Marco Tullio Cicerone.

Contro Vatinio.

Traduzione di Annalaura Burlando.

Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi, dalla Fondazione
Ezio Galiano. Catanzaro, 16 Febbraio 2000.

INTERROGATORIO CONTRO VATINIO.
I  1 Se io avessi esclusivamente considerato, Vatinio, il tuo modo di essere
tanto spregevole, avrei fatto una cosa che avrebbe mandato in visibilio tutti
i presenti: ti avrei lasciato andare senza una parola, te e le tue
testimonianze che non valgono niente, inficiate, quali sono, da una vita
sporca e sregolata; tra il pubblico, infatti, non ci sarebbe stato nessuno
disposto a credere che tu meritassi di venire confutato come un pericoloso
avversario o interrogato come il pi attendibile dei testi. O forse poco fa
non ce l'ho proprio fatta a trattenermi e probabilmente ho anche esagerato; ma
io ti odio, Vatinio, e non sono il solo: quanto a sentimenti ostili nei tuoi
confronti dovrei battere tutti, perch contro di me hai agito da delinquente,
eppure sono tra i tuoi detrattori pi tiepidi, quasi tutti ti odiano pi di
me. E cos, visto che in me il disprezzo  pari all'odio, non mi  piaciuta
l'idea di vederti andar via tra i fischi e le minacce, senza averti dato una
bella lezione.  2 Perci non ti stupire che io ti conceda l'onore di
interrogarti, abbassandomi al livello di chi nessuno reputa degno di un po' di
compagnia, di due parole dette in confidenza, del diritto di voto e di
cittadinanza, della luce stessa del sole: non l'avrei mai fatto, niente e
nessuno sarebbe riuscito a convincermi se non mi fossi imposto di soffocare
questa tua arroganza e di spezzare la tua sfrontatezza, arginando la fiumana
delle tue parole con poche mie domande. Ora poniamo il caso che Publio Sestio
abbia a torto sospettato di te: tu, per, Vatinio, non puoi assolutamente
prendertela con me se in una circostanza tanto critica per un uomo che si 
sempre comportato pi che bene con me, io ho voluto mettermi in gioco,
assecondando il suo volere e cedendo alla difficolt del momento.  3 Poco fa,
senza neanche accorgertene, sei caduto in palese contraddizione, dimostrando
cos di avere testimoniato il falso quando ieri hai affermato di non aver mai
scambiato neppure una parola con Albinovano su nessun argomento, tanto meno
sull'accusa di Sestio; hai, infatti, detto che Tito Claudio ti ha cercato e ti
ha chiesto un consiglio sulla querela mossa a Publio Sestio; Albinovano, poi,
che, stando alla tua precedente testimonianza, tu quasi non conoscevi, si 
presentato a casa tua e tu gli hai consegnato copia di quei discorsi di Publio
Sestio, introvabili e sconosciuti per lui, che sono stati letti poco fa in
questo tribunale. Da una parte, quindi, hai ammesso di esserti procacciato
gente senza scrupoli, disposta ad accusare, e di averla corrotta; dall'altra,
hai fornito ulteriore prova della tua leggerezza, aggravata per di pi da un
comportamento superficiale e spergiuro. Come? Raccontando che chi avevi
definito un perfetto estraneo,  stato a casa tua; all'inizio del processo lo
avevi giudicato un prevaricatore, ma ora si  saputo che gli hai fornito su
sua richiesta documenti indispensabili per accusare Sestio.
II  4 Sei troppo violento, troppo arrogante: tu non credi che si possano
pronunciare parole sul tuo conto che giungano sgradite e disdicevoli alle tue
orecchie. Sei entrato in questa aula in collera con il mondo intero, me ne
sono accorto subito, non appena ti ho guardato, anzi avevo quasi previsto una
reazione del genere, prima ancora che tu iniziassi a parlare: in quel momento,
infatti, stava testimoniando Gellio, balia di tutti i faziosi. Ecco che
all'improvviso sei strisciato dentro tu, tale quale un serpente che sbuca dal
suo nascondiglio: gli occhi fuori dalle orbite, il collo gonfio dalla rabbia,
la nuca tumefatta, tanto che mi [ sembrato] rinnovarsi quel tuo [...]
5 [... Mi rimproveri] per avere assunto la difesa di un mio vecchio
amico, che , poi, un tuo familiare: ma in questa citt solitamente ci si
scaglia contro atti d'accusa come il tuo (e non  la prima volta che te ne
servi), mai contro la difesa. Ti domando, piuttosto, perch non avrei dovuto
prendere le parti di Caio Cornelio: ha proposto qualche legge contro il volere
degli auspici? Non ha tenuto conto delle leggi Elia e Fufia? Ha forse fatto
violenza ad un console, occupato un tempio con uomini armati, eliminato un
oppositore con le maniere forti, insozzato le sacre cerimonie, ripulito
l'erario o saccheggiato le fortune dello Stato? No, sono tue, sono tutte tue
queste belle bravate: a Cornelio non si pu rinfacciare niente del genere.
Correva voce che fosse stato lui a pronunciare a voce alta la sua proposta di
legge: ma si giustificava - e gli erano testimoni i suoi colleghi - dicendo di
averlo fatto non per declamare alla folla, bens per rivedere il testo ed
eventualmente emendare. Tuttavia, l'unico dato certo era che in quel giorno
Cornelio aveva sciolto l'assemblea, obbedendo al veto dei tribuni. Tu,
piuttosto, a cui d tanto fastidio che io abbia difeso Cornelio, che genere di
causa presenterai ai tuoi avvocati e soprattutto con quale faccia? Stai gi
dimostrando di quanta vergogna si dovranno coprire se capiter loro di
prendere le tue parti, visto che, secondo la tua opinione, la mia difesa di
Cornelio equivale in tutto e per tutto a un'ingiuria.  6 Ma tieni bene in
mente ci che sto per dirti, Vatinio: poco tempo dopo questo mio discorso in
difesa di Cornelio, che, stando alle tue parole, non sarebbe piaciuto alle
persone perbene, nel corso di una cerimonia solenne che passer alla storia,
mi hanno eletto console: e non lo ha voluto ad ogni costo solo l'intero popolo
romano, ma si  anche esaudito l'intimo desiderio dei cittadini migliori; e
cos, vivendo secondo sani principi, ho raggiunto tutto ci che, come hai
avuto pi volte occasione di dire nei tuoi sciocchi vaticini, speri di
conseguire al pi presto.
