IL SONNO E IL SOGNO  
di OLGA CHIAIA
ENCICLOPEDIA TASCABILE "IL SAPERE" EDITA DALLA NEWTON COMPTON
VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO
REVISIONE DI AMEDEO MARCHINI
INDICE
PARTE PRIMA
1. I bioritnii
2. I metodi per lo studio del sonno
3. Dall'addormentamento al risveglio
4. Sonno ortodosso e sonno paradosso
5. Accenni alla neurofisiologia e alla biochimica del sonno e del sogno
6. Il sogno: REM e NREM
PARTE SECONDA
1. Il sonno negli animali
2. Il sonno nelle et della vita
3. La deprivazione di sonno
4. Memoria e sonno
5. Il contenuto dei sogni
6. I sogni dei bambini
PARTE TERZA
1. Sonno e malattia
2. Sonno e disturbi psicologici
3. I disturbi del sonno
4. I farmaci
5. Dormire bene
6. Ricordare i sogni
PARTE QUARTA
1. La funzione del sonno e del sogno
2. La teoria psicoanalitica
3. Il modello di attivazione-sintesi
4. L'ipotesi della riprogrammazione genetica
5. Una teoria cognitiva
PARTE QUINTA
1. La via dei sogni nella storia
2. Antropologia dell'uso dei sogni
3. Come utilizzare i sogni
4. Affrontare gli incubi
5. Il sogno lucido
6. La creativit
Glossario
Bibliografia essenziale

PARTE PRIMA
1. I bioritmi.
Il mondo naturale  scandito da ritmi precisi: l'alternanza del giorno e della
notte, il respiro delle maree, il succedersi delle stagioni. Anche gli esseri
viventi hanno una sorta di orologio interno che impone un tempo alle loro
funzioni vitali: generalmente questo ritmo biologico, o bioritmo,  in armoniosa
sincronia con quello astronomico.
Per capire i bioritmi nell'uomo, alcuni ricercatori hanno compiuto degli studi
su individui che hanno vissuto per lunghi periodi isolati dalle influenze degli
orologi esterni, come la luce, la temperatura, ecc. Pur in assenza di tali
condizionamenti, come ad esempio in una grotta sotterranea, il ritmo di molte
funzioni, tra cui il sonno e la veglia, resta invariato, in media della durata
di ventiquattro ore, la stessa della rotazione terrestre. Un individuo su venti
presenta un ritmo di quarantotto ore.
Questo ritmo  detto circadiano (circa: pi o meno; dies: giorno) e riguarda
l'alternarsi del sonno e della veglia, la temperatura del corpo (che si abbassa
durante le prime ore del mattino per poi salire nell'arco della giornata sino al
suo picco massimo nel pomeriggio-sera), il metabolismo del glucosio e molti
altri eventi fisiologici. Alcuni ormoni che influenzano il tono dell'umore (come
la melatonina), o il rendimento mentale, hanno un ciclo analogo; in alcune
malattie e nei disturbi mentali spesso si nota una ciclicit del peggioramento
dei sintomi nell'arco della giornata.
Esistono poi i ritmi circamensili, come ad esempio le mestruazioni nella donna,
che hanno una durata media di 29,57 giorni, quasi coincidente con il ciclo delle
fasi lunari di 29,59 giorni; ed i ritmi circannuali.
 stato osservato, inoltre, un ciclo di attivit-riposo (Basic Rest-Activity
Cycle, BRAC), che fa parte dei ritmi ultradiani, cio inferiori alle 24 ore,
come, ad esempio, il respiro o il battito cardiaco: N. Kleitman, importante
studioso del sonno, ha osservato nel feto e nel neonato una periodicit di circa
sessanta minuti per quel che riguarda l'attivit mentale e somatica;  probabile
che anche gli adulti conservino, pur senza esserne consapevoli, un'analoga
fasicit latente che permane anche durante il sonno e si manifesta con
l'alternanza, circa ogni novanta minuti, di sonno profondo e sogni.
A volte la sincronia con i ritmi naturali si spezza: ad esempio dopo un viaggio
aereo intercontinentale si pu provare quel tipico disagio chiamato jet lag o
sindrome da fuso orario, che  proprio determinato da uno sfasamento tra ritmi
interni ed esterni (ore dei pasti, abitudini sociali, ecc.) e dura finch
l'organismo non riesce a risincronizzarsi. Una discordanza della periodicit pu
verificarsi anche a seguito di stress emozionali prolungati, e pu riguardare
due oscillatori interni che iniziano a fluttuare nello stesso individuo in modo
del tutto discorde: questo fenomeno  spesso legato all'insonnia, e aumenta la
vulnerabilit ad ulteriore stress ed alle malattie.
La sincronia dei ritmi, all'interno dell'organismo e con quelli naturali,
sociali e cosmici,  in parte innata ed in parte voluta. Serve a sfruttare
meglio le risorse dell'ambiente e le potenzialit energetiche dell'organismo:
dormire di notte pu rappresentare una protezione, poich con l'oscurit i
pericoli aumentano ed  il momento in cui numerosi fattori ormonali, di
temperatura, di metabolismo, concorrono ad una minore efficienza.

2. I metodi per lo studio del sonno.
Il sonno occupa un terzo del tempo della nostra vita:  quindi naturale che da
sempre l'uomo abbia cercato di studiarne i segreti. La difficolt principale
nello studio del sonno  che il soggetto addormentato si sveglia ad ogni
tentativo di osservazione pi accurato. Nel 1930 sono state messe a punto delle
tecniche di registrazione delle onde cerebrali che hanno finalmente consentito
un'analisi accurata di ci che avviene durante il sonno, senza per interferire
con esso.

FIGURA.
Un laboratorio per il sonno. Un soggetto dorme in una stanza mentre uno
sperimentatore nella stanza accanto controlla le registrazioni. La
figura illustra schematicamente gli elementi essenziali per ricerche sul sonno
durante l'intera notte di un uomo. A seconda della natura dell'esperimento, si
possono introdurre delle apparecchiature pi complesse e si pu usufruire di un
maggior numero di stanze. L'apparecchiatura essenziale consiste di un poligrafo
o di un elettroencefalografo per la registrazione continua dell'attivit
elettrica durante il sonno, e di un sistema di comunicazione a due vie che
comprende di solito un registratore per lo scambio di comunicazioni e per la
registrazione della descrizione dei sogni se questo fa parte della ricerca.

Sono sorti numerosi Laboratori del Sonno, organizzati con comode camere da
letto, collegate tramite fili elettrici ad un locale centrale dove sono situati
gli apparecchi di registrazione. I volontari, per lo pi studenti, vengono
invitati a recarsi a letto alla solita ora, compiendo i rituali che farebbero a
casa propria; vengono loro fissati alcuni elettrodi sulla pelle dello scalpo e
del viso, per rilevare l'attivit elettrica cerebrale (elettroencefalogramma,
EEG), il movimento degli occhi (elettrooculogramma, EOG), e la contrazione
muscolare (elettromiogramma, EMG). Dagli elettrodi partono dei fili che si
riuniscono in un fascio come una coda di cavallo, lunghi abbastanza da
consentire una buona libert di movimento al dormiente. L'altro capo dei fili 
collegato ad un apparecchio, situato al di fuori delle camere, chiamato
poligrafo, che registra tutto ci che avviene, sotto forma di onde tracciate
sulla carta.
Si controllano cos i pi importanti parametri del sonno;  possibile poi
manipolare alcuni fattori, come la temperatura dell'ambiente, le luci o inserire
dei suoni, e poi studiarne l'effetto.
Lo studio del sonno si avvale anche dell'osservazione di animali da laboratorio,
sui quali vengono effettuati interventi chirurgici o iniettate sostanze per
analisi pi complesse.

3. Dall'addormentamento al risveglio.
La prima sensazione  quella di rilassamento, di abbandono graduale delle
tensioni muscolari e psicologiche. L'attivit mentale inizia a modificarsi, si
perde il controllo volontario sul pensiero, che diviene fluttuante e libero.
Subito prima dell'addormentamento a volte si presentano dei flash visivi, colori
ed immagini bizzarre: sono le allucinazioni ipnagogiche.
L'addormentamento vero e proprio  invece caratterizzato dalla perdita della
consapevolezza: improvvisamente l'individuo diviene incapace di rispondere nel
modo consueto agli stimoli ambientali.  un fenomeno immediato, anche se viene
percepito come graduale. Dalla sensazione di abbandono passa ad un diverso stato
in cui non  pi consapevole.
Si possono talvolta osservare, nei primi cinque minuti, delle piccole
contrazioni piuttosto brusche, come dei sobbalzi, che arrivano perfino a
svegliare il soggetto; sono chiamate mioclonie, forse reazioni sproporzionate a
stimoli disturbanti interni o esterni.
Non appena inizia il sonno, cominciano dei lenti movimenti degli occhi da un
lato all'altro. Il respiro ed il battito del cuore diventano sempre pi lenti e
regolari, tutta la muscolatura si rilassa.
Ecco le caratteristiche dei vari stadi.
Stato di veglia: Onde cerebrali BETA 21/12 cicli sec. Occhi aperti. Sensi
attenti. Pensiero logico/razionale. Tensione.
Pre-sonno: Onde cerebrali ALFA 12/7 cicli sec. Coscienza interiore. Rilassamento
Psico-fisico. Pensiero intuitivo/creativo.
Sonno: Onde cerebrali TETA 7/4 cicli sec. Incoscienza.
Sonno profondo: Onde cerebrali DELTA 4/mezzo ciclo sec.
Durante la veglia le onde cerebrali, misurate attraverso
l'elettroencefalogramma, sono rapide: da quattordici sino a venti al secondo.
Quando l'individuo, ancora sveglio, chiude gli occhi e si rilassa, le onde beta,
tipiche dell'attenzione, vengono sostituite dalle onde alfa, pi lente.
Con l'addormentamento, le onde cerebrali rallentano ulteriormente e compaiono
delle onde dette theta, della frequenza di quattro-sette Hertz o cicli al
secondo:  lo Stadio 1, dal quale si passa dopo pochi minuti allo Stadio 2, nel
quale predominano le onde theta, i fusi del sonno (scariche di onde regolari) e
i complessi K (parossismi di onde). Poco dopo si discende allo Stadio 3,
caratterizzato dalla comparsa di onde molto ampie e lente, circa una o due al
secondo, chiamate delta. Il sonno diviene ad ogni Stadio, sempre pi profondo,
nello stadio 4, in cui le onde delta sono dominanti,  estremamente diffi-
cile provocare il risveglio. Questa discesa dura 30 o 40 minuti, ed  ac-
compagnata da un progressivo decrescere del tono muscolare, che per resta
parzialmente presente. I lenti movimenti degli occhi scompaiono, il respiro
diviene pi breve, poich il metabolismo  rallentato.
Incomincia allora una risalita, attraverso i quattro Stadi, di durata analoga
alla discesa. Quindi dopo settanta-ottanta minuti dall'addormentamento,
riattraversati gli stadi 3 e 4, si ripresenta lo stadio 1.
A questo punto, l'elettroencefalogramma comincia a mostrare delle onde rapide
dalla caratteristica forma a dente di sega, e gli occhi cominciano a muoversi in
modo molto rapido e marcato:  iniziata la prima fase REM. La sigla REM sta per
Rapid Eye Movement, movimenti oculari rapidi. La scoperta di questa fase del
sonno si deve a N. Kleitman ed E. Aserinsky, i quali nel 1953, nei laboratori
dell'Universit di Chicago, osservarono per la prima volta questo strano
fenomeno.
Fino ad allora il sonno era stato sempre considerato un periodo di completa
inerzia e passivit di tutto l'organismo. Lo studio della fase REM ha invece
rivelato che esiste una successione di periodi di intensa attivit elettrica
cerebrale, simile a quella caratteristica della veglia e quindi desincronizzata,
che si alternano ciclicamente alle fasi di sonno profondo, chiamato NREM, cio
non-REM, in cui le onde elettriche sono invece sincronizzate. La prima fase REM
dura una decina di minuti. Tornano poi i quattro Stadi NREM, discendenti ed
emergenti.
Poi si presenta una seconda fase REM, e cos via. Durante la notte, la fase REM
aumenta progressivamente la sua durata, per passare dai dieci minuti iniziali a
quasi sessanta minuti, andando verso il mattino. Tutta la durata del sonno passa
cos nel succedersi di stadi NREM e fasi REM, secondo un'oscillazione ciclica
piuttosto invariabile di circa settanta-centodieci minuti. Questa potrebbe
riflettere il ritmo ultradiano di attivit-riposo (BRAC, Basic Rest-Activity
Cycle), che si estende sia attraverso la veglia che attraverso il sonno.
Ogni fase REM  seguita da un periodo refrattario, prima del termine del quale 
impossibile che si verifichi nuovamente: dura venticinque-trenta minuti. Dopo
trenta-sessanta minuti la refrattariet  parziale, nel senso che potrebbe
verificarsi una fase REM, ma le probabilit che ci avvenga sono basse; dopo
ottanta minuti le probabilit salgono invece quasi al cento per cento.

4. Sonno ortodosso e sonno paradosso.
Il sonno ortodosso, o NREM,  caratterizzato dai suoi quattro Stadi di onde
sempre pi lente ed ampie, regolari e sincronizzate. Gli Stadi 3 e 4 sono pi
lunghi nella prima parte della notte, e tendono poi ad abbreviarsi sin quasi a
scomparire via via che si espandono invece i periodi di sonno paradosso, o REM,
in cui il tracciato elettroencefalografico  rapido e desincronizzato. Verso la
fine del sonno, pu succedere di passare direttamente dallo Stadio 2, nel quale
sono ormai diminuiti i fusi e scomparsi i complessi K, alla fase REM.
Il sonno REM rappresenta il venticinque per cento del sonno totale, e si
verifica all'incirca quattro-sei volte per notte, all'interno dei cicli di sonno
di novanta minuti. Questo secondo tipo di sonno, chiamato anche sonno attivo, 
completamente diverso dal primo, ed  invece simile per molti versi allo stato
di veglia. Oltre ai movimenti rapidi degli occhi, avvengono piccole contrazioni
dei muscoli dell'orecchio medio, del tutto analoghe a quelle che si verificano
durante la veglia in risposta alle varie intensit ed altezze dei suoni. Vi sono
inoltre delle rapide scosse muscolari, nell'uomo si ha un'erezione del pene
(osservabile anche nel neonato), nella donna la lubrificazione della vagina, pur
senza che sia presente alcun contenuto onirico erotico. Questi fenomeni sono
chiamati fasici. La loro densit  crescente nelle fasi successive alla prima.
 probabile che ad attivarli sia un evento elettrico, denominato PGO, che 
stato studiato nel gatto. La punta PGO  un'onda prodotta dalla attivit
elettrica di alcune zone cerebrali: il ponte, i corpi genicolati e la corteccia
occipitale. Queste zone coinvolgono le vie visive e sono quindi connesse ai
movimenti oculari; non  per stato sinora possibile osservare direttamente
punte PGO nell'uomo, per limiti metodologici.
Il respiro ed il battito cardiaco divengono pi frequenti ed irregolari, aumenta
il metabolismo ed il flusso sanguigno al cervello, la pressione sale. Nonostante
tutto ci il sonno  molto profondo ed  difficile provocare il risveglio: da
qui la definizione di sonno paradosso.
I grandi muscoli sono invece immobilizzati, atonici. Il cervello  praticamente
isolato: non riceve stimoli, n risposte ai suoi comandi. Questo spiega quella
sensazione, che a volte si prova nei sogni, di non riuscire a correre o ad
urlare.  durante questo periodo in cui il cervello  isolato che si verificano
i sogni.

5. Accenno alla neurofisiologia e alla biochimica del sonno.
Per localizzare specifiche funzioni del cervello, per esempio per identificare
la sede dell'interruttore del sonno, i neurofisiologi utilizzano l'osservazione
di individui con lesioni, generalmente dovute ad incidenti o a malattie: il
deficit che presentano, a livello comportamentale o psicologico, pu essere
messo in relazione con la funzione dell'area lesa.  stato per notato che le
funzioni cerebrali non hanno una sola e delimitata localizzazione, in quanto i
centri deputati a svolgere un dato compito sono pi d'uno, e si prestano anche
ad una certa compensazione reciproca quando uno di essi viene a mancare. Inoltre
le lesioni sono spesso piuttosto imprecise per consentire un'analisi che
differenzi porzioni cerebrali confinanti, spesso microscopiche. A questo fine si
preferisce utilizzare, allora, lo studio di animali, a cui vengono praticate ad
hoc delle lesioni circoscritte. Degli elettrodi infissi nel cranio, segnalano lo
stato elettrico. Questa pratica piuttosto cruenta ha fatto luce sull'anatomia di
molti eventi fisiologici, che si ipotizza siano analoghi per l'uomo.
I meccanismi regolatori dell'attivit ciclica del sonno sono situati
principalmente nel tronco cerebrale: una piccola zona che collega il midollo
spinale col resto del cervello.
Nel 1949, le ricerche di Moruzzi e Magoun hanno chiarito l'importanza di una
struttura, chiamata formazione reticolare, situata nel tronco encefalico. La
formazione reticolare controlla il ciclo veglia-sonno, indipendentemente dai
fattori ambientali, che possono quindi solo agevolare o ostacolare tali eventi.
Pi precisamente, l'attivit della formazione reticolare mantiene lo stato di
veglia, mentre la sua inattivit determina il sonno. Durante le fasi REM, una
porzione di essa  nuovamente attivata.
In passato si pensava che il sonno fosse determinato dalla mancanza di stimoli
afferenti agli organi di senso, quale si verifica quando ci si pone in
condizione di riposo.  stato invece dimostrato che  possibile indurre il
sonno stimolando determinate aree del cervello: si tratta quindi di un fenomeno
attivo.
Il sonno pu essere attivato o precluso manipolando le sostanze chimiche
biologiche, gli ormoni e i neurotrasmettitori.
Gi nel 1913 H. Piron aveva tratto da un cane privato di sonno le ipnotossine,
che iniettate in un altro erano in grado di addormentarlo di colpo.
Pi recentemente, M. Jouvet ha provato ad inibire la produzione di un
trasmettitore, la serotonina, nel gatto, col risultato di un'insonnia
persistente. Dopo alcuni giorni l'animale riprendeva a dormire normalmente, ma
comparivano delle fasi REM durante la veglia. L'ipotesi  che la serotonina
svolga un ruolo ipnoinducente e di barriera tra sonno REM e veglia.
 interessante notare che gli schizofrenici in fase acuta presentano spesso un
deficit di serotonina e le loro allucinazioni potrebbero essere spiegate come
sogni da svegli: ma sono ricerche ancora in fase di approfondimento, e si tratta
quindi solo di ipotesi.
J.A. Hobson, professore di psichiatria all'Harvard Medical School, ha
identificato con pi precisione il ciclo biochimico dei due tipi di sonno e
della veglia. Egli descrive tre stati, denominati V (veglia), S (sonno
sincronizzato, o NREM), e D (sonno desincronizzato, ma anche dreaming, cio
sognante). Solo durante lo stato S, e quindi mai durante la veglia, i fenomeni
biochimici innescano attivamente e ciclicamente lo stato D, il terzo stato del
cervello.
I neuroni sono le cellule elementari del sistema nervoso. Comunicano fra di loro
tramite alcune sostanze chimiche endogene, cio prodotte dall'organismo: i
neurotrasmettitori.
La funzione del sognare, durante la fase REM O stato D,  determinata
dall'attivit di gruppi di neuroni, situati nel ponte (una porzione del tronco
encefalico), che comunicano fra di loro tramite il neurotrasmettitore
acetilcolina, e stimolano la corteccia cerebrale, determinando cos visioni e
percezioni che nulla hanno a che fare con gli stimoli esterni, ma derivano
integralmente dalle reazioni biochimiche che agiscono sul cervello. Iniettando
farmaci che aumentano il tasso di acetilcolina in un individuo addormentato,
questi entra immediatamente in fase REM.
Hobson propone una descrizione del meccanismo generatore del sogno tramite il
modello dell'interazione reciproca, secondo il quale l'azione di questi neuroni,
detti colinergici perch sono eccitati dalla acetilcolina,  inibita da neuroni
antagonisti, che comunicano, tramite due neurotrasmettitori diversi: la
noradrenalina e la serotonina, prodotti rispettivamente nei locus coeruleus e
nel rafe, che sono dei nuclei di cellule, sempre situati nel tronco. Via via che
questi neurotrasmettitori aumentano, l'acetilcolina diminuisce ed il sonno D
viene soppresso. Quando invece la loro presenza cala al minimo, subentra
l'attivit dei neuroni colinergici e si innesca la fase REM. L'inibizione
reciproca spiega la ciclicit ultradiana del ritmo REM-NREM.
Durante il sonno paradosso, ogni input sensoriale proveniente dall'ambiente 
fasicamente bloccato, mentre la formazione reticolare del ponte attiva, sempre
fasicamente, cio a scariche discontinue, il sistema oculomotore e vestibolare
(deputato al mantenimento dell'equilibrio). L'isolamento dalle influenze esterne
consente la comparsa della punta PGO. Il locus coeruleus, nel ponte, ed il bulbo
(situato fra ponte e midollo), sono responsabili dell'inibizione tonica dei
riflessi spinali e degli output motori.
Probabilmente questo blocco ha la funzione di proteggere l'individuo che
potrebbe fare o farsi del male se fosse libero di muoversi durante le fasi REM.
Infatti, nel 1962, M. Jouvet trov che, se nel gatto venivano lese le regioni
inibitorie del ponte, l'animale agiva nel sonno, presumibilmente i contenuti del
suo sogno (ma questa  un'inferenza, non possiamo in realt saperlo!).

