FRANK CHENECCHI.

Lucrezia Borgia.

Introduzione.
La storia  segnata da un gran numero di punti interrogativi. Lo scopo dei
GRANDI ENIGMI DEL TEMPO PASSATO  quello di fare il punto su questi innumerevoli
drammatici misteri e, se non proprio di spiegarli, almeno di porli in luce.
Trattate sotto forma di inchieste storico-poliziesche, queste documentazioni
permetteranno di capire meglio perch e come tali avvenimenti si siano svolti in
quel modo. Nello stesso tempo vi saranno esaminate la nascita e la sopravvivenza
di alcune leggende.
La caratteristica di questa nuova collana sar la variet dei temi affrontati;
ogni volume comprender parecchie documentazioni che costituiranno ciascuna un
capitolo a s, e che non avranno legame tra loro.
LUCREZIA, VITTIMA DEI BORGIA?
Lucrezia Borgia nasce a Roma in un giorno di aprile del 1480. E' figlia di un
cardinale, ma questo non stupisce nessuno. L'Italia del quindicesimo secolo
aveva una concezione molto liberale della moralit degli uomini di Chiesa e del
ruolo ch'essi devono esercitare. Gli alti dignitari del Vaticano e degli Stati
Pontifici, i parenti dei papi e qualche volta i papi stessi, gran signori prima
che principi della chiesa, conducevano una vita pi laica che religiosa.
Se ne trova l'esempio gi da otto secoli: Gregorio il Grande, elevato al trono
pontificio dal clero, ma anche dal popolo e dal Senato di Roma, ha posto le basi
del potere temporale della Chiesa. I suoi successori hanno potuto accrescere la
potenza dalla Santa Sede e moltiplicarne i possedimenti. Gli Stati Pontifici
hanno i loro prelati, ma anche i loro uomini d'arme, i loro finanzieri, i loro
amministratori; e gli uomini della Chiesa non limitano le loro ambizioni ai
confini delle basiliche e delle sacrestie. I vescovi, in qualit di signori
feudali, hanno il diritto di battere moneta, di esercitare la giustizia, di
riscuotere le tasse e di esiliare i vassalli malcontenti.
I palazzi episcopali, in ogni punto della penisola italiana, sono autentiche
fortezze, dalle quali si insorge periodicamente in nome del papa, con le armi in
mano, per difendere o estendere privilegi puramente materiali.
Dall'ottavo secolo in poi molte volte sovrani stranieri sono venuti in soccorso
agli eserciti della Santa Sede oppure li hanno combattuti.
Questa vita politica implica una vera e propria laicizzazione della maggior
parte degli uomini di Chiesa. Essi mantengono apertamente delle concubine nel
lusso delle loro residenze, vi allevano la loro prole e provvedono al suo
avvenire: le cariche religiose vengono vendute, l'onorabilit comperata.
L'Italia  pi corrotta degli altri paesi, osserver Machiavelli, noi italiani
siamo profondamente irreligiosi e cattivi perch la Chiesa d l'esempio pi
funesto nelle persone stesse dei suoi ministri...
Si crea una nuova morale i cui eccessi sono gi denunciati: l'uomo del
quattrocento pu essere crudele e malvagio senza perdere la sua rispettabilit,
contrapponendosi a coloro che prima di lui predicavano la necessit di una bont
totale. L'epoca  appunto quella degli eccessi: non vi  nulla in Italia di cui
si faccia mercato tanto facilmente come della vita umana. Il delitto pu essere
un atto nobile, la vendetta un'azione legittima riconosciuta come tale dai
tribunali.
Da un capo all'altro della penisola l'assassinio fa parte della vita quotidiana,
che venga provocato da un'arma, dal veleno o da qualsiasi altro mezzo. Nessun
dubbio: la soppressione di un nemico  cosa normale. A Venezia se ne discute in
pubblico. A Firenze vi si arriva per mano dei preti e se  necessario perfino in
chiesa. A Roma si contano molti sicari; i pi abili, si dice, sono monaci e
preti che sfuggono facilmente ad ogni sorveglianza e beneficiano dell'immunit
garantita alla gente di Chiesa. Padre don Nicol di Pelegati, uno di questi
professionisti del delitto, dopo aver detto due volte la sua prima messa,
commette con la massima naturalezza lo stesso giorno un assassinio dal quale
viene subito assolto. In seguito ammazzer altre quattro persone, sposer due
donne, metter a sacco la regione di Ferrara e per finire sar rinchiuso in una
gabbia di ferro, vittima di quelli che finalmente verranno riconosciuti come
eccessi.
La barbarie, l'empiet, la licenziosit hanno per corollario uno straordinario
sviluppo delle arti. In quest'Italia in ebollizione da secoli, crescono Fra'
Angelico e Raffaello, i Medici e il Petrarca, l'Ariosto e il Boccaccio. Ma 
un'epoca carnale e sanguinosa, e il genio del Rinascimento non pu essere freddo
ed estraneo alla vita del secolo: Michelangelo dipinge il suo Giudizio
Universale, ma illustra contemporaneamente i sonetti libertini dell'Aretino.
Benvenuto Cellini, scrivendo le sue Memorie, si stupisce di aver raggiunto,
nonostante le insidie della vita, l'et di cinquantotto anni e di procedere
ancora pi felicemente di prima.
L'Italiano, all'alba del XVI secolo,  una sintesi incompiuta delle esortazioni
alla saggezza di un Savonarola, della dolcezza di un Petrarca, della licenza di
un Boccaccio e di un Bandello, della straordinaria fantasia dell'Ariosto, dello
scetticismo del Machiavelli.
I Borja, per chiamarli col loro nome spagnolo, si sono stabiliti a Roma verso la
met del quattrocento. Venivano da Yativa, una borgata della provincia di
Valenza, dove nel XII secolo i loro antenati si erano distinti contro i Mori.
Giacomo, re d'Aragona, fece allora la fortuna di questi caballeros de la
conquista, cavalieri della conquista, la cui residenza divenne un castello
appollaiato su di un'altura dominante la fertile pianura aragonese.
Il primo Borja la cui reputazione oltrepassi i confini della Spagna, con un
colpo maestro riesce a diventare papa. Le armi pontificie sostituiranno lo
stemma di famiglia di questi hidalgos campagnoli: otto decorazioni disposte a
cerchio, che ad alcuni paiono corone, un toro dorato e dei covoni d'orzo. Questo
personaggio  Alonso, un uomo pi interessato agli studi che alla cavalleria.
Prima di essere ordinato prete egli esercita il suo ingegno di giurista e di
diplomatico con tanta abilit da diventare consigliere intimo del re d'Aragona e
contemporaneamente vescovo di Valenza. Da questo momento il suo destino  legato
a quello del suo padrone. Per i Borgia si apre una nuova era e quando il sovrano
di Aragona si stabilisce a Napoli anche il loro nome s'italianizza: Alonso,
diventato Alfonso, vi trova un terreno degno delle ambizioni e dei meriti della
famiglia. Il papa Eugenio IV loda la sua abilit diplomatica e consacra il suo
talento facendolo cardinale nel 1444 quando, come consigliere del re d'Aragona,
riesce a far riconciliare il suo padrone con la Santa Sede. Il profilo sottile
del cardinale Borgia, il suo viso emaciato dai grandi occhi scuri sono presto
ben noti a tutta Roma. Se ne apprezza il savoir-faire e viene giudicato uomo di
alta virt, giusto e perfetto, severo verso se stesso, indulgente verso gli
altri.
Per combinazione in quel momento fra le potenze che si spartiscono la penisola
regna la pace. Alfonso I a Napoli, Cosimo dei Medici a Firenze, Francesco Sforza
a Milano, la repubblica Serenissima a Venezia, conservano una tregua cominciata
sotto l'autorit morale di Eugenio IV Condulmero e che prosegue sotto il
pontificato di Nicola V Sarzana.
Nel 1454 questo ometto modesto, umanista tranquillo che si dedica
all'arricchimento della biblioteca vaticana, si spegner rivolgendo al cielo una
saggia preghiera: Da' alla nostra santa Chiesa un pastore che la conservi e la
faccia crescere.
Il 4 aprile, quindici cardinali sono riuniti in conclave per designare fra loro
colui che sar il nuovo papa: quattro Spagnoli, due Francesi, due Greci e sette
Italiani, questi ultimi divisi in partigiani degli Orsini e dei Colonna, due
grandi famiglie romane rivali da secoli.
Perch l'equilibrio resti ben suddiviso fra questi due partiti, si rende
necessaria la nomina di uno straniero. Dopo quattro giorni di delibere
l'assemblea dei cardinali designa un candidato di compromesso: Alfonso Borgia.
Per coloro che lo fanno papa, la sua et di settantasette anni  in quel momento
la qualit principale. I suoi quattordici compagni vogliono che il cardinale di
Valenza sia un pontefice di transizione. Ci che essi non prevedono,  che
questa transizione andr a vantaggio dei Catalani, cio di tutti i Borgia che
cominceranno a venire dalla Spagna dal momento in cui le campane delle chiese di
Valenza avranno annunciato a tutto spiano che un figlio di Aragona  diventato
papa con il nome di Callisto III.
Le sorelle di Alfonso, i nipoti, i cugini, i parenti di tutti i gradi si gettano
su Roma, avidi come lo si pu essere quando si appartiene ad una famiglia che
conosce il valore dei beni della terra, e che si trova improvvisamente libera di
arricchirsi con la protezione del pontefice stesso. Certo il nepotismo  una
necessit per ogni sovrano dell'epoca. Il papa, anch'egli principe temporale,
deve poter contare sui suoi parenti per opporsi agli intrighi dei baroni e alle
influenze straniere i cui messaggeri sono numerosi perfino in seno al Sacro
Collegio dei cardinali. Lorenzo de' Medici non esita a definire cos la linea di
condotta di un pontefice illuminato: Un papa non pu contare altro che per
quello che vuole contare. La sua eredit non consiste nella dignit del suo
carattere: soltanto gli onori e i benefici coi quali ha gratificato i suoi
possono essere considerati il suo patrimonio.
Non  sicuro che il primo dei papi della famiglia Borgia abbia avuto un figlio.
Forse si tratta di Francesco, canonico di S. Pietro a Roma, pi tardi cardinale
di Cosenza, ritratto in atto di preghiera da un allievo del Pinturicchio in uno
dei quadri pi noti che si trovano negli appartamenti Borgia in Vaticano. Se
questo giovane Borgia  il figlio di Alfonso, egli ha il diritto di considerarsi
offeso, poich il suo presunto padre lo lascia nell'ombra, mentre sostiene e
protegge senza limiti nipoti che sono i suoi favoriti: Pier Luigi e Rodrigo.
Sono figli di sua sorella Isabella, che passer alla storia come l'unica donna
che abbia avuto come fratello un papa e per figlio un'altro papa.
Pier Luigi accumula una sorprendente quantit di cariche e di impieghi
remunerativi: capitano generale della Chiesa, governatore di Castel S. Angelo,
ed  anche duca di Spoleto, governatore di una quantit di altre citt,
amministratore dei beni della Santa Sede e prefetto di Roma e gonfaloniere della
Chiesa.
Rodrigo studia diritto canonico a Bologna e spende sedici mesi per diventare
dottore in questa materia invece che cinque anni. Ancora prima che venga
ordinato prete, Callisto lo investe del cappello di principe della  Chiesa e si
comporta nello stesso modo con uno dei suoi parenti, Luigi di Mila, vescovo di
Segovia.
La cronaca dimenticher il Mila, ma non Rodrigo, futuro Alessandro VI, cardinale
a ventisei anni. Un anno pi tardi, a dispetto dell'opposizione degli altri
cardinali, Rodrigo diventa titolare del posto di vice-cancelliere: l'occhio
destro del pontefice. Come tale egli  responsabile dell'organizzazione interna
del Vaticano e giuria di tutti i processi della cristianit. Ci in pochi anni
costruisce la sua fortuna e gli crea numerose inimicizie poich i ricchi, i
principi fiorentini, i borghesi romani, i commercianti veneziani non hanno visto
di buon occhio l'invasione dei Catalani dall'ambizione senza limiti, la presa di
potere degli Aragonesi nell'arte di sfruttare il prossimo. Quando il Papa,
stanco per l'et, d i primi segni di debolezza fisica si manifestano i primi
sintomi di ostilit contro i Borgia.
Gli Orsini non hanno perdonato a Pier Luigi di aver preso loro Castel S. Angelo.
Il nipote del papa sta a Civitavecchia grazie alla protezione di Rodrigo da un
cardinale veneziano che gli  debitore. Egli  in esilio in una fortezza che si
apprestava a difendere.
Nella citt santa nel frattempo le vecchie Borgia fanno il possibile per passare
inosservate nascondendosi sotto i loro veli neri. Rodrigo, di gran lunga il pi
abile della famiglia, lascia che la plebaglia saccheggi il suo palazzo; non ne
ha forse degli altri? Poi, con prudenza, nei corridoi del Vaticano si prepara la
successione allo zio appoggiandosi ai Colonna, visto che per ora gli Orsini sono
i pi accaniti contro i Catalani. Il 6 agosto Rodrigo  solo al capezzale di
Callisto, quando il papa muore. Alla fine la storia  molto severa con papa
Alfonso: Incapace nel pontificato, si preoccup soltanto di accumulare denaro e
di allevare nipoti... ignorante negli studi, privo di ogni umanit... cos lo
descrive il Liber Pontificalis all'indomani della sua morte. Rodrigo gli
riconosce il merito di aver fondato la dinastia dei Borgia d'Italia, ed ha il
coraggio della riconoscenza quando lo zio lascia questo mondo. Semplicemente e
coraggiosamente egli si occupa delle esequie di Callisto di cui i suoi pari
vogliono soltanto dimenticare l'esistenza.
Rodrigo supera con insolenza la difficolt del momento; riesce infatti a dare
l'impressione di voler aiutare nella scelta del migliore papabile. Due fazioni
si disputano la tiara: una raccomanda la scelta del cardinale francese
d'Estouteville, che  reputato il pi fortunato dei cardinali; l'altra sostiene
che il papa deve essere italiano e che si deve scegliere il cardinale di Siena,
il Piccolomini, o forse quello di Bologna. Dopo quattro giorni d'intrighi, il
conclave decide di far precipitare l'elezione facendola per acclamazione, per
accesso, invece che con scrutinio segreto. Il primo a parlare, nella sua qualit
di vice cancelliere,  Rodrigo Borgia. Il suo: Mi pongo dalla parte del
cardinale di Siena, induce tutti gli Italiani a votare per Enea Silvio
Piccolomini, eletto subito papa col nome di Pio II. Costui non dimenticher
l'appoggio decisivo del cardinale Borgia, il quale conserver le sue cariche
intatte e tutti i suoi privilegi per quattro pontificati. Quando nascer sua
figlia Lucrezia nel 1480, le rendite annue dei suoi arcivescovadi di Valenza,
Porto e Cartagine e delle abbazie spagnole e italiane di sua propriet saranno
stimate nel valore di diciottomila fiorini d'oro. La fecondit di Rodrigo Borgia
non si limita tuttavia al semplice concepimento di questa bimba incantevole...
Il secolo  corrotto e la Chiesa con lui. Pio II si  deciso a prendere gli
ordini soltanto dopo lunghe tergiversazioni, dichiarando senza falsi pudori che
teme la continenza, che ha paura, una volta salito sul trono pontificio, di
dover moderare insieme il suo amore per la vita e per le Romane.
Rodrigo non ha gli stessi scrupoli. Gasparo da Verona cos descrive colui che 
stato suo allievo: bello, dal viso sorridente e l'aspetto gioioso, con un
linguaggio dolce e fiorito. Le belle donne sulle quali cade il suo sguardo sono
subito conquistate e s'innamorano di lui. Egli le attira in modo miracoloso, con
pi forza di quanto una calamita non attiri il ferro. Grande e massiccio, il
vice-cancelliere ha il portamento maestoso, lo spirito vivace, gli occhi
ombrosi.
E' largamente noto che ha per amante riconosciuta una giovane borghese
proveniente da una famiglia di commercianti e di mercanti, Vannozza di Cattanei.
Ella ha gi dato al cardinale due figli: Giovanni nel 1474 e Cesare nel 1476.
Dopo Lucrezia, essa metter al mondo un altro Borgia, Goffredo, nato due anni
dopo la bimba. Prima di conoscere Vannozza, Rodrigo ha gi avuto due figlie e un
figlio. Oltre alla bellezza, la sua amante del momento possiede una forza di
seduzione che le conserver l'amore del cardinale fino a quarant'anni passati,
ci che in Italia e in quell'epoca,  eccezionale.
Per conferire una certa onorabilit alla sua concubina il cardinale Borgia ha
fatto s che abitasse in un palazzo vicino al suo, in piazza Pizzo di Merlo. E'
un edificio semplice e solido, come la maggior parte delle residenze romane
dell'epoca. Rodrigo ha anche procurato un marito a Vannozza, il milanese Giorgio
della Croce, che si mostrer di una discrezione estrema, e che non oser avere
un bambino con la sua moglie legittima, se non quando ella sar stata lasciata
dal suo protettore. Della Croce naturalmente riceve un salario per il suo saper
vivere tutto particolare, che permette ai piccoli Borgia di essere dei bambini
legittimi.
Il quattrocento  l'epoca dei bastardi. Pio II, in visita a Ferrara nel 1459,
osserva che nessuno dei sette principi che lo ricevono  figlio legittimo. I
bastardi regnano dappertutto: Francesco Sforza a Milano, Ferrante d'Aragona a
Napoli, Sigismondo Malatesta a Rimini, Borso d'Este a Ferrara. Quanto alla vita
ecclesiastica, essa solleva sempre molte critiche per la sua licenziosit e la
sua libert. Un cronista veronese se ne lamenta: Il buon esempio della fede
cristiana va ovunque di male in peggio. All'epoca dell'Avvento tutti e
dappertutto fanno un carnevale. La gente mascherata si traveste da monaco e da
eremita, o da vescovo e da cardinale, ed  cos che essi si presentano al papa,
il quale, lungi dal rispettare quell'epoca dell'anno, e gli abiti sacerdotali,
se ne diverte! Quale esempio! Le prostitute portano impunemente la tunica
ecclesiastica sui loro vestiti, e ci davanti a tutti i prelati. Quale affronto!
Ci si pu domandare se queste tuniche non siano dei ricordi molto personali di
amicizie passeggere...
Venezia da sola conta undicimila prostitute dichiarate su una popolazione di
trecentomila abitanti. E il gusto dell'antichit, sviluppato fino all'eccesso,
fa s che questa societ dia alle pi colte delle donne leggere immunit
inverosimili, confrontabili con quelle di cui godevano le cortigiane greche.
Dopo la met del trecento la moda di avere delle schiave orientali si  estesa.
Lo testimoniano le pitture dell'epoca. Si raccomanda alle spose legittime di
chiudere un occhio sopra le familiarit dei mariti con le loro schiave. Forse
perch tutte possiedano lo stesso talento, Napoli ha appena inaugurato
un'accademia che viene chiamata erotica dove cortigiane dalla lunga esperienza
istruiscono le nuove allieve, future concorrenti.
Quanto al teatro e alle arti, sono dei pi liberi. Le storie allegre dell'epoca
rimarranno a lungo famose. La licenziosit si propaga fra le persone pi modeste
e l'esempio viene dall'alto. Il doge di Venezia, di cui si conosce la potenza,
nel 1475 si ammala per gli eccessi sessuali compiuti in compagnia di due belle
prigioniere portate dalla Turchia. Il che non gli impedir qualche mese dopo di
mostrarsi sdraiato sul suo letto con quattro fanciulle, questa volta veneziane,
di cui la maggiore non ha pi di quattordici anni.
Si pu quindi immaginare facilmente che Rodrigo Borgia, cardinale com', non si
accontenti di una concubina accreditata. A Mantova nel 1459 mentre sta
preparando una crociata contro i Turchi alla quale il papa tiene molto, egli si
distingue per il suo buon umore durante quelle che i cronisti dell'epoca
battezzano "Giochi sull'acqua", fatti in allegra compagnia. A Siena, citt
natale di Pio II, l'anno dopo scoppia uno scandalo a dispetto della libert
generale dei costumi. In occasione di un battesimo infatti, cerimonia pia, e
critiche pubbliche relative alla festa successiva sono state cos vive, che Pio
II si vede obbligato a richiamare il cardinale con una lettera lunga tre pagine:
Caro figliolo, abbiamo saputo che quattro giorni fa, noncurante delle alte
funzioni di cui sei rivestito, sei rimasto, dalla diciassettesima alla
ventiduesima ora, nei giardini di Giovanni De Bischis in compagnia di numerose
donne di Siena dedite a frivolezze mondane. Con te era uno dei tuoi colleghi,
che avrebbe dovuto essere richiamato al dovere dalla sua et, se non dalla
dignit delle sue funzioni. Abbiamo saputo che ivi ci si  dati alle dame pi
licenziose, che nessuna lusinga amorosa vi mancava, e che ti sei comportato come
un uomo dimentico del suo stato.
Il pudore impedisce di menzionare tutto quello che  successo, poich non
soltanto le cose in se stesse, ma anche le parole che le indicano sono indegne
del rango che occupi. E perch i vostri piaceri licenziosi non subissero alcuna
restrizione i mariti, i fratelli e i parenti delle giovani donne e delle
fanciulle non sono stati ammessi in vostra compagnia. Non c'eravate che voi e
qualche servitore a dirigere quest'orgia.
A Siena, ora, non si parla che della tua vanit che  oggetto dello scherno di
tutti. E in questa stazione climatica dove si trovano molti ecclesiastici e
molti laici tu sei la favola del giorno...
Tu, caro figliolo, sei alla testa del vescovado di Valenza, che  il pi
importante della Spagna; sei inoltre vice-cancelliere della Chiesa e, ci che
rende la tua condotta ancora pi riprovevole, siedi con il papa fra i cardinali,
consiglieri della Santa Sede. Giudica tu stesso: conviene alla dignit di cui
sei investito distogliere giovanette dal loro dovere, mandare dei regali e dei
vini alle tue amanti e passare la vita ad esaudire ogni volutt?
Bada dunque alla tua dignit e evita che fra le donne e la giovent ti si tratti
da vizioso... 
Il compagno di piaceri di cui parla Pio II in questa predica, che mantiene un
tono paterno, altri non  che il cardinale Piccolomini che entro qualche anno
diventer papa a sua volta.
A Roma tuttavia la Vannozza,  questo il nome che le si d pi spesso, resta la
donna che il cardinale Borgia ama pi a lungo e pi teneramente. Vera sposa
morganatica, ella rimane all'ombra di Rodrigo, dividendo il suo tempo fra il
palazzo di piazza Pizzo di Merlo, dal quale vede la dimora del cardinale, e vari
possedimenti che appartengono alla famiglia Borgia, a Nepi o a Subiaco, dove 
certamente nata essa stessa. In quest'ultima borgata a cinque ore di cavallo da
Roma, nel 1480 una casa vasta e sicura difende la piccola corte di Vannozza,
quando la favorita aspetta il terzo figlio del cardinale, di cui  l'amante da
quattordici anni.