III Mi hai rinfacciato la mia partenza per l'esilio; hai voluto mettere
il dito in quella che  una profonda piaga per chi consider terribile quel
giorno, lo stesso che fu per te lieto come una festa. Ebbene, in risposta
voglio dirti una cosa soltanto: tu e quei disgraziati dei tuoi amici, flagello
dello Stato, non chiedevate altro che un pretesto per attaccar battaglia;
ardevate dal desiderio di mettere le mani sui beni dei pi ricchi e io ero
un'ottima scusa; volevate ubriacarvi del sangue dei cittadini pi in vista,
dando sfogo alla vostra crudelt e a un viscerale odio contro gli onesti,
maturato per anni nel profondo. Non ve l'ho data questa soddisfazione e alla
resistenza ho preferito la fuga, nella speranza di porre un freno alla vostra
delittuosa rabbia.  7 Perci ti chiedo di perdonarmi, Vatinio, se ho avuto
riguardo di quella patria che avevo salvato: considerami pure un protettore,
quasi un custode di questa repubblica, esattamente come io reputo te il suo
flagello, la sua disperazione. E, quasi non bastasse, hai l'ardire di far
sentire colpevole del suo distacco dalla citt quell'uomo che - lo sai
benissimo -  stato poi richiamato per desiderio di tutti i cittadini e per il
lutto della stessa Roma. Tu, invece, hai detto che, se ci si  impegnati per
farmi rientrare, lo si  fatto esclusivamente per l'interesse dello Stato e
non per farmi un piacere personale: d'accordo, ma non mi dirai che per un uomo
di alto sentire che entra in politica esista desiderio pi intenso dell'essere
apprezzato dai suoi concittadini perch ritenuto utile alla repubblica!  8 S,
lo so, ho un carattere difficile, difficile  avvicinarmi perch il mio
sguardo  severo, la mia risposta superba, alieno da ogni regola il mio regime
di vita; a nessuno, quindi, importava della mia amicizia, nessuno guardava a
me come a un esempio nella speranza di un consiglio, di un aiuto; eppure, per
raccontare solo la minima parte dell'accaduto, si sent tanto la mia mancanza
che sul foro e sulla curia piomb un silenzio di tomba e tacquero abbandonate
anche tutte le arti liberali e il fervore intellettuale che le accompagnava.
D'accordo, ammettiamo pure che io, come persona, non abbia nulla a che fare
con la situazione verificatasi in Roma: proviamo a supporre che non per me, ma
per l'interesse dello Stato siano passati tutti quei senatoconsulti, si sia
dato ascolto al volere del popolo, si siano approvati i decreti dell'Italia
intera, delle sue associazioni e di ogni corporazione. Poteva capitarmi sorte
migliore? Rispondi, uomo tanto ignorante da non saper riconoscere la gloria
quando  vera e il merito quando  sincero! Se io aspiro a una fama immortale
e a un ricordo della mia persona che vinca il tempo, che altro dovrei
desiderare se non che i miei concittadini crescano nella convinzione che la
salvezza di Roma e la mia sono un'unica cosa?  9 Eccoci alla resa dei conti:
tu hai affermato che io sono caro al senato e al popolo romano non certo per
meriti personali, ma perch cos torna utile allo Stato; lo stesso vale per
te: bench tu sia un pericolo pubblico - e puoi ringraziare la tua indole
barbara e crudele -, io, tuttavia, sostengo che se la citt ti odia tanto, non
 perch ti chiami Vatinio, ma perch questa si chiama patria.
IV E per poter tornare una buona volta a parlare di te, ti dir
quest'ultima verit sul mio conto. Non ci si deve affatto preoccupare di cosa
ciascuno di noi dica in giro di se stesso: quel che importa davvero, quello
che lascia il segno,  il giudizio delle persone perbene.  10 E sono due le
occasioni che mi permettono di capire cosa pensino di me i miei concittadini:
quando in gioco  una carica politica o l'incolumit personale. Nel primo
caso, infatti, a ben pochi il popolo romano ha voluto tributare onori con
tanto entusiasmo come ha fatto con me; con nessuno, poi, ci si  impegnati
cos a fondo per garantire il rientro in patria e il ripristino degli antichi
privilegi. Quanto a te, invece, abbiamo gi avuto modo di osservare il
trattamento che ti  stato riservato quando aspiravi a una carica: aspettiamo
solo che in gioco ci sia la tua salvezza per vedere cosa far la gente. Non
ho, tuttavia, la bench minima intenzione di paragonarmi ai cittadini pi
illustri presenti in tribunale per assistere Publio Sestio; piuttosto, voglio
farlo con te, misurandomi con un uomo che nemmeno sa cosa sia la vergogna,
perch appartiene alla peggior feccia. Ed  proprio all'arrogante Vatinio, mio
acerrimo nemico, che voglio rivolgere una domanda: per questa nazione, per
questo Stato, per questa citt, per questi templi, per l'erario, per la curia,
per tutti gli uomini che qui vedi e per le loro sostanze, per i loro figli,
per il resto dei cittadini e infine per i santuari, gli auspici, le sacre
cerimonie degli di immortali, cosa credi sia stato di maggior vantaggio: che
la fortuna di nascere cittadino romano sia capitata a me o a te? Parla,
coraggio, e quando ti sarai espresso con tanta insolenza da farti quasi
mettere le mani addosso, o con gli occhi cos pieni di lacrime che le tue
belle parole ispirate esploderanno, tanto le hai gonfiate, rispondi allora - e
sii preciso - alle domande che ti porr sul tuo conto.  V  11 Preferisco
stendere un velo pietoso su quelli che sono i primissimi anni bui della tua
vita. Per me, puoi anche avere impunemente perforato pareti, depredato vicini,
picchiato tua madre: su un comportamento sicuramente tanto infame cali un
silenzio che sa di morte e di vergogna e sia questo il premio per
un'adolescenza sbandata come la tua.
