STORIA DELLA GUERRA CIVILE AMERICANA
di GIAMPIERO CAROCCI
ENCICLOPEDIA TASCABILE "IL SAPERE" EDITA DALLA NEWTON COMPTON
VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO
REVISIONE DI AMEDEO MARCHINI
INDICE:
IL NORD E IL SUD
LA SCHIAVIT
L'UNIONE VACILLA
LA GUERRA DIVENTA INEVITABILE
ASPETTI GENERALI DELLA GUERRA
LA GUERRA FINO ALLA BATTAGLIA DI GETTYSBURG
DALLA BATTAGLIA DI GETTYSBURG ALLA FINE DELLA GUERRA
DOPO LA GUERRA
CRONOLOGIA
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

IL NORD E IL SUD.
Durante la prima met dell'Ottocento i lineamenti fondamentali
della societ degli Stati Uniti, diversi al Nord e al Sud, si consolida-
rono in misura rilevante. La popolazione cresceva a ritmi sostenutis-
simi, passando da 23 milioni nel 1850 a 31 e mezzo nel 1860. Ovun-
que il tono generale era ancora dato dalle campagne, sebbene nella
Nuova Inghilterra, in Pennsylvania, nell'Ohio e nelle altre regioni
del Nord-Est fosse gi intenso il processo di industrializzazione e di
urbanizzazione. Fra il 1840 ed il 1850, mentre la popolazione totale
aumentava del 36 per cento, quella delle citt e dei centri minori aument
del 90 per cento. Lo sviluppo era reso pi intenso da due fattori esterni:
l'immigrazione di uomini dall'Europa (dall'Inghilterra, dalla Germania, 
dalla Scandinavia, dall'Irlanda, oltre due milioni nel ventennio compreso 
fra il 1830 ed il 1850, diretti quasi tutti al Nord) e la quantit 
sterminata di terra libera che si apriva nelle pianure e nei
boschi dell'Ovest.
Nel Nord-Est (parleremo subito pi avanti del Sud) l'industrializ-
zazione portava con s la diffusione dei mezzi di comunicazione, di
strade canali ferrovie. Tuttavia ci che pi colpiva nel paesaggio del
Nord-Est non era tanto la ferrovia o il canale quanto il villaggio in-
dustriale tutto nuovo, sorto quasi d'improvviso vicino a qualche ca-
scata o qualche rapida, con un numero di opifici variabile da due a
dieci, costruiti in legno o in mattoni o in pietra, circondati dalle di-
more pretenziose dei proprietari e dei direttori e da decine o centi-
naia di case operaie tutte uguali. Alla vigilia della guerra civile la 
filatura e la tessitura a domicilio erano quasi scomparse. Le pellicce e
le pelli di daino dei pionieri ed i filati casalinghi delle loro donne
erano ormai sostituiti dalle stoffe confezionate nelle citt dell'Est.
Il Nord era diventato la patria della democrazia, il simbolo di un
mito amato o temuto in Europa. In quelle regioni tutti gli Stati della
Federazione, ad eccezione del Rhode Island, avevano ormai il suf-
fragio universale maschile gi nel 1825. Erano assenti le diversit
nei modi di vestire, di vivere, di comportarsi per mezzo delle quali in
Europa si riconoscevano le persone di famiglia elevata da quelle del
popolo. Era assente il gusto per gli ozi piacevoli, frutto di una lunga
e civile tradizione, cos diffuso nelle classi superiori inglesi, tanto da
diventare parte integrante della loro mentalit. Tutti erano freneti-
camente attivi, presi nei loro affari grandi e piccoli con una intensit
cos univoca, cos chiusa in se stessa, da considerare lo sport ed il
giuoco come una inutile perdita di tempo. Solo dopo il 1850 il baseball 
divent popolare, insieme alle regate a vela ed alle gare di ca-
nottaggio fra le universit. Gli osservatori del tempo, che giudicavano
con i loro pregiudizi, vedevano nel popolo molti difetti, temperati 
tuttavia dalla ingenuit propria dei semplici: lo ritenevano millan-
tatore e vanaglorioso, ignorante delle buone maniere, privo di
rispetto e di deferenza verso chi lo trattava dall'alto in basso; ma nei
rapporti fra pari dimostrava una cortesia naturale ed una gentilezza
spontanea che compensava la mancanza di buona educazione.
Ovunque era diffusa una vitale energia; ma, a quanto sembra, man-
cava ancora quel gusto per la violenza che nascer solo con la guerra
civile e rester una parte integrante del carattere americano.
Nonostante la democrazia radicata e l'uguaglianza diffusa, lo svi-
luppo economico aveva gi provocato forti squilibri sociali a vantaggio 
di una classe ristretta di grossi proprietari terrieri, di avvocati di
successo, di banchieri, di industriali, di affaristi. Inizialmente le loro
case continuarono come prima ad essere di legno, ma lo stile georgiano 
dei decenni precedenti venne sostituito dopo il 1820 da un colonnato 
ed un frontone classici. Pi tardi, verso il 1840-1850, i facoltosi 
si fecero costruire ville all'italiana e case goticizzanti, dimo-
strando con ci che la ricchezza era stata accumulata pi rapida-
mente del buon gusto. Fra i patriziati cittadini della Nuova
Inghilterra ed in altre citt, come New York, era presente una sobria
raffinatezza nelle loro case, ma dopo il 1850 e ancor pi dopo il 1860
la nota dominante delle classi superiori divent lo sfoggio di un lus-
so volgare.
Profondamente diversa era la societ del Sud, dotata di minore vi-
talit e segnata da marcate differenze. Queste erano presenti in pri-
mo luogo fra i negri schiavi (nel 1860 oltre tre milioni e mezzo) ed i
bianchi liberi (nel 1860 intorno agli otto o ai sei milioni, se si com-
prendono o no nel computo gli Stati schiavisti che nel 1861 non ade-
rirono alla secessione). Ma le differenze erano forti anche all'interno 
del mondo dei bianchi. Se si calcola intorno agli otto milioni il
loro numero e si tiene presente che la ricchezza principale consisteva 
nella propriet di schiavi, ben 6.100.000 non ne possedevano affatto, 
1.400.000 ne possedevano da uno a dieci, 300.000 da dieci a
venti 200.000 pi di venti.
Dalla Virginia in gi mancavano i sintomi consistenti di industria-
lizzazione ed urbanizzazione presenti al Nord. Alla vigilia della
guerra civile mentre gli investimenti industriali al Nord erano di
850 milioni di dollari quelli al Sud erano di appena 95 milioni, poco
pi di un decimo. Il ritmo di crescita della popolazione era maggiore
al Nord che al Sud, anche perch, come abbiamo detto, era al Nord
che l'immigrazione europea si indirizzava quasi esclusivamente. Al
posto della industrializzazione ed urbanizzazione nel Sud si esten-
deva sempre pi la coltivazione del cotone, richiesta in misura cre-
scente dalle industrie tessili dell'Europa, principalmente inglesi, e
della Nuova Inghilterra. Tutta la societ era campagnola, ruotava
intorno a quello che era considerato il sovrano del luogo, il Re Cotone,
ne traeva motivo di orgoglio, lo esaltava (anche se la schiavit
dei negri ne era un aspetto), denunciando gli orrori e la disumanit
dell'industrialismo dell'epoca, per fortuna, si diceva, assente nel
Sud. Nella mentalit della gente mancava il senso comunitario cos
vivo presso gli abitanti della Nuova Inghilterra, prevaleva il senso
delle grandi distanze, dell'isolamento, dell'individualismo. Concor-
reva a dare il senso delle grandi distanze e dell'isolamento il minor
sviluppo delle ferrovie. Alla vigilia della guerra civile erano al Nord
circa 30.000 chilometri, al Sud circa 15.000. Secondo altre fonti il
Nord avrebbe avuto addirittura il 72,3 per cento della rete ferroviaria. 
Sotto il profilo dell'isolamento, ma soltanto sotto questo, la vita nel Sud
era pi simile a quella che conducevano i pionieri nelle pianure e nei
boschi dell'estremo Ovest, del Far-West.
Occorre tener presente che nella prima met del secolo scorso
l'emigrazione verso Ovest proveniva in larga misura dal Sud, causa-
ta non gi dalla esuberanza demografica (che non c'era) bens dalla
fame di nuove terre da coltivare a cotone. Le piantagioni andarono
estendendosi dalla Carolina del Sud e dalla Georgia verso l'Alabama, 
il Mississippi, la Luisiana, il Texas. La progressiva dilatazione
del Regno del Cotone fu in gran parte opera dei proprietari del
Sud; ma a questi si unirono anche elementi di altra provenienza
come qualche immigrante venuto dal Nord che si era arricchito e in-
vestiva il suo capitale nel cotone, e qualche contadino intraprendente 
che comprava a credito uno o due schiavi e un lotto di terra, spe-
rando di far fortuna. Il Sud produceva non solo cotone ma anche, in
misura minore, riso nella Luisiana e tabacco nel Kentucky, coltivati
anche questi da schiavi. Gli Stati del Sud dove le condizioni naturali
impedivano la coltivazione del cotone, del riso e del tabacco, riforni-
vano gli altri di manodopera schiava, di viveri e di muli.
Presso i piantatori di cotone pi grandi era vivo il disprezzo aristo-
cratico per le attivit mercantili. Le sole carriere ritenute legittime
per i loro figli erano quelle del piantatore, del militare, dell'ecclesia-
stico, dell'avvocato. I negozianti nativi dei luogo scarseggiavano, pi
spesso erano forestieri: yankees, tedeschi o ebrei. Tuttavia i pianta-
tori pi grandi costituivano una aristocrazia che, sebbene in forte e
progressiva decadenza, era l'aspetto sociale migliore del Regno del
Cotone, soprattutto in Virginia. Nei pi civili viveva ancora qualco-
sa dello spirito di Jefferson, uno spirito colto, illuminato e tollerante, 
critico della schiavit e privo di pregiudizi nei confronti del Nord
mercantile. Erano inoltre ospitali, cavallereschi con le donne, dotati
di un alto senso dell'onore personale e di virt civiche. Abitavano le
loro belle case di stile neoclassico, amavano la semplicit pi che
l'ostentazione, e gli svaghi erano gli stessi della aristocrazia inglese.
Ma nella maggioranza della aristocrazia erano ormai evidenti i segni 
della crisi. Per gli aristocratici della Virginia la crisi era innanzi-
tutto economica perch le loro terre, troppo a lungo sfruttate, dava-
no rese di cotone sempre minori. Anche gli altri maggiori proprieta-
ri erano oppressi dal disagio economico e inoltre avevano dimenti-
cato la lezione dei loro grandi del passato, Washington e Jefferson,
e sposato in maggioranza senza riserve la causa della schiavit. La
consapevoleza aristocratica diventava in loro chiusura mentale, ri-
cerca degli ideali cavallereschi nei romanzi di Walter Scott e dei suoi
imitatori, diventava vanto millantato di discendere dai profughi in-
glesi seguaci degli Stuart. La loro cultura era ormai limitata, incapa-
ce di creare intorno agli intellettuali di valore quel fervore di con-
senso che  l'anima di una societ colta. Poe, che, pur nativo di Boston, 
trascorse la maggior parte della sua vita in Virginia e nel Maryland, 
rimase sempre un isolato. E s che la Virginia ed il Maryland
erano la parte forse pi civile del Sud. Ignari del self-control, si 
abbandonavano con i negri e con tutti a scenate rumorose, considerate
segno di spirito ardente, non di cattiva educazione (come ormai vo-
leva la mentalit delle classi superiori anglosassoni). Erano orgo-
gliosi, autoritari, suscettibili, riluttanti alla disciplina; e in questi 
difetti si intrecciavano l'abitudine a comandare gli schiavi e a guarda-
re tutti dall'alto in basso con il bisogno di rimuovere il timore cagio-
nato dalla consapevolezza che il loro sistema sociale, basato sulla
schiavit, era condannato dalla maggioranza della opinione pubblica 
liberale e democratica nel mondo.
Accanto e sotto l'aristocrazia viveva la classe numerosa dei pianta-
tori grandi e piccoli che nel profondo Sud, in Alabama, Mississippi, 
Arkansas, si impadronivano delle terre dei contadini poveri e li
obbligavano a ritirarsi nelle terre meno fertili o a trasformarsi nei
cosiddetti bianchi poveri, rifiuti della societ, individui dalla pelle
bianca ma oziosi e vagabondi, disprezzati sia dai proprietari che dai
loro schiavi. Ma nemmeno i piantatori avevano la vita facile perch
tutti, compresi i pi grandi, erano a corto di capitali di esercizio e pe-
rennemente indebitati. Ci era dovuto principalmente agli enormi
capitali investiti negli schiavi. Il valore medio dei migliori, di un 
lavorante di primo ordine, cio di un maschio fra i 18 ed i 25 anni,
and continuamente crescendo: nel 1832 era di 500 dollari, alla vigi-
lia della guerra civile era di 1800 dollari. Si trattava, dati i tempi, di
cifre astronomiche. Poich la mortalit infantile era alta, diventava
necessario acquistare continuamente nuovi schiavi. E poich la terra,
coltivata con sistemi di rapina senza periodi di riposo, si esauriva
rapidamente, era necessario acquistarne sempre di nuova. Tutto il
capitale era assorbito nell'acquisto di schiavi e di terra.
Un piantatore di media importanza, proprietario di un numero di
schiavi variabile fra i dieci ed i quaranta, raramente conduceva una
vita pi agiata, pi aperta ai piaceri dello spirito di un piccolo farmer
del Nord. La sua casa era disadorna, la sua mensa conosceva solo
una dieta monotona a base di granturco e di carne di maiale, la sua
sola lettura era il locale periodico settimanale, le sue sole distrazioni
erano la caccia e, ogni tanto, una visita al capoluogo di contea. Ancor 
pi primitive erano le condizioni della grande maggioranza dei
piantatori che, proprietari di un numero di schiavi variabile da uno a
sei, fornivano circa la met del raccolto globale di cotone. Mark
Twain ha descritto una di queste minuscole piantagioni:
Uno steccato che circonda un cortile; una specie di scala fatta con tronchi
tagliati e piantati per terra, come canne d'organo di varia lunghezza, per
poter scavalcare lo steccato e per comodit delle donne quando salgono a 
cavallo; alcune chiazze malaticce di prato nel cortile, in genere nudo e 
liscio come un vecchio cappello che ha perduto il pelo; la casa per i 
padroni fatta di tronchi appena squadrati, le fessure tappate con fango o 
calce, e imbiancate nessuno si ricorda pi quando; cucina fatta di tronchi 
d'albero non squadrati; tre piccole capanne di legno per i negri, in fila, 
una capannuccia tutta sola gi, contro lo steccato; alcune rimesse pi in 
gi dall'altro lato; una panca presso la porta della cucina, con un 
secchiello d'acqua. Un cane bastardo addormentato al sole; altri cani 
addormentati tutto in giro. In un angolo tre alberi per dar ombra, cespugli 
di ribes e uvaspina presso lo steccato. Fuori dello steccato un orto. 
Poi cominciano i campi di cotone, e dopo i campi, i boschi.
Tutte le difficolt che travagliavano il Sud producevano una atmo-
sfera psicologica particolare, un misto di orgoglio, di miseria e di 
risentimento, davano un carattere asfittico alla societ la cui crescita
economica era affidata unicamente alla coltivazione estensiva del
cotone, una societ priva degli stimoli potenti che lo sviluppo impri-
meva al Nord. Tuttavia il Sud era la patria di elezione del partito de-
mocratico, l'organismo che dirigeva la vita politica degli Stati Uniti.
Questa peculiarit era nata all'epoca di Jefferson e sarebbe durata
quasi ininterrottamente fino al 1860, pur con gli aggiustamenti resi
necessari dal mutare dei tempi. Il cambiamento principale and de-
lineandosi fra il 1823 e il 1828 con la formazione di due nuovi rag-
gruppamenti politici. Uno era, appunto, il partito democratico, che
nacque allora con questo nome e si proclamava erede di Jefferson.
La sua figura eminente fu Andrew Jackson, presidente degli Stati
Uniti nel 1829-1837. L'altro raggruppamento era il partito whig, che
si riallacciava al federalismo di Hamilton ed era diffuso principal-
mente negli Stati della Nuova Inghilterra, di New York, di New Jersey
e di Pennsylvania. Invece le basi elettorali del partito democratico 
si trovavano, oltre che negli Stati del Sud, in quelli dell'Ovest.

LA SCHIAVIT.
Nonostante le differenze profonde, la convivenza fra il Nord ed il
Sud degli Stati Uniti non avrebbe dato luogo a contrasti particolar-
mente forti (con l'eccezione della politica doganale, sulla quale tor-
neremo pi avanti) se non ci fosse stata, a dividerli, la questione della 
schiavit: una questione grande sia nei suoi aspetti economici e
sociali, e sia per il suo forte impatto emotivo sull'opinione pubblica.
Dopo il 1815 la schiavit era diventata, si potrebbe dire, la figlia di-
retta del cotone. Poich la richiesta e la produzione di questo anda-
vano continuamente crescendo (dal 1820 al 1860 la produzione annua 
pass da 160 milioni di libbre a quasi due miliardi e trecento milioni) 
continu anche a crescere per i piantatori l'importanza di poter 
disporre della manodopera schiava.
Contrariamente a quanto affermato dagli abolizionisti (gli avversari 
della schiavit) e poi ripetuto e imposto per decenni alla opinione 
pubblica dai vincitori della guerra civile dal 1865 in poi, le condi-
zioni materiali di vita dello schiavo non sembra fossero cattive. Non
mancavano certo i casi di brutale disumanit, come per esempio
quando le esigenze del mercato consigliavano di dividere i figli, anche 
in tenera et, dalla madre. Ma casi del genere erano rari, non
tanto per lo spirito umano dei mercanti quanto perch la disperazione
delle madri poneva problemi che, se possibile, era meglio evitare.
Un viaggiatore venuto dal Nord chiese ad un piantatore quale fosse,
a suo giudizio, il pi grande oratore che avesse mai ascoltato. La 
risposta fu: Una schiava, signore. Era una madre e la sua tribuna era
il banco dell'asta.
Lo schiavo aveva assicurato il vitto, il vestiario e l'alloggio. Questo
era costituito da una capanna per ogni famiglia e l'insieme delle ca-
panne era chiamato il quartiere degli schiavi. Le condizioni di vita e
di lavoro variavano da piantagione a piantagione. Nelle grandi la se-
parazione fra schiavo e padrone era maggiore, ma era pi facile tro-
vare in quest'ultimo un animo paternalistico, alieno da quelle forme
di esoso sfruttamento del lavoro che spesso erano presenti fra i pic-
coli proprietari. Non sempre per era cos. Infatti molti di questi 
ultimi lavoravano il campo a fianco dei loro schiavi e li trattavano
come figli, cosa che talvolta erano davvero. Proprietaria di una grossa 
piantagione nel Mississippi era una signora molto religiosa
(cos dice la fonte) che i giorni feriali faceva lavorare i suoi schiavi
dalle tre e mezzo del mattino spesso fino alle nove di sera e tutte le
domeniche li trattava alternando prediche a frustate. Ma l vicino viveva 
un altro piantatore, proprietario di venti schiavi che da cinque
anni non erano stati puniti e che dividevano con lui il pranzo cotto
in un'unica padella. In un'altra piantagione ancora, che sembra ri-
specchiare meglio la norma, gli schiavi lavoravano dall'alba al tra-
monto ma riposavano la domenica e quasi l'intera giornata del saba-
to, a meno che non fosse il periodo del raccolto, durante il quale i
ritmi di lavoro erano molto pi intensi. Nel complesso sembra che
gli schiavi lavorassero meno duramente dei braccianti salariati del
Nord. Era inoltre concesso ai negri far legna nei boschi del padrone        
e, nel tempo libero, segarla per poi venderla. Ovunque erano asse-
gnati alle famiglie di schiavi piccoli lotti di terreno destinati all'orto
e all'allevamento di polli per completare la dieta alimentare fornita
dal padrone a base di granturco e carne di maiale.
Per avere una idea di come fosse la psicologia dei negri bisogna ri-
correre ancora una volta a Mark Twain, dalla cui prosa risultano in-
fantili, imprevidenti, spiritosi, cavillosi e superstiziosi. Semplici di
natura, erano di norma fedeli ed affezionati al padrone. Questi, a
suo modo, ricambiava l'affetto, in una reciprocit patriarcale di de-
vozione e di protezione. Naturalmente era l'affetto particolare che
si aveva per lo schiavo purch stesse al suo posto. Salvo casi raris-
simi, doveva essere tenuto nel pi rigoroso analfabetismo, insegnargli 
a leggere e scrivere era considerato una colpa perch la cultura
rischiava di renderlo consapevole dei suoi diritti. Ma mentre al            
Nord, dove i negri (nel 1860 un po' meno di mezzo milione) erano liberi, 
esistevano vari casi di discriminazione razziale, il Sud non era
razzista. I figli del padrone erano allattati da balie negre e giuocava-
no con i negretti. Un antischiavista venuto dal Nord osservava, quasi
con stupore, che in diligenza o in treno una signora non si rifiuta di
sedere accanto a una grossa donna negra anche se il termometro segna 40 
gradi; sempre che i suoi compagni di viaggio capiscano che si
tratta di una sua propriet. Le infrazioni erano di norma punite con
la frusta, perch altre punizioni avrebbero danneggiato il padrone:
la prigione lo avrebbe privato del lavoro di due braccia; la diminu-
zione dell'alimentazione, come il regime a pane ed acqua, avrebbe
indebolito quelle due braccia. La punizione della frusta non deve essere
considerata scandalosa. Si pensi che fino al 1850 era in uso nella
Marina americana.
In passato la schiavit non era stata affatto considerata di impor-
tanza vitale per i proprietari del Sud. L'abolizione del commercio
atlantico degli schiavi a partire dal 1808 era stata voluta proprio 
dagli Stati del Sud, preoccupati che l'aumento numerico degli schiavi
creasse problemi per il mantenimento dell'ordine pubblico, mentre
era stata accolta tiepidamente dagli Stati del Nord-Est, la cui Marina 
era interessata a quel lucroso commercio. Le cose cambiarono
radicalmente non appena la rivoluzione industriale inglese e l'indu-
strializzazione negli Stati del Nord-Est fecero sentire i loro effetti e
la domanda di cotone cominci ad aumentare vertiginosamente. Allora 
la schiavit divenne di importanza decisiva per i piantatori del
Sud, soprattutto per quelli del profondo Sud, dove la crescita della 
produzione fu forse pi intensa; mentre invece gli abolizionisti
continuarono ad essere presenti in alcuni dei cosiddetti Stati di
frontiera (del Sud), come la Virginia, il Kentucky ed il Maryland.
Ma quando nel 1827 questi proposero di emancipare i negri e rispedirli 
in Africa, nella Liberia creata a questo scopo, il profondo Sud si oppose.
Comunque tutto il Sud, senza eccezione, era diventato attentissimo a 
che il numero degli Stati liberi (cos si chiamavano quelli che
non ammettevano la schiavit) non superasse il numero degli Stati
schiavisti, in modo da non perdere il controllo sull'intera Unione a
vantaggio della Nuova Inghilterra e degli altri Stati del Nord. Infatti
il problema della schiavit acquist caratteri sempre pi drammatici
ogni volta che un nuovo Stato o un nuovo territorio dell'Ovest entr
a far parte dell'Unione. (Avevano lo statuto di territorio le nuove re-
gioni non ancora sufficientemente popolate per essere considerate
Stati). La prima crisi avvenne nel 1819-1820 a proposito del nuovo
Stato del Missouri. Una parte del Congresso lo avrebbe voluto libero,
ma prevalse lo schieramento opposto ed il Missouri entr a far
parte dell'Unione come Stato schiavista. In questa occasione venne
anche stabilito che, da allora in poi, la schiavit sarebbe stata 
ammessa soltanto a sud del parallelo 36 gradi 30 primi, coincidente col 
confine meridionale del Missouri. Era un compromesso in forza del quale il
carattere schiavista del nuovo Stato era ammesso solo come eccezione.
Durante gli anni Trenta ebbe inizio nella Nuova Inghilterra e negli
altri Stati del Nord una vivace campagna per l'abolizione della
schiavit. Capofila degli abolizionisti era il giornalista William
Lloyd Garrison, un intellettuale nel quale sembrava rivivere lo spirito 
intransigente e duro dei puritani del Seicento. Il primo gennaio
del 1831 egli inizi a Boston la pubblicazione del giornale Liberator
col programma della immediata emancipazione degli schiavi. Scriveva 
infatti nel primo numero del giornale: Combatter strenuamente per 
l'immediata liberazione della nostra popolazione schiava... Su questo 
argomento non desidero pensare, parlare e scrivere
con moderazione... Faccio sul serio, non giuocher sugli equivoci,
non accetter giustificazioni, non mi tirer indietro neppure di un
centimetro - e dovr essere ascoltato. Che Garrison facesse sul serio
lo prova la sua richiesta di secessione del Nord dall'Unione se il Sud
non avesse emancipato gli schiavi.
La maggioranza della gente al Nord era insensibile al problema
della schiavit, aveva semmai antipatia per i negri, ed i benpensanti
approvavano l'ostilit che contro l'emancipazione manifestavano gli
operai, specialmente quelli pi poveri, i manovali di recente immi-
grazione irlandese, timorosi della concorrenza di salariati negri.
Tuttavia la causa degli abolizionisti faceva costanti progressi: in parte 
perch essi sostenevano che il lavoro salariato dei bianchi non sa-
rebbe stato sicuro finch fosse esistita la schiavit, e l'argomento
persuase un numero crescente di operai, in particolare fra quelli
qualificati; ma soprattutto perch la maggioranza della gente, pur
insensibile al problema della schiavit, teneva molto a difendere le
libert di parola, di stampa, di petizione, messe in causa dai difenso-
ri della schiavit. Sta di fatto che nel 1840, nove anni dopo l'appari-
zione del Liberator, si erano costituite parecchie societ abolizioniste 
con un totale di 150.000 aderenti. Fra questi erano numerosi i
quaccheri, che gi nel 1835 avevano presentato al Senato una petizione 
chiedendo l'abolizione della schiavit.
Gli abolizionisti non promossero nessuna insurrezione di schiavi,
ma ne aiutarono le evasioni ed organizzarono una rete clandestina
soprannominata ferrovia sotterranea che proteggeva l'evaso ripa-
rato in uno Stato libero, gli forniva l'alloggio e ne manteneva la clan-
destinit. Infatti la legge imponeva la cattura e la restituzione al pro-
prietario dello schiavo fuggito. La ferrovia sotterranea riusc a 
liberare un numero infimo di schiavi, al 1850 appena lo 0,3 per mille
della loro totalit. Ma la sua attivit ottenne un grosso successo pro-
pagandistico, tanto pi che il fatto di sostenerla poteva implicare pe-
ricoli non lievi. Nelle contee meridionali e filoschiaviste di alcuni
Stati liberi, come l'Indiana e l'Illinois, le persone sospettate di aiuta-
re i fuggitivi correvano gravi rischi di vedersi incendiare la casa e di
subire aggressioni fisiche. Inoltre un povero negro fuggiasco e impaurito, 
esibito in una pubblica riunione, era un ottimo elemento di
propaganda. Nel 1843 a Boston la folla liber con la forza uno schiavo 
catturato e la sua libert venne comprata con una colletta pubblica.
Gli anni 1820-1860 (e con particolare intensit quelli compresi fra
il 1830 e il 1850) furono negli Stati del Nord, soprattutto della Nuo-
va Inghilterra, un'epoca di fermento intellettuale ed umanitario che
contrastava col ristagno intellettuale e la chiusura provinciale pre-
senti in larga parte del Sud. Sotto il profilo intellettuale fu l'epoca
del trascendentalismo, cio di un movimento che corrispondeva
pressappoco al Romanticismo europeo e al quale si connettono, per
vie per lo pi indirette, grandi intellettuali e scrittori come Whitman, 
Hawthorne e Melville. Sotto il profilo umanitario fu l'epoca
nella quale vennero introdotte numerose riforme sociali, come
l'abolizione del carcere per i debitori insolventi e l'istituzione dei
manicomi che tolsero i pazzi dalle prigioni dove fino allora erano
rinchiusi; vennero promosse campagne contro l'alcolismo ed a favore 
del suffragio femminile. La pi importante di tutte fu la campa-
gna per l'abolizione della schiavit. Questa campagna inoltre diede
un contributo alla emancipazione femminile perch le donne parte-
ciparono attivamente alla lotta, forse grazie al fatto che nel movi-
mento militavano numerosi quaccheri, da sempre aperti alla difesa
dei diritti femminili. Ma il nerbo degli abolizionisti era costituito
non gi dai quaccheri con la loro mite e gentile umanit bens da
persone sul tipo di Garrison, duri e severi puritani animati dalla fede
fanatica di combattere la santa battaglia contro il peccato, contro la
schiavit. Erano persone che, pur avendo sposato gli ideali umanitari,
sotto il profilo psicologico non erano molto cambiati dai loro an-
tenati del Seicento, criticati a fondo da Hawthorne nel suo capolavoro 
La lettera scarlatta.
Nel Sud il numero delle scuole secondarie e delle universit era
maggiore che al Nord. Queste scuole educavano una classe dirigente 
di alto livello, soprattutto nel campo della ingegneria e della mec-
canica. Essendo per quasi tutte a pagamento, avevano una azione
limitata alle lites della societ. Invece il Nord non solo aveva 
universit altrettanto prestigiose, come Harvard, Yale (allora New Haven 
College) e Princeton, ma anche, e soprattutto, disponeva di una
diffusa rete di scuole elementari, serali e professionali aperte a tutti,
al punto che nel 1850 l'analfabetismo era quasi debellato e i giornali
avevano larga diffusione. Negli anni immediatamente successivi
meno dell'11 per cento della popolazione bianca era analfabeta, ma la per-
centuale comprende anche i bianchi del Sud, dove l'analfabetismo
era pi diffuso. Pochi dati sono sufficienti a dare il senso delle pro-
porzioni. L'Arkansas, Stato schiavista, e il Michigan, Stato libero
nel 1850 avevano pressappoco lo stesso numero di abitanti, ma il nu-
mero degli studenti delle scuole elementari e secondarie era rispet-
tivamente di 8493 e di 110.455, il numero dei bianchi adulti analfa-
beti era di 16.819 e di 7912, il numero delle biblioteche era di 1 e di 280.