Lucrezia vede la luce nel palazzo romano di sua madre. Rodrigo ama fin dalla
nascita questa bimba dagli occhi di un indefinibile grigio azzurrino e con lo
stesso mento sfuggente di suo padre, che i pittori pi tardi immortaleranno. I
suoi capelli saranno tanto chiari quanto quelli del cardinale sono scuri, la sua
figura sottile quanto quella di lui robusta. Il sangue spagnolo dei Borgia dar
a Lucrezia una vita ardente, la porter ad una fiducia in se stessa che in pi
d'una occasione le sar preziosa.
Durante gli anni dell'infanzia, Lucrezia gioca e cresce con i fratelli il pi
delle volte nella casa di piazza Pizzo di Merlo, nelle camere dai pavimenti
rivestiti di marmo, dai muri imbiancati a calce adorni di arazzi, nelle stanze
vicine ad una grande sala di ricevimento, dove risuonano le grida dei bambini,
quando le bambinaie non li hanno portati in qualche abbazia o in qualche villa
della campagna romana.
Vannozza, vedova del suo primo marito, si  risposata quando Lucrezia aveva
pochi mesi. Sette anni pi tardi, nuovamente senza marito, sempre sotto gli
auspici e con la benedizione del cardinale Borgia, va sposa ad un certo Carlo
Canale, venuto da Mantova. Il cardinale non ha molto merito a mostrarsi
distaccato, poich  un po' stanco delle grazie della sua concubina. Dopo la
nascita di un quarto figlio, Rodrigo dirada le sue visite a Madonna Cattanei.
Insieme al terzo marito, Vannozza si trasferisce in una casa nuova, e Rodrigo
decide di affidare i suoi bambini ad una nipote nella quale ha la massima
fiducia e che gli sembra pi raffinata di quanto non lo sia la madre dei suoi
figli. Si tratta di Adriana Mila, sposa e vedova di un Orsini, che d'ora in poi
eserciter un'influenza decisiva nella formazione e nell'educazione di Lucrezia.
Raffinata donna di mondo, Adriana assume dei professori di francese, di latino,
di spagnolo e uno di musica, affida l'educazione religiosa della giovinetta alle
suore di S. Sisto, la cui residenza si trova all'uscita della citt, sulla via
Appia.
A dieci anni, tutta esile, nei suoi primi vestiti di broccato, Lucrezia  la
gioia di suo padre; Cesare, il secondo figlio, il suo orgoglio, il suo
successore.
Adriana Orsini in quel periodo combina il matrimonio del proprio figlio con una
giovanetta di quindici anni, che con soprannome elogiativo i romani chiamano la
Bella. E' Giulia Farnese che passa per essere la pi deliziosa delle Romane di
quel tempo e la cui bellezza ispira gi i pittori pi famosi. Non manca di
destare l'attenzione anche del cardinale Borgia il quale, a cinquantotto anni,
ritrova una seconda giovinezza e sottrae al marito la splendida Giulia. E' vero
che Orso Orsini  del tutto insignificante e che Adriana, prevedendo tutti i
vantaggi che le  possibile ricavare dalla sua complicit col cardinale,
permette che il figlio sia esiliato in un castello di provincia dove si presume
ch'egli dimenticher la sua sposa. Rodrigo non  pi tuttavia l'amante focoso
che sedusse Vannozza. E' ingrassato, ha perduto la sua chioma scura, sbuffa
salendo i gradini del palazzo... Ma non si dice che egli sar presto pap?
Giulia  rimasta abbagliata dalla dimora del cardinale. In compagnia di
Lucrezia, che ha sempre conosciuto, scopre il palazzo dei Borgia. Questo si
trova a met strada fra l'imponente Castel S. Angelo sulla riva nord del Tevere
e il meraviglioso Campo dei Fiori. I suoi immensi saloni sono tappezzati di
scene istoriate, le sue finestre ricoperte di seta e i letti hanno dei
baldacchini di satin cremisi. Un visitatore racconta che tutto ci  di una
magnificenza cos fastosa che sarebbe degna di un re o di un papa.
Lucrezia e Giulia, la figlia e l'amante dell'uomo che sta diventando il pi
potente della penisola, crescono oramai l'una vicino all'altra. La loro
differenza di et  di quattro anni. La figlia del cardinale, che ha quasi
dodici anni, non si stupisce di questa situazione. Nei palazzi pontifici, le
donne e le ragazze di casa del nuovo papa Innocente VIII, che si chiamano
Teodorina, Battistina e Peretta Cibo, sono considerate alla stessa stregua delle
mogli e delle progenie di signori laici. La vita mondana di Roma  animata dai
figli di cardinali e dai bastardi di principi e duchi. Lucrezia  al vertice
della gerarchia sociale della fine del secolo, poich ha un papa fra i suoi
ascendenti ed  la figlia del vice cancelliere della Chiesa. Giulia diventa la
sua dama d'onore.
Cesare, fratello maggiore di Lucrezia, segue gli studi umanistici a Perugia.
Giovanni  diventato da poco duca di Grandia, un porto spagnolo vicino a
Valenza, quando il cardinale Borgia pensa sia giunto il momento di trovare un
pretendente a sua figlia. Cos giovane, Lucrezia diventa uno strumento politico
e diplomatico nelle mani del padre e al servizio della famiglia.
Adriana Mila Orsini lo capisce benissimo. Ha dimostrato di conoscere bene che
cosa  la ragion di stato (o la potenza del denaro) acconsentendo alla conquista
di sua nuora da parte del cardinale. Vive in buona armonia con Giulia e continua
ad essere la tutrice di Lucrezia. E dal momento che l'ha educata, aiuta Rodrigo
a farla sposare. Si riteneva in quell'epoca che a dodici anni una figlia di
nobili fosse pronta a prender marito. Tanto pi se il suo matrimonio era utile
ai progetti della famiglia... Per quanto precoce possa essere Lucrezia, non ha
per nessuna idea dell'avvenire che le si offre. E' ancora una bimba, ma al
corrente dei problemi di tutti coloro che la circondano e ci le conferisce una
inattesa maturit morale. La vita sentimentale delle due donne che le sono
vicine  per lei senza misteri. Giulia ha visto ingrandirsi la sua stella dal
giorno in cui il papa, di cui i contemporanei dicono ch  il pi carnale degli
uomini,  diventato apertamente il suo protettore. Adriana, un tempo sposata,
non fa mistero delle avventure che infiorano la sua vita quotidiana e lascia
intendere che Rodrigo Borgia ebbe un debole per lei prima di diventare papa.
Sembra che una donna non sia dunque completa se non dal giorno in cui una parte
della sua esistenza  legata ad un uomo. La giovane allieva lo capisce.
Ha seguito gli studi con diligenza, eccelle nella pittura e nella musica, 
perfettamente bilingue e inoltre conosce il latino. La religione  lungi
dall'esserle indifferente: Per merito di Adriana Orsini, dice un testimone,
Lucrezia  diventata un modello di virt praticante.
La giovinetta  spensierata come lo si pu essere alla sua et, e allegra come
tutti i Borgia. Giovanni Boccaccio, vescovo di Modena, ambasciatore del duca di
Ferrara presso la Santa Sede, ha sentito il riso cristallino che illumina i
gesti di Lucrezia. Mai gentile creatura apparve pi lieta di vivere. Sembra una
luminosa immagine della sua allegria, ma conserva al fondo del suo piccolo
essere una leggera nebbia di malinconia e un gusto misterioso per la solitudine.
Tale  il grazioso atout di cui Rodrigo dispone.
Il cardinale pensa dapprima al suo paese natale, dove sogna di piantare pi
profondamente le radici della famiglia. Giovanni  entrato in possesso di un
ducato, Cesare sta per diventare vescovo di Pamplona. Perch non fidanzare
Lucrezia con un giovincello catalano provvisto di qualche merito? Il 26 febbraio
1491 viene firmato un contratto in lingua valenziana, fra la Senora dona
Lucrezia de Borja, donzella, ora abitante a Roma, figlia carnale del
reverendissimo cardinale Rodrigo Borja, e il signore della valle d'Ayora, presso
Valenza, il cui nome  Don Juan Cherubino de Centelles. La dote viene fissata in
moneta spagnola, trentatremila tymbros, ma Lucrezia dovrebbe essere condotta al
di l del Mediterraneo solo un anno pi tardi, dal momento che il matrimonio
deve essere consumato soltanto dopo sei mesi di attesa. La figlia del cardinale
avrebbe allora compiuto i suoi tredici anni.
Ma prima che raggiunga questa maturit molto relativa, Rodrigo Borgia cambia
opinione, e trova per Lucrezia un partito che giudica pi seducente. Senza
ancora rompere con i Centelles, rimasti in Spagna, egli annuncia ufficialmente
il nuovo fidanzamento questa volta con don Gasparo da Procida. Il nuovo
pretendente estende il suo dominio soltanto su (un'isoletta della baia di
Napoli, ma  figlio del conte d'Alversa, personaggio influente alla corte
napoletana. Don Gasparo ha quindici anni ed  studente in Spagna; il suo
ingresso nella famiglia Borgia potrebbe facilitare le relazioni con Ferrante
d'Aragona, re di Napoli, di cui Rodrigo diffida.
Lucrezia senza dubbio non viene consultata n sull'uno n sull'altro di questi
due progetti di matrimoni. Perch chiedere la sua opinione? Non potrebbe nulla
contro la potenza paterna, e poi non c' ancora niente di fatto. Ecco d'altra
parte qualcosa che cambier il corso degli avvenimenti: da parecchi mesi
Indecente VIII sta morendo. I medici cercano di opera una trasfusione di sangue,
esperimento che non inedito ma che raramente riesce. Tre bambini di dieci anni
ricevono un ducato ciascuno in cambio del loro sangue, ma muoiono qualche giorno
dopo la trasfusione. Il 25 luglio 1492 anche il papa si spegne e Rodrigo Borgia,
che ha portato sul trono tanti pontefici, all'et di sessantadue anni
s'impadronisce finalmente delle chiavi di San Pietro.
Ai primi di agosto ventitr cardinali, numero considerevole, si riuniscono in
conclave nella cappella Sistina, decorata da affreschi di pittori umbri e
fiorentini. Al primo giro dello scrutinio le posizioni sono ben definite: da una
parte Ascanio Sforza che conta undici voti, quattro di meno dei due terzi
richiesti per diventare papa; di fronte a lui Giuliano Della Rovere, candidato
del partito francese, da lunga data, stabilito a Roma, pu contare su nove voti
ma  forte dell'appoggio di Carlo VIII di Francia, del re Ferrante di Napoli e
della Repubblica di Genova. E poi gli indecisi...
Al terzo giorno di delibera le posizioni dello Sforza e del Della Rovere si sono
cristallizzate, ma nessuno dei due ha pi speranza di essere eletto. L'uno e
l'altro vogliono almeno evitare la nomina del loro diretto avversario. A questo
punto entra in lizza il Borgia.
Il pi ricco e il pi potente dei cardinali ha saputo attendere pazientemente la
sua ora. Al momento buono egli dispone di incomparabili vantaggi. Stefano
Infessura, lettore all'Universit di Roma, nella sua cronaca del tempo,
riferisce con ironia ci che, secondo lui,  stato decisivo per il risultato del
conclave:
L'anno del Signore 1492, il sabato 11 agosto, la mattina presto, Rodrigo Borgia,
nipote di Callisto III, vice cancelliere, fu nominato papa e prese il nome di
Alessandro VI. Immediatamente dopo la sua elezione al papato, distribu i suoi
beni ai poveri. Infatti egli diede al cardinale Orsini il suo palazzo, il
castello di Monticelli e quello di Soriano. Nomin il cardinale Ascanio vice
cancelliere della Santa Chiesa romana. Regal al cardinale Colonna l'abbazia di
San Benedetto del Subiaco con tutti i suoi castelli. Diede al cardinale di
Sant'Angelo il vescovado di Porto con la torre e il mobilio che vi si trovava, e
comprendeva, fra l'altro, una cantina piena di vino. Diede al cardinale di Parma
in propriet assoluta la citt di Nepi con diritto di patrocinio. Al cardinale
di Genova, diede la chiesa di Santa Maria in via Lata. Al cardinale Savelli
Civita Castellana e la chiesa di Santa Maria Maggiore. Si dice che abbia dato
agli altri parecchie migliaia di ducati; in particolare ad Albo di Venezia, da
poco elevato alla porpora cardinalizia, egli avrebbe dato cinquemila ducati in
oro per avere il suo voto...
Ci furono soltanto cinque cardinali che non vollero ricevere niente: i cardinali
di Napoli, di Siena, di Lisbona, di San Pietro in Vincoli, di Santa Maria in
Portico. Soltanto essi rifiutarono le gratifiche, sostenendo che i voti per
l'elezione al papato dovevano essere dati gratuitamente e non comperati con dei
regali. Si dice anche che prima di entrare nel conclave, il vice cancelliere per
ottenere il suffragio di Ascan e degli altri avesse inviato alla casa di Ascanio
quattro muli carichi di denaro, sostenendo che questo tesoro sarebbe stato pi
sicuro presso di lui che nella propia casa... Si dice che questo denaro fu
regalato ad Ascan per ottenere il suo suffragio.
Ben prima di Rodrigo Borgia, non volle Simo il Mago comperare da San Pietro il
diritto di conferire lo Spirito Santo?... Fare atto di simonia pu innalzare
colui che vale poco, dice un vecchio detto popolare...
In questo caso il valore propriamente di politico colui che diventa Alessandro
VI non  contestabile. Egli ha dato prova del suo talento di uomo di Stato
durante trentasei anni di cardinalato all'ombra dei pontefici che si sono
succeduti. Sul piano personale ha elevato in pochi decenni la propria famiglia
al livello delle pi potenti d'Europa. Certamente molto spesso a detrimento
della morale, ad ogni modo dei suoi doveri spirituali, perch egli non  uomo di
Chiesa. Diventato papa dimenticher di dire la sua messa quotidiana e certi
giorni l'ascolter e, con grande scandalo dei canonici di San Pietro, qualche
volta permetter che i sui buffoni ne rallegrino lo svolgimento. Conosciamo
inoltre la libert che contraddistingue il suo comportamento personale, ma 
nell'uso del tempo. Di fatto il papa Borgia non  un pontefice, ma un principe,
un politico.
A questo titolo, in quest'epoca della sua storia, in apparenza egli  l'uomo che
ci vuole per la Chiesa. Ma a questo titolo soltanto, perch tutte le sue azioni
saranno sospette. Se  pronto a difendere l'omogeneit e l'unit della Chiesa,
questo avviene pi per ragioni personali e politiche che spirituali.
Eccomi diventato papa, sovrano pontefice, vicario di Cristo! esclama Rodrigo,
quella mattina del 1492.
Papa per lui  l'essenziale. La possessio, la processione che va da San Pietro
al palazzo del Laterano e l'incoronazione di Alessandro VI saranno le cerimonie
pi brillanti che Roma abbia mai visto.
Lo scrittore Michele Fermo ha seguito il corteo. Il nuovo papa era montato su di
un corsiero candido come la neve. Il suo viso era sereno, la sua nobilt
s'imponeva immediata. Egli si presenta al popolo. Benedice tutti quelli che lo
circondano. Porta in alto i suoi. Riempie tutti di gioia. La sua vista  per
tutti di buon auspicio. Che serenit meravigliosa! Che generosit nel suo
sguardo! La venerazione che egli ispira  accentuata dallo splendore e
dall'equilibrio di una bellezza naturale e dalla salute fiorente di cui gode!
Non tutti i testimoni vedono la scena con gli stessi occhi: alcuni pensano che
si  eletto un papa che sar fra i pi dannosi per l'Italia e per l'intera
cristianit. Altri sostengono che: la notizia dell'elezione del cardinale Borgia
fu accolta con costernazione in tutta la penisola.
Il 26 agosto lo splendore dello spettacolo  per lo meno incontestabile. Le
strade percorse dal corteo sono decorate a profusione con paramenti, altari,
statue, cartelli dalle scritte pagane: Roma era grande sotto Cesare, ora  pi
grande! Ora regna Alessandro VI: Cesare era un uomo, questi  un Dio. Il toro
dello stemma dei Borgia  rappresentato ovunque; davanti al palazzo di San Marco
viene eretto un arco dove un toro di cartone versa acqua dalla bocca, mentre
dalla fronte cola un getto ininterrotto di vino.
Quando il papa raggiunge il Laterano, dopo lunghe ore di marcia sotto il sole di
agosto, egli perde per un istante conoscenza. Sostenuto da due cardinali, viene
portato fino al trono pontificio: impiega qualche minuto a rinvenire. E' la
prima di una serie di sincopi che rallegreranno il cuore dei nemici del nuovo
papa.
Ogni pontefice salito sul trono di San Pietro si circonda presto di amici e di
parenti. Callisto III, l'altro Borgia, lo aveva fatto prima di Alessandro VI, ma
il nome di quest'ultimo diventer sinonimo di nepotismo. Si verifica di nuovo
una vera invasione di Catalani, vista di cattivo occhio dai Romani e dagli
Italiani in genere. Che cosa importa; Alessandro non intende essere lo schiavo
dei propri baroni, si circonda di parenti che gli devono tutto, invece di dovere
lui molto a persone estranee alla sua famiglia. Ma  capace di rispettare
abilmente le forme: Bench io sia spagnolo,  dice, non amo l'Italia meno degli
altri principi italiani.
Al suo primissimo concistoro, il papa d in dono al figlio Cesare, gi vescovo
di Pamplona, il proprio vescovado di Valenza, uno dei pi ricchi di tutta la
cristianit. Prima che sia giunto alla maturit poco si conosce di questo
giovane, cui toccher un destino straordinario. Per ora ha appena fatto il suo
ingresso a Roma dopo gli anni di studio a Perugia. Era stato allontanato dalla
madre assai presto; quando aveva quattro anni una bolla di Sisto IV lo
dispensava dal provare la legittimit della sua nascita. A otto anni  gi
provvisto di numerose cariche, di dignit, di benefici che lo pongono in un
rango altissimo, prima ancora che egli ne sia consapevole. A poco a poco Cesare
si istruisce, diventa, si dice, un cavaliere impareggiabile, maestro fra i
maestri nel maneggio delle armi. Alla Sapienza di Perugia, la prima scuola che
frequenta, la fama della sua intelligenza si afferma rapidamente. I favori di
cui suo padre lo circonda potrebbero inebriare questo bambino che a quindici
anni  gi vescovo di Pamplona, mentre l'abito ecclesiastico non lo attira
affatto. E' a Pisa quando suo padre viene eletto papa. Qui gli giunge notizia
delle critiche espresse a Firenze dall'implacabile domenicano di nome
Savonarola, il quale condanna la simonia, il nepotismo, la licenziosit del
nuovo pontefice. Cesare sente allora il bisogno di combattere col filo della
propria spada e di abbandonare la carriera ecclesiastica.
A sedici anni, Alessandro lo invia a governare Spoleto. A diciassette anni, il
figlio maggiore dei Borgia  a Roma, maturo come potrebbe esserlo un uomo di
trentacinque. Dopo pochi mesi si stabilisce in una casa di Trastevere, dove lo
trova il suo amico Giovanni Boccaccio, vescovo di Modena: Cesare stava per
andare a caccia ed indossava un abito elegantissimo, era vestito di seta, la
spada al fianco, e solo una lieve ombra circolare ricordava la tonsura
religiosa. Proseguimmo insieme a cavallo conversando. Io sono uno dei pi intimi
fra coloro che lo frequentano. E' un personaggio dallo spirito nobile, di
intelligenza superiore e dal carattere squisito; i suoi modi sono quelli di un
figlio di potente, il suo umore  sereno e allegro, sembra che egli respiri la
gioia che lo circonda.
La sua modestia  grande, il suo comportamento molto pi nobile e piacevole di
quello di suo fratello, il duca di Gandia, che pure non  sprovvisto di qualit.
L'arcivescovo di Valenza non ha mai avuto nessun trasporto verso il sacerdozio,
ma non bisogna trascurare che il beneficio gli rende pi di sedicimila ducati.
Ecco colui che servir da modello a Nicol Machiavelli per il suo Principe.
Poco tempo dopo l'ascesa di Rodrigo al trono pontificio, la ragion di stato
cancella i nomi dei due fidanzati di Lucrezia e detta quello del signore che
finir per sposarla.
Da quando  diventato papa, Alessandro VI Borgia ha visto volgersi contro di lui
i suoi nemici tradizionali: a Roma Giuliano Della Rovere e, a Napoli, gli Orsini
e gli Aragona che non hanno perdonato ai loro antichi vassalli di essere
riusciti ad introdursi tanto bene in Italia. L'idea dominante del nuovo papa 
quella di creare un'unit politica al centro della penisola, riunendo in uno
stato centralizzato da una parte le signorie dipendenti dalla Santa Sede e
dall'altra le citt e i feudi che si potrebbero sottrarre alle famiglie potenti
che si oppongono al potere temporale del papa: i Savelli, i Gaetani, i Colonna
e, sempre loro, gli Orsini. Ben inteso questa idea di unificazione ha per
corollario il consolidamento del potere dei Borgia.
Gli Orsini vi si oppongono per primi e per l'occasione si riconciliano con i
Della Rovere. Una volta Virginio Orsini aveva promesso di portare in giro per
Roma la testa del cardinale infilzata su una lancia... L'elezione di Alessandro
VI ha fatto dei nemici di sempre dei nuovi alleati. Le loro carte sono buone: il
Della Rovere possiede Ostia, la porta di Roma mirabilmente fortificata, che
domina l'accesso al Tevere. Il cardinale pu ad ogni istante interrompere il
commercio e l'approvvigionamento della citt santa. Virginio Orsini, con un
movimento di accerchiamento, vuole comperare i territori di Anguillara e di
Cerveteri, una larga fascia di terra circondata di fortezze, a nord di Roma.
Come estrema provocazione la vendita ha luogo a Roma nel palazzo del cardinale
Della Rovere, e circola voce che il denaro necessario per l'acquisto,
quarantamila ducati, sia stato fornito agli Orsini dal re di Napoli.
A Firenze, Savonarola annuncia che la guerra  alle porte della penisola in
preda a incessanti sussulti politici. Ludovico Sforza detto il Moro e il
cardinale Ascanio Sforza, insieme con Venezia, Siena, Ferrara e Mantova, danno
vita a una lega che porter aiuto al pontefice in attesa di chiamare alla
riscossa Carlo VIII, il cristianissimo re di Francia. Sognando di cavalleria e
di conquiste dall'alto dei suoi ventitr anni, Carlo VIII, a fianco del papa,
vuole intraprendere una nuova crociata per togliere Costantinopoli agli
infedeli. Come erede degli Anjou egli crede di poter togliere agli Aragona il
regno di Napoli.
Prima di intraprendere qualunque azione,  necessario consolidare i legami fra
la grande famiglia milanese degli Sforza e i Borgia. Alla fine dell'anno 1492,
papa Alessandro prende la sua decisione: Giovanni Sforza, nipote di Ludovico,
bastardo ma erede di Costanzo di Pesaro, giovane vedovo di ventisei anni,
sposer Lucrezia. Robusto, allegro e di buona cultura, modello dei condottieri
del Rinascimento italiano, il promesso sposo arriva a Roma il 9 giugno del 1493.
I suoi futuri cognati Giovanni e Cesare lo accolgono insieme agli ambasciatori
della Curia. Lucrezia, da un balcone situato sul percorso del corteo, vede per
la prima volta il suo nuovo fidanzato, che scorgendola s'inchina. Lucrezia gli
risponde con un sorriso affascinante.