6. Il sogno: REM e NREM.
Il sonno REM  un quarto del sonno totale. La sua ciclicit e la sua durata sono
determinati da meccanismi biochimici complessi, determinati forse in modo
genetico. M. Jouvet ha trovato che gemelli monovulari, che hanno cio un
identico corredo genetico, presentano una frequenza e una durata di fasi REM
molto simili. Alcuni, pur vivendo a migliaia di chilometri di distanza,
riportano episodi onirici con analogie impressionanti.
Durante i periodi di sonno paradosso si sogna. Svegliare un individuo durante
una fase REM significa, nell'ottanta per cento dei casi, riuscire ad ottenere il
resoconto di un sogno con vivaci immagini visive. Quindi non esistono individui
che non sognano mai,  solo l'oblio al risveglio che d ad alcuni questa
convinzione. In effetti la memoria non  attivata durante il sogno, che non
viene quindi registrato, se non nell'immediato risveglio durante una fase REM.
Pare assodato che si sogni in ciascuna delle quattro o cinque fasi REM di una
notte:  raro tuttavia conservare il ricordo dei sogni di pi di una fase, a
meno che non vi siano dei risvegli immediatamente successivi, quali vengono
provocati appositamente nei Laboratori del Sonno per studiare i sogni. La
rievocazione dei sogni pare seguire la regola del tutto o niente: quando al
risveglio emerge l'impressione del sogno, basta una distrazione perch sfugga
tutto.
Moruzzi e altri nel 1965 hanno distinto il periodo REM in fasico e tonico.
Secondo alcuni ricercatori, quando predomina l'aspetto fasico, caratterizzato
dall'insieme di fenomeni di attivit descritti prima, i sogni sarebbero
esperienze visive pure, mentre durante il momento tonico, in cui il tono
muscolare  bassissimo ed anche i movimenti oculari sono assenti, prevarrebbe
un'attivit simile al pensiero.
Dai racconti particolareggiati di numerosi soggetti,  emersa la possibilit che
i movimenti oculari, lungi dall'essere casuali, siano in relazione con il
contenuto visivo onirico. Se le palpebre sono tenute aperte da nastro adesivo,
sembra davvero che l'individuo addormentato stia guardando qualcosa. Si tratta
dell'ipotesi degli occhi che seguono (Scanning Hypothesis), ed  avvalorata
dall'osservazione di individui ciechi dalla nascita, che non presentano
movimenti oculari rapidi e riportano invece contenuti ricchi di suoni. La
questione  per ancora controversa, perch  tecnicamente assai difficile
ottenere dati sperimentali certi; inoltre i gatti presentano dei movimenti
oculari cos regolari ed a scatti da escludere ogni analogia con la visione
normale.
J.A. Hobson ha perfino ipotizzato che sia vero il contrario: non sono gli occhi
a seguire l'immagine onirica, ma  l'immagine onirica ad essere determinata dai
movimenti oculari, causati da fortuite scariche bioelettriche.
Potrebbe sembrare che gli stadi di sonno NREM siano periodi di vuoto mentale.
Studi approfonditi hanno indagato questo aspetto, utilizzando il solito metodo
dei risvegli mirati: quando, grazie al poligrafo, il ricercatore identifica lo
stadio oggetto di interesse, sveglia il soggetto e lo interroga. Da un elevato
numero di resoconti si trae il materiale per ipotesi ulteriori. Il problema  la
difficolt di definire un criterio univoco per discriminare un sogno da un
pensiero. I resoconti rispecchiano l'idea che il soggetto ha di cosa  un sogno:
alcuni ad esempio riferiscono come fossero pensieri coscienti eventi mentali
avvenuti inequivocabilmente durante una fase identificata dall'EEG, dall'EMG e
dall'EOG come REM.
Tra il 1957 ed il 1961 N. Kleitman e W. Dement hanno trovato una percentuale di
rievocazioni di sogni in periodo NREM di appena undici-quattordici per cento.
Nel 1962 D. Foulkes ha analizzato moltissimi casi di risvegli durante gli Stadi
2, 3 e 4 ed ha trovato una percentuale del cinquantaquattro per cento. In realt
egli aveva ampliato la definizione di sogno a qualsiasi evento mentale si
verificasse nel sonno, a differenza dei ricercatori precedenti, per i quali un
sogno doveva possedere peculiari caratteristiche di vividezza, articolazione e
bizzarria.
Effettivamente, mentre  certo che il sonno ortodosso non  una pausa di vuoto,
pare che i sogni in questa fase siano assai sporadici e di qualit pi
concettuale, pi plausibile: pi simili al pensiero che al sogno vero e proprio.
Un vero sogno  pi visivo, emotivo e vivido, e probabilmente si verifica solo
in fase REM.

PARTE SECONDA.
Il sonno negli animali.
La filogenesi  il processo di sviluppo della specie. Lo studio filogenetico del
sonno presenta alcune difficolt: come stabilire parametri unitari di
definizione di tale fenomeno in animali dall'anatomia e fisiologia completamente
diverse fra di loro?
I pesci, ad esempio, si fermano in posizione di riposo sul fondo sabbioso o in
anfratti della roccia; i tonni e i pescecani nuotano di continuo, limitandosi a
rallentare il movimento delle pinne in alcune ore della giornata: in entrambi i
casi non  per riscontrabile un vero e proprio stato di sonno con
caratteristiche elettroencefalografiche distinte.
Anche gli anfibi presentano dei cicli di attivit e di riposo, ma  solo con i
rettili che si rilevano i tipici parametri del sonno lento o NREM.
Il sonno REM sembra essere una caratteristica evolutiva degli uccelli e dei
mammiferi primitivi, ma non dei rettili, che sono la branca comune da cui si
sono distaccate queste due specie. Si tratta per di ipotesi, poich i dati sono
contrastanti.
Negli uccelli si pu in effetti osservare una rudimentale forma di sonno REM,
privo di movimenti oculari, della durata di qualche istante.
 con i mammiferi, in particolare nel sonno dei cuccioli, che si presenta una
quota elevata di vero sonno REM, con la caratteristica attivit
elettroencefalografica, l'assenza di tono muscolare e i movimenti oculari
rapidi. Nel gattino  l'unica forma di sonno.
C' un parallelismo fra la capacit di memoria a lungo termine che, salvo rare
eccezioni, come la tartaruga, pu essere osservata solo a partire dagli uccelli,
e la presenza di sonno REM.  possibile che quest'ultimo abbia una funzione nel
consolidamento della memoria.
Esiste anche un rapporto, il cui senso non  stato spiegato, fra peso corporeo,
peso cerebrale, metabolismo, e quantit di sonno REM: il topo ne ha dieci minuti
in totale, l'elefante centottanta.
Quando si notano delle correlazioni, come quelle appena citate, ad esempio, o
quella fra capacit di apprendimento e percentuale di sonno REM, si ricerca la
possibilit che vi sia una connessione causale, e non un semplice parallelismo:
questa  spesso per solo un'ipotesi, messa in forse da eccezioni.
Per le specie predate il sonno  un momento molto pericoloso, in particolare il
sonno REM, durante il quale i muscoli sono impossibilitati a muoversi.  forse
per questo motivo che il loro sonno  assai breve e polifasico, cio frammentato
nell'arco delle ventiquattro ore. La giraffa si sdraia per brevi periodi durante
la notte: il suo sonno totale non supera le due ore, e se viene svegliata
impiega appena dieci secondi per alzarsi e fuggire. Inoltre i ruminanti, gli
erbivori e i roditori, poich si nutrono con un alimento poco energetico, forse
hanno bisogno di un lungo tempo di veglia: per alimentarsi.
I carnivori predatori dormono molto di pi, ed hanno una percentuale assai pi
alta di sonno REM. Il leone, ad esempio, presenta complessivamente duecento
minuti di sonno REM al giorno, contro i dieci-quindici minuti di un erbivoro.
C. Vaughin, un fisiologo americano, ha cercato di capire se gli animali sognano,
quando sono in fase REM. A tal fine ha addestrato alcune scimmie a premere una
leva per arrestare una lieve scarica elettrica che veniva loro somministrata ad
intervalli, abbinata ad un'immagine proiettata. Dopo un certo periodo egli ha
potuto osservare che, durante una fase REM, molte scimmie mimavano il movimento
di premere la leva, forse in risposta al sogno dell'immagine associata alla
scossa, vista tante volte nella veglia. Sembra dunque probabile che alcuni
animali sognino; i cani e i gatti danno spesso proprio questa impressione,
quando li si osserva dormire, ma non  del tutto certo.
Il delfino, pur essendo un mammifero, non ha fasi REM; non si conosce il motivo
di questa eccezione. Inoltre, esso dorme con met cervello alla volta. La sua
respirazione infatti  volontaria e non automatica come  per l'uomo: quando un
emisfero dorme, l'altro resta sveglio e controlla la respirazione. Durante la
veglia i due emisferi sono invece perfettamente sincronizzati.

2. Il sonno nelle et della vita.
Nella vita intrauterina il sonno REM occupa il novantacinque per cento del sonno
totale del feto:  l'attivit prevalente.
 stato osservato un sincronismo fra periodi di sonno REM della madre ed
attivit fetale; successivamente il ritmo fetale diviene progressivamente
distinto, sino ad arrivare quasi ad una opposizione di fase, rispetto ai cicli
materni. Secondo M. Bertini, professore di psicofisiologia all'Universit di
Roma, il sonno REM potrebbe rappresentare una primordiale modalit di
comunicazione materno-fetale.
I neonati dormono da un minimo di quattordici ad un massimo di diciannove ore al
giorno, seguendo un ritmo polifasico: il sonno  cio interrotto periodicamente,
per soddisfare le necessit alimentari o per stimoli interni fastidiosi o
dolorosi. La soglia percettiva del neonato  piuttosto alta rispetto a quella
dell'adulto e lo protegge da fonti di disturbo ambientali, che sono quindi
raramente motivo di risveglio.
Durante la prima settimana di vita si osservano sette-otto cicli di sonno
nell'arco delle ventiquattro ore, che scendono a quattro durante il primo mese e
a tre nel primo anno. A quattro anni in media il ritmo diventa bifasico; 
difficile indicare un'et precisa in cui il ciclo veglia-sonno diviene
monofasico e ricalca quello giorno-notte; infatti le influenze ambientali e le
idiosincrasie individuali, hanno molto peso da questo periodo dello sviluppo in
poi: alcuni adulti, ad esempio, mantengono l'abitudine di riposare nel primo
pomeriggio.
Il cinquanta-sessanta per cento del sonno totale del neonato  di tipo REM. Nei
prematuri, la percentuale sale addirittura al settantacinque per cento, anche se
in realt prevale una forma di sonno misto REM e NRFM, definito continuo e
atipico o sismico.
A differenza che nell'adulto normale, il neonato pu avere un periodo REM appena
addormentato. Inoltre non presenta l'inibizione muscolare propria di questa
fase, ma anzi mostra movimenti e tutta la gamma di espressioni mimiche facciali
delle emozioni. Gradualmente queste diminuiscono nel sonno attivo; compaiono
invece nella veglia e servono a costruire la comunicazione con la madre.
 probabile che una quota cos alta di sonno REM, riscontrata anche nei
cuccioli di altri mammiferi, sia necessaria alla maturazione prenatale e
postnatale del cervello. Come ha osservato W. Dement, un neonato che presenta
pochissimo sonno REM  quello della cavia, che ha una maturazione gi completa
alla nascita. L'attivazione della corteccia cerebrale durante il sonno paradosso
pu essere ricondotta alla necessit di organizzazione di schemi preordinati.
Crescendo, la quota di sonno REM diminuisce, a cominciare da quello diurno che
gradualmente scompare; la percentuale di sonno NREM aumenta notevolmente, e al
termine del primo anno  uguale a quella dell'adulto. Verso i due anni, il
periodo REM  in media pari ad un quarto del sonno totale, in cui prevale ora lo
Stadio 4 NREM.
La riorganizzazione graduale del ciclo sonno-veglia e del ritmo ultradiano
NREM-REM,  determinata essenzialmente dalla maturazione del sistema nervoso: le
abitudini mediate dall'ambiente possono solo accompagnarla.
La quantit di sonno  inversamente proporzionale all'et. Via via che si
cresce, si dorme e si sogna sempre di meno. Si passa dalle quattordici-dodici
ore dei bambini di uno-due anni, alle dodici ore verso i quattro anni. Gli
adolescenti dormono dalle otto alle tredici ore: la variabilit individuale 
molto alta, anche in relazione alle diverse abitudini. Gli adulti dormono dalle
sei alle nove ore, le persone anziane a volte anche meno.
Le fasi REM restano circa il venticinque per cento del sonno totale.

3. La deprivazione di sonno.
Quale ne sia la funzione, il sonno pare essere una componente fondamentale del
benessere dell'organismo. Uno dei primi studi scientifici sulla deprivazione di
sonno negli animali risale al 1894, quando Marie de Manaceine osserv dei cani
neonati tenuti in stato di veglia forzata per un periodo di quattro-sei giorni.
I cuccioli morirono, e dall'autopsia risultarono delle alterazioni cerebrali.
Una replica successiva dell'esperimento, ad opera di N. Kleitman, utilizz un
gruppo di controllo, costituito da cani che vivevano nel medesimo ambiente e
nelle identiche condizioni di quelli sottoposti alla prova, ma a cui veniva
consentito di dormire. Anche in questi cuccioli furono riscontrate alterazioni
cerebrali, che quindi non dipendevano dalla veglia prolungata, e non ne
spiegavano l'effetto letale.
Nel 1922 N. Kleitman inizi degli esperimenti sulla privazione di sonno
nell'uomo. Gi nel 1896 G.T.W. Patrick e J A. Gilbert avevano analizzato le
reazioni di tre ragazzi svegli da novanta ore: diminuzione della capacit di
reazione, della acuit sensoriale, della memoria. C'erano per molte carenze
metodologiche, e misurazioni insufficienti. Quello che Kleitman cerc di fare
era separare gli effetti della mancanza di sonno da altre variabili: i soggetti
dovevano quindi andare a letto, alla solita ora, ma non dormire. Questo aspetto
dell'esperimento si rivel presto impossibile:  necessaria un'attivit fisica,
muscolare, quasi continua per restare svegli. I soggetti quindi trascorsero la
notte impegnati in varie attivit. Il momento peggiore risult essere verso le
tre del mattino, quando il sonno diventa molto insidioso e la temperatura
corporea scende al minimo; superata questa fase, legata al ritmo circadiano,
diventa pi facile essere desti. Anche nel periodo successivo, la notte era il
momento di peggiore sonnolenza. Durante il giorno i soggetti riuscivano a
compiere alcune attivit, soprattutto se erano brevi, motivanti e relativamente
complesse: un compito troppo semplice o monotono scatenava immediatamente il
sonno. Dopo tre giorni, quasi tutti manifestarono uno stato confusionale,
tremori, calo visivo e lentezza di riflessi. Alcuni ebbero delle allucinazioni
visive ed acustiche: si comportavano come se vivessero un sogno che credevano
reale e noto a tutti.
Nel Medioevo, alcune condanne a morte erano eseguite impedendo al prigioniero di
chiudere occhio.  invece una pratica moderna quella del lavaggio del cervello,
in cui vengono associati alla veglia forzata delle forti pressioni emotive e un
isolamento totale. Questo insieme di elementi pu provocare alterazioni della
personalit e gravi disturbi mentali, quali sintomi psicotici, in individui
sensibili o predisposti.
L.J. West, psichiatra dell'Universit della California, aveva studiato gli
effetti psicologici dell'utilizzo della privazione del sonno come metodo di
coercizione da parte di alcune polizie o nei confronti di prigionieri di guerra.
Nel 1957, insieme a W. Dement, segu il caso di un disc-jockey radiofonico di New
York, Peter Tripp, il quale rest sveglio per duecento ore, in una cabina di
vetro in Times Square, per condurre una trasmissione volta a raccogliere fondi
per una marcia contro la poliomielite. Verso la fine della lunga veglia, Tripp
incominci a parlare in modo confuso e con frequenti errori, e nella notte ebbe
un episodio di paranoia: diceva che nei cibi e nelle bevande erano state
aggiunte sostanze per farlo addormentare.
Nel 1965 W. Dement ed un collega dell'Universit di Stanford seguirono un caso
che sembra per contraddire le deduzioni che si potrebbero trarre da quanto
esposto.
Randy Gardner, uno studente di liceo diciassettenne di San Diego, aveva iniziato
un lungo periodo di veglia nell'ambito di un progetto interno alla sua scuola
volto a superare il record mondiale. Egli rimase sveglio per
duecentosessantaquattro ore, cio per undici giorni, seguito e controllato dai
due ricercatori. Combatteva la sonnolenza con l'intenso esercizio muscolare,
quasi continuo, che gli era consentito dalla sua ottima forma fisica, ed in pi
era sostenuto da una forte motivazione a resistere, poich la stampa e la
televisione avevano dato molto risalto al suo caso, e si sentiva un po' una
celebrit. Dopo la lunga veglia, dorm per quattordici ore, la notte successiva
otto, poi riprese il normale ritmo: il sonno perduto non si recupera. N durante
la veglia n dopo Randy diede prova di alterazioni mentali, anzi si mantenne
sempre in buono stato di integrazione psicofisica.
Questo sembra dimostrare che la privazione di sonno pu provocare degli
scompensi solo in soggetti gi predisposti o vulnerabili, e non ha invece
conseguenze negative quando vi sono condizioni di efficienza fisica e di
motivazione ottimali.
 per stata appurata l'esistenza di un fenomeno che non  stato controllato
adeguatamente nel caso appena descritto. Si tratta dei microsonni, momentanee
interruzioni dello stato di veglia, che, sommate fra loro, potrebbero sostituire
una quota di sonno essenziale. Solo un continuo monitoraggio dello
elettroencefalogramma potrebbe escluderne la presenza.
Sono state studiate inoltre le deprivazioni di sonno parziali. Controllando il
tracciato dell'elettroencefalogramma, dell'elettromiogramma e
dell'elettroculogramma, il ricercatore sveglia il soggetto quando inizia la fase
di sonno prescelta per l'eliminazione.
Si  osservato, ad esempio, che se si sveglia sistematicamente un individuo non
appena inizia lo Stadio 4 del sonno lento, gli effetti dopo tre giorni sono
simili a quelli della deprivazione totale. Inoltre, nella notte successiva si
verifica un aumento considerevole dello Stadio 4: questo fenomeno  chiamato
effetto di rimbalzo (rebound effect).
La deprivazione selettiva delle fasi REM  ottenuta con il medesimo
procedimento: al primo manifestarsi del tracciato EEG tipico della fase REM, il
soggetto viene svegliato. Dopo qualche tempo, si nota che l'individuo entra
rapidamente in fase REM, in stadi prematuri, sempre pi spesso, al punto da
dover essere svegliato anche venti o trenta volte per notte: sinch inizia a
verificarsi addirittura dopo pochi minuti dall'addormentamento, e per una durata
assai lunga, come se ci fosse un recupero del tempo perduto. Dopo una prolungata
mancanza di sonno REM, alcuni fenomeni fasici possono manifestarsi nella veglia,
accompagnati da turbe della memoria, disturbi dell'apprendimento, ansia,
irritabilit e allucinazioni.
Le ricerche hanno dato per risultati controversi sugli effetti della
deprivazione selettiva di sonno REM; a volte i disturbi riscontrati (o
addirittura la morte in alcuni animali) sono spiegabili con lo stress dei
continui risvegli o, quando la soppressione dipende da malattie o da farmaci,
con altre variabili: in molti casi, inoltre, non si riscontra alcun effetto
negativo a seguito dell'esperimento di soppressione.
Secondo W. Dement, alcune malattie mentali possono avere una relazione con
l'invasione di fasi REM nella veglia; esiste per una barriera che separa questi
stati che si  rivelata difficile da superare.
Appare comunque costante l'effetto di rimbalzo, in termini molto cospicui ed
evidenti, che ne dimostra l'alto valore omeostatico, vale a dire di mantenimento
dell'equilibrio, per l'organismo.  quindi possibile che vi sia un bisogno
specifico di sonno REM, anche se la sua reale funzione  controversa.

4. Memoria e sonno.
 stato constatato che il sonno ha un effetto positivo sull'apprendimento. La
memorizzazione del materiale viene facilitata e aumenta la capacit di
ricordarlo a distanza, se il periodo di ritenzione viene trascorso nel sonno, in
particolare in quello notturno. Questo fenomeno  chiamato sleep effect.
Oltre al dormire, probabilmente sono in gioco altre variabili sincronizzate con
lo stesso ritmo circadiano: ad esempio la temperatura corporea, quando  al
minimo, pare avere un analogo effetto facilitante.
Lo sleep effect  stato spiegato in vari modi. La teoria del decadimento
sostiene che l'oblio avviene in seguito alla tendenza delle tracce
neurobiologiche a decadere, per normali processi legati al metabolismo, che
durante il sonno, o quando la temperatura corporea  bassa, rallentano
notevolmente.
Secondo la teoria dell'interferenza, invece, l'oblio  dovuto a nuove
informazioni che si sovrappongono a quelle assunte precedentemente,
cancellandole in parte. Il sonno ha dunque la funzione di proteggere le tracce
neurali, impedendo qualsiasi interferenza retroattiva.
Durante il sonno, e ancor pi nelle fasi REM, si verifica nel metabolismo un
aumento della sintesi proteica. Alcuni ricercatori hanno collegato questo
fenomeno al passaggio delle informazioni nuove dalla memoria a breve termine a
quella a lungo termine, cio al consolidamento dell'apprendimento. La teoria del
consolidamento darebbe un ruolo attivo alla biochimica del sonno.
La relazione tra sonno REM e memoria a lungo termine pare suffragata dal fatto
che quest'ultima si pu osservare a livello evolutivo solo a partire dagli
uccelli, i quali mostrano di avere una sia pur rudimentale forma di sonno REM, a
differenza delle specie pi arcaiche come gli anfibi o i rettili.
La privazione selettiva di sonno REM riduce la memoria a lungo termine negli
animali; inoltre, dopo l'apprendimento la sua durata aumenta, mentre quella del
sonno totale resta invariata. Non sempre per gli stessi dati sono stati
riscontrati anche nell'uomo.
Il premio Nobel Francis Crick, scopritore della doppia elica del Dna, ha
proposto, insieme al matematico Mitchison, la teoria del reverse learning, cio
dell'apprendimento al contrario, secondo la quale il sogno ha invece una
funzione addirittura opposta: esso serve a ripulire il cervello da un eccesso di
informazioni incamerate durante il giorno, che impedirebbero di tenerne in
memoria altre pi utili. Funzionando a circuito chiuso, il cervello viene
stimolato in modo stocastico, cio ricorrente e casuale, dall'attivit dell'onda
PGO, e questo libera le reti neurali da abitudini parassite. Si pu per
obiettare che i soggetti privati di sonno REM (ad esempio per l'effetto di
farmaci che lo sopprimono) non manifestano disturbi particolari cognitivi o
della memoria.
Sono stati fatti dei tentativi di sfruttare il tempo trascorso dormendo per
apprendere nuove nozioni, oppure una lingua straniera: una voce registrata viene
ascoltata tutta la notte, a volume tale da non disturbare ma da raggiungere la
soglia uditiva. Si tratta dell'ipnopedia: i risultati lasciano comunque assai
perplessi.