Ti sei candidato alla questura insieme a Publio Sestio, che non ha mai
fatto mistero dei suoi reali propositi, mentre tu andavi farneticando di un
tuo secondo consolato. Ma - lascia che te lo domandi - ti ricordi che Sestio
divenne questore a pieni voti, mentre tu arrivasti a stento ultimo degli
eletti e non per favore del popolo - nessuno ti voleva -, ma del console?  12
Durante quella magistratura ti tocc di sovrintendere al controllo delle acque
costiere e la cosa suscit grande scalpore; era l'anno del mio consolato:
rammenti che ti inviai a Pozzuoli perch impedissi l'esportazione di oro e
argento dalla citt? Ebbene: forte di quell'incarico, equivocasti sul
significato della tua missione, credendo di essere stato mandato non per
custodire le merci, ma per appropriartene quasi fossi un doganiere; e cos,
come il pi scaltro dei ladri, rovistavi nelle case, nei magazzini, nelle
stive delle navi; attiravi nella tua rete chi era dedito agli affari per poi
trascinarlo in tribunale, accusato ingiustamente; vessavi con intimidazioni i
mercanti appena sbarcati e impedivi ad altri di salire sulle navi. Ma ti
ricordi che gli abitanti di Pozzuoli, durante un'assemblea, prima ti hanno
conciato per le feste, poi mi hanno sepolto di lettere di protesta, visto che
il console ero io? E, dopo la questura, non ti trasferisti come legato nella
Spagna Ulteriore al seguito del proconsole Caio Cosconio? Il viaggio per la
Spagna di solito si fa via terra e se uno proprio vuole navigare, deve seguire
una rotta ben precisa: tu non passasti prima in Sardegna e da l in Africa?
Non ti sei fermato nel regno di Iempsale, contravvenendo cos a una specifica
disposizione del senato? E in quello di Mastanesoso? Non sei addirittura
giunto allo stretto, passando per la Mauritania? Sai se per caso qualche altro
legato destinato alla Spagna sia mai giunto in quella provincia seguendo un
itinerario come il tuo?
13 Preferisco non indagare con te sulle ruberie e i crimini che ti hanno
coperto di vergogna mentre eri in Spagna; parliamo piuttosto di quando ti
hanno eletto tribuno della plebe. La prima domanda che intendo rivolgerti  di
ordine generale: di che misfatto, di quale scellerataggine non ti sei
macchiato nel corso di quella magistratura? No, Vatinio, non mescolare le
carte in tavola, insozzando il buon nome di illustri personaggi con il
racconto delle tue bassezze. Qualunque sar la natura delle mie domande,  a
te solo che mi rivolger: ti costringer ad uscire dal tuo oscuro nascondiglio
e non ti permetter di farti scudo dell'appoggio di qualche politico
importante; tutti i miei dardi pioveranno addosso a te in modo che nessun
altro rimanga ferito anche solo di riflesso (insinuazione, questa, che sei
solito fare): nei tuoi polmoni e nelle tue viscere si conficcheranno le mie
frecce avvelenate.  VI  14 E visto che motore di tutte le cose importanti sono
gli di immortali, voglio che tu, che hai l'abitudine di professarti pitagoreo
e di giustificare col nome del grande filosofo i tuoi barbari e crudeli
costumi, risponda a questa mia domanda: quale strana perversione mentale,
quale accesa follia spinsero te, che ami evocare le anime dei morti e placare
gli di Mani con viscere di bambini, a disprezzare gli auspici che permisero
la fondazione di questa citt e ancora oggi tutelano l'intero Stato e la sua
autorit? Perch, appena eletto tribuno, hai informato il senato che non
sarebbero stati d'ostacolo alle tue azioni i responsi degli auguri e la
presunzione che, secondo te,  propria di quel collegio?  15 Ne consegue una
seconda domanda: hai poi mantenuto la parola? Ti  capitato qualche volta di
dover posticipare la convocazione di un'assemblea o la presentazione di una
proposta di legge, perch sapevi che proprio in quel giorno si scrutava il
cielo per trarne auspici? No, sicuramente no. E per di pi insisti nel dire
che questo tuo atteggiamento  l'unico che hai in comune con Cesare: io, per,
operer una precisa distinzione, non solo nell'interesse dello Stato, ma anche
per il buon nome di Cesare, per evitare cio che la sua reputazione,
accomunata, anche solo per un attimo, alla tua infima bassezza appaia
infangata. Anzitutto, Vatinio, vuoi affidare la tua causa al senato, seguendo
l'esempio di Cesare? Ma di che credito pu godere uno che si difende
avvalendosi del sudore altrui e non del proprio? No, non riesco pi a stare
zitto, sento scoppiarmi dentro la verit, quindi dir, senza esitare, il mio
pensiero: d'accordo, in qualche occasione Caio Cesare pu anche essere stato
un po' troppo violento, possono averlo indotto ad un determinato comportamento
la smania di contesa, un bruciante desiderio di gloria, un temperamento
eccezionale, una nobilt di stirpe davvero fuori del comune; ma ci cui si
lasci andare poteva trovare giustificazione in un uomo tanto unico, e oggi,
al solo pensiero di cosa  riuscito a compiere in seguito, siamo obbligati a
cancellarlo dalla memoria. E tu, pendaglio da forca, pretenderai per te un
simile trattamento di favore? Ci toccher ascoltare un qualunque Vatinio
ladrone e sacrilego, che si arroga diritti concessi solo ad un Cesare?  VII
16 Aspetto da te una risposta. Sei stato tribuno della plebe - tienti lontano
