomparivi pi, mentre io,
atterrito, ero preso da tremore. Poi, all'improvviso, tu riemergevi con
aspetto lieto e, su quello stesso cavallo, risalivi l'altra sponda del fiume,
e noi ci abbracciavamo. Era facile l'interpretazione di questo sogno, e in
Asia gli esperti mi predissero ci che poi in effetti accadde. 59 Ed eccomi
al tuo sogno: l'ho udito da te direttamente, ma ancor pi spesso me l'ha
narrato il nostro Sallustio. Quando, in quell'esilio glorioso per noi,
rovinoso per la patria, tu ti trovavi in una casa di campagna del territorio
di Atina e per gran parte della notte eri rimasto sveglio, verso l'alba,
finalmente, ti abbandonasti ad un sonno greve e profondo. E sebbene il tempo
stringesse, tuttavia Sallustio ordin che si facesse silenzio e non permise
che ti svegliassero. Quando poi ti svegliasti verso le otto del mattino, gli
narrasti un sogno: ti era sembrato che, mentre vagavi mestamente in un luogo
deserto, Gaio Mario, coi fasci ornati di alloro, ti domandasse perch eri
addolorato; e avendogli tu detto che eri stato con la violenza cacciato via
dalla patria, egli ti strinse la mano, ti esort a star di buon animo, ordin
al littore pi vicino a lui di condurti al tempio da lui fatto costruire e ti
disse che in quello avresti trovato la salvezza. Sallustio narra di avere
allora esclamato che il destino ti riserbava un ritorno prossimo e glorioso,
mentre tu stesso apparivi rasserenato da quel sogno. Anche a me fu ben presto
riferito che tu, quando apprendesti che nel tempio edificato da Mario era
stata presa quella splendida decisione del senato sul tuo richiamo dall'esilio
su proposta del console di allora, uomo eccellente e ragguardevolissimo, e che
il decreto era stato accolto con incredibili grida di gioia e applausi dal
popolo assiepato nel teatro, dicesti che nulla avrebbe potuto accadere di pi
presgo di quel sogno che avevi avuto presso Atina.
XXIX 60 "Ma molti sogni son falsi." Piuttosto, forse, sono per noi di
difficile comprensione. Ma ammettiamo che ve ne siano di falsi: contro quelli
veri che cosa diremo? E risulterebbero veri molto pi spesso se ci
disponessimo al sonno in perfette condizioni. Ora, ripieni di cibo e di vino,
vediamo in sogno cose alterate e confuse. Rammenta le parole di Socrate nella
Repubblica di Platone. Egli dice: "Poich nel sonno quella parte dell'anima
che appartiene alla sfera razionale  assopita e debole, quella invece in cui
risiede un istinto ferino e una rozza violenza  abbrutita dal bere e dal cibo
eccessivo, questa si sfrena e si esalta smoderatamente mentre dormiamo. Ad
essa, perci, si presentano visioni d'ogni genere, prive di senno e di
ragionevolezza: si ha l'impressione di unirsi carnalmente con la propria madre
o con qualsiasi altro essere umano o divino, spesso con una bestia; di
trucidare addirittura qualcuno e di macchiarsi empiamente le mani di sangue;
di fare molte altre cose impure e orrende, senza ritegno n pudore. 61 Ma
chi, conducendo una vita e una dieta salubre e moderata, si lascia andare al
sonno quando quella parte dell'anima che partecipa della ragione  attiva e
vigorosa e saziata dal cibo dei buoni pensieri, e l'altra parte dell'anima che
 alimentata dai piaceri non  n sfinita dalla fame n gravata da troppa
saziet (l'una e l'altra di queste due condizioni, o che l'organismo sia privo
di qualcosa o che ne sovrabbondi, suole offuscare l'acutezza della mente), e
infine anche la terza parte dell'anima, nella quale risiede l'ardore delle
passioni,  calma e smorzata, - allora accadr che, essendo tenute a freno le
due parti intemperanti dell'anima, la terza parte, quella del senno e della
ragionevolezza, rifulga e si disponga a sognare piena di vigore e di acume:
quel tale, allora, avr nel sonno apparizioni tranquille e veritiere." Ho
tradotto proprio le parole di Platone.
XXX 62 Daremo retta, dunque, piuttosto a Epicuro? Ch Carneade, per il
gusto di polemizzare contro tutti, dice ora questo, ora quello. Epicuro no,
dice quel che pensa; ma non pensa mai niente di bello, niente di onorevole.
Costui, dunque, lo anteporrai a Platone e a Socrate? I quali, anche se non
dimostrassero appieno le loro dottrine, egualmente supererebbero per autorit
quei filosofucci. Platone, dunque, prescrive che ci si abbandoni al sonno col
corpo in condizioni tali da non arrecare nessun motivo di errore o di
turbamento all'anima. Per la stessa ragione si ritiene che anche ai pitagorici
fosse vietato di mangiar fave, poich questo cibo produce una grande
flatulenza, dannosa alla tranquillit della mente che ricerca la verit. 63
Quando, dunque, nel sonno l'anima  sottratta all'unione col corpo e al
contagio che ne deriva, allora si ricorda del passato, scorge il presente,
prevede il futuro: ch il corpo del dormiente giace come quello d'un morto,
mentre l'anima  desta e viva. E in questa condizione si trover tanto pi
dopo la morte, quando sar del tutto uscita dal corpo. Perci,
all'approssimarsi della morte,  molto pi dotata di virt profetica. Quelli
che sono affetti da malattia grave e mortale questo anzitutto prevedono,
l'imminenza della loro morte. A essi di solito appaiono le immagini dei morti,
e in quei momenti pi che mai desiderano di meritarsi lode, e se sono vissuti
in modo sconveniente, allora soprattutto si pentono. 64 Che i morenti abbiano
capacit divinatoria lo dimostra anche Posidonio adducendo quel famoso caso:
uno di Rodi, in punto di morte, fece i nomi di sei coetanei e disse quale di
essi sarebbe morto per primo, quale per secondo, e cos di seguito tutti gli
altri. In tre modi, del resto, Posidonio ritiene che gli uomini sognino per
impulso divino: nel primo, perch l'anima prevede da s, essendo unita da
parentela con gli di; nel secondo, perch l'aria  piena di anime immortali,
nelle quali i segni della verit appaiono, per cos dire, chiaramente
impressi; nel terzo, perch gli di stessi parlano coi dormienti. E che le
anime predicano il futuro avviene pi facilmente all'appressarsi della morte,
come ho detto or ora. 65 Si comprende cos quell'episodio di Callano, a cui
ho accennato prima, e quello dell'Ettore omerico, che, morente, predice ad
Achille la morte vicina.
XXXI N l'uso avrebbe consacrato a caso quella parola "presagire", se a
essa non corrispondesse proprio alcuna realt: "Me lo presagiva il cuore,
uscendo di casa, che sarei venuto inutilmente." Sagire, difatti, significa
aver buon fiuto; donde si chiamano sagae le vecchie fattucchiere, perch
pretendono di saper molto, e "sagaci" son detti i cani. Perci chi ha la
sensazione (sagit) di qualcosa prima che accada, si dice che "pre-sagisce",
ossia sente in anticipo il futuro.
66 C' dunque nelle anime una capacit di presagire infusa dall'esterno e
penetrata per opera della divinit. Se questa capacit s'infiamma con pi
veemenza, si chiama "folla profetica", quando l'anima svincolatasi dal corpo
 eccitata da un impulso divino:
(Ecuba) "Ma come mai, d'un tratto, sei apparsa in preda al furore, con
gli occhi fiammeggianti? Dov' pi quella saggia, virginale modestia di poco
prima?" - (Cassandra): "Madre mia, di gran lunga la migliore donna delle
nobili donne troiane, io sono assalita da deliri profetici, e Apollo mi istiga
a dire, folle, contro la mia volont, il futuro. Mi vergogno dinanzi alle
fanciulle mie coetanee; ho rossore di ci che faccio perch disonoro mio
padre, uomo eccelso; di te, madre mia, ho compassione; di me stessa mi dolgo.
Tu hai partorito a Priamo figli eccellenti, tranne me:  questo che mi
addolora: che io sia di danno, essi di aiuto, io riottosa, essi obbedienti!"
Oh, brano di poesia dolce, espressivo, delicato! 67 Ma esso non riguarda da
vicino il nostro argomento; quello che c'interessa il poeta l'ha espresso in
quest'altro passo: come la folla, di solito, predca il vero:
"Eccola, eccola la torcia avvolta nel sangue e nelle fiamme! Per molti
anni rimase occulta. Cittadini, recate soccorso e spegnetela!"
Non  pi Cassandra che parla, ma il dio che  penetrato in un corpo
umano.
"E gi nel vasto mare una flotta veloce vien costruita; essa trascina uno
sciame di sciagure; arriver, feroce, un esercito su navi volanti con le vele,
riempir le nostre spiagge."
XXXII 68 Pu sembrare che io spacci per verit finzioni sceniche. Ma
proprio da te ho udito un fatto dello stesso genere, non inventato ma
effettivamente avvenuto. Gaio Coponio, uomo eminente per saggezza e Cultura,
nel tempo in cui comandava la flotta di Rodi con la carica di pretore, venne
da te a Durazzo e ti disse che un rematore di una quinquireme dei rodii aveva
vaticinato che entro meno di trenta giorni la Grecia sarebbe stata immersa in
un bagno di sangue, sarebbero avvenute rapine a Durazzo, molti marinai
avrebbero dovuto imbarcarsi e fuggire per mare e, nell'allontanarsi, si
sarebbero volti a guardare il tristissimo spettacolo degli incendi; soltanto
alla flotta rodia sarebbe stato concesso un prossimo ritorno e rimpatrio.
Neppure tu sfuggisti a un grave turbamento, e Marco Varrone e Marco Catone,
uomini dotti, che si trovavano l anch'essi, rimasero gravemente atterriti.
Pochissimi giorni dopo arriv Labieno fuggiasco da Farslo, e dopo che ebbe
recato l'annunzio della disfatta dell'esercito, in breve tempo si avverarono
le altre cose che erano state vaticinate. 69 Il grano sottratto ai depositi e
sparso qua e l aveva ricoperto tutte le strade e i vicoli, e voi, atterriti,
vi imbarcaste senza indugio, e nella notte, guardando verso la citt, vedevate
le navi da carico in preda alle fiamme, incendiate dai soldati perch non
avevano voluto seguirvi. Quando, infine, foste abbandonati dalla flotta rodia,
vi accorgeste che l'indovino aveva detto il vero.
70 Ho esposto il pi brevemente che ho potuto le predizioni del sogno e
dell'eccitazione divina, che, come avevo detto, sono estranee all'"arte". Di
entrambi questi tipi di divinazione unica  la motivazione, alla quale suole
richiamarsi il nostro Cratippo: le anime umane derivano e sono tratte in parte
dall'esterno - e da ci si comprende come vi sia al di fuori di noi un'anima
divina, dalla quale  derivata l'umana -; ma quella parte dell'anima umana che
consiste in sensazione, in movimento, in appetizione non  separata
dall'influsso del corpo; quella, invece, che  partecipe della razionalit e
dell'intelligenza  pi che mai vivida quando  distanziata il pi possibile
dal corpo. 71 Pertanto, dopo avere citato esempi di vaticinii e sogni
veridici, Cratippo suole argomentare in questo modo: "Se senza occhi non pu
svolgersi la funzione e il cmpito degli occhi, e tuttavia pu accadere
talvolta che gli occhi non adempiano bene al loro cmpito, chi anche una volta
sola ha usato gli occhi in modo da scorgere le cose come sono in realt,
possiede il senso della vista capace di percepire la realt. Allo stesso modo,
dunque, se, non esistendo la divinazione, non pu svolgersi n la funzione n
il cmpito della divinazione stessa, e tuttavia pu accadere talvolta che
qualcuno, pur dotato di capacit divinatorie, erri e non veda la realt, 
sufficiente a dimostrare l'esistenza della divinazione che anche una volta
sola un fatto sia stato divinato in circostanze tali da non sembrare che ci
possa in alcun modo attribuirsi al caso. Ma ci sono esempi innumerevoli di
questo genere: bisogna dunque ammettere che la divinazione esiste."
XXXIII 72 Quanto a quei segni profetici che vengono spiegati mediante
interpretazione oppure risultano osservati e registrati in coincidenza con ci
che accade in sguito, essi, come ho detto sopra, vengono chiamati non
naturali ma artificiali; in questo campo si annoverano gli arspici, gli
uguri, gli altri interpreti. Questi generi di divinazione sono negati dai
peripatetici, difesi dagli stoici. Alcuni sono basati sui documenti e sulla
dottrina, quale  esposta nei libri aruspicini, fulgorali e rituali degli
etruschi, nonch nei vostri libri augurali; altri invece vengono spiegati
dagli indovini sull'istante, per interpretazione immediata, come in Omero
Calcante, che dal numero dei passeri aveva predetto il numero degli anni della
guerra di Troia, o come leggiamo nelle Memorie di Silla - e tu stesso fosti
presente al fatto - : mentre egli nel territorio di Nola compiva un sacrificio
dinanzi al pretorio, dal di sotto dell'altare sbuc all'improvviso un
serpente, e allora l'arspice Gaio Postumio lo esort a muovere all'offensiva
con l'esercito. Silla gli diede ascolto, e dinanzi alla citt di Nola espugn
l'accampamento dei sanniti, ben fornito di armi e vettovaglie. 73 Anche a
proposito di Dionisio fu fatta una profezia poco prima che salisse al trono.
Viaggiava per il territorio di Lentini e fece scendere in un fiume il suo
cavallo; travolto dai gorghi, questo sprofond nelle acque. Dionisio, dopo
lunghi e vani sforzi di farlo venir su, si allontan amareggiato, come narra
Filisto. Ma dopo aver camminato per un poco, a un tratto ud un nitrito e si
alliet vedendo il cavallo vivo e fremente, sulla cui criniera si era posato
uno sciame d'api. L'effetto di questo prodigio fu che Dionisio divenne tiranno
di Siracusa pochi giorni dopo.
XXXIV 74 E ancora: quale presagio tocc agli spartani poco prima della
battaglia di Leuttra, quando nel tempio di Ercole le armi risonarono e la
statua di Ercole si copr tutta di sudore! E contemporaneamente, come narra
Callistene, a Tebe nel tempio di Ercole i battenti delle porte, chiusi da
sbarre, si aprirono da s all'improvviso, e le armi che erano appese alle
pareti furon trovate sul pavimento. E ancora nel medesimo tempo, mentre presso
Lebada si svolgeva un rito in onore di Trofonio, i galli in tutta quella
contrada incominciano a cantare cos insistentemente da non smetterla pi. Gli
uguri della Beozia dissero allora che la vittoria sarebbe spettata ai tebani,
perch i galli sogliono tacere quando son vinti, cantare quando hanno vinto.
75 Frattanto gli spartani ricevevano molti preannunci del disastro nella
battaglia di Leuttra. C'era a Delfi una statua di Lisandro, il pi famoso
degli spartani; sulla testa della statua comparve all'improvviso una corona di
erbe spinose e selvatiche; e le stelle d'oro che erano state poste a Delfi
dagli spartani dopo la famosa vittoria navale riportata da Lisandro, che segn
la rovina degli ateniesi, giacch si diceva che in quella battaglia Cstore e
Pollce erano apparsi dalla parte della flotta spartana, - le stelle d'oro che
ho detto, dunque, poste a Delfi come insegne di quegli di, caddero gi poco
prima della battaglia di Leuttra e non si ritrovarono pi. 76 Ma il prodigio
pi grave, ancora a danno degli spartani, fu quest'altro: quando chiesero un
responso a Giove dodono per sapere se avrebbero vinto, e i messi ebbero
collocato al suo posto il recipiente in cui si trovavano le sorti, una
scimmia, che il re dei molossi aveva molto cara, scompigli e butt qua e l
le sorti e tutti gli altri oggetti che erano stati portati per compiere il
sorteggio. Si narra che allora la sacerdotessa preposta all'oracolo disse che
gli spartani avrebbero dovuto pensare alla loro salvezza, non alla vittoria.
XXXV 77 E nella seconda guerra punica Gaio Flaminio, console per la
seconda volta, non trascur i presagi del futuro, con grande sventura della
repubblica? Dopo che ebbe compiuto la cerimonia di purificazione
dell'esercito, avendo intrapreso la marcia in direzione di Arezzo per condurre
le sue legioni contro Annibale, ecco che egli stesso e il suo cavallo caddero
tutt'a un tratto senza alcuna causa dinanzi alla statua di Giove Statore; gli
esperti giudicarono che questo segno doveva dissuaderlo dal dare battaglia, ma
egli non si fece alcuno scrupolo di ci. Poi, quando prese gli auspicii
mediante il tripudium, fu consigliato dal pullario a rimandare il giorno del
combattimento. Flaminio allora gli domand: "Se nemmeno in seguito i polli
avranno voglia di mangiare, che cosa ritieni che si dovr fare?" Il pullario
rispose che si sarebbe dovuto stare ancora fermi. E Flaminio: "Belli davvero
questi auspicii! Quando i polli avranno fame si potr dar battaglia, quando
saranno sazi non si potr far pi nulla." Ordin dunque che si svellessero dal
suolo le insegne e lo si seguisse. Il portatore dell'insegna del primo
manipolo di astati non riusc a smuovere l'insegna, nemmeno con l'aiuto di
parecchi altri; Flaminio, quando ci gli fu annunziato, secondo il. suo solito
non si cur del prodigio. E cos in quelle tre terribili ore l'esercito fu
trucidato e Flaminio stesso fu ucciso. 78  importante anche quello che
aggiunge Celio: proprio nel tempo in cui si svolgeva quella disastrosa
battaglia, vi furono in Liguria, in Gallia, in parecchie isole e in tutta
l'Italia terremoti cos forti che molte citt furono distrutte, in molte
localit avvennero frane e sprofondamenti del suolo, i fiumi invertirono il
loro corso, il mare penetr nei corsi d'acqua.
XXXVI Gli esperti sono capaci di prevedere spesso con certezza il futuro.
A quel famoso Mida frigio, ancora bambino, delle formiche ammucchiarono in
bocca, mentre dormiva, chicchi di grano. Fu predetto che sarebbe divenuto
ricchissimo; e la predizione si avver. Ma a Platone, da piccolo, delle api si
posarono sulle labbra mentre dormiva in culla. Gli indovini dettero il
responso che egli sarebbe stato dotato di straordinaria dolcezza di eloquio:
cos la sua eloquenza futura fu prevista quando era ancora un neonato. 79 E
Roscio, da te tanto amato e ammirato, mentiva egli stesso o mentiva per lui
tutta Lanuvio? Era ancora in culla ed era allevato nel Solonio, che  una
localit campestre presso Lanuvio. Di notte, la sua nutrice si svegli (una
lampada accanto faceva luce), e vide che il bambino addormentato era avvolto
entro le spire di un serpente. Atterrita da quella vista, lanci un grido. Il
padre di Roscio rifer la cosa agli arspici, i quali risposero che nulla al
mondo sarebbe stato pi insigne, pi famoso di quel bambino. E questa scena
Pasitele la cesell in argento e il nostro Archia la narr in poesia.
Che cosa aspettiamo, dunque? Che gli di immortali s'intrattengano con
noi nel fro, per la strada, in casa? Certo, essi non si presentano a noi
direttamente, ma diffondono per lungo e per largo il loro influsso; e ora lo
immettono negli antri sotterranei, ora lo infondono in anime umane. La forza
della terra ispirava la Pizia a Delfi, la forza della sua stessa indole
incitava la Sibilla. E non vediamo dunque quanto varii siano i tipi di terra?
Ve ne sono di mortiferi, come Ampsancto in Irpinia e i Plutonia che io ho
visto in Asia; vi sono plaghe, alcune pestifere, altre salubri; in alcune
nascono uomini di ingegno acuto, in altre ottuso; tutto ci dipende sia dalla
diversit dei climi, sia dalle differenti esalazioni dei terreni.
80 Avviene anche che spesso per qualche apparizione, spesso per voci
profonde o canti, l'animo umano subisca una particolare eccitazione; spesso
anche per ansia e timore, come quella "con l'animo sconvolto, come invasata o
scossa dal furore dei riti bacchici, su per i colli, invocando il suo Teucro".
XXXVII E anche quell'esaltazione dimostra che nell'anima c' una forza
divina. Democrito, in effetti, sostiene che nessuno pu essere un grande poeta
senza una specie di folla, e la stessa cosa dice Platone. La chiami pure
follia, purch ne venga fatto un elogio come nel Fedro. D'altronde, i discorsi
di voi oratori nei processi, i vostri gesti stessi, possono essere veementi,
elevati, eloquenti, se anche l'animo di chi parla non  alquanto commosso? In
verit, spesso ho veduto in te, o, per passare a un genere meno solenne, nel
tuo amico Esopo un tale ardore di espressioni del volto e di movimento, che si
sarebbe detto che una forza misteriosa lo avesse tratto fuori dalla piena
consapevolezza di s.
81 Spesso anche si presentano alla vista delle immagini che non hanno
realt alcuna, ma ne hanno l'apparenza. Ci, si narra, accadde a Brenno e ai
Galli suoi soldati, quando quel re scaten un'empia guerra contro il tempio di
Apollo delfico. Dicono che allora la Pizia parl solennemente cos
dall'oracolo: "A questo provveder io, e con me le bianche vergini."
Accadde allora che delle vergini sembrassero avanzarsi armate, e che in
realt l'esercito dei Galli fosse sepolto sotto la neve.
XXXVIII Aristotele riteneva che anche i veri e propri ammalati di pazzia
furiosa e i cosiddetti atrabiliari avessero nelle loro anime qualcosa di
profetico e divinatorio. Ma io non direi che questa qualit vada attribuita ai
biliosi e ai frenetici: la divinazione  dote di anime integre, non di corpi
ammalati.
82 Che davvero la divinazione esista si dimostra con questa
argomentazione degli stoici: "Se gli di esistono e non fanno sapere in
anticipo agli uomini il futuro, o non amano gli uomini, o ignorano ci che
accadr, o ritengono che non giovi affatto agli uomini sapere il futuro, o
stimano indegno della loro maest preavvertire gli uomini delle cose che
avverranno, o nemmeno gli di stessi sono in grado di farle sapere. Ma non 
vero che non ci amino (sono, infatti, benfici e amici del genere umano), n 
possibile che ignorino ci che essi stessi hanno stabilito e predisposto, n
si pu Ammettere che non ci giovi sapere ci che accadr (ch, se lo sapremo,
saremo pi prudenti), n essi ritengono che CI non si confaccia alla loro
maest (niente , difatti, pi glorioso che fare il bene), n possono essere
incapaci di prevedere il futuro. 83 Dunque, dovremmo concludere, gli di non
esistono e non predcono il futuro. Ma gli di esistono; dunque predcono. E
se dnno indizi, non  ammissibile che ci precludano ogni mezzo di
interpretare tali indizi (ch darebbero gli indizi senza alcun frutto), n, se
essi ci forniscono quei mezzi d'interpretazione,  possibile che non vi sia la
divinazione. Dunque c' la divinazione."
XXXIX 84 Di questa argomentazione si servono Crisippo, Diogene e
Antipatro. Che motivo c', dunque, di rimanere incerti sull'assoluta verit di
ci che ho esposto, se dalla mia parte stanno la ragione, l'avverarsi dei
presagi, i popoli, le genti, i greci, i barbari, i nostri stessi antenati, se
insomma a queste cose si  sempre creduto, se vi hanno creduto i pi grandi
filosofi, i poeti, i saggissimi uomini che istituirono gli stati e fondarono
le citt? Forse, non bastandoci la concorde autorit degli uomini, aspettiamo
che parlino le bestie? 85 Del resto, chi sostiene che i generi di divinazione
di cui parlo non hanno alcun valore, obietta soltanto questo: che appare
difficile dire quale sia il procedimento razionale, quale la causa di ciascuna
divinazione. Che motivo pu addurre l'arspice per cui un polmone che presenta
una fenditura, anche se le viscere sono in complesso di buon augurio, debba
far sospendere il tempo di un'azione e farla rinviare a un altro giorno? Che
motivo ha l'ugure di sentenziare che un corvo che grcida da destra, una
cornacchia da sinistra, sono di buon augurio? Che motivo ha l'astrologo di
dire che l'astro di Giove o di Venere in congiunzione con la luna  di buon
auspicio per la nascita dei bambini, mentre gli astri di Saturno o di Marte
sono infausti? E ancora, perch la divinit ci ammonisce mentre dormiamo, non
si cura di noi quando siamo svegli? Che ragione c' per cui Cassandra veda il
futuro in stato di folle esaltazione, e non sia in grado di far ci Priamo
trovandosi perfettamente in senno? 86 Tu chiedi perch ciascuna di queste
cose avvenga. Curiosit del tutto legittima; ma qui non di questo si tratta:
si discute se quei fatti avvengano o no. Sarebbe come se, dicendo io che la
calamita  una pietra che alletta e attrae a s il ferro ma non sapendo dire
perch ci avvenga, tu negassi senz'altro il fatto.  ci che fai riguardo
alla divinazione, che constatiamo di persona, di cui sentiamo parlare e
leggiamo, la cui dottrina ci  giunta dai nostri antenati. E gi prima
dell'inizio della filosofia, che risale a tempi recenti, l'opinione comune non
ebbe alcun dubbio quanto a ci; e quando si fece avanti la filosofia, nessun
filosofo dotato di un minimo di autorit la pens altrimenti. 87 Ho
menzionato Pitagora, Democrito, Socrate; tra i pi antichi non ho dovuto far
eccezioni per nessuno tranne per Senofane. Ho aggiunto l'Accademia antica, i
peripatetici, gli stoici. Dissente solo Epicuro; ma che cosa c' di pi turpe
del fatto che il medesimo Epicuro sostiene che non esiste alcuna virt
disinteressata?
XL Chi, d'altra parte, non rimane impressionato dall'antichit dei fatti
testimoniati e garantiti da documenti di gran valore? Omero dice che Calcante
fu l'ugure di gran lunga migliore di tutti, e che guid le navi greche fino a
Ilio, grazie alla sua conoscenza degli auspicii, credo bene, non a quella dei
luoghi. 88 Anfiloco e Mopso furono re degli argivi, ma anche uguri, e
fondarono citt greche sulla costa della Cilicia. E ci fecero prima di loro
Anfiarao e Tiresia, non gente bassa e ignota, non simili a quelli di cui parla
Ennio, "che per bisogno di guadagnare inventano false profezie", ma uomini
famosi e valenti, che interpretando il volo degli uccelli e i segni
premonitori dicevano il futuro. Del secondo di essi Omero dice che anche
negl'inferi  l'unico ad aver senno, gli altri errano al pari di ombre; quanto
poi ad Anfiarao, la fama acquistatasi presso i greci gli procur tanto onore,
che fu considerato un dio e gli si chiedevano oracoli che emanassero dal suo
suolo, l dove era stato sotterrato. 89 E Priamo, il re dell'Asia, non aveva
due figli capaci di divinazione, Eleno e Cassandra, il primo mediante gli
augurii, l'altra per esaltazione e folla divina? Profeti di questo secondo
genere furono presso di noi in tempi antichi (ne abbiamo menzione scritta)
certi fratelli Marcii, di famiglia nobile. E Poliido corinzio, non predisse la
morte - lo narra Omero - al figlio che partiva per la guerra di Troia, e molte
altre cose ad altri? In generale, nei tempi antichi i sovrani erano anche
maestri di arte augurale: consideravano come una dote regale la divinazione al
pari della sapienza nel governare. Ne  testimone la nostra citt, nella quale
dapprima furono uguri i re, poi alcuni privati cittadini, muniti di questa
stessa carica sacerdotale, governarono la repubblica con l'autorit promanante
dalle credenze religiose.