La campagna abolizionista iniziata da Garrison nel 1831 ebbe profonde 
ripercussioni sull'opinione pubblica della grande maggioranza degli 
Stati schiavisti. Nell'agosto dello stesso anno avvenne in una
localit del Sud una rivolta di negri che ammazzarono oltre cinquanta 
bianchi. Garrison era estraneo all'avvenimento ma l'opinione 
pubblica meridionale vide in lui l'istigatore. Nacque contro il
Nord una violenta animosit che contribu a diffondere in quasi tutti
gli Stati del Sud (facevano eccezione solo alcuni degli Stati di confine) 
la consapevolezza di essere qualcosa di irrimediabilmente diverso,
una nazione contrapposta all'altra, due civilt contrapposte per
la base materiale, le idee morali e la concezione della vita. L'intran-
sigenza degli abolizionisti provoc una analoga intransigenza nella
difesa della schiavit. Questa fu considerata ormai una istituzione
essenziale e permanente della civilt del Sud. E poich il mondo civile 
era in maggioranza contrario alla schiavit, nacque allora il desiderio 
velleitario di elevare impossibili barriere contro il mondo, il
provincialismo venne considerato una virt. I pochi che rimasero
fautori della emancipazione, anche se non rinnegarono apertamente 
le loro simpatie, le lasciarono praticamente allo stato platonico di
fronte alla ineluttabile necessit della schiavit. Fu questo il motivo
per cui anche gli elementi pi civili della aristocrazia mancarono di
quell'istinto per il compromesso che tante volte aveva salvato l'ari-
stocrazia inglese. Certo, se fosse dipeso solo da loro, il compromesso 
col Nord sarebbe stato possibile. Ma sul tasto della schiavit tutto, 
o quasi, il Sud bianco si presentava adesso come un fronte compatto 
nei confronti del Nord, dalla maggior parte degli aristocratici
ai proprietari grandi e piccoli ai bianchi poveri.
La schiavit fu elevata alla dignit di un'ideologia, cui la religione
non manc di dare il suo contributo. Mentre rimase stazionario il
numero dei membri della Chiesa episcopale e di quella cattolica,
che non avevano preso posizione sul tema della schiavit, aument
il numero dei membri delle Chiese evangeliche, che trassero argo-
menti a favore della schiavit dal Vecchio Testamento e da alcuni
passi di San Paolo. Il lavoratore libero fu considerato una minaccia
alla propriet ed alla civilt. Portando alle estreme (e paradossali)
conseguenze il principio proprietario della tradizione costituzionale
inglese, secondo la quale la libert presupponeva le inevitabili disu-
guaglianze sociali fra chi era proprietario (e quindi dotato dei diritti
politici) e chi non lo era, un eminente uomo politico del Sud, John
Caldwell Calhoun, afferm che la schiavit era la sicura base delle
istituzioni libere. E s che Calhoun era un fermo sostenitore della
necessit di trovare un compromesso col Nord per salvare l'Unione.
La contrapposizione fra gli abolizionisti da una parte e, dall'altra, il
Sud compatto nel difendere la schiavit rendeva debole l'Unione.
Da entrambe le parti si parlava ormai di secessione, pur con diversa
intensit: al Nord ne parlavano solo gli abolizionisti, al Sud ne parla-
vano quasi tutti. Inoltre le cause ed i caratteri della auspicata seces-
sione erano diversi: erano religiosi al Nord e costituzionali al Sud.
Per gli abolizionisti la secessione era imposta dalla impossibilit di
convivere col regno del peccato, della schiavit. Per il Sud la seces-
sione era un diritto costituzionale perch i singoli Stati, entrando
nella Unione, non avevano rinunciato alla loro sovranit. Questa
era presente nel carattere confederale (e non federale) della prima
unione dei coloni nel 1776 all'inizio della lotta per l'indipendenza, e
la costituzione degli Stati Uniti non vietava espressamente il diritto
di secessione. La sovranit dei singoli Stati era sempre stata sottoli-
neata con forza particolare dal partito democratico fin dai tempi di
Jefferson, ma di norma era stata sentita in perfetta armonia col vincolo 
federale. Le cose cominciarono a cambiare quando, nel 1816, il
governo federale introdusse i primi dazi doganali per proteggere la
giovane industria del Nord. Nacque allora il desiderio di impedire
l'entrata in vigore dei dazi negli Stati del Sud che, tutto agricolo, era
esportatore e fautore del libero commercio. Si trattava di un desiderio 
tanto forte da far nascere nel 1828 e poi nel 1832-1833 i primi
propositi di secessione, soprattutto nella Carolina del Sud, lo Stato
che fu sempre il capofila delle tendenze secessionistiche.
Ma il nodo della questione, il nodo che metteva in moto non solo
gli interessi ma anche le passioni, era la schiavit. Dopo il compro-
messo del Missouri (1820) la questione si ripropose con forza accen-
tuata nel 1833 a proposito del Texas, che gli abolizionisti non vole-
vano ammettere nell'Unione perch schiavista. Nel 1837 il parla-
mento del Vermont protest, alludendo al Texas, contro l'ammissione
nell'Unione di qualunque stato la cui Costituzione tolleri la
schiavit. Prevalse per la volont degli Stati del Sud e nel 1844 il
Texas entr a far parte dell'Unione, dando agli Stati schiavisti la
maggioranza su quelli liberi: quattordici contro tredici. Erano schia-
visti l'Alabama, l'Arkansas, il Delaware, la Georgia, il Kentucky, la
Luisiana, il Maryland, il Mississippi, il Missouri, la Carolina del
Nord, la Carolina del Sud, il Tennessee, il Texas, la Virginia. Erano
liberi il Connecticut, l'Illinois, l'Indiana, il Maine, il Massachusetts,
il Michigan, il New Hampshire, il New Jersey, il New York, la Pennsylvania,
il Rhode Island, il Vermont, l'Ohio.
Dopo l'ammissione del Texas nell'Unione, anche la successiva guerra 
vittoriosa contro il Messico (1846-1848) fu voluta soprattutto
dal Sud che, unitamente all'Ovest (le due basi elettorali del partito
democratico), mirava a una politica di espansione territoriale per
aumentare il numero degli Stati schiavisti e assicurare a questi il
controllo dell'Unione. Solo in tal modo, si riteneva, la schiavit
avrebbe potuto continuare a vivere, tenendo sempre in minoranza
gli Stati liberi e gli abolizionisti. Dal canto loro, gli abolizionisti 
giudicarono l'acquisto del Texas e la guerra contro il Messico come una
congiura ordita dal Sud per ottenere pi grandi recinti per ammas-
sarvi gli schiavi. I recinti conquistati furono effettivamente immensi, 
tali da rendere l'estensione degli Stati Uniti quasi uguale a
quella di oggi, con l'acquisto, oltre che del Texas (grande da solo
come l'intera Francia), del Nuovo Messico, dell'Arizona e della 
California. I piantatori del Sud sognavano un grande regno del cotone
dal fiume Potomac al Rio Grande, dalla Virginia al Texas, per con-
solidare il monopolio mondiale del prodotto.
Il sogno venne per interrotto nel 1849 perch la California, dove
l'immigrazione dei cercatori d'oro faceva crescere vertiginosamente
la popolazione, doveva essere immessa come Stato nell'Unione e i
suoi abitanti non volevano la schiavit (invece il Nuovo Messico
aveva, con l'Arizona, lo statuto di territorio). Era la prima avvisaglia
della rottura della alleanza, che fino allora aveva diretto politica-
mente l'Unione, fra il Sud e l'Ovest. La Carolina del Sud era pronta
a trarne le conseguenze e uscire dall'Unione; non fece la secessione
solo perch voleva prima riunire intorno al suo programma tutto il
Sud. Come gi nel 1820 a proposito del Missouri, anche questa volta
venne trovato nel 1850 un compromesso: la California venne ammessa 
nell'Unione come Stato libero; in compenso gli schiavi evasi e
rifugiati al Nord sarebbero stati ricercati con maggior rigore di prima. 
Il compromesso funzion per dieci anni. Ma ormai gli Stati Uniti 
erano come una persona che cammini su un terreno minato suscettibile 
di esplodere al minimo urto.

L'UNIONE VACILLA.
Per qualche anno gli animi parvero calmarsi, sebbene la questione
della schiavit non fosse certo dimenticata dall'opinione pubblica al
Nord. Contribu a mantenerla viva la pubblicazione in volume nel
1852 della Capanna dello zio Tom, il celebre romanzo di Harriet
Beecher Stowe; e contribu ancor pi a mantenerla viva l'irritazione
che provocavano le norme pi rigorose, messe in atto in seguito al
compromesso del 1850, per la cattura degli schiavi evasi, norme che
ferivano la suscettibilit, come sappiamo molto acuta, per tutto ci
che riguardava gli attentati al rispetto dei diritti di libert personali.
Sia il romanzo della Stowe che l'irritazione per la legge sugli schiavi
evasi abbracciavano un pubblico assai pi vasto di quello degli abo-
lizionisti, un pubblico commosso dai buoni sentimenti esibiti dalla
Stowe e molto sensibile al tasto delle libert personali.
La bomba che rinfocol le passioni con violenza fino allora inusitata 
scoppi nel 1854. L'ingresso nell'Unione della California aveva
dato attualit ai progetti di linee ferroviarie transcontinentali per 
facilitare le comunicazioni col giovane Stato del Pacifico. Nel 1853
parve prevalere per qualche tempo un progetto che, prevedendo di
raggiungere la California attraverso il Texas ed il Nuovo Messico
l'avrebbe fatta gravitare verso il Sud, valorizzando ulteriormente
l'impero schiavista. Ma nel gennaio del 1854 si fece avanti con
una sua proposta un influente senatore democratico dell'Illinois,
Stephen Arnold Douglas. Questi era un uomo che mescolava spre-
giudicatamente la politica e gli affari, soprannominato per la sua
spavalda e dinamica vitalit e per le forme tarchiate piccolo gigante
o anche locomotiva in pantaloni. Interessato in speculazioni
terriere nelle praterie a ovest del Missouri e quindi desideroso di far
crescere il valore di quelle zone, Douglas propose una linea ferro-
viaria transcontinentale, detta centrale, che le attraversasse. La 
linea era detta centrale per distinguerla da quella meridionale attra-
verso il Texas ed il Nuovo Messico e da un'altra, detta settentriona-
le, progettata per allacciare al Nord-Est il territorio dell'Oregon.
Douglas era un fermo sostenitore dell'Unione ma, in quanto de-
mocratico, era anche dipendente elettoralmente dal Sud e anzi la
sua persona era quasi un simbolo del tradizionale legame politico
fra l'Ovest e il Sud. Per non alienarsi il consenso del Sud, che vedeva
svanire il progetto di linea meridionale, egli propose che alle zone
destinate ad essere attraversate o influenzate dalla nuova progettata 
ferrovia da lui sostenuta venisse conferito lo statuto di territori
del Nebraska e del Kansas, lasciando ai loro abitanti la facolt di de-
cidere col voto se volevano o no ammettervi la schiavit. La bomba
consisteva nel fatto che il Nebraska e il Kansas (fino allora oggetto
di una immigrazione proveniente prevalentemente dal Sud) si trovavano 
a nord del parallelo 36 gradi 30 primi ed erano quindi compresi nelle
zone dove il compromesso del 1820 vietava la schiavit. Pochi mesi
dopo, nel maggio del 1854, il senato sanzionava la proposta di Douglas 
col Kansas-Nebraska Act.
In tutto il Nord lo sdegno fu enorme. Se gli effetti della legge si fos-
sero consolidati, si sarebbe formato fra il Missouri, il Kansas e il Ne-
braska un blocco schiavista che avrebbe separato Chicago dal Nuovo Messico
e dalla California. Si confermava il disegno espansionistico del Sud, 
dopo le vicende del Texas e della guerra contro il Messico. 
Nel luglio del 1854 una parte dei membri settentrionali del
partito democratico e una parte dei membri del partito whig diedero 
vita ad un nuovo partito di intonazione antischiavista e, insieme,
unionista che prese il nome di repubblicano con l'intento di richia-
marsi idealmente al partito di Jefferson, il cui nome completo era
stato democratico-repubblicano. Il Kansas divent teatro di una
vera e propria guerra civile fra i sostenitori e gli avversari della
schiavit, anticipazione in piccolo di quanto sarebbe avvenuto nel
1861. Infatti lo statuto di territorio, con i suoi servizi pubblici rudi-
mentali ma essenziali, aveva fatto accorrere nel Kansas una quantit
di immigrati dal Nord-Est, di agricoltori, di aspiranti farmer che vo-
levano soprattutto la terra libera ed a basso costo, e temevano che
venisse accaparrata dai piantatori schiavisti. Il numero dei nuovi 
immigrati fu ben presto tale da rendere prevedibile, come infatti 
avvenne nel 1860, che l'assemblea del Kansas avrebbe rifiutato la schiavit.
La tradizionale alleanza tra i voti del Sud e quelli dell'Ovest, il cui
ultimo prodotto era stato nel 1854 il Kansas-Nebraska Act, si avvia-
va a finire. Le elezioni presidenziali del 1856 furono vinte ancora
una volta dal partito democratico diretto dai politici del Sud; ma il
successo fu dovuto non tanto all'alleanza con l'Ovest quanto alla de-
bolezza degli avversari che si presentarono divisi fra il partito repub-
blicano e il partito whig. In parte perch inebriati dal successo del
1854 e in parte perch sempre pi bisognosi di manodopera (fra il
1850 ed il 1860 la produzione di cotone raddoppi, passando da oltre 
un miliardo di libbre a due miliardi e quasi trecento milioni), i
piantatori del Sud aspirarono addirittura, poco prima delle elezioni
presidenziali del 1856, a riaprire il commercio atlantico degli schiavi, 
abrogato nel 1808. Il progetto, bench considerato con autentico
orrore dai superstiti membri illuminati della vecchia aristocrazia
dava la misura della cecit politica della grande maggioranza della
classe dirigente meridionale che ribadiva la sua separazione dall'in-
tero mondo civile, nel quale anche chi tollerava la presenza degli
schiavi ne respingeva ormai l'odioso commercio.
La personalit e l'azione di John Brown furono il contraltare quasi
necessario di quella cecit politica. Tagliato nella stessa stoffa puri-
tana di Garrison, Brown non era per un intellettuale e, col sempli-
cismo degli animi incolti e rigorosi chiamati da un'idea, riteneva
l'azione diretta e armata il solo modo di estirpare dal mondo i pro-
prietari di schiavi, peccatori contro quel Dio di cui i negri erano figli.
Gi nel 1847 aveva tentato di accendere la guerriglia nel Sud. Accorso 
poi nel Kansas insanguinato dalla guerra civile, vi aveva orga-
nizzato nel 1855 l'eccidio di quattro schiavisti. Ma questo non basta-
va al suo animo ardente e consequenziario che sognava sempre di
accendere la guerriglia dei figli di Dio contro i peccatori. Recatosi in
Virginia, nell'ottobre del 1859 promosse un colpo di mano armato
col proposito di fondare una repubblica abolizionista nei monti Appalachi. 
Al comando di un piccolo gruppo di tredici bianchi (fra cui due suoi figli) 
e cinque negri, si impossess di un arsenale federale e vi si barric 
con alcuni ostaggi. La milizia locale accorse e lo sottopose ad un attacco 
sulle cui vicende uno degli ostaggi ha lasciato una testimonianza drammatica.
Brown era l'uomo pi freddo e pi deciso davanti al pericolo e
alla morte che io abbia mai visto. Con un figlio morto al suo fianco
ed un altro ferito, egli tastava il polso del figlio moribondo con una
mano e con l'altra teneva il fucile e comandava i suoi uomini con la
massima compostezza, incoraggiandoli ad essere fermi e a vendere
le loro vite al pi caro prezzo possibile. Alle fine dello scontro 
soltanto Brown e quattro dei suoi seguaci erano ancora incolumi. Pro-
cessato nei giorni successivi, Brown venne poi impiccato il 2 dicembre, 
contento, come scrisse, di morire per la verit eterna di Dio.
Sdegnoso dell'assistenza religiosa di uomini di chiesa schiavisti
scrisse anche: Ho richiesto che mi si risparmi ogni presa in giro o
preghiere ipocrite... e che i miei soli assistenti religiosi siano dei 
poveri piccoli ragazzi e ragazze schiavi, trasandati, cenciosi, a testa ed
a piedi nudi: guidati da qualche vecchia madre schiava dai capelli
grigi. La sua morte non tard a diventare un mito. Qualche anno
pi tardi i soldati delle armate dell'Unione avrebbero cantato le
note e le parole che sono diventate famose: Il corpo di John Brown
si decompone nella tomba ma il suo spirito avanza!.
Torniamo a seguire il filo degli sviluppi politici riprendendoli dove
li avevamo lasciati nel 1856. Dopo quest'anno si ruppe definitiva-
mente l'alleanza del Sud con l'Ovest, dove, come abbiamo detto,
l'immigrazione che fino allora era venuta prevalentemente dal Sud,
giunse dal Nord, e arriv in misura di tanto maggiore di quanto pi
numerosa e pi in crescita vi era la popolazione. Sempre meno numerosi 
furono, fra gli elettori, le clientele dei politicanti dell'Illinois
e degli Stati vicini e sempre pi numerosi furono, fra gli elettori, i
farmers della prateria oltre il Mississippi. I farmers cercarono l'ap-
poggio degli industriali del Nord-Est, anch'essi interessati al lavoro
libero che costituiva il mercato di vendita dei loro prodotti. L'Ovest
e il Nord-Est costituirono una alleanza politico-elettorale per reagire 
alla quale il Sud, escluso dal potere, si decider nel 1861 in favore
della secessione. In precedenza gli industriali avevano tentato di
frenare l'emigrazione verso Ovest per timore che la rarefazione della 
manodopera facesse crescere i salari. Adesso invece la considerarono 
senza preoccupazione, in parte perch garantiti dalla crescente 
immigrazione europea e in parte perch, se riuscivano ad escludere 
dal potere il Sud liberista, potevano realizzare il loro desiderio,
forte soprattutto fra i produttori di ferro della Pennsylvania e i 
lanieri dell'Ohio, di aumentare la protezione dei dazi doganali.
Lo strumento politico di questa alleanza fra due forze cos diverse
come la democrazia dei farmers e gli interessi plutocratici finanziari
e industriali fu il neocostituito partito repubblicano. Sebbene la forte 
partecipazione dei farmers gli conferisse una fisionomia popolare
che lo distingueva dal carattere pi aristocratico e conservatore del-
l'altro partito del Nord, quello whig (destinato a scomparire di l a
poco), gi allora si intravvedeva nel partito repubblicano l'evoluzione 
che pi tardi ne avrebbe fatto il partito del grande capitale. Tuttavia 
per il momento il peso dell'apporto popolare superava decisamente 
quello dell'apporto del grande capitale.
Ma  ormai tempo di parlare di Abramo Lincoln che era entrato
nella grande politica nel 1854, diventando qualche anno dopo uno
dei principali ispiratori del programma del partito repubblicano.

LA GUERRA DIVENTA INEVITABILE
Nato nel 1809 da modesti genitori quaccheri, agricoltori nel Kentucky 
e poi nell'Indiana, Lincoln aveva fatto i mestieri pi umili: era
stato mozzo sulle zattere che esercitavano il commercio fluviale con
New Orleans, poi carpentiere e poi garzone di negozio. Trasferitosi
ancor giovane nell'Illinois, vi trascorse la maggior parte della sua
vita, studi e divenne uno stimato anche se modesto avvocato di
provincia. Aveva aderito al partito whig e, per una legislatura, dal
1834 al 1842, era stato membro del Congresso ma senza segnalarsi
per alcunch di notevole, se si eccettua una presa di posizione contro 
la schiavit, rimasta per senza seguito. Anni dopo un giornalista 
inglese lo descrisse come un uomo molto alto con lunghe braccia
che terminavano in due mani di dimensioni straordinarie, superate
tuttavia di gran lunga da quelle dei piedi. Aveva grandi orecchie a
sventola. Forse per il vestito nero, liso e perennemente sgualcito,
con maniche e pantaloni troppo corti, o forse per l'espressione del
viso di eterna malinconia ricordava, ci dice il giornalista, un addetto
alle pompe funebri. Eppure Lincoln era famoso per il suo umorismo
sempliciotto, che era ritenuto comico soprattutto da lui stesso mentre 
lasciava interdetti gli interlocutori. Un giorno che era riuscito a
far ritirare le dimissioni chiestegli dagli avversari per due ministri,
sulla cui capacit faceva molto affidamento, esclam ridendo e facendo
ricorso ad una immagine della vita di frontiera: Ora posso
andare a cavallo! ho due zucche da ogni lato della mia sella. Ma, a
parte l'umorismo, il volto emanava una straordinaria simpatia per
l'espressione semplice e bonaria e per gli occhi, incavati fortemente
nell'orbita e animati da una profonda dolcezza. Lo si direbbe, concludeva 
il giornalista, assai pi desideroso di temperare la giustizia
con la piet che non di giudicare uomini e cose con intransigenza
puritana.
Non si sfugge all'impressione che, mentre nella pur meritoria atti-
vit degli abolizionisti risuonava spesso una nota di chiuso fanatismo, 
ci fosse in Lincoln, nell'intreccio di melanconia, semplicit e
bonomia, qualcosa di misteriosamente grandioso. Le sue origini
quacchere e forse soprattutto una superiore forza morale e intellet-
tuale fecero evolvere il suo modesto orizzonte culturale giovanile,
permeato di razionalismo empirista, in una fede religiosa priva di
dogmi, nutrita di carit e di amore per il prossimo, una fede che,
quasi d'istinto (prima ancora che il desiderio di salvare l'Unione lo
spingesse nella stessa direzione), lo poneva in dissenso col puritane-
simo di tanti abolizionisti, desiderosi solo di infliggere la meritata
punizione ai peccatori schiavisti. Lontano da ogni forma di orgoglio
calvinista, si sentiva tanto poco investito della funzione di interprete
della volont di Dio (eccetto che in una occasione cui accenneremo
pi avanti) da scrivere una volta durante la guerra: Nella presente
guerra civile  possibilissimo che i propositi di Dio siano... differenti
da quelli delle due parti. Il proposito di Dio, sembrava alludere
Lincoln, non era la vittoria totale di una parte sull'altra bens il con-
seguimento di un compromesso che, pur abolendo la schiavit, salvasse 
la classe dirigente del Sud. Proprio questo, come vedremo, fu il tipo 
di compromesso auspicato da Lincoln alla fine del conflitto.
Mentre la fede calvinista induceva la maggior parte degli abolizio-
nisti ad essere totalmente immersi nelle cose da fare, sempre affron-
tate con energia attivistica, Lincoln amava spesso astrarsi e dedicarsi 
alla contemplazione, dando l'impressione a chi gli era vicino di
essere investito da una forza inconscia ed arcana che lo innalzava
sugli altri. E s che pochi statisti americani hanno posseduto come
lui il senso della realt, la capacit di porsi in contatto con l'uomo
della strada, di fargli sentire che la sua dignit di cittadino di una 
repubblica libera era legata alle sorti dell'Unione, di trasmettergli la
sua passione per la democrazia, incarnata negli Stati Uniti d'America, 
l'ultima, la migliore speranza della terra.
Quella forza arcana cominci ad agire in lui nel 1854 quando il
Kansas-Nebraska Act lo risvegli al problema della schiavit, che
fino ad allora aveva trascurato dopo l'avversione dimostrata una
volta quando era stato membro del Congresso nel 1834-1842. Cominci 
allora a predicare contro la schiavit, ma senza l'odio degli
abolizionisti, mostrando comprensione per i proprietari di schiavi.
In un discorso famoso tenuto nell'ottobre del 1854 disse a proposito
di loro: Non li biasimer certamente per non aver fatto quello che
io stesso non saprei fare. Anche se mi fosse concesso tutto il potere
terreno, io non saprei cosa fare nei confronti di questa presente 
istituzione, cio nei confronti della schiavit. Ci che non gli era 
possibile accettare era l'estensione della schiavit nei nuovi territori
come gi era avvenuto con il Kansas-Nebraska Act. Accettava la
legge sulla ricerca e cattura degli schiavi evasi, ma tutto ci, a mio
parere, non fornisce argomentazioni che giustifichino l'ammissione
della schiavit nel nostro territorio libero pi di quanto ne fornirebbe 
alla restaurazione legale del commercio africano degli schiavi. La
schiavit si fonda sulla natura egoista dell'uomo, mentre la sua con-
danna si fonda sul suo amore della giustizia. Questi princpi sono in
eterno conflitto e allorch vengono ad urtarsi cos violentemente
come accade in seguito alla estensione della schiavit [in nuovi ter-
ritori], debbono conseguirne incessanti scosse, spasimi e convulsioni.
Lincoln detestava la schiavit e lo diceva a chiare lettere. Ma, gra-
dualista e non rivoluzionario, era contrario a concedere subito
l'uguaglianza sociale e politica a negri che riteneva non ancora pre-
parati a riceverla, auspicava che la scomparsa della schiavit avve-
nisse gradualmente nel corso - prevedeva - di un quarantennio, dietro 
indennizzo dato ai proprietari col concorso finanziario del governo 
federale. Temeva l'emancipazione immediata, voluta dagli abolizionisti, 
per timore che questo modo rivoluzionario di risolvere il problema 
provocasse la secessione del Sud e mettesse a repentaglio quel bene 
supremo, superiore perfino alla fine della schiavit,
che erano l'Unione, l'esistenza nella loro completezza degli Stati
Uniti ed il processo di formazione della nazione americana.
Lincoln ader al partito repubblicano per la sua ferma presa di po-
sizione contro l'estensione della schiavit e in difesa dell'Unione,
sebbene, figlio della democrazia dell'Ovest, inizialmente ne diffi-
dasse per i suoi legami con i capitalisti del Nord-Est. Il discorso 
dell'ottobre 1854 lo rese famoso nell'Illinois, tanto che quattro anni
dopo, nella estate del 1858, condusse vittoriosamente una campagna 
contro il rivale, il celeberrimo Douglas del partito democratico,
per essere eletto senatore di quello Stato. Entrambi i candidati ten-
nero innumerevoli comizi. Di uno di questi  stata fatta una vivace
descrizione da uno storico americano. Ci si figuri, racconta lo stori-
co, una cittadina bruciata dal sole d'agosto nella prateria dell'Illi-
nois, situata in mezzo a campi di granturco frusciante; una polverosa
piazza circondata da case di legno a un piano e da negozi, decorati
con bandiere e simboli dei due partiti in lizza; agricoltori in maniche
di camicia, venuti con le famiglie su carri, carretti e a piedi, la banda
del paese che suona canzoni popolari, una tribuna di legno, un semi-
cerchio di autorit locali tutte sudate in redingote nera e cilindro. Il
treno speciale su cui viaggia Douglas arriva in stazione e spara a salve 
con un cannoncino installato in coda. Douglas, scortato dai membri 
del circolo democratico locale, arriva nella piazza in carrozza
aperta e sale sulla tribuna con fare atletico e aggressivo. La sua per-
sona  bassa e tozza ma vestita con ricercatezza. Ogni tratto del suo
viso esprime fiducia e ottimismo, ogni suo gesto vigore e combattivit. 
Lincoln, arrivato in precedenza con un normale treno passeggeri,
si avvia a piedi, il magro viso solcato dalle rughe e il lungo collo visi-
bili al di sopra della folla. Sale sulla tribuna con andatura sgraziata,
vestito con gli abiti lisi e troppo corti che gli conosciamo. Quando
parla, ha l'abitudine, per nulla elegante, di piegare le ginocchia e poi
rizzarsi di colpo in tutta la sua altezza per meglio sottolineare un
punto che gli sta particolarmente a cuore.
L'apertura della campagna elettorale era stata per Lincoln l'occa-
sione di precisare il suo pensiero, mettendo in rilievo l'evoluzione
che aveva avuto. Rispetto al 1854 continuava ad essere gradualista
per quanto riguardava la fine della schiavit, ma si era fatto pi netto 
e rigoroso per quanto riguardava la salvezza dell'Unione. La spe-
ranza di un accordo era finita. Gli Stati Uniti non potevano conti-
nuare a essere divisi tra schiavisti e antischiavisti. Gli uni o gli altri
dovevano imporre il loro punto di vista all'intera Unione. Non credo 
che questo sistema di governo possa rimanere sempre per met
schiavista e per met libero. Non prevedo lo scioglimento dell'Unione, 
n prevedo che la casa crolli, ma prevedo che l'Unione cesser di
essere divisa: diventer tutta una cosa o tutta l'altra. O gli oppositori 
della schiavit ne arresteranno l'ulteriore diffusione, ponendola
in condizioni che permettano all'opinione pubblica di placarsi perch 
confidano che sia in via di estinzione; oppure i suoi fautori la
spingeranno innanzi fino a farla diventare legale in tutti gli Stati, nei
nuovi come nei vecchi, al Nord come al Sud.
Sebbene negli Stati del Nord-Ovest Lincoln fosse ormai una persona 
nota, era ancora un semisconosciuto a livello nazionale. Tuttavia
il partito repubblicano ne fece il suo candidato alle elezioni presi-
denziali del 1860 perch le sue umili origini e i modi di fare alla buona 
piacevano allo stesso tipo di persone che una trentina di anni prima 
avevano votato compatte per il presidente Jackson. Fu una scelta 
quanto mai felice. Lincoln, che era ormai la bandiera di una ferma 
presa di posizione contro ogni ulteriore estensione della
schiavit, divent il presidente eletto degli Stati Uniti il 6 novembre
1860, battendo il senatore Douglas, candidato del partito democratico.
Le elezioni furono vinte dal partito repubblicano principalmente
perch il partito democratico si era diviso fra i membri (schiavisti)
del Sud e quelli del Nord (antischiavisti) che presentarono due can-
didati diversi. Ma subito dopo la scissione democratica il fattore de-
cisivo per la vittoria repubblicana fu il voto dei lavoratori e della
gente comune che, come si ricorder, non erano certo favorevoli ai
negri. Ma ormai tale era l'irritazione contro il Sud per i suoi continui
attacchi al lavoro libero e ai diritti individuali che l'uomo della stra-
da considerava gli schiavisti del Sud come gli alleati naturali dei ca-
pitalisti del Nord. Era un errore di giudizio che per testimoniava la
maturazione cui era pervenuta nella gente comune la 
consapevolezza di classe.