dal console -: come colleghi hai avuto nove uomini in gamba. Tra loro ce
n'erano tre incaricati di scrutare ogni giorno il cielo per trarne auspici: tu
lo sapevi e li deridevi, dicendo che erano solo dei privati cittadini. Due di
questi li vedi ora seduti con tanto di toga pretesta, quella stessa che ti eri
fatto confezionare invano per la carica di edile e che poi sei stato costretto
a vendere; quanto al terzo, sei certo al corrente che, dopo un burrascoso e
tormentato anno in veste di tribuno, ha ottenuto, bench molto giovane, il
credito di cui gode un ex console. Dei rimanenti sei alcuni la pensavano
esattamente come te, altri mantenevano una via di mezzo: ma tutti ebbero la
soddisfazione di vedere pubblicate le loro proposte di legge, soprattutto un
mio amico, Caio Cosconio, qui presente in veste di giudice, che dovette il suo
successo anche alla mia approvazione;  per lui che ti rodi il fegato quando
ripensi alla sua elezione a edile.  17 Ma dimmi - ed esigo che tu mi risponda
-: di tutto il collegio dei tribuni chi os, poi, mettere ai voti le proprie
proposte, se si esclude te solo? Quale arroganza, quale cieco furore ti
spinsero, uomo nato dal fango, al disprezzo, tu ultimo di tutte le cose, al
rifiuto, allo scherno di ci che ai tuoi nove colleghi incuteva un religioso
timore? Dal giorno della fondazione di Roma ad oggi, ti sfido a trovare un
solo tribuno della plebe che abbia parlato al popolo raccolto in assemblea,
pur nella consapevolezza che in cielo si erano presi gli auspici!  18 Ma c'
un'altra cosa che voglio sapere da te. Quando eri tribuno della plebe,
vigevano ancora nello Stato due leggi, la Elia e la Fufia, che in pi di
un'occasione indebolirono, sino ad annullarle, eventuali ingerenze da parte
dei tribuni e nessuno mai, tranne te, tent di boicottarle (l'anno dopo,
mentre si trovavano seduti nel foro due figuri, consoli no di certo, ma
traditori e rovina della citt, queste leggi presero fuoco insieme con gli
auspici, con il veto dei tribuni, con ogni provvedimento del sistema
legislativo romano): quando mai ti sei fatto scrupolo di quelle leggi e hai
esitato a tener banco davanti al popolo, dopo averlo raccolto in assemblea? Di
tribuni faziosi ce ne sono stati; ma tra tutti hai mai sentito parlare di uno
tanto sfrontato da fare altrettanto, contravvenendo cos alle leggi Elia e
Fufia?
VIII  19 Chiariscimi ora un altro particolare. C' un episodio nella tua
vita che, al solo pensarci, susciterebbe in chiunque la voglia di torturarti
senza piet: non  forse vero che durante la tua insopportabile ascesa non a
tiranno - ti piacerebbe sentirtelo dire! -, ma a brigante, hai tentato,
voluto, architettato di sostituirti nell'incarico a Quinto Metello, di
professione augure? Cos, chi t'avesse osservato alle prese con il tuo nuovo
impegno, avrebbe sentito stringersi il cuore in una morsa di sincero dolore
per due motivi ben precisi: il rimpianto di un onesto cittadino giustamente
famoso e la rabbia nel vedere al suo posto il pi scellerato e perverso degli
uomini. Non ti bastava avere sconvolto lo Stato e distrutto un'intera
cittadinanza, approfittando del potere di tribuno? Ci credevi cos succubi e
disorientati da poter sopportare un Vatinio con funzioni di augure?  20 A
questo proposito vorrei sapere una cosa. Poniamo l'ipotesi che si fosse
realizzato il tuo massimo desiderio e ti avessero eletto augure (prospettiva,
questa, che accendeva in noi, carichi d'odio, uno sdegno quasi insostenibile,
ma faceva sbellicare dalle risate persino quelli a cui eri tanto simpatico):
se, oltre a tutti gli altri duri colpi sotto cui lo Stato doveva soccombere,
perch cos avevi decretato, gli avessi inflitto anche la ferita mortale
rappresentata dalla tua nomina ad augure, ti saresti conformato alle decisioni
prese da tutti gli auguri prima di te fin dai tempi di Romolo? Avresti cio
considerato illecito parlare in assemblea con il cielo rischiarato dai fulmini
o, anche da augure, te ne saresti tranquillamente disinteressato, come hai
sempre fatto?
IX  21 Non ho certo intenzione di aggiungere altro sulla tua folle
aspirazione a divenire un sacro indovino: anzitutto,  un argomento che tratto
malvolentieri e solo per rievocare le disgrazie dello Stato; inoltre, neanche
tu hai mai veramente creduto possibile che ti nominassero augure, almeno
finch non fosse crollata la maest del popolo romano e con essa la nostra
citt. Quindi, lasciamo stare le tue assurde fantasie ed occupiamoci piuttosto
dei misfatti. Rispondimi, per favore. Mi riferisco a Marco Bibulo, che allora
era console: non dir che dimostrasse nei confronti dello Stato un
attaccamento filiale (non vorrei suscitare le ire di un uomo potente come te e
di idee politiche cos diverse dalle sue), ma almeno restava al suo posto, non
prendeva iniziative politiche, provava solo un gran disappunto se ripensava al
tuo operato. E tu cosa hai fatto? Bench fosse console, ne ordinasti la
carcerazione: e stavi gi trascinandolo in carcere quando i tuoi colleghi dal
dipinto di Valerio ne ordinarono il rilascio. Non ti sei, allora, creato una
scappatoia, allineando davanti ai rostri i seggi dei tribunali messi in fila?