XLI 90 Questi procedimenti divinatorii non sono trascurati nemmeno dai
barbari. In Gallia vi sono i Druidi: ne ho conosciuto uno anch'io, l'duo
Divizaco, tuo ospite e ammiratore, il quale dichiarava che gli era nota la
scienza della natura, chiamata dai greci physiologa, e in parte con gli
augurii, in parte con l'interpretazione dei sogni, diceva il futuro. Tra i
persiani, interpretano gli augurii e profetano i maghi, i quali si riuniscono
in un luogo sacro per meditare sulla loro arte e per scambiarsi idee, il che
anche voi eravate soliti fare nel giorno delle None; 91 n alcuno pu essere
re dei persiani se non ha prima appreso la pratica e la scienza dei maghi. 
facile, d'altronde, vedere famiglie e genti dedite alla divinazione. In Caria
c' la citt di Telmesso, nella quale l'arte degli arspici si distingue
particolarmente; cos pure lide nel Peloponneso ha due determinate famiglie,
quella degli Imidi e quella dei Cltidi, famose pi di tutte per
l'aruspicna. In Siria i Caldei eccellono per conoscenza degli astri e per
acutezza d'interpretazione. 92 L'Etruria conosce profondamente i presagi
tratti dai luoghi colpiti dal fulmine, e sa interpretare il significato di
ciascun prodigio e di ciascuna apparizione portentosa. Giustamente, perci, al
tempo dei nostri antenati, quando il nostro Stato era in pieno fiore, il
senato decret che dieci figli di famiglie eminenti, scelti ciascuno da una
delle genti etrusche, fossero fatti istruire nell'aruspicna, per evitare che
un'arte di tale importanza, a causa della povert di quelli che la
praticavano, scadesse da autorevole disciplina religiosa a oggetto di traffico
e di guadagno. Quanto, poi, ai frigi, ai pisidii, ai cilici, al popolo arabo,
essi obbediscono scrupolosamente ai segni profetici dati dagli uccelli; e
sappiamo che lo stesso  avvenuto per lungo tempo in Umbria.
XLII 93 E a me sembra che l'opportunit di praticare i diversi generi di
divinazione sia derivata anche dai luoghi che erano abitati dai vari popoli.
Gli egiziani e i babilonesi, che abitavano in distese di campi pianeggianti,
poich nessuna altura poteva ostacolare la contemplazione del cielo, posero
tutto il loro studio nella conoscenza degli astri. Gli etruschi, poich,
sommamente religiosi, immolavano vittime con zelo e frequenza particolare, si
dedicarono soprattutto all'indagine delle viscere; e siccome, per l'aria
pregna di vapori, erano frequenti nella loro patria i fulmini, e per lo stesso
motivo si verificavano molti fatti straordinari provenienti in parte dal
cielo, altri dalla terra, taluni anche in seguito al concepimento e alla
generazione degli esseri umani e delle bestie, acquistarono una grandissima
perizia nell'interpretare i prodigi. Il cui significato, come tu sei solito
dire,  dimostrato dalle parole stesse foggiate sapientemente dai nostri
antenati: poich fanno vedere (ostendunt), prognosticano (portendunt),
mostrano (monstrant), predicono (praedicunt), vengono chiamati apparizioni
miracolose (ostenta), portenti (portenta), mostri (monstra), prodgi
(prodigia). 94 Gli arabi, i frigi e i cilici, poich sono soprattutto dediti
alla pastorizia, percorrendo le pianure d'inverno e le montagne d'estate,
hanno perci notato pi agevolmente i diversi canti e voli degli uccelli; e
per lo stesso motivo hanno fatto ci gli abitanti della Pisidia e quelli di
questa nostra Umbria. E ancora, tutti i carii e in particolare gli abitanti di
Telmesso, di cui ho detto sopra, siccome vivono in plaghe ricchissime ed
estremamente fertili, nelle quali per la fecondit del terreno molte piante e
animali possono formarsi e generarsi, osservarono con accuratezza gli esseri
abnormi.
XLIII 95 Chi, del resto, non vede che in ogni Stato bene ordinato gli
auspicii e gli altri tipi di divinazione hanno sempre goduto altissimo
credito? Quale re c' mai stato, quale popolo che non ricorresse alle
predizioni divine? E questo non solo in tempo di pace, ma anche, molto di pi,
in guerra, perch tanto maggiore era la posta in giuoco e in pi grave rischio
la salvezza. Lascio da parte i nostri, i quali non intraprendono nulla in
guerra senza aver esaminato le viscere, nulla fanno in pace senza aver preso
gli auspicii; vediamo gli stranieri. Gli ateniesi in tutte le pubbliche
deliberazioni ricorsero sempre a certi sacerdoti divinatori che essi chiamano
mnteis, e gli spartani posero a fianco dei loro re un ugure come
consigliere, e vollero, parimenti, che un ugure partecipasse alle riunioni
degli anziani (cos chiamano il consiglio statale); e cos pure, in tutte le
questioni importanti, chiedevano sempre responsi a Delfi o ad Ammone o a
Dodona. 96 Licurgo, che dette la costituzione allo Stato spartano, volle
confermare le proprie leggi con l'approvazione di Apollo delfico; e quando
Lisandro le volle riformare, ne fu impedito dal divieto del medesimo oracolo.
Non basta: i governanti degli spartani, non ritenendo sufficienti le cure che
davano al governo durante il giorno, andavano a giacere, per procurarsi dei
sogni, nel tempio di Pasifae, situato nella campagna vicina a Sparta, perch
consideravano veritiere le profezie avute nel sonno.
97 Ecco, ritorno alle cose nostre. Quante volte il senato ordin ai
decemviri di consultare i libri sibillini! In quanto importanti e numerose
occasioni obbed ai responsi degli arspici! Ogni volta che si videro due
soli, e tre lune, e fiamme nell'aria; ogni volta che il sole apparve di notte,
e gi dal cielo si sentirono dei rumori sordi e sembr che la volta celeste si
fendesse, e in essa apparvero dei globi. Fu anche annunziato al senato il
franamento del territorio di Priverno, quando la terra s'abbass fino ad una
profondit immensa e la Puglia fu squassata da violentissimi terremoti. E da
questi portenti erano preannunciate al popolo romano grandi guerre e rovinose
sedizioni, e in tutti questi casi i responsi degli arspici concordavano coi
versi della Sibilla. 98 E ancora, quando a Cuma sud la statua di Apollo, a
Capua quella della Vittoria? E la nascita di un andrgino non fu un prodigio
funesto? E quando le acque del fiume Atrato si tinsero di sangue? E che dire
del fatto che pi volte cadde gi una pioggia di pietre, spesso di sangue,
talvolta di terra, una volta anche di latte? E quando sul Campidoglio fu
colpita dal fulmine la statua di un Centauro, sull'Aventino porte delle mura e
uomini, a Tsculo il tempio di Cstore e Pollce, a Roma il tempio della
Piet? In tutte queste circostanze gli arspici non dettero responsi conformi
a ci che poi accadde, e nei libri sibillini non furono trovate le stesse
profezie?
XLIV 99 Non molto tempo fa, durante la guerra mrsica, in seguito a un
sogno di Cecilia, figlia di Quinto, il tempio dedicato a Giunone Sospita fu
fatto ricostruire dal senato. Sisenna aveva dimostrato che quel sogno
corrispondeva mirabilmente, alla lettera, coi fatti; poi, inaspettatamente,
credo per influsso di qualche epicureo, si mette a sostenere che non bisogna
credere ai sogni. Eppure contro i prodgi non obietta nulla, e narra che
all'inizio della guerra mrsica le statue degli di sudarono, e scorsero fiumi
rossi di sangue, e che il cielo si spacc, e si udirono voci misteriose che
annunziavano pericoli di guerra, e a Lanuvio alcuni scudi furono rosicchiati
dai topi: agli arspici questo parve un presagio funestissimo. 100 E che dire
di ci che leggiamo negli annali? Durante la guerra contro Veio, essendo
cresciute oltre misura le acque del lago Albano, un nobile di Veio pass dalla
nostra parte e disse che, secondo i libri profetici che i veienti
conservavano, Veio non poteva esser presa finch il lago non fosse giunto a
traboccare; ma se le acque, fuoriuscendo, si fossero scaricate in mare secondo
il loro deflusso spontaneo, sarebbe stata una rovina per il popolo romano; se
invece fossero state incanalate in modo da non poter raggiungere il mare,
sarebbe stata la vittoria per i nostri. In seguito a ci i nostri antenati
scavarono quel mirabile canale di scarico dell'acqua del lago Albano. Ma
quando i veienti, spossati dalla guerra, mandarono ambasciatori al senato per
trattare la resa, allora uno di essi - si narra - disse che quel disertore non
aveva avuto il coraggio di dire tutto al senato: ch in quegli stessi libri
profetici posseduti dai veienti si diceva che tra breve Roma sarebbe stata
conquistata dai Galli: e in effetti, come sappiamo, ci avvenne sei anni dopo
la presa di Veio.
XLV 101 Spesso anche si narra che nelle battaglie si udirono le voci dei
Fauni, e, nel corso di tumulti, parole che predicevano il vero, provenienti
chiss da dove. Tra i molti esempi di questo genere, bastino due soli, ma di
gran rilievo. Non molto prima che la citt fosse presa dai Galli, si ud una
voce proveniente dal bosco sacro a Vesta, che dai piedi del Palatino scende
verso la Via Nuova: la voce ammoniva che si ricostruissero le mura e le porte;
se non si provvedeva, Roma sarebbe stata presa dai nemici. Di questo
ammonimento, che fu trascurato allora, quando si era in tempo a evitare il
danno, fu fatta espiazione dopo quella terribile disfatta: dirimpetto a quel
luogo, fu consacrato ad Aio Loquente un altare, che tuttora vediamo protetto
da un recinto. L'altro esempio: molti hanno scritto che, dopo un terremoto,
una voce proveniente dal tempio di Giunone sul Campidoglio ammon che si
sacrificasse in segno di espiazione una scrofa gravida: perci la Giunone a
cui era dedicato quel tempio fu chiamata Moneta. Questi fatti, dunque,
annunciati dagli di e sanzionati dai nostri antenati, li disprezziamo?
102 Ma i pitagorici consideravano assiduamente non solo le voci degli
di, ma anche quelle degli uomini, chiamate mina. E siccome i nostri antenati
ritenevano che esse avessero valore profetico, ogni volta che dovevano
compiere un atto importante incominciavano col dire: "Sia questa cosa buona,
fausta, felice e fortunata"; e nelle pubbliche cerimonie religiose si ordinava
che i presenti "facessero silenzio", e, nel proclamare le ferie, che "si
astenessero da liti e risse". Cos pure, nel fondare con un rito di
purificazione una colonia, colui che la fondava sceglieva, perch conducessero
le vittime al sacrificio, persone dai nomi di buon augurio; e cos faceva il
comandante quando purificava l'esercito, il censore quando purificava il
popolo. Alla stessa norma si attengono i consoli nella leva: che il primo
soldato arruolato abbia un nome di buon augurio. 103 Tu sai bene che, quando
sei stato console e comandante militare, hai osservato queste norme con grande
scrupolo. Anche riguardo alla centuria che votava per prima nei comizi, i
nostri antenati ritennero che per il suo nome essa costituisse un buon
auspicio di elezioni conformi alla legge.
XLVI Ed io ti rammenter ben noti esempi di mina. Lucio Paolo, console
per la seconda volta, essendogli toccato l'incarico di condurre la guerra
contro il re Perse, quando in quello stesso giorno, sull'imbrunire, ritorn a
casa, nel dare un bacio alla sua bambina Terzia, ancora molto piccola a quel
tempo, si accorse che era un po' triste. "Che  successo, Terzia?" le chiese;
"perch sei triste?." E lei: "Babbo," disse, " morto Persa." Egli allora,
abbracciandola forte, disse: "Accetto il presagio, figlia mia." Era morto un
cagnolino che si chiamava cos. 104 Ho udito raccontare io stesso da Lucio
Flacco, flmine marziale, che Cecilia, moglie di Metello, volendo far sposare
la figlia di sua sorella, si rec in un tempietto per ricevere un presagio,
secondo l'uso degli antichi. La nipote stava in piedi, Cecilia era seduta; per
molto tempo non si sent nessuna voce; allora la ragazza, stanca, chiese alla
zia che le permettesse di riposarsi un poco sulla sua sedia. E Cecilia:
"Certo, bambina mia, ti lascio il mio posto." E il detto si avver: Cecilia
mor poco dopo, e la ragazza spos colui che era stato il marito di Cecilia.
Lo capisco fin troppo bene: queste cose si possono disprezzare o si pu anche
riderne; ma disprezzare i segni inviati dagli di e negare la loro esistenza,
 tutt'uno.
XLVII 105 E degli uguri, che dire?  materia di tua pertinenza; a te,
dico, deve spettare la difesa degli auspicii. Quando eri console, l'ugure
Appio Claudio ti annunzi - avendo giudicato ambiguo l'"augurio della
salvezza" - che vi sarebbe stata una guerra civile funesta e tempestosa. E
pochi mesi dopo scoppi, e tu la soffocasti in ancor pi pochi giorni.
Quell'ugure io lo stimo altamente, perch egli solo, dopo molti anni, non si
limit a ripetere le solite formule augurali, ma mantenne in vita l'arte della
divinazione. I tuoi colleghi lo deridevano, lo chiamavano ugure di Pisidia o
di Sora: essi credevano che negli augurii non vi fosse nessun presentimento,
nessuna conoscenza della realt futura; erano stati accorti, dicevano, quelli
che avevano inventato le credenze religiose per darle a intendere agli
ignoranti! Ma la realt  ben diversa: n quei pastori di cui Romolo fu il re,
n Romolo in persona poterono essere tanto smaliziati da inventare delle
parvenze di religione per trarre in errore la moltitudine. Ma la difficolt e
la fatica d'imparare hanno reso eloquenti i fannulloni: meglio fare forbiti
discorsi sul valore nullo degli auspicii, che apprenderne con cura l'essenza.
106 Che c' di pi profetico di quell'auspicio che si legge nel tuo Mario?
Della tua testimonianza mi piace servirmi pi che di ogni altra:
"Allora, d'improvviso, l'alata ministra di Gove altitonante, ferita dal
morso del serpente, lo strappa a sua volta dal tronco dell'albero, trafiggendo
con gli artigli spietati il rettile semivivo, guizzante a gran forza col collo
variegato. Essa dilania e insanguina col becco il serpente che si divincola;
poi, ormai saziata l'ira, ormai vendicato l'aspro dolore, lo lascia cader gi
spirante, lo fa precipitare nelle onde gi ridotto a brani; ed essa si rivolge
dal lato dove il sole tramonta verso il lato donde sorge splendente. Appena
Mario, ugure della volont divina, ebbe visto l'aquila che volava scorrendo
per il cielo con le ali veloci, ed ebbe inteso il fausto presagio della
propria gloria e del proprio ritorno, ecco che il Padre stesso degli di tuon
dalla parte sinistra del cielo. Cos Giove conferm lo splendido presagio
dell'aquila."
XLVIII 107 E quell'augurio ottenuto da Romolo fu un augurio da pastore,
non da esperto cittadino, non inventato per dar soddisfazione alle credenze
degli ignoranti, ma ricevuto da persone fededegne e tramandato ai posteri. Or
bene, Romolo ugure, come leggiamo in Ennio, e suo fratello ugure anche lui,
"procedendo con gran cura, e desiderosi di regnare, si accingono all'auspicio
e all'augurio. +Sul monte+ **** Remo si dedica all'auspicio e da solo attende
che appaia qualche uccello; dal canto suo, Romolo dall'aspetto divino osserva
il cielo sull'alto Aventino, attende la stirpe degli altovolanti. Gareggiavano
per decidere se dovessero chiamare la citt Roma o Rmora; tutti attendevano
ansiosamente chi sarebbe stato il sovrano. Aspettano, come quando il console
sta per dare il segnale nella corsa dei carri, tutti guardano avidamente le
aperture dei cancelli, 108 attenti al momento in cui lascer uscire dalle
dipinte imboccature i carri: allo stesso modo il popolo aspettava coi volti
pallidi nell'attesa degli eventi, chiedendosi a quale dei due sarebbe toccata
la vittoria nella gara per il gran regno. Frattanto il sole lucente si cal
nelle profondit della notte. Ed ecco, la fulgida luce riapparve raggiante,
spinta fuori nel cielo; e nello stesso tempo, lontano, dall'alto, vol un
uccello bellissimo, di buon augurio, da sinistra. Appena sorge l'aureo sole,
scendono dal cielo dodici corpi sacri di uccelli, si posano su luoghi fausti e
bene auguranti. Da ci Romolo comprese che a lui era stata data la preferenza,
che in seguito all'auspicio gli era assicurato il seggio regale e il
territorio."
XLIX 109 Ma, per ritornare al punto da cui ha preso le mosse il mio
discorso, anche se io non fossi per nulla in grado di spiegare perch avviene
ciascuno di questi fatti, e dimostrassi soltanto che i fatti che ho menzionato
avvengono, sarebbe debole la mia replica a Epicuro e a Carneade? Ebbene, che
diremo se esiste anche la spiegazione, facile quella delle profezie ottenute
mediante l'arte, alquanto pi oscura, in verit, quella delle profezie
derivanti da esaltazione divina? Le profezie ricavate dalle viscere, dai
fulmini, dai portenti, dagli astri si basano sulla registrazione di
osservazioni costanti; e in ogni campo la lunga durata, accompagnata da lunga
osservazione, ci procura straordinarie conoscenze. Queste si possono ottenere
anche senza l'intervento e l'impulso degli di, quando, con frequenti
esperienze, si arriva a capire che cosa accada in conseguenza di ciascun segno
e quale sia il valore di premonizione di ciascun fenomeno. 110 L'altra forma
di divinazione, l'ho gi detto,  quella naturale. Essa, con sottili
ragionamenti riguardanti la scienza della natura, va riferita all'essenza
degli di, dalla quale, secondo i pensatori pi dotti e sapienti, noi abbiamo
tratto le nostre anime, come se le avessimo aspirate o bevute; e poich il
Tutto  compenetrato e riempito di spirito eterno e di intelligenza divina,
avviene necessariamente che le anime umane subiscano l'effetto della loro
affinit con le anime divine. Ma, nello stato di veglia, le nostre anime
devono occuparsi delle necessit della vita, e quindi si disgiungono dalla
comunanza con la divinit, impedite come sono dai legami corporei. 111
Soltanto poche persone sono capaci di astrarsi dal corpo e di innalzarsi,
mettendo in opera tutte le loro energie, fino alla conoscenza delle cose
divine. Le profezie di costoro non dipendono da afflato divino, ma da
ragionamento umano: essi prevedono i fenomeni che avverranno per cause
naturali, come le alluvioni o quella deflagrazione del cielo e della terra che
un giorno avverr; altri fra costoro, avendo pratica di cose politiche, sanno
prevedere con molto anticipo il sorgere di una tirannide, come sappiamo che
fece l'ateniese Solone. Questi li possiamo chiamare "prudenti", cio
"preveggenti", ma certamente non dotati di divinazione. Lo stesso si pu dire
di Talete di Mileto, il quale, per mettere a tacere i suoi denigratori e per
mostrar loro che anche un filosofo, se gli aggrada, pu far guadagni, compr -
si racconta - tutti gli olivi del territorio di Mileto prima che
incominciassero a fiorire. 112 Si era forse accorto, per certe sue
osservazioni scientifiche, che gli olivi avrebbero dato un ottimo raccolto. Fu
anche Talete che, a quanto si dice, previde per primo un'eclissi di sole, che
in effetti avvenne sotto il regno di Astiage.
L Molte previsioni giuste le fanno i medici, molte i naviganti, molte
anche i contadini, ma nessuna di esse io chiamo divinazione: nemmeno quella
famosa previsione con cui il filosofo della natura Anassimandro avvert gli
spartani di lasciare la citt e le case e vegliare armati nei campi, poich
era imminente un terremoto: e in realt tutta la citt fu rasa al suolo e il
contrafforte estremo del monte Taigeto fu divelto come la poppa di una nave.
Nemmeno Fercide, il famoso maestro di Pitagora, dovr essere considerato come
un profeta anzich come un filosofo della natura, per aver detto che erano
imminenti dei terremoti dopo che ebbe esaminato dell'acqua attinta da un pozzo
perenne. 113 La divinazione naturale, l'anima umana non la compie se non
quando  talmente sciolta e libera da non avere assolutamente alcun legame col
corpo. Ci accade soltanto ai vaticinanti e ai dormienti. Perci questi due
generi di divinazione sono ammessi da Dicearco e dal nostro Cratippo, come ho
detto. Se essi li ammettono perch derivano dalla natura, diciamo pure che
sono i pi importanti, purch non gli unici; ma se ritengono che
l'osservazione dei segni profetici non valga nulla, sopprimono molti indizi
utili per la condotta della vita. Ma poich concedono qualcosa e non di poco
conto [le profezie in stato di esaltazione e i sogni], non c' alcun motivo,
per noi, di discutere violentemente con essi, tanto pi che vi sono quelli che
non ammettono alcuna divinazione!
114 Dunque quelli le cui anime, sprezzando il corpo, volano via e
trascorrono fuori, infiammati ed eccitati da una sorta di ardore, vedono senza
dubbio le cose che dicono nei loro vaticinii. Anime di questo genere, capaci
di non rimanere attaccate ai corpi, sono infiammate da molte cause. Vi sono,
per esempio, quelle che subiscono l'eccitazione di qualche voce melodiosa o
dei canti frigi. Molte sono esaltate dalla vista dei boschi e delle foreste,
molte dai fiumi o dai mari; e la loro mente, in un accesso di follia, vede il
futuro molto prima che accada. A questo tipo di divinazione si riferiscono
quei famosi versi: "Ahim, guardate! Qualcuno ha giudicato un giudizio
memorabile fra tre de; e per quel giudizio arriver una donna spartana, una
delle Furie."
Allo stesso modo molte profezie sono state spesso fatte da vaticinanti, e
non solo in prosa, ma anche "coi versi che un tempo cantavano i Fauni e i
vati." 115 Similmente i vati Marcio e Publicio cantarono oracoli, a quanto si
dice; e allo stesso modo furono profferiti gli enigmi di Apollo. Credo anche
che dalle fenditure della terra uscissero esalazioni che inebriavano le menti
e le inducevano a effondere oracoli.
LI E questo  il modo di profetare dei vati, non dissimile, invero, da
quello dei sogni. Ci che accade ai vari da svegli, accade a noi quando
dormiamo. Nel sonno l'anima  in pieno vigore, libera dai sensi e da ogni
preoccupazione che la frastorni, poich il corpo giace come se fosse morto. E
poich l'anima esiste da sempre e ha avuto rapporti con altre innumerevoli
anime, vede tutto ci che esiste nell'universo, purch, grazie a un cibo
leggero e a bevande modiche, si trovi nella condizione di essere essa desta
mentre il corpo  immerso nel sonno. Questo  il genere di divinazione di chi
sogna.
116 E qui si fa valere un'importante interpretazione dei sogni [dovuta
ad Antifonte], e anche degli oracoli e dei vaticinii: un'interpretazione
basata non sulla natura, ma sull'arte: ch vi sono interpreti di queste
profezie, come i filologi sono interpreti dei poeti. Giacch, come la natura
divina avrebbe creato invano l'oro e l'argento, il rame, il ferro, senza poi
insegnare il modo di arrivare ai loro giacimenti, e senza alcuna utilit
avrebbe dato al genere umano le messi della terra e i frutti degli alberi, se
non ne avesse insegnato la coltivazione e la conservazione, e a nulla
servirebbe il legname, se non sapessimo l'arte di fabbricare con esso tante
cose, allo stesso modo con ogni beneficio che gli di hanno dato agli uomini 
stata congiunta un'arte grazie alla quale quel beneficio potesse essere
goduto. Dunque anche ai sogni, ai vaticinii, agli oracoli, poich presentavano
molte oscurit e ambiguit, furono fornite le spiegazioni degli interpreti.
117 In qual modo, poi, i vati o quelli che sognano vedano le cose che
ancora non esistono in alcun luogo,  oggetto di un'ardua discussione. Ma se
indaghiamo ci che dovr essere discusso preliminarmente, la soluzione diverr
pi facile. Tutto questo problema, difatti, fa parte di quel pi vasto
argomento riguardante la natura degli di, che tu hai spiegato con gran
chiarezza nel libro secondo della tua opera. Se ci atterremo a quei princpi,
rimarr accertato ci di cui fa parte la questione che stiamo indagando
adesso. Si trattava di questo: gli di esistono; il mondo  governato dalla
loro provvidenza; essi si curano delle cose umane, non solo nel loro insieme,
ma anche per ci che riguarda i singoli individui. Se teniamo fermi questi
punti, che a me non sembrano confutabili, senz'altro  necessario che gli di
facciano sapere il futuro agli uomini.