5. Il contenuto dei sogni.
Ci che determina l'atto di pensare  impossibile stabilirlo: nella veglia
l'attenzione  catturata dagli stimoli esterni, ma spesso vaga fluttuando
secondo dinamiche per lo pi impredicibili.
A volte un'esperienza emotiva intensa colora di s tutti i pensieri.
Anche nel sogno si verifica un certo infiltrarsi di eventi significativi vissuti
durante il giorno. Ad esempio, i sogni di chi dorme per le prime volte in un
Laboratorio del Sonno sono spesso specchio dell'ansia dovuta alla situazione
nuova ed inconsueta, alla presenza degli elettrodi, ecc.
Residui di eventi del giorno trascorso e dettagli insignificanti, sono spesso la
fonte principale delle immagini del sogno. Ma non sempre: un giovane divenuto
paralizzato continua talvolta a sognare di giocare a pallacanestro.
Degli stimoli, percepiti durante una fase REM, possono venire incorporati nel
sogno. Alcuni ricercatori hanno provato a somministrare suoni, luci
intermittenti, un sottile getto d'acqua fredda inviato con una siringa
ipodermica, con un'intensit appena inferiore a quella necessaria per provocare
il risveglio. Il resoconto del sogno includeva talvolta, in modo pi o meno
riconoscibile, lo stimolo in questione.  esperienza comune che anche gli
stimoli interni, come ad esempio la fame, la sete o il freddo, vengano
incorporati nel contenuto del sogno, che cerca di soddisfare il bisogno o
eliminare il fastidio al suo interno.
I sogni femminili sembrano avere caratteristiche diverse da quelli maschili, sia
come contenuti che come dinamica interna. Gli uomini tendono a vivere esperienze
oniriche pervase da aggressivit e competitivit, con pi estranei, in luoghi
aperti; inoltre i sogni sessuali paiono essere pi frequenti. Le donne sognano
pi frequentemente luoghi e persone note, interni e atmosfere amichevoli;
l'aspetto verbale ed emotivo  in primo piano, i colori hanno un ruolo pi
importante. Sono osservazioni emerse dall'analisi di centinaia di protocolli di
sogni di entrambi i sessi:  per probabile che queste distinzioni siano
destinate a cambiare, poich la vita delle donne si  andata trasformando
radicalmente, e forse anche la loro maniera di sognare.
Quanto pi il sogno si allontana dal momento dell'addormentamento, tanto pi
sembra perdere i legami con le vicende diurne, e attinge invece alla memoria
remota e ad esperienze infantili, secondo alcuni addirittura perinatali. E.
Facchinelli, psicoanalista, scrive che: le fantasie e i sogni che raffigurano in
modo non equivoco un soggiorno nell'utero, perlopi associato alla nascita,
esistono e sono anzi un reperto frequente nell'ambito analitico.

6. I sogni dei bambini.
Non  possibile sapere se prima dei tre anni si verificano dei sogni: la
mancanza del linguaggio verbale non consente di averne prove certe. Come
stabilire infatti se i sorrisi che possiamo osservare nel bimbo piccolo che
dorme sono dovuti ad automatismi sensomotori o ad esperienze oniriche?
Dopo i tre anni compare la capacit di raccontare, ma manca ancora la maturit
cognitiva che consente di elaborare il concetto di sogno, e di distinguerlo
dalla fantasia della veglia.
Secondo Freud i sogni infantili sono estremamente chiari, brevi, coerenti: 
molto facile capirli, poich il loro contenuto  trasparente. Si tratta in
genere dell'adempimento di un desiderio diurno, o la copia fedele di vicende
familiari e scolastiche.  solo dalla terza infanzia che, a seguito dello
sviluppo psicosessuale e dello strutturarsi della personalit, inizia a formarsi
il sogno simbolico, con contenuti mascherati e spesso enigmatici come quello
degli adulti.
Studi di psicologia cognitiva hanno osservato che intorno ai tre anni il
contenuto dei sogni pare essere piuttosto statico: la partecipazione personale 
scarsa, poche le interazioni sociali, prevalenza di animali. Negli anni
successivi l'elaborazione del sogno segue le fasi dello sviluppo cognitivo e
affettivo: compaiono personaggi fantastici, luoghi immaginari. Il pensiero si fa
pi astratto e si condensa in simboli.
 facile che il bambino, anche molto piccolo, abbia degli incubi, che non sa
nemmeno raccontare. A volte si verificano dei sogni ricorrenti, quasi a
riflettere un blocco che non riesce a superare.  importante in questi casi
accogliere le sue associazioni spontanee, cio tutte le notazioni e le
impressioni che aggiunge di sua iniziativa: farlo raccontare, fargli disegnare
il racconto, lasciar emergere il nocciolo dell'angoscia dell'incubo. Soprattutto
cercare di evitare di alimentare la paura dei sogni, come fa la bambinaia in un
racconto di E.T.A. Hoffmann, riferendosi ad una popolare credenza anglosassone:
Non sai chi sia il Mago Sabbiolino?  un uomo cattivo che viene dai piccini,
quando questi non vogliono saperne di andare a nanna, e getta loro delle manate
di sabbia negli occhi, finch questi sgusciano via dal capo tutti sanguinolenti;
allora egli se li butta nel sacco e al chiaro di luna li porta in cibo ai suoi
piccolini; questi stan nel nido e hanno il becco storto come i gufi; con esso si
beccano gli occhi dei bimbi disobbedienti.
(E.T.A. Hoffmann, Racconti, Torino, TEA, 1988, p. 106)

PARTE TERZA.
1. Sonno e malattia.
Il sonno  il barometro della salute fisica e mentale dell'organismo. Il sogno,
in particolare,  uno specchio in grado di riflettere il funzionamento
psicofisico. La sua funzione non  chiara: secondo alcuni, esso  solo il
sottoprodotto di un processo fisiologico. Una ricercatrice anglosassone, A.
Faraday, ha proposto un'interessante analogia tra sogni ed urine. Pur essendo
meri prodotti di rifiuto del corpo, senza alcuna funzione di per s, le
componenti delle urine hanno da sempre grande valore diagnostico per il medico,
in quanto forniscono utili indicazioni sullo stato di salute. Nello stesso modo,
i sogni possono portare alla nostra attenzione molte scorie della nostra
personalit, ma anche dell'accadere somatico.
I sogni si pongono come un ponte fra corpo e mente: possono rappresentare una
scorciatoia per giungere ad una diagnosi insospettata, od offrire sorprendenti
rivelazioni sul decorso della malattia.
Oliver Sacks, professore di neurologia a New York e autore di numerosi libri, 
convinto che i sogni siano un sensibile indicatore delle funzioni neurali, del
tutto sottovalutato dalla moderna diagnostica. Nella sua esperienza i disturbi
neurologici sono costantemente accompagnati da alterazioni quantitative o
qualitative del sonno, e da sogni particolari.
Nell'emicrania, ad esempio, la percentuale di sonno REM  assai elevata e gli
incubi sono frequenti. Spesso gli attacchi sono integrati nell'esperienza del
sogno, che assimila i fenomeni visivi del disturbo nella sua logica: i fosfeni o
gli scotomi divengono esplosioni nucleari o fuochi d'artificio. Altre volte il
disturbo compare in modo diretto, come colori abbaglianti lampi o difetti del
campo visivo.
I sogni neurologici tipici sono quelli in cui la sensazione dolorosa o abnorme
viene combinata nell'ordito dell'accadere onirico, che la raffigura e in qualche
modo la spiega. Alcuni pazienti hanno sognato l'insorgere della malattia, prima
che alcun sintomo di essa si fosse presentato nella realt: il giorno successivo
essa si manifestava effettivamente e in modo grave.
Secondo Sacks, ognuno di questi casi ci permette di ipotizzare che la malattia
aveva gi colpito le funzioni neurali e che la mente inconscia, la mente
sognante, era stata sensibile a questo fenomeno pi della mente vigile. Questi
sogni premonitori, o meglio precursori, possono avere anche un contenuto e un
esito felici.
(O. Sacks, Sogni neurologici, in La Rivista dei Libri, anno I, n. 5, 1991, p. 6).
Non sono rari i casi, infatti, di sogni di remissione, che
precedono il reale regresso della malattia. A volte il sogno non si limita ad
anticipare la guarigione, ma ne indica addirittura la via.
Nell'antica Grecia e nell'antica Roma l'interpretazione dei sogni era praticata
da medici e sacerdoti. Nel secondo secolo vi erano quasi trecento templi
dedicati ad Esculapio, il dio della medicina, dove si praticava l'incubazione
dei sogni: dopo una preparazione rituale, il paziente dormiva nel tempio. Il dio
gli indicava nel sogno la cura da seguire per tornare in salute. Sacks racconta
di essere stato in grave difficolt quando, in seguito ad una ferita ad una
gamba, dovette passare dall'uso di due stampelle ad una: vari tentativi falliti
l'avevano convinto dell'impossibilit di farlo, quando sogn di compiere in
assoluta tranquillit tutti i gesti necessari, e di avviarsi sicuro per il
corridoio. Appena sveglio fu in grado di ripeterli, di alzarsi e andare. La
mente razionale non era stata capace di risolvere il problema motorio-neurale,
mentre il sogno l'aveva affrontato e l'aveva risolto sotto forma di azione,
ripetizione, prova psichica: in breve, un atto di apprendimento.

2. Sonno e disturbi psicologici.
La malattia mentale si accompagna sempre a disturbi del sonno: l'insonnia 
lamentata quasi costantemente, e si  perfino pensato che potesse essere una
concausa dell'esordio della psicosi. In molti casi la deprivazione di sonno
prolungata ha infatti dimostrato di procurare sintomi psichiatrici: si pensi
all'annunciatore radiofonico Peter Tripp, che dopo duecento ore di veglia
cominci ad esprimersi confusamente e si convinse di essere vittima di un
complotto, o ai prigionieri di guerra studiati dal dott. L.J. West. Esistono
per anche delle eccezioni, come quella del giovane Randy Gardner, che conserv
una perfetta integrit psicologica dopo undici giorni di veglia ininterrotta.
Pare quindi necessaria una predisposizione o una particolare vulnerabilit
psicologica perch l'insonnia persistente sfoci in un disturbo mentale, senza
considerare che spesso l'insonnia, pi che la causa, ne  un sintomo.
Oltre all'impossibilit di dormire,  frequente trovare negli schizofrenici
resoconti di incubi legati a situazioni di emergenza, con pericoli ambientali e
danno fisico: sogni di terremoti, soffocamento, mutilazioni, ecc.
Tra allucinazioni e sonno REM ci sono molte analogie; il processo che li
sottende sembra essere il medesimo.
Si  visto come, mentre il sonno NREM non viene recuperato che molto
parzialmente dopo una privazione, il sonno REM perso invece ritorna con un
effetto di rimbalzo. I barbiturici e alcuni antidepressivi sopprimono le fasi
REM, e infatti alla loro sospensione si assiste all'allarmante effetto di
rimbalzo, con incubi ricorrenti. Anche l'alcool sopprime in una certa misura il
sonno paradosso: nel delirium tremens durante l'astinenza il REM pu arrivare al
cento per cento del sonno totale e le allucinazioni si presentano al passaggio
dal sonno REM alla veglia.
In un esperimento di M. Jouvet, un gatto, trattato con una sostanza chimica che
sopprime un neurotrasmettitore, la serotonina, presentava un'insonnia
persistente; dopo alcuni giorni, riprendeva a dormire, ma le componenti fasiche
e l'onda a punta PGO tendevano a comparire nello stato di veglia, insieme ad un
comportamento da sognatore desto. A seguito di deprivazione selettiva di sonno
REM, il gatto non mostrava invece alcun rimbalzo.
Anche gli psicotici in fase attiva, dopo una deprivazione selettiva di sonno
REM, non presentano alcun fenomeno di rimbalzo.
Forse in questi sognatori desti, in cui si  riscontrato una carenza di alcuni
neurotrasmettitori, fra cui la serotonina, il REM sfocia nella coscienza vigile.
 come se il sogno, con i suoi deliri e le allucinazioni credute reali dal
soggetto, avesse superato la barriera della veglia, invadendone i confini.
Secondo il modello dell'interazione reciproca di Hobson (v. parte quarta, cap.
3), esiste un complesso meccanismo di inibizione e attivazione di cellule
nervose, orchestrato da diversi neurotrasmettitori antagonisti fra di loro, che
regola in modo ottimale l'oscillazione dei ritmi biologici. Grazie ad esso il
ritmo circadiano attivit-riposo interagisce con quello ultradiano sonno-sogno,
che pu evidenziarsi solo quando il primo  nella fase adeguata. Nella
schizofrenia le oscillazioni periodiche sono mantenute, ma sono fuori fase, a
causa dell'alterazione dei neurotrasmettitori implicati. La cronobiologia e la
biochimica potrebbero in futuro portare ad importanti sviluppi terapeutici.
Anche per la depressione, sia pure ad un livello minore, Hobson parla di
cronopatologia: la quota di sonno REM  pi elevata della norma, le latenze sono
pi basse, a causa della carenza di catecolamine, sostanze coinvolte nel
meccanismo di influsso reciproco di neurotrasmettitori che regola i ritmi
biologici. Dopo una deprivazione di REM sono stati riscontrati miglioramenti
clinici. La possibile spiegazione  che la deprivazione intervenga in questo
gioco bilanciato di sostanze, ristabilendone una pi giusta interazione: la
deprivazione di REM equivale fisiologicamente al trattamento con farmaci
antidepressivi triciclici, in quanto entrambi innalzano il livello delle
catecolamine. Un comune meccanismo neurobiologico pu sottendere sia il sonno
sia l'umore.

3. I disturbi del sonno.
Le cliniche per i disturbi del sonno sono molto simili ai laboratori di ricerca.
Le camere sono insonorizzate, ovunque regna il silenzio e le persone si muovono
con movimenti felpati. Il primo laboratorio del sonno  stato fondato in Italia
a Bologna da Elio Lugaresi, direttore della clinica neurologica. Chi soffre per
problemi di sonno viene invitato a dormire per un periodo nel laboratorio, dove
il suo riposo viene osservato ed analizzato con l'ausilio di telecamere,
tracciati poligrafici e raggi X. Nulla sfugge al minuzioso controllo degli
osservatori che registrano letteralmente ogni respiro. L'enorme mole di dati
serve a condurre il medico ad una diagnosi precisa, e viene poi archiviata per
costituire una banca dati utile per la ricerca.
L'intero campo dei disturbi del sonno  ancora poco esplorato. In passato essi
venivano combattuti con farmaci, senza che la loro causa primaria fosse stata
identificata. Tuttora la tendenza  quella di affidarne la cura a medici
generici, spesso per proseguirla in modo anarchico, con l'effetto di
cronicizzarli o aggravarli.
Tra i disturbi del sonno, il pi frequente e noto  l'insonnia. Negli Stati
Uniti colpisce un individuo su sei, ed  stata istituita una commissione
nazionale di ricerca sull'insonnia. Un terzo degli italiani ne soffre, le pi
colpite sono le donne.
La necessit di indagini oggettive, quali quelle rese possibili dalla
registrazione poligrafica,  dovuta alla difficolt di identificare il disturbo
dal solo resoconto soggettivo di chi ne soffre. Ogni paziente  esortato a
tenere un diario molto preciso del suo sonno e della sua veglia, in cui ne
indica la durata, la qualit, ecc.
 sorprendente constatare la frequenza di casi in cui l'autovalutazione sincera
del proprio disturbo da parte del paziente,  in completa discrepanza con i dati
reali evidenziati dai tracciati. Spesso cio chi lamenta di dormire pochissimo o
di non dormire affatto presenta invece a propria insaputa un sonno del tutto
normale e regolare:  la pseudo-insonnia. Non  chiaro il perch della
sensazione di dormire poco e male e di essere distrutti di giorno. Sarebbe
comunque inutile e anzi assai dannoso curare con i farmaci questo tipo di
problema.
 il caso opposto a quello degli insonni sani, o short sleepers: individui che
dormono pochissime ore per notte, ma riferiscono di sentirsi bene al risveglio e
di non accusare nessuna sonnolenza diurna. Il loro per non  un problema: in
effetti il fabbisogno di sonno varia da individuo a individuo, forse su base
genetica. La qualit della veglia fa da spartiacque fra insonni sani e insonni
tormentati. Esistono poi i long sleepers, con una necessit di sonno superiore a
quella media di sette-otto ore, il cui problema  pi che altro di natura
organizzativa e sociale.
L'insonnia si accompagna di frequente all'ansia e alla depressione. Raramente
chi ne soffre la mette in relazione con i problemi che sta attraversando: di
solito viene vissuta come una malattia inspiegabile, che pervade con i suoi
effetti non solo la notte, che diventa un momento temuto, ma anche la veglia,
sempre pi faticosa e inaffrontabile. L'insonnia gradualmente si trasforma nel
perno problematico della vita di chi ne soffre, un'ossessione da affrontare con
ogni arma. Questo atteggiamento amplifica il problema e ne rende ardua la
soluzione. A volte crea un vero e proprio disturbo da quella che poteva forse
essere solo una fase transitoria:  il caso dell'insonnia farmaco-dipendente. Il
cinquanta per cento dei casi di insonnia, secondo W. Dement,  indotta da
farmaci. Quando il sonno disturbato  sintomo di un malessere psicologico, pi
che esserne la causa, una psicoterapia pu essere la strada migliore per uscirne
prima che si instauri un circolo vizioso.
L'insonnia organica primaria  molto rara, per fortuna. Infatti il suo esito 
mortale. L'quipe del prof. Lugaresi ha scoperto dieci anni fa l'insonnia
familiare letale, che tende a ripresentarsi nella stessa famiglia. Praticamente
il sonno manca completamente, e con esso qualsiasi ritmo circadiano, come quello
della temperatura, degli ormoni, ecc. Non si sopravvive che per uno, massimo tre
anni. Un fattore organico specifico di insonnia  la sindrome delle gambe senza
riposo, che obbliga l'individuo che ne soffre a muovere impazientemente gli arti
inferiori; si tratta di un disturbo di origine familiare che tende ad
intensificarsi con l'et.
Spesso l'insonnia  secondaria ad altre patologie, come la depressione, l'ansia,
i postumi dell'alcolismo, o in campo neurologico il morbo di Parkinson e
l'epilessia. Anche l'asma bronchiale, l'artrite, l'ischemia miocardica e
qualsiasi forma di dolore, possono disturbare il sonno. In questi casi quando la
causa primaria viene risolta anche l'insonnia scompare.
Altre volte  lo stile di vita dell'individuo a determinarla: assunzione
eccessiva di eccitanti come t, caff e coca cola, diete sbilanciate, inadeguata
gestione dell'ansia, scarso rispetto per i propri ritmi e bisogni, orari
incostanti.
I piloti, i turnisti e i lavoratori notturni hanno frequentemente problemi col
sonno. Negli Stati Uniti, dove il numero di lavoratori notturni  elevato,
alcune ricerche hanno evidenziato inoltre un'incidenza di disturbi
cardiocircolatori e digestivi doppia rispetto ai diurni. A parit di quantit di
sonno, comunque, la qualit della veglia  inferiore: i riflessi e la vigilanza
non sono ottimali.  stato calcolato che, dalle dodici alle quattro, si
commettono cinque volte pi errori rispetto all'arco dell'intera giornata.
Esperimenti con luce pseudosolare sul luogo del lavoro notturno hanno mostrato
che questa migliora l'adattamento.
I ritmi circadiani, con il loro delicato meccanismo di bilanciamenti biochimici
reciproci, sono sicuramente responsabili dell'insonnia; alcuni farmaci, simili
come struttura ai neurotrasmettitori prodotti naturalmente dall'organismo,
potrebbero influire sul complesso equilibrio biochimico degli orologi interni
ristabilendone l'oscillazione armoniosa. Ma la ricerca  ancora lontana da
questo risultato. Attualmente le migliori cure per l'insonnia sono quelle che ne
identificano la natura nel modo pi chiaro possibile, ed intervengono di
conseguenza. Nella gran parte dei casi, la terapia pi idonea ricorre il meno
possibile, e comunque in modo estremamente controllato, ai farmaci, e incide
invece sulle abitudini globali di vita dell'individuo.
Meno frequente dell'insonnia e opposta come caratteristiche  la narcolessia,
una sindrome che consiste in repentini ed incontrollabili attacchi di sonno
durante il giorno. Chi ne soffre viene preso alla sprovvista e letteralmente
piomba addormentato senza preavviso, spesso in concomitanza con emozioni forti o
stress, ma anche con una risata, una sorpresa o con l'eccitazione sessuale.
L'aspetto pi grave  la cataplessia, che consiste in una paralisi muscolare
totale o parziale che si accompagna a questi attimi di sonno. Come si pu
immaginare  un fenomeno rischioso, che se si verifica alla guida o in
situazioni che richiedono padronanza dei movimenti, pu risultare fatale.
Al momento dell'addormentamento sopraggiunge una paralisi da sonno: il soggetto
si accorge di non potersi muovere. Spesso si verificano delle allucinazioni
ipnagogiche, visioni molto vivide simili a sogni. Per molto tempo la narcolessia
 stata trattata con la psicoterapia, ed interpretata come sintomo nevrotico.
Nel 1962, la registrazione con il poligrafo dei parametri del sonno di un
paziente narcolettico, ha rivelato l'istantanea irruzione di sonno REM sin
dall'inizio, senza il normale passaggio preliminare per gli stadi NREM. Durante
la fase REM si verifica normalmente una paralisi degli arti e del tronco, dovuta
alla forte influenza inibitoria di alcuni nuclei cerebrali: l'immobilit
garantisce che l'intensa attivit cerebrale del sonno paradosso non si tramuti
in azioni. Nel narcolettico questo processo inibitorio insorge durante la
veglia, probabilmente a causa della carenza di alcuni neurotrasmettitori, le
catecolamine, che generalmente fanno da barriera alla fase REM. Infatti le
anfetamine (ora evitate a causa degli effetti collaterali e della tolleranza che
sviluppano) o i farmaci antidepressivi triciclici, sono in grado di controllare
la cataplessia, poich agiscono proprio in modo da aumentare il livello di tali
neurotrasmettitori. Per gli attacchi di sonno si prescrivono di solito dei
pisolini programmati, che sono seguiti da un periodo refrattario in cui almeno
si  sicuri di non addormentarsi. Attualmente non esiste una cura che guarisca
completamente la narcolessia.
Non  una sindrome rara come si potrebbe pensare; l'et di insorgenza  fra i
dieci e i venti anni, probabilmente le sue cause sono genetiche ed ereditarie.
Un altro problema che ha come sintomo prevalente l'ipersonnia, cio il sonno
eccessivo,  quello dell'apnea durante il sonno, scoperto grazie alla
osservazione attenta in laboratorio di pazienti che lamentavano una forte e
inspiegabile sonnolenza.
Dalla registrazione del respiro,  emerso che queste persone non possono
respirare e dormire contemporaneamente, per cui, non appena si addormentano,
smettono di respirare per un tempo variabile dai sessanta ai novanta secondi
(pi o meno un minuto o due!): a quel punto, il livello di ossigeno nel sangue 
sceso ad un livello talmente basso che sopraggiunge per fortuna un repentino
risveglio, che consente loro di riprendere affannosamente fiato. Poco dopo si
riaddormentano, ma il ciclo si ripete. Alcuni di questi pazienti non sono
consapevoli del problema respiratorio, n della frammentazione del loro sonno.
Sentono solo una grande inspiegabile stanchezza durante il giorno, ovviamente
dovuta ai continui risvegli: possono essere anche cinquecento per notte. Altri,
circa un terzo, si accorgono di svegliarsi e lamentano infatti come disturbo, al
contrario, l'insonnia. Solo un'attenta analisi consente di individuarne la vera
causa. Le apnee prolungate e ripetute sottopongono il cuore ad uno sforzo
notevole,  come se l'individuo si immergesse ogni notte centinaia e centinaia
di volte.
Si  ipotizzato che un disturbo analogo, se presente sin dalla nascita, possa
essere responsabile del fenomeno della morte infantile improvvisa, la cosiddetta
sindrome della morte nella culla. L'et media di chi soffre di apnea durante il
sonno  per elevata, intorno ai cinquant'anni. Non si conosce la causa che
ostacola il riflesso respiratorio, forse il collasso dei muscoli delle vie aeree
 eccessivo, e non permette l'inspirazione. C' un'opera teatrale in cui si
racconta della maledizione di Ondin: una ninfa che, tradita da un mortale, gli
tolse la capacit di respirare quando dormiva.
Sono state tentate terapie farmacologiche, ma l'unico intervento efficace
sembrava essere praticare un'apertura chirurgica della trachea. Attualmente si
utilizza con buoni risultati un compressore che attraverso una mascherina, invia
aria forzatamente ai polmoni: il sollievo  immediato.
Molto meno gravi sono i guai di chi russa; la qualit del loro sonno  per
rovinata dalla carente e faticosa ventilazione, per cui spesso, pur dormendo un
numero di ore normale, il riposo non  soddisfacente. Il pertugio fra lingua e
faringe si restringe per la posizione, il velopendulo vibra e fa rumore. Un uomo
su quattro e una donna su sei russano; dopo i sessant'anni questa abitudine si
estende al sessanta per cento degli uomini e al quaranta per cento delle donne.
Piuttosto comuni fra gli anziani maschi con disturbi neurologici cronici, sono i
disturbi comportamentali del sonno REM; il sistema di inibizione che blocca i
muscoli durante le fasi REM non funziona e il sogno viene agito in modo spesso
impressionante, con movimenti agitati e urla.
C' poi una serie di disturbi del sonno che riguardano per lo pi i bambini e
sembrano molto gravi e allarmanti, ma in realt non lo sono affatto: uno di
questi  il terrore notturno o pavor nocturnus che, a differenza degli incubi, si
verifica in stadio NREM. Dura solo uno o due minuti, ma provoca urla
terrorizzate e il risveglio del piccolo, che spesso non  poi in grado di
raccontarne alcunch. Per il resto il bambino  perfettamente normale, e pu non
ricordare nulla dell'episodio.
Sono fenomeni, come quello dell'enuresi notturna (bagnare il letto), che
generalmente scompaiono da soli e non oltrepassano la soglia dell'adolescenza,
ma scatenano grosse preoccupazioni da parte degli adulti. I trattamenti tentati
di solito tranquillizzano i genitori ma aumentano l'ansia del bambino: meglio
non intervenire e avere pazienza.
Lo stesso si pu dire del sonnambulismo, un risveglio parziale del cervello, per
cui il soggetto pu compiere una serie di movimenti coordinati senza per alcuna
consapevolezza e senza memoria successiva di essi. Il sonnambulo si alza e fa
delle cose, come cercare da mangiare o esplorare la casa. Se viene svegliato
bruscamente non sa perch si trova dov' e non ricorda nulla. Il fenomeno si
manifesta sempre durante gli stadi 3 e 4 del primo sonno lento profondo. Non ha
relazione con il sogno, come si potrebbe pensare: infatti durante il sonno REM,
in cui si sogna, i muscoli sono del tutto paralizzati e il movimento sarebbe
impossibile.
Non si sa molto delle sue cause. Forse si tratta di conflitti emotivi repressi
durante la veglia e liberati dalla caduta di difese del sonno profondo, o forse
 l'emergere di semplici manifestazioni fisiologiche in un momento di vuoto
psichico. La sua incidenza  del dieci per cento, tra i bambini, pi rara negli
adolescenti e negli adulti. Anche l'enuresi e il sonniloquio (parlare nel sonno)
sono disturbi che si verificano nel sonno NREM; essi tendono a ripresentarsi
nella stessa famiglia.