Il patriarca della famiglia si  intanto occupato di allontanare i due promessi
sposi precedenti. Gasparo da Procida, venuto a Roma in compagnia del padre,
minaccia i Borgia di uno scandalo, ma accetter di starsene tranquillo per
tremila ducati. Quanto a Centelles, che non ha mai visto Lucrezia,  lontano,
dall'altra parte del Mediterraneo... II matrimonio si pu fare e Ascanio Sforza,
che crede nell'astrologia, ritiene che il momento sia favorevole.
La mattina di mercoled del 1 giugno 1493, le centocinquanta nobildonne romane
invitate da Alessandro VI entrano per prime nella pi vasta sala del palazzo
pontificio, riccamente decorato con arazzi, con velluti fiammeggianti, con
stoffe preziose. La maggior parte delle invitate, certamente colpita dal grande
sfoggio di lusso, dimentica d'inginocchiarsi davanti al papa, il che viene
notato da Gianni Burckard, cerimoniere di corte, nel suo Liber Notari,
testimonianza minuziosa se non proprio imparziale di tutto ci che avviene a
Roma sotto il dominio dei Borgia. A Giovanni, duca di Gandla, tocca il
privilegio di accompagnare la sposa. Vicino alla sorella egli ha un portamento
fiero: indossa un costume straordinario detto: turco alla francese: un mantello
d'oro di stoffa crespa, lungo fino a terra, con le maniche a sbuffo adorne di
grosse perle e di ricami, il tutto coronato da un collier di rubini e di perle
perfette e da un turbante all'orientale guarnito con un gioiello. Giovanni apre
il corteo, Lucrezia lo segue procedendo con tanta maest che sembra immobile. Ha
appena compiuto tredici anni, ed eccola vestita di broccato, coperta di
gioielli, commovente giovinetta che gi sostiene la parte della gran dama.
Bella, diafana, candida. Una negretta le sostiene lo strascico. Lella Orsini e
l'impareggiabile Giulia Farnese la seguono.
Entra poi una delegazione di prelati e tutta la baronia che accompagna Giovanni
Sforza, maestoso in un vestito simile a quello del duca di Gandia, ma con
ornamenti pi semplici. Il modesto abito ecclesiastico di Cesare Borgia
contrasta con quello del fratello, che si mormora sia costato pi di
millecinquecento ducati (ossia cinquecentomila lire di oggi).
Tutti i membri del corteo baciano la pantofola del papa, impassibile, in
rocchetto e mozzetta di seta cremisi. Il signore di Pesaro e Lucrezia
s'inginocchiano su due cuscini di velluto davanti ad Alessandro. Si fa silenzio
nel salone affollato quando il notaio Beneimbene si avvicina rivolgendosi prima
allo sposo: Illustre Signore. Penso vi ricordiate il recente contratto stipulato
fra l'illustre dama Lucrezia Borgia, qui presente, e mastro Nicola, vostro
procuratore, agente in vostro nome. Ricordate il contratto di nozze, la dote e
gli altri elementi del contratto... Acconsentite ad accettare questo contratto,
a promettere di osservarlo e ad impegnarvi secondo il suo contenuto?
Giovanni Sforza risponde: Mi ricordo perfettamente del contratto. Lo accetto,
prometto di osservarlo e m'impegno secondo le modalit della sua stesura.
I dettagli del contratto di matrimonio sono stati pubblicamente consegnati due
mesi prima. Resta da pronunciare la formula di rito. Il notaio chiede ai
cardinali e procede.
Le ore passano, la festa diventa galante. Tutti i cronisti dell'epoca
riferiscono come a poco a poco l'atmosfera della serata si vada modificando: Si
recitano tragedie ed anche commedie lascive che provocano le risa del pubblico,
dice Burckard. Infessura, un'altro testimone, racconta come il papa si diverta a
buttare dei confetti nelle scollature delle signore. Alle sette la festa
finisce, Alessandro accompagna gli sposi nella loro camera nuziale, nel palazzo
di Santa Maria in Portico, che comunica con la cappella Sistina tramite un
passaggio segreto.
Per i matrimoni fra principi  d'uso accertarsi che l'unione sia stata
consumata. Le cameriere spogliano gli sposi, che si stendono sul letto nuziale.
Entra poi la persona qualificata che deve testimoniare dell'effettivit del
legame carnale. Quando due anni prima il principe di Ferrara Alfonso d'Este
spos Anna Sforza, un testimone oculare cos ha descritto la scena: Si fecero
stendere lo sposo e la sposa, e noi ci avvicinammo scherzando. Dal lato di don
Alfonso erano il marchese di Mantova ed altri signori che lo stuzzicavano,
mentre egli si difendeva con un grosso bastone che aveva in mano. Donna Anna, la
sposa, conservava il suo buon umore...
Nessuna relazione precisa ci  pervenuta su ci che avvenne la sera di questo 12
giugno. Alcuni sostengono che papa Borgia ha coronato questa festa notturna con
una scena degna di lui: la sera delle nozze il papa stesso avrebbe esercitato un
ruolo attivo... Altri, ed  la versione pi verosimile, sostengono che la
giovane Lucrezia non d prova di maturit sufficiente perch il matrimonio venga
consumato. Per sei mesi circa, la figlia di Alessandro sar contessa Pesaro
soltanto di nome. La fretta della celebrazione del matrimonio, voluta per
ragioni politiche,  accompagnata dall'attesa paziente di Giovanni Sforza.
Abituata a subire l'autorit dei fratelli, del padre, della tutrice, Lucrezia
Borgia impara lentamente a diventare contessa. Imita le dame del suo ambiente e
comincia a servirsi della sua influenza sul padre. Il papa ama moltissimo la
figlia, al di sopra di ogni cosa. Dopo qualche mese, tutta Roma sa che le tre
donne che circondano il pontefice, Adriana, la vecchia complice, Giulia, la
favorita incontestata, e Lucrezia, possono ottenere da lui qualunque favore,
parzialit e privilegio. Un cronista ricorda, parlando della corte della giovane
contessa, che la maggior parte di coloro che vogliono ottenere una grazia dal
papa devono passare dalla sua porta. Meglio del suo sposo, questa bambina di
tredici anni sa nascondere il turbamento e l'incertezza nella quale la lasciano
il suo matrimonio bianco e la vita indiavolata della sua piccola corte. Ma alla
scuola di Giulia Farnese la sua maturit sta per affermarsi.
La situazione di Giovanni Sforza  pi delicata: ha il doppio degli anni della
sua sposa e sopporta con difficolt l'autoritarismo della famiglia Borgia di cui
 ospite. Nel bel mezzo dell'estate, dopo essersi affettuosamente separato da
Lucrezia, ritorna a Pesaro. E lontano da Roma riesce a cancellare il suo
complesso d'inferiorit nei confronti dei Borgia. Ma lontano anche da Milano,
non sopporta il confronto con gli altri membri della sua famiglia, pi potenti
di lui. Le nozze romane infatti, troppo fastose per la sua borsa di piccolo
signore, hanno impoverito le sue casse. Dopo un lungo inventario dei suoi beni,
finisce per rivolgere a suo suocero la richiesta di un prestito di cinquemila
ducati. Alessandro risponde subito che altri trentamila lo aspettano a Roma,
quelli della dote di Lucrezia, e che la sola condizione per averli  ch'egli
torni a Roma e che adempia ai doveri coniugali con la sua sposa. Lucrezia dovr
aspettare ancora due mesi il ritorno del signore di Pesaro. Giovanni Sforza si
decide a lasciare il suo feudo dell'Adriatico solo agli inizi del mese di
novembre.
A Santa Maria in Portico egli trova Lucrezia felice di sbocciare in mezzo alla
sua corte. Le cure di bellezza occupano la maggior parte del suo tempo. Insieme
con Giulia Farnese, Lucrezia si occupa dei capelli, si lava la testa varie volte
al giorno, forse schiarisce le sue lunghe ciocche bionde. Inventa ciprie e
unguenti nuovi. Si tinge le sopracciglia di nero, secondo la moda dell'epoca, e
sottolinea cos il colore chiaro della sua carnagione. Il guardaroba delle due
donne  degno di due principesse. Lauta, la figlia che Giulia ha avuto dal papa
pochi mesi prima e che assomiglia molto ad Alessandro,  per Lucrezia un
giocattolo vivente, che ella ama alla follia. Presa da tutto questo la giovane
sposa non si  quasi accorta del trascorrere dei giorni durante l'assenza del
marito. E' dunque felice di ritrovarlo, di scoprirlo: oramai l'accordo fra
Lucrezia e Giovanni sar perfetto.
Non succede la stessa cosa tra Sforza e Borgia: i loro interessi diplomatici si
sono trasformati; a Milano Ludovico parteggia per la venuta di Carlo VIII. Nel
desiderio di spuntarla col re di Napoli, il pi grande degli Sforza intrattiene
il sovrano francese sulle glorie d'Italia, dimostrandogli il suo diritto a quel
bel regno di Napoli, eredit dei principi Angioini.
Carlo VIII scrive al papa informandolo sulle sue intenzioni: presto le sue
armate passeranno le Alpi e si accamperanno a Roma. Il re di Francia prender
stanza in Vaticano e da qui dar l'assalto a Napoli. Alessandro Borgia, assai
poco entusiasta, si riavvicina immediatamente ai suoi vicini napoletani, e si
allontana ipso facto dai Milanesi.
Giovanni Sforza si spaventa nel vedere che le due famiglie degli Sforza e dei
Borgia, avvicinate per un momento dal suo matrimonio, sono ora praticamente
alla vigilia di una guerra. Egli confida le proprie inquietudini a Ludovico,
capo della sua famiglia: Ieri sera il papa mi ha interpellato in presenza del
cardinale Ascanio, vostro fratello. Giovanni Sforza, che cos' hai da dirmi?
Santo Padre, tutti a Roma pensano che vi siate alleato con Alfonso II di Napoli,
il nemico del duca di Milano. E' vero? In questo caso io mi troverei in una
posizione imbarazzante; al servizio di vostra Santit, mi vedrei costretto a
servire il napoletano contro il milanese. Grande sarebbe la mia angoscia. Napoli
o Milano, a chi dovrei essere fedele?
Il papa ha risposto: Vi occupate troppo dei miei affari. Restate al soldo di
entrambi.
Signore, se avessi potuto prevedere una simile situazione avrei preferito
vedermi ridotto a mangiare la paglia su cui dormo...
Il signore di Pesaro ci tiene dunque ad allontanarsi da Roma e dai Borgia prima
che la situazione si aggravi.
Nella primavera del 1494, un mese dopo che il papa  venuto a conoscenza delle
intenzioni di Carlo VIII, lo sposo di Lucrezia domanda al pontefice di poter
presentare ai suoi sudditi la nuova contessa di Pesaro. Alessandro VI ne 
entusiasta, tanto pi che vede per Lucrezia l'occasione di sfuggire
all'eventuale pericolo della malaria di cui imperversa un'epidemia in alcuni
quartieri. E meglio ancora, il papa consiglia a Lucrezia di andare
sull'Adriatico in compagnia di Adriana e di Giulia, che saranno cos anch'esse
al sicuro. Alla fine di maggio una vera e propria carovana lascia il palazzo di
Santa Maria in Portico per recarsi a Pesaro.
Accompagnato da un seguito di gente d'armi e di servitori, il corteo avanza
lentamente lungo la penisola. E' un lungo viaggio per quell'epoca. C' anche la
Vannozza che viaggia su comode lettighe insieme con Adriana.
Lucrezia e Giulia cavalcano a piccole tappe a fianco di Giovanni Sforza. Le
cavalcature sono splendide e vengono ammirate dai contadini che al bordo delle
strade osservano il passaggio del corteo principesco. In ogni borgata o paese
importante i signori locali si fanno un dovere di accogliere la carovana e di
offrire ospitalit alle dame, le cui lunghe chiome resteranno per molto tempo
oggetto di ammirazione.
Durante le tappe Giulia e Lucrezia curano i loro capelli d'oro; si porta loro
acqua di fonte, le governanti stirano i vestiti preziosi. L'indomani, alla
partenza, la popolazione acclama il lungo corteo di vetture che finisce per
avvicinarsi a Pesaro. Ma ahim, il tempo si guasta, le acclamazioni dei
contadini si perdono sotto una pioggia torrenziale; la dolce Lucrezia e la bella
Giulia sono costrette ad affrontare le raffiche del vento dell'Adriatico.
L'arrivo al castello di Pesaro fa tirare a tutti e a tutte un grosso sospiro di
sollievo.
Il castello  un'alta costruzione che erge la sua facciata sulla riva destra del
fiume Foglia. Tutt'intorno un frutteto e quindici citt di poca importanza, il
tutto comperato dagli Sforza per mille fiorini d'oro soltanto cinquant'anni
prima. Dal 1489 Giovanni  il signore assoluto del possedimento. Come feudo
della chiesa, la contea deve al papa una rendita annuale di 750 ducati. Per
questo modico prezzo il signore pu esercitare il suo potere senza controlli.
Pesaro, la capitale,  popolata da una diecina di migliaia di abitanti; vanta le
strade tracciate in linea retta, begli edifici gotici su piazze armoniose, molti
conventi e chiese: questo  il dominio di Lucrezia.
Dagli appartamenti del castello che si affacciano sul mare aperto, la giovane
scopre il suo nuovo regno. Nella grande costruzione terminata da poco, Lucrezia
colloca una piccola corte, molto simile a quella di Santa Maria in Portico. Il
mese dopo fa conoscenza con la campagna circostante, dove dispone di una
piacevole villa perduta nel verde e nei giardini.
La contessa di Pesaro scopre il fascino di una vita facile di cui pu tracciare
il corso a suo piacimento. Passeggiate a cavallo sulle spiagge e nelle foreste,
abiti alla napoletana, ricevimenti di borghesi e di intellettuali del contado.
Quale sogno si realizza cos, anche se si  figlia di papa! A quattordici anni
Lucrezia potrebbe continuare gli studi, ma preferisce perfezionarsi nella musica
e nella pittura; per ci che riguarda quest'ultima attivit, Faenza non 
lontana, e gli artigiani di Pesaro sono esperti nell'arte della maiolica.
La giovane contessa impara a dipingere su ceramica come si fa nelle botteghe del
paese. La sera, al suono del liuto, alla corte si ascoltano i poeti venuti
dall'Umbria e dalla Toscana, e si applaudono i giocolieri di Venezia.
Il dominio  piccolo, ma a Lucrezia sembra immenso. Anche Giulia nei primi tempi
del suo soggiorno apprezza la dolcezza di questa vita che scorre senza scosse.
Lo scrive al papa: Qui si continua a far festa, a danzare, a cantare, si
recitano egloghe in latino e in volgare, come meglio a Roma non si potrebbe. La
signora Lucrezia ed io andammo a ballare alla festa ed era bellissimo vedere
tanta gente in un luogo simile. Eravamo tutt'e tre vestite magnificamente e si
sarebbe detto che avevamo spogliato Firenze dei suoi broccati...
Giulia tuttavia comincia a languire: Forse vostra santit, leggendo queste
righe, creder che siamo tutta gioia e allegria. Ma  falso, perch sono lontana
da vostra santit da cui dipendono tutto il mio benessere e la mia felicit e
non posso quindi gustare con piacere a mio agio tutte queste gioie e, anche se
fossero pi grandi, le gusterei con dispiacere, perch l dove  il mio tesoro
si trova il mio cuore. State certo che conto i giorni che ci restano da passare
qui, perch infine se non si  ai piedi di vostra santit, tutto non  che
apparenza.
Ci fu mai una lettera pi dolce scritta da una giovane di diciott'anni ad un
signore che ha oltrepassato la sessantina? In realt sembra che Giulia, e
Adriana con lei, si stanchino presto del fascino e dei piaceri di Pesaro.
Le due signore sentono la mancanza dei fasti del Vaticano, dell'animazione dei
suoi corridoi, dell'adulazione di coloro che domandano favori. Le verdi acque
dell'Adriatico e i contrafforti dell'Appennino non riescono a sostituire lo
scacchiere romano su cui esse amano fare e disfare le fortune.
Per un caso fortunato, solo pi tardi si sapr che l'avvenimento volger al
tragico, Alessandro, fratello di Giulia, pretende la sua presenza a Capodimonte,
culla della famiglia Farnese. Un mattino di luglio l'amante del papa,
accompagnata da Adriana che a Pesaro decisamente soffoca, lascia dunque
Lucrezia. Giovanni Sforza, tutore morale della piccola corte non pu far altro
che dar consigli di prudenza. Il papa viene a sapere di questa partenza soltanto
alla fine del mese. Di sua propria mano scrive a Lucrezia:
Donna Lucrezia, mia dilettissima figlia, da parecchi giorni non riceviamo
lettere da te. Siamo molto sorpresi che tu trascuri di scriverci pi spesso
dandoci notizie della tua salute e di quella del signor Giovanni, nostro
carissimo figlio. Per l'avvenire pensa di pi a noi e sii pi diligente.
Poi il tono cambia: Le signore Adriana e Giulia sono arrivate a Capodimonte. Vi
hanno trovato che Angiolo  morto.
Alessandro Farnese in effetti non ha potuto salvare il fratello pi giovane da
un'improvvisa malattia. Giulia  arrivata troppo tardi al castello di famiglia
per raccogliere l'ultimo respiro del fratellino.
Questa morte inattesa ha turbato cos profondamente Giulia ch'ella ne ha avuto
la febbre. Speriamo che, grazie a Dio e alla gloriosa Vergine, si ristabilisca
presto. Ma in verit il signor Giovanni e tu stessa avete avuto ben poco
riguardo per noi, alla partenza di Giulia, poich l'avete lasciata partire senza
il nostro esplicito permesso. Avreste dovuto immaginare che un cos brusco
allontanamento avvenuto a nostra insaputa ci avrebbe causato una viva
preoccupazione. Forse obietterete che l'ha voluto lei su richiesta del giovane
cardinale Farnese. A questo rispondo che avevate il dovere di chiederci se ci
sarebbe piaciuto al papa. Ora  fatta. Un'altra volta, saremo pi circospetti.
Avremo cura di considerare a quali mani affidiamo i nostri affari.
Quando si  dei Borgia, bisogna sottomettersi al potere del patriarca. In
quest'occasione il papa ha ragione, poich la partenza precipitosa di Giulia
avr delle conseguenze spiacevoli. Ci vale per Giulia stessa e per il signor
Giovanni, che ha dimostrato di essere privo di intuizione e insieme di capacit
diplomatica.
L'estate del 1494  quella dei grandi sconvolgimenti. Finora l'Italia ha
conosciuto soltanto la guerra tra signore e signore, il combattimento fra
vicini. Machiavelli scrive che nei secoli passati: una battaglia non offriva
alcun pericolo: si combatteva sempre a cavallo, coperti di armi e sicuri della
vita quando ci si consegnava prigionieri. Si era sempre al riparo dalla morte...
Una citt ha un bel sollevarsi venti volte, essa non viene mai distrutta. Gli
abitanti conservano tutte le propriet. Tutto ci che han da temere  di dover
pagare un contributo.
La guerra era dovunque una faccenda fra gente di buona compagnia e della stessa
educazione; non la si intraprendeva che a ragion veduta, da persone accorte che
ne conoscevano i pericoli. L'arrivo dei Francesi trasforma le abitudini e i
costumi.
Il milanese Ludovico Sforza non ha voluto ascoltare l'avvertimento del
predicatore: Signore, non aprire la strada ai Francesi, te ne pentirai!
Giuliano Della Rovere, messaggero di Ludovico, ha saputo invece convincere il
giovane Carlo VIII: Milano riceve sontuosamente il piccolo re gracile, brutto,
di cui si dice che abbia le membra cos sproporzionate da sembrare un mostro
piuttosto che un uomo. Preceduto da stendardi di seta bianca con ricamate sopra
le armi di Francia, il re  alla testa di un esercito nel quale i suoi nemici
vedono soltanto dei barbari. Persino Brantome, (Pierre de Bourdelles, abb et
Seigneur de Brantome, un abile novellatore francese, nato il 1535 e morto il
1614) cos descriver quell'orda: spaventosa da vedere, piena di avanzi di
galera, di cattivi soggetti sfuggiti alla giustizia e soprattutto di gente col
marchio del giglio di Francia impresso sulla spalla... Compagnia gagliarda ma
poco disciplinata.
Gli Italiani del centro della penisola non hanno nulla da opporre se non le loro
armature contro i trentasei grossi cannoni di bronzo che l'esercito francese ha
issato sulle pendici del Monginevro prima di raggiungere la valle Padana. I
Medici a Firenze, il re Alfonso a Napoli, la Repubblica di Genova si preparano
al massacro. Alessandro VI, spaventato,  moralmente al loro fianco. La prima
battaglia conferma tutti i timori dei condottieri: a Rapallo, non lontano da
Genova, non c' vita salva dopo il passaggio dei Francesi: tutti i vinti vengono
massacrati. Il bagno di sangue continua nei borghi, dove i barbari saccheggiano
e violentano le donne. Non sono abitudini da gentiluomini. Gli eredi dei Galli
riprendono a saccheggiare Roma; il poeta vede tutta l'Italia a fuoco e fiamme,
il cronista dipinge la disfatta, la sovversione di tutta l'Italia con un: tutto
a bordello!
Il timore di papa Borgia aumenta ogni giorno di pi. Della Rovere, a Milano, fa
correre la voce che il primo gesto di Carlo VIII dopo la sua entrata al Vaticano
sar quello di convocare un concilio per deporre il papa, accusato di simonia. A
Firenze Savonarola, lo straordinario predicatore, raddoppia la propria violenza
per stigmatizzare la licenziosit e l'empiet del clero, per condannare
Alessandro VI: Un prete dorme con la sua concubina, un altro con un ragazzo e al
mattino si alzano e dicono messa. Cosa te ne fai di questa messa? Anticamente i
calici erano di legno e i prelati d'oro. Oggi, i calici sono d'oro e i prelati
di legno... A Santa Maria del Fiore, i Fiorentini ascoltano sbigottiti. Filippo
di Cummines segue, come storiografo dell'avvenimento, la campagna del suo re.
Egli sente Fra' Savonarola: E' impossibile che il Signore mi abbia ingannato,
questa luce  la verit stessa.
Un altro bastione cade: Piero de' Medici, contro l'opinione della folla, vuole
che la sua citt, per tradizione filo-francese, combatta le truppe di Carlo
VIII. Eccolo cacciato dai suoi concittadini e sostituito dalla dittatura mistica
del Savonarola. Nel novembre del 1494, il re di Francia fa il suo ingresso a
Firenze alla luce delle torce brandite dai Toscani. Il mosaico italiano fa crepe
da tutte le parti.
Suo malgrado il papa si riavvicina al regno di Napoli. Fortifica Castel
Sant'Angelo, fa provviste di viveri e di munizioni e si arrischia a far sapere a
Carlo VIII ch'egli preferirebbe non vederlo passare per Roma quando si recher a
Napoli.
Infessura testimonia: Il papa fece dire al re di Francia di non venire, perch a
Roma imperversava la peste (in realt era la malaria) ed egli temeva per la sua
salute; e che oltre a ci a Roma regnava la fame e che ci si aspettava una
carestia ancora pi grande... E il re gli fece rispondere che egli non si
preoccupava per la peste, perch se avesse dovuto morire le sue pene sarebbero
finite, n della fame perch egli veniva cos ben provvisto di alimenti che
avrebbe dovuto prima preoccuparsi per l'abbondanza che per la carestia...