LII 118 Ma bisogna precisare in che modo ci avvenga. Gli stoici non
ammettono che la divinit si occupi delle singole fenditure del fegato delle
tante vittime o dei singoli canti degli uccelli (ci non sarebbe decoroso n
degno degli di n possibile in alcun modo), ma ritengono che il mondo sia
stato formato fin dall'inizio in modo che determinati eventi fossero precorsi
da determinati segni, alcuni nelle viscere, altri nel volo degli uccelli,
altri nei fulmini, altri nei prodigi, altri negli astri, altri nelle visioni
in sogno, altri ancora nelle grida degli invasati. Coloro che sanno
comprendere bene questi segni, di rado s'ingannano; le profezie e le
interpretazioni compiute inesattamente vanno a vuoto non per difetto della
realt, ma per imperizia degli interpreti. Posto e concesso questo principio,
che esiste una forza divina la quale d regola alla vita umana, non 
difficile supporre in che modo avvengano quelle cose che, come vediamo,
avvengono senza dubbio. Per esempio, a scegliere una vittima pu esserci guida
un intelletto divino che pervade tutto il mondo; e proprio nell'istante in cui
stai per immolare la vittima pu avvenire nelle sue viscere un mutamento, in
modo che qualcosa manchi o sia di troppo: bastano alla natura pochi istanti
per aggiungere o mutare o togliere qualcosa. 119 A impedirci di dubitare di
ci, una prova decisiva  data da quel che accadde poco prima della morte di
Cesare. Quando compi un sacrificio in quel giorno in cui per la prima volta
sedette su un seggio dorato e si mostr in pubblico con una veste purpurea,
tra le viscere della vittima, che era un bove ben pasciuto, non si trov il
cuore. Credi dunque che possa esistere un animale dotato di sangue che non
abbia il cuore? Dalla stranezza di questo fatto egli <non fu> sbigottito,
sebbene Spurinna gli dicesse che c'era da temere che egli perdesse il senno e
la vita: l'uno e l'altra, infatti, hanno origine dal cuore. Il giorno dopo, in
un'altra vittima non si trov la parte superiore del fegato. Questi segni gli
erano mandati dagli di immortali. perch prevedesse la propria morte, non
perch la evitasse. Dunque, quando nelle viscere non si trovano quelle parti
senza le quali l'animale destinato al sacrificio non avrebbe potuto vivere,
bisogna concluderne che le parti mancanti sono scomparse nel momento stesso in
cui vien compiuto il sacrificio.
LIII 120 E lo spirito divino produce analoghi effetti sugli uccelli, in
modo che gli "alati" volino ora in una direzione ora in un'altra, si
nascondano ora in un luogo ora in un altro, e gli "uccelli profetici" cantino
ora da destra ora da sinistra. Ch se ogni animale muove il proprio corpo a
suo piacimento, mettendosi ora prono, ora di fianco, ora supino, e piega,
contorce, stende, contrae le membra in ogni direzione da lui voluta, e spesso
esegue questi movimenti, si pu dire, prima ancora di averci pensato, quanto
pi facile dev'essere ci alla divinit, al cui volere tutto obbedisce! 121 
anche la divinit quella che ci invia quei segni che in grandissimo numero ci
tramanda la storia. Ad esempio leggiamo profezie come queste: se la luna
avesse avuto un'eclissi poco prima che il sole sorgesse nella costellazione
del Leone, Dario e i persiani sarebbero stati sconfitti in guerra da
Alessandro coi suoi macedoni e Dario sarebbe morto; se fosse nata una bambina
con due teste, vi sarebbero state sommosse popolari, corruzioni e adulteri
nelle famiglie; se una donna avesse sognato di partorire un leone, lo Stato in
cui ci fosse avvenuto avrebbe subto una sconfitta da un popolo straniero.
Dello stesso tipo  anche il fatto narrato da Erodoto, che il figlio di Creso
si mise a parlare mentre prima era muto: per il qual prodigio il regno di suo
padre e la dinastia andarono del tutto in rovina. Che a Servio Tullio, mentre
dormiva, brill una fiamma sulla testa, quale storia non lo racconta? Come,
dunque, chi si abbandona al sonno con animo ben preparato sia da buoni
pensieri, sia da cibi che predispongono alla tranquillit, vede in sogno cose
certe e vere, cos l'anima di chi, nella veglia, si mantiene casto e puro 
meglio disposta a cogliere la verit insita negli astri, nel volo degli
uccelli e negli altri segni, nonch nelle viscere degli animali.
LIV 122 Questo  appunto ci che sappiamo riguardo a Socrate e che egli
stesso dice in tanti passi delle opere dei suoi discepoli: che in lui c'era
qualcosa di divino, da lui chiamato dmone, al quale egli sempre obbediva, e
che non lo sospingeva mai a fare qualcosa, ma spesso lo distoglieva. E proprio
Socrate (della cui autorit quale altra potrebb'essere migliore?), quando
Senofonte gli chiese se dovesse andare in guerra al seguito di Ciro, gli
espose prima la propria opinione, e poi aggiunse: "Il mio  il consiglio di un
uomo; ma, trattandosi di cose oscure e incerte, ritengo che si debba ricorrere
all'oracolo di Apollo," al quale, anche gli ateniesi ricorrevano sempre per le
questioni statali pi importanti. 123 Di Socrate si legge anche che, avendo
visto un giorno il suo amico Critone con un occhio bendato, gli chiese che
cosa gli era successo. Critone gli disse che, mentre passeggiava in campagna,
un ramoscello da lui scostato e poi lasciato libero gli era andato a colpire
l'occhio. E Socrate: "Ecco, non mi hai dato retta quando ti dicevo di non
andare in campagna, e te lo dicevo per quell'ammonimento divino che spesso mi
viene in aiuto." Ancora Socrate, quando gli ateniesi guidati da Lachete
avevano subto una sconfitta presso Delio, ed egli batteva in ritirata insieme
con Lachete, allorch furono giunti a un trivio, non volle prender la strada
che prendevano gli altri. E siccome quelli gli chiesero perch non seguitava
per il loro stesso cammino, rispose che il dmone lo sconsigliava. E in
effetti quelli che avevano proseguito la fuga per l'altra strada si trovarono
alle prese con la cavalleria nemica. Antipatro ha raccolto moltissimi casi in
cui Socrate dette mirabile prova della sua capacit di prevedere il futuro; io
li tralascer: tu li conosci, io non ho bisogno di rammentarli per il mio
scopo. 124 Ma un detto solo, splendido e, direi, divino, voglio ricordare di
quel filosofo: condannato da un'empia sentenza, disse che moriva con piena
serenit, perch, n quando era uscito di casa, n quando era salito sulla
tribuna dalla quale aveva pronunciato la sua difesa, aveva ricevuto dal dmone
alcuno dei soliti segni premonitori di qualche male.
LV Questo , in verit, il mio parere: sebbene molte volte coloro che
hanno fama di indovini esperti nell'osservazione dei segni o nella previsione
del futuro cadano in errore, tuttavia la divinazione esiste; gli uomini, del
resto, possono sbagliarsi in quest'arte, come in tutte le altre. Pu accadere
che un segno dato come dubbio sia interpretato come sicuro; pu rimanere
inosservato un segno, o un altro contrastante col primo. Ma per dimostrare la
tesi che io sostengo  sufficiente che si accerti l'esistenza, nemmeno di una
maggioranza di previsioni e predizioni avveratesi ma anche solo di una
minoranza. 125 Anzi, non esiterei a dire che, se un unico fatto qualsiasi 
stato predetto e presentito in modo che, venuti al punto, si verifichi con
esatta conformit alla predizione, n in questa coincidenza alcunch possa
apparire dovuto al caso, la divinazione esiste senz'altro, e tutti devono
ammetterlo.
Perci mi sembra che, come fa Posidonio, ogni capacit e maniera di
divinare debba essere fatta risalire innanzi tutto alla divinit (riguardo
alla quale abbiamo gi detto abbastanza), in secondo luogo al fato, in terzo
luogo alla natura. Che tutto avvenga per determinazione del fato, la ragione
ci costringe ad ammetterlo. Chiamo fato quello che i greci chiamano
heimarmn, cio l'ordine e la serie delle cause, tale che ogni causa
concatenata con un'altra precedente produca a sua volta un effetto. Questa 
la verit sempiterna, svolgentesi da tutta l'eternit. Stando cos le cose,
nulla  accaduto che non dovesse accadere, e del pari nulla accadr le cui
cause, destinate a produrre appunto quell'effetto, non siano gi presenti
nella natura. 126 Da ci si comprende che il fato  da concepire, non
superstiziosamente ma scientificamente, come la causa eterna in virt della
quale le cose passate sono avvenute, le presenti avvengono, le future
avverranno. Per questo, grazie all'osservazione, da un lato si pu nella
maggior parte dei casi indicare quale effetto risulter da una data causa
(nella maggior parte dei casi, non sempre, poich un'affermazione cos
perentoria sarebbe arrischiata); d'altro lato,  verosimile che le medesime
cause degli eventi futuri siano scrte da coloro che hanno visioni in stato di
esaltazione o in sogno.
LVI 127 Inoltre, siccome tutto avviene per determinazione del fato, come
dimostreremo altrove, se potesse esservi un uomo capace di abbracciare col
proprio intelletto l'intera concatenazione delle cause, costui saprebbe
certamente tutto. Chi, infatti, conoscesse le cause degli avvenimenti futuri,
necessariamente conoscerebbe tutto il futuro. Ma poich nessuno pu far questo
tranne la divinit, bisogna che l'uomo si accontenti di prevedere il futuro in
base ad alcuni segni che gli indicano ci che da essi conseguir. Il futuro
non sorge all'improvviso: come lo sdipanarsi di una gomena, tale  lo scorrere
del tempo che non produce nulla di nuovo e ritorna sempre al punto da cui
mosse. Questo lo vedono sia coloro che hanno avuto in dote la divinazione
naturale, sia coloro che con l'osservazione hanno compreso il corso degli
eventi. Costoro, anche se non scorgono le cause vere e proprie, scorgono per
i segni e gli indizi delle cause; per di pi, con l'aiuto della memoria,
dell'attenzione e di ci che ci  stato tramandato dagli scritti dei nostri
antenati, ecco che si forma quella divinazione che  chiamata artificiale,
basata sull'esame delle viscere, dei fulmini, dei prodigi e dei segni
provenienti dal cielo. 128 Non c' dunque motivo di meravigliarsi del fatto
che gli indovini prevedano ci che non vi  ancora in nessun luogo; tutte
queste cose vi sono, ma sono ancora lontane nel tempo. E come nei semi 
nsita la potenza generativa delle future piante, cos nelle cause sono
racchiusi gli eventi futuri; il loro avvento, lo prevede la mente invasata o
immersa nel sonno, o anche il ragionamento e l'interpretazione. E come quelli
che conoscono il sorgere, il tramontare, i moti del sole, della luna e degli
altri astri sono in grado di predire con molto anticipo in quale tempo
ciascuno di quei fenomeni avverr, cos quelli che con lunghe osservazioni
hanno notato lo svolgersi dei fatti e il rapporto tra segni ed eventi
comprendono il futuro, o sempre, o, se ci pu sembrare arrischiato, nella
maggior parte dei casi, o, se neppur questo mi si vuol concedere, almeno
parecchie volte. Questi argomenti, dunque, e altri dello stesso genere a
favore della divinazione, sono tratti dall'esistenza del fato.
LVII 129 Un altro argomento, poi, si desume dalla natura che ci insegna
quanto sia grande il potere dell'anima separato dalle sensazioni corporee; e
ci avviene soprattutto a chi dorme o a chi  invasato. Difatti, come le anime
degli di, senza bisogno di avere occhi, n orecchi, n lingua, intendono
reciprocamente ci che ciascuno intende (cosicch gli uomini, anche quando
esprimono tacitamente un desiderio o un voto, possono essere sicuri che gli
di li odono), cos le anime umane, quando, immerse nel sonno, sono sciolte
dal corpo oppure, essendo invasate, si muovono da s, libere, con tutto il
loro vigore, vedono ci che non possono vedere quando sono commiste al corpo.
130 Questo argomento tratto dalla natura , forse, non  facile riferirlo a
quel genere di divinazione che, come si  detto, deriva dall'arte; e tuttavia
Posidonio, per quanto pu, scruta anche questo campo. Egli ritiene che vi
siano in natura dei segni premonitori del futuro. Sappiamo, ad esempio, che
gli abitanti di Ceo sono soliti, ogni anno, osservare attentamente il sorgere
della Canicola e da ci prevedere se l'annata sar salubre o malsana, come
riferisce Eraclde Pontico: se l'astro sorger alquanto velato e quasi
caliginoso, l'aria sar densa e piena di vapori, sicch la respirazione
risulter penosa e nociva; se invece la costellazione apparir chiara e
lucente, vorr dire che l'aria sar sottile e pura, e quindi salubre. 131
Democrito, a sua volta, ritiene che gli antichi saggiamente prescrissero di
osservare le viscere delle vittime immolate: dalla loro forma e dal loro
colore, egli dice, si possono trarre indizi sia di salubrit dell'aria sia di
pestilenza, qualche volta anche di sterilit o di fertilit dei campi. E se
l'osservazione e la pratica dei fenomeni naturali  in grado di prevedere
queste cose, molte altre si possono, col lungo trascorrere del tempo, scrutare
e annotare. Sicch non sembra che conosca affatto la natura quello scienziato
che nel Crise di Pacuvio viene introdotto a dire: "Costoro che intendono il
linguaggio degli uccelli e traggono la loro sapienza pi dal fegato degli
animali che dal proprio, io ritengo che sia meglio starli a sentire che dar
loro retta."
Perch, dimmi un poco, parli cos, dal momento che tu stesso, pochi versi
dopo, dici in modo eccellente:
"Qualunque sia questo essere, esso anima, forma, nutre, accresce, crea;
seppellisce e accoglie in s tutto, e di tutto, al tempo stesso,  padre; e le
medesime cose sorgono da esso di nuovo e in esso si dissolvono."
Perch, dunque, se la sede di tutti gli esseri  unica e a tutti comune,
e se le anime umane sono sempre esistite e sempre esisteranno, perch, dico,
non dovrebbero essere in grado di intendere quale effetto risulti da ogni
singola causa e quale segno preannunci ciascun evento? Questo", concluse
Quinto, " ci che avevo da dire sulla divinazione.
LVIII 132 Ora, per, dichiarer solennemente che io non do credito ai
volgari estrattori di sorti, n a quelli che fanno gl'indovini per trarne
guadagno, n alle evocazioni delle anime dei morti, alle quali ricorreva il
tuo amico Appio. Non stimo un bel nulla gli uguri marsi, n gli arspici di
strada, n gli astrologi che fan quattrini presso il Circo, n i profeti
d'Iside, n i ciarlatani interpreti di sogni. Essi non sono indovini per
scienza ed esperienza, ma sono "vati superstiziosi e impudenti spacciatori di
frottole, incapaci o pazzi o schiavi del bisogno: gente che non sa andare per
il proprio sentieruccio e pretenderebbe d'indicare la strada al prossimo. Da
quelli a cui promettono ricchezze, chiedono un soldo. Da quelle ricchezze
prendano per s un soldo di ricompensa, e ci dano, come  dovuto, tutto il
resto!"
E questo lo dice Ennio, che pochi versi prima afferma che gli di
esistono, ma ritiene che non si curino delle cose umane. Io invece, che
ritengo che gli di non solo se ne curino ma anche ci ammoniscano e ci
predicano molte cose, credo nella divinazione, quando se ne siano escluse le
forme sciocche, mendaci, fraudolente." Dopo che Quinto ebbe cos finito di
parlare, io dissi: "Tu hai davvero sostenuto con bellissimi argomenti la tua
tesi ****

LIBRO SECONDO



I 1 Mi sono chiesto e ho molto e lungamente riflettuto come avrei potuto
giovare alla maggior parte dei miei concittadini, per non essere costretto in
nessun caso a smettere di agire a vantaggio dello Stato. La soluzione migliore
che mi venne in mente fu di render note ad essi le vie per raggiungere le pi
elevate attivit dello spirito. Credo di aver gi ottenuto questo scopo con
molti miei libri. Nell'opera intitolata Ortensio ho esortato i lettori, quanto
pi ho potuto, allo studio della filosofia; nei quattro Libri Accademici ho
mostrato quale sia, a mio parere, l'indirizzo filosofico meno arrogante e pi
coerente ed elegante. 2 E poich la base della filosofia consiste nello
stabilire qual  il sommo bene e il sommo male, ho chiarito a fondo questo
argomento in un'opera composta di cinque libri, in modo da far comprendere che
cosa ciascun filosofo sostenesse e che cosa gli obiettassero i suoi avversari.
Nei libri delle Discussioni Tusculane, venuti sbito dopo, altrettanti di
numero, ho esposto ci che soprattutto  necessario a raggiungere la felicit.
Il primo di essi tratta del disprezzo della morte; il secondo del modo di
sopportare il dolore fisico; il terzo del mitigare le afflizioni dello
spirito; il quarto di tutte le altre perturbazioni dell'anima; il quinto
affronta quell'argomento che pi di tutti d splendore alla filosofia, giacch
dimostra che la virt basta a se stessa per ottenere la felicit. 3 Esposti
quegli argomenti, ho portato a termine i tre libri Sulla natura degli di, nei
quali questo problema  discusso da ogni punto di vista. E perch
l'esposizione fosse completa e del tutto esauriente, ho intrapreso a scrivere
questi due libri Sulla divinazione. Se ad essi aggiunger, come mi riprometto,
un'opera Sul fato, tutto questo problema sar stato trattato in modo da
soddisfare anche i pi esigenti. A questi libri, inoltre, vanno aggiunti i sei
Sulla Repubblica, che scrissi quando reggevo il timone dello Stato: argomento
fondamentale e appartenente anch'esso alla filosofia, gi trattato
amplissimamente da Platone, Aristotele, Teofrasto e da tutta la schiera dei
Peripatetici. E che dire della Consolazione? Anche a me essa arreca qualche
conforto; agli altri, del pari, credo che giover molto. Poco fa ho inserito
il, libro Sulla vecchiezza, che ho dedicato al mio Attico; e siccome pi che
mai la filosofia rende l'uomo buono e forte, il mio Catone  da annoverare fra
i libri filosofici. 4 E se Aristotele e con lui Teofrasto, eccellenti sia per
acume d'ingegno sia per facondia, aggregarono alla filosofia anche i precetti
dell'arte del dire, ne risulta che le mie opere retoriche devono appartenere
anch'esse alla schiera dei miei libri filosofici: vi apparterranno, dunque, i
tre libri Dell'oratore, per quarto il Bruto, per quinto l'Oratore.
II A questo punto ero arrivato; al resto del lavoro mi accingevo, con
animo alacre, col fermo proposito di non tralasciate alcun argomento
filosofico la cui esposizione io non rendessi accessibile in lingua latina, a
meno che qualche motivo pi importante non si fosse frapposto. Quale servizio
maggiore o migliore, in effetti, io potrei rendere alla mia patria, che
istruire e formare la giovent, specialmente in questi tempi di corruzione
morale in cui  talmente sprofondata da rendere necessario lo sforzo di tutti
per frenarla e ridarle il senso dei dovere? 5 Non m'illudo, beninteso, di
poter raggiungere lo scopo, che non si pu nemmeno pretendere, di indurre
tutti i giovani a questi studi. Potessi indurvene anche pochi! La loro
attivit potr pur sempre espandersi largamente entro lo Stato. Del resto, io
mi considero remunerato della mia fatica anche da quelli che, gi avanti negli
anni, trovano conforto nei miei libri. Dal loro desiderio di leggere trae
sempre maggior ardore, di giorno in giorno, il mio desiderio di scrivere; e ho
saputo che essi sono pi numerosi di quanto io pensassi.  anche una cosa
magnifica, e un motivo di orgoglio per i romani, il non aver bisogno, per la
filosofia, di opere scritte in greco; 6 e questo risultato lo raggiunger
certamente, se riuscir a portare a termine il mio progetto.
A dire il vero, l'impulso a dedicarmi alla divulgazione della filosofia
mi venne da un doloroso evento della patria: nella guerra civile non potevo n
difendere lo Stato secondo il mio solito, n stare senza far nulla; e nemmeno
trovavo qualcosa di meglio da fare, che fosse degno di me. Mi perdoneranno,
dunque, i miei concittadini, o meglio mi saranno grati, se io, nel tempo in
cui lo Stato era in potere di uno solo, non mi sono tenuto nascosto n mi sono
perduto d'animo n mi son lasciato abbattere, n mi sono comportato come se
fossi preso da ira verso l'uomo o verso i tempi, n, d'altra parte, ho adulato
o ammirato la sorte altrui, in modo da sembrare pentito della sfortuna che mi
ero procurato. Proprio questo, infatti, avevo imparato da Platone e dalla
filosofia: che vi sono dei mutamenti naturali delle istituzioni politiche, per
cui esse sono dominate talvolta da un gruppo di oligarchi, talaltra dalla
parte popolare, in certe circostanze da un solo uomo. 7 E poich quest'ultimo
caso era accaduto al nostro Stato, io, reso privo delle mansioni politiche di
un tempo, ritornai a questi studi, sia per sollevare il pi possibile l'animo
dall'angoscia in cui mi trovavo, sia per rendermi utile ai miei concittadini
in tutto ci che potevo. Nei miei libri facevo le mie dichiarazioni di voto,
pronunciavo i miei pubblici discorsi, consideravo la filosofia come un
sostituto di quella che per me era stata l'amministrazione dello Stato. Ora,
poich si ricomincia a chiedere il mio parere su questioni politiche, 
doveroso occuparsi di politica, anzi, ad essa bisogna rivolgere ogni pensiero
ed ogni attivit, riservando allo studio della filosofia solo il tempo che
rimarr libero dai compiti e dai doveri pubblici. Ma di questo parleremo pi a
lungo un'altra volta; ora ritorniamo alla discussione che avevamo intrapreso.
III 8 Dopo che mio fratello Quinto ebbe detto sulla divinazione ci che
ho riferito nel libro precedente, e ci parve di aver passeggiato abbastanza,
ci mettemmo a sedere nella biblioteca che vi  nel Liceo. E io dissi: "Con
impegno, Quinto, e da vero stoico hai difeso la dottrina degli stoici; e, con
mio grandissimo piacere, ti sei servito di moltissimi esempi tratti da cose
romane: esempi famosi e gloriosi. Io devo dunque rispondere alle cose che hai
detto; ma in modo da non affermare nulla dogmaticamente, da porre sempre dei
problemi, esponendo per lo pi dei dubbi e diffidando di me stesso. Se,
infatti, avessi da dire qualcosa di sicuro, anch'io, che nego l'esistenza
della divinazione, mi comporterei come un indovino! 9 E in verit mi fa
impressione ci che soprattutto era solito domandare Carneade: a quali oggetti
si riferisce la divinazione. A quelli che si percepiscono coi sensi? Ma questi
noi li vediamo, li udiamo, li gustiamo, ne sentiamo l'odore, li tocchiamo. C'
dunque in questi oggetti qualcosa che riusciamo a intuire mediante la
previsione o l'esaltazione della mente anzich con le sole nostre facolt
naturali? O forse codesto presunto indovino, se fosse cieco come fu Tiresia,
potrebbe dire quali cose sono bianche, quali nere? o, se fosse sordo, saprebbe
distinguere le varie voci o le tonalit del canto? Dunque la divinazione non 
applicabile a nessuna di quelle cose che sono oggetto di sensazione. D'altra
parte, non c' bisogno della divinazione nemmeno in ci che  cmpito
dell'attivit intellettuale e pratica. Al capezzale dei malati non siamo
soliti chiamare profeti o indovini, ma medici. N quelli che vogliono imparare
a suonare la cetra o il flauto ne apprendono la tecnica degli arspici, ma dai
musicisti. 10 Lo stesso ragionamento vale per le lettere e per tutte le altre
materie che sono oggetto d'insegnamento. Credi forse che quelli che hanno fama
di essere indovini siano capaci di dire se il sole sia pi grande della terra
o tanto grande quanto lo vediamo, e se la luna risplenda di luce propria o
riflessa dal sole? quale movimento abbiano il sole e la luna? quali le cinque
stelle che chiamiamo erranti? Quegli stessi che son ritenuti indovini non
presumono di saper dire queste cose, n di pronunciarsi sulla verit o falsit
delle nozioni acquisite mediante figure geometriche: queste son cose di
pertinenza dei matematici, non dei profeti.
IV Quanto, poi, alle questioni filosofiche, ce n' forse qualcuna a cui
qualsiasi indovino sia solito dare una risposta, o per cui venga consultato
allo scopo di sapere che cosa sia bene, che cosa male, che cosa indifferente?
No, sono questioni proprie dei filosofi. 11 E ancora: c' qualcuno che
consulta un arspice su un dovere da compiere, quanto al modo di comportarsi
coi genitori, coi fratelli, con gli amici, di usare il proprio denaro, di
gestire una carica pubblica, di esercitare una funzione di comando? Per tali
problemi ci si rivolge ai saggi, non agl'indovini. E ancora: tra gli argomenti
che sono trattati dai dialettici o dai filosofi della natura - se vi sia un
mondo solo o pi, quali siano i primi principii dell'universo dai quali ogni
cosa deriva -, ce n' qualcuno che possa essere risolto mediante la
divinazione? No, la competenza in codeste cose spetta ai filosofi della
natura. Come, poi, tu possa confutare il sofisma del "mentitore", che in greco
chiamano pseudmenos, o come possa controbattere il sorte (che, se fosse
necessario, si potrebbe chiamare in latino "acervle"; ma non ce n' bisogno:
come la parola stessa "filosofia" e molte altre tratte dal greco, cos
"sorte"  un termine divenuto abbastanza usuale in latino), anche queste
cose, dunque, te le insegneranno i dialettici, non gli indovini. E poi? Quando
si discute sulla migliore, costituzione politica, su quali leggi e quali
usanze siano utili o inutili, si faranno venire dall'Etruria gli arspici, o
la decisione spetter a personaggi politici di alto grado e a uomini scelti,
esperti di scienza dello Stato? 12 Ch se non esiste alcuna capacit
divinatoria n riguardo alle cose sensibili, n a quelle di pertinenza delle
varie tecniche, n a quelle che sono argomento di discussione filosofica, n a
quelle che rientrano nell'ambito della politica, quale sia l'oggetto della
divinazione non lo capisco proprio affatto. Una delle due: o la divinazione
deve riguardare ogni cosa, o bisogna attribuirle un campo specifico di sua
competenza. Ma n la divinazione riguarda ogni cosa (il ragionamento ce lo ha
dimostrato), n si riesce a trovare un campo o un argomento di cui possiamo
assegnarle la giurisdizione.
V Sta attento, dunque, se per caso non esista divinazione alcuna. C' un
verso greco assai diffuso che, quanto al significato, dice cos: "Chi
preveder bene, lo chiamer il migliore indovino."
Dunque un indovino sar pi bravo di un navigatore nelle previsioni del
tempo, o diagnosticher una malattia con pi perspicacia di un medico, o
decider in anticipo il modo di condurre una guerra meglio di un comandante?
13 Ma ho notato, Quinto, che tu accortamente separi la divinazione sia
dalle previsioni che potrebbero dipendere dall'abilit e dall'intelligenza,
sia da tutto ci che si potrebbe percepire mediante la sensazione o qualche
tecnica particolare, e la definisci cos: la predizione e il presentimento di
quelle cose che sono dovute al caso. Ma, innanzi tutto, torni a imbatterti
nelle stesse difficolt: ch la previsione del medico, del navigante, del
comandante di eserciti riguarda appunto eventi casuali. Dunque un arspice o
un ugure o un vaticinante o uno che ha fatto un sogno sapr prevedere la
guarigione d'un ammalato, o la salvezza di una nave dal naufragio, o di un
esercito da un agguato, meglio di un medico, di un navigatore, di un
comandante? 14 Eppure tu dicevi che non appartiene alle prerogative del
divinatore nemmeno il prevedere, in base a certi indizi, l'imminenza dei venti
o delle piogge (e a questo proposito hai recitato, mostrando buona memoria,
alcuni brani dei miei Aratea),sebbene anche tali eventi siano casuali: si
avverano, difatti, per lo pi, non sempre. Qual , dunque, o in che campo si
esplica il presentimento degli eventi casuali, che tu chiami divinazione?