Il programma del partito repubblicano coincideva ormai pratica-
mente con le idee di Lincoln. La sua caratterizzazione ideologica
era fortemente segnata dalla affermazione recisa dei princpi di li-
bert in ogni campo: per i farmers dell'Ovest libert di conseguire
senza intralci la propriet della terra, per l'intera Unione libert di
lavoro e garanzia dei diritti individuali. Sebbene inoltre la presa di
posizione contro la schiavit fosse quanto mai ferma, era una posi-
zione che restava subordinata a quella di non accentuare il malcon-
tento del Sud al punto da deciderlo alla secessione. Per questo il
partito, duramente criticato su questo punto dagli abolizionisti, si 
limitava nel suo programma a vietare l'introduzione della schiavit
nei territori, senza intervenire attivamente all'interno degli Stati
schiavisti perch abolissero la loro istituzione speciale (cos si
chiamava la schiavit). Per la doppia preoccupazione rivolta alla
salvezza della democrazia ed a quella dell'Unione si pu dire che
l'ideologia del partito unisse i princpi del federalismo hamiltoniano
e quelli dell'umanitarismo jeffersoniano.
L'elezione di Lincoln, di quel rozzo scimmione sconosciuto in tutto
eccetto che per la sua intransigente presa di posizione contro
l'estensione della schiavit, fu la goccia che fece traboccare il vaso e
indusse il Sud alla secessione. Uno storico ha scritto che l'elezione
di Lincoln produsse sulla classe dirigente del Sud la stessa impres-
sione che, dopo il 1945, avrebbe provocato in America l'elezione di
un presidente comunista. Il paragone rende efficacemente l'idea.
Impedire, come voleva Lincoln, alla schiavit di estendersi nei nuovi
territori significava condannarla alla inevitabile estinzione in una 
federazione dominata dagli Stati liberi. E poich la schiavit era con-
siderata il baluardo pi sicuro dell'ordine sociale e politico, Lincoln
era un pericoloso sovversivo.
L'iniziativa fu presa, ancora una volta, dalla Carolina del Sud, che
gi in precedenza aveva annunciato il suo proposito di secessione se
Lincoln avesse vinto le elezioni e che il 20 dicembre 1860 si dichiar
sciolta dall'Unione. Negli altri Stati c'era una forte minoranza ostile
alla secessione, soprattutto tra i grandi piantatori. Ma vi era favore-
vole la maggioranza, composta dai piccoli piantatori e agricoltori,
dagli avvocati, dagli uomini politici e dai religiosi. Nel gennaio del
1861 il Texas e gli Stati del profondo Sud - Mississippi, Florida, Alabama, 
Georgia e Luisiana - seguirono l'esempio della Carolina del Sud. 
Il 4 febbraio 1861 i sette Stati secessionisti riunirono i loro rap-
presentanti a Montgomery nell'Alabama e proclamarono la nascita
della nazione meridionale, degli Stati confederati d'America, dotati 
di una loro costituzione, in opposizione agli Stati Uniti d'America. 
Presidente fu eletto Jefferson Davis, un eminente militare e politico, 
uno dei superstiti membri colti, civili ed illuminati della vecchia 
aristocrazia. La costituzione confederata sottolineava il potere
della minoranza di condizionare la maggioranza, ma non dichiarava
in modo esplicito il diritto di ogni Stato alla secessione. Tuttavia era
proprio questo diritto, sottaciuto, che giustificava legalmente la 
secessione.
Negli altri Stati schiavisti le opinioni erano pi divise. In aprile, a
guerra gi iniziata, aderirono alla Confederazione l'Arkansas, la
Carolina del Nord, il Tennessee e la Virginia. Nelle parti montuose
di questi due ultimi Stati - la parte orientale del Tennessee e quella
occidentale della Virginia - dove la coltivazione a piantagione non
era possibile, l'opinione pubblica era contraria alla secessione. La
parte occidentale della Virginia, dove l'ostilit contro i piantatori
era particolarmente forte, rimase nell'Unione (venne poi eretta in
Stato autonomo nel 1863). Il Kentucky, a lungo diviso, si proclam
neutrale e ader all'Unione alla fine del 1861. Il Missouri, dopo vio-
lenti scontri interni, cadde sotto il controllo dell'Unione, che per
non riusc mai a sradicarvi uno stato endemico di guerriglia condotta 
dagli schiavisti. Gli altri due Stati schiavisti - il Maryland e soprat-
tutto il Delaware - dove le divisioni furono minori (Maryland) perch 
la grande maggioranza sosteneva l'emancipazione, o furono assenti 
(Delaware) perch tutti sostenevano l'emancipazione, rimasero 
fin dall'inizio fedeli all'Unione.
Ma, quasi a sottolineare con pi forza ancora il carattere civile della 
guerra, numerosi cittadini dell'Unione, in particolare fra quelli
dell'alta societ di Baltimora, Filadelfia e New York, ammiratori
delle famiglie aristocratiche del Sud o con queste imparentate, an-
darono a militare nelle armate confederate. E, viceversa, andarono
a militare nelle armate unioniste numerose persone del Sud, convinte 
che la fine dell'Unione sarebbe stata un grave colpo per la causa
del repubblicanesimo e della democrazia.  questo il caso, fra i mol-
ti, di un ufficiale della Virginia il quale, dopo l'inizio delle ostilit,
sent che da qualsiasi angolo considerasse la questione, il giura-
mento di fedelt al suo governo aveva sempre il sopravvento. La
divisione pass all'interno stesso delle famiglie, alcuni membri delle
quali combatterono per l'Unione e altre per la Confederazione.
Questo fu il caso, fra le altre, delle famiglie di Lincoln e dei futuri
presidenti Theodore Roosevelt e Wilson. Nell'Unione una cospicua
minoranza rimase sempre contraria alla guerra: furono una parte
dei membri del partito democratico, detti democratici della pace,
rappresentanti della vecchia tradizione agricola dell'Ovest, ostili ai
legami che i fautori della guerra avevano stretto con l'industria del
Nord-Est e gelosi custodi della autonomia degli Stati.
Tutti questi casi di esitazione e di divisione all'interno dei singoli
Stati, delle singole famiglie delle due parti in contesa erano manife-
stazioni tipiche di uno stato d'animo diffuso fra i cittadini di un paese 
in stato di guerra civile, quando l'autorit tradizionale viene
meno e ciascuno si trova solo con la sua coscienza davanti alla deci-
sione da prendere. Il generale William T. Sherman, forse il pi importante
collaboratore di Grant, allo scoppio delle ostilit si trovava
in Luisiana ed esit a prendere partito prima di decidersi per l'Unione. 
Lo stesso dicasi, in senso inverso, del generale virginiano Thomas 
Jackson, il quale in un primo tempo, nella primavera del 1861,
era stato fautore dall'Unione per poi diventare uno dei principali
collaboratori di Lee.
Ma si trattava di casi minoritari. In quei mesi incandescenti di vigilia 
la maggioranza della gente nel Sud era al colmo dell'entusiasmo.
Pochi credevano che il Nord sarebbe sceso in guerra per una causa
che appariva a loro secondaria come la difesa dell'Unione. E se anche 
fosse sceso in guerra - cos ragionavano - non bastava forse un
soldato del Sud per fronteggiarne cinque del Nord? Un osservatore
della Georgia scriveva: La gente  impazzita.  in preda a una vio-
lenta, fanatica passione e non sa quello che fa. Fattori diversi ali-
mentavano l'entusiasmo e la fiducia. C'era lo spirito guascone
dell'uomo del Sud, l'orgoglio di avere diretto per anni e anni la poli-
tica degli Stati Uniti, la consapevolezza di avere nella Virginia i mi-
gliori ufficiali dell'esercito americano, un entusiasmo autentico 
mescolato a una forte dose di provincialismo. Questo provincialismo
faceva ritenere che l'industria del Nord, privata del cotone del Sud,
sarebbe crollata. Nell'aprile del 1860 un senatore meridionale, con-
vinto che il cotone e le altre derrate prodotte nel Sud governassero
l'economia mondiale, aveva scritto: Il Nord senza di noi sarebbe un
vitellino senza madre, che se ne va in giro muggendo e muore di 
malattia e di fame.
Ma c'era anche, accanto alla presunzione ed al provincialismo, una
consapevolezza degli scopi della eventuale guerra ben maggiore che
al Nord. Mentre gli uomini del Nord avrebbero combattuto per una
idea tutto sommato astratta e lontana come il mantenimento in vita
dell'Unione, gli uomini del Sud avrebbero combattuto per cose 
essenziali che ognuno sentiva intimamente legate alla propria persona: 
la libert, l'autogoverno, il modo di vivere. Era diffusa la convin-
zione che, dato il carattere sovrano dei singoli Stati, la secessione
fosse un atto pienamente legale. Il segretario alla Giustizia del pre-
sidente Buchanan, predecessore di Lincoln (questi assunse la presi-
denza il 4 marzo 1861) giudicava la secessione un atto illegale ma ri-
teneva di non avere il diritto di usare la coercizione contro la volont
di uno Stato. Forse che l'America latina e l'Italia non erano riuscite
a conquistare l'indipendenza in circostanze ben pi difficili del Sud?
Nonostante l'enorme inferiorit in fatto di numero di uomini e di risorse 
materiali, il Sud effettivamente avrebbe potuto benissimo vincere la 
guerra. L'ipotesi  tanto plausibile che negli anni successivi
come vedremo, parve pi volte sul punto di realizzarsi.
E il Nord? A Washington i senatori legati agli interessi dell'industria 
approfittarono subito della assenza dei colleghi secessionisti
per elevare il 20 febbraio 1861 in misura rilevante i dazi doganali.
Ma l'atmosfera generale era pesante, la gente, in un primo tempo
incredula, era adesso preoccupata e nervosa. Lincoln era pessimista
e riteneva che nessuna concessione... salvo un abbandono di tutto
ci che val la pena di conservare e difendere potrebbe accontentare
il Sud. La sua posizione  ben riassunta nelle parole che scrisse ad
un seguace: Impedisci per quanto possibile la demoralizzazione di
tutti i nostri amici e della nostra causa che nascerebbe dal fatto di
prendere in considerazione qualunque proposta di compromesso a
proposito della estensione della schiavit. Non vi  possibilit di
compromesso in questa questione... Su questo punto sii fermo
come una catena d'acciaio. Ma tra coloro che erano fedeli all'Unione 
circolava un senso di amarezza, efficacemente espresso in
un ironico emendamento proposto da uno di loro: Ogni qual volta
un partito sar sconfitto in un'elezione presidenziale potr ribellarsi
e prendere le armi, e in tal caso l'Unione sar finita a meno che il
vincente non adotti come suoi i princpi del partito sconfitto.
Il giorno dell'insediamento di Lincoln alla presidenza si temeva un
colpo di mano contro il corteo presidenziale (il Maryland, Stato
schiavista nel quale si trovava Washington, non si era ancora pro-
nunciato per l'Unione). Correva voce, racconta uno storico, che i se-
cessionisti della Virginia avrebbero fatto irruzione nella capitale.
Erano state prese tutte le precauzioni ma i soldati erano pochi. Gli
umori erano cupi, al punto che il corteo quando si mosse per percor-
rere la Pennsylvania Avenue sotto l'intenso bagliore del sole di marzo, 
sembrava un corteo funebre. Il Campidoglio, con la sua grande
cupola non ancora terminata, chiusa nelle impalcature, faceva pen-
sare a una rovina. Lincoln, goffo e impacciato, non ispirava fiducia.
Solo un piccolo incidente parve promettere giorni migliori. Poich
Lincoln, accingendosi a iniziare il discorso, teneva il manoscritto in
una mano e sembrava imbarazzato dal cappello a cilindro che tene-
va nell'altra mano, il senatore Douglas, l'avversario di sempre, glielo
prese. Un deciso mutamento negli animi fu provocato dalle parole
di Lincoln, sobrie ma ferme. Rivolgendosi alla gente del Sud egli di-
chiar: Nelle vostre mani e non nelle mie riposa la grave questione
della guerra civile. Il governo non vi attaccher. (Ma) dichiaro che
alla luce della legge universale e della Costituzione l'Unione di questi 
Stati  perpetua... Nessuno Stato, di sua propria iniziativa, pu
staccarsi legalmente dall'Unione... Provveder, come me lo ordina
espressamente la Costituzione stessa, a far osservare strettamente le
leggi dell'Unione in tutti gli Stati.
Fort Sumter era una fortezza federale (posta vicino a Charleston
nella Carolina del Sud), la cui guarnigione aveva rifiutato di aderire
alla secessione. Il governo di Washington esit fino a tutto marzo a
inviarle soccorsi nel timore di spingere la Virginia alla secessione e
di provocare una reazione irreparabile da parte confederata. Quando 
finalmente Lincoln, malgrado il parere contrario di ben cinque
su sette membri del gabinetto, decise di inviare una spedizione di
soccorso, la fortezza fu presa a cannonate e costretta alla resa. Tutto
questo avvenne fra il 12 e il 14 aprile 1861. Alla notizia dell'attacco
contro Fort Sumter l'intero Nord, o quasi, si strinse unanime intorno 
al suo presidente. Aveva inizio la guerra.

ASPETTI GENERALI DELLA GUERRA.
Aveva inizio una guerra che, per le perdite umane, per la lunga du-
rata (quattro anni esatti), per lo sforzo ed i sacrifici imposti alle due
parti, per la quantit del materiale profuso, per le innovazioni tecniche
che provoc,  considerata la prima guerra moderna, che antici-
pa alcuni aspetti delle due grandi guerre totali del Novecento.
Anche quella americana fu una guerra di logoramento e grande importanza 
vi ebbero i fattori economici, sociali, psicologici, l'indirizzo
dato dai giornali all'opinione pubblica. Per la prima volta la fotografia 
fu usata per offrire al pubblico un reportage visivo di sconvolgente 
efficacia sugli orrori della guerra. Uno studioso ha scritto: Dal
punto di vista della storia militare la guerra civile americana... segn
il passaggio dalla guerra del passato, che impegnava principalmente
le forze militari, alla guerra moderna, che in grado diverso investe
ogni gruppo sociale e che in definitiva comporta l'impegno comple-
to della vita di una nazione... Fu una guerra d'idee, e perci di obiet-
tivi illimitati. Si combatteva per la vittoria completa sugli avversari:
il Nord per costringere il Sud a rientrare nell'Unione, il Sud per co-
stringere il Nord a riconoscere l'indipendenza degli Stati confederati. 
Non poteva esserci compromesso, n vittoria parziale. In confronto 
alle guerre del 18esimo secolo, diluite nel tempo e limitate negli
obiettivi, la guerra civile fu aspra, spietata e spesso crudele.
Fu una guerra civile? una guerra di secessione? una guerra fra gli
Stati? Tutte e tre le denominazioni sono state usate dagli storici.
Guerra di secessione esprime forse meglio le origini giuridico-co-
stituzionali della guerra, nata dal rifiuto di alcuni Stati di accettare il
vincolo federale della Costituzione. Ma guerra di secessione, che
non a caso  stata una espressione usata largamente in un primo
tempo dagli storici, riflette soprattutto il punto di vista dei vincitori
per i quali coloro che avevano fatto la secessione erano dei ribelli.
Guerra fra gli Stati  l'espressione che forse meglio si adatta alla
consapevolezza della maggioranza dei protagonisti, cio di quasi
tutti i confederati al Sud e degli abolizionisti al Nord (che poi presero 
il nome di radicali), convinti che la guerra fosse fra due nazioni.
Un senatore della Virginia disse: Io dunque la considero... come
una guerra di sentimenti e di opinioni dichiarata da una forma di so-
ciet contro un'altra. Se cos stessero le cose, se i contendenti fos-
sero stati due forme di societ contrapposte fra loro, due nazioni,
l'espressione pi corretta sarebbe guerra fra gli Stati. Tuttavia,
nella consapevolezza degli spiriti superiori, come Lincoln, se non
nella consapevolezza della maggioranza, il conflitto fu vissuto come
una guerra civile, una tragedia, una lotta necessaria ma fratricida in
seno alla patria comune. Il carattere intimamente tragico, proprio di
ogni guerra civile, fu sempre ben presente nella coscienza di Lincoln. 
Per questo, e anche perch guerra civile esprime il carattere
paritetico dei due contendenti, anche noi, sulla scia della maggio-
ranza degli studiosi degli ultimi decenni, preferiamo usare questa
espressione.
Quali le cause del conflitto? Oggi  rifiutata quasi unanimemente
la tesi, sostenuta in passato da alcuni studiosi, che le cause profonde
della guerra fossero da cercare nelle mire protezionistiche sostenute 
contro il Sud liberista dagli industriali del Nord-Est e dai loro por-
tavoce politici. Queste mire, gi lo abbiamo visto, indubbiamente ci
furono ma ebbero il carattere pi di una conseguenza della guerra
imminente o in atto che non di una sua causa. Resta per il fatto
che, in ultima analisi, l'industrializzazione fu la responsabile prima
della guerra. Bisogna infatti prendere in considerazione lo sviluppo
dell'industria e la sua crescente richiesta di cotone che rendeva sem-
pre pi indispensabile la schiavit per i piantatori del Sud. Quanto
alla schiavit, essa ebbe una fondamentale importanza ideologica
nel mobilitare l'opinione pubblica del Nord e dell'Europa. Ma,
come vedremo a suo luogo, questo avvenne solo qualche anno pi
tardi, a guerra gi iniziata.
La causa fondamentale della guerra, a giudizio degli studiosi che
noi seguiamo, non sta nella schiavit in se stessa ma nella sua neces-
sit, per sopravvivere, di espandersi nei nuovi territori e di imprimere 
un carattere schiavista alla direzione degli Stati Uniti. E poich i
nuovi territori erano quelli dell'Ovest, la guerra pu anche essere
considerata un capitolo, il pi sanguinoso, della conquista del-
l'Ovest, o meglio la sua premessa ideologica (come dovr essere
l'Ovest: libero o schiavista?). C' infine da tener presente la conce-
zione, viva nel Sud, della sovranit dei singoli Stati superiore al vin-
colo federale. Questa concezione per non fu tanto una causa della
guerra quanto un elemento che ne agevol l'insorgere, attutendo
nei suoi promotori la consapevolezza della gravit della secessione.
La guerra ag da moltiplicatore sullo sviluppo del Nord, che gi era
impetuoso e divenne travolgente, impresse alla economia, fatte na-
turalmente le debite proporzioni, un balzo in avanti paragonabile a
quello che le imprimeranno le due guerre mondiali del nostro secolo. 
Per una di quelle ironie di cui spesso la storia sembra maligna-
mente divertirsi, fu proprio il Sud agrario che, con la secessione
provoc tutto questo. Enorme fu la richiesta di prodotti metallurgici
e meccanici, di tessuti e di scarpe. La produzione annua di carbone
pass da 13 a 21 milioni di tonnellate. Anche l'estrazione di petrolio,
usato per l'illuminazione, ebbe un discreto impulso. Nella sola Fila-
delfia nacquero 180 nuove fabbriche fra il 1862 e il 1864. L'uso su
larga scala della macchina da cucire Howe-Singer consent di fare in
serie le uniformi militari, dando vita all'industria delle confezioni
per uomo. L'innovazione fu la rovina delle cucitrici a mano, che 
dovettero cercarsi un altro lavoro. Analogo uso della macchina da 
cucire venne introdotto nella produzione delle scarpe. Altra innova-
zione di grande importanza, che apr la via alla produzione in serie
nel campo della meccanica, fu l'introduzione nella fabbricazione
delle armi del principio delle parti intercambiabili.
Tali erano le potenzialit del giovane gigante americano che lo
sforzo richiesto dalla guerra, lungi dal frenarle, ne stimol anche le
attivit in altri campi. In primo luogo l'espansione verso Ovest. Nel
luglio del 1862 una legge, l'Homestead Act, apriva l'Ovest ai farmers, 
assegnando in uso a chi ne faceva richiesta un terreno di circa
640 acri, e dandolo in propriet dopo che l'assegnatario ci avesse
vissuto e lo avesse coltivato per cinque anni. Nello stesso 1862 e poi
nel 1864 vennero create le societ ferroviarie per allacciare la valle
del Mississippi al Pacifico. Oltre 300.000 persone si stabilirono in
California, nell'Oregon e negli altri territori dell'Ovest nati allora,
come il Colorado, il Dakota e il Nevada. La massiccia emigrazione
verso Ovest, iniziata nel 1861 lungo il fiume Missouri nei territori in-
diani, provoc l'anno successivo l'insurrezione dei Sioux nel Dakota. 
Numerosi pionieri vennero massacrati e la vendetta terribile non
si fece attendere. Ebbe inizio allora la guerra contro gli indiani, 
destinata a durare venticinque anni. Per questo motivo, e anche perch 
avevano nella loro cultura la pratica della schiavit, gli indiani
insediati nel territorio dell'Oklahoma si allearono ai confederati.
L'emigrazione verso Ovest fu compensata dalla immigrazione europea, 
che continu ad offrire agli industriali manodopera a basso
prezzo. Durante la guerra immigrarono ben 700.000 persone. La ra-
refazione della manodopera contadina, arruolata nell'esercito, non
signific affatto una diminuzione della produzione agricola perch
il lavoro umano venne sostituito da quello delle macchine, della
trebbiatrice, della seminatrice e principalmente della mietitrice.
Alla fine della guerra ce n'erano in funzione 250.000. Invece il 
raccolto e la sgranatura del cotone non potevano essere meccanizzati.
Mentre al Sud la produzione e l'esportazione del cotone diminuivano 
al punto da mettere in forte difficolt l'industria inglese che do-
vette ricorrere al cotone egiziano, al Nord la produzione di grano e
di granturco cresceva al punto da soddisfare non solo la richiesta in-
terna ma anche quella dell'Inghilterra, che cominci proprio allora
ad importare grano americano. Una canzone popolare diceva: Il vecchio
Re Cotone  morto e sepolto, il valoroso giovane granturco  Re. 
Perfino l'istruzione superiore trasse beneficio da questa ge-
nerale crescita travolgente: furono fondate in quegli anni due uni-
versit importanti come la Cornell e il MIT (Massachusetts Institute
of Technology); e soprattutto fu emanato nel 1862 il Morrill Land
Act, una legge che devolveva ai singoli Stati un lotto di terreno con
l'obbligo di usarlo per crearvi una universit di agraria o di tecnica
meccanica. La legge ebbe grande successo ed  stata giudicata addirittura 
da alcuni la pi importante nella storia dell'educazione superiore americana.
Sia l'Unione che la Confederazione finanziarono la guerra preva-
lentemente con i prestiti. Vennero anche introdotte alcune tasse
che, sebbene lievi, furono una novit per gli americani i quali fino 
allora non avevano mai pagato tasse al governo centrale. Nel 1862 fu
emessa al Nord per la prima volta la carta moneta federale, il famoso 
biglietto verde, che si affianc alla carta moneta di alcune banche
di emissione ed ebbe largo corso anche al Sud, la cui carta moneta
era divorata dall'inflazione. Anche al Nord ci fu una certa inflazione
che favor i profitti e danneggi i salari. Mentre i prezzi nel corso
della guerra aumentarono del 117 per cento, i salari aumentarono del 43 per
cento. L'erosione del salario reale e il bisogno di frenarne la caduta 
indussero gli operai a dar vita a numerosi sindacati di mestiere. Sul ver-
sante opposto della societ, in seno alle classi elevate, l'inflazione e
l'introduzione della carta moneta federale giovarono al grande capitale,
cos come gli giovarono i numerosi ritocchi della tariffa doganale: 
quello gi ricordato del 1861 e quelli del 1862 e del 1864 che
fecero aumentare i dazi mediamente fino al 47 per cento.
Il Sud aveva ben poco da opporre al vigore straripante del Nord.
Le esportazioni di cotone - l'unica consistente ricchezza - erano im-
pedite dal blocco navale della Marina nemica, mancavano le materie prime, 
le fabbriche, gli imprenditori, gli operai specializzati. In
quel mondo dominato dalla campagna la sola citt importante era
New Orleans. La guerra, anzich creare nuova ricchezza, distrusse
quella che c'era, a cominciare dal cotone, i cui campi vennero in pi
luoghi devastati dalle incursioni delle armate unioniste. Date queste
condizioni, destano ammirazione i successi di inventiva che, come
vedremo pi avanti, la piccola industria del Sud riusc a compiere.
Ma era surclassata sul piano essenziale della produzione di massa.
Nel 1862, mentre il Sud riusciva a fabbricare giornalmente 300 fucili, 
il Nord ne fabbricava 5000 ed era ormai autosufficiente per il fabbisogno 
di armi. Durante il primo anno di guerra sia l'Unione che la
Confederazione avevano acquistato armi all'estero. In seguito solo
la Confederazione ebbe bisogno di questi acquisti.
Per concludere su questo punto: al Nord la guerra accentuava lo
sviluppo in tutti i campi, anche in quelli che con la guerra non avevano 
nulla in comune, come l'incremento dell'istruzione superiore; il
Sud invece era tutto ed esclusivamente impegnato nello sforzo bellico, 
era una nazione in armi. Con una popolazione bianca che era
poco pi di un quarto di quella del Nord, il Sud chiam alle armi un
numero di uomini che era intorno alla met di quello del Nord (circa 
un milione e mezzo contro circa tre milioni).
Come gi abbiamo detto, non era affatto scritto nel libro del destino 
che i confederati dovessero perdere la guerra. In primo luogo,
fino al 1863 inoltrato, lo squilibrio nel numero dei soldati fu molto
minore di quello complessivo detto sopra; solo pi tardi divenne
grave perch, mentre gli uomini dell'Unione sotto le armi continua-
rono ad aumentare fino alla conclusione della guerra, quelli della
Confederazione andarono diminuendo. In secondo luogo i confede-
rati, quanto meno nella prima fase del conflitto, avevano i migliori
ufficiali, soprattutto in Virginia, ed erano pi preparati sotto il 
profilo militare perch al Sud ogni proprietario era abituato all'uso del
cavallo e delle armi, abitudine che invece gli abitanti dell'Unione
avevano ormai perduto, eccetto quelli del Far-West che per prati-
camente non parteciparono alla guerra. Un altro grande vantaggio
dei confederati, forse il pi grande, era di avere obiettivi di guerra 
limitati al mantenimento della situazione creata dalla secessione,
cio al mantenimento dell'indipendenza. Invece gli obiettivi degli
unionisti erano pi complessi e difficili da conseguire, erano quelli
di riconquistare il Sud e di convincere la sua popolazione bianca che
combatteva per una causa senza speranza. Per le armate della Confederazione
era sufficiente la difesa, per quelle dell'Unione era necessario l'attacco. 
Per la Confederazione era sufficiente non perdere la guerra in modo da 
lasciare intatta la situazione creata dalla secessione; per l'Unione era 
necessario vincere la guerra in modo da distruggere la situazione 
creata dalla secessione.
I negri non furono affatto una palla al piede dei confederati, anzi.
A giudizio di alcuni studiosi, essi sarebbero forse diventati addirittura 
il fattore militare decisivo per la vittoria se fossero stati armati in
tempo e portati al combattimento, attenuando in tal modo lo svantaggio 
numerico. Comunque, quasi sempre fedeli ai loro padroni
(solo pochi approfittarono della guerra per fuggire), contribuirono
attivamente allo sforzo bellico nei servizi ausiliari, come carrettieri,
cuochi, manovali per costruire ferrovie, riattare strade e ponti, oppure 
continuarono a lavorare nelle piantagioni sotto la guida dei
proprietari esentati dal servizio militare o, pi spesso, sotto la guida
delle loro mogli. Le mogli, le sorelle, le figlie dei proprietari svolsero
una grande opera patriottica, dirigendo le aziende al posto degli uomini 
chiamati alle armi e incitandoli a lottare fino all'ultimo. Anche
al Nord la guerra fece entrare le donne nel mondo del lavoro, sia nei
campi che nelle officine. Ci contribu alla loro emancipazione,
sembra in misura pi rilevante che al Sud, con un anticipo di una
cinquantina di anni rispetto all'Europa.
Resta il fatto che il Sud era pi debole del Nord. Oltre a quelle gi
menzionate sopra, oltre cio alla minore disponibilit di uomini,
alla minore consistenza delle forze produttive, alla minore vitalit
culturale, il Sud aveva un'altra debolezza ancora rispetto al Nord: il
preminente attaccamento al singolo Stato piuttosto che alla Confederazione,
una diffidenza verso ogni forma di centralizzazione che
era tanto pi preoccupante in quanto le esigenze della guerra richie-
devano una direzione centralizzata. Sembrava attaccamento all'autogoverno,
alla democrazia, in realt era provincialismo. La gravit
di questo fatto divenne pi evidente con il prolungamento del conflitto, 
quando molti preferirono la sconfitta al sacrificio dei diritti
del proprio Stato. Nel 1864 si arriv al punto che un governatore,
quello della Georgia, si rifiut di applicare la coscrizione militare
nel suo Stato.
Nella prima fase del conflitto, anteriormente al pieno affermarsi
dell'astro di Ulysses Grant, il generale pi famoso dei due eserciti fu
probabilmente il confederato Robert Edward Lee, comandante delle 
forze sudiste sul fronte della Virginia, dapprima (dalla estate del
1862 al febbraio del 1864) in qualit di consigliere militare del presi-
dente Jefferson Davis, poi (dai primi mesi del 1865) in qualit di 
generale in capo delle armate su tutti i fronti. Membro eminente della
vecchia, colta, illuminata aristocrazia virginiana, Lee aveva sulla
schiavit e perfino sull'Unione opinioni non molto dissimili da quelle 
di Lincoln: aborriva i metodi degli abolizionisti, ma non amava la
schiavit (tanto che aveva liberato i suoi schiavi) pur essendo inca-
pace di suggerire una alternativa valida per tutti i piantatori, era
inoltre contrario al diritto di secessione. Il 23 gennaio 1861, mentre
il profondo Sud stava attuando la secessione, scrisse al figlio: Non
posso immaginare una maggior sciagura per il paese che uno sciogli-
mento dell'Unione... Nondimeno un'Unione che possa essere mantenuta 
soltanto con le spade e le baionette e in cui la discordia e la
guerra civile prendano il posto dell'amore fraterno e della bont
non ha alcuna attrattiva per me. A un suo cugino militare, il quale
aveva deciso di restare fedele agli Stati Uniti, Lee scrisse esprimendo 
simpatia e rispetto per le sue idee di fedelt. Ma, proseguiva,
non sono stato capace di decidermi ad alzare la mano contro lo
Stato dove sono nato, (dove sono) i miei genitori, i miei figli e il mio
focolare. Infatti Lee, animato da un profondo patriottismo virgi-
niano, aveva trovato naturale seguire il suo Stato quando questo
aveva aderito alla Confederazione. Il giudizio degli studiosi sulla
sua personalit non  unanime. Alcuni non vi vedono che luci. Altri
invece, senza negare il valore dell'uomo, la geniale concezione che
egli ebbe della trincea, usata durante la battaglia come punto di forza 
su cui appoggiarsi per eseguire il contrattacco e la manovra avvolgente, 
vedono in lui come riflesso il difetto del Sud, cio il difetto di
un eccessivo attaccamento al proprio Stato, l'incapacit di creare un
comando centralizzato e di formare una strategia valida per l'intera
Confederazione, superando l'angolo visuale che per lui rimase sempre
fondamentale, cio il fronte della Virginia. Per questi motivi Lee fu 
forse non tanto un grande stratega quanto un grandissimo tattico.