Alessandro insiste, manda emissari su emissari, assicura a Carlo VIII che
parteciper ad una Crociata al suo fianco... A questo punto interviene
l'episodio che turba il papa al punto da farlo cedere, e in cui ritroviamo
l'imprudente Giulia.
I Francesi avanzano a sud di Firenze, con la velocit dei loro cavalli, senza
incontrare nessuna resistenza degna di nota: la loro fama li precede e annienta
ogni velleit di resistenza. La Bella Farnese, dopo aver sotterrato il giovane
fratello, lascia Capodimonte per Viterbo, tappa obbligatoria per recarsi a Roma,
quand'ecco che il suo piccolo corteo cade nelle mani di una pattuglia del re di
Francia. Yves d'Allegra, che comanda questo drappello, si rende subito conto
dell'importanza della sua conquista: Il cuore, Giulia, e gli occhi, Adriana, del
papa! Alessandro, in Vaticano, venuto a conoscenza della sua sfortuna, per poco
non muore di collera. Spedisce Ascanio Sforza, che  rimasto al suo fianco,
presso Carlo VIII per ottenere che si cancelli l'affronto. Carlo VIII scoppia a
ridere, il Della Rovere tiene molto alle prigioniere, il d'Allegra vuole
contrattare la sua conquista. Giulia sar liberata per tremila ducati. Il papa
manda subito la somma, supera l'umiliazione subita e il primo giorno di
dicembre, ritrova infine la sua favorita. Quattrocento Francesi l'accompagnano:
 la scorta di Giulia. Quando accoglie il corteo, alle porte di Roma, il papa
vestito con un farsetto nero ricamato d'oro, una lunga sciarpa alla spagnola, il
pugnale al fianco ha l'aspetto di un giovane. In un soffio con l'aria umile,
egli dice: Che il re venga pure e faccia a modo suo. Dio sapr difendere la Sua
Chiesa.
Il papa sa che dovr essere pi diplomatico che mai. Egli si rende conto che,
dovunque tuoni il cannone francese, gli edifici si affrettano a far la
riverenza.
La sera di San Silvestro, Carlo VIII fa il suo ingresso a Roma. L'uomo della
strada sbeffeggia questo sovrano senza prestanza, di cui si dice che abbia
dodici dita per ogni piede, il che lo obbliga a portare delle ridicole scarpe
con la punta arrotondata... Ma tace quando vede sfilare il suo esercito nella
via Lata, sul Corso: cinquemila fanti guasconi, duemila cavalieri col mantello
di seta, ognuno seguito dal suo scudiero e da due valletti armati, cinquemila
arcieri all'inglese, degli Scozzesi, degli Svizzeri, e i famosi cannoni di
bronzo: Roma si rallegra di non aver opposto resistenza.
Alessandro deve passare attraverso un lungo seguito di umiliazioni. Tanto per
cominciare suo figlio Cesare  ostaggio del re di Francia. Per salvare la
faccia, il papa nomina il cardinale Borgia legato presso il sovrano. Poi 
costretto ad amnistiare i cardinali e i nobili che l'hanno tradito: i Colonna, i
Savelli. Il pontefice deve anche passar sopra alla disinvoltura dei Francesi, i
cui messaggeri, la notte di Natale, si sono ad esempio installati nella cappella
Sistina nei posti riservati ai cardinali.
Infine, deve aspettare il 16 gennaio per incontrarsi col re di Francia. Gli va
incontro sulla soglia del Palazzo Apostolico. Non appena scorge il papa il re si
ferma e s'inginocchia due volte. Alessandro finge di non vederlo, poi si
avvicina, si scopre e si decide ad impedire a Carlo VIII di fare una terza
genuflessione. I due uomini sono senza cappello, esitano. Il re non bacia n il
piede n la mano del papa. Il papa non si copre. Improvvisamente, si rimettono
il cappello e si abbracciano, da nemici che hanno entrambi giudicato
l'avversario e soppesato il suo valore.
Apparentemente il papa esce sconfitto dal suo colloquio con Carlo VIII, sembra
aver ceduto su tutta la linea. Ma ha salvato la sua carica e la sua dignit:
I'autorit del papa non viene contestata, non ci sar n concilio n una
riforma. I nemici tradizionali dei Borgia, i Della Rovere in testa, ne sono
molto stupiti, ma Filippo di Commines parlando del re di Francia approva
l'accaduto: Credo che abbia fatto meglio ad accordarsi, perch egli era giovane
e mal consigliato per condurre una grande opera di riforma della Chiesa.
Quando, il 28 gennaio, le armate del re di Francia se ne vanno, lasciano ai
Romani dei brutti ricordi: hanno saccheggiato, si sono sistemati a proprio agio,
hanno umiliato i cardinali e financo la Vannozza, la cui casa  stata messa a
sacco. Ma se ne vanno muniti di una bolla del papa che li autorizza a passare
sulle terre della Chiesa; finalmente se ne vanno,  la cosa essenziale...
Cesare Borgia che dovrebbe prendere parte al viaggio, fin dalla partenza da Roma
pianta in asso Carlo VIII e va a nascondersi in Vaticano. Con questa prodezza, a
diciannove anni, Cesare diventa uno degli uomini pi popolari d'Italia. Suo
padre per maggior sicurezza lo manda a Spoleto e contemporaneamente assicura i
Francesi della propria innocenza per ci che riguarda la fuga del giovane
cardinale.
L'esercito venuto dal Nord prosegue il suo cammino verso Napoli senza
difficolt. Ai Napoletani Carlo offre un nuovo re, un detto popolare afferma che
Napoli adora ogni nuovo sovrano, e porta nei suoi bagagli il mal francese, la
sifilide, da cui i Napoletani si libereranno molto pi difficilmente che di
Carlo VIII stesso.
Cos due secoli dopo il suo antenato Carlo d'Anjou, un nuovo Francese occupa la
regione al sud di Roma. Ci rester poco tempo. Al Nord i malcontenti sono
numerosi, dai nemici personali del papa, che aspettavano la sua deposizione, ai
signori di Milano, che accusano il re di Francia di tradimento, al popolo stesso
che aspira a ritrovare la pace. Si forma una lega che comprende l'ex re di
Napoli, rifugiato in Sicilia, il doge di Venezia, Massimiliano di Germania il
Genovese, Ludovico Sforza e il Santo Padre.
Per spiegare come questi due ultimi si trovino dalla stessa parte dopo essersi
tanto combattuti, i Romani di quell'epoca hanno inventato una parola che prende
lo spunto dal nome del signore milanese: ludovicheggiare, che significa
imbrogliare.
Commines, l'osservatore di Carlo VIII, comincia a preoccuparsi della formazione
di questa coalizione, e dopo parecchie settimane di un dolce far niente, di
piaceri e d'inattivit a Napoli, riesce a convincere Carlo VIII della gravit
della situazione. Aspettare ancora sarebbe compromettere la possibilit di un
ritorno in Francia. Il solo alleato dei Francesi, oramai,  il Savonarola. Il re
si decide a ritornare e, al suo passaggio da Roma, chiede udienza al papa.
Questa volta  lui che deve aspettare; Alessandro si  recato ad Orvieto per
trascorrere l'inverno e fa il sordo, trincerato dietro a grosse mura.
Pi a nord, a Fornovo, l'armata della Lega si scontrer coi Francesi. Per poco
il re non sar fatto prigioniero, e lascer dietro di s i suoi bagagli: sigilli
d'oro, arazzi, reliquie dell'altare mobile contenente un pezzo della vera croce,
un pezzo del mantello della Vergine e un album di ritratti femminili,
testimonianza delle conquiste galanti di Sua Maest.
Rientrati in Francia i Francesi e allontanatosi il pericolo, Alessandro VI
ritorna in Vaticano e pensa a rimettere ordine nei suoi affari e a riunire la
famiglia, sconvolta dagli avvenimenti.
Lucrezia, lontana dagli intrighi, ha vissuto mesi di ansia, per di pi separata
dal marito, egli stesso attratto da correnti contrarie e abbandonato alle sorti
dei combattimenti. Sola, lontana dalla famiglia e dai parenti, la contessa di
Pesaro si  ammalata e suo padre se ne  molto preoccupato.
Mia carissima figlia, le scrive, mi hai fatto trascorrere quattro o cinque
giorni veramente dolorosi, colmi di angoscia, poich le cattive notizie che
circolavano per Roma, annunciavano se non la tua morte, almeno una condizione
che non lasciava speranza... Ringraziamo Dio che ti ha salvata dal pericolo e
sii certa che non saremo contenti finch non ti avremo visto personalmente.
Alla met di giugno del 1496, il voto di Alessandro si realizza; Lucrezia e il
suo sposo, accompagnati da ottanta cavalieri, lasciano Pesaro per raggiungere il
papa.
A sedici anni, pi sicura di s, la dolce figlia del pontefice ritrova il suo
posto in Vaticano. Mai Roma ha conosciuto periodo pi brillante, mai la corte di
un papa ha fatto tanto impallidire d'invidia tutti i sovrani d'Europa. Balli
mascherati, carnevalate, tornei di tutti i tipi, piaceri della vita mondana si
offrono a Lucrezia, nella cui vita la cronaca non ha ancora registrato un solo
scandalo.
La contessa di Pesaro  tuttavia ad una buona scuola perch la licenziosit si
insinua in tutti gli ambienti. Giulia Farnese regna come favorita e una nuova
venuta alla corte fa parlare molto di s: si tratta di Sancia una giovane
napoletana dalla pelle scura e dal naso aquilino, sfrontata e leggera, che ha
appena sposato Goffredo, il terzo figlio del papa.
Lucrezia l'ha accolta al suo arrivo a Roma, che segna il ritorno in Italia del
fratello Giovanni, duca di Gandia, rimasto in Spagna durante il periodo
burrascoso. Si attribuisce a Sancia una natura generosa e un appetito sessuale
che il suo giovane marito non pu soddisfare. Fra i suoi amanti figurano ben
presto suo cognato Cesare e parecchi altri cardinali.
La condotta di Lucrezia continua ad essere esemplare. Quando il marito ne
esprime il desiderio, essa lo accompagna a Pesaro, dove il conte ritorna per
mettere ordine nei suoi affari e per avere il tempo di riflettere sulla propria
situazione.
I Borgia, riuniti al completo a Roma, hanno avuto tutto il tempo di studiare il
loro schieramento sulla scacchiera politica della penisola. Ad Alessandro e a
Cesare, che l'hanno visto all'opera, Giovanni Sforza non sembra pi essere uno
sposo degno di Lucrezia. Giovanni di Gandia non vede di buon occhio la presenza
di suo cognato al fianco della sorella ch'egli vezzeggia e che sembra anch'essa
meno felice della sua unione.
Un consiglio di famiglia decide che  tempo di pensare ad un marito migliore per
Lucrezia. Quest'ultima, come d'abitudine, non viene messa al corrente di un
primo passo che Cesare effettua affinch Giovanni Sforza acconsenta allo
scioglimento del matrimonio. Il conte di Pesaro, di ritorno a Roma con la sua
sposa, fa orecchio da mercante. Senza indugio, cattivo diplomatico cos come
mediocre capitano, chiede consiglio alla propria famiglia senza riuscire a
decidersi. Dopo qualche giorno trascorso in Vaticano, in un'atmosfera che gli 
sempre meno favorevole, riparte per Pesaro e ne ritorna ancora incerto. Lucrezia
ignorando ancora il pericolo che la minaccia, trova Giovanni nervoso e di
cattivo umore. Lo accusa di non farle buona compagnia, formula che si prester
ben presto a varie interpretazioni.
Poi un giorno,  un cronista di Pesaro che ce lo narra, ecco che la figlia del
papa scopre che la sua famiglia vuole sopprimerle il marito.
Una sera Giacomino, cameriere del signor Giovanni, allora a Roma, era nella
camera di donna Lucrezia. Cesare entr. Per ordine della giovane signora,
Giacomino si era accovacciato dietro una poltrona. Cesare credendosi solo con la
sorella, parl liberamente. Era stato dato l'ordine di uccidere suo marito,
Giovanni Sforza. Lucrezia pianse e supplic. Cesare usc alzando le spalle.
Quando si fu allontanato la giovane disse a Giacomino: Hai sentito, va' e
avvertilo...
Il cameriere obbed subito. Senza neppure congedarsi da sua moglie, Giovanni si
gett su un cavallo e, ventre a terra, in ventiquattro ore arriv a Pesaro, dove
il nobile animale, sfinito, cadde morto. Il conte di Pesaro scrive allora al
patriarca della famiglia Sforza, Ludovico il Moro: Aiutatemi! Mi butto nelle
vostre braccia! Conservatemi la vostra benevolenza conservatemi il piccolo nido
che mi hanno lasciato i miei antenati, e dove continuer, con i miei sudditi e i
miei guerrieri, a servire fedelmente la Signoria Vostra.
L'uomo  agli estremi, ma d la misura del suo carattere. Partito di sua volont
non torner pi al Vaticano. Ludovico il Moro non lo sostiene, perch ci tiene
poco a mettersi in conflitto con i Borgia. Il cardinale Ascanio Sforza, a lungo
protettore di Giovanni, non pu fare pi niente per lui, tanto  mal messo dopo
la venuta di Carlo VIII. Quanto ad Alessandro VI, se  vero che abbia mai
pensato a sopprimere il conte di Pesaro, esita a farlo. Egli manda a Giovanni
Sforza un abile messaggero, famoso per la sua eloquenza e per la sua abilit nel
persuadere, un frate di Genazzano. Minacce, suppliche; non si conoscono gli
argomenti decisivi del religioso. Quel che  certo  ch'egli ottiene dal marito
di Lucrezia che riconosca... di non essersi unito fisicamente alla propria
moglie.
Nel frattempo Lucrezia si rifugia nel convento di San Sisto, dove soltanto
qualche anno prima aveva studiato religione. Stanca dei litigi, ha intenzione di
mostrare a suo padre che pu sventare i suoi piani, ritirandosi dalla vita
pubblica. Tutta Roma parla del ritiro della giovane, ma il papa  abbastanza
furbo da far deviare l'episodio a proprio vantaggio: lascia intendere che egli
stesso ha voluto che sua figlia vi si chiudesse. Infine, furioso di vedere che
Lucrezia gli impedisce di realizzare la sua volont, una mattina manda a San
Sisto una truppa di uomini fidati perch gli riportino la figlia in Vaticano.
Sorella Pichi, superiora del convento, ha bisogno di tutta la sua autorit per
impedire la profanazione di San Sisto.
Otto giorni dopo il suo ingresso in convento, una notizia terribile sconvolge
Lucrezia: suo fratello Giovanni  stato assassinato. Il suo corpo, sgozzato e
trapassato da nove pugnalate, viene ripescato nel Tevere.
Dopo il ritorno dalla Spagna, Giovanni ha sostituito nel cuore del papa il posto
di favorito, occupato fino a quel momento dal fratello minore Cesare. Durante
tutte le cerimonie pontificie il suo posto  sul gradino pi alto del trono.
Affascinante, di alta statura, molto accurato nell'abbigliamento, mentre Cesare
si veste semplicemente e si cura poco del protocollo, Giovanni  molto notato in
pubblico. Inoltre, quando si pone nuovamente la questione del trono di Napoli,
Alessandro chiede per suo figlio Giovanni la sovranit sul ducato di Benevento,
scambiandola con il riconoscimento della salita al trono del nuovo re di Napoli,
Federico. E' un nuovo trionfo per il duca di Gandia. La poca cordialit fra i
due fratelli  nota a tutti, tanto che la loro madre, Vannozza Cattanei, li
invita ad una cena di riconciliazione.
I convitati si ritrovano il 14 giugno 1497 nella propriet di vigna
dell'Esquilino, vicino a San Pietro in Vincoli. L'ex favorita del papa, a
cinquantatre anni, appare qui per l'ultima volta nella storia pubblica dei
Borgia. Con i due fratelli sono invitati anche Goffredo e sua moglie Sancia, di
cui si pu pensare che sia l'amante di Cesare e di Giovanni, e un cugino
Giovanni, cardinale di Monreale. Vannozza rimpiange l'assenza di Lucrezia, il
cui ritiro  oggetto dei commenti di tutti. La temperatura  fresca, il vino
leggero, i cibi ben scelti. Durante la cena, un giovanotto mascherato viene a
mormorare qualche parola all'orecchio di Giovanni. Nessuno se ne stupisce,
perch da tre mesi quest'uomo  un compagno assiduo dei divertimenti del duca di
Gandia. Meno di un'ora dopo i convitati si separano. Cesare, montato su di una
semplice mula, Giovanni sul suo cavallo, si accompagnano per un breve tratto.
Poi il duca di Gandia dice a suo fratello che va ad un appuntamento galante e si
allontana in compagnia dell'uomo mascherato e di un servitore. Quest'ultimo
riceve l'ordine di aspettare Giovanni e il suo compagno per un'ora in piazza
degli Ebrei, e di raggiungere poi il palazzo del duca, se questi non 
ritornato. L'indomani mattina, nello stesso luogo dove avrebbe dovuto restare in
attesa, si scopre il servitore gravemente ferito. Non sa dire nulla di coloro
che poco dopo la mezzanotte l'hanno aggredito. Il duca non  rientrato, l'uomo
mascherato  scomparso. Dopo un giorno di attesa, l'inchiesta della polizia
porta ad un guardiano notturno. Schiavone,  questo il suo nome, la notte nella
quale Giovanni  scomparso ha visto quattro uomini gettare nel Tevere un corpo
umano. Un quinto uomo, al quale gli altri davano del messere, accompagnava il
triste corteo. Perch il guardiano non ha detto nulla? Durante le sue veglie,
egli ha visto gettare pi di cento corpi nel fiume, senza che nessuno se ne
fosse fino ad allora preoccupato. Trecento battellieri e pescatori dragano
allora il fiume e ritrovano il corpo del duca, ancora con i vestiti che
indossava alla cena di sua madre, con le mani legate dietro la schiena, la borsa
intatta.
Alessandro VI, folle di dolore, furioso all'idea che il figlio tanto amato sia
stato gettato, come immondizia, nel fiume, non sente le beffe che nascono,
approfittando dell'occasione per insozzare il nome dei Borgia. Per mostrarci che
sei un pescatore d'uomini, scrive al papa il napoletano Sannazaro, ecco che hai
pescato con le reti tuo figlio stesso.
Chi l'ha ucciso?
Il cronista Bracci commenta: L'uomo che ha fatto il colpo  fornito
d'intelligenza e di audacia. Questa  l'opera di una mano maestra. L'inchiesta
dir a chi appartiene questa mano, visto che il papa, dopo sette settimane fa
interrompere le ricerche. Egli sa chi  il colpevole, ma non lo dice.
Si sospetta di Giovanni Sforza. Ma avrebbe egli osato? Anche di Goffredo Borgia,
ma egli era indifferente alle infedelt della moglie Sancia. Ascanio Sforza, che
aveva litigato con Giovanni in pieno pranzo, era stato sollevato da ogni
sospetto, l'indomani del funerale, da Alessandro stesso. Gli Orsini, nemici
tradizionali dei Borgia, avrebbero potuto concepire il progetto, ma non
eseguirlo senza tradirsi. Resta Cesare, il fratello minore della vittima.
Soltanto lui trae vantaggio dalla scomparsa del duca di Gandia: Giovanni vivo,
il papa non avrebbe permesso a Cesare di riprendere la vita laica, cosa che
ormai non tarder molto a fare. Morto Giovanni, il fratello minore riavr tutti
i suoi diritti. Inoltre soltanto Cesare pu contare che l'affetto paterno e
l'interesse della famiglia abbiano il sopravvento sul desiderio di giustizia che
anima il papa. Da questo momento, Cesare domina il padre; i contemporanei notano
che Alessandro cade sotto la sua influenza: Il papa amava molto il figlio
Cesare, lo amava ed aveva contemporaneamente una grande paura di lui. Parecchi
cronisti accusano il secondogenito del papa di fratricidio senza che li si
faccia tacere. La disinvoltura del cardinale Borgia  tale da lasciar sparlare
di s pubblicamente; preferisce portare avanti gli affari sospesi: esiliare il
fratello minore e la sua ingombrante moglie nella loro signoria di Squillace, da
dove Goffredo non potr mai disturbare il fratello maggiore; portare a termine
il procedimento del divorzio di Lucrezia, per poter proseguire con lei nelle sue
nuove ambizioni politiche.
Si presume che Lucrezia stessa abbia fatto domanda di annullamento di
matrimonio. Secondo un decreto del tempo di Gregorio IX, qualsiasi donna pu
chiedere il divorzio se dopo tre anni di vita in comune l'unione non  stata
consumata. Quando Cesare va a far visita a sua sorella al convento di San Sisto
e le espone i progetti della famiglia Borgia, si dice che Lucrezia, udendo il
motivo che verr addotto per renderla libera, sia scoppiata a ridere
nervosamente.
L'ipotesi dell'impotenza di Giovanni Sforza viene contemporaneamente smentita
dagli stessi fratelli di Lucrezia, che si esprimono con parole severe nei
riguardi del loro cognato e affermano che essi non acconsentiranno pi che
Lucrezia appartenga al conte di Pesaro. Non ci si dimentichi inoltre che
quest'ultimo  vedovo e che la sua prima moglie  morta di parto. Giovanni
Sforza a Milano dichiara a Ludovico che il matrimonio  stato consumato pi di
mille volte.
Ma il papa  sempre pi potente. Abbiamo visto che dopo molte esitazioni, il
giovane conte Sforza deve acconsentire allo scioglimento della sua unione. Forse
vi  spinto dalla indifferenza che gli testimonia Lucrezia, sempre a San Sisto,
e di cui non ha pi notizie. Forse anche  sensibile alla minaccia che gli viene
trasmessa da un messaggero di Alessandro: senza scioglimento, in un modo o
nell'altro, la contea di Pesaro non pu pi pretendere al beneficio della
protezione del papa. Ludovico, patriarca degli Sforza, ride inoltre della sua
avventura e non viene affatto in soccorso del parente: non arriver a proporgli
di dare pubblicamente la prova della sua virilit, cosa che Giovanni Sforza
rifiuta immediatamente.
Il 18 novembre del 1497, il conte di Pesaro entra nel salone del suo palazzo e
firma una lunga nota indirizzata ad Ascanio Sforza, la quale contiene il
riconoscimento della sua pretesa carenza coniugale. I Borgia potranno cominciare
la procedura di annullamento: e ci che  meglio ancora, hanno ottenuto un
motivo che permette loro di proporre una vergine ai bei partiti che si
presenteranno.
Le prime licenze di Lucrezia avvengono in quest'epoca. A San Sisto, un giovane
messaggero spagnolo, Pedro Caldes, assicura il collegamento fra Lucrezia e il
Vaticano. Questo Perotto vede la figlia del papa quasi tutti i giorni, e legami
d'amicizia dapprima, d'amore in seguito si annodano fra i due giovani, che hanno
circa la stessa et. Avventura segreta che  certamente la prima storia d'amore
di Lucrezia. Ella tuttavia sa che un'unione duratura non  possibile con quel
servitore che la consola nel suo esilio.