Tutto ci che si pu prevedere con la pratica o col ragionamento o con
l'esperienza o con l'ipotesi ritieni di doverlo attribuire non agli indovini,
ma agli esperti. Non rimane, quindi, alla divinazione nient'altro che la
profezia di quegli eventi fortuiti che non possono essere preveduti con alcuna
pratica o con alcuna scienza. Per esempio, se qualcuno avesse detto con molti
anni di anticipo che Marco Marcello, quegli che fu console per tre volte,
sarebbe perito in un naufragio avrebbe senza dubbio compiuto un atto di
divinazione: ch non lo avrebbe potuto sapere per mezzo di alcun'altra pratica
o scienza. La divinazione  dunque il presentimento di eventi di questo
genere, dipendenti solamente dalla sorte.
VI 15 Pu dunque esservi una previsione di quegli eventi riguardo ai
quali non c' nessuna ragione per cui debbano accadere? Che altro , in
realt, la sorte, la fortuna, il caso, l'accadimento, se non il capitare,
l'accadere di qualcosa che avrebbe anche potuto capitare e accadere
altrimenti? Ma in che modo, dunque, si pu presentire e predire quel che
avviene alla ventura, per cieco caso e per volubilit della sorte? 16 Il
medico prevede l'aggravarsi di una malattia seguendo il filo di un
ragionamento; e allo stesso modo il comandante prevede un agguato, il
navigatore le tempeste; eppure anch'essi, non di rado, si sbagliano, pur non
formandosi alcuna opinione senza una ragione ben precisa; cos come il
contadino, quando vede un olivo in fiore, ritiene che vedr anche i frutti,
non senza ragione; e tuttavia qualche volta si sbaglia. E se si sbagliano
coloro che nulla dicono senza aver fatto qualche ipotesi e qualche
ragionamento probabile, che cosa dobbiamo pensare delle profezie di quelli che
predicono il futuro in base alle viscere, agli uccelli, ai prodigi, agli
oracoli, ai sogni? Non voglio ancora dire quanto sia nullo il valore di questi
segni: delle fenditure nel fegato delle vittime, del canto d'un corvo, del
volo di un'aquila, del cader di una stella, delle grida degli invasati, delle
sorti, dei sogni. Di tutte queste singole cose parler a suo tempo; ora
discuto il problema in generale. 17 Come si pu prevedere che avverr
qualcosa che non ha alcuna causa n alcun sintomo che denoti il motivo per cui
avverr? Le eclissi di sole e di luna vengono predette con anticipo di molti
anni da coloro che con calcoli matematici prendono nota del moto degli astri:
essi predicono ci che la necessit delle leggi di natura attuer. In base al
movimento regolarissimo della luna, comprendono in quale momento essa,
trovandosi in opposizione al sole, entri nell'ombra della terra, che  un cono
di oscurit, sicch  inevitabile che essa scompaia alla nostra vista, e in
quale altro momento la luna medesima, passando sotto il sole e frapponendosi
tra esso e la terra, oscuri la luce del sole ai nostri occhi, e in quale
costellazione ciascuno dei pianeti si trover in ciascun tempo, e, in ciascun
giorno, quale sar il sorgere e il tramonto di una costellazione. Coloro che
prevedono tutti questi fenomeni, tu sai quali ragionamenti compiano.
VII 18 Ma quelli che predicono a qualcuno che scoprir un tesoro o che
avr un'eredit, quali indizi seguono? In quale legge di natura  insito che
ci avverr? E se anche questi eventi e gli altri dello stesso genere sono
soggetti a una necessit di natura, che cosa c', in fin dei conti, che si
debba credere che avvenga per caso o per mero giuoco della sorte? Nulla 
tanto contrario alla razionalit e alla regolarit quanto il caso, fino al
punto che mi sembra che nemmeno la divinit abbia il privilegio di sapere che
cosa accadr per caso e fortuitamente. Se, infatti, la divinit lo sa, il
fatto avverr certamente; ma se avverr certamente, il caso non esiste. Il
caso, invece, esiste; non  dunque possibile alcuna previsione di eventi
fortuiti. 19 Se poi neghi l'esistenza del caso, e dici che tutto ci che
avviene e che avverr  fatalmente determinato ab aeterno, devi mutare la tua
definizione della divinazione, che, a quanto dicevi,  il presentimento delle
cose fortuite. Se nulla pu avvenire, nulla capitare, nulla attuarsi tranne
ci che da tutta l'eternit  stato decretato che avverr in un dato tempo, a
che cosa si riduce il caso? E, tolto di mezzo il caso, quale spazio rimane
alla divinazione, che, tu l'hai detto,  il presentimento delle cose fortuite?
 vero che dicevi anche che tutte le cose che avvengono o avverranno sono
predeterminate dal destino. Certo, la parola stessa "destino"  una parola da
vecchierelle, piena di spirito superstizioso; tuttavia tra gli stoici si parla
spesso di codesto destino. Di esso discuteremo un'altra volta; ora limitiamoci
allo stretto necessario.
VIII 20 Se tutto avviene per decreto del fato, a che mi serve la
divinazione? Ci che l'indovino predice, avverr senza dubbio; sicch non so
nemmeno che valore abbia il fatto che un'aquila distolse il nostro amico
Deitaro dal proseguite un viaggio; se non fosse tornato indietro, tu dici,
avrebbe dovuto dormire in quella stanza che nella notte seguente croll, ed
egli sarebbe morto sotto le macerie. Ma se era destinato che ci accadesse,
non sarebbe sfuggito a quella sciagura; se non era destinato, non vi sarebbe
incorso. Quale aiuto, dunque, d la divinazione, quale avviso utile possono
darmi le sorti, le viscere, qualsiasi presagio? Se era destinato che nella
prima guerra punica le due flotte romane andassero perdute, l'una per un
naufragio, l'altra affondata dai cartaginesi, anche se i polli avessero dato
ai consoli Lucio Giunio e Publio Claudio l'auspicio pi favorevole di tutti,
le flotte sarebbero egualmente andate perdute. Se invece, qualora si fosse
obbedito agli auspicii, le flotte non sarebbero andate perdute, non  a causa
del fato che andarono perdute. Ma voi volete che tutto avvenga per decreto del
fato; e allora la divinazione non vale nulla. 21 E se era destinato che nella
seconda guerra punica l'esercito romano fosse distrutto presso il lago
Trasimeno, si sarebbe forse potuto evitare ci, qualora il console Flaminio
avesse dato retta a quei segni e a quegli auspicii che gli vietavano di
attaccar battaglia? Dunque o l'esercito and distrutto non per decreto del
fato (ch il fato non si pu mutare), o, se ci avvenne per fato (e voi dovete
certamente sostenere questa tesi), anche se Flaminio avesse obbedito agli
auspicii, la sciagura sarebbe egualmente accaduta. Dov', dunque, codesta
divinazione degli stoici? Se tutto accade per decreto del fato, essa non pu
in nessun modo consigliarci di essere pi prudenti: ch, in qualsiasi modo
avremo agito, accadr, ci nonostante, quel che deve accadere. Se invece il
corso degli eventi pu essere deviato, il. fato si riduce a nulla; e allora si
riduce a nulla anche la divinazione, poich riguarda gli eventi futuri; ma
nessun evento futuro accadr con certezza, se con qualche espiazione si pu
fare in modo che non accada.
IX 22 D'altronde, io credo che la conoscenza del futuro non ci sia
nemmeno utile. Che vita sarebbe stata quella di Priamo, se fin da giovane
avesse saputo che cosa gli sarebbe toccato da vecchio? Lasciamo da parte le
leggende, vediamo fatti pi vicini a noi. Nella Consolazione ho raccolto i pi
gravi casi di morte dei personaggi pi famosi della nostra patria. Ebbene,
omettiamo i pi antichi. Ma credi che a Marco Crasso sarebbe stato utile,
quando era al colmo della ricchezza e della fortuna, sapere che, dopo aver
assistito all'uccisione di suo figlio Publio e alla distruzione del suo
esercito, avrebbe dovuto egli stesso morire, al di l dell'Eufrate, con
ignominia e disonore? O ritieni che Gneo Pompeo si sarebbe allietato dei suoi
tre consolati, dei tre trionfi, della gloria acquistatasi con le pi grandi
imprese, se avesse saputo che, abbandonato da tutti in terra egiziana, sarebbe
stato trucidato dopo la disfatta del suo esercito, e che dopo la sua morte
sarebbero accadute cose che non riesco a rammentare senza piangere? 23 E
Cesare? Se mediante la divinazione avesse saputo che in quel senato che per la
maggior parte aveva riempito di suoi fedeli da lui nominati, nella curia di
Pompeo, proprio dinanzi alla statua di Pompeo, sotto gli occhi dei suoi
centurioni, sarebbe stato trucidato da eminentissimi cittadini, alcuni dei
quali egli stesso aveva colmato di onori d'ogni sorta, e sarebbe rimasto l al
suolo, senza che al suo corpo non si avvicinasse non solo nessuno dei suoi
amici, ma nemmeno dei suoi schiavi, - con quale angoscia avrebbe trascorso
tutta la vita? Dunque il non sapere i mali futuri  certamente pi utile che
il saperli. 24 Ch in nessun modo si pu dire, e meno che mai lo possono gli
stoici: "Pompeo non avrebbe preso le armi, Crasso non avrebbe attraversato
l'Eufrate, Cesare non avrebbe scatenato la guerra civile." Ci vorrebbe dire
che le loro morti non erano fissate dal fato. Ma voi sostenete che tutto
accade secondo il fato: a niente, dunque, sarebbe servita ad essi la
divinazione, e per di pi avrebbero perduto ogni gioia nella loro vita
anteriore alle disgrazie; che cosa, infatti, avrebbe potuto essere motivo di
letizia per essi, al pensiero di come sarebbero morti? Sicch, da qualunque
parte si rivolgano gli stoici,  inevitabile che tutta la loro abilit giaccia
sconfitta. Se ci che avverr potr avvenire in modi diversi, al caso bisogna
riconoscere la supremazia; ma ci che  casuale non pu esser saputo in
anticipo. Se invece  gi stabilito ci che avverr riguardo a ogni cosa in
ogni tempo, che sorta d'aiuto possono darmi gli arspici, <i quali>, dopo aver
detto che mi incombono eventi funestissimi, X 25 aggiungono, alla fine, che
tutto potr andar meglio se si compiranno riti di espiazione? Se nulla pu
accadere contro i decreti del fato, nulla pu essere alleviato con cerimonie
religiose. Lo ha inteso bene Omero, l dove ci mostra Giove che si lamenta di
non poter strappare alla morte suo figlio Sarpedonte contro i decreti del
fato. Uguale  il significato di quel verso greco che, quanto al significato,
dice: "Ci che  decretato dal destino  pi forte di Giove, il dio sommo."
Il destino in generale mi sembra che sia giustamente deriso anche da un
verso di un'Atellana; ma in faccende cos serie non  il caso di scherzare.
Concludiamo dunque la nostra argomentazione: se nessuno degli eventi che
accadono per caso pu essere previsto, poich non possono avvenire
sicuramente, non esiste alcuna divinazione; se invece gli eventi si possono
prevedere, perch sono certi e predestinati, ancora una volta non esiste
alcuna divinazione: l'hai detto tu, che la divinazione riguarda gli eventi
casuali.
26 Ma questa io la considero come la prima sortita del mio ragionamento,
come quella delle truppe armate alla leggera; ora veniamo ai ferri corti e
proviamo se ci riesce di attaccare alle ali la tua argomentazione.
XI Dicevi che vi sono due tipi di divinazione, l'uno artificiale, l'altro
naturale; che il tipo artificiale consiste in parte nell'interpretazione, in
parte nell'osservazione assidua; che il tipo naturale  quello che l'anima
afferra o riceve dal di fuori, dalla divinit, dalla quale tutte le nostre
anime attingono, ricevono, libano una parte. 1 generi di divinazione
artificiale li consideravi press'a poco questi: le predizioni degli scrutatori
di viscere e di quelli che interpretano il futuro dai fulmini e dai prodigi,
inoltre quelle degli uguri e di chi spiega segni e mina, e insomma collocavi
a un dipresso in questa categoria tutte le profezie fatte mediante
interpretazione 27 Il genere naturale, invece, opinavi che fosse prodotto e,
per cos dire, prorompesse o dall'esaltazione della mente o dall'anima
svincolata dai sensi e dalle preoccupazioni durante il sonno. Hai poi fatto
derivare la divinazione in generale da tre principii: dalla divinit, dal
fato, dalla natura. Ma, non riuscendo a spiegare nulla di tutto ci, ti sei
difeso adducendo una mirabile quantit di esempi immaginarii. Quanto a questo
modo di procedere, voglio anzitutto dirti che non ritengo degno di un filosofo
avvalersi di testimonianze che possono essere o vere per puro caso, o false e
inventate in mala fede. Con argomentazioni e con ragionamenti bisogna
dimostrare per qual motivo ciascuna cosa  quello che : non in base a meri
eventi, e soprattutto a eventi ai quali mi  lecito non prestar fede.
XII 28 Incominciamo dall'aruspicna, che io ritengo si debba osservare
per il bene dello Stato e della religione professata da tutti - ma qui siamo
soli, e possiamo ricercare la verit senza procurarci l'odio di alcuno, io
specialmente che dubito riguardo alla maggior parte delle cose -. Esaminiamo,
se sei d'accordo, innanzi tutto le viscere.  dunque possibile convincere
qualcuno che quei presagi, che, dicono, sono indicati dalle viscere, siano
stati appresi dagli arspici con assidua osservazione? Quanto assidua  stata
codesta osservazione? Per quanto tempo la si  potuta fare? O in che modo le
singole osservazioni furono confrontate tra l'uno e l'altro arspice, per
stabilire quale parte delle viscere fosse nemica, quale "familiare", quale
fenditura denotasse un pericolo, quale un beneficio? Forse gli arspici
etruschi, quelli di Elide, gli egizi, i cartaginesi confrontarono tra loro
queste osservazioni? Ma una cosa simile, a parte il fatto che non  potuta
accadere, non si pu nemmeno immaginare. Vediamo, infatti, che gli uni
interpretano gli indizi delle viscere in un modo, gli altri in un altro: non
esiste una dottrina comune a tutti. 29 E certamente, se nelle viscere c'
qualche potere che sia in grado di rivelarci il futuro, questo potere
dev'essere necessariamente collegato con la natura, o determinato in qualche
modo dalla volont degli di e da una forza divina . Ma con la natura, cos
immensa e splendida, che pervade tutto l'universo e ne regola tutti i
movimenti, che cosa pu avere in comune non dico il fiele di un pollo (eppure
non manca chi dice che i fegati dei polli forniscono i presagi pi
ingegnosi!), - ma il fegato o il cuore o il polmone di un toro ben pasciuto
che cos'ha di congiunto con la natura, s da poter indicare il futuro?'
XIII 30 Democrito, tuttavia, molto spiritosamente vuol prenderci in
giro, da filosofo della natura quale ; nulla di pi arrogante di questa
gente: "Nessuno bada a ci che ha davanti ai piedi; scrutano le plaghe del
cielo!"
E intanto, anche Democrito ritiene che l'aspetto e il colore delle
viscere ci indichino almeno la qualit di un pascolo e l'abbondanza o la
scarsit di un raccolto; crede anche che le viscere denotino la salubrit
dell'aria o il sopraggiungere di una pestilenza. Fortunato mortale, a cui, ne
sono sicuro, non manc mai la voglia di scherzare!  mai possibile che un tale
uomo si sia divertito a spacciare sciocchezze cos grosse, fino al punto da
non vedere che quella asserzione sarebbe stata verosimile soltanto se le
viscere di tutti gli animali avessero assunto contemporaneamente lo stesso
aspetto e lo stesso colore? Ma se nello stesso momento il fegato di un animale
 nitido e tondeggiante, quello di un altro  grinzoso e minuscolo, che cosa
si pu prevedere in base all'aspetto e al colore delle viscere? 31 O forse
questo modo di divinazione  analogo a quello di Ferecide da te ricordato, il
quale, avendo osservato un po' d'acqua attinta da un pozzo, disse che vi
sarebbe stato un terremoto?  ancora troppo poco sfacciato, credo, il
comportamento di quelli che, a terremoto gi avvenuto, osano dire quale forza
naturale lo abbia provocato; costoro prevedono addirittura un terremoto
futuro, in base al colore di una sorgente d'acqua perenne? Molte cose di
questo genere si insegnano nelle scuole, ma ti consiglierei di riflettere se
sia il caso di credere a tutte. 32 Ma ammettiamo pure che quelle asserzioni
di Democrito siano vere: quando mai noi investighiamo quelle cose mediante le
viscere? o quando abbiamo sentito dire che un presagio di quel genere sia
stato annunciato da un arspice dopo aver osservato le viscere? Essi
ammoniscono su pericoli derivanti dall'acqua o dal fuoco; predicono talvolta
delle eredit, talaltra dei dissesti finanziari; esaminano le fenditure
"familiari" e "vitali" delle viscere; osservano da ogni parte con la massima
attenzione la "testa" del fegato; se, poi, notano che essa  mancante,
ritengono che nulla possa accadere di pi nefasto.
XIV 33 Tutte queste cose non hanno potuto essere osservate con costanza,
come ho dimostrato sopra. Sono dunque ritrovati della tecnica, non
dell'antichit, se pure esiste una tecnica riguardante cose sconosciute. Con
la natura, poi, quale legame hanno? Anche ammettendo che la natura sia tutta
unita da un comune consenso e formi un tutto continuo (so che questa
concezione  gradita ai filosofi della natura, e specialmente a quelli che
hanno sostenuto l'unit di tutto l'essere), che connessione pu esserci tra il
mondo e il ritrovamento di un tesoro? Se l'esame delle viscere mi fa sperare
un aumento del mio patrimonio e ci avviene per effetto della natura, in primo
luogo quelle viscere sono connesse con tutto l'universo, in secondo luogo il
mio guadagno  incluso nella natura. Questi filosofi della natura non si
vergognano di dire cose simili? Anche se nella natura vi  una connessione di
tutte le parti, cosa che io sono disposto a riconoscere (gli stoici, in
effetti, hanno raccolto molti esempi a favore di questa tesi: dicono che i
fegatini dei topolini aumentano di volume nell'inverno; che il puleggio arido
fiorisce proprio nel giorno del solstizio d'inverno e che le vescichette si
gonfiano e si rompono, e che i semi delle mele, racchiusi nell'interno dei
frutti, si rivolgono verso direzioni opposte gli uni agli altri; che, inoltre,
se si pizzicano alcune corde della cetra, altre risuonano anch'esse; che alle
ostriche e a tutti i molluschi accade di ingrossarsi e di diminuire di volume
contemporaneamente al crescere e al calare della luna; che si ritiene adatta
per il taglio degli alberi la stagione invernale, nel periodo in cui la luna 
calante, perch il loro legno  allora ben secco; 34 e che dire ancora degli
stretti marini e delle maree, il cui flusso e riflusso  determinato dai moti
della luna? Si possono citare innumerevoli esempi da cui risulta l'affinit
naturale di cose distanti tra loro) - concediamo, dunque, tutto ci, ch non
ne risulta ostacolata la mia discussione; ma si pu forse anche sostenere che,
se una fenditura d'un certo tipo si nota in un fegato, ci  presagio di un
guadagno? In base a quale connessione naturale, a quale armonia e, per cos
dire, a quale consenso (che i greci chiamano symptheia) vi pu essere una
relazione fra una fenditura d'un fegato e un mio guadagnuccio, fra un mio
meschino lucro e il cielo, la terra, la natura tutta quanta?
XV E, se vuoi, ammettiamo anche questo, sebbene la mia causa risulter
assai indebolita quando avr concesso l'esistenza di una qualsiasi connessione
della natura con le viscere degli animali. 35 Ma anche dopo averla ammessa,
come mai, domando, cpita che un tale, volendo ottenere un auspicio
favorevole, sacrifichi un animale adatto al suo scopo? Questa era la
difficolt che io credevo insuperabile. E invece, con quale allegra
disinvoltura viene superata! Mi vergogno non per te (anzi ammiro la tua
capacit di ricordare tutte queste dottrine), ma per Crisippo, Antpatro,
Posidonio, i quali dicono precisamente quel che hai detto tu: una forza
cosciente e divina, diffusa per tutto l'universo, ci guida nella scelta della
vittima! Ma ancor pi bella  l'idea che tu hai esposto e che viene enunciata
da quei filosofi: quando uno sta per eseguire il sacrificio, proprio allora
avviene un mutamento delle viscere, di modo che qualche parte di esse scompare
o si aggiunge: ch tutto obbedisce al volere degli di. 36 Queste, crdimi,
son cose a cui non prestan fede pi nemmeno le vecchierelle. Pensi davvero che
il medesimo vitello, se lo sceglier un tale, lo trover privo della "testa"
del fegato; se lo sceglier un altro, lo trover col fegato tutto intero?
Questa scomparsa o questa aggiunta della testa del fegato pu avvenire
repentinamente, in modo che le viscere si prestino ad assecondare la buona
sorte del sacrificatore? Non vi accorgete che nella scelta delle vittime entra
in giuoco un fattore casuale, tanto pi che i fatti stessi lo dimostrano?
Difatti, quando si sono trovate delle viscere estremamente malauguranti, senza
la testa del fegato (niente di pi infausto, dicono), la vittima che viene
sacrificata subito dopo presenta indizi ottimi. E allora, dove sono andati a
finire i presagi minacciosi delle viscere precedenti? O come mai,
all'improvviso, gli di si sono cos interamente placati?
XVI Ma tu dici che tra le viscere di un toro ben pasciuto, quando Cesare
lo immol, non si rinvenne il cuore; e siccome sarebbe stato impossibile che,
prima del sacrificio, quell'animale fosse vissuto privo del cuore, bisogna, a
tuo avviso, ritenere che il cuore scomparve nel momento stesso in cui il toro
veniva sacrifcato. 37 Come mai tu capisci una delle due cose, cio che un
bovino non avrebbe potuto vivere senza avere il cuore, ma non comprendi
l'altra, che il cuore non avrebbe potuto tutt'a un tratto volar via non so
dove? Io potrei o non sapere qual  la funzione vitale del cuore, o supporre
che il cuore del bove, rimpiccolito da qualche malattia, fosse esile,
minuscolo, flaccido, non pi simile a un cuore normale; ma tu che motivi hai
di credere che, se poco prima il cuore c'era nel corpo di un toro ben
pasciuto, all'improvviso sia venuto meno, proprio mentre immolavano la bestia?
Forse, avendo visto Cesare che, uscito di senno, aveva indossato una veste
purpurea, il toro rimase anch'esso privo di cuore? Credi a me, voi abbandonate
al nemico la capitale della filosofia, mentre perdete il tempo a difendere
qualche piccolo fortilizio: ostinandovi a sostenere la verit dell'aruspicina,
sovvertite tutta la fisiologia. Nel fegato c' la "testa", tra le viscere c'
il cuore: ecco, scomparir all'improvviso, appena avrai cosparso la vittima di
farro e di vino; un dio lo sottrarr, una forza misteriosa lo consumer o lo
divorer. Non sar dunque la natura quella che regoler la morte e la nascita
di tutti gli esseri, ma ci sar qualcosa che o sorger dal nulla o cadr
improvvisamente nel nulla. Quale filosofo della natura ha mai detto questo? Lo
dicono gli arspici: a costoro, dunque, credi che si debba prestar fede pi
che ai filosofi della natura?
XVII 38 E ancora: quando si fa un sacrificio in onore di pi di, come
mai pu accadere che per alcuni il sacrificio riesca propizio, per altri no? E
cos' questa volubilit degli di, tale da minacciarci con le viscere del
primo sacrificio, da farci sperar bene con quelle del secondo? O c' fra loro
tanta discordia, spesso anche tra divinit imparentate, s che le viscere
delle bestie immolate ad Apollo risultano gradite, quelle a Diana sgradite?
Che cosa pu essere cos evidente come il fatto che, essendo scelte a caso le
vittime condotte al sacrifizio, le viscere saranno per ciascun sacrificante
tali quale sar la vittima che gli capiter? "Ma," tu risponderai, "il fatto
stesso che a ciascuno tocchi una determinata vittima ha in s qualcosa di
profetico, come, a proposito delle sorti, il fatto che a ciascuno ne cpiti
una determinata." Delle sorti parleremo in seguito, anche se, in verit, tu
non rafforzi la causa dei sacrifici con l'analogia delle sorti, ma svaluti le
sorti paragonandole ai sacrifici. 39 O forse, se ho mandato a prendere
all'Equimelio un agnello da immolare, mi vien portato proprio quell'agnello
che ha le viscere adatte al mio proposito, e lo schiavo che ho mandato 
attratto verso quell'agnello non dal caso, ma da una divinit che lo guida?
Ch se tu mi dici che anche in questa circostanza il caso  una specie di
sorte collegata con la volont degli di, mi dispiace che i nostri stoici
abbiano offerto agli epicurei una cos ampia possibilit di prenderli in giro;
sai certamente quanto gli epicurei deridano codeste teorie. 40 E certo essi
possono farlo con pi facilit degli altri: giacch Epicuro si  divertito a
immaginare gli di trasparenti e attraversabili dai soffi d'aria e abitanti
tra due mondi, come "tra i due boschi", per paura che uno dei mondi crolli
loro addosso; e dice che hanno le stesse nostre membra, ma senza alcuna
occasione di usarle. Egli perci, togliendo di mezzo gli di con una sorta di
raggiro, coerentemente non esita a toglier di mezzo anche la divinazione; ma
se egli  d'accordo con se stesso, non lo sono altrettanto gli stoici. La
divinit di Epicuro, non avendo niente da fare n per se stessa n per gli
altri, non pu concedere agli uomini la divinazione. La vostra divinit,
invece, pu non concederla, senza per questo rinunciare a governare il mondo e
a prendersi cura degli uomini. 41 Perch, dunque, vi intricate in quei
cavilli, che non sarete mai capaci di risolvere? Quando vogliono sbrigarsela
pi in fretta, gli stoici argomentano cos: "se gli di esistono, esiste la
divinazione; ma gli di esistono; dunque esiste la divinazione". Senonch
riesce molto pi convincente il dire: "ma non esiste la divinazione; dunque
non esistono gli di". Guarda con quale avventatezza si espongono al pericolo
che, se la divinazione si riduce a nulla, si riducano a nulla anche gli di.
Ch la divinazione si elimina con tutta facilit, mentre l'esistenza degli di
dev'essere tenuta ferma.