E attraverso questo passaggio un console del popolo romano, uno dei pi
coerenti ed equilibrati, aizzatagli contro la rabbia di gente senza scrupoli,
negatogli ogni aiuto e tenuti lontani i suoi amici, non fu forse condotto non
in carcere, ma - spettacolo triste e vergognoso - direttamente al supplizio e
di l a morte certa?  22 Sai dirmi se prima di te  esistito uomo tanto infame
da fare altrettanto? In altre parole, mi piacerebbe sapere se ti limiti
semplicemente a riproporre antichi misfatti o se ti diverti a inventarne di
nuovi; quando, ad esempio, facendoti scudo del nome di Caio Cesare (proprio il
pi buono e il pi mite!) per macchiarti di questi o siffatti crimini, frutto,
invece, della tua mente contorta e di un animo sfrontato, cacciasti Marco
Bibulo dal foro, dalla curia, dai templi, da tutti i luoghi pubblici,
costringendolo a relegarsi in casa, quando, cio, la vita di un console era
protetta non dall'autorit conferitagli dalla carica n dalla forza della
legge, ma da porte e pareti robuste, non inviasti un messo per trascinare a
forza Bibulo via dalla sua casa? E cos, sotto il tuo tribunato, un console
non pot neanche pi usufruire di un privilegio concesso da sempre persino ai
semplici privati: fare, cio, della propria abitazione la terra dove
trascorrere l'esilio.  23 Avanti, dammi una risposta tu che ci chiami tiranni,
anche se siamo sempre concordi quando di mezzo c' la comune salvezza:
tiranno, piuttosto, fosti tu, insopportabile creatura emersa dal fango e dalle
tenebre, non tribuno della plebe, tu che fin da subito tentavi, invalidando
gli auspici, di rovesciare uno Stato che agli auspici doveva il proprio
fondamento; quelle due sacrosante leggi, poi, intendo la Elia e la Fufia, che
sopravvissero alla ferocia dei Gracchi, alla temerariet di Saturnino, al caos
creato da Druso, alla lotta di Sulpicio, alla strage di Cinna, persino agli
scontri armati di Silla, tu solo hai saputo calpestarle e considerarle nulla;
sempre tu hai offerto un console in pasto alla morte e lo hai letteralmente
assediato dopo averlo costretto a chiudersi in casa, per poi provare a farlo
uscire con la violenza. Non ti  bastato servirti della carica di tribuno per
tirarti fuori dalla miseria in cui vivevi? Devi anche terrorizzarci ora con lo
spauracchio delle tue ricchezze?  X  24 E non sei stato cos spietato da
avanzare una proposta di legge nel tentativo di neutralizzare e poi annientare
il fior fiore dei cittadini onesti a capo della citt? Sto parlando di Lucio
Vettio: visto che davanti al senato riunito aveva confessato di aver teso un
agguato a quel sant'uomo di Gneo Pompeo (chi non lo conosce?), perch voleva
pugnalarlo con le sue mani, tu lo hai condotto alla presenza del popolo,
facendo cos penetrare in mezzo ai Rostri, in un luogo e in un tempio
consacrati dagli auspici, nient'altro che un bugiardo prezzolato.  vero,
anche tutti gli altri tribuni della plebe hanno l'abitudine di convocare l i
personaggi pi illustri della citt, ma lo fanno per accrescere la loro
autorit, guadagnandone in prestigio; tu, invece, hai voluto che Vettio, la
spia, desse parola e voce ai tuoi propositi folli e scellerati. Non
raccontava, infatti, nell'assemblea da te convocata, pilotato dalle tue
domande tendenziose, di avere avuto quali ideatori, istigatori e complici del
tentato omicidio proprio quegli uomini senza cui la citt sembrava destinata a
crollare (in realt, il tuo progetto di massima a quei tempi)? Marco Bibulo,
ad esempio: non ti bastava averlo incarcerato, lo avevi addirittura voluto
morto, spogliato della carica di console, e desideravi privarlo della patria;
o Lucio Lucullo, di cui invidiavi un po' troppo le nobili imprese, perch
evidentemente fin da piccolo anche tu aspiravi agli onori di supremo
comandante; l'altro grande che volevi danneggiare era Caio Curione, eterno
nemico di tutti i farabutti, solido punto di riferimento delle sedute del
senato, soprattutto quando da proteggere c'era la libert comune e quella dei
figli: e te la sei presa proprio con il suo, principe della giovent romana,
che dimostrava nei confronti dello Stato un attaccamento superiore a quel che
si poteva pretendere da un ragazzo della sua et;  25 e poi Lucio Domizio, che
ricopriva una posizione talmente splendida da abbagliare, credo, la vista di
Vatinio: tu lo odiavi perch odiavi tutte le persone oneste, ma, quando si
rafforz la speranza di riscatto che nutrivamo e nutriamo ancora in lui, il
tuo odio si trasform in paura ed incertezza per il futuro; Lucio Lentulo, uno
dei giudici qui presenti, flamine di Marte: a quei tempi contendeva la carica
di console al tuo amato Gabinio e tu, grazie a una soffiata di Vettio, la
spia, lo hai rovinato: se non fosse stato per la tua scelleratezza che glielo
ha impedito, allora ce l'avrebbe fatta a debellare quel flagello pestilenziale
e lo Stato ne sarebbe uscito in piedi. E ancora, sull'onda di quella delazione
e del tuo crimine, hai voluto unire il figlio al padre nella morte. Inoltre,
hai fatto rientrare nella falsa testimonianza di Vettio e nel numero dei
condannati Lucio Paolo, a quei tempi questore in Macedonia: che esempio per
tutti di uomo e cittadino! Lui che, nato per salvaguardare il sistema
repubblicano, con la semplice applicazione delle leggi preposte aveva bandito
due infami traditori della patria, nemici in casa nostra!  26 A ben vedere,
dunque, di che cosa mi dovrei lamentare? Anzi, posso solo ringraziarti per non
avermi voluto escludere dall'elenco dei Romani pi degni di rispetto.  XI Ma
si pu sapere che ti  preso quando Vettio era ormai gi sceso dai Rostri?
Aveva raccontato ogni cosa secondo la tua volont, bollato d'infamia i
cittadini pi illustri ed ecco che tu improvvisamente lo richiami, confabuli
con lui sotto gli occhi del popolo e poi gli domandi a voce alta se c' ancora
qualcuno di cui pu fare il nome. Non gli hai forse suggerito di accusare mio
genero, Caio Pisone, che tra tutti i numerosi giovani di buoni costumi non
ebbe uguali per moderazione, valore e senso del dovere? E medesima sorte non
sub Marco Laterense, che vive giorno e notte in funzione del buon nome dello
Stato? Non fosti tu, nemico sciagurato della patria, a proporre di aprire
un'inchiesta su uomini di tale stoffa e a pattuire per Vettio l'impunit e una
lauta ricompensa in denaro? Non ci fu seguito alle tue richieste, ma non per
un semplice rifiuto di massa, quasi scoppi una rivolta generale: tu, allora,
non facesti strangolare lo stesso Vettio chiuso in carcere per cancellare ogni
prova della sua falsa denuncia ed evitare cos che l'inchiesta si aprisse, s,
ma su di te e l'assassinio di quello?