Opposta la personalit dell'altro grande generale che si fece luce
durante la guerra, l'unionista Grant. Non era un aristocratico ma un
popolano che fumava o masticava continuamente il sigaro e amava
l'alcool. Ufficiale di carriera, in passato era stato allontanato 
dall'esercito per un episodio di ubriachezza. Scoppiata la guerra,
l'amore per l'Unione e per la democrazia, forse anche l'ambizione,
lo indussero a chiedere la riammissione, che gli fu subito accordata
col grado di colonnello. Gli venne affidata la missione di cacciare via
dal Missouri un reggimento confederato comandato da un certo
Harris. Grant racconta nelle sue Memorie che, avvicinandosi all'avversario, 
la paura lo prese ma non ebbe il coraggio morale di fermarsi e di 
esaminare il da fare. Improvvisamente gli apparve l'accampamento 
nemico abbandonato.
Capii subito che Harris aveva avuto la stessa paura che io avevo
avuto di lui. Era un nuovo modo di vedere le cose al quale non avevo
mai pensato prima; ma era un modo di vederle che non dimenticai pi. 
Poco dopo, nell'agosto del 1861, Grant venne promosso generale.
Ulisse, gli disse suo padre, certo memore della sbornia che
anni prima gli era costata le spalline, stai attento. Sei generale ora;
 un buon posto, non lo perdere! Raramente consiglio paterno 
stato pi superfluo.
Ci fu comunque sempre in Grant qualcosa di atipico: aspetto veramente 
eccezionale per un ufficiale di carriera, non amava la guerra.
E s che, quando fu necessaria, pochi dimostrarono altrettanta per-
tinacia ed energia ferrea nel farla, nell'affrontare l'avversario con la
forza e la determinazione di un mastino che, dopo aver addentato
non molla la presa. Un suo ufficiale scrisse di lui: Egli di solito ha
l'espressione di qualcuno che abbia deciso di far passare il capo 
dall'altra parte di un muro di mattoni. Una volta che, in seguito ad una
sconfitta subita, certi suoi denigratori ne chiesero l'allontanamento,
Lincoln, che lo aveva capito, rispose: Non posso fare a meno di
quest'uomo: combatte. Una caratteristica mossa tattica di Grant,
applicata quando alcuni reparti della sua armata erano stati sconfitti
e obbligati a ritirarsi di fronte al nemico che avanzava, fu di avanzare 
a sua volta in modo da prendere di sorpresa l'avversario alle spalle. 
Non rimaneva altro da fare se non di andare avanti, scrisse nel-
le sue Memorie. Ma il suo coraggio non aveva nulla di avventato, era
piuttosto ispirato a una calma che sapeva infondere fiducia nei sot-
toposti. La sua modestia era proverbiale. Nel marzo del 1864 fu nominato 
da Lincoln capo delle armate unioniste con un grado - quello di 
tenente generale - che solo il grande Washington aveva avuto.
A questo proposito si narrava un episodio. Recatosi nella capitale
federale per ricevere le consegne della nuova carica, scese in un 
albergo modesto dove, non riconosciuto, gli fu assegnata una 
cameretta all'ultimo piano. Andr benissimo, disse.
Se  vero che in Lee si riassumeva la tendenza presente al Sud, di
privilegiare l'attaccamento al singolo Stato sull'attaccamento alla
Confederazione,  altrettanto vero che in Grant si riassumeva la ca-
pacit, presente al Nord, di avere una visione pi globale del problema 
militare, di privilegiare l'organizzazione sulla intuizione geniale
e sulla improvvisazione. Per questo  stato detto che i confederati
erano superiori nella tattica, gli unionisti nella strategia, che ci 
furono innumerevoli casi in cui un'armata confederata, numericamente
inferiore, sconfisse l'avversario per maggior capacit tattica.  stato
anche detto di Lee che era un artista e di Grant che era piuttosto
uno scienziato della strategia, un generale che, per la precisione 
organizzativa spinta al massimo, era anche un militare estremamente
moderno, in grado di anticipare per alcuni aspetti la figura di 
Eisenhower, capo dell'esercito statunitense nella Seconda guerra mon-
diale. Il comando che Grant contribu ad organizzare quando fu nominato 
comandante generale dell'esercito unionista, dotandolo di un affiatato 
ed efficiente stato maggiore, era forse il migliore dell'epoca, 
paragonabile solo a quello dato poi da Moltke all'esercito
prussiano fra il 1865 e il 1870.
Presidenti durante tutta la guerra furono per l'Unione Lincoln e
per la Confederazione Davis, nominato nel 1861 e confermato nella
carica dal voto popolare con regolari elezioni tenute nel 1862. All'inizio 
del conflitto Lincoln era ancora poco conosciuto mentre Davis, 
militare famoso, capo dei democratici del Sud, gi ministro della
Guerra, era una figura politica notissima, tanto che pochi ne mette-
vano in dubbio la superiorit sul presidente avversario.
Anche Davis, come Lee, era un esponente eminente della vecchia
aristocrazia del Sud. Critico della schiavit, aveva affidato la sua
piantagione agli schiavi in una sorta di autogestione che rifletteva
nell'autore propositi di un socialismo patriarcale e utopistico. Mentre 
per i giudizi degli storici su Lincoln sono unanimemente elogiativi, 
i giudizi su Davis sono divisi. Secondo alcuni, egli fu una natura
superiore, un uomo colto e aristocraticamente schivo, un grande
statista. Secondo altri, invece, non fu all'altezza del compito che,
come suol dirsi, la storia gli aveva assegnato, di fondere in una 
nazione la Confederazione. Per riuscire in questo compito - il compito
dei fondatori di nuovi Stati - avrebbe dovuto metterci un fuoco di
passione. Ci mise invece solo la sua intelligenza, che era notevole
ma nella quale credeva troppo e che lo rendeva insofferente delle
critiche, incapace di accogliere i suggerimenti che i collaboratori gli
davano.  stato scritto di lui che, intimamente contraddittorio, era
combattuto fra il desiderio del comando e il gusto della solitudine
intellettuale, tra l'ambizione di creare una nazione e la fede nei 
diritti degli Stati. C'era pi fuoco, pi vigore in Lincoln, il cui compi-
to era quello, pi semplice, di ristabilire la legalit. Pi che dominare 
le inevitabili avversit della guerra, Davis ne cadde troppo spesso
in bala, lasciandosi dominare da una amarezza crescente che contrasta
con la costante serenit e magnanimit di Lincoln.
Mentre Davis fu soltanto il presidente della Confederazione, Lincoln si 
consider sempre il presidente di tutti gli Stati Uniti, anche di
quelli che avevano rifiutato di essere tali e avevano dato vita alla 
secessione. Una volta, quando il Messico di Massimiliano d'Asburgo
parve minacciare l'integrit del Texas secessionista, fu Lincoln a
preoccuparsi di parare la minaccia. Fu in lui che la nazione americana 
ebbe sempre il suo simbolo. Mentre in passato l'uomo comune
americano aveva avuto quasi sempre la tendenza a identificare la
democrazia con la difesa della autonomia dei singoli Stati compo-
nenti l'Unione, Lincoln leg strettamente la democrazia con la difesa
dell'Unione, tanto da farne la stessa cosa. Bench privo di cultura
militare, egli divent un grande presidente di guerra dalle idee stra-
tegiche ben chiare, dotato di una determinazione a combattere che
si spos felicemente con l'analoga determinazione di Grant. Seppe
impartire le direttive giuste meglio di Davis, che pure era stato un
militare di carriera. Si rese subito conto, meglio di quanto non fece
nella prima fase del conflitto la maggior parte dei suoi generali, che
il compito prioritario non era conquistare il territorio datosi alla 
secessione bens distruggere le forze avversarie, e che per realizzare
questo compito era necessario esercitare una pressione costante
alla ricerca del punto di minor resistenza nel campo avversario.
Appena insediato al potere, Lincoln aveva saputo formare una
buona quipe di governo, grazie soprattutto a due elementi di
prim'ordine: il segretario di Stato William Henry Seward e il segre-
tario al Tesoro Salmon Portland Chase. Un altro importante mini-
stro, entrato pi tardi nel gabinetto, fu il segretario alla Guerra
Edwin Stanton, nonostante i numerosi grattacapi che procur al
presidente. La capacit di comando di questi risult in modo parti-
colarmente evidente nella estate del 1862. Furono mesi drammatici
per l'Unione, le cui armate avevano subito una serie di sconfitte.
Stanton e Chase dissentivano con violenza da Lincoln. Gideon Welles, 
segretario alla Marina e autore di un libro di memorie, ci ha 
descritto la scena avvenuta durante una riunione di gabinetto: 
Nell'esporre ci che aveva fatto il Presidente fu risoluto, chiaro e deci-
so. Le sue parole e i suoi modi erano cortesi e affabili, specialmente
verso i due ministri che erano fortemente turbati; ma ognuno dei
presenti si rese conto che egli era veramente il capo e tutti sapevano
che la sua decisione, pur espressa con moderazione, era altrettanto
ferma e inalterabile come se fosse stata espressa col tono imperioso
di comando di Andrew Jackson. Stanton non era certo un collabo-
ratore comodo. Di lui  stato scritto: Ignorante degli usi militari e
sprezzante verso la strategia, intollerante verso ogni indugio e aspro
con i subalterni, era odiato da quasi tutti gli ufficiali con i quali era
entrato in contatto e commise gravi ingiustizie verso parecchi di
loro. Nonostante tutto questo, la energia, l'integrit morale e la co-
stanza ne fecero uno strumento molto utile agli scopi di Lincoln.
Egli difendeva la disciplina contro il desiderio del Presidente di per-
donare tutti i disertori. Era arrogante con gli uomini politici e otte-
neva che le cose da fare fossero fatte. In un periodo oscuro per la
causa dell'Unione Lincoln disse: "La gente viene a dirmi che esistono 
nel paese moltissimi uomini dotati di tutte le eccellenti qualit di
Stanton senza averne i difetti. Non ho da osservare altro se non che
non li ho mai incontrati! Non li conosco! Vorrei averli conosciuti!".
La centralizzazione richiesta dalle esigenze belliche pose nelle
mani di Lincoln una somma di poteri quale nessun altro presidente
ebbe mai prima di Franklin D. Roosevelt. Lincoln ne us spregiudi-
catamente, non esitando a compiere numerose violazioni della legalit, 
se queste erano giudicate necessarie per la salvezza dell'Unione
e, come egli disse, per sbarazzarsi di gruppi troppo potenti per 
essere soppressi col normale ricorso ai procedimenti giudiziari e 
per fare s che le leggi fossero debitamente osservate. Oltre tredicimila
persone sospettate di disfattismo o di spionaggio vennero cos arre-
state dall'autorit militare senza processo e senza le garanzie anglo-
sassoni dell'habeas corpus. Per questo Lincoln fu accusato da molti
di essere un tiranno. Effettivamente scrisse una volta ad un generale,
aperto fautore della dittatura, che era disposto ad accettarla pur
di vincere la guerra. Ma l'affermazione, fatta in un momento di grave 
pericolo per le sorti dell'Unione, sembra soprattutto un espe-
diente cui egli reput opportuno ricorrere per avere la fiducia del
generale. In realt infatti non c'era in lui nulla del tiranno, c'era il
politico per il quale la nazione e la democrazia erano passioni che gli
facevano accettare come fatti normali gli aspetti giacobini, ditta-
toriali richiesti dalla situazione di emergenza. Era anche consapevole 
dei pericoli che ci comportava. Verso la fine della guerra anche
lui, come Davis, temette che il prolungarsi del conflitto potesse aprire 
la strada ad una forma di dispotismo. Rispetto ai radicali (cos
vennero chiamati gli abolizionisti), nei quali gli aspetti giacobini
erano molto pi accentuati, Lincoln fu sempre un moderato, consider 
sempre il Sud con dolore e compassione, defin i confederati i nostri 
ex amici, ora avversari da far tornare nuovamente concittadini 
della patria comune.
Durante il primo anno di guerra entrambi gli eserciti erano composti 
da volontari. Nell'aprile del 1862 fu necessario ricorrere alla co-
scrizione obbligatoria degli uomini fra i diciotto ed i trentacinque
anni dell'esercito confederato, i cui effettivi andarono aumentando
fino a raggiungere il massimo agli inizi del 1863 con una forza di cir-
ca 500.000 uomini. In seguito per gli effettivi in servizio andarono
costantemente diminuendo, sebbene agli inizi del 1864 l'obbligo di
leva venisse esteso ai diciassettenni. La legge sulla coscrizione obbli-
gatoria ebbe un accentuato carattere discriminatorio di classe, so-
prattutto in una prima fase (in seguito venne parzialmente modificata), 
perch esentava dal servizio militare un uomo per ogni pian-
tagione che impiegasse almeno venti schiavi. Tuttavia il malumore
che questo carattere provoc nella maggioranza meno abbiente della 
popolazione bianca non imped alle armate confederate di 
battersi con valore.
Anche al Nord venne fatta nel marzo del 1863 una legge che preve-
deva la coscrizione obbligatoria. In pratica per la legge ebbe una
applicazione molto limitata (chiam alle armi solo cinquantamila
uomini su un totale di tre milioni) e le fu assegnato pi che altro il
compito di pungolare gli incerti a iscriversi volontari sotto la minaccia 
della obbligatoriet. (Tuttavia, anche in queste misure ridotte, la
legge provoc un forte malcontento.) Grazie in parte alla popola-
zione pi numerosa che consent di far praticamente a meno della
coscrizione obbligatoria, l'esercito unionista mantenne sempre un
carattere pi democratico di quello confederato. Era composto da
un piccolo nucleo di volontari di carriera (alla fine del 1860 erano
poco pi di sedicimila), dalle milizie volontarie dei singoli Stati e,
sempre pi numerosi, dai volontari al servizio diretto del governo
dell'Unione. I comandanti di compagnia erano, in qualche misura,
eletti dai soldati, mentre i comandanti di reggimento ed i generali di
norma erano nominati dal governatore dello Stato. Ogni reggimento 
veniva messo insieme dal colonnello e da coloro che aspiravano a
diventare i suoi ufficiali, esercitando una azione di propaganda e di
persuasione fra gli amici, i conoscenti e gli abitanti del vicinato, 
della contea, dello Stato.
Se facciamo un bilancio generale dei due eserciti e della loro effi-
cienza, si pu dire che erano di pari livello per quanto riguardava la
fanteria. Erano invece superiori rispettivamente l'artiglieria unionista
e la cavalleria confederata (particolarmente famosa divenne quella texana).
Grazie alle eccellenti qualit della cavalleria e al suo prezioso lavoro 
di ricognizione, i generali confederati spesso furono meglio informati
di quelli dell'Unione sulla consistenza e le intenzioni dell'avversario. 
Inoltre la cavalleria confederata comprese per prima che le 
tradizionali cariche all'arma bianca erano destinate a fallire di 
fronte alla gittata e alla precisione di fuoco dei fucili a canna rigata, 
e che il cavallo doveva invece essere usato per i rapidi spostamenti 
degli uomini che, giunti sul luogo del combattimento, si
battevano a piedi col moschetto e la pistola: geniale anticipo di una
ottantina di anni -  stato affermato da alcuni studiosi - del principio 
della motorizzazione delle truppe. Concludendo questo rapido
sguardo generale sui due eserciti, si pu aggiungere che quello unionista 
era pi disciplinato, pi perseverante, pi adatto ad affrontare
le avversit; quello confederato era pi individualista, facile alle
esaltazioni ed alle depressioni ma anche pronto a grandi atti di eroismo.
La Marina era un campo nel quale la superiorit dell'Unione fu
schiacciante fin dall'inizio delle ostilit, e poi in misura ancor mag-
giore grazie alla costruzione nel corso della guerra di 253 navi che
andarono ad aggiungersi a quelle gi esistenti (appena quaranta agli
inizi del conflitto). La Marina svolse due compiti fondamentali: attu 
il blocco delle coste nemiche, blocco che, sebbene forzato pi
volte dalle navi della Confederazione, ne limit fortemente le 
importazioni e le esportazioni e diede ai sudisti la sensazione frustrante 
di essere tagliati fuori dal mondo. Mentre nell'ultimo anno prima
della guerra oltre seimila navi erano entrate e uscite dai porti della
Confederazione, durante il primo anno di blocco ne entrarono e
uscirono circa ottocento. Il sostanziale successo del blocco fu una
delle cause pi importanti nel determinare la vittoria finale
dell'Unione. Inoltre la Marina si dot di una flotta fluviale impo-
nente per coadiuvare le forze di terra nella conquista dei territori
lungo i fiumi che scorrono fra i monti Appalachi e il Mississippi e
lungo quest'ultimo. La Marina confederata non accett passivamente 
la superiorit nemica e le rispose violando numerose volte il
blocco e attuando la guerra di corsa con un paio di navi che andarono 
per tutti gli oceani infliggendo gravi perdite alla flotta mercantile
dell'Unione.
La guerra civile americana fu combattuta fin quasi alla fine col fu-
cile ad avancarica, in un primo tempo a canna liscia sostituita ben
presto dalla canna rigata. Solo nell'ultimo periodo apparve il fucile
a retrocarica e anche quello a ripetizione. Era indubbiamente una
condizione di arretratezza rispetto all'esercito prussiano, che era
dotato fin dal 1841 del fucile a retrocarica. Responsabili di questa
arretratezza furono lo spirito miopemente conservatore e le lentezze 
della burocrazia. Ma la stessa canna rigata era un grosso progresso 
perch la sua gittata e precisione resero superata non solo, come
abbiamo detto, la carica della cavalleria ma anche la lotta corpo a
corpo con la baionetta. Basti pensare che, secondo alcuni campioni,
l'esercito unionista ebbe 32.300 morti colpiti dal fucile e solo 417
morti colpiti dall'arma bianca, di cui 218 colpiti dalla baionetta. E
anche vero per che gli uomini, male addestrati all'uso della baio-
netta, nel combattimento corpo a corpo preferivano prendersi a bastonate 
con i calci dei fucili.
Anche i cannoni erano quasi tutti ad avancarica, e molti a canna liscia. 
Quelli dell'Unione avevano calibri pi grossi, fino a 254, 381 e
perfino 508 millimetri con una gittata massima, per alcuni, che 
oltrepassava i dieci chilometri. Durante l'intera guerra le fabbriche
dell'Unione produssero oltre 12.000 cannoni, 3.351.878 fucili e quasi 
un miliardo di cartucce. La produzione fu intensa soprattutto nei
primi due anni, poi and diminuendo perch le scorte erano suffi-
cienti. Le armi della Confederazione invece furono in parte impor-
tate dall'Europa violando il blocco (600.000 fucili e 193 cannoni da
campagna), ma quelle fabbricate sul posto non furono di qualit in-
feriore alle armi dell'Unione. Il fucile in dotazione all'esercito con-
federato, di modello inglese, era migliore di quello unionista, e lo
stesso dicasi dei cannoni, anche questi inglesi, prevalentemente di
piccolo calibro ma alcuni di grosso calibro con una gittata che supe-
rava i quattordici chilometri. La superiorit dell'artiglieria unionista
era quantitativa, non qualitativa.
Come abbiamo accennato all'inizio di questo capitolo, il conflitto
fu la prima guerra moderna anche per le innovazioni tecniche che
provoc presso entrambi i contendenti. Furono impiegati in modo
nuovo o furono usati per la prima volta le ferrovie, le navi corazzate,
il telegrafo, i fucili a ripetizione, le mitragliatrici, l'artiglieria 
ferroviaria, i palloni di segnalazione, le trincee, i reticolati. 
La ferrovia era gi stata impiegata nella guerra del 1859 fra gli 
austriaci ed i franco-piemontesi. Ma mai ne era stato fatto un uso cos
massiccio, tale da moltiplicare in misura inusitata il numero dei 
combattenti presenti nello stesso posto, creando problemi di ingolfo 
nelle stazioni e creando altres il pericolo di frenare la mobilit 
tattica delle truppe. Il telegrafo, che era stato usato per la prima 
volta nella guerra di Crimea, fu di grande aiuto per coordinare i 
movimenti e le azioni di armate operanti a grande distanza l'una dall'altra.
Il minor sviluppo industriale del Sud non signific affatto minor
capacit inventiva; anzi, fu vero semmai l'opposto, come se i confe-
derati si sentissero pungolati dall'inferiorit e si sforzassero di com-
pensare con la qualit di alcuni prototipi la loro debolezza nel cam-
po decisivo della produzione di massa. Il generale confederato Lee
fu il primo ad usare, nel giugno del 1862, un vagone ferroviario co-
razzato e armato di un grosso cannone, e fu il primo, in quella stessa
occasione, a usare la trincea come elemento di protezione allo stesso 
modo con cui verr usata da tutti nella Prima guerra mondiale. Si
tratt tuttavia di una innovazione (la trincea) che rimase per il 
momento senza seguito e venne usata su larga scala pi tardi, a partire
dall'inverno 1862-1863. Per fronteggiare la preponderanza della
Marina unionista i confederati ripresero una novit apparsa spora-
dicamente nella guerra di Crimea e fecero largo uso delle mine marine 
(chiamate allora torpedini). Furono inoltre i primi a mimetizzare 
il colore delle navi che violavano il blocco e, di notte, ad oscurarle.
Tutte cose che dopo la Seconda guerra mondiale sembrano ovvie,
ma che allora erano novit assolute.
Nel marzo del 1862 i confederati realizzarono un tipo di nave dalla
novit rivoluzionaria, chiamata corazzata, la Virginia, subito imitata
dagli unionisti. ( da tenere presente che, nella terminologia delle
Marine d guerra, si chiamava col nome di corazzata ogni tipo di
nave protetta con lastre metalliche, la cui utilit era apparsa evidente 
gi durante la guerra di Crimea. Queste navi non avevano nulla in
comune con la successiva Dreadnought inglese, col tipo cio di nave
che noi conosciamo col nome di corazzata.) La Virginia e le numerose 
imitazioni che subito dopo apparvero erano cannoniere corazzate, 
navi basse sul pelo dell'acqua e armate con potenti cannoni, veri
e propri mostri che sembravano usciti dalla fantasia di Jules Verne.
Gli unionisti, come abbiamo detto, non tardarono a contrapporre
alla Virginia una nave analoga, il Monitor, la cui novit, destinata a
un grande sviluppo nel futuro, era un grosso cannone installato in
una torretta girevole azionata da una macchina a vapore. Successi-
vamente i confederati costruirono una piccola torpediniera che, navigando
quasi tutta immersa sotto il pelo dell'acqua, era in grado di
portare attacchi particolarmente insidiosi contro le grosse navi nemiche.
Scarsamente visibile, si avvicinava all'obiettivo e lo colpiva
con una mina (una torpedine) appesa alla estremit di una lunga
pertica. Riusc in questo modo a distruggere nel 1863 una corazzata
unionista nelle acque antistanti Charleston. N questo fu tutto perch,
agli inizi del 1864, i confederati realizzarono il primo sottomarino 
della storia, un piccolo mezzo d'assalto manovrato da quattro
uomini che affondarono un incrociatore nemico, pagando per con
la vita il loro gesto audace. Venne invece usata dagli unionisti la 
prima mitragliatrice, una specie di fucile a sei o dieci canne ruotanti,
azionate manovrando una manovella.
Tante armi, tanta dovizia d'ingegno applicata per trovarne di nuove 
sempre pi efficaci provocarono un numero sterminato di morti.
Il volume e la precisione del fuoco, cos come il prevalere del fucile
sulla baionetta, ci dicono gli studiosi di storia militare, inducevano a
privilegiare la difesa sull'attacco. Ma questi dovevano comunque essere 
condotti, e furono condotti con l'accanimento che  proprio
delle guerre civili, col fucile ad avancarica che obbligava il combat-
tente dopo aver sparato a ricaricare l'arma stando in piedi e quindi
offrendo un ampio bersaglio. Per questi motivi forse nessuna guerra
ha avuto una percentuale cos elevata di perdite umane. Nella battaglia 
di Solferino del 1859, tristemente nota per essere stata sanguinosa 
in modo particolare, la percentuale sugli effettivi delle perdite
franco-piemontesi tra morti e feriti era stata dell'undici per cento.
Nella guerra civile americana ci furono battaglie in cui la percentuale 
dei morti e dei feriti si aggir sul venti-venticinque per cento.
Complessivamente la percentuale dei morti e dei feriti in combatti-
mento sembra sia stata del 13,2 per cento per gli unionisti e addirittura 
del 19,6 per cento per i confederati. Sono percentuali enormi anche se pura-
mente indicative perch tutti i dati numerici a nostra disposizione
sono quanto mai approssimativi. Le battaglie furono particolarmente 
sanguinose nei primi due anni, fino all'inverno 1862-1863, quando 
le trincee non erano ancora state adottate su larga scala. Ma, paradosso 
della guerra civile, un suo aspetto costante fu il fraternizzare 
delle sentinelle delle due parti e anche di intere unit negli intervalli 
fra un combattimento e l'altro~
Prendiamo adesso in considerazione i soli morti (escludendo i feriti), 
che furono circa 360.000 per gli unionisti e circa 260.000 (o forse
pi) per i confederati. Ricordando che il totale dei mobilitati unio-
nisti fu di circa tre milioni e che il totale dei mobilitati confederati fu
di circa un milione e mezzo, si hanno percentuali rispettivamente di
circa il dodici per cento e di oltre il diciassette per cento. Anche que-
sti sono dati puramente indicativi perch le cifre esatte sono scono-
sciute. Ma, per avere una idea della enormit di queste perdite si
tenga presente che la percentuale dei morti negli eserciti italiano ed
inglese durante la sanguinosissima Prima guerra mondiale si aggir
intorno all'otto per cento. Colpiscono inoltre altre due caratteristiche. 
La prima  che il numero totale dei morti di entrambe le parti fu
sensibilmente superiore a quello dei feriti, che fu di oltre 285.000
per l'Unione e di circa 200.000 per la Confederazione. La seconda
caratteristica, indicativa dei limiti della medicina del tempo,  che il
numero dei morti per malattie conseguenti alla guerra (cos dicono 
i testi) fu nettamente superiore a quello dei morti in combatti-
mento: dei 360.000 morti unionisti solo 110.000 morirono in com-
battimento; dei 260.000 (o pi) morti confederati solo 94.000 sareb-
bero morti in combattimento. Invece nelle singole battaglie fu ri-
spettata la norma generale che vuole il numero dei feriti sempre pi
alto di quello dei morti. Poich non risultano epidemie sul tipo di
quelle che avevano decimato gli eserciti nella guerra di Crimea, se
ne deve dedurre che la maggior parte dei decessi per malattie con-
seguenti alla guerra fu provocata dai postumi delle ferite riportate.
La guerra civile americana ebbe profonda risonanza in Europa, fu
anche un fatto che interess la comunit internazionale. Poich in
un primo tempo gli scopi di guerra del governo di Washington non
erano la lotta alla schiavit ma solo la difesa dell'Unione, numerosi
liberali e lo stesso Mazzini (non per Garibaldi, sempre fautore
dell'Unione) espressero simpatie per la Confederazione, per la parte 
che lottava in difesa della propria indipendenza. Era un equivoco,
perch non ogni lotta per l'indipendenza d vita ad una nazione degna 
di questo nome, come noi ben sappiamo, ammaestrati dalle
esperienze bosniache di oggi. Ma allora queste esperienze erano
di l da venire, e forse in Mazzini c'era anche la simpatia per la parte
nella quale inesistenti o minori erano i mali dell'industrialismo.
Simpatie per la Confederazione erano diffuse nel 1861, all'inizio del
conflitto, fra le classi dirigenti inglese e francese, sia per le affinit
culturali e di classe con l'aristocrazia del Sud e sia, ancor pi, perch
detestavano e temevano la democrazia e la potenza degli Stati Uniti, 
diventati in seguito alla dottrina di Monroe i guardiani del continente 
americano, chiuso all'espansionismo europeo; invece la Confederazione 
era disposta a dimenticare la dottrina di Monroe. Queste simpatie 
indussero il governo russo, l'alfiere dell'autocrazia, a
prendere pubblica posizione a favore della democratica Unione, in
odio all'Inghilterra.
Particolarmente vive erano le simpatie per la Confederazione di
Napoleone III; cosa che, per reazione, indusse gli orleanisti di stretta
osservanza a volgere verso l'Unione il loro favore. Napoleone III,
che ambiva ricreare in America un impero coloniale influenzato dalla 
Francia, approfitt della guerra per dare inizio nel 1861 alla spe-
dizione nel Messico e poi, nel 1863, alla avventura di Massimiliano
d'Asburgo, in aperta violazione della dottrina di Monroe. Grava sui
confederati la responsabilit storica di aver considerato con favore
questa violazione della dottrina di Monroe che poteva riuscire van-
taggiosa per la loro causa, anche se a detrimento degli interessi 
generali della nazione americana. Dopo la conclusione della guerra,
nel 1866-1867, il governo degli Stati Uniti costringer Napoleone a
ritirarsi dal Messico e il povero Massimiliano far la brutta fine che
sappiamo. I confederati tentarono disperatamente di coltivare le
simpatie europee e, consapevoli dell'importanza che il loro cotone
aveva per le industrie inglesi e francesi, sperarono a lungo che Londra 
e Parigi intervenissero in loro favore, quanto meno accordando
il riconoscimento diplomatico. Napoleone lo avrebbe volentieri
concesso e forse addirittura sarebbe anche intervenuto militarmente 
in favore della Confederazione che gli lasciava mano libera nel
Messico; ma ebbe quasi sempre cura, in questo campo, di seguire e
non di precedere l'Inghilterra. E poich il governo di Londra si limit 
a dichiarare la propria neutralit, anche Parigi non and oltre.