XVIII 42 E quando si sia eliminata questa divinazione degli scrutatori
di viscere,  eliminata tutta l'aruspicna. Vengono poi i prodigi e i fulmini
o i lampi. Quanto a questi si fa valere l'osservazione assidua, quanto ai
prodigi si usa per lo pi la previsione basata sul ragionamento. Che
osservazioni, dunque, si sono fatte riguardo ai fulmini e ai lampi? Gli
etruschi divisero il cielo in sedici parti. Fu cosa facile raddoppiare le
quattro parti a cui noi ci atteniamo, poi eseguire un ulteriore
raddoppiamento, in modo da poter dire, sulla base di questa ripartizione, da
quale parte venisse il fulmine. Ma, in primo luogo, che cosa importa ci? e in
secondo luogo, che cosa significa? Non  evidente che in seguito alla
meraviglia degli uomini primitivi, poich temevano i tuoni e il precipitare
dei fulmini, sorse in loro la credenza che ne fosse autore Giove, assoluto
dominatore di tutto l'universo? Perci nei nostri libri si trova scritto:
"Quando Giove tuona e fulmina,  contrario alle leggi divine tenere i comizi."
43 Forse ci fu stabilito nell'interesse dello Stato, poich i nostri antenati
vollero avere dei pretesti per non tenere i comizi. Quindi solo per i comizi
il fulmine  un segno sfavorevole: per tutto il resto lo consideriamo un
ottimo auspicio, se  caduto a sinistra. Ma degli auspicii parleremo in
seguito; ora proseguiamo sui fulmini e sui lampi.
XIX Che cosa, dunque, gli studiosi della natura hanno il dovere di
astenersi soprattutto dal dire, se non questa, che fenomeni certi siano
preannunciati da segni incerti? Non credo, infatti, che tu sia capace di
credere che i Ciclopi foggiarono il fulmine per Giove nei recessi dell'Etna:
44 sarebbe davvero strano che Giove lo scagliasse tante volte, avendone a
disposizione uno solo; n egli potrebbe, mediante i fulmini, ammonire gli
uomini su ci che devono fare o non fare. Gli stoici affermano che quelle
esalazioni della terra che sono fredde, quando incominciano a fluire,
costituiscono i venti; quando poi penetrano in una nube e incominciano a
scindere e a squarciare le sue parti meno dense, e fanno ci con particolare
frequenza e violenza, allora ecco che sorgono i lampi e i tuoni; se, poi, un
fuoco prodotto dal cozzo delle nubi si sprigiona, ecco il fulmine. Dunque da
ci che vediamo prodursi per forza di natura, senza alcuna regolarit, in
nessun tempo determinato, ricaveremo un presagio di necessari avvenimenti
futuri? Sta a vedere che, se Giove volesse dare simili preannunci,
scaglierebbe inutilmente tanti fulmini! 45 Che cosa ottiene quando scaglia un
fulmine in alto mare? O su monti altissimi, ci che avviene molto spesso? O in
sterminati deserti? O nelle terre abitate da quei popoli che non osservano
nemmeno questi presagi?
XX "Ma la testa di quella statua fu rinvenuta nel Tevere." Come se io
negassi che codesti osservatori di fulmini abbiano una qualche perizia!  la
divinazione che io nego. La ripartizione in zone del cielo, a cui ho accennato
sopra, e l'esame di determinati fatti permettono di capire donde un fulmine
sia provenuto, dove sia andato a finire; quale significato profetico abbia,
per, nessuna dottrina sa spiegarcelo. Ma tu mi vuoi mettere alle strette coi
miei versi: "Ch il Padre altitonante, ergendosi sull'Olimpo stellato, colp
col fulmine il colle una volta a lui caro e il suo tempio, e appicc il fuoco
alla sua dimora sul Campidoglio."
Allora la statua di Natta, allora le immagini degli di e Romolo e Remo
con la belva che li allatt precipitarono colpiti dall'impeto del fulmine, e
riguardo a questi fatti furono pronunciati dagli arspici responsi
esattissimi. 46 Un fatto straordinario fu anche quello, che proprio quando
avvenne la denuncia della congiura in senato, la statua di Giove fu collocata
in Campidoglio, due anni dopo che era stata commissionata. "Tu dunque avrai il
coraggio" cos dicevi in polemica con me "di difendere codesta tua causa
contro quello che hai fatto e che hai scritto?" Sei mio fratello; per questo
ti devo rispettare. Ma in questo caso che cosa, insomma, ti ferisce? La realt
delle cose, che  quella che ho detto, o io, che voglio che la verit sia
dimostrata? Io, a ogni modo, non dico niente contro di te: chiedo conto a te
di tutta l'aruspicina. Ma tu ti sei rifugiato in un magnifico nascondiglio:
siccome capivi che saresti stato incalzato da presso quando io ti avessi
chiesto le cause di ciascun tipo di divinazione, hai detto e ridetto che,
poich vedevi i fatti, non ti curavi di indagare la causa e il procedimento
razionale; che l'importante era l'accaduto, non il perch dell'accaduto; come
se io ammettessi che queste cose accadono, o come se fosse degno d'un filosofo
non ricercare la causa per cui ogni singolo fenomeno avviene! 47 E a questo
proposito hai recitato dei passi dei miei Prognostici e hai menzionato certe
specie di erbe, la scammonia e la radice dell'aristolochia, delle quali
constatavi l'effetto e il potere medicinale, pur ignorandone la causa.
XXI Ma la differenza  totale. Le cause dei pronostici le hanno indagate
lo stoico Boeto, da te rammentato, e anche il nostro Posidonio; e anche se le
cause di questi fatti non si fossero rintracciate, i fatti in quanto tali si
sono potuti osservare e registrare. Ma gli episodi della statua di Natta o
delle tavole delle Leggi colpite dal fulmine che cos'hanno che sia stato
osservato pi volte e da gran tempo? "I Pinarii Natta sono nobili: dalla
nobilt, dunque, veniva il pericolo." Davvero ingegnoso questo presagio
escogitato da Giove! "Romolo ancora lattante fu colpito dal fulmine: questo 
dunque un presagio del pericolo che correva quella citt che da lui fu
fondata." Con quanta abilit Giove ci avverte mediante simili indizi! "Ma la
statua di Giove veniva collocata nello stesso tempo in cui veniva denunciata
la congiura." E tu, s'intende, preferisci credere che ci sia accaduto per
volont degli di anzich per caso; e l'appaltatore che aveva ricevuto da
Cotta e da Torquato l'incarico di erigere quella colonna, non fu pi lento del
previsto per pigrizia o per mancanza di denaro, ma fu fatto indugiare dagli
di immortali fino a quel preciso momento! 48 Non mi manca del tutto la
speranza che cose di questo genere siano vere; ma non ne so nulla e voglio una
dimostrazione da te. Siccome mi sembrava che per puro caso alcuni fatti
fossero avvenuti cos com'erano stati predetti dagl'indovini, tu hai parlato a
lungo del caso, e hai detto, per esempio, che si pu ottenere il "colpo di
Venere" lanciando a caso quattro dadi, ma, su quattrocento lanci, non pu
capitare cento volte quel colpo. Innanzi tutto non saprei perch ci sia
impossibile, ma su questo non mi soffermo a discutere, poich hai una
collezione di esempi simili. Puoi citare i colori schizzati a caso, il grifo
della scrofa, tante altre cose. Dici che Carneade ricorre anch'egli al caso
quanto alla testa del piccolo Pan: come se ci non sia potuto davvero accadere
per caso, e sia necessario che in ogni blocco di marmo non siano ascose
perfino teste degne di un Prassitele! Quelle sculture, difatti, si eseguono
anch'esse per detrazione di pezzi di marmo, e nemmeno un Prassitele vi
aggiunge alcunch; ma quando molto materiale  stato eliminato dallo scalpello
e si  arrivati ai lineamenti di un volto, allora si pu capire che quella
statua, ormai perfettamente levigata, si trovava dentro il blocco. 49 Dunque
qualcosa del genere pu essere avvenuto anche spontaneamente nelle cave di
pietra di Chio. Ma ammettiamo pure che questo sia un esempio inventato: non
hai mai visto nubi che avevano assunto le forme di leoni o di Ippocentauri?
Dunque pu accadere ci che poco fa negavi: che il caso imiti la realt.
XXII Ma poich abbiamo discusso a sufficienza quanto alle viscere e ai
lampi, per portare a termine la trattazione di tutta l'aruspicna rimangono i
prodigi. Hai rammentato il parto di una mula.  un fatto straordinario, perch
non accade spesso; ma se non fosse potuto accadere, non sarebbe accaduto. E
questo argomento valga contro tutti i prodigi: ci che non sarebbe potuto
accadere non  mai accaduto; se invece  potuto accadere, non c' motivo di
stupirsi. L'ignoranza delle cause produce meraviglia dinanzi a un fatto nuovo;
se la medesima ignoranza riguarda fatti consueti, non ci meravigliamo. Colui
che si meraviglia che una mula abbia partorito, ignora egualmente in che modo
partorisca una cavalla e, in generale, quale processo naturale produca il
parto di qualsiasi essere vivente. Ma siccome vede che questi fatti avvengono
di frequente, non si meraviglia, pur non sapendone il perch; se invece
avviene una cosa che egli non ha ancora visto, ritiene che sia un prodigio. Il
prodigio si  dunque verificato quando la mula ha concepito, o quando ha
partorito? 50 Il concepimento potrebb'essere contro natura, forse; ma il
parto  pressoch necessario.
XXIII Ma a che scopo dilungarci? Vediamo l'origine dell'aruspicna; cos
giudicheremo nel modo pi facile quale autorit essa abbia. Si dice che un
contadino, mentre arava la terra nel territorio di Tarquinia, fece un solco
pi profondo del solito; da esso balz su all'improvviso, un certo Tagete e
rivolse la parola all'aratore. Questo Tagete, a quanto si legge nei libri
degli etruschi, aveva l'aspetto di un bambino, ma il senno di un vecchio.
Essendo rimasto stupito da questa apparizione il contadino, e avendo levato un
alto grido di meraviglia, accorse molta gente, e in poco tempo tutta l'Etruria
si radun col. Allora Tagete parl a lungo dinanzi alla folla degli
ascoltatori, i quali stettero a sentire con attenzione tutte le sue parole e
le misero poi per iscritto. L'intero suo discorso fu quello in cui era
contenuta la scienza dell'aruspicna; essa poi si accrebbe con la conoscenza
di altre cose che furono ricondotte a quegli stessi principi. Ci abbiamo
appreso dagli etruschi stessi, quegli scritti essi conservano, quelli
considerano come la fonte della loro dottrina. 51 C' dunque bisogno di
Carneade per confutare cose del genere? O c' bisogno di Epicuro? Pu esserci
qualcuno tanto insensato da credere che un essere vivente, non saprei dire se
dio o uomo, sia stato tratto di sotterra da un aratro? Se devo considerarlo un
dio, perch, contro la natura degli di, si era nascosto sotterra, s da veder
la luce solo quando fu messo allo scoperto da un aratro? Non poteva, essendo
un dio, esporre agli uomini la sua dottrina dall'alto? Se, d'altra parte, quel
Tagete era un uomo, come pot vivere soffocato dalla terra? Da chi, inoltre,
pot aver appreso egli stesso ci che andava insegnando agli altri? Ma sono io
pi sciocco di quelli che credono a queste cose, io che perdo tanto tempo a
discutere contro di loro!
XXIV  molto spiritoso quel vecchio motto di Catone, il quale diceva di
meravigliarsi che un arspice non si mettesse a ridere quando vedeva un altro
arspice. 52 Quante delle cose predette da costoro si sono verificate? E se
qualche evento si  verificato, quali prove si possono addurre contro
l'eventualit che ci sia accaduto per caso? Il re Prusia, quando Annibale,
esule presso di lui, lo esortava a far guerra a oltranza, diceva di non
volersi arrischiare, perch l'esame delle viscere lo dissuadeva. "Dici sul
serio?" esclam Annibale; "preferisci dar retta a un pezzetto di carne di
vitella che a un vecchio condottiero?" E Cesare stesso, dissuaso dal sommo
arspice dall'imbarcarsi per l'Africa prima del solstizio d'inverno, non
s'imbarc egualmente? Se non l'avesse fatto, tutte le truppe dei suoi
avversari avrebbero avuto il tempo di concentrarsi in un solo luogo. Devo
mettermi a fare l'elenco (e potrei fare un elenco davvero interminabile) dei
responsi degli aruspici che non hanno avuto alcun effetto o lo hanno avuto
contrario alle previsioni? 53 In quest'ultima guerra civile, quante
predizioni, per gli di immortali!, ci delusero! Quali responsi di arspici ci
furono trasmessi da Roma in Grecia! Quali cose furono predette a Pompeo! E in
verit egli credeva moltissimo alle viscere e ai prodigi. Non ho voglia di
rammentare queste cose, e non ce n' bisogno, meno che mai a te, che eri
presente; vedi bene, tuttavia, che quasi tutto  accaduto al contrario di quel
che ci era stato predetto. Ma di ci non parliamo pi; ritorniamo ai prodigi.
XXV 54 Molti versi hai recitato, scritti da me, riguardanti l'anno del
mio consolato; molte cose avvenute prima della guerra mrsica, riferite da
Sisenna, hai rammentato; molte altre, narrate da Callistene, hai citato, che
sarebbero accadute prima della sconfitta subta dagli spartani a Leuttra. Di
questi singoli fatti dir qualcosa in seguito, entro i limiti che mi
sembreranno opportuni; ma bisogna discutere anche la questione nel suo
insieme. Che cos' codesta indicazione e, direi, codesta minaccia di sventure,
inviata dagli di? E che cosa vogliono gli di immortali, innanzi tutto col
mandarci dei segni che non possiamo capire senza interpreti, in secondo luogo
col predirci sventure che non possiamo evitare? Ma questo non lo fanno neppure
gli uomini onesti, di preannunciare agli amici sciagure incombenti alle quali
essi non possono sfuggire in alcun modo; per esempio i medici, pur
rendendosene conto spesso, tuttavia non dicono mai agli ammalati che la loro
malattia li condurr certamente a morte: ch ogni predizione di un pericolo
grave  da approvarsi soltanto quando alla predizione si aggiunge
l'indicazione dei mezzi per poter guarire. 55 Che giovamento arrecarono i
prodigi e i loro interpreti agli spartani in quei tempi remoti, ai nostri poco
tempo addietro? Se dobbiamo ritenerli segnali divini, perch erano cos
oscuri? Se erano mandati dagli di perch comprendessimo che cosa sarebbe
successo, bisognava che le predizioni fossero chiare; oppure, se gli di non
volevano che noi sapessimo, non dovevano mandarci nessun segno, nemmeno
occulto.
XXVI E in effetti ogni interpretazione, sulla quale la divinazione si
basa, spesso dalle diverse mentalit degli uomini  trascinata in direzioni
diverse o addirittura opposte. Come nei processi una  l'interpretazione
dell'accusatore, un'altra quella del difensore, e nondimeno entrambe sono
plausibili, cos in tutti gli argomenti che sembra si debbano investigare
mediante interpretazioni congetturali si nota la possibilit di discorsi dal
significato ambiguo.
D'altra parte, di fronte a eventi prodotti talvolta dalla natura,
talaltra dal caso (e spesso anche la somiglianza tra effetti della natura e
del caso  fonte di errore), rivela una grande stoltezza chi li attribuisce
all'azione degli di, senza ricercarne le cause. 56 Tu credi che a Lebadia
gl'indovini della Beozia abbiano compreso, in base al canto dei galli, che la
vittoria sarebbe spettata ai tebani, perch i galli son soliti tacere quando
sono vinti, cantare quando sono vincitori. Dunque a una citt di quella fatta
Giove avrebbe dato il segnale della vittoria servendosi di miserabili galline?
O forse quegli uccelli non sogliono cantare se non in caso di vittoria? "Ma in
quel caso cantavano, eppure non avevano ancora vinto: in questo," tu dirai,
"consiste il prodigio." Gran prodigio davvero, come se avessero cantato non i
galli, ma i pesci! E qual tempo c' in cui i galli non cantino, sia di notte
sia di giorno? Se, quando sono vincitori, si sentono spinti a cantare per una
sorta di gioiosa eccitazione, avrebbe potuto accadere lo stesso anche per un
altro motivo di allegrezza, che li incitasse al canto. 57 Democrito spiega
con parole molto appropriate la ragione per cui i galli cantano prima dello
spuntare dell'alba: una volta che il cibo sia stato smaltito dallo stomaco e
distribuito per tutto il corpo e assimilato, essi cantano dopo aver raggiunto
un riposo ristoratore. Nel silenzio della notte, come dice Ennio, "cantano di
gioia con le rosse gole e starnazzano battendo le ali". Poich, dunque, questa
specie di animali  tanto canora per istinto, come  venuto in mente a
Callistene di dire che gli di hanno fatto cantare i galli come segno
profetico, dal momento che la natura o il caso avrebbero potuto ottenere
quello stesso effetto?
XXVII 58 Fu riferito al senato che era piovuto sangue, che anche le
acque del fiume Atrato si erano tinte di sangue, che le statue degli di
avevano sudato. Ritieni che Talete o Anassagora o qualsiasi altro filosofo
della natura avrebbe prestato fede a simili notizie? Non c' n sangue n
sudore che non fuoriesca da un corpo vivente. Ma un mutamento di colore,
provocato da qualche commistione con terra, pu render l'acqua estremamente
simile a sangue; e l'umidit proveniente dall'esterno, come vediamo sugli
intonachi dei muri quando soffia lo scirocco, pu rassomigliare al sudore.
Questi fatti, del resto, appaiono pi numerosi e pi gravi in tempo di guerra,
quando c' uno stato di paura; in tempo di pace non ci si bada altrettanto. Si
aggiunga anche un'altra cosa: in momenti di terrore e di pericolo non solo ci
si crede con pi facilit, ma si inventano pi impunemente. 59 Ma noi siamo
cos leggeri e sconsiderati che, se i topi han rosicchiato qualcosa (e questo
 l'unico lavoro al quale si dedicano!), lo consideriamo un prodigio. Prima
della guerra mrsica, siccome i topi, come hai rammentato, avevano rosicchiato
degli scudi a Lanuvio, gli arspici dissero che questo era un prodigio dei pi
terribili: come se ci fosse qualche differenza a seconda che i topi, i quali
giorno e notte rodono qualcosa, avessero rosicchiato degli scudi o degli
stacci! Se ci mettiamo per questa strada, dovrei disperare delle sorti dello
Stato per il fatto che, poco tempo fa, i topi hanno rosicchiato in casa mia la
Repubblica di Platone, oppure, se mi avessero rosicchiato il libro di Epicuro
Sul piacere, avrei dovuto prevedere che al mercato i prezzi sarebbero
rincarati.
XXVIII 60 O ci spaventeremo se talvolta ci dicono che qualche creatura
mostruosa  nata da un animale o da un essere umano? Di tutti questi fenomeni
(non voglio dilungarmi troppo) una sola  la spiegazione. Tutto ci che nasce,
di qualunque genere sia, ha necessariamente origine dalla natura, di modo che,
anche se risulta inconsueto, non pu tuttavia essere sorto al di fuori della
natura. Ricercane dunque la causa, se ci riuscirai, in qualcosa di insolito e
di strano; se non ne troverai alcuna, tieni per fermo in ogni caso che nulla
pu avvenire senza causa, e scaccia via dal tuo animo, senza ricorrere al
soprannaturale, quel terrore che ti avr arrecato la stranezza del fatto. Cos
n i boati sotterranei n il fendersi della volta celeste n la pioggia di
pietre o di sangue n una stella cadente n l'apparire di fiamme nel cielo ti
spaventeranno. 61 Se io chiedessi a Crisippo le cause di tutti questi
fenomeni, anche lui, quel famoso sostenitore della divinazione, non direbbe
mai che sono avvenuti a caso, e di tutti indicherebbe una causa naturale.
Nulla, infatti, pu avvenire senza causa; n avviene cosa alcuna che non possa
avvenire; n, se  avvenuto ci che poteva avvenire, si pu considerarlo un
prodigio; dunque non esistono prodigi. Ch se si deve considerare come un
prodigio ci che avviene di rado, un uomo saggio  un prodigio: credo, in
effetti, che una mula abbia partorito pi spesso di quanto sia esistito un
uomo saggio. Si compie, dunque, questa argomentazione: n ci che non pu
essere esistito  giammai esistito, n ci che pu essere esistito  un
prodigio: pertanto, non esiste alcun prodigio. 62 Una risposta di questo
genere si dice che la desse, con molta arguzia, un interprete di prodigi a un
tale che gli aveva riferito, come se si trattasse di un prodigio, che in casa
sua un serpente si era avvolto intorno alla sbarra di chiusura d'una porta:
"Sarebbe stato un prodigio se la sbarra si fosse attorcigliata intorno al
serpente!" Con questa risposta fece intendere chiaramente che nulla, che possa
accadere, dev'essere considerato un prodigio.
XXIX Gaio Gracco scrisse a Marco Pomponio che suo padre aveva chiamato
gli arspici perch in casa sua erano stati presi due serpenti. Come mai tanto
trambusto per dei serpenti e non per delle lucertole, per dei topi? Perch
questi sono animali che cpita di vedere tutti i giorni, i serpenti no. Come
se, dal momento che un evento pu accadere, abbia importanza il considerare
quanto spesso accada! Ma io non capisco una cosa: se il lasciare andar via il
serpente femmina era causa di morte per Tiberio Gracco padre, il lasciare
andar via il maschio era invece letale per Cornelia, perch egli lasci andar
via uno dei due serpenti? Per quel che scrive Gaio Gracco, gli arspici non
dissero affatto che cosa sarebbe avvenuto se nessuno dei due animali fosse
stato lasciato andare. "Ma" tu dirai, "sta di fatto che sbito dopo avvenne la
morte del vecchio Gracco." Mor, credo, a causa di qualche malattia
particolarmente grave, non per aver lasciato andar via un serpente; poich gli
arspici non sono sfortunati fino al punto che non possa accadere nemmeno una
volta per caso ci che essi hanno predetto.
XXX 63 Di quest'altra cosa, s, mi meraviglierei, se ci credessi, cio
del fatto che, come hai ricordato, Calcante, secondo Omero, predisse il numero
degli anni della guerra di Troia in base al numero dei passeri. Su quella sua
profezia cos parla Agamennone in Omero (te ne do la traduzione che ho fatto
in un momento di riposo):
"Non cedete, o guerrieri, e sopportate con coraggio i duri travagli, in
modo che possiamo sapere se le profezie del nostro indovino Calcante abbiano
una fonte d'ispirazione veridica o siano invece vane. Ch tutti quelli che non
hanno abbandonato la luce per un funesto destino serbano bene nella memoria
quel portento. Appena Aulide si era ricoperta di navi argoliche, che recavano
rovina e sterminio a Priamo e a Troia, noi, mentre vicino a gelide acque ci
propiziavamo la volont degli di col sacrificio di tori dalle corna dorate
sulle are fumanti, al riparo di un platano ombroso, donde sgorgava una
sorgente d'acqua, vedemmo un drago dall'aspetto feroce e dalle spire
gigantesche, come se per volere di Giove uscisse da sotto l'ara. Esso gherm
degli uccellini nascosti da fitte foglie, su un ramo del platano; mentre ne
divorava otto, il nono - la madre degli altri - volava l sopra con tremule
strida; e anche a lei la belva dilani le viscere con un orrendo morso. 64
Quando poi ebbe ucciso gli uccellini cos teneri e la loro madre, lo stesso
padre Saturnio che lo aveva fatto uscire alla luce, lo nascose alla nostra
vista e lo irrigid ricoprendolo di una dura scorza di pietra della stessa sua
forma. Noi, paralizzati dal terrore, avevamo visto l'immane mostro aggirarsi
frammezzo alle are degli di. Allora Calcante disse con voce fiduciosa: 'Come
mai, o achivi, siete rimasti d'un tratto intorpiditi dal terrore? Il creatore
stesso degli di ci ha mandato questo prodigio, lento ad avverarsi e di esito
tardivo fin troppo, ma segno di fama e di gloria perenne. Giacch, per quanti
uccelli voi avete visti uccisi dall'orribile dente, per altrettanti anni di
guerra noi soffriremo sotto le mura di Troia; nel decimo anno essa cadr e
pagando il fio sazier gli achivi'. Queste cose disse Calcante; vedete che
ormai sono prossime a compiersi."
65 Ma che sorta di augurio  questo, che dal numero dei passeri deduce
per l'appunto il numero degli anni piuttosto che quello dei mesi o dei giorni?
E perch basa la sua profezia sui passerotti, che non costituivano nulla di
prodigioso, mentre non fa parola del drago, il quale, cosa che non pot
accadere, divenne, a quanto si legge, di pietra? E infine, che analogia c'
tra un passero e un susseguirsi di anni? Giacch, quanto a quel serpente che
apparve a Silla mentre compiva un sacrificio, mi ricordo di tutt'e due le
cose: l'una, che Silla, in procinto di iniziare la spedizione militare, fece
un sacrificio, e un serpente sbuc da sotto l'altare; l'altra, che in quello
stesso giorno fu riportata una brillante vittoria, per l'accortezza non
dell'arspice, ma del comandante.
XXXI 66 Questi tipi di prodigi non hanno niente di strano. Una volta
accaduti gli eventi, vengono utilizzati come profezia mediante qualche
interpretazione, sicch quei chicchi di grano ammucchiati in bocca a Mida, o
le api che, come hai detto, si posarono sulle labbra di Platone bambino, non
sono prodigi, ma piuttosto oggetto di previsione felicemente riuscita. Del
resto, fatti simili possono essere di per s falsi, oppure le predizioni che
se ne trassero possono essersi verificate per caso. Anche quanto a Roscio pu
essere falso che sia stato avvolto nelle spire di un serpente, ma che nella
sua culla vi fosse un serpente non  tanto strano, specialmente nel Solonio,
dove i serpenti sogliono radunarsi presso il focolare, come noi al mercato.
Quanto, poi, al responso degli arspici - che non vi sarebbe stato nessuno pi
famoso, nessuno pi insigne di lui - mi meraviglio che gli di immortali
abbiano predetto la gloria a un futuro attore, non l'abbiano minimamente
predetta a Scipione l'Africano. 67 Hai anche enumerato i prodigi riguardanti
Flaminio. Che egli e il suo cavallo siano caduti tutt'a un tratto, non 
davvero un gran miracolo. Quanto al fatto che l'insegna del primo manipolo di
astati non pot essere divelta da terra, pu darsi che il portatore
dell'insegna desse prova di una certa timidezza nel divellerla, mentre l'aveva
infissa di buona lena! Quanto al cavallo di Dionisio, c'era tanto da
meravigliarsi per il fatto che emerse dal fiume e che delle api si posarono
sulla sua criniera? Ma siccome poco dopo divenne re, ci che era accaduto per
caso assunse il valore d'un prodigio. "Ma," dirai ancora, "agli spartani
accadde che le armi appese nel tempio di Ercole risonassero e che a Tebe le
porte del tempio di questo stesso dio, che eran chiuse, si spalancassero
all'improvviso e gli scudi, che erano infissi tanto in alto nelle pareti,
venissero trovati a terra." Siccome nulla di tutto ci pot avvenire senza
qualche scossa, che ragione c' di dire che quegli eventi accaddero per volere
della divinit anzich per caso?
