TRASCRIZIONE ELETTRONICA, PER I NON VEDENTI, A CURA DI EZIO GALIANO. 

GIOSU CARDUCCI.
da: JUVENILIA.

BRINDISI.

Beviam, se non ci arridano
Le sacre Muse indarno,
Ora che artoa caligine
Preme i laureti d'Arno.

Gema e ne l'astro pallido
Stanchi le inferme ciglia
La scelerata astemia
Romantica famiglia:

A noi progenie italica
Ridan gli di del Lazio,
La madre de gli Eneadi
E l'armonia d'Orazio.

M'inganno? o un'aura lirica
Intorno a me s aggira.
Elacco, io ti sento: oh, al memore
Convivio assisti e spira !

Or che percuote l'ungaro
Destrier la valle ocnea,
fremil lituo retico
Dove Maron nascea;
Or che l'efd levitico
la diva Roma oscura,
E altier di Brenno il milite
La sacra via misura;

Qui cupe tane vuotansi
Secondo il patrio rito,
Ben che sia lunge l'arbitro
Dal libero convito.

Fiacco, il tuo bello Apolline
Fugg dal suol latino
Cedendo innanzi a Teutate
Ed a l'informe Odino,

La musa a noi da gelide
Alpi tedesche or suona,
Turba un vil gregge i nitidi
Lavacri d' Elicona:

Noi pochi e puri (il secolo
Sieci, se vuol, nemico)
Libiamo a Febo Apolline
E al santo carme antico.

Lenti, e che state ? or s'alzino
Colme le tazze al vto.
A le decenti Cariti,
Ecco, tre nappi io vuoto.

Sacro a' sapienti  il numero
De i nappi tre: ma nove
A noi ne chieggon l'mpari
Fi  accree di Giove.

N san le dive offendersi
Del temperato bere,
Ne tu discordi, o Libero,
Da le virt severe.

Anch'ei la tazza intrepido
Catone al servo chiese,
Poi ripensando a Cesare
Il roman ferro prese:

E, in quel che Bruto vigila
Su le platonie carte,
Cassio tra' lieti cecubi
Gl'idi aspett di Marte.