Il mattino del 14 febbraio 1498, come racconta Burckard, Pedro Calderon, detto
Caldes o Perotto, che aveva un impiego nella camera di Sua Santit, fu trovato
nel Tevere, dove nella notte dell'otto di quel mese era caduto suo malgrado.
Varie cose si sono dette in citt a questo proposito. Accanto al disgraziato
cameriere viene ripescato un altro corpo inerte: quello di una giovine donna,
Pentesilea, damigella d'onore della Signora Lucrezia, figlia del papa. Tragica
conclusione della storia d'amore fra un giovane paggio e la figlia del principe.
Si accusa Cesare di essere stato clandestinamente l'istigatore del regolamento
dei conti: il legame fra Lucrezia e Perotto, divenuto troppo noto, non poteva
che ostacolare i progetti di risposare la graziosa rappresentante della famiglia
Borgia. La morte di Pentesilea le impedisce di parlare, di rivelare che Lucrezia
 incinta per opera del giovane spagnolo. Il 18 marzo del 1498, i cronisti
ricordano che: da Roma si assicura che la figlia del papa ha partorito.
Per molto tempo non si parler pi di questo bimbo. Quando i cronisti
cercheranno di ritrovare le sue tracce, si perderanno nel pelago della nascita
dei figli di Cesare, dei figli di Alessandro e delle venticinque amanti circa
ch'egli avr durante il suo pontificato... In cambio, il divorzio di Lucrezia e
di Giovanni da Pesaro segna l'inizio della leggenda di Lucrezia Borgia, che il
popolo descrive come la pi grande cortigiana che Roma abbia mai avuto. Giovanni
Sforza ridicolizzato e amareggiato alimenta le dicerie che circolano in tutta la
penisola; egli afferma che se il papa ha voluto il divorzio  per conservare
esclusivamente per s sua figlia. Anche i libelli dell'epoca scrivono nello
stesso senso: In questa tomba giace una Lucrezia di nome, di fatto una Taide:
figlia, moglie e nuora di Alessandro.
O ancora: Sesto, il figlio di Tarquinio che oltraggi l'antica Lucrezia, ma
anche sesto, Alessandro VI, ti desiderer dunque sempre, o Lucrezia! Triste
destino! Egli  gi tuo padre! L'affetto che il papa ha per sua figlia  noto.
Ma  qualcosa d'altro che affetto?
Il Savonarola, che verr scomunicato e processato e che salir sul rogo
gridando: Ges, nella sua predica di quaresima, nel 1497, pu ancora esclamare:
Arriva fin qui, Chiesa infame, ascolta ci che ti dice il Signore: ti ho dato
dei bei vestiti e tu ne hai fatto degli idoli, con questi vasi preziosi hai
nutrito il tuo orgoglio... La lussuria ha fatto di te una figlia della gioia
sfigurata. Se i tuoi preti avevano dei figli, anticamente li definivano nipoti;
ora non si hanno pi dei nipoti, si hanno dei figli, dei figli, e basta. Hai
innalzato una casa di vizi, tu ti sei trasformato dall'alto al basso in una casa
infame. Cosa fa la prostituta? Seduta sul trono di Salomone, fa segno a tutti i
passanti. Chiunque abbia del denaro entra e fa ci che gli piace. E' cos,
Chiesa prostituita, che hai scoperto la tua vergogna agli occhi dell'universo
intero, e che dovunque si manifesta la tua inverecondia.
Il clima carico d'obbrobrio non impedisce ai candidati al matrimonio di farsi
avanti. C' anche qualche duca che non vuole per nuora quella che notoriamente
ha dormito coi propri fratelli, qualche conte che si affretta a sposare suo
figlio per evitare che i Borgia pensino a lui per dare a Lucrezia un marito. Ma
alla fine la potenza della famiglia del papa e la bellezza di Lucrezia
trionferanno: quello che unir la figlia del papa con Alfonso d'Aragona, duca di
Biscaglia, sar contemporaneamente un matrimonio politico e un matrimonio
d'amore. Da quando Alessandro VI si  riconciliato con Napoli, egli pensa di
dare una base sicura alle sue nuove relazioni politiche con gli Aragona. Prima
pensa di far sposare Cesare, gi pronto a lasciare l'abito talare, con Carlotta
d'Aragona, figlia di Federico I, re di Napoli.
In dote i Borgia chiedono il principato di Taranto, uno dei porti importanti del
regno. Federico esita, pensa a ragione che tale unione introduca in famiglia un
genero troppo dinamico, che potrebbe in breve pensare di spogliare il suocero
del suo stesso trono. Il re di Napoli trova un buon pretesto per rispondere ad
Alessandro VI: Non posso far sposare mia figlia a un prete, figlio di prete; e
Cesare non  cardinale, primate di Spagna? Cosa penserebbero i nostri sudditi?
Per evitare un malinteso col Vaticano, Federico I propone di unire Lucrezia con
un figlio naturale del proprio predecessore, il defunto Alfonso II. Per i Borgia
 un partito assai meno brillante. Ma bisogna decidersi, e nello stesso tempo
accontentare Lucrezia, perch si dice che il promesso sposo, Alfonso, sia un
principe azzurro. E' fratello della bella Sancia, che perora la sua causa presso
Lucrezia, rientrata a Roma dopo un soggiorno a Perugia. Essa ha allora
diciott'anni, un anno pi di Alfonso, che  venuto alla corte Vaticana.
Egli  arrivato da Napoli senza apparato, con qualche amico che ha cavalcato al
suo fianco. Eccolo:  il pi bell'adolescente che si sia mai visto a Roma, dice
di lui un contemporaneo. Un altro trova che ha tanto fascino e tanta
intelligenza da non sembrare consapevole della propria bellezza. Lucrezia,
sedotta, avr per suo marito una vera passione.
Quest'ultimo invece prima di conoscere la sua futura moglie  inquieto. La si
dice bella ma corrotta e Alfonso pensa di essere stato sacrificato alla ragion
di Stato. L'indomani del suo arrivo a Roma, il giovane va al palazzo di Santa
Maria in Portico, che  ancora la residenza delle signore Borgia. Vi trova
Lucrezia splendida fra una corte di belle Romane, fra le quali c' sua sorella,
tornata dall'esilio per la circostanza. Anche Alfonso  conquistato, dimentica
tutto ci che la voce pubblica riferisce, quell'orribile soprannome che si d a
Lucrezia: gonfaloniera delle cortigiane di Roma. Col cuore pi leggero, si
prepara al matrimonio.
La cerimonia nuziale viene celebrata in relativa intimit, il 21 luglio 1498.
Secondo l'uso, il comandante della gendarmeria pontificia tiene la spada
sguainata sopra la testa degli sposi. Per Lucrezia non  n la prima, n
l'ultima volta che questo cerimoniale si ripete. L'indomani ha luogo la festa.
Molto semplicemente si pranza, si ascoltano poesie e commedie leggere. Gli sposi
sono incantevoli. Il papa arzillo si comporta come un giovanotto, e Cesare 
contentissimo: egli partir presto per la corte di Francia. La festa  turbata,
verso la fine, soltanto da un litigio fra alcuni seguaci della principessa di
Squillace e degli amici di Cesare. Le libagioni troppo abbondanti del festino
sono la causa dell'incidente durante il quale due degni vescovi, che vorrebbero
intervenire, vengono bastonati. Regolato l'affare, si riprendono i divertimenti
e si alza il sipario sulla prima felicit di Lucrezia.
A Pesaro, bench circondata da tutte le attenzioni dei fedeli sudditi del suo
primo marito, ella si sentiva esiliata. Questa volta Lucrezia ha ottenuto di
rimanere a Roma, a Santa Maria in Portico, per parecchi anni. Alfonso, con lei,
scopre le arti e i piaceri di una piccola corte di amici e di gente di cultura.
Si dice che Lucrezia sia immensamente felice perch trova nel marito i suoi
stessi gusti per il teatro, il liuto, i sonetti dell'Aretino, i canti dei
trovatori venuti da tutti gli angoli della penisola. Persone che pi tardi
diventeranno famose si succedono nei saloni del palazzo, dove si riceve tutti i
pomeriggi della settimana. Gli attori pi noti, i giovani intellettuali sono i
pi assidui ai ricevimenti di Lucrezia e di suo marito. Quest'ultimo si occupa
poco di politica, ed anche in questo rassomiglia a sua moglie, ma ascolta con
attenzione i messaggeri venuti da Napoli o i diplomatici che, come Ascanio
Sforza, pi tardi formeranno il partito degli Aragonesi che si opporr a quello
dei Francesi.
Cesare, prima di lasciare Roma per la corte di Francia, dove gli conferiscono il
titolo di duca del Valentinois, si  occupato di formare questo nocciolo
straniero in terra vaticana. Il papa, pi ammirato che mai di fronte a Lucrezia,
ha rassicurato il figlio: parta tranquillo, sposi qualche bella Francese; sar
la miglior garanzia contro la formazione di una fazione anti-papista. Carlotta
d'Albret, figlia del re di Navarra e parente di Luigi XII sar la sposa dell'ex
cardinale di Valenza. In cambio il papa lascer che il re di Francia divorzi da
una figlia di Luigi XI per sposare Anna di Bretagna. La notizia dello stabilirsi
in Francia di Cesare, inpensierisce tutta la penisola italiana. Si sa bene che
cosa significhi una nuova unione fra il re di Francia e il papato.
Lo stesso Della Rovere non si inganna e, dimentico del passato, si riavvicina a
Cesare Borgia. Alessandro VI, vecchio diabolico, pensa di essere vicino alla
realizzazione dell'antico sogno di unit a favore della sua famiglia e a
detrimento dei baroni e dei duchi. E forse anche dei re, pensano a Napoli...
In questo periodo, tuttavia, alla corte di Lucrezia la vita scorre tranquilla.
Al principio del 1499, un incidente interrompe una maternit della giovane
signora: incinta di due mesi cade giocando nella propriet di campagna di un
amico della coppia. Lucrezia sviene e, ricondotta al Vaticano, perde il suo
bambino. Il Santo Padre ne  molto rattristato: egli si sente ringiovanire
vicino ai suoi figli, condivide le loro gioie e i loro dolori. La vita della
duchessa di Biscaglia, se non fosse per il pericolo di un conflitto che si
profila all'orizzonte,  fatta, per fortuna, pi di gioie che di dolori. E' in
quest'epoca che il Pinturicchio prende Lucrezia per modella non pi solamente
del celebre affresco, dove si ritrovano i tratti della figlia del papa nel viso
di Santa Caterina, ma di molti altri quadri degli appartamenti pontifici. Uno di
questi quadri, nella chiesa di Santa Lucia, rappresenta il papa circondato da
tutti i figli, in attitudine beata. Il Bramante, che comincer la ricostruzione
di San Pietro e far il progetto del grande cortile del Vaticano,  arrivato a
Roma da poco e viene spesso a Santa Maria in Portico. Michelangelo, a Roma da
due anni, lavora alla sua Piet, che Lucrezia viene a contemplare durante la
modellazione.
Il cielo si oscura per gli Aragonesi, quando arriva a Roma la notizia del
matrimonio di Cesare. Il giovane cardinale  stato prosciolto dai voti da suo
padre, col prudente consenso del Sacro Collegio. Il 16 marzo del 1499, un uomo
del seguito di colui che a Chinon  stato fatto duca del Valentinois, arriva in
gran fretta al palazzo pontificio. Viene dalla Francia a briglia sciolta, per
dire al papa che suo figlio ha preso moglie. Charlotte d'Albret  la dama pi
leggiadra del suo paese; le nozze sono state celebrate a Blois, il 12 e il 13
maggio, con gran pompa. Il messaggero per sette ore descrive l'avvenimento ad
Alessandro VI e risponde alle sue domande.
Dopo di che il papa si fa portare alcuni scrigni e sceglie parecchi gioielli che
mander alla nuora. Alessandro, soddisfatto, si ritira dando ordine che ci si
rallegri della buona nuova. Egli ormai sa che Cesare, con i Francesi al suo
fianco, intraprender la conquista della Romagna per impadronirsi di una corona;
sa che egli deve, senza por tempo in mezzo, passare all'azione contro coloro che
potrebbero opporsi a questo progetto: gli Orsini, i Gaetani, i Colonna e
certamente anche gli Sforza. Quanto ai d'Aragona, i legami di sangue che li
unisce al papa sono fragili, cos come  fragile l'amicizia e la considerazione
che Alessandro ha per i suoi vicini napoletani. La loro casa, egli dice,  piena
di bastardi e di bricconi... Alfonso di Biscaglia e Goffredo Borgia, un puro
d'Aragona e un Borgia ispanizzato dalla moglie, fanno orecchie da mercante e
preferiscono non sentire i ragionamenti del papa, fino al giorno in cui appare
evidente che il conflitto aperto  vicino.
Ascanio Sforza, questo stupefacente cardinale guerriero, lascia allora Roma per
raggiungere Milano, dove si batter con il fratello Ludovico contro i Francesi.
Goffredo Borgia si mette in urto con i papisti, va di rissa in rissa, e per poco
una sera non si ritrova in fondo al Tevere. Il peggioramento  costante, sebbene
il papa tratti con diplomazia i d'Aragona dicendo loro che i Francesi, questa
volta, non sarebbero scesi tanto a sud nella penisola come avevano fatto ai
tempi di Carlo VIII. Ma non  questa l'opinione degli ambasciatori di Ferdinando
V il Cattolico, re di Spagna e tutore del regno di Napoli, che partono per
Madrid non senza aver sfrontatamente avvertito il papa delle disgrazie alle
quali la sua condotta potrebbe condurlo: Santo Padre, dice uno di questi
diplomatici, me ne vado e ritorno in Spagna. Spero che mi seguirete, non dico
con una nave, non con una armata onorata, ma con una barchetta se potrete
trovarne una...
E' tempo: al principio del mese di agosto Alfonso lascia il palazzo del Vaticano
per riparare presso i Colonna, in uno dei loro feudi, Gennazzano. Lucrezia,
desolata, resta sola. Ella  nuovamente incinta, di sei mesi.
Eccola ancora una volta abbandonata da un marito per ragioni politiche: il suo
sposo presso alcuni baroni di Ferdinando di Spagna, lei prigioniera del
Vaticano. Il Signore di Pesaro ne rider ancora di pi, si mormora al palazzo.
Alessandro VI, furioso per la fuga di suo genero, caccia dal Vaticano Sancia:
con ben poca grazia, minaccia di cacciarla fuori. Visto che i d'Aragona non
vogliono restare da lui, egli non tollera la loro presenza sulle sue terre.
Il marito di Lucrezia, nonostante il suo stato, le scrive varie lettere
pressanti, perch ella lo raggiunga a Gennazzano. I messaggeri vengono
intercettati dal papa, che ci tiene a tenere sua figlia a portata di mano. Per
distrarla, e per lusingare il suo amor proprio, il pontefice decide di nominare
Lucrezia governatore di Spoleto e di Foligno, carica riservata fino a quel
momento a prelati, quasi sempre a cardinali. Spoleto a centocinquanta chilometri
a nord di Roma, sar una prigione dorata per la figlia di Alessandro e per suo
fratello Goffredo, costretto ad accompagnarla. Sei paggi veglieranno sul
fratello e sulla sorella, per impedir loro di sbagliare la strada indicata dal
papa. Alessandro  sicuro almeno che non gli si rubino o sviino i figli. Questi
ultimi sono meno soddisfatti di quanto egli immagini.
Il corteo di Lucrezia e Goffredo  splendido: in totale quarantatre carri di cui
uno porta una lettiga di seta cremisi per Lucrezia. Il papa, dalla loggia delle
benedizioni, saluta sorridente il lungo corteo che si allontana. I suoi due
figli s'inchinano rispettosamente al passaggio. Uno degli ultimi fedeli dei
d'Aragona, restato a Roma, cavalca al fianco di Lucrezia, prima di partire per
Gennazzano, fino al ponte di Sant'Angelo, con un messaggio di speranza.
Poi il poeta ha seguito lo strano corteo, e ne ricorda l'immagine durante i sei
giorni di marcia: Sulla via di Spoleto, brillante nel sole d'agosto, lentamente
cavalcava Donna Lucrezia in mezzo a un corteo splendente di preti e di
gentiluomini. La fulva bellezza della sua abbondante capigliatura sottolineava
lo splendore dei suoi occhi socchiusi. Molto piccolo, il senatore (il portatore
dell'editto del Santo Padre che attestava la nuova carica di Lucrezia) stava in
silenzio al fianco della duchessa, cos come l'ultimo dei figli della Vannozza.
Accigliati, i preti pensavano alla frescura del Vaticano.
Spoleto  in quel tempo una delle rocche pi potenti della penisola. La massa
quadrata della sua fortezza si rivela soltanto quando si  ai piedi della citt,
circondata da meravigliose distese di querce e di macchie. La popolazione
festeggia Lucrezia al suo arrivo, il 14 agosto, fra gli stendardi e i fiori, i
discorsi dei notabili, gli omaggi dei servitori, la gioia dei buffoni e degli
istrioni mandati da Alessandro: ecco Lucrezia, a diciannove anni, diventata
Governatore di Spoleto.
Mentre suo fratello trascorre il suo tempo a caccia, ella si occupa degli affari
del suo piccolo regno e si riposa un po': fra due mesi dar alla luce un figlio.
Lucrezia attraversa un momento difficile della vita, lontana da colui che ama,
dubitando di rivederlo mai pi. Ritrova la fede, che la sostiene in quei giorni
tranquilli: nella sua stanza una Vergine con i Santi di Spagna, tutta dolcezza e
grazia; come lettura favorita, gli Amori Mistici di San Francesco.
I Francesi intanto passano una seconda volta le Alpi. La guerra contro i
Milanesi  cominciata. Ma Alessandro VI dar prova del suo amore paterno: il
papa accredita presso il re di Napoli un messaggero spagnolo nel quale i suoi
presunti nemici hanno completa fiducia. Alessandro chiede che Alfonso raggiunga
sua moglie e garantisce la sua immunit. A met settembre Lucrezia ha la
sorpresa di veder comparire a Spoleto colui che l'aveva lasciata due mesi prima.
E' portatore di un editto del papa che d loro la citt di Nepi, fino ad allora
possedimento di Ascanio Sforza, conquistata recentemente dalle truppe papali.
Tutto ci pu passare per un ritorno di fortuna, ed  vero che in quel momento
tutto sorride al papa: Cesare, al nord, avanza rapidamente e caccia Ludovico
Sforza, costretto a rifugiarsi in Austria. Il figlio di Borgia all'inizio di
ottobre fa il suo ingresso a Milano al fianco di Luigi XII.
Il 14 di quel mese, dopo un breve soggiorno a Nepi, Lucrezia e Alfonso arrivano
a Roma. Il parto  prossimo. Con grande gioia del papa, il 10 novembre viene
alla luce un maschio. Il battesimo, celebrato immediatamente, riveste un
significato che un cronista dell'epoca, Girolamo Priuli, mette bene in evidenza:
Il sommo pontefice dopo la nascita del figlio di sua figlia, lo fece battezzare
con molta pompa, nel palazzo pontificio. Di questo fatto si parla molto in tutta
la cristianit e si dice che i pontefici, capi di tutte le religioni cristiane,
fanno sfoggio del loro amore ed affetto per la famiglia, e che il papa si
dichiara ufficialmente padre dei suoi figli. Il nipote porta il suo nome:
Rodrigo.
L'anno 1500  segnato, al suo inizio, dal ritorno di Cesare Borgia a Roma. Il
detto: O Cesare o niente, comincia ad essere conosciuto e temuto: durante
l'inverno il figlio del papa ha riportato parecchie vittorie e si  presa la
piazzaforte di Forl. Il re di Francia, stupito dal valore guerriero di questo
ex cardinale, gli ha conferito l'ordine di San Michele, il pi rispettato in
tutta la Cristianit, decorazione che Cesare porta al collo quando entra a Roma,
il 26 febbraio del 1500. Giubba di velluto nero, cappello nero con una piuma
bianca, gi celebre, ecco l'uomo che rende nervoso e impensierisce il proprio
padre. Da qualche giorno infatti, Alessandro, che ha ora settant'anni,  in
preda a crisi di depressione, scoppia a piangere per futili motivi, con grande
spavento dei suoi intimi, che s'interrogano ancora pi seriamente sulle sincopi
che colpiscono periodicamente il papa. I medici hanno per il momento concluso
che si tratta di una larvata epilessia, ma potrebbe anche trattarsi di
un'alterazione cerebrale di origine sifilitica. Gli attacchi sono pi frequenti
nei momenti di nervosismo e il ritorno di Cesare rappresenta uno di questi. Il
glorioso figlio di Alessandro VI realizza i sogni del padre, ma il papa lo
aspetta con apprensione.
Alessandro accoglie suo figlio nella loggia del palazzo, circondato da cinque
cardinali. Lo stendardo di Cesare, toro dei Borgia pi giglio di Francia,
sventola sul ponte di Sant'Angelo e segna la potenza del figlio del papa.
Davanti al padre, il Valentino s'inginocchia, Alessandro lo solleva e lo prende
fra le sue braccia. I due uomini si parlano a lungo in spagnolo, con gran
dispiacere del cronista Burckard che non parla abbastanza bene questa lingua per
capire cosa essi si dicano e per trascriverlo.
Rapidamente Cesare diventa il padrone del Vaticano. Attivo, deciso, buon
amministratore come  buon capitano, egli sa inoltre quello che vuole e niente
potrebbe fermarlo. L'anno 1500  quello della nascita del terrore. Gi molte
persone moleste sono scomparse in condizioni misteriose, prima ancora che Cesare
torni a Roma. I suoi sicari hanno soppresso uno Spagnolo che una volta era uno
dei suoi pi intimi, e che ne sapeva troppo; si  ritrovato il suo corpo nel
Tevere, fossa comune per i colpevoli di delitti d'opinione o di crimini
politici. Juan Cervillon, un altro capitano spagnolo, viene ucciso a colpi di
sciabola nel momento in cui si appresta a ritornare a Napoli. In Romagna,
all'accampamento di Cesare, un vescovo portoghese che aveva assistito Cesare
nelle sue trattative di matrimonio, Ferdinando d'Almeida, muore misteriosamente
e il suo corpo scompare. A Roma, senza chiasso, si seppellisce anche un membro
della famiglia dei Borgia, il cardinale Giovanni, abbattuto da una febbre
maligna di cui non si parler pi, poich si sa che tutti gli argomenti
concernenti la morte, da qualche tempo, pregiudicano la salute del pontefice.
Alessandro VI  stato molto colpito da una satira pubblicata dai suoi nemici che
s'intitolava: Dialogo del papa con la morte. Dopo di ci  ancora pi inquieto
del solito ma a torto, poich se un Borgia deve ora morire, questi non  lui, ma
suo genero.
La stella ascendente di Cesare non si adatta alla concorrenza. Ha saputo agire
contro il proprio fratello e non esita a sopprimere Alfonso di Biscaglia.
Lucrezia e suo marito, durante il soggiorno di Cesare in Francia, hanno
acquistato, ai suoi occhi, troppa importanza presso il papa. Ed  vero che la
tenerezza di Alessandro  rivolta a sua figlia pi che al figlio. Cesare osserva
tutti i fatti e tutti i gesti di Alfonso e degli Aragonesi che lo circondano.