4. I farmaci.
I sonniferi e gli ansiolitici sono i farmaci pi venduti in occidente, Italia
compresa. La crescita annua  dell'undici per cento. Essi rappresentano una
scorciatoia veloce e certa verso la tregua del sonno, e presto diventano
un'abitudine irrinunciabile. Spesso i farmaci per dormire non vengono prescritti
da uno specialista in base ad un'analisi individuale precisa del problema, ma
sono bens consigliati in modo indiscriminato, e assunti secondo criteri del
tutto soggettivi. Il rischio di questo tipo di approccio alla farmacoterapia 
maggiore di quanto si pensi. Come si  detto, il cinquanta per cento dei casi di
insonnia  dovuto a dipendenza da farmaci.
I pi diffusi sino a poco tempo fa erano gli ipnotici (dal greco hypnos: sonno,
cio sonniferi), sedativi che hanno l'effetto di deprimere globalmente
l'attivit del sistema nervoso centrale. Possono essere di origine naturale o di
sintesi; essi agiscono diminuendo la vigilanza e la coscienza, e sono molto
rapidi: in breve tempo rendono meno sensibili agli stimoli esterni ed interni
(pensieri o emozioni disturbanti, dolori fisici ecc.) e provocano
l'addormentamento. I barbiturici sono sedativi potenti: agiscono sulla
formazione reticolare, sui muscoli e sui nervi e inducono il sonno. Sono
responsabili di moltissimi casi di suicidio, parte per la loro facile
reperibilit, parte perch inducono uno stato confusionale in cui il soggetto,
non riuscendo ad addormentarsi, pu assumerne una dose mortale senza rendersene
conto. La dose tossica  infatti non lontana da quella terapeutica, inoltre i
suoi effetti sono potenziati dall'alcool. Il problema di questi farmaci  che
inizialmente risolvono l'insonnia in modo immediato e semplice, ma ben presto
inducono tolleranza: non funzionano pi, c' assuefazione e dosi sempre
crescenti, e sempre pi vicine alla soglia di pericolosit, sono necessarie per
ottenere il medesimo effetto. L'organismo si abitua ad assumere una sostanza per
addormentarsi, e inizia a richiederla, a non poterne pi fare a meno.  la
dipendenza fisica, che si accompagna alla dipendenza psichica, per cui la
convinzione di aver bisogno di un aiuto esterno fa s che non si riesca pi a
liberarsene. Ci si ritrova in breve intrappolati in un'abitudine che, iniziata
per curare un disturbo transitorio, diventa essa stessa il problema.  un
circolo vizioso, aggravato dal fatto che, il sonno indotto dagli ipnotici, non 
fisiologico, cio la percentuale di sonno REM  ridotta e alcuni sopprimono lo
stadio 4 di sonno profondo. La sospensione del farmaco produce un cospicuo e
repentino aumento del sonno REM, per effetto di rimbalzo, con incubi opprimenti.
Ovviamente questo induce il soggetto a riprenderne immediatamente l'uso. La
sospensione brusca pu anche essere molto pericolosa. La scelta pi idonea
sarebbe una riduzione molto graduale, con pazienza verso gli inevitabili
disturbi, sino a che l'organismo non recupera il suo equilibrio fisiologico.
Anche i tranquillanti e gli ansiolitici sono spesso usati per facilitare il
sonno. La loro azione  pi lenta e blanda rispetto a quella degli ipnotici. Le
benzodiazepine, la cui azione ansiolitica  stata scoperta nel  1960, hanno quasi
del tutto sostituito i barbiturici. La loro azione  pi selettiva, non
compromette la vigilanza e i riflessi: i rischi di suicidio sono infatti molto
ridotti, perch anche a dosi elevate  possibile risvegliare il soggetto. Esse
sono state trovate nel cervello di uomini morti prima della comparsa delle
benzodiazepine industriali, sono quindi sostanze prodotte anche dall'organismo o
assunte con particolari cibi. Nel mondo occidentale vengono usate abitualmente
dall'1,8 al 5,8 per cento della popolazione, a seconda della nazione. Raramente
 necessario aumentare le dosi, come per i sedativi: non si sviluppa cio
tolleranza n assuefazione.  invece ormai appurato che danno dipendenza, ma si
continua ad abusarne: si pensa di minimizzarne gli effetti negativi adottando un
basso dosaggio, ma ci che conta in realt  che l'uso sia mirato e
circoscritto. Bastano quattro mesi perch si instauri dipendenza: andrebbero
quindi usati solo per periodi brevissimi e in caso di reale bisogno. Con
l'astinenza si pu sperimentare insonnia, incubi e ansia grave. Il sonno che gli
ansiolitici facilitano riduce lo Stadio 4 e la fase REM: non esistono farmaci
che inducano un sonno fisiologico. Si tende a tacere questi aspetti, per ragioni
di interesse economico delle case farmaceutiche pi che per disinformazione.
Altre strade per combattere l'insonnia sono altrettanto deleterie dei farmaci
autoprescritti, ad esempio l'uso dell'alcool, che anch'esso sopprime il sonno
REM e provoca tolleranza e dipendenza.
Altri ancora usano il cibo come tranquillante: effettivamente alcuni alimenti
(patate, riso, lenticchie, soia, ecc.) contengono benzodiazepine naturali, e
inoltre sin dalla nascita il cibo  associato con l'affetto e la tranquillit.
Capita cos che se ne sfrutti l'effetto di rassicurazione simbolica e di
rilassamento neurovegetativo per tranquillizzarsi quando ci si sveglia in preda
all'insonnia. Questo comportamento se diventa un'abitudine crea problemi diversi
ma non meno gravi.
Di solito chi utilizza sostanze per dormire tende ad utilizzare sostanze anche
per star sveglio, secondo la stessa logica di sfiducia e non rispetto verso le
capacit autonome del proprio organismo. E quindi usa in modo continuativo
caff, eccitanti, fumo, sino alle anfetamine e alla cocaina.
M. Jouvet ed i suoi collaboratori stanno mettendo a punto dei nuovi farmaci
definiti eugregorici, dal greco eu, buon e gregor, risveglio, mirati a migliorare
la qualit della veglia, in particolare per quelle professioni in cui 
richiesto un alto grado di vigilanza e per cui un colpo di sonno sarebbe fatale,
come guidatori di auto, treni e aerei, guardiani, ecc. Queste sostanze non danno
n tolleranza n dipendenza e possono essere usate anche nella cura delle
ipersonnie.
Recentemente si stanno diffondendo numerosi rimedi alternativi rispetto alla
medicina ufficiale, molto diversi fra di loro ma tutti con una tradizione
antichissima alle spalle. Si tratta dell'agopuntura, dell'omeopatia, della
fitofarmacologia (farmaci derivati dalle piante). Mancano dati precisi sul
risultato di tali approcci sui disturbi del sonno, ma almeno  certo che mancano
effetti nocivi, ed  gi qualcosa.
I disturbi del sonno vanno comunque capiti e gestiti, abbracciando la situazione
globale e non solo sopprimendo il sintomo. I meccanismi che regolano il sonno
sono molto delicati e complessi, e qualsiasi intervento rischia di alterare
ulteriormente il sistema, che invece ha spesso delle potenzialit di
autoguarigione che vanno rispettate e facilitate
Il ciclo del sonno e dei sogni, come anche l'umore, sono regolati da sostanze
chimiche, i neurotrasmettitori, prodotte dall'organismo: un'alterazione nel loro
equilibrio viene sperimentata come insonnia, ansia o depressione. Di solito si
cerca di intervenire con altre sostanze chimiche, introdotte dall'esterno, in
grado di imitare, potenziare o inibire l'azione di quelle endogene.
 per interessante notare come non sia solo la chimica ad influenzare il
comportamento e l'umore, ma anche viceversa: un profondo rilassamento o dei
pensieri molto positivi provocano l'aumento di alcune sostanze endogene.
Secondo l'affascinante ipotesi di P. Pancheri, pu forse esistere la prospettiva
di una farmacoterapia endogena: dopo uno specifico addestramento, l'individuo
pu arrivare a manipolare i propri neuromodulatori a scopo terapeutico e
preventivo.
Training autogeno e tecniche di rilassamento, da sole o nell'ambito di una
terapia cognitiva, sono gi utilizzate per disabituare gradualmente dall'uso di
sonniferi, perch una volta apprese hanno un buon effetto ansiolitico ed
ipnoinducente.

5. Dormire bene.
...la voce popolare definisce il sonno come il fratello minore della morte.
Ogni volta che ci addormentiamo ci esercitiamo a morire. Addormentarsi
presuppone allentamento da ogni controllo, da ogni intenzione, da ogni attivit,
richiede da noi disponibilit e fiducia, capacit di abbandonarsi a ci che 
sconosciuto. Non  possibile addormentarsi attraverso la costrizione,
l'autocontrollo, la volont e lo sforzo. Ogni volont attiva  il modo pi
sicuro di impedire il sonno. Noi possiamo soltanto creare le premesse pi
favorevoli per il sonno, ma poi dobbiamo aspettare pazientemente che il sonno si
decida a scendere su di noi. Non riusciamo neppure a osservare questo processo,
perch l'osservazione ci impedirebbe di addormentarci.
(T. Dethlefsen, R. Dahlke, Malattia e destino, Roma, Edizioni Mediterranee, 1990, p. 251.)
L'insonne non riesce ad abbandonare l'attivit e la controllata razionalit
diurna, e ad affidarsi alla notte. Sonno e orgasmo sono piccole morti, e
comportano un analogo pericolo per chi ha paura di interrompere il predominio
della mente vigile per tuffarsi nell'inconscio.
I trucchi per addormentarsi, come quello di contare le pecore, hanno lo scopo di
annoiare, con la loro monotonia, la mente razionale, l'emisfero sinistro, e
consentire tramite la sua distrazione, l'emergere del polo opposto, passivo,
notturno, governato dall'emisfero destro.
All'opposto, chi dorme troppo rivela un desiderio di fuga dalle responsabilit
quotidiane, un bisogno di rifugiarsi nell'inconscio, nei sogni, nella dipendenza
dell'infanzia: come l'addormentarsi  simile al morire, lo svegliarsi  una
piccola nascita che avviene ogni giorno. Anche questa pu fare paura.
L'equilibrio  saper vivere l'alternanza naturale dell'abbandono nel sonno e
dell'attivit nella veglia, dando valore ad entrambe nello stesso modo:
accettare la ciclicit necessaria del succedersi di questi stati cos come della
vita e della morte.
Il sonno  una funzione spontanea, come il sesso: il pensarci la altera.
Sforzarsi volontariamente, di addormentarsi o di eccitarsi o di avere un
orgasmo, in genere serve solo a rendere proprio queste cose impossibili.
Tutti noi nasciamo sapendo perfettamente come e quanto dormire. Il sonno dei
bambini  un esempio di abbandono totale. Ad un certo punto per pu accadere di
perdere la capacit di fidarsi del proprio organismo e della sua innata saggezza
e non si  pi in grado di dormire bene. Se si impongono delle regole a se
stessi, come di dormire un certo numero di ore o di farlo in un determinato
momento e non in un altro, il rischio  che l'orologio interno si alteri, a
furia di non venire ascoltato. Obbligarsi a dei ritmi o avere poco rispetto per
le proprie necessit di sonno, come quando si fanno le nottate per studiare o
per finire un lavoro importante, sono tutti atti di presunzione che prima o poi
si pagano: siamo animali ed abbiamo bisogno di dormire. Solo l'ascolto e il
rispetto dei propri bisogni animali porta il benessere e la salute.
Quando si parla di combattere l'insonnia, o il sonno durante la veglia, si
utilizza una metafora guerresca che illumina sulla distanza dall'atteggiamento
di accettazione e di accoglienza verso i propri istinti naturali. Il corpo sa
gi cosa fare e come, basta smettere di frenare e discutere le sue
manifestazioni e permettergli di funzionare. Altrimenti si ribeller e opporr
una sana resistenza alle pressioni che gli vengono imposte e che gli nuocciono.
Spesso si  schiavi di abitudini, e si pensa di dover dormire pi di quanto 
effettivamente necessario per il proprio benessere. Il bisogno di sonno, come
quello di cibo ed altre esigenze naturali, tende ad un ottimo, non ad un
massimo: una quantit inferiore o eccessiva rispetto al livello di saziet, 
perniciosa. Questa logica, propria dei sistemi viventi,  assai diversa da
quella della societ e del profitto; il bisogno di denaro ad esempio tende al
massimo, non all'ottimo, nel senso che si pensa che pi se ne ha meglio .
Le ore di sonno necessarie dipendono dall'et e dall'individuo, come il
fabbisogno di cibo: c' chi ingrassa con lo stesso numero di calorie che per un
altro sono appena sufficienti.
La media statistica  di otto ore, ma l'importante  la qualit del sonno, la
durata cio del sonno profondo (Stadi 3 e 4) e delle fasi REM.
Alcune persone sostengono di dormire pochissimo, due o tre ore per notte, ma di
essere poi del tutto riposate. Salvador Dal ha raccontato di adottare questo
sistema: Mi siedo con in mano un cucchiaio sospeso sopra un piatto metallico
appoggiato per terra. Appena mi capita di addormentarmi, il cucchiaio mi sfugge
di mano e, andando a battere sul piatto, mi sveglia.
La durata del sonno sembra essere geneticamente programmata in ciascun
individuo, e per sapere se si dorme abbastanza bisogna osservare la qualit
della veglia: sonnolenza, distrazione, torpore sono segni che si  dormito poco,
oppure troppo, come accade a volte nei giorni di festa.
 comunque fondamentale dormire a sufficienza, soprattutto per i bambini,
perch durante il sonno viene liberato l'ormone della crescita; ma anche per gli
adulti e per gli anziani,  importante rispettare le richieste dell'organismo,
anche quando non ricalcano le abitudini e le convenzioni comuni.
Aver rispetto del proprio sonno significa comunque creare le condizioni ottimali
per esso. Ad esempio aver cura che il proprio habitat lo protegga: la camera da
letto rispecchia sempre un po' l'atteggiamento verso il dormire del suo
abitante. Dovrebbe essere silenziosa, buia, con una temperatura ottimale, priva
di elettrodomestici e specchi, orientata secondo i campi elettromagnetici pi
favorevoli, con oggetti personali affettivamente importanti e simboli
protettivi, usata solo per dormire e far l'amore, e naturalmente dotata di un
letto perfetto, ad acqua, oppure duro, o soffice e molleggiato, grande o
monacale purch sentito come il proprio letto ideale. Naturalmente non  sempre
possibile seguire questi suggerimenti, e forse non sono nemmeno cos importanti.
Lo stesso si pu dire degli innumerevoli consigli per una buona notte: fare un
bagno caldo, possibilmente con un'essenza rilassante e profumata secondo i
dettami dell'aromaterapia, bere una tisana di biancospino, melissa, fiori
d'arancio, valeriana o anche una camomilla o del latte caldo, comprare il
fitocuscino, imbottito di piante officinali o mettere qualche goccia di lavanda
sulle lenzuola, curare la dieta (un risveglio alle tre del mattino pu indicare
disturbi epatici), e cos via.
Si  osservato per che alcuni accorgimenti possono effettivamente facilitare il
sonno e migliorarne la qualit. Ecco alcuni punti di igiene del sonno
raccomandati dai principali esperti:
1. Evitare orari irregolari.
2. Dopo mezz'ora di tentativi di dormire, alzarsi e fare altro per un po', poi
riprovare.
3. Fare esercizio fisico quotidiano.
4. Evitare di fare troppo movimento fisico o lavoro mentale la sera prima di
andare a letto.
5. Evitare di assumere eccitanti (t, caff, coca cola), alcool (che
apparentemente facilita il sonno, ma in realt ne altera la qualit), farmaci
anoressizzanti, farmaci per dormire o per star svegli.
6. Non mangiare troppo prima di coricarsi, n troppo poco.
7. Non usare il letto per altre attivit, come guardare la Tv o lavorare.
8. Non cercare di recuperare il sonno perduto con sonnellini pomeridiani, ed
evitare di addormentarsi davanti alla Tv.
9. Aver cura dell'ambiente in cui si dorme.
10. Cercare sempre di capire le cause di eventuali disturbi del sonno:
osservarne la natura e decodificare gli indizi per coglierne il motivo
(conflitti profondi che non si vogliono affrontare, problemi somatici, ambiente
non sereno, ecc.).
11. Coltivare dei rituali personali prima di andare a letto (lavarsi i denti,
ascoltare musica rilassante, leggere, ecc.).
Tutto ci che permette alla mente di staccare e rilassarsi, come dei massaggi,
fare l'amore, pregare, sognare ad occhi aperti, facilita l'avvento del sonno,
che  come una colomba: se si stende la mano tranquillamente, essa vi si poggia
sopra. Se si cerca di afferrarla, fugge via.
Rilassarsi  una capacit innata, ma spesso viene perduta e si pu impararla,
con l'esercizio. Anche per prevenire i disturbi psicosomatici, oltre che quelli
del sonno.
Esistono delle tecniche di rilassamento, che si apprendono in terapia o in corsi
specifici: il training autogeno, il rilassamento muscolare progressivo, il
biofeedback, l'autoipnosi o alcuni esercizi mutuati dallo yoga e dalla
meditazione che consentono di recuperare la capacit di abbandonarsi felicemente
al riposo. La differenza fra di loro  sull'accento che danno alla respirazione,
all'autosuggestione oppure all'immaginazione o al rilassamento delle contratture
e dei blocchi muscolari.  importante soprattutto trovare ci che funziona per
s, al di l delle regole comuni: il proprio modo di prepararsi al riposo.