Come vedremo meglio nel prossimo capitolo, nella seconda met
del 1862 Lincoln si decise a proclamare che l'emancipazione degli
schiavi entrava a far parte degli scopi di guerra dell'Unione. In seguito 
al proclama tutti i liberali d'Europa si schierarono a favore
dell'Unione, unendosi a quelli che fin dall'inizio della guerra vi erano 
stati favorevoli, numerosi soprattutto in Inghilterra, sia tra una
parte delle classi superiori e sia tra gli operai. Due liberali conse-
guenti fino alla democrazia come John Bright e Richard Cobden si
distinsero per il rigore con cui fin dall'inizio della guerra appoggia-
rono la causa del Nord. Ritenevano in primo luogo che fosse da di-
fendere la causa della democrazia, a proposito della quale Bright 
afferm: Da molti anni ormai il privilegio assiste a uno spettacolo de-
primente. Vede trenta milioni di uomini, prosperi e felici, senza re,
senza corte, senza nobili tranne quelli creati dall'eccellenza dell'in-
gegno e della virt... Il privilegio trema al pensiero di ci che potrebbe
accadere alla vecchia Europa se il grande esperimento (americano) dovesse 
riuscire. Inoltre Bright e Cobden videro sempre nella
Unione, prima ancora del proclama di emancipazione, la difesa del
lavoro libero e diffusero questa opinione fra gli operai di Manchester, 
rendendoli cos convinti che continuarono ad appoggiare la
causa dell'Unione anche quando, nel 1862, la scarsit di cotone mise
in crisi l'industria inglese e provoc mezzo milione di disoccupati.
In conclusione, l'Europa occidentale, che era liberale e antischiavi-
sta, fin per appoggiare quasi unanime, con l'eccezione di Napoleone III, 
la causa dell'Unione. Le relazioni tra Londra e Washington ri-
masero sempre normali, turbate solo una volta in modo passeggero
dal cosiddetto incidente del Trent. Verso la fine del 1861 una fregata
unionista addetta al blocco delle coste della Confederazione ferm
in alto mare e perquis la nave inglese Trent, sulla quale si erano 
imbarcati due diplomatici confederati diretti in Europa, e li fece 
prigionieri. L'episodio diede origine ad una forte tensione col governo
di Londra, tensione che per ebbe presto termine con la rimessa in
libert dei due diplomatici.
Il fallimento della Confederazione di ottenere un esplicito ricono-
scimento delle potenze europee fu dovuto anche alla mggiore capacit 
dimostrata dagli ambasciatori inviati in Europa dall'Unione;
mentre invece i diplomatici inviati dalla Confederazione patirono
tutti gli handicap dell'isolamento culturale del loro paese, erano
ignoranti delle moderne correnti di pensiero europeo e sottovalutavano 
l'intensit del sentimento antischiavista.

LA GUERRA FINO ALLA BATTAGLIA DI GETTYSBURG
I confederati posero la loro capitale a Richmond, citt della Virgi-
nia distante appena duecento chilometri da Washington, capitale
dell'Unione. Durante tutta la guerra le due capitali subirono la 
minaccia degli eserciti avversari. Washington, che si trovava in territorio
schiavista (tale era il Maryland), fu trasformata in un campo trincerato. 
Le preoccupazioni per la sua sorte, esposta come era agli attacchi 
nemici, furono particolarmente forti nei primissimi mesi di
guerra, fino al luglio del 1861, quando il Maryland dichiar in via 
definitiva la sua lealt nei confronti dell'Unione. Ma Washington continu 
ad essere in prima linea perch il fronte si stabilizz sul fiume
Potomac, sulle cui rive settentrionali sorgeva la citt.
Quasi tutti, compresi i dirigenti dell'Unione pi capaci, ritenevano
che la guerra non sarebbe durata pi di tre mesi. Solo pi tardi ci si
rese conto di quale smma di sacrifici e di sforzi immani avrebbe ri-
chiesto la condotta del conflitto. La guerra fu combattuta principal-
mente su due fronti: quello della Virginia settentrionale tra Washington 
e Richmond; e quello a occidente degli Appalachi, nei
grandi spazi compresi fra questa catena montuosa e il Mississippi.
Questo secondo fronte si rivel decisivo per le sorti della guerra, che
l'Unione non sarebbe mai stata in grado di concludere vittoriosa-
mente se avesse combattuto solo in Virginia. Ci fu anche un terzo
fronte, ma sempre di scarsa importanza, nei territori a occidente del
Mississippi.
All'inizio delle ostilit l'esercito dell'Unione era comandato dal
generale Winfield Scott, un vecchio, capace militare, uno dei pochi
consapevoli della lunghezza della guerra che attendeva il paese. Anche 
il suo piano operativo era lungimirante, come gli avvenimenti
degli anni successivi avrebbero confermato: era basato sul blocco
navale delle coste confederate (su questo aspetto tutti concordavano) 
e sull'invio di un corpo di spedizione che, lungo l'Ohio, penetrasse 
nello Stato del Mississippi in modo da circondare il paese ne-
mico e, risalendo verso nord. prendesse alle spalle il fronte della
Virginia. Ma il piano fu bocciato dalle altre autorit dell'Unione,
compreso Lincoln, premute dalla opinione pubblica che, accecata
dal miraggio della guerra di tre mesi, reclamava a gran voce di 
marciare su Richmond.
In luglio l'esercito si mosse verso Richmond per affrontare in campo 
aperto il nemico. Una folla di giornalisti, di spettatori a cavallo
ed a piedi, di membri del Congresso in carrozza, si rec a vedere lo
spettacolo. Ma lo spettacolo fu amaro perch il giorno 21 sul torrente 
Bull Run gli unionisti vennero sconfitti dalle forze confederate,
comandate da tre brillanti generali, Pierre Beauregard, Thomas
Stonewall Jackson e Joseph Johnston. La disfatta degli unionisti
fu totale. Uno storico ha scritto: Per tutto il giorno seguente soldati
sbandati giungevano a Washington senza ordine n formazione, cadendo 
addormentati in mezzo alla strada. Circolavano voci secondo
le quali Beauregard sarebbe stato alle calcagna dell'esercito unionista 
e si sarebbe fatto saltare il Campidoglio e lo si sarebbe abbando-
nato; dovunque si parlava apertamente di tradimento. Per fortuna
Lincoln non si scompose e Beauregard non insegu. Nella parte
opposta il successo di Bull Run provoc una vera e propria ubriaca-
tura di entusiasmo in tutto il Sud che, convinto di conseguire presto
la vittoria finale, si abbandon ad eccessi di autoesaltazione vana-
gloriosa. Per il Nord la sconfitta fu una umiliazione cocente che
ebbe per il merito di far nascere una prima consapevolezza che la
guerra sarebbe stata lunga e dura, anche se ancora nessuno si rendeva 
pienamente conto di quanto.
Le truppe unioniste penetrate nella Virginia settentrionale diedero 
saggio di una tendenza che avrebbero poi seguito costantemente:
la tendenza, nutrita di un istinto punitivo verso chi si era ribellato al
vincolo federale, a saccheggiare, incendiare, distruggere quanto 
incontravano nel territorio nemico. E poich la maggior parte degli
episodi di guerra si svolse nel territorio della Confederazione essi
provocarono una quantit immane di distruzioni e di lutti. Non tutti,
anzi ben pochi, avevano l'alta piet di Lincoln. In contrasto con l'at-
teggiamento delle truppe unioniste, quelle confederate fino al 1864
si comportarono in modo corretto quando penetrarono nel territorio nemico.
Ma nel 1864 anche i confederati compirono per ritorsione le 
medesime brutalit.
Il primo novembre 1861 Lincoln rimosse Scott, considerato da tutti
un vecchio rimbambito, dalla carica di comandante supremo
dell'esercito unionista e lo sostitu col generale George McClellan,
che gi subito dopo la sconfitta di Bull Run era stato chiamato a 
comandare l'armata detta del Potomac sul fronte della Virginia.
McClellan era dotato di eccellenti qualit militari, seppe fare
dell'armata del Potomac un ottimo strumento di guerra e fu poi 
definito da Lee il pi capace dei suoi avversari. Ma aveva anche numerosi 
difetti. Di lui uno storico ha scritto: Il suo amore dello sfarzo,
la presenza dei principi d'Orlans nel suo stato maggiore, il modo
troppo frequente con cui diceva "il mio esercito", una maniera brusca 
con gli uomini politici unita a frequenti dichiarazioni pubbliche
sul modo in cui i politici avrebbero dovuto agire sembravano fuori
luogo in un soldato repubblicano. La nota di autoincensamento e di
disprezzo per Lincoln che si trova in tutte le sue lettere private rende 
difficile giudicarlo obiettivamente. Egli era il tipo di uomo che
non si accontenta semplicemente di assolvere bene il compito che
gli  stato affidato ma deve sempre sognare un futuro di cui sar il
protagonista: McClellan vittorioso, McClellan dittatore, McClellan 
presidente.
Poich il nuovo comandante temporeggiava e non prendeva subito
quell'iniziativa che Lincoln chiedeva con insistenza, il presidente 
accarezz per un momento il progetto di affidare a Garibaldi, reduce
dall'impresa dei Mille, il comando di una armata. Ma il progetto 
risult di impossibile esecuzione.
Il piano strategico di McClellan rovesciava quello di Scott: non
l'accerchiamento della Confederazione ma una avanzata sul fronte
della Virginia che puntasse verso la Georgia e New Orleans. La for-
tuna e l'intervento di Lincoln modificarono il piano, che fin con
l'assegnare importanza non minore al fronte fra gli Appalachi ed il
Mississippi. Gi in novembre, quasi contestualmente alla nomina di
McClellan a comandante supremo, Lincoln, dando prova di genialit 
militare, aveva deciso di mettere a partito la superiorit della 
Marina unionista, impegnata nel blocco e in numerosi sbarchi su diversi
punti della costa nemica. Si trattava di compiere una audace azione
navale per conquistare dal mare New Orleans, penetrare nel Mississippi 
risalendolo dal sud verso nord e inserire un cuneo nella Confederazione.
Poich alla fine dell'anno il Kentucky si schier con l'Unione, si apriva 
la possibilit di operare anche in senso inverso, scendendo dal nord 
verso sud, sullo stesso fronte dove il generale Grant, al quale fino 
allora nessuno aveva pensato come a un possibile protagonista della 
guerra, comandava un corpo d'armata alla confluenza 
dell'Ohio col Mississippi.
Il corpo d'armata di Grant, uno dei pochissimi nei quali i negri mi-
litassero numerosi, era una formazione di buone qualit militari. I
soldati erano bene addestrati, gli ufficiali venivano in massima parte
dalla gavetta ed erano stati promossi per meriti di guerra. Molto popolare 
era una canzone che tutti cantavano in onore dei commilitoni negri:
Oh, negri, avete visto il padrone/ Con i baffi arruffati sul viso/ 
Andarsene a un certo momento per la strada stamani/ Come se avesse voluto 
lasciare questi luoghi?/ Egli ha veduto il fumo su per il fiume/ Dove si 
trovano le cannoniere di Lincoln/ Si  preso il cappello e se n' andato 
senza indugio/ E suppongo che se ne sia scappato via./ Il padrone 
 scappato, ah, ah!/ Il negro rimane, oh, oh.
Grant non perse tempo e nella battaglia di Fort Donelson (12 febbraio 1862)
e in un'altra dello stesso mese sconfisse le forze confederate, penetr 
nel Tennessee, portandolo praticamente sotto il controllo dell'Unione e, 
cosa di importanza non minore sotto il profilo psicologico, sfatando 
la leggenda, viva dal tempo della battaglia di Bull Run, della 
invincibilit del Sud. Un'altra battaglia, sanguinosa ma senza esito 
(diecimila morti e feriti per parte), ebbe luogo i successivi
6 e 7 aprile, con la morte del generale confederato Albert Johnston 
(da non confondersi con l'altro Johnston, Joseph).
L'Unione era vittoriosamente all'offensiva anche sulla parte meridionale 
del Mississippi con una delle pi importanti operazioni navali 
di tutti i tempi, quella progettata nel novembre del 1861 da Lincoln, 
diretta dal capitano di vascello (e presto ammiraglio) Farragut. 
Il 24 aprile 1862 la flotta, composta da ventiquattro navi e inol-
tre da un gruppo di piccoli battelli armati ciascuno con un enorme
mortaio da 330 millimetri di calibro, inizi la battaglia alle foci del
Mississippi e nei giorni successivi, fra il 25 aprile e il primo maggio,
conquist New Orleans. Farragut non ripos sugli allori, intese
sfruttare la vittoria e cominci a risalire con la flotta il grande fiume
verso la citt di Vicksburg, centro di importanza vitale per il nemico
perch il suo possesso garantiva le comunicazioni di Richmond con
l'Arkansas, il Missouri e il Texas. I confederati si affrettarono a 
fortificare in modo efficace la citt e obbligarono Farragut a tornare in-
dietro verso New Orleans. Tuttavia da Nord, lungo i fiumi che scorrono 
paralleli al Mississippi e lungo lo stesso Mississippi, una seconda 
flotta unionista (le cannoniere di Lincoln) scendeva verso
Vicksburg. Alla fine di giugno la flotta di Farragut, tornata nel frat-
tempo sul luogo, e quella proveniente da nord investirono
Vicksburg. I confederati costruirono in tutta fretta una delle loro
terribili cannoniere corazzate, grazie alla quale in luglio obbligarono 
le due flotte nemiche a ritirarsi.
Sul fronte della Virginia settentrionale McClellan aveva progettato 
in febbraio di marciare su Richmond, orgogliosamente convinto
di conquistarla nel giro di dieci giorni. Gi si vedeva entrare in trionfo
nella citt conquistata caracollando su un grande cavallo, col conte 
di Parigi e il duca di Chartres che spiccavano in mezzo al suo va-
riopinto stato maggiore. Lincoln era stato inizialmente contrario
all'offensiva perch temeva che lasciasse indifesa Washington. Tuttavia
aveva poi consentito che la capitale confederata venisse attaccata 
dalla parte del mare, da dove l'armata unionista poteva essere
facilmente rifornita grazie alla flotta. Qui, in una baia antistante
Richmond, la corazzata confederata Virginia fece la sua apparizione
e ottenne un primo successo; ma poi, il 9 marzo, dovette ritirarsi
dopo aver sostenuto uno scontro con l'unionista Monitor, il cui stesso 
nome voleva essere un ammonimento per chi si era ribellato al
vincolo federale. La battaglia fra le due corazzate provoc una viva
sensazione in Europa per la novit rivoluzionaria di entrambe le navi.
Ai primi di maggio, pochi giorni dopo la conquista di New Orleans
le truppe unioniste, sbarcate sulla costa virginiana, avanzarono fin
quasi alle porte di Richmond. In questa situazione quanto mai
drammatica, e resa ancor pi critica da un altro sbarco progettato
nella Carolina del Sud davanti alla citt di Charleston, il presidente
Davis fece appello al suo consigliere militare, il generale Lee, nomi-
nandolo il primo giugno comandante generale dell'armata della
Virginia settentrionale. La presenza di Lee cambi l'andamento
delle operazioni militari sul fronte orientale: per oltre un anno 
l'iniziativa pass ai confederati.
Gi alla fine di maggio, prima di ricevere la nomina ufficiale, Lee
aveva posto in difficolt l'avversario, attaccandolo sulla sua ala sini-
stra con una mossa che gli storici militari definiscono geniale. Segu,
tra il 26 giugno e il 2 luglio, la battaglia, o la successione di battaglie
dette dei Sette giorni, nel corso delle quali Lee ricacci gli unionisti,
nonostante le gravi perdite inflittegli dalla loro artiglieria. I confe-
derati ebbero 3478 morti e 16.620 feriti (pari al venti per cento degli
effettivi), gli unionisti 1734 morti e 8062 feriti. Segu ancora, tra 
il 23 e il 30 agosto, una seconda battaglia a Bull Run, dove gli unionisti
erano gi stati sconfitti un anno prima e dove furono nuovamente
sconfitti. In settembre Lee avanz penetrando nel Maryland. Anche
al di l degli Appalachi, nel Mississippi, nel Tennessee, nell'Arkansas 
e nel Kentucky, i confederati erano all'offensiva, sfruttando con
abilit i vantaggi offerti dalla qualit superiore della loro cavalleria.
L'offensiva confederata cess su tutti i fronti fra settembre e ottobre. 
Lee fu costretto a ritirarsi dal Maryland in seguito alla sconfitta
subita il 17 settembre ad opera di McClellan nella battaglia di Antietam, 
un torrente che si trova sulla riva destra del Potomac. In ottobre i 
confederati, penetrati nel Kentucky e nel Tennessee settentrionale, 
dovettero arretrare le loro posizioni, che per rimasero ovunque 
migliori di quanto fossero state prima della offensiva generale.
Nonostante la sconfitta di Antietam, nonostante l'esaurimento
della loro offensiva, i confederati avevano segnato numerosi punti a
loro vantaggio. Il 1862 Si chiuse con due altri insuccessi degli unionisti. 
In novembre-dicembre Grant attacc inutilmente Vicksburg dalla parte di 
terra. Pi grave fu la sconfitta che il generale A.B. Burnside, succeduto 
il 5 novembre a McClellan e passato subito all'offensiva sul fronte 
della Virginia settentrionale, sub in dicembre a Fredericksburg.
La battaglia provoc 12.700 morti e feriti di parte unionista e 5400 di 
parte confederata. Erano perdite gravi ma, misurate sul metro terribile 
di quella guerra, non gravissime. Tuttavia fecero dire a Lee:  bene che
la guerra sia cos terribile, altrimenti ci piacerebbe troppo. L'inverno 
essendo ormai alle porte, entrambi i contendenti in Virginia scavarono 
le trincee ed iniziarono una guerra di posizione. Dopo essere gi stata 
introdotta sporadicamente da Lee nel giugno precedente, la trincea venne 
adesso usata da tutti. Ma non era ancora l'elemento nuovo nella tattica 
dei due eserciti, quale sarebbe diventato, come vedremo pi avanti, nel
corso del 1864. Solo nella primavera del 1864 la trincea sarebbe stata 
usata come punto di partenza di furiosi attacchi e contrattacchi,
anticipando lo scenario della Prima guerra mondiale.
La sconfitta di Fredericksburg mise in serie difficolt politiche Lincoln, 
attaccato sia dal partito democratico, molti membri del quale,
come sappiamo, erano sempre stati contrari alla guerra, sia dai radicali
che chiedevano a gran voce una condotta pi energica della
guerra stessa. I radicali intendevano cos reagire alla opinione, diffusa 
in America e in Europa, di una ormai inevitabile vittoria dei
confederati. Gi dopo la battaglia dei Sette giorni, ai primi di luglio,
Cobden aveva scritto a un senatore unionista: Vi  una convinzione
pressoch unanime che non riuscirete mai ad assoggettare il Sud
all'Unione. In settembre il ministro di Francia a Washington disse
a Seward che, secondo lui, era giunto il momento di riconoscere 
l'indipendenza della Confederazione. Napoleone III aspettava solo
l'assenso inglese per farlo, e c' da supporre che il gabinetto di Londra,
bench a malincuore, in quel momento era disposto a darlo solo
che ci fosse stata ancora una vittoria confederata. Dal canto suo,
Lincoln non si abbandon al pessimismo ma solo dopo la sconfitta
di Fredericksburg divent pienamente consapevole, con altri suoi
autorevoli collaboratori come Seward e Grant, che la guerra sarebbe 
stata pi lunga ancora di quanto avesse supposto fino allora, che
sarebbe stata tanto lunga da richiedere una mobilitazione pi totale
ancora di tutte le risorse disponibili.
Ad una grande risorsa ideale Lincoln aveva gi pensato, ad una risorsa 
in grado di moltiplicare l'entusiasmo patriottico all'interno,
venendo incontro alla principale richiesta dei radicali, e in grado di
allargare all'estero le simpatie per l'Unione: proclamare che
l'emancipazione degli schiavi diventava uno degli obiettivi di guerra
dell'Unione. Gi da un anno, dalla fine del 1861, in seno al partito
repubblicano gli abolizionisti avevano dato vita ad una corrente 
radicale che chiedeva l'emancipazione immediata degli schiavi e l'armamento 
di quelli presenti al Sud incitandoli alla ribellione. I radi-
cali erano non soltanto l'ala pi combattiva della lotta alla schiavit
ma anche i portavoce degli interessi industriali e plutocratici (bancari
e ferroviari) del Nord-Est, ansiosi di servirsi della guerra per im-
porre senza impacci di sorta agli Stati Uniti la loro politica economica 
protezionistica e trasformare il Sud in una loro colonia.
Nel messaggio al Congresso del 3 dicembre 1861 Lincoln si era limitato 
a rispondere con un rifiuto alle richieste dei radicali in mate-
ria di schiavit, dicendosi preoccupato di evitare che il conflitto de-
generasse in una lotta rivoluzionaria violenta e spietata e mettesse 
a repentaglio il bene supremo dell'Unione; inoltre, come  stato
osservato da altri, se le richieste dei radicali fossero state accettate
nel 1861, avrebbero spinto alla secessione gli Stati schiavisti rimasti
fedeli all'Unione, avrebbero alienato le simpatie dei membri setten-
trionali del partito democratico e avrebbero ridotto il partito della
guerra ad una fazione. Ma successivamente, posto di fronte alla cre-
scente pressione dei radicali, Lincoln, sempre acutissimo interprete
dell'opinione pubblica, si rese conto che le loro richieste avevano
raggiunto una intensit tale, una diffusione tale in ambienti diversi
dal loro, che dovevano essere soddisfatte; si rese conto che per con-
seguire il suo obiettivo principale, la salvezza dell'Unione, era giunto 
il momento di cedere sull'obiettivo minore, che fino allora era stato di 
opporsi alla abolizione immediata e senza indennizzo della schiavit.
Nel 1862 avvennero due fatti che indussero Lincoln alla decisione.
Il governo inglese, che voleva allontanare la prospettiva di essere
costretto a riconoscere la Confederazione, esercit su di lui discrete
pressioni indirette perch prendesse posizione contro la schiavit e
si guadagnasse cos una posizione di primo piano nell'opinione 
pubblica liberale dell'Occidente. Il secondo fatto, pi importante anco-
ra, che indusse Lincoln alla decisione fu che il Congresso, pungolato
dai radicali, si apprest a dichiarare liberi gli schiavi di chi sosteneva
o aiutava la secessione. Lincoln colse allora la palla al balzo decise
di porsi a capo del movimento antischiavista, propose al gabinetto il
suo progetto (22 luglio) e il 22 settembre, sull'onda della vittoria di
Antietam, proclam che gli schiavi negli Stati che avevano fatto la
secessione sarebbero stati considerati liberi, senza indennizzo ai
proprietari, a partire dal primo gennaio 1863. L'atteggiamento di
Lincoln nella riunione di gabinetto del 22 settembre, poco prima di
emettere il proclama,  indicativa della grande forza di cui si sentiva
investito. In questa occasione il suo linguaggio, come ci  stato rife-
rito dalla tradizione, fu simile a quello dei puritani abolizionisti.
Disse di non aver convocato il gabinetto per conoscere il suo parere. 
Egli aveva concluso una alleanza col Signore per liberare gli
schiavi non appena i ribelli fossero stati cacciati dal Maryland; Dio
aveva deciso sul campo di battaglia di Antietam. La sua opinione
era ferma, la sua decisione era stata presa.
Lincoln aveva gi espresso il suo punto di vista in una lettera del 22
agosto precedente all'influentissimo giornalista americano Horace
Greeley. Vale la pena di citarla per esteso.
In quanto alla politica che sembro seguire, come dite, non ho inteso 
lasciare sussistere in alcuno il minimo dubbio. Desidero salvare l'Unione. 
Desidero salvarla nel modo pi rapido possibile nell'ambito della 
Costituzione. Quanto prima si potr restaurare l'autorit nazionale tanto 
pi l'Unione torner ad essere completa. Se qualcuno non volesse salvare 
l'Unione senza riuscire contemporaneamente a salvare la schiavit, non 
sarei d'accordo con lui. Se qualcuno non volesse salvare l'Unione senza 
potere contemporaneamente distruggere la schiavit, non sarei d'accordo 
con lui.
Lo scopo fondamentale che mi propongo di raggiungere in questa lotta  
quello di salvare l'Unione e non  n quello di salvare n quello di 
distruggere la schiavit. Se potessi salvare l'Unione senza liberare un 
solo schiavo, lo farei; se potessi salvarla liberando tutti gli schiavi, 
lo farei pure; se potessi salvarla liberandone alcuni senza occuparmi 
degli altri, farei anche quello. Ci che faccio in merito alla schiavit e 
alla gente di colore lo faccio perch sono convinto che serve a salvare 
l'Unione; e ci che sopporto, lo sopporto perch credo che non servirebbe 
a salvare l'Unione. Far di meno ogni qualvolta sar convinto che quello 
che faccio danneggia la causa e far di pi ogni qualvolta sar convinto 
che facendo di pi si serve la causa. Tenter di correggere degli errori 
quando si sia dimostrato che sono errori e accetter nuove opinioni non 
appena appaiano opinioni giuste. Vi ho cos indicato lo scopo che mi pro-
pongo di raggiungere secondo l'opinione che mi faccio del dovere della 
mia carica e non intendo alterare in tal modo il desiderio personale da 
me sovente espresso che tutti gli uomini dovunque si trovino siano liberi.
A un certo punto - cos Lincoln - mi accorsi che lo schiavismo doveva 
morire perch la nazione potesse vivere.
Lincoln era dunque diventato consapevole che solo la via rivoluzionaria, 
la via che passava attraverso l'abolizione della schiavit
senza indennizzo, infliggendo cio un colpo forse mortale ai pianta-
tori del Sud era in grado di salvare l'Unione. Si sforz tuttavia di 
limitare al massimo quelli che continuavano ad apparirgli i pericoli
della rivoluzione. Il proclama non faceva parola di distribuire le
armi agli schiavi incitandoli alla ribellione e rimandava la sua entrata 
in vigore alla fine della guerra (invece i radicali chiedevano
l'emancipazione immediata degli schiavi). Inoltre il proclama non si
applicava ai quattro Stati schiavisti fedeli all'Unione (Delaware,
Maryland, Missouri, Kentucky), alla Virginia occidentale, al Tennessee 
per la maggior parte sotto il controllo dell'Unione, alla Luisiana 
meridionale (zona di New Orleans), occupata dalle forze unioniste.
Sebbene per questi motivi lasciasse insoddisfatti i radicali, che con-
tinuarono a dissentire da Lincoln, il proclama ebbe grande impor-
tanza perch mut il carattere della guerra, avvertita ormai come
lotta alla schiavit dalla opinione pubblica dell'Unione e da quella
europea. Come sempre, gli operai inglesi furono all'avanguardia. A
Manchester, nel corso di un comizio di seimila operai venne inviato
a Lincoln un messaggio che diceva: L'aver cancellato nel corso della 
vostra Presidenza quella immonda macchia che pesava sulla civilt e 
sul cristianesimo - lo schiavismo - indurr i popoli ad onorare e
riverire il nome di Abramo Lincoln. Lincoln, che sapeva quanto gli
operai di Manchester avessero sofferto in termini di disoccupazione
a causa della guerra e della mancanza di cotone, rispose:
Conosco e deploro profondamente i patimenti che i lavoratori di Manchester 
e di tutta l'Europa hanno dovuto subire in questa crisi... Date queste 
circostanze non posso non considerare le vostre risolute affermazioni come 
un caso di sublime eroismo cristiano che non  stato superato in nessuna 
epoca n in nessun altro paese.  davvero una conferma dell'intrinseca 
potenza della verit e della vittoria della giustizia, dell'umanit e 
della libert. Non dubito che i sentimenti che avete espresso siano
condivisi anche dalla vostra grande nazione, e vi assicuro che susciteranno 
l'ammirazione, la stima e un senso di reciproca amicizia in seno al popolo 
americano. Accolgo dunque questo scambio di sentimenti come un auspicio che, 
qualunque cosa accada, quali che siano le sciagure che possano colpire il 
vostro paese o il mio, la pace e l'amicizia che ora esistono fra le
nostre due nazioni siano perpetue.
E infatti il proclama determin non solo fra gli operai inglesi ma in
seno all'opinione pubblica, segnatamente metodista, un tale movimento 
a favore dell'Unione che nessun ministero avrebbe potuto anche se lo 
avesse voluto, offrire un aiuto alla Confederazione.
Fra i molti comizi indetti in Inghilterra, ricordiamo quello organizzato 
da Marx il 26 marzo 1863 con la partecipazione di Bright, nel
corso del quale venne deliberato: che il successo delle libere istituzioni
in America era una questione politica di grande importanza
per l'Inghilterra e che non sarebbe stato tollerato nessun intervento
ostile al Nord. Lo storico Henry Adams scrisse in una lettera, a
proposito di questo comizio: Non ero mai riuscito a capire l'influenza 
morale esercitata dalla democrazia americana n la ragione
per la quale i ceti privilegiati in Europa ci temevano finch non ho
veduto direttamente come funziona. La Francia non fu da meno
dell'Inghilterra, come riferiva un agente confederato a Parigi:
Tranne l'imperatore ed i suoi amici personali pi intimi, tutti gli in-
tellettuali, gli uomini di scienza, i ceti socialmente rispettabili si
sono schierati accanto all'ignoranza ed al radicalismo con un profondo 
senso di antipatia... contro di noi.
La guerra civile americana  entrata nella tradizione con questo
carattere antischiavista, che in origine non aveva. In seguito al proclama 
di Lincoln numerosi negri ex schiavi si arruolarono e combatterono 
nell'esercito unionista. Il proclama ebbe anche conseguenze
di natura opposta perch provoc il malcontento acutissimo degli
immigrati irlandesi di New York. Nel luglio del 1863 questi si abban-
donarono a violenze e disordini di ogni genere, torturarono e lincia-
rono centinaia di negri.
Considerato col senno del poi, il 1863 ci appare come l'anno di
svolta della guerra. Grosso modo fino agli inizi di luglio i confederati
mantennero l'iniziativa che avevano assunto l'anno precedente con
la nomina di Lee a comandante dell'armata della Virginia setten-
trionale. Successivamente l'iniziativa pass invece agli unionisti. Ma
la divisione fra i due periodi, fra prima e dopo il luglio del 1863, non
fu affatto cos netta come noi, per chiarezza espositiva, l'abbiamo
qui formulata. Anche prima del luglio ci furono dei grossi successi
unionisti e anche dopo il luglio ci furono dei successi confederati.
Se, da entrambe le parti, il morale tendeva a cedere presso alcuni, la
volont di combattere restava alta presso altri. E poich, come abbiamo 
detto nel capitolo precedente, il riconoscimento da parte
dell'Unione dell'impossibilit di sconfiggere la Confederazione
avrebbe significato per questa la vittoria, l'esito del conflitto rimase
incerto anche dopo la svolta del luglio 1863.