Una sera si verifica una circostanza favorevole al suo progetto:  l'anno del
Giubileo, segnato da numerose cerimonie. Una tempesta improvvisa il 29 giugno
causa il crollo di uno dei soffitti del palazzo pontificio. Tre persone vengono
uccise sopra la sala delle udienze dove il papa siede sul trono. Una trave passa
attraverso il soffitto di questa sala e viene a colpire il baldacchino del papa:
la cattedra va in pezzi ma la trave resta ancora attaccata al suo sostegno.
Alessandro  leggermente ferito alla fronte, lo portano a letto, gli lavano la
ferita. Il giorno dopo la febbre gli sale. Il malato vuole al capezzale soltanto
i suoi familiari e, bench sia fuori pericolo, la convalescenza si prolunga.
Lucrezia, costantemente a fianco del padre, dorme al Vaticano, mentre suo marito
abita sempre nel palazzo vicino.
Quella sera Alfonso  venuto a pranzo al palazzo pontificio. Si parla del
miracolo che ha salvato il papa e di quel Lutero che fra i pellegrini dell'anno
giubilare d il cambio al Savonarola con le prediche riformatrici.
Poi verso le una del mattino, Alfonso lascia Lucrezia per raggiungere la sua
casa. Uno scudiero e un cameriere lo aspettano all'uscita del palazzo per
accompagnarlo a Santa Maria in Portico, a due passi.
I tre uomini avanzano sulla piazza di San Pietro quando un gruppo di mendicanti,
che sembravano assopiti in un angolo della piazza, accerchiano il giovane duca e
i suoi servi: Alfonso  ferito alla testa, alle braccia e ad una gamba. Egli
deve la salvezza alla sua spada e al coraggio dei due servitori, che mettono in
fuga gli aggressori. Poi portano Alfonso al palazzo pontificio. Lucrezia vedendo
suo marito coperto di sangue e credendolo morto, sviene.
Il papa, che ha visto la morte da vicino e ne  ancora sconvolto, manifesta il
suo orrore di fronte all'attentato che indovina voluto da Cesare. Ed ecco
Alfonso che ritorna in s: egli disse che era stato ferito e da chi, riferisce
un testimonio. I medici di Alessandro VI esaminano il giovane e danno qualche
speranza al papa e a sua figlia ed anche a Sancia, che fa parte delle dame che
assistono Lucrezia al capezzale del padre. Alessandro decide di ricoverare
Alfonso in una camera vicino alla sua e di tenerlo sotto buona scorta; sedici
uomini armati si danno il cambio davanti alla porta del marito di Lucrezia.
L'ambasciatore di Napoli  avvertito, il papa lo autorizza a far venire al
palazzo pontificio i medici del re Federico.
L'indomani i commenti corrono veloci. Tutta la corte pontificia sospetta di
Cesare e dei suoi uomini. Alcuni, fra i quali un certo Sanudo, scrivono: Non si
sa chi sia l'assassino, ma si dice che sia lo stesso che uccise il conte di
Gandia. Altri nominano Cesare senza usare perifrasi: Catanei dice che questo
attentato, il Valentino lo ha fatto fare per gelosia. Poich non  raro, a
dispetto dell'amore che lega Lucrezia ad Alfonso, di sentir dire a Roma che
Cesare  l'amante della sorella.
Lucrezia cura suo marito con passione, lo assiste ad ogni istante, si divide fra
lui e suo padre. Alfonso  collocato in una camera dell'appartamento dei Borgia
che il Pinturicchio ha appena finito di decorare. Il papa vuole che il ferito
non manchi di niente. Egli ha provato del dolore per le ferite di don Alfonso;
forse disapprova Cesare altrettanto quanto lo teme!
Ogni notte, Lucrezia e Sancia, si alternano al capezzale del malato. Esse gli
preparano personalmente i pasti sopra un fornello di fortuna, perch temono che
venga avvelenato.
Un giorno Cesare va a far visita a suo cognato. Se si crede a un testimonio, i
due uomini litigano, si accusano l'un l'altro di aver voluto attentare
reciprocamente alla loro vita. Cesare se ne va affermando che ci che non
succede al mattino pu benissimo essere fatto la sera.
Usando l'arma della persuasione ed approfittando della paura che gli ispira,
Cesare nel frattempo  riuscito a influenzare il papa. A poco a poco Alessandro
si stacca da sua figlia e non compiange pi il genero. Le cause politiche
contano molto in questo cambiamento di attitudine. Il papa si rende conto che
ormai Alfonso non pu pi essere che un d'Aragona opposto ai Borgia, di cui sa
molto bene che il pi attivo ha voluto sopprimerlo. Ora il marito di Lucrezia
dopo la morte di re Ferdinando potr aspirare al trono di Napoli. Il matrimonio
di Lucrezia e di Alfonso, voluto dai Borgia, rischia di rivoltarsi contro le
loro ambizioni. Nella sala delle Sibille il papa ospita un nemico. In pubblico,
Alessandro cerca di scagionare Cesare dai sospetti che pesano su di lui. In
privato, il papa arriva a dire che se  Cesare che ha voluto la morte di
Alfonso, non  senza ragione.
Dopo un mese di cure continue, il ferito si alza e fa qualche passo nella sua
stanza. Il 15 agosto del 1500 avviene la conclusione del dramma, della quale si
danno due versioni.
Secondo la prima, Lucrezia e Sancia, rassicurate sullo stato di Alfonso e felici
di vedere che dopo tanti giorni nessuno ha cercato di attentare di nuovo alla
sua vita, decidono di lasciarlo solo e di far visita a qualche amica in citt.
Secondo altri, le due signore sono sempre all'erta. Il 15 agosto esse sono al
capezzale di Alfonso quando Cesare fa irruzione nella camera ed esige che
Lucrezia e Sancia lo lascino solo con il duca di Biscaglia. Questa versione
sembra la pi verosimile: la sorella di Cesare sa di cosa egli sia capace. Deve
tuttavia obbedire alla forza ed eccola cacciata dalla camera del malato. Di
guardia alla porta della sala delle Sibille c' lo scudiero di Cesare,
Michelotto Corella. Le due donne corrono subito verso l'appartamento del papa
per chiedergli d'intervenire. Qualche minuto dopo, quando ritornano, senza
fiato, trovano di guardia, alla porta della camera di Alfonso, Corella e vari
altri uomini armati. Hanno gi capito: Corella ha pugnalato Alfonso sotto gli
occhi di Cesare. Con calma lo scudiero annuncia: Il duca  rimasto vittima di
un'emorragia.
Lucrezia e Sancia urlano il nome del loro sposo e fratello, si adirano,
implorano... Esse non vedranno nemmeno il corpo dell'innocente Alfonso, giovane
di diciannove anni ucciso dal cognato.
Per evitare lo scandalo il papa d ordine che il funerale sia celebrato la sera
stessa, con molta discrezione. Venti monaci accompagnano le spoglie del duca di
Biscaglia fino ad una tomba modesta, senza iscrizione, nella chiesa di Santa
Maria delle Febbri. Poi Roma stupita mormora e commenta l'assassinio.
Il nome di Cesare  su tutte le bocche, salvo su quella del papa. La cronaca
dice che Alessandro, per paura, non parler mai di questo delitto: Si sa che
tutta Roma ne parla; ma il papa non osava per paura. Per difendere le forme, i
pi intimi compagni di Alfonso vengono arrestati e condotti a Castel
Sant'Angelo, come se si volesse far credere che sono responsabili della morte
del loro amico. Verranno poi rilasciati e l'inchiesta sar presto abbandonata.
Lucrezia resta sola col suo dolore.
I pianti della giovane donna sembrano esasperare il papa, sempre sotto
l'influenza dell'implacabile Cesare. Al di fuori della famiglia Borgia, Lucrezia
suscita la compassione di tutti; presso i suoi, ella non trova che
incomprensione.
Donna Lucrezia, nota un Veneziano, persona saggia e liberale, godeva una volta
del favore del papa. Ora il papa non l'ama pi. Anche Cesare non risparmia il
suo dolore: due giorni dopo il funerale di Alfonso, egli fa visita alla sorella,
nel palazzo di Santa Maria, con un centinaio di alabardieri: maniera poco
elegante di far vedere la sua forza e di dire che bisogner piegarsi alla
volont della famiglia...
Questa donna che non cessa di piangere, che si isola, solitaria, in lunghe e
tristi passeggiate nella campagna romana,  ancora una Borgia? Come pu
Alessandro capire che a vent'anni una donna pianga cos a lungo e cos
intensamente un marito che non era nemmeno un partito seducente? Che almeno
Lucrezia nasconda lontano il suo dispiacere e non rattristi pi il Vaticano
tutto intero.
A Nepi, citt che le  stata data l'anno prima, due settimane dopo la morte di
Alfonso, Lucrezia trova la pace. In questa citt dell'Etruria, dove il figlio
Rodrigo fa i primi passi, il tempo sar il suo unico medico. Il calcolo di
Alessandro, di lasciare che la figlia si isoli per meglio dimenticare, si rivela
esatto: nell'autunno di quello stesso anno 1500, Lucrezia rientra a Roma, che
Cesare ha lasciato per dar battaglia ai d'Aragona.
Soltanto un mese dopo il dramma della sala delle Sibille, Alessandro pensa a far
risposare la figlia. Questa volta nessuna difficolt legale: ella  vedova,
perfettamente vedova. Al ritorno di Lucrezia vengono proposti alcuni nomi:
Francesco Orsini, duca di Gravina; il conte di Ligny, favorito del re di
Francia; Ottaviano Colonna, la cui famiglia vedrebbe di buon occhio un legame
matrimoniale con i Borgia; infine un conte spagnolo, perch Alessandro ha fatto
rinascere il vecchio sogno di rimettere la propria famiglia sulla terra
natale...
Per Lucrezia le cose sono cambiate: la solitudine l'ha portata alla riflessione.
Ella non intende pi ormai lasciar dirigere dalla famiglia il corso della sua
vita. Salvo naturalmente un'azione violenta contro un marito o un pretendente
che non pu, ahim, evitare... Una maniera cos violenta e cos funesta per
renderla vedova la turb molto, riferisce Tomasi, ed ella manifest il suo
risentimento all'intera corte. Alessandro se ne rende conto quando propone a
Lucrezia questi nuovi partiti. Sua figlia risponde seccamente ogni volta in
maniera negativa.
Perch questi rifiuti? domanda infine Alessandro esasperato.
Perch i miei mariti non hanno fortuna...
Alessandro in realt non  malcontento di questo mutato atteggiamento. Esso
permette ad altri partiti di manifestarsi, e prova che sua figlia non si
accontenta pi di essere bella e dolce. Il papa d prova di avere nuovamente
fiducia in Lucrezia quando, nel 1501, in occasione di un suo viaggio, affida a
sua figlia l'amministrazione degli affari pontifici. Burckard, stupito, nota
che: Sua Santit affid il palazzo tutto intiero e il disbrigo degli affari di
ordinaria amministrazione a Donna Lucrezia. Le diede il permesso di aprire le
lettere che sarebbero arrivate per Sua Santit. Nei casi difficili, Donna
Lucrezia avrebbe dovuto chiedere consiglio al cardinale di Lisbona.
Per altre cose che non riguardino la Chiesa, Lucrezia non viene consultata. Da
quando Cesare  a Roma o nei dintorni, veleno e orge fanno parte della vita
quotidiana.
A partire dal 1500 le sparizioni misteriose si succedono per ragioni politiche,
passionali o finanziarie. Aver bevuto, significa essere stati avvelenati dai
Borgia. Tutti hanno paura di essere assassinati da Cesare, duca di Valentino,
racconta la cronaca del tempo; quotidianamente a Roma si trovano persone
assassinate, quattro o cinque ogni notte, anche vescovi, prelati ed altri...
O ancora: Quell'ambasciatore spagnolo che era a Venezia al tempo della lega 
molto malato, e si suppone che abbia bevuto. Pure gli si era detto fin dal
principio di non mangiare nulla fuori dalla sua casa...
Dal Rinascimento in poi l'Italia non  considerata come la classica terra del
veleno? Alcuni celebri avvelenamenti a base di cantarella e di acqua tofana
hanno valso alla penisola questa reputazione poco lusinghiera. Era l'epoca in
cui parecchi vivevano della preparazione di misteriose acque di vedovanza e
altre di polveri d'eternit.
La cantarella che i Borgia utilizzavano era un veleno a base d'arsenico. Se ne
faceva la prova sugli animali, e secondo alcuni contemporanei, su un gran numero
d'innocenti. Era una polvere biancastra molto simile allo zucchero, che poteva
essere mescolata al vino o agli alimenti senza alterarne il gusto originario.
Dopo averla ingerita si moriva in meno di ventiquattro ore. I cardinali Orsini,
Ferrari, Michele, per non citare che le pi illustri vittime della cantarella,
soccombono dopo aver bevuto il famoso calice; il primo in una cella di castel
Sant'Angelo, il secondo a tavola, essendo il suo valletto Pinzone complice dei
Borgia; il terzo a casa sua per mano del domestico Coloredo, che pi tardi
pagher il suo delitto sul rogo. I Borgia uccidono anche a distanza. Il principe
Djem, ostaggio diventato ingombrante all'epoca della crociata del papa, ne ha
fatto per primo l'esperienza. Il venenum atterminatum, era invece a base di uova
secche, polverizzate con cenere e alcune polveri venute dall'Asia: Una dramma di
questo preparato fa morire in un mese, mezza dramma in due mesi, due grosse in
quindici giorni. Ma gli effetti del veleno a scadenza sono meno sicuri di quelli
della cantarella, che resta l'arma favorita dei Borgia per mandare al diavolo i
seccatori.
Il tempo non ha calmato gli ardori di Alessandro che, a settant'anni, si ricorda
d'altronde che prima di diventare papa era stato giudicato: l'uomo pi carnale
di ogni altro. Dopo che si  stancato di Giulia Farnese, il papa fa spesso
visita a una ventina di signore che compongono il suo harem privato. I suoi
figli lo riforniscono di nuove etere, fra le quali una delle preferite era
quella procuratagli da Giovanni prima della sua morte, una bruna andalusa
davanti alla quale si dice che Alessandro si estasiasse. Il papa si diverte
soprattutto a veder ballare delle fanciulle coi vestiti molto corti. Durante il
Carnevale tutte le sere nel palazzo pontificio si suona e si d spettacolo. Se
Alessandro lascia le sue compagne,  per il gioco d'azzardo. Giustiniano, un
altro cronista contemporaneo dice: Ho passato la serata con Sua Santit e fino
all'alba prendemmo parte ai divertimenti abituali del pontefice; senza la
partecipazione delle signore non si fanno pi, oggi, feste piacevoli. Si sono
anche giocate alcune centinaia di ducati.
Machiavelli ha la conferma di tutto ci da uno dei suoi corrispondenti romani:
Il papa ha sempre il suo gregge illecito. Ogni sera dall'Ave Maria alla una di
notte, venticinque signore vengono condotte al palazzo in groppa di qualcuno, al
punto che chiaramente si fa del palazzo tutto intero un cattivo luogo di tutti i
generi. Un buon numero di cardinali assiste ai divertimenti, qualche volta
mascherato, qualche altra pi semplicemente in vestito color porpora. Quando
Alessandro viaggia, porta con s una parte della sua compagnia, con grande
stupore della gente di provincia.
E' difficile dire in che misura Lucrezia abbia preso parte ad alcuni di questi
divertimenti. Non vi  dubbio ch'ella abbia assistito ad un episodio fortuito,
che ebbe luogo in piazza San Pietro nel novembre del 1501. Un contadino
attraversava la piazza conducendo due giumente cariche di legna. Alcuni
palafrenieri della casa pontificia fermano il corteo, liberano le giumente dal
loro carico e conducono loro vicino quattro stalloni usciti dalle scuderie del
papa. Quest'ultimo  ad una finestra, Lucrezia al suo fianco: Dopo essersi
battuti a colpi di denti e di calci, racconta Burckard, essi (gli stalloni)
montarono sulle giumente e le coprirono, scalpitando e ferendole gravemente. Il
papa... e madonna Lucrezia contemplavano lo spettacolo, visibilmente allegri e
facendo grandi risate.
Non  altrettanto sicuro che Lucrezia fosse presente al celebre Festino delle
castagne della vigilia di Ognissanti di quello stesso anno. E' tuttavia uno
degli episodi della storia scandalosa dei Borgia che hanno maggiormente
contribuito a formare la sua reputazione di peccatrice. Quella sera, in presenza
del papa, il duca Valentino, di ritorno da una campagna di guerra, offre la cena
nei suoi saloni a cinquanta fra le pi quotate cortigiane di Roma. Prima
vestite, poi nude, dopo il pranzo esse si danno ai servitori e a quelli fra i
convitati che le vogliono. Poi vengono disposte sul pavimento delle candele
accese e buttate delle castagne che le donne, svestite, devono raccogliere
correndo a quattro gambe. Si pu immaginare come finisca la riunione.
L'indomani, senza dubbio stanco, il papa non assiste alle cerimonie sacre.
Qualche giorno pi tardi, arriva da Napoli uno dei libelli pi violenti che sia
mai stato pubblicato contro i Borgia, la lettera al signor Silvio Savelli:
pagine che resteranno la base di tutte le accuse portate contro i Borgia e
contro la peste nata in seno a questo Stato (il Vaticano) per la sua rovina.
Alessandro vuol fare la fortuna della figlia proponendole di sposare Alfonso
d'Este, figlio del duca Ercole 1 di Ferrara, figlioccio del papa, cugino del
defunto duca di Biscaglia per via della madre Eleonora d'Aragona.
L'origine della potente famiglia d'Este si perde nella notte dei tempi. I suoi
possedimenti, Ancona, Reggio, Modena oltre a Ferrara, sono ricchi, ma situati in
posizione pericolosa nel cuore del mosaico degli Stati italiani, fra la
Repubblica Serenissima di Venezia e la Romagna, dove oramai governa Cesare
Borgia. E' questa situazione geografica che attira i Borgia, pi ancora della
personalit del futuro sposo, d'altra parte interessante.
A venticinque anni Alfonso d'Este  gi vedovo. Anna Sforza  morta due anni
prima, senza lasciargli figli. In seguito, il duca di Ferrara ha pensato
certamente a far sposare il figlio e, per sistemare la sua casa, ha pensato ad
un'alleanza con la corte di Francia. Luisa di Savoia  una giovane principessa
vedova di Carlo d'Angouleme, madre di due figli in giovane et, uno dei quali
diventer Francesco 1. Le et vanno bene, e se si vanta il carattere
appassionato di Luisa d'Angouleme e la sua cupidigia, non si deve dimenticare la
sua bellezza. Alfonso d'Este ha accettato l'idea di questa unione con una
Francese di alto rango: l'ambasciatore di Ercole 1  alla corte di Luigi XII
per cercar di convincere il re di Francia, quando Alessandro VI fa sapere a
Ferrara quale interesse egli abbia verso il figlio del duca.
La notizia, portata dal cardinale di Modena Giovan Battista Ferrari alla corte
del duca d'Este, ha l'effetto di una bomba. La famiglia ha saputo, fino a quel
momento, destreggiarsi fra alleanze di livello molto alto, tirando in scena
principesse nobili e virtuose. A dispetto della bellezza di Lucrezia Borgia,
l'idea di sposare la sorella di Cesare, vedova d'Alfonso di Biscaglia
assassinato dal cognato, sembra, a tutta prima, inconcepibile al giovane
Alfonso. Lo dice ad alta voce e suo padre il duca, fa un sacco di difficolt,
soprattutto col pretesto che il figlio  gi fidanzato con Luisa di Savoia.
Il papa passa sopra alle maggiori umiliazioni e capisce che la chiave del
matrimonio si trova in Francia. Luigi XII, alleato del duca d'Este,  in quel
momento un personaggio molto potente e molto ambizioso, il cui orizzonte non si
limita alle Alpi. Di nuovo un re di Francia pensa di sedere sul trono di Napoli.
Luigi XII sa benissimo che ci  possibile soltanto se il papa lo tollera. Per
Alessandro, ci vale un matrimonio mancato in Francia e concesso ai Borgia.
L'ambasciatore del papa presso il re di Francia ha presto aggiunto questo
argomento sul piatto della bilancia. Luigi di Francia cambia idea e rifiuta il
suo consenso al matrimonio progettato da Ercole d'Este. A quest'ultimo non resta
che patteggiare nel modo pi favorevole il consenso che dar all'unione del
figlio con Lucrezia. Il duca fa aprire un'indagine sui costumi della futura
sposa di Alfonso e, sia che il papa intervenga presso gli inquirenti, sia che
questi subiscano il fascino di Lucrezia, il loro rapporto  lungi dall'essere
sfavorevole. Sar un argomento importante per il giovane Alfonso, al quale la
futura moglie viene descritta non come una vedova viziosa, ma come una dolce,
gaia, fragile e virtuosa giovinetta.
Quanto a Lucrezia, essa aspetta questo nuovo marito che le viene descritto come
coraggioso, leale e molto equilibrato. Il matrimonio, dopo molti mesi di
discussioni,  infine deciso. Alessandro comincia col promettere, per sua
figlia, una dote di centomila ducati. Ercole d'Este confronta questa somma con i
quattrocentomila ducati dati da Ludovico Sforza a sua figlia Bianca, ci che
induce il papa a raddoppiare la cifra. Oltre a ci, il duca d'Este chiede una
riduzione del tributo che paga ogni anno al Vaticano, cosa che un concistoro
concede dietro espressa domanda del papa. In cambio i feudi di cui Lucrezia ha
l'amministrazione tornano alla Chiesa e non faranno parte del suo cofanetto
nuziale.
Venezia, Firenze, la maggior parte degli Stati della penisola sono intervenuti,
poich non si vede di buon occhio un'alleanza fra due potenti. L'imperatore
Massimiliano, ancora pi deciso, ha scritto al duca di Ferrara per dissuarderlo
dal firmare il contratto che gli propone il papa. I Borgia non ignorano nulla di
questi interventi e di queste difficolt; solo Lucrezia doveva soffrirne.
Poi, il 26 agosto, l'accordo viene firmato. Per dare un contentino di pi,
Alessandro ha accettato di nominare Ippolito d'Este, terzo figlio del duca,
arciprete di San Pietro. Ma in privato egli si pu permettere di tacciare Ercole
di mercante bottegaio.
Il 4 settembre le prime feste pubbliche: preceduta da una fila di vescovi,
accompagnata dai rappresentanti dei re di Spagna e di Francia e seguita da un
sontuoso corteo di cinquecento persone, Lucrezia va a cavallo a Santa Maria del
Popolo, per recitarvi una preghiera propiziatrice. Come vuole l'uso, alla fine
della cerimonia, ella d il suo vestito ad uno dei suoi buffoni, che percorre la
citt con un nuovo corteo, brandendo il vestito di velluto e gridando ai sette
venti: Viva l'illustrissima duchessa di Ferrara!
Alessandro VI, qualche giorno pi tardi, convoca un concistoro per vantare il
pi grande e il pi saggio dei principi, Ercole d'Este, e suo figlio pi bello e
pi potente persino di Cesare Borgia. E' facile valutare la portata del
complimento.
A Ferrara, l'entusiasmo  minore. Grandi reticenze sussistono nella famiglia
d'Este, e si dice persino che il duca abbia dovuto minacciare Alfonso: Se non ti
decidi a questo matrimonio, Donna Lucrezia sar la mia sposa, e ne far l'erede
di tutti i nostri beni!