6. Ricordare i sogni.
Un terzo della vita viene trascorso dormendo. Ogni notte si sogna per un periodo
che va da una a due ore; inoltre  ormai appurato che non si sogna solo nelle
fasi REM, ma anche durante il sonno lento, e addirittura nel periodo
dell'addormentamento. I sogni REM sono in genere per i pi vividi ed
espressivi, ed occupano circa un quarto del sonno totale. Nessuno ricorda tutti
i sogni, ma solo frammenti.
Per ricordare i sogni il primo passo  decidere di volerlo fare. Conoscere i
contenuti e le forme di questa vita parallela a quella diurna, anche senza per
forza capirne il senso, rappresenta comunque un arricchimento.
L'ottanta per cento delle persone sostiene di ricordare i propri sogni, alcuni
invece credono addirittura di non sognare affatto: questo  impossibile, ma 
frequente l'incapacit di conservare delle tracce di essi. Secondo Freud questo
 dovuto alla rimozione e serve a proteggere il sognatore da contenuti inconsci
che sarebbero inaccettabili per il suo equilibrio psichico. Ci sono comunque
altre spiegazioni del fenomeno, legate alla biochimica e alla fisiologia. 
anche possibile che in alcuni casi non si voglia ricordare, a causa
dell'impressione lasciata da sogni traumatici fatti nell'infanzia, per
diffidenza verso contenuti sgradevoli che, secondo le statistiche, sono in
effetti pi numerosi e frequenti di quelli piacevoli, oppure semplicemente per
disinteresse. Capita per spesso di sentirsi al risveglio inspiegabilmente
tristi, o inquieti, o euforici, e queste sensazioni derivano dai sogni: sarebbe
allora meglio conoscerne il messaggio nascosto.
La capacit di rievocazione onirica dipende anche dalla personalit del
sognatore e dalla sua disponibilit e interesse a ricordare; le donne sognano di
pi degli uomini. A volte chi soffre di disturbi del sonno ha pi sogni, perch
i risvegli durante la notte sono frequenti.
In laboratorio si utilizza l'accorgimento di svegliare bruscamente il soggetto
quando si trova, a giudicare dai tracciati obiettivi del poligrafo, in fase REM:
il risultato  quasi sempre un racconto ricco ed articolato del sogno in corso.
Nella vita quotidiana si possono applicare alcune tecniche che consentono di
aumentare la consapevolezza dell'attivit onirica. La capacit di ricordare i
sogni migliora con la pratica e la crescente sensibilit dell'attenzione ad
essi.
Nell'antichit, i Greci usavano l'incubazione, che consisteva nell'invocare nei
templi del dio della guarigione un sogno curativo.  possibile concentrarsi
intensamente durante la fase di transizione fra la veglia e il sonno sulla
volont di ricordare un sogno, o di riceverne un messaggio. Nello stato
ipnagogico, infatti, la mente  molto ricettiva e suggestionabile.
 bene poi puntare la sveglia mezz'ora prima del momento di alzarsi. Infatti i
sogni pi facili da ricordare ed anche i pi lunghi sono quelli fatti nelle
prime ore del mattino o appena prima di svegliarsi. Attenzione che il suono
della sveglia sia discreto: le radio sveglie uccidono i sogni con l'invadenza di
musica e parole. A volte pu essere utile riprendere la stessa posizione in cui
si stava sognando, e rimanere ad occhi chiusi senza alzarsi subito. Se proprio
non si riesce a ricordare, si suggerisce di restare a riflettere almeno sulle
sensazioni, i sentimenti e le immagini avute appena svegli, o addirittura di
inventare un sogno.
Di solito l'oblo sopraggiunge entro dieci minuti dal risveglio, per cui si
consiglia a chi  veramente motivato ad intraprendere un'analisi dei propri
sogni, di tenere accanto al letto un quaderno a fogli mobili e una penna, per
annotarne immediatamente qualsiasi frammento. Bisogna scrivere tutto, anche i
dettagli e le sfumature minime, usando il presente e la prima persona (ad
esempio: sto camminando...).  bene segnare anche le associazioni di pensiero
pi immediate e le sensazioni verso ci che si  scritto. Si possono appuntare
inoltre i sentimenti provati al risveglio, il luogo, i ricordi reali coinvolti,
i colori dominanti, le frasi chiave, ecc. Si scrive poi la data ed un titolo.
Alcuni utilizzano un registratore, ma la voce del dormiveglia  spesso confusa,
e poi bisognerebbe trascrivere tutto. Se si tiene un quotidiano diario dei
sogni, si pu osservare come nell'arco di poco tempo affiorano tematiche e
schemi ricorrenti. Alcuni lo arricchiscono con poesie, foto e disegni, e creano
un dizionario dei simboli personali. Il diario diviene uno specchio o una mappa
del paesaggio interiore, che si chiarisce sempre pi.
I metodi di dreamwork: elaborazione o analisi onirica, sono molteplici.
Conoscere i propri sogni serve ad armonizzare l'aspetto diurno e quello notturno
della vita, e a trovare una guida interiore: nel sogno non c' niente
all'infuori del sognatore, i personaggi e gli eventi che si presentano sono
parti di lui.
Come utilizzarli e comprenderli dipende dall'obiettivo che pi sta a cuore. Pu
essere la conoscenza di s, lo sviluppo della creativit tramite il contatto con
un potenziale pi ampio, la soluzione di problemi o la liberazione da paure. Pu
essere un divertimento, come un rebus da risolvere o un puzzle da ricostruire; 
comunque una sorpresa.
Parlare dei propri sogni con il partner o con amici  un'abitudine diffusa
ovunque: pare quasi esista un bisogno specifico di raccontare i sogni pi
intensi. Sin nelle culture primitive la condivisione dei sogni era un momento
importante. Recentemente sono sorti numerosi gruppi di analisi onirica, con o
senza la guida di un esperto. Sono stati organizzati fra i carcerati, negli
ospedali psichiatrici, fra studenti, in corsi di recitazione, o tra persone
semplicemente interessate a conoscersi meglio. Di solito sono composti da
quattro-sei membri, che si riuniscono per due ore un paio di volte al mese per
analizzare, con diversi metodi e obiettivi a seconda degli interessi, i sogni
pi recenti. La confidenzialit  fondamentale, poich si arriva a toccare delle
sfere molto intime. Non si tratta di terapia:  piuttosto un'attivit creativa
condivisa volta alla crescita personale e all'autoconoscenza.
Il dreamwork pu essere fatto anche con il proprio partner. Sia che si
utilizzino delle tecniche, sia che avvenga a livello informale,  importante,
quando si ascolta un sogno, evitare di dare consigli e interpretazioni, o
criticare: solo il sognatore  in grado di dare un senso e un valore al suo
racconto, e l'unico significato valido  quello che gli appartiene. Le
interpretazioni che si  tentati di dare di un sogno altrui spesso riflettono
solo i sentimenti di chi le fa e possono essere dannose. Ascoltare i sogni dei
propri figli pu migliorare la comunicazione con loro, facendo s che i genitori
ne seguano lo sviluppo emotivo e ne conoscano le aree di tensione che spesso li
riguardano.
Condividere un sogno  comunque una forma di contatto profondo con l'altro, cos
come ricordarlo lo  con se stessi.

PARTE QUARTA.
1. La funzione del sonno e del sogno.
Le ipotesi e le teorie sulla funzione del sonno nell'economia vitale
dell'organismo sono innumerevoli. Molte di esse sono confermate dai dati emersi
dalla ricerca, ma quasi sempre vi sono anche dati che paiono confermare anche la
teoria opposta, oppure l'interpretazione dello stesso insieme di dati  cos
controversa da aprire il varco a possibilit di lettura antitetiche.
Alcuni importanti studiosi del sonno sono giunti a concludere che esso non ha
addirittura nessuna funzione.
A. Rechtschaffen, professore di psicologia all'Universit di Chicago, riassume
brillantemente la situazione: Pu darsi che il sonno non abbia una funzione.
Forse, come ho discusso con certi miei studenti, si dovrebbe accettare
l'insuccesso nell'individuarla come prova della mancanza di un suo significato
specifico; ma  difficile credere che quasi un terzo della vita trascorra in una
condizione comportamentale inutile.  difficile credere che la continua
disposizione al sonno dopo che ne siamo rimasti privi, non sia opera di un
sistema, sensibile ai bisogni, che reagisce prontamente ed energicamente alla
privazione.
Se il sonno non ha una funzione indispensabile per la vita, allora potrebbe
rappresentare l'errore pi grosso compiuto dalla evoluzione. Il sonno impedisce
la ricerca ed il consumo di cibo.  incompatibile con la procreazione. Ci rende
vulnerabili agli attacchi dei nemici. Interferisce con ogni atto motorio
volontario adattivo che fa parte della categoria dei meccanismi omeostatici. La
selezione naturale, con la sua logica inflessibile, come avrebbe potuto
permettere che il mondo animale fosse soggetto al sonno senza nessun valido
motivo? L'atto di dormire  infatti cos apparentemente maladattivo che ci si
pu chiedere perch non si sia sviluppata qualche altra condizione che lo
sostituisca nel soddisfare una qualche necessit. Il sonno  soltanto un residuo
sopravvissuto alla sua utilit funzionale? Probabilmente no. Come avrebbe potuto
conservarsi immutato, come un vestigio terribilmente inutile, inadatto, nel
corso dell'intera evoluzione dei mammiferi mentre nello stesso tempo la
selezione conseguiva la mirabile finezza e differenziazione nella forma delle
mani e dei piedi?
(A. Rechtschaffen, The control of sleep, in W.H. Hunt, Human Behavior and its
Control, Cambridge, Mass., Shenkman Publishing Co., 1971.)
Prima di tutto  utile notare che la quantit del sonno non  in relazione
proporzionale con la fatica sostenuta: si dorme all'incirca lo stesso numero di
ore anche quando il corpo  stato essenzialmente in riposo totale.
Un esperimento della fine degli anni Cinquanta riporta una certa riduzione di
sonno, dalle sette alle tre ore, in soggetti tenuti in condizioni di completo
riposo ventiquattro ore al giorno: erano infatti immersi in ambiente
idrodinamico, cio seduti e ondeggianti in acqua a temperatura corporea.
W. Dement riferisce per che gli astronauti del progetto Apollo, in condizioni
di mancanza di peso durante i viaggi spaziali, dormivano poco meno dell'abituale
numero di ore, pur non compiendo alcun lavoro muscolare.
 chiaro che il corpo si riposa durante il sonno, ma la sua funzione
fondamentale  sicuramente altra, oltre a quella ristorativa.
Si sa che durante il sonno aumenta la produzione di GH (growth hormone, l'ormone
della crescita). Inoltre il dormire durante la notte pu aver rappresentato una
protezione evolutiva nei confronti dei pericoli del buio.
Se manca una spiegazione del perch si dorme, rispetto al perch si sogna c' un
mistero forse ancora pi fitto.
Il sogno rappresenta un momento di grande vulnerabilit, poich il corpo  come
paralizzato e il risveglio  difficile, eppure esso  appannaggio delle specie
pi evolute della scala filogenetica.
Probabilmente il sonno REM ha un ruolo nel consolidamento della memoria e
nell'apprendimento. Osservando come esso costituisca l'ottanta per cento del
sonno del feto, alcuni ricercatori hanno supposto che fornisca la stimolazione
necessaria al sistema nervoso in un periodo in cui gli stimoli ambientali sono
ancora insufficienti: sicuramente l'attivit REM  di grande importanza per la
maturazione prenatale e postnatale del cervello (W. Dement).
Pur essendo ormai stato descritto in modo abbastanza accurato, il fenomeno
continua comunque a sfuggire ad una giustificazione funzionale chiara ed
univoca. Molte ipotesi sono state avanzate, a partire dai tempi antichi, sino a
Freud ed ai moderni neurofisiologi e psicofisiologi.
Il linguaggio e l'ottica utilizzati sono diversissimi, e questo rende difficile
paragonare le diverse teorie o immaginarne un'integrazione. La ricerca  sempre
pi parcellizzata e lontana dall'ambito clinico, i paradigmi utilizzati sono
inconciliabili. L'ambizione di trovare un linguaggio comune tra descrizione
scientifica dei processi biologici e interpretazione degli eventi psichici, ha
portato a dei tentativi di dialogo. Ad esempio si  cercato di accostare teorie
suggestive, ma basate su inferenze e metafore, ad ipotesi estremamente
riduzionistiche, fondate su dati operazionali ed osservabili: i risultati sono
interessanti, ma spesso un po' forzati. Se l'interdisciplinariet non pu
portare ad una teoria unitaria, si cerca almeno di evitare che ci siano
contraddizioni fra i diversi livelli di analisi. Ma anche questo il pi delle
volte non  possibile.
Il criterio scientifico di scelta di un'ipotesi rispetto ad un'altra 
generalmente quello del principio di parsimonia: si opta per quella che spiega
pi aspetti utilizzando meno passaggi concettuali; ma esistono anche altri
criteri, come la coerenza interna, il fascino o l'utilit pratica di una teoria,
che sono in fondo altrettanto legittimi.

2. La teoria psicoanalitica.
La pi famosa teoria dei sogni si deve a S. Freud. L'interpretazione dei sogni
 del 1899, ed  l'opera che egli ha amato di pi. La sua apparizione non ebbe
una risonanza particolare, con grande delusione del suo autore. L'anno dopo
Freud compose un libro divulgativo chiamato Il sogno, in cui riepilogava con
entusiasmo le sue scoperte.
Durante il suo lavoro di analisi con i pazienti, Freud si era imbattuto
frequentemente nel racconto di sogni: gli venne dunque l'idea che questi
potessero avere un significato nel risalire al chiarimento di una formazione
patologica, anzi che i sogni stessi potessero essere considerati alla stregua
dei sintomi e venire analizzati con il medesimo procedimento. Si dedic allora
all'analisi dei sogni, partendo dai propri, e scopr che conducevano a miniere
insospettabili di significati.
La teoria medica del tempo considerava il sogno come un inutile fenomeno di
disturbo del sonno e l'espressione di un'attivit mentale ridotta e carente:
Freud si ritrov ad essere pi in sintonia con le credenze popolari disprezzate
dagli uomini di scienza, le quali da sempre hanno attribuito valore ai sogni.
Le esperienze oniriche dunque hanno un importante significato e sono quasi
sempre interpretabili. La loro traduzione nel linguaggio della ragione avviene
per secondo modalit del tutto diverse rispetto a quelle consigliate dai Libri
dei sogni, che associavano ogni frammento onirico a simboli noti.
Il metodo utilizzato da Freud tanto per la cura delle nevrosi quanto per
l'interpretazione dei sogni  quello delle libere associazioni.
Ci implica una preparazione psicologica del paziente: dobbiamo mirare a
produrre in lui due mutamenti, cio un aumento dell'attenzione per le proprie
percezioni psichiche e l'eliminazione della critica che generalmente vaglia i
pensieri che gli vengono. Affinch egli possa concentrarsi sull'autosservazione,
 utile che egli si distenda in una posizione riposante e chiuda gli occhi. Egli
deve adottare un atteggiamento completamente imparziale di fronte a ci che gli
viene in mente, poich  proprio la sua critica che lo rende incapace, nel corso
ordinario delle cose, di raggiungere l'auspicata spiegazione del suo sogno o
dell'idea ossessiva o di qualunque cosa possa essere.
(S. Freud, L'interpretazione dei sogni, in Opere 1886/1905, Roma, Newton
Compton, 1995, p. 493.)
Freud applicava questo metodo anche con se stesso, aiutandosi con lo scrivere
tutte le idee che gli venivano in mente. Nelle sue opere egli ha analizzato
principalmente i suoi sogni, a costo di dover svelare aspetti intimi della
propria vita: ma ci teneva a far notare l'applicabilit della sua scoperta con
un soggetto non patologico.
Il sogno va diviso in frammenti separati: ciascun pezzo  poi sottoposto al
sistema delle libere associazioni. Saranno queste a condurre, dal racconto del
sogno cos come viene fatto dal sognatore, cio dal contenuto onirico manifesto,
al suo messaggio profondo, il contenuto onirico latente.
Nei sogni dei bambini il contenuto manifesto e quello latente coincidono: Freud
riporta vari esempi di sogni dei suoi stessi figli, che in effetti sono di
lampante interpretazione.
Secondo Freud il sogno serve ad appagare un desiderio, e cos facendo protegge
il sonno; la piccola Anna, ad esempio, a diciannove mesi, dopo un giorno di
digiuno forzato sogn di mangiare fragole e altra pappa.
Nell'adulto per  assai raro trovare sogni altrettanto trasparenti. I desideri
coscienti della vita quotidiana non sono sufficientemente intensi da provocare
un sogno, come per i bambini. I desideri pi profondi dell'adulto sono remoti,
risalgono all'et infantile e non sono coscienti. Hanno radici biologiche e
istintive, generalmente il loro contenuto  di tipo sessuale ed  per questo che
durante la veglia vengono rifiutati dalla coscienza razionale e mantenuti
nell'inconscio dal meccanismo della rimozione. Essendo inaccettabili per la
mente cosciente vengono cio repressi.
Durante il sogno, l'inconscio riemerge, ma il desiderio viene espresso e
appagato in modo mascherato, affinch il suo aspetto sconveniente non disturbi
il dormiente, il quale, infatti, non lo riconoscer al mattino dopo. Il sogno
mette in scena il desiderio inconscio e ne scarica l'eccitazione, ma protegge
dalla vergogna e dalla paura al risveglio tramite i suoi mascheramenti.
C' una forte resistenza da parte della coscienza ad accettare e vedere questi
desideri erotici inconsci, e quindi metter in atto una serie di meccanismi
volti a rimuoverli. Quest'operazione di censura porta all'oblio dei sogni, o
consente di ricordarne solo alcune parti; inoltre si occupa del mascheramento
del contenuto tramite il lavoro onirico, che compie le trasformazioni necessarie
a renderlo irriconoscibile.
Quest'ultimo segue delle regole assai diverse da quelle del pensiero vigile. Gli
elementi importanti che hanno dato origine al sogno vengono concentrati in
un'unica immagine che li contiene, occultamente, tutti: infatti da ogni
frammento di essa si dipartono numerosissimi fili associativi. Questo aspetto 
chiamato condensazione. Lo spostamento accentua invece particolari indifferenti
e irrilevanti, tratti dal giorno precedente (residui diurni) o dalla memoria pi
remota, per rappresentare contenuti latenti invece molto importanti. La
rappresentabilit impone di tradurre in immagine qualsiasi forma verbale, che
dunque si condensa in simboli e metafore: Se immaginiamo di dover affrontare il
problema di rappresentare le argomentazioni di un articolo politico di fondo o i
discorsi di un avvocato davanti alla corte in una serie di immagini, potremo
facilmente renderci conto delle modificazioni che il lavoro onirico deve
necessariamente eseguire.
(S. Freud, Il sogno, in Opere 1886/1905, Roma, Newton Compton, 1995, p. 812.)
Questi mezzi figurativi sono rappresentazioni
indirette di significato, e costituiscono i simboli, cos importanti nelle
favole, nei miti e nel folclore. Alcuni di essi sono universali, e a questi
attinge il metodo popolare di traduzione dei sogni; pi spesso per  necessario
cercarne la chiave tramite le personali associazioni. Secondo Freud alcune
immagini oniriche ricorrenti sono chiaramente riconducibili a simboli sessuali:
qualsiasi contenitore (scatole, borse, case)  in realt una vagina, ci che 
oblungo o penetrante  un pene, un simbolo fallico. Anche gli animali sono
simboli genitali, mentre molte azioni rappresentano l'atto sessuale. Queste
interpretazioni quasi a priori devono per necessariamente essere sempre
integrate nel contesto personale del soggetto, e rispettare le sue associazioni
idiosincrasiche.
I pensieri del sogno si impongono sotto forma di immagini sensoriali, simili
alle allucinazioni: Freud attribuisce questo fenomeno ad una regressione, vale a
dire al ritorno da parte dell'apparato psichico a un modo di espressione
primitivo, antico sia come forma che come contenuti.
Un ulteriore allontanamento dal contenuto latente del sogno avviene con
l'elaborazione secondaria, cio con le modifiche che chi racconta il proprio
sogno apporta inevitabilmente nel descriverlo.  infatti naturale aggiungere
dettagli anche minimi per dare forma e senso a del materiale altrimenti troppo
sfuggente per essere ricordato o espresso in parole.
Il lavoro analitico di decifrazione deve ripercorrere in senso inverso il
percorso compiuto dal lavoro onirico. Interpretare un sogno non  sempre
possibile, spesso  molto difficile. La spiegazione di questo  la resistenza ad
entrare in contatto col proprio inconscio: essa serve a difendere la coscienza
dall'accesso a contenuti inconsci traumatici. Riuscire a superarla significa
poter progredire nella conoscenza dei propri sogni e di se stessi.
Freud ribadisce che i sogni hanno la funzione di soddisfare un desiderio
inconscio, ed applica questa spiegazione anche a quelli pi angosciosi e
apparentemente meno appaganti, spiegandone la natura penosa e spiacevole con
l'ipotesi che esprimano un conflitto tra desiderio e paura di punizione, o
addirittura che il desiderio sia appunto quello di essere puniti. In seguito
introdusse il concetto di coazione a ripetere, secondo il quale si tende a
rivivere situazioni spiacevoli del passato, in modo ripetitivo e inconscio,
sinch il conflitto profondo non viene risolto: in analogia col sintomo, il
sogno a volte ripropone lo stesso film finch non si sblocca l'ostacolo emotivo
interno.
La focalizzazione esclusiva delle sue interpretazioni sui contenuti erotici
infantili risente del clima della sua epoca a Vienna. Il rigido moralismo
vittoriano che portava alla repressione sistematica della sessualit lo
indirizz verso una visione eccessivamente focalizzata su quest'aspetto, e
quindi unilaterale. La psicoanalisi successiva ha dato enfasi ad altre
componenti del lavoro di Freud, che comunque ha rappresentato una coraggiosa
innovazione. Il sogno, da sottoprodotto di disturbo del sonno, ne  divenuto il
guardiano. Esso inoltre  stato riconosciuto come ricco di significato: nei
fatti psichici non c' nulla di arbitrario, ma tutto  determinato in un modo
che si pu ricostruire seguendo le associazioni dei pensieri. Il sogno  la via
regia per accedere all'inconscio, e dunque un importante strumento terapeutico e
conoscitivo.
Da queste premesse essenziali gli psicoanalisti successivi si sono poi
allontanati a volte radicalmente dall'ortodossia freudiana, addirittura
disconoscendone l'impalcatura, ad esempio negando al sogno la funzione di
appagamento di desiderio.
Tutti per concordano sul fatto che, anche quando tratta di dettagli
insignificanti, il suo segreto  sempre serio e importante.
Secondo C.G. Jung, psicologo svizzero discepolo di Freud, lo stesso metodo
psicoanalitico, e non soltanto la psicoanalisi praticata esplicitamente da
Freud, consta essenzialmente di numerose analisi dei sogni, poich i sogni
portano successivamente a galla, nel corso del trattamento, i contenuti
dell'inconscio per esporli alla forza disinfettante della luce del giorno
riscoprendo anche elementi importanti creduti perduti.
(C.G. Jung, Psicologia dell'inconscio, Roma, Newton Compton, 1995, p. 31.)
Dopo un periodo di grande ammirazione per il suo maestro, Jung si allontan
dalla sua teoria, pur avendo fatto tesoro delle scoperte di Freud relative
all'importanza dell'inconscio e al valore dei sogni come via di comunicazione
con esso. Per Jung per la libido  energia psichica e non solo istinto
sessuale; e cos i sogni non esprimono solo l'appagamento di un desiderio, ma
possono avere molte altre funzioni, poliedriche come la mente umana. Il criterio
ermeneutico fondamentale  la situazione concreta del sognatore, non c' una
norma di interpretazione fissa. La teoria di Jung ha allargato gli orizzonti e
modificato i confini dei concetti originari in un modo che per Freud era
inaccettabile.
Jung ritiene che i sogni non mascherino l'inconscio ma lo esprimano direttamente
nel suo linguaggio. La loro complessit spesso enigmatica non sarebbe allora
dovuta al lavoro deformante della censura, ma alla sintesi di tanti elementi di
origine diversa, individuale, culturale, universale. Le libere associazioni
possono allontanare dal significato vero, che va invece avvicinato esaminando il
contenuto effettivo del sogno. Il sogno in se stesso non mira a niente;
raffigura semplicemente se stesso,  un puro dato di natura, come lo zucchero
che si rintraccia nel sangue del diabetico o la febbre degli ammalati di tifo.
Soltanto noi, se siamo perspicaci e sappiamo interpretare correttamente i segni
della natura, possiamo trarne un ammonimento.
Egli utilizzava una tecnica, chiamata amplificazione, che prevede l'espansione e
l'elaborazione dettagliata di alcuni elementi onirici chiave, sino
all'identificazione chiara del simbolo, che viene interrogato (chi sei? cosa
vuoi?) e osservato.
Secondo Jung la funzione del sogno  correggere il modo di vedere e di
interpretare gli eventi da parte del sognatore, compensando l'ottica diurna con
quella inconscia. Il sogno, consentendo l'accesso alla sorgente inconscia,
riequilibra la personalit, che pu integrare i suoi aspetti negati, la sua
ombra.
L'energia  data dal bilanciamento dei contrari. Quando il lato conscio
dell'individuo tende a polarizzarsi eccessivamente su certe caratteristiche,
quelle opposte emergeranno a livello inconscio nei sogni, portando un messaggio
nascosto in cui  scritta la via per l'equilibrio e la direzione della propria
crescita. A volte il messaggio dei sogni non viene ascoltato, perch 
incomprensibile o troppo debole, e allora sar riproposto alla coscienza in modo
pi dirompente, con un sintomo, un evento particolare o un incidente. Ecco
perch comprendere i sogni  utile e terapeutico.
In alcuni sogni non  solo l'inconscio personale a parlare, ma quello
collettivo: l'intera esperienza umana dai primordi  contenuta in esso. Nel
sogno compaiono i resti arcaici di questa memoria universale, gli archetipi,
tendenze istintive dotate di energia che si manifestano con immagini simboliche.
Quando un archetipo  attivato possono verificarsi strane coincidenze, troppo
notevoli per essere casuali, eppure inspiegabili nei termini della comune
razionalit.  un fenomeno spiegato da Jung con il concetto di sincronicit,
l'imprevisto parallelismo di eventi fisici e psichici, che hanno un contenuto o
un significato analogo. La simultanea comparsa di uno stesso simbolo in un sogno
e in diverse circostanze reali della giornata successiva, avviene perch esso
collega e attrae gli eventi secondo il suo significato.
Per Jung, ancor pi che per Freud,  importante cercare di rendere conscio
l'inconscio, tramite l'interpretazione dei sogni. Questi contengono la
spiegazione di molti disturbi e anche la chiave per il loro trattamento, e sono
lo strumento migliore per l'autoconsapevolezza e la crescita. Egli introdusse la
tecnica dell'immaginazione attiva, che consiste nel completare la trama del
sogno nella veglia, specialmente quando risulta incompleto o con una fine
spiacevole: il collegamento tra il sogno e la veglia  un percorso a doppio
senso e assumere il controllo e creare delle opzioni positive nella vita onirica
si riflette nella vita reale.
L'inconscio ed il conscio dovrebbero comunicare il pi possibile, per il
benessere profondo dell'individuo. Bisogna alimentare il contatto fra di essi,
poich l'uno illumina la situazione dell'individuo di una luce estremamente
caratteristica, estranea all'altro, che educa e fa progredire nella direzione
dell'individuazione, cio di quel processo di dispiegamento dell'intera
potenzialit della persona.
Come si vede le differenze rispetto alla teoria freudiana sono notevoli; 
interessante notare come i sogni sembrino sempre dare ragione alla teoria con
cui si cerca di interpretarli, qualsiasi essa sia. Inoltre, come nota lo
psicoanalista E. Facchinelli, ...quel fenomeno di eco che si verifica spesso in
analisi, nel momento in cui un'interpretazione o una serie di interpretazioni di
un certo tipo, e persino l'attesa di un certo tipo di interpretazione, inducono
nella persona in analisi risposte che, come un gioco ad incastro, si attagliano
perfettamente al dire dell'analista.  in s il fenomeno abbastanza banale per
cui si dice che un paziente in cura presso un analista freudiano sogna
freudiano, mentre un paziente in cura presso un analista junghiano sogna
junghiano.
(E. Facchinelli, Claustrofilia, MIlano, Adelphi, 1983, p. 67)