XXXII 68 "Ma a Delfi, sulla testa della statua di Lisandro, comparve una
corona di erbe selvatiche, e, per di pi, improvvisamente." Davvero? Pensi che
una corona d'erba possa essere sorta prima che ne sia stato concepito il seme?
Del resto, io credo che dell'erba selvatica non sia stata seminata da uomini,
ma ammucchiata da uccelli; d'altronde, tutto ci che si trova su una testa pu
apparire simile a una corona. Quanto poi al fatto che le stelle d'oro, insegne
di Cstore e Pollce, poste a Delfi, caddero e non si trovarono pi in nessun
luogo, come hai rammentato, questa mi pare un'impresa di ladri piuttosto che
di di. Che, poi, la dispettosit di una scimmia di Dodona sia stata
tramandata dagli storici greci,  cosa che non finisce di stupirmi. 69 Che
c' di strano in questo, che quella bruttissima bestia abbia rovesciato l'urna
e sparpagliato qua e l le sorti? E gli storici dicono che agli spartani non
accadde alcun prodigio pi malaugurante di questo! Quanto a quelle predizioni
fatte ai veienti, che, se il lago Albano fosse traboccato e si fosse riversato
in mare, Roma sarebbe andata incontro alla rovina; se invece l'acqua fosse
stata trattenuta, la rovina sarebbe toccata a Veio, <io credo che> l'acqua del
lago Albano fu incanalata per irrigare la campagna attorno a Roma, non per
salvare la roccaforte e la citt. "Ma poco dopo fu udita una voce che ammoniva
i romani di provvedere perch Roma non fosse presa dai Galli; perci fu
consacrata nella Via Nuova un'ara in onore di Aio Loquente. Ma che dire del
fatto che Aio Loquente, finch nessuno lo conosceva, parlava e discorreva e in
seguito a ci ebbe questo nome; quando per ottenne la sua ara e il suo nome,
ammutol? La stessa cosa si pu dire della dea Moneta; dalla quale, eccettuata
l'esortazione a sacrificare una scrofa gravida, quale ammonimento abbiamo mai
ricevuto?
XXXIII 70 Dei prodigi ho parlato anche troppo; rimangono gli auspicii e
le sorti: intendo le sorti che vengono estratte a caso, non quelle che vengono
largite durante un vaticinio, le quali pi appropriatamente si chiamano
responsi di oracoli; di questi parleremo quando saremo arrivati alla
divinazione naturale. Rimane da dire qualcosa anche sui Caldei; ma innanzi
tutto prendiamo in esame gli auspicii. " un compito imbarazzante, per un
ugure, polemizzare su questo argomento!" Per un ugure marso forse s, ma per
un romano  facilissimo. Noi non siamo di quegli uguri che predicono il
futuro in base all'osservazione degli uccelli e degli altri indizi. E tuttavia
credo che Romolo, il quale fond la citt prendendo gli auspicii, abbia
creduto che esistesse una scienza augurale capace di prevedere il futuro (su
molte cose gli antichi erravano): una scienza che, come vediamo, ha subito
ormai dei mutamenti o, per l'uso stesso che se ne  fatto, o per nuove
dottrine, o per il lungo tempo trascorso; si conservano per - per non urtare
le credenze popolari e per il grande vantaggio che ne deriva allo Stato - le
pratiche, l'osservanza dei riti, le regole, il diritto augurale e l'autorit
del collegio. 71 N io nego che siano stati meritevoli di ogni pi grave pena
i consoli Publio Claudio e Lucio Giunio, i quali presero il mare contro gli
auspicii: era doveroso obbedire alle prescrizioni religiose e non si doveva
contravvenire alle usanze patrie in modo cos arrogante. Giustamente, dunque,
l'uno fu condannato per giudizio del popolo, l'altro si dette egli stesso la
morte. "Flaminio", tu ancora ricordi, "non obbed agli auspicii, e perci
mor, lui e il suo esercito." Ma l'anno dopo Paolo obbed: e forse per questo
scamp alla morte con tutto l'esercito nella battaglia di Canne?
E invero, anche se gli auspicii valessero (e invece non valgono affatto),
certamente quelli ai quali ricorriamo noi, siano il "tripudio" o i segni
provenienti dal cielo, sono simulacri di auspicii, auspicii no di certo.
XXXIV "Quinto Fabio, voglio che tu mi assista nell'auspicio." Quello risponde:
"Ho udito." Al tempo dei nostri antenati, per questa funzione ci si valeva
d'un esperto; oggi si prende uno qualsiasi. L'esperto dev'essere uno che
sappia che cos' il "silenzio"; chiamiamo "silenzio", nel cerimoniale degli
auspicii, la situazione in cui niente turba la cerimonia. 72 Rendersi conto
di ci  cmpito del perfetto ugure; ma quello a cui viene affidata al giorno
d'oggi questa mansione, quando il magistrato che prende gli auspicii ordina:
"Dimmi quando ti sembrer che vi sia il 'silenzio'", non perde tempo n a
guardare in alto n attorno; risponde sbito che gli sembra che il "silenzio"
ci sia. Allora l'altro: "Di' quando gli uccelli mangeranno". "Stanno
mangiando." Ma quali uccelli? E dove? Ha portato, dicono, i polli rinchiusi in
una gabbia colui che, per questo suo ufficio, viene chiamato pullario. Questi,
dunque, sono gli uccelli messaggeri di Giove! Se essi mangino o no, che valore
ha? Ci non ha alcun rapporto con gli auspicii. Ma siccome, quando mangiano, 
inevitabile che qualche pezzetto di cibo caschi loro fuori dalla bocca e
percuota la terra (ci fu detto dapprima "terripavio", poi "terripudio"; ora 
chiamato "tripudio"), - quando dunque un pezzo di farina impastata cade dalla
bocca del pollo, ecco che a colui che prende gli auspicii viene annunziato il
"tripudio solstimo".
XXXV 73 Pu dunque aver qualcosa di divinatorio questo auspicio, cos
coatto e tratto a forza? Che i pi antichi uguri non siano ricorsi a esso, lo
dimostra il fatto che conserviamo tuttora un vecchio decreto del nostro
collegio, secondo il quale da ogni uccello si pu ottenere il "tripudio".
Allora, s, sarebbe un vero auspicio, a condizione che l'uccello fosse libero
di mostrarsi; allora quell'uccello potrebbe sembrare un interprete e ministro
di Giove; ora invece, chiuso in gabbia e stremato dalla fame, se si butta a
divorare un pastone di farina, e se un pezzetto di cibo gli cade di bocca,
credi che questo sia un auspicio o che in questo modo Romolo fosse solito
trarre gli auspicii? 74 Non credi, inoltre, che coloro che un tempo
prendevano gli auspicii compissero da s l'osservazione di ci che veniva dal
cielo? Ora la fanno fare al pullario: quegli riferisce che  caduto un fulmine
proveniente da sinistra, che consideriamo come il migliore auspicio, tranne
per i comizi; questa eccezione fu stabilita per motivi politici, perch i pi
potenti nello Stato fossero gli interpreti dei comizi nei processi popolari o
nell'approvazione delle leggi o nell'elezione dei magistrati. "Ma," tu
obietterai, "in sguito a una lettera inviata da Tiberio Gracco i consoli
Scipione e Figulo dovettero rinunciare alla carica, perch gli uguri avevano
sentenziato che erano stati eletti con una procedura irregolare." Ma chi nega
l'esistenza di una dottrina degli uguri?  la divinazione che io nego "Ma gli
arspici sono indovini; quando Tiberio Gracco, a causa della morte improvvisa
di colui che era stramazzato al suolo mentre raccoglieva i voti della centuria
che votava per prima, li convoc in senato, essi dissero che il 'rogatore' non
si era uniformato alle regole." 75 Innanzi tutto rifletti se non si siano
voluti riferire a colui che era stato il "rogatore" della prima centuria;
quello, difatti, era morto, e che ci costituisse un'irregolarit potevano
dirlo senza avere doti divinatorie, per semplice interpretazione delle regole.
In secondo luogo, forse dissero cos per caso, e il caso non si pu mai
escludere in fatti di questo genere. E in effetti, che cosa potevano sapere
degli arspici etruschi quanto al modo giusto di erigere la tenda o alle leggi
sull'attraversamento del pomerio? In verit, io mi trovo d'accordo con Gaio
Marcello piuttosto che con Appio Claudio - entrambi furono miei colleghi come
uguri - e ritengo che il diritto augurale, sebbene all'inizio sia stato
costituito in base alla credenza nella divinazione, sia stato poi conservato e
rispettato per utilit politica.
XXXVI 76 Ma, su ci, pi a lungo altrove: ora basta. Esaminiamo
piuttosto gli augurii stranieri, che non appartengono tanto alla divinazione
artificiale, quanto alla superstizione. Gli stranieri, per lo pi, badano a
tutti gli uccelli, noi a pochissimi. Alcuni augurii sono considerati
favorevoli da loro, altri dai nostri. Deitaro era solito chiedermi notizie
sulla nostra dottrina augurale, io sulla loro. Per gli di immortali, quante
differenze!, fino al punto che alcuni precetti erano addirittura opposti. Ed
egli ricorreva agli auspicii sempre: noi, tranne nel periodo in cui abbiamo il
diritto di trarre gli auspicii, ricevuto dal popolo, in qual misura vi
ricorriamo? I nostri antenati stabilirono che non si procedesse ad alcuna
azione di guerra senza aver prima tratto gli auspicii; ma da quanti anni ormai
vengono condotte guerre da proconsoli e propretori, che non hanno diritto agli
auspicii? 77 Perci, n prendono gli auspicii prima di attraversare corsi
d'acqua, n ricorrono al "tripudio". Dov' andata a finire, dunque, la
divinazione tratta dagli uccelli? Dal momento che le guerre sono condotte da
chi non ha alcun diritto agli auspicii, sembra che tale divinazione sia stata
mantenuta in vigore da chi si occupa del governo civile, soppressa nelle
azioni militari. Ch quanto all'auspicio tratto dalle punte delle lance, che 
esclusivamente di carattere militare, gi Marco Marcello, quello che fu
console cinque volte, lo trascur del tutto: eppure fu ottimo comandante,
ottimo ugure. E invero egli diceva che se talvolta voleva portare a
compimento una spedizione militare, era solito viaggiare in una lettiga
coperta, per non essere impedito dagli auspicii. A questo comportamento
somiglia ci che noi uguri raccomandiamo, di far togliere dal giogo i
giumenti, perch non cpiti un "auspicio aggiogato". 78 Che cos'altro ,
questo non voler essere avvertiti da Giove, se non fare in modo che un
auspicio non possa avvenire o, qualora avvenga, non sia veduto?
XXXVII Quell'altra cosa, poi,  estremamente ridicola: che, secondo te,
Deitaro non si  pentito di aver dato retta agli auspicii che ricevette al
momento di partire per il campo di Pompeo, poich, tenendo fede alla lealt e
all'amicizia col popolo romano, comp il suo dovere, e consider pi
importante l'onore e la gloria che il mantenimento del suo regno e dei suoi
possessi. Questo io lo credo senz'altro, ma non ha niente a che vedere con gli
auspicii: non fu certo una cornacchia che col suo gracchiare pot insegnargli
che faceva bene a battersi per la libert del popolo romano: era lui che ne
era convinto, come dimostr coi fatti. 79 Gli uccelli predicono eventi
sfavorevoli o favorevoli; Deitaro, io vedo che ricorse agli auspicii della
virt, la quale vieta di badare alla fortuna, quando si deve tener fede alla
parola data. Ch se gli uccelli gli predissero eventi favorevoli, lo
ingannarono senza dubbio. Fu sconfitto in battaglia e costretto alla fuga al
pari di Pompeo: tempi terribili! Si separ da lui: evento luttuoso! Accolse
Cesare nello stesso tempo come nemico e come ospite: quale situazione pi
umiliante di questa? Cesare, dopo avergli strappato la tetrarchia dei Trocmi
per darla a non so quale suo servitorello di Pergamo, dopo avergli tolto
l'Armenia datagli dal senato, dopo essere stato da lui accolto con ospitalit
suntuosissima, lasci ridotto in miseria e l'ospite e il re. Ma sto divagando
un po' troppo: ritorner al mio argomento. Se badiamo agli eventi, che si
cerca di prevedere in base al volo degli uccelli, gli eventi non furono in
alcun modo favorevoli a Deitaro; se invece badiamo al compimento del dovere,
esso fu suggerito a quel re dalla sua virt, non dagli auspicii.
XXXVIII 80 Lascia da parte, dunque, il lituo di Romolo, che, a quanto
dici, non bruci nemmeno in quel grandissimo incendio; non tener conto della
cote di Atto Navio. Nella filosofia non dev'esserci spazio per storielle
inventate. Un'altra cosa, piuttosto, sarebbe stata compito di un vero
filosofo: innanzi tutto indagare la natura di tutta la teoria augurale, poi
rintracciarne l'origine, infine vedere se abbia una coerenza interna. Qual ,
dunque, la legge di natura che fa volare gli uccelli da ogni parte, di qua e
di l, allo scopo di dare dei segni e di vietare talvolta di far qualcosa, di
comandarlo talaltra, o col canto o col volo? E perch ad alcuni uccelli 
stato dato il potere di fornire un auspicio valido dalla parte sinistra, ad
altri da destra? E come, quando, da chi diremo che siano state scoperte queste
cose? Gli Etruschi, almeno, considerano come fondatore della loro dottrina
quel bimbetto spuntato su dal solco durante un'aratura; noi a chi ci
appelleremo? Ad Atto Navio? Ma furono pi antichi di vari anni Romolo e Remo,
ambedue uguri, come ci  tramandato. Oppure diremo che queste dottrine sono
state scoperte dai pisidii o dai cilici o dai frigi? Ammetteremo dunque che
genti prive di civilt umana siano state autrici di una scienza divina?
XXXIX 81 "Ma tutti i re, i popoli, le genti ricorrono agli auspicii.
Come se ci fosse qualcosa di tanto diffuso quanto il non capir nulla, o come
se anche tu, nel giudicare su qualche problema, ti attenessi all'opinione
della moltitudine! Quanti sono quelli che negano che il piacere sia un bene?
secondo i pi,  addirittura il sommo bene. Dunque il loro gran numero induce
gli stoici ad abbandonare la loro dottrina? O, d'altra parte, la moltitudine
segue per lo pi, nel modo di comportarsi, l'autorit degli stoici? Qual
meraviglia, dunque, se a proposito degli auspicii e di ogni genere di
divinazione le menti deboli accolgono tutte queste credenze superstiziose e
non sono capaci di scorgere la verit? 82 Quale coerenza, poi, basata su
accordo e comunanza di idee, c' fra gli uguri? Uniformandosi all'usanza
della nostra pratica augurale, Ennio disse: "Allora tuon da sinistra nel
cielo perfettamente sereno." Ma l'Aiace omerico, lamentandosi con Achille
della combattivit dei troiani, si esprime press'a poco cos: "Ad essi Giove
diede presagi favorevoli con lampi inviati da destra." Dunque, a noi i segni
da sinistra sembrano pi propizi, ai greci e ai barbari quelli da destra.
Beninteso, non ignoro che i presagi favorevoli li chiamiamo talvolta
"sinistri", anche se vengono da destra; ma certamente i nostri chiamarono
sinistro l'auspicio e gli stranieri lo chiamarono destro, perch nella maggior
parte dei casi esso sembrava loro migliore. Che grave discordanza! 83 E che
dire del fatto che dnno valore a uccelli diversi, a segni diversi, seguono
metodi d'osservazione diversi, pronunciano responsi diversi? Non bisogner
ammettere che una parte di queste divergenze derivi da errori, un'altra da
superstizione, molte da volont d'imbrogliare?
XL E a queste superstizioni non hai esitato ad aggiungere anche i presagi
tratti da certe frasi pronunciate senza intenzione: Emilia disse a Paolo che
Persa era morto, e il padre intese la frase come un presagio; Cecilia disse
alla figlia di sua sorella che le cedeva il proprio posto. E poi quelle altre
frasi: "Fate silenzio" e "la centuria prerogativa, presagio dei comizi".
Questa  proprio un voler essere eloquente e facondo contro se stesso. Se ti
metti a fare attenzione a codeste cose, quando potrai aver l'animo tranquillo
e sgombro da ansiet, in modo da avere come guida nell'agire non la
superstizione, ma la ragione? Ma davvero, se un tale dir qualcosa
appartenente ai suoi affari e a un suo discorso, e una sua parola si potr
adattare per caso a quel che farai o penserai tu, questa coincidenza ti
spaventer o ti incoragger? 84 Quando Marco Crasso faceva imbarcare il
proprio esercito a Brindisi, un tale che, nel porto, vendeva fichi secchi di
Caria provenienti da Cauno, andava gridando: "Cauneas!" Diciamo pure, se ti fa
piacere, che quel tale ammoniva Crasso di guardarsi dal partire, e che Crasso
non sarebbe morto se avesse dato retta al presagio involontario. Ma se
accettiamo idee di questo genere, dovremo stare attenti a tutte le volte che
inciampiamo, che ci si rompe la stringa d'una scarpa, che starnutiamo.
XLI 85 Rimangono ancora le sorti e i Caldei, per passare poi ai profeti
invasati e ai sogni. Credi dunque che ci si debba soffermare sulle sorti? Che
cos' una sorte?  press'a poco lo stesso che giocare alla morra, ai dadi,
alle "tessere": cose nelle quali vale l'azzardo e il caso, non il ragionamento
o la riflessione. Tutta questa faccenda  un'invenzione ingannatrice, allo
scopo di far quattrini o di fomentare la superstizione o di trarre in errore
la gente. E, come abbiamo fatto a proposito dell'aruspicina, vediamo un po' la
tradizione sull'origine delle sorti pi famose. Gli annali di Preneste
raccontano che Numerio Suffustio, uomo onesto e bennato, ricev in frequenti
sogni, all'ultimo anche minacciosi, l'ordine di spaccare una roccia in una
determinata localit. Atterrito da queste visioni, nonostante che i suoi
concittadini lo deridessero, si accinse a fare quel lavoro. Dalla roccia
infranta caddero gi delle sorti incise in legno di quercia, con segni di
scrittura antica. Quel luogo  oggi circondato da un recinto, in segno di
venerazione, presso il tempio di Giove bambino, il quale, effigiato ancora
lattante, seduto insieme con Giunone in grembo alla dea Fortuna mentre ne
ricerca la mammella,  adorato con grande devozione dalle madri. 86 E dicono
che in quel medesimo tempo, l dove ora si trova il tempio della Fortuna, flu
miele da un olivo, e gli arspici dissero che quelle sorti avrebbero goduto
grande fama, e per loro ordine col legno di quell'olivo fu fabbricata un'urna,
e l furono riposte le sorti, le quali oggid vengono estratte, si dice, per
ispirazione della dea Fortuna. Che cosa di sicuro pu esserci dunque in queste
sorti, che per ispirazione della Fortuna, per mano di un bambino vengono
mescolate e tratte su? E in che modo codeste sorti furono poste entro quella
rupe? Chi tagli, chi squadr quel legno di quercia, chi vi incise quelle
scritture? "Non c' nulla," rispondono, "che la divinit non possa fare."
Magari la divinit avesse elargito la saggezza agli stoici, per evitare che
prestassero fede a tutto con superstiziosa ansia e infelicit! Ma ormai
l'opinione pubblica non d pi credito a questo genere di divinazione: la
bellezza e l'antichit del tempio mantiene ancora in vita la fama delle sorti
prenestine, e soltanto tra il popolino. 87 Quale magistrato, oggi, o quale
uomo di un certo prestigio ricorre a quelle sorti? In tutti gli altri luoghi,
poi, l'interesse per le sorti si  raffreddato completamente. Ci appare dal
detto di Carneade, riferito da Clitomaco, che non aveva visto in nessun luogo
una Fortuna pi fortunata di quella di Preneste.
Lasciamo perdere, dunque, questa forma di divinazione, (XLII) veniamo
alle mostruose immaginazioni dei Caldei. Eudosso, seguace di Platone,
superiore a tutti nell'astronomia per concorde giudizio dei pi dotti,
ritiene, e lo ha scritto, che non bisogna minimamente credere ai Caldei quanto
alla predizione e alla determinazione della vita di ciascuno in base ai segni
del giorno della nascita. 88 Anche Panezio, l'unico degli stoici che neg
fede alle predizioni astrologiche, ricorda Anchialo e Cassandro, i maggiori
astronomi suoi contemporanei, i quali, mentre eccellevano in tutte le altre
branche dell'astronomia, non vollero servirsi di questo genere di predizioni.
Scilace di Alicarnasso, amico intimo di Panezio, astronomo eccellente e capo
eminente della sua citt, ripudi tutto questo genere caldico di predizione.
89 Ma lasciamo da parte gli autori e ricorriamo al ragionamento. Codesti
difensori delle "predizioni natalizie" dei Caldei argomentano cos:  insita,
dicono, nel cerchio delle costellazioni che in greco si chiama "zodiaco", una
forza di tal natura, che ciascuna parte di quel cerchio influenza e trasforma
il cielo in un modo diverso, a seconda delle diverse stelle che si trovano in
quelle parti e nelle parti finitime in un dato tempo; e quella forza viene
variamente modificata da quelle stelle che son chiamate erranti; e quando le
costellazioni sono venute in quella parte dello zodiaco coincidente con la
nascita di colui che viene alla luce, oppure in una che abbia qualche
contiguit o affinit con quella, le figure che allora si formano sono
chiamate dagli astrologi triangoli e quadrati. Inoltre, poich nel corso di un
anno e delle varie stagioni avvengono cos notevoli rivolgimenti e mutamenti
del cielo per l'avvicinarsi e l'allontanarsi delle stelle, e poich questi
fenomeni che vediamo sono causati dall'influsso del sole, gli astrologi
ritengono non solo verosimile, ma vero, che, a seconda della composizione
dell'aria, i bambini che nascono siano animati e conformati in un certo modo,
e che da essa risultino plasmati i caratteri, le qualit morali, l'anima, il
corpo, lo svolgersi della vita, i casi e gli eventi di ciascuno.
XLIII 90 Oh delirio incredibile! (ch non ogni errore pu esser chiamato
semplicemente "stoltezza"). E ad essi anche Diogene stoico concede qualcosa,
cio che sappiano predire soltanto quale carattere avr ciascun singolo nato e
a quale attivit sar particolarmente idoneo; nega, invece, che si possa in
alcun modo sapere tutto il resto che essi pretendono di determinare: difatti,
egli dice, i gemelli hanno costituzione fisica eguale, ma vita e sorte quasi
sempre differenti. Procle ed Euristene, entrambi re di Sparta, furono fratelli
gemelli; ma non vissero lo stesso numero di anni (Procle mor un anno prima di
suo fratello) e Procle fu molto superiore al fratello per la gloria delle
imprese compiute. 91 Ma io sostengo che  impossibile sapere anche quelle
cose che l'ottimo Diogene concede ai Caldei per una specie di accordo
sottobanco. Se la luna, come essi stessi dicono, regola le nascite dei
bambini, e i Caldei osservano e prendono nota di quelle costellazioni che
influiscono sulle nascite e che appaiono in congiunzione con la luna, allora
essi giudicano con l'ingannevolissima sensazione della vista ci che avrebbero
dovuto vedere col ragionamento e con l'intelletto. I calcoli degli astronomi,
che costoro avrebbero dovuto conoscere, mostrano quanto sia bassa l'orbita
della luna, tanto da sfiorare quasi quella della terra, quanto la luna sia
lontana da Mercurio, che  la stella pi vicina, e molto pi lontana da
Venere, e ancora un grande intervallo la separi dal sole, dalla cui luce si
ritiene che sia illuminata; gli altri tre intervalli, poi, sono infiniti ed
immensi: dal sole a Marte, da Marte a Giove, da Giove a Saturno; e di qui alla
volta celeste, che  il limite estremo e ultimo dell'universo. 92 Quale
influsso, dunque, vi pu essere da una distanza pressoch infinita fino alla
luna, o, piuttosto, alla terra?
XLIV E ancora: quando dicono - e devono dirlo per forza - che tutte le
nascite di tutti coloro che son generati in ogni parte della terra abitata
sono identiche, e che necessariamente accadranno le stesse cose a tutti quelli
che siano nati sotto la stessa posizione del cielo e degli astri, non
rivelano, codesti interpreti del cielo, di non conoscerne neanche la
struttura? Poich quelle circonferenze che dividono, per cos dire, il cielo a
met e limitano la nostra visuale (i greci le chiamano horzontes, noi
possiamo con tutta esattezza chiamarle "limitanti") hanno la massima variet e
sono diverse da un luogo all'altro, ne consegue che la nascita e il tramonto
delle costellazioni non pu avvenire dappertutto nello stesso tempo.
93 E se per il loro influsso il cielo assume ora una, ora un'altra
composizione, come possono quelli che nascono ricevere una medesima impronta,
dal momento che tanto grande  la dissimiglianza del cielo? In questa parte
del mondo che noi abitiamo la Canicola sorge dopo il solstizio d'estate, anzi
parecchi giorni dopo; ma nel paese dei trogloditi, a quanto si legge, sorge
prima del solstizio; cosicch, se anche ammettiamo che l'influsso del cielo si
esplichi in qualche modo su coloro che nascono in terra, gli astrologi
dovrebbero pur riconoscere che coloro che nascono contemporaneamente possono
avere caratteri diversi per la dissimiglianza del cielo. Ma non hanno alcuna
voglia di riconoscerlo: pretendono che tutti i nati nel medesimo tempo,
qualunque sia il luogo della loro nascita, siano votati alla stessa -sorte.
XLV 94 Ma che folla  questa, di credere che, mentre si prendono in
considerazione i pi grandi movimenti e mutamenti del cielo, non importino
nulla le differenze tra i venti, le piogge, i climi di ciascun luogo? Perfino
in localit vicine tra loro tante sono le disparit tra questi fenomeni, che
spesso le condizioni meteorologiche a Tuscolo sono diverse da quelle di Roma.
