TRASCRIZIONE ELETTRONICA, PER I NON VEDENTI, A CURA DI EZIO GALIANO. 

GIOSU CARDUCCI.
da: JUVENILIA.

AGL'ITALIANI.

Divinatrice d'altre genti indaghe
Barbari flutti la britanna prora
L dove l'indo pelago colora
L'ultime plaghe:

Artici ghiacci a' liberi navili
Vietino indarno i bene invasi mari,
E il fero lito d'Orenoco impari
Culti civili:

Frema natura, e i combattuti arcani
Ceda a l'intenta chimica pupilla:
Fuminea voli elettrica scintilla
Per gli oceni:

Umana industria in divo lume avvolta
Spezzi il mistero e le sognate porte,
E minacciando insultino a la motte
Galvani e Volta:

Che val, se in vizi pallidi feconda
Del lento morbo suo l'et si gode
E colpe antiche di moderna lode
Orna e circonda ?

Odi sonare i facili profeti
Con larga bocca e Cristo ed evangelo,
Odi rapiti in santo ardor di cielo
Sofi e poeti.

Vaticinanti -- Da l'avita asprezza
Nel mitic'oro il docil tempo riede:
Del lauro antico degnamente erede
La giovinezza

Gi de la patria medita l'onore:
Gli anni volanti interroga la speme:
Guatan placati al bello italo seme
Gloria e valore. --

Oh non di forza un secol guasto allieta
Sillogismo di mistica sofia,
Non clamor di tribuni e non follia
D'ebro poeta.

Putre fluisce, e ne le sue sorgive
Livida gi la vita: da le prime
Cune l'inerzia noi caduche opprime
Genti mal vive.

Quando virtude con fuggente piuma
Sprezza la terra e chiede altro sentiero,
L'ardor del buono e lo splendor del vero
Rado s'alluma,

Languido il cor gli spirti suoi pi belli
Ammorza e stagna torbida la mente,
Speme si vela e disdegnosamente
Guarda ali avelli.
O padri antichi a' vostri petti degno
Culto eran patria e libert; verace
Vita agitava l'anima capace
E il forte ingegno.

Pii documenti di civil costume,
Opre. gentili, e amore intellettivo
Del buon del vero del decente, e vivo
D'esempi lurne

Vedeano i figli ne la sacra etate
De' genitori e ne' pudichi lari;
E sobri uscieno cittadini cari
Ne la cittate.

Crescean nel lieto strepito frequente
De le officine, giovent severa,
Forte le membra, indomita ed intera
L'alma e la mente.

Durar nel ferro il giovin corpo altiero,
Vegliar le notti gelide, ed immoti
Prostrare a morte libera devoti
Marte straniero,

Fur loro studi. Poi con man trattando,
Con trionfale mano, e lane e sete,
Appesi a la domestica parete
L'asta ed il brando,

A le pie mogli dissero le dure
Fortune de le pugne, ulte le offese
Ne le barbare torme al pian distese,
E le paure

De le regie consorti e gli anelanti
Sogni su il fato del signor. Pietose
De i dolori non suoi piangean le spose
Memori pianti

Ma il figliuoletto, le domate squadre
Seco pensando ed il clamor di guerra,
Con occhio ingordo riguard da terra
L'armi del padre;

E crebbe fero giovinetto, spene
Cara a la patria e forza di sua gente.
Bello di giovent, d'armi lucente,
Ei viene, ei viene.

Suonano i campi sotto il gran cavallo
Che altero agita in corso onda di chiome:
Fuggon le schiere e pavide il suo nome
Gridan nel vallo.

Chi fia che tenti quel novel lione?
Morte de la sua vista esce e paura.
Ei passa, e pianta su le vinte mura
Il gonfalone.

Or tsco a i figli  il prepotente canto
E il docil guizzo de' seguaci moti
Onde vergogna passer a i nepoti
D'Esser il vanto.

Vile ed infame chi annebbi il pudico
Fior de tuoi sensi ne frementi balli,
O giotta, stimolo de falli
Il germe antico !
E maledetta la procace nota
Ch'alto ti scuote il bel virgineo petto
E che nel foco del segreto affetto
Tinge la gota !

Gioite, o padri; e a l'alma ed a la mente
Galliche fole di peccar mezzane
Esca porgete. Da le carte insane
Surga sapiente,

Surga e proceda l'erudita e bella
Vostra Lucrezia a gl'itali mariti,
Pura accrescendo a i sacri rami aviti
Fronda novella.

Ma non di tal vasello uscia l'antico
Guerrier, che a sciolte redini, feroce,
Premea de l'asta infensa e de la voce
Te, Federico.

O di cor peregrina e di favella
E di vesti e di vizi, o in odio a' numi
E a gli avi ed a la patria, or che presumi,
Stirpe rubella?

Sgombra di te la sacra terra; o in fondo
Putrida giaci dal tuo morbo sfatta,
E i vanti posa e la superbia matta,
Favola al mondo.

Oh, poi ch'avverso  il fato ed a noi giova
L'oblio perenne e i gravi pesi e l'onte,
rompa su d'oltre madre e d'oltre monte
Barbarie nova!

Frughin de gli avi ne le tombe sante
Con le spade ne' figli insanguinate,
E calpestin le sacre ai vento date
Ossa di Dante !