3. Il modello di attivazione-sintesi.
 possibile applicare le stesse regole di descrizione e di funzionamento sia al
corpo che alla mente? L'ipotesi che vi sia uno stesso linguaggio che comprenda
entrambi gli aspetti, leggendone la coincidenza nei vari fenomeni, 
affascinante e ambiziosa.
Quest'idea si riferisce alla concezione dell'isomorfismo mente-corpo
(isomorfismo: stessa forma), e non  recente. Gi Freud, in un suo manoscritto
del 1895 intitolato Psicologia per neurologi (pubblicato postumo nel 1950 col
nome di Progetto di una psicologia scientifica) intraprese un tentativo, poi
abbandonato, di collegare teorie psicologiche e dati neurobiologici.
Nel 1977, R.W. McCarley e J.A. Hobson, entrambi neurofisiologi e psichiatri,
hanno ripreso la stessa audace impostazione, che li ha portati innanzitutto a
mettere in discussione il modello freudiano; secondo loro infatti esso
rispecchia tutti i limiti della neurobiologia del 1890: le moderne scoperte
relative alla fisiologia e alla biochimica del processo onirico illuminano la
completa infondatezza delle teorie di Freud. Il modello proposto dai due
ricercatori si avvale invece, a loro parere, del puro rispetto dei dati certi.
L'ipotesi di attivazione-sintesi descrive lo stato D (desyncronised o dreaming)
come un processo di attivazione autonoma di una porzione cerebrale chiamata
tronco encefalico ad opera di alcuni gruppi di neuroni, che comunicano tramite
diversi trasmettitori biochimici.
Questa attivazione  generata in modo periodico (l'alternanza di fasi REM e
NREM, sconosciuta ai tempi di Freud), secondo un ritmo e una durata determinati
da un orologio interno che nulla ha a che fare con desideri inconsci: l'energia
che crea lo stato di sonno paradosso  prodotta dal sistema nervoso,
autonomamente e attivamente. Diviene superfluo e arbitrario allora ipotizzare,
come motivo del sognare, l'emergere di un istinto inconscio. Secondo gli autori,
Freud  stato costretto ad utilizzare dei concetti non necessari per spiegare
fenomeni che le conoscenze scientifiche dell'epoca non consentivano di
comprendere pi semplicemente. I residui diurni e i desideri fanno parte dei
sogni ma in nessun caso possono causarli.
Durante il sonno REM tutti gli input sensoriali esterni vengono bloccati, gli
output motori sono inibiti, ad eccezione dei movimenti oculari e delle
contrazioni muscolari fasiche del pene e degli arti; l'attivazione delle cellule
del tronco encefalico funziona come un generatore interno di informazioni
sensoriali, che produce immagini, emozioni e sensazioni in modo del tutto
casuale e motivazionalmente neutro. La memoria a lungo termine fa una sintesi
fra queste informazioni bizzarre e slegate da cui viene bombardata e quelle
immagazzinate nel suo deposito. Il sogno  il risultato di un processo sintetico
costruttivo, in cui i dati casuali derivati dall'attivazione richiamano gli
elementi pi adeguati possibili dal bagaglio di esperienza della memoria, la
quale cerca di riconoscerli, e probabilmente li riveste anche di desideri e
conflitti; ma  qualcosa di simile a quanto avviene nella percezione delle
figure ambigue dei test proiettivi, in cui il soggetto vede ci che 
psicologicamente rilevante per lui in quel momento, ed  ben diverso dal lavoro
onirico di mascheramento del desiderio ad opera della censura di cui parla
Freud.
Per esempio, quando i movimenti oculari vengono attivati, essi seguono un
percorso casuale: non stanno cio esplorando l'immagine onirica; poi la
corteccia cerebrale sintetizza l'immagine visiva ad essi appropriata.
Analogamente, il sistema vestibolare, che regola il movimento coordinato degli
occhi col capo, l'equilibrio e la postura, genera autonomamente delle
informazioni sul movimento del corpo e sulla sua posizione nello spazio. Cos i
sogni di volare possono rappresentare un modo diretto, logico e non simbolico di
sintetizzare delle informazioni endogene generate dal sistema vestibolare
durante il sonno D. Alla luce di questa spiegazione, ragionevole e diretta,
sembra gratuito "interpretare" come sessuale il sensuale sogno di volare.
(...)La formazione dei sintomi e le frequenti bizzarre giustapposizioni di
sensazioni nel corso del sogno possono essere
un riflesso del grado di attivazione di molteplici
canali sensoriali che si ha nel sonno D rispetto alla veglia.
(J.A. Hobson, R.W. McCarley, Il cervello come generatore dello stato di
sogno: un'ipotesi di attivazione-sintesi del processo onirico, in
Bertini M., Violani C., Cervello e sogno, Milano, Feltrinelli, 1982, p.136)
La difficolt di ricordare i sogni pu essere spiegata con l'alternanza dei
tassi dei neurotrasmettitori antagonisti acetilcolina e adrenalina (modello
dell'interazione reciproca) piuttosto che con la teoria della rimozione.
La teoria dei sogni di Jung sembra essere pi impermeabile all'attacco dei dati
della moderna ricerca, anche perch manca il confronto sul piano
neurofisiologico, che invece Freud aveva cercato. L. Pinkus, professore di
Psicologia Clinica all'Universit di Roma, ha inserito la visione di Jung in una
prospettiva interdisciplinare, per verificare eventuali incongruenze tra questa
e teorie pi formali, come quella dell'attivazione-sintesi di Hobson e McCarley.
Egli nota come l'archetipo, che  la riproduzione psichica dell'istinto ed 
considerato quasi un ponte fra la mente e il corpo, richiami l'archisleep di cui
parla M. Jouvet riferendosi alla parte pi antica del cervello in termini
evolutivi. La funzione sintetica del processo onirico, descritta da Hobson e
McCarley in termini formali, potrebbe vedere coinvolti gli archetipi, in una
prospettiva non dissonante con l'altra ma pi attenta a ci che apporta
significato.
Il modello di Hobson e McCarley si propone come sintesi unitaria ed esaustiva:
in realt  stato da pi parti accusato di essere esclusivamente formale, di
trascurare gli aspetti emotivi e di significato innegabilmente connessi
all'esperienza onirica. Pur avendo la pretesa di inglobare il lato psicologico,
il risultato tende ad essere invece riduzionistico: studiare la grammatica di
un linguaggio non  lo stesso che studiarne le basi biologiche.
(N. Dazzi, Riflessioni storico-critiche sul modello neurofisiologico
freudiano e le tesi dell'isomorfismo, in Cervello e sogno, cit., pag. 56.)
Non si discute che vi sia un continuum mente-corpo, ma
che sia praticabile una strada che per analizzarli
globalmente ne annulla le peculiarit. Forse, come sostiene M. Mancia,
c' un equivoco epistemologico per cui si confondono livelli diversi: la
mente non consiste nell'attivit dei suoi neuroni, ma  una funzione, un
prodotto di questa, che la trascende differenziandosene qualitativamente. Essa
va quindi studiata con approcci e metodologie completamente diverse. Non
sottovalutando per il rischio di riprodurre un dualismo mente-corpo obsoleto.

4. L'ipotesi della riprogrammazione genetica.
M. Jouvet, neurofisiologo e docente all'Universit di Lione, si occupa da anni
di onirologia: eppure dopo migliaia di ricerche e notevoli progressi ci tiene a
sottolineare che il mistero delle funzioni del sonno e del sogno  pi fitto che
mai.
La ricerca avanza in modo non programmabile nelle sue conquiste: in pochi mesi
si possono fare passi da gigante, per poi restare fermi per anni a lavorare su
esperimenti senza che nulla di nuovo venga trovato. La curva del progresso non 
sempre progressiva: le nuove scoperte innescano sempre una relazione dialettica
tra processi costruttivi e processi distruttivi, che smontano le vecchie
costruzioni per ripartire quasi da zero.
Esiste una costellazione di condizioni sufficienti che devono tutte essere
presenti perch si instauri il sonno REM: di volta in volta l'ultima scoperta 
stata indicata come causa di esso. Attualmente, pur sapendo molto del come, non
si sa ancora quasi nulla del perch. La vera funzione non  ancora stata
identificata. Jouvet concorda con la descrizione di Hobson e McCarley, pur
ridimensionando l'approccio della biologia molecolare in favore della
neurofisiologia. I neurotrasmettitori non possono da soli spiegare l'innesco del
sogno. Esiste un aspetto energetico che ne consente la sintesi e il rilascio, e
che  affidato al sonno NREM. Quest'ultimo sarebbe il custode e il prerequisito
del sonno paradossale.
La teoria di Jouvet risale al 1978, e ingloba contributi di vari ricercatori.
Non ha ancora ricevuto una convalida scientifica. Egli  partito dalla
osservazione di gemelli monozigoti, dotati cio di un corredo genetico identico,
allevati in luoghi diversi. Pur avendo vissuto in ambienti lontani e avendo
ricevuto un'educazione differente, i gemelli presentano delle impressionanti
somiglianze, non solo per quel che riguarda le malattie a cui sono soggetti,
spiegabili con la predisposizione metabolica a svilupparle, ma anche
nell'impronta psicologica. Egli riferisce il caso di gemelli riuniti in et
adulta che, con enorme stupore di tutti, si erano sposati entrambi con una donna
chiamata Betty, negli stessi anni avevano avuto figli a cui avevano dato lo
stesso nome, avevano i medesimi hobby, ecc. E inoltre avevano gli stessi sogni
ricorrenti.
Spiegare l'ereditariet di caratteristiche psicologiche  difficile: le cellule
del sistema nervoso, a differenza di quelle del resto dell'organismo, una volta
completata la loro maturazione, non si riproducono pi, e quindi non possono
ricevere dal DNA informazioni durante lo sviluppo. Dovrebbero allora avere nel
proprio programma tutti i particolari ereditari, determinati una volta per tutte
alla nascita. Questo richiederebbe un ingombro di connessioni stabili che non
pu essere presente, inoltre si sa che il cervello  molto plastico e l'influsso
dell'ambiente modifica continuamente le connessioni. La funzione del sonno
paradosso, secondo Jouvet, potrebbe essere quella di ristabilire periodicamente
delle connessioni, alterate dal contatto con l'ambiente, secondo il programma
genetico originale.
Nello sviluppo filogenetico il sonno REM compare in concomitanza con un'altra
caratteristica, l'omeotermia: la capacit di conservare la propria temperatura
corporea, cos come il fenomeno del sonno paradosso,  proprio degli uccelli e
dei mammiferi. Pesci, anfibi e rettili (i cosiddetti animali a sangue freddo)
sono eterotermi, la loro temperatura varia in funzione dell'ambiente. Le loro
cellule nervose possono riprodursi (neurogenesi permanente), e la conservazione
dell'individuazione genetica viene cos assicurata. Gli omeotermi invece
concludono la neurogenesi alla nascita o poco dopo: il sogno potrebbe
costituire, nell'uomo e negli animali, una programmazione genetica iterativa,
una sorta di apprendimento endogeno genetico, con la funzione di cancellare o
rinforzare gli influssi ambientali della veglia, al fine di preservare la
componente innata o ereditaria della personalit. I programmi di specifiche
funzioni e di comportamenti vengono ribaditi periodicamente, mettendo in
attivit dei circuiti sinaptici, stimolati dall'onda PGO.
I gattini osservati durante il sonno REM che, a seguito di lesioni specifiche
dei nuclei inibitori, possono muoversi e agire il sogno, mettono in atto
comportamenti legati alla specie (specie-specifici), anche quando non hanno
avuto modo di osservarli in altri gattini prima.
L'influsso dell'ambiente sulla personalit  innegabile, ma arriva sino ad un
certo punto, oltre il quale a dettar legge  la componente genetica, protetta
dal sogno. Jouvet ipotizza che alcune tecniche di manipolazione della
personalit, da parte del KGB verso i dissidenti, ad esempio, mirano a rendere
l'individuo pi condizionabile e per far ci sopprimono il sogno con farmaci.