Ai baroni che dipendono da lui e ai suoi vicini Ercole 1 tenta di giustificare
quello che molti ritengono un matrimonio male assortito. Egli scrive cosi al
marchese di Mantova: Ci siamo decisi, in questi ultimi giorni, sotto la
pressione degli intrighi ai quali eravamo sottoposti, ad acconsentire
all'alleanza matrimoniale che Sua Santit ci proponeva. Lo abbiamo fatto
soltanto perch vi eravamo invitati in modo pressante da Sua Maest
Cristianissima ed anche nella speranza di ottenere da Sua Santit alcune
soddisfazioni.
Poi, le settimane passano... Il duca d'Este, uomo prudente, vuole ricevere la
dote prima di dare suo figlio. Alessandro, non meno prudente, non vuole mollare
ducati e privilegi prima di avere collocato la figlia. Infine il 15 novembre,
essendo stati pi o meno regolati gli affari, la scorta messa insieme dal duca
d'Este si presenta al palazzo ducale, prima della partenza per Roma. Essa 
composta da non meno di cinquecento persone, comandate dal cardinale Ippolito
d'Este, il pi giovane figlio di Ercole. Si deve credere che la cavalcata fosse
volontariamente lenta, poich gli inviati del duca arrivano a Roma soltanto il
23 dicembre.
Al Vaticano diciannove cardinali, il governatore di Roma, i senatori, duemila
nobili, fanno un'accoglienza memorabile al corteo. In seguito Cesare, vestito in
modo superbo, porge il benvenuto del Pontefice. L'artiglieria di Castel S.
Angelo spara con tutti i suoi cannoni, al punto che alcuni cavalli del corteo
esitano a passare il ponte che porta dall'altra parte del Tevere. Lucrezia
stessa fa gli onori di casa. Vestita con un abito bianco intessuto con fili
d'oro, la capigliatura coperta da un leggero velo di crepe verde, ricamato con
fini perle, ella  cos graziosa ed allo stesso tempo modesta, che i rapporti
mandati la sera stessa a Ferrara non ne risparmiano gli elogi.
I ricevimenti si succedono pi brillanti che mai. Gli inviati del duca d'Este
sono abbagliati dal gran lusso ostentato e ne notano fino al minimo dettaglio:
Soltanto un vestito di Donna Lucrezia vale quasi ventimila ducati, uno solo dei
suoi cappelli diecimila. In sei mesi le gioiellerie di Napoli e di Roma hanno
lavorato pi oro di quanto non facciano in due anni, in tempi normali.
Nel pomeriggio del 30 dicembre si svolge al Vaticano la cerimonia nuziale, per
procura, in presenza dei soli testimoni del marito, che  sempre a Ferrara.
Ferrando d'Este porta a Lucrezia l'anello nuziale che Alfonso le invia con suo
pieno gradimento. La giovane donna non esita pi a rispondere, ed  la terza
volta: Lo accetto con mio pieno gradimento.
Il 6 gennaio del 1502 arriva l'ora della partenza per Ferrara. Lucrezia, vestita
di broccato e col mantello d'oro, si reca un'ultima volta dal padre e resta
un'ora in sua compagnia. Poi, all'uscita dal palazzo pontificio, monta sulla sua
mula, bardata di velluto d'oro e d'argento. Il corteo si mette in moto, Lucrezia
si volta verso il padre, in piedi in una galleria del palazzo. Il papa si sposta
varie volte per continuare a vedere la figlia il pi a lungo possibile.
Infine ritorna nei suoi appartamenti. Lucrezia partita, faremo per lei ancora di
pi di quanto non abbiamo mai fatto. egli dice. Si fa portare il piccolo Rodrigo
di due anni, per il quale si  convenuto che sarebbe rimasto col nonno e sarebbe
stato allevato da una zia, Isabella d'Aragona. Fuori, alcuni fiocchi di neve
cadono su San Pietro. Il lungo corteo  partito. Lucrezia e suo padre non si
rivedranno pi.
Con poche varianti, la strada che segue la cavalcata nuziale, lunga parecchi
chilometri,  quella che Lucrezia ha percorso sette anni prima per andare a
Pesaro, a fianco del suo primo marito. Le localit attraversate
Civitacastellana, Narni, Spoleto, Foligno, Pesaro, Urbino, Rimini, Bologna sono
tenute ad ospitare ed a nutrire il lungo seguito di Lucrezia. All'entrata dei
borghi e delle citt, a dispetto del freddo dell'inverno, i responsabili
comunali accolgono nuovamente la figlia del papa, sotto archi di trionfo sempre
simili fra loro. Alcune citt attraversate fanno venire in mente a Lucrezia
ricordi diversi.
A Spoleto, la si festeggia. E' necessario per dissipare i ricordi malinconici
che l'assalgono. A Foligno, che fu un altro dei suoi possedimenti, chiede di
fermarsi pi a lungo del previsto. Lucrezia insiste perch non ci si affretti e
manda a Ferrara una spiegazione: non arriver presto come era previsto poich
Donna Lucrezia  di costituzione delicata e poco abituata a montare a cavallo.
Le sue dame lo sono ancora meno, e ci rendiamo conto che non amerebbero arrivare
a Ferrara disfatte e sfinite dal viaggio. Il papa  in pensiero e chiede
esplicitamente alla figlia di scrivergli ad ogni tappa.
Un'altra sosta in una citt che fu sua: Pesaro. Ormai la contrada  terra di
Cesare che ne ha cacciato Giovanni Sforza. Cento bambini vestiti dei colori di
Cesare, rosso e giallo, agitano rami di ulivo al passaggio della loro ex
padrona. Le dame del corteo ballano con i borghesi e i nobili di Pesaro, ma
Lucrezia trascorre le giornate delle soste in completa reclusione. A mano a mano
che si avvicina a Ferrara, si sente pi maliconica, incerta dell'accoglienza che
l'aspetta in una famiglia dove sa che non  amata. Roma  gi lontana e a
ventidue anni questo lungo viaggio  come il passaggio da una riva all'altra
della vita. Il libertinaggio, i piaceri di una corte dissoluta sono dietro le
sue spalle. Ferrara che l'attende ha la fama di uno Stato forte, dove regna il
rigore sotto la dinastia altamente aristocratica della famiglia d'Este.
Il 31 gennaio, dopo un'accoglienza trionfale a Bologna, il corteo arriva a
Castel Bentivoglio, frontiera fra Bologna e Ferrara. Lucrezia prepara il suo
ingresso presso gli Estensi, rimette in ordine con una dama di compagnia
l'essenziale del suo corredo. Quella sera si lava i capelli, davanti ad un gran
fuoco di legna che proietta la sua ombra sulle pareti della camera. Qualche
istante di malinconia: Lucrezia sa ben poco del marito, che ha conosciuto otto
anni prima, fra tanti altri gentiluomini, al palazzo di Santa Maria, senza che
egli producesse su di lei un'impressione degna di nota. I fratelli dello sposo,
che dal Vaticano hanno accompagnato Lucrezia, sono stati gentili, troppo
forse... Ma di Alfonso, non dicono una parola. La giovane ha di lui soltanto un
ritratto che le  stato portato da Ferrara, e nemmeno una lettera: suo marito
non le ha mai scritto.
Lucrezia  gi senza trucco, i capelli sciolti sulle spalle. Nei corridoi alcune
grida... Lucrezia si stupisce; poich Giovanni Sforza ha minacciato a pi
riprese di trovarsi sul passaggio della sua ex moglie, teme un tranello. Ma la
porta della stanza si apre lentamente e appare un uomo di corporatura robusta
con una fitta barba nera. Ha il naso degli Estensi che  come uno stemma nel suo
viso:  Alfonso. Avanza verso la sposa, la squadra con attenzione, s'inchina
togliendosi il cappello. Lucrezia l'ha riconosciuto ancora prima che egli
parlasse.
Nessuno assiste al colloquio, che dura due ore. Alcuni pensano che sia stata una
visita galante e che la sola curiosit non fosse il motivo della visita
inopinata di Alfonso. Altri pensano che sia stata soltanto una visita di
cortesia, e che il giovane abbia scoperto una Lucrezia molto diversa da quella
che temeva di trovare.
Si possono immaginare le prime reticenze e le prevenzioni di Alfonso d'Este,
unito a questa donna che arriva preceduta da una reputazione poco lusinghiera,
mentre egli non voleva a nessun costo sposarla. Suo padre ha dovuto
costringervelo ed egli ha dovuto piegarsi davanti all'importanza della somma
offerta in dote dal papa. A poco a poco, di fronte al fascino ed alla grazia
naturale di Lucrezia, le reticenze del giovane sfumano.
Ella ha il grande merito di mostrarsi dolce e sottomessa: non  nella posizione
di una donna che ha pagato per ottenere un marito? I contabili di Ercole l'hanno
fatto capire quando in Vaticano, prima della partenza, durante cinque giorni e
cinque notti hanno pesato, contato verificato ad uno ad uno i ducati, prezzo del
matrimonio prima di chiuderli in sacchi sigillati e di autorizzare la partenza
del corteo.
L'indomani dell'inatteso incontro con Alfonso, Lucrezia affronta una rivale: a
Malapergo, Isabella d'Este, marchesa di Mantova, incaricata di fare gli onori
delle prossime cerimonie, le d il benvenuto. Isabella teme molto che Lucrezia
le rubi il posto di prima dama di Ferrara. Non bisogna dimenticare che Ercole 1
 vedovo. Poi a Torre della Fossa avviene l'incontro fra il capo famiglia e la
nuova venuta. Il duca  imponente e solenne come sempre, ma quando la nuora
s'inchina ai suoi piedi, la rialza senza aspettare, le prende la mano, la bacia
paternamente.
Tutto il corteo prende posto a bordo di un'imbarcazione di gala, una specie di
Bucintoro ispirato alle grandi barche veneziane. Su di un canale riempito con le
acque del Po, ci si dirige verso la villa di Belfiore alle porte della citt,
dove Lucrezia si riposer aspettando il solenne ricevimento.
Esso sar degno degli Estensi e dei Borgia. E' vero che le feste di Ferrara sono
note in tutta la penisola da molto tempo. Il duca d'Este per il matrimonio del
figlio ha visto lontano. Lucrezia  splendente, e tutti i cronisti all'unanimit
ne descrivono la bellezza: occhi adorabili, pieni di vita e di allegria, come 
dolce e graziosa!, a giudizio di tutti ella riporta la palma della bellezza.
Nel discorso ufficiale si confronta persino Alessandro VI a San Pietro:
L'apostolo Pietro ebbe una graziosa figlia di nome Petronilla, Alessandro ha
Lucrezia, risplendente di bellezza e di virt!
Dopo il grande sfoggio di lusso della corte di Ferrara, gli sposi raggiungono da
soli la camera nuziale. Il duca d'Este l'indomani scriver: Don Alfonso, nostro
figlio, e donna Lucrezia hanno passato la notte insieme e crediamo che siano
stati tutti e due soddisfatti. Pi tardi si aggiunger con galanteria che
Lucrezia  in tutto superiore a ci che si  potuto scrivere su di lei, senza
che si riesca a sapere se, a Ferrara, questo sia un complimento o un rimprovero.
Abituati ai fasti degli Estensi, i centomila abitanti  della citt hanno
festeggiato le nozze di Alfonso e di Lucrezia per otto giorni interi. La giovane
signora ha conquistato molta gente, ma ha anche molti nemici. Isabella d'Este
non le perdona di essersi imposta cos rapidamente. Essa racconta al marito, il
marchese di Mantova, le impressioni delle nozze, descrivendole molto fredde... e
molto glaciali. Poi il duca Ercole, terminati i festeggiamenti, fa i suoi conti.
Egli non intende dimenticare che il matrimonio deve essere vantaggioso.
Lucrezia gli sembra troppo prodiga, abituata come  a non rifiutare nulla ai
suoi fedeli e a soddisfare i suoi capricci. Il duca chiede alla nuora di fare un
bilancio anticipato. Non  ancora mai successo a Lucrezia, di prevedere le spese
di un intero anno. Tuttavia lo fa, di buon grado, fino al giorno in cui il duca
respinge la cifra di dodicimila ducati ai quali i suoi calcoli l'hanno portata.
Ercole vuole limitare le spese di sua nuora alla met di questa somma e per
farlo comincia col rimandare a Roma la maggior parte delle dame del seguito di
Lucrezia: Le Ferraresi del vostro seguito sono state scelte con cura, esse
devono esservi sufficienti.
Lucrezia protesta, scrive al padre, che si mostra arrabbiato di queste
meschinerie e impone al duca d'Este di versare a sua figlia diecimila ducati
all'anno. Una elemosina! esclama Lucrezia, che si ritira, imbronciata, nei suoi
appartamenti di Castelvecchio, imponente fortezza quadrangolare dalle pesanti
torri rossastre, circondate d'acqua, al centro di Ferrara.
E' una costruzione poco accogliente, polverosa, dalle grandi stanze fredde. I
domestici da molto tempo non vi fanno pi le faccende domestiche, le lenzuola
sono bucate e non vengono mai accomodate, manca di mobili, di arazzi... Il
necessario lavoro di organizzazione almeno occuper Lucrezia; che vede poco il
marito, tanto egli  preso dai giochi, dall'arte delle armi e... dalle amanti,
che ha conservato dal tempo della vedovanza.
A ventisette anni, Alfonso d'Este ricorda per molti aspetti Cesare Borgia.
Grande, forte, col disprezzo della vita umana, egli soccombe ad accessi di
collera e di fredda rabbia che spaventano amici e nemici. Divide il suo tempo
fra le fonderie di cannoni che lo appassionano e le signorine di Ferrara.
Lucrezia lo vede soltanto al calar del giorno. Ella sembra accontentarsene e non
rimprovera al marito le sue avventure galanti. A poco a poco la sua collera
contro il duca passa, e Lucrezia organizza a Ferrara un vita di corte, riunendo
intorno a s artisti e uomini di lettere. Nicol da Correggio  l'arbitro
dell'eleganza e il difensore del teatro. Tito Strozzi, a dispetto dei suoi
ventiquattro anni, canta nei suoi versi la nuova duchessa come aveva fatto per
Eleonora d'Aragona. E Lucrezia per coronare la sua nascente potenza, porta via
alla rivale Isabella d'Este il segretario Tebaldo, uomo di grande cultura ed
esperto in medicina.
Nella settimana santa dell'anno 1502, Lucrezia si ritira nel convento delle
Clarisse. Aspetta un bimbo, ma in luglio si ammala. Alla fine del mese, ecco
arrivare Cesare, che ha intrapreso una nuova campagna vittoriosa nella sua
Romagna. Il fratello di Lucrezia  al colmo della potenza; a Ferrara viene
accolto bene, ma non vi resta che poche ore, sulla via per il campo di Pavia
dove  aspettato dal re di Francia. All'indomani della visita di Cesare,
Lucrezia sta malissimo. Si parla di veleno, e questa voce giunge fino in
Vaticano. Alessandro VI, sempre inquieto sulla sorte della figlia, manda subito
a Ferrara uno dei suoi medici personali. Gli Estensi hanno grande cura della
salute di Lucrezia:  una nuora preziosa che evita a Ferrara di subire la sorte
di Urbino, conquistata dall'intraprendente Cesare.
Poi il male passa; ma alla fine di settembre Lucrezia mette al mondo una figlia
morta. La duchessa non crede di sopravvivere e redige il suo testamento. Una
nuova visita di Cesare, contro ogni aspettativa la rassicura. Questa volta suo
fratello resta due giorni al suo capezzale ed aiuta a curarla. Il 13 settembre
Lucrezia  molto grave. Si tasta il polso, e grida che sta morendo... Alla fine
del mese, come per effetto di un miracolo, eccola alzata, guarita. Per
ringraziare il cielo, si ritira di nuovo quindici giorni presso le Clarisse.
A met ottobre, dopo qualche settimana di riposo, Lucrezia rientra a Ferrara, in
una delle carrozze d'oro che suo suocero le ha offerto per le nozze. I Ferraresi
sono contenti di vederla e le fanno festa. La duchessa, adottata dal popolo,
illuminata dall'amore delle arti e da varie gioie d'amore, entra in un nuovo
periodo della sua vita.
Pietro Bembo  arrivato da poco da Venezia. Figlio spirituale del patriarca, che
Lucrezia apprezza molto, Bembo  stato chiamato da Ercole d'Este, il quale pensa
che il suo talento rallegrer Lucrezia. Il duca non pu prevedere che il poeta
soppianter suo figlio nel cuore di Lucrezia. Pietro Bembo diventa presto la
persona pi apprezzata fra i membri della corte. La sua passione si traduce nei
versi:
Se almeno avessi un cuore di cristallo, che trasparir lasciasse ci che io
taccio, madonna, e che voi non vedete...
Lucrezia non tarder a rispondere a Bembo che il cristallo del proprio cuore
prova una simpatia sicura per quello del poeta. Questa confessione, aggiunge,
resta come un eterno vangelo.
Lo stile agile del poeta ha sedotto Lucrezia; la sua erudizione, le sue maniere
dolci, l'autorit dei suoi trentadue anni, ne fanno un compagno piacevole e
sicuro. Alfonso impallidisce al confronto, egli che non ha nessun gusto per la
vita di corte, che preferisce i giochi della forza a quelli dello spirito.
Lucrezia  attaccata ad Alfonso, che ha mostrato della tenerezza durante la
malattia della moglie. Ma il suo temperamento la spinge verso Pietro, che ella
va a visitare nella sua residenza vicino a Ostellato. Nel gennaio del 1503,
Bembo pu scrivere di aver ricevuto da Lucrezia onore e carezze assai.
I due amanti devono essere prudenti. Tito Strozzi e suo figlio, un poeta zoppo
che ha anche lui molte attrattive, sono gli abituali messaggeri di Lucrezia e di
Pietro, cos come qualche Romana del seguito della duchessa. Quest'ultima firma
le sue missive con le sigle F.F. che vogliono certamente dire Ferrarese Fedele.
Bembo risponde in uno stile appassionato ispirato da Petrarca. Quando egli dovr
partire per Venezia, dove suo fratello  morente, Pietro raccomanda ancora la
discrezione; Vi supplico di stare attenta che nessuno possa indovinare e
scoprire i vostri pensieri, perch i sentieri che portano al nostro amore non
rischino di diventare ancora meno numerosi, n di essere pi ostacolati di
quanto non lo siano ora. Non fidatevi di nessuno, chiunque esso sia, fino al
momento nel quale torner. Cosa che far dopo Pasqua, se sar ancora in vita.
Pietro Bembo non torner pi a Ferrara. Senza dubbio il duca d'Este ha avuto
sentore degli amori colpevoli di sua nuora; Bembo, pi tardi, sar mandato a
Roma, dove diventer segretario del nuovo papa.
Il papa Borgia  arrivato alla fine della sua vita. Suo figlio ha fatto il vuoto
intorno a lui: Alessandro  un vecchio isolato che ha ormai vicino a s soltanto
due bambini che egli predilige, uno dei quali  il figlio di Lucrezia. Gli
ultimi anni del patriarca dei Borgia sono segnati dalla paura e dal ritorno alla
fede.
La paura, egli la sente di fronte alle azioni di Cesare. Che guerreggi lontano o
che sia presente a Roma, egli impiega tutti i mezzi per raggiungere i suoi fini:
Cesare sopprime ricchi cardinali per impossessarsi dei loro beni, liquida col
veleno nemici troppo pericolosi sul campo di battaglia; non esita a uccidere per
ragioni passionali. La sua sete di danaro  diventata leggendaria, ma anche i
poveri non sono al riparo dalle sue estorsioni. Il papa ne  spaventato, ma non
osa fare osservazione a suo figlio.
La fede, Alessandro la trova come ultima forza, come se sperasse di compensare
per suo tramite il turbine di licenziosit e di delitti imposti da Cesare. Il
papa non pu tuttavia restaurare il potere spirituale della Chiesa:  troppo
tardi per lui, bench assista regolarmente alle funzioni, moltiplichi i richiami
all'osservanza, preghi ogni giorno la Vergine. Mentre i suoi nemici continuano a
divulgare le peggiori notizie sul suo conto, chi potrebbe ascoltarlo? Egli
anticamente ha peccato, ma ormai rinuncia ai piaceri della carne. Quando, come a
Piombino, guarda ancora ballare le giovani donne,  sulla pubblica piazza,
durante le feste popolari organizzate per la visita del pontefice. I festini e
le orge, non foss'altro che per la sua et, sono per Alessandro ricordi del
passato.
Sabato 12 agosto del 1503, alle venti, il papa  preso da un improvviso
malessere. Egli doveva presiedere un concistoro e non lo far. Alessandro, quel
giorno, ha pranzato con alcuni prelati nella vigna del cardinale Adriano di
Corneto, a Monte Mario, che domina il Vaticano. L'indomani mattina si viene a
sapere che Cesare, che era anche lui al pranzo,  preso da conati di vomito. Gli
altri convitati hanno per la maggior parte la febbre.
Un cronista nota perplesso: Sono stato estremamente attento, ed ho cercato con
ogni mezzo di sapere come sono andate le cose. Non si arriva a sapere la verit.
Sembra, in definitiva, che il papa sia morto avvelenato dal proprio figlio,
involontariamente, o dal cardinale Corneto. Cesare, sempre avido, aveva deciso
di sopprimere il cardinale per impossessarsi della sua fortuna. Aveva mandato
alla villa di Monte Mario un vino avvelenato che un servitore prezzolato avrebbe
dovuto versare soltanto al cardinale Corneto. Errore o tradimento? Sia che il
papa, arrivato presto ed assetato a Monte Mario, abbia voluto assaggiare il
vino, sia che Corneto, avendo avuto sentore della macchinazione, gli abbia fatto
servire il veleno di suo figlio, Alessandro VI, papa Borgia, il 18 agosto del
1503, si spegne. I racconti che in seguito fanno Burckard e Giustiniano
confermano la versione dell'avvelenamento; se Cesare si salva  perch ai primi
sintomi egli fa uso di un antidoto; se gli altri convitati non hanno che un
malessere,  perch quando si mangia con un Borgia si beve e si mangia
moderatamente, con tutta prudenza...
Vediamo il papa composto sul suo letto di morte: Lo portammo nella sala del
Pappagallo e lo posammo su una tavola ricoperta di velluto cremisi e di un
tappeto. Egli rest tutta la notte fra due torce, senza nessuno intorno a lui,
nemmeno i penitenzieri apostolici che erano stati chiamati per recitare
l'ufficio dei morti. L'indomani il clero di San Pietro port il papa fino al
centro della basilica...
Durante questo periodo di tempo, gli uomini di Cesare, Micheletto in testa, si
impadroniscono del tesoro del pontefice, esigono le chiavi delle casseforti,
minacciando di morte i prelati che si oppongono al furto. Si chiude il coro di
San Pietro perch si temono manifestazioni ostili. Non si ritrovano n le scarpe
del papa con una croce d'oro, n il suo anello. Qualche ora dopo la morte di
Alessandro, il suo viso diventa nero e brutto, la lingua cos gonfia, il naso
fetido, la bocca talmente allargata che era orribile e spaventoso. La notte si
confeziona una bara che risulter troppo piccola. I becchini pigeranno il corpo
del papa perch possa entrare fra le pareti. Per qualche ora la folla potr
vedere il corpo, a San Pietro. Poi il viso del defunto verr coperto, tanto 
diventato brutto: Fu il cadavere pi mostruoso e pi orribile che si sia mai
visto...