I naviganti se ne accorgono pi che mai quando, nel doppiare un promontorio,
avvertono spesso un grandissimo cambiamento del vento. Perci, se il clima 
cos variabile, ora sereno, ora perturbato, si pu considerare sano di mente
chi non dice che ci influisca sulle nascite dei bambini (e in verit non vi
influisce), ma sostiene poi che eserciti un influsso sulle nascite stesse quel
non so che di evanescente, che non pu in alcun modo essere oggetto di
sensazione, a mala pena anche di attivit pensante, cio la composizione del
cielo prodotta dalla luna e dagli altri astri? E il non capire che, ragionando
cos, si riduce a nulla l'influsso dei semi generativi, che ha un'importanza
decisiva nel concepimento e nella procreazione,  forse un errore di poco
conto? Chi, infatti, non vede che i figli ritraggono dai genitori la
complessione fisica, il carattere, tanti modi di atteggiarsi da fermi e di
muoversi? Ci non accadrebbe se queste caratteristiche non provenissero
dall'influsso e dall'efficacia dei generanti, ma dal potere della luna e dalla
composizione del cielo. 95 E il fatto che i nati nell'identico istante hanno
caratteri e vicende della vita dissimili,  forse una prova di poco conto a
favore della tesi che il tempo della nascita non c'entra nulla con lo
svolgimento successivo della vita? A meno che, forse, riteniamo che nessuno
sia stato concepito e sia nato nello stesso momento di Scipione l'Africano.
C' stato, in effetti, qualcuno da mettergli a confronto?
XLVI 96 Pu esser messo in dubbio, poi, che molti, nati con qualche
parte del corpo deforme e anormale, siano stati guariti e riportati alla
normalit dalla Natura, che ha corretto se stessa, o dalla chirurgia e dalla
medicina? Per esempio, ad alcuni, che avevano la lingua attaccata al palato
cos da non poter parlare, quell'organo  stato reso libero con un taglio di
bisturi. Molti altri eliminarono un difetto di natura mediante la continua
applicazione e l'esercizio, come Demetrio Falereo riferisce quanto a
Demostene, il quale, non essendo in grado di pronunciare la lettera erre, col
continuo esercizio riusc a pronunciarla perfettamente. Se quei difetti
fossero stati prodotti e trasmessi da un influsso astrale, niente li avrebbe
potuti correggere. E la differenza dei luoghi non produce differenti tipi
umani? Di tali differenze  facile dare esempi, mostrare quanto son diversi
nel corpo e nel carattere gli indiani e i persiani, gli etopi e i siri, a tal
punto che le variet e le dissimiglianze sono addirittura incredibili. 97 Da
ci si comprende che, riguardo alle nascite, le diverse localit della terra
valgono pi dei contatti della luna. E quanto a ci che si dice, che i
babilonesi continuarono a osservare e a sperimentare tutti i bambini che via
via nascevano per la durata di 470.000 anni,  una menzogna: se lo avessero
fatto davvero per tanto tempo, non avrebbero smesso. Non abbiamo, d'altronde,
alcun testimone autorevole che ci assicuri che ci venga fatto o sappia che
sia stato fatto in passato.
XLVII Come vedi, non riferisco le argomentazioni di Carneade, ma quelle
di Panezio, il pi eminente degli stoici. Io, poi, domando anche se tutti
quelli che caddero nella battaglia di Canne erano nati sotto la stessa
costellazione: poich certo ebbero tutti una morte uguale. E quelli che hanno
in dote un ingegno e una virt eccezionali, nascono anche loro sotto la stessa
costellazione? Quale istante c', in cui non nascono innumerevoli bambini?
Eppure nessuno di loro  stato all'altezza di Omero. 98 E se ha importanza
sapere sotto quale composizione del cielo e congiunzione delle stelle ciascun
essere vivente nasca, bisogna che ci valga non solo a proposito degli uomini,
ma anche delle bestie. Si potrebbe dire una cosa pi assurda di questa? Lucio
Taruzio di Fermo, mio intimo amico, perfetto conoscitore della dottrina
calda, faceva risalire anche il giorno natalizio della nostra citt a quelle
feste di Pale, in concomitanza delle quali si dice che essa fu fondata da
Romolo, e diceva che Roma era nata mentre la luna si trovava nella
costellazione della Libra, e non esitava a cantarne i destini. 99 Oh
straordinaria potenza dell'errore! Anche il giorno natalizio d'una citt
dipendeva dall'influsso delle stelle e della luna? Ammetti pure che, riguardo
a un bambino, abbia qualche importanza lo stato del cielo nel quale egli abbia
tratto il primo respiro; ma la stessa cosa avrebbe potuto valere anche per i
mattoni o per le pietre con cui Roma fu costruita? Ma a che scopo dilungarsi?
Ogni giorno simili profezie risultano smentite. Quante cose mi ricordo che
furono predette dai caldei a Pompeo, quante a Crasso, quante a Cesare stesso,
poc'anzi ucciso! Nessuno di loro sarebbe morto se non da vecchio, se non nel
suo letto, se non nel pieno splendore della sua gloria. Cosicch mi sembra
estremamente strano che vi sia qualcuno che ancora creda a costoro, le cui
predizioni egli stesso, ogni giorno, vede che sono confutate dalla realt e
dagli avvenimenti.
XLVIII 100 Rimangono due forme di divinazione, che, a quanto si dice, ci
provengono dalla natura, non dall'arte: i vaticinii e i sogni. Discutiamone,"
dissi, "Quinto, se ti piace." Rispose Quinto: "Certo che mi piace. In effetti
io mi sento del tutto d'accordo con quel che hai sostenuto finora e, per esser
sincero, quantunque le tue parole abbiano rafforzato la mia opinione, tuttavia
anche prima, dentro di me, consideravo troppo superstiziosa la dottrina stoica
sulla divinazione. Mi seduceva di pi quest'altra teoria, quella dei
peripatetici: del vecchio Dicearco e di Cratippo che attualmente  nel pieno
fiore della sua fama. Essi ritengono che vi sia nelle menti degli uomini una
sorta di oracolo che faccia presentire il futuro, quando l'anima o  esaltata
da una divina folla o, rilassatasi nel sonno, pu muoversi liberamente e
senza vincoli corporei. Sarei davvero desideroso di sentire che cosa pensi di
queste forme di divinazione e con quali argomenti le confuti."
XLIX 101 Quando egli ebbe detto ci, io a mia volta, quasi rifacendomi
di nuovo dall'inizio, cos presi a dire: "Non ignoro, Quinto, che tu hai
sempre pensato cos: sei stato dubbioso sulle altre forme di divinazione, hai
ritenuto vere soltanto queste due, dell'esaltazione profetica e del sogno, che
sembrano derivate dalla mente libera dal gravame del corpo. Dir, dunque, il
mio parere anche su questi due generi di divinazione; ma prima cercher di
esaminare il valore dell'argomentazione logica degli stoici e del nostro
Cratippo. Hai detto che Crisippo, Diogene stoico e Antipatro argomentano cos:
"Se gli di esistono e non fanno sapere in anticipo agli uomini il futuro, o
non amano gli uomini, o ignorano ci che accadr, o ritengono che non giovi
affatto agli uomini sapere il futuro, o stimano indegno della loro maest
preavvertire gli uomini delle cose che avverranno, o nemmeno gli di stessi
sono in grado di farle sapere. 102 Ma non  vero che non ci amino (sono,
infatti, benfici e amici del genere umano), n  possibile che ignorino ci
che essi stessi hanno stabilito e predisposto, n si pu ammettere che non ci
giovi sapere il futuro (ch, se lo sapremo, saremo pi prudenti), n essi
ritengono che ci non si confaccia alla loro maest (niente , difatti, pi
glorioso che fare il bene), n possono essere incapaci di prevedere il futuro.
Dunque, dovremmo concludere, non esistono gli di e non ci predcono il
futuro. Ma gli di esistono; dunque predcono. E se dnno indizi del futuro,
non  ammissibile che ci precludano ogni mezzo di interpretare tali indizi
(ch darebbero gli indizi senza alcun frutto), n, se essi ci forniscono quei
mezzi d'interpretazione,  possibile che non vi sia la divinazione. Dunque c'
la divinazione." 103 Oh, uomini acuti! Come credono che in poche parole
l'affare sia bell'e sbrigato! Per giungere alla loro conclusione, dnno per
accettate delle premesse nessuna delle quali vien data loro per buona. Si deve
approvare la conclusione di un ragionamento solo se il problema controverso
viene risolto partendo da premesse sicure.
L Guarda un po' come Epicuro, che gli stoici sogliono considerare sciocco
e rozzo, ha dimostrato che quello che nella natura chiamiamo "il tutto" 
infinito. "Ci che  finito" egli dice "ha un'estremit." Chi non  disposto
ad ammettere questo? "Ci che ha un'estremit si pu vedere da un punto che si
trovi al di fuori." Anche questo bisogna ammetterlo. "Ma ci che  il tutto
non pu essere veduto da un punto che si trovi al di fuori del tutto." Nemmeno
questo si pu negare. "Non avendo, dunque, alcuna estremit,  necessariamente
infinito." 104 Vedi come, prendendo le mosse da premesse che tutti ammettono,
giunge a dimostrare una cosa di cui si dubitava? Non cos procedete voi
dialettici; e non solo non partite, per svolgere le vostre argomentazioni, da
premesse che tutti concedono, ma presupponete cose che, anche se vi venissero
concesse, egualmente non vi farebbero raggiungere la conclusione da voi
voluta. Incominciate, difatti, con questo presupposto: "Se gli di esistono,
sono benfici verso gli uomini." Chi ve lo dar per sicuro? Forse Epicuro, il
quale nega che gli di abbiano alcuna preoccupazione sia per gli altri, sia
per se stessi? Oppure il nostro Ennio, il quale fa dire a un suo personaggio,
mentre la folla degli spettatori dimostra il proprio assenso con grandi
applausi: "Io ho sempre detto e sempre dir che esiste la stirpe degli di
celesti, ma credo che essi non si curino di quel che fa il genere umano." E
aggiunge sbito il motivo di questa sua opinione; ma non  necessario che io
reciti il seguito; basta solamente che si capisca che costoro presuppongono
come certo ci che  dubbio e controverso.
LI 105 Segue quest'altro assunto: che gli di non ignorano niente,
perch tutto  stato stabilito da loro. Ma su questo punto quanta polemica c'
da parte di uomini dottissimi, i quali non ammettono che questa realt sia
stata stabilita dagli di! 106 "Ma  nel nostro interesse sapere il futuro."
C' un'ampia opera di Dicearco che sostiene che  meglio ignorare il futuro
che saperlo. Ancora, gli stoici negano che sia alieno dalla maest degli
di.... certo, andare a spiare dentro le casupole di tutti noi mortali, per
giudicare che cosa sia utile a ciascuno! "N possono essere incapaci di
prevedere il futuro." E invece ci  contestato da quei pensatori che
ritengono che il futuro non sia predeterminato con certezza. Vedi, dunque, che
i punti dubbi sono dati per certi e per ammessi da tutti? Poi rovesciano
l'argomentazione e ragionano cos: "Dunque, dovremmo concludere, gli di non
esistono n indicano il futuro": credono che non sia ammissibile altra
possibilit. Poi soggiungono: "Ma gli di esistono"; e anche questo non 
ammesso da tutti. "Dunque predcono"; nemmeno questa  una conseguenza
necessaria: potrebbero non darci alcuna predizione e tuttavia esistere.
Aggiungono anche che, se inviano segni premonitori, non  possibile che non ci
forniscano qualche mezzo per interpretarli. Ma invece anche questo 
possibile, che conoscano questi mezzi, ma non li forniscano agli uomini;
perch, in effetti, li avrebbero dati agli etruschi pi che ai romani? "N, se
essi ci forniscono quei mezzi d'interpretazione,  possibile che non esista la
divinazione." Ammetti pure che gli di ce li forniscano, il che  gi assurdo:
a che serve, se noi non possiamo comprenderli? Ed ecco il finale: "Dunque la
divinazione esiste." Sia pure il finale, ma non  il raggiungimento della
dimostrazione: ch da false premesse, come abbiamo appreso proprio da loro,
non si pu giungere alla verit. Tutta l'argomentazione, dunque, giace a
terra.
LII 107 Veniamo ora al nostro amico e ottimo uomo, Cratippo. Dice: "Se
senza occhi non pu svolgersi la funzione e il cmpito degli occhi, e tuttavia
pu accadere talvolta che gli occhi non adempiano bene al loro cmpito, chi
anche una volta sola ha usato gli occhi in modo da scorgere le cose come sono
in realt, possiede il senso della vista capace di percepire la realt. Allo
stesso modo, dunque, se, non esistendo la divinazione, non pu svolgersi la
funzione e il cmpito della divinazione stessa, e tuttavia pu accadere
talvolta che qualcuno, pur dotato di capacit divinatorie, erri e non veda la
realt,  sufficiente a dimostrare l'esistenza della divinazione che anche una
volta sola un fatto sia stato divinato in modo tale da non sembrare che ci
possa in alcun modo attribuirsi al caso. Ma ci sono esempi innumerevoli di
questo genere: bisogna dunque ammettere che la divinazione esiste." Arguto e
conciso! Ma dopo che per due volte ha enunciato un presupposto arbitrario, per
quanto possa aver trovato in noi degli amici disposti a concedergli molto, non
 tuttavia assolutamente possibile concedergli ci che vuole "aggiungere"
nella sua argomentazione. 108 Egli dice, dunque: "Se qualche volta gli occhi
vedono male, tuttavia, siccome qualche volta hanno visto bene, sono forniti
della capacit di vedere; del pari, se uno ha detto anche una volta sola
qualcosa di giusto nel divinare, sebbene altre volte si sbagli, dev'essere
ritenuto dotato della capacit di divinare."
LIII Guarda un po', ti prego, caro Cratippo, quale somiglianza ci sia tra
queste due argomentazioni; poich io non riesco a vederla. Gli occhi, quando
vedono giusto, si servono di una sensazione dataci dalla natura; le anime, se
qualche volta o nell'esaltazione o nel sogno han visto cose che poi si
avverano, hanno avuto dalla loro la fortuna e il caso; a meno che tu non creda
che quelli che considerano i sogni nient'altro che sogni, ti concederanno che,
se talvolta un sogno si avvera, ci non sia accaduto fortuitamente. Ma
concediamoti pure quei due presupposti (che i dialettici chiamano "lemmi" con
parola greca, ma io preferisco parlar latino); in ogni caso l'"aggiunta" (che
quelli chiamano prslepsis) non ti sar concessa. 109 L'aggiunta di Cratippo
 questa: "Vi sono innumerevoli presentimenti non casuali". Io, invece, dico
che non ce n' nemmeno uno: vedi quanto  grande il dissenso; e, una volta che
quell'aggiunta non viene concessa, nessuna conclusione si pu raggiungere. Ma,
secondo lui, sono io uno sfrontato, nel non voler ammettere quell'aggiunta,
mentre  tanto evidente. Che cosa  evidente? "Che molte predizioni risultano
vere," risponde. E che dire allora del fatto che molte di pi risultano false?
Proprio questa incostanza di risultati, che  caratteristica del caso, non
dovr dimostrarci che dal caso, noti da una legge di natura, essi dipendono?
Inoltre, se codesta tua argomentazione  vera, caro Cratippo (dal momento che
 con te che sto attualmente discutendo), non ti accorgi che di essa possono
servirsi egualmente gli arspici, gli interpreti dei fulmini e dei prodgi,
gli uguri, gli estrattori di sorti, i caldei? Di tutte queste forme di
divinazione non ce n' nemmeno una in base a cui, una volta su tante, l'evento
non sia stato conforme alla predizione. Dunque o anche queste forme di
divinazione, che tu giustissimamente ripudii, sono valide, o, se non lo sono,
non capisco perch lo siano quelle due sole che tu ammetti. Grazie allo stesso
ragionamento con cui tu di il benestare a quelle, possono avere il diritto di
esistere anche quelle che neghi.
LIV 110 Quale autorit, d'altronde, pu avere codesto stato di folle
eccitazione che chiamate divino, in virt del quale ci che il savio non vede,
lo vedrebbe il pazzo, e colui che ha perduto le facolt sensoriali umane
avrebbe acquisito quelle divine? Noi crediamo ai carmi della Sibilla, che
essa, si dice, pronunci in stato di esaltazione. Si credeva poco tempo fa,
per una dicera infondata diffusasi tra la gente, che un interprete di tali
carmi si apprestasse a dire in senato che colui che di fatto era gi nostro re
avrebbe dovuto anche ricevere il titolo regale, se volevamo esser salvi. Se
questo  scritto nei libri sibillini, a quale uomo e a quale tempo si
riferisce? Colui che aveva scritto quei versi aveva agito furbescamente:
omettendo ogni precisazione di persona e di tempo, aveva fatto in modo che,
qualunque cosa accadesse, sembrasse l'avveramento di una profezia. 111 Aveva
aggiunto anche l'oscurit dell'espressione, perch gli stessi versi potessero
adattarsi ora ad una cosa, ora a un'altra in diverse circostanze. Che quel
carme, poi, non sia il parto di uno spirito invasato, lo rivela sia la fattura
dei versi stessi (che sono un prodotto di arte raffinata e accurata, non di
eccitazione e di impeto), sia quel tipo di composizione che si suol chiamare
"acrostico", nella quale, leggendo di sguito le prime lettere di ciascun
verso, si mette insieme un'espressione di senso compiuto, come in alcune
poesie di Ennio: "QUINTO ENNIO FECE". Un simile artifizio  certamente
caratteristico di una mente attenta, non furente! 112 E nei libri sibillini,
l'intero carme risulta dal primo verso di ciascuna frase, mettendo di sguito
le prime lettere di quella frase. Questo  il modo di procedere di uno
scrittore, non di un invasato; di uno che lavora con minuta accuratezza, non
di un folle. Perci teniamo ben appartata e segregata la Sibilla, in modo che,
come ci  stato tramandato dai nostri antenati, senza un ordine esplicito del
senato non vengano nemmeno letti i suoi libri, e servano a far abbandonare i
timori superstiziosi anzich a farli sorgere. Coi sacerdoti addetti
all'interpretazione di quei carmi facciamo un patto: che da quei libri tirino
fuori qualsiasi cosa tranne un re, poich d'ora in poi n gli di n gli
uomini permetteranno che un re vi sia a Roma.
LV "Ma" obietterai, "molti hanno spesso vaticinato il vero, come
Cassandra: 'E gi nel vasto mare...', e poco dopo: 'Ahim, guardate!'" 113 Mi
costringi dunque anche a credere alle invenzioni delle tragedie? Esse
arrecheranno diletto artistico quanto vorrai, si faranno ammirare per le
parole, per le frasi, per i ritmi, per la musica; ma nessuna autorit n
credibilit dobbiamo attribuire a cose inventate. E allo stesso modo io
sostengo che non si debba credere n a quel tale ignoto Publilio n ai vati
Marcii n agli enigmi di Apollo: alcune di queste profezie sono chiaramente
delle invenzioni, altre sono state proferite senza discernimento; nessuno,
neanche di mediocre levatura, vi ha creduto, meno ancora le persone dotate
d'ingegno. 114 "Ma come," dirai, "quel rematore della flotta di Coponio non
predisse appunto ci che poi avvenne?" Certo! Predisse appunto ci che tutti,
allora, temevano che accadesse. Sentivamo dire che in Tessaglia gli
accampamenti dei due eserciti erano ormai l'uno di fronte all'altro;
ritenevamo che l'esercito di Cesare avesse pi sfrenato ardire, poich aveva
preso le armi contro la patria, e pi forza per la lunga esperienza nel
guerreggiare; l'esito della battaglia, nessuno di noi c'era che non lo
temesse; ma, come si conveniva a persone dotate di fermezza d'animo, non
davamo segni di timore. Quel greco invece, che c' di strano se per un eccesso
di paura, come tante volte accade, perse il controllo e il senno e usc fuori
di s? In sguito a questa perturbazione d'animo, quelle cose che, finch era
sano di mente, temeva, andava dicendo che sarebbero avvenute quand'ebbe perso
la ragione. Ma, per tutti gli di e gli uomini,  pi verosimile che la
volont degli di immortali sia stata prevista da un rematore impazzito o da
qualcuno di noi che allora eravamo l, da me, da Catone, da Varrone, da
Coponio stesso?
LVI 115 Ma eccomi giunto a te, "O venerando Apollo, che occupi il vero
ombelico del mondo, donde primamente usc la profetica voce orrida,
terribile." Dei tuoi oracoli Crisippo ha riempito un intero libro: alcuni
falsi, a mio parere, altri avveratisi per caso, come spessissimo avviene in
qualsiasi discorso, altri tortuosi e oscuri (cosicch l'interprete ha, a sua
volta, bisogno di un interprete, e la sorte stessa va indagata ricorrendo alle
sorti), altri ancora a doppio senso e bisognosi dell'indagine di un
dialettico. Quando fu dato quel famoso responso al pi ricco dei re d'Asia:
"Creso attraversando l'Halys mander in rovina una grande potenza" egli
credette che avrebbe mandato in rovina la potenza dei nemici, mand invece in
rovina la propria: 116 si fosse verificata l'una o l'altra delle due
possibilit, l'oracolo sarebbe egualmente apparso vero. Perch, d'altra parte,
dovrei credere che Creso abbia mai ricevuto realmente questo responso? O
perch dovrei considerare Erodoto pi verace di Ennio? Erodoto non pot forse
essere stato meno fantasioso a proposito di Creso di quanto lo fu Ennio a
proposito di Pirro? Chi  disposto a credere che Pirro ricev dall'oracolo di
Apollo il responso: "Dico te, Eacide, poter vincere i romani"? Innanzi tutto,
Apollo non parl mai in latino; poi, di questo responso gli autori greci non
sanno nulla; inoltre, al tempo di Pirro Apollo aveva gi smesso di far versi;
e infine, sebbene sia sempre stata, come Ennio dice, "Stolta la stirpe degli
Eacidi - son potenti in guerra pi che nella saggezza -", tuttavia Pirro
avrebbe potuto capire che il doppio senso contenuto in quel verso, "te vincere
i romani", non era per nulla pi favorevole a lui che ai romani. Ch quel
doppio senso che ingann Creso avrebbe potuto ingannare anche un Crisippo, ma
questo, relativo a Pirro, non avrebbe ingannato neanche Epicuro.
LVII 117 Ma, e questa  la cosa principale, come mai a Delfi non vengono
pi pronunciati oracoli di questo genere, e non solo ai nostri tempi, ma gi
da molto, di modo che niente pu essere ormai oggetto di maggior disprezzo?
Quando vengono messi alle strette su questo punto, rispondono che per
l'antichit  svanita la forza di quel luogo, la quale produceva quelle
esalazioni che esaltavano l'anima della Pizia e le facevano proferire gli
oracoli. Diresti che costoro parlino del vino o della salamoia, che perdono
sapore col tempo. Si tratta della. forza sprigionantesi da un luogo, e di una
forza non meramente naturale, ma addirittura divina; come mai, dunque, essa 
potuta svanire? "Per il lungo tempo trascorso," tu dirai. Ma quale durata di
tempo pu essere in grado di esaurire una forza divina? E, d'altra parte, che
cosa pu esserci di tanto divino quanto un afflato prorompente dalla terra,
capace di eccitare la mente umana in modo da renderla presga del futuro, in
modo che la mente non solo lo veda con grande anticipo, ma anche lo reciti in
versi ben ritmati? E quando codesta forza  svanita? Forse quando gli uomini
incominciarono a essere meno crduli? 118 Demostene, che visse circa trecento
anni fa, gi allora diceva che la Pizia "filippeggiava", cio, per cos dire,
prendeva le parti di Filippo. Questa frase mirava a far intendere che la Pizia
era stata corrotta da Filippo.  dunque lecito credere che anche in altri
responsi dell'oracolo di Delfi vi sia stato qualcosa di non veritiero. Ma, non
so come, sembra che questi filosofi superstiziosi e, starei per dire, fanatici
vogliano a tutti i costi far la figura degli sciocchi. Vi ostinate a sostenere
che  svanita ed estinta una forza che, se mai vi fosse stata, sarebbe senza
dubbio eterna, piuttosto che rinunciare a credere cose incredibili.
LVIII 119 Un errore analogo si commette a proposito dei sogni. Da quanto
lontano prendono le mosse nel difenderli! Sostengono che le nostre anime siano
divine, e derivino dal di fuori di noi, e che il mondo sia pieno di una
moltitudine di anime "consenzienti": quindi, in virt della natura divina
dell'anima in quanto tale e della sua connessione con le anime che riempiono
l'universo, sarebbe possibile vedere il futuro. Zenone ritiene che l'anima si
contragga e, in certo senso, scivoli gi e giaccia, e che appunto in ci
consista il sonno. Gi Pitagora e Platone, autori di sommo valore, consigliano
di andare a dormire predisposti da un regime di vita e da un'alimentazione
appropriata, allo scopo di vedere in sogno cose pi rispondenti al vero; i
pitagorici prescrivono di astenersi assolutamente dal mangiar fave, come se
quel cibo gonfiasse l'anima, non il ventre. Ma, non so come, non si pu
immaginare nulla di tanto assurdo che non sia sostenuto da qualche filosofo.
120 Riteniamo dunque che le anime dei dormienti si muovano da s mentre
sognano, oppure che, come sostiene Democrito, siano colpite da visioni esterne
ed estranee? Sia vera questa opinione o quell'altra, rimane il fatto che
moltissime cose false possono apparir vere a chi sogna. Anche ai naviganti
sembra che si muovano cose che stanno ferme; e, per una sensazione degli occhi
deviati, l'unica luce di una lucerna pu apparire doppia. E che dire dei
pazzi, o degli ubriachi? Quante visioni fallaci essi hanno! Ma se non si deve
credere a visioni di questo genere, non capisco perch si debba credere ai
sogni. Giacch, se volessimo, potremmo sostenere a proposito di questi errori
visivi le stesse cose che si sostengono a proposito dei sogni, e, di
conseguenza, potremmo dire che le cose ferme, qualora sembrino in movimento,
siano il segno premonitore di un terremoto o di una qualche sconfitta
improvvisa, e che il veder doppia la fiamma di una lucerna sia presagio di
discordie civili e di sedizioni.
LIX 121 E ancora, dalle visioni dei pazzi o degli ubriachi si
potrebbero, con l'arte congetturale, dedurre innumerevoli cose che dovrebbero
accadere in futuro. Chi, in effetti, tirando l'arco per una giornata intera,
non finir col far centro una buona volta? Noi sogniamo per notti intere, e
non c' quasi nessuna notte nella quale non dormiamo; e ci meravigliamo che
una volta o l'altra ci che abbiamo sognato si avveri? Che c' di tanto
incerto quanto un colpo di dadi? Eppure non c' nessuno che, lanciandoli pi
volte, ottenga una volta il "colpo di Venere", talora anche due, anche tre
volte. Diremo allora, come gli sciocchi, che ci avviene per un intervento di
Venere, non per caso? E se nelle altre ore del giorno non bisogna credere alle
visioni false, non vedo quale condizione privilegiata abbia il sonno, tale che
in esso le cose valgano per vere. 122 E se la natura avesse predisposto le
cose in modo che i dormienti dovessero fare ci che sognano, bisognerebbe
legare tutti quelli che vanno a dormire: ch durante il sogno si
abbandonerebbero ad atti pi inconsulti di quelli di qualsiasi pazzo. Se,
d'altra parte, non dobbiamo prestar fede alle visioni dei pazzi perch sono
false, non capisco perch si creda alle visioni di quelli che sognano, le
quali sono molto pi confuse; forse perch i pazzi non narrano le loro visioni
all'interprete, mentre le narrano quelli che han fatto un sogno?