27 E visto che ripeti con fastidiosa insistenza di avere tu proposto la
legge che permette alle due parti di rifiutare alternativamente i giudici
estratti a sorte, voglio rivolgerti una domanda per far capire a tutti che non
ti  possibile muovere neanche un dito senza esiti nefasti: quando, all'inizio
della tua magistratura, hai pubblicato una legge finalmente equa, ne avevi gi
proposte diverse altre all'attenzione del popolo; ma per questa non hai forse
aspettato che venisse incriminato Caio Antonio davanti a Cneo Lentulo
Clodiano? Quindi, una volta mossa tale accusa, in quattro e quattr'otto hai
re-_so ufficiale la tua legge, aggiungendo che divenisse esecutiva per "chi
fosse stato accusato dopo la sua approvazione". E cos, tagliato fuori
ingiustamente per questione di attimi, un consolare non pot beneficiare dei
favorevoli vantaggi del tuo provvedimento.  28 Sostieni, poi, di essere stato
amico di Quinto Massimo. Bel modo di discolparti! Massimo s che ha accettato
le conseguenze del suo odio per Antonio, lui s che si  assunto in prima
persona la responsabilit della causa; poi si sono scelti il giudice
istruttore e un tribunale: quindi, torna a suo onore e gloria non aver voluto
concedere al nemico una troppo facile opportunit di rifiutare la giuria!
Massimo non ha mai agito se non conformemente alla sua innata virt o a quella
di uomini altrettanto famosi quali i Paoli, i Massimi, gli Africani; e noi
viviamo nella speranza, anzi gi nella certezza che con i suoi meriti si
rinnovi la loro gloria; il tuo crimine, invece, la tua scellerataggine, la
colpa di cui ti sei macchiato consiste nell'aver voluto rinviare
l'applicazione di una legge promulgata in nome della piet ad un'occasione in
cui dar prova della tua cattiveria. Ed ora il povero Caio Antonio trova magra
consolazione alla sua sventura pensando ad una cosa soltanto: la nipote, da
quando si  sposata,  finita in un carcere, non in una famiglia, e con lei i
ritratti del padre e del fratello; ma lui ha preferito venirlo a sapere in
esilio che vedere con i suoi occhi.
XII  29 E dato che i soldi degli altri ti danno quasi la nausea, ma in
compenso fai un gran dire delle tue ricchezze, rendendoti insopportabile,
dimmi una cosa: quando ancora eri tribuno della plebe, non hai forse concluso
patti vantaggiosi con citt, re e tetrarchi? Non hai prelevato dalle casse
dello Stato, nascondendoti dietro le tue leggi? E non hai sottratto in parte a
Cesare, in parte ai pubblicani i loro introiti, aspettando che il loro valore
salisse alle stelle? Ma, comunque stiano le cose,  ancora un'altra la
curiosit che mi devi togliere: non ti sei arricchito, da pezzente che eri, in
quello stesso anno in cui fu proposta la legge "castigamatti" sulle
concussioni? Certo che lo hai fatto e hai cos dimostrato al mondo intero
tutto il tuo disprezzo per gli atti di chi chiami tiranno, ma in particolare
per la legge del tuo migliore amico, quello stesso a cui di solito sporgi
denuncia contro chi gli  pi affezionato, cio noi: sei tu, piuttosto, che lo
offendi gravemente ogni volta che sostieni di essergli parente.
30 Ancora, vorrei tanto sapere con che criterio o seguendo quale istinto
hai preso posto al banchetto funebre offerto dal mio amico Quinto Arrio con la
toga nera da lutto. A chi lo avevi visto fare, da chi lo avevi sentito? Chi ti
ha fornito l'esempio, suggerito il costume? Risponderai che non ti sono mai
piaciute quelle solenni preghiere pubbliche. Benissimo: ti concedo anche che
potessero non valere nulla. Fai attenzione: non ti sto interrogando sulla
situazione di quel preciso anno, n sulle qualit che ti sembra di avere in
comune con le persone valide e degne di rispetto, ma  il tuo agire criminoso,
solo quello, che mi interessa. Ammettiamo, quindi, che le suddette preghiere
contassero davvero poco. Ma dimmi: chi si  mai presentato a un pranzo vestito
come un corvo? D'accordo, il banchetto si definisce funebre perch costituisce
un'offerta votiva al morto, ma  pur sempre un pranzo e ci si deve accedere in
maniera presentabile e decorosa.  XIII  31 Non voglio, tuttavia, insistere
sulla solennit di questo convito del popolo romano, sulla festa che esso
rappresenta, sugli argenti, i vestiti, la magnificenza, gli splendidi
ornamenti: chi mai, per, in lutto per la scomparsa di un amico o durante un
funerale di famiglia ha osato sedersi a tavola con indosso una toga scura? A
chi mai, eccetto te, ne fu offerta una all'uscita dai bagni? C'erano migliaia
di invitati seduti al loro posto, persino l'anfitrione, Quinto Arrio, era
vestito di bianco: ed ecco che nel tempio di Castore entri tu, uccellaccio del
malaugurio, accompagnato da Caio Fibulo, anche lui bardato a lutto, e tutto il
codazzo delle tue furie. A chi non scapp un gemito, chi non si dolse per le
sorti dello Stato? Non si parl d'altro nel corso di quel banchetto: questa
nostra citt tanto importante e autorevole era ormai in balia delle tue
pazzie, ma anche vittima del tuo scherno.  32 Non sapevi come usa qua a Roma?
Non avevi mai visto un pranzo ufficiale? Non ti sei mai trovato da bambino o
gi un po' pi grandicello in mezzo ai cuochi? Non avevi poco prima saziato la
tua fame remota al fastosissimo banchetto offerto da Fausto, giovane di nobili
natali? Avevi forse notato qualche presente vestito di nero? Che so, il
padrone di casa e suoi amici sfilare con la tunica scura sotto gli occhi degli
invitati? Quale folle istinto ti spinse a comportarti cos? Forse la
convinzione che se non fossi stato trasgressivo e non avessi offeso il tempio
di Castore, una festa solenne, la vista dei cittadini, un'antica usanza, il
prestigio di chi t'aveva invitato, sarebbe sembrato poco credibile il tuo
disprezzo per quelle pubbliche preghiere?