I Romani vedono in questa fine tragica e in questa maschera orribile la
punizione del cielo. Si parla del patto che Alessandro aveva fatto col diavolo:
dodici anni di regno, poi l'inferno. L'inferno comincia sulla terra, poich si
racconta che sette diavoli siano venuti nella camera del papa, prima della sua
morte, e che il corpo del defunto si sia messo a bollire subito dopo aver
esalato l'ultimo respiro, gonfiandosi lentamente a tal punto da perdere ogni
forma umana.
I funerali di Alessandro sono semplici e discreti. E Burckard, insensibile,
annota nel Libro delle Cerimonie l'epigramma finale: Io, Alessandro VI, giaccio
qui, Rallegrati, Roma liberata, Poich la mia morte significa la tua vita.
Lucrezia, alla notizia della morte del padre, cade in una profonda prostrazione
e per parecchi giorni si lamenta. Il Bembo e poi Alfonso cercano di consolarla.
Gli Estensi non capiscono un cos grande dolore per un uomo come quello. Il duca
si mostra persino soddisfatto della scomparsa di Alessandro: Per l'onore del
nostro Signore Iddio e per l'universale utilit della cristianit, abbiamo
spesso desiderato che la divina bont della provvidenza scegliesse un buon
pastore esemplare, e che ogni scandalo scomparisse dalla Chiesa...
La fine dei Borgia  cominciata. Ma Lucrezia ha avuto la fortuna di sedurre i
Ferraresi, la sua posizione personale non sar sensibilmente modificata dalla
morte del padre; non pi, d'altra parte, che dalla caduta del fratello.
Cesare a Roma si  barricato a Castel Sant'Angelo. Con i suoi uomini  ancora
una potenza. Lo dimostra al conclave, facendo eleggere il cardinale Piccolomini,
sul quale ha qualche ascendente. Ma i nemici dei Borgia, accettando di mettere
sul trono colui che diventa Pio III, sanno bene che non si tratta che di un
periodo di transizione. Il nuovo papa, assalito dal male della vecchiaia,
abbattuto da vari mali, fra i quali una piaga aperta alla gamba, conferma con
una bolla il potere di Cesare sugli Stati, lo nomina gonfaloniere della Chiesa,
poi, dopo ventisei giorni di regno, si spegne.
Per Cesare  tutto da ricominciare. Il conclave seguente non pu volgere in suo
favore, poich il Borgia ritrova sul suo cammino un nemico di sempre: il
cardinale Giuliano Della Rovere. Quest'ultimo utilizza le armi dei suoi
avversari, le stesse che quindici anni prima fecero il successo di Alessandro
VI. Egli stesso dice: La necessit costringe gli uomini a fare ci che detestano
di fare, quando dipendono dagli altri. Ma una volta liberi, essi agiscono
diversamente. Poich bisogna, per far pesare il piatto della bilancia, comprare
il voto di alcuni cardinali, il Della Rovere non esita: stipula un mercato
doppiamente redditizio con Cesare e i prelati che lo seguono: i loro voti
faranno papa Giuliano, e contemporaneamente si neutralizzeranno politicamente.
Cesare trover in quest'uomo potente, dominatore, un padrone violento,
altrettanto licenzioso di quanto poteva esserlo stato Alessandro, altrettanto
despota, e anche lui imbevuto del culto della famiglia. Forse si potrebbe
trovare nel nuovo papa, Giulio II, un difetto in pi che in papa Borgia: egli
beve. E i Romani che non hanno la critica cortese affermano: Abbiamo il papa
soltanto fino a mezzogiorno. Passata quest'ora, Sua Santit  nelle vigne del
Signore.
Come pu Cesare Borgia credere che quest'uomo terr fede alla sua parola di
rispettare i possedimenti dei Catalani e dei loro familiari? Il papa Giulio
nomina, s, Cesare gonfaloniere, come il suo predecessore, ma l'ultimo dei
Borgia non lo sente mormorare: Anche se gli abbiamo promesso qualcosa (a
Cesare), non calcolavamo che la nostra promessa andasse al di l della
conservazione della sua vita, del suo denaro, e di quanto ha rubato... Abbiamo
intenzione che i suoi Stati tornino alla Chiesa, ed abbiamo intenzione di
recuperare ci che, a torto, i nostri predecessori hanno alienato.
Cesare afferma, da parte sua, che ha trovato in Giulio II un nuovo padre...
Machiavelli che in questo periodo  a Roma, osserva stupito quest'uomo ancora
forte che, come si sa, gli serve da modello per il suo Principe, il quale non si
accorge che lo si imbroglia: Si lascia trasportare da un'assoluta fiducia. Crede
che la parola altrui debba essere pi sicura della sua...
Alla fine del 1503, Giulio II non ha cambiato opinione: Il duca non avr nemmeno
un merlo delle mie fortezze. Il pericolo di vedere Cesare riprendere forza 
molto diminuito. La Romagna  minacciata dai Francesi, desiderata dagli Spagnoli
e dai Veneziani. Cesare ha molta difficolt a vivere su ci che ha conquistato e
a conservare intatti i suoi possedimenti. Chiede a Firenze il libero passaggio
attraverso la Toscana per andare a combattere pi a nord, e se lo vede
rifiutare. Giulio II, pi accomodante, invita il Valentino a passare sulla costa
mediterranea, essendo Livorno raggiungibile da Ostia e da Civitavecchia.
Cesare si vede gi a Pisa, pronto a riunire tutti i suoi amici, a firmare
trattati con chi vorr, per abbattere gli impudenti Fiorentini che si ergono
sulla sua strada nel momento pi brutto della sua carriera. Per ora  a Ostia,
soltanto alle porte di Roma, ed ecco gi trova delle difficolt impreviste: il
papa gli chiede di abbandonare i suoi presidii in Romagna, le sue ultime
piazzeforti. Collera di Cesare, cosciente infine della doppiezza di Giulio II.
Ma  troppo tardi, il Valentino viene arrestato dai fedeli del papa e riportato
a Roma. E' questo il primo dei due tranelli che segnano la caduta di Cesare, che
Machiavelli osserva e definisce: scivolamento verso la tomba. Il principe 
stato: titubante, incerto, incapace di fermarsi di fronte a qualunque
conclusione, sia per la natura del suo carattere, sia perch i ripetuti colpi
l'abbiano stupito moltissimo, sia che non essendo abituato a sopportarli, non
sappia come comportarsi.
Ecco Cesare imprigionato al Vaticano nella torre che porta il nome della
famiglia, la torre Borgia, dove in altri tempi fu assassinato Alfonso di
Biscaglia. Giulio II vuole ancora giocare d'astuzia col prigioniero. Il rivale
decaduto  riuscito a unificare la Romagna, e sarebbe bene conservare unite le
terre sotto la sua dipendenza, salvo pi tardi sopprimere l'ultimo dei Borgia.
Cesare, nella torre, gioca agli scacchi, riceve gli ultimi amici che osano
ancora mostrare la loro opinione. Qualcuno sostiene che la sera egli piange sul
proprio amaro destino. Un giorno del 1504 uno spiraglio di speranza: le sorti
della guerra hanno fatto della corte di Napoli un possibile alleato del papa.
Quest'ultimo propone a Cesare di fargli da mediatore presso Gonzalve de Cordoba.
Riavr la libert se riuscir a convincere lo Spagnolo di Napoli a unirsi al
pontefice.
Secondo tranello: a Napoli, Gonzalve accoglie degnamente Cesare, lo lusinga, lo
elogia. Poi il 27 maggio, invocando la ragion di Stato, il bene della Spagna e
dell'Italia, l'interesse del papato, Gonzalve fa imprigionare il Valentino a
Ischia, in una prigione dell'isola della baia di Napoli, dalla quale non si pu
evadere. Giulio II che forse  all'origine dell'arresto, entra subito in
corrispondenza col re di Spagna e di Francia perch si allontani per sempre
questo tizzone ardente, questo scellerato, macellaio di uomini e flagello
dell'Italia, che tramava nuove guerre a Napoli e metteva tutto il mondo a
soqquadro. Da Ischia il prigioniero viene trasferito, d'accordo con Ferdinando
di Spagna, a Valenza, dove egli rivede infine la citt di cui fu cardinale, poi
al castello di Chinchill vicino ad Albacete, prima di essere rinchiuso
nell'imponente fortezza di Medina del Campo.
L, Cesare pensa a ricuperare la sua libert: guardie prezzolate, amici fedeli
ad aspettarlo, il Valentino evade fratturandosi parecchie costole, poich la
corda della libert  di qualche metro troppo corta. Che importa! Ecco il Borgia
libero, al fianco di suo cognato, Giovanni d'Albert, re di Navarra.
Capitano generale del regno, Cesare, ridotto al rango di condottiero, si batte
valorosamente e dimostra di meritare la sua reputazione di guerriero. I suoi
nemici non lo dimenticheranno, e un giorno armeranno la mano di due suoi ex
servitori, in una imboscata presso Lorono: Gli imboscati uscirono dal castello,
ferirono il duca e uccisero il suo cavallo. Egli continu a battersi a piedi e
fu tuttavia ucciso e tagliato in nove pezzi. Le membra sparse, la gola tagliata,
gettato in un burrone, Cesare Borgia, duca di Romagna e di Valenza, gonfaloniere
della Chiesa, fin cos la sua vita, a trent'anni, come capitano.
Lucrezia, dopo la morte del padre, ha visto stranamente rinsaldarsi la sua
posizione a Ferrara. Scomparso il papa tanto odiato, restava ai Ferraresi una
duchessa graziosa e colta, di cui si tendeva a dimenticare l'origine.
Le avventure galanti di Lucrezia restavano segrete e la sua reputazione di sposa
paziente bench abbandonata non subiva colpi. Un artista ferrarese incide sotto
il profilo di Lucrezia: per la virt e la bellezza il bene pi prezioso  il
pudore...
Quando Pietro Bembo scompare dalla scena vi fa la sua apparizione il marchese di
Mantova, Francesco Gonzaga, marito della gelosa Isabella. La tresca comincia
nell'aprile del 1504: Lucrezia nota Francesco in occasione di un suo soggiorno
con la moglie alla corte degli Estensi. Con la mediazione del sempre presente
Strozzi la duchessa e il Gonzaga si scambiano delle lettere sempre pi
infiammate. Lucrezia prega Francesco di venire a provarle il suo amore... per
poter gioire in sua compagnia e ricuperare i piaceri perduti, allusione al poco
piacere che il Gonzaga deve provare con Isabella. Quest'ultima  bella, celebre
in tutta la penisola come tale, ma talmente imbevuta di se stessa, orgogliosa,
superiore, che fa di suo marito un complessato, prima ancora dell'invenzione di
questa parola.
La corrispondenza fra il Gonzaga e Lucrezia resta segreta. Quella della giovane
signora  firmata con lo pseudonimo di Zilio, e consegnata da Ercole Strozzi con
una puntualit dovuta senza dubbio ai benefici che l'intermediario riceve come
ricompensa del suo servizio. Quanto alle esatte relazioni fra la duchessa e il
Mantovano  difficile poterle precisare. Si sa che il Gonzaga esita a lungo, che
Lucrezia si compiace della sua riservatezza. Forse  causata anche dalla ben
nota crudelt di Alfonso d'Este, che alla morte del padre, nel gennaio del 1505,
succede ad Ercole 1.
Anche i segreti ben custoditi finiscono per essere conosciuti nelle piccole
capitali d'Italia. Una mattina si scopre, all'angolo del palazzo, il corpo di
Ercole Strozzi trapassato da ventidue pugnalate, i lunghi capelli strappati e
sparpagliati intorno alle spoglie. Subito cade il silenzio sulla fine del poeta,
che forse  stato soppresso perch serviva da intermediario e a titolo di
avvertimento per gli amanti segreti.
Alfonso d prova della sua ferocia in molte altre occasioni. Un tale, autore di
un complotto contro di lui ha un occhio strappato dalle mani stesse del duca, e
finisce i suoi giorni in prigione; un altro vien fatto a pezzi sulla pubblica
piazza e la sua testa viene conficcata su di un palo sopra la torre del Palazzo
di Giustizia; un altro ancora resta sette giorni sospeso ad una gabbia esposta
al sole, per venire poi strangolato, e il suo corpo gettato nel Po.
Quando Cesare muore, Lucrezia  a Ferrara. Ma  appena rientrata dalla Spagna,
dove  andata coraggiosamente a perorare la causa del Valentino. Ha approfittato
di un viaggio di suo marito per imbarcarsi a Brindisi per Barcellona e
sollecitare presso Ferdinando di Spagna la liberazione del fratello. Non appena
arrivata in Catalogna, ha saputo dell'evasione di Cesare e non ha fatto altro
che invertire la marcia. Nel novembre del 1506 una lettera con lo stemma di
Cesare le d qualche speranza: il fratello annuncia il suo arrivo a Pamplona e
chiede quali possano essere le speranze per una sua restaurazione sul trono di
Romagna. Ma qualche giorno dopo arriva a Ferrara la notizia del decesso. La si
nasconde, a tutta prima, a Lucrezia, affermando che Cesare  soltanto stato
ferito in combattimento. Poi, nel convento dove si  ritirata per pregare, la
duchessa riceve la visita dello scudiero di suo fratello che non pu nasconderle
la verit.
I Borgia, prima di tutto. Lucrezia dimentica tutte le tragedie ch'ella deve a
Cesare e lo piange sinceramente. Amaramente constata: Pi cerco di conformarmi
alla volont di Dio, pi Egli mi colma di dolori...
Da qualche mese infatti, come era accaduto al padre, Lucrezia ha ritrovato la
fede. Sotto l'influenza di un monaco rinomato per la sua devozione, Fra'
Raffaello, la duchessa raccomanda al suo prossimo frequenti devozioni e una
relativa seriet nel vestire. Si sostituiscono gli impiastri che servono da
belletto con un'acqua aromatica venuta da Venezia, si limita il trucco ad un
semplice segno sotto gli occhi e ad un po' di rossetto sulle guance.
Lucrezia decreta inoltre che i vestiti troppo scollati siano abbandonati, ed
ogni bestemmia punita con un'ammenda. Ma questa donna di trentasei anni, ancora
molto bella e piena di grazia, non pu permettersi di trascurare a lungo i
vantaggi che le vengono offerti dalla moda. Il regno di Fra' Raffaello e la sua
influenza moralizzatrice sulla piccola corte  di breve durata.
Gli anni passano senza ripetersi. All'anno della morte dell'ultimo grande
Borgia, pu succedere quello degli amori con questo o quell'innamorato, o quello
di un dramma, di una guerra o di un complotto. Nel 1507, Lucrezia passa l'estate
col figlio Rodrigo, che ha sette anni. Costui giunge a Ferrara con colui che
chiamano l'infante romano, figlio del papa Alessandro e della bella Giulia
Farnese. Ma Alfonso non tollera che i due bambini restino a Ferrara oltre
l'estate. Nel 1508, dopo vari incidenti di maternit, la duchessa d alla luce
un bambino, molto brutto, che regner pi tardi a Ferrara con il nome di Ercole
2. Qualche giorno dopo la nascita, Alfonso, felice di avere un erede, parte per
far visita al re di Francia. E Lucrezia ne approfitta per raddoppiare l'ardore
delle sue lettere a Francesco Gonzaga, che incontra raramente. Nell'anno
seguente, 1509, nasce un nuovo bambino, Ippolito. Poi, nel 1510, il romanzo
d'amore con il Gonzaga si complica: Mantova e Ferrara sono in due campi opposti,
pro e contro il papa...
Alfonso e Ferrara, fino alla morte di Giulio II, non conoscono pi la pace. Il
papa si abbandona durante tutto il suo pontificato al furore e all'impeto del
suo carattere... si cura assai poco dell'odio, pur di essere temuto e
rispettato; con la paura che egli ispira, mette il mondo a soqquadro. Alfonso
d'Este dimostra coraggio e carattere opponendosi a questo degno successore dei
Borgia. Giulio II vorrebbe che il giovane duca, ch'egli ha nominato
gonfaloniere, faccia atto di completa sottomissione, e gli consegni le terre.
Alfonso rifiuta anche quando la sua situazione militare  delle pi precarie.
Lucrezia, sempre innamorata del Gonzaga, subisce i colpi della lotta. Il
Mantovano prende per un momento in considerazione il progetto di fare
prigioniera la duchessa, ci che semplificherebbe i problemi posti dal loro
amore. Alfonso tuttavia  contento di ritrovare una moglie che lo tranquillizza
ad ogni pausa del conflitto e di potersene fidare per l'amministrazione del
ducato. Lucrezia per parecchie volte  nominata reggente di Ferrara, e vi fa
mostra di ordine e di giustizia.
Come tale, la moglie di Alfonso riceve, nel 1511, i Francesi alleati di suo
marito. E' un ritorno di fiamma per il papa: quando era ancora cardinale egli
aveva chiesto all'allora duca di Orlans di deporre dal trono papale Alessandro
Borgia; ora il duca  diventato Luigi XII e attacca il potere di colui che  ora
Giulio II e che si ispira ai metodi dei Borgia... Per cui i Francesi, e con loro
Baiardo, il cavaliere senza macchia e senza paura, difendono Ferrara. La buona
duchessa, che era una perla di questo mondo, fece ai Francesi un'accoglienza
meravigliosa, e organizz ogni giorno feste e banchetti alla moda italiana. E'
il Baiardo che parla: Oserei dire che n al suo tempo, n prima, si  trovata
una principessa pi trionfante, poich ella era bella, buona, dolce, cortese con
tutti, e se c' una cosa sicura  che sebbene suo marito fosse un principe
saggio e valoroso, la suddetta dama gli ha reso, con la sua grazia, dei buoni e
grandi servigi.
Ma il papa persiste a volere le terre di Alfonso: Ferrara! Ferrara! Corpo di
Dio, t'avr! diventa la sua esclamazione favorita. Egli non avr Ferrara, ed
essa gli coster la suo potenza militare, poich a Ravenna il giorno di Pasqua
dell'anno 1512 il re di Francia e il duca Alfonso battono le truppe pontificie e
l'armata spagnola durante la battaglia, pi sanguinosa e pi terribile
dell'epoca, simile a quelle che furono le pi grandi dell'antichit.
Un anno dopo, Giulio II si spegne. Leone X dei Medici, che gli succede, ha
orrore della guerra e sa fare la pace. Machiavelli fa un ritratto lucido di ci
che in seguito costituisce l'Europa: Abbiamo un papa prudente, serio e
rispettato; un imperatore leggero e mutevole; un re di Francia irritabile e
timoroso; un re di Spagna confusionario e avaro... Abbiamo degli Svizzeri
brutali, vittoriosi e insolenti; e quanto a noialtri Italiani siamo poveri,
ambiziosi e avviliti.
Ferrara respira di nuovo. Ma Lucrezia continua ad alternare periodi di gioia e
di depressione. Quando  al Palazzo, feste e balli si succedono in un turbine di
allegria e di toilettes brillanti; sempre pi spesso tuttavia si rifugia presso
il convento di San Bernardino, dove trascorre talora varie settimane
consecutive. E' vero che anche nella sua cella ella si circonda di pietre e di
metalli preziosi: i suoi rosari sono di madreperla o di giada, il suo libro di
preghiere  rilegato in velluto, ravvivato da fregi d'oro.
Lucrezia cerca ancora il segreto della serenit. La vita non la risparmia: tutti
quelli che ella ama, tutti i suoi fedeli la lasciano, e gravidanze dolorose la
tengono a letto quasi tutti gli anni. Fra quelli di cui piange sono la libertina
Sancia, poi Goffredo, suo fratello minore, morto nel 1517. Rodrigo, suo figlio,
si spegne a tredici anni, lontano, senza che ella possa assisterlo nei suoi
ultimi istanti. Poi Vannozza Cattanei, sua madre, alla quale era legata da
profonda tenerezza. Della stirpe dei Borgia, Lucrezia  l'ultima in vita, si
vedr sorgere soltanto pi tardi Francesco, nipote di papa Alessandro, che
riscatter la famiglia e sar canonizzato...
Nel marzo del 1509, Francesco Gonzaga, lascia questo mondo, vittima del mal
francese. Le sue relazioni con Lucrezia erano da molto tempo platoniche. Pietro
Bembo, diventato segretario di Leone X, personaggio importante nel campo delle
arti e delle lettere,  di nuovo l'amant de la plume della duchessa. Ma Lucrezia
perde la sua spensieratezza, la sua gioia di vivere: a trentanove anni, ella
s'impone di far penitenza, come se fosse cosciente dell'imminenza della sua
fine.
Ancora una volta la duchessa  incinta. Ella teme che il parto finisca male:
vuole una speciale benedizione del papa. Manda a Roma un cavaliere con una
supplica: Arrivata a questo punto, cristiana bench peccatrice, vengo a
supplicare Vostra Santit di volere, nella sua benevolenza, trarre un conforto
per me dal suo tesoro spirituale, spargendo sulla mia anima la Sua santa
benedizione.
Leone X preferirebbe, anche in circostanze simili, non sentire pi parlare dei
Borgia e accorda questa benedizione alla leggera. Alfonso passa allora le notti
al suo capezzale, ordina una processione per le strade della citt. Tutta
Ferrara prega e chiede a Dio la guarigione, ma Lucrezia si spegne la sera del 24
giugno. Il marito  al suo fianco: E' piaciuto a Nostro Signore di richiamare a
s l'anima della Molto Illustre Dama la Duchessa, mia amatissima sposa. Non
posso scrivere senza piangere, tanto  per me una disgrazia crudele perdere una
compagna cos dolce e cos cara, poich tale ella fu per me con la sua condotta
irreprensibile e coi tenero amore che regnava fra noi... E mi sarebbe molto pi
prezioso di sapere che c' qualcuno che vuole mescolare le sue lagrime alle mie,
piuttosto che tentare di consolarmi. Ferrara, 24 giugno 1509, quinta ora della
notte. Alfonso, duca di Gonzaga.
Il vero ritratto di Lucrezia Borgia appare quindi difficile da tracciare. I
Ferraresi, che hanno conosciuto la loro buona duchessa pi da vicino e per pi
tempo di qualsiasi altro popolo, la venerano e la piangono unanimamente. Sta di
fatto che i diciassette anni della sua vita ferrarese sono, per quell'epoca,
quasi esemplari, e che, dati i tempi, i primi ventidue anni di Lucrezia, se ella
non fosse stata una Borgia, non avrebbero lasciato il ricordo di una cortigiana
senza scrupoli e di una esistenza dissoluta.
Troppo dolce, troppo piena di grazia, Lucrezia  vittima delle sue origini. La
sua passivit, la sua rassegnazione le impedirono in ogni tempo di opporsi alle
volont di un padre immorale e di un fratello assassino. Il suo coraggio e
quella stessa passivit di fronte alle disgrazie che la colmarono, le permisero
di finire la vita degnamente. La sua bellezza era certo appassita, ma la sua
sensualit e il suo romanticismo non si spensero mai.
Che bella pianta in un triste terreno!
L'Ariosto, nell'Orlando Furioso, riassume in questo verso il passaggio di
Lucrezia attraverso questo secolo agitato.
FINE.