Sul fronte del Mississippi Grant non aveva dimenticato Vicksburg,
che nel novembre dell'anno precedente gli era sfuggita. Non era
certo uomo da rinunciare all'obiettivo che si era prefisso di conse-
guire. Per sei mesi, dal gennaio al luglio del 1863, la citt fu in cima
ai suoi pensieri e ai suoi progetti, cui seguivano immancabili le azioni.
Vari tentativi fallirono ma alla fine la preda ambita rimase chiusa
in trappola. Una prima offensiva fu fatta nel marzo, dopo due mesi
di preparazione, nel corso dei quali una flotta fluviale unionista di
cannoniere corazzate aveva ottenuto il dominio del Mississippi.
Forte di questo dominio, Grant invest Vicksburg dalla parte del fiume 
e dalla parte della terra. I numerosi tentativi di conquistare la
citt fallirono. Appena un mese dopo, il 16 aprile, Grant lanci una
nuova offensiva che mirava a investire Vicksburg alle spalle, dalla
parte del fiume. Nella notte fra il giorno 16 e 17 la flotta si lasci 
trasportare dalla corrente a luci spente e colle macchine ferme per 
sorprendere nel sonno la citt. Ma una sentinella confederata diede
l'allarme. Immediatamente una pioggia di proiettili sparati dalle
fortificazioni a monte della citt cadde sulle navi, che misero in
moto le macchine e partirono a tutto vapore per superare lo sbarra-
mento di fuoco. Chi lo vide riferisce che fu uno spettacolo magnifico, 
illuminato dai lampi delle cannonate. I loro duri colpi ci attra-
versarono da parte a parte, ma tutte le navi, salvo una, riuscirono a
passare praticamente indenni. Nei giorni successivi, con una conca-
tenazione di mosse audaci e fulminee, Grant costrinse il nemico a
chiudersi dentro la citt. Era il 17 maggio. Dopo un mese e mezzo di
assedio, il 4 luglio, Vicksburg si arrese. Mai l'Unione aveva conse-
guito una vittoria cos brillante, che la mise in possesso di trentamila
prigionieri e di una ingente quantit di materiale bellico. Ma l'importanza 
della vittoria consisteva non tanto in questi acquisti quanto, 
come sappiamo, nel fatto che con Vicksburg la Confederazione
perdeva il controllo del Mississippi e veniva tagliata in due.
Sul fronte della Virginia, dopo la cattiva prova data dal generale
Burnside, Lincoln aveva affidato nel gennaio del 1863 il comando
della armata del Potomac al generale Joseph Hooker. Fra il 24 aprile 
ed il 5 maggio questi lanci una offensiva ma fu sconfitto a Chancellorsville
da Lee. In questa occasione venne mortalmente ferito il
generale Jackson, che era il principale collaboratore di Lee, sopran-
nominato Stonewall, Muro di pietra per la sua proverbiale te-
nacia. Oltre che in Virginia, lo sviluppo degli avvenimenti era deludente
per l'Unione anche di fronte a Charleston, attaccata invano
gi l'anno precedente, di nuovo attaccata invano da una flotta di
nove corazzate il 7 aprile 1863 e poi ancora, sempre invano, fra il luglio
e l'ottobre 1863 e nel febbraio 1864. Sebbene sottoposta al bombardamento 
della popolazione civile, la citt, per qualche tempo
sotto il comando del generale Beauregard, resistette impavidamente 
fin quasi al termine del conflitto, quando venne conquistata dagli
uomini del generale Sherman il 18 febbraio 1865.
La battaglia di Chancellorsville in Virginia si era svolta negli stessi
giorni in cui sul Mississippi Vicksburg stava per essere chiusa nella
morsa di Grant. Per alleggerire la pressione su questo fronte Lee
progett una grande offensiva sul fronte della Virginia, da lui e da
tutti i confederati ritenuto sempre il pi importante. L'offensiva,
che gli storici militari ci dicono genialmente concepita, mirava ad in-
vadere la Pennsylvania attraverso il Maryland, portando la minaccia
su Washington, Baltimora e Filadelfia. Lee sperava che la presenza
della sua armata in Pennsylvania avrebbe rafforzato i democratici
della pace e quanti al Nord erano contrari alla guerra, e avrebbe
costretto Lincoln a ricevere il vicepresidente confederato Alexander 
Stephens che progettava recarsi a Washington per aprire trattative di pace 
sulla base del riconoscimento della indipendenza della Confederazione.
L'offensiva di Lee ebbe inizio il 3 giugno e si concluse con la battaglia 
di Gettysburg in Pennsylvania, combattuta dal primo al 3 luglio
fra Lee e il generale Meade, che pochi giorni prima aveva sostituito
Hooker al comando dell'esercito unionista. Lee aveva esattamente
previsto che la battaglia decisiva dell'offensiva si sarebbe svolta a
Gettysburg. Non ne aveva per previsto l'esito. Nella prima giornata
egli parve avere il sopravvento, ma la seconda si concluse con una
sostanziale parit e nella terza venne sconfitto con forti perdite e 
costretto a tornare in Virginia sulla posizione di partenza. Il momento
forse pi drammatico della terza giornata fu quando il generale Pickett, 
un subordinato di Lee, condusse i suoi uomini all'assalto contro la 
posizione detta Cemetery Ridge. Citiamo da uno storico:
Da Cemetery Ridge le truppe dell'Unione videro tre linee grigie (il colore 
delle uniformi confederate) di attaccanti sbucare dalla cima boscosa che si
trovava a tre quarti di miglio di distanza e marciare colle bandiere al 
vento e le baionette scintillanti nella valle sottostante. A meno di met 
strada l'artiglieria unionista apr il fuoco sugli attaccanti e quando 
questi si furono avvicinati caddero pure sotto il fuoco trasversale
delle batterie di Round Top. Le divisioni laterali si sbandarono ma, 
uscendo improvvisamente dal fumo, le truppe nordiste poterono vedere la 
divisione di Pickett che continuava ad avanzare, fusa in una linea 
affollata ed impetuosa. Scomparsa un momento in un avvallamento del 
terreno, emerse cos vicino che si poteva vedere l'espressione del viso 
dei suoi uomini. Poi i soldati in divisa azzurra (la divisa unionista) 
iniziarono la zuffa. Due dei generali di brigata di Pickett rimasero uccisi.
Quindici dei suoi comandanti di reggimento furono anch'essi uccisi e gli 
altri cinque rimasero feriti. Il generale Armistead, col berretto issato 
sulla punta della sciabola, scavalc il muro di pietra passando nelle 
linee dell'Unione, cento uomini lo seguirono e per un breve istante la 
croce di guerra della Confederazione sventol sulla vetta di Cemetery Ridge. 
Ma le linee dell'Unione si richiusero implacabilmente e gli uomini di
Armistead furono abbattuti o fatti prigionieri.
Conosciamo in modo quasi completo le cifre delle perdite a Gettysburg: 
l'armata confederata ebbe circa 4000 morti e 18.735 feriti,
quella unionista 3155 morti e 14.529 feriti. Lo stile di Lee si rivela
nel rapporto che della battaglia fece al presidente Davis: Nessun
biasimo deve muoversi all'esercito per non essere riuscito a compiere 
quanto avevo progettato, n deve censurarsi per non aver realizzato 
le irragionevoli speranze dell'opinione pubblica. 
Io solo sono da biasimare.

DALLA BATTAGLIA DI GETTYSBURG ALLA FINE DELLA GUERRA.
L'offensiva in Pennsylvania coincise col momento pi alto delle
fortune confederate durante l'intero corso del conflitto. Nei mesi
precedenti erano apparsi fra la popolazione dell'Unione, soprattutto 
negli Stati del Mid-West, sintomi di stanchezza e di rassegnazione
ad accettare l'idea che la secessione del Sud diventasse permanente.
Come sappiamo, Lee faceva affidamento su questi sintomi di stan-
chezza per concludere vittoriosamente la guerra. Nel luglio un tentativo
del governo federale di rendere operativa la legge sulla coscrizione 
obbligatoria provoc a New York disordini che si sommarono a quelli, 
gi visti, provocati dal proclama di Lincoln sulla emancipazione 
degli schiavi.
Ma se questo era lo stato d'animo di una parte della popolazione
un'altra parte, maggioritaria, reag con estrema fermezza al pericolo
mortale della offensiva confederata in Pennsylvania, decisa a vincere 
ad ogni costo. Un segno evidente e quanto mai concreto di fiducia
 il successo di un prestito pubblico lanciato in quei giorni drammatici
dal governo. Una grande quantit di titoli borsistici federali
emessi dal governo fu subito acquistata dalla gente, che sottoscrisse
in massa il prestito. Le due vittorie contemporanee di Gettysburg e
di Vicksburg diedero a tutti la sensazione che il successo finale era
possibile. In un messaggio alla Nazione del 26 agosto Lincoln sinte-
tizz il suo stato d'animo esaltato e insieme umile di fronte alle cose
che per lui sopra tutte le altre contavano: gli Stati Uniti, la democra-
zia, l'umanit. Grazie a tutti: per la grande repubblica, per il princi-
pio che le d vita e la mantiene in vita, per il vasto futuro dell'uomo,
grazie a tutti. Due mesi dopo, consacrando un cimitero nazionale
sul campo di battaglia di Gettysburg, dove l'Unione aveva corso il
pericolo pi grave e dove l'aveva scampato, Lincoln pronunci un
famoso discorso:
Ottantasette anni orsono, i nostri padri crearono in questo continente una 
nazione nuova, concepita nella libert e ispirata al principio che tutti 
gli uomini sono creati uguali.
Ci troviamo ora impegnati in una grande guerra civile, che mette alla prova
la possibilit, per la nostra cos come per qualunque altra nazione 
concepita ed ispirata agli stessi princpi, di vivere a lungo. Noi ci 
troviamo riuniti su un grande campo di battaglia di questa guerra. Ci 
siamo venuti per dedicare alcune zolle di questa terra ad un ultimo asilo
di pace, destinato a coloro che in questo luogo rinunciarono alla vita
perch la nazione potesse vivere. Si tratta non solo di un atto di giustizia
ma anche di un dovere.
Ma, in un senso pi lato, non siamo noi a dedicare, n a consacrare e 
benedire questa terra. Gli uomini valorosi, superstiti o caduti, che qui 
combatterono l'hanno consacrata senza che la nostra povera forza potesse 
minimamente aggiungere o togliere nulla al loro sacrificio. Il mondo si 
accorger appena e si dimenticher ben presto di quello che andiamo ora 
dicendo, ma non potr mai dimenticare quello che essi fecero in questo 
luogo. A noi, che siamo ancora vivi, incombe piuttosto il dovere di dedi-
carci in questo luogo, all'opera rimasta incompiuta finora cos nobilmente 
promossa da coloro che qui combatterono. A noi incombe piuttosto il dovere 
di dedicarci al grande compito che ancora occorre assolvere: al compito di 
trarre da questi morti che onoriamo un senso di maggiore dedizione a quella
causa per la quale essi diedero per l'ultima volta la piena misura della 
loro dedizione, al compito di assumere in questo luogo il solenne impegno 
di non permettere mai che questi morti siano morti invano, di trasformare 
nuovamente questa nazione, sotto l'ispirazione del Signore, in una culla di
libert e d'impedire la scomparsa dalla faccia della terra del governo del
popolo, per mezzo del popolo, e per il popolo.
Nel gennaio di quello stesso 1863, approfittando del momento particolarmente 
critico che attraversava l'Unione, Napoleone III aveva avanzato la proposta
di una conferenza di pace fra le due parti in lotta per rendere permanente 
la secessione del Sud. La proposta era stata nettamente respinta dal 
governo di Washington. Nell'agosto successivo, essendo nel 
frattempo Massimiliano d'Asburgo sbarcato nel Messico, Lincoln, con 
la sua consueta sollecitudine per l'integrit nazionale degli Stati Uniti, 
ordin una offensiva nel Tennessee per ottenere il controllo completo di 
questo Stato e tagliare la strada ad eventuali e temute aspirazioni 
dell'Asburgo sul Texas. Avvenne allora, ad opera di entrambe le parti 
in lotta, il pi vasto uso delle ferrovie mai fatto fino allora in guerra. 
Allo scopo di far fronte all'offensiva unionista il governo confederato 
spost una massa di tredicimila uomini per milleduecento chilometri. 
L'operazione consent ai confederati di sconfiggere gli unionisti in 
una sanguinosa battaglia che ebbe luogo in settembre. La risposta 
dell'Unione non si fece attendere. Oltre ventimila uomini con le relative 
salmerie e le artiglierie vennero spostati per sedicimila chilometri 
dalla Virginia al Tennessee nel giro di appena sei giorni.
Tra il 23 e il 25 novembre presso la citt di Chattanooga Grant, che
nel mese precedente era stato nominao comandante delle armate
presenti fra gli Appalachi e l'Arkansas, sconfisse i confederati.
Grant si giov dell'aiuto di diversi generali, fra i quali emergeva la
personalit di William Sherman, gi suo collaboratore nelle opera-
zioni contro Vicksburg. Secondo alcuni studiosi la battaglia di Chattanooga,
che espulse definitivamente i confederati dal Tennessee,
ebbe una importanza superiore ancora alla conquista di Vicksburg
nel determinare il corso ulteriore del conflitto e nel permettere la
vittoria finale dell'Unione. La conquista di Vicksburg aveva dato in
mano agli unionisti la linea del Mississippi. La conquista di Chatta-
nooga, situata sul margine orientale del Tennessee, diede in mano
agli unionisti la linea del fiume Tennessee, che era la via maestra per
penetrare negli Stati atlantici del Sud. La penetrazione era resa 
ancor pi agevole dal fatto che Chattanooga era un nodo ferroviario
sulla linea Richmond-Memphis, da cui partivano le linee che andavano 
verso sud-ovest e verso sud-est.
Pochi giorni prima della battaglia di Chattanooga, il 19 novembre,
Lincoln aveva pronunciato un breve discorso per ribadire, contro gli
avversari radicali che non demordevano, e si facevano anzi sempre
pi aggressivi, gli scopi di guerra dell'Unione. Questi scopi, nel giu-
dizio del presidente, non erano adesso la schiavit e nemmeno la
salvaguardia dell'Unione, entrambi problemi - disse - che avrebbero 
potuto trovare una soluzione pacifica; adesso lo scopo era uno
solo, era combattere per tenere alti i princpi della democrazia. Il 
discorso guardava gi al dopoguerra ed alla pacificazione col Sud che
Lincoln perseguiva, disposto, pur di conseguire questo scopo, a forzare 
la verit delle cose, ad affermare che la difesa dell'Unione contro 
la secessione e l'emancipazione degli schiavi non facevano parte
degli scopi di guerra. Il problema per il dopoguerra venne formulato
in modo pi esplicito da Lincoln nel proclama del successivo 8 dicembre,
dove enunci il proposito di una amnistia generale in grado
di reinserire il pi rapidamente possibile nell'Unione gli Stati seces-
sionisti. Questo atteggiamento non piacque ai radicali che detene-
vano ormai la maggioranza nelle due camere del Congresso. La
guerra aveva formato un blocco sociale maggioritario nella popola-
zione dell'Unione, composto dagli interessi industriali e plutocratici
del Nord-Est e da una base di massa nell'opinione pubblica risoluta-
mente abolizionista e desiderosa di far pagare al Sud tutti i lutti e i
sacrifici che la sua secessione aveva provocato e stava tuttora provocando.
La vittoria per era presente nella volont di Lincoln, non nella
realt dei fatti. Nella realt dei fatti il problema per l'Unione si po-
neva nei seguenti termini: o riusciva a vincere la guerra nel giro di un
anno oppure la gente non sarebbe pi stata in grado di sopportarne
i sacrifici ed i lutti, ed il governo sarebbe stato costretto ad una pace
di compromesso che avrebbe accettato il fatto compiuto della secessione 
e lasciato in piedi la Confederazione accanto all'Unione. La
seconda ipotesi parve per tutto il 1864 la pi verosimile alla maggio-
ranza degli osservatori europei, la cui opinione in questo senso,
come sappiamo, era nata gi nel corso del 1862. Diversa, e in fondo
pi realistica, era l'opinione del vicepresidente della Confederazione 
Stephens, che nel 1863 aveva scritto: La grande maggioranza
delle masse sia al Nord che al Sud  fedele alla propria parte... Una
grande maggioranza da entrambe le parti  stanca della guerra e
vuole la pace... Ma, come noi non vogliamo la pace senza l'indipendenza, 
anch'essi non vogliono la pace senza l'Unione.
Si trattava dunque per l'Unione di vincere entro un lasso di tempo
non troppo lungo. In vista di questo scopo Lincoln, come abbiamo
detto in un capitolo precedente, decise di dare una organizzazione
pi efficiente all'intero apparato militare e, nel marzo del 1864, 
affid il comando generale di tutte le armate a Grant, affiancato dallo
stato maggiore riorganizzato. Capo di stato maggiore fu nominato il
generale H.W. Hallek, col compito precipuo di coordinare le infor-
mazioni che giungevano dai diversi fronti e fare da tramite fra Lincoln 
e Grant. Il vertice politico-militare dell'Unione venne in tal
modo affidato ad una quipe di alto livello e ben affiatata. Bench
l'esistenza di un comando nel quale riponeva pi fiducia consentisse
a Lincoln di occuparsi meno di prima dei problemi strettamente militari, 
egli continu a formulare le grandi linee strategiche che Grant si 
incaricava di tradurre operativamente.
Grant stabil il suo quartier generale sul fronte della Virginia e 
affid a Sherman il comando del fronte occidentale al di l degli Appalachi.
Obiettivo di Lincoln e di Grant era distruggere le due principali 
armate confederate al di qua e al di l degli Appalachi, quella
della Virginia settentrionale e quella detta del Tennessee. Mentre
Grant personalmente avrebbe attaccato Lee sul fronte della Virginia, 
le forze presenti a New Orleans avrebbero dovuto conquistare
le due citt di Mobile (Alabama), base navale e militare, e di Atlanta
(Georgia), importante nodo ferroviario, congiungersi con le forze
del Tennessee, comandate personalmente da Sherman, e marciare
insieme verso la Virginia settentrionale per prendere Lee alle spalle.
Poich l'azione affidata alle forze di New Orleans tardava, l'iniziativa 
fu presa da Sherman il 4 maggio 1864, negli stessi giorni in cui,
come diremo pi avanti, Grant attaccava Lee in Virginia. Muovendo 
da Chattanooga, Sherman punt su Atlanta, al comando di
un'armata forte di centomila uomini, ridotti poi a sessantaduemila.
Aveva di fronte Johnston, forse il miglior generale confederato
dopo Lee. L'avanzata di Sherman acquist subito un ritmo travolgente. 
Penetrato in Georgia, il 21 luglio pose l'assedio ad Atlanta,
che i confederati avevano potentemente fortificato. Pochi giorni
prima il presidente Davis, commettendo un grave errore, aveva
esonerato dal comando Johnston. Il 2 settembre Atlanta veniva conquistata.
Nel mese precedente, dopo lunga preparazione, le forze di
New Orleans avevano attaccato Mobile. La citt resistette per quasi
otto mesi fino al termine della guerra. Ma, grazie ai successi di 
Sherman, rimase una enclave isolata e priva di importanza strategica.
Nel frattempo infatti Sherman continuava ad agire. Inutilmente
Davis assicur gli abitanti della Georgia che presto o tardi Sherman
sarebbe stato obbligato a ritirarsi da Atlanta. E quando verr quel
giorno, disse, si ripeter la sorte che tocc all'esercito di Napoleone 
nella sua ritirata da Mosca. Il 7 settembre, cinque giorni dopo la
conquista di Atlanta, Sherman ordin spietatamente lo sgombero
dei suoi quarantamila abitanti per trasformare la citt in un campo
trincerato militare. La parte abitata della citt venne completamente 
distrutta. I confederati tentarono di rimediare con una offensiva
nel Tennessee. La risposta di Sherman, nella quale era agevole scorgere 
lo stile di Grant, che infatti la approv, fu di una audacia estrema. 
Senza preoccuparsi di quanto avveniva nel Tennessee, dove
l'offensiva confederata si esaur presto, in novembre riprese l'avan-
zata puntando risolutamente verso la costa atlantica. La rapidit
della campagna fu tale che, a quanto pare, venne poi studiata dallo
stato maggiore tedesco che ne applic i princpi nella guerra lampo 
del 1939-1940. Sherman seguiva una tattica nella quale sembra
ci fosse un ricordo della lezione di Lee sull'uso della trincea: provo-
cava l'avversario e lo fiaccava perch ne respingeva gli attacchi 
appoggiandosi a fortificazioni campali approntate l per l.
L'umanitarismo non faceva certo parte del suo bagaglio ideale. Ne
abbiamo gi visto un esempio nell'ordine impartito agli abitanti di
evacuare Atlanta e nella sua distruzione. Poich era animato da un
ruvido intento punitivo (sebbene nel 1861 fosse stato incerto se aderire 
alla secessione, o forse invece proprio per questo) e poich le
ferrovie attraverso le quali gli giungevano i rifornimenti erano state
danneggiate dai confederati, impart ordini draconiani di rifornirsi
sul posto, di distruggere tutto ci che non era possibile portar via, 
lasciando inoltre ai soldati libert di saccheggio. Abbandonata alle
spalle Atlanta incendiata e distrutta, la Georgia venne sistematica-
mente saccheggiata per una fascia larga sessanta miglia. Furono di-
strutti tutti i magazzini, le fabbriche, i mulini, le stazioni ferroviarie
i vagoni e le locomotive, vennero divelte le rotaie, vennero fatti sal-
tare tutti i ponti. Un aiutante di Sherman scrisse: Dove passiamo
lasciamo la nostra orma: fuoco cenere e desolazione.
In dicembre Sherman arriv al mare conquistando la citt di Savannah e 
successivamente, fra il gennaio ed il marzo 1865, risal ver-
so nord, occup le due Caroline poi arriv fino alla Virginia setten-
trionale con l'ormai consueto sistema di tutto distruggere al proprio
passaggio. Il Sud conobbe allora gli orrori che due secoli prima aveva 
conosciuto la Germania nella guerra dei Trent'anni. Galvanizzate dai 
successi che quotidianamente si ripetevano contro un nemico
che ormai quasi non si difendeva pi, le colonne di Sherman marciavano 
cantando le canzoni dell'America popolana e quella, diventata
di colpo famosa: Il corpo di John Brown marcisce nella tomba, ma
il suo spirito avanza. S, il suo spirito avanzava ed era terribile come
la spada del Dio irato che infligge ai peccatori la giusta punizione.
Nacque anche un'altra canzone che diceva, adombrando la gioia del
saccheggio:
Come gridavano i negri quando udivano l'allegro suono/ Come facevano glu glu
i tacchini scoperti dall'intendenza/ Come spuntavano bene le piante delle 
patate dolci dalla terra/ Mentre marciavamo attraverso la Georgia./ 
Urr! Urr! Portiamo il Giubileo (la libert)!/ Urr! Urr! La bandiera 
della vostra libert!/ Cos cantavamo in coro da Atlanta al mare/ Mentre 
marciavamo attraverso la Georgia.
Il morale della gente del Sud andava crollando. Aumentava il numero 
dei renitenti alla leva (fenomeno, del resto, diffuso anche
nell'Unione, sebbene in misura minore). Gi alla fine del 1863 sui
465.000 uomini chiamati alle armi dal governo confederato se ne
erano presentati appena 230.000. Aumentava anche il numero dei
disertori. Le condizioni materiali di vita andavano sempre peggio-
rando. Le distruzioni operate da Sherman, il blocco navale avevano
provocato e provocavano crescenti difficolt alimentari. Queste
erano iniziate gi nel 1863 per le difficolt dei trasporti ferroviari,
prima del loro totale collasso nel 1864. Alcuni storici hanno ritenuto
addirittura che questo collasso sia stato una delle cause principali
della sconfitta del Sud. Le difficolt materiali, e forse anche uno spirito 
di ritorsione nei confronti di un nemico cos crudele, crearono
alcune situazioni drammatiche per i prigionieri unionisti in mano
confederata. In Georgia, mentre Sherman assediava Atlanta, mor
un terzo dei trentaduemila prigionieri di guerra rinchiusi in un 
campo di concentramento.
In Virginia intanto si fronteggiavano i due geni militari di Grant
e di Lee. Ai primi di maggio del 1864 il generale unionista aveva preso 
l'iniziativa avanzando su tre direttrici di marcia con l'intento di
circondare Richmond e di isolarla dalla armata di Lee. Il 5 e 6 maggio 
nella foresta di Wilderness si svolse una battaglia che si concluse
senza vinti n vincitori. Ma nella notte fra il 7 e 1'8 Grant, col suo 
caratteristico modo di concepire la tattica, riprese la marcia in avanti.
Una seconda battaglia ebbe luogo dal 9 al 12 dello stesso mese in
una localit chiamata Spotsylvania. La battaglia  importante nella
storia militare perch costituisce il primo, compiuto esempio della
moderna guerra di trincea. Infatti il giorno precedente l'inizio della
battaglia entrambi gli eserciti avevano scavato trincee, da cui nei
giorni seguenti mossero furiosi e confusi assalti. Uno storico militare
ha scritto: Leggiamo continuamente nella descrizione di questi
assalti che le truppe attaccanti, a causa del loro stesso successo, 
cadevano nella confusione e rimanevano in tal modo facilmente vittime 
di truppe di riserva che erano sfuggite allo scompiglio al momento 
della espugnazione della trincea; leggiamo continuamente che la
confusione nel campo di battaglia impediva l'arrivo di rinforzi abba-
stanza in tempo da consentire alle truppe attaccanti di trarre profit-
to dal loro successo, ovvero, come  stato detto nel gergo della Prima 
guerra mondiale, di "consolidare la loro posizione".
Anche nella battaglia di Spotsylvania non ci furono vinti n vincitori, 
nonostante le perdite elevatissime: oltre sedicimila unionisti e
seimila confederati. E anche questa volta, la sera del 20, Grant riprese 
l'avanzata avvicinandosi nei giorni seguenti a Richmond fino
a poco pi di venti chilometri, in un susseguirsi di battaglie e scara-
mucce. Bench affrontato e fermato da Lee il 3 giugno nella battaglia 
di Cold Harbor, Grant inizi nove giorni dopo una nuova manovra per 
penetrare nel sistema difensivo che circondava Richmond.
A tale scopo fece attraversare dalla sua armata il fiume James (sulle
cui rive sorge Richmond) costruendo il ponte di barche che - si dice - era
il pi grande dopo quello fatto costruire da Serse per attraversare 
l'Ellesponto. Sebbene costretto a fermarsi da un intervento di
Beauregard (18 giugno), Grant era riuscito a imbottigliare Lee in
una sorta di immenso campo fortificato che andava da Richmond a
Petersburg, citt posta trentacinque chilometri a sud della capitale
confederata. Poich Petersburg era stata fino allora il centro princi-
pale da cui provenivano i rifornimenti alla Virginia, diventava di 
importanza essenziale per Lee mantenere il controllo delle ferrovie
della Virginia che gli assicurassero per altra via i rifornimenti. La
lotta per il controllo delle ferrovie divamp da giugno ad agosto e si
concluse con un successo per Grant, che era riuscito inoltre a porre
l'assedio a Petersburg fin dal mese di luglio.
Lee si difese da par suo con l'uso delle trincee. Come  stato scritto
con un esercito che detestava rintanarsi, ritenendolo cosa indegna
per militari, e che odiava combattere stando in trincea, Lee port la
tecnica della guerra di trincea ad un grado di sviluppo che l'Europa
raggiunse solo nel 1916. Ma il generale confederato non si era limitato 
a difendersi n ad attendere passivamente gli avvenimenti.
Aveva progettato una audace e disperata avanzata nel Maryland
verso Washington e Baltimora, affidandone l'esecuzione ad uno dei
suoi generali, Jubal A. Early, al comando di un corpo di quindicimila 
veterani. Il clima di barbarie provocato dalla guerra aveva ormai
contaminato anche i confederati che, per ritorsione a quanto aveva
iniziato a fare Sherman nel Sud, si comportarono allo stesso modo.
Il momento pi pericoloso per l'Unione fu quando, l'11 luglio, i
confederati arrivarono nelle vicinanze di Washington ad appena
cinque miglia dalla citt. Grant distacc in gran fretta due divisioni
dell'armata del Potomac e le invi verso Washington al comando
del generale H.G. Wright. Questi si rec a Fort Stevens, vicino alla
citt. Il comandante del forte gli indic gli avamposti nemici a poche
decine di metri di distanza e gli disse come saluto: Ebbene, Wright,
eccoli; non ho altro che truppa dell'intendenza e invalidi, il nemico
pu entrare quando gli pare se lo tenter. Andiamo sotto a berci un
po' di birra. Ma Early non tent di entrare. Avanzarono invece gli
uomini di Wright alla presenza di Lincoln, che assistette allo scontro
mentre le palle gli fischiavano intorno alla tuba. Il 15 luglio, tre giorni
dopo la battaglia vittoriosa che aveva costretto Early ad allontanarsi 
da Washington, Lincoln pronunci un famoso discorso:
Abbiamo accettato questa guerra per raggiungere uno scopo, un degno scopo, 
e la guerra finir quando quello scopo sar stato raggiunto. In nome di Dio,
mi auguro che non finisca prima di allora. Mi viene riferito che il generale
Grant, parlando della attuale campagna, ha affermato: Continuer a seguire
questa linea di condotta anche se occorrer tutta l'estate. Questa guerra 
 durata tre anni. Ebbe inizio e fu accettata in nome del principio del 
ripristino dell'autorit nazionale sull'intero territorio nazionale, e, in
nome del popolo americano, nella misura in cui ci che so mi consente di 
parlare, affermo che continueremo a seguire questa linea anche se 
occorreranno altri tre anni.
Ma, mentre brandiva l'arma della intransigenza, Lincoln non rinunciava 
alla trattativa. Nello stesso mese di luglio invi il giornalista 
Greeley, che gi conosciamo e che era fautore della pace, in Canada 
col compito di incontrarsi con una delegazione confederata.
Le istruzioni date a Greeley erano le seguenti: Se riuscite a trovare
una qualunque persona munita di una proposta di pace di Jefferson
Davis, e questa proposta contempli il riconoscimento dell'Unione e
l'abbandono dello schiavismo, ditegli che pu venire a trovarmi,
qualunque altra cosa contenga la proposta. La missione di Greeley
fall perch la delegazione confederata non aveva da offrire nulla
delle cose chieste da Lincoln.