XIV  33 Vorrei ora avere da te qualche delucidazione a proposito di un
fatto che appartiene alla tua vita privata - e questa volta non potrai
certamente sostenere che la tua causa  legata a eminenti uomini politici -:
non sei stato citato in giudizio secondo la legge Licinia e Giunia? E sempre
attenendosi ad essa, il pretore Caio Memmio non ti intim di presentarti in
tribunale entro trenta giorni? Scaduto poi il termine, non facesti ci che mai
in questo Stato altri os fare prima e di cui addirittura non si serba ricordo
a memoria d'uomo? Non ti appellasti ai tribuni della plebe per non dovere
difendere la tua causa? Sono stato fin troppo delicato, anche se quello che
hai combinato non ha precedenti ed  davvero insopportabile: infatti, ti
rivolgesti, chiamandolo per nome, alla peste di quegli anni, rovina della
patria, calamit della repubblica: Clodio. E lui ricorse alla legge, alle
usanze, all'autorit conferitagli dalla carica, ma inutili furono tutti i suoi
tentativi di ostacolare il regolare svolgimento del processo; si rifugi,
allora, nella sua cieca violenza e si mise a capo del tuo piccolo esercito.
Non intendo darti l'impressione di volerti accusare anzich interrogare e per
questo non mi accoller il gravoso impegno di una testimonianza: terr per me
quanto tra poco so di dover rivelare dal posto stesso che tu occupi ora. Per
adesso non ti incriminer, ma mi limiter, come ho sempre fatto sin qua, a
rivolgerti alcune domande.  34 Dimmi, Vatinio: chi mai in questa citt, da che
 stata fondata, os appellarsi ai tribuni della plebe per evitare di perorare
la propria causa? Quale imputato sal sul palco del giudice istruttore e gett
lui di sotto con un atto di forza, chi sparse qua e l gli scanni e rovesci
le urne, chi insomma provoc in un processo tutto quello scompiglio contro cui
furono appunto istituiti i tribunali? Lo sai che in quel trambusto Memmio
prese la fuga, mentre i tuoi accusatori venivano strappati a forza dalle mani
tue e dei tuoi uomini e i giudici allontanati dai vicini tribunali? In pieno
foro, alla luce del giorno, sotto gli occhi del popolo romano, si  voluto
distruggere tutto: processo, magistrati, usanza dei padri, leggi, giudici,
pena e accusato! Non sei forse al corrente che lo scrupoloso Caio Memmio ha
annotato a una a una, diligentemente, tutte queste imprese e le ha raccontate
per filo e per segno su pubblici documenti? Ti domando un'altra cosa ancora.
Dopo essere stato incriminato, rientrasti dalla tua missione di legato, perch
non volevi si pensasse che intendessi evitare il processo; e andavi spargendo
la voce di aver preferito difenderti in tribunale, bench ti si presentasse la
possibilit di scegliere. Ma fu logico, allora, non volere approfittare
dell'ottima scusa del tuo incarico all'estero e ricorrere piuttosto, con un
deplorevolissimo appello, all'aiuto di un ribaldo?
XV 35 Visto che si  fatta menzione del tuo ufficio di legato, vorrei
tanto sapere grazie a quale decreto del senato ti  stata affidata la carica.
Dal tuo gesto intuisco la risposta:  una mia legge, asserisci. Non sei,
dunque, il nemico giurato della patria? Non aspiravi ad eliminare
definitivamente dalla repubblica l'ordine senatorio? Neppure intendevi
lasciargli la sola prerogativa di cui nessuno mai os privarlo, nominare,
cio, i legati secondo il proprio autorevole parere? Ti  sembrata tanto
spregevole l'assemblea pubblica, il senato cos a terra, lo Stato talmente
misero e degradato che il senato non era in grado di scegliere, secondo il
costume degli antichi, messaggeri di pace e di guerra, ambasciatori, mediatori
delle sue decisioni, consiglieri militari, esattori delle imposte provinciali?
36 Avevi strappato al senato il potere di assegnare le province, il diritto di
eleggere il capo dell'esercito e di gestire l'amministrazione del tesoro
pubblico: funzioni, queste, che il popolo romano in nessuna occasione si
arrog, il popolo romano che mai tent di sottrarre al senato la gestione dei
pi alti affari e delle pi importanti decisioni.  vero,  gi capitato che
si verificassero ingerenze di potere: raramente, per, come quando il popolo
si  scelto il generale; chi ha mai sentito dire, invece, di legati eletti
senza l'autorizzazione del senato? Prima di te nessuno, subito dopo ha fatto
lo stesso Clodio per aiutare due flagelli dello Stato; ecco perch ti si deve
infliggere una punizione ancora pi grave: per ben due volte sei riuscito a
danneggiare la repubblica, non solo agendo in prima persona, ma anche servendo
d'esempio: un criminale, dunque, per di pi maestro dei tuoi crimini. Sai o
non sai che per tutte le tue imprese sei stato bollato d'infamia dai Sabini,
gente molto austera nelle abitudini, e dai coraggiosissimi Marsi e Peligni,
tuoi compagni di trib? E che, da quando Roma esiste, nessuno, tranne te, ha
perso il diritto di appartenere alla trib Sergia?
37 Soddisfa ancora un'altra mia curiosit sul tuo conto: perch non vuoi
considerare una vera e propria legge quella sui brogli elettorali da me
proposta con l'approvazione del senato, senza impiego di forza, nel pieno
rispetto degli auspici e della legge Elia e Fufia? Io, per, mi attengo alle
tue, senza preoccuparmi degli espedienti da te usati per farle approvare! La
mia legge vieta chiaramente di offrire spettacoli gladiatorii nel biennio in
cui ci si candidi a una carica o se ne abbia l'intenzione, a meno che il
giorno non sia stato fissato secondo disposizioni testamentarie: quale follia,
allora, ti spinge ad organizzare proprio questi giochi nel bel mezzo della tua
candidatura? Credi forse che si possa trovare un tribuno della plebe del tutto
simile a Clodio, il tuo gladiatore pi fidato, disposto, cio, a porre il
proprio veto per impedire che tu venga accusato in base alla mia legge?