Domando anche: se io voglio scrivere o leggere qualcosa, o cantare o
sonare la cetra, o risolvere un problema di geometria, di fisica, di
dialettica, dovr aspettare l'ispirazione dtami da un sogno, o sar meglio
che usi le mie cognizioni, senza le quali non si pu fare n portare a
soluzione nessuna di quelle attivit? E ancora: nemmeno se volessi navigare,
reggerei il timone basandomi su precetti ricevuti in sogno; ch ne pagherei
sbito un duro prezzo! 123 Come, dunque,  plausibile che gli ammalati
chiedano la cura all'interprete di sogni anzich al medico? Forse Esculapio,
forse Serapide ci pu prescrivere durante il sonno la cura per recuperare la
salute, e invece Nettuno non pu dare egli stesso i precetti ai naviganti? E
se Minerva prescriver la medicina senza bisogno del medico, le Muse non
daranno in sogno la capacit di scrivere, di leggere, di esercitare tutte le
altre arti? Ma se ci venisse concessa in questo modo la facolt di curarci la
salute, ci verrebbero concesse anche le altre doti a cui ho accennato; e
siccome quelle non ci sono concesse, non ci  concessa l'arte medica; esclusa
la quale, risulta confutata ogni autorit dei sogni.
LX 124 Ma ammettiamo che anche queste siano osservazioni superficiali;
scaviamo ora pi a fondo. O un potere divino che si prende cura di noi ci d
direttamente i precetti per mezzo dei sogni, o gli interpreti, basandosi su
una coerenza e concordanza della natura, che chiamano symptheia, comprendono
che cosa, nei sogni, corrisponda a un determinato evento e quale ulteriore
risultato consegua da ciascun evento; o nessuna di queste due cose  vera, e
tutto si fonda su un'osservazione lunga e costante di ci che suole avvenire
come conseguenza di una visione avvenuta durante il sonno. In primo luogo,
dunque, bisogna comprendere che non esiste alcuna forza divina produttrice dei
sogni. E questo, in effetti,  evidente: che nessuna visione apparsa nel sonno
proviene dalla volont degli di. Per il nostro bene, infatti, gli di
farebbero s che noi potessimo prevedere il futuro. 125 Ma quanti sono quelli
che davvero obbediscono ai sogni, li comprendono, li ricordano? Quanto pi
numerosi, invece, quelli che li disprezzano e li considerano una superstizione
degna di un animo debole, da vecchierelle? Quale motivo c', dunque, per cui
la divinit, premurosa verso tutti costoro, li avverta mediante sogni, mentre
essi non ritengono quei sogni meritevoli non dico di attenzione, ma nemmeno di
ricordo? Ch da un lato la divinit non pu ignorare come la pensa ciascuno di
noi, dall'altro non  degno della divinit fare qualcosa inutilmente e senza
motivo; perfino gli uomini che agissero cos si mostrerebbero poco seri!
Perci, se la maggior parte dei sogni sono ignorati o trascurati, una delle
due: o la divinit non sa che le cose stanno cos, o ricorre senza frutto agli
avvertimenti dei sogni; ma n l'una n l'altra cosa si addice alla divinit;
bisogna quindi riconoscere che la divinit non ci d alcun segno premonitore
mediante i sogni.
LXI 126 Un'altra cosa vorrei sapere: se la divinit ci manda queste
visioni per il nostro bene, perch non ce le manda mentre siamo svegli, non
mentre dormiamo. O che un impulso esterno ed estraneo ecciti le anime dei
dormienti, o che le anime si eccitino da s, o che vi sia qualunque altra
causa che ci dia l'impressione di vedere, udire, fare qualcosa durante il
sonno, la medesima causa poteva valere riguardo a noi durante la veglia; e se
gli di facessero ci per il nostro bene mentre dormiamo, farebbero
altrettanto mentre siamo svegli, tanto pi in quanto Crisippo, polemizzando
contro gli accademici, dice che sono molto pi chiare e sicure le cose da noi
viste in stato di veglia che quelle che ci appaiono in sogno. Sarebbe stato
quindi pi degno della bont divina - se davvero gli di intendessero con
questo mezzo curarsi di noi - inviare visioni pi chiare a chi  sveglio, non
pi oscure a chi dorme. Ma siccome ci non accade, i sogni non sono da
considerare di origine divina. 127 E insomma, che bisogno ci sarebbe di
tortuosit e di raggiri, tali da costringerci a ricorrere agli interpreti dei
sogni? La divinit, se voleva davvero giovarci, non poteva dirci senza
intermediari "Fa' questo, non fare quest'altro", e apparirci mentre eravamo
svegli, non mentre dormivamo?
LXII Del resto, chi oserebbe dire che tutti i sogni sono veri? "Alcuni
sogni sono veri," dice Ennio, "ma tutti veri non  necessario che siano." Ma
che distinzione  mai questa? Quali sogni dovremo annoverare fra i veri, quali
fra i falsi? E se i veri sono inviati dalla divinit, i falsi donde nascono?
Se anch'essi sono divini, che cosa c' di pi incoerente della divinit? E che
cosa di pi sciocco che turbare le menti dei mortali con visioni false e
menzognere? Se poi le visioni vere sono divine, le false e inconsistenti
umane, che cos' codesta arbitraria facolt di attribuzione, tale che un sogno
sarebbe prodotto dalla divinit, un altro dalla natura, e non piuttosto o
tutti dalla divinit (ma voi dite di no), o tutti dalla natura? Dal momento
che negate la prima alternativa,  necessario ammettere la seconda. 128
Chiamo natura quella condizione per cui l'anima, non mai ferma, non pu essere
esente da agitazione e da moto. Quando, per la stanchezza del corpo, l'anima
non pu fare uso n delle membra n dei sensi, incorre in visioni varie e
confuse, derivanti, come dice Aristotele, dalla persistenza delle tracce di
ci che ha fatto o ha pensato durante la veglia. Dal mescolarsi incoerente di
questi ricordi sorgono talvolta stranissime immagini di sogni; se alcuni di
questi sogni sono falsi, altri veri, sarei davvero curioso di sapere con quale
criterio si possano discernere gli uni dagli altri. Se un tale criterio non
c', a che pro andiamo a consultare quegli interpreti? Se invece ce n' uno,
bramerei di sapere qual ; ma rimarranno in imbarazzo.
LXIII 129  venuto ormai il momento di discutere quale di queste
alternative sia pi probabile: che gli di immortali, superiori a qualsiasi
altro essere, scorrazzino e vadano a visitare non solo i letti ma anche i
miseri giacigli di tutti i mortali, dovunque essi si trovino, e, ogni qual
volta vedono uno che russa, gli ispirino delle visioni confuse e oscure, che
quel tale, svegliatosi in preda al terrore, la mattina dopo riferisca
all'interprete, oppure che per un fenomeno naturale l'anima, continuamente
mossa, abbia l'impressione di vedere mentre dorme ci che ha visto da sveglia.
Che cosa si addice di pi alla filosofia, interpretare questi fatti ricorrendo
alla superstizione delle fattucchiere o alla spiegazione secondo la natura?
Sicch, se pur potesse esistere una verace interpretazione dei sogni, costoro,
che la professano, non sarebbero capaci di compierla: sono infatti gente del
tutto priva di seriet e ignorantissima. I tuoi stoici, d'altra parte, dicono
che nessuno, tranne il sapiente, pu essere indovino. 130 Crisippo definisce
la divinazione con queste parole: "Una facolt di conoscere, ravvisare e
spiegare i segni che vengono mostrati dagli di agli uomini"; e aggiunge che
il cmpito della divinazione  di sapere in precedenza quali predisposizioni
abbiano gli di verso gli uomini, di che cosa li avvisino con quei segni, in
che modo si possa ovviare ai cattivi presagi ed espiarli. Ancora Crisippo
definisce cos l'interpretazione dei sogni: una capacit di scorgere e di
spiegare che cosa gli di intendono presagire agli uomini nei sogni. E che,
dunque? Per raggiungere un simile scopo basta un'intelligenza mediocre o ci
vuole un ingegno eccezionale e un sapere perfetto? Ma un interprete fornito di
tali doti non l'ho conosciuto mai.
LXIV 131 Attento, dunque: anche se un giorno ti avr concesso che la
divinazione esiste - ma non lo far mai -, rischieremo di non trovare nessun
vero indovino. Di che sorta , poi, codesta provvidenza degli di, dal momento
che nei sogni non ci indicano n cose che siamo capaci di comprendere da noi,
n cose per le quali possiamo ricorrere a un interprete degno di fede? Se gli
di ci mettono innanzi dei segni dei quali non abbiamo n conoscenza n
qualcuno che ce li spieghi, si comportano come cartaginesi o spagnoli i quali
venissero a parlare nel nostro senato senza interprete. 132 E insomma, a che
servono le oscurit e gli enigmi dei sogni? Gli d avrebbero dovuto volere
che noi comprendessimo ci di cui ci preavvisavano per il nostro bene. "Ma,"
tu dirai, "forse nessun poeta, nessun filosofo della Natura  oscuro?" 133
Certo, quel famoso Euforione  oscuro anche troppo; ma non lo  Omero: quale
dei due  miglior poeta?  estremamente oscuro Eraclto, non lo  per nulla
Democrito: si pu fare tra loro un paragone? Per il mio bene mi dai un
avvertimento che io non sono in grado di capire: con che frutto, dunque, mi
avverti? Sarebbe come se un medico prescrivesse a un malato di prender come
cibo "la nata dalla terra, strisciante sull'erba, portatrice della propria
casa, priva di sangue" invece di dire, come diciamo tutti, "lumaca". E dopo
che l'Anfione della tragedia di Pacuvio ha detto in modo assai oscuro: "Una
bestia quadrupede, dal cammino lento, selvatica, bassa di statura, ruvida,
dalla testa corta, dal collo simile a quello d'un serpente, dall'aspetto
truce, privata delle viscere, inanimata eppure capace di emettere un suono
come un essere animato," gli attici replicano: "Non comprendiamo, se non lo
dici apertamente." E quegli, allora, con una sola parola: "una tartaruga." Non
avresti dunque potuto, o citaredo, dire ci fin dal principio?
LXV 134 Un tale riferisce all'interprete di aver sognato che un uovo era
appeso a una fascia del suo letto (il sogno  narrato da Crisippo nel suo
libro). L'interprete risponde che sotto il letto  seppellito un tesoro.
Quello scava, trova una certa quantit d'oro, circondata d'argento. Manda come
compenso all'interprete un pochino di argento, non pi di quanto gli sembrava
bastante. Allora l'interprete: "E del tuorlo dell'uovo non mi di niente?";
poich riteneva che questa parte dell'uovo designasse l'oro, il resto
l'argento. Nessun altro, dunque, sogn mai un uovo? Perch, allora, soltanto
questo tale trov un tesoro? Quanti poveri, meritevoli d'un aiuto degli di,
non sono indotti da alcun sogno a trovare un tesoro! E per qual motivo quel
tale fu messo sull'avviso da un sogno cos difficile, in modo che
dall'immagine dell'uovo sorgesse per analogia l'idea del tesoro, e non gli si
consigli apertamente di cercare un tesoro, come apertamente Simonide fu
ammonito a non imbarcarsi? 135 I sogni oscuri, dunque, non si addicono
affatto alla maest degli di.
LXVI Eccoci ai sogni chiari e palesi, come quello riguardante l'amico
ucciso dall'oste a Megara, come quello toccato a Simonide, il quale fu
sconsigliato di imbarcarsi da quel tale che egli aveva seppellito, come anche
quello concernente Alessandro, che mi meraviglio tu abbia omesso. Un suo amico
intimo, Tolomeo, era stato colpito in battaglia da una freccia avvelenata e a
causa di quella ferita, con sommo dolore di Alessandro, stava morendo. Mentre
gli sedeva accanto, a un certo momento Alessandro fu vinto dal sopore. Allora,
si narra, gli apparve in sogno quel serpente che sua madre Olimpiade teneva
con s: esso recava in bocca una piccola radice, e nello stesso tempo disse ad
Alessandro in quale luogo nasceva (era non molto distante da dove si trovavano
allora); tale era il potere di quella radice, da guarire facilmente Tolomeo.
Alessandro, svegliatosi, narr agli amici il sogno; furono mandati in giro
degli uomini a cercare la radice; fu trovata, e si dice che da essa furono
guariti sia Tolomeo, sia molti soldati che erano stati feriti da frecce
intinte in quel medesimo veleno. 136 Tu hai menzionato anche molti altri
sogni tratti da narrazioni storiche: della madre di Falaride, di Ciro il
vecchio, della madre di Dionisio, del cartaginese Amilcare, di Annibale, di
Publio Decio; notissimo  inoltre quel sogno riguardante il prsule, e cos
pure quello di Gaio Gracco e l'altro, recente, di Cecilia figlia di Metello
Balearico. Ma questi sogni sono estranei a noi e perci ci rimangono ignoti;
alcuni forse sono anche inventati: chi ne  il garante? Quanto ai nostri
sogni, che cosa possiamo dire? Tu puoi menzionare quello riguardante me e il
mio cavallo che vedesti riemergere e venire a riva, io quello di Mario, che,
coi fasci ornati d'alloro, ordinava che io fossi condotto nel tempio da lui
edificato.
LXVII Di tutti i sogni, caro Quinto, una sola  la causa; e noi, per gli
di immortali, stiamo attenti a non oscurarla con la nostra superstizione e
con le nostre idee distorte. 137 Quale Mario tu pensi che io abbia visto in
sogno? Una sua sembianza, credo, una sua immagine, come ritiene Democrito.
Donde sarebbe provenuta codesta immagine? Democrito sostiene che dai corpi
solidi e da oggetti ben delimitati si emanano le immagini; a che cosa si era,
dunque, ridotto ormai il corpo di Mario? "L'immagine," replicher un
democriteo, "provenne da quello che era stato il corpo di Mario." Era dunque
codesta l'immagine di Mario che mi si fece incontro nella pianura di Atina?
"Tutto lo spazio  pieno d'immagini: nessuna percezione  concepibile senza
che qualche immagine colpisca la nostra vista." 138 Ma, dunque, codeste
immagini sono talmente obbedienti ai nostri ordini da accorrere appena noi lo
vogliamo? Anche le immagini di quelle cose che non esistono? Ma quale figura
c', tanto giammai veduta, tanto inesistente, che l'anima non possa costruirsi
con la fantasia, di modo che noi possiamo rappresentarci dentro di noi cose
che non abbiamo mai visto, citt collocate in una data posizione, sembianze di
uomini? 139 Quando, dunque, penso alle mura di Babilonia o al volto di Omero,
 forse una loro immagine che viene a colpirmi? In tal caso, tutto ci che
vogliamo pu esserci noto, poich non c' niente a cui non possiamo pensare;
nessuna immagine, dunque, s'insinua dal di fuori nelle anime dei dormienti,
n, in generale, si distacca dai corpi solidi; e io non ho avuto notizia di
alcuno che con maggiore autorit dicesse cose senza senso. Alle anime
appartiene il potere e la caratteristica di essere sempre attive e vigilanti,
non per un impulso esterno, ma per il proprio movimento straordinariamente
veloce. Quando le anime hanno al loro servizio le membra, il corpo, i sensi,
vedono, pensano, percepiscono tutto con pi nitidezza. Quando questi ausilii
vengono meno e l'anima rimane sola per il sopore del corpo, rimane da sola in
stato di attivit. Perci in essa si presentano visioni e azioni, e all'anima
sembra di ascoltare molte cose, di dirne molte. 140 Queste numerose
impressioni, confuse e modificate in ogni maniera, si agitano nell'anima
indebolita e abbandonata a se stessa; e quelli che soprattutto si muovono e
agiscono nelle anime sono i resti di ci che abbiamo pensato o fatto quando
eravamo svegli. Per esempio, in quell'epoca io pensavo molto a Mario,
ricordando con quale grandezza d'animo, con quale fermezza aveva affrontato la
sua grave sventura. Questa, credo, fu la ragione per cui io lo sognai.
LXVIII In un periodo, poi, in cui tu pensavi a me con preoccupazione, ti
apparii in un sogno, improvvisamente emerso da un fiume. Nell'anima tua come
nella mia, dunque, c'erano tracce di pensieri che avevamo avuto da svegli. Ma
nei nostri sogni si aggiunse qualcosa in pi: nel mio sogno il tempio fatto
edificare da Mario, nel tuo il fatto che il cavallo sul quale io viaggiavo,
sommerso insieme a me, riemerse anch'esso all'improvviso. 141 O tu credi che
ci sarebbe mai stata anche una sola vecchierella tanto svanita di mente da
credere ai sogni, se non capitasse qualche volta che essi, per puro caso,
corrispondessero alla realt? Ad Alessandro sembr che un serpente parlasse.
La cosa pu essere completamente falsa, pu essere anche vera; ma, anche
ammesso che sia vera, non  prodigiosa: Alessandro non sent parlare il
serpente, ma gli parve di sentirlo; e, perch il fatto sembri ancor pi
straordinario, parl tenendo in bocca una radice; ma nulla  straordinario per
chi sogna! Vorrei sapere, poi, perch ad Alessandro capit un sogno cos
chiaro, cos sicuro, ma egli stesso non ne ebbe mai in altre circostanze, e
non ne ebbero molti di questa sorta le altre persone. A me, certo, tranne quel
sogno di Mario, non ne sono capitati altri, che io ricordi. Invano, dunque, ho
consumato tante notti, in una vita cos lunga! 142 Adesso, per l'interruzione
dell'attivit forense, ho eliminato le veglie trascorse nel preparare i
discorsi e mi sono concesso dei sonnellini pomeridiani, ai quali prima non ero
abituato; e, pur dormendo tanto, non sono stato preavvisato da alcun sogno,
nonostante tutto quel che  accaduto; quando vedo i magistrati nel foro o il
senato nella Curia, allora s, mi sembra di sognare come non mai.
LXIX Inoltre (passiamo, secondo la nostra ripartizione, al secondo punto)
che cos' questa compattezza e concordia generale della natura, che, come ho
detto, chiamano symptheia, tale che un uovo debba essere il segno di un
tesoro nascosto? I medici comprendono, in base a certi sintomi,
l'approssimarsi e l'aggravarsi di una malattia; dicono anche che alcuni tipi
di sogni possono fornire certe indicazioni sullo stato di salute, per esempio
anche questa, se siamo ben pasciuti o denutriti. Ma un tesoro, un'eredit, un
conseguimento d'una carica, una vittoria in battaglia, e molte altre cose di
questo genere, da quale affinit naturale sono collegate ai sogni? 143 Si
narra che un tale, mentre sognava di congiungersi sessualmente con una donna,
emise dei calcoli dalla vescica. Qui vedo la symptheia: in sogno gli apparve
una visione tale che l'evento realmente accaduto fu prodotto da un impulso
della natura, non da un'illusione erronea. Ma quale forza naturale fece
apparire a Simonide quel sogno dal quale fu sconsigliato di imbarcarsi? O
quale connessione con la natura pu aver avuto il sogno che, a quanto si
tramanda, fece Alcibiade? Egli, poco prima di morire, sogn di essere ravvolto
nel mantello della sua amante. Quando il suo cadavere giacque buttato a terra
con spregio, insepolto e abbandonato da tutti, l'amante lo ricopr col suo
mantello. Ci dunque era stato determinato in precedenza e aveva cause
naturali, oppure per un mero caso avvennero sia il sogno, sia l'evento?
LXX 144 Del resto, le previsioni degli interpreti non indicano anch'esse
le varie sottigliezze di costoro anzich il potere e l'interconnessione della
natura? Un corridore che si riprometteva di andare alle Olimpiadi sogn di
esser trasportato da una quadriga. La mattina dopo, eccolo dall'interprete.
"Vincerai," gli disse costui; "la velocit e l'impeto dei cavalli hanno questo
significato." Poi si rec da Antifonte. " destinato" gli rispose "che tu
perda; non capisci che nel sogno quattro corridori ti precedevano?" Ecco un
altro corridore (e di questi sogni e di altri della stessa specie  pieno il
libro di Crisippo, pieno quello di Antipatro; ma ritorniamo al nostro
corridore): rifer a un interprete che aveva sognato di essere trasformato in
un'aquila. E quello: "Hai bell'e vinto; ch nessun uccello vola con pi impeto
di questo." Ma Antifonte: "Stupido! Non capisci che sei gi sconfitto?
Quest'uccello, l'aquila, poich insegue e d la caccia agli altri uccelli,
vola sempre per ultima rispetto a loro." 145 Una matrona che desiderava aver
figli, incerta se fosse o no incinta, sogn di aver la natura sigillata. Lo
disse a un interprete. Quello rispose che, poich era sigillata, non aveva
potuto concepire. Ma un altro le disse che era incinta, perch non si usa
sigillare alcun recipiente vuoto. Che razza d'arte  questa, dell'interprete
che con le sue sottigliezze si fa beffe della gente? Gli esempi che ho citato,
e gli innumerevoli altri che gli stoici hanno raccolto, dimostrano forse
qualche altra cosa se non l'acume di uomini che, in base a una certa analogia,
rivolgono la loro interpretazione ora in un senso, ora in un altro? I medici
conoscono certi sintomi tratti dalle pulsazioni delle vene e dal respiro del
malato, e in base a molti altri indizi prevedono l'andamento della malattia; i
navigatori, quando vedono i ttani guizzare a fior d'acqua o i delfini
affrettarsi verso il porto, capiscono che  indizio di burrasca. Questi fatti
possono essere spiegati razionalmente ed essere ricondotti a cause naturali;
ma quelli che ho citato poco fa non lo possono in alcun modo.
LXXI 146 "Ma l'assidua osservazione, con la registrazione dei fatti,
cre l'arte divinatoria": questa  l'ultima difesa che resta. da prendere in
esame. Ma lo credi davvero? "I sogni si possono osservare." In che modo? Ve ne
sono innumerevoli variet. Non si pu immaginare niente di cos assurdo,
incoerente, mostruoso che non possa apparirci in sogno: in che modo queste
visioni infinite e sempre nuove si possono ricordare o registrare mediante
l'osservazione? Gli astronomi hanno potuto notare i movimenti dei pianeti: nei
loro movimenti, infatti, si  scoperta una regolarit di cui prima non si
aveva alcuna idea. Ma dimmi un po' quale  l'ordine o la coincidenza dei
sogni; in che modo, poi, si possono distinguere i sogni veri dai falsi, poich
gli stessi sogni dnno luogo a risultati diversi per le diverse persone, e
nemmeno per la stessa persona l'evento  sempre uguale? Sicch mi sembra
stranissimo che, mentre a un bugiardo siamo soliti non credere nemmeno quando
dice la verit, codesti fautori dei sogni, se una volta tanto un sogno si 
avverato, non neghino fede a quell'unico fra tanti, invece di legittimarne
innumerevoli sul fondamento di uno solo.
147 Se, dunque, n la divinit  causa dei sogni, n vi  alcuna
connessione fra la natura e i sogni, n la scienza dei sogni si  potuta
stabilire mediante l'osservazione, la conclusione  che ai sogni non si deve
attribuire assolutamente alcun valore, tanto pi che quelli che fanno sogni
non sanno prevedere nulla in base a essi, quelli che li interpretano ricorrono
a spiegazioni vaghe, non a leggi naturali, e il caso, nel volgere di
innumerevoli secoli, ha prodotto in ogni campo pi effetti mirabili che nelle
visioni dei sogni, e niente  pi incerto dell'interpretazione, la quale si
pu trascinare in varie direzioni, spesso in direzioni addirittura opposte.
LXXII 148 Si cacci via, <dunque,> anche la divinazione basata sui sogni,
al pari delle altre. Ch, per parlare veracemente, la superstizione, diffusa
tra gli uomini, ha oppresso gli animi di quasi tutti e ha tratto profitto
dalla debolezza umana. L'ho detto nell'opera Della natura degli di e ne ho
trattato pi particolarmente in questa discussione. Ho pensato che avrei
arrecato grande giovamento a me stesso e ai miei concittadini se avessi
distrutto dalle fondamenta la superstizione. N, d'altra parte (questo voglio
che sia compreso e ben ponderato), con l'eliminare la superstizione si elimina
la religione. Innanzi tutto  doveroso per chiunque sia saggio difendere le
istituzioni dei nostri antenati mantenendo in vigore i riti e le cerimonie;
inoltre, la bellezza dell'universo e la regolarit dei fenomeni celesti ci
obbliga a riconoscere che vi  una possente ed eterna natura, e che il genere
umano deve alzare a essa lo sguardo con venerazione e ammirarla. 149 Perci,
come bisogna addirittura adoprarsi per diffondere la religione che  connessa
con la conoscenza della natura, cos bisogna svellere tutte le radici della
superstizione. Essa incalza e preme e, dovunque tu ti volga, ti perseguita,
sia che tu abbia dato ascolto a un indovino, sia a un detto casuale, sia che
abbia compiuto un sacrificio o abbia veduto un uccello, o abbia appena scrto
un caldeo, un arspice, o abbia visto lampi o udito tuoni, o un luogo sia
stato colpito dal fulmine, o sia nato o si sia prodotto qualcosa di simile a
un prodigio. Qualcuno di questi eventi  inevitabile che spesso accada,
cosicch non  mai possibile sostare con animo pacato. 150 Pu sembrare che
lo scampo da tutti i travagli e le ansie sia il sonno. Ma anche da esso
sorgono in gran copia affanni e timori, i quali, di per se stessi, avrebbero
minor forza e si potrebbero pi facilmente trascurare, se i filosofi non
avessero assunto il cmpito di avvocati difensori dei sogni. E non parlo di
quei filosofi disprezzati da tutti, ma di quelli particolarmente acuti e
capaci di vedere le coerenze e le contraddizioni, di quelli che sono ormai
ritenuti perfetti e superiori a tutti. Se alla loro arroganza non avesse fatto
fronte Carneade, forse sarebbero ormai considerati gli unici filosofi degni di
questo nome. Contro di essi  rivolta quasi tutta questa mia veemente
discussione, non perch io li disprezzi pi degli altri, ma perch pu
sembrare che essi difendano le loro idee con pi acume e dottrina di tutti.
Siccome, d'altra parte,  un principio basilare dell'Accademia non imporre mai
alcun proprio giudizio, dare il proprio assenso a quelle tesi che pi appaiono
vicine alla verit, mettere a confronto le ragioni di ciascuno ed esporre ci
che si pu dire contro ciascuna opinione, lasciare agli uditori il loro
giudizio libero e illeso senza far pesare in alcun modo su di essi la propria
autorit, manterremo questa consuetudine ereditata da Socrate e la metteremo
in pratica tra di noi - se a te, fratello mio Quinto, piacer - il pi spesso
possibile."
Per me, rispose Quinto, nulla pu essere pi piacevole. E, detto ci, ci
alzammo.
FINE.