5. Una teoria cognitiva.
La tradizione neurofisiologica del passato ha sempre parlato del sonno in
negativo, come fenomeno necessario ma non significativo rispetto all'attivit
mentale importante, quella della veglia. Anche fra la gente  un atteggiamento
diffuso considerarlo una perdita di tempo, di cui si farebbe volentieri a meno.
I progressi recenti hanno messo in luce le ipotetiche funzioni del sonno REM in
relazione alla memoria e all'apprendimento, o alla riprogrammazione genetica, e
ne hanno quindi affermato l'importanza. Gi Freud, seppure per ragioni diverse,
aveva valorizzato i sogni: le recenti visioni cognitive del processo onirico
arrivano a coglierne in pieno la peculiarit e il rilievo, complementare
rispetto allo stato di veglia, sottolineando come le sue funzioni possano essere
comprese in modo non contraddittorio pur usando un'ottica interdisciplinare e
psicofisiologica. Infatti il sogno  ancorato nel suo apparire e riapparire
ciclico al suo versante biologico ed  pure espressione di finalit psicologiche
molteplici, come gli sviluppi post-freudiani hanno chiarito.
Lo stato di veglia con la modalit di pensiero razionale  sempre stato
contrapposto all'irrazionale, alogica modalit del sogno, considerato l'altro
estremo dello stesso continuum di consapevolezza.  stato per notato che il
sogno e la veglia sono in realt due dimensioni differenti, con linguaggi e
funzioni specifiche, e sono presenti contemporaneamente in misura diversa e
complementare. Si pensi ad esempio ai microsonni, o alle fantasticherie
(daydreaming) durante la veglia, o ai ragionamenti logici
a volte presenti durante il sonno. La separazione fra i due stati di coscienza
non  cos netta, si tratta piuttosto di una prevalenza ciclica dell'uno o
dell'altro, secondo un ritmo oscillatorio biologicamente determinato, circadiano
e ultradiano.
I due stati interagiscono in modo diverso non solo a seconda del momento (notte
o giorno, sonno o sogno), ma anche a seconda del grado di sviluppo individuale e
della specie, e delle caratteristiche particolari della persona.
Infatti, crescendo, la veglia e il sonno vanno differenziandosi e separandosi
sempre di pi; non va per persa la compresenza simultanea, a livello di
funzionamento mentale, di aspetti logici e sequenziali e irrazionalit
anarchica. M. Bertini, descrivendo questo modello, ricorda la figura dello Yin e
Yang, simbolo antichissimo della complementariet di tutte le dicotomie,
femminile/maschile, notte/giorno, freddo/caldo ecc. che sembra riprodurre la
bipartizione del cervello in due emisferi differenziati, il sinistro
specializzato nelle funzioni logico-matematiche e verbali, il destro espressivo
e iconico.
Durante il sonno paradosso si verifica un'attivit anarchica di sblocco dei
circuiti logici che si attivano in modo non pi sequenziale ma simultaneo.
Grazie al gioco del caso dell'attivazione, di cui parla Hobson, si vengono a
creare associazioni nuove e connessioni inedite.
La funzione del sogno sarebbe quella di riprogrammare in modo attivo i processi
cognitivi, rielaborando le esperienze della veglia da un lato, ribadendo gli
schemi genetici interni dall'altro. La veglia sarebbe deputata all'azione,
all'esecuzione dei programmi, mentre il sonno proteggerebbe questa fase di
riorganizzazione che avviene nel sogno. La plasticit dei programmi genetici
richiede infatti un lavoro di adattamento all'ambiente, descritto da J. Piaget
nei termini di accomodamento e assimilazione.
Jouvet ha evidenziato come il sonno paradosso assicuri la continuit della
specie negli animali omeotermi: il gattino con lesioni al locus coeruleus, il
centro inibitore degli impulsi motori, agisce durante il sonno REM dei
comportamenti specie-specifici, dovuti all'attivazione di centri arcaici del
cervello. Gli psicoanalisti moderni, analogamente, parlano del riaffiorare di
pulsioni impregnate di memoria istintuale antichissima, che emergono
dall'allentamento delle funzioni logiche proprie della veglia e fungono da
nuclei motivazionali col potere di riorganizzare il sistema. Ma non  solo il
passato che influenza con i suoi schemi il presente: gli accadimenti della
veglia influenzano a loro volta le connessioni interne. L'adattamento 
costituito nel suo processo da una dialettica interattiva, per cui l'interno
imprime una forma all'esterno e viceversa. Conscio e inconscio si incontrano nel
simbolo, scambiandosi reciprocamente significati: ci avviene in un momento, il
sonno, in cui la perdita di controllo sulla realt non crea nessun problema.
Vien fatta la metafora del negozio, che di giorno  aperto e impegnato nello
scambio con l'ambiente esterno, mentre di notte si utilizza l'orario di chiusura
per fare le pulizie e l'inventario delle esperienze.
Il punto di vista cognitivo assegna dunque all'attivit onirica la funzione di
autopoiesi mentale: essa costituisce un sistema endogeno specializzato che
periodicamente si instaura entro l'ordine mentale e lo sottopone a processi di
molteplice natura (attivit oniriche), il cui fine complessivo  di restaurare,
mantenere e laddove possibile innovare, l'ordine mentale stesso.
(G. Ruggeri, Mondi virtuali si strutturano in un sistema mentale inter-
mediario, in Il sogno di psicoterapia cognitiva, Roma, Melusina Editrice,
1992, p. 17.)
All'interno di tale prospettiva, le funzioni di
ciascun sogno possono essere molteplici, adattive, creative,
di espressione di un bisogno, ecc., e ci si riflette nel
suo aspetto stratificato ed eterogeneo. Esso  composto da numerosi mondi
mentali virtuali, creati e dissolti, consumati continuamente. I diversi codici
di cui sono costituiti i sogni, affettivo-emotivo, visuale, verbale, ecc. sono
latori di messaggi diversi, comunque di grande importanza per la vita mentale.
Il fatto di non ricordarne i contenuti  un fenomeno naturale che non toglie
valore al processo, decisivo di per s, anche quando non  percepibile. Il
ricordo inspiegabile e chiaro di alcuni sogni pu essere considerato
un'integrazione della sua funzione.
Le emozioni provate in un sogno hanno un ruolo effettivo nel catalizzare
progressi o impedire eventi, consentono cio di rimodellare la vita mentale
senza dover esperire in modo reale tutti i passaggi. W. Dement racconta, ad
esempio, di aver sognato, in un periodo in cui fumava moltissimo, di scoprirsi
un tumore al polmone. Il sogno gli present in modo cos realistico l'angoscia
di questa malattia inguaribile, della morte imminente e il rimorso di non aver
smesso di fumare in tempo, che nel sollievo del risveglio decise di lasciare
davvero le sigarette per sempre.

PARTE QUINTA.
1. La via dei sogni nella storia.
La storia del sogno risale alle origini dell'umanit. Da sempre l'uomo si
interroga sul significato dell'esperienza onirica, attribuendogli valore secondo
prospettive assai diverse a seconda del periodo storico.
La corrente metafisica che vede nel sogno l'attivit errante dello spirito che
abbandona il corpo, perdura fino ai giorni nostri tra i beduini del Nilo e le
trib Masai. Ma tutte le principali religioni hanno anche considerato il sogno
come veicolo di messaggi di di o demoni.
Alla fine del VI secolo avanti Cristo, in Grecia e poi a Roma, medici e
sacerdoti interpretavano i sogni nei templi dedicati ad Esculapio, dio della
medicina. I fedeli praticavano l'incubazione e richiedevano un messaggio
terapeutico attraverso il sogno. Questa pratica si  conservata per quasi un
millennio.
Sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento sono riportati dei sogni profetici, che
ricorrono anche nelle vite di numerosi santi; Maometto ebbe molteplici visioni
oniriche che preannunciavano eventi, trasmettevano rivelazioni e lo guidavano
nelle azioni.
Nel II secolo d.C. ci fu un fiorire di teorie mistiche, mediche ed analitiche, e
una copiosa letteratura di oniromanzia (dal greco oneiros: sogno, e manteia:
predizione). Artemidoro ha lasciato un famoso testo di onirocritica, il Libro
dei sogni, in cui avanza tre etimologie del termine oneiros, che ne mostrano la
natura e la funzione: to on eirei : ci che dice l'essere, e dice ci che  gi
implicito nello svolgersi del tempo e che avverr; oreinei : ci che agisce
sull'anima e la plasma; inoltre nella parola oneiros si riconosce il nome del
mendicante di Itaca, Iro, che andava ad annunciare messaggi quando lo mandavano.
Nel 314 d.C. la Chiesa, con il Concilio di Antiochia, condann la divinazione
per mezzo dei sogni.
A differenza che in altre parti del mondo, in Occidente c' stato un
allontanamento crescente dalla cultura del sogno che pur rivalutata dal
romanticismo, ha finito col restare confinata alle credenze popolari. Alla fine
del Settecento sono diffuse le Smorfie, opuscoli che servivano a tradurre i
sogni in numeri da giocare al lotto. La fine del diciottesimo secolo, con il
razionalismo, segna il massimo declino del prestigio del sogno, analizzato ora
in termini fisiologici e considerato come una coscienza di serie B. Con l'opera
di Freud (L'interpretazione dei sogni  del 1889) si ricomincia a dare valore a
quest'ampia e misteriosa porzione dell'esistenza. Con la scoperta, nel 1953, dei
movimenti oculari rapidi (REM) ad opera di E. Aserinsky e N. Kleitman, i
progressi nell'analisi del fenomeno sono stati sorprendenti. Le nuove tecnologie
hanno consentito di fare luce su aspetti neurochimici molto promettenti.
Ogni luce diversa apre per nuove prospettive e distrugge le certezze su cui si
basavano le teorie precedenti. La ricerca avanza per grossi balzi in avanti per
poi fermarsi o procedere molto lentamente, anche perch i fondi dedicati
all'onirologia sono pochi:  un tema che richiede molto tempo e pazienza e non
porta a guadagni immediati.

2. Antropologia dell'uso dei sogni.
In numerose culture cosiddette primitive, il sogno ha un valore sacro e il suo
messaggio spirituale viene utilizzato dalla comunit in svariati modi. Vita
onirica e vita da svegli sono considerate entrambe reali e hanno confini
permeabili, per cui ad esempio se si fa un torto a qualcuno in sogno, nella vita
diurna si cerca di riparare.
Antropologi e psicologi hanno studiato in modo approfondito la sofisticata
cultura onirica dei Senoi, nome che significa: uno di noi, aborigeni che
abitavano le giungle della Malaysia prima della seconda guerra mondiale. I loro
metodi basati sull'uso dei sogni, consentivano la crescita e la realizzazione di
ciascun individuo. Attualmente, dopo una violenta invasione del loro territorio
e l'introduzione del denaro come mezzo di pagamento, i Senoi hanno perso gran
parte dello spirito di cooperazione e della loro cultura armoniosa. A Los
Angeles  sorta una comunit che ha cercato di ispirarsi agli stessi princpi,
anche se forse questi sono difficilmente compatibili con il mondo tecnologico.
Sin dall'infanzia i Senoi venivano addestrati ad affrontare con coraggio il
pericolo nei sogni, senza fuggire o svegliarsi: era loro spiegato come in sogno
non vi fosse nulla da temere o da perdere, poich anche morire significava in
realt rinascere in un corpo migliore, e i nemici si trasformano in alleati.
La famiglia lodava i piccoli per aver sognato, li incoraggiava a raccontare i
propri sogni e li istruiva su come comportarsi, nel sogno come nella veglia.
Si trattava di apprendere a vivere pienamente tutte le emozioni, a gestirle
senza reprimerle o evitarle, con il sostegno e le indicazioni dei genitori e del
gruppo. Anche le sensazioni positive non andavano temute, ma godute pienamente:
il sognatore era incoraggiato a dirigersi verso le esperienze d'amore dei sogni
erotici e ad apprezzarle profondamente sino a raggiungere l'orgasmo. Ogni
personaggio del sogno era considerato una parte di chi sogna, da avvicinare,
amare ed integrare.
Spesso veniva suggerito di chiedere un dono all'amante, o anche ai nemici vinti.
Se si sognava una minaccia inanimata, come un incendio o un'alluvione, si doveva
cercare un dono al suo interno: si trattava di ripetersi questa intenzione prima
di addormentarsi, o di farlo al risveglio se non si era riusciti a farlo
dormendo. Un'altra pratica utilizzata era quella di dare sempre un lieto fine ai
sogni. L'esperienza onirica consente l'onnipotenza: se si sta precipitando si
pu farsi spuntare un paio d'ali o atterrare su un morbido pagliaio in cui 
nascosto un dono... Basta ricordarsi che si pu fare tutto! Anche se si fa
appena svegli, questo esercizio  un ottimo allenamento a fare analoghe luminose
inversioni (almeno a livello psicologico) nella vita reale.
I racconti dei sogni coinvolgevano l'intera comunit, che partecipava a quelli
pi importanti con danze oniriche in stato di trance guidate dal sognatore, o
con disegni e poesie.
Anche per gli indiani Iroquois il sogno era un fatto comune e pubblico. Essi
credevano che attraverso i sogni l'anima esprimesse in forma mascherata i suoi
innati desideri, e qualora questi non fossero stati capiti e soddisfatti, essa
si sarebbe vendicata con malattie o addirittura con la morte. Per comprendere il
desiderio espresso nel sogno si utilizzavano delle libere associazioni o si
chiedeva l'aiuto di un chiaroveggente. La somiglianza della prospettiva degli
Iroquois, che risale al XVII secolo, con la teoria di Freud,  sorprendente.
Essi per rispettavano il sogno come un dio e passavano, dopo l'interpretazione,
alla rappresentazione simbolica o pi spesso letterale del desiderio, con la
partecipazione di tutta la comunit, che faceva in modo che il sogno si
avverasse. Alcune tecniche di dreamwork suggeriscono di mettere in scena i sogni
con l'aiuto di un gruppo di analisi onirica, oppure di provare a fare davvero
ci che avveniva nel sogno, ovviamente con precauzione.

3. Come utilizzare i sogni.
Il messaggio dei sogni, quale ne sia l'origine e il senso, consente un contatto
profondo con una sorgente interna di significati. Molteplici possono essere gli
obiettivi di chi vuole mantenere una comunicazione con la propria sfera onirica:
si va dall'uso religioso a quello terapeutico, a quello meramente conoscitivo,
volto all'esplorazione di dimensioni sconosciute della propria psiche, alla
ricerca di una guida o di ispirazione, alla crescita e all'autocambiamento. Da
soli, con l'aiuto di un esperto, o in gruppo, dai sogni si possono ottenere dei
doni, basta decidere che ci  possibile e stabilire quali. Le vie praticate
sono diverse e nessuna ha un valore scientifico superiore alle altre, ma tutte
hanno un senso per chi le pratica.
Si pu seguire il classico metodo psicoanalitico delle libere associazioni, e
registrare quindi, per ciascun elemento del sogno, tutto ci che affiora alla
mente; oppure applicare le tecniche introdotte da Jung, citate nella parte
quarta, cap. 2: l'amplificazione degli elementi chiave, che vengono poi
interrogati e fatti agire, e l'immaginazione attiva, con cui si porta a termine
la trama del sogno, lasciando che emerga un finale adeguato.
Inoltre, le immagini dei sogni possono essere disegnate, per far affiorare
emozioni, associazioni e indizi importanti. Per Jung, la pittura rappresenta
meglio delle parole i contenuti inconsci: il codice lineare del discorso mal si
addice alle intuizioni simultanee delle scene oniriche.
Anche l'indirizzo cognitivo utilizza, per accedere al significato onirico, le
libere associazioni, e considera l'emozione del sogno uno degli elementi pi
attendibili per la sua comprensione, una specie di stella polare. I sogni
riflettono e catalizzano un cambiamento psicologico; sono un modo diretto per
incontrare la propria conoscenza emozionale. L'interpretazione  per sempre una
costruzione di significato, fatta da soli o in collaborazione con un terapeuta,
a partire da uno spunto, che potrebbe essere pure, e risultare altrettanto
efficace, un'immaginazione. Infatti, a volte viene utilizzato nello stesso modo
il sogno da svegli guidato, una tecnica inventata nel 1938 dal francese Robert
Desoille, che consiste nell'esplorazione in stato di rilassamento della propria
fantasia sotto la guida verbale di una traccia standard. Il soggetto deve
confrontarsi con alcuni temi, ad esempio la discesa in una cava, l'incontro con
il mago o la strega ecc. Egli segue la sequenza delle scene, si confronta con
ci che emerge naturalmente nella sua mente, scopre parti di s e affronta in
modo nuovo, anche se in immaginazione, situazioni che gli creano paure o
conflitti.
Oppure si pu provare a eseguire le pratiche dei Senoi, o degli indiani
Iroquois, o inventarne altre. Sono esercizi che non mirano tanto
all'interpretazione del contenuto del sogno, quanto ad utilizzarlo per
catalizzare un contatto con le proprie emozioni e, col tramite onirico, un
cambiamento nella vita reale.
In questa prospettiva si pone anche l'approccio della terapia della Gestalt
(forma), fondata all'inizio del Novecento in Germania da F. Perls. La
consapevolezza del presente racchiude in s un'enorme potenzialit terapeutica:
non  necessario, come per la psicoanalisi, scavare nel passato per trovare le
radici dei conflitti, basta interrogare con attenzione ci che c' dentro di s
qui e ora, cosa si prova davvero, e assumersene la responsabilit. Il sogno
viene raccontato al presente, e il soggetto impersona ogni elemento di esso,
animato e inanimato, uno per volta, in dialogo, spesso conflittuale, con
ciascuno degli altri. Ogni personaggio ha modo di parlare ed esprimere la sua:
sono tutte parti dell'individuo che divengono cos interamente consapevoli e
possono essere sentite emotivamente, riconosciute, integrate. Il sogno  uno
specchio di se stessi; forse anche la vita lo . Questa tecnica riesce meglio se
un partner o un terapeuta dirige e gestisce la conversazione tra i vari
elementi. Si pu altrimenti scrivere il sogno sotto forma di copione teatrale,
creando alla fine una conclusione soddisfacente.
Secondo uno studioso americano contemporaneo, J. Hillman, l'interpretazione
uccide il sogno, come la vivisezione uccide l'animale studiato. Tradurre il
mondo onirico nei termini di quello della veglia, richiede un lavoro di
mediazione da parte della coscienza vigile, necessario a recuperare alla luce le
ombre, figure libere da un'effettiva incarnazione, che popolano il sogno. Ma
questa operazione introduce un perturbante elemento di volont cosciente in un
contesto che pu mutare solo in s: non bisogna rafforzare il predominio dell'Io
a scapito del mondo dell'anima. Hillman propone di fare invece il percorso
inverso e di andare l, fra le ombre, in un viaggio avventuroso in un territorio
con coordinate tutte diverse. Il sogno non  un messaggio da decifrare,  un
enigma il cui potere  dato dal solo suo stesso misterioso comparire nel senso
interiore. Pu essere un arricchimento anche il solo ricordarlo, sentirlo come
un momento vivo.
Comunque si interagisca con i propri sogni, pu giungere da essi una
trasformazione profonda. Come accade a Sigismondo, nel dramma di Caldern de la
Barca, La vita  sogno:
BASILIO: La tua saggezza lascia tutti stupiti.
ASTOLFO: Com' mutato il suo carattere!
ROSAURA: Com' assennato e prudente!
SIGISMONDO: Di che vi meravigliate? Di che vi stupite? Non vedete che  stato
mio maestro un sogno, e che sto temendo di risvegliarmi e di trovarmi un'altra
volta nella mia chiusa prigione? E se anche ci non dovesse avvenire, mi basta
sognarlo. Ho compreso che tutte le felicit umane si dissolvono come un sogno.
Oggi voglio goderne per il tempo che dureranno, mentre chiedo perdono dei nostri
errori:  proprio dei nobili cuori concedere il perdono.
(P. Caldern de la Barca, La vita  sogno, Torino, Einaudi, 1980, pp. 73-74.)

4. Affrontare gli incubi.
Gli incubi possono essere cos spaventosi da provocare il risveglio. Se sono
ricorrenti si comincia addirittura a temere il sonno. Di solito si verificano
durante la fase REM, e anche se sembrano interminabili non durano mai pi di
quindici-venti minuti.
Le spiegazioni del fenomeno sono varie: in passato si credeva che fosse dovuto
all'invasione di spiriti maligni sessuati (l'incubus che voleva giacere con la
donna, il succubus con l'uomo), per Freud era la libido emergente che incontrava
l'istanza repressiva.  una forma di autopunizione della psiche, oppure una
manifestazione dell'ombra di cui parla Jung, la parte rifiutata dell'individuo
che assume le spoglie di personaggi terrorizzanti del suo stesso sesso: un
pazzo, un assassino, una strega. Secondo altri, gli incubi sono premonitori di
sventure, o diagnosticano malattie che stanno per arrivare. La moderna ricerca
ha fatto luce sui correlati neurofisiologici di alcune sensazioni spaventose,
come quella di non potersi muovere per fuggire o di non riuscire ad urlare,
dovute al blocco degli output motori propri della fase REM. Si sa anche che la
sospensione brusca di alcuni farmaci, come i sonniferi, o dell'assunzione di
forti quantit di alcool, provoca un rimbalzo REM che si sperimenta come
un'invasione di incubi. Ma soprattutto quando i temi sono ricorrenti, ci si
continua a chiedere quale sia il loro significato, e come liberarsene.
In un momento di grande vulnerabilit come il sonno, l'esperienza del
sopravvento di contenuti spaventosi  molto traumatizzante: pu per essere
vista come l'irruzione di una parte della personalit che lotta per uscire, con
le sue esigenze emotive che chiedono attenzione e priorit. In questa
prospettiva gli incubi sono una sfida che, una volta accettata, pu condurre ad
una crescita psicologica reale.
Pu essere utile, da svegli, riscrivere il sogno dal punto di vista del
personaggio terrorizzante (io sono il mostro, o l'incendio, e voglio...).
Ma, come facevano i Senoi sin da bambini, l'importante  affrontare la paura nel
sogno. A volte solo il decidere di affrontare il mostro modifica l'incubo: se
non ci si spaventa esso perde il suo potere.
Sovente per si sfugge svegliandosi. L'ideale sarebbe restare nell'esperienza
onirica e, ricordando che nel sogno non  possibile farsi male, approfittarne
per imparare a resistere alla paura e a gestirla. Si possono poi inventare e
chiamare in aiuto gli amici del sogno, e chiedere loro dei doni; oppure chiedere
a ci che pi terrorizza: Chi sei? Che cosa vuoi? Perch sei qui, cosa vuoi
dirmi?
Non  impossibile usare queste tecniche di sogno lucido, ma non  nemmeno
facile. Si pu allora esercitarsi con il rientro nel sogno: al risveglio, invece
di accendere la luce e cercare di distrarsi, si riprende la posizione del sonno
e ad occhi chiusi si conclude l'incubo interrotto o se ne modifica il finale:
ricordandosi questa volta che si  detentori di tutti i poteri.