XVI  38 Certo, non te ne importa niente, ti reputi nettamente superiore
perch ormai sei pi che convinto - e non ne fai mistero con la gente - di
poter esaudire ogni tuo desiderio, a dispetto degli di e degli uomini, grazie
allo straordinario attaccamento che Caio Cesare dimostra nei tuoi confronti;
ma ti  giunta voce? Qualcuno ti ha detto che non molto tempo fa ad Aquileia,
mentre si parlava di non so chi, Cesare ha dato sfogo al suo dispiacere per la
triste sorte di Caio Alfio, di cui ben conosceva l'estrema lealt e l'animo
onesto? Ti hanno riferito che gli ha dato molto fastidio l'elezione a pretore
di uno che aveva contrastato le sue decisioni? Uno tra i presenti, allora, gli
avrebbe chiesto quale sarebbe stata la sua reazione se una sorte del genere
fosse toccata a Vatinio; e Cesare avrebbe risposto che nel corso del suo
tribunato Vatinio non aveva fatto nulla gratuitamente ed era dunque logico che
si dovesse rassegnare a rimanere privo di cariche, lui che aveva sempre dato
la priorit al denaro.  39 Se, quindi, persino chi, per accrescere il suo
prestigio, ti aveva lasciato tranquillamente correre a briglie sciolte (a tuo
rischio e pericolo, per, e senza infrangere mai la legge), oggi ti giudica
assolutamente indegno di ogni onore; se i vicini, i parenti, i compagni di
trib ti odiano al punto da considerare come un trionfo personale ogni tuo
insuccesso in politica; se nessuno ti guarda senza gemere, ti menziona senza
maledirti; se ti evitano, ti sfuggono, non vogliono nemmeno sentir parlare di
te e, quando ti vedono, ti respingono come fossi un uccello del malaugurio; se
i congiunti ti rifiutano, quelli della tua trib ti detestano, i vicini ti
temono, i consanguinei arrossiscono per la vergogna, persino le scrofole hanno
lasciato quel tuo sporco muso e sono gi rifiorite in altre parti del corpo;
se, insomma, risulti pubblicamente antipatico al popolo romano, al senato e a
tutti gli abitanti della campagna, qual  il motivo che ti fa preferire la
pretura alla morte? Soprattutto se si considera che tu ci tieni tanto ad
essere popolare! Non potresti davvero fare cosa pi gradita al popolo!
40 Ma vorrei finalmente sentire con quanta facondia hai da rispondere
alle mie domande; perci concluder il mio interrogatorio ponendoti poche
ultime questioni sempre relative alla causa.  XVII Ad esempio: mi vuoi
spiegare quale falsit, quale leggerezza ti hanno spinto a tessere gli elogi
di Tito Annio in questo processo, utilizzando le stesse parole con cui di
solito lo lodano le persone dabbene e i cittadini onesti? Tu, proprio tu che
qualche tempo fa, portato davanti al popolo da quella medesima pericolosissima
furia di Clodio, con tanto entusiasmo fornisti una falsa testimonianza proprio
contro Milone? In questo modo, quando vedrai i mercenari di Clodio, banda di
uomini facinorosi e corrotti, sarai libero di ripetere quanto gi affermasti
davanti a un'intera assemblea riunita: che Milone aveva letteralmente
assediato lo Stato con l'aiuto di gladiatori e lottatori da circo; giunto,
per, alla presenza di uomini come questi, non hai pi il coraggio di
criticare un cittadino dotato di particolare virt, di lealt, di fermezza?
41  vero, sono lodi sperticate quelle che tessi ora a Tito Annio, ma
macchiano comunque la reputazione di un uomo tanto famoso: Milone, te lo
garantisco, preferirebbe essere nel numero di quelli che disprezzi. Intendo,
tuttavia, chiederti una cosa. C' un punto su cui tutti, onesti e disonesti,
si sono trovati d'accordo, ed  il seguente: nell'amministrazione dello Stato
 sempre esistito un ottimo rapporto di collaborazione tra Tito Annio e Publio
Sestio. Oggi, infatti, entrambi si ritrovano sotto accusa per via dello stesso
motivo, schiacciati dal medesimo capo d'imputazione: il primo portato in
giudizio da quel Clodio che, come sei solito affermare,  l'unico ad essere
risultato talvolta peggio di te; l'altro incastrato dalle tue manovre, ma
anche dall'aiuto del tuo degno compare. E allora come puoi separare nella
testimonianza chi unisci nella colpa? Ed ora la mia ultimissima domanda, a cui
pretenderei una risposta: tra le tante cose che hai detto contro Albinovano a
proposito della sua collusione, non hai anche precisato che non conveniva
accusare Sestio di violenza, che tu non eri d'accordo e che bisognava
piuttosto incriminarlo di qualunque altra colpa, fondandosi su qualunque altra
legge? Non hai poi aggiunto di considerare legata a lui la causa di Milone,
uomo di estrema energia? E che risultava gradito alle persone dabbene tutto
quanto Sestio aveva fatto per me? Non intendo evidenziare l'incoerenza del tuo
discorso e della tua testimonianza -  lampante -: ora sostieni che il suo
comportamento  stato apprezzato dagli onesti cittadini, prima, per, in
qualit di teste, ti sei pronunciato contro; e ancora hai esaltato con le pi
grandi lodi chi poi gli associ quando si tratta di una causa, di un processo.
Ma dimmi: ti sembra conveniente condannare Publio Sestio in base a quella
legge secondo cui (e sono parole tue) non lo si doveva neanche incriminare? Se
non vuoi che si ricorra a un testimone (sembrerei concederti un po' di
autorit), rispondimi: non ti sei scagliato contro Sestio, accusandolo di
violenza, quando prima lo avevi difeso, insistendo che non era giusto
imputargli questa colpa?
FINE.