In agosto Early, proseguendo l'avanzata, penetr in Pennsylvania,
ma ormai la sua forza offensiva si andava esaurendo. Philip Sheridan 
era uno dei migliori generali di cui Grant disponesse. A lui diede 
l'ordine di distruggere le forze confederate penetrate nel Maryland 
ed in Pennsylvania e successivamente, tornato in Virginia, di
devastare le retrovie di Lee, per impedirgli in modo ancor pi com-
pleto gli approvvigionamenti, gi difficoltosi dopo la perdita del
controllo delle ferrovie. Sheridan esegu puntualmente l'ordine,
cacci Early dalla Pennsylvania e dal Maryland, devast le retrovie
di Lee in Virginia. La resistenza disperata dei confederati fece 
nascere un movimento clandestino di guerriglia, appoggiato dalla po-
polazione della Virginia, nelle retrovie unioniste. Sheridan organizz 
allora la controguerriglia, affidandola ad un corpo speciale, mimetizzato 
in abiti civili o in uniformi confederate. Il generale rimase
protagonista principale delle azioni unioniste fino alle soglie dell'in-
verno, affrontando il nemico in tre battaglie vittoriose (settembre e
ottobre).
La campagna di Grant contro Lee di maggio-agosto 1864, tutta basata 
sull'attacco incessante, aveva provocato perdite molto pesanti:
75.000 uomini, contro 35.400 dei confederati. Particolarmente terri-
bile era stata la battaglia di Cold Harbor. Prima di andare all'assalto, 
racconta uno storico, i soldati dell'Unione si attaccavano sulla
schiena dei fogli di carta con il loro nome e indirizzo al fine di per-
mettere l'identificazione del loro cadavere. Otto o novemila uomini
caddero in due o tre ore ma le linee confederate furono a malapena
scalfite. La guerra aveva ormai assunto la maggior parte dei suoi 
orrendi aspetti dei tempi moderni. I feriti, ai quali nessuno badava
morivano di sete, d'inedia, di dissanguamento. I cadaveri imputridi-
vano sul terreno, mentre i fucili continuavano la loro opera micidiale. 
Ufficiali e soldati combattevano ormai meccanicamente, senza
speranza. La guerra era cominciata da tanto tempo che nessuno riusciva 
pi a ricordare altro. Sarebbe continuata finch da entrambe
le parti non fossero morti tutti.
A vantaggio di Grant c'erano,  vero, i successi: la morsa intorno a
Lee si andava stringendo. Ma poich questi successi non risolvevano
il conflitto, nella Unione circolarono nuovamente, come e pi degli
anni precedenti, sintomi di stanchezza e di scoraggiamento e il desi-
derio di farla comunque finita con una pace di compromesso: quel
tipo di pace, sappiamo, che sarebbe stata praticamente una vittoria
per la Confederazione. Per fortuna la notizia della conquista di
Atlanta ai primi di settembre, con la prospettiva concreta di prendere 
alle spalle il fronte della Virginia, mut gli stati d'animo, fece
scomparire la stanchezza, lo scoraggiamento, il desiderio di pace e li
sostitu con un generale entusiasmo.
Le elezioni presidenziali, che si tennero nel successivo novembre
furono per Lincoln un nuovo successo, dovuto principalmente
all'ondata di euforia provocata dai successi di Atlanta e dall'avanzata 
irresistibile in Georgia. Fu il voto compatto dei soldati che rielesse 
Lincoln, considerato il presidente della guerra vittoriosa. Le elezioni, 
 stato scritto, furono uno dei rari casi nella storia dei governi
democratici in cui un popolo pot scegliere se continuare o cessare
la guerra: e vot per la guerra. Far svolgere le elezioni fu per 
Lincoln un punto di onore irrinunciabile al quale era intimamente legato 
il principio della democrazia in nome della quale l'Unione combatteva.
Non esiste governo libero, disse, senza elezionl; e se la
ribellione riuscisse a costringerci a rinunciare ad un'elezione nazionale
o a ritardarla, potrebbe giustamente vantarsi di averci gi vinti
e distrutti. L'Unione non solo combatteva per la democrazia ma,
per Lincoln, era con la democrazia in un rapporto di identit assoluta.
E dopo le elezioni aggiunse con orgoglio: La guerra ha dimostrato che
un governo popolare pu affrontare un'elezione nazionale nel corso di
un grande conflitto civile. Finora il mondo non aveva conosciuto 
questa possibilit. Dimenticava per di aggiungere che
qualcosa del genere il mondo lo aveva gi visto proprio ad opera
della Confederazione, dove nel 1862 il voto popolare aveva confermato 
Davis alla presidenza.
Prima della conquista di Atlanta le previsioni dicevano che Lincoln
sarebbe uscito sconfitto dalle elezioni. In seno al partito repubblicano 
la durezza della guerra provocava, come conseguenza, una pericolosa 
divisione fra due minoranze contrapposte: una che si era convertita 
al progetto di intavolare trattative di pace; e un'altra che si
un ai radicali nell'accusare Lincoln di condurre la guerra in modo
fiacco. N mancava chi, in odio a Lincoln, giocava contemporanea-
mente sui due tavoli.  il caso del giornalista Greeley che, pur fautore 
della pace, appoggi i radicali. Ma la fortuna venne in soccorso al
presidente. Il partito democratico, diviso come sempre fra fautori
della pace e fautori della guerra, present come suo candidato il 
generale McClellan. Questi prese le distanze, ma in modo ambiguo,
dai fautori della pace. L'ambiguit diede agli elettori l'impressione
che l'intero partito democratico fosse fautore della pace; e poich,
nel frattempo, Atlanta era stata conquistata, li fece stringere in
grande maggioranza intorno a Lincoln. D'altra parte questi, per
consolidare la sua immagine di presidente dell'Unione in guerra,
aveva ritenuto opportuno accettare alcune richieste dei radicali,
come l'estensione del proclama di emancipazione agli Stati schiavisti 
dell'Unione e come la resa a discrezione della Confederazione.
Su quest'ultimo punto, peraltro, Lincoln mantenne qualche riserva,
come gli avvenimenti successivi avrebbero dimostrato.
Al Sud il desiderio di pace, una pace che avrebbe avuto il significato 
di una vittoria, era ben pi forte e ben pi persistente che al Nord.
Nel Sud si era andata radicando nel corso del 1864 la convinzione
che, per ottenere la pace, fosse necessario fare una scelta: o rinun-
ciare alla indipendenza per mantenere, in una qualche forma da definire, 
la schiavit; o rinunciare alla schiavit per mantenere l'indipendenza. 
I pareri oscillarono fra le due opzioni, spesso confondendole insieme. 
Ma alla fine prevalse nettamente la seconda opzione, la pi realistica. 
La schiavit, che era stata considerata l'essenza della nazione 
meridionale e il baluardo dell'ordine sociale e politico,
che era stata la principale causa dello scoppio della guerra, diventava 
adesso secondaria di fronte al bene, diventato supremo, della indipendenza. 
Questa significava la sopravvivenza al potere dei grossi
piantatori, pur drasticamente impoveriti dalla fine della schiavit. 
infatti difficile dar loro torto se temevano che gli odi scatenati dalla
guerra non avrebbero mai pi consentito la sopravvivenza del loro
potere in seno all'Unione. Essi erano disposti per questo a rinunciare 
ad ogni proposito di egemonia nella condotta degli Stati Uniti
(questo, sappiamo, era stato il significato della estensione della
schiavit nei nuovi territori), contenti di sopravvivere nel loro guscio 
meridionale. Il presidente Davis nel messaggio del 7 novembre
1864 avanz ufficialmente la proposta, approvata caldamente da
chi, come il generale Lee, era sempre stato critico della schiavit, di
emancipare gli schiavi ed arruolarli nell'esercito. Quasi all'ultimo
momento, il 13 marzo 1865, la proposta fu approvata dal Congresso
della Confederazione: troppo tardi per diventare operante.
Gli ultimi mesi di vita di Lincoln furono segnati dal contrasto con i
radicali, che detenevano ormai la maggioranza non solo nel Congresso 
ma anche fra i membri del governo. Adesso che la guerra stava 
per finire tutti, o quasi, si erano convertiti all'idea della pace 
punitiva, che era il tipo di pace voluto dalla maggioranza degli elettori
e del popolo. Convinto che per la salvezza dell'Unione, dei diritti 
individuali dei singoli cittadini e per il consolidamento della nazione
fosse necessario lasciare in qualche misura alla classe dirigente del
Sud il suo potere tradizionale (privato per di quell'aspetto fonda-
mentale che era stato la schiavit), Lincoln rifiutava adesso il giaco-
binismo che, per la verit, era quanto mai estraneo al suo carattere
ed alle sue idee ma che in passato non aveva esitato ad abbracciare
per far fronte alle esigenze pressanti della guerra. Fu probabilmente
un errore, nell'ottica dalla quale si poneva Lincoln, attizzare le 
passioni abolizioniste, che ormai non erano pi contenibili. Ma fu un
errore necessario per mobilitare tutte le energie morali tese alla
guerra. La battaglia di Lincoln contro i radicali fu pressoch solitaria, 
tanto che molti storici dubitano della possibilit di vincerla an-
che se la morte non l'avesse improvvisamente troncata.
Il dissenso con i radicali non riguardava l'abolizione della schiavit. 
Il tredicesimo emendamento della Costituzione, voluto da Lincoln ed 
inviato al principio del 1865 dal Congresso ai singoli Stati
dell'Unione per la ratifica, aboliva la schiavit ovunque, anche l
dove il proclama della emancipazione l'aveva originariamente
escluso. Su questo punto Lincoln rimase fedele alla dichiarazione
fatta ai radicali durante la campagna elettorale del 1864. Seguirono
dopo la guerra e la morte di Lincoln, il quattordicesimo emendamento 
che garantiva agli ex schiavi i diritti civili ed il quindicesimo
emendamento che garantiva il diritto al voto. Il dissenso di Lincoln
con i radicali riguardava i tentativi, peraltro tutti falliti, fatti dal 
presidente per salvare il potere della classe dirigente sudista. Ripren-
dendo una sua vecchia idea, il 5 febbraio 1865 Lincoln sugger ai
membri del governo di indennizzare gli Stati del Sud per l'abolizione 
della schiavit, ma la proposta venne respinta. Inoltre Lincoln,
transigendo in qualche modo al principio della resa incondizionata
che aveva abbracciato durante la precedente campagna elettorale,
non rifiut di sondare le intenzioni dell'avversario sulle condizioni
alle quali sarebbe stato disposto ad accettare la pace.
Nel gennaio del 1865 Davis aveva tentato di giocare la carta della
emancipazione degli schiavi sia col governo di Washington che con
quelli europei: col governo di Washington per ottenere una pace
che lasciasse sopravvivere l'indipendenza del Sud; con i governi europei 
per ottenere il riconoscimento diplomatico. Entrambi gli
obiettivi fallirono. Nessun governo europeo volle concedere il suo
riconoscimento ad una Confederazione che era ormai sull'orlo del
collasso. Per quanto riguarda il governo di Washington c'era una
speranza, per quanto esile. Infatti nel suo messaggio annuale al
Congresso, del 6 dicembre precedente, Lincoln era sembrato tenere
una porta aperta, o almeno socchiusa: si era detto disposto ad offrire 
una amnistia purch la Confederazione deponesse le armi.
Un'amnistia non equivaleva certo all'indipendenza, che Lincoln
non avrebbe mai concesso. Ma da cosa poteva pur sempre nascere
cosa - cos si ragionava a Richmond - e la speranza  l'ultima dea a
morire. Successivamente al messaggio presidenziale un uomo politico 
nordista di tendenze moderate, F.P. Blair, attravers le linee col
consenso di Lincoln e, il 12 gennaio 1865, si incontr a Richmond
con Davis. Ma nel corso del colloquio avanz di sua iniziativa un
progetto, inaccettabile per Lincoln, di alleanza fra il Nord e il Sud
per combattere insieme il tentativo di restaurazione dell'impero
messicano ad opera di Massimiliano d'Asburgo.
La condizione di pace sulla quale Lincoln non poteva transigere era il 
ritorno nell'Unione degli Stati che avevano aderito alla secessione. 
Fu questa la condizione, insieme alla abolizione della schiavit,
posta dal presidente in un incontro che ebbe il 3 febbraio con due
inviati di Davis. Sulla abolizione della schiavit l'accordo avrebbe
potuto essere possibile: lo stesso Davis l'aveva gi proposta ed il
Congresso confederato l'avrebbe presto approvata. Ma sul problema 
della secessione le due parti furono irremovibili e l'incontro fall.
Avendogli uno dei delegati ricordato che nella guerra civile inglese
del Seicento tra Carlo I ed il Parlamento di Cromwell le due parti in
lotta si erano mutuamente riconosciute, Lincoln si limit a rispondere: 
Non pretendo di essere versato in storia... L'unica cosa che ricordo 
chiaramente a proposito di Carlo I  che perdette la testa. E
prosegu: Davis non pu accettare di nuovo l'Unione volontariamente; 
noi non possiamo volontariamente cedere.
La guerra continuava; ma il morale dei confederati era ormai crollato. 
I due obiettivi che Davis si era proposto di conseguire con
l'abolizione della schiavit non erano stati raggiunti, mentre l'armata 
di Sherman continuava implacabile la sua avanzata e gli effetti del
blocco navale si facevano sempre pi pesanti. Restava, sola ed esile
speranza, l'umanit di Lincoln. Ecco le parole conclusive del suo di-
scorso d'insediamento del 4 marzo 1865 e che di l a poco il fato
avrebbe trasformato in una sorta di testamento spirituale Senza
malizia verso nessuno, con carit verso tutti, con fermezza nel diritto, 
come Dio ci concede di vedere il diritto, continuiamo a lottare
per concludere l'opera alla quale ci siamo accinti, sanando le ferite
della nazione, prendendo cura di chi ha sostenuto le battaglie, della
sua vedova e del suo orfano, facendo tutto quello che pu permettere 
di attuare e di promuovere una pace giusta e duratura in seno a noi
e con tutte le nazioni.
Sul fronte della Virginia, tra Richmond e Petersburg, l'inverno
aveva determinato una stasi. I due eserciti scavarono le trincee da
cui lanciarono periodici assalti a vicenda. Verso la met di marzo
del 1865 Grant scrisse a Sherman: l'esercito avversario  ora 
demoralizzato e diserta in gran numero sia per passare a noi sia per 
tornare alle proprie case. Consapevole che il tempo lavorava a favore di
Grant, Lee decise di attaccare. Disponeva di circa sessantamila uomini 
contro i centoquindicimila di Grant. Ormai questi si sentiva sicuro 
del fatto suo e scrisse a Sheridan: Ora ritengo che si possa
chiudere la partita. Il 28 marzo contrattacc, il 2 aprile conquist
Petersburg ed il giorno successivo Richmond, le cui fortificazioni
insieme a molte case di abitazione, erano state date alle fiamme da
Lee prima di abbandonare la citt.
Grant tallonava l'avversario e l'8 aprile lo circond presso il villaggio
di Appomattox. Questo nome  passato poi nella storia degli Stati Uniti. 
Il 9 aprile Lee attacc, ma ormai, si ha l'impressione, pi per un punto
d'onore che per convinzione. Un poco per le perdite e un poco per le 
diserzioni le forze a sua disposizione si erano ridotte a ventiseimila
uomini. Non appena un reparto venne battuto decise di chiedere la resa, 
dopo aver rifiutato la proposta di un suo generale di darsi alla
guerriglia. Quali che ne siano stati i motivi, il rifiuto fu
una decisione saggia, che considerava la secessione un capitolo
ormai chiuso e si sforzava di non approfondirne ancor pi le ferite.
Restava da compiere il gesto pi doloroso per un combattente di
valore come Lee: arrendersi. Egli lo affront con stile impeccabile.
Indoss l'alta uniforme (si racconta perfino che fosse nuova) con a
fianco la sciabola dall'elsa adorna di pietre preziose e si rec 
all'appuntamento con Grant in una casa di Appomattox. Erano circa le
tredici e trenta del 9 aprile. Grant aveva la sua solita giubba sbotto-
nata. Ci fu un saluto formale, un breve accenno a ricordi comuni
nell'esercito, poi la firma. Grant, che la tradizione vuole triste e 
depresso per la caduta di un nemico che aveva combattuto tanto a lungo 
e tanto valorosamente, fu magnanimo, perfettamente allineato
sulle idee di Lincoln. Il nemico era libero previa consegna delle
armi, ma gli ufficiali potevano conservare la sciabola. Inoltre Grant
concesse che tutti gli uomini i quali reclamino il possesso di un cavallo 
o di un mulo si portino gli animali a casa per coltivare il loro
campo. E ancora: Ci contribuir notevolmente a riconciliare la
nostra gente. Al momento della firma un applauso si lev dai ranghi 
unionisti. Grant lo fece subito cessare e disse (sempre secondo la
tradizione): La guerra  finita; i ribelli sono di nuovo nostri 
concittadini. Si narra infine che Lee, dopo la firma, indugi un attimo
prima di andarsene sul suo cavallo e per tre volte si strinse un pugno
nel palmo della mano inguantata, guardando fisso davanti a s.
La resa di Lee, pervenutaci fra storia e leggenda, segn la fine uffi-
ciale del conflitto. Ma una guerra che si era svolta su distanze cos
ampie, su fronti cos lontani, che era stata combattuta in modo cos
accanito, difficilmente poteva finire tutta nello stesso momento.
Solo il 26 aprile Sherman ottenne la resa delle forze che stava inse-
guendo, al cui comando era tornato il generale Johnston. Solo il 26
maggio, un mese e mezzo dopo Lee, l'ultimo reparto confederato si
arrese. Una nave corsara, che stava dando la caccia alle baleniere
della Nuova Inghilterra nello stretto di Behring, apprese la notizia
della fine della guerra il 2 agosto.
Finiva cos la pi grande, la pi terribile delle guerre del secolo
scorso. Forse nulla dimostra meglio l'accanimento con cui fu combattuta 
dei continui alti e bassi cui i due contendenti furono sottoposti. 
Ricordiamoli rapidamente. Il 1861 vide l'umiliazione dell'Unione 
a Bull Run. I primi quattro o cinque mesi del 1862, fino a maggio,
videro l'Unione all'offensiva nel Mississippi e davanti a Richmond.
L'anno compreso fra giugno 1862 e gli inizi di luglio 1863 vide 
all'offensiva i confederati, guidati da Lee. Dopo il luglio 1863 - ideale
punto critico della guerra - l'iniziativa pass all'Unione ma fino
all'ultimo la sua vittoria rimase incerta.
Quale fu in definitiva la causa della vittoria, se di una sola causa si
pu parlare? Certo, fu il logoro cui la Confederazione fu sottoposta
dalla superiorit dei mezzi materiali e numerici dell'avversario. Ma
questi non sarebbero stati sufficienti se fra la grande maggioranza
della popolazione del Nord non avesse prevalso ovunque la devozione 
all'Unione, l'idea che la difesa e la promozione della nazione
americana e della sua democrazia, come Lincoln l'aveva insegnata
era una causa per la quale valeva la pena di morire.

DOPO LA GUERRA.
L'11 aprile, due giorni dopo la resa di Lee, Lincoln pronunci quello 
che doveva essere il suo ultimo discorso pubblico. Verteva sullo
stesso argomento che era ormai da tempo al centro delle sue preoccupazioni
e che la fine ormai certa della guerra aveva reso ancor pi
attuale: il programma di pacificazione del paese. Non mi considero
un vincitore, disse Lincoln, perch dal giorno del mio insediamento 
nel marzo del 1861 sono sempre stato il presidente degli Stati Uniti. 
La secessione, continu, era un fatto passato da dimenticare. 
Tutti gli Stati che vi avevano aderito avrebbero dovuto essere riammessi 
nell'Unione non appena il dieci per cento della loro popolazione bianca 
avesse prestato giuramento di fedelt e avessero organizzato il governo 
locale. Lincoln inoltre avrebbe voluto permettere alla assemblea della 
Virginia di riunirsi liberamente e il giorno 11 avanz in merito la proposta 
in una riunione di gabinetto. La discussione fu lunga ma dopo due giorni 
la proposta venne bocciata.
Il 14 ci fu ancora seduta di gabinetto, nel corso della quale venne
deciso di togliere il blocco navale. La descrizione della riunione ci 
stata lasciata dal segretario alla Marina, Welles, autore di un diario
al quale abbiamo gi attinto. Lincoln raccomand a tutti di dedicarsi
alla pacificazione, di far cessare ogni atto di guerra e di persecuzione 
dei vinti. Rifiut la proposta di un ministro (forse Stanton) di sot-
toporre gli Stati secessionisti ad un regime di occupazione militare.
A Grant, che partecipava alla seduta, chiese se avesse notizie recenti 
di Sherman. Le notizie mancavano ma Lincoln si disse certo che
presto ne sarebbero giunte di favorevoli perch, aggiunse, la notte
precedente aveva fatto un sogno che aveva gi fatto altre volte prima 
di una vittoria: si trovava imbarcato su di una nave, strana e difficile 
da descriversi, che si dirigeva a grande velocit verso una meta oscura.
Dalla sera precedente Washington era in festa, tutta illuminata e
con frotte di gente in strada, piena di allegria per la resa di Lee. La
sera del 14, dopo la riunione di gabinetto, Lincoln si rec a teatro
per assistere ad uno spettacolo. A un certo momento uno sconosciuto, 
che si seppe poi essere un tale John Wilkes Booth, sfugg alla vigilanza 
del soldato di guardia, apr la porta del palco dove sedeva
Lincoln e gli spar un colpo di pistola, colpendolo alla testa. Booth,
di professione attore, era un mezzo squilibrato, un uomo frustrato
nelle sue ambizioni e senza successo, un esaltato amante delle 
eccentricit, dei gesti clamorosi, megalomane, una sorta di dannunziano
estetizzante ante litteram. In un primo tempo, durante il mese di
marzo, aveva progettato, insieme ad un gruppo di esaltati come lui,
di rapire Lincoln e di portarlo in territorio confederato. Poich il
progetto si rivel irrealizzabile, la banda progett allora di uccidere
Lincoln e altri membri del governo. Infatti la sera in cui Lincoln fu
colpito a morte vennero feriti anche il segretario di Stato, Seward, e
il figlio accorso per difenderlo.
Welles, come ha scritto nel suo diario, era andato a letto presto e
stava per addormentarsi quando qualcuno per la strada grid che
era stato compiuto un attentato alla vita di Lincoln e di Seward. Si
vest in fretta e si precipit nella vicina abitazione di Seward, che
giaceva ferito. Fu raggiunto dal segretario alla Guerra, Stanton, ed
insieme corsero verso il teatro. In mezzo ad una confusa baraonda
vennero a sapere che il presidente era stato trasportato moribondo
in un albergo antistante il teatro, pi che un albergo una modesta locanda.
Welles prosegue: Il ferito gigantesco era sdraiato in diagonale sul 
letto che non era abbastanza lungo per lui... La sua respirazione, lenta
e profonda, faceva alzare e abbassare il lenzuolo. La mattina del 15, 
senza aver ripreso conoscenza, cess di respirare.
Lasciamo ancora la parola a Welles:
Mi recai dopo la colazione del mattino al palazzo del governo. Pioveva. La 
pioggia era triste, fredda, e tutto sembrava tetro. Sul viale di fronte 
alla Casa Bianca vi erano parecchie centinaia di negri, in gran parte donne 
e bambini, che piangevano e lamentavano la perdita subita. La folla non 
accenn a diminuire durante tutta quella giornata fredda e piovosa; 
sembrava non sapere quale sorte le fosse riservata dopo la morte del suo 
grande benefattore e il suo dolore disperato mi impression pi di
qualunque altra cosa, sebbene anche uomini forti e coraggiosi piangessero 
quando li incontrai.
Dopo l'attentato Booth era riuscito a scappare, approfittando del
generale subbuglio scoppiato fra il pubblico che affollava il teatro
ma pochi giorni dopo venne riconosciuto e ammazzato. Gli altri
membri della banda vennero catturati, sommariamente giudicati da
un tribunale militare e impiccati. Booth ed i suoi compagni erano
genericamente simpatizzanti per la causa confederata ma non avevano 
nessun legame con gli ambienti politici del Sud. Erano solo degli 
esaltati in cerca di notoriet con qualche gesto clamoroso. Ma i
radicali colsero la palla al balzo, seguiti da tutti i potenti interessi
economici che ambivano trasformare il Sud in una colonia, obbligata 
a fornire con le tasse capitale fresco e ad acquistare i prodotti 
industriali del Nord. L'occasione era troppo bella per lasciarsela scap-
pare. Accentuarono il pericolo, in realt inesistente, dei reparti 
militari confederati ancora in guerra, gridarono al complotto e prete-
sero la giusta punizione per il Sud, manutengolo di assassini. Come
disse Thaddeus Stevens, leader dei repubblicani alla Camera dei
rappresentanti e principale portavoce dell'odio contro la classe diri-
gente del Sud, bisognava impiantare in quegli Stati nuove famiglie
dopo aver scacciato ed esiliato i ribelli (una sorta di pulizia etnica). 
Il segretario alla Guerra, Stanton, fautore di una pace punitiva,
si affrett a respingere l'armistizio firmato da Grant con le concessioni 
che questi aveva fatto (la sciabola agli ufficiali, un cavallo o
un mulo a chi ne avesse fatta richiesta) e ad imporre la resa a discre-
zione. Per un mese e mezzo, fino alla fine di maggio, al Sud regn un
vero e proprio terrore. Il 10 maggio Davis fu arrestato e solo l'intervento 
di Grant imped che lo stesso trattamento fosse applicato a Lee e 
agli altri generali confederati.
 tuttavia da notare che il solo Davis venne condannato per alto
tradimento, poi amnistiato nel 1868. Non pare che Lee e gli altri generali 
abbiano mai subito arresti e tanto meno condanne. Anche
presso i radicali continuava ad essere presente una qualche forma di
rispetto, molto sentito, per l'autonomia dei singoli Stati dell'Unione. 
Alcuni radicali,  vero, avrebbero voluto processare i dirigenti
confederati, ma ci rinunciarono perch sapevano che nessun tribunale 
li avrebbe mai condannati. Negli Stati Uniti, proprio perch
non erano uno Stato ma una Unione di Stati, la nozione di alto 
tradimento era diversa da quella che era in Europa.
 possibile farsi una idea di come si presentava il Sud all'indomani
immediato della guerra pensando a come era ridotta l'Italia nel
1945 (e, naturalmente, tenendo conto che gli spazi, qui pi ridotti,
accentuavano le immagini di distruzione). Quasi tutte le strade era-
no impraticabili, i porti distrutti, le ferrovie distrutte, i fossati 
interrati, gli argini dei fiumi rotti. Alcune regioni avevano ricevuto
danni cos gravi che l'opera dell'uomo era scomparsa, la natura aveva 
ripreso il sopravvento, i cervi erano diventati nuovamente i padroni
incontrastati delle foreste. Un proprietario della Virginia scriveva
desolato: Non abbiamo pi n bovi, n suini, n pecore, n cavalli,
n alcuna altra cosa. Tutte le siepi sono sparite... tutti i granai sono
distrutti; ci sono camini senza casa e case senza tetto, senza porte,
senza finestre. Un osservatore inglese scriveva, a proposito del
Tennessee, che le sue piantagioni erano distrutte a met in alcune
zone, erano distrutte completamente in altre. Il governatore
dell'Arkansas lamentava che la desolazione lasciata dalla guerra su-
perava ogni descrizione. E s che l'Arkansas era una regione dove si
era combattuto relativamente poco. Ma il paese, proseguiva il governatore,
era infestato da bande di fuorilegge che rubavano e distruggevano 
quel poco che restava. Queste bande erano composte da disertori dei 
due eserciti e da negri cui l'improvvisa libert aveva dato la 
sensazione illusoria di poter fare quanto loro piaceva.
Assai pi terribili erano le distruzioni di alcune citt, abbandonate
alla loro sorte dalle autorit locali, fuggite con gran parte della citta-
dinanza all'apparire delle colonne di Sherman e di Grant. Ad un visitatore
venuto dal Nord Charleston sembr una citt di case disabitate, di 
vedove, di moli deserti, di magazzini vuoti, di giardini in-
selvatichiti, di strade invase per chilometri interi dall'erbaccia, di
aree solitarie e silenziose. Un'altra citt della Carolina del Sud
Columbia, era un deserto di rovine. Il centro cittadino era un ammasso 
di camini anneriti dagli incendi e di muri pericolanti. Due terzi 
delle case erano stati distrutti dalle fiamme. Nulla si era salvato
non un deposito, un magazzino, un ufficio. Richmond, la capitale
della Confederazione, era una immensa rovina coperta di cenere
con le strade ostruite dalle macerie, i muri abbattuti e anneriti, le
cantine - unica struttura delle case rimasta in piedi - piene di mattoni 
dei muri crollati. Ad Atlanta, la prima vittima di Sherman, le strade 
erano rese impraticabili dalle rovine, da legname carbonizzato
da tetti di lamiere contorte, da proiettili di cannone e cartucce di fu-
cile abbandonati alla rinfusa. Altre citt si trovavano in uno stato
analogo, come Mobile, Galveston, Vicksburg. In conseguenza di
tutte queste rovine e distruzioni,  stato stimato che il capitale inve-
stito nel Sud diminu del settanta per cento fra il 1860 ed il 1865.
Dopo il mese e mezzo di terrore successivo all'assassinio di Lincoln, 
la situazione al Sud parve per qualche tempo avviarsi verso la
normalit, per quanto precaria. La carica di presidente, con la scom-
parsa del titolare, era stata assunta dal vicepresidente, Andrew
Johnson. Questi era un uomo politico del Tennessee, membro del
partito democratico, il solo senatore del Sud confederato che nel 1861 
non aveva aderito alla secessione. Egli si oppose, per qualche
mese con successo, alle tendenze prevalenti nel Congresso intese a
punire il Sud. Ma nel dicembre del 1865 si imposero di nuovo le correnti 
pi radicali decise a distruggere la classe dirigente del Sud.
Questa classe fu sottoposta, secondo alcuni storici, ad un'opera di
vero e proprio linciaggio morale. Al linciaggio morale si sommarono
le vendite semiforzose, a prezzi molto bassi, inferiori a quelli di 
mercato, delle propriet, in particolare delle migliori, ed al saccheggio
di tutte le risorse materiali rimaste nel paese.