5. Il sogno lucido.
 possibile, mentre si sogna, avere la consapevolezza di star sognando? Il
sogno lucido  un'esperienza affascinante,  stata paragonata ad un viaggio
astrale o ad eventi mistici. L'accorgersi di star sognando non interrompe il
sogno, ma consente di continuarlo in modo controllato: la mente pu operare
qualsiasi trasformazione, per cui  possibile attingere ad uno sconfinato
potere, e creare esperienze senza limiti.
Per i monaci buddisti tibetani, il controllo dei sogni fa parte da secoli
dell'istruzione religiosa. Essi devono esercitarsi a mantenere una
consapevolezza ininterrotta sia nella veglia che nel sogno. Dopo la morte, nello
stato del bardo di cui si parla nel Libro tibetano dei Morti, il Bardo Thodol,
aver imparato a conservare la consapevolezza. Ci consente di non ingannarsi con
visioni spaventose o piacevoli, ma di uscire dal ciclo delle rinascite. Bisogna
ricordare continuamente a se stessi che tutto  un sogno, anche durante il
giorno.
 vero, possiamo dire che tutto  illusione, come un sogno. Ma anche un sogno,
finch dormiamo, per noi  reale. Quando ci svegliamo, finalmente scopriamo che
tutto quello che abbiamo pensato, visto e fatto non era reale ma solo un sogno.
Allo stesso modo, la vita pu essere considerata un grande sogno, e la morte il
momento in cui ci svegliamo. Quando si parla di bard (bardo), lo stato
intermedio, solitamente si intende la fase di passaggio fra la morte e la
rinascita, ma ci sono altri tipi di bard, uno dei quali  il bard fra la
nascita e la morte (slye shi bar do): la vita, la nostra visione umana.  solo
quando moriamo che scopriamo la sua irrealt.
(N. Norbu, Lo Specchio, Arcidosso, Shang Shung edizioni, 1989, p. 64.)
La consapevolezza dello star sognando, sia che si estenda anche alla veglia, in
un'ottica tipicamente orientale, sia che si eserciti nel sogno, d un potere
liberante dalle paure e dai limiti da cui si  condizionati usualmente.
Ma  davvero possibile sognare lucidamente? Nel 1867 Saint-Denis espose nel
suo libro I sogni e i mezzi per dirigerli i risultati entusiasmanti di anni
di prove personali.
Carlos Castaneda parla di una tecnica insegnatali dal suo maestro, don Juan,
che consiste nel ricordarsi di guardare le proprie mani durante l'esperienza
onirica. L'esercizio si era rivelato divertente, e il pi delle volte
accadeva, senza che dipendesse dalla sua volont e senza che si sforzasse a
ricordare di farlo, e questo gli dava il controllo sul sogno; poi lo perdeva,
e si immergeva nei comuni sogni imprevedibili. Il passo successivo, comune
anche alle pratiche tibetane, consiste nell'imparare a viaggiare, proponendosi
intensamente e ripetutamente una meta precisa.
Con lo stesso sistema di autoinduzione, cio di chiaro proponimento e di
visualizzazione dell'obiettivo, fatta principalmente all'addormentamento ma
anche ad ogni risveglio notturno occasionale, si pu riuscire a volare. Sebbene
le teorie di Hobson abbiano spiegato come l'esperienza del volo non sia altro
che il risultato dell'attivit autonoma di centri vestibolari deputati al
mantenimento dell'equilibrio, resta una delle sensazioni pi misteriose e
piacevoli.
A volte pu capitare di fare un sogno lucido senza esserselo prefisso. Ad
esempio quando una paura troppo intensa, pur senza svegliare del tutto il
soggetto, fa per penetrare il dubbio che sia tutto un sogno, o quando qualche
particolare incongruo risulta improvvisamente cos poco plausibile da far
pensare: ma  impossibile!.  comunque un fenomeno abbastanza raro: circa il
dieci per cento delle persone sostiene di fare sogni lucidi. Tra i resoconti dei
sogni, solo l'uno o il due per cento rientra in questa categoria. Ci sono
inoltre vari livelli di lucidit, ed  difficile appurare la veridicit dei
racconti.
M. Jouvet ha studiato il fenomeno con l'ausilio del poligrafo. I soggetti
dovevano fare dei piccoli segnali concordati, come alzare un dito per due volte
e poi per tre, per dimostrare di essere coscienti durante il sogno. Il sogno
avviene durante la fase di sonno paradosso o REM, che  chiaramente
riconoscibile dai tracciati e non  assolutamente simulabile. Effettivamente
alcuni di essi riuscirono ad inviare il cenno prestabilito mentre si trovavano
in una fase inequivocabilmente REM. Egli stesso ha raccontato che gli  capitato
di sperimentare personalmente, dopo anni di incredulit, questa straordinaria
esperienza soggettiva.
Uno scienziato inglese, Keith Herne, ha ideato una macchina in grado di
accorgersi di quando l'individuo  entrato in fase REM, e di stimolarlo con
piccole scosse elettriche in modo da avvisarlo che sta sognando senza per
svegliarlo.
Durante gli stadi NREM la coscienza pare essere del tutto sospesa: al risveglio
non ci si ricorda nulla, nemmeno che si stava dormendo; nel trenta per cento dei
casi c' il racconto di vaghi pensieri astratti. Durante la fase REM invece, c'
coscienza di ci che avviene, esattamente come nella veglia: il sogno  vissuto
come fosse reale, si crede completamente a quello che appare, come avviene nelle
allucinazioni, e anche nella veglia. Come riassume Havelock Ellis: I sogni sono
veri finch durano. Si pu dire di pi della vita?. Durante il sogno lucido, si
ha coscienza di ci che avviene, ma in pi si ha coscienza che ci che avviene 
un sogno:  quindi un livello molto particolare di consapevolezza, correlato ad
un buon livello di salute mentale e di sviluppo personale, e che a sua volta
promuove la crescita della maturit psicologica ed emotiva.  una facolt che
pu essere utilizzata a vari livelli: per vincere la paura negli incubi, per
prolungare sogni erotici, per dare finali diversi a situazioni ripetitive o
sgradite, per esplorare nuovi territori psichici o anche solo per gioco. Le
potenzialit date dal poter agire senza i rischi dell'azione reale sono
molteplici, e tutte promuovono un arricchimento che si comunica
all'atteggiamento della veglia.

6. La creativit.
Moltissime opere d'arte sono state concepite in sogno: poesie, romanzi, sonate.
Frequenti sono anche le testimonianze di scoperte scientifiche ottenute, dopo
anni di laboriosa applicazione e sterile ricerca, da una rivelazione onirica.
Gli aneddoti in proposito non si contano, molti sono spuri, ma la possibilit di
un dono creativo insito nei sogni  un fatto accertato. Non solo rispetto a ci
che comunemente si intende per arte, o alla soluzione di problemi scientifici,
ma anche al delinearsi di nuove scelte esistenziali, alla chiarificazione di
bisogni profondi e del modo per soddisfarli. Molti progressi in terapia non sono
solo testimoniati ma anche catalizzati da un sogno: il suo messaggio consente di
trovare prospettive inedite, di plasmare schemi di risposta originali, di far
emergere la propria unicit. Pu capitare anche che questioni assai quotidiane e
banali siano risolte in maniera sorprendente e brillante grazie ad un sogno.
L'aiuto creativo da parte di un sogno si verifica pi spesso di quanto si creda:
il difficile  riuscire a riconoscere l'esistenza di un messaggio e saperlo
decodificare. Inoltre spesso si tratta con poco rispetto il proprio sonno (orari
irregolari, abuso di eccitanti o alcool, levatacce, ecc.), e questo dimostra
indifferenza o disprezzo anche verso i propri sogni.
Sono stati compiuti degli esperimenti per appurare l'efficacia dell'uso
deliberato e consapevole del sogno per la soluzione di problemi, per lo pi di
tipo logico-matematico (M. Schatzmann, 1983,1987). Essi hanno dimostrato che il
sogno  utilizzabile come metodo attivo di problem solving.
W. Dement, a Stanford, ha compiuto analoghe ricerche, senza per ottenere
risultati altrettanto chiari, forse per difficolt sperimentali:  infatti
importante, perch si abbia un sogno creativo, che il problema che il soggetto
si programma, all'addormentamento, di risolvere durante la notte, sia di grande
rilevanza per lui, e che gi vi abbia ragionato su abbastanza a lungo.
Si pu provare ad utilizzare il metodo dell'incubazione: nello stato che precede
immediatamente il sonno, si formula in modo chiaro la domanda che pi sta a
cuore, e al risveglio si cerca di scrivere fedelmente tutto ci che si ricorda
dei propri sogni. Molte persone hanno cos ottenuto delle illuminanti
intuizioni, e forse anche i casi famosi, come quello della scoperta della
struttura del benzene da parte del chimico tedesco A. Kekul che seppe
riconoscerla nell'immagine onirica di sei serpenti intrecciati, sono avvenuti
grazie ad un meccanismo analogo, fatto di forte motivazione, programmazione del
cervello focalizzata in una certa direzione, abbandono fiducioso alla passivit
del sonno e magari risveglio attento per la preoccupazione di ci che si va
cercando.
Le teorie cognitive sui processi di problem solving e di creativit concordano
nell'affermare che il pensiero logico-razionale, proprio dell'emisfero sinistro,
 limitato, qualora non venga usato in complementariet con il pensiero libero,
simbolico e immaginativo proprio dell'emisfero destro e tipico dei sogni.
Nell'affrontare la soluzione creativa di un problema, si dovrebbe adottare un
ritmo che vede l'alternarsi ciclico di fasi di concentrazione e di distensione.
La creativit non pu essere raggiunta con lo sforzo o la volont:  necessario
che il nuovo pensiero possa nascere dal caso, dal fortuito associarsi di idee
lontane e apparentemente incongruenti. Ma il pensiero sequenziale e logico,
detto anche verticale, esercita un rigido controllo che blocca l'accesso alle
informazioni nuove. L'eccessiva concentrazione determina un prepotere del
pensiero verticale, che si traduce in rigidit sterile. A questo punto, 
importante riuscire a distrarsi, e porsi in una condizione di attesa passiva,
fiduciosa e vigile, durante la quale ci si occupa di tutt'altro: il caso non
mancher di manifestarsi, e dall'evento fortuito pu nascere l'intuizione nuova.
 un esempio di applicazione del pensiero laterale, un atteggiamento mentale
che si serve del caos ed  fondamentale per la creativit. Lo psicologo E. de
Bono si  dedicato allo studio del pensiero laterale, complementare ma sovente
sottovalutato rispetto a quello verticale. Per apprendere a svilupparlo,
sostiene l'importanza di cercare di pensare usando solo immagini visive, per
liberarsi dall'effetto coartante delle denominazioni stereotipate e dei
concetti; inoltre suggerisce di intraprendere ricerche da prospettive
volontariamente aberranti o assurde, di ribaltare le coordinate dei problemi, di
usare il caso come fonte inesauribile di associazioni impensate. Come si vede,
le tecniche per coltivare il pensiero laterale ricalcano le dinamiche e le
caratteristiche naturali del sogno. La logica serve poi, in un'ulteriore
successiva fase concentrativa, a selezionare, valutare e sistematizzare le idee
vivificanti e spesso rivoluzionarie emerse con il pensiero laterale.
La moderna ricerca psicofisiologica concorda con tale prospettiva, e mostra la
plausibilit delle potenzialit creative oniriche. Scrive Hobson: Il
riconoscimento del gioco del caso nella generazione del processo onirico non
spoglia il sogno di significato, come temono spesso gli oppositori della nuova
teoria. Piuttosto vi si pu vedere un fenomeno di liberazione, con implicazioni
per la base biologica della creativit. Solo attraverso il gioco del caso, si
possono costruire nuovi arrangiamenti dell'informazione biologica e questi, da
tempo, sono riconosciuti come l'essenza stessa della creativit.
 un fatto ben assodato che la mutazione, cio la variazione casuale
dell'informazione genetica, rappresenta il fattore creativo nell'evoluzione. Io
propongo che le mutazioni capitino anche nel regno dell'elaborazione
dell'informazione specialmente nei sogni.
(J.A. Hobson, Film and the phisiology of dreaming sleep: the brain as a
camera projector, in Dreamwork, I, 1980, pp.17-18.)
Dall'armoniosa integrazione di entrambi i poli, quello notturno, con i suoi
processi liberi, incontrollabili e creativi e quello diurno con la sua logica e
la sua razionalit, nasce un equilibrio meraviglioso e un'alchimia feconda. Come
dice P. Curie, significa saper fare di questa vita un sogno, e di questo sogno
una realt.

Glossario.
Le definizioni seguenti sono tratte da vari dizionari e manuali e non si
propongono di essere esaustive ma solo di orientare il lettore nella
terminologia utilizzata nel testo.
Alfa, ritmo: Attivit elettrica ritmica dell'EEG, costituita da un succedersi di
onde di frequenza 8-13 Hz, che nasce dalle regioni posteriori del cervello. Il
ritmo alfa appare quando il soggetto  sveglio ma mentalmente inattivo e a occhi
chiusi.
Antagonisti, neuroni: Gruppo di neuroni la cui attivit si contrappone a quella
di altri gruppi di neuroni.
Apnea durante il sonno: Temporanea interruzione della respirazione, generalmente
in periodi REM, di durata superiore ai 10 secondi. La frequenza e la durata
dell'apnea, se eccessive, configurano un fenomeno patologico.
Barbiturici: Gruppo di sostanze sedative, analgesiche e, a dosi maggiori
ipnotiche.
Beta, onde: Onde di piccola ampiezza e grande frequenza tipiche della veglia e
dell'attenzione.
Biofeedback: Tecnica di autocontrollo di variabili e funzioni fisiologiche
usualmente al di fuori del controllo volontario.
BRAC (Basic Rest-Activity Cycle, ciclo fondamentale di riposo attivit) Ritmo
basale di attivit e riposo esteso sia attraverso il sonno che attraverso la
veglia, di particolare interesse e significato psicosomatico.
Bulbo o midollo allungato: Parte di tessuto nervoso a forma di tronco di cono
interposta tra ponte e midollo spinale.
Cataplessia: Improvvisa e accentuata caduta del tono muscolare e perdita di
alcuni riflessi. In genere nei soggetti che ne soffrono  innescata da una forte
attivazione emotiva o da un movimento brusco.
Catecolamine: Gruppo di importanti mediatori con struttura chimica simile che
comprende la dopammina, la noradrenalina e l'adrenalina.
Ciclo: ogni evento psicobiologico che si presenta con una data periodicit
rappresentato da un processo circolare che ha un punto di origine ed un ritorno
a tale punto.
Circadiani, ritmi: Bioritmi con periodo di circa 24 ore (dal latino circa diem),
che persistono anche quando il soggetto  privato di punti di riferimento orari
(ad es. la temperatura corporea, il ciclo sonno-veglia, ecc.)
Circamensili, ritmi: Bioritmi con periodo di circa 29 giorni.
Circannuali, ritmi: Bioritmi con periodo di circa 365 giorni.
Complessi K: Parossismi di onde di notevole ampiezza che nell'EEG si stagliano
contro un'attivit di fondo di bassa ampiezza.
Corpi genicolati laterali: Addensamento di cellule nervose che collegano le
cellule gangliari della retina e la corteccia visiva: da quest'area sono state
registrate nel gatto durante il sonno REM onde a punta di grande ampiezza, le
punte PGO.
Corteccia occipitale: Porzione posteriore e basale della corteccia cerebrale
dove arrivano e vengono elaborate le informazioni visive. In quest'area 
possibile registrare nel gatto le punte PGO durante il sonno REM.
Cronobiologia: Studio della periodicit funzionale della materia vivente
(bioritmi).
D, sonno: Sonno REM; D sta sia per dreaming (del sogno) che per desincronizzato.
Delirium tremens: Stato mentale caratterizzato da allucinazioni, deliri
transitori, tremori e agitazione, successivo alla sospensione improvvisa di
abuso di alcolici.
Delta, onde: Onde lente di frequenza 0,5-3 Hz, che compaiono nell'EEG quando il
soggetto dorme profondamente (sonno ortodosso o NREM).
Desincronizzato: riferito al tracciato encefalografico indica onde cerebrali a
frequenza irregolare che corrispondono ad un'attivit di scarica delle cellule
cerebrali irregolare nel tempo (desincronizzata). Riferito al sonno  sinonimo
di sonno REM, o attivo, o paradosso.
Dipendenza: Dipendenza da una sostanza, il cui uso altera la biochimica del
corpo e del cervello in modo tale che questi sistemi hanno bisogno di essa per
funzionare normalmente.
Dreamwork: Elaborazione e analisi dei sogni condotta con varie tecniche.
EEG (Elettroencefalogramma): Registrazione dell'attivit elettrica cerebrale
effettuata mediante elettrodi collocati in varie posizioni sullo scalpo.
EMG (Elettromiogramma): Registrazione dell'attivit elettrica del muscolo, che
mostra i potenziali elettrici generati nelle fibre muscolari.
Endogeno: Prodotto dall'organismo al suo interno.
Enuresi: Incontinenza non episodica delle urine nella terza infanzia,
nell'adolescenza e pi raramente negli adulti.
EOG (Elettrooculogramma): Registrazione poligrafica dei movimenti oculari.
Fasici, eventi: Fenomeni fisiologici ricorrenti e di breve durata in contrasto
con quelli tonici. Nel sonno sono le onde PGO, i movimenti oculari rapidi e le
mioclonie del sonno REM.
Filogenesi: Sviluppo evolutivo delle specie.
Formazione reticolare: Rete neuronale al centro del tronco encefalico nella
quale sono localizzati molti dei meccanismi del sonno e della veglia.
Fusi del sonno: Onde molto regolari, ripetitive e monomorfe, con frequenza di
12-14 cicli al secondo, che compaiono nell'EEG del sonno NREM, in particolare
nello Stadio 2, ma anche in quello 4, se si filtrano le onde lente.
Hertz: Unit di misura che indica la frequenza di fenomeni periodici come le
onde EEG, espressa in cicli al secondo.
Inconscio: In psicoanalisi, l'inconscio  quella parte della vita psichica di
cui l'individuo non  consapevole direttamente, ma che pu manifestarsi
indirettamente attraverso i sogni, i lapsus o gli atti mancati. Essa 
costituita da desideri, fantasie e pulsioni che non possono essere accettati
coscientemente dall'individuo per il loro intenso potere ansiogeno.
Input: Entrata, ingresso: l'insieme di informazioni che giungono ad un sistema.
Interferenza retroattiva: Effetti di interferenza del nuovo apprendimento su
quello precedente.
Ipnagogiche, immagini: Vivide immagini sensoriali di tipo onirico che si
verificano nello stato di dormiveglia che precede il sonno.
Latente, contenuto: Nella teoria freudiana del sogno, i significati del sogno (e
di altre produzioni inconsce) rivelabili dall'interpretazione psicoanalitica del
suo contenuto manifesto. Esso consiste in un'organizzazione di pensieri che
esprime uno o pi desideri.
Lavoro onirico: Nella teoria freudiana del sogno, complesso delle operazioni che
trasformano i materiali del sogno (stimoli somatici, residui diurni) in un
prodotto: il sogno manifesto.
Locus coeruleus: Regione del tronco cerebrale ad elevato contenuto di
noradrenalina.
Manifesto, contenuto: L'esperienza del sogno cos come viene rievocata e/o
raccontata dal sognatore.
Melatonina: Ormone prodotto dalla ghiandola pineale la cui sintesi  inibita
dalla luce e favorita dall'oscurit.
Mioclonia: Breve contrazione involontaria di uno o pi muscoli.
Narcolessia: Malattia caratterizzata da attacchi improvvisi e incontrollabili di
sonno REM durante il giorno e da cataplessia.
Neurone: cellula nervosa.
Neurotrasmettitori o neuromediatori: Sostanze chimiche endogene in grado di
inibire o di eccitare l'attivit di ghiandole o di gruppi di cellule nervose o
muscolari.
NREM: Non REM, Stadi 1, 2, 3 e 4 del sonno, detto anche sonno lento, o
ortodosso.
Omeotermi: Animali con la capacit di conservare costante la propria temperatura
corporea, a differenza degli eterotermi, detti anche impropriamente animali a
sangue freddo, come i rettili e i pesci, la cui temperatura varia in relazione
all'ambiente esterno.
Onde a dente di sega: Onde tipiche dell'EEG dell'uomo durante le fasi REM,
spesso precedute o sovrapposte a scariche di movimenti oculari.
Ontogenesi: L'insieme del processo di sviluppo di un organismo, dal feto o uovo
all'individuo adulto.
Output: L'insieme dei messaggi in uscita da un sistema.
PGO, onde: Potenziali monofasici rapidi a punta registrabili nel gatto
prevalentemente durante il sonno REM, prodotti dall'attivit del ponte dei corpi
genicolati e dalla corteccia occipitale. Sono in stretto rapporto con altri
eventi fasici come i REM e le mioclonie. Non sono rilevabili nell'uomo.
Poligrafo: Apparecchio elettronico usato per amplificare e registrare
contemporaneamente su carta in movimento, diverse variabili elettrofisiologiche
(EEG, EMG, EOG).
Ponte: La porzione pi piccola del tronco encefalico, situata tra il bulbo e il
mesencefalo. Contiene i neuroni del rafe e quelli del locus coeruleus.
Rafe: Serie di gruppi di neuroni ad elevato contenuto di serotonina, situati
lungo la linea centrale del tronco cerebrale.
Rebound effect: Aumento immediato e compensatorio della quantit di sonno REM
che segue immediatamente un periodo di deprivazione REM causato da farmaci (ad
es. amfetamine o barbiturici), alcool eccessivo o risvegli sperimentali.
REM (Rapid Eye Movements), fasi: Periodi o fasi caratteristiche del sonno
durante le quali il soggetto presenta movimenti oculari rapidi, caduta del tono
muscolare, tracciato EEG desincronizzato e, sul piano soggettivo, comparsa di
un'attivit onirica. Il sonno REM  detto anche attivo, paradosso o D.
Residuo diurno: Nella teoria psicoanalitica del sonno, esperienze dei giorni
precedenti che compaiono nei resoconti del sogno e nelle associazioni libere del
sognatore.
Rimozione: In psicoanalisi, operazione psichica con cui si cerca di mantenere
nell'inconscio rappresentazioni legate a pulsioni inaccettabili alla coscienza.
Schizofrenia o psicosi: Malattia psichiatrica caratterizzata da perdita del
contatto con la realt e da alterazioni qualitative della comunicazione, da
disturbi formali del pensiero (dissociazione ideativa, pensiero delirante) e da
perdita di controllo sulla sfera pulsionale.
Sistema nervoso autonomo o vegetativo: Parte del sistema nervoso che controlla
il funzionamento automatico o semiautomatico della muscolatura liscia e
dell'attivit ghiandolare del corpo.  diviso nelle sezioni del simpatico e
parasimpatico, con azione antagonista a livello periferico.
Sistema nervoso centrale: il cervello e il midollo spinale.
Stadi del sonno: Momenti tipici del sonno NREM, individuati dalla registrazione
poligrafica.
Stadio 1: Fase di passaggio, caratterizzata da tono muscolare abbastanza
sostenuto e da EEG desincronizzato.
Stadio 2: Prevalente nel sonno dell'adulto,  caratterizzato dalla presenza di
fusi e complessi K.
Stadio 3: Fase di passaggio,  caratterizzata dalla presenza modesta di onde
lente e molto ampie, chiamate delta.
Stadio 4: Detto anche sonno profondo,  caratterizzato dalla prevalenza di onde
delta.
Stocastico, processo: Ricorrenza periodica di un fenomeno dovuto in parte al
caso.
Theta, onde: Onde di 4-5 cicli al secondo, tipiche degli Stadi 1 e 2.
Tonici, eventi: Fenomeni fisiologici prolungati, come nel sonno REM la caduta
del tono muscolare e la desincronizzazione EEG.
Tono muscolare: Stato di contrazione parziale dei muscoli che aiuta a mantenere
la postura.
Tranquillanti: Farmaci usati per calmare o rilassare una persona senza deprimere
il livello di coscienza o di vigilanza.
Tronco cerebrale o encefalico: Zona alla base dell'encefalo che collega il
midollo spinale col resto del cervello: comprende il mesencefalo, il ponte e il
bulbo.
Ultradiani, ritmi: Bioritmi con periodo inferiore alle 24 ore (ad es. il
respiro, i cicli REM, ecc.).
Vestibolare, sistema: Apparato che controlla la posizione dell'organismo nello
spazio, l'equilibrio e il movimento coordinato degli occhi col capo.

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