Per due anni, nel 1866-1867, il Sud fu sottoposto ad un regime di
occupazione militare, amministrato dai generali. Fu un regime in-
dubbiamente duro, ma che aveva il merito almeno di essere onesto e
dotato di una sua rozza efficienza. Le cose cambiarono in peggio nel
1868 quando, cessata l'occupazione militare, il potere torn ai civili.
Scomparse la vecchia aristocrazia e quasi per intero la classe dirigente, 
abolita la schiavit senza indennizzo ai proprietari ed espropriati di 
fatto i grandi piantatori, costretti a vendere le loro terre, azzerato 
il valore del debito pubblico e della moneta, per un decennio
il potere fu gestito da politicanti-affaristi venuti dal Nord (i cosid-
detti carpet-baggers) per profittare della situazione, che si associaro-
no i negri ed una parte dei bianchi poveri. Costoro formarono gruppi 
di potere locale ed erano controllati a livello nazionale dal partito
repubblicano che, grazie al voto dei negri, rimase al potere dopo la
guerra per venti anni, e soprattutto dalla sua ala radicale. I radicali,
avendo in mano non solo l'intero partito repubblicano ma anche i
funzionari federali, ebbero un potere che di fatto era assoluto.
A Johnson, col quale il Congresso ebbe sempre rapporti tempestosi 
fino ad accusarlo di tradimento, successe nella carica di presidente 
dal 1869 al 1877 il generale Grant. Ma adesso che non c'era pi
Lincoln ad indicargli la via ideale, colui che era stato non solo un
grande condottiero ma anche, almeno secondo la leggenda, il magnanimo 
vincitore di Appomattox, si dimostr un presidente mediocre, ingenuo, 
mutevole, vendicativo e meschino, incapace di porre
degli argini alle prepotenze dei radicali. Questi introdussero per
una decina di anni un tipo di governo che potremmo dire assembleare, 
affidato al solo potere del Congresso, ridimensionando decisamente 
gli altri due poteri, quello del presidente e quello della Corte suprema.
Era un tipo di regime che contrastava con tutta la tradizione 
anglosassone della divisione e del controllo reciproco dei poteri, 
un tipo di regime che ci fa comprendere perch il giudizio della
maggioranza degli storici americani sui radicali sia ampiamente negativo.
Ma quel giudizio non va preso tutto alla lettera. Certamente il
modo con cui i radicali governarono il Sud si presenta ricco di ombre, 
di corruzione e di prepotenze. Sal a cifre astronomiche la spesa
pubblica degli Stati, usata principalmente per favorire gli interessi
plutocratici del Nord-Est, come per esempio quelli legati alle com-
pagnie ferroviarie. I negri erano liberi ma privi di ogni mezzo di 
sussistenza. Ingenui, ignoranti, impreparati ad usare i diritti civili e 
politici loro concessi, i negri diventarono nella maggior parte dei casi 
la massa di manovra elettorale dei carpet-baggers e dei bianchi poveri
datisi alla politica. Come osserv il dirigente negro Frederick Douglass, 
l'uomo di colore si era liberato di un solo padrone per diventare 
schiavo della societ. Non aveva n denaro, n beni, n amici. Era libero 
dalla vecchia piantagione ma non aveva altro che la strada polverosa su 
cui camminare. Era libero dal vecchio "quartiere" che un tempo gli dava 
riparo, ma era schiavo delle piogge estive e dei geli invernali. Era 
lasciato in libert, ma nudo, affamato, privo di tutto, esposto 
all'inclemenza del cielo. Le morti per fame, malattie
e violenze di ogni genere salirono a decine di migliaia nei primi anni
dopo la guerra. I pochi che, fedeli ai vecchi padroni, continuarono a
lavorare per loro potevano reputarsi fortunati.
Tuttavia nella politica dei radicali non ci furono solo le ombre.
Quegli anni furono il solo periodo nella storia del Sud contrassegnato 
da una attiva e riuscita (almeno sotto il profilo formale) parteci-
pazione dei negri alla politica. Poich le vendite cui furono costretti
i grandi proprietari andarono principalmente a beneficio dei piccoli
proprietari e dei bianchi poveri, venne a realizzarsi una spontanea
riforma agraria. Ci fu infatti un imponente aumento numerico delle
propriet e si realizz, almeno nella forma, una maggior democrazia
economica. (Ma c' da osservare che fu una riforma agraria fallita
perche le nuove propriet furono molto spesso oberate di debiti
contratti con i grossi commercianti e con le banche che vennero a
detenerne il controllo reale.) La spesa pubblica non fu tutta usata a
favore dei grossi interessi privati. Nella Carolina del Sud, per esempio, 
vennero introdotte numerose riforme di segno positivo: un nuovo, pi 
equo sistema di tassazione, previdenze per assistere i poveri,
fondazione di istituti di beneficenza, distribuzione ai negri di un 
lotto di terra. Ma la riforma pi importante fu l'inizio di una attiva e 
riuscita politica di istruzione popolare gratuita. I negri accorsero a
scuola, per la prima volta aperta a loro, la frequentarono con commovente 
partecipazione ed uscirono dall'analfabetismo nel quale
fino allora erano stati tenuti. Come scrisse pi tardi l'educatore 
negro Booker T. Washington,
pochi che non hanno vissuto quei momenti possono formarsi una esatta idea 
dell'intenso desiderio che la gente della mia razza mostrava per 
l'istruzione. Era una razza intera che per la prima volta si cimentava con
la scuola. Pochi erano troppo giovani e nessuno era troppo vecchio per fare
lo sforzo d'imparare. Non appena un maestro qualunque fosse la sua 
preparazione, trovava modo di stabilirsi in un luogo, subito si
riempivano non solo le scuole diurne ma anche quelle serali. Quello che pi
ambivano i vecchi era sforzarsl d'imparare a leggere la Bibbia prima di 
morire... Scuole diurne, scuole serali, scuole domenicali erano sempre 
affollate e spesso molti dovevano essere eimandati indietro per 
mancanza di spazio.
Considerando questo insieme di riforme, uno storico, non certo tenero 
verso i radicali, conclude che
la legislazione dei radicali nel Sud fece progredire la democrazia politica, 
incoraggi l'istruzione e avvi alcune riforme sociali: tutti contributi 
che potrebbero in gran parte giustificare un giudizio molto meno severo 
di quello che viene generalmente espresso nei loro riguardi.
La guerra civile americana  lungi dall'aver avuto nella storia 
dell'Occidente la stessa importanza della Rivoluzione francese.
Tuttavia  certo che la guerra civile  stata per gli Stati Uniti il grande
evento epocale (naturalmente dopo quello della conquista dell'indipendenza)
cos come per la Francia lo  stata la rivoluzione
del 1789. Nella guerra civile si trovano, allo stato per cos dire con-
centrato, alcuni aspetti tipici della mentalit e della psicologia ame-
ricane dell'Ottocento e oltre, come la vitalit sconvolgente (una vi-
talit che, in questo caso, era produttrice di morte) e come il gusto
per una violenza che travalicava nella brutalit. Alcuni addirittura
ritengono che questa violenza, entrata a far parte integrante del
modo di pensare della gente ma fino allora inesistente o quasi (cos
dicono), sia un frutto della guerra. Pi in concreto, la guerra civile 
stata una seconda rivoluzione, dopo la guerra d'indipendenza, che
ha contribuito in misura decisiva a modellare i caratteri della nazione 
americana, dandole una consapevolezza che prima non aveva e
associandola in modo pi completo di prima all'idea di democrazia.
La guerra persuase tutti che l'Unione era indissolubile, indipenden-
temente dalla volont dei singoli Stati che la componevano, e per-
suase molti, in America e nel mondo, che una guerra grande e terri-
bile combattuta senza attentare alla libert dei cittadini aveva il 
significato, come aveva detto pi volte Lincoln, di un consolidamento
dell'idea democratica.
Due altri fatti sono strettamente intrecciati con la guerra ed il con-
solidamento della nazione e della democrazia: la conquista del-
l'Ovest fino all'oceano Pacifico, quella che  stata chiamata la fine
della frontiera, e la vittoria piena delle forze economiche legate
all'industria e al grande capitale finanziario. Anche questo secondo
fatto (la vittoria dell'industria e del capitale finanziario), come il
consolidamento della nazione e della democrazia, avvenne per via
rivoluzionaria, eliminando drasticamente gli ostacoli che si frappo-
nevano alla sua realizzazione: la schiavit e l'aristocrazia terriera
del Sud. In nessun altro paese dell'Occidente, nemmeno in Inghilterra, 
la preminenza economica dell'industria e della finanza sulla
grande propriet terriera legata a valori aristocratici  stata conse-
guita in modo cos radicale come negli Stati Uniti.
Il presidente Lincoln, la massima personalit espressa dalla guerra, 
ne fu anche il principale vincitore per quanto riguardava il conso-
lidamento della nazione e quello della democrazia, che erano i due
obiettivi da lui tenacemente perseguiti. Lincoln invece fu sconfitto
per quanto riguardava il modo rivoluzionario con cui tutto questo
avvenne. Avrebbe voluto un modo gradualistico, e cos salvare la
classe dirigente del Sud, ma non ci riusc. Poich nessuno potr mai
dire con certezza quanto sulla sua sconfitta abbia influito la morte
repentina, dobbiamo concludere che la forza delle cose, degli inte-
ressi e delle passioni collettive messi in moto dalla guerra, fu mag-
giore di quella di un uomo, per quanto grande egli fosse.
Sull'economia la guerra ebbe lo stesso effetto di un bidone di benzina 
gettato su di un fuoco: trasform il fuoco in incendio. I dazi di
protezione voluti dagli industriali, passarono dal 19,67 per cento del 
valore delle merci colpite al 47,56 per cento, con un aumento di oltre il 
doppio. Le industrie della lana, del ferro e dell'acciaio ebbero uno 
sviluppo impetuoso, divenuto poi ancor pi impetuoso dopo il 1870. Nel 
decennio compreso fra il 1865 ed il 1875 le linee ferroviarie raddoppiarono
abbondantemente, passando da 56.000 chilometri a 120.000. La
guerra di secessione - ha scritto Lewis Mumford - produsse una la-
cerazione profonda nella storia del nostro paese; di colpo diede un
aspetto drammatico ai cambiamenti che avevano cominciato ad
aver luogo negli ultimi venti o trenta anni... Quando giunse il periodo 
del dopoguerra la vecchia America si poteva dire praticamente
distrutta, l'industrialismo si era affermato in modo fulmineo, aveva
trasformato i metodi dell'agricoltura, aveva spinto ad uno sfrutta-
mento sfrenato delle risorse minerarie e inoltre del petrolio, del gas
naturale, del carbone, aveva fatto del poco scrupoloso finanziatore delle 
imprese, gonfiato dai profitti di guerra, il protagonista del momento.
In un primo tempo il Sud fu la vittima principale di questa crescita
travolgente. E forse, di tutte le sciagure che lo colpirono, la pi grave,
quella che sembra tuttora inguaribile, fu la nascita del razzismo.
Esso pertanto pu considerarsi una delle conseguenze sciagurate
della guerra, non meno importante di quelle esaltanti come il conso-
lidamento della nazione, della democrazia e dell'industria. L'abolizione 
della schiavit e, ancor pi, la concessione del voto ai negri fecero 
dire alla gente che la feccia veniva a galla, che i negri non
stavano pi al loro posto e che, con le buone o con le cattive, biso-
gnava farceli tornare. Nacquero numerose societ segrete razziste
la pi famosa delle quali  il Ku Klux Klan, fondato nel 1867. Un'altra 
societ analoga fu quella dei Cavalieri della Camelia bianca. Il
nome Ku Klux Klan nasceva dalla parola kuklos, o circolo di giovani 
che si riuniva in una localit del Tennessee. Tutte queste societ 
facevano capo ad una organizzazione unitaria che fu detta Invisibile 
Impero del Sud. I loro membri si erano accorti che i lenzuoli
bianchi con cui si mascheravano ottenevano l'effetto di farli apparire 
ai negri come spiriti dell'altro mondo. Il compito principale che si
proponevano era di intimidire i negri ammonendoli a non partecipare 
alle votazioni. Commisero ogni sorta di illegalit e di delitti ma
svolsero anche, come ha scritto un loro storico, un ruolo di tutori
dell'ordine pubblico, regolando in ogni campo la condotta dei negri,
talora malintenzionati. Particolarmente attenta, e tutta condotta
con metodi illegali, fu la sorveglianza delle attivit degli insegnanti
venuti dal Nord per debellare l'analfabetismo della popolazione di
colore. Sebbene queste associazioni venissero sciolte d'autorit nel
1869-1870, non scomparve certo la causa - il razzismo - che le aveva
fatte nascere.
A parte quella inguaribile del razzismo, le altre ferite del Sud, a co-
minciare dalle distruzioni materiali, a poco a poco si rimarginarono,
soprattutto nel corso dei venti anni successivi al 1877 (fine della pre-
sidenza Grant). Si form una nuova classe dirigente locale, di livello
non certo alto, accentuatamente conservatrice per reazione agli
anni del dominio degli odiati radicali. I membri della vecchia aristo-
crazia cambiarono mestiere, si diedero agli affari e alle professioni,
oppure emigrarono nei territori dell'Ovest o all'estero, in Inghilterra, 
nel Messico, in Brasile. La scomparsa degli schiavi e, ancor pi, la
vendita delle grandi propriet liberarono capitali che diventarono
disponibili per l'impianto di nuove industrie, principalmente tessili.
Nacque cos quello che venne chiamato il nuovo Sud, diverso dal
vecchio, dotato di attivit economiche pi diversificate, sebbene
quella del cotone continuasse ad essere la principale. La sua produ-
zione, tornata solo nel 1879 ai livelli del 1860, nel 1900 era raddop-
piata.  vero che mentre nel 1860 il Sud produceva, cos  stato cal-
colato, circa il cinquanta per cento della ricchezza nazionale, nel
1900 ne produceva appena il dieci per cento. Ma questo sembra dovuto 
principalmente alla crescita ben pi intensa delle altre regioni.
Poich il raccolto del cotone, per motivi tecnici, non poteva essere
meccanizzato come quello del grano e del granturco, venne svolto
come prima dalla manodopera dei negri, in qualit di salariati, di
mezzadri, di fittavoli. Vale la pena di citare a lungo quanto scriveva
un osservatore nel 1880. Dalla citazione risulta che nelle grandi
piantagioni - le poche sopravvissute al cataclisma del 1865 e quelle
formatesi nei decenni successivi - le condizioni di lavoro dei negri
andavano cambiando dai tempi della schiavit, e non sempre in meglio.
La piantagione soffr di tutti i cambiamenti del periodo di transizione; 
solo la manodopera non sub cambiamenti perch nessuno dei negri 
l'abbandon. Nel 1860 vivevano nella piantagione dei Barrow, che si 
estendeva per un migliaio di acri a Oglethorpe, in Gerogia, circa
venticinque famiglie di negri, raccolte nei quartieri intorno
alla casa padronale... Per parecchi anni dopo l'emancipazione essi 
furono divisi in due squadre, e l'ordine ed i metodi della coltivazione
continuarono ad essere assai simili a quelli di prima della guerra. 
Ogni gruppo era agli ordini di un caposquadra, che era come un generale 
di volontari... I lavoranti erano pagati in natura un tanto a raccolto, 
il che li rendeva interessati ad esso... Ma dopo un certo tempo il controllo
esercitato in modo quasi amichevole dal caposquadra divenne pesante. Le due
squadre si suddivisero poi in unit sempre minori, continuando a lavorare la
terra a fianco dei salarlati del padrone, finch questo sistema divent 
fonte per il padrone e per i negri di perdite e disordini. I muli erano mal
governati, il raccolto malamente curato e, in molti casi, non onestamente 
diviso. Fu necessario riorganizzare la piantagione. Il proprietario vendette
a credito i muli ai negri, che rese cos responsabili della poca cura 
prestata alle bestie. Fu smesso il sistema del lavoro a squadre e la terra 
fu divisa in modo che ogni famiglia avesse da coltivare il proprio lotto. 
Di conseguenza il sistema delle capanne d'abitazione raggruppate cess di 
avere la sua pratica utilit. Una per una, ogni famiglia si spost sul
terreno assegnatole, sistemandosi vicino al luogo dove lavorava. Ora la 
piantagione comprendeva 999 acri perch su uno era stata costruita la 
chiesa e la scuola. Il sistema di pagamento in quote di raccolto era
stato sostituito da un canone di affitto fisso in natura, principalmente 
cotone. I negri coltivavano quello che meglio credevano e lavoravano quanto
loro pareva, una volta prodotto quel tanto di cotone che il padrone chiedeva
come canone di affitto.
 indubbia la maggior autonomia economica goduta dai negri non
solo rispetto a quando erano schiavi ma anche rispetto a quando
erano diventati liberi mezzadri. Ma il quadro era ricco di ombre sul
punto che era decisivo perch quella autonomia diventasse reale a
tutti gli effetti, cio sul punto della propriet della terra. Infatti
sprovvisti dei capitali necessari per l'acquisto di un lotto di terra, di
un mulo e degli strumenti agricoli, senza credito se non quello con-
cesso col contagocce dalle banche, dai commercianti o dai proprietari 
terrieri, la maggior parte dei negri era incapace di elevarsi sopra
la condizione di salariati o, nel migliore dei casi, di fittavoli.
Cos - ha scritto uno storico - i negri continuarono a lavorare nei campi 
di cotone, a vivere nelle rozze capanne cui erano abituati, su un credito 
che veniva loro concesso o ritolto dalle stesse mani. La loro condizione era
in qualche misura migliorata, n era ormai imposslbile ai pi industri ed 
ai pi svegli di rendersi indipendenti. Alcuni dei pi audaci si spinsero 
ad occidente verso il Texas o il Kansas. Alcuni, pochi in verit, 
raggiunsero mete pi elevate: un commercio o una professione che frutt loro
insieme ai mezzi di sussistenza, il rispetto della societ. Alcuni scesero
nelle miniere di carbone o entrarono nelle acciaierie o nelle fabbriche di
tabacchi che ora cominciavano ad aprirsi in tutto il Sud; ed altri 
emigrarono al Nord a cercare lavoro nei maggiori centri industriali. Ma 
la maggior parte rimase a coltivare terra non propria faticando dietro 
l'aratro in primavera e raccogliendo cotone in autunno, con la modesta 
garanzia di aver cibo, ricovero e panni per tutto l'anno, di poter 
trascorrere il pomeriggio del sabato nei paesi e le domeniche alle 
riunioni e alle predicazioni religiose, e di perpetuare il modo di 
vita dei padri e dei padri dei padri.
Altre ferite ancora, oltre al razzismo, produsse la guerra nella vita
morale e nella cultura. Poich queste ferite riguardarono il Nord
non meno del Sud,  stato scritto che il Nord soffr della vittoria e il
Sud della sconfitta. Pu dirsi, fatte naturalmente le dovute diffe-
renze, che il 1865 fosse per gli Stati Uniti una data di significato ana-
logo a quello che il 1870 fu per l'Europa. La guerra civile in America
e quella franco-prussiana in Europa determinarono una svolta morale e 
culturale, inculcarono negli intellettuali un senso di delusione,
fecero morire l'et degli ideali e ne fecero nascere una nuova, cultu-
ralmente dominata in America dall'empirismo e dall'evoluzionismo, 
in Europa dal positivismo, dominata ovunque, e soprattutto in
America, dal prevalere dell'industrialismo su ogni altro valore.
In America gli uomini d'affari, arricchiti dagli immensi profitti di
guerra, persero, come noi diremmo, il senso dello Stato che in passato
avevano avuto (almeno in qualche misura) ma a cui adesso si
interessarono solo in quanto ne speravano protezione e favori.
L'energia esuberante, la fiducia, la vitalit che la guerra aveva acce-
so al Nord andarono uniti,  stato scritto, ad una irresponsabilit ca-
tastrofica sul piano sociale. Le citt che crescevano con la rapidit
dei funghi traboccavano di contrasti stridenti fra il lusso volgare delle 
case dei ricchi e lo squallore di quelle dei poveri. Oltre che per i
forti squilibri, la societ soffr di una crisi generale dei valorl aristo-
cratici, distrutti al Sud dalla guerra, al Nord dall'industrialismo e
dalle sue volgarit che attutirono negli intellettuali della Nuova 
Inghilterra la carica ideale ed umanitaria che li aveva contraddistinti
nei decenni precedenti. Quelli che vi rimasero fedeli, come Emerson 
e Whitman, non furono immuni da una certa enfasi che i grandi
nell'et precedente non avevano avuto.  comunque a loro, agli
Emerson ed ai Whitman, che va il merito di aver tenuti alti i valori
morali per i quali la guerra era stata combattuta.
Emerson scrisse che le rivoluzioni fatte nell'interesse dell'umanit
si ricordano per sempre, la loro storia  letta con interesse appas-
sionato e il tempo non cancella l'emozione che esse suscitano. E
ancora: Se il popolo americano... che marcia... con noncurante spa-
valderia verso la vetta del potere, riuscisse a ricuperare e discipli-
nare lo spirito che lo ha reso capace di vincere la guerra, gli Stati Uniti
potrebbero diventare la nuova nazione, la guida e la legislatrice
di tutte le nazioni. Come si vede, c'era in Emerson la consapevolezza 
che non tutto andava per il verso giusto, che dopo il 1865 il popolo 
americano aveva perduto lo spirito che lo aveva reso capace di
vincere la guerra. Questa stessa consapevolezza non era meno acuta 
in Whitman che scriveva:
Si girino e si rigirino come si vuole i termini di questo giudizio, il
problema del futuro dell'America , sotto alcuni aspetti, tanto oscuro 
quanto vasto. L'orgoglio, lo spirito di concorrenza, l'isolazionismo, 
una caparbia ostinazione e una licenza senza precedenti ci pervadono e 
incombono su di noi.. Chi fermer questo mastodontico giante? Chi porr 
il freno al Leviatano? Comunque ci si accinga a fronteggiarla, urge
e pesa sulla strada del nostro progresso un'ingombrante incertezza e 
una temibile e minacciosa oscurit.  inutile negarlo: la democrazia 
alimenta vigorosamente le pi folte, nocive, mortali piante e frutta, 
attira invasori sempre pi turpi, richiede rimedi ed incentivi sempre 
pi nuovi, pi vasti, pi forti, pi penetranti.
Ma Whitman aveva anche scritto: Oggi davanti a noi, sebbene ancora 
confusamente, vediamo all'orizzonte una progenie... gigantesca.
Emerson e Whitman, pur dolorosamente consapevoli che i tempi erano cambiati
rispetto a quelli nei quali l'idealismo trionfava, intravedevano i destini
mondiali (il destino manifesto, come poco dopo fu chiamato) che
attendevano gli Stati Uniti usciti dalla guerra.
FINE.

CRONOLOGIA
1808. Abolizione della tratta degli schiavi.
1809-1865. Abramo Lincoln.
1820. Compromesso del Missouri.
1823-1828. Nascono il partito democratico ed il partito whig.
1827. Progetto di emancipazione dei negri.
1829-1837. Andrew Jackson presidente degli Stati Uniti.
1831. Garrison inizia la pubblicazione del giornale Liberator.
Rivolta di schiavi.
1834-1842. Lincoln membro del Congresso per il partito whig
1835. Petizione quacchera al Senato per l'abolizione della schiavit.
1828 e 1832-1833. Primi propositi di secessione causati dalla questione
doganale.
1833. Nasce la questione della immissione del Texas schiavista nell'Unione.
1837. Protesta del parlamento del Vermont contro l'immisslone del Texas 
nell'Unione.
1844. Il Texas entra nell'Unione.
1846-1848. Guerra contro il Messico.
1847. Primo tentativo di John Brown di accendere la guerriglia nel Sud.
1849. Questione della immissione della California nell'Unione.
1850. Compromesso della California.
1852. Pubblicazione in volume della Capanna dello zio Tom.
1854. Il senatore Douglas avanza il progetto di linea ferroviaria centrale.
Kansas-Nebraska Act.
Nascita del partito repubblicano.
Discorso di Lincoln contro la schiavit.
1855. John Brown nel Kansas uccide quattro schiavisti.
1856. Elezioni presidenziali vinte dal partito democratico.
1858. Lincoln eletto senatore per il partlto repubblicano nell'Illinois.
1859 Tentativo insurrezionale di John Brown nei monti Appalachi.
Impiccagione di John Brown.
1860. 6 novembre. Elezione di Lincoln a presidente degli Stati Uniti.
20 dicembre. La Carolina del Sud si dichlara sciolta dall'Unione.
1861. Gennaio. Escono dall'Unione Texas, Mississippi, Florida, Alabama, 
Georgia e Luisiana.
4 febbraio. Proclamazione degli Stati confederati d'America. Jefferson Davis
presidente.
20 febbraio. I senatori del Nord aumentano i dazi doganali.
12-14 aprile. Episodio di Fort Sumter. Inizio della guerra civile.
Aprile. Aderiscono alla Confederazione Arkansas, Carolina del Nord, 
Tennessee e Virginia.
Luglio. Il Maryland si dichiara leale all'Unione.
21 luglio. Battaglia di Bull Run.
Agosto. Grant promosso generale.
1 novembre. Il generale McClellan subentra a Scott come comandante supremo
delle armate unioniste.
3 dicembre. Messaggio di Lincoln al Congresso.
Spedizione francese nel Messico.
Incidente del Trent.
Il Kentucky aderisce all'Unione.
1862. 12 febbraio. Battaglia di Fort Donelson.
Marzo. I confederati costruiscono la cannoniera corazzata Virginia.
Marzo. Battaglia navale fra la Virginia e la Monitor.
Aprile. Legge sulla coscrizione militare obbligatoria nel Sud.
24 aprile-1 maggio. La flotta unionista conquista New Orleans.
Maggio. Gli unionisti giungono vicino a Richmond.
Giugno. Per la prima volta il generale Lee usa la trincea.
Giugno-luglio. Gli unionisti tentano, senza riuscirvi, di conquistare 
Vicksburg.
26 giugno-2 luglio. Battaglia dei Sette giorni.
22 luglio. Progetto di Lincoln di emancipare gli schiavi.
Luglio. Homestead Act.
22 agosto. Lettera di Lincoln al giornalista Greeley.
23-30 agosto. Seconda battaglia di Bull Run.
Settembre. Lee penetra nel Maryland.
17 settembre. Battaglia di Antietam.
22 settembre. Proclama di Lincoln sulla emancipazione degli schiavi.
Lee si ritira dal Maryland.
Novembre-dicembre. Grant tenta invano di conquistare Vicksburg
Dicembre. Battaglia di Fredericksburg.
Morrill Land Act.
Il governo federale emette la carta moneta.
Il governo federale aumenta i dazi doganali.
Elezione popolare del presidente confederato Davis.
1863. marzo. Legge sulla coscrizione militare obbligatoria al Nord.
24 aprlle-5 maggio. Battaglia di Chancellorsville.
17 maggio. Grant pone l'assedio a Vicksburg.
3 giugno. Lee lancia l'offensiva contro il Maryland e la Pennsylvania
1-3 luglio. Battaglia di Gettysburg.
4 luglio. Resa di Vicksburg.
Luglio. Violenze a New York contro i negri e contro la coscrizione 
obbligatoria.
Agosto-settembre. Offensiva unionista nel Tennessee.
19 novembre. Discorso di Lincoln.
23-25 novembre. Battaglia di Chattanooga.
1864. I confederati realizzano il primo sottomarino della storia.
Marzo. Riorganizzazione del comando delle forze armate unioniste. Grant 
comandante supremo.
4 maggio. Sherman inizia l'offensiva da Chattanooga verso Atlanta.
5-6 maggio. Battaglia di Wilderness sul fronte della Virginia.
9-12 maggio. Battaglia di Spotsylvania.
3 giugno. Battaglia di Cold Harbor.
12 giugno. Grant inizia una nuova offensiva contro Richmond.
18 giugno. Grant viene fermato dal generale Beauregard.
Giugno-agosto. Battaglie per il controllo delle ferrovie della Virginia.
Luglio. Grant pone l'assedio a Petersburg.
2 luglio. I confederati, penetrati nel Maryland, arrivano alle porte 
di Washington.
12 luglio. I confederati vengono sconfitti alle porte di Washington.
15 luglio. Discorso di Lincoln.
21 luglio. Sherman assedia Atlanta.
Luglio. Missione di Greeley in Canada per incontrare una delegazione
confederata.
Agosto. I confederati penetrano in Pennsylvania.
Agosto. Il generale Sheridan inizia a respingere i confederati penetrati
in Pennsylvania.
Settembre-ottobre. Tre battaglie vittoriose di Sheridan.
2 settembre. Conquista di Atlanta.
7 settembre. La cittadinanza  obbligata a sgomberare da Atlanta.
Novembre. Sherman riprende l'offensiva e punta verso l'Atlantico.
Novembre. Rielezione di Lincoln a presidente degli Stati Uniti.
7 novembre. Davis propone di emancipare gli schiavi.
6 dicembre. Messaggio di Lincoln al Congresso.
Dicembre. Sherman conquista Savannah sull'Atlantico.
Il governo federale aumenta nuovamente i dazi doganali.
1865 gennaio-marzo. Sherman occupa le due Caroline e la Virginia.
Gennaio. Tredicesimo emendamento della Costituzlone.
12 gennaio. Incontro di un inviato di Lincoln con Davis.
3 febbraio. Incontro di Lincoln con due inviati di Davis.
4 marzo. Discorso di Lincoln in occasione dell'insediamento alla presidenza.
13 marzo. Il Congresso confederato approva l'emancipazione degli schiavi.
28 marzo. Offensiva di Grant sul fronte della Virginia.
2 aprile. Conquista di Petersburg.
3 aprile. Conquista di Richmond.
9 aprile. Lee si arrende. Fine della guerra.
11 aprile. Discorso di Lincoln.
14 aprile. Attentato a Lincoln.
15 aprile. Morte di Lincoln.
26 aprile. I confederati si arrendono a Sherman.
10 maggio. Arresto di Davis.
26 maggio. L'ultimo reparto confederato si arrende.
Dicembre. I radicali impongono la loro politica punitiva del Sud.
1866-1867. Occupazione militare del Sud.
1867. Fondazione del Ku Klux Klan.
1869-1877. Grant presidente degli Stati Uniti.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
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Rizzoli, 1985), fondamentale.
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storia del Sud con particolare riguardo al 1861-1865.
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N.Y., 1981, bench dedicato a un episodio particolare  importante per 
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opera vecchia ma sempre valida.
